Attualità
3
Europa
5
Como
16-17
Sondrio
32
Eurispes: la
società nella
crisi dei valori
Eutanasia:
il Consiglio
dice “no”:
Dentro il Centro
immigrati
di Prestino
Una finestra sul
futuro aperta
con don T. Bello
il rapporto fotografa
Iitaliana:
l’attuale situazione
la crisi della
na importante risoU
luzione dell’Assemblea restituisce centrali-
na novantina le
U
persone ospitate all’interno della
incontro del veL
scovo con i ragazzi
delle superiori: «Voi sie-
classe dirigente.
tà alla vita.
struttura.
te il futuro del mondo».
5
CONTIENE INSERTO
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXVI - 4 febbraio 2012 - € 1,20
Editoriale
Viva la libertà...
o forse no
di don Agelo Riva
I
l signor Arturo è in coda, come tutte
le mattine, sulla Milano-Meda, per
andare in ufficio. La radio a fargli
compagnia. Parlano di matrimonio
omosessuale. Intervengono gli ascoltatori
da casa: “ognuno è libero di fare le sue
scelte”, “basta tabù, siamo nel Duemila!”,
“che male c’è nel volersi bene?” gli
argomenti più gettonati. Il signor Arturo
in cuor suo annuisce. “Io – riflette fra
sé – ho sposato mia moglie, ma se altri
hanno idee diverse…” L’abile conduttore
confeziona il pistolotto finale, che
inneggia alla libertà di ciascuno di essere
se stesso. Staccano con una canzone in
tema: “l’amore non ha sesso, il brivido
è lo stesso…” Il signor Arturo si accende
una sigaretta e innesta la prima, mentre
il serpentone di automezzi avanza a
rilento…
Alcuni giorni dopo il signor Arturo
passeggia in centro a Milano con
il figlio Paolo. Improvvisamente,
un maxi cartellone pubblicitario
mostra due uomini che si baciano
appassionatamente. “Perché quel signore
bacia quell’altro?” chiede candido
Paolino. “Beh, perché si vogliono bene”
risponde il signor Arturo, ostentando
sicurezza. “Come te e la mamma?”,
domanda il bimbo. “Più o meno”,
risponde il signor Arturo, con un po’
meno sicurezza. “E perché tu papà hai
sposato la mamma e non un uomo come
te?”, incalza Paolino. “Beh, devi sapere,
Paolino – roteando lo sguardo nel vuoto
alla ricerca della risposta giusta –, che non
siamo tutti uguali, c’è chi, come me, ha
sposato la mamma, e chi invece si sposa
con un uomo”. “Vuol dire che i bambini in
quella casa lì non ce l’hanno la mamma?”,
riattacca il piccolo torturatore. “Guarda,
Paolino, che bella pasticceria, vieni che ci
facciamo un bel dolce”, taglia corto lui…
L’aneddoto (un po’ sciocchino, chiedo
venia) per provare a esprimere una
verità importante. Nel nostro mondo il
“manifesto” della cultura radicale (“io
non lo farei mai, ma perché impedirlo a
chi vuole?”) continua a mietere
continua a pagina 2
La vita: un
dono da
accogliere
«La vera giovinezza si misura
nella accoglienza al dono
della vita, in qualunque
modo essa si presenti con
il sigillo misterioso di Dio».
è il passaggio finale del
messaggio dei Vescovi italiani
scritto in occasione della 34°
Giornata nazionale per la
vita, che si celebra domenica
5 febbraio.
19-22
Como
25 Cittiglio 31
Iubilantes:
Interventi contro
un 2012 ricco
il dissesto idrico
di eventi
sul letto del
e iniziative
torrente Boito
Sondalo
35
Novità
importanti
alla guida della
parrocchia
LIBRETTO DELLE BENEDIZIONI
S
La Giornata del malato
pag 11
ono in fase di preparazione i libretti per la benedizione delle
famiglie che, quest’anno, si arricchiranno anche con un piccolo cartoncino ricordo. Il tema scelto è quello dell’Incontro
Mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3
giugno prossimi. È già possibile effettuare le proprie prenotazioni
telefonando allo 031-263533 presso la segreteria del Settimanale, da
lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00.
2 Sabato, 4 febbraio 2012
Idee e opinioni
L’
✎ L’opinione |
uomo religioso è colui
che è sempre in ascolto;
l’uomo irreligioso
è colui che non
ascolta o che, avendo una volta
ascoltato qualcuno, non intende
ascoltare più nessun altro. La
scelta perenne è tra la chiusura
e l’apertura: e chi veramente
si apre ad altri, non ha paura
di deserti, né di lunghi tempi
in cui le risposte non paiono
venire. In qualunque luogo e
qualunque tempo, egli attende
parole altrui, sapendo che ha
sempre il dovere di intenderle, e
sempre la libertà di attenderne
altre. Comprendiamo allora
perché la caratteristica dell’uomo
biblico sia appunto l’ascolto.
Dio incontra l’uomo, gli si
manifesta nella parola: il Dio del
PrimoTestamento è certamente
il Dio invisibile ma non è il Dio
inudibile. Il Dio di Israele si rivela
al suo popolo non facendogli
vedere il suo volto, ma facendogli
udire la sua voce. L’uomo biblico
è l’uomo che è in ascolto. Gesù
si rivolge ai suoi ascoltatori
di Arcangelo Bagni
Riscoprire il primato dell’ascolto
per non correre ovunque e invano
dicendo: “Chi ha orecchi per
ascoltare, ascolti”. Nell’esperienza
della trasfigurazione, ai discepoli
è rivolto un comando preciso:
“Questi è il Figlio mio prediletto:
ascoltatelo!”. C’è dunque una
parola da ascoltare e una vita
-quella di Gesù- che occorre
prima di tutto e innanzitutto
ascoltare. Ascoltare significa
decentrarsi, mettere non se stessi
al centro delle scelte e delle
valutazioni, ma l’altro -la persona
o l’avvenimento- che interpella.
Ascoltare è uscire da se stessi
per riscoprire se stessi avendo
ascoltato l’Altro. Per questo c’è
ascolto e ascolto. C’è un ascolto
pieno ed un vuoto, un ascolto
luminoso ed uno opaco, uno
attento ed uno sotto il segno della
distrazione. C’è una sottolineatura
che merita attenzione, oggi più
che mai: il rapporto tra ascolto e
azione. Nella riflessione biblica
essi sono strettamente uniti:
“Faremo e ascolteremo tutto
quello che il Signore ha detto”.
L’affermazione va compresa: essa
vuole affermare che la verifica
dell’autentico ascolto è data
dalla corretta pratica. Allora, se
da una parte l’ascolto determina
l’uomo nella sua struttura
profonda, dall’altra è pur vero
che l’agire caratterizza l’uomo
che ha “ascoltato correttamente”
la parola di Dio. La pratica
della Parola è l’attuazione
piena dell’ascolto. L’agire non
elimina la necessità dell’ascolto
e l’ascolto si fa necessariamente
pratica, azione. Siamo in grado
di comprendere la parola di
Gesù: “Chi ascolta queste mie
parole e le mette in pratica, può
essere paragonato a un uomo
saggio che costruì la sua casa
sulla roccia. Cadde la pioggia,
inondarono i fiumi e soffiarono
i venti: si abbatterono quella
casa ma essa non cadde. Era
fondata, infatti, sulla roccia. E
chi ascolta queste mie parole,
ma non le mette in pratica, può
essere paragonato a un uomo
stolto che costruì la sua casa
sulla sabbia. Cadde la pioggia,
inondarono i fiumi e soffiarono
i venti: si abbatterono su quella
casa; e cadde, e la sua rovina fu
grande”. C’è una provocazione da
non lasciare cadere. Da più parti
si sente dire che, sul versante
religioso, sono tempi difficili: ed
è vero; si nota anche che ormai la
comunicazione, nella prospettiva
religiosa, sembra diventare
sempre più problematica: ed è
altrettanto vero; non manca, poi,
chi puntualmente sottolinea la
necessità di scelte coraggiose,
radicali, capaci di interpellare un
contesto religioso che, a volte,
sembra un po’ ammuffito: ancora
vero; c’è anche chi ricorda, a
tempo e fuori tempo, la necessità
di riprendere in mano la Parola
di Dio, di creare luoghi di ascolto,
contesti nei quali lo spazio dato
alla Parola –e alla sua gratuitàabbia il primo posto e sia in
grado di ri-generare credenti
e di provocare chi è in ricerca:
verissimo anche ciò. Ma, dove
sono questi luoghi? Dove andare
per ascoltare?
COLPO D’OCCHIO | di Piero Isola
Radio Rai: ridateci l’italiano!
P
arliamo di radio. In
programmi di Radio Rai debbano
Se la radio italiana canta
confronto alla tv se ne
avere il timore, anzi l’ossessione,
inglese e brasiliano
parla poco o niente. La
di esser presi per burini e
ragione, spiegava un
provinciali qualora mandassero
e
“dimentica”
umorista americano, è che la
in onda canzoni nostrane e della
il nostro Paese...
radio sconta il fatto di essere
tradizione italiana - a meno
nata prima della tv. Fosse nata
che non esistano interessi di
dopo, tutti a parlare di quella straordinaria “novità” che altra natura a noi sconosciuti -, ed ecco allora
ti fa ascoltare la voce senza farti vedere le immagini.
sciorinare quotidianamente questa gran massa
A proposito di radio sia consentita una domanda.
(spesso paccottiglia) di canzonette in lingua
Ma la Rai che cosa ne guadagna per ogni canzone in
inglese. Anche a Natale, esempio recente: è stata
lingua inglese che trasmette? La domanda è legittima
la solita solfa di “Christmas” in tutte le salse,
perché, se ne guadagnasse qualcosa, potrebbe pure
Jingle Bells e Happy Day.
essere comprensibile quel continuo propinarci giorno
Un messaggio autopromozionale ripetuto fino
e notte di brani musicali angloamericani o comunque
alla noia recita testualmente: “Rai Radio Uno,
nella lingua dei sudditi di Sua Maestà. Ma non siamo in pochi secondi per riconoscerla, ventiquattro
Italia? La Rai non è più la Radio audizioni italiane o la
ore per ascoltarla”. Bugia, almeno la prima
sigla si è aggiornata in Radio audizioni inglesi? Ormai
affermazione. Di grazia, come si fa a “riconoscere”,
non c’e programma delle due reti più ascoltate, Radio
ossia a sintonizzarsi su una radio, per giunta italiana
1 e Radio 2, che non sia inframmezzato di canzonette
e pubblica, che giorno e notte trasmette quasi
inglesi, a danno delle canzoni italiane sempre in
esclusivamente canzoni in lingua inglese? A parte
netta minoranza, se non assenti del tutto. Da questa
che in alcune zone il segnale Rai si riceve peggio di
invadenza della musica angloamericana si salvano, e
quello delle varie emittenti private, le quali anche loro
vorrei vedere!, i giornali radio e la messa domenicale.
trasmettono prevalentemente brani in lingua inglese.
Poi è tutta una gara tra annunciatori, intrattenitori,
Che almeno la radio di Stato si potesse distinguere, e
giornalisti, disc-jockey e altri esegeti della materia a
“riconoscere” in pochi secondi, per il fatto di cantare
fare sfoggio della loro pronuncia inglese, una pronuncia italiano! A quando in Italia una legge come quella
più perfetta (si potrà dire?) dell’originale, insomma “più francese che impone alle radio pubbliche e private
inglese” degli inglesi. Quando costoro annunciano il
almeno il 50 per cento di brani musicali in lingua
titolo di una canzone inglese sembrano raggiungere le
nazionale? Possibile che nessun esponente politico
vette del piacere, della voluttà, come i bambini golosi
(di quelli che tengono a difendere il “prodotto”
quando si riempiono la bocca di pop-corn o di nutella.
italiano) senta la radio e presenti un’interrogazione
Abbiamo l’impressione che i responsabili dei
parlamentare per chiedere conto di questa ormai
◆ Editoriale
Viva la libertà... o forse no
segue da pagina1
consensi con maggioranze bulgare (anche fra i
cattolici), ma forse c’è un punto sul quale vacilla.
La sloganistica dell’individualismo libertario (“se
tu non puoi per te, perché anche vuoi che io non
possa?”) fa il pieno di apprezzamenti (anche fra
i cattolici), ma forse c’è un argomento che può
farla scricchiolare. Quel punto, quell’argomento
si chiama educazione. Finchè c’è da far discorsi
general generici sulla libertà delle scelte
cosiddette “private” (?), quasi tutti si professano
pannelliani; ma non appena si scende sul
terreno dell’educare – dove c’è da trasmettere a
un figlio pane fresco, aria pulita, terreno stabile,
cioè valori solidi sui quali edificare la vita –,
ecco che la falange dei libertari si spacchetta,
cominciano vistose le defezioni, e salutiferi
dubbi cominciano a coagularsi nella coscienza
dei più pensosi. Oh, mica avremo scoperto il
tallone d’Achille del relativismo contemporaneo?
Forse mi illudo. Però quanti giovanotti
scavezzacolli conosciamo che, dopo una
giovinezza diciamo così un po’ “movimentata”
proprio diventando genitori e padri hanno
finito - come si dice - per mettere giudizio? Ci
sono mamme che per anni hanno perorato (e
un po’ anche vissuto) la causa della liberazione
sessuale, e che poi, quando di mezzo comincia
ad esserci la loro (ex) bambina, si scoprono
controllore peggio della Gestapo. E si ritrovano a
ringhiare in cucina, masticando angosce, mentre
la “piccola” se ne sta là fuori – chissà dove, chissà
a far cosa – con quello sciupafemmine del suo
ragazzo.
E’ vero: educare fa saltare tanti luoghi comuni.
Sarà per questo che i Vescovi ci hanno dato come
programma del decennio l’educazione? Sarà per
questo che i messaggi per la giornata della Pace
e della Vita iniziano con un “educhiamo i giovani
a…”. E allora caro lettore, non ti passi inosservato
l’opuscolo che trovi allegato a questo numero del
Settimanale. Sentirai parlare di giovani, oratorio,
educazione.
patologica esteromania della Rai in fatto di brani
musicali?
Abbiamo detto “esteromania” non a caso, invece del
termine più specifico “anglomania”. Sì, perché non
bastassero le canzoni inglesi, ecco imperversare da
anni, in ore notturne, su Radio 1 Rai, dalla domenica
al venerdì. il programma “Brasil”, con tutta una tiritera
di canzoni brasiliane, dunque in lingua portoghese.
