PROGRAMMA
DEL CANDIDATO SINDACO DI NAPOLI
MARCO ROSSI – DORIA
UN PIANO PER NAPOLI
UN PATTO PER NAPOLI
Per lo sviluppo integrato e sostenibile di una
città plurale, aperta, multicentrica,
partecipativa
Napoli deve essere la città di chi ci vive, ci abita, ci lavora, ci
studia. Di chi la visita. Di chi viene da fuori a cercare lavoro,
a studiare nelle sue università, a creare impresa.
Deve ispirare tranquillità e non paura in ogni suo quartiere.
Deve riconquistare il rango di città europea e internazionale,
entrare di pieno diritto nella rete delle grandi metropoli
mondiali. Contemporaneamente deve curare l’integrazione
vera con il grande agglomerato metropolitano di cui è parte
centrale.
Deve essere accogliente per chi ci abita. Deve curare
l’accoglienza di chi ci arriva con la speranza di trovare una
vita attiva e decorosa. Deve essere attraente per chi vuole
stabilirci attività economiche o sceglierla come luogo di
adozione in ambito culturale e di ricerca.
Deve essere attenta ai più deboli, curare opportunità,
sostenere dialogo e unità tra le sue molte parti e anime e
favorire integrazione e partecipazione effettiva ai processi
decisionali e di governo. Deve fare crescere patti di
cittadinanza.
Non sono le case di bei tetti né le pietre di mura ben costruite, né i canali o i cantieri
navali che fanno la città bensì gli uomini capaci di usare le occasioni che si offrono loro
(Aristide il Giusto)
Sono gli uomini che fanno la città, non le sue mura o la sua flotta.
(Tucidide)
La città sono le persone.
(Shakespeare)
1 – DEMOCRAZIA DELIBERATIVA
Convivenza civile
Napoli ha bisogno innanzitutto di uno sviluppo e di un rilancio della
convivenza civile.
La città sono i legami tra i cittadini ed il modo di convivere
pacificamente, cooperando al bene comune.
Da questo punto di vista la nostra è una città che è
contemporaneamente piena di risorse e potenzialità ma anche
profondamente in crisi.
Abbiamo molte risorse umane a disposizione che fanno un prezioso
lavoro teso a fare funzionare le cose e creare quotidiana coesione
sociale. Ma, al contempo, i legami sono devastati dalla violenza,
dall’illegalità, dal degrado dei servizi, delle funzioni pubbliche mal
gestite.
C’è bisogno di nuova politica: la città, la polis, appunto, ne ha
bisogno.
Infatti, per fare qualunque cosa che modifichi davvero gli assetti
attuali, ci vogliono accordi fra gruppi e individui con culture,
desideri, linguaggi e interessi molto diversi.
E’ necessaria una grande apertura e una reale disponibilità non solo
all’ascolto, ma anche all’accordo.
Ci vuole attenzione al lessico e al metodo deliberativo condiviso e ci
vogliono forme trasparenti di dibattito pubblico e di costruzione di
accordi espliciti, che rendano visibili costi e i benefici di possibili
alternative e offrano garanzie ai soggetti deboli e in generale a chi
ha meno voce.
Inoltre molti problemi della città sono realmente complessi, come si
dice, e non è sempre possibile trovare una soluzione definitiva, o
che accontenti tutti.
Però è possibile affrontare i problemi
complessi, invece di negarli, e provare a “ridefinirli” in modo che
siano meno intrattabili, cercando di realizzare giochi “a somma
positiva” che consentano di attivare le parti migliori di gruppi e
singoli.
Va costruito un sistema di patti diffusi.
Restituire al cittadino la gestione del quotidiano
Il primo passo per una convivenza costruita è che i cittadini
possano riprendere in mano in modo responsabile la cura del
quotidiano. La gestione partecipata dai servizi alla persona è
elemento qualificante del servizio; la possibilità del cittadino di
conservare e acquistare potere di decisione sulla propria vita passa
per la partecipazione.
Per partecipazione intendiamo quell’insieme di procedure, codificate
internazionalmente, che vanno sotto il nome di democrazia
deliberativa e che danno modi, metodi, tempi ai processi decisionali
pattuiti e diffusi, intesi come processi che favoriscono adesione
consapevole e difesa delle scelte tese a fare funzionare lo spazio
pubblico comune. Si tratta di negoziazione tra parti, gruppi,
persone diverse su cosa e come fare le cose insieme che è anche
un processo di condivisione delle scelte, della costruzione delle
soluzioni.
I servizi partecipati educano il cittadino in quanto lo mettono in
condizione di riflettere su decisioni ed indirizzi invece che limitarsi a
richiedere soluzioni costruite e gestite da altri o estorcere
provvidenze.
I servizi non partecipati alimentano, invece, parassitismo
dipendenze e clientele.
Decentramento e municipalità
Il decentramento amministrativo ha finalmente trovato le forme
delle nuove municipalità (v. anche macchina comunale). Le
municipalità, se strutturate adeguatamente, possono, sotto la guida
di presidenti di alto profilo, diventare fattori di ascolto e di
partecipazione dei cittadini alla definizione e all’attuazione delle
politiche per il territorio.
La nuova amministrazione si impegnerà a far si’ che le municipalità
assumano le loro funzioni nel più breve tempo possibile, evitando in
tal modo di frustrare le aspettative dei cittadini.
Le municipalità dovranno dotarsi di strutture permenenti di analisi
dei problemi del territorio (Osservatori tematici) e di partecipazione
attiva dei cittadini (assemblee e consulte).
Lo strumento del referendum, che dovrà essere confermato entro lo
statuto comunale, dovrà essere utilizzato ogniqualvolta sul territorio
saranno progettate iniziative di ampio respiro (sistemazione di
grandi spazi puibblici, utilizzazione di strutture esistenti,
localizzazione di impianti industriali). In ogni caso i referendum
vanno istruiti attraverso procedure di democrazia partecipativa.
Andrà assicurato il regolare coordinamento dei presidenti delle
municipalità su tutti i temi comuni e, in particolare, sulle questioni
di budget che vanno concordate. Sarà assicurata la vigilanza
affinché si realizzi, tra le diverse municipalità, una parità
nell’esercizio dei diritti e nella distribuzione delle risorse.
Il sistema di elezione per le municipalità andrà reso omogeneo con
il sistema di elezione comunale, con doppio turno e possibilità di
voto dissgiunto tra lista e presidente.
2 - COSTANZA DI AZIONE A TUTELA DEL DIRITTO
DEI CITTADINI ALLA SICUREZZA
Diritto alla sicurezza
I cittadini hanno diritto alla sicurezza. Legge e opportunità
vanno coniugati.
La sicurezza è il problema numero uno. Ogni tentativo di
minimizzare la questione è pericoloso.
Noi tutti viviamo quotidianamente con l’incubo della violenza di tutti
contro tutti.
La violenza criminale si insinua e si radica come una metastasi nel
corpo sociale già colpito da potenti fattori di esclusione sociale e
depresso da una prolungata stagnazione economica, perché le
cellule di questo corpo sono prive di difesa, perché l’energia di
legame è debilitata da una fame insoddisfatta di sicurezza, da una
incapacità sistemica di produrre difese immunitarie. Migliaia di
soldati della criminalità sono così arruolati in modo coatto perché
non hanno difese proprie e non c’è difesa sociale, perché il crimine
camorristico ha invaso il campo della cura e della solidarietà
sfruttando il bisogno e l’insicurezza come fattori di affiliazione.
Produrre sicurezza è innanzi tutto creare nei territori reti in grado di
scacciare la solidarietà pelosa del crimine per far posto alla
solidarietà attiva e alla reciprocità dell’auto aiuto.
Forze dell’ordine, telecamere di sorveglianza, poliziotto di quartiere
sono utili strumenti di una rete umana ma non ne saranno mai il
sostituto.
La politica di sicurezza non può essere fatta solo di azioni
dimostrative e spedizioni punitive: deve esser fatta di pressione
costante, contenimento equilibrato e costante, certezza del diritto,
rispetto di poche ed elementari regole.
Il cittadino non ha mai avuto e non può avere alcuna forma
di tolleranza nei confronti di chi lo aggredisce. Le modalità di
lotta al crimine possono essere diverse e articolate, ma la
tolleranza è fuori discussione.
Lotta alla camorra
Alla base di tale situazione c’è un enorme potere illegale che
produce capitale finanziario soprattutto grazie al mercato mondiale
del narco-traffico che ha un suo ganglio di prima importanza nella
nostra città e che, dunque, ha bisogno di essere combattuto con
forze nazionali e sovranazionali e per lunghi periodi di tempo con
mezzi sofisticati e costanza di iniziativa.
La lotta alla camorra rappresenta il primo obiettivo per ogni persona
o forza politica che intenda proporsi al governo della città di Napoli.
Perché Napoli oggi si trova in una condizione inaccettabile di
convivenza di poteri pubblici accanto al potere della criminalità
organizzata. Tale convivenza genera non solo una limitazione
territoriale dell’efficacia del potere pubblico e della democrazia, ma,
attraverso la diffusa corruzione e l’infiltrazione nella P.A., una
strutturale inadeguatezza delle istituzioni a realizzare le finalità
democratiche per cui sono state concepite.
Anche la questione della cosiddetta microcriminalità va affrontata
nella consapevolezza che non si può fermare la violenza che dilaga
nelle strade senza affrontare il sistema di illegalità generalizzata e
strutturata. Da quel sistema infatti esse traggono coperture,
garanzie di impunità, occasioni di arricchimento e droga, ma anche
modelli culturali e ideologici.
Azioni prioritarie
1. LOTTA AL NARCOTRAFFICO: il traffico di droga è il pilastro su
cui si regge il potere criminale a Napoli. Il narcotraffico fa
affluire capitali enormi, nell’ordine di migliaia di milioni di euro
all’anno. Si tratta dell’attività economica più redditizia della
regione, attorno a cui si è creato un vero e proprio indotto, dal
quale traggono sostentamento molte famiglie. La storia
insegna che tale genere di potere criminale si può battere solo
con una combinazione di repressione diretta e riduzione
del business. Il sindaco si deve fare interprete politico di
questo indirizzo a livello nazionale.
2. LOTTA AL RACKET E ALL’USURA E QUESTIONE DELL’ACCESSO
AL CREDITO: il comune deve favorire le organizzazioni che
lottano contro il racket, anche sul piano economico,
eventualmente in rete con altri comuni limitrofi. Sul punto vi
sono già in campo importanti iniziative, di cui bisognerà
valutare l’effettività e l’efficacia, per potenziarle.
3. POLITICHE DI RIDUZIONE DEL DANNO: dalla distribuzione
delle siringhe sterili alla predisposizione di ambienti in cui i
tossicodipendenti possano assumere droga in condizioni di
sicurezza igienico sanitaria. Persecuzione dei luoghi di spaccio:
un’attività di repressione costante avrebbe certamente l’effetto
immediato di rendere più difficile e costoso l’acquisto di
sostanze come la cocaina o le nuove droghe da parte di
adolescenti di ogni fascia sociale.
4. AUMENTO DEL PATTUGLIAMENTO DEL TERRITORIO da parte
delle forze di polizia tra loro coordinate e realizzazione di
ulteriori caserme o commissariati
5. IMPIEGO DEI VIGILI: vigili urbani sul territorio in particolare a
estendere la repressione contro l’abusivismo (dalle costruzioni
di parti di edifici, alla rimozione dei “paletti” per i parcheggi
ecc..)
Servirebbe soprattutto a far sentire la “presenza”,
anche simbolica, dell’autorità pubblica sul territorio e a
diminuire il senso di abbandono da parte dello stato che molti
cittadini denunciano.
6. PRESENZA EDUCATIVA E DI SOCIALIZZAZIONE DI POLIZIA E
VIGILI nelle scuole in accordo con i collegi docenti
Il luogo di concertazione e coordinamento
Nel nostro ordinamento la sicurezza implica il coordinamento
regolare e costante tra forze di polizia di stato, carabinieri, guardia
di finanza, polizia municipale.
Il coordinamento tra forze di polizia, tribunali, enti locali, a Napoli
ha avuto luogo in questi anni presso un tavolo di confronto su tali
temi. Questo va molto rafforzato. Il tavolo della sicurezza è il
luogo politico dove il comune ha voce in capitolo e deve farla
valere.
