PROGRAMMA DEL CANDIDATO SINDACO DI NAPOLI MARCO ROSSI – DORIA UN PIANO PER NAPOLI UN PATTO PER NAPOLI Per lo sviluppo integrato e sostenibile di una città plurale, aperta, multicentrica, partecipativa Napoli deve essere la città di chi ci vive, ci abita, ci lavora, ci studia. Di chi la visita. Di chi viene da fuori a cercare lavoro, a studiare nelle sue università, a creare impresa. Deve ispirare tranquillità e non paura in ogni suo quartiere. Deve riconquistare il rango di città europea e internazionale, entrare di pieno diritto nella rete delle grandi metropoli mondiali. Contemporaneamente deve curare l’integrazione vera con il grande agglomerato metropolitano di cui è parte centrale. Deve essere accogliente per chi ci abita. Deve curare l’accoglienza di chi ci arriva con la speranza di trovare una vita attiva e decorosa. Deve essere attraente per chi vuole stabilirci attività economiche o sceglierla come luogo di adozione in ambito culturale e di ricerca. Deve essere attenta ai più deboli, curare opportunità, sostenere dialogo e unità tra le sue molte parti e anime e favorire integrazione e partecipazione effettiva ai processi decisionali e di governo. Deve fare crescere patti di cittadinanza. Non sono le case di bei tetti né le pietre di mura ben costruite, né i canali o i cantieri navali che fanno la città bensì gli uomini capaci di usare le occasioni che si offrono loro (Aristide il Giusto) Sono gli uomini che fanno la città, non le sue mura o la sua flotta. (Tucidide) La città sono le persone. (Shakespeare) 1 – DEMOCRAZIA DELIBERATIVA Convivenza civile Napoli ha bisogno innanzitutto di uno sviluppo e di un rilancio della convivenza civile. La città sono i legami tra i cittadini ed il modo di convivere pacificamente, cooperando al bene comune. Da questo punto di vista la nostra è una città che è contemporaneamente piena di risorse e potenzialità ma anche profondamente in crisi. Abbiamo molte risorse umane a disposizione che fanno un prezioso lavoro teso a fare funzionare le cose e creare quotidiana coesione sociale. Ma, al contempo, i legami sono devastati dalla violenza, dall’illegalità, dal degrado dei servizi, delle funzioni pubbliche mal gestite. C’è bisogno di nuova politica: la città, la polis, appunto, ne ha bisogno. Infatti, per fare qualunque cosa che modifichi davvero gli assetti attuali, ci vogliono accordi fra gruppi e individui con culture, desideri, linguaggi e interessi molto diversi. E’ necessaria una grande apertura e una reale disponibilità non solo all’ascolto, ma anche all’accordo. Ci vuole attenzione al lessico e al metodo deliberativo condiviso e ci vogliono forme trasparenti di dibattito pubblico e di costruzione di accordi espliciti, che rendano visibili costi e i benefici di possibili alternative e offrano garanzie ai soggetti deboli e in generale a chi ha meno voce. Inoltre molti problemi della città sono realmente complessi, come si dice, e non è sempre possibile trovare una soluzione definitiva, o che accontenti tutti. Però è possibile affrontare i problemi complessi, invece di negarli, e provare a “ridefinirli” in modo che siano meno intrattabili, cercando di realizzare giochi “a somma positiva” che consentano di attivare le parti migliori di gruppi e singoli. Va costruito un sistema di patti diffusi. Restituire al cittadino la gestione del quotidiano Il primo passo per una convivenza costruita è che i cittadini possano riprendere in mano in modo responsabile la cura del quotidiano. La gestione partecipata dai servizi alla persona è elemento qualificante del servizio; la possibilità del cittadino di conservare e acquistare potere di decisione sulla propria vita passa per la partecipazione. Per partecipazione intendiamo quell’insieme di procedure, codificate internazionalmente, che vanno sotto il nome di democrazia deliberativa e che danno modi, metodi, tempi ai processi decisionali pattuiti e diffusi, intesi come processi che favoriscono adesione consapevole e difesa delle scelte tese a fare funzionare lo spazio pubblico comune. Si tratta di negoziazione tra parti, gruppi, persone diverse su cosa e come fare le cose insieme che è anche un processo di condivisione delle scelte, della costruzione delle soluzioni. I servizi partecipati educano il cittadino in quanto lo mettono in condizione di riflettere su decisioni ed indirizzi invece che limitarsi a richiedere soluzioni costruite e gestite da altri o estorcere provvidenze. I servizi non partecipati alimentano, invece, parassitismo dipendenze e clientele. Decentramento e municipalità Il decentramento amministrativo ha finalmente trovato le forme delle nuove municipalità (v. anche macchina comunale). Le municipalità, se strutturate adeguatamente, possono, sotto la guida di presidenti di alto profilo, diventare fattori di ascolto e di partecipazione dei cittadini alla definizione e all’attuazione delle politiche per il territorio. La nuova amministrazione si impegnerà a far si’ che le municipalità assumano le loro funzioni nel più breve tempo possibile, evitando in tal modo di frustrare le aspettative dei cittadini. Le municipalità dovranno dotarsi di strutture permenenti di analisi dei problemi del territorio (Osservatori tematici) e di partecipazione attiva dei cittadini (assemblee e consulte). Lo strumento del referendum, che dovrà essere confermato entro lo statuto comunale, dovrà essere utilizzato ogniqualvolta sul territorio saranno progettate iniziative di ampio respiro (sistemazione di grandi spazi puibblici, utilizzazione di strutture esistenti, localizzazione di impianti industriali). In ogni caso i referendum vanno istruiti attraverso procedure di democrazia partecipativa. Andrà assicurato il regolare coordinamento dei presidenti delle municipalità su tutti i temi comuni e, in particolare, sulle questioni di budget che vanno concordate. Sarà assicurata la vigilanza affinché si realizzi, tra le diverse municipalità, una parità nell’esercizio dei diritti e nella distribuzione delle risorse. Il sistema di elezione per le municipalità andrà reso omogeneo con il sistema di elezione comunale, con doppio turno e possibilità di voto dissgiunto tra lista e presidente. 2 - COSTANZA DI AZIONE A TUTELA DEL DIRITTO DEI CITTADINI ALLA SICUREZZA Diritto alla sicurezza I cittadini hanno diritto alla sicurezza. Legge e opportunità vanno coniugati. La sicurezza è il problema numero uno. Ogni tentativo di minimizzare la questione è pericoloso. Noi tutti viviamo quotidianamente con l’incubo della violenza di tutti contro tutti. La violenza criminale si insinua e si radica come una metastasi nel corpo sociale già colpito da potenti fattori di esclusione sociale e depresso da una prolungata stagnazione economica, perché le cellule di questo corpo sono prive di difesa, perché l’energia di legame è debilitata da una fame insoddisfatta di sicurezza, da una incapacità sistemica di produrre difese immunitarie. Migliaia di soldati della criminalità sono così arruolati in modo coatto perché non hanno difese proprie e non c’è difesa sociale, perché il crimine camorristico ha invaso il campo della cura e della solidarietà sfruttando il bisogno e l’insicurezza come fattori di affiliazione. Produrre sicurezza è innanzi tutto creare nei territori reti in grado di scacciare la solidarietà pelosa del crimine per far posto alla solidarietà attiva e alla reciprocità dell’auto aiuto. Forze dell’ordine, telecamere di sorveglianza, poliziotto di quartiere sono utili strumenti di una rete umana ma non ne saranno mai il sostituto. La politica di sicurezza non può essere fatta solo di azioni dimostrative e spedizioni punitive: deve esser fatta di pressione costante, contenimento equilibrato e costante, certezza del diritto, rispetto di poche ed elementari regole. Il cittadino non ha mai avuto e non può avere alcuna forma di tolleranza nei confronti di chi lo aggredisce. Le modalità di lotta al crimine possono essere diverse e articolate, ma la tolleranza è fuori discussione. Lotta alla camorra Alla base di tale situazione c’è un enorme potere illegale che produce capitale finanziario soprattutto grazie al mercato mondiale del narco-traffico che ha un suo ganglio di prima importanza nella nostra città e che, dunque, ha bisogno di essere combattuto con forze nazionali e sovranazionali e per lunghi periodi di tempo con mezzi sofisticati e costanza di iniziativa. La lotta alla camorra rappresenta il primo obiettivo per ogni persona o forza politica che intenda proporsi al governo della città di Napoli. Perché Napoli oggi si trova in una condizione inaccettabile di convivenza di poteri pubblici accanto al potere della criminalità organizzata. Tale convivenza genera non solo una limitazione territoriale dell’efficacia del potere pubblico e della democrazia, ma, attraverso la diffusa corruzione e l’infiltrazione nella P.A., una strutturale inadeguatezza delle istituzioni a realizzare le finalità democratiche per cui sono state concepite. Anche la questione della cosiddetta microcriminalità va affrontata nella consapevolezza che non si può fermare la violenza che dilaga nelle strade senza affrontare il sistema di illegalità generalizzata e strutturata. Da quel sistema infatti esse traggono coperture, garanzie di impunità, occasioni di arricchimento e droga, ma anche modelli culturali e ideologici. Azioni prioritarie 1. LOTTA AL NARCOTRAFFICO: il traffico di droga è il pilastro su cui si regge il potere criminale a Napoli. Il narcotraffico fa affluire capitali enormi, nell’ordine di migliaia di milioni di euro all’anno. Si tratta dell’attività economica più redditizia della regione, attorno a cui si è creato un vero e proprio indotto, dal quale traggono sostentamento molte famiglie. La storia insegna che tale genere di potere criminale si può battere solo con una combinazione di repressione diretta e riduzione del business. Il sindaco si deve fare interprete politico di questo indirizzo a livello nazionale. 2. LOTTA AL RACKET E ALL’USURA E QUESTIONE DELL’ACCESSO AL CREDITO: il comune deve favorire le organizzazioni che lottano contro il racket, anche sul piano economico, eventualmente in rete con altri comuni limitrofi. Sul punto vi sono già in campo importanti iniziative, di cui bisognerà valutare l’effettività e l’efficacia, per potenziarle. 3. POLITICHE DI RIDUZIONE DEL DANNO: dalla distribuzione delle siringhe sterili alla predisposizione di ambienti in cui i tossicodipendenti possano assumere droga in condizioni di sicurezza igienico sanitaria. Persecuzione dei luoghi di spaccio: un’attività di repressione costante avrebbe certamente l’effetto immediato di rendere più difficile e costoso l’acquisto di sostanze come la cocaina o le nuove droghe da parte di adolescenti di ogni fascia sociale. 4. AUMENTO DEL PATTUGLIAMENTO DEL TERRITORIO da parte delle forze di polizia tra loro coordinate e realizzazione di ulteriori caserme o commissariati 5. IMPIEGO DEI VIGILI: vigili urbani sul territorio in particolare a estendere la repressione contro l’abusivismo (dalle costruzioni di parti di edifici, alla rimozione dei “paletti” per i parcheggi ecc..) Servirebbe soprattutto a far sentire la “presenza”, anche simbolica, dell’autorità pubblica sul territorio e a diminuire il senso di abbandono da parte dello stato che molti cittadini denunciano. 