Sottotitolo della trasmissione: “Canzoni, cultura e altro
dal Brasile contemporaneo”. Boa noite! Così, mentre
il Brasile ci fa lo sgarbo di negare l’estradizione di
un pluriassassino, riconosciuto tale a tutti i livelli di
giudizio dalla giustizia del nostro Paese, noi, per dire
la radio pubblica italiana, omaggiamo puntualmente
il Paese sudamericano di un servizio di pubblicità
canzonettistica turistico-culturale.
Attualità
es
eurisp
3
Presentato il Rapporto 2012 che fotografa la situazione italiana
Non solo un’elite egoista:
la società nella crisi di valori
“I
l Paese vive un generale senso di
depressione che attraversa tutte
le classi sociali: i poveri perché
vedono allontanarsi la possibilità di
migliorare la loro situazione economica;
i ceti medi perché hanno paura di
una progressiva proletarizzazione; i
ricchi perché si sentono criminalizzati
e hanno persino timore di mostrare
il proprio status”. È uno dei passaggi
centrali del “Rapporto Italia 2012”
dell’Eurispes. Il presidente Gian Maria
Fara, nel presentarlo afferma che “la
responsabilità dell’attuale situazione
che viene attribuita impropriamente e
per intero alla classe politica appartiene
invece alla ‘classe dirigente generale’
della quale fanno parte tutti coloro
che esercitano ruoli e funzioni direttivi
all’interno della società: imprenditori,
élite culturali; manager pubblici e
privati; sindacalisti; i grandi commis
dello Stato; magistrati; professori;
uomini dell’informazione e della ricerca”.
Secondo Fara, si tratta di una élite “che
dovrebbe farsi carico delle esigenze e dei
bisogni della collettività”, mentre in realtà
si comporta come “un blocco solidale e
separato dal resto del Paese, articolato
sul modello feudale, che non ha nessuna
intenzione di rinunciare, neppure in
piccola parte, ai privilegi conquistati”.
“Grandi” e “piccoli” evasori
Ma se la “classe dirigente generale” –
secondo il presidente dell’Eurispes –
cerca in ogni modo di tutelare i propri
privilegi, “anche la società è vittima
e complice, nello stesso tempo. Basti
pensare – ha affermato – che in Italia
esistono tre Pil: uno ufficiale (1.540
mld); uno sommerso (equivalente al
35% di quello ufficiale (540 mld); uno
è
ripartire
dalla
bellezza
Sabato, 4 febbraio 2012
maggioranza degli italiani pronostica
un peggioramento nell’anno in corso,
con una contrazione del reddito diffusa,
l’aumento della richiesta di prestiti non
solo per l’acquisto della casa ma per
beni d’importo più piccolo oppure per
il pagamento di debiti pregressi (33,1%).
Da qui fenomeni “preoccupanti”
quali la diffusione dei “Compro oro”
ai quali ormai si rivolge quasi il 10%
delle famiglie per raggranellare soldi.
Benché gli italiani amino l’Italia e per
il 72% ritengano “una fortuna” esserci
nati e viverci, si registra il desiderio o la
necessità di “fuga” in cerca di lidi più
promettenti, specie tra i giovani: il 59,8%
dei venti-trentenni si dice “disponibile
a lasciare il Paese”, sintomo delle reali
difficoltà a trovare lavoro e a costruire
un futuro anche per i più qualificati. Sui
temi etici, il Rapporto registra un deciso
favore per il “divorzio breve” (82,2%), per
la pillola abortiva (58%), per l’eutanasia
(50,1%) e per il “testamento biologico”
(65,8%), mentre è netta la contrarietà al
“suicidio assistito” (71,6%).
Niente sarà più come prima
criminale frutto dei proventi delle
attività illegali che supera i 200 mld”.
Ne deriva che “nel Paese circola più
ricchezza di quanto non raccontino
le statistiche ufficiali e questo spiega
anche la capacità dimostrata dal
sistema nel suo complesso di reggere
di fronte a una crisi devastante e anche
la durezza con la quale siamo trattati
dai nostri partner europei, Germania
in testa”. Dal Rapporto emerge che
l’evasione fiscale e il sommerso sono
certamente opera dei “grandi evasori”,
“ma anche della connivenza quotidiana
di milioni di italiani che producono o
alimentano essi stessi il sommerso”. Per
uscire dalla crisi, quindi, occorre “una
generale presa di coscienza e la rottura
di quel patto di complicità che blocca
stata presentata la ricerca
“Ripartire dalla bellezza per
uscire dalla crisi”, a cura
di Censis e Fondazione Marilena
Ferrari. Anche in un momento
difficile come l’attuale, oltre il 62%
degli italiani ha ancora fiducia nel
futuro e il 68,8% ritiene ancora
“accesa” la forza spirituale nel
Paese. Gli italiani sono inoltre
convinti che “vivere nel Paese più
bello del mondo li renda un popolo
migliore, capace di superare la
crisi”. Oltre il 68,3% ritiene infatti
la società”. Ma, soprattutto, ha ricordato
Fara, “la riscoperta dei doveri e delle
responsabilità di ciascuno superando
l’egoismo e la difesa corporativa degli
interessi”. Il ruolo della politica, in
questa situazione, è “di ricostituirsi
come grande agenzia di senso e di
orientamento”.
Un “anno da dimenticare”
Tra i diversi aspetti affrontati dal
Rapporto, quello della condizione
economica delle famiglie rappresenta
uno dei punti più problematici. Non
solo il 2011 viene definito “un anno
da dimenticare per l’Italia”, con una
situazione “nettamente peggiorata
per il 67% degli italiani”, ma la
che il patrimonio artistico italiano
sia “punto di partenza per rilanciare
il Paese” giacché l’arte e la bellezza
“possono dare senso e speranza
alla vita”. Così ha osservato il
ricercatore Giulio De Rita. La
bruttezza, spiega De Rita, “non
viene percepita dagli italiani come
un fatto estetico, ma piuttosto
etico e sociale. Al primo posto
della classifica essi (52%) mettono
il degrado politico”, ritenuto il
“tradimento di una classe dirigente
che ha il dovere di condurci al
Il Rapporto Eurispes parla anche del
governo Monti sottolineando che “o sarà
messo nelle condizioni di operare e di
poter finalmente rompere gli schemi che
tengono imprigionato il Paese e che ne
impediscono la modernizzazione e la
ripresa oppure sarebbe stato preferibile
indire rapide elezioni e dare all’elettorato
la facoltà di decidere del proprio futuro”.
Afferma poi che per la sua nomina “sono
stati utilizzati toni da ‘ultima spiaggia’
e nessuno dubita che la situazione
fosse estremamente critica, ma mettere
sotto tutela gli elettori è stato forse una
medicina più dolorosa della stessa
malattia, almeno dal punto di vista della
prassi democratica”. Eppure, conclude
Fara, “quando si andrà alle urne niente
sarà più come prima e le forze politiche
saranno costrette a prenderne atto
e ad adeguarsi pena la loro stessa
sopravvivenza”.
bene”, seguito dall’immondizia di
Napoli (19,5%). A fronte di ciò,
esiste “una moltitudine silenziosa
di belle persone, la vera forza che
nel quotidiano muove il Paese,
ma di cui nessuno parla e che
invece meriterebbe maggiore
riconoscimento”. “Ho voluto con
grande determinazione questa
ricerca – spiega Marilena Ferrari,
presidente dell’omonima Fondazione
– perché il mondo è molto più bello
di quello rappresentato dai media”.
Oltre a dirsi convinta che “la
a cura di LUIGI CRIMELLA
bellezza e l’arte siano strumento di
crescita umana, sociale e culturale”,
Ferrari sostiene “il valore educativo
della bellezza” e la sua capacità di
“trasformare le coscienze”. Ma la
bellezza “spinge anche alla voglia di
fare”. Ecco allora, secondo Ferrari,
“le risorse di umanità, generosità,
forza interiore” della maggior parte
dei nostri connazionali. Dalla ricerca
emerge che secondo gli italiani il
primo ambito su cui investire è la
cultura (33%), seguita da industria
(27%) e agricoltura (21%).
Italia
4 Sabato, 4 febbraio 2012
Oscar Luigi Scalfaro. Si è spento, a 93 anni, l’ex presidente della Repubblica, uomo
delle istituzioni, magistrato, impegnato nella difesa della Costituzione, grande credente
«Ha amato il nostro Paese...»
“L
o rivedo tra i banchi
partecipare con gioia
alle celebrazioni
assieme a tutta la gente con
uno stile di fraterna semplicità
che toccava il cuore dei
partecipanti. Oggi non è, come
sempre prima, tra i banchi; sta
davanti a noi tutti o, meglio,
davanti al Signore”. È il saluto
di monsignor Vincenzo
Paglia ad Oscar Luigi Scalfaro,
il presidente emerito della
Repubblica scomparso il 29
gennaio a 93 anni, e del quale
lunedì 30 gennaio, il vescovo
di Terni-Narni-Amelia e
assistente ecclesiastico della
Comunità di Sant’Egidio, ha
presieduto i funerali, celebrati
in forma privata nella Basilica
di Santa Maria in Trastevere.
“Ha sempre manifestato la sua
fede, senza tuttavia ostentarla”,
ha proseguito monsignor
Paglia: “Per lui la fede era fonte
di ispirazione per la vita, era
un sostegno per conservare
l’integrità nei comportamenti,
era la forza per l’impegno civile
e politico. Per questo non ha
mai voluto abbandonare il
distintivo dell’Azione cattolica
nella quale era entrato
militante fin da giovane.
L’impegno nella vita pubblica,
anche in quella politica, non
significò mai mettere da
parte la professione della sua
fede cristiana. Semmai, era
proprio dalla fede che traeva
il disinteressato impegno in
favore del bene comune del
paese, dell’intera società,
dell’Europa”. “Il giovane Oscar
Luigi Scalfaro – ha sottolineato
il presule – non ha mai pensato
la sua fede staccata dalla
militanza nella politica, senza
confondere i piani, sino al
termine dei suoi giorni”. Parole,
queste, che riecheggiano anche
nel telegramma inviato da
Benedetto XVI: “Si è adoperato
per la promozione del bene
comune e dei valori eticocristiani propri della tradizione
storica e civile dell’Italia”.
“Da uomo di governo – le
parole del presidente Giorgio
foto afp/sir
nascere”. “Oggi il nostro paese
perde un grande credente e un
grande cittadino”, ha concluso
mons. Paglia, che rivolgendosi
idealmente al presidente Scalfaro
ha aggiunto: “A noi mancherai.
Ci mancheranno le tue parole, il
tuo sorriso, i tuoi consigli, le tue
impennate, il tuo rigore, la tua
testimonianza di credente, la tua
umanità profonda, il tuo amore
per questo nostro Paese”.
La Bibbia
e la Costituzione
Napolitano - ha lasciato l’impronta più forte nella funzione da
lui sentitissima di ministro dell’Interno. Da Presidente della
Repubblica, ha fronteggiato con fermezza e linearità periodi tra
i più difficili della nostra storia. Da uomo di fede, da antifascista
e da costruttore dello Stato democratico, ha espresso al livello
più alto la tradizione dell’impegno politico dei cattolici italiani”.
Un grande italiano
“Il Presidente Scalfaro è stato anche un grande italiano”,
ha esclamato il vescovo: “Ha speso l’intera sua vita per
l’Italia, impegnandosi negli anni della ricostruzione e dello
sviluppo e poi combattendo perché conservasse la struttura
costituzionale stabilita negli anni del dopoguerra. È stato
figlio di questo paese e assieme ne è stato un grande servitore.
Nel corso del Novecento sono state molteplici e talora apicali
le responsabilità che lo hanno visto in prima linea”. Per
monsignor Paglia il presidente scomparso “ha amato questa
patria terrena con passione, con tenacia, anche con caparbietà
sino all’ostinazione”. Ne è un esempio “la sua passione nella
difesa della Costituzione repubblicana”, il suo impegno perché
quel “patto che ci lega” – come amava dire – “fosse rispettato
nella lettera e nello spirito, senza dimenticare il bisogno di
modifiche da apportare ma, appunto, nello spirito che l’ha fatta
Monsignor Paglia ha ricordato
l’ultima sua visita al presidente:
“domenica mattina, quando sono
giunto al suo capezzale, mentre
la morte – arrivata dolce e senza
traumi, forse a ricompensa di
altri che aveva dovuto soffrire
nella vita - mi è caduto lo sguardo
sul suo comodino, accanto al
letto: vi erano poggiati la corona
del rosario, la Bibbia, le Fonti
Francescane e la Costituzione
Italiana. Si potrebbe dire che
Scalfaro era tutto qui”. “Sto bene”,
le ultime parole sussurrate
alla figlia Marianna, che gli è
stata accanto tutta la vita e che
ha “avuto la consolazione di
sorreggerlo” tra le sue braccia
proprio mentre, “senza soffrire, è
spirato”.
La devozione
alla Madonna
All’inizio della sua omelia,
monsignor Paglia ha ricordato la
devozione mariana di Scalfaro,
che “per l’intero corso della sua
vita, ha sentito in profondità il
bisogno di una presenza materna
nella vita dei credenti, nella vita
degli uomini, spesso indurita
dalla violenza e dall’abbandono.
Tutti abbiamo bisogno di una
protezione materna, nessuno è
così forte da poterne fare a meno”.
Fede e politica
Ultimamente Oscar Luigi Scalfaro,
ha ricordato il vescovo Paglia
“consapevole delle difficoltà del
paese ma anche dell’urgenza
di una nuova consapevolezza,
amava ricordare un episodio
che diceva avesse segnato in lui
una svolta nella coscienza del
primato del bene comune del
paese. Raccontava che lo colpì
il fatto di alcuni parlamentari
che al mattino, nell’approntare
le leggi ordinarie, si scontravano
e non solo verbalmente, mentre
nel pomeriggio, impegnati nella
scrittura della Costituzione, si
trasformavano: le differenze
del mattino – quelle legate ai
pur legittimi interessi di parte
- venivano accantonate per far
emergere la comune volontà nel
delineare le fondamenta su cui
costruire il paese distrutto dalla
guerra. «Avevo 27 anni, allora, e
non ho mai più dimenticato quella
scena», concludeva il Presidente,
come ad auspicare anche oggi lo
stesso spirito”.
a cura di
MARIA MICHELA NICOLAIS
Famiglia. Uno studio di Bankitalia mette in evidenza criticità, risorse, problemi, prospettive
Di fronte alla crisi: come sbarcare il lunario?
A
ttraversiamo un periodo duro. I governi
europei parlano d’impegno per la crescita per combattere la crisi. Per ora però alle famiglie tocca capire come sbarcare il
lunario per affrontare una situazione difficile. Molto probabilmente potrebbe essere importante iniziare a compiere delle scelte per
comprendere su quali iniziative puntare per
aiutare i nuclei familiari in maggiori difficoltà.
