1 Voci dal Sud Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Voci dal sud ... ai quattro venti Periodico di attualità, storia e cultura Rassegna stampa dai mass media regionali Anno V° - n. 2 Febbraio 2009 OMAGG IO Euro 1,55 Mino Reitano non è più! Non è una bella foto, ma vogliamo riproporlo preso da un servizio Rai che in vita lo ha alquanto ignorato Voci dal Sud ... ai quattro venti Periodico indipendente di Attualità, Storia e Cultura Rassegna stampa dai mass media regionali Reg. Tribunale di Palmi nr. 01/05 (fasc. 183/05) del 28/4/2005-2/05/2005 Fromo Editore - Rosarno (RC) casella postale 77 c.da Sella Badia 9 - 89025 ROSARNO tel. 333 6793434 - fax 0966 713165 Indirizzo Internet www.sosed.it e-mail: [email protected] Direttore responsabile ed editoriale Franz Rodi-Morabito Segretaria redazione, Patrizia Rodi-Morabito Comitato redazione Mariasole Dalmonte e Michele Guardo Edizione telematica __________________ ABBONAMENTI (momentaneamente Omaggio) ordinario euro 15.50 sostenitore euro 26.00 enti/associazioni euro 26.00 Amici Voci dal Sud euro 52.00 Versamento tramite: Conto Bancoposta n.19810555 ABI 07601 CAB 16300 intestato a: Fracesco Rodi-Morabito (RC) PUBBLICITA’ - Tariffe modulo cmq 36 b/neuro 13* modulo cmq 64 b/neuro 26* modulo cmq 128 b/n euro 39* 1/2 pagina interna b/n euro 52* Pagina intera interna euro 100* * A colori + 20% (I prezzi si intendono per ciascuna uscita) Altri moduli o posizioni di rigore (1.a ed ultima pagina, ecc.): da convenire. 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Alluvione in Calabria pag 8 - Dopo l’alluvione “la Piana” di Rosarno si lecca le ferite pag 10 - Frana sull’autostrada A3 investe pulmino nei pressi di Cosenza : due morti pag 11 - Non si può morire sepolti da una frana in autostrada! pag 12 - Continuano le intempernze del tempo che rovescia millimetri su millimetri di pioggia sulla Calabria Agricoltura: pag 12 - Aumentano i disagi ed inizia il tragico balletto della presa in giro della “Calamità naturale”! pag 13 - Le Poste Italiane lanciano la campagna informativa contro le truffe pag 14 - Una Lega per il Meridione? A Cosenza le “prove tecniche” Curiosità pag 15 - Trenitalia: tecnologia, efficenza e ... sicurezza! pag 15 - Anziana signora muore travolta ... da un cumulo di acquisti La storia pag 16 - Gioacchino Murat Dopo la fucilazione nel 1815 l’ex Re delle Due Sicilie fu sepolto a Pizzo pag 17 - Prigionieri nel campo di Ferramonti - Molti procedimenti ricostruiti in un volume scritto da Peter Georg per i tipi di Prometeo Il sociale pag 18 - L’omicidio di Eluana risolverà i mali italiani? pag 19 - Un panettone in meno un sorriso in più pag 20 - Le aziende più antiche al mondo: sei su dieci sono italiane pag 21 - L’auto di Obama? La«bestia» più blindata dalla storia pag 22 - Il nuovo Capo supremo della Cia americana, è calabrese pag 23 - Gli italiani all’estero cosa pensano di noi? dove sono? pag 24 - L’Epifania a Kabul della ventottenne donna soldato pag 25 - Banche & Usura - Contro le Banche parte la “Crociata” di De Masi Confindustria è parte civile pag 26 - L’imprenditore De Masi scrive al Presidente della Repubblica Napolitano pag 27 - Brescia: Xenofobia e maleducazione sull’autobus pag 28 - ROSARNO - Trovata sistemazione per gli immigrati? L’arresto del brigante Musolino - Precisazioni su autori pag 29 - La verità storica sull’arresto del brigante Musolino raccontata dal nipote di uno dei due Carabinieri che lo arrestarono - Ad arrestare il brigante Musolino non fu Mattei (pa- ... continua --- > Voci dal Sud 4 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu ...sommario, segue da pagina precedente dre), ma Feliziani e La Serra pag 30 - Chi era il carabiniere Feliziani? pag 32 - Il merito della cattura di Musolino, fu riconosciuto ufficialmente al Brigadiere Mattei! pag 33 - Il Comune di Roma intitola una strada al maresciallo Feliziani pag 33 - “Le catenelle” con le quali Feliziani ammanettò il brigante Musolino esposte am Museo dei Carabinieri di Roma pag 34 - Perché Del Noce non vuole fiction in Calabria? pag 34 - Del Noce prosegue nella sua opera contro la Calabria pag 35 - Caterina Balivo si lamenta: la Carrà poteva dirmi grazie... pag 35 - Giordano nominato maestro di pianoforte dal Governo del Belgio Giustizia pag 36 - A sorpresa depositata ieri un’altra perizia per la Morte di Federica Monteleone pag 37 - Ancora veleni sul “sequestro Why Not” - Nel mirino l’archiviazione per Mastella Malagiustizia pag 38 - Uccise l’ex fidanzata sgozzandola per strada: solo 16 anni ! I genitori di lei dicono: “L’Italia fa schifo” pag 38 - Mentre una valanga di stupri minaccia le donne, la giustizia dice ... Lo stupratore va subito a casa. pag 39 - A casa dovrebbero andarci alcuni magistrati pag 40 - Oggi le Leggi italiane sono quasi tutte sbilanciate in favore del colpevole! pag 41 - Ci si ostina a pensare a “Caino”, ma nessuno pensa ad “Abele”? pag 42 - Il “condom” antistupro sarà un rimedio in futuro? pag 43 - Lo stupro come simbolo di Lucia Annunziata (La Stampa) pag 44 - La credenza popolare sull’origine delle voglie sulla pelle di Leonella Cardarelli Vignettopoli pag 45 - Oltre al danno anche la beffa di Nicoletta Damiano pag 47 - Edizioni Damiano Shopping pag 48 - Le Edizioni Damiano anche su Second Life pag 49 - La vetrina Editoriale Voci dal Sud 5 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Mino Reitano ci ha lasciati! Franz Rodi-Morabito Questo mese non scriverò l’editoriale, non toccherò nessuno dei problemi pur importanti che ci tormentano, ma mi limiterò a ricordare con il mio silenzio un uomo buono, molto buono, estremamente buono, uno che era come tutti noi vorremmo fossimo: buoni, semplici, modesti, ma grandissimi. Quando qualcuno ci lascia tutti ci scateniamo ad elencarne i pregi, spesso non veri, solamente inventati per la bisogna; quando qualcuno raggiunge la Casa del Padre tutti gli eravamo stati amici, tutti gli siamo stati a fianco. Io invece confesso che non conoscevo Mino Reitano se non attraverso la sua voce, i suoi films le sue apparizioni in TV, ma non per questo il suo enorme potenziale umano non me lo faceva sentire vicino, Amico e Fratello. No Mino, non sporcherò il ricordo di te con sterili e stereotipate frasi di convenienza tratte da uno dei “coccodrilli” che in ogni redazione giacciano sui personaggi grandi come te in attesa di essere ... lanciati. Ti ricordo, come tutti, con immenso affetto, ti ricordo, come tutti nella tua estrema seplicità per essendo un “grandissimo” sia dal lato professionale ma soprattutto dal lato umano. Un abraccio commosso e deferente, caro Mino! Voci dal Sud 6 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Aveva le caratteristiche dell’artista completo: cantante, compositore, fantasista, vero showman. Pochi lo avevano capito... Tutti s’accorgono ora che Mino era un grande! Deve avere un futuro l’idea di Dino Vitola sull’evento annuale a Reggio da dedicare a Reitano to.lic. Gazzetta del Sud Reggio Calabria - Lutto cittadino a Fiumara, una messa di suffragio a Reggio, nella chiesa di San Giorgio al Corso celebrata da don Nuccio Santoro. Il rimpianto per la scomparsa di Reitano è grande. In redazione arrivano telefonate e proposte. Il sindaco di Fiumara ha già fatto sapere che certamente gli verrà intitolata una piazza. Giuseppe Scopelliti ha diverse idee da valutare. Dino Vitola intende costituire un comitato di amici di Mino per realizzare a Reggio un evento annuale «che resti – dice – nelle tradizioni della Calabria». Condivide in pieno l’idea il dott. Totò Calabrò, ex presidente della Provincia, il quale afferma: «Deve nascere una cosa di livello. Mino merita un evento importante. La sua scomparsa mi ha procurato tanta tristezza e anche nostalgia: mi ha riportato agli anni della nostra giovinezza, di cui Mino è stato un simbolo». Quante chiamate per testimoniare episodi legati a Mino Reitano. A “Porta a porta” mercoledì sera sono state dette tante belle parole, ma non è mancata quella sottile ironia che nella seconda parte della carriera di Mino ha infastidito parecchio. Ha parlato gente che non conosceva a fondo questo eterno ragazzo. Positive le testimonianze di Iva Zanicchi, così come quelle di Little Tony e Bobby Solo. Intanto è sbagliato non inquadrare l’esatto ruolo che Mino ha avuto nel mondo dello spettacolo: era un cantante e un autore, quindi un cantautore che aveva il vantaggio, rispetto ai tanti cantautori sponsorizzati dalla critica impegnata che sussurrano più che cantare, aiutandosi con i trucchi della tecnologia, di possedere una voce solare e straordinaria. Non ci sono dubbi che nella musica leggera italiana, a livello di voce, dopo quella di Claudio Villa c’è la sua. Per essere cantautori veri bisogna avere una voce all’altezza e saper comporre canzoni. Sulla voce sono tutti d’accordo: Reitano è il migliore. E sulle canzoni? Uno che lascia in eredità musiche stupende come quelle che riguardano brani del tipo “Una ragione di più”, “Avevo un cuore”, “Una chitarra cento illusioni”, “L’uomo e la valigia”, “L’abitudine”, “Terre lontane” scritta per Mina, “Meglio una sera piangere da soli”, “Innamorati”, “Se tu sapessi amore mio”, “Vorrei”, “Partito per amore”, “Cuore pellegrino”, “Gente di Fiumara” e via discorrendo, merita di essere chiamato super cantautore. Il grande Totò a questi critici da strapazzo avrebbe detto “ma mi faccia il piacere”! Ma c’è di più. A “Porta a porta” non si è parlato delle due importanti caratteristiche di Mino Reitano: era musicista e fantasista. Conosceva la musica, era maestro di violino e pianoforte, suonava la chitarra. Voci dal Sud 7 w w w . s o s e d . eu Ma non si sa un’altra cosa di Mino. All’inizio, quando negli anni Cinquanta era nato il complesso dei fratelli Reitano, la cantante era Giannina, mentre Beniamino (oggi Mino), si esibiva sul palcoscenico, sin da bambino, facendo soprattutto il macchiettista. Quando poi nel 1957 (e non nel 1964 come è stato detto a “Porta a Porta”) è morta all’improvviso, uccisa da una terribile leucemia, Giannina, Beniamino che aveva 13 anni e anche una bella voce, ha cominciato a cantare. E già a 15 anni, nel 1959, quando lo conobbi a Bova Marina si esibiva come cantante e come fantasista. Era davvero uno schianto. Con gli anni si è affinato, è diventato un grande o meglio una leggenda della musica. Morale della favola: il pubblico è stato più bravo della critica che ha subito apprezzato la semplicità e la grandezza di questo eterno ragazzo che era un artista completo, un vero showman. E quando Gianni Ippoliti lo ha chiamato per fare un programma su Raitre, Mino non ha avuto alcun problema perchè quelle cose le faceva a Reggio da ragazzino, diventando davvero il Beniamino della città. Purtroppo in Italia (vedi i casi di Luigi Tenco, del grande Totò, degli stessi Franchi e Ingrassia) si deve passare ad altra vita per far capire ai soliti noti (non certo alle masse) che si trattava di un grande talento. La trasmissione “Porta a porta” dedicata a Mino Reitano ha ottenuto un milione e 816 mila telespettatori, share 23.35. Con questo risultato Raiuno ha vinto nettamente la seconda serata. Mino fa sempre audience! A dimostrazione della sua grande popolarità, è documentato che quando si esibiva lui salivano gli ascolti. All’ultimo Festival di Sanremo cui ha preso parte, quello del 2002, il picco più alto dell’audience è stato quando sul palcoscenico dell’Ariston saliva Mino. Come è stato ricordato a “Porta a porta”. Ricordate il brano “La mia canzone”, testo di Panella (l’ultimo paroliere di Battisti), musica di Reitano? Eppure la giuria dei critici ha avuto il coraggio di eliminare quella bella canzone (la più ascoltata dal pubblico) nella prima serata. Ricordo che Mino ci rimase male. Poi nella suite dell’hotel Royal dove era ospite chiamò il cameriere. «Champagne per tutti», disse. Sempre lo stesso, nelle vittorie e nelle sconfitte immeritate, come si addice ai grandi. Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 E’ morto la sera del 27 gennaio 2009, Mino Reitano. Il cantante, una vera e propria icona della musica popolare italiana, si è spento a 64 anni dopo una lunga malattia nella sua abitazione di Agrate Brianza: accanto a lui c’erano sua moglie Patrizia e la figlia Giuseppina Elena. Reitano era malato di tumore da due anni: era stato sottoposto a un intervento chirurgico un anno e mezzo fa e, successivamente, nello scorso novembre. I funerali del cantante, che lascia anche un’altra figlia, Grazia Benedetta, si svolgeranno giovedì alle 15 nella chiesa di Agrate Brianza. Di famiglia povera, nato nei pressi di Reggio Calabria, Mino Reitano aveva da sempre seguito il sogno di diventare cantante, studiando per 8 anni al Conservatorio pianoforte, violino e tromba. Emigrato giovanissimo in Germania, lì ha mosso i suoi primi passi della sua carriera musicale insieme ai suoi fratelli, che diventarono poi, insieme alla moglie e alla sua grande famiglia, di cui ha amato circondarsi da quando la sua professione l’aveva reso famoso e benestante, uno degli elementi caratteristici del suo personaggio e della sua fama. E’ stato quattro volte a Sanremo senza mai vincerne uno, con suo grande cruccio: la fama e l’affetto dei suoi fan non sono mai stati compensati con veri e propri riconoscimenti professionali. Ma da Sanremo è partita la canzone che l’ha reso un’icona nel mondo dell’emigrazione italiana, quella dal semplice titolo “Italia”. Colpito da tumore due anni fa, Mino Reitano ha affrontato la malattia nel modo in cui aveva sempre vissuto: circondato dalla famiglia nel grande podere di Agrate Brianza comprata con i primi soldi della sua attività, e con incrollabile ottimismo e fede. Il suo credo l’aveva reso famoso - e bollato come inguaribile ingenuo nell’ambiente un po’ cinico della musica: ma ora si è sicuramente meritato un posto in prima fila Lassù. Voci dal Sud 8 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 Alluvione w w w . s o s e d . eu Dopo l’alluvione “la Piana” di Rosarno si lecca le ferite Ponti crollati, strane scomparse, centrali elettriche e telefoniche pesantemente danneggiate - Agrumeti sommersi da mota e limo che hanno coperto le piante fino alla cima Mariasole Dalmonte Un alluvione in due tempi. Non si erano spenti ancora i sinstri bagliori del primo alluvione avvenuto ai primissimi di gennaio, che una seconda ondata di pioggia ha flagellato Sicilia, Calabria Tirrenica e particolamente la Piana di Rosarno. Ricorderete che nella prima manches erano crollati parecchi ponti e molti altri erano stati chiusi al traffico per ragioni prudenziali. Interi paesi erano rimasti isolati perchè l’unica loro via di accesso era letteralmenrte sparita. Le centraline dell’Enel andate in tilt hanno lasciato al buio, senza acqua potabile, senza luce e, quindi senza riscaldamenti numerosi paesi ed i danni provocati dal maltempo alle strutture della telecom hano isolato vastissime zone con interruzioni delle linee telefoniche a Banche che non potevo operare per cui le giornate per gli impiegati passavano inoperose fra la ira dei clienti che avevano bisogno di prelevare e/o versare soldi soldi, pagare effetti, effettuare bonifici. Anche gli ospedali erano tagliati fuori dal mondo e molte stazioni dei Carabinieri erano impossibilitate a collegarsi con i loro omologhi. Non va dimenticata la tragedia che si è vissuta a Melicucco, dove un’auto con due persone a bordo stava per precipitare in una voragine chreatasi per la caduta del ponte stradale. Rimase in bilico e parecchie persone si sono immediatamente prodigate per mettere in sicurezza i malcapitati. Ma quando tutto sembrava finito ed i soccorristori era oltre la banchina del fiume larga 4 metri e con le spalle in cemento, improvvisamente si è aperta una voragine che ha inghiottito due persone. La più giovane è riuscita ad aggrapparsi agli arbusti di una siepe, mentre l’altra di 55 anni è stato risucchiato dalla voragine ed il suo corpo è stato rinvenuto nel greto del fiume dopo molte ore e frenetiche, inutili, ricerche. La fragile economia dela zona è sconvolta e ci si chiede quanto la popolazione dovrà attendere perchè quacosa si muova in loro favore. Purtroppo si ha l’esempio negativo della zona di Pizzo-Bivona ove malgrado siano passati anni, ancora sentono parole, promesse , discorsi ma niente di concreto! Addirittura quando la seconda ondata di maltempo era in previsione il Commissario Bertolaso era partito da Roma e venuto in Calabria per essere sul posto nel caso si fosse avverata la previsione di “piogge torrenziali ed alluvionali”. Il ponte sul fiume Vacale a Melicucco crollato durante la prima ondata di alluvione. Qui che è morto il melicucchese Valarioti che assieme ad altri della cittadina soccorrevano due automobilisti che stavano precipitando dal ponte crollato Voci dal Sud 9 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 La voragine che ha divorato la strada nei pressi dell’abitato di Rizziconi e che ha cportato alla chiusura dell’importante strada Gli alberi di agrumi sommersi fino alla cima da fango e limo portato dal fiume Mesima esondato nei pressi di Rosarno Ecco come si presenta la strada ed il ponte dell’importante arteria San FerdinandoNicotera sul fiume Mesima alle foce poco prima di riversarsi nel mare Voci dal Sud 10 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 Alluvione w w w . s o s e d . eu Venti minuti con il fiato della morte sul collo Frana sull’autostrada A3 investe pulmino nei pressi di Cosenza : due morti L’autopsia ha rivelato che Nicolino Pariano è rimasto a lungo in vita e cosciente dopo che il pullmino è stato investito dalla frana assassina Il giallo delle barriere protettive d’acciaio Chiuso al traffico da ieri pure un tratto di 11 km tra Scilla e Villa Arcangelo Badolati Gazzetta del Sud Cosenza - Gli ultimi venti minuti trascorsi aggrappato alla vita! Con la bocca impastata di terra bagnata, il cuore che stentava a pulsare e l’aria fredda della notte che riempiva i polmoni provocando fitte lancinanti. Accanto, il volto di Danilo Orlando reso gelido dalla morte la bocca di Francesco Caiano che pronunciava parole di conforto. Nella mente scorrevano le immagini dei giorni consumati tra gli uomini, mentre il respiro diventava sempre più un rantolo. Forse solo Cesare Pavese – celebre la sua “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” – sarebbe stato in grado di raccontare il lento distacco dalla vita di Nicolino Pariano, 56 anni, di Catanzaro. Per milleduecento secondi quest’uomo è rimasto prigioniero della frana assassina. «Sto morendo, sto morendo» ha continuato a ripetere fin quando il filo di voce che lo legava al mondo non s’è spento per sempre. Il medico legale incaricato di eseguire l’autopsia ha svelato ai PM Dario Granieri e Antonio Tridico, che Pariano dopo il cedimento della collinetta sull’A3, è rimasto vivo e cosciente per almeno venti minuti. Le conclusioni del perito coincidono con il racconto reso dopo la tragedia dall’ultimo ferito estratto dal pullmino Peugeot: Caiano ha infatti riferito a poliziotti e giornalisti di quel buio asfissiante e del disperato tentativo del suo compagno di viaggio di resistere fino all’arrivo dei soccorsi. Quando i vigili del fuoco hanno riportato la luce nell’abitacolo devastato dalla frana, il cuore del cinquantaseienne era però ormai fermo per l’eternità. Il procuratore Granieri stamane conferirà ufficialmente l’incarico ai tre periti che dovranno accertare le cause della tragedia. I consulenti avranno il compito di verificare se vi siano state condotte omissive da parte dell’Anas. L’indagine scientifica muoverà, intanto, dalla verifica della effettiva stabilità dei fascioni protettivi in acciaio ch’erano posti all’apice del muro