Attualità 3 Europa 5 Como 16-17 Sondrio 32 Eurispes: la società nella crisi dei valori Eutanasia: il Consiglio dice “no”: Dentro il Centro immigrati di Prestino Una finestra sul futuro aperta con don T. Bello il rapporto fotografa Iitaliana: l’attuale situazione la crisi della na importante risoU luzione dell’Assemblea restituisce centrali- na novantina le U persone ospitate all’interno della incontro del veL scovo con i ragazzi delle superiori: «Voi sie- classe dirigente. tà alla vita. struttura. te il futuro del mondo». 5 CONTIENE INSERTO Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Anno XXXVI - 4 febbraio 2012 - € 1,20 Editoriale Viva la libertà... o forse no di don Agelo Riva I l signor Arturo è in coda, come tutte le mattine, sulla Milano-Meda, per andare in ufficio. La radio a fargli compagnia. Parlano di matrimonio omosessuale. Intervengono gli ascoltatori da casa: “ognuno è libero di fare le sue scelte”, “basta tabù, siamo nel Duemila!”, “che male c’è nel volersi bene?” gli argomenti più gettonati. Il signor Arturo in cuor suo annuisce. “Io – riflette fra sé – ho sposato mia moglie, ma se altri hanno idee diverse…” L’abile conduttore confeziona il pistolotto finale, che inneggia alla libertà di ciascuno di essere se stesso. Staccano con una canzone in tema: “l’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso…” Il signor Arturo si accende una sigaretta e innesta la prima, mentre il serpentone di automezzi avanza a rilento… Alcuni giorni dopo il signor Arturo passeggia in centro a Milano con il figlio Paolo. Improvvisamente, un maxi cartellone pubblicitario mostra due uomini che si baciano appassionatamente. “Perché quel signore bacia quell’altro?” chiede candido Paolino. “Beh, perché si vogliono bene” risponde il signor Arturo, ostentando sicurezza. “Come te e la mamma?”, domanda il bimbo. “Più o meno”, risponde il signor Arturo, con un po’ meno sicurezza. “E perché tu papà hai sposato la mamma e non un uomo come te?”, incalza Paolino. “Beh, devi sapere, Paolino – roteando lo sguardo nel vuoto alla ricerca della risposta giusta –, che non siamo tutti uguali, c’è chi, come me, ha sposato la mamma, e chi invece si sposa con un uomo”. “Vuol dire che i bambini in quella casa lì non ce l’hanno la mamma?”, riattacca il piccolo torturatore. “Guarda, Paolino, che bella pasticceria, vieni che ci facciamo un bel dolce”, taglia corto lui… L’aneddoto (un po’ sciocchino, chiedo venia) per provare a esprimere una verità importante. Nel nostro mondo il “manifesto” della cultura radicale (“io non lo farei mai, ma perché impedirlo a chi vuole?”) continua a mietere continua a pagina 2 La vita: un dono da accogliere «La vera giovinezza si misura nella accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con il sigillo misterioso di Dio». è il passaggio finale del messaggio dei Vescovi italiani scritto in occasione della 34° Giornata nazionale per la vita, che si celebra domenica 5 febbraio. 19-22 Como 25 Cittiglio 31 Iubilantes: Interventi contro un 2012 ricco il dissesto idrico di eventi sul letto del e iniziative torrente Boito Sondalo 35 Novità importanti alla guida della parrocchia LIBRETTO DELLE BENEDIZIONI S La Giornata del malato pag 11 ono in fase di preparazione i libretti per la benedizione delle famiglie che, quest’anno, si arricchiranno anche con un piccolo cartoncino ricordo. Il tema scelto è quello dell’Incontro Mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno prossimi. È già possibile effettuare le proprie prenotazioni telefonando allo 031-263533 presso la segreteria del Settimanale, da lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00. 2 Sabato, 4 febbraio 2012 Idee e opinioni L’ ✎ L’opinione | uomo religioso è colui che è sempre in ascolto; l’uomo irreligioso è colui che non ascolta o che, avendo una volta ascoltato qualcuno, non intende ascoltare più nessun altro. La scelta perenne è tra la chiusura e l’apertura: e chi veramente si apre ad altri, non ha paura di deserti, né di lunghi tempi in cui le risposte non paiono venire. In qualunque luogo e qualunque tempo, egli attende parole altrui, sapendo che ha sempre il dovere di intenderle, e sempre la libertà di attenderne altre. Comprendiamo allora perché la caratteristica dell’uomo biblico sia appunto l’ascolto. Dio incontra l’uomo, gli si manifesta nella parola: il Dio del PrimoTestamento è certamente il Dio invisibile ma non è il Dio inudibile. Il Dio di Israele si rivela al suo popolo non facendogli vedere il suo volto, ma facendogli udire la sua voce. L’uomo biblico è l’uomo che è in ascolto. Gesù si rivolge ai suoi ascoltatori di Arcangelo Bagni Riscoprire il primato dell’ascolto per non correre ovunque e invano dicendo: “Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti”. Nell’esperienza della trasfigurazione, ai discepoli è rivolto un comando preciso: “Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!”. C’è dunque una parola da ascoltare e una vita -quella di Gesù- che occorre prima di tutto e innanzitutto ascoltare. Ascoltare significa decentrarsi, mettere non se stessi al centro delle scelte e delle valutazioni, ma l’altro -la persona o l’avvenimento- che interpella. Ascoltare è uscire da se stessi per riscoprire se stessi avendo ascoltato l’Altro. Per questo c’è ascolto e ascolto. C’è un ascolto pieno ed un vuoto, un ascolto luminoso ed uno opaco, uno attento ed uno sotto il segno della distrazione. C’è una sottolineatura che merita attenzione, oggi più che mai: il rapporto tra ascolto e azione. Nella riflessione biblica essi sono strettamente uniti: “Faremo e ascolteremo tutto quello che il Signore ha detto”. L’affermazione va compresa: essa vuole affermare che la verifica dell’autentico ascolto è data dalla corretta pratica. Allora, se da una parte l’ascolto determina l’uomo nella sua struttura profonda, dall’altra è pur vero che l’agire caratterizza l’uomo che ha “ascoltato correttamente” la parola di Dio. La pratica della Parola è l’attuazione piena dell’ascolto. L’agire non elimina la necessità dell’ascolto e l’ascolto si fa necessariamente pratica, azione. Siamo in grado di comprendere la parola di Gesù: “Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica, può essere paragonato a un uomo saggio che costruì la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, inondarono i fiumi e soffiarono i venti: si abbatterono quella casa ma essa non cadde. Era fondata, infatti, sulla roccia. E chi ascolta queste mie parole, ma non le mette in pratica, può essere paragonato a un uomo stolto che costruì la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, inondarono i fiumi e soffiarono i venti: si abbatterono su quella casa; e cadde, e la sua rovina fu grande”. C’è una provocazione da non lasciare cadere. Da più parti si sente dire che, sul versante religioso, sono tempi difficili: ed è vero; si nota anche che ormai la comunicazione, nella prospettiva religiosa, sembra diventare sempre più problematica: ed è altrettanto vero; non manca, poi, chi puntualmente sottolinea la necessità di scelte coraggiose, radicali, capaci di interpellare un contesto religioso che, a volte, sembra un po’ ammuffito: ancora vero; c’è anche chi ricorda, a tempo e fuori tempo, la necessità di riprendere in mano la Parola di Dio, di creare luoghi di ascolto, contesti nei quali lo spazio dato alla Parola –e alla sua gratuitàabbia il primo posto e sia in grado di ri-generare credenti e di provocare chi è in ricerca: verissimo anche ciò. Ma, dove sono questi luoghi? Dove andare per ascoltare? COLPO D’OCCHIO | di Piero Isola Radio Rai: ridateci l’italiano! P arliamo di radio. In programmi di Radio Rai debbano Se la radio italiana canta confronto alla tv se ne avere il timore, anzi l’ossessione, inglese e brasiliano parla poco o niente. La di esser presi per burini e ragione, spiegava un provinciali qualora mandassero e “dimentica” umorista americano, è che la in onda canzoni nostrane e della il nostro Paese... radio sconta il fatto di essere tradizione italiana - a meno nata prima della tv. Fosse nata che non esistano interessi di dopo, tutti a parlare di quella straordinaria “novità” che altra natura a noi sconosciuti -, ed ecco allora ti fa ascoltare la voce senza farti vedere le immagini. sciorinare quotidianamente questa gran massa A proposito di radio sia consentita una domanda. (spesso paccottiglia) di canzonette in lingua Ma la Rai che cosa ne guadagna per ogni canzone in inglese. Anche a Natale, esempio recente: è stata lingua inglese che trasmette? La domanda è legittima la solita solfa di “Christmas” in tutte le salse, perché, se ne guadagnasse qualcosa, potrebbe pure Jingle Bells e Happy Day. essere comprensibile quel continuo propinarci giorno Un messaggio autopromozionale ripetuto fino e notte di brani musicali angloamericani o comunque alla noia recita testualmente: “Rai Radio Uno, nella lingua dei sudditi di Sua Maestà. Ma non siamo in pochi secondi per riconoscerla, ventiquattro Italia? La Rai non è più la Radio audizioni italiane o la ore per ascoltarla”. Bugia, almeno la prima sigla si è aggiornata in Radio audizioni inglesi? Ormai affermazione. Di grazia, come si fa a “riconoscere”, non c’e programma delle due reti più ascoltate, Radio ossia a sintonizzarsi su una radio, per giunta italiana 1 e Radio 2, che non sia inframmezzato di canzonette e pubblica, che giorno e notte trasmette quasi inglesi, a danno delle canzoni italiane sempre in esclusivamente canzoni in lingua inglese? A parte netta minoranza, se non assenti del tutto. Da questa che in alcune zone il segnale Rai si riceve peggio di invadenza della musica angloamericana si salvano, e quello delle varie emittenti private, le quali anche loro vorrei vedere!, i giornali radio e la messa domenicale. trasmettono prevalentemente brani in lingua inglese. Poi è tutta una gara tra annunciatori, intrattenitori, Che almeno la radio di Stato si potesse distinguere, e giornalisti, disc-jockey e altri esegeti della materia a “riconoscere” in pochi secondi, per il fatto di cantare fare sfoggio della loro pronuncia inglese, una pronuncia italiano! A quando in Italia una legge come quella più perfetta (si potrà dire?) dell’originale, insomma “più francese che impone alle radio pubbliche e private inglese” degli inglesi. Quando costoro annunciano il almeno il 50 per cento di brani musicali in lingua titolo di una canzone inglese sembrano raggiungere le nazionale? Possibile che nessun esponente politico vette del piacere, della voluttà, come i bambini golosi (di quelli che tengono a difendere il “prodotto” quando si riempiono la bocca di pop-corn o di nutella. italiano) senta la radio e presenti un’interrogazione Abbiamo l’impressione che i responsabili dei parlamentare per chiedere conto di questa ormai ◆ Editoriale Viva la libertà... o forse no segue da pagina1 consensi con maggioranze bulgare (anche fra i cattolici), ma forse c’è un punto sul quale vacilla. La sloganistica dell’individualismo libertario (“se tu non puoi per te, perché anche vuoi che io non possa?”) fa il pieno di apprezzamenti (anche fra i cattolici), ma forse c’è un argomento che può farla scricchiolare. Quel punto, quell’argomento si chiama educazione. Finchè c’è da far discorsi general generici sulla libertà delle scelte cosiddette “private” (?), quasi tutti si professano pannelliani; ma non appena si scende sul terreno dell’educare – dove c’è da trasmettere a un figlio pane fresco, aria pulita, terreno stabile, cioè valori solidi sui quali edificare la vita –, ecco che la falange dei libertari si spacchetta, cominciano vistose le defezioni, e salutiferi dubbi cominciano a coagularsi nella coscienza dei più pensosi. Oh, mica avremo scoperto il tallone d’Achille del relativismo contemporaneo? Forse mi illudo. Però quanti giovanotti scavezzacolli conosciamo che, dopo una giovinezza diciamo così un po’ “movimentata” proprio diventando genitori e padri hanno finito - come si dice - per mettere giudizio? Ci sono mamme che per anni hanno perorato (e un po’ anche vissuto) la causa della liberazione sessuale, e che poi, quando di mezzo comincia ad esserci la loro (ex) bambina, si scoprono controllore peggio della Gestapo. E si ritrovano a ringhiare in cucina, masticando angosce, mentre la “piccola” se ne sta là fuori – chissà dove, chissà a far cosa – con quello sciupafemmine del suo ragazzo. E’ vero: educare fa saltare tanti luoghi comuni. Sarà per questo che i Vescovi ci hanno dato come programma del decennio l’educazione? Sarà per questo che i messaggi per la giornata della Pace e della Vita iniziano con un “educhiamo i giovani a…”. E allora caro lettore, non ti passi inosservato l’opuscolo che trovi allegato a questo numero del Settimanale. Sentirai parlare di giovani, oratorio, educazione. patologica esteromania della Rai in fatto di brani musicali? Abbiamo detto “esteromania” non a caso, invece del termine più specifico “anglomania”. Sì, perché non bastassero le canzoni inglesi, ecco imperversare da anni, in ore notturne, su Radio 1 Rai, dalla domenica al venerdì. il programma “Brasil”, con tutta una tiritera di canzoni brasiliane, dunque in lingua portoghese. Sottotitolo della trasmissione: “Canzoni, cultura e altro dal Brasile contemporaneo”. Boa noite! Così, mentre il Brasile ci fa lo sgarbo di negare l’estradizione di un pluriassassino, riconosciuto tale a tutti i livelli di giudizio dalla giustizia del nostro Paese, noi, per dire la radio pubblica italiana, omaggiamo puntualmente il Paese sudamericano di un servizio di pubblicità canzonettistica turistico-culturale. Attualità es eurisp 3 Presentato il Rapporto 2012 che fotografa la situazione italiana Non solo un’elite egoista: la società nella crisi di valori “I l Paese vive un generale senso di depressione che attraversa tutte le classi sociali: i poveri perché vedono allontanarsi la possibilità di migliorare la loro situazione economica; i ceti medi perché hanno paura di una progressiva proletarizzazione; i ricchi perché si sentono criminalizzati e hanno persino timore di mostrare il proprio status”. È uno dei passaggi centrali del “Rapporto Italia 2012” dell’Eurispes. Il presidente Gian Maria Fara, nel presentarlo afferma che “la responsabilità dell’attuale situazione che viene attribuita impropriamente e per intero alla classe politica appartiene invece alla ‘classe dirigente generale’ della quale fanno parte tutti coloro che esercitano ruoli e funzioni direttivi all’interno della società: imprenditori, élite culturali; manager pubblici e privati; sindacalisti; i grandi commis dello Stato; magistrati; professori; uomini dell’informazione e della ricerca”. Secondo Fara, si tratta di una élite “che dovrebbe farsi carico delle esigenze e dei bisogni della collettività”, mentre in realtà si comporta come “un blocco solidale e separato dal resto del Paese, articolato sul modello feudale, che non ha nessuna intenzione di rinunciare, neppure in piccola parte, ai privilegi conquistati”. “Grandi” e “piccoli” evasori Ma se la “classe dirigente generale” – secondo il presidente dell’Eurispes – cerca in ogni modo di tutelare i propri privilegi, “anche la società è vittima e complice, nello stesso tempo. Basti pensare – ha affermato – che in Italia esistono tre Pil: uno ufficiale (1.540 mld); uno sommerso (equivalente al 35% di quello ufficiale (540 mld); uno è ripartire dalla bellezza Sabato, 4 febbraio 2012 maggioranza degli italiani pronostica un peggioramento nell’anno in corso, con una contrazione del reddito diffusa, l’aumento della richiesta di prestiti non solo per l’acquisto della casa ma per beni d’importo più piccolo oppure per il pagamento di debiti pregressi (33,1%). Da qui fenomeni “preoccupanti” quali la diffusione dei “Compro oro” ai quali ormai si rivolge quasi il 10% delle famiglie per raggranellare soldi. Benché gli italiani amino l’Italia e per il 72% ritengano “una fortuna” esserci nati e viverci, si registra il desiderio o la necessità di “fuga” in cerca di lidi più promettenti, specie tra i giovani: il 59,8% dei venti-trentenni si dice “disponibile a lasciare il Paese”, sintomo delle reali difficoltà a trovare lavoro e a costruire un futuro anche per i più qualificati. Sui temi etici, il Rapporto registra un deciso favore per il “divorzio breve” (82,2%), per la pillola abortiva (58%), per l’eutanasia (50,1%) e per il “testamento biologico” (65,8%), mentre è netta la contrarietà al “suicidio assistito” (71,6%). Niente sarà più come prima criminale frutto dei proventi delle attività illegali che supera i 200 mld”. Ne deriva che “nel Paese circola più ricchezza di quanto non raccontino le statistiche ufficiali e questo spiega anche la capacità dimostrata dal sistema nel suo complesso di reggere di fronte a una crisi devastante e anche la durezza con la quale siamo trattati dai nostri partner europei, Germania in testa”. Dal Rapporto emerge che l’evasione fiscale e il sommerso sono certamente opera dei “grandi evasori”, “ma anche della connivenza quotidiana di milioni di italiani che producono o alimentano essi stessi il sommerso”. Per uscire dalla crisi, quindi, occorre “una generale presa di coscienza e la rottura di quel patto di complicità che blocca stata presentata la ricerca “Ripartire dalla bellezza per uscire dalla crisi”, a cura di Censis e Fondazione Marilena Ferrari. Anche in un momento difficile come l’attuale, oltre il 62% degli italiani ha ancora fiducia nel futuro e il 68,8% ritiene ancora “accesa” la forza spirituale nel Paese. Gli italiani sono inoltre convinti che “vivere nel Paese più bello del mondo li renda un popolo migliore, capace di superare la crisi”. Oltre il 68,3% ritiene infatti la società”. Ma, soprattutto, ha ricordato Fara, “la riscoperta dei doveri e delle responsabilità di ciascuno superando l’egoismo e la difesa corporativa degli interessi”. Il ruolo della politica, in questa situazione, è “di ricostituirsi come grande agenzia di senso e di orientamento”. Un “anno da dimenticare” Tra i diversi aspetti affrontati dal Rapporto, quello della condizione economica delle famiglie rappresenta uno dei punti più problematici. Non solo il 2011 viene definito “un anno da dimenticare per l’Italia”, con una situazione “nettamente peggiorata per il 67% degli italiani”, ma la che il patrimonio artistico italiano sia “punto di partenza per rilanciare il Paese” giacché l’arte e la bellezza “possono dare senso e speranza alla vita”. Così ha osservato il ricercatore Giulio De Rita. La bruttezza, spiega De Rita, “non viene percepita dagli italiani come un fatto estetico, ma piuttosto etico e sociale. Al primo posto della classifica essi (52%) mettono il degrado politico”, ritenuto il “tradimento di una classe dirigente che ha il dovere di condurci al Il Rapporto Eurispes parla anche del governo Monti sottolineando che “o sarà messo nelle condizioni di operare e di poter finalmente rompere gli schemi che tengono imprigionato il Paese e che ne impediscono la modernizzazione e la ripresa oppure sarebbe stato preferibile indire rapide elezioni e dare all’elettorato la facoltà di decidere del proprio futuro”. Afferma poi che per la sua nomina “sono stati utilizzati toni da ‘ultima spiaggia’ e nessuno dubita che la situazione fosse estremamente critica, ma mettere sotto tutela gli elettori è stato forse una medicina più dolorosa della stessa malattia, almeno dal punto di vista della prassi democratica”. Eppure, conclude Fara, “quando si andrà alle urne niente sarà più come prima e le forze politiche saranno costrette a prenderne atto e ad adeguarsi pena la loro stessa sopravvivenza”. bene”, seguito dall’immondizia di Napoli (19,5%). A fronte di ciò, esiste “una moltitudine silenziosa di belle persone, la vera forza che nel quotidiano muove il Paese, ma di cui nessuno parla e che invece meriterebbe maggiore riconoscimento”. “Ho voluto con grande determinazione questa ricerca – spiega Marilena Ferrari, presidente dell’omonima Fondazione – perché il mondo è molto più bello di quello rappresentato dai media”. Oltre a dirsi convinta che “la a cura di LUIGI CRIMELLA bellezza e l’arte siano strumento di crescita umana, sociale e culturale”, Ferrari sostiene “il valore educativo della bellezza” e la sua capacità di “trasformare le coscienze”. Ma la bellezza “spinge anche alla voglia di fare”. Ecco allora, secondo Ferrari, “le risorse di umanità, generosità, forza interiore” della maggior parte dei nostri connazionali. Dalla ricerca emerge che secondo gli italiani il primo ambito su cui investire è la cultura (33%), seguita da industria (27%) e agricoltura (21%). Italia 4 Sabato, 4 febbraio 2012 Oscar Luigi Scalfaro. Si è spento, a 93 anni, l’ex presidente della Repubblica, uomo delle istituzioni, magistrato, impegnato nella difesa della Costituzione, grande credente «Ha amato il nostro Paese...» “L o rivedo tra i banchi partecipare con gioia alle celebrazioni assieme a tutta la gente con uno stile di fraterna semplicità che toccava il cuore dei partecipanti. Oggi non è, come sempre prima, tra i banchi; sta davanti a noi tutti o, meglio, davanti al Signore”. È il saluto di monsignor Vincenzo Paglia ad Oscar Luigi Scalfaro, il presidente emerito della Repubblica scomparso il 29 gennaio a 93 anni, e del quale lunedì 30 gennaio, il vescovo di Terni-Narni-Amelia e assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio, ha presieduto i funerali, celebrati in forma privata nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. “Ha sempre manifestato la sua fede, senza tuttavia ostentarla”, ha proseguito monsignor Paglia: “Per lui la fede era fonte di ispirazione per la vita, era un sostegno per conservare l’integrità nei comportamenti, era la forza per l’impegno civile e politico. Per questo non ha mai voluto abbandonare il distintivo dell’Azione cattolica nella quale era entrato militante fin da giovane. L’impegno nella vita pubblica, anche in quella politica, non significò mai mettere da parte la professione della sua fede cristiana. Semmai, era proprio dalla fede che traeva il disinteressato impegno in favore del bene comune del paese, dell’intera società, dell’Europa”. “Il giovane Oscar Luigi Scalfaro – ha sottolineato il presule – non ha mai pensato la sua fede staccata dalla militanza nella politica, senza confondere i piani, sino al termine dei suoi giorni”. Parole, queste, che riecheggiano anche nel telegramma inviato da Benedetto XVI: “Si è adoperato per la promozione del bene comune e dei valori eticocristiani propri della tradizione storica e civile dell’Italia”. “Da uomo di governo – le parole del presidente Giorgio foto afp/sir nascere”. “Oggi il nostro paese perde un grande credente e un grande cittadino”, ha concluso mons. Paglia, che rivolgendosi idealmente al presidente Scalfaro ha aggiunto: “A noi mancherai. Ci mancheranno le tue parole, il tuo sorriso, i tuoi consigli, le tue impennate, il tuo rigore, la tua testimonianza di credente, la tua umanità profonda, il tuo amore per questo nostro Paese”. La Bibbia e la Costituzione Napolitano - ha lasciato l’impronta più forte nella funzione da lui sentitissima di ministro dell’Interno. Da Presidente della Repubblica, ha fronteggiato con fermezza e linearità periodi tra i più difficili della nostra storia. Da uomo di fede, da antifascista e da costruttore dello Stato democratico, ha espresso al livello più alto la tradizione dell’impegno politico dei cattolici italiani”. Un grande italiano “Il Presidente Scalfaro è stato anche un grande italiano”, ha esclamato il vescovo: “Ha speso l’intera sua vita per l’Italia, impegnandosi negli anni della ricostruzione e dello sviluppo e poi combattendo perché conservasse la struttura costituzionale stabilita negli anni del dopoguerra. È stato figlio di questo paese e assieme ne è stato un grande servitore. Nel corso del Novecento sono state molteplici e talora apicali le responsabilità che lo hanno visto in prima linea”. Per monsignor Paglia il presidente scomparso “ha amato questa patria terrena con passione, con tenacia, anche con caparbietà sino all’ostinazione”. Ne è un esempio “la sua passione nella difesa della Costituzione repubblicana”, il suo impegno perché quel “patto che ci lega” – come amava dire – “fosse rispettato nella lettera e nello spirito, senza dimenticare il bisogno di modifiche da apportare ma, appunto, nello spirito che l’ha fatta Monsignor Paglia ha ricordato l’ultima sua visita al presidente: “domenica mattina, quando sono giunto al suo capezzale, mentre la morte – arrivata dolce e senza traumi, forse a ricompensa di altri che aveva dovuto soffrire nella vita - mi è caduto lo sguardo sul suo comodino, accanto al letto: vi erano poggiati la corona del rosario, la Bibbia, le Fonti Francescane e la Costituzione Italiana. Si potrebbe dire che Scalfaro era tutto qui”. “Sto bene”, le ultime parole sussurrate alla figlia Marianna, che gli è stata accanto tutta la vita e che ha “avuto la consolazione di sorreggerlo” tra le sue braccia proprio mentre, “senza soffrire, è spirato”. La devozione alla Madonna All’inizio della sua omelia, monsignor Paglia ha ricordato la devozione mariana di Scalfaro, che “per l’intero corso della sua vita, ha sentito in profondità il bisogno di una presenza materna nella vita dei credenti, nella vita degli uomini, spesso indurita dalla violenza e dall’abbandono. Tutti abbiamo bisogno di una protezione materna, nessuno è così forte da poterne fare a meno”. Fede e politica Ultimamente Oscar Luigi Scalfaro, ha ricordato il vescovo Paglia “consapevole delle difficoltà del paese ma anche dell’urgenza di una nuova consapevolezza, amava ricordare un episodio che diceva avesse segnato in lui una svolta nella coscienza del primato del bene comune del paese. Raccontava che lo colpì il fatto di alcuni parlamentari che al mattino, nell’approntare le leggi ordinarie, si scontravano e non solo verbalmente, mentre nel pomeriggio, impegnati nella scrittura della Costituzione, si trasformavano: le differenze del mattino – quelle legate ai pur legittimi interessi di parte - venivano accantonate per far emergere la comune volontà nel delineare le fondamenta su cui costruire il paese distrutto dalla guerra. «Avevo 27 anni, allora, e non ho mai più dimenticato quella scena», concludeva il Presidente, come ad auspicare anche oggi lo stesso spirito”. a cura di MARIA MICHELA NICOLAIS Famiglia. Uno studio di Bankitalia mette in evidenza criticità, risorse, problemi, prospettive Di fronte alla crisi: come sbarcare il lunario? A ttraversiamo un periodo duro. I governi europei parlano d’impegno per la crescita per combattere la crisi. Per ora però alle famiglie tocca capire come sbarcare il lunario per affrontare una situazione difficile. Molto probabilmente potrebbe essere importante iniziare a compiere delle scelte per comprendere su quali iniziative puntare per aiutare i nuclei familiari in maggiori difficoltà. In Italia, dal rapporto di ricerca su “I bilanci delle famiglie italiane” della Banca d’Italia, emergono alcune indicazioni per capire almeno la quota dei più economicamente vulnerabili. Tre dati colpiscono particolarmente. Innanzitutto si dovrebbe prendere atto che aumenta la tendenza dei giudizi di difficoltà. Però è il 29,8% delle famiglie che considera le proprie entrate insufficienti a far fronte alle spese, mentre solo il 10,5% le reputa sufficienti e il rimanente 59,7% si pone in una situazione intermedia. Inoltre dall’indagine si evince che la percentuale di famiglie indebitate è pari al 27,7%. In questo gruppo si trovano soprat- tutto le famiglie più giovani (il capo famiglia ha un’età inferiore ai 55 anni), quelle che generalmente aprono un mutuo per l’acquisto di una casa. Ma soprattutto l’11,1% dei nuclei indebitati paga rate per i prestiti contratti superiori al 30% del reddito, quota convenzionale che indica la vulnerabilità finanziaria. La rilevazione di Bankitalia ci dice inoltre che tale vulnerabilità si concentra tra le famiglie con entrate modeste. Dalla descrizione dei bilanci ci si accorge allora di almeno due aree sulle quali sarebbe opportuno intervenire. La prima riguarda le famiglie più giovani, che da una parte sono le più indebitate e dall’altra sono anche quelle che maggiormente tenderanno a indebitarsi perché aspirano a crescere: acquisto di una casa, cura ed educazione dei possibili figli... Dare loro sostegno non è solamente un incentivo a una parte della popolazione in difficoltà, ma un investimento per il futuro delle generazioni del nostro Paese. La seconda riguarda i nuclei più a rischio, quelli con “entrate modeste”, che magari sono monoreddito, oppure con un solo genitore con figli a carico, se non addirittura colpite dalla disoccupazione o dalla precarietà. Qui appare con tutta la sua portata una ferita nella società italiana: il 10% delle famiglie più ricche nel nostro Paese possiede il 45,9% della ricchezza netta familiare totale. Se non si riuscirà a trovare una modalità di redistribuzione delle risorse, i nuclei più vulnerabili saranno le sacche della povertà futura. Tuttavia proprio il nuovo periodo storico richiede anche una diversa capacità delle famiglie di valutare le loro risorse economiche. In un’economia che ha esteso la sua dimensione finanziaria in modo così ampio molto probabilmente a interventi di politiche sociali andranno sempre più affiancati interventi di formazione capaci di mettere i nuclei familiari nelle possibilità di gestire in modo consapevole i propri consumi, investimenti e risparmi, sapendo che quando si sceglie un prodotto piuttosto che un altro si può cambiare il destino di un processo di sviluppo. ANDREA CASAVECCHIA Europa Consiglio d’Europa. Una risoluzione (non vincolante) dell’Assemblea L’ intenzionale per atto o omissione di un essere umano in condizioni di dipendenza a suo presunto beneficio – si legge infatti all’art.5 - , deve essere sempre proibita”. Inoltre, in caso di dubbio sulle volontà del paziente, “la decisione deve sempre essere tesa a preservare e prolungare la vita”. Nella risoluzione viene inoltre richiesto agli Stati che non lo abbiano ancora fatto, di ratificare e applicare in ogni sua parte la Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina, nota come Convenzione di Oviedo. Pur non essendo vincolante per i 47 Paesi CdE, la risoluzione adottata a Strasburgo può avere positive ricadute sulle sentenze della Corte dei diritti dell’uomo e di conseguenza sulle leggi nazionali. Sulla risoluzione è interventuo anche mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, che l’ha definita “una pagina di riferimento per la difesa della vita e della sua dignità”. “Questo pronunciamento riguardo l’eutanasia – spiega – risulta della più alta importanza”. Il rappresentante della Santa Sede esprime quindi gratitudine per “l’opera coraggiosa di parlamentari, I l 7 febbraio 1992 fu firmato a Maastricht il trattato più importante nella storia della costruzione europea dopo il Trattato di Roma del 27 marzo 1957. Questo Trattato di unione economica, monetaria e politica, veniva soltanto pochi anni dopo la caduta del Muro di Berlino, la riunificazione della Germania, il crollo dell’Unione Sovietica. Ne era una conseguenza indiretta. Apriva nuovi ed ampi campi di azione per un’Europa nuova, che non sarebbe più divisa. Sorpassava l’obbiettivo economico della Comunità economica europea fondata trentacinque anni prima, di creare un mercato comune. Segnava difatti una nuova tappa nel processo di, come diceva il testo stesso, “un’unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa”. Portava alla creazione di un’Unione Europea tra i dodici paesi firmatari che erano i membri della Comunità (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, 5 Notizie flash ■ Kek-Ccee Conclusa la riunione annuale a Ginevra Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dice un sì convinto al “testamento biologico” e un fermo no all’eutanasia e al suicidio assistito. Il pronunciamento è avvenuto negli ultimi giorni della plenaria invernale che si è conclusa la scorsa settimana a Strasburgo. Con la risoluzione 1859 “Protecting human rights and dignity by taking into account previously expressed wishes of patients”, l’Assemblea sottolinea la necessità che tutti gli Stati membri si dotino di una legislazione in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento, ma sbarra la strada alla possibilità di mettere in atto “azioni od omissioni che permettano di provocare la morte di una persona”. “L’eutanasia, intesa come uccisione Per l’Assemblea gli Stati membri devono dotarsi di una legislazione in materia di “dichiarazioni anticipate di trattamento”, ma senza la possibilità di mettere in atto “azioni od omissioni che permettano di provocare la morte di una persona” Sabato, 4 febbraio 2012 I cristiani delle diverse confessioni presenti in Europa devono portare avanti una testimonianza comune nei confronti delle nuove sfide spirituali, demografiche, politiche ed economiche che il vecchio continente si trova oggi ad affrontare. E’ quanto emerso dalla riunione del Comitato congiunto della Conferenza delle Chiese europee (Kek) e del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), che si è svolta dal 26 al 28 gennaio a Ginevra. ■ Turchia Libertà d’informazione: arrestati 40 giornalisti No all’eutanasia in Europa specie del gruppo dei Popolari presieduto da Luca Volontè, che ha presentato l’emendamento decisivo”. C’è nel testo un altro passaggio che l’osservatore permanente ritiene importante: quello nel quale si afferma che “in caso di dubbio, la decisione deve sempre tendere a preservare la vita dell’interessato e a prolungarne la vita”. “C’è una sapienza secolare in questo principio”, commenta mons. Giordano auspicando che “questo testo sia tenuto in conto per le decisioni a livello europeo e nazionale in questo ambito, in particolare per la Corte europea dei diritti dell’uomo. Si tratta di un nuovo segnale che esiste e sta prendendo la parola un’Europa che vuole recuperare con serietà il senso del mistero infinito della vita e della morte; che vuole affermare che la vita ha sempre il primato e ha un valore che non dipende dalla nostra decisione arbitraria; che è stanca di una cultura che si crede dominante e cerca di mascherare il disprezzo della vita dietro una falsa idea di libertà”. Cos’ è il Consiglio d’Europa? Il Consiglio d’Europa, con sede a Strasburgo (Francia), raggruppa oggi, con i suoi 47 Stati membri, quasi tutti i paesi del continente europeo. Istituito il 5 maggio 1949 da 10 Stati fondatori, il Consiglio d’Europa ha come obiettivo quello di favorire la creazione di uno spazio democratico e giuridico comune in Europa, nel rispetto della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e di altri testi di riferimento relativi alla tutela dell’individuo. L’Assemblea parlamentare è l’organo statutario del Consiglio d’Europa. E’ composto da 318 rappresentanti (e da altrettanti supplenti) designati dai parlamenti nazionali dei 47 Stati membri. Il Consiglio d’Europa non va confuso con l’Unione Europea ed i suoi organismi. Si tratta, infatti, di due istituzioni differenti per origine e funzione. In particolare il Consiglio d’Europa non va confuso con il Consiglio Europeo che è formato dai capi di Stato e di governo dei Paesi dell’UE. ✎ commento | è emergenza libertà di espressione in Turchia, dopo l’arresto a fine dicembre di 40 giornalisti in una sola notte per presunti legami con organizzazioni terroristiche. Secondo Human Rights Watch questi arresti sarebbero la conseguenza di “una definizione troppo ampia di terrorismo, che consente l’imposizione arbitraria delle più pesanti condanne”. L’ondata di arresti è scattata alle sei del mattino del 23 dicembre con una maxi-operazione di polizia. A Istanbul, Ankara, Diyarbakır, Van, Izmir e Adana, gli agenti fanno irruzione nelle redazioni delle agenzie Diha e Etha, del quotidiano curdo Özgür Gündem e nelle abitazioni private dei loro giornalisti arrestando 38 persone, tutte accusate di “propaganda terrorista” e di legami con il Koma Civakên Kurdistan, organo dell’autonomista Partito dei lavoratori del Kurdistan incaricato di organizzarne l’azione nelle città. Nel 2005 era stato il processo contro lo scrittore e premio nobel Orhan Pamuk e la condanna del giornalista turcoarmeno Hrant Dink (poi assassinato da militanti ultra-nazionalisti nel 2007 ) ad attirare l’attenzione della stampa internazionale. Entrambi erano accusati, in base al famigerato articolo 301 del codice penale turco, di “offesa alla turchità” per le loro dichiarazioni relative al genocidio armeno. di Jean-Dominique Durand – Università di Lione Non sciupiamo 20 anni Il 7 febbraio 1992 la firma del Trattato di Maastricht Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna), poi quindici nel 1995, ventisette oggi. Il trattato testimoniava una nuova volontà di andare verso un’unione politica più forte: definizione di una cittadinanza europea, un allargamento delle competenze comuni (educazione, cultura, salute, trasporti, politica industriale, politica sociale ... ), cooperazione rafforzata nella politica estera e nel campo della giustizia e della sicurezza. Soprattutto, il punto forse più importante fu l’unione economica e monetaria che doveva portare alla moneta comune al 10 gennaio 1999 con una Banca Centrale Europea. Ma nell’ avanzare sulla strada di un’unione più stretta, che sembrava dover sboccare sull’unione politica, a un termine più o meno lontano, il Trattato di Maastricht aveva la saggezza di equilibrare l’insieme della costruzione con l’introduzione del principio di sussidiarietà preso in prestito dalla dottrina sociale della Chiesa. Il Trattato di Maastricht resta, rileggendolo vent’anni dopo, un grande testo, complesso, difficile, ma un testo di ampio respiro anche se molto tecnico nello stesso tempo. È stato voluto sopratutto da tre grandi statisti, due cattolici Jacques Delors e Helmuth Kohl, e il socialista François Mitterrand. Aveva la volontà di dare a tutti gli europei un sentire europeo comune, con lo stesso passaporto per tutti, la libera circolazione dei cittadini e la definizione di uno spazio comune, particolarmente per i giovani universitari con la possibilità di studiare in diverse università dell’Unione, ma anche il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo e una semplificazione delle decisioni con il voto maggioritario in seno al Consiglio europeo. Purtroppo il ventesimo del Trattato è oscurato dalla crisi dell’Euro e delle finanze pubbliche e viene celebrato in un’atmosfera di paura e di morosità. Ma non si deve cedere al pessimismo. Maastricht ha avuto il coraggio di mettere in comune il cuore stesso della sovranità degli Stati: la moneta, la difesa, la diplomazia, la polizia, la giustizia, e di dare agli europei una coscienza europea, nel rispetto con il principio di sussidiarietà, dei caratteri propri di ogni nazione. Per la creazione della moneta unica, che sarebbe l’Euro, il Trattato prevedeva diversi meccanismi di prevenzione e di sanzioni per evitare debiti e deficit di bilancio troppo alti. Ma non sono stati rispettati. La crisi viene non da un testo che secondo alcuni sarebbe stato malpensato, ma dall’irresponsabilità dei politici, tanto al livello comune europeo che ai diversi livelli nazionali. A questo riguardo, nel dicembre 2011, la cancelliera tedesca, Angela Merkel ha detto: “Durante gli anni, i politici hanno diluito il capitale di fiducia aggirando i principi dell’Unione economica e monetaria”. 