Schede bibliografiche inedite di Michele Bellucci L'elenco dei mss. su riportato ne fa intuire la tessitura difficile. Impegnato in vasto, vario e complesso lavoro storiografico, il Bellucci arrivò alla Bibliografia così come l'astronomo al disegno. Avviatosi alla ricerca e alla consultazione, per la esigenza primaria dei suoi studi, egli non tardò a completarsi in bibliologo e bibliografo; a scoprire e rintracciare, e molti raccogliere e collezionare nella sua segregazione provinciale, gli incunaboli della civiltà dauna, descrivendoli in due grandi repertori, dedicati l'uno alla Capitanata, in generale e in particolare, l'altro ai suoi figli memorabili. Si tratta di migliaia di cartule con appunti, di schedoni, coordinati tra loro da rinvii, distribuiti in ordine sistematico e per materia in relazione ai luoghi, alle cose, alle persone, che danno titoli alle parti dell'opera (per es. « Bibliografia Sveva », Palazzo Imperiale di Federico II, v. Bartolomeo da Foggia; « Foggia (Città di) »; « Manerba (Pasquale) », v. nei Cenni biografici). La compilazione è impeccabile, pur se adotta criteri abbandonati dall'indirizzo unificatore moderno; difettano la documentazione, non sempre indica tutti gli elementi editoriali, tipografici e bibliografici; non si limita a dare i connotati delle opere che registra, ma si arricchisce di un apparato descrittivo, in cui spesso si esamina criticamente, si emenda o accresce, a volta con picrata ironia, che rivela un aspetto inedito del B. Qui di seguito si pubblica un campionario di schede, che vale più e meglio di una chiosa. Lo abbiamo composto con intenzionale riferimento alla storia della cultura foggiana, che dal dott. Di Cicco ha ricevuto così valido sussidio in « La Capitanata ». Nota per li Cittadini, ed Università di Foggia. In cui si dimostra doversi mantenere inpossesso de' loro Uffici gli Ufficiali, che furono creati dal fu Eminentissimo Cardinal Grimani. E doversi anche mutare a forma de Governo, e Parlamento di detta città. Lo spett. Sig. Regente D. Gaetano Argento Comm. Questa Nota è datata: « Nap. 8 Decembre 1710. » e firmata « Francesco Onofrii », in –16°, di pagg. 99 1. Abbastanza ben riassunta da Ferdinando Villani in Nuova Arpi (pag. 92-94, e pagine 102-105). 1 Da un esemplare presso di me, nella sua primitiva legatura, sul cui frontespizio è scritto a mano: « D.r Phis. cus Felix Benedictus de Massis donavit ipsi de Massis D.r Joes Dnicus Albarella anno 1713 7bris ». Ha postille manoscritte su l'interno della copertina, e su le pagine 10, 11, 33, 60. 143 Sino al 1499 la città reggevasi a governo popolare. Ma in quell'anno da Re Federico d'Aragona, che ivi sostava per poco, ventiquattro cittadini ottennero di essere nominati Consiglieri del Comune a vita, con facoltà di eleggere il Sindaco, il Mastrogiurato, quattro Eletti, un Percettore, due Giudici annuali, e due Catapani, oltre alla facoltà di sostituire a loro scelta i Consiglieri mancanti. Il Privilegio con la data 10 Marzo 1499 è dall'Onofrii riportato per intero (pag. 14-17), ed ha la seguente intitolazione: Capitoli, Statuti, ed Ordinati, fatti per l'Università, ed uomini della Terra di Foggia, sopra li quali per essa Università si supplica e pete lo assenso, beneplacito e volontà dello Signore Re D. Federico, per la Divina gratia Re di Sicilia, Hierusalem, &c. Nel 1° capitolo i 24 Consiglieri, allora detti Reggimentarii, sono questi: Francesco Durazzo, Marino Finabella, Bartolomeo De Maio, Petrillo Marzano, Matteo De Jacomino, Mastro Alfonso De Tinabellis [è a leggere De Finabellis = Finabella], Galiotto Miroballo, Mastro Jeronimo Fannicolo, Mastro Giliberto