In Italia, dal rapporto di ricerca su “I bilanci
delle famiglie italiane” della Banca d’Italia,
emergono alcune indicazioni per capire almeno la quota dei più economicamente vulnerabili. Tre dati colpiscono particolarmente.
Innanzitutto si dovrebbe prendere atto che aumenta la tendenza dei giudizi di difficoltà.
Però è il 29,8% delle famiglie che considera le
proprie entrate insufficienti a far fronte alle
spese, mentre solo il 10,5% le reputa sufficienti
e il rimanente 59,7% si pone in una situazione
intermedia. Inoltre dall’indagine si evince che
la percentuale di famiglie indebitate è pari
al 27,7%. In questo gruppo si trovano soprat-
tutto le famiglie più giovani (il capo famiglia
ha un’età inferiore ai 55 anni), quelle che generalmente aprono un mutuo per l’acquisto
di una casa. Ma soprattutto l’11,1% dei nuclei
indebitati paga rate per i prestiti contratti superiori al 30% del reddito, quota convenzionale che indica la vulnerabilità finanziaria. La
rilevazione di Bankitalia ci dice inoltre che tale
vulnerabilità si concentra tra le famiglie con
entrate modeste. Dalla descrizione dei bilanci ci si accorge allora di almeno due aree sulle
quali sarebbe opportuno intervenire. La prima
riguarda le famiglie più giovani, che da una
parte sono le più indebitate e dall’altra sono
anche quelle che maggiormente tenderanno a
indebitarsi perché aspirano a crescere: acquisto di una casa, cura ed educazione dei possibili figli... Dare loro sostegno non è solamente un incentivo a una parte della popolazione
in difficoltà, ma un investimento per il futuro
delle generazioni del nostro Paese. La seconda
riguarda i nuclei più a rischio, quelli con “entrate modeste”, che magari sono monoreddito,
oppure con un solo genitore con figli a carico,
se non addirittura colpite dalla disoccupazione o dalla precarietà. Qui appare con tutta la
sua portata una ferita nella società italiana: il
10% delle famiglie più ricche nel nostro Paese possiede il 45,9% della ricchezza netta
familiare totale. Se non si riuscirà a trovare
una modalità di redistribuzione delle risorse, i nuclei più vulnerabili saranno le sacche
della povertà futura. Tuttavia proprio il nuovo
periodo storico richiede anche una diversa capacità delle famiglie di valutare le loro risorse
economiche. In un’economia che ha esteso la
sua dimensione finanziaria in modo così ampio molto probabilmente a interventi di politiche sociali andranno sempre più affiancati
interventi di formazione capaci di mettere i
nuclei familiari nelle possibilità di gestire in
modo consapevole i propri consumi, investimenti e risparmi, sapendo che quando si sceglie un prodotto piuttosto che un altro si può
cambiare il destino di un processo di sviluppo.
ANDREA CASAVECCHIA
Europa
Consiglio d’Europa. Una risoluzione (non vincolante) dell’Assemblea
L’
intenzionale per atto o omissione
di un essere umano in condizioni di
dipendenza a suo presunto beneficio
– si legge infatti all’art.5 - , deve essere
sempre proibita”. Inoltre, in caso di
dubbio sulle volontà del paziente, “la
decisione deve sempre essere tesa a
preservare e prolungare la vita”. Nella
risoluzione viene inoltre richiesto agli
Stati che non lo abbiano ancora fatto, di
ratificare e applicare in ogni sua parte
la Convenzione sui diritti dell’uomo e la
biomedicina, nota come Convenzione di
Oviedo. Pur non essendo vincolante per
i 47 Paesi CdE, la risoluzione adottata a
Strasburgo può avere positive ricadute
sulle sentenze della Corte dei diritti
dell’uomo e di conseguenza sulle leggi
nazionali.
Sulla risoluzione è interventuo anche
mons. Aldo Giordano, osservatore
permanente della Santa Sede presso il
Consiglio d’Europa, che l’ha definita
“una pagina di riferimento per la
difesa della vita e della sua dignità”.
“Questo pronunciamento riguardo
l’eutanasia – spiega – risulta della più
alta importanza”. Il rappresentante della
Santa Sede esprime quindi gratitudine
per “l’opera coraggiosa di parlamentari,
I
l 7 febbraio 1992 fu firmato
a Maastricht il trattato più
importante nella storia della
costruzione europea dopo
il Trattato di Roma del 27 marzo
1957. Questo Trattato di unione
economica, monetaria e politica,
veniva soltanto pochi anni dopo
la caduta del Muro di Berlino, la
riunificazione della Germania, il
crollo dell’Unione Sovietica. Ne era
una conseguenza indiretta. Apriva
nuovi ed ampi campi di azione per
un’Europa nuova, che non sarebbe
più divisa. Sorpassava l’obbiettivo
economico della Comunità
economica europea fondata
trentacinque anni prima, di creare
un mercato comune.
Segnava difatti una nuova tappa
nel processo di, come diceva
il testo stesso, “un’unione
sempre più stretta tra i popoli
dell’Europa”. Portava alla
creazione di un’Unione Europea
tra i dodici paesi firmatari che
erano i membri della Comunità
(Belgio, Danimarca, Francia,
Germania, Grecia, Irlanda,
5
Notizie flash
■ Kek-Ccee
Conclusa la riunione
annuale a Ginevra
Assemblea parlamentare del
Consiglio d’Europa dice un
sì convinto al “testamento
biologico” e un fermo no
all’eutanasia e al suicidio assistito.
Il pronunciamento è avvenuto negli
ultimi giorni della plenaria invernale
che si è conclusa la scorsa settimana a
Strasburgo.
Con la risoluzione 1859 “Protecting
human rights and dignity by taking into
account previously expressed wishes
of patients”, l’Assemblea sottolinea la
necessità che tutti gli Stati membri si
dotino di una legislazione in materia di
dichiarazioni anticipate di trattamento,
ma sbarra la strada alla possibilità di
mettere in atto “azioni od omissioni che
permettano di provocare la morte di una
persona”.
“L’eutanasia, intesa come uccisione
Per l’Assemblea gli Stati
membri devono dotarsi di
una legislazione in materia
di “dichiarazioni anticipate
di trattamento”, ma senza la
possibilità di mettere in atto
“azioni od omissioni che
permettano di provocare la
morte di una persona”
Sabato, 4 febbraio 2012
I
cristiani delle diverse confessioni
presenti in Europa devono portare
avanti una testimonianza comune nei
confronti delle nuove sfide spirituali,
demografiche, politiche ed economiche
che il vecchio continente si trova
oggi ad affrontare. E’ quanto emerso
dalla riunione del Comitato congiunto
della Conferenza delle Chiese europee
(Kek) e del Consiglio delle Conferenze
episcopali d’Europa (Ccee), che si è
svolta dal 26 al 28 gennaio a Ginevra.
■ Turchia
Libertà d’informazione:
arrestati 40 giornalisti
No all’eutanasia
in Europa
specie del gruppo dei Popolari
presieduto da Luca Volontè, che ha
presentato l’emendamento decisivo”.
C’è nel testo un altro passaggio che
l’osservatore permanente ritiene
importante: quello nel quale si
afferma che “in caso di dubbio, la
decisione deve sempre tendere a
preservare la vita dell’interessato
e a prolungarne la vita”. “C’è una
sapienza secolare in questo principio”,
commenta mons. Giordano
auspicando che “questo testo sia
tenuto in conto per le decisioni a
livello europeo e nazionale in questo
ambito, in particolare per la Corte
europea dei diritti dell’uomo. Si tratta
di un nuovo segnale che esiste e sta
prendendo la parola un’Europa che
vuole recuperare con serietà il senso
del mistero infinito della vita e della
morte; che vuole affermare che la
vita ha sempre il primato e ha un
valore che non dipende dalla nostra
decisione arbitraria; che è stanca di
una cultura che si crede dominante e
cerca di mascherare il disprezzo della
vita dietro una falsa idea di libertà”.
Cos’ è il Consiglio d’Europa?
Il Consiglio d’Europa, con sede a Strasburgo (Francia), raggruppa oggi, con i suoi
47 Stati membri, quasi tutti i paesi del continente europeo. Istituito il 5 maggio 1949
da 10 Stati fondatori, il Consiglio d’Europa ha come obiettivo quello di favorire la
creazione di uno spazio democratico e giuridico comune in Europa, nel rispetto
della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e di altri testi di riferimento
relativi alla tutela dell’individuo. L’Assemblea parlamentare è l’organo statutario
del Consiglio d’Europa. E’ composto da 318 rappresentanti (e da altrettanti
supplenti) designati dai parlamenti nazionali dei 47 Stati membri.
Il Consiglio d’Europa non va confuso con l’Unione Europea ed i suoi organismi. Si
tratta, infatti, di due istituzioni differenti per origine e funzione. In particolare il
Consiglio d’Europa non va confuso con il Consiglio Europeo che è formato dai capi
di Stato e di governo dei Paesi dell’UE.
✎ commento |
è
emergenza libertà di espressione
in Turchia, dopo l’arresto a fine
dicembre di 40 giornalisti in una
sola notte per presunti legami con
organizzazioni terroristiche. Secondo
Human Rights Watch questi arresti
sarebbero la conseguenza di “una
definizione troppo ampia di terrorismo,
che consente l’imposizione arbitraria
delle più pesanti condanne”.
L’ondata di arresti è scattata alle sei
del mattino del 23 dicembre con una
maxi-operazione di polizia.
A Istanbul, Ankara, Diyarbakır, Van,
Izmir e Adana, gli agenti fanno
irruzione nelle redazioni delle agenzie
Diha e Etha, del quotidiano curdo
Özgür Gündem e nelle abitazioni
private dei loro giornalisti arrestando
38 persone, tutte accusate di
“propaganda terrorista” e di legami
con il Koma Civakên Kurdistan, organo
dell’autonomista Partito dei lavoratori
del Kurdistan incaricato di organizzarne
l’azione nelle città.
Nel 2005 era stato il processo contro lo
scrittore e premio nobel Orhan Pamuk
e la condanna del giornalista turcoarmeno Hrant Dink (poi assassinato
da militanti ultra-nazionalisti nel
2007 ) ad attirare l’attenzione della
stampa internazionale. Entrambi erano
accusati, in base al famigerato articolo
301 del codice penale turco, di “offesa
alla turchità” per le loro dichiarazioni
relative al genocidio armeno.
di Jean-Dominique Durand – Università di Lione
Non sciupiamo 20 anni
Il 7 febbraio 1992 la firma del Trattato di Maastricht
Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi,
Portogallo, Regno Unito, Spagna),
poi quindici nel 1995, ventisette
oggi. Il trattato testimoniava una
nuova volontà di andare verso
un’unione politica più forte:
definizione di una cittadinanza
europea, un allargamento delle
competenze comuni (educazione,
cultura, salute, trasporti, politica
industriale, politica sociale ... ),
cooperazione rafforzata nella
politica estera e nel campo
della giustizia e della sicurezza.
Soprattutto, il punto forse più
importante fu l’unione economica
e monetaria che doveva portare
alla moneta comune al 10 gennaio
1999 con una Banca Centrale
Europea. Ma nell’ avanzare sulla
strada di un’unione più stretta,
che sembrava dover sboccare
sull’unione politica, a un termine
più o meno lontano, il Trattato
di Maastricht aveva la saggezza
di equilibrare l’insieme della
costruzione con l’introduzione
del principio di sussidiarietà
preso in prestito dalla dottrina
sociale della Chiesa. Il Trattato
di Maastricht resta, rileggendolo
vent’anni dopo, un grande testo,
complesso, difficile, ma un testo
di ampio respiro anche se molto
tecnico nello stesso tempo. È
stato voluto sopratutto da tre
grandi statisti, due cattolici
Jacques Delors e Helmuth Kohl, e
il socialista François Mitterrand.
Aveva la volontà di dare a tutti
gli europei un sentire europeo
comune, con lo stesso passaporto
per tutti, la libera circolazione dei
cittadini e la definizione di uno
spazio comune, particolarmente
per i giovani universitari con la
possibilità di studiare in diverse
università dell’Unione, ma
anche il rafforzamento dei poteri
del Parlamento europeo e una
semplificazione delle decisioni
con il voto maggioritario in seno al
Consiglio europeo.
Purtroppo il ventesimo del Trattato
è oscurato dalla crisi dell’Euro e
delle finanze pubbliche e viene
celebrato in un’atmosfera di paura
e di morosità. Ma non si deve
cedere al pessimismo. Maastricht
ha avuto il coraggio di mettere
in comune il cuore stesso della
sovranità degli Stati: la moneta, la
difesa, la diplomazia, la polizia, la
giustizia, e di dare agli europei una
coscienza europea, nel rispetto
con il principio di sussidiarietà, dei
caratteri propri di ogni nazione. Per
la creazione della moneta unica,
che sarebbe l’Euro, il Trattato
prevedeva diversi meccanismi
di prevenzione e di sanzioni per
evitare debiti e deficit di bilancio
troppo alti. Ma non sono stati
rispettati. La crisi viene non da
un testo che secondo alcuni
sarebbe stato malpensato, ma
dall’irresponsabilità dei politici,
tanto al livello comune europeo
che ai diversi livelli nazionali. A
questo riguardo, nel dicembre
2011, la cancelliera tedesca,
Angela Merkel ha detto: “Durante
gli anni, i politici hanno diluito
il capitale di fiducia aggirando i
principi dell’Unione economica e
monetaria”.
6 Sabato, 4 febbraio 2012
Economia
In merito a tasse e debito pubblico
Tre imperativi su
evasione e spesa
Q
Non è semplice demagogia
uantificare l’evasione fiscale in
Italia è esercizio assai difficile
chiedere che tutti paghino
per la sua natura nascosta; ma
le imposte ed è senza
anche le stime meno pessimistiche
dubbio fondamentale che
ammettono che lo Stato italiano
lo Stato chieda di meno e,
non riesce ad incassare almeno 100
miliardi di euro ogni anno. Una somma
soprattutto, spenda di meno
ragguardevole, tra le più alte sia in
percentuale sul Pil che in cifra assoluta tra tutti i Paesi del
grandi e ramificate. Sulla questione si può fare una
Primo mondo. L’evasione fiscale e contributiva ha storia
facile – ancorché giusta – demagogia: tutti devono
lunga dietro alle spalle. Un certo lassismo nei versamenti
pagare il giusto. Ed è sicuramente vero che, pagando
– e nei controlli – ha radici profonde e ha permesso, nei
tutti il giusto, si pagherebbe tutti di meno. Il problema è
decenni passati, di “patrimonializzare” una buona fetta
arrivare a questa equità con strumenti un po’ più efficaci
dell’economia e della società italiana. Ora la situazione
dei proclami verbali. Tutti gli evasori sono raffigurabili
appare insostenibile alla luce della pressione fiscale via
nel losco individuo che campeggia in una discutibile
via cresciuta sulle spalle di chi fa il proprio dovere. Oggidì
campagna pubblicitaria governativa anti-evasione? La
il contribuente onesto – quello che, volente o nolente, le
realtà è più complessa e se tutta l’evasione fiscale va
tasse le paga tutte o quasi – si vede sottrarre un terzo del
stanata, è indubbiamente meglio porsi qualche priorità.
proprio reddito tramite la contribuzione pensionistica.
