RICERCHE
STORICHE·
Rivista di storia della ResistenzéJreggiana
REGGIO EMILIA
Istituto per la Storia della Resistenza e della Guerra di Liberazione
1973
RICERCHE
STORICHE
Rivista
quadrimestrale
dell'Istituto
per la storia della Resistenza
e della guerra di Liberazione
in provincia di Reggio Emilia
ANNO VII - N. 19 - LcUGLIO 1973
SOMMARIO
ANTONIO ZAMIBONEluul
Re'g9i ani ,in dilfes:a deHa 're:puhbHc'a
spagno'la (1H316 - 1939)
pag.
3
GlIIAN'NIiNO DEGANI
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G:I,ANiNlIiNO
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Istituto per la Storia della Resistenza
e della guerra di Liberazione
in provincia di Reggio Emilia
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Reggio E. n. 20 in data 18 marzo 1967
33
55
DEG~NlI
te lIfioilenze faslcilste 'in provincia
:di Reg'gio Eimilia (V)
71
DOCUMENTI E TESTIMONIANZE
AnutasCii'st.i di tronte :al Tlribunale
(Icnn no1!e di V1i\llaldo 61alsi)
79
Ghilrungli'a partiigi,ana (Uno slori:tJto
di Pasquale Ma'rcon'i)
85
l~pe'Oiall!e
RECENSIONI
Rul,ando Oa\llandoH Origpni del fascismo a Reggio Emilia (V. PelJìlizzi); Alido Ferretti M'8sse'nzatico
nella Reggio rossa (H. Harazzojn'i);
,primo ISav'ani Antifascismo e guerra di Liberazione a Parma (A. Magnani); Roil'anldo'Cavanldo'lii Fascismo omicida (,G. Finamini); luui,gi
ArJjizzanii e NazalrilO Sauro Onofiri
Lotte e Libertà in Emilia-Rom'8,gmJ
(,A. Zambonel:li); Guerrino iPl'Ianz'ini Un travagliato trentennio. (*) .
ATTI E ATTIVITA' DELL'ISTITUTO .
89
99
REGGIANI IN DIFESA
DELLA REPUBBLICA SPAGNOLA
(1936 - 1939)
PREMESSA
Il contributo politico ed umano che la provincia di Reggio Emilia ha dato
alla lotta contro il fascismo «storico» è ampiamente noto nelle sue linee generali
Non mancano studi approfonditi sulle origini del fascismo e sulle lotte che vi si
intrecciarono per contrastarlo, come non mancano sul periodo della guerra di
liberazione. Notevoli lac,une permangono tuttavia per quanto riguarda il cosiddetto
« ventennio» ed il lavoro politico clandestino che nella nostra provincia si andò
sviluppando negli anni che vanno dal 1926 al 1943.
In questo quadro ha fatto spicco, fino ad oggi, la mancanza di uno studio
organico sulla partecipazione di reggiani alla guerra di Spagna, nelle file delle
Brigate internazionali, e sulla portata che gli eventi spagnoli ebbero in provincia
di Reggio.
Il presente lavoro è nato appunto dall' esigenza di rimediare, per quanto
possibile, a questa lacuna.
Un primo risultato importante pensiamo sia costituito dall'aver accertato
l'entità numerica dei reggiani volontari antifranchisti, che fino ad oggi risultavano
essere 45 e di cui, salvo pochissimi casi, si conosceva poco più che il nome.
I reggiani dei quali abbiamo verificato la partecipazione alla guerra di
Spagna nelle file antifasciste sono 62,- di essi 12 sono caduti sul campo, 4 morirono in seguito a ferite riportate, altri sono deceduti in questi anni ed i superstiti
sono ormai pochi (alcuni residenti in Francia), cosicché la vicenda personale di
quasi tutti rischiava di non avere alcun posto già nella memoria dei contemporanei.
La pubblicazione che ora viene data alle stampe, conclude una ricerca iniziata nel 1969 ad opera di Guerrino Franzini, con la preziosa collaborazione di un
ex-volontario delle Brigate internazionali, Giovanni Bertolini e dell' allora studente
universitario Giuseppe Gherpelli.
Il tutto era nato da ,una proposta della sezione reggiana dell'A.I.C.V.A.S.
(Associazione ex-combattenti antifranchisti) all'Istituto per la storia della Resistenza,
che l'accolse di buon grado e si fa ora editore dei risultati raggiunti.
T aie ricerca, attuata mediante compilazione di un apposito modulo (vedere
appendice n. 1) distribuito ai reduci di Spagna che vennero via via rintracciati o
a loro familiari, fu confortata, ad un certo punto, dal reperimento di brevi note
di carattere militare su 58 ex volontari, note desunte da documenti delle Brigate
internazionali conservati all'Istituto Karl Marx di Mosca.
Per questa parte un caloroso ringraziamento è dov,uto al compilatore delle-
4
58 schede, Lorenzo Vanelli, il quale, dopo aver condotto tante battaglie nell' emigrazione francese, in terra di Spagna e nella Resistenza italiana, va costruendo da
anni, nella sua Bologna, un archivio generale degli emiliani combattenti antifranchisti.
L'autore, per parte sua, ha praticamente preso in mano e vagliato 1'insieme
di tale documentazione, completandola mediante interviste supplementari ed allargando poi il campo d'indagine attraverso 1'esame di varie opere sulla guerra di
Spagna e di giornali e pubblicazioni coeve all'epoca oggetto dello studio.
Da ultimo l'autore ha avuto l'opportunità di poter profittare delle pazienti ricerche condotte dall'Avv. Giannino Degani, per conto dell'Istituto per
la storia della Resistenza di Reggio Emilia, presso l'Archivio Centrale di Stato,
prendendo visione dei microfilms di alc.uni documenti assolutamente inediti. Si
tratta in genere di rapporti «riservatissimi» che la Prefettura e la Questura di
Reggio, o !'Ispettore dell'O.V.R.A. D'Andrea, inviavano alla Direzione Affari Generali e Riservati del Ministero degli Interni sulla ;situazione politica nel Reggiano e
concernenti anche l'attività clandestina dell' organizzazione comunista in relazione
alla Guerra di Spagna.
L'esame di tali documenti, che ha permesso tra l'altro l'individuazione di
volontari i cui nominativi erano sfuggiti alle prime ricerche, ha in sostanza consentito, assieme a testimonianze raccolte dall' autore, ed all'esame, ancora, di fotocopie delle sentenze del Tribunale speciale contro antifascisti reggiani, di fornire
un'ampia base documentaria ad un'indagine (solo marginalmente accennata nel presente lavoro) sul movimento clandestino antifascista reggiano negli anni 1936-'39.
La mole dei documenti e delle notizie reperite ci ha perciò indotti, oltre alla compilazione di ,una breve biografia per ciascuno dei volontari (che era l'idea originaria) anche ad una esposizione organica delle vicende (prima durante e dopo la
guerra di Spagna) in cui si inscrivono le vite di molti dei volontari antifranchisti
reggiani.
Il che ha significato ripercorrere in qualche modo l'ambito di storia che va
dagli anni venti alla Resistenza armata contro il nazifascismo. Per buona parte
dei volontari di Spagna si riscontra infatti un' arco di vita esemplare, per continuità
.e coerenza nella lotta contro il fascismo, che, dalle prime azioni contro lo squadri,smo reggiano, passa attraverso le vicende della emigrazione politica in Francia e
la guerra antifranchista per giungere alla milizia nella Resistenza in Italia o nella
stessa Francia.
L'autore è ben consapevole di non· avere condotto uno studio esauriente : .sarà
perciò accolta come prezioso contrib,uto, ogni osservazione o segnalazione che potrà
giungere, soprattutto in ordine ad eventuali involontarie omissioni o alla biografia di alc.uni dei combattenti di Spagna, per i quali non è stato fin qui possibile reperire null'altro che il nome.
5
I VECCHI FUORUSCITI
,1;
Cinquanta dei sessantadue «reggiani di Spagna », erano lontani dall'Italia
già da alcuni oda ii:riolti anni prima di quel 1936 che vide l'inizio della guerra civile
spàgnòii:L Eran~.,cioè dei fuorusciti. Come è ampiamente notò, con questa definizione, che voleva essete spregiativa rispetto al tomantico-risorgitnentale termine di
esuli 0), il fascismo tentò di screditare, ptesso l'opinione pubblica, quelle migliaia di italiani antifascisti che erano dovuti emigrare, per sottrarsi a persecuzioni di ogni genere.
« Sulle orme dell'emigrazione economica che l'aveva immediatamente preceduta» (2), anche l'emigrazione politica di .centinaia di lavoratori reggiani antifascisti ebbe come meta la Francia e la regione parigina in particolare (3). Questi
militanti, banditi dai loro paesi d'origine ad opera degli squadristi o, più tardi, perseguitati dall'O.V.R.A., non cercavano però nella vicina Francia soltanto quella sicurezza personale che era loro venuta a mancare in Italia: essi vollero invece, nella
stragrande maggioranza, continuare nell'emigrazione la lotta .contro il fascismo e
l'azione rivoluzionaria, militando in genere nei «gruppi di lingua italiana» del
P.C.F. o nelle organizzazioni di massa create ad hoc dal centro estero del P.C.d'I.,
come la Unitme Popolare Italiana o i Comitati Patriottici Antifascisti (4). Ne derivava per molti una nuova situazione di insicurezza e di persecuzione, concretizzata
in tanti casi nella espulsione dal territorio francese ed in peregrinazioni tra Belgio,
Lussemburgo, di nuovo Francia per essere ancora espulsi, in un cerchio che pareva essere senza fine. E sarà proprio dalla Francia che i primi consistenti gruppi di volontari internazionali reggi ani partiranno per la Spagna.
GLI ANNI VENTI
Da un semplice rilievo dei dati da noi raccolti, si nota come la vecchia emigrazione politica si suddivida in due ondate (5). Infatti dei 50 volontari di Spagna che sicuramente emigrarono prima del 1936, 22 partirono da Reggio all'inizio
degli Anni Venti, 23 attorno al 1930, 7 in epoca non meglio precisabile ma certamente compresa entro il primo decennio del regime fascista.
I primi nuclei dei nostri fuorusciti, abbandonano l'Italia - e comunque la
propria provincia - nel 1922 (Romeo Brevini, Gilberto Carboni, Guglielmo Corradini, Alfredo lotti, Enrico Zambonini) e nel 1923 (Aristide Conti, Angelo Curti, Arturo Davoli, Alberto Galassi, Fortunato Nevicati, Emore Taroni, Alberto
( 1) Cfr. al riguardo Aldo Garosd, Storia dei fuorusciti, Ed. Laterza, Bari, 1953, pago 8.
(2) Garosci, O.C., pago 9.
(3) Si veda -al riguardo lo studio di Annamaria Parmeggiani in R0cerche Storkbe, nu..
mero 16, maggio 1972.
(4) Lo abbiamo verificato per quanto riguarda l'emigrazione reggiana (vedere pa§g. seguenti); a quanto pare era vero anche più in generale, infatti, come scrive Garosci a p:l!g. 92 dell'o.c., «gran parte della prima emigrazione di massa dovette essere, se non comunista, certamente
inclinata al comunismo ».
(5) Dei reggi ani che espatriarono d:l!l '36 al '38 col preciso intento di mggiungere la
Spagna ai occuperemo più avanti.
6
Zanettini). Ad eccezione di: Zambonini, anarchico e di Corradini e Zanettini, socialisti, si tratta di militanti comunisti, quasi tutti poco più che ventenni. Tutti si
erano pericolosamente esposti nelle lotte sociali o nelle azioni di autodifesa contro
lo squadrismo fascista.
E' noto il carattere di particolare violenza antiproletaria che ebbero nella
nostra provincia le azioni del nascente fascismo, caratterizzatosi subito come feno.ineno di reazione padronale (<< agraria» in modo particolare), prendendo di mira
le istituzioni e gli esponenti delle organizzazioni di classe dei lavoratori reggiani (6).
« Le colonne di fumo che segnavano - come scrive il Garosci (7) - l'itinerario delle colonne fasciste attraverso le province sottomesse dalle spedizioni punitive, non indicavano soltanto che, nelle località da loro percorse, era stata distrutta
la sede dell'organizzazione rossa; esse volevano dire che in ogni paese i giovanotti
più arditi, che avevano organizzato la sezione o la lega ... Si trovavano a dover abbandonare la loro attività, in molti casi a lasciare il paese ».
Furono centinaia, anche nella nostra provincia, i veri e propri « bandi» contro i « sovversivi ». Interi gruppi consiliari socialisti, dirigenti delle leghe sindacali
e delle cooperative ne furono le vittime. E' poi tristemente noto come tali « bandi»
non fossero minacce senza conseguenze, essendo accompagnati da violenze d'ogni
sorta, che rimanevano generalmente impunite.
Gli antifascisti, in alcune zone d'Italia ed in Emilia (e a Reggio) in particolare, opposero fin dall'inizio una coraggiosa resistenza, anche armata, alle azioni
dello squadrismo; ma va sottolineato come diversi elementi concorsero a frustrare
tali tentativi.
Da un lato vi fu l'atteggiamento dei dirigenti socialisti, a livello nazionale
e locale, caratterizzato dal noto principio che il fascismo era un « fuoco di paglia»
e si sarebbe esaurito da solo (8), dall'altro le autorità dello stato, che avrebbero
avuto il dovere di bloccare la sedizione fascista, mantenevano in genere un atteggiamento di tolleranza, quando non di aperto appoggio, verso gli squadristi.
Basti ricordare al riguardo l'episodio dell'assalto alla Cooperativa di Sant'Ilario, avvenuto il 27 febbraio 1921: in quella occasione si videro i carabinieri
sparare assieme ai fascisti contro i giovani proletari asserragliati in quella che era
la loro casa comune.
Quando la loro resistenza dovette cessare, quei giovani (molti erano feriti da
colpi di arma da fuoco) vennero tratti in arresto dai carabinieri mentre i fascisti
(6) Al riguardo rimandiamo a: Giannino Degani, introd,uzionealla Storia della Resistenza reggiana di Guèrrino fra112Jini, Ed. A.N.P.L, 1970 (II ediz.), Rolando Cavandoli, Origini del fascismo a Raggio Emilia e provincia, a cura deRa Lega per le autonomie e i poteri .
10cali di Reggio E., 1972. Per runaricostruzione di parte fascista: Ugo Gualaz2iini, La genesi del
fascismo reggiano, saggio di storia ,poli~ica, Reggio Emilia, 1936. Di particolare interesse,
per gli abbondanti riferimenti a Reggio e per l'analisi del carattere «bottegaio-agrario» del fascismo !in questa provincia, la Critica sooktlista del fascismo, di Giovanni Zvbordi, pubblicata
nel 1922 in Il fascismo visto da repubblicani e socialisti, Cappelli Ed., Bologna.
(7 A. Garosci, a.c., pago 11.
(8) La Giustizia dell'8-9 luglio 1922 giunse a qualificare di «fascismo rosso» l'aZJione
di un gruppetto, rimasto sconosciuto, che ricambiò con ugua1e moneta le prodezze di un noto
squadrista di Villa Cavazwli.
7
- non solo furono lasciati liberi - ma poterono impunemente e vilmente malmenare i loro avversari (9).
La violenza squadrista non si limitava agli incendi delle cooperative, delle
case del popolo, delle sedi sindacali e politiche dei lavoratori, alla somministrazione
di olio di ricino e alle bastonature, ma fu caratterizzata anche da una serie di omicidi, da quello di Zaccarelli e Gasparini, a Correggio, la notte di fine d'anno 1920,
a quello del candidato socialista-massimalista alle elezioni politiche del 1924, Antonio Piccinini, ammazzato la notte tra il 28 ed il 29 febbraio 1924, dopo esser
stato indotto ad uscire di casa con un inganno.
Ed i processi, che talvolta furono celebrati contro gli autori di tali assassinii, si concludevano sempre con l'assoluzione dei fascisti incriminati, che venivano
poi portati in trionfo dai loro camerati festanti.
In quei drammatici frangenti, la stessa direzione nazionale del P.c. d'I. (sorto, è benericordarlo, il 21 gennaio 1921) si pronunciò contro le azioni di autodifesa armata (lO) talché, come osserva Rolando Cavandoli (11) «solo grazie
a episodi di spontanea indisciplina si ebbero, nell'ambito socialista, alcuni atti di
resistenza di massa (astensioni dal lavoro - specie alle "Reggiane" e al Calzificio
Gardenia - in conseguenza di violenze fasciste) e individuali ».
L'atteggiamento dei comunisti, ed in particolare dei giovani militanti nella
F.G.C., fu sì «diverso », come afferma ancora il Cavandoli, in sede locale, ma lo
fu proprio in opposizione alle direttive del centro, secondo le quali i comunisti
dovevano frenare l'impazienza, «prepararsi, non offrire pretesti a facili vittorie
politiche» (12) e aspettare l'immancabile ora X della rivoluzione proletaria. Inoltre la direzione comunista sosteneva che non si doveva compromettere la purezza
ideologica del Partito appena sorto, con ibride mescolanze in formazioni paramilitari come quelle degli « arditi del popolo ».
Era l'esatto contrario - ma, certo, in una situazione per molti versi assai
differente- di quello che sarà poi l'atteggiamento unitario, e vincente, dello
stesso P.c.I., al momento della Resistenza armata contro il nazifascismo.
Furono tuttavia decine, forse centinaia, i giovani (in maggioranza comunisti) reggiani, che entrarono a far parte, almeno sulla carta, dei «battaglioni» di
arditi del popolo. Parecchi furono comunque i giovani comunisti che reagirono,
anche in modo del tutto isolato, con le armi in pugno, alla violenza squadrista.
Ma, ripetiamo, l'isolamento politico e, talvolta, l'ingenuo velleitarismo
che caratterizzò quel generoso tentativo di dare una risposta armata all'insorgente
fascismo, fecero sì che questa prima resistenza fosse destinata a fallire sul nascere,
avendo oltretutto come controparte non solo le « squadre» ben altrimenti armate,
ma anche i vari « apparati» (13) di uno stato borghese che considerava' sovversivi
(9) Vedere al rigo - oltre ai resoconti dei giornali dell'epoca - la drammatica testdmonianza di un protagonista, Avvenire ,Paterlini, su Ricerche stol"iche n. 15, dicembre 1971.
(10) Vedere a,l dg. Paolo Spriano, Storia del P.C.I., voI. I, Einaudi, 1967, pagg. 126-129.
(11) R. Cavandoli, a.c., pagg .. 49-50.
(12) Ar.ticolo su Comunismo, marzo 1921 citato da P. Spriano a pago 126, a.c.
(13) Anche in sede locale perfino l'esercito garantì - ai fascisti che temevano di non
avere armi sufficienti - il proprio appoggio; come scrive tI Gualazzini in a.c., pago 98, «in un
colloquio ... un uffiiciale dell'esercito faceva sapere al comandante delle squadre d'azione di
Reggio che i cannoni c'erano e con essi gli uomini pronti a tutto osare per il bene della Patria
e del Re ».
i~(tos;si» metith~' vedèva"fiehfascismci un mezzo pre stroncare la minaccia che era
venuta all'ordine proprietario dalla ventata rivoluzionaria dell'immediato dopoguerra:'Ai, militanti piùcoDtggiosie" maggiormente espostiti (e tra questi, la maggioranza dei 50 èh'e ritroveremo in Spagna) nel tentativo di reagire aUa feroce
« gùerra di classe'!)' che il padrbriato aveva scatenato per mezzo delle squadre,
noti 'riniil'ireva perciò che la via dell'esilio.
Atdito del popolo era stato, per esempio, Alberto Bartoli (che dovrà poi
espatriare' nel 1924); il quale ricotda ancora di aver partecipato ad una riunione
con Picelli, in un casolare abbandonato, presso l'Enza, nel settembre 1921 ead
un'altra riunione di arditi di Quattro Castella, nel locale cimitero. Lo stesso Bartoli
afferma che il comandante di tale gruppo, di cui peraltro non ricorda il nome, abitava nell'antica abbazia di Montefalcone (che sorge a lato della pedecollinare San
Polo-Puianello) e che morì anni ,dopo a Torino, folgorato, in un incidente sul lavoro.
Emore Taroni, non ancora ventenne, aveva partecipato alla occupazione delle
« Reggiane », nel settembre 1920. Dopo mesi di duri scontri con gli squadristi, che
sovente lo attendevano davanti alla fabbrica o lo andavano a cercare il San Maurizio,
dove abitava, e dòve c'era un forte nucleo di giovani comunisti, dovette espatriare
clandestinamente. Alfredo lotti (fratello di Settimio, che nel 1921 era « cassiere»
della neonata F.G.C. reggiana), prese parte ad azioni di resistenza armata dalle
barricate dell'oltretorrente parmense - dove conobbe Picelli, di cui risentirà poi
parlare in Spagna - all'assalto contro un camion di squadristi nel quartiere Santa
K:roce di Reggio (14).
Romeo Brevini, appartenente a famiglia contadina, a 21 anni, nel 1922, dovette andarsene con tutti i suoi, in seguito alle persecuzioni fasciste: due anni dopo
veniva già espulso dalla Francia perché attivista comunista.
A Poviglio, dove particolarmente attivi erano gli « arditi del popolo », come
appare dalle cronache dell'epoca, viveva Fortunato Nevicati, operaio tipografo, iscritto al locale circolo socialista fin dal 1913. Dopo aver combattuto nella Grande
Guerra, fece parte della maggioranza socialista (35 consiglieri su 40) della Deputazione (oggi diremmo « amministrazione») provinciale di Reggio, diventando anche assessore. Delegato al congresso socialista di Livorno, nel gennaio 1921, aderì
P.C.d'!. Nell'aprile successivo, assieme ad Angelo Curti, un altro futuro combattente di Spagna, fa parte della lista dei candidati comunisti del collegio emiliano
per le elezioni politiche (15). La violenza squadristica si accaniva in modo particolare contro di lui. n 31 maggio 1922 i fascisti affissero sui muri, a Poviglio, un
manifesto contro Nevicati che così concludeva: « ... i fascisti che si imbattessero
in tale fara:butto devono raggiungerlo col ferro freddo» (16). Ma Nevicati continuò a rispondere, colpo su colpo, sui giornali e per le strade, ai tentativi di lin(14) Ecco come ce 10 racconta lui stesso in un suo memoriale: «Avevano ricevuto l'ordine di incendiare'.la Coop.va che si trovava di fronte alle O.~. di Reggio ... arrivarono su due
autocarri FIAT scoperti. Erano 30 o 35 sui medesimi card, cantando l'inno fascista., .. Noi eravamo in 3 appostati dall'altro lato del passaggio a EvelIo (allora esistente a porta S. Croce, N.d.A.)
ove cominciava un piccolo fossato... Due colpi di moschetto e quattro di pistola furono sufficienti a far fare dietro front ».
(15) Su Nevicati vedere l'opuscolo F. Nevicati / 1895-1936, Amm.ne Prov.le Reggio E.
- Comune di Povi,gllo, 1966, pagg.69.
(16) Notizia pUibblicata da La Giustizia del 2-6-1922.
9
ciaggiò morale e fisico cui fu fatto segno dai fascisti. N elI' agosto 1922 lo troviamo
sulle barricate dell'Oltretorrente, a Parma, città nella quale rimarrà fino al maggio
1923, come dirigente della locale Federazione comunista. Nevicati, in quegli anni,
aveva mantenuto sempre stretti contatti (come del resto un altroreggìano,Camillo
Montanari) (17) con Picelli.
'"
Bruno Crotti, parente del sarto povigliese padre adottivo di Nevicati, ricorda di averlo accompagnato alcune volte, con la propria auto, da Reggio a Parma,
dove incontrava Picelli al bar Verdi, in Piazza Garibaldi.
« Mi sembra ancora di vederlo - dice Crotti - Picelli, che ci aspettava davanti al bar, alto e magro, elegante con i suoi pantaloni a righe ». (18)
Nel maggio 1923 Nevicati dovette andarsene anche da Parma. Dopo alcuni
mesi di permanenza il Sondrio, dove lavorava presso la« Tipografia del commercio »,
espatriatò clandestinamente in Francia sul finire dello stesso anno.
Bisogna tuttavia dire come in quel periodo, cioè nei primi Anni Venti, l'espatrio non fosse in genere quella pericolosa avventura che diventerà pochi anni dopo.
Diversi dei nostri protagonisti poterono andarsene del tutto legalmente. Come fa
notare il Garosci « le frontiere erano pressoché aperte, il reato di "espatrio clandestino" non esisteva, alcuni paesi, e tra essi la Francia, in piena ripresa industriale,
erano assetati di mano d'opera italiana ». (19)
A volte per ottenere il passaporto bastavano piccoli espedienti.
Per esempio l'Alfredo lotti di cui già abbiamo parlato, benché giovanissimo
garzone macellaio, riuscì a farsi rilasciare, dalla reggiana Camera di Commercio,
un certificato di iscrizione nel «Registro delle ditte e società commerciali ed industriali» (20), esibendo il quale ottenne immediatamente, dalla Questura locale,
un regolare passaporto perla Francia. Temeva di essere identificato come uno
degli autori dell'assalto a fuoco contro i fascisti a porta Santa Croce ed il passaporto lo usò una volta sola, per andare. E' tornato in Italia per la prima volta 50
anni dopo, nel novembre 1972, per partecipare ad una cerimonia indetta dalla
Regione emiliana in onore degli ex-internazionali di Spagna.
A volte era la stessa questura che, per togliersi dai piedi « grane» non desiderate, concedeva di buon grado e senza lungaggini il passaporto, a chi aveva motivo
di temere per la propria incolumità: come nel caso del sindacalista socialista scandianese Guglielmo Corradini, che, allontanatosi da Scandiano il 17 settembre
1922, ottenne il passaporto il giorno appresso e due giorni dopo era già in Francia.
Lui ed il fratello Romeo erano stati duramente perseguitati e boicottati dagli squadristi, tanto che avevano dovuto abbandonare la loro attività di piccoli commercianti, mettendosi a lavorare occasionalmente come salariati agricoli. In quel 17
settembre 1922 gli squadristi avevano invaso la loro abitazione accanendosi contro
Hbri, opuscoli e giornali, dopo aver bastonato i due fratelli che tentavano di opporsi
(17)
in Ricerche
(18)
in Spagna,
E.R., 1962,
( 19)
(20)
Vedere a1 riguardo Una lettera di P~celli a Montanari, con note di Sergio Marini,
storiche nn, 7"8, giugno 1969.
Il gusto per <l'eleganza del vestire è una caratteristica che Picelli conservò anche
dove G. Calandrane lo 1'icorda «sempre impeccabile» (G.c. La Spagna brucia,
pago 58).
Garosci, a.c., pago 11.
L'originale del certificato sta [n ;rSR RE.
lO
alla irruzione anche per evitare lo spavento alla anziana madre. La poveretta subì
infatti un forte choc in quella occasione e rimase affetta da un perenne tremito.
La vedova di Romeo, onorata Bassi, conserva ancora oggi uno sdruscito
passaporto di Guglielmo rilasciato dalla Questura di Reggio in data 18 settembre
1922 e recante un solo visto, quello d'ingresso in Francia al posto di frontiera di
Modane, in data 20 settembre 1922. (21)
Di rilievo politico particolare la figura di Angelo Curti: ufficiale pilota durante la prima guerra mondiale, venne congedato nel 1919 dopo essere stato degradato per i contatti che, essendo di stanza a Torino, intratteneva col gruppo ordinovista di Gramsci.
Nel 1920 (si guadagnava da vivere come contabile presso la Cooperativa
metallurgici di Reggio), divenne segretario del gruppo ordinovista reggiano (22) e,
dopo la scissione di Livorno, fu il primo segretario della Federazione comunista.
Dopo la marcia su Roma, gli fu impossibile continuare a vivere nella città natale
e scelse la via dell'esilio verso quella Francia di cui diventerà poi cittadino.
Alberto Zanettini, iscritto al circolo giovanile socialista di Montecchio fino
al momento dell'espatrio, poco dopo il suo arrivo in Francia si iscrisse al P.C.F.,
diventando uno dei dirigenti del gruppo di lingua italiana di Livry Gargan.
NELL'ESILIO FRANCESE
Coloro che se ne andavano, portavano dietro un bagaglio di sentimentI m
cui il bisogno istintivo di rivalsa contro la violenza sopraHattrice del fascismo si
mescolava alla volontà di continuare la lotta nelle nuove condizioni dell'emigrazione.
Il che significò per molti, praticamente per quasi tutto il gruppo oggetto del
nostro studio, entrare nei gruppi di lingua italiana del P.C.F., gruppi che furono
in quegli anni i più combattivi nel composito panorama del fuoruscitismo in terra
di Francia.
Lo spirito di «rivalsa» determinava una notevole aggressività in alcuni
degli esuli, soprattutto di fronte al tentativo fascista di esportare anche in Francia
« il sistema delle spedizioni punitive e i metodi di violenza che gli avevano dato il
potere in Italia» (23).
Basti accennare alle vicende vissute a Parigi da Prospero Rossi e Alberto
Bartali, i quali, in diverse occasioni, « fecero il vuoto» in locali da ballo o bistrots
frequentati da fascisti italiani e cagoulards francesi. Agivano in coppia ed affrontavano i fascisti anche quando questi erano in molti (24), bastonandoli di santa
ragione.
Rossi portava una sorta di lunga spirale d'acciaio avvolta attorno alla vita
a mo' di Cintura ed agganciata sul davanti: quando era il momento apriva la giacca
(21)
:(22)
menti della
(23)
(24)
Il passaporto originale è stato depositato presso ISR RE da Onorata Bassi.
Cfr. A. Gianolio, Fascismo e classe operaia a Reggio Emilia, in Aspetti e moResistenza reggiana, Amm.ne Prov.le Reggio E., pSig. 124.
A. Garosci, o.c., pago 13.
Testimonianza orale di A. Bartoli e P. Rossi, raccolta dall'autore nell'ottobre '72.
11
sotto cui l'aggeggio si nascondeva e lo estraeva cominciando a menar botte da orbi,
spalleggiato dal Bartoli. Non a caso il Rossi era chiamato « Capolegh» dagli amici
di Cavriago; il nomignolo dipingeva con estrema pregnanza la sua eccezionale vigoria fisica. Lo stesso Bartoli, che a distanza di quarant'anni da quelle vicende è
stato visto dall'autore scaricare da solo enormi carri di fieno come fosse un giovanotto (nel 1972, quando il Bartoli aveva 71 anni!), era allora un groviglio di
muscoli animato da un grande coraggio. E' dunque del tutto credibile che i vari
attivisti e spioni fascisti collegati o no al consolato d'Italia a Parigi, temessero la
coppia come il diavolo l'acqua santa. Tant'è che alcuni di questi fascisti, con
singolare rovesciamento delle parti, si sottomettevano senza fiatare al «bando»
che Rossi gli notificava (per iniziativa del tutto personale) e facevano le valigie
rientrando in Italia.
Non è però da pensare che l'attività degli esuli comunisti reggiani in Francia si riducesse a queste azioni fisiche, né che tutti i comunisti se ne fossero andati
in seguito alla ventata squadrista che s'era abbattuta sull'Italia.
Anche dopo la marcia su Roma e la conseguente ascesa al potere di Mussolini ed ancora dopo la promulgazione delle «leggi eccezionali» del 1926, con la
conseguente istituzione del Tribunale Speciale, continuava a Reggio la crescita sotterranea del partito comunista, il solo dei partiti antifascisti che non avesse abbandonato la partita. Lo testimoniano i 23 processi politici celebrati davanti alla magistratura ordinaria nei tredici mesi che vanno dal l° gennaio 1925 a tutto febbraio
1926 (25). Alcuni dei 75 processati diventeranno negli anni seguenti «quadri»
di primo piano del P.c. reggiano nella clandestinità, molti li ritroveremo davanti
al Tribunale speciale, alcuni saranno poi tra gli internazionali di Spagna.
Lo testimoniano ancora le sentenze dello stesso Tribunale speciale, davanti
al quale comparvero, dal 1928 al 1943, 199 antifascisti reggiani, quasi tutti comunisti. Ma di quest'ultimo aspetto parleremo anche più avanti.
Del resto diversi degli esuli, proprio in conseguenza della loro attività in
Francia, subirono espulsioni che li costrinsero, in alcuni casi, a rientrare in Italia
(a volte il rientro era voluto dal centro estero del P.c.I., soprattutto con la istituzione di un regolare servizio di « corrieri », molti dei quali furono reggiani, da Egle
Gualdi ad Alcide Leonardi) stabilendo così una saldatura anche fisica tra l'ambiente
della emigrazione e quello della lotta politica clandestina che si conduceva in Italia.
Del nostro gruppo vissero questa esperienza i già ricordati Emore Taroni e
Prospero Rossi, ai quali si aggiunsero poi Libero Corradini, Mario Franceschini,
Alcide Leonardi, i quali ultimi erano espatriati per la prima volta tra il 1926 ed il
1931, in quella che abbiamo definito la seconda ondata della vecchia emigragrazione. Per molti altri, come già abbiamo accennato, c'era il via vai attraverso
le frontiere di Francia, Belgio e Lussemburgo.
Per quanto riguarda la vita degli esuli reggiani in Francia, va poi detto che
essi, man mano che l'emigrazione politica si andava ingrossando, non si trovavano
sbalestrati in una realtà qualsiasi. Essi potevano in genere stabilire immediatamente
saldi collegamenti con i concittadini che li avevano preceduti, fino a riprodurre
(25) R. Prefettura di R.E. «Elenco dei processi a carico di appartenenti a partiti sovver·
sivi... », sta in A.C.S. - AA.GG. e RR. 1926 b. 109 f. «Reggio Emilia»
anche nella nazione ospite quelle struttureassOClatlve di massa, improntate ad un
forte sentimento solidaristico, che erano in qualçbe modo retaggio della tradizione
sociaUstareggia,na..
.'.
.
Angelo Curti, peres~mpio, appena, giunto a Parigi nel 1923, si dedicò alla
protn9zione di una campagna ;di solidarietà verso i disoccupati, giungendo ad organizzate,.con l'aiuto di commercianti e perfino deL parroco del quartiere in cui risiedeva, una me1:lsa in cuij più diseredati potessero sfamarsi.
Una sorta di «fronte popolare reggiano». esisteva ad Argenteuil già nel
1924 (26). Nel 1933 si giunse poi alla costituzione di quella «Fratellanza reggiana », dichiaratamente antifascista" formalmente apartitica, ma sostanzialmente diretta da comunisti, di cui fu per anni a capo CesareCampioli, il quale non a caso diventerà poi a Reggio, nel 1945, sindaco della Liberazione.
Tra il 1926 ed il 1927, con la promulgazione delle leggi eccezionali che costituirono un ulteriore giro di vite contro gli oppositori del regime, espatriarono altri
tre dei futuri protagonisti della guerra di Spagna.
Il primo fu l'anarchico Camillo Berneri. Dopo essersi laureato a Firenze con
Salvemini, presentando una tesi di storia della pedagogia, aveva insegnato filosofia
nei Licei di Montepulciano, Cortona e Camerino, sempre sorvegliatissimo dalla polizia, data la notorietà che aveva già acquistato Come giornalista politico (aveva
anche collaborato alla « Rivoluzione liberale» di Gobetti). Nella primavera del 1926
Berneri fu dunque costretto ad emigrare in Francia, da dove fu espulso nel 1928,
iniziando quel lungo periodo « senza requie », che lo vide passare dal Belgio al Lussemburgo, dall'Olanda alla Svizzera, alla Germania, in ognuno di questi paesi entrando in contatto con esponenti anarchici oltre che con ... le locali polizie, dalle
quali veniva sistematicamente gettato in carcere e poi espulso.
« Pensa che il papà è lontano - scrive nel 1929 da un carcere di Bruxelles
in una tenerissima lettera alla figlioletta Gilia - perché tanti uomini pensano a
stare tranquilli e così lasciano che tanti papà stiano in prigione, lontani dai loro
bambini ... » (27).
Il 5 settembre 1926 espatriò clandestinamente il già ricordato Alcide Leolardi, appartenente ad una famiglia di braccianti di Ciano d'Enza e militante neli.~
F.G.C.r. dal 1923. Nella regione parigina diventò ben presto uno dei« qùadri » della
emigrazione politica.
Fortunato Belloni, operaio comunista di Cavriago, passò in Francia nel 1927,
entrando subito in contatto con altri due comunisti cavriaghesi, Felice aIe ari ed
Angelo Zanti. Designato a far parte della segreteria dei gruppi di lingua italiana
del P.C.F. per la regione Ovest parigina, svolse intensa attività nei «comitati patriottici antifascisti» e nelle organizzazioni sindacali.
Privo di regolari documenti (come molti altri degli emigrati politici, a partire da quegli anni) doveva continuamente spostarsi per non essere colto dalla
polizia francese che, con le sue «rafles » dava allora una caccia spietata ai clan(26) Per questi aspetti della vita degli esuli reggiani nella emigrazione francese si veda
il già citato studio di A.M. Parmegg.iani.
(27) C. Berneri Pensieri e Battaglie, edito a aura del Comitato Gamillo Berneri,
Parigi, 1938 (pag. 76).
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destini « politicanti », ai quali, qùando cadevano nelle retate, venivano somministrate
violente bastonature prima dell'espulsione: sono parecchi gli emigrati politici reggiani a ricotdare il famigerato «passage à tabaç » cui venivano sottoposti dai flics
nei vari commissariati di quartiere parigini.
LA CRISI DEL '29
La crisi economica del 1929, con le ripercussioni che ebbe anche in provincia di Reggio, dove i disoccupati aumentarono paurosamente (28), fu la concausa
di un'altra grossa ondata di emigrazione clandestina, nella quale motivi economici
si intrecciavano a quelli politici.
Le persone politicamente sospette erano del resto le prime a perdere il
posto, nei momenti difficili: in molti casi non erano mai riuscite a trovarlo, come
ammette tranquillamente Il solco fascista del 4 gennaio 1930, laddove, parlando
di « Tre arresti a Cadelbosco per tentato espatrio clandestino », scrive testualmente
a proposito di uno dei tre arrestati: « ... rimaneva disoccupato e, a quanto pare,
non gli fu più possibile, con ogni probabilità a cagione delle sue idee sovversive,
di trovare lavoro ».
Lo stesso giorno il quotidiano della federazione fascista pubblicava un dato
sintomatico dello stato di vera e propria indigenza in cui si trovavano centinaia di
cittadini del Comune di Reggio, rendendo noto, sotto la rubrica «Cronaca del
bene », che le «minestre ai poveri» distribuite il giorno precedente nella città,
erano state 1053, cifra che nei giorni e nei mesi seguenti oscillò poi tra 1200 e 1600.
Da notare che nello stesso periodo la propaganda fascista e proprio sulla
stessa pagina del Solco) voleva che ci fosse un'altra rubrica, dal titolo angosciato
« La razza muore? », tendente in pratica, attraverso il rilievo quotidiano della differenza tra il numero dei nati e quello dei morti, a stimolare la prolificità delle madri italiche.
La miseria nera, insieme, come vedremo per alcuni casi, a circostanze di
natura politica, provocò, nel quadro di un vasto fenomeno migratorio, l'espatrio di
23 dei nostri protagonisti, dal 1930 al 1932.
La vicenda più drammatica, per l'età del protagonista e per gli eventi che
la precedettero, ci appare quella di Loris Boni, giovane comunista di Montecchio.
Nato nel 1913, aveva 17 anni compiuti da poco quando, nell'ottobre 1930, partì
da casa riuscendo ad entrare clandestinamente in Francia ed a raggiungere Parigi.
(28) E' difficile stabilire quanti fossero i disoccupati, nella nostra provincia, negli anni
successivi al 1929. Dati al riguardo, peraltro estremamente frammentari e di dubbio valore,
erano oggetto - durante il ventennio - di periodici rapporti «riservatissimi» che la Prefettura inviava al Min. degli Interni, Direz. Affari Generali e Riservati, per i riflessi che la
disoccupaziqrie poteva avere sull'ordine pubblico.
D'altra parte, come 'scrive Salverriini in Sotto la scure del fascismo) Ed De StIva, 1948,
« ... MussoEni voleva che l'Italia fosi>e prospera e contenta, quindi non ci doveva più es'&ere disoccupazione. Gli impiegati munloipali videro da che parte spirava il vento ... adottarono nuovi criteri
nel riempirele tabelle mensili per laCass.a delle assicuraziGmisodwlL..» (pag. 279).
Comunque «nel 1932, nella provincia di Reggio Emilia ... ci debbono essere stati... almeno
9 .000 disoccupati» soltanto nel settore dei giornalieri agricoli (pag. 282).
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Suo padre, Silvio, era stato portalettere a Montecchio e fu trovato ucciso,
col cranio fracassato, il 17 luglio 1922, pochi giorni dopo essersi rifiutato di recapitare, ai contadini della zona, lettere ricattatorie con le quali gli squadristi chiedevano contributi finanziari sotto pena - in caso di rifiuto - di gravi sanzioni.
Alla vedova, rimasta sola con tre bambini, fu sempre negata la pensione e
perfino il sussidio comunale.
A Parigi, nel sobborgo banlieusard di Livry Gargan, il giovanissimo Loris
entrò subito in contatto con antifascisti compaesani e si iscrisse al locale gruppo
di lingua italiana del P.C.F., assumendo l'incarico di responsabile diffusione stampa
per quel comune.
Goliardo Sassi potè emigrare nel 1930 con passaporto regolare. Iscritto
alla F.G.C. dal 1924, per lui la vita sotto il fascismo era stata un continuo entrare e uscire dalle galele. Aveva cominciato nell'ottobre 1925, quando venne arrestato assieme ad altri 15 compagni sotto l'imputazione di «complotto contro i poteri dello stato », accusa da cui veniva prosciolto in istruttoria nel febbraio 1926
(29), data in cui veniva anche rilasciato dal carcere dopo 4 mesi di detenzione preventiva. Compiuto il servizio militare, provò a cercare lavoro a Reggio ma senza
riuscirvi, a causa dei suoi precedenti politici, che gli costavano anche frequenti arresti in determinate circostanze (solennità nazionali, arrivo di alti gerarchi a Reggio, ecc.), finché, attorno al 1929, trovò un'occupazione temporanea a Milano.