di contenimento che delimitava la carreggiata dell’A3. Punto di domanda: erano adeguatamente fissati alla struttura di cemento armato? E il sistema di fissaggio era concepito affinchè potessero contenere i cedimenti del terreno? E, ancora: quante volte all’anno veniva testata la loro capacità di tenuta? Per saperlo dovremo aspettare. In questa prima fase, l’inchiesta vede indagati due dirigenti dell’Anas: Salvatore Tonti, 44 anni, dirigente dell’Ufficio speciale, e Angelo Gemelli, 40, responsabile dell’Ufficio manutenzione della Sa-Rc. Spiega l’avv. Giuseppe Milicia, legale di Tonti: «L’informazione di garanzia al capo compartimento Anas, Salvatore Tonti, è un atto dovuto che discende dalla posizione di rilievo del funzionario e non certo dalla raccolta e dalla valutazione di elementi di responsabilità a suo carico. Appare – prosegue l’avv. Milicia – del tutto inappuntabile l’impostazione data all’indagine dalla Procu- ra della Repubblica di Cosenza che, nel dare corso agli accertamenti di rito, ha precisato che sarà necessario verificare ed approfondire le cause dell’evento prima di passare alla verifica di eventuali responsabilità personali. Da parte dell’ing. Tonti non si può, quindi, che assicurare la massima collaborazione agli inquirenti , con grande serenità e nella prospettiva del pieno e pronto accertamento dei fatti. È doveroso sottolineare, inoltre, che le vicende giudiziarie di queste ore non stanno creando alcun disagio al lavoro, come sempre scrupoloso ed incessante, svolto per l’Anas». L’avv. Vincenzo Adamo, difensore di Gemelli, ha invece dichiarato: «L’avviso di garanzia che ha raggiunto il mio assistito permetterà di accertare, spero in tempi brevi, l’esatta dinamica di quanto accaduto e le eventuali responsabilità. L’ingegnere Gemelli,nella qualità di capocentro del compartimento Anas per l’A3, riuscirà anche attraverso i propri consulenti a stabilire la legittimità del proprio operato in sinergia con le altre strutture tecniche operanti sulla Salerno-Reggio Calabria». Intanto, un nuovo tratto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria (dopo quello compreso tra Cosenza e Falerna) è stato chiuso al traffico per il pericolo di frana. La chiusura riguarda il tratto di 11 chilometri tra gli svincoli di Scilla e Villa San Giovanni. È stato il Prefetto di Reggio Calabria, Francesco Antonio Musolino, a dare disposizione al Compartimento Anas, di procedere alla chiusura precauzionale in entrambe le direzioni del tratto pericoloso. Il provvedimento di chiusura si è reso necessario, è scritto in una nota, «per la presenza, rilevata in zona dai tecnici dell’Anas, di un fenomeno di innesco franoso che allo stato necessita di ulteriori indagini ed eventuali interventi di messa in sicurezza». La situazione è allarmante. Oggi arriverà in Calabria il sottosegretario alla protezione civile, Guido Bertolaso. Alluvione Voci dal Sud 11 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Non si può morire sepolti da una frana in autostrada! Queste le parole dell’Arcivescovo di Catanzaro, Mons. Ciliberti, nell’omelia durante i funerali di Nicolino Pariano g.l.r. Gazzetta del Sud Catanzaro - «Non si può morire per una frana sull’autostrada». L’arcivescovo di Catanzaro, Antonio Ciliberti, ha posto seri interrogativi, ieri pomeriggio, nel corso dei funerali del 58enne Nicolino Pariano, una delle due vittime della frana di domenica sera sull’A3. L’alto Prelato ha fatto una forte e decisa chiamata a responsabilità nei confronti dei rappresentanti istituzionali: «Le cause di quest’evento sono state tante, geologiche, meteorologiche, ma queste trovano una concausa profonda nella corresponsabilità umana. Spesso – ha continuato l’Arcivescovo – le scelte dell’uomo sono determinate da interessi di parte e non rispettano l’armonia della natura che si ribella. Ma è indispensabile costruire cose che siano sicure per l’uomo e fare queste previsioni al momento opportuno». Tanti i rappresentanti delle istituzioni calabresi intervenuti alla Messa celebrata nella chiesa di Santa Croce, primo fra tutti il presidente della Regione Agazio Loiero, presente assieme al prefetto di Catanzaro Sandro Calvosa, agli esponenti di tutte le forze dell’ordine ed al sindaco Rosario Olivo. Sotto l’altare della chiesa gremita, tanto che in molti non sono riusciti ad entrare, era stata sistemata la bara di Nicolino, coperta da un letto di orchidee ed anthurium su cui era deposta una sciarpa della Juventus, a testimoniare la grande passione calcistica del 58enne. «È giusto gridare con forza che questa morte non passi invano. Tutti, nei rispettivi ruoli istituzionali devono agire in maniera consona per la sicurezza dei cittadini», ha aggiunto nella sua omelia monsignor Ciliberti. Un monito risuonato anche dalle parole del parroco del quartiere Pontepiccolo, dove vive la famiglia Pariano, il quale ha chiuso la funzione dopo la commovente lettera di Antonella, nipote del 58enne deceduto: «Il distacco strazia il cuore, oggi ancor più straziato per la perdita del tuo sorriso. Non dovevi lasciarci così zio, non è giusto». All’uscita della chiesa il feretro è stato salutato con un lungo applauso. Voci dal Sud 12 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 Alluvione w w w . s o s e d . eu Continuano le intemperanze del tempo che rovescia millimetri su millimetri di pioggia sulla Calabria E’ un bollettino di guerra quello che si legge sui mass media e si vede in TV relativamente all’alluvione che ha colpito l’intero territorio calabrese. I Comuni isolati dalle frane che hanno inghiottito ponti e strade di accesso non si contano più. Le famiglie evacuate sono ormai una folla di uomini, donne, bambini, anziani che hanno dovuto lasciare le proprie case (che non sanno se ritroveranno più!). Addirittura come a Fagnano Castello, in provincia di Cosenza, il cimitero è in parte franato e le Cappelle si sono inclinate poggiandosi una sull’altra mentre le tmbe si sono aperte e molte casse non hanno resistito all’impatto e mostrano il loro macrabro contenuto. Alcune abitazioni che erano proprio sotto la scarpata del cimitero sono state fatti sgombrare d’urgenza sia per evitare che gli abitanti potessero essere sommersi dal muro di fango e sia perchè avrebbero potuto trovarsi i miseri resti mortali di molti compaesani nella propria camera da letto. Dopo l’incidente di domenica scorsa l’autostrada è ciusa nel tratto Cosenza-Falerna e nessuno osa azzardare previsioni per la riapertura. In conseguenza dell’episodio franoso di Cosenza, l’Anas ha creduto bene mettersi in sicurezza per cui ha chiuso anche il tratto dell’Autostrada A 3 fra Scilla e Villa San Giovanni dirottando il traffico leggero sulla SS 18. Malaguratamente anche la SS 18 ha avuto delle frane per cui è stata chiusa anch’essa. Oggi per andare a Reggio ed in Sicilia si deve fare il giro dalla jonica sulla affollatissima 106 che “gode” anche del triste appellativo di “Strada della Morte” a causa degli innumerevoli incidenti che continuano a verificarsi. E’ prevista anche la chiusura della stazione ferroviaria di Vibo/Pizzo per riparare i danni verificatesi, perciò la Calabria è isolata da resto del mondo. Se malaguratamente la linea ferroviaria dovesse interrompersi a Cannitello per la solita ricorrente frana l’intero territorio sarebbe tagliato dal mondo. Per ora i TIR sono costretti a giri lunghissimi per cui da Caserta a Reggio si impiegano circa 14 ore! Oggi i Tir che debbono raggiungere la Piana debbono lasciare la 106 a Gioiosa Jonica ed attraversare la catena appenninica a mezzo della superstrada Jonio-Tirreno. Ma quanto durerà questo collegamento? molte dei tratti della superstrada sono “sotto costa” di altissime coste montuose che potrebbero iniziare ad essere interessati da movimenti franosi da un momento all’altro. Intanto Piove a dirotto e non accenna a diminiure di intensità. Agricoltura: aumentano i disagi ed inizia il tragico balletto della presa in giro della “Calamità naturale”! Franz Rodi-Morabito E‘ tornato il sole, ma non si sa quanto durerà. La notte di venerdì scorso è sembrato che il mondo si rivoltasse per il fortissimo vento; un vento caldo che viene dall’Africa, e che ... impensierisce perchè fa temere movimenti tellurici. Con il sole si sono visti meglio gli enormi danni che il territorio ha subito. Le colture ed i prodotti che erano pronti per la raccolta son andati irrimediabilmente perduti sommersi in un mare di fango. Agrumi, olive ed altra frutta sono ormai un pio ricordo! Intanto gli Enti a monte dell’agricoltura sembrano vivere su un altro pianeta, in una dimensione diversa: l’Esattoria manda avvisi di pagamento ed Equitalia continua a minacciare ipoteche e pignoramenti, l’Inps continua a chiedere i pagamenti “in termini” del dovuto per i contributi previdenziali (almeno per coloro che hanno fatto regolare richiesta per i lavoratori e che, quindi sono penalizzati rispetto a chi di contributi previdenziali non ne paga!). L’Enel ci stacca la luce nelle case, la Telecom interrompe l’utenza telefonica, la Regione manda avviso di procedure per tasse possesso auto non pagate, le Assicurazioni rifiutano di assucrare gli automezzi se non ci si presenta con i soldi in bocca impedendo di fatto la possibilità di recarsi al lavoro. Tutto normale, roputine solita, come niente fosse successo la vita burocratica continua imperterrita ignorando ciò che è accaduto! E’ una vera indecenza! una insensibilità assurda e, direi, criminale. La Regione ha chiesto a Roma la dichiarazione di calamità naturale, ma ammesso che dopo lunghissimi “tempi tecnici” venga riconoscita, si deve partire con una miriade di documenti e certificati che costano somme ingenti sia per il rilascio che per tecnici cui bisogna rivolgersi per preparare le pratiche. Infine, quando fra qualche anno qualcosa va a compimento ... i soldi sono stati spesi per altro e l’agricoltore non avrà incassato nulla. Tasse contributi che sarannosospesi (NON cancellati) intanto vanno in riscossione e ... tutto ricomincia daccapo! Morto il Re, viva il Re! Voci dal Sud 13 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Le Poste Italiane lanciano la campagna informativa contro le truffe Vademecum sulla sicurezza per iniziativa di Poste Italiane negli uffici di Reggio Calabria in via Miraglia ed a Palmi Fornire consigli utili per prevenire le truffe, soprattutto a danno di persone anziane. E’ questo l’obiettivo di Poste Italiane che da oggi distribuisce a tutti i cittadini negli uffici postali di Via Miraglia, a Reggio Calabria e via Cesare Battisti, a Palmi, un opuscolo informativo, dal titolo “Pochi e semplici consigli per essere e sentirsi sicuri”. L’iniziativa si inserisce nel contesto delle attività di Responsabilità Sociale di Poste Italiane ed è intesa ad agevolare la diffusione della cultura della sicurezza. La pubblicazione offre indicazioni e consigli per prevenire i più comuni casi di microcriminalità, con particolare attenzione alle persone anziane, purtroppo, spesso vittime preferite di malviventi. Nell’opuscolo viene spiegato che nessun dipendente di Poste Italiane o di altri enti o aziende di pubblica utilità ha l’incarico di recarsi nelle abitazioni private per indurre le persone a consegnare denaro, per controllarne l’autenticità o per proporre investimenti. Coloro che esibiscono false credenziali di Poste Italiane o di altri soggetti vanno quindi immediatamente segnalati alle forze dell’ordine. Nel dubbio si può sempre chiamare l’ufficio postale di riferimento. In caso di necessità da parte di Poste Italiane, il cliente viene contattato tramite avviso o telefonata e invitato a presentarsi direttamente al proprio ufficio postale. Nella pubblicazione si danno inoltre alcuni semplici consigli in caso di rapina in un pubblico esercizio: restare calmi, evitare eroismi, memorizzare particolari che potrebbero essere utili per la Polizia. Consigli utili anche per chi usa internet e vuole difendersi dai tentativi di truffa informatica e per chi utilizza gli sportelli automatici Postamat o Bancomat per prelevare denaro contante. Infine, il libretto suggerisce il comportamento da tenere qualora si venga avvicinati da sconosciuti per strada oppure a casa. Poste Italiane ricorda che è possibile evitare la riscossione della pensione allo sportello richiedendo l’accredito direttamente sul conto BancoPosta o sul libretto di risparmio postale, con valuta dal primo giorno lavorativo del mese. In questo modo il pensionato può ritirare di volta in volta solo gli importi necessari od usare per i pagamenti le relative carte elettroniche, riducendo l’utilizzo del contante e i rischi connessi. Scegliendo l’accredito sul conto BancoPosta inoltre Poste Italiane offre un’assicurazione gratuita contro il furto della pensione prelevata presso gli uffici postali o gli sportelli automatici (sia postali che bancari) fino ad un massimo di 516,46 euro. Incontro tra diversi movimenti promosso dall’on. Donnici Una Lega per il Meridione? A Cosenza le “prove tecniche” Gazzetta del Sud Catanzaro - Una sorta di “Lega Sud”! Le basi per la costituzione di un soggetto politico unitario che cerchi di interpretare bisogni e aspirazioni del Meridione, sono state poste a Cosenza dove si sono incontrati i rappresentanti di associazioni e movimenti autonomisti. I lavori sono stati introdotti da una relazione dell’europarlamentare Beniamino Donnici; ha fatto seguito un ampio ed articolato dibattito al termine del quale tutti i presenti hanno positivamente risposto alla domanda di coesione ed unità. «È la prima volta – ha commentato Donnici – che, superando l’atavica tendenza all’individualismo e alla divisione, tanti movimenti d e c i d o n o d i o p e r a re u n a s i n t e s i e l a v o r a r e a d u n a p ro s p e t t i v a u n i t a r i a p e r c o n t r a s t a re l a t e n d e n z a n o r d c e n t r i c a d e l l a p o l i t i c a i t a l i a n a , I l S u d ha bisogno di una nuova classe dirigente libera, onesta, determinata ad a c c e t t a re s e n z a c o m p l e s s i d i i n f e r i o r i t à l a s f i d a d e l f e d e r a l i s m o e d e l p ro t a g o n i s m o c u l t u r a l e , p o l i t i c o e d e c o n o m i c o » . Hanno dato lo loro adesione i delegati di: Centri di Azione Agraria (Puglia); Noi Meridionali; Uniti per la Puglia; Uniti per Matera; Partito del Sud; Sicilia Libera; Puglia Libera; Lega Sud Ausonia; Movimento per la Puglia; Fobndazione Eritage; Unione federalista Meridionale; Uniti per Catsrovillari; Agorà Calabria; Uniti per la Sicilia; Noi B o r b o n i c i ; N u o v a I t a l i a ; M o v i m e n t o p e r l a Te r r a ; C o m i t a t i p e r l a Calabria. Al termine dell’incontro è stato insediato il Comitato per l’Assemblea costituente che si svolgerà entro marzo. Il Comitato è presieduto da Enzo Maiorana , presidente di Noi Meridionali. N e f a n n o p a r t e F r a n c o i s N i c o l e t t i ; E r a s m o Ve c c h i o ; E n z o S a l a d i n o ; C a m i l l a B u i o n a n n i ; A l f o n s o Ve n o s o ; G e r a r d o G r i p p o ; G i a c o m o S a c c o m a n n o e Lanfranco Caladerazzo. Il Comitato si riunirà nei prossimi giorni per definire data dell’assemblea, regolamento congressuale e statuto. C u r i o s i t à Quando il raptus dell’acquisto è fatale! Anziana signora muore travolta ... da un cumulo di acquisti Stockport - Di shopping si può anche morire! La mania di comprare senza una reale necessità ma solo per il gusto di accumulare abiti, oggetti e cose è costata la vita a una donna in Inghilterra, rimasta letteralmente sepolta dal cumulo di acquisti di una vita intera. Una montagna di oggetti ha infatti sepolto viva una pensionata di 77 anni, nel suo bungalow a Stockport, nella contea metropolitana inglese della Greater Manchester. Ci sono voluti due giorni di lavoro e due squadre di sei poliziotti per rimuovere tutta la roba e trovare il cadavere dell’anziana Jean Cucanne. Ogni camera della sua abitazione era piena di roba, ma non solo. Anche il garage e la sua auto, una Rover 100, «straripavano» di oggetti, la maggior parte dei quali ovviamente inutilizzati. Secondo il Daily Mail gli agenti della polizia hanno trovato di tutto: gadget, vestiti, ombrelli, candele, ornamenti, vasi, molti dei quali nuovi di zecca. «Da 16 anni, comprava tutto ciò che le capitava tra le mani, per il semplice piacere di far compere e non perché le cose le servissero realmente» ha raccontato il miglior amico della donna. Di lei non si avevano notizie dal giorno di Santo Stefano, ma solo martedì gli amici, preoccupati, hanno segnalato la sua scomparsa. La donna non è mai stata sposata, anche se aveva un figlio. «Era una donna piacevole, con una forte personalità e sempre di buon umore». Così la ricordano amici e vicini di casa. Nel suo bungalow viveva da sola e ogni settimana andava in chiesa. Nella sua mania era solita fere shopping nei centri commerciali di John Lewis, Marks and Spencer fino a tarda sera. Un’ossessione, che le è costata la vita. Nell’era dell’alta velocità Trenitalia: tecnologia, efficenza e ... sicurezza! Dieci ore di ritardo da Milano a Bari, coincidenze saltate, passeggeri infuriati Roberto Buonavoglia Gazzetta del Sud BARI - Che succede se un treno accumula ritardo su ritardo e si ferma anziché a Roma Termini a Roma Tiburtina? Succede che i passeggeri s’infuriano, alcuni perdono il treno che aspettavano, altri la coincidenza per tornare a casa dalle vacanze. È quanto è accaduto, tra gli altri, ad una famiglia barese – padre, madre e tre figli di 15, 13 e 10 anni – che anziché sbarcare a Bari alle 21.59 di lunedì è arrivata alle 7.49 di ieri (7 gennaio), con circa dieci ore di ritardo. La famiglia, infatti, ha trascorso un’intera notte su un Intercity che è riuscito a fare la sua buona ora di ritardo, esattamente un’ora e 14 minuti netti. L’odissea di Vito D. e famiglia comincia nella stazione di Firenze Rifredi. La partenza del treno (il 591 Milano-Napoli) era prevista per le 14.27. Ma il treno è in ritardo di oltre 30 minuti. Arriva e riparte subito dopo le 15. Dà ovviamente la precedenza a una Frecciarossa, il treno ad alta velocità («dell’Altra velocità, quella per i ricchi», ironizza Vito), e marcia dritto verso Roma Termini. All’altezza di Orvieto, però, il capotreno avvisa i passeggeri che «per problemi tecnici» il convoglio non arriverà a Termini ma a Roma Tiburtina. Il treno ha 40 minuti di ritardo e c’è chi deve prendere la coincidenza per altre città. E a Termini ci sono passeggeri che aspettano quel treno per raggiungere Napoli. Il convoglio si ferma a Roma Tiburtina alle 17.55 (l’arrivo a Termini era previsto per le 17.16). I passeggeri scendono di corsa dal treno e alcuni di essi cercano di raggiungere in tempo Termini. La famiglia di Vito D., alle 18 circa, sale “al volo” su un regionale e arriva a Termini dopo circa 10 minuti. Troppo tardi. La “Freccia d’argento” Roma-Bari-Lecce (delle 18) che doveva portare loro e altri a casa, è partita. Inutile ricostruire le due lunghe file per ottenere il rimborso del supplemento Eurostar (75 euro). Si riparte da Termini alle 23.58 (in orario) con l’Intercity Roma-Bari, che già a Foggia “riesce” a totalizzare circa un’ora di ritardo. Fino a Bari la performance del treno peggiora di altri 14 minuti. Arriva a destinazione alle 7.49 anziché alle 6.35. Intanto a fare buona compagnia a questa notizia ne giunge un’altra: Ancora un Eurostar si è spezzato in due e questa volta mentre era in viaggio, ma per fortuna, è successo mentre viaggiava a velocità ridotta perchè in uscita da una stazione cui si era fermato regolarmente. Poichè lo slgan di trnitalia recita che i treni italiani sono i più sicuri d’europa, ci chiediamo se invece del bilgietto, allestero, facciano