Ne indichiamo due. Anzitutto va ristretta fortemente
Di quel che rimane, un altro terzo in media finisce allo
quell’elusione fiscale che consente ai grandi guadagni,
Stato e agli enti locali tramite Irpef. Infine il reddito netto
aziendali e personali, di trovare riparo in convenienti
paga ulteriori tasse nel momento dell’acquisto di beni e
paradisi fiscali all’estero, o in scatole cinesi finanziarie
servizi: fino al 21% di Iva, per non parlare della pressione
che minimizzano la tassazione. Il paradosso italiano
tributaria spropositata su carburanti, energia elettrica e
– e mondiale: l’ha sottolineato uno degli uomini più
metano. Molto meglio se la cavano le rendite, finanziarie
ricchi del mondo, il finanziere Warren Buffett – è che i
e immobiliari: qui in media affitti e interessi pagano un
ricchissimi pagano cifre ridicole sui loro guadagni. Con
20%, anche se è da qualche mese iniziato un percorso
molti soldi a disposizione, si riesce facilmente ad aggirare
differente che vorrebbe far pagare meno i redditi da
le pretese del Fisco. Quest’ultimo ha recentemente
lavoro, di più quelli da rendite.
guardato nel vaso di Pandora delle operazioni finanziarie
Ma torniamo all’evasione fiscale, che ha dimensioni
di alcune banche italiane, e di qualche multinazionale:
scoperchiandolo, ha scoperto centinaia di milioni di
euro (ciascuno) di tasse evase. Gli interessati alla fine
hanno preferito venire a patti, e pagare… Dentro questo
capitolo ci stanno una legislazione tributaria, civile e
penale fatte apposta per tutelare i furbi e danneggiare gli
onesti. I grandi assenti sono la chiarezza delle regole e la
certezza della pena, i veri paletti a chi fraudolentemente
sa aggirarsi tra false fatturazioni, operazioni Iva, bilanci
artefatti, fallimenti e bancarotte. È necessario anche che
lo Stato italiano cominci a chiedere un po’ di meno e
quindi a spendere un po’ di meno. L’insostenibilità dei
suoi conti è alla luce del sole, tanto che da decenni stiamo
accumulando un debito pubblico colossale. L’inversione
di rotta è auspicabile e doverosa. Altro capitolo è quello
dell’ottimizzazione della spesa pubblica. Il governo
Monti ha di fronte montagne da scalare, poiché lo Stato
italiano nella sua struttura contabile non ha la più
pallida idea di quanti soldi spende di preciso (la sanità è
rimasta fuori controllo in diverse Regioni). Non sa quanto
spende, figurarsi il come. Un lusso che non possiamo più
permetterci.
NICOLA SALVAGNIN
Il ruolo e i compiti dello Stato. Qualche riflessione sulla situazione che viviamo...
Serve coerenza con i valori.
I
n un precedente articolo
ho soffermato l’attenzione
su un documento, della
Commissione degli Episcopati
della Comunità Europea,
dal titolo: “Una comunità
europea di solidarietà e di
responsabilità”. Nel sottotitolo
si parlava di economia sociale
di mercato competitiva. Tento
di chiarire, con un breve
cenno storico, cosa si intende
esprimere con le richiamate
cinque parole.
Detta formula nacque
nel periodo della crisi
della Repubblica di
Weimar, dell’avanzata del
nazionalsocialismo in
Germania e della nascita
della cosiddetta Scuola di
Friburgo, attorno alla quale
si raccolsero alcuni studiosi.
Costoro diffidavano delle
teorie di Adam Smith e della
sua fede nella capacità della
cosiddetta “mano invisibile”
di trasformare l’egoismo
individuale – nella fattispecie
rappresentato dalla scelta
dell’operatore economico – di
agire, mosso esclusivamente
dall’interesse individuale, in
benessere collettivo, nonché
dei diversi modelli di statalismo
e di pianificazione economica
centralizzata. In concreto,
sostenevano che lo Stato ha
l’obbligo di decidere l’ordine
costituzionale entro il quale
l’economia di mercato deve
operare, evitando di perseguire
forme monopolistiche e
corporative, le quali frenano
lo sviluppo, producono danni
economici e indeboliscono
i modelli di democrazia
politica e istituzionali, nonché
i dettami costituzionali.
L’ordine economico, fondato
sul mercato competitivo,
sostenuto e disciplinato
dall’assetto costituzionale,
deve contribuire, in maniera
dinamica e progressiva, alla
realizzazione del Bene comune.
In breve, il compito dello Stato
non è quello proclamato dal
liberalismo del “laisser-faire”,
bensì quello di contrastare
ogni forma di aggressione al
funzionamento del mercato
da parte dei monopoli e
dei parassiti delle rendite.
Purtroppo i governi europei,
nella loro maggioranza, non
hanno contrastato, negli ultimi
decenni, i parassiti, i disonesti e
gli incompetenti. Non va infine
sottovalutata l’affermazione
della scuola di Friburgo di
inserire nello schema liberale
la dimensione istituzionale,
ovvero principi, compiti, fini
e norme. Detta dimensione
deve essere garantita se si
vogliono superare i privilegi, le
rendite, gli interessi corporativi
o localistici e se si desidera
valorizzare il sociale nelle sue
molteplici manifestazioni:
capacità personali,
responsabilità, legalità,
proprietà privata, concorrenza,
spirito di intrapresa,
concorrenza, solidarietà. Lo
Stato e le Istituzioni pubbliche
non possono essere indifferenti
rispetto alle diverse forme
di vita socio-economica e ai
diversi stili di vita personale.
E nemmeno possono esserlo
i cattolici, in quanto tutte
le decisioni economiche,
politiche e sociali, hanno una
conseguenza morale.
È in questo spirito che
intendo prendere in esame
alcuni aspetti dell’attuale
momento politico economico.
Sul governo Monti ho già
motivato le ragioni del mio
sostegno, delle mie riserve e
dei miei timori per le sorti della
democrazia parlamentare,
come nel passato ho espresso
dissenso e critiche all’operato e
alle manchevolezze del governo
Berlusconi. Per quanto invece
concerne la crisi economico/
finanziaria che sconvolge il
Mondo Occidentale, ho distinto
il suo inizio – innescato dagli
Usa con la bolla edilizia e non
solo – dalla crisi europea, nella
quale ha giocato un ruolo
rilevante il debito pubblico
dei vari Stati, l’inefficienza
politica degli stessi, gli interessi
nazionali e lo scadimento dei
valori morali. A questo punto
pare opportuno ricordare il
ruolo e i compiti dello Stato,
il quale “memore della sua
responsabilità davanti Dio e
alla società, con una prudente
e sobria amministrazione sia di
esempio a tutti gli altri” (Divini
Redemptoris 76), cosa che in
Italia non pare si sia verificata.
Come sempre, si giunge a
richiamare l’importanza e il
ruolo “dell’azione politica…
la quale deve poggiare su un
progetto di società coerente
nei suoi mezzi concreti e nella
sua ispirazione, alimentata
a una concezione totale
della vocazione dell’uomo…”
(Octogesima Advensiens 25).
Ma non si deve dimenticare
che “la ragione ha sempre
bisogno di essere purificata
dalla fede, e questo vale
anche per la ragione politica”
(Caritas in Veritate 56). La
società statuale, in cui viviamo,
non è coerente coi valori e
con la struttura operativa
richiesta dall’economia sociale
e di mercato competitiva.
Tutti i fallimenti, le lacune
e le degenerazioni che
la contraddistinguono lo
confermano.
Mi soffermo ora sul debito
pubblico, cresciuto in dieci anni
fino a 1911 miliardi di euro.
Tale debito ci è costato, nel
2010, circa 70 miliardi di euro,
ossia il 4% del Pil, nel 2011 più
di 77mld e nel 2012 andremo
ad un costo di circa 94 mld. Il
dato spiega i motivi per i quali
sostengo che i cattolici italiani
debbono sfiduciare tutto l’arco
dei partiti e dei movimenti e
presentarsi con formazioni
autonome, ricche di ideali e
progetti: il mio è un sogno, ma
i sogni fanno restare giovani
disposti a lottare per un futuro
migliore. Ora mi soffermo sulla
Cassa integrazione in deroga,
ordinaria e straordinaria:
nella maggior parte dei casi ha
tentato di garantire un reddito,
anche se per un tempo limitato,
alle famiglie dei lavoratori che
stavano per perdere o avevano
perso il posto di lavoro. Le
aziende, che dichiaravano di
necessitare di riorganizzazione,
ristrutturazione e innovazione
tecnologica, il più delle
volte erano decotte, fuori
mercato, o in attesa di poter
delocalizzare, quindi indirizzate
alla cessazione dell’attività. Gli
ammortizzatori sociali vanno
difesi e ridefiniti, al fine di
poter garantire i lavoratori in
difficoltà e aiutarli nella ricerca
di un nuovo posto di lavoro, ma
non debbono essere strumenti
finalizzati a coprire interessi
dell’imprenditoria, o per dare
ruolo al sindacato.
GIANNI MUNARINI
Mondo
Sabato, 4 febbraio 2012
7
Nigeria nel caos. Una riflessione dopo gli attacchi terroristici della setta Boko Haram
P
adre Uche Desmond
Ifesinachi è un giovane
ed entusiasta religioso
guanelliano, che ha
sempre nel cuore la sua Nigeria,
anche quando, come in questi
giorni, è a Como per un periodo
di riposo. Il carisma di San
Luigi Guanella lo ha raggiunto
in terra africana, e subito lo
ha conquistato. Ha seguito il
percorso formativo guanelliano
ed è entrato a far parte della
Congregazione dei Servi della
Carità, rimanendo a operare tra
la sua gente, per mostrare loro
che “Dio è Padre”, secondo gli
insegnamenti del Fondatore.
Ora è superiore della Comunità
religiosa e direttore delle attività
del “Don Guanella Centre” per
disabili psicofisici a Nnebukwu
(Imo State), nella zona Sud –
orientale della Nigeria.
Lo abbiamo incontrato per farci
raccontare cosa sta succedendo
in Nigeria. «In questo momento
in Nigeria le cose vanno proprio
male. Sono arrivate anche in
Occidente le allarmanti notizie
delle violenze che la setta
religiosa dei Boko Haram sta
mettendo in atto soprattutto nel
Nord del Paese. I Boko Haram
(il cui nome tradotto significa
approssimativamente “contro
l’educazione occidentale”),
sono un gruppo di nigeriani di
etnia Hausa che si proclamano
musulmani, anche se le
autorità islamiche locali
apparentemente negano
la loro affinità con quella
religione. La setta contesta
l’occidentalizzazione, la
modernizzazione del paese e
vuole introdurre la Sharia in
tutto il paese. La Nigeria è una
repubblica federale divisa in
trentasei Stati, di cui solo in
dieci - soprattutto localizzati
al Nord - la presenza islamica
è veramente consistente.
Questa setta fa ricorso alla
violenza, soprattutto bombe
in stazioni, posti di polizia,
banche, scuole, luoghi affollati.
E chiese. Gli attentati sono per
lo più localizzati al Nord, la
loro zona di influenza. Lo stato
maggiormente colpito è stato
quello di Borno. I Boko Haram,
avrebbero ampliato la loro rete
“La religione
non c’entra”
“Alla base
degli attacchi
ci sarebbero
motivazioni
politiche e l’intento
di destabilizzare
il Paese”
di appoggi e relazioni anche con
altre organizzazioni del terrore,
come Al-Qaeda, copiandone
la triste pratica degli attacchi
suicidi, fino a qualche anno
fa lontana dalla mentalità
nigeriana». Secondo un recente
rapporto dello Human Right
Watch, sarebbe di quasi mille
il numero stimato delle
vittime dei Boko Haram dal
2009 ad oggi; 550 quello delle
persone uccise nei 115 attacchi
commessi dal gruppo nel 2011.
E nel 2012, in neanche un mese,
si sono già registrati oltre 250
morti.
Padre Uche cerca di analizzare
la situazione: «In realtà
questi scontri non hanno un
significato primariamente
religioso, bensì politico, per
destabilizzare la nazione
nigeriana. La lotta di religione
è un pretesto, perché di fatto è
lotta politica. I potenti signori
del Nord vogliono estendere il
loro dominio su tutta la Nigeria.
Il presidente attuale, Goodluck
Jonathan, un cristiano di etnia
Ijaw venuto dal Sud, si è trovato
ad affrontare una situazione che
di fatto non riesce a controllare.
Non ha inoltre preso ancora una
posizione chiara, forse perché
molti posti importanti del
governo federale sono in mano
agli islamici.
Continua Padre Uche: «Prima
che io partissi per l’Italia i
vertici dei Boko Haram hanno
lanciato l’ultimatum per
espellere dagli stati del Nord
islamici i cristiani e le persone
provenienti dal Sud. La gente
ha paura, scappa in massa verso
il Sud e la tensione è alle stelle.
Inoltre, il Presidente nigeriano
il 2 gennaio di quest’anno ha
alzato il prezzo della benzina,
rimuovendo gli incentivi statali:
da 65 naira (ovvero circa 30
centesimi di euro) a 140 naira
(70 centesimi) al litro. Che
tempismo, si potrebbe dire:
l’aumento è scattato proprio
in un periodo in cui tantissima
gente cristiana era tornata al
proprio paese di origine per
festeggiare il Natale, come
è tradizione. Ma poi doveva
anche rientrare. Subito i prezzi
dei trasporti e dei generi
alimentari hanno subito un
brusco aumento, a cui non
tutti hanno potuto fare fronte.
Sembra incredibile come uno
dei paesi maggiori produttori
di petrolio dell’Africa venda
la benzina ai suoi cittadini
a questo prezzo. In realtà il
petrolio nigeriano viene inviato
all’estero per essere raffinato,
per poi essere riacquistato. In
Nigeria ci sono quattro grandi
raffinerie, ma non funzionano.
