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Periodico del Centro
Ascolto e Accoglienza
Caritas Zonale di Darfo
Perché
anch'io
anch'io sono solo
anch'io ho bisogno di aiuto
anch'io ho freddo
anch'io ho bisogno di una casa
anch'io non riesco a trovare un punto di riferimento
anch'io non ho più speranze
anch'io ho del tempo libero
anch'io ho due stanze libere
anch'io posso dedicarmi a loro
anch'io posso condividere
E tu…
anch'io cosa?
Il Centro di Ascolto e Accoglienza Caritas
ringrazia tutti coloro che hanno offerto
e stanno dando tempo, energie e denaro
Anch'io • Dicembre 2010 - n. 22 • Periodico della Caritas - Vicarìa di
Darfo - Zona Terza - Bassa Valle Camonica • Supplemento a "La Campana di Darfo" • Redattrice: dott.ssa Haxhi Denize • Impostazione graica:
Input - Boario Terme (BS) • Stampa: Tipolitograia Quetti - Artogne (BS)
anch'io • 2
Anno PAstorAle 2010-2011
TuTTi siAno unA cosA solA
Il 4 luglio scorso il nostro vescovo Mons. Luciano
Monari ha pubblicato la sua terza lettera pastorale
“Tutti siano una cosa sola” (2010-2011) a completamento del “trittico pastorale” iniziato dal suo arrivo
tra di noi domenica 14 ottobre 2007, trittico composto
dalle altre due lettere: “Parola di Dio nella vita della
comunità cristiana” (2008-2009) e “Un solo pane, un
unico corpo” (2009-2010). Egli ha
definito così le basi sulle quali sta
realizzando la sua missione evangelizzatrice nella nostra chiesa
bresciana. Il dono dell’adesione a
Cristo (la fede) nasce dall’ascolto
e dalla accettazione della Parola
di Dio (Verbo); si nutre, si sviluppa e vive del Pane del Cielo
(Eucaristia); si realizza in quella
struttura che ci fa tutti “una sola
cosa” (Chiesa, comunità cristiana,
popolo di Dio) di cui dobbiamo
essere membra attive, in cammino
verso la vita eterna, che a dire
di Gesù consiste nel conoscere il
Padre e Colui che Egli ha inviato,
il suo Figlio Gesù.
Il Vescovo ha presentato la sua
Lettera incontrando i rappresentanti degli organismi che costituiscono la struttura organizzativa
della nostra chiesa. Ne ha percorso
in lungo e in largo la sua vasta estensione, chiamando
tutti a raccolta per una nuova evangelizzazione. Durante il convegno con i sacerdoti del 31 agosto scorso
su “La società di oggi tra individualismo e voglia di
comunità”, Mons. Vescovo spiegava che “le tre lettere pastorali sono il tentativo per ritrovare il nucleo
generativo della pastorale dal quale scaturiscono tutte
le altre scelte che, da quel nucleo, ricevono forma e
motivazione. Senza mai dimenticare che l’attore della
pastorale è Gesù Cristo, mentre noi siamo strumentisacramenti che devono rendere visibile e far percepire
la sua presenza nel mondo”.
Egli proponeva una rilettura dei contenuti delle tre
Lettere: “La meta è una comunità commisurata su
quella descritta negli Atti degli Apostoli 4, 32 in cui la
testimonianza del Cristo Risorto e la condivisione dei
beni rappresentano l’essenza dell’annuncio dell’amore
di Dio e coniugano la fede con l’etica…”. Le cartine di tornasole sono alcune problematiche (aborto,
divorzio, evasione fiscale, consumismo, diffusione
delle droghe) che consentono di capire se coloro
che si dichiarano cristiani dimostrano con la vita
se credono in quello che dicono. Suggeriva quindi
alcuni impegni importanti quali:
visita alle famiglie, attenzione
alle persone anziane, malate, sole;
la presenza in ogni comunità o
gruppo di comunità di una istituzione di carità. Ricordava pure
che la realizzazione della unità
pastorali avanza e che si dovrà
accelerare, non escludendo un
sinodo per la loro promulgazione. A questo riguardo precisava
che non si tratta di sacrificare
l’identità delle parrocchie, ma
di superarne la loro non autosufficienza, facendo leva sulla
collaborazione – partecipazione
del laicato per la preoccupante
diminuzione delle vocazioni al
sacerdozio. Concludeva invitando
i sacerdoti a vivere intensamente
la comunione presbiterale.
Insomma, che fare noi, individualmente e come famiglia di Dio,
durante il nuovo anno pastorale, che è già partito e
che ci spalanca le porte all’ormai prossimo Tempo di
Avvento, porta da cui passare per celebrare degnamente le feste di Gesù che a Natale diventa l’Emmanuele
- Dio che prende dimora in mezzo a noi?
A me sembra di poter suggerire: ripartire da Dio
rivelato, Signore del cielo e della terra. Sotto questa
precisa dimensione dobbiamo liberarci dai limiti della
civiltà moderna che sembra soccombere alla lusinga
mortale in cui caddero i nostri progenitori (peccato
originale, vitello d’oro nel deserto, crocifissione di
Gesù): diventare come dei, come il Creatore, padroni
del bene e del male. Occorre respingere la seduzione
del serpente che vorrebbe - ancor oggi – che Iddio si
abbassi, diventi nostro servitore, ai ‘nostri ordini’, ad
essere come noi lo vogliamo: insomma capovolgere
anch'io • 3
il piano di Dio e sottomettermi a ‘quel mio dio’ fatto
a mia immagine e somiglianza. Bisogna ripartire dal
mondo, dalla società dell’uomo, dal mio simile che
ha urgente necessità di ritrovare le sue radici umane
e spirituali autentiche oltre che religiose; ripartire da
noi stessi con un sereno, severo esame di coscienza
per riorientare l’intera nostra identità umana e soprannaturale. Ripartire dalla nostra chiesa cattolica,
che il Signore ha affidato all’Apostolo Pietro ed al
Collegio Apostolico ed oggi ancora ai suoi Successori
(Papa e Vescovi coadiuvati dai sacerdoti).
Ad essi Gesù ha assicurato la sua presenza sino
al consumarsi dei tempi. Chiesa di Cristo che - da
duemila anni - sa di potere e dovere contare sempre
sulla presenza amorosa e trasformante del suo divino
Fondatore per sopravvivere ai limiti ed alle deficienze
dei suoi ministri ed a quelle dei suoi fedeli-infedeli.
E’ lui il “solo, unico vero
Dio-vero-Uomo” che ci ha
chiamati proprio in quella
“notte del tradimento – amore
divino” in cui cambiò il futuro
stesso dell’umanità.
Immersi nel nostro grigio
quotidiano in una società che
si confronta - forse da troppo
tempo - a preoccupanti e persistenti difficoltà economiche,
con ovvie e dolorose ricadute
sociali e spirituali, che turbano e angustiano i nostri spiriti,
siamo alla ricerca ansiosa di
risposte urgenti da parte del
potere civile, mentre ci sentiamo interpellati dalle analisivalutazioni socio-economiche
che ci giungono dalla nostra
chiesa e che trovano pratica eco nelle parrocchie ma
soprattutto nell’ambito del servizio specifico che la
chiesa ci offre attraverso i suoi meccanismi pastorali
nazionali e diocesani. Tra questi si propone e si impone, in diritto e in pratica, CARITAS, benemerita
e necessaria già da lunghi anni, perché efficiente,
puntuale e coraggiosa nella sua missione caritativa
e di promozione umana e spirituale.
Le statistiche impietose di questi ultimi giorni
(progressivo impoverimento delle famiglie, disagio
crescente per operai e precari, turbamenti e preoccupazioni per il futuro prossimo…) offerteci dalla CEI
(Conferenza Episcopale) specificati e puntualizzati
da Caritas nazionale e diocesana trovano sollievo
immediato anche spirituale nella nostra Caritas Zonale
che ne è il logico terminale – testimone più fedele di
quanto questo sia purtroppo vero anche a casa nostra.
Questa istituzione ecclesiastica si deve al grande
spirito illuminato del nostro Papa Paolo VI. Fu lui,
infatti, che la annunciava il 15 agosto 1972 restaurando il Diaconato Permanente e la definiva poi il 28
settembre successivo in occasione del 1° Convegno
appunto di “Caritas”: “…Nel contesto di cui è ricca
e feconda l’attività caritativa dei cattolici italiani, una
nuova iniziativa si inserisce; e vi si inserisce con un
suo volto, con una sua particolare fisionomia, con
una sua precisa e ben definita funzione…
Questo nuovo organismo si presenta come l’unico
strumento ufficialmente riconosciuto a disposizione
dell’Episcopato italiano per promuovere, coordinare e
potenziare l’attività assistenziale nell’ambito della comunità ecclesiale italiana”.
L’art. 1 dello Statuto di Caritas recita: promuovere “…
la testimonianza della carità
nella comunità ecclesiale
italiana, in forme consone
ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale
dell’uomo, della giustizia
sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi
e con prevalente funzione
pedagogica”.
E noi contestualizziamo volentieri, con riconoscenza ed
ammirazione sorretti dalla
speranza anche per il futuro, tutto questo programma
guardando ai consolanti risultati conseguiti dal Centro
di Accoglienza e Ascolto
Caritas Zonale - Darfo B.T. della nostra zona pastorale. I suoi solerti e chiaroveggenti responsabili e
collaboratori sono il Buon Samaritano e il Cireneo
dell’oggi nel fronteggiare, pur nella ristrettezza dei
mezzi che sono sempre e comunque insufficienti, le
emergenze di ogni ordine. Vivendo pure io in questa
nostra zona e conoscendola un poco meglio dopo due
anni, credo mi sia concesso di offrire alcuni suggerimenti per l’ormai prossimo Natale perché il rinnovarsi
della celebrazione della venuta dell’Emmanuele, Dio
con noi, ci porti i frutti per meritarci di cantare con
gli Angeli: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace
in terra a gli uomini che Egli ama”.
anch'io • 4
Ecco alcuni fioretti per Gesù Bambino, che “nasce
al freddo e al gelo”: ama il prossimo tuo come te
stesso, soprattutto quello di casa tua, dei tuoi parenti,
amici, vicini… del tuo paese: coltiva il perdono vero
che diventa amore vero perché sai - e ci credi - che
in esso trovi il Gesù del Vangelo: beatitudini, giudizio finale. Se non disponi di mezzi sufficienti per
aiutare materialmente come vorresti il tuo prossimo
bisognoso, coltiva e condividi per lui sentimenti di
compassione-sofferenza, gesti di cortesia e di affetto,
che si materializzano in preghiera e Lui il “Povero
del Giudizio Finale” ti farà suo.
Cresci, educati in capacità di ascolto e di dialogo: avvicina ed intrattieni chi ti stende la sua mano dolente,
arricchiscilo con il tuo ascolto, con il tuo sorriso, con
la tua amicizia; con la presa di coscienza, partecipazione, adesione e condivisione verso chi predica,
annuncia e pratica la giustizia, la fraternità, la pace
(sono queste le migliori e le più urgenti beneficenze). Gesù poteva facilmente conquistare-convertire
tutti moltiplicando i miracoli, invece ha privilegiato
l’ascolto, ha consolato, ha insegnato e difeso l’amore
che converte, che muta le coscienze, che fa rivivere,
che crea e moltiplica gioia: diventa un “giullare di
Dio”. Trasformati in promotore-difensore di persone,
istituzioni, organizzazioni umanitarie, e religiose che
proclamano - in terre vicine e lontane - il ‘Vangelo
di liberazione per la promozione vera e integrale dei
diritti di ogni uomo, di tutti gli uomini’.
Trova il tempo per visitare infermi e anziani, ma ancor
più per stare con quelli che hai in casa o in quella di
parenti e di amici, e diventare per loro e per qualche
momento il buon samaritano, il cireneo benedetto.
Il Papa insiste nell’insegnarci che il mondo di oggi,
in crisi profonda, ha bisogno di sobrietà e di solidarietà: se saremo sobri e morigerati, più facilmente
diventeremo solidali e promotori di giustizia. Prega,
rifletti, discuti per convincerti che essere cristiano e
meritarti il regno dei cieli significa amare il prossimo tuo come te stesso e questo prossimo è, anche e
soprattutto, chi ti è nemico; questo tuo prossimo ha
il volto stesso del Signore – Gesù.
Quando le ragioni di interessi tra famiglie sfociano
nell’odio, chiedi aiuto al Signore, scongiuralo di aprire
e convertire il tuo cuore di pietra in uno di carne,
prega per chi ‘non ti è più fratello’, sii sempre il
primo a cogliere ogni più piccolo gesto di incontro
e di fraternità.
Apriti, spalancati alle “povertà moderne” più perniciose, sofisticate e dirompenti della nostra civiltà
opulenta, ma così vuota di Dio, quindi depressa:
divorzi, separazioni, convivenze, aborti, devianze
sessuali, donne - non-mamme non per colpa loro,
disprezzo – abuso – violenze morali per la donna,
per la fanciullezza, per dementi, ammalati terminali…
schiavitù di sempre e perfidamente riciclate in peggio
(sesso, droga, alcool, prostituzione, tv e computer)
…guardale con gli occhi materni di Maria, donna,
madre, sposa… amale con il cuore grande di Dio
Padre ricco in misericordia, grande nell’amore; abbi
compassione sempre e comunque per l’“altro”.
Questo è il mio più affettuoso augurio perché il
Natale di Gesù sia quello dei pastori di Betlemme:
