o i ' h c n a Periodico del Centro Ascolto e Accoglienza Caritas Zonale di Darfo Perché anch'io anch'io sono solo anch'io ho bisogno di aiuto anch'io ho freddo anch'io ho bisogno di una casa anch'io non riesco a trovare un punto di riferimento anch'io non ho più speranze anch'io ho del tempo libero anch'io ho due stanze libere anch'io posso dedicarmi a loro anch'io posso condividere E tu… anch'io cosa? Il Centro di Ascolto e Accoglienza Caritas ringrazia tutti coloro che hanno offerto e stanno dando tempo, energie e denaro Anch'io • Dicembre 2010 - n. 22 • Periodico della Caritas - Vicarìa di Darfo - Zona Terza - Bassa Valle Camonica • Supplemento a "La Campana di Darfo" • Redattrice: dott.ssa Haxhi Denize • Impostazione graica: Input - Boario Terme (BS) • Stampa: Tipolitograia Quetti - Artogne (BS) anch'io • 2 Anno PAstorAle 2010-2011 TuTTi siAno unA cosA solA Il 4 luglio scorso il nostro vescovo Mons. Luciano Monari ha pubblicato la sua terza lettera pastorale “Tutti siano una cosa sola” (2010-2011) a completamento del “trittico pastorale” iniziato dal suo arrivo tra di noi domenica 14 ottobre 2007, trittico composto dalle altre due lettere: “Parola di Dio nella vita della comunità cristiana” (2008-2009) e “Un solo pane, un unico corpo” (2009-2010). Egli ha definito così le basi sulle quali sta realizzando la sua missione evangelizzatrice nella nostra chiesa bresciana. Il dono dell’adesione a Cristo (la fede) nasce dall’ascolto e dalla accettazione della Parola di Dio (Verbo); si nutre, si sviluppa e vive del Pane del Cielo (Eucaristia); si realizza in quella struttura che ci fa tutti “una sola cosa” (Chiesa, comunità cristiana, popolo di Dio) di cui dobbiamo essere membra attive, in cammino verso la vita eterna, che a dire di Gesù consiste nel conoscere il Padre e Colui che Egli ha inviato, il suo Figlio Gesù. Il Vescovo ha presentato la sua Lettera incontrando i rappresentanti degli organismi che costituiscono la struttura organizzativa della nostra chiesa. Ne ha percorso in lungo e in largo la sua vasta estensione, chiamando tutti a raccolta per una nuova evangelizzazione. Durante il convegno con i sacerdoti del 31 agosto scorso su “La società di oggi tra individualismo e voglia di comunità”, Mons. Vescovo spiegava che “le tre lettere pastorali sono il tentativo per ritrovare il nucleo generativo della pastorale dal quale scaturiscono tutte le altre scelte che, da quel nucleo, ricevono forma e motivazione. Senza mai dimenticare che l’attore della pastorale è Gesù Cristo, mentre noi siamo strumentisacramenti che devono rendere visibile e far percepire la sua presenza nel mondo”. Egli proponeva una rilettura dei contenuti delle tre Lettere: “La meta è una comunità commisurata su quella descritta negli Atti degli Apostoli 4, 32 in cui la testimonianza del Cristo Risorto e la condivisione dei beni rappresentano l’essenza dell’annuncio dell’amore di Dio e coniugano la fede con l’etica…”. Le cartine di tornasole sono alcune problematiche (aborto, divorzio, evasione fiscale, consumismo, diffusione delle droghe) che consentono di capire se coloro che si dichiarano cristiani dimostrano con la vita se credono in quello che dicono. Suggeriva quindi alcuni impegni importanti quali: visita alle famiglie, attenzione alle persone anziane, malate, sole; la presenza in ogni comunità o gruppo di comunità di una istituzione di carità. Ricordava pure che la realizzazione della unità pastorali avanza e che si dovrà accelerare, non escludendo un sinodo per la loro promulgazione. A questo riguardo precisava che non si tratta di sacrificare l’identità delle parrocchie, ma di superarne la loro non autosufficienza, facendo leva sulla collaborazione – partecipazione del laicato per la preoccupante diminuzione delle vocazioni al sacerdozio. Concludeva invitando i sacerdoti a vivere intensamente la comunione presbiterale. Insomma, che fare noi, individualmente e come famiglia di Dio, durante il nuovo anno pastorale, che è già partito e che ci spalanca le porte all’ormai prossimo Tempo di Avvento, porta da cui passare per celebrare degnamente le feste di Gesù che a Natale diventa l’Emmanuele - Dio che prende dimora in mezzo a noi? A me sembra di poter suggerire: ripartire da Dio rivelato, Signore del cielo e della terra. Sotto questa precisa dimensione dobbiamo liberarci dai limiti della civiltà moderna che sembra soccombere alla lusinga mortale in cui caddero i nostri progenitori (peccato originale, vitello d’oro nel deserto, crocifissione di Gesù): diventare come dei, come il Creatore, padroni del bene e del male. Occorre respingere la seduzione del serpente che vorrebbe - ancor oggi – che Iddio si abbassi, diventi nostro servitore, ai ‘nostri ordini’, ad essere come noi lo vogliamo: insomma capovolgere anch'io • 3 il piano di Dio e sottomettermi a ‘quel mio dio’ fatto a mia immagine e somiglianza. Bisogna ripartire dal mondo, dalla società dell’uomo, dal mio simile che ha urgente necessità di ritrovare le sue radici umane e spirituali autentiche oltre che religiose; ripartire da noi stessi con un sereno, severo esame di coscienza per riorientare l’intera nostra identità umana e soprannaturale. Ripartire dalla nostra chiesa cattolica, che il Signore ha affidato all’Apostolo Pietro ed al Collegio Apostolico ed oggi ancora ai suoi Successori (Papa e Vescovi coadiuvati dai sacerdoti). Ad essi Gesù ha assicurato la sua presenza sino al consumarsi dei tempi. Chiesa di Cristo che - da duemila anni - sa di potere e dovere contare sempre sulla presenza amorosa e trasformante del suo divino Fondatore per sopravvivere ai limiti ed alle deficienze dei suoi ministri ed a quelle dei suoi fedeli-infedeli. E’ lui il “solo, unico vero Dio-vero-Uomo” che ci ha chiamati proprio in quella “notte del tradimento – amore divino” in cui cambiò il futuro stesso dell’umanità. Immersi nel nostro grigio quotidiano in una società che si confronta - forse da troppo tempo - a preoccupanti e persistenti difficoltà economiche, con ovvie e dolorose ricadute sociali e spirituali, che turbano e angustiano i nostri spiriti, siamo alla ricerca ansiosa di risposte urgenti da parte del potere civile, mentre ci sentiamo interpellati dalle analisivalutazioni socio-economiche che ci giungono dalla nostra chiesa e che trovano pratica eco nelle parrocchie ma soprattutto nell’ambito del servizio specifico che la chiesa ci offre attraverso i suoi meccanismi pastorali nazionali e diocesani. Tra questi si propone e si impone, in diritto e in pratica, CARITAS, benemerita e necessaria già da lunghi anni, perché efficiente, puntuale e coraggiosa nella sua missione caritativa e di promozione umana e spirituale. Le statistiche impietose di questi ultimi giorni (progressivo impoverimento delle famiglie, disagio crescente per operai e precari, turbamenti e preoccupazioni per il futuro prossimo…) offerteci dalla CEI (Conferenza Episcopale) specificati e puntualizzati da Caritas nazionale e diocesana trovano sollievo immediato anche spirituale nella nostra Caritas Zonale che ne è il logico terminale – testimone più fedele di quanto questo sia purtroppo vero anche a casa nostra. Questa istituzione ecclesiastica si deve al grande spirito illuminato del nostro Papa Paolo VI. Fu lui, infatti, che la annunciava il 15 agosto 1972 restaurando il Diaconato Permanente e la definiva poi il 28 settembre successivo in occasione del 1° Convegno appunto di “Caritas”: “…Nel contesto di cui è ricca e feconda l’attività caritativa dei cattolici italiani, una nuova iniziativa si inserisce; e vi si inserisce con un suo volto, con una sua particolare fisionomia, con una sua precisa e ben definita funzione… Questo nuovo organismo si presenta come l’unico strumento ufficialmente riconosciuto a disposizione dell’Episcopato italiano per promuovere, coordinare e potenziare l’attività assistenziale nell’ambito della comunità ecclesiale italiana”. L’art. 1 dello Statuto di Caritas recita: promuovere “… la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica”. E noi contestualizziamo volentieri, con riconoscenza ed ammirazione sorretti dalla speranza anche per il futuro, tutto questo programma guardando ai consolanti risultati conseguiti dal Centro di Accoglienza e Ascolto Caritas Zonale - Darfo B.T. della nostra zona pastorale. I suoi solerti e chiaroveggenti responsabili e collaboratori sono il Buon Samaritano e il Cireneo dell’oggi nel fronteggiare, pur nella ristrettezza dei mezzi che sono sempre e comunque insufficienti, le emergenze di ogni ordine. Vivendo pure io in questa nostra zona e conoscendola un poco meglio dopo due anni, credo mi sia concesso di offrire alcuni suggerimenti per l’ormai prossimo Natale perché il rinnovarsi della celebrazione della venuta dell’Emmanuele, Dio con noi, ci porti i frutti per meritarci di cantare con gli Angeli: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra a gli uomini che Egli ama”. anch'io • 4 Ecco alcuni fioretti per Gesù Bambino, che “nasce al freddo e al gelo”: ama il prossimo tuo come te stesso, soprattutto quello di casa tua, dei tuoi parenti, amici, vicini… del tuo paese: coltiva il perdono vero che diventa amore vero perché sai - e ci credi - che in esso trovi il Gesù del Vangelo: beatitudini, giudizio finale. Se non disponi di mezzi sufficienti per aiutare materialmente come vorresti il tuo prossimo bisognoso, coltiva e condividi per lui sentimenti di compassione-sofferenza, gesti di cortesia e di affetto, che si materializzano in preghiera e Lui il “Povero del Giudizio Finale” ti farà suo. Cresci, educati in capacità di ascolto e di dialogo: avvicina ed intrattieni chi ti stende la sua mano dolente, arricchiscilo con il tuo ascolto, con il tuo sorriso, con la tua amicizia; con la presa di coscienza, partecipazione, adesione e condivisione verso chi predica, annuncia e pratica la giustizia, la fraternità, la pace (sono queste le migliori e le più urgenti beneficenze). Gesù poteva facilmente conquistare-convertire tutti moltiplicando i miracoli, invece ha privilegiato l’ascolto, ha consolato, ha insegnato e difeso l’amore che converte, che muta le coscienze, che fa rivivere, che crea e moltiplica gioia: diventa un “giullare di Dio”. Trasformati in promotore-difensore di persone, istituzioni, organizzazioni umanitarie, e religiose che proclamano - in terre vicine e lontane - il ‘Vangelo di liberazione per la promozione vera e integrale dei diritti di ogni uomo, di tutti gli uomini’. Trova il tempo per visitare infermi e anziani, ma ancor più per stare con quelli che hai in casa o in quella di parenti e di amici, e diventare per loro e per qualche momento il buon samaritano, il cireneo benedetto. Il Papa insiste nell’insegnarci che il mondo di oggi, in crisi profonda, ha bisogno di sobrietà e di solidarietà: se saremo sobri e morigerati, più facilmente diventeremo solidali e promotori di giustizia. Prega, rifletti, discuti per convincerti che essere cristiano e meritarti il regno dei cieli significa amare il prossimo tuo come te stesso e questo prossimo è, anche e soprattutto, chi ti è nemico; questo tuo prossimo ha il volto stesso del Signore – Gesù. Quando le ragioni di interessi tra famiglie sfociano nell’odio, chiedi