A Luigi Mancino
stimato collega
LA CAPITANATA
Rivista quadrimestrale della Biblioteca Provinciale di Foggia
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“LA MAGNA CAPITANA”
BIBLIOTECA PROVINCIALE DI FOGGIA
è un servizio della Provincia di Foggia
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ilDock: Centri di documentazione: Enrica Fatigato, [email protected]
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Fondi antichi e speciali: Antonio Ventura, [email protected]
Sala Narrativa: Annalisa Scillitani, scillitani @bibliotecaprovinciale.foggia.it
Sala Consultazione: Maria Altobella, [email protected]
Sala Ragazzi: Milena Tancredi, [email protected]
Erba curvata dal vento (… grano, canneti della costa o delle zone paludose…) e il terso cielo stellato sono elementi
simbolicamente connotativi del nostro territorio. La dicitura A.D. 2000, insieme alla scritta ex-libris mutuata da
Michele Vocino, rappresentano la volontà di tenere sempre presente il collegamento tra passato, presente e futuro
senza soluzione di continuità. Questo ex-libris che d’ora in poi caratterizzerà i documenti posseduti dalla Biblioteca
Provinciale, è stato per noi elaborato da “Red Hot - laboratorio di idee e comunicazione d’impresa” e da loro gentilmente donato.
Red Hot: Gianluca Fiano, Saverio Mazzone, Andrea Pacilli e Lorenzo Trigiani. Manfredonia, a.d. 2000.
_______________
LA CAPITANATA
RASSEGNA
DI VITA E DI STUDI
DELLA PROVINCIA
DI FOGGIA
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16
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Biblioteca
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Giugno 2004
4
Indice
p.
9
L’ordine, il disordine e il mutante: a trent’anni dall’inaugurazione
della nuova sede
di Franco Mercurio
1. La V Legge
2. Trent’anni fa
3. Poi…
15
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
di Guido Pensato
1. Anniversari, ricorrenze (coincidenze, convergenze)?
2. Il “personale”, se non “politico”, può essere almeno “pubblico”?
3. “Quegli anni”: la Città, il Teatro Club, la Biblioteca /1
4. Intermezzo: Una città da amare (o da odiare?)
5. “Quegli anni”: la Città, il Teatro Club, la Biblioteca /2
6. Coincidenze, convergenze? /1
7. Breve inciso, “da bibliotecario ancora militante”
8. Coincidenze, convergenze? /2
9. Cap. N/Memo?
10. Due nuovi servizi
11. Breve storia di un collezionista. I manifesti cinematografici della Biblioteca Provinciale
12. L’Archivio della Cultura di Base, ovvero, la biblioteca si nega: due volte
13. (S)Conclusioni, (s)considerazioni quasi finali
14. Commiato/i
69
Apparato di consultazione generale. Aspetti strutturali e semantici
di Maria Altobella
4. La Sala di Consultazione: definizione e riferimenti storico-bibliografici
5. Programmazione della fisionomia
6. Offerta documentaria
7. Innovazione
83
Il catalogo della Biblioteca Provinciale di Foggia tra passato, presente e futuro
di Gabriella Berardi
89
Le registrazioni musicali: una prima ricognizione del fondo dei
dischi in vinile
di Grazia Carbonella
5
99
Il deposito librario: problemi e prospettive
di Pasquale d’Addedda
105
La sezione “Immagini&Suoni” della Biblioteca Provinciale di Foggia
di Enrichetta Fatigato
1. La mission
2. Profilo biografico e documentale
111
Il Fondo Antico dell’ex Biblioteca Comunale di Foggia nella Biblioteca Provinciale di oggi
di Marianna Iafelice
119
Il web della biblioteca
di Elena Infantini
123
Il ruolo della rete nella biblioteca
di Antonio Perrelli
131
Sulla biblioteca
a cura di Annalisa Scillitani
139
La biblioteca dei ragazzi
di Milena Tancredi
147
I Fondi Speciali: le terre incognitae della Biblioteca Provinciale
di Antonio Ventura
1. Introduzione
2. La nuova Sezione Locale
3. La Sezione Locale: centro di documentazione del territorio
4. Il Fondo Antico: memoria culturale della città e della provincia
Presente come cultura
173
“Kirikù. Intercultura, biblioteca e mezzi di comunicazione”
Foggia, Palazzo Dogana, 3 dicembre 2003
175
L’intercultura nella Biblioteca Provinciale di Foggia
di Franco Mercurio
177
Kirikù a “ilDock”: la sezione intercultura della Biblioteca Provinciale di Foggia
di Enrichetta Fatigato
6
185
L’esperienza della Biblioteca “Lazzerini” di Prato
di Franco Neri
193
Intercultura e diritto alla differenza
di Franca Pinto Minerva
1. L’emigrazione tra identità e alterità
2. Il nuovo concetto di cittadinanza
3. Pensiero nomade migrante
4. Il ruolo della scuola
199
Egnazia, ponte tra l’Italia e l’Albania
di Angelo Sante Trisciuzzi
203
Immigrazione e integrazione
di Carine Bizimana
205
Una premessa per le Linee Guida della Biblioteca Provinciale di
Foggia
di Franco Mercurio
209
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari de “la
Magna Capitana”
1. Introduzione
2. Fisionomia e profilo culturale
3. La politica documentaria e lo sviluppo della raccolta
4. Criteri di gestione
5. Sintesi dei punti qualificanti del documento e degli indirizzi al direttore
247
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
1. Introduzione
2. La descrizione degli indicatori
3. Gli indicatori
271
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di
Foggia da parte della collettività (marzo 2004)
1. Introduzione
2. Profilo del lettore
3. Il bisogno della Biblioteca
4. La percezione della funzione della Biblioteca
5. I consumi culturali e di informazione dei lettori della Biblioteca
309
Gli autori
7
8
Franco Mercurio
L’ordine, il disordine e il mutante: a trent’anni
dall’inaugurazione della nuova sede
di Franco Mercurio
1. La V Legge
Per un bibliotecario un poco poco accorto la quinta di Shivali Ramamrita
Ranganathan è una legge inesorabile. Come un novello memento mori sta a significare che in una biblioteca nulla è immutabile, perfino nei più rari fondi di conservazione chiusi nelle camere pressurizzate. Il raggiungimento faticoso dell’equilibrio
più avanzato fra i tre fattori che costituiscono la biblioteca (libro, lettore, bibliotecario) diventa il principio di un’altra fase di instabilità volta al conseguimento di
nuovi equilibri.
Solo la consapevolezza di questa eterna lotta fra ordine biblioteconomico raggiunto e disordine biblioteconomico incipiente fa comprendere il senso profondo
della V Legge, che recita: “la biblioteca è un organismo in evoluzione”. La biblioteca
è una costola della sua comunità di riferimento, rispecchia la sua storia, interpreta i
suoi bisogni, anticipa per quanto sia possibile le sue domande. La biblioteca muta con
il mutare della società. E questo accade in tutti gli aspetti della biblioteca, anche in
quelli che riteniamo meno condizionati dalla fugacità del tempo.
Abbiamo appena classificato le nostre unità bibliografiche con la 21ª edizione della Dewey, che già si attende la pubblicazione della 22ª, che modificherà in
modo più o meno inafferrabile alcuni descrittori nello forzo di intercettare e di
descrivere nel modo più aderente al comune sentire i mutamenti dell’azione e del
pensiero umano. Le certezze di ieri nell’indicizzazione diventano attesa oggi per
trasformarsi in altre certezze domani. E, poiché la ricerca dell’ordine spesso crea la
necessità di dover spiegare le ragioni di quell’ordine, noi abbiamo preso l’abitudine
di dichiarare su ogni scheda, ogni record bibliografico che stiamo utilizzando la 21ª
Dewey, così come abbiamo dichiarato nel passato che utilizzavamo la 20ª, la 19ª, e
diremo domani che applichiamo i descrittori fissati nella 22ª edizione. Perché ogni
volta che muta qualcosa avvertiamo per nostra natura professionale la necessità di
testimoniarlo. Consapevolmente.
Una metafora, che sarà il tormentone di questa introduzione, è possibile farla. La biblioteca è come un film che il lettore vede per intero o per sequenze; il
bibliotecario non può fare a meno di vederlo per fotogrammi, dove ogni fotogramma è il nuovo equilibrio raggiunto fra ordine e disordine negli impercettibili movi9
L’ordine, il disordine e il mutante: a trent’anni dall’inaugurazione della nuova sede
menti fra i diversi fotogrammi, che proviene da un ordine precedente e tende attraverso il disordine del presente ad un ordine futuro. Quanto più vi è consapevolezza
del presente, tanto più è possibile comprendere le ragioni del passato, presagire il
futuro. Siamo così presi della lettura dei singoli fotogrammi che a volte qualcuno di
noi dimentica che quelli sono comunque fotogrammi che vanno lavorati singolarmente, ma hanno un senso compiuto solo se abbiamo consapevolezza che fanno
parte di una pellicola; se abbiamo la capacità di leggere il film nella sua interezza.
Il bibliotecario poco poco accorto vive in questo modo la sua biblioteca. Per
questo la biblioteca, qualsiasi biblioteca, è qualcosa di speciale per chi vi lavora. Per
questo il bibliotecario vive il suo lavoro in modo diverso da qualsiasi altro collega.
Uso il termine “diverso” e non altri per spiegare l’intima natura dell’approccio al
nostro mestiere, che non è né migliore né peggiore di altri del pubblico impiego;
non è né più importante né meno.
È semplicemente diverso perché agiamo in modo diacronico e sincronico ad
un solo tempo. Siamo condannati a confrontarci ogni giorno con il vissuto della
nostra comunità cercando di rispondere al presente e scrutare nelle nebbie le domande future. E mentre facciamo questo siamo condannati a confrontarci con le
odierne biblioteche e gli odierni bibliotecari del resto del pianeta, perché abbiamo
un solo codice comunicativo, univoco ed uniforme, a cui non possiamo sottrarci.
Se lo facessimo saremmo responsabili della nuova Babele. Non saremmo più bravi
bibliotecari, ma estrosi creativi, intellettuali, bibliofili, collezionisti, ligi funzionari,
impiegati amministrativi, o quello che meglio vi pare pensare di noi; la biblioteca
non sarebbe più un organismo ‘ranganathanamente’ parlando ma un deposito di
beni mobili di proprietà pubblica che per un’atavica consuetudine civile si danno in
uso temporaneo ai residenti; un po’ come gli inveterati jus civici di legnare o pascolare o usare i beni demaniali.
2. Trent’anni fa
Trent’anni fa, dunque, veniva aperta al pubblico l’attuale sede di questa
biblioteca. Era esattamente il 5 ottobre 1974. Accompagnata dal XXIV congresso
nazionale dell’Associazione Italiana Biblioteche che inaugurava la fortunata stagione dell’auditorium, la Biblioteca Provinciale di Angelo Celuzza era l’inveramento della modernità biblioteconomica. Anche in Italia, anche nel Sud dell’Italia. In sé, nella sua stessa struttura fisica la “Provinciale” dichiarava la sua mission.
La fisionomia della nuova biblioteca si delineava sulle suggestioni della public
library di matrice anglosassone quale luogo di diffusione della cultura senza censure e, quindi, di presidio della democrazia. Quelle suggestioni bene si intonavano con l’azione meridionalistica rivolta ad estendere le biblioteche nel territorio e
nelle aree rurali.
Nasceva in tal modo una biblioteca in perfetto equilibro tra conservazione
(che trovava nel grande deposito e nella sezione dei fondi speciali e locali i punti
10
Franco Mercurio
più qualificanti) e innovazione (che trovava nelle quattro aree a scaffale aperto ragazzi, adulti, consultazione, periodici - i luoghi più immediatamente fruibili).
Gli elementi più spinti di innovazione erano assicurati dalla fonoteca che copriva
finalmente un’area - quella musicale e audio - scarsamente valorizzata in precedenza e dal progetto di automazione che introduceva i primi momenti di
adeguamento tecnologico nella catalogazione. Non più solo biblioteca di studio,
caratterizzata da un imponente deposito, ma una public library a scaffale aperto
dove il cittadino poteva liberamente aggirarsi, superando quella “paura della soglia” che tanto intimidisce i nuovi lettori e tanto angustia i bibliotecari poco poco
accorti.
La Biblioteca Provinciale del 1974 si caratterizzava per i nuovi servizi destinati a rivoluzionare l’approccio di una comunità meridionale all’idea di biblioteca.
Sala ragazzi, sala adulti, sala di consultazione, fonoteca, laboratorio linguistico,
auditorium, bar e perfino un fumoir stavano a spiegare ai foggiani che la biblioteca
davvero si apriva al territorio, voleva essere amichevole e mettere a proprio agio i
cittadini interessati ad utilizzarla. E per realizzare questa apertura era necessario
anche introdurre processi tecnologici innovativi: automazione catalografica,
microfilmatura, posta pneumatica interna.
Ma la biblioteca del 1974 non si fermava alla sua avveniristica struttura: una
delle poche disegnata e progettata da ingegneri e architetti con la consulenza dei
bibliotecari. Si proponeva come luogo di coordinamento, indirizzo, guida, promozione della lettura e delle biblioteche civiche perfino nelle più sperdute realtà della
nostra provincia. Era il coronamento di oltre dieci anni di lavoro intorno a quel
“Piano L”, un progetto ministeriale sperimentale della stagione della programmazione del primo centro-sinistra che nel 1963 considerava la lettura e la conoscenza
come fondamentale valore aggiunto per il riscatto delle comunità più povere ed
emarginate della nostra provincia.
Si prospettava, dunque, una Biblioteca Provinciale di studio e di informazione con un’ampia sezione di conservazione, vocata attraverso il centro rete ad
assumere la funzione di direzione e coordinamento delle public library civiche,
caratterizzate da una rilevante presenza di opere generali. La cooperazione
interbibliotecaria doveva essere la quintessenza del nuovo bibliotecario provinciale. Le funzioni di biblioteca di pubblica lettura svolte fino a quel momento
dalla “Provinciale” dovevano passare progressivamente ad una rete civica foggiana
di biblioteche decentrate, impiantate sempre sullo stesso modello delle civiche
della provincia: una grande selezione di opere generali, community reference, attività di animazione culturale rivolte ad ampliare la promozione della lettura. La
“Provinciale” doveva sempre più assumere i caratteri di una biblioteca che era
consulente e guida di altre biblioteche.
La missione della Biblioteca Provinciale definita nel 1974 è stata per l’ultimo
quarto di secolo il punto di riferimento dell’azione dei bibliotecari foggiani. Il fuoco che ardeva nel petto dei giovani bibliotecari di quel tempo trovava, dunque,
lenimento nei nuovi equilibri raggiungibili attraverso la nuova biblioteca, che del
11
L’ordine, il disordine e il mutante: a trent’anni dall’inaugurazione della nuova sede
passato portava con sé il ricco patrimonio storico, una vocazione alla modernità,
impostale da Francesco Barberi negli anni Quaranta, e una propensione alla cooperazione interbibliotecaria nel più ampio significato della parola, instillata da Angelo Celuzza durante la sua direzione.
La V Legge dettava le sue condizioni. La biblioteca era un organismo che si
doveva evolvere. Necessariamente si doveva evolvere in una società che passava
dall’agricoltura all’industria (sebbene dovesse migrare in massa) e sostituiva la radio con la televisione, scopriva che poteva permettersi la “600”, cominciava ad andare al mare ed utilizzava l’italiano come lingua principale anche nelle comunicazioni informali. Era proprio Angelo Celuzza, il padre della nuova “Provinciale”,
che ad un certo momento avvertì l’esigenza di richiamare quei bibliotecari che avevano una percezione di sé ancora “con la papalina e la mantellina sulle spalle, chiusi
in un umbratile silenzio”.
Per restare nella metafora cinematografica, si trattava dell’inizio di un altro
tempo del film. Poi…
3. Poi…
Poi è accaduto che la rete urbana delle biblioteche di quartiere non si è mai
realizzata e la “Provinciale” ha dovuto mutare progressivamente di fisionomia, assumendo sempre più decisamente i caratteri di grande biblioteca civica a sostegno
degli studenti. La sala adulti, pensata come sala di primo impatto, in grado di dare
riposte immediate alle domande più disparate di aggiornamento personale, ha dovuto sopportare per anni il carico di tutta l’utenza, in attesa dell’apertura della grande
sala di consultazione, riservata agli studiosi e agli universitari.
Quando questa finalmente ha aperto con imperdonabile ritardo, l’imprinting
alla sala adulti era ormai indelebile. La sua fisionomia originaria ne usciva compromessa, finiva per essere un clone venuto male della grande sala di studio: in una
studiavano gli studenti, l’altra era riservata a studiosi e ricercatori. L’automazione
non riusciva a decollare al punto che solo nel 2000 è stato possibile introdurre la
catalogazione informatizzata; il laboratorio linguistico non fu mai utilizzato e in
quello di microfilmatura non si riuscì a fotografare nemmeno una pagina. Nemmeno la posta pneumatica fu in grado di funzionare. La stessa rete provinciale, che era
stato oggetto nazionale di studio e non poche volte oggetto di invidia professionale, cominciò un lento regresso fino a scomparire il giorno di un mese di un anno a
tutti ignoto nell’indifferenza assoluta di tutti. Il bibliobus morì a Vico del Gargano
dopo oltre 20 anni di esercizio e centinaia di migliaia di chilometri nel motore fra
rivendicazioni salariali di improbabili cantonieri/autisti/bibliotecari e rimpianti
generali di operatori turistici e amministratori. Ma nessuno poi mise mano al portafogli per un nuovo mezzo. Ricordo ancora che, fresco fresco di nomina, fui chiamato da Radio Rai 1 a dovermi giustificare per la liquidazione di quell’esperimento
avvenuta anni prima nella distrazione quasi generale.
12
Franco Mercurio
Per carità. Non voglio passare per quello che dice tutto il male possibile del
passato, perché c’è una rilevante parte di quel passato di cui orgogliosamente si
può solo parlare bene. Fra l’avvio del 1974 e la fine di quegli esprimenti che ho
sintetizzato impietosamente in due righe vi sono stati tentativi e tentativi di
adeguamenti, di sollecitazioni, di azioni. Oscuri silenzi di coloro che avevano le
chiavi per decidere ai diversi livelli istituzionali ed una sorta di nostalgia del miglior passato da parte di tanti bibliotecari non hanno contribuito a fare avanzare
quella pellicola. Molti di noi si erano soffermati sui fotogrammi più belli, pensando che il film proseguisse per una qualche propria intrinseca virtù. Eravamo troppo presi a ricordare il momento fondativo per sentire che il pubblico, rumoreggiante perché la pellicola si era inceppata da tempo nella macchina, in gran parte
stava abbandonando la sala.
Fuor di metafora devo dire che i molti problemi della “Provinciale” degli
anni Ottanta e Novanta non erano solo il frutto di un attardamento sull’impostazione originaria, dovuta anche ad un serio ed aspro confronto ideologico e biblioteconomico fra i colleghi, che avvertivano senza averne consapevolezza che la mission della biblioteca era forse diventata inadeguata. Era la nostra società che stava
cambiando tumultuosamente, contribuendo a confondere ulteriormente le prospettive. Fattori internazionali come la formazione politica dell’Europa e la fine del
comunismo, la rivoluzione informatica e ancor più quella telematica, fattori interni
come l’immigrazione, la crescita zero; fattori locali come la disoccupazione giovanile, la nascita dell’università e del Parco del Gargano, lo sviluppo del culto di Padre Pio; fattori sociali come lo sviluppo della rete di pub e di locali notturni, i mutati rapporti fra i sessi, la riappropriazione di spazi abbandonati, come i centri storici e via dicendo necessitavano di una riflessione più attenta da parte dei bibliotecari poco poco accorti.
Quando lo abbiamo finalmente capito era passato troppo tempo per riannodare tutti i fili e riprendere la strada interrotta. Andava ridefinita e ricontrattata la
mission della “Provinciale”. Andavano adeguati spazi, metodi e prospettive cercando di salvare tutto quello che ancora si poteva del bell’impianto concettuale del
1974. In parte ci siamo riusciti. In parte abbiamo dovuto rifunzionalizzare spazi e
rimodulare le fisionomie dei singoli settori. In parte abbiamo dovuto individuare
nuove frontiere per rispondere agli imperativi di Ranganathan. Di quanto abbiamo
cominciato a fare, parte rilevante è raccontato nelle pagine di questo numero della
rivista.
Oggi cogliamo da questo anniversario l’occasione per riflettere insieme ai
nostri lettori sul nostro presente e sul nostro futuro. Non è allora ovviamente un
caso che questo numero de «la Capitanata» sia dedicato alla Biblioteca Provinciale,
per spiegare meglio quale nuovo equilibrio stiamo cercando di costruire. Le trasformazioni in biblioteca a volte discrete a volte impetuose che state registrando nel
corso di questi ultimi anni non hanno nulla di casuale. Si inseriscono all’interno di
un complesso progetto di rimodulazione della nostra biblioteca, esaltando aspetti
del suo passato, correggendone altri, aggiungendone dei nuovi. Dentro questo pro13
L’ordine, il disordine e il mutante: a trent’anni dall’inaugurazione della nuova sede
getto non vi è creatività fine a sé stessa né furore iconoclastico né facili adesioni a
mode passeggere; vi è semplicemente tutto l’anelito della V Legge. E già sappiamo
che, appena avremo costruito questi nuovi equilibri, sarà necessario individuarne
degli altri perché abbiamo consapevolezza di essere un organismo che, specchio
fedele della sua comunità di appartenenza, per essere di qualche utilità deve mutare
costantemente.
14
Guido Pensato
Per fatto personale: di molti
La Biblioteca, il Teatro Club, la Città*
di Guido Pensato
Me-ti vantava in Mi-en-leh la capacità di gettare
carbone nel fuoco con le mani senza sporcarsi
(B. Brecht, Me-ti. Libro delle svolte)
1. Anniversari, ricorrenze (coincidenze, convergenze?)
Nel giro di qualche mese e in sequenza mi sono venute a scadenza due richieste di contributi scritti per eventi che ho finito col collegare e col rubricare sotto le
voci “anniversario”, “decennale”; forse in maniera non del tutto arbitraria, sulla
base di una motivazione e una chiave di lettura degli stessi fortemente (e non solo
soggettivamente) unificanti. Se, infatti, l’ottobre 2004 consacra il trentennale della
nuova sede della Biblioteca Provinciale di Foggia, tra 2004 e 2005 si collocano, rispettivamente, i quarantacinque anni del CUT (Centro Universitario Teatrale) di
Bari e il quarantennale del Teatro Club, una fragorosa meteora della storia culturale
foggiana. Attraverso il teatro. Cronache dal CUT Bari negli anni dell’innovazione
* Mentre consegno in redazione queste pagine, giunge notizia di un convegno in cui si discute, tra l’altro, di
un progetto di legge per la statizzazione della Biblioteca Comunale di Lucera. Trent’anni e più di dure battaglie
dell’Associazione e di tutti i bibliotecari italiani, delle Regioni e degli Enti Locali, per liberare l’Italia dal triste
e solitario primato di gestire decine di biblioteche “nazionali” (che sono storicamente e culturalmente
“regionali”), oltre che due biblioteche nazionali…centrali, vengono minacciate da rigurgiti di retorico
provincialismo e di specifica ignoranza della storia e della cultura bibliotecaria italiana e della storia culturale
tout court. Se c’è in Puglia una biblioteca che incarna un rapporto strettissimo con la città, la sua storia, la sua
cultura; la storia dei suoi uomini di ingegno, dei suoi intellettuali, della loro capacità di dialogare, dalla loro
città e attraverso la sua biblioteca, con la cultura italiana: questa è la biblioteca di Lucera, che con la città si
identifica. Ha senso rescindere questo legame, in epoca di controverso ma trasversale federalismo, in nome di
un riconoscimento fasullo (o per un improbabile “pugno di dollari”?), che espropria la città della propria
storia e del proprio passato? Un passato che, in questo momento, ne sono certo, si vergogna del presente,
nella certezza che il futuro finirà, una volta per tutte, per seppellire sotto una sonora risata sortite che riescono
ad insultare contemporaneamente tante storie, tante vicende, tante idee, tanti valori importanti.
15
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
(Modugno, Edizioni dal Sud, 2004), dedica una meticolosa analisi alla storia e all’attività del gruppo barese, nell’ambito di una, purtroppo insolita, attenzione ai
protagonisti e ai destinatari, che privilegia il versante delle politiche e dell’organizzazione, e non solo quello testuale o registico. Eccellente quanto raro segnale in
proposito (mi piace rilevarlo qui, in questo frangente e in apertura) è Il pubblico del
teatro in Italia, curato da Fabiana Sciarelli e Walter Tortorella (Napoli, Electa Napoli, 2004). Il volume sul CUT reca tracce anche della vicenda che, in questo caso
“attraverso il Teatro Club”, più direttamente ha riguardato la nostra città, lungo un
breve ma intenso quinquennio, dal 1965 al 1970.
Sarebbe, perciò, questo, tempo di anniversari, o di bilanci, e di bilanci? E
quale tempo non lo è? Si può sfuggire agli anniversari? Sono più insopportabili,
insostenibili i fatti o la loro memoria? I processi o le celebrazioni? Domande elise
(eluse?), in questo caso, dalla coincidenza e dal collegamento; che non sono una
forzatura, perché l’una e l’altra sono nei fatti, prima ancora che nelle date, nei tempi. E un fatto sono anche le persone, i soggetti coinvolti. Ed è per questo che ho
scelto di non ignorare il sovrapporsi di date e di memorie, al di là delle differenze,
soprattutto di scala, tra le vicende e gli oggetti di cui ho deciso di occuparmi. E
proverò a farlo percorrendo una linea di confine, per di più né retta, né continua; e
in modo, perciò, vagamente rapsodico, come si conviene a chi si affida ai ritmi fluttuanti e ondivaghi della memoria; e quasi esclusivamente a quelli. Non ho, perciò,
consultato documenti, atti; solo qualche pagina tratta da libri che mi assediano da
sempre (piacevolmente, perché in versi) o che mi hanno incuriosito di recente o che
contengono qualche precedente riflessione (mia e no) sugli oggetti di questa nota.
Una scelta che, per di più, mi consente di dedicare queste pagine esclusivamente
agli anni della mia presenza in biblioteca - dal 1970 al 1994 -, salvo qualche irruzione nell’immediato passato e nel contesto generale di oggi.
2. Il “personale”, se non “politico”, può essere almeno “pubblico”?
Lo avevo promesso, proprio dalle pagine di questa rivista: prima o poi avrei
tracciato un bilancio della mia esperienza, dei miei cinque lustri all’interno della
Biblioteca, o meglio, più in generale, dell’itinerario attraverso le biblioteche, l’Associazione, il Consiglio Nazionale dei Beni Culturali. È passato del tempo da quell’impegno. Sono qui per dire quel che ho da dire, ma non sarà quel che avevo in
mente allora, quello che sarebbe forse giusto dire fare e aspettarsi. Ma, tant’è: “Durano sì certe amorose intese/quanto una vita e più./Io so un amore che ha durato un
mese,/e vero amore fu”. (Saba)
Certe altre, viceversa, coltivati magari per venticinque anni, finiscono, deperiscono. E non si ha più, mai più voglia di parlarne, qualunque cosa si dica o si
sappia in materia di “elaborazione del lutto”. Oppure, se si decide di parlarne, si
sceglie di farlo con modalità affatto particolari, che spesso riescono a dissimulare
rimpianti, nostalgia, recriminazioni; ma rischiano di portarsi via perfino l’interesse
16
Guido Pensato
per l’oggetto in sé, ammesso che e per quanto distante e astratto sia diventato. In
questo senso, le pagine che seguono sono il mio modo di tenere fede a quell’impegno. E le modalità, i toni, la forma, i temi possono apparire insoliti, irregolarmente assemblati: sono, in ogni caso, gli unici di cui dispongo, che sono disposto a
impiegare. Ma, al di là del chiedersi se sia legittimo provare a ricavare analisi partendo dal vissuto personale, da quello che residua, a questo livello di coscienza e
di elaborazione psicologica e intellettuale, di vicende che hanno avuto un versante pubblico; al là di questo, non è affatto detto che siano, oltre che apparentemente arbitrari, anche inutilizzabili, inservibili le modalità e i toni evocati e scelti. È
stato detto autorevolmente - e proprio in occasione di un precedente decennale che la storia delle istituzioni culturali è fatta anche di quella degli uomini che vi
operano e delle loro vicende. Vanno, tuttavia, messi in conto, nelle ricostruzioni
che, come in questo caso, da esse non prescindono, almeno sotto forma degli
umori e “rumori di fondo” che conservano, non possono escludersi - ma corro
l’alea - un po’ di rischi: da quello di offrire queste pagine come “reperto” e “sintomo”, a quelli di parzialità e miopia analitica, di una più o meno consapevole (e
già ipotizzata) riluttanza ad analizzare quella che si è configurata come passione
forte e delusa (ma è davvero completamente così? Non è, in fondo, diventata
ancora più forte, perché riportata sul terreno della pura astrazione e costruzione
intellettuale?); e, infine, quello di una sorta di cortina fumogena di parole, di sensazioni sollevata a coprire una sostanziale reticenza, un più o meno esplicito rifiuto. Ancora più comprensibile, perciò, sarà la disparità di trattamento riservata
ad una vicenda piuttosto che ad un’altra, ad un settore della biblioteca rispetto ad
altri, in un intervento, che è una ricostruzione (professionale, psicologica, culturale, emotiva) personale e soggettiva.
La forma che emerge da queste pagine, il loro configurarsi non come un bilancio, ma solo come un repertorio di brandelli, di lacerti recuperati dalla memoria
(anche in momenti in cui essa sembra assumere i caratteri di una nuova conoscenza
e dell’esperienza ed abilitare, perciò, a tentativi di analisi), assegna un rilievo primario a quella individuale, per un deficit di memoria istituzionale collettiva pubblica,
che normalmente rinvia a un presupposto di coscienza civile diffusa, che è lontano
dall’essere patrimonio condiviso nella storia non solo recente delle nostre comunità; al di là di retoriche enunciazioni in nome di altrettanto sbandierati e improbabili
problemi di identità, vista la confusione e l’approssimazione dei contesti evocati e
delle finalità dichiarate e sottese. Eppure quello della memoria, anche di quella individuale, personale, all’interno delle istituzioni, soprattutto di quelle che della
memoria si occupano, è un dovere, non solo formale ma sostanziale, “civico” e
professionale, che dovrebbe assumere forme specifiche, al di là di quelle costituite
dagli atti e dalla documentazione strettamente burocratico-amministrativa o della
diaristica più o meno esplicitamente autocelebrativa. E spesso così non è stato, anche nel mio caso e in quello della storia della nostra biblioteca.
Lungo il mio percorso professionale ho prodotto una discreta quantità di
pagine, ufficiali e no, di relazioni, progetti, proposte, programmi, atti; mai, tuttavia,
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
quelle pagine hanno assunto il carattere di bilancio, di “formale consegna” amministrativa e culturale, nemmeno quando, conclusa l’esperienza della direzione della
“Provinciale”, passai il testimone al mio successore; cosa che, d’altro canto, si era
verificata pari pari in occasione della cessazione dall’incarico da parte del mio predecessore e si sarebbe ripetuta nei confronti dell’attuale direttore. Inconsapevole,
reiterata trascuratezza? O sintomo esplicito ed esplicitamente esibito di un’ansia di
distacco, di presa di distanza?
È forse anche per questo e per altri dubbi che serpeggiano lungo il percorso
che sto compiendo (- occorre dirlo? - in tranquillità e addirittura, talora, in allegra
creatività), che mi spingo, sento di dovermi spingere a mettere in campo non solo
un punto di vista soggettivo, ma soprattutto la riconduzione del tutto a questa sfera; quella che, molto probabilmente, mi ha consentito di praticare costantemente
una sorta di parziale clandestinità non enunciata, se non nella sua parte più esterna,
leggibile; la ricerca spasmodica di una via di fuga, di una sfera pubblico-privata, a
metà strada tra il pubblico e il privato, per l’esercizio di una irregolarità impossibile, di una trasgressione vitale, di un livello di conciliazione improbabile tra
antiistituzionale e creativo, tra pragmatismo d’obbligo e utopia, di una pratica
esibizionistica e narcisistica insopprimibile e, se possibile, non azzardata. E infine,
a rischio di enfatizzare il versante delle colpe, come ignorare un dubbio “conclusivo”: che la scelta di lasciare a cinquant’anni la direzione della Biblioteca - continuando a coltivare gli stessi convincimenti di fondo, gli stessi interessi e gli stessi
impegni, intrecciandoli, come era già stato in passato, ma da privato cittadino ormai, “con le mani libere”, accanto ad altri, contigui o lontani - sia stato il frutto e la
conferma di una sopraggiunta, ormai radicale, estraneità al compito: per colpa di
una natura di onnivoro vorace, di famelico consumatore di esperienze e del precoce
(ben più di quanto gli esiti del percorso e della decisione finale facciano intendere)
deperimento di quella che è stata certamente la più duratura, la più professionalizzata
e istituzionalizzata.
3. “Quegli anni”: la Città, il Teatro Club, la Biblioteca /1
Negli anni ’60 Foggia vive ancora una fase acuta delle vicende postbelliche e
della ricostruzione di un tessuto abitativo e civile sconvolto; vicende che vengono
arricchite e complicate dai fenomeni di un inurbamento innescato dalla crisi e dallo
spopolamento delle campagne e delle aree interne del Gargano e dell’Appennino.
Ma l’emergenza sembra finita. A quelli che si configurano ormai come dati strutturali della società locale: l’ “economia del mattone”, le pratiche dell’assistenzialismo
e del “clientelismo a mezzo ente pubblico”, assurte, rispettivamente, a cultura imprenditoriale e modelli sociali diffusi, sembrano affiancarsi idee e bisogni nuovi, sul
fronte delle domande e su quello delle risposte. Si intravedono i primi esiti - soprattutto in termini di psicologia e di progettualità individuale e collettiva - di una ripresa, di uno sviluppo in atto, che, peraltro, riguarda tutto il paese. Sul versante
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Guido Pensato
culturale la guerra aveva consegnato ai foggiani una città che a lungo era stata e
ancora sarebbe stata quasi un deserto: un Teatro Comunale ridotto a “pidocchietto”,
perché progressivamente trasformato in un equivoco locale di quart’ordine, dopo
aver tentato di essere nell’Ottocento il labile segnacolo delle aspirazioni e della voglia di “autorappresentazione” di altrettanto precariamente emergenti ceti dirigenti
cittadini e dopo aver tenuto a battesimo, all’inizio del XX secolo, il “cinematografo” a Foggia (Cristina Zagaria, Società e cinema in Capitanata, Foggia, Diomede,
2002); una Biblioteca Provinciale (la sola biblioteca pubblica della città) alle prese
con i problemi (ma anche con le opportunità) della ricostruzione; un Museo di
fatto inesistente, un Liceo Musicale e un Palazzetto dell’Arte che faticano a far
emergere una consuetudine accettabile - e soprattutto orientata al nuovo - con le
pratiche e le produzioni di propria rispettiva competenza. Poco altro: locali cinematografici e librerie relegati - come promotori e destinatari insieme - in un circolo
vizioso domanda/offerta e qualità/consumo che annunciava ben altri ritardi e “perversioni” tipiche dell’industria culturale di massa; una “Società Dauna di Cultura”,
alle prese - ma siamo già qualche anno più avanti - con le tematiche tradizionali
della storia locale; i partiti, i sindacati, le organizzazioni cattoliche, che, sia pure in
un clima di contrapposizione e di scontro ideologico, garantiscono finalmente i
meccanismi della partecipazione, della crescita individuale e collettiva, la dimensione pubblica, politica della vita cittadina.
È proprio nei primi anni ’60 che Foggia (in asse con Bari e con l’egemonia
“morotea” nella politica pugliese) diviene laboratorio, se non dell’innovazione, certamente di un’idea di modernità e di sviluppo che, pur continuando a pagare un
tributo pesante in termini di costruzioni e distruzioni, in eguale misura devastanti,
non si limita al miraggio consumistico e non esclude dal proprio orizzonte la scuola, la formazione, la cultura, l’arte. Si mette mano ai lavori di restauro e
riorganizzazione del Museo Civico e del Teatro “Giordano”, recuperato alla gestione pubblica, ma emblematicamente contrassegnata, questa, dalla “cancellazione” del grande dipinto del soffitto. La Biblioteca si accinge a divenire uno dei poli
di sperimentazione del primo programma organico di diffusione della lettura nel
nostro paese. Si avvia un contraddittorio dibattito (durerà vent’anni!) intorno a
un’università dauna. Ce n’è abbastanza, in fin dei conti, per suscitare attenzioni
diverse, nuove energie, per instaurare un circuito positivo e vivace. Anche tra i giovani. È in questo contesto e in questo clima che si costituisce il Teatro Club Foggia.
I poli della sua azione vengono individuati rapidamente: la riapertura del Teatro
Comunale - che rappresenta addirittura il “pretesto” per la sua nascita - e il dibattito sul “teatro pubblico”, che, dal “Piccolo” di Milano e da oltre un decennio ormai,
coinvolge tutta la cultura italiana. Come era inevitabile in una realtà di inesistente
associazionismo culturale “engagé”, “militante” - ché questo si avviò rapidamente
ad essere il gruppo - la sfera di intervento si ampliò rapidamente e finì con il coincidere con tutto il sistema (che sistema non era ancora e non è tuttora) di quello che
oggi chiameremmo “dell’organizzazione delle strutture e dei servizi culturali”, ma
che allora non si riusciva se non ad intravedere come percorso e obiettivo. Le attivi19
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
tà si estesero, nell’arco di cinque anni, a tutto campo: dalla stampa (nessuna nostalgia per lo “sporco” e frustrante ciclostile!) di un bollettino di informazioni e discussione, alle battaglie per un cartellone e una gestione non colonialistica del
“Giordano” da parte dell’Ente Teatrale Italiano (ETI) e per l’apertura festiva (tuttora una chimera) del Palazzetto dell’Arte e a quella, insieme al Cut Bari e ad altri
organismi spontanei, per un teatro pubblico in Puglia; dai gruppi di studio su autori italiani e stranieri, alla produzione di spettacoli di “teatro politico” (quasi a ridosso
dell’uscita del libro, si realizzò qui la prima messa in scena italiana di Lettera a una
professoressa di don Milani e della Scuola di Barbiana), alle iniziative messe in campo in occasione dell’alluvione di Firenze, contro le dittature di Franco in Spagna e
dei colonnelli in Grecia, contro la guerra del Vietnam e contro l’invasione della
Cecoslovacchia, alla attiva solidarietà nei confronti del “movimento per il metano”
del Subappennino Dauno.
Per un quinquennio, un gruppo partito da uno specifico settore della vita
culturale cittadina, da un’emergenza positiva, coglieva la centralità del tema generale della cultura, in una fase cruciale della transizione della città dai problemi e dal
clima dominante il lungo dopoguerra a quelli di una società sulla strada della
modernizzazione, di nuovi bisogni, di nuove domande, di crescenti spazi chiesti e
offerti alla e dalla circolazione delle idee, del sapere, delle conoscenze, dell’arte.
Questa capacità venne “riconosciuta” e divenne il terreno di incontro con le forze
più avanzate della città e con i pochi operatori impegnati all’interno delle istituzioni e dell’organizzazione culturale e in grado di rivelarsi all’altezza dei compiti nuovi che quella fase richiedeva, di assumere un ruolo decisivo, da protagonisti, di quel
momento.
In primo piano vennero le convergenze con i gruppi di ispirazione cattolica
(ampiamente maggioritari ed egemoni), impegnati in particolare, oltre che in un
vivace dibattito interno ma aperto, anche sul versante della cultura cinematografica
(è a partire da qui che si dischiuse pubblicamente la straordinaria e dialogante militanza civile e culturale di Peppino Normanno, la cui “assenza” si fa fatica, fatico
tuttora ad accettare) e con i quali, di fatto, si individuava un’area comune di scambio e di elaborazione critica. Si trattava di un’esperienza del tutto nuova, extrapolitica, ma non separata o “a parte”; al contrario, di forte presa sulla realtà e sull’attualità: “del mondo” e “locale”, ma proprio per questo l’una e l’altra, rispettivamente,
non “evasive” e non più semplicemente coincidenti con un hic et nunc angustamente localistico, “risorgimentale” e “patrio”. Il clima di fervore innovativo che si respirava veniva colto e riceveva conferme e segnali di risposta significativi e diversi:
dal messaggio vergato e fatto pervenire ai “giovani del Teatro Club” da quello che,
allievo di Mario Sansone, sarebbe divenuto docente di letteratura italiana nell’Università di Bari e che, grosso modo, suonava così: “grazie per darci una speranza…”;
al numero di iscritti (diverse centinaia), incredibile per un gruppo culturale autonomo, non “affiliato”, che finì col veder rappresentati davvero tutti gli strati della
popolazione: dai giovani studenti al mondo della scuola in generale, dagli impiegati
ai tanti operatori, cultori e appassionati di teatro, di cinema, di arte, di musica; ad
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Guido Pensato
una, anche questa eccezionale, insolitamente forte presenza di donne. Insomma,
come suggerisce il titolo già citato, sembra di poter dire che intorno al Teatro Club
e “attraverso il teatro”, tematiche, persone e protagonisti sensibili e attenti ai contenuti e al ruolo della cultura e delle arti in una società in trasformazione si raccolsero
intelligenze, energie, idee, azioni e si imposero come oggetti e soggetti di interesse
generale. Era il versante attivo, partecipato, protagonista di una società di massa
ormai in fase di strutturazione, anche per quel che riguardava la cultura e il livello
locale. Di più: il Teatro Club fu fattore e soggetto attivo di una fase in cui si veniva
delineando un proficuo rapporto critico tra istituzioni società e cittadini, fuori dai
canali tradizionalmente praticati nell’ambito di una democrazia recente e di una
storia sociale e civile fortemente contrassegnata dalla subordinazione, piuttosto che
dalla partecipazione. Il gruppo accompagnò e visse nella realtà locale la fase nascente di quella che si sarebbe schematicamente e successivamente definita come “società civile”. Si delineava - e ne erano protagonisti su versanti diversi ma sullo stesso
terreno - un circuito in cui individui istituzioni e cittadini organizzati, al di là dei
luoghi e dei soggetti deputati - partiti e sindacati -, si proponevano e agivano come
articolazioni di una comunità in profonda trasformazione, che viveva, forse come
non mai prima, in presa diretta i mutamenti in corso, le idee, le contraddizioni, gli
scontri generazionali presenti nel più ampio contesto nazionale e oltre. Una situazione che, come è ovvio, si andò (ma a partire dal Sessantotto), anche qui da noi,
arricchendo e complicando con e attraverso la presenza - antiistituzionale, radicale
e contestativa - di nuovi strumenti, nuove tematiche e nuovi soggetti organizzati,
soprattutto giovanili; e che prenderanno il posto di quelli tradizionali, “forniti”
dalla politica e dai livelli istituzionali, per esempio della Chiesa. Dal seno del Teatro
Club si leggevano, d’altro canto, i segnali e non solo questi, ma anche le azioni
esplicite, che partivano da quei settori della città che resistevano al cambiamento.
Dire che questo continuerà ad essere fino ad oggi il tema centrale, la questione
sempre aperta, equivale ad evocare una costante generale della dialettica interna ai
gruppi sociali e alle comunità locali. Ma mai come in quegli anni ciò risultò visibile,
evidente: e non poteva essere diversamente, dato il carattere radicale ed epocale del
confronto in atto. Con sempre maggiore consapevolezza, l’azione e i protagonisti
di quel gruppo si diressero contro questa parte della città, una parte che manifestava caratteri che oggi si chiamerebbero “trasversali”. Si trattava, infatti, di un establishment stanziato sui due versanti degli schieramenti politici e sociali e che andava dai vecchi e nuovi gruppi di potere che individuavano negli apparati pubblici il
luogo privilegiato del loro insediamento strategico, ai gruppi dirigenti pervicacemente “bracciantili” e antiurbani dei partiti della sinistra, che resistevano, nonostante la visione diversa e lucida di alcuni, all’esigenza di “scafonizzare” il movimento politico-sindacale socialista e comunista locale (o quanto meno di renderlo
capace di un dialogo più ricco, più diversificato, non monolitico, più aderente ad
una realtà in trasformazione verso una complessità tipica dei centri urbani meridionali). Fu, quest’ultima, una visione costantemente minoritaria di fronte a quella,
bracciantile appunto, di segno oggettivamente conservatore (rispetto al complessi21
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
vo contesto locale, anche se, viceversa, avanzato e spesso addirittura “esemplare” a
livello nazionale, per quel che riguardava lo specifico contrattuale e di categoria),
rinsaldata dalla trentennale posizione di forza mantenuta dal Partito Comunista
in gran parte dei principali centri della Capitanata e agita, brandita come strumento di pressione sul capoluogo, sui e tra i gruppi dirigenti locali. Si trattava di
una situazione che, a distanza di decenni, Enrico Berlinguer denunciò esplicitamente nel corso di un congresso provinciale del PCI (30 gennaio 1983), rilevandone la gravità e la persistenza:
Giustamente si è parlato della permanenza nel Partito di una certa chiusura e di
una certa scarsità di collegamenti e di iniziative verso tutte queste nuove realtà
sociali tali che tengano conto e si avvalgano anche dei positivi sviluppi e mutamenti avvenuti nella coscienza e nelle aspirazioni, in particolare in quelle delle
grandi masse femminili e giovanili. Anche nel lavoro del Partito nel capoluogo
e nella provincia – e nell’atteggiamento verso la città capoluogo delle nostre
organizzazioni insediate nei grossi Comuni - si riverberano, mi pare, queste
chiusure e diffidenze. Per cui la vostra Federazione è in una certa misura ancora una costellazione di roccaforti con un carattere un po’ paesano e non una
realtà fusa, operante, che riceve forza da questi capisaldi […] e la unisce, la
proietta, la diffonde in tutta la provincia e nel capoluogo. (Enrico Berlinguer,
Le costellazioni di roccaforti, in «Sudest», Numero Zero, ottobre 2004).
A distanza di qualche anno, il crollo verticale di quei capisaldi sanciva il carattere di quello che si configurò e deflagrò, quando venne “pronunciato”, come un
(sia pure irrimediabilmente tardivo) vero e proprio allarme.
4. Intermezzo: Una città da amare (o da odiare?)
Come si può immaginare e come sa chi in quegli anni visse le vicende che qui
provo a riassumere, le tematiche proposte dal Teatro Club e, in particolare, nella
seconda parte di quella breve esperienza, tra il 1968 e il 1970, quelle che esploderanno grosso modo in sincrono e in sintonia (fatti salvi i fisiologici ritardi e la diversa
scala) con “il movimento” mondiale, trovarono anche nella realtà della Capitanata,
soprattutto nel capoluogo, interlocutori, “sponde” attive e reattive, protagonisti
diretti, non solo tra i giovani, gli studenti e gli operai, ma perfino in settori del
livello istituzionale (addirittura emblematiche e talora paradossali e un po’
parossistiche divennero le “rincorse” e gli scavalcamenti da parte di frange - la “sinistra di base” - della Democrazia Cristiana e del sindaco di allora, puntualmente
presente a tutte le iniziative “contro”: i colonnelli greci, la guerra del Vietnam, ecc…).
Personalmente inclino a collocare in quegli anni il pendolo del mio rapporto
con la città in cui sono nato e vivo. Ma nemmeno in questo caso credo si tratti di
una questione semplicemente privata, originale ed esclusiva. E tuttavia, proprio per
questo, mi sembra di poter dire che non è un caso che quel tema mi si imponga
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Guido Pensato
nell’ambito di una più estesa riflessione su una fase in cui si costruisce e si struttura,
con caratteri di dinamismo e di ambivalenza, quel rapporto; e che, per questo, è
soprattutto riflettendo su quella fase della mia vita personale e pubblica che mi
appare alternativamente chiaro e oscuro cosa si intenda per amare/odiare una città.
In effetti cosa si ama, cosa si odia di una città? A cosa penso quando penso alla città,
a questa città? Certo immediatamente alla sua fisicità, che, non potendo riferirsi a
caratteri strettamente geografici, evoca il costruito, la stratificazione visibile (quando è visibile) attraverso il costruito. Ma il costruito è quello architettonico, edilizio
(l’urbanistico è qui un risultato ottenuto per pura e brutale addizione/sottrazione/
giustapposizione); ma è anche lo storico, il comunitario, il sociale; e infine, il mentale, psicologico, emotivo, frutto di volontà di identificazione o avversione, in relazione o contrapposizione con un’idea, un’astrazione che si deposita in un nome,
ma che si compone di pezzi concreti, di vicende e avvenimenti della cronaca e della
storia individuale e collettiva, di eventi e soggetti, protagonisti e vittime. Ma anche
di un “colore”, di suoni, di profumi e sapori rintracciati lungo le strade o nei percorsi della memoria, intorno alle tavole imbandite della cucina familiare. E tuttavia,
il più delle volte, sono proprio i tratti materiali, visibili e tangibili, della città - edifici, strade, spazi, quartieri - a leggere, raccontare e farsi lente delle vicende e di noi
stessi in queste e del tutto in uno spazio fisico. E quei tratti, al di là delle catastrofi
e delle distruttive vicende storiche subite, rinviano al progressivo, inesorabile
imbruttimento estetico e all’abbrutimento etico e sociale che corrono sul filo dello
sviluppo edilizio della cità e convergono simbolicamente (e drammaticamente), tra
XX e XXI secolo, nel “crollo di Viale Giotto” del 1999, con i suoi 67 morti; ma
anche ad altro, in quanto segni e tracce delle caratteristiche culturali e sociali, politiche ed economiche e del ruolo svolto, nelle diverse epoche della storia, dai ceti e
dai gruppi sociali, a cominciare da quelli egemoni. Quando perciò, dico che mi è
difficile stabilire se amo la mia città, lamento di fatto di avere a disposizione un
guazzabuglio, un coacervo indistinto di dati materiali, culturali e psicologici; e non
un gruzzolo, una sequenza di fatti-eventi-processi-documenti-monumenti-figure
in grado di assumere il carattere e il ruolo di miti/riti identitari da condividere;
capaci, cioè, di essere memoria collettiva, riconosciuta e diffusa e di produrre oggi
modelli non mitologici e fasulli, ma concreti, perché culturalmente radicati e agiti.
Insomma, un ipotetico, sia pur generoso, mozartiano catalogo di “oggetti amorosi”
sarebbe, nel mio caso e rispetto al mio rapporto con la città, ben striminzito; a
meno di accontentarsi di dati di fatto preculturali, nel senso di possedere un minimum
infinitesimale di razionalità sociale e un massimo di ancestralità psicologica individuale e collettiva, coincidente con il radicamento e con l’identificazione affettiva e
sentimentale con i luoghi, le persone e le loro storie. Io credo di aver strutturato il
mio rapporto con la città negli anni che sto raccontando, sulla base del conflitto che
insorgeva e si disponeva ai miei occhi sulla coppia, apparentemente primordiale
anch’essa, razionale-emotiva: “amore/odio”, nel tempo rafforzata dall’altra: “stare/andare”. E ciò avvenne in quegli anni perché fu allora che Foggia si fece fondale,
scenario in cui si rappresentavano (e mi si svelavano con evidenza) le contraddizio23
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
ni, i ritardi culturali, le arretratezze sociali ed economiche dei gruppi dirigenti, delle
istituzioni e degli apparati pubblici, della società locale nel suo complesso. Nei tratti fisici ho cominciato a vedere rispecchiato tutto questo: in quelli involontari e
subiti dei bombardamenti e delle distruzioni belliche; in quelli voluti e scelti - sia pure
“in stato di necessità” - della ricostruzione postbellica e delle distruzioni ulteriori
collegate alle fasi successive di “ammodernamento” e di espansione; gli uni e gli altri
frutto di una (in)cultura del vivere associato e della incapacità di coniugare la percezione primaria e il soddisfacimento di bisogni individuali e privati con una salda e
non antagonistica percezione-assimilazione della dimensione collettiva e pubblica.
Se, in conclusione, non esistono luoghi senza passato e senza storia e se il passato e la
storia non sono “buoni” o “cattivi”, possono essere, tuttavia, tali da sedimentarsi in
segni e tratti più o meno significativi ed esemplari, da far assumere a questa o quella
città perfino i caratteri e il ruolo di metafora esistenziale, culturale e sociale, individuale e collettiva. Vi sono città che, afflitte da un deficit di immagine e di riconoscibilità
grave, relegano i cittadini in una sorta di indigenza e finzione identitaria collettiva o di
solipsismo relazionale, in grado di generare un pulviscolo di metafore ad uso e consumo degli individui, che si rivela non liberatorio, non creativo. Anche le città caratterizzate, viceversa, da una sorta di “opulenza identitaria”, producono una mole infinita di metafore: ma queste sono capaci di generare idee, energie, modelli collettivi,
creatività.
Niente di nuovo, evidentemente, e di straordinario, se non che tutto ciò avveniva in quegli anni, nei quali, contemporaneamente e tutto intorno, si realizzavano trasformazioni, contrasti e rivolgimenti ben più profondi e radicali, che sollecitavano e inducevano novità e cambiamenti anche nelle “periferie” e nello stesso
tempo acuivano localmente (nelle angustie sociali e culturali - prossemiche? - date)
le contraddizioni e gli esiti “conservativi”, depositandoli nelle coscienze e amplificandone la portata e la risonanza a livello individuale e “a futura memoria”, come
vizio, male “oscuro” e inconsapevole, come intransigente inappagamento.
5. “Quegli anni”: la Città, il Teatro Club, la Biblioteca /2
Rispetto alle tematiche culturali e agli anni cui si riferiscono queste pagine,
il punto meno appariscente ma certamente più rilevante di quello che si configurò
come un convergere di pochi e diversi soggetti intorno a obiettivi e modalità di
intervento comuni fu rappresentato dalle iniziative della Biblioteca Provinciale e
del suo direttore, Angelo Celuzza. Fin dalla costituzione (la fase più “collaborativa” e istituzionalizzata, precedente quella contestativa e radicalizzata, sul piano
culturale e su quello politico), il Teatro Club si impegnò sul versante della diffusione della conoscenza delle opere e degli autori collegati all’attività del rinato
Teatro Comunale e a quella dell’attualità culturale in genere; e lo fece con atteggiamento non paludato, ma concreto e “di servizio”, producendo schede e articoli, frutto del lavoro di appositi gruppi di studio e di singoli soci. La risposta della
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Guido Pensato
biblioteca, che era diventata il luogo “naturale” di questa attività, fu immediata,
contestuale: Mario Taronna, vecchio bibliotecario, giornalista, conoscitore e studioso della canzone e dello spettacolo napoletano e meridionale, fu applicato a
compilare un catalogo speciale su schede dedicato al teatro, che comprendeva
anche gli spogli delle riviste specializzate di settore. Quel catalogo fu uno strumento prezioso di conoscenza e di valorizzazione di una parte del patrimonio
della biblioteca a disposizione di appassionati, operatori, ricercatori. Esso è ancora oggi un documento, non solo della storia recente della biblioteca, ma della fase
iniziale di una nuova e più ampia storia, di una vicenda che non ha conclusione,
perché allude alla vita stessa delle istituzioni culturali, alla loro specifica “missione”, perché le riguarda e le simboleggia. Mi riferisco al processo permanente e
alle modalità corrette attraverso cui esse, interagendo con la società locale e la
comunità degli utenti - reali e potenziali, individuali e collettivi, spontanei e organizzati -, mettono continuamente in gioco e in discussione struttura, funzioni,
procedure, servizi e si propongono come “osservatorio pubblico permanente delle
dinamiche culturali in atto”; laddove “culturali” ha un’accezione antropologica e
sociologica amplissima e “osservatorio” è inteso come strumento di analisi e di
conoscenza finalizzato alla produzione di risposte adeguate a domande e bisogni
informativi, documentari, conoscitivi e culturali correttamente e precisamente individuati e riconosciuti. Il flusso di azioni, iniziative, interventi tra Biblioteca
Provinciale e Teatro Club passava, come ovvio, attraverso persone fisiche concrete e finì con il coinvolgerle personalmente nelle vicende dell’uno e dell’altra, anzi,
più precisamente, dall’uno all’altra. Al termine del quinquennio di vita del gruppo (non è senza significato che esso comprenda anni come il 1968 – “maggio
francese” e “movimento studentesco” - e 1969 – “autunno caldo” - ), molti dei
protagonisti furono attratti in quella che non fu mai, tuttavia, una banale deriva,
ma una precisa scelta, un esito e un impegno politico diretto e consapevolmente
perseguito. Tutti avevano comunque maturato una acuta e moderna sensibilità
per la rilevanza “civile” e politica delle tematiche culturali, una sensibilità e una
capacità perspicue di sguardo nei confronti della produzione, dei linguaggi e dei
contenuti specifici e settoriali della cultura e delle arti. Sensibilità e capacità che
diventarono “requisiti” e non passarono inosservati agli occhi di chi seppe guardare e vedere e furono valutati come una risorsa spendibile, da investire nei programmi in atto per l’ammodernamento delle strutture culturali cittadine. Il che
avveniva sulla base di una concezione, tacitamente e largamente condivisa, della
cultura e del suo ruolo, avvertiti come di fatto collocati agli antipodi rispetto a
una pratica ancillare di essa nei confronti del potere e a una consuetudine di reciproca contiguità, subalternità: pratica e consuetudine ben note, oggi non meno di
ieri e dell’altro ieri. Era questo il segnale forte di una sintonia che accomunava
soggetti diversi, ma, sarebbe giusto aggiungere: che e perché era nei fatti, nelle
nuove esigenze di una realtà in crescita, di nuovi protagonisti della scena, non
solo locale.
In tale contesto la Biblioteca Provinciale, nel quadro del programma mini25
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
steriale di istituzione e diffusione, prima sperimentale e attraverso progetti pilota la Capitanata era tra questi -, quindi ordinario, della lettura e dei “sistemi bibliotecari”, aveva promosso la nascita di biblioteche comunali in gran parte dei centri del
Tavoliere, del Gargano e del Subappennino. A seguito di quello che era il primo
concreto manifestarsi e attuarsi di una funzione territoriale ampia e tendenzialmente coincidente con le competenze istituzionali dell’ente di appartenenza, la “Provinciale”, in quanto “centro-rete” del sistema, si accingeva a disporre di una nuova
moderna sede: stava per divenire concreta la prospettiva proposta fin dagli inizi
degli anni ‘60. Si trattò di un processo a tappe insolitamente accelerate, che prevedeva, tra l’altro, il reclutamento e l’impiego di un gran numero di nuovi addetti, a
diversi livelli di competenze e di funzioni. Si mise in moto un meccanismo, direi
bidirezionale: la biblioteca (nelle persone che ne avevano la responsabilità, rispettivamente, culturale e politica) “scoprì” e “riconobbe” nei giovani impegnati nel
Teatro Club, prima degli interlocutori e dei destinatari delle sue attività, delle iniziative e dei programmi, quindi dei possibili collaboratori diretti, dei protagonisti
delle stesse. Lo fece con una modalità singolare, svelandosi cioè, non come il luogo
in cui “abitano”, “si trovano” e “si leggono” i libri, ma come istituzione culturale
viva, in cui si producono occasioni culturali e servizi per la cultura; in cui, insomma, “persone” fanno tutto questo “lavorando”. Una sorta di rivelazione, appunto:
tra l’altro, tuttora non ancora compiutamente avvenuta, sia sul versante degli operatori, che su quello dei cittadini, in un paese come il nostro, solo di recente conquistato ad una cultura e ad una pratica bibliotecaria moderne. Quelle, intendo, quanto meno legate al concetto di public library, di biblioteca come servizio pubblico,
certamente non in contraddizione con quelli di biblioteca come sistema culturale
complesso e come parte di un sistema complesso: osservazione utile, io credo, a
definire anche i limiti delle accuse di tecnicismo, empirismo ed ipocrita “neutralismo”, che allora venivano mosse, “da sinistra”, a quel concetto, soprattutto quando
e se se ne enfatizzavano, isolandoli e promuovendoli a feticci, paranoie e solipsismi
i più disparati, gli aspetti tecnico-catalografici.
Il maieutico itinerario di disvelamento delle biblioteche come realtà e opportunità “lavorative” cui ho fatto cenno, si svolse anche attraverso tappe dirette
quanto esplicite, come quella che mi coinvolse in prima persona. Fui invitato a
partecipare, su suggerimento di Angelo Celuzza e in qualità di laureando (ma
anche perché, ne sono certo, impegnato in un gruppo come il Teatro Club e perciò visibile e credibile rappresentante dei giovani cui l’iniziativa era diretta), a una
tavola rotonda sulla “fuga dei cervelli” e sul conseguente impoverimento del Mezzogiorno: argomento, come ognuno può vedere, mai sopito, mai vecchio, oltre
che costantemente, inutilmente premonitore e ammonitorio. Armato di dati e
rapporti del Banco di Napoli, sostenni la inaccettabilità del “ricatto morale” insito
nell’equazione “abbandono del Sud uguale tradimento”. Ma ero, nell’ultimo degli anni ’60, sulla strada del tradimento… della tesi lì con convinzione difesa. Agli
inizi del 1970 ero il vicedirettore della Biblioteca Provinciale di Foggia. Il concorso era stato bandito nell’estate precedente. Sostenni le prove dopo qualche mese,
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di fronte a una commissione non “presieduta”, ma “affascinata” da uno straordinario e vitalissimo Mario Sansone. Era successo. Lavoravo in un luogo che frequentavo, da lettore, da oltre un decennio, dai tempi del ginnasio (lo conoscevo
da tempo, avendo frequentato le medie nella vecchia “De Sanctis”, ospitato in
Palazzo Dogana fino alla costruzione della nuova sede) e nel quale avevo maturato e visto crescere in concreto - ma per pochissimi - l’idea del ruolo della cultura
e delle sue istituzioni per la città e per i cittadini. La mia scrivania era collocata in
una sala della storica sede di Piazza XX Settembre, con una grande finestra sul
Vico Palazzo, tra gli scaffali e i libri della sezione locale. Ma la “scoperta” delle
biblioteche coinvolse altri, ormai “ex”, del Teatro Club. Nel giro di qualche mese,
uno divenne bibliotecario dell’ “Universitaria” di Pisa e, di lì a qualche anno, due
approdarono nelle biblioteche dei Centri Servizi Culturali del Formez e quattro
ancora nella Biblioteca Provinciale di Foggia. È indubbio che queste non erano
più solo vicende personali; che l’appeal delle biblioteche, uscite finalmente da una
sorta di clandestinità, da una storica, secolare marginalità sociale e culturale, cominciò a diventare visibile e consistente in quegli anni, anche qui da noi. I progetti che nascevano intorno alla “Provinciale” la facevano crescere e rientrare anche
nella progettualità di chi provava a immaginare un futuro nella propria terra e un
lavoro non privo di suggestioni, di fascino: “lavorare tra i libri, con i libri!”, ma
anche di incognite: “in cosa mai consisterà un lavoro di biblioteca?”; un lavoro da
inventare forse, e proprio per questo, in grado di sollecitare le aspettative di chi
aveva scelto (magari con qualche concessione a un’enfasi ideologica tipica di quegli anni) e aveva avuto la ventura di fare esperienza di sé e del rapporto con gli
altri e con la realtà, attraverso e sul terreno della cultura.
6. Coincidenze, convergenze? /1
Bastano gli elementi fin qui disposti alla rinfusa a spiegare e giustificare,
anche partendo da un’ottica soggettiva e personale, la scelta di proporre all’attenzione del lettore di queste pagine una riflessione in parallelo tra le vicende di
un’istituzione con centosettant’anni di storia - per quanto travagliatissima fino
agli anni ’60 del ’900 - e quelle di una sorta di meteora velocissima - per quanto
“densa”, “scabra” e irrequieta - del panorama culturale cittadino? E ancora: dice
qualcosa il “passaggio” di un gruppo del Teatro Club alle biblioteche, alla Biblioteca Provinciale di Foggia? Ma, più in generale, la coincidenza giustifica che venga anche segnalata? Al di là di una semplice percezione personale, c’era qualcosa,
un terreno comune che rendeva, magari accidentalmente, vicini, contigui due soggetti così diversi e “inconfrontabili”: l’uno istituzionale e l’altro “spontaneo”,
l’uno “storico” e con una storia da scrivere, l’altro “effimero”, destinato a bruciare in una breve stagione la propria esperienza? Ovviamente, credo di sì. A partire
dal contesto geografico e sociale, economico politico e istituzionale: ma è scontato. E il dato temporale, quegli anni e il clima di quegli anni: ma è generico. Cosa
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
era quel clima, qui e allora? Era certamente l’insofferenza verso il vecchio, la voglia, il bisogno di nuovo, l’urgenza di superare il localismo; una visione condivisa
della cultura, delle istituzioni culturali pubbliche, che uscivano allora e qui da
una cronica marginalità, inutilità; una forte carica progettuale, inventiva. Questo
terreno era stato scelto ed era iscritto nella genesi, nel patrimonio genetico del
Teatro Club, gruppo “nato per questo”. Ma era una opzione culturale altrettanto
radicale, di svolta, al di là della percezione di “eccezionale normalità” che se ne
aveva, per la Biblioteca Provinciale e per Angelo Celuzza, l’uno e l’altra terminali
quasi di un processo di ammodernamento, di radicale trasformazione di istituzioni ridotte, soprattutto al Sud (ma c’era mai stata qui una storia diversa?), a
un’esistenza poco meno che simbolica e autoreferenziale, o fortemente, radicalmente élitarie e classiste (si intende ancora il senso di questa parola?). L’ancoraggio forte di quel progetto era rappresentato da un modello consolidato - la public
library - misurato (sia pure parzialmente e con esiti più o meno positivi, come
apparirà chiaro, io credo e a ben guardare, negli anni successivi), sulla concreta
situazione italiana e meridionale. Ma c’era dell’altro, di segno opposto e ben oltre
la dimensione locale: le biblioteche erano destinate all’estinzione, a sentire chi in
quegli stessi anni questo vaticinava, sul versante di una fatale ineludibile palingenesi “macluhaniana” dell’universo informativo e culturale: la paperless society,
una comunità planetaria “senza carta, senza libri, senza biblioteche”. Il che mostra quanto la scommessa allora messa in campo in Capitanata, fosse (o comunque apparisse e con fondamento) straordinariamente vincente; anche a distanza
di tempo e visti, di contro, gli esiti complessivi e, lo si può dire oggi, finali di quel
sinistro vaticinio, peraltro, occorre dirlo, sbrigativamente e catastroficamente semplificato e volgarizzato.
A quei lontani anni risale certamente la mia speciale avversione per le retoriche intorno al libro, alla lettura e alle biblioteche: quelle di segno positivo, fondate
su supponenti affermazioni tautologiche (ideologiche e antimoderne), circa la “superiorità” del libro; e quelle in negativo, costruite sull’annuncio della sua estinzione, al di fuori di una reale, concreta e “umile” (alla Escarpit, per intenderci) conoscenza dei meccanismi di funzionamento e delle motivazioni all’uso della straordinaria, complessa “macchina da leggere” e “del leggere” (anche queste ugualmente
ideologiche, in quanto moderniste). A ben guardare, entrambe le posizioni mi sono
sempre apparse prodotto di un più o meno consapevole pregiudizio elitaristico, di
una più o meno intenzionale e cinica volontà di difesa di quello che viene, infine,
percepito e gestito come un privilegio e un bene, un’opportunità “non per tutti,
non da tutti”. Fu per questo che il catalogo speciale dedicato al teatro, cui si è fatto
cenno, mi sembrò un segnale chiaro, era la esposizione lineare di un’idea, che non
ho smesso di condividere, circa il ruolo delle biblioteche: istituzioni culturali pub28
Guido Pensato
bliche di carattere primario, poste cioè a fondamento e a base della ricerca, dell’accesso e della pratica della cultura; non insomma ornamenti e decoro feticistico e
superfluo di un’autoesaltazione civica e nazionale. Un ruolo che si traduce, viceversa, in funzioni specifiche, quale quella di garantire la raccolta, la conservazione e la
circolazione delle informazioni, dei dati e delle conoscenze e che prescinde dalla
natura dei supporti, perché dinamicamente, “evolutivamente” ne presuppone e ne
prevede lo sviluppo, la trasformazione, anche radicale. È questo lo specifico modo
di fare cultura delle biblioteche, è questa la cultura delle biblioteche: garantire le
condizioni - dal punto di vista delle risorse materiali e professionali, delle procedure di descrizione, di organizzazione, di gestione, di accesso e di servizio - perché
individui, gruppi organizzati e comunità nel loro articolato complesso, esercitino i
propri diritti all’autoformazione, alla ricerca, al libero e consapevole impiego del
tempo libero, alla libera espressione delle proprie capacità e della propria creatività:
perché per strade liberamente e consapevolmente scelte, “usino” e producano cultura.
È di questi giorni l’ennesima, come sempre e, verrebbe da dire, vanamente
e sterilmente allarmata - visti i rimedi proposti e i risultati solitamente conseguiti
- indagine sulla lettura, curata dall’Associazione Italiana Editori (Aie). Un’associazione che oggi rappresenta un settore dell’industria culturale, che per numerosi decenni - di fatto dall’Unità al Fascismo fino agli anni ’70 -, o ha ignorato le
biblioteche, o le ha brutalmente strumentalizzate: si pensi all’Ente Nazionale Biblioteche Popolari e Scolastiche e alle leggi delle Regioni (soprattutto meridionali) sull’editoria: veri e propri strumenti di indiscriminato assistenzialismo e di
“smaltimento dei rifiuti” del mercato, delle giacenze -; o le ha addirittura avversate, perché avvertite come concorrenziali (come si vede, niente di nuovo nelle “moderne” battaglie sulle fotocopie e sul prestito librario a pagamento, condotte anche
con “ispezioni” nelle biblioteche). È indubbio che queste ricorrenti analisi dello
stato delle cose sono ben lontane dal confermare le previsioni catastrofiche di
qualche decennio fa, ma, semmai, il già noto: che, per esempio, i paesi tradizionalmente “forti lettori” continuano ad esserlo, così come i deboli - e tra questi,
cronicamente, il Bel Paese (dove, tuttavia, è bene ricordarlo, la pratica della lettura, in un secolo o poco più, ha bruciato tappe inimmaginabili quando la percentuale degli analfabeti superava l’80%) - restano deboli, per un intreccio, nel nostro caso, di fattori strutturali: storici, politici - di (mancata e tuttora mancante)
politica di settore - e culturali, che nulla hanno a che fare con i temi e i problemi
posti dai “media elettrici ed elettronici”, che sembrano aggravare sì la nostra situazione, ma proprio per la compresenza di quelli. A ben guardare, a livello planetario (e quindi anche qui da noi), viceversa, non si sono mai stampati tanti titoli, testate e copie, quanti nell’era di Internet. Anche su e per Internet, argomento
e strumento, nascono nuovi lettori abituali, più o meno settoriali. Proprio gli
utilizzatori della “rete” diventano lettori o più forti lettori di libri (e periodici).
Quelli deboli hanno qualche chance di rafforzarsi (anche se sono l’anello a rischio nella catena); gli abituali tendono a diventare forti e questi fortissimi. Il che
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
conferma un altro dato, noto e inoppugnabile, circa lo stato delle cose, sia nei
paesi “avanzati” che in quelli afflitti da ritardi gravissimi sul piano economico e
sociale, se solo si amplia lo spettro dell’analisi a comprendere, oltre che la lettura, le
pratiche e i consumi culturali in genere: in linea di massima, gli uni e le altre si
rafforzano reciprocamente, così come gli analfabetismi. Basti riflettere su un dato a
conferma: negli stessi giorni dell’allarmata denuncia dell’Aie, a Mantova, nell’ambito di “Festivaletterature”, fino a quarantamila lettori paganti hanno frequentato
incontri-evento con scrittori di tutto il mondo. Ma, al di là di un dato quantitativo
che dice qualcosa e in positivo sul reale stato delle cose, elementi dello stesso
tenore, vengono proposti da un clima generale, che, di fronte alle drammatiche
pretese semplificatorie della politica dominante, ci racconta un paese, soprattutto
giovane, desideroso di capire e ficcare occhi e intelligenza nella complessità del
mondo: e lo fa nei libri e attraverso i libri, nelle cento occasioni che, anche le
realtà periferiche, offrono e si offrono. Penso ai festival dedicati alla filosofia e
alla storia, alle letterature e alla poesia, alle letture poetiche, alle contaminazioni
tra cultura scritta, arti visive e sceniche e musica, ai “Presìdi del libro”. Non è,
perciò, un piccolo segnale che si confermi e consolidi a Lucera un “Festival della
letteratura mediterranea”, così come a Milano si discute partendo dal Teatro del
Mediterraneo o che l’Università di Foggia dedichi attenzione, facendosi garante
dell’alto livello qualitativo del confronto, alla “poesia neodialettale”. Perché si
tratta di un complesso di dati e di eventi che mostrano, anche qui da noi, come
non esistano battaglie culturali perse per sempre, né luoghi deputati della lettura,
ma che quelli che lo sono istituzionalmente possono concorrere, “uscendo fuori
di sé” (dal punto di vista delle rigide partizioni istituzionali e disciplinari), a migliorare il proprio ruolo e a garantire il raggiungimento degli obiettivi della diffusione della lettura e della partecipazione critica. Il che sarà tanto più possibile,
soprattutto se si abbandonano intenti e modalità pedanti e “pedagogiche”, se si
parte non dai feticci, ma dai soggetti e dagli oggetti vivi, dai libri, dagli autori, dai
lettori, dal loro incontro, facendoli uscire da una condizione “muta” e solipsistica,
cui non sono fatalmente e ab origine destinati; restituendo un ruolo anche alla
parola detta, allo scambio, alla oralità, al calore di un mezzo - la parola appunto “raffreddato” da incrostazioni, mediazioni, lontananze e inaccessibilità ormai storiche, di natura intellettualistica, divistica, commerciale, consumistica, massmediatica.
E tuttavia l’accesso alla lettura è tuttora, innegabilmente un privilegio: in troppi
luoghi del mondo, non solo del “terzo” o del “quarto”, ma anche del “primo e del
“secondo”, dove i proclami sul carattere (peraltro incontestabile, anche se costantemente minacciato) aperto e democratico della “rete” rischiano di assumere funzione democraticistica di copertura nei confronti delle esclusioni ed espulsioni (leggi
“analfabetismi di ritorno”, generali e settoriali, in cui piombano troppi diplomati e
laureati) dai prodotti, dai canali e dai servizi informativi e culturali più tradizionali
e complessi (per struttura profonda e non per “organizzazione esterna e puramente
tecnologica”). In ogni caso, al di là della battaglia delle cifre, della contraddittorietà
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Guido Pensato
dei dati forniti da questo o da quel soggetto interessato, resta incontestabile che
tutto quello che si riuscirà a fare perché si legga di più non sarà mai troppo e lo si
farà, lo si dovrà fare, comunque, anche attraverso e nelle biblioteche. Che si tratti di
un imperativo tuttora decisivo per l’Italia lo si ricava dal clima di diffusa incultura
che Tullio De Mauro coglie e documenta nel paese e, ancora una volta lucidamente
e appassionatamente, ci trasmette dalle pagine del suo libro-intervista (curato da
Francesco Erbani) La cultura degli italiani (Bari, Laterza, 2004).
8. Coincidenze, convergenze? /2
All’attuale, più massiccio impegno verso gli altri, deve corrispondere il più vivo
ed elaborato contrappeso interno del nostro dibattito, così che abbia valore e
significato di arricchimento collettivo di quel che noi “agli altri” diremo, e al
tempo stesso, ci trovino meglio sensibilizzati a ricevere - e a rielaborare - gli
stimoli e i suggerimenti che “dagli altri” riceveremo. In questo senso, siamo,
come del resto sempre abbiamo saputo, una élite che si prepara la fossa. (Chi
siamo, in «Bollettino del Teatro Club Foggia», II, (1968), n. 3, gennaio).
Sarebbe ben più che una forzatura, forse un segno di delirante presunzione
retrodatata, attribuire a queste parole, farne discendere una volontà di “donazione culturale di sé” in favore della città. Certo è che una lucida consapevolezza del
carattere transitorio, “suicida” della connotazione d’avanguardia e contestativa
del gruppo c’era; come del suo essere fisiologicamente legata al bisogno di radicale trasformazione, di sostituzione degli obiettivi, dei valori, delle finalità, del modo
di proporsi della cultura e delle istituzioni, degli intellettuali, degli operatori rispetto al contesto, alla società, ai cittadini, agli utenti (che cominciano ad essere
individuati come soggetti e non solo come destinatari di prodotti e servizi graziosamente elargiti, solitamente dalla parte più arroccata e inattingibile degli apparati pubblici: quella insediata, incistata nelle istituzioni culturali tradizionali, non a
caso vissute e usate come “sine cura” o cosa propria). Così come diffusa tra i più
era la convinzione che il destino di consolidamento e di sviluppo di quelle che
apparivano come conquiste, quanto meno ideali, concettuali e di consapevolezza,
era affidato alla loro assunzione da parte delle articolazioni rappresentative della
società, delle istituzioni culturali e della loro generalizzazione e del loro
radicamento nel tessuto della città.
In sintesi: mi sembra non arbitrario scorgere nell’azione di quegli anni, della
biblioteca e del gruppo, una condivisione non “stipulata”, ma fondata su pratiche
concrete e sulla constatazione della inadeguatezza dei tradizionali modelli organizzativi, della ratio stessa, delle finalità poste a giustificare e orientare le scelte della
cultura, delle istituzioni culturali, degli operatori. Tutto ciò è oggi evidente, anche
se allora poteva risultare non immediatamente leggibile, perché si trattava, come già
detto, di soggetti non omologabili, impegnati su percorsi diversi e che sembravano
rinviare a visioni apparentemente divaricate, lontane, ma più per il carattere rituale
31
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
della terminologia, della lingua parlata e della liturgia praticata dal gruppo e di quelle
ufficiali normalmente in uso nelle istituzioni. Al di là di queste differenze emergono in filigrana, soprattutto a distanza di tempo, lo sfondo pragmatico e la visione
ideale insieme, che attribuivano una funzione attiva di democratizzazione della società alla cultura, a un accesso finalmente libero e generalizzato alla cultura. Una
visione incarnata dalla definizione della biblioteca pubblica quale “istituto della
democrazia”, che molto probabilmente “quelli del Teatro Club” non conoscevano,
ma che ben si attagliava all’idea di cultura che praticavano.
9. Cap. N/Memo?
a) Il contesto
I pachidermi lasciano tracce profonde e durature; come i grandi uomini, le
esistenze significative. L’Italia, questo paese di grandi ingombranti passati, di grandi uomini e grandi imprese, di grandi biblioteche storiche, ha faticato e fatica tuttora a dotarsi di grandi biblioteche (oggi mediateche, multimediateche?) moderne, da
mettere in campo di fronte ai complessi problemi propri delle società contemporanee. Ma grandi bibliotecari sono nati e hanno operato proprio tra le difficoltà di
una storia fatta di contraddizioni e ritardi. Qualcuno ne ho conosciuto. Con qualcuno ho lavorato, nella Biblioteca Provinciale di Foggia, nel Direttivo dell’Associazione, in giro per l’Italia e oltre: e sono, soprattutto, Franco Balboni, Angelo Celuzza,
Angela Vinay, Luigi Crocetti, Luigi De Gregori, Luigi Balsamo, Mia L’Abbate
Widmann. Sono quelli che mi hanno consentito di apprendere la professione, di
amarla partendo dalla e costruendola sulla passione civile che, a lungo e a partire
dagli anni ’60 e ’70, al di là delle difficoltà e delle contingenze, si concretizzò nell’obiettivo strategico della generalizzazione dell’accesso all’informazione, al sapere, alla ricerca, alla cultura, alle fonti e ai servizi, alla loro utilizzazione libera e non
burocratica, autoritaria ed eterodiretta.
Come bibliotecario considero di essere stato fortunato. Ho vissuto intensamente, “attraverso le biblioteche”, anni intensi e cruciali per l’organizzazione
bibliotecaria italiana e in Capitanata. Si consolidava, qui e altrove, con successi e
successivi ridimensionamenti e delusioni, l’esperienza dei “sistemi bibliotecari” e
partiva l’era del decentramento regionale, che portò a una vera e propria esplosione dell’organizzazione bibliotecaria: centinaia di nuove biblioteche e grande
dibattito sui nuovi compiti e le nuove funzioni. L’Associazione Italiana Biblioteche cessava di essere una costola ministeriale e assumeva un ruolo decisivo nella
grande svolta di quegli anni. I bibliotecari degli enti locali uscivano dall’isolamento, si incontravano, scambiavano esperienze, descrivevano le situazioni, per
lo più disastrose, ma lo facevano immaginando e progettando un futuro; come
avevano fatto qualche anno prima, senza risultati, dando vita ad un’associazione
“separatista”, contrapposta a un’A.I.B., che, fino alle soglie degli anni ’70, sareb32
Guido Pensato
be stata tradizionale “portavoce” dei settori più retrivi e immobili del Ministero
della Pubblica Istruzione e delle biblioteche statali. Cominciavano ad avere voce
i responsabili delle biblioteche dei piccoli centri italiani: la stragrande maggioranza! “Bibliotecari campesinos” si autodefinirono in uno dei tanti infuocati congressi “di svolta”. Nel giro di poco più di un decennio, si innescarono processi e
si realizzarono obiettivi inimmaginabili dopo più di un secolo - tra Unità e Fascismo - di disastrosa storia bibliotecaria, fatta di retorica esibizione e progressivo
degrado, enfasi propagandistica e asservimento del prezioso patrimonio e delle
istituzioni culturali nazionali; di progressiva incapacità di trasformare le gloriose
ma inevitabilmente elitarie istituzioni degli Stati regionali preunitari in strutture
della e per la “nuova Italia”, adeguandole ai cambiamenti, non solo politio-istituzionali, ma sociali ed economici di un paese che pretendeva di essere non solo
unito, ma moderno. Tutto quello che si riuscì a fare fu di trasformare quelle biblioteche, indistintamente, in biblioteche “statali”, “nazionali”: caso unico al
mondo e vezzo tardivo ancora oggi e qui da noi, di un provincialismo retorico e
ignorante. Le biblioteche cessavano finalmente di essere oggetti oscuri e misteriosi, luoghi di pratiche “clandestine”, sconosciute e inaccessibili ai più e si imponevano addirittura come argomento giornalisticamente interessante, al Nord come
al Sud. Un serrato dibattito teorico e politico su questioni cruciali, come la funzione e l’organizzazione, la “mission”, la strumentazione legislativa, intorno all’oggetto “biblioteche”, ma più in generale, al patrimonio e ai servizi culturali. Le
Regioni divennero laboratori di concreta sperimentazione e pronta applicazione
di analisi ed elaborazioni maturate nell’ambito del dibattito sul concetto di “bene
culturale”, che, partito negli anni ’60 in seno alla “Commissione Franceschini”,
avrebbe condotto, negli anni ’80, alla istituzione del Ministero dei Beni Culturali
e Ambientali.
Fu questa, in tutto il paese, per il settore delle biblioteche, una vera e propria
fase costituente, nel senso che si ponevano le basi - incerte, contraddittorie, diseguali
quanto si vuole, ma concrete, visibili e soprattutto progettuali, proiettate verso il futuro - di una moderna rete di servizi bibliotecari di base e diffusi. Così come si dibattevano e si progettavano e si proponevano - attraverso l’azione finalmente libera da
condizionamenti e straordianariamente dinamica dell’A.I.B. - interventi in grado di
ridefinire l’architettura generale del sistema, il ruolo e le funzioni delle strutture “nazionali”, la istituzione e l’articolazione di vecchi e nuovi servizi centrali. Di lì a qualche anno - sia pure, come era inevitabile, tra contrasti e interrogativi, all’interno dell’Associazione e nelle altre sedi “competenti” - avrebbe visto la luce SBN, il Servizio
Bibliotecario Nazionale, ambizioso programma - il primo, il solo! - di messa in rete e
di organizzazione in sistema delle risorse bibliografiche del paese: strutture, patrimoni, servizi. Le Regioni passavano, intanto, progressivamente alle leggi di seconda generazione in materia. La rivoluzione informatica si trasformava in un processo complesso, con il quale le biblioteche e i bibliotecari avrebbero imparato a fare i conti,
trasformando radicalmente e arricchendo fortemente potenzialità e offerta: di strutture, patrimoni e servizi, appunto. Si deve alla “rivoluzione” di quegli anni, se gran
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
parte delle biblioteche italiane è oggi in grado di gestire e offrire Internet come lo
strumento avanzatissimo - potenzialmente e tendenzialmente democratico e “senza
limiti e confini” - di una prassi biblioteconomica collaudata, capace di presentare, a
sua volta, la biblioteca come strumento e “luogo” maturo di analisi e di esercizio di
un uso consapevole e critico di ogni tecnologia informativa da parte dei cittadini.
b) Il sommerso, ma non tanto
A proposito di grande storia bibliotecaria e di grandi storiche biblioteche; di
piccoli o grandi, antichi o precoci pachidermi culturali: quanto (non) hanno pesato
sul passato, quanto (non) pesano sul presente, soprattutto del Sud? E nel calcolo
del peso di oggi rientra il passato, quanto conta il ricordo? Quanto pesavano, in
quegli anni, l’uno e l’altro, quel mito, la conoscenza di quello straordinario passato
e un ricordo non ancora maturo, quando non erano né l’uno né l’altro, ma presente,
il mio presente nella biblioteca della mia città? Che peso, che risonanza hanno dentro di me oggi e che valore, che significato, che senso avevano allora per me le
esperienze che facevo, le cose che si realizzavano e, tra queste, quelle che in qualche
misura o di fatto erano riconducibili a me, al mio ruolo, indipendentemente dal
fatto che fosse formalmente, ufficialmente riconosciuto o da me stesso “ritagliato”,
all’interno di una gestione contemporaneamente centralizzata, frantumata e…
“situazionista”?
L’avvio di quella che sarebbe stata, all’interno della Biblioteca Provinciale di
Foggia e attraverso essa, una vera e propria avventura professionale, culturale e
umana - “a termine”, ma, almeno per un quindicennio, “di formazione”: lunga e
ininterrotta, costantemente e appassionatamente assaporata - fu all’insegna, sì di un
quasi incredulo entusiasmo, ma anche, oggettivamente, di una sia pur “eccitata”
normalità. Ma essere dentro e armeggiare tra i penetrali della biblioteca - libri, scaffalature, sale di lettura, depositi, schedari riservati, cataloghi -: tutto questo era già
l’avventura. Certo non l’esercizio scontato e di scarso interesse, niente affatto stimolante per chi non ha mai apprezzato l’ebbrezza di poteri formali, della cosiddetta funzione vicaria del direttore. Ma, al contrario: schedare il piccolo “Fondo Nardini”; curare il servizio e la rassegna stampa per un paio di presidenti della Provincia e fungere da loro ghostwriter; scoprire i caratteri, i pregi e le lacune delle collezioni; seguire e concorrere a curare la visita di Cesare Zavattini (memorabile la foto
che lo ritrae, del tutto casualmente, in biblioteca, lui sceneggiatore di Ladri di biciclette, accanto a quella del vecchio commesso, pubblicata in un ormai introvabile
opuscolo!); cominciare ad entrare nel più vasto mondo delle biblioteche, attraverso
un corso riservato ai bibliotecari statali e, attraverso e nell’A.I.B., maturare contemporaneamente il convincimento che fosse giunto il tempo di fare entrare il mondo
nelle biblioteche: ce n’era a sufficienza per suscitare entusiasmi ed energie. Al punto di non intravedere i limiti che avrebbero accompagnato, già nella fase della gestazione (complici anche vicende esterne impreviste), la transizione dalla vecchia alla
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Guido Pensato
nuova (sede della) biblioteca e la sua vita futura. Come accennato, nel giro di qualche anno, tra 1970 e 1973, l’ampliamento dell’organico aprì le porte, per la prima
volta attraverso pubblici concorsi per tutti i diversi livelli - da vicedirettore ad “ordinatore” ad “applicato”-, a forze numerose e giovani, compreso il drappello di
“reduci del Teatro Club”. Il Sistema Bibliotecario Provinciale era in pieno sviluppo, la nuova sede quasi pronta. L’ansia, il fervore dei protagonisti: direttore in
testa, amministratori, dipendenti, gran parte dell’opinione pubblica cittadina, erano
intensissimi. Classificazione Decimale Dewey e informatizzazione delle procedure catalografiche costituirono le porte di accesso e gli itinerari di iniziazione straordinariamente stimolanti e innovativi - alla teoria e alla prassi biblioteconomiche: ben al di là delle angustie tecnicistiche cui la fama - un po’ oscura e, tutto
sommato, immeritata - della disciplina sembrava introdurre. Uno sciagurato allarme, non si sa quanto realistico o quanto addirittura artificiosamente lanciato:
“Palazzo Dogana crolla!”, accelerò il trasferimento del patrimonio librario e documentario, degli uffici e del personale della biblioteca presso la nuova sede di
Viale Michelangelo. E fu una eccellente controprova della antropologica vocazione degli italiani-meridionali-napoletani-pugliesi-dauni-foggiani (dentro questa
“linea” sono sintetizzati i cinque sesti di quella ideale che orienta lo sviluppo delle
collezioni di interesse locale della “Provinciale”!) alla gestione ottimizzata delle
emergenze; nel corso della quale si distinse, insieme a tanti altri, Vincenzo Fidanza: certo per abnegazione e spirito di iniziativa, ma soprattutto per olimpica calma e ironico distacco; e per questo mi piace ricordarlo, quasi simbolo di quegli
anni e di quanti a uno spirito analogo sono capaci di informare il proprio piccolo
o grande impegno quotidiano.
Ma il trasferimento materiale dei vecchi fondi della biblioteca coincideva con
l’esigenza di arricchire e aggiornare le collezioni, di costituirne di nuove per nuovi
servizi, di colmare lacune di carattere generale, per esempio sul versante delle scienze e delle nuove scienze, dei materiali periodici, fondamentali per dar conto della
ricerca e dello stato degli studi sulle discipline “di confine” e sull’attualità sociale
politica e culturale. Si trattò di un processo che si svolse in tempi brevi, con modalità governate dalla concitazione e dall’eccitazione intellettuale, in cui conoscenze e
predilezioni personali si mescolavano ad analisi affrettate e presuntive delle esigenze di un futuro possibile pubblico della biblioteca. Era ancora fresco di stampa La
scelta del libro (1972) di Rinaldo Lunati; di là da venire Gli acquisti in biblioteca
(1989) e Costruzione e sviluppo delle raccolte (1997) di Carlo Carotti e Le raccolte
delle biblioteche (1999) di Giovanni Solimine. E d’altra parte, chi mai si era avventurato prima in analisi del risicato universo di utenti (l’1% della popolazione?) delle strutture culturali locali? Era proprio questo che ci sembrava doversi fare: innescare un processo avanzato di sollecitazione (vellicamento?) della domanda, attraverso i materiali che documentavano la vivacità e la complessità del momento storico-culturale che stavamo vivendo. E infine, non c’erano pur sempre, ormai da tempo, nella città e in provincia centri culturali e di ricerca, luoghi moderni di applicazione e di esercizio della scienza e della cultura: Teatro, Conservatorio, Accademia
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
di Belle Arti, Laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Centri sperimentali per l’agricoltura, le foraggiere e la zootecnia, i complessi ospedalieri; lo zoccolo
strutturale su cui, accanto alla stessa nuova biblioteca, cominciava a costruirsi la
prospettiva dell’università foggiana (che, tra l’altro, proprio in biblioteca mosse i
primi passi), tali e tanti da lasciar supporre l’esistenza di una domanda sommersa,
latente? Ma il percorso per l’affermazione di un ruolo forte della biblioteca doveva
essere (è tuttora) ben più arduo e non poteva esaurirsi nella definizione di un’offerta culturale (bibliografico-documentaria) accattivante e ricca. Fu così che la presenza sugli scaffali di materiali riguardanti la filosofia della scienza e le antropologie, le
comunicazioni di massa e la linguistica; di quelli raccolti dai Lomax per la Library
of Congress, delle bibliografie nazionali (italiana, inglese, francese, americana), dei
repertori bibliografici speciali, dei classici nelle lingue originali, dei principali
“Excerpta” di carattere medico, di settecento periodici correnti: tutto questo non
bastò, si rivelò in gran parte esercizio illusorio in sé. Imparai a capire allora quello
che da allora cominciai a tradurre nella formuletta: “la domanda di lettura non si
crea in biblioteca e attraverso le tecniche descrittive e catalografiche”. Insomma: gli
apprendisti bibliotecari si erano trasformati in apprendisti stregoni e avrebbero
dovuto, da un canto imparare a fare i conti con il contesto, quello vero, non quello
presunto, immaginato, sognato; dall’altro che, senza una solida struttura tecnicoprofessionale specifica della biblioteca nel suo complesso, il gap tra le potenzialità
di essa e la reale capacità di farle valere “fuori di sé” rischiava di consolidarsi e di
rendere sempre più concreta la prospettiva di un suo sostanziale isolamento, di
vederla trasformata, al di là della forte, ormai solida e permanente visibilità, in una
“cattedrale nel deserto”: fenomeno, d’altra parte, non estraneo ad altri versanti del
panorama locale. Questi nodi sarebbero divenuti intricati e visibili più in là, soprattutto negli esiti riconducibili al ruolo dell’apparato politico-amministrativo.
10. Due nuovi servizi
La Sala Ragazzi
Intanto la nuova biblioteca prendeva forma, attraverso servizi del tutto nuovi o apparentemente tradizionali, ma che di fatto non avevano nulla in comune con
quello che la vecchia struttura riusciva a garantire. Inconfrontabile con la situazione del passato, per non fare che un esempio, il destino che la nuova prestigiosa sede
cominciò a garantire a compiti e fondi che più tradizionali e tipici non potrebbero
essere in una biblioteca italiana: quelli destinati alla conservazione e alla
valorizzazione dei materiali di interesse locale e di quelli rari e di pregio. Finalmente, attraverso l’allestimento o la partecipazione a mostre, l’attività editoriale, la pubblicazione di manoscritti facenti parte delle collezioni della “Provinciale”, la produzione di bibliografie e cataloghi a stampa o su scheda, i “tesori nascosti” divennero potenzialmente accessibili. Nuovo impulso ricevette «la Capitanata”», che,
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Guido Pensato
con i suoi oltre quarant’anni di vita, resta la rivista più longeva della storia culturale
della provincia che le dà il nome.
Per quel che mi riguarda, al di là dell’allestimento di sale come quella destinata agli adulti (in effetti sala di lettura a carattere generale) e quella “di consultazione”, cui concorsi partendo dal patrimonio esistente e attraverso una “campagna
acquisti” che durò diversi anni, un particolare impegno fui chiamato a porre nella
costituzione della “Sala ragazzi” e della “Discoteca”. A ragione, credo ancora oggi,
i due nuovi settori furono individuati come simbolo e concreto strumento operativo dell’urgenza e della prospettiva, rispettivamente, di legare la nuova biblioteca
proprio al luogo primario di formazione dell’abitudine alla lettura e della capacità
critica di fronte ad essa e non solo; e di proiettarla in ambiti tendenzialmente sempre più forti e complessi del consumo culturale corrente, che personalmente consideravo non necessariamente e definitivamente terreno esclusivo ed elusivo di pratiche inconsapevoli ed eterodirette. Il carattere emblematico delle rispettive “storie”,
fu confermato tutto, nel tempo, nel bene e nel male. Per questo mi sembra utile
dirne, sia pure brevemente, anche perché nelle due vicende credo di aver speso e
investito, insieme ai colleghi direttamente impegnati nei servizi, molte mie energie
e le speranze di rapido radicamento della biblioteca nel tessuto culturale e formativo
della città e della Capitanata.
L’opuscolo che, distribuito in tutte le scuole, annunciava la nascita della “Sala
Ragazzi”, nella forma adottata - agile e ironica - e negli argomenti utilizzati - “libertà di aggirarsi e di utilizzare i materiali”, “nessuna barriera tra utenti e servizi” tendeva a ribaltare quello che sapevamo essere un archetipo, saldamente e inconsapevolmente insediato, come immagine fortemente negativa e scostante e che tendeva a identificare su questo terreno aprioristicamente repulsivo scuola e biblioteca.
La stessa costruzione del fondo librario fece i conti con questo sforzo, sganciandosi
dall’orizzonte strettamente “scolastico” e “parascolastico” imposto da un’editoria
di settore ancora carente, soprattutto sul piano della qualità e dell’autonomia e della specificità dei materiali destinati ai bambini e ai ragazzi, “al di là della scuola”.
Problemi analoghi si posero perfino per gli arredi: scaffalature, tavoli, sedie, schedari, generalmente afflitti da una anonima e disarmante tristezza, come la produzione libraria, dove, tuttavia, non mancavano le eccezioni e le eccezionali novità
(Munari e Rodari, per pochi, ma c’erano già), che esibivamo con insistenza. Su queste premesse, le iniziative della “Sala Ragazzi” si moltiplicarono, coinvolgendo decine di scuole, docenti e studenti. I terreni privilegiati furono quelli dell’attività
teatrale appositamente ideata e realizzata (per e con i destinatari-protagonisti: docenti e studenti) e dei seminari di qualificazione e di aggiornamento; le tematiche
quelle dei linguaggi e dei rapporti tra gli stessi e un forte radicamento con le realtà
in cui operavano le scuole e vivevano i ragazzi: i piccoli centri, i quartieri e le borgate del capoluogo.
I quaderni “Biblioteca Educazione” documentarono un complesso e sistematico programma realizzato dalla “Sala ragazzi” e indirizzato alla scuola,
non agli insegnanti e agli studenti, ma alla scuola come istituzione. Le prime
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
pagine del primo quaderno, pubblicato nel 1979, ma costruito su esperienze avviate
nel 1977 (che videro impegnati, con il gruppo “Giochiamo davvero” di Giuliano Parenti, due giovanissimi Susy Blady e Patrizio Roversi) esplicitano con chiarezza gli
elementi utili alla comprensione della logica, delle motivazioni, degli obiettivi, delle
metodologie e delle tecniche impiegate in iniziative protrattesi per alcuni anni e sistematicamente accompagnate da pubblicazioni e mostre, l’ultima delle quali - “La parte
dell’occhio” - allestita nelle sale del Palazzetto dell’Arte.
