Edizione No. 76 – Ottobre 2014
1 Attualità
7 Il mio primo anno come futura istruttrice di cani
18 Cani sociali: prevenzione contro i morsi
24 Cani d’assistenza secondo gli standard internazionali
Fondazione Scuola svizzera
per cani guida per ciechi
Cani per famiglie
Cani sociali
con bambini autistici
Cani d’assistenza
direzione
Cari amici della scuola per cani di Allschwil,
S
N
ono molto lieta di potervi presentare oggi la nuova edizione
del nostro Bollettino, l’ultima per me, perché manca ormai
poco al mio pensionamento. Mi mancheranno molto queste
pagine e i giorni di intenso lavoro che hanno sempre preceduto la loro uscita …
el corso della mia vita professionale ho avuto la straordinaria fortuna di conoscere persone meravigliose, dotate di
grande coraggio e generosità. Persone che sanno affrontare la vita con grande dignità o che sono piene di comprensione e di compassione. Persone capaci di dividere con altri le
proprie ricchezze concedendo alla Scuola la loro immensa fiducia.
Persone, infine, che con pazienza, costanza e una grande dose di
idealismo svolgono ogni giorno i loro compiti.
Ho conosciuto centinaia di stupendi cani, ho condiviso con loro
con gioia ogni giorno e anche da loro ho imparato molto. Sì, ho
ricevuto davvero tantissimo in questi anni ed era giusto quindi che
cercassi sempre di fare, da parte mia, il meglio possibile.
T
ra pochi giorni consegnerò le chiavi di questa casa e
lascerò la Scuola. Benché si tratti di una separazione un
po’ dolorosa, sento che è anche giusta. Io me ne vado,
ma so che tutti i nostri collaboratori, con il loro impegno
e le loro competenze, restano. E sono loro la Scuola per cani
guida per ciechi.
1
Gentili Signori e Signore,
amici della Scuola per cani guida per ciechi,
I
È
l mio successore è arrivato il 1° luglio, lo accompagnerò nel suo
lavoro fino alla fine di ottobre. Sono molto felice che sia stato
possibile prevedere questo periodo di introduzione perché i campi di attività della Scuola sono molto vari e i processi complicati
e interconnessi.
bello sentire infine anche la vostra presenza, amici della
Scuola, e sapere che continuerete a sostenere, finanziariamente e idealmente, questa meravigliosa istituzione e la sua
opera. Per me una porta si chiude e inizia una nuova fase della vita. Ci penso con gioia. Ma so anche che continuerò a seguire il
cammino della Scuola per cani guida.
E affinché possiate sapere di prima
mano qualcosa su chi in futuro guiderà
la Scuola insieme agli altri membri della
direzione e vi indirizzerà le prossime
lettere, lascio la parola al mio successore, Gérard Guye, che si presenterà
direttamente.
Ringrazio tutti di cuore per i tanti
anni di amicizia e di fiducia e per il
sostegno accordato in passato e che
vorrete accordare in futuro alla Scuola
di Allschwil.
Silvana Gross
2
S
olo un anno fa non pensavo affatto che un giorno avrei
lavorato alla Scuola per cani guida per ciechi di Allschwil. Da
allora, però, ho avuto l’occasione di cominciare a conoscere
meglio e ad apprezzare la Scuola, i membri della direzione,
del consiglio di Fondazione e i miei colleghi e colleghe. Il 1o luglio
sono stato accolto con grande calore e disponibilità e sono molto
felice di poter contare sull’aiuto di Silvana Gross e di tutto il team
per familiarizzarmi con i diversi aspetti del mio lavoro e i complessi
processi di questa istituzione.
ono cresciuto nella casa di una
cooperativa di costruzione, sono
Silvana Gross e Gérard Guye
sempre stato immerso nel modo
di pensare basato sull’aiuto e il
sostegno reciproco delle organizzazioni
non orientate al profitto e ho sempre
desiderato poter svolgere un giorno la
mia attività professionale al servizio di
un’organizzazione di questo tipo. Ho
una formazione in economia aziendale
e sono un esperto nell’organizzazione
con una lunga esperienza nel settore bancario. Nel corso degli ultimi otto anni mi sono occupato
dell’amministrazione di una piccola
azienda commerciale.
Anche con i cani ho da tempo una
relazione molto stretta; i miei tentativi
di compiere i primi passi sono legati
alla sensazione che provavo nell’aggrapparmi al pelo della nostra collie.
­S
3
Il pensionamento di Silvana Gross
T
L
a Scuola per cani guida la conosco fin dall’infanzia. Per me
ha sempre rappresentato l’esempio di una bella e duratura
istituzione che con elevata professionalità e competenza
fornisce un aiuto a persone disabili. Lo fa con l’amorevole e
rispettoso allevamento e addestramento dei suoi cani, per i quali
sceglie accuratamente i migliori ambiti di impiego.
Ho già potuto vedere con quanta serietà è affrontato il momento dell’assegnazione dei cani ai futuri detentori: affinché sia
possibile trovare la migliore combinazione di essere umano, animale e impiego di quest’ultimo. L’attività della nostra Scuola è resa
possibile soprattutto dalla generosità di altre persone che con i loro
contributi e con il loro concreto impegno quotidiano ci sostengono
ogni giorno.