di Mola, Alessandro De Salpi, Cesare de Lillo, Alfonso Falciglia, Gabriele de Morcone, Stefano Malliomo, Angelillo Della Bastia, Guglielmo di Buonconsiglio, Leonardo della Cetera, Joanne Filippo Carazzolo [Caracciolo], Paolo de Turri [De Turris], Bartolomeo de Basilii, Lanzalvo [Lanzalao?] De Brayda, Mastro Pentio de Fano, Mastro Jacobutio de Jannitella, Angelo Caputo. Molti appartenevano alla nobiltà del Regno, con stabile dimora in Foggia, quali i Durazzo, i De Finabellis, i De Maio, i Marzano [De’ Marcani], i Miroballo, i De Salpis (famiglia di origine Sipontina, che menzioneremo nelle Biografie, in « Bartolomeo da Foggia »), i Falciglia o Falcilia, i Della Bastia, i Caracciolo, i De Turris, i Brayda. Degli altri non abbiamo sicure notizie. Costoro adunque aveano creato per sé e per i loro successori, oltre la trasmissibilità anche per testamento alla propria discendenza, una egemonia insopportabile, perpetuatasi in una sola casta più che due secoli, vessando il popolo con imposizioni continue e crescenti, ed appropriandosi impunemente del pubblico denaro. Né ciò bastando, i Capitoli di Federico d'Aragona fecero confermare dal Gran Capitano Consalvo addì 1° Maggio 1504, e dall'Imperatore Carlo V il 26 Febbraio del 1533 (pag. 17, 18). Ma nel 1632 il Reggente Tappia commise al dottor Domenico De Santis la revisione dei conti. Dalla relazione, che quegli compilò, risultarono abusi non pochi. Tra gl'intimati figura Orazio Brancia, percettore nel 162324, che se non è quello ricordato da Carlo Villani (Foggia al tempo degli Hohenstaufen, pag. 155), è certo della stessa famiglia. Più centinaia di cittadini sottoscrissero nel 1642 e presentarono al Viceré un memoriale contro la mala amministrazio144 Ritratto giovanile di Agostino Gervasio (per gentile concessione del G.E.S.P.) MICHELE BELLUCCI (al centro) nel suo salotto di Manfredonia, tra familiari ed amici, che lo festeggiano nella ricorrenza dell'onomastico (29 sett. 1936) ne. Nove incorrotti Reggimentarii vi aderirono, e di cinque ne è serbato il nome, che furono Annibale Di Rosa, Orazio Saggese, Alfonso De Turris, Decio Falciglia, Annibale De Maio, quantunque il De Turris poco stante avesse piegato. Venne ordinata l'inchiesta, che l'Università seppe sventare, simulando un accordo fra le parti 2. Dopo nuovo contendere, un decreto del Collaterale elevò da 2 4 a 3 6 i l numero dei Reggimentarii. Per rinunzia del Duca di Roseto (questo titolo apparteneva allora ai Brancia ), e per morte di Francesco Serena e del dott. legale Antonio Perla (non dottor fisico, giusta l'Onofrii a pag. 2 3 , e figlio di quel Giovambattista che in testamento gli legò la, piazza di Reggimentario comperata per ducati 4 0 0 ) , i Consiglieri in carica erano ventuno. Sicché il 19 Gennaio del 1 6 4 4 si dové procedere alla elezione suppletiva che, presieduta dal Reggente Ettore Capecelatro, conferì i maggiori voti ai quindici cittadini seguenti: Antonio Brancia, Giuseppe Sforza, Francesco Sica, Decio Calvanese, Cesare Brancia, dottor legale Giuseppe Bianco, Antonio Belmonte, capitano Pietro Babo, Girolamo Petrea, Paolo dello Todone [ D e l T u d o n e ] , Alfredo Alessio Trombici, Alferio Scipione Bevilacqua, Giacomo De Luca, Giuseppe Abbate e notar Francesco Morelli 3. Le cose non mutarono, anzi maggiormente gli abusi, le angarie, le depredazioni crebbero. A petizione di 3 0 0 e più cittadini il Viceré ordinò a 18 febbraio 1705 nuova inchiesta, affidandola con la revisione dei conti al Presidente Milano, Governatore della Dogana di Foggia. Questi elesse cassiere Giuseppe Cuoci, di nobile casa ma « fuora dell'ordine dei Reggimentarii » (Onofrii, pag. 4 1 ) , i l quale in sei mesi portò un avanzo di docati 2500. Risultarono imputati per il 1698-99: Giuseppe Lignelli mastrogiurato, Antonio De Pilla, il dottor Marco Tafuri e Nicola Meula Eletti, e gli eredi del Marchese Nicolò Sacchetti già Eletto 4. Per il 1699-1700: il mastrogiurato Calvanese, Guglielmo Del Tudone, Giacinto Belvedere, Domenico Terenzio e Gaetano De Carolis Eletti, e Alfonso Guglielmone percettore 5. Per il 1700-1701: Nicola Cimaglia mastrogiurato, e gli Eletti dottor Gaeta2 Orazio Saggese è dal Villani, op. cit., pag. 146, portato Reggimentario nel 1647, ma noi lo vediamo già nel 1642. Dicasi lo stesso per Annibale De Malo, id., 156. Nello stesso anno 1642 Orazio Saggese era uno dei quattro Eletti, con Cola Francesco Scarnesa (nel Villani, Scarneri, 156), Francesco Serena, Francesco De Julianis, essendo mastrogiurato Adriano Brancia, e percettore Berardino Belvedere. (Onofrii, 29). 3 Qui figurano i nomi di altre famiglie nobili; Calvanese, Belmonte, Petrea, Del Tudone, De Luca, Morelli. 4 I Lignelli venivano di Troia, i Sacchetti di Firenze; nobili al pari dei Meula e dei De Pilla. A questi ultimi si riferisce Antonio su nominato, uno dei « gentiluomini che si distinsero non poco nella pubblica amministrazione », direbbe Carlo Villani (in Foggia cit., pag. 151). 5 I Belvedere, i De Carolis, i Guglielmone erano anche di nobiltà. 145 no De Nisi, Fabrizio Fiorini, Diego Petrea, e il percettore Giuseppe Lignelli 6. Per il 1701-1702: il mastrogiurato Ettore Di Ruggiero, e gli Eletti Guglielmo Della Bella; Domenico Tortorella, e Domenico Coccia, nonché il percettore Leonardo Donadio 7. Per il 1702-1703: il dottor Martos Tafuri mastrogiurato, gli Eletti Antonio De Pilla, Nicola Meula, Nicola Saverio de Angelis, e il percettore Gaetana De Nisi 8. Tenuto calcolo delle partite precedenti, gli amministratori sempre alternandosi gli stessi nei diversi ufficii, l'Onofrii desume che il Comune era defraudato per più di ducati 5000 ogni anno (pag. 45), e dimostra le inframmettenze e partecipazioni negli affitti delle varie gabelle, e le estorsioni in danaro e in natura ai bottegai, e l'imposizione di vendere i prodotti, pur di pessima qualità, delle terre pertinenti agli amministratori, accusandone Guglielmo Della Bella, Martos Tafuri, Giuseppe Lignelli, capitan Giovanni Angelo Giuliano [De Julianis], Domenico Rossignuolo [Rosignoli], Giuseppe Vidman 9 (pag. 54 e seg. ). A nulla valse nel 1671 lo zelo disinteressato ed esemplare del dottor Giustiniano Preda 10, il quale molte magagne dei Consiglieri additava al Governo di Napoli (pag. 58-59). Memoriali frattanto correvano da parte de' cittadini, che attaccavano con ragione e documenti, e da parte dei Consiglieri, che si difendevano con pretesti e cavilli. A 19 marzo 1706 il Reggente Gennaro D'Andrea convocò il pubblico general parlamento per l'elezione di dieci consiglieri del Comune, che furono così scelti: Barone Giuseppe Saggese, Barone Scipione Della Posta, Barone Gennaro Giordano, Sebastiano Ciaburro, dottor Stefano Galiano, Leonardo Miano, Alessandro Brancia, Gaetano Coccia, Giuseppe Belmonte e dottor Nicola Tortorella, in surrogazione dei deceduti Giacinto Belvedere, Barone Orazio Saggese, Ettore De Ruggiero, Guglielmo Del Tudone e Giuseppe Lignelli, e di Domenico Coccia tenuto mentecatto. Fu deciso che gli assenti, nominati al Consiglio, avrebbero a suo tempo prestato il giuramento, e similmente lo avrebbe prestato al raggiungimento dell'età il minorenne Barone Pietro Della Posta ". Da ultimo l'autore riassume i capi d'accusa, sempre pogCimaglia, De Nisi, Fiorini: famiglie nobili. Tutti ascritti al patriziato. 