6. PRESENZA EDUCATIVA E DI SOCIALIZZAZIONE DI POLIZIA E VIGILI nelle scuole in accordo con i collegi docenti Il luogo di concertazione e coordinamento Nel nostro ordinamento la sicurezza implica il coordinamento regolare e costante tra forze di polizia di stato, carabinieri, guardia di finanza, polizia municipale. Il coordinamento tra forze di polizia, tribunali, enti locali, a Napoli ha avuto luogo in questi anni presso un tavolo di confronto su tali temi. Questo va molto rafforzato. Il tavolo della sicurezza è il luogo politico dove il comune ha voce in capitolo e deve farla valere. E’ questo tavolo di coordinamento che deve, ogni 15 giorni, con grande continuità e la presenza diretta del sindaco, diventare un garante della continuità dell’intervento e dell’azione intelligente di repressione in città: ⇒ Riunioni per problemi (narcotici, piccola criminalità e nessi con i sistemi camorristici, illegalità diffusa, lavoro nero, emersione dallo stesso, armi, racket, tratta di minori, traffico della prostituzione, ecc.); ⇒ Riunioni per municipalità/territori sulle specifiche problematiche. Il sindaco, al contempo, si fa pienamente portavoce della lotta alla camorra presso il governo della Repubblica, assolvendo, in questo, una decisiva funzione politicosimbolica entro la più generale guerra alla criminalità organizzata che controlla intere aree in particolare del nostro Mezzogiorno e che è una grande emergenza nazionale. Il primo cittadino della città con il più alto numero di omicidi deve sollecitare costruttivamente il governo nazionale attraverso: ⇒ Richiesta delle forze necessarie alla repressione ⇒ Richiesta di interventi diffusi e sistematici di intelligence nella lotta al crimine organizzato ⇒ Richiesta di personale necessario allo snellimento e all’efficacia nel lavoro giudiziario dei tribunali della città ⇒ Richiesta di misure atte a rafforzare la certezza della pena e contemporaneamente a rendere pienamente umane le condizioni dei detenuti, nella salvaguardia dei loro diritti ⇒ Richiesta di aiuto e misure innovative straordinarie. All’ eventuale amnistia e indulto bisogna aggiungere le cosiddette misure di accompagnamento, tali da rispondere alla duplice esigenza: a) di riduzione dell’allarme sociale che potrebbe crearsi in seguito a queste misure; e b) offrire una risposta propositiva nei confronti dei soggetti che, usciti di prigione e non avendo commesso gravissimi reati, devono poter ri-integrarsi nel tessuto civile cittadino scostandosi dall’offerta criminale. Alcune azioni specifiche - - Le azioni di welfare partecipato vanno estese in chiave preventiva (v. welfare) Gli ex detenuti, se inseriti per davvero, con la necessaria azione di reale formazione e accompagnamento, possono essere una importante risorsa nella lotta alla criminalità comune e a quella organizzata: lo dimostrano tanti casi di persone che, partendo proprio dal loro passato di devianza, sono riuscite a costruire un percorso nuovo prima per se stessi e poi in favore di coloro che vivono ancora nella devianza La nuova Giunta si impegna a realizzare entro in primi 6 mesi dalle elezioni uno studio serio e dettagliato sulla situazione napoletana in tema di sicurezza e criminalità, avvalendosi di un Osservatorio cui parteciperanno esperti anche di altre amministrazioni (magistrati, esponenti della polizia e dei carabinieri, studiosi e ricercatori dell’università). Il prodotto di tale lavoro dovrà essere pubblicato e reso accessibile con vari strumenti (libro, opuscolo informativo, pubblicazioni telematiche) in modo da stimolare una generale presa di coscienza collettiva, come primo segnale di un radicale cambiamento politico (si pensi al modo vergognoso in cui le attuali forze che governano la città cercano di minimizzare il problema) e primo necessario passo verso una vera rivoluzione culturale. - La conferenza: lo studio suddetto sarà la base di discussione di una grande conferenza, preceduta eventualmente da forum nei vari quartieri, alla quale parteciperanno le istituzioni cittadine (Comune di Napoli e limitrofi, Università, Sindacati, Partiti, C.C.I.A.A., Forze dell’ordine ecc..), provinciali (Provincia, prefettura ecc…) e Regionali (regione, ASL ecc..) e soprattutto lo Stato (membri dell’esecutivo ma anche parlamentari); tale conferenza non dovrà essere una passerella, ma un vero atto di amministrazione, tipo conferenze di servizi, in cui ogni Istituzione coinvolta dovrà prendere impegni precisi. 4 – EDUCAZIONE, FORMAZIONE, CIITADINANZA DEI GIOVANI Abbiamo un quarto della popolazione che ha meno di venti anni - a differenza dell’Italia invecchiata che ci circonda. Ci concentreremo: Sulle giovani persone in crescita che sono risorse umane più giovani e sulla loro capacità di entrare nel nostro tempo, sulla città intesa come educativa nel suo insieme sui luoghi educativi e la loro gestione partecipativa Città educativa La scuola è per i giovani, per farli crescere, creare, essere cittadini. La città che trascura la scuola, trascura i giovani, non è una città perché lascia fuori i propri figli. Napoli trascura troppi suoi figli, l’educazione delle nuove generazioni è al centro del programma del sindaco. I principi di una nuova politica della scuola sono due: − l’educazione è un processo complesso in cui si richiede sviluppare l’intelligenza, coltivare i sentimenti, trasmettere competenze, avere cura della persona; − la scuola che vuole includere tutti è una scuola che sa ascoltare e sa dare la parola all’individuo accettandone i caratteri unici nello stesso momento in cui promuove lo sviluppo di socialità. Questi due principi portano a sviluppare istituzioni scolastiche integrate; significa che occorre attivare realmente una comunità educante fatta di docenti, di educatori, di formatori, di persone che curano i giovani, di tanti adulti esperti che operano in città e mettono a disposizione competenze, capacità di trasmettere informazioni e saperi. Le istituzioni scolastiche integrate sono quelle in cui circolano una molteplicità di figure professionali, in cui esistono occasioni educative molto differenziate entro la città – dentro e fuori la scuola - ma tutte centrate sulla presa di potere dell’individuo sulla propria vita e sui mezzi culturali che consentono di viverla pienamente. Così può alloggiare una capacità di prevenire e recuperare ogni forma di svantaggio derivante da condizioni personali o sociali o culturali. Questa scuola è la città stessa, la città dei legami e delle relazioni, la città in cui i cittadini si incontrano e cooperano per il bene comune innanzi tutto per il bene dei propri figli. Napoli più di ogni altra città si può sviluppare essendo sé stessa, mobilitando e valorizzando le energie sociali sommerse che la tengono viva e vitale da secoli nonostante le incurie del potere. Dentro una città che fa scuola ai propri cittadini e ai giovani, che si assume l’obbligo ed il vincolo di educare i giovani, c’è spazio per riparare e assumere responsabilità quando qualcuno o qualcosa abbiano impedito ai giovani di fruire pienamente delle occasioni e dei diritti agiti che la città stessa rende disponibili. La città deve darsi una seconda occasione per rispondere ai bisogni educativi di giovani che siano stati trascurati o trattati con troppa uniformità nel loro primo contatto con la scuola e con la città. La scuola della seconda occasione rappresenta uno strumento normale, una scuola di diversa opportunità che arricchisce la gamma delle modalità di interazione con i giovani: una scuola più ricca, più varia, più attiva, più accogliente che sappia incontrare l’individuo qualsiasi sia la sua storia. Parchi pedagogici diffusi Il programma del sindaco su questo punto è quindi molto semplice: occorre che le comunità educanti abbiano una loro sede, una loro struttura polivalente in cui sia possibile sviluppare la responsabilità e l’obbligo della città verso i suoi giovani. Si possono chiamare “politecnici della formazione e della cura”, “Parchi educativi”, “reti territoriali integrate”, o con altri nomi, ma l’essenza è che diversi livelli di scuola, diverse professioni, diversi ambienti di apprendimento devono cooperare e cooperando creano occasioni educative, nuove, varie, accoglienti, motivanti. Dentro i ‘parchi pedagogici’ c’è spazio per nuove forme di organizzazione scolastica che vedano i genitori o i titolari della cura assumere maggiori responsabilità verso il progetto educativo, i patti educativi individuali devono diventare sempre di più patti territoriali per la formazione e insieme patti territoriali pèr la promozione di cittadinanza giovanile. La scuola quindi si fa città nel senso di scoprire, valorizzare e riprodurre le energie di legame, le relazioni significative senza delle quali l’apprendimento non ha senso, l’educazione si disorienta. Nei parchi pedagogici, aperti a tutte le età, i professionisti della scuola, della formazione, dell’educativa territoriale, dei servizi sociali, della salute, i titolari della cura parentale, gli uomini e le donne associati, hanno l’occasione di crescere e di sostenersi a vicenda, facendo in modo che tutte le pratiche professionali connesse alla persona e all’educazione siano innanzi tutto pratiche sociali, ossia promozione di legami e di cultura condivisa tra gli operatori ed il cittadino: nessun programma sociale o sanitario può avere senso se non poggia sull’educazione ossia sulla mobilitazione delle energie interne di ciascuno in funzione del superamento dello stato di cose esistenti. Ecco quindi che la promozione di educazione nella dimensione sociale e personale significa anche conferire qualità educativa alle reti dei servizi territoriali e mettere in relazione ciascun servizio con l’unica sua fonte di legittimazione e di monitoraggio: il benessere dei cittadini. Per fare questo è necessario un forte investimento nella formazione condivisa dei professionisti: il principale strumento di un buon lavoro dei professionisti dell’educazione e del sociale è il loro stesso benessere inteso come intima adesione e soddisfazione per lo svolgimento di un compito socialmente rilevante. Il benessere professionale si sviluppa attraverso la conoscenza, l’apprendimento, il fatto che i professionisti si possano nutrire essi stessi delle buone relazioni e diventare riflessivi. Proposte prioritarie Riassumendo quindi possiamo dire che il programma prevede, in via prioritaria: 1. La Napoli dei bambini che è stata annunciata e – tranne alcune azioni, mal sostenute nel tempo – lasciata correre lenta…verso i binari morti. E’ stato un peccato. Va ripresa. Va recuperata ogni sua buona pratica e rilanciata. 2. Curare le scuole con una manutenzione ordinaria e una custodia vere. 3. Creazioni di uno o più parchi pedagogici in ciascuna municipalità quali luoghi per la promozione di attività educative integrate basate su fare/sapere/saper essere. Sviluppo, all’interno di detti parchi, se necessario, di proposte educative avanzate finalizzate ad offrire ai giovani nuove occasioni educative in grado di prevenire, recuperare riparare le conseguenze di occasioni mancate. 4. Sviluppo di nuove forme di partecipazione del cittadino al progetto educativo della città e di ciascun giovane in modo tale che la cura assuma una dimensione sociale ed in modo che sia socialmente garantita. 5. Sviluppo in ognuna di dette comunità di speciali attività di sostegno allo sviluppo professionale integrato di tutte le professioni della conoscenza e della cura, perché una professionalità consapevole e creativa è l’unica in grado di promuovere coesione sociale. 6. Creazione in ogni municipalità di una istituzione snella per l’aiuto all’infanzia e all’adolescenza e il sostegno alla genitorialità in grado di verificare, nel territorio, il reale sviluppo di una politica educativa integrata e di alleanze educative tra istituzioni educative e famiglie e tra chi apprende e chi insegna. 7. La annunciata Fondazione educativa comunale va messa in azione e resa capace di coordinare l’insieme delle atrtività ma a condizione che sia un attore di sviluppo plurale, un volano della rete di scuole, dei parchi pedagogici, delle iniziative per la prima e seconda infanzia, degli istituti comprensivi, scuole superiori – d’accordo con gli Uffici centrali e locali del MIUR e con gli altri enti locali che sono competenti in materia: Provincia, Regione. Deve da subito gemellarsi con simili istituzioni europee e del mondo. E vanno costituite – a fianco alle scuole dell’infanzia comunali e ai nidi che devono diventare almeno 50 entro la consiliatura – una scuola municipale della seconda occasione e una scuola delle professioni e dell’artigianato a forte valenza orientativa. 