E’ questo tavolo di coordinamento che deve, ogni 15 giorni,
con grande continuità e la presenza diretta del sindaco,
diventare un garante della continuità dell’intervento e
dell’azione intelligente di repressione in città:
⇒ Riunioni per problemi (narcotici, piccola criminalità e nessi con i
sistemi camorristici, illegalità diffusa, lavoro nero, emersione
dallo stesso, armi, racket, tratta di minori, traffico della
prostituzione, ecc.);
⇒ Riunioni per municipalità/territori sulle specifiche problematiche.
Il sindaco, al contempo, si fa pienamente portavoce della
lotta alla camorra presso il governo della Repubblica,
assolvendo, in questo, una decisiva funzione politicosimbolica entro la più generale guerra alla criminalità
organizzata che controlla intere aree in particolare del
nostro Mezzogiorno e che è una grande emergenza
nazionale.
Il primo cittadino della città con il più alto numero di omicidi deve
sollecitare costruttivamente il governo nazionale attraverso:
⇒ Richiesta delle forze necessarie alla repressione
⇒ Richiesta di interventi diffusi e sistematici di intelligence nella
lotta al crimine organizzato
⇒ Richiesta di personale necessario allo snellimento e all’efficacia
nel lavoro giudiziario dei tribunali della città
⇒ Richiesta di misure atte a rafforzare la certezza della pena e
contemporaneamente a rendere pienamente umane le condizioni
dei detenuti, nella salvaguardia dei loro diritti
⇒ Richiesta di aiuto e misure innovative straordinarie. All’ eventuale
amnistia e indulto bisogna aggiungere le cosiddette misure di
accompagnamento, tali da rispondere alla duplice esigenza: a) di
riduzione dell’allarme sociale che potrebbe crearsi in seguito a
queste misure; e b) offrire una risposta propositiva nei confronti
dei soggetti che, usciti di prigione e non avendo commesso
gravissimi reati, devono poter ri-integrarsi nel tessuto civile
cittadino scostandosi dall’offerta criminale.
Alcune azioni specifiche
-
-
Le azioni di welfare partecipato vanno estese in
chiave preventiva (v. welfare)
Gli ex detenuti, se inseriti per davvero, con la
necessaria
azione
di
reale
formazione
e
accompagnamento, possono essere una importante
risorsa nella lotta alla criminalità comune e a quella
organizzata: lo dimostrano tanti casi di persone che,
partendo proprio dal loro passato di devianza, sono
riuscite a costruire un percorso nuovo prima per se stessi
e poi in favore di coloro che vivono ancora nella devianza
La nuova Giunta si impegna a realizzare entro in
primi 6 mesi dalle elezioni uno studio serio e
dettagliato sulla situazione napoletana in tema di
sicurezza e criminalità, avvalendosi di un Osservatorio
cui parteciperanno esperti anche di altre amministrazioni
(magistrati, esponenti della polizia e dei carabinieri,
studiosi e ricercatori dell’università). Il prodotto di tale
lavoro dovrà essere pubblicato e reso accessibile con vari
strumenti (libro, opuscolo informativo, pubblicazioni
telematiche) in modo da stimolare una generale presa di
coscienza collettiva, come primo segnale di un radicale
cambiamento politico (si pensi al modo vergognoso in cui
le attuali forze che governano la città cercano di
minimizzare il problema) e primo necessario passo verso
una vera rivoluzione culturale.
-
La conferenza: lo studio suddetto sarà la base di
discussione di una grande conferenza, preceduta
eventualmente da forum nei vari quartieri, alla quale
parteciperanno le istituzioni cittadine (Comune di Napoli e
limitrofi, Università, Sindacati, Partiti, C.C.I.A.A., Forze
dell’ordine ecc..), provinciali (Provincia, prefettura ecc…)
e Regionali (regione, ASL ecc..) e soprattutto lo Stato
(membri dell’esecutivo ma anche parlamentari); tale
conferenza non dovrà essere una passerella, ma un vero
atto di amministrazione, tipo conferenze di servizi, in cui
ogni Istituzione coinvolta dovrà prendere impegni precisi.
4 – EDUCAZIONE, FORMAZIONE, CIITADINANZA DEI
GIOVANI
Abbiamo un quarto della popolazione che ha meno di venti
anni - a differenza dell’Italia invecchiata che ci circonda.
Ci concentreremo:
Sulle giovani persone in crescita che sono risorse
umane più giovani e sulla loro capacità di entrare nel
nostro tempo,
sulla città intesa come educativa nel suo insieme
sui luoghi educativi e la loro gestione partecipativa
Città educativa
La scuola è per i giovani, per farli crescere, creare, essere cittadini.
La città che trascura la scuola, trascura i giovani, non è una città
perché lascia fuori i propri figli.
Napoli trascura troppi suoi figli, l’educazione delle nuove
generazioni è al centro del programma del sindaco.
I principi di una nuova politica della scuola sono due:
− l’educazione è un processo complesso in cui si richiede
sviluppare l’intelligenza, coltivare i sentimenti, trasmettere
competenze, avere cura della persona;
− la scuola che vuole includere tutti è una scuola che sa
ascoltare e sa dare la parola all’individuo accettandone i
caratteri unici nello stesso momento in cui promuove lo
sviluppo di socialità.
Questi due principi portano a sviluppare istituzioni scolastiche
integrate; significa che occorre attivare realmente una comunità
educante fatta di docenti, di educatori, di formatori, di persone che
curano i giovani, di tanti adulti esperti che operano in città e
mettono a disposizione competenze, capacità di trasmettere
informazioni e saperi.
Le istituzioni scolastiche integrate sono quelle in cui circolano una
molteplicità di figure professionali, in cui esistono occasioni
educative molto differenziate entro la città – dentro e fuori la scuola
- ma tutte centrate sulla presa di potere dell’individuo sulla propria
vita e sui mezzi culturali che consentono di viverla pienamente.
Così può alloggiare una capacità di prevenire e recuperare ogni
forma di svantaggio derivante da condizioni personali o sociali o
culturali.
Questa scuola è la città stessa, la città dei legami e delle relazioni,
la città in cui i cittadini si incontrano e cooperano per il bene
comune innanzi tutto per il bene dei propri figli. Napoli più di ogni
altra città si può sviluppare essendo sé stessa, mobilitando e
valorizzando le energie sociali sommerse che la tengono viva e
vitale da secoli nonostante le incurie del potere.
Dentro una città che fa scuola ai propri cittadini e ai giovani, che si
assume l’obbligo ed il vincolo di educare i giovani, c’è spazio per
riparare e assumere responsabilità quando qualcuno o qualcosa
abbiano impedito ai giovani di fruire pienamente delle occasioni e
dei diritti agiti che la città stessa rende disponibili. La città deve
darsi una seconda occasione per rispondere ai bisogni educativi di
giovani che siano stati trascurati o trattati con troppa uniformità nel
loro primo contatto con la scuola e con la città.
La scuola della seconda occasione rappresenta uno strumento
normale, una scuola di diversa opportunità che arricchisce la
gamma delle modalità di interazione con i giovani: una scuola più
ricca, più varia, più attiva, più accogliente che sappia incontrare
l’individuo qualsiasi sia la sua storia.
Parchi pedagogici diffusi
Il programma del sindaco su questo punto è quindi molto semplice:
occorre che le comunità educanti abbiano una loro sede, una loro
struttura polivalente in cui sia possibile sviluppare la responsabilità
e l’obbligo della città verso i suoi giovani. Si possono chiamare
“politecnici della formazione e della cura”, “Parchi educativi”, “reti
territoriali integrate”, o con altri nomi, ma l’essenza è che diversi
livelli di scuola, diverse professioni,
diversi ambienti di
apprendimento devono cooperare e cooperando creano occasioni
educative, nuove, varie, accoglienti, motivanti.
Dentro i ‘parchi pedagogici’ c’è spazio per nuove forme di
organizzazione scolastica che vedano i genitori o i titolari della cura
assumere maggiori responsabilità verso il progetto educativo, i patti
educativi individuali devono diventare sempre di più patti territoriali
per la formazione e insieme patti territoriali pèr la promozione di
cittadinanza giovanile. La scuola quindi si fa città nel senso di
scoprire, valorizzare e riprodurre le energie di legame, le relazioni
significative senza delle quali l’apprendimento non ha senso,
l’educazione si disorienta.
Nei parchi pedagogici, aperti a tutte le età, i professionisti della
scuola, della formazione, dell’educativa territoriale, dei servizi
sociali, della salute, i titolari della cura parentale, gli uomini e le
donne associati, hanno l’occasione di crescere e di sostenersi a
vicenda, facendo in modo che tutte le pratiche professionali
connesse alla persona e all’educazione siano innanzi tutto pratiche
sociali, ossia promozione di legami e di cultura condivisa tra gli
operatori ed il cittadino: nessun programma sociale o sanitario può
avere senso se non poggia sull’educazione ossia sulla mobilitazione
delle energie interne di ciascuno in funzione del superamento dello
stato di cose esistenti. Ecco quindi che la promozione di
educazione nella dimensione sociale e personale significa anche
conferire qualità educativa alle reti dei servizi territoriali e mettere
in relazione ciascun servizio con l’unica sua fonte di legittimazione e
di monitoraggio: il benessere dei cittadini.
Per fare questo è necessario un forte investimento nella formazione
condivisa dei professionisti: il principale strumento di un buon
lavoro dei professionisti dell’educazione e del sociale è il loro stesso
benessere inteso come intima adesione e soddisfazione per lo
svolgimento di un compito socialmente rilevante. Il benessere
professionale si sviluppa attraverso la conoscenza, l’apprendimento,
il fatto che i professionisti si possano nutrire essi stessi delle buone
relazioni e diventare riflessivi.
Proposte prioritarie
Riassumendo quindi possiamo dire che il programma prevede, in
via prioritaria:
1. La Napoli dei bambini che è stata annunciata e –
tranne alcune azioni, mal sostenute nel tempo – lasciata
correre lenta…verso i binari morti. E’ stato un peccato. Va
ripresa. Va recuperata ogni sua buona pratica e
rilanciata.
2. Curare le scuole con una manutenzione ordinaria e
una custodia vere.
3. Creazioni di uno o più parchi pedagogici in ciascuna
municipalità quali luoghi per la promozione di
attività
educative
integrate
basate
su
fare/sapere/saper essere. Sviluppo, all’interno di detti
parchi, se necessario, di proposte educative avanzate
finalizzate ad offrire ai giovani nuove occasioni educative
in grado di prevenire, recuperare riparare le conseguenze
di occasioni mancate.
4. Sviluppo di nuove forme di partecipazione del
cittadino al progetto educativo della città e di
ciascun giovane in modo tale che la cura assuma
una dimensione sociale
ed in modo che sia
socialmente garantita.
5. Sviluppo in ognuna di dette comunità di speciali attività
di sostegno allo sviluppo professionale integrato di
tutte le professioni della conoscenza e della cura,
perché
una professionalità consapevole e creativa è
l’unica in grado di promuovere coesione sociale.
6. Creazione in ogni municipalità di una istituzione
snella per l’aiuto all’infanzia e all’adolescenza e il
sostegno alla genitorialità in grado di verificare, nel
territorio, il reale sviluppo di una politica educativa
integrata e di alleanze educative tra istituzioni educative
e famiglie e tra chi apprende e chi insegna.
7. La annunciata Fondazione educativa comunale va
messa in azione e resa capace di coordinare l’insieme
delle atrtività ma a condizione che sia un attore di
sviluppo plurale, un volano della rete di scuole, dei parchi
pedagogici, delle iniziative per la prima e seconda
infanzia, degli istituti comprensivi, scuole superiori –
d’accordo con gli Uffici centrali e locali del MIUR e con gli
altri enti locali che sono competenti in materia: Provincia,
Regione. Deve da subito gemellarsi con simili istituzioni
europee e del mondo. E vanno costituite – a fianco alle
scuole dell’infanzia comunali e ai nidi che devono
diventare almeno 50 entro la consiliatura – una scuola
municipale della seconda occasione e una scuola
delle professioni e dell’artigianato a forte valenza
orientativa.