pagare il premio assicurativo sulla vita. L a s t o r i a I Ris esamineranno le ossa del Re Gioacchino Murat Dopo la fucilazione nel 1815 l’ex Re delle Due Sicilie fu sepolto a Pizzo Giustiziato in forza di una Legge che lui aveva emanato, le sue spoglie mortali furono inumate nella fossa comune nella chiesa di Pizzo che lui stesso aveva fatto costruire Calabria Ora PIZZO (VV) - Individuare i resti mortali di Gioacchino Murat (generale francese, re di Napoli e maresciallo dell’Impero con Napoleone Bonaparte) che, dopo la fucilazione, nel 1815, fu sepolto nella chiesa di San Giorgio per effettuare un’analisi comparativa del Dna con quello degli attuali discendenti diretti. E’ quanto si propone il progetto “La ricerca delle Ossa di Gioacchino Murat”, promosso dal Comune di Pizzo, in Calabria. L’iniziativa, sostenuta dal sindaco della cittadina, Fernando Nicotra, è stata proposta dall’associazione onlus intitolata al cognato di Napoleone e Re di Napoli. Nicotra ha indetto per il 15 gennaio, a Pizzo, un incontro allo scopo di effettuare una ricognizione dei luoghi ed acquisire le indicazioni ed i pareri di competenza. Alla riunione sono stati invitati, tra gli altri, il Ministero per i beni e le attività culturali e le Soprintendenze calabresi. Saranno gli esperti del Ris dei carabinieri di Messina ad effettuare la comparazione del Dna dei resti con quello degli attuali discendenti diretti di Murat, i quali più volte, secondo quanto riferisce Nicotra, hanno dichiarato la loro disponibilità a sottoporsi a tale esame. La scena della fucilazione di Re Murat sugli spalti del castello nella rievocazione storica delle “Giornate Murattiane” s t o r i a L a Prigionieri nel campo di Ferramonti Molti procedimenti ricostruiti in un volume scritto da Peter Georg per i tipi di Prometeo Riemergono dagli archivi della Pretura di Spezzano Albanese i fascicoli processuali degli internati dal 1940 al 1943 Luigi Troccoli Gazzetta del Sud Le rievocazioni che in questi giorni stanno avvenendo a proposito del campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (Cosenza) ci inducono a occuparci di un particolare aspetto della vita degli internati. Si tratta del loro rapporto con la legge penale. Cosa avveniva quando nel campo si consumava qualche reato? Vi era, a Ferramonti, un sistema di regole codificato o l’arbitrio dei carcerieri si scaricava senza processi e sentenze su presunti colpevoli di infrazioni? All’interno del campo vigeva la legge penale ordinaria italiana. I reati che vi fossero commessi erano segnalati dal direttore del campo all’ufficio giudiziario competente per territorio che era - come ancora è - quello di Spezzano Albanese. Era, dunque, il pretore di Spezzano Albanese il giudice naturale al quale giungevano le denunce relative a reati commessi all’interno del campo di concentramento di Ferramonti. Ci è stato facile consultare negli archivi della pretura di Spezzano – ora ufficio del giudice di pace – i fascicoli processuali degli anni 1940-1943, periodo di attività del campo. Per quegli anni il giudice titolare della pretura spezzanese fu il magistrato Giovanni Leucadito Cortese, originario di Lungro. Un repertorio dei processi che vennero intentati contro i deportati di Tarsia si ha nel libro “Ferramonti” di Peter Georg, (Edizioni Prometeo, Castrovillari). L’autore descrive in oltre trecento pagine la vita da lui trascorsa nel campo calabrese e nel narrare diversi episodi riferisce anche di alcuni processi penali celebrati a Spezzano. Georg definisce il Leucadito Cortese “uomo ragionevole e assennato.bonario e intelligente giudice”. Ma che genere di reati dovette giudicare il pretore di Spezzano? Dai fascicoli processuali da me consultati, emerge un primo processo, tenutosi il 12 agosto del 1942 contro due giovani, “imputati di atti osceni, per avere compiuto atti contrari alla morale, baciandosi in pubblico”. I due, denunciati dagli agenti del campo, erano fidanzati. A lei era giunto l’ordine di lasciare il campo per altra destinazione e il “bacio d’addio” venne tramutato in una esibizione di atti osceni. Il giudice, al termine del dibattimento e dopo avere sentito come testimoni i verbalizzanti ed altri internati, proscioglie gli imputati perché “il fatto non costituisce rato”. In un altro processo un internato di origine croata, accusato di avere fornito false generalità, viene assolto per intervenuta amnistia. Un polacco subì un processo per essere stato trovato in possesso di un sacco contenente 12 chilogrammi di farina. Si è tattato di un processo nato dal ricorso che lo stesso imputato aveva presentato contro un precedente decreto penale che o aveva condannato per contrabbando a mille lire di ammenda. Nel corso dell’udienza il polacco non riuscì a dimostrare la sua innocenza e il giudice confermò il decreto di condanna. In altre tre udienze si procedeva contro ignoti, per il furto di un portafogli, di una sciarpa e di un lenzuolo, senza che si pervenisse all’identificazione degli autori dei reati. Cinque internati vennero denunciati per avere aggredito, chi a calci e pugni, chi a pugni altri cointernati, provocando negli aggrediti lesioni, guarite in tutti i casi in meno di dieci giorni. Per mancanza di querela delle parti lese, il giudice dichiarò di non doversi procedere in tutti i casi. Un processo riguardò l’internato Adut Vitale, imputato del reato di evasione, per essersi allontanato dal campo di Ferramonti. L’esito del procedimento fu sfavorevole all’imputato che subì la condanna alla pena di tre mesi di arresti ed al “pagamento delle spese processuali e tassa di sentenza”. Due internati, uno polacco e l’atro tedesco, oltraggiarono una sentinella, una camicia nera, che li denunziò per essere stato da loro offesa con gli epiteti di “vigliacco, mascalzone, miserabile”. La fase istruttoria, prima, e l’udienza poi confermarono che solo uno dei due - il polacco - aveva pronunciato le parole offensive contro la camicia nera. Il giudice emise una sentenza di condanna a sei mesi di reclusione, al pagamento delle spese processuali e concesse il beneficio della sospensione condizionale della pena. La tipologia di reati che il codice penale dell’epoca contemplava e che si registrò nel campo di concentramento è tipica della condizione di quanti vengono ristretti in regime di privazione della libertà e di precarietà esistenziale, come si evince dalle rubriche giudiziarie: contrabbando di farina, piccoli furti di effetti personali, aggressioni e, come è ovvio, evasioni dalla prigione. Il giudice Cortese concluse la sua carriera come pretore a Spezzano Albanese, dove rimase, fino alla morte, dopo essere andato in pensione. Voci dal Sud 18 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu L’omicidio di Eluana risolverà i mali italiani? fromor Ormai sembra che l’ “affaire Eluana” debba aver asssunto valenza nazionale per risolvere i mali che affliggono oggi l’Italia. Non si parla d’altro; TV giornali, forums sono dedicati solamente a lei. Vorrei comunque fare una premessa per tentare di trovare una risposta ai miei cruccianti interrogativi. Qual’è la differenza fra omicidio (pena di morte irrogata da un Giudice), eutanasia e quanto sta subendo Eluana? Ho tentato in tutti i modi di rispolverare principi legali, articoli, codici, ma non ho saputo darmi risposta. Fin quando non vi sarà una legge sul testamento biologioco a me sembra che l’uomo non abbia disponibilità della propria vita tant’è che colui che tenta il suicidio senza riuscirci alla fine viene condannato così come l’autolesionismo. Altra considerazione è relativa ai testimoni di Geova (e forse anche altri credi religiosi) non accettano la trasfusione di sangue. Ricordate il caso in cui il Giudice è dovuto intervenire per imporlo ad una coppia, mi par di ricordare di Genova, che rifiutava la trasfusione sul proprio figlio? Per la signora che rifiutò l’amputazione di un piede e per questo morì, invece vi furono due casi simili ma trattati diversamente dalla Legge. Una di queste non voleva l’intervento e fu nominato un “tutore” legale che accondiscese all’amputazione. Comunque tutti i casi furono tendenti a salvare la vita e non a toglierla. Quando vi fu qualche anno addietro la faccenda di Welby era lui che dichiarò apertamente che voleva si “staccasse la spina”. Tuttavia il medico che esaudì il suo desiderio, fu processato (non so se dalla Magistratura comune o dal proprio Ordine Professionale). Il can can che si è creato sul caso Eluana comunque mi insospettisce dal momento che potrebbe essere stato strumentalizzato dalla politica. Non credete sia possibile che si sia voluto polarizzare l’attenzione degli italiani sul caso specifico “distraendo” da altri gravissimi problemi come: - ordine pubblico - stupri liberamenti fatti in mezzo alla gente che assiste quasi impassibile nelle aiuole di un parco pubblico (Milano), alla fermata di un bus cittadino (Roma), scesi da un treno (Roma), fra adolescenti nelle scuole (Trento), in zone dove una coppietta si è appartata (Guidonia), addirittura in casa (Sibari). - questione immigrati - razzismo - scioperi trasporti - scioperi scuole - crisi economica - crollo dei poteri d’acquisto della moneta - perdita massiccia dei posti di lavoro - crollo di interi sistemi economici e/o bancari - usura delle banche - cannibalismo fra gli Organi della Magistratura - intere regioni che slittano franando e procurando morte - strade, ponti e fiumi cancellati dalla carta geografica - intere regioni sommerse dall’immondizia e ... non aggiungo altro altrimenti ce ne sarebbe da dire e su cui dolerci! Non sembra legittimo il dubbio che il triste caso Eluana possa essere divenuto il parafulmine per l’attenzione pubblica? 19 Voci dal Sud w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Un panettone panettone in in meno meno un un sorriso sorriso in in più più Un A Natale aggiungi un posto a tavola ... Patrizia Rodi Morabito NATALE 2008 INVITO VIRTUALE Voglio invitarti a cena e se vuoi anche a pranzo, ma non so chi sei e dove sei, allora sai che faccio? ... rinuncio a comperare un panettone in più, ti mando i soldi tramite un’associazione, una parrocchia, un gruppo Non pensare che voglia sentirmi più buono, non è così! Ho il cuore grasso, la volontà infiacchita, le mani strapiene, i piedi caldi, il cervello svuotato. Mi hanno detto che tu hai fame, sei solo, hai paura,hai freddo, anche oggi non mangerai. Scusami è anche colpa mia! N.B. - Scriveteci in Redazione all’indirizzo sotto riportato e fateci sapere come avete utilizzato l’invito virtuale [email protected] Voci dal Sud 20 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Le aziende più antiche al mondo: sei su dieci sono italiane Anche una calabrese, la Amarelli Fabbrica de Liquirizia di Rossano Scalo (1731) da Corsera MILANO - C’è un campo in cui le imprese italiane eccellono nelle classifiche mondiali. E’ quello Sono 13 però complessivamente le industrie del made in Italy presenti nella classifica di anzianità stilata da Family Business, una rivista americana specializzata proprio in aziende familiari, dove la Pontificia Fonderia Marinelli, che dall’anno mille produce campane, conquista il secondo posto. LE PRIME DIECI - In testa alla classifica 2008 rimane saldamente in testa ancora una volta una realtà giapponese, che però non è più la Kongo Gumi, società attiva nella costruzione di templi buddisti nata nel 578, ma rea di aver ceduto alle lusinghe del mercato, visto che nel 2006 è stata acquisita dal gigante dell’edilizia Takamatsu. Nell’aggiornamento della graduatoria da poco pubblicata, infatti, la vetta è stata conquistata da Houshi Onsen, l’albergo-struttura termale guidato dalla stessa famiglia dal 718, quando fu fondato, secondo la leggenda, da un monaco buddista nel luogo indicato dal dio del Monte Hakusan. La genesi delle imprese nostrane presenti in classifica sarà forse dai connotati meno spirituali, ma quanto ad antichità anche il made in Italy ha qualcosa da dire. La Pontificia Fonderia Marinelli, nata nell’anno mille ad Agnone (Isernia), come fonderia delle campane del Papa, conquista il podio ex equo con la cantina Chateau de Goulaine. Nata, come la storica cantina francese, nell’anno mille, la Marinelli usa ancora le antiche tecniche. Le sue campane risuonano ormai in tutto il mondo, da New York a Pechino, da Gerusalemme al Sud America, fino alla Corea. I dipendenti sono solo 20 e tra loro ci sono ancora cinque membri della famiglia Marinelli, con Pasquale direttore operativo. Per trovare un’altra impresa italiana basta scendere al quarto posto, dove si piazza la Barone Ricasoli, storico produttore di vino e olio d’oliva nato a Siena nel 1141, guidato da Francesco Ricasoli. Subito dopo, al quinto posto, ecco un nome storico del vetro, la Barovier & Toso, di Murano (Vene- zia): dopo essere stata fondata nel 1295, l’azienda è giunta ormai alla ventesima generazione dei Barovier che, nel 1936, si fusero con i Toso. Scendendo lungo la classifica si incontrano poi due aziende fiorentine. In ottava posizione c’è la Torrini, l’impresa produttrice di gioielli fondata dal capostipite Jacopo nel 1369 e in nona la Antinori, che produce vino a partire dal 1385. Per la decima in graduatoria ci si sposta in Veneto: è la Camuffo di Portogruaro (Venezia), impresa costruttrice di imbarcazioni nata nel 1438 nel porto veneziano di Khanià a Creta. Dalla fondazione, per mano di El Ham Muftì, ha venduto barche tra l’altro a Maometto II, alla Repubblica di Venezia, e perfino a Napoleone. ALTRE - Le ceramiche di Grazia Deruta, azienda attiva a Torino dal 1500, hanno conquistato, oltre al mercato degli Stati Uniti, anche la dodicesima posizione. L’azienda è tallonata dalla Pietro Beretta, lo storico produttore di armi di Gardone (Brescia), capace tra l’altro di piazzare la mitica rivoltella tra le mani della spia più famosa del mondo, James Bond. Dopo questa pattuglia che si piazza nelle prime posizioni, occorre scendere fino al trentunesimo posto per trovare un’altra azienda del Made in Italy. È la Cartiera Mantovana, fondata nel 1615 dalla famiglia Marenghi, tuttora guidata da Cristina Marenghi e figli. Tutte nate nel ‘700 sono le ultime italiane che affollano la classifica di Family Business: la calabrese Amarelli Fabbrica de Liquirizia di Rossano Scalo in provincia di Cosenza (1731), la laneria Fratelli Piacenza di Pollone, in provincia di Biella (1733), la Fonderia Daciano Colbachini di Padova (1745), il Lanificio Conte di Schio (1757). Voci dal Sud 21 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Eccezionali misure di sicurezza per il corteo del 20 gennaio L’auto di Obama? La«bestia» più blindata della storia La vettura per il neopresidente è stata costruita dalla General Motors. «Resiste a qualsiasi esplosivo» Ennio Caretto Corriere della Sera (L’articolo è stato pubblicato il 7 gennaio per cui si svolge al futuro futuro) WASHINGTON – Il servizio segreto la chiama «la bestia» perché è praticamente una fortezza mobile, o come ha detto la TV Cnn, mostrandone la fotografia, «un carro armato su ruote». Il 20 gennaio prossimo, Barack Obama cavalcherà la nuova vettura di massima sicurezza prima con George Bush, andando dalla Casa bianca al Campidoglio per il giuramento, poi con la moglie Michelle, facendovi ritorno. «La bestia», costruita nascostamente dalla General Motors, è un incrocio tra una lussuosa Cadillac e un pick up truck, di enorme potenza, grigia, con una fascia nera al centro. È l’auto più rivoluzionaria dal 1909, quando il presidente Taft abbandonò la tradizionale carrozza a cavalli per la nuova «carrozza a motore». BLINDATO - A detta della General Motors, «la bestia» è l’auto più blindata della storia, in grado di resistere a qualsiasi esplosivo, con pareti, tetto e pavimento di acciaio, e con vetri dello spessore di 10 – 15 centimetri, impenetrabili. Costruita su ricerche condotte nella guerra dell’Iraq, dove gli Humvee sostennero tremendi scoppi, sostituisce la pur poderosa Cadillac usata da Bush nel gennaio del 2005. Ha riferito la TV Cnn che proteggerà Obama da ogni attentato, l’ossessione del servizio segreto. «La bestia» pare avere suscitato la curiosità del presidente eletto, appassionato di auto, che tuttavia ne ha sempre posseduta una sola alla volta, contro le tredici del suo avversario alle elezioni, il repubblicano John McCain. SOPRANNOMI - Altre eccezionali misure di sicurezza saranno in vigore per il corteo presidenziale il 20 prossimo: nessuno tra la folla – sono previste 2 milioni di persone - potrà portare borse, pacchi, sedie, persino bottiglie e ombrelli, e tra di loro si aggireranno migliaia di agenti e soldati della Guardia nazionale. Il Chicago Tribune ha tradito un segreto svelando i soprannomi dati dall’FBI a Obama e Michelle per seguirne i movimenti: Obama è «Renegade», rinnegato, scelto per confondere eventuali malintenzionati, mentre Michelle è «Renaissance», Rinascimento. John Kennedy fu soprannominato «Lancer» per la sua passione per la saga medioevale di Re Artù, e Reagan «Rawhide» (dal vecchio sceneggiato televisivo con Clint Eastwood) per la sua passione per il west. ESPERTO DI CUCINA - Su Obama, la CNN ha ieri diffuso un divertente filmato del 2001 dello show «Check please» (Il conto per favore) di una tv di Chicago. Il presidente eletto vi figura come un esperto di cucina, che consiglia al pubblico due noti ristoranti cittadini, il “Dixie kitchen” specializzato in piatti del profondo sud, e il “Bait shop” specializzato in pesce. Il filmato non venne mai trasmesso perché ritenuto «troppo dotto« dalla tv. Ma da oggi al 20 gennaio lo sarà quattro volte, un altro sintomo della «Obamania« di cui è preda gran parte dell’America. Voci dal Sud 22 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Il nuovo Capo supremo della Cia americana, è calabrese E’ sidernese e cugino dell’ex sindaco - In famiglia parla in dialetto calabrese Calabria Ora Della sua terra continua ad apprezzare le capacità della gente. Chiede continuamente di sapere quel che succede «laggiù» a Siderno, Calabria, origine della sua vita. Lui, Leon Panetta, «l’italiano» della Casa Bianca ha lavorato accanto all’ex presidente Bill Clinton. Ed ora è stato scelto da Obama per uno dei ruoli più difficili e delicati che si possano ricoprire in questo momento storico ai vertici dell’amministrazione americana. Ora è il capo dei servizi segreti più importanti del mondo. A Siderno Leon Panetta ha tutti i suoi più stretti parenti. Nel 1994 il Corriere della Sera ricorda in un articolo il cugino Mimmo che a quel tempo fu eletto sindaco della città. E rilasciò anche un’intervista: «Siamo cugini di secondo grado - disse Mimmo Panetta -. Mio nonno Domenico e il padre di Leon, Carmelo, erano fratelli. Partirono insieme per l’America. Mio nonno ritornò poco dopo perché aveva nostalgia della moglie; il papà di Leon, invece, riuscì tra mille difficoltà a resistere». Leon Panetta è definito un duro. Uomo di estremo rigore. Questo suo carattere avrebbe spinto Bill Clinton a chiamarlo nel suo entourage e ad affidargli, da ultimo, l’incarico di Capo di gabinetto della Casa Bianca. I suoi contatti con i parenti e gli amici calabresi non li ha mai interrotti. Al telefono si intrattiene con loro chiacchierando in dialetto. Predilige dialogare con la lingua madre che parla abitualmente anche in casa con la stessa assiduità. Leon, repubblicano ai tempi di Nixon, è passato poi nel partito democratico. Voci dal Sud 23 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Gli italiani all’estero cosa pensano di noi? dove sono? Beppe Severgnini ha incontrato i nostri connazionali in tutto il mondo, da New York a Hong Kong Quattro chiacchiere davanti a una pizza, sognando sempre e comunque in