essere invitati dagli angeli ed ascoltarli (la tua comunità cristiana) per poi, dopo avere contemplato le
meraviglie di Dio in Gesù, Maria e Giuseppe tornare
al tuo quotidiano “glorificando e lodando Dio per
tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato
loro detto”.
Papa Benedetto XVI: “A voi fedeli laici, ripeto: non
abbiate timore di vivere e testimoniare la fede nei
vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni
dell’esistenza umana, soprattutto in quelle difficili…
La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre
fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova
decisione, per prendere le iniziative necessarie a
dare un volto sempre più bello alla vostra terra…E
quando incontrate l’opposizione del mondo, sentite
le parole di Paolo: ‘Non vergognatevi dunque di dare
testimonianza al Signore nostro’ (2 Tim, 1-8). ‘…Ci
si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio,
di ciò che offende l’uomo; ci si deve vergognare del
male che si arreca alla comunità civile e religiosa con
azioni che non amano venire alla luce! La tentazione
dello scoraggiamento, della rassegnazione viene a chi
è debole nella fede, a chi confonde il male con il
bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi è saldamente
fondato nella fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive
nella chiesa, è capace di portare la forza dirompente
del Vangelo…”.
Il Papa, sempre durante la sua visita pastorale in
Sicilia lo scorso ottobre lasciava questo programma
di vita che facciamo nostro: “Guarda con speranza al
futuro! Fa emergere in tutta la sua luce il bene che
vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori
del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con
la forza di Dio tutto è possibile! La Madre di Cristo
vi assista… e vi conduca alla profonda conoscenza
del suo Figlio”.
anch'io • 5
✝ Giovanni B. Morandini – Vescovo
MoTiVARsi PER…
le rAGIonI Del VolontArIAto
Il volontariato e gli ambiti associativi rappresentano
un’opportunità importante per chi è alla ricerca di
occasioni e luoghi dove riuscire a creare relazioni
che non siano frammentarie e superficiali, offrendo
al tempo stesso la possibilità di rispondere ai bisogni
del territorio e della comunità. E’ importante però
riflettere insieme sul significato dell’essere volontario,
con la speranza di dare risposta anche a chi vuole
provarci. Pertanto occorre porsi alcuni interrogativi,
soprattutto se da anni fai volontariato in Caritas, quali:
cosa mi ha spinto a fare volontariato? Cosa mi sento
di poter offrire? Cosa mi porto a casa dopo le mie
ore di volontariato?
Circa la prima domanda: le motivazioni possono
essere le più varie: ci si avvicina al volontariato in una
qualsiasi associazione per una volontà di rispondere
al bisogno degli altri, per convinzioni etiche o morali,
ma anche per curiosità, per il semplice fatto di
avere del tempo libero a disposizione, o per caso,
perché incoraggiati da qualche amico, a volte per
prendere le distanze dai propri problemi, o ancora,
per chi ha una sofferenza all’interno della propria
famiglia, dal desiderio di portare ad altri la propria
esperienza. Le motivazioni di partenza possono
quindi essere davvero molto diverse fra loro: alcune
appaiono più “altruistiche”, altre più “egoistiche”,
altre ancora sembrano legate alla casualità, ma sono
tutte motivazioni legittime ed è importante esplicitarle.
Le motivazioni infatti non sono qualcosa di statico e
immutabile ma devono essere continuamente ripensate
e rinnovate affinché evolvano e si mantengano vive nel
tempo. E’ importante comunque sottolineare che chi
opera in un Centro Caritas – che non è una qualsiasi
associazione bensì un organismo pastorale - deve
sapere che l’amore che esplicita ha una precisa carta
d’identità, ha un nome e un cognome: Gesù Cristo
(“Amatevi come io ho amato voi”). Quindi il tempo
che si dona agli altri non è un ripiego alle proprie ansie
(il nostro dedicarsi ed agire può essere sollecitato
anche dalla ricerca di compensazioni interiori e di
appartenenze di gruppo protettive e rassicuranti
o a problematiche personali non risolte in modo
equilibrato che cercano una sorta di copertura, così
come possibili difficoltà nelle relazioni familiari) o
una risposta al desiderio di protagonismo e neppure
deve essere frutto di spontaneismo, ma deve avere
una fonte e un fondamento senza il quale viene meno
la perseveranza e il dono fino alla Croce.
Circa la seconda domanda: si offre se stessi per donare
amicizia, affetto, benessere, gioia. C’è poi l’aspetto
del fare: il fare qualcosa insieme, l’aiuto pratico, il
rispondere ai problemi. Infine l’aspetto legato alle
risorse: il tempo innanzitutto, ma anche le proprie
competenze professionali, l’esperienza personale. Non
dobbiamo dimenticare che tutti i volontari, anche
quelli che non entrano direttamente in relazione con
i poveri (chi fa la contabilità, le pulizie, il mercatino,
i magazzini…) apportano un contributo ugualmente
importante, senza il quale la Caritas non
potrebbe portare avanti le sue attività. Non
esistono quindi volontari di serie A e di
serie B ed è compito specifico della Caritas
valorizzare tutti i volontari che apportano
il proprio contributo, indipendentemente
dall’attività svolta o dal numero di ore
dedicate. Comunque per la Caritas non deve
essere prevalente l’aspetto del fare sebbene
importante, ma del formare, educare (è il
famoso compito pedagogico richiamato da
Papa Paolo VI) e coinvolgere le comunità
cristiane e non solo.
Riguardo alla terza domanda: anche qui ritorna
il tema fondamentale della relazione: da un
lato per molti la scoperta della ricchezza della
persona indigente, la possibilità di instaurare
amicizie vere e autentiche, la possibilità di
anch'io • 6
imparare a gioire; dall’altro lato il rapporto con la
Caritas e i suoi volontari, il senso di appartenenza,
la possibilità di allargare le proprie conoscenze, il
sentirsi in un bell’ambiente. C’è poi l’aspetto etico
e morale: la sensazione di partecipare a qualcosa di
giusto, di essere a posto con la propria coscienza, di
aver fatto qualcosa per gli altri. Molti parlano anche
di crescita personale; c’è poi chi impara a gioire
delle cose, chi ad essere tollerante, chi ad essere
consapevole di essere fortunato. Ciascuno “porta
a casa” dal fare volontariato qualcosa di diverso e
personale, ma tutti hanno la consapevolezza di ricevere
qualcosa dall’esperienza che fanno (“c’è più gioia nel
dare che nel ricevere”- S. Paolo). I volontari devono
essere visti non solo come persone che “danno”, ma
persone che devono anche “ricevere” perché la loro
motivazione rimanga viva e cresca nel tempo.
E’ importante comunque che in Caritas e dopo
che è stato in Caritas il volontario viva la com-
passione (vedi la parabola del buon samaritano)
cioè la partecipazione alla condizione di sofferenza
dell’uomo colpito e ferito sul ciglio della strada e
sia sollecitato a prestargli soccorso; viva la gratuità
intesa non solo come liberazione da qualsiasi
pretesa di ricompensa materiale e di riconoscimento
pubblico ma prima e più profondamente ancora come
sensibilità di esserci, di dedicarsi perché si ritiene
questa dimensione vera, giusta e importante (alla fine
siamo servi inutili); viva la fatica del discepolo: le
difficoltà, i necessari cambiamenti, le incomprensioni,
le fatiche dovrebbero stimolare all’approfondimento,
alla verifica, all’aggiornamento, e non indurre a
demotivazioni, arrendevolezza o abbandono. Compassione, gratuità, fatica hanno caratterizzato anche
quest’anno l’agire di tanti in Caritas. A tutti il grazie
più sentito, certo poi che è il Signore che elargisce
il suo grazie e la sua ricompensa.
don Danilo
Il direttivo delle due associazioni, Centro Accoglienza e Ascolto Caritas e “Anch’io”, per
l’esercizio dal novembre 2008 al novembre 2013 è così composto:
Vezzoli don Danilo
Pedersoli Leone
Carancini Giovanni
Botticchio Adriana
Corridori Carlo
Cossetto Fiorella
Saviori Francesco
Vielmi Gian Primo
Zeziola Michela
Bertoli G. Luca
Bonassoli Sergio
Saviori Mariangela
Presidente
Vicepresidente
Segretario
Amministratrice
Consigliere
Consigliere
Consigliere
Consigliere
Consigliere
Revisore dei Conti
Revisore dei Conti
Revisore dei Conti
• I soci effettivi sono una ottantina e quelli simpatizzanti qualche centinaio.
• Tre volte all’anno si ritrova l’assemblea generale per un momento di preghiera, di formazione e
di informazione su tutto quanto è in atto; il direttivo si riunisce ogni ultimo mercoledì del mese.
CENTRO ASCOLTO E ACCOGLIENZA CARITAS e COMUNITA' ALLOGGIO ANCH'IO
VIA SCURA, 1 – 25047 DARFO BOARIO TERME (BS)
TEL. 0364/535777 – 0364/535936 FAX 0364/535777 E-MAIL: [email protected]
Il Centro di Ascolto e Accoglienza è aperto
tutti i giorni nei seguenti orari:
La Caritas è anche tua e la puoi sostenere con:
• c/cbancariodiBancaIntesa,ilialediDarfointestatoa
Centro Acc. e Ascolto Caritas
IBAN IT25 Z030 6954 4400 0000 5328 130
lunedì
14.00–18.00
da martedì a venerdì
09.00–12.00
14.00–18.00
• c/cbancariodiBancaVallecamonicailialediDarfointestato a Centro Acc. e Ascolto Caritas
IBAN IT97 J032 4454 4410 0000 0018 999
sabato
9.00–12.00
La Comunità Accoglienza Anch'io è
aperta 365 giorni l'anno.
• c/cbancariodiBancaIntesailialediDarfointestatoa
Associazione Anch’io
IBAN IT72 E030 6954 4406 1527 9509 603
• c/cpostaleintestatoaCentroAccoglienzaeAscolto
Caritas Zona Pastorale IIIa – Darfo
IBAN IT62 E076 0111 2000 0001 1389 251
anch'io • 7
CONGREGAZIONE IMITAZIONE DI GESù
Il 24 giugno scorso la Congregazione
dell’Imitazione di Gesù (CIJ) ha messo a
disposizione in Caritas una comunità di tre
religiose sia per il servizio dei poveri, in
Caritas, sia per la pastorale nella parrocchia di Montecchio. Bisogna proprio dire
che è stata la Provvidenza a guidarci e a
farci incontrare la nuova realtà religiosa. La
Congregazione religiosa è già presente in
Italia in due diocesi – Pescara e Teramo –
ma in Brescia è la prima e l’unica. Mentre
esprimiamo alle Suore il grazie e l’augurio
più sinceri, di seguito riportiamo una breve
descrizione della loro Congregazione.
La Congregazione Imitazione di Gesù è stata
fondata il 25 marzo 1935 a Jopu, nell’isola
di Flores in Indonesia, da Mons. Henricus
Leven, nato il 13 giugno 1883 a Lanck in
Germania. Il motto della Congregazione è:
Crux ave spes unica e il carisma è la Misericordia: “…Amate la vostra vocazione, amatevi gli uni gli altri, pregate continuamente,
non abbiate paura del buio, del calore del
sole, della pioggia e della tempesta. Andate a
trovare e servire i piccoli, i deboli, i poveri e
i bisognosi, non con le vostre cose materiali
ma con i vostri cuori semplici e umili nella
missione e dite ‘Questo è il mio paese, qui
devo servire, qui devo morire. Amiamoci gli
uni gli altri, aiutiamoci affinchè troviamo
insieme la via della salvezza’….” (Const. Ia
parte: Carisma e la sua eredità, pag.35).
La visione della Congregazione è seguire il
modello di vita di Gesù Cristo e di Maria
sua Madre e madre della Chiesa e madre
nostra, attraverso la povertà, la castità e l’obbedienza. E’, ancora, fare l’esperienza della
vita di Gesù Cristo e di Maria sua Madre,
per annunziare la fede cristiana.
La missione della Congregazione è di annunziare ai
poveri un lieto messaggio, proclamare ai prigionieri
la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in
libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del
Signore. E’, ancora, fare bene ogni cosa, testimoniando la presenza della Chiesa in mezzo ai poveri,
insegnando loro a conoscere Cristo nella preghiera
e nel lavoro per il loro sviluppo integrale, con i
medesimi sentimenti del Cuore trafitto di Gesù.
La spiritualità è la Croce e, soprattutto, il vivere
dieci elementi fondamentali: carità – misericordia
– umiltà – perdono – semplicità – povertà – fedeltà – servizio – sacrificio – sofferenza. Inoltre
la Congregazione nella pastorale è impegnata nel
campo sanitario, sociale, educativo.
La Santa sede il 1° dicembre 1938 ha riconosciuto
la CIJ come Congregazione diocesana.
anch'io • 8
Le quattro candele
Le quattro candele bruciano, si consumano lentamente. Il luogo era talmente silenzioso che si
poteva ascoltare la loro conversazione. La prima
diceva: “Io sono la pace, ma gli uomini non
riescono a mantenermi: penso proprio che non
mi resti altro da fare che spegnermi”. Così fu,
e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere
lentamente.
La seconda diceva: “ Io sono la fede, purtroppo