Dopo uno sciopero generale
a metà gennaio, il governo ha
abbassato il prezzo a 97 naira
(circa 45 centesimi di euro), ma
non è ancora abbastanza per la
povera gente. La gente pensa
che invece debbano essere
tagliati i costi della politica. Per
il servizio della sua cucina, il
Presidente spende tre milioni
di naira (cioè 15.000 euro) al
giorno, mentre un pasto per
un povero costa 100 naira (un
pugno di riso, un boccone di
pollo o pesce). Con quello che
il Presidente spende per un
giorno per nutrirsi, io mando
avanti il mio Centro per Disabili
per un mese. La popolazione
è povera ed esiste un’enorme
sproporzione.
La gente del Sud ritiene che i
consiglieri del Nord abbiano
spinto il presidente ad alzare
il prezzo della benzina per far
diminuire la sua popolarità.
Da Nord si vuole che si
arrivi ad una situazione di
emergenza incontrollabile,
per far dimettere il presidente,
ma anche se rimane fino alla
fine del mandato non sarà più
rieletto».
Ma non avete paura, voi
cristiani del Sud? «No. La
Costituzione della Nigeria è
federale, quindi ogni stato è
sovrano. Non abbiamo paura
perché la Costituzione stessa,
che ha resistito anche ad un
presidente militare, impedisce
che la Sharia venga imposta su
tutto il paese. È il federalismo
che protegge la convivenza
religiosa».
Guanelliani. In Nigeria un progetto di accoglienza ed educazione di ragazze abbandonate
“Un cristiano non può rimanere indifferente”
PADRE UCHE NELLA FOTO
CON UN “BUON FIGLIO”
Per informazioni sulle attività in Nigeria dei
Servi della Carità – Opera Don Guanella e per
dare un aiuto ai progetti in corso:
Centro Missionario Guanelliano (don Adriano
Folonaro – Silvio Verga), Via T. Grossi, 18 22100 Como; tel. 031.296812; fax 031.302995;
sito internet: africa.guanelliani.it;
e-mail: [email protected].
A
me, sacerdote guanelliano, da quasi nove anni direttore di un
Centro per i disabili psico-fisici, risulta difficile capire e accettare
che ad un giovane manchi la possibilità di essere istruito. Nelle
zone rurali della Nigeria e dell’Africa è normale vedere i giovani
fare niente dalla mattina alla sera, privi di un punto di riferimento. A
molti genitori manca la preparazione culturale per capire l’importanza
dell’educazione dei loro figli; qualcuno, a causa della crisi economica,
tende a servirsi dei figli per la sopravivenza, mandandoli a servizio di
altre persone un po’ più fortunate economicamente. Qualche ragazzo
riesce a guadagnarsi da vivere facendo tutti i tipi di lavori più pesanti
di tipo manuale. Molti giovani, invece, non avendo niente da fare e non
avendo nessuna prospettiva e speranza per il futuro, si rifugiano nella
droga e nei furti. Per le ragazze la situazione è ancora più disperata perché, non avendo la forza di cimentarsi nei lavori duri per guadagnarsi
la vita, quelle più deboli e sfortunate si trovano costrette a vendere il loro
corpo. Un dato significativo: su dieci ragazze, quattro sono incinte, ma
non riescono a tenere i loro neonati a causa dell’estrema povertà, con il
rischio di morire o loro o il bambino e qualche volta entrambi.
Davanti a una situazione del genere, un cristiano e per di più un guanelliano non può non fare niente. San Luigi Guanella durante la sua vita
non solo ha creduto all’educabilità dell’uomo, ma l’ha dimostrato con
la sua vita e il suo apostolato, fondando un’Opera caritativa per l’educazione dei più poveri: i disabili mentali, i più piccoli, gli anziani, che si
trovano in una situazione di abbandono.
Cosa abbiamo fatto
Come dice don Guanella: «Un cuore cristiano che crede e che sente non
può passare innanzi alle indigenze del povero senza soccorrervi». Di fronte a una situazione del genere nel nostro piccolo, ci siamo messi a fare
qualcosa. In due anni, abbiamo individuato per ora cinque ragazze se-
dicenni che stanno in questo momento sotto la nostra cura in un’ala del
nostro Centro per disabili e studiano nelle scuole delle Diocesi di Owerri
e Orlu. A chi ha ancora qualche riferimento familiare, sosteniamo la
permanenza in famiglia durante le vacanze, dando loro la possibilità di
mantenersi in quel periodo, mentre chi non ha più nessun riferimento resta sempre con noi, sperando di trovare loro una sistemazione autonoma
in futuro, quando si saranno ricavate un posto nella società.
I prossimi passi
In futuro sarà necessario aumentare il numero delle ragazze seguite. Per
ora ci siamo fermati a cinque perché è il massimo che possiamo permetterci economicamente, ma se dovessimo considerare i bisogni, il numero
dovrebbe essere molto, molto più grande. È anche urgente riuscire a trovare una casa adatta per queste ragazze.
Considerata l’importanza dell’educazione per il futuro dell’Africa, sogno
un progetto che possa dare luce e speranza a tanti giovani ragazzi e ragazze. E sapendo che le cose che hanno senso e durano nella storia di questo
mondo cominciano come una goccia di acqua nell’Oceano, sono sicuro
che queste prime ragazze saranno un domani promotrici di questa buona iniziativa in tutta l’Africa. Per arrivare a questo ci saranno dei passi
da fare. Vogliamo fondare una ONG con il nome di “Education For All
Initiative” (Iniziativa di Educazione Per Tutti), per coordinare il progetto
di accoglienza, protezione e educazione dei giovani abbandonati. Educare una persona significa darle quello di cui ha bisogno. Quando educhi una persona, educhi tante persone, perché solo una persona educata
può pensare all’educazione degli altri. Questo sogno diventerà realtà se
anche dall’Europa riusciremo a trovare persone che contribuiscano con
la preghiera e i mezzi materiali.
Padre Uche Desmond Ifesinachi
Cultura
8 Sabato, 4 febbraio 2012
■ Formazione
La Scuola socio-politica
riparte dalla famiglia
Nell’ambito della Scuola di formazione
socio-politica proposta dalla diocesi di
Como, venerdì 3 febbraio comincia il
secondo modulo, dedicato a “Le politiche
per la famiglia”. A partire dalle ore 20.45
presso il Centro pastorale card. Ferrari
di Como, e in streaming a Morbegno,
Bormio, Gemonio, Canonica di Cuveglio (e
ci si sta attrezzando anche per Menaggio),
interverrà il prof. Francesco Belletti,
presidente nazionale del Forum delle
Associazioni Famigliari. A lui il compito
di relazionare su un tema attualissimo:
“La famiglia affonda… Luci e ombre sulla
cellula prima della società civile”. Belletti,
nato nel 1957, sposato con Gabriella, vive
e lavora a Milano con tre figli. Laureato
in Scienze Politiche presso l’Università
degli Studi di Milano nel 1983, ha lavorato
per oltre 15 anni come consulente e
ricercatore libero professionista per enti
pubblici e privati no profit su tematiche
sociali. Dal 1990 collabora al Cisf (Centro
internazionale studi famiglia) di Milano,
dapprima come vice-direttore e dal
2000 come direttore (carica che ricopre
attualmente). Dal 2009 è Presidente
nazionale del Forum delle associazioni
familiari. Dal 1991-1992 al 2003-2004 è
stato docente presso il Corso di laurea in
Servizio sociale dell’Università Cattolica
di Milano, occupandosi di politiche sociali
e familiari e di organizzazione dei servizi
sociali. Dall’anno accademico 2010-2011
è docente in corsi - Master di tematiche
familiari in diverse università (Regina
Apostolorum, Roma; Santa Croce, Roma;
Istituto Giovanni Paolo II, Roma). Dal
2009 è consultore del Pontificio Consiglio
per la famiglia.
Il secondo appuntamento è in programma
venerdì 10 febbraio a Morbegno
(sempre dalle ore 20.45 e in collegamento
streaming a Como, Bormio, Cunardo e
Canonica di Cuveglio). Maurizio Bernardi,
sindaco di Castelnuovo del Garda (Vr)
racconterà, nel corso della serata dedicata
a “…prima le donne e i bambini. Con
i papà! Quali politiche familiari “salvagente”?”, l’esperienza messa in atto nel
suo comune. Infine, venerdì 17 febbraio,
dalle ore 20.30, è previsto l’ncontro di
ripresa, approfondimento e discussione.
● Una serata di
approfondimento
con il giovane autore
● Al centro dell’attenzione
una riflessione
con gli adolescenti
● Importantissima è la
relazione e il bisogno
di sentirsi davvero amati
Alessandro D’Avenia:
educare, missione possibile.
È
difficile catturare l’attenzione
degli adolescenti in una classe,
figuriamoci in un teatro.
Consideriamo allora quest’occasione
l’eccezione che conferma la regola!
Venerdì 20 gennaio, presso il
Teatro don Bosco di Rivoli (To), per
festeggiare i 70 anni della Elledici,
casa editrice dei salesiani italiani, Gigi
Cotichella, attuale direttore dell’Area
Educazione e Animazione della stessa,
ha intervistato Alessandro d’Avenia,
che con i suoi due romanzi “Bianca
come il latte e rossa come il sangue” e
“Cose che nessuno sa”, è approdato nel
mondo letterario.
La serata, dal titolo “Educare: missione
possibile” è stata un viaggio nel vasto
mondo dell’educazione, tema molto
caro all’emergente scrittore, che
lo utilizza come colonna portante
per i suoi libri e per il suo lavoro. La
prima tappa di questo itinerario ha
viso come protagonista la “Famiglia”.
Gli adolescenti hanno voglia di
allargare i loro orizzonti, di esplorare
il mondo che c’è fuori, di conoscere
e sperimentare nuove emozioni e
sensazioni, mossi dalla curiosità di
sapere cosa c’è oltre la porta di casa
loro. Quest’atteggiamento è spesso
incomprensibile dai genitori che
non capiscono l’utilità di una tinta
dai colori accesi o di un paio di jeans
tutti strappati e che soprattutto non
colgono l’universo che si cela dietro
il piccolo dialogo quotidiano fatto di
queste domande e risposte: «Com’è
andata oggi a scuola?» – «Bene!»
– «Cos’avete fatto?» – «Niente!».
È proprio quel «niente», ci dice il
trentaquattrenne professore di lettere
del collegio San Carlo di Milano,
di scuola, dove ogni adolescente
aggiunge, giorno dopo giorno, un
mattoncino per costruire la sua
fortezza. «La vita è più di un compito
d’italiano!» è stata la frase che ha
maggiormente colpito la platea
di adolescenti e adulti. D’Avenia
ha insistito sull’importanza della
relazione, mettendola su un livello
superiore rispetto alle nozioni. Dare
peso ai legami umani e al senso di
ciò che si fa, senza, per questo, dover
eliminare le insufficienze.
il segnale. Non è un campanello
d’allarme, ma più semplicemente la
richiesta di aiuto. Un aiuto che deve
essere silenzioso, quasi distante: deve
lasciare spazi aperti e comprendere le
distanze. La famiglia deve trovare «la
voglia e il coraggio di guardare questi
occhi», che sono sempre gli stessi,
ma che chiedono qualcosa di nuovo.
Rinegoziare ogni giorno questi “patti”
è fondamentale.
Dopo l’universo familiare, non si
può fare a meno di esplorare quello
scolastico. Ecco, quindi, come
l’attenzione si sposta fra i banchi
La metafora che illustra meglio la
situazione è quella, usata dallo stesso
d’Avenia, dell’iceberg: ciò che vediamo
di ogni ragazzo, è solo la punta di
quella montagna ghiacciata. Un
professore, per pensare di avvicinarsi e
provare a scioglierla, deve fare la scelta
di inabissarsi ed esplorare la parte
nascosta in profondità, più grande
e più buia. Per compiere questa
missione, che non è assolutamente
impossibile, è necessario donare del
tempo, il proprio tempo. Gli alunni
spesso chiedono “solo” questo:
vogliono essere ascoltati, capiti...
amati.
Sapere quindi di essere amati, ma
soprattutto sentirlo, è il tramite
che ci porta verso la fine di questo
viaggio, nel mondo del “trovare se
stessi”. «Ti amo» è ciò che hanno
bisogno di sentire i giovani: «ti
ricreerei esattamente come sei, difetti
compresi!» è il suo significato. Educare
non è impossibile. E fra gli applausi,
una frase rimbalza nelle teste di tutta
la platea: «L’essenziale è visibile agli
occhi!».
valeria dragone
Presentata la nuova pubblicazione. L’ultimo testo a firma Luigi Giussani.
“È
venuto un Uomo, un giovane
Uomo, nato in un certo
paese, in un certo posto del
mondo geograficamente precisabile,
Nazareth. Quando uno va in Terra
Santa, in quel paesino lì, ed entra in
quella casupola semioscura in cui c’è
una iscrizione con impressa la frase:
“Verbum hic caro factum est”(“il
Mistero di Dio, qui si è fatto carne”), gli
vengono i brividi”.
E’ cominciata così la lezione che don
Julian Carron ha tenuto davanti ad un
teatro degli Arcimboldi esaurito per la
presenza di tanti giovani e seguito in
collegamento da altre cinquantamila
persone in tutta Italia, per presentare il
nuovo libro per la scuola di comunità
“All’origine della pretesa cristiana” di
Luigi Giussani. L’ascolto commosso
del brano di Mozart Incarnatus est ha
evidenziato quella domanda che don
Carron ha posto a tutti: “ Un uomo
colto, un Europeo dei nostri giorni, può
credere, credere proprio, alla divinità
del figlio di Dio, Gesù Cristo?” (cfr. F.M.
Dostoevskij, I demoni).
Ed è questa la sfida davanti alla quale
l’uomo contemporaneo si trova a dover
rispondere, non un uomo generico,
ma l’uomo contemporaneo, ciascuno
di noi, un uomo che non rinuncia ad
esercitare la sua ragione in tutta la sua
ampiezza, in tutta la sua esigenza di
libertà, in tutta la sua capacità affettiva.
In una conferenza tenuta nel 1996,
l’allora cardinale Ratzinger rispondeva
che la fede può ancora “avere successo”,
La pretesa
cristiana
L’incontro si è tenuto
lo scorso 25 gennaio
a Milano, presso il Teatro
degli Arcimboldi, in
collegamento con varie città
tra cui Como e Sondrio
“ perché essa trova corrispondenza
nella natura dell’uomo(…) Nell’uomo
vi è un’inestinguibile aspirazione
nostalgica verso l’infinito” ricordava
queste parole don Julian per dirci che il
cristianesimo ha bisogno di incontrare
tutto l’umano. Il libro di don Giussani è
il tentativo, descrivendo l’origine della
fede degli apostoli, di esprimere la
ragione per cui un uomo può credere
in Cristo: la profonda corrispondenza
umana e ragionevole delle sue esigenze
con l’avvenimento dell’uomo Gesù di
Nazareth. Ma è necessario che non
sia un ragionamento astratto, ma la
corrispondenza tra l’uomo e Cristo.