tricolore Francesco Bonardelli Gazzetta del Sud Il mondo visto con gli occhi di un italiano da sempre in viaggio, e l’Italia vista con gli occhi dei connazionali da sempre nel mondo. Il popolarissimo forum di Beppe Severgnini ospitato nel sito internet del “Corriere della sera” si trasforma in un racconto di vita e d’avventura, di realtà ironicamente descritte e di sogni timidamente confessati: “Italians. Il giro del mondo in 80 pizze” (Rizzoli, 255 pagine, 18,50 euro) sorta di diario di ottanta e più occasioni di dialogo, negli ultimi dieci anni e in tutti i cinque continenti, con alcuni tra gli innumerevoli referenti dei confronti quotidiani in rete, divenuti componenti di un pacifico esercito dall’animo e dalla divisa rigorosamente tricolore, con la loro possente presenza di 150 e-mail giornaliere e di 160.000 contatti mensili. E se l’incontro diretto rimane comunque preferibile a ogni forma di messaggio – così come il tavolo imbandito d’un ristorante risulta più gradito d’ogni tastiera di computer – la ghiotta occasione di conoscere gli interlocutori al cospetto d’una pizza fumante in ogni angolo del pianeta non poteva che trasformarsi nel giusto complemento al successo dell’iniziativa; da fissare dunque a futura memoria, ma nella pagina scritta del vecchio, caro e insostituibile libro. Il libro diviene allora l’apice dell’esperienza vissuta, il punto più alto d’incontro tra i destinatari di tante, tantissime parole dette, sussurrate, pensate o taciute, nei più vari contesti di una problematica umanità oltre la soglia del nuovo millennio. New York, Washington, San Francisco, Philadelphia, e con esse Porto Alegre, Montevideo, Buenos Aires, tutte le capitali europee, Kabul e Beirut, Hong Kong, Manila, Dubai. Dovunque italiani, gruppi di italiani che spesso nel bene, talvolta nel male, esportano le tante virtù e i non pochi vizi del loro Paese d’origine. «Non mi piace classificarli come coloro che ce l’hanno fatta, la definizione sottintende un complesso di inferiorità; di sicuro, sono venuti qui e si sono fatti valere»: Severgnini parla di Boston, ma l’assunto vale per ciascuno dei siti visitati. Non certo virtuali, per una volta; ma tanto, tanto reali. La povertà del Sudamerica e l’apparente ricchezza dell’Occidente, il disordine delle metropoli e il troppo ordine di Pechino olimpica, il denso fascino di Canberra e i vuoti paesaggi d’Australia. Chi sono, e soprattutto cosa fanno, i connazionali che in un’alba lontana hanno chiuso la valigia e in un solo colpo si sono lasciati alle spalle il sole e gli spaghetti, i litigi dei politici e l’ozio delle istituzioni, i problemi dell’istruzione e quelli della sanità? Di solito appartengono alla mala genia dei geni, visto che l’umile emigrazione è ormai un ricordo, o un’attualità d’altri. Hanno talento, e lo usano. In patria, non di rado, sarebbe per loro un ostacolo; altrove è sempre un’opportunità. Quindi eccoli, “italians” ai vertici delle multinazionali, delle organizzazioni umanitarie, delle agenzie finanziarie, delle università dai nomi altisonanti. Potrebbero davvero lasciarseli alle spalle, il sole con gli spaghetti e tutto il resto; e invece stanno lì, agli orari più assurdi, per seguire Rai International. Si sforzano di capire la loro nazione – che rimane la loro nazione – dalla prospettiva privilegiata della visione d’insieme, globale, lontana, disincantata della realtà. Ma il più delle volte rimangono delusi dai ritmi troppo lenti di ogni crescita sociale, dai tempi interminabili di ogni opera pubblica, dal periodico riproporsi di questioni ritenute superate. Allora si può accettare anche l’oltraggio di una pizza con i broccoli, o con il pollo in salsa agrodolce, o con l’ananas e i cetriolini, pur di stare attorno a un tavolo per discutere, commentare, polemizzare, criticare; insomma, pur di trascorrere insieme una serata tutta “tricolore”. Dove ciascuno può dire non solo ciò che vuole, ma soprattutto può dirlo su tutto ciò che vuole. Severgnini racconta così il privilegio dell’appartenenza: volta a volta, con lo spirito dell’osservatore, dell’esploratore, del castigatore; senza perdere mai di vista l’identità propria e quella dei suoi interlocutori. Italiani per definizione, all’estero per necessità, radunati festanti in una pizzeria londinese, praghese o parigina, per finire poi a pagare il conto rigorosamente alla romana. Oppure ospiti di una serata d’élite in casa Getty a Miami, per notare che da quelle parti appendono alle pareti Pissarro, Degas e Canaletto come dai noi si appendono i calendari. O infine visitatori entusiasti e ammirati delle vestigia di ogni storica conquista portoghese, al punto da ammettere che il loro Vasco (de Gama) l’ha avuta sì una vita davvero «spericolata». Voci dal Sud 24 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu La confessione: «La gioia più grande la sera di Natale è stata offrire cibo a decine di bambini poveri» L’Epifania a Kabul della ventottenne donna soldato Monica Cardamone è un caporal maggiore di Scalea che fa parte del contingente di Alpini chiamato a garantire la pace e la sicurezza in Afghanistan Arcangelo Badolati Gazzetta del Sud Cosenza - Le montagne afghane e il soldato senza paura. Occhi neri, capelli corvini, fisico atletico e grinta da legionario: Monica Cardamone, 27 anni, è un Caporal maggiore degli Alpini. E nel giorno dell’Epifania ha consumato il rancio di “Camp Invicta” con gli altri militari del contingente italiano impegnati nell’opera di pacificazione d’una terra aspra, violenta e povera. Insanguinata dagli scontri tribali, percorsa dal fanatismo fondamentalista islamico, costretta a subire prima gli occupanti sovietici e, poi, l’oscurantismo dei talebani. Vivere tra le strade impolverate di Kabul, andare nei quartieri a distribuire farina e legumi, sfidare la diffidenza d’un popolo mai piegato agli stranieri, confrontarsi con le donne musulmane costrette per quasi un decennio a camminare coperte dal burqua, mostrarsi pacificatori e non conquistatori, è un’impresa quasi titanica. Eppure, ogni giorno, il caporale Cardamone di Scalea dà buona prova di sé, offrendo alla gente governata dall’ineffabile Hamil Karzai, prova di coraggio e generosità, doti care ai calabresi. S’è arruolata nell’esercito nel 2006 e dopo due anni ha immediatamente chiesto d’essere inviata nei teatri operativi del mondo. E così, da novembre, è dall’altra parte del globo dove il freddo, i disagi ed i pericoli fanno da corollario alla quotidiana esistenza. Monica, però, è felice. Per il contributo che sta dando insieme con le “penne nere” della brigata Taurinense. Un contributo che ha reso diverso e certamente più significativo quest’ultimo Natale. Ieri sera l’abbiamo raggiunta telefonicamente per farci raccontare la sua esperienza. Voce squillante, umore ottimo, determinazione da veterano, la ventottenne di Scalea ha esordito dicendoci: «Il tempo vola quaggiù perchè ogni giorno riusciamo a fare qualcosa di utile. Siamo un contingente unito e operiamo in favore della popolazione. La sera di Natale siamo usciti a distribuire beni di prima necessità ed ho vissuto momenti di autentica commozione abbracciando i bambini. Ho pensato, quando tornerò a casa, di adottarne uno: sono dolcissimi i piccoli afghani, ci vengono incontro, ci festeggiano, è un’esperienza davvero eccezionale. È bellissimo. Li porterei tutti in Italia». Non hai mai avuto paura? «No. Gli italiani da queste parti vengono guardati con simpatia perchè si mostrano aperti, generosi, rassicuranti. Sono visti di buon occhio». Cosa ti manca? «Credo il mare. Io mi definisco una stella marina anche se, devo dire, la vita militare e il Corpo degli Alpini mi hanno dato e insegnato tante cose». Quante donne siete nel contingente? «Siamo undici di varie zone della Penisola. Viviamo dentro il nostro campo che è una piccola città e lavoriamo bene, con serenità. Siamo un bel gruppo, unito. Distribuiamo cibo, costruiamo pozzi, allestiamo scuole, quando c’è un problema interveniamo per risolverlo». Quando tornerai in Italia? «A maggio. Ma lo farò con nostalgia. Io ho fatto il soldato per scelta. Sono cresciuta tra i militari: mio padre e mio fratello sono carabinieri. Anzi approfitto di questa telefonata per salutarli». Il papà di Monica, Pio Giuseppe Cardamone è un brigadiere in servizio nella caserma di Scalea; il fratello, Antonio, lavora a Catania. Si riabbracceranno tutti in primavera. Banche ed usura Voci dal Sud 25 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Contro Contro le le Banche Banche parte parte la la “Crociata” “Crociata” di di De De Masi Masi Confindustria Confindustria è è parte parte civile civile S. Alfredo Sprovieri Calabria Ora Si celebra oggi la prima udienza in sede di Corte d’Appello, a Reggio Calabria, del processo che ha visto l’imprenditore Antonino De Masi portare alla sbarra i vertici delle maggiori banche italiane perché accusate, con denunce che partono del 2003, di aver applicato alle aziende del suo gruppo interessi usurari. Una battaglia che è stata quella di un uomo contro un sistema, quello bancario, per l’insano rapporto che lega gli istituti di credito e il fare impresa al Sud. Una battaglia in cui De Masi non è più solo, e a riprova di ciò c’è il fatto che anche Confindustria Calabria, con la decisione del presidente Umberto De Rose, ha scelto di costituirsi parte civile nel processo in corso. La prima fase del dibattimento s’era conclusa con l’assoluzione delle banche per “non aver commesso il fatto”, formula che, in qualche modo e a dispetto di un assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”, presupponeva che i fatti denunciati da De Masi fossero riconosciuti dal Tribunale di Palmi. «Elemento gravissimo», nell’analisi di Giacomo Saccomanno, il legale esperto in materia bancaria del foro di Palmi che seguirà anche le parti civili del processo, «che, con tutti gli altri elementi negativi del territorio, impedisce il cambiamento e lo sviluppo della regione». Quindi, «un fatto prettamente giudiziario per il reato di usura, ma, certamente, un fatto sociale ed economico che non può oltre essere tollerato o sopportato». Una battaglia che allora diviene di molti, perché, come sostenuto ancora dal legale incaricato dall’associazione degli industriali calabresi, in un nota a diffusione di stampa: «Vede primo attore il Gruppo De Masi, ma interessa tutti gli imprenditori e cittadini calabresi». Ma c’è di più; nella vicenda, che con il passare dei mesi ha incassato anche la solidarietà nei fatti di pezzi del mondo istituzionale, politico e sindacale, con dimostrazioni pubbliche e con la richiesta di essere ammessi come parte civile nel processo della Regione Calabria, dei Comuni di Gioia Tauro e Rosarno e del partito dell’Italia dei Valori, oltre che del gruppo stesso e dei lavoratori dell’azienda, la richiesta di Confindustria assume un valore ancora più penetrante. Lo fa perché collega l’azione illegale delle banche alla mancata crescita e sviluppo della regione, anche perché coagente della mafia. Ricorda infatti Saccomanno che «dagli ultimi studi ed indagini giudiziarie, è emerso che la criminalità organizzata cerca proprio le aziende in crisi per poter riciclare il proprio denaro, immettendolo in un circuito virtuoso e consentendo la ripulitura di questo». Un «drogante» per l’economia regionale e meridionale tutta che va fermato con contrasti reali e concreti come ciò che va a prefigurasi in quello che sarà un delicato e difficile processo che, aldilà degli esiti, segnala la inedita volontà della società civile calabrese di difendersi e di far valere le proprie legittime aspettative di operare in un sistema “normale” dal punto del sistema delle regole economiche e del rispetto della legalità a tutto tondo. Un’opportunità che si deve alla testardaggine e al coraggio dell’imprenditore rizziconese Nino De Masi, che con un’azienda posta all’interno del Porto di Gioia Tauro produce e brevetta macchine per la raccolta delle olive esportandole in tutto il mondo. Una crociata, la sua, partita tanti anni fa con parole come queste: «Da sempre la mia vita e quella della mia famiglia sono state contraddistinte dalle regole e dai principi della legalità e, nonostante tutto, di mafia non siamo morti; certo abbiamo sempre convissuto con la solitudine di essere “anormali”, sia dal punto di vista imprenditoriale che sociale, e nonostante le nostre aziende siano tra le più avanzate dal punto di vista tecnologico siamo stati esclusi da tutti i lavori pubblici del territorio, ma questa è un’altra storia: la legalità e la speranza meritano anche questo prezzo». Voci dal Sud 26 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 Banche ed usura w w w . s o s e d . eu L’imprenditore De Masi scrive al Presidente della Repubblica Napolitano E’ iniziato il 9 di gennaio scorso a Reggio Calabria il porcesso di appello contro le Banche accusate di usura Gazzetta del Sud REGGIO CALABRIA - «Non voglio e non posso permettermi di morire di giustizia o di mala giustizia, chiedo solamente che venga garantita l’imparzialità». È uno dei passi di una lettera che l’imprenditore Nino De Masi ha scritto, tra gli altri, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo «vigilanza e attenzione» a pochi giorni dall’avvio (il 9 gennaio, a Reggio Calabria), del processo d’appello che vede imputati per il reato di usura i vertici di alcuni dei maggiori istituti di credito italiani. In primo grado, il Tribunale di Palmi, nel febbraio 2008, ha confermato, secondo il contenuto del ricorso presentato dalla Procura generale di Reggio Calabria, l’esistenza del reato ai danni di De Masi, ma ha assolto i vertici degli istituti di credito chiamati in causa. «Siamo a pochi giorni dall’inizio del procedimento di appello – affermava De Masi nella lettera inviata a Napolitano pochi giorni dall’inizio del processo di appello – e visto quello che quotidianamente leggiamo sulla stampa sui tentativi di lobby e potentati di turno di “condizionare” la giustizia, credo che sia mio diritto chiedere e pretendere la massima attenzione e vigilanza su tale procedimento». «Nel corso di otto lunghi anni di battaglie legali – sostiene l’imprenditore – ho sempre denunciato tali sopraffazioni. Ho detto e scritto a tutti che le mie imprese hanno resistito alla mafia ed ora rischiano di morire a causa delle banche». E aggiunge: «Il c.d. processo alle banche non ha una valenza suggestiva, bensì storica e, contestualmente, sicuramente giuridica. Sotto il primo aspetto, non può non ricordarsi che si tratta della prima sentenza in Italia con cui è stata riconosciuta ufficialmente l’usura perpetrata dalle banche nei confronti di propri clien- ti. Certamente, quanto accertato dai giudici di Palmi è una disfunzione gravissima che comporta un distacco pesantissimo tra il Sud ed il resto dell’Europa, impedendo, di fatto, la possibilità di svolgere una corretta attività economica.». «Non voglio e non posso permettermi di morire di giustizia o di mala giustizia; chiedo solamente che venga garantita l’imparzialità vigilando affinché il procedimento possa essere condotto, in ossequio, del principio assoluto che la legge sia uguale per tutti». E conclude ringraziando «a nome mio, della mia famiglia, dei miei dipendenti e di quei tanti ed operosi calabresi che vivono una terra difficile e martoriata». R a z z i s m o Voci dal Sud 27 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Brescia: Xenofobia e maleducazione sull’autobus Lo racconta la signora Bruna Zanelli testimone oculare ed essa stessa vittima nella sua civilissima “La leonessa”! www.vivicentro.org Questa lettera per esprimere lo sconcerto e affari miei”. l’allarme che provo, come cittadina di BreAlla mia replica, con cui gli facevo notare quanto ciò che scia, per il clima greve di intolleranza e di accade in un luogo pubblico sia affare di tutti i cittadini, xenofobia che ogni giorno di più inquina l’aria non trovava altri argomenti che controbattere con comche si respira menti del tutto fuori luogo A questo punto non possiamo fare a in questa città. e assai poco “signorili” sul meno di chiedere al collega di Il fatto più recente a cui mio aspetto fisico (ho 60 Repubblica dove fosse visto che ha mi è toccato in sorte di asanni e non sono certo nel ignorato l’episodio bresciano mentre si fiore della giovinezza...). sistere si è verificato in Via è scomodato a venire in Calabria per S. Faustino, il giorno 14 Ulteriormente irritata, gli fare un articolo sulle disumane gennaio, su un autobus ho contestato il comportacondizioni di vita degli extracomunitari della linea 11, ma episodi di mento da maleducato, oltre e che ha buttato fango sui cittadini di ostilità, di aggressività, che da razzista, e quando Rosarno (RC) ed anche dove fosse il quando non di aperta digli ho chiesto il nome, disuo vice Direttore cui personalmente scriminazione verso cittadichiarando che avrei segnami sono rivolto per chiedere lato l’episodio a chi di doni stranieri da parte del per(inutilmente) di pubblicare una mia vere, irridendo alla mia risonale dipendente dallettera di protesta e precisazione dei chiesta mi ha ripetutamente l’Azienda Brescia Trasporti fatti con relativo invito a tornare in urlato nelle orecchie non sono purtroppo infreCalabria per verificare l’inesattezza “Gaspare e Zuzzurro”, inquenti sugli autobus cittadelle notizie chiaramente mendaci sistendo perché “regidini. pubblicate il 13 gennaio 2009 sul strassi bene questi nomi Mercoledì pomeriggio, prestigioso quotidiano La Repubblica. nella mia mente tanto inverso le ore 14.30, mi trotelligente”, e sghignazzanvavo a bordo del mezzo Franz Rodi-Morabito do con l’autista del bus che pubblico diretto verso il Direttore editoriale Voci dal Sud pareva molto divertito a centro città quando un gioquesta indegna scenata. vane cittadino di colore, Cittadino di Rosarno E poiché rispondevo per seduto e assorto nell’ascolle rime, e anche il volume to della sua musica, è stato minacciosamente apostrofato da un signore (in seguito ri- della mia voce inevitabilmente si alzava mentre la mia protevelatosi dipendente dell’Azienda bresciana, ma non in di- sta si faceva via via più decisa, quel “signore” mi ha intimavisa e fuori servizio), che gli ha imposto di spegnere il to di stare zitta altrimenti mi avrebbe “buttata giù” dal mezzo, minaccia accompagnata da altre volgarità che ometto di walkman perché creava disturbo. Come a tutti è ben noto, con tale strumento di ascolto il riferire. Ho già scritto all’Ufficio reclami di Brescia Trasporti per suono è udibile solo attraverso gli auricolari, che il ragazzo portava regolarmente infilati nelle orecchie, come peraltro chiedere vigilanza e impegno nell’azione di contrasto a tali altri due giovani accanto a lui, di pelle bianca, a cui non è inaccettabili comportamenti, in nome del rispetto dovuto alla dignità delle persone, a partire dai più deboli; ora mi stato rivolto alcun rimprovero. Non potendo ignorare la manifesta pretestuosità di tale rivolgo ai miei concittadini, attraverso lo spazio che spero comportamento, sono intervenuta per chiedere spiegazio- Lei sarà così gentile da concedermi, invitandoli ad alzare la ni su quale regolamento stesse infrangendo il giovane così testa e a reagire di fronte agli abusi e alle vessazioni che, vigorosamente redarguito, e perché altri potessero conti- anche se non ci colpiscono personalmente, inevitabilmente contribuiscono a degradare il livello di civiltà in cui tutti nuare a fare quanto a lui veniva vietato. Ma quel “signore” (n.d.r. potenza degli eufemismi!), viviamo. Sull’autobus in cui è accaduto quanto ho raccontato dotato di un orecchio tanto fino da sentire il rumore di un walkman a oltre quattro metri di distanza, pareva non