8 Non staremo a credere il dottor Marco o Martos Tafuri, sia quel desso che « nel 1661 andò magistrato a Bari » (Villani, Foggia cit., pag. 148). Anche i De Angelis erano patrizi. 9 Roscignoli e Vidman altresí nobili 10 I Freda appartenevano al patriziato. 11 Non meno cospicue famiglie e di antico lignaggio si noverano i Della Posta, i Giordano, i Ciavurro o Ciaburro, i Galiano. 6 7 146 giato a documenti ufficiali, e nelle argomentazioni giovandosi dell'autorità di ottimi testi. Fa ascendere il numero degl'imputati di mala amministrazione a 25 (pag. 88), fra i quali un Claudio Pisani, non prima menzionato, e che forse è lo stesso di quel figlio di Marcello e d'una signora di casa Vicedomini ricordato da qualche araldista, e sposo a Caterina d'Orlando. L'Onofrii conclude invocando per la città di Foggia il ritorno alla forma di governo popolare con pubblico e generale parlamento. Regolamento pel Piano delle Fosse di Foggia detto Piano della Croce, Sovranamente Approvato. Foggia, Tipografia di Giuseppe Ciampitti, 1860, in -4°, di pag. 38, di cui le prime 26 numerate. La fondazione del Piano, largo spazio terraneo con buche (fosse) da riporre i raccolti granarii per le opportune negoziazioni, risale ad un atto notarile del 19 Marzo 1725, la cui mercè i massari di campo e i commercianti di Foggia stabilivano le norme per il regolare andamento del Piano anzidetto. Al rogito seguirono parecchie modificazioni in diversi tempi, sino al Regolamento 31 Luglio 1839 emesso dalla Camera Consultiva di Commercio di Capitanata sedente in Foggia. Altre modificazioni vennero fuori nel 1841, nel 1853 e nel 1857, anche in vista della Ministeriale 2 Agosto 1849, del Real Rescritto 10 Ottobre 1855, e delle Ministeriali 12 Settembre e 21 Ottobre 1857. Tutto ciò tenuto presente, ed in base di analoghi considerato, la Camera di Commercio formulò il Regolamento di cui ci occupiamo, in 47 articoli, sotto la data di Foggia 20 Gennaio 1858, firmato dall'Intendente Presidente Comm. R. Guerra, dal Vice Presidente Gaetano Barone, dai Componenti Domenico Frascolla e Liborio marchesino Celentano, e dal Segretario F. Della Martora; approvato con Real Rescritto 6 Marzo 1860, N. 490. Restarono conservate le due Compagnie di sfossatori ab antiquo esistenti al servizio del Piano della Croce, denominate la prima di S. Rocco e l'altra di S. Stefano, con l'esclusivo diritto di misurare nel Piano e di governare e custodire le fosse ( art. 1° ). Ogni Compagnia formavasi di due caporali, due sotto-caporali, uno scrivano, e ventisei tra misuratori e sfossatori. ( art. 2° ). L'immediata sorveglianza del Piano si affidava a tre Deputati, cioè due massari di campo, ed uno negoziante, eletti dal proprio ceto ( art. 3° ). Tralasciamo gli altri articoli, in cui è detto delle funzioni e della responsabilità dei Deputati, dei caporali, dei misuratori, della custodia delle fosse, dei registri a tenersi dagli scrivani 147 in apposito locale, del tempo d'immissione e di estrazione dei cereali, della facoltà ispettrice del Sindaco, delle pene per i trasgressori, ecc. Riferendoci poi al Real Rescritto del 6 Marzo 1860, notiamo che esso comincia così: « I progetti di regolamenti formulati da cotesta Camera Consultiva di Commercio pei piani delle fosse di Foggia, Manfredonia, Cerignola, Sansevero, Torremaggiore ed Apricena per effetto di Real Rescritto del 10 Ottobre 1855, furono da questo Real Ministero trasmessi allo esame, della Camera di Commercio di Napoli, e della Consulta di Stato. La Consulta, vedute le osservazioni della Camera, ritenne approvarsi il Regolamento per il Piano di Foggia, « come quello