E
ssere il successore di Silvana Gross non è facile. Cercherò di
svolgere i miei compiti continuando per la strada che ha tracciato e aggiungendovi le mie personali esperienze. Naturalmente non sono solo qui, i colleghi e le colleghe mi aiutano
con il loro consiglio e il loro lavoro.
Insieme a tutti loro e con il vostro sostegno porterò avanti
l’opera della Scuola nel segno dell’assistenza alle persone disabili,
offrendo loro, attraverso i nostri cani, un amico e un aiuto.
Gérard Guye
www.blindenhundeschule.ch
4
Roman Meury, Presidente del
Consiglio di Fondazione
utti sapevamo che il pensionamento
di Silvana Gross era imminente, ma lo
avevamo un po’ rimosso. Del resto, lei
era sempre così attiva, e dal suo comportamento non sembrava affatto che dovesse
smettere presto di lavorare.
Per molti, anche per me, Silvana era l’incarnazione della nostra Scuola, sia all’interno che
all’esterno. Chiunque volesse avere un’informazione si rivolgeva a ­Silvana Gross, e chiunque si
trovi oggi tra le mani del materiale di presentazione della Scuola può essere certo di trovarvi
il suo nome.
N
el marzo 1982, 32 anni fa, quando Silvana assunse la sua
funzione di direttrice di un’amministrazione allora ancora
piccola nella vecchia sede a Markstallrain erano passati
esattamente 10 anni dalla fondazione della Scuola. I primi
passi verso un ampliamento erano già stati fatti, si trattava dunque
di portare la Scuola all’attenzione di potenziali clienti, donatori e
autorità. E in questo le capacità creative ed espressive di Silvana
Gross hanno dato un grande contributo.
C
on la notevole crescita registrata durante gli anni Novanta anche la struttura della direzione è cambiata: i destini
della Scuola sono stati presi in mano da un gruppo di tre
persone. I rappresentanti del settore allevamento, addestramento e amministrazione hanno da allora guidato la Scuola
come partner alla pari. Era scontato che Silvana Gross nell’autunno
1997 diventasse membro di questa nuova direzione, di cui nella
primavera 2009 ha anche assunto la presidenza.
5
cani
guida
per
ciechi
Il mio primo anno
Oltre a guidare l’intera Scuola insieme agli altri due membri della
direzione è rimasta inoltre responsabile del settore amministrativo
che dal suo ingresso nella nostra istituzione, e poi nella direzione, si
è a sua volta notevolmente ingrandito.
Da sempre è stata anche responsabile della maggior parte delle
pubblicazioni, come il Bollettino, gli opuscoli di presentazione, i
libri per grandi e piccini, e di altri articoli pubblicitari e ha preso
parte in maniera determinante alla preparazione di tre film: «Guide
nell’oscurità», «Avanti. Brava.» e «Uniti cammin facendo». Silvana
Gross ha inoltre rappresentato la nostra Scuola in varie occasioni,
come fiere, incontri con gli sponsor e manifestazioni internazionali.
Anche tutte le questioni amministrative legate alla collaborazione
con i nostri partner berlinesi passavano sulla sua scrivania.
C
ara Silvana, ho avuto il piacere di lavorare al tuo fianco
per alcuni anni, prima come membro del comitato, poi
come presidente del comitato e della Fondazione. La
nostra collaborazione mi ha dato sempre una grande gioia
perché percepivo il tuo enorme impegno e sapevo che si poteva
contare su di te. Non hai mai cercato di metterti in primo piano, al
contrario, eri più felice quando potevi restare sullo sfondo e da lì
sentire che tutto procedeva bene.
Ti ringrazio quindi di cuore, personalmente e a nome del comitato e di tutto il consiglio di Fondazione, per il lavoro che hai svolto
nel corso di 32 anni di vita della Fondazione Scuola svizzera per
cani guida per ciechi e ti faccio i miei più sentiti auguri per il futuro.
Roman Meury
Presidente del Consiglio di Fondazione
6
come futura
istruttrice di cani
guida per ciechi
Di Aline Lienhart
Nel giugno 2013 ho iniziato presso la Scuola
per cani guida per ciechi la mia formazione
triennale per diventare istruttrice.
La formazione si compone di nove moduli,
ognuno dedicato a uno specifico tema sul
quale si sostiene un esame pratico e teorico
(scritto od orale).
Adesso è già passato più di un anno, ho
fatto molte esperienze indimenticabili e ho
supe­rato alcuni esami, è dunque arrivato il
momento di tirare un bilancio del mio primo
anno di tirocinio.
7
È stato davvero impressionante vedere
come riusciva a riconoscere i diversi
ostacoli e a evitarli. Il bastone lo usava
solo per tastare il terreno e individuare
eventuali buche o ostacoli simili che
non rinviano alcuna eco.
L
a formazione è cominciata con
diverse esperienze pratiche, all’in­
terno e all’esterno della Scuola.
Durante le prime quattro settima­
ne ho potuto farmi un’idea del lavoro
dei sorveglianti; ho imparato molto
sul modo di trattare i cani e ho potuto
esercitarmi a distinguerli osservando un
gruppo di venti cani neri. Poi ho visita­
to i nostri rampolli nell’area destinata
all’allevamento. E qui ho avuto meno
problemi con i nomi perché tutti i nostri
cuccioli nelle prime settimane di vita
vengono chiamati «Wulli»!