8. Apriremo, inoltre, una scuola comunale delle lingue che unisca le lingue dei migranti presenti a Napoli, l’attenzione alle competenze professionali aggiornate e alle nuove tecnologie, l’inglese, l’Italiano come seconda lingua. Facciamo, nella stessa area, il nostro museo della grande emigrazione insieme al museo della immigrazione da noi. 9. Il lavoro preventivo comune nelle scuole statali e comunali per l’infanzia va molto rafforzato: è la prima priorità nella lotta al rischio psico-sociale. 10. In una città dove i diritti dell’infanzia sono spesso lesi, va, poi, proposto un garante, un ombudsperson che difenda la protezione e la promozione delle giovani persone in crescita 5 - NUOVA VISIONE DELLA MACCHINA COMUNALE Una città si governa con l’attivazione della città stessa, che deve, ovunque, avere parola in causa e poter decidere insieme; si deve e si può ripartire dalle forme di partecipazione che servono non già per indebolire ma per rafforzare i legami tra chi assume compiti di amministrazione e i cittadini che rappresenta. Le funzioni pubbliche hanno bisogno di collegialità, devono poter avere, per affrontare i problemi gravissimi nei quali viviamo ogni giorno, uno spirito di squadra e di servizio, devono di nuovo risuonare, in ogni dove, dello spirito e della lettera, dell’articolo 54 della nostra Costituzione: “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” Non si può, dunque, governare una città come Napoli senza essere portatori di una visione, di un programma politicoamministrativo e di una pianificazione strategica in grado di accogliere visione e programmi per tradurli in pratiche operative. Occorre una salda e capace guida, un chiaro e condiviso indirizzo programmatico per l'amministrazione della città , basato su specifici e realizzabili obiettivi da perseguire, un'adeguata organizzazione, basata su risorse umane motivate e competenti, ed un sistema di "cruscotti direzionali" in grado di segnalare il periodico o meno raggiungimento degli obiettivi programmati, al fine di poter correggere, in caso negativo, tempestivamente "la rotta". Ad una realtà dinamica, turbolenta, in rapido divenire, il Comune risponde con una organizzazione rigida, di tipo meccanicistica, non in grado di fornire adeguate e tempestive risposte agli utneti esterni né agli utenti interni, cioè i cittadini. E' evidente la necessità di una nuova organizzazione, che risponda ai criteri di efficienza/efficacia prima richiamati, che si strutturi sulla base della pianificazione strategica adottata e sugli obiettivi annuali trasformandoli in progetti sulla base di opportuna calibratura, affidando a tutti i 233 dirigenti previsti in organico la responsabilità del risultato concordato, assegnando loro la responsabilità di risorse umane tecniche e finanziarie (vale a dire, la responsabilità dell’organizzazione del proprio servizio) necessarie per il raggiungimento dell’obiettivo. E' pertanto indispensabile la presenza di dirigenti coinvolti, motivati a contribuire alle scelte attraverso le competenze acquisite e attraverso adeguata autonomia decisionale. Le priorità Rispetto alla separazione tra indirizzo politico e sistema di gestione: Chiara e trasparente definizione dei confini e delle interazioni tra indirizzo politico e sistema di gestione. Definizione di trasparenti modalità per l'identificazione delle effettive necessità di apporti competenze dall'esterno. Definizione di trasparenti criteri di selezione dei consulenti esterni. Istituzione di un albo pubblico dei consulenti del Comune; Definzione delle modalità attraverso le quali identificare il mandato da affidare ai consulenti esterni, per evitare ambiguità e sovrapposizioni tra il ruolo dei consulenti e quello affidato ai responsabili delle unità organizzative. Definizione di rigorosi e trasparenti criteri per la valutazione dell'effettivo apporto fornito dai consulenti esterni. Rispetto ai cittadini Sistematici monitoraggi delle esigenze dei cittadini, attraverso l'istituzione di punti di ascolto presso le Municipalità Attivazione di punti di ascolto sistematico delle esigenze degli Utenti presso le Municipalità. Implementazione delle tecniche del Bilancio Sociale. Rafforzare l'Ufficio del Difensore Civico, promuovendone in maniera capillare finalità e compiti, in modo da dare esaustive informazioni agli Utenti del Comune sul ruolo di tale Ufficio. Sottrarre la nomina del Difensonore civico a logiche di spartizione politica. Istituzione dell'Ufficio del 'Mediatore Comunale' il cui Responsabile, con il supporto di un adeguato staff professionale e con il coordinamento del Difensore Civico, dovrà essere incaricato di ricevere, esaminare e giudicare i ricorsi dei cittadini rispetto a cosa di “cattiva amministrazione”. Rispetto al personale comunale Chiara determinazione di obiettivi, assegnare a Dirigenti e Dipendenti. compiti e responsabilità da Valorizzazione delle risorse umane, attraverso la sistematica rilevazione e valutazione dei risultati e delle competenze. Progettazione ed attuazione di interventi di sviluppo delle risorse umane: analisi e valorizzazione delle competenze disponibili, esigenze di formazione, percorsi di sviluppo professionale Revisione e razionalizzazione della struttura organizzativa. Chiara distinzione tra stutture di servizio e strutture di supporto. Eliminazione delle unità organizzative che costituiscono inutili duplicazioni e/o che non creano valore aggiunto per gli Utenti del Comune. Razionalizzazione delle deleghe in capo agli Assessori. Razionalizzazione e verifica dell'efficacia delle commissioni e delle subcommissioni Adozione di principi di trasparenza e correttezza amministrativa, ispirati da principi di etica pubblica. Sistematica e periodica valutazione dei processi, delle attività e dei risultati, anche attraverso il coinvolgimento degli utenti esterni. Graduale ma intensiva introduzione di un adeguato pianificazione e controllo di gestione Implementazione del sistema del Bilancio Sociale sistema di Inoltre, oggi il Comune di Napoli “gestisce” le proprie aziende partecipate (ARIN, ANM, CTP, per citarne alcune) addirittura attraverso un singolo servizio. Ciò naturalmente è funzionale a strutturare un percorso dove ognuno si “coltiva il suo orticello”, senza che sia dato sapere quello che accade in ciascuna azienda. Riteniamo dunque sia necessario istituire un nuovo Dipartimento, che possa avvalersi anche di professionalità esperte in sistemi di auditing e analisi tecnica, che svolga la funzione di raccolta, analisi tecnica, monitoraggio e diffusione al Sindaco, alla Giunta Comunale, al Consiglio Comunale e agli uffici amministrativi, delle relazioni programmatiche e del reporting sull’andamento economico, finanziario e patrimoniale delle aziende appartenenti a quello che può definirsi Gruppo Comune di Napoli. Principi guida più generali Si deve assumere una linea chiara e ricca sui servizi municipali più in generale. Vanno, intanto, guardati e governati come un fatto di tutto il territorio. E, a tal fine, la cura e la crescita dei servizi deve in primo luogo intrecciarsi con la applicazione del Piano regolatore generale, che è uno strumento di grande modernità ed è una conquista degli ultimi anni, che va inteso come elemento vivo e non come lettera esterna all’erogazione dei servizi. In secondo luogo, si dovrà lavorare per la costanza nella collaborazione con Provincia e Regione. Il coordinamento tra gli enti locali va curato in modo puntiglioso. La cultura emergenziale va superata con una cura delle procedure che spesso sono mancate. In terzo luogo si dovrà guardare con maggiore onestà alla contesa tra pubblico e privato nei servizi. Anche le vicende dell’acqua e dei rifiuti spingono a farlo. Il privato non è il toccasana sempre e comunque. Vi è tanto privato inefficace e inefficiente, che divora fondi pubblici. Ma confermiamo il ruolo di ogni privato che abbia funzione prevalentemente pubblica e che abbia corrisposto buoni servizi agli investimenti. Al contempo miglioriamo la resa dei servizi pubblici risolvendo, al loro interno, i fattori di ristagno, spreco, mancata innovazione. Abbiamo avuto esempi positivi sul fronte dei servizi, a partire dai trasporti che a Napoli hanno avuto uno sviluppo invidiato e che hanno un programma per i prossimi anni che si deve continuare a seguire con cura. L’acqua non si deve privatizzare. Il farlo non ne garantisce in alcun modo la migliore distribuzione poiché distrugge sapere e procedure consolidate senza garantirne di nuove. L’acqua, inoltre, ha una valenza simbolica e politica di primaria importanza. La messa dell’acqua in mani private è un segno degenerativo del rapporto con la natura da cui dipendiamo tutti per vivere. L’acqua è il primo dei beni primari per la vita: non può essere messa in mani che, nel tempo, non possono essere garanti dell’interesse di tutti. Tuttavia, una città deve potersi anche dire che non è possibile avere tubature e servizi idrici inefficaci. La erogazione pubblica non può ammettere sprechi: l’organizzazione del lavoro nell’ente pubblico che serve acqua ha come assoluta priorità il servizio stesso, ancor più di ogni altro ente pubblico. Ciò implica per l’acqua - e, appunto, per ogni ente pubblico che veda il comune partecipe alla gestione – il sostegno, da parte dell’amministrazione, delle risorse professionali e dei lavoratori già impiegati, in termini di buona organizzazione e formazione in servizio. Ma ovunque vi sia il Comune e entro la stessa amministrazione comunale, le risorse professionali e i lavoratori non vanno protetti in modo falsamente egualitario. La falsa eguaglianza copre effettive ineguaglianze e, alla lunga, ha favorito ovunque inefficienza. A uguale lavoro va corrisposta uguale retribuzione; ma a diverso lavoro no. Va riaperta, dunque, con coraggio, una difficile ma oggi non rinviabile trattativa sindacale su questa materia, seria, non punitiva, sostanzialmente egualitaria. E, al contempo, i tanti nostri lavoratori e tecnici del pubblico, anche quelli interni alla stessa amministrazione municipale, che hanno competenze, curiosità, voglia di andare avanti, devono poter crescere e essere resi parte di un generale movimento multilaterale di benchmarking: imparare qui, imparare altrove, al fine di meglio funzionare. 