Una corrispondenza che deve accadere
qui ed ora, ed una corrispondenza
che deve prima di tutto essere presa
di coscienza attenta, tenera ed
appassionata di se stessi. Occorre che
ciascuno di noi sia davanti a Lui con
tutto il proprio umano. Così come
hanno fatto Giovanni ed Andrea. Come
hanno potuto essere conquistati così di
schianto, fino al punto di riconoscere
di avere incontrato il Messia? Dice
don Giussani nel libro: “(…)C’è
una apparente sproporzione tra la
modalità semplicissima dell’accaduto
e la certezza dei due. Se questo fatto
è accaduto, riconoscere quell’uomo,
chi era quell’uomo, non fino in fondo
e dettagliatamente, ma nel suo valore
unico e imparagonabile ( “divino”),
doveva dunque essere facile. Perché
era facile riconoscerlo? Per una
eccezionalità senza paragone” ma
eccezionale è ciò che risponde in
modo adeguato alle attese del cuore,
una eccezionalità Presente. Per
questo don Giussani ci ha sempre
raccomandato un gesto, che sintetizza
tutto il contenuto dell’avvenimento
cristiano: l’Angelus, come il compiersi
dell’umano che significa il centuplo
di ragione, affezione e libertà. E
proprio perché per ciascuno accada
questo compimento che don Carron
ha concluso la serata facendo recitare
quella preghiera.
Vita della Chiesa
Sabato, 4 febbraio 2012
9
Giornata della Vita Consacrata. A Sondrio e Como le celebrazioni del 2 febbraio.
“E
ducarsi alla vita
santa di Gesù”. È
il tema della 16ª
Giornata mondiale della vita
consacrata, che si celebra
il 2 febbraio. Nella nostra
diocesi due gli appuntamenti,
entrambi presieduti
dal Vescovo Diego. Al
mattino, alle ore 10.00, la
Santa Messa, preceduta
da un’ora di preghiera e
adorazione, sarà presso la
Collegiata di Sondrio. Nel
pomeriggio, alle ore 18.00,
l’appuntamento è a Como,
in Cattedrale.
zelante. Per i religiosi e le religiose,
ciò comporta l’impegno a mettersi
a servizio della causa di Dio per
l’umanità, orientata all’amore,
alla salvezza, al bene. È l’amore
che muove, non la legge: mosso
dall’amore, l’uomo non ha limiti,
non fa sconti, fa sua la consegna di
donarsi e mettersi a servizio degli
altri”.
Nel messaggio, i vescovi
italiani sottolineano la
“sintonia” con il tema scelto
per gli Orientamenti pastorali
di questo decennio, dedicati
alla questione educativa. Ne
abbiamo parlato con madre
Viviana Ballarin, presidente
dell’Usmi (Unione superiore
maggiori d’Italia).
Come definirebbe la
“pedagogia” di Gesù?
“Quella di Gesù è una
pedagogia umanizzante,
perché al centro di essa c’è
la persona: Gesù guarda alla
persona, ad ogni persona,
con lo sguardo del Padre,
che vede la bellezza del
Figlio risplendere sul volto di
ogni creatura. Incontrando
– ad esempio - l’emorroissa,
l’adultera, la samaritana,
Gesù fa prendere loro
coscienza del patrimonio
profondo che hanno dentro,
della bellezza che sono. Le
aiuta a dar voce alla verità
di se stesse e a essere quello
che sono davvero: e loro si
scoprono figlie, discepole,
madri... Questo tipo di
pedagogia, peculiare di Gesù,
ha molto da insegnarci”.
Ci stiamo preparando
a vivere l’Anno della
fede: qual è il legame tra
la “bellezza” della vita
consacrata e la nuova
evangelizzazione?
“La missione della vita
consacrata nella Chiesa e
nel mondo è testimoniare
l’amore di Dio per l’umanità. I
religiosi e le religiose hanno la
responsabilità di essere segno
che rende visibile Cristo, di
essere presenza nel mondo
dell’amore, della bellezza,
della misericordia di Dio, che
incontrandolo fa diventare
L
a parola di Gesù, cioè lo
stesso Gesù che si rivolgeva
ai contemporanei, stupiva,
indubbiamente non per lo sfarzo
retorico o perché catturava per
magnificenza, ben altro richiamava
all’ascolto e la sobrietà del lessico
evangelico, se confrontato con
quello della letteratura greca, lo
dimostra. Talvolta, a un orecchio
abituato alla classicità anche
disturba. Dove allora trovare la
ragione della magnetizzazione?
Perché Gesù veniva ascoltato?
Perché nei secoli continuiamo
ad ascoltarlo? Papa Benedetto,
nell’Angelus di domenica scorsa,
ha tracciato in sintesi due grandi
direttrici nella storia, che solcano
non solo le vite dei credenti ma
anche quelle di ogni persona: “La
parola che Gesù rivolge agli uomini
apre immediatamente l’accesso al
volere del Padre e alla verità di se
stessi”. Si spalanca e si dipana quel
tracciato che manifesta il grande
disegno di salvezza del Padre per
ogni persona, in quel caleidoscopio
sempre cangiante che è la storia
degli umani, a qualsiasi parallelo
Religiosi:
il soffio
della profezia
Educarsi alla vita
santa di Gesù è il
tema di riferimento
bello l’uomo. Il rapporto tra
la vita consacrata e la nuova
evangelizzazione – compito
di tutta la Chiesa – per i
religiosi e le religiose implica
la capacità di essere presenza
che vive e testimonia, prima
ancora del fare. La nuova
evangelizzazione sarà
‘nuova’ se la vita religiosa
saprà portare il soffio, la
luce, la ventata di vita che
è comunicare l’esperienza
dell’incontro con il Signore
Risorto, e comunicare la
speranza, che dà luce, apre
prospettive di vita e di verità
nell’animo di ogni creatura.
Il Vangelo è sempre nuovo:
sicuramente occorre trovare
metodi nuovi, linguaggi
nuovi, ma la vera novità è la
persona di Gesù, che sollecita
i consacrati e le consacrate
a mettersi a servizio
dell’incontro delle persone
con il Signore, per facilitare
l’incontro del Signore con
ciascuno di noi”.
Il messaggio fa riferimento
allo “zelo divino”,
un’espressione che può
✎ l’angelus del papa |
suonare d’altri tempi: come
lo spiegherebbe ai giovani?
“L’espressione ‘zelo divino’
mi fa venire subito in mente
un’altra parola: profeta.
Il profeta è una persona
che brucia: è una persona
umana, ma ha incontrato il
Signore, è stato contagiato
dalla passione di Dio per
l’umanità. Mi viene in mente
la vicenda dei monaci di
Tibhirine: in italiano il titolo
del film è ‘Uomini di Dio’, ma
in lingua originale è ‘Uomini
e dei’. Il riferimento è alla
divinità di cui s’impregna la
nostra esistenza: se qualcuno
è ‘inondato’ dalla presenza
di Dio, non può che essere
Più che del calo delle vocazioni,
i vescovi invitano i consacrati
a preoccuparsi prima di tutto
di evitare il rischio della
mediocrità...
“Sono totalmente d’accordo
con questa indicazione. Ci
preoccupiamo ancora troppo di
noi stessi: il numero, il calo delle
vocazioni lo riferiamo sempre
alle opere, al fare, ma basta una
sola persona santa, per santificare
tutto l’ambiente intorno a sé. La
vita religiosa non è basata su cifre
o calcoli, ma sulla qualità di vita:
a volte anche noi caschiamo nella
tentazione di contarci troppo, di
calcolare. Non solo ci si preoccupa
dei numeri – che poi è la tentazione
del potere – ma ci si preoccupa
anche troppo di salvaguardare
il carisma, che è un dono dello
Spirito che va vissuto nelle sue
peculiarità; è un dono di Dio nella
Chiesa, perché testimoni l’amore
di Dio per l’umanità, segno di
speranza e anche escatologico.
Il resto è molto secondario. La
novità, il rinnovamento, la bellezza
della vita religiosa continuerà a
risplendere nella misura in cui non
si penserà più solo a queste cose,
ma si accetterà anche di perdersi
nel dono di sé, senza fare calcoli.
Bisogna avere il coraggio di essere
dentro la logica della fede, che non
è altro che risposta alla chiamata
d’amore di Dio per noi”.
Cosa si aspetta dal futuro?
“Per il futuro della vita consacrata
mi auguro che cresca la capacità
di gettare le paure, i calcoli,
l’autoreferenzialità, in modo da
vivere da persone appassionate
di Dio e dell’umanità, a servizio
là dove il Signore ci chiama. Mi
auguro una vita religiosa più nuova,
più adatta ai tempi, che trovi il
coraggio della comunione e della
condivisione dei carismi. Bisogna
crescere nel coraggio di una
conoscenza maggiore tra istituti,
di una maggiore collaborazione,
vivendo la missione in comunione.
Mettendo in comune anche i danni
materiali, se necessario, perché il
nostro tempo ha bisogno del segno
forte della reciprocità”.
M.M.N.
di Cristiana Dobner
La Parola di Gesù da accesso al volere del Padre
e alla verità su se stessi...
o meridiano viva e consumi il
tempo donatole. Se però questo
tracciato fosse solo dinamico e
vario, potrebbe parere estraneo
alla persona, ai suoi desideri,
mentre puntando “alla verità su se
stessi”, diventa parola che rende
trasparenti con lo sguardo limpido.
Il male attanaglia le persone, sotto
molteplici e diverse forme, subdole
e rovinose, il “segno” che Gesù
dona è quello della liberazione,
non prodotta da ingegno umano,
da pratiche mediche o da artifici.
In gioco è ben altro: il concreto del
vissuto è penetrato da un’opera
divina. Qui il suo potere. Di ben
altro timbro da quello nostro,
tipicamente umano, perché “è il
potere dell’amore di Dio che crea
l’universo e, incarnandosi nel Figlio
Unigenito, scendendo nella nostra
umanità, risana il mondo corrotto
dal peccato”. Consideriamo le
caratteristiche che papa Benedetto
racchiude nel termine autorità,
vocabolo così ; importante per chi
la vuole ottenere o esercitare e così
pesante e difficoltoso per chi se ne
ritrova soggetto:
- possesso: l’accumulo di denaro,
di “roba”, che denuncia uno stato
sociale privilegiato;
- potere: avere l’ultima parola che
determina l’esito di un’impresa o di
una discussione e chiude la bocca
all’altro;
- dominio: la sottomissione a sé,
alle proprie idee o, addirittura, ai
propri vizi, dell’altro, chiunque
altro che sia più debole e inerme;
- successo: il plauso, la vanagloria
troppo simile ai best-seller, megliovenduti, che non corrispondo ai
best-reader, ai meglio letti.
La lezione di Gesù papa Benedetto
la declina in tre semplici parole
conferendo così all’autorità un
significato ben diverso:
- servizio: la dimenticanza di sé
con gesti concreti di aiuto per
sollevare, liberare chi fa fatica;
- umiltà: che riconosce che nulla
viene da sé ma tutto è donato e
ogni bene da noi fatto è ancora un
dono dello Spirito che opera in
noi... malgrado noi stessi e il nostro
egoismo;
- amore: che concepisce la
propria vita non come un bene
da cui ottenere il massimo dei
godimenti ma come uno sprecarsi,
un lasciarsi spremere perché tanti
soffrono, tanti hanno bisogno di
una vicinanza gratuita.
Indubbiamente non è la logica
che innerva la nostra società, è
una postura che affonda altrove
le sue ragioni e le sue opzioni ed
esige un passo deciso ed energico
per “entrare nella logica di Gesù
che si china a lavare i piedi dei
discepoli (cfr Gv 13,5), che cerca il
vero bene dell’uomo, che guarisce
le ferite, che è capace di un amore
così grande da dare la vita, perché
è l’Amore”. Liberare le colombe,
allora, con il gesto ampio di Noé
negli splendidi mosaici veneziani,
quale segno di pace ritrovata,
di vita che nuovamente, per la
bontà del Creatore, riprende il suo
respiro, dimenticando l’incubo
fragoroso del le onde e fissando lo
sguardo su quell’arcobaleno che
assicura l’umanità del Dio sempre
Padre, non è un gesto spettacolare
o folkloristico, ma il simbolo,
da parte dei ragazzi di Azione
cattolica, di affermare che la verità
su loro stessi, sul mondo, sul loro
futuro, si trova solo in questa logica
dell’amore: dono di Gesù.
Vita diocesana
10 Sabato, 4 febbraio 2012
Agenda
del Vescovo
L’Assemblea plenaria a Como del 30-31 gennaio
vicari foranei
L’incontro con il Vescovo Diego è stato l’occasione per tracciare un primo bilancio
dei nuovi Vicariati e riflettere sulle proposte formative pastorali indirizzate ai laici
I
Giovedì 2 febbraio
Giornata Mondiale della Vita
Consacrata: a Sondrio, alle ore
10.00, Santa Messa presso la chiesa
Collegiata; a Como, in Cattedrale, alle
ore 18.00, Santa Messa.
Venerdì 3 febbraio
A Como, al mattino: udienze e colloqui
personali; nel pomeriggio: Consiglio
episcopale.
Sabato 4 febbraio
A Como, presso il Collegio Gallio, Santa
Messa, alle ore 18.00.
Domenica 5 febbraio
A Masciago, al mattino, visita pastorale;
nel pomeriggio, a Cuveglio, Giornata
per la Vita (vedi programma a pagina
20 di questo numero del Settimanale).
Lunedì 6
e martedì 7 febbraio
A Gazzada, Conferenza Episcopale
Lombarda
Da mercoledì 8
a domenica 12 febbraio
Visita pastorale nelle Valli Varesine:
Brinzio, Castello Cabiaglio,
Casalzuigno, Arcumeggia.
Mercoledì 15 febbraio
A Somasca (Lc), al mattino, incontro
con i sacerdoti giovani.
■ Cattedrale
La Cappella Musicale
del Duomo si presenta
Vicari foranei si sono riuniti per la
plenaria con il Vescovo in Seminario
il 30 e 31 gennaio. Appuntamento
importante, perché passano da qui i fili
del governo della Diocesi.