6 Sabato, 4 febbraio 2012 Economia In merito a tasse e debito pubblico Tre imperativi su evasione e spesa Q Non è semplice demagogia uantificare l’evasione fiscale in Italia è esercizio assai difficile chiedere che tutti paghino per la sua natura nascosta; ma le imposte ed è senza anche le stime meno pessimistiche dubbio fondamentale che ammettono che lo Stato italiano lo Stato chieda di meno e, non riesce ad incassare almeno 100 miliardi di euro ogni anno. Una somma soprattutto, spenda di meno ragguardevole, tra le più alte sia in percentuale sul Pil che in cifra assoluta tra tutti i Paesi del grandi e ramificate. Sulla questione si può fare una Primo mondo. L’evasione fiscale e contributiva ha storia facile – ancorché giusta – demagogia: tutti devono lunga dietro alle spalle. Un certo lassismo nei versamenti pagare il giusto. Ed è sicuramente vero che, pagando – e nei controlli – ha radici profonde e ha permesso, nei tutti il giusto, si pagherebbe tutti di meno. Il problema è decenni passati, di “patrimonializzare” una buona fetta arrivare a questa equità con strumenti un po’ più efficaci dell’economia e della società italiana. Ora la situazione dei proclami verbali. Tutti gli evasori sono raffigurabili appare insostenibile alla luce della pressione fiscale via nel losco individuo che campeggia in una discutibile via cresciuta sulle spalle di chi fa il proprio dovere. Oggidì campagna pubblicitaria governativa anti-evasione? La il contribuente onesto – quello che, volente o nolente, le realtà è più complessa e se tutta l’evasione fiscale va tasse le paga tutte o quasi – si vede sottrarre un terzo del stanata, è indubbiamente meglio porsi qualche priorità. proprio reddito tramite la contribuzione pensionistica. Ne indichiamo due. Anzitutto va ristretta fortemente Di quel che rimane, un altro terzo in media finisce allo quell’elusione fiscale che consente ai grandi guadagni, Stato e agli enti locali tramite Irpef. Infine il reddito netto aziendali e personali, di trovare riparo in convenienti paga ulteriori tasse nel momento dell’acquisto di beni e paradisi fiscali all’estero, o in scatole cinesi finanziarie servizi: fino al 21% di Iva, per non parlare della pressione che minimizzano la tassazione. Il paradosso italiano tributaria spropositata su carburanti, energia elettrica e – e mondiale: l’ha sottolineato uno degli uomini più metano. Molto meglio se la cavano le rendite, finanziarie ricchi del mondo, il finanziere Warren Buffett – è che i e immobiliari: qui in media affitti e interessi pagano un ricchissimi pagano cifre ridicole sui loro guadagni. Con 20%, anche se è da qualche mese iniziato un percorso molti soldi a disposizione, si riesce facilmente ad aggirare differente che vorrebbe far pagare meno i redditi da le pretese del Fisco. Quest’ultimo ha recentemente lavoro, di più quelli da rendite. guardato nel vaso di Pandora delle operazioni finanziarie Ma torniamo all’evasione fiscale, che ha dimensioni di alcune banche italiane, e di qualche multinazionale: scoperchiandolo, ha scoperto centinaia di milioni di euro (ciascuno) di tasse evase. Gli interessati alla fine hanno preferito venire a patti, e pagare… Dentro questo capitolo ci stanno una legislazione tributaria, civile e penale fatte apposta per tutelare i furbi e danneggiare gli onesti. I grandi assenti sono la chiarezza delle regole e la certezza della pena, i veri paletti a chi fraudolentemente sa aggirarsi tra false fatturazioni, operazioni Iva, bilanci artefatti, fallimenti e bancarotte. È necessario anche che lo Stato italiano cominci a chiedere un po’ di meno e quindi a spendere un po’ di meno. L’insostenibilità dei suoi conti è alla luce del sole, tanto che da decenni stiamo accumulando un debito pubblico colossale. L’inversione di rotta è auspicabile e doverosa. Altro capitolo è quello dell’ottimizzazione della spesa pubblica. Il governo Monti ha di fronte montagne da scalare, poiché lo Stato italiano nella sua struttura contabile non ha la più pallida idea di quanti soldi spende di preciso (la sanità è rimasta fuori controllo in diverse Regioni). Non sa quanto spende, figurarsi il come. Un lusso che non possiamo più permetterci. NICOLA SALVAGNIN Il ruolo e i compiti dello Stato. Qualche riflessione sulla situazione che viviamo... Serve coerenza con i valori. I n un precedente articolo ho soffermato l’attenzione su un documento, della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea, dal titolo: “Una comunità europea di solidarietà e di responsabilità”. Nel sottotitolo si parlava di economia sociale di mercato competitiva. Tento di chiarire, con un breve cenno storico, cosa si intende esprimere con le richiamate cinque parole. Detta formula nacque nel periodo della crisi della Repubblica di Weimar, dell’avanzata del nazionalsocialismo in Germania e della nascita della cosiddetta Scuola di Friburgo, attorno alla quale si raccolsero alcuni studiosi. Costoro diffidavano delle teorie di Adam Smith e della sua fede nella capacità della cosiddetta “mano invisibile” di trasformare l’egoismo individuale – nella fattispecie rappresentato dalla scelta dell’operatore economico – di agire, mosso esclusivamente dall’interesse individuale, in benessere collettivo, nonché dei diversi modelli di statalismo e di pianificazione economica centralizzata. In concreto, sostenevano che lo Stato ha l’obbligo di decidere l’ordine costituzionale entro il quale l’economia di mercato deve operare, evitando di perseguire forme monopolistiche e corporative, le quali frenano lo sviluppo, producono danni economici e indeboliscono i modelli di democrazia politica e istituzionali, nonché i dettami costituzionali. L’ordine economico, fondato sul mercato competitivo, sostenuto e disciplinato dall’assetto costituzionale, deve contribuire, in maniera dinamica e progressiva, alla realizzazione del Bene comune. In breve, il compito dello Stato non è quello proclamato dal liberalismo del “laisser-faire”, bensì quello di contrastare ogni forma di aggressione al funzionamento del mercato da parte dei monopoli e dei parassiti delle rendite. Purtroppo i governi europei, nella loro maggioranza, non hanno contrastato, negli ultimi decenni, i parassiti, i disonesti e gli incompetenti. Non va infine sottovalutata l’affermazione della scuola di Friburgo di inserire nello schema liberale la dimensione istituzionale, ovvero principi, compiti, fini e norme. Detta dimensione deve essere garantita se si vogliono superare i privilegi, le rendite, gli interessi corporativi o localistici e se si desidera valorizzare il sociale nelle sue molteplici manifestazioni: capacità personali, responsabilità, legalità, proprietà privata, concorrenza, spirito di intrapresa, concorrenza, solidarietà. Lo Stato e le Istituzioni pubbliche non possono essere indifferenti rispetto alle diverse forme di vita socio-economica e ai diversi stili di vita personale. E nemmeno possono esserlo i cattolici, in quanto tutte le decisioni economiche, politiche e sociali, hanno una conseguenza morale. È in questo spirito che intendo prendere in esame alcuni aspetti dell’attuale momento politico economico. Sul governo Monti ho già motivato le ragioni del mio sostegno, delle mie riserve e dei miei timori per le sorti della democrazia parlamentare, come nel passato ho espresso dissenso e critiche all’operato e alle manchevolezze del governo Berlusconi. Per quanto invece concerne la crisi economico/ finanziaria che sconvolge il Mondo Occidentale, ho distinto il suo inizio – innescato dagli Usa con la bolla edilizia e non solo – dalla crisi europea, nella quale ha giocato un ruolo rilevante il debito pubblico dei vari Stati, l’inefficienza politica degli stessi, gli interessi nazionali e lo scadimento dei valori morali. A questo punto pare opportuno ricordare il ruolo e i compiti dello Stato, il quale “memore della sua responsabilità davanti Dio e alla società, con una prudente e sobria amministrazione sia di esempio a tutti gli altri” (Divini Redemptoris 76), cosa che in Italia non pare si sia verificata. Come sempre, si giunge a richiamare l’importanza e il ruolo “dell’azione politica… la quale deve poggiare su un progetto di società coerente nei suoi mezzi concreti e nella sua ispirazione, alimentata a una concezione totale della vocazione dell’uomo…” (Octogesima Advensiens 25). Ma non si deve dimenticare che “la ragione ha sempre bisogno di essere purificata dalla fede, e questo vale anche per la ragione politica” (Caritas in Veritate 56). La società statuale, in cui viviamo, non è coerente coi valori e con la struttura operativa richiesta dall’economia sociale e di mercato competitiva. Tutti i fallimenti, le lacune e le degenerazioni che la contraddistinguono lo confermano. Mi soffermo ora sul debito pubblico, cresciuto in dieci anni fino a 1911 miliardi di euro. Tale debito ci è costato, nel 2010, circa 70 miliardi di euro, ossia il 4% del Pil, nel 2011 più di 77mld e nel 2012 andremo ad un costo di circa 94 mld. Il dato spiega i motivi per i quali sostengo che i cattolici italiani debbono sfiduciare tutto l’arco dei partiti e dei movimenti e presentarsi con formazioni autonome, ricche di ideali e progetti: il mio è un sogno, ma i sogni fanno restare giovani disposti a lottare per un futuro migliore. Ora mi soffermo sulla Cassa integrazione in deroga, ordinaria e straordinaria: nella maggior parte dei casi ha tentato di garantire un reddito, anche se per un tempo limitato, alle famiglie dei lavoratori che stavano per perdere o avevano perso il posto di lavoro. Le aziende, che dichiaravano di necessitare di riorganizzazione, ristrutturazione e innovazione tecnologica, il più delle volte erano decotte, fuori mercato, o in attesa di poter delocalizzare, quindi indirizzate alla cessazione dell’attività. Gli ammortizzatori sociali vanno difesi e ridefiniti, al fine di poter garantire i lavoratori in difficoltà e aiutarli nella ricerca di un nuovo posto di lavoro, ma non debbono essere strumenti finalizzati a coprire interessi dell’imprenditoria, o per dare ruolo al sindacato. GIANNI MUNARINI Mondo Sabato, 4 febbraio 2012 7 Nigeria nel caos. Una riflessione dopo gli attacchi terroristici della setta Boko Haram P adre Uche Desmond Ifesinachi è un giovane ed entusiasta religioso guanelliano, che ha sempre nel cuore la sua Nigeria, anche quando, come in questi giorni, è a Como per un periodo di riposo. Il carisma di San Luigi Guanella lo ha raggiunto in terra africana, e subito lo ha conquistato. Ha seguito il percorso formativo guanelliano ed è entrato a far parte della Congregazione dei Servi della Carità, rimanendo a operare tra la sua gente, per mostrare loro che “Dio è Padre”, secondo gli insegnamenti del Fondatore. Ora è superiore della Comunità religiosa e direttore delle attività del “Don Guanella Centre” per disabili psicofisici a Nnebukwu (Imo State), nella zona Sud – orientale della Nigeria. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare cosa sta succedendo in Nigeria. «In questo momento in Nigeria le cose vanno proprio male. Sono arrivate anche in Occidente le allarmanti notizie delle violenze che la setta religiosa dei Boko Haram sta mettendo in atto soprattutto nel Nord del Paese. I Boko Haram (il cui nome tradotto significa approssimativamente “contro l’educazione occidentale”), sono un gruppo di nigeriani di etnia Hausa che si proclamano musulmani, anche se le autorità islamiche locali apparentemente negano la loro affinità con quella religione. La setta contesta l’occidentalizzazione, la modernizzazione del paese e vuole introdurre la Sharia in tutto il paese. La Nigeria è una repubblica federale divisa in trentasei Stati, di cui solo in dieci - soprattutto localizzati al Nord - la presenza islamica è veramente consistente. Questa setta fa ricorso alla violenza, soprattutto bombe in stazioni, posti di polizia, banche, scuole, luoghi affollati. E chiese. Gli attentati sono per lo più localizzati al Nord, la loro zona di influenza. Lo stato maggiormente colpito è stato quello di Borno. I Boko Haram, avrebbero ampliato la loro rete “La religione non c’entra” “Alla base degli attacchi ci sarebbero motivazioni politiche e l’intento di destabilizzare il Paese” di appoggi e relazioni anche con altre organizzazioni del terrore, come Al-Qaeda, copiandone la triste pratica degli attacchi suicidi, fino a qualche anno fa lontana dalla mentalità nigeriana». Secondo un recente rapporto dello Human Right Watch, sarebbe di quasi mille il numero stimato delle vittime dei Boko Haram dal 2009 ad oggi; 550 quello delle persone uccise nei 115 attacchi commessi dal gruppo nel 2011. E nel 2012, in neanche un mese, si sono già registrati oltre 250 morti. Padre Uche cerca di analizzare la situazione: «In realtà questi scontri non hanno un significato primariamente religioso, bensì politico, per destabilizzare la nazione nigeriana. La lotta di religione è un pretesto, perché di fatto è lotta politica. I potenti signori del Nord vogliono estendere il loro dominio su tutta la Nigeria. Il presidente attuale, Goodluck Jonathan, un cristiano di etnia Ijaw venuto dal Sud, si è trovato ad affrontare una situazione che di fatto non riesce a controllare. Non ha inoltre preso ancora una posizione chiara, forse perché molti posti importanti del governo federale sono in mano agli islamici. Continua Padre Uche: «Prima che io partissi per l’Italia i vertici dei Boko Haram hanno lanciato l’ultimatum per espellere dagli stati del Nord islamici i cristiani e le persone provenienti dal Sud. La gente ha paura, scappa in massa verso il Sud e la tensione è alle stelle. Inoltre, il Presidente nigeriano il 2 gennaio di quest’anno ha alzato il prezzo della benzina, rimuovendo gli incentivi statali: da 65 naira (ovvero circa 30 centesimi di euro) a 140 naira (70 centesimi) al litro. Che tempismo, si potrebbe dire: l’aumento è scattato proprio in un periodo in cui tantissima gente cristiana era tornata al proprio paese di origine per festeggiare il Natale, come è tradizione. Ma poi doveva anche rientrare. Subito i prezzi dei trasporti e dei generi alimentari hanno subito un brusco aumento, a cui non tutti hanno potuto fare fronte. Sembra incredibile come uno dei paesi maggiori produttori di petrolio dell’Africa venda la benzina ai suoi cittadini a questo prezzo. In realtà il petrolio nigeriano viene inviato all’estero per essere raffinato, per poi essere riacquistato. In Nigeria ci sono quattro grandi raffinerie, ma non funzionano. Dopo uno sciopero generale a metà gennaio, il governo ha abbassato il prezzo a 97 naira (circa 45 centesimi di euro), ma non è ancora abbastanza per la povera gente. La gente pensa che invece debbano essere tagliati i costi della politica. Per il servizio della sua cucina, il Presidente spende tre milioni di naira (cioè 15.000 euro) al giorno, mentre un pasto per un povero costa 100 naira (un pugno di riso, un boccone di pollo o pesce). Con quello che il Presidente spende per un giorno per nutrirsi, io mando avanti il mio Centro per Disabili per un mese. La popolazione è povera ed esiste un’enorme sproporzione. La gente del Sud ritiene che i consiglieri del Nord abbiano spinto il presidente ad alzare il prezzo della benzina per far diminuire la sua popolarità. Da Nord si vuole che si arrivi ad una situazione di emergenza incontrollabile, per far dimettere il presidente, ma anche se rimane fino alla fine del mandato non sarà più rieletto». Ma non avete paura, voi cristiani del Sud? «No. La Costituzione della Nigeria è federale, quindi ogni stato è sovrano. Non abbiamo paura perché la Costituzione stessa, che ha resistito anche ad un presidente militare, impedisce che la Sharia venga imposta su tutto il paese. È il federalismo che protegge la convivenza religiosa». Guanelliani. In Nigeria un progetto di accoglienza ed educazione di ragazze abbandonate “Un cristiano non può rimanere indifferente” PADRE UCHE NELLA FOTO CON UN “BUON FIGLIO” Per informazioni sulle attività in Nigeria dei Servi della Carità – Opera Don Guanella e per dare un aiuto ai progetti in corso: Centro Missionario Guanelliano (don Adriano Folonaro – Silvio Verga), Via T. Grossi, 18 22100 Como; tel. 031.296812; fax 031.302995; sito internet: africa.guanelliani.it; e-mail: [email protected]. A me, sacerdote guanelliano, da quasi nove anni direttore di un Centro per i disabili psico-fisici, risulta difficile capire e accettare che ad un giovane manchi la possibilità di essere istruito. Nelle zone rurali della Nigeria e dell’Africa è normale vedere i giovani fare niente dalla mattina alla sera, privi di un punto di riferimento. A molti genitori manca la preparazione culturale per capire l’importanza dell’educazione dei loro figli; qualcuno, a causa della crisi economica, tende a servirsi dei figli per la sopravivenza, mandandoli a servizio di altre persone un po’ più fortunate economicamente. Qualche ragazzo riesce a guadagnarsi da vivere facendo tutti i tipi di lavori più pesanti di tipo manuale. Molti giovani, invece, non avendo niente da fare e non avendo nessuna prospettiva e speranza per il futuro, si rifugiano nella droga e nei furti. Per le ragazze la situazione è ancora più disperata perché, non avendo la forza di cimentarsi nei lavori duri per guadagnarsi la vita, quelle più deboli e sfortunate si trovano costrette a vendere il loro corpo. Un dato significativo: su dieci ragazze, quattro sono incinte, ma non riescono a tenere i loro neonati a causa dell’estrema povertà, con il rischio di morire o loro o il bambino e qualche volta entrambi. Davanti a una situazione del genere, un cristiano e per di più un guanelliano non può non fare niente. San Luigi Guanella durante la sua vita non solo ha creduto all’educabilità dell’uomo, ma l’ha dimostrato con la sua vita e il suo apostolato, fondando un’Opera caritativa per l’educazione dei più poveri: i disabili mentali, i più piccoli, gli anziani, che si trovano in una situazione di abbandono. Cosa abbiamo fatto Come dice don Guanella: «Un cuore cristiano che crede e che sente non può passare innanzi alle indigenze del povero senza soccorrervi». Di fronte a una situazione del genere nel nostro piccolo, ci siamo messi a fare qualcosa. In due anni, abbiamo individuato per ora cinque ragazze se- dicenni che stanno in questo momento sotto la nostra cura in un’ala del nostro Centro per disabili e studiano nelle scuole delle Diocesi di Owerri e Orlu. A chi ha ancora qualche riferimento familiare, sosteniamo la permanenza in famiglia durante le vacanze, dando loro la possibilità di mantenersi in quel periodo, mentre chi non ha più nessun riferimento resta sempre con noi, sperando di trovare loro una sistemazione autonoma in futuro, quando si saranno ricavate un posto nella società. I prossimi passi In futuro sarà necessario aumentare il numero delle ragazze seguite. Per ora ci siamo fermati a cinque perché è il massimo che possiamo permetterci economicamente, ma se dovessimo considerare i bisogni, il numero dovrebbe essere molto, molto più grande. È anche urgente riuscire a trovare una casa adatta per queste ragazze. Considerata l’importanza dell’educazione per il futuro dell’Africa, sogno un progetto che possa dare luce e speranza a tanti giovani ragazzi e ragazze. E sapendo che le cose che hanno senso e durano nella storia di questo mondo cominciano come una goccia di acqua nell’Oceano, sono sicuro che queste prime ragazze saranno un domani promotrici di questa buona iniziativa in tutta l’Africa. Per arrivare a questo ci saranno dei passi da fare. Vogliamo fondare una ONG con il nome di “Education For All Initiative” (Iniziativa di Educazione Per Tutti), per coordinare il progetto di accoglienza, protezione e educazione dei giovani abbandonati. Educare una persona significa darle quello di cui ha bisogno. Quando educhi una persona, educhi tante persone, perché solo una persona educata può pensare all’educazione degli altri. Questo sogno diventerà realtà se anche dall’Europa riusciremo a trovare persone che contribuiscano con la preghiera e i mezzi materiali. Padre Uche Desmond Ifesinachi Cultura 8 Sabato, 4 febbraio 2012 ■ Formazione La Scuola socio-politica riparte dalla famiglia Nell’ambito della Scuola di formazione socio-politica proposta dalla diocesi di Como, venerdì 3 febbraio comincia il secondo modulo, dedicato a “Le politiche per la famiglia”. A partire dalle ore 20.45 presso il Centro pastorale card. Ferrari di Como, e in streaming a Morbegno, Bormio, Gemonio, Canonica di Cuveglio (e ci si sta attrezzando anche per Menaggio), interverrà il prof. Francesco Belletti, presidente nazionale del Forum delle Associazioni Famigliari. A lui il compito di relazionare su un tema attualissimo: “La famiglia affonda… Luci e ombre sulla cellula prima della società civile”. Belletti, nato nel 1957, sposato con Gabriella, vive e lavora a Milano con tre figli. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano nel 1983, ha lavorato per oltre 15 anni come consulente e ricercatore libero professionista per enti pubblici e privati no profit su tematiche sociali. Dal 1990 collabora al Cisf (Centro internazionale studi famiglia) di Milano, dapprima come vice-direttore e dal 2000 come direttore (carica che ricopre attualmente). Dal 2009 è Presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari. Dal 1991-1992 al 2003-2004 è stato docente presso il Corso di laurea in Servizio sociale dell’Università Cattolica di Milano, occupandosi di politiche sociali e familiari e di organizzazione dei servizi sociali. Dall’anno accademico 2010-2011 è docente in corsi - Master di tematiche familiari in diverse università (Regina Apostolorum, Roma; Santa Croce, Roma; Istituto Giovanni Paolo II, Roma). Dal 2009 è consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia. Il secondo appuntamento è in programma venerdì 10 febbraio a Morbegno (sempre dalle ore 20.45 e in collegamento streaming a Como, Bormio, Cunardo e Canonica di Cuveglio). Maurizio Bernardi, sindaco di Castelnuovo del Garda (Vr) racconterà, nel corso della serata dedicata a “…prima le donne e i bambini. Con i papà! Quali politiche familiari “salvagente”?”, l’esperienza messa in atto nel suo comune. Infine, venerdì 17 febbraio, dalle ore 20.30, è previsto l’ncontro di ripresa, approfondimento e discussione. ● Una serata di approfondimento con il giovane autore ● Al centro dell’attenzione una riflessione con gli adolescenti ● Importantissima è la relazione e il bisogno di sentirsi davvero amati Alessandro D’Avenia: educare, missione possibile. È difficile catturare l’attenzione degli adolescenti in una classe, figuriamoci in un teatro. Consideriamo allora quest’occasione l’eccezione che conferma la regola! Venerdì 20 gennaio, presso il Teatro don Bosco di Rivoli (To), per festeggiare i 70 anni della Elledici, casa editrice dei salesiani italiani, Gigi Cotichella, attuale direttore dell’Area Educazione e Animazione della stessa, ha intervistato Alessandro d’Avenia, che con i suoi due romanzi “Bianca come il latte e rossa come il sangue” e “Cose che nessuno sa”, è approdato nel mondo letterario. La serata, dal titolo “Educare: missione possibile” è stata un viaggio nel vasto mondo dell’educazione, tema molto caro all’emergente scrittore, che lo utilizza come colonna portante per i suoi libri e per il suo lavoro. La prima tappa di questo itinerario ha viso come protagonista la “Famiglia”. Gli adolescenti hanno voglia di allargare i loro orizzonti, di esplorare il mondo che c’è fuori, di conoscere e sperimentare nuove emozioni e sensazioni, mossi dalla curiosità di sapere cosa c’è oltre la porta di casa loro. Quest’atteggiamento è spesso incomprensibile dai genitori che non capiscono l’utilità di una tinta dai colori accesi o di un paio di jeans tutti strappati e che soprattutto non colgono l’universo che si cela dietro il piccolo dialogo quotidiano fatto di queste domande e risposte: «Com’è andata oggi a scuola?» – «Bene!» – «Cos’avete fatto?» – «Niente!». È proprio quel «niente», ci dice il trentaquattrenne professore di lettere del collegio San Carlo di Milano, di scuola, dove ogni adolescente aggiunge, giorno dopo giorno, un mattoncino per costruire la sua fortezza. «La vita è più di un compito d’italiano!» è stata la frase che ha maggiormente colpito la platea di adolescenti e adulti. D’Avenia ha insistito sull’importanza della relazione, mettendola su un livello superiore rispetto alle nozioni. Dare peso ai legami umani e al senso di ciò che si fa, senza, per questo, dover eliminare le insufficienze. il segnale. Non è un campanello d’allarme, ma più semplicemente la richiesta di aiuto. Un aiuto che deve essere silenzioso, quasi distante: deve lasciare spazi aperti e comprendere le distanze. La famiglia deve trovare «la voglia e il coraggio di guardare questi occhi», che sono sempre gli stessi, ma che chiedono qualcosa di nuovo. Rinegoziare ogni giorno questi “patti” è fondamentale. Dopo l’universo familiare, non si può fare a meno di esplorare quello scolastico. Ecco, quindi, come l’attenzione si sposta fra i banchi La metafora che illustra meglio la situazione è quella, usata dallo stesso d’Avenia, dell’iceberg: ciò che vediamo di ogni ragazzo, è solo la punta di quella montagna ghiacciata. Un professore, per pensare di avvicinarsi e provare a scioglierla, deve fare la scelta di inabissarsi ed esplorare la parte nascosta in profondità, più grande e più buia. Per compiere questa missione, che non è assolutamente impossibile, è necessario donare del tempo, il proprio tempo. Gli alunni spesso chiedono “solo” questo: vogliono essere ascoltati, capiti... amati. Sapere quindi di essere amati, ma soprattutto sentirlo, è il tramite che ci porta verso la fine di questo viaggio, nel mondo del “trovare se stessi”. «Ti amo» è ciò che hanno bisogno di sentire i giovani: «ti ricreerei esattamente come sei, difetti compresi!» è il suo significato. Educare non è impossibile. E fra gli applausi, una frase rimbalza nelle teste di tutta la platea: «L’essenziale è visibile agli occhi!». valeria dragone Presentata la nuova pubblicazione. L’ultimo testo a firma Luigi Giussani. “È venuto un Uomo, un giovane Uomo, nato in un certo paese, in un certo posto del mondo geograficamente precisabile, Nazareth. Quando uno va in Terra Santa, in quel paesino lì, ed entra in quella casupola semioscura in cui c’è una iscrizione con impressa la frase: “Verbum hic caro factum est”(“il Mistero di Dio, qui si è fatto carne”), gli vengono i brividi”. E’ cominciata così la lezione che don Julian Carron ha tenuto davanti ad un teatro degli Arcimboldi esaurito per la presenza di tanti giovani e seguito in collegamento da altre cinquantamila persone in tutta Italia, per presentare il nuovo libro per la scuola di comunità “All’origine della pretesa cristiana” di Luigi Giussani. L’ascolto commosso del brano di Mozart Incarnatus est ha evidenziato quella domanda che don Carron ha posto a tutti: “ Un uomo colto, un Europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?” (cfr. F.M. Dostoevskij, I demoni). Ed è questa la sfida davanti alla quale l’uomo contemporaneo si trova a dover rispondere, non un uomo generico, ma l’uomo contemporaneo, ciascuno di noi, un uomo che non rinuncia ad esercitare la sua ragione in tutta la sua ampiezza, in tutta la sua esigenza di libertà, in tutta la sua capacità affettiva. In una conferenza tenuta nel 1996, l’allora cardinale Ratzinger rispondeva che la fede può ancora “avere successo”, La pretesa cristiana L’incontro si è tenuto lo scorso 25 gennaio a Milano, presso il Teatro degli Arcimboldi, in collegamento con varie città tra cui Como e Sondrio “ perché essa trova corrispondenza nella natura dell’uomo(…) Nell’uomo vi è un’inestinguibile aspirazione nostalgica verso l’infinito” ricordava queste parole don Julian per dirci che il cristianesimo ha bisogno di incontrare tutto l’umano. Il libro di don Giussani è il tentativo, descrivendo l’origine della fede degli apostoli, di esprimere la ragione per cui un uomo può credere in Cristo: la profonda corrispondenza umana e ragionevole delle sue esigenze con l’avvenimento dell’uomo Gesù di Nazareth. Ma è necessario che non sia un ragionamento astratto, ma la corrispondenza tra l’uomo e Cristo. Una corrispondenza che deve accadere qui ed ora, ed una corrispondenza che deve prima di tutto essere presa di coscienza attenta, tenera ed appassionata di se stessi. Occorre che ciascuno di noi sia davanti a Lui con tutto il proprio umano. Così come hanno fatto Giovanni ed Andrea. Come hanno potuto essere conquistati così di schianto, fino al punto di riconoscere di avere incontrato il Messia? Dice don Giussani nel libro: “(…)C’è una apparente sproporzione tra la modalità semplicissima dell’accaduto e la certezza dei due. Se questo fatto è accaduto, riconoscere quell’uomo, chi era quell’uomo, non fino in fondo e dettagliatamente, ma nel suo valore unico e imparagonabile ( “divino”), doveva dunque essere facile. Perché era facile riconoscerlo? Per una eccezionalità senza paragone” ma eccezionale è ciò che risponde in modo adeguato alle attese del cuore, una eccezionalità Presente. Per questo don Giussani ci ha sempre raccomandato un gesto, che sintetizza tutto il contenuto dell’avvenimento cristiano: l’Angelus, come il compiersi dell’umano che significa il centuplo di ragione, affezione e libertà. E proprio perché per ciascuno accada questo compimento che don Carron ha concluso la serata facendo recitare quella preghiera. Vita della Chiesa Sabato, 4 febbraio 2012 9 Giornata della Vita Consacrata. A Sondrio e Como le celebrazioni del 2 febbraio. “E ducarsi alla vita santa di Gesù”. È il tema della 16ª Giornata mondiale della vita consacrata, che si celebra il 2 febbraio. Nella nostra diocesi due gli appuntamenti, entrambi presieduti dal Vescovo Diego. Al mattino, alle ore 10.00, la Santa Messa, preceduta da un’ora di preghiera e adorazione, sarà presso la Collegiata di Sondrio. Nel pomeriggio, alle ore 18.00, l’appuntamento è a Como, in Cattedrale. zelante. Per i religiosi e le religiose, ciò comporta l’impegno a mettersi a servizio della causa di Dio per l’umanità, orientata all’amore, alla salvezza, al bene. È l’amore che muove, non la legge: mosso dall’amore, l’uomo non ha limiti, non fa sconti, fa sua la consegna di donarsi e mettersi a servizio degli altri”. Nel messaggio, i vescovi italiani sottolineano la “sintonia” con il tema scelto per gli Orientamenti pastorali di questo decennio, dedicati alla questione educativa. Ne abbiamo parlato con madre Viviana Ballarin, presidente dell’Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia). Come definirebbe la “pedagogia” di Gesù? “Quella di Gesù è una pedagogia umanizzante, perché al centro di essa c’è la persona: Gesù guarda alla persona, ad ogni persona, con lo sguardo del Padre, che vede la bellezza del Figlio risplendere sul volto di ogni creatura. Incontrando – ad esempio - l’emorroissa, l’adultera, la samaritana, Gesù fa prendere loro coscienza del patrimonio profondo che hanno dentro, della bellezza che sono. Le aiuta a dar voce alla verità di se stesse e a essere quello che sono davvero: e loro si scoprono figlie, discepole, madri... Questo tipo di pedagogia, peculiare di Gesù, ha molto da insegnarci”. Ci stiamo preparando a vivere l’Anno della fede: qual è il legame tra la “bellezza” della vita consacrata e la nuova evangelizzazione? “La missione della vita consacrata nella Chiesa e nel mondo è testimoniare l’amore di Dio per l’umanità. I religiosi e le religiose hanno la responsabilità di essere segno che rende visibile Cristo, di essere presenza nel mondo dell’amore, della bellezza, della misericordia di Dio, che incontrandolo fa diventare L a parola di Gesù, cioè lo stesso Gesù che si rivolgeva ai contemporanei, stupiva, indubbiamente non per lo sfarzo retorico o perché catturava per magnificenza, ben altro richiamava all’ascolto e la sobrietà del lessico evangelico, se confrontato con quello della letteratura greca, lo dimostra. Talvolta, a un orecchio abituato alla classicità anche disturba. Dove allora trovare la ragione della magnetizzazione? Perché Gesù veniva ascoltato? Perché nei secoli continuiamo ad ascoltarlo? Papa Benedetto, nell’Angelus di domenica scorsa, ha tracciato in sintesi due grandi direttrici nella storia, che solcano non solo le vite dei credenti ma anche quelle di ogni persona: “La parola che Gesù rivolge agli uomini apre immediatamente l’accesso al volere del Padre e alla verità di se stessi”. Si spalanca e si dipana quel tracciato che manifesta il grande disegno di salvezza del Padre per ogni persona, in quel caleidoscopio sempre cangiante che è la storia degli umani, a qualsiasi parallelo Religiosi: il soffio della profezia Educarsi alla vita santa di Gesù è il tema di riferimento bello l’uomo. Il rapporto tra la vita consacrata e la nuova evangelizzazione – compito di tutta la Chiesa – per i religiosi e le religiose implica la capacità di essere presenza che vive e testimonia, prima ancora del fare. La nuova evangelizzazione sarà ‘nuova’ se la vita religiosa saprà portare il soffio, la luce, la ventata di vita che è comunicare l’esperienza dell’incontro con il Signore Risorto, e comunicare la speranza, che dà luce, apre prospettive di vita e di verità nell’animo di ogni creatura. Il Vangelo è sempre nuovo: sicuramente occorre trovare metodi nuovi, linguaggi nuovi, ma la vera novità è la persona di Gesù, che sollecita i consacrati e le consacrate a mettersi a servizio dell’incontro delle persone con il Signore, per facilitare l’incontro del Signore con ciascuno di noi”. Il messaggio fa riferimento allo “zelo divino”, un’espressione che può ✎ l’angelus del papa | suonare d’altri tempi: come lo spiegherebbe ai giovani? “L’espressione ‘zelo divino’ mi fa venire subito in mente un’altra parola: profeta. Il profeta è una persona che brucia: è una persona umana, ma ha incontrato il Signore, è stato contagiato dalla passione di Dio per l’umanità. Mi viene in mente la vicenda dei monaci di Tibhirine: in italiano il titolo del film è ‘Uomini di Dio’, ma in lingua originale è ‘Uomini e dei’. Il riferimento è alla divinità di cui s’impregna la nostra esistenza: se qualcuno è ‘inondato’ dalla presenza di Dio, non può che essere Più che del calo delle vocazioni, i vescovi invitano i consacrati a preoccuparsi prima di tutto di evitare il rischio della mediocrità... “Sono totalmente d’accordo con questa indicazione. Ci preoccupiamo ancora troppo di noi stessi: il numero, il calo delle vocazioni lo riferiamo sempre alle opere, al fare, ma basta una sola persona santa, per santificare tutto l’ambiente intorno a sé. La vita religiosa non è basata su cifre o calcoli, ma sulla qualità di vita: a volte anche noi caschiamo nella tentazione di contarci troppo, di calcolare. Non solo ci si preoccupa dei numeri – che poi è la tentazione del potere – ma ci si preoccupa anche troppo di salvaguardare il carisma, che è un dono dello Spirito che va vissuto nelle sue peculiarità; è un dono di Dio nella Chiesa, perché testimoni l’amore di Dio per l’umanità, segno di speranza e anche escatologico. Il resto è molto secondario. La novità, il rinnovamento, la bellezza della vita religiosa continuerà a risplendere nella misura in cui non si penserà più solo a queste cose, ma si accetterà anche di perdersi nel dono di sé, senza fare calcoli. Bisogna avere il coraggio di essere dentro la logica della fede, che non è altro che risposta alla chiamata d’amore di Dio per noi”. Cosa si aspetta dal futuro? “Per il futuro della vita consacrata mi auguro che cresca la capacità di gettare le paure, i calcoli, l’autoreferenzialità, in modo da vivere da persone appassionate di Dio e dell’umanità, a servizio là dove il Signore ci chiama. Mi auguro una vita religiosa più nuova, più adatta ai tempi, che trovi il coraggio della comunione e della condivisione dei carismi. Bisogna crescere nel coraggio di una conoscenza maggiore tra istituti, di una maggiore collaborazione, vivendo la missione in comunione. Mettendo in comune anche i danni materiali, se necessario, perché il nostro tempo ha bisogno del segno forte della reciprocità”. M.M.N. di Cristiana Dobner La Parola di Gesù da accesso al volere del Padre e alla verità su se stessi... o meridiano viva e consumi il tempo donatole. Se però questo tracciato fosse solo dinamico e vario, potrebbe parere estraneo alla persona, ai suoi desideri, mentre puntando “alla verità su se stessi”, diventa parola che rende trasparenti con lo sguardo limpido. Il male attanaglia le persone, sotto molteplici e diverse forme, subdole e rovinose, il “segno” che Gesù dona è quello della liberazione, non prodotta da ingegno umano, da pratiche mediche o da artifici. In gioco è ben altro: il concreto del vissuto è penetrato da un’opera divina. Qui il suo potere. Di ben altro timbro da quello nostro, tipicamente umano, perché “è il potere dell’amore di Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato”. Consideriamo le caratteristiche che papa Benedetto racchiude nel termine autorità, vocabolo così ; importante per chi la vuole ottenere o esercitare e così pesante e difficoltoso per chi se ne ritrova soggetto: - possesso: l’accumulo di denaro, di “roba”, che denuncia uno stato sociale privilegiato; - potere: avere l’ultima parola che determina l’esito di un’impresa o di una discussione e chiude la bocca all’altro; - dominio: la sottomissione a sé, alle proprie idee o, addirittura, ai propri vizi, dell’altro, chiunque altro che sia più debole e inerme; - successo: il plauso, la vanagloria troppo simile ai best-seller, megliovenduti, che non corrispondo ai best-reader, ai meglio letti. La lezione di Gesù papa Benedetto la declina in tre semplici parole conferendo così all’autorità un significato ben diverso: - servizio: la dimenticanza di sé con gesti concreti di aiuto per sollevare, liberare chi fa fatica; - umiltà: che riconosce che nulla viene da sé ma tutto è donato e ogni bene da noi fatto è ancora un dono dello Spirito che opera in noi... malgrado noi stessi e il nostro egoismo; - amore: che concepisce la propria vita non come un bene da cui ottenere il massimo dei godimenti ma come uno sprecarsi, un lasciarsi spremere perché tanti soffrono, tanti hanno bisogno di una vicinanza gratuita. Indubbiamente non è la logica che innerva la nostra società, è una postura che affonda altrove le sue ragioni e le sue opzioni ed esige un passo deciso ed energico per “entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è l’Amore”. Liberare le colombe, allora, con il gesto ampio di Noé negli splendidi mosaici veneziani, quale segno di pace ritrovata, di vita che nuovamente, per la bontà del Creatore, riprende il suo respiro, dimenticando l’incubo fragoroso del le onde e fissando lo sguardo su quell’arcobaleno che assicura l’umanità del Dio sempre Padre, non è un gesto spettacolare o folkloristico, ma il simbolo, da parte dei ragazzi di Azione cattolica, di affermare che la verità su loro stessi, sul mondo, sul loro futuro, si trova solo in questa logica dell’amore: dono di Gesù. Vita diocesana 10 Sabato, 4 febbraio 2012 Agenda del Vescovo L’Assemblea plenaria a Como del 30-31 gennaio vicari foranei L’incontro con il Vescovo Diego è stato l’occasione per tracciare un primo bilancio dei nuovi Vicariati e riflettere sulle proposte formative pastorali indirizzate ai laici I Giovedì 2 febbraio Giornata Mondiale della Vita Consacrata: a Sondrio, alle ore 10.00, Santa Messa presso la chiesa Collegiata; a Como, in Cattedrale, alle ore 18.00, Santa Messa. Venerdì 3 febbraio A Como, al mattino: udienze e colloqui personali; nel pomeriggio: Consiglio episcopale. Sabato 4 febbraio A Como, presso il Collegio Gallio, Santa Messa, alle ore 18.00. Domenica 5 febbraio A Masciago, al mattino, visita pastorale; nel pomeriggio, a Cuveglio, Giornata per la Vita (vedi programma a pagina 20 di questo numero del Settimanale). Lunedì 6 e martedì 7 febbraio A Gazzada, Conferenza Episcopale Lombarda Da mercoledì 8 a domenica 12 febbraio Visita pastorale nelle Valli Varesine: Brinzio, Castello Cabiaglio, Casalzuigno, Arcumeggia. Mercoledì 15 febbraio A Somasca (Lc), al mattino, incontro con i sacerdoti giovani. ■ Cattedrale La Cappella Musicale del Duomo si presenta Vicari foranei si sono riuniti per la plenaria con il Vescovo in Seminario il 30 e 31 gennaio. Appuntamento importante, perché passano da qui i fili del governo della Diocesi. Primo argomento all’ordine del giorno l’avvio dei nuovi vicariati. Trentuno, per l’esattezza, che hanno preso il posto delle ex-Zone pastorali (16). Più che una scelta di astratta ingegneria ecclesiastica – sottolinea il Vescovo nell’introduzione ai lavori –, in gioco è una nuova immagine di Chiesa locale, più comunionale e meno autoreferenziale, con l’obiettivo di favorire soprattutto la fraternità sacerdotale. Una scelta ormai definita e avviata, sia pure in modi ancora sperimentali (per cinque anni). I singoli vicari foranei riferiscono ciascuno del proprio vicariato. Anzitutto l’avvio ormai completato dei Consigli Pastorali Vicariali, luogo nevralgico dove incontrarsi: parrocchie grandi e piccole, comunità pastorali, preti e laici, religiosi e associazioni. Per conoscersi, discernere, progettare. Poi le questioni più urgenti: lo stato della fede, l’iniziazione cristiana, i giovani, le famiglie, la missionarietà. Dalle parole dei Vicari scaturisce un’immagine decisamente positiva. Qualcuno è più avanti, qualcuno è più indietro, ma l’impressione è quella di una scelta azzeccata che, dopo la fatica inevitabile del rodaggio, sta cominciando a girare a regime, producendo buoni frutti. Con una menzione di merito per quei presbitèri vicariali dove – in dimensioni più umane rispetto ai “carrozzoni” delle vecchie Zone – ci si incontra con più frequenza e gusto. Secondo tema: il progetto di formazione pastorale per i laici. La Scuola di Teologia per laici ha negli ultimi anni svolto egregiamente il proprio compito formativo, in particolare nei confronti di quelle persone interessate a un approfondimento sistematico della propria fede e delle sue ragioni. Sempre più, però, si apre un altro fronte: quello della formazione di laici non solo maturi ma anche collaborativi e corresponsabili, con il parroco, della vita pastorale delle comunità. Un fronte sul quale la proposta formativa diocesana è stata finora troppo modesta, e di cui sempre più si avvertirà in futuro il bisogno (e non solo in ragione del calo numerico dei sacerdoti). Non solo catechisti, ma animatori della liturgia, della carità, della missione, della comunicazione, consiglieri pastorali, responsabili economici…Importante