udire nessuna altra voce, oltre alla mia, si è alzata, nessun altro passeggero ha saputo o voluto esprimere il proprio disacla mia voce, benché mi trovassi accanto a lui. Quando poi, per la mia insistenza, si è degnato di consi- cordo: intorno a me ho visto solo visi indifferenti e sguardi derarmi, mi ha sprezzantemente risposto che “non erano sfuggenti che hanno ulteriormente appesantito la mia pena. Voci dal Sud 28 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Trovata sistemazione per gli immigrati? “Rumore” da parte della Regione che indìce riunione in cui annuncia che sarà la Protezione Civile a gestire la tendopoli per i “migrantes” extracomunitari Tuttavia le soluzioni trovate non risolvono il problema nè per il verso logistico che per le innumerevoli sfaccettature del grave problema - Intanto costano ingenti somme agli italiani senza creare un utile per gli extracomunitari Mariasole Dal Monte Grande rumore da parte delle Istituzioni Regionali che indicono una conferenza stampa presso il Comune di Rosarno per comunicare urbi et orbi che la Protezione Civile ha avuto l’incarico di gestire, coadiuvata da organizzazioni di volontari, una tendopoli che dovrà ospitare gli extracomunitari di colore togliendoli dalla condizione di degrado in cui vivono. Però ... la solita fretta impedisce che si siano fatti i conti con l’oste, prima di parlare! Infatti la tendopoli deve sorgere in terreno della zona Industriale di cui ha disponibiltà ed egida l’ASI. Ma questa dopo qualche giorno di pensamenti, risponde un sonoro NO! Partono altre ricerche e si identifica il suolo di una raffineria di olio costruita dall’ex Ente Sila e poi passata di mano in mano fra organismi regionali, ma senza che mai sia stata inaugurata e senza che un solo litro di olio abbia mai varcati i cancelli dello stabilimento NON ESSENDO MAI ENTRATA IN FUNZIONE. Da parte della nostra testata sono stati sempre avanzati dubbi sulla regolarità legale di aiutare questi immigrati dal momento che essendo irregolari e privi di permesso di soggiorno sono equiarati ai latitanti. Evidenziavamo anche il fatto che dopo gli inqualificabili episodi teppistici delinquenziali che li hanno visti purtroppo vittime ai primi di gennaio, le forze dell’ordine presidiassero 24 ore su 24 gli insediamenti della ex cartiera. Troviamo giusto che siano protetti da atti delinquenziali (come troviamo giusto che un delinquente venga sottrattatto al linciaggio, purchè però dopo venga arrestato!) per cui notavamo una certa situazione discratica da parte delle Autorità che mentre li fa piantonare per protegerli, dopo li continua a ritenere fuori legge, ma non mette in essere nessun provvedimento punitivo. Ed allora? come consideriamo adesso la nuova sistemazione? sono in attesa di cosa? di essere arrestati? di essere rimpatriati, di essere fucilati? Poiche essi, malgrado il colore della pelle, hanno il bruttissimo vizio di mangiare tutti i giorni ... se non possono lavorare perchè appena uno di loro sale in una vettura per essere condotto al lavoro da qualcuno scattano i controlli delle forze dell’ordine che li seguono, e, giunti nelle aziende, multano pesantissimamente a suon di migliaia di Euro il proprietario del terreno, nonchè confiscano l’azienda e denunciano l’agricoltore penalmente per il reato di immigrazione clandestina, cosa stanno a fare in questo luogo reperito dalla regione e gestito da organizzazioni ufficiali quale la protezione civile? La risposte non possono che essere due: O loro andran- no giornalmente ad ingrossare il lavoro nero, oppure non possono che delinquere in proprio o essere facile preda di delinquerenti che li assoldano per delinquere. Torniamo a chiedere, quindi, che senso ha tenerli? per quanto tempo? in attesa di cosa? Noi ci auguriamo che nel frattempo ci si stia muovendo per sistemare questi extracomunitari con dei permessi di soggiorno momentanei legati a precisi periodi e a fronte di contratti di lavoro stagionali. Solo così la sistemazione trovata avrà un senso e non sarà il solito guazzabuglio all’italiana. Intanto il tempo scorre inesorabile ed anche il tanto decantato interessmento istituzionale svanisce nel nulla. Questi poveracci continuano a vivere nel degrado assoluto in attesa di una sistemazione logistica che, ben che vada, è una operazione a medio/lungo termine dal momento che anche la nuova sistemazione in Contrada Spartimento di Gioia Tauro, nei pressi dell’Inceneritore, non pò che essere di là da venire dal momento che i fabbricati (che sono inoltre relaivamente piccoli e quindi non risolveranno che il problema di una misera quantità di extracomunitari) sono rimasti “affidati” all’incuria del tempo ed alle continue ruberie da parte di ladri ed furia distruttrice di vendali per circa 30 anni! Avremo solamente fatta altra demagogia, altre spese, altri buchi nell’acqua ed avremo fatto ancora finta di esserci interessati del problema! ... e la faccia e salva l’onore meno. Voci dal Sud 29 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Correzione di tiro su Mattei Ad arrestare il brigante Musolino non fu Mattei (padre), ma Feliziani e La Serra fromor Nel nostro numero del mese di Dicembre scorso, nel presentare la nuova fiction di Rai 1 “Il caso Mattei” (titolo provvisorio) della quale è protagonista Massimo Ghini avevamo incollato un articolo tratto dalla Gazzetta del Sud con notizie biografiche di Enrico Mattei. Per un errore in quello era detto che Enrico Mattei era figlio di quel Maresciallo dei Carabinieri che assieme ad un collega aveva arrestato il bandito calabrese nel 1911. Abbiamo avuto il piacere di ricevere adesso una mail da parte addirittura del del nipote del Carabiniere che materialmente arrestò Musolino e, quindi, siamo in grado di dare a Cesare ciò che è di Cesare ristabilendo la verità storica. Il signor Antonio Feliziani ci racconta che ad arrestare il famoso bandito calabrese fu suo Nonno, Amerigo Feliziani , originario di Baschi (Umbria) mentre era in servizio assieme al collega Antonio La Serra di San Ferdinando di Puglia; ambedue in servizio presso la Caserma degli (allora) Reali Carabinieri di Acqualagna e l’anno il 1901. Il brigadiere Antonio Mattei, padre di Enrico, era invece il comandante la Stazione cui appartenevano. Fu un mero caso averlo arrestato mentre in tutta Italia schiere nutrite di Carabinieri lo cercavano attivamente e su lui pendeva una taglia di 50.000 lire. Fu tale l’eco della cattura che avvenne il 9 Ottobre 1901 (e non 1911) che addirittura i due Carabinieri ricevettero la Medaglia di Bronzo al Valore Militare, mentre il brigadiere Mattei ebbe la promozione a Maresciallo. Ci auguriamo di aver ristabilito una verità storica e reso doveroso omaggio ai due Militari che ebbero la fortuna di arrestare Musolino. In seguito il Carabiniere Feliziani fece carriera e si congedò da Maresciallo Maggiore. Non abbiamo invece notizie ulteriori sul suo collega La Serra. Antonio La Serra Amerigo Feliziani Antonio Mattei copertina Domenica del Corriere Il brigante Musolino Voci dal Sud 30 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Chi era il carabiniere Feliziani? Curriculum inviateci dal nipote sig. Antonio Feliziani Amerigo Feliziani nacque il 2 luglio 1877 nella frazione di Collelungo del Comune di Baschi (Terni). Egli crebbe accarezzando sempre l’idea di arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri, cosa che riuscì a realizzare nel 1898. Compiuto il corso presso la Legione Allievi di Roma, fu promosso carabiniere e destinato alla Legione di Ancona stazione di Sant’Agata Feltria. Trasferito, successivamente, a quella di Acqualagna (Pesaro) ebbe occasione di compiere una mirabile operazione di servizio che si concluse con l’arresto di Giuseppe Musolino, considerato tra il 1895 e il 1905 il più celebre brigante italiano. Quest’ultimo calabrese di Santo Stefano d’Aspromonte, era stato accusato (a suo dire ingiustamente) di un reato di tentato omicidio, per il quale fu condannato a ventuno anni di reclusione. Dal carcere era evaso quando aveva solo ventisei anni. La sua latitanza durava ormai da tre anni e sembrava fosse un secolo. In quel breve periodo il brigante aveva assassinato sette persone, altre ferite, ed altre ancora minacciato di morte, spargendo il terrore con suoi impeti vendicativi nei paesi dell’Aspromonte. Tre anni furono sufficienti a creare sulla sua figura una leggenda, sia in Italia che all’estero. Tutta una letteratura giornalistica e d’appendice proliferò attorno alle drammatiche e delittuose gesta del brigante che per lungo tempo rese lo Stato incapace di fermarlo, tanto che sulla sua cattura pendeva una taglia di 50mila lire, somma, mai posta sul capo di alcuno in precedenza e di cui tuttavia nessuno osò appropriarsi. Lo credevano in Aspromonte. E tra le balze della Calabria centinaia di poliziotti e carabinieri prima, l’esercito poi, gli avevano dato inutilmente la caccia; negli stessi siti e con la stessa tenacia con cui oggi si dà la caccia alle bande dei sequestratori, l’arresto invece avvenne ad Acqualagna presso Urbino, sede di servizio del giovane carabiniere Feliziani che così raccontava: “Mi trovavo semplice milite ad Acqualagna, era il pomeriggio del 9 ottobre 1901, il brigadiere (n.d.r. Mattei) mi comandò di perlustrare insieme con il collega Antonio La Serra una frazione con lo scopo precipuo di rintracciare gli autori di un sanguinoso delitto che aveva aspramente amareggiato i nostri animi: l’uccisione di un carabiniere in una campagna nella provincia di Pesaro, compiuta non si sa da chi, ma attribuita a dei girovaghi. Ad un centinaio di metri di distanza notammo un individuo che camminava in direzione di una collinetta evidentemente per nascondersi. Ritornai in strada ed immaginando che il misterioso individuo avrebbe preso il sentiero campestre che fiancheggiava la strada, ci dirigemmo su questo per incontrarlo sulla direzione opposta. Il mio compagno non poteva correre a causa di una recente convalescenza. Fu così che io lo lasciai indietro per tema che la preda sfuggisse. Scavalcata la collinetta mi trovai vis a vis con il giovane a pochi metri di distanza. Questi cercando di mascherare il suo turbamento fingeva di volermi passare accanto, ma io gli intimai di fermarsi. Egli si arrestò un istante perplesso e poi si dette alla fuga, lo perdetti il lume degli occhi, sicuro di aver rintracciato un autore dell’assasinio del nostro commilitone. Mi detti ad inseguirlo e quando gli ero già a cinque o sei metri lo vedo cadere. Aveva inciampato sul filo metallico di una vigna, inciampo anch’io e gli sono sopra come un bolide, lo afferro con una mano per il collo e con l’altra per il braccio destro e con le ginocchia lo premo sull’addome con tutte le forze dei miei ventiquattro anni centuplicate dal desiderio di vendicare il mio povero commilitone di Pesaro. Egli si divincola e cado anch’io; ci dibattiamo tra le zolle, ma non lascio neppure per un attimo la preda. Riesce ad impugnare la rivoltella con la sinistra e cerca di alzarsi. Io sdrucciolo, ma fortunatamente lo afferro per le gambe ed egli è di nuovo con me a terra. Lo abbraccio e riesco ad afferrarlo con i denti all’orecchio destro. Frattanto giunge l’altro milite. In due dopo una lotta disperata, ma in cui avemmo il sopravvento, riuscimmo a ridurlo all’impotenza. Voci dal Sud 31 Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Allora egli divenne cortese e supplicò di non mettergli in provincia’ di Cosenza. Seguirono poi: Roggiano, Gravina, Rocca Imperiale, le catenelle perché era un galantuomo e che non aveva Luzzi, Cerisano, Carolei ed Altomonte che divennero le nulla a che fare con la Giustizia, tentò di offrirci 250 lire tappe del suo vicebrigadierato. in cambio della sua libertà. Sul finire dell’anno 1906 ricevette la promozione a BrigaNaturalmente gli vennero messe le catenelle e lo perdiere con comando di stazione ad Aliano in Basilicata. quisimmo. Nell’agosto del 1908 gli venne assegnato il comando di Era in possesso di una rivoltella, di un pugnale a stazione di Mesagne serramanico lungo venti (Lecce) che già allora concentimetri, di alcuni sigaArma dei Carabinieri tava più di dodicimila abiri e di una ciocca di capeltanti. In questa sede per li grigi che poi sapemmo un’altra importante operaappartenere alla zia FilaMaresciallo Magg. Amerigo Feliziani zione di servizio venne inste, alla quale il giovane 1877 -1953 Collelungo di Baschi - Terni signito della Medaglia era particolarmente affed’Argento al valor militazionato. Medaglia di bronzo al Valor Militare re con la seguente motivaIndossava calzoni color Regio decreto n. 2235 - 22 dicembre 1901 zione. “Di notte, insieme caffè, giacca scura alla ad un suo dipendente, incacciatora e berretto; al Medaglia d’argento al Valor Militare contrava grave violenza collo un fazzoletto affumiRegio decreto n. 17812 - 3 giugno 1909 per opera di alcuni malvicato per il lungo viaggio venti quali disturbatori in ferrovia. Medaglia d’oro decretata ai “Prodi dell’Umbria” della quiete pubblica, tenAveva inóltre un cappelAtto n. 52 Deputazione provinciale dell’Umbria ne, sebbene venisse ferito lo a cencio per cambiarsi 2 marzo 1911 di coltello un contegno d’aspetto ed un foglietto esemplarmente calmo e stampato con la Passione Croce d’argento per anzianità di servizio coraggioso senza far uso di Gesù con la scritta: chi Brevetto Min. Guerra n. 18978 - 8 giugno 1915 delle armi, riuscendo a porterà sempre con se quetrarre in arresto i ribelli”. sta devozione non morrà Medaglia per l’apoteosi al Milite Ignoto Nell’anno 1911 la Rapdi morte violenta ...”. Roma 6 giugno 1937 presentanza Provinciale Presso le carceri di dell’Umbria, in coerenza Urbino lo sconosciuto, fu Medaglia di bronzo al merito per lungo comando delle » deliberazioni poi identificato per il banBrevetto Min. Guerra n. 7371 - 16 agosto 1939 consiliari del 13 settembre dito Giuseppe Musolino. 1864 e 17 settembre 1901 gli La fine della sua latitanconferì, per dimostrazione za era considerata un evendi onore nonché per aver compiuto atti straordinari di milito così improbabile, che sulle prime persino il ministro tari virtù, la medaglia d’oro decretata “Ai Prodi della ProGiolitti non ci volle credere e invitò ripetutamente i suoi vincia dell’Umbria”. collaboratori alla massima cautela e a tenere la notizia seNel 1912 ricevuta la promozione al grado di Maresciallo, greta fino a quando non fossero stati sicuri dell’identità del prese servizio alla Legione di Palermo, operando nelle profermato. vincie di Messina e Caltanisetta dove rimase permanenteDi quell’avvenimento, oltre ai trionfali comunicati del mente sino alla data di congedo. Ministero degli Interni e ai titoli dei giornali, restò celebre la Caltagirone, Furnari e Resuttano divennero i suoi cofrase di rammarico del Bandito per una fine così banale del mandi di Stazione dove nei suoi servizi si distinse sempre suo mito: “Lu filu! Maledetto chillu filu!!” per avvedutezza, coraggio e fedeltà verso la sua gloriosa Ossia, maledetto quel filo che lo aveva fatto cadere ed Arma. arrestare, lui, l’imprendibile. Per tale importante operazione i carabinieri Feliziani e La Serra furono insigniti della medaglia di bronzo al valor Comunicazione redazionale militare, ammessi a frequentare il corso allievi sottufficiali ed ottennero un premio di lire 500 ciascuno. Antonio Mattei, il brigadiere comandante la stazione di Purtroppo non abbiamo Acqualagna che ordinò ai militi Feliziani e La Serra la mennessuna notizia sull’altro zionata perlustrazione era nientemeno che il padre di Enrico Mattei, poi presidente dell’ENI il quale, in verità, vanCarabiniere La Serra di San tava che l’arresto del Musolino fosse dovuto all’intraprenFerdinando di Puglia denza del proprio padre. Dalle testimonianze di cui sopra emerge ben altra verità. Se la famiglia volesse contattarci Compiuto il corso presso la Legione di Ancona e consefornendoci ragguagli saremo guita la promozione a vicebrigadiere, Feliziani dal 1904 al felici di pubblicarli 1906 fu destinato alla Legione di Bari dove assunse il comando di stazione di Fuscaldo, centro di novemila abitanti Voci dal Sud 32 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Quando un’operazione, in qualsiasi campo, ha esiti positivi, il merito va sempre al capo! Il merito della cattura di Musolino, fu riconosciuto al Brigadiere Mattei! E’ stato anche lui un valoroso militare dell’Arma dei Carabinieri, ma in questa occasione non ebbe nessun merito - Giolitti gli ha scritto una lettera di encomio di cui lui andò sempre fiero - Il figlio Enrico, barando, attribuiva a lui il merito Il Brigadiere Antonio Mattei all’epoca dei fatti terminato da un attentato. comandava la Stazione dei Reali Carabinieri di Enrico Mattei vantò sempre, in favore del Acqualagna cui erano in forza i due carabinieri proprio genitore, la paternità dell’arresto del Feliziani e La Serbrigante Musolino, ra. ma la cosa è smenFu lui a comantita sia dai docuEcco il testo estrapolato dal più ampio contesto dare i due militari menti dell’epoca dell’ encomio solenne da parte del Comando perchè andassero (siamo in possesso Generale dell’Arma dei Carabinieri per il di servizio nel tendella fotocopia del Brigadiere Antonio Mattei, Comandante la tativo di rintracciaMessaggero delStazione dei Reali Carabinieri di Acqualagna re gli assassini di l’epoca che attri(PG) presso cui erano in forza i due Carabinieri un altro Carabiniebuiva l’azione ai che catturarono il brigante Musolino re avvenuto in quei due militari giorni. Feliziani e La Ser“... il merito consiste Non ebbe, in ra) e sia da vari auquesta operazione torevoli testi lettenell’aver seguito altro merito! rari. diligentemente le istruzioni Ma si sa ... Anche il nipote quando le cose del Maresciallo ricevute dalla Tenenza e di vanno bene il meFeliziani, ci ha inaver dato chiare ed abili rito è sempre del viato ampia docucapo e quando inmentazione storica direttive ai dipendenti, vece vanno male si fra cui la motivaconcorrendo cosi’ alla s t a b i l i s c e zione dell’encomio pedissequamente al Brigadiere riuscita della brillante chi è il responsabiMattei da parte del operazione”. le! Comando Dell’ArAnche questa ma dei Carabinieri volta fu così dal momento che ... niente di nuovo (vedi riquadro) sotto al sole!. Il Comune di Roma ha deliberato di intestaLo stesso Primo Ministro Giolitti scrisse una re al Maresciallo Feliziani una strada urbana di lettera di plauso al Brigadiere Mattei che se ne cui sarà definita al più presto l’ubicazione (vedi gloriò per tutta la vita. a fianco) . Chi era il Brigadiere Mattei? era il padre di quell’Enrico Mattei che creò l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), che risollevò la sorte dell’ Agip Petroli, che osò porre l’Italia in condizioni paritetiche con le famose “7 Sorelle” che imperavano (ed imperano) nel mondo dei petroli, tanto che perì in un incidente aereo nei pressi di Milano che fu quasi sicuramente de- Voci dal Sud 33 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Il Comune di Roma intitola una strada al Maresciallo Feliziani Questa il testo della comunicazione che il Comune di Roma ha inviato alla Signora Maria Pasqua Feliziani in data 30 Luglio 2004 - prot. SD 2004/2257 con la quale veniva comunicato alla Signora che era stata intitolato un spazio pubblico (in attesa di definizione ed ubicazione) al brigadiere Feliziani, Medaglia d’Argento al valore militare. In effetti il Carabiniere Feliziani che aveva catturato il brigante Musolino era alla fine della sua carriera divenuto Maresciallo Maggiore anche se all’epoca del conferimento dela medaglia d’argento era ancora Brigadiere dei Reali Carabinieri. Alla Signora Maria Pasqua Feliziani 06128 Perugia