Primo argomento all’ordine del giorno
l’avvio dei nuovi vicariati. Trentuno, per
l’esattezza, che hanno preso il posto delle
ex-Zone pastorali (16). Più che una scelta
di astratta ingegneria ecclesiastica –
sottolinea il Vescovo nell’introduzione ai
lavori –, in gioco è una nuova immagine
di Chiesa locale, più comunionale e
meno autoreferenziale, con l’obiettivo
di favorire soprattutto la fraternità
sacerdotale. Una scelta ormai definita
e avviata, sia pure in modi ancora
sperimentali (per cinque anni).
I singoli vicari foranei riferiscono
ciascuno del proprio vicariato. Anzitutto
l’avvio ormai completato dei Consigli
Pastorali Vicariali, luogo nevralgico
dove incontrarsi: parrocchie grandi
e piccole, comunità pastorali, preti
e laici, religiosi e associazioni. Per
conoscersi, discernere, progettare. Poi
le questioni più urgenti: lo stato della
fede, l’iniziazione cristiana, i giovani, le
famiglie, la missionarietà. Dalle parole
dei Vicari scaturisce un’immagine
decisamente positiva. Qualcuno è più
avanti, qualcuno è più indietro, ma
l’impressione è quella di una scelta
azzeccata che, dopo la fatica inevitabile
del rodaggio, sta cominciando a girare
a regime, producendo buoni frutti.
Con una menzione di merito per quei
presbitèri vicariali dove – in dimensioni
più umane rispetto ai “carrozzoni” delle
vecchie Zone – ci si incontra con più
frequenza e gusto.
Secondo tema: il progetto di
formazione pastorale per i laici. La
Scuola di Teologia per laici ha negli
ultimi anni svolto egregiamente il
proprio compito formativo, in particolare
nei confronti di quelle persone
interessate a un approfondimento
sistematico della propria fede e delle sue
ragioni. Sempre più, però, si apre un altro
fronte: quello della formazione di laici
non solo maturi ma anche collaborativi
e corresponsabili, con il parroco, della
vita pastorale delle comunità. Un
fronte sul quale la proposta formativa
diocesana è stata finora troppo modesta,
e di cui sempre più si avvertirà in futuro
il bisogno (e non solo in ragione del
calo numerico dei sacerdoti). Non solo
catechisti, ma animatori della liturgia,
della carità, della missione, della
comunicazione, consiglieri pastorali,
responsabili economici…Importante
però – si rileva – la scelta di fondo:
non creare dei professionisti o dei
professorini della pastorale, ma avere
a cuore anzitutto l’unità della persona
credente, l’integrazione fra fede, vita e
corresponsabilità ecclesiale, evitando
gli specialismi unilaterali. Per questo si
parla preferibilmente di “animatori”, e
non di “operatori” pastorali: cioè gente
che nella pastorale ci sta dentro di testa
e di cuore, fratelli maggiori che aiutano
e accompagnano, senza monopolismi
o piccole lobbies di potere ecclesiatico
(il clericalismo può essere anche dei
laici!), ma con l’umiltà di chi serve
con l’autorevolezza del testimone;
trasmettitori anzitutto di una visione
unitaria, bella e affascinante della vita
cristiana, e, a partire da qui, capaci di
collaborazione e corresponsabilità. Ne
viene un’indicazione importante: che,
trasversalmente alle diverse proposte
formative specifiche, si affrontino anche
i temi cristiani maggiori, indicati dal
Vescovo nella qualità della fede e nel
senso della Chiesa e ulteriormente
specificabili (il piano pastorale, l’anno
liturgico, i sacramenti, i tria munera, gli
ambiti esistenziali di Verona…). Obiettivi
troppo lontani? Forse. Certamente sì se
ci dovessimo dimenticare di metterci
in cammino. Da qui la proposta di
Scuole, Corsi e Incontri di vario genere,
spalmati a livello diocesano, vicariale
e parrocchiale. Anche per invertire –
si fa notare – una dinamica sbagliata:
quella che porta le proposte formative
unidirezionalmente dagli uffici pastorali
diocesani (che di tali proposte sono
incaricati e responsabili) alle parrocchie.
Col risultato che ciò che viene proposto
interessa poco e non intercetta i veri
bisogni delle parrocchie e della comunità
pastorali. Da qui la novità di un metodo:
siano le parrocchie – per bocca dei
vicari foranei – a suggerire di cosa
c’è bisogno e come. L’ideale sarebbe
che dagli uffici diocesani di pastorale
arrivassero risposte (a esigenze espresse)
più che proposte (che spesso cadono nel
vuoto, al di là di un confezionamento
lusinghiero e spesso anche di un battage
pubblicitario articolato e soprattutto
costoso). Beninteso che non può essere il
bisogno la misura dell’offerta formativa:
c’è una formazione che va suscitata per
quanto non se ne avverta il bisogno.
don ANGELO RIVA
sacerdoti
grandate: dal 16 al 19 febbraio
Seminario di studio
al Castello di Urio
Giornate Eucaristiche presso il Monastero
Il 14 e il 15 febbraio è in programma,
presso il Castello di Urio, un
incontro di studio per i sacerdoti,
dedicato a “L’inserimento dei preti
giovani nel mistero pastorale: la
fecondità dell’incontro tra vecchie
e nuove generazioni”. Per ulteriori
info: telefono 031-400160.
Il tema è “Parola di Dio ed Eucaristia” - alla luce del Piano pastorale diocesano. Giovedì 16 febbraio: sante
Messe alle ore 7.30 (con monsignor Enrico Bedetti); ore 9.30 (celebrazione missionaria); ore 16.15 (con i
ragazzi della parrocchia); alle ore 17.00 celebrazione del Vespro (con omelia di don Luigi Savoldelli); alle
ore 21.00 adorazione eucaristica. Venerdì 17 febbraio: sante Messe alle ore 7.30 (con monsignor Enrico
Bedetti); ore 9.30 (con il vescovo Diego Coletti); alle ore 16.30 adorazione eucaristica con i seminaristi;
alle ore 17.00 celebrazione del Vespro (con omelia di don Luigi Savoldelli). Sabato 18 febbraio: sante
Messe alle ore 7.30 (con monsignor Enrico Bedetti); ore 9.30 (don Daniele Andreani); alle ore 17.00
celebrazione del Vespro (con omelia di don Luigi Savoldelli); alle ore 21.00 Ufficio delle Letture. Domenica
19 febbraio: santa Messa alle ore 9.30; alle ore 16.00 preghiera; alle ore 17.00 celebrazione del Vespro.
■ Il Vangelo della domenica: 5 febbraio - V domenica del T.O.
Dopo le celebrazioni del tempo di Avvento
e di Natale la cappella musicale del Duomo
si appresta a preparare l’animazione
liturgico- musicale del tempo di Quaresima
e del tempo di Pasqua che culminano con
i riti della Settimana Santa. La cappella
musicale cerca sempre nuovi cantori: non
si pone in concorrenza con nessuno ma
semplicemente cerca di rispondere sempre
meglio al proprio compito a servizio della
Chiesa Cattedrale e del Vescovo. Si intende
ora offrire a tutti i cantori che volessero
dare la propria disponibilità uno spazio di
presentazione della cappella musicale, delle
persone coinvolte, dei repertori.
Tutti coloro che fossero interessati sono
invitati domenica 5 febbraio, alle ore
20.45, presso la Segreteria del Duomo,
dove la Cappella musicale si ritrova
per le prove e dove ha sede l’archivio
musicale (via Maestri Comacini, 5).
L’incontro, della durata di circa un’ ora,
è l’occasione per accostarsi a questa
possibilità di servizio alla Diocesi e al suo
Vescovo. Tutti sono i benvenuti.
«Contagio» (Mc 1, 29-39)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga,
subito andò nella casa di Simone e Andrea,
in compagnia di Giacomo e Giovanni. La
suocera di Simone era a letto con la febbre e
subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la
fece alzare prendendola per mano; la febbre
la lasciò ed ella li serviva. (…)
Prima Lettura:
Gb 7,1-4.6-7
Seconda Lettura:
1Cor 9,16-19.22-23
Dopo l’esorcismo nella sinagoga di Cafarnao, la liturgia ci porta nella casa di Simone
e di Andrea. In questo contesto domestico
il racconto di Marco ci propone la prima
guarigione del suo Vangelo: la suocera di
Simone.
Una scelta stranissima, almeno per due motivi. Primo: è noto a tutti che nella cultura
ebraica la donna si trovava su un gradino
inferiore rispetto all’uomo. Nel Talmud si
trova scritto che è meglio che “le parole della
Legge vengano distrutte dal fuoco, piuttosto
che essere insegnate alle donne.” (Sota B.
19a). Secondo: il miracolo avviene nel chiuso delle mura domestiche. Non ci sono folle
di curiosi o di dubbiosi che cercano conferme dell’autorità messianica del Rabbì di Na-
zareth. Gli unici “spettatori” sono i parenti e
i discepoli che accompagnano Gesù.
Questi due elementi ci fanno intuire che in
questa guarigione Gesù non cerca la rilevanza pubblica o la spettacolarità del gesto. La
marginalità della donna e il nascondimento
del prodigio ci fanno intuire che non dobbiamo correre il rischio di fare come lo stupido del proverbio, che guarda il dito di chi
gli indica la luna…
Come in molti altri racconti evangelici, la
guarigione passa attraverso il contatto: la
mano di Gesù afferra quella della donna
e non solo la rialza dall’ immobilità della
febbre, ma le comunica la sua stessa vita, la
sua essenza. Questo contatto sprigiona in lei
una forza nuova che si incarna nella dimensione più concreta e tangibile dell’amore: il
servizio. La mano di Gesù contagia: toccata
da quella del Maestro, anche la donna inizia
a servire. La suocera di Simone diventa così
immagine e modello del discepolo, di colui
che si fa toccare e ricreare da Gesù e da quel
contatto con Lui esce trasformato.
don ROBERTO SEREGNI
Vita della Chiesa
Sabato, 4 febbraio 2012
11
Giornata del Malato. Il messaggio di Benedetto XVI mette in evidenza il rapporto
che esiste tra autentica fiducia in Dio e guarigione: un pensiero per malati e famiglie.
«Và, la tua fede ti ha salvato»
I
n occasione della giornata
a portarle e desidera guarire
da Gesù, invitando l’umanità
di una particolare malattia
anche nella prova della
mondiale del malato dell’11
nel profondo il nostro cuore
intera a convertirsi e a
tra le tante che affliggono la
malattia e della sofferenza nella
febbraio, Benedetto XVI ha
(Mc 2,1-12). La fede di questo
credere al Vangelo. Così nel
persona umana, è venuto
esperienza della “vita buona
inviato il suo messaggio con
lebbroso lascia intravvedere
momento della sofferenza,
a risanare l’umanità e ad
del Vangelo” come indicato
il quale desidera rinnovare la
che la salute riacquistata
nel quale potrebbe sorgere la
aprirle la strada della vera
dalla Chiesa italiana.
sua vicinanza a tutti i malati
è segno di qualcosa di più
tentazione di abbandonarsi
comunione con Dio. Credere,
Il binomio tra salute
esprimendo a ciascuno la
prezioso della semplice
allo scoraggiamento e alla
cioè affidarsi con umiltà alla
fisica e guarigione dalle
sollecitudine e l’affetto di tutta
guarigione fisica, è segno della
disperazione, diventa tempo
Sua persona, al Suo vangelo
lacerazioni dell’anima ci
la Chiesa. In quest’anno, che
salvezza che Dio ci dona: dieci
di grazia per rientrare in se
accettandone il progetto
aiuta a comprendere meglio i
costituisce la preparazione
sono stati guariti dalla lebbra
stessi, ripensare la propria
di amore nella malattia è
sacramenti di guarigione.
più prossima alla Giornata
ma uno “salvato” dalla fede.
vita, riconoscendone errori e
premessa indispensabile per
Il Sacramento della
mondiale del malato che si
Il primato della fede è evidente
fallimenti e sentendo nostalgia
la guarigione. Siamo chiamati
Riconciliazione, sempre
celebrerà in Germania l’11
in tutte le guarigioni operate
del Padre, ripercorrere il
a valorizzare la nostra identità
presente nella riflessione
febbraio 2013 e ci incammina
da Cristo. Egli, infatti, non è
cammino verso la casa di Dio
battesimale scoprendo una
dei Pastori della Chiesa,
anche verso “l’Anno della
venuto solo a guarire alcune
ricco di misericordia.
priorità educativa alla fede
continua a far risuonare
fede”, invitandoci all’ascolto
persone o a prendersi cura
La sollecitudine di Gesù
per conservarla, accrescerla
l’annuncio di perdono fatto
della Parola
verso gli infermi
nel Vangelo di
continua nella
Luca (7,11-19),
missione dei
e all’icona del
discepoli a curare
lebbroso che
i sofferenti anche
venerdì 10 febbraio
guarito ritorna a
con l’istituzione
ringraziare Gesù,
per loro di un
Duno: presso il Tempio dei medici, alle ore 18.00, celebrazione eucaristica, al termine incontro con i medici
il Papa vuole
sacramento
invitarci a porre
specifico, attestato
sabato 11 febbraio
attenzione sui
dalla lettera
“sacramenti di
di Giacomo
Cuveglio: presso la Casa di riposo Santa Maria Assunta, alle ore 9.30 incontro con ammalati anziani e comunità guanelliana
guarigione” cioè
(5,14-16). Tale
Riconciliazione
sacramento
Canonica: presso la parrocchiale di San Lorenzo, alle ore 10.30, celebrazione eucaristica per ammalati dei due vicariati
e Unzione
ci porta a
degli infermi,
contemplare il
Cittiglio: presso l’Ospedale Pia Luvini, alle ore 15.30 incontro con gli ammalati
che hanno il
duplice mistero
loro naturale
del monte degli
Casalzuigno: presso la Casa di riposo, alle ore 17.00 incontro con anziani e ammalati
compimento
ulivi, dove Gesù si
nella Comunione
è trovato davanti
Como: presso l’Ospedale Sant’Anna, alle ore 16.00, celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Giorgio Pusterla, con
Eucaristica.
alla via indicatagli
amministrazione del sacramento dell’Unzione degli Infermi (partecipa l’Unitalsi di Como)
Nelle parole di
dal Padre e dove
congedo che
Egli si fa carico
Menaggio: presso l’Ospedale Erba Renaldi, alle ore 15.30 santo rosario meditato, alle ore 16.00 celebrazione eucaristica
Gesù rivolge al
delle sofferenze
presieduta da monsignor Italo Mazzoni
lebbroso guarito del mondo,
“alzati e va la tua
trasformandole
Morbegno: presso l’Ospedale, dalle ore 17.00 santo rosario meditato e celebrazione eucaristica
fede ti ha salvato”
in grido verso Dio
- possiamo
così portandola
Sondrio: presso l’Ospedale, dal mattino adorazione eucaristica, dalle ore 16.30 santo rosario meditato e celebrazione eucaristica
prendere
al momento
coscienza
della redenzione.