non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono
sapere di me e per questo motivo non ha senso
che io resti accesa”. Appena ebbe terminato di
parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la
spense.
Triste triste, la terza candela, a sua volta disse:
“Io sono l’amore, non ho la forza per continuare
a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza. Essi
odiano perfino coloro che più li amano, i
loro familiari”. E senza attendere oltre, la
candela si lasciò spegnere. Inaspettatamente
un bimbo in quel momento entrò nella stanza
e vide le tre candele spente. Impaurito per la
semioscurità disse:”Ma cosa fate! Voi dovete
rimanere accese, io ho paura del buio !”. E
così dicendo scoppiò in lacrime.
Allora la quarta candela, impietositasi, disse: “Non temere, non piangere; finchè sarò
accesa, potremo sempre riaccendere le altre
tre candele: io sono la speranza”. Con gli
occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo
prese la candela della speranza e riaccese
tutte le altre.
La fondazione di assistenza e beneficenza G.B.
Piola ha stanziato al Centro Caritas nel corso del
2010 la somma di Euro 5.000,00 da utilizzare per
il compenso di cinque mensilità che la Caritas riconosce alla Congregazione Imitazione di Gesù per il
prezioso servizio che svolge. Un gesto, quello della
Fondazione Piola, davvero originale e degno di essere
menzionato e riconosciuto. Grazie!
SANTE MESSE MENSILI NELLA CAPPELLA DELLA CARITAS
PER UCRAINE (in rito bizantino-ucraino)
PER LATINO-AMERICANI
OGNI QUARTA DOMENICA DEL MESE
ORE 14,15 – CONFESSIONI (Padre Macario)
ORE 15 - S. MESSA (Celebra Padre Macario)
OGNI TERZA DOMENICA DEL MESE
ORE 11- S. MESSA (Celebra don Giuseppe Gallina)
anch'io • 9
chARiTAs!
DAllA solIDArIetà All’ Amore
Quante volte sentiamo in un anno, per mezzo dei
mass-media, inviti a fare offerte per l’una o l’altra
delle molteplici organizzazioni onlus che pullulano sul
nostro territorio. Spesso diventa difficile districarsi tra
la rete delle richieste. Tra le tante voci sentiamo anche
quella della Caritas italiana o zonale o parrocchiale
che a scadenza annuale o su pressione di particolari
eventi catastrofici, si introduce nella nostra vita e attira l’attenzione su particolari problemi di solidarietà.
Nelle nostre comunità parrocchiali, piccole o grandi,
è sempre esistita questa attenzione a particolari forme
di povertà e, nell’evolversi dei tempi e della cultura
della nostra società, si è cercato di dare delle risposte.
Tutti ricordiamo l’associazione S. Vincenzo, la miriade
di istituzioni (ricoveri per anziani, scuole materne,
case di cura, orfanatrofi, cooperative…) spesso aventi
come promotori gli stessi parroci dei nostri paesi o
cristiani particolarmente sensibili e preparati.
Oggi la società è radicalmente cambiata e tante opere
di sussidiarietà sono state assorbite dallo Stato moderno e sociale. Non per questo la Carità all’interno
della Chiesa deve essere delegata alla buona volontà
di pochi, anzi, il Concilio Ecumenico Vaticano II,
volendo definire l’identità della Comunità cristiana
nella realtà del nuovo mondo sempre più globalizzato,
l’ha individuata nel suo aspetto più determinante e
originale: la Carità, non gesto isolato di elemosina, ma manifestazione dell’ Amore gratuito di Dio
che mediante il Cristo si materializza nella storia
dell’umanità, dove la comunità dei credenti, discepoli
del Signore, ne è il suo prolungamento fino alla fine
dei tempi: Charitas Christi urget nos!
Come ogni istituzione umana, anche la Carità ha bisogno di una sua organizzazione, per rispondere sempre
meglio e con efficacia alle richieste che sempre più
si fanno pressanti non solo a livello locale, ma con
più frequenza, a livello mondiale. Siamo convinti che
il nostro contributo è solo una goccia nel mare delle
sofferenze, delle ingiustizie, dello sfruttamento della natura che pure lei “soffre e geme le doglie del
parto” in vista della sua liberazione dall’egoismo e
della schiavitù dell’uomo. Ma Cristo non si è limitato
solo a dare, è venuto tra noi a condividere in tutto,
fuorché nel peccato, la nostra condizione umana.
Penso sia l’elemento qualificante la nostra identità
cristiana in questo momento della storia partecipare
alle gioie e alle sofferenze, alle speranze e alle delusioni del nostro tempo con la Carità stessa di Cristo.
E’ importante che il modo di esprimere la Carità non
sia legato a schemi predefiniti, ma che si evolva per
rispondere sempre meglio a quel progetto di umanità
per la quale il Figlio stesso di Dio ha donato la sua
vita. Dal Concilio Vaticano II molti sono i documenti
della Chiesa che spingono la comunità cristiana a riscoprirsi comunità di Carità, ossia comunità di amore
e di accoglienza, di compassione, a rivestirsi delle
stesse caratteristiche del Cristo. Perché la nostra carità
non si riduca semplicemente a dare beni materiali,
ma contribuisca alla costruzione di un mondo nuovo,
fatto di giustizia, di amore e di pace, dove gli uomini
si riconoscono fratelli, è oggi assolutamente urgente
che le singole comunità cristiane, le nostre parrocchie si rivestano di quella mentalità di Cristo che si
pone con compassione di fronte alla folla affamata
e compie il miracolo della moltiplicazione del pane
e dei pesci, ma nello stesso tempo intima ai suoi
discepoli: “Date voi stessi da mangiare…”.
Oggi, come allora, anche noi cristiani potremmo molte
volte dire: “Dove andiamo a prendere tanto pane per
sfamare questa folla?...”. Qui nasce il ruolo della
Charitas come istituzione nelle nostre parrocchie e
nella Chiesa: punto di riferimento della condivisione
dei nostri beni e della nostra solidarietà che nasce
da una mentalità nuova, da una corresponsabilità
alla costruzione del bene comune, ma soprattutto da
quell’Amore di Cristo che, accolto nel nostro cuore e
nella nostra mente, ci apre all’altro con atteggiamenti
di “compassione” e di condivisione per giungere là
dove spesso la sola giustizia e solidarietà umane
non arrivano.
don Gianni Belotti
anch'io • 10
lA MiA EsPERiEnZA
Al cEnTRo AscolTo
Quando don Danilo dopo qualche mese dalla mia ordinazione diaconale avvenuta il 19/12/09, mi chiese se davo la
mia disponibilità per qualche ora la settimana in Caritas
all’ufficio accoglienza, al momento ero incerto non per il
tempo che mi mancava ma per un sentimento non di rifiuto
ma di sospetto verso il diverso, lo straniero; forse perché
sentiamo tante storie negative sugli immigrati e allora ti
rimane quella diffidenza verso di loro.
Ma Gesù ci insegna ad amare il prossimo come se stessi,
soprattutto i più deboli, gli ultimi e la missione del diacono è quella specifica di operare nella carità ed essere al
servizio degli altri. Con gioia ho detto a don Danilo che
potevo essere presente tutti i lunedì e i giovedì pomeriggio
e vi assicuro che in quei giorni tocco con mano la realtà della povertà, del bisogno di un lavoro, di
una vita semplice ma decorosa.
La crisi occupazionale ha portato molte famiglie in stato di necessità economica. Soprattutto gli stranieri sono i primi ad essere licenziati dal datore di lavoro e devono pagare l’affitto di casa, le varie
utenze e mantenere le rispettive famiglie. Sono storie di persone veramente tristi, ma in Caritas non
vengono solamente immigrati, ma molti italiani, veramente bisognosi, che chiedono viveri, vestiti, mobili, lavoro. Non pensavo che nella nostra Valle ci fosse così tanto bisogno di un servizio di assistenza
come la Caritas.
E’ bello vedere che in quelle poche stanze, dove la Caritas ha la sua sede, si realizzi la Parola del
Signore: l’amore, la carità, l’accoglienza, l’ascolto. Questo avviene grazie alle numerose persone che vi
lavorano, dall’instancabile don Danilo che oltre alla sua parrocchia si dedica nell’organizzazione, nel
buon funzionamento e nell’ascolto di molti problemi, alcuni molto gravi, che le persone gli presentano,
ai volontari, a chi è addetto alla distribuzione dei vestiti o al cibo o ai mobili… Con il loro sorriso e
gentilezza rendono più sopportabili a tanti le proprie situazioni di disagio. Vi è pure la presenza delle
Suore indonesiane che conoscono ben bene la povertà dall’esperienza del loro paese: non guardano se
uno è bianco o nero, se è cattolico o mussulmano, ma per loro ognuno è fratello, sorella, madre.
Quando sentiamo parlare di Caritas, non dobbiamo pensare ad un ente che sfrutti la situazione della
povertà, ma, ve lo assicuro, è una piccola Chiesa che accoglie nell’amore di Cristo le tante persone
diverse, prendendo l’esempio di Cristo che guarisce tutti coloro che lo invocano e non ha guardato se
uno era servo del centurione o cananea o peccatrice. Gesù ha accolto tutti, ha accolto tutti coloro che
si affidavano a Lui e così anche al Centro Caritas vengono accolti, ascoltati e aiutati tutti coloro che
veramente hanno bisogno e la Divina Provvidenza non manca mai.
Questa esperienza mi aiuta ogni giorno nella conversione all’amore al prossimo; il cammino del cristiano
deve essere un cammino di conversione in questa direzione. A volte penso: “ Se fossi in un paese straniero in cerca di lavoro per migliorare la mia vita e quella dei miei famigliari e non trovassi nessuno
che mi aiutasse, cosa mi succederebbe? Come sarebbe la mia vita? Cosa farei?”.
Da questi interrogativi nasce in me un sentimento fraterno di aiuto verso coloro che sono in necessità
e con gioia cerco di aiutarli con tutto quello che posso offrire.
Felice Pedersoli - diacono
anch'io • 11
ComUnItA’ montAnA:
ossERVAToRio iMMiGRAZionE
Dal sito web www.vallecamonicasociale.it riportiamo alcuni stralci dell’ultimo report (dati 01.01.2010)
sull’immigrazione straniera in Valle Camonica.
La crescita demografica dei Comuni del distretto di Valle Camonica – Sebino è strettamente correlata al
fenomeno della immigrazione straniera: essa, infatti, ha avuto e continua ad avere un peso rilevante sul
trend demografico distrettuale. Dal primo di gennaio del 2003 all’inizio del 2010, il numero degli immigrati
presenti sul territorio camuno è passato da 2.339 a 7.878 unità, con un incremento medio annuo del 33,83%;
un incremento di popolazione che in valore assoluto è di 5.539 unità. Un aumento continuo, che negli ultimi
due anni, dal 01-01-2008 al 01-01-2010, è stato di 1.572 individui e negli otto mesi del 2009, da aprile a
dicembre, è stato di 348 persone.
Numero di residenti di origine straniera al
Incremento
1-gen-03
1-gen-04
1-gen-05
1-gen-06
1-gen-07
1-gen-08
1-gen-09
30-apr-09
1-gen-10
% medio annuo
2.339
3.404
4.459
4.845
5.320
6.306
7.351
7.530
7.878
33,83%
In linea con quello che accade con la popolazione straniera residente nel Nord dell’Italia, anche per quanto
riguarda i residenti stranieri in Valle Camonica, il numero dei maschi è superiore a quello delle femmine.
Tale situazione rispecchia inoltre quanto osservato su scala sia provinciale sia regionale.
Maschi
Femmine
Totale
Valore
%
Valore
%
4.413
56,02%
3.465
43,98%
Popolazione residente di origine straniera
7.878
Consideriamo adesso la distribuzione della popolazione straniera per classe d’età. La maggiore parte dei cittadini stranieri si colloca nelle fasce d’età fra i 25 e i 44 anni, mentre le percentuali più basse si osservano
oltre i 55 anni. La fascia d’età con il maggiore numero di soggetti è quella dai 30 ai 34 anni. Rilevante e
di grande importanza per il suo valore sociale è il fatto che la fascia di età dagli zero ai quattro anni sia la
quinta più numerosa con un numero di ben 753 persone.
Fascia di
Numero residenti stra-
%
età
Da 0 a 4
nieri
753
9,56%
Da 5 a 9
480
6,09%
Da 10 a14
400
5,08%
Da 15 a 19
384
4,87%
Da 20 a 24
727
9,23%
Da 25 a 29
1006
12,77%
Da 30 a 34
1083
13,75%
Da 35 a 39
959
12,17%
Da 40 a 44
798
10,13%
Da 45 a 49
545
6,92%
Da 50 a 54
384
4,87%
Da 55 a 59
192
2,44%
Da 60 a 64
77
0,98%
Oltre 65
90
1,14%
7878
100,00%
Totale
Considerando la distribuzione percentuale degli
immigrati nei singoli comuni e nelle differenti aree,
cosiddette omogenee, in cui si articola il Distretto
di Valle Camonica - Sebino, si nota come i cittadini
stranieri si concentrano maggiormente nelle zone
di Darfo (39,83%), di Pisogne (19,42%) e della
Valgrigna (11,91%), ovvero laddove il sistema dei
collegamenti è più efficiente; per contro, vi è una
concentrazione inferiore nelle zone quali l’Alta Valle (2,46%), Edolo (4,56%) e la Valsaviore (4,66%),
dove la rete viaria è meno sviluppata.
Spicca fra i Comuni la percentuale di Darfo Boario
Terme, 14,84%. A seguire ci sono poi i Comuni