C
on le gambe tutte graffiate dai
cuccioli, ma con la testa piena
di impressioni ed esperienze
nuove, tra cui la possibilità di
assistere a una nascita, sono andata
subito dopo all’istituto per ciechi di
Basilea dove per prima cosa ho fatto le
valigie per accompagnare otto residenti
in ferie a Charmey.
Non vedenti e ferie? Certamente. Un
viaggio è molto più di una possibilità di
raccogliere impressioni visive, è anche
una grande sfida, uno stimolo per tutti i
8
sensi, un allontanamento dall’ambiente
quotidiano: ecco quello che mi ha offer­
to questa settimana. Le persone cieche
e videolese sanno apprezzare le ferie in
tutti i loro aspetti e si lanciano con gioia
in nuove avventure e scoperte. Molti
rifioriscono e dimenticano in fretta le
iniziali preoccupazioni, la paura di non
riuscire a orientarsi o a essere autonomi
in uno spazio sconosciuto.
H
o trascorso infine tre settimane
presso la Scuola per ciechi di
Zollikofen dove ho incontrato
un bambino di sette anni con
un lungo bastone bianco, completa­
mente cieco dalla nascita, che è in
grado di muoversi utilizzando esclusiva­
mente l’ecolocalizzazione. Fa schioccare
la lingua e si orienta in base all’eco.
Non ha alcun problema a stabilire con
questa tecnica la qualità e la dimensio­
ne di stanze e oggetti ed è addirittura in
grado di riconoscere, a diversi metri di
distanza, persone, automobili, biciclette,
alberi e di capire se una porta è aperta
o chiusa. È stato davvero impressionan­
j
Aline Lienhart con Gomez:
«Ce l’abbiamo fatta!»
te vedere come riusciva a riconoscere i
diversi ostacoli e a evitarli. Il bastone lo
usava solo per tastare il terreno e indi­
viduare eventuali buche o ostacoli simili
che non rinviano alcun eco.
D
opo queste prime esperienze
pratiche sono tornata alla
Scuola per cani guida per
ciechi per seguire le lezioni di
orientamento e mobilità con Björn e
André, due esperti istruttori che han­
no anche una formazione specifica in
questo campo. Con gli occhiali neri
abbiamo iniziato a esercitarci nell’uso
del bastone. Per tre settimane, io e
Christoph, un altro aspirante istruttore
in formazione, abbiamo raccolto molte
esperienze che ci hanno permesso di
affrontare l’esame finale: un percorso
da Tellplatz via la stazione e il mercatino
natalizio a Barfüsserplatz fino al risto­
rante del Manor a Basilea, il tutto con
gli occhiali neri! Unico ausilio conces­
so, appunto, il bastone. Per effettuare
l’intero tragitto ci ho messo un’ora
9
Sarà di certo un momento
emotivamente molto forte, ma
anche molto bello: veder camminare
per la città, la mia prima coppia
cane-detentore.
Se non si sa più da che
parte andare, neanche il
cane può saperlo.
e un quarto, inclusa una sosta non
programmata da McClean in stazione.
Avendo perso l’orientamento ho infatti
cominciato a vagare intorno alla toilette
per disabili e il personale addetto alle
pulizie, preso da compassione, mi ha
chiesto se dovevo andare al bagno. In
realtà non ne avevo affatto bisogno.
Nel caso in cui si perda così l’orienta­
mento è necessario mantenere la calma
per avere la tranquillità indispensabile
per ricollocarsi nello spazio. Anche gli
alberi di Natale nella città vecchia sem­
bravano possedere una magica forza di
attrazione e hanno messo a dura prova
la mia pazienza …
U
na volta superato l’esame ero
pronta per l’introduzione,
sempre con gli occhiali neri, al
lavoro con un cane guida. Un
cane è di grande aiuto per evitare osta­
coli di varia natura, tuttavia la scelta del
percorso e dunque l’orientamento re­
stano responsabilità dell’essere umano.
Se non si sa più da che parte andare,
neanche il cane può saperlo. Nelle due
settimane successive il mio cane guida è
stato Gomez. All’inizio non è stato facile
fidarmi completamente di lui e abban­
10
donarmi davvero alla sua guida. I miei
primi passi sono stati piuttosto pruden­
ti. Anche Gomez sentiva la mia insi­
curezza e quindi esitava nel guidarmi.
Giorno dopo giorno, tuttavia, il legame
è diventato più forte e anche la fiducia
reciproca e la sicurezza sono cresciute.
Alla fine delle due settimane ho ripetuto
lo stesso percorso fatto con il bastone,
ma questa volta con Gomez come mio
cane guida. Era venerdì pomeriggio e
il centro di Basilea brulicava di persone
stressate a causa delle vicine feste na­
talizie. Gomez, con grande attenzione e
pazienza, ha cercato per me un pas­
saggio tra la massa di gente. Abbiamo
fatto il tragitto completo in mezz’ora, e
con lode! Sono stata orgogliosissima di
Gomez, come si può vedere dalla foto
fatta all’arrivo.