aiuto al Signore, scongiuralo di aprire e convertire il tuo cuore di pietra in uno di carne, prega per chi ‘non ti è più fratello’, sii sempre il primo a cogliere ogni più piccolo gesto di incontro e di fraternità. Apriti, spalancati alle “povertà moderne” più perniciose, sofisticate e dirompenti della nostra civiltà opulenta, ma così vuota di Dio, quindi depressa: divorzi, separazioni, convivenze, aborti, devianze sessuali, donne - non-mamme non per colpa loro, disprezzo – abuso – violenze morali per la donna, per la fanciullezza, per dementi, ammalati terminali… schiavitù di sempre e perfidamente riciclate in peggio (sesso, droga, alcool, prostituzione, tv e computer) …guardale con gli occhi materni di Maria, donna, madre, sposa… amale con il cuore grande di Dio Padre ricco in misericordia, grande nell’amore; abbi compassione sempre e comunque per l’“altro”. Questo è il mio più affettuoso augurio perché il Natale di Gesù sia quello dei pastori di Betlemme: essere invitati dagli angeli ed ascoltarli (la tua comunità cristiana) per poi, dopo avere contemplato le meraviglie di Dio in Gesù, Maria e Giuseppe tornare al tuo quotidiano “glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro detto”. Papa Benedetto XVI: “A voi fedeli laici, ripeto: non abbiate timore di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana, soprattutto in quelle difficili… La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre più bello alla vostra terra…E quando incontrate l’opposizione del mondo, sentite le parole di Paolo: ‘Non vergognatevi dunque di dare testimonianza al Signore nostro’ (2 Tim, 1-8). ‘…Ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l’uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce! La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi è saldamente fondato nella fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella chiesa, è capace di portare la forza dirompente del Vangelo…”. Il Papa, sempre durante la sua visita pastorale in Sicilia lo scorso ottobre lasciava questo programma di vita che facciamo nostro: “Guarda con speranza al futuro! Fa emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con la forza di Dio tutto è possibile! La Madre di Cristo vi assista… e vi conduca alla profonda conoscenza del suo Figlio”. anch'io • 5 ✝ Giovanni B. Morandini – Vescovo MoTiVARsi PER… le rAGIonI Del VolontArIAto Il volontariato e gli ambiti associativi rappresentano un’opportunità importante per chi è alla ricerca di occasioni e luoghi dove riuscire a creare relazioni che non siano frammentarie e superficiali, offrendo al tempo stesso la possibilità di rispondere ai bisogni del territorio e della comunità. E’ importante però riflettere insieme sul significato dell’essere volontario, con la speranza di dare risposta anche a chi vuole provarci. Pertanto occorre porsi alcuni interrogativi, soprattutto se da anni fai volontariato in Caritas, quali: cosa mi ha spinto a fare volontariato? Cosa mi sento di poter offrire? Cosa mi porto a casa dopo le mie ore di volontariato? Circa la prima domanda: le motivazioni possono essere le più varie: ci si avvicina al volontariato in una qualsiasi associazione per una volontà di rispondere al bisogno degli altri, per convinzioni etiche o morali, ma anche per curiosità, per il semplice fatto di avere del tempo libero a disposizione, o per caso, perché incoraggiati da qualche amico, a volte per prendere le distanze dai propri problemi, o ancora, per chi ha una sofferenza all’interno della propria famiglia, dal desiderio di portare ad altri la propria esperienza. Le motivazioni di partenza possono quindi essere davvero molto diverse fra loro: alcune appaiono più “altruistiche”, altre più “egoistiche”, altre ancora sembrano legate alla casualità, ma sono tutte motivazioni legittime ed è importante esplicitarle. Le motivazioni infatti non sono qualcosa di statico e immutabile ma devono essere continuamente ripensate e rinnovate affinché evolvano e si mantengano vive nel tempo. E’ importante comunque sottolineare che chi opera in un Centro Caritas – che non è una qualsiasi associazione bensì un organismo pastorale - deve sapere che l’amore che esplicita ha una precisa carta d’identità, ha un nome e un cognome: Gesù Cristo (“Amatevi come io ho amato voi”). Quindi il tempo che si dona agli altri non è un ripiego alle proprie ansie (il nostro dedicarsi ed agire può essere sollecitato anche dalla ricerca di compensazioni interiori e di appartenenze di gruppo protettive e rassicuranti o a problematiche personali non risolte in modo equilibrato che cercano una sorta di copertura, così come possibili difficoltà nelle relazioni familiari) o una risposta al desiderio di protagonismo e neppure deve essere frutto di spontaneismo, ma deve avere una fonte e un fondamento senza il quale viene meno la perseveranza e il dono fino alla Croce. Circa la seconda domanda: si offre se stessi per donare amicizia, affetto, benessere, gioia. C’è poi l’aspetto del fare: il fare qualcosa insieme, l’aiuto pratico, il rispondere ai problemi. Infine l’aspetto legato alle risorse: il tempo innanzitutto, ma anche le proprie competenze professionali, l’esperienza personale. Non dobbiamo dimenticare che tutti i volontari, anche quelli che non entrano direttamente in relazione con i poveri (chi fa la contabilità, le pulizie, il mercatino, i magazzini…) apportano un contributo ugualmente importante, senza il quale la Caritas non potrebbe portare avanti le sue attività. Non esistono quindi volontari di serie A e di serie B ed è compito specifico della Caritas valorizzare tutti i volontari che apportano il proprio contributo, indipendentemente dall’attività svolta o dal numero di ore dedicate. Comunque per la Caritas non deve essere prevalente l’aspetto del fare sebbene importante, ma del formare, educare (è il famoso compito pedagogico richiamato da Papa Paolo VI) e coinvolgere le comunità cristiane e non solo. Riguardo alla terza domanda: anche qui ritorna il tema fondamentale della relazione: da un lato per molti la scoperta della ricchezza della persona indigente, la possibilità di instaurare amicizie vere e autentiche, la possibilità di anch'io • 6 imparare a gioire; dall’altro lato il rapporto con la Caritas e i suoi volontari, il senso di appartenenza, la possibilità di allargare le proprie conoscenze, il sentirsi in un bell’ambiente. C’è poi l’aspetto etico e morale: la sensazione di partecipare a qualcosa di giusto, di essere a posto con la propria coscienza, di aver fatto qualcosa per gli altri. Molti parlano anche di crescita personale; c’è poi chi impara a gioire delle cose, chi ad essere tollerante, chi ad essere consapevole di essere fortunato. Ciascuno “porta a casa” dal fare volontariato qualcosa di diverso e personale, ma tutti hanno la consapevolezza di ricevere qualcosa dall’esperienza che fanno (“c’è più gioia nel dare che nel ricevere”- S. Paolo). I volontari devono essere visti non solo come persone che “danno”, ma persone che devono anche “ricevere” perché la loro motivazione rimanga viva e cresca nel tempo. E’ importante comunque che in Caritas e dopo che è stato in Caritas il volontario viva la com- passione (vedi la parabola del buon samaritano) cioè la partecipazione alla condizione di sofferenza dell’uomo colpito e ferito sul ciglio della strada e sia sollecitato a prestargli soccorso; viva la gratuità intesa non solo come liberazione da qualsiasi pretesa di ricompensa materiale e di riconoscimento pubblico ma prima e più profondamente ancora come sensibilità di esserci, di dedicarsi perché si ritiene questa dimensione vera, giusta e importante (alla fine siamo servi inutili); viva la fatica del discepolo: le difficoltà, i necessari cambiamenti, le incomprensioni, le fatiche dovrebbero stimolare all’approfondimento, alla verifica, all’aggiornamento, e non indurre a demotivazioni, arrendevolezza o abbandono. Compassione, gratuità, fatica hanno caratterizzato anche quest’anno l’agire di tanti in Caritas. A tutti il grazie più sentito, certo poi che è il Signore che elargisce il suo grazie e la sua ricompensa. don Danilo Il direttivo delle due associazioni, Centro Accoglienza e Ascolto Caritas e “Anch’io”, per l’esercizio dal novembre 2008 al novembre 2013 è così composto: Vezzoli don Danilo Pedersoli Leone Carancini Giovanni Botticchio Adriana Corridori Carlo Cossetto Fiorella Saviori Francesco Vielmi Gian Primo Zeziola Michela Bertoli G. Luca Bonassoli Sergio Saviori Mariangela Presidente Vicepresidente Segretario Amministratrice Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Consigliere Revisore dei Conti Revisore dei Conti Revisore dei Conti • I soci effettivi sono una ottantina e quelli simpatizzanti qualche centinaio. • Tre volte all’anno si ritrova l’assemblea generale per un momento di preghiera, di formazione e di informazione su tutto quanto è in atto; il direttivo si riunisce ogni ultimo mercoledì del mese. CENTRO ASCOLTO E ACCOGLIENZA CARITAS e COMUNITA' ALLOGGIO ANCH'IO VIA SCURA, 1 – 25047 DARFO BOARIO TERME (BS) TEL. 0364/535777 – 0364/535936 FAX 0364/535777 E-MAIL: [email protected] Il Centro di Ascolto e Accoglienza è aperto tutti i giorni nei seguenti orari: La Caritas è anche tua e la puoi sostenere con: • c/cbancariodiBancaIntesa,ilialediDarfointestatoa Centro Acc. e Ascolto Caritas IBAN IT25 Z030 6954 4400 0000 5328 130 lunedì 14.00–18.00 da martedì a venerdì 09.00–12.00 14.00–18.00 • c/cbancariodiBancaVallecamonicailialediDarfointestato a Centro Acc. e Ascolto Caritas IBAN IT97 J032 4454 4410 0000 0018 999 sabato 9.00–12.00 La Comunità Accoglienza Anch'io è aperta 365 giorni l'anno. • c/cbancariodiBancaIntesailialediDarfointestatoa Associazione Anch’io IBAN IT72 E030 6954 4406 1527 9509 603 • c/cpostaleintestatoaCentroAccoglienzaeAscolto Caritas Zona Pastorale IIIa – Darfo IBAN IT62 E076 0111 2000 0001 1389 251 anch'io • 7 CONGREGAZIONE IMITAZIONE DI GESù Il 24 giugno scorso la Congregazione dell’Imitazione di Gesù (CIJ) ha messo a disposizione in Caritas una comunità di tre religiose sia per il servizio dei poveri, in Caritas, sia per la pastorale nella parrocchia di Montecchio. Bisogna proprio dire che è stata la Provvidenza a guidarci e a farci incontrare la nuova realtà religiosa. La Congregazione religiosa è già presente in Italia in due diocesi – Pescara e Teramo – ma in Brescia è la prima e l’unica. Mentre esprimiamo alle Suore il grazie e l’augurio più sinceri, di seguito riportiamo una breve descrizione della loro Congregazione. La Congregazione Imitazione di Gesù è stata fondata il 25 marzo 1935 a Jopu, nell’isola di Flores in Indonesia, da Mons. Henricus Leven, nato il 13 giugno 1883 a Lanck in Germania. Il motto della Congregazione è: Crux ave spes unica e il carisma è la Misericordia: “…Amate la vostra vocazione, amatevi gli uni gli altri, pregate continuamente, non abbiate paura del buio, del calore del sole, della pioggia e della tempesta. Andate a trovare e servire i piccoli, i deboli, i poveri e i bisognosi, non con le vostre cose materiali ma con i vostri cuori semplici e umili nella missione e dite ‘Questo è il mio paese, qui devo servire, qui devo morire. Amiamoci gli uni gli altri, aiutiamoci affinchè troviamo insieme la via della salvezza’….” (Const. Ia parte: Carisma e la sua eredità, pag.35). La visione della Congregazione è seguire il modello di vita di Gesù Cristo e di Maria sua Madre e madre della Chiesa e madre nostra, attraverso la povertà, la castità e l’obbedienza. E’, ancora, fare l’esperienza della vita di Gesù Cristo e di Maria sua Madre, per annunziare la fede cristiana. La missione della Congregazione è di annunziare ai poveri un lieto messaggio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore. E’, ancora, fare bene ogni cosa, testimoniando la presenza della Chiesa in mezzo ai poveri, insegnando loro a conoscere Cristo nella preghiera e nel lavoro per il loro sviluppo integrale, con i medesimi sentimenti del Cuore trafitto di Gesù. La spiritualità è la Croce e, soprattutto, il vivere dieci elementi fondamentali: carità – misericordia – umiltà – perdono – semplicità – povertà – fedeltà – servizio – sacrificio – sofferenza. Inoltre la Congregazione nella pastorale è impegnata nel campo sanitario, sociale, educativo. La Santa sede il 1° dicembre 1938 ha riconosciuto la CIJ come Congregazione diocesana. anch'io • 8 Le quattro candele Le quattro candele bruciano, si consumano lentamente. Il luogo era talmente silenzioso che si poteva ascoltare la loro conversazione. La prima diceva: “Io sono la pace, ma gli uomini non riescono a mantenermi: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi”. Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere lentamente. La seconda diceva: “ Io sono la fede, purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me e per questo motivo non ha senso che io resti accesa”. Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense. Triste triste, la terza candela, a sua volta disse: “Io sono l’amore, non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza. Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro familiari”. E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere. Inaspettatamente un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente. Impaurito per la semioscurità disse:”Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio !”. E così dicendo scoppiò in lacrime. Allora la quarta candela, impietositasi, disse: “Non temere, non piangere; finchè sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele: io sono la speranza”. Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre. La fondazione di assistenza e beneficenza G.B. Piola ha stanziato al Centro Caritas nel corso del 2010 la somma di Euro 5.000,00 da utilizzare per il compenso di cinque mensilità che la Caritas riconosce alla Congregazione Imitazione di Gesù per il prezioso servizio che svolge. Un gesto, quello della Fondazione Piola, davvero originale e degno di essere menzionato e riconosciuto. Grazie! SANTE MESSE MENSILI NELLA CAPPELLA DELLA CARITAS PER UCRAINE (in rito bizantino-ucraino) PER LATINO-AMERICANI OGNI QUARTA DOMENICA DEL MESE ORE 14,15 – CONFESSIONI (Padre Macario) ORE 15 - S. MESSA (Celebra Padre Macario) OGNI TERZA DOMENICA DEL MESE ORE 11- S. MESSA (Celebra don Giuseppe Gallina) anch'io • 9 chARiTAs! DAllA solIDArIetà All’ Amore Quante volte sentiamo in un anno, per mezzo dei mass-media, inviti a fare offerte per l’una o l’altra delle molteplici organizzazioni onlus che pullulano sul nostro territorio. Spesso diventa difficile districarsi tra la rete delle richieste. Tra le tante voci sentiamo anche quella della Caritas italiana o zonale o parrocchiale che a scadenza annuale o su pressione di particolari eventi catastrofici, si introduce nella nostra vita e attira l’attenzione su particolari problemi di solidarietà. Nelle nostre comunità parrocchiali, piccole o grandi, è sempre esistita questa attenzione a particolari forme di povertà e, nell’evolversi dei tempi e della cultura della nostra società, si è cercato di dare delle risposte. Tutti ricordiamo l’associazione S. Vincenzo, la miriade di istituzioni (ricoveri per anziani, scuole materne, case di cura, orfanatrofi, cooperative…) spesso aventi come promotori gli stessi parroci dei nostri paesi o cristiani particolarmente sensibili e preparati. Oggi la società è radicalmente cambiata e tante opere di sussidiarietà sono state assorbite dallo Stato moderno e sociale. Non per questo la Carità all’interno della Chiesa deve essere delegata alla buona volontà di pochi, anzi, il Concilio Ecumenico Vaticano II, volendo definire l’identità della Comunità cristiana nella realtà del nuovo mondo sempre più globalizzato, l’ha individuata nel suo aspetto più determinante e originale: la Carità, non gesto isolato di elemosina, ma manifestazione dell’ Amore gratuito di Dio che mediante il Cristo si materializza nella storia dell’umanità, dove la comunità dei credenti, discepoli del Signore, ne è il suo prolungamento fino alla fine dei tempi: Charitas Christi urget nos! Come ogni istituzione umana, anche la Carità ha bisogno di una sua organizzazione, per rispondere sempre meglio e con efficacia alle richieste che sempre più si fanno pressanti non solo a livello locale, ma con più frequenza, a livello mondiale. Siamo convinti che il nostro contributo è solo una goccia nel mare delle sofferenze, delle ingiustizie, dello sfruttamento della natura che pure lei “soffre e geme le doglie del parto” in vista della sua liberazione dall’egoismo e della schiavitù dell’uomo. Ma Cristo non si è limitato solo a dare, è venuto tra noi a condividere in tutto, fuorché nel peccato, la nostra condizione umana. Penso sia l’elemento qualificante la nostra identità cristiana in questo momento della storia partecipare alle gioie e alle sofferenze, alle speranze e alle delusioni del nostro tempo con la Carità stessa di Cristo. E’ importante che il modo di esprimere la Carità non sia legato a schemi predefiniti, ma che si evolva per rispondere sempre meglio a quel progetto di umanità per la quale il Figlio stesso di Dio ha donato la sua vita. Dal Concilio Vaticano II molti sono i documenti della Chiesa che spingono la comunità cristiana a riscoprirsi comunità di Carità, ossia comunità di amore e di accoglienza, di compassione, a rivestirsi delle stesse caratteristiche del Cristo. Perché la nostra carità non si riduca semplicemente a dare beni materiali, ma contribuisca alla costruzione di un mondo nuovo, fatto di giustizia, di amore e di pace, dove gli uomini si riconoscono fratelli, è oggi assolutamente urgente che le singole comunità cristiane, le nostre parrocchie si rivestano di quella mentalità di Cristo che si pone con compassione di fronte alla folla affamata e compie il miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci, ma nello stesso tempo intima ai suoi discepoli: “Date voi stessi da mangiare…”. Oggi, come allora, anche noi cristiani potremmo molte volte dire: “Dove andiamo a prendere tanto pane per sfamare questa folla?...”. Qui nasce il ruolo della Charitas come istituzione nelle nostre parrocchie e nella Chiesa: punto di riferimento della condivisione dei nostri beni e della nostra solidarietà che nasce da una mentalità nuova, da una corresponsabilità alla costruzione del bene comune, ma soprattutto da quell’Amore di Cristo che, accolto nel nostro cuore e nella nostra mente, ci apre all’altro con atteggiamenti di “compassione” e di condivisione per giungere là dove spesso la sola giustizia e solidarietà umane non arrivano. don Gianni Belotti anch'io • 10 lA MiA EsPERiEnZA Al cEnTRo AscolTo Quando don Danilo dopo qualche mese dalla mia ordinazione diaconale avvenuta il 19/12/09, mi chiese se davo la mia disponibilità per qualche ora la settimana in Caritas all’ufficio accoglienza, al momento ero incerto non per il tempo che mi mancava ma per un sentimento non di rifiuto ma di sospetto verso il diverso, lo straniero; forse perché sentiamo tante storie negative sugli immigrati e allora ti rimane quella diffidenza verso di loro. Ma Gesù ci insegna ad amare il prossimo come se stessi, soprattutto i più deboli, gli ultimi e la missione del diacono è quella specifica di operare nella carità ed essere al servizio degli altri. Con gioia ho detto a don Danilo che potevo essere presente tutti i lunedì e i giovedì pomeriggio e vi assicuro che in quei giorni tocco con mano la realtà della povertà, del bisogno di un lavoro, di una vita semplice ma decorosa. La crisi occupazionale ha portato molte famiglie in stato di necessità economica. Soprattutto gli stranieri sono i primi ad essere licenziati dal datore di lavoro e devono pagare l’affitto di casa, le varie utenze e mantenere le rispettive famiglie. Sono storie di persone veramente tristi, ma in Caritas non vengono solamente immigrati, ma molti italiani, veramente bisognosi, che chiedono viveri, vestiti, mobili, lavoro. Non pensavo che nella nostra Valle ci fosse così tanto bisogno di un servizio di assistenza come la Caritas. E’ bello vedere che in quelle poche stanze, dove la Caritas ha la sua sede, si realizzi la Parola del Signore: l’amore, la carità, l’accoglienza, l’ascolto. Questo avviene grazie alle numerose persone che vi lavorano, dall’instancabile don Danilo che oltre alla sua parrocchia si dedica nell’organizzazione, nel buon funzionamento e nell’ascolto di molti problemi, alcuni molto gravi, che le persone gli presentano, ai volontari, a chi è addetto alla distribuzione dei vestiti o al cibo o ai mobili… Con il loro sorriso e gentilezza rendono più sopportabili a tanti le proprie situazioni di disagio. Vi è pure la presenza delle Suore indonesiane che conoscono ben bene la povertà dall’esperienza del loro paese: non guardano se uno è bianco o nero, se è cattolico o mussulmano, ma per loro ognuno è fratello, sorella, madre. Quando sentiamo parlare di Caritas, non dobbiamo pensare ad un ente che sfrutti la situazione della povertà, ma, ve lo assicuro, è una piccola Chiesa che accoglie nell’amore di Cristo le tante persone diverse, prendendo l’esempio di Cristo che guarisce tutti coloro che lo invocano e non ha guardato se uno era servo del centurione o cananea o peccatrice. Gesù ha accolto tutti, ha accolto tutti coloro che si affidavano a Lui e così anche al Centro Caritas vengono accolti, ascoltati e aiutati tutti coloro che veramente hanno bisogno e la Divina Provvidenza non manca mai. Questa esperienza mi aiuta ogni giorno nella conversione all’amore al prossimo; il cammino del cristiano deve essere un cammino di conversione in questa direzione. A volte penso: “ Se fossi in un paese straniero in cerca di lavoro per migliorare la mia vita e quella dei miei famigliari e non trovassi nessuno che mi aiutasse, cosa mi succederebbe? Come sarebbe la mia vita? Cosa farei?”