che presenta un vero interesse » ; e « che nella inesattezza dei piani degli altri Comuni di Manfredonia, Cerignola, Sansevero, Torremaggiore, Apricena e Lucera 1 di stabilimenti simili a quello del piano della Croce di Foggia, sono inopportuni i regolamenti per essi progettati, ammenoché quei privati non amassero organizzarne ne' rispettivi Comuni, sia nel loro peculiare interesse, sia nello interesse ancora di tutti coloro che volessero profittarne ». Chiude l'opuscolo in esame una Tariffa per le mercedi spettanti alle Compagnie de' misuratori addette al Piano della Croce. (L'antica tariffa, riveduta, è del 25 Agosto 1819). Porta la data di Foggia, 14 Maggio 1860; si compone di 14 articoli; è firmata dall'Intendente Presidente Duca di Bagnoli, e dagli altri segnati innanzi. 1 Il nome di Lucera manca nel brano iniziale del Real Rescritto su riportato, forse per oscitanza del tipografo . FULGENZIO (Arminio), agostiniano - Ossequio del dolore. Funerali nella morte di Filippo IV fatti nella Città di Foggia, disposti ed ordinati da Melchior di Navarra y Roccafull. Napoli, De Bonis, 1666, in -4° gr., di pag. 68 non numerate. Filippo IV, nato nel 1605, sali al trono di Napoli e di Spagna il 6 aprile 1621, e morì a 17 settembre del 1665. Nella Nuova Arpi di Ferdinando Villani (pag. 179) si ha: « Sul piano della croce, e propriamente sulla strada Epitaffio, chiamata oggidì di Alessandro Manzoni, quasi testimonio dello interesse che destarono in ogni tempo le industrie delle Puglie, si vede un obelisco di pietra grezza sormontato dalla statua del re Filippo IV, anche di pietra, in memoria delle concessioni fatte da costui ai pastori pel libero transito delle greggi cre dagli Abruzzi vengono nelle Puglie e poscia si restituiscono ai loro monti nei tempi estivi. Ed è però che quivi si legge la seguente iscrizione: 148 D.O.M. / Philippo quarto regnante / Don Innico Velez De Guevara / Comite D'Oñatte et Villa Mediana / Prorege / Viam hanc latitudinis trapassuum / Sexaginta pro comoditate pecudum / quae Apulea hiemali tempore ad pascua / Sumendum / Ingrediuntur et ab ea regrediuntur / Comuni et usuali vocabulo tracturum / Nuncupatum / Multis in locis distructum et occupatum / Hector Capicius Latro Reges / A latere consiliarius Marchio Torelli / Et cum suprema potestate / Ordine S. M. M.tis per S. E. / Delegatus / Recognovit instauravit et in pristinam / Formam restituit / Curavit / Anno Dñi 1651 / Jam / Vetustate collapsum locator aere / Sub exc. Medinae Coeli Duce Prorege / D. And. Guerrero De Torres Proe.s R.e / C. Sum G.s R.e D.e / Reaedificare curavit / An. Dñi MDCXCVII. Avvertendo che nella sesta linea la parola trapassuum non è del latino classico, nè del latino barbaro, inclinerei a credere in un errore di trascrizione, che si dovrebbe leggere ultra passuum ; e avvertendo che nella ventiquattresima linea la parola locator s'à da intendere per locatorum e il Proe.s della linea 26 dee scriversi Prae.s (Praesidens ), pur restando dubbio il G.s della linea seguente (da interpretarsi Gerens ), ne diamo la traduzione in volgare, sciolta dalle sigle: Regnando Filippo IV, don Inigo Velez De Guevara Conte di Ognatte e di Villa Mediana Vicerè, questa via larga passi 60 per comodità delle pecore che nel verno vengono ai pascoli di Puglia e per la stessa rivanno, con comune ed usuale vocabolo chiamata tratturo in molti luoghi distrutto e occupato, Ettore Capecelatro, Reggente, Consigliere intimo, Marchese di Torello, con suprema potestà delegato d'ordine di Sua Maestà, da Sua Eccellenza, riconobbe, instaurò e nella pristina forma restituì nell'anno del Signore 1651. Poi decaduto