di Piancogno (14,20%), Pian Camuno (13,14%),
Cedegolo e Braone (10,50%).
anch'io • 12
Residenti
Comune
01-01-2010
Residenti
01-01-2010
Distribuzione %
Stranieri
% sul totale
sul totale degli
della
Minori
% Minori
popolazione
6,34%
40
24,39%
1,55%
Minori su
Residenti
Angolo Terme
2586
164
stranieri
2,08%
Artogne
3519
288
3,66%
8,18%
71
24,65%
2,02%
Berzo Demo
1756
46
0,58%
2,62%
13
28,26%
0,74%
Berzo Inferiore
2429
168
2,13%
6,92%
52
30,95%
2,14%
Bienno
3620
289
3,67%
7,98%
83
28,72%
2,29%
Borno
2693
32
0,41%
1,19%
5
15,63%
0,19%
Braone
676
71
0,90%
10,50%
11
15,49%
1,63%
Breno
5018
349
4,43%
6,95%
69
19,77%
1,38%
Capo di Ponte
2512
163
2,07%
6,49%
50
30,67%
1,99%
Cedegolo
1257
132
1,68%
10,50%
31
23,48%
2,47%
Cerveno
672
15
0,19%
2,23%
3
20,00%
0,45%
Ceto
1969
117
1,49%
5,94%
25
21,37%
1,27%
Cevo
962
12
0,15%
1,25%
0
0,00%
0,00%
Cimbergo
573
11
0,14%
1,92%
0
0,00%
0,00%
Cividate Camuno
2770
200
2,54%
7,22%
44
22,00%
1,59%
Corteno Golgi
2028
53
0,67%
2,61%
8
15,09%
0,39%
Darfo Boario Terme
15553
2308
29,30%
14,84%
536
23,22%
3,45%
Edolo
4512
292
3,71%
6,47%
66
22,60%
1,46%
Esine
5312
465
5,90%
8,75%
110
23,66%
2,07%
Gianico
2192
173
2,20%
7,89%
42
24,28%
1,92%
Incudine
407
3
0,04%
0,74%
1
33,33%
0,25%
Losine
565
29
0,37%
5,13%
10
34,48%
1,77%
Lozio
411
8
0,10%
1,95%
2
25,00%
0,49%
Malegno
2096
168
2,13%
8,02%
37
22,02%
1,77%
Malonno
3345
117
1,49%
3,50%
29
24,79%
0,87%
Monno
571
0
0,00%
0,00%
0
0,00%
0,00%
Niardo
1938
120
1,52%
6,19%
29
24,17%
1,50%
Ono San Pietro
978
17
0,22%
1,74%
2
11,76%
0,20%
Ossimo
1467
36
0,46%
2,45%
6
16,67%
0,41%
Paisco Loveno
201
0
0,00%
0,00%
0
0,00%
0,00%
Paspardo
656
16
0,20%
2,44%
2
12,50%
0,30%
Pian Camuno
4261
560
7,11%
13,14%
126
22,50%
2,96%
Piancogno
4690
666
8,45%
14,20%
181
27,18%
3,86%
Pisogne
8105
509
6,46%
6,28%
112
22,00%
1,38%
Ponte di Legno
1811
74
0,94%
4,09%
16
21,62%
0,88%
Prestine
385
16
0,20%
4,16%
3
18,75%
0,78%
Saviore dell’Adamello
1038
9
0,11%
0,87%
1
11,11%
0,10%
Sellero
1499
51
0,65%
3,40%
14
27,45%
0,93%
Sonico
1275
14
0,18%
1,10%
1
7,14%
0,08%
Temù
1065
64
0,81%
6,01%
13
20,31%
1,22%
Vezza d’Oglio
1448
32
0,41%
2,21%
7
21,88%
0,48%
Vione
724
21
0,27%
2,90%
6
28,57%
0,83%
101545
7878
100,00%
7,76%
1857
23,57%
1,83%
DISTRETTO
anch'io • 13
PRoGETTi in cAnTiERE
Con il supporto e la collaborazione della Comunità Montana della Valle Camonica
- Senza Frontiere
Il progetto ha previsto l’attivazione e il consolidamento sul territorio di sportelli informativi e di
supporto per il disbrigo delle pratiche burocratiche relative alla presenza sul territorio italiano di
cittadini stranieri. Uno di questi sportelli si trova
presso la Caritas di Darfo ed è aperto con i seguenti
orari: martedì 09.00 – 12.00, giovedì 16.00 – 18.00
e sabato 09.00 – 12.00. Lo sportello funziona da
diversi anni ormai e sarà finanziato anche per
l’anno 2011.
Obiettivi del progetto sono:
- accompagnare la persona straniera nel disbrigo
di pratiche burocratiche
- orientare l’immigrato ai servizi esistenti sul territorio
- favorire occasioni di integrazione e conoscenza
della realtà italiana
- monitorare il fenomeno migratorio
- educare alla legalità attraverso l’accoglienza e
l’integrazione
- incrementare il lavoro di rete fra le diverse agenzie
interessate alla realtà dell’immigrazione.
- Porta aperta
Il progetto PORTA APERTA è orientato all’offerta
di un servizio di prima accoglienza, in risposta
ai bisogni primari per soggetti che si trovano in
condizione di fragilità sociale e per i quali va
individuato un percorso/progetto di reinserimento
nella società.
Gli obiettivi perseguiti nell’ambito del progetto
sono:
- soddisfare i bisogni primari di persone in situazione di disagio
- incrementare l’autonomia personale del beneficiario
- migliorare l’autostima e il senso di competenza
- orientare al reinserimento sociale
- incentivare lo sviluppo di abilità lavorative e
capacità linguistiche
- ridurre l’emarginazione e l’illegalità e facilitare
l’integrazione socio-culturale.
Sul territorio sono state individuate tre strutture
che erogano le prestazioni previste:
- La Comunità “Anch’io” che fa capo alla Caritas
di Darfo Boario Terme
- La Comunità “Casa Giona” che fa capo alla
Parrocchia di San Salvatore in Breno
- La Comunità “Il Bucaneve” che fa capo alla
Cooperativa Sociale Il Bucaneve di Sonico.
Il fondo territoriale per l’emergenza sociale è uno
strumento finalizzato alla creazione di un sistema
territoriale per la prima accoglienza di persone in
situazione di fragilità e viene costituito dall’Ufficio
di Piano della Comunità Montana di Valle Camonica, che ne gestisce direttamente gli accessi secondo
due canali principali: su sollecitazione diretta dei
Servizi Sociali dei Comuni e su sollecitazione delle
strutture preposte, ma con il coinvolgimento entro
breve dei Servizi Sociali dei Comuni. Presso la
nostra comunità alloggio Anch’io all’interno del
progetto sono state ospitate, da marzo a fine ottobre 2010, ben 14 persone (5 italiane e 9 straniere)
per un totale di 465 giornate di accoglienza fruite.
Questo progetto andrà avanti fino ad esaurimento
delle giornate di accoglienza (tot.1700) o comunque
fino a febbraio 2011.
- Sportello casa
All’interno del progetto Porta Aperta si è pensato ad
un completamento del percorso di accoglienza con
il sostegno alla persona in necessità nella ricerca
di un alloggio decoroso, aiutandola anche con il
pagamento della caparra per i primi mesi di affitto.
Il progetto è partito agli inizi di novembre ‘10.
anch'io • 14
Con il supporto e la collaborazione dell’ASL Valle Camonica – Sebino
Progetti bando maternità:
- Una rete per la tutela della vita
Dai soggetti (Servizio famiglia Asl, Consultorio
Tovini, Pro Familia, CAV Pisogne, Casa Giona,
Ass. Anch’io - Caritas Darfo) che sul territorio della
Valle Camonica danno supporto alle maternità più
vulnerabili e fragili sono emerse chiaramente le seguenti necessità: 1. Costruire una
efficiente rete tra le associazioni e
gli enti che sono già presenti ed
attivi sul territorio per prevenire
e rimuovere le cause che possono
indurre la madre all’interruzione
di gravidanza. 2. Promuovere una
presa in carico globale della madre
in difficoltà a partire dai suoi bisogni primari ed urgenti (abitazione,
vestiario, corredo del bambino…)
a quelli psicologici e sanitari con
attività integrate, multidisciplinari
e coordinate. 3. Far incontrare la
domanda e l’offerta in tempi utili
ed efficaci, evitando alla donna in
difficoltà il peregrinare tra diversi
servizi o associazioni. Il progetto,
nato tenendo conto tale situazione, si prefigge i
seguenti obiettivi:
- Creazione dell’equipe di lavoro attraverso un corso
di formazione specifico, per i rappresentati e/o gli
operatori degli enti coinvolti, che sia propedeutico
alla creazione di un protocollo operativo integrato
per l’accoglienza della donna in gravidanza.
- Sensibilizzazione delle famiglie al valore della vita
attraverso incontri con sessioni parallele dedicate
a genitori ed ai figli.
- Sensibilizzazione delle giovani coppie all’accoglienza della vita con interventi formativi specifici
durante i corsi di preparazione al matrimonio religioso (già attivi sul territorio).
- Attività di formazione rivolta agli educatori che si
occupano di animazione e di conduzione di gruppi di adolescenti e giovani a livello parrocchiale
o comunale sui temi della sessualità, affettività,
protezione dell’infanzia.
- Predisposizione di opuscoli informativi destinati
alle diverse fasce di età (infanzia, adolescenza,
giovani coppie) per la promozione di una “cultura
della vita”.
- Creazione di percorsi di gruppo a sostegno dei
nuclei monogenitoriali che prevedono la partecipazione del genitore solo, continuativamente nel
primo anno di vita del bambino, al fine di aiutare
l’adulto nei suoi compiti di cura.
- Prima accoglienza ed analisi del bisogno della
singola persona al fine di rispondere alle esigenze
specifiche presentate, orientandola
ai servizi e/o offrendo un sostegno
concreto (sociale, psicologico, sanitario, legale, abitativo, fornitura
di beni di prima necessità…).
- Istituzione di un “Punto donna” presso l’Ospedale di Valle
Camonica.
Si tratta di uno sportello di consulenza/informazione dove la donna
può rivolgersi durante tutte le fasi
della gravidanza.
Nella prima e seconda annualità
abbiamo dato assistenza, tramite
questo progetto, a 3 future mamme nella prima e 2 nella seconda,
fornendo beni di primo aiuto
come alimenti, accompagnamento
e mediazione culturale.
- Territorio base sicura
Si è pure rilevata sul territorio una presenza significativa di casi relativi a famiglie in condizione
di particolare fragilità, all’interno delle quali sono
presenti figli di età inferiore ad un anno.
Le situazioni esaminate (circa 100 all’anno) costituiscono la punta di un iceberg; la percezione dei
soggetti attivi sul comprensorio è che il bisogno
sommerso sia decisamente più significativo e che
in molti casi una presa in carico ritardata condizioni l’esito di un efficace intervento di tutela sul
minore e sulla sua famiglia, comportando a volte
l’intervento dell’autorità giudiziaria.
Si tratta altresì di situazioni caratterizzate da
multiproblematicità, relative a varie tipologie di
famiglia (con genitori separati, madri sole, genitori
con elevata conflittualità, madri straniere a volte
sprovviste di regolare permesso di soggiorno) che
richiedono una presa in carico globale ed integrata
che contempli più livelli di intervento.
anch'io • 15
Obiettivi del progetto:
- Creazione dell’equipe di
lavoro attraverso un corso di
formazione specifico per i
rappresentati e/o gli operatori
degli enti coinvolti che sia propedeutico alla creazione di un
protocollo operativo integrato
per l’intervento in situazioni di
particolare fragilità familiare o
personale.
- Incontri d’equipe tra i soggetti partecipanti al progetto
finalizzati alla stesura di linee
guida per programmare e coordinare gli interventi rivolti
all’utenza.
- Attivazione di interventi di
supporto domiciliare (ostetrica, assistente sociale) nel puerperio alle madri o
famiglie che lo richiedano direttamente o attivato
su segnalazione di servizi coinvolti.
- Attivazione di interventi di assistenza sociale,
sanitaria, psicologica, legale.
- Organizzazione di iniziative di formazione lavorativa per neo-madri.
- Erogazione di servizi necessari ed erogazione di
contributi sotto forma di voucher o buoni sociali per
offrire un sostegno concreto (sociale, psicologico,
sanitario, legale, abitativo, fornitura di beni di prima
necessità, crediti presso le farmacie, inserimento
in asilo nido…).
Nella prima e seconda annualità abbiamo dato assistenza, tramite questo progetto, a ben 29 bambini
nella prima e 30 bambini di età compresa dai 0 –
12/15 mesi nella seconda, fornendo beni di primo
aiuto come latte, pappe, omogeneizzati, pannolini,
prodotti di igiene del bambino, passeggini, lettini,
vestiti, alimenti per le famiglie o madri sole, accompagnamento e mediazione culturale.
Sulla strada
Il progetto, sostenuto dall’Asl e dall’Amministrazione Comunale di Darfo B.T., si propone di
dare sostegno, accoglienza e accompagnamento
alle donne vittime di tratta, maltrattate e sfruttate,
nonché sensibilizzare l’opinione pubblica su questo
fenomeno.
Una delle attività ipotizzate è quella di accostare
le ragazze, intercettandole durante le uscite sulla
strada dagli operatori il venerdì; questo permette
l’instaurarsi di rapporti di fiducia e il costante
monitoraggio della situazione sul territorio.
Durante l’accostamento si offre un ascolto attivo
delle loro problematiche e della loro situazione,
e, insieme al tè, si danno informazioni e, se servono, consulenze legali per regolarizzare la loro
situazione. Per le ragazze che vogliono si prevede
l’accompagnamento costante, per un periodo di
tempo che varia in base ai casi, tramite l’ospitalità
nella comunità Anch’io del Centro Caritas o in altre
strutture, in modo da incoraggiare una decisione
definitiva. Il progetto inoltre è volto a :
- Indirizzare quante hanno ottenuto il permesso di
soggiorno alla ricerca di un inserimento lavorativo,
ma anche accompagnare le ragazze presso i servizi pubblici (ospedale, servizi sociali, carabinieri)
per espletare eventuali urgenze e mediare le loro
richieste.
- Fornire loro numeri di telefono e informazioni
utili.
- Prevenire e contrastare il fenomeno della violenza e del maltrattamento delle donne vittime
della tratta sensibilizzando l’opinione pubblica sul
fenomeno.