però – si rileva – la scelta di fondo: non creare dei professionisti o dei professorini della pastorale, ma avere a cuore anzitutto l’unità della persona credente, l’integrazione fra fede, vita e corresponsabilità ecclesiale, evitando gli specialismi unilaterali. Per questo si parla preferibilmente di “animatori”, e non di “operatori” pastorali: cioè gente che nella pastorale ci sta dentro di testa e di cuore, fratelli maggiori che aiutano e accompagnano, senza monopolismi o piccole lobbies di potere ecclesiatico (il clericalismo può essere anche dei laici!), ma con l’umiltà di chi serve con l’autorevolezza del testimone; trasmettitori anzitutto di una visione unitaria, bella e affascinante della vita cristiana, e, a partire da qui, capaci di collaborazione e corresponsabilità. Ne viene un’indicazione importante: che, trasversalmente alle diverse proposte formative specifiche, si affrontino anche i temi cristiani maggiori, indicati dal Vescovo nella qualità della fede e nel senso della Chiesa e ulteriormente specificabili (il piano pastorale, l’anno liturgico, i sacramenti, i tria munera, gli ambiti esistenziali di Verona…). Obiettivi troppo lontani? Forse. Certamente sì se ci dovessimo dimenticare di metterci in cammino. Da qui la proposta di Scuole, Corsi e Incontri di vario genere, spalmati a livello diocesano, vicariale e parrocchiale. Anche per invertire – si fa notare – una dinamica sbagliata: quella che porta le proposte formative unidirezionalmente dagli uffici pastorali diocesani (che di tali proposte sono incaricati e responsabili) alle parrocchie. Col risultato che ciò che viene proposto interessa poco e non intercetta i veri bisogni delle parrocchie e della comunità pastorali. Da qui la novità di un metodo: siano le parrocchie – per bocca dei vicari foranei – a suggerire di cosa c’è bisogno e come. L’ideale sarebbe che dagli uffici diocesani di pastorale arrivassero risposte (a esigenze espresse) più che proposte (che spesso cadono nel vuoto, al di là di un confezionamento lusinghiero e spesso anche di un battage pubblicitario articolato e soprattutto costoso). Beninteso che non può essere il bisogno la misura dell’offerta formativa: c’è una formazione che va suscitata per quanto non se ne avverta il bisogno. don ANGELO RIVA sacerdoti grandate: dal 16 al 19 febbraio Seminario di studio al Castello di Urio Giornate Eucaristiche presso il Monastero Il 14 e il 15 febbraio è in programma, presso il Castello di Urio, un incontro di studio per i sacerdoti, dedicato a “L’inserimento dei preti giovani nel mistero pastorale: la fecondità dell’incontro tra vecchie e nuove generazioni”. Per ulteriori info: telefono 031-400160. Il tema è “Parola di Dio ed Eucaristia” - alla luce del Piano pastorale diocesano. Giovedì 16 febbraio: sante Messe alle ore 7.30 (con monsignor Enrico Bedetti); ore 9.30 (celebrazione missionaria); ore 16.15 (con i ragazzi della parrocchia); alle ore 17.00 celebrazione del Vespro (con omelia di don Luigi Savoldelli); alle ore 21.00 adorazione eucaristica. Venerdì 17 febbraio: sante Messe alle ore 7.30 (con monsignor Enrico Bedetti); ore 9.30 (con il vescovo Diego Coletti); alle ore 16.30 adorazione eucaristica con i seminaristi; alle ore 17.00 celebrazione del Vespro (con omelia di don Luigi Savoldelli). Sabato 18 febbraio: sante Messe alle ore 7.30 (con monsignor Enrico Bedetti); ore 9.30 (don Daniele Andreani); alle ore 17.00 celebrazione del Vespro (con omelia di don Luigi Savoldelli); alle ore 21.00 Ufficio delle Letture. Domenica 19 febbraio: santa Messa alle ore 9.30; alle ore 16.00 preghiera; alle ore 17.00 celebrazione del Vespro. ■ Il Vangelo della domenica: 5 febbraio - V domenica del T.O. Dopo le celebrazioni del tempo di Avvento e di Natale la cappella musicale del Duomo si appresta a preparare l’animazione liturgico- musicale del tempo di Quaresima e del tempo di Pasqua che culminano con i riti della Settimana Santa. La cappella musicale cerca sempre nuovi cantori: non si pone in concorrenza con nessuno ma semplicemente cerca di rispondere sempre meglio al proprio compito a servizio della Chiesa Cattedrale e del Vescovo. Si intende ora offrire a tutti i cantori che volessero dare la propria disponibilità uno spazio di presentazione della cappella musicale, delle persone coinvolte, dei repertori. Tutti coloro che fossero interessati sono invitati domenica 5 febbraio, alle ore 20.45, presso la Segreteria del Duomo, dove la Cappella musicale si ritrova per le prove e dove ha sede l’archivio musicale (via Maestri Comacini, 5). L’incontro, della durata di circa un’ ora, è l’occasione per accostarsi a questa possibilità di servizio alla Diocesi e al suo Vescovo. Tutti sono i benvenuti. «Contagio» (Mc 1, 29-39) In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. (…) Prima Lettura: Gb 7,1-4.6-7 Seconda Lettura: 1Cor 9,16-19.22-23 Dopo l’esorcismo nella sinagoga di Cafarnao, la liturgia ci porta nella casa di Simone e di Andrea. In questo contesto domestico il racconto di Marco ci propone la prima guarigione del suo Vangelo: la suocera di Simone. Una scelta stranissima, almeno per due motivi. Primo: è noto a tutti che nella cultura ebraica la donna si trovava su un gradino inferiore rispetto all’uomo. Nel Talmud si trova scritto che è meglio che “le parole della Legge vengano distrutte dal fuoco, piuttosto che essere insegnate alle donne.” (Sota B. 19a). Secondo: il miracolo avviene nel chiuso delle mura domestiche. Non ci sono folle di curiosi o di dubbiosi che cercano conferme dell’autorità messianica del Rabbì di Na- zareth. Gli unici “spettatori” sono i parenti e i discepoli che accompagnano Gesù. Questi due elementi ci fanno intuire che in questa guarigione Gesù non cerca la rilevanza pubblica o la spettacolarità del gesto. La marginalità della donna e il nascondimento del prodigio ci fanno intuire che non dobbiamo correre il rischio di fare come lo stupido del proverbio, che guarda il dito di chi gli indica la luna… Come in molti altri racconti evangelici, la guarigione passa attraverso il contatto: la mano di Gesù afferra quella della donna e non solo la rialza dall’ immobilità della febbre, ma le comunica la sua stessa vita, la sua essenza. Questo contatto sprigiona in lei una forza nuova che si incarna nella dimensione più concreta e tangibile dell’amore: il servizio. La mano di Gesù contagia: toccata da quella del Maestro, anche la donna inizia a servire. La suocera di Simone diventa così immagine e modello del discepolo, di colui che si fa toccare e ricreare da Gesù e da quel contatto con Lui esce trasformato. don ROBERTO SEREGNI Vita della Chiesa Sabato, 4 febbraio 2012 11 Giornata del Malato. Il messaggio di Benedetto XVI mette in evidenza il rapporto che esiste tra autentica fiducia in Dio e guarigione: un pensiero per malati e famiglie. «Và, la tua fede ti ha salvato» I n occasione della giornata a portarle e desidera guarire da Gesù, invitando l’umanità di una particolare malattia anche nella prova della mondiale del malato dell’11 nel profondo il nostro cuore intera a convertirsi e a tra le tante che affliggono la malattia e della sofferenza nella febbraio, Benedetto XVI ha (Mc 2,1-12). La fede di questo credere al Vangelo. Così nel persona umana, è venuto esperienza della “vita buona inviato il suo messaggio con lebbroso lascia intravvedere momento della sofferenza, a risanare l’umanità e ad del Vangelo” come indicato il quale desidera rinnovare la che la salute riacquistata nel quale potrebbe sorgere la aprirle la strada della vera dalla Chiesa italiana. sua vicinanza a tutti i malati è segno di qualcosa di più tentazione di abbandonarsi comunione con Dio. Credere, Il binomio tra salute esprimendo a ciascuno la prezioso della semplice allo scoraggiamento e alla cioè affidarsi con umiltà alla fisica e guarigione dalle sollecitudine e l’affetto di tutta guarigione fisica, è segno della disperazione, diventa tempo Sua persona, al Suo vangelo lacerazioni dell’anima ci la Chiesa. In quest’anno, che salvezza che Dio ci dona: dieci di grazia per rientrare in se accettandone il progetto aiuta a comprendere meglio i costituisce la preparazione sono stati guariti dalla lebbra stessi, ripensare la propria di amore nella malattia è sacramenti di guarigione. più prossima alla Giornata ma uno “salvato” dalla fede. vita, riconoscendone errori e premessa indispensabile per Il Sacramento della mondiale del malato che si Il primato della fede è evidente fallimenti e sentendo nostalgia la guarigione. Siamo chiamati Riconciliazione, sempre celebrerà in Germania l’11 in tutte le guarigioni operate del Padre, ripercorrere il a valorizzare la nostra identità presente nella riflessione febbraio 2013 e ci incammina da Cristo. Egli, infatti, non è cammino verso la casa di Dio battesimale scoprendo una dei Pastori della Chiesa, anche verso “l’Anno della venuto solo a guarire alcune ricco di misericordia. priorità educativa alla fede continua a far risuonare fede”, invitandoci all’ascolto persone o a prendersi cura La sollecitudine di Gesù per conservarla, accrescerla l’annuncio di perdono fatto della Parola verso gli infermi nel Vangelo di continua nella Luca (7,11-19), missione dei e all’icona del discepoli a curare lebbroso che i sofferenti anche venerdì 10 febbraio guarito ritorna a con l’istituzione ringraziare Gesù, per loro di un Duno: presso il Tempio dei medici, alle ore 18.00, celebrazione eucaristica, al termine incontro con i medici il Papa vuole sacramento invitarci a porre specifico, attestato sabato 11 febbraio attenzione sui dalla lettera “sacramenti di di Giacomo Cuveglio: presso la Casa di riposo Santa Maria Assunta, alle ore 9.30 incontro con ammalati anziani e comunità guanelliana guarigione” cioè (5,14-16). Tale Riconciliazione sacramento Canonica: presso la parrocchiale di San Lorenzo, alle ore 10.30, celebrazione eucaristica per ammalati dei due vicariati e Unzione ci porta a degli infermi, contemplare il Cittiglio: presso l’Ospedale Pia Luvini, alle ore 15.30 incontro con gli ammalati che hanno il duplice mistero loro naturale del monte degli Casalzuigno: presso la Casa di riposo, alle ore 17.00 incontro con anziani e ammalati compimento ulivi, dove Gesù si nella Comunione è trovato davanti Como: presso l’Ospedale Sant’Anna, alle ore 16.00, celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Giorgio Pusterla, con Eucaristica. alla via indicatagli amministrazione del sacramento dell’Unzione degli Infermi (partecipa l’Unitalsi di Como) Nelle parole di dal Padre e dove congedo che Egli si fa carico Menaggio: presso l’Ospedale Erba Renaldi, alle ore 15.30 santo rosario meditato, alle ore 16.00 celebrazione eucaristica Gesù rivolge al delle sofferenze presieduta da monsignor Italo Mazzoni lebbroso guarito del mondo, “alzati e va la tua trasformandole Morbegno: presso l’Ospedale, dalle ore 17.00 santo rosario meditato e celebrazione eucaristica fede ti ha salvato” in grido verso Dio - possiamo così portandola Sondrio: presso l’Ospedale, dal mattino adorazione eucaristica, dalle ore 16.30 santo rosario meditato e celebrazione eucaristica prendere al momento coscienza della redenzione. Sondalo: presso l’Ospedale Morelli, dalle ore 16.30 santo rosario meditato e celebrazione eucaristica dell’importanza Questo duplice della fede per mistero è sempre Chiavenna: presso l’Ospedale, visita ai ricoverati coloro che, attivo nell’olio gravati dalla sacramentale, Como: presso la chiesa di santa Brigida in Camerlata, dalle ore 20.30 celebrazione eucaristica e processione fino alla grotta di sofferenza e segno della bontà Lourdes (presso la chiesa di san Martino in Rebbio) – organizza il Gruppo Turistico Rebbiese dalla malattia, di Dio. A chi opera si avvicinano nel mondo della Como: presso la parrocchia di san Giorgio (basilica di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù), alle ore 17.30 santo rosario al Signore. salute, come meditato, alle ore 18.00 celebrazione eucaristica Nell’incontro pure alle famiglie con Lui possono che nei propri domenica 12 febbraio sperimentare congiunti vedono che chi crede il volto sofferente Gravedona: presso l’Ospedale Moriggia Perlascini (con la partecipazione dell’Unitalsi Alto Lago), dalle ore 15.00 santo rosario non è mai solo! del Signore, il meditato, celebrazione eucaristica, adorazione eucaristica. Dio , infatti, nel Papa rinnova il suo Figlio, non ci ringraziamento martedì 14 febbraio abbandona alle suo e della Chiesa nostre angosce e e affida tutti a Como: presso l’Ospedale Valduce, alle ore 16.00, celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo monsignor Diego Coletti sofferenze, ma ci Maria, salute degli è vicino, ci aiuta infermi. (L.B.) Giornata del malato 2012 in diocesi Lo scorso 24 gennaio la serata con padre Valdman, nella Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani Conoscere la spiritualità ortodossa. T utti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo nostro Signore”. (1 Cor 15,51). Il tema per la Settimana dell’unità dei cristiani ben inquadra la conferenza del 24 gennaio scorso di padre Traian Valdman, della Chiesa ortodossa romena, introdotta da don Battista Rinaldi e con moderatore del dibattito il pastore valdese Kohn. Una prima affermazione di Valdman: parlare della spiritualità ortodossa significa necessariamente parlare dell’opera dello Spirito Santo. Servendosi di autori antichi, come Basilio e Giovanni Crisostomo, e contemporanei, come Losski e Clement, “ha raccontato” lo Spirito Santo: autore di ciò che succede nel mondo (superando un certo Cristonomismo); una “piramide” rovesciata: dalla cronologia della rivelazione Padre, Figlio e Spirito Santo, quest’ultimo attraverso il Figlio riconduce al Padre, verso la trasfigurazione gloriosa; eleva la natura umana per ricondurla alla sua originale purezza di “somiglianza con Dio”; dal kerygma originario si definivano teologicamente Dio creatore (II e III secolo) e Dio trinità (IV secolo), con il Credo niceneo-costantinopolitano e l’auspicato superamento dello scolastico “Filioque”; infine c’è da rivalutare la sua opera nella Storia sacra e come forza di comunione nella Chiesa corpo di Cristo. Nella Pentecoste lo Spirito ci dona libertà interiore personale ed ecclesiale e una nuova cultura capace di penetrare lingue in profonda fedeltà al Vangelo. Così, in estrema sintesi, sullo Spirito Santo, fondamento della spiritualità ortodossa. Questa, ha affermato padre Valdman, consiste in tre gradini nella continua ascesa verso Dio: la deificazione, il già e il non ancora. Il primo è la Purificazione nell’acqua del Battesimo che ridà la luce divina e che viene continuamente ridonata attraverso la confessione/ perdono dei peccati e una vita di fede, di preghiera e di digiuno autentico nel sano timore di Dio. Successivamente, la Contemplazione/Illuminazione che viene dalla Cresima, che è un sentire spirituale e biologico, alimentato dalla conoscenza delle Scritture, dal rapporto con le icone (come rappresentazione di qualcosa o di Qualcuno) nella ricerca di comunione con Dio e i Santi in una fede autentica. Ancora nel discernimento esperenziale tra adorazione di Dio e venerazione dei Santi, della croce, di Maria e altri simboli (fuoco, colomba...), per una esperienza di luce, con accanto la benedizione e la richiesta di grazie (abbi pietà di me, povero peccatore). Terzo gradino, la Divinizzazione attraverso l’Eucarestia: Dio ricevuto sotto le specie del pane e del vino abita in ciascuno e rende in comunione vera con il Risorto. L’Eucarestia è affermazione del Regno di Dio e pregustazione della vita eterna che inizia già qui, così da poter dire nel Padre Nostro: venga il Tuo Regno. (R.R.) 12 Sabato, 4 febbraio 2012 Visita Pastorale Brinzio e Castello Cabiaglio, da cinque anni insieme Inizierà mercoledì 8 febbraio la visita pastorale del Vescovo, Diego Coletti, alle due parrocchie che da alcuni anni hanno iniziato un cammino di sempre maggior collaborazione pastorale T ante cose si potrebbero dire sulle parrocchie di Brinzio e Castello Cabiaglio che da ormai da più di 5 anni si avviano ad essere sempre più un’unica Comunità Pastorale avendo un unico parroco che risiede a Brinzio. Si cerca in ogni caso di non trascurare anche le caratteristiche religiose derivanti dalla tradizione storica vissuta nelle due parrocchie con Feste Patronali, eventi particolari legati anche a persone che sono state presenti in modo significativo nei due paesi come ad esempio il Generale Enrico Riziero Galvaligi vissuto a Brinzio e ricordato nella piazza del paese per il suo sacrificio per la patria. Caro Vescovo Diego ti aspettiamo con gioia, impegnandoci ad accogliere il tuo messaggio di vita! LA COMUNITA’ PARROCCHIALE Brinzio I n attesa della visita del nostro Vescovo qualche sprazzo della storia di un Brinzio lontano dal libro di Carlo Scaramuzzi: “Ricordi di in Brinzio lontano”, Pietro Macchione Editore”. Ad esempio tornando molto indietro nel tempo l’autore centenario del libro, rifacendosi ai racconti dei padri e dei nonni (sic!) così scrive: “La vita religiosa era molto sentita, come tradizione, ma in certi casi anche come bigottismo. Il parroco veniva scelto mediante elezioni. Le votazioni, essendo il popolo in maggioranza costituito da analfabeti, si facevano con delle palline colorate che venivano depositate in un’urna. Pertanto non mancavano le rivalità. Rovistando tra i vecchi documenti ne ho trovato uno del 1839 che conferma questi contrasti. La rivalità era così forte che una volta, al ritorno dalla processione annuale che si fa tuttora al Sacro Monte, le diverse correnti si scontrarono fino al punto di prendersi a botte. Ci andò di mezzo anche il Crocifisso che fu portato a casa a pezzi” L’autore parla poi di altri simpatici episodi che descrivono il rapporto di alcuni parrocchiani con il parroco del momento. Aggiungiamo una descrizione positiva della vita della parrocchia sempre tratta dal libro: “La collaborazione di parrocchiani per le opere religiose era molto sentita. Mentre si stava costruendo il campanile, oltre agli uomini che con i carri portavano il materiale occorrente, dai sassi alla sabbia, le donne davano il loro contributo portandolo col gerlo. E tra i tanti simpatici episodi che riguardano la vita religiosa del paese Il borgo immerso nel verde del Parco del Campo dei Fiori La chiesa parrocchiale, bella e ricca di preziosi dipinti del pittore Giovanni Battista Ronchelli di Cabiaglio, è dedicata a S. Appiano Vescovo. La chiesa di San Carlo al centro del paese è stata salvata dalla distruzione da un gruppo di persone che poi si sono costituite in una Associazione culturale denominata “Gruppo Ronchelli” Questa bella chiesa – tra l’altro - è usata durante il mese di maggio per la funzione mariana serale. Non dimenticando la piccola cappella di San Rocco, una terza chiesa arricchisce artisticamente l’antico borgo: si trova al termine di una stretta salita con la Via Crucis ed è l’Oratorio della Beata Vergine addolorata del Ronchetto dove la tradizione vuole che si celebri una S. Messa nell’occasione della Festa dell’Immacolata Concezione con il successivo incanto dei canestri per le opere parrocchiali. Castello Cabiaglio “C astello Cabiaglio, situato in Valcuvia, nel territorio del Parco del Campo dei Fiori, è un caratteristico paese adagiato sul versante meridionale del monte Martinello. Immerso nel verde della natura quasi incontaminata tra estesi boschi di faggio e castagno è arricchito da pregevoli scorci paesaggistici perfettamente armonizzati con l’antico centro storico. Lo si può annoverare tra le testimonianze di vecchi nuclei abitativi della provincia di Varese meglio conservate” (Dal libro: “Conosci Castello Cabiaglio” Illustrazioni di Lou Beeren – Testi di Diego Rossi) Ogni anno il Comune Cabiaglio in collaborazione con diverse associazioni e la partecipazione di molti giovani organizza una giornata dal titolo ”Conosci Castello Cabiaglio” che accoglie numerosi visitatori. ne riferisco ancora uno per ultimo: “In occasione della processione della Madonna, un anno in cui tutto si era svolto regolarmente, giunti alla cappellina, mentre si attraversava la Provinciale per far ritorno in paese, quando era appena passata una parte della processione, sopraggiunse una corsa ciclistica e la processione venne divisa a metà. A quel punto lo scenario cambiò poiché i confratelli con la croce e con le torce si misero ad applaudire i corridori”. Anche oggi Brinzio vive ricco di tante realtà associative e di appuntamenti annuali significativi (per il ciclismo, per l’arte ecc.). Versi poetici dedicati al nostro borgo: “Brinzio, gentile e vago, ha per corona i monti e per specchio il lago!” La chiesa parrocchiale è dedicata ai Santi Pietro e Paolo e recentemente è stata restaurata un bella cappella attigua dedicata alla Beata Vergine di Lourdes. Il programma ■ Le tappe Il Vescovo in visita al vicariato di Canonica Domenica 5 febbraio 15:00 Cuveglio, in Sala Civica concerto “Chiara è la notte”, testimonianza in musica sulla vita di Chiara Luce Badano di don Carlo Josè Seno 16:30 Canonica, Preghiera con il Vescovo in chiesa arcipretale. Mercoledì 8 febbraio 9:30 Brinzio, colloquio con il parroco. 10:30 Brinzio, visita ai malati. 17:00 Brinzio, visita al Museo della Cultura Agricola. 17:45 Brinzio, Incontro con la comunità apostolica delle due parrocchie. 20:30 Brinzio, preghiera mariana nella cappella della Madonna di Lourdes 20:45 Brinzio, S. Messa. Giovedì 9 febbraio 9:00 Castello Cabiaglio, visita alla chiesa di S. Carlo e del Ronchetto. A seguire Visita a tre ammalati. 16:00 Brinzio, incontro con bambini e genitori. 18:00 Castello Cabiaglio, S.Messa. 21:00 Cuveglio, Sala Civica: incontro con il mondo della scuola. Venerdì 10 febbraio 9:30 Cuvio, incontro con la comunità. 10:00 Cuvio, visita ad alcuni ammalati. 11:00 Cuvio, visita all’azienda agricola “Gasperini Marcellino”. 15:30 Cuvio, visita alla Scuola Materna. 16:30 Cuvio, vespro e congedo dalla comunità. 18.00 S. Messa a Duno Tempio dei medici. In missione Don Umberto Gosparini in diocesi, un incontro a Como Pasqua è rientrato dal Perù la scorsa settimana, per un breve periodo di riposo, don Umberto Gosparini, missionario fidei donum nella missione diocesana di Carabayllo in Perù. Don Umberto resterà per circa un mese in diocesi prima di fare ritorno in Sud America dove è rimasto, invece, don Savio Castelli che rientrerà in Italia, anche lui per un breve periodo, Sabato, 4 febbraio 2012 nei prossimi mesi. E’ la prima volta che don Gosparini rientra in Italia dopo la partenza per il Perù, nell’autunno del 2010, per fondare la nuova missione diocesana alla periferia della capitale Lima. Ai nostri sacerdoti è stata affidata una zona di nuova urbanizzazione abitata da circa 60 mila persone. Diversi gli incontri in programma in diverse parrocchie. Tra questi 13 anche un appuntamneto a Como. LA DIOCESI IN MISSIONE lunedì 27 febbraio 2012 - ore 18.30 presso il Centro Pastorale Card. Ferrari a Como. S.Messa in ricordo di don Alberto De Maron e don Giorgio Quaglia; cena condivisa; Incontro con don Umberto Gosparini: La missione diocesana a Carabayllo I materiali messi a disposizione dal Centro Missionario e dalla Caritas “Giustizia e pace si baceranno”, i materiali per la Quaresima è già tempo per le nostre comunità di preparare strumenti e materiale che aiutino a vivere meglio il periodo quaresimale e pasquale. La Caritas e il Centro Missionario, a nome della Diocesi stanno approntando iniziative e sussidi per favorire un cammino unitario di fraternità e di conversione e dare un segno di unità pastorale su iniziative e progetti. Un versetto del Salmo 85 accompagnerà il cammino : “Giustizia e pace si baceranno...” Da questo brano della Parola scaturiscono tre inviti: il primo è “a recuperare nelle nostre famiglie e nella comunità cristiana la passione per queste tematiche che costruiscono la storia di popoli e nazioni: la giustizia e la pace hanno bisogno l’una dell’altra e sono intrinsecamente connesse. Il secondo invito è a “scoprire che dietro l’impegno per la giustizia, la pace, il bene comune, la solidarietà c’è una dimensione di relazione, di incontro, di dialogo, di accoglienza, di gesti che esprimono il prendersi cura e il volersi bene: quel verbo usato dal salmista esprime l’incontro!” Il terzo è quello di “prendere coscienza che la giustizia e la pace sono un diritto di tutti: i progetti da sostenere con scelte di condivisione e di solidarietà sono un segno concreto di annuncio del Regno, di ricerca della giustizia e della pace che alcuni fratelli e sorelle, a nome di tutta la Chiesa, portano avanti con gioia, e a volte non senza difficoltà, in vari paesi del mondo”. I MATERIALI Il materiale proposto ha bisogno di Il sacchetto-salvadanaio è strumento ormai conosciuto. E’ stato preparato dalle famiglie e dai carcerati della diocesi di Maroua-Mokolo (Camerun) e da moltissime donne della nostra diocesi. Sarebbe bello che ogni famiglia avesse un sacchetto-salvadanaio da mettere in un luogo ben evidente della casa per una condivisione concreta e restituito in parrocchia nella S.Messa in Coena Domini del Giovedì Santo. LE INIZIATIVE Pausa-pranzo: in preghiera e digiuno. In Cattedrale il mercoledì delle Ceneri e ogni venerdì di Quaresima. Preghiera, ascolto della Parola, gesto di solidarietà: il corrispettivo del pranzo a favore di un progetto in missione “Passi di giustizia e di pace: nuovi stili di vita” Sabato 10 marzo 2012: ore 15.30-18.00 Momento di formazione per gruppi missionari e associazioni della zona Sondrio con invito a tutti. Il luogo verrà comunicato al più presto; il relatore sarà il prof. Francesco Gesualdi. A chi rivolgersi... una mediazione concreta e creativa di ciascuna comunità. Nel sussidio pastorale che verrà pubblicato sul sito della diocesi ci saranno tutte le indicazioni pastorali necessarie per il tempo liturgico prossimo. I sussidi editi da EMI sono un aiuto per la meditazione giornaliera e per un itinerario adatto ai bambini e ai ragazzi. I PROGETTI Nel volantino -pieghevole troverete una proposta di preghiera famigliare e la presentazione di alcuni progetti da sostenere: i progetti nelle missioni diocesane in Africa e in Perù, i progetti sostenuti da alcuni anni dalla Caritas diocesana, i progetti presentati da alcuni Le parrocchie interessate ai materiali sono invitate ad ordinarli, il prima possibile, al Centro Missionario Diocesano: tel e fax 031242193; e-mail [email protected] missionari originari dalla nostra diocesi. Sono tanti i progetti…in un tempo non facile dal punto di vista economico… A ciascuna comunità, a ciascuno di noi il compito di discernere per definire alcune “azioni profetiche” che favoriscano nuovi stili di vita personali e comunitari dove la condivisione dei beni con i vicini e con i lontani diventi azione normale, quotidiana, feriale; diventi conversione, restituzione di quello che abbiamo ricevuto. Giornata Missionari Martiri Sabato 24 marzo 2012 Giornata di preghiera e di digiuno in ricordo dei missionari martiri. Nei vicariati: Veglia di preghiera Testimoni di giustizia e di pace Palazzo del Broletto, Como – marzo 2012 “Da Como a Kalango sulle orme di padre Giuseppe Ambrosoli”. Mostra fotografica e documentaristica in occasione delle celebrazioni per il 25° della morte di padre Giuseppe. Il Centro Missionario e la Caritas diocesana sono disponibili per incontri di conoscenza e di animazione. Dal Camerun alle nostre parrocchie; il lungo viaggio dei salvadanai In diocesi Realizzati oltre 15 mila ono circa 15 mila i sacchetti che S saranno distribuiti dall’Ufficio Missionario alle parrocchie della diocesi che ne faranno richiesta. Una parte è stata realizzata dai carcerati di Mokolo - come potete leggere nell’articolo - parte dalla parrocchi di Rhumzu mentre gli altri sono il frutto del lavoro di circa 300 donne sparse in quasi tutte le zone della diocesi che hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro capacità per quest’impresa. E’ così che quest’anno, seppur simili, ogni persona potrà avere tra le mani un salvadanaio unico e irripetibile. Q uattrocento. Sono circa quattrocento i prigionieri del carcere di Mokolo, nord Cameroun. Il carcere in questione in realtà ne potrebbe contenere solo centocinquanta, ma la giustizia a volte non fa il suo corso e tanti restano lì per anni senza giudizio. Tanti sono i problemi di questa struttura detentiva, a partire dalla mancanza di fondi per la sussistenza di tutti i carcerati. Fondi che in realtà sono stati stanziati a suo tempo dallo Stato, ma che recenti denunce e indagini hanno rivelato essersi fermati nelle tasche del direttore del carcere. A nulla tuttavia sembrano valsi i provvedimenti presi anche dai rappresentanti della parrocchia e le lettere inviate al ministro. La comunità cristiana di Mokolo dona ogni anno una parte delle decime raccolte per aiutare la parrocchia a fornire almeno un pasto in più ai carcerati che altrimenti dovrebbero sopravvivere con un solo pasto giornaliero, una brodaglia annacquata. Accanto al cibo vengono forniti anche saponi e vestiti per la pulizia e per mantenere adeguate le condizioni igieniche. Ma un altro problema è anche quello di creare una serie di attività che i carcerati svolgano nel corso della giornata. Infatti la direzione della struttura non prevede alcun lavoro e possiamo solo immaginare quelle che possono essere le conseguenze di giornate passate a far nulla in un cortile sovraffollato. È proprio per questo che già da qualche anno ormai abbiamo avviato un progetto di sostegno con la vendita in diocesi delle bomboniere di paglia delle carceri, i cestini e i sottopentola: piccoli prodotti di artigianato che aiutano a passare il tempo agli uomini e alle donne della prigione. E ora? Anche la Quaresima di quest’anno va in questa direzione: parte dei sacchettinisalvadanai che verranno distribuiti nelle nostre parrocchie sono stati realizzati dai prigionieri di Mokolo e parte dalle donne della comunità di Rhumzu dove è parroco don Corrado Necchi. Un piccolo gesto, ma che può fare tanto. B.M. 14 Sabato, 4 febbraio 2011 Custodia Creato Spunti. La necessità di riscoprire un rapporto con la natura basato su scelte e azioni di carattere etico Ecologia: l’uomo al centro M ercoledì 4 gennaio apparve sull’Osservatore Romano un interessante articolo sull’ecologia secondo la visione cristiana recente. In esso, facendo rifermento ad alcune affermazioni degli ultimi due Pontefici, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, l’autore, Jean- Luis Bruguès, evidenziava la necessità che l’ecologia non limitasse la sua attenzione alla natura in quanto tale, mondo minerale, vegetale e animale, ma ampliasse il suo orizzonte fino a porre al centro della sua riflessione l’uomo. Si tratta così di aggiungere ai tradizionali capitoli, quello che pone l’uomo come il soggetto di riferimento per una corretta ecologia, è il capitolo, che usando una espressione di Papa Benedetto XVI lo si può giustamente intitolare: ecologia umana. Nel suo interessante articolo l’autore pone alcune considerazioni, che mi sembrano importanti e nello stesso tempo giustificano il fatto che l’ecologia sia un tema che la morale non può non prendere in considerazione e la pastorale ordinaria non può sottovalutare o peggio ancora trascurare. La pietra angolare su cui si fonda l’ecologia umana è la centralità dell’uomo. Tale centralità è il principio assai utilizzato per valutare le scelte economiche, ma assai meno per le scelte ecologiche. Infatti quando si parla di questioni ecologiche si pone innanzitutto la questione inquinamento e degrado della natura. Non che questa impostazione sia errata, ma è spesso vittima di una cultura mitizzante della natura stessa che mira a fare della natura quasi un assoluto a cui l’uomo deve sottostare. La centralità dell’uomo dice invece che le buone scelte ecologiche devono essere rispettose della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali. Ciò non significa che l’uomo debba campare solo diritti sulla natura e quindi farne un uso sconsiderato, egli ha anche dei doveri. I doveri nascono dal fatto che l’uomo deve rispondere a Dio del prezioso dono che da Lui ha ricevuto: il creato. Possiamo dire che tra l’uomo e la natura si deve stabile una sorta di alleanza; l’uomo abita la natura e la natura è l’habitat per l’uomo. L’autore dell’articolo ci rammenta che la natura non è solo un oggetto da sfruttare, neppure uno spazio ludico, è il luogo in cui nasce l’uomo, è la sua casa. Il rapporto armonioso tra uomo e natura è la base per il progresso umano e contemporaneamente per lo sviluppo della natura tale da essere l’habitat adeguato all’uomo. Il rapporto uomo natura richiede di elaborare la modalità per un corretto approccio da parte dell’uomo nei confronti della natura. Come l’uomo non può essere sottomesso alle esigenze dell’economia e della tecnica, lo stesso vale per la natura. La questioni riguardanti la natura non possono essere né valutate, né risolte solo in base alle logiche della tecnica, ma devono avere un’impronta etica. La questione ecologica non è solo una questione di natura sociale, economica, politica e di ambiente, è primariamente etica, è l’etica che fornisce la chiave di lettura necessaria per elaborare le strategie e attività da mettere in campo per rendere la natura quell’habitat che il Creatore ha pensato per l’uomo di ogni epoca storica. Avendo sempre un occhio all’etica, l’ecologia è uno spazio per vivere la virtù della solidarietà. Una solidarietà tra i componenti del genere umano, che vivono su questo pianeta perché esso sia provvidenza, habitat, bellezza e futuro in modo paritetico per tutti i popoli, non solo di questa epoca, ma anche per le prossime generazioni. Infine. Noi tutti siamo consapevoli che alcune risorse del pianeta tendono ad esaurirsi, altre invece devono essere usate, data la loro scarsità, con oculatezza. Qui si apre il tanto invocato stile sobrio di vita, ma purtroppo poco realizzato. Il motivo dipende dal fatto che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare ed è dovuto alla difficoltà di cambiare mentalità, di far crescere la cultura della sobrietà, dopo che per decenni si è osannato e si è identificato il benessere dell’uomo con l’incremento di consumi materiali. Qui non si tratta di osannare la decrescita o la povertà, si tratta di educare l’uomo ad un nuovo rapporto con se stesso, di individuare quei beni materiali, spirituali, morali e culturali che sono necessari per la sua realizzazione umana secondo il progetto di Dio Creatore e per intessere rapporti armoniosi con il creato, preso nella sua globalità. Pagina a cura dell’Ufficio Pastorale del Lavoro - Custodia del Creato dal primo libro dei re. Le parole di Dio a Elia «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore» I l Signore gli [Elia] disse: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. (1Re 19, 11-13) Presi come siamo nel vortice delle cose da fare, storditi dalle notizie di crisi, violenze e calamità naturali che ci comunicano, non sempre ci viene spontaneo l’atteggiamento del profeta Elia. Di fronte alle calamità naturali è più istintivo pensare che Dio si serva della violenza della natura per punire l’uomo piuttosto che usare la bellezza del creato per consolarlo. Elia dapprima pensava di trovare in se stesso la soluzione al suo problema fuggendo da tutto e da tutti: era un uomo smarrito e sfiduciato. Il dolce alito non fanno rumore. Quante volte di natura è segno della presenza di riusciamo ad alzare lo sguardo da noi un Dio che gli dà fiducia e che nello stessi e dalle nostre preoccupazioni stesso tempo si pone come Colui che e accorgerci della bellezza del cielo è degno di ricevere fiducia. È difficile stellato, di un arcobaleno che irrompe essere umili come Elia che, nonostante dal grigiore delle nuvole dopo un tutto, si pone in un atteggiamento temporale, di un prato punteggiato accogliente nato dalla consapevolezza di fiori, di un bosco che ogni anno ci di non essere il centro del mondo, offre lo spettacolo del cambiamento ma una creatura bisognosa di essere dei colori, della maestosità delle perdonata e amata di un amore eterno. montagne rocciose che innalzano le È difficile mettersi in ascolto della loro guglie come cattedrali di pietra? presenza consolatrice e rinnovatrice E soprattutto quante volte riusciamo a di Dio nelle piccole, semplici, fragili vedere in questo spettacolo la bontà e cose di ogni giorno, quelle che spesso la generosità di Dio che ci ha immersi tendiamo a dare per scontate perché Di fronte alle calamità appare istintivo pensare che Dio si serva della violenza della natura per punire l’uomo. Ma non è così in tanta bellezza consolatrice? Ritornando all’immagine del profeta Elia, pensiamo a quanto sia difficile “uscire” dalla caverna delle nostre ovattanti paure e delle nostre false sicurezze per fidarci di Qualcuno che ci chiama a prenderci cura anche di tutto ciò che ci ha donato, per custodirlo e condividerlo con i nostri fratelli. Come la brezza che avvolse il profeta Elia era simbolo della consolazione divina, così l’armonia costituita dall’intrecciarsi degli elementi del creato non può essere che la manifestazione del compiacimento di Dio per noi. Stili di vita Edilizia sostenibile in Lombardia dal 2015? L ’ edilizia del futuro, in Lombardia, sarà a impatto zero. Parola di Regione Lombardia. Ad assicurarlo, qualche giorno fa, l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Reti, Marcello Raimondi. Lo spunto: l’inaugurazione, al Politecnico di Milano, di Veluxlab, il primo edificio italiano ad “energia quasi zero” inserito in un campus universitario. Perché la presenza di Raimondi? Perché, a quanto sembra, ricerca, innovazione, formazione e sostenibilità rappresentano le quattro grandi linee che accomunano la politica energetica regionale con quella del Politecnico di Milano. Insieme per cogliere una sfida che si gioca sull’immediato futuro. L’obiettivo, da qui a tre anni, è quello di creare le condizioni perché tutti gli edifici di nuova costruzione privati o pubblici, siano a energia quasi zero (vale a dire altissima prestazione energetica con fabbisogno molto basso o quasi nullo e coperto in misura significativa da materiali rinnovabili). Un obiettivo ambizioso che punta ad anticipare di cinque anni gli standard edilizi che l’Unione europea prevede di rendere obbligatori dal 2020. Promosso dal Politecnico di Milano e interamente finanziato da VELUX, l’edificio diventerà un laboratorio d’eccellenza, dove i ricercatori del Politecnico potranno sperimentare e testare nuove tecnologie e materiali per l’efficienza energetica in edilizia e per lo studio della luce e della ventilazione naturale. Concepito come modulo sperimentale, la cui stessa forma consente una risposta ‘attiva’ al mutare delle condizioni climatiche esterne, VeluxLab sarà costantemente monitorato per valutare non solo i reali consumi energetici, ma anche il comportamento termico dinamico dell’involucro progettato e validare così i modelli analitici adottati. E’ stato, infatti, predisposto un sistema di sensori di temperatura superficiale e di intercapedine che, insieme a ulteriori contatori, fornirà il calcolo del consumo energetico finale dell’edificio. L’intero intervento è stato condotto con un occhio di riguardo verso l’impatto ambientale: i pannelli isolanti a matrice lignea o facilmente riciclabili, i pannelli di rivestimento esterno in fibra di vetro riciclata, il riempimento delle intercapedini con polistirene sbriciolato derivante dagli sfridi triturati delle lavorazioni, la pavimentazione esterna in legno di iroko riutilizzato. Sono tutti materiali che contribuiscono alla riduzione dell’impatto ambientale dell’edificio nel suo intero ciclo di vita. La stessa tecnologia costruttiva a secco consente di smontare e riciclare facilmente l’edificio nelle sue componenti, e di raggiungere ragguardevoli prestazioni energetiche ed acustiche. Con Veluxlab si apre una strada a nuove sperimentazioni, strategiche nella lotta all’inquinamento atmosferico. Il rapporto Enea sugli interventi di efficienza attivati in Italia nel 2007-2010 spiega infatti che “il miglioramento dell’efficienza è attualmente il modo più rapido ed efficace attraverso il quale il nostro Paese può ridurre la domanda di energia e l’emissione di gas serra, aumentando nel contempo la competitività del sistema produttivo nazionale e il benessere dei consumatori, contribuendo a realizzare un modello di sviluppo più sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale”. Como Cronaca 16 Sabato, 4 febbraio 2012 Un mondo di umanità nel Centro di Prestino Visita allo spazio di accoglienza di via Sacco e Vanzetti. Vi risiedono da qualche mese una novantina di stranieri per lo più in fuga da un’Africa infuocata, 25 sono minorenni U na piccola isola multietnica nel cuore di un quartiere “di cintura” della città di Como. È il centro di accoglienza di Prestino, una struttura su due piani, 20 stanze, di recente edificazione, di proprietà del Comune di Como, che da poco più di