per vetustà, con denaro dei locati, sotto l'Eccellentissimo Duca di Medinaceli Vicerè, Don Andrea Guerrero De Torres Presidente della Regia Camera della Sommaria e Gerente della Regia Dogana, ne curò la riedificazione nell'anno del Signore 1697. Il monumento di forma ottagonale con in cima la statua di Filippo IV, noto agli indigeni col nome di Pataffio (dall'epitaffio inciso), è stato nel suo disegno riprodotto dal Caggese (Foggia e la Capitanata, pag. 78) che lo identifica per monumento a Ferdinando D'Aragona. Siamo lontani dai tempi di Ferdinando D'Aragona che regna nel 1458, e la lapide riportata va circoscritta al regno di Filippo IV. Infatti costui è nominato sul bel principio della iscrizione, la quale per una prima parte si ferma all'anno 1651, e fa menzione del Vicerè Conte d'Ognatte che fu insediato addì primo marzo del 1648; e per la seconda parte, ove è segnato l'anno 1697, accenna al Vicerè Duca di Medinaceli, insediato il 12 luglio del 1691. DE LAURENTIIS (Francesco Maria) Ragioni per la Fedelissima Città di Foggia colli negozianti forestieri et altri abitanti nella medesima per la esazione della gabella nomata « Piazza », Napoli, 1728, in fol., di pag. 12. 149 Intorno al Patronato della Fedelissima Città di Foggia su la maggior Chiesa Basilica e la Cappella quivi intitolata a Maria SS. della Icona Vetere. Ragionamento alla Ecc. Real Consulta di Stato. A relazione del dottissimo Signor Commissario Canofari. Napoli, 1841, in –8° . Pneumatologia della Controversia tra la Città ed il Capitolo di Foggia nella Real Consulta di Stato. Napoli, 1842, in –8°. Per la Fedelissima Città di Foggia. Quarta Memoria, ovvero Comento alla Scrittura pel Capitolo di Foggia in risposta alle Memorie del Comune. Per la Real Consulta di Stato. Napoli, 1842, in –8°. Qualche Documento illustrato per la Fedelissima Città di Foggia nella Controversia col Reverendo Capitolo. Per la Real Consulta di Stato. Napoli, 1843, in –8°. EDIZIONI DI FOGGIA DAL 1600 AL 1900 Un B. riesumatore dei patrii torchi e torcolieri fu da noi rilevato, strappandogli il saggio Stampatori dauni del 400: Ottaviano Salomone da Manfredonia e Alessandro Minuziano da San Severo, pubblicato in « Foggia », bollettino mensile di statistica di quel Comune (XII - 1939, n. 6, pp. V-II ). Lo scritto diè materia inedita ai successivi storiografi della editoria in Puglia: Petraglione, D'Amato, Frattarolo e Caterino, che, come il B., ci onorarono, annoverandoci tra i loro informatori. Le schede, che qui si pubblicano la prima volta, possiamo attribuire al periodo anteriore al 1939. Comunque, spentosi nel 1944, il B. non poté avere notizia delle schede formate dai soprintendenti bibliografici d'Amato e Caterino, de' quali non sarà mai tardi consultare i contributi a stampa, e, tra essi, del primo: Mostra documentaria del pensiero economico-politico pugliese dei secc. XVI-XX, Bari s. d. (ma. 1951), del secondo: La Puglia nella storia della stampa, Bari 1961. (Nota di M. S.). Primo ad impiantare una stamperia in Foggia nel 1633 fu Novello De Bonis (Giustiniani, Saggio storico-critico sulla Tipografia nel Regno di Napoli). Novello De Bonis era napoletano, o almeno aveva esercitato in Napoli, soprattutto come stampatore arcivescovale, dal 1600, e con gli eredi, fin quasi al 1800. Nel 1645, o poco prima, vi pone stanza il romano Lorenzo Valerio o Valerii, che avea tipografie in Trani, in Brindisi, in Montefusco. Presentiamo qui un saggio, non certo completo, delle edizioni foggiane. 