3 – UN VERO PIANO STRATEGICO DI SVILUPPO La città di Napoli attraversa da tempo un processo di deriva strategica. Negli ultimi anni non sono mancati gli sforzi per tentare di arginare tale processo e di correggere la rotta. Tuttavia, emerge con chiarezza l’incapacità dei decisori politici di identificare, condividere e comunicare alla comunità dei cittadini una visione del futuro di Napoli, così come di realizzare e condurre a termine i non pochi progetti formulati per lo sviluppo della città. La maggior parte degli interventi sembrano in realtà suggeriti dalle emergenze quotidiane e dalle esigenze di visibilità del decisore politico, compressi da orizzonti temporali di corto raggio, frammentati e mai ricomposti in un disegno integrato. La definizione di una visione per il futuro della città diventa il primo passo per costruire una ‘casa’ comune dove la città plurale possa esprimersi senza disperdere le proprie energie. L’unitarietà del disegno impone di innovare in maniera radicale anche le modalità di acquisizione delle risorse finanziarie. Il Comune di Napoli dovrà ‘negoziare’ con la Regione Campania il pacchetto integrato di finanziamenti previsti per il prossimo e decisivo round della programmazione comunitaria (2007-2013), evitando di essere costretto a subire i condizionamenti, i ritardi e le inefficienze regionali, ma soprattutto di liberarsi dai vincoli troppo invasivi e penalizzanti di azioni e misure frammentate, disposte con modalità di impiego e tempi di impatto stabilite da altri attori. Il piano dovrà guardare alle aree di sviluppo (Bagnoli, Napoli Est, Albergo dei Poveri, area portuale, etc.) come formidabili e irripetibili opportunità per la città, potendo disporre di ‘luoghi’ per ripensare il futuro economico di Napoli e per realizzare il riposizionamento della città nel mercato degli investitori internazionali, attratti soltanto quando percepiscono con chiarezza il vantaggio superiore che un luogo offre per la creazione di valore economico. Si dovrà avere: Il coraggio di agire sulla capacità di realizzare i progetti piuttosto che sull’elaborazione di nuovi. Il coraggio di rompere “lo status quo” per accelerare i processi di sviluppo. Il coraggio di rispondere a 360 gradi su tutte le questioni fondamentali della città Il coraggio di “prendere il testimone e non partire da zero” Una visione strategica della città Il rilancio di Napoli passa attraverso una valorizzazione delle energie e delle risorse locali, ma al tempo stesso nell’attrazione di risorse (investimenti produttivi, attività di ricerca, persone) dall’esterno. La “pluralità” della nostra città deve essere cementata rafforzando quella “mescolanza” di provenienze che da sempre a caratterizzato Napoli. Le priorità: 1. Napoli città della logistica e dei trasporti - Napoli piattaforma di interscambio logistico del Mediterraneo - Napoli e la risorsa porto - Napoli come hub del sistema logistico campano - Napoli e la ricerca nel settore trasporti - Napoli e la filiera ferroviaria - Napoli e l’automotive 2. Napoli città del turismo - Napoli ed il patrimonio culturale, archeologico, paesaggistico - Napoli come hub del sistema turistico campano - Napoli e turismo congressuale - Napoli ed il turismo crocieristico (link con direttrice 1) - vedi gruppo “turismo” 3. Napoli città della ricerca applicata - Le risorse umane qualificate di Napoli che vanno via - I centri di ricerca delle Università di Napoli - La creazione di impresa innovativa - Il trasferimento tecnologico al sistema imprenditoriale locale (link con direttrice 4) - L’attrazione di centri di ricerca applicata delle imprese nazionali ed internazionali - L’agenzia per la ricerca applicata (comune, regione, università, …) 4. Napoli città dell’imprenditorialità di qualità - Il patrimonio imprenditoriale di Napoli (industria, commercio, servizi) - Il patrimonio artistico ed artigianale di Napoli a rischio di estinzione - La “qualità” non valorizzata - Le aree di insediamento di filiera - La realizzazione dello sportello unico - La questione del credito - La fiscalità di vantaggio Nella implementazione di queste direttrici di sviluppo le aree di Bagnoli e di Napoli Est devono essere considerate delle enormi opportunità (pochissime sono le città che hanno la fortuna di poter contare su aree da rivitalizzare di così ampie dimensioni). Le linee guida dell’azione Concertazione con il governo nazionale e con quello regionale di uno strumento tecnico - amministrativo (tipo sovvenzione globale) che consenta al Comune di gestire in maniera diretta l’insieme di tutte le risorse Europee destinate alla nostra città. Capitalizzando sull’esperienza del PIT Napoli e avendo a modello gli interventi per “Roma capitale”, si intende dare avvio ad un programma di trasformazione della città fondato, da un lato, sulla certezza delle risorse finanziarie di cui si può disporre per investimenti e, dall’altro, sul diretto coinvolgimento dell’ente comunale nella destinazione della spesa e nell’allocazione della stessa. L’idea di “UN’UNICA SOVVENZIONE GLOBALE PER NAPOLI” consentirebbe al Comune di assumere sia il ruolo di soggetto in grado di sollecitare la città lungo percorsi di sviluppo in linea con le quattro direttrici strategiche identificate sia quello di attore volto a selezionare e facilitare i progetti plurali che hanno origine dal tessuto socio economico della nostra città. Infine l’amministrazione Rossi-Doria prevede l’istituzione di un ufficio per gli investimenti a Napoli, che, integrando al suo interno lo sportello unico per le imprese, si ponga come strumento di problem solving nei rapporti tra gli operatori economici e la macchina comunale nelle sue plurali e variegate articolazioni. 4 – GESTIONE E VALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI L’amministrazione comunale uscente ha abdicato a qualsiasi azione di governo in materia di rifiuti. L’esistenza del commissariato straordinario non giustifica tale inazione. Niente avrebbe dovuto impedire al Comune di Napoli di attivare un’efficace raccolta differenziata, di utilizzare i Fondi Europei per dotarsi di una rete di isole ecologiche e di impianti per trattare/valorizzare le frazioni di rifiuti selezionate. Eppure le strade sono sempre sporche e i cittadini pagano tasse salatissime per vivere in una città con livelli di igiene indegni. La nostra amministrazione, adeguandosi a modelli di capitali europee, intende riappropriarsi della gestione dei rifiuti, del problema dei rifiuti, della risorsa rifiuti. Le priorità La città di Napoli per gestire in maniera ecologicamente ed economicamente eccellente i propri rifiuti deve dotarsi di una adeguata politica di raccolta e di una rete di impianti. Il punto centrale della strategia è l’obiettivo della raccolta differenziata (oggi ferma tra l’8 e il 10%) e della valorizzazione della frazione organica, che costituisce più di un terzo dei rifiuti solidi urbani. La separazione all’origine della frazione organica elimina anzitutto gli enormi inconvenienti troppo noti ai cittadini napoletani: cattivi odori, miasmi e rischi sanitari diffusi. Inoltre essa rende più efficace e meno costosa la raccolta differenziata e la valorizzazione delle diverse frazioni secche (carta, vetro, metalli, plastiche e legno). Il nostro obiettivo è realizzare sul territorio comunale uno o due digestori anaerobici di rifiuti organici per la produzione di biogas e una rete di impianti per la produzione di compost. Per centrare tale obiettivo ci impegniamo ad attivare il coinvolgimento attivo delle Municipalità per individuare i siti più idonei per la realizzazione degli impianti. Pensiamo di riuscire a far partire i primi impianti entro un anno. Cofinanzieremo gli investimenti con i fondi strutturali europei della programmazione 2007-2013. Per quanto riguarda le frazioni secche riciclabili, il loro recupero è conseguente all’impegno verso la raccolta dell’organico. Anche queste frazioni saranno adeguatamente valorizzate affidandole alle filiere de riciclaggio industriale. Nei primi cento giorni intediamo adottare un regolamento articolato municipalità per municipalità, definito in accordo con l’ASIA, che obbligherà al conferimento differenziato dei rifiuti su tutto il territorio comunale. Per fare rispettare il regolamento proponiamo obiettivi, incentivi, premi, penalità e multe. In particolare nell’arco della consiliatura ci impegnamo a ridurre del 20% la tassa sui rifiuti. Puntiamo inoltre, nell’arco del mandato, di quotare in borsa l’ASIA. Comunque, l’ASIA dovrà rappresentare la spina dorsale della politica dell’amministrazione in materia di rifiuti, dovrà essere al centro di una rete di impianti e procedere ad una profonda riorganizzazione e valorizzazione delle proprie risorse umane e ad un grande potenziamento delle strategie di raccolta differenziata e di comunicazione. 5 – URBANISTICA: LA CITTA’ COME SPAZIO PUBBLICO Finita la spinta del “passo-dopo-passo” che caratterizzava i primi tempi delle amministrazioni di centro-sinistra, molte delle trasformazioni più ambiziose e complesse promosse dal piano regolatore si sono rivelate fin qui poco fattibili, o comunque sono rimaste bloccate nel tradizionale gioco dei veti incrociati. Anche la pianificazione dei trasporti, del resto, mentre ha guadagnato una dimensione regionale, va perdendo progressivamente i rapporti con ragionamenti urbanistici e tende a ri-diventare molto settoriale. Il cosiddetto rinascimento napoletano è stato poi caratterizzato da iniziative di successo nel campo della mobilità (nuove linee di autobus, biglietto integrato, apertura della metropolitana collinare e stazioni dell’arte, etc.), dall’apertura di attrezzature e spazi pubblici realizzati nel dopoterremoto e mai aperti al pubblico (parchi di San Giovanni e Scampia, palazzetto di Ponticelli, etc.), dalla pedonalizzazione di strade soprattutto commerciali (via Scarlatti, via Toledo, Spaccanapoli ecc) e da azioni di recupero del decoro urbano, soprattutto in centro, ma anche dalla istituzione di nuovi riti municipali come il Maggio dei monumenti o il Capodanno di piazza. Si è trattato spesso di politiche “simboliche” (a costo ridotto, alta visibilità, minima conflittualità per il basso contenuto redistributivo), che hanno permesso di tamponare la crisi della città, aggirando possibili conflitti e ricostruendo un clima di fiducia nelle istituzioni locali e nella possibilità di fare. Che però non si sono tradotte in innovazioni permanenti, fondate anche sulla partecipazione larga e continua alle decisioni (e dunque sul consolidamento di nuove reti di relazione) e su riforme radicali della macchina amministrativa. Gli strumenti più strettamente urbanistici sono rimasti ancorati alla linea pubblicistica, ma al piano regolatore (approvato definitivamente solo nel 2004) si è sovrapposta una gamma di azioni più flessibili, su cui non c’è stato mai reale dibattito pubblico. Il caso più noto è la vicenda (finita male) della “Coppa America”, ma lo stesso vale per es. per molte opere pubbliche come il sottopasso di via Acton, o per le recentissime decisioni su Albergo dei poveri, Università a Scampia etc. Nell’ultimo anno, infine, l’amministrazione ha avviato, senza troppa convinzione, un processo di pianificazione strategica, di cui a tutt’oggi non sono chiari né il carattere e le finalità, né i rapporti con altre politiche e strumenti. L’insieme delle politiche sulla città non ha facilitato la costruzione di scenari e azioni effettivamente condivisi e dunque in grado di incidere sulla dimensione metropolitana e sulle ipotesi di sviluppo, non ha aiutato a sciogliere storici nodi cruciali, non ha prodotto la capacità di gestire mutamenti di contesto locale e generale, non ha allargato il numero e la qualità degli attori della governance cittadina. Con la conseguenza grave e ben visibile che, insieme, è calato fino a sparire l’impegno nella manutenzione ordinaria della città, mentre permane una condizione di stallo su molte scelte e situazioni strategiche. Occorre invece: 1. Una apertura reale e trasparente delle politiche ai soggetti interessati, siano essi attori economici forti, associazioni, gruppi o singoli cittadini. Non si tratta di mediare e negoziare tra interessi e posizioni precostituite, ma di utilizzare davvero logiche inclusive e di costruire azioni condivise e perciò anche più fattibili ed efficaci. 2. Tenere insieme “occasioni” e uso-riscoperta di risorse locali. Anche in campo urbanistico, sviluppo e coesione devono marciare insieme. Un recupero di competitività della città che avvenga al prezzo di un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione locale non è accettabile né in termini di valore, né in termini di efficacia. 