Appena arrivato a Parigi si installò nel X arrondissement e visse nella consueta condizione della semilegalità - poichè non riusciva ad ottenere una regolare carta di lavoro - fino al momento di partire per la Spagna. Anch'egli a Parigi
militò nei gruppi comunisti dr lingua italiana. Nella Loira, a Saint Etienne, si era
stabilito, attorno al 1931, il comunista luzzarese Gilberto Carboni, dopo 'alcuni anni trascorsi a Milano, dove aveva fatto anche l'autista di piazza. In Francia riuscì
ad ottenere una regolare patente di guida con datiap.agraHci quasi esatti, meno
il cognome, che risulta Carbone anziché Carboni (30), ma come militante in posizione di responsabilità nelle organizzazioni comuniste, appariva sotto il nome di
Augusto Marchiani. Nel 1935, nella stanzetta di St. Etienne che già divideva con
i compagni Santini e Fibbi, ospitò anche Giacomo Calandrone, che lo ricorda « esuberante come un emiliano e unromagnolo messi assieme» (31).
Merita poi di essere ricordata, a conclusione di questo excursus sulla emigrazione politica, la eccezionale «avventura» vissuta dal giovane operaio comunista Giovanni Bertolini: da quel paesone agricolo che era allora Reggio egli si
trovò infatti proiettato attraverso l'Europa, da Parigi a Mosca, prima di partire
per la guerra di Spagna.
Iscritto alla F.G.C. clandestina nel 1930, quando aveva 19 anni, nel febbraio 1932 entrò a far parte della segreteria provinciale di quell'organismo. Poco
dopo ebbe sentore di essere ricercato dall'O.V.R.A. ed espatriò clandestinamente in
Francia per sottrarsi alla cattura: il Giudice istruttore presso il Tribunale speciale
emise infatti nei suoi confronti, nel marzo 1932, mandato di cattura « siccome re(29) Elenco dei processi cito a nota n. 25.
(30) Fotocopia deLla patente originale in ISR RE.
(31) G. Calandrane, O.C., pago 108.
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sponsabile dei delitti di propaganda e ricostituzione del Partito comunista» (32).
A Parigi Bertolini visse i primi tempi condividendo una stanzetta d'albergo
con un altro comunista reggiano, Oscar Vologni.
In quel periodo frequentò anche un corso di partito di 15 giorni avendo
come istruttore Ruggero Grieco. Alla fine del corso fu scelto per continuare a studiare nella scuola leninista di Mosca.
E' facile immaginare in quale stato d'animo si accinse a partire per il paese
dei soviet il giovane elettricista reggiano. « Andare a Mosca - ricorda Bertolini era per me come volare verso la luna ... ».
Il viaggio in treno lo fece con altri compagni tra cui Giuliano Pajetta e
un certo Micca. Avevano il passaporto regolare soltanto fino a Berlino, dove si fermano per trascorrere la notte in albergo.
Era l'autunno 1932: la capitale germanica era tutta pavesata con vessilli
nazisti; la Repubblica stava morendo per lasciar posto al Grande Reich. Quando
rientrò in Francia nel 1934, Bertolini trovò il paese travagliato da forti tensioni
sociali e politiche nelle quali si inserivano, particolarmente a Parigi, le azioni squadristiche delle leghe fasciste, che erano andate sviluppandosi anche sull'onda del
trionfo nazista in Germania.
Giovanni Bertolini divenne « Paul » e si stabilì prima ad Argenteuil e poi a
Gennevilliers, politicamente impegnato nel comitato nazionale dei giovani comunisti
e nel comitato Ovest regione parigina dei gruppi comunisti italiani.
Ad Argenteuil dormiva in una locanda gestita da cavriaghesi; più tardi, a
La Courneuve, condivise una stanza con Vasco Mattioli e frequentava la casa di
Giuliano Pajetta ( del quale era stato condiscepolo a Mosca) dove ebbe occasione
di consumare qualche pasto. A Gennevilliers fu per qualche tempo ospitato presso
l'abitazione del socialista reggiano Ludovico Schiatti.
In questo periodo incontrò diversi compagni reggiani~ alcuni dei quali, di
lì a non molto, saranno con lui in Spagna nelle Brigate internazionali.
Oltre al cavriaghese Fortunato Belloni, assieme al quale fece il manovale
muratore nella minuscola impresa artigiana di Bertett (che diventerà poi comandante di Btg. nella Garibaldi), conobbe Alberto Bartoli, El Cichin (Emanuele Spagni)
e molti altri di cui all'epoca conosceva soltanto i soprannomi.
In un clima di grandi lotte, caratterizzate da scontri con i fascisti (camemelots du roi, croix de feux, ecc.) e manifestazioni di strada (i famosi cortei che
fandavano in genere da PIace de la Bastille a PIace de la Republique) si giunse
fino alla vittoria del Fronte popolare, nella primavera del 1936.
Fu un'accensione di speranze per le classi lavoratrici e per tutti i democratici
francesi, entusiasticamente condivise dai nostri esuli, che di quelle battaglie erano
stati protagonisti (33).
Il 24 maggio 1936, nel corteo guidato dai leaders del Fronte Popolare (Comunisti, social-repubblicani e socialisti) fino al Muro dei Federati, nel cimitero
del Père Lachaise, per rendere omaggio ai caduti della Comune, c'erano anche
molti degli esuli reggi ani.
(32) Lettera della Sovrintendenza dell'ACS, datata 3·10-1972, a Giovanni Bertolini, foto·
copia in ISR RE.
(33) Vedere al riguardo Cesare Campioli in Cronache di lotta, Ed. Guanda, 1965.
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Con la vittoria dei fronti popolari in Francia ed in Spagna(febbridQ,'36),
sembrava si aprissero all'Europa prospettive di sviluppo democratico e pacifico, tali
da invertire l'ondata reazionaria e fascista che si era abbattuta su divers.i paesi, a
partire dall'Italia e dalla Germania.
" l:,:'
Fu una grande breve illusione. La sedizione franchista q,\\lll.lglio,l936,dava
l'avvio ad una vicenda sanguinosa destinata a dilagarejt:lit~i:ta l'ElJropa end
mondo intero.
'ci'
Per gli italiani di Francia, la guerra che la Repubblica spagnola stava ingaggiando contro il fascismo, costituì un potente richiamo,
« Oggi in Spagna, domani in Italia ».
La parola d'ordine coniata da Rosselli esprimeva davvero il sentimento
di tutti.
La «Fratellanza reggiana» di Parigi, sul n. 11-12 del proprio bollettino
mensile (ottobre-novembre 1936), rendendosi interprete del comune spirito antifascista dei suoi aderenti, pubblicava in prima pagina il seguente « ... saluto ai volontari per la Spagna»;
« In seguito ai gravi avvenimenti di Spagna, un numero considerevole di nostri amici della Fratellanza sono partiti per combattere a fianco del Governo del
fronte popolare. Il comitato della Fratellanza reggiana, certo di interpretare il pensiero dei suoi 200 soci e quello anche dei nostri fratelli d'Italia, saluta il gesto
eroico di questi nostri concittadini che, seguendo l'esempio dei nostri grandi uomini del Risorgimento, come Giuseppe Garibaldi e tanti altri eroi, hanno a loro
volta sentito il bisogno di unirsi ad un popolo che si batte per la difesa della propria
libertà» (34).
LA GUERRA IN SPAGNA
La guerra di Spagna, scoppiata nel 1936 e conclusa nel 1939 con la sconfitta
della Repubblica e la vittoria dei franchisti fiancheggiati da Hitler e Mussolini, fu
un momento cruciale nel ventennio di « pace» tra la fine della prima guerra mondiale e l'avvio della seconda.
Il significato non soltanto locale di questo scontro che si combatté sulla Penisola Iberica ma che coinvolgeva, in un modo o nell'altro, l'Europa intera, e non
solo quella, fu ben colto, fin dall'inizio, dagli esponenti di varie correnti e partiti
dello schieramento democr~tico e progressista.
.
« Qui si combatte, si muore, ma anche si vince per la libertà e l'emancipazione
di tutti i popoli », affermava Carlo Rosselli in un discorso trasmesso da Radio
Barcellona il 13 novembre 1936.
In Spagna « non è una democrazia che è in gioco - scriveva Pietro Nenni
su Il nuovo Avanti il 9 aprile 1938, quando i bombardamenti a tappeto dell'aviazione fascista stavano mettendo a tremenda prova la capacità di resistenza delle
forze democratiche - ma la democrazia. Non è la pace della Spagna che si decide,
(34) Una copia originale del giornaktto è esposta nel settore dedicato alla Resistenza dei
musei civici di Reggio Emilia.
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si decide la pace d'Europa, la tua pace, popolo di Francia, la tua pace, popolo d'Inghilterra, la vostra pace, popoli sovietici, la tua pace popolo d'Italia, atrocemente
ingannato da un governo di briganti ».
In questo quadro di lotta con dimensioni internazionali tra imperialismo
fascista e democrazia, va dunque collocato anche il fenomeno del volontariato
internazionale in terra di Spagna e di quello italiano in particolare.
I volontari italiani « erano venuti in Spagna - scrisse Luigi Longo su Stato
operaio del 6 marzo 1939 - '" spinti da un nobile ideale, da un elevato sentimento
di solidarietà col popolo aggredito e dalla precisa coscienza di combattere per la
libertà della Spagna e per l'avvenire del proprio paese e dell'umanità ».
VITTORIA DEL «FRONTE» E SEDIZIONE FRANCHISTA
Il 16 febbraio 1936, le elezioni politiche avevano dato la vittoria al Fronte
popolare spagnolo, costituito dalla sinistra repubblicana, dal Partito socialista, dall'Unione -repubblicana, dalla Sinistra catalana e dal Partito comunista spagnolo,
più altre formazioni minori della Sinistra.
Sembrava così sbloccarsi, per una via pacifica, la situazione di pesante reazione antipopolare che durava in Spagna dal 1923, quando era iniziata la dittatura
parafascista di Primo De Rivera, con la sola interruzione del « biennio rosso» 1932'33, durante il quale, sull'onda della instaurazione della Repubblica (1931) e di vigorose lotte di massa, si era giunti all'avvio di una politica di riforme.
La paura dei ceti proprietari, saldamente legati all'alto clero (35), determinò
una violenta ripresa reazionaria (basti ricordare la sanguinosa repressione condotta
dal gen. Franco nelle Asturie, nel 1934) alla quale però il movimento operaio seppe
tener testa, favorendo la formazione di quell'ampio schieramento democratico che
si denominò « Fronte popolare ».
Della compagine ministeriale del primo governo di Fronte popolare, capeggiato da Manuel Azafia, facevano parte soltanto ministri dell'Unione e della Sinistra
repubblicana, con l'appoggio esterno degli altri partiti.
Le varie componenti monarchiche, clericali e fasciste della destra sconfitta
sul terreno elettorale, cercarono immediatamente la rivincita puntando su di una
sorta di « strategia della tensione» che doveva poi sfociare nella sedizione militare.
Dal maggio al luglio 1936, vari episodi di violenza fascista si verificarono
in tutta la Spagna finché, il 18 luglio, esplose la sollevazione di gran parte delle
forze armate, in attuazione di un piano minutamente predisposto anche a livello
internazionale.
Il segnale lo diede, in quel 18 luglio, il generale Franco, dalle isole Canarie,
dove il governo del Fronte lo aveva messo a comandare le truppe coloniali per allontanarlo dal territorio metropolitano (36).
(35) Scrive H. L. Mattews in Esperienze della guerra di Spagna, Laterza, Bari, 1948:
«Non v'è dubbio che i,l clero spagnolo abbia difeso i possessi materiali della chiesa a spese di
quelli spirituali» (pag. 15). E ancora: «Fino al 1931 i gesuiti controllavano circa un terzo delle
ricohezze nazionali »(pag. 16).
(36) Mentre invece «l'unica salvezza per i mali della Spagna sarebbe stata », scrive il
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Il giorno successivo il governo, accogliendo la richiesta che veniva dalle organizzazioni proletarie, distribuì le armi ai lavoratori.
A Madrid e a Barcellona la sedizione militare fu subito schiacciata, ma una
vasta parte del nord-ovest spagnolo, più altre zone minori al sud, vennero occupate dalle truppe franchiste. Ben presto si giunse alla netta definizione di una
linea del fronte che, dal centro dei Pirenei, scendeva verso sud fino al Mediterraneo,
dopo aver compiuto un'ampia deviazione verso ovest davanti a Madrid.
Il dramma spagnolo presenta già, fin dall'inizio, tutti gli elementi che ne
."çletermineranno la tragica conclusione con la sconfitta della Repubblica .
."
Infatti l'aiuto militare ai nazionalisti di Franco e di Mola venne concretamente iniziato da Hitler e da Mussolini nello stesso mese di luglio (37) mentre il
Vaticano forniva immediatamente al fascismo spagnolo il « sostegno ideale» con
violenti articoli contro i «rossi» sulle pagine dell'Osservatore romano e con la
benedizione di Pio XI a « coloro che si sono assunti il compito difficile e pericoloso
di difendere e di restaurare i diritti e l'onore di Dio e della religione» (38).
D'altra patte i governi delle grandi potenze democratiche (perfino la vicina
Francia del Fronte popolare, dopo alcune spedizioni iniziali e nonostante l'azione
dei comunisti francesi) rifiutarono sostanzialmente alla Repubblica gli aiuti richiesti, trincerandosi dietro l'ipocrisia del « non intervento ».
In pratica soltanto l'U.R.S.S. diventerà fornitrice di aerei ed armi alle forze
repubblicane spagnole (39).
REGGIANIAL SERVIZIO DELLA REPUBBLICA SPAGNOLA
Tra i primi reggiani che si arruolarono nelle file repubblicane spagnole vi
furono, a quanto ci risulta, il novellarese Adelmo Guidi ed Egidio Martini, di
Montecchio.
Guidi, perseguitato dai fascisti di Novellara, era dovuto espatriare negli Anni
Venti soggiornando in Francia ed in Belgio. Giunto in Spagna prima che scoppiasse
la guerra civile, si arruolò nelle milizie popolati fin dal luglio 1936: fu prima nel Battaglione «Meabe », poi nel Battaglione «Rusia ».
Martini, giovane socialista a Montecchio, era diventato comunista in Francia,
secondo una traiettoria idaele e politica che abbiamo visto caratteristica di molti
fuorusciti della prima ondata. Entrato in Spagna fin dal febbraio 1936, fece parte
Mattews a pago 33, a.c., «mettere uomini come Franco, Goded, GH Robles, Lerroux, Calvo So·
telo, contro un muro e fuci<larli ».
(37) «Il 30-7 dalla base di Elmas, in Sardegna, partirono 12 aerei Savoia 81, dei quali 9
giunsero a destinazione... uno dovette atterrare presso arano. I funzionari francesi che condussero l'indagine poterono accertare non soltanto che !'Italia aveva prestato un aiuto effettivo
.aLsediziosi... ma "che detto intervento era stato accuratamente preparato e faceva parte di un
piano politico il cui obiettivo era ,la formazione in Spagna di un governo di estrema destra ».
(Delogu-Colombo 30 anni di Spagna, Ed. A.N.P.I., 1969, pago 130).
(38) Discorso di P,io XI del 14 settembre 1936, citato da Giinther Lewy ,in Inazisti e
la Chiesa (vedi pago 448), ed n Saggiatore, 1965.
(39) Oltre il 91 per cento delle forze aeree repubblicane, per fare un esempio importante, sarà costituito, neWestate '37, da velivoli russi. Cfr. ,al riguardo Bug Thomas Storta
della guerra civile spagnola, Einaudi, 1963, III ediz. pago 662.
19
del plotone di cavalleria della XIV e poi della XV Brigata del V Corpo d'Armata
repubblicano.
L'anarchico Enrico Zambonini era già in Spagna 5 o 6 anni prima che iniziasse la guerra civile, «per preparare la rivoluzione ». Si era anche sposato con
una catalana dalla quale aveva avuto una figlia. Negli ambienti anarchici della F.A.I.
era noto col nome di Lucifero (40).
n 23 agosto 1936 un primo contingente di volontari italiani scese i campo
sul fronte di Huesca, nell'Aragona (dove in pratica si difendevano Barcellona e la
Catalogna anarchiche dall'urto nazionalista) inquadrato nella colonna italiana « Ascaso », di cui fu animatore Carlo Rosselli.
Al combattimento del 28 agosto, a Monte Pelato, partecipò anche l'anarchico
reggiano Camillo Berneri, che in seguito avrà poi compiti esclusivamente politici.
Nella colonna Ascaso, « i cui effettivi erano costituiti per la maggior parte da
anarchici e per il resto da socialisti, da aderenti a Giustizia e Libertà e da comunisti»
(41) furono poco dopo inquadrati anche altri reggiani: Carlo Vinsani, Umberto
Ferrari, Lebo Piagnoli e Ateo Scorticati.
n primo aveva goduto a Reggio, verso la metà degli anni venti, una certa
notorietà come pugile. Ma a causa del suo deciso antifascismo, era stato boicottato
negli ambienti sportivi. Nella palestra di Via Roma, dove ebbe occasione di insegnare la « nobile arte» a Gino Bondavalli, rimaneva talvolta la notte per dormire,
onde sottrarsi alle bastonature squadriste. Nel 1924 partecipò, a sue spese e praticamente « sottoalimentato », ai preolimpionici di Milano. Ridotto a vivere alla giornata dalle persecuzioni fasciste, espatriò in Francia nel 1930 (42).
Anche Ferrari, bracciante di Scandiano, era emigrato nel 1930 recandosi a
Parigi, dove era entrato in contratto con ambienti anarchici.
Piagnoli, falegname di Sant'nario, era stato attivo militante nelle file antifasciste dell'emigrazione a Casablanca, dove aveva fondato, con altri emiliani, il
circolo antifascista di cultura e svago « n progresso ».
Scorticati, militante nel P.c. clandestino a Villa Rivalta, assieme al cugino
Olmedo, era espatriato nel 1930 (con la madre ed altri fratelli) raggiungendo a
Parigi il padre Natale, emigrato qualche anno prima.
n 13 settembre 1936 ricevette il battesimo del fuoco la centuria «Gastone
Sozzi », formata quasi completamente da comunisti italiani ed inquadrata nella colonna Llibertat, organizzata dal Partito socialista unificato di Catalogna. Ne fanno
parte anche sei reggiani: Alberto Bartoli, Silla Poli ed Angelo Curti, i quali erano
partiti insieme da Parigi entrando regolarmente in Spagna con nomi e passaporti
spagnoli, nonché Gino Poli, Gilberto Carboni e Guglielmo Corradini.
Tutti comunisti meno Corradini, li abbiamo già conosciuti come protagonisti delle lotte contro lo squadrismo reggiano e delle vicende della emigrazione in
Francia.
Sei chilometri a ovest di Pelhaustan, in una zona di alture rocciose non
(40)
(41)
(42)
reggiano in
Testimonianza
A. Garosci in
Testimonianza
Francia: Carlo
di Alberto Bartoli all'autore.
Lezioni sull'antifascismo (pag. 187), Ed. Laterza, Bari, 1962.
del fratello Celestino; ma vedasi anche: «Un pioniere del pugilato
Vinsani », di bed .. (Amilcare Bedogni), :in Reggio Sport, 31-1-1946.
20
lontano dalla frontiera portoghese, in una. «pOS1ZlOne di punta sul fronte centrale » (43), Angelo Curti rimase ferito mentre tentava, con altri, di portare soccorso
ad un compagno gravemente colpito, Ghini, durante uno scontro a fuoco con una
unità falangista, 1'11 settembre 1936. Sullo stesso fronte, in vicinanza di Cienicientos, rimaneva ferito Silla Poli (44).
ALLA DIFESA DI MADRID
Gli scontri lungo la linea principale del fronte, che, come abbiamo visto,
andava da Barcellona a Màlaga sfiorando Madrid, ebbero ben presto davanti a
quest'ultima città, capitale della Repubblica (45), «una delle più straordinarie
battaglie» (46) delle guerre moderne. La città intera, con i suoi uomini, le donne e
i bambini, si oppose all'avanzata nazionalista - mentre la voce di Dolores Ibarruri
incitava alla 'resistenza dagli altoparlanti installati per le vie - riuscendo alla fine
a bloccare gli assalti dei 20.000 uomini del generale Varela.
11 cannoneggiamento di Madrid, iniziato il 7-11-1936, continuò per tutto il
giorno successivo demolendo gli edifici della città universitaria. In quello stesso giorno sfilava lungo la « gran via », diretta al fronte, la XI Brigata internazionale, costituita tra gli altri, dai battaglioni « Dombrowski» (di cui fa parte Alfredo Jotti,
comunista) ed « Ernest Thalmann », in cui si trova inquadrato, come addetto ai
collegamenti, l'ex allievo della scuola leninista di Mosca Giovanni Bertolini.
11 17 novembre, durante gli infernali scontri con le truppe coloniali marocchine, nei pressi della Clinica universitaria, Bertolini venne colpito al braccio ed
alla spalla sinistra da una raffica di mitraglia.
Il 12 novembre era giunto sul fronte di Madrid anche il Btg. « Garibaldi »,
« che contribuì, insieme con gli improvvisati combattenti spagnoli, con gli specialisti
d'aviazione e i carri armati inviati dalla Russia, a fermare l'offensiva franchista» (47).
11 Btg. era comandato da Randolfo Pacciardi ed aveva come Commissario
Luigi Longo, che aveva scelto questo incarico abbandonando temporaneamente quello
di Commissario generale delle costituende Brigate internazionali.
Facevano parte della formazione molti dei comunisti italiani che avevano combattuto nella disciolta centuria «Sozzi »; tra di essi i reggiani Gilberto Carboni
(col grado di sergente) e Alberto Bartoli. Ma ben presto vi si aggregheranno anche
altri comunisti reggiani, giunti da non molto dal centro di raccolta di Albacete, provenienti dall'emigrazione in Francia, e subito inviati al fronte dopo un breve addestramento: Romeo Brevini, Fortunato Belloni, Primo Del Rio, Erasmo Ferrari, Risve(43) Francesco Leone, articolo su Il grido del popolo dellO ottobre 1936.
(44) «Sull'albo d'onore della nostra centuria «' Gastone Sozzi» scriviamo i nomi: .,. Angelo Curti, SiHa Poli, ... (feriti) » Jeggiamo ~n un articolo di Leone su Il grMo del popolo del 17
ottobre 1936. Questoatticolo e quello di aui a nota 43, sono riprodotti in Perché andammo i'n
Spagna, Ediz . A.N.P.P.I.A., 1966.
. (45) Ma 1'8-11, per .ragioni di 'sicurezza, n governo. repubblicano si trasferì a Valencia.
(46) H. Thomas, o.c., pago 341.
(47) A. Garosci, Storia dei fuorusciti, cit., pago 152.
21
glio Pisi, Goliardo Sassi, Narsete Vignoli, Fortunato Nevicati, Franco Simonazzi,
Attilio Lanzi e Alberto Galassi, che fu subito nominato tenente.
Proprio in quei giorni Madrid subiva uno dei più furiosi attacchi ad
opera degli aerei nazisti della « Legione Condor» e dei cannoni nazionalisti. «Ciò
durò senza interruzione dal 16 al 19 novembre, soprattutto di notte, provocando
la morte di un migliaio di persone. Nessuna grande città, in tutta la sua storia,
aveva fin allora subito una prova simile» (48).
Il 22 novembre, davanti alla Puerta de Hierro, venne mortalmente colpito
il novellarese Franco Simonazzi, mentre le truppe nazionaliste erano già penetrate
nella Città universitaria, dando luogo a furiosi corpo a corpo.
Il giorno successivo, durante l'assalto alla « casina rossa », nel parco della
stessa città universitaria, cadde Fortunato Nevicati, colpito da una pallottola in
mezzo alla fronte (49).
Dalle battaglie sindacali iniziate ancor giovanissimo nel 1913, alle barricate
di Parma, all'azione politica continuata in Francia ed in Belgio, egli concludeva così,
a 41 anni, la sua esistenza interamente spesa al servizio di un ideale.
Era stato tra i primi a sentire l'esigenza di partire per la Spagna.
Un pomeriggio del luglio 1936, incontrando in una via di Montreuil Cesare
Campioli, gli si era avvicinato agitando un giornale della sera con la notizia della
sedizione franchista: «Hai visto? - esclamò Nevicati - « I fascisti hanno attaccato in Spagna ... Bisogna partire subito, non c'è tempo da perdere! ». (50)
In dicembre gli scontri sul fronte madrileno ebbero un ultimo violento sussulto, prima della battuta d'arresto dell'attacco con cui il generale Franco aveva creduto di poter schiacciare rapidamente la città. Il lO del mese, a Pozuelo, lungo quel
tratto di fronte che da Madrid correva ad ovest, verso Brunete, veniva ferito il garibaldino Aristide Conti, di Ciano d'Enza.
Le feste di Natale 1936, Giovanni Bertolini le trascorse a Barcellona, nell'Ospedale denominato « Proletario », con il braccio sinistro e metà busto ingessati in
seguito alle fratture prodotte dalla raffica che l'aveva colpito a Madrid.
Desiderando trascorrere una convalescenza non oziosa, Bertolini si mise a
disposizione del Partito comunista. Velio Spano che, sotto il nome di Paolo Tedeschi era addetto ai servizi di propaganda per l'estero, lo utilizzò per leggere, dai
microfoni di Radio Barcellona, un appello indirizzato ai giovani italiani. Essendo
risultata la sua voce « fonogenica », egli ebbe poi occasione, a più riprese, di fungere da speaker per le trasmissioni in lingua italiana sulle onde corte.
Due amici di Bertolini, Gioia e Attolini, che già avevano operato con lui nell'organizzazione clandestina del P.c.I. a Reggio, ricordano di aver sentito con emozione, durante uno dei «radioascolti» che costituivano parte non marginale del
lavoro politico di opposizione nella nostra città, in quel periodo, la voce dal loro
compagno annunciare, tra mille sfrigo1ii: «Qui Barcellona, parla Bertolini ». (51)
(48) H. Thomas, o.c., pago 349.
(49) Luigi Longa Le Brigate internazionali in Spagna, Ed. Riuniti, 1956 (pag. 108).
(50) C. Campioli Cronache di lotta, Ed. Guanda, 1965, (pag. 85).
(51) Da nota della R. Prefettura di R.E. n. 737 del 6-2-39 si apprende che il Bettolini si.
trovava ancora in Spagna e non si escludeva che «avesse potuto tenere conferenze alla radio
rossa» (Sovrintendenza A.C.S., 'lettera citata a G.B.).
22
Il 1937 iniziava con rinnovata speranza per la Spagna repubblicana e per i
suoi combattenti. Il grido di battaglia dei difensori di Madrid: « jNo pasaran! »,
era diventato per il momento una entusiasmante realtà: a Madrid i franchisti non
erano passati.
Ma il5 gennaio riprendeva l'offensiva. In quello stesso giorno a Siguenza, un
centinaio di chilometri a nord-est di Madrid, cadeva in combattimento Guido Picelli,
comandante la la compagnia del «Garibaldi ». Tra quanti dovettero essere chiamati a sostituirlo, in una rapida successione resa necessaria dal ferimento dei nuovi
comandanti, vi fu anche il reggiano Alcide Leonardi, fino a quel momento commissario politico della compagnia (52).
Nativo di Ciano d'Enza, l'avevamo visto espatriare in Francia nel 1926, dove
fu incaricato dal P.c.I. di dirigere l'Unione Popolare Italiana di Lione. In Spagna
era entrato il 17 settembre 1936 « alla testa di un folto gruppo di italiani (per l'esattezza 273) ... Per evitare la gendarmeria francese che ostacolava l'ingresso degli antifascisti in territorio spagnolo» (53) il gruppo si suddivise in tanti gruppetti
più piccoli.
In quello stesso periodo, altri due reggiani assunsero importanti incarichi nel
Btg. « Garibaldi »: Fortunato Belloni, di Cavriago, ed Erasmo Ferrari, di Roncadella.
Il primo venne nominato commissario politico ed il secondo comandante della 3a
Compagnia, intitolata a Gastone Sozzi (54).
Giunti in Spagna con lo stesso contingente guidato da Leonardi, si erano
distinti fin dal novembre-dicembre 1936 nei combattimenti davanti a Madrid.
La mattina del 12 gennaio il Battaglione Garibaldi entrava di nuovo in combattimento lungo la linea che va da Villanueva del Pardillo al fiume Manzanares,
battendosi fino al giorno 15 davanti a Majadahonda.
Dei garibaldini reggiani rimasero feriti il tenente Alberto Galassi, il giorno
13 e Narsete Vignoli, il giorno 14.
Galassi, gravemente lesionato agli intestini, verrà instradato in Francia verso
la fine del 1937, dopo lunghi mesi di degenza in ospedali spagnoli. Non si riprenderà
mai più e, dopo due interventi operatori, morirà all'ospedale di La Seyne, nei pressi
di Toulon, il 24 dicembre 1938.
* * *
In febbraio le forze franchiste ripresero l'avanzata cominciando dal sud: ai
primi del mese conquistarono Màlaga, poi incalzarono i repubblicani di nuovo sul
fronte di Madrid, in :una zona tra il Monte Angeles e Cienpozuelos, facendoli arretrare fino al fiume ]aramà. «Costi la battaglia fu dura - ricorda Alfredo Totti,
che dal Dombrowski era passato, sempre come aiutante di sanità, al Battaglione
,(52) Testimontanza dello stesso AL. suil 5° quademo de La lotta, Bologna, 1966.
Ma ALberto Cianca, su Giustizia e Libertà del 26-2-'37 (riportato in «Perché andammo... ».
cit.), scrive: «La prima compagnia, comandata già da Guido PJcelli... è ora agli ordini del
giovane anarchico Braccialarghe... commissario politico: Leonardi. E Luigi Collina, sul citato
quaderno parla, relativamente al. febbraio '37, del «Commissario politico Leonardi ».
(53) Cfr. quaderno cito
(54) A. Cianca su Giustizia e Libertà del 26-2-'36, riportato dn «Perché andammo ... »,
cit., pago 136. Aristodemo Maniera Nelle tl1incee dell'antifascismo, Al.'galia Edit., Urbino,
1970, pago 89.
23
Garibaldi - assai dura ma riuscimmo a frenare ed arrestare la loro progressione.
Restammo circa 8 giorni su questo fronte. Ebbimo delle perdite severe, ma molto
meno che l'avversario, dato che in un primo tempo era l'attaccante ».
In effetti la battaglia del ]aramà, iniziata il 6 febbraio, vide una penetrazione di alcuni chilometri ed il passaggio del fiume, da parte dei franchisti, già
1'11 febbraio, ma sul fronte di Arganda i battaglioni Dombrowsky e Garibaldi riuscirono a reggere all'urto nemico (55).
«Avanzammo fino ai punti previsti dallo Stato maggiore - racconta lo
stesso lotti a proposito di Arganda - con perdite nulle, solo poche decine di feriti,
fra i quali Pacciardi, che gli feci un pensement (medicazione, N.d.A.) provvisorio. La
ferita era lieve e benigna, come quando si storta la caviglia. Qui gli feci qualche
massaggio ... dicendogli di riposare il piede per una decina di giorni ».
Nel Nord, sul fronte di Aragona, dove gli scontri erano stati violentissimi
sul finire dell'estate 1936 e dove la linea che separava i repubblicani dai franchisti
doveva rimanere stazionaria per molti mesi, in uno dei quotidiani scambi di fucileria
e mitraglia, verso la fine del gennaio 1937, rimanevano feriti due anarchici reggiani:
Umberto Ferrari e Rodolfo Giovanardi.
Entrambi espatriati in Francia nel 1930, facevano parte della Colonna italiana « Ascaso ». Giovanardi, che si era arruolato fin dal luglio 1936, era stato in
precedenza nella Divisione « Ortiz ».
L'avanzata franchista continuava al centro della linea del fronte, a sud di
Madrid. Il 12 febbraio un'azione combinata dei nazionalisti impegnava duramente i
vari battaglioni della XV Brigata internazionale (56) tra le alture digradanti dal
Monte Pingarron e Morata de Tajuiia; in quest'ultima località, proprio sul finire
di quello stesso giorno, cadeva al suo primo combattimento il reggiano Valdo Losi,
inquadrato nella Compagnia italiana del Battaglione Dimitrov.
Tuttavia la penetrazione per circa 15 chilometri, lungo un tratto di fronte che
ne misurava quasi altrettanti, da parte dei franchisti, veniva efficacemente bloccata
dalle forze repubblicane.
GUADALA]ARA
I gerarchi fascisti italiani, che avevano preso parte alla conquista di Màlaga,
covavano ora l'ambizioso disegno di riuscire - loro - ad arrivare fino a Madrid,
tentando da Nord-Est quel che non era riuscito ai generali nazionalisti spagnoli
(bloccati nel settore del ] aramà) da Sud-est. L'avvicinamento' a Madrid da Nordest, richiedeva la conquista preliminare di Guadalajara.
Si calcola che 30.000 italiani, al comando del generale Roatta, si accingessero all'impresa 1'8 marzo 1937 ,assieme ad oltre 20.000 spagnoli. Il 9 marzo,
un reparto delle «Fiamme nere» del gen. Coppi, era però subito costretto ad
(55) Vedere H. Thomas, O.C., pago 398.
(56) ,« Le Brigate internazionali subirono gravissime perdite e quasi tutti i loro ufficiali caddero» (H. Thomas, O.C., pago 401).
24
arrendersi agli italiani del Battaglione « Garibaldi », comandato dal comunista Ilio
Barontini (57) da quando Pacciardi era rimasto ferito.
Questa vittoria degli antifascisti italiani sui compatrioti inquadrati nelle
formazioni fasciste, ebbe un'enorme risonanza ed un grande significato che fu
subito sottolineato sulla stampa libera del tempo.
«Il Battaglione Garibaldi - SCrfsse ad esempio Ruggero Grieco su La
Voce degli Italiani del 1.5-9-'37 ... ha dimostrato che anche il popolo italiano può
darsi dei capi militari, degli ufficiali di ogni grado, dei generali capaci di competere
e di battere i generali di carriera usciti dalle accademie ».
Il Thomas scrive - con distacco piuttosto britannico - che per il resto
di quella giornata del 9 marzo '37, « gli italiani combatterono una guerra civile per
proprio conto attorno a una villa chiamata Palazzo Ibarra» (58).
In realtà gli italiani del Garibaldi, dopo un assedio durato 5 giorni, riuscirono ad espugnare Palacio Ibarra, in cui erano asserragliati i fascisti italiani della
«Bandera Indomita », segnando un'altra di quelle vittorie che dovevano portare
alla disfatta degli uomini di Mussolini sul fronte di Guadalajara.
Una delle compagnie assedianti era comandata dal comunista Erasmo Ferrari (59), ex manovale muratore di Roncadella, il quale aveva già preso parte a tutti
i combattimenti sul fronte di Madrid ed era stato promosso tenente per meriti di
guerra.
Sentiamo, dalla testimonianza diretta del nostro Alfredo lotti, come si svolse
questo scontro:
«Arrivammo a questo famoso Castel Ibarra... noi eravamo di fronte al
castello ... Lo si chiamava castel, ma per me era un'enorme cascina che anteriormente
serviva per l'allevamento dei tori ... » (60).
Ed ecco l'assalto del 13 marzo, ancora nelle parole di lotti:
« ... alle 9 cominciò qualche fucileria e raffiche di mitra da parte dei miliziani
italiani. Alle 11 il nostro piccolo corpo d'assalto (circa 20 uomini) fece una sortita ...
un tasto per... sapere esattamente in qual punto erano e cosa potevano avere
come armi. Il gruppo ebbe tre feriti, fra i quali uno assai grave ».
« L'indomani - continua lotti - abbiamo l'ordine di attacco ».
Finalmente, con l'appoggio di due Tanks russi, i garibaldini riuscirono a
snidare i fascisti.
Improvvisamente, come nelle agnizioni delle antiche tragedie, uno dei garibaldini (un romagnolo) riconosce, in un fascista fatto prigioniero, il proprio figlio,
« un giovane fascista - spiega lotti - il quale era figlio di un nostro compagno
che combatté nell'affare del castello. Il padre era da vari anni emigrato in Francia
come antifascista. Era partito lasciando la famiglia in Italia e questo figlio, quando
(57) Ilio Ba:rontini, primo segreto del P.c. di Livorno, era s,tatoanche ~n Cina; dwanl'e i'aggressione ,fascista all'Etiopia, nel 1935, aveva guidato la resistenza dei patrioti abissini, ricevendo
il titolo di viceré (la cosa è indubbiamente singolare ... ) dal Negus che si trovava in esilio.
(58) H.T., O,C., pago 499.
(59) Olao Confotti «Guadalajara », Ed, Mursia, 1967 (pag. 205).
(60) «Era un palazzo medievale ... qualcosa di mezzo fra una fattoria e un castello, circon·
dato da fabbricati agricoli e recintato da un solido muro ... La costruzione, munita di una torre
laterale, era una residenza campestre e di cacda della famiglia Ibarra ». (Olao Conforti, O.C.,
pago 198).
25
partì, aveva una quindicina d'anni. Non fu mai possibile convincere questo figlio.
Partì con gli altri prigionieri verso Madrid e non seppi più nulla di lui ».
Non può sfuggire il tono di sincera desolazione con cui lotti parla di
questo misterioso giovane, nel cui animo evidentemente l'abbandono da parte del
padre fuoruscito, aveva fatto maturare un sordo ed invincibile rancore che, attraverso la figura paterna, investiva tutti gli antifascisti.
Il lO marzo, mentre altri reparti del Btg. Garibaldi respingevano i tentativi
di sfondamento sulla strada Biruega-Torija (61), a 4-5 chilometri da Castel Ibarra,
rimase ferito per la seconda volta Romeo Brevini.
Ma in quegli stessi giorni i combattimenti pre~so Guadalajara si facevano
sempre più aspri in tutti i settori e vedevano bombardamenti aerei precedere avanzate di carri armati e feroci scontri all'arma bianca.
Gli italiani intruppati nelle formazioni fasciste cadevano prigionieri a centinaia e si meravigliavano di non venire « massacrati », secondo quanto gli avevano
detto i loro capi fascisti, ma di venire anzi trattati fraternamente dagli italiani
« rossi» (62).
Durante l'offensiva generale del 18 marzo, con cui le forze repubblicane
misero letteralmente in fuga i fascisti italiani delle varie frecce, fiamme e camice
con qualifica di « nere », rimanevano feriti i comunisti reggiani Risveglio Pisi e Alcide
Leonardi. Nell'aprile successivo Leonardi rientrerà in Francia per proseguire verso
l'URSS, dove frequenterà una scuola di partito. Non tornerà più in Spagna. Dal
gennaio 1938, ripartito da Mosca, fungerà da « corriere» del P.c.I. per i collegamenti tra Parigi e l'Italia.
Pisi, arruolato dall'ottobre '36 nel Btg. Garibaldi, aveva partecipato a tutti i
combattimenti sul fronte madrileno. Ma a causa della gravità delle ferite riportate,
Guadalajara fu l'ultimo scontro per questo ex muratore, che dovrà trascorrere una
lunga convalescenza e non riuscirà comunque mai più a rimettersi completamente.
Sul fronte di Guadalajara, in località e data non precisabili, rimase ferito
anche Silla Poli. Una foto ce lo mostra appoggiato ad una stampella (era stato colpito al piede destro) in una corsia di ospedale a Barcellona.
La clamorosa sconfitta di Guadalajara « provocò le ire di Mussolini, il quale
arrivò a dichiarare che nessun italiano doveva ritornare vivo dalla Spagna se non
si riusciva a vincere» (63). Oltre al significato politico della vittoria repubblicana
e garibaldina, Guadalajara ebbe anche l'effetto di provare « ad abundantiam », con i
circa 3 .000 italiani in camicia nera e documenti di vario genere finiti nelle mani
degli antifascisti, quanto il « non intervento» caldeggiato dall'Inghilterra ed ufficialmente sostenuto anche da Hitler e Mussolini, fosse una tragica farsa.
Le ripercussioni di questa sconfitta fascista si fecero sentire anche nella
nostra provincia - nonostante la rigida censura - dove le notizie giungevano
sia attraverso radio Barcellona che per mezzo della stampa clandestina, diffondendosi poi a macchia d'olio grazie alle « vociferazioni ».
Nelle file antifasciste esse producevano un grande entusiasmo, che esplo(61) Olao Conforti, D.C., pagg. 137-138.
(62) Cfr. al-riguardo Luigi -Longa, Le Brigate internazionali ..., cit., pagg. da 299 a 307.
(63) Bug Thomas, D.C., pago 411.
26
deva in manifestazioni di esaltazione delle vittorie « rosse» e trovando particolare
risonanza all'interno delle «Reggiane », dove tra il marzo e l'aprile 1937 comparvero « scritte murali comuniste ».
Nel campo avverso, tali notizie provocavano la più grande confusione, rinfocolando anche non sopite gelosie di carriera tra gerarchi fascisti e ambiente dell'uHicialità militare, come ben documenta questo singolare rapporto inviato dall'Ispettore dell'OVRA D'Andrea a Roma, al capo della Polizia politica, in data 22
aprile 1937:
«In Reggio Emilia si vocifera, da qualche tempo, che molti volontari
reggi ani (Si tratta dei legionari fascisti, N.d.A.) partiti per la Spagna, sarebbero
stati fucilati e che altri sarebbero periti in combattimento o si sarebbero dati
disertori.
La fonte fiduciaria - che ha segnalato ciò - ritiene che tali notizie siano
state diffuse da radio Barcellona, ma ha voluto indagare nell'ambiente militare
(sottolineatura mia, AZ.) locale ed ha avuto conferma che qualcosa di vero vi sarebbe, mentre nell'ambiente stesso si deplorerebbe il fatto che la scelta dei volontari non è stata fatta con criteri selettivi, perché sarebbe prevalso il sistema di favoritismi e raccomandazioni» (64).
A quest'ultimo riguardo, val la pena di ricordare come il «volontariato»
fascista in Spagna, a parte gli ufficiali ambiziosi, rosse in realtà costituito in maggioranza - per quanto riguarda la truppa - da due categorie di persone: da un lato
alcuni poveri diavoli che pensavano di trovare rimedio alla propria condizione
di disoccupati endemici col soldo di legionario e partivano per la Spagna come
le loro donne per la risaia, con l'idea cioè di tornare col gruzzoletto con cui cancellare la lunga lista dei debiti; dall'altro soldati dell'esercito regolare che, un bel
giorno, dovettero partire per destinazione ignota, dai rispettivi acquartieramenti,
trovandosi poi di colpo nel bel mezzo del conflitto spagnolo (65).
Quella dell'Ispettore D'Andrea sui « favoritismi e raccomandazioni» ci appare perciò una ben singolare considerazione, se riferita all'insieme dei « legionari ».