. Da questi interrogativi nasce in me un sentimento fraterno di aiuto verso coloro che sono in necessità e con gioia cerco di aiutarli con tutto quello che posso offrire. Felice Pedersoli - diacono anch'io • 11 ComUnItA’ montAnA: ossERVAToRio iMMiGRAZionE Dal sito web www.vallecamonicasociale.it riportiamo alcuni stralci dell’ultimo report (dati 01.01.2010) sull’immigrazione straniera in Valle Camonica. La crescita demografica dei Comuni del distretto di Valle Camonica – Sebino è strettamente correlata al fenomeno della immigrazione straniera: essa, infatti, ha avuto e continua ad avere un peso rilevante sul trend demografico distrettuale. Dal primo di gennaio del 2003 all’inizio del 2010, il numero degli immigrati presenti sul territorio camuno è passato da 2.339 a 7.878 unità, con un incremento medio annuo del 33,83%; un incremento di popolazione che in valore assoluto è di 5.539 unità. Un aumento continuo, che negli ultimi due anni, dal 01-01-2008 al 01-01-2010, è stato di 1.572 individui e negli otto mesi del 2009, da aprile a dicembre, è stato di 348 persone. Numero di residenti di origine straniera al Incremento 1-gen-03 1-gen-04 1-gen-05 1-gen-06 1-gen-07 1-gen-08 1-gen-09 30-apr-09 1-gen-10 % medio annuo 2.339 3.404 4.459 4.845 5.320 6.306 7.351 7.530 7.878 33,83% In linea con quello che accade con la popolazione straniera residente nel Nord dell’Italia, anche per quanto riguarda i residenti stranieri in Valle Camonica, il numero dei maschi è superiore a quello delle femmine. Tale situazione rispecchia inoltre quanto osservato su scala sia provinciale sia regionale. Maschi Femmine Totale Valore % Valore % 4.413 56,02% 3.465 43,98% Popolazione residente di origine straniera 7.878 Consideriamo adesso la distribuzione della popolazione straniera per classe d’età. La maggiore parte dei cittadini stranieri si colloca nelle fasce d’età fra i 25 e i 44 anni, mentre le percentuali più basse si osservano oltre i 55 anni. La fascia d’età con il maggiore numero di soggetti è quella dai 30 ai 34 anni. Rilevante e di grande importanza per il suo valore sociale è il fatto che la fascia di età dagli zero ai quattro anni sia la quinta più numerosa con un numero di ben 753 persone. Fascia di Numero residenti stra- % età Da 0 a 4 nieri 753 9,56% Da 5 a 9 480 6,09% Da 10 a14 400 5,08% Da 15 a 19 384 4,87% Da 20 a 24 727 9,23% Da 25 a 29 1006 12,77% Da 30 a 34 1083 13,75% Da 35 a 39 959 12,17% Da 40 a 44 798 10,13% Da 45 a 49 545 6,92% Da 50 a 54 384 4,87% Da 55 a 59 192 2,44% Da 60 a 64 77 0,98% Oltre 65 90 1,14% 7878 100,00% Totale Considerando la distribuzione percentuale degli immigrati nei singoli comuni e nelle differenti aree, cosiddette omogenee, in cui si articola il Distretto di Valle Camonica - Sebino, si nota come i cittadini stranieri si concentrano maggiormente nelle zone di Darfo (39,83%), di Pisogne (19,42%) e della Valgrigna (11,91%), ovvero laddove il sistema dei collegamenti è più efficiente; per contro, vi è una concentrazione inferiore nelle zone quali l’Alta Valle (2,46%), Edolo (4,56%) e la Valsaviore (4,66%), dove la rete viaria è meno sviluppata. Spicca fra i Comuni la percentuale di Darfo Boario Terme, 14,84%. A seguire ci sono poi i Comuni di Piancogno (14,20%), Pian Camuno (13,14%), Cedegolo e Braone (10,50%). anch'io • 12 Residenti Comune 01-01-2010 Residenti 01-01-2010 Distribuzione % Stranieri % sul totale sul totale degli della Minori % Minori popolazione 6,34% 40 24,39% 1,55% Minori su Residenti Angolo Terme 2586 164 stranieri 2,08% Artogne 3519 288 3,66% 8,18% 71 24,65% 2,02% Berzo Demo 1756 46 0,58% 2,62% 13 28,26% 0,74% Berzo Inferiore 2429 168 2,13% 6,92% 52 30,95% 2,14% Bienno 3620 289 3,67% 7,98% 83 28,72% 2,29% Borno 2693 32 0,41% 1,19% 5 15,63% 0,19% Braone 676 71 0,90% 10,50% 11 15,49% 1,63% Breno 5018 349 4,43% 6,95% 69 19,77% 1,38% Capo di Ponte 2512 163 2,07% 6,49% 50 30,67% 1,99% Cedegolo 1257 132 1,68% 10,50% 31 23,48% 2,47% Cerveno 672 15 0,19% 2,23% 3 20,00% 0,45% Ceto 1969 117 1,49% 5,94% 25 21,37% 1,27% Cevo 962 12 0,15% 1,25% 0 0,00% 0,00% Cimbergo 573 11 0,14% 1,92% 0 0,00% 0,00% Cividate Camuno 2770 200 2,54% 7,22% 44 22,00% 1,59% Corteno Golgi 2028 53 0,67% 2,61% 8 15,09% 0,39% Darfo Boario Terme 15553 2308 29,30% 14,84% 536 23,22% 3,45% Edolo 4512 292 3,71% 6,47% 66 22,60% 1,46% Esine 5312 465 5,90% 8,75% 110 23,66% 2,07% Gianico 2192 173 2,20% 7,89% 42 24,28% 1,92% Incudine 407 3 0,04% 0,74% 1 33,33% 0,25% Losine 565 29 0,37% 5,13% 10 34,48% 1,77% Lozio 411 8 0,10% 1,95% 2 25,00% 0,49% Malegno 2096 168 2,13% 8,02% 37 22,02% 1,77% Malonno 3345 117 1,49% 3,50% 29 24,79% 0,87% Monno 571 0 0,00% 0,00% 0 0,00% 0,00% Niardo 1938 120 1,52% 6,19% 29 24,17% 1,50% Ono San Pietro 978 17 0,22% 1,74% 2 11,76% 0,20% Ossimo 1467 36 0,46% 2,45% 6 16,67% 0,41% Paisco Loveno 201 0 0,00% 0,00% 0 0,00% 0,00% Paspardo 656 16 0,20% 2,44% 2 12,50% 0,30% Pian Camuno 4261 560 7,11% 13,14% 126 22,50% 2,96% Piancogno 4690 666 8,45% 14,20% 181 27,18% 3,86% Pisogne 8105 509 6,46% 6,28% 112 22,00% 1,38% Ponte di Legno 1811 74 0,94% 4,09% 16 21,62% 0,88% Prestine 385 16 0,20% 4,16% 3 18,75% 0,78% Saviore dell’Adamello 1038 9 0,11% 0,87% 1 11,11% 0,10% Sellero 1499 51 0,65% 3,40% 14 27,45% 0,93% Sonico 1275 14 0,18% 1,10% 1 7,14% 0,08% Temù 1065 64 0,81% 6,01% 13 20,31% 1,22% Vezza d’Oglio 1448 32 0,41% 2,21% 7 21,88% 0,48% Vione 724 21 0,27% 2,90% 6 28,57% 0,83% 101545 7878 100,00% 7,76% 1857 23,57% 1,83% DISTRETTO anch'io • 13 PRoGETTi in cAnTiERE Con il supporto e la collaborazione della Comunità Montana della Valle Camonica - Senza Frontiere Il progetto ha previsto l’attivazione e il consolidamento sul territorio di sportelli informativi e di supporto per il disbrigo delle pratiche burocratiche relative alla presenza sul territorio italiano di cittadini stranieri. Uno di questi sportelli si trova presso la Caritas di Darfo ed è aperto con i seguenti orari: martedì 09.00 – 12.00, giovedì 16.00 – 18.00 e sabato 09.00 – 12.00. Lo sportello funziona da diversi anni ormai e sarà finanziato anche per l’anno 2011. Obiettivi del progetto sono: - accompagnare la persona straniera nel disbrigo di pratiche burocratiche - orientare l’immigrato ai servizi esistenti sul territorio - favorire occasioni di integrazione e conoscenza della realtà italiana - monitorare il fenomeno migratorio - educare alla legalità attraverso l’accoglienza e l’integrazione - incrementare il lavoro di rete fra le diverse agenzie interessate alla realtà dell’immigrazione. - Porta aperta Il progetto PORTA APERTA è orientato all’offerta di un servizio di prima accoglienza, in risposta ai bisogni primari per soggetti che si trovano in condizione di fragilità sociale e per i quali va individuato un percorso/progetto di reinserimento nella società. Gli obiettivi perseguiti nell’ambito del progetto sono: - soddisfare i bisogni primari di persone in situazione di disagio - incrementare l’autonomia personale del beneficiario - migliorare l’autostima e il senso di competenza - orientare al reinserimento sociale - incentivare lo sviluppo di abilità lavorative e capacità linguistiche - ridurre l’emarginazione e l’illegalità e facilitare l’integrazione socio-culturale. Sul territorio sono state individuate tre strutture che erogano le prestazioni previste: - La Comunità “Anch’io” che fa capo alla Caritas di Darfo Boario Terme - La Comunità “Casa Giona” che fa capo alla Parrocchia di San Salvatore in Breno - La Comunità “Il Bucaneve” che fa capo alla Cooperativa Sociale Il Bucaneve di Sonico. Il fondo territoriale per l’emergenza sociale è uno strumento finalizzato alla creazione di un sistema territoriale per la prima accoglienza di persone in situazione di fragilità e viene costituito dall’Ufficio di Piano della Comunità Montana di Valle Camonica, che ne gestisce direttamente gli accessi secondo due canali principali: su sollecitazione diretta dei Servizi Sociali dei Comuni e su sollecitazione delle strutture preposte, ma con il coinvolgimento entro breve dei Servizi Sociali dei Comuni. Presso la nostra comunità alloggio Anch’io all’interno del progetto sono state ospitate, da marzo a fine ottobre 2010, ben 14 persone (5 italiane e 9 straniere) per un totale di 465 giornate di accoglienza fruite. Questo progetto andrà avanti fino ad esaurimento delle giornate di accoglienza (tot.1700) o comunque fino a febbraio 2011. - Sportello casa All’interno del progetto Porta Aperta si è pensato ad un completamento del percorso di accoglienza con il sostegno alla persona in necessità nella ricerca di un alloggio decoroso, aiutandola anche con il pagamento della caparra per i primi mesi di affitto. Il progetto è partito agli inizi di novembre ‘10. anch'io • 14 Con il supporto e la collaborazione dell’ASL Valle Camonica – Sebino Progetti bando maternità: - Una rete per la tutela della vita Dai soggetti (Servizio famiglia Asl, Consultorio Tovini, Pro Familia, CAV Pisogne, Casa Giona, Ass. Anch’io - Caritas Darfo) che sul territorio della Valle Camonica danno supporto alle maternità più vulnerabili e fragili sono emerse chiaramente le seguenti necessità: 1. Costruire una efficiente rete tra le associazioni e gli enti che sono già presenti ed attivi sul territorio per prevenire e rimuovere le cause che possono indurre la madre all’interruzione di gravidanza. 2. Promuovere una presa in carico globale della madre in difficoltà a partire dai suoi bisogni primari ed urgenti (abitazione, vestiario, corredo del bambino…) a quelli psicologici e sanitari con attività integrate, multidisciplinari e coordinate. 3. Far incontrare la domanda e l’offerta in tempi utili ed efficaci, evitando alla donna in difficoltà il peregrinare tra diversi servizi o associazioni. Il progetto, nato tenendo conto tale situazione, si prefigge i seguenti obiettivi: - Creazione dell’equipe di lavoro attraverso un corso di formazione specifico, per i rappresentati e/o gli operatori degli enti coinvolti, che sia propedeutico alla creazione di un protocollo operativo integrato per l’accoglienza della donna in gravidanza. - Sensibilizzazione delle famiglie al valore della vita attraverso incontri con sessioni parallele dedicate a genitori ed ai figli. - Sensibilizzazione delle giovani coppie all’accoglienza della vita con interventi formativi specifici durante i corsi di preparazione al matrimonio religioso (già attivi sul territorio). - Attività di formazione rivolta agli educatori che si occupano di animazione e di conduzione di gruppi di adolescenti e giovani a livello parrocchiale o comunale sui temi della sessualità, affettività, protezione dell’infanzia. - Predisposizione di opuscoli informativi destinati alle diverse fasce di età (infanzia, adolescenza, giovani coppie) per la promozione di una “cultura della vita”. - Creazione di percorsi di gruppo a sostegno dei nuclei monogenitoriali che prevedono la partecipazione del genitore solo, continuativamente nel primo anno di vita del bambino, al fine di aiutare l’adulto nei suoi compiti di cura. - Prima accoglienza ed analisi del bisogno della singola persona al fine di rispondere alle esigenze specifiche presentate, orientandola ai servizi e/o offrendo un sostegno concreto (sociale, psicologico, sanitario, legale, abitativo, fornitura di beni di prima necessità…). - Istituzione di un “Punto donna” presso l’Ospedale di Valle Camonica. Si tratta di uno sportello di consulenza/informazione dove la donna può rivolgersi durante tutte le fasi della gravidanza. Nella prima e seconda annualità abbiamo dato assistenza, tramite questo progetto, a 3 future mamme nella prima e 2 nella seconda, fornendo beni di primo aiuto come alimenti, accompagnamento e mediazione culturale. - Territorio base sicura Si è pure rilevata sul territorio una presenza significativa di