3. Privilegiare tutte le azioni che possono rendere Napoli, sempre di più, una città accogliente, comoda e solidale. E’ necessario restituire spazio, attenzione e risorse finanziarie a politiche e interventi rivolti innanzitutto alla cura della città, alla tutela dei diritti dei soggetti deboli alla difesa e alla moltiplicazione dello spazio pubblico urbano alla salvaguardia e alla promozione della mescolanza di usi e di ceti in tutte le zone della città. Le priorità Completare l’attuazione del piano dei trasporti che rappresenta uno dei risultati più positivi del governo di centrosinistra e facilitare l’attuazione del Prg Il piano strategico recentemente avviato deve diventare un processo effettivamente aperto e trasparente, dove possano contare tutte le componenti e gli attori, interni ed esterni alla città. Vanno quindi individuate le sedi per lavorare a costruire scenari condivisi, le modalità di accesso al dibattito, le forme di comunicazione e pubblicizzazione degli esiti parziali, le relazioni fra piano strategico e altre forme di negoziazione e concertazione, in atto o future. E’ necessario individuare le sedi per ridiscutere le questioni su cui non c’è stato finora reale consenso (prime fra tutte quelle relative all’area di Bagnoli, all’area orientale ex-industriale e alle aree portuali), per arrivare in tempi certi a conclusioni operative, in grado di superare veti incrociati e immobilismo. Risarcire la città, restituendo il mare ai cittadini e creando il più possibile spazi pubblici aperti e verdi ben accessibili e realmente utilizzabili. Promuovere lo sviluppo di un insieme equilibrato di attività (ricreative, produttive, residenziali) compatibili con il valore ambientale e con i caratteri morfologici e sociali delle aree oggetto di trasformazione, che vanno considerati la prima risorsa. Reinserire le aree ex-industriali e la linea di costa nel tessuto urbano, evitando accuratamente la creazione di nuovi recinti specializzati. Promuovere lo spirito di impresa e la possibilità di conseguire profitti ragionevoli per gli operatori privati, controllando le spinte verso la pura speculazione immobiliare. La creazione di una struttura di sportello per l’attuazione del prg (una sorta di sportello unico dell’edilizia) Un piano di lavoro per portare a termine entro tempi brevi e certi le pratiche di condono edilizio ancora giacenti, al fine di ristabilire certezze per i privati e quantificare le risorse finanziarie reperibili per questa via. La costituzione di un punto-casa, che unifichi competenze oggi frammentate fra diversi settori dell’amministrazione e lavori per favorire l’incrocio fra domanda e offerta, coinvolgendo i principali soggetti interessati: associazioni di categoria, sindacati dei proprietari e degli inquilini, ma anche associazioni del terzo settore. Restituire ai cittadini l’uso degli spazi aperti sottoposti in questi anni a varie forme di “privatizzazione” più o meno strisciante: spiagge e moli, spazi pedonalizzati invasi dalle strutture di esercizi come bar e ristoranti, piccoli spazi abusivamente recintati, ecc.. Gli spazi collettivi della città devono essere resi sempre più confortevoli e accessibili fino a costituire una rete protetta. Generalizzare la pratica dell’adozione di spazi pubblici da parte di gruppi e associazioni, attraverso protocolli di intesa tra amministrazione e soggetti interessati. Sviluppare una politica di uso temporaneo di spazi e contenitori da trasformare, attraverso patti tra pubblica amministrazione, eventuali proprietari degli immobili/spazi e soggetti disponibili ad utilizzare questi spazi. Il finanziamento Sarà necessario ottimizzare l’utilizzo delle linee di finanziamento prevedibili nel Documento Strategico Regionale 2007-2013, attualmente in corso di redazione (approvazione da parte della Commissione Europea entro il 31 dicembre 2006). E’ dunque importante che il Comune di Napoli partecipi attivamente alla concertazione prevista per la predisposizione del documento, e che si attrezzi per utilizzare con successo le risorse, dal punto di vista della capacità progettuale, realizzativa e di spesa. Per quanto riguarda invece la ripresa della manutenzione e degli interventi minuti, si tratta soprattutto di utilizzare meglio le normali risorse presenti nel bilancio comunale, evitando sprechi, duplicazioni di compiti, e di lavori, consulenze “di facciata”, etc. Infine, sembra utile ridurre il numero degli assessorati, riaggregando deleghe oggi disperse fra Urbanistica, Edilizia, Ambiente e Patrimonio, verificando la possibilità di istituire deleghe speciali o delegati del sindaco, più che assessorati, per questioni che costituiscono una priorità e che richiedono azioni integrate (per es. casa, periferie, stranieri, tempi, etc 6 - UN NUOVO WELFARE: EQUITA’, DIVERSA ABILITA’, COESIONE E SOSTENIBILITA’ SOCIALE A Napoli, rispetto ad una innovazione che pure vi era stata, negli ultimi sette anni, le politiche sociali del Comune sono state sempre più deboli, scadenti, poco efficaci: • • • • non vi è stato un serio sforzo per combattere l’esclusione sociale, per costruire le condizioni di una fertile integrazione fra privato sociale e istituzioni. non vi è stata una riflessione strategica intorno al nodo di una città per le diverse abilità, intese come risorse e opportunità né una politica attiva e una attenzione comune ai problemi dei diversamente abili né è stato attivato un osservatorio per riunire azioni, progetti, riflessioni volti a una ottimizzazione delle possibilità e dei dispositivi in questa materia. sono emersi con forza tutti i limiti del trattamento della esternalizzazione dei servizi entro le categorie e le procedure degli appalti, tradizionalmente intesi. la debolezza finanziaria delle organizzazioni del terzo settore, i ritardi clamorosi nei pagamenti, una caduta di tensione, hanno • • da tempo avviato dinamiche di deterioramento delle condizioni e delle realizzazioni del lavoro sociale. gli enti si trovano a svolgere un ruolo improprio nel mercato del lavoro. alcune emergenze rivelano una straordinaria debolezza dell’amministrazione e il meritevole protagonismo dei parroci è indicatore dell’arretramento delle politiche sociali. Le priorità 1. Triplicare il bilancio delle politiche sociali in città, per ciascuno dei prossimi cinque anni dagli attuali 90 euro pro-capite (compresi i 14 milioni per il Reddito di cittadinanza) a 250 euro. 2. Ripensare l’insieme del piano per i servizi sociali ponendo come priorità un programma triennale per la stabilizzazione di almeno parte significativa degli operatori da tempo coinvolti nei servizi realizzati per conto del Comune dalle organizzazioni non profit che hanno cumulato un sapere operativo ed esperienze che vanno tesorizzate. 3. Far lavorare stabilmente da subito duecento persone (assistenti sociali, educatori e agenti di sviluppo con funzioni di promozione e di coordinamento sul campo) nei quartieri, con particolare attenzione ai quartieri fragili della città. E costruire subito in modo più largo convenzioni con gli enti del terzo settore con la massima tutela dei lavoratori relativamente a regolarità del pagamento del lavoro erogato, garanzia di costante formazione, messa in rete con tutte le esperienze italiane ed europee. 4. La disabilità cesserà di essere la cenerentola delle politiche sociali. La stesura di un bilancio partecipato sulla disabilità costituirà una discriminante fondamentale per la nuova amministrazione. Saranno stabilite relazioni costanti con le aziende, il mondo del commercio, le associazioni professionali e dei consumatori perché “l’investimento nella dfisabilità” diventi davvero “conveniente”. Sarà istituita presso il sindaco l’Ufficio speciale Tutele persone diversamente abili e di un centro cittadino, da subito fruibile dalle persone diversamente abili, come luogo di servizi erogati in modo partecipato, sportello unico e luogo di aggregazione, riflessione e socialità civile. 5. Accordarsi con enti pubblici - che sono grandi centri di spesa per riformare i capitolati inserendo clausole di coesione sociale nella selezione dei fornitori di beni e servizi e introducendo la carta risparmio. 6. Promuovere convenzioni con Inps e società fornitrici di servizi per arrivare a unificare le domande per sconti a favore delle categorie sociali più deboli. Acqua, gas, telefono, abbonamento TV, affitti). La stessa unificazione delle domande dovrà essere realizzata per gli sconti che il Comune offre e offrirà per i suoi servizi, dagli abbonamenti agli autobus ai libri all’iscrizione agli asili. Si tratta di una vera e propria carta risparmio di cui il Comune, che dal 30 giugno del 2006 avrà a disposizione le banche dati del Ministero delle Finanze sui contribuenti, si farà diretto promotore. 7. Incrociare le banche dati e agevolare i cittadini consentirà anche di far emergere quella fetta di illegalità, ovvero di persone che chiedono sconti senza averne diritto. Ciò consentirà un recupero di evasione che favorirà, secondo le norme appena entrate in vigore, le casse del medesimo comune, cui spetterà il 30% dell'importo recuperato. 8. Interventi solidali e incisivi sui bipiani di Ponticelli e Pianura per rendere vivibili le condizioni di vita dei nomadi. Concordare con le altre amministrazioni e autorità locali una programmazione vera dell’accoglienza, riducendo la tolleranza per condotte illegali. 9. Creare almeno altre dieci mense per senza fissa dimora e persone in difficoltà. 10. Nel quadro delle competenze del sindaco, sviluppare una strategia di intervento per rendere in ogni modo accogliente la città per i migranti. Sarà costituito un forum permanente per la integrazione presso la giunta comunale. 11. Creare non meno di cinquanta nuove strutture di accoglienza per la prima infanzia. Le risorse impiegabili L’amministrazione Rossi-Doria si impegna nel proporre a Governo e nuovo Parlamento l’emergenza di Napoli e del Mezzogiorno come grande questione di coesione sociale e nazionale che va trattata con un nuovo meridionalismo, capace di fare leva e sostenere le forze attive della società meridionale in una dimensione di sviluppo prossimale partecipato e di premialità a tutte le iniziative locali. Cinque obiettivi 1. L’amministrazione Rossi Doria si impegna ad approvare una delibera di Consiglio per destinare, per ogni impegno di spesa per lavori pubblici una quota del 15% per un fondo di solidarietà per l’equità e la partecipazione, per finanziare servizi sociali, interventi di animazione economico-sociale, servizi e attività di partecipazione diretta. 2. Proporre uno o più APQ servizi territoriali, per finanziare, per diversi anni, un piano straordinario di infrastrutturazione sociale delle periferie, con servizi di animazione socio-territoriale, promozione di attività economiche, servizi di prossimità . L’amministrazione Rossi-Doria comunque si impegnerà da subito a difendere il decisivo riconoscimento degli interessi della Napoli sociale entro i fondi FAS e tutte le misure europee. 3. Concertare con la Provincia e la Regione per un migliore uso dei fondi strutturali 2007-2013. Il comune dovrà concordare con la Regione alcune priorità, una ridiscussione dei vincoli in merito all’uso dei fondi e ai criteri di accreditamento delle strutture, facendo da capofila – non per la gestione – di alcuni programmi generali di intervento cofinanziati con i fondi strutturali. 