tre mesi accoglie una novantina di richiedenti asilo, di cui 25 minori non accompagnati. Una forte maggioranza di profughi provenienti dalla Libia (45, non libici ma presenti in quel Paese per lavoro), in maggior parte cittadini sub sahariani, ma anche dal Pakistan e dalla Turchia. Un arcobaleno di colori e occhi diversi . È un bagno di umanità e calore l’ingresso nel Centro. Sguardi incuriositi, qualche saluto abbozzato, un concitato via vai di giovani e adulti. Chi scherza, chi sorseggia un té, chi si avvicina subito al nostro accompagnatore, Luigi Capiaghi, responsabile della cooperativa “Intesa sociale” che gestisce questo luogo, per chiedergli un consiglio, per confidargli un disagio, per manifestargli un bisogno. Attorno a lui giovani come tanti, non molto diversi dai ragazzi italiani che riempiono le nostre piazze, costretti soltanto a crescere molto in più fretta. «I minori sono arrivati qui - ci spiega Capiaghi - perché recuperati direttamente dalla strada dalle forze dell’ordine e portati in Questura. Da lì il contatto con il Tribunale dei Minori di Milano e il successivo affidamento al Comune di Como. Ed eccoli a Prestino. Per loro questa casa è un luogo di transito, in attesa che si liberino dei posti presso il “Puzzle”, il centro di prima e seconda accoglienza per minori stranieri non accompagnati, provenienti da diverse regioni e stati del mondo, di proprietà del Comune di Como e dislocato sul territorio di Tavernola, gestito in partnership dalla cooperativa sociale “Il Biancospino”. Lì potranno rimanere fino alla maggiore età». Per loro, a Prestino, le giornate scorrono Una piccola isola multietnica nel cuore di un quartiere di cintura del comune capoluogo. Due piani, 20 stanze e una folla di volti e di occhi carichi di speranza per un futuro di grande incertezza. Il sogno diffuso? Trovare un lavoro e restare in Italia. Forse troppi gli orrori e la miseria lasciati alle spalle pagine a cura di Marco Gatti lentamente, tra lezioni di italiano, attività sportive, qualche gita all’esterno accompagnati. «Usufruiamo del supporto di un educatore e di due insegnanti di madre lingua - prosegue Capiaghi - che permettono ai ragazzi di seguire un pur minimo percorso di alfabetizzazione. A tutti gli ospiti della struttura è garantito vitto (grazie ad un servizio catering esterno), alloggio e capi di vestiario. Si alzano alle 8, fanno colazione, e iniziano le varie attività: dalla pulizia, all’igiene personale, alla frequentazione di qualche ora di lezione. Quindi c’è il pranzo a cui seguono nuove attività pomeridiane. La cena è attorno alle 19.30 e poi, in genere gli ospiti si ritirano tutti nelle loro stanze, ciascuna con quattro o cinque letti e dotata di un televisore. Al Centro risulta fondamentale anche l’attività di una psicologa e di un medico che, oltre ad assicurare reperibilità in caso di necessità, è presente qui due volte la settimana. Alcuni ospiti frequentano i corsi di italiano presso l’Eda di Como. Il gruppo proveniente dalla Libia, il più cospicuo, ha seguito un corso intensivo da giugno a settembre, al termine del quale è stato consegnato un attestato». La responsabilità del Centro, come detto, è in campo al Comune di Como, convenzionato con la Prefettura, che ne ha affidato la gestione alla cooperativa “Intesa Sociale”. «Ci avvaliamo di 18 operatori – continua Capiaghi - che ci consentono un servizio continuo 24 ore su 24, su turni di sei ore con la presenza contemporanea di tre educatori, a cui si aggiungono gli insegnanti, la psicologa e il medico. Garantiamo anche la presenza notturna, con un operatore. In più abbiamo anche la disponibilità di un assistente legale che ci aiuta nell’interpretazione delle norme». Norme sempre complicate, figlie di una burocrazia le cui maglie appaiono ogni volta più strette. «Ai nuovi arrivati – ci spiega Capiaghi - spetta il compito di scrivere la loro storia che, tradotta in Italiano, viene portata in Questura dove gli ospiti sono foto-segnalati. In genere dopo 3-4 mesi vengono chiamati dalla Commissione Centrale di Milano che ne valuta il caso e fa giungere loro, dopo altri 2-3 mesi, il proprio parere in merito al riconoscimento o meno dello status di rifugiato o del permesso di protezione sussidiaria, in base alla Convenzione di Ginevra. Il che dà loro la possibilità di risiedere e muoversi regolarmente sul suolo italiano e di svolgere un lavoro. A chi viene negato questo status è concesso di presentare ricorso al giudice ordinario, e la questione si complica». «Tra le assurdità di questo sistema – continua Capiaghi – c’è, ad esempio, il fatto che a quasi tutti i 45 profughi provenienti dalla Libia è stato o sarà dato parere negativo rispetto allo status di rifugiato, non essendo stati perseguitati nella loro terra d’origine. Le loro storie sono tutte uguali: un normale lavoro in Libia, poi il trasferimento forzato, ad opera della polizia di Gheddafi. Sono stati imbarcati senza documenti, chi si rifiutava veniva malmenato, e condotti fino all’isola di Lampedusa, dove hanno ricevuto i primi soccorsi. Il mancato riconoscimento dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria obbliga questa gente a vivere in una condizione di frustrante attesa, senza sapere quale sarà il loro futuro. Non possono tornare in Patria perché non hanno documenti, hanno un permesso che consente loro di circolare, rimanendo però legati al Centro. Certo potrebbero lavorare ma dove? Chi li assumerebbe vista la totale precarietà della loro situazione? Noi li accudiamo, li istruiamo ma non siamo in grado di fornire loro risposte certe sul futuro che li attende. Attualmente lo Stato garantisce assistenza ai profughi provenienti dalla Libia fino al 31 dicembre 2012, dopo di che cosa accadrà?». ❚❚ Due Testimonianze La speranza di un domani diverso O zgu Turuskan, 26 anni, turca, è l’unica donna risiedente presso il Centro di accoglienza di Prestino, con lei il marito e le due piccole figlie: una di 7 anni (che frequenta la scuola) e l’altra di 1 anno e mezzo. Il suo racconto, con l’aiuto di un’interprete, trasuda il disagio di una vita non facile lontana dal paese d’origine. «Sono stata costretta a lasciare il mio Paese con i miei figli e mio marito per le pressioni a cui lui era sottoposto da parte del Governo. Tramite una rete di conoscenze siamo venuti a sapere della possibulità di trasferimenti all’estero su dei camion. Abbiamo dovuto pagare una somma molto cospicua e così siamo arrivati in Italia». Come ti sei trovata nel nostro Paese? «Sono arrivata qui 10 mesi fa, mi sono sentita da subito ben accolta e non ho avuto particolari difficoltà. Ciò che più mi fa star male, però, ancora oggi, è che dopo 10 mesi non ho ancora avuto un appuntamento con le autorità com- petenti e non so nulla del mio e del nostro futuro. Per fortuna mio marito ha un lavoro». Come ti trovi presso il Centro? «L’essere l’unica donna non mi fa certo sentire bene e a mio agio. Trascorro le mio giornate chiusa in camera, senza far nulla…». Qual è il tuo sogno? «Vorrei poter vivere in Italia, avere una casa con mio marito e i miei figli, e i documenti in regola». Un’altra storia è quella di Ernest Oppong Manu, 19 anni, proveniente dal Ghana. La sua vicenda si intreccia con quelle di molti altri, come lui, coinvolti nella guerra di Libia. «Lavoravo in un villaggio della Libia come muratore - ci racconta in un inglese stentato -. Vi ero arrivato quattro mesi prima dell’esplosione della guerra. Con l’accendersi degli scontri sono stato obbligato dalla polizia locale, insieme ad altri, ad imbarcarmi, senza poter portare alcun documento con me. Siamo arrivati a Lampedusa l’11 giugno dello scorso anno, vi sono rimasto tre giorni, il 15 giugno sono ripartito e il 20 arrivato a Genova. Da lì siamo stati trasferiti a Como in pullman, dove siamo stati accolti prima in un centro di Tavernola e, da qualche mese, presso quello in cui attualmente risiediamo». Come ti trovi qui? «Direi bene. Abbiamo un alloggio, vestiario e possiamo mangiare tutti i giorni, di certo molto meglio rispetto alla Libia. Posso dirmi soddisfatto della mia situazione attuale». Che cosa vorresti? «Sono in attesa del permesso che mi darebbe la possibilità di cercarmi un lavoro e guadagnare qualche soldo». Vorresti tornare nel tuo Paese? «No, troppi sono i problemi laggiù. Il mio desiderio è di rimanere qui, stabilmente». Voci diverse, ma un sogno comune. Como Cronaca Sabato, 4 febbraio 2012 17 Prestino e il Centro immigrati «Fratelli nella povertà» U uno scorcio del sagrato della chiesa di prestino Per la comunità n’importante esperienza di prossimità, un’occasione capire quali azioni concordate un’importante occasione per di toccare con mano la si potessero intraprendere per per toccare con mano diversità e costruire relazioni. favorire l’inserimento dei ragazzi la diversità e costruire La vicinanza della parrocchia di accolti nel Centro nel nostro contesto Prestino con il Centro immigrati territoriale, visto che, come lei stessa relazioni. Una sfida è stata da subito percepita come ci ha riferito, rimarranno a Prestino al pregiudizio e un’opportunità, non certo come un per un lungo periodo. A seguito di fastidioso grattacapo per la comunità. all’emarginazione questo incontro il 28 dicembre si è «I rapporti con la parrocchia di svolta una tombolata che ha visto la Prestino ed il suo parroco – ci spiega Luigi Capiaghi, presenza di gente del quartiere che volentieri ha giocato responsabile del Centro di via Sacco e Vanzetti – sono insieme con i ragazzi». La positività delle relazioni che ottimi e positivi. In diverse occasioni componenti si vanno costruendo è confermata anche dagli incontri dell’oratorio e del Consiglio pastorale ci hanno fatto occasionali in paese, «per strada, quando ci si incrocia visita, trascorrendo momenti importanti con gli ospiti. - continua Elisa - si scambiano due chiacchiere... due La conferma del buon rapporto con la comunità è proprio perché ci sono problemi di lingua... ma è la stata anche il coinvolgimento del Centro nella marcia positiva conferma di come i ragazzi si sentano meno della Pace svoltasi la scorsa settimana, con alcune isolati camminando per il quartiere e incontrando facce testimonianze da parte degli ospiti». note». Molte le iniziative in cantiere per alimentare «Vista la vicinanza geografica e atteso che la chiesa è un’intesa che, progressivamente, sta crescendo. «La missionaria – ci spiega Elisa, del gruppo missionario scorsa settimana doveva aver luogo in parrocchia il parrocchiale di Prestino - ci siamo sentiti interpellati torneo di calcio organizzato in collaborazione con in prima persona e in consiglio pastorale ci siamo la polisportiva di Prestino che vedeva la presenza di chiesti come far diventare una risorsa e un momento due squadre di Prestino, della squadra del Centro di crescita per il quartiere questi nostri fratelli arrivati di accoglienza e di altre squadre di profughi. Il tutto da lontano e da non tutti accolti e accettati. Pertanto, purtroppo rimandato a causa neve, ma di certo verrà qualche mese fa abbiamo avuto un incontro con la riproposta perché lo sport per i ragazzi è un’occasione responsabile della cooperativa che gestisce il centro insostituibile di aggregazione. In questo senso va sottolineato l’impegno della nostra Polisportiva che sta coinvolgendo gli adolescenti del Centro. Alcuni di loro, infatti, si allenano con la squadra allievi. Per il futuro sono previste anche proiezioni di diapositive o ducumentari e un momento di animazione con canti e balli». Ma di quali esigenze sono portatori gli ospiti? «L’esigenza più rilevante che questi ragazzi hanno è quella dell’ascolto, tenuto conto che i bisogni primari vengono in qualche modo soddisfatti. Stanno imparando l’italiano, per cui avrebbero bisogno di parlare e sentir parlare nella nostra lingua e di avere più contatti con i giovani del territorio». Ma come sono i rapporti con la popolazione del paese? «Per quanto è a mia conoscenza – spiega don Marco Pessina, parroco di Prestino - non c’è alcuna avversità della popolazione locale nei confronti dei profughi i quali, a loro volta, non hanno mai dato motivi di lamentela. Più in generale, in riferimento a esperienze come quella che stiamo vivendo, rattrista che un clima di tensione e divisione sia a volte fomentato da ideologie che nulla hanno a che vedere con il Vangelo. Ideologie che, purtroppo, intaccano anche persone che si dicono cristiane e che, in modo semplicistico, auspicano un ritorno a casa degli immigrati, incuranti della loro situazione, incapaci di vedere come ci debba essere una ‘fratellanza nella povertà’ che dovrebbe portare a comprensione piuttosto che a risentimenti». Como Cronaca 18 Sabato, 4 febbraio 2012 30 gennaio. Visita di un gruppo di catechismo al Centro Diurno di Como è Grandate: ragazzi “incontro” al disagio possibile studiare l’infelicità, la solitudine e il tormento della vita di strada dall’angolo visuale di un banco di scuola, come se si trattasse degli assi cartesiani o dell’epopea napoleonica? La risposta è naturalmente negativa, anzitutto perché nessun programma didattico contempla tale ipotesi di lavoro, e soprattutto perché il disagio e la marginalità non sono condizioni immediatamente riproducibili nel linguaggio corrente del nozionismo scolastico, privo per sua natura di quel carattere empirico e sperimentale che può intervenire a rendere effettivamente comunicabile una qualsiasi esperienza concreta, anche quella più dolorosa. Ma educare all’accoglienza e predisporre la sensibilità a un precoce contatto empatico con il mondo dell’emarginazione conclamata è salutare e possibile, portando le giovani menti alla presa di coscienza di un problema tra i più drammatici e inquietanti del nostro tempo, anche perché in fase di ulteriore dilatazione, e non certo di contenimento, a Como come altrove. A “scuola” dunque di povertà cronica e militante, sia pure per un giorno, facendo salire la strada in cattedra e travestendo l’homeless lariano degli inusitati panni del docente: questa è stata l’intuizione di Aurelia Tain e Simona Bianchi, insegnanti di catechismo dei ragazzi (di seconda media) della parrocchia di Grandate che, accompagnate dal sacerdote della comunità parrocchiale don Daniele Andreani, hanno guidato una ventina di preadolescenti, nella giornata di lunedì 30 gennaio, Como, 3 febbraio I n cucina con i Promessi sposi” un libro di Patrizia Rossetti che intreccia cucina e letteratura, ma anche tradizione culinaria della Lombardia e della Brianza. Il volume sarà presentato alla libreria Feltrinelli di Como alle ore 18.00 di venerdì 3 febbraio prossimo. La presentazione sarà a cura della giornalista Silvia Giovannini, ma alla serata presenzierà anche l’autrice e l’editore Macchione di Varese. Una ventina di pre-adolescenti, guidati dalle loro catechiste e dal parroco don Daniele Andreani, ha vissuto un’esperienza di grande intensità in visita al Centro Diurno della Caritas di via Giovio. Tema all’ordine del giorno: vecchie e nuove povertà sulle sponde del Lario, radiografando un malessere che, come ben sanno gli operatori del settore – assistenti sociali, uomini di Chiesa e semplici volontari - è prima di tutto affettivo e relazionale, e solo in seconda battuta economico e materiale. E’in questo modo che quattro ospiti, per così dire “storici”, del Centro Diurno –Fawzi, Angelo, Maurizio e Salvatore - hanno avuto occasione di trasmettere al giovane auditorio il loro “sapere” in materia, frutto di quelle esperienze pregresse che ne hanno disegnato la parabola involutiva spingendoli da una condizione di assoluta “normalità” al confinamento ai margini della vita sociale, con tutto il sovraccarico di traumi e depressioni che è facile immaginare. Storie di sconfitte, di attese deluse e speranze frustrate, ma anche di casualità imponderabili, di umanissimi errori, di amicizie rivelatesi meramente teoriche e di inaspettati soccorsi da parte di sconosciuti, a formare un groviglio inestricabile di abbandoni e solidarietà, di ottimismi della volontà e pessimismi della ragione, che tuttavia, nel caso dei quattro improvvisati “docenti” ma non solo, si risolve alla fine in un unico comune denominatore: non mollare mai, riemergere a tutti i costi. “Questi ragazzi collaborano proficuamente già da tempo con il Centro Diurno”, sostiene Aurelia Tain, “cercando di venire incontro, nei limiti del possibile, alle molteplici e differenziate esigenze dei suoi utenti. Non è un mistero che, come può confermare la responsabile del servizio Cecilia Gossetti, da quando i giovani della parrocchia di Grandate si sono attivati per raccogliere fondi attraverso le paghette e il contributo delle famiglie, la dispensa del Centro Diurno non è mai stata vuota. Quello che forse mancava loro era il contatto fisico e diretto con gli homeless, che probabilmente immaginavano inevitabilmente muniti di lunghe ispide barbe e con occhi spiritati e iniettati di sangue, secondo la tradizionale iconografia del clochard. Averne scoperto, ancor prima della storia di disagio che hanno alle spalle, la dimensione di apparente asetticità e “normalità” è stata forse la loro conquista più inattesa, e questo spiega perché abbiano seguito con tanto interesse le testimonianze di “vita vissuta” addotte dai relatori. L’obiettivo è continuare su questa strada, intensificando una collaborazione che ha già dato ottimi risultati”. “Non solo la nostra dispensa è sempre piena”, puntualizza Cecilia Gossetti, “ma quello che più importa è che abbiamo costruito una rete di solidarietà e di interscambio che non potrà mai più essere demolita, alla quale stanno cominciando a partecipare anche altre realtà - giovanili e non - del territorio, in rapporto alla crescita di visibilità e di dinamismo del Centro Diurno. Il quale continua a espandere il proprio raggio d’azione nel difficile campo della lotta alla grave emarginazione esattamente grazie a questo tipo di collaborazione, che rappresenta il segno tangibile della credibilità del progetto che ne è all’origine”. Aiutare i più poveri riciclando mance e paghette, rinunciando magari a qualche gelato o ad altre non meno gratificanti abitudini, non sarà consigliato dai manuali di economia per contrastare la disoccupazione o per attenuare la spirale del degrado sociale. Ma a noi sembra che i ragazzi di Grandate abbiano la vista più lunga e acuta di molti “addetti ai lavori”nel cogliere il bersaglio, perché vivere con dignità non richiede doviziosi mezzi economici né particolari attitudini conoscitive o intellettuali. Il più delle volte è sufficiente lasciarsi guidare dal cuore. SALVATORE COUCHOUD Como Porlezza Dal 7 febbraio Alta cucina e industria alimentare “La Pianellese”: a teatro per “La Rosa Blu” Incontri sulla Terrasanta N L ell’ambito di “Confindustria Como Incontra”, ciclo di conferenze organizzate da Confindustria Como lunedì 6 febbraio alle ore 20.30 presso la sala conferenze di Confindustria Como, via Raimondi 1 Como si terrà l’incontro con il grande cuoco Gualtiero Marchesi e l’imprenditore Giovanni Rana dal titolo “Alta cucina e industria alimentare: incontro o scontro?” La serata sarà condotta da Isidoro Trovato, giornalista del Corriere della Sera. Introduce Francesco Verga, presidente di Confindustria Como a compagnia teatrale “La Pianellese” e Anffas onlus Centro Lario e Valli presentano, sabato 11 febbraio, presso il teatro oratorio di Porlezza, la commedia dialettale comica in tre atti “Che vita grama”, con adattamento dialettale di Paola Morelli. L’ingresso è a offerta libera. Il ricavato andrà in favore della Casa della Solidarietà La Rosa Blu di Grandola ed Uniti di cui sono in corso i lavori di costruzione. L ’Ordine equestre del santo Sepolcro di Gerusalemme, il Centro Culturale Paolo VI, l’Associazione G.G. Clerici, il Gruppo turistico rebbiese e gli “Amici del Seminario di Beit Jala” presentano un ciclo di incontri sulla Terrasanta, che avranno luogo in punti diversi, tutti con inizio alle 20.30. Si partirà il 7 febbraio, presso il Centro Pastorale Card. Ferrari di Como, sul tema: “Una esperienza di fede. La presenza delle suore comboniane all’ospedale di Karak”, con suor A. Fumagalli, comboniana; il 5 marzo si parlerà di “La formazione dei Vangeli Canonici” con don Marco Cairoli, presso l’oratorio SS. Vito e Modesto di Lomazzo; dal 14 al 22 aprile, infine, presso la chiesa di S. Giacomo, a Como, mostra “Con gli occhi degli apostoli”. L’entrata a tutti gli eventi è libera. Le eventuali somme raccolte saranno devolute alle attività delle associazioni in Terrasanta. Giornata per la Vita ✎ Quel tarlo... L’ acqua zampilla fresca dal fontanile presso la baita, ed è un invito per l’arsura del viandante, che ha spinto i suoi passi lungo l’erta del monte. L’occhio esperto, di chi è aduso andar per sentieri, scruta però il gruppo di mucche, che, poco sopra il torrente, sono all’abbevero. E’ da lì che il fontanile pesca le sue acque. Il viandante vede e tira dritto: germi invisibili e mortiferi potrebbero annidarsi, nascosti, in quella freschezza che tanto attrae e lusinga. Peschiamo dai nostri ricordi estivi questa immagine per tentare di inquadrare la ricorrenza della 34° Giornata della Vita. Giornata che dice anzitutto gioia e festa, perché lo sgorgare della vita è la quotidiana rivincita dell’essere sul nulla, della giovinezza sulla morte, della bellezza sull’osceno. Eppure un batterio malvagio – per stare alla nostra immagine – si nasconde fra gli effluvi del suo guizzare. E da lì intossica, contamina, corrompe. Questo batterio – ci dicono i Vescovi – ha la forma del rifiuto della vita. Proprio di chi si dispone ad esserne padrone, e non servitore. La rivista scientifica Lancet ha rilanciato i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sul numero di aborti nel mondo: 43,8 milioni ogni anno (l’anno di riferimento è il 2008). Come sottolineava di recente il quotidiano Avvenire, praticamente un’intera nazione all’anno a cui viene sottratto il più elementare dei diritti umani: quello di poter dire sì alla chiamata della vita. In Italia viaggiamo sui 115.000 “casi” all’anno, vale a dire più di un cittadino su cinque della nostra diocesi, che avrebbe potuto esserci e non ci sarà. Numeri impressionanti, nella loro lapidaria freddezza. Sopra ognuna di quelle gocce d’acqua, zampillate dal mare dell’essere, e che avrebbero potuto riflettere l’azzurro del cielo, è stato teso il velo del rifiuto. Quel cielo non l’hanno mai visto. Un veleno ha reso l’acqua torbida, e dove avrebbe dovuto scorrere la vita, d’improvviso si sono accumulati i liquami della morte. E’ qualcosa a cui non possiamo rassegnarci. Oggi che vanno di moda gli indignados, per questioni pure molto serie ma non altrettanto decisive, ci deve soccorrere un fremito di sana indignazione. Là dove il più elementare dei diritti umani non viene riconosciuto – e non a causa della “normale” indole criminale dell’uomo, ma con la complicità del diritto e della scienza – sono a rischio i fondamenti stessi del bene comune. E’ come se la civiltà dei diritti umani, dopo aver gemmato rami, fiori e frutti in ogni direzione, all’improvviso si fosse fatta prendere dall’insana voglia di tagliare il ramo dove sta seduta. E’ come se un’erba avvelenata, o una deiezione sordida, avesse contaminato la fonte. E cosa daremo da bere alle generazioni che verranno dopo di noi? Ci sarà ancora acqua soltanto pura e fresca per la loro sete? DON ANGELO RIVA Concorso MpV ■ Ragazzi L’Europa di domani nelle nostre mani “L’Europa di domani è nelle nostre mani”. E’ questo il titolo del concorso europeo promosso dal Movimento per la Vita. L’iniziativa ha inteso suscitare la riflessione dei giovani sul rapporto tra il progetto dell’Unione europea e i diritti umani. Si tratta della 25esima edizione del concorso rivolto agli studenti che frequentano gli ultimi tre anni pre-universitari (I sezione) o gli studenti universitari con età non superiore ai 25 anni. Gli elaborati sul tema (temi, ricerche, disegni, elaborazioni mutlimediali) devono pervenire entro il 31 marzo 2012 alla rispettive Segreterie regionali. I vincitori, trenta in tutta Italia, potranno andare in visita al parlamento europeo di Strasburgo. Sabato, 4 febbraio 2012 19 La storia. Nato a Como il figlio di una donna in fuga dalla Libia Accogliendo la vita S arà un giorno speciale anche per Como: il trasferimento del nucleo ad La neo-mamma è ospite di la Casa della Giovane “Irma Meda” Olgiate Comasco, presso un appartamento di di Ponte Chiasso, in via Catenazzi della parrocchia. Ad affiancare F.O. della Casa della Giovane proprietà 20, la Giornata della Vita che ci si in questi mesi il calore di suor Annunciata appresta a celebrare domenica 5 febbraio Fumagalli, delle Suore della Presentazione a Ponte Chiasso. in tutta Italia. Da poche settimane di Maria Bambina al Tempio, di via Dante, un nuovo piccolo ospite ha trovato anni molto vicina a noi come volontaria Per lei e il suo bambino per alloggio nella struttura legata all’Acisjf e da un anno circa direttrice della struttura. (Associazione cattolica internazionale Suor Annunciata, con la sua esperienza, domenica 5 febbraio al servizio della giovane), che dal 1957 competenza ed entusiasmo ha garantito e accoglie madri in difficoltà, donne una preziosa guida educativa e sarà una giornata di festa garantisce lavoratrici, studentesse e insegnanti. spirituale ad ogni ospite della nostra Casa, Una porta aperta, insomma, all’universo oltre che ad educatrici e volontarie». femminile nel suo complesso, per arginarne disagio e fragilità. «La nascita prematura di J. – prosegue la responsabile della Casa La nuova stella si chiama J., a darlo alla luce, lo scorso 3 gennaio, della Giovane –, presso l’ospedale Valduce, ha reso necessaria è stata F.O., 26enne nigeriana, arrivata a Como lo scorso giugno, l’incubatrice per qualche giorno. Il piccolo ha però fatto ritorno unitamente ad un gruppo di profughi in fuga da un nord Africa a casa agli inizi della scorsa settimana. Una gioia immensa, per in fiamme, e accolta presso la struttura di Ponte Chiasso. la mamma e per l’intera Casa, che abbiamo scelto di celebrare «J. è stato un regalo grande per tutte noi – spiega Melina Falsone, insieme con una festa nel pomeriggio di domenica 5 febbraio. presidente della Casa -, un inno alla vita che trionfa, nonostante i Sarà l’occasione per dire “grazie” per questo dono, insieme alle disagi, le difficoltà, le tragedie». Un inno svelatosi nel vagito di un altre ospiti, alla comunità di Ponte Chiasso che vorrà presenziare bambino che ha voluto affacciarsi presto a questo mondo (nato e a parenti e amici dei genitori». Un momento di comunione prematuro, alla 34° settimana), nonostante gli si fosse presentato in cui la famiglia celebrerà il “Rito del nome”, in uso quando il ostile sin da prima della sua nascita. La storia di J. inizia nella neonato torna a casa dall’ospedale, e la comunità che l’ha accolta scelta difficile di due giovani, costretti a lasciare il proprio paese farà festa con lei. in cerca di buona sorte oltre il mare. Accovacciato e custodito nel Salgono così a 6 i minori, da 0 agli 11 anni, oggi presenti presso la pancione della mamma ha attraversato il Mediterraneo su una Casa della Giovane di Ponte Chiasso, accolti presso la comunitàbarca di fortuna e raggiunto il suolo italiano con i futuri mamma mamma bambino con cinque mamme. Ricordiamo che la e papà, confusi tra decine di uomini e donne senza nome e struttura, che ha una capienza massima di 38 persone circa, senza volto. Poi l’impatto con un “altro” mondo, l’incontro con offre ospitalità anche studentesse, insegnanti, donne lavoratrici la burocrazia, e quindi un nuovo viaggio, verso Como. «F.O. e non, giovani donne a rischio di esclusione sociale. Fiore è arrivata in città sei mesi fa – continua Melina –. Insieme ad all’occhiello della Casa anche due appartamenti “ponte”, in semi altri fuggiaschi, accolti grazie alla disponibilità di attori diversi: autonomia, sempre a Ponte Chiasso, per permettere alle ospiti in dalla Caritas, ai Comboniani e alla parrocchia di Rebbio, alle uscita dalla comunità di sperimentarsi in un regime di maggiore Acli… Lei, unitamente ad altre due ragazze, ha trovato alloggio indipendenza, prima dell’immersione vera e propria nella presso la nostra Comunità di Ponte Chiasso. Lavorava in Libia società. Appartamenti occupati entrambi da mamme e bambini da cui è stata costretta ad allontanarsi a seguito all’esplosione ( un caso proveniente dall’Europa dell’est e nell’altro dall’Africa del conflitto. In questi mesi l’abbiamo accompagnata nella sua sub sahariana). situazione di attesa, cercando di farla sentire il più possibile a suo La Casa “Irma Meda”, un servizio alla donna e alla vita che agio. Non parlava italiano ma comunicava soltanto in inglese, continua, grazie al personale educativo ed anche al prezioso così l’abbiamo mandata a Rebbio, per frequentare la scuola di supporto di una rete di una ventina volontari attivi e di una italiano per stranieri organizzata in parrocchia. Attualmente è in settantina di soci. attesa del riconoscimento dello status di rifugiata. Lo stesso vale per il papà del piccolo J., che si trova a Varese. Una volta ottenuti i MARCO GATTI regolari permessi, è previsto un progetto concordato con Caritas ■ Il Coordinamento diocesano dei Centri di aiuto alla Vita La necessità di far crescere la rete “Q ui non si risolvono problemi, qui si accolgono persone”. E’ questa una frase che campeggia nella sede del Centro di Aiuto alla Vita di Como. Una frase che rende bene il senso di quella che è la missione dei cinque CAV della nostra diocesi: Como, Medio Verbano (con sede a Laveno Mombello), Mandello del Lario, Morbegno e Sondrio (con sportello a Chiavenna). Realtà che in questi anni si sono dovute confrontare sempre più con i cambiamenti di un società sempre più complessa, anche nei bisogni. A cambiare non sono stati solo i numeri, in costante aumento negli ultimi anni, ma anche la casistica dei problemi. Le grandi questioni che interrogano la nostra società, dalle migrazioni alla crisi economica, dalle crisi famigliari alle perdine di valori, hanno finito per bussare alle porte dei CAV. E’ così che l’attività dei Centri si è moltiplicata in servizi sempre nuovi per mantenere fede alla missione originaria: accogliere le donne e i loro bambini. Una necessità che rende sempre più necessaria la collaborazione con altre realtà ed enti: associazioni e realtà del mondo ecclesiale, parrocchie ma, anche e sopratutto, isituzioni pubbliche e servizi sociali. Una rete che è cresiuta all’interno della stessa diocesi dove, da alcuni anni, si è costituito un Coordinamento tra i Centri presenti in diocesi che si riunisce periodicamente. “Il nostro obiettivo – spiega mons. Flavio Feroldi, referente diocesano del coordinamento – è quello di favorire la collaborazione e la condivisione pur salvaguardando l’autonomia dei singoli CAV. Uno spazio di dialogo e condivisione di preoccupazioni e ricchezze tra i vari Centri, ma anche un opportunità di integrarsi con maggior efficacia nella pastorale diocesana”. Una delle prime decisioni operative del Coordinamento è stata la scelta di festeggiare la Giornata per la Vita a livello diocesano con il Vescovo, seguendo il cammino della visita pastorale nei diversi vicariati della diocesi. Quest’anno toccherà al vicariato di Canonica nelle Valli Varesine. Giornata per la Vita 20 Sabato, 4 febbraio 2012 Medio Verbano. Le attività del CAV di Laveno Mombello a cavallo tra due diocesi Insieme a sostegno delle donne L’accesso al fondo regionale Nasko ha favorito la collaborazione con i servizi permettendo di raggiungere più persone I A Cuveglio con il Vescovo Domenica 5 febbraio. L’appuntamento diocesano con la Giornata per la Vita sarà quest’anno a Cuveglio, nelle Valli Varesine, dove mons. Coletti si trova per la visita pastorale. L’appuntamento è alle 15.00 nella sala polivalente di Cuveglio dove andrà in scena il recital “Chiara è la notte” sulla figura della beata Chiara “Luce” Badano. A seguire l’incontro con il Vescovo. l CAV del Medio Verbano è nato nel 1983 a Laveno Mombello e si trova a cavallo delle due Diocesi lombarde di Milano e di Como. Il nostro territorio spazia dall’alto e medio Lago Maggiore al lago di Varese, dalla Valcuvia al confine con la Svizzera. Questo ci permette di conoscere realtà diverse e di costruire una rete di collaborazioni sempre più forti, con la fatica dei collegamenti, ma anche con il coinvolgimento di tante persone, volontari o semplicemente simpatizzanti. Lavorare in rete e approfittare di tutti gli strumenti che la società civile e le istituzioni mettono a disposizione della maternità è diventato il nostro criterio per rispondere sempre meglio ai bisogni delle donne che incontriamo. Per questo si sono sviluppati rapporti stretti con i Servizi Sociali dei Comuni, delle Comunità Montane, dei consultori pubblici e privati. Per questo abbiamo partecipato al bando regionale “Fare rete e dare sostegno alla maternità” l.r. 23/99, ottenendo il finanziamento di due progetti: uno come capofila per “prevenire e rimuovere le difficoltà che potrebbero indurre la madre all’interruzione di gravidanza”; l’altro come partner dei CAV di Varese e di Malnate per quanto riguarda le azioni di sostegno alle famiglie con neonati. Per questo ci siamo accreditati presso la Regione Lombardia quando ha lanciato il Fondo NASKO: un contributo di 250 euro mensili per un massimo di 18 mesi alla donna che, pur in difficoltà economiche, rinuncia ad abortire e si affida al CAV o al consultorio per essere accompagnata in un percorso di sostegno personalizzato. Questo ci ha permesso di incontrare 12 donne nei primi tre mesi della loro gravidanza e di seguirle nell’accettazione della maternità fino al parto e oltre. Negli scorsi anni, la nostra preoccupazione era, invece, quella di non riuscire a “intercettare” chi si trovava nel dilemma “abortire o tenere un figlio non voluto?”. Erano pochi i casi di donne che si rivolgevano al CAV per essere aiutate a decidere. La maggior parte si presenta a noi a gravidanza avanzata o appena prima del parto o addirittura dopo, quando le esigenze economiche si fanno più pesanti. Purtroppo, però, il Fondo NASKO si sta esaurendo, confidiamo in un rifinanziamento, ma… Comunque siamo convinti che già un piccolo passo è stato fatto nella difesa della vita nascente: uno sguardo diverso davanti alla maternità e alla vera libertà della donna che non può essere condizionata da fattori economici; un utilizzo dei soldi pubblici per affermare la positività della vita e non la negazione di una vita come è l’aborto. Il messaggio dei vescovi Se non si educano i giovani alla valorizzazione della vita si finisce per impoverire l’esistenza di ognuno Educare alla vita ricchezza per tutti Pubblichiamo di seguito il messaggio dei Vescovi italiani per la 34° Giornata Nazionale per la Vita. L a vera giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita. Essa è testimoniata da chi non rifiuta il suo dono – a volte misterioso e delicato – e da chi si dispone a esserne servitore e non padrone in se stesso e negli altri. Del resto, nel Vangelo, Cristo stesso si presenta come “servo” (cfr Lc 22,27), secondo la profezia dell’Antico Testamento. Chi vuol farsi padrone della vita, invecchia il mondo. Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più fatica. L’aborto e l’eutanasia sono le conseguenze estreme e tremende di una mentalità che, svilendo la vita, finisce per farli apparire come il male minore: in realtà, la vita è un bene non negoziabile, perché qualsiasi compromesso apre la strada alla prevaricazione su chi è debole e indifeso. In questi anni non solo gli indici demografici ma anche ripetute drammatiche notizie sul rifiuto di vivere da parte di tanti ragazzi hanno angustiato l’animo di quanti provano rispetto e ammirazione per il dono dell’esistenza. Sono molte le situazioni e i problemi sociali a causa dei quali questo dono è vilipeso, avvilito, caricato di fardelli spesso duri da sopportare. Educare i giovani alla vita significa offrire esempi, testimonianze e cultura che diano sostegno al desiderio di impegno che in tanti di loro si accende appena trovano adulti disposti a condividerlo. Per educare i giovani alla vita occorrono adulti contenti del dono dell’esistenza, nei quali non prevalga il cinismo, il calcolo o la ricerca del potere, della carriera o del divertimento fine a se stesso. I giovani di oggi sono spesso in balia di strumenti – creati e manovrati da adulti e fonte di lauti guadagni – che tendono a soffocare l’impegno nella realtà e la dedizione all’esistenza. Eppure quegli stessi strumenti possono essere usati proficuamente per testimoniare una cultura della vita. Molti giovani, in ogni genere di situazione umana e sociale, non aspettano altro che un adulto carico di simpatia per la vita che proponga loro senza facili moralismi e senza ipocrisie una strada per sperimentare l’affascinante avventura della vita. È una chiamata che la Chiesa sente da sempre e da cui oggi si lascia con forza interpellare e guidare. Per questo, la rilancia a tutti – adulti, istituzioni e corpi sociali –, perché chi ama la vita avverta la propria responsabilità verso il futuro. Molte e ammirevoli sono le iniziative in difesa della vita, promosse da singoli, associazioni e movimenti. È un servizio spesso silenzioso e discreto, che però può ottenere risultati prodigiosi. È un esempio dell’Italia migliore, pronta ad aiutare chiunque versa in difficoltà. Gli anni recenti, segnati dalla crisi economica, hanno evidenziato come sia illusoria e fragile l’idea di un progresso illimitato e a basso costo, specialmente nei campi in cui entra più in gioco il valore della persona. Ci sono curve della storia che incutono in tutti, ma soprattutto nei più giovani, un senso di inquietudine e di smarrimento. Chi ama la vita non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può non commuovere e stimolare anche gli adulti. La vera giovinezza si misura nella accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con il sigillo misterioso di Dio. Giornata per la Vita Lipomo Sabato, 4 febbraio 2012 21 Il 31 marzo sarà inaugurata la nuova struttura di accoglienza del CAV Arrivano mamme e bambini, così rinasce la casa confiscata S i sta per concludere o, forse, sta per avere un nuovo inizio una storia lunga più di vent’anni. E’ la storia di una villa costruita a Lipomo negli anni settanta, in via Rovascino al confine con Tavernerio, confiscata dallo Stato perché il proprietario era membro di un’ associazione mafiosa. Un edificio di oltre 500 mq circondato da un terreno di quasi 4.500. Ne avevamo già parlato sul numero natalizio del 2010 quando il Centro di Aiuto alla Vita di Como aveva avviato i lavori per la ristrutturazione della struttura. A distanza di poco più di un anno la casa è praticamente pronta ad accogliere donne in gravidanza, e mamme con neonati: persone che il CAV già assiste da alcuni anni nella struttura “Casa Lavinia” di Camerlata. L’inaugurazione, alla presenza del Vescovo e del Prefetto, è fissata per il 31 marzo prossimo. “Quello che ci apprestiamo a fare – spiega Pietro Tettamanti, presidente del CAV di Como – non è un semplice trasferimento da Como a Lipomo. Nella nuova casa, che avrà un totale di nove posti, amplieremo il servizio di accompagnamento non solo grazie alla presenza di spazi più ampi e di verde, ma anche alla possibilità di avviare laboratori e attività formative. Aspetti che dobbiamo ancora valutare nei dettagli”. A Casa Lavinia resterà, invece, l’asilo nido gestito dall’associazione e lo spazio per eventuali accoglienze. “Con lo spostamento delle donne assistite nella nuova struttura – continua Tettamanti - avremo la possibilità di potenziare il nido: una delle esigenze che avvertivamo con più urgenza per venire incontro ai problemi delle donne che incontriamo”. La nuova realtà rappresenta un ulteriore passo in avanti dell’associazione nel tentativo di migliorare il suo servizio a favore della vita. “Forse – continua ● Molte le inizitive organizzate dal CAV di Mandello del Lario Corte di Cassazione nel 1993. Dopo oltre 5 anni, nel 1999, la struttura viene assegnata dal Demanio statale alla Guardia di Finanza che, nel 2002, decide di restituirla al Demanio. E’ così che con l’intervento dell’allora prefetto di Como, Guido Palazzo Adriano, la villa è assegnata al Comitato Provinciale della Croce Rossa. Anche la Croce Rossa non riuscirà, però, ad adattare la struttura alle proprie esigenze di intervento, data l’impossibilità di ospitarvi le ambulanze, lasciando l’immobile di fatto inutilizzato. Uno stallo che si sblocca nella primavera del 2009 quando iniziano i contatti tra la Croce Rossa e il CAV. La firma del comodato con la CRI è del 3 settembre 2010. “Gli interventi di riqualificazione – spiega il presidente del CAV di Como – hanno riguardato sia l’adattamento della casa alle nuove esigenze, ma anche i necessari lavori di ripristino di una struttura inutilizzata da oltre vent’anni”. Complessivamente sono già stati investiti 150 mila euro, ma è probabile che il costo finale si attesterà sui 250 mila. I fondi spesi fino ad oggi ista le necessità di garantire un costante sono stati coperti accompagnamento alle donne assistite (160 nel 2011) dall’associazione che e a i loro bambini il Centro di Aiuto alla Vita di Como cerca attende però l’esito di nuovi volontari disposti a mettersi al servizio dei crescenti alcuni bandi. Resta, bisogni dell’associazione. però, un’ultima Per chi fosse interessato il CAV terrà un incontro di curiosità: cosa ne presentazione delle attività e del progremma del corso è stato del bunker? per le nuove volontarie mercoledì 15 febbraio 2012, alle Nello scantinato 15.30, al centro pastorale card. Ferrari in viale Cesare della villa, infatti, è Battisti 8 a Como. Per informazioni 3334911264. presente una piccola intercapedine dietro una parete di proprietaria della struttura. Proviamo cemento armato a allora a ripercorrere le tappe di questo cui si accede tramite una piccola botola lungo cammino. Tutto ha inizio il 26 azionata da un binario meccanico. E’ lì giugno 1985 quando il Tribunale di che, molto probabilmente, il proprietario Como dispone il sequestro dell’immobile nascondeva la droga oltre a potersi a seguito di una sentenza contro il rifugiare in caso di controlli. “Utilizzeremo proprietario Nilo Capellato, condannato quello spazio per conservare i detersivi e i in primo grado per ricettazione. L’uomo prodotti chimici, così da tenerli lontani dai verrà poi collegato ad una più ampia bambini”, conclude Pietro Tettamanti. organizzazione criminale dedita al Non c’è che dire, proprio una nuova vita. commercio internazionale di droga. Il sequestro è trasformato in confisca dalla MICHELE LUPPI AAA volonatarie cercansi Tettamanti – il potenziamento di questi servizi potrebbero sembrare lontani dalla missione originaria dei CAV: offrire un aiuto alle donne che sono intenzionate ad abortire. Con il passare degli anni, però, ci stiamo sempre più accorgendo che accogliere la vita non significa solo accompagnare le donne durante la gravidanza o i primi mesi dopo il parto, perché l’accoglienza della maternità passa anche da bisogni concreti come una casa, un lavoro o, più semplicemente, un asilo nido a cui lasciare il bambino per poter riprendere a lavorare”. LA STORIA DELLA CASA La decisione di destinare la struttura al progetto del CAV è arrivata al termine di un iter complesso che ha visto in primo piano il Comitato provinciale della Croce Rossa e l’Agenzia del Demanio che resta, come per tutti i beni confiscati, ● Sabato 4 febbraio un rosario in tutte le parrocchie del Vicariato V ● Il Centro dal 1982 è ospite della parrocchia del Sacro Cuore Uno spirito sempre nuovo per un servizio antico D omenica 5 febbraio si celebra in tutta Italia la 34^ Giornata per la Vita e anche per noi del CAV di Mandello è un appuntamento importante che ci vede tutti mobilitati perché non scivoli via, come spesso succede in tante occasioni, ma aiuti le nostre comunità a ripensare al valore del grande dono che Dio fa a tutte le sue creature: la Vita. Anche se le iniziative sono consolidate: animazione delle messe in tutto il Vicariato, allestimento della Mostra del Libro formativo, educativo e religioso, bancarelle con multicolori primule, fiore simbolo della Vita che rinasce, ed esposizione di manifesti e pieghevoli che illustrano le attività dei Cav e del Movimento per la Vita per dare una risposta concreta a chi è in difficoltà per una maternità incipiente o già al termine. Lo spirito con cui si realizzano è però sempre nuovo perché, come ci aveva detto l’anno scorso il giudice Anzani in un suo incontro, “se ami la vita, la vita ricambia il tuo amore”, dandoti entusiasmo e forza per diffonderla. Quest’anno abbiamo pensato di riservare uno spazio particolare alla preghiera introducendo prima della messa vespertina di sabato 4 febbraio, in ogni parrocchia del Vicariato, la recita del Rosario per la Vita con riflessioni mirate, prima di ogni Mistero, e Litanie arricchite da invocazioni specifiche a sostegno della Vita. La motivazione di questa novità è presto detta: anche se siamo un’associazione non ecclesiale, noi ci affidiamo a Lei, nostra Madre, per stare accanto a tante madri che a noi si rivolgono per un sostegno e un aiuto. A questo punto viene così spontaneo ripensare a quanto abbiamo fatto in questo ultimo anno, ai volti di donne, neonati, bambini, ma anche di padri, che hanno bussato alla porta della nostra sede o che talvolta abbiamo incontrato a casa loro. Noi cerchiamo di essere sempre accoglienti, ma anche concreti nella solidarietà e ci sembra che il nostro modo di operare sia apprezzato tanto che siamo quasi sempre ricambiate col dono dell’amicizia e talvolta con dolci della loro cucina e persino con oggetti del loro paese d’origine. Per servire sempre meglio la Vita, lo scorso autunno, sotto la guida esperta della Dott. Pennati Antonella, ci siamo accostati alla lettura dell’ Evangelium Vitae, testo veramente eccezionale per un approfondimento delle tematiche riguardanti la vita, di cui abbiamo potuto constatarne l’attualità, nonostante l’Enciclica sia stata promulgata il 25 marzo 1995. Non si può ripensare all’anno trascorso senza ricordare che tante persone del territorio e alcune Ditte ci hanno gratificato con offerte generose, unite a parole di approvazione del nostro operato, e di questo dobbiamo ringraziare il Signore di cui sentiamo la provvidenziale vicinanza. Vicinanza e sostegno abbiamo avuto anche dalle parrocchie e in particolare dalla parrocchia del Sacro Cuore che ci ospita dal lontano 1982 e che negli scorsi mesi ci ha messo a disposizione UN’IMMAGINE DELLA CHIESA DEL SACRO CUORE A MANDELLO DEL LARIO. IN ALCUNI LOCALI MESSI A DISPOSIZIONE DaLLA PARROCCHIA HA SEDE IL CAV un altro locale per un più razionale servizio agli utenti e per eventuali incontri. E’ difficile evidenziare gli avvenimenti particolari dell’anno trascorso data la molteplicità delle iniziative sia formative e culturali che di assistenza economica e socioeducativa, però possiamo concludere che il bilancio per noi è positivo e fa ben sperare per il futuro. per il CAV PAOLA CIAMPITTI Giornata per la Vita 22 Sabato, 4 febbraio 2012 Morbegno. Il CAV cittadino ha festeggiato nel 2011 il primo decennio di attività I l Centro di aiuto alla bambini per accompagnarle vita di Morbegno è nato, all’autonomia attraverso il ufficialmente, nel 2001 ma mutuo aiuto ed il supporto in precedenza aveva già di famiglie di riferimento. operato per ventanni come Proprio per coinvolgere sede distaccata del CAV della le famiglie abbiamo provincia di Sondrio. In dieci organizzato le “Festa per anni sono cambiate molte cose, la Vita” aperta a famiglie ma il CAV ha fatto e continua giovani con bambini e si a fare fatica a perseguire sono prestati i nonni a far da l’obiettivo primario per cui i sostegno alle mamme e ai centri sono sorti: la tutela della loro piccoli che mancavano vita fin dal concepimento e la di queste figure importanti. prevenzione dell’Interruzione Un cambio è avvenuto Volontaria di Gravidanza (IVG). anche tra gli operatori: un Solo poche donne si sono cambio generazionale dai rivolte al CAV quando si sono giovani ai meno giovani. La trovate di fronte ad una scelta nostra Associazione agli inizi determinante: interrompere dell’attività comprendeva o portare a termine una un gruppo di ragazze gravidanza indesiderata. poco più che ventenni Molte sono arrivate al Centro piene di entusiasmo e con a gravidanza avanzata o con disponibilità di tempo bimbi nati da qualche mese. che, via, via è diminuita Alle volte ci assale un dubbio: per impegni familiari e di stiamo veramente operando lavoro. L’entusiasmo non secondo le finalità specifiche è diminuito, sono ancora per cui sono sorti i Centri di disponibili a dare una Aiuto alla Vita? mano in alcune occasioni Se contiamo i bambini nati importanti. A coprire molti proprio grazie al nostro spazi sono subentrate le Nato nel 2001, staccandosi dal Centro di Sondrio, ha visto il numero intervento, se consideriamo pensionate. Se da un lato i dati degli aborti volontari ci consola sapere che non di nuclei famigliari assistiti raddoppiare in questi anni abbiamo motivo di concludere siamo un’eccezione, che il che non stiamo operando nella volontariato, in generale, giusta direzione. Poi pensiamo attraverso incontri periodici il rapporto si 10 anni in occasione della Giornata per ha i capelli bianchi, ci alle tante mamme incontrate in questi è approfondito. Le mamme ci mettono tra la Vita, allestiamo gli stands e offriamo dispiace non riuscire, da due o tre anni anni, accolte e accompagnate nella crescita le braccia i loro bambini e questo semplice le primule per far conoscere le nostre a questa parte, a coinvolgere giovani. In dei loro bambini e ci chiediamo: questo gesto ci ricarica e ci fa tornare la voglia di iniziative e per raccogliere fondi e, intanto, precedenza, accanto a volontarie esperte, non è un importante servizio alla vita? A continuare quando siamo amareggiate il nostro modo di operare è cambiato e hanno vissuto un periodo di servizio di 1-2 noi piace pensare che alcune mamme pur per non essere riuscite a difendere abbiamo cominciato a fare rete con altre anni ragazze che impegnate negli studi trovandosi in difficoltà abbiano deciso di una piccola vita appena annunciata. Associazioni, Enti e Servizi operanti sul riuscivano a trovare tempo per il nostro accogliere il loro figlio sapendo che c’è il Col passare degli anni i nostri confini nostro territorio. Da questa rete è scaturito Centro. Esperienza bella e molto positiva CAV e possono contare sul nostro sostegno si sono ampliati, abbiamo conosciuto un progetto finanziato dalla Regione sia dal nostro che dal loro punto di vista. morale ed economico. Certo la maggior persone di tante etnie e culture diverse Lombardia che ci ha permesso di aiutare È necessario trovare nuove strategie per parte si rivolge al CAV per un bisogno che ci hanno aiutato ad allargare i nostri in modo più significativo mamme sole con coinvolgere altri giovani che si impegnino di tipo economico ed è stato difficile far orizzonti e il nostro modo di vedere la vita. figli appena nati nell’assumere il loro ruolo a trasmettere alcuni messaggi e a sostenere passare il messaggio che l’erogazione di Parallelamente alle richieste è aumentato genitoriale e nel perseguire l’indipendenza l’inviolabilità della vita come valore umano un contributo è secondario alla creazione il numero dei nostri sostenitori che con economica. che deve essere condiviso anche dai non di un rapporto tra operatori e utenti le loro donazioni ci hanno permesso Ad altre che si trovano in questa credenti. Come associazione abbiamo per far insieme un tratto di cammino e di rispondere ai tanti bisogni. Un dato situazione dal 2010 mettiamo a sempre cercato di comunicare questo insieme trovare il modo per superare i significativo: nel 2001 sono stati seguiti 35 disposizione “casa mamma e bambino”: riconoscendo però nella Chiesa una guida problemi. Nella maggioranza dei casi, nuclei familiari, nel 2011 più del doppio, un nostro appartamento che può ospitare nell’operare per la Vita. seppure con qualche fatica, è stato capito e sempre in maggioranza immigrati. Da contemporaneamente 2 mamme e 2 o 3 G.S. 10 anni per la vita Chiavenna, sabato 4 febbraio una veglia di preghiera Il progetto punta a formare operatori in grado di effetturare interventi di aiuto e sostegno domiciliare A nche Chiavenna si prepara a vivere la “Giornata della vita” e lo fa come di consueto con la proposta, per i due vicariati della Valchiavenna, della tradizionale “Veglia per la vita”, che si terrà sabato 4 febbraio alle 20.30 presso la chiesa di san Fedele in Chiavenna. Si tratta di un appuntamento che ogni anno invita alla riflessione sul tema della vita, e lo fa con un momento di preghiera accompagnato a testimonianze, che quest’anno si collegano al tema “Giovani aperti alla vita”. L’invito a partecipare è rivolto a tutti, per vivere un momento di raccoglimento e di approfondimento. Collegata a questa iniziativa, sarà promossa anche una vendita di primule, che avrà luogo sia dopo la veglia sia in mattinata, nei pressi di p.zza Bertacchi a Chiavenna. Il ricavato sarà devoluto al centro “Rita Tonoli” di Traona, meglio conosciuto come “Piccola Opera”, per il finanziamento delle varie attività dell’istituto, che si occupa da sempre di bambini e ragazzi con problemi sociofamiliari e al “Centro di aiuto alla vita” di Chiavenna, da sempre in prima linea nella tutela della vita umana. A tal proposito si ricorda che lo scorso mese di aprile è stata inaugurata, in via Lena Perpenti a Chiavenna, la nuova sede, aperta tutti i mercoledì dalle 14.30 alle 16.30. Per qualsiasi informazione o emergenza è attivo il numero di telefono 331/8293408. Sondrio, CAV e Consultorio insieme per accogliere Nel vicariato Vendita di primule per sostenere le attività del CAV In occasione della Giornata per la vita il 4 e 5 febbraio, si effettuerà fuori dalle nostre chiese la vendita delle primule. La veglia si terrà sabato 4 alle ore 21 nella Chiesa della Madonna del Rosario. La domenica 5 febbraio sarà celebrata una Santa Messa presso la Cappella dell’Ospedale Civile di Sondrio. I l Centro di Aiuto alla Vita di Sondrio, in collaborazione col Consultorio “La famiglia” e con l’Ufficio di Piano di Sondrio, ha ottenuto dalla Regione Lombardia il finanziamento del progetto dal titolo “Insieme per accogliere la vita” sulla Legge Regionale 23/99. Lo scopo del progetto è quello di individuare quelle donne in gravidanza o quelle madri che, pur avendone la necessità, non accedono ai Servizi del territorio, presentano difficoltà nel reperimento di quanto necessario alla cura del neonato, si trovano in situazioni di disagio economico e manifestano difficoltà di integrazione a causa della lingua, delle differenze culturali, dell’elevato numero di figli. Bisogna tenere presente che il distretto in cui opera il CAV di Sondrio è situato in un territorio montano, con la presenza di tanti piccoli paesi, con scarsi mezzi di comunicazione che perciò rendono difficile la fruizione dei servizi presenti sul territorio, soprattutto alle donne, generalmente prive di mezzi di trasporto autonomi e a quelle famiglie che versano in condizioni economiche precarie. Il CAV, attraverso le risorse fornite da questo progetto, si ripromette di poter formare un gruppo di operatori in grado di effettuare interventi di aiuto e sostegno domiciliare, volti a a valorizzare le capacità materne, a favorire l’utilizzo dei servizi e delle risorse territoriali e a costruire una “rete” attorno alle madri sole. Ove sarà necessario, oltre alla fornitura del materiale utile alla cura del neonato, si potrà pagare la retta dell’asilo nido e assicurare assistenza legale. Questo progetto ci porterà a collaborare ulteriormente con il Consultorio “La famiglia” e con l’Ufficio di Piano di Sondrio, rendendo più completi ed efficaci gli interventi rivolti alle mamme in difficoltà, in attesa di un bambino o con un bambino appena nato. Spesso infatti, con le sole risorse del CAV ci rendiamo conto di non poter assicurare un aiuto sufficientemente completo ed efficace. Anche nell’anno 2011 il CAV di Sondrio ha accolto una settantina di donne in attesa di un bambino o con un bambino appena nato, nella maggior parte dei casi per motivi di grande difficoltà economica: sono moltissimi ormai i padri disoccupati da parecchio tempo. Le donne che si rivolgono a noi hanno già scelto di accogliere il loro bambino. Siamo una quindicina di volontarie, tra cui anche alcune studentesse di scuola superiore. Como Cronaca Sabato, 4 febbraio 2012 23 servizio in crisi I tagli alle corse hanno generato un risparmio di 500 mila euro a fronte di un deficit finanziario che sfiora gli 11 milioni di euro Navigazione Laghi: scenario difficile S e sul Ceresio si studia come incrementare l’utilizzo dei natanti al fine di togliere auto dalle anguste strade rivierasche, sul Lario, invece, l’Ente Gestione Navigazione sta cercando di far sopravvivere l’attuale servizio. I tagli alle corse in vigore dallo scorso 16 gennaio, infatti, hanno comportato un beneficio in termini di costi pari a 500.000 euro a fronte di un deficit finanziario da coprire pari a ben 11 milioni destinati a crescere di almeno altri 4/5 milioni a causa di nuove disposizioni adottate dal Governo Monti. L’esecutivo tecnico ha infatti stabilito che le cosiddette “provviste di bordo”, tra cui figura anche il carburante, dal 17 gennaio scorso non sono più esenti da IVA. Uno scenario, quindi, drammatico come ben illustrato dai vertici della stessa società che gestisce il trasporto sui laghi Maggiore, di Como e Garda in un incontro con i componenti della Commissione Trasporti di Regione Lombardia avvenuto la scorsa settimana a Milano, e che potrebbe riservare altre brutte sorprese. Infatti è stato sottolineato come i tagli d’esercizio sull’orario invernale saranno in vigore fino al 31 marzo: con aprile entrerà in vigore la stagione estiva e nessun tipo di interventi, siano questi tagli di corse o aumento delle tariffe, permetterà di mitigare il deficit di gestione. Poco da sorridere, quindi, anche se gli ultimi giorni della scorsa settimana permettono di scongiurare almeno la fine anticipata del servizio di trasporto pubblico sui laghi lombardi. Innanzitutto la Camera dei Deputati ha approvato un Ordine del Giorno sulla questione Navigazione, che vede tra i primi firmatari l’on. comasca Chiara Braga, che impegna il Governo a valutare l’opportunità di prorogare, per quest’anno, un finanziamento aggiuntivo di due milioni di euro nonché di individuare nuove risorse per il trasporto lacuale al fine di scongiurare la compromissione del servizio di navigazione, essenziale nel nostro caso soprattutto per l’alto Lario, e di favorire il processo di regionalizzazione. Il secondo spiraglio di luce è arrivato al termine di un incontro, tenuto venerdì scorso, tra l’assessore regionale ai trasporti, Raffaele Cattaneo, e gli stessi vertici della società di gestione della Navigazione in ottemperanza a quanto lo stesso rappresentante del Governo regionale aveva annunciato due settimane fa in Consiglio Regionale. Ebbene durante l’incontro sono stati analizzati gli impatti sull’utenza conseguenti e sono state valutate le misure correttive per salvaguardare le fasce di utenza pendolare di studenti e lavoratori. E’ stata anche stabilita la creazione di un gruppo di lavoro congiunto per verificare la situazione che si verrà a creare con l’introduzione dell’orario estivo dal prossimo 1 aprile. L’assessore Cattaneo si farà parte attiva attraverso il confronto con il Governo per recuperare per altra via le risorse necessarie per mantenere il livello quantitativo e qualitativo di un servizio pubblico così importante. Cattaneo ha infine sottolineato come la regionalizzazione del servizio è la soluzione più idonea per risolvere i problemi della navigazione, ma da realizzarsi previa assicurazione da parte del Governo del necessario risanamento tecnico-economico, che non scarichi sulla Regione i debiti pregressi. Novità positive, invece, sono arrivate per ciò che riguarda la gestione delle acque del lago. L’assessore regionale alle Reti, Raimondi, rispondendo ad un’interrogazione presentata dai consiglieri regionali comaschi Gianluca Rinaldin e Luca Gaffuri, ha infatti annunciato che nel 2013, in virtù del nuovo sistema di riscossione ed erogazione di canoni per lo sfruttamento delle acque del Lario, saranno complessivamente 59 i milioni che Regione Lombardia distribuirà ai territori interessati da questo fenomeno, tra cui le province di Como e Lecco. Unico dubbio il fatto che Regione Lombardia ha stabilito come tali contributi andranno erogati alle Amministrazioni Provinciali che, legge alla mano, l’anno prossimo non esisteranno più. Resta quindi il dubbio su quali enti avranno competenza su tali somme: i singoli Comuni? La Regione stessa? Entro il prossimo 31 ottobre il quadro, su questo punto, dovrebbe essere più chiaro. luigi clerici Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio. Progetto “Interreg” Mobilità transfrontaliera sostenibile A ndare al lavoro in Canton Ticino in aliscafo o battello in 25 minuti, invece che in 60, lasciando l’auto in un comodo posto auto invece di percorrere l’angusta (nonostante l’ormai prossima apertura della galleria di Oria Valsola), strada Regina in direzione di Gandria. è questo lo scenario ipotizzato dal progetto Interreg “La via del Ceresio, mobilità sostenibile e trasporto lacustre”, il cui studio di fattibilità è stato illustrato nel corso di un evento che si è tenuto la scorsa settimana a Porlezza. Il pendolarismo transfrontaliero di lavoratori, e in parte studenti, tra i comuni della Comunità Montana Valli e del Lario e del Ceresio (37.000 abitanti, 4.000 dei quali lavoratori frontalieri che transitano dalla dogana di Gandria/Oria Valsola impiegati per lo più nel settore dell’edilizia), è infatti una realtà storica e consolidata per questo territorio ed i problemi di ordine viabilistico sullo stato delle strade del territorio sono ben noti a tutti. Lo studio “La via del Ceresio” nasce dal fatto che, nonostante la conclusione degli ormai prossimi interventi lungo la strada da Presentati la scorsa settimana i risultati del progetto che vorrebbe ridurre notevolmente i tempi di spostamento tra Porlezza e Lugano Porlezza a Gandria, non si risolveranno certo i problemi di sovraccarico di traffico in direzione di Lugano: oltre il 91% dei frontalieri, infatti, utilizza il mezzo proprio tra le ore 6 e le ore 8 del mattino, con un costo mensile (carburante, sosta in Svizzera quasi completamente a pagamento) che si aggira sui 300 euro, mentre chi si affida a bus, moto o passaggi collettivi raggiunge livelli infinitesimali. L’introduzione di un servizio di trasporto pubblico su acqua ha quindi incontrato interessanti percentuali di gradimento. La proposta, che collegherebbe Porlezza a Lugano in 25 minuti con catamarani che non creano onde, hanno basse emissioni di rumore, è risultata particolarmente apprezzata da studenti e lavoratrici ed ha incontrato il favore completo di ben il 34% degli intervistati ed il 50% del campione ha affermato di valutare con attenzione modi e tempi, soprattutto riguardo la possibilità di poter godere di un posteggio di interscambio a costi molto contenuti e che questo non comporti ulteriori esborsi in denaro o in tempo. Tanto per fare qualche numero su una quota di 1.900 frontalieri residenti a Porlezza-Carlazzo, in ben 1.200 guardano con favore a questa proposta, per una domanda effettiva che supererebbe i 400 utenti al giorno, già oltre le possibilità concrete di effettuazione del servizio. Lo studio, ovviamente, ha anche riguardato i costi per la sua attivazione ed ha già evidenziato alcuni approfondimenti che potrebbero rendere questa proposta sempre più competitiva. Ad esempio sensibilizzare il cosiddetto “carpooling” tra i frontalieri nonché la condivisione di mezzi privati, ma soprattutto arrivare a coordinare gli orari dei traghetti con le linee bus da e per Menaggio. La mobilità via acqua è quindi servizio fattibile e che in futuro potrebbe quando mai essere necessario in quanto è politica ormai declamata delle autorità comunali di Lugano di limitare in modo sempre maggiore l’afflusso di auto private nella città. (l.cl.) Como Cronaca 24 Sabato, 4 febbraio 2012 Montagna. Presentato il programma del Club Alpino Operaio O ffrire a tutti gli il Monte Guglielmo in Val appassionati della Trompia, il Parco Naturale montagna la possibilità “Naturetum” ad Acquacalda di praticare affascinanti in Svizzera, il Pizzo Scalino, attività come l’alpinismo, lo sci al confine tra la Val di fondo e di discesa, il trekking, Poschiavo e la Valmalenco, l’escursionismo, di partecipare le Pale di San Martino con a campeggi in splendide località una traversata dal Rifugio alpine e a concorsi fotografici, Rosetta (m.2581) al Rifugio è l’obiettivo del CAO (Club Pradidali (m.2278), il Piz Alpino Operaio) che venerdì Grevasalvas in Engadina, il 20 gennaio presso l’auditorium Pizzo Bernina, la Via ferrata del collegio Gallio di Como ha “Ciao Miki” una delle tre presentato il programma delle vie ferrate delle montagne iniziative 2012. Ospite della biellesi, sopra il Santuario serata, allietata dai canti della di Oropa, la Via dei Torchi e Corale CAO diretta dal maestro dei Mulini, da Villadossola Pasquale Amico, l’alpinista al Sacro Monte Calvario di Anna Torretta. Nata a Torino Domodossola, il Rifugio 40 anni fa, pluri-campionessa Griera in Alta Valsassina. di “Arrampicata su ghiaccio” e Molto interessante è anche il vice-campionessa del mondo trekking di quattro giorni che 2006 in questa specialità, si terrà sul Monte Amiata, in Alla serata di illustrazione presente anche l’alpinista Anna Torretta, gareggia in gare di “Coppa Toscana, e quello che avrà del mondo” di arrampicata come scenario le grandi pluri-campionessa di “arrampicata su ghiaccio” su ghiaccio dal 2001 dove si è valli glaciali del Monte Rosa, sempre classificata tra i primi precisamente la Valle d’Ayas 5 atleti. Per molti anni è stata e la Valle del Lys, solchi la migliore atleta italiana a livello assoluto. Novecento, all’intensa attività alpinistica, Le attività principali dei circa 700 soci del laterali della Valle d’Aosta. Dal 30 luglio Esercita la professione di “Guida Alpina”, ma le inserisce nel contesto delle altre CAO nei primi mesi dell’anno saranno la al 25 agosto si terrà inoltre il tradizionale ha fondato la prima scuola d’alpinismo associazioni alpinistiche nazionali ed settimana bianca che si terrà nel mese di campeggio estivo in località Campertogno femminile ad Innsbruck e il primo centro internazionali e nel quadro delle condizioni febbraio a Plan de Corones, i corsi di sci di nei pressi d’Alagna Valsesia. La stagione si di formazione per l’alpinismo a Torino. sociali e politiche della città e del territorio. fondo e discesa, e le gite sciistiche e con le concluderà con la consueta “Festa amici Dal 2005 risiede a Courmayeur dove è Anche quest’anno i nostri soci avranno la ciaspole che avranno come meta la Cima della montagna” presso la Capanna CAO iscritta e lavora per la “Società Guide di possibilità di scegliere tra un calendario Pianchette (2158 metri) in Val Cavargna, la a San Maurizio di Brunate. Nel mese di Courmayeur”, prima e unica donna. molto ricco e vario, dove ognuno potrà Capanna Foisch in Svizzera, il Dosso Bello maggio inizierà la prima edizione di un “Proprio recentemente – ha detto durante trovare quello che più si adatta al suo in Alto Lario, l’Anello della Punta Leretta concorso di poesia e anche quest’anno la serata Erio Molteni, presidente del modo di andare in montagna e alle sue nella Valle di Gressoney, il Colle San Carlo sono previste serate con alpinisti, CAO – abbiamo presentato il volume di capacità. Le iscrizioni alle varie attività si nei pressi di Morgex in valle d’Aosta, la conferenze e proiezioni di diapositive e Giuseppe Vaghi dal titolo “Club Alpino raccolgono presso la nostra sede entro il Punta Giordani situata a 4046 metri nel filmati sulla montagna, gare di bocce, e Operaio di Como” che costituisce la giovedì sera prima dell’uscita e non sono gruppo del monte Rosa, il Rifugio Maria soprattutto per stimolare i soci a fissare prima ricostruzione organica della storia richiesti particolari requisiti. E’ sufficiente Luisa in Val Formazza e il Monte Pasquale con l’obiettivo le vedute più suggestive che del nostro storico sodalizio, fondato nel possedere l’attrezzatura idonea e un (m.3553) nel gruppo Ortles – Cevedale sul incontrano nel loro vagare tra i monti viene lontano 1885 a Como nel popolare borgo minimo di preparazione fisica, soprattutto famoso ghiacciaio dei Forni. Man mano organizzata la trentaseiesima edizione del di San Rocco. Basandosi su un’accurata per l’alpinismo. Alcune attività sono già che le stagioni proseguono inizieranno concorso fotografico “La montagna nei ricerca documentaria e sulle testimonianze partite, come la scuola di sci riservata ai le gite alpinistiche ed escursionistiche suoi vari aspetti”. La sede del Club Alpino giornalistiche d’epoca, il libro non solo bambini e ai ragazzi, formata da quattro che vedranno i soci del CAO percorrere Operaio è a Como in viale Innocenzo XI segue le diverse fasi della vita del CAO, lezioni che si tengono a Splugen e la scuola l’Alta Via dei Monti Liguri dal Passo del n.70 (interno ex Ticosa) ed è aperta ogni dalle prime uscite pubbliche alla fine di sci di fondo aperta a tutti che si tiene a Turchino al Monte Penello, raggiungere martedì e giovedì dalle ore 21. dell’Ottocento allo sviluppo dell’inizio del Campra”. il Rifugio Menaggio sui Monti di Breglia, paolo borghi Il fascino delle vette Pastorale universitaria. 1991: la Lituania si stacca dall’ex Urss conquistando la libertà a forza di preghiere e melodie popolari. Una tesi lo dimostra La forza del canto U na interessante testimonianza, attraverso una tesi di laurea, che rivela come attraverso il canto popolare il paese sovietico abbia riscoperto la propria identità e in essa la forza per staccarsi dall’impero societico ufficiouniversita@ diocesidicomo.it, www.facebook.com/ home.php Don Andrea Messaggi e l’equipe di Pastorale Universitaria L ’ indipendenza della Lituania: la riscoperta dell’identità nazionale attraverso il canto popolare. È il titolo della tesi di Egle Basyte, approdata tre anni fa a Milano dalla Lituania per studiare Scienze Politiche in Cattolica. Egle ha realizzato una ricerca sulla storia recente del suo Paese, staccatosi dall’ex Unione Sovietica nel 1991. Un lavoro di analisi, il suo, nato dal desiderio di capire meglio come si fosse giunti all’indipendenza - ancora è stato scritto ben poco a riguardo - e da una grande passione per la musica. Il processo di liberazione (non violenta) del Paese prese origine, di fatto, dalle tradizioni musicali locali. Detta così sembra una bufala, ma a parlare sono i fatti. È stato proprio grazie ad una particolare forma di resistenza in cui il canto ha avuto un ruolo di primo piano che la Lituania è riuscita a liberarsi dall’occupazione sovietica. Tant’è che si parla di “Rivoluzione cantata”. Ma facciamo un passo indietro. Dopo la Seconda Guerra mondiale e le diverse occupazioni (sovietica, nazista, quindi di nuovo sovietica) era iniziato un cinquantennio durante il quale il governo di Mosca aveva adottato nel Paese baltico una politica volta a reprimere le tradizioni, religiose e culturali, sulle quali poggiava l’identità nazionale. I russi erano convinti che un individuo, staccato dalle proprie radici, non avrebbe resistito alla propaganda statale e alla russificazione. «Fortunatamente con la distensione krusceviana il clima di censura venne mitigato: e così anche la letteratura, la musica e le belle arti cominciarono ad avere dei primi spazi di libertà», dice Egle. I “Festival del Canto” (che ancora oggi svolgono un ruolo essenziale nella salvaguardia della cultura etnica lituana) conobbero un grande sviluppo. Nonostante fossero regolati secondo le istruzioni del regime, diventarono il luogo in cui le tradizioni potevano essere difese e allo stesso tempo divulgate. Negli anni 60 e 70 nacque, perciò, un interesse particolare, pressoché di massa, per la cultura etnica, che prese la forma di un movimento patriottico tollerato dal governo - che voleva dimostrare che la cultura etnica, come la religione, non erano vietate a livello ufficiale -. Venne chiamato “movimento etnografico”. La sua popolarità si potrebbe spiegare proprio col fatto che era una delle poche forme di espressione dell’identità nazionale che i russi avevano concesso. Fin dall’inizio gli etnografi avevano ben chiara l’idea di rianimare la cultura popolare e non lasciarla solo “nei libri e nei musei”. Per questo i canti popolari venivano imparati e intonati in ogni occasione di ritrovo. L’amministrazione pubblica tentò di arginare il fenomeno, che si stava espandendo in maniera preoccupante, mettendo al bando alcuni tra i più importanti circoli del movimento. Senza però riuscire a fermarne l’attività: di continuo i “patrioti” organizzavano ritrovi, serate e concerti di musica popolare. Spiega Egle: «Furono proprio questi ensembles folcloristici a dare un contributo essenziale al risveglio del senso dell’identità lituana e il patriottismo tra il popolo. E furono fondamentali per la ricostituzione dello Stato lituano indipendente». Nessuna invenzione o forzatura, dunque: fu attraverso l’unico spiraglio che il comando sovietico aveva lasciato libero che cominciò la riscossa lituana. E sono tanti i fatti che lo testimoniano. Per esempio, quanto accaduto il 23 agosto 1987, giorno della commemorazione dei 50 anni dalla firma del Patto Molotov-Ribbentrop, il trattato che aveva portato alla perdita della libertà lituana. Durante la cerimonia un gruppo di dissidenti, dopo aver chiesto l’indipendenza dei Paesi Baltici, intonò l’inno nazionale, che non veniva cantato dal 1950, da quando era stato sostituito da quello sovietico. A seguire vennero intonati due canti alla Madonna, uno - Marija, Marija - per affidarle il futuro, l’altro - l’Angelus - per le vittime del patto. Altro chiaro episodio: durante la rivoluzione le truppe sovietiche occuparono il Dipartimento della difesa, il Palazzo della stampa, la stazione e l’aeroporto di Vilnius. Anche allora il popolo lituano si mobilitò per difendere in modo pacifico, soltanto con la presenza fisica e senza le armi, gli edifici più importanti, come il Parlamento o la torre televisiva. Nelle lunghe ore di attesa, la gente recitava o cantava le preghiere. Ecco perché si può dire, come sostiene Egle, «che fu grazie al canto che il popolo lituano riuscì a recuperare una coscienza nazionale, senza la quale non si sarebbe giunti all’indipendenza». Lo disse bene, allora, Petras Labanauskas, giovane dissidente lituano: «È più difficile zittire quelli che cantano rispetto a quelli che parlano». Enrica Campogiani Como Cronaca Sabato, 4 febbraio 2012 25 Programmi. Sabato 4 febbraio, alle ore 16, presso l’Auditorium “Don Guanella” la presentazione delle attività per l’anno in corso e del nuovo Annuario Per Iubilantes un ricco 2012 S abato 4 febbraio alle ore 16.00, presso l’Auditorium “Don Guanella” a Como, in via T. Grossi 18 (ampio parcheggio interno) l’associazione culturale Iubilantes presenterà il nuovo Annuario e i programmi del 2012. Ospiti d’onore saranno mons. Josè Fernandez Lago, Canonico della Cattedrale di Santiago di Compostela e portavoce del Capitolo della stessa Cattedrale e Alessandro Cannavò giornalista e pellegrino. L’incontro sarà accompagnato dalle musiche del giovane gruppo Lemon Lime Bitter. Dopo i saluti iniziali, verrà illustrata una sintesi delle più importanti iniziative dell’anno appena trascorso: tra queste, ricordiamo in particolare la prosecuzione dell’impegno per la valorizzazione dello straordinario patrimonio presente nell’area dell’ex OPP San Martino con il progetto “Dai Luoghi di Cura alla Cura dei Luoghi”, finanziato dall’Azienda Ospedaliera S. Anna di Como e dalla Fondazione CARIPLO; la partecipazione al progetto “Sui passi di don Luigi Guanella” proposto dalla Provincia Sacro Cuore dei Servi della Carità – Opera Don Guanella in occasione della canonizzazione del Santo di Fraciscio; il “Viaggio del Cuore” nell’affascinante terra di Romania. Nel corso dell’incontro Virginio Bettini, dell’Università IUAV di Venezia introdurrà brevemente il nuovo libro “La Via Francigena in Italia alla ricerca del paesaggio” (Ediciclo editrice), di prossima presentazione a Como e a Monteriggioni (SI), la cui produzione è stata sostenuta da Iubilantes con il contributo della Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù. Bettini, insieme ai colleghi Leonardo Marotta e Sara Sofia Tosi e ai loro studenti hanno compiuto uno speciale seminario itinerante pluriennale sulla molto altro ancora. Alla presentazione, aperta a tutti, seguirà alle ore 18.00 l’assemblea riservata ai soci, con il rinnovo delle cariche del consiglio direttivo e, alle ore 20.00, la tradizionale cena sociale (costo 30 euro, prenotazione obbligatoria) presso il salone Arcobaleno della “Casa Divina Provvidenza”, con la proiezione di immagini del cammino Leucadense a cura di Guido Marazzi. Il giorno seguente, domenica 5 febbraio, alle ore 16.00, presso il Santuario del Sacro Cuore – Opera Don Guanella di Como, Mons. Fernandez Lago, canonico della Cattedrale di Santiago de Compostela, e don Adriano Folonaro, dell’Opera Don Guanella celebreranno la S. Messa annuale per l’associazione comasca, accompagnata dal Coro Polifonico Pieve d’Isola diretto dal Maestro Guido Bernasconi. Nell’occasione verrà impartita la benedizione del pellegrino Ospiti d’onore: mons. Josè Fernendez Lago e il giornalista Alessandro Cannavò Via Francigena italiana e quest’anno concluderanno il seminario sulla Via Francigena europea, con arrivo a Canterbury. Durante questi anni hanno verificato le condizioni ambientali, paesistiche, religiose, culturali e antropologiche di questo Cammino, raccontandone e illustrandone lo stato dell’arte. Nel corso dell’incontro di sabato verrà presentata anche la nuova icona dell’Arcangelo Raffaele, patrono dei viandanti, che l’Associazione ha fatto realizzare in occasione del suo quindicesimo anno di attività. Un ampio spazio sarà poi dedicato alla presentazione delle iniziative di Iubilantes per il 2012, sempre tra cultura e solidarietà. L’impegno prioritario dell’Associazione sarà dedicato alla valorizzazione dell’antica Via Regina e al suo collegamento con il Cammino di San Pietro martire, già tracciato da Cantù a Seveso, per poi proseguire fino a Milano e innestarsi sulla Via Francigena per Roma. Il nuovo anno vedrà anche la partecipazione di Iubilantes al grande progetto Interreg transfrontaliero “Turismo alpino: saper fruire il territorio in modo sostenibile” che vede come capofila la Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio e come altri partner italiani le Comunità Montane Lario Intelvese e Triangolo Lariano, il Comune di Cernobbio e ERSAF. L’associazione si occuperà dello studio e della presentazione web di sette nuovi percorsi di Torna la “Discoteca del silenzio” S abato 4 febbraio presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como, si terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica notturna proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G.). L’inizio è alle ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa presieduta da don Emanuele Corti, responsabile della Pastorale Giovanile diocesana, cui seguirà l’esposizione del SS. Sacramento e l’animazione con preghiere, canti, lettura di brani di don al sito internet http://www. Guanella e di frasi tratte dalla Parola di sacrocuorecomo.it. Dio. Alle 24.00, il Rosario per le fami- Domenica 5 febbraio proseglie e poi il silenzio, la meditazione e gue inoltre l’iniziativa, semla preghiera personale, fino alle 4.00 pre proposta dal Centro Guadella domenica mattina. Sarà presen- nelliano di Pastorale Giovanile, te il gruppo “Giovani e Riconciliazio- della “Domenica della Carità”, ne”, che attraverso una meditazione sul un momento di incontro con gli Vangelo della Domenica, proporrà un ospiti della RSA “Don Guanella” modo diverso di prepararsi a vivere la di Como e la celebrazione insieme dell’Eucaristia domenicale Riconciliazione. Chi non potesse partecipare di persona delle ore 10.15 presso la cappelalla Discoteca del Silenzio, può seguir- la interna alla struttura (con enla via radio dalle ore 21.00 del sabato trata da via Guanella), seguita hiking urbano sul territorio tramite il proprio sito www. camminacitta.it, realizzato in collaborazione con la sezione Comasca dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti; inoltre dedicherà ai principali monumenti del Lario e delle Valli un approfondimento attraverso la propria collana di guide monografiche trilingui “Percorsi di arte, fede e storia”, rileggendoli non solo dal consueto punto di vista storico e artistico, ma anche attraverso quello, più sentito e più “vero”, del legame con il territorio e le comunità. E poi ancora l’intensificarsi degli sforzi per il recupero della vecchia ferrovia Grandate – Malnate come green way, la prosecuzione degli interventi di valorizzazione del parco dell’ex OPP San Martino, da luogo di dolorose memorie a luogo di “ben-essere” per la città, il nuovo “Viaggio del cuore” 2012 nei Paesi Baltici e Tra le attività da segnalare l’impegno per la valorizzazione dell’area ex ospedale psichiatrico e verranno ufficialmente consegnate le credenziali agli aspiranti pellegrini presenti. Al termine della Messa verrà solennemente benedetta anche la nuova icona dedicata all’Arcangelo Raffaele, che verrà affidata in consegna al Santuario del Sacro Cuore ed esposta nella cappella iemale. Per informazioni e prenotazione della cena: Iubilantes, via Giuseppe Ferrari 2, Como; tel. 031.279684; oppure 347.7418614; fax 031.2281470; e-mail iubilantes@iubilantes. it; sito internet: www.iubilantes. eu. silvia fasana Il Movimento apostolico ciechi riprende l’attività S dall’aperitivo e da canti. L’invito a partecipare è rivolto a tutti. Il ritrovo è alle 9.45 presso la cappella. Per informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, via L. Guanella, 13 Como; tel. 031.296783; e-mail: [email protected]. appiamo tutti che spesso le difficoltà, anziché essere un ostacolo, diventano un trampolino di rinnovato slancio. La fortunata circostanza è toccata ai soci del MAC di Como che hanno ripreso gli incontri domenica 22 gennaio, nell’accogliente sede dell’Istituto don Guanella. In questa rinnovata volontà missionaria siamo stati spronati dallo storico assistente nazionale, don Gianni Brusoni,che ci ha richiamati alla fedeltà ai valori fondanti del Movimento. Confortante è stata la presenza di 20 soci, pronti a offrire il loro contributo di idee e di aiuto operativo. Dopo la nomina per acclamazione di alcuni componenti del Consiglio Direttivo, in sostituzione di due dimissionari, abbiamo progettato le prossime attività per il mese di febbraio: il 2 febbraio, alle ore15.30, parteciperemo alla liturgia della luce, presieduta dall’assistente diocesano, don Giorgio Pusterla, presso la chiesa di S.Cecilia; il 16 febbraio, sempre alle ore 15.30, si terrà una lotteria per festeggiare il Carnevale, presso il Centro Pastorale. Attendiamo numerosi i soci. Como Cultura 26 Sabato, 4 febbraio 2012 È difficile condensare in limitate parole l’ampiezza e la profondità della relazione pronunciata dall’ing. Damiano Cattaneo, figlio di Cesare. Con felice scelta di metodo il relatore ha introdotto i presenti nel vivo della estetica cara al padre: “È Dio il vero tema”, proiettando una serie di diapositive riproducenti immagini di architetture coerenti con la tesi; da quelle megalitiche,sparse nelle regioni europee abitate nei millenni avanti Cristo,fino ai giorni nostri, ancora debitori del contributo della stagione del “razionalismo” (si pensi all’iniziatore Sant’Elia) comasco ed europeo in generale. Cesare Cattaneo, nato nel 1912 e scomparso nel 1943 a Como, all’età di 31 anni, si era laureato in architettura nel 1935 al Politecnico di Milano. Sia prima che dopo la laurea ha svolto una imponente ed incredibile attività culturale e professionale, nell’ambito di vaste amicizie e collaborazioni. Da ricordare, in primis, Franco Ciliberti, filosofo e storico delle religioni, Mario Radice, pittore astrattista e co-disegnatore di progetti di chiese, Manlio Rho, pure pittore come Radice, Giuseppe Terragni, Pietro Lingeri, architetti, ed altri colleghi o studiosi di varie discipline. Proprio nei decenni in cui era egemone l’idealismo di Benedetto Croce o l’attualismo di Giovanni Gentile, Cattaneo elaborò una estetica “realista” nella quale ricongiunse estetica ed etica, separate da Croce. Per Cattaneo il male ed il vizio dividono e distruggono, mentre il bene e la virtù armonizzano e uniscono, creando il “bello” che è lo scopo dell’artista. Conciliazione che anticipò il Magistero di futuri Pontefici, come Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI (se ne legga il discorso agli artisti, nel libro che correda questo articolo). Elementi essenziali della sua ricerca, sfociati nell’opera, sono il primordialismo, la polidimensionalità, l’umanesimo, l’estetica realistica e l’etica cattolica. Per primordialismo si deve intendere la credenza in una “realtà primordiale” da cui è scaturito l’universo e che illumina e orienta l’intera umanità. In questo senso l’ambiente dell’uomo è pervaso di religiosità. Non solo i templi o le chiese, in cui si celebra espressamente la tensione verso il “Sacro”, ma anche nelle abitazioni delle famiglie, nelle quali non può mancare un “centro” religiosamente orientato. In generale in ogni luogo disegnato e frequentato dall’uomo. Per polidimensionalità si intende la necessità di realizzare una perfetta armonia tra tutte le dimensioni delle architetture che servono alle funzioni umane,che,come si deduce dal primordialismo, si incentrano o comprendono anche la dimensione religiosa. Nell’edificare una chiesa ,ad esempio, l’architetto deve dare luogo ad una sintesi superiore,che tenga conto di più elementi. Tra questi, ovviamente, è dominante la tensione dell’animo umano verso il Trascendente. L’Umanesimo di Cesare Cattaneo mi sembra coincidere con l’ “Umanesimo Integrale”, di J.Maritain, in cui Natura e Sopranatura si fondono in un intero, che non elimina le distinzioni, le quali, però, “Cesare Cattaneo e il sacro” all’Ucid Alla serata, lo scorso 16 gennaio, era presente Damiano, il figlio del noto architetto figura di spicco della seconda generazione del razionalismo comasco. Il figlio ha condotto i presenti nel vivo dell’estetica cara al padre, introducendo la pubblicazione intitolata: “è Dio il vero tema” Nato a Como nel 1912 e scomparso all’età di 31 anni, Cesare si era laureato in architettura nel 1935 al Politecnico di Milano. Sia prima che dopo la laurea ha svolto una imponente ed incredibile attività culturale e professionale, nell’ambito di vaste amicizie e collaborazioni. Tra i frutti del suo pensiero l’elaborazione di una estetica “realista” nella quale ricongiunse estetica e etica di Attilio Sangiani sono possibili come esercizio meramente intellettuale. Quanto all’Etica Cesare Cattaneo si rifà, senza titubanze,a quella del Magistero cattolico della tradizione. Per lui, in sintesi, l’opera d’arte ha la funzione di tentare di offrirci una immagine di Dio. Partendo dalle cose della nostra esperienza quotidiana, dall’armonia che le illumina, per risalire verso Dio. Concezione di base è quella,secondo la quale è sufficiente mettersi in ginocchio, anche solo mentalmente, per comprendere che l’infinito, Dio, è irraggiungibile perfettamente su questa terra e che l’uomo, da Adamo in avanti,non ha altra sete se non quella rivolta all’Infinito (fuori dallo spazio) ed alla Eternità, (fuori dal tempo). Due vocaboli che definiscono in modo abbreviatissimo Dio. Tra le diapositive proiettate e illustrate da Damiano Cattaneo ci sono stati anche “L’Infinito” di Leopardi, che ben esprime lo stato d’animo del poeta il quale, oltrepassando l’ostacolo che gli cela l’ultimo orizzonte, “naufraga” nell’infinito, e il celebre “Mi illumino d’immenso” di Ungaretti. I l libro, di cui si riproduce il frontespizio, dal Titolo: “È Dio il vero tema Cesare Cattaneo e il sacro”, è curato da M.A.Crippa e D.Cattaneo, pubblicato da Archivio Cattaneo Editore in Cernobbio, 2011. Autori vari: M.A.Crippa, Natale Spineto, Mario Di Salvo, Elena Pontiggia,Damiano Cattaneo,Valerio Salvatore Severino. Sono riportati scritti di Cesare Cattaneo,Franco Ciliberti, S.S.Benedetto XVI. ❚❚ In preparazione il nuovo Tomo della storia di Como della Società Archeologica Comense Dalla conquista romana alla caduta dell’impero L a Società Archeologica Comense informa che è in avanzata fase di realizzazione il Volume PRIMO, Tomo II della Storia di Como “ Dalla conquista romana alla caduta dell’impero ( 196 a.C. – 476.d.C. )”. Il volume è dedicato alla memoria del prof. Giorgio Luraschi che a quest’opera ha dedicato la sua ultima fatica. L’Indice del volume è il seguente: Giorgio Luraschi, Storia di Como romana: vicende, istituzioni, società; Isabella Nobile De Agostini, Como romana. Le testimonianze archeologiche; Furio Sacchi, Como romana: gli aspetti monumentali della città e del suburbio; Stefano Maggi, L’urbanistica di Como romana; Fulvia Butti Ronchetti, Archeologia del territorio: romanizzazione e primi secoli; Isabella Nobile De Agostini, Archeologia del territorio: la tarda età imperiale; Rodolfo Bargnesi, Aspetti dell’organizzazione del territorio in età romana; Antonio Sartori, Le pietre e la storia; Claudio Moreschini, Plinio il Vecchio; Claudio Moreschini, Plinio il Giovane. Fulvia Butti Ronchetti, Romanità in Canton Ticino, una breve sintesi; Saverio Xeres, Le origini del cristianesimo nella città di Como ( sec. IV – V ) Il volume di oltre 400 pagine in ricca veste editoriale e numerosissime illustrazioni anche a colori verrà messo in vendita nel corso della primavera al prezzo di € 100,00. È possibile prenotarlo entro il 10 febbraio p.v. con lo sconto del 30% rivolgendosi alla Società Archeologica Comense – piazza Medaglie d’Oro, 6 - 22100 COMO – (Info @ archeologicacomo.org) – Tel. e fax 031-269022. Vasetto da Verano, a sinistra (g.c. Museo di Biassono, dott. Arslan) quasi identico ad uno da Camerlata, sopra (da Uboldi 1993, p. 76). Mappa della città di Como rilevata nel 1722 (da Larius). Il mosaico ritrovato nel 1908 in via Perti angolo via Vittorio Emanuele e conservato presso il Museo Giovio. Miliario romano rinvenuto presso S. Carpoforo. Como Cultura Sabato, 4 febbraio 2012 27 Insediati grazie ai familiari del futuro Papa. I primi passi nel maggio 1641 I carmelitani scalzi a Como Il definitorio generale della Congregazione decretò l’istituzione di una comunità nella città lariana. Già nel luglio di quell’anno si benedisse la chiesetta provvisoria in via Borgovico N el giugno del 1640 il padre provinciale dei carmelitani scalzi di Lombardia, recandosi dal convento di Milano al “santo deserto” di Cuasso al Monte, accompagnato dal primo definitore (cioè vicario) della provincia, frate Francesco del SS. Sacramento, fece tappa a Como in casa del signor Lucini Passalacqua, che del primo definitore era fratello. Lì i due frati maturarono l’idea di fondare un convento presso la città e la comunicarono al nobile ospite e a i suoi amici. L’ambiente era sicuramente favorevole, anche perché ben due fratelli militavano tra gli scalzi, padre Francesco (battezzato nel 1598 come Giovanni Battista Gerardo) e padre Lorenzo di S. Abbondio (battezzato nel 1600 come Claudio). Dunque i nobili signori amici e parenti della famiglia assicurarono il loro favore e il loro aiuto. Il primo maggio dell’anno seguente il definitorio generale della congregazione italiana dei carmelitani scalzi decretò l’istituzione di una comunità nella città lariana e da questo momento le cose procedettero a ritmo vertiginoso (considerata l’epoca). Persino le altre comunità religiose maschili insediate in città concessero il loro nulla osta. I religiosi avevano l’appoggio, ovviamente, del fratello di padre Francesco, ma anche del suo cugino Nicolò Odescalchi, del cognato di Nicolò, Alessandro Erba, di Giovanni Cesare del Pero, Pietro Paolo Raimondi, Baldassarre Lambertenghi e di vari altri signori. Così in luglio si venne all’acquisto di quello che era stato il Giardino di Girolamo Borsieri in Borgo Vico e già il 13 agosto il padre provinciale poteva benedire la chiesetta provvisoria, ricavata da due locali a pianterreno, in cui lo stesso giorno il vescovo Carafino celebrò la prima Messa. Nei primi giorni i dodici religiosi destinati al convento (intitolato allo Spirito Santo) furono ospiti del signor Lucini Passalacqua, ma poi vollero a tutti i costi sistemarsi nella loro sede. In questa fase di precarietà molti aiuti vennero dal detto fratello di padre Francesco, ma anche dai signori Nicolò e Carlo fratelli Odescalchi ( provviste di burro e olio, e pane e vino ed ogni altra cosa necessaria, e in più 200 scudi in contanti) , che sapevano di far cosa molto gradita a padre Francesco. Costui fu il vero promotore e benefattore del convento dello Spirito Santo: il cronista carmelitano quantificava in 1200 scudi le offerte inviate in più volte, senza contare tre corpi di Santi Martiri, il dito di S. Teresa, il frammento del mantello di S. Giuseppe, due candelieri d’ambra (donatigli dall’imperatore Ferdinando III), pianete intessute d’oro, un piviale di broccato, altre suppellettili preziose, pitture, molti libri. Nel giro di quattro anni venne compiuto il convento, poi mise mano alla chiesa, che risultò un’opera più dispendiosa ma anche di maggior prestigio per la comunità. Agli Odescalchi padre Francesco era legato da parentela stretta: sua madre era Septizia figlia di Costantino, quindi zia del futuro Papa: il quale in una particolare circostanza ( dicembre 1643) fu a chieder consiglio all’austero e autorevole cugino, per un incarico assai difficile, ed il consiglio seguito gli diede poi vanto di persona molto assennata. Si trattava di accettare la designazione a commissario straordinario fiscale nella Marca, in un momento di grave penuria, nel quale il prelato Odescalchi avrebbe dovuto far uso di qualità non comuni: e questo in effetti avvenne, probabilmente anche grazie al disinteresse da parte sua per i vantaggi immediati che l’incarico gli aveva consentito. Probabilmente i due si frequentarono anche negli anni seguenti, in cui padre Francesco rimase prevalentemente a Roma, in S. Maria della Scala (al 1650 al ‘53 fu p. generale). Del resto Benedetto Odescalchi, da Cardinale e da Papa, continuò ad avere un rapporto abbastanza stretto con i carmelitani scalzi. mario longatti ❚❚ Il programma del mese di febbraio Musei Civici: un calendario ricco di proposte M etti un pomeriggio al Museo…. I Musei Civici di Como anche quest’anno hanno preparato un ricco calendario di proposte rivolte a bambini e ragazzi anche al di fuori dell’ambito scolastico. Spiega Benedetta Cappi, responsabile dei servizi educativi: «Da molti anni i nostri Musei offrono una serie di occasioni per avvicinare i più piccoli al Museo, facendolo apparire ai loro occhi un luogo familiare, attraente e divertente. Accanto alla nostra iniziativa principale, la “Scuola-Museo”, destinata ai gruppi scolastici di ogni ordine e grado, abbiamo anche avviato un programma di pomeriggi tematici, in genere di sabato, che permetteranno ai singoli bambini (non inseriti in gruppi classe) di sperimentare molteplici attività, divertendosi e imparando cose nuove. Il punto di partenza saranno, come sempre, le nostre collezioni museali, in grado di stimolare nei bambini curiosità ed emozioni, base imprescindibile per guidarli alla comprensione del passato e alla scoperta delle proprie radici culturali». Ecco il pro- gramma per il mese di febbraio: Sabato 4 febbraio presso il Tempio Voltiano, dalle ore 15.00 alle 16.00, attività per famiglie “Caccia all’indizio!”. Sabato 11 febbraio presso la Pinacoteca Civica, dalle ore 15.00 alle 16.00, laboratorio creativo per bambini dai 7 agli 11 anni “Tesori di vetro”. Sabato 18 febbraio presso la Pinacoteca Civica, dalle ore 16.00 alle 17.00, laboratorio creativo per bambini dai 4 agli 8 anni “Animali in maschera”. Sabato 25 febbraio presso il Museo Archeologico, dalle ore 15.00 alle ore 16.00, laboratorio per bambini dai 6 ai 10 anni “Tutti pazzi per il microscopio!”. I laboratori sono gratuiti; l’iscrizione è comunque obbligatoria, meglio se con un certo preavviso (saranno ammessi i primi quindici bambini in ordine di iscrizione), telefonando alla segreteria dei Musei, tel. 031.252550, da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 12.30. (s.fa.) N filarmonica cittadina a. volta: il ritorno uova vita per la Filarmonica cittadina “A. Volta 1890” di Como, che ha deciso di rilanciare la sua attività dopo le difficoltà che l’avevano contraddistinta negli ultimi mesi al punto di portare alla sua sospensione. Nell’ambito di una recente riunione del consiglio direttivo i consiglieri e il presidente Pro tempore Pierluigi Gorla hanno individuato delle soluzioni che consentiranno la ripresa delle prove e la presenza concreta della Filarmonica “A. Volta” ai prossimi appuntamenti, a cominciare dalla processione del Venerdì Santo al SS. Crocifisso e alle cerimonie del 25 aprile legati alla Festa della Liberazione. “Non sono mancati in questi mesi di sospensione – fa sapere la Filarmonica in una nota - l’attenzione, l’affetto e la passione della cittadinanza per la “sua” Filarmonica. Anche tante altre espressioni della vita culturale e musicale presenti nel territorio comunale, hanno fatto sentire il proprio interessamento alla ripresa della Filarmonica, la cui attività è sentita come un patrimonio da non disperdere. Questi i motivi che hanno indotto il consiglio direttivo a comunicare ai tanti amici, alle istituzioni, alle associazioni, ai volontari-musicanti la decisione di riprendere con il consueto entusiasmo e passione”. La presenza della Cittadina risale al 1871, anche se nella propria sigla vi è la data del 1890, data della fusione di due preesistenti Corpi Musicali in città. Per informazioni e le adesioni alla Filarmonica sono disponibili il Presidente pro tempore Pierluigi Gorla (031300262 e cell.331-6872800) e il tesoriere Natale Cavadini (347-1558951). 28 Sabato, 4 febbraio 2012 Como Cronaca ■ Veglia di preghiera presso i frati di Cermenate il 7 febbraio Lomazzo: i 10 anni del Centro d’Ascolto Caritas I l 24 febbraio 2002 veniva inaugurato a Lomazzo il Centro di Ascolto Caritas. Fu voluto dalla Zona Pastorale Bassa Comasca come opera segno, frutto del Congresso Eucaristico Zonale dell’ 8 giugno 1197. Il progetto si realizza grazie alla disponibilità di don Serafino Barberi che lo sostiene e mette a disposizione i locali della parrocchia di S.Siro in Lomazzo. Con lui tante persone hanno offerto tempo, competenze e lavoro perché questo “sogno” si realizzasse. Il Centro di Ascolto Caritas è stato dedicato a don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, presidente nazionale di Pax Christi, morto prematuramente a 58 anni, il 20 aprile 1993. La sua scelta pastorale, vissuta sull’opzione radicale per gli ultimi, il suo impegno per la promozione della pace, della non violenza, della giustizia e della solidarietà, lo rendono, ancora oggi, dopo la sua morte, fra i più audaci profeti del nostro tempo. All’ingresso del Prealpi Lo scorso 22 gennaio, erano presenti tutti i membri dei consigli pastorali e dei gruppi presenti nel vicariato Da Olgiate Comasco il via al sinodo vicariale D omenica 22 gennaio si sono trovati, sotto la guida del vicario Episcopale Mons. Italo Mazzoni, tutti i membri dei consigli pastorali parrocchiali e parecchi rappresentanti dei gruppi e delle associazioni presenti sul territorio del vicariato di Olgiate Comasco ( parrocchie di Olgiate Comasco, Maccio, Civello, Gironico, Parè e Drezzo). Il Vescovo alla fine della visita Pastorale così ci esortava: “ Chiedo di promuovere la celebrazione di un piccolo sinodo Vicariale nel quale mi rappresenterà, sia per la Notizie flash ■ Solzago Osservazione della luna con gli “Astrofili Lariani” Venerdì 3 febbraio, alle ore 21.15, presso il Centro Civico “Borella” di Solzago, in via Liberazione 5, il Gruppo Astrofili Lariani propone un’osservazione della luna dal cortile del Centro Civico, alla scoperta della geografia della Luna e delle meraviglie del cielo invernale. Sarà un’ottima occasione per fare uno “star test” con lezione di geografia celeste “sul campo”, grazie alla consulenza degli esperti del GAL, sui telescopi portati da soci e simpatizzanti. L’ingresso è libero. Per informazioni, la sede del Gruppo Astrofili Lariani si trova in via Liberazione 5 a Solzago di Tavernerio, presso il Centro Civico “Borella”; tel. 328.0976491 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 21); e-mail: info@ astrofililariani.org; sito web: www. astrofililariani.org. ■ Milano il 12 febbraio visita al Museo d’arte antica del Castello Sforzesco Il cammino coinvolge le parrocchie di Olgiate, Maccio, Civello, Gironico, Parè e Drezzo preparazione che per la celebrazione, il Vicario territoriale. Radunerete tutte le persone che negli incontri abbiamo definito comunità apostolica. Insieme deciderete come e in quali tempi attuare le proposte che vi ho indicato”. Le proposte del Vescovo da lui chiamate “ indicazioni pastorali” sono raggruppate in cinque ambiti: (1) anno liturgico e catechesi dell’iniziazione cristiana, (2) il matrimonio e la famiglia, (3) la pastorale giovanile e gli oratori, (4) la formazione dei laici e l’Azione Cattolica, (5) la “ pastorale integrata”. Dopo la preghiera vespertina cantata in Chiesa, i lavori veri e propri si sono svolti nel teatro Aurora. Si sono aperti con un’introduzione generale sul senso del “ Sinodo” e sul Centro di Ascolto troviamo una sua frase: “ Siate credenti per fede, sarete credibili per la speranza, ma sarete creduti soltanto per la carità che testimoniate.” In questi dieci anni di vita dal Centro di Ascolto sono passate più di 1200 persone, stranieri ed italiani. I numeri pur significativi, però, non riescono ad esprimere compiutamente il significato profondo dell’incontro che avviene in Centro di Ascolto. Ogni numero ha alle spalle una storia rappresentata da famiglie, bambini, situazioni complesse che richiedono accoglienza, incontri, colloqui, discernimento, attenzione. È un’umanità che ha portato con sé bisogni, problemi, ma anche gioie e speranze. Per ricordare tutto questo e consegnarlo nelle mani di Dio è stata organizzata una Veglia di Preghiera presso la Comunità Francescana di Cermenate per martedì, 7 febbraio alle ore 21.00. Tutti sono invitati. percorso che ha preparato quest’assemblea conclusiva; un rappresentante per ciascuna delle cinque commissioni ha poi presentato le proposte sintetizzate nel documento finale; don Italo le ha approfondite, facendone emergere i significati più veri; a conclusione di un breve dibattito e dopo aver accolto alcune modifiche lì emerse, tutte le proposte sono state votate dall’assemblea. Il Consiglio Pastorale del vicariato dovrà ora riprendere il testo votato, valutare con attenzione le priorità delle proposte da tutti condivise e aiutare le singole comunità parrocchiali ad attuarle con impegno e serietà. Ci sembra importante sottolineare che la preparazione e la celebrazione di questo “ sinodo” è stata una vera esperienza di Chiesa una condivisione ed un confronto tra laici, sacerdoti e consacrati con uno stile di servizio e premura per la crescita delle nostre comunità parrocchiali; in questo modo abbiamo portato a compimento la visita Pastorale del Vescovo, facendo diventare le sue direttive scelte concrete. Il “ Sinodo” ora ci spinge in avanti e con grande fiducia ci impegniamo a continuare a lavorare con questo stile di comunione e condivisione. E’ sempre difficile lasciare le tradizioni e le abitudini acquisite per incamminarsi verso qualche cosa di nuovo; eppure se crediamo che la Chiesa è spinta dal soffio dello Spirito, non possiamo fermarci: tenendo viva la memoria del passato dobbiamo maturare nel discernimento per conoscere e riflettere sul presente ed essere volti verso il futuro , accettare le nuove sfide che troviamo sul nostro cammino, affrontarle con serietà ed anche con serenità. Il fatto che le singole proposte ( alcune veramente impegnative) siano state votate e, quindi, condivise da tutti, permette di sperare che il cammino sia serio, deciso, coraggioso, incarnato nella storia degli uomini e delle donne che come Chiesa vogliamo servire annunciando e testimoniando il Signore Gesù ad ogni persona. Alcuni membri del consiglio vicariale Alcuni membri del consiglio vicariale “Rosso Cobalto” e l’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizzano per domenica 12 febbraio una visita guidata al Museo d’Arte Antica presso il Castello Sforzesco di Milano. L’appuntamento è fissato per le ore 13.45 a Milano, davanti all’ingresso del Castello Sforzesco (torre del Filerete). Costruito a partire dalla metà del secolo XIV nel cuore della città antica per volontà dei Visconti, successivamente ampliato e rinforzato a più riprese fino a diventare una vera fortezza, il maestoso Castello Sforzesco, luogo per lungo tempo di una splendida corte, è oggi uno dei simboli più noti e più amati di Milano, oltre che sede di prestigiosi musei cittadini. Tra questi il Museo d’Arte Antica che, oltre a conservare l’ultimo capolavoro di Michelangelo – la Pietà Rondanini –, rappresenta uno dei più noti casi di studio della museologia del secondo dopoguerra. La quota di partecipazione è di 12 euro per i soci, 13 euro per i non soci (ingresso, prenotazione e servizio guida inclusi). Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie entro mercoledì 8 febbraio): Mondo Turistico, tel. 0344-30060; 339-4163108; e-mail: [email protected]. Como Salute Sabato, 4 febbraio 2012 29 Bosisio Parini. Inaugurati, nei giorni scorsi, presso l’IRCCS “E. Medea” dell’associazione “La Nostra Famiglia” i nuovi spazi del Centro di Riferimento Regionale per l’Ipovisione in età evolutiva. Nel 2010 6571 prestazioni erogate Ipovisione: una rete regionale L a nascita di una rete regionale per l’ipovisione. Nei giorni scorsi sono stati inaugurati presso l’IRCCS “E. Medea” di Bosisio Parini, dell’associazione “La Nostra Famiglia” i nuovi spazi del Centro di Riferimento Regionale per l’Ipovisione in età evolutiva, dove operano 4 neuropsichiatri, 3 oculisti, 3 riabilitatori, un assistente sociale, uno psicologo e 2 pedagogisti. Il Centro effettua valutazioni diagnostiche e funzionali, formulazioni di indicazioni riabilitative, attività riabilitativa, centro ausili, attività di ricerca e formazione. Nel 2010 ha preso in carico 466 pazienti ipovedenti, per un totale di 6.571 prestazioni. I nuovi spazi del Centro Ipovisione sono stati ristrutturati grazie alla campagna di raccolta fondi “Facciamo crescere insieme l’ospedale amico”, attivata per la ristrutturazione dell’intero 4° padiglione nel quale è ubicato il Centro: “fino ad oggi abbiamo raccolto 2.574.617,00 euro, pari al 51,49% della cifra necessaria alla ristrutturazione – afferma soddisfatto Giovanni Barbesino, responsabile del fund raising del Medea -. Non mi stancherò mai di ringraziare quanti ci hanno sostenuto: si tratta di 5 fondazioni, 20 associazioni, 40 aziende e 2000 persone. È un regalo prezioso per tutti i bambini di cui ci prendiamo cura”. “Le organizzazioni sanitarie sono chiamate oggi ad affrontare la sfida delle patologie croniche: tra queste, le malattie neuroftalmiche, che portano a ipovisione o cecità”, queste le parole di Grazia Conforti, direzione Generale Sanità-Regione Lombardia, in apertura dell’incontro pubblico “Ipovisione in età evolutiva: servizi in una rete regionale integrata”, che si è tenuto all’Istituto Scientifico e ha accompagnato l’inaugurazione dei nuovi spazi del Centro. “E’ importante parlare di rete tra gli enti territoriali – ha continuato la Conforti - La Legge 284 del 1997 istituisce i Centri specializzati per la riabilitazione visiva. In Lombardia ne esistono 12 di cui solamente 2 (Medea e Mondino) sono dedicati alla riabilitazione dei bambini”. Da qui l’importanza di favorire la circolazione delle informazioni e la collaborazione tra i diversi attori: famiglie, associazioni, scuola e servizi, in particolare i servizi provinciali per disabili sensoriali, come hanno sottolineato i referenti delle province di Sondrio (Lucia Angelini), di Lecco (Marilanda Failla Daccò), di Varese (Gabriella Dotti), di Como (Bruno Venturini) e di Monza e Brianza (Rosaria Volpe). “Bisogna sempre partire da una diagnosi clinica precisa ma non ci si può limitare a questa – ha annunciato Renato Borgatti, primario dell’Unità operativa di Neuropsichiatria dell’età evolutiva del Medea e responsabile del Centro -. Per una rete regionale integrata è importante integrare gli aspetti medici e riabilitativi con quelli di assistenza ed educazione da svolgere sul territorio di pertinenza. Il primo passo per favorire questa integrazione è un portale dedicato (consultabile dal sito www.emedea. it), al quale partecipano i servizi e le associazioni di cinque province che operano nel campo dell’ipovisione. Puntiamo infatti ad un intervento capillare, che aiuti le famiglie e le scuole ad affrontare il problema. Vista l’attuale crisi economica, dobbiamo cercare di utilizzare al meglio le risorse disponibili”. All’incontro erano presenti, oltre ai servizi provinciali, anche le associazioni che operano sul territorio: “Segnalo alcune urgenze – ha sottolineato Nicola Stilla, presidente lombardo dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - Sono fondamentali la formazione e l’informazione: i terapisti del territorio non sempre hanno le conoscenze per interpretare e strutturare le indicazioni riabilitative date dai Centri e la scuola non è in grado di dare risposte ai bisogni educativi dei bambini ipovedenti e non vedenti. Per non parlare del supporto psicologico alle famiglie”. “L’esperienza dei genitori il cui figlio non risponde alle attese ma presenta disabilità è come un viaggio programmato nei minimi particolari in un dato posto che improvvisamente cambia destinazione”, ha aggiunto Donatella Falaguerra, referente dell’Associazione Famiglie ipovedenti non vedenti delle province di Como e Lecco. Per questo, le ha fatto eco Silvia Truccolo, dell’Associazione Genitori Ragazzi non vedenti e ipovedenti, “abbiamo bisogno di una rete di sostegno esterna che dia più consapevolezza e informazioni alle famiglie”. Come ha sottolineato Giuseppina Giammari, neuropsichiatra dell’IRCCS Medea, “Nel bambino ipovedente la grave disabilità visiva congenita o precoce influisce su numerose aree di sviluppo, perché la funzione visiva è uno strumento di interazione con la realtà, privilegiato rispetto agli altri canali sensoriali”. L’ipovisione appare dunque più grave quando colpisce un bambino, perché alla nascita il sistema visivo non è ancora sviluppato ed una lesione congenita o precoce ne impedisce la maturazione. Il bambino ipovedente spesso usa poco o male il suo residuo visivo e non lo integra con gli altri canali sensoriali. Accanto alla valutazione neuroftalmologica è quindi necessaria anche una valutazione funzionale, mirata a comprendere come vede, o meglio come guarda il bambino ipovedente, come utilizza il residuo visivo, quali strategie devono essere messe in atto per facilitare l’acquisizione delle competenze. In breve, i casi di ipovisione infantile sono complessi e per affrontarli è necessario un team di diversi specialisti: team ben assortito, appunto, presso Centro di Riferimento Regionale per l’Ipovisione in età evolutiva” di Bosisio. ■ Numero monografico su “La Voce del DSM” dell’Azienda Ospedaliera S. Anna Il caso di una comasca sulla Costa Concordia U n numero monografico dedicato al disastro della “Costa Concordia”. è l’edizione di gennaio de “La Voce del Dsm”, la newsletter del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna, interamente dedicato alla tragedia della Costa Concordia e alla psicologia dell’emergenza. “L’inferno della Concordia - si legge nella prima pagina - hacolpito tutti. Noi abbiamo voluto dedicare a questo dramma un numero speciale grazie a un significativo contributo firmato dai colleghi Vito Tummino e Isabel Fernandez che hanno analizzato il fatto con occhi particolari. E soprattutto raccogliendo la testimonianza di una sopravvissuta che, tornata a Como, ha partecipato a una seduta”. Il numero mette a fuoco gli effetti psicologici in caso di evento traumatico e le reazioni psicologiche annesse. Particolarmente toccante la testimonianza della comasca che ha vissuto sulla sua pelle questa tragica esperienza. “La signora Giovanna - leggiamo - era a bordo della Costa Concordia al momento dell’impatto contro lo scoglio di fronte all’isola del Giglio. Viene effettuata una seduta utilizzando la tecnica EMDR, nell’ambito di un intervento finalizzato a superare i vissuti psicologici di forte tensione e spavento, che affiorano in modo particolarmente intenso quando la signora legge o ascolta i resoconti e aggiornamenti diffusi dai mezzi di comunicazione... Le viene chiesto di far scorrere le sensazioni di benessere in tutto il corpo, ad occhi chiusi, con un respiro profondo. Dopo questa prima fase, il clinico riporta l’attenzione della paziente sull’evento traumatico vissuto, chiedendole di ricordare ciò che ha visto quella sera. La paziente sviluppa il racconto con chiarezza e in modo dettagliato, con sufficiente distacco, ricordando e raccontando la sequenza degli avvenimenti: lo spettacolo teatrale, il colpo avvertito con conseguente scossone della sedia su cui era seduta, l’avviso di andare a prendere i giubbotti di salvataggio, l’attesa sul ponte di riunione, la comunicazione che tutto era sotto controllo e che si doveva attendere sul ponte, i colpi di sirena che annunciavano l’abbandono della nave, il passaggio sulla scialuppa di salvataggio, con persone che gridavano, il drammatico percorso dalla nave alla terraferma, su una scialuppa instabile che sembrava capovolgersi da un momento all’altro, l’arrivo liberatorio a terra. A questo punto le viene richiesto di ripercorrere quello che ha pensato nelle varie situazioni vissute di rischio: la signora Giovanna ricorda i vari pensieri che la attraversavano: “sulla nave non ero preoccupata all’inizio, poi sentendo il vento freddo che proveniva dalla notte ho pensato che non fosse una cosa da nulla”, al ponte, in attesa della scialuppa:”non posso fare niente”, sulla scialuppa “non so se torno a terra, e se potrò fare le cose che avevo in mente di fare in futuro”, e riporta una sua dissociazione mentale dalle situazioni di rischio che stava vivendo nella realtà di quei momenti, domandandosi “ma sta proprio succedendo a me?” Infine il clinico le chiede di descrivere ciò che ha provato a livello emotivo in relazione a ciò che la riguardava. La signora riferisce di essersi sentita calma ed estranea a ciò che stava sperimentando, prima di scendere nella scialuppa, e di avvertire nella scialuppa una sensazione di smarrimento e dissociazione interna, mentre osservava e pensava “io non sono qui” “sto per morire”. Questo è stato il momento peggiore di tutta l’esperienza...” Si ricorda che da circa 6 anni il Dsm ha un Gruppo di Psicologia dell’Emergenza, intervenuto anche in occasione del terremoto in Abruzzo, e solitamente impiegato in caso di incidenti stradali, problemi con minori e tutte le situazioni in cui le persone possono essere colpite da un grosso trauma. Sport 30 Sabato, 4 febbraio 2011 a Inchiest L’ipotesi, fatta circolare nelle ultime settimane, parrebbe in realtà, difficilmente realizzabile Velodromo al Sinigaglia: sogni di mezzo inverno D opo qualche mese in cui abbiamo focalizzato la nostra attenzione su altri argomenti, torniamo ad occuparci dell’impiantistica sportiva in Como. Questa volta avremmo voluto iniziare a discorrere sulle strutture dedicate ad uno sport molto popolare anche nel nostro territorio, il tennis, ma alcune notizie d’attualità che hanno animato il dibattito nel corso delle ultime settime di gennaio ci portano a rinviare questo argomento. Infatti, nel bel mezzo di un inverno quanto mai avaro di precipitazioni (almeno finora), mentre l’opinione pubblica veniva finalmente resa partecipe del concreto rischio di Più fattibile l’ipotesi di una costruzione “ex novo” piuttosto che riesumare i ruderi del vecchio chiusura dello stadio del ghiaccio di Casate, impianto che abbiamo avuto modo di analizzare veramente ai “raggi x” in diverse occasioni, a Como si è deciso di dedicarsi a discussioni donchisciottesche, almeno per ciò che concerne lo sport, ovvero all’opportunità di far rinverdire i fasti del velodromo dello stadio Giuseppe Sinigaglia. Per tutti coloro che non lo sanno, infatti, lo stadio, ultimato in piena era fascista sul sedime che aveva ospitato ad inizio XX secolo l’esposizione voltiana, era una struttura polifunzionale. Non solo campo di calcio ma anche pista di atletica Notizie flash ■ Disabilità A Como apre lo sportello del Cip Nuovo progetto di Inail Lombardia e Comitato italiano paralimpico (Cip). Dalla fine di gennaio presso gli sportelli Inail è aperto il nuovo sportello del Cip, un servizio che offrirà informazioni e una consulenza alle persone con disabilità (causata da un incidente sul lavoro) che vogliono fare sport. La convenzione Inail - Cip prevede, oltre alla consulenza personalizzata, diversi vantaggi: tesseramento, avviamento allo sport, un anno di corso gratuito nella disciplina sportiva prescelta. “Vogliamo occuparci delle persone anche dopo l’infortunio, offrendo ogni iniziativa che possa migliorare la qualità della vita - spiega Aniello Spina, direttore regionale di Inail -. Lo sportello rende più accessibile al cittadino in difficoltà una proposta utile e vantaggiosa per stare meglio e magari mettersi alla prova e abbiamo numerose iniziative locali sportive (sci, vela...) che lo dimostrano”. ■ Canottaggio Gilardoni accede al Guinnes dei primati (pur circoscritta a sole 2/3 corsie), palestre nei piani sottostanti settore Un’immagine delil2010 distinti, adiacente piscina ed anche velodromo. Questo consisteva in un anello che stava ai bordi del campo di gioco e che era dotato di una curva parabolica tra le più impegnative di Europa a tal punto che difficilmente i ciclisti vi ci si avventuravano ed anche le motociclette (in quanto lo stadio veniva utilizzato anche per queste competizioni motoristiche su anello) avevano il loro bel da fare a mantenere l’equilibrio. Sede dell’arrivo di Giri di Lombardia, di tappe del Giro d’Italia ed anche di altre corse, il velodromo venne “sventrato” nell’estate 1975. A giugno di quell’anno, infatti, a 22 anni dalla precedente esperienza, il Calcio Como era tornato in serie A (dopo la vittoria per 2-0 colta sul Verona nell’ultima giornata di un torneo iniziato nelle retrovie in quanto a novembre il Como era penultimo). Al fine di ampliarne la capienza, e dato che l’attività ciclistica sull’anello assai rovinato dallo scorrere del tempo e dagli agenti atmosferici, nella zona delle curve vennero realizzate ampie aperture per consentire ai tifosi di raggiungere le nuove tribune metalliche e anche nei tratti rettilinei furono posate analoghe strutture. Quei lavori segnarono le fine di quel vecchio Sinigaglia ma anche le tribunette ormai sono un ricordo. Nel 1990, infatti, sono terminati i lavori di ristrutturazione che hanno interessato la tribuna che è stata demolita e ricostruita. A metà degli anni 90 la medesima sorte è toccata al settore distinti, nell’estate del 2002 alla storica “Curva Azzurra” che si è trasformata in “curva Como” passando da una struttura di cemento (ancora del ‘27) più tubi innocenti, ad una struttura totalmente in tubi innocenti, e nel 2003/04 si è concluso l’intervento alla curva ospiti. Morale della favola: il Sinigaglia è uno stadio esclusivamente per il calcio e non ci sarebbe nemmeno la possibilità, oggi come oggi, di realizzare un velodromo. Della vecchia costruzione non è rimasto che il ritorno ed è appunto su questo dato oggettivo che mi riferisco citando Don Chisciotte. Se la proposta di cui si è parlato in città fosse di costruire un nuovo velodromo questa avrebbe un senso. Pensare che l’attuale stadio Sinigaglia possa tornare ad ospitare una struttura come quella che fu, sembra proprio la classica “battaglia contro i mulini a vento”. Anche perché, come abbiamo visto e come vedremo, non è che il barometro delle condizioni dell’impiantistica sportiva in città segni “bel tempo”. Casate è ancora sotto gli occhi di tutti, ad esempio. pagina a cura di Luigi Clerici Nessuno prima di lui poteva vantare una così straordinaria carriera: con 11 titoli mondiali guadagnati Daniele Gilardoni viene ufficialmente riconosciuto come recordman senza precedenti, tanto da entrare addirittura nel Guinness dei primati. Un orgoglio per la Canottieri Lario di Como, con cui l’atleta di Bellagio ha vinto ben nove titoli, ma una grande soddisfazione anche per lo sport italiano, portato da Gilardoni ancora una volta sul tetto del mondo. A dichiarare che il canottiere è l’atleta più iridato della storia del remo era stata la F.I.S.A qualche mese fa, ma a diffonderla ora è la federazione italiana canottaggio. Gilardoni ha raggiunto e superato persino il leggendario Mattew Pinset, strappandogli il primato a cui sembrava destinato: nel 2006 l’atleta lariano era già stato premiato come miglior atleta dell’anno, ma la maggior soddisfazione è arrivata nel 2011, con il trionfo all’ennesimo mondiale. ■ Vela Mountain Bike Calcio Como Da Olgiate Comasco il via al Grand Prix Tre Province 2012: un avvio poco incoraggiante per gli azzurri U N ndici prove che interessano le province di Como, Lecco, Sondrio, Varese e Bergamo con primo appuntamento in programma ad Olgiate Comasco il 18 marzo. Stiamo parlando del «Gran Prix Tre Province», il tradizionale circuito di mountain bike, giunto quest’anno alla dodicesima edizione, che fondendosi con il Gran Prix Valli Varesine (che con venti edizioni è il più longevo del panorama nazionale) ha dato vita ad una grande ed impegnativa manifestazione di cross-country, specialità olimpica. La seconda novità del 2012 è rappresentata dall’accordo raggiunto con l’Orobie Cup che ha permesso di allestire un nuovo circuito di quattro prove (Olgiate, Entratico, 1° maggio, Barni, 20 maggio e Schilpario, 9 settembre) che decreteranno i migliori bikers delle cinque province lombarde coinvolte. Dal punto di vista regolamentare saranno reintrodotte le categorie Elite Master Sport 1 (19-24 anni) ed Elite Master