casi relativi a famiglie in condizione di particolare fragilità, all’interno delle quali sono presenti figli di età inferiore ad un anno. Le situazioni esaminate (circa 100 all’anno) costituiscono la punta di un iceberg; la percezione dei soggetti attivi sul comprensorio è che il bisogno sommerso sia decisamente più significativo e che in molti casi una presa in carico ritardata condizioni l’esito di un efficace intervento di tutela sul minore e sulla sua famiglia, comportando a volte l’intervento dell’autorità giudiziaria. Si tratta altresì di situazioni caratterizzate da multiproblematicità, relative a varie tipologie di famiglia (con genitori separati, madri sole, genitori con elevata conflittualità, madri straniere a volte sprovviste di regolare permesso di soggiorno) che richiedono una presa in carico globale ed integrata che contempli più livelli di intervento. anch'io • 15 Obiettivi del progetto: - Creazione dell’equipe di lavoro attraverso un corso di formazione specifico per i rappresentati e/o gli operatori degli enti coinvolti che sia propedeutico alla creazione di un protocollo operativo integrato per l’intervento in situazioni di particolare fragilità familiare o personale. - Incontri d’equipe tra i soggetti partecipanti al progetto finalizzati alla stesura di linee guida per programmare e coordinare gli interventi rivolti all’utenza. - Attivazione di interventi di supporto domiciliare (ostetrica, assistente sociale) nel puerperio alle madri o famiglie che lo richiedano direttamente o attivato su segnalazione di servizi coinvolti. - Attivazione di interventi di assistenza sociale, sanitaria, psicologica, legale. - Organizzazione di iniziative di formazione lavorativa per neo-madri. - Erogazione di servizi necessari ed erogazione di contributi sotto forma di voucher o buoni sociali per offrire un sostegno concreto (sociale, psicologico, sanitario, legale, abitativo, fornitura di beni di prima necessità, crediti presso le farmacie, inserimento in asilo nido…). Nella prima e seconda annualità abbiamo dato assistenza, tramite questo progetto, a ben 29 bambini nella prima e 30 bambini di età compresa dai 0 – 12/15 mesi nella seconda, fornendo beni di primo aiuto come latte, pappe, omogeneizzati, pannolini, prodotti di igiene del bambino, passeggini, lettini, vestiti, alimenti per le famiglie o madri sole, accompagnamento e mediazione culturale. Sulla strada Il progetto, sostenuto dall’Asl e dall’Amministrazione Comunale di Darfo B.T., si propone di dare sostegno, accoglienza e accompagnamento alle donne vittime di tratta, maltrattate e sfruttate, nonché sensibilizzare l’opinione pubblica su questo fenomeno. Una delle attività ipotizzate è quella di accostare le ragazze, intercettandole durante le uscite sulla strada dagli operatori il venerdì; questo permette l’instaurarsi di rapporti di fiducia e il costante monitoraggio della situazione sul territorio. Durante l’accostamento si offre un ascolto attivo delle loro problematiche e della loro situazione, e, insieme al tè, si danno informazioni e, se servono, consulenze legali per regolarizzare la loro situazione. Per le ragazze che vogliono si prevede l’accompagnamento costante, per un periodo di tempo che varia in base ai casi, tramite l’ospitalità nella comunità Anch’io del Centro Caritas o in altre strutture, in modo da incoraggiare una decisione definitiva. Il progetto inoltre è volto a : - Indirizzare quante hanno ottenuto il permesso di soggiorno alla ricerca di un inserimento lavorativo, ma anche accompagnare le ragazze presso i servizi pubblici (ospedale, servizi sociali, carabinieri) per espletare eventuali urgenze e mediare le loro richieste. - Fornire loro numeri di telefono e informazioni utili. - Prevenire e contrastare il fenomeno della violenza e del maltrattamento delle donne vittime della tratta sensibilizzando l’opinione pubblica sul fenomeno. - Accompagnare e sostenere il cammino di liberazione di donne maltrattate e vittime di tratta. - Sostenere l’acquisizione di libertà e autonomia delle donne che vogliono uscire dalla tratta. - Incrementare le conoscenze delle donne sulla strada in ambito sanitario e di igiene. - Incontri di formazione (presso Caritas Ambrosiana, Gr. Coordin. contro la tratta) per gli operatori. anch'io • 16 Con il supporto e la collaborazione dell’Azienda Valle Camonica Servizi Laboratori di formazione Il progetto prevede l’attivazione di 3 corsi di formazione: corso di cucina italiana (della durata di due mesi, con una frequenza di due volte alla settimana per 3 ore a giornata), corso di cura ed igiene dell’anziano (della durata di due settimane con una frequenza di tre volte alla settimana per 4 ore a giornata) e corso di lingua italiana per principianti e non (della durata di 5 settimane con una frequenza di 2 volte alla settimana per 4 ore a giornata). I corsi hanno lo scopo di dare un maggior senso di competenza e di fornire degli strumenti importanti nella ricerca di un lavoro. Visto che questi corsi sono accessibili a persone italiane ed immigrate residenti nel comprensorio, essi potranno essere un buon laboratorio di conoscenza reciproca e di integrazione. A braccia aperte Il progetto prevede l’inserimento nella comunità Anch’io di persone in emergenza per difficoltà (italiani e immigrati con problematiche di vario genere e gravità). Durante questa fase si fornirà agli ospiti un alloggio comodo e tranquillo in un ambiente famigliare, cibo e generi di prima necessità. In base alle problematiche presentate, si progetterà un cammino personale con il sostegno di figure professionali come psicologo, avvocato, educatore ecc. In ultima fase, si sosterrà la persona nella ricerca di una casa e di un lavoro, per un reinserimento sociale completo. Denise Haxhi Inserimenti lavorativi grazie a borse lavoro: grazie alla felice sinergia tra CPS (Centro psico-sociale dell’Asl Valle Camonica-Sebino) Comune di Darfo B.T. e Centro Caritas sono in atto esperienze lavorative e di integrazione sociale (20 ore settimanali) con soggetti che altrimenti faticherebbero ad inserirsi altrove. L’esperienza è degna di pubblicità e speriamo sia da input anche per altre realtà pubbliche e private. anch'io • 17 DAl Centro AsColto: stAtIstICHe ottoBre 09 – ottoBre 10 AccEssi Allo "sPoRTEllo AscolTo" nazionalità utenti Italia Marocco Albania Romania Ecuador Tunisia Filippine Bolivia Ucraina Bosnia Macedonia Nigeria Perù Ghana 746 412 220 162 116 97 91 57 51 39 33 32 31 20 sesso FEMMINE MASCHI nazionalità utenti Germania Senegal Venezuela Brasile Costa d’Avorio India Tanzania Iugoslavia Moldavia Rep. Domenicana Cuba Kosovo Russia Somalia 19 19 17 14 14 14 13 11 7 7 5 5 5 5 nazionalità utenti Camerun Egitto Guinea Iraq Serbia El Salvador Ungheria Algeria Santo Domingo Bulgaria Liberia Pakistan Polonia TOTALE 4 4 4 4 4 3 3 2 2 1 1 1 1 2.296 utenti 1.307 989 religione utenti Cattolici Musulmani Ortodossi Sikh/Indù Evangelisti Protestanti Animista Mormoni 1.212 819 223 16 13 5 5 3 richieste utenti Cibo Lavoro Vestiti Informazioni Varie Documenti Mobili Soldi Casa Corsi Accoglienza Doccia 1.869 376 298 231 189 107 90 84 66 53 50 20 documenti REGOLARI CLANDESTINI utenti 2.188 108 approccio NUOVI GIA’ PASSATI utenti 226 2.070 a cura di Marco Salvetti anch'io • 18 osPItI ComUnItà AlloGGIo AnCH’Io ottoBre 09 – ottoBre 10 Maschi Femmine Totale Di cui minori 13 11 24 4 Cittadinanza ospiti Italiani Stranieri (UE ed Extra UE) 8 16 Media giorni accoglienza per ospite Totale giornate di accoglienza 57,8 1.387 N.B. Dal 1.04.2006 al 31.10.2010 abbiamo accolto e sostenuto nell’autonomia 142 persone. ESPERIENZA DI UN VOLONTARIO Sono un giovane che da tre anni circa dedico almeno 20 ore settimanali del mio tempo in Caritas. Sono il responsabile del ritiro e consegna dei mobili usati che ci vengono offerti, do una mano nella sistemazione del magazzino alimenti e nella consegna degli stessi. La gente che incontro e passa al Centro Caritas è davvero tanta e sempre di più: le richieste sempre più diversificate e urgenti. Attraverso il mio servizio ho dato uno scopo e una motivazione alla mia vita: servire i più deboli come ci ha insegnato Cristo. Ho sempre desiderato fare della mia vita un dono agli altri e tramite la Caritas ho trovato lo strumento opportuno. Consiglierei a tanti altri giovani di fare una esperienza come la mia, anche perché quando viene la sera mi sento contento di aver fatto felice qualcuno. Spesso incontro giovani e amici tristi o insoddisfatti della loro vita o che cercano le risposte attraverso dipendenze nocive. Voglio dare loro un consiglio: di essere meno ripiegati su se stessi e più protesi verso gli altri. Faustino Gaioni anch'io • 19 DAll’UFFICIo AmmInIstrAtIVo Come ogni anno è tempo di bilanci e come ogni anno resto sorpresa della generosità e dell’altruismo che molte persone dimostrano verso la Caritas. Se consideriamo che il Centro Accoglienza e Ascolto Caritas e l’Associazione Anch’io hanno bisogno per sussistere, solo per l’ordinaria amministrazione, di circa 80.000 euro annui, che inoltre sono in atto progetti finalizzati (come adozioni a distanza, carcere, prostituzione, emergenze varie…) e in più bisogna tenere presente che è ancora in corso il pagamento per l’acquisizione dello stabile Casa della Fiamma a Gorzone, si deduce che le energie profuse devono essere tante. Durante l’anno 2009 sono stati raccolti circa 150.000 euro: questo grazie alle donazioni di privati, di Enti, al 5 per mille, ai progetti in corso con il Comune di Darfo B.T., la Comunità Montana di Valle Camonica, l’ASL Vallecamonica-Sebino e alle iniziative varie (Festa della Donna, lotteria sagra di S.Anna, vendita focacce, Carta Amica, ecc.). Non bisogna sottovalutare l’importanza di iniziative interne alla Caritas (mercatino, cene…) rivolte alla raccolta di fondi. Sempre nel 2009 le uscite totali del Centro Accoglienza e Ascolto Caritas e dell’Associazione Anch’io sono state di circa 155.000 euro . Non mi resta di ringraziare sinceramente tutti coloro che hanno contribuito a questo: con il proprio tempo, con il proprio lavoro, con le loro donazioni . Adriana Botticchio PRiVAcY Facendo riferimento al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di trattamento dati personali” (Gazzetta Ufficiale 29 luglio 2003, Serie generale n. 174, Supplemento ordinario n.123/L), Disciplinare tecnico in materia di misure di sicurezza (Artt. Da 33 a 36 del Codice) si fa presente che tutte le Associazioni, compreso il Centro Caritas e l’Associazione Anch’io, hanno l’obbligo e il dovere di mantenere l’assoluta riservatezza dei dati personali, identificativi, sensibili, giudiziari, ecc… di cui si viene a conoscenza o eventualmente vengono trattenuti riguardo a tutte le persone che accedono nelle proprie sedi. DONA AL CENTRO CARITAS DI DARFO B.T. IL 5‰ DELL’IRFEF scrivendo nella relativa casella questo numero di codice fiscale, al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi: 90012290178. Tale iniziativa è stata supportata per il 2008 ( come pubblicato dall’Agenzia Entrate il 30/10/09) da ben 137 firmatari e ha fruttato alla Caritas € 3.454,17 = Grazie! Ai sensi dell’Art.15, comma 1, lettera I-bis, D.P.R. 917/1986 (T.U.I.R.) e