- Accompagnare e sostenere il cammino di liberazione di donne maltrattate e vittime di tratta.
- Sostenere l’acquisizione di libertà e autonomia
delle donne che vogliono uscire dalla tratta.
- Incrementare le conoscenze delle donne sulla
strada in ambito sanitario e di igiene.
- Incontri di formazione (presso Caritas Ambrosiana,
Gr. Coordin. contro la tratta) per gli operatori.
anch'io • 16
Con il supporto e la collaborazione dell’Azienda Valle Camonica Servizi
Laboratori di formazione
Il progetto prevede l’attivazione di 3 corsi di
formazione: corso di cucina italiana (della durata
di due mesi, con una frequenza di due volte alla
settimana per 3 ore a giornata), corso di cura ed
igiene dell’anziano (della durata di due settimane
con una frequenza di tre volte alla settimana per
4 ore a giornata) e corso di lingua italiana per
principianti e non (della durata di 5 settimane con
una frequenza di 2 volte alla settimana per 4 ore
a giornata).
I corsi hanno lo scopo di dare un maggior senso di
competenza e di fornire degli strumenti importanti
nella ricerca di un lavoro. Visto che questi corsi
sono accessibili a persone italiane ed immigrate
residenti nel comprensorio, essi potranno essere
un buon laboratorio di conoscenza reciproca e di
integrazione.
A braccia aperte
Il progetto prevede l’inserimento nella comunità
Anch’io di persone in emergenza per difficoltà
(italiani e immigrati con problematiche di vario
genere e gravità).
Durante questa fase si fornirà agli ospiti un alloggio
comodo e tranquillo in un ambiente famigliare, cibo
e generi di prima necessità.
In base alle problematiche presentate, si progetterà
un cammino personale con il sostegno di figure professionali come psicologo, avvocato, educatore ecc.
In ultima fase, si sosterrà la persona nella ricerca
di una casa e di un lavoro, per un reinserimento
sociale completo.
Denise Haxhi
Inserimenti lavorativi grazie a borse lavoro: grazie alla felice sinergia tra CPS (Centro psico-sociale
dell’Asl Valle Camonica-Sebino) Comune di Darfo B.T. e Centro Caritas sono in atto esperienze lavorative e di integrazione sociale (20 ore settimanali) con soggetti che altrimenti faticherebbero ad inserirsi altrove. L’esperienza è degna di pubblicità e speriamo sia da input anche per altre realtà pubbliche e private.
anch'io • 17
DAl Centro AsColto:
stAtIstICHe ottoBre 09 – ottoBre 10
AccEssi Allo "sPoRTEllo AscolTo"
nazionalità
utenti
Italia
Marocco
Albania
Romania
Ecuador
Tunisia
Filippine
Bolivia
Ucraina
Bosnia
Macedonia
Nigeria
Perù
Ghana
746
412
220
162
116
97
91
57
51
39
33
32
31
20
sesso
FEMMINE
MASCHI
nazionalità
utenti
Germania
Senegal
Venezuela
Brasile
Costa d’Avorio
India
Tanzania
Iugoslavia
Moldavia
Rep. Domenicana
Cuba
Kosovo
Russia
Somalia
19
19
17
14
14
14
13
11
7
7
5
5
5
5
nazionalità
utenti
Camerun
Egitto
Guinea
Iraq
Serbia
El Salvador
Ungheria
Algeria
Santo Domingo
Bulgaria
Liberia
Pakistan
Polonia
TOTALE
4
4
4
4
4
3
3
2
2
1
1
1
1
2.296
utenti
1.307
989
religione
utenti
Cattolici
Musulmani
Ortodossi
Sikh/Indù
Evangelisti
Protestanti
Animista
Mormoni
1.212
819
223
16
13
5
5
3
richieste
utenti
Cibo
Lavoro
Vestiti
Informazioni
Varie
Documenti
Mobili
Soldi
Casa
Corsi
Accoglienza
Doccia
1.869
376
298
231
189
107
90
84
66
53
50
20
documenti
REGOLARI
CLANDESTINI
utenti
2.188
108
approccio
NUOVI
GIA’ PASSATI
utenti
226
2.070
a cura di Marco Salvetti
anch'io • 18
osPItI ComUnItà AlloGGIo AnCH’Io
ottoBre 09 – ottoBre 10
Maschi
Femmine
Totale
Di cui minori
13
11
24
4
Cittadinanza ospiti
Italiani
Stranieri (UE ed Extra UE)
8
16
Media giorni accoglienza per ospite
Totale giornate di accoglienza
57,8
1.387
N.B. Dal 1.04.2006 al 31.10.2010 abbiamo accolto e sostenuto nell’autonomia 142 persone.
ESPERIENZA DI UN VOLONTARIO
Sono un giovane che da tre anni circa dedico almeno 20 ore settimanali del mio tempo in Caritas.
Sono il responsabile del ritiro e consegna dei mobili usati che ci vengono offerti, do una mano nella
sistemazione del magazzino alimenti e nella consegna degli stessi. La gente che incontro e passa al
Centro Caritas è davvero tanta e sempre di più: le richieste sempre più diversificate e urgenti. Attraverso il mio servizio ho dato uno scopo e una motivazione alla mia vita: servire i più deboli come ci
ha insegnato Cristo. Ho sempre desiderato fare della mia vita un dono agli altri e tramite la Caritas ho
trovato lo strumento opportuno.
Consiglierei a tanti altri giovani di fare una esperienza come la mia, anche perché quando viene la sera
mi sento contento di aver fatto felice qualcuno. Spesso incontro giovani e amici tristi o insoddisfatti
della loro vita o che cercano le risposte attraverso dipendenze nocive. Voglio dare loro un consiglio: di
essere meno ripiegati su se stessi e più protesi verso gli altri.
Faustino Gaioni
anch'io • 19
DAll’UFFICIo AmmInIstrAtIVo
Come ogni anno è tempo di bilanci e come ogni anno resto sorpresa della generosità e dell’altruismo
che molte persone dimostrano verso la Caritas.
Se consideriamo che il Centro Accoglienza e Ascolto Caritas e l’Associazione Anch’io hanno bisogno
per sussistere, solo per l’ordinaria amministrazione, di circa 80.000 euro annui, che inoltre sono in atto
progetti finalizzati (come adozioni a distanza, carcere, prostituzione, emergenze varie…) e in più bisogna
tenere presente che è ancora in corso il pagamento per l’acquisizione dello stabile Casa della Fiamma
a Gorzone, si deduce che le energie profuse devono essere tante.
Durante l’anno 2009 sono stati raccolti circa 150.000 euro: questo grazie alle donazioni di privati, di
Enti, al 5 per mille, ai progetti in corso con il Comune di Darfo B.T., la Comunità Montana di Valle
Camonica, l’ASL Vallecamonica-Sebino e alle iniziative varie (Festa della Donna, lotteria sagra di
S.Anna, vendita focacce, Carta Amica, ecc.). Non bisogna sottovalutare l’importanza di iniziative interne
alla Caritas (mercatino, cene…) rivolte alla
raccolta di fondi.
Sempre nel 2009 le uscite totali del Centro
Accoglienza e Ascolto Caritas e dell’Associazione Anch’io sono state di circa 155.000
euro .
Non mi resta di ringraziare sinceramente tutti
coloro che hanno contribuito a questo: con
il proprio tempo, con il proprio lavoro, con
le loro donazioni .
Adriana Botticchio
PRiVAcY
Facendo riferimento al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di trattamento
dati personali” (Gazzetta Ufficiale 29 luglio 2003, Serie generale n. 174, Supplemento ordinario n.123/L),
Disciplinare tecnico in materia di misure di sicurezza (Artt. Da 33 a 36 del Codice) si fa presente che
tutte le Associazioni, compreso il Centro Caritas e l’Associazione Anch’io, hanno l’obbligo e il dovere
di mantenere l’assoluta riservatezza dei dati personali, identificativi, sensibili, giudiziari, ecc… di cui si
viene a conoscenza o eventualmente vengono trattenuti riguardo a tutte le persone che accedono nelle
proprie sedi.
DONA AL CENTRO CARITAS DI DARFO B.T. IL 5‰ DELL’IRFEF
scrivendo nella relativa casella questo numero di codice fiscale, al momento della compilazione della
dichiarazione dei redditi: 90012290178.
Tale iniziativa è stata supportata per il 2008 ( come pubblicato dall’Agenzia Entrate il 30/10/09) da
ben 137 firmatari e ha fruttato alla Caritas € 3.454,17 = Grazie!
Ai sensi dell’Art.15, comma 1, lettera I-bis, D.P.R. 917/1986 (T.U.I.R.) e dell’art.100, comma 2,
lettera h D.P.R. n. 917/1986 (T.U.I.R.), le erogazioni in denaro con bonifico bancario sul conto corrente 6152795096/03 di Banca Intesa filiale di Darfo intestato a ASSOCIAZIONE ANCh’IO
25047 Darfo Boario Terme (BS) via Scura, 1 – Codice fiscale 90012290178
IBAN IT72 E030 6954 4406 1527 9509 603 sono deducibili nel limite del 10% del reddito
complessivo dichiarato, fino all’importo massimo di Euro 70.000. Per le erogazioni in denaro è possibile detrarre dall’Irpef il 19% dell’erogazione (calcolata sul limite massimo di Euro 2.065,83).
anch'io • 20
DIstrIBUZIone AlImentI –moBIlI – VestItI
Ogni
Ogni
Ogni
Ogni
lunedì dalle 14 alle 18 volontari abili e responsabili ritirano e distribuiscono mobili.
lunedì e giovedì pomeriggio volontarie assidue e generose sistemano e distribuiscono vestiti.
martedì pomeriggio volontari sistemano il magazzino alimenti e confezionano borse-cibo.
mercoledì altri volontari fanno la discarica di quanto viene offerto, ma non utilizzabile.
merCAtIno Del merColeDI’
Anche quest’anno ha funzionato bene il mercatino
del mercoledì pomeriggio, grazie alla forte affluenza
di immigrati e alla disponibilità costante e generosa
delle Signore di Fucine. E’ un servizio che unisce
l’utile e il dilettevole e nel contempo aiuta a creare
relazioni e solidarietà.
BAnco E
collETTA AliMEnTARE
La Colletta Alimentare del 28 novembre 2009 ha fruttato al Centro Caritas ben 86 ql. di generi di prima
necessità. Grazie agli offerenti, volontari e gruppi alpini del territorio coordinati dal Sig. Samuele Pezzotti, con tali beni si è potuto intervenire durante il 2010 in numerose e sempre più gravi situazioni di
necessità. Non solamente tanti immigrati bussano alla Caritas, ma sempre più gente locale ed italiana.
La povertà è più vicina di quanto immaginiamo.
Durante l’anno abbiamo offerto alimenti anche ad alcune Scuole Materne parrocchiali del territorio.
Una volta al mese la ditta autotrasporti Schiavetto Luigi dal Banco Alimentare di Muggiò (Monza)
trasferisce in Caritas parecchi quintali di generi alimentari offerti dallo stesso Banco al quale il Centro
Caritas è associato. Il tutto serve per fare fronte a tante emergenze. Dal 31 ottobre 2009 al 31 ottobre
2010 abbiamo assistito col cibo ben 1.100 persone, passate anche più volte, in stato di necessità.
AmBIentI A DIsPosIZIone
Il piano più alto dello stabile Caritas, oltre ai servizi e alle docce, è arredato di 50 letti singoli disposti in due grandi camerate. In agosto in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali di Darfo
e all’associazione Aegee, abbiamo ospitato per il solo pernottamento, un gruppo di una quarantina di
studenti universitari UE che sono venuti a fare visita al nostro territorio.
Lo stesso salone Mons. Bruno Foresti, inaugurato nel 1998 all’interno della struttura Caritas, oltre che
a servire per incontri assembleari e formativi della Caritas. è stato, nel corso dell’anno, utilizzato per
incontri di vita pastorale zonale, e per dibattiti da diverse associazioni e organizzazioni di solidarietà
presenti sul territorio. La stessa cappella ampia e spaziosa, oltre che nei momenti di spiritualità organizzati dalla Caritas, serve per la celebrazione delle Messe per varie etnie e per i momenti di preghiera
dei gruppi ecclesiali (vedi Maestri cattolici).
anch'io • 21
lA trAttA Delle nIGerIAne:
lAVorIAmo Per storIe “A lIeto FIne”
Sono circa 25000 le donne che si prostituiscono in
Italia; il 70% di queste sono vittime di sfruttamento.
Tra le nigeriane, le cinesi e le marocchine questa
percentuale arriva anche all’85%. Si tratta tuttavia di
dati approssimativi e incerti, vista la natura clandestina
e illegale del traffico e la mancanza di legislazioni
adeguate contro la tratta delle persone. Del resto anche il nostro governo non dedica abbastanza risorse
alla prevenzione e alla repressione del fenomeno e le
vittime stesse, dal canto loro, sono restìe a denunciare
i propri sfruttatori alle autorità, anche in presenza di
legislazioni che potrebbero tutelarle.
Il gruppo di volontari, che ormai da 10 anni esce
in strada il venerdì notte, cerca di avvicinare le ragazze, nella nostra zona in maggioranza nigeriane,
per proporre loro un’alternativa di vita migliore.
Ogni venerdì notte sono numerose: solito giro, con
il nostro furgone bianco, solite frasi “Ti aspettiamo
in Caritas, cosa fai ancora qui? Ti possiamo e ti
vogliamo aiutare...”. Un sorriso, una battuta, ecco
il volantino, il nostro numero di telefono...se hai
bisogno chiama! Il tè caldo che offriamo alle ragazze è una scusa, uno specchietto per le allodole, per
parlare con loro, conoscere le loro storie e spiegare
loro cosa possiamo fare per aiutarle. La strada è il
nostro primo punto di contatto con le ragazze, ma è
la comunità Anch’io della Caritas il laboratorio vero
e proprio, dove le parole lasciano spazio alle azioni,
grazie al lavoro di una squadra speciale.
Nei nostri articoli su questo giornalino abbiamo
sempre parlato di come le ragazze arrivano in Italia
e della loro situazione di schiavitù. Questa volta abbiamo pensato di dare un messaggio
differente, di parlare di speranza, e
per questo vogliamo raccontare una