Ma evidentemente riguardava piuttosto ufficiali della milizia o dell'esercito in cerca
di medaglie e di rapide promozioni.
Dopo l'attacco diretto del novembre-dicembre 1936, dopo quello indiretto da
Sud bloccato sul Jaramà, si concludeva così con uno scacco fascista anche il « terzo
episodio» della battaglia per Madrid.
Da quel momento il fronte madrileno conobbe un periodo di relativa calma.
Per i combattenti del « Garibaldi », vittoriosi a Guadalajara, ci furono alcuni giorni
di riposo a Valdezas e Valdeavero.
Il 29 marzo, durante uno dei giorni di permesso da trascorrere a Madrid,
si concedono alcune ore distensive, dedicate fra l'altro ad incontrare vecchi compagni, anche i reggiani Gilberto Carboni ed Angelo Curti, assieme ad alcuni altri
commilitoni. La città ha un aspetto superbo, e mentre i nostri garibaldini passeggiano ammirando da turisti gli splendidi palazzi, Curti, che è l'intellettuale del
gruppo, commenta con l'ironia un po' sorniona che gli è caratteristica: « Sono stati
(64) A.C.S. - AA.GG. e iRR. 1937 b. 430 f. « Reggio Emilia ».
(65) Max Gallo Vita di Mussolini, Laterza, Bari, 1967. (,Pag. 208).
27
fatti costruire dai grandi di Spagna, con i soldi sottratti, nel passato, agli indigeni
dell'impero sul quale "non tramontava mai il sole" e, sino a poco tempo fa, agli
indigeni di casa, agli operai e ai contadini spagnoli» (66).
Ma riposo e permessi durarono poco: il 4 aprile giunse l'ordine di partire
per il fronte di Morata de Tajufia, dove i fascisti si erano trincerati, costruendo
fortini e disponendo cavalli di frisia.
Il 5 aprile la 3" compagnia, comandata dal comunista Erasmo Ferrari, espugnò alcune posizioni fortificate nemiche; mentre il grosso della compagnia si attestava nelle trincee appena conquistate, alcuni uomini continuarono ad avanzare, sotto
un violento fuoco di sbarramento. Tra di essi l'abissino Joseph Ahmed Dinh, che i
suoi compagni chiamano affettuosamente « Moro »; una raffica di mitraglia lo abbatte; due garibaldini accorrono alle sue grida disperate di aiuto ma vengono colpiti
a loro volta. Il tenente Ferrari, che dirige le operazioni da una trincea, si lancia a
sua volta allo scoperto per recare soccorso al Moro, incurante degli avvertimenti
dei suoi compagni. Una raffica coglie anche lui quando è già vicino all'abissino.
I quattro garibaldini sono ormai cadaveri: verranno sepolti quello stesso giorno
nel cimitero di Morata de Tajufia (67).
IL CASO BERNERI
« Ahimé noi,
che volevamo preparare il terreno per la
benevolenza,
non potevamo essere benevoli»
(Bertolt Brecht, «Ai posteri»)
Il 13 aprile 1937, dopo sei mesi di quaSi lnlnterrotta presenza attiva nei
settori più impegnativi del fronte, il Battaglione «Garibaldi» diventa Brigata,
raccogliendo attorno a sé alcuni altri battaglioni spagnoli ed inquadrando nuovi
volontari italiani che non tarderanno a giungere sia dall'emigrazione francese che
direttamente dall'Italia ed anche da Reggio Emilia.
La nuova Brigata viene costituita nell'ambito di una ristrutturazione complessiva delle forze armate repubblicane, basata sul superamento della concezione
autonomistica e partitica (cara agli anarchici) delle milizie.
« La disciplina unitaria più salda - scrisse Ruggero Grieco su La Voce degli
italiani del 15-9-1937 - è necessaria per assicurare la vittoria della Repubblica ».
Frattanto le forze franchiste ed i ~oro alleati nazifascisti, si vendicano con
selvaggia ferocia delle cocenti sconfitte subite in sei mesi di inutili assalti a Madrid,
bombardando a tappeto, nel corso del mese di aprile, le città basche di Durango,
Elgueta e Guernica, la quale ultima fu immortalata nel celebre dipinto di Picasso.
Con migliaia di vittime mietute tra la popolazione civile, si ebbe una crudele
(66) Giaco1ll0 Cahlndtot>ne,1M\g",,1l0 del s1J.QI"'lt..s~:k.rm;r4.,.Ed,.Rj.uniti,_19.62. . _
(67) L'episodio è raccontato da G. Calandrone, Il pago 118 dell'o.c. e da Giovanni Pesce,
che ne fu diretto testimone, alle pagg. 126-127 di Un ga"ibaldino in Spagna, Ed. lli'llniti, 1955.
28
anticipazione (un« esperimento », come ebbe a dichiarare Goring nel 1946, parlando
dell'intervento dell' aviazione germanica in Spagna) (68), degli orrori della 2'
Guerra mondiale.
Di fronte ai metodi inauditi ed alla potenza bellica dello schieramento fascista, si andava dunque imponendo l'esigenza di superare i particolarismi regionali
e politici che avevano a lungo caratterizzato lo schieramento repubblicano, a vantaggio di un coordinamento militare e di una centralizzazione del potere statale.
In sostanza si pensava che l'entusiasmo e la dedizione dei miliziani non potevano costituire l'unico elemento su cui contare per vincere una guerra di
posizione.
Ma proprio rispetto a questa tendenza ed alle modificazioni politiche e
militari cui si andava ponendo mano, le correnti più «estremiste» degli anarcosindacalisti e del P.O.U.M. mostravano una ostilità irriducibile.
La crisi che ne conseguì si fece particolarmente acuta, nella primavera del
'37, a Barcellona, dove anarchici e pumisti, che controllavano la situazione, erano
in violenta polemica coi comunisti ai quali imputavano di essere fautori di una
alleanza con la borghesia.
Gli stessi pumisti ed anarchici tendevano poi ad anteporre la « rivoluzione
sociale» alla condotta della guerra, erano contro la militarizzazione, avversavano la
collabOlazione col Governo di Valencia.
Già nella condotta della guerra, come testimonia anche Fausto Nitti (69),
che fu comandante di un battaglione anarchico, l'atteggiamento delle milizie libertarie, pur caratterizzato da slanci generosi in certi momenti, lasciava molto a desiderare quanto a spirito di disciplina e coordinamento fra le varie unità combattenti.
In alcuni casi si giunse fino all'abbandono del fronte per non voler accettare la militarizzazione di tutte le forze combattenti (70).
La dissidenza anarco-pumista giunse fino alla ribellione aperta in Catalogna,
ed in particolare a Barcellona, dove, ai primi di maggio 1937, si ebbero scontri
armati per le vie tra comunisti e soldati governativi da una parte, anarchici e pumisti dall' altra.
E nonostante gli appelli che capi politici anarchici come Garcia Oliver e
Federica Montseny rivolsero da Valenza ai loro compagni di Barcellona, la sedizione
cessò soltanto con l'arrivo nella capitale catalana di numerosi reparti dell'esercito
repubblicano.
Tra le vittime della sanguinosa e tragica guerra civile di Barcellona, oltre a
Camillo Berneri, la cui morte rappresentò per molti anni un « caso» attorno al quale
del resto la polemica non è ancora cessata, siamo riusciti ad appurare che vi fu anche
un altro reggiano, Umberto Ferrari. Di lui abbiamo già fatto cenno come miliziano
nella colonna anarchica « Ascaso ». Ferito in combattimento a Huesca in data im(68) « ... col consenso del Fiihrer, mandai in Spagna gran parte degli aerei da trasporto
e un certo nUJ1Ilero di unità da combattimento sperimentali, bombardieri e batterie antiaeree;
così ebbi modo di accertare in combattimento se il materiale era all'altezza dei compiti... ». Da:l1a
testimonianza resa il 14-3-46 a Norimberga da Hermann Goring. Citato da William Shirer in
Storia del terzo Reich, vaL I, .Ed . Einaudi, 1962 (pag. 470).
(69) F. Nitti Il maggoreè ,un rosso, Ed. Av~nti, 1955.
(70) F. Nitti, a.c., pago 14.
29
precisata, si trovava acquartierato a Barcellona, presso l'Hotel Colomb, proprio nei
giorni drammatici degli scontri.
E è proprio nei pressi dell'Hotel Colomb che una pattuglia dell'esercito
repubblicano ordinò ad un gruppo di miliziani anarchici, tra cui il Ferrari, di gettare le armi. Di fronte al rifiuto e ad un accenno di resistenza dei miliziani, i soldati
repubblicani fecero fuoco: Ferrari cadde privo di vita sul selciato della via.
Anche Enrico Zambonini partecipò con gli anarchici alle barricate di Barcellona, rimanendo ferito al viso dallo scoppio di una bomba d'artiglieria e recandone poi vaste cicatrici deturpanti per tutta la vita. Al termine della sommossa
fu arrestato e incarcerato nella stessa Barcellona, dove vivevano anche la moglie
catalana e la figlioletta.
Quest'ultima gli portava in carcere da mangiare in un pentolino d'alluminio,
sul fondo del quale Zambonini trovava spesso incisi messaggi di compagni
anarchici (71).
Diversi autori hanno scritto su Berneri e sulla sua morte (72) generalmente
attribuita ad elementi comunisti.
Nello stesso mese di maggio 1937, rispondendo al Nuovo Avanti, che aveva
reso omaggio alla memoria di Camillo Berneri, il Grido del popolo pubblicava un
articolo polemico in cui si leggeva tra l'altro:
« Camillo Berneri, uno dei dirigenti degli Amici di Durruti, che sconfessato
dalla stessa direzione dalla F.A.!., ha provocato l'insurrezione sanguinosa contro
il Governo del Fronte popolare di Catalogna, è stato giustiziato dalla Rivoluzione
democratica, a cui nessun antifascista può negare il diritto di legittima difesa ».
Sono parole brutali, lette a tanti anni di distanza ed avendo d'occhio la figura di intellettuale e di combattente del Berneri, il quale, due giorni prima della tragica fine, commemorando Gramsci (morto il 27 aprile) dall'emittente C.N.T.-F.A.I. di
Barcellona, aveva così concluso:
«Noi salutiamo l'intellettuale valoroso, il militante tenace e dignitoso che
fu il nostro avversario Antonio Gramsci convinti che egli ha portato la sua pietra
alla edificazione dell'ordine nuovo ... ». E' poi davvero singolare che, proprio poche
ore avanti di venire « prelevato» dal suo alloggio di Plaza de l'Angel e ucciso, Berneri
avesse stilato un interessante documento, consistente in un appello al superamento
(71) Testimonianza orale resa all'autore da Alberto Bartoli, secondo il quale le due donne
vivrebbero ancora (1972) a Perpignan.
(72) Ne cit!iamo alcuni, alla rinfusa: Gaetano Sal",emini Donati e Bemeri, in Il Mondo,
3-5-1952; Nando Poli L'anarchico reggiano Bemeri cavaNere dell'utopia, in Reggio Democrat,ica,
25-3-1949; Jean Bernier articolo su C. B. ripreso da Crapouillot in Alain Sergeant Les anarchistes, Ed. Am1ot-Dumont, Paris, 1951; Pietro Nenll'i Srpagn'Cl, Ed. Avanti, 1958; D.T. Gatte! I
comunisti e la guerra civile spagnola, Feltrinelli, 1962 (v. pago 171); Giovattli!lJa Benneri, rUest1monianza sulla morte del marito, in Lezioni sull'antifasoismo, Laterza, 1962 (pagg. 190-193);
Aldo Garosd Storia dei fuorusciti, dt.. pagg. 157-158; Gastone Duse Perché uocisero
Camillo Bemeri, in La Giustizia, 25-12-'64; Mario Marnio Ros~i L'amico ana:rcbico, ID
Il Resto del Carlino, 4-10-1965; rvoce C.B. in Enciclopedia deU'antilascismo e deUa Resi'stenza,
Ed. La Pietra, 1968; Paolo Spriana, nella sua Storia del P.C.I., val. II, pago 209, scrive: «Nel1a
repres'sione ohe fa seguito alla rivolta viene ucciso l'anarchico italiano C.B., con hl suo compagno
Barbieri, una fine tragica, particolarmente dolorosa per l'antifascismo italiano e una indicazione,
anche, dei metodi che la polizia segreta staliniana introdurrà poi largamente in Spagna ».
30
dei contrasti di fronte all'esigenza primaria dell'unità d'azione e di lotta contro
il fascismo (73).
Ma fino a quel giorno Berneri, attraverso la direzione del periodico G~erra
di classe, e le sue collaborazioni alla radio CN.T.-F.A.I., « aveva condotto contro
Madrid (il governo repubblicano, N.d.A.) e contro i comunisti una vivace polemica » (74), contrastando la strategia dei fronti popolari antifascisti - su cui peraltro
si basavano la lotta rivoluzionaria e la condotta della guerra dudssima in atto - alla
quale contrapponeva la tesi dello « sviluppo integrale della situazione creata dalla
guerra ».
In sostanza per Berneri la guerra si vinceva spingendo fino in fondo la rivoluzione sociale. Per i comunisti invece, come ebbe a sostenereripetutamente il segretario del Partito comunista spagnolo, José Diaz, non si poteva pensare alla rivoluzione se non si vinceva la guerra contro il fascismo (ganar la guerra y acer la
Revolucion) (75). E su questa posizione i comunisti erano d'accordo con tutte le
altre forze della sinistra spagnola, meno, per l'appunto, settori del movimento anarchico e del P.O.U.M.
Se pensiamo per un momento a ciò che scriveva e pubblicava Trotski, proprio
al riguardo della guerra di Spagna (76), è facile cogliere (al di là delle critiche pur
mosse agli stessi anarco-pumisti dallo stesso Trotski (77)) una evidente analogia
tra le posizioni di Berneri e quelle dell'ex capo dell'Armata Rossa e grande nemico
di Stalin.
Del resto l'accusa più frequente ed « infamante» che veniva mossa alle posizioni di «estrema sinistra» in Spagna, era proprio quella di trotskismo, il che
equivaleva ad essere considerati « oggettivamente» alleati del fascismo.
BERNERI E REGGIO EMILIA
Abbandonando per un momento i drammatici event1 m cui S1 lllscrisse la
tragedia personale di Berneri, fermiamoci a considerare la figura umana di questo
anarchico « sui generis », come lui stesso ebbe a definirsi in una lettera a Gaetano
Salvemini.
(73) La ,riproduzione anastatica del manoscritto originale è pubblicata in: Camillo Berneri
Scritti scelti, a cum di Pier Carlo Masini, Ed. Sugar, 1964.
(74) Aldo Garosci Storia dei fur., ch., pago 158.
(75) Parlando 'alle Cortes, H 1° dicembre 1936, Diaz ammoniva già: «Non bisogna
soffermarsi troppo in esperimenti di questa o quella dottrina economica... nel desiderio di costruire troppo il futuro, dimenticandosi del presente. Il presente ci dice che immediato, urgente,
indispensabHe è vincere la guerra ».
(76) «Nella sua ricerca di un accomodamento con la borghesia, la cricca staliniana ... »,
~eg>g~amo in La lezione della Spagna (LoD. Trotski La terza Internazionale dopo Lenin,
Ed. Schwarz, 1957, pago 280), e ancora: «La parola d'ordine "prima la v;ittoria poi le riforme"
è la formula di tutti gli oppressori e &fruttatori, a cominciare dai re biblici per finire con Stalin» (pag. 290).
(77) «Non solo i sociallsti, ma neppure gli anarchici si sono opposti seriamente al programma staliruano. Anch'essi avevano paura di rompere con 'la bol1g>hesia» (pag. 281); «Le cose
non vanno meglio per il P.O.U.M .... Malgrado le intenzioni, H P.O.U.M. ha costituito, in ultima
analisi, il principale ostacolo sulla via della costituzione di un partito rivoluzionario» (pag.
287) ,(Lo Trotski, o.c.).
31
Le testimonianze di tutti coloro che lo conobbero, concorrono a costruire
una immagine fisico-morale di Berneri, che si avvicina di molto a quella di un santo
laico. « Non sono stato certo io il primo - scrive per esempio Libero Battistelli a sentire la santità di Camillo Berneri ». (78)
Del resto, scorrendo le pagine diaristiche di Berneri medesimo, ci si imbatte
qua e là in meditazioni che alludono esplicitamente ad una sua consapevole ricerca
di una sorta di santità laica, per l'àppunto, secondo un processo culturale ed etico
che potremmo definire di traduzione in chiave storica ed umana (immanentistica)
dei valori recepibili nella tradizione cristiana.
« Idealista sublime, cantore della rivolta» lo definisce Emma Goldmann (79),
la quale dichiara di essere stata colpita, quando lo incontrò per la prima volta in
Spagna nel 1936, « soprattutto dal suo volto intensamente espressivo e dal fascino
dei suoi modi ». Ciò che coincide singolarmente con l'impressione che di Berneri
ricevette il comunista reggiano Giovanni Bertolini, che ebbe occasione di incontrarlo
e di parlare con lui alcune volte alla Casa degli Italiani di Barcellona, dove lo stesso
Berneri tenne alcune conferenze.
Berneri aveva dunque mantenuto, anche nel fuoco della guerra civile spagnola,
quella personalità che già rivelava nei lontani anni della sua giovinezza, quando
era allievo a Firenze di Salvemini, che così parla di lui:
« ... venne a trovarmi nel 1919 ... vestito da soldato ... Pallido, magro, timido,
parlava a bassa voce ... era ... un'anima candida, dolce, desiderosa di lealtà e di
affetto. Nei suoi occhi chiari, grigi, si leggeva la bontà» (80).
Il mondo intero, secondo la vecchia canzone anarchica, aveva finito per diventare davvero la sua patria. E tuttavia mantenne sempre, in un canto del S\10
animo, un profondo legame con l'Italia e con la sua città, Reggio Emilia, benché egli
fosse nato a Lodi ed avesse iniziato le scuole elementari a Palermo (<< ricordo che s'annebbia» (81)).
Infatti fu a Reggio Emilia che egli visse la sua adolescenza e la prima giovinezza, compiendo la propria formazione, negli anni del Liceo e della milizia socialista (iniziata nel 1912 e sfociata nell'adesione all'anarchismo nel 1915); ed è a questa città e a questo periodo che egli farà sempre riferimento, nel suo tormentato
esilio iniziato nel 1926, quando la sua memoria fissa nelle pagine di diario recuperi
dell'aria di casa: «chissà quante bestialità snocciolai, nel mio entusiasmo iconoclasta, laggiù sotto i portici di Via Emilia, facendo la spola ... » (82). Dove nella
memoria, quei portici, così caratteristici e familiari, diventano il simbolo struggente di un'epoca lontana (83).
« Sono stato sempre parco nel giudicare il socialismo reggiano - quello che
Mussolini chiamava il socialismo delle tagliatelle. Un po'- sono i dolci ricordi del
mio catecumenato socialista che mi rendono pietoso, un po' l'affetto per i mistici
(78) P,ag. 311 di Pensieri e battaglie, cit., appendice.
(79) Bmma Goldmann, Prefazione a: Camillo Bernel'i Pensieri e battaglie, cito
(80) G. SaJvemini, articolo cito
(81)' Pensieri e battaglie, cit., pago 129.
(82) Pensieri e battaglie, cit., pago 129.
(83) Sulla giovinezza reggiana di C.B. si veda C.B. alla scuola di Prampolini, in appendice a: CB. Mussolini - psteologia di un dittatore, a cura di P. C. Masini, Ed. Azione
Comune, Milano, 1966.
32
reggiani, dal nostro Gobbi (84) al socialista Levoni (85) e al repubblicano Montàsini (86), ma, ancor più, è il ricordo, ricco di fascino, di Camillo Prampolini » (87).
Ed ecco che cogliamo in' tutto il suo significato il legame con Reggio,
come legame con il luogo fisico e ideale che gotianamente potremmo definire « degli anni di apprendistato ».
(continua)
ANTONIO ZAMBONELLI
(84) Torquato Gobbi, rilegatore di libri, era stato membro del Comitato d'azione internazionalista anarchica. Esule nel Sud-America, morì suicida a Montevideo, aM'età di 70 anni,
nel 1966.
,
(85) Rodrigo Levoni, ex prete cattolico passato al socialismo.
(86) Pietro Montàsini, nato nel 1901, dirigente repubblicano a Reggio, fu esule in Francia, aderi al P.c.I. nel 1935, anno in cui mori, stroncato da un male incurabile, in una clinica
in U.R.S.S,
(87) Pensieri e batt., cit., pag, 41.
CAMILLO PRAMPOLINI NELLA SCHEDA BIOGRAFICA
DELLA PUBBLICA SICUREZZA
Il rinvenimento a Roma, presso l'Archivio Centrale di Stato della
«Scheda biografica» della Pubblica Sicurezza relativa a Camillo Prampolini
mi ha indotto, pubblicandola, a corredarla di altri dati elencati in un curriculum, per modo che ne risulti corretta.
La scheda, che si trova sotto la segnatura c.P.c. b. 188, risulta intesta.
ta alla Prefettura di Milano perché sia nel periodo di Crispi che in quello
di Pello'ux, le informazioni sui « sovversivi» erano inviate alla Prefettura di
MNano.
Gli errori contenuti nd documento del quale è data la trascrizwne integrale e senza cor~ezioni della grafia errata, sono stati rettificati nei dati biografici.
Nel contempo ho esposto per appunti quello che fu il pensiero
dottrinario del Prampolini ricavato da scritti che quasi tutti provengono
da lui.
Ringrazio i funzionari dell'Archivio Centrale di Stato per la cortese
collaborazione nelle ricerche; Bruto Monducci e Alberto Anceschi per le
notizie fornitemi; la dott.ssa Gianna Santachiara per la segnalazione dei
documenti presso l'Archivio di Stato di Reggio EmNia.
PREFETTURA DI MILANO
Prampolini dottor Camillo furono Luigi e Casali Maria nato a Reggio Emilia, li 27
aprile 1859, residente a Reggio Emilia, possidente pubblicista celibe.
Socialista rivoluzionario.
Connotati - Statura m. 1,66; corporatura snella; capelli castani; viso piatto; fronte
alta; sopraciglia castani luc.; naso profilato; barba liscia castana a pizzo; mento
ovale; bocca forma media; andatura disinvolto; espressione fisionomica vivace; abbigliamento abituale civile.
CENNO BIOGRAFICO AL GIORNO 27 febbraio 1898
Nel pubblico riscuote fama dubbia e di carattere violento inediacemente (?) educato, è intelligente ed abbastanza colto. Ha fatto gli studi classici ed è dottore in
giurisprudenza. E' lavoratore indefesso, trae i mezzi di sostentamento un po' dai
beni di fortuna, di cui è provvisto, un po' dal lavoro come giornalista. Frequenta la
compagnia dei socialisti e specialmente quelli fra essi più violenti e audaci. Però
la sua condotta politica le sregolatezze della prima sua gioventù amoreggiò (amareggiò) gli ultimi anni del padre, che morì addolorato avendo anch'esso tentato
ogni sforzo per ricondurlo a cambiare vita. Verso la Auturità ha contegno sprezzante. A venticinque anni concorse ad un impiego nell'Amministrazione Provinciale
ma in vista dei suoi principi politici non fu neppure ammesso agli esami. Nella
34
XXI Legislatura fu deputato pel Collegio di Guastalla e nella presente lo è per
quello di Reggio Emilia posda consigliere comunale di Reggio Emilia e Segretario
della Camera di Commercio di questa stessa città disimpegnando le varie cariche
lodevolmente ma servendosi di essa per la propaganda socialista. Ha appartenuto
fino dalla sua prima giovinezza ed appartiene al partito socialista rivoluzionario del
quale è fra i capi influentissimi e nel tempo stesso cospiratore, la guida. La sua influenza non è limitata alla sola Provincia di Reggio Emilia dove ha formato e forma
continuamente circoli e gruppi del partito, ma si estende a tutta l'Emilia e dell'Italia Centrale. Egli esercita tra le masse tale ascendenze da potere da un momento
all'altro condurle anche ad una sommossa.
.
Per motivi di opportunità ora si mostra socialista legatorio (legalitario) , ma le
sue tendenze sono rivoluzionarie. Ha preso attivissima parte a tutti i congressi socialisti teriutisiin Italia. E' in corrispondenza coi p1ù noti capi del partito sia
risiedono in Italia che all'estero. Tutte le associazioni socialiste della Provincia di
Reggio Emilia dipendono da quella di Reggio Emilia, di cui è capo espresso. E' direttore del giornale settimanale « La Giustizia - organo dei socialisti Emiliani» che si
pubblica in Reggio Emilia. Riceve e spedisce stampe sovversive. Fa la più attiva propaganda fra le classi operaie ed agricole con grande profitto. E' conferenziere e tiene
conferenze in pubblico ed in privato. Ha preso parte a tutte le manifestazioni pubbliche che da un ventennio a questa parte si sono fatte in Reggio Emilia. Non fu mai
proposto né per l'ammonizione né per il domicilio coatto. Fu proceessato per percosse, ma fu dichiarato il non luogo per omissione di querela. Fu assolto per non
provata reità dalla imputazione di non aver obbedito alle intimazioni fatte dall'Autorità di P.S. in occasione di dimostrazione.
Con sentenza 15 luglio 1880 dalla Pretura di Reggio Emilia fu condannato
a L. 20 di ammenda per sfidamento in duello. In seguito ad ordinanza di cattura
del 14 settembre 1899 dalla Sezione di accusa presso la Corte di Appello di Roma
nel sucçessivo giorno 18 il Prampolini costituivasi quale imputato del delitto di cui
all'art. 118 n. 2 c.P. fu però liberato l° novembre successivo in seguito a RO Decreto di convocazione della camera.
301uglio 1903
30 giugno 903 nessuna altra variazione alla scheda rassegnata il 31 marzo 1898 se
non nella qualifica 16-11-1919. Eletto deputato nel Collegio interprovinciale di
Parma.
26 marzo 1920
Venerato capo del partito socialista di Reggio gode la stima anche degli avversari.
Nel congresso Nazionale socialista che ebbe luogo a Bologna nel settembre 1919 propugnò la tendenza di destra e votò l'ordine del giorno dei centristi .per disciplina del
partito. La stessa tendenza centrista verise (?) poi nel congresso Provo Social. ténuta
a Reggio nel gennaio scorso.
Sebbene cagionevole di salute, egli continua nella propaganda prendendo la
parola, sempre ascoltato ed applaudito. Nelle riunioni e nei comiz~ promossi dal
partito in,Reggio e nei comuni della provipcia. Il 7 marzo 1920 parlò in un c~mi#o
ténutosi nel Teatro ComW1ale di Reggio in e nel pomeriggio dello stesso giorno
parlò in un comizio tenutQin Mont~cchio;pro comunisti ungheresi.··
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9 ottobre 1920
Il 10 settembre 1920 eletto consigliere provinciale pel mandamento di Rubiera.
Nelle elezioni del 31 ottobre 1920 nominato consigliere del Municipio di Reggio E.
20 novembre 1922
Venerato capo del sociruismoReggiano ed è uno dei più autorevoli membri del partito socialista ufficiale. Risiede a Reggio ove attualmente la sua attività è assai
limitata.
10 aprile 1924
E' stato eletto deputato al Parlamento Nazionale nelle elezioni del 6 aprile c.m.
11 ottobre 1925
Risiede in questa città ed abita in Via Porta Romana n. 27. E' direttore del locale
giornale settimanale« La Giustizia» ed è membro della locale Sezione e della Federazione Provinciale socialista unitaria. Inoltre è anche fiduciario del partito socialista unitario italiano. E' un fervente propagandista del partito, di cui fa parte, e
svolge a tale scopo una grande attività sovversiva. Viene cautamente vigilato.
28 agosto 1926 - Reggio Emilia
Rintracciato a Milano ove dimora in Via Tantandini, 12. Viene vigilato.
22 settembre 1926
Risiede tuttora a Milano in Via Tantardini n. 12 insieme con la moglie e la figlia.
Risiede tuttora a Milano in Via Tantardini n. 12 insieme con la sorella Lia e la figlia
Piera.
Finora non ha svolto alcuna attività politica e qualche volta ha ricevuto visita dal
Prof. Zibordi e dall'ono Turati. Viene vigilato. Il presente cenno viene comunicato
alla Questura di Reggio Emilia.
4 luglio 1927
Risiede tuttora in questa Via Tantardini, 12 con la famiglia senza svolgere alcuna
attività politica. Riceve corrispondenza e brevi visite fra le quali quelli del Prof.
Zibordi. Continua la vigilanza.
Il presente cenno viene comunicato alla Questura di Reggio Emilia.
1° aprile 1928
Abita ancora in Via Tantardini, 12. Conserva le sue idee socialiste, ·ma non esplica
alcuna .attività nel campo politico. E' vigilato. Il presente cenno viene comunicato
alla Questura di Reggio Emilia.
.
5 gennaio 1929
Abita tuttora in Via Tantardini, 12, ed esercita la professione di medito con studio
in Via Manzoni, 23.
r.::onserva le sue idee socialiste ma non consta che in atto· esplichi· attività nel
~atnpo p o l i t i c o . .
.
Il ptys.ente cen9-9 viene comunicato alla Questura di Reggio Emilia.
30 ~Hcembree 1949
Ri~iéde tuttora a Milano
in Via Tantardini 12, senza dar luogo a rilìeviconla .sua
condòtta in genere.
Il presente cenno viene comunicato alla Questura di Reggio Emilia.
36
37
3 marzo 1930
Si è temporaneamente trasferito a Bologna presso lo Istituto del Professore Masotto (errala, v. curriculum) per essere sottoposto ad operazione chirurgica. E'
stato segnalato a quella Questura per la debita vigilanza che ne ha assicurato il rintraccio. Il presente cenno viene comunicato alla Questura di Reggio Emilia.
Il marzo 1930
Ha fatto ritorno da Bologna riprendendo dimora in questa Via Tantardini n. 12.
Ripristinata la vigilanza.
Il presente cenno viene comunicato alla Questura di Reggio Emilia.
L'ULTIMA SEGNALAZIONE
Telegramma cifrato nr. 37113 (6)
Da Milano 31-7-1930 ore 19,30 arrivo ore 5,30 del 1-8
Ministero Direzione P.S.
(Gab. Ch. Ps. Pza St.)
4403 Di seguito al mio telegramma nr. 4303 di ieri comunico che stamane ha
avuto luogo funerale ex deputato Prampolini stop Seguito furono notate circa CInquanta persone fra cui la moglie e figli del fuoruscito Treves.
Prefetto Siragusa
CURRICULUM CRONOLOGICO
Le fonti sono indicate con le seguenti sigle: B.C.r. = Biblioteca Comunale Imola. v. Fausto Mancini. Le carte di Andrea Costa conservate nella
Biblioteca ComunaJe di Imola. Roma, 1964. Gst. = La Giustizia, citata secondo la data dell'articolo che si riassume. Set. = Scamiciato.
1857 - Aprile 27
Alle ore 8 e 1/4 nasce a Reggio Emilia da Luigi Eugenio, ragioniere capo del Comune e da Maria Luigia Casali, nella casa posta in via Brennone, 27. Gli sono imposti, nomi di Camillo, Vittorio, Colombo, Pellegrino, Leopoldo, Mario.
1870 - 1876
Compie i primi tre anni di ginnasio presso un collegio come esterno poi frequenta
la scuola pubblica. Nonostante l'educazione familiare moderata e monarchica, a tredici anni circa dubita delle verità religiose. Le sue prime letture fanciullesche sono
Gli esiliati in Siberia, La capanna dello zio Tom, I miserabili e successivamente le
Confessioni di un ottuagenario. A diciassette a:nni cadono completamente le sue credenze religiose senza che si determini in lui alcuna crisi morale.
Per la sua propensione alla libera ricerca di ciò che ritiene « giusto e vero»
legge La circolazione della vita di Moleschott, Forza e Materia di Biichner, Elementi
di scienza sociale di « Un dottore in medicina» e alcuni libri del Mantegazza. Dopo
queste letture diventa un materialista convinto.
1877 - 1878
Si iscrive all'Università di Roma nella facoltà di giurisprudenza.
1878 - 1879
Frequenta con scarso interesse l'Università, ma assistendo nella primavera del 1879
alie lezioni di diritto dell'avv. Francesco Filomusi-Guelfi; hegeliano, rifiuta la dotttina di Hegel da lui definita « astrusità fumosa» ed interpretata confusamente dal
docente. Rimane invece colpito dall'affermazione che il diritto alla proprietà esclude
il diritto al lavoro da lui sempre indiscutibilmente ammesso, ma che ritenendosi
egli ancora conservatore, avrebbe dovuto rifiutare. Nel giugno viene bocciato in
economia dal Protonotari.
1879- 1880
Trasferitosi a Bologna ripara nell'autunno con il Marescotti, liberista meno intransigente, ottenendo pieni voti. Fa l'anno militare di volontariato a Bologna e a Foggia
ove viene ricoverato all' ospedale militare. I vi trova le dolorose situazioni descritte
da Vittorio Bersezio nel libro La plebe da lui letto nell'infanzia. Legge La Bibbia,
Zola e autori pre-socialisti o para-socialisti.
1880 - 1881
Freqùenta il quarto anno di Università a Bologna. Prepara la tesi approfondendo
il concetto di « diritto al lavoro» negli economisti borghesi e studia l'esperimento
degli « ateliers nationaux » istituiti con decreti della seconda Repubblica che proclamano il diritto al lavoro, ma di fatto non lo riconoscono. Ascolta le lezioni di
Enrico Ferri che lo avvia al Lombroso e all'Ardigò di recente uscito dalla Chiesa,
nonché del Ceneri, del Regnoli, del Sergi, insegnante di sociologia. Legge Spencer
dal quale trae la concezione della società come «organismo» nel quale la forma
dei vari elementi che lo compongono deve reggersi secondo una reciproca armonia.
« Diritto al lavoro » ed « organismo », sono i concetti base della tesi sostenuta nella
laurea assegnatagli a pieni voti (1881). Più tardi sarà da lui definita un centone.
1882
Concorre ad un impiego presso l'Amministrazione Provinciale, ma per le sue idee
politiche non viene ammesso agli esami.
1882
Con l'istituzione della prima Cooperativa di consumo fondata dall'ing. Contardo
Vinsani, critica l'idea miracolistica che la cooperazione possa trasformare la società
ad economia borghese in società socialista, ma riconosce che la cooperazione è uno dei
mezzi per la trasformazione. Sarà questa la sua idea costante sulla cooperazione. Primi
accenni al concetto di cooperativismo nelle lettere a Costa: s.d.; s.d.; 22 agosto 1855
ove è riferita l'approvazione entusiastica del malate stiano Merlino. B.C.I.
1882 - gennaio 1
Inizia la politica militante collaborando a Lo Scamiciato, che ha per sottotitolo « Voce
del popolo ». A seguito di continui sequestri il giornale sospende le pubblicazioni
il 20 gennaio 1884. Notizie su Lo Scamiciato in una lettera ad A. Costa dell'8
aprile 1884, B.C.I.
1882 - gennaio 15
Con la firma Ursus inizia una polemica proseguita il 22 gennaio per « mostrare la
verità storica e scientifica del socialismo ». La verità scientifica era quella del Positivismo. La rivoluzione si concreterà nel collettivismo. Cita Spencer, Ardigò. Sct.
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1882 - Aprile 16
Contro il concetto di auotrità teologica e regia, cita Ferrari, Biichner, Herzen, Moleschott, Stuart-Mill, Spencer. Sct.
1882 - Maggio 7
Riferisce sullo stato di miseria dei contadini veneti secondo le ricerche del Marpurgo,relatore di una commissione di inchiesta. Sct.
1882 - Maggio 29
II malanni della società non si devono a un gruppo di individui, ma a tutto un
sistema di leggi che gli stessi borghesi subiscono e che è radicalmente falso.
Occorre al sistema della proprietà privata sostituire quello della proprietà collettiva. Sct.
1882- Maggio 29
Fa l'analogia tra il movimento socialista e l'evoluzione primitiva del cristianesimo. Sct.
1883 - Febbraio 22
Contro il Morselli afferma che l'uguaglianza voluta dai socialisti è una uguaglianza
di trattamento nella distribuzione degli aiuti sociali.
1883 - Novembre 13 e 26
Lettere a Napoleone Colaianni nelle quali espone le sue idee sul socialismo in
« Democrazia e socialismo in Italia» (pubblicate Ìn Carteggi di Napoleone Colaianni:
(1878-1898) Milano, Feltrinelli 1959): Gettata nell'ambiente sociale del secolo XIX
la filosofia positiva partorisce il socialismo. Nella lettera ad Enrico Ferri pubblicata
dal Colaianni in Socialismo e sociologia criminale (Catania, Tropea, 1884), esprime la
teoria della rivoluzione non come necessità, ma come inevitabilità. Compito dei socialisti è quello di lavorare per affrettarla mediante una tattica gradualistica perché
gli effetti della rivoluzione saranno tanto minori, quanto più grande sarà la distanza
fra le istituzioni cui essa darà 1'assalto e quelle che vorrà sostituirvi. La legge di
classe che governa la borghesia non acconsente di accordare fiducia, pertanto non si
può che lavorare per affrettarne la trasformazione. Il testo della lettera trova si
nella sua parte essenziale, riprodotta in Alessandro Schiavi I pionieri nelle campagne. (Roma, Ed. Opere Nuove 1955).
1883 - Dicembre 2
Dà relazione della venuta di Costa a Reggio. Sct.
1883 - Dicembre 30
Polemica con La questione sociale, organo comunista anarchico di Enrico Malatesta,
ripresa il 20 gennaio 1884. Sct.
1884
Inizia la collaborazione a Reggio Nuova che esce il 3 dicembre e cessa le sue pubblicazioni il 17 gennaio 1886.
1885 - Gennaio 16
Risponde sul giornale alla Gazzetta di Bra esponendo quali trasformazioni sociali si
compiranno per inel,uttabili leggi di natura via via che i lavoratori, unendosi ed
organizzandosi diverranno sempre più forti. Elenca quali saranno le conquiste dei
salarrati, come si troverà costituita nelle sue linee generali la società nuova che i
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lavoratori coscienti costituiranno mediante la conquista dei pubblici poteri. Tutti i
mezzi di produzione e di scambio verranno dichiarati dal proletariato trionfante comproprietà dei lavoratori, ossia patrimonio comune del popolo, proprietà collettiva
per cui non vi saranno più né sfruttati né sfruttatori. Il socialismo non è che una
derivazione dell'organizzazione sociale presente, una filiazione naturale del sistema
economico borghese e la borghesia stessa va riformando i mezzi di produzione in
guisa che ne è resa più facile la socializzazione, mentre i lavoratori si organizzano e
avanzano alla conquista di pubblici poteri. Dopo di che la classe lavoratrice farà
la propria rivoluzione semplicemente dichiarando proprietà nazionale e comunale i
materiali che la borghesia, mediante la grande industria, ha preparati essa stessa
per la proprietà collettiva prevista e predicata dal socialismo. Così come lo Stato ha
già espropriato le ferrovie e qualche Comune le tramvie.
Le diverse corporazioni dei lavoratori che formeranno l'organismo della
futura società, provvederanno a scambiarsi i prodotti, i servigi necessari all'esistenza
e al maggior benessere di tutti. I prodotti saranno trasportati nei magazzini sociali
e da questi distribuiti ai consumatori come avviene nelle cooperative di consumo.
Con ciò la speculazione commerciale sarà abolita. I contadini, piccoli proprietari che
di fatto sono anch'essi servi e tributari della classe capitalistica, rimarranno usufruttuari del loro piccolo podere, senza nulla più dovere al capitalista e allo Stato
borghese. I lavoratori debbono essere invitati ad elevarsi. Il testo fu ripubblicato a
Reggio E. - Tip. Caselli [1884].
1885 - Gennaio 16-17
Nella materia religiosa, in base ad un precetto morale tutte le religioni hanno il diritto di essere rispettate. In quanto al culto propiziatore dei doni divini, sorge il
dubbio che tali doni siano già tutti sulla terra e solo l'ignoranza impedisca di vederli; poiché tutti i mali sono originati dalla miseria, occorre impiegare meno denaro
a salvare le anime e maggiore attività, volontà e cuore nell'aiutare i corpi. Reggio
Nuova.
1885 - Gennaio 28-29
Nell'economia pubblica un sano indirizzo di governo deve avere di mira la massima
produzione della ricchezza e la sua più equa distribuzione fra i produttori, tutti a
loro volta trasformati in consumatori. Reggio Nuova (prosegue il 2-3 settembre).
1886 - Gennaio 29
Fonda La Giustizia; sottotitolo: Difesa degli sfruttati, settimanale. Il 19 febbraio
1888 porta come epigrafe: La miseria dei lavoratori è dovuta non alla malvagità
dei capitalisti, ma alla cattiva organizzazione della società. Perciò noi predichiamo
non l'odio alle persone né alla classe dei ricchi, ma la necessità di una riforma sociale.
Nel socialismo, i proletari e gli ,uomini troveranno la pace, l'indipendenza ed il benessere. L'anno successivo l'epigrafe diventava definitivamente: La miseria nasce non
dalla malvagità dei capitalisti, ma dalla cattiva organizzazione della società, dalla
proprietà privata; perciò noi predichiamo non l'odio alle persone o alla classe dei
ricchi, ma l'urgente necessità di una riforma sociale che a base dell'umano consorzio ponga la proprietà collettiva.
Le epigrafi appaiono come la parafrasi di un concetto espresso da Marx nella
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prefazione alla prima edizione del Capitale: Il mio punto di vista che concepisce
lo sviluppo della formazione economica della società come processo di storia naturale, può meno che mai rendere il singolo responsabile di rapporti dei quali egli
rimane socialmente creatura per quanto soggettivamente possa elevarsi sopra di essa.
Nel suo sesto anno di pubblicazione il giornale diviene l'organo della « Lega socialista reggiana », successivamente dei socialisti emiliani ed in fine del Partito socialista reggiano. Tre erano le edizioni: una per la città con la cronaca cittadina; una per
la provincia con le corrispondenze; la terza per la regione emiliana con le corrispondenze, anche dal mantovano.
1886 - Gennaio 29
La Giustizia riferisce un discorso di Andrea Costa tenuto a Reggio nel quale il socialismo è considerato il potenziamento determinato da un secolo di esperienze dei principi dell'89 ed anziché una utopia è invece una fatalità, un fenomeno che sta chiuso
nel seno della società moderna perché la produzione è già divenuta sociale, collettiva come nella grande industria in cui il padrone è sostituito dall'azionista «una
ruota inutile », che potrà essere soppressa con grande vantaggio in una produzione
già diventata sociale. Quanto ai matrimoni senza amore, la società deve provvedere
all'uomo e alla donna un lavoro che permetta loro di vivere e non di prostituirsi.