La definizione della linea di intervento della sala ragazzi nei confronti della
scuola è necessariamente legata alle tensioni e alle contraddizioni che questa
vive, viene condizionata dai limiti e dalle carenze che limitano questa istituzione, si scontra con la stessa arretratezza contro cui sono da tempo impegnati
studenti e insegnanti. Questo legame scaturisce dalla scelta fatta di non considerare la biblioteca come ‘seconda scuola’ né, d’altra parte, come porto franco
in cui evadere, ipotizzare e realizzare avanzate sperimentazioni culturali. La
‘terza strada’ adottata è quella di un confronto, pur nella specificità di intervento, tra i due istituti, partendo, per quanto riguarda la biblioteca, proprio dai
limiti e dalle contraddizioni più grosse della scuola per svolgere opera di
fruttuosa ‘provocazione’ e, in questo rapporto, trovare e ridefinire volta a volta
il proprio ruolo. Questa convinzione ci ha indotto a considerare come
interlocutore privilegiato nelle iniziative che si intraprendono non tanto i singoli insegnanti e studenti (anche se, nei fatti, è su questi che si fa perno), quanto
l’istituzione nel suo complesso, chiamata a responsabilizzarsi e a cogestire direttamente le attività. […] (Liliana Di Ponte, Teatro animazione ricerca. Un’esperienza di animazione teatrale tra biblioteca, scuola e territorio, Foggia, Amministrazione Provinciale di Capitanata, 1979).
Su tali premesse si articolarono progetti che si ponevano obiettivi specifici:
analizzare problematiche della città e delle altre realtà coinvolte; utilizzare consapevolmente e con abilità il libro, il giornale, la biblioteca; scoprire che la parola non
è il solo mezzo di espressione; scoprire “un modo di ‘fare ricerca’ del tutto diverso
(nel metodo, nei tempi di attuazione e negli strumenti utilizzati) da come comunemente lo si intende e lo si pratica nella scuola”. Nelle stesse pagine così vengono
descritte le fasi di una iniziativa, esemplarmente significative del rifiuto dell’attività
di animazione come pratica di evasione e di banalizzazione:
lo spettacolo mobilita, attraverso linee prevalentemente emotive, una serie di interessi, richieste, interrogativi attorno ai problemi che tratteggia; - l’animazione
immediatamente successiva, facendo leva su questa domanda, rende possibile e
sollecita un’immediata presa di posizione di ognuno, espressa prevalentemente
con la parola scritta, il disegno, il fumetto; - la riflessione collettiva sui materiali
così prodotti conduce dalla emotività iniziale ai primi tentativi di sistemazione
razionale. Dalle inevitabili contraddizioni scaturiscono più solide motivazioni
alla ricerca; - la ricerca sul reale più prossimo, tramite interviste e indagini, dilata
i primi risultati, li precisa, li contestualizza; - la ricerca su libri, giornali, docu38
Guido Pensato
menti che affrontano quelle problematiche fa emergere altri termini della questione, riferendoli non solo ai confini della propria realtà ma a quelli relativi alla
dimensione e alle implicazioni complessive del problema. (Ibid.)
Mi appare tuttora chiaro come il complesso degli interventi progettati e realizzati dovesse tendere e fosse diretto a un obiettivo fondamentale, coerente, da una
parte con la riconosciuta centralità del rapporto con la scuola e con il tema più
generale della formazione degli utenti della biblioteca (non si dice, da sempre, che
la scuola è il luogo della formazione dei cittadini; e non sono innanzitutto cittadini
gli utenti dei servizi, compresi quelli culturali?) della biblioteca; dall’altra con la
natura istituzionalmente propria della biblioteca, in quanto struttura al servizio di
tutto il territorio provinciale e, perciò non servizio di base e di primo livello, ma di
secondo livello, diretto, cioè, ai bibliotecari comunali e scolastici, ai docenti e agli
operatori dell’educazione e della formazione in genere e, attraverso questi, agli utenti
e ai potenziali utenti impegnati nella ricerca, nello studio, nell’impiego del tempo
libero. Quello che mi sembrava doversi configurare era, insomma, un vero e proprio “dipartimento educativo”, che andasse ben al di là dell’idea della “sala destinata ai ragazzi” e, per di più, della sola area urbana e che fosse in grado di concorrere
ad accrescere conoscenze e abilità specifiche, a partire dal terreno della “mediazione catalografica” (Serrai), per integrare quella della mediazione educativa e formativa
e della comunicazione culturale e, infine, della scoperta e della pratica della creatività come risorsa della (auto)formazione, dell’affermazione di sé e della condivisione
del sistema di valori su cui si fonda una democrazia tollerante e giusta.
Sarebbe forse arduo graduare il peso rispettivo di ciascuna delle cause che
hanno determinato la mancata realizzazione di una articolazione funzionale di una
specifica “competenza” della biblioteca, che consideravo allora e considero tuttora
strategica rispetto alla sua capacità di realizzare, attraverso la definizione di un proprio ambito formativo, gli obiettivi propri; i quali, arricchiti e complicati dalla complessità degli scenari sociali e culturali in cui vanno interpretati e perseguiti, tuttavia
permangono, al di là della mutata natura degli “oggetti” di cui si occupa e della
strumentazione che impiega. Nessun dubbio, viceversa, sul fatto che, spostando in
avanti il riferimento a quelle più generali e strutturali, le cause specifiche, anche a
distanza di anni, possano essere sommariamente così descritte:
a) pressoché totale inesistenza, all’interno delle scuole, di un sia pur minimale (e
reale, non apparente) servizio di biblioteca e, conseguentemente, di una pratica della lettura, della ricerca bibliografica e del rapporto con le istituzioni e le risorse
informative documentarie e culturali del territorio, che non fosse frutto, in generale, di un avvilente routine minimalista. Una scuola ancora inchiodata a un rapporto
esclusivo e totemico con il libro di testo e che trasformava in libro di testo ogni
libro, faticava a relazionarsi in maniera attiva con la biblioteca e a configurare e
formulare, dall’esterno della stessa, una diversa e più forte proiezione verso i potenziali utenti collettivi e organizzati. Resta da aggiungere almeno l’aberrante stra39
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
volgimento verso il basso della pratica delle “ricerche”: una grottesca e devastante
prefigurazione “ante litteram” del “copia/incolla” informatico;
b) enfatizzazione, all’interno della biblioteca, di pratiche forse troppo marcatamente
(ma apparentemente, aggiungo) comprese sotto la generica formula di “attività culturali con la scuola”, a scapito di quelle tradizionali e convenzionali: produzione di
cataloghi speciali e bibliografie mirate, specifiche e periodiche; programmi di “avviamento e invito alla lettura” e “lettura in comune e ad alta voce” e così via. Una deviazione per molti versi inevitabile, che e perché si spiega con il generale timore che
percorreva allora il mondo bibliotecario italiano di fronte al deserto di consuetudine
e di tradizioni nei confronti del servizio di pubblica lettura, oltre che della lettura
stessa; con l’ansia di richiamare l’attenzione sul nuovo che nasceva e con il timore che
il nuovo non fosse riconosciuto come tale perché storicamente arenato nelle paludi
delle pratiche catalografiche e del “bricolage biblioteconomico” (Rino Pensato). Quella
che qui segnalo si configurò come una carenza grave che rappresentò un alibi inconsapevolmente offerto alla scuola e fece venire meno, proprio nei confronti del soggetto collettivo e organizzato, dell’utente istituzionale più rilevante e strategico, quella
strumentazione tecnico-culturale in grado di garantire l’assunzione di quel ruolo attivo e autonomo, perché tecnicamente attrezzato, di fronte alla biblioteca - quella
della scuola e quelle del territorio -, alle sue risorse, ai suoi servizi;
c) natura conflittuale che, al di là delle intenzioni, assunse la proposta di trasformare in “dipartimento educativo” la “Sala ragazzi”; una scelta che avrebbe consentito
di correggere errori e deviazioni, da una parte, e ataviche passività e pigrizie, dall’altra. È questa l’occasione, tra l’altro, di rilevare come la dizione “Sala ragazzi” sostanzialmente confliggesse in maniera stridente e fin dall’inizio - dalla fase di progettazione della nuova sede e della definizione dei relativi servizi - con il ruolo
complessivo della biblioteca, in quanto “provinciale” e in quanto “centro rete” e
struttura di riferimento del Sistema Bibliotecario della Capitanata. Non trattandosi, infatti, di semplice leggerezza o approssimazione terminologica, non si vede e
non si spiega - se non come un caso di strategia culturale non sufficientemente
chiara o non coerentemente attuata - come le funzioni implicite nel suo ruolo istituzionale, politico-amministrativo e politico-culturale, potessero tollerare la
prefigurazione di un servizio generale (di una funzione surrogatoria rispetto a quelli
di base), indirizzato essenzialmente ai “ragazzi”, per di più solo a quelli del capoluogo e non imponessero, viceversa, proprio la configurazione che successivamente proposi. Prevalse, perché inserita, come era opportuno che fosse, nel più ampio
contesto di una riorganizzazione complessiva dei servizi, il sospetto che la proposta fosse o potesse essere indirizzata a costruire posizioni di preminenza a favore di
un addetto piuttosto che di un altro. Era una fase storica (giova ricordarlo e dichiararlo, finalmente, al di là di attardate e inestinguibili ipocrisie), in cui nella pubblica
amministrazione imperava (un imperfetto fuori luogo?) la più completa “cogestione”
tra i diversi livelli: politico-partitico, politico-amministrativo, politico-sindacale e
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Guido Pensato
degli apparati. Nessun atto che avesse, sia pur minime e lontane nel tempo, in una
prospettiva breve media e lunga, capacità di incidere sul destino di un pubblico
dipendente, quale che fosse la norma o la ratio politica, amministrativa e organizzativa
da cui traeva origine - magari la più alta e impellente - poteva sottrarsi al vaglio, alle
defatiganti trattative e ai conseguenti stravolgimenti in grado di piegarlo agli accordi raggiunti o da raggiungere a tutti i costi.
La Discoteca
La nascita della “Sala Ragazzi” rappresentava pur sempre, tra i servizi di nuova
istituzione, la centralità di una scelta a favore della scuola e del suo rapporto con la
biblioteca, tradizionalmente forte (o meglio, con forza e sistematicamente enunciata) perfino nel nostro paese (anche se rimasta lettera morta lungo tutto il periodo
post-unitario, il Fascismo, fino al secondo dopoguerra e agli anni ’60), ma mai,
comunque, elusa in ogni biblioteca moderna in ogni parte del mondo; particolarmente e soprattutto se e perché generalmente ispirata a quel concetto di public library affermatosi in area angloamericana, in stretta relazione, già nel XIX secolo,
con i processi di scolarizzazione e di alfabetizzazione di massa.
Anche la previsione e la costituzione della “Discoteca” (successivamente e
più correttamente denominata “Fonoteca”), destinata alla cultura musicale, al materiale sonoro e alla produzione discografica e su nastro magnetico, vanno ricondotte
alla stessa matrice di cultura bibliotecaria, lontana da una visione sacrale e
sacralizzante delle istituzioni pubbliche, dei musei, delle biblioteche, degli archivi,
destinati tutti, programmaticamente, alla conservazione e al trattamento di materiali rigorosamente ben individuati da una rigida e solida tradizione. Si pensi, viceversa, per stare a quello che qui ci interessa, allo straordinario, già citato, materiale
raccolto sotto il nome dei Lomax presso la Library of Congress di Washington e
alle analoghe iniziative rapidamente consolidate presso gran parte delle biblioteche
pubbliche americane e inglesi. Nel panorama italiano degli anni ’70 la nascita della
“Discoteca” foggiana rappresentava una sostanziale, radicale novità, anche per le
dimensioni della nascente nuova biblioteca, per il carattere esemplare che si attribuiva al progetto, non a caso seguito passo dopo passo da Virginia Carini Dainotti,
vestale del modello public library, consegnato a quel vero e proprio manifesto che
fu il suo La biblioteca pubblica istituto della democrazia (Milano, Fabbri, 1964).
Eppure, l’angustia degli spazi (quattro cabine individuali di 1m.x1m. e un’area
scaffalature-ufficio di 10 mq. circa) destinati all’interno della nuova sede a questo
servizio, insieme alla mancata previsione di un’area di ascolto comune (cui si rimediò successivamente), denunciavano più un frettoloso ricalco del modello, che non
una preventiva, consapevole definizione dei presupposti e delle strategie culturali che
la scelta implicava. Questa della discoteca fu per me un’importante esperienza, anche
se e forse proprio perché si rivelò uno dei terreni sul quale si misurò il peso del contesto reale rispetto ai modelli e il destino di inefficacia degli stessi di fronte ai fatali
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
esiti di isolamento, di “fuga in avanti” e ridimensionamento, costantemente in agguato nel settore culturale, come in quelli sociali ed economici e sistematicamente ricorrenti nella storia recente del Sud (si pensi all’asse “intervento straordinario, Cassa del
Mezzogiorno, intervento sul ‘fattore umano’, Formez, Centri Servizi Culturali”). La
stessa preliminare costituzione del fondo discografico di base pose questioni di grande interesse perché imponeva di misurarsi con il panorama di un mercato affollatissimo di prodotti e articolatissimo; così come si rivelarono stimolanti e complesse quelle legate alla descrizione catalografica dei materiali, in un contesto nazionale in cui si
muovevano i primi passi verso scelte comuni e coerenti con le regole e i repertori
internazionali in materia di “non-book materials” e supporti sonori.
Per quanto la stessa nascita della nuova biblioteca rendesse scontata e in
linea di principio accettata la presenza di supporti “non cartacei”; e per quanto
fosse rifiutata a priori - e pour cause - ogni ipotesi di “consacrazione” o di esclusione di questo o quel genere musicale, di specifici e singoli materiali sonori, con
l’una e con l’altra si dovette successivamente fare i conti. E furono proprio la
vastità della produzione, la complessità della cultura musicale e dell’universo sonoro e la necessità di misurarsi con le risorse finanziarie e con le capacità gestionali
concretamente disponibili, a imporre scelte e percorsi culturali precisi, in qualche
misura obbligati. Difficoltà vennero, come era inevitabile, dall’assenza in loco di
fornitori in grado di far fronte ad ordini quantitativamente rilevanti e diversificati
per generi. I laboriosi percorsi di acquisizione dei materiali toccarono Bari, Napoli, Roma, Bologna e Milano e dettero luogo, nel corso degli anni impiegati
nella costituzione della dotazione di base, complicati dalle allora - così sembrava
e si diceva - inevitabili lungaggini burocratiche, anche ad episodi ai limiti del grottesco: un importante rivenditore napoletano, sfiancato dall’attesa dei pagamenti,
di fronte alla richiesta di una nuova fornitura, replicò di essere pronto a soddisfarla solo a fronte di un pagamento non “pronta cassa”, ma… “a cassa fulminante!”. Di ben altro tenore, fortunatamente, i confronti e le discussioni sui termini di volta in volta, di genere, cronologici, quantitativi - entro i quali definire gli
acquisti e i tentativi posti in essere per produrre un circuito tra diverse istituzioni
locali, partendo dai temi della cultura musicale. Autori ed esecutori (anche diversi per le opere più importanti), come ovvio, furono i riferimenti obbligati per la
musica classico-sinfonica e operistica; e non fu trascurata quella contemporanea,
salvo l’acuirsi dei problemi della scarsità e della difficile reperibilità delle incisioni. Altrettanto ovvia l’attenzione quasi esclusiva posta, nel caso del jazz, agli esecutori; in questo ambito si cercò, tra difficoltà già allora note, di valorizzare il
ruolo del jazz italiano contemporaneo. Difficoltà di ben altra portata e di natura
opposta, incontrammo nella compilazione di elenchi ideali e ipotesi e pacchetti di
acquisto dedicati alla musica popolare e demoantropologica da una parte e a quella
leggera-pop-rock dall’altra. Per quel che riguarda la prima, volendo restringere le
scelte, come di fatto si decise di fare, all’ambito italiano, ben poco veniva offerto dal
mercato discografico. E fu così che si cominciarono a stabilire rapporti con la Discoteca di Stato, che, per non fare che qualche esempio, ci fornì copia di registrazioni
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Guido Pensato
storiche, come quelle effettuate negli anni ’50 sul Gargano da Diego Carpitella e Alan
Lomax e quelle riguardanti eventi e personaggi della storia italiana; e a cui offrimmo
la possibilità di acquisire copia di esecuzioni storiche e rare in mio possesso e che
depositai in copia (realizzata dalla stessa Discoteca di Stato) anche presso la nostra
biblioteca: il “Trio n.1” di Schubert nella esecuzione di Cortot-Thibaud-Casals; “On
l’appelle Manon”, nella interpretazione di Enrico Caruso; e incisioni di Chaliapine e
Mc Cormack. Nonostante gli sforzi, credo che, fin da allora il settore dedicato alla
musica popolare fosse particolarmente carente. Così come credo sia tuttora irrilevante la documentazione riguardante quella leggera-pop-rock; ma, come detto, per ragioni opposte. Di fronte, infatti, alla sterminata, quotidianamente incalzante e montante produzione nazionale e mondiale e alla conseguente impossibilità di definire un
criterio e una strategia plausibili di formazione e, in prospettiva, di incremento della
specifica raccolta, si adottò una decisione in radicale contrasto con la linea di “non
consacrazione” preventivamente stabilita. Si decise, infatti, non so quanto
salomonicamente, di acquisire quei materiali relativi a opere, autori, esecutori, gruppi, complessi… consacrati - evidentemente dal passare del tempo, dalla critica e dal
mercato - nella definizione di “classici” della storia della musica rock, pop e leggera.
Sono ancora qui in attesa di superare, da un canto le mille obiezioni possibili, dall’altra le altrettante difficoltà di una eventuale, possibile scelta alternativa (che non sia,
oggi, quella, estremamente controversa, offerta dal libero accesso alla “rete”). Come
sono ancora incerto circa le ragioni che impedirono la riuscita di una ipotesi di lavoro
messa in campo già nella fase di costituzione della raccolta, che, mirata, come credo
tuttora giusto, a un’utenza collettiva e organizzata, oltre che a quella spontanea, prevedeva il coinvolgimento del Conservatorio “Giordano”, docenti in prima istanza.
Terreno prescelto di incontro fu il rapporto della musica, delle correnti, dei compositori, dei musicisti in genere, con i movimenti, gli autori, le correnti delle altre arti e
delle diverse discipline del sapere e del pensiero nei diversi periodi storici. Un terreno
fin troppo scontato, apparentemente banale, o fin troppo arduo? Fatto sta, che, dopo
qualche incontro preparatorio, il tentativo si arenò e ripiegò su occasionali incontri e
filoni tematici di ascolto comune. Si può ben dire, perciò, che, tra i servizi della biblioteca e rispetto alle potenzialità innovative, quello della “Discoteca” è stato il più…
sottoutilizzato, se si fa eccezione per uno sparuto gruppo di docenti e di appassionati
(per lo più giovani e addetti ai lavori).
Quel che è certamente rimasto del “lavorio” di quegli anni è depositato tangibile testimonianza delle grandi difficoltà, ma anche del grande fascino culturale che suscita un lavoro all’interno delle istituzioni pubbliche, che cerchi di essere
non di puro ricalco dei meccanismi prevalenti, dominanti del consumo - tra gli
stigli della fonoteca: un (ormai) piccolo fondo di incisioni storiche rare e preziose;
perché prestigiosi gli esecutori, perché ormai introvabili sul mercato corrente, perché su supporto, il vinile, desueto, eppure considerato “da melomani veri”: da quelle riguardanti jazzisti leggendari come Muggsy Spainer, “Jelly Roll” Morton, Fats
Waller o i nostri Gianni Basso e Oscar Valdambrini, all’ormai introvabile Messa
“Se la face ay pale” di Guillaume Dufay e ai “Mottetti e Madrigali” di Gesualdo da
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
Venosa; dai “Quattro Concerti per corno” di Mozart nell’esecuzione di Seifert al
“Como una ola de fuerza y luz” di Nono; dalla “Donna Lombarda” ai “Maggi
della Bismantova” e così via. Attraverso la fonoteca sperimentai un piccolo saggio
di quello che si sarebbe potuto (dovuto) fare, anche su questo versante; di quello
che ogni biblioteca, ogni istituto culturale pubblico locale, dovrebbe essere messo
in condizione di fare, di tentare almeno, rispetto ai materiali e alle fonti, alla memoria, disseminata e nascosta, dispersa sul territorio. Mi accadde di visitare (grazie
all’indimenticabile Ferrante) - e mi fu concesso di farlo in maniera abbastanza meticolosa - “casa Volpe” a Sant’Agata di Puglia: una piccola casa-museo familiare.
Quella occasione produsse il recupero e la pubblicazione del prezioso archivio (a
cura di Viviano Iazzetti) e l’acquisizione da parte della Biblioteca Provinciale di un
piccolo fondo discografico su grafite, che comprendeva rare incisioni di “Bohème”,
“Aida”, “Norma” e un altrettanto raro grammofono d’epoca. Infine: la storia della
Fonoteca è stata accompagnata dalla progressiva acquisizione di un prezioso bagaglio di conoscenze in materia di descrizione dei materiali sonori, che non ha, tuttavia, potuto contare, all’interno della biblioteca, su una adeguata e altrettanto costante catena di trasmissione: un dato di fatto, che riconduce a limiti “storici” e
“strutturali” delle vicende della Biblioteca Provinciale di Foggia (intorno alle quali
queste pagine cercano di imbastire, nei limiti detti ed esplicitamente accettati di una
lettura “molto personale”, una riflessione).
11. Breve storia di un collezionista. I manifesti cinematografici
della Biblioteca Provinciale
Franco Ferrarotti, titolare della prima cattedra italiana di Sociologia, ebbe
modo di sostenere, con convinzione e argomentazioni, che tutto quello che si è
capito e spiegato della società italiana del secondo dopoguerra, della ricostruzione,
degli anni ’60 e del cosiddetto “boom economico”, lo si deve più al cinema che alla
sociologia. E si riferiva, evidentemente, allo straordinario percorso dal “neorealismo”
alla “commedia all’italiana”. Ma quel contributo di analisi il cinema - tra alti e bassi
- non ha mai cessato di fornirlo, fino ad oggi e, ovviamente, in tante parti del mondo: non è un caso che venga considerata, per antonomasia, la musa (e lo specchio,
più o meno deformante, poco importa) della contemporaneità. Spesso ha fatto di se
stesso - del patrimonio di immagini, di suoni e miti, di personaggi, parole e storie
sedimentato nella memoria e nell’immaginario di ciascuno - l’oggetto di nuovi racconti. Tralasciando la lunga teoria di grandi e meno grandi “registi cinefili” - dalle
origini ad oggi, il cinema è un continuo “filmarsi addosso” -, Ettore Scola e Giuseppe Tornatore hanno raccontato, rispettivamente in Splendor e in Nuovo Cinema
Paradiso, nello stesso anno - il 1988 - il ruolo del cinema, della distribuzione cinematografica nella costruzione del bagaglio di informazioni, di paesaggi - fisici e
mentali - di comportamenti e di modelli, di visioni e sogni di un intero paese; di
interi paesi, soprattutto di quelli della periferia italiana, di quella meridionale in
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Guido Pensato
particolare, deserta di luoghi e strumenti per l’informazione e la cultura, oltre che
per la socialità (spesso per la stessa speranza).
Parte da qui, da lontano, la storia dell’acquisizione della collezione di manifesti
cinematografici oggi in possesso della Biblioteca Provinciale. Da molto lontano; e da
una sorta di delirio, non dissimile da quello collettivo che accompagnava spesso l’apparizione sullo schermo, - o la sparizione e la cancellazione, per censura o per rottura
della pellicola - di un personaggio, di una sequenza. Tutt’altro dai fanatici deliri che ci
documenta la televisione e che vanno in scena lungo le passerelle della Croisette o del
Lido veneziano. Perché precoce e furioso, individuale e segreto, solipsistico delirio di
possesso fu quello che si impadronì di Matteo Soccio, intorno agli otto nove anni, tra
il finire dei ‘40 e gli inizi dei ‘50. Fu allora che nella natia Pietra Montecorvino, piccolo centro dell’Appennino Dauno, vide il suo primo film, Il Cucciolo (1946), nel neonato Cinema Lembo (1948). Non era un film qualsiasi, anzi. Fiaba triste e struggente
“che ha fatto piangere intere generazioni”, premio Oscar per la fotografia, sembrava
fatto apposta - protagonisti una famiglia contadina, un giovane cerbiatto e un bambino; interprete Gregory Peck - per “impadronirsi” del piccolo Matteo e per conquistarlo ineluttabilmente alla “fabbrica dei sogni”. Se si pensa che il secondo film che
vide (o quello di cui conserva, non a caso, ed è questo che conta, nitida memoria) fu
Catene (1949) di Raffaello Matarazzo, uno straordinario melodramma, che combinava eros, dedizione e spirito di sacrificio, centralità della famiglia e… del divismo
(Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari), la sola cosa che meraviglia non è che Soccio
uscisse dalla doppia esperienza completamente soggiogato dal cinema, ma la singolarità della forma che quella “possessione” assunse e la motivazione, la spiegazione che
di quella modalità egli adduce. Al giovane, precoce cinefilo (definizione assolutamente riduttiva) sembrava assurdo e crudele che, riaccese le luci, tutto svanisse e, addirittura, che durante la proiezione le immagini non avessero consistenza, non lasciassero
traccia sul telone (ancora oggi, nel rievocare quella sorta di “deprivazione”, si alza in
piedi e compie il gesto di toccare… quelle ombre sfuggenti). Per fortuna vennero in
soccorso le “locandine”, sintetiche evocatrici del sogno.
Si può immaginare la storia - umana, psicologica, culturale e materiale -, che
partì in quel lontano 1948/1949 e, soprattutto, la progressione alluvionale di “apporti”, che l’esperienza e l’audacia, giorno dopo giorno acquisite, e il montante
delirio, alimentato dalle “conquiste”, investì, per decenni, casa Soccio, in Via Spalato, a Foggia, dove, a qualche anno di distanza da quelle iniziali folgorazioni, la
famiglia d’origine si era trasferita. Il tutto (o quasi) mi fu raccontato, fresco della
funzione di direttore, da Matteo: con un misto di orgoglio e di senso della ineluttabilità degli eventi; e da sua moglie Dora, che lasciava trasparire un orgoglio vicino
alla tenerezza che si ha con i “folli”, insieme a una disperazione, che giunta, credetti di
capire, alla soglia estrema di gesti irreparabili, per l’equilibrio della famiglia o l’incolumità del “collezionista”, si trasformava in speranza e sotto tale forma si aggrappava
a me (alla biblioteca), ai miei cenni di meraviglia, di approvazione, di grande interesse.
Un intreccio, un incrocio di occhiate, esclamazioni, sensazioni a tre, che si faceva
denso, stringente, incalzante, via via che la signora, desolata e implorante compren45
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
sione e aiuto, apriva sportelli, cassetti, armadi, valige, ripostigli, scatoloni… e, infine,
stremata, il forno: il tutto stipato fino all’inverosimile di locandine, manifesti, foto di
scena, ritagli. Compreso il “dramma”, fui informato dell’intenzione di Soccio di cedere gran parte della collezione, “chiusa” in sé e di fatto tematica: quasi esclusivamente cinema italiano, e organizzata entro termini temporali abbastanza definiti e circoscritti: anni ’20/’60 (ma con esemplari fino agli anni ’80). Obiettivo della decisione era
la non più segreta speranza di trasformare, scambiare i due sogni di una vita: il cinema
e una casa di proprietà! (l’esclamativo è d’obbligo, per una storia che sembra venire
fuori da quegli anni sì, ma raccontata dal cinema di qualche decennio prima; e che, si
sussurra, potrebbe aver ispirato, viceversa, quella sulla quale Tornatore costruì il suo
Nuovo Cinema Paradiso da Oscar).
Non si affacciarono dubbi di sorta sulla utilità dell’acquisizione, anzi sulla
straordinaria occasione che si presentava di documentare una vicenda personale
non comune e, insieme, una serie altrettanto importante di implicazioni: un pezzo
di storia culturale di una comunità attraverso la distribuzione cinematografica e la
sua programmazione (tutta da indagare, al di là delle suggestioni provenienti… dal
cinema); e quella, “interna” e specifica, della grafica applicata ai manifesti e, ovviamente, del cinema italiano del periodo rappresentato.
Ma quante buone intenzioni e azioni si impantanano, per cause ben note o
per ragioni (apparentemente) misteriose? (A proposito: la burocrazia, di cui si lamentano cittadini, operatori culturali, industriali, politologi, analisti sociali…, è un
“mistero”, un alibi, o un unico grande, diffuso “ministero”; il “Grande Fratellastro”
di una società perennemente in bilico tra lamento e scaricabarile?). Questo non fu il
caso. Nel giro di qualche mese, col sostegno immediato e incondizionato dell’assessore del tempo, Leonardo De Luca, “appenninico” pragmatico e fidente, la trattativa era conclusa. Non si rivelò particolarmente complicata, anche perché non fu
difficile battere la concorrenza, prestigiosa, ma debole nell’occasione, di Arturo
Carlo Quintavalle e del suo Archivio dell’Immagine dell’Università di Parma: la
sua offerta, infatti, - un’auto di lusso - non interessava minimamente i Soccio. Matteo,
infatti, era impiegato presso una concessionaria Citroen ed entrambi… sognavano
una loro casa, altro che una nuova macchina. La parte più impegnativa dell’operazione, ma anche più interessante, riguardò l’acquisizione di pareri culturali e tecnici
di congruità; che furono forniti da Gianni Attolini, allora ricercatore presso la cattedra di Storia dello spettacolo dell’Università di Bari e da Luciana Zingarelli, storica dell’arte. Prima della fine del 1985 l’operazione era conclusa. Tra le poche, nel
novero di quelle in qualche modo riconducibili al mio diretto impegno, che sento
di sottoscrivere in pieno, perché completamente rispondente all’idea che sempre ho
coltivato del ruolo di un’istituzione culturale pubblica: di attiva e dinamica conservazione/innovazione. L’indubbia rilevanza dell’acquisizione mise in moto l’imperativo
di non chiudere i materiali nel cassetto. Cominciò il solito lavoro di indagine sulle
norme e di messa a punto delle tecniche di descrizione (di questo e d’altro riferisce
Antonio De Cosmo ne suo Rita Haywart e il suo doppio. Diario grafico graficocatalografico, apparso in «la Capitanata», nel n. 2 del 1994); sulle modalità di conser46
Guido Pensato
vazione e, contestualmente, di riproposta. Dall’ansia di rendere immediatamente concreto quest’ultimo obiettivo, “in parallelo” e non “dopo” le procedure di descrizione, che furono realizzati un intensissimo incontro con Vincenzo Mollica, nascente e
già brillante divulgatore-raccontatore di storie e personaggi legati al cinema, al fumetto, alla musica e una piccola mostra presso il Palazzetto dell’Arte, dedicata al duo
Rota-Fellini e collegata ad un concerto dei Solisti Dauni su musiche del compositore
milanese, tanto legato alla Puglia e all’ensemble foggiano, che aveva diretto tra il ’73 e
il ’77 e per il quale scrisse espressamente nel 1977 il quinto tempo, “Presto”, del suo
Nonetto, cui aveva lavorato già in due precedenti riprese, nel ’59 e nel ‘74.
La collezione di manifesti della Biblioteca Provinciale - lo sta ampiamente dimostrando - è una fonte inesauribile di suggestioni e di iniziative, ma anche di ricerche
trasversali e in profondità. Ma non va dimenticata la particolare storia che l’ha originata.
Non sarebbe, perciò, disdicevole conservare, nell’intitolazione, il nome dell’avventuroso collezionista: Matteo Soccio. La memoria porta sempre il nome di uomini.
12. L’Archivio della Cultura di Base, ovvero, la biblioteca si nega: due volte
All’atto del mio ingresso in Biblioteca Provinciale come vicedirettore, si verificò una sorta di tacita attribuzione di compiti, che mi destinava (fu davvero così,
o mi sembrò che così fosse, o “decisi” che così dovesse essere; o, infine, mi sembra
di poter ricostruire che questo si sia verificato?) ad avere un’attenzione particolare
ai meccanismi, ai soggetti e ai percorsi considerati e di fatto non “ufficiali”, non
tradizionali, non consueti rispetto a quelli delle istituzioni culturali pubbliche. Una
“assegnazione” che, facendosi ruolo istituzionale, sembrò derivare da una dato generazionale (avevo ventisei anni) e da una storia personale e culturale (cui, peraltro,
in queste pagine si è, direttamente e indirettamente, fatto cenno); fatto sta che il
tutto assunse rapidamente anche le forme di una sorta di routine: un filo diretto con
i giovani (l’informazione bibliografica e l’assistenza nella compilazione delle tesi di
laurea restano tra le esperienze più interessanti, istruttive e “rivelatrici” tra quelle
da me fatte nell’intero settore) e con le organizzazioni spontanee e le articolazioni
culturali “non formali” presenti ed emergenti: dai Circoli del Cinema - le esperienze si inseguivano e moltiplicavano - al Cidi, dal Gruppo Speleologico Dauno ai
Centri Servizi Culturali, all’Arci, alla Mathesis, ai Solisti Dauni, al Laboratorio
Artivisive, ai gruppi che affiancavano, ora formalmente, attraverso i “comitati di
gestione”, ora informalmente, le biblioteche comunali. Nei confronti di tale universo finivo spesso col rappresentare me stesso e la biblioteca, fino al punto di esservi coinvolto direttamente, personalmente, appunto, in qualche caso fin dall’atto
della nascita dei gruppi.
Le vicende dell’Archivio della Cultura di Base sono dentro tutto questo e
ben più in là di tutto questo. Difficile, complessa da raccontare, da sintetizzare, se
non affidandosi anche ad alcune brevi citazioni risalenti alle diverse fasi, vere e proprie epoche che quella storia ha subito, riemergendo con una prepotenza degna di
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
una riflessione ben più ampia (e forse distaccata, ammesso che questo ne garantisca
l’attendibilità) di quella che queste righe riusciranno ad assicurare. Come vedremo,
materia e soggetti in grado di garantire che ciò avvenga non mancano. E non è un
caso che, in qualche misura, sia già avvenuto.
La storia delle biblioteche italiane - delle biblioteche nel loro complesso, non
quella delle singole strutture, né quella dell’ “organizzazione” o del “sistema” bibliotecario, tuttora inesistente - è una storia antichissima e nobilissima; recente e
“miserabile”: eppure/oppure, se si vuole, “eroica”; recentissima e sulla strada di
una rapidissima e “incredibile” “riabilitazione”, di un sostanziale riaccreditamento:
non irreversibili, né generalizzati. Sinteticamente si potrebbe dire che i problemi
appena passati o ancora attuali delle nostre biblioteche sono riconducibili a una
incapacità storica dei ceti dirigenti - politici (in senso lato) e intellettuali (in senso
lato) - di far germinare un presente e un futuro da uno straordinario passato, ridotto viceversa a peso retorico ingombrante e ingestibile e perciò spesso votato al degrado. Nemmeno nelle fasi cruciali di “modernizzazione” che hanno caratterizzato le vicende post-unitarie, quelle del Fascismo e quelle del secondo dopoguerra, le
biblioteche, come altri luoghi nodali del rapporto società-formazione-cultura-economia, sono state individuate e sono riuscite ad imporsi come strumenti al servizio
di un paese moderno. Non è un caso, a conferma della stretta connessione tra sviluppo della democrazia e affermazione del concetto di biblioteca pubblica, che questo
venga a maturazione, qui da noi, solo a partire dagli anni ’70 del XX secolo, a cento
anni dall’analogo processo verificatosi in paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti.
Non sorprenderà, quindi, che un tale ritardo temporale se ne sia portati dietro di
ulteriori sul piano tecnico, culturale, strutturale, gestionale e così via. Come quello,
per non citarne che uno, che qui mi interessa in particolare segnalare e che si è
concretizzato nella radicale separatezza, ripropostasi e riprodottasi fedelmente all’interno dei tradizionali istituti culturali, tra cultura “alta”, accademica, ufficiale e,
in quanto tale, consacrabile (e non a caso consacrata esclusivamente nella scrittura
in senso stretto e dalla pratica e dal riconoscimento delle élites che la producono e
consumano) e cultura “popolare”, “bassa”, non accademica, destinata a circuiti “altri”, “esterni”, spontanei, subalterni, non riconosciuti, non consacrati, in quanto
quasi sempre consegnati alla oralità. I materiali “minori”, “non librari”, i contenuti,
le storie, i testi non organizzati in forme tradizionalmente riconosciute o non provenienti da soggetti individuali e collettivi non altrettanto tradizionalmente “abilitati” e riconosciuti, hanno faticato e faticano tuttora ad essere accettati in gran parte
delle biblioteche italiane. Altrove, nei paesi di cultura bibliotecaria matura, essi rappresentano quasi sempre il nerbo, il nucleo centrale delle “collezioni locali” e delle
sezioni di “cultura e tradizione orale”.
Quando, a metà degli anni ’70, dall’incontro con due giovani ricercatori Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero - prese l’avvio il progetto di costituzione nell’ambito della Biblioteca Provinciale, dell’Archivio della Cultura di Base, mi sembrava chiaro che di questo si trattasse: della preliminare negazione dello statuto
tradizionale, della messa in discussione, non solo della “natura” apparentemente
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Guido Pensato
immutabile della biblioteca, ma della sua natura “incompleta”; della incompletezza,
cioè delle sue funzioni, del suo ruolo istituzionale, esclusivo ed escludente, della conseguente incompletezza delle sue raccolte, delle sue tecniche di raccolta e di
acquisizione, di trattamento e di descrizione dei materiali. La grande “fortuna” che
per ragioni diverse - dalla maturazione delle tematiche del decentramento amministrativo e della più diretta e diffusa partecipazione democratica a tutti i livelli, fino
all’attenzione e al ruolo nuovo che assumevano le “chiese locali” - si guadagnarono la
cultura popolare e quella materiale, apriva, se non le porte di tutte le istituzioni culturali pubbliche, quanto meno ampi spiragli nel dibattito tra gli operatori, i quali ponevano con decisa problematicità la questione della costituzione di sezioni e dipartimenti programmaticamente dedicati alle espressioni e alle testimonianze di quelle
culture. Quella che allora definivamo “indifferenza” (in pratica un’apertura
problematica) rispetto alla localizzazione di tali sezioni presso biblioteche, musei,
archivi-centri di documentazione (Guido e Rino Pensato, Storia locale, cultura popolare e biblioteca: il caso dell’Archivio della cultura di base, in La memoria che resta.
Vissuto quotidiano, mito e storia dei braccianti del Basso Tavoliere, Foggia, Biblioteca
Provinciale, 1981), non impediva (e non impedisce tuttora) che altrettanto chiaro apparisse a me, in quanto bibliotecario, e a loro, in quanto ricercatori demoantropologici,
il perché dovesse essere e fosse proprio una biblioteca a sperimentare il percorso
ipotizzato. Non era/è, infatti, la biblioteca pubblica moderna, il luogo e lo strumento
della conservazione della memoria individuale e collettiva; in particolare di quella
“locale” e di quella fortemente e precocemente deperibile; nel caso soprattutto, ed
era/è il nostro, di una struttura a forte vocazione territoriale? Ma non è così, anche e
soprattutto in questo caso, nel caso, cioè, della “cultura locale”, della produzione
culturale locale “marginale”, e dell’istituzione culturale dichiaratamente,
programmaticamente, decisamente orientata alla circolarità della azioni e degli interventi; schierata, cioè, sul versante dell’uso, della “restituzione” agli utenti delle risorse
informative e documentarie, delle fonti? O almeno, non avrebbe dovuto, non dovrebbe essere tuttora questo?
Le attività dell’Archivio suscitarono un indubbio interesse, ben oltre la dimensione locale e sui piani diversi su cui si realizzavano: da quello strettamente
biblioteconomico (sia pure in un senso radicalmente e consapevolmente innovativo), a quello più ampiamente demoantropologico e storico-culturale. Basti pensare
a un solo tema, esemplarmente cruciale e trasversale, particolarmente in quegli anni,
ma che potrebbe essere riproposto (e forse si ripropone) oggi, in termini sostanzialmente analoghi. Mi riferisco al tentativo che, tra gli altri, l’Archivio pretendeva di
rappresentare e realizzare: quello di contribuire a far uscire (protagonisti e interpreti di) quella parte rilevante, soprattutto in Capitanata, della storia locale e della
storia generale del Paese che riguardava le cosiddette “classi subalterne” appunto,
dal ghetto della marginalità in cui, nel suo complesso, si è sempre collocata e dibattuta, se e perché non “trattata” con gli strumenti, i metodi e le fonti della storiografia ufficiale; ma anche dalla apparentemente ineluttabile e permanente tendenza a
scrivere e trasmettere acriticamente la mitografia individuale e collettiva di una
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
classe, o meglio: di un’avanguardia di una classe e di ceti popolari, in quanto militante e, soprattutto, in quanto “organizzata” in apparati e istituzioni. Si provava, inoltre, a proporre una lettura dei termini “avanguardia” e “militante” non
necessariamente ed esclusivamente in senso strettamente politico, ma anche semplicemente perché agite sul terreno (politico) della cultura, delle proprie, originali, autonome forme e modalità di espressione, di “scrittura” in senso lato e comunicazione; forme e modalità fondate su una forte (perché politica e culturale) consapevolezza di sé come protagonisti e interpreti, ma anche in grado di proporsi
come “oggetti” e questione storiografica non chiusa e di politica della cultura
aperta all’investigazione e alle decisioni di istituzioni anche diverse: biblioteche,
musei, archivi, centri di documentazione.
Se queste furono le intenzioni, più o meno esplicitate, in ogni caso accompagnate da una forte consapevolezza e oggi altrettanto chiaramente ricostruibili, le
azioni concrete riguardarono oggetti di interesse, metodologia e strumenti di indagine, di raccolta e di riproposta e, infine, risultati che si andarono progressivamente
arricchendo e complicando. Testimonianze orali, individuali e collettive, raccolte in
audio e in video, campagne fotografiche, videoregistrazioni e filmati sulla storia dei
braccianti del Tavoliere, dei protagonisti delle lotte, sui testimoni e “narratori” delle stesse; sui grandi miti e i grandi riti collettivi, laici e religiosi - Di Vittorio, il 1°
Maggio, il Carnevale, il teatro popolare dei “ditt” garganici, la Cavalcata degli Angeli dell’Incoronata -; tematiche, e relativi materiali raccolti, riproposti, innanzitutto
nei luoghi e tra i protagonisti stessi della ricerca, ma anche altrove, dalla Puglia al
Ferrarese, in spazi deputati e no, dalle scuole alle Camere del Lavoro, dalle biblioteche alle gallerie d’arte, attraverso mostre, proiezioni, dibattiti, convegni. Una mole
ingentissima di documenti, in gran parte destinati alla sparizione, perché disconosciuti dai circuiti e dai meccanismi tradizionali e ufficiali della memoria, della storia
e della cultura e soprattutto per questo (oltre che per le intrinseche caratteristiche
degli strumenti e dei supporti impiegati per la trasmissione) “deperibili”, divenne
oggetto e materiale per la ricostruzione di storia e di storie, per la discussione di
temi e problemi presenti e la definizione di progetti.
L’utilizzo dei nuovi mezzi tecnologici, reso possibile dall’intervento istituzionale, migliora la qualità delle rilevazioni ed estende il raggio d’azione della ricerca a tutti i paesi della Capitanata che, aderendo al Sistema Bibliotecario Provinciale, diventano dei veri e propri terminali dell’Archivio, creando una vasta
rete di collaboratori, associazioni, ricercatori e storici locali. Il progetto stesso
a questo punto si estende all’obiettivo di rappresentare attraverso tutte le fonti
disponibili le specifiche caratteristiche della memoria popolare dei diversi territori indagati” (Giovanni Rinaldi, Braccianti. Il silenzio e la memoria, in «Il de
Martino», n.14/2003).
Ma è in particolare la ricerca sui braccianti (avviata da Rinaldi e Sobrero prima della costituzione dell’Archivio e proseguita nell’ambito e attraverso lo stesso),
rifluita in gran parte in La memoria che resta, a rappresentare un modello, al quale
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Guido Pensato
tuttora si fa riferimento, se Cesare Bermani, nel presentare il fascicolo della rivista
dell’Istituto Ernesto de Martino dedicato a “Oralità, classe operaia, ricerca sul campo” («Il de Martino», n.14/2003), la definisce la “più importante ricerca che sia
stata fatta nel nostro paese su una zona di bracciantato agricolo, quella del Basso
Tavoliere di Puglia”.
Non sorprende, pertanto, che la stessa pubblicazione de La memoria che
resta venga considerata da Sergio D’Amaro, in un articolo dal titolo Capitanata:
culture e territorio, apparso su «La Grande Provincia» del 19 marzo 2003,
una svolta nell’approccio alla microstoria. Non più solo era ‘interessante’ la
grande storia o la storia degli altri, ma diventa ‘interessante’ la storia dei piccoli
e la storia del ‘vicino’, grazie al documento parlante. Non era la museificazione
del mondo contadino, né la sua esaltazione acritica. Ciò che prima era sembrato il ‘confine di Eboli’, la ‘porta dell’inferno’, l’ ‘altro mondo’, la ‘riserva indiana’, capace al massimo di fruizione folklorica, entrata invece come nuova frontiera nella piazza dei nuovi discorsi su ciò che era stato e voleva essere una parte
del Mezzogiorno.
Al di là dei riconoscimenti raccolti e dell’interesse suscitato, lentamente, progressivamente, inesorabilmente (ma non del tutto inspiegabilmente) gli spazi andarono via via restringendosi: dapprima attraverso l’impiego delle armi tradizionali e
sostanzialmente occulte, non dichiarate, delle difficoltà “burocratiche e finanziarie”; quindi in maniera esplicita, “amministrativa” e “politica”. Il luogo istituzionale per la decisione, amministrativa e politica appunto, fu la Commissione Pubblica
Istruzione e Cultura della Provincia. Alla massiccia illustrazione-proiezione-audizione-visione dei materiali raccolti e prodotti non seguì una discussione/messa in
discussione né dell’attività dell’Archivio, né dei risultati conseguiti. Tutto si incanalò
verso una pretestuosa messa in questione del ruolo dei ricercatori rispetto all’Amministrazione, che assunse i chiari connotati di un’operazione condotta in nome e
per conto di settori interni all’apparato - dell’amministrazione e della biblioteca che avevano da sempre mal sopportato l’ “intrusione” e che avrebbe successivamente dato luogo a una sorta di “vertenza”, non formalizzata ma strumentalmente
agitata, circa la titolarità giuridico-culturale dei materiali raccolti. Il gioco fu, insomma, condotto in modo esplicito e strisciante nello stesso tempo; in ogni caso
“scoperto” e contemporaneamente reso più complicato e contraddittorio dalla posizione assunta dal rappresentante di uno delle forze politiche di opposizione, Michele Marinelli dell’ M.S.I. (la maggioranza che governava in quegli anni la Capitanata
era di sinistra), il quale dichiarava il suo totale apprezzamento, nel merito scientifico e culturale, per il lavoro svolto, al di là della lettura che, sul versante dei contenuti, se ne dava. Detto della (malcelata) opposizione di natura sindacal-corporativa, si
può provare a riassumere e spiegare, a memoria e per sommi capi, la singolare articolazione delle posizioni che si manifestarono in quella occasione nel modo seguente:
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
a) dato per scontato il carattere strumentale della “difesa Marinelli” di cui si è detto,
non può tuttavia escludersi, anche per le caratteristiche e le qualità del protagonista,
tutt’altro che “rozzo” o “incolto”, un ancoraggio culturale e politico della stessa.
Non si dimentichi che Foggia e la Capitanata furono uno dei luoghi “privilegiati”
di esercizio di una delle irriducibili ambiguità, delle doppiezze permanenti e consapevolmente irrisolte del Fascismo e di quegli anni. È qui, infatti, che le squadracce
di mazzieri organizzati e capeggiati da Caradonna compirono le imprese più feroci
nei confronti di braccianti e contadini e al fianco degli agrari; qui, come altrove, si
sperimentava la retorica “ruralistica” e delle “tradizioni popolari”. Risalgono a quegli
anni, per non fare che qualche esempio all’insegna di un solo nome, gli studi e le
attività promozionali di Ester Lojodice (seguace degli insegnamenti di Nicola
Zingarelli), le elezioni delle “reginette del grano” (in auge, peraltro, già agli inizi del
secolo), la costituzione presso il museo del capoluogo di un’apposita sezione dedicata alle “tradizioni popolari”, appunto;
b) la crescente insofferenza dell’Amministrazione, della maggioranza di sinistra che
la governava in quegli anni (di quanti rappresentavano l’una e l’altra) nei confronti
dell’Archivio, va messa in relazione al fatto che esso si muoveva sulla base di un
progetto e un programma definiti dal punto di vista metodologico e delle strategie
di indagine e di riproposta, ma pensato e gestito “programmaticamente” come strumento e per mezzo di strumenti, con modalità e attraverso percorsi - diretti spontanei non formalizzati né soprattutto mediati - che lo resero “sospetto”, nella misura in cui se ne verificava una capacità di suscitare adesioni, azioni, “parole” altrettanto non formalizzate, non controllate attraverso i consolidati canali e meccanismi
della mediazione politica istituzionale. Si noti, infine, che in nessuna occasione venne meno da parte della Direzione della biblioteca (leggi Angelo Celuzza) l’apprezzamento positivo per la qualità che aveva caratterizzato i programmi e le attività
dell’Archivio e per la mole e la natura dei risultati conseguiti;
c) all’interno della storica patologia da cui sono affetti tutti gli apparati precocemente o lentamente consolidati in posizioni di presunto o reale potere politico,
burocratico o culturale, va considerata pressoché nella norma (è accaduto anche nei
confronti del tema e del processo di informatizzazione dell’amministrazione pubblica) la istantanea e pregiudiziale ostilità con cui fu accolta l’esperienza dell’Archivio all’interno della biblioteca: 1. perché considerata “esterna” ed “estranea”, appunto. Si trattava, in effetti, di una delle prime esperienze del genere, nell’ottica di
considerare la biblioteca il naturale luogo di incrocio e di incontro di professionalità, abilità e ambiti disciplinari diversi, soprattutto in una fase in cui le biblioteche
sembravano (mi sembravano, ci sembravano) non potersi sottrarre a una messa in
discussione di uno statuto tecnico-culturale e di una strumentazione del tutto coerenti con una secolare e fallimentare tradizione e tanto più inadeguati rispetto alle
domande e alle sollecitazioni culturali e professionali allora prevalenti; 2. perché in
aperto conflitto con la storiografia localistica, ancillare e subalterna rispetto a quel52
Guido Pensato
la ufficiale e accademica, della quale traduceva “in minore” un’eco di rifiuto ed
estraneità rispetto agli strumenti, alle metodologie e al sistema delle fonti propri
della “storia orale” e della sua statutaria propensione al “nomadismo disciplinare”
e a un programmatico capovolgimento delle gerarchie degli “oggetti”, oltre che
delle fonti. E si trattava di uno stato di cose solo marginalmente scalfito dall’ormai
consolidata fortuna della “microstoria” e dalla generale attenzione - frutto di un
preciso clima politico sociale e culturale - riservata proprio alla cultura orale e a
quella materiale; 3. perché queste posizioni venivano oggettivamente incoraggiate
dai limiti di settorializzazione, autoreferenzialità, scarsa collegialità e circolazione
delle esperienze che affliggevano la biblioteca.
Attendibile o tendenziosa che sia o appaia questa lettura “a posteriori” degli
eventi, resta il dato storico che la voce relativa all’Archivio scomparve dai programmi dell’Ente, inducendo la biblioteca a “negarsi” per la seconda volta: in questo
caso, nel segno di un rappel à l’ordre.
Ma, come è noto, la memoria resiste. E infatti quella che sembrava una
morte decretata, si rivelò semplicemente presunta e, col passare degli anni, invece
di trasformarsi in una dichiarazione valida a tutti gli effetti giuridici e culturali, si
confermò per quello che era e molti speravano che fosse: una morte apparente. La
vita dell’Archivio riprendeva altrove. Già nel 1985 Sergio De Sandro Salvati aveva realizzato un documentario, Frammenti di memoria, basato, per la parte sonora, sulle registrazioni trascritte ne La memoria che resta. Da allora in poi, quelli
che erano stati riconoscimenti e attestazioni - in vita e post mortem - hanno cominciato a dar luogo a sistematiche riesumazioni (mi si scusi l’insistita ma
scaramantica metafora all’insegna della necrofilia) di quello che si è rivelato una
sorta di vero e proprio “cadavre exquis”, ricco ancora di vitalità e suggestioni
creative. Il rapido esaurirsi della tiratura iniziale de La memoria che resta, non
aveva impedito una sua costante circolazione tra addetti ai lavori in senso stretto
e, più in generale, tra operatori culturali e artisti. L’ultimo significativo effetto di
questa “persistenza” è la stampa, a grande richiesta, di una nuova edizione (Lecce,
Aramiré, 2004), riveduta e ampliata, con una piccola variazione nel sottotitolo Vita quotidiana, mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia - e corredata
di due cd che raccolgono i canti e i racconti registrati sul campo. Si tratta di un
evento che si verifica mentre sono ormai disponibili in rete
(www.progettobraccianti.it) la gran parte dei nastri magnetici originali e le immagini fotografiche; premessa, forse, di una auspicabile inversione di quel processo
che Cesare Bermani, nella sua Introduzione alla storia orale (Roma, Odradek,
1999), lamentava aver colpito l’esperienza dell’Archivio:
le cui testimonianze sono finite con filmati, fotografie e manoscritti in un armadio della Biblioteca Provinciale di Foggia. Altri materiali sono presso gli
archivi personali dei ricercatori, presso quello di Roberto Leydi, presso l’Istituto Ernesto de Martino […] un caso tipico di smembramento di una ricerca
importante.
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
In effetti - a conferma di una sorta di “effetto domino” che si produce intorno
ad esperienze multidisciplinari e strutturate tra i poli della ricerca e della riproposta lo stesso lavoro che ha prodotto la nascita del sito, era finalizzato, in prima istanza,
alla produzione di uno spettacolo teatrale (si noti, peraltro, che l’esperienza di Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero proprio dal teatro era partita; aveva, infatti, preso le
mosse, nel 1973-74, da quelle drammaturgiche realizzate, nell’ambito dell’appena nato
Dams bolognese, intorno al Gorilla Quadrumàno di Giuliano Scabia e al “teatro di
stalla”). Da oltre un anno un progetto, “teatrale e multimediale”, intitolato Braccianti. La memoria che resta, costruito intorno ai materiali dell’Archivio e realizzato dalla
compagnia Armamaxa, viene rappresentato in varie località italiane, Capitanata compresa. Ma i frutti irriducibili e “squisiti” hanno assunto anche veste musicale. Un
musicista e compositore di origine foggiana, Umberto Sangiovanni, così racconta la
svolta imposta al suo lavoro artistico e a quello della sua DauniaOrchestra:
Cercavo una chiave di racconto di me stesso, un elemento ispiratore forte: l’ho
trovato tre anni fa su una spiaggia del Gargano, grazie a un amico che mi ha
fatto leggere un libro, La memoria che resta: ho capito che dovevo partire dalla
mia terra e da una sana nostalgia. (Intervista di Claudio Botta a Umberto
Sangiovanni, in «Profili», II, 2004, febbraio).
E infine: Fahreneit è un programma molto popolare di Radio Rai Tre, che,
tra l’altro, ha diffuso in Italia la pratica del book crossing e che, all’interno del contenitore generale, mette a disposizione degli ascoltatori-lettori una rubrica di “caccia al libro introvabile”. Nella trasmissione del 31 maggio 2002, Alessandro Piva,
regista di La Capagira (1999), “caso” cinematografico non solo italiano, lanciava
un appello perché qualcuno gli procurasse una copia de La memoria che resta. Stava coltivando l’idea, infatti, di costruire un film dedicato ai braccianti pugliesi, partendo dalle storie e dalle vicende raccontate anche in quelle pagine. Quel progetto
va avanti. Grazie anche a una biblioteca, quella di Lugo di Romagna, come si può
leggere nell’appello lanciato da due bibliotecari, Sante Medri e Igino Poggiali, attraverso il sito del Comune e a firma dell’assessore Dante Ferrieri:
Nel marzo del 1950, la città di Lugo fu protagonista di un particolare episodio
di solidarietà. Ospitò per due anni bambini, figli di braccianti imprigionati in
Puglia per aver lottato per i propri diritti. Ora il regista Alessandro Piva vuole
trasformare questa storia in un film “Il treno della felicità” e sta cercando documenti, materiali, testimonianze per ricostruire la vicenda. E veniamo ai fatti.
Per raccontarli riportiamo uno stralcio di un articolo pubblicato da «la Repubblica - Bari» del 23 marzo 2004. “I braccianti davanti ai carri armati. Il 23 marzo 1950 la lotta al grido di ‘pane e lavoro’ cambiò la vita a San Severo (Foggia).
A fermare la rivolta arrivò l’esercito. Un morto, centinaia di feriti e 180 arrestati. Uomini e donne, in carcere per due anni. E, soprattutto, i loro bambini incustoditi, accolti nelle case di famiglie del Nord grazie a una catena di solidarietà.
Il regista Alessandro Piva e lo storico Giovanni Rinaldi stanno cercando ora
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Guido Pensato
proprio quei piccoli che partirono un pomeriggio di primavera sui ‘treni della
felicità’. La memoria ricostruita comporrà infatti la sceneggiatura di un film.
Ma prima, conta restituire quei giorni a se stessi, riannodare i ricordi del 23
marzo 1950 e delle giornate durissime che seguirono”.[…] Con questo appello
ci rivolgiamo a tutti coloro che ricordano o, meglio ancora, hanno conservato
documenti, foto o addirittura sono tuttora in relazione con qualcuno di quei
ragazzi. Vogliamo creare un archivio di tale documentazione e partecipare alla
realizzazione di quel film. Questa potrebbe essere anche l’occasione per avviare la raccolta sistematica di documentazione sulla solidarietà della quale questa
città in ogni tempo è stata capace. Per collaborare a questa ricerca occorre prendere contatto con la Biblioteca Trisi.
Le biblioteche sono certamente e da sempre luoghi della memoria. La Biblioteca Provinciale di Foggia, attraverso l’Archivio della Cultura di Base, ha saputo
farsi anche strumento e soggetto attivo di itinerari nella memoria, per la sua ricostruzione e la sua restituzione a quanti era stata occultata e a quanti era stata rubata.
Poche istituzioni lo fecero in quegli stessi anni (il Sistema Bibliotecario Urbano di
Bergamo istituì un centro con la stessa denominazione nel 1981). Non molte lo
fanno oggi. Ed è vero:
Per noi, a cui hanno portato via il sogno di continuare a mescolare le nostre vite
e i nostri progetti a quelli della memoria, di individui e di collettività, per farne
un tramite di conoscenza e di comunicazione, rimane, oltre al sentimento orgoglioso di aver vissuto comunque un’esperienza straordinaria, la soddisfazione di vederla farsi rappresentazione, musica immagine, di aver ispirato la mente
e il cuore di chi è capace di trasformarla e restituirla come una esperienza universale di emozioni, appartenenze, passioni. (Giovanni Rinaldi-Paola Sobrero,
La memoria che resta trent’anni dopo, in La memoria che resta…, 2004).
È, infatti, indispensabile, a fronte di una memoria che resta e resiste, che resistano e tornino continuamente ad accendersi, da quella memoria, la speranza, il
progetto, la creatività. Esattamente come è già stato.
13. (S)Conclusioni, (s)considerazioni quasi finali
Al di là di quello che fin qui - tra memoria, racconto e riflessione (auto)critica
- traspare e può comunque configurarsi come abbozzo di una valutazione complessiva, gli intenti che percorrono queste pagine non comprendono quello di costituire la base per una analisi critica oggettiva e rigorosa delle vicende narrate. Troppo
intensa è stata la passione e troppo calda è tuttora la materia, perché alto fu il livello
del coinvolgimento e degli investimenti professionali ed emotivi e perciò, troppo
personali, anomale e irregolari le modalità della loro “riscrittura”. Se, quindi, non
rinuncio a qualche annotazione (quasi) in chiusura, lo faccio, continuo a farlo al55
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
l’insegna della incongruità, di una in qualche misura ossessiva iterazione di concetti
e idee (fisse) e dell’apparentemente casuale affastellarsi di associazioni, spinte e piani diversi, forse non tutti e non completamente “distanziati”. E tuttavia, una lettura
di fatti e vicende individuali-collettive, pur non provenendo da uno storico o da un
analista di fatti sociali, non è mai completamente arbitraria; soprattutto nel caso di
un testimone-protagonista diretto. Quanto meno, ed è questo il caso, “l’interprete”
fornisce elementi per un collegamento tra “lettura” e intenzioni, convincimenti,
passati e attuali e sulla loro “persistenza” (ed è, ancora una volta, questo il caso).
a) La biblioteca e il sistema. La biblioteca fuori del sistema
La costituzione del Sistema Bibliotecario e la costruzione della nuova sede
della biblioteca si verificarono nel contesto di una realtà, cittadina e provinciale,
molto debole sul piano delle strutture e della pratica culturale diffusa. Una debolezza che si sostanziava nell’assenza totale di servizi bibliotecari e culturali di base
in pressoché tutti i comuni, capoluogo compreso (se si accetta, come credo sia indispensabile fare, che la “Provinciale” non è, non può essere una “struttura di base”,
in quanto struttura più complessa dal punto di vista territoriale e delle funzioni); in
una conseguente estraneità, generalizzata e specifica (per esempio del mondo della
scuola), rispetto alla cultura scritta e alla fruizione culturale in genere: libri acquistati e librerie presenti e parametri analoghi per cinema, teatro, musica offrivano
indicatori quantitativi e qualitativi eloquenti; e offrono tuttora, come attestano, assegnando sistematicamente da anni a Foggia una delle ultime posizioni, le indagini
sulla “qualità della vita” in Italia.
La generalizzata - e in qualche modo anche esplicitata - fame di opportunità
(nemmeno lontanamente appagata, se non attraverso i nuovi consumi “primari”
indotti, da una nascente società di massa) creava, anche per le ragioni appena dette
e negli anni di cui parlo, condizioni certamente favorevoli, forti aspettative, ma
anche impegni e compiti ardui. Quello di coinvolgere centinaia di amministratori e
dirigenti locali sui temi della biblioteca pubblica si mostrò e fu straordinario e dette
risultati straordinari, se nel giro di qualche anno i comuni della Capitanata (salvo
quello delle Isole Tremiti) che ne erano privi ne avevano istituita una. Le condizioni
nelle quali versavano quelle preesistenti, dei centri più importanti - Cerignola, Lucera, Manfredonia, San Severo, Torremaggiore, ecc. - si possono immaginare e rendono (e rendevano) del tutto misteriose le regioni che ne motivarono l’esclusione
(l’autoesclusione) dal Sistema. Sistema che ha vissuto momenti e vicende di grande
rilevanza per molte comunità locali. Per anni l’organizzazione centrale garantì i
servizi di acquisto, catalogazione, circolazione e prestito dei materiali librari e un’attività di formazione degli addetti, sia pure, per quel che riguarda quest’ultimo aspetto,
senza sistematicità e continuità e, quindi con risultati largamente insoddisfacenti
(anche per i preliminari limiti oggettivi e soggettivi del meccanismo di reclutamento e selezione). I bibliotecari comunali poterono contare su un’assistenza costante,
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Guido Pensato
soprattutto sul terreno della costruzione di una immagine e di una concreta pratica
della biblioteca pubblica, strettamente collegate alle specifiche realtà servite. Rapporti con il mondo della scuola, con i gruppi organizzati, costituzione dei “comitati
di gestione”, attivazione di programmi culturali, di cicli di conferenze e dibattiti e
di cineforum: il ventaglio delle iniziative fu ampio e sempre accompagnato dal consenso e dalla maturazione dell’idea che la biblioteca potesse essere il centro della
vita delle comunità locali. A distanza di anni, considero le esperienze fatte nell’ambito del Sistema come la punta più alta di verifica della “necessità”, della insostituibilità di una rete diffusa di strutture culturali di base: ancora di più oggi, in presenza
di eccezionali canali e strumenti per la circolazione e lo scambio di informazioni e
conoscenze. Si trattò, allora, di esperienze fondate sulla paziente e attenta tessitura
di rapporti umani e culturali, di “ascolto” e di attenzione alle esigenze, soprattutto
inespresse, di giovani e adulti generalmente tagliati fuori dai circuiti, dai meccanismi e dalle opportunità di una comunicazione culturale e di una socialità ricche,
aperte e dialoganti, capaci di valorizzare, nell’incontro e nello scambio, intelligenze, creatività, saperi mutilati dall’isolamento, dall’afasia. A distanza di anni, alcune
situazioni nate o maturate in quell’ambito sono tuttora o ormai solide. Molte altre
sono ripiombate nella tradizionale marginalità, altre sono letteralmente scomparse;
e proprio nelle realtà che più ne avrebbero bisogno, perché minuscole e periferiche.
Tentativi di arginare un processo di degrado che alla fine si rivelò inarrestabile furono compiuti, da molti bibliotecari comunali e da quelli che, all’interno della Biblioteca Provinciale, “si occupavano del Sistema”, prima e ben oltre il momento in cui
segnali espliciti annunciavano che il suo destino era segnato.
Ma quel che avvenne mi appare chiaro, oggi più di ieri, quando la voglia di
non arrendersi induceva a fare, a tenere in piedi il minimo di contatti, di iniziative
rese possibili da una situazione profondamente mutata, ma che ci sembrava, volevamo credere rimediabile, perché incomprensibile, ingiustificabile quello che stava
accadendo.
Vi fu, incontrovertibile e decisiva, una responsabilità politica e culturale “storica” della Regione, fin dall’epoca della sua istituzione, successiva a quella dei “sistemi bibliotecari”. Furono i prodromi di un nuovo centralismo - di apparati politici e burocratici - che, in Puglia più e più precocemente che altrove, faceva le prove
in danno di un reale decentramento di funzioni e poteri decisionali e di gestione.
Assistenzialismo e clientelismo, latitanza legislativa e programmatoria, latitanza e
assenza tout court produssero, nel giro di qualche anno, dal momento del trasferimento delle competenze dallo Stato, un arretramento della situazione disastroso,
perché fondato sull’esplicito lavoro di distruzione dell’idea stessa di cooperazione
interbibliotecaria e di sistema di biblioteche. Perché un programma, una legge, la
cooperazione mal si conciliavano con le pratiche - spartitorie e dissipatrici - che
avrebbero per lustri dominato, nel settore delle biblioteche e della cultura in genere, la vita regionale. Eppure si trattò di un arretramento che si sarebbe forse potuto
arginare - e per qualche anno lo si fece - se un analogo, progressivo e parallelo
disimpegno dal sistema bibliotecario, dalle logiche che ne giustificavano e sostene57
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
vano la costituzione e l’esistenza, non fosse stato perseguito, con meticolosa
sottovalutazione e costante disattenzione, dall’Amministrazione Provinciale di
Foggia. Potrei fermarmi qui, perché sono convinto che la rescissione del legame
Sistema Bibliotecario/Biblioteca Provinciale, la separazione delle rispettive sorti, la
liquidazione del primo e, di conseguenza, il ridimensionamento - “territoriale e
funzionale” - della seconda, siano dati di fatto ed eventi strettamente collegati.
Ma ci fu (c’era già stato) altro, perché quei dati e quegli eventi erano già in
germe negli stessi atti costitutivi di tutta la vicenda Sistema Bibliotecario/Nuova
Biblioteca.
Il Sistema Bibliotecario fu forse concepito, certamente fu, successivamente
alla istituzione e nei fatti, gestito e vissuto dalla Biblioteca Provinciale, nell’ambito
della stessa e rispetto alla stessa, come un suo servizio, come uno dei suoi servizi e
non come il “sistema delle strutture e dei servizi territoriali” del quale anche essa
era parte. Questo avrebbe dovuto essere il rapporto tra i due soggetti. Era stata
infatti la prefigurazione di questo tipo di relazione che aveva portato alla istituzione del Sistema e alla costruzione di una nuova sede della biblioteca, “in quanto
struttura centrale di riferimento” del sistema e quindi come insieme, a sua volta, di
risorse, competenze, funzioni, procedure e servizi inseriti nell’ambito e a disposizione del sistema. Non essendosi proposto il rapporto Biblioteca Provinciale/Sistema Bibliotecario in termini corretti e coerenti rispetto alla stessa “logica di sistema”, nessuno dei settori della biblioteca è stato mai davvero, e al di là di singole
sporadiche occasioni, fino in fondo, sistematicamente perché programmaticamente,
al servizio di tutto il territorio provinciale; se non nel senso di subire i meccanismi
spontanei che governano la formazione della domanda individuale (e talora collettiva) nei confronti delle istituzioni culturali in genere. A questi limiti va aggiunta la
ricordata e (tuttora) perdurante assenza nel capoluogo di un sistema urbano di servizi bibliotecari di base, cui pure in quella fase si cercò di cominciare a porre rimedio, con risultati al limite del credibile: l’offerta della costruzione di una moderna
biblioteca nel quartiere CEP di Foggia, formulata dall’Ente Nazionale Biblioteche
Popolari e Scolastiche, che se ne accollava gli oneri, a fronte della messa a disposizione del suolo, fu lasciata cadere dal silente rifiuto del Comune. Il ridimensionamento prima e quindi la liquidazione del “sistema provinciale” produssero effetti
negativi nelle singole realtà comunali e, come detto, sospinsero la nuova biblioteca
verso una almeno parziale delusione delle stesse aspettative e del complesso di domande e di bisogni, soprattutto inespressi, suscitati e la costrinsero in un ruolo
territorialmente circoscritto e indubitabilmente riduttivo, rispetto alle potenzialità
e alle risorse, delle competenze e delle funzioni di una “Provinciale”. Un ruolo che
appariva una sorta di damnatio, perché quasi iscritto nella sua stessa genesi, in quanto
nata da una costola della vecchia “Comunale” e, per questo, quasi segnata da un
destino “civico”.
Quel processo si accentuò progressivamente, tra anni ’80 e ’90, indipendentemente e nonostante il consolidarsi a livello locale e nazionale dell’immagine della
nuova biblioteca; un’immagine consacrata, fin dalla nascita, dalla celebrazione - tra
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Guido Pensato
Foggia e Pugnochiuso - del congresso nazionale dell’A.I.B., cui seguirono - accanto al proliferare di lasciti e donazioni, segnali inequivocabili dell’accreditamento di
una biblioteca nei confronti della comunità - iniziative di grande rilievo, sul piano
strettamente professionale e ampiamente culturale, di cui è fatto rapido cenno da
Angelo Celuzza nel suo I venti anni della nuova Biblioteca Provinciale (in «la Capitanata», XXXI, 1994, 2) e che, fugati i dubbi e i pudori per le autocelebrazioni,
una volta ricostruiti, “dalle origini ai nostri giorni”, riusciranno forse, tra l’altro, a
lenire almeno parzialmente gli eccessi autocritici e di severità presenti soprattutto
in queste mie note.
È arduo (accade quando si cerca di individuare, accanto alle “cause prime” e scatenanti, le concause, soprattutto se queste appaiono e sono
inestricabilmente collegate agli effetti e viceversa) “pesare” i fattori che hanno
concorso, da una parte a non impedire lo smantellamento del Sistema Bibliotecario, dall’altra a ostacolare il completo dispiegamento delle potenzialità della
nuova struttura. Mi riferisco sia alla fase di transizione e “costituente” (si passava da una decina di addetti alla Biblioteca Provinciale a sessanta; il che equivale a dire, da una accettabile conduzione “familiare” ad una ineludibile gestione manageriale: ma c’era già la parola?), sia a quella compresa tra gli anni ’80 e
’90. Provo, comunque, al di là di quelli segnalati fin qui, a mettere in fila quelli
che mi appaiono oggi degni di essere raccolti in una sia pur sommaria elencazione,
mi auguro in qualche modo utile:
- la forte centralizzazione delle scelte riguardanti il Sistema, utile nella fase iniziale,
in cui si trattava di raccogliere le adesioni dei singoli comuni, controproducente in
quelle successive, nelle quali un organismo formale e collegiale di partecipazione
avrebbe svolto una funzione di garanzia rispetto agli obiettivi di una maggiore e
duratura responsabilizzazione, di una condivisione delle scelte, di continuità oltre
le quotidiane vicende e pastoie amministrative;
- i meccanismi di reclutamento e di “fidelizzazione” degli addetti alle biblioteche
comunali estremamente deboli e precari: compenso scarso/impegno scarso; nonostante alcuni sporadici tentativi, formazione inadeguata, qualificazione e aggiornamento delegati esclusivamente al livello personale e individuale;
- l’identica, per quel che riguarda questi temi, anzi, più grave situazione nella quale
venne a trovarsi il personale della “Provinciale”, a causa della totale - tradizionale,
storica per gli enti locali - assenza di una specifica politica, che si rivelò decisiva, in
negativo, per un settore in forte potenziale espansione e investito da processi di
intensa professionalizzazione e altrettanto rapida innovazione (definizione e
diversificazione delle figure, unificazione e standardizzazione delle procedure,
informatizzazione, ecc.). I livelli garantiti dall’autoformazione e da una gestione
burocratico-amministrativa e/o genericamente “culturale” dei problemi del personale, si rivelarono del tutto inadeguati;
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
- la articolazione in sale e servizi della nuova biblioteca, non accompagnata da adeguati meccanismi e spazi di scambio e confronto, in grado di garantire livelli essenziali di collegialità, di identificazione e coinvolgimento nella programmazione generale dell’istituto. Si produsse, in conseguenza di ciò, un processo di parcellizzazione, superspecializzazione e autoreferenzialità “di settore”, aggravato dalla “estraneità” sostanziale rispetto alla organizzazione del Sistema e che non risultò intaccato dal tentativo (peraltro rapidamente accantonato) di darsi un “consiglio di istituto”, in analogia a quanto previsto per le strutture dello Stato dalla legge istitutiva
del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.
Questi dati finirono con l’apparire via via sempre meno modificabili, perché fu sostenuto e aggravato dalla totale assenza di politiche della formazione e
di una sistematica pratica del confronto e dello scambio professionale, che produsse, a sua volta, un consolidarsi, ai limiti della esclusività, di un rapporto già
tradizionalmente forte nella pubblica amministrazione, soprattutto del Sud: quello,
diretto esclusivo personale e fondamentalmente distorto, con gli apparati sindacali, burocratici e politici (leggi “politico di riferimento”); una fonte tradizionale
di confusione, sovrapposizione, contiguità e scambio tra il livello tecnico-culturale (e professionale) e quello politico-amministrativo, che finivano con l’indebolire quello già di per sé debole - il primo - e la sua credibilità e autonomia. Anche
questo versante della vicenda può essere ricondotto a un, allora gravissimo, deficit di moderna cultura dell’organizzazione e della gestione; in particolare, di cultura dell’organizzazione e della gestione delle istituzioni e dei sistemi territoriali
complessi. Tutto quello che riguardava la sfera culturale e intellettuale e creativa
sembrava doversi pregiudizialmente (e snobisticamente/provincialisticamente) sottrarre a logiche (per non parlate delle tecniche) sentite come “estranee”,
“tecnocratiche”. E forse si trattava, più semplicemente, di coniugare professionalità, collegialità, partecipazione, responsabilizzazione; parole e concetti, tra l’altro, non estranei al clima dell’epoca, ma evidentemente, sempre particolarmente
difficili da praticare.
14. Commiato/i
a) Quattro direttori (di cui tre “ex”), ovvero: Il ceppo dauno della biblioteconomia
può essere nocivo?
Al di là della forzatura, che posso aver imposto a queste pagine, sottolineando
ricorrenze plurime, coincidenze, convergenze, il caso ha voluto segnalare una ulteriore particolarità di questa “celebrazione”. Per quanto si possa dire che il caso, nella
fattispecie, sono io, proprio perché sono io che mi sono messo sulla strada della ricerca di coincidenze e segnali, è un dato che essa celebrazione veda impegnati ben quattro direttori della Biblioteca Provinciale: tre “ex” e uno in servizio. Ha un ruolo così
60
Guido Pensato
predominante il caso, da togliere qualsiasi significato a questo dato: che, infatti, non è
una coincidenza. Ben tre “ex”, vivi e vegeti! E un quarto, in servizio, altrettanto vivo
e vegeto. È un fatto che vorrà pur dire, da solo, qualcosa…al di là della benedetta e
beneaugurante e auspicabilmente e ancora lungamente perdurante ed estensibile (da
lui agli altri tre) longevità anagrafica e intellettuale del “Direttore” per antonomasia,
Angelo Celuzza! Vorrà, cioè, pur dire qualcosa che in campo - stavo per dire (o sarebbe giusto dire) “sul campo”, “sul terreno” - vi siano un direttore in servizio e tre “ex”,
dislocati, questi ultimi, per quel che riguarda l’epoca del pensionamento, in fasce di
età comprese tra i 70 e i 50 anni. Che voglia significare, per esempio, qualcosa circa la
“nocività” della funzione?
Dei tre direttori “in quiescenza”, il primo, Angelo Celuzza, “temprato” da
vent’anni di Fascismo, dalla guerra, dal dopoguerra, dalla ricostruzione della biblioteca, “compì l’impresa” di dotare la Capitanata di “una struttura bibliotecaria e culturale fondamentale per ogni ipotesi di costruzione di un sistema integrato di servizi
dedicati alla documentazione e alla circolazione delle conoscenze” come amavamo
dire e come di fatto è. Eppure non posso dimenticare il sollievo che gli si leggeva sul
viso (a meno che non abbia “letto” male), nel lasciarmi il testimone e che si fece, via
via che passavano i mesi, più intenso, assumendo i caratteri di una serena riconquistata
gioia di vivere (“non riuscivo più a dormire, me li sognavo anche la notte”, si lasciò
scappare in un fugace incontro, in una sosta delle sue amate passeggiate). Per quel che
mi riguarda, lasciata a mia volta, nel settembre del ’94, la Biblioteca Provinciale, un
mese dopo ero impegnato in una ricerca sulle tradizioni alimentari del Gargano, destinata alla Comunità Europea. Tuttora mi dedico con energia e allegria a intense
scorribande tra biblioteche, gastronomia e mostre d’arte, vecchi e nuovi interessi,
senza denunciare particolari sindromi da vedovanza. Il che mi sembra di poter dire
anche di Mario Giorgio, direttore da quella data e fino al 1999. A pensarci bene, la
domanda posta in testa al paragrafo può essere anche capovolta: “Foggia nuoce alla
biblioteconomia, nelle persone dei bibliotecari, dei direttori di biblioteca?”. Mi auguro di no. Ma soprattutto, mi auguro che non nuoccia alle biblioteche.
b) Autocitazione
Chiudo il paragrafo su di me: ben sapendo che il percorso del disamore intreccia i rispettivi e reciproci processi di disconoscimento, ridimensionamento di
ragioni pregi e meriti, di riconoscimento di torti difetti e limiti. Lo faccio ricorrendo a cose da me scritte per il numero 148-149 (marzo-aprile 1977) di «Italia Nostra», bollettino dell’omonima associazione; non perché siano particolarmente significative e nonostante che siano temporalmente “datate”, ma proprio perché risalenti a circa trent’anni fa (e scritte a tre anni dall’inaugurazione della nuova sede)
possono apparire anche moderatamente significative.
La nuova Biblioteca Provinciale di Foggia e il Sistema Bibliotecario su di essa
imperniato sono due entità strettamente collegate, sorte intorno agli ultimi anni
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
sessanta nell’ambito di uno , e non tra i meno ambiziosi, dei rari tentativi di
dare un ‘sistema bibliotecario nazionale’ al nostro Paese. Il progetto aveva complessivamente una credibilità notevole, anche perché contrastava con un passato in cui lo Stato non era riuscito ad esprimere nemmeno in via di ipotesi una
visione unitaria del problema. Giocava a favore di quel tentativo la diffusa (e
effimera) ebbrezza programmatoria e riformatrice di quegli anni. Il tutto, però,
conteneva già germi pericolosi e contraddittori: - la pretesa di affrontare il problema della pubblica lettura (di una rete, cioè, di strutture bibliotecarie di base)
prescindendo dalla situazione disastrosa in cui versavano i servizi e le biblioteche nazionali; - l’illusione di poter calare dall’alto una iniziativa che riservava al
Ministero, quello stesso che non riusciva a svolgere le proprie funzioni di carattere generale, ogni potere decisionale; - la logica dei ‘poli di sviluppo’ che
anche nel settore culturale presiedeva alla scelta delle aree in cui andava sperimentato il ‘sistema’; - la incapacità di sollecitare e coinvolgere le forze sociali e
culturali, essendo tutto demandato ai livelli tecnici (vedi il boom dell’ideologia
degli ‘standards’) o a quelli burocratico-amministrativi (l’Ente Locale come
‘ostacolo da superare’ e non da conquistare al discorso, proprio attraverso il
coinvolgimento delle forze sociali); - lo scollegamento rispetto ad altri interventi che, proprio in quegli anni, partivano e investivano particolarmente il
Sud e il settore della cultura: l’ “intervento straordinario sul fattore umano”
della Cassa del Mezzogiorno e del Formez, che avrebbe finito col porsi su un
piano obiettivamente concorrenziale rispetto al progetto del ‘Piano L’ prima e
del ‘Servizio Nazionale di Lettura’ dopo.
Gli elementi fin qui rilevati sono essenziali alla comprensione della realtà bibliotecaria di Foggia, che si presenta ormai come un ‘fenomeno’ a livello meridionale e nazionale. Dovremmo aggiungerne altri, concorrenti e non marginali
e sono poi quelli che hanno impedito il crollo dell’iniziativa fin dalla fase di
interregno tra la competenza dello Stato e quella delle Regioni -: la dedizione e
la confluenza energie (professionali e politico-amministrative) individuali; la
totale assenza in circa il 90% dei Comuni della Capitanata della sia pur minima
struttura culturale di base, carenza suscettibile di trasformarsi immediatamente in domanda e disponibilità. Elementi, questi, che andrebbero, insieme ad
altri, chiariti e approfonditi per comprendere fino in fondo il fatto certamente
‘anomalo’ della nascita in un’area meridionale di una struttura bibliotecaria
d’avanguardia e di un sistema di base comprendente 53 biblioteche, tuttora
vitale, pur tra mille difficoltà e contraddizioni.[…]
Il tutto concorre a creare lo ‘scandalo’ di una biblioteca che smette di credere
che il proprio interlocutore sia il libro e scopre - o quanto meno cerca – gli
utenti, quelli attuali e soprattutto quelli possibili, che sono di gran lunga la
maggioranza della popolazione della Capitanata. E gli utenti di una biblioteca
non si inventano con una tautologia: ‘il libro è importante perché è il libro’ o
con una finzione: ‘c’è un libro per tutti’, che sono sempre state, sia pure talora
inconsapevolmente, alla base dell’attività delle biblioteche e dei bibliotecari.
Gli interrogativi, i dubbi che caratterizzano positivamente l’azione della Biblioteca Provinciale di Foggia possono ridursi alla semplice questione: dato
che la collettività non può permettersi di gestire ‘per pochi intimi’ (l’1% della
62
Guido Pensato
popolazione?) strutture che costano centinaia di milioni; e dato che non è
pensabile chiudere dette strutture - il regresso non è mai una soluzione -, l’unica strada possibile, anche sul piano strettamente economico, oltre che su quello, preminente, politico-culturale, è quella di moltiplicare enormemente l’utenza,
di rendere le biblioteche davvero ‘strutture pubbliche aperte a tutti’. E questo
non lo si fa soltanto ‘portando il libro al lettore’. È ora infatti che si dica con
chiarezza non solo che le biblioteche funzionano male, ma anche: che la lettura
è per molti nel nostro Paese un obiettivo da raggiungere; che la scuola non fa
nulla per fornire ai giovani le capacità strumentali e critiche essenziali alla ‘pratica della lettura’; che la lettura non è il fine ma un mezzo; che il libro non né un
‘bisogno da indurre’, ma una risposta, una possibilità da dare in mano a molta
più gente; che la complessiva concezione dei beni culturali ancora egemone è
sostanzialmente quella per cui si attribuisce un valore, proprio perché dato e
acquisito per sempre, soprattutto ai beni artistici, architettonici, monumentali
e archivistico-documentari, mentre se ne attribuisce uno del tutto marginale ai
beni librari (a meno che non siano ‘anche’ antichi), in quanto destinati ad essere
‘usati’, a ‘servire’. Se insomma è vero che il lettore non si costruisce come categoria sociologica ‘a termine’, ma come qualificazione critica aggiuntiva a quelle
‘normali’ (e non semplicemente sociologiche) di ‘lavoratore’, ‘impiegato’, ‘studente’, ecc., è necessario che la biblioteca esca fuori da se stessa e, almeno per
una lunga fase di ‘consapevole emergenza’, aggredisca non tanto ‘il problema
dei lettori’, quanto ‘i problemi del lettore (e del non-lettore). Il che può significare affrontare i problemi reali di tutta una comunità, del territorio, della loro
identità storico-culturale e rispetto a questi verificare e ricostruire le capacità
(vecchie e nuove) di risposta del libro, della biblioteca, dei bibliotecari.
c) Breve autocritica (con breve autodifesa)
Il mio rifiuto della conflittualità e la convinzione illusoria che sono le idee a
fornire autorevolezza a chi ha potere/autorità, garantendomi sicuramente un percorso pendolare lungo l’asse “mitezza-indeterminatezza”, sono diventati (o li ho
riconosciuti), a una lettura a distanza, come un crisma di “pratica inadeguatezza”.
Quel rifiuto e quella convinzione furono consolidati dal primo lungo periodo trascorso in biblioteca col ruolo di vicedirettore, nel corso del quale ero di fatto “dispensato” da situazioni legate alla gestione del personale (salvo il citato episodio
sala ragazzi-dipartimento educativo), fonte privilegiata e quasi esclusiva di
conflittualità nella pubblica amministrazione. Avevo la sensazione di poter coltivare in tranquillità il mito di un’attività culturale affidata alla pura e semplice forza
della ragione, delle idee e delle proposte. Ma oggi mi sembra di poter, tuttavia, scorgere uno sfondo di presunzione e di dirigismo, che si manifestava soprattutto in
una (peraltro più generale) del tutto insufficiente comunicazione e messa in comune delle esperienze professionalmente forti e intense che facevo in quegli anni, all’interno del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali e del Direttivo dell’A.I.B.. In
breve: un che di solipsistico e messianico; una fiducia cieca nell’onnipotenza delle
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Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
idee che avevo (ed ho tuttora, mutatis mutandis, sostanzialmente intatte) sull’organizzazione delle biblioteche e della cultura in generale, mi resero forse addirittura
snobisticamente disattento di fronte a situazioni che avrebbero richiesto forse non
più che l’apertura di uno spazio di confronto e discussione e non i semplici insopportabili interventi di natura burocratico-amministrativa, che sembravano, apparivano (ed erano) come la permanente condanna della mia condizione. E continuai a
lungo a non capacitarmi che la realtà fosse così “vile e meschina” rispetto al sogno
e alla ragione e a pretendere che si piegasse spontaneamente all’una e all’altro. Tanto più che, a ben guardare, queste stesse note, pur così avventurosamente compilate
attraverso i meandri di una memoria, di una natura e di una quotidianità fortemente
concitate, mi sembrano ribadire esplicitamente, idee, intenzioni, convincimenti a
lungo (costantemente e coerentemente) praticati.
d) Qualche elemento in più
Lo sguardo sul passato, la pervicace (ma tutta condotta, come detto, sul filo
della pura speculazione e osservazione) attenzione che continuo a dedicare all’universo amplissimo di cui le biblioteche, mi ostino a credere, devono far parte
e con cui, viceversa, molte riluttano a misurarsi; il vederle proficuamente, creativamente schierate (dilaniate!) sulla linea di confine: conservazione/innovazione/
servizio pubblico (al pubblico); il veder confermata oggi, nel panorama delle biblioteche italiane, nel dibattito teorico e nella loro prassi, la “ineluttabilità” e l’urgenza dell’interazione tra “competenze” e funzioni culturalmente ampie e connesse (e premesse) al ruolo proprio e solida definizione e accorto esercizio delle
specifiche procedure biblioteconomiche; il verificare, rispetto a queste ultime,
che qua e là non è stato bandito, ma riemerge il contestuale, se si vuole ansiogeno
rifiuto dell’autoreclusione in esse, rassicuranti e asfissianti mura, tra confini disciplinari e politico-culturali definiti una volta per tutte e cristallizzati, fuori dal
tempo e sotto qualunque cielo; ma soprattutto, la constatazione e il convincimento, saldi oggi come ieri, che vi sono troppe cose fuori delle biblioteche, troppi
cittadini estranei ai loro “traffici culturali”, per non reclamare una sistematica,
ricorrente messa in questione di tutte le rassicuranti certezze che, queste sì, ne
minano ruolo, funzioni e futuro (esattamente quello che non è stato fatto per un
lungo, marginale, soporifero, inutilmente “glorioso” passato): tutto questo vi è
stato nell’esperienza e nella storia recente delle Biblioteca Provinciale e del Sistema Bibliotecario, con le contraddizioni e i problemi ampiamente detti. Ma le direzioni e le strade intraprese erano e sono ancora quelle giuste; come molte delle
cose fatte, le idee praticate, i risultati conseguiti, i dubbi, le perplessità, le incertezze seminate: sottoscrivo tutto, perché sono esattamente quello di cui sono
fatte parole come biblioteca, libro, cultura.
Si può avere addirittura la sensazione che si sia “fatto troppo” in quegli anni
e proprio a scapito delle specificità…biblioteconomiche della biblioteca. Riesco a
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Guido Pensato
fugare il sospetto pensando a come, per lunghi decenni, dall’Unità in poi, (anche) le
grandi strutture nazionali e quelle delle grandi aree urbane avanzate del paese, pur
essendo custodi di patrimoni ingenti e preziosi e (talora, non sempre) di raffinate e
rigorose tecniche di descrizione e di catalogazione, non siano mai riuscite, sulla
base della semplice ed esclusiva manipolazione di quelle tecniche, a definire ed assumere un benché minimo ruolo utile, “produttivo”, non autoreferenziale rispetto
al contesto. Assolutamente superfluo osservare come nelle fasi storiche e nelle realtà economicamente, socialmente, culturalmente caratterizzate da ritardi e arretratezze, quelle esclusive pratiche assumessero i connotati di un’offensiva attività onanistica. Rendere giustizia, viceversa, alla funzione insostituibile di quelle procedure, significa fare i conti con le situazioni date in termini di usi, abitudini e consumi
culturali; col numero dei libri venduti e letti, con il numero e la “qualità” delle
librerie e dei lettori. Perché il tutto cresca adeguatamente, senza pensare mai che i
risultati acquisiti siano definitivi. La “battaglia delle idee” è lunga e faticosa. E deve
impiegare, anche in biblioteca e attraverso la biblioteca, strumenti, occasioni, proposte diverse, all’insegna di una seria creatività. Nei decenni dagli anni ’70 fino ad
oggi per indicare una strada obbligata - aperta, vivace e “interventista” - alla biblioteca pubblica, si sono utilizzate parole anche equivoche: “promozione”, dal sapore
vagamente burocratico-mercantile, oltre che inequivocabilmente paternalistico; “animazione”, leggiadramente sanitario, ospedaliero; “incremento” (culturale) - spesso
utilizzato, tra i lazzi e gli sghignazzi di quelli del Teatro Club, dalla burocrazia
comunale di Foggia, proprio negli anni da cui ha preso le mosse questo intervento
- e la cui valenza “ippica” (di monta equina), ai foggiani ben nota (per aver la città
ospitato a lungo un “istituto incremento ippico”, appunto) avrebbe dovuto sconsigliare l’impiego. Ma il lessico biblioteconomico inglese e americano contemplano
una parola chiara, nitida, per indicare il compito, qua e là più o meno urgente, da
parte delle biblioteche di “uscire fuori di sé”: “extension”, semplicemente “estensione”. Una parola e un concetto che fanno parte integrante dello statuto disciplinare e della pratica bibliotecaria e culturale di realtà avanzate di grande tradizione.
Stabilire quali siano i confini e i limiti del suo raggio d’azione non può che spettare,
nelle diverse, specifiche situazioni, ai bibliotecari, agli utenti individuali e organizzati, a coloro che sono in grado di rappresentare e dare voce al versante silente,
assente e potenziale dell’utenza.
Lo si ricorda spesso e a ragione: mentre era in costruzione la nuova sede della
Biblioteca Provinciale, un regista, preparando un documentario sull’argomento,
intervistò gli operai addetti ai lavori, chiedendo, in particolare a uno di loro, dopo
avergli spiegato cosa fosse una biblioteca, cosa ne pensasse, se la considerasse una
buona cosa. L’operaio accompagnò la scontatissima approvazione con un laconico,
tagliente: “speriamo che non sarà la solita cosa per i figli dei massoni” (intendendo,
come è ovvio, “per i soliti pochi privilegiati”). Che risposta daremmo oggi, non nel
caso specifico, ma più in generale, qui e altrove, rispetto al tema cultura-cittadiniprivilegio-esclusione, a quel dubbio, a quel sospetto? Non so, infatti, se possono (o
devono) definirsi privilegi, esclusioni oritardi, arretratezze, quelli che sono, tutto65
Per fatto personale: di molti. La Biblioteca, il Teatro Club, la Città
ra, dati di fatto della situazione bibliotecaria italiana; che, comunque, inducono
Tulio De Mauro alle “sorprendenti” riflessioni dedicate all’eargomento nel citato
libro-intevista:
solo poche persone sanno - non lo sa il Comune di Roma, non lo sa la Regione
Lazio, non lo sa forse l’intera popolazione romana - che prima dei bombardamenti, in proporzione agli abitanti, la città di Baghdad offriva ai suoi residenti più luoghi di lettura pubblica che non la città di Roma […] A Roma nessuno sa di avere
diritto, secondo gli standard internazionali, a trovare entro 600 metri da casa propria una biblioteca che gli metta a disposizione i libri appena usciti. E questo accade
a New York o a Parigi, a Madrid o a Salamanca e a Barcellona. Allora, certamentre
l’Italia vive una condizione di arretratezza, ma è un’arretratezza indotta. Se non ci
sono biblioteche, non si sa che potrebbero e dovrebbero esserci. Non sapendo
questo, nessuno spinge per avere biblioteche. E quindi si degenera in una situazione di arretratezza collettiva. […] Ma […] arretrati non si nasce.
Autopoiesi
Il tono e le intenzioni non sistematiche di questa mia partecipazione ai riti,
tanto più graditi quanto più informali, per il trentennale della nuova sede della Biblioteca Provinciale, da una parte mi inducono a definirla, per così dire e ancora una
volta, “tangenziale”, “eccentrica”, “a margine” rispetto a una riflessione “adeguata”,
“matura”, che altri vorranno (finalmente e doverosamente) dedicare all’argomento;
dall’altra, mi dispensano dall’apporre una chiusa purchessia, preferibilmente altrettanto ritualmente augurale (il che si dia, comunque, come fatto); e infine, mi autorizzano a proporne una che mi sembra, nonostante l’apparente suo carattere eterodosso,
in sintonia con l’evento e con la mia disposizione nei confronti dello stesso.
La pagina conclusiva pretende, infatti, di essere molte (come al solito, troppe)
cose: - una delle mie esercitazioni (una citazione futurista o un gioco passatista? in
ogni caso utile per risparmiare pagine) sui confini, tra il poetico e il tipo-grafico; - una
certificazione e un riconoscimento del debito che ho nei confronti degli “anni di
biblioteca”, per avermi consentito di consolidare la mia delirante passione per la parola e la scrittura, soprattutto su due versanti apparentemente lontani: il ludico-segnico
e il civile-semantico, che, tutto sommato, forse è uno solo; - un piccolo rito conclusivo di appartenenza e di distacco; - un atto e un attestato di autoliberazione, come
alternativa a un improbabile, improponibile, ingiustificato atto di contrizione.
Ma un dubbio resta: si tratta dell’ explicit di un poeta precoce ma clandestino,
che ha preteso di fare il bibliotecario - scegliendo il certo presente tra i libri e non
l’incerto futuro nei libri - e si è accorto tardivamente di non essere tagliato per farlo (il
bibliotecario); o di un irriducibile bibliotecario, tardivamente pentito, che si accorge
di essere (stato da sempre, malgrado tutto, semplicemente, presuntuosamente) poeta
o che ha costantemente la tentazione di “buttarla in poesia”?
66
Guido Pensato, Sparse (: frecce morbide), 2004
68
Maria Altobella
Apparato di consultazione generale
Aspetti strutturali e semantici
di Maria Altobella
1. La Sala di Consultazione: definizione e riferimenti storico - bibliografici
Una riflessione sul ruolo della “Sala di Consultazione” di una biblioteca pubblica non può non muoversi all’interno di un preciso quadro di riferimento.
Nelle biblioteche pubbliche italiane per “Sala di Consultazione” si intende
una speciale sala di lettura, diversa dalle sale comuni in quanto raccoglie e mette immediatamente a disposizione degli studiosi le opere che costituiscono i sussidi fondamentali per lo studio di qualsiasi argomento; sussidi che vengono definiti, con termine generico, opere di consultazione. Come istituzione, questa tipologia di sala risale
alla seconda metà del secolo XIX quando, cioè, l’aumento della produzione libraria
rese necessario separare i magazzini dal servizio pubblico portando a contatto degli
studiosi non certo tutti i libri della biblioteca, bensì le cosiddette opere di consultazione. Di conseguenza le biblioteche si sono dovute arricchire di opere fondamentali
e, per metterle a portata di mano, è stato necessario creare la sala di consultazione.1
In Italia la prima di queste sale venne istituita al piano terra della Biblioteca
Nazionale Centrale “Vittorio Emanuele” di Roma nel 1885 e, naturalmente, servì
poi da modello teorico per altre biblioteche. Rimaneggiata più volte e riordinata
radicalmente da Luigi De Gregori2 nel 1909, comprese cinque grandi sezioni fondamentali - Enciclopedie generali, Dizionari speciali, Dizionari e Repertori di araldica e famiglie celebri, Dizionari biografici speciali e Biografie generali nazionali ed opere essenziali relative a tutto lo scibile umano - Arte, Scienze tecnologiche e
matematiche, Scienze naturali, Medicina e Veterinaria, Leggi e Giurisprudenza,
Economia politica e Finanze, Filosofia, Lingue e Letterature, Antichità classiche,
1
Amalia VAGO, La sala di consultazione, Milano, Mondadori, 1941. Attraverso questa monografia l’autrice
realizza una sistematizzazione teorica della problematica relativa alle sale di consultazione introducendo il
principio di ordinamento per materia.
2
Luigi De Gregori, studioso e bibliotecario prima presso la Biblioteca Nazionale di Roma, poi, in qualità
di direttore, presso la Biblioteca del Ministero della Pubblica Istruzione e la Casanatense, dopo aver
riorganizzato la Biblioteca romana “Antonio Sarti” e la Casa di Dante, compì ogni sforzo per rendere le
biblioteche efficienti e sicure modernizzandole e accrescendone il patrimonio e contribuì a diffondere l’idea
di una biblioteca nuova, realmente aperta a tutti, difendendo il patrimonio librario pubblico.
69
Apparato di consultazione generale. Aspetti strutturali e semantici
Filologia, Classici greci e latini, Testi e Dizionari classici e medioevali, Letterature
e Dizionari, Storia italiana e di altre Nazioni, Storia della Chiesa.