8. Apriremo, inoltre, una scuola comunale delle lingue
che unisca le lingue dei migranti presenti a Napoli,
l’attenzione alle competenze professionali aggiornate e
alle nuove tecnologie, l’inglese, l’Italiano come seconda
lingua. Facciamo, nella stessa area, il nostro museo
della grande emigrazione insieme al museo della
immigrazione da noi.
9. Il lavoro preventivo comune nelle scuole statali e
comunali per l’infanzia va molto rafforzato: è la prima
priorità nella lotta al rischio psico-sociale.
10. In una città dove i diritti dell’infanzia sono spesso lesi, va,
poi, proposto un garante, un ombudsperson che
difenda la protezione e la promozione delle giovani
persone in crescita
5 - NUOVA VISIONE DELLA MACCHINA
COMUNALE
Una città si governa con l’attivazione della città stessa, che deve,
ovunque, avere parola in causa e poter decidere insieme; si deve e
si può ripartire dalle forme di partecipazione che servono non già
per indebolire ma per rafforzare i legami tra chi assume compiti di
amministrazione e i cittadini che rappresenta.
Le funzioni pubbliche hanno bisogno di collegialità, devono poter
avere, per affrontare i problemi gravissimi nei quali viviamo ogni
giorno, uno spirito di squadra e di servizio, devono di nuovo
risuonare, in ogni dove, dello spirito e della lettera, dell’articolo 54
della nostra Costituzione: “i cittadini cui sono affidate funzioni
pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”
Non si può, dunque, governare una città come Napoli senza
essere portatori di una visione, di un programma politicoamministrativo e di una pianificazione strategica in grado di
accogliere visione e programmi per tradurli in pratiche
operative.
Occorre una salda e capace guida, un chiaro e condiviso
indirizzo programmatico per l'amministrazione della città ,
basato su specifici e realizzabili obiettivi da perseguire,
un'adeguata organizzazione, basata su risorse umane
motivate e competenti, ed un sistema di "cruscotti
direzionali"
in grado di segnalare il periodico o meno
raggiungimento degli obiettivi programmati, al fine di poter
correggere, in caso negativo, tempestivamente "la rotta".
Ad una realtà dinamica, turbolenta, in rapido divenire, il
Comune risponde con una organizzazione rigida, di tipo
meccanicistica, non in grado di fornire adeguate e
tempestive risposte agli utneti esterni né agli utenti interni,
cioè i cittadini.
E' evidente la necessità di una nuova organizzazione, che risponda
ai criteri di efficienza/efficacia prima richiamati, che si strutturi sulla
base della pianificazione strategica adottata e sugli obiettivi annuali
trasformandoli in progetti sulla base di opportuna calibratura,
affidando a tutti i 233 dirigenti previsti in organico la
responsabilità del risultato concordato, assegnando loro la
responsabilità di risorse umane tecniche e finanziarie (vale a dire, la
responsabilità dell’organizzazione del proprio servizio) necessarie
per il raggiungimento dell’obiettivo. E' pertanto indispensabile la
presenza di
dirigenti coinvolti, motivati a contribuire alle scelte
attraverso le competenze acquisite e attraverso
adeguata
autonomia decisionale.
Le priorità
Rispetto alla separazione tra indirizzo politico e sistema di gestione:
Chiara e trasparente definizione dei confini e delle interazioni tra
indirizzo politico e sistema di gestione.
Definizione di trasparenti
modalità per l'identificazione delle
effettive necessità di apporti competenze dall'esterno.
Definizione di trasparenti criteri di selezione dei consulenti esterni.
Istituzione di un albo pubblico dei consulenti del Comune;
Definzione delle modalità attraverso le quali identificare il mandato
da affidare ai consulenti esterni, per evitare ambiguità e
sovrapposizioni tra il ruolo dei consulenti e quello affidato ai
responsabili delle unità organizzative.
Definizione
di rigorosi e trasparenti criteri per la valutazione
dell'effettivo apporto fornito dai consulenti esterni.
Rispetto ai cittadini
Sistematici monitoraggi delle esigenze dei cittadini, attraverso
l'istituzione di punti di ascolto presso le Municipalità
Attivazione di punti di ascolto sistematico delle esigenze degli
Utenti presso le Municipalità.
Implementazione delle tecniche del Bilancio Sociale.
Rafforzare l'Ufficio del Difensore Civico, promuovendone in
maniera capillare finalità e compiti, in modo da dare esaustive
informazioni agli Utenti del Comune sul ruolo di tale Ufficio.
Sottrarre la nomina del Difensonore civico a logiche di spartizione
politica.
Istituzione dell'Ufficio del 'Mediatore Comunale' il cui Responsabile,
con il supporto di un adeguato staff professionale e con il
coordinamento del Difensore Civico, dovrà essere incaricato di
ricevere, esaminare e giudicare i ricorsi dei cittadini rispetto a cosa
di “cattiva amministrazione”.
Rispetto al personale comunale
Chiara determinazione di obiettivi,
assegnare a Dirigenti e Dipendenti.
compiti e responsabilità da
Valorizzazione delle risorse umane, attraverso la sistematica
rilevazione e valutazione dei risultati e delle competenze.
Progettazione ed attuazione di interventi di sviluppo delle risorse
umane: analisi e valorizzazione delle competenze disponibili,
esigenze di formazione, percorsi di sviluppo professionale
Revisione e razionalizzazione della struttura organizzativa.
Chiara distinzione tra stutture di servizio e strutture di supporto.
Eliminazione delle unità organizzative che costituiscono inutili
duplicazioni e/o che non creano valore aggiunto per gli Utenti del
Comune.
Razionalizzazione delle deleghe in capo agli Assessori.
Razionalizzazione e verifica dell'efficacia delle commissioni e delle
subcommissioni
Adozione di principi di trasparenza e correttezza amministrativa,
ispirati da principi di etica pubblica.
Sistematica e periodica valutazione dei processi, delle attività e dei
risultati, anche attraverso il coinvolgimento degli utenti esterni.
Graduale ma intensiva introduzione di un adeguato
pianificazione e controllo di gestione
Implementazione del sistema del Bilancio Sociale
sistema di
Inoltre, oggi il Comune di Napoli “gestisce” le proprie
aziende partecipate (ARIN, ANM, CTP, per citarne alcune)
addirittura attraverso un singolo servizio. Ciò naturalmente
è funzionale a strutturare
un percorso dove ognuno si
“coltiva il suo orticello”, senza che sia dato sapere quello
che accade in ciascuna azienda.
Riteniamo dunque sia necessario istituire un nuovo
Dipartimento, che possa avvalersi anche di professionalità
esperte in sistemi di auditing e analisi tecnica, che svolga la
funzione di raccolta, analisi tecnica, monitoraggio e
diffusione al Sindaco, alla Giunta Comunale, al Consiglio
Comunale e agli uffici amministrativi, delle relazioni
programmatiche e del reporting sull’andamento economico,
finanziario e patrimoniale delle aziende appartenenti a
quello che può definirsi Gruppo Comune di Napoli.
Principi guida più generali
Si deve assumere una linea chiara e ricca sui servizi municipali
più in generale.
Vanno, intanto, guardati e governati come un fatto di tutto il
territorio. E, a tal fine, la cura e la crescita dei servizi deve in primo
luogo intrecciarsi con la applicazione del Piano regolatore generale,
che è uno strumento di grande modernità ed è una conquista degli
ultimi anni, che va inteso come elemento vivo e non come lettera
esterna all’erogazione dei servizi.
In secondo luogo, si dovrà lavorare per la costanza nella
collaborazione con Provincia e Regione. Il coordinamento tra gli enti
locali va curato in modo puntiglioso. La cultura emergenziale va
superata con una cura delle procedure che spesso sono mancate.
In terzo luogo si dovrà guardare con maggiore onestà alla
contesa tra pubblico e privato nei servizi. Anche le vicende
dell’acqua e dei rifiuti spingono a farlo. Il privato non è il toccasana
sempre e comunque. Vi è tanto privato inefficace e inefficiente, che
divora fondi pubblici. Ma confermiamo il ruolo di ogni privato che
abbia funzione prevalentemente pubblica e che abbia corrisposto
buoni servizi agli investimenti. Al contempo miglioriamo la resa dei
servizi pubblici risolvendo, al loro interno, i fattori di ristagno,
spreco, mancata innovazione.
Abbiamo avuto esempi positivi sul fronte dei servizi, a partire
dai trasporti che a Napoli hanno avuto uno sviluppo invidiato e che
hanno un programma per i prossimi anni che si deve continuare a
seguire con cura.
L’acqua non si deve privatizzare. Il farlo non ne garantisce
in alcun modo la migliore distribuzione poiché distrugge sapere e
procedure consolidate senza garantirne di nuove. L’acqua, inoltre,
ha una valenza simbolica e politica di primaria importanza. La
messa dell’acqua in mani private è un segno degenerativo del
rapporto con la natura da cui dipendiamo tutti per vivere. L’acqua è
il primo dei beni primari per la vita: non può essere messa in mani
che, nel tempo, non possono essere garanti dell’interesse di tutti.
Tuttavia, una città deve potersi anche dire che non è possibile
avere tubature e servizi idrici inefficaci. La erogazione pubblica non
può ammettere sprechi: l’organizzazione del lavoro nell’ente
pubblico che serve acqua ha come assoluta priorità il servizio
stesso, ancor più di ogni altro ente pubblico.
Ciò implica per l’acqua - e, appunto, per ogni ente pubblico
che veda il comune partecipe alla gestione – il sostegno, da parte
dell’amministrazione, delle risorse professionali e dei lavoratori già
impiegati, in termini di buona organizzazione e formazione in
servizio.
Ma ovunque vi sia il Comune e entro la stessa amministrazione
comunale, le risorse professionali e i lavoratori non vanno protetti
in modo falsamente egualitario. La falsa eguaglianza copre effettive
ineguaglianze e, alla lunga, ha favorito ovunque inefficienza. A
uguale lavoro va corrisposta uguale retribuzione; ma a diverso
lavoro no. Va riaperta, dunque, con coraggio, una difficile ma oggi
non rinviabile trattativa sindacale su questa materia, seria, non
punitiva, sostanzialmente egualitaria. E, al contempo, i tanti nostri
lavoratori e tecnici del pubblico, anche quelli interni alla stessa
amministrazione municipale, che hanno competenze, curiosità,
voglia di andare avanti, devono poter crescere e essere resi parte di
un generale movimento multilaterale di benchmarking: imparare
qui, imparare altrove, al fine di meglio funzionare.
3 – UN VERO PIANO STRATEGICO DI SVILUPPO
La città di Napoli attraversa da tempo un processo di deriva
strategica.
Negli ultimi anni non sono mancati gli sforzi per tentare di
arginare tale processo e di correggere la rotta. Tuttavia,
emerge con chiarezza l’incapacità dei decisori politici di
identificare, condividere e comunicare alla comunità dei
cittadini una visione del futuro di Napoli, così come di
realizzare e condurre a termine i non pochi progetti
formulati per lo sviluppo della città. La maggior parte degli
interventi sembrano in realtà suggeriti dalle emergenze
quotidiane e dalle esigenze di visibilità del decisore politico,
compressi
da
orizzonti
temporali
di
corto
raggio,
frammentati e mai ricomposti in un disegno integrato.
La definizione di una visione per il futuro della città diventa il primo
passo per costruire una ‘casa’ comune dove la città plurale possa
esprimersi senza disperdere le proprie energie.
L’unitarietà del disegno impone di innovare in maniera radicale
anche le modalità di acquisizione delle risorse finanziarie. Il
Comune di Napoli dovrà ‘negoziare’ con la Regione Campania il
pacchetto integrato di finanziamenti previsti per il prossimo e
decisivo round della programmazione comunitaria (2007-2013),
evitando di essere costretto a subire i condizionamenti, i ritardi e le
inefficienze regionali, ma soprattutto di liberarsi dai vincoli troppo
invasivi e penalizzanti di azioni e misure frammentate, disposte con
modalità di impiego e tempi di impatto stabilite da altri attori.