Sul tema dell'uguaglianza, quella reclamata dai socialisti, si riferisce al punto di
partenza cioè l'uguaglianza delle condizioni di sviluppo che rispetti le speciali attitudini di ciascuno e le differenze naturali.
1886 - Febbraio 7
Secondo La Giustizia le Società di mutuo soccorso sono una mistificazione; in ogni
caso servono all'ammalato o a fare i funerali al socio. Le associazioni di resistenza
sono invece unioni di lavoratori che mediante piccoli versamenti, formano un fondo
sociale per resistere ai padroni, sostenere gli scioperi ed ottenere cosi un aumento
di salario. Gst.
1886 - Marzo 28
Dopo di aver citato il « Manifesto» nell'affermazione che la storia non è che una
storia delle lotte di classe, La Giustizia afferma che solo il Partito operaio ha sentito questa verità per la quale non possono che esistere due partiti, quello dei proprietari e quello dei non proprietari; degli sfruttatori e degli sfruttati ed una pretesa
democrazia che volesse porsi fra questi due, non potrebbe essere che una coalizione
di borghesi che, scientemente o no, non farebbero che generare equivoci e confusioni a tutto detrimento della classe operaia.
1886 - Aprile 4
Ne La Giustizia è rilevato il significato dell'odierno movimento operaio il quale
dimostra che il risultato della guerra fra le due classi è stato una continua vittoria
dei servi sui padroni, un'incessante limitazione dei diritti dei proprietari cui corrisponde la continua espansione dei diritti dei non proprietari.
1886 - Aprile 26
Le classi dominanti non cedono che alla forza; è pertanto necessario rivolgersi invece
che all'alto, al basso, ai proletari eccitandoli ad unirsi per essere forti e temuti. La
borghesia, inoltre, è organicamente incapace di attuare le riforme che potrebbero
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emancipare i lavoratori dai capitalisti come è stato detto nel «Manifesto ». Gst.
1886 - Agosto 8
Il Governo moderno, non è in realtà che un comitato amministrativo degli affari
della classe borghese. Gli operai, i salariati, i poveri, devono stringersi tutti insieme
in un grande partito di classe ed impossessarsi essi del governo perché agisca in
favore dei diseredati. Se la borghesia vorrà opporre degli ostacoli anche questo movimento assolutamente legale, evoluzionista, della classe diseredata, allora diventa
purtroppo fatale, inevitabile una rivoluzione violenta. Gst.
1886 - Agosto 15
La proprietà collettiva della terra e degli strumenti del lavoro, ecc. è tutta l'essenza
del socialismo, ed ecco la grande riforma che importa intanto spiegare, fare conoscere, amare. Gst.
1886 - Settembre 26
In un certo certo momento fu utile distinguere il comunismo scientifico di Marx
dal vecchio comunismo scientifico e sentimentale francese perché avrebbe generato
confusioni d'idee; fu usata pertanto esclusivamente la parola «collettivismo ».
Ora si usa « comunismo» o «collettivismo» indifferentemente. Così afferma Deville. E in realtà anche coloro che si fanno chiamare «collettivisti» sono veri e
propri « comunisti », perché propongono come noi che la terra e gli strumenti di
lavoro siano proprietà comune. Tutt'al più « comunismo» e «collettivismo» possono essere conservati per indicare comunista colui che ritiene che i prodotti siano
ripartiti secondo i bisogni, collettivista secondo il lavoro.
1886 - Ottobre 3
Ai socialisti spetta il compito di fare conoscere agli operai e ai contadini l'antagonismo irriducibile che esiste fra l'interesse dei lavoratori e quello dei capitalisti, per
unirli in un grande partito di classe indirizzato ad ottenere con l'abolizione del salariato, ossia della proprietà privata, la loro emancipazione e quella di tutti gli esseri
umani. Poiché la classe capitalista, proprietaria, è padrona di tutti i mezzi di produzione e li difende mediante il potere politico, bisogna che la classe lavoratrice si
organizzi e si impadronisca essa di questi poteri per fare nell'interesse proprio e di
tutti quelle riforme che i proprietari non sanno fare. L'emancipazione dei lavoratori
non può che essere opera che dei lavoratori. Gst.
1886 - Ottobre 24
I piccoli proprietari agricoli, industriali, commercianti, sono destinati ad essere eliminati dal capitalismo mentre il socialismo li aiuterà sollevandoli dai pesi dei loro
debiti e concedendogli il credito. Gst.
1887 - Gennaio 9
Devesi sostenere il partito operaio, perché i socialisti non debbono formare un partito
separato, in quanto si identificano con la classe operaia ed il circolo socialista di
Reggio vive insimbiosi con essa. Viene pubblicato lo statuto del Circolo sociaHsta
di Reggio Emilia. Gst.
1887 - Gennaio 31
Nel programma dell'anno II de La Giustizia viene riaffermato che la società deve
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essere riformata in modo che !'intero frutto del lavoro vada a chi l'ha prodotto
e ciò è anche in accordo con la legge che presiede l'evoluzione naturale della società
che non fa, in certa guisa, che profetare una trasformazione giuridica a cui andiamo
rncontro fatalmente a causa di una' trasformazione economica che si compie
tutti i giorni in quanto la « socializzazione» che la grande industria va materialmente preparando, si presenta non solo 'capace di emancipare i lavoratori, ma anche
di far produrre agli uomini con uno sforzo minore, una quantità di merci maggiore e
migliori. Poiché il sistema socialista puòaùmentare enormemente la ricchezza sociale, gli uomini sono spinti dal loro stesso interesse frnanziario ad adottarlo. La via indicata dal socialismo è piana, facile e niente spaventosa. Occorre formare il partito
dei lavoratori e prendere quel potere che è nelle mani dei singoli. Così attuando
le leggi di cui i lavoratori abbisognano, verrà fatta la grande riforma sociale.
1887 - Febbraio lO
Veniva segnalato dall'Ispettore di polizia al Prefetto e al Ministro tra i fondatori
ed i capi « più influenti del circolo di propaganda socialistica », costituito nel gennaio del 1887. Esercita qualche influenza sugli operai della città e sulle classi rurali
meno colte. Come suo giornale ha la Giustizia. Sede Via del Torazzo, nello stabile della società cooperativa. Si tiene in corrispondenza con i diversi gruppi socialisti anarchici delle Romagne e col Circolo operaio di Milano, per mezzo del giornale
e la distribuzione clandestina di manifestini sovversivi in città e nelle campagne, specialmente per opera di Angelo Canovi, uno dei fondatori del Circolo (che si serve
allo scopo anche del negozio di liquori sito in Piazza Maggiore ora piazza Prampolirni,
intestato alla moglie), e per opera del dotto Benedetto Gorisi che estende la propaganda fino a Novellara e nel circondario di Guastalla.
Lo scopo specifico dell'associazione era quello della propaganda delle
teorie socialiste anarchiche sia in città che nelle campagne e per preparare il terreno favorevole nelle elezioni politiche ed amministrative. In generale l'Ispettore,
nei cenni relativi all'associazione, riteneva che questa non rappresentasse che un
vecchio gruppo già esistente, e che mirava allo scopo di raccogliere quel maggior
numero di proseliti possibile onde nel caso di un'azione comune, potersene giovare
ed incitandoli ad intervenire nelle lotte elettorali. Le contribuzioni dei soci dovevano servire allo scopo prefisso, ma anche ad aiutare quegli affigliati che per qualsiasi circostanza cadessero' in bisogno. Archivio di Stato di Reggio Emilia, Archivio di Polizia, busta n. 33, Fasc. «Circolo di propaganda socialista - Rapporti diversi sulla propaganda diretti al Sig. Prefetto e al Ministro.
1887 - Marzo 6
Da questa data allo maggio pubblica su La Giustizia un frammento autobiografico
sotto lo pseudonimo di Eros.
1887 - Maggio 22
Invito alla formazione di un Partito, « Il partito dei poveri» che, superando quello
che esiste già confusamente, abbia un suo programma e sia composto dagli operai,
dai contadini, dai braccianti per la conquista della loro indipendenza, perché scompaiono le disuguaglianze sociali. Gst.
1888 - Gennaio 25
Con lettera di accompagnamento l'Ispettore di Polizia inviava al Prefetto di Reggio
Emilia un progetto relativo alla « Situazione della stampa periodica, al 31 gennaio
1887 » con le seguenti notizie relative a « La Giustizia »: luogo di pubblicazione:
Reggio Emrlia; epoca nella quale venne alla luce: gennaio 1886; tipografia in cui
si stampa: F.M. Cedini; direttore e proprietario: Prampolini dotto Camillo; collaboratori: Prampolini predetto, Gorisi dotto Benedetto, Mazzucchi dotto Genesio; collaboratori diversi; gerente Braglia Giovanni; natura e scopo del giornale: propaganda
delle teorie socialistiche; colore politico: socialista anarchico; influenza del giornale:
poca tra le classi operaie agricole; periodicità: settimanale; numero delle copie che si
vendono: 500 - Archivio di Stato di Reggio E., Archivio di Polizia, Busta 30, fase.
« Stampa periodica. Variazioni».
1888 - Marzo 4
« Evoluzione o rivoluzione ». Gst.
1888 - Aprile 29
«Repubblica e socialismo »; non basta la repubblica occorre abbattere la proprietà privata. Gst.
1888 - Giugno 3-10
Polemica con gli anarchici. Gst.
1888 - Ottobre 7
« La tirannia del capitale ». L'articolo è contrario alla proposta indicata dalla cooperazione come via per togliere il capitale ai capitalisti e propugna la socializzazione del capitale espropriato dai lavoratori per ragioni di pubblica utilità. Gst.
1889 - 1896
Vice-segretario della Camera di Commercio. Un gruppo di intellettuali assicura
la vita a La Giustizia.
1889 - Gennaio 9
Invita Costa a festeggiare il IV anniversario de La Giustizia. B.C.r.
1889 - Febbraio 15
Evita un attentato da parte di Vittorio Pini e Luigi Parmeggiani. Gli attentatori
sono condannati in contumacia a trent'anni di reclusione, a dieci anni di sorveglianza e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
1889- Aprile, 14 Maggio 12, Agosto 14, Ottobre 27
Polemica con gli anarchici. Gst.
1890 - Agosto 14
Scrivendo del congresso di Ravenna dichiara la sua sfiducia nei congressi in una
lettera a Costa e in una successiva lettera del 27 ottobre giustifica la sua assenza
al Congresso per ragioni di salute. B.C.r.
1890 - Novembre 23
Alle elezioni politiche viene eletto per la prima volta deputato in una lista democratica socialista che ottiene una maggioranza di 1.443 voti contro la Hsta avversaria.
1891 - Marzo 11
In una lettera a Costa esprime la sua perplessità sulla scelta di Bologna come
sede del Congresso. B.C.!.
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1891 - Aprile 20
Parla alla Camera in favore dei disoccupati: Noi assistiamo ora a una grande lotta
di classe ... come per il passato, così anche oggi i fati avranno i loro corsi e il Governo borghese, non riuscità a compiere le riforme che pur sarebbero necessarie per
evitare veri movimenti dannosi per tutti... Così io li chiamo, perché io pure preferirei, se fosse possibile, l'evoluzione pacifica ai mezzi violenti.
1891 - Maggio 1
Membro della commissione incaricata di organizzare il Congresso nazionale del 2
e 3 agosto fa un unico cenno su La Giustizia del Congresso di Bologna e non prende
parte alla riunione bolognese del 24 giugno.
1891 - Agosto 2 e 3
E' accolta dal Congresso la sua proposta relativa allo statuto del Partito operaio
che siano accettate anche società di lavoratori, specialmente agricoli, dirette da
elementi borghesi.
1891 - Ottobre 29
Perde la compagna Giulia Giovanna Segala di 25 anni.
1891 - Novembre 14
Scrive a Costa del lutto che lo ha colpito e delle crescenti difficoltà economi:che
in cui si trova. B.C.!.
1892 - Giugno 8
Comunica a Costa che desidera di non prendere parte ad una votazione della Camera perché non è che un episodio della vecchia lotta fra destra e sinistra; consiglia
l'astensione dal voto, ma se il gruppo decide di votare contro Giolitti è egualmente
solidale. B.C.!.
1892 - Agosto 7
Esprime a Costa il pensiero che al prossimo congresso (Genova) vi sarà da lottare
contro anarchici e puristi che pretendono riservata esclusivamente agli operai l'abolizione del salariato. B.C.!.
1892 - Agosto 14-15
Partecipa al Congresso nazionale del Partito Operaio a Genova. Invita gli anarcnici
a separarsi dai socialisti. Partecipa alla riunione nella sede della Società dei carabinieri, in via della Pace ove vengono approvati il programma e lo statuto del Partito
dei lavoratori italiani. Viene eletto nominalmente direttore del settimanale Lotta
di classe.
1892 - Novembre 6
Nelle elezioni politiche viene eletto deputato nel collegio uninominale di Guastalla
al primo scrutinio con 1.504 voti contro 1.449 riportati dall'avversario Enrico Guastalla; iscritti 4.352; 3.112 il numero dei votanti. La Giunta delle elezioni rettificò in 3.113 il numero dei votanti e attribui 1.550 voti a Prampolini e 1.512 a
Guastalla, proponendo la convalidazione del primo che la Camera approvò il 25 febbraio 1893.
1893 - Febbraio lO
Perde il padre. Al funerale, al quale partecipano numerose associazioni operaie e
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organizzazioni cooperative, Antonio Vergnanini dice, fra l'altro: Negli ultimi anni
della sua vita ha palpitato all'unisono col cuore dei socialisti per il trionfo del suo
Camillo. Inoltre doveva essere contrastato il diritto del rimpianto a coloro che con
armi sleali, rivolte contro il figlio, amareggiarono la sua vecchiaia e contribuirono
forse, ad affrettarne la morte.
1893 - Agosto 6-7-8
Partecipa a Zurigo, come delegato italiano, unitamente a Turati, alla Kuliscioff, al
Ca!brini, al Canepa e ad altri al Congresso socialista internazionale. E' relatore sulla
tattica politica dei socialisti italiani.
1893 - Settembre 8-9-10
Partecipa al Congresso nazionale di Reggio. E' relatore del punto II dell'o.d.g. sul
programma tattico del partito relativo all'alleanza coi partiti affini alla quale si
dichiara contrario e favorevole alla immedita orgnizzzione dei lavoratori per la lotta
di classe.
1894 - Marzo 2
Discorso al Parlamento in cui definisce i fini ed i metodi del Pàrtito socialista: Anche
la patria, come la proprietà è divenuta il privilegio di pochissimi. E a che meravigliarsi se sorgono dei ribelli fra queste masse diseredate, e sorge il Partito socialista,
«sorgiamo noi »? ... Noi siamo amici dell'evoluzione pacifica; noi desideriamo quant'altri mai che l'umanità possa progredire, senza passare a crisi violente e sanguinose.
Ma se queste verranno, non saremo noi, sarete voi che l'avrete provocate e volute
negandoci quelle libertà alle quali noi pure come ogni altro partito abbiamo diritto.
Il testo è pubblicato nell'opuscolo Come avverrà il socialismo - Reggio E., Caselli
1894. Il discorso diretto contro il Crispi determinò uno scambio di insulti tra R.
Grovagnoli che prese le difese del Crispi e Cavallotti. Ne seguì un duello da cuiuscì
indenne il Cavallotti al quale il Prampolini scrisse il 6 aprile 1894 per raUegrarsi,
ma condannando la tenzone medioevale secondo il suo giudizio che rimase costante
pur avendo dovuto sostenere un duello nella giovinezza. L'Italia radicale. Carteggi di
Felice Cavallotti: 1867-1899. Milano - Feltrinelli - 1959, pago 309.
1894 - Ottobre 27
Invita Cavallotti come democratico a partecipare ad adunanza della Lega perla libertà
costituita in Milano dopo lo scioglimento avvenuto il 22 ottobre da parte del Crispi
di tutti i circoli socialisti in Italia successivamente ai fatti di Sicilia e Lunigiana. Carteggio Cavallotti, citato, p. 309.
1895 - Gennaio 13
Partecipa al Congresso clandestino di Parma. Propugna la libertà delle alleanze
politiche nelle imminenti elezioni, ove fossero utili.'
1895 - Maggio 26
Nelle elezioni generali politiche viene rieletto 'a Guastalla con 1.608 voti contro
Enrico Panzacchi che ne ottiene 1.541; i~critti 4.096, votanti 3.147. L;eleziorie fu convalidata il 12 dicembre 1895 dopo chel~ Giunta, rettificando il computo fatto dall'Assemblea dei presidenti, accertò in 3.208 il numero dei votanti e attribuì al Prampolini voti 1.584 e al Panzacchi voti 1.532 dichiarando legale la proclamazione del
Prampolini·cheav.eva raggiunto il J;;lun;rero maggiore qella: metà' dei suffragi. '
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1895 - Dicembre 12
Invita il Costa a sollecitare, in una riunione un'energica dichiarazione contro la politica pazza ed assassina degli africanisti. B.c.I.
1896 - Luglio 11-12-13
Partecipa al Congresso nazionale di Firenze presentando assieme ad altri un o.d.g.
sull'organizzazione dei lavoratori. L'o.d.g. risulta vincente. Aderisce ad una relazione Bissolati relativa alla piccola proprietà agricola ed i mezzadri che potrebbero
aderire al partito se sollecitati da una propaganda differenziata che tenesse però
conto dei principi contenuti nei programma di massima del Partito.
1896 - Novembre 8
Ne La Giustizia espone in un articolo « Che cosa è avvenuto a Bruxelles e che cosa
avviene dappertutto », la teoria dell'espropriazione graduale del capitalismo, per
cui scomparsi i capitalisti, la classe lavoratrice diverrà padrona ed arbitra dei mezzi
di produzione e di scambio.
1897 - Marzo 24
Candidato in due collegi, a Correggio per ragioni di affermazione politica e a Reggio,
viene eletto deputato in questa città nella XX legislatura a collegio uninominale con
2.063 voti con una maggioranza di 388 voti sul candidato avversario dotto Francesco
Gualerzi su 6.013 iscritti e 3.866 votanti.
1897 - Settembre 18-19-20
Partecipa al Congresso nazionale di Bologna. Pur dichiarandosi favorevole alla tattica intransigente nelle elezioni dichiara di votare un o.d.g. Turati per il rispetto delle
minoranze.
1897 - Dicembre 24-25
Su La Giustizia pubblica « La predica di Natale ».
1898
Pubblica un appello ai contadini perché si associno al fine di migliorare i loro contratti nei confronti del padrone, così come hanno già fatto gli operai. In questa associazione debbono entrare i contadini di qualunque colore politico o credenza religiose, ogni villaggio dovrà avere una sezione dell'associazione. La società si sarebbe
chiamata « Fratellanza fra i contadini» avente per scopo di migliorare progressivamente le condizioni dei contadini, senza violenza e valendosi delle libertà ammesse
dalle leggi e mediante la sola forza della persuasione e della fratellanza fra i lavoratori. All'appello è unito uno statuto. L'appello è stampato in Reggio E. col titolo Ai contadini, Tip. Operaia 1898.
1899 - Gennaio 30
Presenta un'interpellanza alla Camera sul diritto di riunione. Qualora sia violato,
così come fossero violati altri diritti, ne discende la sovversione delle istituzioni
rappresentative. La propaganda socialista che fu fin dalle origini difficile perché
la provincia reggiana era composta nella maggioranza da contadini quasi tutti analfabeti e poverissimi, ha contribuito a incivilire una popolazione in cui la miseria
e l'ignoranza fomentavano l'odio e la vendetta. Il testo dell'interpellanza è pubblicato
in un opuscolo Per la libertà di propaganda, Reggio E. - Tip. Operaia 1899.
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1899 - Febbraio 10
Contro il pericolo che sia soppressa la libertà d'opinione mediante i progetti del
Governo Pelloux, manifesta al Costa il parere che contro la violenza della maggioranza sia usata uguale violenza adoprando tutti i mezzi d'ostruzione, compreso quello
di mandare all'aria le urne. B.C.!.
1899 - Giugno 30
Dopo la presentazione di progetti di legge da parte del Pelloux contro le associazioni per cui la libertà di stampa e di associazione veniva rimessa all'arbitrio dei
prefetti e della Pubblica Sicurezza, venne iniziato l'ostruzionismo alla Camera per
opporsi alle sopraHazioni della maggioranza. Il 30 giugno il Governo fa sapere alla
Camera che se non fossero state approvate le leggi entro il 20 luglio, sarebbero ugualmente entrate in vigore. L'estrema sinistra chiese l'appello nominale sull'approvazione del processo verbale della seduta precedente, ma il Presidente lo rifiutò e
contro il regolamento pose contemporaneamente in votazione quelle leggi a scrutinio
segreto. Prampolini unitamentee a De Felice, Morgari e Bissolati, rovesciarono le
urne. Prampolini inviò il 7 luglio 1899 una denunzia del fatto alla Procura generale
di Roma. A seguito di ordine di cattura del 14 settembre 1899 della Sezione di
accusa presso la Corte d'Appello di Roma, quale imputato del delitto di cui all'articolo 118 nr. 2 c.P., si costituì al carcere di Regina Coeli il 18 settembre. Il
20 ottobre comparve davanti alla Corte d'Assise, ma il Governo per evitare il processo lo rinviò, rimettendo gli imputati in libertà il 10 novembre. Nello stesso mese
pubblica su tre numeri de La Giustizia la sua autodifesa: « Resistete agli arbitrii. Che
cosa avrei detto ai giurati ».
Vi: si afferma: Resistere all'arbitrio non è che una forma di rispetto e di ossequio alla legge; una delle forme più alte e meritorie, perché esige forza di volontà
e sovente anche spirito di sacrificio. Anzi, più ancora che ossequio, la resistenza
all'arbitrio è difesa della legge.
Il testo, in opuscolo è edito a Modena da Garagnani e Pagliani. [1899].
1900
Convinto della necessità dell'abolizione della proprietà privata e considerando la
cooperazione uno dei mezzi per arrivare alla società socialista, ma riconoscendo
la realtà della proprietà del piccolo coltivatore diretto, crea la « Cassa cooperativa
contadini» per il miglioramento morale e materiale dei soci e la loro difesa nei
confronti degli speculatori.
1900 - Marzo 17
Pronuncia un discorso alla Camera dei Deputati in difesa del « diritto di riforma,
di associazione, di voto, di riunione e di propaganda », diritti che debbono essere
riconosciuti anche al Partito socialista perché non è sovversivo, ma rivoluzionario nel
senso che la società attuale va evolvendosi verso forme di organizzazione meno
imperfetta e radicalmente diversa dalla presente e perché lavora ad affrettare questa
benefica trasformazione, ma non in modo sovversivo.
Testo in opuscolo della Tipografia della Camera dei Deputati, Roma [1900].
1900~ Giugn:03 .
Eletto deputato a Reggio Emilia.
49
1900 - Settembre 8
Partecipa al Congresso di Roma. Si dichiara favorevole al trasferimento del quotidiano socialista l'Avanti! da Roma a Milano.
Presenta assieme ad altri un o.d.g. in cui è dichiarato la piena autonomia delle organizzazioni collegiali relativamente alle alleanze con i partiti dell'Estrema Sinistra. Il
Congresso si chiude al canto dell'Inno dei Lavoratori da lui intonato.
1902 - Marzo 13
Dichiarazione di voto favorevole al Ministero Zanardelli per evitare un Ministero
Sonnino che avrebbe avuto l'appoggio della parte più retriva della borghesia italiana. Viene definito dall'ono Biancheri, Presidente della Camera, «apostolo di
pace ». Testo del discorso, Reggio E. - Tip. Operaia 1902.
1902 - Settembre 6-7-8
Partecipa al Congresso di Imola. Fa parte della Commissione di verifica dei poteri
e dichiara che la forma di organizzazione esistente non è più adeguata al continuo
sviluppo del Partito, accusa la direzione di parzialità nella lotta delle tendenze.
1904 - Gennaio 1
Mentre continua a dirigere La Giustizia, settimanale, ha inizio l'edizione quotidiana
diretta da Giovanni Zibordi.
1905 - Gennaio 15
E' messo in minoranza per 84 voti nelle elezioni politiche per ballottaggio avvenuto
il 15 gennaio 1905.
1906 - Ottobre 7-8-9-10
Partecipa al Congresso nazionale di Roma. Annuncia la decisione dei riformisti di
votare l'o.d.g. degli integraHsti al fine di appoggiarli contro la corrente sindacalista
giudicata pericolosa e nociva. E' fra i presentatori di o.d.g. approvato per istituire
nell'Italia meridionale, nella Sicilia e Sardegna dei segretari regionali.
1906 - Novembre 6
Viene eletto deputato a Reggio.
1908 - Settembre 19-20-21-22
Partecipa al Congresso nazionale di Firenze. Presenta assieme ad altri un o.d.g. diretto ad ottenere « diritto di cittadinanza» nel P.S.I. dei gruppi socialisti milanesi.
1909 - Marzo 7
Viene eletto deputato con 4.760 voti su 5.007 votanti.
1910 - Ottobre 21-22-23-24-25
Partecipa al Congresso nazionale di Milano.
1911
Prende posizione contro la guerra di Libia.
1912 - Luglio 7-8-9-10
Ragioni di salute lo costringono a rimanere assente dal Congresso di Reggio Emilia.
1913
Pubblica nella « Critica Sociale », Cooperazione e Socialismo, pago 218.
50
1913 - Ottobre 26
Viene eletto deputato con 8.346 voti su 12.889 votanti.
1914 - Dicembre
Si dichiara favorevole alla neutralità nelle polemiche pro e contro l'intervento dell'Italia nella guerra.
1916 - Aprile 24-30
Partecipa con la delegazione italiana alla Conferenza di Kienthal per la corrente
riformista.
1917 - Febbraio 25-26
Partecipa al Congresso nazionale di Roma. Si riconcilia con Lazzari dal quale
si era diviso dopo le polemiche degli anni 1900-1901, approvandone l'opera come
segretario del Partito sia in Italia che nei Convegni di Zimmerwald e di Kienthal.
Dichiara, pertanto, che più che in ogni altro momento, ritiene necessario la disciplina di partito e delle due anime in cui è diviso si sente vicino a quella rivoluzionaria perché la realtà dell'ora costringe alle risoluzioni energiche per la lotta contro
l'ingiustizia sociale.
1917 - Marzo 3
Discorso alla Camera sulla politica estera e la guerra, stampato
socialisti intorno alla Guerra» serie II nr. 7.
In
«Documenti
1917 - Settembre 22
Fa parte della commissione incaricata di redigere un manifesto per la pace.
1917 - Novembre 14
Respinge al Parlamento l'accusa rivolta al Partito socialista di responsabilità nella
disfatta di Caporetto. I socialisti ancor prima di Caporetto avevano affermato il
principio dell'indipendenza dei popoli ed il dovere della difesa territoriale, ma ciò
non significa formare un'« unione sacra» nel nome della Patria invasa che rinnegherebbe le ragioni della lotta per la pace e condividerebbe le responsabilità della
guerra e delle sue conseguenze. La dichiarazione del gruppo parlamentare in Filippo
Turati, La crisi del Ministero nazionale e il problema della pace) Milano, 1917.
1918 - Settembre 1-2-3-4-5
Partecipa al Congresso nazionale di Roma ed è tra i presentatori della mozione riformista, sull'internazionalismo di classe e sulla compagine unitaria del Partito.
1919 - Gennaio 15
Presenta assieme a Turati in seno al gruppo parlamentare, un o.d.g. nel quale è respinta la tesi che la repubblica socialista possa crearsi e consolidarsi con un atto
di volontà da parte di esigue minoranze, ma devesi riaffermare il concetto che
l'instaurazione di un regime socialista deve essere raggiunta con la graduale conquista dei poteri e della capacità politica delle masse ad esercitarle.
1919 - Settembre-ottobre
Durante la mobilitazione operaia che tocca il culmine con l'occupazione delle fabbriche, aderisce alla proposta di Giolitti di nominare una commissione mista di sindacalisti, industriali ed esperti governativi incaricati dr presentare un progetto di
legge per il controllo operaio sulla produzione. Ciò perché riconosce nella proposta
51
un elemento limitativo del diritto di proprietà ed una possibilità di accelerazione
del processo di trasformazione della società capitalistica in società socialista basata
sulla collettivizzazione.
1919
Mentre rifiuta i criteri di tattica massimalista, pur non negando a priori che anche
in Italia il movimento proletario socialista debba svolgersi secondo il modello leninista, nega che il Partito socialista abbia la possibilità di impadronirsi del governo
mediante la rivolta e che con la dittatura, la classe lavoratrice possa vedere realizzata una trasformazione sociale che può essere compiuta storicamente solo dal
basso con un'opera demolitrice e insieme ricostruttiva di organizzazione e di disciplina.
1919 - Ottobre
Preconizza la distruzione che il fascismo avrebbe operato nella classe operaia, con
queste parole rivolte ad un gruppo di fedeli: ... Finché è possibile assicuriamo
il potere alla classe operaia almeno per un triennio ... lo l'ho vista ai suoi inizi, nei
tempi in cui la classe lavoratrice non aveva nulla, e noi dovevamo radunarci in pochi,
in qualche sottoscala, sorvegliati, derisi, senza un soldo per acquistare un locale,
per comprare un mobile, portando ciascuno la propria sedia e ho visto questo piccolo germe diventare una classe lavoratrice padrona del proprio paese e del proprio
avvenire! Che sarebbe se un momento di lotta fratricida, di follia imperdonabile
potesse minare q,uesto superbo vostro edificio? Amici, compagni lavoratori, finché
possiamo, diamoci la mano, non commettiamo questo delitto, impediamo che le nostre conquiste si disperdano, che l'edificio rovini.
1919 - Ottobre 5-6-7-8
Al Congresso di Bologna ave si scontrano comuni'sti, massimalisti, socialisti, si schiera
con Lazzari, il quale nell'o.d.g., ammette che la conquista dei poteri pubblici deve
avere per obiettivo la loro sostituzione con i consigli di fabbrica e deve essere
considerata internaz10nale l'azione rivoluzionari adel proletadato per la realizzazione
socialista, con diritto di cittadinanza nel Partito. L'o.d.g. ottenne 14.880 voti contro
la corrente massimalista di Serrati che ne ebbe 48.411, e dl Bowga con 3.417.
1919 - Novembre 16
Viene eletto deputato in una lista che rappresentava in un unico collegio Reggio E.
Modena, Parma e Piacenza raccogliendo 121.457 voti.
1920 - Settembre 19
Eletto consigliere provinciale per il mandamento di Rubiera.
1920 - Ottobre 10-11-12
Partecipa al Convegno di concentrazione socialista di Reggio pronunciando il
discorso di chiusura.
1920 - Ottobre 31
Eletto consigliere del Comune di Reggio Emilia.
1921 - Marzo 14
Subisce un'aggressione unitamente all'ono Giovanni Zibordi da parte di numerosi
fascisti armati.
52
1921 - Maggio 15
Non partecipa alle elezioni politiche avendo deciso il Congresso provinciale socialista di astenersi dalle elezioni per lo stato di violenza e di terrore fascista esistente
nel Reggiano.
1922 - Giugno 27
In un discorso alla Federazione socialista si pronuncia per la collaborazione con
gli elementi più illuminati e civili della borghesia a livello ministeriale.
1922 - Ottobre 1-2
Presiede l'adunanza degli espulsi dal Congresso nazionale del Partito socialista
in Roma.
1924 - Aprile 6
Viene eletto deputato.
1924
Prsiede il comitato delle opposizioni.
Da testimonianze verbali risulterebbe che più volte ripeté queste frasi: «Il fascismo è nato con la guerra e finirà con una guerra» - « Per combattere H fascismo
mi alleerei anche con il diavolo ».
1926 - Maggio
Si trasferisce a Milano in via Tantardini n. 12, unitamente alla sorella Lia e alla
figlia Piera. Gli venne procurato un incarico amministrativo alle dipendenze di un
albergo; si occupò invece come contabile presso un negozio di antiquariato denominato « CasabeUa» situato oltre il cortile interno della casa in via Manzoni 28, nella
quale l'ono Nino Mazzoni, per le sue qualità di appassionato intenditore d'arte,
anch'egli emigrato politico, disimpegnava ad un tempo le funzioni di venditore e
di consulente, sostituito nelle sue assenze dal Prampolini come commesso di vendita.
1929 - Aprile 27
I sintomi del male manifestatisi nei primi mesi dell'anno furono diagnosticati
dal prof. Donati a Torino come epitelioma mandibolare, diagnosi infausta confermata
dall'amico chirurgo prof. Bartolo Negrisoli. Si trasferisce nella casa al n. 23 di
via Alberto Mario offertagli con una sottoscrizione tra amici, compagni ed estimatori, il giorno del suo compleanno, da lui accettata perché potessero usufruirne
dopo la sua morte che era gi'à imminente, la sorella e la figlia.
1930 - Luglio 30
Muore a Milano.
GLI ATTI DELLA FAMIGLIA PRAMPOLINI
Si riportano alcuni documenti della famiglia, che integrano le notizie fino
ad oggi comparse nelle biografie a stampa.
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FOGLIO DI FAMIGLIA
Intestato a Prampolini Rag. Luigi indi a Prampolini dotto Camillo
PRAMPOLINI Rag. LUIGI d. di Antonio e Ronzoni MatiIde, nato a Reggio Emilia il 4-4-1821, coniugato, ragioniere, morto 10-2-1893.
GASOLI MARIA moglie, di Giovanni e Scandiani MatiIde, nata a S. Martino il
29-2-1834, coniugata, morta 16-5-1883.
PRAMPOLINI IPPOLITO figHo, nato a Reggio Em. 11-10-1854, morto 15-11-861.
PRAMPOLINI SILVIA figlia, nata a Reggio Emilia il 24-10-1857, coniugata con
Paglia Odoardo, Emigrata a Savona il 18-12-1922.
PRAMPOLINI CAMILLO figlio, nato a Reggio Emilia il 27-4-1859, emigrato a
Milano il 26-5-1926.
PRAMPOLINI LIA CAROLA, Hglia nata a Reggio E. il 19-10-1862, emigrata
a Milano il 26-5-1926.
PRAMPOLINI GIOVANNI figlio, nato a Reggio Emilia il 17-7-1868, emigrato
il 21-12-1902 a Eperanza di Rosario S. Fe'.
PRAMPOLINI PIERINA figlia di Camillo, nata a Reggio Emilia il 13-1-1890, emigrato a Milano il 26-5-1926.
QUELLET ENRICHETTA moglie di Giovanni, di Enrico e Schik Sofia, nata a
Esperanza di Rosario S. Fe' 1'1-4-1870, ignota destinazione.
PRAMPOLINI LUIGI figlio di Giovanni e di Quellet Enrichetta, nato a Esperanza di Rosario S. Fe' il 31-3-1899, ignota destinazione.
GIROLDINI ELISA convivente, di Vincenzo nata a Bibbiano, nel maggio 1879,
domestica, ignota destinazione.
ATTO DI NASCITA
L'anno milleottocentocinquantanove (1859) il giorno vigesimo nono del mese
di aprile. Davanti a me sottoscritto Ufficiale Delegato allo Stato CivHe del Comune
di Reggio Emilia, Provincia di Reggio come da mandato Podestatizio 4.493 dell'lI febbraio 1852 è comparso il Sig. Ragioniere Prampolini Luigi del vivente Sig.
Antonio di anni 37 Impiegato domiciliato in Reggio, e presente i signori: Strucchi
Pietro fu Paolo e Predelli Giovanni fu Pietro, Impiegati, qui domiciliati testimoni
maggiorenni ed a me noti, ha dichiarato che alle ore otto e un quarto 8,15 antimeridiane del giorno vigesimo settimo 27 aprile anno corrente, sotto la parrocchia
di S. Lorenzo in Reggio, dalla di lui Consorte Sig.ra Casali Maria Luigia del vivente
Eccellentissimo Signor Dottor Fisico Giovanni di anni 24 benestante, gli è nato
un figlio di sesso maschile cui furono imposti i nomi di Camillo - Vittorio - Colombo
- Pellegrino - Leopoldo - Maria e come dalla fede di Battesimo conferitogli nel dì
della nascita dal Viceprefetto di questo Sacro Fonte, che si unisce.
Non essendo scorsi li lO giorni dal parto ho compilato quest'atto che è stato
letto al Signor Dichiarante, ai testimoni e da essi firmato.
F.to Luigi Eug. Prampolini Ragioniere
Strucchi Pietro
Teste
Giovanni Predelli
Teste
Zaldini Uff. di S. Civile
54
GLI ANTENATI
Debbo alla cortesia del Dott. Alessandro Prampolini, pubblicista sotto lo
pseudonimo di Vittorio Orazi, ulteriori notizie sulla famiglia Prampolini contenute
nella seguente lettera del 1o luglio 1970 in risposta ad una mia richiesta di notizie
relative ai vincoli di parentela di Camillo con Alessandro Prampolini, scenografo,
garibaldino:
« ... l'albero genealogico, quello dal quale proviene inequivocabilmente Camillo e che risale al 1500 circa, annovera ad un certo punto del suo corso un « Antonio Prampolini» (1794-1873), volontario nel 1831 a Campogalliano e Capitano
d'Armi nel 1848, che ebbe da regolare matrimonio con Matilde Ronzoni otto figli,
uno dei quali fu Alessandro Prampolini (1823-1865), pittore paesista e scenografo,
volontario di guerra a Governolo, Sommacampagna, Goito; ferito in combattimento. Questo Alessandro ebbe - dalla legittima consorte Anna Ferrari - due figli:
Guido e Vittorio; da Vittorio nacque Enrico (1894-1956), considerato «uno dei
maggiori rappresentanti del rinnovamento artistico del nostro tempo» (Passoni:
Critico d'arte dell'Avanti.'-) pittore, scenografo, architetto).
Camillo era, dunque, cugino in primo grado del pittore e scena grafo Alessandro (figlio di Antonio) ,e cugino in secondo grado del pittore e scenografo Enrico
(figlio di Vittorio).
Alessadro, mio nonno (per intenderci il pittore e scenografo reggiano) non fu
« garibaldino» ma - come i suoi fratelli «volontario degli studenti reggi ani », e
fu ferito a Governolo (24 aprile 1848); un piccolo bozzetto ad olio ricorda l'episodio. Per curiosità dirò, infine, che uno zio di Camillo si chiamava Alessandro; fu
maggiore dei Veliti nell'armata napoleonica; decorato su campo, fu tra i pochissimi
supestiti della ritirata ».
GIANNINO DEGANI
QUATTRO CASTELLA RIBELLE
Cronache della Resistenza e della guerra di Liberazione
(1919-1945 )
v
18. - GUERRIGLIA
Convenzionalmente si' divide la lotta di liberazione in tre fasi: paramilitare
(recupero raccolta e trasporto di armi e vettovaglie, reclutamento recapito e guida
ai partigiani, collegamenti logistici vari, atti di sabotaggio); guerriglia vera e propria
(attacchi a pattuglie e presidi nemici, combattimenti, agguati al transito di automezzi ecc.); lotta aperta e insurrezione.
Non bisogna prendere troppo alla lettera questa partizione. Ad esempio, in
quella che dovrebbe essere la fase paramilitare, si ha lo splendido episodio di lotta
quanto mai aperta e popolare che è lo sciopero di Montecavolo. La fase di guerriglia è a sua volta ricca di atti « paramilitari» e nella stessa .fase insurrezionale
numerose continuano a essere sia le azioni di guerriglia che le iniziative ausiliarie,
logistiche o di assistenza. Vi è una linea ascendente in fatto di qualità e numero
di azioni, riferibile a ciascuna delle tre categorie spesso tra loro interdipendenti e
sempre individuabili in tutto l'arco della guerra di liberazione. Più che di tre fasi si
può parlare di momenti di sviluppo in cui certi modelli di « attività operativa»
prevalgono sugli altri senza mai completamente assorbirli, estendendoli anzi e finalizzandoli a obiettivi tattici gradualmente superiori, che via via si identificano
nell' obiettivo strategico della liberazione.
.
Non esporremo qui il calendario delle operazioni di guerriglia a Quattro
Castella, rimandando per questo all'appendice prima, dove tutte le azioni ricostruibili sulla base di documenti d'archivio, notizie di giornale e testimonianze orali o
scritte vengono cronologicamente inventariate. Ci limitiamo ora a richiamare i risultati complessivi delle operazioni accennando a pochi episodi che possano ritenersi indicativi dello sviluppo totale della lotta.
I maggiori prelievi di viveri e materiali, censiti nel periodo fra il giugno '44
e il 15 aprile '45, risultano 22 in tutto il comune (4 nel capoluogo, 2 a Roncolo, 4
a Salvarano, 4 a Montecavolo, 1 al Rubbianino e 6 a Puianello). In parte sono
sequestri operati in case di fascisti o di « mercanti in nero », in parte recuperi di
vettovaglie rapinate dai tedeschi, in parte prelievi pagati con denaro oppure coperti
da buoni del C.V.L. e del C.LN. Tali azioni risultano prevalentemente compiute
dai reparti sapisti del comune (17 su 22), uno da sapisti dI S. Polo, tre da garibaldini del distaccamento « fratelli Rosselli », uno da sapisti e garibaldini in collaborazione. I prelievi censiti riguardano complessivamente 1 pullman delle autolinee,
una FIAT 1500, 2 biciclette, indumenti vari, 42 bovini, 3 equini, 2 suini, 7 quintali di pasta, generi alimentari vari, oltre 450 forme di formaggio gr>tna, 20 quint<ùi
56
di vino e somme di denaro. Ogni oggetto prelevato viene regolarmente consegnato
al C.LN. o ai comandi superiori o, per incarico di questi, alle formazioni garibaldine.