4. Contrattare con la Provincia e la Regione un migliore uso dei fondi strutturali 2007-2013. Il comune dovrà concordare con la Regione alcune priorità, una ridiscussione dei vincoli in merito all’uso dei fondi e ai criteri di accreditamento delle strutture, facendo da capofila – non per la gestione – di alcuni programmi generali di intervento cofinanziati con i fondi strutturali. Contrattare con il nuovo Governo un rientro dei tagli previsti sul Fondo nazionale per le politiche sociali, nella prospettiva di un rilancio strategico della coesione sociale a Napoli nei prossimi cinque anni. 7 - UN PATTO PER LA SALUTE A NAPOLI Il sindaco è il responsabile della salute dei cittadini: questa prerogativa guiderà la politica in questa materia vitale per ciascuno. Gli indici di gradimento desunti da importanti ricerche di settore ed ampiamente pubblicizzate confermano che a Napoli il bisogno di salute - unitamente a quello della sicurezza rimane prioritario ma che alti sono gli indici di insoddisfazione dei cittadini sulla qualità percepita dall’offerta dei servizi, peraltro confermata dal persistere dei più alti indici di migrazione sanitaria verso altre Regioni. La Regione Campania ha promulgato il primo Piano Sanitario Regionale al fine di delineare la cornice di principi e di valori, entro i quali sono stati selezionati gli obiettivi di salute da assicurare alla popolazione campana, ed individuato i Soggetti coinvolti, i percorsi metodologici e le strategie per il cambiamento. Un documento politicamente dovuto da una coalizione di centrosinistra ma lasciato nel cassetto di qualche scrivania, totalmente scollegato dalla gestione nel senso che non rappresenta il documento di riferimento delle azioni regionali né aziendali. Lo stato del Servizio Sanitario ed il quadro sullo stato di salute a Napoli – analogamente ai servizi di welfare, scuola, sicurezza, infrastrutture – è in linea con il degrado e le criticità del Servizio Sanitario regionale ma caratterizzato da ulteriori squilibri e specificità, quali: 1) Il dimensionamento quali-quantitativo dei servizi presenti nella città è abnorme 2) Il sistema di offerta ospedaliero e distrettuale, pubblico ed accreditato, nella fruizione quotidiana da parte dei cittadini è tuttavia di gran lunga più arretrato rispetto a tante altre città italiane, europee ma anche di altre realtà della stessa regione Campania 3) I medici ed i pediatri di famiglia, nella maggioranza dei casi professionisti di valore e conoscitori del territorio che potrebbero e dovrebbero essere i modulatori dell’intero sistema, sono viceversa marginalizzati in un sistema di offerta troppo spesso isolato nelle relazioni cliniche e formative con l’ospedale ed il distretto e carente in termini di strutture e tecnologie L’azione integrata tra Comune di Napoli e Regione Campana, in spregio a quanto previsto dalla norma nazionale e dallo stesso Piano Sanitario Regonale, è inesistente, come dimostrano l’assenza di programmazione e di controllo da parte del Sindaco. Nel pieno rispetto delle norme vigenti (D. Lgs. 229/99 e Legge Delega 419/98) e dei ruoli tra Ministero della Salute, Regione, Comune, Università, Aziende sanitarie ed ospedaliere, ma analogamente a quanto già avviato in tante regioni e città grandi e piccole, il Sindaco intende esercitare, con pieni poteri e competenze, le prerogative assegnategli sui temi della Salute e della Sanità in quanto referente e responsabile della salute dei cittadini napoletani. Le priorità Un Patto per la Salute a Napoli con interventi tesi a: RAFFORZARE L’INTERAZIONE TRA COMUNE E REGIONE SVILUPPARE LA PARTECIPAZIONE CONSORZIARE I SERVIZI AFFINARE IL CICLO DELLA PROGRAMMAZIONE Si tratta quindi di attrezzare l’Amministrazione comunale, con professionalità e strumenti, così da fare sistema, rendendola interlocutore forte e consapevole tra i soggetti istituzionali, operando con determinazione per assicurare percorsi e programmi per tutela della salute, la qualità e l’uniforme ed equo acceso ai servizi; monitorando anche sul piano etico l’uso delle risorse e dei comportamenti gestionali e professionali; sperimentando, anche in questo settore, programmi di sviluppo economico ed occupazionale rendendo Napoli sede permanente e qualificata di iniziative tecniche e scientifiche sulla “salute dei cittadini”. E si dovrà in paricolare strutturare il modello di organizzazione del Comune attraverso 1) La costituzione dell’Assessorato per la Promozione della Salute, cui assegnare l’insieme delle deleghe e funzioni correlate in materia di ricerca, ambiente, educazione, sanità 2) L’ attivazione del Dipartimento per la Qualità della Vita, quale struttura tecnica di staff, di servizio, documentazione e ricerca per le attività dell’Assessorarto alla Salute ma anche dell’Assessorato alla Sicurezza, dell’Assessorato all’Educazione e dell’Assessorato al Welfare 8 - AMBIENTE E QUALITÀ DELLA VITA: UNA CITTA’ VIVIBILE, RESPIRABILE, PERCORRIBILE Oggi lo stato dell’ambiente a Napoli è ben lontano dal soddisfare anche i più elementari bisogni dei cittadini. Esso anzi è lo specchio più evidente del degrado napoletano, per la sporcizia diffusa, per l’illegalità evidente, per l’invasione delle auto private che non lasciano spazio ai cittadini neppure sui marciapiedi, per l’esercito di motorini che non rispettano norma alcuna, per la pessima qualità dell’aria, per una politica urbanistica fatta di chiacchiere, per la sottoutilizzazione dei beni culturali, per gli sprechi di risorse naturali e di energia, per l’assoluta mancanza di strategie e di obbiettivi condivisi dalla partecipazione dei cittadini. La tutela dell’ambiente, intesa come valorizzazione per lo sviluppo locale e non solo come conservazione, è un obiettivo che dovrà impegnare tutta l’attività della nuova amministrazione. Ciò è necessario se si vuole perlomeno riaprire la speranza che uno stato diverso dell’ambiente a Napoli, e dunque una migliore qualità della vita e della salute dei napoletani, può essere possibile. Per contrastare il degrado in atto occorre dunque assumere per il programma del Sindaco l’obiettivo e il vincolo della sostenibilità ambientale. Le priorità • Ricreare condivisione di valori e di comportamenti per una cultura coerente con obiettivi di tutela-valorizzazione ambientale, attraverso un governo aperto alle istanze e alla partecipazione dei cittadini, e un massiccio programma di educazione permanente alla cittadinanza attiva • ripensare il modello della mobilità attraverso una progressiva limitazione dell’auto privata nel contesto urbano, e realizzare molti piccoli parcheggi (ex legge Tognoli) e riattivare le centraline di rilevamento dell’inquinamento urbano; • ripensare il modello di consumo di risorse ambientali: l’acqua (che è deve essere un bene pubblico). L’Amministrazione comunale deve perseguire una politica di riduzione degli sprechi (riduzione delle perdite di rete ecc.) e degli usi impropri (uso di acqua potabile li dove è possibile utilizzare acqua piovana o “reflui bianchi”); le risorse energetiche fossili il cui consumo crescente aumenta l’effetto serra e l’inquinamento e, di conseguenza, agisce negativamente sulla salute dei cittadini. L’Amministrazione Comunale dovrà costituire il primo esempio ai cittadini per quanto attiene il decoro estetico e l’efficienza energetica degli edifici, ecc.; • risolvere il problema dei rifiuti (vedi programma rifiuti); • ri-governare l’urbanistica e il territorio con scelte coerenti con gli obiettivi di tutela-valorizzazione ambientale, realizzative centrate sul bisogno dei cittadini, a partire dal diritto alla casa, valorizzando anche il patrimonio immobiliare del Comune, e ispirate al riuso degli spazi e dei contenitori e non al consumo additivo di spazio e di materiali; • integrare la valorizzazione del patrimonio naturale e storicoculturale della città in un programma di sviluppo locale compiuto e definito, superando l’episodicità e la settorialità dell’approccio attuale; • innovare le forme, la qualità e gli strumenti della governance comunale. In particolare serve: l’adozione della pianificazione strategica a tutti i livelli dell’amministrazione (obiettivi validati attraverso la - - - - - partecipazione attiva e istituzionalizzata dei cittadini, misurazione delle prestazioni e dei risultati conseguiti dalle azioni messe in campo per realizzare gli obiettivi, rendiconto puntuale e periodico ai cittadini); la riorganizzazione del sistema di monitoraggio dei dati e dello stato dell’ambiente cittadino al fine di avere un quadro affidabile, ed evolutivo, della situazione su cui intervenire; l’adozione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per tutte le azioni dell’amministrazione, al di là degli obblighi normativi l’adozione delle Valutazione Ambientale Strategica (VAS) per internalizzare l’obiettivo della sostenibilità ambientale delle strategie adottate dall’amministrazione comunale nei diversi settori di intervento, a partire dal Piano Urbanistico Comunale (PUC); l’adozione di tutti gli strumenti programmatici strategici necessari a realizzare gli obiettivi di tutelavalorizzazione, a partire dalla redazione della Relazione Annuale sullo Stato dell’Ambiente cittadino, per proseguire poi con tutti gli strumenti programmatici necessari: piano di risanamento della qualità dell’aria, piano energetico comunale, zonizzazione acustica e piano di risanamento, piano degli ecosistemi naturali (suolo sottosuolo e acque, dissesto collinare, costa), quelli strettamente collegati alla tutela-valorizzazione ambientale (salute, sicurezza e serenità delle persone), ecc; la predisposizione e l’attuazione di un programma straordinario che ripristini la legalità ambientale e il rispetto delle regole, attraverso un sistema di premialità per i comportamenti virtuosi e forme sanzionatorie per i comportamenti illeciti, con il coinvolgimento della cittadinanza e dei Corpi di Polizia interessati. Mobilità e vivibilità. Una gestione efficiente del sistema della mobilità richiede che si tenga conto in modo equilibrato delle sue componenti tentando, il più possibile, di favorire pedoni e ciclisti che rappresentano la parte debole del sistema. La gestione della mobilità si tradurrà in 4 azioni principali: o rendere, con opportuni dispositivi, la circolazione veicolare scorrevole; o mettere a disposizione spazi (blu) per la sosta (breve) dei veicoli privati; o creare isole pedonali (a Napoli il problema delle piste ciclabili è stato affrontato solo sulla carta!); o realizzare celermente i parcheggi di scambio già in cantiere e progettati. La nuova amministrazione comunale si doterà di un’Agenzia per la Mobilità all’altezza della complessità dei problemi che devono essere affrontati e risolti. L’Agenzia per la Mobilità sarà dotata di personale con competenze di alto livello e di tutta la strumentazione tecnica (hardware e software) indispensabile per affrontare i complessi problemi sul tappeto, potrà essere costituita riunendo i tecnici del settore del Comune e delle principali aziende di mobilità partecipate. La politica di creazione di aree pedonali riprenderà slancio e verrà estesa, con la medesima attenzione utilizzata per il centro di Napoli, ai centri periferici nei quali esistono esigenze innegabili di miglioramento dei livelli di vivibilità. Con la entrata in funzione delle linee metropolitane in via di attuazione, vi sarà una progressiva azione volta a strappare al traffico e all’inquninamento le aree servite dalla metropolitana stessa, nella prospettiva di creare vaste zone pedonali tra loro collegate con percorsi pedonali protetti e ciclabili. Infatti gli spostamenti pedonali costituiscono la maggior parte degli spostamenti che la popolazione ogni giorno effettua e vanno protetti e facilitati. Il controllo della sosta non può limitarsi, come oggi avviene a quella nei parcheggi blu. Il rispetto del codice della strada non può essere considerato un optional affidato quasi solo alla sensibilità ed al senso civico del singolo automobilista. La Polizia Municipale dovrà realizzare un effettivo controllo sugli automobilisti rivedendo l’organizzazione del servizio oggi offerto e intervenendo sulle carenze che il Corpo presenta attraverso un processo di empowerment partecipato delle risorse. La nuova amministrazione si impegerà in modo particolare a: - incentivare a 360 gradi l’uso del mezzo pubblico attraverso una metodologia di educazione alla mobilità da attuare in primo luogo nelle scuole; - rendere effettivo il ruolo del Mobility manager aziendale e del mobility manager di area per attuare efficaci piani di spostamento casa-lavoro; - riesaminare numero, tempi e costi degli spazi di sosta regolamentati con l’obiettivo prioritario di decongestionare il centro; - dedicare una attenzione costante all’organizzazione e alle caratteristiche della manutenzione stradale entro il rilancio funzionale delle municipalità. 