OGGETTO: Richiesta intitolazione area di pubblica circolazione al nome di “Amerigo Feliziani: Medaglia d’Argento al V.M. (1877-1953)”. In riferimento alia richiesta relativa all’oggetto, La informiamo che la Commissione Consultiva di Toponomastica, nella riunione del 15.6.2004, ha espresso parere favorevole a che il toponimo “Amerigo Feliziani: Medaglia d’Argento al V.M. (1877-1953)” venga annoverato nell’onomastica cittadina, proponendo l’inserimento del nominativo nell’elenco delle denominazioni viarie di riserva, in attesa che si delinei un’area adeguata in un comprensorio appropriato. Cordiali saluti IL DIRETTORE L’ASSESSORE Dott.ssa V. Tognacci On.le Gianni Borgna I Cimeli appartenuti al Maresciallo Feliziani oggi sono presso il museo dei Carabinieri di Roma Come fu ammanettato il brigante Musolino subito dopo che a seguito ad una violenta colluttazione avuta con l’allora Carabiniere Feliziani fu immobilizzato? All’epoca si usavano “le catenelle”, vero e proprio pezzo di catena che veniva serrato ai polsi e fermato con un lucchetto. Le catenelle identificarono sempre lo stato di arrestato; infatti si diceva e si dice ancora “ ... gli hanno messo le catenelle” per dire che è stato arrestato.Questo “strumento” , antenato e precursore delle moderne manette, appartenuto all’allora Carabiniere Feliziani, è oggi visibile presso il Museo dell’Arma dei Carabinieri in piazza Risorgimento a Roma. Tuttala la storia dell’episodio che scosse l’opinione pubblica dell’epoca e molti oggetti relativi sia all’episodio e sia ai due valorosi Carabinieri che operarono “il miracolo” sono esposti e visibili nelle bacheche del Museo. Ricordiamo che all’epoca pendeva una grossa ta- glia sulla testa di Musolino ritenuto “un pericolo pubblico”. Veniva ricercato sia dalle forze dell’ordine e sia da ingenti forze dell’esercito in Calabria e zone limitrofe, ma mai si sarebbe immaginato fosse addirittura in Umbria. Va notato e ricordato che all’inizio del ‘900 l’Umbria era pressocchè come l’Australia oggi, per lontananza e per difficoltà di raggiungimento. Il cavallo era il padrone delle strade e chi doveva recarsi a Napoli per lavoro era obbligato, quanto meno da ragioni prudenziali, a fare testamento. Inimmaginabile, perciò che il bandito Musolino avesse raggiunto, da latitiante, quella lontanissima regione! Lasciamo immaginare la meraviglia quando in Caserma fu identificato. Voci dal Sud 34 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Perché Del Noce non vuole fiction in Calabria?» Laratta “punzecchia” il direttore di RaiUno Ed ecco la risposta: «Sarà dato spazio a tutte le realtà» Calabria Ora COSENZA - «Basta film e libri su ‘ndrangheta, mafia e camorra, via libera a sceneggiati e documentari sulla pa-stiera napoletana, sulle sop-pressate della Sila, sui cannoli siciliani». Lo afferma Franco Laratta, deputato del Pd, commentando alcune dichiarazioni del direttore di Raiuno, Fabrizio del Noce. «Dopo l’infelice uscita del grande Fabio Cannavaro, che giudica Gomorra un danno per la Campania - prosegue Laratta, componente della Commissione parlamentare antimafia - e dopo l’uscita del direttore di RaiUno, Del Noce, che annuncia che non si faranno più fiction in Calabria (non si capisce bene il perché) rimane a questo punto da immaginare che del Sud ci si occuperà solo per alcuni temi di fondamentale importanza». «Su con i libri sulle tarantelle - conclude il parlamentare - le processioni di Santa Rita, i “vattienti” di Nocera Terinese. Solo così del Mezzogiorno d’Italia si comincerà a parlare bene. Nel mondo». «Non ho nulla contro la Calabria, anzi merita di essere valorizzata. In Italia ci sono venti regioni e tutte hanno diritto di vedersi rappresentate nella fiction del servizio pubblico. Si deve tenere conto della molteplicità e diversità». Lo ha sottolineato oggi Fabrizio Del Noce a margine della conferenza stampa della quinta edizione di Ballando con le stelle. «La Calabria - ha continuato Del Noce - non ha da temere nulla ma bisogna ripristinare serenamente un discorso di equilibri. Sono molte le Regioni che lamentano di non essere mai state rappresentate nella fiction». Del Noce prosegue nella sua opera contro la Calabria Michele Guardò Che una fiction venga girata in luogo diverso da dove è ambientata è cosa comune, come per il films, e questo a causa di risparmio, ma che una fiction ambientata in Calabria, precisamente a Tropea, a fortunata serie di “Gente di Mare”, abbia avuto due edizioni girate nei luoghi (o ... quasi visto che i panorami di Scilla facevano sfondo e fondale per viste da Tropea!) e la terza edizione venga spostata addirittura in Toscana, pare all’Isola d’Elba, è cosa assolutmanete assurda ed inaccettabile. Chiaramente ambientare uno scenegiato in un luogo significa turismo, lavoro, ricarico di immagine e Dio solo sa se in questi momenti economici bui la Calabria abbia bisogno di ossigeno. Da considerare inoltre che un alluvione di enorme portata ha ancora di più danneggiato luoghi ed economia per ci si sarebbe attesa solidarietà e non espoliazione! Non sappiamo quale sia il pesniero del sig. Del Noce, ma troviamo che è un atto di pirateria che la Calabria non merita. Forse è una risposta all’on. Laratta che gli aveva contesttato un qualcosa o, forse, è solamente un taglio di rapporto con Agostino Saccà, il deposto responsabile fiction che è calabrese di Taurianova (RC). Voci dal Sud 35 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Caterina Balivo si lamenta: la Carrà poteva dirmi grazie... Parla la giovane conduttrice che da ieri sera è tornata al timone del game show “Dimmi la verità” Gazzetta del Sud ROMA - «Sono nata e cresciuta in Rai, ci sono persone carine con me, altre meno. Ma ci può stare, sono anche la più giovane»: Caterina Balivo, una delle conduttrici di punta di Raiuno, è tornata ieri sera in prima serata con “Dimmi la verità”, il game show dedicato alle affinità di coppia che aveva già condotto lo scorso anno. Smentisce la sua presenza a Sanremo e rivela di essersi «meravigliata» del mancato “grazie” da parte di Raffaella Carrà per il contributo di “Festa Italiana” alla vendita dei biglietti della Lotteria Italia. «La Carrà è una grande professionista, peccato che non mi abbia mai invitato (a parte l’invito in platea nella prima puntata), sebbene il mio programma fosse abbinato alla Lotteria Italia. Grazie a noi hanno venduto quasi il doppio dei biglietti. Neanche il presidente dei Monopoli ha ringraziato. Il grazie non andava a me, ma a “Festa Italiana” e ai suoi telespettatori, diventati clienti della Lotteria Italia». A Sanremo non sarà al fianco di Paolo Bonolis, qualcosa di grosso in pentola però per lei c’è di sicuro. Ma non vuole anticipare nulla. «Sono l’unica che ha fatto tutti gli step in Rai, ho fatto la valletta, l’inviata, ho preparato il pane con Vissani, ballato e cantato sottolinea - Finalmente da 4-5 anni faccio la conduttrice, e mi fa piacere farlo a 28 anni, da sola». E infatti sarà per altre 4 puntate di nuovo sola al timone di “Dimmi la verità”, format originale di Endemol Italia e Rai: «Mi diverto perché si parla di coppie, di amore, di quotidianità. E poi chi non vorrebbe a casa una macchina della verità?», dice riferendosi alla macchina gestita dal professor Fernandez De Landa, il clou della puntata per scoprire se la coppia è sincera. Giordano nominato maestro di pianoforte dal Governo del Belgio L’artista di Mileto (Vibo Valentia), 27 anni, è il primo calabrese ad aver suonato alla Scala di Milano Nicola Rombolà - Gazzetta del Sud Dall’antica capitale della Contea normanna, Mileto, all’Oriente. È l’ultimo viaggio del giovane pianista Roberto Giordano: “d’un monde à l’autre”, come recita il titolo del film-documentario girato da Gerard Corbiau (premio oscar e Golden Globe per il film “Farinelli”) sulla sua vita, dopo il successo al concorso più importante e più impegnativo per giovani interpreti, il “Reine Elisabeth”, a Bruxelles, nel 2003. Da allora un affascinate volo “da un mondo all’altro”, sulle note della grande musica: Beethoven, Chopin, Shuman. La sua ultima tappa la Corea del Sud, ospite all’Asia Performing Arts Festival che si è svolto dal 5 gennaio al 14, un prestigioso festival direttamente invitato dal Consiglio della Cultura del governo. Si è esibito come solista e in compagnia di due famosi musicisti, uno coreano e un altro della Repubblica Ceca; ma anche con l’Orchestra sinfonica di Gwangiu (seconda città coreana), interpretando alcune delle opere di Beethoven, come il concerto numero tre per pianoforte e orchestra e il triplo concerto per pianoforte, violino, violoncello ed orchestra. Di ritorno, ancora un po’ “disorientato”, Giordano esprime il suo entusiasmo per questa importante esperienza artistica e culturale in Corea: <I coreani hanno una grande ammirazione per noi italiani, in particolare per l’arte e la musica. Ci idealizzano molto – ha sottolineato - e ammirano soprattutto il nostro stile >. Organizzazione impeccabile, investimento nelle arti, con la realizzazione di vere città culturali con moderni e grandi auditorium. Il pianista traccia un quadro interessante di questo mondo dove s’incrociano la tentazione occidentale, la Cina e il Giappone, intravisto tra le pause dei suoi concerti, con tappe a Gwangiu e Seul, con il ricordo ancora vivo di uno straordinario tour in Cina, con una serie di concerti, fatto nei mesi scorsi. Ma il suo viaggio conosce altri importanti traguardi. Lo rivela con la semplicità che lo contraddistingue, consapevole di sentirsi cittadino del mondo ma legato alle sue umili origini, dove l’arte e la cultura però fanno molta fatica a trovare il sorriso. Giordano, nonostante la sua giovane età (27 anni), è il primo calabrese ad aver suonato il piano al teatro alla Scala di Milano (22 ottobre 2006) in un memorabile concerto con il grande baritono Josè Van Dam; da settembre inoltre il Governo belga lo ha nominato, per chiara fama, “Maestro di pianoforte” nella cattedra di una accademia nazionale, e il 25 prossimo la RTBF, radiotelevisione belga francofona, gli dedicherà 2 ore di trasmissione. E la Calabria? Solo gli studenti dell’associazione “Ulixes” il 4 gennaio scorso, lo hanno insignito del “Premio Itaca”. Voci dal Sud 36 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Giustizia L’atto era stato inviato, tramite fax, alla Procura un anno fa A sorpresa depositata ieri un’altra perizia per la Morte di Federica Monteleone L’attività integrativa d’indagine riguarda l’esame dei macchinari della sala operatoria - Perchè è stata ignorata per un intero anno? Marialucia Conistabile Gazzetta del Sud VIBO VALENTIA - A sorpresa spunta una terza consulenza, sulle apparecchiature elettromedicali presenti nella sala operatoria dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, dove il 19 gennaio del 2007 Federica Monteleone fu sottoposta a un intervento chirurgico di appendicite. Come le due precedenti anche questa è stata redatta dall’ing. Mario Monti – perito nominato dalla Procura di Vibo – che l’avrebbe inviata via fax il 23 gennaio 2008, data in cui sarebbe stata ricevuta dalla Procura. Precisamente un anno fa. Solo che in tutto questo arco di tempo di questa perizia, a quanto pare, nessuno ne avrebbe saputo niente. Sta di fatto che la consulenza è stata depositata ieri mattina dal pm Fabrizio Garofalo il quale ha dato disposizioni affinché l’attività integrativa d’indagine, venisse subito notificata ai dodici legali che difendono i nove imputati. Insomma il documento compare a un anno esatto dalla data in cui sarebbe stato inoltrato dal consulente, le cui due precedenti perizie (una relazione preliminare e una consulenza) figurano agli atti del dibattimento aperto nei giorni scorsi davanti al Tribunale di Vibo Valentia. Resta ora da capire il motivo per il quale in tutto questo tempo della perizia nessuno abbia saputo niente e perchè venga tirata fuori proprio adesso. E le ipotesi che si possono avanzare sono diverse, non escluso un errore materiale nel senso che l’atto potrebbe essere stato “perso” di vista. Come non è da escludere che qualcosa possa aver sollecitato il deposito della consulenza che è stata così ritrovata. In ogni caso, comunque, la questione offre il fianco a una serie di interrogativi che contribuiscono a complicare ulteriormente un dibattimento che, già dalle fasi iniziali, ha offerto molti elementi di scontro. L’attività integrativa d’indagine sarà ora oggetto di un approfondito studio da parte del collegio della difesa anche perché il suo contenuto potrebbe riservare inaspettati colpi di scena. Lo farebbe nel caso in cui il consulente arrivasse a conclusioni diverse rispetto alle precedenti o a quanto finora complessivamente tratteggiato. Insomma un caso tutto aperto che potrà avere conseguenze molto pesanti sul processo aperto sulla morte di Federica, qualora il suo contenuto fosse ritenuto dalle parti di una certa importanza e rilevanza. In poche parole si tratterebbe di un atto, di fatto, sottratto al contraddittorio e ciò potrebbe minare l’iter giudiziario finora compiuto. D’altro canto il fatto che il pm l’abbia depositata ieri e che abbia dato disposizione di immediata notifica ai dodici penalisti, lascia supporre che una certa rilevanza la debba avere. Comunque, giorno 6 febbraio si tornerà in aula e si potrà avere contezza degli “effetti” che l’attività integrativa provocherà. Complessivamente, finora, sono quattro le perizie che riguardano la sala operatoria provvisoria dell’ospedale di Vibo dove Federica fu operata e dove si verificò un blackout. Evento che sarebbe stato causato da una scarica elettrica che avrebbe attraversato Federica e che, a sua volta, avrebbe determinato la sospensione dell’energia elettrica che alimentava il sistema di monitoraggio dei parametri vitali della giovane paziente e l’autorespiratore. Ma il drammatico effetto domino non si sarebbe esaurito qui. Al passaggio della scarica sul corpo di Federica, infatti, sarebbe da addebitare l’arresto del circolo ematico per un deficit di pompa cardiaca. Mancato apporto di sangue ossigenato al cervello che avrebbe determinato ipossia e, considerato il tempo per cui si è protratta, un danno cerebrale irreversibile. A distanza di due giorni dal drammatico intervento chirurgico – mentre Federica si trovava nel reparto di rianimazione dell’azienda ospedaliera Annunziata di Cosenza – a effettuare una prima verifica sull’impianto elettrico della sala operatoria viene incaricato dalla Procura di Vibo, l’ing. Stefano D’Aco. Successivamente sarà l’ing. Mario Monti – sempre per conto della Procura – a svolgere la propria consulenza non sull’impianto elettrico, bensì su tutte le apparecchiature elettromedicali che il 19 gennaio 2007 si trovavano nella sala operatoria provvisoria dello Jazzolino. Inizialmente, il perito consegna alla Procura una relazione preliminare di consulenza (di circa tre pagine) che figura agli atti del processo e che, tra l’altro, è stata anche utilizzata dal gip del Tribunale di Vibo Lucia Monaco per un sequestro probatorio e per rigettare un’altra istanza di sequestro. Successivamente l’ing. Monti trasmette alla Procura una seconda consulenza (anch’essa agli atti del processo) nella quale giunge a complesse e tecniche conclusioni sullo stato e sull’uso dei macchinari elettromedicali. Ma il 23 gennaio 2008 il fax della Procura riceve una terza consulenza, sempre da parte dello stesso professionista. Atto che si “perde” per un intero anno e che solo ieri ricompare e viene subito depositato. Voci dal Sud 37 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Giustizia A Catanzaro la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario in un clima di grande tensione Ancora veleni sul “sequestro Why Not” Nel mirino l’archiviazione per Mastella Intanto la Camera ha rinviato la discussione sulle dimissioni dell’on. Pittelli (Pdl) Giuseppe Lo Re Gazzetta del Sud Catanzaro - A Catanzaro si tace, a Salerno si passa all’attacco. Sono diametralmente opposte le reazioni alla decisione del Csm che ha “punito” cinque magistrati protagonisti dello scontro fra Procure, consumatosi a dicembre sullo sfondo dell’inchiesta Why Not e delle denunce dell’ex pm Luigi De Magistris. Il capo dell’ufficio giudiziario campano, Luigi Apicella, è la toga colpita più pesantemente. Sospeso dall’ufficio e dalle funzioni e collocato fuori ruolo dalla magistratura, ieri ha accettato di parlare davanti alle telecamere Rai di “Annozero”. Ed ha ricostruito la genesi dello scontro con almeno un particolare inedito, riportato dalle agenzie di stampa: «De Magistris ci aveva riferito di una situazione relativa all’archiviazione fatta dalla Procura generale di Catanzaro per Mastella nell’ambito di Why Not. Ci aveva segnalato che dagli elementi da lui raccolti in precedenza, prima che venisse avocato il procedimento, aveva verificato che non tutti gli atti posti a base della richiesta di archiviazione per Mastella erano stati trasmessi al Gip. Sulla base di questi elementi e dell’audizione dei consulenti, di testimoni e di altri, noi avevamo elementi per ritenere che effettivamente si dovesse verificare questo fatto. Quindi – ha concluso Apicella – l’unico modo per verificare questa situazione direttamente era quello di sequestrare il processo». Benzina sul fuoco? Vedremo. Comunque sia, è bene specificare che si tratta di ipotesi tutte da verificare, visto che l’inchiesta aperta dalla Procura di Salerno sulle toghe calabresi è ovviamente ancora in corso. Intanto Apicella si è detto sconvolto dalla decisione del Csm ed ha annunciato anche le dimissioni dall’Anm, l’associazione dei magistrati: «Si è chiusa una pagina nera. Ci aspettavamo ben altre tutele, ben altri interventi dall’Anm, composto da tanti fini cultori del diritto che in questa situazione anziché cercare di approfondire i problemi che le vicende ponevano si sono astenuti dalla valutazione di qualsiasi intervento ed hanno semplicemente giudicato in modo negativo la nostra operazione, forse nemmeno approfondendo i reali termini della questione». Pronta, ieri sera, la replica dei vertici dell’Anm affidata a un comunicato stampa: «Tra i nostri doveri c’è certamente la difesa dell’autonomia del singolo magistrato, ma senza rinunciare al fondamentale ruolo di promuovere sul piano culturale un modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione». Da Catanzaro, come accennato, nessuna reazione. Il pg Enzo Jannelli e il suo sostituto Alfredo Garbati, trasferito dalle funzioni e dall’ufficio insieme ai pm di Salerno Nuzzi e Verasani, hanno scelto la linea del silenzio e attendono ancora la notifica del provvedimento cautelare del Csm. Appare scontato, non appena saranno depositate le motivazioni, il ricorso alle Sezioni unite civili della Corte di Cassazione. Tiene banco anche l’attesa per la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario, prevista sabato 31 gennaio. Il cerimoniale prevede l’intervento del presidente della Corte d’Appello, Pietro Antonio Sirena, e del pg Jannelli. Ma quest’ultimo ci sarà? In caso di assenza, il PG sarà sostituito automaticamente dall’avvocato Dolcino Favi, che già nel 2007 – dopo il pensionamento di Domenico Pudia – ha rivestito l’incarico di procuratore generale facente funzioni. Ed è toccato proprio a lui, ironia della sorte, provvedere all’avocazione dell’inchiesta Why Not nelle fasi più calde del “caso De Magistris”. Proprio oggi, inoltre, il Ministero della Giustizia dovrebbe comunicare il nome del proprio rappresentante alla cerimonia: anche su questo fronte l’attesa degli addetti ai lavori, vista la situazione venutasi a creare, è palpabile. Intanto è slittato alla Camera il dibattito sulle dimissioni del parlamentare catanzarese