Nei primi anni del secolo XX altre ricche Sale di Consultazione vennero
istituite sia presso la Biblioteca Vaticana che presso la Nazionale Marciana di Venezia, la Biblioteca Universitaria di Padova, la Nazionale di Torino, la Nazionale
Braidense di Milano e la Nazionale Centrale di Firenze; quest’ultima, sotto la direzione di Domenico Fava,3 istituì 15 sezioni di consultazione completandole con i
periodici.4 Ma anche importanti biblioteche in Europa - Germania, Francia, Austria e Inghilterra - mostrarono interesse per queste grandi sale di lettura, realizzandole. Le biblioteche americane, invece, si caratterizzarono per l’organizzazione della
lettura pubblica e per la ricchezza dei relativi mezzi impiegati.
Il tema della “Sala di Consultazione” è stato preso in esame da numerosi
autori tra cui Giordani, Apollonj, Camerani, Santoro Fioroni, Pinto e Barberi.5 In
tempi più vicini è stato trattato da Aghemo, Sisinni, Solimine, Bottasso, Maltese,
Del Bono e Pensato.6 Quest’ultimo autore attribuisce al lavoro di consultazione
una caratteristica dinamica collegandolo al servizio di informazione e proponendo
una definizione binomica: servizi di informazione - consultazione.
a) Le Opere di Consultazione
L’attività di informazione necessariamente richiede strumenti specifici di lavoro. Una parte del materiale documentario posseduto dalle biblioteche - a causa di
caratteristiche intrinseche - è strumento informativo per eccellenza ed è rappresen-
3
Domenico Fava, dopo una decennale permanenza alla Braidense di Milano, ha diretto la Biblioteca Estense
di Modena ed in seguito la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze rivolgendo particolare attenzione agli
studi bibliografici.
4
Joachim WIEDER, Le sale di studio nelle biblioteche italiane, in «Accademie e Biblioteche d’Italia», XXV
(1957), 1, pp. 28-38.
5
Per uno sguardo retrospettivo cfr. Igino GIORDANI, La sala di consultazione nella Biblioteca governativa di
Lucca, in «Accademie e Biblioteche d’Italia», IV (1930), 3, pp. 285-286; Ettore APOLLONJ, Guida alle biblioteche
italiane, Milano, Mondadori, 1939; Vittorio CAMERANI, L’uso pubblico delle biblioteche, Milano, Mondadori, 1939;
Enza SANTORO FIORONI, L’informazione nelle biblioteche, in «Accademie e Biblioteche d’Italia», XXVI (1958), 45-6, pp. 400-406; Olga PINTO, Gli uffici d’informazione nelle biblioteche pubbliche, in «Accademie e Biblioteche
d’Italia», XXVI (1958), 3-4, pp.193-201; Francesco BARBERI, Servizi d’informazione nella biblioteca pubblica, in
Francesco BARBERI, Biblioteca e bibliotecario, Bologna, Cappelli, 1967, pp. 95-107.
6
Tra gli interventi più significativi e relativamente recenti: Aurelio AGHEMO, Il servizio di consultazione fra
realtà e immaginario: nuove prospettive per lo sviluppo di una funzione centrale nei servizi all’utenza, in
«Biblioteche oggi», VI (1988), 5, pp.43-48; Francesco SISINNI, Diffusione della informazione bibliografica: problemi
e prospettive, in «Accademie e Biblioteche d’Italia», XLVIII (1980), 1, pp. 5-10; Giovanni SOLIMINE, L’informazione
in biblioteca: introduzione ai problemi dell’informazione bibliografica, Milano, Editrice Bibliografica, 1985; Enzo
BOTTASSO, Reperimento dell’informazione e sviluppo civile, in «Accademie e Biblioteche d’Italia», (1982), 4-5,
pp. 355-364; Diego MALTESE, Le sale di consultazione, in Diego MALTESE, La biblioteca come linguaggio e come
sistema, Milano, Editrice Bibliografica, 1985, pp. 131-135; Gianna DEL BONO, Consultazione, Roma, A.I.B.,
1992; Rino PENSATO, Il servizio di consultazione in Paola GERETTO (a cura di), Lineamenti di biblioteconomia,
Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1991, pp. 271-297.
70
Maria Altobella
tato dalle opere di consultazione che, per tradizione, sono costituite da documenti
di elevato contenuto scientifico e culturale. Si tratta, quindi, di collezioni di opere
speciali il cui compito è quello di formare la base operativa per tutte le attività di
informazione che ogni biblioteca deve fornire alla sua utenza.7
Molteplici sono le definizioni ricorrenti e formulate da diversi autori che
hanno portato all’individuazione di vari raggruppamenti che possono essere così
semplificati: opera fatta per essere consultata, opera che serve per una informazione o una risposta, opera che non si legge da cima a fondo, opera che serve per
orientare, opera ausiliaria per una ricerca, opera non esportabile dalla biblioteca.
Sono, queste, definizioni funzionali al concetto di opere quali strumenti di informazione.
Cercando di individuarne i contenuti secondo la loro tipologia è possibile
ricondurle ad alcuni gruppi e cioè: opere di tipo bibliografico, opere a testo discontinuo, opere a testo continuo, opere di tipo iconico ed opere di tipo tabellare e
numerico. Tale suddivisione a volte è trasversale rispetto ad alcune opere; infatti, le
enciclopedie possono presentare il loro contenuto in forma sia alfabetica e cioè a
testo discontinuo, sia sistematica e quindi a testo continuo. Un’ulteriore distinzione riguarda le opere ad accesso diretto all’informazione quali enciclopedie, dizionari, annuari, repertori; e le opere ad accesso indiretto all’informazione quali cataloghi, bibliografie, indici.8
Le opere di consultazione, inoltre, quando sono di tipo bibliografico comprendono bibliografie, cataloghi di biblioteche, cataloghi commerciali ed editoriali, indici; quando sono a testo discontinuo comprendono enciclopedie, dizionari, concordanze, repertori biografici, cronologie, annuari; quando sono a testo
continuo comprendono trattati, manuali, collezioni di testi, fonti, guide; le opere
di tipo iconico, non reperibili cioè in un testo scritto, riguardano stemmi, blasoni,
bandiere, raffigurazioni umane o di opere artistiche, panorami, fotografie. Le pubblicazioni in forma tabellare sono riconducibili a serie statistiche e a raccolte di
dati numerici laddove l’informazione è rappresentata da grafici, elenchi, tabelle,
tavole matematiche e logaritmiche oppure astronomiche, fisiche, biologiche e
chimiche.
Da non trascurare, infine, i periodici - riviste e pubblicazioni accademiche che rappresentano un vero e proprio mare magnum della cultura e costituiscono
serie importantissime di studi. Inoltre, ai fini della ricerca, forniscono spesso indici
propri, pubblicati ad intervalli più o meno regolari; molto diffusi sono gli indici
annuali, ma si rivelano utili soprattutto gli indici cumulativi pluriennali. Se gli
abstracts provvedono all’informazione corrente, l’indice pluriennale di un singolo
periodico viene utilizzato soprattutto per le ricerche di tipo retrospettivo.
7
Aurelio AGHEMO, L’opera di consultazione: contributo alla definizione di una voce di un possibile glossario,
in «Biblioteche oggi», VII (1989), 4, pp. 453-466.
8
Aurelio AGHEMO, Informare in biblioteca, Milano, Editrice Bibliografica, 1992, pp. 41-91.
71
Apparato di consultazione generale. Aspetti strutturali e semantici
2. Programmazione della fisionomia
Le motivazioni che spingono alla lettura pubblica e quindi alla consultazione di un testo all’interno di una struttura istituzionale sono chiaramente dovute all’opportunità di trovare informazioni su una quantità di opere che non è
possibile o conveniente acquistare, alla possibilità di integrare la lettura e lo studio con la consultazione di altri testi e con l’accesso a vari servizi che supportano
la ricerca; i bisogni che inducono a frequentare gli istituti culturali sono, di conseguenza, professionali o di studio, di svago o di formazione. Le biblioteche hanno
quindi il compito di soddisfare i bisogni informativi, formativi, di lettura e di
essere al servizio della comunità selezionando, filtrando e organizzando le informazioni.9
Un settore chiave di ogni biblioteca è costituito proprio dalle Sale di Consultazione, luoghi in cui il patrimonio documentario è disposto in modo sistematico
dopo essere stato selezionato con cura, comprendendo opere non effimere e capaci
di offrire una panoramica dello stato delle conoscenze.
I criteri da seguire per la scelta delle opere di consultazione devono riguardare i bisogni informativi della comunità servita, il posseduto, l’utilizzo effettivo dei
materiali bibliografici, i fondi disponibili ed, eventualmente, i programmi di cooperazione. Le raccolte, di conseguenza, dovranno rinnovarsi in modo costante per
coprire con tempestività i nuovi campi del sapere e, data la rapida obsolescenza dei
materiali destinati alla consultazione, sarà opportuno affiancare il formato on-line
dei documenti. Infatti, i servizi on-line sono più veloci, più convenienti, più specifici ed aggiornati. La ricerca on-line, considerata inizialmente come estensione molto
specializzata della sala di consultazione, attualmente è giudicata un utile complemento delle risorse esistenti.10 Se, quindi, in un primo tempo era ritenuto un servizio addizionale - solo una veloce alternativa al reference tradizionale - oggi è uno
dei molti servizi a disposizione degli studiosi. 11
Un’onesta ricerca di pluralismo culturale, inoltre, deve garantire un giusto
equilibrio tra diversi orientamenti ideologici e condurre a scelte differenziate, rappresentative di concezioni e metodologie diverse.
Le collezioni devono, altresì, riflettere il rapporto che l’istituto bibliotecario
ha con il contesto ambientale ed il tessuto socio - culturale; l’interazione con l’ambiente, infatti, costituisce uno dei principi fondamentali della politica di sviluppo
9
G. SOLIMINE, L’informazione in biblioteca…, cit.
Carla LEONARDI, Il reference in biblioteca: guida ai servizi d’informazione, Milano, Editrice Bibliografica,
1995.
11
L’uso dei materiali on-line non deve, comunque, essere esclusivo perché tra la ‘memoria vegetale’ - fatta
di carta - e la ‘memoria minerale’ - del computer - non sarà quella vegetale ad essere sconfitta; nel buio di
probabili blackout, infatti, saranno i libri - immortali - a tenere compagnia e a parlare del mondo. Cfr. Umberto
ECO, Memoria vegetale e memoria minerale: il futuro dei libri, vero e proprio inno al libro in occasione della
conferenza tenuta nella nuova Biblioteca di Alessandria d’Egitto, in qualità di componente del consiglio di
amministrazione, il 1° novembre 2003.
10
72
Maria Altobella
delle raccolte; tuttavia, la coerenza della fisionomia documentaria darà, naturalmente, spazio all’universalità del sapere per fornire stimoli nuovi e garantire il pluralismo. L’apparato di consultazione deve, dunque, servire il proprio bacino di
utenza, deve rispecchiare l’andamento della produzione corrente e deve rappresentare il patrimonio di conoscenze anche attraverso la consistenza pregressa dei documenti.12
Il valore di questo apparato si può misurare sotto vari aspetti: per le dimensioni, per la copertura bibliografica, per l’impegno costante e continuativo nell’aggiornamento e per la conseguente attività di promozione all’uso dei documenti.
Particolare attenzione è da rivolgere all’organizzazione ed all’uso di riviste e
periodici che - in un settore di carattere generale - rivestono un ruolo molto importante nella connotazione e nell’aggiornamento delle varie sezioni; i periodici specializzati, infatti, possono convivere con le monografie della medesima disciplina e fare
parte della raccolta per quei principi di completezza delle notizie e delle informazioni. La tempestività di diffusione dei contenuti e la facile e veloce accessibilità alle
conoscenze qualifica la pubblicazione periodica per cui ogni esigenza - culturale e
professionale - trova una delle forme più congeniali di soddisfacimento. Inoltre, la
duplicazione su audiovisivi di giornali e periodici ed il giornale elettronico, renderanno questi strumenti sempre più adeguati ed efficaci.13
3. Offerta documentaria
La Sala di Consultazione della Biblioteca Provinciale di Foggia, settore costituito durante gli anni 1974-1978, si sviluppa su 700 mq, raccoglie e conserva circa
20.000 unità documentarie ordinate per materia a scaffale aperto e suddivise in dieci
classi secondo la Classificazione Decimale Dewey; dispone di 180 posti di lavoro
per la lettura in sede e, naturalmente, dei cataloghi - autori/titoli e soggetti - sia
cartaceo retrospettivo che elettronico corrente.
A stretto contatto con la Sala di Consultazione è ubicata - su 187 mq e 50
posti di lavoro - la Sala Periodici, con dotazione di 1755 testate di cui 800 correnti e
20 giornali - tra stranieri, nazionali e locali - 200 cd-rom, 100 floppy disk oltre a
banche dati e risorse accessibili in rete. La sala di lettura, a scaffale aperto, offre
l’accesso diretto alle annate in corso.14
12
Giovanni SOLIMINE, Le raccolte delle biblioteche: progetto e gestione, Milano, Editrice Bibliografica,
1999.
13
Carlo CAROTTI – Rita CARRARINI, I periodici nelle biblioteche pubbliche, Milano, Editrice Bibliografica,
1985. Cfr. anche Fabrizia BEVILACQUA, Usabilità e uso dei periodici elettronici: problemi e soluzioni, in
«Biblioteche Oggi», XXI (2003), 3, pp. 5-13.
14
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI FOGGIA, La Biblioteca Provinciale di Foggia, Amministrazione Provinciale
di Capitanata, 1974. Opuscolo pubblicato in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Biblioteca
Provinciale.
73
Apparato di consultazione generale. Aspetti strutturali e semantici
Un tradizionale banco di distribuzione - cerniera tra le due aree - collega le
sale al deposito moderno - serbatoio di informazioni - saldando la ricerca documentaria con il ricco patrimonio storico. 15
Il patrimonio documentario, di elevata validità scientifica e culturale, è particolarmente ricco di repertori bibliografici. A titolo esemplificativo, sono da indicare importanti strumenti retrospettivi quali: Besterman Theodore, A world bibliography of bibliographies and of bibliographical catalogues, calendars, abstracts, digests, indexes and the like: 5 volumi editi a Losanna nel 1966 che elencano 117.000
bibliografie pubblicate sino al 1964 e distinte in 15.829 argomenti; Index traslationum, repertorio annuale di tutti i libri del mondo tradotti nella lingua originale in
tre serie pubblicate tra il 1932 e il 1983 ed in 27 volumi; Catalogo Generale della
Libreria Italiana 1847-1967 del Pagliaini, ristampa anastatica della classica bibliografia retrospettiva delle pubblicazioni italiane; Catalogo Cumulativo 1886-1957
del Bollettino delle pubblicazioni italiane (CUBI), risultato della fusione in unica
sequenza alfabetica delle circa 640.000 schede contenute nelle 72 annate del Bollettino; Catalogo dei Libri Italiani dell’Ottocento 1801-1900 (CLIO), organico strumento di consultazione per tutto il secolo comprendente 420.898 edizioni; British
Museum, General Catalogue of Printed Books, Compact, to 1955: stampa fotomeccanica del catalogo di servizio del British Museum; Catalogue Générale Origines 1970 de la Bibliothèque de France, catalogo della Biblioteca Centrale di Francia che
fa da pendant al catalogo del British Museum; National Union Catalog (NUC),
pre-1956 imprints 1958-1982, comprende in microfiches le acquisizioni di biblioteche degli USA e del Canada; Library of Congress, Subject Catalog 1950-1982, indice delle accessioni della Library of Congress che, con la cumulazione del 1982,
cessa le pubblicazioni ed è sostituito dall’edizione in microfiches del NUC.
I repertori correnti più significativi, oltre agli aggiornamenti del NUC ed ai
supplementi del British Museum, comprendono: la Bibliografia Nazionale Italiana (BNI) - bibliografia elaborata sugli esemplari d’obbligo che pervengono alla
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze - ed il Bollettino delle Opere Moderne
Straniere acquisite dalle biblioteche pubbliche statali italiane (BOMS): repertorio
che registra opere straniere localizzando la loro presenza presso trentasette biblioteche italiane; Giornale della Libreria, organo ufficiale dell’Associazione Italiana
Editori, che informa sistematicamente sulle novità e le nuove edizioni via via pubblicate in Italia; sono ancora da segnalare: British National Bibliography, bibliografia
nazionale inglese ufficiale in corso; American Book Publishing Record Cumulative,
cumulazione annuale dei libri in commercio negli Stati Uniti; Letteratura Italiana
Aggiornamento Bibliografico (LIAB), pubblicazioni sulla letteratura italiana in Italia
e all’estero; L’Année philologique, bibliografia critica ed analitica dell’antichità greco-latina; Dizionario delle Opere Classiche (DOC), bibliografia di letteratura clas-
15
Angelo CELUZZA, La nuova Biblioteca Provinciale, Foggia, Amministrazione Provinciale di Capitanata,
1975.
74
Maria Altobella
sica a cura di Vittorio Volpi; Repertorium fontium historiae Medii Aevi a cura del
Potthast; International Bibliography: of Economics, of Antropology, of Political
Science, of Sociology, of Historical Sciences.
Tra le più importanti biografie generali: Dizionario biografico degli italiani,
grande biografia nazionale ancora in corso edita dalla Treccani; Bibliotheca
Sanctorum, dizionario agiografico monumentale; Dictionary of international
biography, dizionario biografico internazionale.
Completano l’assetto informativo enciclopedie generali: Treccani, Britannica, Larousse, Universal Ilustrada (Espana), Meyers Neues Lexicon, Einaudi,
Garzanti; enciclopedie specializzate: Enciclopedia delle scienze sociali, Enciclopedia delle scienze fisiche, Enciclopedia cattolica, Enciclopedia medica italiana, Enciclopedia del diritto, Enciclopedia giuridica, Enciclopedia della scienza e della tecnica, Enciclopedia universale dell’arte, Enciclopedia agraria italiana, Enciclopedia dello
spettacolo, Enciclopedia della stampa, Enciclopedia della Fisica, Enciclopedia dell’Ingegneria, Enciclopedia di Psicopedagogia; riviste:16 «Annales», «Annuario DEA
delle Università e degli Istituti di Studio e Ricerca in Italia», «Archivio glottologico
italiano», «Biblioteca teatrale», «Bollettino di archeologia», «Bollettino d’arte»,
«Bollettino di numismatica»; «Giornale d’Arte», «Giornale di Astronomia», «Giornale di Matematiche»; «Flash Art», «Lares», «Studi storici», «Civiltà cattolica»,
«Nuova Antologia», «Il Ponte», «Scrittura e Civiltà», «Polis», «Politica internazionale», «Quaderni storici», «Studi medievali», «Napoli nobilissima», «Physis», «Rivista di Agronomia», «Rivista Italiana di Musicologia», «Nature», «Sapere», «Sipario», «Il Foro Italiano», «Dizionario bibliografico delle riviste giuridiche italiane»,
«Annuario Statistico Italiano», «Informazioni Statistiche», «Rivista giuridica del
Mezzogiorno», «Rivista giuridica dell’edilizia», «Rivista giuridica dell’ambiente»,
«Rivista giuridica della scuola», «Il Fisco», «The Economist», «Tecnology review»,
«Vetera Christianorum», Banca dati giuridica De Agostini, ecc...; repertori speciali: Corpus Nummorum Italicorum, Storia Economica Cambridge, Storia delle Scienze, diretta da Paolo Rossi, I Greci, Storia di Roma, Storia d’Italia, Storia d’Europa,
Annali, Le Regioni (Einaudi); Storia d’Italia diretta da Giuseppe Galasso (UTET),
Grande Antologia Filosofica, Le radici del pensiero filosofico, Dizionario della lingua italiana a cura di Tommaseo e Bellini, Vocabolario Universale Italiano
(Tramater), Vocabolario della lingua italiana (Treccani), Grande Dizionario della
lingua italiana di Salvatore Battaglia, Dizionario dell’uso di Tullio De Mauro, The
new Grove Dictionary of Music and Musicians, The Dictionary of Art (Grove),
Storia economica d’Europa diretta da Carlo M. Cipolla, La Pittura: in Europa, in
Italia (Electa), Trattato di medicina interna di Introzzi, Atlante di Anatomia del
Netter, Storia del teatro di Doglio.
Da sottolineare, inoltre, tra le collezioni di testi: Patrologia greca e latina del
16
Carlo REVELLI, Osservatorio internazionale: ancora sui periodici, in «Biblioteche oggi», XXI (2003), 4,
pp. 65-68.
75
Apparato di consultazione generale. Aspetti strutturali e semantici
Migne, Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL) del Mommsen, Lexicon totius
Latinitatis di Forcellini, Enciclopedia storico-nobiliare italiana dello Spreti, Rerum
Italicarum Scriptores del Muratori, Bibliotheca Scriptorum Graecorum et
Romanorum Teubneriana, Scriptorum classicorum Bibliotheca Oxoniensis, The Loeb
Classical Library, Les Belles Lettres (serie greca e latina con traduzione francese),
Biblioteca di scrittori italiani, Fondazione Valla, Classici latini, Classici greci; Classici della Filosofia, Classici della Politica, Classici dell’Economia, Classici della Pedagogia, Classici delle Religioni, Classici della Scienza; Scrittori d’Italia, Fonti per
la storia d’Italia, Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, Monumenta
Germaniae Historica, Alegmeins Kunstler Lexicon (Saur), Bibliothèque de la Pléiade,
Biblioteca de Autores Espanoles, e così via.
A questi fondamentali strumenti informativi si aggiungono le opere considerate ‘definitive’ per l’elevato livello scientifico e per la loro funzione di guida organica e rigorosa. Alcuni esempi: Trattato di grafologia di Moretti, Storia del costume
in Italia di Levi Pisetzky, Storia e potere della scrittura di Martin, Il secolo breve di
Hobsbawn, Il Medio Evo di Volpe, La civiltà dell’Occidente medievale di Le Goff,
Storia del paesaggio agrario italiano di Sereni, Storia dell’agricoltura italiana in età
contemporanea a cura di Bevilacqua, Storia dei Longobardi di Paolo Diacono, Storia della città di Benevolo, Storia dell’architettura moderna di Zevi, Storia dell’arte
italiana di Argan, Storia dei partiti nell’Italia Repubblicana di Colarizi, Mafia, politica e affari di Tranfaglia, Biochimica di Lehninger, L’arte della cucina in Italia
(Einaudi), Il giardino e la città di Cerami, Flora d’Italia di Pignatti, ecc...
Numerose le opere sistematiche su singole discipline quali: agraria, antropologia, archeologia, architettura, arte, astronomia, biblioteconomia, botanica, chimica,
cibernetica ed informatica, cinema, comunicazioni e mass media, diritto, economia e
politica economica, filatelia, filologia, filosofia, fisica, folklore, fotografia, geografia,
giochi, letterature, linguistica, matematica, medicina, musica, paesaggio, pedagogia,
politica, psicologia, religioni, scienza e tecnica, scienze biologiche, scienze della terra,
sociologia, sport, storia, teatro, turismo, urbanistica, veterinaria, zoologia.
Questa, la panoramica dell’offerta documentaria dell’apparato di consultazione generale e, lectis rerum summis, la relativa fisionomia bibliografica.17
4. Innovazione
Al fine di esaltare e potenziare il carattere di reference library del settore, è
determinante tenere conto dell’evoluzione delle conoscenze su determinati temi e
delle tendenze innovative.
L’organizzazione fisica dei documenti, oltre a produrre effetti sull’occupazione dello spazio, può condizionare l’uso degli stessi da parte degli studiosi. La
17
Giuliano VIGINI, Opere di consultazione per la biblioteca pubblica, Milano, Editrice Bibliografica,1983.
76
Maria Altobella
rigida separazione in classi, osservata finora, è oggi al centro di interessanti dibattiti
tesi ad affermare lo sviluppo di sistemi di classificazione/collocazione che, prescindendo dalle tradizionali suddivisioni disciplinari, parta dagli elementi di conoscenza per costruire raggruppamenti fondati oggettivamente sulle interrelazioni; si sostengono, cioè, sistemi di classificazione fondati sulla struttura ontologica del mondo
reale.18
La riorganizzazione dell’area prevede una struttura basata su un unico spazio aperto, articolato in zone attraverso una particolare disposizione degli elementi
di arredo, comunque finalizzata all’integrazione dei diversi ambienti da un punto
di vista logico e fisico.
Infatti, l’esigenza di relazione tra alcuni campi disciplinari ne suggerisce la
collocazione in contiguità delineando unità funzionali a cui corrispondono unità
spaziali.19
L’ordinamento delle opere seguirà un criterio di organizzazione per aree
macrotematiche introducendo, cioè, aree di tipo dipartimentale con articolazioni
sezionali. 20
Ogni macroarea sarà dotata dei classici, delle più autorevoli collezioni di testi, delle fonti, dei manuali e dei trattati, delle monografie fondamentali, dei rapporti di associazioni scientifiche oltre ad atti congressuali, principali riviste, audiovisivi
e documenti elettronici.21
La nuova fisionomia documentaria verrà determinata dalla specificità di grandi
campi disciplinari i cui aspetti, strutturali e semantici, saranno sempre legati all’ordinamento classificato ed al libero accesso agli scaffali da parte degli utenti. Una
mappa concettuale orienterà i rapporti che uniscono i diversi campi del sapere.
Nell’organizzare l’offerta delle diverse macroaree, lo sviluppo delle collezioni sarà progettato a cercare un punto di equilibrio tra la quantità di documenti
pubblicati e disponibili in commercio per ciascuna disciplina e l’interesse che gli
studiosi manifesteranno verso le sezioni tematiche proposte. Naturalmente verranno ancora coltivati i filoni già presenti nella fisionomia bibliografica dall’apparato
ma, nello stesso tempo, si cercherà di servire gli utenti offrendo le informazioni e i
documenti di cui hanno bisogno, stimolando ulteriori esigenze. La collezione di
consultazione generale, quindi, si svilupperà in rapporto alle necessità di studio e di
ricerca richieste dal suo pubblico ed in relazione al supporto dei documenti, cioè
libri, giornali, riviste, microfilm, microfiches, cd-rom, audiovisivi: elementi tutti
18
Claudio GNOLI, Mezzo o messaggio? Le classificazioni all’inseguimento delle conoscenze in evoluzione,
in «Biblioteche oggi», XXI (2003), 1, pp. 17-20.
19
Patrizia LUPERI, Le case dell’apprendimento flessibile: ripensare lo spazio della biblioteca in funzione dei
nuovi processi di comunicazione in «Biblioteche oggi», XXI(2003), 6, pp. 31-33.
20
Giovanni DI DOMENICO, Presentazione dell’offerta documentaria e ordinamento delle raccolte nella BEIC,
in «Bollettino AIB: rivista italiana di biblioteconomia e scienze dell’informazione», 2003, 1, pp. 45-62.
21
Enrico MARTELLINI, I periodici elettronici in biblioteca in «Bollettino AIB: rivista italiana di biblioteconomia
e scienze dell’informazione», 1998, 3, pp. 325-334.
77
Apparato di consultazione generale. Aspetti strutturali e semantici
‘significanti’ della raccolta che coprono ambiti e interessi di ogni disciplina documentando in profondità.22
Il rapporto tra libro e altri supporti rappresenta un nuovo passaggio nella
storia e nella tradizione della pubblica lettura e richiede la coesistenza e lo sviluppo
di media diversi tra loro che crescono e si affermano pur mantenendo la loro
costitutiva differenza. In precedenza fonoteche e videoteche erano costituite in zone
separate all’interno della stessa struttura bibliotecaria;23 oggi si tende a disseminare
i diversi supporti in tutta la biblioteca con la conseguente, necessaria esigenza di
riorganizzare spazi e servizi al fine di misurarsi con la rivoluzione culturale e antropologica indetta dalle nuove tecnologie della comunicazione.24
Le aree macrotematiche e le relative sezioni sono state così identificate:
GENERALITÀ e BIBLIOTECONOMIA (classe 000)
Sezioni:
a) Opere di carattere generale: enciclopedie, bibliografie, cataloghi e repertori di carattere generale
b) Biblioteconomia
Le bibliografie e le enciclopedie speciali verranno inserite nelle relative discipline.
SCIENZE UMANE (classi: 100, 200, 900)
Sezioni:
a) Filosofia
b) Religioni
c) Storia e Geografia storica: storia, archeologia, geografia storica e viaggi, biografie
SCIENZE SOCIALI (classi 300, 640, 650)
Sezioni:
a) Società e Istituzioni: sociologia e antropologia, scienza politica, problemi e servizi sociali, educazione, usi e costumi
b) Statistica
c) Scienze giuridiche e Scienze dell’amministrazione: diritto, amministrazione pubblica e scienza militare, marketing
d) Scienze economiche: economia, commercio, comunicazioni,
trasporti, economia domestica, gestione e servizi ausiliari
22
Carlo CAROTTI, Costruzione e sviluppo delle raccolte, Roma, Associazione Italiana Biblioteche, 1997.
Annie PISSARD, Dalla biblioteca alla mediateca: come le nuove tecnologie modificano i servizi al pubblico ,
in Massimo ACCARISI-Massimo BELOTTI (a cura di), La biblioteca e il suo pubblico: centralità dell’utente e
servizi d’informazione, Milano, Editrice Bibliografica, 1994, pp. 121-125.
24
Cfr. Luca FERRIERI, Servizi multimediali in una biblioteca pubblica di base: l’esperienza di Cologno
Monzese, in «Bollettino AIB: rivista italiana di biblioteconomia e scienze dell’informazione», 1998, 4, pp.
441-455 e Michele SANTORO, Biblioteche domani: il mutamento delle prospettive bibliotecarie all’alba del
terzo millennio, in Ibid., 3, pp. 303-322.
23
78
Maria Altobella
LINGUE E LETTERATURE (classi: 400, 800)
Sezioni:
a) Lingue
b) Letterature
SCIENZE E TECNOLOGIE (classi: 004-010, 130, 150, 500, 600)
Sezioni:
a) Scienze di base: fisica, chimica, matematica
b) Scienze della vita e della persona: psicologia, parapsicologia,
psicanalisi, paleontologia, biologia, medicina, botanica, zoologia
c) Scienze della terra e del cosmo: geografia fisica e geografia
matematica, geologia, astronomia, oceanografia
d) Tecnologie ed altre scienze applicate: informatica ed intelligenza artificiale, agricoltura, ingegneria, ingegneria chimica, lavorazione metalli/carta/legno, manifatture tessili
ARTI E ATTIVITÀ CREATIVE (classe 700)
Sezioni:
a) Arti visive, Tecniche e Manufatti artistici
b) Architettura e Urbanistica
c) Musica e Spettacoli
d) Giochi e Sport
L’apparato strutturale della consultazione generale, dunque, è il risultato di
un insieme di interventi diretti a realizzare il progetto culturale che si esprime nella
fisionomia della raccolta; interventi che costituiscono risposte programmate - intelligibili ed utili rispetto alle esigenze dell’utenza - e che si configurano come servizio al pubblico. L’analisi semantica dei documenti sarà alla base di elaborazioni
classificatorie per consentire l’organizzazione istituzionale della ricerca, semplificata anche dall’uso di schede-vedette.25
5. Strategie di servizio
La configurazione e la ripartizione delle discipline sono state ripensate secondo una filosofia diversa da quella comunemente seguita nella Classificazione
Dewey. Uno schema di classificazione non va considerato come una rigida camicia
di forza da cui non ci si possa liberare, ma piuttosto come una proposta di percorso
con possibili varianti sul tracciato indicato per renderlo più conforme all’ambiente
socio - culturale in cui si colloca e al tipo di esigenze da soddisfare.
25
Paolo TRANIELLO, La biblioteca tra istituzione e sistema comunicativo, Milano, Editrice Bibliografica,
1986.
79
Apparato di consultazione generale. Aspetti strutturali e semantici
Il raggruppamento risponde a criteri di sistemazione funzionale e si realizza
all’interno di quattro nuclei fondamentali - oltre al settore chiave del servizio informativo, Generalità e Biblioteconomia - dai seguenti titoli unificanti: (Scienze Umane) L’uomo e la coscienza di sé; (Scienze Sociali) L’uomo che organizza i suoi rapporti col mondo; (Lingue e Letterature; Arti) L’uomo e le sue rappresentazioni; (Scienze e Tecnologie) L’uomo che agisce sul mondo.
Alle suddette aree macrotematiche - sistemate sempre a scaffale aperto - corrisponderanno i relativi posti di lettura, l’agilità dei quali non interferirà con i percorsi.
I diversi spazi operativi si articoleranno in varie zone facilmente identificabili
tramite segnaletica:26
Zona della ricerca catalografica: sarà possibile consultare i cataloghi anche
su microfiches mediante appositi lettori, ricercare informazioni bibliografiche, identificare fonti più ampie attraverso l’utilizzazione di terminali per la ricerca su catalogo computerizzato o su banche dati bibliografiche.
Zona della distribuzione documentaria Sala di Consultazione / Deposito
moderno: punto di servizio in cui il personale interagisce con il pubblico; verranno
svolte tutte le attività concernenti il ricevimento delle richieste - libri, riviste cessate, periodici arretrati, cd-rom, ecc… - l’orientamento, le informazioni; rappresenta
un piano di lavoro che, per la sua caratteristica di banco a doppia faccia di azione,
svolge simultaneamente diverse funzioni. Tra queste deve essere prevista la
sensibilizzazione e la desensibilizzazione dei materiali in entrata e uscita, in seguito
al sistema automatico per il controllo dei furti.
Zona di consultazione informale delle novità: spazio localizzato in adiacenza alla zona di controllo del personale con esposizione periodica delle ultime
acquisizioni bibliografiche ed esposizione/distribuzione di materiale informativo,
di diffusione e promozione della lettura (bibliografie speciali, esposizioni tematiche, spogli di periodici, indici e bollettini di abstracts, ecc…).27
Zona di consultazione asistematica: spazio complementare alle zone di lettura in cui saranno a disposizione strumenti di prima e rapida informazione quali
dizionari linguistici e tecnici, codici e quotidiani. I metodi espositivi in questa zona
dovranno essere di tipo informale e cioè materiali appoggiati sui tavoli, su espositori
rotanti o su scaffali inclinati.
Zona di consultazione sistematica: alla suddivisione concettuale delle aree
macrotematiche - visivamente schermate - corrisponderà una distribuzione regolare dei tavoli per la lettura e dei materiali esposti attraverso gli scaffali aperti e, per
26
Paola VIDULLI, Progettare la biblioteca: guida alla pianificazione e progettazione della biblioteca pubblica ,
Milano, Editrice Bibliografica,1988.
27
Il periodico «La Rivisteria»: mensile di analisi e informazione sul mondo del libro, delle riviste e del
video in Italia (www.rivisteria.it) pubblica in ogni fascicolo abstracts relativi a riviste e libri riguardanti vari
temi con lo scopo di informare chi desideri approfondire determinati argomenti; si tratta di uno strumento
che può trovare utile collocazione all’interno di questa zona.
80
Maria Altobella
consentire la continuità di ricerca su supporti diversi, troveranno posto nello stesso
spazio scaffali per i materiali speciali - le più importanti riviste di informazione
disciplinare, atlanti, ecc... - e per i materiali non librari - cd-rom, programmi computerizzati, floppy disk - tranne nel caso in cui è richiesta una più diretta connessione con gli apparecchi e gli arredi previsti per la loro utilizzazione.28 La consultazione delle riviste proseguirà nello spazio autonomo - Emeroteca - costituita sia da
espositori/contenitori dei numeri più recenti, sempre secondo l’aggregazione disciplinare articolata in aree macrotematiche, che dalla zona di consultazione
asistematica per la lettura dei quotidiani. È opportuno che l’esposizione dei periodici conservi uno spazio separato - ma non isolato dalla zona libri - perché possa
assolvere alla duplice funzione di richiamo nei confronti dell’utenza potenziale e di
tramite verso gli altri strumenti informativi.
Per le riviste «Archivio Storico per le province napoletane», «Japigia», «Archivio storico pugliese» e «la Capitanata», si suggerisce invece la ricollocazione
presso il Fondo Locale in quanto documenti - per il loro carattere storico, culturale
e bibliografico - legati all’area geografica di copertura della raccolta locale.29
L’evoluzione recente avvenuta nel settore delle biblioteche pubbliche30 e la
tendenza alla permanenza in sede degli utenti della Biblioteca Provinciale ha richiesto una complessiva riorganizzazione. È giusto, pertanto, che l’apparato di
consultazione generale metta a disposizione del pubblico una gamma articolata
di posti di lettura, abbandonando la sistemazione che prevede i tavoli tutti uguali
disposti in modo regolare ed in un unico spazio dall’aspetto quasi scolastico, per
zone di piccole e medie dimensioni, con conseguente flessibilità di spazi attrezzati per la consultazione sistematica in sede e lo studio individuale con uno o più
supporti.31
Il valore dell’apparato di consultazione generale potrà essere misurato dalle
dimensioni quantitative, dalla copertura bibliografica in relazione alle aree disciplinari, dalla qualità intrinseca dei documenti, da periodiche revisioni a vantaggio del-
28
Paolo GALLUZZI, La Biblioteca Digitale “Ibrida”, in «Accademie e Biblioteche d’Italia», 2001, 1-2; Fabio
DI GIAMMARCO, La biblioteca ibrida: verso un sistema informativo integrato in «A.I.B. notizie», 2002, 4, pp.
9-10. Il dibattito sulla “biblioteca ibrida” (espressione entrata recentemente nel gergo tecnico dei bibliotecari)
è ancora aperto in quanto il tema divide gli addetti ai lavori tra coloro che sostengono l’importanza della
disponibilità di strumenti e tecnologie avanzate per potenziare la performance ed esaltare la missione civile e
democratica della biblioteca, rinvigorendone il ruolo, e quanti invece si preoccupano per l’eventuale rischio
che corre l’ “Icaro” elettronico: costi elevati, possibile selezione sbagliata del materiale, problemi di copyright
e di conservazione, pericolo che la digitalizzazione possa trasformarsi in una freccia puntata verso la
disintegrazione e la progressiva scomparsa della biblioteca fisica, costringendo alla rinuncia di vantaggi, piaceri
e comodità della vecchia, amata carta.
29
Rino PENSATO, La raccolta locale: principi e gestione, Milano, Editrice Bibliografica, 2000.
30
Ornella FOGLIENI (a cura di), La qualità nel sistema biblioteca: innovazione tecnologica, nuovi criteri di
gestione e nuovi standard di servizio, Milano, Editrice Bibliografica, 2001.
31
Michel MELOT, Strategie multimediali per una biblioteca pubblica in trasformazione, in Massimo CECCONI
et al. (a cura di), La biblioteca efficace: tendenze e ipotesi di sviluppo della biblioteca pubblica negli anni ’90,
Milano, Editrice Bibliografica, 1992, pp. 63-75.
81
Apparato di consultazione generale. Aspetti strutturali e semantici
la freschezza delle raccolte e dall’impegno professionale continuo nel cercare di
catalizzare e soddisfare i bisogni degli utenti.
Nessuna biblioteca, tuttavia, è un’isola. La Biblioteca Provinciale e, dunque,
il settore di consultazione generale, non può coltivare una propria politica delle
collezioni ignorando il tessuto documentario del contesto sociale in cui opera. Pertanto, bisognerà adottare una strategia di cooperazione, cercando di realizzare, attraverso altre strutture bibliotecarie presenti nel territorio urbano e provinciale, un
controllo bibliografico esauriente e collaborare in modo organico allo sviluppo delle
relative raccolte al fine di una armonizzazione delle conoscenze.32
32
REGIONE SICILIA, Cultura organizzativa e pianificazione: ruolo e prospettive per le biblioteche nel mercato
dell’informazione, Atti del 35° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana biblioteche (Cefalù 30
settembre-4 ottobre 1989), Palermo, Regione Sicilia, 1991.
82
Gabriella Berardi
Il catalogo della Biblioteca Provinciale di Foggia
tra passato, presente e futuro
di Gabriella Berardi
La biblioteca è per eccellenza il luogo dell’intermediazione, e strumento privilegiato per questa funzione è il catalogo. Se consideriamo la biblioteca come un
sistema informativo composto dalle variabili documenti, utenti, sistemi di organizzazione, possiamo renderci conto di come l’anello di congiunzione tra offerta informativa e bisogni degli utenti sia costituito proprio dai sistemi di organizzazione
allestiti da una biblioteca. E infatti “una raccolta di documenti, sia pure selezionati
con criteri determinati, non costituisce una biblioteca in assenza di un linguaggio –
il catalogo – che la metta in relazione con i lettori”.1 La natura sistemica delle biblioteche e la natura strumentale del catalogo, il cui scopo è quindi quello di mettere in relazione le informazioni e gli utenti, hanno come conseguenza la necessaria
storicità del processo catalografico, “legato ai bisogni di chi lo usa da una parte, ai
modi in cui si organizza e si manifesta il processo informativo dall’altra”.2 La verità
di questa affermazione è riscontrabile anche nei cambiamenti del catalogo della Biblioteca Provinciale di Foggia. In un contesto di ibridazione delle collezioni e dei
servizi3 possiamo tracciare una linea di sviluppo del catalogo de “la Magna Capitana”
comune alla maggior parte delle biblioteche esistenti ed articolata in tre fasi: da una
produzione di schede a stampa si è passati alla fase attuale caratterizzata dalla convivenza di OPAC e catalogo cartaceo per ipotizzare infine un terzo momento costituito solo dal catalogo elettronico.
Fino al 2000 il catalogo della Biblioteca Provinciale era esclusivamente cartaceo, con uno schedario generale per autori ed un altro per soggetti. Ogni sala aveva
inoltre un proprio catalogo contenente i duplicati delle schede relative ai documenti di propria pertinenza. Il registro d’ingresso, come di norma in un contesto non
automatizzato, era aggiornato manualmente da un unico addetto che poi smistava i
documenti verso i vari settori. Il passaggio ad una gestione automatizzata delle procedure catalografiche ha comportato una serie di mutamenti sia nelle pratiche di
1
Mauro GUERRINI-Alberto CHETI, Catalogazione e indicizzazione, Roma, Mediateca 2000, 1998, p. 11.
Luigi CROCETTI-Rossella DINI, ISBD (M) : introduzione ed esercizi, terza ed., Milano, Editrice Bibliografica,
1995, p. 11.
3
A questo tema è stato dedicato il convegno “La biblioteca ibrida”, Milano 14-15 marzo 2002.
2
83
Il catalogo della Biblioteca Provinciale di Foggia tra passato, presente e futuro
lavoro che nel servizio offerto agli utenti. Inizialmente, come per ogni cambiamento
in qualche modo epocale, il primo passo è stato quello di vincere le resistenze dei
bibliotecari abituati a consuetudini lavorative ormai consolidate nel tempo. Il passaggio all’automazione ha aperto senza dubbio nuove possibilità, ma nel contempo
ha portato con sé non solo l’acquisizione di nuove competenze, ma la condivisione
e soprattutto il confronto continuo. Spesso, e questa è una costante ogni volta che
una nuova biblioteca entra nel sistema provinciale e viene formata sulle tematiche
legate alla catalogazione automatizzata, i bibliotecari sono presi dalla sconforto
dovuto alla smentita della loro convinzione che con il computer tutto sarebbe stato
più semplice e il lavoro si sarebbe quasi fatto da sé. In realtà le macchine non ci
forniscono “l’intelligenza, ma le occasioni per verificare la supposta conoscenza dei
fenomeni e dei processi bibliotecari”.4 Per quanto riguarda il software da utilizzare
la scelta è caduta sul Sebina, unico programma allora compatibile con il Servizio
Bibliotecario Nazionale. La struttura modulare del software ha consentito di avviare un processo di informatizzazione graduale, partendo inizialmente dalle operazioni catalografiche per poi arrivare alla gestione degli utenti e del prestito sia
locale che in prospettiva interbibliotecario. Nella fase di impostazione del lavoro si
è posta la prima scelta cruciale, se optare per una conversione retrospettiva o per
una catalogazione retrospettiva. Essendo il catalogo cartaceo della “Provinciale”
risultato di un lavoro stratificato nel tempo, ed essendo nel contempo cambiate le
standardizzazioni sia a livello descrittivo che in parte semantico, si è scelta la strada
più impegnativa ma anche quella in grado di garantire una maggiore correttezza e
attualità, quella della catalogazione retrospettiva. Questo significa procedere ad una
attività di catalogazione informatizzata ‘libro in mano’ per un pregresso che si aggira intorno ai 250 mila volumi. Impegnare il personale in un lavoro del genere, però,
avrebbe significato il blocco o un notevole ritardo nelle attività di catalogazione
delle nuove accessioni, senza considerare che i catalogatori sono spesso impegnati
anche in lavoro di sala. Si è optato quindi per l’esternalizzazione del recupero catalografico del pregresso affidato ad una società cooperativa nata dal progetto ministeriale “Mediateca 2000”. Tutte le nuove accessioni restano invece di pertinenza
del personale interno. Il passaggio all’automazione è coinciso con l’aggiornamento
degli strumenti di lavoro sia per quanto riguarda la descrizione bibliografica5 che la
formulazione degli indici soprattutto semantici.6 Questo per garantire quell’uniformità che è condizione essenziale per la condivisione delle raccolte e per il recu4
Alfredo SERRAI, Manuale di biblioteconomia, Firenze, Sansoni, 1995, p. 62.
Strumenti imprescindibili sono: ISTITUTO CENTALE PER IL CATALOGO UNICO DELLE BIBLIOTECHE ITALIANE E
PER LE INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE , Guida alla catalogazione in SBN. Pubblicazioni monografiche,
pubblicazioni in serie, Roma, ICCU, 1995; ISTITUTO CENTALE PER IL CATALOGO UNICO DELLE BIBLIOTECHE ITALIANE
E PER LE INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE, Guida alla catalogazione in SBN. Libro antico, Roma, ICCU, 1995;
nonché Giuliana SAPORI (a cura di), Manuale di regole di catalogazione in SBN consultabile all’indirizzo
internet: http://www.cilea.it/Virtual_Library/bibliot/sapori/manuale.htm.
6
Per i soggetti: ISTITUTO CENTALE PER IL CATALOGO UNICO DELLE BIBLIOTECHE ITALIANE E PER LE INFORMAZIONI
BIBLIOGRAFICHE, Soggettario, voci di soggetto dal 1925 al 1998, Roma, ICCU, 2001. Per le classi: Melvil D EWEY,
Classificazione decimale Dewey, ventunesima ed., Roma, Associazione Italiana Biblioteche, 2000.
5
84
Gabriella Berardi
pero delle informazioni da parte degli utenti. Sempre in quest’ottica la biblioteca ha
avviato un intenso programma di formazione di base e specialistica. Per quanto
possibile l’alfabetizzazione è stata portata avanti da personale interno, mentre l’aggiornamento sull’uso del software di catalogazione è stato effettuato dalla ditta produttrice. Inoltre la Biblioteca Provinciale, per tenere fede al suo ruolo di indirizzo e
di riferimento a livello provinciale ha organizzato alcuni seminari di formazione
tenuti da personalità del mondo delle biblioteche a livello nazionale. Per gli argomenti legati al catalogo non possiamo non ricordare il seminario di studio sul “Controllo di autorità nella mediazione catalografica” tenuto da Mauro Guerrini, introduttivo al Convegno internazionale svoltosi a Firenze.7 L’ampia partecipazione di
pubblico ad un incontro così tecnico ha confermato l’interesse esistente intorno
alle attività di biblioteca e soprattutto la necessità di promuovere periodicamente
incontri del genere come momento non solo di formazione ma di confronto delle
singole pratiche di lavoro quotidiano da parte delle biblioteche della provincia.
Il passaggio all’automazione ha comportato non solo un mutamento della forma fisica del catalogo, ma anche un mutamento delle informazioni contenute. La
possibilità di creare, oltre a quelli tradizionali per autore, soggetto e classe, accessi
anche per titoli secondari, collane editoriali, luoghi di pubblicazione ed editori, oppure di affiancare alla descrizione un link multimediale (come nel caso dei manifesti
cinematografici) o un abstract rappresenta un notevole incremento delle informazioni offerte e delle possibilità di ricerca, ampliate dall’eventuale uso di operatori logici.8
Inoltre l’uso del software ha consentito anche un notevole miglioramento della struttura sindetica del catalogo, in particolar modo per quanto riguarda gli indici semantici.
Gestire legami normalmente usati in un thesaurus9 per i descrittori di soggetto oltre
che, come avveniva anche nel cartaceo, per le stringhe, consente all’utente di navigare
all’interno del catalogo alla ricerca del soggetto più pertinente alle proprie esigenze
informative.10 Nell’OPAC confluiscono anche tutte le registrazioni bibliografiche
delle biblioteche aderenti al sistema provinciale, consentendo ricerche in tutte le strutture contemporaneamente o soltanto in una di esse.
Da febbraio 2003 la Biblioteca Provinciale è entrata ufficialmente nel Servizio Bibliotecario Nazionale come centro rete del “Polo SBN Foggia” costituito
anche da altre biblioteche del territorio.11 Fanno parte del catalogo condiviso con
7
Questi i dati relativi ai due incontri: “Il controllo d’autorità nella mediazione catalografica”, Foggia 27-28
novembre 2002. “Authority control. Definizione ed esperienze internazionali”, Firenze 10-11 febbraio 2003.
Di quest’ultimo sono stati pubblicati gli atti: Authority control. Definizioni ed esperienze internazionali, Atti
del convegno internazionale, (Firenze 10-12 febbraio 2003), Firenze, Firenze University Press, 2003.
8
L’illustrazione delle possibilità di ricerca dell’OPAC della Biblioteca Provinciale è affidata all’aiuto in
linea multilingue: italiano, inglese, francese, arabo.
9
BT (broader term), NT (narrower term), RT (related term), UF (used for).
10
Per un’esemplificazione di quanto detto è possibile nell’OPAC della Biblioteca inserire nel campo soggetto
il termine “acquisto” e selezionare l’opzione “descrittori”.
11
L’elenco completo e aggiornato delle biblioteche che fanno parte del Polo SBN Foggia è consultabile
all’indirizzo http://www.iccu.sbn.it/pofoggia.htm.
85
Il catalogo della Biblioteca Provinciale di Foggia tra passato, presente e futuro
SBN le banche dati libro moderno e libro antico. Per quanto riguarda le altre tipologie
documentarie, audiovisivi e grafica in primis, si è scelta la strada della gestione solo
in banca dati locale, per esigenze legate ad una maggiore analicità descrittiva e
semantica che i codici SBN allo stato attuale non consentono. Attualmente
catalogano in Indice “la Magna Capitana” le biblioteche di Manfredonia, Lucera, S.
Giovanni Rotondo e Trinitapoli. I bibliotecari di tutte le strutture aderenti hanno
seguito un corso di formazione di un mese sulla catalogazione in SBN e sull’utilizzo del software Sebina, cui ha fatto seguito un periodo di lavoro in ambiente di
prova. Come fase di formazione complementare le biblioteche hanno spedito via
posta elettronica gli identificativi dei documenti catturati o creati al responsabile di
polo per l’eventuale correzione. Per il momento la formazione ha avuto come oggetto il materiale monografico, ma una volta comprese e applicate con padronanza
le procedure sono previste ulteriori fasi formative sulla catalogazione delle altre
tipologie documentarie presenti nelle biblioteche, principalmente periodici, audiovisivi e risorse elettroniche.
Il catalogo ibrido, dovuto alla temporanea compresenza del catalogo elettronico e di quello cartaceo, fa il paio con delle collezioni votate sempre più all’ibridazione. Questa situazione, congenita per “la Magna Capitana” nata con un patrimonio costituito da libri e periodici insieme a musica su vinile e manifesti cinematografici,12 si è accentuata con l’entrata in biblioteca di nuovi supporti e risorse informative multimediali e ipertestuali, che pongono questioni urgenti non solo in ambito catalografico ma anche gestionale ed organizzativo.13 Per questo tipo di documenti è necessaria anche la distinzione tra Risorse elettroniche ad accesso locale
(REL) e Risorse elettroniche ad accesso remoto (RER), distinzione che introduce
un argomento ormai classico per i bibliotecari, quello della contrapposizione tra
possesso di queste risorse e accesso alle medesime.14 Indipendentemente dalla discussione professionale in atto, che tra l’altro segnala il superamento in ambito anglosassone del termine “accesso” verso un maggiore coordinamento delle funzioni
relative alle acquisizioni indicato con l’acronimo RADAR,15 la Biblioteca Provinciale ha scelto di fornire un accesso unico e integrato a tutti materiali a stampa e
digitali attraverso l’OPAC. Finora le risorse elettroniche presenti nel catalogo sono
12
Cfr. l’opuscolo sull’inaugurazione della struttura: AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI CAPITANATA, Biblioteca
Provinciale di Foggia, Foggia, L. Cappetta & F., 1974.
13
Per un esame esaustivo delle problematiche poste dalle risorse elettroniche in biblioteca, cfr. Rossana
MORRIELLO, Gestire le raccolte elettroniche in biblioteca. Problemi e prospettive in «Bibliotime», V(2002), 3
(novembre), http://www.spbo.unibo.it/bibliotime/num-v-3/morriell.htm.
14
Joel S. RUTSTEIN et al., Possesso contro accesso.Un cambiamento per le biblioteche, in «Biblioteche oggi»,
XIII (1995), 7 (settembre), pp. 40-52.
15
Cfr. Michele SANTORO, L’era dell’Acquario, in «Bibliotime», III (2000), 2 (luglio), http://www.spbo.unibo.it/
bibliotime/num-iii-2/editoria.htm. A proposito dell’accesso Santoro scrive: “nelle strutture bibliotecarie, e in
particolar modo in quelle universitarie, si accresce l’importanza del coordinamento fra tutti i settori della biblioteca, a cominciare da quello davvero strategico delle acquisizioni: pertanto, al posto del termine “accesso”, viene
ora impiegata un’espressione più articolata, sintetizzata nell’acronimo RADAR (Resources Access Detection
Acquisition and Retrieval)”.
86
Gabriella Berardi
però soltanto ad accesso locale, ma la volontà è quella di fornire un unico canale di
ricerca anche per le risorse elettroniche remote, in particolare quelle presenti in
Internet. Attualmente il catalogo elettronico della Biblioteca Provinciale contiene
le seguenti tipologie di materiale: libro moderno, libro antico, grafica (manifesti
cinematografici), audiovisivi (vhs, dvd, dischi in vinile), partiture musicali. Nella
categoria libro moderno rientrano sia i documenti a stampa pubblicati dal 1831 in
poi, sia le risorse elettroniche, gestite con il codice di genere x (archivio elettronico). Nel modulo libro antico sono descritti e indicizzati i documenti pubblicati
prima del 1830. Gli audiovisivi, pur potendo rientrare nell’archivio libro moderno
agendo con un codice di genere, sono trattati in un modulo specifico per esigenze
di maggiore completezza catalografica. Ad esempio, nella formulazione degli indici
per autore è possibile specificare la funzione di responsabilità invece che limitarsi
all’indicazione di responsabilità principale o secondaria. Lo stesso dicasi per i manifesti cinematografici catalogati nel modulo grafica.16 In realtà, così come la biblioteca, citando la quinta legge della biblioteconomia di Ranganathan, è un organismo in crescita, quindi mai uguale a se stessa, così è anche per il catalogo. Le
sollecitazioni introdotte dai Requisisti funzionali per i Record Bibliografici (FRBR)
con il discorso su entità e relazioni, e la distinzione tra opera, espressione, manifestazione e item, sono talmente gravide di conseguenze da far prevedere una nuova
logica alla base del lavoro catalografico. Un OPAC che riuscisse a far proprie e a
rendere operative le potenzialità insite in FRBR offrirebbe la “possibilità da una
parte di ricevere sempre la risposta del livello e della granularità appropriate, dall’altro di navigare la rete delle relazioni per cambiare di livello o di granularità nelle
direzioni desiderate, disponendo sempre della massima informazione sui propri
movimenti”.17 Se poi si vuole restare nel campo strettamente semantico, come non
parlare della difficoltà di organizzare e indicizzare un sapere in continuo divenire,
difficoltà che aumenta con la diffusione del sapere in formato elettronico, con “i
meccanismi informativi e della comunicazione a un ritmo assai prossimo al potenziale del nostro cervello”.18 Le biblioteche non potranno non fare i conti con quella
“convergenza al digitale”19 che porta non solo ad una progressiva smaterializzazione dell’informazione ma a nuove forme di organizzazione ed elaborazione del pensiero. Per una istituzione come “la Magna Capitana”, che sta vivendo un momento
cruciale di riorganizzazione dei servizi e degli spazi, non è possibile ignorare le
questioni fin qui poste, alla luce delle quali risulta con evidenza come la frontiera
del catalogo della “Provinciale” risieda nel potenziamento della struttura sindetica
del catalogo, della rete tra descrizioni e indici che dovrà consentire di dare contezza
16
Per il trattamento di questa tipologia di materiale da parte de “la Magna Capitana”, cfr. Gabriella BERARDI,
La sezione “Immagini e suoni” della Biblioteca provinciale di Foggia. Questioni catalografiche , in «la
Capitanata», XLI (2003), 14 (ottobre), pp. 217-223.
17
Serafina SPINELLI, Al centro di FRBR l’utente, in «Bibliotime», V (2002), 2 (luglio), http://www.spbo.unibo.it/
bibliotime/num-v-2/spinelli.htm
18
Michele SANTORO, Sulle spalle dei giganti in «Biblioteche oggi», XXI (2003), 1 (gen.-feb.), p. 24.
19
Ibid., p. 22.
87
Il catalogo della Biblioteca Provinciale di Foggia tra passato, presente e futuro
di un sapere sempre più frammentato e granulare. Il tutto incentrato sulla conoscenza e analisi dei bisogni degli utenti da un lato, e sulla comprensione dei contenuti concettuali e delle caratteristiche bibliografiche dei documenti dall’altro, in
modo che il catalogo non sia solo un contenitore di notizie, ma sia anche una “guida all’esplorazione delle diverse espressioni e manifestazioni del pensiero e della
creatività umana”.20
20
Alberto PETRUCCIANI, Nuovi requisiti per nuovi cataloghi, in Seminario FRBR. Functional requirements
for bibliographic records, Atti del convegno (Firenze 27-28 gennaio 2000), Roma, Associazione Italiana
Biblioteche, 2000, p.150.
88
Grazia Carbonella
I documenti sonori: prime considerazioni
sulle registrazioni musicali
di Grazia Carbonella
Alla fine dell’Ottocento il pensiero europeo ha avviato una riflessione generale sui fenomeni musicali e sui loro presupposti che, congiuntamente al rapido
sviluppo delle scienze, ha generato nuove discipline, nuove scoperte scientifiche e
nuove applicazioni tecnologiche. Con l’avvento del fonografo, nel 1887, nasce infatti una nuova tecnologia capace di captare, fissare e riprodurre i suoni: la registrazione, uno degli eventi capitali nella storia della musica del XX secolo. “La registrazione ha fornito alla musica un supporto materiale per trascendere il tempo e ha
abolito i confini spazio-temporali che la limitavano”,1 ha aperto la strada alla fondazione e allo sviluppo dell’etnomusicologia come scienza,2 ha influenzato l’ascolto,3 la composizione,4 l’apprendimento, la ricerca.
La registrazione come documento5 quindi; per questo la Biblioteca Provinciale sin dal suo atto di nascita ha contemplato una sezione dedicata alla conservazione dei documenti sonori. La collezione comprende circa 6829 dischi, di cui 4689
1
Jacques HAINS, Dal rullo di cera al CD, in Jean-Jacques NATTIEZ (a cura di), Enciclopedia della musica,
Torino, Einaudi, 2001, 3 voll.: I vol., Il Novecento, pp. 783.
2
“Prima dell’introduzione dei mezzi meccanici e poi elettrici e magnetici per la fissazione della parola e del
suono e dei mezzi di fissazione visiva, gli etnologi e gli etnomusicologi erano, di fatto, non già operatori che
cercavano, raccoglievano e interpretavano documenti preesistenti (come gli storici), ma ‘creatori’ delle loro
stesse fonti documentarie. Infatti, osservavano sul campo i fenomeni e ne fissavano, con un’operazione
inevitabilmente selettiva, i tratti per loro salienti e caratterizzanti in notazione grafica (scrittura o notazione
musicale o disegno). Quando poi affrontavano lo studio del materiale raccolto e operavano (come gli storici)
una scelta attingendo agli appunti presi sul campo, si trovavano di fronte a un duplice problema: quei documenti
erano stati da loro stessi composti (non soltanto scelti), e quanto avessero scartato sarebbe stato perduto”; cfr.
Roberto LEYDI, L’altra musica, Milano, Giunti-Ricordi, 1991, p. 25.
3
“Il concerto è un luogo d’incontro dove si celebra un rituale sociale e magico, dove l’ascoltatore partecipa
ad un avvenimento […] in comunione con l’interprete e col resto del pubblico; mentre allorché appoggia un
disco sul piatto attua un comportamento individuale, come quando legge un libro”; cfr. J. HAINS, Dal rullo di
cera al CD…, cit., p. 816.
4
Pensiamo nel secondo dopoguerra alla musica sperimentale; cfr. Ugo DUSE, Per una storia della musica nel
Novecento e altri saggi, Torino, EDT/Musica, 1981, pp. 100-107.
5
“Con il termine documento intendiamo ogni insieme di informazioni e di conoscenza fissato materialmente
e suscettibile di essere utilizzato per la consultazione, per lo studio, oppure come prova di un fatto”; cfr.
Nicola TANGARI, Standard e documenti musicali, Milano, Editrice Bibliografica, 2002, p. 53; la citazione riportata
è di Édith WEBER, La recherche musicologique. Objet, méthodologie, normes de prèsentation, Paris, Beauchense,
1980, p. 47.
89
I documenti sonori: prime considerazioni sulle registrazioni musicali
in vinile e 2140 CD. Tra i dischi in vinile è compreso anche il fondo Amilcare Volpe
acquistato nel 1987 e costituito da 400 78 giri.
Da ottobre 2002 è partito un progetto di catalogazione dei documenti sonori
attraverso procedure informatiche: utilizzando standard internazionali sono stati
inseriti nel catalogo generale della Biblioteca - consultabile attraverso il suo OPAC
- i record relativi ai singoli dischi.
Da una rapida ricognizione il fondo in vinile appare costituito da due nuclei
principali: una collezione di 33 giri di musica classica e una di musica jazz. A questi
due nuclei si aggiungono le incisioni di musica classica su 78 giri e, su 33 giri, un
altro piccolo gruppo di musica etnica, di canti politici e della resistenza. Il lavoro di
recupero è partito dai 33 giri di musica classica; a tutt’oggi sono stati catalogati
mille dischi*.
Poiché il lavoro di catalogazione è ancora in corso, non è possibile esprimere
valutazioni definitive, ma dai documenti finora visionati è evidente una preminenza quantitativa della musica strumentale su quella vocale, del repertorio classicoromantico su quello barocco e rinascimentale. Di questo non c’è da stupirsi: sono
spesso i cataloghi delle case discografiche a condizionare gli acquisti6 e, nel caso di
questo fondo, per la sezione fin’ora analizzata, le incisioni più numerose appartengono all’etichetta Deutsche Grammophon e alla EMI. Si tratta di due colossi del
panorama discografico internazionale, dalla storia lunga e finanziariamente travagliata.
La EMI - Electrict and Musical Industries Ltd.- nasce nel 1931 dalla fusione
intersocietaria della Gramophon Company- proprietaria della celebre etichetta His
Master’s Voice - e della Columbia inglese.7 Il fondo in questione contiene 300 unità
discografiche che afferiscono al gruppo EMI:8 la EMI Electrola (marchio della divisione tedesca), la EMI italiana e La voce del padrone, marchio italiano dell’inglese
His Master’s Voice. Si tratta in gran parte di registrazioni storiche - Karajan che
dirige Wagner per la EMI Electrola - e di collezioni celebri, come la “Seraphim”
(nelle sue sezioni “Concerto”, “Musica da camera”, “Recital” e “Sinfonia”) e la
*
I dati riportati in questo studio sono relativi al mese di febbraio 2004.
A riguardo sono interessanti le riflessioni di Paolo PRATO, La musica nell’era della globalizzazione, in
«Musica/Realtà», 2002, 69 (novembre), pp. 127-134.
7
La Columbia Phonograph Company viene fondata negli Stati Uniti nel 1888 dall’imprenditore Jesse
Lippincott, unitamente alla North American Phonograph Company. Le due società commercializzavano
apparecchi realizzati con i brevetti acquisiti da Thomas Alva Edison e da Chichester Bell e Charles Sumner
Tainter, le cosiddette talching machines. Delle due società solo la Columbia è sopravvissuta a lungo sfruttando
quella che è stata l’idea vincente del suo fondatore: creare una rete commerciale su larga scala con una serie di
compagnie locali licenziatarie della società madre. La National Gramophone Company nasce invece in
Inghilterra nel 1897 dalle ceneri della Berliner Gramophon Company americana. Il suo fondatore, lo stesso
Berliner, fu costretto da una serie di azioni legali intraprese contro di lui a ritirarsi dagli Stati Uniti confluendo
nella Victor Talking Machines di Eldridge Johnson. Al momento della fusione il gruppo EMI acquisì il controllo
del mercato europeo, poiché la Columbia aveva già assorbito nel 1925 la tedesca Lindström e nel 1928 la
francese Pathè. Cfr. Luca CERCHIARI, Il disco. Musica, tecnologia mercato, Milano, Sansoni, 2001, pp. 19 e 36.
8
Dopo le prime esperienze pionieristiche e con lo sviluppo dell’impresa discografica è ormai sempre più
diffusa la distinzione tra denominazione sociale della casa madre e marchi discografici (label); cfr. L. CERCHIARI, Il disco…, cit., p. 73.
6
90
Grazia Carbonella
“Discoteca classica” (di cui si conservano incisioni di Arturo Benedetto Michelangeli, Sviatoslav Richter, Alirio Diaz, Yehudi Menuhin, Walter Gieseking, Artur
Rubinstein). Un discorso a sé meritano le registrazioni de La voce del padrone,
anche per la consistenza quantità dei dischi posseduti, pari a 258 documenti. Dal
prestigioso catalogo della corrispondente etichetta inglese His Master’s Voice, passata alla storia per aver utilizzato come logo il cagnolino Nipper - fox terrier intento ad ascoltare i suoni da una tromba di un grammofono - sono state riproposte
dalla EMI nella collezione “Historical Archives” numerose incisioni storiche. Si
tratta di incisioni di celebri cantanti italiani: da Enrico Caruso a Beniamino Gigli,
da Giacomo Lauri Volpi a Rosetta Pampanini, da Tancredi Pasero a Giulietta Simionato, per citarne solo alcuni. Il Teatro alla Scala di Milano era per l’Italia la
principale sede d’incontro tra il mondo del melodramma e quello dell’industria
discografica: nasceva in quegli anni il divismo canoro, di cui questi dischi sono
testimonianza. Tra le incisioni di voci illustri non mancano anche quelle di Maria
Callas e di Giuseppe Di Stefano con la direzione di Nicola Rescigno, Dino Olivieri
e di Tullio Serafin. Accanto a queste registrazioni è interessante sottolineare la presenza nel fondo di una serie di incisioni dell’etichetta russa Melodiya10 acquisite ed
edite in Italia dalla stessa EMI. Si tratta di registrazioni di autori nazionali - Glinka,
Sostakovic, Prokof’ev - eseguite dall’Orchestra Sinfonica del Ministero diretta da
Svetlanov e da Rozhdestvensky tra cui il Concerto per violino e orchestra in re minore di Kachaturian eseguito da David Oistrakh e dall’Orchestra Sinfonica della
Radio di Mosca sotto la direzione dello stesso autore. A questo gruppo appartengono anche sei dischi contenenti canzoni classiche napoletane: si tratta di incisioni
di Giuseppe Di Stefano, di Tito Schipa e di Beniamino Gigli. Le canzoni sono quelle della tradizione classica che tanta fortuna hanno avuto in Italia e all’estero: da
Marchiare a Torna a Surriento, da Funesta che lucive a Funiculì, funiculà, per citarne solo alcune.
Il secondo gruppo di dischi, quantitativamente rilevante, è quello della
Deutsche Grammophon. La storica etichetta tedesca nasce come fabbrica per il
pressaggio dei dischi le cui matrici venivano realizzate a Londra dalla consociata
Grammophon di Emile Berliner. Diventata autonoma nel 1917, ha vissuto il perio-
9
Questa immagine fu realizzata dal pittore londinese Francis James Barraud, ex studente alla Royal Academy
School inglese. Il dipinto, offerto in un primo momento e senza successo ad Edison, è stato poi acquistato da
William Berry Owen, amministratore delegato della Grammophon - che chiese all’autore di sostituire il
fonografo della prima versione con un grammofono - pagando 100 sterline per la cessione dei relativi diritti,
acquisiti poi nel 1900 da Emile Berliner per gli Stati Uniti e per il Canada. L’immagine, trasferita poi alla
Victor Talking Machine Company, ha fatto il giro del mondo, finendo per identificare un’epoca della storia
del disco, relativa al formato 78 giri. Cfr. CERCHIARI, op. cit., p. 51.
10
L’etichetta nasce nel 1964 come società unica di produzione discografica, da un provvedimento del
Ministero della Cultura. Inglobando diverse realtà presenti sul territorio la nuova label, ben presto tra le
principali sei etichette discografiche del mondo, ha potuto incrementare la sua produzione, modernizzando i
suoi impianti attraverso l’acquisto di attrezzature dai Paesi Occidentali. Il suo catalogo, grazie anche all’alta
professionalità delle interpretazioni vocali e strumentali, è stato ben presto oggetto di esportazione. Cfr. ibid.,
p. 166.
91
I documenti sonori: prime considerazioni sulle registrazioni musicali
do di maggiore crescita a partire dagli anni ‘50, e soprattutto ‘60.11 Per la celebre
etichetta tedesca è stata centrale la figura di Herbert von Karajan, personaggio carismatico attorno al quale è nato un vero e proprio culto, alla cui attività, relativa al
prestigioso Festival di Salisburgo, la casa discografica ha legato molte celebri incisioni.12 La Biblioteca Provinciale possiede 185 dischi della Deutsche Grammophon
tra cui registrazioni di Karl Richter, Dieter Fischer-Dieskau, e tredici registrazioni
di Wilhelm Kempff. Non mancano anche interpreti italiani tra cui Arturo Benedetti Michelangeli - che suona Debussy e Chopin - e Maurizio Pollini - che suona tra
l’altro Stravinskij e Prokof’ev. Alcune tra le incisioni conservate appartengono alle
collezioni “Préstige”, “Privilege”, “Resonance” e “Omaggio all’opera”.13 Della
Deutsche Grammophon è anche Metropolitan opera gala honoring sir Rudolf Bing,
disco registrato dal vivo al Metropolitan Opera Hause il 22 aprile del 1922.14 Alcune interessanti registrazioni DGG sono state riproposte sul mercato italiano anche
dall’Istituto Geografico de Agostini con I grandi compositori: ascoltare e capire la
loro musica, un progetto editoriale che ha previsto la pubblicazione in fascicoli di
testi - per un totale di 5 monografie - e di 26 audiocassette15 a sostegno di un catalogo di 102 incisioni discografiche. Tra queste l’Eroica di Beethoven eseguita dalla
Wiener Philharmoniker diretta Leonard Bernstein, la Pastorale diretta da Carl Böhm
e la Quinta Sinfonia, sempre di Beethoven, eseguita dai Berliner Philharmoniker
con la direzione di Wilhelm Furtwängler. Il piano dell’opera – interamente posseduto dalla Biblioteca - comprende anche una serie di registrazioni della Philips.
Legata alla Deutsche Grammophon è l’etichetta Archiv Produktion, nata nel
1948 per documentare il repertorio rinascimentale e barocco.16 La Biblioteca possiede 11 dischi di questa etichetta. Si tratta di pubblicazioni estremamente curate in
cui le registrazioni, che si avvalgono dell’uso di strumenti originali e si prefiggono
esecuzioni filologicamente corrette, sono corredate di un ricco apparato esplicativo, con note storiche sul periodo delle composizioni nelle quattro lingue, italiano,
francese, tedesco e inglese. Sono inoltre puntualmente indicate le fonti impiegate
per le esecuzioni e, se manoscritte, dove sono conservate. Insomma un impianto
11
Il successo mondiale della Deutsche Grammophon è dovuto alla eccellente qualità della resa sonora delle
sue incisioni, all’intransigente selezione degli interpreti e ad un’attenta scelta dei repertori del XIX e del XX
secolo. Ma oltre a tutto questo il grande successo di questa etichetta è dovuto a una fedele presenza del
pubblico tedesco, che più di ogni altro ha una forte inclinazione all’ascolto e al consumo della produzione
musicale eurocolta, in particolare strumentale. Cfr. CERCHIARI, op.cit., p. 171.
12
La Biblioteca conserva 22 dischi che testimoniano questo connubio.
13
Di questa serie si conserva solo un disco - il n. 10 - che contiene un’incisione del Rigoletto di Verdi con
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala sotto la direzione di Kubelik, con Renata Scotto, Mirella Fiorentini,
Carlo Bergonzi, Dietrich Fischer-Dieskau (phonogram 1964).
14
Si tratta di un memorabile concerto che coinvolse grandi interpreti tra cui Martina Arroyo, Montserrat
Caballé, Birgit Nilsson, Leontyne Price, Franco Corelli con la Metropolitan Opera Orchestra diretta da Richard
Bonynge, James Levine, Carl Böhm, Francesco Molinari-Pradelli, Kurt Adler.
15
Un’audioguida all’ascolto con testi di Carlo Delfrati, con la consulenza discografica di Gaetano Santangelo
e con la voce di Giancarlo Dettori.
16
Si legge sui dischi: Musikhistorisches studio der Deutsche Grammophon Gesellschaft.
92
Grazia Carbonella
informativo di taglio musicologico, chiaramente rivolto ad un pubblico specialistico. Ne è un esempio la registrazione del dramma allegorico Rappresentatione di
Anima et di Corpo di Emilio de’ Cavalieri.17 Le note musicologiche sono di Claude
V. Palisca, Theophil Antonicek, Suzanne Clercx, E.H. Hiss e sono relative alla musica
italiana del Seicento e alla strumentazione del dramma, le cui indicazioni sono contenute nell’avvertimento Ai lettori, riproposto in versione fac-simile e nelle relative
traduzioni.
Dell’etichetta inglese Decca sono invece conservati 35 dischi. La Decca nasce
su iniziativa dell’imprenditore inglese Edward Lewis nel 1929. Pochi anni più tardi,
nel 1934, invertendo una tendenza largamente radicata, la casa inglese ha aperto una
filiale negli Stati Uniti, destinata tra l’altro ad un maggior successo della casa madre.18 La politica da subito adottata è stata quella di contenimento dei prezzi, mettendo sul mercato dischi a prezzi economici, quasi la metà del costo dei dischi EMI.19
Tra gli esemplari conservati ci sono alcune riedizioni delle prime registrazioni effettuate dalla casa inglese e dedicate al direttore d’orchestra svizzero Ernest Ansermet
alla testa de L’Orchestre de la Suisse Romande, e alcune incisioni appartenenti alla
serie “Eclipse” e “Ace of Clubs” - tra cui alcune del Quartetto Italiano.20 Sono
dedicate al repertorio strumentale invece le incisioni degli Études d’execution transcendante di Liszt eseguiti da Vladimir Ashkenazy, che con la Moscow Philharmonic Orchestra diretta da Kyrill Kondrashin esegue anche musiche di Rachmaninov.
Di questa etichetta sono conservate anche due registrazioni di un giovanissimo
Abbado che dirige la London Symphony Orchestra in musiche di Mendelsshon e
Prokof’ev e di Luciano Pavarotti in una raccolta di arie con la Vienna State Opera
Orchestra and Chorus e la New Philharmonia Orchestra and Chorus. Sono ancora
Decca le Sonate di Galuppi e di Scarlatti eseguite da Arturo Benedetti Michelangeli
e le Sinfonie di Mozart eseguite dalla New Philharmonia Orchestra con la direzione di Carlo Maria Giulini.21
17
Composto per “recitar cantando” e messo in scena ad opera dei padri filippini di Roma nel 1600, fu un
grande evento mondano e rappresenta una tappa importante nella storia del melodramma, proponendo uno
stile atto “a diversi affetti muovere gli spettatori”. In realtà sarà l’Euridice di Ottavio Rinuccini, messa in scena
a Firenze nel 1600, il primo dramma interamente cantato di cui possediamo la partitura completa nelle due
edizioni di Jacopo Peri e di Giulio Caccini. Cfr. Renato DI BENEDETTO, Poetiche e polemiche, in Lorenzo
BIANCONI-Giorgio PESTELLI (a cura di), Storia dell’opera italiana, Torino, EDT/Musica, 1988, 6 voll.: vol. VI,
Teorie e tecniche. Immagini e fantasmi, pp. 5-7 e Lorenzo BIANCONI, Il Seicento, Torino, EDT/Musica, 1991,
p. 176.
18
Una larga fetta della produzione negli Stati Uniti era infatti destinata ai juke-box. Negli anni ‘30 il ‘fonografo
meccanico’, comparso già nel 1889, era largamente diffuso in tutti i locali pubblici con il modello “Orchestrope”
di Homer E. Capehart, funzionante con ben 56 selezioni. Nel 1939, 40 milioni di dischi prodotti dall’industria
discografica erano assorbiti dai juke-box, di cui 19 della Decca. Dietro questa situazione c’erano ragioni d’ordine
giuridico: il caso juke-box, infatti, non veniva riferito alla legge del 1909 sul copyright, per questo i locali dove
si ascoltavano dischi non erano tenuti a pagare i relativi diritti d’autore. Cfr. CERCHIARI, op. cit., p. 101.
19
Ibid., p. 96.
20
La formazione comprendeva Paolo Borciani, Elisa Pegreffi, Piero Farulli, Franco Rossi.
21
Entrambi i dischi riportano il phonogram del 1965.
93
I documenti sonori: prime considerazioni sulle registrazioni musicali
Novantatre sono invece i dischi della CBS - Columbia Broadcasting
System - nata negli Stati Uniti come stazione radiofonica.22 Il fondo comprende incisioni storiche pubblicate nella serie “Odissea. Esecuzioni Leggendarie”,
“Odissea. Musica del nostro tempo”, “International Masterworks”, “Classics”23
e “Grand interprètes”. Sono riproposte esecuzioni della Columbia Symphony
Orchestra diretta da Bruno Walter, della Philadelphia Orchestra diretta da
Eugene Ormandy, della Cleveland Orchestra diretta da George Szell. Accanto
alla produzione americana sono conservate anche produzioni della CBS italiana. Al periodo compreso tra gli anni ’60 e ’70 rimandano i phonogram delle
incisioni di E. P. Biggs, Isaac Stern e Glenn Gould (che esegue Schoenberg e le
Variazioni Goldberg di Bach), ma anche del celebre concerto del 18 maggio
1976 alla Carnegie Hall allestito per festeggiare l’ottantacinquesimo anniversario della sua apertura. La CBS ha realizzato anche una serie di registrazioni di
Igor Stravinskij dirette dall’autore stesso: la biblioteca possiede cinque dischi
che contengono tra l’altro Petrushka - nella sua versione integrale del 1947 - il
Monumentum pro Gesualdo, L’historire du suldat, l’Epitaphium per flauto, clarinetto e arpa. Di Stravinskij è anche la Firebird-suite eseguita, con Music for
strings, percussion and celesta di Bartók, dalla BBC Sympony Orchestra sotto la
direzione di Pierre Boulez. Tra le molte incisioni spiccano anche concerti tenuti
alla Carnegie Hall nel 1966 da Horowitz24 e l’esecuzione del Concerto per due
pianoforti, percussione e orchestra di Bartók diretto da Bernstein e inciso per la
prima volta dalla CBS. Prima registrazione è anche il Concerto per violino e
orchestra, opera postuma dello stesso Bartók, eseguito da Isaac Stern e dalla
Philadelphia Orchestra con la direzione di E. Ormandy.
Americana è anche l’echitetta RCA - Radio Corporation of America - che
nasce negli Stati Uniti nel 1919 per intervento dello stesso Governo preoccupato di
riportare ordine nello scenario di guerre incrociate tra le società promotrici della
radio, all’indomani del suo avvento. Si trattava quindi di una corporazione delle
principali emittenti radiofoniche,25 ma ben presto la forte concorrenza del sistema
22
L’avvento della radio, brevettata da Guglielmo Marconi nel 1895, ha minacciato profondamente l’industria
discografica dei 78 giri: diversamente dal grammofono, infatti, offriva un servizio gratuito, compresa molta
musica, e gli apparecchi radiofonici disponevano di altoparlanti e di una manopola di regolazione del volume, il
che consentiva di sonorizzare un’intera stanza. L’industria discografica per ovviare alla temibile concorrenza ha
risposto facendo propria la principale innovazione tecnologica introdotta dalla radio, cioè la dimensione elettrica.
Sono nati così i radio-grammofoni che, utilizzando in una sola soluzione l’altoparlante e il sistema elettrico,
collegato sia al giradischi che alla radio, hanno sancito il primo passo del processo di fusione tra produzione
discografica e radiofonica destinato a svilupparsi ulteriormente negli anni a venire. Cfr. Ibid., pp. 85-87.
23
La busta che contiene il disco, all’interno della custodia rigida, è graziosamente decorata con motivi retrò
e contiene l’elenco delle registrazioni della serie “Classics”, richiamando un po’ la veste grafica degli antichi
78 giri.
24
Dopo dodici anni di assenza dal palcoscenico, il maestro ritornò a suonare dal vivo alla Carnegie Hall nel
1965. Nel primo periodo della sua carriera artistica Horowitz aveva inciso sempre per la RCA e solo nel 1962
passò alla Columbia, così il suo ritorno alle scene fu felicemente accolto dalla casa discografica per rilanciare
le sue incisioni. Cfr. Piero RATTALINO, dalle note di copertina del disco Vladimir Horowitz interpreta Chopin.
25
Cfr. CERCHIARI, op. cit., p. 84.
94
Grazia Carbonella
spinse gli investitori a fondere la RCA con la Victor Talking Machines,26 dando vita
alla RCA Victor Co. La Biblioteca possiede 11 dischi di questa etichetta. Si tratta di
registrazioni realizzate dalla RCA italiana27 tra cui alcune relative alla serie “LineaTre” e pubblicate sotto il marchio RCA Victrola.28 A quest’ultimo gruppo appartengono due dischi che contengono incisioni della NBC Symphony Orchestra sotto la direzione di Arturo Toscanini.29 Si tratta di registrazioni appartenenti al periodo americano del grande direttore che diresse per ben diciassette anni la NBC
Symphony Orchestra.30
Il fondo contiene anche un gruppo di dischi, per la precisione 112, pubblicati
dalla Fabbri in un duplice progetto editoriale: “I grandi musicisti” e “I grandi interpreti della musica”. Le collane, entrambe dirette da Edoardo Rescigno, presentano
un’analoga impostazione editoriale. I cofanetti, dalla veste grafica molto curata, si
aprono a libro e contengono diverse pagine con lunghe note storiche relative ai
brani e al periodo storico - per “I grandi musicisti” - e note biografiche - per “I
grandi interpreti” - oltre ad un ricco impianto iconografico, con foto d’epoca,
facsimili di pagine manoscritte e locandine di concerti. Segue una scheda musicale
contenente gli incipit dei singoli movimenti, l’indicazione del periodo di composizione dei brani, la dedica, il luogo di conservazione del manoscritto autografo, l’anno della prima edizione e il titolo originale dell’opera. Chiude il cofanetto una
discografia ragionata, curata da Renato Garavaglia, relativa al contenuto di ciascun
disco con qualche suggerimento di ascolto. Le registrazioni sono tratte da diversi
cataloghi e sono riproposte sotto concessione dalla Vox, MMG, Polyband, Vanguard
Recording Society. Particolarmente interessanti sono i diciotto dischi di natura
monografica della collana “I grandi interpreti” anche per la pregnanza delle note
biografiche firmate da noti musicologici: tra questi Giuseppe Pugliese che firma
Karajan, Luigi Fait per Gazzelloni, Rostropovic e Richter, Piero Rattalino per
26
La Victor nasce nel 1900 dalla filiazione della United State Gramophon Company di Berliner ad opera di
Jesse Johnson. Per una serie di azioni legali, la Gramophon sarà costretta ben bresto a confluire nella Victor
(che per questo motivo poté impiegare l’immagine del cagnolino Nipper). Cfr. ibid., p. 30
27
La multinazionale americana era sbarcata in Italia già nel 1953 interessata soprattutto a stabilire rapporti
con il mondo della televisione e del cinema. Cfr. ibid., p. 161.
28
Il Victrola era un mobile grammofono realizzato dalla Victor nel laboratorio di Cadmen. Si distingueva
per la linea elegante e l’altezza media, offrendo per la prima volta una spazio per riporre i dischi. Cfr. ibid., p.
103.
29
Si conservano registrazioni de I pini di Roma di Ottorino Respighi, di brani tratti da Psyche di Cesar
Franck e da Iberia di Debussy.
30
Tutte le incisioni realizzate in questo periodo nello studio 8H sono conservate su dischi campione. “Si
tratta di dischi di acetato di 16 e 17 pollici prodotti a 33 giri e 1/3, ma con un solco largo quanto quello dei
dischi a 78 giri. Non destinati alla distribuzione commerciale, tali dischi avevano termini di frequenza e di
gamma dinamica molto più ampie di quanto gli apparecchi per uso domestico non siano in grado di riprodurre.
L’aspetto più importante è che, essendo i concerti del Maestro con la NBC ben conservati su dischi campione,
abbiamo la documentazione relativa agli ultimi 17 anni della sua attività americana. Il lavoro di nessun altro
direttore di questo periodo è così ben documentato”. Cfr. Mortimer H. FRANCK, Toscanini in esilio: gli anni
americani, in Toscanini, Atti del Convegno “Bologna per Toscanini” (Bologna 14 maggio 1991), Bologna,
Clueb, 1992, pp. 149-150.
95
I documenti sonori: prime considerazioni sulle registrazioni musicali
Gieseking e Horowitz, Lorenzo Arruga per I Solisti Veneti, Romano Giacchetti
per Stokowski, per citarne solo alcuni.
La più giovane tra le etichette possedute è la Philips nata in Olanda nel 1929
come Philips Gloeilompenfrabrieken, originariamente compagnia elettrica. Il fondo contiene 190 unità discografiche distribuite nelle collane “Universo series”,
“Trésor Classiques” e nel “Colin Davis Berlioz cycles”, registrazioni storiche queste ultime, dirette da Colin Davis in occasione del centenario della morte del celebre compositore. A questa etichetta appartengono incisioni di Claudio Arrau, del
Quartetto Italiano, del Concertgebouw-Orchester Amsterdam con la direzione
Bernard Haitink, che esegue le sinfonie di Mahler e di Bruckner, e dell’Academy of
St. Martin-in-the-Fields con la direzione di Neville Marriner. Durante gli anni ‘60
la casa discografica ha avviato un progetto di registrazione del catalogo di Vivaldi e
di Albinoni. Il successo è stato enorme, soprattutto per le Quattro stagioni eseguite
da I Musici, tanto da favorire un vero recupero di tutto il repertorio barocco, trascurato a lungo dall’industria discografica.31 La Biblioteca conserva 28 dischi contenenti registrazioni di questo ensemble.
Durante il lavoro di catalogazione è apparso subito evidente come nel corso degli anni gli acquisti siano stati fatti più per cataloghi editoriali che per aree
tematiche o per periodi storici, ad eccezione di un gruppo di undici dischi di
musica elettronica. Si tratta di registrazioni degli anni Sessanta, ma la sperimentazione musicale per la composizione di nuova musica era già partita dagli anni ’20
con l’allestimento dei primi laboratori.32 I dischi di musica elettronica conservati
nel fondo sono pubblicazioni della Deutsche Grammophon, della TurnaboutVox e della Compagnia Generale del Disco - in collaborazione con le Edizioni
Suvini Zerboni. Tra queste registrazioni si conservano Le voyage di Pierre Henry, 33 Gesang der Jünglinge di Karlheinz Stockhausen, Thema (Omaggio a Joyce)
31
Cfr. James CHATER, Philips, in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, edited by Stansley
Sadie, London, Macmillan, 2001, 20 voll.: vol. XIX, pp. 587-589.
32
Attraverso l’intervento diretto sulle onde sinusoidali, con l’acquisizione del rumore bianco e con
l’applicazione dei filtri, il musicista non creava più con i suoni, ma ‘creava’ i suoni. Queste prospettive di
ricerca sono state affrontate nell’ambito della musica elettronica, per l’appunto, e negli studi di fonologia di
Colonia e di Parigi. Lo Studio di Fonologia della RAI di Milano , dove sono state realizzate le registrazioni di
alcuni dischi contenuti nel fondo, nasce invece nel 1955 per volontà di Bruno Maderna e di Luciano Berio che,
insieme ad Alfredo Lietti e Marino Zuccheri, hanno cercato di operare una sintesi tra le due opposte tendenze
espresse dagli studi di Parigi e di Colonia: da un lato c’era la poetica della musique concrète, legata alle esperienze
di Pierre Schaeffer, e dall’altro il principio della Klangerzeugnis, ovvero della produzione mediante la sintesi.
L’orientamento che perseguì lo Studio di Fonologia di Milano fu proprio quello di utilizzare il mezzo elettronico
per arricchire e trasformare le sonorità prodotte dalle voci e dagli strumenti. Cfr. U. DUSE, Per una storia della
musica…, cit., p. 101 e Enzo RESTAGNO, Ritratto dell’artista da giovane, in Enzo RESTAGNO (a cura di), Berio,
Torino, EDT/Musica, 1995, p. 11.
33
Pierre Henry nel 1951 ha collaborato con Pierre Schaffaer all’interno del “Groupe de recherches de
musique concrète” (GRMC) presso lo Studio d’Essai della RTF (Radiodiffusion Télévision Française) per
classificare i suoni. Cfr. Marc BATTIER, Laboratori, in J.J. NATTIEZ, Enciclopedia della musica..., cit., vol. I, p.
406.
96
Grazia Carbonella
di Luciano Berio.34 Dell’etichetta Turnabout-Vox sono anche le registrazioni del
Bolero35 di Maurice Ravel che dirige personalmente la Lamoureux Orchestra e della
Sonata for two pianos and percussion36 di Béla Bartók che suona in compagnia di
Ditta Pasztory Bartók.
Per completare il panorama delle etichette presenti nel fondo fin’ora visionato
non possiamo non citare la Cetra e la Fonit-Cetra. La Compagnia per Edizioni,
Teatro, Registrazione e Affini, nasce nel 1932 come antagonista de La voce del padrone/Columbia connotandosi subito come ‘interfaccia’ discografica della radio
pubblica EIAR e diventando lo sbocco naturale su 78 giri degli artisti legati alle
orchestre della radio. Con l’inizio della seconda guerra mondiale si fonda con la
Fonit, Fonodisco Italiano Trevisan fondata nel 1911: da questa fusione nasce la
Fonit-Cetra.37 A questo gruppo di dischi appartengono soprattutto incisioni di repertori operistici, antologie di arie e di celebri cori del melodramma italiano. Piuttosto divulgativo anche il catalogo della casa discografica Fontana di cui si conservano una quarantina di dischi di natura per lo più antologica (melodie classicoleggere, celebri valzer, concerti di Natale) oltre ai Concerti grossi di Händel e al
Clavicembalo ben temperato di Bach. Tra le etichette straniere si conservano anche
12 dischi dell’Hungaroton: sono registrazioni prevalentemente degli anni ’70 tra
cui alcuni dischi dell’edizione integrale delle opere di Béla Bartók, e musiche di
Bach dirette da Otto Klemperer.
34
Gesang der Jünglinge di Stockhausen, è il primo capolavoro in linea con quel processo di destrutturazione
della parola, diffuso nel secondo dopoguerra, che ha portato i compositori ad indagare gli elementi fonologici
della voce e a manipolarli per i propri progetti sonori. “[…] le parole, tratte dal testo biblico ‘Canto dei
giovani alla fornace’, in parte cantate e in parte recitate dalla voce di un fanciullo, una volta registrate su nastro
vengono poi trasformate magneticamente e mescolate con suoni prodotti dalla macchina fino a ottenere un
continuum ordinato secondo ‘famiglie sonore’. Su analoghi principi due anni dopo Berio compone Thema
(Omaggio a Joyce) avvalendosi esclusivamente della voce di Cathy Berberian e di un brano tratto da Ulysse di
Joyce. Le parole, in sé fortemente onomatopeiche e musicali all’inizio, dove sembra che venga esposto, appunto,
il tema su cui si svolgerà il pezzo, indi si dilatano e si trasformano allo scopo di raggiungere una “nuova
possibilità d’incontro tra lettura di un testo poetico e la musica”. All’estremo limite dell’elaborazione elettronica
la voce umana scompare ed è sostituita dalla sua riproduzione attraverso sintetizzatori e modulatori di
frequenza”. Cfr. Rossana DALMONTE, Voci, in NATTIEZ, op. cit., p. 303. La citazione contenuta è di Luciano
BERIO, Poesia e musica-un’esperienza, in «Incontri Musicali», 1959, 3, p. 99.
35
Il disco contiene anche La Vallée des cloches, da Miroirs, Chansons madécasses e Pavane pour une infante
défunte.
36
Il disco contiene anche una scelta di brani da For Children, Evening in Transilvania, Bear’s dance.
37
Cfr, CERCHIARI, op. cit., p. 119 e Eliot B. LEVIN, Cetra, in The New Grove Dictionary…, cit., vol. V, p. 402.
97
98
Pasquale d’Addedda
Il deposito librario: problemi e prospettive
di Pasquale d’Addedda
Il Deposito librario è organizzato a scaffale chiuso (il lettore deve rivolgersi
al personale della biblioteca per ottenere un libro). I lettori sono esclusi dall’accesso
a questo settore e tutte le informazioni necessarie per sapere se il libro è posseduto
dalla biblioteca, e per chiederlo in lettura, devono essere fornite dai cataloghi. In
questo settore il materiale è collocato per materia e per formato. Questo sistema
consente di organizzare l’altezza dei ripiani in modo da sfruttare al massimo la
capienza degli scaffali, mettendo uno accanto all’altro volumi della stessa altezza.
Il Deposito librario ha il compito di organizzare i libri negli scaffali secondo
i criteri adottati dalla biblioteca, segnalare eventuali saturazioni dei diversi segmenti, rilevare lo stato di consunzione del materiale per inviarlo, eventualmente, al
rilegatore. Provvede, inoltre, a soddisfare le richieste degli utenti, inviando tramite
un montacarichi il libro richiesto al distributore e a ricollocare il giorno dopo i libri
consultati o, se il libro è stato prestato, a collocare al suo posto una copia del modulo di prestito incollata su una tavoletta. Provvede ad effettuare tutte le operazioni
relative al prestito (4000 volumi nell’anno 2003).
In questo settore sono conservati 123.000 volumi, il 42% dell’intera raccolta
della biblioteca.
In questi ultimi anni molti problemi sono stati risolti, voglio qui di seguito
ricordarne alcuni:
a) sono stati individuati, definiti, riuniti e riorganizzati, in un settore del
magazzino, i libri provenienti da acquisti o donazioni di importanti biblioteche private;
b) per i libri antichi e rari che venivano conservati in maniera indifferenziata
con i moderni è stato costituito un “fondo antico” e uno “rari”; 7884
volumi sono entrati a far parte del fondo antico e per i rari la ricerca è
ancora in corso;
c) è stata attuata la trasformazione delle diverse collocazioni del magazzino
nel sistema più adatto alle caratteristiche storiche e culturali delle collezioni, alla struttura degli ambienti, alle esigenze dei servizi: quello per
materia e formato;
d) tutti i vecchi contenitori di miscellanee ormai fatiscenti sono stati sostituiti;
e) l’illuminazione e il condizionamento dell’aria sono stati recentemente rinnovati.
99
Il deposito librario: problemi e prospettive
Molti problemi permangono tutt’oggi e quasi esclusivamente derivano da
una costante sottovalutazione del magazzino librario e della sua organizzazione di
lavoro. La mancanza di spazio, un problema già sentito da qualche anno, si è ora
acuito notevolmente.
L’attuale sede della “Provinciale”, in viale Michelangelo - 1, fu inaugurata il 5
ottobre 1974, esattamente 140 anni dopo l’inaugurazione della illustre biblioteca
comunale, con sede in Palazzo Arpi in piazza Mercantile. La nuova sede, una struttura moderna corrispondente al momento della sua progettazione alle esigenze della città e della provincia, uno dei pochi esempi di biblioteca costruita appositamente senza ricorrere ad adattamenti di edifici preesistenti, comincia a mostrare dei
limiti strutturali. Il Deposito progettato per contenere i libri e le riviste allora in
dotazione, con spazi per un futuro sviluppo delle raccolte, per il continuo accrescimento del patrimonio librario è ormai vicino al collasso (sono stati scaffalati anche
spazi destinati ad altri usi: ex rilegatoria e spazio antistante). Ma a chi importa? A
cosa serve lo spazio in una biblioteca? C’entra qualcosa lo spazio per tenere ben
ordinate e conservate le raccolte? Per svolgere il proprio lavoro in condizioni decenti di efficienza e sicurezza?
La prospettiva più praticabile dopo aver sollecitato ancora una volta la direzione a trovare nuovi spazi - siano essi immobili scolastici non utilizzati, demanio
militare dismesso, o altri, (l’ideale sarebbe una palazzina vicina geograficamente
dove collocare il materiale della biblioteca di meno frequente consultazione) è di
diventare “ricercatore di spazi per lo sviluppo delle raccolte”.
È difficile prevedere che cosa il futuro abbia in serbo riguardo alla gestione
delle collezioni per via del rapido evolversi delle tecnologie (forma dei documenti,
natura dei supporti, modalità di comunicazione e accesso). La biblioteca del futuro
richiederà minore spazio fisico e minore uso interno a vantaggio dell’uso remoto?
Si parla sempre più spesso, erroneamente, in maniera indifferenziata di biblioteca elettronica, biblioteca ibrida, biblioteca come gateway, biblioteca complessa,
biblioteca virtuale, biblioteca digitale.
La logica della comunicazione digitale è da molto tempo praticata nelle biblioteche. Dal 1990, infatti, grazie al Servizio Bibliotecario Nazionale (S.B.N.), la cui
prima ideazione è dovuta a Angela Vinay, i bibliotecari italiani, sono abituati ad
interagire fra di loro, a mettere in comune il risultato del proprio lavoro, a condividere le risorse nell’individuazione dell’informazione. Nel panorama delle amministrazioni pubbliche italiane, il settore delle biblioteche è perciò sicuramente all’avanguardia dal punto di vista della cultura digitale. I bibliotecari hanno non solo grande confidenza con tastiera e computer, conoscono i nuovi strumenti della comunicazione software e hardware, collegamenti, reti interne ed esterne - possiedono il minimo
vocabolario che rende nominate e nominabili, e quindi più vicine, le nuove tecnologie
ma, fatto strutturale ben più importante, sono abituati a pensare in termini di economia digitale, cioè di interazione, di partecipazione, di integrazione, di instabilità, di
de-localizzazione e di de-contestualizzazione del lavoro. I settori maggiormente
beneficiati, attualmente, dalle nuove tecnologie sono periodici e libri antichi.