storia di libertà.
La storia inizia ogni qualvolta una
ragazza viene a bussare alla nostra
porta, chiede aiuto, vuole scappare.
Non è mai il nostro furgone, purtroppo, a portarle lì, ma la disperazione, lo sconforto, la convinzione
che così non si può continuare a
vivere.
Subito viene spiegato loro che
l’unico modo per liberarsi dalla
condizione di schiave e poter vivere legalmente in Italia consiste
nel denunciare gli sfruttatori, per poter dare inizio
al percorso di protezione sociale, che garantisce
principalmente il permesso di soggiorno e il supporto
nel trovare un lavoro. Non è una scelta facile, hanno
paura di ritorsioni sulla famiglia, dei riti vudù, della
madame...non è nemmeno semplice spiegare loro
che facendo un lavoro “normale” non potranno più
guadagnare tanto come prima, e disintossicarle dalla
dipendenza dal denaro. Si tratta di una vera e propria
strada in salita, e la salita è assai ripida; tuttavia le
ragazze non sono sole, perchè la percorrono insieme
agli operatori, che diventano per loro famiglia, casa,
amore.
La strada toglie l’anima, la propria personalità,
cambia e trasforma le donne in corpi vuoti, vuoti
di speranze, di futuro e di vita. Penso alle nostre
ragazze in “riabilitazione” e mi rendo conto sempre
più della distruzione culturale alla quale sono state
sottoposte. Penso a quanta rabbia c’è dentro di loro,
spesso vendute da un familiare che sa che vengono
in Italia a fare le prostitute, e anche loro lo sanno;
c’è anche in loro una responsabilità, una scelta anche
se condizionata.
I loro nomi spesso contengono un messaggio di speranza, un affidarsi a Dio: Blessed (Benedetta), Faith
(Fede), ma anche Joy, Destiny... Eppure le loro storie
parlano dell’inferno. L’inferno della tratta di esseri
umani, di giovani donne, spesso poco più che bambine, comprate e vendute, sbattute sulle strade d’Italia,
dove vengono usate e abusate per pochi euro.
Grazie al lavoro di Denise, la psicologa che lavora
in Caritas e segue caso per caso gli ospiti della
comunità, le ragazze riescono ad
affrontare la loro storia e, infine,
a denunciare. Le Suore, inoltre, le
accompagnano nel quotidiano, educandole alla gestione della propria
persona, della casa e insegnando
loro qualche piccolo lavoretto. Se
tutto procede per il verso giusto,
se il coraggio di cambiare vince
la dipendenza psicologica dal denaro, dopo questo periodo di prima
accoglienza il percorso prevede un
soggiorno presso delle comunità
specifiche per donne vittime della
tratta, generalmente in luoghi lontani, per tutelare maggiormente le
anch'io • 22
ragazze. Da qui escono pronte per la loro rinascita
sociale, a testa alta, libere.
Per poter continuare a raccontare queste storie portiamo avanti il nostro lavoro di avvicinamento e
informazione “in strada”; inoltre collaboriamo ormai
da qualche anno con il Dottor Francesco Labate, ginecologo presso l’Ospedale di Esine, che ogni anno
incontra le ragazze per spiegare l’importanza dei
controlli periodici per la prevenzione delle malattie
veneree; a breve introdurremo anche un servizio
di consulenza legale specifico per le donne vittime
del racket e stiamo organizzando alcuni incontri di
sensibilizzazione sul tema della Tratta nelle scuole
e negli Oratori.
Ci resta un sogno nel cassetto... che la zona industriale
di Boario, le zone appartate di Gianico, Pian Camuno, tutti i luoghi e le case in cui le donne vengono
sfruttate sessualmente possano tornare a dormire la
notte, e che la luce del giorno non ci obblighi a
vedere schiave seminude sul ciglio della strada o
annunci di corpi in vendita sui giornali, perchè ci
piace raccontare storie come questa.
Una storia a lieto fine, che vorremmo poter regalare ad
ogni ragazza incontrata in questi anni, affinchè quello
della tratta non sia un viaggio a senso unico.
Qualcosa in più...
COSA È IL RITO VUDù?
Diffuso in molte parti dell’Africa occidentale, il vudù è uno dei modi attraverso i quali la popolazione vive e interpreta la realtà visibile e invisibile in cui vive. Tra magìa e stregoneria, riti di
guarigione e riferimenti all’occulto, il vudù permea e condiziona la vita della gente. Tutti vi credono
fermamente, anche molti cristiani, sollevando il problema di un’evangelizzazione superficiale, ma
anche di un’istruzione non adeguata a contrastare pregiudizi e superstizioni. Le ragazze che vengono trafficate in Italia passano tutte attraverso un rito vudù, che chiamano ju ju. I loro racconti
parlano di luoghi «sacri» dove viene chiesto loro di consegnare alcuni indumenti intimi e parti del
loro corpo (unghie, capelli, peli pubici e delle ascelle) che vengono mischiati con fluidi corporei
(normalmente alcune gocce di sangue mestruale). Il babalau - lo stregone - esegue un rito, spesso
facendo bere loro delle pozioni magiche, che danno potere e incutono paura. Devono giurare di non
rivelare mai i nomi di coloro che le «aiuteranno» ad andare in Europa, pena la cattiva sorte che si
abbatterà su di loro e le loro famiglie. Il rito ju ju ha un grande potere sulle vittime e rappresenta
un forte vincolo, una catena psicologica, di cui i trafficanti si servono per controllare le ragazze, e
che diventa una barriera difficilissima da superare per coloro che cercano di liberarle.
L’utilizzo del ju ju serve in alcuni casi per confermare un contratto, che può avere anche una forma
legale, e che si concretizza in ritorsioni economiche sulla famiglia (in genere l’esproprio della casa).
Nei pressi di Benin City, città nigeriana da cui proviene la maggior parte delle ragazze, esistono
numerosi sanctuary (case del ju ju); uno dei più importanti è chiamato Adeswa House. Viene aperta
due volte l’anno ed è il tempio di tutti gli dei. Le madames più potenti portano lì le loro ragazze
per sottoporle ai riti e al giuramento.
Simona Figaroli per il "Gruppo del Venerdì"
anch'io • 23
UNA REALTA’ INVISIBILE
Eccoci a scrivere un nuovo articolo sul carcere
e per il carcere. Sono anni, quasi diciotto ormai,
che lo facciamo e verrebbe voglia di invitare i lettori a rileggere quelli precedenti, perché si rendessero conto che nel frattempo non è cambiato
quasi nulla e, se qualche cosa è mutata, lo ha fatto
in peggio. Quando abbiamo cominciato ad occuparci del carcere e dei detenuti in esso ristretti, la
situazione era più o meno la stessa di oggi, ma
con una differenza sostanziale.
Allora pensavamo che le cose
avrebbero potuto cambiare in
meglio. Credevamo che il problema non fosse
suficientemente
conosciuto, che
l’opinione pubblica non fosse
adeguatamente
informata su
quanto avveniva
all’interno delle
alte e severe
mura di un carcere.
Pensavamo che non fosse a conoscenza delle potenzialità di alcuni detenuti che, se adeguatamente aiutati, avrebbero potuto essere recuperati a
vantaggio di tutta la società.
Sono state organizzate tavole rotonde, incontri,
convegni, scritti articoli su quotidiani e riviste.
Anche noi siamo stati invitati a dare testimonianza su quanto facciamo e quanto fanno i volontari
che operano in carcere, al ine di sensibilizzare i
giovani e renderli coscienti dei rischi che corrono
con comportamenti inadeguati che possono portare alla devianza. Tuttavia sembra che tutto quanto
detto, scritto e fatto sia stato afidato al vento.
Molte volte abbiamo sentito la frase “tanto non
cambieranno mai” e se questo è vero per alcuni,
non lo è per altri. E’ nostro dovere credere in que-
sta possibilità e fare in modo che per questi soggetti, una volta scontata la pena e rientrati nella
comunità civile, le porte del carcere restino per
loro sempre chiuse. Purtroppo in questo senso
non viene fatto molto e quel poco che si riesce a
fare è quasi esclusivamente opera del volontariato
che rischia in prima persona, che sovente viene
frainteso e a volte osteggiato.
La frase di cui sopra non può e non deve diventare un alibi per non fare nulla o per voltare la
faccia da un'altra
parte per non
vedere la realtà.
La redenzione è
sempre possibile,
non lo diciamo
noi, ma l’ha detto Gesù quando
ha affermato di
essere venuto
non per i sani
ma per i malati o
quando si è preoccupato della
pecorella smarrita e non delle
novantanove al
sicuro nell’ovile.
Siamo convinti che dobbiamo darGli credito, perché crediamo che Lui sapeva bene come funziona
l’animo umano, anche e soprattutto in considerazione di quanto ha fatto per ciascuno di noi.
Delle condizioni di vita all’interno del carcere
non vogliamo parlare perché lo abbiamo già fatto
in altri articoli. Desideriamo dare invece un dato
che dovrebbe far rilettere e spingere ognuno di
noi a un maggior coinvolgimento.
Dall’inizio dell’anno e ino a tutto settembre 2010,
si sono veriicati nelle carceri italiane 51 suicidi
dei quali, se non in casi particolari, la stampa non
ha dato alcuna notizia. Si tratta di un silenzio assordante.
anch'io • 24
Bruna e Gianni Carancini
In CollABorAZIone Con...
lA CArItAs DIoCesAnA DI BresCIA
TERREMOTO AD HAITI – EMERGENZE VARIE - ADOZIONI A DISTANZA – MICROCREDITO –
CREDITO DELLA SPERANZA – PROGETTO ACCOGLIENZA DONNE CON MINORI – PARTECIPAZIONE A COMMISSIONI E DIRETTIVO OPERA S. MARTINO
Quanto viene raccolto in occasione di emergenze nazionali o internazionali, o a seguito degli appelli della
Caritas diocesana come nel caso del terribile terremoto ad Haiti, viene devoluto per i progetti che la Caritas
diocesana di Brescia segue o demanda alla Caritas nazionale o internazionale.
Con la Caritas diocesana stiamo vedendo come realizzare sul nostro territorio l’iniziativa del microcredito
(chiariicatore l’incontro assembleare tenuto il 25 marzo con il vicedirettore della Caritas di Brescia Dott.
Marco Danesi) e del credito della speranza, le cui regole di accesso si possono leggere presso i nostri ufici.
Una cospicua offerta alla comunità Anch’io del Centro Caritas da parte della Caritas diocesana ha permesso
ad una giovane mamma, in grave necessità e con tre minori a carico, di poter essere a lungo accolta, mantenuta e trovare una soluzione ai propri problemi.
E’ proseguito il progetto in atto – per e solo
tutto il 2010 tra Caritas Brescia e Diocesi di
Galle (Sri Lanka) – circa le adozioni a distanza. Un vivo ringraziamento a quanti lo hanno
sostenuto.
Nell’aprile diversi volontari hanno partecipato al Convegno delle Caritas parrocchiali
organizzato dalla Caritas diocesana e durante l’anno alcuni aderiscono al collegamento
fra le realtà caritative diocesane.
lions cluB loVERE
sTAnZA lions
Il Lions Club di Lovere particolarmente sensibile
alle tematiche sociali, ha ideato insieme alla Comunità Anch’io della Caritas Darfo (che può alloggiare
ben 10 persone alla volta), il Progetto Stanza Lions:
adottare a distanza almeno 2 posti letto dedicati in
particolare a donne, minori ed anziani, da far utilizzare a gente locale che per vari motivi si trova
senza dimora e/o senza lavoro e senza una rete sociale pubblica o personale che la sostenga. In questo modo si offre la possibilità di un alloggio e un
percorso di reinserimento sociale, accompagnando
gli interessati nella ricerca di casa, lavoro e di una
propria autonomia. Ovviamente gli interventi hanno
dei limiti temporali.
sermArK Centro ADAmello
lA sPesA CHe PUo' FAr Bene
AllA solIDArIetA'
Partecipando da marzo 2010 a marzo 2011, all’iniziativa Carta Amica del Sermark e, rinunciando ai
premi del catalogo, per ogni 500 punti accumulati, i
clienti permettono al Sermark di donare alla Caritas
10 euro per un progetto di accoglienza rivolto a persone in grave dificoltà.
Questa iniziativa, nell’anno precedente, ha fruttato
ben 5 950,00 euro.
anch'io • 25
ZIKomo DAl mAlAWI
La nostra volontaria Marina è ritornata di recente a Namwera (Malawi) dove la costruzione del Centro polivalente sostenuta da un lascito e dal nostro Centro Caritas è terminata e continua ad essere utile
ed importante. E’ sede dei membri del gruppo “Tiyende pamodzi”
(Camminiamo insieme) che svolgono un mutuo-aiuto tra i malati di
AIDS. Uno dei pazienti più gravi del Centro -D.B. che è pure affetto
dal sarcoma di Kaposi (tumore della pelle) - scrive Marina, di recente ha tradotto in chichewa (lingua uficiale assieme all’inglese dello
stato del Malawi) il libro “Il piccolo principe” di A. Saint Exupery.
Ha pure riprodotto i disegni che il libro contiene.
Marina sta raccogliendo i soldi per stamparlo in lingua chichewa e,
con il denaro delle vendite, dare gioia e sostegno economico a D.B.
e alla sua famiglia. E’ un ilo di speranza capace di tenere in vita
anche quando tutto sembra parlare di morte, capace di far scorgere