Giancarlo Pittelli. Il noto avvocato penalista, ex presidente del Catanzaro calcio, ha annunciato la decisione di lasciare Montecitorio «in ragione della violenta e inaudita campagna diffamatoria, altamente lesiva del mio onore, orchestrata da un soggetto appartenente alle istituzioni di questo Paese e dai suoi degni sodali». Il riferimento dell’avv. Pittelli è a quanto pubblicato da alcuni organi di stampa in relazione alle inchieste Why Not e Poseidone. Il dibattito, inizialmente previsto ieri pomeriggio, è saltato a causa del protrarsi della discussione sul trattato bilaterale italo-libico. Voci dal Sud 38 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Giustizia incomprensibile Uccise l’ex fidanzata sgozzandola per strada: solo 16 anni ! i genitori di lei: “L’Italia fa schifo” Rito abbreviato per il giovane, che dovrà scontare anche 5 anni in un istituto di cura. Il pm aveva chiesto l’ergastolo. La madre della vittima è svenuta, il padre ha gridato: “Bisogna farsi giustizia da soli” Ansa www.vivicentro.org Sanremo (Imperia) - È stato condannato, in primo grado, nel rito abbreviato a 16 anni e 8 mesi di reclusione: Luca Delfino 32 anni, di Serra Riccò (Genova), che l’8 agosto del 2007 ha accoltellato ed ucciso l’ex fidanzata Antonella Multari per strada a Sanremo. La condanna è per il reato di omicidio volontario e premeditato e comprende anche il furto di un motociclo e un casco che Delfino ha rubato per raggiungere e giustiziare l’ex fidanzata che non voleva più tornare con lui. Il gup Eduardo Bracco di Sanremo lo ha anche condannato a 5 anni da scontare presso un istituto di cura. Il pubblico ministero Vittore Ferraro aveva chiesto una condanna all’ergastolo con la pena accessoria dell’isolamento diurno. Nel formulare la condanna il magistrato ha tenuto conto della premeditazione che ha bilanciato con la seminfermità mentale. Alla lettura della sentenza Rosa Tripodi, madre della vittima, è caduta a terra svenuta e quando si è ripresa ha continuato a ripetere ‘’l’avete ammazzata due volte’’. Il padre di Maria Antonietta (n.d.r. la sventurata vittima della furia omicida), in lacrime, ha commentato ‘’bisogna farsi giustizia da soli, siamo in un paese dove la giustizia non esiste - ha continuato Rocco Multari - questa è una sentenza indegna” . Secondo alcune indiscrezioni per Delfino potrebbe arrivare, nelle prossime ore, dal Tribunale di Genova, il rinvio a giudizio per l’omicidio di un’altra sua ex fidanzata, la ballerina Luciana Biggi, uccisa anni addietro anch’essa a coltellate in un vicolo della Città ligure. Per tale delitto all’epoca il Delfino era stato indagato ma poi riuscì ad essere scagionato anche se con forti dubbi. Mentre una valanga di stupri minaccia le donne, la giustizia dice ... Mariasole Dal Monte Apriamo la TV, sfogliamo un giornale e sembra un bollettino di guerra quello che ci balza agli occhi! Stupri e violenze sulle donne sono divenuti gli argomenti del giorno che ci vengono sparati in faccia e, consentitemi da donna, ci terrorizzano. Ma cosa succede? si sono moltiplicati gli stupri oppure i mass media hanno rivolto la loro attenzione in maniera particolare al problema? Dopo Roma e Guidonia, ancora denunce di violenze sessuali e presunti casi di stupri: a Brescia una ragazza rumena di 19 anni ha raccontato alla polizia di essere stata violentata da tre stranieri; a Genova una donna di 30 anni ha denunciato di aver subito una violenza una settimana fa in pieno centro ad opera di due marocchini; a Napoli si indaga su un presunto caso di violenza sessuale, che si sarebbe verificato in centro, ai danni di una 20enne ucraina. In cinque hanno stuprato lei e chiuso il fidanzato nel portabagli dell’auto. Un’arancia meccanica. Stupro a Roma nella notte di Capodanno ove un ragazzo durante una festa in piazza alla Fiera di Roma abusa di una giovane la sera di capodanno.Una donna alle nove di sera scende dall’autobus, viene aggredita, trascinata nei campi e stuprata.- Alcune oltre che stuprate vengono uccise.A genova, a Brescia, a Torino a Milano, in Sicilia in Calabria ... ormai il Mondo è paese e la furia di queste bestie umane non ha più latitutini, posti rischiosi, orari preoccupanti, addirittura si viene stuprati in casa propria! Spesso lo stupro non viene denunciato per vergogna o perchè chi riceve la denuncia lo fa con un sorrisetto di incredulità stampato sul viso. La donna che subisce lo stupro per il “maschio latino” è una consensiente pentitasi dopo. La famosa favoletta della sciabola che non si riesce ad infilare nella custodia. E quando qualcuna denuncia, quando il fatto giunge in Tribunale i giudici cosa fanno? assolvono, commutano il minimo della pena, non ritengono di punire in maniera esemplare la bestia, ma come leggete nella pagina accanto, addirittura lo mandano a casa a godersi il calduccio della propria stanzetta e dilettarsi con la TV, magari affinando la tecnica per il prossimo stupro, istruito dalle ricorrenti notizie di nuovi episodi. Voci dal Sud 39 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Giustizia incomprensibile Lo stupratore va subito a casa. A casa dovrebbero andarci alcuni magistrati Sandro Bugialli - (Quotidiano.net) www.vivicentro.org Aberrante, rivoltante, inconcepibile, disarmante, vergognosa, offensiva, inaccettabile: decidete voi, cari lettori, quale aggettivo adottare per la decisione del Gip di Roma Marina Finiti che ha convalidato oggi il fermo del giovane ventiduenne che la sera di Capodanno, alla Fiera di Roma, stuprò una coetanea, e contestualmente ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare del violentatore presso il suo domicilio, come sollecitato anche dal Pm Vincenzo Barba. Alla base della decisione di scarcerare il giovane di Fiumicino, riportano le agenzie, la sua buona condotta giudiziaria e il contributo dato agli inquirenti dopo il suo fermo. Nel suo interrogatorio di sabato a Regina Coeli, Davide Franceschini, questo il nome del giovane violento, ha confessato di avere agito sotto l’effetto di alcol e droga. Le agenzie dicono anche che il giovane avrebbe pianto più volte durante l’interrogatorio e di essersi detto dispiaciuto per quanto accaduto. Punto. Come dire, chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto. Andiamo a casa, a sentirsi qualche bel cd, e non ci pensiamo più! Eh no, vogliamo anche scordarci il passato? No, noi vogliamo ricordarci il presente e dire che è difficile accettare una soluzione del genere, vogliamo dire che la mente non può che andare a quella ragazza violentata durante quella che dovrebbe essere la notte più bella dell’anno, non può che andare a quel tormento che l’accompagnerà per tutta la vita, al dramma dei suoi genitori che, poveretti, da quella sera, avranno sempre davanti a sé una figlia che non è più la stessa. Vogliamo dire che la mente va a quella donna violentata, sempre a Roma, subito dopo essere scesa alla fermata dell’autobus, vogliamo dire che la mente va a quella ragazza violentata a Guidonia da cinque bruti che, prima di procedere, hanno malmenato e chiuso nel portabagagli dell’automobile il suo fidanzato. Va a quella giovane donna rumena violentata in casa a Brescia da alcuni connazionali. Va alla povera signora Giovanna Reggiani violentata e uccisa a Roma, nell’ottobre del 2007, da un rumeno dopo essere scesa dal treno alla stazione di Tor di Quinto. Va alla sentenza che ha evitato l’ergastolo al suo aguzzino, al quale sono state concesse le attenuanti perché la signora ha resistito alla violenza (una spiegazione incredibile) e lui, poverino, era ubriaco. (n.d.r. perciò, gentili signore lasciatevi violentare o prima di resistere fate il palloncino della prova dell’alcool allo stupratore!) Va alla sentenza con cui è stato condannato a soli sedici anni di galera il giovane (giudicato seminfermo di mente al momento del fatto) che ha ucciso l’ex fidanzata a Sanremo. Va soprattutto al padre, disperato, della ragazza che ha dichiarato che aspetterà l’assassino all’uscita dal carcere (un’attesa che pensiamo durerà pochissimi anni, visto come vanno le cose in Italia) e farà giustizia con le sue proprie mani. (n.d.r. questa la cosa più tremenda, un padre che attende che esca l’assassino della figlia sgozzata come un capretto nelle vie di Sanremo e che si farà giustizia con le sue mani. Vi sentireste di condannarlo? la giustizia dei Tribunali lo condannerà come omicidio premeditato e lo farà morire in carcere, ma noi, pur assolutamente contrari alla violenza, non ci sentiremo di condannarlo!) La mente va a tutte queste cose. E va anche al pensiero che sì, ha ragione Berlusconi, va riformata la giustizia. Ma anche, aggiungiamo noi, va riformato il cervello di alcuni magistrati che ormai da tanti anni a questa parte (basti pensare a varie sentenze contro i terroristi) sembrano avere a cuore più le sorti degli assassini o dei colpevoli in generale che delle vittime! Voci dal Sud 40 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu Giustizia incomprensibile Oggi le Leggi italiane sono quasi tutte sbilanciate in favore del colpevole! fromor Si è cominciato, giustamente, con pensare e sostenere l’operaio, il contadino, il lavoratore che fino ad una certa epoca era considerato meno di uno zero tagliato. Nacquero varie organizzazioni in difesa di questa massa inerme e molti furono i Parlamentari che si sono battuti con successo nei due rami del Parlamento fino a giungere a Leggi di protezione e giusto riconoscimento. Poi ... venne l’era della generalizzazione ... e ben altre categorie videro realizzarsi campagne in loro favore, degenerando. Da anni ormai assitiamo ad una vera e propria gara per correre incontro a chi deroga dalla retta via. Nella scuola vi fuorno i “6” politici che hanno premiato i vagabondi, per cui abbiamo assistito alle promozioni “d’ufficio”. Il risultato è stato una marea di persone molto sommariamente preparata che si è immessa nelle attività della vita (spesso letteralmente della vita visto che ci sono anche molti laureati in medicina!). Pochi erano in grado di fittarsi una casa, venne la legge sull’equo canone, ma talmente restrittiva che ... nessuno ha pèiù trovato una casa perchè i proprietari erano terrorizzati. La sicurezza del posto di lavoro venne garantita (o quasi) da leggi severe e pochissimi sono stati assunti “a tempo indeterminato” perchè una volta assunto non esisteva modo di licenziarlo. Cominciò poi la oscura epoca in cui tutti i parlamentari facevano a gara per partorire leggi che garantiscano il colpevole ignorando completamente l’offeso. Ptovate ad esaminare le leggi vifenti e vi renderete conto che le garanzie e le agevolazioni in favore sei colpevoli, anche se definitivamente riconosciuti tali, sono una miriade e sempre più pressanti e più assurdi. Quando inveiamo contro i giudici per una qualche sentenza che “la morale comune” o “il buon senso comune” non riesce a digerire ci dimentichiamo che nella maggior parte dei casi il Giudice non fa altro che applicare la legge in vigore. Ed allora dovremmo inveire contro chi quell’assurda legge l’ha concepita, la sostenuto, l’ha approvata. Oggi si parla tanto della legge sulle armi e la difesa personale. Ma ... seguendo i vari assaggi ci convinciamo sempre più che l’approvazione o la bocciatura sono solamente una questione di affermazione di principio per una o l’altra forza politica. Il cittadino non ha veste , non ha una fisionomia, non ha rilevanza giuridica. Noi non siamo assolutamente favorevoli alle facili armi anche per soggetti psicologicamente labili, ma se una persona viene riconosciuto “abile ed idoneo” alla detenziopne ed al manneggio delle armi, non lo si può, dopo quando l’episodio avviene, ritenere tout court ed aprioristicamente responsabile di omicidio volontario. La legitima dfesa presuppone che vi sia una valutazione seria e cosciente del reale pericolo che si sta correndo, e l’”eccesso di legittima difesa” è qualcosa che da sempre il Codice ha previsto. Ci sono ovviamente dell smagliaturre, ma invece di studiare bene il modus riparandi, si imposta tutto e lo si sottopone alle logiche di parte. Una cosa è certa, oggi chi si macchia di un reato anche gravissimo e viene riconosciuto definitivamente colpevole non deve temere di rimanere in carcere per gli anni irrogati dai Giudici. Intervengono una serie di eventi, sempre a favore del condannato, quale buona condotta, pentimento, licenze premio, sconti di pena, condoni, indulti, patteggiamenti che fanno ridurre la pena in maniera drastica. Assistiamo allora ai paradossi di omicidi commessi con l’aggravante dell’efferatezza che vengono condannati a pochi anni di dentenzione che alla fine non saranno nemmeno sontati per le varie ragioni sopraesposte. Voci dal Sud 41 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Giustizia incomprensibile Ci si ostina a pensar pensaree a “Caino”, ma nessuno pensa ad “Abele”? fromor Onestamente, malgrado gli sforzi, non riusciamo adare una chiave di lettura a quanto sta succedendo e non riusciamo a scorgere le ragioni che portano alcuni politici a muoversi in determinate direzioni. Non credo che le violenze sulle donne siano in aumento, ma penso che siano piuttosto molto di più le donne vittime che sono disponibili a denunciare il gravissimo torto subìto. Questo anche in conseguenza del fatto che è quasi tramontata l’immonda convinzione che se violenza c’è stata è colpa anche della donna. Prima chi denunciava doveva affrontare anche i sorrisetti sotto i baffi degli inquisitori ed essere violentata psicologicamente negli interrogatori ed in Tribunale con richieste assurde di particolari morbosi che erano più figli di una morbosa sessualità malata che da esigenze processuali. La mia convinzione è che gli stupri avvengano sempre più alla luce del sole in pubblico, forse per differenza di cultura delle varie etnie presenti in Italia. Ovviamente il terribile reato ha sempre ferito l’immaginario collettivo, ma alcuni casi sono divenuti emblematici (la signora uccisa a Roma, la ragazza violentata durante la festa di Capodanno, l’altra signora sempre di Roma alla fermata del 916 - mi pare - e soprattutto l’episodio di Guidonia). Qui la folla ha tentato di linciare i colpevoli (o presunti tali). Hanno fatto ovviamente bene i Carabinieri a difendere gli stupratori sottraendoli alla folla inferocita. Adesso però leggo da qualche parte che un Onorevole del PD (una donna!) ha deciso di andare a visitare in carcere gli stupratori. La domanda è: cosa dirà loro? li conforterà, li farà piangere sulla sua spalla? A me questa visita sembra fuor di luogo ed addirittura provocatoria perchè sfida i sentimenti comuni degli italiani che si sono imbufaliti contro questi soggetti che si sono comportati molto peggio delle bestie. Magari ci saranno ragioni legali e/o umanitarie in favore di una visita ai delinquenti (rei confessi!), ma la trovo assolutamente fuori luogo. Ci indignamo poi quando la ragazza violentata a Capodanno si inbufalisce nel vedere il suo stupratore ai domiciliari dopo due giorni (la colpa è solo in parte dei magistrati, ma in primo luogo di chi ha fatto quelle assurde leggi, quindi teoricamente anche dell’onorevole che adesso va a dare solidarietà agli stupratori), o quando la ragazza di Guidonia dice che si farà giustizia da sola. Che dire poi dei gruppi che affiggono striscioni inneggiando agli stupratori? si sentono forti perchè sanno che avranno la solidarietà di qualche onorevole e di omologhi di pensiero? Io penso che sia chiaramente un caso di “apologia di reato”.Ma qui, consentitemi di chiedere a questi parlamerntari miseracordiosi: State pensando al “povero Caino”, al poveraccio che soffre per la lontanza e la mancanza di una “femmina”, a gente che in un raptus dovuto ad alcool e/o droga ha operato in stato di semincoscienza e non si è saputa limitare e contenere. Potreste (uso il condizionale solo come interlocuzione dal momento che personalmente penso che non lo potete proprio!) avere un senso di pena cristiana nei confronti di questi animali truccati da esseri umani, ma perchè nessuno ha pensato a visitare le povere “Abeli”? Non sono esseri umani anche loro violate nel pieno diritto di essere rispettate? Nessuno se ne cura, nessuno le considera, sono ritenute solo una “componente necessaria a supporto del soggetto principale” che sono gli stupratori! Per la donna subire una violenza è una “lesione permanente” di cui porterà le conseguenze per tutta la vita. Voci dal Sud 42 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu L’uso è legittima difesa Il “condom” antistupro sarà un rimedio in futuro? www.vivicentro.org Il condom antistupro si chiama Rapex, il prototipo è stato lanciato sul mercato il 31 agosto del 2005, a Kleimond, in Sud Africa. E’ quì che infatti si registra un numero abnorme di stupri, ogni 24 secondi una donna viene violentata. Vediamo nei dettagli quali sono le sue caratteristiche e come si usa. Si tratta di un dispositivo di lattice, dalle dimensioni di un tampone, che si infila nel canale vaginale come un diaframma. Si inserisce grazie ad un tampone applicatore, e si toglie utilizzando lo stesso applicatore. Durante la penetrazione le microscopiche setole dentate che lo ricoprono si conficcano nelle carni del violentatore, provocandogli pene infernali. Il dolore è talmente acuto e forte che la donna ha il tempo di fuggire e chiedere aiuto, dal momento che lo stupratore è ko per qualche tempo, e non riesce a reagire. Nel momento in cui avviene la penetrazione il Rapex rimane attaccato al pene e dunque viene rimosso dalla vagina, quando lo stupratore si ritrae. Può essere poi rimosso dal pene solo con un intervento chirurgico. Il Rapex servirebbe così anche ad identificare il violentatore, in caso di stupro. Questo particolare strumento antiviolenza è stato sviluppato da Sonnete Ehlers per far sì che le donne riescano a difendersi contro gli stupratori. L’idea è sorta quando una vittima di stupro le ha detto: “se soltanto avessi potuto avere dei denti laggiù!” Molte sono state le critiche negative al prodotto: è stato definito un metodo medievale, ma la Ehlers ha risposto che anche lo stupro è una rozza pratica che esiste sin da prima del medioevo e dunque…a mali estremi estremi rimedi. Se gli uomini non riescono ad educarsi da soli al contenimento dei loro rozzi istinti, allora è giusto usare queste tecniche altrettanto spartane. Vengono in mente le espressioni bestiali che assumono i maniaci e gli stupratori, e non posso che compiacermi all’idea della brutta sorpresa che troverebbero grazie al Rapex. Da donna, non concepisco l’idea di violenza sessuale e so quanto possa essere umiliante trovarsi addosso sguardi da maniaci … la sensazione è orribile e solo una donna sa cosa si prova a sentirsi spogliare con gli occhi da gente viscida e sessualmente deviata. Non oso immaginare cosa si può provare in caso di violenza carnale, se solo uno sguardo basta già a creare repulsione. Quando si puo’ usare il Rapex? Conviene che una donna lo usi in quelle occasioni, in cui non si sente totalmente sicura, lunghi viaggi in treno da sola, uscite con uomini poco affidabili, e in generale in tutte quelle occasioni in cui si sente minacciata dal punto di vista del sopruso sessuale (mi viene da chiedere, anche sul posto di lavoro?). Se vi preoccupa che l’uomo possa accorgersi che lo indossiate, i produttori rassicurano che non è possibile, dal momento che si posiziona dietro le labbra della vagina e che non ha sporgenze visibili nè alcun tipo di stringa. Non può disperdersi dentro la vagina perchè non supera mai l’altezza della cervice, non ci sono quindi particolari controindicazioni. Le infezioni sono possibili, ma solo nel caso in cui si usi lo stesso Rapex più volte, bisogna