100
Pasquale d’Addedda
Già da qualche anno è partito il progetto di Biblioteca Digitale Italiana. Uno
studio di fattibilità fu già elaborato alla fine del 1999 ed è stato poi aggiornato ed
ampliato nell’aprile 2003. Il Comitato Guida della BDI, presieduto dal prof. Tullio
Gregory e composto da rappresentanti della realtà bibliotecaria statale e regionale,
dei musei, dell’università e della ricerca avvierà immediatamente un programma
coordinato di scansione, in formato immagine, dei cataloghi storici delle biblioteche pubbliche italiane. Gruppi di esperti definiranno le linee di realizzazione secondo le quali dovranno operare biblioteche, archivi e musei. La biblioteca diventerà un luogo dove la stampa, il materiale digitato e quello nato come digitale si
possono presentare come parti complementari del tessuto della conoscenza.
Insieme alla ricerca di nuovi spazi la nostra biblioteca deve comunque avviare una razionale gestione di quello disponibile: poiché è importante che il patrimonio librario non solo cresca ma si evolva, una funzione fondamentale viene assunta
dallo scarto.
Molti e concordi sono, in generale, i documenti, gli articoli di periodici ed i
libri che assegnano allo scarto librario una funzione importante ed imprescindibile
all’interno della biblioteca pubblica. Lo scarto librario, infatti, può essere considerato, rispetto agli acquisti e all’accettazione delle donazioni, l’altra faccia di una
stessa medaglia. Si potrebbe affermare addirittura che già negli acquisti si opera un
primo scarto, nello scegliere (e dunque nel decidere se acquistare o non acquistare,
se accettare o meno in dono) solo i libri adatti alla nostra biblioteca, rispetto alla
grande mole dei libri offerti annualmente dall’editoria. L’importante è che ciascuna
biblioteca acquisti e scarti secondo la propria natura e le proprie esigenze, possibilmente inserite in un contesto più ampio di cooperazione prima di tutto con altre
biblioteche della città e nell’ambito del nostro Sistema Bibliotecario, con l’aiuto del
“Progetto Conspectus”, che permette la creazione di una mappa delle collezioni,
per favorirne la condivisione.
È importante ribadire la natura tecnica dello scarto per metterlo a riparo da
indebite ingerenze: rientra infatti nella specifica ed esclusiva professionalità del bibliotecario, procedere allo scarto dei singoli volumi o delle partite di volumi. Determinanti sono non solo le peculiari caratteristiche del libro e le sue condizioni
fisiche, ma anche altri fattori come la circolazione libraria, la documentazione
bibliografica, l’esperienza del bibliotecario.
Ogni volume va visto, pertanto, nell’insieme del patrimonio librario presente e futuro. Solo il bibliotecario conosce infatti la frequenza con cui un libro è richiesto, la sua utilizzazione all’interno del patrimonio librario (non c’è biblioteca
se non c’è uso della biblioteca: books are for use ricorda Ranganathan), il suo ‘peso
specifico’ rispetto agli altri libri, quella che viene definita la ‘coerenza’ del libro
rispetto al resto del patrimonio librario e non ultima la capacità che il libro soddisfi
le esigenze del suo utente.
Ribadita la natura tecnica dello scarto è importante definirla come attività
normale e periodica: perché, se da un lato si procede nello scarto man mano che si
presenta il singolo problema (una donazione, un libro deteriorato, ecc...), è corretto
101
Il deposito librario: problemi e prospettive
d’altro canto che almeno una volta ogni due anni si proceda ad una revisione sistematica delle diverse classi Dewey. Se riconosciamo che la nostra è una biblioteca di
base non vincolata da obblighi di conservazione (se non per determinate sezioni:
Locale, Antichi e Rari), una biblioteca che ha come suo pubblico naturale un’utenza
composita e variegata e che per propria natura non deve essere specialistica, non
sarà difficile cominciare a definire i criteri e le modalità dello scarto. Il principale
criterio guida è lo svecchiamento delle raccolte: lo spazio in biblioteca non è illimitato e anche quando lo fosse, lo spazio comunque ha un costo iniziale ed un costo
di manutenzione e di gestione. Anche il lavoro necessario a trattare un libro costa:
pur nel caso in cui il libro sia stato donato, il gestirlo e l’immagazzinarlo ha sempre
un costo. Per questo è necessario avere sugli scaffali solo libri utili, utilizzati o almeno utilizzabili.
Anche la questione delle pulizie rimasta irrisolta per anni attende soluzioni
immediate. Negli ultimi anni, polvere, residui dei lavori che sono stati realizzati in
biblioteca ed altro si sono accumulati su libri e scaffali.
Gli alti costi non devono far dimenticare la necessità impellente per la salute
dei libri, di operatori e utenti, di compiere periodicamente questa importante operazione. Nel 1890 il famoso bibliotecario della Biblioteca Nazionale di Brera, Giuseppe Fumagalli, in un manuale dal titolo Della collocazione dei libri nelle biblioteche pubbliche raccomandava “[…] la periodica spolveratura degli scaffali e libri contenutivi, da farsi nella buona stagione, quando l’aria ha perduto la sua umidità e le
larve degli insetti sono usciti dalle uova. Questi specialmente, il più terribile dei
nemici che abbiano le biblioteche, siano lo ptinus fur, o lo ptinus mollis, o l’anobium
pertinax, o l’anobium eruditum o l’anobium paniceum, o l’oecophora, farebbero
grandi devastazioni se non si muovesse loro guerra ad oltranza”. La pulizia dovrebbe, quindi, essere affidata ad una ditta specializzata e bisognerebbe prevedere
nel capitolato d’appalto, la pulizia giornaliera a rotazione di un quantitativo di libri
e scaffali da determinarsi, in modo tale che nell’arco di un anno tutti i libri e gli
scaffali della biblioteca siano stati puliti.
Con l’installazione di scaffali compatti la capienza potrebbe quasi raddoppiare e il problema della polvere sarebbe in parte risolto, ma sono poco funzionali
e, a lungo andare, procurano qualche danno alle raccolte.
Molto sentita è anche la mancanza di uno spazio per le attrezzature: cassettiere,
scaffali, palchetti, vecchi computers, tutto ciò che non serve in altri settori viene
scaricato in Deposito, ostacolando il lavoro degli operatori e occupando spazi riservati ai libri.
Sarebbe importante, anche, valorizzare con iniziative di promozione alla lettura (corsi, mostre, convegni) parte di quell’interessantissimo patrimonio della biblioteca conservato in magazzino, come alcune collane dell’editore Firmin Didot:
“L’univers pittoresque: histoire et description de touts les peuples”, dal 1838 al
1850, il testo descrittivo di questa interessante e non comune collana di guide turistiche è accompagnato da stampe; di Laterza: “Biblioteca di cultura moderna”, nata
nel 1902, che riunisce titoli di politica, storia, filosofia, in una concezione viva e non
102
Pasquale d’Addedda
formalistica della cultura; “Classici della filosofia moderna”, nata nel 1906, i cui
curatori in gran parte non sono filosofi di professione ma letterati e politici, storici
e saggisti; “I filosofi antichi e medievali”, dal 1915, diretta da Giovanni Gentile;
“Libri del tempo”, nata nel 1950, con caratteristiche di impegno civile e di denuncia
sociale; “Universale Laterza”, il primo volume è la Storia d’Italia di Denis Mack
Smith che si rivelò subito un grande successo; di Formìggini, l’editore ebreo che si
suicidò per restare italiano: “Classici del ridere” dal 1913 al 1938, 105 titoli, da
Petronio a Sterne e Balzac, “la cosa più seria, com’ebbe a dire lui stesso, che sono
riuscito a fare”; “Profili” (1909-1938), vivaci, sintetiche suggestive rievocazioni di
figure attraenti e significative; di Carabba: “Cultura dell’anima”, dal 1919, diretta
da Papini, il rapporto diretto è con filosofi veri e propri, da Pitagora a Kierkegaard;
di Rizzoli: “Biblioteca Universale Rizzoli”, dal 1949, che costituisce la prima vera
collana italiana di tascabili, sulla scorta della inglese Penguin o della tedesca Reclam
o ancora della newyorchese Poket book.
Non è un quadro idilliaco, quello che si prospetta. Nonostante gli enormi
progressi compiuti negli ultimi anni, abbiamo visto che si deve fare di più e meglio.
103
104
Enrichetta Fatigato
La sezione “Immagini”
della Biblioteca Provinciale di Foggia
di Enrichetta Fatigato
1. La mission
La sezione “Immagini” della Biblioteca Provinciale di Foggia, trae le sue origini da un fondo storico di risorse documentarie rappresentato dalla collezione dei
manifesti cinematografici, sedimentatasi a seguito di donazioni e acquisti realizzati
nel corso degli anni.
La ragguardevole consistenza fisica del fondo (circa 30.000 pezzi in gran parte digitalizzati e consultabili nel web della Biblioteca all’indirizzo http://
www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/portale/Portal/Search/), per il quale sono occorse operazioni di manutenzione e pulitura che lo preservassero dai danni del tempo,
consente di pensare, oggi, alla possibilità di valorizzare appieno tutte le possibilità
insite in un patrimonio documentario di così immediato e interessante valore comunicativo e culturale.
L’ intento da perseguire è quello di:
a) far ruotare attorno a questo nucleo documentario, opportunamente
catalogato nell’OPAC della Biblioteca, tutta una sezione dedicata alla cultura cinematografica;
b) organizzare la sezione specializzandola non solo nei formati di rappresentazione delle informazioni (supporti cartacei integrati a supporti informatici ed elettronici), ma nei livelli di copertura delle problematiche
ruotanti attorno ai significati espressi dalla cultura che si rappresenta nel e
attraverso il cinema;
c) intercettare attraverso le selezioni e le disponibilità messe in campo, le
attenzioni e gli interessi di quanti sono attratti da questa espressione artistica, favorendo sia i gradi di primo contatto, alfabetizzazione e orientamento alla cultura cinematografica, nei suoi aspetti tecnico-artistici, sia le
ricerche e gli approfondimenti di studio avanzati;
d) portare l’offerta di servizio ruotante attorno al nucleo documentario originario proposta al livello delle prestazioni degli standard medi nazionali
attraverso un costante processo di verifica delle scelte al fabbisogno culturale latente o espresso, monitorando annualmente l’adeguatezza degli
interventi in termini di budget utilizzato, risorse rese disponibili, risorse
105
La sezione “Immagini&Suoni” della Biblioteca Provinciale di Foggia
utilizzate, risorse da incrementare o da abolire, target della comunità di
utenti realmente raggiunto con azioni di servizi erogati o con relazioni di
scambi e incontri che abbiano come obiettivo la conoscenza e diffusione
della cultura cinematografica;
e) veicolare con i sistemi della comunicazione attraverso il web della biblioteca attività, proposte, iniziative, risorse informative e collegamenti con
altri centri di impianto omogeneo, al fine di inserire le azioni intraprese
nell’opportuno e necessario universo delle informazioni che circolano attraverso l’etere.
2. Profilo bibliografico e documentale
Questa definizione ha dovuto necessariamente prendere atto delle consistenze
esistenti, della loro localizzazione, del loro grado di vetustà editoriale e fisica, a
partire:
a) dai record immessi nell’OPAC e classificati con i numeri indici a partire
da 791.43 a 791.437 5 e loro ulteriori suddivisioni standard e notazioni
specifiche, e dalle specificazioni della classe 016. che caratterizzassero
questa sezione specifica;
b) dal controllo dei documenti residui ancora presenti nel catalogo generale
cartaceo della biblioteca, per operare scelte di utile e possibile integrazione nel costituendo nucleo bibliografico della sezione specializzata;
c) dalla verifica nell’ OPAC della presenza di documenti non indicizzati ai
numeri sopraindicati, ma che qualche collegamento semantico avessero
con l’universo tematico individuato;
d) dall’esame delle descrizioni inventariali preesistenti riguardanti il posseduto in manifesti cinematografici;
e) dalla predisposizione di un progetto di sistemazione fisica del materiale
nella sede dell’ex Liceo Scientifico “Marconi”, privilegiando una logistica
degli ambienti, della distribuzione degli arredi e delle suppellettili a
impostazione open space per uno spazio destinato ad un patrimonio documentario di circa 10.000 entità utili e alla conservazione e preservazione
dei manifesti cinematografici ed all’esposizione possibile degli originali o
alla proiezione delle copie digitalizzate.
Il risultato della ricognizione, relativamente ai primi tre punti del presente
paragrafo, ha permesso di avanzare alcune considerazioni di merito e altre di procedura e gestione rispetto al patrimonio complessivo della biblioteca dislocato e
distribuito per sale al pubblico e deposito.
Il profilo bibliografico e documentale della sezione “Immagini” si configura
a partire dalla selezione dei materiali che entrano a far parte del fondo.
La particolare natura speciale del fondo consente, immediatamente, di definirlo un sistema integrato di supporti per l’accesso all’informazione e studio.
106
Enrichetta Fatigato
Il sistema integrato verso cui sono orientati tutti i moderni regimi bibliotecari, si avvale di documenti cartacei, di documenti visivi e sonori in formato elettronico e di documenti in formato digitale.
Nella sezione “Immagini”, qualificabile a elevato impatto multimediale, l’integrazione dei supporti è condizione primaria e, assolutamente, imprescindibile.
Rispetto a questo assunto di base occorre precisare che l’integrazione dei
supporti non è solo una integrazione fisica; il profilo bibliografico e documentale
di un sistema bibliotecario a struttura integrata si può dire sia stato ben tratteggiato,
sì da consentire un successivo sviluppo fisionomico armonico, se l’integrazione
avviene a partire dalla struttura semantica e indicizzatoria; questo particolare tipo
di integrazione consente di mantenere la fisionomia del fondo coerente sia per la
sua caratterizzazione interna, sia per le sue successive fasi di potenziamento, perché
consente la verifica puntuale delle lacune tematiche, perché impone una coerenza
nell’indicizzazione anche del materiale localizzato nelle altre sale e nei depositi della biblioteca e il possibile spostamento di materiale da sale, dove avrebbe scarsa
caratterizzazione, al fondo specializzato.
Operando questo tipo di impostazione metodologica nell’approccio alla definizione del profilo bibliografico e documentale si è reso necessario revisionare
tutta l’impalcatura semantica e indicizzatoria esistente, per creare punti di accesso
conoscitivi uniformi, biunivoci e coestesi con la natura dei documenti anche nelle
diverse localizzazioni.
Si è inteso, in tal modo:
a) non disperdere le informazioni riguardanti i singoli documenti omogeneizzando i preesistenti indici che tendevano ad allontanare significativamente, oltre che fisicamente, documenti caratterizzanti unità bibliografiche
definite;
b) curare collocazioni omogenee per unità bibliografiche e documentarie e
unità particolari, quali quelle riferite a registi, attori, sceneggiatori. Per
questi documenti si è esclusa la segnatura a base Dewey, accorpandoli in
collocazioni alfabetiche per nazionalità, per nome del personaggio cui si
riferiva l’unità bibliografica e i singoli documenti con le loro responsabilità;
c) assegnare un legame di classificazione Dewey che desse enfasi alle coordinate spazio-temporali degli autori di cinema;
d) mantenere una indicizzazione biunivoca e costante fra indice numerico
(classificazione Dewey) e indice di linguaggio culturale controllato
(soggettario BNI e abstract);
e) con questo tipo di indicizzazione consentire di integrare i singoli autori con
gli apparati che li riguardano di reference, i saggi critici, le bibliografie, le
filmografie e i relativi, possibili manifesti sia descritti nell’OPAC che
digitalizzati nel Web e gli abstract che si riferiscono ai singoli film posseduti;
f) favorire anche l’integrazione dei documenti dislocati in altre aree della
Biblioteca Provinciale di Foggia.
107
La sezione “Immagini&Suoni” della Biblioteca Provinciale di Foggia
Il profilo, così tratteggiato, consente ora di tracciare le linee del successivo
incremento del patrimonio documentario, prefigurabile in 20.000 titoli e oltre 4.000
film, mantenendo salda un’impostazione compatta, omogenea e a supporti integrati, in un lasso di tempo di cinque anni. Solo il tempo, la disponibilità economica e la
passione dei bibliotecari documentalisti per il cinema, in relazione ai suggerimenti e
alle sollecitazioni degli utenti potranno tradurre questo profilo in un organismo
saldo e al passo con le sollecitazioni che scaturiscono da un settore culturale ricco
di stimoli e provocazioni positive.
I primi tratti che qui si propongono, solo per comodità materiale di presentazione sono articolati in macroaree, al loro interno profondamente coese. A proposito di ogni autore (in particolare per quelli già presenti in qualche modo nella
sezione) si è cercato di offrire lo spettro più aggiornato di documentazione, sia in
termini di opere letterarie, di saggi critici e di recensioni alle sue produzioni filmiche
che consentissero l’approdo ad una caratterizzazione, per quanto possibile, di una
unità bibliografica. Non sono stati trascurati gli aspetti squisitamente tecnici e le
relazioni che il cinema intesse con altre manifestazioni della vita e della cultura
contemporanea.
Un cenno particolare va fatto per la macroarea 18 “Collegamenti web”.
Nell’ottica dello sviluppo integrato di accesso alle risorse informative e documentarie, nelle segnalazioni sono rappresentati siti di interesse selezionati in rapporto ad argomenti specifici quali, appunto, quelli delineati nelle 20 macroaree.
Pertanto, gli accessi selezionati, che potrebbero trovare una loro configurazione
tramite una pagina web della biblioteca, destinata al cinema, delineano trasversalmente tutta la qualificazione del profilo bibliografico e documentario. Nella pagina
web, inoltre, sarebbe utile creare collegamenti indicativi con le programmazioni
cinematografiche provinciali, con gli eventi (rassegne, festival, sperimentazioni scolastiche...) che territorialmente sono dedicati al cinema.
Queste le macroaree che contraddistinguono le imminenti accessioni della
sezione:
• Opere di reference
• Festival e sale cinematografiche, cineclub
• Cinematografie per nazioni
• Censura- Critica- Recensioni di film
• Cinema e altri media (Internet, TV) e altre immagini (pittura, fotografia,
manifesti)
• Cinema negli aspetti estetico–linguistico–letterari
• Cinema, costume e società
• Cinema e musica
• Cinema e fumetto
• Sceneggiature, regie, interpreti
• Cinema muto e generi particolari (western, porno...)
• Cinema nei suoi aspetti tecnologici, industriali, per il restauro, per il doppiaggio e il marketing
108
Enrichetta Fatigato
• Cinema in relazione con altri ambiti disciplinari (storia, educazione, formazione, religione, psichiatria, ambiente, urbanistica)
• Cortometraggi, lungometraggi
• Cinema indipendente
• Filmografia in commercio
• Manifesti cinematografici
• Collegamenti web suddivisi per macroaree
• Periodici sul cinema
• Opere in lingua straniera suddivise secondo le macroaree
Come già accennato, si tratta di un profilo appena delineato, perché per alcune aree non è possibile raggiungere un livello di copertura analitica approfondito,
preferendo acquisire ex novo solo pubblicazioni di edizioni recenti e retrodatate
non oltre la seconda metà degli anni ’90 del XX sec. quando le edizioni antecedenti
a questa data non siano fonte di informazione primaria su un determinato autore o
argomento e, pertanto, di necessaria acquisizione.
La compilazione dell’elenco delle nuove proposte di acquisti è stata resa possibile dal confronto con il catalogo topografico della Biblioteca della Cineteca di
Bologna, consultabile alla pagina http://www3.muspe.unibo.it:8080/biblio/catalog/
libri/cinema/navcin.htm e con il catalogo della Biblioteca del Circolo di Cultura
cinematografica di Verbania, alla pagina http://space.tin.it/associazioni/lbjma/ccc/
e attraverso la consultazione e la selezione dei documenti presenti nel Catalogo dei
libri in commercio /Associazione italiana editori.2002, nel Catalogo dei periodici
in commercio e nei cataloghi editoriali, sia cartacei che virtuali, più specializzati o
con sezioni molto articolate in tema di cinema, quali:
• Altana: http://www.altana.net/
• Arcanfiction: http://www.arcanalibri.it/catalogo/catalogo.html
• British counsil: http://www.britfilms.com/festivals/browse/?
country=Italy
• Cinemazero: http://www.cinemazero.pn.it/
• CinetecadelFriulihttp://cinetecadelfriuli.org/pubblicazioni/Libri/
publication_00_03frset_cdf.html
• Cineteca di Bologna. http://www.cinetecadibologna.it/
• Dino Audino: http://www.audinoeditore.it/catalogo.php
• Falsopiano: http: // space.virgilio.it/[email protected]/CATALOGO
%20FALSOPIANO.html
• Gramma Group: http://evora.omega.it/demos/faol/gamma/
publications.htm
• Gremese: http://www.gremese.com/Argomenti.asp?Argomento=Cinema
• Il Castoro: http://www.cinema.castoro-on-line.it/film.htm
• Il pontevecchio: http://www.ilpontevecchio.com/TITOLI.HTM Ancora61390
• Le mani: http://www.lemanieditore.com/cinema.htm
• Lindau: http://www.lindau.it/ita/cinema.html
109
La sezione “Immagini&Suoni” della Biblioteca Provinciale di Foggia
• Lupetti: http://www.lupetti.com/cat092.htm
• Minimum fax: http://www.minimumfax.com/listino.asp?pagina
=collana&collanaID = 7
• Moretti&Vitali: http://www.morettievitali.it/catalogo/altre-proposte.html#
• Pegacity: http://www.pegacity.it/utopia/cinema/
• Puntozero: http://www.puntozero.net/pmovies/pmovies.htm
• Scuola nazionale di cinema: http://www.snc.it/other/editoria.asp
• Terminalvideoitalia: http://www.terminalvideo.it/risultati-ricerca.
asp?radSearchMode=INIZIA&cmbIn=1&hidInDescr=
Titoli+e+nomi&cmbFormati = 26&hidFormatiDescr = Vhs&txtSearch
110
Marianna Iafelice
Il Fondo Antico della ex Biblioteca Comunale di Foggia,
nella Biblioteca Provinciale di oggi
di Marianna Iafelice
Quando ho cominciato la stesura della descrizione del fondo antico di questa
biblioteca, a cui sto lavorando da anni, l’entusiasmo iniziale ha lasciato il posto a
quel rammarico che accompagna chi è consapevole di dover tralasciare tanto, rispetto all’enorme ricchezza che il fondo offre.
Se volessimo parlare di quest’ultimo usando i numeri, potremmo dire che
dal luglio 2000, da quando cioè è cominciata la catalogazione informatizzata dei
libri antichi, in OPAC sono presenti più di settemila volumi, tra seicentine,
settecentine e opere del XIX secolo con data fino al 1830, quando cioè si conclude l’età antica del libro. Volendo essere ancora più dettagliati potremmo aggiungere che ben 2277 sono i titoli stampati a Napoli, 1289 quelli veneziani e
solo 206 quelli romani; in quest’analisi geografica non vanno sottovalutate nemmeno altre città, sia italiane che europee, come Milano, Firenze, Parigi, Utrecht,
Anversa e Losanna.*
Ritengo però, che per descrivere un fondo antico le cifre sono sì utili, ma
non esaustive, soprattutto se si tratta di un fondo come quello della Provinciale,
che si è dimostrato molto complesso nella sua semplicità e omogeneo nelle sue
diversità.
Sono libri questi, provenienti nella quasi totalità dalla ex Biblioteca Comunale
di Foggia, istituita il 19 giugno 1833 per rescriptum principis di Ferdinando II di
Borbone, Re delle Due Sicilie,1 e inaugurata il 30 maggio 1834 con un patrimonio
iniziale di soli 1913 volumi, a cui si aggiunsero in seguito, una lunga serie di donazioni di famiglie foggiane e di Capitanata, quali Celentano, Staffa, Tugini, Villani, Nigri,
e Scillitani, oltre ai numerosi testi delle biblioteche dei conventi soppressi, primo fra
tutti quello del Convento dei Cappuccini della chiesa Gesù e Maria di Foggia.2
Siffatto patrimonio subì un ulteriore incremento quando, nel 1871, alla Comunale, fu aggregata pure la biblioteca popolare fondata solo l’anno precedente.3
*
Le cifre sono naturalmente destinate ad aumentare con il completamento delle procedure di catalogazione.
Oreste DE BIASE, La biblioteca comunale di Foggia, in «Accademie e biblioteche d’Italia», V (1931),10, p.
279.
2
Carlo VILLANI, Cronistoria di Foggia, (1848-1870), Napoli, Officina Cromotipografica Aldina, 1913, p. 245.
3
O. DE BIASE, La biblioteca comunale di Foggia…, cit., p. 279.
1
111
Il Fondo Antico dell’ex Biblioteca Comunale di Foggia nella Biblioteca Provinciale di oggi
Questa nutrita serie di ingressi, provenienti come abbiamo visto sia dal clero locale
che da famiglie del luogo, hanno determinato un titolario assortito, e caratterizzato
soprattutto da un’indole culturale di tipo generico.
Il risultato che abbiamo oggi è quello di un fondo completo, perché scaturito
proprio dalla fusione di librerie appartenute e donate da soggetti culturalmente attivi, siano essi stati canonici, giuristi, o medici che avendo avuto una identità ben
precisa, acquistavano in base ad un criterio che, stabile nel tempo, seguiva il cammino della cultura. Una completezza, quella a cui abbiamo accennato, che scaturisce
proprio dal fatto che tutti questi volumi hanno seguito le varie fasi di questo cammino culturale, con i suoi grandi sconvolgimenti storici, e di come la traccia di
questi cambiamenti sia rimasta indelebile tra queste pagine.
È un catalogo, quindi, frutto di una somma o per meglio dire di una stratificazione di personalità diverse, che svolgendo professioni diverse, avevano
interessi personali coltivati diversamente e che hanno dato vita a raccolte diverse, le quali poi sicuramente nel corso degli anni hanno subito smembramenti,
traslochi, vendite ed inevitabili perdite. Per questo accanto ai severi volumi di
teologia, di diritto e di storia, troviamo anche trattati scientifici e medici, testi
letterari latini e italiani, sussidi grammaticali, oltre ad altri svariati scritti d’erudizione. La sua completezza ideale rende possibili, inoltre, volendo, molteplici
percorsi di analisi, che vanno dalla storia dell’editoria in generale, a quella napoletana in particolare, passando dalla più statica e frenata cultura del Seicento
italiano a quella più disinvolta e vivace del Settecento, cultura che si innesta
perfettamente nella nuova circolazione di idee a livello europeo, per andare a
fermarsi poi alle replicate ristampe degli autori antichi che tanto frequenti furono agli inizi dell’Ottocento.
Infatti si tratta di un fondo sorto grazie alla tendenza di conservare anche
quei titoli che a seconda del giudizio storico del tempo potevano essere diventati ormai inutili, banali e superati. Ed è stata proprio questa tendenza conservativa, che ha garantito, fortunatamente, la sopravvivenza fino ai giorni nostri
di certi libri, anche dopo che questi avevano ormai esaurito totalmente la loro
attualità.
L’analisi dei frontespizi, poi, corrobora la tesi che si tratti di volumi che sicuramente hanno fatto parte delle biblioteche di famiglia per più di una generazione,
del resto basti pensare a quelli appartenuti ai Celentano, cui le date delle note di
possesso manoscritte in elegante grafia, risalgono addirittura al XVIII secolo, o alle
diverse note sui volumi che nel corso degli anni sono stati Applicati alla Libraria
de’ Cappuccini di Foggia.
Per questo, scorrendo il catalogo e tralasciando volutamente da queste analisi le cinquecentine, si può decidere di partire da un percorso più specificatamente
ecclesiastico, e in questo caso ci rendiamo subito conto che grande importanza fu
data all’ambito della predicazione per cui, se appare scontata e normale la presenza
di geniali e forti personalità che sono il vanto dell’oratoria sacra francese quali
Fenelon, Bourdalue e Bossuet, non mancano nemmeno nomi italiani di rilievo qua112
Marianna Iafelice
li Cornelio Musso4 a cui aggiungiamo quello di Paolo Segneri con il noto Quaresimale,5 o le famose per l’epoca, Prediche quaresimali del cappuccino Emanuele Orchi,6 un predicatore che se molto successo ebbe nel breve giro di pochi anni, per il
suo stile tipicamente barocco e secentistico, fu altrettanto velocemente dimenticato, tanto che dall’ultima edizione delle sue prediche uscita in latino a Magonza nel
1668, non verrà più ristampato.
Dalle prediche spesso poco intime e poco profonde non sempre originali di
alcuni di questi predicatori, si passa alle pagine dei più consolidati biblisti come
Calmet, a quelle dei tomisti come Jacquier e Roselli, ma anche e soprattutto alla
nutrita presenza di autori giansenisti, il che conferma ancora una volta se ce ne
fosse bisogno, che in Italia il Giansenismo fu sempre limitato ai ceti colti e ristretto
quasi sempre tra gli ecclesiastici secolari e regolari.7 La presenza inoltre di autori
ammirati dal primo Giansenismo italiano, come Fleury che con la Justification des
discours et de l’histoire ecclesiastique (1736) condanna l’eccesso di credulità ed esercita per tutto il Settecento una enorme influenza, o come Noel Alexandre che fu
autore di una famosa storia ecclesiastica8 poco cara per alcuni contenuti alla Santa
Sede, ci fa comprendere come tutti coloro che parteciparono a questo movimento,
o che comunque gli si avvicinarono, erano accomunati da ben altro che la sola generica avversione ai Gesuiti.
E questo è un elemento sintomatico di questo fondo, dove se molti sono gli
autori facenti parte della Compagnia di Gesù, non sono pochi quelli che l’hanno
fervidamente avversata, come il famosissimo teologo Antoine Arnauld, che “fu trascinato al giansenismo proprio dall’avversione antigesuitica”9 e che insieme con
Pierre Nicole, fu coautore di una celeberrima Logica sive ars cogitandi,10 pubblicata
anonima e conosciuta anche come La Logica di Port Royal nella quale approvano il
Cartesianesimo e si definiscono interessati alla sua filosofia principalmente perché
la considerarono come la rinascita del pensiero agostiniano ritenendo Cartesio un
sostenitore della scienza, come loro. La presenza di ben quattro edizioni della Logica, sembra giustificare quasi naturalmente almeno una edizione delle Provinciali,
che Pascal scrisse facendo satira degli oppositori gesuiti, forse con l’aiuto e la collaborazione proprio di Arnauld e di Nicole, satira che nell’edizione da noi conservata si evince pure per l’area relativa al luogo e alla responsabilità di pubblicazione
4
Cornelio MUSSO, Delle prediche quadragesimali del reuerendiss. mons. Cornelio Musso vescouo di Bitonto,
Venezia, Giunti, 1603.
5
Paolo SEGNERI, Quaresimale di Paolo Segneri della Compagnia di Giesù, Venezia, Prodotti, 1690.
6
Emanuele ORCHI, Prediche quaresimali del padre f. Emmanuele Orchi da Como..., Venezia, Giunti e
Hertz, 1651.
7
Arturo Carlo JEMOLO, Il Giansenismo in Italia prima della rivoluzione, Bari, Giuseppe Laterza e figli,
1928, p. 91.
8
Noel ALEXANDRE, Historia ecclesiastica Veteris Novique Testamenti ab orbe condito ad annum Domini
1600, Parigi, Silvani de Grasortis, 1730.
9
A.C. JEMOLO, Il Giansenismo in Italia prima della rivoluzione…, cit., p. 50.
10
Pierre NICOLE, Logica sive ars cogitandi, Lugduni Batavorum , Ex Officina Joannis du Vivie, 1694.
113
Il Fondo Antico dell’ex Biblioteca Comunale di Foggia nella Biblioteca Provinciale di oggi
dove leggiamo: Venezia: nella Stamperia de’ PP. Gesuiti nel Foro Deretano, 1761.
La presenza di questi autori quindi, e la quantitativa supremazia di stampatori
ed editori napoletani, ma anche la presenza di non poche edizioni in francese, costituiscono per questo fondo un importante fattore di unità, un fattore quasi geograficamente scontato soprattutto se si considera che le vicende di questi libri, si intersecano direttamente con la storia politica, economica e sociale di Foggia, dove sicuramente arrivarono gli echi di quell’Illuminismo napoletano, alimentato dai filosofi
civili del regno, e dove i frequenti contatti con Napoli, patria del Giannone e del
Genovesi, attivissimo centro di opposizione alle pretese curiali gesuitiche, contribuivano alla diffusione di tali idee che ponevano la parte più viva della cultura napoletana in un intimo e proficuo contatto con la cultura europea in generale e con la
vivacità di quella francese in particolare.11
A questo proposito quindi, non può e non deve assolutamente meravigliare
la nutrita presenza di opere del Genovesi, con cui Saverio Celentano ebbe pure un
breve scambio epistolare,12 molte delle quali sono prime edizioni, tutte pubblicate
dalla stamperia Simoniana, ad eccezione della Storia del commercio della Gran
Bretagna, di John Cary, pubblicata nel 1757 da Benedetto Gessari, ed annunciata
l’anno precedente in un manifesto con il quale un libraio napoletano apriva la sottoscrizione per una Storia del commercio che fa al presente l’Inghilterra “corredata
con note del signor Genovesi e tradotta dalla versione francese”, versione riscontrata con il testo inglese originale di un’edizione del 1745.13
Accanto al nome del Genovesi, in una sorta di congiungimento ideale, si pongono i nomi di Ferdinando Galiani, autore, tra l’altro, di un trattato Della moneta,14 che il Venturi definisce un “capolavoro uscito dalla discussione sulle monete a
metà del secolo”, la cui composizione fu sollecitata proprio dalla crisi monetaria
che aveva colpito il Regno di Napoli dopo la Pace di Aquisgrana, e che uscita anonima con data 1750 forse per timore come sostiene Diaz che “per la sua originalità
e novità potesse in qualche modo spiacere alle autorità […]”, fu stampata nel 1751.15
Sempre in questo ambito citiamo i nomi degli studiosi calabresi che, non
rimanendo indifferenti al Genovesi, avevano subito l’influsso innovativo del suo
pensiero, tra cui Domenico Cavallari,16 che fu discepolo di quest’ultimo in filosofia
ed in letteratura e di Pasquale Cirillo per la giurisprudenza, Domenico Grimaldi17
11
Michele FUIANO Aspetti della cultura e dell’editoria napoletana nel ’700 , in «Archivio Storico Province
napoletane», XCI (1794), pp. 257-279.
12
Carlo VILLANI, Scrittori ed artisti pugliesi antichi, moderni, e contemporanei, Trani, V. Vecchi, 1904, p. 235
13
Franco VENTURI (a cura di), Riformatori napoletani, in La letteratura italiana. Storia e testi, Illuministi
italiani, Milano-Napoli, Riccardo Ricciardi editore, 1962, 7 voll.: vol. V, p. 122.
14
Ferdinando GALIANI, Della moneta libri cinque, Napoli, Giuseppe Raimondi, 1750.
15
Silvio DE MAJO, Ferdinando Galiani, in Dizionario Biografico degli italiani, Roma, Istituto della
Enciclopedia Italiana, vol. LI, p. 457.
16
Domenico CAVALLARI, Institutiones iuris canonici quibus vetus et nova ecclesiae disciplina enarratur in
usum privati auditorii conscriptae, Napoli, Di Simone, 1777.
17
Domenico GRIMALDI, Osservazioni economiche sopra la manifattura e commercio delle sete nel regno di
Napoli, Napoli, Giuseppe Maria Porcelli, 1780.
114
Marianna Iafelice
o Francesco Saverio Salfi che con il Saggio di fenomeni antropologici relativi al
tremuoto si inseriva in quell’acceso dibattito che imperversava in quegli anni sui
danni causati dal terribile sisma del 1785, senza però dimenticare nemmeno Antonio Jerocades, meglio noto con l’appellativo di “abate massone”, grande traduttore di Pindaro ed Orazio, che fu autore anche di una raccolta di poesie, La
lira focense,18 che composte nel corso di vari anni, sono in un certo senso un vero
e proprio massimario espresso in rima, con statuti, riti e miti propri della massoneria.
Un’altra opera che ben si inserisce nella controversia, attiva in quel periodo, tra governo napoletano e Santa Sede, sulla nomina del vescovi, è costituita dal
primo scritto di Ottavio Maria Chiarizia, i Lamenti delle vedove ovvero
rimostranze delle vacanti chiese del regno di Napoli, (Filadelfia, 1784), opera definita dall’allora inviato pontificio straordinario Lorenzo Caleppi “cosa molto
rara nel tempo corrente” in quanto il Chiarizia ha avuto la grande singolarità di
trascurare le ragioni giuridiche delle parti in causa e di soffermarsi principalmente sul danno religioso e quindi morale e sociale prodotto dalle sedi prive di vescovi.19
La presenza inoltre in questo fondo di autori illuministi come Voltaire,
Rousseau o Montesquieau non stride assolutamente, ma convive armoniosamente anche con le pagine pagane di Ovidio, di Cicerone e di Livio, per citare solo
alcuni classici, mentre i più attivi e rinomati stampatori ed editori napoletani del
Settecento, quali Felice Mosca, Giovanni de Simone e Domenico Terres, sono
tutti presenti in questo catalogo, con edizioni che non sempre possono essere
definite delle belle edizioni, per la cattiva qualità della carta, degli inchiostri e per
molti versi anche per la mancanza di gusto, che portava costoro sempre a volgere
lo sguardo verso i prodotti tipografici della Serenissima, dove le officine davano
ancora vita, nonostante la forte crisi del settore, a pagine di ottima qualità grafica,
ben equilibrate e ben composte, con inchiostri immuni da alterazioni e molto
spesso stampate su cartaforte, ben diversi insomma dai molti libri non perfetti
che uscivano dalle officine tipografiche napoletane. Del resto gli stampatori della
capitale del regno, non solo si contentavano di lavorare a prezzi bassissimi, ma
soprattutto tendevano a ristampare edizioni veneziane, alleggerendosi così del
peso economico della traduzione che trovavano già pagata da Venezia, che si impegnava a stampare le prime edizioni. Del resto Venezia in quegli anni, accanto
alla stampa dei cosiddetti “rossi e neri”, così venivano comunemente denominati
i libri liturgici, dà vita ad opere grandiose, quelle vere e proprie imprese che nel
corso del Settecento hanno contribuito a scrivere le pagine della storia del libro
illustrato, di cui la biblioteca possiede, La Gerusalemme liberata (1787), le Opere
del Metastasio, (1781-1783), e soprattutto la ricercata ed elegante edizione delle
18
19
Volume privo di frontespizio la cui data 1724 è ricavabile dalla prefazione a p. 5.
Giuseppe PIGNATELLI, Ottavio Maria Chiarizia, in Dizionario Biografico degli italiani, vol. XXIV, p. 592.
115
Il Fondo Antico dell’ex Biblioteca Comunale di Foggia nella Biblioteca Provinciale di oggi
Opere di Dante (1757-1758) tutte pubblicate da Antonio Zatta,20 che con l’Albrizzi
e il Pasquali è considerato uno dei tre grandi esponenti proprio del libro illustrato
veneziano.
L’ambito della storia, in questo catalogo se si escludono la Storia universale21
di Jacques Benigne Bossuet, o quella del Rollin con la continuazione del Crevier,
deve lasciare un posto ampio anche alla storiografia del Seicento, e più precisamente al primo dei due volumi delle Historie del mondo di Cesare Campana, stampata
dai Giunti a Venezia nel 1607, dove il Campana allontanandosi dagli esempi
umanistici, tenta di ritornare a quel carattere più prettamente universale che fu proprio della cronachistica medievale, e per il quale divenne un vero e proprio modello
del genere, al contrario di quanto fa Girolamo Brusoni che nella Historia d’Italia di
Girolamo Brusoni dall’anno 1627 fino al 166022 preferisce invece un ambito più
limitatamente contemporaneo per quest’opera che nell’arco di venticinque anni subì
ben sette rifacimenti, e che fece guadagnare all’autore l’incarico di storiografo della
corte torinese, dopo essere stato obbligato a ‘rivedere’ alcuni passaggi, considerati
evidentemente compromettenti per l’operato del Duca di Savoia.23
L’interesse preminente per il presente, sembra essere in questi storici, al contrario di quanto avveniva per quelli delle generazioni precedenti, un punto focale
su cui concentrare la propria attenzione, e far partire le grandi polemiche verso
l’antico, ma se questo nuovo interesse da un lato rappresentava l’aspetto più vivace
di queste opere, al contempo ne costituiva pure il loro grande limite, soprattutto
per la loro frequente superficialità, priva molto spesso sia di interesse storico che di
effettivo valore stilistico.
Compiendo un salto epocale, che ci conferma ancora una volta come questo
catalogo sia diventato oggi l’interfaccia dei cambiamenti culturali che hanno scandito il nostro passato, arriviamo agli Annali d’Italia del Muratori, di cui possediamo la prima bella edizione, stampata a Venezia, ma uscita con falso luogo di stampa
(Milano), dal 1744 al 1749 e pubblicata da Giambattista Pasquali, un tipografo colto
e raffinato, che ebbe il grande merito di saper rinnovare l’editoria veneta del tempo,
prediligendo scritti innovativi che stampava molto spesso con illustrazioni chiare
ed efficaci, contro la tendenza dell’epoca quando, come abbiamo visto, si preferiva
ristampare solo libri devozionali o classici della letteratura.
20
L’edizione delle Opere di Dante, è dedicata ad Elisabetta Petrowna, imperatrice di tutte le Russie con un
sonetto racchiuso in cornice calcografica, preceduto sia da un ritratto della Petrowna, sia da un’antiporta
raffigurante una “delle imbasciate di Dante alla Serenissima nostra repubblica, quando intorno agli anni di
nostra salute 1320 spedito vene sovente a Vinegia da Guido da Polenta […]” (Prefazione del vol. 1, p. [3]).
Ognuno dei cinque volumi è arricchito da splendide carte di tavola a cui hanno collaborato numerosi ed
importanti maestri incisori, tra cui ricordiamo il Giampicoli, il Magnini, il Crivellari e Filippo Rizzi, i quali
sicuramente hanno fornito pure il loro contributo per i tanti fregi e le iniziali che decorano finemente le
pagine.
22
Girolamo BRUSONI, Historia d’Italia di Girolamo Brusoni dall’anno 1627 fino al 1660, Venezia, Francesco
Storti, 1661.
23
Sandro PIANTANIDA et al.(a cura di), Autori italiani del ’600. Catalogo bibliografico, Roma, Multigrafica
Editrice, 1986, 3 voll.: vol. I, pp. 132-133.
116
Marianna Iafelice
Del Pasquali sono pure i sei volumi del Supplemento al Dizionario universale delle arti e delle scienze, del Chambers, volumi composti da George Lewis, che si
inseriscono tra le tantissime opere presenti in catalogo di scienze fisiche, chimiche e
mediche del Redi, del Pasta, di Cullen o di Percival Pott, per fare solo alcuni nomi.
Come numerosissime sono quelle di diritto, tra cui citiamo solo per motivi di spazio, la bella edizione del Theatrum veritatis & justitiae, siue decisiui discursus per
materias, seu titulos distincti & ad veritatem editi in forensibus controuersiis canonicis
et ciuilibus del cardinale De Luca, stampata dai Baglioni nel 1716, opera scritta con
il chiaro intento di offrire una vera e propria enciclopedia giuridica, dove gli interventi e le rielaborazioni sono facilmente ripercorribili attraverso i sommari, tanto
che il Mazzacane la definisce “una delle migliori edizioni”.24
Tra le opere singolari di questo fondo vanno ricordate pure due seicentine, di
Alessandro Salvio, un giocatore di scacchi, assiduo frequentatore delle accademie
scacchistiche napoletane dell’epoca e cioè il Trattato dell’inuentione et arte liberale
del gioco di scacchi25 e Il puttino altramente detto, il caualiero errante del Saluio,
sopra il gioco de’ scacchi,26 in cui si danno numerose notizie, non sempre attendibili
a dire il vero, sui giocatori napoletani del suo tempo.
Se fino a questo momento abbiamo descritto questo fondo ponendo l’attenzione principalmente sul messaggio intellettuale del testo, prima di concludere quest’analisi, è doveroso dedicare un po’ di spazio alla tipologia delle legature, rappresentanti l’elemento materiale del libro e dare, quindi, uno sguardo allo stato di conservazione generale.
La maggior parte delle legature è in pergamena rigida cartonata, con indicazioni dell’autore e del titolo abbreviate, siano esse impresse in oro o manoscritte,
poste nella parte superiore del dorso, anche se non mancano però nemmeno coperte in pergamena floscia, soprattutto per le edizioni del Seicento, le cui indicazioni
manoscritte sono localizzate a differenza delle prime, lungo tutto il dorso o quelle
in mezza pergamena, i cui piatti sono rivestiti con carta marmorizzata. Lo stato
fisico generale del fondo è abbastanza buono, mancano infatti se si escludono pochissimi esemplari, quasi totalmente danni causati da tipologie di insetti come i
tarli, che grazie a microrganismi intestinali simbionti sono in grado di metabolizzare
la cellulosa e che quando sono nella fase larvale scavano gallerie dal diametro variabile, poco visibili all’esterno, fino a praticare fori di sfarfallamento (visibili di solito
sulle coperte) quando raggiungono la piena maturità.
I libri maggiormente danneggiati presentano invece il distacco parziale o totale della coperta o del dorso, e/o rotture dei nervi o dei capitelli, rotture che di
conseguenza indeboliscono anche le cuciture, mentre più frequente è la presenza di
tracce di foxing sulle pagine dei volumi, ovvero macchioline rugginose la cui origi-
24
Alessandro MAZZACANE, De Luca Giovanni Battista, in Dizionario Biografico degli italiani…, vol.
XXXVIII, pp. 342-343.
25
In Napoli, nella Stampa di Gio. Domenico Montanaro, 1634.
26
In Napoli, nella Stampa di Gio. Domenico Montanaro, 1634.
117
Il Fondo Antico dell’ex Biblioteca Comunale di Foggia nella Biblioteca Provinciale di oggi
ne è ancora incerta, e che secondo alcuni studiosi è imputabile ad agenti microbici
che si sviluppano sulla carta in presenza di ferro e di condizioni chimico fisiche
particolari, secondo altri invece i microrganismi avrebbero solo una responsabilità
indiretta, andando cioè solo a facilitare la creazione di zone maggiormente igroscopiche, nelle quali si andrebbero poi ad accumulare i prodotti di decomposizione
della cellulosa.
118
Elena Infantini
Il web della biblioteca
di Elena Infantini
Con l’avvento di Internet in biblioteca, superata l’iniziale preoccupazione
sulla possibile scomparsa delle biblioteche e dei bibliotecari, si sono aperte nuove
frontiere per la trasmissione delle conoscenze ed oggi la Rete è considerata strumento fondamentale non solo per l’accesso alle informazioni che viaggiano in tempo reale e senza limiti quantitavi, ma anche per la promozione della biblioteca e dei
suoi servizi, quindi un’altra grande opportunità per ‘comunicare la biblioteca’.
“Internet, infatti, è intervenuto a modificare fortemente l’intero panorama
del settore della comunicazione e della cultura, del quale le biblioteche sono solo
uno dei tanti attori. Rimanere immobili nella difesa di una nostra specificità senza
confrontarsi con il cambiamento può rappresentare il rischio di un inutile e sterile
ripiegamento sul passato”.1
Se proviamo a navigare nei meandri della Rete, verifichiamo che la maggior
parte delle biblioteche estere e italiane, tranne poche eccezioni, ha allestito un proprio sito web, dichiarando all’utente remoto che le visita virtualmente, le proprie
caratteristiche e finalità, la propria missione. Siamo però, ancora in una fase di “sperimentazione non sempre sorretta da orientamenti consolidati”,2 il web “incunabolo digitale”3 di cui parla Riccardo Ridi, e, mentre da una parte si è discusso ampiamente sui vantaggi che Internet ha portato all’evoluzione dei servizi delle biblioteche, il catalogo in linea, il reference a distanza e molto altro, dall’altra ancora
pochi sono gli studi sulla valutazione dei siti web delle biblioteche di pubblica
lettura.
Non entrando nel merito degli elementi considerati nelle cosiddette griglie
valutative dei siti bibliotecari, come la struttura, la velocità di caricamento o la quantità e la qualità delle informazioni, si rimanda alla bibliografia di riferimento; quello
che emerge con insistenza dalle discussioni sull’argomento, è che necessariamente
1
Elena BORETTI, Comunicare con l’utente remoto. Il riposizionamento della biblioteca nel mercato
dell’informazione, in «Biblioteche oggi», XIX (2001), 6 (luglio-agosto), p. 54.
2
Stefano PARISE, La qualità del web in un seminario a Rozzano. Tecniche e strategie per creazione e la
gestione dei siti Internet bibliotecari, in «Biblioteche oggi», XX (2002), 8 (ottobre), p. 92.
3
Riccardo RIDI, Il web bibliotecario come incunabolo digitale, in Franz BERGER - Klaus KEMP (a cura di),
Riforma universitaria e rivoluzione dei media: una sfida per le biblioteche universitarie , Atti del convegno
internazionale (Bolzano 28-29 settembre 2000), Firenze, Canalini libri, 2001, pp. 59-72.
119
Il web della biblioteca
un sito web debba presentare: chiarezza e omogeneità, considerando lo scopo principale che il sito di una biblioteca deve perseguire, quello di fornire informazioni in
modo trasparente. È giusto che, da un punto di vista contenutistico, i siti delle biblioteche rispondano a determinati requisiti che mettano in luce la missione di ognuna, le
caratteristiche che le accomunano e quelle che le differenziano, ma da un punto di
vista formale, invece, sarebbe auspicabile che questi siti si uniformassero a tipologie
comuni e parlassero un linguaggio omogeneo, perché espressione dell’attività d’istituzioni culturali affini le quali rientrano in primis tra i Soggetti Culturali Pubblici cui
fa riferimento Minerva nel Manuale sulla qualità dei siti Web culturali.4
Minerva è un progetto finanziato dalla Commissione Europea e che ha riunito
i Ministeri dei Paesi Membri dell’Unione Europea preposti alla cultura, con la finalità
di favorire una comune visione europea nella creazione dei siti culturali, armonizzando allo stesso tempo le attività di digitalizzazione, da qui la pubblicazione del Manuale sulle buone pratiche nella digitalizzazione.5 È, in sostanza, un progetto nato
per aiutare le Istituzioni Culturali a raggiungere un adeguato livello di qualità.
Un altro punto, di cui si discute già da qualche tempo nella letteratura professionale, ma che è diventato di grande attualità da quando è stata pubblicata la
Legge n. 4 del 9 gennaio 2004,6 è la ‘accessibilità’ dei siti web.
Non appena sarà pubblicato il regolamento, la Legge dovrà essere applicata e
i siti delle amministrazioni pubbliche dovranno diventare conformi al WAI7 del
W3C (World Wide Web Consortium).
Quando si parla di ‘accessibilità’, si fa in relazione alle persone disabili: un
sito è accessibile quando non esistano ostacoli alla navigazione per tutte quelle
disabilità fisiche e/o cognitive; ma un sito accessibile, usabile e navigabile per un
disabile, diventa inevitabilmente un sito molto più fruibile da parte di tutti gli utenti.8 “Si tratta dunque, in definitiva, dell’affermazione di un primato di democrazia
su un mezzo di comunicazione e informazione destinato a divenire d’uso comune
per tutti i cittadini nei prossimi anni. Ove l’accessibilità non venisse integralmente
conquistata, si perpetuerebbe un discrimine sociale e culturale che finirebbe per
ingrandire il fossato di disuguaglianza e disparità tra le persone”.9
Le Biblioteche che, per citare il Manifesto IFLA-Unesco sulle biblioteche
pubbliche, “rendono prontamente disponibile per i loro utenti ogni genere di co4
MINERVA WORKING GROUP 5, Manuale sulla qualità dei siti Web culturali, in http://www.minerva.europe.org/
publications/qualitycriteria.htm.
5
MINERVA WORKING GROUP 5, Manuale sulle buone pratiche di digitalizzazione, in http://www.minerva.europe.org/
publications/goodhand.htm.
6
Legge 9 gennaio 2004 n. 4 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti
informatici”, in http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/l4_04.html
7
W3C, Linee guida per l’accessibilità ai contenuti del web. Versione 1.0 (5 Maggio 1999). Traduzione italiana
a cura del WAI-IT (gruppo di studio sull’uguaglianza d’accesso ai servizi delle biblioteche) in http://www.aib.it/
aib/cwai/cwai .htm.
8
Mario BARBUTO, L’accessibilità nel web: prima un dovere, poi un diritto!, in http://www.marciana.venezia.sbn.it/
CABI/barbuto.html.
9
Ibid.
120
Elena Infantini
noscenza e informazione”, hanno l’obbligo di aderire ai principi del W3C, fornendo i propri servizi sulla base dell’uguaglianza dell’accesso per tutti, senza distinzione di età, razza, sesso, religione, nazionalità e condizione sociale.
Da questa esigenza nasce il CABI (Campagna per l’accessibilità delle biblioteche in rete)10 promossa dalla Biblioteca Marciana di concerto con il M.B.A.C.,
Direzione Generale per i Beni Librari e le Istituzioni culturali e a cui possono aderire anche le biblioteche i cui siti non sono ancora accessibili. Scopo del CABI è
sensibilizzare il settore, fornendo allo stesso tempo indicazioni, strumenti e suggerimenti tecnici per raggiungere l’obiettivo: informare anche i più deboli, direzione
in cui finora purtroppo, pochissime biblioteche si sono mosse; due prototipi di siti
con la ‘tripla A’ sono quelli della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano realizzati da Brunella Longo ed in fase di implementazione.
Perché si parla di ‘tripla A’? Bisogna scendere un po’ più nel particolare, e
spiegare che le raccomandazioni del W3C, oltre a discutere i problemi di accessibilità, forniscono allo stesso tempo soluzioni e indicazioni pratiche per la progettazione dei siti; sono dirette sia agli sviluppatori di contenuti web, sia agli sviluppatori di strumenti di authoring, proponendo, secondo le diverse possibilità economiche, tre differenti livelli di accessibilità e sfatando l’idea che un sito accessibile non
possa essere anche creativo ed accattivante, perché l’accessibilità non esclude il design. Esistono poi dei programmi che valutano la conformità delle pagine alle linee
guida del WAI, uno di questi è Bobby,11 sviluppato dal Center for Applied Special
Tecnology e che, in caso di conformità, rilascia un certificato di qualità con un logo
e la dicitura “Bobby approved”. Per avere un’idea, è possibile visitare il sito delle
biblioteche comunali di Pisa, approvato da Bobby, all’indirizzo http://www.comune.pisa.it/
doc/bibliopi/pro.htm.
La strada che le biblioteche hanno intrapreso per raggiungere l’accessibilità
dei propri siti è appena iniziata ed è in salita, ma è un impegno che non spaventa
considerato il fine che si vuole raggiungere: l’accesso alle informazioni per tutti,
‘nessuno escluso’, mutuando un’espressione utilizzata dalla Biblioteca Civica di
Cologno Monzese.
Di queste biblioteche fa parte la Biblioteca Provinciale di Foggia “la Magna
Capitana”, che per le ragioni spiegate fin ora, ha deciso di ristrutturare il proprio
sito, pubblicato nel 2001 in fase sperimentale. A tal fine è stata condotta un’attenta
analisi sia delle caratteristiche peculiari de “la Magna Capitana”, biblioteca di pubblica lettura nonché importante biblioteca di conservazione, sia dei propri servizi e
delle esigenze dell’utenza, ed è stato chiesto, per redigere un progetto nel modo più
serio e scientifico possibile, uno studio ad uno dei più importanti esperti del settore, Riccardo Ridi, al termine del quale sono nate le Linee guida per il sito web della
Biblioteca Provinciale di Foggia.
10
11
CABI (Campagna per l’accessibilità delle biblioteche in rete): http://marciana.venezia.sbn.it/CABI/.
Disponibile all’URL http://www.cast.org/bobby.
121
Il web della biblioteca
Dopo gli sforzi fatti, nel seguire degli anni, con lo scopo di fornire servizi sempre più di qualità all’utenza, ora la Biblioteca Provinciale di Foggia, accoglie questa
nuova sfida, nell’ottica di poter offrire un sito web coerente con tutti gli obiettivi che
si è proposta, e aspirando ad arrivare prima o poi, perché no, alla ‘tripla A’.
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Circolare Funzione pubblica 13 marzo 2001, n. 3/2001
http://www. governo.it/Presidenza/web/circ13mar2001_FP.html
Circolare AIPA 6 Settembre 2001, n. AIPA/CR/32
http://www. governo.it/Presidenza/web/circ6set2001_AIPA.html
Carla BASILI - Corrado PETTINATI, La biblioteca virtuale, Milano, Editrice Bibliografica, 1994.
Valentina COMBA, Comunicare nell’era digitale, Milano, Editrice Bibliografica, 2000.
Giovanni DI DOMENICO - Michele ROSCO, Comunicazione e marketing della biblioteca, Milano, Editrice Bibliografica, 1998.
Ornella FOGLIENI (a cura di), La biblioteca amichevole, Milano, Editrice Bibliografica, 2000.
Ornella FOGLIENI (a cura di), Comunicare la biblioteca, Milano, Editrice Bibliografica, 2002.
Massimiliano MARCUCCI, I siti web delle biblioteche comunali toscane. Un’efficace
griglia valutativa alla base di un’indagine sulle realtà di maggiore interesse formativo,
in «Biblioteche oggi», XX (2002), 10 (dicembre), pp. 18-31.
Fabio METITIERI, Biblioteche in rete: istruzioni per l’uso, Roma, Laterza, 2002.
Maria Stella RASETTI, L’odalisca sul risciò. L’uso del sito web come strumento di management per valutare e dirigere i processi organizzativi in biblioteca, in «Biblioteche oggi», XVIII (2000), 9 (novembre), pp. 8-20.
Riccardo RIDI, Censimento dei siti web delle biblioteche lombarde, in Multimedialità
nelle biblioteche lombarde, Milano, Regione Lombardia, 1999, pp. 19-63.
Arturo SANTORIO, Quanto valgono i siti web, in «Biblioteche oggi», XX (2002), 10
(dicembre), pp. 6-17.
122
Antonio Perrelli
Il ruolo della rete nella biblioteca
di Antonio Perrelli
Attualmente la mondializzazione degli scambi, la globalizzazione delle tecnologie, l’avvento di una nuova società dell’informazione hanno aperto maggiori
possibilità di accesso al sapere, anche tramite strumenti multimediali e interattivi.
Per il pieno compimento della società dell’informazione, è fondamentale una maggiore diffusione delle nuove tecnologie, raggiungibile solo con lo sviluppo delle più
avanzate infrastrutture tecnologiche distribuite capillarmente sul territorio e con
un colossale sforzo per mettere tutti i cittadini in condizioni di avvalersi delle opportunità che tali tecnologie offrono.
Tra queste, il personal computer rappresenta il fulcro di questa innovazione
culturale. Esso è ormai oggi nelle nostre case e fa parte della nostra vita lavorativa e
di divertimento. Se però si considera questo prodotto dell’evoluzione tecnologica
come uno strumento isolato, si commette un grosso errore; la sua vera potenza sta
nel fatto che può far parte di un mondo fatto di informazioni tutte disponibili e
sparse per il pianeta.
Esempio reale della sua espansione è individuabile nel mondo delle biblioteche che stanno vivendo una vera e propria rivoluzione. Il computer ne è ormai
entrato a far parte integrante e il bibliotecario stesso ha acquisito competenze nel
settore informatico, assumendo un ruolo di riferimento per il ricercatore e l’utente
che si rivolgono alla biblioteca per ottenere testi, strumenti, informazioni. Per rendere la biblioteca ancora più aperta al pubblico e alle sue esigenze, non c’é nulla di
meglio della rete, che, al contempo, collega lo spazio-biblioteca con l’abitazione e il
luogo di lavoro dell’utente, facilitandone il contatto reciproco e soprattutto migliorando i tempi della ricerca. Il settore della documentazione, nonché in senso più
lato la biblioteconomia si sta evolvendo rapidamente. Per sfruttare le potenzialità
che la rete offre è, però, necessario conoscere bene il suo funzionamento, sapere
come svolgere una ricerca mirata, conoscere le fonti e le possibilità che vengono
offerte dalla struttura.
Ma che cos’è una rete? In linea generale si può definire una rete come l’insieme di due o più calcolatori opportunamente collegati fra loro (attraverso un mezzo
di connessione, un cavo coassiale o a fibre ottiche, un collegamento via satellite o
una semplice linea telefonica) in grado di scambiarsi informazioni e mettere a disposizione l’uno le risorse dell’altro.
Se nella rete sono presenti computers che mettono a disposizione risorse e
123
Il ruolo della rete nella biblioteca
dati (server: danno servizi) ed altri che possono leggere questi dati (client: ricevono
servizi) la rete diventa di tipo client/server. Ovviamente tale rete si può espandere
aumentando il numero di client ed eventualmente di server, incrementando ogni
volta i collegamenti in modo da formare una maglia (da qui la definizione di rete)
che potrà avere forme geometriche di vario tipo anche dettate dalle tecnologie di
collegamento. Oggi si tende a concentrare i collegamenti in apparati di convergenza dei dati (HUB) che poi li smistano ai vari computer.
Esempio di rete noto a tutti è Internet, che connette milioni di computer in
tutto il mondo. Grazie alla sua organizzazione decentrata e priva di controlli e alla
facilità degli scambi informativi, Internet è dunque la “rete delle reti”; la più grande
rete telematica e il più dinamico e innovativo sistema d’informazione e di comunicazione oggi esistente, che veicola una quantità sterminata di risorse, d’informazioni, di servizi. Internet coinvolge una molteplicità di interessi, di possibilità, di punti
di vista; si discute molto, ad esempio, degli aspetti “sociologici” della rete, cioè di
tutto quanto attiene alla comunicazione interattiva, ai gruppi di discussione, ai luoghi d’incontro telematici, alle comunità virtuali: insomma tutto il vasto universo
che guarda alla rete come ad un vero e proprio mondo parallelo, che è ormai noto
col termine di “ciberspazio”.
Internet, quindi, ha un ruolo di immenso contenitore di conoscenze disponibili per la ricerca e il recupero in tutti i campi dello scibile. Infatti, malgrado il gran
numero di attività commerciali e di elementi futili o inutili presenti su Internet, è
indubbio che le informazioni valide a fini scientifici siano in costante aumento e che
assumano una validità sempre maggiore nella comunità accademica internazionale.
Con Internet infatti è possibile:
a) recuperare informazioni ai fini di una ricerca informativa;
b) consultare cataloghi on-line (OPAC) e banche dati;
c) diffondere notizie in tempo reale ai diversi membri della comunità accademica internazionale;
d) ottenere in anticipo informazioni su argomenti scientifici;
e) avviare e proseguire discussioni su argomenti di comune interesse accademico.
Tuttavia Internet non è soltanto un collegamento fisico tra un sempre crescente numero di calcolatori sparsi in tutto il mondo, ma è soprattutto un protocollo di comunicazione. La grande innovazione di Internet è quella di aver unificato il
protocollo di comunicazione (TCP/IP: Transfert Control Protocol/Internet
Protocol). Il TCP/IP permette di far parlare fra loro milioni di computer in tutto il
mondo, ma anche di connettere efficientemente le poche macchine di una rete locale. Grazie alle sue caratteristiche di economicità e versatilità, infatti, molte aziende
utilizzano ormai TCP/IP anche per le proprie reti interne. Queste reti, per lo più
aziendali, vengono comunemente indicate con il nome di Intranet. Una rete Intranet,
vista l’intrinseca necessità di sicurezza di una rete aziendale, è normalmente inaccessibile al comune utente Internet. Al contrario, da una Intranet si ha in genere la
possibilità di navigare sulla rete delle reti (Internet).
124
Antonio Perrelli
Diventa, perciò, sempre più pressante l’esigenza di possedere meccanismi
sistematici e standardizzati per identificare, localizzare e descrivere le risorse informative di rete funzionali ad una data ricerca conoscitiva. Infatti il patrimonio
informativo presente in rete è enorme ed in continuo incremento, a volte sovradimensionato rispetto alle esigenze dei ricercatori; tale sovrabbondanza, pur rappresentando una caratteristica fondamentale di Internet, può costituire un ostacolo alla ricerca e al recupero delle informazioni, in quanto il ricercatore non
sempre conosce l’esistenza e la localizzazione di risorse che invece possono diventare delle preziose fonti conoscitive. Per ovviare a tali difficoltà, è dunque
necessario individuare delle strategie che permettano al ricercatore non solo di
orientarsi fra la miriade di informazioni disponibili, ma di padroneggiarle e renderle funzionali alle sue esigenze. Il reperimento e il recupero delle risorse informative, infatti, sono facilitati da una serie di strumenti e di meccanismi di ricerca
presenti in rete, che permettono di accedere alle risorse desiderate in maniera
semplice ed efficace. Basti pensare ai famosissimi motori di ricerca. Essi rappresentano la risorsa principale a disposizione dell’utente per la ricerca di informazioni presenti in rete attraverso l’ausilio di parole chiave. Si può dire, in generale,
che sono dei grandi archivi di dati contenenti informazioni dettagliate su un gran
numero di pagine web. Dalla ricerca possono risultare singoli file di testo, interi
siti, immagini, suoni, file multimediali, ecc…
Internet sta, quindi, divenendo uno strumento di lavoro e di ricerca di rilevanza
sempre più marcata e soprattutto di mediazione dei flussi informativi. Internet ha
senz’altro rivoluzionato anche il modo di lavorare di tante biblioteche. Inutile sottolineare la particolare sensibilità del mondo bibliotecario alle innovazioni tecnologiche: si tratta ormai di un dato acquisito e, già agli albori della Rete, i bibliotecari
sono stati tra i primi a coglierne tutte le potenzialità.
In primo luogo cambia il concetto di “risorsa bibliografica” ossia l’insieme di
informazioni di natura puramente bibliografica tratte non solo da cataloghi cartacei di biblioteche, repertori, ecc…, ma anche da banche dati, cataloghi elettronici,
siti web, ecc… indispensabili per l’individuazione e il reperimento di documenti
presenti in biblioteche e centri di documentazione, per la compilazione di bibliografie. Di conseguenza il solo catalogo cartaceo non sembra bastare più: oggi grazie
all’ipertestualità si assiste alla creazione di sistemi che consentono con un semplice
clic di passare dall’informazione secondaria a quella primaria, dal dato bibliografico alla risorsa full text.
Da qui la nascita dei cosiddetti e-book: strumenti delle dimensioni e del peso
del tutto paragonabili a quelli di un normale libro a stampa ma capaci di consentire
l’accesso a una libreria smisurata di testi, suoni e filmati, permettendone la lettura
su uno schermo ad alta risoluzione più ampio e leggibile di quello di un communicator, ma più piccolo, leggero e resistente di un display da scrivania.
Il catalogo, specchio fedele di ciò che la biblioteca possiede, cambia la sua
concezione di ‘staticità’ in una più moderna e funzionale di ‘dinamicità’. Sempre di
più si parla di accesso e non di possesso. Non solo, ma le biblioteche tendono a
125
Il ruolo della rete nella biblioteca
condividere le proprie risorse economiche, umane e tecnologiche, unendosi in consorzi.
Ed è proprio in questo ambito che la Rete rappresenta la risorsa più importante per le biblioteche del nuovo millennio. Infatti attraverso l’installazione di un
software unico su un elaboratore centrale al quale vengono collegati un certo numero di personal computer che costituiscono le stazioni di lavoro in sede per lettori
e bibliotecari, è possibile creare una rete locale (LAN: Local Area Network). Nel
caso di sistemi composti da più biblioteche, è invece possibile utilizzare per il
software, un elaboratore centrale più potente a cui vanno collegate, con linee telefoniche dedicate alla trasmissione dati (più veloci e sicure) oppure con linee telefoniche commutate (meno costose), le diverse reti locali costituendo una rete più estesa
(WAN: Wide Area Network).
Internet offre, quindi, oggi, una notevole quantità di servizi di tipo bibliotecario rivolti al pubblico generico, oltre ad alcuni servizi orientati maggiormente ad
una utenza professionale. È possibile suddividere tale insieme di servizi nelle seguenti classi:
a) servizi di informazione al pubblico basati sul Web relativi a singole biblioteche (information desk on-line);
b) servizi di consultazione on-line dei cataloghi informatici di singole biblioteche o di gruppi di biblioteche (cataloghi individuali e collettivi);
c) servizi di distribuzione selettiva di documenti (document delivery);
d) servizi speciali di informazione e di supporto per i bibliotecari;
e) servizi di biblioteca digitale.
Si rende sempre più evidente, dunque, il ruolo attivo che dovrebbero assumere le biblioteche pubbliche, non solo come luoghi in cui è possibile accedere alla
consultazione di Internet (ruolo sempre più scontato) ma come soggetti principali
della rete in qualità di gestori dell’informazione. La tendenza deve essere quella di
focalizzare l’attenzione sui criteri di gestione e costruzione dei siti web al fine di
fornire un servizio utile, non solo perché questo aumenta la ‘presenza’ della biblioteca nel mondo della rete, ma anche perché se tempo fa si discuteva, magari con
qualche ironia, di virtualità e assenza di pareti, oggi può succedere che l’esistenza
stessa di una struttura possa coincidere proprio con l’essere in rete: si esiste solo se
si ha un sito web.
Il Web è lo strumento attraverso il quale con sempre maggior facilità la
biblioteca può mettere a disposizione della sua utenza non solo informazioni,
non solo il catalogo, ma anche servizi aggiuntivi. I nuovi siti web offrono al pubblico informazioni, a vario livello di dettaglio, sulla biblioteca stessa, sulla sua
collocazione, sui regolamenti e gli orari di accesso, sulla qualità e consistenza
delle collezioni. In alcuni casi è possibile trovare anche servizi avanzati come la
prenotazione del prestito di un volume, o persino l’attivazione di procedure per
il prestito interbibliotecario. In un certo qual modo il web della biblioteca è al
tempo stesso un portale verso l’interno, il punto di partenza per una navigazione
che consenta di scoprirne le ‘ricchezze interiori’, e dall’altro un portale verso l’ester126
Antonio Perrelli
no per l’utente istituzionale che vuole servirsi della biblioteca come starting point
per le sue ricerche. Naturalmente la disponibilità di questi strumenti è legata alla
presenza sul sito bibliotecario di un sistema di consultazione on-line del catalogo.
Tali sistemi, detti OPAC (acronimo di On-line Public Access Catalog), sono
senza dubbio una delle più preziose risorse informative attualmente disponibili sulla
rete.
Un OPAC è costituito sostanzialmente da un database (dotato di un proprio
motore di ricerca) e da una interfaccia di accesso ai dati in esso archiviati.
Un database dal punto di vista logico è composto da una serie di schede (record). Ogni record contiene la descrizione, organizzata per aree prefissate (o campi), di un determinato oggetto. Nel caso dei database catalografici tali oggetti sono
i documenti che fanno parte della collezione di una o più biblioteche. In un database
la ricerca può avvenire in base a qualsiasi campo, o persino indipendentemente da
un qualche campo. In generale tutti gli OPAC permettono di effettuare ricerche
usando come chiavi le principali intestazioni presenti in una normale scheda
catalografica: autore, titolo, soggetto. Alcuni forniscono anche altre chiavi o filtri
di ricerca, quali data o luogo di pubblicazione, editore, classificazione (nei vari sistemi Dewey, CDU, LC, ecc…), codice ISBN. Con gli OPAC, quindi, è possibile,
per i catalogatori, risparmiare tempo prezioso evitando di ricatalogare documenti
già registrati nella base dati, per i lettori, disporre di un catalogo unico per tutte le
biblioteche del sistema che permetta di effettuare una ricerca rapida e completa
delle informazioni di cui ha bisogno individuando contemporaneamente quale biblioteca possieda il libro o il periodico che cerca, rimanendo comodamente seduti
alla propria postazione elettronica.
Tuttavia é con la diffusione della rete che davvero ci si è trovati di fronte a
dei problemi di natura gestionale non indifferenti e alla necessità per tutti: per i
bibliotecari, per gli editori e per i tanti attori del mercato dell’informazione, di
valutare con rinnovato interesse l’impatto di queste risorse, cercando di trovare
soluzioni valide alle richieste sempre più pressanti di un’utenza che, con il passare del tempo, ha acquistato familiarità con la rete ed è diventata sempre più esigente.
La natura fortemente invasiva delle risorse elettroniche pone problemi nuovi:
a) nella gestione delle raccolte, sia per quel che concerne l’aspetto della conservazione e dell’uso, sia per quel che concerne la politica delle acquisizioni;
b) nella gestione del catalogo (o dell’OPAC), inteso come lo strumento che
consente all’utente di conoscere l’effettiva disponibilità (sia essa intesa come
possesso, sia essa intesa come accesso) delle risorse informative;
c) nella gestione dei servizi, in primo luogo del reference, ma anche di tutte
le transazioni di document delivery e di prestito interbibliotecario;
d) nella formazione dei bibliotecari;
e) nella formazione degli utenti;
f) nel rapporto con la propria istituzione di appartenenza e nella armoniz127
Il ruolo della rete nella biblioteca
zazione con le altre strutture bibliotecarie presenti, ad esempio, all’interno di un Ateneo;
g) nella visibilità complessiva che la biblioteca può avere, sia nei confronti
della sua utenza primaria, sia nei riguardi dell’utenza esterna.
Tutto questo accade mentre la biblioteca, nella stragrande maggioranza dei
casi, deve ancora garantire l’accessibilità e la fruizione del suo patrimonio tradizionale, sommando così, verrebbe da dire, nuovi e vecchi problemi, in un contesto
particolare come è quello italiano.
Uno dei principali ostacoli alla distribuzione di contenuti e servizi ad alto
valore aggiunto attraverso Internet è stato proprio costituito dalla limitata capacità
delle infrastrutture di trasmissione, soprattutto nel cosiddetto “ultimo miglio”, il
tratto che giunge nelle case degli utenti. L’enorme espansione della rete ha stimolato l’offerta e la domanda di nuovi servizi e contenuti digitali, ma le infrastrutture
tecnologiche esistenti non sono sufficientemente veloci per veicolare gli elevati
quantitativi di informazione necessari.
Se da una parte è apprezzata la libertà di poter leggere le informazioni sulla
rete sia da casa che in ufficio che in biblioteca, senza essere soggetti a spostamenti e
orari, poter cercare da soli qualsiasi tipo di documento, diventa, dall’altra parte, un
limite la velocità della trasmissione, il costo delle connessioni e delle attrezzature
private, l’imperfezione, l’instabilità e l’improvvisazione dell’informazione su Web.
In questo quadro si collocano gli ingenti investimenti che istituzioni pubbliche e aziende private stanno facendo per rinnovare e potenziare gli apparati e i
canali di trasmissione dati che costituiscono le infrastrutture fondamentali di Internet,
e in generale di tutti gli strumenti di comunicazione digitali. Inoltre la tecnologia ha
ampliato l’accesso alle risorse informative al di là delle mura della biblioteca, spesso
producendo come effetto collaterale la perdita da parte della biblioteca e del bibliotecario del ruolo di mediazione informativa e la crescita del numero degli utenti dei
servizi in remoto.
Qual è allora il ruolo del bibliotecario nella biblioteca ibrida? Sostanzialmente lo stesso di sempre.
Il bibliotecario cerca di mettere a disposizione dell’utenza un insieme ordinato di informazioni e aiuta quanti vengono in biblioteca a trovare soddisfazione ai
propri bisogni informativi. Insomma le cinque leggi di Ranganathan sono sempre
valide.
Naturalmente si tratta di misurarsi con un mondo in continua trasformazione e anche con nuove generazioni che, ad esempio, crescono in un humus tecnologico in rapida evoluzione.
Si presenta, però, il problema di apprendere l’uso di queste nuove tecnologie:
dall’utilizzo della posta elettronica fino all’eventualità della gestione vera e propria
di un sito web. Compiti questi che si aggiungono a quelli normalmente svolti, spesso grazie alla passione di qualche collega più bravo a ‘smanettare’ di altri, ma che
non trovano nessun reale riconoscimento né in profili o qualifiche, né tanto meno
vengono realmente incoraggiati dalle Amministrazioni di appartenenza. Dunque
128
Antonio Perrelli
prevale, come spesso accade nel nostro contesto, l’autoformazione e naturalmente
va dato il giusto riconoscimento a quelle Amministrazioni che si preoccupano di
garantire ai loro dipendenti la possibilità di godere di quelle possibilità che vanno
oggi sotto il nome di long-life learning, anche se va detto che per sfruttare appieno
queste opportunità bisogna essere animati da curiosità intellettuale e voglia di apprendere, doti che, a volte, per tanti motivi, difettano in alcuni colleghi.
Altro problema derivante dalla diffusione della Rete è caratterizzato dall’onnipresente pericolo rappresentato dai virus o dall’intrusione di pirati informatici
nei sistemi informativi.
Poco tempo fa il computer era soggetto a rischi ed attacchi, ma si poteva
anche organizzarne la difesa attraverso l’uso di un buon antivirus e di un buon
programma firewall. Con il progressivo sviluppo della Rete e l’uso sempre più frequente di strumenti differenziati di collegamento (dal computer da scrivania al
communicator, dall’e-book all’impianto HC) è divenuto indispensabile utilizzare
“depositi” in rete capaci di ospitare i dati e i moduli software in maniera indipendente dai singoli dispositivi utilizzati di volta in volta per accedervi. Un numero
crescente di servizi (a cominciare dalla Virtual Library) dipende dalla capacità di
conservazione di dati (profili utente, preferenze, moduli software) in dispositivi di
memoria di massa dei quali sfugge perfino la collocazione geografica. In molti casi
questo si traduce in un aumento e non in una diminuzione della sicurezza, dato che
a gestire questi spazi sono di norma società altamente professionali, i cui spazi macchina sono protetti da solidi firewall e garantiti da periodici backup.
Ma forse ancor più rilevante è l’altro aspetto del problema, rappresentato dal
controllo dei dati e dalla protezione della privacy. Nonostante le tranquillizzanti
assicurazioni ufficiali al riguardo, vi sono pochi dubbi sul fatto che spesso agenzie
governative e servizi segreti, e talvolta anche i servizi informativi di alcune fra le
maggiori multinazionali, abbiano accesso a dati che rivelano ormai davvero moltissimo sulla vita privata delle persone, sui gusti, sulle attività, ecc... In altri termini:
non vi è solo chi cerca di distruggere i dati altrui; vi è anche chi tenta di conoscerli
per controllarli meglio. Certo, i sistemi di criptatura associati ai sigilli elettronici
personali costituiscono una difesa contro queste intrusioni. Ma si tratta di una difesa che – pur tecnicamente valida – si rivela in molti casi praticamente vulnerabile.
Le enormi potenzialità della Rete come mezzo rapido, capillare ed economico per
la diffusione di contributi “a testo pieno” non sembrano tuttavia ancora esser state
completamente espresse. Il motivo di questo ritardo sta soprattutto nella diffidenza
del mondo accademico nei confronti di un medium (Internet) che oggettivamente
comporta ancora non pochi problemi in ordine alla disciplina dei diritti d’autore e
alla eventuale validità concorsuale dei titoli pubblicati solamente attraverso di esso.
Di fatto, navigando nella Rete ben presto ci si rende conto che la grande maggioranza dei materiali ha un’importanza decisamente marginale rispetto a ciò che si
trova pubblicato nelle forme tradizionali. Il fatto è che la Rete, a differenza per
esempio delle riviste scientifiche su carta, è aperta a tutti e registrarvi un articolo
comporta spese spesso irrilevanti; la novità del mezzo ha poi allentato la tensione
129
Il ruolo della rete nella biblioteca
sui contenuti e si è naturalmente portati a giudicare con maggiore indulgenza quello che giunge in modo tanto prodigioso (e il più delle volte gratuitamente) nei nostri computer. Il risultato è che molto spesso ci si trova davanti a contributi di qualità quantomeno discutibile, quando non addirittura sconcertante. La responsabilità non è ovviamente di Internet in sé, che può imporre al massimo una forma di
espressione, non la qualità dell’espressione stessa, ma è di chi via Internet diffonde
la propria produzione.
Sono tanti i settori in cui le biblioteche potranno potenziare, grazie alla Rete,
i propri servizi per gli utenti.
Prima di tutto la progressiva digitalizzazione del patrimonio bibliografico
cartaceo retrospettivo, e in parallelo l’incremento della conservazione, catalogazione e distribuzione del materiale che nasce direttamente in formato digitale, come ad
esempio i periodici elettronici.
Un altro settore strategico è quello dei cataloghi elettronici. Bisogna assolutamente che le biblioteche italiane, partite in ritardo, colmino il loro gap e completino il passaggio dai cataloghi a schede a quelli elettronici, sia introducendo ovunque la catalogazione elettronica dei nuovi libri e periodici man mano acquisiti, sia
investendo massicciamente nella digitalizzazione retrospettiva delle vecchie schede.
In un futuro forse non troppo remoto sarà infine possibile applicare alle biblioteche le tecnologie della realtà virtuale, adesso ancora in gran parte sperimentali. Gli utenti virtuali, senza muoversi da casa, potranno aggirarsi fra gli scaffali (sempre
ordinati, senza volumi persi, in prestito o fuori posto e riorganizzabili all’istante in
base a qualsiasi criterio desiderato) di biblioteche completamente digitalizzate,
magari incontrandovi gli avatar, cioè le immagini dei bibliotecari e degli altri utenti, altrettanto virtuali, che potranno aiutarlo nella ricerca.
Pertanto è necessario valutare ed analizzare bene tutti gli aspetti del futuro
della Rete in modo da poter operare le scelte più adeguate alle proprie esigenze.
130
Annalisa Scillitani
Sulla biblioteca
a cura di Annalisa Scillitani
Nel 1962, Ermete Cerza, presidente della commissione straordinaria per l’Amministrazione della Provincia di Foggia, saluta la nascita del «Bollettino d’informazione della Biblioteca».
È il primo atto ufficiale che sancisce il riconoscimento da parte dell’amministrazione del ruolo fondamentale della biblioteca per la diffusione della cultura, e
si accompagna all’incremento delle raccolte bibliografiche e al completamento dell’organico. Nella presentazione del «Bollettino» si esplicita la necessità di dotare
l’istituzione di una nuova sede, ma ci vorranno ancora circa 15 anni perché il progetto venga realizzato, grazie alla dedizione e all’impegno del direttore Angelo
Celuzza.
Un anno dopo, nel 1963, il «Bollettino» amplia il suo intervento trasformandosi in «la Capitanata - Rassegna bimestrale di vita e studi della Provincia di Foggia».
Da allora non è mai venuta meno al ruolo di ribalta del dibattito locale, prevalentemente storico-culturale, ma anche politico-economico-sociale, dedicando
sempre al proprio interno uno spazio significativo alle attività della biblioteca, estendendo in questo caso il proprio intervento a livello nazionale.
Ed è per questo che scorrendone gli indici possiamo ricostruire in modo significativo lo sviluppo dei servizi de “la Magna Capitana” inquadrandoli nell’evoluzione dei servizi bibliotecari in Italia.
La bibliografia che segue, organizzata cronologicamente, non è esaustiva;
segnala tappe e momenti significativi della vita della Biblioteca, a partire proprio
dal 1962 l’anno in cui per la prima volta si auspica una nuova sede per la “Provinciale”.
Nella prima parte i riferimenti bibliografici attengono proprio a «la
Capitanata» ed in questo caso gli articoli segnalati, come del resto l’intera collezione della rivista, sono reperibili full-text sul sito internet della Biblioteca; la seconda
parte, in vista del catalogo storico delle edizioni della biblioteca, riprendendo l’ordine cronologico, segnala semplici riferimenti, articoli e pubblicazioni che documentano attività emblematiche nella storia trentennale della nuova “Provinciale”.
Alcune segnalazioni sono accompagnate da una breve nota esplicativa.
131
Sulla biblioteca
Parte I
«la Biblioteca provinciale di Foggia - Bollettino bimestrale d’informazione»
Mario SIMONE, La “Provinciale” di Foggia, I (1962), 1-2, pp. 5-12.
ANNALI DELLA BIBLIOTECA, 1 - Il primo decennio della ricostruzione 2 - I provvedimenti dell’Amministrazione straordinaria, I (1962), 1-2, pp. 13-20.
ANNALI DELLA BIBLIOTECA, La Mostra storica della Casa editrice Laterza, I (1962),
3, pp. 61-63.
«la Capitanata - Rassegna di vita e studi della Provincia di Foggia»
Attilio FRAJESE, Il Piano “L”, I (1963), 3-4 parte seconda, pp. 65-68.
Il Convegno di studio per la diffusione del libro, I (1963), 3-4 parte seconda, pp. 6975.
Antonio CATERINO, La storia del libro e la sua influenza sulla cultura, I (1963), 3-4
parte seconda, pp. 76-85.
Mattia DI TARANTO, La biblioteca e la sua evoluzione, I (1963), 3-4 parte seconda,
pp. 86-90.
Maria SOLA, Forme moderne per la valorizzazione del libro, I (1963), 3-4 parte seconda, pp. 91-99.
Maria SOLA, Criteri generali per la scelta dei libri, I (1963), 3-4 parte seconda, pp.
100-108.
Angelo CELUZZA, Realtà esigenze e prospettive della “Provinciale” di Foggia, II
(1964), 1-6 parte seconda, pp. 1-14.
Angelo CELUZZA, Il “Servizio nazionale di lettura”, V (1967),1-3 parte seconda, pp.
21-26.
Antonio CATERINO, La biblioteca, centro di promozione culturale, VI (1968), 1-3
parte seconda, pp. 1-8.
Angelo CELUZZA, Biblioteca in ogni comune, VI (1968), 1-3 parte seconda, pp. 9-18.
Pietro ROSELLI, Le biblioteche nei comuni agricoli, VI (1968), 4-6 parte seconda, pp.
49-61.
132
Annalisa Scillitani
Angelo CELUZZA, Il convegno dell’ Ente Nazionale per le Biblioteche Popolari e
Scolastiche, VI (1968), 4-6 parte seconda, pp. 62-66.
Angelo CELUZZA, Per la nostra nuova sede, VI (1968), 4-6 parte seconda, pp. 67-73.
Virginia CARINI-DAINOTTI, La lettura pubblica in Italia a traverso gli interventi
ministeriali, VII (1969), 1-6 parte seconda, pp. 1-16.
Angelo CELUZZA, Aspetti e problemi della pubblica lettura, VIII (1970), 1-6 parte
seconda, pp. 4-17.
Mario SIMONE, Le biblioteche della Cassa, VIII (1970), 1-6 parte seconda, pp. 4-17.
Marcello MAIOLI, Politica di piano e biblioteche pubbliche, IX (1971), 1-6 parte
seconda, pp. 1-5.
Angelo CELUZZA - Guido PENSATO, A proposito di una alternativa alla scuola. Il
ruolo del bibliotecario, IX (1971), 1-6 parte seconda, pp. 6-15.
Angelo CELUZZA, La nuova «Provinciale». Sistemazione dei fondi e distribuzione
dei servizi, X (1972), 1-3 parte seconda, pp. 1-7.
Guido PENSATO, La figura sociale del bibliotecario (Appunti per una ridefinizione
del ruolo), X (1972), 1-3 parte seconda, pp. 9-25.
Raffaele GIAMPIETRO, La biblioteca senza qualità, X (1972), 4-6 parte seconda,
pp.123-140.
Raffaele GIAMPIETRO, Biblioteca e società, XI-XII (1973-74), 1-4 parte prima, pp.
150-155.
«la Capitanata - Rassegna di vita e studi della Provincia di Foggia», XI-XII
(1973-74), 1-3 parte seconda.
È un numero speciale. L’intero fascicolo è dedicato al XXIV Congresso dell’Associazione
Italiana Biblioteche, che si svolse a Pugnochiuso (Fg) dal 5 al 10 ottobre 1974 in concomitanza
con l’ inaugurazione della nuova sede della Biblioteca Provinciale.
Angelo CELUZZA - Guido PENSATO, La situazione delle biblioteche in Puglia, XIXII (1973-74), 4-6 parte seconda, pp. 65-82.
Antonio DE COSMO, L’automazione in biblioteca, XI-XII (1973-74), 4-6 parte seconda, pp. 83-112.
ASSOCIAZIONE ITALIANA BIBLIOTECHE, Orientamenti per un servizio di biblioteca
133
Sulla biblioteca
pubblica in Italia, XIII (1975), 1-6 parte seconda, pp. 1-15.
Documento conclusivo presentato dal Gruppo di lavoro Biblioteca Pubblica al XXV
Congresso dell’A.I.B., Alassio 5 - 10 maggio 1975.
Raffaele GIAMPIETRO, Informazione e ideologie della “società post-industriale”, XIII
(1975), 1-6 parte seconda, pp. 16-22.
Royston BROWN, La biblioteca pubblica del sec. XX, XIII (1975), 1-6 parte seconda, pp. 23-47.
Giovanni RINALDI - Paola SOBRERO, “Fogli Volanti”. Cultura di base in Capitanata.
Ricerche e interventi del sistema bibliotecario, XIV (1976), 1-6 parte seconda, pp.1-54.
Angelo CELUZZA - Guido PENSATO, L’A.I.B. per una politica delle biblioteche in
Italia, XIV (1976), 1-6 parte seconda, pp. 76-191.
Relazione presentata alla conferenza Nazionale dei Dipendenti del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, Roma, 26 - 27 novembre 1976.
Antonio DE COSMO, L’ordinatore e i cataloghi, XV (1977), 1-6 parte seconda, pp.128.
Maria ALTOBELLA GALASSO - Antonio VENTURA, Foggia e la Capitanata, XV (1977),
1-6 parte seconda, pp. 29-81.
Organizzazione bibliotecaria e pubblica lettura in Italia, XV (1977), 1-6 parte seconda, pp.123-155.
Tavola rotonda tenuta presso l’Auditorium della Biblioteca Provinciale di Foggia in occasione della presentazione del volume Primo non leggere di Giulia Barone e Armando Petrucci.
Guido PENSATO, La formazione professionale nel settore dei beni culturali: le biblioteche, XVI (1978-79), 1-6 parte seconda, pp. 55-62.
Francesco Barberi e la Puglia, XVI (1978-79), 1-6 parte seconda, pp.63-81.
Tavola rotonda tenuta a Foggia nell’Auditorium della Biblioteca Provinciale il 22 Ottobre
1977 - in occasione della presentazione del volume I manoscritti della Biblioteca Provinciale
di Foggia curato da Pasquale Di Cicco - con la partecipazione di Angela Vinay, Armando
Petrucci e Francesco Barberi; contiene, tra gli altri, interventi di: Giorgio De Gregori, Franco
Balboni, Angela Vinay, Armando Petrucci, Virginia Carini Dainotti.
Lucia RINALDI, Catalogazione collettiva: una bibliografia, XVII-XVIII-XIX (198082), 1-6 parte seconda, pp. 1-36.
Leonardo SELVAGGI, Le biblioteche nello spirito della nuova politica dei beni culturali, XVII-XVIII-XIX (1980-82), 1-6 parte seconda, pp. 46-51.
134
Annalisa Scillitani
Maria ALTOBELLA GALASSO, Itinerario bibliografico per le tradizioni popolari di
Capitanata. Testi della Biblioteca Provinciale di Foggia, XX (1983),1-6 parte seconda, pp. 1-66.
Liliana DI PONTE, “Sala Ragazzi” anno 10, XX (1983), 1-6 parte seconda, pp. 113120.
Maria ALTOBELLA GALASSO, I “Fondi Speciali” nelle biblioteche. Panorama di esperienze, XX (1985-85), 1-6 parte prima, pp.193-200.
Luigi MANCINO, Animazione tra biblioteca e scuola, XXI-XXII (1984-85),1-6 parte seconda, pp. 215-223.
Angelo CELUZZA, I vent’anni della nuova Biblioteca Provinciale di Foggia: 19741994, XXXI (1994), n.s., 2, pp. 253-272.
Antonio DE COSMO, Rita Haywort e il suo “doppio”. Diario grafico-catalografico,
XXXI (1994), n.s., pp. 273-304.
Antonio VENTURA, A palazzo e in Biblioteca, XXXII-XXXIII (1995-96), n.s., 3-4,
pp. 411-415.
Antonio DE COSMO, “Cinecento” e . . . altro, XXXII-XXXIII (1995-96), n.s., 3-4,
pp. 417-424.
Franco MERCURIO, La Provinciale ed il Sistema Bibliotecario. Nuove tendenze e
ipotesi di lavoro, XXXV-XXXVIII (1998-2001), 6-9, pp. 287-311.
Enrichetta FATIGATO, IlDock: centri di Servizi e documentazione, XXXVIII (2001),
10, pp. 289-293.
Marcella CARDILLI - Mariana IAFELICE, Il fondo D’Urso, XIL (2002), 11, pp. 267271.
Maria ALTOBELLA, Area public library: fisionomia bibliografica, XIL (2002), 12, pp.
261-269.
Marianna IAFELICE, Il ritratto inciso in alcune settecentine della Biblioteca provinciale di Foggia “la Magna Capitana”, XIL (2002), 12, pp. 309-326.
Enrichetta FATIGATO, La comunicazione in biblioteca, XLI (2003), 13, pp. 271-307.
Angelo CELUZZA, Gli incontri della vita, XLI (2003), 14, pp. 149-161.
135
Sulla biblioteca
Gabriella BERARDI, La sezione “Immagini e suoni” della Biblioteca Provinciale di
Foggia. Questioni catalografiche, XLI (2003),14, pp. 217-223.
Parte II
Giuseppe CASSIERI, Strumenti per il Sud, in Biblioteca Provinciale di Foggia, a cura
di Antonio Lo Mele e Guido Pensato, Foggia, Amministrazione Provinciale, 1974.
L’opuscolo, pubblicato in occasione dell’inaugurazione della nuova sede, riporta l’intervento
precedentemente apparso su «il Messaggero».
Franco GALASSO, La nuova biblioteca valido strumento di elevazione culturale, in
«la Gazzetta del Mezzogiorno», 10 ottobre 1974.
Marco LARATRO, Inaugurata la Biblioteca Provinciale, in «Il Mattino», 12 ottobre
1974.
Angelo CELUZZA, La Biblioteca Provinciale di Foggia, in «Bollettino d’Informazioni. Associazione italiana biblioteche», XV (1975), 3, pp. 177-192.
Guido PENSATO, Alcune esperienze locali, in «Italia Nostra. Bollettino dell’Associazione nazionale Italia nostra», XIX (1977), 148/149, pp. 19-23.
Nel 1976, Italia Nostra organizzò il convegno nazionale La formazione del personale per le
biblioteche. L’intervento di Guido Pensato è inserito in quello più generale dal titolo Quale
personale per quali servizi: la formazione del personale per le biblioteche.
Guido PENSATO, Biblioteca Provinciale di Foggia: una proposta politica, in «Bollettino d’informazioni. Associazione italiana biblioteche», XVIII (1977), 3, pp. 205-215.
Liliana DI PONTE, Per una ridefinizione delle funzioni della biblioteca per ragazzi,
in «Bollettino d’informazioni. Associazione italiana biblioteche», XVIII (1978), 1,
pp. 18-22.
Liliana DI PONTE (a cura di), Teatro animazione ricerca: un’esperienza di animazione teatrale tra biblioteca, scuola e territorio, con la collaborazione del gruppo “Giochiamo davvero” di Mantova: Maurizia Giusti, Giuliano Parenti, Patrizio Roversi.
Foggia, Amministrazione Provinciale di Capitanata, 1979.
Giovanni RINALDI - Paola SOBRERO, (a cura di), La memoria che resta: vissuto quotidiano, mito e storia dei braccianti del basso tavoliere, Foggia, Amministrazione
Provinciale di Capitanata, 1981.
Emma COEN PIRANI, Nuovo manuale del bibliotecario, Modena, S.T.E.M. Mucchi,
1981, pp. 53-54 e p.191.
136
Annalisa Scillitani
Antonio DE COSMO, Il rapporto fra biblioteca pubblica e biblioteca scolastica: un’esperienza a Foggia, in ASSOCIAZIONE ITALIANA BIBLIOTECHE, Ruolo e formazione del
bibliotecario, Firenze, Giunta Regionale Toscana, 1981 pp. 251-253.
Guido PENSATO, L’Archivio della Cultura di Base a Foggia in La memoria lunga, a
cura di Paola Bertolucci e Rino Pensato, Milano, Editrice Bibliografica, 1985, pp.
135-146.
Claudio DI BENEDETTO, Le Biblioteche in Italia in Lineamenti di biblioteconomia,
a cura di Paola Geretto, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1991, pp. 31-32.
Guido PENSATO (a cura di), A corpo libro: del leggere in spiaggia, Bologna, Clueb,
1993.
A venti anni di distanza questo libro è un omaggio e indiretta testimonianza dell’allora
pionieristico servizio di prestito sulla spiaggia, promosso dalla “Provinciale” e curato dalla
Biblioteca Civica di Vico del Gargano.
Guido PENSATO, Tra istituzione e cooperazione, in «Biblioteche oggi», XIII (1995),6,
pp. 48-49.
Antonio DE COSMO, Grafic: un’applicazione di CDS-ISIS alla catalogazione di
manifesti cinematografici, in «Bollettino d’informazioni. Centro di ricerche informatiche per i beni culturali», VI (1996), 1, pp. 69-84.
… la biblioteca nella città nella biblioteca nella città …, catalogo della mostra
bibliografica a cura di Mario Giorgio, Foggia, Grenzi, 1998.
Guido PENSATO, È ferma. Oppur si muove ? in «Biblioteche oggi», XVII (1999), 10,
pp. 32-40.
Guido PENSATO - Saverio RUSSO, La città apparente: la vita culturale a Foggia, Bari,
Laterza, Edizioni della libreria, 2000, pp. 54-57.
Enrichetta FATIGATO, ilDock nella Biblioteca provinciale di Foggia, in Biblioteche
provinciali e biblioteche pubbliche di capoluogo: servizio sul territorio. Atti del V°
Convegno nazionale (Pescara 27-28 settembre 2001), a cura di Dario D’Alessandro, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2002, pp. 59-63.
Enrichetta FATIGATO, ilDock: uno snodo della comunicazione in Capitanata, in «Biblioteche oggi», XX (2002) 7, pp. 14-16.
Enrichetta FATIGATO, A Foggia prima presentazione nazionale del libro di Michael
Gorman, in «A.I.B. notizie newsletter dell’Associazione italiana biblioteche», XV
(2003), 1, p.19.