Il piano dovrà guardare alle aree di sviluppo (Bagnoli, Napoli Est,
Albergo dei Poveri, area portuale, etc.) come formidabili e irripetibili
opportunità per la città, potendo disporre di ‘luoghi’ per ripensare il
futuro economico di Napoli e per realizzare il riposizionamento della
città nel mercato degli investitori internazionali, attratti soltanto
quando percepiscono con chiarezza il vantaggio superiore che un
luogo offre per la creazione di valore economico.
Si dovrà avere:
Il coraggio di agire sulla capacità di realizzare i progetti
piuttosto che sull’elaborazione di nuovi.
Il coraggio di rompere “lo status quo” per accelerare i
processi di sviluppo.
Il coraggio di rispondere a 360 gradi su tutte le questioni
fondamentali della città
Il coraggio di “prendere il testimone e non partire da zero”
Una visione strategica della città
Il rilancio di Napoli passa attraverso una valorizzazione delle
energie e delle risorse locali, ma al tempo stesso nell’attrazione di
risorse (investimenti produttivi, attività di ricerca, persone)
dall’esterno. La “pluralità” della nostra città deve essere cementata
rafforzando quella “mescolanza” di provenienze che da sempre a
caratterizzato Napoli.
Le priorità:
1. Napoli città della logistica e dei trasporti
- Napoli piattaforma di interscambio logistico del Mediterraneo
- Napoli e la risorsa porto
- Napoli come hub del sistema logistico campano
- Napoli e la ricerca nel settore trasporti
- Napoli e la filiera ferroviaria
- Napoli e l’automotive
2. Napoli città del turismo
- Napoli ed il patrimonio culturale, archeologico, paesaggistico
- Napoli come hub del sistema turistico campano
- Napoli e turismo congressuale
- Napoli ed il turismo crocieristico (link con direttrice 1)
- vedi gruppo “turismo”
3. Napoli città della ricerca applicata
- Le risorse umane qualificate di Napoli che vanno via
- I centri di ricerca delle Università di Napoli
- La creazione di impresa innovativa
- Il trasferimento tecnologico al sistema imprenditoriale locale (link
con direttrice 4)
- L’attrazione di centri di ricerca applicata delle imprese nazionali ed
internazionali
- L’agenzia per la ricerca applicata (comune, regione, università, …)
4. Napoli città dell’imprenditorialità di qualità
- Il patrimonio imprenditoriale di Napoli (industria, commercio,
servizi)
- Il patrimonio artistico ed artigianale di Napoli a rischio di
estinzione
- La “qualità” non valorizzata
- Le aree di insediamento di filiera
- La realizzazione dello sportello unico
- La questione del credito
- La fiscalità di vantaggio
Nella implementazione di queste direttrici di sviluppo le aree di
Bagnoli e di Napoli Est devono essere considerate delle enormi
opportunità (pochissime sono le città che hanno la fortuna di poter
contare su aree da rivitalizzare di così ampie dimensioni).
Le linee guida dell’azione
Concertazione con il governo nazionale e con quello regionale di
uno strumento tecnico - amministrativo (tipo sovvenzione globale)
che consenta al Comune di gestire in maniera diretta l’insieme di
tutte le risorse Europee destinate alla nostra città. Capitalizzando
sull’esperienza del PIT Napoli e avendo a modello gli interventi per
“Roma capitale”, si intende dare avvio ad un programma di
trasformazione della città fondato, da un lato, sulla certezza delle
risorse finanziarie di cui si può disporre per investimenti e,
dall’altro, sul diretto coinvolgimento dell’ente comunale nella
destinazione della spesa e nell’allocazione della stessa. L’idea di
“UN’UNICA SOVVENZIONE GLOBALE PER NAPOLI” consentirebbe al
Comune di assumere sia il ruolo di soggetto in grado di sollecitare
la città lungo percorsi di sviluppo in linea con le quattro direttrici
strategiche identificate sia quello di attore volto a selezionare e
facilitare i progetti plurali che hanno origine dal tessuto socio
economico della nostra città.
Infine l’amministrazione Rossi-Doria prevede l’istituzione di un
ufficio per gli investimenti a Napoli, che, integrando al suo interno
lo sportello unico per le imprese, si ponga come strumento di
problem solving nei rapporti tra gli operatori economici e la
macchina comunale nelle sue plurali e variegate articolazioni.
4 – GESTIONE E VALORIZZAZIONE
DEI RIFIUTI
L’amministrazione comunale uscente ha abdicato a qualsiasi
azione di governo in materia di rifiuti.
L’esistenza del commissariato straordinario non giustifica
tale inazione. Niente avrebbe dovuto impedire al Comune di
Napoli di attivare un’efficace raccolta differenziata, di utilizzare i
Fondi Europei per dotarsi di una rete di isole ecologiche e di
impianti per trattare/valorizzare le frazioni di rifiuti selezionate.
Eppure le strade sono sempre sporche e i cittadini pagano tasse
salatissime per vivere in una città con livelli di igiene indegni.
La nostra amministrazione, adeguandosi a modelli di capitali
europee, intende riappropriarsi della gestione dei rifiuti, del
problema dei rifiuti, della risorsa rifiuti.
Le priorità
La città di Napoli per gestire in maniera ecologicamente ed
economicamente eccellente i propri rifiuti deve dotarsi di una
adeguata politica di raccolta e di una rete di impianti.
Il punto centrale della strategia è l’obiettivo della raccolta
differenziata (oggi ferma tra l’8 e il 10%) e della
valorizzazione della frazione organica, che costituisce più di
un terzo dei rifiuti solidi urbani.
La separazione all’origine della frazione organica elimina
anzitutto gli enormi inconvenienti troppo noti ai cittadini
napoletani: cattivi odori, miasmi e rischi sanitari diffusi.
Inoltre essa rende più efficace e meno costosa la raccolta
differenziata e la valorizzazione delle diverse frazioni secche (carta,
vetro, metalli, plastiche e legno).
Il nostro obiettivo è realizzare sul territorio comunale uno o
due digestori anaerobici di rifiuti organici per la produzione
di biogas e una rete di impianti per la produzione di
compost.
Per centrare tale obiettivo ci impegniamo ad attivare il
coinvolgimento attivo delle Municipalità per individuare i siti
più idonei per la realizzazione degli impianti.
Pensiamo di riuscire a far partire i primi impianti entro un anno.
Cofinanzieremo gli investimenti con i fondi strutturali europei della
programmazione 2007-2013.
Per quanto riguarda le frazioni secche riciclabili, il loro recupero è
conseguente all’impegno verso la raccolta dell’organico. Anche
queste frazioni saranno adeguatamente valorizzate affidandole alle
filiere de riciclaggio industriale.
Nei primi cento giorni intediamo adottare un regolamento
articolato municipalità per municipalità, definito in accordo
con l’ASIA, che obbligherà al conferimento differenziato dei
rifiuti su tutto il territorio comunale.
Per fare rispettare il regolamento proponiamo obiettivi, incentivi,
premi, penalità e multe.
In particolare nell’arco della consiliatura ci impegnamo a ridurre del
20% la tassa sui rifiuti.
Puntiamo inoltre, nell’arco del mandato, di quotare in borsa l’ASIA.
Comunque, l’ASIA dovrà rappresentare la spina dorsale della
politica dell’amministrazione in materia di rifiuti, dovrà essere al
centro di una rete di impianti e procedere ad una profonda
riorganizzazione e valorizzazione delle proprie risorse umane e ad
un grande potenziamento delle strategie di raccolta differenziata e
di comunicazione.
5 – URBANISTICA: LA CITTA’
COME SPAZIO PUBBLICO
Finita la spinta del “passo-dopo-passo” che caratterizzava i primi
tempi delle amministrazioni di centro-sinistra, molte delle
trasformazioni più ambiziose e complesse promosse dal piano
regolatore si sono rivelate fin qui poco fattibili, o comunque sono
rimaste bloccate nel tradizionale gioco dei veti incrociati. Anche la
pianificazione dei trasporti, del resto, mentre ha guadagnato una
dimensione regionale, va perdendo progressivamente i rapporti con
ragionamenti urbanistici e tende a ri-diventare molto settoriale.
Il cosiddetto rinascimento napoletano è stato poi caratterizzato da
iniziative di successo nel campo della mobilità (nuove linee di
autobus, biglietto integrato, apertura della metropolitana collinare e
stazioni dell’arte, etc.), dall’apertura di attrezzature e spazi pubblici
realizzati nel dopoterremoto e mai aperti al pubblico (parchi di San
Giovanni e Scampia, palazzetto di Ponticelli, etc.), dalla
pedonalizzazione di strade soprattutto commerciali (via Scarlatti,
via Toledo, Spaccanapoli ecc) e da azioni di recupero del decoro
urbano, soprattutto in centro, ma anche dalla istituzione di nuovi
riti municipali come il Maggio dei monumenti o il Capodanno di
piazza.
Si è trattato spesso di politiche “simboliche” (a costo ridotto, alta
visibilità,
minima
conflittualità
per
il
basso
contenuto
redistributivo), che hanno permesso di tamponare la crisi della
città, aggirando possibili conflitti e ricostruendo un clima di fiducia
nelle istituzioni locali e nella possibilità di fare. Che però non si
sono tradotte in innovazioni permanenti, fondate anche sulla
partecipazione larga e continua alle decisioni (e dunque sul
consolidamento di nuove reti di relazione) e su riforme radicali della
macchina amministrativa.
Gli strumenti più strettamente urbanistici sono rimasti ancorati alla
linea
pubblicistica,
ma
al
piano
regolatore
(approvato
definitivamente solo nel 2004) si è sovrapposta una gamma di
azioni più flessibili, su cui non c’è stato mai reale dibattito pubblico.
Il caso più noto è la vicenda (finita male) della “Coppa America”,
ma lo stesso vale per es. per molte opere pubbliche come il
sottopasso di via Acton, o per le recentissime decisioni su Albergo
dei poveri, Università a Scampia etc.
Nell’ultimo anno, infine, l’amministrazione ha avviato, senza troppa
convinzione, un processo di pianificazione strategica, di cui a
tutt’oggi non sono chiari né il carattere e le finalità, né i rapporti
con altre politiche e strumenti.
L’insieme delle politiche sulla città non ha facilitato la costruzione di
scenari e azioni effettivamente condivisi e dunque in grado di
incidere sulla dimensione metropolitana e sulle ipotesi di sviluppo,
non ha aiutato a sciogliere storici nodi cruciali, non ha prodotto la
capacità di gestire mutamenti di contesto locale e generale, non ha
allargato il numero e la qualità degli attori della governance
cittadina. Con la conseguenza grave e ben visibile che, insieme, è
calato fino a sparire l’impegno nella manutenzione ordinaria della
città, mentre permane una condizione di stallo su molte scelte e
situazioni strategiche.
Occorre invece:
1. Una apertura reale e trasparente delle politiche ai
soggetti interessati, siano essi attori economici forti,
associazioni,
gruppi
o
singoli
cittadini.
Non si tratta di mediare e negoziare tra interessi e posizioni
precostituite, ma di utilizzare davvero logiche inclusive e di
costruire azioni condivise e perciò anche più fattibili ed
efficaci.
2. Tenere insieme “occasioni” e uso-riscoperta di risorse
locali.
Anche in campo urbanistico, sviluppo e coesione devono
marciare
insieme.
Un recupero di competitività della città che avvenga al
prezzo di un peggioramento delle condizioni di vita della
popolazione locale non è accettabile né in termini di valore,
né in termini di efficacia.
3. Privilegiare tutte le azioni che possono rendere Napoli,
sempre di più, una città accogliente, comoda e solidale.
E’ necessario restituire spazio, attenzione e risorse
finanziarie a politiche e interventi rivolti innanzitutto alla
cura della città, alla tutela dei diritti dei soggetti deboli alla
difesa e alla moltiplicazione dello spazio pubblico urbano alla
salvaguardia e alla promozione della mescolanza di usi e di
ceti in tutte le zone della città.
Le priorità
Completare l’attuazione del piano dei trasporti che rappresenta
uno dei risultati più positivi del governo di centrosinistra e
facilitare l’attuazione del Prg
Il piano strategico recentemente avviato deve diventare un
processo effettivamente aperto e trasparente, dove possano
contare tutte le componenti e gli attori, interni ed esterni alla città.