C
on il nuovo anno di formazio­
ne è arrivato anche il giorno
tanto atteso in cui ho ricevuto
il mio primo cane da adde­
strare come cane guida: Oriana, una
piccola, splendida labrador, affidabile,
sicura e a volte un po’ sfrontata e piena
di fantasia. Oriana è molto diligente e
fa letteralmente le capriole dalla gioia
quando vede la bardatura. Si è rivelato
dunque relativamente facile addestrar­
la: impara in fretta e ha una grande
volontà.
I
l mio secondo cane, che ha iniziato
l’addestramento un mese dopo, ha
subito mostrato di avere, invece, un
carattere molto diverso. E la cosa
particolare è che lo conoscevo bene
perché si tratta del cane di cui i miei ge­
nitori erano stati la famiglia affidataria:
Paras, un cane amato da tutti, cocco­
lone, a volte anche un pochino goffo
e imbranato. Purtroppo gli è mancata
la necessaria autonomia per diventare
un cane guida. L’addestramento è stato
interrotto dopo tre mesi. La decisione,
che ho preso con la mia tutor, Marian­
ne, è stata molto difficile per me perché
sono stata costretta a fare la mia prima
esperienza di questo tipo proprio con
Paras che ho visto crescere e che mi è
così caro! In realtà ho capito però che è
duro con ogni cane - anche con Oriana
e Race, che ha preso il posto di Paras, è
infatti nato subito un forte legame -, e
che le esperienze dolorose sono parte
integrante della mia formazione e ap­
partengono, al pari di quelle più belle,
al mio lavoro di istruttrice di cani guida
per ciechi.
O
riana nel frattempo è già mol­
to avanti nell’addestramento
e probabilmente in autunno
affronterà l’esame con un
esperto dell’AI. Così, durante il mio
secondo anno di formazione mi attende
anche la fase di assegnazione di Oriana
a una persona cieca o videolesa. Sarà di
certo un momento emotivamente molto
forte, ma anche molto bello: veder cam­
minare per la città, la mia prima coppia
cane-detentore.
11
Cani per famiglie
con bambini autistici
«Ero così disperata,
non sapevo più
che cosa fare»
Grazie a Uno, un cane
d’accompagna­mento per bambini
autistici, Daniela trova
finalmente il modo di entrare
in contatto con l’ambiente che
la circonda.
argot Janz tiene il labrador
Di Denise Dollinger,
Basler Zeitung
12
M
Uno al guinzaglio e cam­
mina con la figlia Daniela
verso il treno. Così facendo
però non guida solo il cane, ma anche
la figlia. La bambina è unita con una
cintura al labrador. Ha dodici anni e
soffre di un disturbo dello spettro auti­
stico (DSA), vive nel proprio mondo, fa
fatica ad avere contatti con l’ambiente
che la circonda e al minimo stress o alla
minima deviazione dalle sue abitudini si
mette a gridare.
n Daniela è unita a Uno con una c­ intura.
Margot Janz guida la coppia.
P
rima dell’arrivo di Uno, un anno e
mezzo fa, la famiglia, formata da
quattro persone, aveva sopporta­
to questa difficile situazione che
chiaramente l’ha molto provata. Grazie
al cane d’accompagnamento la sua vita
quotidiana sta ora diventando più facile
e più rilassata.
Daniela è nata nel 2002, un anno
dopo la sorella Stefanie. Secondo la ma­
dre, Margot, era una bambina «strana».
«Gridava molto e si fissava ossessiva­
mente su qualcosa», ricorda. «Se mio
marito ed io cercavamo di calmarla non
si lasciava toccare e ci respingeva». La
piccola si ritirava sempre di più nel suo
mondo e aveva uno sviluppo estrema­
mente lento. La madre, preoccupata,
la portò dal medico il quale le disse che
non c’era alcun motivo di allarmarsi,
la bambina probabilmente era un po’
più lenta degli altri. «Non mi sentii
presa sul serio e sentivo che qualcosa
non quadrava», dice Margot. Dato che
Daniela, a tre anni, non diceva neanche
sei parole, il medico prescrisse un
13
n «Mamma, adesso siamo sedute nel
tram.»
sostegno educativo. A cinque anni, fu
inserita in un asilo speciale per bambini
con problemi a livello di linguaggio. La
madre, sempre più inquieta per la salute
della figlia, non fu ascoltata neppure
lì. Daniela in quel periodo aveva ormai
più volte al giorno attacchi incontrollati,
gridava e si rinchiudeva sempre di più
nel proprio mondo.
Q
uando la famiglia Janz, dietro
consiglio di un’amica, chiese
all’asilo di effettuare gli esami
necessari per verificare se la
14
bambina soffriva di autismo, la risposta
fu che questo non era assolutamente
necessario. «Venni bollata come una
madre ipersensibile e isterica, e Danie­
la come una bambina ritardata», dice
Margot Janz con le lacrime agli occhi.
Le preoccupazioni della madre non
venivano prese sul serio perché Daniela
non presentava tutti i classici sintomi
dell’autismo. Nessuno sembrava sapere
che esistono diverse forme di DSA.
«Quando il comportamento di Daniela
divenne sempre più difficile, l’asilo inviò
un avviso al comune per segnalare che
ci occupavamo male dei nostri bambi­
ni», racconta. Oltre a dover far fronte a
una situazione insopportabile, la fami­
glia si ritrovò anche con una denuncia.
Fu troppo per la madre. «Ero disperata,
non sapevo più che cosa fare».
A
Lausen, dove vive la famiglia,
la gente cominciò a parlare.