Naturalmente non sono questi i soli rifornimenti che passano dalle formazioni sapiste di Quattro Castella ai reparti della montagna. Il grosso delle vettovaglie è costituito da un'infinità di piccoli prelievi in loco e da rifornimenti inviati
dall'intendenza del comando piiazza o da quella del comando di divisione S.A.P.
pianura; ai reparti di Quattro Castella è riservato il compito di farli passare attraverso gli usuali corridoi. Inoltre i sapisti locali collaborano spesso a recuperi
pi viveri e materiali disposti su più vasta scala dai comandi di battaglione o
dal comando di brigata. Uno di questi è costituito dal colossale prelievo di formaggio grana immagazzinato negli stabilimenti « Locatelli» di Barco EmHia e destinato ai tedeschi. L'operazione impegna reparti di tutto il 3" battaglione della
76" S.A.P. La sera del 16 dicembre '44 « ... venivano danneggiate con tagli dei fili
e pali le linee telefoniche in località Codemondo, Roncolo, Quattro Castella, Montecchio e S. Polo» (523). Contemporaneamente un gruppo misto di gapisti e
sapisti blocca la caserma della G.N.R. a Cavriago. ,< Da questo istante pattuglie
armate piantonano i principali crocicchi stradali nelle località di Cavriago, Barco, Bibbiano, S. Polo, Montecchio, Codemondo e Roncolo» (524). Quindi tre squadre
di Montecchio con un automezzo e tre carri ippotrainati, tre di Barco con vari
carri ippotrainati, due di Bibbiano con due automezzi e una di Codemondo con
due carri ippotrainati, al comando di «Atomo », af.fluiscono ai tre magazzini di
Barco e procedono al sequestro di circa 2.500 forme di grana. Inizia poi il trasporto
sotto scorta armata. 500 forme (citcl 150 quintali) vengono immagazzinate per
conto dell'intendenza. Le altre 2.000 (circa 600 quintali) vengono «distribuite
nottetempo alle popolazioni delle località di Codemondo, Roncolo, Quattro Castella, Cavriago, Bibbiano, Barco, Montecchio, Corniano e S. Bartolomeo» (525).
Un'altra notevole distribuzione di viveri alla popolazione, sempre nel dicembre
'44,è segnalata al Ru:bbianino, dove i sapisti prelevano quattro buoi, li macellano
e ne dividono la carne fra gli abitanti della zona.
L'attivhà di sabotaggio inizia nel tardo autunno '43 e prosegue essa pure
sino alla liberazione. Risultano censite dodici importanti operazioni dei sapisti nelle
diverse località del Comune, consistenti nel taglio di fili telefonici e telegrafici, nell'atterramento di pali dell'illuminazione e nella rimozione dei cartelli indicatori.
Significativo - benché di agevole esecuzione - il costante strappo degli stati di
famiglia che il capo della provincia, per disposizione del comando germanico, ha
ordinato di esporre sulla porta esterna di ogni casa con l'indicazione dei componenti fissi e degli ospiti temporanei (526).
(523) Comando 3a zona SAIP. - C. 3 Z., 26 dioem:bre 1 944 - Al Comando di Brigata Bollettino dell'attività svolta dai Sap della 3a zona nella settimana dal 16 al 23 dicembre, in
A.LS.R.(cartella fogli d'operazione 76 a brLgata S.A.P.) - V ..anche Paride Allegri, a.c., pa:g. 320;
Guerrino Franzini, a.c., pago 446
(524) Comando 3" zona S.A.P. - C. 3 Z., 20 gennaio 1945 - Ai Comando di Br1gata Rapporto dettagliato su azione compi,uta dalle S.A.P. di questa zona, in A.LS.R. (cartella dtata).
Inoltre Comando 3" zona ecc., 31 dicembr.e 1944 - Re,z'azione dell'azione svolta dai sappisti della
terza zona nella notte del 16-12-1944, in A.I.S.R. (cartella citata).
(525) Ibid.
.
(526) L'elenco degli abitanti deve essere affisso all'entrata delle oase / circolare n. 4174
57
Numerosi in tutto il territorio gli arresti di spie e gerarchi fascisti nonché
le catture di singoli militari tedeschi. Dallo giugno '44 al 22 aprile '45 vengono giustiziati da sapisti, gapisti della 37' e garibaldini della 144 a, 7 gerarchi e agenti segreti fascisti colpevoli di delazione (527). Nell'aprile '45, prima delle catture in massa
di nemici proprie della fase insurrezionale, i sapisti dei due distaccamenti fanno
alcuni prigionieri nel corso di azioni individuali e di squadra: 23 tedeschi e 1 milite repubblichino (528). Si distinguono in tali azioni i comandanti sapisti Colombo,
Gianni, Verdi, Scabroso e diversi altri. Verdi esegue quasi sempre le sue catture in
pieno giorno nella strada fra Puianello e Vezzano, cioè la 63, molto frequentata
dal nemico.
Da parte degli stessi reparti locali, talvolta in collaborazione con elementi
gapisti e garibaldiUi o con formazioni sapiste di zone finitime, si effettuano dallO
luglio '44 a15 aprile '45 diciannove attacchi a nemici isolati o in pattuglia (2 a Quattro Castella, 5 a Roncolo, 1 al Rubbianino, 2 a Montecavolo, 3 a Salvarano, 4 a
Puianello e 2 fuori del territorio comunale, a Rivalta). Tali operazioni impegnano
complessivamente 15 militari tedeschi, 11 militi della G.N.R., della B.N. e delle
S.S. italiane, 3 gerarchi fascisti e 2 soldati della R.S.!. (529).
Particolarmente intensa anche la posa di mine: 15 operazioni nel territorio
di Quattro Castella, di cui dieci eseguite dai sapisti locali e del 10 distaccamento 10
Btg., e cinque da gapisti della 37'. Risultati complessivi accertati: 4 tedeschi morti,
9 feriti, distrutti 4 autocarri e 6 macchine, danneggiati 1 autocarro e 2 macchine, distrutte 5 carrette ippotrainate e uccisi parecchi cavalli. Spettacolare l'esplosione di un
autocarro sulla 63 presso S. Felice. Si tratta del camion di testa di una colonna
carica di munizioni, diretta in montagna nel corso di una delle frequenti spedizioni
del febbraio '45. L'esplosione manda bagliori altissimi che illuminano a giorno, in
mezzo a un fragore infernale, tutta la zona. Certamente i tedeschi del primo camion
hanno perso la vita ma non è stato possibile, da parte dei sapisti, accertarlo direttamente. Racconta Peppino Catellani: « Ci ritirammo abbagliati mentre dai diversi' camions partivano scariche di mitra all'impazzata. Un nostro compagno si era addiritdel 26
d~cembre
1944 - XXIII del Capo della Provincia in S.F., 28 gennaio 1945. I fogli da
sono due: mode11o A, con elenco dei componenti la famigLia e modello B con elenco
degli ospiti temporanei e delle persone di passaggio. Devono essere indicati, a cuta e sotto
responsabiEtà del proprietario di casa - in modo visibile e leggjbile - nome, cognome, 1uogo
e data di nascita, proJiessione di ogni persona. La misura serve, ovviamente, per individuare i
renitenti e i partigiani.
Gli stra:ppi degLi elenchi da parte dei sapisti sono segnalati in Comando III Btg. S.A.iP.
«Mario Grisendi », Rapportino dell'attività svolta dal 9-3 al 15-3-1945, in A.I.S.R. (cartella cit ..
(527) La lotta di liberazione nei diari dette br~gate partigiane / 37a Briw,ata C.A.P. «Vittorio Saltini» / Attività operati.va dal settembre 1943 al 3 maggio 1945, II, in N.R., 21 settembre 1947 (sotto la data del 1" giugno 1944); ibid., IV, in N.R., 12 ottobre 1947 (sotto le date
del 13 e del 20 ottobre 1944); jjbid., V, in N.R., 23 novembre 1947 (sotto la data del 20 dicembre 1944); Comando 3" zona - C. 3 Z.,20 gennaio 1945, al Comando Brigata, Bollettino dell'attività svolta dalle S.A.P. della 3" zona n-ella settimana dal 12 al 19 gennaio 1945, in A.I.S.R.
(cartdlla -dit.). Resooonti fascisti: Il nostro martirologio / Un'altra vittima dei fuori legge 1n S.F.,
16 gennaio 1945; Comunicato in S.F., 16 febbraio 1945.
(528) AN.<P.I.(sez. di Quattro CasteHa), Cronistoria ecc., cit.; Rdazione del IV Distaccamento ecc., oit., passim.
(529) Ibid.
e~porre
58
tura perso. Riuscimmo a trovarci al luogo dell'appuntamento, nei pressi della Tibia,
dopo un'avventurosa ritirata (530).
Gli attacchi ai presidii nemici del comune, escludendo i combattimenti della
fase insurrezionale di cui tratteremo a parte, sono complessivamente sette: sei a
Quattro Castella e uno a Roncolo. Per il capoluogo si ha notizia dei seguenti: 12
giugno '44 contro la caserma dei militi da parte di una squadra di gapisti, con disarmo degli occupanti (531); 18 luglio '44 contro la stessa caserma con disarmo dei
militi da parte di gapisti e sapisti (532); 2 settembre '44 sempre contro la caserma
(occupata da una diecina di fascisti e tedeschi) da parte di una pattuglia del distaccamento «fratelli Rosselli» della 144' brigata Garibaldi in collaborazione con i
~apisti locali: « ... I nemici si asserragliano in casa senza reagire e senza rispondere
all'intimazione di resa. Poiché mancano armi pesanti per procedere allo smantellamento dell'abitato, i nostri levano l'assedio all'alba» e portano con sé - come si è
già ricordato - il pullman delle autolinee (533); il 15 settembre '44 contro un
corpo di guardia tedesco da parte di un'altra squadra del « Rosselli », con l'uccisione
di un nemico e l'incendio di un automezzo carico di benzina (534); il 4 aprile '45,
in pieno giorno, da parte della squadra sapista di Roncolo, sparatoria intensa contro
il presidio tedesco di Villa Dianese, quale «atto di prova generale insurrezionale» (535); il 13 aprile '45, contro il presidio tedesco da parte del 3" distaccamento
3° battaglione S.A.P. al completo, con il ferimento di due tedeschi e nessuna perdita
partigiana (536).
Significativo il primo attacco dei sapisti di Roncolo al presidio di villa Manodori. Fra il 22 e il 30 marzo '45 il capo nucleo Giuseppe Parini (James), « a conoscenza di tutto il movimento dei tedeschi nella villa Manodori », fa presente la possibilità di attaccare la villa «con un considerevole numero di sapisti» (537 )
Riferisce James: «ero entrato in contatto con un soldato della R.S.!. in servizio a
villa Manodori, un certo Scremin, veneto. Mi diede la parola d'ordine. Potemmo così
elaborare un piano unitamente a esponenti garibaldini della 144a brigata» (538).
L'avv. Enzo Zamboni aggiunge: « Ci portammo con James, nella notte del 30
marzo, nei pressi della villa. I garibaldini aspettavano a monte dell'edificio. A un
nostro segnale sarebbero scesi sferrando con noi un attacco su due lati. Il primo
nostro compito era di disarmare le guardie. J ames dovette lottare a braccia presso la
garitta con un tedesco (che gli aveva puntato il mitra) per poterlo disarmare senza
sparare, perché l'esplosione avrebbe dato l'allarme. La colluttazione fu violenta e pericolosa, ma alla fine James ebbe la meglio» (539). Ancora Parini: «Fu Scremin ad
(530) Testimon,ianza ,Beppino Gate1lani.
(531) 37a Brigata G.A..P. «Vittorio Saltini », cit., II, in N.R., 21 settembre 1947.
(532) Cesare Campio1i, o.c., pago 142.
(533) Diari storici eoc., 144a Brigata Garibaldi «A. Gramsci », IV, in N.R., 26 settembre
1948; Inoltre, A.N.P.I. (sez. di Quattro Castella), Cronistoria ecc., che però riferisce l'azione riteniamo erroneamente - al 2 marzo 1945.
(534) Guerrino Franzini, O.C., pago 318.
(535) Testimonianza Zeo Bertolini.
(536) A.N ,P. L (sez. di Quattro GasteHa), Cronistoria cito
(537) Ibid.
(538) T,estimonianza Giuseppe !Parini.
(539) Testimonia.nza avv. Enzo Zamboni.
59
aiutarmi afferrando il tedesco. Senza il suo intervento forse non ce l'avrei fatta.
Ma un evento imprevisto mandò a monte il progetto di attaccare la villa. Arrivò un camion tedesco nel parco e diede l'allarme. Noi dovemmo sganciarci. Non fu
però un fallimento completo: catturammo due tedeschi e ne disarmammo quattro.
Uno rimase ferito. I garibaldini attendevano sempre a monte il nostro segnale. Era
con loro un partigiano tedesco di nome Otto, che tra l'altro avrebbe dovuto fungere
da interprete nell'intimazione di resa. La partita era solo rinviata. Scremin andò in
montagna con i partigiani. Villa Manodori comunque sarebbe caduta dopo poche
settimane, prima dell'arrivo degli alleati» (540).
Può includer si infine nell'elenco degli attacchi a presidii anche quello del 13
giugno '44 in Codemondo, dove era stanziato un reparto di avieri repubblichini. Pur
trovandosi nel comune di Reggio, il presidio estendeva la propria giurisdizione ad
alcune zone del comune di Quattro Castella, come Rubbianino e Ghiardello. All'attacco, che si concluse con il disarmo degli occupanti, parteciparono gapisti della 37 a
e sapisti del Rubbianino.
Altra maniera di guerriglia è l'attacco al transito di automezzi tedeschi sulla
pedecollinare e sulla 63. La nostra documentazione ne segnala 13 dal 16 dicembre
'44 al 16 aprile '45: sei a Roncolo, uno tra Roncolo e Montecavolo, uno tra Roncolo
e Quattro Castella, due tra Montecavolo e Puianello, uno a Puianello, uno fra Puianello e Rivalta, uno fra Rivalta e Montecavolo. Impegnati in queste azioni otto volte
sapisti del distaccamento di Colombo, 3 volte sapisti del distaccamento di Vergnani,
una volta garibaldini del distaccamento « Anifascista» della 144a e una volta elementi della 37' G.A.P. Complessivamente i 13 attacchi al transito nemico provocano
la morte accertata di 12 tedeschi, il ferimento di 16 e la distruzione o il danneggiamento di alcuni automezzi'.
Uno degli attacchi, compiuto da gapisti a Roncolo il 28 gennaio '45 contro
una moto, provoca la morte di un maggioree di un capitano (541). Il giorno dopo i
tedeschi effettuano un rastrellamento in Roncolo e arrestano venti ostaggi, tra cui
il commissario politico del distaccamento Renzo Torreggiani (Athos), che verranno
poi rilasciati nella seconda metà di febbraio (542).
Non è questo il solo rastrellamento effettuato da tedeschi e da fascisti nel
comune di Quattro Castella. Fra il 24 aprile '44 e il 19 aprile '45 se ne contano
13. Nel corso di questi rastrellamenti - oltre a quello susseguente lo sciopero del
lO marzo, di cui si è già parlato - vengono fermati Aldo Fontanesi (Vergnani) e
Massimo Benevelli a Puianello il 24 aprile '44; 8 donne a Montecavolo ilIo maggio
in seguito alla diffusione di manifestini comunisti sulla festa del lavoro; Roberto Rozzi (Il Lungo) a S. Felice i'l 20 maggio nelle circostanze già dette; 2 collaboratori
della resistenza il 13 luglio al Ghiardello, arrestati da una sessantina fra tedeschi e
avieri repubblichini, che poi saccheggiano e incendiano tre fabbricati delle famiglie
Gualtieri, Frascari e Bojardi, 2 sapisti a fine agosto '44 a Roncolo in seguito all'asporto di 6 moschetti e 25 bombe a mano da un magazzino tedesco; il sapista Galileo
(540) Testimonianza Giuseppe ,Parini. Inoltre, Paride Allegri, o.c., pago 327; Guerrino
Franzini, O.C., pago 593.
(541) AN.PJ. ,(sez. di Quattro Castella) Cronistoria ecc., cito Inoltre, La lotta di liberazione ecc., VI, in N.R., 7 dicembre 1947; Guerrino Franzini, O.c., pago 489.
(542) Testimonianza Renzo Torreggiani.
60
Beneventi al Rubbianino il 17 ottobre mentre altri, inseguiti da raffiche tedesche,
riescono a stento a sganciarsi; 3 sapisti e 1 collaboratore a S. Felice il 9 dicembre
in seguito al disarmo di un milite effettuato da partigiani sconosciuti; Vivaldo
Bojardi al Rubbianino, a ,fine gennaio '45, in seguito allo strappo degli stati di famiglia; Ivo Magnani (Vando), vice comandante del 2" battaglione 76" S.A.P., il 27
febbraio '45; e infine Ernesto Torreggiani (Colombo), Zeo Bertolini (Croato), Gigi
Friggeri, Burani, Ennio e Mansueto Saccani alla Noce di Bergonzano il 19 aprile
'45 (su quest'ultimo arresto dovremo tornare in sede di esame dell'insurrezione).
Aggiungendo a questa lista i patrioti e i cittadini arrestati a Montecavolo dopo
il 1° marzo' 44e i venti di Roncolo arrestati il 29 gennaio 1945, si ha un complesso
di 79 arrestati durante la guerra di liberazione; 83 contando anche Romeo Ghidoni
(Firbo) assassinato il 5 aprile '44; Oliviero Bernieri (Pipetta), fucilato a Vercalle
il 23 dicembre' 44; Emidio Fantuzzi (Emidio), fucilato a Ciano il 12 novembre' 4 3;
e Silvio Ferrari (Bruno 2°), fucilato a Rabona il 25 novembre '44 (543).
Due dei tanti rastrellamenti effettuati dal nemico si concludono senza esito.
Uno è dell'l1 luglio '44, al Rubbianino, dove gli avieri repubblichini non riescono
a trovare nessuno dei giovani e degli antHascisti ricercati. L'altro, effettuato da tedeschi dei presidi dLMontecavolo e Puianello, ci viene cosÌ descritto da Gino Fontanesi: «Nel marzo '45, con il comandante di brigata Sirio, la squadra di Montecavolo
si recò allo Scampate e a S. Bartolomeo per il recupero di armi. L'appuntamento era
presso la famiglia di Prospero Aleotti. Al ritorno, vicino alla latteria di Puianello, incontrarono per caso una squadra garibaldina impegnata in uno scontro a fuoco con
i tedeschi. Il cammino rimase perciò bloccato fino all'alba. Vi erano parecchi morti
in terra. Il giorno seguente vi fu un rastrellamento da parte dei 'presidii tedeschi di
Puianello e Montecavolo. Avvertimmo tutti i giovani e gli uomini validi di nascondersi sulle collirne. Arrivati al mio podere sulla Costa, i tedeschi incominciarono a
interrogare le donne. I bambini, che avevano portato in casa dei bossoli, diedero
ai nemici il pretesto per una rappresaglia che poteva significare massacro di venti
persone. Le donne e i bambini erano già stati messi al muro e alcuni militari intanto
si apprestavano a incendiare la casa. Allora intervenni cercando di salvare la situazione e offrendomi come ostaggio. Mi dissero che avrei dovuto recarmi nel pomeriggio a Montecavolo. All'ora convenuta mi portai ~n paese. Ma qui giunto, una mia
cugina mi informò che l'ufficiale tedesco con il quale avevo appuntamento era
stato ucciso dai partigiani nella zona di S. Polo. La salma si trovava già nella chiesa
di Montecavolo. Ciò mi permise di tornare a casa» (544).
Oltre all'arte della retata, tedeschi e fascisti mostrano di' avere appreso la
lezione della guerriglia e compiono a loro volta attacchi di sorpresa; non tanti quanti
ne subiscono, ma ,abbastanza puntuali e talora con serie conseguenze per alcuni partigiani. Ne conosciamo quattro: uno nei pressi del capoluogo i15 novembre '44 (senza
(543) V, :infra,appendice seconda.
(544) Testimonianza Gino Fontanesi, L'episodio della battaglia presso la latteria di Pu:ianello è così riferito nel diario della 144" brigata Garibaldi:« 15-3-1945 - Una squadra del distaccamento Ce1'vi, in collaborazione con le S,A.P. locali, sostiene una violenta 'scaramuccia contro
numerosi tedeschi sulla strada Puianello-Montecavolo. I nemici attaccano per primi ,all'improvviso. Malgrado la sorpresa, i partigiani reagiscono prontamente, Da parte nostra 3 feriti, uno dei
quali catturato dai tedeschi» (Diari storici ecc" VI, &n N.R., 6 febbraio 1949).
61
conseguenze), ai danni di un nucleo del 2 distaccamento 3° Btg. S.A.P. che sta trasportando un carro di rlfornimenti da Montecchio alla montagna; tre a Puianello,
precisamente il 14 febbraio '45 sparatoria tedesca contro il comandante della 76"
brigata S.A.P. Paride Allegri (Sirio), accompagnato dalla 2 a e dalla 3" squadra del
distaccamento Puianello-Montecavolo (senza conseguenze); il 17 febbraio '45 imboscata tedesca contro un gruppo comprendente sapisti di varie formazioni e garibaldini del distaccamento « Antifasòsta » della 144\ che si conclude con l'uccisione del
partigiano bibbianese Guerrino Neviani (Fufi) e con il ferimento di 5 altri di cui 2
catturati dai tedeschi; il 13 marzo '45 sorpresa contro una squadra del distaccamento Puianello-Montecavolo, che però reagisce prontamente non subendo alcuna
perdita e forse causando il ferimento di alcuni nemici.
La guerriglia a Quattro Castella comprende anche quattro combattimenti impegnativi fra il 2 ottobre '44 e il 13 aprile '45: al Rubbianino contro fascisti, che
feriscono il caposquadra sapista Licinio Ferioli, poi ricoverato in una casa di latitanza; presso Roncola scontro fra una squadra garibaldina del « Bixio » e una pattugli:a
nemica (13 febbraio '45), che si conclude con la morte di un ufficiale e due soldati
tedeschi ma anche del vice-comandante di distaccamento Alcide Bombardi (Rapido)
(545 ); a Puianello attacco a una pattuglia tedesca (14 marzo 1945) da parte di un
gruppo partigiano comprendente elementi della 3a e della 4" squadra della formazione
sapista locale, una squadra del distaccamento garibaldino « fratelli Cervi» e il comandante della 76 a Siria: attacco che procura ai tedeschi perdite imprecisate e ai patrioti
il ferimento del garibaldino Vittorio Martinelli (Cosimo) (che due giorni dopo morirà all'ospedale di Fogliano) e di un altro partigiano che resta in mano nemica (546);
il 25 marzo '45 a Borsea scontro fra sapisti del capoluogo al comando di Brok e
una pattuglia tedesca, che viene messa in fuga (547).
Sapisti delle due formazioni di Quattro Castella partecipano anche a combattimenti in altre zone: 1'11 marzo '45 una squadra del distaccamento RoncoloQuattro Castella ecc., al comando di Dik, al combattimento che porterà alla liberazione di Ciano (548); il 15 dello stesso mese tre squadre del distaccamento Montecavolo-Puianello-Pecorile ecc. al combattimento di Canossa (549).
Non va trascurato l'apporto dato alla guerriglia dal movimento femminile e
dal movimento giovanile, particolarmente con la diffusione della propaganda. Manifestazioni di donne si svolgono presso le latterie di Montecavolo e Puianello il 1
maggio '44 con la rivendicazione del latte integro. Giovani e donne diffondono nello
stesso giorno l'appello della federazione comunista. Fra 1'11 e il 18 ottobre '44,
in occasione della settimana dal partigiano, aiutano validamente i sapisti a esporre
manifesti del C.L.N. e raccolgono una grande quantità di indumenti, viveri e denaro
da inviare in montagna. Tra la fine del '44 e la Hberazione la propaganda murale
e a mezzo di manifestini diventa sempre più insistente e impegna, oltre ai sapisti, una
diecina di giovani collaboratori nelle diverse frazioni.
0
0
(545)
(546)
(547)
(548 ),
(549)
Diari storilci e'Cc., V, in N.R. 23 gennaio 1949.
A.J.S.R. - Relaz~one del IV distaccamento II Btg. 76a Brigata,cit., cfacciata 9".
A.l.iS.ìR.. - AN.iP.I. I(sez di Quattro Castella), Cronistoria e'Cc., cito
T estimoniama Ottavio Reverbeii.
A.LS.R. - Relazione del IV distaccamento ecc., dt., facciata 9a •
62
Resta da far cenno alle reazioni del movimento resistenziale di Quattro Castella di fronte al proclama Alexander del lO novembre '44, che invita i patrioti
a sospendere le operazioni e ad attendere nuovi ordini. Nell'ambito degli organi
polidci e militari della provincia le posizioni attendiste restano agevolmente isolate.
Il 21 dello stesso mese il C.L.N. invita i comandi militari a intensificare la guerriglia
« sconfessando implicitamente le tendenze attesiste» (550). A Quattro Castella, dove
prevale la formazione sapista a carattere territoriale (dove cioè la maggior parte dei
combattenti vivono a casa propria) l'aspetto negativo della risposta al messaggio
Alexander - cioè il rifiuto di tornare a casa - non si pone, come invece in montagna. Si pone soltanto la reazione positiva, ossia la moltiplicazione delle operazioni di guerriglia. In diverse riunioni politiche e militari la questione è discussa e
si studiano piani di azione: piani che trovano, come si è visto, effettiva applicazione
in tutto il periodo invernale e primaverile successivo, cioè fino all'insurrezione. Una
delle riunioni politiche a carattere provinciale per l'esame della questione si svolge
proprio in territorio di Quattro Castella, nel laboratorio dell'ufficiale di collegamento del comando piazza Angelo Zanti (Amos) a S. Felice, dove si mette in evidenza la stretta connessione fra lo sviluppo delle operazioni belliche in montagna e
l'intensificarsi della guerriglia in pianura (551). Quella stessa riunione non manca
di offrire opportunità di riflessione e di impegno ai combattenti di Quattro Castella.
Sicché anche qui il proclama Alexander finisce con l'avere effetto opposto alle intenzioni che l'hanno dettato.
19. - INSURREZIONE
Con l'avvicinarsi della primavera '45, benché le sorti del fronte sembrino
ancora stagnanti, il clima di preparazione al combattimento finale caratterizza il contegno dei comandi superiori e inferiori. Tutti gli ordini ai reparti sub alterni , le riunioni, i piani, sono ispirati all'esigenza di non dare respiro al nemico, di. tenerlo quotidianamente impegnato in posti diversi, di sabotare tutti i suoi collegamenti. Il
morale dei combattenti, dopo il rigetto del proclama Alexander, è decisamente migliorato. Il 4 febbraio il comando della 76 a brigata trasmette a tutti i sapisti l'ordine
del giorno di elogio della delegazione militare Nord-Emilia (552). Lo stesso comando, 1'8 febbraio, dispone misure affinché tutte le linee telefoniche tedesche
siano interrotte e nuovamente sabotate non appena il nemico sia riuscito a riattivarIe (553). L'ordine ha un effetto generale immediato, tanto è vero che il comando
germanico, pochi giorni dopo, pubblica un minaccioso avviso: «Da ora in avanti
gli abitanti di una zona dove si verifichino danneggiamenti a linee telefoniche o
ad altri impianti di carattere militare, saranno dichiarati direttamente responsabili
(550) Guerrino Franzlni, O.C., pago 434.
(551) Loretta Tiso, O.C., pago 33 - Angelo Zanti sarà poco più -tardi arrestato, processato e
fucilato quale dirigente comunista nel cortile dell'.artiglieriaa Reggio Emilia, il 13 gennaio 1945.
(552) Gircolalle 4 febbraio 1945 del comando di brigata a tutti i comandi dipendenti A:I.S.R. (cartella corrispondenza 76" brigata S.A.P .. «Angelo Zanti»).
(553) Circolare 8 febbraio 1945 del comando di brigata ai comandi di battaglione A.I.S.R. (id.).
63
ed immediatamente rimandati al giudizio del tribunale germanico di guerra. Saranno
altresì ritenuti colpevoli di opera partigiana gli abitanti delle case in un raggio di
Km. 1 nelle zone dove si troveranno affissi manifesti sovversivi» (554). Malgrado
la tensione e l'angoscia dei tedeschi, che si scarica in una puntigliosa sorveglianza
lungo l'intera linea pedecollinare, le azioni di guerriglia e i combattimenti si sviluppano - nel febbraio marzo aprile - in episodi quotidiani. Il comando di brigata
organizza misure idonee a mantenere le migliori condizioni per lo sviluppo degli attacchi al nemico. Il 26 febbraio dispone che in risposta agli arresti di molti responsabili sapisti vengano in ogni zona operate catture di ufficiali, sottufficiali e militari
tedeschi, preannunciando ispezioni del comandante e del vicecomandante « per stabilire i dovuti accordi» (555); le catture di tedeschi - come si è già visto - si intensificano in tutta la zona per opera di elementi di punta quali Colombo, Verdi
e altri.
Il 29 marzo lo stesso comando ordina di esercitare micsure contro chi si reca
nei boschi a far legna e di impedire il taglio delle siepi, in modo di agevolare l'occultamento delle squadre partigiane in azione (556). Il 17 aprile si invitano i battaglioni l°, 2" e 3° a istituire un servizio di polizia per la repressione dello spionaggio
fascista (557): servizio che nel comune di Quattro Castella è peraltro già in funzione.
Il 21 si decide di effettuare su vasta scala un nuovo taglio di tutte le linee telefoniche, da sabotare nuovamente non appena riattivate, cercando « di recuperare il più
che sia possibile di fili e cavi telefonici» (558), certo per la necessità - oltre che
di interrompere i collegamenti nemici - di allestire rapidi efficienti contatti tra i
comandi partigiani in movimento.
Preme al comando tedesco di tagliar fuori le formazioni partigiane di montagna dalla valpadana. Perciò esso batte senza sosta la catena collinare e cerca in
ogni modo di paralizzare l'attività dei reparti sapisti, che costituiscono H mezzo
più importante per il collegamento tra garibaldini e pianura. I movimenti tedeschi
sono particolarmente assidui in tutta la linea fra le colline di Puianello e di Quattro
Castella - S. Polo. Certo rientra nel loro disegno la protezione di uno dei probabili
itinerari della ritirata, come è quello costituito dalla pedecollinare. I movimenti
nazisti non sfuggono al servizio partigiano di informazione, come si legge in una
nota del partigiano Athos datata 10 aprile '45: «Sono ritornate a Puianello le
4 batterie antiaeree con i relativi quadri in uomini e materiali. E' aumentata in questi
ultimi giorni la vigilanza e perlustrazione, lungo le strade e le campagne, dei tedeschi, con fermi e perquisizioni sommarie sia lungo la strada nazionale che sulla
strada Puianello-Montecavolo. Sia di giorno che di notte, i tedeschi mantengono
in continua vigilanza, con postazioni in mezzo all'erba o pattuglie, la costa PuianelloMontecavolo-Salvarano. Il tenente in borghese si porta anche su strade secondarie
(554) A tutti, in S.F., 17 febbraio 1945.
(555) CircoJare 26 febbraio 1945 del comando di brigata ai comandi di battaglione -
A.I.S.R. ,(ilid.).
(556) Circolare 29 marzo 1945 del comando di brigata ai comandi dei battaglioni 3°, 4° e 5°
- A.LS.R. (id.).
( 557) Circolare 17 aprile 1945 del comando di brigata ai comandi dei battaglioni l°, 2°
e 3° - A.I.,s.R. (id.).
(558) Circolare 21 aprile 1945 del comando di brigata a tutti i comandi di battaglione
- A.I.S.R. (id.).
64
e a volte in mezzo alla campagna per fermare facce nuove. E' aumentato in questi
giorni il contatto dei fascisti, o come tali sospetti, con i tedeschi e purtroppo si è
constatato che ogni passaggio o azione partigiana si sospetti di una spia senza poterla
accertare. In ogni postazione di batteria hanno posto più fili spinati all'altezza dell'erba tutt'ingiro, con mine sui sentieri che ad esse portano. E' stato costituito il
collegamento telefonico dei tedeschi di Puianello con quelli di Puianello SidoliMontecavolo-Salvarano. Montecavolo: nulla di anormale - molto nervosismo e paura
matta dei parti'giani - anche qui pattuglie e postazioni continue di giorno e di
notte. Nella villa di Pellizzi vi è il comando tedesco composto di un maggiore e
un sottotenente e tre soldati. Armamento solito; a breve distanza e precisamente
di fronte alla villa ma sulla sponda opposta della Modolena una postazione notturna
quasi tutte le notti. Nelle scuole di Montecavolo magazzini di viveri con vestiario
e calzature ... » (559).
Il pattugliamento tedesco sulla costa Puianello-Montecavolo-Salvarano, cui fa
cenno Athos nella sua lettera, si salda con quello della linea collinare tra Salvarano,
Roncolo (villa Manodori e altre), Noce, Ca' Bianca, Bergonzano, Madonna della
Battaglia. In questa zona il 19 aprile si succedono uno dopo l'altro diversi fatti di
guerra.
Alcuni responsabili del distaccamento Roncolo-Quattro Castella ecc., pred-·
samente il comandante Colombo, il vice comandante Croato, il vice-commissario Gim
e il caposquadra Davide, di ritorno dalla montagna, si erano fermati a rifocillarsi alla
Noce sul monte dei Pini, nella casa di latitanza appartenente a Burani. « Alle 3 di
notte - ricorda Gim - Davide e io decidiamo di tornare a casa, Colombo e Croato
preferiscono dormire qualche ora alla Noce. Scendiamo verso Roncolo attraverso la
strada prossima a villa Manodori. Più tardi apprenderemo che contemporaneamente
una pattuglia tedesca era salita verso la Noce attraverso la vicina e parallela strada
di villa Alba» (560). Croato aggiunge: «Verso giorno i tedeschi arrivano alla Noce
e arrestano me e Colombo; fermano anche come ostaggi Burani e Friggeri, i contadini proprietari delle due case di latitanza della zona. Colombo e io siamo trascinati in diverse case a Ciano, Quattro Castella, Rivalta, dove ci percuotono e torturano senza riuscire a ottenere nessuna ammissione o notizia. Il mattino dopo ci
portano a Reggio poi a Parma e di qui nella bassa padana. A un certo punto mandano
Colombo a comprare uova, senza scorta. E' evidente che se Colombo non torna
uccidono me. Ma lui torna e il 23, approfittando dello scompiglio dei tedeschi in
ritirata, riusciamo a scappare e torniamo alla nostra formazione» (561).
Nella stessa mattinata del 19 aprile la squadra sapista del capoluogo si trova
fra il « Sasso nero» e Bergonzano. Avviene uno scontro con una delle pattuglie tedesche. Nel combattimento perde la vita il sapista Vittorio Castagnetti (Nero) di
Quattro Castella (562). Circa nello stesso luogo (nei pressi di Ca' Bianca) e a poca
distanza di tempo, avviene un altro scontro tra una squadra di partigiani della 144a
(559) Letteral'lportata in 'P.aride AlLegri, a.c., pagg. 301-302.
(560) Testimonianza a'VV. Enzo Zamboni.
(561) Testimonianza Zeo Bertolini.. Sull'arresto della Noce v. anche: A.I.S.R.-A.N.P.I. (sez.
di Quilitl!ro Oasll!eUa), Crorn>istoria eoc., eh; Paride Allegri, a.c., pago 330.
,(562) AN.P.I. (sez. di Quattro Castella), cit.: Testimonianza Ubercim GhinolJfi.
65
brigata Garibaldi e truppe tedesche dello stesso presidio di Quattro Castella. Perdite
nemiche 6 prigionieri; da parte garibaldina un ferito (563).
Ma non è tutto. Nella notte fra il 18 e il 19 aprile un gruppo di patrioti
democratici cristiani si mette in cammino verso la montagna per raggiungere le
formazioni partigiane e prendere contatto con il prof. Giuseppe Dossetti in Val
d'Asta. Racconta l'ing. Bertolini: «Dialmo Pioppi, Giuseppe Parini e io prend~amo
la strada da Quattro Castella verso Rosso. Si aggregano a noi Luciano Piccinini di
Roncolo e il cascinaio Carlo lotti di Salvirola, che poi seguiranno altra direzione.
Passiamo la notte 'fra il 18 e il 19 a Rosso, la seguente nel castello di Leguigno,
presso il 3" battaglione S.A.P. montagna, comandato dal compaesano Luigi Cavandoli
(Paganini) e infine arriviamo a Santonio in Val d'Asta, al comando unico, per conferire con Dossetti. Quest'ultimo ci dà disposizione, il giorno dopo, di tornare a
Quattro Castella per collaborare alla creazione dei nuovi poteri civili, essendo imminente il crollo tedesco. Nella notte fra il 18 e il 19 avrebbero dovuto partire alla
volta di Santonio anche gli amici di Roncolo Ennio e Mansueto Saccani. Ma mentre
noi avevamo scelto la strada fra Quattro Castella e Rosso, essi avevano preso una
delle strade fra Roncolo e La Noce. Si imbatterono in una pattuglia tedesca l'n
perlustrazione e vennero .,arrestati quasi contemporaneamente a Colombo e
Croato» (564).
Dal fronte orinai in rotta cominciano ad arrivare colonne tedesche in ritirata. Le direttrici della ritirata non sono ancora ben chiare ai servizi informazione
del C.LN. provinciale e dei comandi partigiani. Inizialmente prevale l'ipotesi che
diverse unità siano destinate a passare da Reggio attraverso la 63. «La sera del
20 aprile - riferisce Gino Fontanesi - ci fu una riunione con il comandante
della brigata Sirio e i comandanti di battaglione, tra i quali' Ribin, per decidere l'insurrezione generale del giorno dopo. Mi venne affidato il compito di guidare l'attacco al presidio di Montecavoloe di occupare le sedi tedesche, salvando il magazzino di rifornimento. L'azione avrebbe dovuto essere condotta dal nostro distaccamento con l'aiuto della squadra volante di Stipan e di una squadra di montagna» (565). Contemporaneamente si sarebbero dovuti liquidare gli altri comandi
tedeschi lungo la strada per S. Polo e, lasciando il minimo indispensabile di partigiani a presidiare i paesi, spostare il grosso delle forze verso la città per bloccare
la ritirata nemica.
L'attacco al presidio di Montecavolo avrà luogo il 23. Ma esaminiamo per
ora il procedimento dei piani generali di attacco fino a tutto il 24. Sulla base della
prima ipotesi di manovra, il comando della 76a brigata S.A.P. fornisce al comando
del 2° battaglione queste istruzioni: «Tentare l'attacco al presidio di Montecavolo
ben calcolando prima la capacità di resistenza del nemico e delle ngS.tre forze. Chiedere rinforzi di armi automatiche ai partigiani della montagna. Fare uso delle armi
pesanti che avete catturato. L'artiglieria è il miglior mezzo per imporre al nemico
la resa. Dopo il tentativo con esito positivo portarsi alla piana e precisamente
tra Rubbianino e Rivalta. Utilizzare tutte le armi recuperate reclutando, se neces(563) Diari storici delle formazioni partigiane reggiane / 144 a Brigata Garibaldi «A.
Gramsci 1» VH, in N.R.) 24 aprile 1949. Inoltre, Guerrino Franzini, a.c.) pago 723.
(564) Testimonianza dotto ing. Gian Battista Bertolini.
(565) Testimonianza Gino Fontanesi.
66
sario, nuovi elementi, incorporandoli nelle squadre già formate. Informare se tutti i
distaccamenti l°, 2°, 3°, 4° sono in collegamento col Btg. e tra di loro. Lo spostamento di tutti i distaccamenti del Btg. verso i punti da conquistare deve effettuarsi contemporaneamente. Da qui la grande necessità di collegamenti. Segnalare
tutte le armi e munizioni in esuberanza affinché sia possibile la loro distri'buzione
- P.S.: Se l'azione del presidio non riesce, attendere disposrzioni in merito per
conseguenti spostamenti. Tenere sempre presente che se la situazione precipita non
tener conto del presidio e portarsi ugualmente alla Piana» (566).
L'orientamento è ancora quello di concentrare forze in pianura tra Rivalta il
Rubbianino e il Ghiardo, sul presupposto che la ritirata tedesca si sviluppi direttamente verso nord. La sera del 23 aprile lo schieramento della 76" brigata, come
risulta dal rapporto del comando della stessa al comando piazza, è il seguente: Masone-Scandiano (tre distaccamenti con il compito di portarsi appena possibile nella
zona Ghiardo-S. Bartolomeo); due distaccamenti del 1° battaglione al di là di Reggio
con tedeschi in ritirata e perciò nell'impossibHità di spostarsi, con l'ordine però di
raggiungere il Ghiardo appena possibile; «un distaccamento del 2° Btg. opererà
nella giornata di oggi (24 aprile) sulla strada Puianello-Fola, quale distaccamento
di riserva. Due distaccamenti del 2" Btg. impegnati ieri sera in località Monte Cavolo
hanno ricevuto l'ordine di portarsi nella giornata di oggi a S. Bartolomeo-Ghiardo.
Il terzo Btg. non ha ancora cominciata la dislocazione delle proprie forze. Si attendono nuove precisazioni circa l'assoluto invio di tutte le forze della brigata nella
località Ghiardo-S. Bartolomeo ». L'incertezza degli ordini superiori « ... abbassa
la combattività degli uomini per l'allontanarsi mediante lunghe manovre dell'obiettivo principale: il centro urbano e dintorni », mentre si avverte la necessità pressante
di spostare il 1° battaglione in città « per precedervi le forze alleate ». Nello stesso
documento si chiedono informazioni urgenti circa la direzione di ritirata dei tedeschi (567). Intanto la brigata chiede al comando dello Btg. se i distaccamenti siano
partiti per S. Bartolomeo e lo invita a raggruppare le forze allo scopo di facilitare
Ja manovra (568).
I chiarimenti del comando piazza tardano a pervenire. Vi è ancora, peraltro,
la convinzione che la direttrice di ritirata segua la linea sud-nord, per cui si conferma l'ordine di abbandonare quanto prima possibile la pedecollina. Alle 13,30 del
24 il comando di brigata insiste presso il comando piazza per avere istruzioni:, segnalando fra l'altro che ancora si trovano truppe tedesche a Vezzano, dove le forze
sapiste attendono di poter liquidare il presidio per poi scendere nella zona del Rubbianino e di Rivalta (569). Finalmente alle 14 pervengono le disposizioni definitive
da parte del commissario Evo Conti e del comandante Zeta del comando piazza:
(566) Corpo Volontari della Libertà aderent:e al C.L.N. - Comando 76 a Brigata S.A,P.
(Angelo Zanti) - n. 108 di 'iProt. - sede li 21-4-45 - Oggetto: Ord,i,ni operativi - Al Comando 2°
Btg:, in A.LS.R. (cartella corrispondenza 76" brigata S.A.P.).
(567) Corpo Volontari della Ubertà ecc., n. 106 di Prot. 24-4-45 ore 7 - Oggetto Dislocazione nostre forze - Al Comando Prov,Ie Brigate S.A.P. - Reggio Emilia, in A.I.S.R. (cartehla
cit.).