8 – CULTURA, TURISMO, FRUIZIONE E TEMPO IN CITTA’ PREMESSA Fino a oggi la città di Napoli non è riuscita a individuare una logica complessiva in grado di coordinare le attività culturali, turistiche e del tempo libero. Cultura, turismo e loisir – tre pezzi di un unico grande contesto in cui si agitano e maturano risorse locali e risorse esterne, pubblici locali e flussi turistici – sono ambiti che potrà convenire tenere in questa sede insieme, per considerarne ogni volta che sarà opportuno le evidenti specificità. Converrà qui accostare i tre settori in quanto essi sono pesantemente determinati dalle obiettive condizioni di crisi della città, che limitano e ostacolano il pieno sviluppo delle loro potenzialità, fortunatamente notevolissime: pensiamo a fattori quali l’illegalità diffusa e la carenza di sicurezza, o l’inadeguato funzionamento di servizi essenziali. Ma converrà accostare i tre settori anche per quanto essi – in positivo – possono contribuire a far venire la città fuori dalle sue condizioni critiche: pensiamo allo sviluppo economico e sociale che essi possono determinare o favorire, ma anche alla crescita del cittadino e della comunità che può venire dalla creazione di più numerose e valide occasioni di incontro e confronto, di accoglienza e ascolto, di accesso a nuovi contenuti ed espressioni culturali dai quali trarre beneficio, di scoperta o riscoperta di un patrimonio trascurato di cultura tradizionale al quale sentire orgogliosamente di appartenere. Converrà, infine, affiancare i tre ambiti poiché è soltanto intrecciandoli e leggendoli in una logica più ampia e non settorializzata che si potrà far sì che anche a Napoli, pur nel rispetto delle particolarità locali, essi diventino un reale traino allo sviluppo e alla crescita urbana, sia sotto il profilo socio economico, che sotto il profilo culturale. LA SITUAZIONE ATTUALE In assenza di una vision complessiva in grado di coordinare e indirizzare attività diverse ma analoghe, nell’ultimo decennio (nonostante l’enfasi posta in particolare sulla cultura e sul turismo) si è assistito ad un progressivo sfarinamento delle politiche di indirizzo, mancando di affrontarne gli snodi nevralgici che pure altrove, letti e interpretati, hanno rappresentato opportunità di sviluppo concreto. Sul versante del turismo è mancata del tutto l’idea della costruzione di un prodotto turistico e quindi della definizione di un’unicità dell’offerta, oggi assolutamente fondamentale per attrarre, mantenere, rafforzare e rinnovare i flussi turistici. In particolare la città pare puntare su progetti troppo generalisti e su messaggi altrettanto deboli, poiché già fortemente connotati altrove e comunque con una qualità e una quantità di offerta decisamente più elevate, tanto da rappresentarne in taluni casi “l’attrattore basilare”, il cardine identitario (città d’arte, nuovo acquario, museo d’arte contemporanea, etc.). D’altra parte, si continua a porre eccessiva enfasi sia sulla centralità della ricettività alberghiera che sulle bellezze naturali, mentre non si pone alcuna attenzione ai pubblici esistenti e potenziali e alla loro analisi, ossia alla comprensione delle motivazioni che spingono le persone a frequentare la città e alle motivazione che potrebbero indurle a recarsi a Napoli. Relativamente ai servizi normali di ricettività e ristorazione per quanto negli ultimi anni si sia verificata una diversificazione in fasce ed un deciso aumento dell’offerta, la città continua tuttavia a soffrire di prezzi mediamente troppo alti a fronte di standard bassi delle stesse strutture (in particolare quelle di ristorazione, come testimoniato dalel grandi guide internazionali che poco credito assegnano ad esse). In generale, le attività e i progetti in ambito turistico hanno nella grande maggioranza dei casi carattere“spontaneistico e mancano di organizzazione e di coordinamento strategico anche nei confronti degli altri livelli territoriali (provinciali, regionali, interregionali, nazionali)1. I pochi progetti avviati dal comune sono strategicamente isolati, scarsamente condivisi con gli altri attori locali e tendono a limitare la loro efficacia alla sola componete superficiale (di comunicazione) piuttosto che agire a livello strutturale (organizzazione turistica territoriale, offerta integrata, miglioramento della qualità dei prodotti esistenti, miglioramento dei processi operativi, etc.)2. Sul versante cultura vale un discorso analogo. Istituzionalmente è stata posta poca attenzione alla valorizzazione dei patrimoni locali, (ad esempio quello musicale classico e folclorico; lo straordinario patrimonio del Museo Archeologico; la città stratificata e il sistema di cavità sotterranee), anche attraverso formule di gestione innovativa, puntando invece su interventi o su idee non caratterizzanti e inflazionate (ancora il museo d’arte contemporanea). Allo stesso tempo si sono perduti e sperperati per incapacità di rinnovamento alcune iniziative che gestite inizialmente da privati avevano dato lustro e slancio alla città (vedi Maggio dei Monumenti). Inoltre, la cultura sembra meritare incentivi solo a favore del turista e non della comunità locale che, invece, è quella che deve assicurare la permanenza della cultura anche negli aspetti della vita quotidiana. Trascurando l’idea di identità di un popolo e della sua appartenenza al territorio, si è promossa una cultura che non si fonda sull’interesse della cittadinanza ma solo sull’indotto economico che essa ipoteticamente potrebbe generare. Sotto questo profilo, i Le attività e i progetti in ambito culturale sono statiorientati quasi esclusivamente all’utilizzo dei finanziamenti pubblici, per di più, senza alcuna preoccupazione della sostenibilità: ci si è preoccupati solo della fase iniziale di ristrutturazione senza preoccuparsi della loro manutenzione e valorizzazione nel tempo. Le azioni avviate, inoltre, hanno richiesto tempi lunghissimi di realizzazione e hanno trascurato le importanti sinergie che si sarebbero potute attivare (seppur con la dovuta cautela e il dovuto controllo) con il capitale privato. Queste considerazioni riguardano anche e soprattutto l’opportunità 1 Ne sono un chiaro esempio: i) la mancanza di una commissione consiliare comunale permanente sul turismo (il turismo rientra solo marginalmente nelle attività trattate dalla commissione cultura e dalla commissione attività produttive) nonostante l’importanza strategica del settore per la città di Napoli e per la Campania in generale più volte sottolineata dalle istituzioni; ii) la mancanza di un piano strategico di sviluppo turistico della città di Napoli, ve ne uno regionale tra l’altro estremamente vago; iii) mancanza di coordinamento e confronto in sede regionale sulla legge di riordino del settore turismo in questi giorni portata in consiglio regionale dall’Assessorato regionale al turismo (legge tra l’altro si presenta eccessivamente polarizzata sul livello territoriale regionale a scapito dei livelli territoriali comunale e provinciale mostrandosi non in sintonia con il principio sussidiarietà e il principio e di concertazione a fondamento delle politiche dell’UE e della Legge Quadro sul Turismo 135/2001.) 2 Ne sono un esempio le attività di promozione che puntano sull’accoglienza come punto di forza, senza affrontare il problema reale della sicurezza (tra l’altro il problema sicurezza è stato recentemente sollevato dallo stesso assessore regionale al turismo nei confronti del prefetto di Napoli), o le attività di accoglienza/promozione nei confronti dei tour operator nazionali e internazionali senza preoccuparsi di progettare preventivamente prodotti turistici integrati, nonché le attività di promozione di eventi come “Maggio dei Monumenti” senza preoccuparsi di organizzare e coordinare preventivamente l’offerta locale in modo organico ed efficace. mancata del P.I.T. Napoli e dei quasi 100 mln di euro messi a disposizione dal P.O.R. L’idea forza del P.I.T., infatti, si presenta troppo vaga e comunque non supportata dalla definizione di obiettivi specifici concreti. Le attività di riqualificazione e i progetti posti in essere si presentano, di conseguenza, tra loro scollegati e privi di un disegno strategico unico. La politica di relazione con i privati, pur in presenza di sostegno a iniziative interessanti, poi è stata più o meno assistenzialistica, non connotata da una direzione di fondo e poco partecipata, poco discussa con le varie energie esistenti in città. Soprattutto, si è posta pochissima attenzione sui risultati. Cosicché alcune iniziative interessanti sulla carta vanno a morire nella pratica, perché mal gestite e mal preparate. Manca, infine, una politica di valorizzazione del territorio e di disseminazione sullo stesso di attività e di luoghi “culturali” o comunque di spazi in grado di fungere da attrattori o da contenitori (ad es, biblioteche di quartiere).In particolare si evidenzia la carenza di istituzioni formative sul versante delle arti, anche laddove esiste una forte tradizione o comunque un tessuto produttivo tale da giustificarne l’esistenza. Sul versante del tempo libero più in generale il discorso è al contempo articolato e complesso, anche se viaggia nella medesima direzione. È evidente la pessima gestione della vitalità di iniziative che rispondono a una domanda proveniente dai city users (vedi i due estremi: centri sportivi e locali notturni). Poco decisa è la sistemazione di quello straordinario sistema di offerta integrata che esiste nell’area di Fuorigrotta che potrebbe diventare una vera e propria cittadella del tempo libero con attività ricreative, culturali e sportive. Sotto il profilo dell’attività amministrativa progetti e attività sono del tutto assenti, come testimoniano le relazione della Commissione Cultura che ha tra i propri compiti anche il Tempo Libero e la promozione delle attività sportive: le prime sono assenti, le seconde si limitano esclusivamente alle problematiche dello stadio San Paolo e alla convenzione con la Società Calcio Napoli In generale si lamenta la mancanza di una logica complessiva capace di integrare in un’unica visione turismo, cultura e loisir, come tre pezzi di un unico grande contesto in cui si agitano e maturano risorse locali e risorse esterne, pubblici locali e flussi turistici. I PRINCIPI E LA METODOLOGIA DELL’AMMINISTRAZIONE ROSSI DORIA - I progetti in ambito culturale, finora orientati quasi esclusivamente all’utilizzo dei finanziamenti pubblici, non dovranno trascurare tutte le possibili, importanti sinergie che si possono attivare – con la dovuta cautela – con il capitale privato. A tal proposito vanno stabilite nuove metodologie nella relazione con i privati, superando la logica del contributo e ragionando, piuttosto, in un’ottica di coproduzione che scaturisca dal confronto e dall’ascolto degli operatori cittadini. - Le risorse per la cultura, considerata la loro limitatezza, saranno utilizzate prevalentemente in direzione del duraturo e non dell’effimero, e non favoriranno la prolificazione incontrollata di piccoli eventi. Dovrà essere prevista e garantita la sostenibilità dei progetti. - I progetti mireranno a valorizzare il patrimonio culturale locale mettendolo a sistema. - I progetti mireranno a valorizzare le particolari tradizioni e vocazioni culturali presenti nel patrimonio locale, ma in una percentuale non irrilevante saranno caratterizzati da significative aperture sperimentali. - Ci si muoverà per il recupero sistematico dei luoghi cittadini di eccellenza che mancano ancora all’elenco di quelli fruibili e per l’individuazione delle più giuste tipologie di iniziative cui destinarli, anche al fine di collocare adeguatamente attività rilevanti e ancora prive di una propria sede stabile. - Ci si muoverà per individuare i luoghi monumentali e paesaggistici non propriamente eccellenti, al fine di averne un quadro completo, semmai municipalità per municipalità, e di favorirne il recupero e la fruizione specialmente da parte della popolazione residente (scuola, anziani, disabili, immigrati, ecc.); tali luoghi e sedi, dilatando il centro della città, valorizzando il territorio e disseminandolo di attività culturali, possono contribuire incisivamente alla crescita del sentimento di appartenenza al proprio territorio, stimolare a un impiego proficuo e qualificato del tempo libero, assicurare la permanenza della cultura anche negli aspetti della vita quotidiana. - Ci si muoverà per vitalizzare le periferie con progetti forti, considerando tale obiettivo un’assoluta priorità cui destinare i maggiori finanziamenti. - Ci si muoverà per allargare le proposte d’uso e incrementare la fruizione dei beni culturali (musei, monumenti e aree monumentali, biblioteche e archivi), coinvolgendo sia gli enti proprietari e gestori che gli enti (scuola in primis) e le associazioni di riferimento dei fruitori ed individuando