uno spiraglio di luce laddove regna il buio.
Charles de Foucauld
LA PACE VERRA’
Se tu credi che un sorriso è più forte di un’arma,
se tu credi alla forza di una mano tesa,
se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide,
se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo,
se tu sai scegliere tra la speranza o il timore,
se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l’altro, allora… LA PACE VERRA’.
Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore,
se tu sai gioire della gioia del tuo vicino,
se l’ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu,
se per te lo straniero che incontri è un fratello,
se tu sai donare gratuitamente un po’ del tuo tempo per amore,
se tu sai accettare che un altro ti renda un servizio,
se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora…LA PACE VERRA’.
Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta,
se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria,
se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza,
se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,
se tu credi che la pace è possibile, allora…LA PACE VERRA’.
anch'io • 26
ADOZIONI A DISTANZA
con lA cARiTAs
DI mostAr
Sono continuate anche nel
2010 le adozioni a distanza
con la struttura gestita dalla
Caritas di Mostar (BiH)
denominata “Sacra Famiglia” che ospita ragazzi
cerebrolesi. Ringraziamo
gli offerenti (una quindicina
nel 2010 per 250 € annuali
cad.) e riportiamo di seguito
la lettera di ringraziamento
riguardante il 2009 di don
Ante Komadina. Prima della ine del 2010 gli faremo
pervenire quanto raccolto
nel corso dell’anno.
e lA DIoCesI DI GAlle In srI lAnKA
Col 2010 termina il progetto di adozioni a distanza
portato avanti per ben sei anni tra la Caritas diocesana di Brescia e la Diocesi di Galle in Sri Lanka.
A tale progetto ha aderito il nostro Centro Caritas
sin dall’inizio. L’iniziativa fu una delle risposte,
seppur modesta, allo spaventoso tsunami che sconvolse quel Paese. Ora non ci resta che dire grazie a
tutti i donatori ben sapendo che la vera ricompensa
viene dall’Alto.
anch'io • 27
DossIer stAtIstICo ImmIGrAZIone
DA CArItAs mIGrAntes
www.stranieriinitalia.it
Gli immigrati regolari in Italia siorano quota 5 milioni, una risorsa che ci si ostina ancora a considerare un problema. A dare come ogni anno i numeri
dell’immigrazione è il Dossier Statistico Immigrazione 2010 di Caritas e Migrantes. L’Istat all’inizio del
2010 ha contato 4,2 milioni di residenti stranieri, che
però secondo il Dossier diventano 4,9 milioni, se si
considerano anche tutti i regolari non ancora registrati nelle anagrai; in pratica ci sarebbe un immigrato
ogni dodici residenti. I romeni continuano ad essere
al comunità più numerosa, circa 890mila residenti, il
21% degli immigrati, seguiti da albanesi (470mila,
11%), marocchini (430mila, 10,2%), cinesi (190mila,
4,4%) e ucraini (170mila, 4,1%). La spia più chiara
che l’immigrazione è sempre più stabile sono i minori: in tutto quasi un milione, oltre la metà dei quali nati
in Italia. I igli degli immigrati a scuola sono 670mila,
il 7,5% della popolazione scolastica. Numeri, questi,
che denunciano anche l’urgenza di cambiare le regole
per diventare italiani. È straniero circa il 10% dei lavoratori dipendenti, e ha un titolare straniero il 3,5%
delle imprese, percentuale che sale al 7,2% se si considerano solo le imprese artigiane. La crisi economica
ha colpito duramente i lavoratori stranieri: il tasso di
occupazione, tra il 2008 e il 2009, è passato dal 67,1%
al 64,5%, quello di disoccupazione è salito dall’8,5%
all’11,2%. Alla luce degli effetti della crisi, sottolinea
il Dossier, bisogna però chiedersi se gli immigrati, che
contribuiscono alla produzione del Pil per l’11,1%,
siano il problema o non piuttosto un contributo per la
sua soluzione. Senza lavoratori stranieri, agricoltura,
edilizia, industria, assistenza familiare e tanti altri settori non più appetibili per gli italiani non potrebbero
andare avanti. Il Dossier ha poi calcolato che gli immigrati versano nelle casse pubbliche, tra contributi
previdenziali e tasse, 11 miliardi di euro l’anno, più
di quanto ricevono in prestazioni sociali e servizi, 10
miliardi.
Lo scorso anno la ricerca Transatlantic Trends ha evidenziato che metà dei nordamericani e degli europei,
italiani compresi, vedono l’immigrazione come un
problema. Si può inquadrare in questo modo, chiede il
Dossier, una realtà della quale si ha bisogno?
L'inverno dei ricci
Si narra che un giorno venne ad abitare nella foresta una famiglia di ricci. Le bestiole trascorsero
l'estate divertendosi sotto gli alberi, giocando a
nascondino tra i iori, dando la caccia agli insetti
e dormendo di notte sul sofice letto del muschio.
Un'estate bellissima.
Un mattino videro tante foglie secche ai piedi degli alberi: era l'annuncio dell'autunno. La temperatura si abbassò, gli alberi si spogliarono e ben
presto cominciarono i rigori dell'inverno. La notte soprattutto faceva tanto freddo. I poveri ricci
tremavano e non riuscivano a chiudere occhio.
Videro che gli uccelli si tenevano caldo l'uno con
l'altro, anche i conigli e le marmotte e le talpe...
Fu così che decisero di stringersi l'uno accanto
all'altro per riscaldarsi. Fu un'esperienza traumatica: si ferirono l'uno con l'altro con i loro
aghi. Per un po' stettero lontano gli uni dagli altri, ma alla lunga decisero di tentare di nuovo di
avvicinarsi. Questa volta con dolcezza, ritirando
i loro aculei e cercando la posizione giusta per
non pungersi. Ci riuscirono.
Le notti continuavano ad essere lunghe e fredde,
ma ora, insieme, erano in grado di ottenere un
minimo di calore e di poter dormire.
anch'io • 28
CIClo DI ConFerenZe
sUGlI stIlI DI VItA
Anche quest’anno alcune associazioni del nostro territorio sensibili alle tematiche di natura sociale (Acli,
Azione Cattolica, Centro Caritas, Tapioca, Sindacati Cisl e Cgil, Zona pastorale III) hanno deciso di organizzare, nel periodo autunno/inverno, un ciclo di quattro incontri dedicato ad un approfondimento degli stili
di vita oggi maggiormente diffusi e ad una proposta di quelli ideali.
Il primo incontro si è tenuto giovedì 4 novembre alle 20,30 presso il salone Caritas zonale. Presente il giornalista Andrea Di Stefano, direttore della rivista “Valori”, periodico di banca Etica. Puntualmente daremo
date e tematiche dei rimanenti tre incontri. Quasi certamente in un incontro del 2011 avremo come ospite
P. Alex Zanotelli.
IL GRAZIE
Un'insegnante chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui sentissero
di ringraziare il Signore. Pensò quanto poco di cui essere grati in realtà avessero questi bambini provenienti da quartieri poveri. Ma sapeva che quasi tutti avrebbero disegnato panettoni o tavole imbandite.
L'insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da Tino: una semplice mano disegnata in
maniera infantile. Ma la mano di chi? La classe rimase affascinata dall'immagine astratta. "Secondo me
è la mano di Dio che ci porta da mangiare" disse un bambino. "Un contadino" disse un altro, "perché
alleva i polli e le patatine fritte". Mentre gli altri erano al lavoro, l'insegnante si chinò sul banco di Tino
e domandò di chi fosse la mano. "E' la tua mano, maestra" mormorò il bambino. Si rammentò che tutte
le sere prendeva per mano Tino, che era il più piccolo e lo accompagnava all'uscita. Lo faceva anche
con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto. Hai mai pensato al potere immenso delle tue mani?
E’ tornato alla casa del Padre MARIO VERNETTI
Mario, da lunghi anni (una quindicina) inché la salute glielo
permetteva, ogni martedì mattina, giovedì pomeriggio, e sabato
mattina, prestava la sua professionalità alla Caritas zonale ascoltando tanti fratelli immigrati ed italiani, svolgendo consulenza
legale nel disbrigo delle pratiche burocratiche sia per il permesso
di soggiorno, sia per altre questioni.
Mario, culturalmente preparato e sempre aggiornato, ha svolto
questo compito con passione, signorilità, senza mai dare a vedere
quanto faceva, ma in silenzio e discrezione. Tutti noi volontari
siamo testimoni di tanti volti da lui incontrati, aiutati, indirizzati
e di tante lacrime asciugate.
Mario, chi lo incontrava lo amava, quasi istintivamente. Fragile
nel corpo, ma robusto nello spirito e ricco di fede, ci dice che il
mondo sarà bello intanto ci sarà gente capace di sorridere, amare, vedere il bene in tutti, dare una mano a chi è in necessità. Ci
dice arrivederci: lo rivedremo ancora e sarà gioia senza ine.
anch'io • 29
CAro AnCH'Io...
Anche quest’anno tra la tanta corrispondenza che ci è stata recapitata scegliamo e ne pubblichiamo degli spezzoni.
Carissimi, come potete vedere non vi scrivo dalla Romania, ma dal Brasile dove da poco tempo sono arrivato. Questa è la vita del missionario: non abbiamo issa dimora. Sono nella nostra casa di Farroupilha, a circa
120 Km di Porto Allegre nel sud del Brasile… La gente qui è molto accogliente, tanto che sono arrivato e
c’era un centinaio di persone che mi aspettava per darmi il benvenuto. Sono rimasto sorpreso di come mi
hanno ricevuto e così mi hanno fatto sentire subito a casa, come tra amici. Adesso è inverno, anche se non
è come quello della Romania. E’ inutile dire che ho ancora la Romania nel cuore e i bei ricordi delle cose
belle lì vissute; credo che sia una cosa normale, dopo tanti anni di lavoro. Però sono pieno di entusiasmo
anche per questa nuova sida che la Provvidenza mi offre.
Vi ringrazio sempre per la vostra amicizia e per quello che avete fatto per me e per l’Opera in questi anni…
Saluto tutti gli amici e volontari che ho conosciuto in Romania.
8 agosto 2010 - Pe.manuel oliveira – Farroupilha (Brasile)
Carissimi, …Il viaggio di ritorno è andato bene, siamo stati fortunati! Gli aeroporti sono stati chiusi appena dopo il nostro arrivo. Kinshasa si presenta sempre come una grande metropoli con più di 9 milioni di
abitanti, stracolma di gente che cammina, lavora, soffre, piange canta e balla! Quanta gioventù incontri
per le strade e tutti con un volto che ti fa pensare! Purtroppo vivere in Congo non è facile. Stiamo celebrando i 50 anni di indipendenza dal Belgio, ma questo nostro paese non cammina ancora nella pace, nella sicurezza e nella democrazia. Fin dai primi incontri e visite ci siamo accorti
della sofferenza, ingiustizia ma anche della dignità della nostra gente e del
desiderio di un Congo nuovo!
Vi scrivo nella domenica del Buon Pastore, giornata mondiale di preghiera
per le Vocazioni. Ringraziando il Signore per il dono che mi ha fatto di essere religioso, prete e missionario della Consolata, vi invito a pregare per
i nostri giovani seminaristi, ad aiutarci anche economicamente a farli crescere nella preparazione umana, intellettuale, cristiana e missionaria…
25 aprile 2010 – p. rinaldo Do imc –(r.D.Congo)
Carissimi don Danilo e collaboratori, …contemplando, in questo tempo natalizio, l’incarnazione del Figlio
di Dio e la Sua vita umile in una famiglia umana, preghiamo particolarmente per tutte le famiglie, ricordando al Signore soprattutto quelle più bisognose e nella sofferenza.
Il Signore Gesù vi benedica sempre, vi doni la gioia di essere salvati e vi renda testimoni del Suo amore
presso i fratelli…
monastero s. Chiara – lovere
Carissimi, ci sono ancora molte tenebre che hanno bisogno di essere rischiarate dalla presenza di Gesù.
E Lui viene come luce vera e nel buio della nostra umanità si accende la speranza. Anche tante situazioni
della nostra vita richiedono luce per essere vissute nella pace e con fede. A Gesù, luce del mondo, chiediamo nella nostra preghiera di rischiarare ogni oscurità per vedere la via della vita. Tanti auguri!
sr.Chiara e sorelle – monastero s.Chiara - Bienno
Come un augurio ci passiamo il messaggio: “Dio s’è fatto come noi per farci come Lui”!
Don lucio Donghi – Casa del Giovane/Patronato s. Vincenzo (BG)
anch'io • 30
UN GRAZIE SINCERO… NON IN ORDINE DI IMPORTANZA
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A quanti hanno utilizzato il bollettino postale c/c n. 11389251 e per tutto l’anno hanno continuato a
inviare offerte anonime o nominative, sostenendo le varie iniziative
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A quanti hanno organizzato o partecipato alle vendite di fiori o a cene di beneficienza
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Alla Signora N.N. che ha confezionato e venduto centinaia di focacce per beneficienza