Il comportamento estremo,
incontrollato, di Daniela non
passava inosservato. «La gente parlava
alle nostre spalle, Stefanie veniva tor­
mentata e presa in giro a scuola perché
aveva una sorella stupida», dice Margot.
La famiglia era sul punto di andare a
pezzi a causa della situazione quando
n In Febbraio Flynn ha superato con
successo l’esame. Adesso è cane d’accompagnamento per bambini autistici. Dal
21 marzo 2014 è in servizio presso una
famiglia con un bambino autistico.
infine qualcuno diede loro il nome di un
medico specializzato nell’autismo. Dopo
un consulto, la certezza: Daniela soffriva
di un disturbo dello spettro autistico.
A seguito della diagnosi la bambina,
che aveva ormai sette anni, venne man­
data in un istituto scolastico speciale (il
Therapie Schulzentrum Münchenstein,
TSM). Un sollievo sapere che infine
Daniela riceveva la giusta assistenza.
U
scite, spese o visite dal medico
insieme alla figlia restavano
però per la famiglia un vero e
proprio tormento. «La pre­
senza di molte persone o un ambiente
sconosciuto continuavano a scatenare
in Daniela delle crisi», dice la madre. La
bambina si fermava di colpo gridando
e rifiutandosi di andare avanti. «A un
15
certo punto cominciammo a uscire solo
quando era strettamente necessario».
Gli sguardi cattivi e privi di comprensio­
ne della gente erano logoranti e peg­
gioravano una situazione già difficile.
C
irca due anni fa la famiglia
venne a sapere della possibilità
di chiedere l’assegnazione di
un cane d’accompagnamen­
to della Fondazione Scuola svizzera
per cani guida per ciechi di Allschwil.
Prima scuola svizzera a farlo, la Scuola
di Allschwil addestra dal 2012 anche
cani d’accompagnamento per bambini
autistici. «Questi cani svolgono compiti
simili a quelli dei cani guida. Trattengo­
no il bambino prima di attraversare la
strada e lo aiutano a tenersi lontano dai
pericoli», spiega l’istruttore, Peter Kau­
fmann. Il cane accompagna e guida il
bambino che è legato a lui con una cin­
tura, ma segue i comandi vocali del suo
adulto di riferimento. «I nuovi detentori
vengono preparati e formati dai nostri
istruttori», dice Kaufmann. Dopo una
prima introduzione, il cane si integra
Che cos’è l’autismo?
Spesso non è possibile
capire subito che un bambino soffre di un disturbo
dello spettro autistico e
quindi non è in grado di
cogliere le aspettative che
gli altri hanno nei suoi
confronti. Quando questi
bambini si fanno notare è
di solito per il loro comportamento indesiderato,
i movimenti stereotipati,
l’ostinatezza o il disinte-
16
resse per chi li circonda.
Percepiscono le cose in
modo diverso e hanno un
modo diverso di pensare,
sviluppano proprie regole.
A volte hanno difficoltà
a comunicare in maniera
comprensibile con altre
persone anche se si tratta
dei loro stessi genitori.
Sensibilità eccessiva o
inferiore alla media alla
luce, ai rumori o al fatto
di essere toccati sono
altri sintomi frequenti
dell’autismo. I bambini
che soffrono di questa
sindrome presentano
comportamenti ritualizzati
e hanno interessi ossessivi
nei quali si immergono
completamente. Un DSA
è un disturbo congenito e
incurabile della percezione
e dell’elaborazione delle
informazioni da parte del
cervello.
«A un certo punto
cominciammo a uscire solo
quando era strettamente
necessario.»
a poco a poco nella famiglia. Di solito
trova rapidamente il suo posto e spesso
aiuta a superare molte situazioni difficili
diventando il riferimento più stretto per
il bambino autistico.
E
che sia proprio così, lo ha speri­
mentato la famiglia Janz. Dopo
le prime preoccupazioni – ad
esempio che il cane potesse rive­
larsi solo un altro peso – due anni fa gli
Janz hanno deciso di fare questo passo.
La migliore decisione, dice Margot Janz.
«Da quando Uno vive con noi, Daniela è
più tranquilla e autonoma. Parla mol­
to di più con noi e ha una percezione
migliore dell’ambiente che la circonda.
Uno è una vera benedizione per noi».
S
ituazioni che in precedenza pro­
vocavano la ribellione e il rifiuto
della bambina, adesso sono più
affrontabili. Non ci sono più
eterne discussioni che non approdano
a nulla. «Se do a Uno un comando,
Daniela semplicemente lo segue», dice
Margot. E di recente hanno potuto regi­
strare anche un altro grande successo.
«Quando, durante il percorso dal treno
al tram, ci siamo trovate in mezzo a
molte persone, Daniela ha continuato
semplicemente a camminare, senza rea­
gire negativamente. E quando ci siamo
sedute, mi ha detto soltanto: ‹mamma,
adesso siamo sedute nel tram›. È stato
un momento straordinario».
Dopo una lotta durata anni e tante
situazioni difficili, la famiglia ha
finalmente trovato una nuova strada
per organizzare la propria vita quotidiana tenendo conto della malattia
di Daniela. Grazie a Uno.
17
cani
sociali
La visita di
cani sociali
nelle scuole –
prevenzione
contro i morsi
n I bambini possono mettere in
Di Monika Schär
pratica quello che hanno imparato.