Sport 2 (25-29). on è stato un avvio di 2012 sicuramente incoraggiante per il Calcio Como. Abbiamo lasciato la compagine azzurra dopo le due reti rimediate a Terni e lo ritroviamo alla fine di gennaio con un solo misero punto in più in classifica (grazie al 2-2, con doppia rimonta, del Foligno al Sinigaglia) e tanti, tanti problemi esterni. Iniziamo dalla panchina. Dopo il pareggio con la squadra umbra in casa, Ernestino Ramella si è dimesso dall’incarico. Il suo posto è stato preso dal vice, Giuseppe Manari. E poi i guai in classifica: alle sconfitte (sono arrivate quelle di Vercelli e Sorrento) si aggiungerà presto la conseguenza del deferimento alla Commissione disciplinare nazionale del club azzurro per una serie di violazioni alle disposizioni federali relative al pagamento di stipendi, ritenute Irpef e contributi Enpals per il mese di settembre 2011, nonché per la sottoscrizione alla Covisoc (la Commissione che controlla i bilanci delle società ndr) di circostanze e dati contabili non veri. Infine i guai societari. Amilcare Rivetti è subentrato ad Antonio Di Bari a novembre e finora ha resistito alle pressioni di un gruppo di imprenditori romani interessati all’acquisto della società. Per il momento la notizia non ha tranquillizzato nessuno anche perché il Como ha dovuto cedere il suo miglior bomber, Antonio Filippini. Sul Lario i Vintage Yachting Games 2012 Multilario, Associazione dei Circoli Velici Lariani, organizzerà’ la 2° Edizione dei ‘Vintage Yachting Games’, che avra’ luogo sul Lago di Como, dal 7 al 15 Luglio 2012 . I ‘Vintage Yachting Games ‘ consistono in una serie di regate riservate alle classi di barche che hanno partecipato almeno una volta ai Giochi Olimpici, affinché possano confermare non solo il loro passato glorioso, ma soprattutto dimostrare quanto siano ancora competitive, affascinanti e proiettate nel futuro. I Vintage Yachting Games si disputano ogni quattro anni, con numero limitato di concorrenti, che vengono selezionati dalle proprie Associazioni Nazionali in base a criteri di eccellenza. Gli obiettivi di ‘Vintage Yachting Games’ sono quelli di allargare la popolarità delle Classi Ex Olimpiche al maggior numero di nazioni possibile, di mantenerle in vita, e di offrire una seconda opportunità ai loro concorrenti. Valli Varesine Concerto Per San Biagio L a neve ha fatto un po’ da protagonista la sera di sabato 28 gennaio limitando l’afflusso all’esibizione musicale in chiesa parrocchiale dove è stato eseguito il concerto “quintetti per pianoforte e fiati: Mozart K452 – Beehtoven op. 16”, interpretati da Pietro Barbareschi al pianoforte; Luca Stocco all’oboe; Michele Naglieri al clarinetto: Giovanni D’Aprile al corno; Massimo Data al fagotto. I presenti hanno potuto assistere e godere di un’interpretazione magistrale dei due quintetti proposti. I cinque musicisti - tutti nomi Sabato, 4 febbraio 2012 importanti della musica sinfonica italiana – hanno offerto al pubblico un’esibizione coinvolgente ed entusiasmante e si sono veramente meritati il lungo applauso che a fine serata sono arrivati spontanei dalla platea. Una scelta musicale indovinata che rende merito anche alla Banda di Cittiglio, organizzatrice con la parrocchia e il comune della manifestazione in onore del santo patrono (nella foto i concertisti con parte degli organizzatori). Archiviata la festa di San Giulio la parrocchia è proiettata in questo Interventi contro il dissesto idrico C’ Il programma della festa patronale Festa patronale a Fabiasco per la ricorrenza della “Madonna della Candelora”: Mercoledì 1 febbraio: ore 20.30 S. Rosario. Nel comune di Cittiglio sono stati effettuati interventi sull’alveo del corso d’acqua che proviene dalla Valle di san Biagio Giovedì 2 febbraio: ore 20.30 S. Messa con benedizione delle candele. Venerdì 3 febbraio: ore 16.30 Adorazione e S. Rosario, 17.30 S. Messa – ore 21.00 in chiesa, concerto della Corale S. Giulio. rimediare a questo anni fa la Comunità Montana era intervenuta realizzando tre vasche di raccolta e accumulo del materiale trasportato dal torrente in modo da evitare che questo ostruisse la tombinatura. Con il tempo, però, anche le tre vasche si sono saturate e la loro funzione di salvaguardia della tombinatura è venuta meno. Dieci anni fa venne fatta una pulizia, ma da allora il materiale ha continuato ad accumularsi non senza proteste ed allarmi da parte di chi, come la protezione civile, interviene lungo l’alveo del Boito per effettuarne la manutenzione periodica delle sponde. Finalmente la scorsa settimana la pulizia approfondita delle tre vasche è stata effettuata dalla Comunità Montana Valli del Verbano che ha mandato nel torrente Boito l’impresa Alberto Scavi di Casalzuigno, la quale con i suoi mezzi meccanici ha ripulito e ridato funzionalità idraulica alle tre vasche. Un analogo lavoro era già stato eseguito dalla medesima impresa, circa un mese fa, sempre sul Boito, sul tratto a valle del tratto tombinato. Anche in quell’occasione è stato asportato il materiale depositato dalla corrente e recuperato, anche in quel tratto, la piena portata del torrente. A.C. Antincendio: pronti ad intervenire anche dal cielo G ià nei numeri scorsi del Settimanale abbiamo dato notizia della ripresa dell’attività del Coordinamento Antincendio Boschivo Valli del Verbano (COAV) su tutto il territorio della Comunità Montana grazie alla disponibilità delle squadre volontarie operative nei singoli comuni. Da fine gennaio, al servizio svolto “a terra” con base presso la sede di CMVV a Cassano Valcuvia, si è aggiunto anche l’importante servizio di sorveglianza del territorio operato in collaborazione con l’elicottero della regione Lombardia che ha sede presso l’hangar ubicato a Cuvio, all’interno della fine settimana verso l’altra festa che interessa la comunità, quella di San Biagio, a cui è dedicata un’antica chiesetta cittigliese. Venerdì 3 febbraio alle 20.30 S. Messa con benedizione della gola, al termine, incanto dei canestri, falò, panettone e vin Brulè. La festa continuerà domenica 5 febbraio alle ore 10.30 con la S. Messa con benedizione della gola, al termine, distribuzione del pane benedetto e incanto dei canestri. Il ricavato sarà destinato alla prosecuzione del restauro di quest’antica chiesetta romanica. Notizie flash ■ Fabiasco Sul letto del torrente Boito è un piccolo torrente in comune di Cittiglio che scende dalla valle di san Biagio, lambisce la stazione ferroviaria cittigliese e si butta nel torrente Boesio. È un piccolo corso d’acqua che, però, anche nei periodi di siccità, mantiene una sua piccola portata d’acqua. Solitamente non desta problemi, ma in qualche occasione questo corso d’acqua ha saputo essere pericoloso, esondando ed allagando la stazione e le zone attigue, compreso l’ospedale. Due le particoalrità del torrente Boito: il significativo trasporto solido che si rileva durante le piene generate soprattutto dai temporali estivi e la presenza di un tratto tombinato dell’alveo (realizzazione fine anni ’60) nel suo tratto parallelo alla stazione. Queste due particolarità, nel passato hanno generato non poco allarme per via dell’ostruzione causata dai materiali trasportati dalla corrente rispetto alla sezione della tombinatura, con riduzione della sua portata. Per 31 ditta Mascioni SPA. Dal 30 gennaio e sino al 29 aprile i volontari in possesso del diploma antincendio di secondo livello – specifico per operare con l’elicottero – si alterneranno in squadre di cinque elementi (più un caposquadra di riserva per ogni turno) nei giorni ritenuti critici dalla regione, per essere di supporto all’elicottero e pronti per intervenire in caso di emergenza antincendio. Un servizio di grande specializzazione che vede non pochi volontari di Valcuvia e Luinese, idonei a svolgerlo e impegnati in prima linea per garantire la sicurezza dei boschi della valle. Ricordi Sabato 4 febbraio: ore 7.00 Pellegrinaggio ad Ardena, ore 19.30 “Cena in compagnia” in oratorio. Domenica 5 febbraio: ore 10.30 S. Messa Solenne – ore 14.30 Processione con la statua della Madonna per le vie del paese, al termine, ore 15.30 circa, incanto dei canestri sul sagrato della parrocchiale. ■ Marchirolo Pellegrinaggio del vicariato ad Ardena Sabato 4 febbraio - primo sabato del mese - pellegrinaggio del vicariato di Marchirolo al Santuario di Ardena. Il ritrovo dei pellegrini è fissato in via Pradaccio (sulla provinciale che collega Marchirolo con Ardena) per le ore 7.30, da lì a piedi sino al Santuario, recitando lungo il tragitto il S. Rosario meditato. Alle 8.00 in santuario, recita delle lodi mattutine, con adorazione eucaristica con possibilità di confessarsi e comunicarsi. Ore 8.45: conclusione. A.C. Sabato 21 gennaio una messa ha ricordato la figura di Giancarlo Peregalli, storico della Valcuvia A dieci anni dalla scomparsa L o scorso sabato 21 gennaio alle ore 17 nella chiesa di S. Pietro in Cantevria di Rancio Valcuvia, è stata celebrata la s. Messa in suffragio e in ricordo del dott. Giancarlo Peregalli, scomparso improvvisamente giusto dieci anni fa. Cogliamo l’occasione per ricordalo brevemente anche dalle pagine del Settimanale, in considerazione del particolare legame che univa il dott. Peregalli alla diocesi di Como. Era uno studioso della storia della Valcuvia, ma soprattutto un archivista molto cono- sciuto ed apprezzato per le conoscenze e per le competenze che aveva. Nota la sua collaborazione con esperti del settore, con ricercatori e storici importanti, ma importante è stata anche la sua accoglienza degli studenti che a lui si rivolgevano per avere informazioni e indicazioni sui documenti. Assieme a don Annino Ronchini negli anni ’80 del secolo scorso recuperò dall’Archivio di stato di Milano le pergamene dell’archivio della chiesa plebana di S. Lorenzo a Canonica che vennero tutte ca- talogate, trascritte, tradotte e pubblicate in due volumi che oggi costituiscono la base per qualunque studio storico della Valcuvia. Fu collaboratore assiduo della Comunità Montana della Valcuvia, ente col quale nel 1993 promosse la nascita della rivista “Terra e Gente”, pubblicazione che ha continuato le pubblicazioni annuali sino ad oggi. Notevole fu l’impegno di Peregalli nel conservare e studiare l’archivio della famiglia Luini (oggi conservato in comune a Cittiglio), fondamentale per ricostruire la storia dell’ospedale cittigliese, archivio che proprio Peregalli salvò dalle acque durante un’alluvione che aveva allagato l’archivio dell’ospedale e minato la conservazione di quei preziosi documenti. Il suo ricordo – oltre che nella memoria di chi lo ha conosciuto – rimane grazie anche all’impegno del Centro Studi e Documentazione per la Valcuvia e l’alto Varesotto (www.archiviostoricovalcuvia.org), costituito dagli amici nel 2003, che porta il suo nome. A.C. Sondrio Cronaca 32 Sabato, 4 febbraio 2012 Una finestra sul futuro aperta con don Tonino Bello Lo scorso giovedì, a Sondrio, un incontro proposto dall’Azione cattolica e dalle parrocchie di Sondrio per guardare al futuro dei giovani L’ appuntamento era per le ore 21.00 al Cinema Excelsior di Sondrio e i giovani da tutta la provincia sono arrivati puntuali. L’obiettivo non era “far serata”, come si dice in gergo, partendo da un film da adrenalina o dalla risata assicurata. La sera era dedicata ad altro: all’ascolto di qualcuno, invitato dalle parrocchie di Sondrio e dall’Azione cattolica, che desiderava offrire una chiave di lettura e di soluzione alle difficoltà dei giovani d’oggi. Si è parlato soprattutto di problematiche legate al mondo lavorativo. Il Rapporto Istat dello scorso anno ha rilevato un aumento dei giovani Neet, acronimo di “Not Sono intervenuti in Education, Employment or Training”. Francesco Lenoci In altre parole, è emerso come i ragazzi e Agostino Picicco, che tra i 16 ed i 35 anni che non ricevono conobbero personalmente un’istruzione, non hanno un impiego o altre attività assimilabili e che non stanno il vescovo pugliese cercando un’occupazione sono il 23,4 % dei giovani italiani. L’indagine statistica di Lucia Scalco ha evidenziato anche una differenza fra il Nord, dove è occupato un giovane su due, e il Mezzogiorno, con meno di tre su dieci ragazzi impegnanti in una professione. Il segreto per affrontare tale situazione è stato proposto da don Tonino Bello, attraverso le parole di due persone che lo hanno conosciuto personalmente, da giovani: Francesco Lenoci, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Agostino Picicco. Entrambi sono autori di numerose pubblicazioni sul vescovo pugliese, di cui è stato recentemente avviato il processo di beatificazione. è stato scelto don Tonino per parlare ai giovani perché loro sono stati la sua missione. Era convinto che per risolvere i gravi problemi del mondo non si dovesse lavorare sull’assistenzialismo, quanto puntare sui ragazzi e stimolarli ad essere protagonisti del loro futuro e del loro sviluppo. Per lui nessuno faceva eccezione: aveva la capacità di vedere frammenti di bene ovunque. Diceva: Vicariato di Sondrio Sabato 4 febbraio a Sondrio - Rosario 35ª Giornata Nazionale per la Vita Alle ore 21.00 Veglia di preghiera Domenica 12 febbraio a Lanzada “Iniziare alla celebrazione e alla preghiera” 3ª giornata di formazione per catechisti con don Battista Rinaldi La giornata prevede l’accoglienza alle ore 9.00, il “lancio” del tema, la Santa Messa, l’incontro con don Rinaldi, il pranzo offerto dalla Parrocchia di Lanzada, un laboratorio e la preghiera del vespro alle ore 16.00. Informazioni e iscrizioni entro il 7 febbraio 2012: don Ferruccio (333/4211260) o suor Imelda (0342/453728). Domenica 26 febbraio a Poschiavo (CH) “Con Cristo nel deserto” Giornata di ritiro per catechisti con monsignor Italo Mazzoni vicario episcopale per la pastorale Partenza col pullman da piazzale Bertacchi (davanti alla stazione ferroviaria di Sondrio) alle ore 8.00. Il rientro è previsto per le ore 18.00. Portare la Bibbia e la carta d’identità valida per l’espatrio. Quota 20 euro (viaggio e pranzo). Informazioni e iscrizioni fino ad esaurimento posti a don Ferruccio (333.4211260). L’iniziativa è aperta anche agli altri Vicariati della Provincia di Sondrio. Info: [email protected] «Cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri. Appassionatevi alla vita perché è dolcissima. Mordete la vita. Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore, le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari. Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni. Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi. Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori. Bruciate, perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza. Incendiate, non immalinconitevi. Perché, se voi non avete fiducia, gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi. Coltivate le amicizie, incontrate la gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone cui stringete la mano». Dunque, protagonisti della serata sono stati i giovani, non solo quelli in platea ma anche quelli che hanno partecipato alla conduzione dell’incontro stesso attraverso canti, danze e animazioni grafiche. Come ha raccontato Lenoci, don Tonino invitava «a considerare i giovani una risorsa, valorizzarli, lanciare loro proposte importanti e significative. Incoraggiarli ad ● Incontro con don Sergio Giordani, direttore della casa editrice SEI M ● Don Bosco ha considerato la realtà giovanile a 360 gradi uno stile di vita caratterizzato da sobrietà di atteggiamenti, coraggio di scelte audaci, progettualità di intenti, studio dei problemi, passione nei propri interessi». Questo perché ai giovani è necessario testimoniare la speranza, in modo che la vivano anch’essi. E bisogna farlo nel momento presente. “Adesso” è un ritornello che tornava e ritornava nelle parole dei relatori, e in quelle di don Tonino. Al suo ingresso a Molfetta nelle vesti di Vescovo aveva invitato la comunità a «coltivare una speranza indistruttibile e affrettare la cadenza dei passi». E ancora, rivolgendosi ai giovani amava dire: «Ragazzi, non abbiate paura di riscaldarvi adesso, di innamorarvi adesso, di incantarvi adesso, di essere stupiti adesso, di entusiasmarvi adesso, di guardare troppo in alto adesso, di sognare adesso». Il segreto, dunque, è la speranza. Non pensata e basta, ma organizzata, costruita, partecipata, responsabile. In “Alla finestra la speranza” don Tonino scrive: «La strada è lunga ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino». ● Il Santo si fece promotore del primo contratto di apprendista Don Bosco: padre, maestro e sindacalista ercoledì 25 gennaio, presso il teatro salesiano “Don Vittorio Chiari”, è iniziata la serie di incontri su “Giovani e lavoro” promossi dall’Unione Ex Allievi Salesiani in collaborazione con il Circolo Acli di Sondrio. Di fronte ad un pubblico attento e qualificato, il salesiano don Sergio Giordani ha intrattenuto i presenti sul tema “Don Bosco: padre, maestro e sindacalista, la dignità e la formazione del giovane lavoratore”. Don Giordani è direttore della SEI, la casa editrice salesiana con sede a Torino che si colloca al terzo posto nella classifica della casa editrici italiane e ha pubblicato autori importanti come Enzo Biagi, Sergio Zavoli e Vittorio Messori. Don Bosco, il grande santo dei giovani, ha considerato la realtà giovanile del tempo a 360 gradi con tutti gli aspetti della persona umana, da quello del lavoro, alla famiglia, alla vita morale e religiosa. Di fronte ai tumultuosi cambiamenti nel mondo del lavoro nella seconda metà dell’800 ha saputo interpretare le esigenze dei giovani lavoratori. Esso stesso non era estraneo all’esperienza lavorativa, in quanto era stato agricoltore nella campagna famigliare e apprendista di bottega in sartoria e in caffetteria. Così aveva iniziato la sua missione pastorale incontrando giovani garzoni, muratori stuccatori, ecc. Facendosi carico delle necessità dei giovani lavoratori, don Bosco fonda le Società di mutuo soccorso ed i laboratori, prime scuole professionali ove i giovani imparavano i mestieri di falegname,calzolaio, tipografi, meccanici, legatori con particolare attenzione alla formazione anche culturale e religiosa. Per tutelare al meglio i giovani dai soprusi, don Bosco si fece promotore del primo contratto di apprendista, che era firmato dal datore di lavoro, dal giovane, dal genitore ed, in sua assenza, da don Bosco. Lo storico Piero Bairati riconosce che i laboratori salesiani si proponevano non solo di insegnare un mestiere, ma di favorire la promozione sociale degli allievi con l’acquisizione di un ruolo sociale. Per questo motivo don Bosco distingueva tre momenti di formazione per il giovane lavoratore: l’istruzione morale, l’istruzione intellettuale e l’indirizzo professionale con l’obiettivo di fare dei giovani dei «buoni cristiani e degli onesti cittadini». I Salesiani, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, in questi centocinquant’anni, hanno seguito la strada del loro Fondatore, promuovendo la gioventù nelle migliaia di scuole professionali e di oratori. E la modernità e l’attualità dell’opera di San Giovanni Bosco si può riassumere in questi tre aspetti: la promozione e la tutela del giovane lavoratore, la valorizzazione dei lavori manuali, la consapevolezza, nel giovane, di essere protagonista e costruttore di un bene comune amando il proprio lavoro. Tre messaggi molto attuali perché, se presi in maggiore considerazione, potrebbero contribuire a risollevare la crisi economica mondiale. Il programma del corso continuerà, venerdì 10 febbraio alle ore 20.45, con l’intervento dell’on. Savino Pezzotta, già segretario generale della Cisl e deputato, che tratterà il tema “Genitori a casa e figli al lavoro?”. (GF.C.) Valchiavenna Un progetto promosso dall’Istituto comprensivo Bertacchi Sabato, 4 febbraio 2012 33 Notizie flash ■ Verceia Il sindaco incontra i giovani su Facebook a nn e v chia Nel corredo scolastico ora arriva il tablet è Accanto ai più tradizionali libri e quaderni, sui banchi di scuola ora si potrà utilizzare anche la tecnologia dei computer di ultimissima generazione il progetto promosso dall’Istituto comprensivo “Bertacchi” di Chiavenna per trasformare le aule in spazi sempre più aperti alle nuove tecnologie: con l’utilizzo del tablet, un’unica tavoletta elettronica che permette di racchiudere in un centimetro di spessore le migliaia di pagine dei libri che accompagnano gli studenti nell’arco di un anno scolastico. Si tratta di un’ottima opportunità per risparmiare spazio e peso sulle spalle, ma anche per imparare a utilizzare il computer in maniera costruttiva, trasformando le lezioni in attività multimediali. Per il momento nessuno vuole rinunciare a libri e quaderni, ma si inizia ad associare consumatori e produttori di contenuti i due tipi di sussidi. «Gli adolescenti usa- continua la dirigente scolastica -. Alla base no quotidianamente pc e cellulari, spes- di questo progetto non c’è l’idea di cedere so senza conoscere le reali potenzialità di di fronte a una novità. Oggi è fondamenquesti apparecchi e in una situazione di tale un’alfabetizzazione nell’ambito della esposizione a eventuali pericoli - spiega la multimedialità. Serve un percorso critico dirigente Mariantonia Triaca -. Fra i com- e approfondito per fare vivere da protagopiti della scuola c’è quello di insegnare agli nisti i cambiamenti tecnologici ai nostri alunni i metodi per servirsi di questi stru- ragazzi». Intanto sabato all’istituto commenti in maniera positiva e sicura. Nel no- prensivo Bertacchi c’è stato l’“Open day” stro istituto c’è una lunghissima tradizione che ha permesso ai genitori e agli alunni nell’uso del pc, visto che il primo compu- della quinta elementare di conoscere le ter è stato installato addirittura venticin- attività promosse dalla scuola. Numeroque anni orsono». se persone hanno scelto di assistere alle E così alcune materie verranno studia- lezioni di alcune materie nelle aule e in te con il tablet. «In questo modo tutti gli palestra. Fra le particolarità del pomerigalunni potranno iniziare a lavorare con gio c’è stata l’attività di scienze in lingua questi particolari strumenti e diventare inglese, una delle peculiarità dell’istituto chiavennasco. Come avviene all’università, alla scuola Bertacchi si segue un’organizzazione che prevede lo spostamento degli alunni al cambio dell’ora verso le aule dei singoli docenti. Hasur ricorda l’Olocausto D Una serata di riflessione e approfondimento accompagnati dalle note struggenti del violinista ungherese. gruppo Vizonto, tra i migliori del genere “folk revival” del paese magiaro. Dal 1988 parallelamente è membro dell’altro gruppo d’avanguardia del folk ungherese, i Kolinda. Nel 2005 i Vizonto sono arrivati in Italia, dove hanno tenuto un concerto al Mittelfest di Cividale del Friuli con la celebre cantante ungherese Marta Sebestyèn. Dal 1996 Janos Hasur è il primo violinista della Stage orchestra della compagnia del teatro ebreo di Moni Ovadia. Da quel momento l’Italia diventa il suo principale centro di attività. La sua carriera, come solista comincia nel 1999 e sfocia nel suo primo cd nel 2000. I concerti sono basati su composizioni popolari ungheresi, transilvane, rumene, bulgare e klezmer. ■ Valchiavenna Presentato il programma: è una “Cascata di musica” Giorno della Memoria a Chiavenna a Moni Ovadia al gulash. Una carriera eclettica, quella di Janos Hasur, violinista ungherese protagonista della serata di cultura e musica ebraica “Memoria Musicale” tenutasi mercoledì 25 gennaio alla biblioteca della Valchiavenna in occasione della Giornata della Memoria. Con due giorni di anticipo rispetto alla data scelta per commemorare l’Olocausto del popolo ebraico per le persecuzioni dei nazifascisti, la biblioteca chiavennasca ha proposto una serata di approfondimento della, per molti ancora misteriosa, cultura di 15 milioni di persone nel mondo. Janos Hasur è nato a Budapest e ha cominciato la sua carriera nel Conservatorio Bela Bartok di Budapest, poi all’Accademia della Musica “Liszt Ferenc” di Pécs, dove si è laureato nel 1971. Professore di violino a Kaposvàr, primo violino dell’Orchestra Sinfonica e dell’orchestra del Teatro Csiky Gergely, entrambe di Kaposvàr, Hasur si è convertito alla musica popolare dopo l’ascolto casuale di un nastro registrato. Nel 1975 è stato invitato a entrare nel celebre Non poteva che scegliere Facebook il più giovane sindaco della Valchiavenna. In questi giorni il primo cittadino di Verceia, Luca Della Bitta, ha lanciato il gruppo “Giovani idee per la Valchiavenna”, nel tentativo di coinvolgere un segmento di popolazione che spesso rimane fuori dai processi decisionali. «Ci furono tempi - scrive Della Bitta nella presentazione della pagina - in cui la politica sapeva riempire le piazze per incontrare la gente ed ascoltare proposte e richieste. Oggi le piazze in cui incontrare le persone sono fatte anche di strumenti come Facebook. Il nostro Paese ha bisogno di tornare ad incontrare la sua gente, di uno scatto di orgoglio, di un cambio generazionale. Qualcuno dice che i giovani siano un problema, siano indifferenti e senza entusiasmo. Io non credo sia così. Credo che i giovani siano la vera grande speranza per un futuro migliore. Questo gruppo è un luogo per i giovani della Valchiavenna». Hanno già aderito una quarantina di persone. Ora si aspettano le proposte: «È un luogo dove confrontarsi, raccontare speranze e desideri; un luogo dove fare proposte e provare a costruire nuove “strade” per il nostro territorio. Non vuole essere il luogo in cui contrapporsi come “destra” e “sinistra”, o in cui attaccare l’amministratore o l’amministrazione di turno. Voliamo più alto». Ha tenuto concerti in Italia, Belgio, Svizzera, Austria, Francia da solo e in tutti i continenti con il gruppo Vizonto, con il quale ha realizzato sette album. “Memoria Musicale” non è un semplice concerto di violino. Così come non lo sono le sue esibizioni gastro-musicali, dove, accanto alla musica compaiono ricette e riflessioni su gulash e vino. “Memoria Musicale” è uno spettacolo di preghiere ebraiche e melodie klezmer, lettura di frammenti dal piccolo libro di Zvi Kolitz Yossl Rakover, scritto durante le ultime ore della resistenza nel ghetto di Varsavia. Un cammino tra musiche ebraiche e klezmer e racconti, citazioni e poesie che rievocano la tragedia di un popolo sterminato dalla follia. (D.P.) Programma definito per il “Bregaglia e Valchiavenna Music Travel 2012”. Il cartellone degli eventi è già stato definito. E battezzato “Una Cascata di Musica”. Il progetto, patrocinato dalle amministrazioni comunali coinvolte, dalla Provincia di Sondrio, dal Bim e dal consiglio regionale, è partito lo scorso anno e ha raccolto numerosi consensi tra i valligiani e i turisti. Si parte il 18 febbraio nella chiesa di Prosto di Piuro con “La luce del giorno”, concerto del coro “La Rupe” di Quincinetto, provincia di Torino. Tutti i concerti avranno inizio alle 21.00. Il 13 aprile sarà la volta di una rassegna dei cori della Valchiavenna con la quarta edizione di “Cantar di Pietre”. La sede sarà la chiesa di San Martino di Aurogo a Piuro. Quest’anno la rassegna, come indicato anche dal nome, non riguarderà più soltanto i comuni della Bregaglia italiana e Chiavenna. Altre amministrazioni hanno aderito al progetto e ospiteranno, “Bach e dintorni” che vedrà protagonista l’organista Beniamino Calciati. Bruno Gini e il coro Monteverdi di Crema saranno i protagonisti dell’appuntamento del 5 maggio, in programma nella chiesa di San Sebastiano a Villa di Chiavenna. Il 27 maggio la sede dell’ultimo concerto primaverile sarà la chiesa di San Vittore di Mese che ospiterà il “Coro da Camera di Torino”. Con la bella stagione si potrà iniziare ad utilizzare palazzo Vertemate Franchi. I giardini del palazzo di Piuro, proprietà del comune di Chiavenna, ospiteranno Franco Cesarini e la Civica Filarmonica di Lugano sabato 23 giugno. Due appuntamenti a luglio con “Cascate Pianissimo”, sezione del programma dedicate al pianoforte nel contesto delle cascate dell’Acqua Fraggia. Il primo appuntamento è all’interno del parco il 7 luglio con Sandro D’Onofrio. Il secondo è al campanile di Sant’Abbondio con Michele Montemurro il 21 dello stesso mese. Il tradizionale concerto di San Lorenzo, appuntamento storico con la musica classica a palazzo Vertemate per celebrare il patrono di Chiavenna, si terrà il 10 agosto. Protagonista l’orchestra barocca “I Virtuosi delle Muse” di Cremona. Ultima data in programma il 18 agosto. Teatro ancora la chiesa di San Martino di Aurogo a Piuro. In cartellone l’esecuzione della Missa Papae Marcelli ad opera dei solisti “Odhecaton”. (D. Pra.) Sondrio Cronaca 34 Sabato, 4 febbraio 2012 Oratori in festa Il ricordo di don Bosco a San Rocco e al Rosario D opo l’incontro di sabato sera col vescovo Diego Coletti, la comunità di San Rocco ha vissuto domenica una giornata di festa per l’oratorio, nuovamente nel ricordo di San Giovanni Bosco. Dopo la Messa, presieduta alle ore 10, da don Stefano D’Aprile, gli animatori hanno condotto i bambini e i ragazzi in una giornata di giochi interrotta solamente dal pranzo comunitario e, nel pomeriggio, dallo spettacolo teatrale “La strada dei ragazzi”. La festa di don Bosco è stata vissuta anche nella parrocchia Beata Vergine del Rosario dove la Messa delle ore 10 è stata presieduta da don Claudio Monti e seguita, anche qui, dai giochi organizzati dagli animatori. Nel corso dell’omelia, il sacerdote ha voluto lasciare il luogo solito della predicazione e avvicinarsi ai più piccoli, tra i banchi della chiesa, per rivolgersi direttamente a loro. «Don Bosco – ha detto –, fin da bambino ha ascoltato la Parola di Gesù, l’ha sentita vera e l’ha comunicata agli altri. A noi oggi lascia questo impegno: metterci in cammino per scoprire quello che Gesù ha da dirci. Non lasciamoci imbrogliare, solo in Gesù abbiamo la possibilità di capire come vivere la nostra vita». Nel tempo che ha preceduto il pranzo comunitario preparato dai volontari dell’oratorio, gli adulti sono stati invitati a rinnovare l’adesione al locale circolo dell’Associazione Noi, il Centro Giovanile Don Maccani. La festa in onore di don Bosco è stata così colta come occasione per rinnovare il sostegno, anche economico, delle famiglie alla struttura dell’oratorio. ● Il ricordo di don Tarcisio Salice e cent’anni dalla nascita Don Bosco modello di pedagogia secondo il Vangelo Il vescovo Diego: «Nella nostra vita, come adulti, quella educativa è una componente fondamentale. Impariamo da don Bosco». I l vescovo Diego Coletti ha presieduto, lo scorso sabato, la Celebrazione Eucaristica in occasione dell’annuale incontro degli ex alunni dell’istituto salesiano di Sondrio e l’appuntamento si è trasformato in un’occasione di festa per l’intera comunità che ha accolto il pastore della Diocesi. La Messa è stata celebrata in onore di San Giovanni Bosco. «Ricordiamo un uomo – ha affermato monsignor Coletti – che per amore di Gesù ha vissuto la gioia del Vangelo e ha speso la vita perché questa gioia si accendesse nel cuore di tutti, specialmente dei giovani». Il nutrito coro dei ragazzi dell’oratorio ha reso palpabile ai presenti la gioia di cui il vescovo ha parlato, tant’è che monsignor Coletti, al termine della celebrazione, li ha voluti ringraziare per l’intensità con cui hanno proposto i canti. «Ci hanno trasmesso – ha detto – la gioia che i cristiani devono riuscire a vivere anche in questo periodo in cui sembra che le difficoltà ci schiaccino». Commentando il brano di Vangelo proclamato nel corso della celebrazione, monsignor Coletti ha volto l’attenzione dei presenti alla figura di San Giovanni Bosco, «che è riuscito – ha spiegato – a diventare educatore autorevole di centinaia e migliaia di giovani. La sua autorità gli veniva dall’essere santo, cioè simile a Gesù». Il vescovo ha usato l’immagine del santo dei giovani in antitesi agli scribi di cui si parlava nel Vangelo. «Qual è stata – ha domandato il vescovo – l’ultima volta che il Signore vi ha sorpreso, stupito, meravigliato? Il nostro ● Nel periodo della Resistenza favorì l’espatrio degli ebrei sguardo è spesso legato alle nostre abitudini e tradizioni, ad una visione della religione che è un po’ centrata su noi stessi. Come gli scribi e i farisei al tempo di Gesù, rischiamo di essere pedanti e ripetitivi». Quindi, il vescovo ha voluto ripercorrere l’importanza dell’impegno del santo di cui fra tre anni ricorrerà il bicentenario della nascita, occasione per la quale la famiglia salesiana sta già cominciando le celebrazioni. «Don Bosco – ha affermato Coletti – non aveva un pensiero più profondo e costante che fare la volontà del Signore. La cura dei giovani passava per lui attraverso la convinzione che la Parola di Dio manifesta l’amore di un Dio misericordioso che è amico, che preferisce prevenire che condannare. Atteggiamenti che fanno magari considerare, anche oggi, inferiori gli educatori cristiani rispetto a quelli che usano il bastone e la carota. Don Bosco, invece, ha scelto il Vangelo nel quale si comprende che tutti si stupivano che Gesù si trovasse più a suo agio con quelli che la società considerava peccatori, piuttosto che con i farisei». Accanto a monsignor Coletti, sull’altare erano presenti diversi membri della comunità salesiana, il direttore don Luca Fossati, il responsabile dell’oratorio don Stefano D’Aprile, il rettore della chiesa don Franco Rustighini, il collaboratore don Dino Cantoni, assieme al vicario episcopale per la provincia di Sondrio, monsignor Battista Galli, e a don Silverio Raschetti. Anche a loro si è rivolto, sempre nel corso dell’omelia, per ricordare l’urgenza dell’impegno educativo. «Nella nostra vita – ha detto –, come adulti, quella educativa è una componente fondamentale e da don Bosco dobbiamo apprendere la pedagogia più vera, secondo il Vangelo. La sua era una proposta educativa esigente, ma ai giovani che lo incontravano riusciva prima a far capire che erano amati». Al termine della celebrazione, agli ex allievi e ai presenti che hanno voluto intrattenersi nei locali dell’istituto è stato offerto un buffet che ha preceduto la rappresentazione del musical “Cose di cuore”, racconto in chiave moderna della vita di don Bosco. In una sala “Don Chiari” piena, nonostante venisse proposta la quindicesima replica dello spettacolo, la serata si è conclusa con la tradizionale – per le case salesiane – “buonanotte” del direttore. pagina a cura di ALBERTO GIANOLI ● «Lo storico più profondo del ‘900 per la Provincia» Il ricordo di don Tarcisio, prete amante della verità U na Messa per ricordare i cento anni dalla nascita di don Tarcisio Salice. Una celebrazione, lo scorso sabato, cui hanno preso parte, nel ricordo del compagno di ricerche e passioni storiche, i membri del Centro di Studi Storici Valchiavennaschi, ma anche molti esponenti del mondo culturale dell’intera provincia di Sondrio, che hanno potuto apprezzare il sacerdote e storico nato a Polaggia il 27 gennaio 1912. C’erano anche le suore dell’istituto Sacra Famiglia di Mese, del quale don Tarcisio fu cappellano ininterrottamente dal 1955 fino alla sua morte avvenuta il 23 febbraio 2008. Poi le autorità, il vice-prefetto Luigi Scipioni, il sindaco di Berbenno, Pier Luigi Bongiolatti, l’assessore alla cultura del Comune di Tirano, Bruno Ciapponi Landi, e due ex presidenti della Provincia che ebbero rapporti di amicizia con don Tarcisio, Giorgio Scaramellini ed Eugenio Tarabini. E poi c’era monsignor Diego Coletti, l’ultimo vescovo del sacerdote che fu ordinato nel 1934. Nel corso della celebrazione, attraverso le parole del vescovo e nel ricordo del successore di don Tarcisio alla presidenza del Centro di Studi Storici Valchiavennaschi, Guido Scaramellini, è emerso il ricordo di una figura che, nonostante la salute cagionevole dei primi anni di ministero sacerdotale, si è speso fino alla considerevole età di 96 anni al servizio della Chiesa di Como e degli studi storici a tutto campo sull’intero territorio provinciale. Subito dopo l’ordinazione sacerdotale, don Tarcisio fu inviato a Tirano come vicario parrocchiale e dal 1936 al 1944 fu parroco di Roncaiola. In questo periodo, il sacerdote collaborò con la Resistenza, favorendo l’espatrio in Svizzera di prigionieri britannici degenti nell’ospedale di Tirano e soprattutto di numerosi ebrei perseguitati. Proprio nel corso di quegli anni, don Tarcisio cominciò ad interessarsi alla storia, grazie anche a don Pietro Angelini, il quale lo spinse a scrivere per il periodico “Le vie del bene” di Morbegno, da lui diretto. Nel 1959 fu tra i fondatori del Centro di studi storici valchiavennaschi, ricoprendo la carica di consigliere e quella di presidente dal 1990 al 2003, quando fu acclamato presidente onorario. Fu pure consigliere della Società storica valtellinese e collaborò con il Centro di studi storici Alta Valtellina. «La sua preparazione culturale e la capacità di lettura dei documenti derivatagli da decenni di frequentazioni archivistiche – ha spiegato Bruno Ciapponi Landi – gli avevano fatto acquisire capacità certamente non comuni che riversava nei numerosi scritti che hanno arricchito non poco la bibliografia della Valtellina e della Valchiavenna a cui si aggiunge la sua generosa disponibilità verso giovani studiosi e laureandi». Al termine della celebrazione, Guido Scaramellini ha definito don Tarcisio come «lo storico più profondo del Novecento per l’intera provincia. Seppe sempre vivere – ha aggiunto Scaramellini – nella convinzione che su tutto debba prevalere la verità». L’attuale presidente del “Clavenna” ha poi ricordato la medaglia d’oro riservata ai valtellinesi benemeriti conferita dalla fondazione Pro Valtellina a don Tarcisio nel 1969 «per l’autorevolezza degli studi storici pubblicati in tanti anni di ricerca impegnata nello studio delle fonti e nella qualità della divulgazione scientifica e didattica», oltre che la Paul Harris Fellow che, nel 2007, gli assegnò il Rotary Club Sondrio «per il suo straordinario contributo agli studi storici locali e per il suo coraggioso comportamento durante l’ultima guerra, in particolare per l’aiuto dato agli ebrei perseguitati». Sondrio Cronaca Sabato, 4 febbraio 2012 35 Sondrio La scorsa domenica a Sondalo ■ Biblioteca Incontri sul Risorgimento sotto vari punti di vista Rassicurazioni per il futuro I l Vescovo di Como e l’Economo Diocesano si sono incontrati, la scorsa domenica, con la comunità di Sondalo, dopo aver celebrato insieme l’Eucaristia, per portare elementi di chiarificazione sulla situazione pastorale e finanziaria della parrocchia. Hanno espresso gratitudine a don Carlo Radrizzani per la sua generosità nel mettersi a disposizione di una situazione difficile e complessa ed hanno condiviso il rammarico di tutti per la improvvisa interruzione di questo servizio, dovuta ad un imprevedibile malessere che ha consigliato di chiedere a don Carlo stesso di interporre un breve periodo di riposo prima di assumere un altro servizio in Diocesi. Stima e riconoscenza sono state espresse anche nei confronti di don Michele Parolini e di don Gianni Sala Peup. Quest’ultimo si è congedato dalla comunità parrocchiale rivelando un passivo la cui entità ha sorpreso tutti, organismi diocesani compresi. Fatta salva la dedizione al servizio della comunità, forse non coadiuvato a dovere Il vescovo Diego e don Mangiacasale hanno incontrato la comunità da chi godeva della sua fiducia, non è riuscito tenere sotto controllo il dilatarsi delle spese per impreviste complicazioni di cantiere, emorragia resa più acuta da una diminuzione delle risorse disponibili a causa della sopravvenuta crisi economica. Guardando al futuro, sono state gettate le basi di una progettualità di percorso sia a livello pastorale che economico amministrativo. Per il primo è stata garantita la presenza per alcuni mesi di un parroco di grande esperienza e autorevolezza in Diocesi, nella persona di monsignor Battista Galli, vicario episcopale per la Valtellina. Oltre a guidare la parrocchia di Sondalo nell’ordinario cammino pastorale egli, con l’autorità diocesana che gli compete, provvederà a portare a soluzione i problemi della vita comunitaria preparando così il terreno N nuova rete di gestione emergenze el corso di un apposito incontro tenutosi a Morbegno tra Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia, Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna, con i rappresentanti di Cgil e Cisl, sono state accolte le istanze delle organizzazioni sindacali su alcune problematiche riguardanti le postazioni di emergenza - urgenza di Sondrio e Morbegno. Era infatti emerso, lo scorso dicembe, che la postazione di Sondrio risultava carente di un alla destinazione di un nuovo parroco, che potrà iniziare il suo servizio in una situazione avviata al risanamento e rasserenata. Per il secondo livello, sarà cura di monsignor Marco Mangiacasale, Economo generale della Diocesi, affiancare mons. Galli per risolvere, in dialogo ed intesa con l’Amministrazione Comunale, i complessi problemi amministrativi e quelli