137
138
Milena Tancredi
La Biblioteca dei Ragazzi
di Milena Tancredi
1. Introduzione
“Un bambino che non è messo in condizione di apprendere e gestire il mondo di domani, in cui varranno regole presumibilmente diverse da quelle attuali e in
cui la capacità di raggiungere un’informazione sarà molto più importante di una
generica performance nozionistica, avrà minori possibilità di successo”. Fulvio
Scapparo e Stefano Castelli così sintetizzano i rischi che un bambino corre se la sua
formazione non inizia dalla tenera età.1
“La biblioteca pubblica è il centro informativo locale che rende prontamente
disponibile per i suoi utenti ogni genere di conoscenza e d’informazione. I servizi
della biblioteca pubblica sono forniti sulla base dell’uguaglianza di accesso per tutti, senza distinzioni di età, razza, sesso, religione, nazionalità, lingua o condizione
sociale”.2
Attualmente la biblioteca pubblica di base rivolge particolare attenzione ai
giovani attivando ovunque la sezione ragazzi. La sezione ragazzi (children’s department) all’interno di una biblioteca pubblica è una sezione apposita provvista
di libri adatti al soddisfacimento dei bisogni e degli interessi dei ragazzi e dotata
di materiali e attrezzature utili a creare un ambiente di piacevole incontro con la
lettura.
La Biblioteca dei Ragazzi è un centro informativo che deve fornire strumenti
organizzati e offerti con i necessari supporti didattici in grado di facilitare in tutti i
modi l’accesso ai documenti e al loro utilizzo. Il suo ruolo è fondamentale perché è
qui che l’utente cresce e si forma, ed è questo il motivo per cui, sulla scorta dell’esperienza ormai acquisita, creiamo le condizioni favorevoli perché questo avvenga.
1
Fulvio SCAPPARO – Stefano CASTELLI, Telematica con l’infanzia: dichiarazione di assunzione di responsabilità
degli adulti, in http://www.onde.net/progetto/carta3.htm.
2
Cfr. il Manifesto Unesco sulle biblioteche pubbliche, aggiornato alla sezione per le biblioteche pubbliche
dell’IFLA.
139
La biblioteca dei ragazzi
La nostra missione così si configura:
a) biblioteca come spazio sociale;
b) offerta di stimoli culturali ed educativi per un pieno sviluppo psicologico,
intellettivo e sociale;
c) formazione di una personalità attiva e creativa;
d) biblioteca dove i genitori, accompagnando i loro bambini, si possono fermare, sfogliare a loro volta un libro o una rivista ed essere coinvolti anche
nei laboratori;
e) favorire il rapporto adulto/bambino attraverso un lavoro di informazione sui libri e sui materiali più appropriati anche attraverso la scoperta del
piacere di leggere insieme una storia;
f) offrire ai bambini e ragazzi un luogo in cui sia possibile intrecciare relazioni personali con coetanei;
g) dare l’opportunità di conoscere e utilizzare i nuovi strumenti e le tecnologie multimediali;
h) integrare i ragazzi stranieri tenendo conto della loro cultura;
i) fare in modo che i più piccoli conservino dell’incontro un ricordo talmente felice da portarli ad associare ai libri una duratura idea di piacere,
creando così l’abitudine all’uso della biblioteca;
l) creare le condizioni favorevoli per incontri con autori e per partecipare ad
attività di animazioni riferite al libro e alla lettura.
2. Riqualificazione delle collezioni
L’acquisizione e lo sviluppo delle raccolte è garantita dall’offerta integrata di
materiali diversi:
a) stimoli culturali ed educativi per un pieno sviluppo psicologico, intellettivo e sociale;
b) informazioni e conoscenze (in forma di testo, immagine o suono) che costituiscono il patrimonio sociale in cui si cresce tenendo conto anche delle
abitudini culturali e sociale degli stranieri residenti;
c) la formazione di una personalità attiva e creativa.
Abbiamo così costituito una collezione tenendo conto della tipologia della
nostra utenza e l’abbiamo collocata per fascia d’età.
I lettori della fascia 0-6, in particolare i bambini da zero a tre anni, costituiscono la vera novità di quest’ultimo periodo. I bibliotecari americani distinguono i lapsit services (quando i bambini stanno seduti sulle ginocchia) dai toddlers
services (quando cominciano a camminare). I bambini piccoli si sono rivelati clienti
entusiasti ed esigenti: vogliono i loro libri, i loro spazi, sono curiosi, amano imitare l’adulto che legge, amano manipolare, sfogliare, annusare, addentare, riconoscersi nei piccoli personaggi. I bambini si muovono con grande disinvoltura prendendo i libri dagli scaffali, mescolandoli e trasferendoli da una parte all’altra. Per
140
Milena Tancredi
questo motivo lo spazio è riempito di oggetti piacevoli e divertenti: un libro casetta dove nascondersi a leggere, grandi materassini colorati, arredi molto bassi.
Il mercato dei libri per i bambini molto piccoli ha avuto uno sviluppo notevole, ma quantità non significa necessariamente qualità e occorre prestare attenzione ai libri che sviluppano la creatività. I Prelibri di Munari, i libri di Leo Lionni, di
Eric Carle, di Jan Ormerod, di Helen Oxennburry, di Iela e Enzo Mari, di Tana
Hoban rimangono all’avanguardia, per la loro carica di fantasia e di creatività, per
la loro capacità di continuare a stimolare nei bambini esperienze e idee sempre nuove e piaceri duraturi.
Di questi autori e illustratori abbiamo dei libri ormai importanti storicamente ed abbiamo allestito una vetrina permanente.
La collezione per questa fascia d’età include libri, musica, video, primi libri
di materiale e forma varia, dal legno alla plastica, libri gioco e videocassette. La
raccolta di materiale è selezionata con il proposito specifico di: facilitare lo sviluppo dell’immaginazione e delle capacità linguistiche; sviluppare la curiosità e la conoscenza della realtà, attraverso i nuovi materiali di divulgazione per i più piccoli,
presenti nel mercato da circa dieci anni; promuovere l’abitudine della lettura come
momento di divertimento e di piacere; stimolare il gusto della ricerca personale;
adottare libri per l’integrazione sociale degli stranieri; aiutare il bambino a orientarsi nella biblioteca come insieme organizzato di informazioni e documenti, da sfogliare e consultare, affinché si abitui ad una ricerca per argomenti e temi di interesse, secondo i propri desideri; selezionare testi significativi da leggere a voce alta a
piccoli gruppi di utenti, mostrando le illustrazioni attraverso la proiezione delle
immagini; far vivere ai genitori l’esperienza della lettura condivisa, fin dai primi
mesi di vita.
Il ragazzo che appartiene alla fascia di età 6-13 anni è un’utente piuttosto
esigente che tende a passare molto tempo in biblioteca: vuole essere preso sul serio,
richiede servizi di qualità, personale competente che conosca bene i libri e sia in
grado di aiutarlo a trovare quello che cerca. È anche estremamente importante riuscire a creare un luogo in cui il ragazzo ami entrare e restare ed è fondamentale che
percepisca la biblioteca come un terreno di avventure e di sogni, dove soddisfare il
desiderio di evasione, ma anche il bisogno di sicurezza.
La nostra Biblioteca dei Ragazzi è un luogo dove ci si può muovere liberamente: abbiamo bacheche dove facciamo mostra delle novità, dove presentiamo un
illustratore o un particolare percorso di lettura, dove inserire anche segni affettuosi
e messaggi tra utenti per incontrarsi in biblioteca.
Tutti i libri di narrativa hanno un’indicazione di genere riportata nella collocazione, accompagnati da un’etichetta CELBIV: gialli, fantasy, storie di animali e
della natura, storie fantastiche e storie di ragazzi e ragazze. In linea con tutte le
biblioteche per ragazzi abbondiamo nelle descrizioni dei generi per rendere l’accesso al libro sempre più facilitato.
La raccolta di narrativa si sviluppa con il proposito di: incoraggiare l’abitudine alla lettura come piacere e arricchire la fantasia; contribuire allo sviluppo dell’in141
La biblioteca dei ragazzi
telligenza e all’equilibrio psicologico per il raggiungimento di una personalità autonoma e creativa; favorire le capacità di socializzazione; soddisfare i bisogni informativi ed educativi; sviluppare l’uso e la comprensione della lingua; aiutare a conoscere e a riflettere sulla propria cultura e su quelle appartenenti ad altri popoli presenti nel nostro territorio, proponendo libri in lingua originale; promuovere la capacità d’uso della biblioteca.
I libri di divulgazione sono ordinati secondo la Classificazione Decimale
Dewey: poniamo particolare attenzione all’arte, al turismo giovanile, alla musica,
allo sport, all’informatica, alla geografia e al tempo libero e abbiamo vhs, dvd, cd
audio, cd-rom e riviste che integrano il semplice materiale cartaceo. La selezione e
l’acquisizione dei diversi materiali risponde a diverse esigenze: andare incontro ai
bisogni formativi (curiosità individuali e ricerche scolastiche); aiutare a conoscere e
a riflettere sulla propria e sulle altre eredità culturali; promuovere l’interesse al libro e quindi alla lettura nei ragazzi che non sono attratti dalla narrativa, sollecitando la curiosità su argomenti particolari, su esperienze vissute; offrire strumenti di
studio, confronto e approfondimento alle classi e ai loro insegnanti; creare curiosità, desiderio di conoscere, approfondire, aprirsi a nuovi interessi; approfondire un
tema a diversi livelli.
Attenzione particolare poniamo alla collezione di documenti da destinare
agli interessi informativi di genitori, insegnanti bibliotecari, studiosi.
Rispondere ai bisogni dei genitori fa parte di ogni servizio ai ragazzi, esattamente come impostare i servizi per la scuola. Il lavoro con i genitori è fondamentale
soprattutto nei primi mesi di vita del bambino: attraverso la biblioteca possono soprattutto capire l’importanza del libro che nel tempo deve diventare un oggetto familiare anche tra le pareti domestiche. I genitori amano molto svolgere attività con i
figli: leggere, guardare un film, incontrare gli amici dei piccoli, ascoltare una storia.
Condividono con i loro figli la scoperta dei libri, delle illustrazioni, il piacere di una
bella storia amano luoghi accoglienti e apprezzano la presenza di personale gentile e
competente capace di aiutarli a trovare il libro giusto. In realtà la presenza significativa di casalinghe, papà, nonni è dovuta proprio alla sala ragazzi. I genitori devono
conoscere i servizi e le collezioni della sala; devono imparare l’importanza di leggere
ad alta voce, di giocare e svolgere attività con i loro figli; la Biblioteca dei Ragazzi
coinvolge i genitori, li fa partecipi di varie attività e li sostiene con documenti che
riguardano il rapporto genitori-figli e le dinamiche psico-affettive di relazione.
3. Localizzazione dei supporti
Tutti i materiali sono disponibili a scaffale aperto. La divulgazione è organizzata secondo la decimale Dewey, mentre la classe 800 viene sostituita dal CELBIV.
La 800 si usa soltanto per quelle opere dell’editoria “adulta” (inserite come proposte di lettura per la particolare utenza di confine costituita dagli adolescenti) che
hanno la seguente collocazione: ROMANZI ADO prime tre lettere dell’autore.
142
Milena Tancredi
L’impianto della classificazione CELBIV è per generi letterari e gruppi di
una certa consistenza che siano funzionali all’uso e agevolino l’approccio al libro:
sono simboli visivi utili per presentare in modo più semplice e piacevole i generi e
aiutano il bambino a trovare il libro che gli piace di più e a rendere la biblioteca
“amichevole”. I generi sono:
• Favole e fiabe
• Miti e leggende
• Viaggi e fantascienza
• Gialli
• Rosa
• Fumetti
• Comici
• Horror
• Libri game
• Teatro
• Poesia
• Racconti prima fascia d’età RR1
• Racconti seconda fascia d’età RR2
• Primi libri e libri giocattolo suddivisi in Immagini e Storie
a) PL IMMAGINI (età di riferimento 0-4 anni)
Solo immagini, poche parole, senza una narrazione. Suddivisione necessaria
soprattutto per i primissimi approcci, già verso gli 8/10 mesi, quando il bambino
non sa ancora parlare, ma si diverte a riconoscere gli oggetti di uso quotidiano, o
immagini di parti del corpo, indicandoli col dito alla richiesta del genitore; sono
necessarie figure uniche e molto semplici su fondo chiaro uniforme, materiali robusti, leggeri, facilmente maneggevoli, poche pagine da imparare e sfogliare con sicurezza senza pericoli di punte e rotture (libri di legno, di stoffa morbida, plastiche
atossiche lavabili); quando aumenta la capacità di imparare parole nuove ci sono
anche testi più complessi di consultazione delle immagini per un’età dal nido alla
scuola materna, con figure raggruppate per temi di ambiente quotidiano, con l’esplorazione minuta di particolari, per stimolare l’osservazione e la curiosità, sempre
accompagnate però da poche parole descrittive.
b) PL STORIE (età di riferimento 2-5 anni)
Il bambino sa già parlare e può capire molte più parole di quanto possa pronunciare; sono i libri con una prima breve narrazione, sempre di poche pagine e
pochi personaggi; spesso sono già di carta, più fragili; il bambino ricorda già la
sequenza della narrazione dei testi preferiti e ci corregge se saltiamo o modifichia143
La biblioteca dei ragazzi
mo delle parti. Qui sono presenti anche libri con storie per immagini senza testo,
con cui incoraggiare il bambino a capire e ricostruire la storia.
c) LIBRI GIOCO (2-5 anni)
Libri nati perché i bambini imparino a giocare anche da soli con lo strumento
libro, quindi assai robusti e maneggevoli, con formati e materiali particolari; in
maggioranza cartonati, spiralati, sagomati; ideale da lasciare a disposizione di gruppi classe anche senza un particolare controllo; in questa sezione sono presenti numerosi libri con allegati pupazzi e libri giganti da leggere in gruppo.
Così sono suddivise le zone in sala :
Zona accoglienza e consultazione: l’ingresso della biblioteca ragazzi e il bancone reference sono in assoluto la spina dorsale della sala perché è qui che avviene
lo snodo fondamentale ed è qui che costruiamo il famoso rapporto di empatia con
l’utente, per cui l’utente bambino si appoggia comodamente, magari con i gomiti,
sul bancone o si siede di fronte chiedendoci le ultime avventure dei personaggi dei
libri che hanno appena consegnato o che stanno prendendo in prestito ed hanno a
disposizione un computer per le ricerche in OPAC.
Vetrina delle novità e consigli di lettura: cambiamo continuamente le vetrine allestendole con percorsi di lettura organizzati con il resto della biblioteca, perché il bambino/ragazzo utente è parte integrante di tutta la struttura.
Non è mai troppo presto per leggere: giocando, sfogliando…, leggiamo con… l’autore, l’illustratore, l’attore, il cantafavole. 0 – 6 anni.
Primi Libri: questo è il gruppo più ricco dove ogni libro è una sorpresa; libri
grandi e libri piccoli che non entrano in una tasca, libri di gomma con i buchi pieni
di simpatici personaggi come Pimpa, Spotty, Babar e strega Teodora; libri per chi
ancora non sa leggere e libri facili per chi sta imparando a leggere.
Spazio laboratori: tavoli lunghi dove si possono fare laboratori vari, costruzione del libro, libro tridimensionale, colori, origami ecc…
Spazio multimediale: Spazio Bit, clicca, naviga, esplora, cd-rom.
Sezione di fantasia/Celbiv: letture di carta 6 – 13 anni. Il piacere di leggere:
romanzi, racconti, gialli, fumetti, poesia, comici, ecc…
Sezione di divulgazione Dewey: arte, turismo giovanile, musica, sport, informatica, geografia, tempo libero, vhs, dvd, cd audio, cd-rom, riviste.
Sezione professionale e genitori: libri, riviste, banche dati, cataloghi su letture, letteratura, biblioteche per ragazzi e per i genitori, arriva un bebè, puericultura, psicologia, casa, vacanze con la famiglia.
Parte sostanziale di questi servizi è la disponibilità di una consulenza qualificata per l’orientamento nelle scelte di lettura, consultazione e prestito dei vari tipi
di documenti, per l’istruzione all’uso delle diverse fonti, per l’individuazione e il
reperimento di informazioni e la loro trasformazione in elementi di conoscenza.
144
Milena Tancredi
Per il raggiungimento di questi obiettivi attuiamo iniziative di promozione dei servizi e dei materiali disponibili e della produzione editoriale e documentaria per
ragazzi, rivolte a gruppi di utenza libera o organizzata. In questo ambito viene
riservata particolare attenzione al mondo della scuola. Abbiamo intensificato le
collaborazioni con le scuole dell’infanzia attraverso le letture nello spazio morbido
e colorato introducendo percorsi di lettura per avvicinarli al meglio che l’editoria
offre. Organizziamo una media di cinquanta visite guidate l’anno per le scuole materne, elementari e medie proponendo percorsi di lettura di divulgazione e narrativa. Il risultato è che i documenti proposti entrano subito nella classifica dei libri più
richiesti in prestito.
Questa è la Biblioteca dei Ragazzi di Foggia che ha parametri congrui con le
indicazione che le Linee Guida dei servizi bibliotecari per ragazzi ci danno sulla
promozione alla lettura: qui nasce l’idea di una valigia itinerante di libri per l’infanzia e per bambini fino ai 10 anni d’età con la sempre più sentita esigenza di far
conoscere e quindi far fruire il patrimonio librario e il materiale esistente presso la
Biblioteca dei Ragazzi.
Questa ideale valigia è indirizzata anche a quei bambini della provincia che si
presume abbiano maggiore difficoltà ad incontrare la biblioteca: sessanta bellissimi
libri di narrativa per ragazzi di recente pubblicazione, opere di scrittori ed illustratori
italiani e stranieri editi da oltre quaranta case editrici specializzate, fanno il paio con
giocattoli, oggetti significativi, odori, profumi e stoffe, tutto materiale da usare come
sollecitazione per bambini e ragazzi e in grado di suscitare la loro curiosità. Sarà
possibile prendere in prestito tutto questo materiale e pensiamo di farli restituire
proprio dai nostri giovani utenti, in modo da creare con loro un “ponte” e presentare loro tutta la biblioteca.
Il fine ultimo è quello di creare una Biblioteca dei Ragazzi che sia un’efficiente struttura informativa, un luogo di promozione della lettura, uno spazio sociale, un micromondo dove le storie si incrociano e le fantasie si avverano, così
diverso dai luoghi urbani seganti dall’anonimia spaziale in cui i giovani sono spesso
costretti a muoversi.
Un’isola felice, insomma, dove si celebra la “lentezza del pensiero, della narrazione, della riflessione e del civile confronto”. E mi piace concludere questo breve viaggio nella sala ragazzi pensando che il bibliotecario dei ragazzi deve avere una
‘competenza sentimentale’ che faciliti la comunicazione con bambini/ragazzi e agevoli il loro avvicinamento ai libri e al piacere della lettura.
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Antonio Ventura
I Fondi Speciali: le terrae incognitae
della Biblioteca Provinciale
di Antonio Ventura
1. Introduzione
Terrae incognitae era una delle espressioni letterarie ricorrenti nelle prime
mappe per indicare quelle regioni sconosciute, di cui i cartografi avevano sentito
favoleggiare meraviglie da viaggiatori e mercanti, senza tuttavia possedere informazioni precise.
Alla pari di esse i Fondi Speciali, custoditi ed incrementati da generazioni di
bibliotecari ma non del tutto esplorati, hanno rappresentato all’interno della Biblioteca Provinciale e, in parte, tuttora rappresentano,1 per restare in metafora, una
sorta di terrae incognitae, dalle quali emergono in continuazione rarità documentarie e preziosi cimeli bibliografici e tipografici.
Le raccolte conservate tra i loro scaffali provengono, infatti, dalla vecchia
Biblioteca Comunale, dalle soppressioni francese e piemontese dei monasteri di
Capitanata2 e da illustri protagonisti della cultura nazionale e locale:3 tutte, comunque, nonostante la diversità della provenienza sono riconducibili ai due settori fondamentali in cui si articolano i Fondi Speciali: il Locale e l’Antico, che per molti
aspetti sono collegati tra loro.
1
È ancora in corso la catalogazione dei fondi moderni e di quello antico.
Anna CLEMENTE - Giuseppe CLEMENTE, La soppressione degli ordini monastici in Capitanata nel decennio
francese (1806-1815), Bari, Tipografica, 1993.
3
Romolo Caggese (Ascoli Satriano 1881-Milano 1938) professore universitario, storico medievalista; Nicola
Zingarelli (Cerignola 1860-Milano 1935) professore universitario, dantista, filologo e Accademico della Crusca;
Angelo Fraccacreta (San Severo 1882-Napoli 1950), meridionalista, rettore dell’Università di Bari nel 19431944; Alfredo Petrucci (S. Nicandro Garganico 1888-Roma 1969), direttore del Gabinetto delle stampe di
Roma, ma anche raffinato incisore e scrittore; Luigi Tamburrano (San Giovanni Rotondo 1894-Foggia 1964),
vice presidente dell’Amministrazione Provinciale di Capitanata presieduta dal senatore Allegato, e senatore
nel primo Parlamento Repubblicano per il Collegio di Foggia; Michele Vocino (Peschici 1881-Roma 1965),
giornalista e storico locale; Mario Domenico Simone (Caserta 1901-Manfredonia 1975), esponente del Partito
d’Azione, editore, fondatore della Società Dauna di Cultura; Lorenzo Agnelli (Sant’Agata di Puglia 18301904), storico; Ignazio Bellucci (Troia 1804-Manfredonia 1887), vicario capitolare dell’Archidiocesi di
Manfredonia, e Michele Bellucci (Manfredonia 1849-Roma 1944), musicologo e notaio; Ester Loiodice (Foggia
1893-Roma 1985), studiosa di tradizioni popolari; i bibliofili Luigi Rosario Saponaro (Foggia 1913-Foggia
1970); Giuseppe D’Urso (Solofra 1875-Rocchetta Sant’Antonio 1935), medico e meridionalista; Domenico
Faiella (sec. XIX-XX), Antonio Nardini (sec. XIX-XX) e Raffaele Pagliara (sec. XIX-XX).
2
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I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
2. La nuova Sezione Locale
Di recente, questa sezione è andata assumendo, a Foggia come altrove, sempre più le caratteristiche di un centro di documentazione, per adeguarsi alla rinnovata importanza assunta dagli studi locali: la ricerca che sino alla prima metà del
Novecento era in mano agli eruditi del luogo, quasi sempre professionisti o sacerdoti, dal dopoguerra, o meglio dagli anni Sessanta, è andata acquistando diversa
fisionomia e nuovo impulso, mentre si facevano strada moderne concezioni storiografiche, si rinnovavano le strutture delle vecchie Deputazioni di Storia Patria e
cresceva l’interesse didattico delle Università per questo genere di indagini. Dalle
storie di tipo memorialistico su una località, condotte senza approfondita conoscenza e valutazione delle fonti, si è, così, passati a ricerche settoriali, nelle varie
branche delle discipline storiche, per archi cronologici limitati e, di conseguenza,
anche gli studiosi locali hanno acquisito un abito mentale differente rispetto al passato. Sono usciti dall’isolamento scientifico ed hanno appreso, con la partecipazione ad equipes coordinate da accademici, l’utilizzazione dei modelli metodologici e
culturali riscontrabili nelle grandi imprese editoriali prodotte nel settore dell’indagine storico-sociale: la Storia d’Italia, con i volumi degli Annali e delle Regioni
dall’Unità ad oggi, edita, a partire dal 1972, da Einaudi; la Storia d’Italia diretta da
Giuseppe Galasso (in tre sezioni, L’Italia medievale, Gli Stati italiani nell’età moderna, L’Italia contemporanea), pubblicata dalla UTET dal 1976; La Storia del Mezzogiorno, stampata in quindici volumi nel 1991.
Alle antiche riviste nazionali, quali l’ «Archivio Storico Italiano», fondato
dal Viesseux nel 1842, la «Rivista Storica Italiana» (dal 1888), la «Nuova Rivista
Storica» (dal 1917), alle rassegne annuali delle Società di Storia Patria, come, ad
esempio, l’ «Archivio Storico Pugliese» e l’ «Archivio Storico per le Province Napoletane», si è andato affiancando un cospicuo numero di pubblicazioni periodiche, dove ampio spazio è stato riservato alle nuove metodologie ed ai saggi di interesse locale: si possono citare «Studi Storici» (dal 1960), trimestrale dell’Istituto
Gramsci (Roma, Editori Riuniti); «Quaderni Storici» (dal 1966), quadrimestrale
monografico (Bologna, il Mulino); «Storia della città» (dal 1976), rivista internazionale di storia urbana e territoriale (Milano, Electa); «Società e Storia» (dal 1978),
trimestrale di storia sociale ed economica (Milano, Angeli); «Quaderni Medievali»
(dal 1976), semestrale (Bari, Dedalo); «Studi Storici Meridionali» (dal 1984, ora cessati), quadrimestrale (Lecce, Capone); «Lingua e Storia in Puglia» (dal 1975, ora
cessata), semestrale (Siponto, Centro Residenziale di Studi Pugliesi).
Il panorama degli studi locali, nei periodici, si è, dunque, assai dilatato; ma,
sulla medesima linea si sono mossi anche gli editori, riservando a tale genere di
pubblicazioni nuove collane: Einaudi, “Microstorie”; Guida, “Fonti e documenti
per la storia del Mezzogiorno”; Edipuglia, “Mediterranea”; Editori Riuniti, “Biblioteca di Storia”; Capone, “Storie municipali” e “Scritture e Città”; Lacaita, “Mezzogiorno e Cultura Moderna”; Milella, “Biblioteca di Storia della Società Contemporanea”; Congedo, “Biblioteca di Cultura Pugliese”, imitati dagli Enti Pubblici,
148
Antonio Ventura
patrocinatori di mostre e pubblicazioni varie, e dagli Istituti di Credito, finanziatori
di libri strenna di elevato livello scientifico nel campo della storiografia locale.
I motivi di una ripresa tanto rilevante sono stati individuati da Cinzio Violante, presidente della Società Storica Pisana soprattutto nelle seguenti quattro cause: l’influsso del lavoro delle Annales, il rinnovarsi della cultura, l’allargamento del
concetto di fonte storica, l’ausilio di altre discipline di vari settori delle scienze umane
e sociali.4
Pertanto, si assiste ad una continua crescita della quantità e della qualità degli
studi locali, che, ormai, rispondono non solo ad un programma storiografico diverso da quello del passato, ma anche ad un bisogno della collettività: essi, infatti, non
obbediscono più all’esigenza di soddisfare le necessità campanilistiche ed agiografiche
dell’élite colta del luogo, ma sono richiesti da larghi strati del mondo della scuola,
desideroso di verificare, sulle vicende comunali e provinciali, i fatti presentati sul
libro di testo e di acquisire maggiori conoscenze, per meglio conservare l’ambiente
ed il territorio.5
Va, quindi, scomparendo la storia globale ed universale, mentre il terreno del
ricercatore appare suddiviso non soltanto dal punto di vista delle discipline e degli
ambiti spaziali e temporali, ma addirittura nelle sue componenti sociologiche, antropologiche ed etnologiche; inoltre, le diverse realtà esaminate nelle loro relazioni,
consentono la ricomposizione di un panorama unitario, dove lo storico locale, “architetto di un solo mattone”, fornisce la materia prima necessaria alla costruzione
dell’edificio. Per questa storia ‘nuova’, creata, spesso, attraverso la revisione degli
scritti precedenti ed assumendo come criteri di fondo i due principi dell’organicità
e della comparazione, è fondamentale la collaborazione tra lo storico professionista
e quello locale: il primo fornirà il quadro interpretativo, la metodologia, gli strumenti di indagine; il secondo, la conoscenza delle fonti riguardanti il territorio e
dell’ambiente socio-culturale.
Alla luce di tali orientamenti che rivalutano la funzione ed il livello degli
studi su realtà territoriali circoscritte, un centro importante di riferimento è divenuta la Biblioteca e, in particolare, la sua Sezione Locale, destinata a fornire strumenti per lavori nei vari settori della storia (istituzionale, sociale, religiosa, artistica,
economica) e della cultura (dialetto, letteratura popolare, folklore, civiltà contadina
ed operaia, cultura materiale): secondo il dettato delle leggi regionali, infatti, rientra
nelle funzioni della Biblioteca Pubblica, ai vari livelli - comunale, provinciale,
comprensoriale - il compito di raccogliere documentazione di ogni genere relativamente al territorio ed all’ambiente nel cui ambito essa opera.
4
Cinzio VIOLANTE (a cura di), La storia locale in Italia. Temi, fonti e metodi della ricerca, Bologna, il
Mulino, 1982, pp. 15-31.
5
Alfredo PAPALE, Storia locale e ricerca scolastica. Un ruolo e una prospettiva per la biblioteca pubblica, in
«Biblioteche oggi», II (1984), 1, pp. 49-64.
149
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
3. La Sezione Locale: centro di documentazione del territorio
Le fonti bibliografiche della Sezione Locale sono quelle generali, a tutti note,
e, accanto ad esse, le altre prodotte nel territorio, le quali sono assai meno conosciute e talvolta non compaiono nei circuiti della distribuzione editoriale nazionale,
soprattutto se date alla luce in tiratura ridotta da piccoli stampatori e limitate, quindi, ad una diffusione soltanto provinciale, se non addirittura cittadina, oppure se
promosse da iniziative culturali di Enti Pubblici, sempre difficilmente raggiungibili
da parte dell’utenza interessata, a causa della mancanza di cataloghi o di altre forme
pubblicitarie. È, però, opportuno segnalare, per quanto riguarda la Puglia, che, nel
1992 e nel 1999, la Regione ha provveduto a redigere due parziali elenchi delle proprie pubblicazioni negli inventari ragionati curati da Nicola Pergola,6 mentre, nel
1993, la Comunità Montana del Gargano ha affidato analogo incarico a Tommaso
Nardella, Giuseppe Soccio e Mario Villani;7 la Provincia di Foggia, invece, commissiona all’editore Claudio Grenzi la stampa delle proprie collane.
Anche questi contributi, talvolta introvabili, dedicati alla storia ed alla società regionale sono, comunque, reperibili nella Sezione Locale, perché, come si legge
nei bollettini dell’Associazione Italiana Biblioteche, ad essa compete, insieme con
l’Archivio, la funzione di custodire, tutelare e rendere fruibili i documenti del territorio: opinione pure condivisa, per le loro realtà, dai corrispondenti organi professionali inglese e francese - il Librarian’s glossary e Le Métier de bibliothècaire - che
la definiscono “fondo di documenti relativi ad una specifica località o regione, utilizzabile da un pubblico di studiosi, studenti e cittadini, i quali vi trovano libri,
collezioni di periodici, manifesti, e qualche volta pure dischi, diapositive, film e cdrom”.8
Costituisce, pertanto, un centro di documentazione e di informazioni, presso il quale ogni ricercatore avrà la possibilità di consultare raccolte aggiornate ed
ordinate dei materiali più importanti per accedere alla conoscenza dell’ambiente:
- Fonti documentarie inedite: memorie, cronache, diari, statuti, biografie ed
epistolari, libri catastali e demografici. È a disposizione dell’utenza un autonomo
indice descrittivo dei manoscritti,9 integrato da inventari a stampa o elettronici dei
principali fondi archivistici laici ed ecclesiastici, pubblici e privati, relativi alle località, nel cui ambito opera la Biblioteca.
6
Nicola PERGOLA, Editoria pubblica pugliese. Dieci anni di intervento dei Centri Regionali di Servizi
Educativi e Culturali, Cerignola, C.R.S.E.C., 1992; e Nicola PERGOLA, Libri di Puglia. La produzione editoriale
dei Centri Regionali di Servizi Educativi e Culturali degli Assessorati alla Cultura e alla P.I. della Regione
Puglia, Troia-Cerignola, C.R.S.E.C., 1999.
7
Tommaso NARDELLA et al., Per la storia del Gargano. Repertori bibliografici. Biblioteca di Tommaso
Nardella-Biblioteca del Convento di San Matteo San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo, Comunità Montana
del Gargano, 1993.
8
Rino PENSATO - Valerio MONTANARI, Le fonti locali in biblioteca, Milano, Bibliografica, 1984, pp. 31-33;
Rino PENSATO , La raccolta locale, Milano, Bibliografica, 2000, pp. 27-33.
9
Pasquale DI CICCO, I Manoscritti della Biblioteca Provinciale di Foggia, Foggia, Amministrazione
Provinciale di Capitanata, 1977.
150
Antonio Ventura
- Fonti a stampa: opere locali e scritti di carattere generale, per i quali esiste
un interesse specifico; costituiscono l’ossatura della Sezione e la presenza più costante rispetto a quella rara dei documenti autografi ed all’altra, in crescente aumento, dei materiali elettronici. Nella maggior parte dei casi trattano argomenti
storici, araldici, genealogici e biografici, geografici e toponomastici, politici, amministrativi, sociali, urbanistici, economici e finanziari, religiosi, giuridici, statistici,
naturalistici, folklorici, linguistici e dialettologici. Appartengono a questa categoria
anche gli opuscoli, pubblicazioni monografiche o estratti di riviste, che hanno la
forma esterna e l’organizzazione tipografica del libro, senza raggiungerne la consistenza, e il materiale minore a stampa, definito pure non book materials, perché
comprende tutto quanto non si acquista in libreria, ma è costituito da letteratura
grigia, volantini, ciclostilati, manifesti, giornali, dischi, microfilm.10
- Fonti iconografiche: stampe di genere documentario (avvenimenti storici,
ritratti, luoghi e monumenti, usi e costumi), cartoline, lastre e negative, diapositive,
libri illustrati, litografie ed altri tipi di incisioni, disegni e dipinti.11
- Fonti fotografiche: per la sua capacità di fissare e registrare la componente
dinamica e quella statica della realtà, gli eventi e le situazioni, l’attività degli uomini
e gli assetti della natura, la fotografia si può configurare, non tanto come supplemento alle fonti scritte, quanto come documento visivo indispensabile per la ricostruzione del passato e del presente di una regione. Nelle tre grandi classi degli
eventi, degli oggetti e delle situazioni ambientali, la foto riproduce ogni aspetto e
fenomeno della storia, della vita e della realtà territoriale: dall’insediamento delle
autorità amministrative alla visita di personalità politiche e religiose alle manifestazioni politiche e sindacali a quelle sportive; dall’architettura agli oggetti d’uso; dal
paesaggio alle tradizioni religiose; dalla vita quotidiana al marketing; dalle fiere ai
trasporti. L’uso di questo documento ai fini della ricostruzione storica e socio-economica è stato bene illustrato nella Storia d’Italia. Annali 2. L’immagine fotografica 1845- 1945 (Torino, Einaudi, 1979).12
- Fonti geografiche: raccontano il territorio, in maniera altrimenti difficile
da ricostruire, negli atlanti regionali, nelle mappe catastali, oppure nelle serie cartografiche riferite a precise località, come quelle curate dell’Istituto Geografico
Militare; spesso, invece, fanno, da supporto a memorie, diari, lavori tecnici, pro-
10
Utili, per conoscere almeno in parte la letteratura d’interesse locale, alcuni repertori d’ambito regionale:
Saverio RUSSO - Rita CAFORIO, Fonti a stampa per la storia delle campagne pugliesi fra XVIII e XX secolo,
Bari, Edipuglia, 1990; Guido LUISI, Saggio di bibliografia geografica della Puglia, Bari, Grandolfo, 1979; Antonio
VENTURA, La Puglia nei libri. Catalogo ragionato 1978-1988, Foggia, Edizioni del Rosone, 1990; Pasquale
CARATÙ - Pasquale PIEMONTESE, Saggio di bibliografia linguistica per la Puglia, Siponto, s.n., 1980.
11
Molti reperibili nell’archivio iconografico di carattere musicale della famiglia “Bellucci” e in quello
fotografico di natura artistico-monumentale di “Alfredo Petrucci”. Ambedue sono in corso di inventariazione
12
A livello locale, cfr.: Antonio GUERRIERI, La città spezzata. Foggia, quei giorni del ’42, Bari, Edipuglia,
1996; Maria Teresa ALTIERI, Il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese di Foggia, Foggia, Grenzi, 2002; Vincenza
MORIZIO, I Cirillo Farrusi a Cerignola fra Belgio e Capitanata, Foggia, Grenzi, 2003; l’archivio d’interesse
folclorico di “Ester Loiodice” e l’altro storico-politico di “Mario Simone”, in corso di inventariazione.
151
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
getti urbanistici, indagini territoriali, censimenti di beni culturali, studi economici.13
- Fonti orali: memorie e interviste, conservate in audiocassette o in trascrizioni, su fatti storici e sociali rilevanti, come guerre, catastrofi, sommosse, scioperi,
visite di personaggi illustri, fiere annuali; oppure su tradizioni popolari e vita materiale: il vivere quotidiano, gli attrezzi, i mestieri, l’alimentazione, le credenze mediche, le case, le strade, i divertimenti.14
- Fonti Audiovisive: immagini di cerimonie pubbliche e tradizionali, di
avvenimenti sportivi, oppure di tragici eventi bellici o naturali della storia regionale recente conservati su diapositive, videocassette, film, prodotti
multimediali:15 supporti differenti, che richiedono, per poter essere consultati,
tecnologie particolari, in modo da consentire anche la lettura dei recenti prodotti editoriali, come le enciclopedie elettroniche, gli ipertesti, i libri virtuali ed
i cataloghi automatizzati.
La maggior parte di questo materiale è stato recuperato dalla Sezione Locale
grazie alla collaborazione delle più rappresentative organizzazioni pubbliche e private operanti sul territorio:
- Enti Locali: Regioni, Province, Comuni e rispettivi dipartimenti. Fondamentale quanto prodotto nell’espletamento delle loro funzioni dai Consigli e dalle
Giunte: i verbali delle loro sedute offrono un panorama ricchissimo di spunti sulla
vita delle popolazioni amministrate. Ma interessanti sono anche i dati provenienti
dalle Commissioni all’urbanistica e alla toponomastica, dagli Assessorati alla Cultura, ai Servizi Sociali, all’Agricoltura, ai Lavori Pubblici, dagli Uffici dell’Anagrafe, di Statistica e dell’Annona, dalle Aziende Municipalizzate, dalle Unità Sanitarie
Locali.16
- Istituzioni culturali e scolastiche pubbliche: Università, Accademie, Scuole
produttrici di lavori riguardanti il proprio funzionamento, come gli Annuari e gli
Statuti, oppure l’attività scientifica, didattica e di ricerca, riscontrabile nelle indagini interdisciplinari condotte da docenti e studenti, nelle tesi e nei repertori delle
13
Cfr., ad esempio, il Piano Albertini, stampato dal Comune di Foggia, nel 1931, in Cinque anni di
amministrazione fascista, oppure l’Atlante delle condizioni insediative industriali nelle province di Foggia e
Bari, pubblicato, nel 1975, dalla Federazione Regionale degli Industriali della Puglia. Per la cartografia storica,
cfr., invece, le pubblicazioni dell’editore Capone di Lecce, tra cui, l’Atlante storico della Puglia; le Immagini
del Sud e le Immagini di Puglia.
14
Esempi sono forniti da Giovanni RINALDI - Paola SOBRERO (a cura di), La memoria che resta. Vissuto
quotidiano, mito e storia dei braccianti del Basso Tavoliere, Foggia, Amministrazione Provinciale di Capitanata,
1981; Giuseppe GIARRIZZO - Fosco MARIANI, Civiltà contadina. Immagini dal Mezzogiorno degli anni
Cinquanta, a cura di Enzo Persichella, Bari, De Donato, 1980; Nicola PERGOLA, Cerignola. Quarant’anni di
immagini, Cerignola, Centro di servizio e programmazione culturale regionale, 1986.
15
Cfr. il cd-rom Storia, tradizioni e percorsi della Capitanata, prodotto da Multimedia, per conto della
Provincia di Foggia.
16
Per l’utilizzazione di questi materiali, cfr.: PROVINCIA DI FOGGIA, La Provincia a cinquant’anni dalla
prima elezione a suffragio universale, mostra documentaria a cura di Franco Mercurio, Foggia, Grenzi, 2002.
152
Antonio Ventura
pubblicazioni e delle attività seminariali stampati periodicamente dagli Atenei barese, foggiano e leccese.
- Corpi politici e sociali: partiti e sindacati, interessati a diffondere, attraverso le relazioni dei congressi ed i programmi elettorali, le testimonianze dirette della
propria attività, e, mediante i libri bianchi, gli atti di convegni, le tavole rotonde, le
ricerche tematiche, i risultati delle indagini da loro condotte o commissionate sulla
società locale.
- Aziende industriali, Banche, Camere di Commercio, Agenzie turistiche:
oltre a stampare periodici, bollettini e statistiche attinenti all’attività svolta, finanziano, spesso, inchieste originali sul territorio, come, ad esempio, quelli portati a
termine dai Centri Studi delle Associazioni Provinciali degli Industriali17 e di alcuni
Istituti Finanziari.18
- Uffici giudiziari: utili per conoscere il fenomeno della “devianza” attraverso le loro statistiche, il cui uso metodologico è stato ben illustrato in alcune recenti
indagini sul disagio sociale in Capitanata e Puglia.19
- Chiese e gruppi religiosi: tradizionali e fecondi produttori di ricca e varia
letteratura d’interesse locale,20 da quella di devozione, alla amministrativa-archivistica, alla liturgica, alla pedagogica (scuole e collegi), alla sociale-assistenziale (istituzioni di carità, ricoveri, ospedali).
- Società Storiche: rilievo tutto particolare hanno queste istituzioni, protagoniste quasi esclusive, per lungo tempo, della ricerca locale e della edizione dei relativi strumenti di informazione. Importante a riguardo il catalogo dei lavori stampati dalla Società di Storia Patria per la Puglia e gli Indici dell’ “Archivio Storico Pugliese
(1947-1987)”.
- Istituzioni, associazioni e gruppi culturali, artistici, teatrali e musicali, ricreativi e sportivi, pubblici e privati: impegnati a promuovere e finanziare inchieste
17
Cfr., tra gli altri, i volumi editi a cura dell’ASSOCIAZIONE PROVINCIALE DEGLI INDUSTRIALI DI CAPITANATA,
Dossier su: Università e Mezzogiorno. Il caso di Foggia, Foggia, 1978; Il settore alimentare in provincia di
Foggia, Foggia, 1979; Sviluppo economico e sistema del trasporto merci in Capitanata, Foggia, 1982; Foggia nel
Mezzogiorno che cambia, Foggia, 1993.
18
La Banca Popolare Dauna ha stampato il volume: Maria Raffaella CAROSELLI, La Capitanata nelle luci e
nelle ombre della sua storia economica e sociale, San Paolo di Civitate, 1982.
19
Maurizio FIASCO, Puglia. Il crimine scenari e strategie, Roma, Sapere, 1992; Nichi VENDOLA, La mafia
levantina. Rapporto sulla criminalità organizzata in Puglia, Bari, Edipuglia, 1996; Michele GALANTE,
Criminalità ed illegalità in Capitanata, Bari, Edizioni dal Sud, 1992.
20
Oltre alle pubblicazioni storiche e documentarie di Don Michele Di Gioia, particolare importanza
assumono gli inventari archivistici; cfr., ad esempio: Michele DI GIOIA (a cura di), Archivio Storico del Capitolo
di Foggia, Foggia, Amministrazione Provinciale di Capitanata, 1981; Francesco CONTE (a cura di), Archivio
Storico Diocesano di Foggia, Foggia, Arcidiocesi di Foggia, 2002 e Francesco CONTE (a cura di), Canonici e
Mansionari ieri... ed oggi. Miscellanea, Foggia, Arcidiocesi di Foggia, 2002; ed i censimenti di monumenti
sacri, cfr.: Storia e Arte nella Daunia Medioevale, Atti della Settimana sui Beni Storico-Artistici della Chiesa
in Italia (Foggia 26-31 ottobre 1981), Foggia, Leone Editrice Apulia, 1985; e Maria Stella CALÒ MARIANI (a
cura di), Insediamenti Benedettini in Puglia. Per una storia dell’arte dall’XI al XVIII secolo., Galatina, Congedo,
1981, 3 voll.: vol. II.
153
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
e indagini di grande interesse locale, ma destinate a divenire subito introvabili per la
loro limitata tiratura.21
- Tipografie e case editrici a livello provinciale e regionale: la loro attività
costituisce una fonte primaria di conoscenza delle iniziative industriali, artigianali,
artistiche e culturali esistenti nel circondario in cui operano, mentre la letteratura
da loro stampata e pubblicata ne consente l’approfondimento delle caratteristiche
storiche, sociali, culturali.
- Organi locali di informazione: giornali a diffusione cittadina, provinciale e
regionale, e in particolare «Gazzetta del Mezzogiorno», «Corriere della Sera» e «la
Repubblica» con i loro inserti locali; ma, soprattutto, le emittenti televisive pubbliche, come il Tg 3 Puglia, e private, quali Telenorba, Telepuglia, Teledue, Antenna
Sud, per limitarsi a quelle dotate di un segnale più potente. I programmi d’interesse
locale ed i telegiornali, la cui importanza ai fini delle ricerche sul territorio è stata
bene illustrata dai lavori di Antonio Rossano22 e di Enrico Maria Brescia,23 sono
reperibili presso la Mediateca Regionale, annessa all’Assessorato alla Cultura. Le
emittenti, tuttavia, sono raggiungibili attraverso il Comitato Regionale Servizi
Radiotelevisivi operante presso la Presidenza della Regione.
Una fonte, infine, che merita particolare attenzione è costituita dalle opere
degli scrittori locali, talvolta oggetto di un diffuso pregiudizio: è, invece, quanto
mai errato sottovalutarne le benemerenze, perché, specialmente nei centri minori,
per l’intera prima metà del Novecento, hanno rappresentato l’unica tradizione di
cultura, contribuendo a conservare quella identità del luogo, che senza di loro sarebbe andata perduta.
Non a caso i maggiori repertori retrospettivi della produzione bibliografica
nazionale24 segnalano, tra le fonti per lo studio della storia pugliese durante gli anni
Venti e Trenta del Novecento, i documenti ufficiali editi dagli organi centrali di
governo, ma anche poco note storie paesane. Informazioni sociali ed economiche
di fondamentale importanza ricorrono, infatti, nelle pubblicazioni sul Mezzogior-
21
Cfr. i censimenti sui beni artistici territoriali promossi dal Centro Studi “Territorio e Ambiente” di Ascoli
Satriano: di Giuseppe D’ARCANGELO, Le chiese rurali nel territorio storico di Ascoli. Passato e presente, Ascoli
Satriano, Centro Studi “Territorio e Ambiente”, 1987; e Il territorio e gli insediamenti rurali: alcune grandi
masserie, Ascoli Satriano, Centro Studi “Territorio e Ambiente”, 1988; Viviano IAZZETTI, Il territorio di Ascoli e
la Dogana delle Pecore di Foggia, Ascoli Satriano, Centro Studi “Territorio e Ambiente”, 1990. Oppure, per
Cerignola, cfr. ASSOCIAZIONE DI STUDI STORICI DAUNIA SUD (a cura di), Cerignola Antica. I convegni 1977/1981,
Cerignola, Centro di servizio e programmazione culturale regionale, 1985; CENTRO STUDI TORRE ALEMMANNA
(a cura di), Processi lavorativi e vita sociale nel Basso Tavoliere. Introduzione al Museo Etnografico Cerignolano,
Cerignola, Centro regionale di servizi educativi e regionali, 1989; CENACOLO CULTURALE CONTARDO FERRINI (a
cura di), La guerra dal convento. La tragica estate del 1943 nelle cronistorie della Parrocchia e del Convento dei
Cappuccini di Sant’Anna di Foggia, Foggia, Cenacolo Culturale Contardo Ferrini, 1993.
22
Antonio ROSSANO, La Gazzetta del Mezzogiorno. Da piazza Roma alla sala times, Bari, Edlico, 1980.
23
Enrico Maria BRESCIA, Dentro “l’onda selvaggia”. Comunicazione audiovisiva e Tv private in Puglia,
Bari, Edizioni dal Sud, 1981.
24
Attilio PAGLIAINI, Catalogo generale della libreria italiana, Bologna, Forni, 1964-1967; e CUBI, Catalogo
cumulativo 1886-1957 del Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto stampa dalla Biblioteca
Nazionale Centrale di Firenze, Nendeln, Kraus Reprint, 1968-1969.
154
Antonio Ventura
no curate dal Parlamento e dai Ministeri di Agricoltura, Industria e Commercio e
da quello del Lavoro del Regno,25 ma non inferiore valore documentario hanno i
coevi contributi storiografici locali, dove gli anonimi dati numerici delle indagini
governative diventano luoghi, persone e fatti concreti, come è possibile, ad esempio, riscontrare, per la Capitanata, in Carlo Gaetano Nicastro, Pasquale Rosario,
Lorenzo Agnelli, Giovanni Battista Gifuni, Michele Papa, Carlo Villani; per la Terra di Bari, in Armando Perotti, Raffaele De Cesare, Gennaro Maria Monti, Antonio Lucarelli, Michele Gervasio, Giuseppe Gabrieli; per il Salento in Pietro Palumbo,
Pietro Marti, Luigi De Simone. Tutti autori impegnati in ricerche di impegno civile
e scientifico, il cui originale percorso è pure rintracciabile nelle maggiori riviste
regionali della prima metà del secolo: la «Rassegna Pugliese di Scienze», «Lettere
ed Arti» (Trani 1884-1913) e «Iapigia» (Bari, 1930-1946), i cui indici sono stati pubblicati, di recente, dagli editori baresi Lacaita e Cacucci,26 ed «Apulia. Rivista di
filologia, storia, arte e scienze economico - sociali» (Martina Franca 1910-1916).
A proposito, invece, delle più recenti vicende del Fascismo, del secondo conflitto e della ripresa democratica, anche gli autorevoli Annuario dell’Istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea (dal 1947) e Bollettino bibliografico
per la storia del Mezzogiorno d’Italia (1961-1995), stampato dalla Società Napoletana di Storia Patria, non omettono di segnalare i lavori di numerosi autori locali,
quali, Saverio La Sorsa, Antonio Matrella, Attilio Tibollo, Michele Magno, Michele
Pistillo, Giuseppe Gramegna, Aldo Pedretti, Antonio Guerrieri, accanto a quelli
degli storici professionisti Giuliano Procacci, Manlio Rossi Doria, Piero Bevilacqua,
Simona Colarizi, Francesco Barbagallo, Luigi Masella, Vito Antonio Leuzzi ed alla
documentazione fornita dai Comuni, dalle Province, dall’Opera Nazionale Combattenti, dai Consorzi di Bonifica, dall’Acquedotto Pugliese per proprie pubblicazioni tecnico-amministrative,27 oppure per opere celebrative del Regime, come, ad
esempio, il numero speciale della rivista «Ospitalità Italiana» del 1931 finanziato, a
scopo propagandistico, dall’Amministrazione Podestarile Foggiana, e Puglia in linea (Bari 1939). Contributi differenti tra loro per il contenuto, ma la cui importan-
25
Si possono ricordare le relazioni di Giuseppe Andrea Angeloni e di Errico Presutti nelle Inchieste sulle
condizioni dei contadini del 1884 e del 1909; i Materiali per lo studio delle condizioni dei lavoratori della terra,
Roma, Tip. Nazionale di G. Bertero e C., 1909; l’Annuario Statistico Italiano (1911-1939); le Notizie periodiche
di statistica agraria (1911-1925); i Rapporti della Commissione Parlamentare sulla Disoccupazione, Roma,
Camera dei Deputati, 1953, ed ancora i resoconti presentati dalle Commissioni Interministeriali, tra il 1905
ed il 1925, sugli scioperi in Italia, sul lavoro femminile e minorile nell’industria e nell’agricoltura, sui salari dei
braccianti e degli operai, sulla migrazione interna…
26
Antonio IURILLI - Maria Teresa COLOTTI (a cura di), Rassegna Pugliese di Scienze, Lettere ed Arti. Indici
(1884-1913), introduzione di Michele Dell’Aquila, Manduria, Lacaita, 1985; Michele DELL’AQUILA et. al. (a
cura di), Iapigia (1930-1946). Indici e schede di spoglio, Bari, Cacucci, 1982.
27
PROVINCIA DI FOGGIA, La provincia di Foggia nel primo decennale del Regime Fascista (1923-1933), Foggia,
Tipografia editrice Fiammata, 1933; Roberto CURATO (a cura di), Piano generale per la bonifica del Tavoliere,
Roma, C. Colombo, 1933; e CONSORZIO GENERALE DI BONIFICA E TRASFORMAZIONE FONDIARIA DELLA CAPITANATA,
Progetto esecutivo del centro rurale di Incoronata in agro di Foggia, Bari, Società editrice tipografica, 1932.
155
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
za, come fonte storiografica, è stata sottolineata negli studi di Raffaele Colapietra,
di Leandra D’Antone e di Franco Mercurio.28
Si è già accennato al fatto che la Sezione Locale può mettere a disposizione
materiale non solo librario, ma anche di altra natura: presso quella foggiana, fonti
importanti per ricerche sul territorio in età contemporanea sono i già menzionati
archivi privati di Mario Simone, Pietro Celentani Ungaro, Ester Loiodice e Luigi
Rosario Saponaro: personaggi pubblici, i primi tre, che hanno raccolto e conservato i documenti prodotti e ricevuti nello svolgimento delle loro funzioni; semplice
cronista di fatti, il quarto, che si è limitato a registrare gli avvenimenti ed a conservarne le testimonianze più significative.
Le carte di Mario Simone, militante del Partito Repubblicano, avvocato, esponente del Partito d’Azione, editore e fondatore della Società Dauna di Cultura,
forniscono indicazioni di prima mano sugli eventi politici e culturali della regione
dal 1920 sino al 1970. Materiali bibliografici e documentari si intrecciano e completano a formare un mosaico storico di grande interesse: lettere di esponenti della
politica e della cultura locale; testimonianze pugliesi della spedizione dannunziana
a Fiume del 1919; memorie legali in giudizi dibattuti dinanzi ai tribunali alleati del
dopoguerra; minute di discorsi; giornali e ritagli di articoli; immagini di personalità
locali e nazionali del Regno, del Fascismo e della Repubblica; cartoline illustrate di
città pugliesi; foto di luoghi, di monumenti e di avvenimenti; diari sui bombardamenti anglo-americani; relazioni dei governatori militari alleati del 1943-1945; risultati dei processi delle commissioni di epurazione; bollettini della Prefettura per
le elezioni nei Comuni e nelle Province dal 1948 al 1970; dibattiti tra le forze politiche locali nel corso delle varie campagne elettorali amministrative e politiche; volantini di propaganda; progetti di biblioteche popolari e di centri culturali; esposti
presentati alle Sovrintendenze Bibliografiche ed Archivistiche; bozze di pubblicazioni; iniziative promosse d’intesa con l’Università di Bari e con la Società di Storia
Patria della Puglia; menabò di riviste mai uscite, locandine di rappresentazioni teatrali, di conferenze e di convegni.29
Di natura diversa il fondo di Ester Loiodice, docente di Istituti Secondari,
fiduciaria del P.N.F. per la Scuola, studiosa di folklore pugliese, fondatrice della
Sezione demologica del Museo Civico di Foggia. Dalla documentazione, consistente in lettere di notabili del mondo accademico e scientifico italiano, in minute di
relazioni al Ministero della Cultura Popolare ed al podestà del Comune di Foggia,
in schede di lavoro sulle tradizioni civili e religiose e sui mestieri più diffusi nel
territorio provinciale, vengono fuori i rapporti tra gli organi centrali e periferici del
28
Raffaele COLAPIETRA, La Capitanata nel periodo fascista (1926-1943), Foggia, Amministrazione Provinciale
di Capitanata, 1978; Leandra D’ANTONE, Scienze e governo del territorio, Milano, Franco Angeli, 1990; Franco
MERCURIO (a cura di), Le metafore dello sviluppo, Foggia, Amministrazione Provinciale di Capitanata, 1993 e
Franco MERCURIO, Le frontiere del Tavoliere, Foggia, Amministrazione Provinciale di Capitanata, 1990.
29
Michele FERRI, Mario Simone nel centenario della nascita, Manfredonia, Edizioni del golfo, 2002; Michele
FERRI, Mario Simone nel centenario della nascita. Atti del Convegno. Bibliografia di Mario Simone,
Manfredonia, Edizioni del golfo, 2002.
156
Antonio Ventura
regime ed il coinvolgimento degli intellettuali per l’organizzazione del consenso
popolare, ma anche le numerose iniziative culturali, spesso di grande spessore scientifico, intraprese a livello regionale negli anni Venti e Trenta ed il tentativo di costituire in Capitanata, presso il Museo Civico, un centro di documentazione storica
locale ante litteram.
L’archivio di Pietro Celentani Ungaro, ingegnere dell’Acquedotto Pugliese
negli anni della sua costruzione, è assai specifico, perché i resoconti dei sopralluoghi,
i progetti e la cartografia tecnica forniscono soprattutto testimonianze, in termini
tecnologici e finanziari, dell’impresa. Tuttavia, le opinioni da lui espresse nelle minute di risposta alle lettere di colleghi e collaboratori oppure alle circolari ministeriali
forniscono spunti storici interessanti, per conoscere l’ambiente socio-economico
delle province pugliesi ed i contrasti politici esistenti all’interno della locale dirigenza fascista nei confronti dei progetti avviati da Gabriele Canelli e da Gaetano
Postiglione per trasformare e modernizzare il Tavoliere.
Bibliografica, ma non per questo meno interessante, è la raccolta di Luigi
Rosario Saponaro, commercialista, docente negli Istituti Tecnici, ma soprattutto
acuto commentatore della realtà meridionale sulle pagine dei quotidiani e periodici
che, come giornalista, diresse o ai quali collaborò dal 1935 al 1965: il «Giornale del
Mezzogiorno», «Il Meridionale», «Sud», il «Popolo di Foggia», la «Voce di Foggia», il «Corriere di Foggia». Nel corso di tale attività raccolse tutto quanto veniva
pubblicato su Capitanata e Puglia: libri, opuscoli, dattiloscritti, ciclostilati, stampa
periodica, volantini, cataloghi di mostre, atti di convegni promossi da associazioni
ed enti operanti sul territorio. In queste fonti, tra cui circa novantaquattro testate
giornalistiche soprattutto regionali, si trovano alcuni argomenti fondamentali sulla
storia della provincia in età contemporanea: la ricostruzione postbellica, gli aiuti
statunitensi U.N.R.R.A. e del Piano Marshall, l’ascesa della classe dirigente democristiana, l’intervento della Cassa per il Mezzogiorno, la Riforma Agraria, il rinnovamento dell’agricoltura e della zootecnia, le vicende del metano in Capitanata, i
problemi dell’industrializzazione, il rilancio delle attività turistiche.
Fonti preziose da integrare, comunque, con quegli autentici contenitori di
informazioni storiche, politiche, economiche, di vita sociale e di storia del costume
che sono i periodici locali, un primo censimento dei quali, curato dalla Biblioteca
Comunale di San Severo,30 fornisce, per ciascuno di essi, dettagliate schede
bibliografiche, a partire dal liberale «Il Foglietto» (1897); ai primi organi politici
delle leghe rosse: «Bandiera Socialista» (1903), «Azione Democratica» (1912), «Il
Randello» (1906); ai periodici fascisti: «Fiammata» (1921) e «Il Popolo Nuovo»
(1932); sino ai giornali dell’immediato dopoguerra: «Civiltà Proletaria» (P.C.I.),
«Tre Frecce» (P.S.I.), «Civiltà Nostra» (D.C.); «Azione Democratica» (P.L I.).
Accanto ad essi, ai quotidiani regionali ed agli inserti provinciali dei giornali
a diffusione nazionale un contributo fondamentale all’indagine storica contempo-
30
Pietro VOCALE et al., Stampa periodica di San Severo e di Capitanata, San Severo, Dotoli, 1981.
157
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
ranea viene pure fornito dagli opuscoli d’interesse locale, brevi saggi a carattere
monografico d’argomento storico, narrativo, bibliografico, scientifico, tecnico..., e
dal materiale minore a stampa prodotto nel luogo, un tipo particolare di documentazione, assai deperibile ma essenziale per una visione dettagliata della società, espressa da organismi di vita associativa (partiti, sindacati, associazioni ricreative, sportive, religiose, assistenziali, organismi industriali, commerciali, finanziari), destinata
ad un ambito circoscritto (persone o territorio), in uno spazio temporale limitato.
Si tratta, in genere, di numeri unici per celebrare anniversari di istituzioni, pieghevoli di propaganda elettorale, manifesti di controversie politiche e sindacali, statuti
delle più diverse associazioni, listini di prezzi, cataloghi e bibliografie, programmi
di manifestazioni culturali e sportive: nella maggior parte dei casi sono prodotti
tipograficamente poveri o addirittura stampati col ciclostile e non soggetti al diritto
stampa, con il risultato che, a distanza di poche ore dalla produzione e distribuzione, non resta alcuna traccia di questi autentici lembi di storia del territorio.
Per accedere alle fonti della Sezione Locale è messo a disposizione degli utenti
il catalogo cartaceo per autore e, soprattutto, l’altro per argomento, estremamente
analitico, integrato da spogli di riviste e periodici; bibliografie di istituzioni, di personaggi, monumenti ed eventi storici cittadini, provinciali e regionali; indici di manoscritti e di carte geografiche e topografiche. Si va, tuttavia, affermando l’altro
elettronico dell’OPAC della Biblioteca Provinciale, che consente di creare delle
guide di ricerca, basate sul collegamento tra le opere tradizionali di manualistica e
saggistica specifica e quelle della nuova pubblicistica informatica.
Ma la moderna tecnologia sta già predisponendo altri strumenti per la ricerca
storica,31 che pure nella Sezione Locale di Foggia consentiranno, in tempi brevi, di
affiancare ai mezzi bibliografici tradizionali, gli altri dell’ipertesto o del libro virtuale, messi in circolazione dalla odierna editoria,32 sempre più orientata ad integrare l’informazione su supporto cartaceo con quella su supporto elettronico.
Si va, dunque, offuscando l’immagine dello studioso impegnato a passare ore
in mezzo alla polvere per cercare qualche documento interessante: quello di oggi,
anche se animato dalle medesime motivazioni, sempre meno tempo dovrà impiega-
31
Il Ministero per i Beni Culturali sta trasferendo su cd-rom il patrimonio documentario della Fototeca
Nazionale relativo a centri urbani, eventi bellici, terremoti, consistente in 350.000 foto in bianco e nero,
13.000 a colori, 600 radiografie di centri storici e di singoli monumenti con la relativa documentazione di
corredo, costituita da 3.750.000 schede bibliografiche; La Biblioteca Vaticana sta traducendo in formato
elettronico il suo patrimonio documentario e librario consistente in 150.000 manoscritti, un milione e mezzo
di libri, migliaia di carte geografiche; La Editrice Bibliografica mette a disposizione i cd Alice dei libri in
commercio, con 460.000 titoli, i cd della Bibliografia Nazionale Italiana, con oltre 500.000 pubblicazioni, ed i
cd Pico, con 650.000 riferimenti a 32 quotidiani e 102 periodici, italiani e stranieri, apparsi dal 1989 ad oggi.
32
Francesco SICILIA, Editoria elettronica e biblioteche, in «Biblioteche oggi», 1996, 4, pp. 52-63; Fausto
COLOMBO, Media e industria culturale, Milano, Vita e pensiero, 1994; Marco CUPELLARO, La biblioteca senza
pareti, in «Biblioteche oggi», 1990, 2, pp. 235-239; Biblioteche e prospettiva multimediale in «Biblioteche
oggi», 1997, 5, pp. 54-59; Raffaele D E MAGISTRIS, Il libro e la lettura nella società multimediale, in «Biblioteche
oggi», 1990, pp. 553-571; Giovanni GALLI, Iperloc. Una guida ipermediale alla documentazione locale, in
«Biblioteche oggi», 1996, 2, pp. 54-59.
158
Antonio Ventura
re presso i cataloghi, nella faticosa ricerca di libri e documenti, perché gli sarà sufficiente premere un tasto, per avere a disposizione intere bibliografie.
4. Il Fondo Antico: memoria culturale della città e della provincia
Strettamente collegato con la Sezione Locale è il Fondo Antico, che, formato
in origine dalle spontanee donazioni dei maggiorenti cittadini e incrementato dalle
successive requisizioni statali a danno delle istituzioni religiose,33 costituisce la testimonianza della produzione editoriale circolante a Foggia in età moderna e conserva, quindi, nella Biblioteca Provinciale i segni tangibili dell’evoluzione culturale,
politica e sociale vissuta, in passato, dal capoluogo e dalla sua rappresentanza politica, imprenditoriale e religiosa, come ebbero già modo di sottolineare, nel 1834,
l’intendente Gaetano Lotti, durante la cerimonia di inaugurazione della Biblioteca,
e Raffaele Liberatore, sulle pagine degli «Annali Civili».34
In effetti, come si apprende proprio da alcuni libri del Fondo Antico, la città,
centro della vita economica e politica provinciale, era stata interessata, nel corso dei
secoli XVII e XVIII, da un ininterrotto dinamismo demografico ed economico:35
“Foggia cresce di giorno in giorno di abitatori forestieri”,36 scriveva un cronista
contemporaneo e faceva notare come costoro vi si trasferissero, abbandonando le
circostanti terre baronali, perché attratti dalle sue libertà mercantili, dalle migliori
opportunità di lavoro, dalla crescente richiesta di servizi, dal rimaneggiamento urbanistico imposto dal terremoto del 1731.
33
Giuseppe CLEMENTE, Libri e frati. Le biblioteche dei conventi della Capitanata soppressi nel decennio
francese (1806-1815) in «la Capitanata», XXXIV (1997), 5, pp. 249-268.
34
In un passaggio del suo discorso così si espresse l’intendente Gaetano Lotti: «[...] Cittadini, a cui la gloria
del proprio paese è cara, si affrettarono a donar quei libri che formavano la delizia delle loro famiglie. Giovani,
a’ quali l’amor del sapere è vita, mi circondarono co’ loro desideri, mi animarono co’ loro talenti; e finalmente
l’amministrazione comunale di questa città e colui che la dirige e che non conosce ostacoli quando si tratta di
bene pubblico, mi coadiuvarono con tale efficace energia, che ormai posso annunziarvi, che in pochi mesi la
biblioteca di Foggia, quantunque non ancora ricca di molti libri, è tale però da poter alimentare le discrete
ricerche nelle varie ramificazioni delle umane conoscenze». Cfr.: Biblioteca pubblica a Foggia, in «Poligrafo
della Capitanata», 1834, II, p. 14. Raffaele Liberatore, invece, a proposito della tradizionale vivacità culturale
della città e della provincia, elencava alcuni dei suoi maggiori autori presenti negli scaffali: «Marcantonio
Coda che nel secolo XVI scriveva di economia; Giambattista Vitale che prese a difendere il Tasso contro la
Crusca; Monsignor Celestino Galiani e Giuseppe Rosati, uomini di chiarissima rinomanza; Salvatore Grana,
altro insigne economista; i due Cimaglia, il poeta estemporaneo Massari, il matematico Del Muscio chierico
regolare delle Scuole Pie, il primo che nel pubblico insegnamento di Napoli introdusse le lezioni del calcolo
infinitesimale; l’altro Reale Accademico Fraticelli, e il poliglotta Padroni, e ‘l medico Sorge, e Niccolò Tortorelli,
traduttore di Silio Italico, ed altri egregi che bene della patria loro e delle lettere meritarono [...]». Cfr.: Raffaele
LIBERATORE, Pubblica biblioteca in Foggia in «Annali Civili del Regno delle Due Sicilie», 1834, p. 125.
35
Dalle «collettive di stati delle anime» si rileva che i residenti, malgrado le ricorrenti carestie ed epidemie,
passarono dalle 4.500 unità del 1595, alle 8.000 del 1688, alle 13.560 del 1768, alle oltre 18.000 del 1794. Cfr.:
Giovanna DA MOLIN, Lo sviluppo demografico di Foggia dal XVI al XIX secolo, in Saverio RUSSO (a cura di),
Storia di Foggia in età moderna, Bari, Edipuglia, 1992, pp. 142-145.
36
Gerolamo CALVANESE, Memorie per la città di Foggia. Manoscritto esistente nella Biblioteca Comunale di
Foggia illustrato da Benedetto Biagi, Foggia, Tipografia editrice Fiammata, 1931, pp. 84-85.
159
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
Il capoluogo, già sede della Dogana delle Pecore e del suo Tribunale,37 concentrava anche la quasi totalità delle attività secondarie e terziarie provinciali e, in
particolare, provvedeva ad erogare beni e servizi sul territorio: “Foggia è una grande piazza di commercio”, scriveva nel ‘700 il Galanti, constatando come il mercato
locale non registrasse le interruzioni stagionali riscontrabili altrove.38 E aggiungeva
il Longano: “[...] è l’emporio di una industria che non ha pari del Regno [...]. Onde
in essa calano e dagli Apruzzi, e dal Contado di Molise, dal Principato e dalla
Basilicata stessa migliaia di persone a renderla la più florida, la più popolata, e la più
ricca del Regno.”39
La singolare condizione di floridezza economica trovava riscontro anche nel
fiorente artigianato e nell’intenso commercio di beni di lusso, segnalati dal Calvanese:
“[...] si vedono in Foggia molte botteghe di mercanti che vendono panni, sete e
drappi d’oro; quattro o cinque mercanti di cera e droghe; cinque o sei speziali di
medicina, altrettanti orefici, calzolai infiniti, mercanti di fettuccie e tele di Persia, et
altri d’infinite mercanzie, tutti benestanti e ricchi.”40
La vera fonte di ricchezza era, tuttavia, rappresentata dal commercio agrario:
i grandi quantitativi di cereali conservati nelle numerose fosse granarie cittadine
alimentavano un mercato incessante, “in ogni giorno - scriveva, ancora, il Calvanese
- nel Piano della Croce si vedono mercanti che comprano e padroni che ricevono
danaro de’ grani venduti”;41 d’altro canto, non meno fiorente risultava il commercio della lana immagazzinata negli innumerevoli fondaci di proprietà della Regia
Corte, dell’Università, delle famiglie benestanti.42
Diffuso benessere confermato dai dati relativi alla condizione socio-finanziaria dei suoi abitanti, forniti dall’imposta personale istituita dai Francesi con decreto 29 settembre 1809,43 ma rilevabile, anche, dal grande numero di chiese e mo-
37
Pasquale DI CICCO, Una giurisdizione speciale nel Regno di Napoli: il tribunale delle pecore di Puglia (sec.
XV-XIX), in «la Capitanata», XXIV (1987), 1-6, I, pp. 37-88.
38
Giuseppe Maria GALANTI, Della descrizione geografica e politica delle Sicilie, a cura di Franca Assante e
Domenico Demarco, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1969, 2 voll.: vol. II, p. 520.
39
Francesco LONGANO, Viaggio per la Capitanata, a cura di Renato Lalli, Campobasso, Editoriale Rufus,
1981, p. 63.
40
G. Calvanese, Memorie per la città di Foggia..., cit., pp. 84 -85.
41
Ibid.
42
John A. MARINO, La fiera di Foggia e la crisi del XVII secolo, in S. RUSSO (a cura di), Storia di Foggia in età
moderna..., cit., pp. 57-78; Maria Carolina NARDELLA, Attività creditizie e commerciali a Foggia nella prima
metà del XVII secolo, in Angelo MASSAFRA (a cura di), Produzione, mercato e classi sociali nella Capitanata
moderna e contemporanea, Foggia, Amministrazione Provinciale di Capitanata, 1984.
43
Sottoponeva a tassazione progressiva, nel Comune di residenza, i capifamiglia e tutti i titolari di censi
superiori ai 120 ducati, ripartendoli in otto classi di reddito. Cfr.: Elio CERRITO, Strutture economiche e
distribuzione del reddito in Capitanata nel decennio francese in ibid., pp. 137-140; ma cfr. anche: Giuseppe
CEVA GRIMALDI, Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di Terra d’Otranto nell’anno 1818, Napoli,
Tipografia Porcelli, 1821, p. 16.
160
Antonio Ventura
nasteri, tutti titolari di grandi risorse finanziarie ed estesi patrimoni immobiliari.44
L’importanza della piazza commerciale di Foggia determinò, come si evince
dalla lettura del Libro Rosso,45 violenti contrasti politici all’interno dell’Università
(Comune), per il controllo delle ingenti ricchezze riversate sul mercato locale dai
proventi dell’agricoltura, della pastorizia e della Fiera.
Nella seconda metà del ‘600, dopo la ribellione di Sabato Pastore,46 il Consiglio cittadino, controllato dalla maggioranza oligarchica latifondista, fu costretto
ad accogliere alcuni rappresentanti riformatori della nuova classe mercantile cittadina: Alessandro Sacchetti, Giuseppe Saggese, Onofrio Sica, Giuseppe Cimaglia, i
quali, alleandosi con il sempre più forte ceto dei massari e soprattutto con intellettuali come Francesco Onofri, autore di un famoso libello antioligarchico,47 si impegnarono per realizzare una svolta democratica,48 ottenendo, dopo varie vicissitudini, l’ingresso nel massimo consesso cittadino di Michele Gargani, Pietro della Posta, Francesco e Gaetano Cuoci, autorevoli esponenti dell’aristocrazia liberale, i
quali, nel 1725, collaborarono con il doganiere Rullan alla riforma del Consiglio.49
Dopo la pausa imposta dal terremoto e dall’opera di ricostruzione, riprese lo
scontro tra i conservatori ed i progressisti, rappresentati, questa volta, da illustri
esponenti dell’intellighenzia cittadina, come Saverio Celentano, Luca Brencola,
Niccolò Tortorelli, Francescantonio Ricciardi, i quali basarono la propria offensiva
politica su tutta una serie di iniziative educativo-culturali a favore della società locale: sollecitarono i numerosi maestri residenti in Foggia a creare delle scuole, come
44
“È la città adornata di più conventi religiosi, come sono li Padri Predicatori, eremiti di S. Agostino,
Chierici regolari -volgarmente Teatini - Minori Osservanti, Minori Conventuali, Padri Cappuccini, Padri di
S. Pietro Alcantara, Padri dell’Ospedale di S. Giovanni di Dio, l’Ospizio de’ Padri Scalzi Agostiniani, l’Ospizio
de’ Padri Scalzi Teresiani, l’Ospizio de’ Padri Camaldolesi, l’Ospizio dei Padri della Compagnia di Gesù del
Collegio Romano, li quali tutti tengono case e chiese cospicue, et abitazioni copiose e molto nobili [...]”. Cfr.:
CALVANESE, op. cit., pp. 88-89; ma cfr. anche: Mario SPEDICATO, Chiesa collegiata e istituzioni ecclesiastiche in
età moderna, in RUSSO, op. cit., pp. 130-136.
45
Oltre alla copia dei “Capitoli e Statuti della città di Foggia” proveniente dalla Comunale e descritta in
Pasquale DI CICCO, I manoscritti della Biblioteca Provinciale di Foggia, Foggia, Ammistrazione Provinciale
di Capitanata, 1977, pp. 50-51, ne esiste un’altra redatta nel 1738 in maniera più completa e fedele all’originale,
distrutto dall’incendio appiccato all’archivio comunale nel 1898, che è stata recentemente acquistata dalla
Biblioteca Provinciale, dopo essere stata ritrovata per caso sul mercato dell’antiquariato. Per informazioni
sulle sue caratteristiche, cfr.: Pasquale DI CICCO, Il libro rosso della città di Foggia, Foggia, Amministrazione
Provinciale di Capitanata, 1965, pp. 9-10.
46
La Biblioteca possiede il manoscritto di Fra Gabriele da Cerignola sulla sommossa, cfr.: P. DI CICCO, I
manoscritti della Biblioteca Provinciale..., cit., p. 76; ma cfr. anche: Raffaele PETROSILLO, La ribellione di Sabato
Pastore in Foggia nell’anno 1648, Foggia, Tip. E. Ferreri, 1897; Oronzo MARANGELLI, Relazione della ribellione
detta di Sabato Pastore in Foggia nell’anno 1648 del padre Fra Gabriele da Cerignola, Foggia, Tip. editrice
Fiammata, 1932.
47
Francesco ONOFRI, Nota per li cittadini ed Università di Foggia, Napoli, s.n., 1710. Cfr.: Raffaele
COLAPIETRA, Élite amministrativa e ceti dirigenti fra Seicento e Settecento, in RUSSO, op. cit., p. 111; Vittoria
PILONE, Storia di Foggia dalla venuta di Carlo di Borbone al 1806, Foggia, Adriatica, 1971, pp. 59-76.
48
R. COLAPIETRA, Élite amministrativa..., cit., pp. 107-109.
49
P. DI CICCO, Il libro rosso..., cit., pp. 35-41.
161
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
quelle di Andrea Gaudiani50 e Giuseppe Rosati;51 proposero, nel 1742, ottenendola nel 1751, l’istituzione delle cattedre di Legge, Filosofia e Retorica e fondarono, accanto a quelle già esistenti,52 una nuova Accademia, la cui protezione venne
offerta, con esito negativo, a Celestino Galiani. Mobilitarono, così, le migliori
energie a realizzare un intenso programma di riscatto sociale, finalizzato a colpire
il potere oligarchico proprio attraverso la formazione, nelle classi cittadine, e soprattutto nelle imprenditoriali e professioniste, di quella coscienza civile, che le
avrebbe, poi, indotte a riappropriarsi del diritto di scegliersi i propri amministratori.
Dalle biblioteche private di questi personaggi53 derivano buona parte delle
edizioni del XV e del XVI secolo54 e del rimanente Fondo Antico che, nell’attuale
sistemazione biblioteconomica, tuttora in corso, si è provveduto a ricostruire nella
sua struttura primitiva, attraverso l’identificazione, là dove è stato possibile, della
provenienza di ciascun volume, sulla base delle note autografe, dei timbri e dei
sigilli apposti dagli originari proprietari sui frontespizi delle singole edizioni.
Ripercorrendo velocemente i nomi degli autori ed i titoli delle pubblicazioni
si riscontra subito l’attenzione prestata dagli ambienti culturali foggiani di fine ‘600
e ‘700 agli argomenti dibattuti dagli intellettuali napoletani all’interno delle loro
Accademie. Lo confermano la presenza di autori illustri come Nicola Partenio
Giannettasio, Francesco Verde e Alessio Simmaco Mazzocchi,55 accanto agli scritti
50
Andrea GAUDIANI, Notizie per il buon governo della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Puglia, a
cura di Pasquale di Cicco, Foggia, Ed. Apulia, 1981, p. 9.
51
Alfredo PANERAI, Una eminente figura del Settecento pugliese: Giuseppe Rosati agronomo ed economista
agrario, Foggia, Studio editoriale dauno, 1967.
52
Pasquale SORRENTI, Le accademie in Puglia dal XV al XVIII secolo, Bari, Laterza e Polo, 1965, pp. 45-46.
53
Per informazioni su alcune di queste famiglie, cfr. il volume coevo: Difesa per la città di Foggia e per le
famiglie nobili della medesima, Napoli, s. n., 1728.
54
Gli stampatori ricorrenti sono tra i più importanti del Cinquecento: Aldo Manuzio (Venezia); Niccolò
Bevilacqua (Trento); Gabriele Giolito Ferrari (Trino); Giovanni Antonio Nicolini da Sabbio (Venezia); Giovanni
Battista di Sessa (Milano); Sebastiano Griffo (Lione). Per le caratteristiche delle edizioni, cfr.: Maria ALTOBELLA
GALASSO -Antonio VENTURA, Le cinquecentine della Biblioteca Provinciale di Foggia, Foggia, Amministrazione
Provinciale di Capitanata, 1988; e Giuseppe Maria PUGNO, Trattato di cultura generale nel campo della stampa.
Torino, Società editrice internazionale, 1967, 5 voll.: vol. III, pp. 117-216. Un’eccezione è rappresentata dalle
edizioni antiche pervenute alla Provinciale dal fondo bibliografico di Nicola Zingarelli, per il quale si rinvia a:
Maria ALTOBELLA GALASSO, Catalogo del fondo dantesco-petrarchesco. Biblioteca “Nicola Zingarelli”, Foggia,
Amministrazione Provinciale di Capitanata, 1977.
55
Tra i protagonisti dei dibattiti all’interno delle principali Accademie napoletane, quali Colonia Sebezia,
degli Investiganti, degli Oscuri, degli Oziosi e degli Uniti, sono reperibili nel fondo antico autori importanti
come, Nicola Partenio GIANNETTASIO, Universalis cosmographiae elementa in Collegio Neapolitano S. Iesu a
viris nobilibus demonstrata, Napoli, ex officina typ. Jacobi Raillard, 1688; Francesco VERDE, Institutionum
canonicarum libri quattuor, Napoli, Forastieri, 1735; e il più dotto ecclesiastico presente a Napoli agli inizi del
‘700, Alessio SIMMACO MAZZOCCHI, Ad amplissimum virum Bernardinum Tanuccium regis nostri a secretis
epistola..., Neapoli, Excudit G. Musca, 1739. Per i caratteri della cultura napoletana del periodo, cfr.: Romeo
DE MAIO, Società e vita religiosa a Napoli nell’età moderna (1656-1799), Napoli, Edizioni scientifiche italiane,
1971, pp. 74-100.
162
Antonio Ventura
di respiro europeo di Voltaire, De Mably e Rousseau56 ed a quelli di buona parte
della letteratura laicista e giurisdizionalista che, influenzata dalle idee del ceto civile
e forense, ispirava la polemica antigesuita di Gianvincenzo Gravina57 e tutta la
pubblicistica di contestazione contro i ‘diritti divini’ della Santa Sede all’investitura
del Regno di Napoli, a cominciare dagli scritti di Niccolò Caravita58 e Costantino
Grimaldi,59 le cui opere finirono all’Indice, sino alla produzione di Pietro Giannone
e di Giambattista Vico e degli scrittori regalisti, come Niccolò Capasso, Placido
Troyli, Francesco Peccheneda, Vincenzio Russo, Francescantonio Grimaldi,
Domenico Forges Davanzati, Francesco Lo Monaco.60
Non meno significativa, accanto alle opere di costoro, la presenza delle principali edizioni influenzate, a partire dagli anni ’50 del 1700, dal nuovo corso culturale promosso, nel Regno di Napoli, dall’insegnamento di Antonio Genovesi, il
quale non esitò a spezzare ogni legame con la tradizione, imperante nell’Università
e nelle Accademie, del Giurisdizionalismo, del Platonismo e del Cartesianesimo,
per accogliere le sollecitazioni riformistiche delle nuove dottrine economiche fiorite in Inghilterra, Francia ed Olanda, ma anche a Venezia ed in Toscana. La conoscenza di queste moderne correnti europee di pensiero si trasfusero, quando ottenne, nel 1754, la cattedra di Economia Politica nelle Lezioni di commercio, pubblicate tra il 1765 ed il 1767 e destinate a suscitare l’interesse e l’entusiasmo dei più
evoluti ambienti culturali dell’epoca.61
Il Genovesi si servì, infatti, della docenza universitaria, modernamente intesa
come strumento di educazione pubblica, per indicare i problemi da affrontare e
risolvere62 ai governanti ed a quanti desideravano realizzare nel Mezzogiorno italiano lo sviluppo socio-economico già raggiunto da altri stati europei: la sua Scuola
diffusasi, ben presto, per ogni città e provincia del Regno di Napoli, pose le basi di
quel Movimento Illuministico, destinato a realizzare la secolarizzazione della società meridionale, la soppressione del Santo Officio e delle immunità locali, l’espulsione della Compagnia di Gesù dal Mezzogiorno ed il riscatto degli orientamenti
culturali e politici napoletani dalla tradizionale influenza ecclesiastica.
56
Si possono citare per il primo, l’Essai sur les moeurs et l’esprit des nations (1770); per il secondo, Le droit
public de l’Europe (1768); e per il terzo, Il deismo confutato da sé medesimo (1769).
57
Gian Vincenzo GRAVINA, Originum juris civilis..., Neapoli, ex typographia Felicis Mosca, 1722.
58
Niccolò CARAVITA, Nullum jus Pontificis Maximi in Regno Neapolitano dissertatio historico-juridica,
Alithopoli [Napoli], s.n., 1707.
59
Costantino GRIMALDI, Discussioni istoriche, teologiche e filosofiche, Lucca, s. n., 1725.
60
Cfr. R. DE MAIO, Società e vita religiosa..., cit., pp. 320-332.
61
Franco VENTURI, Napoli capitale nel pensiero dei riformatori illuministi, in Storia di Napoli, Napoli,
Società editrice Storia di Napoli, 1971, pp. 1-74; Raffaele SIRRI, La cultura a Napoli nel Settecento in ibid., pp.
165-310.
62
Maurizio TORRINI, Dagli Investiganti all’Illuminismo. Scienza e Società a Napoli nell’età moderna, in
Giuseppe GALASSO-Rosario ROMEO (a cura di), Storia del Mezzogiorno, Napoli, Edizioni del sole, 1991, 15
voll.: vol. IX, Aspetti e problemi del Medioevo e dell’Età Moderna, tomo II, pp. 615-630; Eugenio GARIN,
Antonio Genovesi storico della scienza, in «Physis», XI (1969), pp. 211-222; Eugenio D’ ACUNTI, L’anno di
Genovesi. La vita e il pensiero, in «la Capitanata», VIII (1969), 1-2, pp. 1-18.
163
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
L’intellettualità meridionale del secondo ‘700, sollecitata dai suoi scritti La
logica per gli giovanetti e il Discorso sopra il vero fine delle Lettere e delle Scienze,
accettò il gravoso impegno di misurarsi con i temi dell’istruzione pubblica, dell’economia, della meccanica, dell’agricoltura, del commercio, dell’industria, ed apparvero, così, i primi contributi di analisi storico-ambientale del Mezzogiorno.
Quasi tutti figurano nel Fondo Antico, tra i più significativi: il Saggio di economia campestre per la Calabria Ultra (Napoli, 1780) ed il Piano di riforma per la
pubblica economia delle province del Regno di Napoli e per l’agricoltura delle Due
Sicilie (Napoli, 1780) elaborati da Domenico Grimaldi dei marchesi di Messimeri,
artefice di trasformazioni colturali nei propri possedimenti; il Viaggio per la Capitanata (Napoli, 1790) pubblicato da Francesco Longano ed incentrato sulle condizioni dell’agricoltura, dell’allevamento e del commercio; la Descrizione geografica
e politica delle Sicilie (Napoli, 1794) realizzata da Giuseppe Maria Galanti sulla
base dei medesimi interessi; le Riflessioni sulla pubblica felicità relativamente al
Regno di Napoli (Napoli, 1788), nelle quali il marchese Giuseppe Palmieri, esponente della classe dei grandi proprietari di inclinazione capitalistica, trasferì la lunga
esperienza maturata all’interno dei propri latifondi pugliesi; l’Annona, o sia piano
economico di pubblica sussistenza (Palermo, 1783) scritta da Domenico Di Gennaro; le Riflessioni intorno al commercio antico e moderno del Regno di Napoli (Napoli, 1760) di Nicola Fortunato, e il trattato Della moneta (Napoli, 1780),63 nel
quale Ferdinando Galiani mise sotto accusa l’arcaico ed antieconomico regime pastorale del Tavoliere, riassumendo in un passo ormai famoso le linee riformatrici
dell’Illuminismo meridionale.64
Accanto a questa letteratura di stampo politico-economico, risulta assai consistente anche quella più spiccatamente erudita,65 come si può rilevare dalla presenza di diverse edizioni di una medesima opera: evidentemente all’ambiente culturale
foggiano, vivacizzato, come si è già detto, da scuole e accademie, non era sconosciuta la pubblicistica italiana in genere e, in particolare, l’attività di alcuni coraggiosi ed illuminati editori napoletani, come Giovanni Gravier, Vincenzo Orsini,
Giovanni di Simone, Vincenzo Flauto, e, in particolare, Antonio Bulifon,66 i quali,
nel loro impegno a favore del rinnovamento politico ma anche della rinascita lette-
63
R. SIRRI, La cultura a Napoli..., cit., pp. 194-244; Augusto PLACANICA, Cultura e pensiero politico nel Mezzogiorno
settecentesco in G. GALASSO-R. ROMEO, Storia del Mezzogiorno..., cit., vol. IX, tomo III, pp. 200-256.
64
Ferdinando GALIANI, Della moneta libri cinque di Ferdinando Galiani, seconda edizione, Napoli, Stamperia
Simoniana, 1780, p. 414. Nel Fondo Locale è altresì reperibile buona parte della letteratura seicentesca e
settecentesca sulla Dogana delle Pecore di Foggia, dalle raccolte di prammatiche e di leggi del Giustiniani, del
Grimaldi e del De Sariis, ai trattati coevi del Coda, del Grana, del De Dominicis e del Di Stefano, all’intero
dibattito illuministico contro la secolare istituzione pastorale, che vide protagonisti autori come Filangieri,
Vivenzio, Cimaglia, Patini, Silla, Targioni, Rosati.
65
Nino CORTESE, Cultura e politica a Napoli dal Cinquecento al Settecento, Napoli, Edizioni scientifiche
italiane, 1965, pp. 221-274.
66
Ibid., pp. 185-220.
164
Antonio Ventura
raria e filosofica del Regno, seguivano con attenzione la polemica tra giurisdizionalisti
ed antigiurisdizionalisti e sul Tribunale del Sant’Officio, ma, nel contempo, non
trascuravano l’opera di quegli studiosi che, attraverso la paziente ricerca di edizioni
rare, di documenti biografici e di curiosità storiche, tentavano di ricostruire il complesso mosaico storico e letterario delle province meridionali.
Si giunse, così, al tentativo fatto dal Signorelli67 di sintetizzare in più volumi
la storia della cultura e del teatro napoletani; all’altro del Giustiniani68 di redigere
una Biblioteca storica69 del Regno; o, ancora, alle indagini dello stesso sugli scrittori
legali,70 affiancate da quelle sui magistrati del Grimaldi,71 sino ai vari Dizionari geografici72 ed alle ristampe di cronache, prima fra tutte quella del Gravier, che nella
sua splendida Raccolta 73 pubblicò tutto ciò che di meglio era stato scritto sul Mezzogiorno d’Italia.
Lo scenario editoriale sin qui analizzato cambia radicalmente, quando si passa a prendere in esame la parte ‘ecclesiastica’ del Fondo Antico: diventa, infatti,
preponderante la presenza di volumi provenienti dalle biblioteche dei conventi e
degli ‘studi’, soprattutto cappuccini, sparsi per la Capitanata, come si rileva dalle
annotazioni manoscritte riportate sui frontespizi, cosicché risulta agevole conoscere quale genere di idee circolava al loro interno.74
Le edizioni del Cinquecento75 commentano, per lo più, gli argomenti filosofici e teologici ricorrenti nelle opere di Aristotele, Tommaso d’Aquino e Duns Scoto:
ne sono un esempio gli studi di Agostino Nifo, ...In librum Averrois de substantia
orbis... ; l’Aristotelis liber de mundo di Guillaume Budè; le edizioni curate da Joachim
67
Pietro NAPOLI SIGNORELLI, Vicende della coltura nelle Due Sicilie dalla venuta delle colonie straniere sino
a’ giorni nostri, Napoli, Vincenzo Orsini, 1810-1811; e Pietro NAPOLI SIGNORELLI, Storia critica de’ teatri
antichi e moderni divisa in dieci tomi, Napoli, Vincenzo Orsini, 1813.
68
Su di lui, cfr. N. CORTESE, Cultura e politica a Napoli..., cit., pp. 246-263.
69
Lorenzo GIUSTINIANI, La Biblioteca storica e topografica del Regno di Napoli, Napoli, Vincenzo Orsini,
1793.
70
Lorenzo GIUSTINIANI, La Biblioteca storica e topografica del Regno di Napoli, Napoli, Stamperia Simoniana,
1787-1788.
71
Gregorio GRIMALDI, Istoria delle leggi e magistrati del Regno di Napoli, Napoli, Stamperia di Giovanni di
Simone, 1749-1752.
72
Lorenzo GIUSTINIANI, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, Napoli, Manfredi, 17971805 e ibid., parte seconda, De’ fiumi, laghi, fonti, golfi, monti, promontorj, vulcanj, e boschi, Napoli, De
Bonis, 1797-1805; Francesco SACCO, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, Napoli, Vincenzo
Flauto, 1795-1796; Elia D’AMATO, Pantopologia calabra in qua celebriorum ejusdem provinciae locorum,
virorumque, armis, pietate... monimenta expanduntur, Napoli, ex thypographia Felicis Mosca 1725.
73
Giovanni GRAVIER, Raccolta di tutti i più rinomati scrittori dell’istoria generale del Regno di Napoli
principiando dal tempo che queste Provincie hanno preso forma di Regno, Napoli, Gravier, 1769-1770.
74
Una tesi di laurea in Biblioteconomia, assegnata dalla prof.ssa Tavoni dell’Università di Bologna, un’altra
per dottorato di ricerca presso l’Università di Napoli, condotta dal prof. Stefano Capone e la catalogazione
della dott.ssa Marianna Iafelice hanno consentito di individuare un significativo nucleo di opere provenienti
dai conventi cappuccini locali.
75
M. ALTOBELLA GALASSO-A. VENTURA, Le cinquecentine..., cit.
165
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
Perion di varie opere aristoteliche, come il De anima, il De caelo e il De natura; e le
Expositiones quaestionum doctoris subtilis... di Duns Scoto.
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di pubblicazioni che rivedono il dibattito sviluppatosi, durante i secoli XIII e XIV, nell’ambito della Filosofia Scolastica,
impegnata a superare le diffidenze manifestatesi, presso gli ambienti culturali ed
ecclesiastici, nei confronti dell’Aristotelismo e del Neoplatonismo diffusi dalle fonti
arabe e greche, ed a cercare, suddividendosi nelle tre correnti dell’Agostinismo,
dell’Averroismo e del Tomismo, un punto d’incontro con la Filosofia Cristiana, sui
delicati problemi dell’origine del mondo, della Provvidenza, della forma sostanziale e dell’immortalità dell’anima.
Le opere del secolo XVII registrano, invece, una consistente presenza di scritti
curati dai Gesuiti e da loro stessi diffusi nel Regno di Napoli, dove, all’indomani
del Concilio di Trento, si impegnarono in una intensa strategia missionaria, creando, lungo i versanti tirrenico ed adriatico, una serie di collegi nelle città di Nola,
Castellammare, Massalubrense, Salerno, Benevento, Cosenza, Lecce, Bari, Barletta,
Chieti, Atri, L’Aquila, Bovino. Da tali basi operative si muovevano per raggiungere
quegli strati rurali della provincia meridionale, che condizioni di isolamento, di
miseria e di disgregazione parrocchiale condannavano ad un pressoché totale abbandono da parte della Chiesa e delle sue istituzioni.
In Puglia importanti erano le case di Lecce, Bari e Barletta, destinate a sostenere l’intervento della Compagnia nel cuore e nella parte meridionale della regione,
mentre l’altra di Bovino, finanziata dalla munificenza del feudatario locale, il duca
Inico di Guevara, rappresentava, dalle propaggini del Subappennino Dauno, l’estremità nord-occidentale della cerniera, indispensabile supporto agli interventi nella
Capitanata e, di qui, sino al Beneventano.
In questo modo, i Gesuiti, nel pieno della Controriforma, modellarono forme di pietà e di devozione destinate ad improntare, per lungo tempo, le labili realtà
urbane e le estese strutture rurali della civiltà regnicola, ma anche a lasciare un’impronta significativa nell’editoria dell’epoca, rintracciabile in opere di carattere storico-teologico, tra cui: l’Historia del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi76 e la Doctrina
catholica, ex Sacro Concilio Tridentino, et Catechismo Romano... di Giovanni
Bellarino.77
Per quanto riguarda, invece, la loro opera di evangelizzazione in Oriente e,
in particolare, la politica di tolleranza religiosa nei confronti dei riti malabarici,
argomento che, tra la fine del ‘600 ed i primi decenni del ‘700, era venuto ad occupare un posto di tutto rilievo nelle discussioni filosofiche, politiche e religiose degli
ambienti laici ed ecclesiastici partenopei78, particolare importanza rivestono alcune
76
Paolo SARPI, Historia del Concilio Tridentino di Pietro Soave polano, Ginevra, Aubert, 1629.
Giovanni BELLARINO, Doctrina cattolica, ex Sacro Concilio Tridentino, et Catechismo Romano..., Venezia,
apud Joannem de Albertis et Georgium Valentinum, 1628.
78
Sergio ZOLI, Europa libertina tra Controriforma e Illuminismo. L’“Oriente” dei libertini e le origini
dell’Illuminismo. Studi e ricerche, Bologna, Cappelli, 1989, pp. 206-224.
77
166
Antonio Ventura
pubblicazioni, già all’epoca non facilmente reperibili e la cui presenza negli studi
monastici foggiani ne conferma il prestigioso passato. Si tratta degli scritti di autori
come i gesuiti Giovanni Antonio Gavazzi,79 Alvaro Semedo80 e Jean Baptiste Gabriel
Grosier,81 e soprattutto del domenicano Alexandre Noel,82 che avevano sostenuto
con fermezza il carattere civile e non idolatrico delle consuetudini funerarie cinesi.
Consistente, quindi, anche la presenza di testi destinati ad aiutare i sacerdoti
nell’esercizio del loro ministero: dal sacramento della confessione, esaminato nelle
Resolutionum moralium..., di Antonino Diana83 e, soprattutto, nel Manuale de’ confessori, di Martino di Navarra84 e nel Missionario istruito di Filippo De Mura,85 che
presentava, esposti in ordine alfabetico, argomenti fondamentali come la simonia,
l’usura, l’autorità del Papa; al conforto dei moribondi, trattato nella Practica visitandi
infirmos...;86 sino ai consigli per i religiosi, elencati con dovizia di particolari, nel
Tractatio de monialibus..., di Francesco Pellizzari.87
Non meno interessanti le edizioni del secolo XVIII, e in particolare quelle
successive al Concordato del 1741 tra la Corte Borbonica e la Santa Sede, che rappresentò una conquista memorabile per il mondo laico, ma anche per quello religioso, in quanto segnò l’inizio di una primavera di riforme, riguardanti, in particolare, i modi della collaborazione pastorale e l’aggiornamento del catechismo bellarminiano. Esse, però, solo in minima parte furono, poi, realizzate, nonostante l’impegno del cardinale Giuseppe Spinelli, coadiuvato da Sant’Alfonso de’ Liguori e da
San Gennaro Sarnelli, le cui opere figurano nel Fondo Antico.
Le ripercussioni delle polemiche ideologiche di quel lungo confronto dottrinario affiorano, comunque, in diverse opere, come: Della origine del dominio e
della sovranità de’ papi..., di Giuseppe Agostino Orsi, autore, pure, Della istoria
ecclesiastica... in 21 tomi,88 mentre continua a registrarsi la solita nutrita presenza di
79
Giovanni Antonio GAVAZZI, Istorica descrittione de’ tre regni Congo, Matamba et Angola situati nell’Etiopia
inferiore occidentale, Milano, nelle stampe dell’Agnelli, 1690.
80
Alvaro SEMEDO, Historica relatione del gran regno della Cina divisa in due parti, Roma, Mascardi, 1653.
81
Jean Baptiste Gabriel GROSIER, Storia generale della Cina ovvero grandi annali cinesi tradotti dal TongKien-Kang-Mon dal padre Giuseppe Anna Maria de Moyriac de Mailla, Siena, Bindi, 1777-1781.