150 Ricordiamo però il Valerio anche nelle nostre Edizioni di Trani e di Brindisi. In quanto al De Bonis, stimiamo non superfluo l'additare alcuna delle sue edizioni più copiose, eseguite in Napoli, ad esempio: Opere di Giulio Cesare Cortese in lingua napoletana, 1666 (oggi molto rare) ; Mugnos, Teatro della Nobiltà del Mondo, 1680; i Graduali del p. Ruffa, che notiamo nella rubrica « M u s i c i s t i » ; le opere di Francesco Serao, 1766 e 1767; la Ciclopedia di Chambers, tradotta dal lucerino Giuseppe-Maria Secondo, 1748-54, nove volumi in -4°. MATTEI (Francescantonio) - Della Scherma Napoletana. Discorsi, dove sotto il titolo dell'impossibile si prova che la Scherma sia scienza e non arte. In Foggia, per Novello de Bonis, 1633 *. L'autore sarebbe nato ad Amantea come sostiene Vito Capialbi (Chiesa Tropeana, pag. XCVI ), contro il Toppi (Biblioteca, 98) e il Giustiniani (Saggio tipografico, 185), seguiti da F. Villani (La Nuova Arpi, 237, 417), e da C. Villani (Daunia e Scrittori). Né, stando a quest'ultimo, esistono due edizioni, del 1633 e del 1669. Il Giustiniani anzi segna in due modi l'anno della stampa, 1673 e 1633; e fa l'edizione in 4°, mentre è in 8°. Si stia dunque al Toppi, per l'anno 1669, confermato anche dal Capialbi. Vedi: GELLI (Iacopo), Bibliografia generale della Scherma, con note critiche, biografiche e storiche. Milano, Hoepli, 1895, in 8°, con ritratti. Il CATERINO (op. cit., p. 78, n. 192) descrive una edizione posseduta dalla «Nazionale» di Roma e dalla «Civica» di Lucera: «DELLA / SCHERMA / NAPOLETANA / DISCORSO PRIMO. / Dove / SOTTO IL TITOLO DELL' / IMPOSSIB LE POSSIBILE / SI PROVA CHE LA SCHERMA / Sia Scienza, e non Arte. / Si danno le vere Norme di spada, e / pugnale. / DEL SIGNOR / FRANCESCO ANTONIO / MATTEI / SECONDA MPRESSIONE // IN FOGGIA / Per Novello De Bonis. M.DC.LXIX. Con licenza dei SS. Superiori // p. 1-70 ». « DELLA / SCHERMA / NAPOLETANA, / DISCORSO SECONDO, / DOVE SI DANNO LE VERE NORME / DI SPADA SOLA / DEL SIGNOR / FRANCESCO ANTONIO /MATTEI // IN FOGGIA, / Per Novello De Bonis, MDCLXIX / Con licenza dei SS. Superiori // p. 73-135» cm. 14,5, cc. 20 nn., pp. 135, c. I nn. (Nota di M. S.) FLAVII JUNII ANDRIENSIS - Centum Veneres, sive Lepores, in hac secunda editione purgati à Carlo Ciccarello, Artium Medicinae Professore. Foggiae, 1645, ex typ. Laurentii Valeri, in –8°. La prima edizione è : Firenze, 1603, in -4°, appresso Volckmaro Timan. (Toppi, Biblioteca Napoletana, pag. 87, da cui prese l'Origlia nel suo Dizionario). Intorno a Flavio Giunio, da Andria, che taluno vuol chiamare Giugni, si vedano Gl'Illustri Andriesi di Rìccardo Spagnoletti. 151 ALFIERI (Giacinto) - Opus de modo consulendi, sive, ut vulgus vocat, collegiandi. Fogiae, ex Typographia Laurentii Valerii, 1646, in -folio *. « La maraviglia si è, che quest'opera è stata a tutti affatto sconosciuta » - scrive il D'Afflitto. Però il Toppi la conobbe, e segnò, come poi fece il Minieri Riccio (Notizie, A). D'altronde, « il signor Casimiro Perifano affermava averne visto un esemplare di bella edizione presso il signor Raffaele Cassitti di Alberona, rivelandosi pure dal frontespizio che apparteneva all'accademia de' Volubili di Foggia ». (Ferdinando Villani, Nuova Arpi, 232). Per altre opere dell'Alfieri, si veggano le nostre « Note biografiche ». • Descrizione meno lacunosa in CATERINO (op. cit., p. 57, n. 115), che cita il PINTO, Bibliografia: Hyacinthi de Alpherio / Doctoris Phisici / Academici / Fogiensis volubilis / opus / De Modo Consultandi, / sive ut vulgus vocat collegiandi / in quo non modo variae vagreg3 medicae questiones, verum omnium scientiarum nonnulle / ad opus spectantes examinantur / ... FOGIAE, ex typographia Laurentij Valerij, anno Domini MDCXLVI / De Consensu Superiorum // ». (Nota