In Svizzera vivono circa 500 000
cani. I cani sono amici degli esseri
umani, ma non parlano la stessa
lingua, così, a volte, sono possibili
degli equivoci e si possono creare
situazioni pericolose che nei casi
peggiori possono finire con un
morso.
Per prevenirlo, i nostri cani
L
e visite nelle scuole mirano innanzitutto a ridurre la paura
dei cani, a stimolare il rispetto per questi animali e a inse­
gnare a comportarsi con loro nel modo giusto, oltre che
a prevenire gli incidenti. Le visite durano di solito un paio
d’ore, vengono illustrati esempi di situazioni quotidiane ed elaborate
soluzioni. Il comportamento adeguato viene insegnato attraverso
giochi di ruolo e l’incontro diretto con il cane.
I bambini possono così familiarizzarsi in maniera giocosa e positiva
con questi animali e capire che un atteggiamento sbagliato può
suscitare reazioni indesiderate.
sociali fanno regolarmente visita,
d’accordo con insegnanti e alunni,
alle scuole.
18
I genitori sono naturalmente i benvenuti. Sta a loro del resto fare
in modo che quanto appreso dai bambini possa consolidarsi giorno
dopo giorno. 19
Gli alunni della
prima e della seconda
classe lavorano con
cani sociali
Dalla prospettiva dell’insegnante Lotti Ruef
I
l tema «cane» affascina i bam­
bini. Gli alunni e le alunne della
scuola bhs (la scuola di tre co­
muni: Brienzwiler, Hofstetten e
Schwanden) hanno imparato a cono­
scere meglio, nel corso di un progetto
durato diverse settimane, alcuni aspetti
del comportamento di questo animale.
A fare da cornice, la storia di «Barry»,
molto amata dai bambini …
Gli alunni hanno scoperto che esisto­
no diverse razze, quali sono le parti del
corpo del cane, come si esprime, quali
lavori può svolgere, come può essere di
aiuto agli esseri umani, e naturalmente
hanno appreso tutto ciò che si deve
sapere se si vuole avere un cane.
20
M
olto importante però
era il tema: «come ci si
comporta con un cane?».
Quest’anno in classe
c’erano anche tre bambini che erano
stati morsi, quindi si è discusso molto
del modo migliore di reagire in caso di
atteggiamento aggressivo.
n Moni Schär e Sky hanno accompagnato la classe in gita scolastica.
r I bambini hanno disegnato le
loro impressioni.
L
a visita di Moni Schär con tre
cani sociali e i loro detentori
ha rappresentato il punto
culminante del progetto.
Moni Schär ha fatto molta attenzione a
evitare che i bambini che avevano paura
dei cani venissero direttamente a con­
tatto con loro, poi i bambini sono stati
divisi in piccoli gruppi e hanno potuto
mettere in pratica quello che avevano
imparato.
21
n Il punto culminante del progetto: la presenza dei cani sociali e dei
n Che cosa fare quando si è rincorsi da un cane: fermarsi, piegarsi
loro detentori.
Ecco alcuni esempi di comportamento
adeguato per evitare incidenti con i
cani, di cui si è parlato e che sono stati
messi in pratica con i tre cani sociali.
Che cosa fare quando si deve passare accanto a un cane
Mettersi sempre dal lato del detentore.
2. Fargli annusare la mano (è un modo
per fare conoscenza).
3. Accarezzare il cane solo se si avvicina
di sua volontà. Se il cane gira la testa
da una parte o si ritrae, significa che
non vuole essere accarezzato. E bisogna
accettarlo.
Un cane vuole la merenda o la
palla del bambino
Non muoversi, guardare altrove, lasciar
cadere la merenda o la palla e aspettare
che il cane si allontani.
Che cosa fare se si viene rincorsi
da un cane
Fermarsi, piegarsi sulle ginocchia e
proteggersi la faccia con le braccia,
aspettare fino a quando il cane perde
interesse.
Il bambino vuole accarezzare un
cane
1. Non andare subito direttamente ver­
so il cane; chiedere al proprietario.
E, consiglio molto importante
Non guardare mai il cane direttamente
negli occhi, è un atteggiamento che
sente come minaccioso.
22
sulle ginocchia e proteggersi la faccia con le braccia, aspettare fino a
quando il cane perde interesse.
P
enso e spero che i bambini in
questo modo abbiano impa­
rato a comportarsi nel modo
giusto con un cane.
Moni Schär ci ha accompagnato con la
sua cagna Sky anche in gita scolas­
tica. Ho considerato un
grande successo vedere un
bambino, che in preceden­
za era stato morso da un
cane, tenere orgoglioso Sky al
guinzaglio.
Ringrazio dunque di cuore Moni
Schär, Sky e i team di cani sociali
per il loro splendido lavoro.
23
cani
d’assistenza
Esame
Per
cani d’assistenza
secondo gli standard
internazionali
Di SILVANA GROSS
I cani guida per ciechi vengono addestrati tenendo conto
A
tutela di tutti i potenziali
clienti con problemi di mobi­
lità, la Scuola di Allschwil ha
preso alcuni provvedimenti
per garantire un determinato livello di
addestramento dei suoi cani. I respon­
sabili della Scuola, basandosi sugli stan­
dard dell’Assistance Dogs International
(ADI), di cui è membro, hanno dunque
Il cane d’assistenza trova
e riporta il telefono, anche
quando non suona.
elaborato un programma d’esame
interno.