Vanno quindi individuate le sedi per lavorare a costruire scenari
condivisi, le modalità di accesso al dibattito, le forme di
comunicazione e pubblicizzazione degli esiti parziali, le relazioni
fra piano strategico e altre forme di negoziazione e concertazione,
in atto o future.
E’ necessario individuare le sedi per ridiscutere le questioni su
cui non c’è stato finora reale consenso (prime fra tutte quelle
relative all’area di Bagnoli, all’area orientale ex-industriale e alle
aree portuali), per arrivare in tempi certi a conclusioni
operative, in grado di superare veti incrociati e immobilismo.
Risarcire la città, restituendo il mare ai cittadini e creando il più
possibile spazi pubblici aperti e verdi ben accessibili e realmente
utilizzabili.
Promuovere lo sviluppo di un insieme equilibrato di attività
(ricreative, produttive, residenziali) compatibili con il valore
ambientale e con i caratteri morfologici e sociali delle aree oggetto
di trasformazione, che vanno considerati la prima risorsa.
Reinserire le aree ex-industriali e la linea di costa nel tessuto
urbano, evitando accuratamente la creazione di nuovi recinti
specializzati.
Promuovere lo spirito di impresa e la possibilità di conseguire
profitti ragionevoli per gli operatori privati, controllando le spinte
verso la pura speculazione immobiliare.
La creazione di una struttura di sportello per l’attuazione del
prg (una sorta di sportello unico dell’edilizia)
Un piano di lavoro per portare a termine entro tempi brevi e certi
le pratiche di condono edilizio ancora giacenti, al fine di ristabilire certezze per i privati e quantificare le risorse finanziarie
reperibili per questa via.
La costituzione di un punto-casa, che unifichi competenze
oggi frammentate fra diversi settori dell’amministrazione e
lavori per favorire l’incrocio fra domanda e offerta,
coinvolgendo i principali soggetti interessati: associazioni di
categoria, sindacati dei proprietari e degli inquilini, ma anche
associazioni del terzo settore.
Restituire ai cittadini l’uso degli spazi aperti sottoposti in
questi anni a varie forme di “privatizzazione” più o meno
strisciante: spiagge e moli, spazi pedonalizzati invasi dalle strutture
di esercizi come bar e ristoranti, piccoli spazi abusivamente
recintati, ecc..
Gli spazi collettivi della città devono essere resi sempre più
confortevoli e accessibili fino a costituire una rete protetta.
Generalizzare la pratica dell’adozione di spazi pubblici da parte
di gruppi e associazioni, attraverso protocolli di intesa tra
amministrazione e soggetti interessati.
Sviluppare una politica di uso temporaneo di spazi e contenitori
da trasformare, attraverso patti tra pubblica amministrazione,
eventuali proprietari degli immobili/spazi e soggetti disponibili ad
utilizzare questi spazi.
Il finanziamento
Sarà necessario ottimizzare l’utilizzo delle linee di finanziamento
prevedibili nel Documento Strategico Regionale 2007-2013,
attualmente in corso di redazione (approvazione da parte della
Commissione Europea entro il 31 dicembre 2006).
E’ dunque importante che il Comune di Napoli partecipi attivamente
alla concertazione prevista per la predisposizione del documento, e
che si attrezzi per utilizzare con successo le risorse, dal punto di
vista della capacità progettuale, realizzativa e di spesa.
Per quanto riguarda invece la ripresa della manutenzione e degli
interventi minuti, si tratta soprattutto di utilizzare meglio le normali
risorse presenti nel bilancio comunale, evitando sprechi,
duplicazioni di compiti, e di lavori, consulenze “di facciata”, etc.
Infine, sembra utile ridurre il numero degli assessorati,
riaggregando deleghe oggi disperse fra Urbanistica, Edilizia,
Ambiente e Patrimonio, verificando la possibilità di istituire
deleghe speciali o delegati del sindaco, più che assessorati, per
questioni che costituiscono una priorità e che richiedono azioni
integrate (per es. casa, periferie, stranieri, tempi, etc
6 - UN NUOVO WELFARE: EQUITA’, DIVERSA
ABILITA’, COESIONE E SOSTENIBILITA’
SOCIALE
A Napoli, rispetto ad una innovazione che pure vi era stata, negli
ultimi sette anni, le politiche sociali del Comune sono state sempre
più deboli, scadenti, poco efficaci:
•
•
•
•
non vi è stato un serio sforzo per combattere l’esclusione
sociale, per costruire le condizioni di una fertile integrazione
fra privato sociale e istituzioni.
non vi è stata una riflessione strategica intorno al nodo di una
città per le diverse abilità, intese come risorse e opportunità
né una politica attiva e una attenzione comune ai problemi dei
diversamente abili né è stato attivato un osservatorio per
riunire azioni, progetti, riflessioni volti a una ottimizzazione
delle possibilità e dei dispositivi in questa materia.
sono emersi con forza tutti i limiti del trattamento della
esternalizzazione dei servizi entro le categorie e le procedure
degli appalti, tradizionalmente intesi.
la debolezza finanziaria delle organizzazioni del terzo settore, i
ritardi clamorosi nei pagamenti, una caduta di tensione, hanno
•
•
da tempo avviato dinamiche di deterioramento delle condizioni
e delle realizzazioni del lavoro sociale.
gli enti si trovano a svolgere un ruolo improprio nel mercato
del lavoro.
alcune emergenze rivelano una straordinaria debolezza
dell’amministrazione e il meritevole protagonismo dei parroci è
indicatore dell’arretramento delle politiche sociali.
Le priorità
1. Triplicare il bilancio delle politiche sociali in città, per ciascuno
dei prossimi cinque anni dagli attuali 90 euro pro-capite
(compresi i 14 milioni per il Reddito di cittadinanza) a 250
euro.
2. Ripensare l’insieme del piano per i servizi sociali ponendo
come priorità un programma triennale per la stabilizzazione di
almeno parte significativa degli operatori da tempo coinvolti
nei servizi realizzati per conto del Comune dalle organizzazioni
non profit che hanno cumulato un sapere operativo ed
esperienze che vanno tesorizzate.
3. Far lavorare stabilmente da subito duecento persone
(assistenti sociali, educatori e agenti di sviluppo con funzioni di
promozione e di coordinamento sul campo) nei quartieri, con
particolare attenzione ai quartieri fragili della città. E costruire
subito in modo più largo convenzioni con gli enti del terzo
settore con la massima tutela dei lavoratori relativamente a
regolarità del pagamento del lavoro erogato, garanzia di
costante formazione, messa in rete con tutte le esperienze
italiane ed europee.
4. La disabilità cesserà di essere la cenerentola delle politiche
sociali. La stesura di un bilancio partecipato sulla disabilità
costituirà una discriminante fondamentale per la nuova
amministrazione. Saranno stabilite relazioni costanti con le
aziende, il mondo del commercio, le associazioni professionali
e dei consumatori perché “l’investimento nella dfisabilità”
diventi davvero “conveniente”. Sarà istituita presso il sindaco
l’Ufficio speciale Tutele persone diversamente abili e di un
centro cittadino, da subito fruibile dalle persone diversamente
abili, come luogo di servizi erogati in modo partecipato,
sportello unico e luogo di aggregazione, riflessione e socialità
civile.
5. Accordarsi con enti pubblici - che sono grandi centri di spesa per riformare i capitolati inserendo clausole di coesione sociale
nella selezione dei fornitori di beni e servizi e introducendo la
carta risparmio.
6. Promuovere convenzioni con Inps e società fornitrici di servizi
per arrivare a unificare le domande per sconti a favore delle
categorie
sociali
più
deboli.
Acqua,
gas,
telefono,
abbonamento TV, affitti).
La stessa unificazione delle
domande dovrà essere realizzata per gli sconti che il Comune
offre e offrirà per i suoi servizi, dagli abbonamenti agli autobus
ai libri all’iscrizione agli asili. Si tratta di una vera e propria
carta risparmio di cui il Comune, che dal 30 giugno del 2006
avrà a disposizione le banche dati del Ministero delle Finanze
sui contribuenti, si farà diretto promotore.
7. Incrociare le banche dati e agevolare i cittadini consentirà
anche di far emergere quella fetta di illegalità, ovvero di
persone che chiedono sconti senza averne diritto. Ciò
consentirà un recupero di evasione che favorirà, secondo le
norme appena entrate in vigore, le casse del medesimo
comune, cui spetterà il 30% dell'importo recuperato.
8. Interventi solidali e incisivi sui bipiani di Ponticelli e Pianura
per rendere vivibili le condizioni di vita dei nomadi. Concordare
con le altre amministrazioni e autorità locali una
programmazione vera dell’accoglienza, riducendo la tolleranza
per condotte illegali.
9. Creare almeno altre dieci mense per senza fissa dimora e
persone in difficoltà.
10.
Nel quadro delle competenze del sindaco, sviluppare una
strategia di intervento per rendere in ogni modo accogliente la
città per i migranti. Sarà costituito un forum permanente per
la integrazione presso la giunta comunale.
11.
Creare non meno di cinquanta nuove strutture di
accoglienza per la prima infanzia.
Le risorse impiegabili
L’amministrazione Rossi-Doria si impegna nel proporre a
Governo e nuovo Parlamento l’emergenza di Napoli e del
Mezzogiorno come grande questione di coesione sociale e
nazionale che va trattata con un nuovo meridionalismo, capace di
fare leva e sostenere le forze attive della società meridionale in
una dimensione di sviluppo prossimale partecipato e di premialità
a tutte le iniziative locali.
Cinque obiettivi
1. L’amministrazione Rossi Doria si impegna ad approvare una
delibera di Consiglio per destinare, per ogni impegno di
spesa per lavori pubblici una quota del 15% per un fondo di
solidarietà per l’equità e la partecipazione, per finanziare
servizi sociali, interventi di animazione economico-sociale,
servizi e attività di partecipazione diretta.
2. Proporre uno o più APQ servizi territoriali, per finanziare,
per
diversi
anni,
un
piano
straordinario
di
infrastrutturazione sociale delle periferie, con servizi di
animazione socio-territoriale, promozione di attività
economiche, servizi di prossimità .
L’amministrazione
Rossi-Doria comunque si impegnerà da subito a difendere il
decisivo riconoscimento degli interessi della Napoli sociale
entro i fondi FAS e tutte le misure europee.
3. Concertare con la Provincia e la Regione per un migliore uso
dei fondi strutturali 2007-2013. Il comune dovrà concordare
con la Regione alcune priorità, una ridiscussione dei vincoli
in merito all’uso dei fondi e ai criteri di accreditamento delle
strutture, facendo da capofila – non per la gestione – di
alcuni programmi generali di intervento cofinanziati con i
fondi strutturali.
4. Contrattare con la Provincia e la Regione un migliore uso dei
fondi strutturali 2007-2013. Il comune dovrà concordare
con la Regione alcune priorità, una ridiscussione dei vincoli
in merito all’uso dei fondi e ai criteri di accreditamento delle
strutture, facendo da capofila – non per la gestione – di
alcuni programmi generali di intervento cofinanziati con i
fondi strutturali.
Contrattare con il nuovo Governo un rientro dei tagli previsti
sul Fondo nazionale per le politiche sociali, nella prospettiva di un
rilancio strategico della coesione sociale a Napoli nei prossimi
cinque anni.
7 - UN PATTO PER LA SALUTE A NAPOLI
Il sindaco è il responsabile della salute dei cittadini: questa
prerogativa guiderà la politica in questa materia vitale per
ciascuno.
Gli indici di gradimento desunti da importanti ricerche di
settore ed ampiamente pubblicizzate confermano che a Napoli
il bisogno di salute - unitamente a quello della sicurezza rimane prioritario ma che alti sono gli indici di insoddisfazione
dei cittadini sulla qualità percepita dall’offerta dei servizi,
peraltro confermata dal persistere dei
più alti indici di
migrazione sanitaria verso altre Regioni.
La Regione Campania ha promulgato il primo Piano Sanitario
Regionale al fine di delineare la cornice di principi e di valori,
entro i quali sono stati selezionati gli obiettivi di salute da
assicurare alla popolazione campana, ed individuato i Soggetti
coinvolti, i percorsi metodologici e le strategie per il
cambiamento. Un documento politicamente dovuto da una
coalizione di centrosinistra ma lasciato nel cassetto di qualche
scrivania, totalmente scollegato dalla gestione nel senso che
non rappresenta il documento di riferimento delle azioni
regionali né aziendali.