Alla Forneria Fiorini di Darfo che per 365 giorni ha offerto il pane alle Suore e agli ospiti
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Alla sagra di S. Anna di Fucine la cui lotteria ci ha fruttato ben 6.316 euro e al gruppo Alpini di Fucine
per la solidarietà concreta spesso manifestata

Alla Scuola Materna di Darfo che il 9/12/09 ha coinvolto i piccoli in una raccolta di materiale igienicosanitario a favore di tanti altri bambini

Alla Coop. Solid. Provagliese che in ricordo del 25° di fondazione ha offerto ben € 5.000,00

Alla persona anziana N.N. che ogni mese si priva di 100 € della sua pensione per i poveri

Alla Signora N.N. che mensilmente sostiene una mamma con bimbi in necessità

All’ass. Banco Alimentare della Lombardia “Fossati” di Muggiò (Monza) che con regolarità ci invia grosse
quantità di derrate alimentari e alla ditta autotrasporti Luigi Schiavetto che gratis ci trasporta la merce

A Maurizio Serlupini della copisteria Input e a Giorgio Cotti Cometti che ogni anno collaborano per il
nostro periodico

A diversi gruppi di Alpini e ai tanti volontari che il 28 novembre ‘09 partecipando alla Giornata della
Colletta Alimentare promossa sul territorio dal Sig. Samuele Pezzotti hanno permesso che ci fossero
recapitati in febbraio 2010 ben 86 quintali di alimenti

Ai Sindacati territoriali di Valle Camonica-Sebino per la proficua collaborazione ed in particolare alla
Cisl-Fim per l’offerta fattaci pervenire

Alla fondazione di assistenza e beneficenza G.B. Piola che tramite l’ammin. Rag. Giacomo Ducoli nel
I° semestre 2010 ha offerto ben 50 borse di alimenti per famiglie in necessità e stanziato la somma di
Euro 2.000,00 per una famiglia in difficoltà e nel II° semestre ha offerto € 5.000,00 quale sostegno alla
comunità religiosa in Caritas

Al Sermark e ai relativi clienti che partecipando da marzo 2009 a marzo 2010 all’iniziativa Carta Amica,
rinunciando ai premi del catalogo e indicando la preferenza alle iniziative della Caritas, ogni 500 punti
accumulati hanno permesso che la Caritas incassando € 10 alla volta abbia totalizzato € 5.950,00
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A quanti che nella dichiarazione dei redditi hanno devoluto il 5‰ dell’Irpef utilizzando il numero di
codice fiscale 90012290178
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Alla Caritas diocesana di Brescia che ogni mese (fino al 2012) ci gira € 1.079 per coprire il mutuo
contratto nel 2002 per costruire la comunità di accoglienza al quarto piano

A quanti che, in occasione di funerali/matrimoni/anniversari, hanno devoluto l’equivalente dei fiori, regali,
bomboniere alle iniziative della Caritas

Alla Terme di Boario che ha fornito acqua gratis a tutti gli ospiti
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Ai coscritti 1955 che nella festa annuale gestiscono una lotteria per i più deboli
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Alla Ditta SATE per tante riparazioni gratuite offerte

Al Centro servizi per il Volontariato (CSV) per la preziosa consulenza offertaci

Allo studio del rag. Zani Stefano per il prezioso lavoro amministrativo che ci offre

Alle emittenti televisive e alla stampa locali per l’attenzione riservataci

A quanti hanno offerto vestiario, mobili, cibo, appartamenti ed opportunità di lavoro
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A parrocchie, enti e privati, e alcune banche che, pur senza essere citati, hanno contribuito

All’Asl, Comunità Montana, Amm. Com. di Darfo, Ass. pari opportunità di Darfo (vedi Festa della donna)
e Servizi socio-assistenziali territoriali per i progetti seguiti insieme e per la proficua collaborazione

Al Forum del Terzo Settore di Valle Camonica per la puntuale interazione
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Alla Nuova Calze Regia di Zanetti R. – Nuvolento per l’enormità di calzature offerteci
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A quanti hanno sostenuto l'ideale di gratuità e solidarietà, lavorando per la nostra funzione pedagogica
…e ovviamente al lavoro sistematico e preziosissimo di tanti volontari
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Anch`io 2010 - Caritas di Darfo