I
nostri cani vengono sottoposti già
prima dell’addestramento a un rigo­
roso controllo per verificarne lo stato
di salute in particolare per quanto
riguarda la presenza di possibili displasie
dell’anca e del gomito, patologie che
colpiscono gli occhi e altre malattie
ereditarie. In questo modo evitiamo di
addestrare un cane malato.
r
di standard nazionali e alla fine del periodo di addestramento devono superare un esame la cui forma è stabilita
dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), è
identica per tutte le scuole ed è definita in modo preciso
da un esperto dell’assicurazione invalidità.
Per i cani d’assistenza al contrario non esiste ancora un
modello regolamentato d’esame e neppure
l’obbligo di effettuarne uno. Sta dunque al
giudizio e alla competenza dei singoli centri di
formazione decidere se e come valutare l’attitudine e il livello di addestramento dei cani.
24
25
Solo i cani che sono ben
socializzati e hanno un
atteggiamento assolutamente
tranquillo e amichevole nei
confronti degli esseri umani,
degli altri cani e di altri animali
possono essere presi in
considerazione.
Anche il comportamento del cane
viene osservato attentamente già molto
prima dell’inizio dell’addestramento,
quando l’animale è ancora cucciolo.
Solo i cani che sono ben socializzati e
hanno un atteggiamento assolutamente
tranquillo e amichevole nei confronti
degli esseri umani, degli altri cani e di
altri animali possono essere presi in
considerazione.
j Dopo il segnale
«Reka», il cane d’assistenza deve camminare
all’indietro, per esempio
per passare alla cassa.
L
a sicurezza del cane in caso di
rumori (come un forte botto
in una strada trafficata, tuoni,
petardi) viene verificata quando
ha circa un anno con un test specifi­
co. Se emergono evidenti incertezze a
livello acustico o visivo il cane non viene
ammesso all’addestramento.
I criteri costituiti dalla buona salute
e dalla sicurezza non sono quindi più
parte integrante degli esami che si
focalizzano invece sul lavoro del cane.
I
l primo esame ha luogo alla fine
dell’addestramento ed è effettuato
dall’istruttrice stessa, seduta su una
sedia a rotelle. Una parte dell’esa­
me si svolge nell’ambiente noto della
Scuola, l’altra fuori, in un luogo pubbli­
co, come un centro commerciale, pieno
26
r Ignorare la presenza di
cibo fa parte dell’esame.
di gente e di molte possibili distrazioni.
Un istruttore esperto segue il lavoro del
cane e lo giudica. In particolare verifica
i seguenti aspetti: la capacità di salire e
scendere da un veicolo, l’ingresso in un
edificio pubblico, il comportamento al
suo interno, l’ubbidienza, in particolare
sedersi e attendere anche se il detento­
re si allontana, e la capacità di ignorare
l’eventuale presenza di cibo. Durante
l’esame il cane deve poi riportare alme­
27
Solo dopo che si è svolto
anche questo secondo
esame la Scuola considera
definitiva l’assegnazione del
cane.
no tre oggetti di diversa grandezza e di
materiale vario, per esempio un mazzo
di chiavi, una penna o una graffetta.
Deve infine saper trovare e riportare il
telefono (anche quando non suona),
abbaiare a comando e aprire e chiudere
le porte.
S
ei mesi dopo l’assegnazione,
quando la fase introduttiva si è
ormai conclusa e la coppia già si
conosce e lavora insieme, vie­
ne effettuato un «collaudo». Il nuovo
detentore o la nuova detentrice fanno
l’esame insieme al loro cane d’assi­
stenza in presenza di un esaminatore
della Scuola. La forma è la stessa del
precedente, l’ambiente è quello noto
alla coppia. Durante una passeggiata si
verifica anche che il cane torni sem­
pre al richiamo della detentrice o del
detentore.
28
S
olo dopo che si è svolto anche
questo secondo esame la Scuola
considera definitiva l’assegnazio­
ne del cane, che resta, come nel
caso dei cani guida, sempre di proprietà
della Fondazione.
Nel caso in cui l’esame non venisse
superato può essere ripetuto due volte.
Tra un esame e l’altro devono passare
almeno tre settimane.
L
a Scuola ha cominciato ad addes­
trare cani d’assistenza due anni e
mezzo fa. In questo lasso di tem­
po ha assegnato 8 cani. Due sono
dovuti tornare alla Scuola dopo poco a
causa di problemi di salute del detento­
re, ma hanno potuto essere assegnati
ad altre persone. Situazioni di questo
tipo sono inevitabili soprattutto perché
ci teniamo a dare a ogni richiedente
che pensiamo ne abbia l’opportunità,
l’occasione di provare concretamente
a lavorare con un cane per verificare se
può costituire un valido aiuto.
All’esame, il
nf
cane deve anche riportare oggetti di diversa
grandezza.
29
allevamento
Di Manuela Arlati
Fotografie Cher Kaufmann
Il mio nome è Champ. Sono una piccola e bionda
palla di pelo e ho appena nove settimane.
Insieme ai miei fratelli e sorelle e alla mia
mamma abito in uno speciale box per cuccioli.