Lo stato del Servizio Sanitario ed il quadro sullo stato di salute
a Napoli – analogamente ai servizi di
welfare, scuola,
sicurezza, infrastrutture – è in linea con il degrado e le criticità
del Servizio Sanitario regionale ma caratterizzato da ulteriori
squilibri e specificità, quali:
1) Il dimensionamento quali-quantitativo dei servizi presenti
nella città è abnorme
2) Il sistema di offerta ospedaliero e distrettuale, pubblico
ed accreditato,
nella fruizione quotidiana da parte dei
cittadini è tuttavia di gran lunga più arretrato rispetto a
tante altre città italiane, europee ma anche di altre realtà
della stessa regione Campania
3) I medici ed i pediatri di famiglia, nella maggioranza dei
casi professionisti di valore e conoscitori del territorio
che potrebbero e dovrebbero essere i modulatori
dell’intero sistema, sono viceversa marginalizzati in un
sistema di offerta troppo spesso isolato nelle relazioni
cliniche e formative con l’ospedale ed il distretto e carente
in termini di strutture e tecnologie
L’azione integrata tra Comune di Napoli e Regione Campana,
in spregio a quanto previsto dalla norma nazionale e dallo
stesso Piano Sanitario Regonale, è inesistente, come
dimostrano l’assenza di programmazione e di controllo da
parte del Sindaco.
Nel pieno rispetto delle norme vigenti (D. Lgs. 229/99 e
Legge Delega 419/98) e dei ruoli tra Ministero della
Salute, Regione, Comune, Università, Aziende sanitarie
ed ospedaliere, ma analogamente a quanto già avviato
in tante regioni e città grandi e piccole, il Sindaco
intende esercitare, con pieni poteri e competenze, le
prerogative assegnategli sui temi della Salute e della
Sanità in quanto referente e responsabile della salute
dei cittadini napoletani.
Le priorità
Un Patto per la Salute a Napoli con interventi tesi a:
RAFFORZARE L’INTERAZIONE TRA COMUNE E REGIONE
SVILUPPARE LA PARTECIPAZIONE
CONSORZIARE I SERVIZI
AFFINARE IL CICLO DELLA PROGRAMMAZIONE
Si tratta quindi di attrezzare l’Amministrazione comunale, con
professionalità e strumenti, così da fare sistema, rendendola
interlocutore forte e consapevole tra i soggetti istituzionali,
operando con determinazione per assicurare percorsi e
programmi per tutela della salute, la qualità e l’uniforme ed
equo acceso ai servizi; monitorando anche sul piano etico l’uso
delle risorse e dei comportamenti gestionali e professionali;
sperimentando, anche in questo settore, programmi di sviluppo
economico ed occupazionale rendendo Napoli sede permanente
e qualificata di iniziative tecniche e scientifiche sulla “salute dei
cittadini”.
E si dovrà in paricolare strutturare il modello di organizzazione
del Comune attraverso
1) La costituzione dell’Assessorato per la Promozione
della Salute, cui assegnare l’insieme delle deleghe e funzioni
correlate in materia di ricerca, ambiente, educazione, sanità
2) L’ attivazione del Dipartimento per la Qualità della Vita,
quale struttura tecnica di staff, di servizio, documentazione e
ricerca per le attività dell’Assessorarto alla Salute ma anche
dell’Assessorato alla Sicurezza, dell’Assessorato all’Educazione
e dell’Assessorato al Welfare
8 - AMBIENTE E QUALITÀ DELLA VITA:
UNA CITTA’ VIVIBILE, RESPIRABILE,
PERCORRIBILE
Oggi lo stato dell’ambiente a Napoli è ben lontano dal soddisfare
anche i più elementari bisogni dei cittadini. Esso anzi è lo specchio
più evidente del degrado napoletano, per la sporcizia diffusa, per
l’illegalità evidente, per l’invasione delle auto private che non
lasciano spazio ai cittadini neppure sui marciapiedi, per l’esercito di
motorini che non rispettano norma alcuna, per la pessima qualità
dell’aria, per una politica urbanistica fatta di chiacchiere, per la
sottoutilizzazione dei beni culturali, per gli sprechi di risorse naturali
e di energia, per l’assoluta mancanza di strategie e di obbiettivi
condivisi dalla partecipazione dei cittadini.
La tutela dell’ambiente, intesa come valorizzazione per lo sviluppo
locale e non solo come conservazione, è un obiettivo che dovrà
impegnare tutta l’attività della nuova amministrazione. Ciò è
necessario se si vuole perlomeno riaprire la speranza che uno stato
diverso dell’ambiente a Napoli, e dunque una migliore qualità della
vita e della salute dei napoletani, può essere possibile.
Per contrastare il degrado in atto occorre dunque assumere per il
programma del Sindaco l’obiettivo e il vincolo della sostenibilità
ambientale.
Le priorità
• Ricreare condivisione di valori e di comportamenti per una
cultura coerente con obiettivi di tutela-valorizzazione
ambientale, attraverso un governo aperto alle istanze e alla
partecipazione dei cittadini, e un massiccio programma di
educazione permanente alla cittadinanza attiva
• ripensare il modello della mobilità attraverso una progressiva
limitazione dell’auto privata nel contesto urbano, e realizzare
molti piccoli parcheggi (ex legge Tognoli) e riattivare le
centraline di rilevamento dell’inquinamento urbano;
• ripensare il modello di consumo di risorse ambientali: l’acqua
(che è deve essere un bene pubblico). L’Amministrazione
comunale deve perseguire una politica di riduzione degli
sprechi (riduzione delle perdite di rete ecc.) e degli usi
impropri (uso di acqua potabile li dove è possibile utilizzare
acqua piovana o “reflui bianchi”); le risorse energetiche fossili
il cui consumo crescente aumenta l’effetto serra e
l’inquinamento e, di conseguenza, agisce negativamente sulla
salute dei cittadini. L’Amministrazione Comunale dovrà
costituire il primo esempio ai cittadini per quanto attiene il
decoro estetico e l’efficienza energetica degli edifici, ecc.;
• risolvere il problema dei rifiuti (vedi programma rifiuti);
• ri-governare l’urbanistica e il territorio con scelte coerenti con
gli obiettivi di tutela-valorizzazione ambientale, realizzative
centrate sul bisogno dei cittadini, a partire dal diritto alla casa,
valorizzando anche il patrimonio immobiliare del Comune, e
ispirate al riuso degli spazi e dei contenitori e non al consumo
additivo di spazio e di materiali;
• integrare la valorizzazione del patrimonio naturale e storicoculturale della città in un programma di sviluppo locale
compiuto e definito, superando l’episodicità e la settorialità
dell’approccio attuale;
• innovare le forme, la qualità e gli strumenti della governance
comunale.
In particolare serve:
l’adozione della pianificazione strategica a tutti i livelli
dell’amministrazione (obiettivi validati attraverso la
-
-
-
-
-
partecipazione attiva e istituzionalizzata dei cittadini,
misurazione delle prestazioni e dei risultati conseguiti
dalle azioni messe in campo per realizzare gli
obiettivi, rendiconto puntuale e periodico ai cittadini);
la riorganizzazione del sistema di monitoraggio dei
dati e dello stato dell’ambiente cittadino al fine di
avere un quadro affidabile, ed evolutivo, della
situazione su cui intervenire;
l’adozione della Valutazione di Impatto Ambientale
(VIA) per tutte le azioni dell’amministrazione, al di là
degli obblighi normativi
l’adozione delle Valutazione Ambientale Strategica
(VAS) per internalizzare l’obiettivo della sostenibilità
ambientale
delle
strategie
adottate
dall’amministrazione comunale nei diversi settori di
intervento, a partire dal Piano Urbanistico Comunale
(PUC);
l’adozione di tutti gli strumenti programmatici
strategici necessari a realizzare gli obiettivi di tutelavalorizzazione, a partire dalla redazione della
Relazione Annuale sullo Stato dell’Ambiente cittadino,
per proseguire
poi con tutti gli strumenti
programmatici necessari: piano di risanamento della
qualità
dell’aria,
piano
energetico
comunale,
zonizzazione acustica e piano di risanamento, piano
degli ecosistemi naturali (suolo sottosuolo e acque,
dissesto collinare, costa), quelli strettamente collegati
alla
tutela-valorizzazione
ambientale
(salute,
sicurezza e serenità delle persone), ecc;
la predisposizione e l’attuazione di un programma
straordinario che ripristini la legalità ambientale e il
rispetto delle regole, attraverso un sistema di
premialità per i comportamenti virtuosi e forme
sanzionatorie per i comportamenti illeciti, con il
coinvolgimento della cittadinanza e dei Corpi di Polizia
interessati.
Mobilità e vivibilità.
Una gestione efficiente del sistema della mobilità richiede che si
tenga conto in modo equilibrato delle sue componenti tentando, il
più possibile, di favorire pedoni e ciclisti che rappresentano la parte
debole del sistema. La gestione della mobilità si tradurrà in 4 azioni
principali:
o rendere, con opportuni dispositivi, la circolazione veicolare
scorrevole;
o mettere a disposizione spazi (blu) per la sosta (breve) dei
veicoli privati;
o creare isole pedonali (a Napoli il problema delle piste ciclabili è
stato affrontato solo sulla carta!);
o realizzare celermente i parcheggi di scambio già in cantiere e
progettati.
La nuova amministrazione comunale si doterà di un’Agenzia per la
Mobilità
all’altezza della complessità dei problemi che devono
essere affrontati e risolti. L’Agenzia per la Mobilità sarà dotata di
personale con competenze di alto livello e di tutta la
strumentazione tecnica (hardware e software) indispensabile per
affrontare i complessi problemi sul tappeto, potrà essere costituita
riunendo i tecnici del settore del Comune e delle principali aziende
di mobilità partecipate.
La politica di creazione di aree pedonali riprenderà slancio e verrà
estesa, con la medesima attenzione utilizzata per il centro di Napoli,
ai centri periferici nei quali esistono esigenze innegabili di
miglioramento dei livelli di vivibilità.
Con la entrata in funzione delle linee metropolitane in via di
attuazione, vi sarà una progressiva azione volta a strappare al
traffico e all’inquninamento le aree servite dalla metropolitana
stessa, nella prospettiva di creare vaste zone pedonali tra loro
collegate con percorsi pedonali protetti e ciclabili.
Infatti gli spostamenti pedonali costituiscono la maggior parte degli
spostamenti che la popolazione ogni giorno effettua e vanno
protetti e facilitati.
Il controllo della sosta non può limitarsi, come oggi avviene a
quella nei parcheggi blu. Il rispetto del codice della strada non può
essere considerato un optional affidato quasi solo alla sensibilità ed
al senso civico del singolo automobilista. La Polizia Municipale dovrà
realizzare un effettivo controllo sugli automobilisti rivedendo
l’organizzazione del servizio oggi offerto e intervenendo sulle
carenze che il Corpo presenta attraverso un processo di
empowerment partecipato delle risorse.
La nuova amministrazione si impegerà in modo particolare a:
- incentivare a 360 gradi l’uso del mezzo pubblico
attraverso una metodologia di educazione alla mobilità
da attuare in primo luogo nelle scuole;
- rendere effettivo il ruolo del Mobility manager
aziendale e del mobility manager di area per attuare
efficaci piani di spostamento casa-lavoro;
- riesaminare numero, tempi e costi degli spazi di sosta
regolamentati con l’obiettivo prioritario di decongestionare il centro;
- dedicare una attenzione costante all’organizzazione e
alle caratteristiche della manutenzione stradale entro il
rilancio funzionale delle municipalità.
8 – CULTURA, TURISMO, FRUIZIONE E TEMPO
IN CITTA’
PREMESSA
Fino a oggi la città di Napoli non è riuscita a individuare una logica
complessiva in grado di coordinare le attività culturali, turistiche e
del tempo libero.