(568) Corpo volontaria della Hbertà ecc., n. 107 di Prot., 24-4-45 -al Comando 1° Btg . , in
A.LS.R. Od.).
(569) Corpo Volontari della libertà ecc., n. 108 diProt., Sede li, 24-4-45 ore 13,30 - Oggetto: Attesa disposizioni - Al Comando provinciale Brigate S.A.P., in A.I.rS.R. ,(id.).
67
« .. , AI fine di collaborare e di procedere in comune accordo con i Patrioti della
montagna, le forze a disposizione della 76 a Brigata S.A.P. si schiereranno nella
zona di Scandiano, Albinea, Montecavolo, Quattro Castella anziché, come da precedenti disposizioni, raggrupparsi nella zona S. Bartolomeo Ghiardo ... Da notizie
avute da un tedesco fatto prigioniero, lo sganciamento delle forze tedesche è iniziato realmente dal fronte di Modena seguendo in particolar niodo le rotabili' al
di sopra della Via Emilia ... per spostarsi poi decisamente a Nord attraverso la via
Emilia all'altezza di Parma e dirigersi a Po ... » (570). La 76 a brigata dispone quindi
la dislocazione dei distaccamenti lungo la linea Scandiano - Albinea - PuianeHo Montecavolo - Quattro Castella (571).
Torniamo alla situazione dei vari presidii del comune a partire dal 20 aprile.
I reparti fascisti italiani sono scomparsi. Le pattuglie tedesche che ancora il 19
perlustravano la zona collinare cominciano ad allentare la vigilanza e ritirarsi nei presidii, dove un certo movimento ne fa supporre prossima la partenza. La squadra
sapista del capoluogo sorveglia le mosse del nemico e manda pattuglie verso Bergonzano a cercare il collegamento con i garibaldini. Intanto i distaccamenti dei camuni finitimi - S. Polo e Bibbiano - attaccano alcuni raggruppamenti nazisti fra
Quattro Castella e Ciano. Si svolge un aspro combattimento. « I tedeschi sono costretti ad abbandonare il terreno e ritornare nei luoghi di partenza ». Perdite nemiche
probabilmente elevate ma non accertate. Da parte sapista si lamenta la perdita
di un patriota (572). Il 21 aprile il 4° Btg. della 144a brigata Garibaldi sostiene
accaniti e vittoriosi combattimenti nella zona di S. Polo, Quattro Castella e mbbiano (573). Lo stesso giorno i tedeschi se ne vanno da Quattro Castella. La popolazione espone alle finestre drappi e lenzuola in segno di festa (574). Passano tuttavia, specialmente durante la notte, altri nazisti in ritirata e piuttosto male in arnese,
che non si fermano se non per rubacchiare qualche gallina (575). Il 23 il comando
della 144' brigata Garibaldi dispone che il 6° Btg. prenda possesso del presidio
di Quattro Castella e il 10° del presidio di Montecavolo (576). Rientrano intanto
Colombo e Croato, comandante e vicecomandante del 3° distaccamento 3° Btg. S.A.P.,
che riprendono immediatamente la direzione delle operazioni militari nel s'ettore.
Lo stesso giorno le squadre sapiste di Roncolo, Salvarano, Rubbianino e Quattro
Castella (cioè il distaccamento al completo), unitamente al 4° distaccamento volante
dello stesso 3° Btg. e ad alcune pattuglie garibaldine, espugnano il presidio tedesco
ancora stanziato in Roncolo (ville Manodori, Anna Maria, Tirelli e Corradi) facendo
(570), Comando Piazza, 24 aprile 1945 - Oggetto: Movimento e dislocazione reparti ALla 76' S.u\"P. «A. Zanti» e p.,c. alla 77' S.A.P. «Fratelli Mamredi », alla 37a G.A.P. «V1ttorio Saltini », al Comando Nord Emilia, in A.LS.R. (id.,).
(571) Corpo Vo~ontari della <libertà ,ecc. Comando 76 a Brigata S.A.P. «Angelo Zooti»
n. HO di Prot.., Sedè il 24-4-45 ore 14,30 - Oggetto: Comunica:t:ioni - Ai Comandi di BattagHone,
in A.I.;S.R. (id.). Inoltre, n. 111 di ,Prot" 24-4-45 ore 14,30 - Al Comandante Mario dislocato
a Ca' Bertacchi, in A.I.tS.R. l(id.).
{572) Corpo Volontari della Hbertà ecc., Comando 76' Br1gata S.AfP. «Angelo Zanti»
Attività operativa, in A.I.S.R. '(cartella fogli d'operazione 76' brigata S.A.P.).
(573) Diari storici delle formazioni par~igiane reggiane I 144a Brigata Garibaldi «A.
Gramsci », VII, in N.R., 8 maggio 1949.
(574) Testimonianza Uhertino Ghinolfi.
(575) Testimonianza dotto 1ng. Gian Battista BertoHni.
(576) Diari storici ecc., l. cito
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50 prigionieri e catturando un ingente bottino bellico, che viene consegnato al comando garibaldino. Inoltre una pattuglia sapista al comando di Colombo fa prigionieri 2 polacchi e 2 alpini italiani al servizio della Wermacht (577).
Intanto numerose colonne tedesche in fuga nella direttrice Veggia, Casalgrande, Albinea, Quattro Castella, Bibbiano 'e Montecchio vengono qua e là ostacolate da azioni di disturbo (578).
A Montecavolo l'azione di attacco al presidio risulta più complessa. 1122 apri"
le due sapisti prendono contatto con alcuni soldati tedeschi, due dei quali consegnano le armi e fanno capire che il paese dovrebbe essere abbandonato nel corso
della notte. I sapisti lasciano liberi i due soldati invitandoli a fare ~< opera di persuasione » presso i loro commilitoni perché si arrendano, « promettendo di trattarli
con rispetto ». Nello stesso tempo il vicecomandante del 4" distaccamento 2° Btg.
S.A.P. Gino Fontanesi (Enea), chiede rinforzi al comando di battaglione « con l'intento di dare l'assalto in nottata al Presidio », ma il battaglione non può concedere
l'aiuto « trovandosi impegnato con le squadre meglio equipaggiate sulle strade Vezzano"Casina, Regnano-Casina, Albinea-Scandiano» (579). « Facendo un giro in paese
alle 7 del 23 aprile - racconta Enea - noto nervosismo fra i tedeschi. Spargo la
voce che Montecavolo è circondato da forti contingenti partigiani. Mi porto alla
villa dell'ing. Alessio e, qualificandomi come capo partigiano, invito il padrone di
casa a comunicare al comandante del presidio che il paese è circondato e che non
è conveniente, per i tedeschi, opporre resistenza» (580). Alle 9 sono pronte tre
squadre armate con 12 fucili, 1 mitra, 4 rivoltelle e qualche bomba a mano (581).
Rinforzi non ne possono arrivare né dal battaglione né dal comando di brigata,
né da quello di divisione. «Era ancora operante - dice Sintoni - l'ordine che
avevamo ricevuto di raggruppare le formazioni nella zona tra Rubbianino e Rivalta,
perciò non era possibile distrarre forze dal compito fino a quel momento ritenuto
principale» (582). Le unità disponibili sono piuttosto scarse perché si possa avere
la certezza di successo nell'attacco al presidio di Montecavolo. Dermille Delmonte
(Jafet) spiega: «I nazisti, da 400 che erano in precedenza, erano rimasti meno
di un centinaio. Erano distribuiti in tre sedi: Villa Alessio, scuole elementari e
Osteria. Si doveva contare sul successo del bluff che avevamo diffuso, cioè la noti"
zia della presenza di centinaia di partigiani attorno al paese, che i tedeschi non avevano la possibilità di controllare avendo noi, fra l'altro, tagliato tutti i fili. Le forze a
nostra disposizione si limitavano alle squadre del 4" distaccamento e del distaccamento volante Stipan » (583).
Alle 9,30 viene inviata una intimazione di resa al comandante tedesco (584).
Inoltre Enea ottiene, tramite il partigiano Itiel Orsini e la cognata Bianca, un appun(577) Corpo Volontat>i della Libertà aderente al C.L.N. - Comando 3° Btg. S.A.P. «Mario Grisendi» - RelaziO'ne attività operativa, in A.I.s.R. (cartella cit.). Inoltre, Comando 76' Brigata ecc. - Attività operativa in. id.; A.LS.R.-AN.P.I (sez. di Quattro CasteRa), Cronistoria
eccetera, cito
(578) Guerrino Franzini, O.C., pago 747.
(579) A.I.S.R. - Relazi'one del IV distaccamentO' ecc., facciata Ila.
(580) Testimonianza Gino Fontanesi.
(581) A.LSR. - iRelazione cit., facciata 12".
(582) TestimO'nianza ;Fausto 'Pattacini.
(583) TestimO'nianza Dermhlae Delmònte.
(584) A.I.S.R., Relazzonecit., facciata 13".
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tamento con il comandante: la resa, almeno a villa Alessio, è cosa fatta, trovandosi il
comandante « privo di comunicazioni e convinto di essere circondato» (585). Ma i
tedeschi dell'Osteria, che non dipendono dal presidio, non riconoscono la resa. Ciò
non impedisce di cominciare il carico - sugli autocarri dello stesso presidio della grande quantità di: materiale catturato, mentre «una parte dei sapisti più
esperti blocca tutte le strade ». I camions con il materiale, man mano è fatto il
carico, vengono trasferiti in luogo sicuro, a Pecorile. Alle Il tutti i tedeschi presenti a Montecavolo sono prigionieri. Alle 13 è completato il loro trasferimento a
Pecorile, dove già si sono condotti 11 camions carichi di materiale. Ma alle 1,3,30,
mentre si caricano gli ultimi due, arriva in paese un altro autocarro pieno di soldati
tedeschi armati. « Le nostre postazioni - nota il diarista del IV distaccamento intimavano l'alt, ma loro non vollero arrendersi e così si iniziò il combattimento
(rimase ferito leggermente un sapista)>> (586). Alle 14 arrivano ancora rinforzi
tedeschi. I sapisti si ritirano in zona più sicura. Dopo una nutrita sparatoria dalle
due parti, le macchine tedesche si eclissano. Sembra tutto finito. Il vicecomandante
Enea, con due sapisti, rientra in paese per una perlustrazione, ma all'improvviso
ricompaiono i nazisti che aprono nuovamente il fuoco. Riprende così il combattimento. Alle 15 Enea rimane seriamente ferito (587) e riesce a stento a portarsi
in salvo fra i compagni. Jafet ricorda: «Alcuni tedeschi sono nascosti nella latteria
dell'Orologio e di lì sparano. Improvvisiamo una postazione. Arriva un motociclista
porta-ordini, lo fermo con la machine-pistole e lo faccio condurre prigioniero a Pecorile. Così i tedeschi non hanno avuto la comunicazione» (588). Alle 17,30 i nazisti
incendiano quattro case dove è rimasto materiale del presidio con i due ultimi camions. La popolazione fugge dal paese. I tedeschi continuano a sparare. Viene colpito a morte il sapista Arus Carpi (Lupo) (589). Restano anche colpiti a morte i
civili Riccardo Grisendi e Bonfiglio Chiossi. E' gravemente ferita una donna,
Piera Friggeri, che dovrà poi essere .amputata di una gamba.
Il parroco Don Silvio Castagnini accorre in paese a vedere se vi siano dei
(585) Ibid.
(586) Ibid.
(587) lbid., facciata 140 • A proposito del ferimento del.V'ice-comandante, lo stesso Enea racconta: .« I tedeschi avevano smesso di sparare per trarre in inganno il nostro gruppo. Per capire
il motivo dell'improvviso sileIWo, mi spinsi :fino a casa Baldi, dove vidi ricomparire i tedeschi.
Venni subito preso di mira e colpito. Sparando .gli ultimi colpi per mantenere le distanze, attraversai Ia Modolena e venni aiutato da mio zio Scaturatti e da Marcello Montanari, riuscendo
cosÌ a raggiungere i cOllIlJpagni. IPortato verso Ia Costa da mia moglie, fui soccorso da un infermiere sfollato presso la famiglia Torrice1li. Poi con una scala a pioli a mo' di barella fui portato
a piedi verso Sedrio e di lì in camion a Casola Ca:gnina, ncll'~bitazione del sagrestano. Qui :il
medico di Vezzano mi indirizzò alla infermeria partigiana da campo di Serrapiana, ma questa
era stata ,trasferita a valle e io fui ospitato e ourato in ca:sa Giorgini. Il 24 mattina fui riportato a Montecavolo, dove già ·erano giunti i .brasiliani, che con una jeep mi accompa:gnarono,
fra i combattimenti, ,a'l:l'ospedale di S. Giovanna in Persliceto, dove 10a guerra era @ià passata ».
Il Fontanesi sarà poi proposto per b decora~one di medaglia d'argento ·al V M. - Si veda in
proposito Paride Ahlegri, o.c., pago 355.
(588) Testimonianza Dermille Delmonte.
(589) Corpo Volontari della Ubertà aderente al CLN. - 76" Brigata S.A.P. «Angclo
Zanti» - Comando 2 Btg. S.A.P. «Vincenzo Terenziani» - Sede, li 9-5-45 - Oggetto: Elenco dei
morti e feriti del 2 Btg. S.A.P., in A.I.s.,R. (cartcl1a fogli d'operazione 76" brigata S.AJ>.); 3"
squadra SA.P. Montecavolo «Romeo Ghidoni », 30-4-45, in id: «n volontario Carpi Arus dopo
una sostenuta lotta di quattro ore è perito dicendo che è contento della sua sorte purché 1'Italia sia
libera dallil'mv'llsore tedesco e dai traditori. fascisti ».
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feriti e assiste poi in canonica Riccardo Grisendi, il quale però morirà di lì a poco.
Molti civili si raccolgono nella parrocchia, sulla Costa, fino al cessare della sparatoria (590). Il distaccamento, durante la notte, resta rn postazione a circa un chilometro dal paese. I tedeschi si ritirano nel corso stesso della notte (591).
Il mattino del 24 il distaccamento riceve l'ordine di prepararsi per il trasferimento a Reggio, ma più tardi arriva un contrordine e il reparto è avviato a Vezzano, con altre formazioni, per l'attacco a quel presidio (592), che viene espugnato
dopo sei ore di combattimento (593).
Nella stessa giornata del 23 aprile era stato sgombrato Salvarano, dove una
puntata di una squadra sapista si era conclusa con la cattura di due tedeschi. Anche
Puianello è abbandonato dai tedeschi il 23. Il 24 passano in continuazione sulla 63
reparti partigiani che si recano in città. Scrive il dotto Rolando Maramotti (La Quercia), già capo di stato maggiore del corpo d'armata Centro Emilia: « ... Proseguii
verso Puianello (da Paderna) per una strada battuta ed a Puianello mi venne incontro la liberazione ... La gente era tutta nelle strade, aspettava di vederci, ci applaudiva
e ci gettava fiori campestri. Attorno all'ammasso c'erano borghesi, partigiani, alleati e tedeschi tutti in una gran confusione, in quella bellissima giornata di sole
e di polvere» (594). In tutto il comune manifestazioni festose, balli popolari, cori
improvvisati. Molta gente si porta a Reggio in bicicletta o con mezzi di fortuna
per godersi lo spettacolo della città libera. Arrivano e si insediano a Montecavolo
e a Quattro Castella alcune colonne alleate, costituite da unità brasiliane. Il 25 aprile
il C.L.N., di cui è eletto presidente Enzo Zamboni, procede alla nomina di una giunta
comunale democratica, rappresentativa dei tre partiti antifascisti: Giovanni Bosi del
P.S.I.U.P. (Quattro Castella) Sindaco; Primo Delmonte del P.c.I. (Montecavolo),
Giuseppe Fontanili della D.C. (Quattro Castella), dotto Francesco Mazzini della
D.C. (Quattro Castella), Giuseppe Possenti del P.S.I.U.P. (Quattro Castella), Primo
Vernelli del P.S.I.u.P. (Montecavolo) e Enzo Zamboni del P .c.I. (Roncolo) assessori (595).
Rolando Cavandoli
(590) Testimonianza Pietro Grisendi.
(591) A.I.S.R. - Relazione cit., facciata 14a • Inoltre, sul combattimento di Montecavolo:
Stipan, Storia dello dhtaccamento volante del IlO Btg. della zona 76a Brigata S.A.P. ,in A.I.S.R.
(cartella cit.): «23-4-45 - Il distaccamento volante in colla:borazione con rultri distaccamenti S.A.P.
(in realtà si tratta solo di alcune sqruadJ:1e del 4° - n.d.r_) attacoa il presddio ,tedesco di Montecavolo e lo costringe alla resa ... »; Corpo Volontari della libertà ecc., Comando 76a Brigata S.A.;P.
«Angelo Zauti », li 24-4-45 - Oggetto: Dislocazione nostre forze, cit..: «Nel pomeriggio del 23
C.m. si sono verificati diversi attacchi tedeschi suLle posizioni 'raggiunte .... a Montecavolo, che però
i nostri sono riusdti a mantenere. E' stato riomesto ... rnforzo dai Garibaldini che però nella
sera del 23 non erano ancora g1'llnti. Sono state recuperate ingenti quantità di armi pesanti dal
2° Btg. ma con scarsità di colpi.. .. »; Guerrino Franzini, a.c., pago 751.
(592) A.LS.R., Relazione cito
(593) Corpo Volontari della Ubertà aderenti al C.L.N. C. 76 a Brig. S.A.P., Attività
operatbva, in A.I.S.R .. (cartella fogli d'operazione 76 a brigata S.A.P.):« 24-4-45 - Squadre sapiste
di Montecavolo, Pecorile, ,Puianello, Sedrio unitamente arre truppe alleate partecipano all'attacco della ,liberazione .di Vezzano sul Crostolo. Forze accantonate nemiche in Vezzano n. 400.
Il risultato dell'azione dopo 6 ore di combattimento: 150 prigionieri. Numero imprecisato di
morti e feriti ed un'ingente quantità di materiale bellico catturato. Da parte nostra nessuna
perdita ».
(594) La Quercia (Rolando Maramotti), A Puianello incontrai la liberazione, in Nuovo
Risorgimento, 25 aprile 1950.
(595) Convocazione Giunta, 3 maggio 1945 n. 862 di prot. - A.Q.C., cat. 1° cl. 4",
fascicolo 1
0.
LE VIOLENZE FASCISTE IN PROVINCIA
DI REGGIO EMILIA
(A cura di Giannino Degani)
Continuazione
III
VIOLENZE CONTRO LE PUBBLICAZIONI AMMINISTRAZIONI,
SEDI DI ORGANIZZAZIONI E DI PARTITI
La violenza contro le pubbliche amministrazioni quali il Consiglio Provinciale
e le Amministrazioni Comunali veniva esercitata con l'occupazione delle sedi, con
violenze fisiche sui componenti il Consiglio di amministrazione e le intimidazioni
seguite da minacce per costringerli a dimettersi; la presenza minacciosa di fascisti durante le sedute consiliari; infine il decreto prefettizio di scioglimento che poneva
fine ad una amministrazione popolare ed al posto degli amministratori democraticamente eletti veniva imposto un commissario scelto tra i fascisti.
Oltre che contro le pubbliche Amministrazioni, le violenze venivano commesse contro le sedi di partito e di organizzazioni socialiste e cattoliche.
Per le fonti richiamo quelle già in precedenza citate e specificatamente per
questa materia La Giustizia 22 aprile 1921 con l'elenco di amministratori di comuni
della Provincia costretti a dimettersi e La Giustizia dell'l1 maggio 1921 con l'elenco
delle Amministrazioni comunali con le votazioni ottenute, dimissionarie.
1921 - CORREGGO
Viene invasa la sede del Circolo Giovanile Socialista e bruciati i mobili e
la bandiera.
Febbraio 27 - S. ILARIO D'ENZA
Viene assalita e devastata la Casa del Popolo.
Fascismo p. 213
Febbraio 28 - RUBIERA
Viene incendiata la Casa del Popolo e vengono ferite varie persone.
Giornale di Reggio - l° marzo 1921
Marzo - FABBRICO
I fascisti entrano nei locali dell'Ufficio di Collocamento e gettano carte e
registri sulla strada, appiccandovi il fuoco.
La Giustizia - 30 marzo 1921
Marzo 15 - ROLO
Per evitare gravi incidenti una delegazione composta dal Sindaco, da un
72
assessore, da due consiglieri comunali, dal Presidente della Cooperativa Muratori, da certo Tedeschi, dal prof. Provinciali, e dal segretario Comunale
accettano le seguenti proposte del Direttorio del Fascio:
1. - Dimissioni del Consiglio Comunale.
2. - Dimissioni e allontanamento da Rolo del Segretario della Cooperativa
Gasparini Enzo.
3. - Dimissioni del Consigliere Comunale e Provinciale Camurri Vincenzo.
4. - Abolizione dell'Ufficio di Collocamento socialista e costituzione di un
altro ufficio apolitico.
5. - Obbligo del Municipio di esporre il tricolore in ricorrenza di feste nazionali.
La Giustizia - 22 marzo 1921
A.C.S. - AA.GG. e RR. 1921 b. 85/A f. « Reggio Emilia ».
Marzo 15 - CANOLO
Viene asportata dal Circolo Giovanile Socialista la bandiera e bruciata.
Marzo 17 - RIO SALICETO
Il Direttorio intima all' Amministrazione di dare le dimissioni.
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1921 b. 85/ A f. « Reggio Emilia ».
Marzo 24 - REGGIO EMILIA
Alcuni fascisti si recano al Municipio oveinnalzano la bandiera tricolore,
dopo aver bastonato l'anarchico Torquato Gobbi. Nel pomeriggio i fascisti
avevano fermato il Gobbi, operaio legatore, corrispondente de l'Umanità
Nova intimandogli di gridare «Viva l'Italia ». Il Gobbi gridò, invece, in
faccia agli aggressori « Viva l'anarchia ». I fascisti gli furono subito addosso
bastonandolo e malmenandolo in ogni modo, tanto che dovette ricorrere
all'ospedale ove fu dichiarato guaribile in 15 giorni.
La Giustizia - 25 marzo 1921
Ordine Nuovo - 25 marzo 1921
Marzo 29 - REGGIO EMILIA
Durante la seduta del Consiglio Comunale i fascisti, dalle tribune del pubblico, provocano un tumulto per imporre ad un consigliere di togliersi un
distintivo socialista.
Giornale di Reggio - 30 marzo 1921
Marzo 30 - SAN MARTINO IN RIO
Circa 150 fascisti giunti da Carpi, Correggio e Guastalla invadono il paese,
esponendo la bandiera al palazzo comunale. La popolazione si chiude nelle
case, evitando così incidenti e conflitti.
La Giustizia - 31 marzo 1921
Aprile - GATTATICO - CASTELNUOVO DI SOTTO - BAGNOLO IN
PIANO
I fascisti requisiscono e distruggono le bandiere avversarie. Imposizioni e minacce ai socialisti.
La Giustizia - 24 aprile 1921
73
Aprile - RUBIERA
L'Amministrazione Comunale socialista è costretta a dimettersi.
La Giustizia - 26 aprile 1921
Aprile - BRESCELLO
I fascisti invadono il Palazzo Comunale.
La Giustizia - 28 aprile 1921
Aprile - NOVELLARA
Di notte il vice sindaco viene trasportato a Reggio in automobile con l'ordine di non tornare più al proprio paese.
Aprile 5 - REGGIO EMILIA
I fascisti cambiano nome alle vie. Intestano a Giulio Giordani la Via Francisco Ferrer e al Fascio la via del Seminario.
La Giustizia - 6 aprile 1921
Aprile 8 - REGGIO EMILIA
Il segretario comunale di Novellara - Panarari - è inseguito e minacciato dai
fascisti. Raggiunto, viene difeso dai carabinieri. Viene pure fermato il Sindaco di Cavriago, Cavecchi.
Alla ricerca di quest'ultimo, i fascisti si recano verso le 18 alla stazione della
ferrovia Reggio-Ciano. Il capostazione, per evitare conflitti, cerca di far
partire il treno in anticipo. Avviene uno scambio di revolverate. Resta ferito il fascista Pier Luigi Davolio Marani, di Fabbrico.
In seguito a questo ferimento i fascisti entrano in città e, dopo essere passati dalla propria sede, si recano alla Camera del Lavoro, in via Farini. Invasi i locali e malmenati alcuni dirigenti della Federazione Legatori, i fascisti distruggono completamente tutti gli uffici, gettando mobili e carta
sulla strada, ove viene acceso un falò.
Contemporaneamente viene devastato ed incendiato il negozio della Cooperativa Stampa Socialista sito a pianterreno della Camera del Lavoro. Compiuta l'impresa i fascisti si recano in Via Gazzata, alla sede del quotidiano
socialista « La Giustizia» ove, senza usare violenza all'ono Prampolini che
stava per uscire, tutto viene devastato ed incendiato.
Uguale devastazione subiscono i locali del Club Socialista in Via San Rocco.
La Giustizia settimanale - 10 aprile 1921
Giornale di Reggio - 9 aprile 1921
Ursus. Come fu devastata la Giustizia.
L'assalto alla Camera del Lavoro - Reggio Democratica - 29 dicembre 1945
Francesco Bellentani. Il vandalico assalto alla Giustizia.
La Giustizia - 2 aprile 1971
Aprile - ROLO
L'ex sindaco socialista Camuni Vincenzo è costretto a firmare una dichiazione con la quale si impegna di far restaurare una Chiesa di proprietà del
Comune, requisita fin dal 1916 per deposito paglia.
La Giustizia - 17 aprile 1921
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Aprile 22-23 - REGGIO EMILIA
A seguito delle violenze fasciste, l'Amministrazione Comunale è costretta
a dimettersi.
A. Anceschi. 1921: perché si dimise a Reggio l'ultima amministrazione
socialista.
La Giustizia - 2 aprile 1971
Aprile 23 - CASTELLARANO
Trenta fascisti di Sassuolo assaltano il Comune imponendo l'esposizione
della bandiera. I vessilli del circolo socialista e della Cooperativa vengono
asportati.
La Giustizia - 4 maggio 1921
Aprile 24 - BRESCELLO
Invasione del Municipio e perquisizione della sede della sezione socialista.
Asportata la bandiera.
A.C.S. - AA.GG. e RR. 1921 b. 85/ A.
Aprile 29 - CASTELNUOVO SOTTO
Il sipario del Teatro Sociale viene asportato e distrutto perché recava nei
fregi lo stemma socialista.
Aprile - LUZZARA
Vengono banditi gli organizzatori socialisti. Le loro donne vengono imbrattate di nerofumo sul viso.
La Giustizia - 10 maggio 1921
Maggio - REGGIOLO
Alberini Paride, ex sindaco socialista, dichiara di essere stato costretto ad
allontanarsi dal paese.
La Giustizia - 3 maggio 1921
Maggio - LUZZARA
Vengono banditi per tutto il periodo elettorale l'Assessore Brioni, il Vice
Sindaco Corghi, l'ex sindaco Pontoni e il socialista Fortichiari. Il Brioni è
anche bastonato.
La Giustizia - 6 maggio 1921
Maggio - BAGNOLO IN PIANO
Viene imposto all'Amministrazione Comunale di dimettersi. Il sindaco GhinolEi Leopoldo resiste unitamente al consigliere Contini Dino al quale viene
imposto di tagliarsi la barba assomigliando a quella di Camillo Prampolini e
ciò per opera del barbiere socialista Ganassi. Dopo pochi giorni l'intera
amministrazione a seguito di nuove minacce al sindaco è costretta a dimettersi.
La Giustizia - 1" maggio 1921
75
Maggio 7 - REGGIO EMILIA
Dimissioni dell'Amministrazione Comunale con lettera del sindaco in data
7 maggio 1921.
La Giustizia - nr. 2478
Maggio 12 - CADELBOSCO SOPRA
Vengono imposte le dimissioni al Sindaco e all' Amministrazione Comunale.
Maggio 13 - GUASTALLA
I fascisti mantovani devastano la sede elettorale del Partito Popolare.
A.C.S. - AA.GG. eRR. 1921 b. 85/A f. «Reggio Emilia ».
Maggio 19 - GATTATICO
Dimissioni in seguito ad intimidazione del Direttorio del Fascio dell'Amministrazione Comunale Socialista.
A.C.S. - AA.GG. eRR. 1921 b. 85/A f. «Reggio Emilia ».
Giugno 3 - REGGIO EMILIA
I fascisti impongono la chiusura della Cassa Mutua Contadini per l'assicurazione del bestiame.
Malaguti, 35.
Giugno Il - VILLA SESSO
L'Ufficio di Collocamento è devastato.
La Giustizia - 14 giugno 1921
Giugno 15 - REGGIO EMILIA
Violenze fasciste al Consiglio Provinciale.
Giornale di Reggio - 16 giugno 1921
Giugno 19 - VILLA CANALI
Viene asportata e incendiata la bandiera del Circolo Socialista.
La Giusti.zia - 21 giugno 1921
Giugno 21 - POVIGLIO
L'Amministrazione Comunale socialista si dimette.
La Giustizia - 24 giugno 1921
Giugno 22 - CACCIOLA
Viene asportata la bandiera del Circolo Comunista.
La Giustizia - 25 giugno 1921
Luglio 3 e 4 - CAMPEGINE
Si impone la chiusura dell'Ufficio di Collocamento. Sono bastonati Tedeschi
Antonio e Ferrari Armando.
La Giustizia - 7 luglio 1921
Luglio - CAMPEGINE
Vengono bastonati e schiaffeggiati Carpi Albertina e Dall'Aglio Ines perché
76
appartenenti alla lega. Agli impiegati dell'Ufficio di Collocamento, Conti
Giovanni e Cagnolati Ovidio si impone di non andare più in ufficio.
La Giustizia - 12 luglio 1921
Luglio 15 - CADELBOSCO SOPRA
Viene devastato l'Ufficio di Collocamento.
La Giustizia - 17 luglio 1921
Settembre - BAGNOLO IN PIANO
L'Amministrazione Comunale è costretta a dimettersi.
Settembre 5 - REGGIO EMILIA
Violenze al Consiglio Provinciale.
Giornale di Reggio - 7 settembre 1921
1922 - Gennaio 4 - REGGIO EMILIA
Violenze al Consiglio Provinciale.
Giornale di Reggio - 5 gennaio 1922
Agosto 5 - REGGIO EMILIA
Il Municipio viene occupato da fascisti.
Giornale di Reggio - 6 agosto 1922
Agosto 6
Occupazione dei Municipi di Brescello, Cavriago, Albinea, Casalgrande,
Vezzano, Scandiano.
Giornale di Reggio - 8 agosto 1922
Agosto 6
Vengono fatte dimettere dai fascisti le Amministrazioni di Cavriago e
Quattro Castella.
Giornale di Reggio - 9 agosto 1922
Agosto 12 - CASTELLARANO
Sotto il titolo: « Un altro Comune ceduto dai socialisti» il Giornale di Reggio
del 13 dà la notizia che: « I fascisti hanno invaso il Comune di Castellarano
scacciandone gli Amministratori socialisti ».
Giornale di Reggio - 13 agosto 1922
Agosto 14 - REGGIO EMILIA
I consiglieri Comunali disertano l'aula. Il Direttorio è in attesa di ordine
per assumere l'amministrazione dei restanti comuni socialisti della Provincia.
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1921 b. 85/ A f. « Reggio Emilia ».
Agosto 24 - BRESCELLO
Il Consiglio Comunale è costretto a dimettersi.
La Giustizia - 24 agosto 1922
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Settembre 2 - REGGIO EMILIA
Dimissioni della Deputazione Provinciale a seguito di continue violenze
impunite.
La Giustizia - 5 settembre 1922
Giornale di Reggio - 6 settembre 1922
Le dimissioni furono poi ritirate.
Settembre 13 - COLLAGNA
L'Amministrazione comunale è costretta dai fascisti a dare le dimissioni.
La Giustizia - 14 settembre 1922
Settembre 16 - ALBINEA
Incendiato il Teatro.
Giornale di Reggio - 19 settembre 1922
1923 - Febbraio lO - REGGIO BMILIA
Il Prefetto ordina la chiusura del Club Socialista per motivi di pubblica
sicurezza.
Giornale di Reggio - 11 febbraio 1923
Marzo - REGGIO EMILIA
La sede della sezione repubblicana è devastata dai fascisti.
Matteotti, 59.
Giugno - POVIGLIO
I fascisti assaltano e incendiano la Camera del Lavoro.
Giugno 28 - REGGIO EMILIA
Un gruppo di fascisti penetra nottetempo nella Camera del Lavoro ed incendia il mobilio.
Giornale di Reggio - 29 giugno 1923 - n. 146
Matteotti, 68.
Giugno 28 - CASTELNUOVO SOTTO
E' invasa e distrutta la sede della Lega braccianti e del Circolo operaio.
Matteotti, 68.
Giornale di Reggio - n. 147 - 30 giugno 1923
Luglio - SALVATERRA
Viene incendiata la porta della canonica del parroco Don Francesco Servi.
Matteotti, 70.
Ottobre 7 - REGGIO EMILIA
Alcuni fascisti intervengono ad una riunione dei soci della Cooperativa
Stampa Socialista. Proteste dell'ono Prampolini.
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1923 b. 61/b f. «Reggio Emilia ».
1925 - Gennaio 4 - REGGIO EMILIA
Akuni,Jascistr·penettàti'-'fteUa.~e
èella.·Lega.-RUzeGt:iaLdanneggooGi.mobili...
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1925 b. 93 f. « Reggio Emilia ».
78
Ottobre 27 - REGGIO EMILIA
Alcuni fascisti si fanno consegnare una cassetta contenente libri e registri
della sciolta Loggia Massonica.
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1925 b. 93 f. « Reggio Emilia ».
Novembre 11- REGGIO EMILIA
Il Prefetto decreta lo scioglimento della Camera del Lavoro in base all'art. 3
della legge comunale e provinciale.
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1920-1923-1945 b. 51 f. « Reggio Emilia ».
1926 - Febbraio 25 - CASTELLARANO
Il Prefetto di Reggio E. scioglie il drcolo cattolico.
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1920-1923-1945 b. 51 f. « Reggio Emilia ».
Luglio 27 - CASTELNUOVO SOTTO
Il Prefetto di Reggio Emilia decreta lo scioglimento dell'Unione Nazionale Reduci.
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1920-1923-1945 b. 51 f. « Reggio Emilia ».
Ottobre lO - BAGNOLO IN PIANO
Il Prefetto di Reggio E. in esecuzione delle disposizioni del Ministero datate
17 settembre 1926 n. 22401, scioglie il Circolo Amici della Musica.
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1926 b. 109 f. «Reggio Emilia ».
Novembre 1 - LUZZARA
Il Prefetto di R. E.scioglie la Società di Mutuo Socco;rso Felice Cavallotti.
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1926 b. 109 f. « Reggio Emilia ».
1927 - Giugno 23 - MASSENZATICO
Il Prefetto di R.E. scioglie la società «Nach Der» (Società di Risparmio).
A.C.S. - Div. AA.GG. e RR. 1920-1923-1945 b. 51 f. « Reggio Emilia ».
(continua)
Documenti e testimonianze
ANTIFASCISTI DI FRONTE AL TRIBUNALE SPECIALE
(Con note di VivaI do Salsi)
N. 125 Re; Gen.
SENTENZA N. 571
IN NOME DI SUA MAESTA'
V I T T O R I O E M A N U E L E III
PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA' DELLA NAZIONE
RE D'ITALIA E DI ALBANIA
IMPERATORE D'ETIOPIA
Il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, istituito ai sensi dell'art. 7
della legge 25-11-1926 n. 2008, composto degli IIl./mi Signori:
LE METRE Cav. Gr. Cr. Gaetano - Luog. Gen.
PRESIDENTE
PRESTI Dott. Comm. Giovanni - Proc. Mi!. Re Imp.
GIUDICE RELATORE
RODOGNA Avv. Comm. Raffaello - Cons. Gen.
GIUDICE
PALMENTOLA Comm. Aldo - Console
idem
PALMERI Comm. Gaetano - idem
idem
VEDANI Dott. Cav. Uff. Mario - idem
idem
FIORETTI Comm. Eugenio - idem
idem
Ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nel procedimento penale a carico di:
- VIANI Alfeo di Alfonso e di Bigi Giulia, nato a Reggio Emilia il 18 gennaio
1909, rvi residente Villa S. Bartolomeo 128, celibe, muratore, censurato, detenuto dal 13-12-1941 - XX
IMPUTATO
a) del reato di cui all'art. 270 capov. 2" c.P. per avere partecipato ad una associazione a carattere comunista diretta a sovvertire violentemente gli ordinamenti
economici e sociali costituiti nello Stato;
b) del reato di cui agli artt. 272 p.p. e 110 c.P. per avere, in concorso tra loro e
con altri, fatta propaganda per il sovvertimento violento degli ordinamenti
economici e sociali costituiti nello Stato;
c) del reato di cui agli artt. 110 e 270 p.p. c.P. per avere, in concorso tra loro e
con altri, promosso, costituito, organizzato e diretto la associazione a carattere
comunista di cui alla lettera a) della rubrica;
d) del reato di cui all'art. 158 T.U. 18-6-1931 n. 773 delle leggi di P.S. per essere
80
espatriato per motivo politico, senza essere munito di passaporto o di altro
documento equipollente.
Con la circostanza della recidiva, a sensi dell'art. 99 n. 1 c.P.
Reati commessi in territorio di Reggio Emilia e comuni limitrofi in epoca precedente e fino alla data dell'espatrio.
In esito al pubblico dibattimento, sentiti il P.M. nella sua requisitoria e
l'imputato, che, col suo difensore, ha per ultimo avuto la parola, osserva
IN FATTO ED IN DIRITTO:
A seguito d'istruttoria a rito formale, con sentenza della Commissione Istruttoria in
data 5 ottobre 1939, il prevenuto, in istato di latitanza, unitamente ad altri, fu rinviato a giudizio per rispondere dei fatti delittuosi sopra in epigrafe enunciati.
Al dibattimento svoltosi dal 20 al 25 dello stesso ottobre, fu ordinato lo
stralcio degli atti e la sospensione del procedimento soltanto nei riguardi dei
latitanti.
Il VIANI fu dalla Polizia germanica arrestato il 13 dicembre 1941 e consegnato nel giugno U.s. alle nostre Autorità.
Poiché ai sensi delle vigenti norme sul rito contumaciale conservano validità
la ricordata sentenza di rinvio a giudizio e gli atti processuali precedenti, su richiesta del P.M. in data 6 luglio U.s., è stata fissata l'udienza.
All'odierno dibattimento, per le parziali ammissioni dell'imputato e per le
prove documentali e testimoniali, è stato accertato quanto segue.
Nella primavera del 1939, dall'Autorità di P.S. fu scoperta nell'Emilia una
pericolosa associazione comunista, bene attrezzata di materiale per la stampa e la propaganda, che attraverso notevole attività era riuscita a fare proselitismo anche nelle
file del fascismo e ad attrarre nel suo seno un ufficiale della Milizia, segretario politico di un fascio del Reggiano, che, attraverso l'opera del vecchio comunista VIANI,
già condannato da questo Tribunale nel 1934 per attività sovversiva, e poi espatriato
clandestinamente per motivi politici in Francia, il quale gli dava le istruzioni e le
direttive sull'attività propagandistica ed organizzativa da svolgere, tale attività in
larga misura svolse, tanto che fu condannato da questo Tribunale ad anni 20 di
reclusione.
Vasta fu l'opera di propaganda e di organizzazione del VIANI.
Egli attrasse al comunismo Beltrami Renato e con questi diresse la raccolta
dei contributi e la propaganda; assieme a Poppi Osvaldo acquistò un duplicatore
per la stampa; preparò le minute per i libelli. « La federazione comunista di Reggio
Emilia» « La Via della libertà» ecc.; diresse la diffusione della stampa anche attraverso lancio di manifestini; fece opera di proselitismo anche col suo vicino di casa
Montanari Serenio; partecipò, avendo parte, preminente, a riunioni che si tenevano
per l'incremento della sovversiva associazione. Esponenti dell'associazione, e gregari,
anche in dibattimento, furono espliciti e concordi nell'attribuire i fatti di cui sopra
'11 VIANI. Cosi i predetti Beltrami e Poppi e tal Vetralla (1) .
. {l}·:E'-mo.to.çhe l!l"'polJzia~Jal!€i~ta; nel corso- degli .. interrogatori a carico di arrestaci
o sospettari di atcività antifascista, non esitava a ricorrere a violenze e sevJzie.
Albbastanza numerosi furono i casi di morte sotto le sevizie, dU!'ante l'espiazione della
81
Oggi, all'udienza, specialmente il teste Commissario della P.S. Giammusso
Salvatore ha confermato i fatti sopra rìferiti lumeggiando la figura di pericoloso sovversivo del VIANI.
Nei fatti come dianzi accertati, il Tribunale ravvisa gli estremi giuridici di
tutti i reati rubricati.
Commisurando le pene all'entità dei fatti e alla pericolosità dell'imputato ritiene equo dover condannare il VIANI a complessivi anni ventidue di reclusione
e a lire venticinquemila di multa risultanti dal cumulo di:
anni undici di reclusione per il reato di cui all'art. 270 p.p. c.P.; anni cinque di
reclusione per il reato di cui all'art. 272 p.p. c.P.; anni tre di reclusione per il reato
di cui all'art. 270 2° capov. c.P.; anni tre di reclusione e lire 25.000 di multa pel
reato di espatrio clandestino di cui alla lettera d) della rubrica; compreso in ciascuna
delle predette pene parziali l'aumento di un sesto per la contestata recidiva specifica.
Conseguono ope legis:
l'interdizione perpetua dai pubblici uffici (art. 29 c.P.); la libertà vigilata (art. 230
n. I c.P.); il pagamento delle spese processuali e di custodia preventiva (art. 488274 c.P.P.).
Il Relatore
GIOV. PRESTI
P. Q. M.
Letti ed applicati gli artt. 110 - 270 p.p. - 272 p.p. - 270 - 2° Cap. - 99 - 1°
Cap. n. 1 - 29-230 n. 1 - 73 c.P. 158 legge vigente di P.S.
dichiara Viani Alfeo responsabile di tutti i reati ascrittigli coll'aggravante
della recidiva specifica, e, cumulate le pene, lo condanna ad anni ventidue di reclusione e a Lire venticinquemila di multa, con le conseguenti interdizione perpetua dai
pubblici uffici e libertà vigilata, nonché al pagamento delle spese processuali e di custodia preventiva.