82
Alexandre NOEL, Apologia de’ padri Domenicani missionari della China, o pure risposta al libro del padre
Le Tellier gesuita, intitolato difesa de nuovi cristiani, e dilucidazione di P. Le Gobien della stessa Compagnia,
sopra gli honori che li Chinesi portano à Confucio ed a i morti, Colonia, appresso gli heredi di Cornelio
d’Hegmond, 1699.
83
Antonino DIANA, Resolutionum moralium pars sexta. In qua selectiores casus conscientiae breuiter, dilucide,
et ut plurimum benigne explicabuntur, Venezia, Francesco Baba, 1743.
84
Martino DI NAVARRA, Manuale de’ confessori..., Roma, s. n., 1647.
85
Filippo DE MURA, Il missionario istruito in tutte le regole, e precetti di comporre ogni esercizio di vangelica
apostolica predicazione, che nelle sante missioni si fa, Napoli, Guerra, 1790.
86
Giacomo MANCINI, Practica visitandi infirmos..., Napoli, expensis Jo. Baptistae de Juorio, 1637.
87
Francesco PELLIZZARI, Tractatio de monialibus, Roma, ex typographia Generosi Salomoni, 1755.
88
Giuseppe Agostino ORSI, Della origine del dominio e della sovranità de’ papi, Roma, Gioacchino Puccinelli,
1788; Giuseppe Agostino ORSI, Della istoria ecclesiastica descritta da fr. Giuseppe Agostino Orsi, Roma,
Paglierini, 1751-1756.
167
I Fondi Speciali: le terrae incognitae della Biblioteca Provinciale
scritti a carattere divulgativo, che la pubblicistica sacra persiste a produrre per tutto
il 1700: in particolare si diffondono i quaresimali, tra i quali sono da segnalare quelli, assai efficaci per gli esempi tratti dal Vangelo, di Alessandro Calamato, Fulvio
Fontana, Vincenzo Giliberti e Paolo Segneri, ed i testi di letteratura devozionale.
Accanto a queste opere di carattere religioso non mancavano testi di contenuto umanistico, scientifico, storico, geografico, giuridico che, utilizzati per l’aggiornamento culturale dei sacerdoti e la formazione dei novizi, erano, nella maggior parte dei casi, gli stessi che circolavano presso i professionisti e le istituzioni
laiche di Foggia.
La cultura classica è rappresentata soprattutto dagli autori latini, nettamente
prevalenti sui greci: solo qualche opera, tuttavia, è pregiata, come le Commedie di
Terenzio Afro, stampate a Venezia dagli eredi di Nicola Pezzana nel 1782, con il
commento del gesuita Joseph Juvency e le Lettere familiari di Marco Tullio Cicerone, pubblicate a Napoli da Felice Mosca, nel 1735. Le altre non presentano particolari caratteri di rarità, con qualche eccezione per alcune prime edizioni ottocentesche:
le Commedie di Plauto (1822), in cinque tomi; le Lettere di Plinio il Vecchio (1828),
in due; ed i Libri ab Urbe condita di Tito Livio (1825) in quattordici.
Per la storia letteraria italiana, soltanto il compendio di Girolamo Tiraboschi
rientra tra i libri anteriori al 1830, perché messo in distribuzione a Napoli, da Giovanni Muccis, in dieci tomi, tra il 1777 ed il 1786, mentre le vicende artistiche nazionali sono descritte in prime edizione ottocentesche di grande pregio per l’autorevolezza degli autori e la raffinatezza dell’apparato iconografico, come si può rilevare
dalle Opere di Johan Joachim Winckelmann e di Luigi Lanzi.89
Tra i libri di storia, a parte alcuni trattati generali poco comuni, come i venti
volumi della Storia romana... del giansenista Charles Rollin,90 le edizioni di maggiore pregio provengono dalla produzione tipografica napoletana dei secoli XVII e
XVIII e prendono in esame, attraverso il Summonte, il Troyli ed il Martuscelli, le
vicende plurisecolari del Reame.91
Pure per la geografia, la rappresentazione dei piccoli spazi si alterna a quella
degli estesi, così, accanto alle ricerche storico-geografiche seicentesche, ancora influenzate dagli studi umanistici di Leandro Alberti o di Flavio Biondo e, quindi,
solo descrittive e non corredate da tavole cartografiche, come quelle di Enrico Bacco
e di Ottavio Beltrano,92 si incontrano le opere monumentali ed enciclopediche di
89
Luigi LANZI, Storia pittorica dell’Italia dal risorgimento delle belle arti fin presso al fine del 18 ° secolo,
Milano, Società tipografica de’ classici italiani, 1824-1825.
90
Charles ROLLIN, Storia romana sino alla battaglia di Azio, o sia sino al termine della Repubblica di Carlo
Rollin tradotta dal francese., Roma, Poggioli, 1806.
91
Giovanni Antonio SUMMONTE, Historia della città e Regno di Napoli, Napoli, Stamperia Domenico
Vivenzio, 1748; Placido TROYLI, Istoria generale del Regno di Napoli, Napoli, s. n., 1747-1754; Domenico
MARTUSCELLI, Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, Napoli, Nicola Gervasi, 1814-1822.
92
Enrico BACCO, Il Regno di Napoli diviso in dodici province, Napoli, Stamperia Scorriggio, 1615; Ottavio
BELTRANO, Breve descrizione del Regno di Napoli, Napoli, per Ottavio Beltrano, 1648.
168
Antonio Ventura
Claude Buffier,93 e di Attilio Zuccagni Orlandini,94 la cui caratteristica principale,
determinata dalle novità scientifiche di fine ‘700 e primo ‘800, è la costante presenza
di un vasto ed accurato apparato cartografico, reso possibile dall’evoluzione della
tecnica tipografica di riproduzione delle incisioni.
Un breve cenno, infine, alle opere scientifiche, che, a parte gli Elementa... di
Nicola Fergola,95 la Storia naturale e particolare di George Louis Buffon, conte di
Leclerc96 e il Delle cose rustiche... di Nicola Onorati, detto Columella97 sono quasi
tutte di primo Ottocento e senza edizioni di rilievo, ma rivelano, nei numerosi
titoli riguardanti la Geometria, la Storia Naturale, la Trigonometria, la Chimica, la
Matematica, la Botanica, la Fisica, l’Astronomia..., l’attenzione prestata in ugual
modo da laici e religiosi verso questo aspetto della cultura.
In conclusione, quindi, la Sezione Locale ed il Fondo Antico, pur costituendo due elementi biblioteconomici distinti per le caratteristiche bibliografiche,
concettualmente si fondono e completano, perché testimoniano aspetti e momenti
differenti della comunità locale, urbana e provinciale: rappresentano un patrimonio
di documenti, libri, testimonianze, idee, sentimenti, passioni che è sopravvissuto ai
danni dei ‘tempi’ ed ai guasti delle ‘mode’ e che così si ha il dovere di tutelare,
ordinare e consegnare a chi, in futuro, ha il diritto di trovarci i segni della propria
tradizione civile e culturale.
93
Claudio BUFFIER, Geografia universale, Napoli, Migliaccio, 1796.
Attilio ZUCCAGNI ORLANDINI, Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia, Firenze, presso gli Editori,
1835-1845.
95
Nicola FERGOLA, Elementa phisicae experimentalis usui tironum, Napoli, Joseph de Hyppolito, 1791.
96
Gorge Louis BUFFON, Storia naturale e particolare per servire di seguito alla storia degli animali quadrupedi,
Napoli, Raimondi, 1772.
97
Niccola ONORATI, Delle cose rustiche, Napoli, Giuseppe Maria Porcelli, 1791-1799.
94
169
170
Presente come cultura
172
“Kirikù. Intercultura, biblioteca e mezzi di comunicazione”
Foggia, Palazzo Dogana, 3 dicembre 2003
174
Franco Mercurio
L’intercultura nella Biblioteca Provinciale di Foggia
di Franco Mercurio
Per i ragazzi l’immigrazione è un fenomeno normale, che si è sviluppato insieme
a loro. Diverso è per chi, come molti di noi, ha qualche anno in più. L’immigrazione nel
nostro territorio resta ancora qualcosa di inconsueto perché ha assunto da meno di
venti anni gli aspetti di massa che si riscontrano oggi. Il problema è balzato alla nostra
attenzione quando è cominciato il grande esodo albanese dopo la caduta del comunismo di stato in quel paese.
Oggi, dunque, per la prima volta la Biblioteca Provinciale si cimenta a riflettere
sul fenomeno. Si tratta di un primo provvisorio punto di arrivo, che prende le mosse
dalla domanda che la Provincia ci pose qualche anno fa: “come la biblioteca intende
attrezzarsi di fronte a questo fenomeno inedito?”.
La domanda in sé era perfino troppo semplice; ma ciò che sembra facile richiede
quasi sempre risposte difficili da dare perché la nostra biblioteca, come grande parte della
società, non era né sul piano culturale né su quello operativo, attrezzata ad affrontare
l’impatto di un movimento immigratorio di massa. D’altra parte questa è sempre stata
una terra di emigranti; si andava via alla ricerca di un lavoro, di una nuova dignità. All’improvviso abbiamo scoperto che non eravamo più noi ad andare via, ma vi erano altre
persone che venivano qui con gli stessi identici bisogni, con la complicazione che derivava
dalla diversa visione del mondo, dal diverso approccio culturale alle vicende della vita.
Quando un italiano emigrava trovava quasi sempre una società che si richiamava
ai valori cristiani, se non proprio cattolici. Qui da noi, invece, si è aggiunto all’ovvio
disagio della lingua anche questa diversità di approccio culturale e religioso, che in talune
circostanze tratteggia una vera e propria linea di demarcazione fra comunità locali ed
immigrati.
Avevamo, dunque, diverse risposte da poter dare. La più ovvia era quella tracciata dall’Unione Europea attraverso i suoi programmi comunitari. Vi erano alcuni programmi che riguardavano l’inclusione. In modo particolare erano rivolti a contrastare
la xenofobia perché sembrava in un primo momento che il problema principale fosse
quello di contrastare i fenomeni di razzismo nei confronti degli immigrati.
Quasi subito ci siamo resi conto quanto questa scelta non fosse in grado di rispondere compitamente alla domanda. Potevamo, infatti, offrire gli strumenti di conoscenza, formazione e informazione, ma non avremmo affrontato l’altro corno del
problema, che è rappresentato dalla necessità della biblioteca di entrare in contatto con
gli universi paralleli dell’immigrazione. E ancor più ci sembrava importante non soltan175
L’intercultura nella Biblioteca Provinciale di Foggia
to entrare in relazione con gli immigranti, ma soprattutto definire la gamma di servizi
che noi potevamo offrire loro.
Ovviamente il nostro compito non è quello di fare le politiche sociali o culturali.
La nostra funzione è quella di attrezzare la biblioteca per dare il maggior numero di
risposte a chi vuol capire il fenomeno e a chi vuole attuare le migliori forme di inclusione. Per tale ragione ci siamo guardati intorno e per un certo periodo abbiamo assunto
come punto di riferimento un’esperienza importante, che non è europea, ma americana. Mi riferisco alla biblioteca di pubblica lettura di San Francisco.
Gli Stati Uniti, pur essendo un paese tradizionalmente aperto alle immigrazioni,
da qualche tempo sono interessati da flussi immigratori completamente diversi rispetto al passato. In realtà da una generazione a questa parte è l’intero mondo ricco occidentale ad essere sottoposto ad una forte pressione immigratoria da parte dei paesi
poveri. È la stessa immigrazione che ha mutato qualità rispetto a quella otto-novecentesca,
perché sono cambiate le condizioni interne dei paesi in cui si emigra.
L’esperienza della lontana biblioteca di San Francisco ci è sembrata interessante
perché ha cercato di dare risposte nuove a quel diverso livello di immigrazione, puntando sull’inclusione e l’integrazione. La biblioteca svolge anche una funzione di reference
di comunità rivolgendosi direttamente agli immigrati, organizzando corsi di alfabetizzazione o di cultura locale. In altri termini attraverso la biblioteca l’immigrato comprende la cultura, le tradizioni, gli stili di vita del paese che li ospita.
Oggi noi abbiamo la fortuna di aggiungere a queste esperienze che vengono da
oltre oceano quelle maturate nella più vicina realtà di Prato, attraverso la testimonianza
di Franco Neri, il direttore della biblioteca civica di quella città.
La Biblioteca Provinciale è oggi dunque in grado di dare una prima risposta a
quella domanda che ci fu posta tre anni fa dalla nostra Amministrazione. Noi riteniamo
che si possa realizzare un’interazione fra coloro che vogliono capire il fenomeno dell’immigrazione e gli immigrati stessi. Uno dei punti di incontro è proprio la scuola. Ci
sono ormai centinaia di ragazzi, figli di immigrati, che frequentano le nostre scuole, che
sono cittadini italiani o che comunque vivono i nostri stessi stili di vita.
Ma vi è anche un altro punto che dialoga direttamente con il futuro e che fa della
biblioteca un centro di documentazione e di conservazione dei materiali. Venti anni fa
la biblioteca fece una importante esperienza con l’istituzione dell’Archivio della cultura
di base. Venti anni fa un gruppetto di ricercatori si mise a battere il territorio raccogliendo le testimonianze del lavoro bracciantile, ormai alle soglie del suo esaurimento. Quei
dati raccolti allora, oggi sono di fondamentale importanza per chi studia o solo vuole
conoscere il nostro passato. Oggi come allora abbiamo la pretesa di raccogliere i materiali sul fenomeno dell’immigrazione per lasciare una traccia e una memoria che resti ai
loro figli che saranno italiani e probabilmente hanno la necessità di capire la propria
origine, conoscere le proprie radici. Oggi le vogliamo intercettare per domani.
Si conclude, dunque, una fase che è stata di riflessione e di definizione della
fisionomia di questa parte della biblioteca che si interessa di intercultura e di immigrazione. Ed ovviamente se ne apre un’altra che passa necessariamente attraverso le verifiche che questo incontro reca con sé. Per questo motivo riflettere sugli esiti del progetto
Kirikù che ha avuto una funzione sperimentale, confrontarsi con l’esperienza di Prato
e conoscere le valutazioni dell’università sono i punti fondanti delle future fasi.
176
Enrichetta Fatigato
Kirikù a “ilDock”:
la sezione intercultura della Biblioteca Provinciale di Foggia
di Enrichetta Fatigato
È profondamente coerente con la fisionomia delle biblioteche rispondere agli
stimoli provenienti dai confronti con le culture ‘altre’ .
La storia della formazione delle biblioteche nei secoli dimostra l’attenzione
riservata all’incontro e al confronto con le culture non proprio legate al territorio in
cui si insedia la biblioteca.
Mi piace sempre ricordare, ad esempio, le corrispondenze epistolari che intercorrevano fra Petrarca e gli intellettuali d’oltralpe dell’epoca e le ricerche del
padre della moderna bibliografia, Conrad Gesner, per sottolineare che la costituzione delle grandi biblioteche private e pubbliche dell’Umanesimo e del primo Rinascimento furono dovute alle relazioni e alle corrispondenze che intellettuali di
questa portata intessevano con uomini di altri territori per lo scambio di segnalazioni
bibliografiche.
Sono state queste corrispondenze ad introdurre nelle biblioteche dell’epoca le
testimonianze scritte di una cultura non più solo latina, contribuendo all’affermarsi
della lingua volgare, e ad aprire, in particolar modo ad opera di Conrad Gesner, il mondo delle biblioteche alla nascita e al confronto delle scienze positive e sperimentali.
Ancora oggi, la realizzazione del suo opus magnum, la “Bibliotheca universalis” rappresenta, per le biblioteche, un mirabile esempio concreto di ricerca per
sviluppo di nuovi incontri culturali e di nuovi saperi.
La sua “Bibliotheca” ha consentito nel mondo occidentale la diffusione e
l’affermazione delle scienze positive, della biologia, delle scienze naturali e sperimentali.
E come non ricordare Federico II, la sua biblioteca itinerante contenuta nelle
casse di libri che seguivano l’imperatore negli spostamenti fra le sedi dell’impero.
Molto significativa per la nostra realtà attuale e il nostro territorio è la sua biblioteca ricca di libri che venivano dall’Oriente.
I documenti contenuti erano, certo, testimonianza di espressioni linguistiche
diverse, ma, soprattutto, trasferivano competenze, conoscenze, in un atteggiamento cosmopolita e multiculturale su cui occorre, oggi, soffermarsi a riflettere.
La coerenza multiculturale delle biblioteche pubbliche contemporanee è
riscontrabile non solo nelle dotazioni librarie, ma anche negli strumenti tecnici di
cui dispone la moderna biblioteconomia. Questi sin dalla predisposizione e fino
177
Kirikù a “ilDock”: la sezione intercultura della Biblioteca Provinciale di Foggia
alla reale applicazione, orientano alla rappresentazione e tutela dell’incontro con le
culture e i saperi differenziati e con ogni entità intellettuale e documentale proveniente da paesi e da continenti i più diversi.
Si pensi, solo per esempio, all’internazionalizzazione dei formati di scambio
dei dati bibliografici, all’invito proposto agli stati nazionali negli anni ’60 e ‘70 dagli
organismi di ricerca biblioteconomica per la redazione di codici per l’identificazione degli autori, ai regimi di classificazione in uso nelle biblioteche per dare valore
paritetico ai documenti ovunque e da qualsivoglia soggetto prodotti e/o usati, al
rispetto nelle descrizioni bibliografiche dei titoli originari delle opere e al dibattito
sulle tavole di traslitterazione per redigere i cataloghi di biblioteca che prevedano la
diffusione delle informazioni anche a gruppi etnici, linguistici e culturali diversi da
quelli presenti nelle comunità di riferimento.
Dalla seconda metà degli anni ‘90, metodologie e prassi consentono alle biblioteche di emergere dall’isolamento comunicativo, di aprirsi a confronti internazionali e interculturali più che nel passato.
Le operazioni di selezione, acquisizione e allestimento delle raccolte bibliografiche e documentarie si qualificano come servizi diretti alla crescita culturale dei
cittadini, al rispetto delle differenze.
Volendo intensificare e potenziare la propria coerenza comunicativa le biblioteche pubbliche che, per gradi e forme diverse, decidono di approntare non
solo collezioni, ma servizi rivolti alle minoranze etnico – culturali devono recepire
l’esplicito intervento dell’International Federation of Library Associations (IFLA)
che dettaglia attraverso le Linee Guida per le biblioteche multiculturali, (la cui seconda edizione è appena uscita nella traduzione italiana) criteri per la promozione
di servizi orientati soprattutto all’imparzialità e all’equità.
L’uso del servizio di biblioteca diretto alle minoranze etniche, linguistiche e
culturali deve essere realizzato attraverso l’adozione di standard che siano paritetici
a tutti gli altri adottati in ogni tipologia bibliotecaria moderna, sia di riferimento
locale e nazionale che internazionale.
In una’indagine pilota, condotta dal Gruppo di lavoro sulle biblioteche multiculturali della Commissione Nazionale biblioteche pubbliche dell’A.I.B., è risultato che il contesto italiano registra situazioni diverse nell’attivazione di servizi orientati a favorire la multiculturalità.1
Dappertutto in Italia, riferisce il rapporto A.I.B., i servizi bibliotecari multiculturali hanno non più di dieci anni e non esiste un aggiornamento specifico dei
bibliotecari.
Nel centro-nord dove il fenomeno immigratorio è diventato più residenziale
e stabile, anche la risposta di servizi bibliotecari orientati diventa più evidente.
Esistono esperienze diffuse di grandi interventi nel Sistema Bibliotecario
Urbano di Torino, nella Biblioteca Comunale Centrale di Milano, a Perugia,
Ravenna, Modena e Roma.
1
Cfr. http://www.aib.it/aib/commiss/cnbp/mc/cicdom01.htm.
178
Enrichetta Fatigato
Molto significative sono le esperienze condotte dalla Biblioteca di “Sala Borsa” a Bologna, dalla “Delfini” di Modena e dalla “Lazzerini” di Prato. In queste, il
percorso biblioteconomico si è esteso al controllo bibliografico, con costituzione
di fondi multiculturali e multilingue, di cataloghi bilingue, bibliografie tematiche
plurilingue e selezioni di siti web o di e-reference dedicati.
Nel sud d’Italia ove il fenomeno dell’immigrazione negli aspetti più macroscopici è stato definito di primo impatto e di transito non si trova alcuna corrispondenza tra servizi bibliotecari attrezzati e fenomeno immigratorio.
Il lavoro che stiamo conducendo nella Biblioteca Provinciale di Foggia, non
trova comparazione nei tavoli di lavoro regionali pugliesi sul ruolo delle biblioteche in tema interculturale, con possibili altri interventi di merito. Siamo i primi in
Puglia ad elaborare questi orientamenti.
I risultati dell’indagine A.I.B. attribuiscono il diverso passo di crescita a sviluppi diseguali della biblioteca per tutti e di pubblica lettura, a congiunture poco
favorevoli per servizi così specializzati in cui è necessario si adottino gli strumenti
biblioteconomici dell’analisi di comunità, si predispongano servizi di reference mirato, ci sia cooperazione territoriale per la messa a punto di servizi rivolti alle minoranze e pratica delle lingue e degli alfabeti, sia per la comunicazione diretta che per
le registrazioni bibliografiche.
A ciò si aggiunga che nel costruire fondi multiculturali è diffusa a livello
nazionale la difficoltà di reperire nell’editoria italiana prodotti nella lingua originale delle minoranze; mancano, per i bibliotecari addetti alle selezioni per gli acquisti,
adeguate fonti informative dal mercato editoriale estero.
Le segnalazioni editoriali che riguardano il multiculturalismo sono dirette,
per lo più, al lettore autoctono, si rivolgono essenzialmente al pubblico dei minori
attraverso il rapporto filtrato con le scuole, non riescono ancora a catturare l’adulto
immigrato.
Al di là di queste difficoltà, anche le biblioteche dei territori dell’immigrazione di transito o di prima generazione non possono e non devono dimenticare di
riflettere sul fenomeno, favorendo la diffusione del confronto e scambio interculturale, interagendo con il territorio per la lettura dei bisogni informativi e culturali,
in primo luogo con il mondo della scuola e di quanti operano nel sociale per favorire l’accoglienza e il rispetto delle differenze.
La Biblioteca Provinciale di Foggia, contemporaneamente alla riorganizzazione dell’assetto strutturale dei servizi di pubblica lettura, a partire dal 2000, ha
iniziato a porre attenzione al fenomeno immigratorio.
L’orientamento assunto si richiama al Manifesto dell’Unesco e inquadra anche il regime della nostra biblioteca in un concetto di cultura allargato ed egualitario
dove, se è difesa l’uguaglianza del valore di tutte le culture di tutta l’umanità, occorre tradurre questa convinzione in opportunità di scambi e confronti perché i servizi di biblioteca riproducano e rappresentino culture sempre meno etnocentriche.
La cura di quella che, per ora, come un po’ nella media nazionale, è solo una
‘sezione’ dedicata all’intercultura è affidata Centro di documentazione “ilDock”.
179
Kirikù a “ilDock”: la sezione intercultura della Biblioteca Provinciale di Foggia
Il Centro, per definizione di ruolo, collabora con le istituzioni scolastiche,
con le biblioteche scolastiche, con i centri e le associazioni attive sul territorio, nell’intento di valorizzare, attraverso la selezione, l’acquisizione e la diffusione allargata di documentazioni, la riflessione sul senso e il significato che assumono le
progettualità formative e culturali quando intendono contribuire a rendere il territorio non solo più attento alla propria memoria, ma, e soprattutto, più aperto al
confronto sulle migliori prassi.
“ilDock” propone la propria mission nella consapevolezza sia metodologica
che procedurale di operare nell’ambito dei servizi tipici della public library, riflettendo su come rendere i servizi culturali di accesso alla ricerca e all’informazione
bibliografica e documentale aderenti al modello di società multiculturale così come
va esprimendosi, soprattutto localmente, anche tramite il confronto con le Istituzioni Scolastiche, l’Università e gli operatori sociali.
Nel delineare il profilo bibliografico e documentale del nostro fondo interculturale si è inteso contribuire:
• a fornire strumenti per la formazione di operatori sociali e scolastici impegnati nei processi di accoglienza e prima integrazione;
• a svolgere un’azione problematica che attraversi trasversalmente tutti i
diversi campi e le molteplici forme in cui si manifestano i saperi;
• a collegarsi ai metodi di orientamento comune e di lavoro collettivo tipici
della community education per lo sviluppo di strategie dirette alla crescita
multiculturale del territorio;
• a sostenere e condividere procedure che siano vie possibili alla pace, alla
riappacificazione e collaborazione fra tutte le donne e gli uomini della
terra;
• a rifiutare approcci di accettazione paternalistica delle espressioni delle
culture minoritarie in termini folcklorici ed esotici;
• a spezzare i presupposti primati culturali di territori che nell’epoca della
globalizzazione economica e sociale non consentano, innanzitutto, l’espressione dei diritti umani fondamentali e non siano disponibili all’accoglienza
dei diversi gruppi etnoculturali nel villaggio globale composto da tante
tribù di minoranze.
Oltre alla recente configurazione del fondo interculturale presente nel Centro di documentazione “ilDock”, occorre riferire del patrimonio della biblioteca
dei bambini e ragazzi con presenze di libri di narrativa e di divulgazione con testi
originari a fronte e nelle lingue inglesi, tedesche e francesi, con prime, recenti
acquisizioni di narrativa in cinese, scaturite dai contatti quotidiani che la sezione
ragazzi intesse con le scuole; la dotazione multilingue e interdisciplinare del fondo
dei periodici e la sezione della narrativa che se si propone ad impianto multiculturale.
Oltre 900 titoli di narrativa in lingua originale proveniente da tutti i paesi del mondo sono il recente incremento del nucleo di base ad assetto linguistico occidentaleeuropeo. Nel fondo locale sono reperibili testimonianze delle minoranze linguistiche.
180
Enrichetta Fatigato
Perché gli interventi verso le minoranze etnico-linguistiche, e le proposte
interculturali rispondano a criteri di efficacia di servizi, le attività che nel Centro
sono state intraprese presuppongono il giusto collocamento all’interno dei processi
comunicativi diffusi sul territorio.
Occorre riferirsi alla comunicazione diretta alle minoranze orientando e distinguendo nel variegato e multiforme complesso di fonti ed emittenti, distinguendo fra quelle legate agli stadi di dipendenza e precarietà e quelle che accompagnano
la stabilità residenziale.
Attraverso un’indagine a campione che stiamo avviando in questi giorni, vogliamo approfondire le conoscenze dei gradi e della qualità dei processi di integrazione degli adulti; tentare di capire la natura dei loro bisogni informativi e culturali,
sia latenti che espressi.
A partire dai dati statistici sull’immigrazione offerti dall’Osservatorio provinciale sulla qualità e le politiche sociali, è in corso un sondaggio da cui possa
emergere il profilo delle comunità degli immigrati nella nostra provincia.
Partecipiamo, per le nostre competenze, alle riunioni del Coordinamento
provinciale per gli immigrati e i richiedenti asilo “Insieme per una società solidale”
patrocinato dall’Assessorato Provinciale all’Immigrazione. Ne curiamo da meno di
un mese la newsletter elettronica alla pagina web de “ilDock”.1
Lo snodo di notizie che si crea fra gli operatori dell’accoglienza e dell’integrazione, ci consente di vigilare che le nostre proposte comunicative, informative e
culturali si adeguino progressivamente alle reali situazioni locali. Questa misura
consente di testare periodicamente la complessa relazione di integrazione identificando:
• le funzioni della comunicazione attraverso la selezione dei bisogni e l’accesso alle fonti documentarie scritte visive ed orali;
• i contenuti del trasferimento di notizie;
• i tempi, i modi e i gradi dell’offerta comunicativa;
• la tipologia e il grado di sofisticazione degli strumenti con cui interveniamo.
Da qualche settimana opera presso il nostro Centro una mediatrice culturale.
Il suo servizio si svolge nell’ambito delle attività previste dal Programma Operativo “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno” a titolarità del Ministero degli
Interni in collaborazione con la Regione Puglia ed è finanziato dal Ministero del
Lavoro e delle Politiche Sociali per promuovere attività nel settore dell’istruzione.
Sappiamo di disporre di un’opportunità non sempre riconosciuta al mondo delle
biblioteche. Con la nostra mediatrice stiamo già lavorando sul complesso sistema
informativo che investe l’immigrazione. Le associazioni di volontariato quali quelle presenti nel Coordinamento provinciale ben rappresentano le risposte ai bisogni
informativi e di orientamento tipici della fase di accoglienza.
Gli immigrati nelle fasi di ingresso sono interessati a informazioni legate alla
1
http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/dock
181
Kirikù a “ilDock”: la sezione intercultura della Biblioteca Provinciale di Foggia
propria sopravvivenza e alla tutela del proprio soggiorno e il circuito di notizie che
li riguardano sono quelle circolanti nella comunità dei propri pari o nei centri di
prima accoglienza e divulgate da operatori sociali e sanitari con volantini, opuscoli
comunemente redatti nelle lingue occidentali e solo alcuni si spingono nell’uso dei
linguaggi dei paesi d’origine.
Il ruolo della Biblioteca diventa determinante già nella fase di primo inserimento quando le informazioni riguardano conoscenze più strutturate, ponte per
una futura integrazione.
Occorre emettere comunicazioni di iniziative formative destinate agli immigrati corredate da supporti didattici di diversa natura e nelle lingue più affini al loro
patrimonio culturale.
Un’attenzione particolare è data all’apprendimento delle lingue creando occasioni di mutuo e simmetrico scambio di occasioni formative, di abilità cognitive
prassi e opportunità fra ospiti ed immigrati.
Attraverso la newsletter elettronica diamo notizie su corsi di lingua per gli
immigrati nella provincia di Foggia ma anche riservati ad operatori e formatori
locali per facilitare lo scambio culturale.
Le iniziative che stanno ruotando attorno alla costituzione del fondo interculturale de “ilDock”, consultabile nell’OPAC della Biblioteca Provinciale di Foggia2 e alla produzione di dossier bibliografici tematici prodotti nel Centro, hanno
fatto incrementare il numero degli utenti insegnanti e operatori sociali e dei prestiti.
Interessante l’iniziativa promossa dalla nostra mediatrice culturale dell’ora
del racconto di fiabe etniche realizzate nella lingua d’origine da alcuni adulti immigrati in Sala Ragazzi.
Finanziamenti dell’Unione Europea quali incentivi all’integrazione degli
immigrati trovano nel punto Eurodesk, attivo presso il Centro foggiano, uno sportello di sostegno e orientamento.
La fase della prima integrazione è legata anche in provincia di Foggia agli
inserimenti scolastici e al 2002 registra 722 alunni non italiani, all’ingresso nel mondo del lavoro (badanti, ecc..) la relazione comunicativa si fa più complessa e articolata. Il fenomeno è molto recente e non allo stesso grado per ciascuna etnia.
I dati dell’Osservatorio ci dicono che va riducendosi la presenza di alunni
albanesi e compare la rappresentanza asiatica.
Il cittadino del paese ospite si lascia permeare dalla cultura degli immigrati in
quella che viene definita “moda dell’etnico” e contemporaneamente gli immigrati e
le loro famiglie chiedono l’accesso a strumenti comunicativi che gli consentano il
godimento del diritto di piena cittadinanza.
È la fase degli scambi informativi reciproci su usi e costumi attraverso occasioni di incontri festosi.
In occasione del Natale 2002 presso la saletta de “ilDock”, in collaborazione
con il Centro interculturale “Jambo” della Cooperativa sociale onlus “Xenia” in
2
http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/h3/h3.exe/ase
182
Enrichetta Fatigato
collaborazione con l’Accademia di Belle Arti e numerose aziende private che hanno allestito le decorazioni degli spazi del Centro, è stata realizzata un’iniziativa,
patrocinata dalla Provincia di Foggia e denominata “Per un Natale di Pace, auguri
dal mondo”, ha permesso l’incontro delle varie comunità straniere (albanesi, brasiliani, algerini, tunisini, marocchini, russi, burundesi e polacchi) presenti nella città
di Foggia.
In questo filone di intervento si inseriscono i partenariati del Centro:
• al progetto “La cultura araba per gli operatori del sociale” nell’ambito
dell’iniziativa di Educazione permanente per gli adulti presentato dall’Istituto “Poerio” di Foggia;
• al progetto “In viaggio” patrocinato dal Centro Servizi Amministrativi
(ex Provveditorato agli studi) della Provincia di Foggia;
• alla ricerca-azione del progetto “Educazione alla cittadinanza e alla solidarietà: cultura dei diritti umani” patrocinato dal MIUR e destinato nella
Regione Puglia anche a Foggia ad un gruppo di scuole di diversi ordini e
gradi con capofila il Liceo Scientifico “A.Volta”;
• all’iniziativa “Kirikù: intercultura, biblioteca e mezzi di comunicazione”
in collaborazione con le cooperative “Xenia” e “Jumbo” rivolta alle scuole della provincia di Foggia.
Avvertiamo la necessità di riprodurre nei servizi al pubblico corrispondenze
pari all’entità dei flussi migratori, di perseverare in un lavoro collettivo e di sistema
per evolvere dagli ‘scaffali per l’intercultura’ a ‘scaffali multiculturali’ diffusi ad
ampio spettro in ogni sezioni disciplinare.
Anche nella nostra provincia gli immigrati devono trovare nei servizi di
reference, negli spazi fisici accoglienti, oltre che nelle raccolte, tutelato il rispetto di
tutte le identità culturali e documentali, così noi contribuiremo al rispetto e alla
crescita del diritto di cittadinanza, da questo confronto il nostro territorio verrà
arricchito e giammai impoverito.
183
184
Franco Neri
L’esperienza della Biblioteca “Lazzerini” di Prato 1
di Franco Neri
La Provincia di Prato è la più piccola della Toscana: la sua ampiezza (365
kmq.) corrisponde a ca. il 2% della regione, ma la densità demografica è assai più
accentuata: la popolazione costituisce il 6% di quella regionale. I residenti, secondo
il censimento 2001, erano 227.886 (623,9/kmq.).
Nel territorio del Comune di Prato,2 i residenti complessivi al 31/12/2003
sono 178.003; gli stranieri residenti, 13.127.
Ma in realtà i processi demografici e sociali sono molto più intensi di quanto
non rappresentino i dati ufficiali. Recenti ricerche del Centro Ricerche e Servizi per
l’Immigrazione del Comune di Prato ipotizzano una presenza in città di ca. 28.000
cittadini di altre nazioni (includendo nel calcolo i minori e coloro che hanno presentato domanda di regolarizzazione), con un’incidenza di ca. il 16% sulla popolazione del territorio comunale, ed una diseguale distribuzione all’interno di esso. Le
comunità numericamente più significative sono, in ordine decrescente, la cinese,
l’albanese, la marocchina, la pakistana.
Altrettanto significativi i dati sulla frequenza di alunni stranieri ai diversi
gradi di scolarità.
Nell’anno scolastico 2003-2004 vi sono complessivamente, fra scuole statali
e paritarie, 2.386 alunni stranieri su 25.038 iscritti (9,52%), così distribuiti: 446 nella
scuola dell’infanzia su 4.585 (9,73%); 864 alle scuole elementari su 7.051 (11,52%);
712 alle scuole medie inferiori su 4.965 (ca. il 14%); 364 alle scuole superiori su
8.437 (4,31%), con una tendenza ovunque generalizzata alla crescita rispetto agli
anni precedenti, ed un riequilibrio della presenza cinese a favore di altri gruppi
(albanesi, marocchini, pakistani).
La rapidità dei processi migratori ha profondamente modificato l’assetto del territorio, l’organizzazione della città (la città “plurale”) e la percezione che di essa hanno
i soggetti che vi vivono ed operano. Non a caso il Rapporto Caritas 2002 ha in più punti
sottolineato come la politica migratoria consista nella gestione della complessità.
1
Rielaborazione e aggiornamento a giugno 2004. Si è cercato di mantenere, laddove possibile, il tono
colloquiale del contributo.
2
Cfr.: CENTRO RICERCHE E SERVIZI PER L’IMMIGRAZIONE, La crescita della popolazione straniera a Prato: realtà
attuale e proiezioni sul prossimo anno, commento e analisi dei dati di Anna Marsden, Prato, Comune di Prato,
2002, pp. 10-11 e CENTRO RICERCHE E SERVIZI PER L’IMMIGRAZIONE, I numeri della presenza straniera a Prato,
commento e analisi dei dati di Anna Marsden, Prato, Comune di Prato, 2003, pp. 2-3.
185
L’esperienza della Biblioteca “Lazzerini” di Prato
Le biblioteche, in particolare quelle pubbliche, non sono strutture neutre
rispetto alla diseguale distribuzione delle opportunità culturali e di informazione.
Quando si forma una raccolta libraria, non si forma né si sviluppa attraverso
un ipotetico, asettico livello medio: una raccolta libraria ha sempre dei picchi, questi picchi sono i momenti alti del rapporto tra la biblioteca e il territorio. Cosa
significa, ad esempio, che in un certo momento si vedono tanti nuovi libri che riguardano un determinato argomento? È il frutto di un’opera di “copertura” di vuoti
bibliografici, compiuta dal bibliotecario, oppure (e soprattutto, ai fini di questa
riflessione) esprime una capacità di attenzione a diversificati bisogni di lettura, di
formazione, di sapere espressi da soggetti individuali e collettivi, e che si manifestano nella progettazione e nell’organizzazione di una raccolta documentaria?
Non è utopistico pensare che pure gli utenti possano riconoscersi, anche nel
loro temporaneo aggregarsi come portatori di richieste specifiche di documentazione e conoscenza (ad esempio, ad integrazione di percorsi di apprendimento, autonomi o di gruppo), come co-determinatori del dispiegarsi di una raccolta documentaria; in questa ipotesi tanto più è efficace una raccolta quanto più visibili sono
le tracce di una relazione forte fra la biblioteca ed i suoi pubblici.
Tutto questo significa guardare agli interessi ed alle domande di una collettività, ed è il segno di una reattività, di una capacità di “leggere” nelle culture di un
territorio, nei tratti peculiari e dominanti e nelle differenze, che fa parte strutturale
della mission della biblioteca.
È indispensabile allora dotarsi di professionalità complesse, in grado di fare
interagire competenza tecnica e capacità di ascolto e di operare in partnership, e di
raffinati strumenti di lettura dei bisogni. In generale, ciò implica una abilità complessiva di costruire relazioni stabili, permanenti con saperi di diverso tipo, esterni
alla struttura bibliotecaria: saperi individuali, certo, ed il riferimento spontaneo è
alla intellettualità locale, a quella – spesso dispersa – rete di competenze che spesso
è “allocata” in specialisti e operatori di vario genere: storici, sociologi, pedagogisti,
operatori e mediatori culturali, insegnanti. Quella rete di alleanze culturali, di
partnership individuali, che rende viva la percezione del ruolo della biblioteca nel
circuito intellettuale di una città.
Ma anche, assolutamente complementare, una capacità di costruire non solo
relazioni stabili, ma tavoli di ascolto e confronto con i saperi delle aggregazioni
sociali, delle istituzioni ed associazioni culturali, dell’associazionismo sociale.
Oggi, in territori, in aree urbane abitate sempre più, a seguito dei recenti
flussi migratori, da soggetti e culture diverse, come la biblioteca si pone davanti a
un’identità sociale in trasformazione?
Noi siamo partiti ormai otto anni fa, nel 1996, da un’ipotesi iniziale di scaffale
multiculturale. I contributi di Vinicio Ongini, a partire da La biblioteca multietnica:
libri, percorsi, proposte per un incontro fra culture diverse (Milano, Ed. Bibliografica,
1991), proponevano allora il livello più avanzato in Italia: rendere leggibili le differenze
culturali di un territorio, dei soggetti, ma anche delle culture attraverso le raccolte delle
biblioteche, individuando in questa scelta di fondo la necessità di una forte e naturale
186
Franco Neri
collaborazione tra biblioteca e scuola. Di qui la ‘creazione’ dello scaffale multiculturale
come tramite, attraverso le narrazioni, della varietà e ricchezza delle culture.
Dovemmo andare presto oltre. Lo scaffale multiculturale si può benissimo realizzare anche in assenza di soggetti diversi, di cinesi, di pakistani, di senegalesi, di
marocchini, o comunque in presenza di flussi migratori relativamente contenuti.3
Prato già allora rappresentava la seconda città della Toscana per numero di
abitanti: nell’anno in cui sono stati aperti i servizi interculturali (aprile 1999), i residenti al 31.12.1999 erano 172.473, gli stranieri residenti 7.424.
Ma i dati sui permessi di soggiorno, consultabili ed aggiornati periodicamente nel sito “Prato multietnica” (http://www.comune.prato.it/immigra), banca dati
del Centro Ricerche e Servizi per l’immigrazione del Comune di Prato (Assessorato ai Servizi sociali), davano cifre che assai meglio si approssimavano alla realtà
effettiva: in tutto il territorio provinciale 13.360 erano gli stranieri muniti, al
31.12.1999, di regolare permesso di soggiorno.
Il passo ulteriore ha costituito l’integrazione ed il superamento, nella specifica realtà pratese, dell’orizzonte dello scaffale interculturale. Capimmo che dovevamo individuare i destinatari di questi servizi, cioè innanzitutto le comunità di recente immigrazione. La biblioteca pubblica, se vuole essere uno strumento di cittadinanza attiva, deve fare sì che il cittadino che proviene da altri territori vi possa
trovare i testi nella sua lingua e vi trovi non soltanto i classici della letteratura, della
filosofia, ma le pubblicazioni recenti della sua cultura e di quella europea tradotte
nella sua lingua; quindi, per quanto riguarda la narrativa cinese, Acheng sicuramente, ma anche scrittori italiani ed europei, non solo i contemporanei, tradotti in cinese: anche Boccaccio in cinese, come classico della narrativa occidentale.
Di questa scelta gli esiti sono:
- la formazione di “microbiblioteche” in lingua (cinese, araba, albanese,
urdu), per complessivi 2500 volumi (libri, riviste, corsi di lingua su cdrom e su cassetta), con nuclei oscillanti mediamente da 300 a 800 volumi;
- la realizzazione di cataloghi specifici, in duplice versione per arabo e cinese (traslitterata e non);
- la progettazione e costruzione di raccolte librarie, con il supporto di consulenti esterni, in modo da corrispondere alle differenziate esigenze delle
comunità di riferimento;
- servizi di informazione e mediazione culturale in modo da valorizzare le
risorse ed i servizi della biblioteca e più in generale, nella sua funzione
informativa e di orientamento alla città;
3
L’esperienza pratese è stata più volte, da allora, oggetto di confronto e discussione: al Congresso A.I.B. del
1999, da Franco Neri; al Seminario di Castelfiorentino. Cfr. Franco NERI – Lucia BASSANESE (a cura di),
Biblioteche e intercultura, Atti del seminario (Castelfiorentino 26 novembre 1999), Firenze, Regione Toscana,
2001); in contributi della responsabile dei servizi interculturali, Lucia Bassanese, come La lettura per tutti, in
“Percorsi di cittadinanza”, 2001, 11, pp. III e VIII, o nel recente volume collettaneo, curato dalla Commissione
nazionale biblioteche pubbliche dell’Associazione Italiana Biblioteche Linee guida per i servizi multiculturali
nelle biblioteche pubbliche, Roma,A.I.B., 2003.
187
L’esperienza della Biblioteca “Lazzerini” di Prato
- attività formative e di alfabetizzazione informatica e linguistica;
- la costruzione di un sito interculturale multilingue (italiano, arabo, cinese), “Babele: culture a Prato”.
Per il “decollo” di tali servizi ed attività negli anni che vanno dall’apertura della
Sezione multiculturale “Senghor” (1999) alle iniziative attuali (2004), la Biblioteca
“A. Lazzerini” ha attivato molteplici processi di partnership, anche esterni al territorio: il progetto “Immigrati e territori” (Misura C4, F.S.E.), concluso alla fine del 2003,
ha permesso di costruire il sito interculturale “Babele: culture a Prato”; di realizzare
Circoli di studio di alfabetizzazione informatica (1° e 2° livello) per la comunità araba; di realizzare, con il Centro Ricerche e servizi per l’immigrazione e con la partnership
del Liceo scientifico “F. Livi” di Prato, corsi di lingua per la comunità cinese ed una
innovativa ricerca sui bisogni formativi, curata dalla sinologa Antonella Ceccagno,
ora edita (Lingue e dialetti dei cinesi della diaspora, Firenze, Giunti, 2003).
Nella frequentazione dei servizi interculturali della Biblioteca Lazzeriniana,
nella molteplicità delle risorse rese fruibili, si è come rappresentato il processo di
trasformazione della città: oggi ca. il 20% degli utenti della Biblioteca Lazzeriniana
è costituito da cinesi, arabi, pakistani, albanesi, e le risorse documentarie ed informative, se rispondono innanzitutto ai bisogni delle comunità di recente immigrazione, “supportano” anche le necessità di docenti, operatori e mediatori e, più complessivamente, le domande di comprensione dei cittadini.
La varietà dei supporti linguistici e culturali e delle forme di mediazione
interculturale divengono fattori di “cittadinanza attiva” e la biblioteca uno degli
strumenti di interazione reciproca fra la comunità locale e i nuovi soggetti.
L’accreditamento della Biblioteca “A. Lazzerini” quale agenzia formativa si
inserisce in questa linea di impegno: il sito interculturale in italiano, cinese, arabo;
l’attività formativa; il catalogo in cinese ed arabo; il riconoscimento di Polo regionale di documentazione interculturale ne sono i più recenti prodotti.
Tuttavia, quando una città cambia così profondamente, non basta lavorare
soltanto sui servizi agli immigrati, bisogna lavorare anche su servizi che offrano a
tutti i cittadini interessati l’opportunità di capire il cambiamento; la biblioteca diventa uno degli strumenti, sul piano culturale ed informativo, che la città ha per
leggere e per leggersi dentro il cambiamento. In tal modo la biblioteca può essere
un referente importante della pubblica amministrazione, delle aggregazioni sociali
e culturali, degli operatori (insegnanti, mediatori culturali, facilitatori linguistici).
Ho citato prima il Rapporto Caritas 2002, e la sua sottolineatura della complessità del fenomeno migratorio.
A una realtà complessa deve corrispondere un modello complesso di servizi
informativi e culturali. Complesso non vuol dire complicato: vuol dire articolato,
capace di mettere in evidenza relazioni e nessi fra esperienze, guardando a più soggetti individuali e collettivi; vuol dire costruire un servizio percepito come utile e rispondente ai differenziati bisogni di lettura, sapere e comprensione delle comunità locali.
Significa anche un modello:
- trasversale rispetto all’organizzazione dei servizi della biblioteca: infor188
Franco Neri
mativi, di orientamento, di prestito, formativi ed alle opportunità di relazione e scambio che questa offre, capace cioè di fare riflettere e crescere
tutti gli operatori del servizio bibliotecari;
- capace di interazione con altre strutture e servizi dell’Ente che, a diverso
titolo, operano nell’area dei servizi alle comunità di recente immigrazione.4
Debbo anche riconoscere che qui si gioca la scommessa più difficile: la possibilità di una crescita integrata, attraverso processi formativi specifici, degli operatori.
All’inizio degli anni ‘90 il Comune di Prato si è dotato di una struttura, il
“Centro ricerche e servizi per l’immigrazione” che ha prodotto ricerche di notevole rilievo. Fra le ultime, entrambe edite da Franco Angeli, Migranti a Prato: il distretto tessile multietnico, a cura di Antonella Ceccagno (2003) e Giovani migranti
cinesi: la seconda generazione a Prato (2004), della medesima autrice, ricerca sorta
nell’ambito di un progetto biennale (“Migranti oltre la scuola dell’obbligo”) finanziato su risorse FSE, Misura C2 (Prevenzione della dispersione scolastica).
In Migranti a Prato confluiscono le analisi degli esperti e ricercatori del Centro con il sapere e le riflessioni dei vari soggetti madrelingua, operatori e consulenti
di sportello, integrata con l’esperienza complessiva del Centro nell’erogazione di
servizi di consulenza, di formazione (corsi di lingua), di supporto (alle scuole), di
orientamento. Le nostre raccolte sono nate con la collaborazione del “Centro ricerche e servizi per l’immigrazione”.
Abbiamo un consulente straordinario di lingua araba, è un marocchino. Con
noi ha un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, con obiettivi diversificati: consulenza agli immigrati e mediazione culturale; consulenza allo sviluppo delle raccolte; catalogazione; promozione di circoli di studio e iniziative culturali e formative. La consulenza agli immigrati ha come finalità prevalente l’orientamento alle raccolte, ai servizi e alle risorse che complessivamente la biblioteca
offre, e che non sono soltanto risorse documentarie, ma risorse ed opportunità per
conoscere la città ed il territorio. Questa persona fa anche servizio di sportello per
la comunità araba al “Centro ricerche e servizi per l’immigrazione”.
Si tratta di unire, di far convivere, il momento dell’informazione e della formazione, che per noi è decisivo, con un più complessivo problema di orientamento
alla città.
4
Sia concessa una autocitazione. Nella presentazione (p. 5-6) della citata ricerca di Antonella Ceccagno
Lingue e dialetti dei cinesi della diaspora ho avuto modo di scrivere:” Una lettura delle differenze è possibile
solo attraverso un alto livello di integrazione e scambio fra i diversi soggetti coinvolti nell’area della
comunicazione interculturale. Un esempio, fra i tanti. Quotidianamente ca. 80 migranti di diverse etnie, con
larga prevalenza per quella cinese, araba e pakistana, frequentano la Biblioteca “A. Lazzerini”, ne utilizzano
gli spazi, le risorse documentarie e informative, le opportunità culturali, di relazione e di formazione che
offre. Vi è contiguità fra questi bisogni e quelli espressi altrove dai soggetti migranti, presso la FIL o il Centro
Ricerche e Servizi per l’Immigrazione, il Centro territoriale permanente o il Centro per l’impiego? Quali
bisogni di formazione, conoscenza, orientamento esprimono i migranti rispetto alle articolazioni sociali,
culturali, economiche, educative del territorio? Quale confidenza hanno con tali strutture? Quali sono i punti
di intersezione fra processi culturali, formativi e sociali? Per quanti sono coinvolti nella progettazione e gestione
di percorsi formativi si apre un terreno enorme di cooperazione, in cui il capire e l’agire sono azioni da
costruire sempre insieme”.
189
L’esperienza della Biblioteca “Lazzerini” di Prato
La Biblioteca “Alessandro Lazzerini” non è più, dal 2001, soltanto servizio
bibliotecario. Il servizio che dirigo si chiama “Sistema bibliotecario e delle Opportunità formative”, con il coordinamento dei progetti e delle azioni di Educazione
degli adulti del Comune.
Per la Biblioteca Lazzeriniana ciò ha voluto dire misurarsi con un orizzonte
relativamente nuovo per le biblioteche pubbliche, con la formazione come momento strutturale del fare cultura. Notevole è stato l’impatto sul processo di crescita dei servizi interculturali.
Abbiamo costruito e realizzato – come accennato precedentemente - un progetto, fra il 2001 ed il 2003, con la collaborazione del “Centro ricerche e servizi per
l’immigrazione”, chiamato “Immigrati e Territorio“ articolato in tre nuclei fondamentali: a) corsi di Italiano L2 per la comunità cinese, in partnership con il Liceo
scientifico”C. Livi” situato in un’area di forte concentrazione abitativa della comunità cinese. È da questo corso che è nata la ricerca di Antonella Ceccagno Lingue e
dialetti dei cinesi della diaspora; b) circoli di studio, all’interno della biblioteca, di
Informatica (di base e avanzata) per la comunità araba; c) il sito interculturale
multilingue “Babele: culture a Prato”.
È con questo progetto che è stato fatto il salto di qualità e che i servizi hanno
conosciuto una progressiva differenziazione.
Circa il 20% dei nostri utenti sono immigrati. È un dato rilevante, che ha
visto negli anni modificarsi la composizione dei gruppi che frequentano la biblioteca, con una più accentuata presenza di utenti arabi e pakistani. Tale dato tuttavia
sale a quasi il 40% quando parliamo di utenti che utilizzano le postazioni Internet;
la posta elettronica, per esempio, è uno dei servizi più utilizzati, così come la lettura
dei quotidiani sulla rete o su supporto cartaceo. Il fondo urdu è di recentissima
costituzione, per anni abbiamo incontrato difficoltà notevoli nell’acquisizione di
libri in lingua urdu in Italia. Nonostante ciò, la stampa quotidiana da Internet del
quotidiano in urdu «Daily Jang» ha permesso che si mantenesse, e anzi si sviluppasse un rapporto fra la biblioteca come luogo di lettura ed informazione, e la comunità pakistana.
In tal modo la biblioteca, oltre che insieme di opportunità informative e culturali, è stata percepita come una delle risorse fondamentali per facilitare il rapporto con la città. Se la biblioteca viene vista come strumento accessibile in cui le richieste di informazione vengono accolte e valorizzate, può dispiegare la sua funzione di strumento di integrazione.
La presenza di un nuovo pubblico ha reso necessario, in particolare negli
ultimi due anni, l’organizzazione di corsi di aggiornamento del personale.
Nell’ultimo trimestre del 2003 abbiamo promosso un corso di comunicazione interculturale trasversale ai diversi servizi dell’Ente coinvolti in attività di informazione agli immigrati (Biblioteca, Anagrafe, URP, Circoscrizioni, Servizi sociali)
articolato in un primo nucleo comune, ed in uno successivo più direttamente rivolto ai bibliotecari, con l’intento duplice di favorire gli scambi (di conoscenze ed
esperienze) e le relazioni fra operatori diversi, e di fornire ai bibliotecari strumenti
190
Franco Neri
e metodologie per “ricollocare” i servizi interculturali in una nuova immagine della biblioteca pubblica.
Il corso non è stato un successo. I tempi per una integrazione fra operatori
diversi sono più lenti di quanto, illuministicamente, forse, non avessimo presunto:
la condivisione degli obiettivi e delle azioni formative conseguenti deve essere sempre attentamente preparata, e resa preventivamente chiara negli intenti ai destinatari.
Nella progettazione dei servizi, anche di quelli tecnici, è stata posta una particolare attenzione sia alla dimensione comunicativa che alla rispondenza e fruibilità
degli strumenti rispetto al pubblico degli immigrati.
Così è per il catalogo, il primo in Italia da dicembre 2002 a rendere possibile
un duplice livello di “lettura” dei fondi in arabo e cinese: mediante la consultazione
della notizia bibliografica traslitterata oppure in caratteri arabi e cinesi. L’OPAC,
nella versione pratese del software EasyWeb, permette di disaggregare tutti i fondi
della biblioteca, con la possibilità di vedere non solo tutto quello che la biblioteca
ha, ma anche tutto quello che la biblioteca possiede in un fondo particolare.
In tal modo le risorse documentarie interculturali possono essere lette e
disaggregate nei contesti più vari e secondo le chiavi di ricerca prescelte (autore /
titolo / titolo tradotto in italiano / classificazione …).
L’altra grande iniziativa è stata la costruzione del sito multilingue (italiano,
arabo, cinese) “Babele: culture a Prato”, che ci ha visti impegnati per oltre un anno
e mezzo. Il sito (Babele.po-net.prato.it) è strutturato in cinque sezioni:
1) Città multietnica, con informazioni sulle cultura e comunità araba e cinese, e sulle tradizioni del territorio. La sottosezione dedicata alla cultura
araba è tradotta anche in cinese, e viceversa; analogamente sono tradotte
le parti relative alle tradizioni del territorio, al fine di favorire processi di
interazione e conoscenza della storia e realtà locale.
2) Nella sezione Cultura e formazione è possibile vedere quali sono le opportunità di aggiornamento e di formazione rivolte agli immigrati, e segnalati alcuni progetti interculturali delle scuole.
3) La parte Diritti e doveri significativamente porta il sottotitolo “Soggetti
immigrati e servizi locali”: intorno ad alcune voci tematiche (Bambini /
Casa / Donne / Lavoro /Scuola e formazione), sperimentalmente, segnala
e riaggrega informazioni di vario genere recuperabili sia nella rete Po-net
che nel Web.
4) La quarta sezione, Biblioteca A. Lazzerini, ne descrive i servizi e le risorse, con una guida alla consultazione ed uso del catalogo.
5) La quinta sezione, Risorse rete, contiene, fra l’altro, due importanti
sitografie ragionate (rispettivamente tradotte in arabo e cinese) sulla cultura araba e cinese.
Complessivamente “Babele” è stato pensato come risorsa utilizzabile in contesti diversi: presso la biblioteca o dalle postazioni pubbliche collegate alla rete civica nelle scuole e in luoghi diversi della città sino ai corsi per adulti.
Da poco meno di un anno la Biblioteca “Lazzerini” è diventata Polo regio191
L’esperienza della Biblioteca “Lazzerini” di Prato
nale di documentazione interculturale. In questo, come si legge nella presentazione
del progetto sul sito della Regione Toscana, “[…] la Biblioteca Comunale di Prato
colloca in un contesto cooperativo, di ricerca di soluzioni e di strumenti condivisi,
la propria maturata e adeguata esperienza in ambito interculturale”.
La convenzione con la Regione Toscana (è in corso di definizione la convenzione triennale) ha definito gli ambiti di intervento:
SVILUPPO DELLE RACCOLTE E ORGANIZZAZIONE DI SERVIZI
Consulenza nella formazione delle raccolte, nell’organizzazione dei servizi,
nell’acquisizione di testi, nelle procedure di catalogazione, per quanto riguarda la
lingua araba e cinese.
PRESTITO INTERBIBLIOTECARIO DI DOCUMENTI DELLA BIBLIOTECA SPECIALIZZATA
Prestito interbibliotecario dei documenti appartenenti alla biblioteca specializzata del Polo (con forte presenza di testi e ricerche nelle principali lingue europee) nelle aree dell’analisi dei processi migratori, della didattica interculturale e apprendimento linguistico, della mediazione linguistica e culturale.
SITO INTERCULTURALE “BABELE”
“Babele” (http://babele.po-net.prato.it) è un sito multilingue (in italiano, arabo
e cinese) dedicato alle diverse culture e tradizioni che si confrontano nel nostro
territorio toscano. È anche un valido strumento per la circolazione della documentazione di esperienze, la segnalazione di letteratura grigia, l’ospitalità di recensioni
FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
Aggiornamento e formazione di bibliotecari nell’area dei servizi interculturali
L’indagine sul fabbisogno di formazione e di servizi interculturali dei bibliotecari toscani, realizzata dalla Biblioteca Lazzeriniana fra dicembre 2003 e gennaio
2004, ha permesso di definire un corso di formazione di base per i bibliotecari che si
svolgerà in autunno 2004.
Come si vede, si tratta di un processo in rapida crescita. L’orizzonte del Polo
regionale da un lato, l’esperienza maturata con i progetti comunitari ed una crescente attenzione alla rilevazione dei bisogni ed alla trasversalità dei servizi dall’altro, stanno modificando l’esperienza pratese. È cresciuto uno staff specifico, si sono
consolidate relazioni e collaborazioni.
In questo percorso di crescita molti devono essere ringraziati.
Una innanzitutto, la responsabile dei servizi interculturali, Lucia Bassanese,
che ha profuso passione, pazienza, intelligenza nella tessitura di relazioni e nell’approfondimento di innovative soluzioni tecniche.
A lei e a tutti coloro che ci hanno accompagnato con partecipazione un grazie di cuore.
192
Franca Pinto Minerva
Intercultura e diritto alla differenza
di Franca Pinto Minerva
1. L’emigrazione: tra identità e alterità
Il nomadismo dei popoli - ma anche di pensieri, di parole, di idee, di immagini, di sogni e di valori - contrassegna da sempre i percorsi della storia.
Le migrazioni alla ricerca di migliori condizioni di vita - di terre più fertili,
climi più miti, lavoro più sicuro - alla ricerca di accoglienza e ospitalità dopo la fuga
da Paesi in guerra o da regimi autoritari e totalitari sono un evento connaturato alla
storia dell’umanità che, tuttavia, si presenta oggi con i caratteri di una particolare
emergenza.
Viaggi, spostamenti, emigrazioni determinano un profondo rimescolamento
fra le popolazioni. Ai colori, alle parole, alle forme, ai suoni familiari si aggiungono,
intrecciandosi, i colori, le parole, le forme, i suoni diversi e inusuali delle culture
altre. Le differenze si moltiplicano, rompono schemi consolidati e alimentano occasioni di confronto e di scambio. Emerge, in tal modo, un quadro complessivo e
articolato in cui le molteplici identità etniche, culturali, religiose, politiche e linguistiche delineano configurazioni inedite, prezioso motivo di crescita e arricchimento culturale.
Ospitanti e ospiti scoprono l’alterità: un’alterità che spesso conoscevano o
intuivano, ma che era “lontana” e, pertanto, cognitivamente e emotivamente
controllabile. Una “alterità” che spesso, vivendola così ravvicinata, determina vissuti di disagio e, talvolta, di aperto conflitto. Avviene così che paradossalmente la
straordinaria ricchezza che gli intrecci di culture e lingue diverse sollecitano, possano produrre imprevedibili vissuti di ostilità che si traducono talvolta in forme inaccettabili di intolleranza e di discriminazione nei confronti di coloro che si discostano,
per un verso, dai propri modi di vita e di pensiero.
Si tratta di forme di rifiuto che chiamano in causa il rischio a cui sempre apre
il rapporto con ciò che è “altro” rispetto al proprio bagaglio di esperienze, conoscenze, convinzioni, emozioni, relazioni. La quota di rischio che tale pensiero implica è tutta nelle incognite che sempre accompagnano il viaggio in territori sconosciuti. L’incontro con la differenza prevede sempre la scoperta di aspetti non conosciuti e, in parte, inconoscibili.
Lontano dal proprio apparato conoscitivo, valoriale ed emozionale, infatti,
si pongono da un parte, quegli insiemi di conoscenze, valori ed emozioni che non
193
La pedagogia dell’intercultura
conosciamo né condividiamo ma che, tuttavia, appaiono suscettibili di conoscenza
e di condivisione; dall’altra parte, quegli strumenti di conoscenze, valori ed emozioni che non conosciamo né condividiamo e che risultano inattingibili dalle nostre
possibilità di conoscenza e condivisione, costituendo il limite intrinseco che ogni
esperienza dell’altro da sé sempre presenta.
Ambedue i tipi di “differenza” richiedono la capacità di tollerare l’ansia dell’ignoto, declinandola su diversi versanti di un alto impegno euristico (il primo tipo
di differenza) di disposizione ermeneutica rispettosa dei propri limiti (il secondo).
2. Il nuovo concetto di cittadinanza
Nel quadro appena tracciato, saper pensare – e costruire – le differenze significa saper “essere in transito”, essere disponibili a oltrepassare le frontiere, allontanarsi dalle sicurezze di percorsi noti e sperimentati per inoltrarsi in sentieri sconosciuti e, proprio per questo, ricchi di imprevedibili sorprese.
Occorre ripensare, in forma rinnovata, il concetto di cittadinanza, che sappia
valorizzare la positività delle differenze senza dimenticare l’importanza della costruzione di un senso di appartenenza comune. Occorre, pertanto potenziare e valorizzare la storia delle interazioni dei popoli costruendo il concetto di appartenenza proprio sulla logica degli scambi, degli innesti e dei rimescolamenti, agendo in
tal modo sulla costruzione di un pensiero attento alle condivisioni, agli intrecci e ai
pluralismi anziché alle separazioni e alle distanze.
Per avviare questa vera e propria rivoluzione culturale occorre partire da un
principio fondamentale solo apparentemente scontato: e cioè che l’altro è, comunque e sempre, uomo come noi e che nella reciproca diversità è possibile scoprire
l’uguaglianza, riconoscendo se stesso nell’altro e l’altro da sé.
L’affermazione che riconosce nella comune umanità il fondamento dell’uguaglianza degli uomini può rappresentare, in tale prospettiva, il punto di partenza per
una pratica di colloquio e di dialogo in grado di osteggiare i contrapposti meccanismi di discriminazione e di assoggettamento di altri “uomini come noi”.
Né, d’altro canto, va dimenticato che l’identità del singolo non è unicità,
bensì – come già detto – ciascuna individualità deve fare i conti continuamente con
l’alterità che è in essa, quella alterità che spesso è vissuta come “straniera”: la parte
inconscia, la “dimensione sommersa”, identificabile con il magma non codificabile
delle pulsioni di vita e di morte, di desideri inconsapevoli, di rimozioni e di ricordi.
Rispetto a tale conflittuale presenza, all’io è affidata la complessa e problematica
funzione di mettere dialetticamente e dinamicamente in contatto tra loro la parte
cognitiva con quella emotiva, il conscio con l’inconscio, il razionale con il pulsionale,
la logica e la fantasia, la mente e il cuore.
L’autonomia e la ricchezza delle differenti “voci” dell’io sono nella sua possibilità di guardare e leggere la realtà a partire da ipotesi interpretative molteplici e
diverse, di confrontare tali molteplici forme di lettura – cognitiva, etica ed estetica –
194
Franca Pinto Minerva
e di accorgersi che “più sguardi” e “più voci” interpretative ci rimandano della
realtà un’immagine molto più articolata e complessa, più inquietante ma, al tempo
stesso, più avvincente e suggestiva.
La difficile ma indispensabile mediazione tra il senso di appartenenza, di
radicamento a un gruppo e a un territorio e l’apertura ad altri luoghi e ad altri
soggetti trova, come già detto, nella revisione del concetto di cittadinanza proprio il
suo snodo principale.
Si tratta, allora, di elaborare il modello di una nuova cittadinanza sociale e
politica, ma soprattutto, etica, in quanto capace di dare principio, forma ed attuazione ai valori del pluralismo e della democrazia.
È, pertanto, indispensabile ripensare e rivedere dalle radici la teoria e la pratica della cittadinanza, utilizzando e potenziando il filo rosso che lega la dimensione dei principi (formalmente sanciti nelle Costituzioni dei vari Stati e delle Confederazioni di Stati, come la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea) con
quella dei fatti concreti, a partire, ad esempio dalla diffusione di pratiche di inclusione agevolata degli immigrati piuttosto che della loro esclusione o criminalizzazione.
Il ripensamento e la revisione del concetto di cittadinanza partono dalla necessità di mettere in crisi il concetto di cittadinanza identità chiusa, autocentrata e
autoreferenziale, proponendo, anche per essa, il concetto di identità multipla.
3. Pensiero nomade e migrante
L’incontro con l’alterità – l’incontro con altre storie, con altre logiche e con
altre lingue – comporta la disponibilità – sulla base del confronto – a cambiare
concetti, idee, opinioni, modi di pensare e di essere, ipotesi e versioni del mondo
ritenute certe, sicure e infallibili e che, in quanto tali, rischiano di rinchiudere il
pensiero nella gabbia dell’intolleranza e del pregiudizio.
Nasce e si diffonde, in tal senso, l’idea di promuovere un decentramento
cognitivo in grado di operare il passaggio da una prospettiva “multiculturale” ad
una prospettiva “interculturale” in cui realizzare un’integrazione dinamica di culture disposte a incontrarsi e a confrontarsi, a scambiarsi punti di vista, a prestarsi
vicendevolmente parole, ipotesi, fantasie, utopie, ad aggiungere ai propri simboli
quelli di altri sistemi culturali.
Se l’interculturalità consiste nella disponibilità ad “uscire” dai confini della
propria cultura per “entrare” nei territori mentali di altre culture, un progetto di
educazione interculturale comporta come obiettivo fondamentale, lo sviluppo di
un pensiero aperto e flessibile, problematico e antiodogmatico. Un pensiero capace
di allontanarsi dai propri riferimenti cognitivi e valoriali per dirigersi verso quelli di
altre culture, per scoprire e comprendere le differenze e le connessioni, capace, inoltre, di “tornare” nella propria cultura arricchito dall’esperienza del confronto e,
pertanto, in grado di riconoscere e valutare con maggiore consapevolezza critica la
195
La pedagogia dell’intercultura
propria specificità nei suoi aspetti di positività e negatività.
Essere portatori di intercultura, infatti, significa essere disponibili a far parte
di più culture senza tradire la propria, anzi arricchendola e moltiplicandone – con il
contatto e il confronto, con le interferenze e i prestiti – le potenzialità evolutive e
creative. Significa avere chiara consapevolezza dei caratteri storici e dinamici della
propria e dell’altrui cultura, degli elementi di ricorrenza e di trasformazione, degli
aspetti di complessità, di processualità e di interazione che collegano culture diverse, le distanziano e le differenziano ma anche le unificano e le integrano.
Tutto ciò significa imparare a usare quel potenziale creativo di cui il pensiero
umano è sempre dotato (anche se in misura diversa da soggetto a soggetto) e che
rischia di disperdersi e cristallizzarsi per il prevalere unidimensionale del pensiero
convergente, lineare, chiuso e assiomatico. La creatività, infatti, legata all’azione del
pensiero divergente, chiama in causa la capacità di generare processi di trasformazione e cambiamento, di uscire dalla monotonia del ripetitivo, di affrontare il disordine e dar vita a un nuovo ordine. In questa prospettiva, essere creativi significa
essere in grado di errare tra le lingue, di usare parole, immagini, idee, pensieri, emozioni in forma inedita e originale, di elaborare il conflitto con l’alterità in modo
produttivo, di scoprire – attraverso l’apporto della divergenza e della differenza – la
possibilità di progettare mondi nuovi e diversi, di lasciar emergere e di saper accedere
ad inindagate e originali prospettive interpretative della realtà, capaci di ristrutturare
quelle esperienze di problematicità che caratterizzano la nostra esistenza.
4. Il ruolo della scuola
L’educazione alla differenza e al pluralismo comporta un costante tirocinio
percettivo, sensoriale, intellettuale, emotivo e relazionale, alla scoperta delle mille
diversità che oggi arricchiscono le nostre città, le nostre scuole, i nostri luoghi di
lavoro e dello svago. Un tirocinio che va sperimentato innanzitutto a scuola, luogo
privilegiato e specializzato della formazione, anche quando non sono presenti bambini stranieri, proprio perché è la disponibilità, intellettuale ed emotiva a riconoscere
e a rispettare le differenze in qualche modo più vicine a noi – differenze tra bambino e bambina, tra adulto e bambino, tra le persone, gli animali e le piante – che può
significativamente estendersi a coloro che sono diversi da noi per il colore della
pelle per il suono della lingua.
La molteplicità di esperienze educative condotte a scuola consente di sperimentare situazioni e occasioni di educazione alla “diversità” , “con” la diversità e
“attraverso” la diversità, divenendo un insostituibile “laboratorio” di ricerca sulle
differenze, assunte come preziose risorse per ripensare il rapporto tra l’orizzonte
unitario e comune della solidarietà planetaria e la pluralità dei modi di pensare e di
abitare la terra.
Alla scuola è affidato, in tal senso, il difficile compito di promuovere il passaggio da un pensiero autocentrato e monolitico a un pensiero nomade e migrante,
196
Franca Pinto Minerva
con cui imparare a coniugare vicino e lontano, particolarità e universalità, a difendere l’autonomia intellettuale, a contrastare la dipendenza e l’uniformazione, a contribuire all’elaborazione di un progetto comune di superamento e di rimozione
delle vecchie e nuove forme di intolleranza e di discriminazione.
In una fase storica in cui le nostre coste e le nostre città sono diventate meta di
intere popolazioni migranti, l’educazione interculturale realizzata a scuola si pone
come irrinunciabile priorità per trasformare un evento carico di possibile conflittualità
in un’irripetibile opportunità di analisi e riflessione sui limiti della monocultura e
dell’etnocentrismo e per porre le basi di una storia comune e solidale.
A tale scopo, essa si propone di esplorare i livelli di possibile distinzione e
complementarietà, di interazione e di integrazione, tra lingue e culture considerate
talora incompatibili, non confrontabili né coordinabili. Tra le culture, al contrario,
esistono distinzioni che non implicano dissociazioni ma che anzi rimandano a connessioni, confronti e scambi.
L’intercultura esprime dunque un concetto dinamico, in quanto presuppone
la capacità e la volontà di promuovere situazioni di analisi e comparazioni di idee,
valori, culture differenti alla ricerca di “intese” e di punti di incontro che non annullino le differenze ma, al contrario, le esaltino, attraverso un intreccio dialettico
di scambi necessari per il reciproco riconoscimento.
Tali scambi comportano, da parte dei popoli accoglienti e di quelli ospitanti,
un duplice impegno.
Il primo assume come obiettivo il superamento di ogni etnocentrismo, il confronto, la conoscenza reciproca e la comunicazione costante. Partendo dalla comprensione delle “uguaglianze” e delle “diversità” che accomunano e contraddistinguono le differenti culture, diventa, infatti, possibile comprendere la relatività dei
propri punti di vista e, quindi, la necessità di decentrarsi.
Il secondo impegno assume l’obiettivo di ampliare il raggio di profondità di
tale processo di relativizzazione cognitiva, contro ogni pregiudizio sociale nei confronti di tutte le forma di diversità (cognitiva, sociale, comunicativa, affettiva ed
esistenziale).
Questo modello di educazione interculturale, ulteriormente elaborato e
problematizzato in seguito all’ “emergenza immigrazione”, rappresenta oggi una
straordinaria occasione per sperimentare l’intero processo educativo nei termini di
formazione alla convivenza democratica, una sorta di traguardo “ermeneutico” da
estendere all’intera dimensione educativa, intesa come formazione di persone e di
personalità la cui identità si struttura e “si fa” attraverso la disponibilità alla relazione con l’altro nella sua complessità umana, culturale e storica.
In tal senso, la dimensione interculturale si pone come obiettivo irrinunciabile
della formazione, indipendentemente e al di là della presenza a scuola di bambini e
ragazzi stranieri. Ancora, l’interculturalità può rappresentare il significativo compendio di una molteplicità di dimensioni formative che rinviano a valori comuni e
condivisi come il riconoscimento dei diritti umani e l’educazione alla pace, il rispetto
delle differenze e del pluralismo, l’educazione all’ascolto e alla cura dell’altro.
197
La pedagogia dell’intercultura
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Di Franca Pinto Minerva:
Identità plurali: la sfida della formazione, in Interground. Guidare e studiare
l’intercultura, IRRSAE PUGLIA, 1996.
L’Intercultura, Laterza, Roma-Bari 2002
Educare al pensiero della differenza, in Franca PINTO MINERVA - Maria VINELLA (a
cura di), Pensare la differenza scuola, Progedit, Bari 2003
198
Angelo Sante Trisciuzzi
Egnazia, ponte tra l’Italia e l’Albania
di Angelo Sante Triscuzzi
Nel 2001 partecipai a Bari al seminario in materia di promozione della gestione delle biblioteche delle comunità del cosiddetto Corridoio 8 e intitolai il mio
intervento come il dilemma di Don Abbondio nei Promessi Sposi: “Carneade: chi
era costui?”. E così il mio breve contributo ebbe come oggetto Scanderbeg e
Manzoni. Chi sono costoro?
Per noi tutti Manzoni non ha bisogno di alcuna presentazione; parlare di
Scanderbeg forse ai più risulterebbe meno facile.
Per un qualsiasi albanese sarebbe la stessa cosa, basterebbe invertire i cognomi; per loro, infatti, Scanderbeg è il personaggio più famoso, il più amato di tutta
l’Albania, è l’eroe nazionale, quasi più del nostro Garibaldi, del nostro Cavour, del
nostro Vittorio Emanuele II.
Nel 1998, nell’ambito del Congresso nazionale dell’A.I.B., coordinai una tavola rotonda dal titolo: “Mediterraneo: biblioteche senza confini”. Fu per me sorprendente apprendere dalla voce di un collega siciliano che a Mazara del Vallo, un
comune marinaro dove gran parte della manodopera è tunisina, il quartiere più
antico, quello prospiciente il porto e quasi del tutto abbandonato dai mazaresi, era
stato occupato quasi totalmente dai tunisini che vi avevano instaurato una nuova
Casba con nuove regole e dove la stessa polizia italiana poteva entrare con molta
difficoltà.
Quella parte antica di Mazara era diventata un piccolo paese nella grande
città marinara e la stessa istruzione dei ragazzi, nei primi anni dell’immigrazione,
non era stata effettuata dallo Stato italiano ma da quello tunisino che vi inviava un
suo maestro ogni anno.
Una comunità, in verità numerosa, che si era inserita in un’altra comunità
senza adeguarsi né alle nuove regole, né agli usi locali.
Questa notizia per me fu sorprendente perché nella nostra Puglia, terra di
forte immigrazione per tanti albanesi arrivati dagli anni ’90 in poi, nulla di simile
era capitato. D’altronde gli albanesi non avevano un governo che continuava a seguirli.
Ma guardiamola questa comunità albanese, a noi così vicina e non solo in
termini geografici: il popolo albanese discende dagli Illiri che sono presenti sul versante occidentale dei Balcani fin dall’Età del Bronzo, terzo millennio a.C..
I Romani chiamarono Illiricum l’intera regione anche se il nome faceva rife199
L’immigrazione nel bacino del Mediterraneo
rimento all’antica Scodra, oggi Scutari; tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio di
quella del Ferro, gli Illiri sono presenti anche in Puglia con il nome di Iàpigi o Iàpidi
da cui Iapudia, Apudia, Apulia, Apuliae e di questo ceppo fanno parte anche Dauni,
Peucezi, Messapi.
La loro presenza in Puglia determina un sostanziale cambiamento nella cultura locale, e ne è testimone la lingua messapica, che nel Salento deriva dall’antico
illirico. Molte espressioni messapiche, contenenti nomi propri di persone e di luoghi, permettono di costruire ancora oggi parentele anche con l’albanese moderno
che discende direttamente dall’antico illirico. Un esempio può essere il nome
Brundisium, Brindisi, il porto che il geografo Strabone descrive come le corna di un
cervo e che trae origine dal greco brendon, appunto, cervo; il termine è molto simile
a quello albanese bri - ni, che significa, corno.
Nell’Eneide Virgilio racconta una leggenda sulla nascita della città albanese
di Butrinto, che sarebbe nata al tempo della distruzione di Troia. Butrinto infatti,
quasi nuova città di Troia, sarebbe stata fondata da Eleno, figlio di Priamo che condotto schiavo in Epiro dal figlio di Achille, Pirro, dopo la morte del padrone sposò
Andromaca, vedova di Ettore. Enea nel suo viaggio verso l’Italia, partito proprio
da Butrinto salutò il suo re con queste parole: “ Se entrerò mai nel Tevere, nei campi
che esso bagna e vedrò la città promessa alla mia gente, faremo si che l’una e l’altra
Troia, l’italica e l’epiriota, Butrinto e Roma, congiunte da tanto tempo per sangue,
discendenti da Dardano entrambe, siano una sola Troia nel più profondo del cuore:
spetta ai nostri nipoti mantenere l’impegno”.
Così raccontava Virgilio, ma quei nipoti della leggenda riportata da Virgilio,
potremmo essere noi?
Al tempo dei Romani l’Illiria, e quindi tutto il territorio albanese, venne da
loro controllata e fu una dominazione che ha lasciato ampie tracce sul territorio e
nella lingua. I Romani in quella terra vi costruirono anche la via Ignazia ed il nome
è quello dell’importante città di Egniatia o Gnatia, vicino Fasano, la mia città, dove
una derivazione della via Appia, la Traiana, tra Roma e Brindisi toccava quella città
e perciò il mare. La via Egnazia, costruita in Albania, divenne a quel tempo la principale strada di comunicazione che univa Roma all’Oriente.
I contatti tra l’Italia e l’Albania, perciò, sono stati sempre molto stretti, né
finirono con i Romani, anzi si apprende con grande meraviglia che Carlo D’Angiò,
molti secoli dopo, per restaurare il castrum di Durazzo, il castello, ricorre a quattro
fabricatores che venivano da Monopoli.
La storia più recente, in particolare quella della fine del Novecento, la richiamo solo per un dato generico: gli albanesi in Puglia, ma anche kossovari, macedoni,
curdi, marocchini, algerini, senegalesi - e molte altre etnie- sono tantissimi, e quasi
mai le strutture culturali e locali hanno fatto qualcosa per loro, per la loro lingua,
per la loro cultura, per le loro tradizioni. Qualche incontro è avvenuto, ma quasi
mai in maniera profonda e duratura. Non credo che sia mai nata alcuna associazione, per esempio, tra gli abitanti di Scutari e tutti gli scuteresi abitanti in Puglia o nel
resto d’Italia.
200
Angelo Sante Trisciuzzi
Un’associazione simile noi ce l’abbiamo nelle nostre terre, a Fasano: i fasanesi
di Montana, in Svizzera, hanno costruito un’associazione; ma ci sono altri esempi.
I polignanesi di San Paolo del Brasile hanno fatto la stessa cosa e sicuramente anche
nel foggiano ne esisteranno altre.
Negli ultimi tempi si è parlato molto dell’immigrazione e anche dell’integrazione culturale di queste popolazioni che hanno raggiunto le nostre terre, e molte
biblioteche hanno realizzato corsi di lingua, hanno acquistato vocabolari per poter
meglio tradurre parole straniere, sono nate sezioni specializzate con testi stranieri,
ma tutto in maniera estemporanea e senza un progetto globale che coinvolgesse
anche le Istituzioni. Il progetto Kirikù, che non conoscevo, sicuramente, entra in
questa ottica e raggiunge i risultati prefissati; ma è importante considerare un altro
dato che caratterizza la nostra Italia, che nell’immaginario collettivo è sempre stata
terra di emigranti e che oggi è divenuta meta stabile e talvolta definitiva di molti
immigrati. I dati ministeriali in materia di alunni di cittadinanza non italiana nelle
scuole italiane di ogni ordine e grado: alla fine degli anni ‘80 davano una presenza
di circa 16.000 studenti, alla fine degli anni ‘90 erano oltre 63.000 e la Puglia, con
tutte le sue comunità, continua a ricevere stranieri provenienti dal mare, un mare
che può essere portato all’antico concetto del mare nostrum, mare antico, mare
amico.
Cominciamo a guardare il nostro Adriatico come elemento che unisce e non
che divide; per sentirci uniti dobbiamo conoscere, conoscerci, e per fare questo
possiamo utilizzare il libro, un libro, un libro come unione o come conoscenza
portando in ogni biblioteca dei paesi dell’Adriatico o del Mediterraneo gli elementi
della nostra cultura, portare in ogni biblioteca della nostra Puglia gli elementi della
cultura di quei popoli e tutto magari in lingua originale. Favorire la conoscenza di
nuovi autori, offrire opportunità di sviluppo attraverso lo scambio culturale.
E la biblioteca, anche attraverso le nuove tecnologie, deve tornare ad essere il
luogo degli incontri, il luogo del dibattito, il luogo delle conoscenze. Possiamo
cominciare con l’Albania, gemellando le biblioteche ed attraverso esse, scambiare
le esperienze, scambiare i libri e le conoscenze, riprendere quel discorso annunciato
da Virgilio di unire due popoli fratelli. E per noi bibliotecari questo è possibile,
perché il nostro linguaggio si è sempre basato e si basa sui grandi valori della cultura, della pace, del progresso civile e del progresso sociale.
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202
Carine Bizimana
Immigrazione e integrazione
di Carine Bizimana
Sono un’operatrice sociale della cooperativa “Xenia”, una cooperativa nata
tre anni fa dopo un progetto europeo dell’Amministrazione Provinciale di Foggia
che faceva parte del programma “Integra” e nella quale lavorano i rappresentanti di
cinque diverse nazionalità.
In questo progetto un gruppo di italiani e stranieri hanno dato vita ad un
centro di informazione e di consulenza agli immigrati. Ovviamente per noi stranieri non solo era innovativo ma era una grande occasione: per la prima volta ci vedevamo riconosciuti sul territorio foggiano, per la prima volta ci veniva data la possibilità di incontrarci, di confrontarci e di iniziare un cammino unico perché gli stranieri per la loro storia, per la loro esperienza si legano tra loro, portano con sé la
propria cultura e la condividono con gli altri.
Da straniera devo dire grazie alla città di Foggia perché siamo stati accolti in
modo diverso. Se consideriamo la situazione italiana, Foggia è da poco impegnata
in questo campo, anche se in passato era terra di emigrazione; oggi è chiamata a
fronteggiare un’emergenza continua. Però grazie alla sensibilità, all’impegno delle
parti politiche e soprattutto al mondo della scuola, si sta lavorando per cercare di
preparare un terreno per i nostri figli.
Si parlava di prima generazione di immigrazione di cui facciamo parte io e i
colleghi della cooperativa; questi colleghi hanno dei figli, e siamo già alla seconda
generazione.
Si è parlato molto della realtà albanese, perché la comunità albanese è numerosa e più conosciuta, ma chi conosce i numeri dell’immigrazione, conosce molto
bene la realtà marocchina che è stata la prima realtà presente a Foggia insieme alla
realtà Rom.
La cooperativa “Xenia” continua a lavorare e fa di tutto per migliorare; siamo riusciti a realizzare un sogno: mettere su un centro interculturale, creato e animato da persone che hanno un gran cuore. Non abbiamo una struttura tranne quella de “ilDock”, che ci ha aperto le porte e ci permette di lavorare, ma portiamo fuori
le nostre conoscenze, la nostra metodologia. Purtroppo in Occidente siamo abituati a vedere l’immigrazione in un certo modo, legata al periodo della colonizzazione
in cui bisognava civilizzare i popoli, all’immagine delle missioni che hanno portato
aiuto nelle mie zone; e ora, quando si parla di immigrazione, la gente pensa alle
persone che arrivano e non riesce ad andare al di là di questa idea, non riesce a
vedere quello che lo straniero ha dentro di sé e dietro di sé.
203
Immigrazione e integrazione
Perché lavoriamo con la scuola? Chi conosce un po’ meglio la cultura africana, sa quanto noi africani teniamo all’educazione del racconto. C’è, nel mio paese, il
mito dell’albero, il mito del saggio, l’anziano della comunità, del villaggio che ogni
sera racconta ai più piccoli una storia, una favola, una fiaba; ed è questa l’educazione della tradizione orale dei paesi che per tanti anni non hanno conosciuto la scrittura. Soltanto il racconto del nonno ha fatto crescere tante generazioni e ha educato
alle tradizioni e alla storia di un popolo. Per questo, nel nostro centro di informazione partiamo proprio con l’informazione e la formazione, con la metodologia del
racconto, una metodologia interattiva.
Quando uno straniero arriva in un paese che non è il suo, è importante che
venga riconosciuta e rispettata la sua dignità, la sua identità di straniero; è necessario accoglierlo e dargli la possibilità di esprimersi. È normale che la prima cosa di
cui ha bisogno è un piatto caldo, un tetto. Ma se quegli stranieri, in quel momento,
potessero essere accolti nella loro lingua, creando subito un rapporto di fiducia, ci
sarebbe più comunicazione e meno paura.
La Biblioteca Provinciale di Foggia nel momento in cui ha messo su il centro
di documentazione multimediale, ha avuto bisogno di preparare delle bibliografie.
Devo ammettere che in un primo momento come cooperativa abbiamo avuto delle
difficoltà, perché vivevamo nell’emergenza quotidiana ed era difficile avere materiale pronto. Ad un certo punto io, non soddisfatta di comprare soltanto libri, ho
avuto la possibilità, grazie alla dottoressa Fatigato, di leggere alcuni obiettivi
dell’IFLA, la Federazione internazionale dei bibliotecari, in cui si parlava di rimuovere ogni barriera, di individuare delle comunità, di raccogliere, di offrire servizi, di
favorire la partecipazione. La scuola è il primo luogo in cui i bambini stranieri riescono a sentirsi “bambini normali”; allora abbiamo cominciato a lavorare con un
gruppo di circa cinquanta insegnanti che hanno partecipato alla prima fase del Progetto “Kirikù”, che prevedeva sette sessioni molto impegnative. Sette sessioni di
formazione durante le quali abbiamo affrontato tutte le tematiche anche se in maniera un po’ superficiale, tutto quello che riguardava la comunicazione interculturale,
l’approccio interculturale e i mezzi di comunicazione.
204
Franco Mercurio
Una premessa per le Linee Guida
della Biblioteca Provinciale di Foggia
di Franco Mercurio
Quando ai principi del 2000 cominciammo coralmente a riflettere sulla nostra biblioteca ci rendemmo conto che la spinta propulsiva degli anni Settanta si era
affievolita anche perché il tentativo di Angelo Celuzza di sganciare la Provinciale
dalle “tirannie” del territorio non era approdato a buon fine.
La nuova Biblioteca Provinciale di Foggia aveva l’ambizione di diventare
essenzialmente il centro ed il motore di una rete che aveva i suoi snodi nelle biblioteche civiche dei piccoli comuni e nelle biblioteche di quartiere della città capoluogo. Il sordo silenzio di Foggia sul progetto di un sistema bibliotecario urbano in
grado di soddisfare la domanda di primo impatto sortì un risultato completamente
inedito. La Biblioteca Provinciale si stava, anche contro la sua volontà, radicando
ancora più fortemente al territorio urbano fino ad assumere nel breve volgere di un
decennio la funzione di public library cittadina.
Il “peso” dell’utenza urbana, insieme ad una sostanziale fine del primigenio
Sistema Bibliotecario Provinciale, finirono naturalmente per sfigurare la fisionomia originari.
Le Linee Guida, che giungono a maturazione nel 2002, sono il frutto di questa analisi e della conseguente riflessione del ruolo della Biblioteca di Foggia nel
XXI secolo. Se è vero che ogni biblioteca è irripetibile, perché è il precipitato della
comunità in cui si inserisce e con cui interagisce, a maggior ragione era giunto il
momento di prendere atto che la Biblioteca Provinciale di Foggia era ciò che i foggiani
avevano voluto che diventasse: la loro public library.
Occorreva a quel punto riconsiderare la fisionomia, ricontrattare la mission,
immaginare in sostanza il futuro di questo organismo che si evolve e si relaziona
con il territorio.
Non era una questione di facile soluzione. La storia della Biblioteca Provinciale di Foggia aveva restituito una ricca biblioteca di conservazione con una fantastica collezione locale, pugliese e meridionale. Lo sforzo degli anni Settanta aveva
sedimentato a sua volta l’aspetto della public library attraverso l’aspetto più appariscente: lo scaffale aperto. Cinque generazioni di studenti si sono formate nelle sale
a scaffale aperto della “Provinciale”. Una intera generazione di cittadini aveva
interiorizzato anche questo aspetto della fisionomia della Biblioteca di Foggia. Era
normale che fra noi bibliotecari si accendesse il dibattito su quale orientamento
205
Una premessa per le Linee Guida della Biblioteca Provinciale di Foggia
dare alla mission. A complicare la questione erano intervenuti altri fattori: dalla
telematica all’intercultura, dalla catalogazione in regime di condivisione alla
ibridizzazione dei supporti.
Non era davvero per nulla facile trovare un varco fra le tante Scilla e Cariddi
che ci venivano incontro. Fu un caso che durante una navigazione notturna mi
imbattei nel progetto della Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC).
Mano a mano che scorrevano le pagine web trovavo le risposte alle domande che ci
stavamo ponendo.
“Una grande biblioteca a scaffali aperti, con stretta integrazione tra libri e
moduli informatici: oltre 500.000 opere in volume e/o integralmente digitalizzate,
relative a tutti i rami del sapere, sistematicamente organizzate e selezionate, con i
testi fondamentali in originale e in traduzione, le opere generali di base e di sintesi,
le monografie più importanti, i periodici principali; nonché un vasto settore di deposito e spazi per biblioteche speciali”: sono queste le parole utilizzate per sintetizzare la fisionomia della BEIC. Sembravano, mutatis mutandis, proprio le parole
che ci servivano per definire la nostra biblioteca.
Da quel momento vi è stata una svolta. Le Linee Guida sono nate giorno
dopo giorno nei nostri dibattiti al punto tale che, nel momento in cui dovevamo
cominciare a scrivere, scoprimmo di aver interiorizzato così profondamente quanto previsto dai progettisti della BEIC, che non aveva senso usare parole diverse
dalle loro per dire le stesse cose.
Non si è trattato ovviamente di una copiatura. In alcuni casi è una rilettura (il
sistema a tre livelli), in altri una adesione incondizionata (la carta delle collezioni, il
Conspectus), in altri una diversificazione (la funzione del Web). Ma nella sostanza
c’è la stessa anima, lo stesso spirito che fa dire a Massimo Belotti, Giovanni Solimine,
Giorgio Montecchi, Laura Ricchina e Ornella Foglieni, i pilastri del progetto sotto
il profilo biblioteconomico, che si sta parlando di “una biblioteca diversa dalle altre”.
Credo che sia esattamente ciò che abbiamo avvertito nel momento in cui ci
siamo messi a lavorare, una volta approvate le Linee Guida. Questa diversità non è
alterità, ma evoluzione della biblioteca “all’italiana”, che conserva quel suo luogo
di conservazione e contemporaneamente agenzia di informazioni, che sa mantenere i legami con la storia del territorio in cui opera, ma che bandisce la nostalgia per
rispondere alle domande del presente, alle sfide del futuro.
Quando il documento fu ultimato nella tarda estate del 2002 potevamo già
operare. Ritenemmo, però, che fosse il caso che la parte politica prendesse consapevolezza dei mutamenti in atto e che le Linee Guida non fossero un mero strumento
tecnico, ma un atto importante di indirizzo politico. Non nascondo che la decisione
di sottoporre alla Giunta Provinciale le Linee Guida sotto forma di indirizzi al direttore, fu presa con qualche titubanza. Chiedere alla politica di interessarsi non solo
delle risorse finanziarie e delle ricadute sulla collettività, ma perfino di entrare nel
vivo della mission e della fisionomia di una biblioteca, poteva sembrare eccessivo.
La discussione e l’esito che ne derivarono dimostrarono esattamente il con206
Franco Mercurio
trario. Quando le ragioni di una scelta sono forti e vi sono interlocutori sensibili, è
possibile conseguire traguardi impensabili. Dopo 65 anni la Provincia non si interessava di arredi, di personale, di immobili; tornava a riflettere sulla sua politica
biblioteconomica. Lo aveva fatto nel 1937 quando coraggiosamente decideva di
aprire la sua biblioteca, lo faceva consapevolmente nel 2002 quando condivideva un
progetto ed un processo di lungo periodo e di ampio respiro.
Desidero qui ringraziare Massimo Belotti, Ornella Foglieni, Giorgio
Montecchi, Laura Ricchina e Giovanni Solimine che con il loro sforzo intellettuale
non hanno solo definito il progetto di una grande biblioteca nazionale di carattere
innovativo, ma hanno tracciato un percorso di riflessione di enorme portata per
tutti noi. Le nostre Linee Guida sono la testimonianza che con il progetto BEIC è
stato tracciato un modello applicabile ad altre biblioteche medio-grandi del nostro
Paese.
207
208
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari
della Biblioteca Provinciale di Foggia
1. Introduzione
Gli sviluppi vertiginosamente rapidi e profondi della società contemporanea
impongono ai singoli e alle organizzazioni di potenziare i canali di accesso alle
informazioni di ogni tipo e di ogni livello.
I tre grandi processi in/formativi intercettati dalle più recenti politiche dell’Unione Europea (società dell’informazione; società dell’informatizzazione e
longlife learning) hanno imposto una sostanziale modifica della vecchia concezione
della biblioteca quale luogo eminentemente deputato allo studio.
La riqualificazione del lavoro (che ha perduto molto i caratteri della
serialità e della ripetitività), ma anche i luoghi ed i tempi oggi disponibili per le
attività extralavorative, insieme con i tempi assai più lunghi dell’esistenza umana, rendono possibile investire, in ogni fase della vita, maggiori energie nella
conoscenza.
La biblioteca del XXI secolo non è più, dunque, esclusivamente una biblioteca per lo studio; essa sarà sempre più un luogo di informazione, di conoscenza, di
svago, ed assumerà una funzione centrale nella selezione, raccolta e trasmissione
delle informazioni di ogni tipo e di ogni livello.
La biblioteca del XXI secolo sempre più assumerà le funzioni di presidio
delle libertà di accesso alle fonti e, quindi, di difesa e di diffusione delle libertà e
della democrazia, ma anche di contenitore culturale autoportante, in grado di proporre contemporaneamente offerte informative, culturali e sociali.
Gli strumenti di attuazione di queste finalità, anche nella Biblioteca della
Provincia di Foggia, non sono adeguati in modo diffuso e simultaneo.
Sin d’ora, la prevista combinazione intelligente (tecnicamente definibile
ibridazione dei servizi) di opere a stampa e di supporti elettronici, di pagine scritte
e di mezzi multimediali e interattivi può contribuire a fornire a tutti ed a ciascuno
gli strumenti per cercare e per reperire le informazioni, le opportunità formative, le
vie per progredire nella conoscenza.
Il modello che sembra rispondere meglio alla crescente domanda di informazione e di cultura in forme puntuali ed esaurienti rimane quello di una grande biblioteca a scaffale aperto, organizzata sulla base di una politica ragionata delle raccolte, sia di materiale cartaceo che di altro materiale (audiovisivo, informatico, digi209
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
tale, telematico), con efficienti servizi di reference, con una particolare attenzione ai
servizi e alle risorse elettroniche on-line.
Lo sviluppo grandioso dell’informatica, con le sue straordinarie potenzialità,
pone sempre più l’esigenza di dar vita a strutture bibliotecarie, ove convivano e si
integrino libri, periodici, CD, banche dati e connessioni in rete.
L’immensa produzione di opere a stampa e la presenza di una smisurata quantità di informazioni renderà sempre più necessaria un’attività di consulenza e di
selezione ragionata sulle fonti di informazione primarie e secondarie, sulle vie di
ricerca in rete e sulle banche dati, condotta con metodo e continuità da bibliotecari
professionalmente consapevoli e tecnicamente attrezzati.
Sempre più il bibliotecario deve considerare le sue acquisite abilità teoriche e
pratiche in tema catalografico e biblioteconomico semplicemente come una base
avanzata di partenza per conseguire specializzazioni sempre più differenziate (dal
bibliografia al marketing dei servizi; dal reference al library web design; dalle pubbliche relazioni alla promozione dei servizi fino al managing).
Questa linea di tendenza europea ed internazionale è ormai in via di consolidamento nelle più grandi biblioteche e presso le agenzie nazionali ed internazionali
ed ha ispirato le linee guida per la nascita o la conversione recente di alcune grandi
biblioteche in Europa e negli Stati Uniti.
In Italia biblioteche impostate secondo simili linee direttrici, pur con caratteri ovviamente diversi e specifici, sono (a titolo esemplificativo) la Biblioteca di Sala
Borsa a Bologna e la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura di Milano
(BEIC).
Di quest’ultima, in particolare, se ne condividono a pieno titolo le metodologie
e le pratiche attuative in corso al punto tale da essere stata assunta a modello da
imitare, adattandola alle circostanze e al contesto.
L’Italia, invero, nel confronto con le tendenze biblioteconomiche internazionali, degli anni Novanta, si è inserita privilegiando soprattutto le politiche di
innovazione tecnologica degli impianti, affrontando solo molto recentemente i temi
dell’integrazione delle risorse elettroniche, negli assetti preesistenti dei fondi documentari delle biblioteche dell’informatica applicata alle biblioteche e il conseguente
dibattito scientifico e culturale.