della gestione e destinazione degli immobili di pertinenza della comunità parrocchiale. Il Vescovo, infine, ha espresso fiducia nella maturità di tanti laici della comunità di Sondalo, delle religiose che vi prestano servizio e, in particolare di coloro che in tanti modi diversi contribuiscono al servizio della comunità, dichiarando una ferma e motivata speranza nel cammino futuro della parrocchia e del paese. mezzo di soccorso intermedio che viene ripristinato garantendo così la presenza presso il presidio di due ambulanze (una con l’infermiera a bordo e una no) e di un mezzo di soccorso veloce (con medico e infermiere). Sempre presso il pronto soccorso di Sondrio si è preso atto dell’impegno di Aovv di aumentare le infermiere in servizio presso il pronto soccorso, portandole dalle due attuali a tre. Tutto questo garantisce una miglior risposta all’utenza che L’associazione Amici della Biblioteca di Sondrio, in collaborazione con la Società Storica Valtellinese, ha promosso una serie di incontri, che si propongono di analizzare il nostro Risorgimento sotto vari punti di vista. La prima relazione è già stata svolta da Guglielmo Scaramellini sul tema: «Ripensando oggi il Risorgimento». Gli altri incontri si terranno presso la Biblioteca Civica di Sondrio, alle ore 17.30 con il seguente calendario. - 6 febbraio: «Chiesa e Stato, cattolici e nazione durante il Risorgimento», relatore Saverio Xeres; - 20 febbraio: «Miseria e malattie nella Valtellina del Risorgimento», relatore Pier Luigi Patriarca; - 5 marzo: «Momenti della riflessione filosofica e pedagogica italiana nell’età risorgimentale», relatore Massimo Dei Cas - 19 marzo: «Risorgimento al femminile», relatrice Augusta Corbellini; - 2 aprile: «Alpinismo e Risorgimento», relatore Angelo Schena - 16 aprile: «Età risorgimentale: èlites politiche e culturali e mondo popolare», relatore Ivan Fassin - 30 aprile: «Territorio e paesaggio: il mutare nel corso della storia della Media Valtellina», relatore Giovanni Bettini C. R. spesso e volentieri è numericamente numerosa presso il pronto soccorso del capoluogo. Presso il presidio di Morbegno aveva invece destato molta preoccupazione tra gli operatori il nuovo modello organizzativo che prevede il dislocamento di una ambulanza Msi, con infermiere a bordo, presso il comune di Nuova Olonio per garantire una maggior capacità di risposta alle emergenze territoriali. Il modello, di per sé positivo perché territorializza un servizio di grande importanza, causava però un calo di presenza infermieristica presso il pronto soccorso di Morbegno e quindi è stato chiesto, ed ottenuto, che nel momento in cui verrà delocalizzata l’ambulanza di Morbegno sarà assegnata una ulteriore infermiera portando così la presenza da una a due. Questi risultati permettono di esprimere un giudizio positivo circa la qualità del servizio di emergenza ed urgenza in provincia. A Brusio, in Val Poschiavo Celebrazione in rito bizantino-slavo L Il momento ecumenico a S. Messa vespertina nella chiesa parrocchiale di San sabato 28 gennaio con il Carlo, sabato 28 gennaio coro di Russia Cristiana e la a Brusio in Val Poschiavo, partecipazione dei parroci è divenuta un evento ecumenico, perché a celebrarla secondo il rito cattolici della Valle assieme della Chiesa cattolica orientale al pastore riformato è intervenuto padre Rostislav Kolupaev e il coro di Russia Antonio di Passa Cristiana. È stato un momento Padre Rostislav ha spiritualmente molto intenso, profondamente proseguito con un accenno al movimento ecumenico partecipato dai numerosi fedeli che hanno riempito la per ricostruire l’unità dei cristiani, «movimento di chiesa; tra gli altri, i parroci delle chiese cattoliche della riconciliazione delle Chiese separate, ma anche Valle e il pastore della Chiesa evangelica riformata di movimento di conoscenza, per scoprirsi reciprocamente Poschiavo, Antonio Di Passa. Nell’omelia padre Rostislav, richiamandosi alla Settimana e misterioso scambio: uno scoprire e un accogliere le ricchezze dell’eredità comune della Chiesa Cattolica di Preghiera per l’Unità dei Cristiani appena conclusa, Universale, tra le quali c’è la stella splendente del rito ha ricordato la dolorosa divisione della Santa Chiesa, bizantino slavo». spiegando che «La preghiera ecumenica è divenuta per Avviandosi a concludere, ha sottolineato che molti l’occasione in cui, benché divisi, pregare insieme «L’ecclesiologia non può essere racchiusa nell’ambito davanti al Padre comune per chiedere, per mezzo di una costruzione teoretica, ma deve diventare dell’unico Cristo e nell’unico Spirito, il dono dell’unità. Il espressione di una concreta esperienza religiosa. fatto che i cristiani preghino insieme è già di per sé una L’approccio alla realtà della Chiesa è fatto di fede viva, grazia e una garanzia di grazie future, segno di speranza vissuta, praticata nella vita quotidiana e la teologia certa. Senza dubbio il cammino della ricostruzione eucaristica ne è il nucleo centrale. Poiché tutte le chiese dell’unità visibile tra le Chiese Cristiane è spesso difficile, si dichiarano interessate al dialogo e alla condivisione ma nella memoria e nel cuore portiamo ancora una e si sentono profondamente coinvolte nella preghiera grande gioia, il dono unico di essere il corpo di Cristo». per l’unità, speriamo di vedere non l’unità dei vertici, ma della Chiesa, cioè del Corpo di Cristo, del popolo di Dio. Vi lascio un augurio di speranza, pace e unità, di rimanere fedeli alla fede e alla tradizione della Madre Chiesa, di approfondire la vita liturgica, mediante la quale, specialmente nel divino sacrificio dell’Eucaristia, “si attua l’opera della nostra redenzione”. L’Eucaristia, infatti, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa incamminata verso l’unità». Al termine, l’impressione che si respirava è che la sacra e divina liturgia, tutta cantata dal celebrante, dal diacono e dal coro, è davvero il tempo e il luogo privilegiati in cui cielo e terra si toccano, dono ricevuto dall’alto in cui l’uomo nell’estasi della bellezza incontra Dio. PIERANGELO MELGARA Sondrio Cronaca 36 Sabato, 4 febbraio 2012 Notizie flash ■ Sondrio ● La relazione del prof. Luigi Pizzolato all’Unitre di Sondrio Una città pulita: concorso per le scuole Una città sporca costa molto ai suoi abitanti, in termini di vivibilità ed anche dal punto di vista strettamente economico. Non è il caso di Sondrio, per fortuna, ma si può fare decisamente meglio. Per questo l’Amministrazione comunale e in particolare gli assessori Marina Cotelli, Michele Iannotti e Alfio Sciaresa, in collaborazione con Secam, hanno promosso una serie di iniziative che hanno la finalità di sensibilizzare i cittadini sui temi dell’igiene e della pulizia dei luoghi pubblici. Un intervento di prevenzione, quindi, che si affianca a quello più «terapeutico» (cioè di controllo) svolto regolarmente dalla polizia locale. Le attività, come hanno illustrato gli assessori, si svolgeranno in tre fasi. La prima è rivolta ai ragazzi delle scuole di Sondrio (elementari e medie); la seconda avrà come destinatari gli adolescenti e i giovani; la terza si rivolgerà direttamente agli adulti, soprattutto per dare loro alcune informazioni sui costi che la pulizia comporta. Pochi, ad esempio, conoscono l’impegno che richiede staccare le cicche buttate per terra e spiaccicate sui pavimenti. Si incomincia dai bambini e dai ragazzi, perché questi, poi, diventano subito diffusori di buoni comportamenti. Saranno invitati a produrre disegni, corredati da uno slogan, per incentivare tutti ad adottare comportamenti che contribuiscano a mantenere puliti i luoghi pubblici. I disegni dovranno essere eseguiti in modo tale da essere poi riprodotti su cartelli stradali o locandine. Si gioca a squadre, nel senso che saranno poi gli istituti a ricevere i premi messi in palio: per il primo classificato una splendida apparecchiatura per la naturalizzazione dell’acqua, in formato ridotto, ma simile a quelle già installate in città, che forniscono «l’acqua del Sindaco»; per il secondo e il terzo, materiale didattico, rispettivamente per un importo di Euro 300 e 200. Gli elaborati, che dovranno essere consegnati entro il 30 marzo 2012, saranno esposti anche in una mostra. Per conoscere il regolamento nei dettagli e per ogni altra informazione ci si può rivolgere agli uffici del Comune o della Secam oppure all’indirizzo mail: unacittàpulita@ comune.sondrio.it. C. R. ■ Cosio Valtellino Gli incontri per genitori del progetto ProvocAzioni La Consulta Giovanile di Cosio Valtellino organizza sul territorio, anche per il 2012, il progetto ProvocAzioni. In collaborazione con il Comune di Cosio, l’Istituto Comprensivo di Cosio, la Cooperativa Sociale Insieme di Morbegno, la Cooperativa Sociale Ippogrifo di Sondrio e il Dipartimento Dipendenze dell’Asl provinciale, proporrà l’iniziativa “Ragazzi esuberanti, genitori esitanti”. Si tratta di un ciclo di quattro incontri formativi, rivolto in particolare a genitori di preadolescenti ed adolescenti dove i partecipanti potranno confrontarsi con esperti rispetto alle tematiche emergenti tra i giovani: l’utilizzo dei social network (7 febbraio), il consumo di sostanze legali: sigarette, alcool, energy drinks (14 febbraio), l’aggressività: atti vandalici, violenza (21 febbraio). Gli incontri si terranno presso l’Auditorium delle scuole medie di Regoledo di Cosio alle 20.45. Chi fosse interessato a partecipare, deve segnalare il proprio nominativo, il comune di provenienza e un contatto mail a [email protected]. ● Il conflitto negli animi cattolici al sorgere del sentimento nazionale ● Il ruolo dei cattolici per la Costituzione italiana e l’integrazione europea Cattolici, Italia ed Europa L a relazione che Luigi Pizzolato ha tenuto presso l’Unitre di Sondrio, lunedì 23 gennaio, ha avuto come titolo «I cattolici nella formazione dell’unità d’Italia e dell’Europa». In realtà la sua approfondita riflessione ha voluto cogliere il contributo che il pensiero cristiano ha avuto nella formazione delle idee e dei sentimenti che sono stati alla base di tutti i processi risorgimentali in Europa. Pur non essendo uno specialista, ha affermato il relatore, la sua formazione «antichistica» (è stato allievo del prof. Lazzati e docente di letteratura cristiana antica all’Università Cattolica di Milano) gli ha permesso di acquisire quelle categorie interpretative, che consentono poi di leggere le dinamiche presenti in ogni periodo della storia. Il suo discorso ha preso le mosse da lontano, dal fallimento della rivoluzione napoletana del 1799, quando ci si rende conto che il tentativo di costruire uno Stato solamente con un’operazione razionale e un po’ ingegneristica non può avere successo senza un apporto ideale. È necessario avere un sentimento nazionale, che contenga anche elementi etici e religiosi, capace di muovere gli animi, perché «non ci si può innamorare di una formula giuridica». Lentamente matura il concetto di nazione, descritto con mirabile sintesi dal Manzoni nell’ode Marzo 1821: una d’arme, di lingua, d’altare,/ di memorie, di sangue e di cor. Ad essa dà un contributo fondamentale anche il pensiero cristiano. Gli autori romantici guardano con grande rispetto ai valori e ai simboli religiosi, ne hanno nostalgia, vanno a ricercarli nella storia di un popolo, perché essi costituiscono gli elementi fondamentali di riconoscimento e quindi di identità (in origine il sunbolon era un oggetto di riconoscimento). La fede (scrive Ippolito Nievo) offre agli uomini maggiori stimoli per operare. Secondo il pensiero romantico, Dio all’inizio ha creato le singole nazioni, a ciascuna delle quali ha assegnato uno spazio geografico ben preciso per realizzare il proprio Stato. In questo l’Italia appare quasi predestinata, per il suo territorio circondato dall’Alpe ed il mare. La formazione del sentimento nazionale, però, fa sorgere un profondo conflitto nell’animo dei cattolici, anzitutto per la presenza dello Stato Pontificio, che si pone come pietra d’inciampo per l’unità e poi perché uno Stato non si può creare senza lotte, sangue, guerre contro altre nazioni, che sono ugualmente cristiane. Il secondo dilemma viene superato riconoscendo che le nazioni possono entrare in conflitto fra loro. Dio, infatti, le ha create, ma le vuole tutte libere: non ci possono essere nazioni libere e schiave. Anzi, nella particolare situazione italiana, la mancanza di anelito alla libertà è vista quasi come una punizione divina per un popolo che per tanto tempo è rimasto neghittoso ed ha dimenticato l’importante funzione culturale e civile svolta in passato. Sta all’eroe, considerato come una figura molto vicina al martire cristiano, ridestare le nazioni oppresse per ridare loro la libertà. Il riscatto non deve però diventare il motivo per cui una nazione si metta ad opprimere le altre, ma ogni patria deve portare qualcosa di suo al grande disegno della fratellanza universale. Quando poi si è compiuto il processo di unità nazionale, ha affermato Luigi Pizzolato, i principi di redenzione e di riscatto sono stati trasferiti dal piano delle singole nazioni a quello più generale che riguarda gli uomini oppressi di tutto il mondo, ed è nata la questione sociale. In Italia essa è diventata un particolare terreno di impegno per i cattolici, soprattutto dopo che il famoso non expedit papale aveva impedito loro di partecipare alla vita politica e quindi alla costruzione dello Stato nazionale. Il relatore ha quindi illustrato il ruolo che i cattolici hanno avuto nell’elaborazione della nuova Costituzione italiana e nel processo di integrazione europea. In quest’ultimo campo, i fautori erano dei grandi idealisti, ma sono stati capaci di tradurre i principi in fatti concreti. In tutti i momenti di crisi (come dopo la seconda guerra mondiale), ha concluso il relatore, l’Italia si è salvata non chiudendosi in se stessa, ma guardando in avanti e aprendosi verso gli altri Stati. a cura di CIRILLO RUFFONI Etica politica e impegno dei cattolici N ei Paesi in cui la riforma protestante aveva creato la presenza di diverse confessioni religiose, dopo le sanguinose guerre di religione i cittadini avevano elaborato già da tempo forme di convivenza civile basate su principi etici che tenevano conto delle diverse posizioni: era nata cioè un’etica politica. Nella situazione italiana, invece, solamente quando ai cattolici è stato consentito di partecipare attivamente alla vita del nuovo Regno d’Italia si è sentita un’analoga necessità di elaborare un’etica politica. In precedenza, l’etica, anche civile, era sempre stata delegata alla Chiesa, con una forma che risultava compromissoria per la Chiesa stessa e rappresentava un disimpegno per i cittadini. È questo uno dei temi sui quali Luigi Pizzolato si è soffermato maggiormente nella conferenza tenuta presso l’Unitre di Sondrio e che ha poi approfondito sullo stimolo delle domande che gli sono state rivolte. Quando noi ci troviamo a collaborare con persone che hanno modi di pensare diversi dai nostri, ha affermato il relatore, abbiamo davanti due strade. Possiamo imporre i principi ai quali si ispira la nostra etica personale, approfittando magari della maggioranza che abbiamo, oppure possiamo tenere conto delle diverse posizioni, anche di minoranza e proporre i nostri convincimenti non come principi di fede, ma come strumenti capaci di creare una società più giusta e rispettosa dell’uomo. Ecco, quindi, il ruolo che, secondo Luigi Pizzolato, il cattolico ha nell’attività politica. «Non posso sbattere davanti alla comunità la pienezza della mia convinzione etica: devo graduare le mie pretese, in modo che i principi crescano nella comunità. Quando ho assimilato la dottrina sociale della Chiesa, sono solo agli inizi della mia attività politica. Devo poi mediare le mie posizioni con quelle degli altri, in modo da radicarle e farle crescere nella società, perché in essa regni la pace sociale, che è il segno dell’amore… La città va costruita con gli altri, in modo che risulti un insieme di concordia, non un aggregato di componenti separate, come le canne di un organo… Il compito del cristiano impegnato in politica non è quello di salvare le anime, ma di salvare la città». Di fronte alla domanda (molto attuale) sull’opportunità di ricreare in Italia un partito di cattolici, Luigi Pizzolato ha poi espresso delle perplessità, per le diverse posizioni che hanno i protagonisti, che sono dovute proprio al diverso modo di «mediare» con gli altri i propri convincimenti. L’importante, ha concluso, è che i cattolici diffondano sempre i valori cristiani dovunque si trovino. Sondrio Cronaca Verso i 150 anni dalla conquista del Disgrazia Presentate le manifestazione che si svolgeranno dal 22 al 24 agosto prossimi tra Valmalenco e Valmasino N ei giorni scorsi a Sondrio, presso la sala Vitali del Credito Valtellinese, è stato presentato il calendario della serie di eventi commemorativi – che si terranno il prossimo mese di agosto tra la Valmalenco e la Valmasino – della prima scalata del Monte Disgrazia, 150 anni fa. Erano presenti Popi Miotti, alpinista, guida alpina e scrittore, Michele Comi alpinista, guida alpina, Miro Fiordi, Amministratore Delegato del Credito Valtellinese, sponsor degli eventi che si terranno nelle due vallate alpine e del volume dedicato al Monte Disgrazia. è in fase di realizzazione la pubblicazione di un volume (a cura di Miotti e Comi) che descriverà con dovizia di materiale fotografico e testuale la storia, l’ambiente, la geologia, le grandi imprese legate al “Picco Glorioso”, nome con il quale definirono il Monte Disgrazia gli alpinisti inglesi che il 24 agosto 1862 ne calcarono per primi la vetta. Il progetto “Picco Glorioso 1862-2012” vuole essere un contributo alla consapevolezza e alla riconsiderazione del patrimonio delle Alpi valtellinesi. Gli elementi che rendono peculiare questo evento sono da ricercare nella fama internazionale della montagna, per quanto, a differenza di quasi tutte le altre vette delle Alpi che si trovano sulla linea di confine, essa ricada completamente in Bilancio Bim 2011: per il territorio 16 milioni di euro I l bilancio 2011 del Bacino Imbrifero Montano dell’Adda si è chiuso con il saldo di entrate record di oltre 16 milioni di euro, che sono stati distribuiti dall’ente sul territorio di Valtellina e Valchiavenna: 9,4 milioni sono stati ripartiti fra le cinque Comunità montane e 6,110 milioni sono andati ai 78 Comuni destinati a spese di investimento, interventi per attività sociali e assistenziali, redazione dei Piani di governo del territorio, interventi di prima emergenza per eventi di carattere eccezionale, trasporto scolastico. Una boccata d’ossigeno vitale per i bilanci dei Comuni, soprattutto di quelli più piccoli, messi a dura prova dalla contrazione dei trasferimenti statali. Rimangono 550 mila euro, pari a un residuale 3% circa del bilancio del Bim, che, com’è consuetudine, vengono utilizzati per soddisfare le piccole, grandi richieste provenienti dalle associazioni che operano sul territorio, espressione di bisogni manifestati dai cittadini nei settori della cultura, dello sport, del turismo e del sociale. Interventi che, al pari di altri più consistenti, contribuiscono alla valorizzazione delle potenzialità della provincia di Sondrio, com’è evidenziato nel documento programmatico 2010-2014. Vanno a finanziare e a sostenere le attività e le iniziative gestite da organismi o promosse da privati: contributi che diventano indispensabili per coloro i quali non possono più contare sul sostegno dei Comuni, ai quali il Bim, secondo il principio di sussidiarietà, si è in parte sostituito. «Riceviamo ogni anno decine e decine di richieste di contributo – ha spiegato la presidente Carla Cioccarelli – che esaminiamo una ad una prima di accoglierle e di finanziarle. Con piccole erogazioni si può ottenere molto, con un effetto moltiplicatore che consente a iniziative e ad attività di trovare una realizzazione altrimenti difficile in un contesto economico negativo qual è quello attuale. Diamo la priorità alle iniziative più rilevanti ma non possiamo dimenticare che il Bim è chiamato a soddisfare anche questo tipo di bisogni. L’associazionismo, il volontariato sociale, la nostra identità storica e culturale meritano tutta la nostra attenzione e il nostro sostegno». Nel settore socio-assistenziale i contributi più ingenti, pari a 15 mila euro, sono stati assegnati alla Lega italiana per la lotta contro i tumori per sostenere i costi delle visite oncologiche per i malati assistiti, all’associazione Univale per l’assistenza dei bambini affetti da tumore, a Cancro Primo Aiuto per il trasporto dei malati che vengono sottoposti alla radioterapia. Diecimila euro sono andati all’Associazione nazionale alpini per la sua attività di protezione civile. Altri progetti sostenuti riguardano l’autismo, l’assistenza ai disabili e ai diabetici. Tante iniziative meritevoli che senza il sostegno del Bim non avrebbero potuto essere realizzate, negando a persone in stato di bisogno assistenza e supporto. Tra i beneficiari per il settore culturale, oltre al sostegno alle mostre, ai musei, alle pubblicazioni e agli eventi, spicca il contributo di 30 mila euro alla Fondazione Provinea impegnata nell’iter per il riconoscimento dei nostri terrazzamenti vitati come patrimonio mondiale dell’Unesco. Infine, per quanto riguarda il settore economico, turistico e sportivo, i contributi più cospicui sono stati assegnati alla Mostra del Bitto, 20 mila euro, al progetto della Pentacom che coinvolge oltre 650 ragazzi, 10 mila euro, per la Coppa del Mondo di snowboard, 10 mila euro, per il Giro d’Italia, 50 mila. Il Bim ha inoltre stanziato 200 mila euro per gli arredi del teatro Pedretti di Sondrio, un contributo ulteriore, slegato dagli elenchi sopra descritti e non compreso nemmeno nei fondi previsti per ciascun comune, deliberato in considerazione della valenza sociale e culturale dell’edificio. Area sequestrata al Pian di Spagna territorio italiano. Gli eventi commemorativi, che si terranno nei giorni dal 22 al 24 agosto, prevedono un convegno su “La professione di Guida alpina nelle varie nazioni, esperienze e confronti”; la presentazione della pubblicazione storico-descrittiva inerente il Monte Disgrazia e il suo massiccio; una rappresentazione teatrale delle vicende legate alla prima ascensione; una festa delle guide e degli alpinisti in Valmalenco e Valmasino; tour guidati escursionistici e alpinistici sulla montagna e attorno ad essa. «Le montagne – ha affermato Miro Fiordi – sono realtà e simbolo della Valtellina ed il Credito Valtellinese è sempre stato parte attiva in eventi o iniziative che le riguardano. Non potevamo certo far mancare il nostro contributo a questa splendida iniziativa sui 150 anni dalla prima ascesa del Monte Disgrazia, meta prestigiosa di alpinisti ed escursionisti di tutto il mondo». Notizie flash ■ Morbegno Gli alebiensi in scena per la Navicella Anche quest’anno la Compagnia teatro di Delebio “Gli Alebiensi” organizza a favore dell’Associazione Navicella una serata a Morbegno in cui metterà in scena la commedia dialettale “S’ha de fa dumanda” con la regia di Bruna Corgatelli e le scene e i costumi di Antonia Scaramella. Lo spettacolo si tiene al teatro Iris giovedì 2 febbraio alle ore 21.00. Il ricavato sarà devoluto per le attività di Navicella. (Pi. Me.) ■ Sondrio Provera rieletto alla Commissione esteri Lunedì 23 gennaio, i 76 membri della Commissione affari esteri del Parlamento Europeo di Bruxelles, hanno confermato la fiducia all’europarlamentare valtellinese Fiorello Provera, rieleggendolo alla carica di primo vicepresidente. «Sono molto soddisfatto per questa elezione – ha commento Provera –, che esprime l’apprezzamento dei colleghi per la correttezza e la trasparenza con cui ho operato negli ultimi due anni e mezzo». Provera era stato infatti già eletto una prima volta nel luglio del 2009, all’indomani delle elezioni europee. Valmalenco «A bombazza» sulle piste di Chiesa Q uasi contemporaneamente alla nomina del nuovo presidente del Consorzio Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola, Gianluigi Spreafico, il Corpo Forestale dello Stato di Como ha posto I sigilli al Camper Service e ha messo l’area sotto sequestro. Già alla fine di dicembre, la gestione del Camper Service era stata accusata di avere occupato, senza permesso, area demaniale per circa 270 metri quadrati, ai fini di ampliare le capacità ricettive dell’esercizio commerciale. «A suo tempo – zioni, così da permettere edificaspiega William Vaninetti, presidente zioni, cementificazioni...a spese di WWF Valtellina e Valchiavenna –, la dell’abiente». nostra associazione condusse un’aspra Ora il WWF, con il Cros di Vabattaglia per evitare un simile insedia- renna e Legambiente, chiederà mento, ad un passo da una delle zone al nuovo presidente di sedersi ad più delicate della Riserva, arrivando ad un tavolo, con tutti i soggetti ininteressare anche la Comunità Euro- teressati al bene del Pian di Spapea, battaglia persa, oltre che per la vo- gna, per affrontare e cercare di lontà del Consorzio di Gestione, anche risolvere i problemi più immeper le decisione di Regione Lombardia, diati, oltre a prospettare possibili sempre pronta a concedere permessi scenari futuri. particolari, a fare uno strappo alle re- «Ricorderemo – afferma Vanigole, a comprendere le “giuste” ecce- netti – quanto ci sia ancora da Sabato, 4 febbraio 2012 37 V fare per la Riserva, anche sotto il profilo del ripristino della legalità; non si è ancora mosso niente, per esempio, in merito all’impianto di trattamento inerti della Novamin, in fregio al fiume Adda che prosegue l’attività, anche se avrebbe dovuto chiudere entro il giugno 2011. Ricorderemo che all’interno della Riserva, nel rispetto degli abitanti e degli operatori economici, si deve operare secondo le norme e le regole stabilite per una gestione corretta». ittorio Brumotti, dopo l’esperienza della scorsa estate, ha scelto ancora una volta la Valtellina per i suoi allenamenti e test. Domenica 22 gennaio, infatti, sulle piste di Chiesa in Valmalenco, il noto personaggio televisivo, con alcuni componenti del suo staff, ha potuto testare diversi materiali che lo accompagneranno nel tentativo di raggiungere la vetta del tetto del mondo, il Monte Everest alto 8.848 metri. Grazie all’organizzazione di Juri Baruffaldi, in collaborazione con la società impianti F.A.B. Funivie al Bernina di Chiesa in Valmalenco e il Consorzio Turistico Sondrio e Valmalenco, 100% Brumotti, ha testato due bike con diverse geometrie sulle quali aveva già apportato delle modifiche dopo i primi test fatti ad agosto sul Monte Cevedale. Brumotti ha provato anche dei nuovi pneumatici con 350 chiodi e diverso abbigliamento tecnico preparato appositamente per questo tipo di performance. Dopo la positiva esperienza, il campione di trial tornerà probabilmente in Valle a fine febbraio. Spettacoli 38 Sabato, 4 febbraio 2012 ✎ il telecomando | Al cinema La talpa film di Tomas Alfredson Londra, 1973. Control, il capo del servizio segreto inglese, è costretto alle dimissioni in seguito all’insuccesso di una missione segreta in Ungheria, durante la quale ha perso la copertura e la vita l’agente speciale Prideaux. Con Control se ne va a casa anche il fido George Smiley, salvo poi venir convocato dal sottosegretario governativo e riassunto in segreto. Il suo compito sarà scoprire l’identità di una talpa filosovietica, che agisce da anni all’interno del ristretto numero degli agenti del Circus: quattro uomini che Control ha soprannominato lo Stagnaio, il Sarto, il Soldato e il Povero. John Le Carré, prima di diventare uno dei massimi esponenti della letteratura di spionaggio, è stato dipendente del MI6 e ha effettivamente visto la propria carriera interrompersi a causa di un agente doppiogiochista al soldo del Kgb. Oggi il suo “La talpa” diventa film ad opera del regista Tomas Alfredson in una versione inglese dallo stile impeccabile, che restituisce perfettamente l’atmosfera raccontata dalle pagine scritte. Visivamente elegante e vivido il film ha la capacità di farci entrare completamente nel mondo raccontato da Le Carrè, anche grazie a momenti di dialogo eccellenti, retti da attori altrettanto eccellenti (tra cui anche il recente vincitore dell’Oscar, Colin Firth). Domenica 5. F.d. S., C5,8,50. Programma religioso. A sua immagine, Rai1, 10,30. Il deserto dei tartari, La7, 14,05. Di Valerio Zurlini da un romanzo di Buzzati. Pelham 1 2 3, ostaggi in metropolitana, La7, 21,30. Thriller ad alta tensione con D. Washington. Il restauratore, Rai1, 21,30. Fiction 5° parte. Presa diretta, Rai3, 21,30. MalaRoma. I passi del silenzio, Tv2000, 20,30. Doc su un monastero. Bakita, Tv2000, 21,45. Film tv 2° parte. Storia di una schiava nera che diventerà santa. Dio salvi la regina: Diana vs The Qeen. Rai storia, 21,00. Documentario. Lunedì 6. Caterina va in città, Rai movie 15,45. Bel film italiano sull’adolescenza. Il restauratore, Rai1, 21,10. Film Ultima puntata. Operazione Valkiria, Rai3, 21,05. Film con T. Cruise sull’attentato a Hitler. L’infedele, La7, 21,10. Attualità con Lerner. La leggenda di di Tiziano Raffaini Giuliano, Tv2000, 21,25. Prosa. Martedì 7. La casa Russia, Rai movie 15,20. Film di spionaggio con Sean Connery. Gioventù all’ombra della svastica, Rai storia 21,00. Documentario. Storia di un matematico Napoletano, Tv2000, 21,25. Film di M. Martone. Mercoledì 8. Will Hunting, genio ribelle, Rai movie, 21,00. Un buon film drammatico. La fabbrica di cioccolato, It1, 21,10. Film fantastico di Tim Burton. La regina Margot, Tv2000, 21,25. Francia, 1572. Per tentare la pacificazione tra ugonotti e cattolici, Caterina Dè Medici impone il matrimonio tra la figlia Margherita di Valois ed Enrico di Navarra. Altrimenti ci arrabbiamo, R4, 21,10. Film commedia con B. Spencer e T. Hill. Giovedì 9. Shall we dance, Rai3, 21,05. Film commedia romantica con R. Gere. Piazzapulita, La7, 21,10. Attualità. E’ complicato, C5, 21,10. Una commedia ben recitata Commedia Commedia drammatico Almanya Benvenuti al nord L’amore che resta Immaturi - il viaggio Una separazione Una famiglia turca che ha vissuto in Germania per tre generazioni parte per un turbolento viaggio verso la loro terra natale dove il capofamiglia ha acquistato una piccola casa con l’intento di ristrutturla. Sequel del fortunato Benvenuti al Sud, il film mostra l’altra faccia del dualismo nazionale. Questa volta è il meridionale Alessandrio Siani a far visita all’amico milanese Claudio Bisio. Dramma dai toni dark in cui due adolescenti alle prese con la maturità - uno di questi si è appena ripreso dopo tre mesi di coma - cominciano a interrogarsi sul tema della morte. Nader e sua moglie Simin stanno per divorziare. Hanno ottenuto il permesso di espatrio per loro e la loro figlia undicenne, ma Nader non vuole partire. Il film all’Astra di Como dal 3 al 5 e il 9 febbraio. A Chiavenna dal 4 al 7 febbraio. Il film all’Astra di Como dal 6 all’8 febbraio. Sequel di Immaturi (in cui un gruppo di trentenni per un errore si ritrova a dover rifare l’esame di maturità), i cinque amici si troveranno a fare il viaggio dopo la maturità come tutti gli altri ventenni. Con conseguenze dirompenti. Il film sarà proiettato a Menaggio dal 3 all’8 febbraio. Il film andrà in scena a Sondrio dal 3 al 9 febbraio. commedia con M. Streep. Venerdì 10. Nine, Rai 3 21,05. Un musical ispirato da 8 e mezzo di Fellini con Danile Day Lewis. Cognome e nome, Lacombe Lucien, Rai storia, 21,00. Film di Luis Malle. Acuta analisi del passato fascista e collaborazionista della Francia di Pétain durante l’occupazione. Le stagioni del cuore, La5, 21,10. Film di Robert Benton. Durante la depressione americana una donna lotta per salvare la sua fattoria e la sua famiglia. Attenti a quei due-la sfida, Rai1, 21,10. Gioco condotto da P. Perego. Zelig, C5, 21,10. Varietà con Bisio e Cortellesi. Tv7, Rai 1, 23,25. Rotocalco tv. Sabato 11. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Tv Talk, Rai3,14,50. Programma di critica televisiva. La finestra di fronte, Rai movie, 21,00. Buon film di Ozpetek sulle relazioni familiari. Planet 51, It1, 21,10. Film d’animazione ben fatto ironico. drammatico Il film nella sala della comunità di Chiavenna dal 9 febbraio. Lettere e Rubriche lettere al direttore vita cristiana e parrocchia R ev.mo direttore, scrivo per l’articolo di M.M. Nicolais sul libro di don Tonino Lasconi del “Settimanale” di sabato 21/1, per esprimere la convinzione che è troppo semplicistico ed elusivo considerare “non praticante” chi non si fa vedere in parrocchia e che pertanto non fa “comunità”. Infatti penso che sempre di più tutti i fedeli per realizzare una risposta piena e coerente agli impegni battesimali (santità personale e apostolato) devono trovare spazio ● Perchè tutti i popoli abbiano pieno accesso all’acqua (…) lì dove sono e con quelli che con loro vivono. Purtroppo nessuno può affermare che la comunità parrocchiale è sempre attrezzata per fornire una adeguata assistenza ai fedeli, e parallelamente anche gli “impegnati nella comunità” molto spesso privi di slancio apostolico, non sono promotori di quei mezzi che sono indispensabili per puntare alla santità personale e all’apostolato (…). Il Santo Padre indicendo l’anno della fede ha indicato ripetutamente l’importanza ● Per gli operatori sanitari delle regioni più povere del pianeta Sabato, 4 febbraio 2012 39 di una lettura comunitaria sistematica del Catechismo della Chiesa Cattolica e relativo Compendio, strumento splendido per superare la paurosa ignoranza sui fondamentali della fede (…) GIANMARIO BRENNA U n tempo non solo la vita cristiana, ma la vita tutta iniziava e finiva dentro lo spazio della parrocchia. Oggi viviamo la mobilità, gli spazi aperti, i flussi affettivi, lavorativi, Ricordo ● Per educare le nuove generazioni alla vita buona del Vangelo Caro papà, a dieci anni dalla morte Apostolato della preghiera Caro Direttore un giorno Dio disse all’uomo: “Di terra nascerai e di terra morirai!” forte esclamazione che induce ad una profonda e significativa riflessione in quanto, sebbene l’uomo è destinato a finire fisicamente e corporalmente il ricordo prezioso di quella immagine non scomparirà dalla nostra fragile memoria. Così mi piace ricordare il mio caro papà, un uomo schivo ma un grande combattente lavoratore che ha saputo superare numerosi scogli della vita, che ha saputo provvedere con non pochi sacrifici al futuro della sua famiglia e, come ogni altro padre, ha saputo trasformare la negatività in bene. Ora mi sento forte e sicuro malgrado cammino sulla carrozzina, lavorando e trasmettendo le mie idee al prossimo. Di tutto questo bagaglio culturale e umano ringrazio il mio caro papà, ci rivedremo in Paradiso. Gianni Noli Febbraio 2012 Intenzione generale Intenzione missionaria Intenzione dei vescovi Tante sono oggi le opportunità scientifiche e i potenziali percorsi innovativi, grazie ai quali è possibile fornire soluzioni soddisfacenti ed armoniose alla relazione tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio, occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare. Altrettanta attenzione va poi rivolta alla questione ormai planetaria dell’acqua ed al sistema idrogeologico globale, il cui ciclo riveste una primaria importanza per la vita sulla terra e la cui stabilità rischia di essere fortemente minacciata dai cambiamenti climatici. […] La questione ecologica non va affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune. (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010) Penso, in particolare, alle gravi disuguaglianze sociali nell’accesso alle risorse sanitarie, quali ancora oggi si riscontrano in vaste aree del Pianeta, soprattutto nei Paesi del Sud del mondo. Tale ingiusta sperequazione investe, con crescente drammaticità, il settore dei diritti fondamentali della persona: intere popolazioni non hanno la possibilità di usufruire neppure dei medicinali di prima e urgente necessità, mentre altrove ci si abbandona all’abuso e allo spreco di farmaci anche costosi. […] L’esempio di Cristo, buon Samaritano, deve ispirare l’atteggiamento del credente inducendolo a farsi “prossimo” ai fratelli e alle sorelle che soffrono mediante il rispetto, la comprensione, l’accettazione, la tenerezza, la compassione, la gratuità. (Giovanni Paolo II, Messaggio per Giornata Mondiale del Malato 2000, nn. 4-9) “La vera formazione consiste nello sviluppo armonioso di tutte le capacità dell’uomo e della sua vocazione personale, in accordo ai principi fondamentali del Vangelo e in considerazione del suo fine ultimo, nonché del bene della collettività umana di cui l’uomo è membro e nella quale è chiamato a dare il suo apporto con cristiana responsabilità». Così la persona diventa capace di cooperare al bene comune e di vivere quella fraternità universale che corrisponde alla sua vocazione. Impegnandosi nell’educazione, la Chiesa si pone in fecondo rapporto con la cultura e le scienze, suscitando responsabilità e passione e valorizzando tutto ciò che incontra di buono e di vero. La fede, infatti, è radice di pienezza umana, amica della libertà, dell’intelligenza e dell’amore”. (Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, n. 15) Perché tutti i popoli abbiano pieno accesso all’acqua Per gli operatori sanitari delle regioni più povere. relazionali… Chiaro che la parrocchia, e la sua pastorale, devono mettersi al passo dei tempi. Diffidando però di una fede senza radici e senza comunità. Nel tempo della “modernità liquida” (Bauman), di turismo spirituale abbiamo davvero poco bisogno. Molto meglio una comunità reale e solida, che tenga insieme i diversi tipi umani e le differenti età della vita, dove poter fare sana palestra di fraternità cristiana. Per educare le nuove generazioni alla vita buona del Vangelo. Lettere al direttore posta Viale Cesare Battisti,8 - 22100 Como fax 031.3109325 mail [email protected] ❚❚ L’informatore giuridico / 127 a cura di VITTORIO RUSCONI L’I.M.U. (Imposta Municipale Unica) A seguito del D.L. 6.12.2011, n. 201 (“Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”), convertito con la Legge 22.12.2011, n. 214, dall’1.1.2012 è entrata in vigore l’I.M.U. (Imposta Municipale Unica), che verrà applicata in via sperimentale fino al 2015. Tale imposta, che viene a sostituire tra l’altro l’I.C.I., ha i seguenti ambiti di applicazione: Ambito soggettivo: sono soggetti al pagamento dell’imposta il proprietario, il titolare dei diritti reali di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie, il concessionario di aree demaniali e il locatario in caso di immobili concessi in locazione finanziaria. Ambito oggettivo: gli immobili oggetto dell’imposta sono i fabbricati, le aree fabbricabili e i terreni agricoli, a qualsiasi uso destinati. Base imponibile: per i fabbricati alle rendite catastali rivalutate del 5% devono essere applicati i seguenti moltiplicatori: 1) 160 per i fabbricati del gruppo catastale A (tranne A/10); 2) 80 per i fabbricati del gruppo catastale A/10; 3) 140 per i fabbricati del gruppo catastale B e per le categorie C/3, C/4 e C/5; 4) 55 per la categoria catastale C/1; Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como Telefono 031-26.35.33 Fax Redazione 031-30.00.33 E-mail Redazione [email protected] Fax Segreteria 031-31.09.325 E-mail Segreteria [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a: Il Settimanale della Diocesi di Como Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio Telefono e Fax 0342-21.00.43 E-mail [email protected] Stampa: A. G. Bellavite S.r.l. Missaglia (Lc) Registrazione Tribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: 5) 80 per la categoria catastale D/5; 6) 60 per le categorie catastali D. Per i terreni agricoli al reddito dominicale rivalutato del 25% devono essere applicati i seguenti moltiplicatori: 1) 130 per tutti i terreni; 2) 110 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli. Aliquote: l’aliquota ordinaria è pari allo 0,76%, con possibilità di aumento da parte dei Comuni sino a 0,3 punti percentuali. L’aliquota ordinaria può essere ridotta fino allo 0,4% nel caso di immobili relativi all’esercizio di attività d’impresa, arti e professioni, di immobili posseduti da soggetti IRES e di immobili locati. Per le abitazioni principali e le loro pertinenze l’aliquota è fissata allo 0,4%, con facoltà da parte dei Comuni di aumento o diminuzione di 0,2 punti percentuali. Per i fabbricati rurali ad uso strumentale l’aliquota è stabilita allo 0,2%, con possibilità per i Comuni di ridurla allo 0,1%. Esenzioni: Le esenzioni previste per l’I.MU. in molti casi sono le stesse già previste in tema di I.C.I.: 1) Gli immobili posseduti dallo Stato; 2) Gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni, dalle Comunità montane, dai Direttore responsabile: Alberto Campoleoni Direttore editoriale: mons. Angelo Riva La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. 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