Cultura, turismo e loisir – tre pezzi di un unico grande contesto in
cui si agitano e maturano risorse locali e risorse esterne, pubblici
locali e flussi turistici – sono ambiti che potrà convenire tenere in
questa sede insieme, per considerarne ogni volta che sarà
opportuno le evidenti specificità.
Converrà qui accostare i tre settori in quanto essi sono
pesantemente determinati dalle obiettive condizioni di crisi della
città, che limitano e ostacolano il pieno sviluppo delle loro
potenzialità, fortunatamente notevolissime: pensiamo a fattori quali
l’illegalità diffusa e la carenza di sicurezza, o l’inadeguato
funzionamento di servizi essenziali.
Ma converrà accostare i tre settori anche per quanto essi – in
positivo – possono contribuire a far venire la città fuori dalle sue
condizioni critiche: pensiamo allo sviluppo economico e sociale che
essi possono determinare o favorire, ma anche alla crescita del
cittadino e della comunità che può venire dalla creazione di più
numerose e valide occasioni di incontro e confronto, di accoglienza
e ascolto, di accesso a nuovi contenuti ed espressioni culturali dai
quali trarre beneficio, di scoperta o riscoperta di un patrimonio
trascurato di cultura tradizionale al quale sentire orgogliosamente
di appartenere.
Converrà, infine, affiancare i tre ambiti poiché è soltanto
intrecciandoli e leggendoli in una logica più ampia e non
settorializzata che si potrà far sì che anche a Napoli, pur nel
rispetto delle particolarità locali, essi diventino un reale traino allo
sviluppo e alla crescita urbana, sia sotto il profilo socio economico,
che sotto il profilo culturale.
LA SITUAZIONE ATTUALE
In assenza di una vision complessiva in grado di coordinare e
indirizzare attività diverse ma analoghe, nell’ultimo decennio
(nonostante l’enfasi posta in particolare sulla cultura e sul turismo)
si è assistito ad un progressivo sfarinamento delle politiche di
indirizzo, mancando di affrontarne gli snodi nevralgici che pure
altrove, letti e interpretati, hanno rappresentato opportunità di
sviluppo concreto.
Sul versante del turismo è mancata del tutto l’idea della
costruzione di un prodotto turistico e quindi della definizione di
un’unicità dell’offerta, oggi assolutamente fondamentale per
attrarre, mantenere, rafforzare e rinnovare i flussi turistici.
In particolare la città pare puntare su progetti troppo generalisti e
su messaggi altrettanto deboli, poiché già fortemente connotati
altrove e comunque con una qualità e una quantità di offerta
decisamente più elevate, tanto da rappresentarne in taluni casi
“l’attrattore basilare”, il cardine identitario (città d’arte, nuovo
acquario, museo d’arte contemporanea, etc.). D’altra parte, si
continua a porre eccessiva enfasi sia sulla centralità della ricettività
alberghiera che sulle bellezze naturali, mentre non si pone alcuna
attenzione ai pubblici esistenti e potenziali e alla loro analisi, ossia
alla comprensione delle motivazioni che spingono le persone a
frequentare la città e alle motivazione che potrebbero indurle a
recarsi a Napoli.
Relativamente ai servizi normali di ricettività e ristorazione per
quanto negli ultimi anni si sia verificata una diversificazione in fasce
ed un deciso aumento dell’offerta, la città continua tuttavia a
soffrire di prezzi mediamente troppo alti a fronte di standard bassi
delle stesse strutture (in particolare quelle di ristorazione, come
testimoniato dalel grandi guide internazionali che poco credito
assegnano ad esse).
In generale, le attività e i progetti in ambito turistico hanno nella
grande maggioranza dei casi carattere“spontaneistico e mancano di
organizzazione e di coordinamento strategico anche nei confronti
degli altri livelli territoriali (provinciali, regionali, interregionali,
nazionali)1.
I
pochi
progetti
avviati
dal
comune
sono
strategicamente isolati, scarsamente condivisi con gli altri attori
locali e tendono a limitare la loro efficacia alla sola componete
superficiale (di comunicazione) piuttosto che agire a livello
strutturale (organizzazione turistica territoriale, offerta integrata,
miglioramento della qualità dei prodotti esistenti, miglioramento dei
processi operativi, etc.)2.
Sul versante cultura vale un discorso analogo. Istituzionalmente è
stata posta poca attenzione alla valorizzazione dei patrimoni locali,
(ad esempio quello musicale classico e folclorico; lo straordinario
patrimonio del Museo Archeologico; la città stratificata e il sistema
di cavità sotterranee), anche attraverso formule di gestione
innovativa, puntando invece su interventi o su idee non
caratterizzanti
e
inflazionate
(ancora
il
museo
d’arte
contemporanea). Allo stesso tempo si sono perduti e sperperati per
incapacità di rinnovamento alcune iniziative che gestite inizialmente
da privati avevano dato lustro e slancio alla città (vedi Maggio dei
Monumenti). Inoltre, la cultura sembra meritare incentivi solo a
favore del turista e non della comunità locale che, invece, è quella
che deve assicurare la permanenza della cultura anche negli aspetti
della vita quotidiana. Trascurando l’idea di identità di un popolo e
della sua appartenenza al territorio, si è promossa una cultura che
non si fonda sull’interesse della cittadinanza ma solo sull’indotto
economico che essa ipoteticamente potrebbe generare.
Sotto questo profilo, i Le attività e i progetti in ambito
culturale sono statiorientati quasi esclusivamente all’utilizzo dei
finanziamenti pubblici, per di più, senza alcuna preoccupazione
della sostenibilità: ci si è preoccupati solo della fase iniziale di
ristrutturazione senza preoccuparsi della loro manutenzione e
valorizzazione nel tempo. Le azioni avviate, inoltre, hanno richiesto
tempi lunghissimi di realizzazione e hanno trascurato le importanti
sinergie che si sarebbero potute attivare (seppur con la dovuta
cautela e il dovuto controllo) con il capitale privato. Queste
considerazioni riguardano anche e soprattutto l’opportunità
1
Ne sono un chiaro esempio: i) la mancanza di una commissione consiliare comunale permanente sul turismo (il
turismo rientra solo marginalmente nelle attività trattate dalla commissione cultura e dalla commissione attività
produttive) nonostante l’importanza strategica del settore per la città di Napoli e per la Campania in generale più volte
sottolineata dalle istituzioni; ii) la mancanza di un piano strategico di sviluppo turistico della città di Napoli, ve ne uno
regionale tra l’altro estremamente vago; iii) mancanza di coordinamento e confronto in sede regionale sulla legge di
riordino del settore turismo in questi giorni portata in consiglio regionale dall’Assessorato regionale al turismo (legge
tra l’altro si presenta eccessivamente polarizzata sul livello territoriale regionale a scapito dei livelli territoriali
comunale e provinciale mostrandosi non in sintonia con il principio sussidiarietà e il principio e di concertazione a
fondamento delle politiche dell’UE e della Legge Quadro sul Turismo 135/2001.)
2
Ne sono un esempio le attività di promozione che puntano sull’accoglienza come punto di forza, senza affrontare il
problema reale della sicurezza (tra l’altro il problema sicurezza è stato recentemente sollevato dallo stesso assessore
regionale al turismo nei confronti del prefetto di Napoli), o le attività di accoglienza/promozione nei confronti dei tour
operator nazionali e internazionali senza preoccuparsi di progettare preventivamente prodotti turistici integrati, nonché
le attività di promozione di eventi come “Maggio dei Monumenti” senza preoccuparsi di organizzare e coordinare
preventivamente l’offerta locale in modo organico ed efficace.
mancata del P.I.T. Napoli e dei quasi 100 mln di euro messi a
disposizione dal P.O.R. L’idea forza del P.I.T., infatti, si presenta
troppo vaga e comunque non supportata dalla definizione di
obiettivi specifici concreti. Le attività di riqualificazione e i progetti
posti in essere si presentano, di conseguenza, tra loro scollegati e
privi di un disegno strategico unico.
La politica di relazione con i privati, pur in presenza di sostegno a
iniziative interessanti, poi è stata più o meno assistenzialistica, non
connotata da una direzione di fondo e poco partecipata, poco
discussa con le varie energie esistenti in città. Soprattutto, si è
posta pochissima attenzione sui risultati. Cosicché alcune iniziative
interessanti sulla carta vanno a morire nella pratica, perché mal
gestite e mal preparate.
Manca, infine, una politica di valorizzazione del territorio e di
disseminazione sullo stesso di attività e di luoghi “culturali” o
comunque di spazi in grado di fungere da attrattori o da contenitori
(ad es, biblioteche di quartiere).In particolare si evidenzia la
carenza di istituzioni formative sul versante delle arti, anche
laddove esiste una forte tradizione o comunque un tessuto
produttivo tale da giustificarne l’esistenza.
Sul versante del tempo libero più in generale il discorso è al
contempo articolato e complesso, anche se viaggia nella medesima
direzione. È evidente la pessima gestione della vitalità di iniziative
che rispondono a una domanda proveniente dai city users (vedi i
due estremi: centri sportivi e locali notturni). Poco decisa è la
sistemazione di quello straordinario sistema di offerta integrata che
esiste nell’area di Fuorigrotta che potrebbe diventare una vera e
propria cittadella del tempo libero con attività ricreative, culturali e
sportive. Sotto il profilo dell’attività amministrativa progetti e
attività sono del tutto assenti, come testimoniano le relazione della
Commissione Cultura che ha tra i propri compiti anche il Tempo
Libero e la promozione delle attività sportive: le prime sono assenti,
le seconde si limitano esclusivamente alle problematiche dello
stadio San Paolo e alla convenzione con la Società Calcio Napoli
In generale si lamenta la mancanza di una logica complessiva
capace di integrare in un’unica visione turismo, cultura e loisir,
come tre pezzi di un unico grande contesto in cui si agitano e
maturano risorse locali e risorse esterne, pubblici locali e flussi
turistici.
I PRINCIPI E LA METODOLOGIA DELL’AMMINISTRAZIONE ROSSI
DORIA
- I progetti in ambito culturale, finora orientati quasi
esclusivamente all’utilizzo dei finanziamenti pubblici, non dovranno
trascurare tutte le possibili, importanti sinergie che si possono
attivare – con la dovuta cautela – con il capitale privato. A tal
proposito vanno stabilite nuove metodologie nella relazione con i
privati, superando la logica del contributo e ragionando, piuttosto,
in un’ottica di coproduzione che scaturisca dal confronto e
dall’ascolto degli operatori cittadini.
- Le risorse per la cultura, considerata la loro limitatezza, saranno
utilizzate prevalentemente in direzione del duraturo e non
dell’effimero, e non favoriranno la prolificazione incontrollata di
piccoli eventi. Dovrà essere prevista e garantita la sostenibilità dei
progetti.
- I progetti mireranno a valorizzare il patrimonio culturale locale
mettendolo a sistema.
- I progetti mireranno a valorizzare le particolari tradizioni e
vocazioni culturali presenti nel patrimonio locale, ma in una
percentuale non irrilevante saranno caratterizzati da significative
aperture sperimentali.
- Ci si muoverà per il recupero sistematico dei luoghi cittadini di
eccellenza che mancano ancora all’elenco di quelli fruibili e per
l’individuazione delle più giuste tipologie di iniziative cui destinarli,
anche al fine di collocare adeguatamente attività rilevanti e ancora
prive di una propria sede stabile.
- Ci si muoverà per individuare i luoghi monumentali e paesaggistici
non propriamente eccellenti, al fine di averne un quadro completo,
semmai municipalità per municipalità, e di favorirne il recupero e la
fruizione specialmente da parte della popolazione residente (scuola,
anziani, disabili, immigrati, ecc.); tali luoghi e sedi, dilatando il
centro della città, valorizzando il territorio e disseminandolo di
attività culturali, possono contribuire incisivamente alla crescita del
sentimento di appartenenza al proprio territorio, stimolare a un
impiego proficuo e qualificato del tempo libero, assicurare la
permanenza della cultura anche negli aspetti della vita quotidiana.
- Ci si muoverà per vitalizzare le periferie con progetti forti,
considerando tale obiettivo un’assoluta priorità cui destinare i
maggiori finanziamenti.