Roma, ventisette agosto millenovecentoquarantadue
Anno ventesimo dell'Era fascista
Il Presidente
G. LE METRE
(Seguono le firme dei giudici, del Relatore e del Cancelliere).
-k
*
*
Questa sentenza contro il Viani Alfeo altro non è che la procrastinazione
di un'altra già emessa dallo stesso tribunale il 20-~O-1939 a carico di Poppi, Beltrami, Bianchi, Caleri M., Casi, Cocconcelli, Giuliani, Sacchetti, Barbieri, Bellelli, Bo
nezzi, Casoli, Fant,uzzi, Giaroni, Guerrieri, Manicardi, Miari, Montanari Romani,
Salvarani, Torreggiani, Vecchi, . 13edogni.
Infatti in calceal capo d'implttazione si legge: «reati commessi in territorio
di Reggio Bm. e comunilim.itrofi in epoc(j precedente e fino alla data dell' espatrio ».
pena !inflitta dal T.S., o. -dopo l'uscita dal carcere, per lo più di tubercolosi.
Per attenuare. gH effetti del massacro, la. Direzione comunista, dopo attento esame
della situazione, decÌse'di orientare gli atdvisti che si trovassero in diff.icoltà a negar tutto,
a-riversare [eresponsabiHtà su quei loro compagni- ohe fossero sfuggiti alla cattura riparando
poi aH' estero.
82
Il Viani espatriò, nella seconda metà dell'aprile 1939, perché ricercato
dalla polizia fascista con ordine di cattura del Procuratore Gen. presso il Tribunale
speciale, mentre i suddetti erano arrestati e rinchiusi nelle carceri di Reggio Emilia e
di Castelfranco Emilia.
Cos'era successo allora, cioè nell'aprile 1939? Ce lo dice un rapporto della
Questura dell' epoca:
«Nel mese di aprile, u.s. (1939) in seguito abili e pazienti indagini svolte
da questa Questura, si è riusciti ad identificare ed a colpire in pieno una complessa
organizzazione comunista che operava da circa due anni in questa provincia (Reggio Emilia) e che mirava... a propagandare i principi più velenosamente bolscevichi, preparandosi, nello stesso tempo, alla preparaziòne di più audaci e clamorose
manifestazioni di sovversivismo, come la progettata diffusione, in occasione del 21
aprile e del r maggio u.s., di manifestini con stampigliature comuniste, sequestrati
in gran numero e già preparati e pronti allo scopo ».
T ali manifestini recavano i titoli: «La Via della libertà» in cui si parlava
della demagogia fascista e si spiegavano le cause che determinarono la perdita della
Catalogna da parte dei repubblicani spagnoli; «Inchiesta sui lavoratori edili» con
la denuncia dello sfruttamento del lavoratore: 9 ore di lavoro e solo 8 pagate, le
tariffe troppo basse, ecc.
Da dove era partito l'arresto che provocò la RETATA a catena con gravissimo
pregiudizio dell'organizzazione clandestina comunista? E' sempre il rapporto della
Questura dell'epoca che lo dice:
«Da tempo questo ,ufficio seguiva le mosse di un gruppetto di persone
della vicina frazione di Codemondo che, si diceva, si riunivano quasi tutte le sere
nell'abitazione del fornaio Nironi Saffo per ascoltare le trasmissioni radio provenienti da stazioni comuniste (da più di sei mesi andavano per ascoltare «Radio
Barcellona»), e per fare della propaganda antifascista ».« In seguito ad una più
precisa indicazione fiduciaria ... » fu dato inizio alt' operazione di polizia che portò
all'arresto di 81 persone (23 risultavano iscritte al partito fascista): 49 vennero
denunciate al Tribunale speciale (di queste 3 risultavano latitanti: Viani Alfeo, lotti
Armando e Menozzi Fernando) e 32 furono sottoposte all'ammonizione.
Durante le perquisizioni eseguite negli appartamenti degli arrestati f.urono
inoltre rinvenuti dei volantini dal seguente titolo: «Morte al duce serfo fedele
di Hitler »; «Morte al fascismo »; «Il duce e i Savoia fanno milioni, mentre noi
si muore di fame ».
Il Viani espatriò clandestmamente - come già detto - nella seconda metà
dell'aprile 1939. Raggiunse Parigi, prese contatti con altri reggiani, condusse una
vita difficile ed amara sin dal principio. Poi scoppiò la guerra, il partito comunista
francese fu posto fuori legge, ciò che causò implicazioni gravi al fuoriuscitismo
politico ed alla stessa organizzazione com.unista italiana, anche se questa meglio si
districava, esperta com'era dell'organizzazione clandestina. Egli fu costretto a
lasciare Parigi (aveva scontato un mese di carcere perché sprovvisto di documenti
di identità e soggiorno) cercando rifugio nella Charante; ma fu preso dalla polizia
francese e rinserrato nel locale campo di concentramento per stranieri. Fuggì portandosi nelle campagne di Bordeaux, ove trovò da occuparsi come muratore. Qui
8.3
incontrò dei compagni francesi e spagnoli coi quali collaborò nel lavoro politico di
orientamento e nell'insegnamento delle norme che regolano la vita clandestina di
un partito politico messo nella illegalità.
Il 13-12-1941 la polizia tedesca di occupazione lo arrestò e, ottemperando agli accordi presi con la polizia fascista italiana, lo consegnò nel giugno 1942 alla
polizia fascista, che lo tradusse in Italia a disposizione del Tribunale speciale.
Dopo stringenti, sommari interrogatori, per contestargli le accuse sorrette
o rese da alcuni imputati dell'arresto del 1939, egli venne giudicato il 27-8-1942 e
condannato complessivamente ad anni 22 di reclusione, L. 25 mila di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici e alla libertà vigilata.
Pena durissima che verrà elevata ad anni 23, mesi 4 e gg. 6 di reclusione
per commutazione della multa in pena detentiva, risultando il condannato INSOLVIBILE per le precarie condizioni economiche della sua famiglia.
Si scorge, nella sentenza, che il Tribunale fascista valutava l'espatrio politico
come reato più grave dell'espatrio comune. Infatti, mentre il rapinatore o l'assassino
latitante che fuggiva all' estero clandestinamente, se preso, veniva condannato per
questo solo reato alla pena dello arresto da 3 mesi ad un anno ed all'ammenda
da 2 a 6 mila lire, per l'antifascista che espatriava, come il Viani, per motivi politici,
la pena era da 2 a 4 anni di reclusione e la multa non doveva essere inferiore alle
20 mila lire.
Infine alcune parole sul collegio giudicante che era composto di 7 membri
di cui 1 senza diritto di voto.
All'inizio della sua attività il Tribunale speciale era presieduto da un generale dell' esercito o della marina o dell' aereonautica, da 5 giudici scelti fra gli
ufficiali della milizia fascista aventi il grado di console, e da un giudice relatore
(questo non votava) scelto fra il personale della giustizia militare (art. 7 legge istitutiva del tribunale speciale).
Successivamente presiedeva (è il caso del processo di cui si parla) un luogotenente generale della milizia fascista, insignito dalla Corona d'Italia, di Cavaliere
di Malta o dei SS. Maurizio e Lazzaro (altra prova del consenso della monarchia
all'attività nefasta del regime).
Il collegio che giudicò Viani era composto di 6 ufficiali della milizia e di
un rappresentante della giustizia militare - il Presti - che, p,ur non contando nulla
essendo relatore senza diritto al voto, non disdegnava di assumere il compito e la:
responsabilità di ESTENSORE della sentenza motivata.
VIVALDO SALSI
Uno scritto di Pasquale Marconi
CHIRURGIA PA:RTIGIANA
Su questa rivista (Ricerche storiche n. 9) Guido Laghi, pur intitolando
semplicemente il suo contributo «Appunti sul problema sanitario presso
le formazioni partigiane reggiane» ha trattato diffusamente della sit1ufb.
zione sanitaria delle forze operanti nella nostra provincia. Poiché non si
conoscono molti documenti riguardanti l'argomento, crediamo di far cosa
utile pubblicando una testimonianza diretta, che mostra al vivo le difficili
condizioni in cui i medici erano chiamati ad operare.
E' un breve scritto di Pasqual!e Marconi, trovato tra le sue carte,
insieme con altri documenti riguardanti il tempo del partigianato. Non
reca né data né indicazioni che possano chiarire se esso doveva servire
per pubblicazione o relazione: comunque fu èertamimte scritto a Lib'erazione
avvenuta. Purtroppo manca della chiusa, che non è stato possibile rintracciare.
C. G.
Dopo tre mesi di prigione nelle carceri di S. Tommaso, a Reggio Emilia, al
cui direttore sèrberò perenne gratitudine per la promozione all'Ufficio di Infermiere,
ufficio che mi consentiva di restare fuori cella, nella primavera del 1944 mi recai
colle bande partigiane sull'Appennino Tosco-Emiliano come Vice Commissario generale delle formazioni e direttore dei servizi sanitari.
lo credo che gli avvenimenti non sono opera del caso ma sono predisposti
secondo un piano e sono sempre diretti a un fine anzi a molteplici fini che noi il
più delle volte non riusciamo a scoprire e ad apprezzare.
Quel mio periodo, riportandomi ad esercitare l'arte medica, e soprattutto
quella chirurgica, in condizioni preistoriche, ha servito tra l'altro a rifornirmi di
una dose di ammirazione e di entusiasmo per i benefici di attrezzatura e di ambiente
che possiamo sfruttare oggi in un istituto di cura.
In principio ero l'unico medico quindi dirigevo me stesso, ma in seguito
il servizio sanitario poté essere svolto da un gruppo di giovani medici pieni di coraggio e di volontà, coadiuvati da studenti e da qualche infermiere più o meno
diplomato.
Alcuni erano addetti alle formazioni, altri alle infermerie. Dire come era
allestita e come funzionava un'infermeria non è facile. Qualche materasso o pagliericcio per terra, in catapecchie di montagna, talvolta in capanne, qualche strumento rudimentale, pochi medicinali, poca medicazione; una volta un colpo di mano
o un fornitore generoso ci arricchiva di cerotto, un'altra di sieri; sempre in allarme,
sempre in procinto di sfollare, di giorno e di notte, nel sole e nella tormenta. Nel gennaio 1945, con un metro di neve, un rastrellamento ci obbligò a trasferirci dalla
valle del Secchia alla v,alle dell'Enza. Torrenti da guadare, strade da attraversare
86
sfuggendo alle pattuglie tedesche; avemmo parecchi congelati ai piedi che guarirono
bene: al massimo col sacrificio di qualche dito.
Nonostante che le condizioni' igieniche ed alimentari fossero molto scadenti
per la mancanza di sapone, d'indumenti, per il vitto scarso e troppo uniforme mesi di pane e formaggio; assenza di frutta e verdura - non avemmo a lamentare
epidemie: in abbondanza scabbia, pidocchi, enterocoliti, sopportate con molta
filosofia.
Durante un rastrellamento nel luglio 1944, nell'alto modenese, dovemmo
sgombrare d'urgenza l'ospedale allestito nelle scuole di Fontanaluccia pomposamente
intitolato « Ospedale d'Armata ».
Tutti i ricoverati che potevano camminare si avviarono con i loro mezzi in
tutte le direzioni che promettevano un rrfugio; quattordici feriti gravi su barelle di
fortuna, mobilitando tutte le donne rimaste in paese, li feci trasportare in case lontane, tra i boschi.
I tedeschi si fermarono una settimana: di giorno restavo appiattato negli anfratti del torrente Dolo, di notte mi recavo a medicare i feriti, allume di un mozzicone di candela fornito dal parroco, nell'indigenza assoluta di ogni mezzo; qualche
ragazza, alcune suore dell'Ospizio prestavano la loro opera preziosa.
Furono notti di grande tribolazione. Un -ferito cranico gravissimo era stato
deposto in un fosso ben mascherato da alberi e frasche; ebbe giorni di delirio e di
febbre; non sentì i tedeschi che gli passarono vicino senza scorgerlo; poi guarì come
guarirono tutti: la sorte ci era propizia.
Un partigiano era rimasto ferito presso Sillano di Garfagnana da un colpo di
fucile all'ascella, per incidente; fu portato con mezzi di fortuna nella nostra zona
perché là mancavano di medici: interessato il polmone, emotorace imponente, condizioni gravissime; l'inizio di un rastrellamento ci obbligò a rimetterlo su una barella
di rami per ore e ore di viaggio; si manifestò un flemmone del dorso che largamente inciso esitò per parecchi giorni pus, brandelli necrotici cancrenosi con un
fetore insopportabile per gli altri feriti: anche quello guarì.
Un giorno, sempre a Fontanaluccia, a un tiro di schioppo dal paese, nascosto
nel bosco, sentivo le grida dei tedeschi, il rumore delle porte sfondate; vedevo le
fiamme dell'Ospedale d'Armata che bruciava; nel pomeriggio, dopo lunghe ore d'attesa, mi parve che tutto fosse calmo: uscii dalla macchia per avvicinarmi cautamente
alle case.
Incontrai una donna che mi andava cercando per un parto difficile; si trattava
di un'emorragia da placenta previa e potei con un rivolgimento salvare capra e cavoli:
in quelle condizioni bisognava dimenticare l'indirizzo chirurgico dell'ostetricia.
Ricordo un gruppo di feriti gravi sul fieno in una capanna sopra Civago,
presso l'Abetina reale: un fratturato del femore cui potei applicare un gesso «bacino - piede », un addominale che ebbe buon esito contro ogni speranza.
Ho provato che cosa significa la mancanza dell'indagine radiologica nelle ritenzioni di proiettili e nelle fratture; e ho invidiato la perizia dei vecchi medici non
viziati dal sussidio di tanti esami speciali.
Ho provato le difficoltà enormi, talora insormontabili, della ricerca di un
proiettile che sembrava lì a portata di mano. Ho dovuto eseguire anche qualche
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intervento di chirurgia vera, limitandomi sempre a casi indispensabili, per la ripugnanza di operare senza nessuna garanzia di ambiente e di mezzi. Per operare due
ernie &trozzate non riducibili col taxis, in mancanza di materiale sterile, ho dovuto
servirmi di vesti, garze, guanti di filo bolliti nell'acqua; la fortuna ci era favorevole
perché in ambedue si ebbe guarigione per prima; senza complicazione decorse pure
un'amputazione di gamba al terzo inferiore.
Ebbi alcuni casi di appendicite acuta e, contro il mio orientamento, dovetti
tentare le cure mediche sperando in un raffreddamento che, per la solita fortuna
benigna, si verificò.
In un caso che sembrava particolarmente grave inviai due donne staffetta al
mio Ospedale (il S. Anna di Castelnuovo Monti: n.d.r.) per avere materiale e strumentario ma al ritorno furono fermate dai tedeschi, i tomboli sequestrati, senza altre
conseguenze spiacevoli; e nel giorno fissato per l'operazione invece delle staffette
arrivarono i tedeschi in tastrellamento.
Però anche questo caso ebbe lieto fine e l'operazione potei eseguirla nell'Ospedale partigiano che installammo subito dopo la Liberazione nel sanatorio sgombrato dell'Istituto di previdenza a Reggio, tanto per rifarci delle miserie passate.
Un giorno, passando a visitare una prigione del Comando partigiano, vi trovai un giovane chirurgo bergamasco catturato la sera prima in Garfagnana con alcui soldati della divisione Italia; lo portai subito con me per sistemarlo in un'infermeria dove rese preziosi servizi fino alla nostra e sua liberazione.
Negli ultimi mesi gli alleati cogli aeroplani ci rifornirono di medicamenti,
materiale di medicazione, strumentario, generi di conforto; ciononostante non è
facile esprimere la sensazione che ho provato la prima volta che ho potuto ripren(qui termina il dattiloscritto)
Recensioni
ROLANDO CAVANDOLI
Le origini del fascismo a RBggio Emilia, 19191923 - Editori Riuniti, Roma - pagg. 272,
L. 2.000.
Molte e molte pagine sono ormai state
scritte e pllbblicate sulla situaz:one politica
e sociale italiana nel contesto della 'quale
poté nascere ,e svilupparsi quello che poi
divenne ,il ,fascismo. Tuttavia, a oltre cinquant'anni da quell'epoca, mi sembra che
non sia stato ancora pronunciato un giudizio storico globale 'sulla genesi e sulle
trasformazioni di crescita di quel singolare
fenomeno che sottopose il popoIo italiano
per oltre un ventennio ad uno stato di soggezione politica e poliziesca e che ne arrestò, o addirittura ne arretrò, lo sviluppo civile e sociale, e soprattutto morale, portandolo
poi fatalmente, con aJternanze avventuristiche e contraddittorie di provvedimenti e di
iniziative, al tragico sbocco di guerre sanguinose, all'occupazione straniera, alla distruzione della ricchezza nazionale e alla rovina.
Questa -lacuna nello studio della storia del
nostro Paese si può forse spiegare ave si considerino alcuni aspetti dell'insorgere di quel
fenomeno. Innanzi tutto Ja varietà (e a volte
la .contraddittorietà) dei motivi politici, economici, culturali e sadali che ne determinarono Ja nascita, a seconda cioè delle zone
e del tempo ,in cui esso apparve e si sviluppò; poi l'inserimento nelle differenti formazioni « neoplastiche » locali di componenti,
anch'esse degenerative, soprattutto di origine
storica, caratteristiche di una nazione, come
l'Italia, in cui l'unità statuale da poco tempo
si era formata e in cui <la democrazia non
aveva raggiunto che un aspetto del tutto formale; e, ancora, i frequenti mutamenti di comodo di certi valori e di certe finalità imposti dal vertice, che nascondevano fallimenti
clamorosi di una politica velleitaria, svolta
fra lutti, sangue e rovine; infine, le oscHlazioni e, meglio, gli squilibri di colui che, trovatos'i inattesamente (soprattutto per sé stes-
so) ad essere hl leader di un movimento così .composito e poi, con enorme facilità, addirittura capo del governo, riuscì a trasformare quel movimento in uno strumento di
mero potere, cercando di mascherare la sua
azione con la creazione di una pretesa « dottrina» che nulla aveva a che vedelle con i
connotati pseudoideologici delle singole componenti originarie, ma che avrebbe dovuto far
apparire ,il fascismo, anziché (quale era) un
formidabile complesso al servizio di un uomo
(peraltro a 'Sua volta condizionato da imponenti interessi economici opposti agli interessi del popolo), una grande novità costitu2Jionale, civile e sociale capace di sostituire
le ldeologie politiche dell'Ottocento e di imporsi in tutto il mondo.
Se, non soltanto a Reggio - dove il lavoro di Rolando Cavandoli ha grandemente
contribuito a farlo - , ma in tutte le diversiss,ime zone d'Ttalia si fosse compiuto
uno studio 'sulle origini Jocali del fenomeno
fascista con serietà e acutezza pari a quelle
impegnate dal nostro A., solo allora gli storici
avrebbero potuto comporre un quadro di assieme di grande interesse per le future generazioni, mettendole in condi2Jione di recepire un
giudizio storico globale sulle origini del fascismo in Italia.
E' questo - a mio avviso - il maggior merito dell'opera che mi accingo a recensire, per h cui valutazione mi è parso
necessario premettere questo breve cenno:
opera modesta nella veste editoriale quanto
esemplare per i dati, le notizie e le informazioni raccolte con Ia consueta 'cura ed
ampiezza, .così da farne una fonte di alto
:nteresse e di grande attendibilità. Ed è appunto sulla base di esse che l'A. :ha tentato - e clè 'in gran parte riuscito - di fare
una diagnosi delle varie componenti che, da
noi, diedero luogo a quel fenomeno (che
io giudico patologico) che fu ,il fascismo, che
si manifestò ano stesso modo col quale si
crea in un organismo quel terribile male
che la moderna Medicina definisce appunto
90
«una proliferazione ceHulare atipica, ap«parentemente spontanea, ad accrescimen«to progressivo, senza capacità di strutture
«definitive e regolata da l.eggi proprie non
«conformi a quelle dei tessuti normali, onde
«esse restano estranee all'organismo in cui
«sorgono 'e si sviluppano, producendo a
«questo irreparabili conseguenze ».
* * *
E veniamo alla recensione. La prima
parte del volume (capitolo dal I al V) descrive, per stare .all'immagine che ce ne fornisce 1a P.atologia medica, la condi:i'lione
umana, economica, socirue e politica della nostra provincia fra il 1918 e il 1920, cioè dell'organismo pieno di acciacchi sul quale staV'a per insorgere il male. E la descrizione è
veramente ottima: lo squilibrio fra l'arretratezza dell'agricoltura, dovuta soprattutto
aH'ignoranza ,e alla grettezza del:l:a proprietà, e
il pur timido inizio di un certo progresso
industriale con il conseguente lento ma costante spostamento di masse agricole verso
l'opiDicio, av·vio ad una nuova condizione
sodale dei lavoratori (e qui, a mio avviso,
sarebbe stato opportuno un più ampio soffermarsi sul modo come si giunse aRa occupazione e alla successiva riprusa del progetto di cooperativizzazione della più grande
industria reggiana di quel tempo); la scarsa diffusione della cultura, anche elementare;
l"alifacciarsi del grave problema morale e sociale del riassorbimento degilii ex combattenti
da parte di una sooietà impreparata sia a
cogliere l'esigenza di dare dignità e lavoro
ai suoi figli e specialmente a quelli che avevano sostenuto ,il maggior peso e i più gravi
sacrifoici della guerra, sia a creare o almeno
a dare l'avvio alla creazione di queHe strutture Qhe sono indispensabili alla efficienza
di una ·vera democrazia; l'altro problema affine a questo, ma con esso in conflitto di iniziare al ciclo dell'a produzione le decine di migliaia di giovanissimi ufficiali dì
complemento (ne1la quasi totalità di ;provenienza piccolo borghese) congedati dalle armi
e privi di stabilità e inquieti - oggi si direbbe contestatori - , dopo un periodo vissuto pericolosamente ma assaporando posizioni autoritarie di governo degli uomini col
conelativo godimento di pur modeste quanto
inattese possibilità, 'anche se provvisorie, di
disponi:bilità finanziarie; la condizione infine
di coloro che percepivano un reddito monetario fisso, ridotto ad una miserevole percentuale del potere di acquisto a causa della
svalutazione.
Queste sono le pennellate plU vive che.
l'A. ha dato mag1strmente, sia pure con varia intensità di colore, al quadro economicosociale di quel biennio, al quale ha poi aggiunto una documentata descrizione della situazione politico-sindacale deli'intera provincia, che può riassumersi a grandi linee così:
un partito socirulista in grande espansione, sia
per il prestigio ohe gli dava fra le masse p0polari l'atteggiamento neutralista e pacifista
da esso tenuto durante :il periodo dell'interventismo e della guerra, sia per ~'enor
me eco che veniva a noi 'dalla rivoluzione che aveva travolto H regime zarista per
cui i nomi di Lenin e di Trotslcij erano
divenuti familiari fra gli operai e i contadini forse !allcor più di quanto negli anni 90
dell'Ottocento lo fosse stato iI nome di Camillo Prampolini; un pa'l.'tito socialista che,
pur affetto dalle congenite ricorrenti scissioni, stava per esprimere la grande frazione
comunista anche in un ambiente - come il
reggiano - 'in cui la predicazione riformista
prampoliniana .tutto avrebbe potuto lasciar
prevedere aH'inruori del conso1ìdarsi dehl'ata estrema dello schieramento marxista; la nascita di un grande partito confessionale che,
avvalendosi della formidabile e capillare organizzazione della Chiesa, era riuscito ad
ottenere fin dal 1919 un clamoroso successo
elettorale, proponendosi - nonostante la sua
conformazione poliedrica - in netta alternativa al socialismo; una borghesia travolta da
un'ondata di panico e che, incapace di abbandonare i vecchi temi conservatori per adottare nuove formule di grande apertura sociale, proponeva soluzioni reazionarie in pasticciate alleanze massonico-conservatrici a sostegno e in difesa di grandi interessi economici precostituiri, che non intendeva mollare; un sindacalismo, infine, in gran parte
allora ancorato (e giustamente, data ['epoca
in cui operava) ·a rivendicazioni strettamente salariali, che tuttavia si stava preparando
a recepire le ispirazioni sociali che gLi venivano dal socialismo e dallo stesso messaggio cristiano.
Manca tuttavia, a mio avviso - in questo ampio quadro - un accenno, che l'acutezza dell'A. avrebbe saputo e potuto sviluppare, su due fenomeni singolari che, assieme ad ·altri, caratterizzarono quell'epoca
in cui germinò, se non nacque, il. fascismo.
Anzitutto quello del «pescecanismo », cioè
l'arricchimento repentino di grandi e piccoli
91
profittatori ai danni della comunità, che
creò un ceto nuovo di accumulatori di ricchezza dalle mani inesperte che determinò
da un lato, una sostanziale indisponibilità
di ingentissimi capitali da destinare ad usi sociali o comunque produttivi, che naturalmente in gran parte presero la via dell'estero, e dall'altro lato aperse un clamoroso confronto fra lo sfacciato consumo di questi
beni con Ja miseria diffusa fra i ceti popolwi. In secondo 1uogo quello dell'inguaribile
massimalismo che serpeggiò e spesso condizionò l'indirizzo dci partito socialista, che
si impegnò anche allora su obiettivi spesso
velleitari. con lotte perdute e talora condotte
con mez2Jl obiettivamente controproducenti.
T·alché si dovette attendere il matuvare dehla
dirigenza comunista perché le masse fossero mobilitate per obiettivi non velleitari, cioè
considerati e !Valutati come suoI dirl>i «coi
piedi sulla realtà », e solo quando si presentavano prospett:irve di probabile vittoria.. lo
stesso assistetti nel '19 ,ad interventi indiscriminati in una grande sta:done ferroviaria per
impedire a un tJ1eno di partire solo perché su
di esso avevano preso posto due, dico due,
giovani ufficali di complemento ex combat~
tenti e decorati (in congedo, ma oHbligati li
indossare la divisa per seguire i corsi universitari straordinari) i qurui se ne tornavano
a casa loro dopo aver sostenuto un esame; e
fu necessario che quei due scendessero dal
treno perché aItri mille e più cittadini, nella
magg,'or parte operai, potessero riprendere
11 viaggio per raggiungere le loro sedi.
Con rampia premessa descrittiva dcil'ambiente reggi ano - la quale nUlla perde
del suo contenuto e nel suo significato anche se l'A. ,abbia omesso di ricordare i dlJJe
fenomeni di cui ho detto - J'opera entra a
vele spiegate nel vivo dcil'argomento che
si prefigge: le origini del fascismo nella
nostra provincia.
Sono i capitoli dal VI al X, sui quali inutilmente - a mio 'avviso - soltanto una critica faziosa potrebbe trovare argomenti da
proporre, dato che siamo di fronte ad una
« trancia» veramente storica di vita reggiana
che l'A. ha saputo trarre dai suoi studii, dalle sue informazioni e daJ1e sue osservazioni,
raccolte, eJaborate e maturate con obiettivo
spirito critico. Cosicché questa opera aoquista
tutti ,i titoli per ,essere collocata fra le migliori
pubMicazioni in materia, uscite in questi ultimi decenni.
Riconosciuta l'esistenza di una fase «psi-
cologica» nella spinta iniziale che diede luogo (fine 1919, principio del 1920) alla formazione dei primi gruppi contestatori - che
trovarono solidarietà, compiacenza e incoraggiamento da principio solo «platonici» nella
borghesia reggiana - l'A. ne ha sùbito colto la mpida evoluzione. Come cioè quei primi nuclei di sbandati, di violenti, di scontenti, andassero ·assumendo fisionomia e caratteri sempre più politicizzati e come, nella
carenza di uno Stato eff1cientJe, [a classe d0minante, intravvedendo in questi man'ipoH
di elementi scatenati l'arma in fieri per la difesa delle sue posizioni di privilegio, ponesse su di essi gJi occhi attenti prima di dar
mano con una certa sicurezza al portafoglio.
Il compito per opel1ate il passaggio da
questa fase «psicologica» alla fase di concreta solidarietà se lo assunse - e qui mi
pare che l'A. non abbia, esattamente riferi·
to la cronolog1a di queste operazioni atte
nendosi solo alle notizie giornalistiche il ceto agrario cioè la parte più consistente.
conservatrice e gretta dei Jocali detentori del·
la ricchezza. La Camera dell'Agricoltura, da
poco creata da Parodi, Corbetta, Morandi
e altvi, divenne infatti ben presto (estate
1920) la protettrice « occulta» (per usare l'accezione che adottano i giuristi ,in tema di sodetà) di queHe squadre, fino il che, dopo
la costibuzione ufficiale di ·esse nei fasci di
combattimento (11-11-1920), il segretario
Corginientrò scoperilamente in Hzza e la
Camera si trasformò in ispiratvice prima e
finanziatrice poi del movimento, tanto da
definirlo pubbllicamente «provvidenziale ».
Solamente qualche mese dopo, cioè nel febbraio 1921, si fecero «coraggiosamente» avanti gli industriali e, ,ancora dopo, i commercianti.
Le squadre cominciarono così ad avere
una organizzazione, in tutto ·s1mile a quel..
la già ,in ,atto nel Modenese (non a caso :il
primo segretario dei fasci reggi ani fu un tal
Milton Lavi, reggiano di or1gine ma residente nella vicina città).
A questo punto l'A. tenta una indagine
sociologica sulla compos'izione dei primi fasci (o delle prime squadre d'azione). Non mi
sembrano molto attendibiJe le fonti. E' esatto che il De Lucio - che fu segDetario
del ,fascio di Reggio dopo l'allontanamento
del Lari ( cioè dalla "arda primavera del
1921) - in una assemblea di industvlali aHa
quale era stato inviilato e cui presenZiiò, gabellò per operaistica la composizione dehla
maggioranza dei fascisti, forse per crearsi un
aHbi per aver accettato quel compromettente
invito ohe aveva tutta l'ada di essere un pruio
di manette per lui. Ma l'affermazione era
falsa. D'altra parte, ben scarsa considerazione può darsi alle statistiche postume ~atte
dagli stessi fascisti in occasione del él'ilasc1o
dei brevetti di «squadrista» (avvenuto oltre
dieci anni dopo), in quanto questo venne
manipolato dai gerarchi del1'epoca in modo
daconfedre titoli di preferenza di comodo
a chi ne fosse insignito, il quale - oltre che
fregiarsi di una listareHa rossa sul risvolto
delle maniche della divisa - avrebbe potuto
così ottenere particolari privilegi nelle assun21ioni, nelle promozioni e nel conferimento
di incarichi redditiziL La verità - constatat'a
da chi visse in quell'epoca - è che i componenti delle prime squadracce erano in genere studenti, spesso ex ufficiali, reduci fiumani
ecc. Gli operai si potevano contare sulle
dita. Poi, dopo la vittoriosa scalata al potere,
ecco l'infJazione: tutti squadristi
Interessante è il paragrafo ohe riguarda
la parentela col fascio, sollecitata dai nazionalisti (specialmente in vista delle elezioni amministrative del 1922), ma tutt'altro
che gradita agli squadristi intransigenti (<< i
puri », si autodefinivano). Giusta sembra inoltre la constatazione che l'A. fa della scarsa
partec1pazione femminile. Non si deve confondere però, come non confonde l'A., il fasoio femminile «Pro Italia », iniziativa della
scrittrice Virginia Guicciardi sorta durante la guerra con fini assistenziali, con i
:6asci femminili. S.i deve anzi aggiungere
che la Guicciardi resistette a Jungo, quando
assai tempo dopo Je fu chiesto e poi intimato di sciogliere 1a sua creatura e di passare armi e bagagLi nella sparuta schiera Jiascista femminile, fino a che non le fu possibile continuare nell'impari lotta; ma siamo già
molto più avanti nel ,tempo.
Ed eccoci all'inizio del terrorismo vero
e proprio, il quale principiò l'uJrimo giorno
del 1920 quando ,a Correggio furono uccisi da
squadristi carpIgIani e modenesi i socialisti
Gasparini e Zaccarelli. Da quel giorno quasi tutte le mauine il «mattinale» del
questore portava ·al prefetto le tristi notizie di violenze alle cose o alle persone che
Durono la caratteristica di quel periodo protratto si poi per molti anni. Degani ha compiuto un rilevamento cronologico-topografico
sull'argomento, con la consueta attenzione.
Pai, da questo momento, l'A. esce dalle
«origini» ed entra nel vivo deH'attivlità, diciamo, politica del fascismo e delle sue vicende, che portarono i fasci all'1mpossessamento con la forza, con ~a violenza o col
broglio dei poteri locali e alla conquista
dello Stato, cioè a quella che venne chiamata dai fascisti la «Caporetto dei sooialisti », definizione a mio parere del tutto errata' oltre che offensiva. Infatti la Caporetto
del 1917 fu la dolorosa conseguenza di
una serie di componenti: errori psicologici,
tattici e strategici commessi dai generru1i,
frutto anche di gelosie ~eroci scatenatesi fra
loro; stanchezza delle truppe logorate da una
estenuante lotta in trincea e dissanguate dalla
concezione cadorniana dell'attacco frontale., La
cosiddetta «Caporetto dei socialisti» fu invece una sconfitta dovuta unicamente a1la
violenza subita da un partito Che, avendo
sempre predicato la non violenza, non seppe, come non avrebbe potuto, resistere
e reagire al primo urto deHe squadracce, specialmente ove si consideri che quel po' che restava dell'apparato poli2liesco dello Stato si
era schierato -apertamente con i «ras », come erano chiamati per timore o per disprezzo i capi più in vista delle organizzazioni
paramilitari o poLitiche fasciste di quell'epoca.
Con questa mia opinione sulle ragioni della sconfitta del movimento operaio o del socialismo si conclude la mia recensione dell'opera di R. C. Infatti, a mio avviso. i
tre capitoli finali dall'XI al XIII, pur fornendo un quadro molto interessante del
momento vissuto dalla nostra provincia negli anni 1922 e 1923, escono dal tema:
origini del fascismo a Reggio EmiEa. IJ
quale tema - come ho scritto neHa mia,
ahimé, 'interminabile introduzione a questa
eterna tecensione - costituisce il vero e
profondo ,rnteresse che suscita questa opera.
Inutile Jiinite con elogi e lodi, anche perché l'A. è uomo schivo da trattamenti giaculatori. E non sarò certo io a violare questo suo riserbo.
V. P.
ALDO FERRETTI« Toscanino »,
Massenzatico nella Reggio rossa (1885-1925),
Edi:òioni Ubreria Rinascita, 1973, ;pp. IX-218.
Dopo ii «Ricordi e lotte antifasciste », Aldo Ferretti (T oscanino) ci offre un nuovo interessante contributo aHa conoscenza della storia del movimento operaio reggiano, con
93
questo suo ultimo libro su «Masseooatico
nella .Reggio rossa» che del precedente costituisce dn un certo senso l'antefatto. Se nel
primo 'Saggio infatti 1'autore 'Si vale delle memorie proprie e altrui per ricostruire il periodo delle lotte antifasciste nella piccola fraZ'ionee« dintorni: », fino a collegare ila cronaca locale con le vicende politiche dell'intero
Paese, questa nuova opera invece si spinge più
a ritroso nel tempo e, con la scorta di un'attenta ricogn:Wone documentaria, risale agli
albori del movimento contadino, all'indomani
dell':unità d'Italia, ai primi moti contro la
tas~a . del !lla,çinato nel reggiano. Il ricordo
quindi cede '. il passo alla ricerca storica,
ma il calore della rievocazione non muta, come se si· .wittasse di vita vissuta, e così non
mutano il senso e l'impianto dell'opera: !la
costante ,ricerca di una interdipendenza necessaria fra rapporti sociali (di 1avoro, di produzione, di scambio) e strutture politiche; per
cui. da Massenzatico, assunta come «campione» di tali rapporti e come epicentro della
narrazione, ilo sguardo dell'autore si alla])ga fino a inserire le vicende della piccola frazione in queHe della provincia, fino a comprendere e a fare oggetto di riflessione critica un intero periodo storico, le linee essenziali di lotta e di crescita dell'intero movimento operaio. Poi di nuovo, senza forzature
o fratture, il racconto ritorna nei Jimiti della
cronaca locale, attento a cogliere quanto di
nuovo e di originale va maturando fra i !lavoratori della sua Villa natale.
Massenzatllco infatti merita un posto particolare nella storia di «Reggio rossa» per
essere 'Stata terreno di sperimentazione e di
lancio di audaci innovazioni politiche e org~nizzative: proprio a Massenzatico infatti
fece le sue prime prove di agitatore e di
« apostolo» del socialismo, CamiJlo J>rampolini ed è appunto su di lui e sulla sua opera che l'autore presenta 'Jl1l'indagine per certi
aspetti inedita e un'interpretazione in parte
originale. Attraverso pagine fitte di citazioni
tratte dalla Gi,ustizia dal 1886 in poi, il
T oscanino dimostra come Prampolini fosse
«attento .agli atteggiamenti, alle impressioni,
ai sentimenti, ai bisogni delle masse» e c0me la sua parola, semplice e chiara, sapesse
rendere accessibile a chiunque la dottrina socialista.
.
«La cla'Sse operaia - si legge in un suo
articolo. - farà in .grande, col socialismo,
CIO che i ·mnekwrF.dipelli di Bra ila:nno
già saputo fare, in piccolo, con la loro coo-
perativa di produzione. Hanno abolito il padrone. Sono diventati comproprietari delia
conceria in cui lavorano e adesso non dipendono più da nessuno. Hanno bensì un direttore, ma questo direttore se lo nominano loro
medesimi e possono mandarlo ·a spasso se
non fa loro comodo, mentre prima era il
padrone che mandava a spasso 10ro ».
Un brano esemplare, come efficacia propagandistica e anche come spia della concezione prampoliniana del socialismo, la CUli
essenza è ancora incisa in marmo sulla cooperativa «Braguzza» di Massenzatico: «Uniti siam tutto, discordi siam nulla ». Uniti,
ossia organizzati. Per Prampolini, inrfatti, organizzazione è sinonimo di cooperazione, di lavoro 'e di consumo, in cui spesso si identifica e si esaurisce la stessa lotta di classe.
E Massenzatico fu in certo modo l'incubatoio
da tutte le forme di cooperazione, ma anche
il centro ove la cooperazione, considerata fine a se stessa, capace da sola di erodere gradualmente hl sistema capitaHsta, dimostrò più
evidenti i propri limiti nella scissione che
vi si produsse fra «Braguzziani» e «Chiccheriani ».
A questo episodio Aldo Ferretti dedica
sapide pagine, tra il serio e il faceto, come fu
tragicomica del resto la bega paesana che portò allo scontro di fazioni nel nome veneooto di Prampolini. Già allora dunque, la figura del maestro si prestava alla oleografia ..
Chi Jo giudicava (e lo giudica) mite ed
evangelico, chi duro e intran&Egente. Aldo
Ferretti interviene in questa antica diatriba,
esprimendo anzitutto la propda ammirazione
di fronte alle «monumentali realizzazioni»
cui ha saputo dar vita il socialismo riformista. Più severo è invece il giudizio conclusivo dell'autore, dopo aver messo a confronto due momentd crucillili dd1l.'lIItitliIvità poliitica di Camillo Prampolini: 1'atto di rovesciare le urne, per impedire l'approvazione
delle leggi eccezionali del generrue flelloux,
l'atto' cidè con cui Prampolini intese «resistere alla violenza» con una violenza ohe
in .quel caso non era ,altro che legittima difesa; ·e, vent'anni dopo, l'atto di predicare
la non-violenza, in nome della legruità, di fronte alla truce e brigantesca ins011genza delle
squadracce fasciste. Una non-violenza che
costò molto cara al movimento operaio.
« La condotta dei socialisti reggiani (commenta l'autore) si può spiegare solo con
.una ···:t6tak"lflOOmprensione deI·fascismo .e
un totale abbandono della nota concezione
94
prampoliniana del resistere ad ogni costo
agli arbitri e alle violenze».
Del resto lo stesso Prampolini, ìin una
lettera del 1925 a S1monini, parve avvedersi
della inconsistenza di un'opposizione anl'ifascista di tipo moralistico e aventiniano,
quando scriveva: «Dove 1e vie della legalità (cioè la sovranità popolare) sono chiuse... si va fatalmente a sboccare nelle vie
dell'azione rivoltosa ».
La lotta dunque non poteva più essere
sostenuta con gli stessi mezzi di prima e Aldo Ferretti dimostra come gli stessi errori
dei rifonmisti siano serviti poi al movimento
operaio, e in particolare al P.c., per imboccare la via della resistenza, «non già
singola, episodica, ma generale, unitaria, come insegnarono <i più gloriosi episodi di
Sarzana e di Parma », che certo Toscanimo
ha avuto presenti nella sua es-istenza di combattente antifascista, nei suoi «itinerari più
stimolanti e più scomodi della lotta rivoluzionaria » come si legge nella prefazione di Rolando Cavandoli. Ma certo deve essere rimasto memorandoed -esemplare -anche il gesto solitario del «mite» Prampolini che
rovescia le urne dell'<ingiustizia e del sopruso, se tanta suggestione quella figura d'apostolo esercita ancora sul partigiano T osC(~
nino, oItte che sullo stor~co.
BREN
PRIMO SAVANI
Antifascismo e guerra di liberazione a Parma - Cronache dei tempi, Guanda, ;Parma,
1972, pp. 261, L 2500.
11 libro di 8a\'ani va ad arricchire la
memoriaHstica, che tanto contributo ha già
dato e continua a dalJe ad una particolareggiata conoscenza della -storia italia1'la durante il fascismo ·e la guerra di Hberazione.
L'autore ha partecipato con responsabilità di primo piano alle lotte sociali, politiche e cuItulJa1i della sua Parma, nelle
file socia1iste, dal primo do.poguerrasino -all'affermarsi del fascismo, poiaHa lotta clandestina antHasdsta nell'organizzazione comunista, ai Comitato d'azione antifascista come
esponente comunista, e successivamente a1la
direzione politico-militare della guerra di
Liberazione nel Panmense come Commissario di guerra nel 'Comando Unico.
Queste «cronache », come avverte Savani, furono mater1a di due ie:doru tenute
ad un corso di perfe2Jionamento didattico per
insegnanti, e pertanto ·sono già state sottoposte ad un esame e ad un confronto critico a tutto vantaggio della serietà ed obiettività con Je quali vengono rappresentati fatti
che coinvolgono 1e responsabilità in prima
persona dell'autore.