usarne ogni volta uno nuovo, proprio come per un normale profilattico. Può essere indossato senza problemi per 24 ore consecutive. L’uso del Rapex è legale, dal momento che è uno strumento di autodifesa, e non è nè letale nè fatale. I costi sono di poco superiori a quelli di un normale Condom. Ovviamente come tutti i profilattici, previene dalla trasmissione di HIV e da gravidanze indesiderate. Voci dal Sud 43 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Lo stupro come simbolo Lucia Annunziata - da La stampa www.vivicentro.org Guardando le immagini di Guidonia, quelle in cui arrabbiatissimi abitanti del luogo cercano di linciare i romeni presunti responsabili della violenza e dello stupro di una coppia di giovani fidanzati, mi viene un dubbio: hanno vinto finalmente le donne, oppure sta vincendo una nuova forma di barbarie? Non tanto tempo fa, penso agli Anni Ottanta, epoca modernissima di questo Paese, per far riconoscere lo stupro come reato, non contro la morale ma contro la persona (in questo caso basta citare quello del Circeo, 1975), le donne dovettero calare in massa davanti ai tribunali, incatenarsi ai pali della luce, improvvisare volantinaggi sotto i più importanti media per rompere la teoria secondo la quale ogni donna era in realtà colpevole dell’abuso sessuale che aveva subito. Oggi assistiamo invece a un’enorme reattività in difesa delle vittime di violenza. Lo stupro e la morte della signora Reggiani prima e quello quasi immediatamente dopo di una giovane africana sono stati la materia più scottante della campagna elettorale nazionale un anno fa. Le violenze sulla coppia di Guidonia hanno portato quasi al linciaggio, mentre per il giovane che a Capodanno ha stuprato una ragazza durante una festa del Comune di Roma, un coro nazionale ha chiesto il massimo della pena, oltraggiati tutti dal fatto che un giudice (donna) gli avesse concesso «solo» gli arresti domiciliari. La nazione, insomma, sembra scossa da un’indignazione protettiva nei confronti delle donne che si può paragonare solo a quella che negli anni ha suscitato la pedofilia. La sensibilità sociale si è evidentemente evoluta, dobbiamo concludere. O no? Forse c’è un’altra domanda che andrebbe fatta alle donne nell’attuale momento: è questo che la loro mobilitazione di anni voleva ottenere? È questo il tipo di reazione, protezione, per cui hanno lottato? Ovviamente, è meglio avere una difesa che il disprezzo; è meglio pensare di avere un padre, un marito, un fratello che mena le mani per te, e un Paese che chiede a gran voce la tua sicurezza. Ma, parlando senza arroganza, c’è qualcosa di ugualmente espropriante della persona donna in questa levata di scudi. La prima espropriazione ha a che fare con il «tipo» di stupro che suscita proteste: si tratta inevitabilmente di quelli commessi in ambienti pubblici. L’Istat ha pubblicato una ricerca sulla base della quale le donne dai 16 ai 70 anni che in Italia hanno subito in totale violenza sono 6 milioni 743; di cui un milione e 150 mila nel 2006: di queste un milione 400 mila ragazze hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni. Autori della violenza? Il 69 per cento sono partner, mariti o fidanzati. Statistiche più recenti ci dicono addirittura che solo il 10 per cento degli stupri è perpetrato da stranieri. Inutile dire che per questa vasta zona grigia di crimine «in famiglia» non ci sono né proteste, né denunce: possibile che nessuno mai se ne accorga? Ma se lo stupro fa rabbia solo quando è fatto da «stranieri», forse entriamo in un diverso campo, in cui diventa simbolo (fortissimo, ma pur sempre simbolo) di mancanza di sicurezza, di degrado dell’ambiente, e di una guerra per il controllo del territorio. Insomma, lo stupro indigna quando si carica di una battaglia più ampia di quella della difesa delle donne. Una battaglia in cui, paradossalmente, le donne si trovano di nuovo «oggetto», in quanto proprietà collettiva di un gruppo contro un altro. Una versione dello scontro globale che ritorna a livello tribale. Per chi avesse perso memoria, ricordo che anche nella ex Jugoslavia, una guerra che è stata il massimo dello scontro tribal-identitario, lo stupro femminile è stato usato come «sfregio» di un’etnia contro l’altra. Come vedete, qualcosa di molto inquietante si accompagna sempre al corpo femminile. Su di esso inevitabilmente pare calare il destino dell’appropriazione da parte di altri. Non era certo questo per cui hanno combattuto le donne di anni fa: volevano innanzitutto la propria dignità come cittadini contro i quali ogni assalto è proibito dalla legge. Ma non credo volessero nessun taglione, nessuna vendetta. Tantomeno diventare parte di un ingranaggio così vasto, di cui alla fine si rimane comunque ostaggi. Voci dal Sud 44 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu La credenza popolare sull’origine delle voglie sulla pelle di Leonella Cardarelli [email protected] La credenza sull’origine delle voglie sulla pelle è tuttora viva nella nostra società. Qualche anno fa la madre (sui cinquant’anni) di una mia amica mi disse “Io quando ero incinta di Doriana non mi sono mai toccata se avevo voglia di qualcosa, ecco perché lei non ha neanche una macchia sulla pelle”. Come mai esiste ancora questa credenza? Perché se tutte le credenze magiche relative alla gravidanza sono state sostituite da spiegazioni mediche e scientifiche, la formazione delle voglie (angiomi) non si può spiegare scientificamente. Durante la gravidanza la donna subisce delle trasformazioni ormonali che la portano a sentire di più gli odori, i desideri alimentari, a provare disgusto per alcuni alimenti. Anche il sapore di un cibo può restare maggiormente impresso così come possono esserci dei desideri verso cibi che prima non erano apprezzati. La donna si trova quindi in una particolare situazione alimentare. Le donne, nella società contadina, preparavano il cibo ma poi erano le ultime a mangiarlo e talvolta mangiavano anche in piedi. Venivano educate a non accettare le pietanze che venivano loro offerte… e soprattutto venivano educate a non chiederne. Bisognava controllare anche l’espressione del volto, evitando di non manifestare il desiderio di alimenti poiché si poteva scatenare l’invidia e il malocchio, vivendo in una società della scarsità. Quando la donna è incinta, invece, le cose cambiano… perché essa non solo deve manifestare i suoi desideri ma deve anche accettare il cibo richiesto… altrimenti chi ci rimette… è il bambino! Cambiare questo atteggiamento tuttavia non è semplice. E quando le donne desiderano e non chiedono…. o desiderano e si toccano… i figli nascono macchiati (notare la potenza magica del desiderio). La macchia sulla pelle esce sullo stesso punto in cui la donna si sarebbe toccata mentre provava il desiderio e il colore della voglia indica l’alimento che la donna voleva mangiare. Esiste una vera e propria tassonomia delle voglie e il bello è che in essa vi rientrano cibi che prima non esistevano o che sono circoscritti a precise aree geografiche. Ad esempio in Umbria esiste la voglia di porchetta; poi abbiamo la voglia di caffellatte, oltre alle già note voglia di fragola, di caffè ecc. Quando il figlio nasce macchiato la donna viene incolpata di aver avuto voglia, di non aver chiesto, o di essersi toccata. La voglia però non rappresenta tanto il desiderio di quel cibo quanto il cibo stesso. Ad esempio in un’intervista una donna umbra ha dichiarato “Mio figlio dietro il collo ha un grappolo d’uva”… sembra cioè che quel grappolo si sia proprio materializzato dietro il collo del fanciullo. Nella società contadina quando una donna era incinta e non si sapeva se sarebbe nato un bambino solo o una coppia di gemelli si offriva sempre il doppio degli alimenti: “Prendine due, tante volte può essere una coppia…” Questa paura di non riuscire a sfamare un’eventuale coppia veniva alimentata da storie tramandate, come ad esempio la storia di due gemelli nati con le lingue attaccate perché alla madre era stato dato un solo alimento e questo non bastava a sfamare i due bambini. Come già accennato, il desiderio ha una potenza magica molto forte. Oltre a causare le macchie sulla pelle del bambino, il desiderio forte, se non soddisfatto, poteva causare persi- no l’aborto. Va inoltre considerato che il periodo di gravidanza era anche un periodo in cui venivano ad incrinarsi i rapporti suocera/nuora poiché sovente la suocera accusava la nuora di “mettere la scusa delle voglie per mangiare di più”. In questo contesto collochiamo anche la credenza sull’origine dell’orzaiolo (che è un’infezione virale che viene all’occhio). Nella società contadina si riteneva che l’orzaiolo venisse alle persone che rifiutavano di offrire cibo a donne incinte. La cosa sorprendente è che una ricerca effettuata dalla British Medical Association sostiene che la maggior parte dei casi di orzaiolo riguardano proprio individui che vivono con donne incinte (la causa attribuita sarebbe lo stress psicofisico). Ciò spiega quindi che le credenze popolari non nascono dal nulla. Oggi, nel 2008, se la credenza sull’origine dell’orzaiolo può far sorridere, quella sulle voglie esiste ancora perché la medicina non è in grado di offrire un modo per prevenire gli angiomi. Evitando di toccarsi si tenta almeno di evitare, si palesa una forma di prevenzione che la medicina non riesce ad offrire. La scienza non è mai onnipotente. Fonte: Corso Antropologia dell’alimentazione, A.A. 2008/2009, Facoltà di Lettere e Filosofia, Perugia. profilo dell’autrice Leonella Cardarelli è nata a Popoli (PE) il 5 novembre 1981 sotto il segno dello scorpione, ascendente acquario. La sua vita è stata sempre costellata da molteplici interessi. Si è diplomata all’Istituto Magistrale e si è laureata in Culture per la Comunicazione a L’Aquila (dopo aver frequentato anche un anno all’Accademia di Belle Arti) dove ha seguito un percorso personalizzato volto ad approfondire il settore antropologico. Ha presentato una tesi sull’immigrazione (in antropologia culturale) ed una sulla cortesia (in filosofia del linguaggio). Vegetariana ed animalista dal 2004, ha iniziato ad occuparsi di esoterismo e spiritualità a vent’anni. Si occupa di antropologia, multiculturalismo, spiritualità ed esoterismo, con particolare attenzione agli aspetti religiosi pagani e alla spiritualità degli Altri. E’ autrice di vari articoli a tema pubblicati su diversi siti internet, con alcuni dei quali collabora. Attualmente si sta specializzando a Perugia in Scienze Antropologiche. Voci dal Sud 45 w w w . s o s e d . eu Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 Queste pagine fanno parte del gemellaggio fra la Fromo Editore di Rosarno e le Edizioni Damiano di Villa Verucchio (Rimini). Articoli, firme e foto appartengono alla rivista edita dalla Editrice Damiano http://www.edizionidamiano.com/ Oltre al danno, anche la beffa! di Nicoletta Damiano Si chiama Duchenne ed è la forma più debilitante della distrofia muscolare. La Duchenne è andata a bussare alla porta della famiglia Amanti. Ha deciso di giocare con la vita di un bimbo di nemmeno due anni, con l’aggravante di una particolare mutazione che non consente di fare una diagnosi certa. Ma Fabio non ci sta e dice: “La ricerca non può essere ostacolata dalla carenza di risorse economiche”. (Cinzia Lacalamita) Quando “lamentarsi” di tutto e tutti, è diventato lo sport nazionale, forse bisogna cominciare a chiederci “cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo, senza aspettare che gli altri si muovano per noi?” Tutti aspettiamo che gli altri facciano qualcosa, lo pretendiamo a gran voce, spesso con ragione. Critichiamo e siamo spietati, se questo o quello viene fatto, ai nostri danni o, a danno di qualcun altro. Ma poi, cosa facciamo oltre a questo? Bla bla bla. Non sono interessata a scrivere un articolo, con tutti i puntini al loro posto, affinché diventi l’ennesimo fiore all’occhiello di un biglietto da visita che nessuno si prende la briga di approfondire e tirarmi dietro tanti: ohhhhhh!!! di approvazione. Rimarrebbero solo “parole”: belle, confezionate a regola d’arte, ma poi… non cambierebbe mai niente, e certamente non è questo il mio “dire” le cose. Ho deciso di fare qualcosa, senza che qualcuno me lo suggerisca, e per un anno intero, inserirò in modo permanente l’immagine di un bambino, che rappresenta molti bambini e persone, che come lui, sono toccati dalle chiacchiere di tutta quella gente che, si dispiace, sa tutto di tutti, sottolinea sempre nuove soluzioni per questo o quel problema, ma nel concreto non fa mai niente, ma si aspetta tutto! Non sono interessata a scrivere un articolo, con tutti i puntini al loro posto, affinché diventi l’ennesimo fiore all’occhiello di un biglietto da visita che nessuno si prende la briga di approfondire e tirarmi dietro tanti: ohhhhhh!!! di approvazione. Rimarrebbero solo “parole”: belle, confezionate a regola d’arte, ma poi… non cambierebbe mai niente, e certamente non è questo il mio “dire” le cose. Ho deciso di fare qualcosa, senza che qualcuno me lo suggerisca, e per un anno intero, inserirò in modo permanente l’immagi- ne di un bambino, che rappresenta molti bambini e persone, che come lui, sono toccati dalle chiacchiere di tutta quella gente che, si dispiace, sa tutto di tutti, sottolinea sempre nuove soluzioni per questo o quel problema, ma nel concreto non fa mai niente, ma si aspetta tutto! Come mai ci riesce così difficile sostenere bambini come Daniele Amanti che colpiti da distrofia muscolare, hanno bisogno di pochi appassionati e sensibili personaggi per poter portare avanti il loro dolore e la loro causa per curarsi e riuscire a sostenersi economicamente? Perché oltre al danno, anche la beffa, offriamo a questa persone? Non è già abbastanza essere colpiti in modo così lapidario nella salute?C’è bisogno di far perdere “loro” anche la dignità, perché costretti a chiedere, chiedere, chiedere… quello che è un diritto di tutti, potersi curare? Ma riusciamo a vergognarci ogni tanto per il torpore nel quale siamo caduti? Passiamo da un telegiornale ad un programma demenziale, alla velocità della luce, in automatico. Nulla più ci tocca e ci fa riflettere. Solo un vuoto Voci dal Sud 46 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu zapping! Guardiamo un programma televisivo che lancia una domandina imbecille e via ad inviare sms per aggiudicarsi la spesa di 1000 euro messa a disposizione da ...Voi. Sveglia! Nemmeno immaginate quanto vi costa rispondere a quella stupida domanda? 1 euro! Cominciamo a fare quattro conti: se fossero anche 100.000 persone a rispondere alla domanda, verrebbero incassati 100.000 euro, ma sono notizie da ultima pagina per queste persone che non sfogliano nemmeno un libro all’anno! ...ma non per me! Continuate ad attendere con ansia che il buco della serratura del Grande Fratello si apra, pronti a prendervi in giro, facendovi indossare le vesti di woyer: fare gossip, rilassa, diverte e fa staccare la spina dai veri problemi. Il problema vero per voi che continuate a seguire queste piccole cose che rendono grande la vostra vita, sarà sempre quello di seguire attentamente l’aitante giovanotto, che si aggira come uno zombi tra le stanze di una casa troppo lussuosa, senza sapere cosa fare quando si sveglia alle 12.00 di mattina, ma lusingato per il fatto che “voi” siete lì, ad ammirarlo. Il vostro essere woyer, alza, sì, gli indici di gradimento, ma abbassa notevolmente quelle celluline grigie, tanto care a Poirot! Anzi, diciamocela tutta: le azzera. Non tornerò a ribadire un concetto troppo spesso disatteso per incentivarvi a sostenere i tanti Daniele Amanti, che fanno parte della nostra vita: nemsolo una persona riceverà la spesa in premio del meno vi dirò di smetterla di perdere tempo dietro le valore di 1000 €! Qualcuno si è mai chiesto a chi notizie sempre aggiornate su Kakà e la cifra sprovanno i 99.000 euro che rimangono? Se fossero destinati alla ricerca, sarebbe già un gran bel monNuovi riferimenti di do! Ma non è così! L’importante è farsi prendere in Vignettopoli giro; che sia poi, Paris, Kakà o chi vi pare, l’importante è “superficializzare” e dire: “C’ero anch’io!” www.vignettopoli.com “Ho partecipato!”… già, alla grande “commedia” Il portale dell’informazione, mai banale della vita! In contrapposizione, riusciamo a sostee un po’ speciale! nere le cavolate espresse da una stupidotta ricca e viziata, che colleziona vicende tutt’altro che edificanti a corollario della sua vanità d’esistere e voglia www.edizionidamiano.com/ di far danni? E gli psicologi sono a spasso!!! Ne abbiamo in shoptelefonico esubero. I nostri autori, il nostro shopping Solo per questa ragazza ce ne vorrebbero dieci al seguito, insieme ai suoi body guard! Ci sorpren- positata messa a disposizione per lui da un “benemerito ... emiro” che ai soldi da un valore pari a diamo per questo? No, non ci sorprendiamo mai, eppure, il riferimento zero. Sprecare denaro, è un’offesa verso la sofferenza, dei nostri figli, ai messaggi parlati e recitati in web sui tanti letti, di questa poveretta, sono chiari! Non ci verso coloro i quali non riescono nemmeno ad imsta dicendo, lei che è stata tanto fortunata: amici, maginare di poter riuscire a contare la cifra con cui, pensate a Daniele Amanti che è così piccolo e se questi club giocano per un piacere espresso in “munon si finanzia la ricerca, potrebbe non riuscire a tande”. curarsi adeguatamente … Gliene può fregare di meno alle persone come Paris Hilton e a chi la segue? L’importante è avere il telefonino dell’ultima generazione per parlare con tutto il mondo… si, in Italiano??? Daniele Amanti e la sua odissea, uguale a tante altre e sotto gli occhi di tutti, 47 Voci dal Sud Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu dal mondo di Vignettopoli http://www.edizionidamiano.net/ Edizioni Damiano Villa Verucchio (RN) Italy Edizioni Damia no Shop ping Shopping No Ed à vit ia itor le “Ad ogni acquirente del mio libro, darò la possibilità gratuitamente di chiamarmi di persona e sulla sua data di nascita gli svelerò qualche segreto per i prossimi mesi a venire.” Questo è ciò che promette l’autore de Il corpo VIBRANTE, Massimo Pagnini, l’autore di un libro sfizzioso che non vuole insegnare nulla a nessuno, ma solo raccontare come attraverso una data di nascita sia riuscito a farsi conoscere dal pubblico fiorentino per gli innumerevoli scoop sensitivi di cui ha omaggiato moltissimi giornali del suo territorio, soprattutto indirizzati al mondo del calcio...il sensitivo del Pallone?... non solo! Il Corpo Vibrante di Massimo Pagnini per Edizioni Damiano La presente mail è stata inviata dall’amministratore del forum Edizioni Damiano, quindi strettamente personale, rivolta agli iscritti del forum per informare dei tanti servizi che la casa editrice attiva e che le permettono di offrire i servizi gratuiti di astrologia, psicologia, intrattenimento e cartomanzia finalizzati a rendere piacevole la navigazione degli iscritti. MARILYN Voci dal Sud 48 AnnoV° nr. 2 Febbraio 2009 w w w . s o s e d . eu dal mondo di Vignettopoli http://www.edizionidamiano.net/ Edizioni Damiano Villa Verucchio (RN) Italy Le Edizioni Damiano anche su Second Life I nostri punti di riferimento online: Siamo anche su Second Life con la nostra inviata speciale Maria Cristina Shilova www.edizionidamiano.net/shop/index.php www.edizionidamiano.net www.astrologicando.net www.esotericamentesognando.net www.migirounfilm.net www.ilmosearte.net www.vocididonne.net La redazione Edizioni Damiano Voci dal Sud 49 w w w . s o s e d . eu dal mondo di Vignettopoli La vetrina Anno V° nr. 2 Febbraio 2009 http://www.edizionidamiano.net/ Edizioni Damiano Villa Verucchio (RN) Italy