dell’art.100, comma 2, lettera h D.P.R. n. 917/1986 (T.U.I.R.), le erogazioni in denaro con bonifico bancario sul conto corrente 6152795096/03 di Banca Intesa filiale di Darfo intestato a ASSOCIAZIONE ANCh’IO 25047 Darfo Boario Terme (BS) via Scura, 1 – Codice fiscale 90012290178 IBAN IT72 E030 6954 4406 1527 9509 603 sono deducibili nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, fino all’importo massimo di Euro 70.000. Per le erogazioni in denaro è possibile detrarre dall’Irpef il 19% dell’erogazione (calcolata sul limite massimo di Euro 2.065,83). anch'io • 20 DIstrIBUZIone AlImentI –moBIlI – VestItI Ogni Ogni Ogni Ogni lunedì dalle 14 alle 18 volontari abili e responsabili ritirano e distribuiscono mobili. lunedì e giovedì pomeriggio volontarie assidue e generose sistemano e distribuiscono vestiti. martedì pomeriggio volontari sistemano il magazzino alimenti e confezionano borse-cibo. mercoledì altri volontari fanno la discarica di quanto viene offerto, ma non utilizzabile. merCAtIno Del merColeDI’ Anche quest’anno ha funzionato bene il mercatino del mercoledì pomeriggio, grazie alla forte affluenza di immigrati e alla disponibilità costante e generosa delle Signore di Fucine. E’ un servizio che unisce l’utile e il dilettevole e nel contempo aiuta a creare relazioni e solidarietà. BAnco E collETTA AliMEnTARE La Colletta Alimentare del 28 novembre 2009 ha fruttato al Centro Caritas ben 86 ql. di generi di prima necessità. Grazie agli offerenti, volontari e gruppi alpini del territorio coordinati dal Sig. Samuele Pezzotti, con tali beni si è potuto intervenire durante il 2010 in numerose e sempre più gravi situazioni di necessità. Non solamente tanti immigrati bussano alla Caritas, ma sempre più gente locale ed italiana. La povertà è più vicina di quanto immaginiamo. Durante l’anno abbiamo offerto alimenti anche ad alcune Scuole Materne parrocchiali del territorio. Una volta al mese la ditta autotrasporti Schiavetto Luigi dal Banco Alimentare di Muggiò (Monza) trasferisce in Caritas parecchi quintali di generi alimentari offerti dallo stesso Banco al quale il Centro Caritas è associato. Il tutto serve per fare fronte a tante emergenze. Dal 31 ottobre 2009 al 31 ottobre 2010 abbiamo assistito col cibo ben 1.100 persone, passate anche più volte, in stato di necessità. AmBIentI A DIsPosIZIone Il piano più alto dello stabile Caritas, oltre ai servizi e alle docce, è arredato di 50 letti singoli disposti in due grandi camerate. In agosto in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali di Darfo e all’associazione Aegee, abbiamo ospitato per il solo pernottamento, un gruppo di una quarantina di studenti universitari UE che sono venuti a fare visita al nostro territorio. Lo stesso salone Mons. Bruno Foresti, inaugurato nel 1998 all’interno della struttura Caritas, oltre che a servire per incontri assembleari e formativi della Caritas. è stato, nel corso dell’anno, utilizzato per incontri di vita pastorale zonale, e per dibattiti da diverse associazioni e organizzazioni di solidarietà presenti sul territorio. La stessa cappella ampia e spaziosa, oltre che nei momenti di spiritualità organizzati dalla Caritas, serve per la celebrazione delle Messe per varie etnie e per i momenti di preghiera dei gruppi ecclesiali (vedi Maestri cattolici). anch'io • 21 lA trAttA Delle nIGerIAne: lAVorIAmo Per storIe “A lIeto FIne” Sono circa 25000 le donne che si prostituiscono in Italia; il 70% di queste sono vittime di sfruttamento. Tra le nigeriane, le cinesi e le marocchine questa percentuale arriva anche all’85%. Si tratta tuttavia di dati approssimativi e incerti, vista la natura clandestina e illegale del traffico e la mancanza di legislazioni adeguate contro la tratta delle persone. Del resto anche il nostro governo non dedica abbastanza risorse alla prevenzione e alla repressione del fenomeno e le vittime stesse, dal canto loro, sono restìe a denunciare i propri sfruttatori alle autorità, anche in presenza di legislazioni che potrebbero tutelarle. Il gruppo di volontari, che ormai da 10 anni esce in strada il venerdì notte, cerca di avvicinare le ragazze, nella nostra zona in maggioranza nigeriane, per proporre loro un’alternativa di vita migliore. Ogni venerdì notte sono numerose: solito giro, con il nostro furgone bianco, solite frasi “Ti aspettiamo in Caritas, cosa fai ancora qui? Ti possiamo e ti vogliamo aiutare...”. Un sorriso, una battuta, ecco il volantino, il nostro numero di telefono...se hai bisogno chiama! Il tè caldo che offriamo alle ragazze è una scusa, uno specchietto per le allodole, per parlare con loro, conoscere le loro storie e spiegare loro cosa possiamo fare per aiutarle. La strada è il nostro primo punto di contatto con le ragazze, ma è la comunità Anch’io della Caritas il laboratorio vero e proprio, dove le parole lasciano spazio alle azioni, grazie al lavoro di una squadra speciale. Nei nostri articoli su questo giornalino abbiamo sempre parlato di come le ragazze arrivano in Italia e della loro situazione di schiavitù. Questa volta abbiamo pensato di dare un messaggio differente, di parlare di speranza, e per questo vogliamo raccontare una storia di libertà. La storia inizia ogni qualvolta una ragazza viene a bussare alla nostra porta, chiede aiuto, vuole scappare. Non è mai il nostro furgone, purtroppo, a portarle lì, ma la disperazione, lo sconforto, la convinzione che così non si può continuare a vivere. Subito viene spiegato loro che l’unico modo per liberarsi dalla condizione di schiave e poter vivere legalmente in Italia consiste nel denunciare gli sfruttatori, per poter dare inizio al percorso di protezione sociale, che garantisce principalmente il permesso di soggiorno e il supporto nel trovare un lavoro. Non è una scelta facile, hanno paura di ritorsioni sulla famiglia, dei riti vudù, della madame...non è nemmeno semplice spiegare loro che facendo un lavoro “normale” non potranno più guadagnare tanto come prima, e disintossicarle dalla dipendenza dal denaro. Si tratta di una vera e propria strada in salita, e la salita è assai ripida; tuttavia le ragazze non sono sole, perchè la percorrono insieme agli operatori, che diventano per loro famiglia, casa, amore. La strada toglie l’anima, la propria personalità, cambia e trasforma le donne in corpi vuoti, vuoti di speranze, di futuro e di vita. Penso alle nostre ragazze in “riabilitazione” e mi rendo conto sempre più della distruzione culturale alla quale sono state sottoposte. Penso a quanta rabbia c’è dentro di loro, spesso vendute da un familiare che sa che vengono in Italia a fare le prostitute, e anche loro lo sanno; c’è anche in loro una responsabilità, una scelta anche se condizionata. I loro nomi spesso contengono un messaggio di speranza, un affidarsi a Dio: Blessed (Benedetta), Faith (Fede), ma anche Joy, Destiny... Eppure le loro storie parlano dell’inferno. L’inferno della tratta di esseri umani, di giovani donne, spesso poco più che bambine, comprate e vendute, sbattute sulle strade d’Italia, dove vengono usate e abusate per pochi euro. Grazie al lavoro di Denise, la psicologa che lavora in Caritas e segue caso per caso gli ospiti della comunità, le ragazze riescono ad affrontare la loro storia e, infine, a denunciare. Le Suore, inoltre, le accompagnano nel quotidiano, educandole alla gestione della propria persona, della casa e insegnando loro qualche piccolo lavoretto. Se tutto procede per il verso giusto, se il coraggio di cambiare vince la dipendenza psicologica dal denaro, dopo questo periodo di prima accoglienza il percorso prevede un soggiorno presso delle comunità specifiche per donne vittime della tratta, generalmente in luoghi lontani, per tutelare maggiormente le anch'io • 22 ragazze. Da qui escono pronte per la loro rinascita sociale, a testa alta, libere. Per poter continuare a raccontare queste storie portiamo avanti il nostro lavoro di avvicinamento e informazione “in strada”; inoltre collaboriamo ormai da qualche anno con il Dottor Francesco Labate, ginecologo presso l’Ospedale di Esine, che ogni anno incontra le ragazze per spiegare l’importanza dei controlli periodici per la prevenzione delle malattie veneree; a breve introdurremo anche un servizio di consulenza legale specifico per le donne vittime del racket e stiamo organizzando alcuni incontri di sensibilizzazione sul tema della Tratta nelle scuole e negli Oratori. Ci resta un sogno nel cassetto... che la zona industriale di Boario, le zone appartate di Gianico, Pian Camuno, tutti i luoghi e le case in cui le donne vengono sfruttate sessualmente possano tornare a dormire la notte, e che la luce del giorno non ci obblighi a vedere schiave seminude sul ciglio della strada o annunci di corpi in vendita sui giornali, perchè ci piace raccontare storie come questa. Una storia a lieto fine, che vorremmo poter regalare ad ogni ragazza incontrata in questi anni, affinchè quello della tratta non sia un viaggio a senso unico. Qualcosa in più... COSA È IL RITO VUDù? Diffuso in molte parti dell’Africa occidentale, il vudù è uno dei modi attraverso i quali la popolazione vive e interpreta la realtà visibile e invisibile in cui vive. Tra magìa e stregoneria, riti di guarigione e riferimenti all’occulto, il vudù permea e condiziona la vita della gente. Tutti vi credono fermamente, anche molti cristiani, sollevando il problema di un’evangelizzazione superficiale, ma anche di un’istruzione non adeguata a contrastare pregiudizi e superstizioni. Le ragazze che vengono trafficate in Italia passano tutte attraverso un rito vudù, che chiamano ju ju. I loro racconti parlano di luoghi «sacri» dove viene chiesto loro di consegnare alcuni indumenti intimi e parti del loro corpo (unghie, capelli, peli pubici e delle ascelle) che vengono mischiati con fluidi corporei (normalmente alcune gocce di sangue mestruale). Il babalau - lo stregone - esegue un rito, spesso facendo bere loro delle pozioni magiche, che danno potere e incutono paura. Devono giurare di non rivelare mai i nomi di coloro che le «aiuteranno» ad andare in Europa, pena la cattiva sorte che si abbatterà su di loro e le loro famiglie. Il rito ju ju ha un grande potere sulle vittime e rappresenta un forte vincolo, una catena psicologica, di cui i trafficanti si servono per controllare le ragazze, e che diventa una barriera difficilissima da superare per coloro che cercano di liberarle. L’utilizzo del ju ju serve in alcuni casi per confermare un contratto, che può avere anche una forma legale, e che si concretizza in ritorsioni economiche sulla famiglia (in genere l’esproprio della casa). Nei pressi di Benin City, città nigeriana da cui proviene la maggior parte delle ragazze, esistono numerosi sanctuary (case del ju ju); uno dei più importanti è chiamato Adeswa House. Viene aperta due volte l’anno ed è il tempio di tutti gli dei. Le madames più potenti portano lì le loro ragazze per sottoporle ai riti e al giuramento. Simona Figaroli per il "Gruppo del Venerdì" anch'io • 23 UNA REALTA’ INVISIBILE Eccoci a scrivere un nuovo articolo sul carcere e per il carcere. Sono anni, quasi diciotto ormai, che lo facciamo e verrebbe voglia di invitare i lettori a rileggere quelli