- Ci si muoverà per allargare le proposte d’uso e incrementare la
fruizione dei beni culturali (musei, monumenti e aree monumentali,
biblioteche e archivi), coinvolgendo sia gli enti proprietari e gestori
che gli enti (scuola in primis) e le associazioni di riferimento dei
fruitori ed individuando servizi e contributi che l’Amministrazione
potrà dedicare a tale scopo.
- Ci si muoverà per favorire ogni forma di impiego di esperienze e
competenze interne alle diverse istituzioni attive sul territorio,
sempre meno utilizzate ovvero utilizzate per compiti per lo più
burocratici o per l’organizzazione di eventi più o meno impegnativi.
- Si interverrà per ovviare alla carenza di istituzioni formative sul
versante delle arti, anche laddove esiste una forte tradizione o
comunque un tessuto produttivo tale da giustificarne l’esistenza.
- A monte di tutto ciò, tuttavia si dovrà ipotizzare un modello di
gestione complessivo della città e dei suoi territori sotto il profilo
delle attività culturali, secondo un movimento paritario e
complementarizzato verso le Municipalità, sia in termini economici,
che in termini di saperi e di know how.
- L’ente pubblico dovrà assumere dunque una funzione di
armonizzazione e di razionalizzazione delle vocazioni culturali
emergenti da ogni territorio, inizialmente stimolandone attraverso
studi, ricerche e attività la definizione, poi sostenendone le
progettualità. Infine inquadrandole in un contesto ampio e
complessivo.
- Attività e progetti in ambito turistico non dovranno più avere
carattere spontaneistico; essi dovranno piuttosto rientrare in un
piano strategico di sviluppo e agire a livello strutturale.
- Si tenderà a sviluppare anche un turismo dell’esperienza, che,
proiettando il visitatore nella cultura e nella realtà del luogo
visitato, punti da un lato sulla valorizzazione di “attrattori” nuovi
rispetto a quelli tradizionali, rintracciabili sia nelle attività
tradizionalmente
esistenti,
che
in
nuove
eventualmente
valorizzabili; dall’altro sulla valenza socio-culturale oltre che su
quella
squisitamente
economica;
essendo
tale
turismo
dell’esperienza particolarmente interessante per un pubblico meno
facoltoso, andranno incentivati la creazione e il funzionamento di
strutture ricettive e di ristorazione a prezzi accessibili e controllati,
intervenendo sulla tendenza della città a offrire prezzi mediamente
troppo alti a fronte di standard bassi e a non garantire trasparenza
e legalità.
- Si farà in modo che nuove iniziative estendano all’intero anno
l’interesse turistico per la città.
- si farà in modo che si sviluppino in città altri turismi, ossia
movimenti legati non solo ai beni culturali e ambientali, ma – ad
esempio – all’alta formazione umanistica, artistica e scientifica, alle
attività economiche, allo sport, etc
- Attività e progetti in ambito di tempo libero debbono
necessariamente essere coordinati e sviluppati in accordo con
soggetti privati, tuttavia favorendone lo sviluppo in particolare
innovativo, quindi non connesso solo ad ambiti più tradizionali
(cinema, teatro, etc.), i quali tuttavia dovranno essere
maggiormente stimolati, anche attraverso l’introduzione di sistemi
qualitativi in grado di migliorarne l’attrattiva, sia per il pubblico
interno che pre il pubblico esterno alla città.
- In particolare si dovrà provvedere alla
riqualificazione,
rifunzionalizzazione, ridestinazione e ampliamento di spazi e
cubature di proprietà del comune; allo sviluppo e al supporto delle
attività sportive, alla realizzazione di eventi e di manifestazioni a
carattere promosse direttamente dal Comune e/o da soggetti
esterni ad esso e fondamentalmente destinate ai city users.
In generale si introdurranno criteri di finanziamento e produzione
attraverso gare e bandi aperti anche a soggetti esterni alla città e
si concorderanno le varie attività con tutti gli altri soggetti coinvolti
e disponibili (Soprintendenze, Regione, Provincia, associazioni,
soggetti privati), distinguendo tra:
a)
“attività
culturali”
da
finanziare
senza
prevedere
necessariamente un ritorno economico, in quanto fondamentali per
l’intera comunità;
b) “attività turistiche” che devono garantire un ritorno economico in
termini di PIL e di sviluppo del tessuto imprenditoriale e
dell’artigianato locale;
c) “attività miste”, caratterizzate da una valenza turistica ma anche
da una chiara connotazione culturale, da finanziare prevedendo un
ritorno economico necessario alla sola copertura dei costi; d)
“attività per il tempo libero”, che, a seconda della tipologia
dell’iniziativa e del livello di coinvolgimento di soggetti privati,
potranno essere a fondo perduto, no-profit o con ritorno
economico.
PRIMA DI PARTIRE
- Occorrerà indagare approfonditamente la complessa composizione
dei destinatari degli interventi da effettuare in tutti e in ciascuno di
questi tre ambiti. Anche dalla conoscenza dei pubblici attuali e
potenziali e delle esigenze consapevoli e inconsapevoli di tutti i
destinatari possono derivare le scelte più opportune in termini di
progettazione.
- Occorrerà prendere le mosse da quanto di buono è stato fatto in
passato, facendolo divenire punto di partenza per la costruzione di
nuove politiche e di nuove attività, coinvolgendo in una grande
campagna di ascolto tutti gli operatori dei settori cultura, tempo
libero e turismo. Per il settore cultura, occorrerà compiere
un’attenta analisi della spesa effettuata nell’ultimo quinquennio al
fine di comprenderne l’entità e l’impiego.
- Occorrerà creare una mappa della città culturale, turistica e del
tempo libero, articolata per municipalità, al fine di individuare
attività esistenti, luoghi e spazi attivi o attivabili; ipotizzare modelli
di gestione e di contenuto; determinare il fabbisogno reale.
PRIORITA’
- Studiare progetti di vitalizzazione delle periferie.
- Studiare forme di incentivazione e sostegno per la realizzazione di
strutture ricettive e di soluzioni utili per i fruitori del turismo
dell’esperienza.
- Valorizzare il patrimonio e le iniziative locali, partendo ovviamente
da ciò che è già in essere, ma manca di sistematicità, logica e
sviluppo.
- Mettere a punto il sistema di comunicazione dell’offerta culturale,
turistica e del tempo libero destinata a utenti residenti e non,
stabilendo il principio della programmazione tempestiva e
concertata delle iniziative.
PROPOSTE E IDEE
- Ridefinizione e potenziamento delle funzioni e attività delle
Biblioteche di quartiere, da dotare di nuovi servizi (mediateca,
postazione Internet, ecc.) e, in prospettiva, trasformare in centri
culturali e di documentazione costituiti anche con il concorso degli
abitanti. Tali centri si specializzeranno nella produzione, ricerca,
conservazione e valorizzazione di materiali culturali significativi per
la gente che vi abita - e di appeal anche per il turista – e
produrranno un giornale o una pagina di un unico giornale
cittadino.
- Creazione di Scuole-Officine della cultura: spazi di formazione ed
educazione per alcuni dei
mestieri (ad es.: il restauratore, l’artista presepiale) della cultura,
da individuare.
- Creazione di una o più strutture che mettano a disposizione, a
prezzi contenuti, spazi (con servizi) utilizzabili da compagnie
teatrali, gruppi musicali, artisti, ecc. - anche “dilettanti” -, per
laboratori ed esibizioni.
- Creazione di un Palazzo delle Arti dove sia il percorso espositivo
che quello formativo possano trovare il giusto rilievo. In uno spazio
vasto quale quello dell’ex Albergo dei poveri, potrebbero trovare
posto sale d’ascolto, teatri di posa, sale espositive e spazi adibiti
alla formazione di figure artistiche, tecniche e professionali del
settore dello spettacolo, come quella attualmente finanziata dal
P.O.R. Campania 2000/2006 (esperto in tecniche di illuminazione
per cinema e televisione, esperto in montaggio audiovisivo, esperto
in tecniche di danza jazz e musical, tecnico del suono, recitazione
cinematografica e televisiva). Gli spazi all’aperto del complesso
potrebbero ospitare eventi creati nei laboratori dello stesso Palazzo
delle arti o provenienti da realtà simili a livello nazionale o
internazionale.
- Creazione di centri culturali territoriali di natura specialistica o
polifunzionale gestito dalle associazioni/società/realtà attive nel
campo della produzione e distribuzione artistico-culturale che si
siano distinte negli anni per un lavoro costante e continuativo sul
territorio napoletano. Spazi di diffusione, ricerca e sperimentazione
dei linguaggi e dei saperi artistici; luoghi di intrattenimento
culturale, coerenti con le vocazioni territoriali delle municipalità,
dove potere assistere a manifestazioni di artisti locali, nazionali e
internazionali e dove si diano occasioni di collaborazione, scambio e
interazione tra la cultura cittadina e quella mondiale (attraverso
l’avviamento di progetti comuni o con la pratica del workshop:
l’artista straniero risiede per un certo periodo in città e coinvolge i
giovani della città nell’elaborazione di uno spettacolo/prodotto
culturale/evento). Centri dove svolgere corsi di formazione rivolti a
tutti i cittadini interessati al mondo dell’arte, nelle sue diverse
articolazioni, luoghi di incontro e svago, aree di produzione,
distribuzione e consumo culturale a 360°, animati da una logica di
superamento dell’idea di arte e della cultura come settori a
compartimenti stagni (il film al cinema, il concerto nel club, il libro
in libreria, il cibo al ristorante, etc) e dall’obiettivo di produrre
intersezioni, ibridazione e circuiti virtuosi tra le proposte, i progetti
e i “pubblici” a cui si rivolge. Infine un luogo che nel costituire uno
“stimolo” costante per la popolazione locale svolge anche rilevanti
funzioni di socialità/socializzazione.
- Creazione di centri per la valorizzazione e la vendita dei prodotti
enogastronomici cittadini.
- Progettazione di iniziative di pubblicità-progresso dedicate alle
tematiche culturali e del tempo libero.
- Potenziare l’offerta degli attuali City Sightseeing Tours.
- Archivio storico comunale.
- Riapertura del Museo Filangieri.
- Riutilizzo delle numerose aree a verde (ex-agricolo), inserite nel
Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, in collaborazione con il
suo Ente di Gestione (gestione commissariale scaturita dalla
conferenza tra Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di
Napoli del 2003), in modo da agevolare una razionale politica di
difesa idrogeologica del terreno, un’acquisizione di nuove zone da
destinare al tempo libero ed allo svago, un possibile avvio di attività
produttive (vivaistica, allevamento di animali di fattoria e domestici,
produzioni conserviere tipiche ed artigianali, ecc.) da affidare a
cooperative di giovani anche come occasione di formazione
permanente e, infine, per il recupero di un’edilizia rurale che
potrebbe costituire, al tempo stesso, una preziosa testimonianza
storico-culturale ed un patrimonio da utilizzare proficuamente per
attività moderne.
- Valorizzazione e cura delle principali strade della città, anche
liberandole dal commercio abusivo, da destinare a zone da
individuare.
- Realizzazione di progetti dedicati all’inclusione delle comunità
straniere residenti in città.
- Iniziative destinate alla diffusione della cultura musicale (Teatro
per la musica di innovazione; progetti musicali con le scuole e con
particolare attenzione ai quartieri più a rischio).
- Promozione di iniziative ludiche in spazi pubblici (un esempio: gli
spazi attrezzati di piazza Medaglie d’oro, di piazza Quattro giornate
e di via Ruoppolo sono largamente utilizzati)
- Progettazione degli interventi da attuare nel settore delle attività
sportive e soprattutto di quelle vicine alla tradizione napoletana.
- Progettazione di attività di sensibilizzazione su tematiche culturali
specifiche (legalità e altre).
- Riqualificazione di risorse turistiche primarie (Terme di Agnano,
Mostra d’oltremare e altre strutture di Fuorigrotta, Albergo dei
poveri, Parco degli Astroni, Ipogei funerari ellenistici e altre aree del
sottosuolo di interesse culturale e geologico, Sferisterio).
- Sviluppo permanente e programmato di attività di scambio e di
formazione fra artisti locali e gli artisti giunti in città per lavoro, in
particolare se inseriti all’interno di attività promosse, realizzate o
finanziate dall’ente pubblico.
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