Il Savanlapre il suo Hbro con una sintetica ed interessante premessa storico-politica locale, -inquadrata nella storia del nostro
Paese, alla quale il popolo di Parma ha dato un così ricco ed originale contributo.
In essa sono rievocate ,le personalità poli"
.tiohe, s-Indacali e culturali che 111 quel periodo svolsero un ·ruolo di primo piano non
solo a Parma, ma anche a livello nazionale, dando origine a movimenti particolari le
cui tradi2Jioni non sono ancora spenre in mezzo al popolo.
In questa premessa l'A. passa in rass~
gna rapidamente alcuni momenti salienti
delle Jotte popolari, come quelle memorabili contro l'insorgente fascismo e quello
della 'l'esistenza organizzata contro iil tentativo di occupazione dell'oltretorrente da
parte delle bande fasciste agli ord1ni di
Ba1bo, nell'agosto 1922 . Poi parla del deolino:
dei caduti, dei perseguitati, della sconfitta
e dispers,ione delle forze politiche antifasciste, dei cedimenti, del T $. ecc . ; ma anche
della lotta dandestma comunista e del suo
contr~buto a tener viva la fiducia nella riscossa popolare, dell'avanzare di nuove· forre popolari antifasCiste, delle prime fratture
nel consenso or_g;anizzato dal -regime fascista ad opera di giovani studenti urnversitani.
che si . ritrovemnno poi tutti nelle formaz~oni partigIane. Infine della g;uerra, della rovina nazionale alle porte, dei primi contatti
e collegamenti dell'A. con -altri antifascisti
per dar vita .aJ. Comitato d':azione 'antifascista,
idell'brganiz2Ja7Jione policico - militare della
guerra di Liberazione na2Jionale.
Lo scritto di Sav,ani riflette il suo mcrollabile ottimismo che non lo ha abbandonato
nemmeno nei momenti più drammatici per
lui e la sua famiglia. Vi traspaiono i sentimenti di solidarietà e di amore per la sua
Parma e i suoi concitt;adini, la sua fiducia
negli uomini onesti, negli antifascisti sin"
ceri. Savani non cade nella trappola in
cui sono caduti certi memorialisti; non dà
della Resistenza ;una rappresentazione trionfalistka; non la descrive come un movimento miracoloso ,al quale avrebbe partecipato
tutto il popolo,tutti i partiri democratici
95
in un idilliaco abbraccio. Pur non sottacendo che fra i partigiani della provJncia prevalevano quelli di orientamento comunista
,con molta obiettività mette in evidenza come
la guerra di lilbera21ione nel Parmense sia
stata nncontro e 1'opera di molti uomini
di diversa provenienza ideo!J.ogica e sooitak.
ciale.
«Ma vi erano anche democristiani egli dice - socialisti, repubblicani, liberali e molti che non avev,ano un determinato
orientamento politicO' » . «Tutti - continua
- si lottava per la Hbera2lione e l'indipendenza nazionale del nO'strO' Paese, i par.1Jigiani di
orientamento comunista per queste finalità e per favvento di un regime repubblicano, democratico e moderno nel quale
1e cLassi lavoratrici avessero garantite le
libertà di organizzazione ». Su questi principi fu possibile, sia pure attraverso discussioni e polemiche, raggiungere una salda
unità sul terreno dalI' azione e della lotbl
armata con Je ·altre forze antifasciste.
E' un Hbro che si legge tutto d'un Ha
to e in certe pagine con commo21ione.
Narra delle lotte, della passione, dei
contrasti all'interno dello schieramento partigiano ·e del modo con cui sono stati ·superati; delle difficoltà, delle debolezze, dei
successi, delle dure perdite sub:te :in combattimento, delle feroci rappresaglie nazifasciste, dei tradimenti (H più grave dei quali
fu quello che portò aU',attacco di sorp'ilesa del
Comando Unico da 'parte dei tedesthi) , di
tragedie familiari, di famiglie poste allo sbaraglio (come quella dell' autore), della solidarietà de1la popolazione montana, dell'insurrezione .popolare e della liberazione di Parma. Il tutto sostenuto da interessanti documenti di cui due pare siano riportati con
evidente compiacimento da parte dell'A.
Uno riguarda la cosvituzione del C.U. nel
settembre 1944, -la ol1ganizzazione militare unitaria delle varie forma21ioni e dei Comandi,
hl loro '1nquadramento e le norme sulla diso1plina militare sostanzialmente identiche
alle direttive emanate alcuni mesi dopo
per il raggruppamento delle varie forma21ioni partigiane nel «Corpo Volontiari della
Ubertà ». L'altro 'riguarda la Giusti;~ia in
zona partLg:iana, che era eserdtata con serietà, scrupolosità e competenza giuridica, si che
le forze nazionali esplJesse dall'esercito po.
polare del C.V.L. ,apparivano dotate di un
alto senso di responsabilità statuale, anche
se forma:1m.ente si poteva avere l'impressio-
ne che dal punto di v1sta :istituzionale nulla stesse per cambiare neHo Stato monaTchico.
E' un libro interessante, un contributoalle lotte civili e politiche di Parma. E'
un libro che vale nelJ'-immediato per i giovani nati allora e quelli nati dopo per
conoscere il travaglio da cui trassero origine
la Repubbilica democratica fondata suI lavoro,
la Costituzione repubblicana e le ragioni dell'antifascismo di oggi.
ALDO MAGNANI
ROLANDO CAVANDOLI
Fascismo omicida - Reggio Emilia e provincia 1920-43, a cura della Lega per le autonomie e i poteri locali di Reggio Emma,
1973, pp. 59, L. 250.
L'apparire di questo secondo Jibretto di
Cavandoli ( il primo aveva per titolo Oritgini
del fascismo a Reggio Emilia e provincia)
segna un -arricchimento ulteriore della indagine che si va conducendo in questi anni sul
fenomeno fascista nel1a nostra provincia.
Di questi brevi ma efficaci s.1Judi pos"
sono avvalersi quanti vogHano conoscere
struttura e caratteristiche del fascismo nostrano soprattutto -agli esordi.
Ma con FasciS'mo omicida l'autore, seguendo 11 dato cronologico dei decessi nel
campo antifascista, spinge sia pure di sfuggita
11 sùosguardo su .tutto l'arco del~· 'Ventennio».
Formula in proposito alcune interessanti
osservazioni sulla « logica della violenza », sulla «dottrina dell'omididio », suJ!la meccanica
delle uccisioni e dell'azione per il salvataggio degli assassini, sulla complicità dello Stato,
sulla fascistizzazione dell'apparato della Gìustizia.
Egli ci fornisce anche documentate novizie sulJ' azione ,informativa e repressiva; notizie che caratterizzano un clima affatto sconosciuto in chi è nato in regime di libertà.
La sorveglianza capillare, casa per casa, della
pop01a2lione, al fine di ipJ1evooire e reprimere
le azioni ,antifasciste 'e ·persino i mormorii
dei non pochi malcontenti, costituiva certo un
forte ostacolo per gli avversari del regime.
Il partito fascista tendeva a trasformare ogni aderente in spia del proprio vicino, del
proprio conoscente, del proprio fa:nilliare,
e s·i può facilmente capire con quanta difficoltà, in quelle condizioni, la rete clande-
96
stina antifascista potesse sostenersi ed operare.
Comunque Cavandoli precisa la misura
di questa difficoltà riferendo che nel ventennio 198 comunisti reggiani furono condann~ti dal Tribunal,especiale, 128 furono inviati . al confino e 124 ammoniti.
A questo quadro in cifre, manca il numero (che mai si conoscerà) di tutti coloro
che hanno patito il carcere preventivo e poi
sono stati rilasciati s'enza processo, di coloro che venivano carcerati in occasione del
1 maggio o di visite di alti personaggi a
Reggio, di coloro a cui è stato intimato di
lasciare il paese natale, dei fuorusciti, dei boicottati nel :lavoro, dei bastonati, dei «ricinati », ecc.
Ma a Cavandoli interessava essenzialmente trattare l'aspetto del fascismo omicida
e si è soffermato pertanto sui nomi dei morti
antif.ascisti, sulle circostanze della marre dei
singoli, sulle situazioni generali del Paese
in cui queste morti via via sono avvenute.
Vi contrappone un breve esame sui pretesi martiri fascisti e dimostra che quasi
tutti costoro si trovavano nella posizione di
aggressori nel momento in cui furono colpiti
,da uomini che si difendevano. Egli non ~a
cifre, come sarebbe stato auspicabile attendersi anohe se è difficile incasellare i morti
sotto una od un' altra voce, .tanti e taH sono
i «modi» in cui morirono gli antnascisti.
Tuttavia,.chi voglia, riesce a stabilire con buonaapprossimazione l'entità delle perdite antifa'scisre dal 1921 in poi, perdite che secondo
un nostro calcolo, fatto appunto sulla· base
delle notizie di CavandoH, sono le seguenti:
29 uccisi dalle squadracce; 32 morti in seguito
a percosse, 8 morti in carcere. Complessivamente 69 vittime, una oifra enorme se rapportata aLle 5 perdite denunciate da parte fascista. Per la prima volta è possibile rendersi
conto esattamenre di questa grande sproporzione. Le dfre citate hanno un loro triste' s,ignificato: ~s.!steva in molti lavoratori la
volontà di difendere strenUlllpente le orga~zzp;ioni del ptoletariato, ma la lotta era impari . perché avev~tio di frQ'nte forze fasciste o parafasciste òt>ganizzate e armare, il éui
p:lano vicev.ersa era quello di. distruggerle
senza badare aJ èosto in vite umane.
Tale risultanza non è l'ultimo merito del
libro di. Cavandoli il cui titolo Fasoismo
omicida, .alla hicedi quei dati, assume il valore di unxf0rfuttl"<l 'scieritifica.
GUERRINO FRANZINI
0
LUIGI AR!l3IZZANI
NAZARIO SAURO ONOPRI
Lotte e l!ibertà in Emilia-Romagna, Ediz.
A:,P.E., Bologna, 1973, pagg. 80.
Nonostante qualche isolato lodevole tentativo' di introdurre nel panorama dell'editoDÌa' scolastica manuali
di storia che
diano il necessario spazio alle vicende dell' antifascismo e della Resistenza, la scuola fat~ca ancora parecchio, nel suo insieme,
a recepire l'esigenza di una formazione civlae
delle .giovani genera:?Jioni che abbia il suo
fondamento in un r·apporto vivo con quei
valori che da1la Resistenza sono scaturiti.
Per questo non possiamo che consentire con A:rr.igo Boldrini, laddove, nella prefazione al volumetto di Arbiz:?Jani ed Onofri
- che alla scuola 'ed agli studenti è appunto dedicato - scrive che «con questo
libro... gli autori... fanno piazza pulita delle
ambiguità, delle menzogne, delle accademiche balordaggini contenute in molci libri
per Iascuola che, con finto dis.tacco, non condannano il fascismo, il raz2lÌ1lmo, con le loro
lIberranti .reorie e i regimi mortiHcatori di
ogni libertà e giustizia sociale».
Occorre poi subito rilevare come gli
autori, non solo rilbadiscano - attraverso
una esatta documenta:?J:one - la condanna
storica del f.ascismo con tutto ciò che significò di attentato mortale ·alla civiltà umana, ma, con altrettanta puntualità e rigore
scientifico, mettano ,in rilievo le contraddizioni e 1e difficoltà vissute ·e via ~a superate, anohe nella nostra regione, dagli uomini della Resistenza, nella costruzione di
qùella difficile unità d'a:?Jione che condusse alla vittoria contro il nazifasclsmo.
Ne esce un quadro nientaffatto oleografico
della guerra di Liberazione, ,all'interno del
quale trova giustamente spazio, per esempio,
la tormentata vicenda della nascita e della
crescita dei CL.N., con tutto ciò che essa
sdgn1ficò di contrapposi:?Jione tra chi puntò
decisamente alla lotta e chi invece tendeva
a rinohiudersi neHe note posizioni di «attesismo ».
E circa gld obiettivi «politici» della Resistenza armata, gli autori affrontano, fin
dalle prime pagine, il pertinente ed attualissimo discorso, già :truziato in anni ormai
lontand. da Calamandrei, sulla «Resistenza
rimasta incompiuta» e ohe «continua oggi
e deve continuare domani nelle lotte democratiche e civili per 'realizzare i principi
97
della Costituzione repubbLicana» r( pago 23).
E' il tema della democrama di tipo nuovo che pareva dover nascere dalla iResicstenza vittoriosa, e la cui non attuazione fu
dolorosamenteav·vertita, in anni altrettanto
lontani, da Giuseppe Dossetti, che della Resistenza ,emiliana fu protagonista, cosi come
lo fu della elaborazione della Carta costituzionale.
Di questa vriva prob1ematica gli autori
intessono un discorso che peraltro rimane
inappunti'tbilmente storico.
Dopo aver preso le mosse da una sintecica premessa che lumeggia effici'tcemente il
«ventenrno nero» e le 10tte clandestine
che mi'ti cessarono in Italia e costi'ttono secoli di carcere agli oppositori. del iCegime,
il Jibro illustra dif:f.iusi'tmente le vi'trie fasi
della guerra di t!:iberazione nelle diverse zone della regione emiliana. Si tratta di una
esposizione lÌ cui tratti sono già noti in
sede storica e che non ricmedono perciò, da
parte nostra, ri'tlouna chiosa pi'ttticolare, anche
per essete fondati su documentazioni e
testimolllianze ben controll~bili.
Il volume comprende inoltrealcUille pagine di «letture» consistenti in brani di 0pere mllaresistenza emiliana, epigrafi come
quelle di Quasimodo per la strage di Marzwbotto o di PJero Calamandrei per la
madre sei sette ftatelli Cervi. Molto opportunamente vi appare anche il toccante «ultimo messaggio» di Giordano Cavestro, lo
studente parmigiano ucciso a 18 anni daJi
fascisti, sulla Piazza Grande di Modena.
In nove pagine di appendice troviamo
poi riportate le nwtivazioni con cui alcuni
comuni emiliani ·sono stati decorati al V.
M. per il contdbuto dato dalle rispettive
popolazioni alla 10tta di liberazione.
Il volume è stato edito sotto 11 patrocinio della Lega regionale per le autonomie 'ed ,i poteri locali, che ha troVi'tto nei
comutl'Ì democmtici dell'Emilia una fattiva
collaborazione cons:1stlta nell'aoquisto di copire de]l['opera destinate alle biblioteche scolastiche.
A. Z.
Un travagliato trentennio
A cura del Comitato ProvinaiaJe antifascista
per le libertà democratiche e repubblicane,
Reggio Emilia, 1973, pp. 63.
Questo volumetto per le scuole è stato
approntato nella ricorrenza del 25 aprile. Si
tratta della seconda edizione, aggiornata però,
in quanto certi dati storiai andavano modificati secondo i .risuhati di recenti studi.
Era uscito la prima ·volta nel 1958, a cura
del Comitato per le Celebrazioni del Decennale della Resistenza. Benchè fosse presentato da un organismo uruitario, non potè circolare liberamente rtra gli studenti - per i
quaJ1i era rStato concepito - poichè la scuola
in quei tempi era rigidamente chiusa ad ogni
apporto esterno.
Ora il libretto è stato distribuito negli
Istituti e nelle ultime classi elementari dallo
stesso Provveditorato agli Studi.
Un Travagliato trentennio, di Guerrino
Franzini, è una sintesi storica del periodo
1918-1948, completata da una piccola antologia di scritti sui vari aspetti della Resistenza e della guerra di Liberazione.
Questa carrellata non trascura nessun fatto
esS'enzii'tle e per di più è redaua ~n forma perfettamente inte1ligribile.
Serve pertanto 'a quegli studenti che per la
prima volta si accostano alla materia, e a
quelli che intendano avere un quadro complessivo e rapido degli 'avvenimenti che precedettero l''avvento dell'I tailia democratica,
prima di 'intraprendere Io studio vero e proprio della nostra storia recente.
Atti e attività dell' Istituto
IL COMPLETAMENTO DELLE CARICHE SOCIALI
In data 14 aprile si è riunito il Comitato Direttivo per il completamento delle
cariche sociali.
Le relative votazioni hanno dato i seguenti risultati: Presidente ono avv.
Dino Felisetti; Vice Presidenti Aldo Magnani (già eletto in precedenza), mons.
Prospero Simonelli, rag. Stefano Del Bue; Segretario Gismondo Veroni.
I suddetti costituiscono il Comitato di Presidenza dell'Istituto e il Comitato
di Direzione della rivista « Ricerche Storiche ».
L'ASSEMBLEA DEL 29 APRILE
E' stata tenuta in data 29 aprile 1'Assemblea annuale dei Soci.
Nella parte straordinaria dei lavori, svoltisi alla presenza del notaio Franco
Ghibellini, è stata apportata la seguente aggiunta all'art. 9 dello statuto: «L'Assemblea ordinaria, su proposta del Comitato Direttivo, può nominare un Presidente onorario a vita, per speciali benemerenze acquisite nella Resistenza o nell'attività dell'Istituto. Il Presidente onorario può partecipare senza voto deliberativo alle riunioni
del Comitato Direttivo ».
Passando alla parte ordinaria dei lavori il Presidente Felisetti ha proposto
all'Assemblea di accettare il voto comune espresso in precedenza dal Comitato Direttivo di eleggere Presidente onorario a vita 1'avv. Vittorio Pellizzi, mettendo
in risalto le sue benemerenze. L'Assemblea ha approvato alla unanimità.
Il rag. Bruno Caprari ha riferito sul Conto economico, mentre il rag. Virgilio Camparada ha letto la relazione dei Revisori. L'Assemblea, subito dopo, ha
approvato il bilancio ..
Felisetti ha poi letto la relazione morale del Comitato Direttivo che qui di
seguito si riporta in gran parte.
« Riteniamo doveroso, in apertura, rendere omaggio alla memoria del M. Viterbo Cocconcelli, membro del ·Comitato direttivo, deceduto nell'agosto del 1972.
E' scomparso con lui un partigiano, un uomo politicamente impegnato, un collega
generoso e cordiale. Ed è stato bene che la nostra rivista abbia, sia pur brevemente, ricordato la sua figura.
Riteniamo del pari doveroso rivolgere il nostro grato saluto all'avvocato
Antonio Grandi, a cui una grave malattia ha impedito di poter continuare l'attività
di Presidente del nostro Istituto e di membro del Comitato direttivo.
100
Questo fatto doloroso ha influito sulla vita del nostro organo dirigente, la
cui crisi è stata risolta recentemente, con la integrazione delle cariche scoperte. Anche per questo l'assem:blea è stata indetta in ritardo rispetto al consueto.
( ... )
La biblioteca si è ulteriormente arricchita. Con le recenti nuove acquisizioni,
siamo giunti a circa 700 volumi. Questo fatto impone nuovi criteri di sistemazione
e di schedatura. Se prima bastava un'occhiata per trovare un libro, essendo la collocazione fatta grosso modo per soggetto, ora non è più così.
( ... )
Il libro « Resistenza reggiana-documenti fotografici» è stato edito dal Comune e dal nostro Istituto. Appena stampato esso fu presentato al Provveditore agli
Studi da una apposita delegazione. Il Provveditore stesso accettò di curarne la distribuzione nelle scuole in ragione di una copia per ogni classe, comprese quelle della
quarta e quinta elementari.
Il libro ebbe ottima accoglienza. ma le copie stampate (poche, per ragioni
economiche) risultarono insufficienti rispetto alle richieste dei singoli studenti.
( ... )
Intanto, terminate o quasi le ricerche sui volontari di Spagna, il M.o Zambonelli, comandato presso il nostro Istituto, veniva incaricato di redigere lo studio
relativo. Per mesi e mesi, sino ad oggi, egli è stato lasciato pressoché libero da
ogni altro impegno di lavoro. Ovviamente ha dovuto documentarsi a fondo sulla
bibliografia della guerra di Spagna per inquadrare le vicende dei singoli combattenti
in un contesto più ampio. La sistemazione della materia non è stata molto semplice.
Il libro poteva esaurirsi in una serie monotona di biografie. E invece il riferimento
a ciascuna di queste vite, nello studio, vengono man mano inseriti nelle situazioni
storiche generali. Ne è scaturito un lavoro molto serio e documentato, che costituisce certamente il primo esempio nel suo genere in Italia.
Contemporaneamente a questo notevole studio, veniva portata a termine
la «Guida archivistica sommaria », lavoro che ci era stato richiesto dall'Istituto
nazionale. Consiste nella descrizione, appunto sommaria, del carteggio esistente nell'archivio e nella conseguente classificazione delle cartelle. Ciò ha comportato una
ispezione all'interno delle singole « buste» per determinare le voci sotto le quali si
doveva registrare questo o quel gruppo di carte ed ha comportato inoltre la redazione materiale della guida.
D'ora in poi qualsiasi ricercatore, consultando la guida, potrà sapere di quale
tipo sia il nostro carteggio e decidere se venire a fare o meno le ricerche a seconda
dei propri interessi culturali. La guida, assieme a quelle di altri istituti, verrà edita da
« Il movimento di Liberazione in Italia ». Noi intanto l'abbiamo inserita nel n. 1718 della nostra rivista.
Altro lavoro è stato li completamento della ricopiatura dello schedario dei
partigiani riconosciuti, esistente presso l'ANPI. Abbiamo così circa 12.000 schede
che sono state sistemate in ordine alfabetico secondo la formazione di appartenenza di ciascun partigiano.
101
Intanto, in questi mesi, proprio in base a queste schede, sono stati redatti
gli elenchi dei partigiani suddivisi per comuni di residenza.
In tal modo ora sappiamo esattamente quale sia stato il contributo in combattenti dato da ciascun comune del Reggiano.
( ... )
Circa l'archivio fotografico è stata portava avanti la suddivisione per soggetto
di tutte le negative in nostro possesso, sia in vetro che in pellicola. Si tratta di alcune centinaia di fotogrammi collocati in buste recanti la indicazione dei soggetti. Le
buste a loro volta sono state raggruppate sotto alcune voci particolari sicché, all'occorrenza, il reperimento di ciò che interessa risulta enormemente facilitato.
Ci è stato facile, ad esempio, rinvenire le negative che ci servivano per una
mostra sulla Resistenza reggiana che è stata inviata a Zara nel novembre scorso,
quando una folta delegazione di concittadini si è recata nella città dalmata (gemellata" con Reggio). La mostra fu fatta a spese dell'ANPI ma con l'intervento del
nostro Istituto, che ha messo a disposizione il materiale d'archivio ed ha curato
lo schema del lavoro.
La mostra, con qualche modifica, poiché porta ancora le didascalie in slavo,
potrebbe essere esposta a Reggio nel corso delle celebrazioni del XXX della
Resistenza.
Nell'assemblea dello scorso anno era stata data notlzla della probabilità di
poter acquistare la collezione de « Il giornale di Reggio », il quotidiano che usciva
nella nostra provincia prima de « Il solco fascista ». Le trattative con il proprietario
sono state perfezionate e l'acquisto è stato concluso nel luglio scorso. Ora la colleZIOne fa parte della nostra emeroteca.
Dobbiamo invece dare una notizia deludente per quanto concerne il secondo
concorso per studi storici da noi lanciato nel 1971.
Gli studi, come è noto, dovevano riguardare i comuni del reggiano o le frazioni del comune di Reggio dal 1918 al 1945. I concorrenti avevano a disposizione
un anno e mezzo per fare le ricerche e produrre il lavoro.
Al termine fissato, il 31 dicembre 1972, nessun elaborato pervenne al nostro
Istituto.
Sempre nell'assemblea dello scorso anno, era stato rilevato che già allora pochissimielementi erano venuti all'Istituto per chiedere informazioni e chiarimenti.
Successiv'amente ci siamo rivolti a tutti i sindaci (poiché i Comuni erano direttamente interessati) per chiedere il loro interessamento relativamente al rintraccio
di persone capaci di compiere tali studi. Si ebbero due segnalazioni di nominativi, ma
poi non si concretizzò niente.
Per quel che possiamo comprendere il concorso è fallito perché gli aspiranti rimanevano perplessi di fronte alla prospettiva di dover compiere le necessarie ricerche negli archivi comunali.
102
Negli ultimi mesi ci siamo impegnati nel lavoro di preparazione di un
numero doppio della rivista, il 17-18.
Contavamo di poter uscire prima della fine del 1972. Eravamo pronti con
tutto il materiale nella prima decade di dicembre. Il lavoro tipografico si è trascinato a lungo perché, tra l'altro, è venuto a cadere in un periodo di agitazione dei
grafici.
Principalmente per questa ragione la stampa è stata iniziata con molto ri·
tardo e la rivista è stata distribuita ai primi del marzo 1973.
Trattasi di un numero abbastanza ricco e interessante e questo fatto ci ha
ripagato del travaglio della preparazione, anche se il costo è stato rilevantissimo.
( ... )
Il 30 aprile '72 si riuniva il Consiglio generale dell'Istituto per la Storia del
Movimento di Liberazione in Italia. In quella occasione fu eletto il presidente nella
persona di Guido Quazza, eminente studioso di storia contemporanea. Quazza e i
suoi collaboratori, naturalmente con l'apporto dei rappresentanti degli istituti, elaborarono un piano per l'attività scientifica generale.
Il piano presenta alcune notevoli innovazioni.
Intanto le ricerche storiche dovrebbero svolgersi nell'arco dell'ultimo cino
quantennio, cioè dalla prima guerra mondiale in poi, senza fermarsi al 25 aprile
1945, limite che fino a poco tempo fa sembrava invalicabile negli studi dello
Istituto Storico.
Poi la ricerca scientifica sulla Resistenza dovrebbe essere condotta in base a
tre indicazioni generali di indubbio interesse:
I temi dello Stato, dell'economia e dell'organizzazione del consenso.
Per ciascuno di questi filoni, sono elencate delle indicazioni particolari che
servono ad orientare i ricercatori.
Ne risulta un complesso di norme che comprovano la importanza della svolta
impressa alla ricerca scientifica.
Gli Istituti, particolarmente quelli regionali, dovrebbero collaborare con quello nazionale in queste indagini sui grandi problemi di fondo, con propri ricercatoti
che agirebbero in contatto tra di loro e con il Centro.
( ... )
Alcuni dei maggiori Istituti, in una riunione nazionale tenutasi il 4 febbraio,
presentarono dei loro programmi di lavoro che si inseriscono nel piano generale
di ricerca.
In base a questi programmi lavorano altrettanti ricercatori, che si incontreranno dapprima tra di loro per coordinare i settori di ricerca ed evitare reciproche
invasioni di campo, e poi procederanno in stretto contatto con l'Istituto Nazionale.
Altri Istituti minori come il nostro, invece, potranno rendersi utili svol.
gendo una attività sussidiaria particolarmente nel settore della raccolta generale
delle fonti) che possono fare da supporto alla ricerca scientifica generale.
Vengono indicati alcuni degli aspetti principali di questa raccolta:
Ordinamento soddisfacente delpatrimonio archivista e bibliografico e piùprec
cisamente:
103
Completamento delle guide sommarie;
Completamento dei cataloghi per soggetto delle biblioteche;
Formazione del catalogo unico delle emeroteche;
Censimento sistematico e scheda tura della stampa clandestina;
Individuazione nei nostri archivi delle carte che si prestano ad essere utilizzate per la ricerca scientifica generale;
Raccolta degli atti del C.LN. post-liberazione per le ricerche ad alto livello
sui seguenti punti:
1. La gestione ciellenistica degli Enti Locali;
2. I rapporti con l'Amministrazione Militare Alleata;
3. L'attività delle Commissioni economiche;
4. I C.L.N. Aziendali e di Categoria;
5. I procedimenti di epurazione;
6. Le gestioni commissariali in Enti pubblici e privati;
7. I Consigli di gestione.
Inoltre:
Ricognizione presso gli archivi di Enti ed organismi locali (Comuni, Province, Camere di Commercio, Camere del Lavoro, partiti politici, Archivi di Stato se è
possibile, ecc.);
- Censimento e scheda tura di quotidiani e periodici usciti nel periodo postliberazione;
Censimento delle pubblicazioni degli Enti Locali (es. Indici della ricostruzione
delle Camere di Commercio);
Pubblicazione di documenti nella collana di fonti nazionale (per fornire agli studiosi strumenti di consultazione generale).
Bastano questi cenni per rendersi conto del cambiamento avvenuto negli
indirizzi nazionali per quanto attiene alla ricerca.
Forse qualcuno di voi ricorderà che anni orsono si lavorava attorno ad una
iniziativa che andava sotto il nome di atlante storico delle notizie e delle fonti.
Il lavoro più vistoso allora consisteva nel fornire all'Istituto nazionale, descritte su apposite schede, notizie di carattere economico, sociale e politico riferenti si al periodo 25 luglio 1943 - 25 aprile 1945.
Poi ci si accorse che questo immenso materiale frammentario sarebbe stato
di difficile utilizzazione.
Si puntò allora sul lavoro monografico di alcuni ricercatori, da effettuarsi
astraendo completamente dalle notizie fornite dai vari Istituti. Si indagava su Resistenza e classe operaia, sulla Resistenza nelle campagne"ecc.
Ora, con questo programma per l'attività scientifica generale, si dà un indirizzo organico di fondo, che presuppone il concorso di tutte le forze degli Istituti.
Naturalmente non ci si nasconde che occorreranno anni di lavoro per conseguire
risultati tangibili.
Ci sono problemi grossi da affrontare, che richiederebbero l'interessamento
di economisti e di sociologi oltre che di storici nella accezione comune del termine.
Per quanto ci riguarda, come Istituto di Reggio, potremmo dare un nostro
104
contributo impegnandoci nel settore della raccolta generale delle fonti così come è
già stato rilevato.
E' certo comunque che un nostro programma di attività futura non può non
tenere conto di questa necessità.
Ovviamente siamo anche in buona misura indipendenti e possiamo avere
un nostro proprio programma, purché esso si ricolleghi in parte a quello nazionale.
Non possiamo omettere di citare altri aspetti del nostro lavoro, anche se
essi sono stati affrontati nel 1973.
Tenendo conto della raccomandazione fattaci nelle varie assemblee di operare in direzione della scuola, abbiamo accettato senza alcuna remora di effettuare
a Reggio un ciclo di lezroni-proiezioni di films LUCE, dedicate particolarmente agli
studenti dei vari Istituti.
Trattasi di materiale prodotto sotto l'egida del regime fascista, presentato
nella sua veste originale, senza alcuna manipolazione e pertanto con la massima
obiettività.
L'iniziativa, adottata in campo regionale dalla Deputazione per la Storia
della Resistenza e della guerra di Liberazione, in collaborazione con i Comuni, le
Province e i singoli Istituti locali, presupponeva anche presentazioni che inquadrasSero storicamente i documentari.
I contatti con il Provveditorato hanno avuto esito positivo e le proiezioni
(3 al giorno per 4 giornate) sono state effettuate dal 14 marzo al 4 aprile.
Il Comune ha pensato a tutta la organizzazione propagandistica e noi abbiamo curato la scelta dei presentatori. Se si considera che le prestazioni erano complessivamente 12, si può immaginare quale sia stato il nostro impegno per reperire
le persone disponibili, alle quali fornire un minimo di aiuto in documentazione
storica oltre che la possibilità di assistere in anticipo alla proiezione dei documentari
çhe si accingevano a presentare.
Ancora oggi c'è chi sostiene che le proiezioni, così come sono state concepite, non hanno dato dei grandi frutti. E' innegabile comunque che i giovani hanno
potuto vedere coi propri occhi, determinati squarci della vita del ventennio, (prec
sentati dagli speakers ovviamente in forma apologetica spesso grottesca) e giudicare
liberamente, con la mentalità di oggi, un passato che taluni, anche nell'ambiente
scolastico, vorrebbero esaltare nel tentativo di offrire spazio al neofascismo,
E noi siamo convinti che questo sguardo retrospettivo abbia giovato non
poco in quell'ambiente alla causa della democrazia.
Un'altra iniziativa che interessa la scuòla, è stata quella dell'allestimento
di due piccole mostre sulla Resistenza da far circolare nei vari Istituti negli anni
delle celebrazioni delXXX della Resistenza (1973-1975).
Ogni mostra consiste in 33 pannelli con fotografie e didascalie, e sono perfettamente uguali fra loro. .
L'idea è nata in conseguenza di varietichieste di materiale fotografico fat .
teci da studenti negli anni s~orsi, per mostre che essi dovevano allestire ..
A queste richieste abbiamo risposto prestando materiale non selezionato né
105
commentato, appartenente ad una mostra sull'antifascismo organizzata nei primi anni
dopo la liberazione.
Prendendo come base lo schema del libro illustrato sulla Resistenza reggiana, abbiamo cominciato allora a pensare alle mostre in modo concreto.
In alcuni mesi, con l'aiuto di un tecnico utilizzato nella fase ultima del lavoro,
siamo riusciti a produrre questi strumenti di informazione e di conoscenza.
Abbiamo già dato notizia della loro esistenza al Comitato antifascista che
curava le celebrazioni del 25 aprile, abbiamo informato alcuni rappresentanti del
mondo studentesco, ed abbiamo scritto al provveditore pregandolo di voler informare
a sua volta i Presidi dei vari Istituti. Ora attendiamo che le mostre ci vengano
richieste.
Riteniamo di avervi esposto, senza omissioni, almeno le cose principali compiute.
Tenteremo ora di presentarvi alcune idee sulla futura attività dell'Istituto,
idee che sarà vostro compito vagliare e completare stamattina.
In ordine di urgenza, sarebbe bene, prima di tutto, che risolvessimo il problema economico della Rivista. Dovremmo vedere se è possibile dilatare le entrare
della pubblicità. Già abbiamo provveduto intanto a portare l'abbonamento da lire
1.200 a L. 1.500 all'anno.
( ... )
L'Istituto, il cui bilancio è abbastanza buono, potrebbe anche sostenere in
parte la rivista. E' una cosa che non abbiamo mai fatto ma che apparirebbe abbastanza ovvia.
( ... )
Visto l'esito negativo del concorso per studi storici su Comuni del Reggiano,
risultato troppo impegnativo per i potenziali concorrenti nostrani, si potrebbe ritornare sulla strada già un tempo battuta con esito soddisfacente: quella di un
nuovo Concorso su aspetti e momenti della storia reggiana dal 1918 al 1945, a
scelta dei singoli concorrenti. Magari il periodo, in omaggio alle indicazioni del
programma nazionale, potrebbe essere allungato sino al 1948 e oltre.
Attraverso questo Concorso si potrebbero acquisire nuovi studi da pubblicare sulla rivista. Stiamo appunto esaurendo la pubblicazione di quelli del primo
concorso.
Si potrebbe poi pensare a concorsi a premi per studenti delle medie, da emanare in data da destinarsi. Tali concorsi avrebbero lo scopo di far meditare i giovani sui principi che reggono la nostra società, sulla storia di questi principi e
sullo sviluppo della democrazia.
Un tema potrebbe essere appunto: «La democrazia nella guerra di Liberazione, nella Costituzione e nella vita italiana ».
Un secondo~ màgari'tìservato .à studenti universitari, potrebbe essere impernùlto sullo ~tudio d~i primi àntli di democrazia nel Reggiano. Sarebbe di rigore,
ovviamente, il metodò scièritifico:
.
106
I concorrenti potrebbero partire dalle prime esperienze delle zone libere
durante la guerra partigiana, individuare le aspirazioni sociali correnti in quell'epoca
e venire avanti occupandosi della Amministrazione ciellenistica nel post-liberazione,
dare valutazioni documentate sul dibattito delle idee nel periodo della Costituente,
vedere poi come si è andata sviluppando la situazione politica economica e amministrativa locale.
Sarebbe un modo anche questo per far produrre studi che si inquadrino
nelle direttive della ricerca nazionale.
Vi è poi da condurre tutto un lavoro più o meno interno p~r continuare a
costruire dal di dentro il nostro Istituto e renderlo sempre più uno strumento efficiente.
Ad esempio, sarebbe necessario, in presenza di un programma generale di
attività complesso come quello elaborato dall'Istituto nazionale, addivenire finalmente alla creazione di un Comitato scientifico composto da uomini di cultura
idonei. Già da tempo si è parlato di questo organo, che avrebbe il compito di studiare le varie iniziative e di presentarle poi al Comitato Direttivo per la necessaria
approvazione. Il Comitato scientifico esiste anche in campo regionale. Se riuscissimo ad attivizzare alcuni uomini di studio che lavorassero a fianco dell'organo direttivo statutario, certamente tutto il lavoro dell'Istituto potrebbe risultarne avvantaggiato.
Naturalmente tutto sta nel trovare persone disposte a dedicarci una parte
anche minima del loro tempo.
E' un tentativo che potrebbe dare i suoi rrutti e che sarebbe doveroso
compiere. Il Comitato Scientifico potrebbe iniziare il suo lavoro studiando le modalità dei vari concorsi ai quali si è accennato.
Nelle riunioni regionali e nazionali si è attribuita molta importanza a ricerche
atte a stabilire le categorie sociali dei partigiani e a questo scopo si è prospettata
l'eventualità di un recupero dei « roglimatricolari ».
Naturalmente non esistevano tali rogli, almeno nella nostra provincia. Esistevano invece le domande individuali per il riconoscimento delle qualiriche partigiane, presentate dopo la liberazione all'apposita Commissione per il Nord-Emilia
in quadruplice copia.
E' notorio che poi il carteggio delle Commissioni regionali è affluito tutto
a Roma. Attualmente l'ufficio che possiede il carteggio è alle dipendenze del Ministero della Difesa.
Noi condividiamo l'interesse per questa sorta di documenti, anche perché
in ciascuno di essi vi sono i curriculum dei singoli combattenti. Per questo proponiamo di studiare il modo di venire in possesso di almeno una copia di
dette domande.
Similmente dovremo rare il possibile per venire in possesso almeno di una
copia: fotbstattca: creÌ'dtrteggio delCL.N:. Provinciale, depositato all'Archivio di Stato ..
Vi è la necessità, secondo il programma nazionale, come si è visto, di inda-
107
gare sul periodo postbellico, e tale carteggio potrebbe essere una fonte importante.
Dovremo poi riordinare la biblioteca secondo i criteri che vengono adottati
in campo nazionale.
Dovremo istituire un vero e proprio archivio fotografico facendo stampare
tutte le foto di interesse storico in un formato standard, dotandole ciascuna di una
opportuna didascalia e classificandole per soggetto.
Dovremo ritirare dal Museo della Resistenza quei documenti originali che
si vanno deteriorando e sostituirli con fotocopie.
Abbiamo compiuto una prima ispezione a questo scopo prendendo nota dei
« pezzi» da ritirare e da immettere nel nostro archivio.
Dovremo ristampare i numeri 2 e 4 della Rivista, che sono esauriti, ponendoci in grado di poter fornire nuovamente ai richiedenti, delle collezioni complete
di « Ricerche Storiche ».
Dovremo continuare le ricerche presso l'Archivio Centrale di Stato per microfilmare altri documenti del «ventennio », visti gli ottimi frutti dati dalle prime
ispezioni effettuate da Degani.
Dovremo prendere in seria considerazione la possibilità che ci si offre, di
microfilmare o di avere in fotocopia quelle parti del Notiziario Nazionale della
C.N.R. che riguardano il Reggiano. Questo carteggio si trova a Brescia.
Dovremo continuare lo spoglio dei giornali quotidiani locali usciti durante
11 « ventennio » e trarne tutte le notizie di probabile utilizzazione ai fini dei nostri
studi, cosi come abbiamo fatto per « Il Solco Fascista» dal 1938 al 1945.
Dovremo fare ancora molte cose piccole e grandi.
Ma soprattutto dovremo pensare seriamente, come pubblicare, nell'anno in
corso o nel 1974, il libro sui volontari reggiani in Spagna.
Pensiamo ad una edizione dignitosa, ad un libro corredato da parecchie illustrazioni di foto e documenti dell'epoca.
Si potrebbe pubblicarlo prima a puntate sulla nostra rivista e poi utilizzare il piombo per la stampa in volume.
Come potere vedere, non mancano il lavoro da svolgere e le idee da concretizzare.
A ragion veduta ci siamo dilungati" nella elencazione dei vari aspetti dell'attività dell'Istituto. Era doveroso darvi una informazione abbastanza esauriente su
quel che fa l'Istituto stesso e su quello che potrebbe fare.
Ci pare che il programma potrebbe comunque essere discusso, modificato,
integrato con le vostre eventuali proposte, si che esso, una volta fissato, possa essere
una chiara guida per il Comitato Direttivo.
Soprattutto ci pare utile l'aspetto del lavoro che riguarda le scuole.
Uno dei nostri più importanti obiettivi, crediamo, deve essere appunto quello
di contribuire, attraverso determinati incentivi, ad interessare i giovani alla recente
storia del nostro Paese, anche perché siamo convinti che, conoscendo i fatti e le
idee della Resistenza, essi potranno essere facilmente trasformati domani in cittadini consapevoli, capaci di dare poi il loro contributo alla edificazione, al perfezi'onilmetito, itUa'oontinuità del re"'gitne" demoèratfcC:i, "S"ortodallit lotta popolare~ di
liberazione ».
108
Nella relativa discussione sono intervenuti i soci avv. Pellizzi, mons. Simonelli, Gismondo Veroni, Nino Prandi, Giannino Degani, Antinea Valeriani, ono Walter Sacchetti, Avvenire Paterlini, dando indicazioni e consigli relativi alla futura
attività dell'Istituto. In particolare è stato raccomandato che continuino le ricerche
presso l'Archivio Centrale di Stato, che vengano fatte altre pubblicazioni per le
scuole, che venga garantita la continuità della rivista, che ci si interessi della
toponomastica ecc.
Dopo di che la relazione è stata approvata e i lavori hanno avuto termine.
L'ULTIMA SEDUTA DEL COMITATO DIRETTIVO
Il 26 maggio 1973, il Comitato Direttivo ha nominato 5 rappresentanti dell'Istituto nel Consiglio generale della Deputazione Emilia-Romagna per la Storia
della Resistenza e della Guerra di Liberazione nelle persone di Curti ono Ivano, Felisetti ono avv. Dino, Rombaldi prof. Odoardo, Simonelli mons. Prospero, Veroni
Gismondo.
E' stato poi deliberato di costituire un Comitato scientifico il cui compito
sarebbe quello di suggerire, elaborare e proporre iniziative culturali varie e princi.
palmente ricerche storiche di taglio locale, operando a fianco del Comitato Direttivo.
Sempre nella stessa seduta è stato deliberato che l'avv. Vittorio Pellizzi sarà
il rappresentante dell'Istituto reggiano nel Consiglio generale dell'Istituto Nazionale
per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia .
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