precedenti, perché si rendessero conto che nel frattempo non è cambiato quasi nulla e, se qualche cosa è mutata, lo ha fatto in peggio. Quando abbiamo cominciato ad occuparci del carcere e dei detenuti in esso ristretti, la situazione era più o meno la stessa di oggi, ma con una differenza sostanziale. Allora pensavamo che le cose avrebbero potuto cambiare in meglio. Credevamo che il problema non fosse suficientemente conosciuto, che l’opinione pubblica non fosse adeguatamente informata su quanto avveniva all’interno delle alte e severe mura di un carcere. Pensavamo che non fosse a conoscenza delle potenzialità di alcuni detenuti che, se adeguatamente aiutati, avrebbero potuto essere recuperati a vantaggio di tutta la società. Sono state organizzate tavole rotonde, incontri, convegni, scritti articoli su quotidiani e riviste. Anche noi siamo stati invitati a dare testimonianza su quanto facciamo e quanto fanno i volontari che operano in carcere, al ine di sensibilizzare i giovani e renderli coscienti dei rischi che corrono con comportamenti inadeguati che possono portare alla devianza. Tuttavia sembra che tutto quanto detto, scritto e fatto sia stato afidato al vento. Molte volte abbiamo sentito la frase “tanto non cambieranno mai” e se questo è vero per alcuni, non lo è per altri. E’ nostro dovere credere in que- sta possibilità e fare in modo che per questi soggetti, una volta scontata la pena e rientrati nella comunità civile, le porte del carcere restino per loro sempre chiuse. Purtroppo in questo senso non viene fatto molto e quel poco che si riesce a fare è quasi esclusivamente opera del volontariato che rischia in prima persona, che sovente viene frainteso e a volte osteggiato. La frase di cui sopra non può e non deve diventare un alibi per non fare nulla o per voltare la faccia da un'altra parte per non vedere la realtà. La redenzione è sempre possibile, non lo diciamo noi, ma l’ha detto Gesù quando ha affermato di essere venuto non per i sani ma per i malati o quando si è preoccupato della pecorella smarrita e non delle novantanove al sicuro nell’ovile. Siamo convinti che dobbiamo darGli credito, perché crediamo che Lui sapeva bene come funziona l’animo umano, anche e soprattutto in considerazione di quanto ha fatto per ciascuno di noi. Delle condizioni di vita all’interno del carcere non vogliamo parlare perché lo abbiamo già fatto in altri articoli. Desideriamo dare invece un dato che dovrebbe far rilettere e spingere ognuno di noi a un maggior coinvolgimento. Dall’inizio dell’anno e ino a tutto settembre 2010, si sono veriicati nelle carceri italiane 51 suicidi dei quali, se non in casi particolari, la stampa non ha dato alcuna notizia. Si tratta di un silenzio assordante. anch'io • 24 Bruna e Gianni Carancini In CollABorAZIone Con... lA CArItAs DIoCesAnA DI BresCIA TERREMOTO AD HAITI – EMERGENZE VARIE - ADOZIONI A DISTANZA – MICROCREDITO – CREDITO DELLA SPERANZA – PROGETTO ACCOGLIENZA DONNE CON MINORI – PARTECIPAZIONE A COMMISSIONI E DIRETTIVO OPERA S. MARTINO Quanto viene raccolto in occasione di emergenze nazionali o internazionali, o a seguito degli appelli della Caritas diocesana come nel caso del terribile terremoto ad Haiti, viene devoluto per i progetti che la Caritas diocesana di Brescia segue o demanda alla Caritas nazionale o internazionale. Con la Caritas diocesana stiamo vedendo come realizzare sul nostro territorio l’iniziativa del microcredito (chiariicatore l’incontro assembleare tenuto il 25 marzo con il vicedirettore della Caritas di Brescia Dott. Marco Danesi) e del credito della speranza, le cui regole di accesso si possono leggere presso i nostri ufici. Una cospicua offerta alla comunità Anch’io del Centro Caritas da parte della Caritas diocesana ha permesso ad una giovane mamma, in grave necessità e con tre minori a carico, di poter essere a lungo accolta, mantenuta e trovare una soluzione ai propri problemi. E’ proseguito il progetto in atto – per e solo tutto il 2010 tra Caritas Brescia e Diocesi di Galle (Sri Lanka) – circa le adozioni a distanza. Un vivo ringraziamento a quanti lo hanno sostenuto. Nell’aprile diversi volontari hanno partecipato al Convegno delle Caritas parrocchiali organizzato dalla Caritas diocesana e durante l’anno alcuni aderiscono al collegamento fra le realtà caritative diocesane. lions cluB loVERE sTAnZA lions Il Lions Club di Lovere particolarmente sensibile alle tematiche sociali, ha ideato insieme alla Comunità Anch’io della Caritas Darfo (che può alloggiare ben 10 persone alla volta), il Progetto Stanza Lions: adottare a distanza almeno 2 posti letto dedicati in particolare a donne, minori ed anziani, da far utilizzare a gente locale che per vari motivi si trova senza dimora e/o senza lavoro e senza una rete sociale pubblica o personale che la sostenga. In questo modo si offre la possibilità di un alloggio e un percorso di reinserimento sociale, accompagnando gli interessati nella ricerca di casa, lavoro e di una propria autonomia. Ovviamente gli interventi hanno dei limiti temporali. sermArK Centro ADAmello lA sPesA CHe PUo' FAr Bene AllA solIDArIetA' Partecipando da marzo 2010 a marzo 2011, all’iniziativa Carta Amica del Sermark e, rinunciando ai premi del catalogo, per ogni 500 punti accumulati, i clienti permettono al Sermark di donare alla Caritas 10 euro per un progetto di accoglienza rivolto a persone in grave dificoltà. Questa iniziativa, nell’anno precedente, ha fruttato ben 5 950,00 euro. anch'io • 25 ZIKomo DAl mAlAWI La nostra volontaria Marina è ritornata di recente a Namwera (Malawi) dove la costruzione del Centro polivalente sostenuta da un lascito e dal nostro Centro Caritas è terminata e continua ad essere utile ed importante. E’ sede dei membri del gruppo “Tiyende pamodzi” (Camminiamo insieme) che svolgono un mutuo-aiuto tra i malati di AIDS. Uno dei pazienti più gravi del Centro -D.B. che è pure affetto dal sarcoma di Kaposi (tumore della pelle) - scrive Marina, di recente ha tradotto in chichewa (lingua uficiale assieme all’inglese dello stato del Malawi) il libro “Il piccolo principe” di A. Saint Exupery. Ha pure riprodotto i disegni che il libro contiene. Marina sta raccogliendo i soldi per stamparlo in lingua chichewa e, con il denaro delle vendite, dare gioia e sostegno economico a D.B. e alla sua famiglia. E’ un ilo di speranza capace di tenere in vita anche quando tutto sembra parlare di morte, capace di far scorgere uno spiraglio di luce laddove regna il buio. Charles de Foucauld LA PACE VERRA’ Se tu credi che un sorriso è più forte di un’arma, se tu credi alla forza di una mano tesa, se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide, se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo, se tu sai scegliere tra la speranza o il timore, se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l’altro, allora… LA PACE VERRA’. Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore, se tu sai gioire della gioia del tuo vicino, se l’ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu, se per te lo straniero che incontri è un fratello, se tu sai donare gratuitamente un po’ del tuo tempo per amore, se tu sai accettare che un altro ti renda un servizio, se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora…LA PACE VERRA’. Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta, se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria, se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza, se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo, se tu credi che la pace è possibile, allora…LA PACE VERRA’. anch'io • 26 ADOZIONI A DISTANZA con lA cARiTAs DI mostAr Sono continuate anche nel 2010 le adozioni a distanza con la struttura gestita dalla Caritas di Mostar (BiH) denominata “Sacra Famiglia” che ospita ragazzi cerebrolesi. Ringraziamo gli offerenti (una quindicina nel 2010 per 250 € annuali cad.) e riportiamo di seguito la lettera di ringraziamento riguardante il 2009 di don Ante Komadina. Prima della ine del 2010 gli faremo pervenire quanto raccolto nel corso dell’anno. e lA DIoCesI DI GAlle In srI lAnKA Col 2010 termina il progetto di adozioni a distanza portato avanti per ben sei anni tra la Caritas diocesana di Brescia e la Diocesi di Galle in Sri Lanka. A tale progetto ha aderito il nostro Centro Caritas sin dall’inizio. L’iniziativa fu una delle risposte, seppur modesta, allo spaventoso tsunami che sconvolse quel Paese. Ora non ci resta che dire grazie a tutti i donatori ben sapendo che la vera ricompensa viene dall’Alto. anch'io • 27 DossIer stAtIstICo ImmIGrAZIone DA CArItAs mIGrAntes www.stranieriinitalia.it Gli immigrati regolari in Italia siorano quota 5 milioni, una risorsa che ci si ostina ancora a considerare un problema. A dare come ogni anno i numeri dell’immigrazione è il Dossier Statistico Immigrazione 2010 di Caritas e Migrantes. L’Istat all’inizio del 2010 ha contato 4,2 milioni di residenti stranieri, che però secondo il Dossier diventano 4,9 milioni, se si considerano anche tutti i regolari non ancora registrati nelle anagrai; in pratica ci sarebbe un immigrato ogni dodici residenti. I romeni continuano ad essere al comunità più numerosa, circa 890mila residenti, il 21% degli immigrati, seguiti da albanesi (470mila, 11%), marocchini (430mila, 10,2%), cinesi (190mila, 4,4%) e ucraini (170mila, 4,1%). La spia più chiara che l’immigrazione è sempre più stabile sono i minori: in tutto quasi un milione, oltre la metà dei quali nati in Italia. I igli degli immigrati a scuola sono 670mila, il 7,5% della popolazione scolastica. Numeri, questi, che denunciano anche l’urgenza di cambiare le regole per diventare italiani. È straniero circa il 10% dei lavoratori dipendenti, e ha un titolare straniero il 3,5% delle imprese, percentuale che sale al 7,2% se si considerano solo le imprese artigiane. La crisi economica ha colpito duramente i lavoratori stranieri: il tasso di occupazione, tra il 2008 e il 2009, è passato dal 67,1% al 64,5%, quello di disoccupazione è salito dall’8,5% all’11,2%. Alla luce degli effetti della crisi, sottolinea il Dossier, bisogna però chiedersi se gli immigrati, che contribuiscono alla produzione del Pil per l’11,1%, siano il problema o non piuttosto un contributo per la sua soluzione. Senza lavoratori stranieri, agricoltura, edilizia, industria, assistenza familiare e tanti altri settori non più appetibili per gli italiani non potrebbero andare avanti. Il Dossier ha poi calcolato che gli immigrati versano nelle casse pubbliche, tra contributi previdenziali e tasse, 11 miliardi di euro l’anno, più di quanto ricevono in prestazioni sociali e servizi, 10 miliardi. Lo scorso anno la ricerca Transatlantic Trends ha evidenziato che metà dei nordamericani e degli europei, italiani compresi, vedono l’immigrazione come un problema. Si può inquadrare in questo modo, chiede il Dossier, una realtà della quale si ha bisogno? L'inverno dei ricci Si narra che un giorno venne ad abitare nella foresta una famiglia di ricci. Le bestiole trascorsero l'estate divertendosi sotto gli alberi, giocando a nascondino tra i iori, dando la caccia agli insetti e dormendo di notte sul sofice letto del muschio. Un'estate bellissima. Un mattino videro tante foglie