L’esempio in cantiere della grande Biblioteca Europea di Informazione e di
Cultura di Milano (BEIC), ancora in una fase di impostazione e progettazione esecutiva, si fonda sulla più completa ibridazione di documenti a stampa, con documenti audiovisivi e documenti elettronici ed è l’espressione avanzata dei più recenti
dibattiti in materia di servizi per la pubblica lettura.
Secondo questa prospettiva, anche nella Biblioteca Provinciale di Foggia stanno trovando posto (in versione cartacea, digitale e telematica) tutti i testi fondamentali di tutti i rami del sapere. Saranno aggiornate, integrate ed ampliate le principali raccolte di documenti, gli strumenti bibliografici di base, le enciclopedie, i
glossari, i manuali, i trattati, gli atlanti, le principali opere di sintesi, le biografie, le
monografie e gli articoli essenziali, i periodici più importanti.
210
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
Alcune aree storicamente qualificanti il patrimonio della nostra biblioteca
assumeranno caratteri speciali e di specializzazione (prima infanzia e ragazzi, storia
locale meridionalistica e fondi speciali, musica, cinema, teatro). Queste aree speciali
e di specializzazione saranno affiancate da alcuni centri di documentazione sempre
più essenziali per il futuro del nostro territorio (didattica, ambiente, Unione Europea, fumetto, giovani adulti, interetnicità, cultura materiale delle classi subalterne).
L’obiettivo è quello di raggiungere attraverso efficienti interlibrary loan e
delivery service tutte le informazioni volute e tutte le opere esistenti in ogni parte
del mondo.
All’interno di una visione unitaria e coerente la politica delle collezioni della
Biblioteca Provinciale, le raccolte e i servizi dovranno raffinare l’offerta informativa secondo scale diverse di esigenze, di cui sarà ogni volta il lettore a stabilire quali
scegliere.
La reperibilità delle informazioni più aggiornate è, in particolare, un’esigenza primaria nel mondo del lavoro e delle professioni dell’età attuale (longlife
learning). Si tratta di un’esigenza nuova che richiede strutture apposite, circuiti informatici e telematici predisposti ad hoc, ricorso alla “letteratura grigia”, servizi
efficienti di reference.
Una particolare attenzione sarà rivolta alle fondamentali fonti letterarie e
scientifiche attraverso una politica delle collezioni che dovrà continuare ad assicurare la presenza in biblioteca dell’opera nella sua completezza (in alcuni casi in
lingua originale), in forma di volume ma anche con un’ampia produzione e selezione di digitalizzazioni.
Il progetto, già in nuce nelle elaborazioni compiute fra gli anni Sessanta e
Settanta presso la Biblioteca Provinciale, è dunque quello di dare identità più marcata ad una biblioteca necessariamente selettiva quanto alle opere accolte, ma costruita in modo da contenere un vastissimo insieme - organico, bilanciato, continuamente aggiornato mediante un’accorta politica degli acquisti - di testi fondamentali e di strumenti relativi a tutti i rami del sapere, in forma di volume e in forma
digitale.
Si tratta di definire una carta delle collezioni in grado di realizzare una biblioteca più completa e avanzata, rispetto a quella attuale. Resta chiaro che la fortuna di questo progetto risiede nella capacità della Biblioteca Provinciale di fare sistema e di attivare più incisive e allargate formule di cooperazione interbibliotecaria
sia con le biblioteche locali che con sistemi bibliotecari nazionali ed internazionali.
Fino ad oggi il Web è stato considerato una sorta di adeguamento tecnologico delle informazioni che la biblioteca già normalmente offre ai propri lettori.
Le innovazioni informatiche hanno, ad esempio, consentito alle biblioteche
di permettere senza limiti di tempo l’accesso in remoto ai propri cataloghi, anche
quando la biblioteca è fisicamente chiusa. L’OPAC ha significato un evidente momento evolutivo.
OPAC, virtual reference, opere digitalizzate, aree tematiche di divulgazione
e approfondimento bibliografico interattivo, informazione, accesso a banche dati
211
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
definiscono gli elementi inscindibili della biblioteca del nuovo millennio che consente ai lettori di una più vasta platea di dimensione globale di accedere alle informazioni e ai testi digitali della biblioteca, che consente di offrire selezioni telematiche e di fornire e di riceve informazioni e servizi.
La geografia distributiva di questi servizi non è dappertutto uguale e uniforme: esistono siti di biblioteche che offrono informazioni sui servizi prodotti e spesso si spingono in forme di assistenza/consulenza a distanza con il ricorso alla posta
elettronica (reference on-line); altre biblioteche consentono l’accesso in remoto ad
opere digitalizzate in proprio.
L’evoluzione di questo tipo di web è comunque alle porte anche de “la Magna Capitana” in seguito agli adeguamenti strutturali e all’adeguamento delle risorse anche umane. Nella Biblioteca Provinciale il Web non è una sorta di adeguamento
tecnologico, ma è evoluzione contemporanea del sistema comunicativo nel suo complesso organico e sostanziale, secondo i più recenti orientamenti nazionali ed internazionali. Per questa ragione il Web della biblioteca è destinato a diventare una
nuova faccia della biblioteca con proprie autonome caratteristiche e con propria
fisionomia biblioteconomica.
La biblioteca che realizza servizi integrati, dunque, non solo manterrà ma
vedrà ancora accresciuto il suo ruolo di mediazione delle conoscenze. Gli studi
internazionali più recenti hanno dimostrato tra l’altro che il ricorso alla telematica
e alle risorse elettroniche ha ovunque aumentato la richiesta di libri a stampa.
È, dunque, evidente che una biblioteca del tipo descritto costituisce la struttura atta a soddisfare alcune ulteriori domande di consumo culturale destinate a
crescere. Sarà di conseguenza sempre più necessario disporre di personale bibliotecario dotato di alta professionalità e cultura, in grado: a) di aiutare a reperire, mediante moderni servizi di reference, tutte le informazioni e tutte le opere richieste
dal lettore; b) di scegliere - con la consulenza, ove necessario, di specialisti - e di
porre a disposizione del pubblico le opere primarie e secondarie ritenute via via più
significative nell’immensa produzione libraria attuale; c) in pari tempo provvedendo a recuperare tramite digitalizzazione il testo di opere fondamentali, a cominciare da quelle, strettamente legate al territorio e non più disponibili in commercio.
In tale prospettiva di sviluppo, la Biblioteca Provinciale di Foggia assolverà
alla sua tradizionale funzione di grande biblioteca pubblica al servizio del vasto
bacino d’utenza (che va oltre gli stessi confini provinciali) in qualità di agenzia di
informazione e di servizi, soprattutto sul fronte cruciale dei collegamenti interdisciplinari.
L’istituzione di un settore d’ingresso e di accoglienza, il potenziamento dell’area di cultura generale, delle aree speciali e delle aree specializzate insieme alla
creazione di una serie di strutture complementari contribuiranno a soddisfare le
diverse esigenze di informazione e di cultura in forma modulare e integrata, attraverso le potenzialità offerte dal portale telematico della biblioteca. Sotto questo
punto di vista la Biblioteca Provinciale di Foggia ha tutte le potenzialità per evolvere
in “centro di eccellenza” a livello nazionale.
212
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
2. Fisionomia e profilo culturale
a) Gli obiettivi della Biblioteca Provinciale
La biblioteca, presidio per la circolazione e la diffusione dei saperi, trasmessi
attraverso le più svariate forme di presentazione, intende rivolgersi a quanti siano
portatori di bisogni di informazione e cultura, predisponendo servizi di accesso
agli usi (anche i più specialistici) e al passo con i tempi nel territorio della Capitanata
e della Puglia, confermandosi presidio delle libertà civili e della democrazia, esercitati attraverso la libertà intellettuale, la libertà di leggere, la libertà di vedere e di
ascoltare.
A tal fine ha predisposto sin d’ora il quadro delle relazioni per una reale e
sinergica cooperazione territoriale, con la giovane Università e ogni altra agenzia o
istituzione culturale.
Il passaggio da una biblioteca eminentemente di studio alla biblioteca pubblica del XXI ha una ulteriore speciale valenza per una realtà locale come la nostra
che si colloca solitamente in fondo alle classifiche nazionali dei consumi culturali.
La sfida della Biblioteca Provinciale è anche quella di promuovere l’uso della lettura e la frequenza delle biblioteche come consuetudine diffusa di vita.
Sempre più, dunque, alla biblioteca dovrà ricorrere chiunque abbia una curiosità, un desiderio, un bisogno informativo: il giovane e il comune cittadino di
qualsiasi età che sia mosso da una semplice curiosità o da un interesse legato all’attualità o alla sua vita quotidiana, ai suoi rapporti con la società civile e le istituzioni;
lo studente che si avvii alla ricerca o che intenda coltivare alcuni settori di studio; lo
studioso e il ricercatore che abbiano l’esigenza di ampliare lo spettro della propria
ricerca oltre i rigidi schemi degli specialismi; gli intellettuali delle professioni (i professionisti, gli imprenditori, i funzionari, i quadri dirigenti) e quanti possano avere
la necessità di documentarsi su un qualsiasi campo di attività o di aggiornare e approfondire le proprie conoscenze professionali.
Così la biblioteca non si rivolge solo a chi studia, ma a tutti. In questi concetti
si condensano gli assunti culturali e politici della missione de “la Magna Capitana”.
Alcuni di questi bisogni informativi potranno essere soddisfatti direttamente
dalla biblioteca, mentre in altri casi essa eserciterà una funzione di filtro e orientamento verso altre fonti (biblioteche, archivi e centri di documentazione; biblioteche storiche e di ricerca dotate di fondi specialistici; servizi e strutture nazionali e
internazionali; raccolte fisiche e virtuali), grazie al potenziamento dei servizi e dei
livelli di reference.
La definizione degli obiettivi, l’articolazione dei servizi e la fisionomia
bibliografica della biblioteca dovranno avere una reciproca intrinseca e rigorosa
coerenza. Caratteristiche portanti dovranno essere la flessibilità, la permeabilità, la
disponibilità a lasciarsi plasmare dall’evoluzione stessa del sapere e delle sue forme,
oltre che dall’uso che gli utenti ne faranno. L’interazione della biblioteca con i pro213
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
cessi di produzione e circolazione del sapere, da un lato, e con i suoi utenti, dall’altro, daranno dinamicità al rapporto domanda/offerta.
b) La fisionomia bibliografica
La fisionomia bibliografica della biblioteca si configura a partire dalla storia
che ha generato la formazione delle sue collezioni, la loro organizzazione spaziotemporale e dagli strumenti con cui ci si è adeguati al soddisfacimento dei bisogni
culturali dei suoi frequentatori.
Nella fase attuale si configura questa ossatura strutturale:
• progressiva integrazione fra patrimonio storico e adeguamento moderno
a forte integrazione di supporti;
• allestimento di una strumentazione per la fornitura di informazioni che
oltre al possesso intervengano sugli accessi;
• trasformazione dell’utente da finale (destinatario di servizi), a utente protagonista (produttore di documentazione).
La fisionomia della Biblioteca Provinciale sarà, pertanto “ibrida” perché in
questa le tipologie di materiali documentari e le sezioni copriranno aree di interesse
diverse e si rivolgeranno a fasce diverse di utenti, ma l’intero impianto sarà ricondotto
ad unità dai servizi che la biblioteca impianterà.
La garanzia di organicità può essere assicurata da una carta delle collezioni,
da un sistema integrato di gestione delle informazioni e dall’allestimento di strumenti di mediazione centralizzati ed efficaci.
Un’offerta ampia e variegata di documenti e servizi richiede un forte impegno e un’alta qualificazione nel personale addetto all’assistenza del pubblico; richiede uno sforzo di superamento degli angusti limiti autoreferenziali dell’attuale
organizzazione per i tradizionali comparti autonomi e parcellizzati della biblioteca
provinciale.
c) Il modello a tre livelli applicato alla Biblioteca Provinciale di Foggia
La biblioteca a tre livelli è un modello organizzativo dei servizi di biblioteca
nato alla fine degli anni Settanta in Germania per le biblioteche di pubblica lettura.
In questo modello la biblioteca è divisa da un punto di vista logistico e spaziale in
settore d’ingresso (Nahbereich: significa settore vicino, in prossimità dell’utente),
settore centrale a scaffale aperto (Mittelbereich: settore di mezzo), settore del deposito, o magazzino (Fernbereich: settore lontano). La denominazione di questi tre
settori è definita dalla vicinanza, sia ideale che spaziale, all’utenza. L’obiettivo principale è la soddisfazione dell’utente, il quale determina i compiti e gli scopi della
biblioteca. Questa concezione che applica le strategie di marketing ai servizi di biblioteca si fonda su alcune innovazioni:
214
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
a) il settore d’ingresso;
b) un metodo di collocazione e presentazione del patrimonio basato sulla
individuazione di aree tematiche alternativo ai sistemi di classificazione
tradizionali;
c) la rotazione del patrimonio tra i diversi settori della biblioteca;
d) un sofisticato monitoraggio del patrimonio.
Il settore d’ingresso realizza la vicinanza ideale e spaziale con l’utente. Esso
funge da biglietto da visita della biblioteca per tutte le persone che vi accedono, e in
particolare si rivolge a coloro che non hanno una richiesta specifica, ma sono alla
ricerca di qualcosa di “interessante” di cui non hanno ancora un’idea precisa.
L’obiettivo di questo settore è aiutare l’utente a superare la cosiddetta “paura
della soglia”, l’imbarazzo e la soggezione che spesso ostacolano il rapporto tra la
biblioteca e il cittadino. Infatti perché il cittadino possa riconoscersi nella biblioteca, deve poter trovare in biblioteca la risposta ad ogni sua specifica esigenza e ottenere ciò che cerca nel minor tempo possibile. Le modalità di collocazione del patrimonio in questo settore sono fondamentali. La collocazione avviene secondo criteri alternativi a quelli delle aree disciplinari dei sistemi di classificazione che risultano troppo rigidi e lontani dall’approccio dell’utenza.
Il patrimonio viene presentato secondo le cosiddette aree d’interesse o temi
che vengono formulati per essere il più possibile aderenti ai gusti più comuni e
mutevoli dell’utenza. Essi vengono definiti in base ai prestiti, alle domande più
frequenti dell’utenza, alle tendenze culturali; sono flessibili (cambiano con gli interessi dell’utenza); il linguaggio con cui vengono presentati è di uso comune. Il patrimonio esposto nell’area d’ingresso viene in parte acquistato appositamente per
questo settore e in parte è costituito attraverso trasferimenti temporanei dalle altre
sale a scaffale aperto o dai depositi.
La biblioteca a tre livelli è un modello organizzativo basato su una concezione unitaria della biblioteca. L’unitarietà si realizza attraverso la circolazione del
patrimonio all’interno della biblioteca. Infatti nessuna unità del patrimonio ha un
posto fisso nella biblioteca. In base agli interessi e ai percorsi dei diversi gruppi
d’utenza, parti del patrimonio possono essere spostate in altri settori. Ogni settore
deve essere impostato secondo un elevato orientamento all’utenza a cui è destinato.
Occorre perseguire una programmazione esplicita della differenziazione del patrimonio in base alla segmentazione dell’utenza. La collocazione del patrimonio deve
essere integrata (multimediale): i diversi supporti (tradizionali e digitali) su cui viene proposto un argomento sono presentati insieme.
Fondamentale è la flessibilità dell’organizzazione.
Quindi nella concezione a tre livelli, le politiche di marketing determinano la
scelta del patrimonio, il modo di presentarlo, le tipologie dei servizi offerti, la loro
dislocazione. L’obiettivo è raggiungere la massima soddisfazione dell’utenza attraverso l’ottimizzazione del patrimonio.
La fase preliminare imprescindibile per applicare questo approccio è l’analisi
dell’utenza per adeguare il patrimonio e i servizi della biblioteca alle esigenze reali
215
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
dei cittadini. Essa consiste nell’analizzare le tipologie di utenza reale e potenziale
presenti sul territorio, nel monitorare la presenza di associazioni e attività culturali,
sociali, non profit, nell’analizzare il tessuto produttivo, nello studiare i percorsi e le
abitudini di vita dei cittadini e la distribuzione dei servizi sul territorio per determinare, ad esempio, la dislocazione e gli orari della biblioteca.
All’interno della biblioteca le strategie di marketing si basano su un attento
monitoraggio del patrimonio, utilizzando diversi strumenti: statistiche sui prestiti,
indice di circolazione (valuta il favore che un singolo libro ha ottenuto in base al
numero di uscite), quota d’assenza (registra la percentuale dei libri in prestito sul
totale della sezione, se supera un certo valore, il patrimonio di quella sezione è
ritenuto insufficiente). Questo attento monitoraggio determina: la programmazione degli acquisti, la gestione degli scarti, la rotazione del patrimonio, l’organizzazione e la flessibilità del settore d’ingresso. La logica del marketing applicata all’organizzazione dei servizi di biblioteca parte quindi da un’analisi del territorio e delle
esigenze dei cittadini, da cui derivano una serie di scelte sulle tipologie d’utenza a
cui la biblioteca vuole prevalentemente indirizzare i propri servizi. A questa prima
valutazione segue l’analisi dei prodotti/servizi da offrire e la loro combinazione
quantitativa, ad esempio se puntare più o meno sulla promozione del libro piuttosto che sui servizi multimediali. L’obiettivo delle scelte strategiche è stabilire di
quali cittadini la biblioteca vuole occuparsi e quali servizi vuole offrire. In base a
queste scelte di fondo, individua gli strumenti per realizzarle: come progettare il
servizio, come organizzarlo, come comunicarlo. Definire la strategia è fondamentale in quanto il fine istituzionale è sempre troppo ampio rispetto alle risorse.
L’intuizione fondamentale della biblioteca a tre livelli è che l’accesso ai servizi non è neutro. La biblioteca, che presuntivamente si rivolge a tutti i cittadini, di
fatto filtra l’utenza attraverso una serie di scelte di servizio (patrimonio, orari, arredi, organizzazione degli spazi, ecc…).
d) I vincoli architettonici dell’attuale biblioteca
L’articolazione dell’attuale sede centrale della Biblioteca Provinciale su quattro piani (sotterraneo, piano terra, primo e secondo piano) non consente di adattare
completamente la costruzione logica della biblioteca a tre livelli all’attuale organizzazione degli spazi, se non ricorrendo in alcuni a casi a rilevanti modifiche della
distribuzione degli spazi (ad esempio la trasformazione dell’atrio aperto in ingresso chiuso) ed in altri casi ad un maggiore sforzo organizzativo delle risorse umane,
fisicamente dislocate su piani diversi, ma funzionalmente molto legate ed
interdipendenti fra di loro nella formazione e nell’offerta dei prodotti/servizi (ad
esempio l’integrazione fra gli addetti ai servizi di accoglienza, di reference di comunità, di reference avanzato e di consulenza specializzata).
Non c’è dubbio che la dislocazione su tre plessi (sede centrale, ex “Marconi”
ed ex “Pascal”) non consentiranno uno sviluppo equilibrato della biblioteca a tre
216
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
livelli, anche se le ipotesi di utilizzazione degli spazi che si prospettano permettono, comunque, di mantenere un rapporto organico fra le parti. Intanto sarà necessario procedere presso la sede centrale al recupero degli ampi spazi aperti al pubblico ed oggi inutilizzati, mentre dovranno essere valorizzati gli ampi spazi aperti
dell’ex “Pascal” e dell’ex “Marconi” che consentono di sperimentare proposte inedite, come la lettura e lo studio all’aperto nella pinetina appena sistemata nell’area
ex “Pascal” o come l’internet café nel palmeto dell’ex “Marconi”.
Sulla base, dunque, del modello a tre livelli e delle cautele necessarie nell’applicazione per i vincoli architettonici dei plessi si può definire meglio il rapporto fra
fisionomia bibliografica e organizzazione degli spazi.
e) Settore d’ingresso
Si dovrà dare una forte identità a quest’area che precede, fisicamente e
funzionalmente, le sale di lettura e i magazzini ed ha lo scopo di aiutare l’utente a
superare la “paura della soglia”. La distribuzione amichevole degli spazi e una segnaletica chiara e studiata in modo da attirare l’attenzione e mettere gli utenti a
proprio agio sono i requisiti indispensabili per il successo di questa ipotesi
progettuale.
Questo spazio è il luogo nel quale i visitatori si guardano intorno, si arrestano per un attimo e poi, una volta individuata la direzione giusta, vi si recano, partendo verso una graduale scoperta dell’edificio e dei servizi che esso offre; è un
crocevia, che separa e congiunge, che prepara e allontana, che isola e unisce i diversi
spazi che vi convergono e che da esso si diramano.
Non si tratterà di uno spazio vuoto, ma di un ambiente da cui si cominceranno a leggere le funzioni e lo stile della biblioteca, in cui manifesti, avvisi, bacheche
multimediali, vetrine per piccole esposizioni temporanee e altro ancora introdurranno gli utenti all’uso della biblioteca. Anche negli orari in cui la biblioteca sarà
chiusa ed in cui questo spazio sarà utilizzato solo per accedere all’auditorium per
assistere ad un convegno o ad un concerto, il passaggio obbligato attraverso questo
ambiente avrà lo scopo di far scoprire la biblioteca e di incuriosire quanti non ne
sono utenti abituali.
In questo spazio sarà dislocato un info-point, cui gli utenti ricorreranno per
orientarsi e per essere assistiti nelle loro scelte. Qui, nella zona di cerniera fra quest’area e l’accesso alla biblioteca, saranno collocati anche il banco per le iscrizioni
alla biblioteca, i servizi di informazione e di divulgazione.
f) Accoglienza e area di divulgazione
Troveremo ubicati in questo ambiente, cui si dovrà accedere nel modo più
libero possibile, i servizi di accoglienza (guardaroba, bar, ecc...) e una parte del ma217
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
teriale documentario che funga da biglietto da visita della biblioteca. Da qui si accederà ai servizi di informazione e ai servizi di reference di comunità e, attraverso di
questi, alle diverse sezioni della biblioteca, in modo che il percorso dell’utente consista in una graduale e progressiva scoperta della biblioteca e dei suoi servizi.
In questa area troviamo i cataloghi cartacei che andranno in esaurimento, le
postazioni per l’interrogazione del catalogo in linea e alcune bacheche multimediali
per l’interrogazione di banche dati speciali (Reciproc@, rete civica, CD-Rom interattivi,
informazioni di comunità, informagiovani, orari ferroviari e aerei, informazioni turistiche, ecc…). Scopo di un servizio di informazione di comunità è quello di soddisfare esigenze informative primarie della cittadinanza, concentrando e diffondendo le
informazioni di varia natura prodotte dai soggetti, pubblici e privati, erogatori di
servizi e prestazioni di utilità comune, riguardanti la casa, la scuola, il mercato del
lavoro, il tempo libero, la tutela della salute e dell’ambiente ecc… Qualunque tipo di
informazione pratica dovrà essere accessibile. Qui dovranno essere accessibili, quindi, anche quei materiali che consentono alla biblioteca di presentarsi come un servizio
informativo a tutto tondo, non legato unicamente all’informazione bibliografica. In
questo ambiente andranno sistemati opuscoli informativi e guide turistiche della città, depliant e locandine di manifestazioni artistiche e culturali, elenchi telefonici ed
orari dei servizi pubblici e di trasporto, altri materiali informativi ecc…
Ma in questo spazio dovrà trovare posto anche una prima esposizione del
materiale librario: scaffali, vetrine e bacheche dedicate a presentare il materiale secondo aree di interesse il più possibile aderenti ai gusti più comuni e mutevoli
dell’utenza. La scelta dei temi cui dedicare questi settori e il modo di allestirli possono variare di molto: gli scaffali sono variegati per formato e colore, e parte dei
libri viene esposta di piatto; divanetti e altre sedute comode favoriscono un contatto diretto coi libri; vengono preparate piccolissime mostre tematiche di breve durata e continuamente rinnovate (“l’autore della settimana”, “il tema del mese”), che
diano l’idea della vastità e della varietà dell’offerta; viene fatto ruotare il patrimonio
solitamente collocato altrove e bisognoso di una promozione specifica,
riproponendolo mediante un approccio alternativo a quello di tipo disciplinare (ad
esempio, la Classificazione Decimale Dewey) .
In questa area, che è tipica della biblioteca pubblica e che ospiterà un pubblico eterogeneo, conviene offrire almeno una prima possibilità di incontro con i documenti a partire dalle questioni che essi affrontano e non dalle discipline che se ne
occupano. Le aree tematiche “fisse” individuate sono le seguenti: hobby, viaggi,
casa, salute, concorsi, religioni, sport, musica, computer, libri da guardare.
Sempre in questo settore di ingresso si dovrebbe presentare un’anteprima
delle novità che riguardano le altre aree (audiovisivi, CD, DVD) e consentire la
lettura dei quotidiani.
Viene considerata area d’ingresso l’area comprendente l’atrio aperto e parte
delle due sale laterali. Con uno specifico stanziamento di spesa si procederà a trasformare l’atrio da un ambiente all’aperto ad uno spazio interno, dove prenderanno posto la reception/informazione ed altri servizi.
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
La sezione attualità e le aree di divulgazione esporranno le novità editoriali
(libri, giornali riviste, audiovisivi), documenti su temi ritenuti di attualità, raccolte
tematiche di documenti (hobby, viaggi, casa, salute, concorsi, religioni, sport, musica, computer, libri da guardare).
Comprenderà postazioni di lavoro normali e posti di consultazione “accoglienti” (divani, poltroncine) sia per la lettura sia per l’ascolto. Il materiale sarà
esposto in gran parte di piatto. La sezione attualità e di divulgazione insieme ospiteranno circa 5.000 documenti e 50 posti utenti (dimensionamento: mq. 390; posti 50).
Le esposizioni potranno riguardare materiale depositato nella biblioteca o in
genere documenti correlati all’attività culturale della biblioteca. Potranno essere
organizzate mostre tematiche o mostre di materiale iconografico. La sezione esposizioni può essere articolata in due spazi: uno spazio autonomo, destinato a mostre
tematiche, ed uno spazio che può essere integrato con lo spazio d’ingresso ed il
sistema di circolazione e che agli effetti del dimensionamento è compreso in questi
spazi (dimensionamento: mq. 110).
La configurazione complessiva dell’intero settore dovrà essere a metà tra il
salotto in cui i cittadini (che non necessariamente diverranno utenti degli altri servizi della biblioteca) andranno ad affacciarsi per vedere “cosa si dice in biblioteca” o
quali nuovi stimoli essa offre, e una introduzione al servizio bibliotecario vero e
proprio (dimensionamento dell’intero settore: mq. 500).
g) Informazione, reference di base e reference di comunità
Da quest’area inizierà l’orientamento verso i servizi della biblioteca. Fondamentale – ai fini dell’immagine e dello stile di servizio della biblioteca, e quindi
anche del suo impatto complessivo sugli utenti – sarà l’informazione che il personale addetto a questo settore saprà dare al pubblico, sia agli utenti più disorientati e
sprovveduti, bisognosi di una guida all’uso delle fonti e dei documenti disponibili,
sia agli studiosi portatori di esigenze più sofisticate, ma proprio per questo bisognosi di assistenza nelle loro ricerche. I servizi di reference di questo livello che
saranno forniti all’utenza non riguarderanno una funzione consulenziale, come
normalmente avviene nelle reference library. Si tratterà di fornire informazioni a
tutto tondo e, nel caso, ad indirizzare il lettore ai servizi di reference generale o
specialistici presenti. Non vi sarà, ovviamente, una netta separazione tra ambienti
di servizio e ambienti di lavoro; il personale addetto a questo servizio sarà impiegato per gran parte del tempo nel settore di front-office.
In quest’area troveranno spazio i calendari di congressi, mostre, fiere, spettacoli e altri avvenimenti, annuari, indirizzari, elenchi telefonici ed orari di treni, aerei, autobus. Essenziale sarà il virtual reference con elenchi di siti preferiti, collegamenti a banche dati (on-line o in intranet) e servizi automatizzati di informazione, che dovranno essere disponibili all’utenza e facilmente accessibili.
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
Il reference di base avrà una funzione quasi maieutica nei confronti degli
utenti. La sua funzione principale è quella di rendere autonomo il lettore dalla mediazione bibliotecaria ridondante. Le funzioni essenziali sono quelle di consentire
al lettore sprovveduto di essere in grado di utilizzare bene i cataloghi, l’OPAC e le
risorse di rete; quelle di comprendere il livello di complessità delle richieste degli
utenti in modo da produrre un reale immediato collegamento con il reference generale o con il reference specialistico o con il bibliografo responsabile dell’area; quello
di proporre offerte informative alternative.
Il servizio di reference generale (distinto da quello di reference di base), come
meglio illustrato nei paragrafi successivi, si articolerà in un servizio di consultazione generale e in alcuni servizi di consulenza specializzata, rivolti a soddisfare particolari esigenze o particolari categorie di utenti. Quindi non potendo avere una
dislocazione degli spazi tale che da consentire i servizi di reference in un’unica grande
area, sarà necessario che tutti gli addetti ai diversi reference curino con particolare
attenzione le relazioni interne fra di loro in modo da consentire una veloce
individuazione del bibliotecario-bibliografo in grado di fornire l’orientamento e la
consulenza a seconda dei livelli progressivi di complessità delle domande poste dagli utenti.
L’area di reference di base disporrà anche di servizi di riproduzione self-service
(non solo macchine fotocopiatrici, ma anche attrezzature per la scannerizzazione),
accessibili attraverso carte pre-pagate. Per riproduzioni più sofisticate, la biblioteca
si doterà anche di un centro di digitalizzazione che, fra le diverse responsabilità,
eseguirà lavori onerosi per conto degli utenti. La complessità delle procedure connesse al maneggio del denaro e alla fatturazione diretta hanno consigliato il ricorso
alla gestione delle entrate in outsourcing. Mentre per la riproduzione dei materiali
collocati nelle sale si provvederà in loco con attrezzature self-service, la gestione
dell’Interlibrary Loan (ILL) e del Document Delivery (DD) avverrà presso il
reference di base.
h) Sala di narrativa (ex Sala Adulti)
L’attuale sala adulti perderà la fisionomia di sala di consultazione divulgativa
per diventare una sala tematica a scaffale aperto dedicata alla narrativa mondiale.
Saranno disponibili – alcune opere in originale – i classici e la narrativa mondiale
contemporanea con attenzione ai classici pre-ottocenteschi. Sarà comunque consentito l’accesso alla lettura della narrativa conservata in magazzino, che non trova
collocazione negli scaffali aperti, mediante un autonomo banco di distribuzione.
La modularità della sala adulti sarà concepita in modo da consentire all’interno della stessa sala momenti di animazione e di lettura ad alta voce, anche attraverso
l’utilizzazione intelligente ed oculata degli spazi aperti contigui alla sala (dimensionamento: mq. 264; posti 50).
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
2.1 Biblioteca dei ragazzi
Per “biblioteca per ragazzi” si intende, convenzionalmente, l’insieme dei servizi e degli spazi destinati all’utenza più giovane, compresa tra 0 e 13 anni. La tendenza ad abbassare l’età degli utenti fino a comprendere i piccolissimi è abbastanza
recente e risente degli influssi che provengono soprattutto dall’esperienza bibliotecaria dei paesi scandinavi, ma anche di altri paesi europei e degli Stati Uniti. Va
riconosciuto che anche per quanto riguarda le biblioteche pubbliche del nostro
paese sono state prodotte significative e interessantissime esperienze e la stessa Biblioteca Provinciale ha avviato sperimentazioni al riguardo, attualmente degne di
essere implementate negli usi e nelle relazioni.
Hanno favorito, inoltre, questo trend lo sviluppo di una editoria di qualità
destinata alla prima infanzia e le più moderne teorie pedagogiche, che riconoscono
l’esistenza di una capacità di “leggere prima di leggere” che va stimolata e organizzata. Nonostante la presenza di neonati e di bambini piccolissimi, si continua ad
adottare il termine generico “biblioteca per ragazzi” per individuare l’intera sezione 0-13 anni, alla quale viene riconosciuto un proprio statuto culturale.
Questa sezione presenta, nel suo insieme, una sostanziale diversità quanto a
dotazioni, arredi, abilità professionali rispetto al resto della biblioteca e una
tendenziale omogeneità al suo interno, che accomuna le diverse fasce d’età.
Al personale che lavora in questa sezione è richiesto di possedere, diversamente dagli altri bibliotecari, anche una formazione di tipo pedagogico e un’approfondita
conoscenza, non solo di tipo bibliografico, della letteratura per l’infanzia, che può
giungere fino alla conoscenza del contenuto stesso dei singoli libri, senza la quale è
difficile impostare un lavoro di reference con i giovani lettori; e ancora, in questo
settore sono massicciamente previste attività di laboratorio e di animazione per ogni
fascia d’età (anche se ovviamente diversificate), che rimandano alla presenza di altre
competenze professionali, in parte interne e in parte recuperabili all’esterno.
Se è vero che la sezione per ragazzi non va considerata come un corpo separato della biblioteca, ma al contrario parte integrante di essa e partecipe delle sue
risorse complessive ed introduttiva in maniera amichevole ai servizi bibliotecari
degli adulti, questo è a tutti gli effetti l’unico comparto della biblioteca pubblica che
ha una sua marcata fisionomia autonoma e un proprio “linguaggio” specifico.
All’interno della biblioteca per ragazzi si individuano di solito due aree: quella
dei più piccoli (0-5 anni) e quella dei bambini/ragazzi (6-13 anni), anche se i confini
sono sfumati, a cominciare da quelli assai esili tra preadolescenza e adolescenza.
Obiettivo particolare della biblioteca dei ragazzi sarà quella di evitare lo
sviluppo di un concetto distorto che nell’immaginario dei ragazzi assegna al libro
una funzione essenzialmente di studio e, di conseguenza, finisce per alimentare
una visione stereotipata della biblioteca. In questo senso sarò necessario sviluppare un rapporto diretto ed equilibrato fra ragazzo e biblioteca attraverso un uso
multipolare del libro e del documento. In questo senso il programma nazionale
“Nati per leggere” diventerà a Foggia un’azione promozionale e sperimentale
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
affatto nuova e rivolta a creare un rapporto con i ragazzi che esce fuori dalla
mediazione scolastica.
Sarà opportuno prevedere all’interno della biblioteca per ragazzi uno specifico spazio per i genitori, con documentazione mirata all’approfondimento delle
tematiche psico-affettive di relazione.
La biblioteca per ragazzi con spazio per consultazione a scaffale aperto di
libri e periodici (circa 10.000 volumi e 30 periodici); spazio per audiovisivi (con
zone per l’ascolto di musica e zone per televisione); spazio d’attività (per lavori
manuali), spazio di teatro e di lettura dei bambini, viene articolata in due sezioni:
• una per i bambini più piccoli (0-5 anni),
• una per bambini/ragazzi (6-13 anni).
Per quanto riguarda gli adolescenti, invece, nella letteratura professionale e
nelle esperienze più avanzate si fa sempre più strada l’idea di considerarli parte
integrante della “biblioteca degli adulti”: da qui la volontà di organizzare una sezione giovani adulti all’interno de “ilDock”.
Questa sarà per la Biblioteca Provinciale un modo per offrire agli adolescenti
qualcosa in più e “di speciale” rispetto ad altri servizi che sono comunque a loro
disposizione (come le sale per lo studio con i propri libri, le sezioni di attualità e
tematiche, gli spazi di socializzazione, i laboratori didattici e tutto ciò che la biblioteca, nelle sue molte articolazioni, offre a qualunque cittadino).
L’area giovani adulti dovrà cercare di venire incontro alla dimensione
adolescenziale e di intercettare mode, bisogni, timori. Anche in questa sezione che,
per assunto, si pone in continuità con tutti i servizi e le aree della Biblioteca, la
formazione del bibliotecario sarà discriminante.
Flessibilità, duttilità, capacità di permeare il mondo giovanile con proposte
non stereotipate ma estremamente ricettive delle tendenze e degli atteggiamenti
culturali, costituiranno le competenze ascrivibili agli addetti al servizio.
La scommessa è riuscire a riportare in biblioteca una fascia di età che normalmente non la frequenta più. Il bibliotecario-orientatore curerà di guidare i giovani
dai più immediati approcci ai servizi multimediali verso usi più confacenti ad una
formazione completa e positiva. Poiché esiste ormai un’offerta editoriale di stampa
periodica, specificamente dedicata a questa fascia d’età, si curerà di proporre anche
l’uso di questi supporti informativi.
La sezione giovani adulti, dedicata agli adolescenti, sarà fisicamente autonoma e indipendente dalla ragazzi e adulti ed assegnata a “ilDock” (dimensionamento:
mq. 253; posti: 20).
2.2 Fondi speciali
La biblioteca ha un ricchissimo patrimonio riguardante i fondi meridionalistici
al punto da collocarla ai vertici nazionali per importanza dei documenti conservati.
Per tali ragioni essa svilupperà al suo interno le proprie collezioni, sia attraverso la
222
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
ricomposizione di importanti biblioteche e fondi preesistenti, che risultano smembrati
all’interno dell’attuale biblioteca, sia attraverso l’acquisizione di fondi privati che per
diversi motivi vivono una vita precaria e non hanno altre e certe prospettive di sviluppo se non addirittura di sopravvivenza (alle quali si potrà offrire ospitalità, garantendone l’identità o l’autonomia anche funzionale, oppure acquisendole e inglobandole
a pieno titolo). Particolare attenzione sarà data all’incremento in modo specialistico
di quelle aree tematiche che corrispondano alla storia locale e ai fondi meridionalistici.
Dovrà essere cantierizzata una ricognizione delle biblioteche private esistenti che
potrebbero essere acquisite dalla Biblioteca Provinciale.
Nei fondi “speciali” già è presente una specialità diffusa di materiali integrati, che dovrà essere potenziata come nelle restanti aree della Biblioteca (fondi di
biblioteche private, manoscritti, fotografie, carte geografiche, manifesti, documenti
d’archivio). Va, pertanto, riconosciuto a questo settore l’alto ruolo di biblioteca per
la conservazione di materiale raro, antico e di pregio, dichiarato non scartabile e
inalienabile (dimensionamento: mq. 475; posti: 50).
2.3 Consultazione e reference generale
a) Reference generale
Una più decisa caratterizzazione della fisionomia della biblioteca sarà quella
di essere una biblioteca in cui vi è una forte integrazione fra risorse professionali
(i bibliotecari), risorse informative (cataloghi, repertori bibliografici, banche dati
on-line) e materiale documentario posseduto e l’utente accolto, orientato, messo
in condizione di esprimere le sue domande in modo che possano essere soddisfatte nel modo migliore, utilizzando i documenti posseduti o ricorrendo a risorse
remote.
Per questo lavoro di interpretazione dei bisogni informativi è indispensabile
che la biblioteca sviluppi un corpo di professionisti specializzati in questo tipo di
servizi, i reference librarian, fase avanzata e imprescindibile della più tradizionale
mediazione catalografica, con alcune competenze che confermino e ribadiscano il
ruolo del bibliotecario in età moderna, ma consentano:
• gli accessi virtuali alle fonti consentiti tramite il web della Biblioteca;
• l’abilità all’uso dei descrittori per l’accesso a metadata tematici;
• la dimestichezza all’uso degli strumenti di e-reference.
A corredo del settore di reference, la biblioteca sarà dotata di un ricchissimo
apparato di materiali di consultazione a carattere generale: enciclopedie, dizionari e
vocabolari; glossari, lessici, annuari, cronologie; repertori, bibliografie correnti e
retrospettive, repertori biografici, who’s who; indici, inventari, cataloghi; opere di
tipo iconico; raccolte di fonti, di dati statistici e di informazione fattuale, pubblicazioni in forma tabellare; raccolte di norme legislative e tecniche, ecc..
Questo servizio, che pure dovrà contare su una notevole quantità di materia223
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
le cartaceo, si avvarrà di molti prodotti multimediali, che tendono sempre più spesso a sostituire le pubblicazioni a stampa con testo discontinuo.
b) Consultazione
La funzione e l’articolazione di questa area funzionale dovrà caratterizzare
la biblioteca come una reference library, dotata di un ricchissimo apparato di materiali di consultazione (su supporto cartaceo e multimediale), direttamente disponibile per gli utenti. In questa stessa area saranno disponibili anche collegamenti
telematici. Per favorire una visualizzazione del collegamento ideale e funzionale
esistente tra la consultazione (che potremmo definire anche come settore di cultura
generale) e le sezioni tematiche (che potremmo definire come settore di cultura
specializzata), si può citare a questo punto il classico concetto di circolarità del
sapere, che è alla base dello studio che Antonio Panizzi fece per il salone della vecchia biblioteca del British Museum. Possiamo dire che dalla consultazione l’offerta
si dovrà “irradiare” nelle sezioni tematiche.
I soli limiti saranno dati dalla disponibilità di risorse economiche e dagli spazi fisici disponibili. Questa impostazione, che è la sola compatibile con le ambizioni che il progetto intende coltivare, presenta le sfide dell’era delle reti e del mercato
globale dell’informazione e l’obiettivo deve intendersi come un tentativo di rendere accessibili direttamente o indirettamente, tramite la biblioteca, tutte le fonti informative e documentarie ovunque dislocate.
Va ricercato e raggiunto un punto di equilibrio tra la fisionomia della biblioteca di cultura generale e quella specializzata: l’obiettivo ovviamente non deve essere quello di acquistare tutto su tutto, né di inseguire la produzione scientifica nei
vari ambiti di specializzazione, bensì quello di fare alta divulgazione assicurando la
documentazione dello stato delle conoscenze in un determinato settore, fornendo
poi gli strumenti telematici, bibliografici e di localizzazione per l’uso remoto delle
risorse documentarie e per chi voglia condurre presso altre biblioteche ed agenzie
di informazione le sue ricerche specialistiche. Essenziali, ai fini del raggiungimento
di quest’ultimo obiettivo, saranno le strategie di cooperazione interbibliotecaria
che la biblioteca riuscirà a mettere in campo.
La biblioteca continuerà, dunque, a fondare il suo modello di servizio sulla
sala di consultazione come la più completa area di cultura generale, ma introdurrà
elementi di specializzazione in aree particolari sulle quali o vi è già una domanda
abbastanza matura o prevediamo che possa maturare.
La sala consultazione a scaffale aperto sarà dimensionata per 24.000 opere
(alcune delle quali in più volumi) e 140 posti di consultazione e sarà divisa per
sezioni (10 sezioni). Il numero dei documenti è stimato in rapporto alla superficie
disponibile (15-18 mq. ogni 1.000 volumi). Per ciascuna sezione saranno disponibili (eventualmente anche in lingua originale) i classici, le più autorevoli collezioni di
testi (nel caso, anche concordanze e altri sussidi). La sala sarà attrezzata con un’iso224
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
la informativa gestita dai bibliotecari, terminali per la consultazione dei cataloghi,
posti di consultazione - parte dei quali attrezzati con postazioni informatiche e
comunque attrezzati per uso di PC portatili e attrezzabili con postazioni informatiche - ; deposito dei documenti (sia cartacei sia elettronici); attrezzature per la riproduzione di documenti.
La sala di consultazione dovrà essere collegata in modo sinergico e coordinato al deposito documenti a scaffale chiuso, in cui sono immagazzinati i volumi eccedenti meno consultati. È molto probabile che le limitate dimensioni
della sala non consentano alla biblioteca di esibire a scaffale aperto a livello
apprezzabile le collezioni di cultura generale, per cui è anche possibile pensare
al deposito come momento suppletivo della sala (dimensionamento: mq. 630;
posti: 140).
c) Seriali
Un problema su cui riflettere con particolare attenzione è quello dell’organizzazione e dell’uso di riviste e periodici, che, dato il carattere della biblioteca,
rivestono un ruolo molto importante nella connotazione e nell’aggiornamento. Una
parte dei periodici specializzati, ad esempio, dovranno convivere nelle sezioni
tematiche con le monografie della medesima disciplina, mentre le riviste di cultura
generale troveranno posto assieme ai giornali nell’emeroteca. Si tratta di dare una
più marcata fisionomia di cultura generale all’attuale sala periodici che dovrà arricchire le sue collezioni di seriali divulgativi e di cultura generale, mentre quelli più
specialistici afferenti alle sole sezioni tematiche specializzate saranno spostati nelle
singole sezioni. Sul piano funzionale la sala periodici, che condivide con la sala di
consultazione il banco di distribuzione dovrà sempre più integrarsi all’interno di
questa area di consultazione e di cultura generale.
Una particolare attenzione verrà rivolta alle politiche di cooperazione
interbibliotecaria e alle pratiche di document delivery in grado di riempire le lacune
e le carenze delle collezioni (dimensionamento: mq. 208; posti: 42).
2.4 Centri di documentazione e sezioni tematiche a scaffale aperto
Accanto al servizio di consultazione generale si prevedono, dunque, alcuni
servizi di consultazione e reference altamente specializzati, presso le sezioni
tematiche, rivolti a soddisfare particolari esigenze o particolari categorie di utenti. I prodotti (bollettini di accessioni e novità, dossier informativi, dossier
bibliografici, raccolte di normative, spogli di articoli, rassegne stampa, sintesi e
bollettini di abstract, ricerche su commessa) che la biblioteca potrà offrire consentiranno di penetrare anche in ambienti che difficilmente verrebbero raggiunti
tramite i tradizionali servizi bibliografici, rappresentando così un’efficace opera225
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
zione di marketing e creando un auspicabile indotto anche sugli altri servizi bibliotecari. Al di là della sua pratica utilità, infatti, tale servizio è importante per
l’effetto che può provocare, trasformando notevolmente l’immagine della biblioteca agli occhi di quei cittadini che non conoscono le potenzialità dei servizi di
pubblica lettura.
Lo sviluppo della politica generale delle collezioni della biblioteca e l’articolazione dei settori in aree tematiche e/o di interesse confluiscono nel sistema
informatico centrale ed unico della biblioteca.
Questo sistema è a forte impianto integrato fra:
• livelli delle dotazioni patrimoniali;
• livelli dei sistemi di identificazione delle informazioni;
• livelli analitici e sistematici di trasmissione delle conoscenze.
Si traduce nella confluenza fra OPAC e Web e il loro integrarsi nelle cooperazioni nazionali ed internazionali.
Questa parte della biblioteca che definiremo settore tematico troverà la
propria sede definitiva presso la palazzina dell’ex “Marconi” che offre una disponibilità al coperto di oltre 900 mq. ed uno spazio all’aperto di circa 600 mq.
Anche per l’utilizzazione di questa palazzina si applicheranno i principi della
biblioteca a tre livelli. Il settore di ingresso coincide con il palmeto ed una parte
del piano rialzato. Il lettore entrerà in biblioteca attraverso il palmeto e troverà
di fronte il vecchio corridoio trasformato in porticato. La segnaletica indicherà
l’internet café di fronte e a destra l’ingresso alla biblioteca vera e propria. L’internet café, la cui gestione commerciale sarà esternalizzata, svolgerà sul piano
propriamente culturale le funzioni del vecchio caffè letterario con un’area dedicata all’esibizioni culturali serali (martedì letterario, mercoledì musicale, giovedì cinematografico, ecc…).
L’ambiente funzionerà da hall con i servizi di accoglienza, di reference e le
novità in vetrina dell’intero settore. Sarà disponibile un’area per esposizioni a tema.
Nell’ingresso e in diversi punti del sistema di circolazione vi saranno postazioni
telematiche in piedi.
a) Centri di documentazione
La biblioteca dilata le proprie funzioni con alcune aree di documentazione
multimediale già definite con l’istituzione de “ilDock”. Le azioni previste riguarderanno certamente la conservazione territoriale della documentazione selezionata
e raccolta presso il Centro a seguito di relazioni di snodo e scambio di relazioni
progettuali fra quanti, Enti e organizzazioni, ne siano produttori.
La sezione didattica, ad esempio, non si configura assolutamente come biblioteca specializzata; la proposta è riuscire ad essere raccordo fra i sistemi territoriali che si occupano di istruzione e formazione per favorire l’integrazione, e risoluzioni di svantaggio e l’orientamento; per questa sezione sono strategiche le rela226
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
zioni territoriali con l’Ufficio Scolastico Regionale, il Provveditorato di Foggia e le
Scuole della Provincia.
Oltre alla didattica le sezioni tematiche previste sono: ambiente, integrazione europea, giovani adulti, intercultura e interetnicità, fumetto, cultura materiale.
Alcune biblioteche americane (quella di San Francisco, ad esempio) ospitano spazi
per l’istruzione della popolazione immigrata e per lo svolgimento delle attività culturali di ciascun gruppo (centro interculturale). L’istruzione mira a facilitare l’inserimento nel tessuto sociale (apprendimento della lingua, delle norme di vita associata, dei mestieri); lo svolgimento di attività culturali mira a conservare identità e
tradizioni dei gruppi etnici in un quadro di integrazione. Questo modello, sviluppato in una nazione che ha tratto dall’immigrazione la sua linfa vitale, può essere
imitato anche a Foggia, a servizio di una provincia che sarà sempre più interessata
da fenomeni migratori.
I centri di documentazione de “ilDock” comprendono spazi per riunioni di
gruppo, spazi per la conservazione di documenti, spazi per la lettura, con postazioni
informatiche o televisive per l’apprendimento della lingua e dei mestieri e delle abilità (modello utilizzato anche nel Centre Pompidou a Parigi). I centri di documentazione de ”ilDock” da un verso saranno i luoghi di raccolta, selezione, conservazione e divulgazione della produzione culturale relativa a queste aree tematiche.
Dall’altro verso diventeranno il centro di coordinamento di attività svolte prevalentemente nelle biblioteche decentrate o nelle scuole.
È in corso una ricognizione delle strutture esistenti sul territorio che potrebbero entrare in relazione interattiva con “ilDock” e fungere anche da indicatori e
verificatori delle informazioni fornite.
Quindi “ilDock”, in quanto momento di sintesi dei centri di documentazione e delle aree tematiche “speciali”, non sarà tale solo perché ospiterà materiali
“speciali” (letteratura grigia, fotografie, carte geografiche, manifesti, documenti d’archivio; anche se non si esclude che possano esistere parti dedicate a particolari categorie di documenti), ma perché si tratta di una struttura con una sua autonoma
fisionomia e organizzazione.
b) Sezione “Immagini&Suoni”
La Biblioteca Provinciale sarà articolata (come, ad esempio, la Biblioteca dell’Aia) per sezioni, disciplinari o problematiche, non per supporti. In ogni sezione
saranno disponibili sia supporti cartacei (libri e riviste) che supporti informatici.
Nelle sezioni tematiche non appare, infatti, utile e funzionale una separazione dei
materiali per tipologia. Tutte le tipologie di documenti che potranno utilmente e
congiuntamente essere consultate per rispondere ad un unico bisogno informativo,
riconducibile ad una disciplina, dovranno essere collocate nella stessa sezione.
La sezione “Immagini&Suoni” (che si distingue dalle altre sezioni per modi
e mezzi prevalenti di consultazione) ospiterà prevalentemente documenti relativi al
227
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
cinema, alla musica, allo spettacolo, all’informazione radiotelevisiva: sia audiovisivi
(documenti sonori, videocassette, videodischi, pellicole) che cartacei (libri e documenti sul cinema e sulla televisione, libri di musica e spartiti musicali). Sarà l’equivalente in sedicesimo della sezione “Musica e film” della Biblioteca dell’Aia o della
sezione “Immagine e suono” della nuova Biblioteca di Francia. Oltre a spazi per la
consultazione individuale comprenderà spazi per la consultazione di gruppo e stazioni multimediali.
Queste sezioni tematiche nascono dall’evoluzione di situazioni preesistenti
e che risultano attualmente prive di una forte identità e, soprattutto, sovrapposte
e non fuse nella missione della biblioteca. Si tratta dell’area dei manifesti cinematografici che evolverà in una biblioteca specializzata sul cinema con particolare
riferimento alla grafica cinematografica e dell’area della fonoteca che si svilupperà in una biblioteca specializzata sulla musica con particolare riferimento ad alcuni generi che saranno oggetto di analisi più approfondita della domanda e delle
potenzialità. Vi è una terza area che si sviluppa intorno al teatro e agli spogli di
riviste effettuati negli anni Sessanta dal maestro Taronna. Questa area si evolverà
in una sezione specializzata nel teatro classico e moderno pugliese. Dovranno
essere previste, oltre alle normali postazioni di lavoro della biblioteca, postazioni
“comode”.
Per ciascuna sezione tematica saranno disponibili (eventualmente anche
in lingua originale) i classici, le più autorevoli collezioni di testi (nel caso, anche
concordanze e altri sussidi), le fonti, i manuali e i trattati, le monografie fondamentali, le opere che meglio documentano la storia delle singole discipline, gli
atti dei principali congressi scientifici, bollettini di abstracts, bollettini delle ricerche in corso, annate correnti delle principali riviste specializzate, rapporti
recenti di organizzazioni e associazioni professionali, atti e calendari di congressi e manifestazioni espositive, rassegne stampa tematiche, e ogni altro genere di documenti (pubblicazioni a stampa, letteratura grigia, audiovisivi, documenti elettronici, ecc…) che siano atti ad offrire un panorama il più possibile
completo dell’evoluzione delle conoscenze su un determinato tema, dello stato
dell’arte, delle tendenze più innovative delle ricerche sull’argomento. Le
bibliografie specializzate e altri repertori specifici faranno parte della collezione generale di reference. In ogni caso si opterà per le versioni digitali delle
bibliografie specializzate che saranno inserite nella intranet e, quindi, consultabili
da qualsiasi computer attivo in biblioteca.
Ognuna di queste sezioni avrà una propria articolazione interna. Ciò sia per
quanto riguarda il materiale documentario (volumi a stampa, periodici specializzati, documenti su sopporto digitale, collegamenti on-line), sia per quanto riguarda le
attività che vi si svolgeranno, che per gli ambienti di lavoro (ci sarà del personale
assegnato a una determinata sezione, o a sezioni che presentino una certa affinità
dal punto di vista disciplinare; i bibliotecari-bibliografi addetti alle sezioni svolgeranno anche servizio di reference avanzato e/o selettivo.
La disponibilità di un immobile dedicato a questo settore (l’ex Liceo
228
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
“Marconi”), sebbene non sia stato progettato per essere una biblioteca, consente di
immaginare le sezioni tematiche come un qualcosa di unitario.
Le sezioni tematiche saranno comunque organizzate a scaffale aperto e
saranno ad accesso libero da parte degli utenti, ma, anche per non occupare
troppo spazio, andranno sottoposte ad un costante lavoro di svecchiamento:
infatti, tranne alcune tipologie di documenti (classici, fonti, monografie fondamentali, ecc…), che rimarranno sempre in sala, tutto il materiale che abbia perso di attualità o che possa essere sostituito da edizioni più aggiornate verrà periodicamente sostituito e trasferito nel magazzino. Ciò vuol dire che esisterà un
settore di magazzino corrispondente a ciascuna sezione tematica, gestito dal
personale della sezione.
La sezione multimediale farà riferimento al centro di digitalizzazione per la
produzione e riproduzione di documenti. La sezione multimediale sarà dimensionata
per 20 posti di consultazione, 20.000 documenti audiovisivi, 8.000 libri o spartiti,
oltre ai 30.000 manifesti cinematografici già in nostro possesso.
2.5 Magazzino
Lo spazio dei magazzini dovrebbe essere sufficiente ad ospitare circa 500.000
volumi. Purtroppo l’unico magazzino attualmente in funzione ha quasi raggiunto
il limite di saturazione. L’individuazione all’interno dell’ex “Pascal” di un’area in
grado di soddisfare al fabbisogno dei prossimi anni consentirà alla biblioteca di
risolvere il problema per altri dieci anni. L’utilizzazione da suo canto di un piccolo
magazzino presso l’ex “Marconi” consentirà al settore tematico di poter operare in
tranquillità almeno per cinque anni.
Sarebbe necessario dar vita ad una sala di lettura a servizio dei volumi collocati nel magazzino. Finora questa funzione è stata svolta dalla sala adulti, che però
perderà questa funzione. L’idea che è maturata è quella di porre in una visione unitaria il magazzino in diretta relazione con la principale e più completa sala di lettura
della biblioteca (la sala di consultazione) che sarà così in grado di fornire i servizi di
lettura in una duplice forma: a scaffale aperto e in magazzino.
Il deposito comprende il magazzino dello scaffale aperto (documenti trasferiti a magazzino perché non più attuali da parte della sala di consultazione e della
sala periodici) e il magazzino dei documenti provenienti dal diritto di stampa, doni
e scambi. Il deposito è dimensionato complessivamente per 500.000 volumi, è attualmente saturo per la grande mole di seriali che nel corso dell’ultimo quarto di
secolo hanno superato di gran lunga le stime iniziali. È in fase di definizione la
sistemazione del piano terra dell’ex “Pascal” dove verranno sistemati i documenti
meno utilizzati del deposito corrente (periodici cessati), liberando di conseguenza
un’area in grado di ospitare circa 200.000 volumi. Il deposito è collegato alle sale
lettura con montalibri.
229
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
2.6 Spazi per lo studio e la lettura
La città di Foggia, come tutte le sedi di università, soffre di una grave carenza
di spazi per la lettura da mettere a disposizione degli studenti. La Biblioteca Provinciale, oltre alle sale di lettura e consultazione per l’utilizzo del materiale librario
e documentario della biblioteca, disporrà presso l’ex “Pascal” di ampie sale di lettura “dedicate”, cui potranno accedere universitari per poter studiare in ambienti confortevoli.
Lo scopo di questo servizio non sarà solo quello di dare ospitalità a chi desidera studiare sui propri materiali, ma di far svolgere questa attività in un contesto di
più ampio respiro: la biblioteca pubblica è un luogo in cui lo studio e la ricerca,
anche se a livello specialistico, non avvengono in modo parcellizzato come di solito
accade nelle biblioteche universitarie. Gli studenti dovranno essere invitati ad accedere alle risorse documentarie di carattere multidisciplinare e interdisciplinare di
cui la biblioteca disporrà.
Al di là di questi spazi dedicati a tale specifico servizio, la Biblioteca Provinciale si propone di essere un luogo in cui sarà piacevole trattenersi per leggere, studiare, informarsi, conversare.
Oltre ai consueti tavoli a 4 o 6 posti nelle sale a scaffale aperto, saranno anche
disponibili molte postazioni di lettura informali (poltrone, divanetti, puff, ecc...) e
si cercherà di allestire alcuni di posti di lettura nell’ampio cortile alberato dell’ex
“Pascal”. Al riguardo si è già proceduto ad una sistemazione dell’area verde.
2.7 L’area telematica
Come si è già fatto cenno in precedenza, l’introduzione dell’informatica e
della telematica in biblioteca non può più essere intesa come una mera innovazione
tecnologica, simile a quella che ha caratterizzato il passaggio alla catalogazione
automatizzata dei decenni scorsi. La telematica ha introdotto qualcosa di profondamente diverso nei tradizionali approcci biblioteconomici al punto da diventare
un’altra espressione della fisionomia culturale della biblioteca. L’evoluzione di questi
ultimi anni ha già prodotto diverse generazioni di librarian web, che da semplici
messe in rete dei cataloghi e dalla diffusione di informazioni statiche sui servizi e le
funzioni della biblioteca si sono evoluti in portali bibliografici, che forniscono informazioni e servizi.
Il modello prospettato per la Biblioteca Provinciale di Foggia tende a superare perfino questa ultima generazione di web. I cardini della biblioteca a tre livelli
possono, infatti, essere applicati all’organizzazione del web per produrre una reale
integrazione dei servizi. Il coordinamento a diversi livelli tra i servizi bibliotecari
reali e quelli digitali e la diversificazione dei servizi fra reali, digitali on e off line,
sono una possibile risposta adeguata ad un’utenza non rigidamente vincolata al ristretto ambito di copertura territoriale. In questo modo il compito immane della
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
biblioteca che è quello di rispondere ai bisogni di cultura e informazione di ogni
cittadino è facilitato dalle risorse di rete.
Quello che avviene a livello di singola biblioteca nel modello a tre livelli può
essere trasposto nel portale.
La determinazione del patrimonio e dei servizi in base alle fasce d’utenza a
cui esplicitamente la singola biblioteca sceglie di indirizzarsi, nel Web si traducono
nella scelta di evitare di privilegiare la sua funzione generalista a favore della gradualità della specializzazione delle sue funzioni. Il portale offrirà certamente i servizi telematici generali più noti (catalogo, informazioni statiche e dinamiche sui
servizi e le attività della biblioteca, servizi dinamici come il reference on-line), ma
sarà un luogo di incontro (con bacheche elettroniche, gruppi di discussione, ecc…)
e offrirà funzioni di reference con e senza mediazione bibliotecaria anche in ambiti
specialistici, in modo completamente diversi dai servizi bibliotecari tradizionali. In
particolare la questione che si vuole affrontare con questo progetto riguarda uno
dei servizi più avanzati di quel complesso di attività e di assistenza ai lettori che
viene definito reference che, rafforzato dalle potenzialità delle telematica odierna,
consentono ad una biblioteca di levatura interregionale, quale è “la Magna Capitana”,
di presentarsi nel panorama nazionale con una proposta innovativa sul piano
biblioteconomico e, contemporaneamente, valida sul piano della ricerca documentale e della valorizzazione delle risorse locali.
Ogni parte del nostro pianeta è, infatti, caratterizzata da specificità ambientali, territoriali, economiche, sociali e culturali che spesso hanno assunto valenze di
carattere generale, assurgendo perfino a momenti emblematici della civiltà di un
intero Paese.
La telematica consente alla biblioteca, quale agenzia di informazioni, di assumere, nell’ambito della costruzione e della gestione delle risorse elettroniche in rete,
una funzione in forma selettiva di costruttore di risorse elettroniche integrate. A
partire proprio dalle caratteristiche del territorio di appartenenza. Si tratta in sostanza di realizzare risorse elettroniche tematizzate, rigorosamente ed esclusivamente in rete, in grado di fornire puntuali informazioni generali, bibliografiche,
audiovisive, ecc... secondo un processo di aggiornamento costante delle fonti di
informazioni, facendo ricorso peraltro all’essenziale interattività che esiste fra ricerca in rete, fornitura di informazioni e aggiornamento dei dati.
L’obiettivo principale è quello di diventare, per particolari temi legati al territorio di appartenenza, luogo privilegiato di raccolta e di fornitura di informazioni
bibliografiche in senso lato, sia di documenti posseduti localmente, sia di fonti di
qualsiasi altra origine non presenti in loco. Si tratta, indubbiamente, di un progetto
ambizioso che dovrà richiedere diversi anni per la sua completa costruzione e dovrà vedere impegnati ricercatori, bibliotecari ed informatici sia interni che esterni
alla biblioteca nella costruzione, ricerca e aggiornamento dei siti che si propongono.
Il collegamento e l’interazione tra le diverse sezioni, attraverso la circolazione del patrimonio, realizzano l’unità della biblioteca a tre livelli. L’interazione fra
231
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
OPAC, informazioni, servizi on-line, risorse digitalizzate e le diverse sezioni della
biblioteca fisica realizzano l’unità della biblioteca ibrida.
Sarà, inoltre, importante sviluppare una politica di digitalizzazione del meglio del patrimonio antico, raro e speciale in possesso della biblioteca (meridionalistica, fondi locali, manoscritti, manifesti, reperti audio e video), da mettere in rete e
consentire l’accesso alla lettura e il download in chiaro o con password. In tal senso
“la Magna Capitana” parteciperà al progetto nazionale della Biblioteca Digitale
Italiana.
Il Web a tre livelli si snoderà, dunque, attraverso una progressiva penetrazione
fra le informazioni generali, le informazioni di comunità, l’OPAC, le informazioni
interattive, i servizi on-line, i siti monotematici fino ai download delle risorse digitalizzate.
2.8 Auditorium e sale
È in fase di completamento la ristrutturazione dell’auditorium, destinato ad
ospitare conferenze e convegni, utilizzabile anche come sala multimediale. La capienza è di 160 posti.
Nei pressi dell’auditorium devono essere localizzate alcune salette riunioni,
utilizzabili anche come aule per attività di istruzione. Si tratta di spazi flessibili,
frazionabili od accorpabili secondo necessità. Il dimensionamento tiene conto unicamente della dotazione minima considerata necessaria per la biblioteca: auditorium di
306 mq. per 180 posti, 1 aula seminario da 40 posti (presso l’ex “Marconi”), 2 aule
seminari da 25 e 30 posti presso la sede centrale (dimensionamento: mq. 500).
2.9 Ambienti di lavoro
Le postazioni per la consultazione dell’OPAC e delle altre banche dati disponibili, attraverso le quali si potrà interagire con i diversi servizi della biblioteca,
saranno diffuse in tutti gli ambienti accessibili al pubblico e negli uffici.
Tutti i posti a sedere “tradizionali” (tavoli grandi e piccoli), compatibilmente
con l’architettura delle sale, saranno corredati di attacchi per chi si recherà in biblioteca col proprio notebook.
Solo una minima quota di bibliotecari e aiuto bibliotecari lavorerà in “uffici”
inaccessibili al pubblico, in quanto gran parte dei bibliotecari saranno addetti, o si
alterneranno, ai lavori di consulenza e assistenza. Comunque, i loro ambienti di
lavoro dovranno essere il più possibile contigui agli spazi per il pubblico, in base al
principio che il servizio bibliotecario nasce nel momento in cui viene erogato e
quindi l’offerta va allestita là dove nasce e si esprime la domanda. Come è ovvio,
sono da prevedersi alcune eccezioni, essenzialmente per le fasi iniziali del trattamento dei documenti e per le funzioni di direzione e management.
Gli spazi destinati all’amministrazione comprenderanno spazi per:
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
• servizi amministrativi (direzione, segreteria, personale, contabilità, ricevimento e spedizione di pacchi);
• servizi scientifici (sviluppo collezioni, ordine e ricevimento libri, registrazione, classificazione, catalogazione e indicizzazione, gestione amministrativa periodici, ecc...);
• servizi tecnici (informatizzazione, rilegatura ed etichettatura, conservazione, stampa, ecc…).
Parte dei servizi si svolgerà a diretto contatto col pubblico (in particolare
nelle isole informative presenti in tutti i settori della biblioteca).
La biblioteca dovrebbe riuscire a mettere a disposizione complessivamente
non meno di 500.000 volumi, consultabili mediante circa 500 di posti di lettura.
Tutto il materiale, e in primo luogo quello collocato a scaffale aperto, dovrà essere
protetto da un sistema antitaccheggio.
3. La politica documentaria e lo sviluppo delle raccolte
La fisionomia bibliografica che è stata appena tracciata può essere perseguita
solo attraverso una accurata politica di selezione condotta da bibliotecari-bibliografi
e da consulenti esterni che venga attentamente discussa, giungendo anche ad una
formalizzazione in un protocollo e nella definizione di un vero e proprio progetto
di collection development.
Il budget annuo per lo sviluppo delle collezioni, fissato attualmente di 200.000
euro, sarà definitivamente tarato sul livello effettivo di copertura che scaturirà dalla
redazione della carta delle collezioni.
La politica documentaria della biblioteca si dovrà inserire pienamente nel
ciclo gestionale, in quanto tocca la fase della definizione degli obiettivi, quella della
scelta del materiale da acquisire, quella del suo trattamento fisico e catalografico,
quella della valutazione dell’utilizzo delle collezioni da parte degli utenti. Quindi il
problema non è solo di crescita quantitativa delle raccolte, ma di costruzione e valutazione complessiva della loro funzionalità.
In effetti, il procedimento di selezione e acquisizione dei documenti è solo
uno dei momenti attraverso il quale si realizza la gestione della collezione documentaria di una biblioteca, collezione che non necessariamente deve svilupparsi
attraverso una linea di crescita quantitativa continua. Parte integrante del processo di gestione delle collezioni è, infatti, il lavoro di revisione periodica del posseduto.
Esiste una dimensione qualitativa della crescita che non è detto corrisponda
solo ad un aumento del numero delle unità bibliografiche possedute. Una volta che
la biblioteca abbia raggiunto quello che si riterrà il suo dimensionamento ottimale
nelle singole aree, per un totale di 500.000 documenti, si potrà procedere nella ricerca di un equilibrio tra scarti e acquisizioni che mantenga ed elevi la qualità della
raccolta senza appesantirne la gestione. Non per questo il mancato aumento delle
233
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
dimensioni fisiche vorrà dire che la biblioteca non starà “crescendo” e non sarà
egualmente un organismo in sviluppo, sia perché l’aggiornamento è crescita, sia
perché la biblioteca sarà inserita in un sistema cooperativo di circolazione dell’informazione e dei documenti che garantirà comunque la sua vitalità. La crescita reale della biblioteca, quindi, sarà il risultato della incisività con cui essa saprà inserirsi
in un più ampio sistema di circolazione delle conoscenze, rappresentando ai propri
utenti i prodotti dell’industria editoriale e offrendo loro le informazioni sui documenti disponibili e sulla loro localizzazione.
3.1 Politica degli acquisti
Per dare organicità e dignità alla politica documentaria della biblioteca occorrerà formalizzare la carta delle collezioni in un documento programmatico o
dichiarazione scritta di intenti, in cui esplicitare – a tutto lo staff, agli utenti, agli
amministratori e finanziatori della struttura, alle altre biblioteche con cui si intrattengono rapporti di cooperazione – gli obiettivi di tale politica, correlandoli alle
finalità generali della struttura.
Nella carta delle collezioni si dovranno esporre i parametri di riferimento
prescelti (riferiti al contesto in cui la biblioteca è incardinata e al bacino d’utenza
cui si rivolge), le priorità che si intendono perseguire, il livello di approfondimento
nelle varie aree tematiche che si ritiene di dover garantire, i criteri che si intendono
adottare per la selezione del materiale, e così via: la stesura di tale documento è una
importante occasione per riflettere sull’identità della biblioteca, così come esso potrà divenire in seguito uno strumento per la verifica del raggiungimento degli obiettivi e della coerenza con cui essi sono stati perseguiti.
Sarà questo il primo compito del direttore, anche se non si può pensare che
una sola persona possa sostenere l’onere di questo lavoro.
La formalizzazione sistematica della politica documentaria è affidata essenzialmente alla elaborazione di due documenti: la carta delle collezioni e il piano di
sviluppo delle collezioni.
3.2. La carta delle collezioni
La carta delle collezioni è lo strumento di programmazione che propone gli
obiettivi generali della politica documentaria della biblioteca e i principi cui essa si
ispira: essa sarà il risultato di una elaborazione collettiva, concertata con l’Amministrazione Provinciale e sottoposta alla sua approvazione, e infine portata a conoscenza del pubblico e delle strutture con cui la biblioteca interagisce, affinché l’utenza
reale e potenziale sia in grado di valutare fino a che punto si riconosce negli obiettivi della biblioteca.
Come già si è detto parlando della fisionomia bibliografica del nuovo istitu234
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
to, l’elaborazione della politica documentaria sarà affidata ad una équipe selezionata di bibliotecari-bibliografi, eventualmente integrata da consulenti esterni, che,
specie nella prima fase attuativa, dovrà discutere attentamente sulle finalità della
biblioteca, traducendo i risultati di tale discussione nell’individuazione delle materie prime da cui partire per progettare i servizi.
La carta delle collezioni – che andrà rivista e aggiornata periodicamente, preferibilmente con cadenza quinquennale, anche alla luce di una valutazione del grado di soddisfacimento degli utenti – conterrà informazioni piuttosto dettagliate in
merito ai diversi punti in cui si concretizza la politica documentaria:
a) analisi strategica del territorio che forma in bacino di utenza della biblioteca con particolare attenzione alle variabili sociali, economiche e culturali, alla dimensione della domanda e dell’offerta culturale, all’analisi dei
lettori reali, all’analisi della domanda potenziale e della domanda inespressa,
alla definizione degli scenari di medio termine e all’anticipazione della
domanda futura;
b) posizionamento della biblioteca rispetto alla comunità da servire e suoi
obiettivi generali, con l’indicazione delle coperture che si intendono realizzare, sia dal punto di vista delle aree disciplinari che della tipologia di
bisogni (ricerca, istruzione, divulgazione, informazione di base, ecc...) che
si propone di soddisfare;
c) prima traduzione delle finalità esposte al punto precedente nella specificazione dei grandi settori in cui la biblioteca intende muoversi e conseguentemente dei propri fondi documentari. Pur assumendo ad unità il
posseduto dell’intera biblioteca, saranno esplicitate le caratteristiche delle
diverse sezioni (di consultazione generale, speciali, specialistiche, ecc…),
con una indicazione del taglio che si intende dare alle raccolte nei diversi
settori. Si specificherà il livello di copertura bibliografica (da 0 a 5) delle
24 aree tematiche previste dalla metodologia; si preciserà la consistenza
prevista per la raccolta e il livello di copertura desiderato. La qualificazione della copertura bibliografica va integrata con la valutazione della copertura per aree linguistiche e geografiche, periodi cronologici, tipologie
di materiale – ad esempio monografie, periodici, giornali, microforme,
manoscritti, pubblicazioni ufficiali, audiovisivi, ecc... L’ultima parte del
documento prevede la definizione delle priorità con cui le risorse disponibili verranno impiegate per il soddisfacimento dei diversi bisogni; in
questa parte della carta tali aspetti verranno affrontati ad un livello generale, mentre molte questioni specifiche saranno oggetto di una più dettagliata trattazione nei diversi punti in cui il documento si articola.
d) elencazione dei supporti documentari che saranno oggetto delle acquisizioni, anche in riferimento ai diversi settori e alle tipologie d’utilizzo. Ad
esempio per i materiali di reference bibliografici si farà ampio uso di banche dati in linea o su CD-Rom, mentre per alcune collezioni di classici si
farà riferimento alla digitalizzazione o ad altre forme di riproduzione;
235
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verranno, invece, impiegati i microfilm come sostituto dei quotidiani a
fini di conservazione, al fine di ridurre gli spazi occupati nel magazzino;
e) per alcuni ambiti particolarmente problematici o per quelli su cui la biblioteca vuole esercitare un’azione privilegiata, andrà specificata la politica che si intende perseguire e i criteri di scelta che verranno adottati (dichiarando cosa si farà, ad esempio, per la manualistica, o come ci si comporterà per quanto riguarda le registrazioni sonore e televisive); parimenti verranno indicate priorità e limitazioni che governeranno la politica
degli acquisti per determinati ambiti (inclusione o esclusione di particolari forme di documenti e supporti, di lingue o aree geografiche, estremi
cronologici, ecc...);
f) vanno anche precisati i limiti entro i quali si terrà conto dei desiderata
degli utenti; (chiarendo se essi verranno sempre accolti, entro i limiti consentiti dal budget, oppure se verrà effettuata anche una valutazione di
merito per garantire la coerenza delle acquisizioni);
g) va dichiarato anche l’atteggiamento della biblioteca in riferimento a delicate questioni di carattere deontologico;
h) un’altra indicazione che la carta dovrà contenere riguarda l’atteggiamento
della biblioteca nei confronti di doni e scambi e i criteri in base ai quali
essi verranno accettati o rifiutati;
i) va anche resa esplicita la politica di revisione periodica delle collezioni
che la biblioteca adotterà e la volontà o meno di procedere ad uno scarto
del materiale obsoleto o deteriorato;
j) un’altra importante indicazione riguarda le fonti attraverso le quali avverrà l’approvvigionamento (librerie, editori, mercato antiquario, acquisti
diretti all’estero, ecc...);
k) una forma complementare all’acquisto in sede locale è l’utilizzazione delle reti di biblioteche come risorsa cui attingere per rendere accessibile ciò
che non si possiede ed è opportuno quindi che la carta indichi i criteri e le
forme attraverso cui si intende eventualmente coordinare con altre biblioteche la politica degli acquisti e le scelte che verranno attuate per l’attivazione di servizi di prestito interbibliotecario e di fornitura di documenti; il documento fornirà il quadro di riferimento territoriale e il quadro delle risorse complessivamente impiegate in una politica di sviluppo e
utilizzo cooperativo delle raccolte;
l) vanno anche indicati i criteri e la periodicità con cui si procederà alla revisione dei risultati dell’analisi del contesto e dell’utenza e alla definizione
dei principi ispiratori della politica documentaria, per individuare i cambiamenti intervenuti negli obiettivi generali, nei bisogni degli utenti, nelle
priorità, ecc…;
m) il documento conterrà, infine, l’indicazione delle figure responsabili degli
acquisti e della composizione dei comitati di esperti (bibliotecari-bibliografi
236
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addetti ai vari settori e consulenti esterni) che parteciperanno alla selezione del materiale da acquistare.
3.3. Il piano di sviluppo delle collezioni
Il piano di sviluppo delle collezioni, determina anno per anno gli obiettivi con
cui viene applicata la carta delle collezioni e le modalità per l’utilizzo delle risorse
finanziarie disponibili. Si tratterà di un documento interno riconducibile essenzialmente alla responsabilità del direttore della biblioteca, ma discusso e concordato tra
le diverse sezioni con l’intento di conciliarne le esigenze. Nella sua forma più sintetica
esso può consistere in una ripartizione del budget annuo, anche sotto forma di tabella, mentre nella sua stesura completa il piano sarà esposto in un documento molto più
elaborato, che tenga conto degli obiettivi e dei risultati dei piani di sviluppo degli anni
precedenti e che talvolta può anche introdurre qualche elemento innovativo riguardo
alla carta delle collezioni in attesa di una sua revisione.
Ciascun piano annuale va immaginato come il segmento intermedio di un
più generale percorso di sviluppo, che si inquadra negli obiettivi di medio termine
della biblioteca e che tiene conto dello stato delle collezioni e del loro utilizzo. È un
utilissimo strumento di lavoro per i responsabili delle varie sezioni e per i bibliotecari-bibliografi addetti alle acquisizioni, che possono guardare in termini complessivi al bilancio e alla collezione, collocando le scelte per il proprio particolare settore in una strategia di più ampio respiro.
I risultati di questa riflessione collettiva e delle decisioni finali saranno:
a) la presentazione degli obiettivi prioritari per l’anno cui il piano si riferisce, in funzione di quanto previsto dalla carta delle collezioni e dei risultati del piano di sviluppo dell’anno precedente;
b) la traduzione di questi obiettivi in quantità di documenti che ci si propone di acquistare per ciascun settore, sia in relazione alle novità correnti
che allo scopo di colmare le lacune riscontrate e di operare un certo
riequilibrio;
c) la ripartizione del budget per i diversi settori (calcolata, quindi, in base al
costo medio dei diversi generi di pubblicazioni e delle pubblicazioni delle
diverse aree disciplinari), considerando tutte le somme disponibili (eventuali residui degli esercizi precedenti, dotazione corrente, eventuali assestamenti di bilancio in corso d’anno, ecc...);
d) una valutazione dei risultati che questa ipotesi di sviluppo produrrà nella
composizione della collezione, in relazione sia ai diversi settori d’uso (aree
di divulgazione, narrativa, consultazione, sezioni speciali e specialistiche,
collezione di reference, ecc...), sia alle diverse aree disciplinari (agricoltura,
antropologia, arte e architettura, biologia, economia, informatica, pedagogia, ingegneria e tecnologia, geografia e geologia, storia, lingua e letteratura,
diritto, biblioteconomia, matematica, medicina, filosofia e religione, sport e
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
tempo libero, fisica, scienze politiche, psicologia, sociologia), sia alle diverse tipologie di documenti e ai diversi generi (opere di consultazione, giornali e riviste, narrativa, saggistica, supporti multimediali, risorse elettroniche, letteratura grigia, ecc...);
e) l’indicazione delle somme riservate alla soddisfazione dei desiderata degli
utenti e dei vincoli di coerenza col piano di sviluppo che verranno applicati nel valutare tali richieste;
f) l’enunciazione dell’atteggiamento che si intende tenere rispetto a questioni particolari, come l’acquisto di più esemplari delle edizioni maggiormente richieste, la scelta del materiale rilegato con copertine rigide in confronto di quelle in brossura, la scelta di versioni digitali da inserire nella
intranet invece di più copie cartacee della stessa opera;
g) l’individuazione di una soluzione per problemi verificatisi negli anni precedenti e che potrebbero presentarsi nuovamente (decisioni non coerenti
con il piano prestabilito, acquisto di doppioni indesiderati, sovrapposizioni
o conflitti di competenze fra settori, ecc...);
h) l’indicazione dei criteri che verranno adottati per lo svecchiamento e lo
scarto.
La redazione di questo documento offrirà anche l’occasione per una verifica
annuale delle scelte di fondo compiute dalla biblioteca e dell’adeguatezza o meno
delle risorse e degli strumenti rispetto agli obiettivi che sono stati fissati. Il piano di
sviluppo delle collezioni avrà bisogno in molti casi anche di essere rivisto e modificato nel corso dell’anno, in modo che si possa tener conto degli imprevisti e introdurre i necessari aggiustamenti.
3.4. Politica di revisione
Un naturale complemento dell’attività di acquisizione è costituito dalla periodica revisione delle collezioni, che quindi non va concepita come un’incombenza occasionale e marginale. La revisione delle collezioni è da intendere principalmente come un’azione di ricollocazione dei documenti all’interno degli spazi della
biblioteca, anche se non è da escludere una vera e propria azione di eliminazione.
La pratica della revisione della collezione è piuttosto complessa e richiede un
lavoro assai rigoroso. Infatti, come la politica delle acquisizioni non è il frutto casuale di singoli atti, finalizzati ciascuno all’acquisizione di un singolo documento,
ma il risultato di un disegno, di un progetto, di una strategia, di una programmazione sviluppata nel tempo, così anche il lavoro di revisione non si esaurisce nella
episodica eliminazione di qualche volume usurato da una circolazione particolarmente intensa o superato da edizioni più aggiornate.
La programmazione della revisione è affidata solitamente ad una analisi della
collezione che tiene conto:
a) dell’età del volume (la data del copyright indica solitamente l’età delle
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informazioni che il volume contiene);
b) del tempo trascorso dall’ultimo utilizzo (ricavando l’informazione dalle
statistiche sulla circolazione);
c) dalla presenza di uno o più fattori negativi (il volume contiene informazioni scorrette; il volume è da considerarsi superficiale o mediocre; il volume è deteriorato o sporco, privo di alcune pagine, non più rilegabile; il
contenuto è sorpassato; il volume è inadeguato e non coerente con la collezione);
d) maturazione del dibattito culturale e scientifico.
In base a questi parametri è possibile indicare per ciascuna classe C.D.D. la
soglia oltre la quale un’edizione è candidata alla ricollocazione. Per ciascun ambito,
inoltre, si può tener conto di particolari annotazioni, che suggeriscono di derogare
ai parametri di tempo in alcuni casi particolari o di fare eccezioni per alcune tematiche
(il materiale cronachistico o polemico va eliminato quando cala l’attenzione rispetto alle questioni trattate) o tipologie di documenti (i manuali tecnici vanno conservati fino a quando sono ancora in circolazione i prodotti a cui si riferiscono).
Anche per la politica di revisione andrà prevista – come già si è detto per la
carta delle collezioni e per il piano annuale di sviluppo delle collezioni – la redazione di un documento che formalizzi i principi cui ispirarsi e le tappe da rispettare.
I passaggi in cui materialmente articolare il lavoro nei magazzini e sugli scaffali sono i seguenti:
a) riesaminare la programmazione della politica documentaria e introdurre i
necessari emendamenti che esplicitino i principi cui è ispirata la politica di
revisione;
b) definire un calendario annuale che evidenzi le priorità e consenta possibilmente di revisionare l’intera collezione;
c) delimitare e sistemare (facendo rientrare i prestiti e riordinando gli scaffali) i diversi settori di cui si compone la raccolta e sui quali si intende intervenire;
d) raccogliere il materiale necessario per il lavoro (il catalogo topografico;
repertori bibliografici su cui controllare se un titolo è ancora in commercio, l’esistenza di edizioni più recenti di un determinato volume, se il suo
autore è ancora attivo ecc…; una scheda del libro su cui appuntare lo stato
del volume, della legatura e le operazioni da effettuare);
e) confrontare, pezzo per pezzo, il materiale esistente sugli scaffali con l’inventario alla mano;
f) verificare su altri repertori e fonti bibliografiche l’opportunità di eliminare un volume;
g) suddividere i volumi a seconda della tipologia degli interventi da effettuare, riponendoli in contenitori separati;
h) effettuare gli interventi decisi (eseguire i lavori di restauro per i volumi
che si decide di conservare, sostituire i volumi deteriorati acquistando nuovi
esemplari identici o quelli superati acquistando esemplari di nuove edi239
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
zioni, procedere all’eliminazione dei volumi scartati e che non si intende
sostituire, apportare le correzioni a inventari e cataloghi);
i) valorizzare i fondi che risultano sottoutilizzati, ma che si è deciso di mantenere ugualmente.
Ma questi criteri, che fondano le scelte solo sul livello di aggiornamento e
sullo stato di conservazione del materiale, non esauriscono l’intera gamma di questioni di cui tenere conto. I dati sull’uso delle collezioni offrono anch’essi importanti elementi di valutazione: le statistiche sulla circolazione consentono di
monitorare regolarmente l’andamento dell’uso dei documenti e di elaborare gli indicatori che ci possono segnalare il declino del tasso di circolazione di un documento, che corrisponde probabilmente ad una sua oggettiva obsolescenza o a un
mutamento negli interessi del pubblico. L’operazione dovrebbe essere particolarmente agevole, in quanto le procedure di circolazione saranno automatizzate e si
prevede l’implementazione di un modulo software per la produzione di statistiche.
Dall’insieme di questi elementi di valutazione scaturisce una griglia di indicazioni che la biblioteca può adottare come bussola per lasciarsi guidare nella revisione.
Ovviamente, gli effetti della revisione potranno essere diversi:
a) una parte del materiale potrebbe essere trasferito dal magazzino o dalla
consultazione alle sezioni tematiche, o viceversa, perché dalla revisione
potrebbe risultare che la sua utilizzabilità è maggiore in un settore diverso
e che esso ha assunto funzioni differenti;
b) volumi, inizialmente collocati a scaffale aperto, e che dovessero risultare
obsoleti, potranno essere trasferiti nel magazzino;
c) quando anche il magazzino dovesse risultare saturato, parte del materiale
potrebbe essere spostato in un magazzino decentrato;
d) infine, ci sarà una parte del materiale che si potrà decidere di eliminare del
tutto.
3.5. Dimensionamento delle collezioni
Occorrerà inoltre procedere ad un’ipotesi di dimensionamento delle collezioni. Per il momento, ed a titolo puramente esemplificativo, si può ipotizzare che
a regime la biblioteca dovrà attestarsi intorno ai 500.000 volumi. Se la previsione è
di raggiungere queste dimensioni entro dieci anni, in dipendenza delle risorse disponibili, si possono formulare alcune proposte di ripartizione per le diverse aree
tematiche.
Prendendo a riferimento le articolazioni della Classificazione Decimale Dewey
o di quella della Library of Congress, è possibile ipotizzare – sulla base delle scelte
strategiche e dei settori che si deciderà di privilegiare – per ciascuna area disciplinare quella che dovrà essere in percentuale la consistenza documentaria. Una prima
sgrossatura potrà essere effettuata tenendo conto delle dimensioni della produzio240
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
ne nei vari settori, del numero di classici che bisognerà assolutamente possedere
come dotazione fissa, della presenza o meno di altre biblioteche che coprono quegli
stessi settori disciplinari.
Per una definizione del livello di approfondimento, si propone l’utilizzo
contestuale del metodo Conspectus.
3.6. Metodologia per la definizione del grado di copertura bibliografica
Il progetto Conspectus parte nel 1978 negli Stati Uniti per iniziativa del
Research Library Group, allo scopo di creare una mappa delle collezioni delle principali biblioteche di ricerca, per favorirne la condivisione e lo sviluppo coordinato.
Ai nostri fini è interessante la codifica che la metodologia Conspectus ha
messo a punto per descrivere il livello di copertura bibliografica di una determinata area disciplinare (a partire dalla classificazione della Library of Congress
sono state individuate 24 suddivisioni, articolate in 500 categorie e 4000 soggetti).
Per ciascuna di queste partizioni va indicato un codice standard di tipo numerico,
sia per la consistenza della collezione (ECS: Existing Collection Strenght), che
per l’impegno messo nelle acquisizioni correnti (CCI: Current Collecting
Intensity).
Sulla base dell’universo delle pubblicazioni disponibili su qualsiasi supporto
(nel nostro caso si utilizzeranno bibliografie di riferimento, bibliografie nazionali,
cataloghi di grandi biblioteche, ecc…), si determinano i livelli di copertura che una
biblioteca intende garantire:
• il livello 0 viene assegnato quando l’argomento è fuori dagli ambiti di interesse della biblioteca, che quindi non acquista materiale in quel settore;
• il livello 1 corrisponde alla presenza di pochi testi di base;
• il livello 2 alla disponibilità di materiale di orientamento e di consultazione generale sufficiente ad introdurre alla conoscenza di un argomento;
• il livello 3 viene assegnato nel caso in cui la raccolta sia sufficiente per un
sostegno all’istruzione universitaria e superiore;
• il livello 4 corrisponde alla presenza di fonti e sussidi necessari a condurre
una ricerca autonoma nel campo;
• il livello 5 viene assegnato quando una biblioteca acquista tutto il materiale significativo sull’argomento, puntando a formare una raccolta esaustiva.
Accanto a questa classificazione della consistenza, è prevista un’altra codifica, relativa alla copertura linguistica e con la quale si indicano le priorità ed i limiti
della politica degli acquisti:
• il codice E indica la presenza predominante e quasi esclusiva di materiale
in inglese;
• il codice F indica che al materiale in inglese si affianca una scelta di materiale pubblicato in altre lingue;
• il codice W corrisponde ad una assenza di limitazioni e alla presenza di
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
materiale in tutte le lingue;
• il codice Y indica la prevalenza di una lingua straniera rispetto all’inglese,
con particolare riferimento a quelle lingue in cui si esprime in maggioranza la letteratura scientifica sull’argomento.
Con le opportune personalizzazioni e modifiche della metodologia Conspectus,
la biblioteca deciderà gli obiettivi di copertura bibliografica per i diversi settori, dando così concretezza alle indicazioni di metodo fornite illustrando la Carta delle collezioni. La biblioteca dimensionerà gli obiettivi di acquisto e di budget per ciascuna
area di soggetto. Per effettuare tali lavori si farà ricorso, oltre a strumenti repertoriali,
anche dati statistici sulla produzione e sui prezzi medi di copertina.
4. Criteri di gestione delle relazioni pubbliche
4.1. Politiche di servizio
Le politiche di servizio devono avere il massimo di flessibilità e adattabilità al
mutare della domanda: andrà ricercato un equilibrio dinamico tra domanda e offerta, tenendo conto del fatto che in una realtà culturalmente debole, come la Capitanata,
è l’offerta a creare la domanda.
La Biblioteca Provinciale dovrà dotarsi di una “carta dei servizi”, che indichi
quali sono gli standard di servizio che la biblioteca si impegna a rispettare, che fissi
in modo chiaro e verificabile quali sono i diritti ed i doveri degli utenti, che segnali
i responsabili ai quali l’utente si può rivolgere per qualsiasi esigenza, e nella quali si
possa leggere qual è il “patto chiaro” che la biblioteca stringe con i cittadini che
intendono usarla. In tal senso la biblioteca adeguerà sia la regolamentazione che la
carta dei servizi alle raccomandazioni A.I.B. in materia.
La Biblioteca Provinciale dovrà puntare a “fidelizzare” i propri utenti, attraendoli e consolidando il loro rapporto con la biblioteca. Pur senza voler porre vincoli e limiti all’utilizzo della struttura e dei suoi servizi collaterali, si deve considerare la Bibliocard, appena varata, come una “tessera” che dia agli utenti il senso
dell’appartenenza, che sia collegata a facilitazioni nell’accesso e nell’uso delle attività commerciali, che consenta all’utente di pagare con questa carta le riproduzioni, il
download dei dati, le tariffe dei servizi a pagamento. Sul modello della card adottata
dalla Deutsche Bibliothek di Francoforte si sta già sperimentando la dotazione agli
utenti di tessere a scalare ricaricabili.
Con deliberazione dello scorso 2001 il Consiglio Provinciale ha definito i
servizi bibliotecari gratuiti e quelli a pagamento. Il principio generale della gratuità
del servizio è stato salvaguardato, soprattutto per quei servizi che riguardano l’accesso all’informazione e non comportano l’uso esclusivo di attrezzature e documenti per un periodo prolungato di tempo.
Sono stati invece sottoposti a tariffazione i seguenti servizi a valore aggiunto
fortemente personalizzati: duplicazione di documenti, ricerche su banche dati one242
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
rose, prestito interbibliotecario, document delivery, bibliografie personalizzate, riproduzione con scanner, riproduzione fotografica, accesso ad Internet, nolo
auditorium.
4.2 Politiche di cooperazione interbibliotecaria
Occorre prefigurare la rete di relazioni che essa dovrà stabilire con il territorio, con le biblioteche locali, con altre agenzie culturali.
Anche se la biblioteca non è organicamente collegata ad altre strutture e si
presenta al proprio pubblico come un servizio che, proprio per la sua storia, opera
in parte isolatamente, è evidente che essa non potrà non stabilire rapporti di cooperazione con altre biblioteche locali, nazionali e straniere. La recente decisione dell’Amministrazione di istituire il Sistema Bibliotecario Provinciale è il primo passo
per ricostruire quei processi di interazione fra le biblioteche locali che si era stabilizzato agli inizi degli anni Settanta. Il Sistema Bibliotecario Provinciale pone “la
Magna Capitana” al vertice del sistema come biblioteca capofila che sostanzialmente dà alle biblioteche civiche molto più di quanto riceva in un’ottica di coordinamento e di promozione della lettura e con l’idea di realizzare il catalogo unico provinciale.
Sarà fondamentale nei prossimi anni avviare altri rapporti di cooperazione
interbibliotecaria con strutture di dimensioni simili a quelle de “la Magna Capitana”
in un quadro più stabile e coordinato di scambi di servizi incrociati. In questa prospettiva la Biblioteca Provinciale, ad esempio, comincerà a breve a “vedersi” con il
Servizio Bibliotecario Nazionale e con altre reti di biblioteche, rispetto alle quali
dovrà assumere una funzione di “corrispondente”, diffondendone i servizi e divenendo loro interlocutore privilegiato e, non appena sarà in grado di farlo, fornitore
di informazioni e documenti.
Si è più volte ribadito che la biblioteca, pur puntando molto sulle proprie
collezioni e su ciò che sarà in grado di fornire direttamente al suo pubblico, dovrà
erogare anche servizi bibliotecari virtuali. È molto probabile che tra i suoi servizi si
debba prevedere un sistema di accesso ai documenti posseduti da altri, il che comporta la necessità di accordi con i principali fornitori di documenti (British Library
Document Supply Center, Inside, OCLC, Inist, ecc…).
Ma la cooperazione non riguarda solo i servizi bibliotecari. Se la biblioteca
vorrà diventare in tempi brevi un punto di riferimento obbligato essa dovrà stabilire
rapporti con i circoli scientifici e culturali più avanzati (pur nella diversità di situazioni e finalità, si pensi al ruolo che l’Istituto italiano di studi filosofici ha avuto nella
rinascita di una città come Napoli); con il mondo dell’editoria (in questo caso si possono portare ad esempio gli effetti prodotti dalla presenza dello stand della Biblioteca
Provinciale al Salone del Libro di Torino) e dell’informazione; con quanti intendono
organizzare manifestazioni ed eventi culturali di grande richiamo.
A questo scopo potrà essere funzionale la nascita di una “Associazione di
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
amici della Biblioteca”, che potrebbero sostenerla, vigilare sulla sua crescita, godere
di particolari vantaggi nella fruizione dei suoi servizi e dei suoi spazi.
4.3. Comunicazione istituzionale
Si impone la creazione di un metalinguaggio istituzionale in grado di assicurare la permanenza dei “segni” della biblioteca in modo univoco ed universale in
tutte le forme di comunicazione istituzionale (dalla segnaletica interna alle informazioni scritte e telematiche) in grado di definire un’immagine nitida e lineare dei
messaggi istituzionali. Di conseguenza la biblioteca dovrà dotarsi di un layout flessibile in grado di adattarsi a tutti i supporti comunicativi.
La comunicazione istituzionale dovrà assumere particolare rilevanza all’interno delle strategie comunicative della biblioteca rivolte a promuovere le forme di
espressione culturale locali e ad ampliare e diffondere le pratiche di lettura. In questo senso la Biblioteca attraverso e le sue collane editoriali e attraverso la rivista «la
Capitanata» privilegerà la promozione della ricerca e degli studi nei diversi ambiti
del sapere, mentre attraverso iniziative estemporanee a carattere culturale contribuirà allo sviluppo e alla diffusione delle conoscenze e dei saperi.
In modo particolare occorrerà sedimentare e stabilizzare una serie di iniziative che dovranno avere una stabilità ed una continuità (premio video indagine,
premio letterario per studenti, ecc..., nati per leggere, serate letterarie, musicali, cinematografiche, premi scientifici, ecc...), occorrerà sviluppare la convegnistica di
qualità, l’animazione culturale e la formazione bibliotecaria d’eccellenza. Tali attività dovranno essere realizzate in proprio o in regime di cooperazione con altre
biblioteche o istituti ed associazioni culturali e di ricerca.
Non saranno tralasciati interventi volti ad espandere la consapevolezza dei
diritti universali dell’uomo, della donna e del fanciullo, il diritto alla lettura, all’esercizio delle libertà e della democrazia.
5. Sintesi dei punti qualificanti del documento e degli indirizzi al direttore
Indirizzo politico Il presente documento descrive gli indirizzi politici dell’Amministrazione in materia di servizi bibliotecari.
Volontà politiche L’Amministrazione Provinciale di Foggia ribadisce il ruolo strategico della Biblioteca Provinciale a livello provinciale e regionale (va ricordato che la Biblioteca Provinciale di Foggia è la più importante “provinciale” italiana, è la più rilevante biblioteca pubblica pugliese ed è una delle più importanti biblioteche meridionali).
Obiettivo Riconfermare la funzione di grande struttura bibliotecaria pugliese
a scaffale aperto, introducendo una nuova stretta integrazione tra libri, risorse elettroniche, materiale “grigio”, documenti audiovisivi e Internet. Si prevede di arriva244
Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
re a 500.000 opere fra versioni cartacee e digitali, relative a tutti i rami del sapere,
sistematicamente organizzate e selezionate con i criteri alla metodologia Conspectus
modificata, con i testi fondamentali di alcune aree anche in lingua originale, le opere generali di base e di sintesi, le monografie più importanti, i periodici principali;
nonché due vaste aree di conservazione (fondi locali e deposito) e spazi per aree
specializzate e centri di documentazione.