di M. S.) II Salvato Pupillo. Commedia (in prosa) di RECUPIDO MACCHIAVELLA, da S. Severino. Foggia, per Lorenzo Valerii, 1646, in -12° *. Citiamo sulla fede del continuatore di Mons. Allacci nella Drammaturgia. * Riprodotto con qualche variante dal CATERINO (op. cit., p. 57, n. 116), che lo accoglie da G. BELTRAN, Lorenzo Valerij ecc.: «Il Salvato Pupillo. Comedia di RECUPIDO MACCHIARELLA di Sanseverino, diocesi di Salerno. In Foggia, appresso Lorenzo Valerij, 1646». (Nota di M. S.) BARRADA (Luzio) - L'impossibile possibile. Foggia, 1663, in -8° . Tratta dell'arte di maneggiare la spada e il pugnale. L'autore, capitano dell'esercito napoletano, era nato in Nocera di Calabria. Citiamo dal Minieri Riccio, Notizie, B, 1877. GUALFONE o GUELFONE (Domenico Antonio) - Orazione. Foggia, 1669, i n –4° *. * Descrizione integra in CATERINO (op. cit., p. 177, n. 190) sul raro esemplare della « Civica » di Lucera: « ORAZIONE / DEL MOLTO REVER. PAD. / D. DOMENICO ANTO- 152 N O GUELFONE DA FOGGIA; / Monaco Celestino dell'Ordine di S. Benedetto. / Detta l'Anno MDCLXIX nella Chiesa Maggiore / della Città di FOGGIA, per la Festa dell'ICONA / VETERA, cioè d'una antichissima Immagine / di S. Signora MARIA sotto il detto titolo / protettrice di questa Città, che si celebra li / 15 agosto / DEDICATA / All'Illustriss. Sig. / G O: GIROLAMO / DE PHILIPPO / Barone di Miano, e Mianello, Consigliere, e / Presidente della Regia Camera, e / Governatore Generale della / Dohana di Puglia // In Foggia. Per Novello De Bonis. MDCLXIX / Con Licenza de’ SS. Superiori. // » sm. 19,5, cc. 28 nn., pp. 39, c. 1 nn. (Nota di M. S.) ARPAIA (Nicola) - Ars et Labor. Cenni storici. Note. Lettere. Foggia, Premiata Tipografia Operaia Arpaia - Mendolicchio, 1915, in –8°, di pag. 47, con ritratto dell'autore. L'Arpaia, proto-direttore di tipografie in Napoli e in Foggia, sua patria, indi comproprietario della premiata Tipografia Operaia, dopo una breve autobiografia documentata, accenna all'introduzione della stampa in Foggia. Ma egli non conosce che soltanto il Mattei stampato dal De Bonis nel 1633, e 1'Alferi stampato dal Valerio nel 1646. Ricorda poi i tipografi Giuseppe Verriento (1800), Pasquale Russo (1815), Giacomo Russo (1825), Michele Russo (1854), Giacomo Ciampitti (1862), e altri, sino ai contemporanei. STUDIO EDITORIALE DAUNO - Catalogo delle edizioni. Foggia, 1935, in –8°. L'opuscolo di pag. 24 in elegante veste è presentato da una silloge di giudizi (sotto il titolo: SED, che cosa è?) tra i quali ci piace citare quello di un nostro concittadino, Renzo Frattarolo : « ... va messa in rilievo un'altra nobile impresa, iniziata ai primi dell'anno in corso, lo Studio Editoriale Dauno, che si propone di essere un centro regionale di studi e di propaganda culturale, secondo il programma del suo ispiratore, Mario Simone, scrittore e avvocato, ideatore e compilatore insieme con Alfredo Petrucci dell'Almanacco giuridico forense italiano... » (da « La Rassegna »). Il nostro amico Mario, dopo un decennio di esperienze romane, ha creato in Foggia, come annotava « L'Italia che Scrive », un centro di attività intellettuale, un circolo di menti elette. Eccone i primi documenti, qui presentati: « La Corte d'Assise », rassegna bimestrale di diritto criminale e di vita giudiziaria; Quaderni di « La Corte d'Assise »; opere del prof. Baldassarre Coccurullo, procuratore del Re presso il Tribunale di Foggia, e dell'avv. Vincenzo Lamedica. Sono, infine, annunziate altre edizioni, tra le quali « Daunia », collezione di quaderni illustrativi della Provincia di Foggia, diretta da Giustiniano Serrilli e curata da M. Simone. 153