Con loro mi diverto molto e sono contento di
potervi raccontare come passiamo la nostra
giornata.
Non ci annoiamo mai, perché io e i miei fratelli
e sorelle ne inventiamo sempre una. Ma anche
le nostre assistenti hanno ogni giorno pronto un
programma per noi, che dobbiamo esplorare il
mondo e imparare un sacco di cose.
E poi nei box accanto al nostro a destra e
a sinistra in questo momento ci sono altre
cucciolate e quindi le nostre assistenti hanno un
bel da fare …!
30
1
Le assistenti arrivano al
lavoro alle 7 e durante
un breve briefing decidono come si svolgerà la
giornata. Dopo, la nostra
mamma va con una di loro
a fare una passeggiata. A
quel punto siamo tutti già
molto eccitati perché sap-
piamo che al suo ritorno
saremo liberi di muoverci
per il corridoio tra i box,
naturalmente sotto gli
occhi della mamma e di
un’assistente, e potremo
scatenarci, giocare ed
essere coccolati.
È sempre un bellissimo
rituale di saluto al mattino
presto. Noi corriamo in
giro e siamo molto curiosi.
Soprattutto quando notiamo che una delle collaboratrici comincia a occuparsi
della pappa. A quel punto
può succedere che ci pigiamo tutti intorno a lei per
31
2
passare tra le sue gambe
e arrivare al cassetto del
cibo. Ci piacerebbe davvero molto metterci il naso
dentro! Sì, sì a volte siamo
veramente impegnativi per
le nostre assistenti.
32
Dopo i primi saluti mattutini e i giochi nel corridoio
possiamo rientrare nel
nostro box, che nel frattempo è stato tutto pulito,
e finalmente mangiare.
Ma c’è sempre un po’ di
agitazione, specialmente
quando sentiamo che il
cibo viene dato prima ai
cuccioli del box accanto.
Alla fine però un’assisten-
3
te arriva anche da noi
e ci guarda tenendo in
mano l’agognata ciotola.
Aspetta che ci siamo tutti
calmati osservandoci dalla
sua altezza. Io sono già
diventato bravissimo, ma i
miei fratelli e le mie sorelle
hanno ancora qualcosa
da imparare. Solo quando
siamo tutti tranquilli e la
guardiamo da sotto in su,
fischia e mette a terra le
ciotole. Ora sì che possiamo buttarci sulla pappa.
La mamma invece, mangia
fuori dal box … così non
deve aver paura che le
portiamo via la colazione!
Solo dopo entra anche lei
nel box con noi.
Mentre le nostre assistenti
lavano le ciotole e fanno
qualche altro lavoro di pulizia possiamo goderci un
po’ di tempo libero. Dato
che siamo già abbastanza
grandi possiamo perfino
uscire da soli. Anche perché dopo aver mangiato
dobbiamo fare qualche
bisognino e poi fuori ci
sono molte più cose divertenti da annusare e con cui
giocare.
4
Per ogni cucciolata c’è un
programma di attività. Ad
esempio andiamo un po’
a spasso per il bosco, o
facciamo una gita in paese
o impariamo a camminare
al guinzaglio. Noi oggi
faremo un giro nel bosco.
33
7
5
Per arrivarci però dobbiamo salire in macchina:
non è un percorso lungo
ma è bene abituarsi alle
automobili fin da piccoli,
e noi non vediamo l’ora.
Forse ha a che fare con
i biscottini e i giocattoli
che ci attendono sull’auto? Beh, non vi dirò se è
davvero così … in ogni
caso quando la mamma
sale noi le corriamo tutti
dietro spingendoci per non
arrivare ultimi.
34
Alle 14 le nostre assistenti
tornano dalla loro pausa
pranzo e ricominciano le
attività. Devo ammettere
che possiamo essere molto
rumorosi e impazienti.
In particolare quando ci
accorgiamo di non essere la prima cucciolata
prevista nel programma ...
I più piccoli adesso, per
esempio, possono andare
6
Dopo la gita nel bosco
mangiamo ancora qualcosa e infine possiamo fare
una pausa e riposarci un
po’. A volte sentiamo passare un’altra cucciolata che
va a fare una passeggiata,
ma siamo così stanchi la
maggior parte delle volte
che vogliamo solo raggomitolarci uno contro l’altro
e dormire.
nel giardino con la mamma. Le collaboratrici della
Scuola portano i cuccioli
all’esterno con un veicolo
speciale. E nel giardino
fatto apposta per noi ci
sono un sacco di giochi
interessanti!
8
Mi ricordo ancora benissimo di quando ci sono
andato per la prima volta
con i miei fratelli e le mie
sorelle. All’inizio non
35
9
sapevo bene che cosa fare
e sono stato felice che ci
fosse la nostra assistente a
incoraggiarci.
10
Ma dopo mi sono sentito
molto orgoglioso di me
stesso e molto felice di
aver osato avventurarmi sul prato: nel giardino ci sono così tante
36
cose da scoprire ed è
divertentissimo!
Nel tardo pomeriggio
veniamo pesati dalle assistenti e ceniamo. Siamo
così esausti a causa di
tutte le impressioni e le
esperienze fatte che non
vediamo l’ora di dormire
insieme alla mamma, già
felici al pensiero di quello
che ci aspetta il giorno
seguente.
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