Interventi sulla struttura Conclusa la complessa fase di consolidamento e
di adeguamento della struttura, gli interventi riguarderanno l’ottimizzazione delle
aree interne per adeguare la struttura alle nuove funzioni. Le procedure per la progettazione e l’arredamento degli spazi interni (sale, architettura informatica, collegamenti, comunicazione istituzionale) si debbono accompagnare con la contestuale
selezione, acquisizione e catalogazione del patrimonio bibliografico (libri e
digitalizzazioni). Saranno da istituire due distinti gruppi di lavoro - comitato tecnico-organizzativo, comitato scientifico-biblioteconomico - entrambi composti da
bibliotecari ed informatici facenti capo alla direzione della biblioteca che coordinerà i gruppi di lavoro in modo sinergico.
Strutture integrative Si dovrà procedere in tempi ragionevolmente brevi al
recupero dell’area dell’ex “Pascal”, già individuata ed assegnata alla biblioteca con
una triplice funzione: 1) assicurare un nuovo ampio spazio per il deposito di volumi
e di periodici (il deposito attuale è saturo); 2) assicurare un nuovo spazio per costituire la sala di studio per gli studenti universitari che utilizzano in prevalenza propri
testi; 3) reperire una sede per la digitalizzazione dei testi, suoni ed immagini e per la
catalogazione elettronica dei testi, le cui procedure di appalto si sono concluse recentemente. Si dovrà procedere all’arredamento degli spazi necessari al funzionamento
dei centri di documentazione (“ilDock”) e dell’area multimediale (videoteca, cineteca) connesse con la biblioteca principale, che saranno allogati presso l’ex “Marconi”.
Rete Collegamento in rete con le biblioteche pubbliche e private della provincia di Foggia ed adesione al Sistema Bibliotecario Nazionale, con le banche dati
bibliografici italiane e internazionali, con alcune biblioteche italiane e straniere attraverso circuiti agevolati. Sperimentazione di una politica di coordinamento e di
cooperazione interbibliotecaria soprattutto con le biblioteche provinciali che aderiscono al patto delle 4 province (Avellino, Benevento, Campobasso, Foggia). Evoluzione del web della biblioteca in una internet public library che consenta quattro
ambiti fondamentali di azioni: consultabilità anche da postazioni remote dei cataloghi della biblioteca e del sistema; consultabilità anche in remoto dei testi
digitalizzati e indicizzati delle banche dati; fornitura di servizi on-line; reference
services; produzione di selezionati percorsi tematici in rete (a due livelli: specialistico e divulgativo) di rilievo nazionale ed internazionale.
Eccellenza Il progetto intende esaltare le ricche collezioni della biblioteca, collocandola pienamente nell’ambito culturale e scientifico da cui hanno preso forma le
più recenti realizzazioni italiane ed europee sia per il livello qualitativo e quantitativo
delle collezioni presenti, sia per le ragioni culturali e biblioteconomiche che sottendono
all’uso delle risorse informatiche. L’idea che è presente al fondo della proposta
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Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari della Biblioteca Provinciale di Foggia
progettuale è quella di definire ambiti di eccellenza anche nel Mezzogiorno e in settori, quale l’informazione biblioteconomica, ad alto potenziale culturale.
Qualità totale Qualità progettuale, qualità architettonica dell’edificio e degli interni (sale), qualità culturale del patrimonio di opere (carta delle collezioni),
qualità dei servizi (reference), qualità della manutenzione, consentiranno alla biblioteca di redigere i propri regolamenti di funzionamento e la propria carta dei
servizi con la prospettiva di sottoporsi alla certificazione ISO.
Finanziamento Il progetto di sviluppo deve essere predisposto in forma
modulare, in modo da consentire la realizzazione per stati di avanzamento autonomi ed autosufficienti. Le fonti di finanziamento saranno quelle ordinarie di bilancio, nel senso che molti moduli progettuali dovranno essere realizzati senza alcun
intervento finanziario aggiuntivo da parte della Provincia, ma soltanto basandosi
su una razionalizzazione delle spese correnti attuali. La parte restante del programma potrà essere realizzato in dipendenza di specifiche fonti di finanziamento regionale (fondi ordinari e POR), di finanziamento nazionali (PON, Ministero dei Beni
Culturali) ed europei. Le presenti Linee Guida sono finalizzate alla realizzazione
di servizi bibliotecari più efficaci ed efficienti.
Indirizzi al direttore Per conseguire questi obiettivi la biblioteca dovrà procedere preliminarmente:
a) ad una mappatura dei servizi bibliotecari in Capitanata
b) un’analisi dell’utenza
c) un’analisi della domanda potenziale
d) alla misurazione dei servizi secondo le Linee Guida A.I.B.
Sulla scorta delle analisi sopra indicate la biblioteca procederà a:
1) riorganizzare gli spazi aperti al pubblico della sede centrale, della sede ex
“Marconi” e della sede ex “Pascal” con la descrizione dettagliata degli
arredi necessari;
2) definire gli scenari per il prossimo quinquennio, individuando i nodi per
sviluppare la domanda potenziale e quella inespressa;
3) definire esattamente le aree tematiche divulgative “fisse”;
4) definire esattamente le dimensioni dell’area tematica sulla narrativa, indicando ambiti cronologici, ambiti geografici e genere;
5) dimensionare sulla base della classificazione Dewey i range entro cui opereranno le sezioni specializzate de “ilDock” e della sezione multimediale;
6) redigere la bozza degli indirizzi dello sviluppo delle collezioni e di selezione dei materiali della biblioteca (carta delle collezioni) da sottoporre
all’approvazione della Giunta;
7) redigere la bozza di regolamento della biblioteca con annessi tecnici e speciali per questioni di particolare sensibilità (uso di Internet, accesso alle
banche dati, servizi a pagamento, ecc…) da sottoporre all’approvazione
della Giunta;
8) redigere la bozza della carta dei servizi della biblioteca da sottoporre all’approvazione della Giunta.
246
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
Valutazione dei servizi (anno 2003)
1. Introduzione
In questi ultimi mesi si sono affacciati sullo scenario nazionale del mondo
delle biblioteche due eventi di straordinaria portata. Il primo si riferisce al II Rapporto sulle biblioteche italiane che viene redatto a quattro mani dall’A.I.B. e
dall’ISTAT. Si tratta di rilevazione di dati, ancora in gran parte in forma sperimentale, che riguarda il panorama nazionale e regionale delle biblioteche di pubblica
lettura, universitarie e nazionali. Rispetto al primo rapporto del 2001 sono stati
compiuti rilevanti passi avanti nella raccolta, lettura e soprattutto comparazione
del dati. Le prospettive del Rapporto sono evidenti: cercare di diventare uno strumento di analisi della realtà biblioteconomica italiana in grado di fornire elementi
di innovazione nell’azione concreta delle singole biblioteche.
Questo dato di novità si coniuga con l’Accordo del gennaio 2004 fra ANCI,
UPI e Regioni che reca il titolo “Linee di politica bibliotecaria per le autonomie”.
Si tratta di un documento di principi per la prima volta dopo anni foriero di grandi
novità per le biblioteche di enti locali.
Ma se nel Rapporto si tende a trovare fra le diverse opzioni misure di comparazione a livello nazionale e regionale, nel secondo documento si dettano principi che
fanno capo direttamente alla misurazione dei servizi predisposto dall’IFLA, il nostro
organismo internazionale più autorevole, ed adottato dall’A.I.B. nel 2000. Il richiamo esplicito nel documento ANCI-UPI-Regioni alle Linee Guida per la valutazione
dei servizi bibliotecari dell’A.I.B. si incontra con una rinnovata attenzione della Puglia
alla questione delle biblioteche. Infatti nell’Accordo di programma quadro in materie
di beni ed attività culturali per il territorio della Regione Puglia, stipulato a Roma in
22 dicembre 2003 quale “Intesa istituzione di programma tra il Governo Italiano e la
Regione Puglia”, una piccola parte finanziaria, ma politicamente rilevante, è destinata
allo sviluppo del sistema bibliotecario delle autonomie pugliesi.
Questi tre elementi di novità nazionale e regionale si sovrappongono mirabilmente sulle Linee Guida per l’aggiornamento dei servizi bibliotecari de “la Magna Capitana”, votate nel 2002 e destinate a modificare il volto della Biblioteca
Provinciale nei prossimi anni, per essere in sintonia con le mutate esigenze della
nostra utenza bibliotecaria. Uno dei primi atti previsti dalle Linee Guida era appunto la valutazione annuale dei servizi della biblioteca che oggi viene riproposto
per il secondo anno.
247
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
Se la valutazione dei servizi del 2002 ci consentiva di porre basi statistiche
certe, misurabili e comparabili, la valutazione del 2003 ci consente di avviare la fase
vera e propria di monitoraggio dei servizi. Ed è con questo spirito e con le speranze
indotte dai documenti nazionali e regionali citati, che ci apprestiamo a licenziare il
secondo rapporto annuale sulla valutazione dei nostri servizi.
La valutazione dei servizi di una biblioteca è un elemento centrale dello sviluppo dei servizi bibliotecari ed è un aspetto fondamentale per una biblioteca che
intende puntare sulla qualità dei fattori.
La Biblioteca Provinciale di Foggia sta costruendo un percorso di sviluppo
che tende al conseguimento di obiettivi di qualità di rilievo regionale. L’approvazione delle Linee Guida per lo sviluppo dei servizi bibliotecari del novembre 2002
pone alla biblioteca scadenze, obiettivi e traguardi di rilevante importanza non solo
per la comunità locale.
Per tale ragione la valutazione 2002 ex ante dei servizi è stata essenziale per
costruire una misura di confronto e di verifica degli interventi che sono stati effettuati nel 2003 sulle collezioni, sulle strategie di comunicazione e sull’ampliamento
della platea degli utenti.
La valutazione della Biblioteca Provinciale di Foggia è stata condotta sulla base
delle linee guida per la valutazione delle biblioteche pubbliche italiane, rese pubbliche nel 2000 dall’Associazione Italiana Biblioteche (A.I.B.).1 Questo ha consentito di
procedere a comparazioni e confronti con le misurazioni di altre biblioteche di pubblica lettura. Si sono consentite alcune variazioni suggerite da Douglas Zweizig e
Eleanor Jo Rodger nel loro manuale di procedure standardizzate per la misurazione
dei servizi delle biblioteche pubbliche.2
In conclusione va detto che per sua tradizione “la Magna Capitana” non può
essere considerata una public library in senso stretto. La presenza di un imponente
settore di conservazione e di un grandioso deposito fanno de “la Magna Capitana”
una biblioteca di pubblica lettura ibrida sia sul piano della diversità di supporti del
materiale posseduto sia sul piano dell’imponenza dell’area di conservazione.
Questo dato ineludibile, tuttavia, non esime la Biblioteca dalla valutazione
dei propri servizi offerti, né dalla comparazione con le biblioteche italiane che hanno una fisionomia di public library.
Poiché gli indicatori di valutazione sono stati predisposti per misurare essenzialmente le biblioteche di pubblica lettura dotate essenzialmente di “materiale
moderno”, alcuni dati risulteranno oggettivamente alterati perché non è stato possibile epurare dall’analisi il “peso” del settore di conservazione, che è rilevante,
come si evince dalla seguente tabella:
1
ASSOCIAZIONE ITALIANA BIBLIOTECHE, Linee Guida per la valutazione delle biblioteche pubbliche, Roma,
A.I.B., 2000.
2
Douglas ZWEIZIG, La misurazione dei servizi delle biblioteche pubbliche, Roma, A.I.B., 1987.
248
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
249
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
2. La descrizione degli indicatori
a) Acquisti
Con il termine acquisti si intende correntemente l’insieme di volumi a
stampa, degli audiovisivi e dei documenti elettronici aventi natura di
monografie o rientranti in grandi opere (“opere in continuazione”) acquistati
durante il 2003.
Sono stati esclusi i doni, i periodici, i documenti “miscellanei” e “misti”, la
letteratura grigia e le opere d’antiquariato o comunque con un’anzianità di pubblicazione ultraventennale.
La tab. 2 indica gli acquisti effettuati nel 2003. Va anticipato che il dato
del 2002 è da considerarsi anomalo in quanto gli acquisti sono stati ridotti in
vista della definizione della carta delle collezioni. Gli obiettivi che la valutazione del 2002 poneva erano quelli di incrementare il patrimonio librario al
fine di migliorare il quinto indicatore, di cui si dirà più avanti.
250
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
b) Area dei servizi al pubblico
Si definiscono con questa espressione tutti gli spazi destinati al pubblico per
la fruizione e la fornitura dei servizi bibliotecari propriamente detti.
Sono stati inclusi gli spazi che prevedono espressamente o meno la
compresenza di pubblico e personale, le sale per attività di laboratorio e di animazione, i depositi librari.
Sono escluse le aree adibite ad attività non strettamente bibliotecarie, quale
l’auditorium e gli spazi riservati esclusivamente al personale (uffici). Rispetto all’anno precedente non è mutato nulla, anche se si aspettava di entrare in possesso della
terza palazzina dell’ex “Marconi” per allogarvi le sezioni specializzazione ed i centri
di documentazione, così come previsto dalle Linee Guida. Il temporaneo “fermo”
dell’Amministrazione non ha consentito di migliorare i dati di questa tabella.
3
251
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
c) Dotazione documentaria
Con l’espressione dotazione documentaria le linee guida A.I.B. identificano
la sola “collezione moderna” ovvero l’insieme di monografie, di opere in continuazione a stampa, di audiovisivi, di risorse elettroniche, ecc… che al momento del
rilevamento siano di fatto disponibili alla fruizione e non risultino obsoleti.
Sono inclusi i volumi (monografie, repertori e grandi opere), gli audiovisivi
(monografie, repertori e grandi opere) e i multimediali (monografie, repertori e
grandi opere). Queste opere devono avere, per convenzione, meno di vent’anni di
vita.
Sono esclusi i periodici, la letteratura grigia, i documenti miscellanei (fotografie, dipinti, stampe, manifesti, ecc...), gli scarti.
Occorre dire che la rilevazione è da considerarsi provvisoria ed assume, ai
fini di questa rilevazione, un valore indicativo e di massima, in quanto la dotazione
documentale non consente di definire con precisione gli acquisti annuali effettuati
dal 1983 al 2002.
La rilevazione diventerà definitiva nel momento in cui si sarà in grado di
procedere ad una ricognizione del posseduto sulla base della totalità dei dati immessi
nel data base della biblioteca.
La rilevazione è stata effettuata sulla base delle indicazioni fornite a seguito
di perizia da parte dei responsabili delle diverse aree.
4
d) Iscritti al prestito
Si considerano iscritti al prestito tutte – e solamente – le persone che hanno
preso in prestito almeno un documento durante l’anno del rilevamento. Nei confronti del 2002 si è registrato un incremento di 544 unità, pari al 27,35%. Vi è da
rilevare che la trasformazione della vecchia “sala adulti” in due sezioni “area d’ingresso” e “sala narrativa” prospetta un futuro interessante al riguardo. Le difficoltà
di rilevazione del 2002 avevano consigliato di raggruppare i dati in una sola voce,
“altri”, che oggi scompare per essere più correttamente disaggregata per le rispettive aree della biblioteca.
252
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
e) Orario di apertura
Si definisce orario di apertura settimanale il totale delle ore in cui, nell’arco
della settimana, è consentito l’accesso al pubblico per la fruizione di tutti, di una
parte o anche di uno solo dei servizi di natura biblioteconomica previsti dalla biblioteca. Rimane lo stesso orario dello scorso anno e quindi non vi è mutamento alcuno.
6
f) Periodici correnti
Sono considerati tutti i periodici di cui è attivo l’abbonamento (se in acquisto) o in corso l’arrivo (se in dono) durante il 2003. Rispetto all’anno precedente si
è riscontrato un decremento dovuto alla cessazione di alcuni periodici. Il dato è
mitigato dall’incremento dei periodici in dono o scambio, dovuto allo scambio posto in essere con la nostra rivista «la Capitanata».
253
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
g) Personale
Rientra nella voce personale ogni unità lavorativa non solo in organico alla struttura, ma anche a qualsiasi titolo e con qualsiasi qualifica e forma di contratto, anche a
termine, ha prestato di fatto la propria opera in biblioteca a tempo pieno o part-time,
purché con una certa continuità, nell’arco dell’anno solare oggetto della rilevazione.
È incluso tutto il personale di ruolo e non di ruolo della biblioteca; tutto il
personale in forza mediante appalti e agenzie, incarichi a cooperative, convenzioni,
ecc…, purché il rapporto di lavoro sia regolato da un contatto almeno annuale.
Sono esclusi tutti coloro che offrono forme sporadiche di collaborazione (volontari, ecc…).
Ai fini di una misurazione omogenea il personale è stato convertito in FTE
(full time equivalent), con ogni singolo FTE uguale a 36 ore lavorative settimanali.
Rispetto al 2002 il personale è aumentato di 4 unità necessarie a fronteggiare il
fabbisogno di presidio nelle sale. Va anche detto che sono state conteggiate anche le
dipendenti che sono rientrate dal periodo di astensione obbligatorie per maternità.
La tabella registra, infine, il passaggio dei dipendenti ex LPU in servizio part time
da un contratto di 24 ore settimanali ad un contratto di 30 ore settimanali.
h) Popolazione
Viene assunta la totalità delle persone residenti nel Comune di Foggia nel
2001. Nelle procedure di monitoraggio e valutazione la popolazione del Comune si
254
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
assume come bacino del servizio, per cui si può considerare sinonimo di utenza
servita o da servire (potenziale).
La rilevazione ha previsto una suddivisione in classi di età per consentire una
migliore lettura dell’utenza potenziale della biblioteca.
9
i) Prestiti
Per prestiti si intende il numero totale di documenti concessi durante l’anno
della rilevazione agli utenti affinché possano consultarli fuori dalla biblioteca per
un periodo di tempo determinato.
Sono inclusi i prestiti interbibliotecari, mentre sono stati esclusi i documenti che escono per assolvere a funzioni o attività estranee a quelle tipiche del
servizio (per esempio prestiti per mostre); sono stati esclusi anche i rinnovi. I
prestiti sono passati da 5.346 del 2002 a 10.885 del 2003 con un incremento del
103,61%. Il dato può sembrare clamoroso se rapportato a se stesso, resta in realtà
ancora un punto debolissimo della biblioteca che non riesce a compararsi con gli
standard nazionale. La politica adottata del rinnovo del patrimonio librario e di
un rapporto più amichevole e confidenziale con l’utenza sta comunque aiutando
la biblioteca ad uscire da una visione solipsistica che la caratterizzava negli ultimi
anni.
255
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
l) Spesa
Si definisce spesa per la biblioteca il totale delle spese in conto corrente sostenute durante l’anno allo scopo di mantenere attivo o incrementare il servizio.
Sono state incluse le spese per il personale, comprendendovi il pagamento
delle prestazioni lavorative ed ogni altro connesso alla sua attività; le spese per l’acquisto di materiali documentari (libri, periodici, risorse elettroniche, ecc…); le spese di gestione corrente (energia, riscaldamento, telefono, pulizie, cancelleria, manutenzione di attrezzature, ecc...); le spese per attività di promozione della biblioteca
e della lettura.
Sono state escluse le spese per iniziative culturali, le spese in conto capitale o
straordinarie per il rinnovo massiccio di arredi e di attrezzature tradizionali o informatiche. Rispetto al 2002 vi è stata una contrazione delle spese di gestione di
euro 148.670, pari al 13,6%. L’aumento di spesa di registra per il personale dovuto
ai miglioramenti contrattuali e all’arrivo di nuove risorse umane.
m) Transazioni informative
È definita transazione informativa ogni richiesta di informazione fatta di persona, per posta, per telefono, ecc… da parte di un ragazzo o di un adulto, che deter256
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
mini l’intervento del personale della biblioteca e comporti da parte sua la conoscenza, l’uso, l’interpretazione o l’istruzione dell’uso di una o più fonti di informazione.
Una transazione informativa si dice completata quando il bibliotecario giudica che l’utente abbia ricevuto l’informazione richiesta. Si dice riorientata quando
il bibliotecario fornisce notizie esatte e fondate su dove l’utente può trovare risposta alla sua richiesta. Si dice non completata quando per motivi vari (materiale non
posseduto, indisponibilità di personale, fretta dell’utente, ecc.) l’utente non riceve
l’informazione richiesta.
Una transazione si dice di tipo direzionale quando è limitata ad informazioni
sull’organizzazione della struttura e dei servizi.
Ai fini della valutazione si è tenuto conto sono delle transazioni informative di persona. Si è considerata una percentuale del 20% in incremento per
le transazioni telefoniche, postali e telematiche. Si è proceduto a campionare
una settimana (15-20 dicembre) e a procedere successivamente ad una proiezione su scala annuale. Rispetto al 2002 le transazioni informative sono cresciute del 15%.
n) Visite
Per visita si definisce la totalità degli “ingressi” registrati nella biblioteca durante l’anno per l’utilizzazione di uno qualsiasi dei servizi erogati.
È inclusa ogni persona che si reca in biblioteca con l’intenzione di utilizzare
un suo specifico servizio, conteggiandola tutte le volte che vi entra, anche in una
stessa giornata.
Sono escluse le presenze registrate in occasione di visite guidate e di attività
di promozione o genericamente culturali (mostre, convegni, ecc…).
La scoperta di un “buco” nel sistema di rilevazione dovuto ad un uso eccessivo e anomalo di carte provvisorie di ingresso ha consigliato di procedere a stime
campionarie sulla base di una rilevazione settimanale nelle ore di maggiore affluenza (ore 11.00 ed ore 17.30), da cui si ricava la seguente tabella. La non comparabilità
dei dati rispetto alla rilevazione dello scorso anno condotta esclusivamente sui dati
informatici di ingresso non consente di raffrontare i dati.
257
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
o) Uso dei materiali in biblioteca
Questa misura, non prevista dalla metodologia A.I.B., è indicata da Zweizig
e Rodger ed è costituita dalla stima del numero di materiali usati in un anno in
biblioteca dagli utenti. L’A.I.B. ha per tradizione considerato come misura dell’efficacia dei servizi bibliotecari il numero totale dei prestiti annui, mentre l’uso dei
materiali in biblioteca non è un tipo di misura molto generalizzato, anche se si
riconosce che si tratta di un aspetto fondamentale dei servizi della biblioteca.
La misura qui definita comprende tutti i tipi di materiali utilizzati in biblioteca dai lettori. Si è proceduto al riguardo ad una rilevazione settimanale (15-20
dicembre) da cui si è ottenuta la seguente proiezione annuale. Dal raffronto emerge
un incremento del 23,85% rispetto all’anno precedente. In particolare si nota un
incremento dell’uso di “altri materiali” connessi allo sviluppo dei centri di documentazione.
258
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
3. Gli indicatori
a) Premessa
La misurazione delle risorse e dei servizi della biblioteca produce dati utili
alla gestione del sistema sia nella sua organizzazione interna che nei rapporti con
l’esterno. Il corretto utilizzo dei dati numerici consente di superare uno stile di
lavoro essenzialmente empirico e non finalizzato al conseguimento degli obiettivi
prefissati dalle linee guida.
La metodologia A.I.B. sottolinea, tuttavia, che una valutazione corretta delle
risorse e dei risultati deve tenere conto non solo dei valori quantitativi assoluti, ma
anche della loro adeguatezza rispetto alla realtà specifica in cui la biblioteca opera e
in particolare rispetto alla comunità locali alla quale la biblioteca ha l’obbligo di
fornire servizi di informazione e di lettura.
Questa relativizzazione si ottiene con la relativizzazione di indicatori che,
mettendo in relazione le risorse e le prestazioni con l’utenza potenziale e tra di loro,
ne forniscono il vero valore e l’adeguatezza rispetto alla missione della biblioteca.
La metodologia A.I.B. prevede la costruzione e l’analisi di 15 indicatori. Alcuni di questi si riferiscono agli input, alle risorse di cui la biblioteca dispone e alla
loro adeguatezza rispetto alla popolazione, ossia all’utenza potenziale che la biblioteca è chiamata a servire:
• Indice si superficie
• Indice di apertura
• Indice della dotazione di personale
• Indice di spesa
• Indice della dotazione di periodici
• Indice della dotazione documentaria
Gli altri otto indicatori esprimono, invece, gli output, il risultato delle
prestazioni, e testimoniano l’orientamento al servizio della biblioteca, l’efficacia
della sua azione e l’efficienza di gestione:
• Indice di impatto
• Indice di prestito
• Indice di circolazione
• Indice di fidelizzazione
• Indice di frequentazione
• Indice di affollamento
• Indice quantitativo dei reference
• Indice di costo dei servizi
b) Indice di superficie
L’indice di superficie mette in relazione la superficie dell’area dei servizi al
259
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
pubblico con la popolazione; serve a verificare l’adeguatezza della sede della biblioteca a contenere documenti, servizi e spazi per gli utenti proporzionati all’utenza
potenziale.
Il calcolo dell’indice è espresso dalla seguente formula:
area dei servizi al pubblico
10
popolazione
Nel nostro caso si è tenuto conto delle aree dei servizi al pubblico, comprendendo anche le aree escluse dall’accesso al pubblico, ma strettamente funzionali al
servizio (depositi).
L’indice che scaturisce è 0,34, che colloca la nostra biblioteca nella media
nazionale delle biblioteche pubbliche in comuni superiori a 10.000 abitanti che è
stimata in 0,35.
Il mancato ampliamento della biblioteca con l’aggiunta dell’ex “Pascal” e dell’ex
“Marconi” non ha consentito di incrementare l’indice superando la media nazionale.
c) Indice di apertura
L’indice di apertura rileva in modo ponderato quante ore in una settimana la
biblioteca è aperta in fasce orarie più accessibili al pubblico. Serve a verificare l’accessibilità effettiva della biblioteca.
Il calcolo dell’indice è espresso dalla seguente formula:
ore di apertura mattutina
(escluso il sabato)
3
+ ore di apertura pomeridiana + serale + sabato
L’indice che scaturisce è di 46,00 che pone la Biblioteca Provinciale di Foggia
al vertice, considerando che l’indice massimo riscontrato dalla rilevazione A.I.B. in
Italia è 40. Questo obiettivo è stato conseguito grazie alla scelta opportuna di introdurre l’orario unico continuato e chiudendo la biblioteca per riposo estivo le prime
tre settimane di agosto.
Non occorre intervenire ulteriormente su questo indicatore.
d) Indice della dotazione di personale
L’indice della dotazione di personale mette in relazione il personale, ossia il
numero di unità lavorative addette alla biblioteca calcolato in FTE, con la popola260
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
zione. Serve a verificare l’adeguatezza della dotazione di personale della biblioteca
rispetto all’utenza potenziale.
Il calcolo dell’indice è espresso dalla seguente formula:
FTE
2000
popolazione
L’indice si conforma allo standard a suo tempo proposto dall’IFLA di un
addetto ogni 2.000 abitanti.
Anche in questo caso l’indice che scaturisce di 1,08 pone la biblioteca al vertice, considerando che l’indice massimo riscontrato dalla rilevazione A.I.B. in Italia
è di 0,96. Occorre dire che ha contribuito al conseguimento di tale indice
l’esternalizzazione dei servizi di recupero catalografico del retrospettivo, affidato a
seguito di gara europea ad una ditta specializzata.
Poiché il calcolo degli FTE viene effettuato tenendo presente anche il personale in servizio non dipendente, è da ipotizzare che l’indice tenderà ad abbassarsi,
ma senza vistosi scostamenti dall’attuale, quando scadrà nel 2004 il contratto.
Va rilevato, tuttavia, che la complessità della struttura della biblioteca, pensata come grandi open spaces comporta la necessità di un incremento di personale
esecutivo addetto alle sale, attualmente deficitario nella copertura dei turni.
e) Indice di spesa
L’indice di spesa mette in relazione la spesa per la biblioteca con la popolazione. Verifica l’adeguatezza delle risorse economiche per la gestione corrente della
biblioteca rispetto alle esigenze dell’utenza potenziale.
Il calcolo dell’indice è stato effettuato sulla base della seguente formula:
spesa
popolazione
Anche in questo caso l’indice pone la biblioteca al vertice della scala nazionale con un indice di 15,89, che si avvicina al massimo riscontrato dalla rilevazione
A.I.B. di 16,91. Secondo l’A.I.B. un indicatore alto è da considerarsi positivo perché sta a significare che la biblioteca dispone di risorse economiche per espletare in
modo adeguato i suoi compiti. L’indicatore esprime lo sforzo e l’impegno ordinario che la Provincia ha compiuto nei confronti della biblioteca.
L’A.I.B. al riguardo sottolinea come le eventuali riserve, dovute al timore
che un indice di spesa consistente corrisponda ad un deficit di efficienza della
biblioteca, possono essere formulate solo a seguito di una valutazione quali/
quantitativa della gamma dei servizi offerti a fronte di un indice di costo dei servizi molto alto.
261
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
f) Indice della dotazione documentaria
L’indice della dotazione documentaria mette in relazione la dotazione documentaria posseduta dalla biblioteca con la popolazione. Serve a verificare l’adeguatezza della collezione moderna della biblioteca in rapporto all’utenza.
Il calcolo dell’indice viene effettuato sulla base della seguente formula:
dotazione documentaria
popolazione
A fronte di un indice medio nazionale di 1,69 l’indice della dotazione documentaria della Biblioteca Provinciale si colloca ai minimi con 0,41, di poco superiore al minimo riscontrato di 0,27.
In generale un valore alto dell’indicatore è da interpretarsi positivamente in
quanto denota che un patrimonio è ricco e l’offerta è adeguata. Anche se va notato
che non necessariamente un gran numero di documenti implica un loro maggiore
uso oppure un’alta soddisfazione degli utenti.
Tuttavia l’indice estremamente basso, riscontrato preso la Biblioteca Provinciale di Foggia pone problemi di fondo molto importanti, che riguardano
la dotazione patrimoniale della collezione moderna. Ai fini di questo indicatore (i documenti non devono avere più di vent’anni di vita) la dotazione di
soli 51.000 documenti “moderni” è assolutamente insufficiente a rispondere
alla domanda attuale, per non parlare di quella potenziale. Per portare l’indice
della dotazione documentaria nella media nazionale, che è stimata in 1,69,
occorrerebbe procedere ad un incremento straordinario di 210.000 nuovi documenti.
Questi nuovi accessi, insieme al ricco patrimonio antico e di pregio, porterebbero il patrimonio librario della biblioteca a 500.000 documenti, così come è
previsto dalle Linee Guida approvate lo scorso 2002.
Ai valori attuali occorrerebbe una spesa di euro 6.300.000, assumendo il costo medio di un’opera in euro 30,00.
Si tratta, ovviamente, di una spesa insostenibile per la Provincia. Tuttavia il
dato ci informa che occorrerà potenziare al massimo la dotazione libraria con una
politica degli acquisti più consistente e più costante. Nel 2003 le risorse finanziarie
hanno consentito di acquistare poco più di 10.000 nuove opere. I tagli effettuali
nella proposta di bilancio 2004 consentiranno di incrementare la dotazione solo di
1.066 opere, allontanando il conseguimento dell’obiettivo di recuperare il gap in 20
anni, fissato nel 2003 quando si pensava di assicurare l’acquisto medio di 10.000
volumi all’anno.
La drastica riduzione dei fondi non consente più nemmeno di ipotizzare una
possibile data per colmare il gap riscontrato.
262
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
g) Indice della dotazione di periodici
L’indice della dotazione di periodici mette in relazione il numero dei periodici correnti con la popolazione; serve a verificare l’adeguatezza del patrimonio dei
periodici “vivi” messi a disposizione della biblioteca rispetto all’utenza potenziale.
Il calcolo dell’indice viene svolto sulla base della seguente formula, che si
conforma allo standard IFLA:
dotazione documentaria
1000
popolazione
L’indice ricavato di 4,76 è quasi in linea con la media nazionale, che è di 5,42.
Per raggiungere il dato medio nazionale si procederà ad una valutazione del grado
di soddisfazione degli utenti, verificando quali sono le richieste più frequenti. In tal
modo si procederà ad un rinnovo ponderato dei seriali, incrementando
quantitativamente di 100 testate la dotazione attuale. La spesa a prevedersi dovrebbe essere molto contenuta perché si procederà progressivamente a dimettere gli
abbonamenti dei seriali più costosi che non risultano consultati almeno da tre anni.
h) Indice di incremento della dotazione documentaria
L’indice di incremento della dotazione documentaria mette in relazione gli
acquisti della biblioteca con la popolazione. Serve a verificare l’impegno profuso
dalla biblioteca per aumentare l’offerta documentaria e per mantenerla aggiornata.
La formula, secondo gli standard IFLA e qui applicata per calcolare l’indice
è la seguente:
acquisti
1000
popolazione
L’indice di incremento della dotazione documentaria della Biblioteca Provinciale per il 2003 è stato di 74,22, collocando al di sotto della media nazionale che
è di 103,84. Questo indice, strettamente correlato all’indicatore n. 5 (indice della
dotazione documentaria), riveste un’importanza primaria perché esprime la politica di incremento delle collezioni, che allo stato attuale è sostanzialmente inesistente. Le Linee Guida del 2002 hanno posto una particolare attenzione alla carta delle
collezioni che dovrà assumere la principale funzione strategica nella determinazione dell’efficacia dei servizi della biblioteca. D’altra parte è provato che si registra un
vero e proprio rapporto di causa-effetto fra l’aumento dell’indice di incremento
della dotazione documentaria con quello dei prestiti che analizzeremo più avanti.
Per portare l’indice nella media nazionale occorrerebbe acquistare almeno 14.500
opere all’anno per una spesa che si aggira intorno ad euro 435.000. La riduzione di
spesa per il 2004 che consentirà l’acquisto di 1.066 opere comporterà il conseguimento di un indice del 9,00, che è al di fuori di ogni parametro di valutazione. Infatti il
263
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
valore minimo riscontrato a livello nazionale è di 18,47, mentre la media nazionale
che si colloca a 103,84. Di conseguenza le risorse finanziarie attualmente non consentono di mantenere questo livello appena ipotizzato.
i) Indice di impatto
L’indice di impatto definisce la percentuale degli iscritti al prestito sul totale
della popolazione; serve a verificare l’impatto della biblioteca sui suoi utenti potenziali. In altre parole serve a verificare il radicamento nel territorio di riferimento.
L’indice viene calcolato secondo la seguente formula:
iscritti al prestito
100
popolazione
L’indice di impatto è di 1,64, di poco superiore al minimo rilevato in Italia
(1,00) e di gran lunga distante dalla media nazionale di 13,00. In generale un basso
indice di impatto viene imputato a numerosi fattori che fanno capo alle disponibilità di risorse (valori troppo bassi di accessioni, dotazione documentaria insufficiente, orario di apertura, spese ridotte, personale non preparato) o a un non sufficiente orientamento della biblioteca all’uso pubblico (orario non funzionale, norme interne che inibiscono il prestito, collezioni prevalentemente collocate in deposito, politica degli acquisti ridotte oppure orientate su utenze di nicchia).
Gli indicatori fin qui analizzati sembrano indicare alcuni punti di debolezza al
riguardo nella disattenta politica delle collezioni, in norme interne che inibiscono il prestito, in una dislocazione non felice delle collezioni, nel personale a volte poco disponibile.
Dall’analisi dei prestiti e delle letture in sede effettuati durante il 2003 emergono dati interessanti che vale la pena leggere attentamente. Occorre precisare che
la rilevazione riguarda esclusivamente le aree della biblioteca riservate agli adulti.
Tab. 14 - Indice di gradimento per classi
264
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
Intanto la tab. 14 indica immediatamente come il prestito locale, che è uno
dei perni dei servizi bibliotecari, ricopre una rilevante quota delle transazioni
analizzate. Un altro dato significativo è il ricorso a diverse forme di materiali
speciali in disponibilità ad “Immagini&Suoni” e a “ilDock”. Vi è ancora una rilevante presenza di lettura in sala dei documenti presenti in deposito, che è indice
di affaticamento della sala di consultazione, in quanto per una biblioteca che punta
essenzialmente sulle sale “a scaffale aperto” il ricorso al materiale in deposito
dovrebbe essere ridotto ai soli studiosi interessati ad analizzare materiale ultraventennale per ragioni di studio e di ricerca comparata. I dati sembrano, dunque,
confermare la necessità di un rinnovo sostanzioso delle collezioni in modo da
offrire materiale nuovo ed aggiornato in grado di soddisfare i bisogni dell’utenza
attuale e di stimolare l’utenza potenziale, che indica come sia necessario procedere ad uno svecchiamento dei materiali “a scaffale aperto”. Resta confermata la
centralità della sala di consultazione sia per i materiali utilizzati in loco, che per i
prestiti locali.
È interessante notare che una parte fondamentale viene coperta dalla classe
800 (letteratura) che copre da sola il 33,33% della domanda, seguita dalla classe 900
(storia, geografia e biografie) con un 25,65% e dalla 300 (scienze sociali) con il
17,88%. Queste informazioni, ancorché molto aggregate, forniscono indicazioni
molto interessanti ai fini della modificazione dell’indice in analisi. In particolare si
tratta di valorizzare e potenziare il patrimonio con gli opportuni adattamenti della
struttura e dell’organizzazione per mettere in evidenza la dotazione patrimoniale
esistente e quella che andrà ad integrare l’attuale.
Una carta delle collezioni più sensibile a queste tendenze ed una migliore
strategia comunicativa devono diventare l’elemento strategico per ampliare il numero di iscritti al prestito.
Per portare l’indice nella media nazionale occorrerebbe, dunque, passare dagli attuali 10.000 primi prestiti a 20.000 prestiti effettuati almeno una volta nell’anno. Ovviamente si tratta di considerare questo obiettivo come una linea di tendenza a cui giungere progressivamente nel tempo, sulla base di tre variabili fondamentali: materiali nuovi ed interessanti, strategie di promozione delle raccolte, strategie
di comunicazione.
l) Indice di prestito
L’indice di prestito rileva il numero dei prestiti annuali rispetto alla popolazione. Serve a valutate l’efficacia della biblioteca e la sua capacità di promuovere
l’uso delle raccolte.
Viene calcolato in base alla seguente formula:
prestiti
popolazione
265
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
Ovviamente la conseguenza di un numero limitati di prestiti, che ha inciso
negativamente sull’indice di impatto, non poteva non incidere negativamente anche sull’indice di prestito. La Biblioteca Provinciale ha un indice di prestito al di
sotto di tutti i parametri considerati. Il suo indice rilevato nel 2002 dello 0,03 si
colloca nettamente al si sotto dell’indice minimo riscontrato nella rilevazione nazionale che è dello 0,08, mentre l’indice medio nazionale è dello 0,98.
Un valore così basso deve essere interpretato in modo estremamente negativo e può essere determinato da numerosi fattori: esiguità degli acquisti, raccolte
non corrispondenti ai bisogni dell’utenza, personale non professionalizzato.
Lo sforzo compiuto nello scorso 2003 ha comunque consentito di elevare
l’indice allo 0,07, di poco al di sotto della soglia minima nazionale. Per raggiungere,
tuttavia, l’indice medio nazionale occorrerebbe portare gli attuali 10.000 prestiti
annui ad un numero ottimale di 150.000 prestiti. Anche in questo caso questo dato
deve essere considerato come un obiettivo a cui tendere progressivamente, attuando strategie comunicative sul posseduto e sulle nuove collezioni.
m) Indice di circolazione
L’indice di circolazione mette in relazione il numero totale dei prestiti con la
dotazione documentaria della biblioteca; serve a verificare il tasso d’uso della collezione e la qualità delle raccolte.
L’indice viene calcolato in base alla seguente formula:
prestiti
dotazione documentaria
L’indice di circolazione della biblioteca del 2002 (0,10) si collocava poco al di
sopra dell’indice minimo riscontrato, ma ben lontano dall’indice medio nazionale
(0,61).
L’indice basso di circolazione è segnale di un uso limitato del materiale e di
scarsa disponibilità di materiali nuovi. È un segnale preoccupante che mette in luce
la scarsa efficacia di una parte considerevole del sistema biblioteca, che produce
pochi prestiti, per arrivare a valutazioni più specifiche circa le raccolte documentarie. Non corrispondono in parte ai bisogni dell’utenza perché obsolete, con scarsi
acquisti, non coerenti con le domande dell’utenza.
Una delle ragioni riscontrate di questo basso indice risiede nella scarsa diffusione della revisione delle raccolte, le quali, non essendo state mai veramente sottoposte alla verifica circa i prestiti effettuati negli ultimi anni e circa la validità e freschezza dei contenuti, non sono mai state effettivamente oggetto di scarti e quindi
contengono buona parte di “patrimonio morto”. I recenti acquisti nel 2003 hanno
comunque consentito di elevare l’indice a 0,17.
Occorre comunque pensare ad una duplice funzione: arricchire il patrimonio, adeguandolo alle esigenze dell’utenza ed incentivare il prestito attraverso poli266
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
tiche di valorizzazione del patrimonio librario della biblioteca.
n) Indice di fidelizzazione
L’indice di fidelizzazione mette in relazione il numero dei prestiti con il numero degli iscritti al prestito della biblioteca e verifica le frequenze di lettura e quindi
il grado di “fedeltà” degli utenti alla biblioteca.
L’indice è calcolato sulla base della seguente formula:
prestiti
iscritti al prestito
L’indice di fidelizzazione della biblioteca è salito da 2,69 del 2002 a 4,30,
anche se resta al di sotto della media nazionale.
Un indice alto di norma è da interpretare positivamente perché denota che
gli iscritti al prestito sono soddisfatti di come la biblioteca organizza e gestisce il
servizio. L’indice basso è determinato essenzialmente da due fattori negativi. Il primo afferisce all’organizzazione del servizio ancora farraginoso e limitativo, il secondo è strettamente dipendente dalla qualità delle collezioni. Anche in questo caso
occorre un’accorta politica di promozione da un verso e di comunicazione e di
disponibilità del personale nei confronti dell’utenza.
o) Indice di frequentazione
L’indice di frequentazione rileva il numero totale delle visite annuali in biblioteca rapportato alla popolazione; è utile a verificare l’attrattiva che la biblioteca
nel suo insieme esercita sui cittadini.
Il calcolo è bastato sulla seguente formula:
visite
popolazione
La presenza di circa 90.000 visite all’anno ha consentito di portare nel 2003
l’indice di frequentazione da 0,26 a 0,58, superando la soglia minima nazionale di
0,35. La biblioteca resta, comunque, distante dalla media nazionale di 1,99.
Va detto che l’indice appena indicato è da ritenere dato per difetto perché
non sempre è stato possibile verificare correttamente l’afflusso degli utenti. Tuttavia non si può negare che esso deve essere interpretato come un ulteriore segnale di
scarsa vitalità della biblioteca sul piano dell’offerta informativa e documentaria,
nonché della comunicazione.
L’idea della biblioteca come luogo eminentemente di studio diventa un ele267
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
mento negativo per l’apertura della biblioteca ad altre fasce sociali e culturali, finora poco sensibili alla funzione della biblioteca, e finora non intercettate dalla struttura.
In questo senso un’opportuna strategia di comunicazione, insieme ad una
politica delle collezioni più vicina alla domanda dell’utenza dovrebbe consentire
alla biblioteca di migliorare l’indice di frequentazione. Per raggiungere la media
nazionale si dovrebbe registrare una presenza media di mille utenti al giorno, che è
difficilmente raggiungibile e che comporterebbe complessi problemi logistici, a partire dalla disponibilità di posti a sedere, che attualmente sono 256.
Le Linee Guida hanno posto al riguardo come obiettivo la realizzazione di
400 posti per 500 presenze medie giornaliere. In tal modo l’indice di frequentazione
dovrebbe gradualmente salire dall’attuale 0,58 a 0,95.
p) Indice di affollamento
L’indice di affollamento mette in relazione la media settimanale delle visite
alla biblioteca con le ore di apertura settimanale; serve a verificare da un lato l’intensità della frequentazione della biblioteca, dall’altro l’affollamento della stessa.
Il calcolo dell’indice viene effettuato sulla base della seguente formula:
media settimanale visite
orario di apertura settimanale
Da questo punto di vista la Biblioteca Provinciale offre con un 27,74 un indice superiore alla media nazionale, che è di 16,47. È evidente che la tendenza ad
incrementare l’afflusso in biblioteca, fissando in 500 utenze giornaliere la media
ottimale, comporterà un incremento dell’indice di affollamento al 61,32 che potrebbe comportare l’insorgenza di problemi logistici in quando si possono produrre indisponibilità di posti a sedere, confusione, impossibilità di ospitare adeguatamente gli utenti. Tuttavia il dato che si prospetta rimane all’interno del range nazionale considerato, visto che il valore massimo riscontrato è di 106,48.
q) Indice quantitativo del servizio di reference
L’indice quantitativo del servizio di reference mette in relazione il numero
complessivo di transazioni informative con la popolazione: serve a valutare l’intensità d’uso del servizio di reference, cioè l’entità del flusso informativo che passa
attraverso il personale.
Il calcolo dell’indice è effettuato in base alla seguente formula:
transazioni
popolazione
268
Valutazione dei servizi de “la Magna Capitana” (anno 2003)
L’indice della Biblioteca Provinciale è di 0,66, al di sopra dalla media nazionale di 0,43. Si è trattato di incrementare la presenza in biblioteca, che ha comportato un aumento di transazioni.
r) Indice del costo dei servizi
L’indice di costo dei servizi mette in relazione la spesa per la biblioteca con i
servizi forniti; serve a verificare l’efficienza della biblioteca e quindi il rendimento
della spesa in termini di servizio erogato.
La formula utilizzata per calcolare l’indice è la seguente:
spesa
transazioni + uso quantitativo dei materiali
Diversamente dalla metodologia A.I.B. che suggerisce la comparazione con i
soli prestiti, si è ritenuto più aderente alla valutazione complessiva dei servizi bibliotecari raffrontare la spesa con la totalità dei servizi erogati che rientrano nelle
transazioni informative (che includono anche prestiti) e nell’uso in sede dei materiali documentari.
L’indice di 13,09, pur rimanendo nel range di valutazione dell’A.I.B., è lontano dalla media nazionale che si colloca a 3,91. Ma è da ipotizzare che le politiche
rivolte ad incrementare i prestiti ed aumentare l’utenza consentiranno di allineare
progressivamente il dato di Foggia a quello nazionale.
0,33
0,41
1,29
1,64
0,10
0,17
4,30
0,57
13,50
0,66
13,09
269
0,08
12,50
0,11
1,49
0,27
0,00
18,47
1,00
0,08
0,00
3,65
0,35
1,69
0,06
15,12
270
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Primo rapporto sulla percezione
della Biblioteca Provinciale di Foggia
1. Introduzione
Nel mese di novembre 2002 l’Amministrazione Provinciale di Foggia, da cui
dipende la Biblioteca Provinciale, ha approvato le prime Linee Guida. Si è trattato
di un atto di fondamentale importanza che accompagnerà l’evoluzione della biblioteca per i prossimi anni. Fra gli indirizzi dettati al direttore vi era la redazione di
un’analisi puntuale dell’utenza quale chiave di volta per le successive carta delle
collezioni e carta dei servizi.
Fra il mese di ottobre e di novembre 2002 si è proceduto ad una rilevazione
dei dati sulla scorta dei seguenti strumenti di indagine:
a) una scheda censuaria limitata ai soli possessori della bibliocard, cioè dei
lettori che si sono iscritti o reiscritti alla biblioteca a partire dal 2001;
b) un questionario, rigorosamente anonimo, somministrato per posta;
c) un sondaggio telefonico.
Le schede ed i questionari sono stati predisposti e realizzati in economia direttamente dal management della biblioteca. I questionari somministrati per posta
e quelli utilizzati per il sondaggio sono identici.
Il campione relativo al questionario somministrato per posta è stato scelto
casualmente per i possessori della bibliocard residenti a Foggia nel numero di 2000.
I questionari restituiti sono stati 702, pari al 35,1%. Il sondaggio è stato effettuato
casualmente fra i numeri di telefono che compaiono fra gli abbonati telefonici alla
Telecom per l’anno 2002 nel numero di 95. L’elaborazione dei dati relativi al questionario e al sondaggio si è conclusa nell’autunno 2003.
Sebbene nelle tabelle che si riportano in questo rapporto i dati relativi al questionario e quelli relativi al sondaggio siano graficamente affiancati, si è ritenuto di
considerare i due universi in esame non comparabili, per gli elevati scarti riscontrati.
I dati censuari relativi ai possessori della bibliocard hanno svolto la funzione di fornire informazioni relative alla professione, alla classe d’età e alla provenienza.
I dati campionari, invece, hanno svolto la funzione di indicare il livello di
percezione e di soddisfacimento dei servizi bibliotecari, ma hanno consentito anche di fornire informazioni utili relative ai consumi culturali, alla credibilità delle
principali sorgenti di informazione e ai bisogni informativi.
271
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Il presente rapporto viene, infine, integrato, da alcuni dati derivanti dalla valutazione dei servizi della biblioteca relativa agli anni 2002 e 2003, redatta in base
alle Linee Guida per la valutazione delle biblioteche pubbliche in Italia dell’A.I.B. e
delle raccomandazioni dell’IFLA, che hanno fornito ulteriori elementi di conoscenza quantitativa e qualitativa, basandosi su 15 indicatori. In questo rapporto
saranno utilizzati solo alcuni di tali dati, ritenuti necessari per contestualizzare meglio le informazioni.
2. Profilo del lettore
Dall’analisi delle proiezioni sulle rilevazioni delle visite effettuate nella terza
settimana del mese di gennaio del 2004 in 8 punti di stazionamento in biblioteca nelle
ore di picco (11,00 e 17,30) si rileva una media di visite annue stimata in 89.719 presenze (tab. 1). Nei confronti della precedente rilevazione relativa al 2002 si nota un
deciso trend ascendente, anche se occorre avvisare che soltanto nel 2005 si giungerà
alla maturità del dato sulle visite, perché la biblioteca è uscita da un lungo periodo di
interruzioni di servizi dovuti alla ristrutturazione dell’immobile e all’adeguamento
degli impianti. Occorre, infatti, sottolineare che al momento attuale non sono ancora
aperte al pubblico la Sala Narrativa, l’Area Divulgativa, la sezione “Immagini&Suoni”
e l’Auditorium, mentre “ilDock” vive ancora una fase di incertezza dovuta al recente
trasferimento presso la sua sede definitiva, ancora in fase di allestmento.
È al riguardo interessante notare l’andamento mensile delle visite nel 2002 e
nel 2003 (tab. 2), da cui si rileva una sostanziale omogeneità di comportamento dei
nostri lettori. Va tenuto presente che nel mese di agosto la biblioteca osserva tre
settimane di chiusura.
272
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
-A
Può risultare interessante valutare anche le presenze registrate presso il sito
web della biblioteca, che sempre più è destinato a svolgere una funzione essenziale
nella fornitura di servizi e di informazioni bibliotecarie. Si è effettuata una rilevazione
settimanale degli accessi che ha fornito i seguenti dati:
• accessi settimanali dall’interno n. 10.506;
• accessi settimanali dall’esterno n. 5.257.
Per accessi interni si intendono gli accesi di servizio alla Intranet e gli accessi
degli utenti in loco al catalogo elettronico. Gli accessi complessivi annui sono stimati in 788.158.
Pur volendo escludere dal calcolo gli accessi al web dall’interno, considerandoli esclusivamente accesi di servizio, si ha un dato annuo pari a 273.364 visite, che
sommate alle visite annue di cui alla precedente tab. 1, assommano a 363.083 visite.
Va precisato che i dati riferiti alle tabelle riportate in questo paragrafo riguardano i lettori che sono entrati in possesso della bibliocard nel biennio 2001-2002. I
possessori della bibliocard sono prevalentemente studenti (74.5%), seguiti di gran
lunga dai docenti (5,24%), professionisti (4,74%) e impiegati (4,27%). Questo dato
mostra ancora una sostanziale monofunzione della Biblioteca Provinciale di supporto all’istruzione e di surrogato alle carenze di istituzioni bibliotecarie scolastiche e universitarie (tab. 3). Sono note le carenze delle prime, su cui sarà necessario
intervenire anche come biblioteca provinciale per stimolare ed allargare la consapevolezza del ruolo della biblioteca scolastica. Sono sull’altro versante giustificabili le
carenze delle biblioteche universitarie per la giovane età dell’Ateneo foggiano e per
gli ovvi tempi lunghi perché le collezioni delle biblioteche universitarie possano
giungere a maturità.
È, tuttavia, innegabile che si dovrà intervenire su altre fasce sociali, diverse da
quelle studentesche, per ampliare la platea degli utenti con un’offerta variegata e
più rispondente alle esigenze e ai gusti dei futuri utenti.
273
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
s
d
p
i
p
d
r
a
c
o
m
b
t
i
d
c
a
r
a
Nella successiva tab. 4 si riporta invece la stratificazione per professione delle
persone che hanno risposto al questionario e al sondaggio, mostrando sostanzialmente due aspetti. Il primo relativo ai frequentanti che vede una minore partecipazione degli studenti, il secondo relativo al sondaggio che riflette un universo del tutto
diverso dove ovviamente le casalinghe ed i pensionati assumono un peso rilevante,
senza dimenticare comunque il peso sempre importante ricoperto dagli studenti.
274
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Conferma il dato della prevalenza studentesca anche la tab. 5 relativa alla
suddivisione per classi d’età. Il lettore della Biblioteca Provinciale si colloca
principalmente fra gli 11 e i 25 anni (50,94%); importante è la fascia che ha
lasciato gli studi da pochi anni fra i 26 e 40 anni con un 30,09%; interessante ma
ancora debole è il dato riguardante i ragazzi dell’istruzione primaria (6-10 anni)
con un 6,25%. Di scarso peso quantitativo, ma significativo sul piano qualitativo,
è il dato prescolare (0-5 anni) che compare per la prima volta in questo ultimo
biennio.
Raffrontando i dati degli utenti con quelli della popolazione residente a
Foggia (tab. 6), pur nella differenza di scala si nota come la percentuale degli
utenti fra 0 e 18 anni copra il 32,81% a fronte del 23,24% della popolazione
foggiana compresa fra 0 e 19 anni. Il dato è oltremodo significativo in quanto
dimostra un particolare appeal della biblioteca nei confronti dell’utenza giovanile, che certamente dovrà essere ulteriormente stimolato. Allo stesso modo gli utenti
che si collocano fra i 19 ed i 40 anni risultano coprire il 54,90%, a fronte di un
31,37% coperto dalla popolazione di Foggia compresa fra 20 e 39 anni. Lo scarto
evidente riscontrato su queste fasce d’età tende a ribaltarsi con l’aumento di età.
Gli utenti di età compresa fra i 41 e i 60 anni rappresentano il 9,20% mentre la
popolazione residente a Foggia di età compresa fra i 40 e i 59 anni copre il 25,50%
dei residenti.
275
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Ovviamente la prevalenza giovanile e della fascia che si colloca fra i 20 ed i 35
anni è confermata anche dal questionario, mentre l’età tende ad aumentare nel sondaggio (tab. 7), che conferma di rappresentare un universo a parte non comparabile
con i dati relativi all’utenza.
Sotto l’aspetto della provenienza la Biblioteca Provinciale risulta decisamente al servizio della città di Foggia (76,79%), con qualche apertura alla provincia
(15,95%). Interessante il dato extraprovinciale, che denota, almeno per quanto riguarda la messa a disposizione di fondi di conservazione di particolare interesse
sovraregionale (tab. 8).
276
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
3. Il bisogno di biblioteca
Dei 702 lettori che hanno compilato il questionario ben 518 (73,79%) dichiarano
di utilizzare la Biblioteca Provinciale da diversi anni. Dichiarano di frequentare la biblioteca da un anno e da meno di 6 mesi rispettivamente il 9,54% e il 9,26%. Si rileva,
dunque, un trend di crescita di nuovi iscritti situabile intorno al 9% annuo (tab. 10).
Interessante è il dato fornito dal sondaggio, che sebbene sia squilibrato verso
professioni e classi di età tradizionalmente poco inclini a recarsi in biblioteca, mostra un 25,32% della popolazione che ha utilizzato la biblioteca in questi anni.
277
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
La successiva tab. 11 che riguarda i livelli di frequenza presenta un’utenza che usa
occasionalmente i servizi bibliotecari (68,52%). Questo dato riscontrato fra gli iscritti in
biblioteca viene confermato anche da un analogo picco (23,16%) rilevato dal sondaggio.
La tab. 12 sembra confermare una utilizzazione “di base” della biblioteca da
parte dell’utenza, che evidentemente non trova ancora i giusti stimoli per trattenersi in sede per ragioni diverse da quelle dettate dall’uso tradizionale della struttura. Il
36,18% dichiara di trattenersi in biblioteca al massimo un’ora ed il 49,57% fino a 3
ore.
Le principali motivazioni che hanno mosso un utente a recarsi in biblioteca sono
sintetizzate dalla tab. 13 da cui si rileva sia dal questionario che dal sondaggio che il
servizio maggiormente utilizzato è quello della consultazione delle gazzette ufficiali
con un 13,92% e un 16,18%. Seguono, occupando il maggior peso, tutte le funzioni
connesse in qualche modo allo studio e agli studenti (studio, ricerca, tesi di laurea, prestito). Soltanto il 4,78% dei questionari e l’1,47% delle interviste telefoniche dichiara di
recarsi in biblioteca per il piacere di leggere un libro. Sono attestate comunque le altre
funzioni della biblioteca (leggere un quotidiano, leggere un settimanale, partecipare ad
una iniziativa culturale, ascoltare musica). La tab. 14, utilizzata come verifica, conferma
una biblioteca utilizzata e percepita essenzialmente come luogo di studio e di ricerca.
278
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
279
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Tab. 14 - Le principali ragioni di utilizzazione della biblioteca
Nella successiva tab. 15 abbiamo provato a valutare il livello di affollamento
degli spazi fisici della biblioteca, chiedendo al campione di indicarci con un voto il
luogo che frequenta di più in biblioteca. Emerge una utilizzazione tradizionale della biblioteca (le sale di studio), una scarsa conoscenza delle nuove aree e delle nuove
funzioni.
Tab. 15 - Livello di utilizzazione degli spazi fisici della biblioteca
area
area
280
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
4. I servizi della Biblioteca
4.1 Uno sguardo d’insieme
Una utilizzazione di base e tradizionale della biblioteca è confermata dalla
tab. 16 relativa agli indici di utilizzazione dei servizi bibliotecari. Sia dal campione
che dal sondaggio si evidenza nella fotocopiatura il servizio più utilizzato, seguito
immediatamente dalla consultazione degli atti ufficiali di Governo. Segue il servizio di orientamento bibliografico ed il prestito locale. Diventa netta la cesura fra i
servizi tradizionali appena elencati e quelli a valore culturale aggiunto (report specialistici, bibliografie per tesi di laurea, consigli nella lettura), quelli che coinvolgono la cooperazione interbibliotecaria (prestito interbibliotecario, document delivery)
o quelli innovativi (accesso a banche dati, e-governance, digitalizzazione).
281
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Ad una analisi più di qualità (tab. 17) dei servizi e degli spazi si conferma da
parte del campione l’idea che la biblioteca sia un lungo confortevole e ben dotato di
strumenti tradizionali. Il campione non coglie giustamente la presenza della discoteca mai aperta completamente, mentre percepisce e valuta positivamente l’emeroteca
e, in tempi brevissimi dalla sua istituzione, coglie e percepisce il sito web della biblioteca. Molto più attardata sulla tradizione sembra essere la valutazione emersa
dai dati del sondaggio, che evidentemente ha intercettato utenti che si sono perduti
nel tempo, ricordano il confort delle sale, la segnaletica, il vasto patrimonio librario
posseduto, ma ignorano l’esistenza del sito web, del catalogo elettronico, della discoteca o la possibilità di ricorrere al document delivery.
Nonostante la percezione, forse troppo attardata su un’idea tradizionale di
biblioteca, sia il campione che l’esito del sondaggio esprimono sostanzialmente un
giudizio positivo sulla varietà dei servizi offerti, riconoscendo la presenza di una
gamma ampia di servizi ottenibili in biblioteca. Circa il 16% del campione non
esprime giudizio o esprime un giudizio negativo sulla varietà dei servizi proposti. Il
giudizio negativo o non espresso sale al 23,81% nel sondaggio. La soddisfazione è
tale che circa il 13% degli utenti che rispondono al questionario esprime un giudizio di eccellenza (tab. 18). Il giudizio migliore sui servizi sia del questionario che
del sondaggio si colloca fra 7 e 8 rispettivamente con un 47,86% e 66,67%.
282
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Scendendo nel dettaglio dei servizi il 76,78% degli intervistati dichiara di
essere entrato in relazione con i servizi di reference. La percentuale si abbassa leggermente nel sondaggio, restando tuttavia a livelli molto alti, pari al 61,90%.
Tab. 19 - Utilizzazione dei servizi di reference
Le risposte riguardanti le principali transazioni informative da parte degli utenti sono state raggruppate in 9 grandi categorie (tab. 20). Prevale la domanda sui punti di accesso alle informazioni con un 49,19% (orientamento nell’uso dei cataloghi e modalità di accesso ai documenti). Rilevante è la percentuale che si riferisce alla consulenza bibliografica (25,66%); importante la quota
riservata alle domande riguardanti i servizi offerti (11,42%). I dati del sondaggio confermano in rilevante parte i tipi di domande più frequentemente rivolte
ai bibliotecari, anche se colpisce la totale assenza di interesse nei confronti dei
cataloghi.
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Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Il livello di soddisfacimento dei servizi di reference nella loro complessità è
accettabile. Solo il 25% circa degli utenti non si esprime o esprime un giudizio
negativo. Il sondaggio conferma il giudizio positivo appena intercettato (tab. 21).
4.2 L’orientamento bibliografico
I lettori della Biblioteca Provinciale usano molto il servizio di orientamento
bibliografico (l’82,91%). La percentuale scende al 61,9% secondo il sondaggio, confermando da un lato l’importanza del servizio offerto, mentre dall’altro mette in
evidenza come il mancato incontro con il bibliotecario tende, soprattutto negli utenti
occasionali e quelli che arrivano per la prima volta in biblioteca, ad allontanare il
potenziale utente (tab. 22).
Sul piano del soddisfacimento il 70,45% dichiara di essersi sentito soddisfatto dalla funzione di intermediazione svolta dal bibliotecario (tab. 23). Il dato è confermato dall’indice di gradimento di cui alla tab. 24.
284
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Tab. 22 - Uso dei servizi di orientamento
(questionario)
4.3. I cataloghi della biblioteca
Le tab. 25 mette in luce come il ricorso al catalogo cartaceo sia una delle
attività centrali della biblioteca, anche se sconta la sua obsolescenza che discende da
tempo immemorabile. In ogni caso il 65,24% dei lettori fa ricorso al catalogo generale della biblioteca.
285
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
La tab. 26 indica in un 30,48% gli utenti che ricorrono al catalogo elettronico. Si tratta di un dato positivo, tenendo conto che il catalogo elettronico è stato
istituito nel mese di giugno 2001 ed è in lenta fase di implementazione con il recupero,
libro alla mano, delle informazioni bibliografiche del pregresso.
4.3. Il patrimonio librario
4.3.1. Livello di utilizzazione in sede del patrimonio librario e documentale
Il 32,77% dei lettori non dichiara o dichiara di non utilizzare unità
bibliografiche in possesso della biblioteca.
286
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
4.3.2. Prestito locale
Il 58,83% dei lettori dichiara di fare ricorso al prestito locale; la percentuale
sale al 66,67% nel sondaggio (tab. 28). È interessante notare come il giudizio sul
livello di soddisfacimento del servizio di prestito locale sia prevalentemente positivo o molto positivo sia fra gli utenti che nel sondaggio (tab. 29).
voto
Tab. 30 - Livello di utilizzazione del servizio di prestito locale
287
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
4.3.3. ILL – prestito interbibliotecario
Il ricorso al servizio di prestito interbibliotecario è sostanzialmente ridotto.
Sia nel sondaggio che nei lettori che hanno risposto al questionario il prestito
interbibliotecario è stato praticato da una frangia di utenti che si colloca al di sotto
del 10% dei frequentatori della biblioteca (tab. 31). Resta anche in questo caso confermato un sostanziale parere positivo sul servizio assicurato (tab. 32) con oltre un
75% dei giudizi positivi.
4.4. Servizi di riproduzione
4.4.1. Fotocopie
Il servizio fotocopie, che attualmente è in parte esternalizzato e in parte in
regime di self service, si conferma essere il servizio più utilizzato dagli utenti. Sia
per coloro a cui è stato somministrato il questionario che per coloro che si sono
sottoposti al sondaggio telefonico si raggiungono percentuali molto elevate con un
288
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
74,50% ed un 71,43% rispettivamente di risposte positive (tab. 33). Anche in questo caso i giudizi sono sostanzialmente positivi (tab. 34).
4.4.2. Digitalizzazione
Il servizio di digitalizzazione è stato attivato in forma sperimentale e ridotta
contemporaneamente alla somministrazione del questionario. Per questa ragione si
riscontrano dati negativi molto vistosi (tab. 35).
289
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
4.5. Internet
Il servizio di accesso ad Internet non era attivo al momento della somministrazione del questionario. La domanda fu posta come momento di verifica della
“sincerità” delle risposte. Va detto, comunque, che l’accesso all’OPAC dall’interno
della biblioteca avveniva al tempo della somministrazione del questionario attraverso Internet. Per tale ragione ad un utente un po’ più smaliziato non sfuggì l’opportunità di “aggirare” le protezioni per accedere alla rete.
4.6. Document delivery
Il servizio di document delivery fu attivato in forma sperimentale in contemporanea alla somministrazione del questionario. La presenza, dunque, di un 5,27%
di utenti che ha fatto ricorso al servizio è sicuramente da rafforzare, ma anche da
leggere in una prospettiva di rapida crescita del servizio.
4.7. Desiderata
Il servizio dei desiderata è da considerare un’offerta consolidata della biblioteca, anche se il dato del 14,25% sottolinea che i lettori difficilmente vi fanno ricorso (tab. 38). Le ragioni di questo scarso utilizzo risiedono quasi sicuramente nella
scarsa accoglienza da parte della biblioteca delle richieste degli utenti, come la tab.
39 conferma. Infatti il 67% degli utenti che ha formulato desiderata riferisce di un
esito negativo della domanda.
290
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
4.8. Attività di promozione
Le attività di promozione della lettura poste in essere dalla biblioteca interessano positivamente il 35,75% degli utenti a cui è stato somministrato il questionario, mentre il dato scende al 9,52% nel sondaggio. Il dato evidenzia certamente una
poco efficace circolazione delle informazioni all’esterno della biblioteca, su cui occorrerà riflettere per individuare strategie comunicative in grado di raggiungere in
modo più capillare la popolazione.
4.9 Web
La stessa esigenza di definire strategie informative riguarda l’uso del sito
web. Il 16,38% dei questionari ed il 23,81% del sondaggio dichiara di farvi ricorso (tab. 41). Occorre ricordare che si tratta di dati riferiti al 2002, quando il sito
291
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
era stato da poco reso pubblico. Infatti dalla rilevazione dei servizi per il 2003 si
evince una media annua di frequentatori del sito, esterni alla biblioteca di 273.364
visite. Questo dato rende il sito web il “luogo” più frequentato della biblioteca.
(tab. 42).
4.10. «la Capitanata»
La rivista della biblioteca, che si stampa senza soluzione di continuità dal
1962 è conosciuta dal 39,32% dei lettori a cui è stato somministrato il questionario
e dal 42,86% di coloro che hanno risposto al sondaggio (tab. 43). Di coloro che
hanno detto di conoscere la rivista il 42,03% dichiara di averla letta (tab. 44), tenendo conto che la rivista stampata in un numero variabile di copie (da 500 a 900) ha
una circolazione nazionale e quindi non è in grado di circolare diffusamente fra i
lettori. La scelta compiuta di digitalizzare tutta la collezione e di metterla in chiaro
in rete consentirà sicuramente un accesso più ampio.
292
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
4.11. Le aree specializzate
L’istituzione nel 2001 de “ilDock” con i suoi centri di documentazione e la
riconversione nel 2002 della fonoteca in sezione “Immagini&Suoni” consentono alla
biblioteca di fornire per la prima volta un completo pacchetto di servizi bibliotecari
specializzati che si aggiungono alla più nota e dotata sezione dei fondi speciali.
La domanda di cui alla tab. 45 è stata posta con la consapevolezza di ottenere
un indice di utilizzazione non elevato, per la giovane età dei servizi proposti. È servita, però, a riflettere dopo due anni di attivazione sperimentale sui possibili punti di
forza. In questo senso si è rilevata una attenzione maggiore alla sezione dei giovani
adulti e della didattica a dimostrazione che si tratta di due segmenti sociali ormai
maturi ed in grado di alimentare una domanda speciale e specialistica.
293
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
4.5. Giudizi sulla professionalità dei bibliotecari
4.5.1. La cortesia
Le due tabelle che seguono servono a comprendere il giudizio che gli utenti
esprimono sulla qualità dell’azione dei bibliotecari. In particolare si è deciso di chiedere un giudizio su due aspetti professionali attinenti alla sfera relazionale (la cortesia e la tempestività) tenendo conto che nelle precedenti tabelle si era già provveduto a valutare gli aspetti più attinenti alla fisionomia della professione del bibliotecario (reference, orientamento bibliotecario, prestito, ecc…).
Il giudizio comparato fra queste due qualità mette in evidenza un sincero
esercizio critico degli utenti. Se il 20,67% degli intervistati esprime un giudizio
negativo sul livello di cortesia dei bibliotecari (tab. 46), il dato negativo sale al 30,06%
quando di parla di tempestività (tab. 47). Il 18,66% esprime un giudizio appena
sufficiente per quanto riguarda la cortesia e un 22,65% per quanto riguarda la tempestività. Sostanzialmente simile è il risultato che emerge dal sondaggio. Le punte
di eccellenza sono del 14,39% per la cortesia e del 9,69% per quanto riguarda la
tempestività.
294
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
4.5.2. La tempestività
4.6. Il giudizio globale
In questo paragrafo si affronta il giudizio globale sulla biblioteca, sui suoi
servizi e i suoi bibliotecari. Si è deciso di procedere con due insidiose domande a
risposta aperta per valutare i punti di maggiore debolezza e forza, chiedendo all’utente di individuare il peggior difetto e il maggior pregio. Le risposte sono state
successivamente elaborate e raggruppate in risposte omogenee ed assimilabili. Intanto i maggiori rilievi vengono mossi a due aspetti fondanti della biblioteca (il
bibliotecario e il patrimonio librario), seguono poi i giudizi negativi sui servizi. Il
17% lamenta una scarsa professionalità del personale, a cui si aggiunge un 1,28%
che lamenta apertamente la maleducazione del personale. Sul piano dell’offerta documentale e libraria i nostri utenti lamentano per il 15,17% la presenza di libri
inadeguati, che significa una critica severa alla politica delle collezioni finora seguita dai bibliotecari, probabilmente racchiusa in una visione olistica delle scelte di
acquisto. A questa si aggiunge un 11,70% che lamenta il mancato aggiornamento
bibliografico che rappresenta l’altro aspetto della politica delle collezioni. Questo
dato negativo è ulteriormente rimarcato dal sondaggio che per il 33,33% lamenta
un aggiornamento bibliografico inadeguato. Sul piano della rappresentazione di sé
e della comunicazione della biblioteca con gli utenti esprimono un giudizio negativo per un complessivo 13,19% (4,94% non comunica con gli utenti, 4,39% è burocratica, 1,46% lascia gli utenti abbandonati a se stessi, 1,28% è dispersiva, 1,10% è
poco confortevole). Per quanto riguarda la fornitura dei servizi gli utenti lamenta295
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
no per un 8,44% l’orario non rispondente (riferito al precedente orario spezzato) e
per uno 0,73% la chiusura estiva, per un 4,75% affermano che genericamente alcuni
servizi essenziali non funzionano, per un 2,19% trovano la biblioteca tecnologicamente
ed informaticamente arretrata, per un altro 2,19% riscontrano un servizio di orientamento e di consulenza non adeguato e poi a seguire lamentano una complessiva cattiva organizzazione del servizi (1,65%), un catalogo inefficiente (1,65%), una lentezza eccessiva per ottenere i materiali (1,46%); un 1,28% accusa la biblioteca di non
offrire molti stimoli culturali. Un 5,67% esprime un giudizio negativo sull’edificio
non ritenuto più adeguato alle nuove esigenze, mentre un 2,19% esprime un giudizio
negativo su se stesso quando individua come peggior difetto della biblioteca il suo
essere luogo di ritrovo per perditempo. Vi è un giudizio negativo esortativo per l’1,46%
che chiede alla biblioteca di pubblicizzarsi meglio all’esterno, mentre vi è un 4.39%
che non riesce a trovare alcun aspetto negativo, a fronte di uno 0,37% che dipinge la
biblioteca come luogo assolutamente negativo.
296
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Gli stessi aspetti fondanti della biblioteca (personale e patrimonio librario)
su cui venivano espressi giudizi negativi assumono carattere positivo nella valutazione dei pregi. Il 19,81% considera la Biblioteca Provinciale ben fornita (il 21,05%
nel sondaggio), mentre il 10,85% attribuisce alle qualità professionali il maggior
pregio della biblioteca (5,90% personale preparato, 4,95% personale cortese, che
sale a 21,05% nel sondaggio). La struttura fisica e l’organizzazione degli spazi della
biblioteca continuano ad essere considerati tratti qualificanti della biblioteca: il
10,86% enfatizza la sua architettura e l’ubicazione e il 4,38% ne sottolinea gli spazi.
Sul piano dei servizi offerti il 7,81% si dichiara soddisfatto dei servizi bibliotecari,
il 5,71% considera il servizio di orientamento il maggior pregio della biblioteca, lo
0,76% esprime un giudizio estremamente positivo sui cataloghi; il 4,19% trova l’orario continuato il pregio più importante della biblioteca. Per quanto riguarda la rappresentazione di sé e la capacità di porsi in relazione con l’utenza vengono segnalati
come maggior pregio la sua accoglienza (6,48%), la silenziosità (6,10%), la sua voglia di adeguarsi ai bisogni dell’utenza (4,57%), la sua capacità di essere un riferimento culturale (1,90%) o un luogo di aggregazione (1,14%). Infine c’è un 2,67%
che non sa trovare alcun pregio, mentre un 2,29% sicuramente non ne ha trovato
nessuno a fronte di un 3,62% che considera la biblioteca nella sua interezza un
luogo “non plus ultra”.
297
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Dalla valutazione dei pregi e dei difetti della biblioteca consegue la richiesta
di esprimere in un giudizio sintetico la valutazione sulla funzionalità complessiva
della biblioteca (tab. 50). Al riguardo non viene espresso alcun giudizio o viene
espresso un giudizio negativo dal 22,8% di coloro che hanno risposto al questionario e dal 19.04% del sondaggio. Un giudizio sufficiente viene espresso dal 23,22%
del questionario e dal 9,52% del sondaggio. Danno una valutazione globale positiva o molto positiva il 79,01% di coloro a cui è stato somministrato il questionario e
il 71,43% del sondaggio.
5. La percezione della funzione della Biblioteca
La tab. 51 è di complessa lettura e corrisponde ad una domanda molto strutturata rivolta a collocare la biblioteca in una scala di percezione e di utilizzazione
fra diverse sorgenti di informazioni in relazione ad alcuni gruppi omogenei di informazioni che normalmente la biblioteca è in grado di fornire. I gruppi di informazione individuati sono: la storia di Foggia, le fonti per tesi di laurea, notizie
sull’istruzione, i romanzi, informazioni per i concorsi, la lettura dei giornali, l’aggiornamento professionale, notizie sull’Unione Europea, consultazione di statistiche ufficiali, informazioni sull’ambiente e l’inquinamento, informazioni ed aggiornamento per gli insegnanti, manuali per la cucina, il giardinaggio, il fai da te e
l’hobbystica, notizie politiche ed elettorali, informazioni di carattere religioso, il
codice della strada, informazioni sulla salute, testi e audiovisivi teatrali musicali e
cinematrografici, dati ed informazioni sulla protezione civile, informazioni per viaggi
e vacanze, informazioni sulle automobili, leggi e regolamenti condominiali, pratiche sportive. Si tratta di informazioni su diversi supporti che la biblioteca possiede
e mette a disposizione dell’utenza.
298
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Si è chiesto agli utenti e al sondaggio di esprimere con un voto da 0 a 10 il
livello di affidabilità delle informazioni (per completezza, tempestività e aggiornamento), comparando la biblioteca con altre 8 sorgenti di informazioni (Internet,
professionista, edicola/libreria, amico/parente, negozio specializzato, TV/radio,
scuola/università, associazione). Questa domanda ci serviva per comprendere il livello di percezione della biblioteca quale fornitore di informazioni non necessariamente legate alla funzione di studio.
Il dato globale è allarmante. La biblioteca si colloca al settimo posto ed è
preceduto non solo dai concorrenti più noti ed agguerriti (Internet, TV, edicola e
libreria), ma anche dai professionisti e dai negozi specializzati e perfino dai consigli
degli amici e dei parenti. Il dato si incupisce ulteriormente nel sondaggio, dove per
credibilità complessiva la biblioteca si colloca al penultimo posto, precedendo solo
le associazioni. La ragione di questo piazzamento risiede sostanzialmente nell’ampiezza della forbice tra l’argomento ritenuto più vicino alla funzione della biblioteca (notizie sulla storia di Foggia) a quello ritenuto più lontano (informazioni sulle
automobili). Lo stesso andamento si riscontra per la scuola e l’università sottolineando in tal modo nell’idea degli utenti una sorta di separatezza fra materie oggetto
di studio e materie oggetto di non-studio. Il fatto che la biblioteca segua lo stesso
andamento della scuola e dell’università conferma la percezione di una struttura
sostanzialmente chiusa sulle funzioni di studio e di ricerca e non aperta a funzioni
informative, alimentando quella già nota “paura della soglia”.
Scendendo nel dettaglio la biblioteca riesce a sostenere il confronto in quelle
aree che sono tradizionalmente contigue allo studio, alla ricerca e alla tradizionale
funzione di conservazione (storia di Foggia, tesi di laurea, notizie sull’istruzione,
romanzi), mentre perde clamorosamente per quanto riguarda la fornitura di informazioni che potremmo definire di comunità, estendendo in modo improprio la
categoria (codice stradale, protezione civile, condomino, elezioni, sport, cucina,
automobili) e per quanto riguarda aree la cui copertura era assicurata dalla “sala
adulti” ora smobilitata (hobby e fai da te, religione, salute, teatro, musica, cinema,
giardinaggio, viaggi). Mantiene invece una propria credibilità quale agente di informazione per quanto riguarda i concorsi, i giornali, l’aggiornamento professionale,
l’Unione Europea, l’ambiente e la didattica (queste ultime tre aree sono da un paio
di anni particolare oggetto di attenzione da parte della biblioteca).
Complessivamente l’utenza nei confronti della Biblioteca Provinciale, intesa
come agenzia di informazioni, si comporta in modo tradizionale, tornando a sottolineare implicitamente la scarsa credibilità della biblioteca a mostrarsi capace di fornire informazioni recenti. Emerge una biblioteca, dunque, ancora di studio e di
conservazione, che ha difficoltà a fornire informazioni su argomenti di attualità e di
interesse collettivo locale. Questa percezione di una biblioteca “di base” è rafforzata dai dati che emergono dal sondaggio telefonico in cui si evidenza una sostanziale
inesistenza di appeal della biblioteca, che è praticamente sostituita dall’edicola e
dalla libreria nelle forme tradizionali e da Internet in quelle innovative e più avanzate.
299
q = questionario
s = sondaggio
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
300
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
6. I consumi culturali e di informazione dei lettori della biblioteca
L’indagine che abbiamo condotto sulla biblioteca ci ha consentito di ampliare l’inchiesta sui consumi culturali a Foggia, quale elemento di conoscenza per definire nuove strategie comunicative della biblioteca in relazione all’ampliamento
dei servizi bibliotecari stessi.
Le domande che seguono vertono su alcuni consumi e bisogni culturali urbani di fondamentale importanza che possono offrire indicazioni importanti per lo
sviluppo delle collezioni della biblioteca. In particolare si è cercato di conoscere
l’attenzione che i foggiani rivolgono ai quotidiani, ai libri, alla musica, al cinema, al
teatro e al tempo libero. Emerge un quadro interessante foriero di importanti sviluppi per una biblioteca che sta ampliandosi da un luogo di studio ad un luogo di
studio, cultura e informazione.
Le tabelle che seguono si riferiscono a domande identiche somministrate sia
ai lettori per posta che alle persone intervistate telefonicamente. Va infine ricordato
che le stime che seguono si riferiscono ad un’indagine di carattere sperimentale che
non ha possibilità per ora di essere misurata e confrontata con dati omogenei precedenti. I dati, dunque, dovranno essere considerati provvisori e base per misurazioni
omogenee e compatibili successive.
6.1. I Quotidiani
6.1.1. Stima mensile di lettura di un quotidiano
Coloro che non si esprimono o dichiarano di non leggere mai un quotidiano
rappresentano una esigua minoranza sia fra i lettori della biblioteca (9,83%) che fra
le persone intervistate telefonicamente (12,63%). Rispettivamente il 42,16% e il
35,79% dichiara di leggere un quotidiano fra 1 e 10 volte al mese. Leggono praticamente ogni giorno un quotidiano il 48% degli utenti della biblioteca ed il 51,58%
degli intervistati telefonicamente (tab. 52).
Il dato che è appena emerso indurrebbe a pensare che in città vi sia una sostenuta vendita di quotidiani, che contrasta con i dati degli editori sulla diffusione e la
vendita dei quotidiani in città. Molto probabilmente il dato è da collegarsi alla lettura occasionale che avviene in luoghi di aggregazione (bar, pub, associazioni, ecc…).
Non è un caso che alla successiva domanda riferita al quotidiano preferito il 31,71%
dei lettori ed il 23,16% degli intervistati che hanno dichiarato di leggere un quotidiano affermano di non avere un quotidiano preferito.
Per quanto riguarda il livello di fedeltà a quotidiani a copertura nazionale si
colloca al primo posto il «Corriere della Sera» rispettivamente con il 19,14% ed il
20%, seguito da «la Repubblica» con il 18% ed il 16,84%. Seguono di gran lunga
staccati «Il Manifesto» (1,57%), «Il Giornale» (1,14%), l’«Avvenire» (0,71%), «La
Stampa» (0,57%). Per quanto riguarda i quotidiani locali «La Gazzetta del Mezzo301
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
giorno» occupa una quota del 15,57% fra gli utenti della biblioteca per salire al
25,26% degli intervistati telefonicamente. Seguono di gran lunga staccati «Il Quotidiano di Foggia», «La Grande Provincia», «Foggia&Foggia» (quest’ultimo è un
settimanale di annunci commerciali a diffusione gratuita). Per quanto riguarda i
grandi quotidiani sportivi nazionali «La Gazzetta dello Sport» è il quotidiano preferito per il 2,71% degli utenti della biblioteca e «Il Corriere dello Sport» per lo
0,57%. Per quanto riguarda i quotidiani politici «L’Unità» è preferito dall’1,86%,
seguito dal «Secolo d’Italia» per uno 0,14% (tab. 53).
6.1.2. Il quotidiano preferito
302
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
6.2. I libri
6.2.1. Stima annua di lettura
L’8,55% dei questionari e il 14,74% del sondaggio non indica o dichiara di
non aver mai letto un libro nell’ultimo anno. Dichiarano di leggere almeno un libro
il 35,9% degli intervistati e il 26,32% del sondaggio. La percentuale dei lettori di
libri si eleva al 47,3% degli utenti e al 25,27% del sondaggio per giungere rispettivamente ad un 8,26% e ad un 33,68% di coloro che leggono oltre venti libri l’anno
(tab. 54). Per comprendere la natura e i generi dei libri preferiti abbiamo chiesto ai
nostri intervistati di indicarci da 1 a 3 autori o libri preferiti. Emerge una predilezione per il romanzo o comunque per la fiction, non senza attenzioni alla saggistica.
Emerge un quadro dinamico, molto poco legato alla circolazione scolastica che
consente di immaginare una platea di lettori attenta, sensibile ed esigente.
6.3. Cinema e teatro
6.3.1. Stima annua
Per quanto riguarda i consumi culturali legati al cinema e al teatro emerge un
quadro contrastato. Intanto il 15,52% degli utenti ed il 40% del sondaggio dichiara
di non recarsi mai al cinema. Il dato negativo è enfatizzato da coloro che vi accedono raramente in un anno: rispettivamente il 28,77% ed il 33,68%. Oltre le 10 volte
l’anno vanno al cinema a Foggia il 28,77% degli utenti e solo l’8,43% del sondaggio
(tab. 56), evidenziando ancora una volta la crisi che sta vivendo la sala cinematografica.
303
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
Ancora più sconfortanti sono le percentuali che riguardano il teatro. Il 43,87%
degli utenti ed il 66,32% del sondaggio non indicano o dichiarano di non essere mai
andati a teatro. Oltre 10 rappresentazioni all’anno sono state seguite dal 4,7% degli
iscritti e da nessuno del sondaggio.
Tab. 57 - Quante rappresentazioni teatrali all’anno
6.3.2. I generi preferiti
In occasione della somministrazione delle interviste abbiamo ritenuto di informarci anche sul genere preferito, indipendentemente dalla manifestazione (libro, cinema, tv, ecc…). Il dato che emerge è significativo. Fra gli iscritti alla biblioteca ottengono elevati indici di gradimento l’attualità, il genere scientifico, i viaggi,
gli argomenti di storia e di avventura. L’attualità e l’avventura sono molto graditi
anche al sondaggio, che non disdegna il genere sentimentale e quello a contenuto
religioso.
Sembrano non ottenere il gradimento dei foggiani l’horror, il genere
fantascientifico, parapsicologico e militare. Colpisce il penultimo posto nell’indice
di gradimento fra i lettori della biblioteca assegnato al femminismo (tab. 58).
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Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
6.4. La musica
6.4.1. Stima annua
Anche i consumi musicali sembrano seguire lo stesso trend del cinema e del teatro.
Il 27,05% degli utenti ed il 45,26% del sondaggio dichiara di non essere mai andato ad un
concerto, anche se rispettivamente il 54,27% ed il 50,53% dichiara di esservi andato almeno una volta. I cultori restano pochissimi. Il 7,12% degli utenti e solo l’1,05% del sondaggio dichiara di andare oltre 10 volte all’anno ad un concerto (tab. 59).
Tab. 59 - Quanti concerti all’anno
305
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
6.4.2. I generi musicali preferiti
Per quanto riguarda i generi musicali sia fra i lettori che nel sondaggio conquistano le prime tre posizioni il rock, il melodico e la musica classica, anche se fra
i due universi si nota un ordine di piazzamento diverso, dovuto sicuramente alla
prevalenza della fascia giovanile fra gli utenti (tab. 60).
6.4.3. Il musicista preferito
La tendenza viene confermata anche dalla risposta aperta che aveva per argomento il musicista preferito. La varietà è ampia e si riscontra la presenza di cantanti
rock e di cantanti melodici. Fra i classici Mozart sembra prevalere per poche posizioni di Beethoven.
6.5. Il tempo libero
6.5.1. Stima annua dei week-end
Il 20,8% degli utenti dichiara di non prendersi mai un week-end; il 33,9%
dichiara di viaggiare almeno una volta all’anno; il 23,79% sostiene di viaggiare oltre
le 10 volte (tab. 62). Interessante è il dato della successiva tab. 63 da cui emerge che
oltre la metà degli utenti e la metà esatta del sondaggio dichiara di viaggiare all’estero per proprio piacere.
306
Primo rapporto sulla percezione della Biblioteca Provinciale di Foggia
6.5.2. Viaggi all’estero
6.6. Computer
Infine, il dato relativo all’uso dello strumento informatico. Ormai solo 13,25%
degli utenti non si esprime o dichiara di non aver mai usato il computer. Anche
coloro che sono stati raggiunti telefonicamente in prevalenza usano il computer,
anche se la percentuale di quanti non sanno o vogliono prenderlo in considerazione
copre ancora il 48,1%.
307
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Gli autori
Gli autori
Maria Altobella, bibliotecaria dal 1973, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università
degli Studi di Bari con la tesi Beni culturali e biblioteche: attività legislativa dallo Stato unitario
alle Regioni. Ha conseguito, inoltre, il Diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso
l’Archivio di Stato di Bari. In qualità di Funzionario Culturale Bibliotecario, è coordinatore dell’Area Public Library della Biblioteca Provinciale di Foggia oltre che referente della Sala Consultazione. Ha curato la pubblicazione di cataloghi bibliografici, bibliografie speciali, dossier tematici
e collaborato a riviste specializzate. Ha svolto attività di docenza in corsi di formazione professionale tra cui, nel 1998, quella relativa a “Mediateca 2000. Progetto d’azione organizzato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali”.
Gabriella Berardi, laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, presta servizio, con la qualifica di Funzionario culturale, presso la Biblioteca Provinciale di Foggia. In questa
veste è la responsabile del Polo SBN di Foggia e si occupa di formazione e normalizzazione delle
procedure catalografiche del Sistema Bibliotecario Provinciale. È giornalista pubblicista.
Carine Bizimana, nata in Burundi, vive a Foggia da sei anni. Fa parte della cooperativa
“Xenia” che cura i rapporti con gli immigrati. Collabora attivamente con l’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Foggia e cura una rubrica di approfondimento sociale per l’emittente
televisiva “Teleradioerre”.
Grazia Carbonella nasce a S. Giovanni Rotondo il 25 maggio 1974. Dopo la maturità
classica, consegue il diploma di chitarra presso il Conservatorio di musica “Umberto Giordano”
di Foggia. Nel 1997 si laurea in Storia della musica presso al facoltà di Lettere dell’Università “La
Sapienza” di Roma, con la tesi L’uso del basso ostinato nella musica italiana del Seicento, relatore il
prof. Pierluigi Petrobelli. Nel 1999 frequenta il corso di perfezionamento in “Filologia musicale”
organizzato dalla Fondazione Rossini di Pesaro e nel 2000 il corso di “Iconografia musicale” organizzato dalla Fondazione Italiana per la Musica Antica di Urbino. Nel 2001 segue il corso regionale “Esperto in tecnologie di sistemi multimediali” presso la KnowK. di Foggia. Dal 2002 collabora
con la cooperativa “Mediateca2000” per la catalogazione dei documenti sonori della Biblioteca
Provinciale di Foggia. È giornalista pubblicista.
Pasquale d’Addedda è stato assunto il 9 aprile 1973 presso la Biblioteca Provinciale di
Foggia attraverso pubblico concorso.
Nei primi anni si è dedicato, dopo un corso tenuto presso l’IBM di Bari sulla programmazione in RPGII, quasi esclusivamente all’opera di introduzione delle nuove tecnologie digitali e
telematiche a supporto della catalogazione, acquisendo notevole professionalità sull’argomento e
ha partecipato ad alcuni progetti interni.
A diversi livelli ha continuato ad interessarsi della catalogazione in quasi tutti i settori della
Biblioteca. In questo ambito ha provveduto ad unificare, sia fisicamente che biblioteconomicamente
i due cataloghi per autori esistenti: uno su schede Staderini e l’altro su schede internazionali.
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Gli autori
Ha collaborato nel 1998 alla catalogazione ed elaborazione dei dati per la pubblicazione
del catalogo della mostra bibliografica “… la biblioteca (nel)la città la città (nel)la biblioteca”.
Dal 21 marzo 2000 si occupa, su incarico conferitogli dal dirigente, della trasformazione
del magazzino librario da deposito in struttura biblioteconomicamente funzionale alle nuove esigenze della Biblioteca.
Partecipa alla catalogazione elettronica del patrimonio librario.
Sul n. 10 del 2001 della rivista «la Capitanata» è stato pubblicato un suo articolo col titolo
Il nuovo magazzino librario della Biblioteca Provinciale di Foggia.
Enrichetta Fatigato, nata e residente a Foggia, laureata in Filosofia ha coltivato, a partire
dalla tesi di laurea sull’urbanizzazione terziaria di Foggia pubblicata in saggio su «la Capitanata»,
interessi per gli studi psicologici. Presta attualmente servizio presso la Biblioteca Provinciale di
Foggia in qualità di Funzionario culturale bibliotecario.
Esperta di biblioteconomia, bibliografia e tecnica dei cataloghi e docente in corsi di formazione e aggiornamento per bibliotecari, ha curato per il Distretto Scolastico di Foggia la pubblicazione “Rapporto sulle biblioteche scolastiche del Distretto di Foggia”.
È stata dal 1990 al 2000 responsabile della Biblioteca centrale delle Facoltà di Economia e
Giurisprudenza di Foggia.
È attualmente responsabile de “ilDock” Centro servizi e documentazioni multimediali
istituito presso la Biblioteca Provinciale di Foggia avendone ideato e progettato l’impianto.
Marianna Iafelice è nata a San Severo nel 1971, si è laureata in Conservazione dei Beni
Culturali, Indirizzo dei Beni Archivistici Librari presso l’Università degli Studi di Udine, per poi
specializzarsi a Bari nella catalogazione informatizzata del libro antico. Di recente ha conseguito il
Diploma della Scuola biennale di Archivistica, Paleografica e Diplomatica presso l’Archivio di
Stato di Bari.
Ha contribuito alla schedatura degli incunaboli e delle cinquecentine della Biblioteca Comunale di San Severo, finalizzata alla realizzazione di un catalogo su cd-rom dal titolo “Gli
incunaboli e le cinquecentine della Biblioteca Comunale A. Minuziano di San Severo.” Nel 2000 le
è stata affidata dalla COMES ATP, la redazione di una ricerca storico-libraria-archivistica da allegare al progetto di ristrutturazione e riqualificazione funzionale dell’immobile di pregio che ospita l’Istituto Talassografico Sperimentale “A. Cerreti” del CNR di Taranto.
Ha pubblicato sulle riviste «Carte di Puglia», «la Capitanata», «Il Provinciale». Attualmente sta effettuando la catalogazione informatizzata del fondo antico della Biblioteca Provinciale
di Foggia.
Elena Infantini, nata a Foggia nel 1971, si è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Bologna.
Dopo aver conseguito il Diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari, ha prestato servizio di volontariato presso l’Archivio di Stato di Foggia ed
ha lavorato, per conto di una società privata, alla fase iniziale del riordino dell’archivio appartenente alla ASL FG3, occupandosi delle operazioni di scarto.
Attualmente è Funzionario culturale presso la Biblioteca Provinciale di Foggia dove ricopre l’incarico di responsabile del Web e della Comunicazione.
Franco Mercurio è laureato in Filosofia con specializzazioni post-laurea in ambito storico
e amministrativo. Direttore della Biblioteca Provinciale di Foggia, è responsabile del coordinamento interprovinciale delle quattro province di Avellino, Benevento, Campobasso e Foggia. Ha
svolto numerose attività di docenza fra cui, ultima, dal 1997 al 2002, presso l’Istituto universitario
di Architettura di Venezia, Laurea in pianificazione territoriale urbanistica e ambientale, corso di
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Gli autori
“Storia delle città e del territorio”. È autore e curatore di numerose pubblicazioni fra cui La frontiera del Tavoliere. Agricoltura, bonifiche e società nel processo di modernizzazione del Mezzogiorno tra ‘800 e ‘900 (Foggia, 1990); Classi dirigenti o ceti dominanti? Breve storia di Foggia in età
contemporanea (Foggia, 2001).
Franco Neri è nato a Prato il 23 marzo 1950. Ha diretto dal 1980 al maggio 1994 la Biblioteca comunale “R. Fucini” di Empoli. Dal 1 giugno 1994 dirige la Biblioteca comunale “A. Lazzerini”
di Prato (“Sistema bibliotecario urbano e delle opportunità formative”) e coordina dal 2001 il
Sistema bibliotecario provinciale pratese, del quale ha curato la progettazione per conto della Provincia di Prato. Ha inoltre curato e progettato a partire dal 1995 l’OPAC delle risorse documentarie della provincia di Prato e la personalizzazione del nuovo software catalografico EASYCAT. È
responsabile anche del settore di Educazione degli Adulti del Comune di Prato. Coordina in tale
veste (la Biblioteca “A. Lazzerini” è in corso di accreditamento quale agenzia formativa) progetti
su bandi misura C4, risorse F.S.E. In questi anni si è occupato di temi di cooperazione bibliotecaria, biblioteche e reti civiche, reti bibliotecarie interistituzionali.
Guido Pensato è stato vicedirettore prima e quindi direttore della Biblioteca Provinciale di
Foggia, nonché componente del primo Consiglio Nazionale dei Beni Culturali e del Direttivo
dell’Associazione Italiana Biblioteche. Si occupa anche di cultura alimentare e di arte contemporanea. Sugli argomenti oggetto dei suoi interessi pubblica articoli e saggi.
Antonio Perrelli è l’Authority Informatica della Biblioteca Provinciale di Foggia.
Franca Pinto Minerva è professore di Pedagogia generale e preside della Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Foggia. Si occupa da anni di educazione interculturale e di fenomeni migratori ed è stata coordinatore scientifico del progetto CE-MPI-IRRSAE “I curricoli
dell’intercultura: educazione linguistica, educazione scientifica, mass media, matematica, storia,
religioni, musica per la scuola dell’obbligo”. Tra le sue pubblicazioni sul tema dell’intercultura
ricordiamo Le parole dell’Intercultura (Adda, Bari, 1996).
Annalisa Scillitani nata a Foggia nel 1956, lavora in biblioteca dal 1980. Si è occupata di
biblioteche per ragazzi. Attualmente è responsabile della Sala Narrativa e della Divulgazione.
Filomena Tancredi, nata a Foggia nel 1965, è bibliotecaria. In qualità di Istruttore direttivo
culturale è responsabile della Sala Ragazzi della Biblioteca Provinciale di Foggia e referente regionale A.I.B. Puglia delle biblioteche per ragazzi. Attualmente frequenta presso l’Università Roma
Tre il Master “Pedagogia della lettura e biblioteconomia per ragazzi”.
Angelo Sante Trisciuzzi è direttore della Biblioteca Comunale “Ignazio Ciaia” di Fasano,
sua città; è iscritto all’Associazione Italiana Biblioteche dal 1974 ed è attualmente presidente regionale dopo essere stato componente del Comitato Esecutivo Nazionale.
Dirige la collana “Studi e ricerche della Biblioteca I. Ciaia, ricca di 10 titoli, ha curato la
pubblicazione di numerosi volumi, è autore di due monografie e di vari articoli pubblicati su riviste e periodici.
Antonio Ventura, nato a Foggia il 30 luglio 1946, presta servizio, con la qualifica di Funzionario culturale bibliotecario, presso la Biblioteca Provinciale di Foggia, dove è il responsabile
del Settore di Conservazione e di Storia Locale, “Fondi Speciali”.
Giornalista pubblicista, è autore di saggi sulla storia dell’Italia Meridionale, della Puglia e
della Capitanata e di pubblicazioni di Cartografia Storica, di Biblioteconomia e di Paleografia.
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Finito di stampare nel mese di novembre 2004
presso il Centro Grafico Francescano
1a trav. Via Manfredonia - 71100 Foggia
tel. 0881/777338 • fax 0881/722719
www.centrograficofrancescano.it
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