servizi e contributi che l’Amministrazione potrà dedicare a tale scopo. - Ci si muoverà per favorire ogni forma di impiego di esperienze e competenze interne alle diverse istituzioni attive sul territorio, sempre meno utilizzate ovvero utilizzate per compiti per lo più burocratici o per l’organizzazione di eventi più o meno impegnativi. - Si interverrà per ovviare alla carenza di istituzioni formative sul versante delle arti, anche laddove esiste una forte tradizione o comunque un tessuto produttivo tale da giustificarne l’esistenza. - A monte di tutto ciò, tuttavia si dovrà ipotizzare un modello di gestione complessivo della città e dei suoi territori sotto il profilo delle attività culturali, secondo un movimento paritario e complementarizzato verso le Municipalità, sia in termini economici, che in termini di saperi e di know how. - L’ente pubblico dovrà assumere dunque una funzione di armonizzazione e di razionalizzazione delle vocazioni culturali emergenti da ogni territorio, inizialmente stimolandone attraverso studi, ricerche e attività la definizione, poi sostenendone le progettualità. Infine inquadrandole in un contesto ampio e complessivo. - Attività e progetti in ambito turistico non dovranno più avere carattere spontaneistico; essi dovranno piuttosto rientrare in un piano strategico di sviluppo e agire a livello strutturale. - Si tenderà a sviluppare anche un turismo dell’esperienza, che, proiettando il visitatore nella cultura e nella realtà del luogo visitato, punti da un lato sulla valorizzazione di “attrattori” nuovi rispetto a quelli tradizionali, rintracciabili sia nelle attività tradizionalmente esistenti, che in nuove eventualmente valorizzabili; dall’altro sulla valenza socio-culturale oltre che su quella squisitamente economica; essendo tale turismo dell’esperienza particolarmente interessante per un pubblico meno facoltoso, andranno incentivati la creazione e il funzionamento di strutture ricettive e di ristorazione a prezzi accessibili e controllati, intervenendo sulla tendenza della città a offrire prezzi mediamente troppo alti a fronte di standard bassi e a non garantire trasparenza e legalità. - Si farà in modo che nuove iniziative estendano all’intero anno l’interesse turistico per la città. - si farà in modo che si sviluppino in città altri turismi, ossia movimenti legati non solo ai beni culturali e ambientali, ma – ad esempio – all’alta formazione umanistica, artistica e scientifica, alle attività economiche, allo sport, etc - Attività e progetti in ambito di tempo libero debbono necessariamente essere coordinati e sviluppati in accordo con soggetti privati, tuttavia favorendone lo sviluppo in particolare innovativo, quindi non connesso solo ad ambiti più tradizionali (cinema, teatro, etc.), i quali tuttavia dovranno essere maggiormente stimolati, anche attraverso l’introduzione di sistemi qualitativi in grado di migliorarne l’attrattiva, sia per il pubblico interno che pre il pubblico esterno alla città. - In particolare si dovrà provvedere alla riqualificazione, rifunzionalizzazione, ridestinazione e ampliamento di spazi e cubature di proprietà del comune; allo sviluppo e al supporto delle attività sportive, alla realizzazione di eventi e di manifestazioni a carattere promosse direttamente dal Comune e/o da soggetti esterni ad esso e fondamentalmente destinate ai city users. In generale si introdurranno criteri di finanziamento e produzione attraverso gare e bandi aperti anche a soggetti esterni alla città e si concorderanno le varie attività con tutti gli altri soggetti coinvolti e disponibili (Soprintendenze, Regione, Provincia, associazioni, soggetti privati), distinguendo tra: a) “attività culturali” da finanziare senza prevedere necessariamente un ritorno economico, in quanto fondamentali per l’intera comunità; b) “attività turistiche” che devono garantire un ritorno economico in termini di PIL e di sviluppo del tessuto imprenditoriale e dell’artigianato locale; c) “attività miste”, caratterizzate da una valenza turistica ma anche da una chiara connotazione culturale, da finanziare prevedendo un ritorno economico necessario alla sola copertura dei costi; d) “attività per il tempo libero”, che, a seconda della tipologia dell’iniziativa e del livello di coinvolgimento di soggetti privati, potranno essere a fondo perduto, no-profit o con ritorno economico. PRIMA DI PARTIRE - Occorrerà indagare approfonditamente la complessa composizione dei destinatari degli interventi da effettuare in tutti e in ciascuno di questi tre ambiti. Anche dalla conoscenza dei pubblici attuali e potenziali e delle esigenze consapevoli e inconsapevoli di tutti i destinatari possono derivare le scelte più opportune in termini di progettazione. - Occorrerà prendere le mosse da quanto di buono è stato fatto in passato, facendolo divenire punto di partenza per la costruzione di nuove politiche e di nuove attività, coinvolgendo in una grande campagna di ascolto tutti gli operatori dei settori cultura, tempo libero e turismo. Per il settore cultura, occorrerà compiere un’attenta analisi della spesa effettuata nell’ultimo quinquennio al fine di comprenderne l’entità e l’impiego. - Occorrerà creare una mappa della città culturale, turistica e del tempo libero, articolata per municipalità, al fine di individuare attività esistenti, luoghi e spazi attivi o attivabili; ipotizzare modelli di gestione e di contenuto; determinare il fabbisogno reale. PRIORITA’ - Studiare progetti di vitalizzazione delle periferie. - Studiare forme di incentivazione e sostegno per la realizzazione di strutture ricettive e di soluzioni utili per i fruitori del turismo dell’esperienza. - Valorizzare il patrimonio e le iniziative locali, partendo ovviamente da ciò che è già in essere, ma manca di sistematicità, logica e sviluppo. - Mettere a punto il sistema di comunicazione dell’offerta culturale, turistica e del tempo libero destinata a utenti residenti e non, stabilendo il principio della programmazione tempestiva e concertata delle iniziative. PROPOSTE E IDEE - Ridefinizione e potenziamento delle funzioni e attività delle Biblioteche di quartiere, da dotare di nuovi servizi (mediateca, postazione Internet, ecc.) e, in prospettiva, trasformare in centri culturali e di documentazione costituiti anche con il concorso degli abitanti. Tali centri si specializzeranno nella produzione, ricerca, conservazione e valorizzazione di materiali culturali significativi per la gente che vi abita - e di appeal anche per il turista – e produrranno un giornale o una pagina di un unico giornale cittadino. - Creazione di Scuole-Officine della cultura: spazi di formazione ed educazione per alcuni dei mestieri (ad es.: il restauratore, l’artista presepiale) della cultura, da individuare. - Creazione di una o più strutture che mettano a disposizione, a prezzi contenuti, spazi (con servizi) utilizzabili da compagnie teatrali, gruppi musicali, artisti, ecc. - anche “dilettanti” -, per laboratori ed esibizioni. - Creazione di un Palazzo delle Arti dove sia il percorso espositivo che quello formativo possano trovare il giusto rilievo. In uno spazio vasto quale quello dell’ex Albergo dei poveri, potrebbero trovare posto sale d’ascolto, teatri di posa, sale espositive e spazi adibiti alla formazione di figure artistiche, tecniche e professionali del settore dello spettacolo, come quella attualmente finanziata dal P.O.R. Campania 2000/2006 (esperto in tecniche di illuminazione per cinema e televisione, esperto in montaggio audiovisivo, esperto in tecniche di danza jazz e musical, tecnico del suono, recitazione cinematografica e televisiva). Gli spazi all’aperto del complesso potrebbero ospitare eventi creati nei laboratori dello stesso Palazzo delle arti o provenienti da realtà simili a livello nazionale o internazionale. - Creazione di centri culturali territoriali di natura specialistica o polifunzionale gestito dalle associazioni/società/realtà attive nel campo della produzione e distribuzione artistico-culturale che si siano distinte negli anni per un lavoro costante e continuativo sul territorio napoletano. Spazi di diffusione, ricerca e sperimentazione dei linguaggi e dei saperi artistici; luoghi di intrattenimento culturale, coerenti con le vocazioni territoriali delle municipalità, dove potere assistere a manifestazioni di artisti locali, nazionali e internazionali e dove si diano occasioni di collaborazione, scambio e interazione tra la cultura cittadina e quella mondiale (attraverso l’avviamento di progetti comuni o con la pratica del workshop: l’artista straniero risiede per un certo periodo in città e coinvolge i giovani della città nell’elaborazione di uno spettacolo/prodotto culturale/evento). Centri dove svolgere corsi di formazione rivolti a tutti i cittadini interessati al mondo dell’arte, nelle sue diverse articolazioni, luoghi di incontro e svago, aree di produzione, distribuzione e consumo culturale a 360°, animati da una logica di superamento dell’idea di arte e della cultura come settori a compartimenti stagni (il film al cinema, il concerto nel club, il libro in libreria, il cibo al ristorante, etc) e dall’obiettivo di produrre intersezioni, ibridazione e circuiti virtuosi tra le proposte, i progetti e i “pubblici” a cui si rivolge. Infine un luogo che nel costituire uno “stimolo” costante per la popolazione locale svolge anche rilevanti funzioni di socialità/socializzazione. - Creazione di centri per la valorizzazione e la vendita dei prodotti enogastronomici cittadini. - Progettazione di iniziative di pubblicità-progresso dedicate alle tematiche culturali e del tempo libero. - Potenziare l’offerta degli attuali City Sightseeing Tours. - Archivio storico comunale. - Riapertura del Museo Filangieri. - Riutilizzo delle numerose aree a verde (ex-agricolo), inserite nel Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, in collaborazione con il suo Ente di Gestione (gestione commissariale scaturita dalla conferenza tra Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Napoli del 2003), in modo da agevolare una razionale politica di difesa idrogeologica del terreno, un’acquisizione di nuove zone da destinare al tempo libero ed allo svago, un possibile avvio di attività produttive (vivaistica, allevamento di animali di fattoria e domestici, produzioni conserviere tipiche ed artigianali, ecc.) da affidare a cooperative di giovani anche come occasione di formazione permanente e, infine, per il recupero di un’edilizia rurale che potrebbe costituire, al tempo stesso, una preziosa testimonianza storico-culturale ed un patrimonio da utilizzare proficuamente per attività moderne. - Valorizzazione e cura delle principali strade della città, anche liberandole dal commercio abusivo, da destinare a zone da individuare. - Realizzazione di progetti dedicati all’inclusione delle comunità straniere residenti in città. - Iniziative destinate alla diffusione della cultura musicale (Teatro per la musica di innovazione; progetti musicali con le scuole e con particolare attenzione ai quartieri più a rischio). - Promozione di iniziative ludiche in spazi pubblici (un esempio: gli spazi attrezzati di piazza Medaglie d’oro, di piazza Quattro giornate e di via Ruoppolo sono largamente utilizzati) - Progettazione degli interventi da attuare nel settore delle attività sportive e soprattutto di quelle vicine alla tradizione napoletana. - Progettazione di attività di sensibilizzazione su tematiche culturali specifiche (legalità e altre). - Riqualificazione di risorse turistiche primarie (Terme di Agnano, Mostra d’oltremare e altre strutture di Fuorigrotta, Albergo dei poveri, Parco degli Astroni, Ipogei funerari ellenistici e altre aree del sottosuolo di interesse culturale e geologico, Sferisterio). - Sviluppo permanente e programmato di attività di scambio e di formazione fra artisti locali e gli artisti giunti in città per lavoro, in particolare se inseriti all’interno di attività promosse, realizzate o finanziate dall’ente pubblico.