secche ai piedi degli alberi: era l'annuncio dell'autunno. La temperatura si abbassò, gli alberi si spogliarono e ben presto cominciarono i rigori dell'inverno. La notte soprattutto faceva tanto freddo. I poveri ricci tremavano e non riuscivano a chiudere occhio. Videro che gli uccelli si tenevano caldo l'uno con l'altro, anche i conigli e le marmotte e le talpe... Fu così che decisero di stringersi l'uno accanto all'altro per riscaldarsi. Fu un'esperienza traumatica: si ferirono l'uno con l'altro con i loro aghi. Per un po' stettero lontano gli uni dagli altri, ma alla lunga decisero di tentare di nuovo di avvicinarsi. Questa volta con dolcezza, ritirando i loro aculei e cercando la posizione giusta per non pungersi. Ci riuscirono. Le notti continuavano ad essere lunghe e fredde, ma ora, insieme, erano in grado di ottenere un minimo di calore e di poter dormire. anch'io • 28 CIClo DI ConFerenZe sUGlI stIlI DI VItA Anche quest’anno alcune associazioni del nostro territorio sensibili alle tematiche di natura sociale (Acli, Azione Cattolica, Centro Caritas, Tapioca, Sindacati Cisl e Cgil, Zona pastorale III) hanno deciso di organizzare, nel periodo autunno/inverno, un ciclo di quattro incontri dedicato ad un approfondimento degli stili di vita oggi maggiormente diffusi e ad una proposta di quelli ideali. Il primo incontro si è tenuto giovedì 4 novembre alle 20,30 presso il salone Caritas zonale. Presente il giornalista Andrea Di Stefano, direttore della rivista “Valori”, periodico di banca Etica. Puntualmente daremo date e tematiche dei rimanenti tre incontri. Quasi certamente in un incontro del 2011 avremo come ospite P. Alex Zanotelli. IL GRAZIE Un'insegnante chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui sentissero di ringraziare il Signore. Pensò quanto poco di cui essere grati in realtà avessero questi bambini provenienti da quartieri poveri. Ma sapeva che quasi tutti avrebbero disegnato panettoni o tavole imbandite. L'insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da Tino: una semplice mano disegnata in maniera infantile. Ma la mano di chi? La classe rimase affascinata dall'immagine astratta. "Secondo me è la mano di Dio che ci porta da mangiare" disse un bambino. "Un contadino" disse un altro, "perché alleva i polli e le patatine fritte". Mentre gli altri erano al lavoro, l'insegnante si chinò sul banco di Tino e domandò di chi fosse la mano. "E' la tua mano, maestra" mormorò il bambino. Si rammentò che tutte le sere prendeva per mano Tino, che era il più piccolo e lo accompagnava all'uscita. Lo faceva anche con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto. Hai mai pensato al potere immenso delle tue mani? E’ tornato alla casa del Padre MARIO VERNETTI Mario, da lunghi anni (una quindicina) inché la salute glielo permetteva, ogni martedì mattina, giovedì pomeriggio, e sabato mattina, prestava la sua professionalità alla Caritas zonale ascoltando tanti fratelli immigrati ed italiani, svolgendo consulenza legale nel disbrigo delle pratiche burocratiche sia per il permesso di soggiorno, sia per altre questioni. Mario, culturalmente preparato e sempre aggiornato, ha svolto questo compito con passione, signorilità, senza mai dare a vedere quanto faceva, ma in silenzio e discrezione. Tutti noi volontari siamo testimoni di tanti volti da lui incontrati, aiutati, indirizzati e di tante lacrime asciugate. Mario, chi lo incontrava lo amava, quasi istintivamente. Fragile nel corpo, ma robusto nello spirito e ricco di fede, ci dice che il mondo sarà bello intanto ci sarà gente capace di sorridere, amare, vedere il bene in tutti, dare una mano a chi è in necessità. Ci dice arrivederci: lo rivedremo ancora e sarà gioia senza ine. anch'io • 29 CAro AnCH'Io... Anche quest’anno tra la tanta corrispondenza che ci è stata recapitata scegliamo e ne pubblichiamo degli spezzoni. Carissimi, come potete vedere non vi scrivo dalla Romania, ma dal Brasile dove da poco tempo sono arrivato. Questa è la vita del missionario: non abbiamo issa dimora. Sono nella nostra casa di Farroupilha, a circa 120 Km di Porto Allegre nel sud del Brasile… La gente qui è molto accogliente, tanto che sono arrivato e c’era un centinaio di persone che mi aspettava per darmi il benvenuto. Sono rimasto sorpreso di come mi hanno ricevuto e così mi hanno fatto sentire subito a casa, come tra amici. Adesso è inverno, anche se non è come quello della Romania. E’ inutile dire che ho ancora la Romania nel cuore e i bei ricordi delle cose belle lì vissute; credo che sia una cosa normale, dopo tanti anni di lavoro. Però sono pieno di entusiasmo anche per questa nuova sida che la Provvidenza mi offre. Vi ringrazio sempre per la vostra amicizia e per quello che avete fatto per me e per l’Opera in questi anni… Saluto tutti gli amici e volontari che ho conosciuto in Romania. 8 agosto 2010 - Pe.manuel oliveira – Farroupilha (Brasile) Carissimi, …Il viaggio di ritorno è andato bene, siamo stati fortunati! Gli aeroporti sono stati chiusi appena dopo il nostro arrivo. Kinshasa si presenta sempre come una grande metropoli con più di 9 milioni di abitanti, stracolma di gente che cammina, lavora, soffre, piange canta e balla! Quanta gioventù incontri per le strade e tutti con un volto che ti fa pensare! Purtroppo vivere in Congo non è facile. Stiamo celebrando i 50 anni di indipendenza dal Belgio, ma questo nostro paese non cammina ancora nella pace, nella sicurezza e nella democrazia. Fin dai primi incontri e visite ci siamo accorti della sofferenza, ingiustizia ma anche della dignità della nostra gente e del desiderio di un Congo nuovo! Vi scrivo nella domenica del Buon Pastore, giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni. Ringraziando il Signore per il dono che mi ha fatto di essere religioso, prete e missionario della Consolata, vi invito a pregare per i nostri giovani seminaristi, ad aiutarci anche economicamente a farli crescere nella preparazione umana, intellettuale, cristiana e missionaria… 25 aprile 2010 – p. rinaldo Do imc –(r.D.Congo) Carissimi don Danilo e collaboratori, …contemplando, in questo tempo natalizio, l’incarnazione del Figlio di Dio e la Sua vita umile in una famiglia umana, preghiamo particolarmente per tutte le famiglie, ricordando al Signore soprattutto quelle più bisognose e nella sofferenza. Il Signore Gesù vi benedica sempre, vi doni la gioia di essere salvati e vi renda testimoni del Suo amore presso i fratelli… monastero s. Chiara – lovere Carissimi, ci sono ancora molte tenebre che hanno bisogno di essere rischiarate dalla presenza di Gesù. E Lui viene come luce vera e nel buio della nostra umanità si accende la speranza. Anche tante situazioni della nostra vita richiedono luce per essere vissute nella pace e con fede. A Gesù, luce del mondo, chiediamo nella nostra preghiera di rischiarare ogni oscurità per vedere la via della vita. Tanti auguri! sr.Chiara e sorelle – monastero s.Chiara - Bienno Come un augurio ci passiamo il messaggio: “Dio s’è fatto come noi per farci come Lui”! Don lucio Donghi – Casa del Giovane/Patronato s. Vincenzo (BG) anch'io • 30 UN GRAZIE SINCERO… NON IN ORDINE DI IMPORTANZA A quanti hanno utilizzato il bollettino postale c/c n. 11389251 e per tutto l’anno hanno continuato a inviare offerte anonime o nominative, sostenendo le varie iniziative A quanti hanno organizzato o partecipato alle vendite di fiori o a cene di beneficienza Alla Signora N.N. che ha confezionato e venduto centinaia di focacce per beneficienza Alla Forneria Fiorini di Darfo che per 365 giorni ha offerto il pane alle Suore e agli ospiti Alla sagra di S. Anna di Fucine la cui lotteria ci ha fruttato ben 6.316 euro e al gruppo Alpini di Fucine per la solidarietà concreta spesso manifestata Alla Scuola Materna di Darfo che il 9/12/09 ha coinvolto i piccoli in una raccolta di materiale igienicosanitario a favore di tanti altri bambini Alla Coop. Solid. Provagliese che in ricordo del 25° di fondazione ha offerto ben € 5.000,00 Alla persona anziana N.N. che ogni mese si priva di 100 € della sua pensione per i poveri Alla Signora N.N. che mensilmente sostiene una mamma con bimbi in necessità All’ass. Banco Alimentare della Lombardia “Fossati” di Muggiò (Monza) che con regolarità ci invia grosse quantità di derrate alimentari e alla ditta autotrasporti Luigi Schiavetto che gratis ci trasporta la merce A Maurizio Serlupini della copisteria Input e a Giorgio Cotti Cometti che ogni anno collaborano per il nostro periodico A diversi gruppi di Alpini e ai tanti volontari che il 28 novembre ‘09 partecipando alla Giornata della Colletta Alimentare promossa sul territorio dal Sig. Samuele Pezzotti hanno permesso che ci fossero recapitati in febbraio 2010 ben 86 quintali di alimenti Ai Sindacati territoriali di Valle Camonica-Sebino per la proficua collaborazione ed in particolare alla Cisl-Fim per l’offerta fattaci pervenire Alla fondazione di assistenza e beneficenza G.B. Piola che tramite l’ammin. Rag. Giacomo Ducoli nel I° semestre 2010 ha offerto ben 50 borse di alimenti per famiglie in necessità e stanziato la somma di Euro 2.000,00 per una famiglia in difficoltà e nel II° semestre ha offerto € 5.000,00 quale sostegno alla comunità religiosa in Caritas Al Sermark e ai relativi clienti che partecipando da marzo 2009 a marzo 2010 all’iniziativa Carta Amica, rinunciando ai premi del catalogo e indicando la preferenza alle iniziative della Caritas, ogni 500 punti accumulati hanno permesso che la Caritas incassando € 10 alla volta abbia totalizzato € 5.950,00 A quanti che nella dichiarazione dei redditi hanno devoluto il 5‰ dell’Irpef utilizzando il numero di codice fiscale 90012290178 Alla Caritas diocesana di Brescia che ogni mese (fino al 2012) ci gira € 1.079 per coprire il mutuo contratto nel 2002 per costruire la comunità di accoglienza al quarto piano A quanti che, in occasione di funerali/matrimoni/anniversari, hanno devoluto l’equivalente dei fiori, regali, bomboniere alle iniziative della Caritas Alla Terme di Boario che ha fornito acqua gratis a tutti gli ospiti Ai coscritti 1955 che nella festa annuale gestiscono una lotteria per i più deboli Alla Ditta SATE per tante riparazioni gratuite offerte Al Centro servizi per il Volontariato (CSV) per la preziosa consulenza offertaci Allo studio del rag. Zani Stefano per il prezioso lavoro amministrativo che ci offre Alle emittenti televisive e alla stampa locali per l’attenzione riservataci A quanti hanno offerto vestiario, mobili, cibo, appartamenti ed opportunità di lavoro A parrocchie, enti e privati, e alcune banche che, pur senza essere citati, hanno contribuito All’Asl, Comunità Montana, Amm. Com. di Darfo, Ass. pari opportunità di Darfo (vedi Festa della donna) e Servizi socio-assistenziali territoriali per i progetti seguiti insieme e per la proficua collaborazione Al Forum del Terzo Settore di Valle Camonica per la puntuale interazione Alla Nuova Calze Regia di Zanetti R. – Nuvolento per l’enormità di calzature offerteci A quanti hanno sostenuto l'ideale di gratuità e solidarietà, lavorando per la nostra funzione pedagogica …e ovviamente al lavoro sistematico e preziosissimo di tanti volontari anch'io • 31 anch'io • 32