Sondalo: presso l’Ospedale Morelli, dalle ore 16.30 santo rosario meditato e celebrazione eucaristica
dell’importanza
Questo duplice
della fede per
mistero è sempre
Chiavenna: presso l’Ospedale, visita ai ricoverati
coloro che,
attivo nell’olio
gravati dalla
sacramentale,
Como: presso la chiesa di santa Brigida in Camerlata, dalle ore 20.30 celebrazione eucaristica e processione fino alla grotta di
sofferenza e
segno della bontà
Lourdes (presso la chiesa di san Martino in Rebbio) – organizza il Gruppo Turistico Rebbiese
dalla malattia,
di Dio. A chi opera
si avvicinano
nel mondo della
Como: presso la parrocchia di san Giorgio (basilica di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù), alle ore 17.30 santo rosario
al Signore.
salute, come
meditato, alle ore 18.00 celebrazione eucaristica
Nell’incontro
pure alle famiglie
con Lui possono
che nei propri
domenica 12 febbraio
sperimentare
congiunti vedono
che chi crede
il volto sofferente
Gravedona: presso l’Ospedale Moriggia Perlascini (con la partecipazione dell’Unitalsi Alto Lago), dalle ore 15.00 santo rosario
non è mai solo!
del Signore, il
meditato, celebrazione eucaristica, adorazione eucaristica.
Dio , infatti, nel
Papa rinnova il
suo Figlio, non ci
ringraziamento
martedì 14 febbraio
abbandona alle
suo e della Chiesa
nostre angosce e
e affida tutti a
Como: presso l’Ospedale Valduce, alle ore 16.00, celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo monsignor Diego Coletti
sofferenze, ma ci
Maria, salute degli
è vicino, ci aiuta
infermi. (L.B.)
Giornata del malato 2012 in diocesi
Lo scorso 24 gennaio la serata con padre Valdman, nella Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani
Conoscere la spiritualità ortodossa.
T
utti saremo trasformati dalla vittoria
di Gesù Cristo nostro Signore”. (1
Cor 15,51). Il tema per la Settimana
dell’unità dei cristiani ben inquadra la
conferenza del 24 gennaio scorso di padre
Traian Valdman, della Chiesa ortodossa
romena, introdotta da don Battista Rinaldi
e con moderatore del dibattito il pastore
valdese Kohn. Una prima affermazione
di Valdman: parlare della spiritualità
ortodossa significa necessariamente
parlare dell’opera dello Spirito Santo. Servendosi di autori antichi, come Basilio e
Giovanni Crisostomo, e contemporanei, come Losski e Clement, “ha raccontato”
lo Spirito Santo: autore di ciò che succede nel mondo (superando un certo
Cristonomismo); una “piramide” rovesciata: dalla cronologia della rivelazione
Padre, Figlio e Spirito Santo, quest’ultimo attraverso il Figlio riconduce al Padre,
verso la trasfigurazione gloriosa; eleva la natura umana per ricondurla alla sua
originale purezza di “somiglianza con Dio”; dal kerygma originario si definivano
teologicamente Dio creatore (II e III secolo) e Dio trinità (IV secolo), con il Credo
niceneo-costantinopolitano e l’auspicato superamento dello scolastico “Filioque”;
infine c’è da rivalutare la sua opera nella
Storia sacra e come forza di comunione
nella Chiesa corpo di Cristo.
Nella Pentecoste lo Spirito ci dona libertà
interiore personale ed ecclesiale e una
nuova cultura capace di penetrare lingue
in profonda fedeltà al Vangelo. Così,
in estrema sintesi, sullo Spirito Santo,
fondamento della spiritualità ortodossa.
Questa, ha affermato padre Valdman,
consiste in tre gradini nella continua
ascesa verso Dio: la deificazione, il già e
il non ancora. Il primo è la Purificazione
nell’acqua del Battesimo che ridà la
luce divina e che viene continuamente
ridonata attraverso la confessione/
perdono dei peccati e una vita di fede,
di preghiera e di digiuno autentico nel
sano timore di Dio. Successivamente, la
Contemplazione/Illuminazione che viene
dalla Cresima, che è un sentire spirituale
e biologico, alimentato dalla conoscenza
delle Scritture, dal rapporto con le icone
(come rappresentazione di qualcosa o di
Qualcuno) nella ricerca di comunione
con Dio e i Santi in una fede autentica.
Ancora nel discernimento esperenziale tra
adorazione di Dio e venerazione dei Santi,
della croce, di Maria e altri simboli (fuoco,
colomba...), per una esperienza di luce,
con accanto la benedizione e la richiesta di
grazie (abbi pietà di me, povero peccatore).
Terzo gradino, la Divinizzazione attraverso
l’Eucarestia: Dio ricevuto sotto le specie
del pane e del vino abita in ciascuno e
rende in comunione vera con il Risorto.
L’Eucarestia è affermazione del Regno di
Dio e pregustazione della vita eterna che
inizia già qui, così da poter dire nel Padre
Nostro: venga il Tuo Regno. (R.R.)
12 Sabato, 4 febbraio 2012
Visita Pastorale
Brinzio e
Castello
Cabiaglio,
da cinque
anni insieme
Inizierà mercoledì 8 febbraio la visita
pastorale del Vescovo, Diego Coletti,
alle due parrocchie che da alcuni anni
hanno iniziato un cammino di sempre
maggior collaborazione pastorale
T
ante cose si potrebbero dire
sulle parrocchie di Brinzio
e Castello Cabiaglio che da
ormai da più di 5 anni si
avviano ad essere sempre
più un’unica Comunità Pastorale
avendo un unico parroco che risiede
a Brinzio. Si cerca in ogni caso di non
trascurare anche le caratteristiche
religiose derivanti dalla tradizione
storica vissuta nelle due parrocchie
con Feste Patronali, eventi particolari
legati anche a persone che sono state
presenti in modo significativo nei
due paesi come ad esempio il Generale Enrico Riziero Galvaligi vissuto
a Brinzio e ricordato nella piazza
del paese per il suo sacrificio per la
patria.
Caro Vescovo Diego ti aspettiamo con
gioia, impegnandoci ad accogliere il
tuo messaggio di vita!
LA COMUNITA’ PARROCCHIALE
Brinzio
I
n attesa della visita del nostro
Vescovo qualche sprazzo della storia
di un Brinzio lontano dal libro di
Carlo Scaramuzzi: “Ricordi di in
Brinzio lontano”, Pietro Macchione
Editore”.
Ad esempio tornando molto indietro
nel tempo l’autore centenario del libro,
rifacendosi ai racconti dei padri e dei
nonni (sic!) così scrive: “La vita religiosa
era molto sentita, come tradizione, ma
in certi casi anche come bigottismo. Il
parroco veniva scelto mediante elezioni.
Le votazioni, essendo il popolo in
maggioranza costituito da analfabeti,
si facevano con delle palline colorate
che venivano depositate in un’urna.
Pertanto non mancavano le rivalità.
Rovistando tra i vecchi documenti ne
ho trovato uno del 1839 che conferma
questi contrasti. La rivalità era così
forte che una volta, al ritorno dalla
processione annuale che si fa tuttora
al Sacro Monte, le diverse correnti si
scontrarono fino al punto di prendersi
a botte. Ci andò di mezzo anche il
Crocifisso che fu portato a casa a pezzi”
L’autore parla poi di altri simpatici
episodi che descrivono il rapporto
di alcuni parrocchiani con il parroco
del momento. Aggiungiamo una
descrizione positiva della vita della
parrocchia sempre tratta dal libro: “La
collaborazione di parrocchiani per le
opere religiose era molto sentita. Mentre
si stava costruendo il campanile, oltre
agli uomini che con i carri portavano
il materiale occorrente, dai sassi
alla sabbia, le donne davano il loro
contributo portandolo col gerlo.
E tra i tanti simpatici episodi che
riguardano la vita religiosa del paese
Il borgo immerso nel verde del Parco del Campo dei Fiori
La chiesa parrocchiale, bella e ricca di
preziosi dipinti del pittore Giovanni
Battista Ronchelli di Cabiaglio, è
dedicata a S. Appiano Vescovo.
La chiesa di San Carlo al centro del
paese è stata salvata dalla distruzione
da un gruppo di persone che poi si sono
costituite in una Associazione culturale
denominata “Gruppo Ronchelli” Questa
bella chiesa – tra l’altro - è usata durante
il mese di maggio per la funzione
mariana serale.
Non dimenticando la piccola cappella di
San Rocco, una terza chiesa arricchisce
artisticamente l’antico borgo: si trova
al termine di una stretta salita con la
Via Crucis ed è l’Oratorio della Beata
Vergine addolorata del Ronchetto dove
la tradizione vuole che si celebri una
S. Messa nell’occasione della Festa
dell’Immacolata Concezione con il
successivo incanto dei canestri per le
opere parrocchiali.
Castello Cabiaglio
“C
astello Cabiaglio, situato in
Valcuvia, nel territorio del
Parco del Campo dei Fiori,
è un caratteristico paese adagiato
sul versante meridionale del monte
Martinello. Immerso nel verde della
natura quasi incontaminata tra estesi
boschi di faggio e castagno è arricchito
da pregevoli scorci paesaggistici
perfettamente armonizzati con l’antico
centro storico. Lo si può annoverare
tra le testimonianze di vecchi nuclei
abitativi della provincia di Varese meglio
conservate” (Dal libro: “Conosci Castello
Cabiaglio” Illustrazioni di Lou Beeren –
Testi di Diego Rossi)
Ogni anno il Comune Cabiaglio in
collaborazione con diverse associazioni
e la partecipazione di molti giovani
organizza una giornata dal titolo
”Conosci Castello Cabiaglio” che
accoglie numerosi visitatori.
ne riferisco ancora uno per ultimo:
“In occasione della processione della
Madonna, un anno in cui tutto si
era svolto regolarmente, giunti alla
cappellina, mentre si attraversava la
Provinciale per far ritorno in paese,
quando era appena passata una parte
della processione, sopraggiunse una
corsa ciclistica e la processione venne
divisa a metà. A quel punto lo scenario
cambiò poiché i confratelli con la croce
e con le torce si misero ad applaudire i
corridori”.
Anche oggi Brinzio vive ricco di tante
realtà associative e di appuntamenti
annuali significativi (per il ciclismo, per
l’arte ecc.).
Versi poetici dedicati al nostro borgo:
“Brinzio, gentile e vago, ha per corona i
monti e per specchio il lago!”
La chiesa parrocchiale è dedicata ai
Santi Pietro e Paolo e recentemente è
stata restaurata un bella cappella attigua
dedicata alla Beata Vergine di Lourdes.
Il programma
■ Le tappe
Il Vescovo in visita al
vicariato di Canonica
Domenica 5 febbraio
15:00 Cuveglio, in Sala Civica concerto “Chiara
è la notte”, testimonianza in musica sulla vita
di Chiara Luce Badano di don Carlo Josè Seno
16:30 Canonica, Preghiera con il Vescovo in
chiesa arcipretale.
Mercoledì 8 febbraio
9:30 Brinzio, colloquio con il parroco.
10:30 Brinzio, visita ai malati. 17:00 Brinzio, visita al Museo della Cultura
Agricola. 17:45 Brinzio, Incontro con la comunità
apostolica delle due parrocchie. 20:30 Brinzio, preghiera mariana nella cappella
della Madonna di Lourdes
20:45 Brinzio, S. Messa.
Giovedì 9 febbraio
9:00 Castello Cabiaglio, visita alla chiesa di S.
Carlo e del Ronchetto. A seguire Visita a tre
ammalati.
16:00 Brinzio, incontro con bambini e genitori. 18:00 Castello Cabiaglio, S.Messa. 21:00 Cuveglio, Sala Civica: incontro con il
mondo della scuola. Venerdì 10 febbraio
9:30 Cuvio, incontro con la comunità.
10:00 Cuvio, visita ad alcuni ammalati.
11:00 Cuvio, visita all’azienda agricola
“Gasperini Marcellino”.
15:30 Cuvio, visita alla Scuola Materna.
16:30 Cuvio, vespro e congedo dalla comunità.
18.00 S. Messa a Duno Tempio dei medici.
In missione
Don Umberto
Gosparini
in diocesi,
un incontro
a Como
Pasqua
è
rientrato dal Perù la scorsa
settimana, per un breve
periodo di riposo, don Umberto
Gosparini, missionario fidei
donum nella missione diocesana
di Carabayllo in Perù. Don
Umberto resterà per circa un
mese in diocesi prima di fare
ritorno in Sud America dove
è rimasto, invece, don Savio
Castelli che rientrerà in Italia,
anche lui per un breve periodo,
Sabato, 4 febbraio 2012
nei prossimi mesi. E’ la prima
volta che don Gosparini rientra
in Italia dopo la partenza per
il Perù, nell’autunno del 2010,
per fondare la nuova missione
diocesana alla periferia della
capitale Lima. Ai nostri sacerdoti
è stata affidata una zona di
nuova urbanizzazione abitata da
circa 60 mila persone.
Diversi gli incontri in programma
in diverse parrocchie. Tra questi
13
anche un appuntamneto a Como.
LA DIOCESI IN MISSIONE
lunedì 27 febbraio 2012 - ore
18.30 presso il Centro Pastorale
Card. Ferrari a Como.
S.Messa in ricordo di don
Alberto De Maron e don Giorgio
Quaglia; cena condivisa;
Incontro con don Umberto
Gosparini: La missione
diocesana a Carabayllo
I materiali messi a disposizione dal Centro Missionario e dalla Caritas
“Giustizia e pace si baceranno”,
i materiali per la Quaresima
è
già tempo per le nostre comunità
di preparare strumenti e
materiale che aiutino a vivere
meglio il periodo quaresimale
e pasquale. La Caritas e il Centro
Missionario, a nome della Diocesi
stanno approntando iniziative e sussidi
per favorire un cammino unitario di
fraternità e di conversione e dare un
segno di unità pastorale su iniziative e
progetti.
Un versetto del Salmo 85
accompagnerà il cammino : “Giustizia
e pace si baceranno...”
Da questo brano della Parola
scaturiscono tre inviti: il primo è “a
recuperare nelle nostre famiglie e nella
comunità cristiana la passione per
queste tematiche che costruiscono la
storia di popoli e nazioni: la giustizia e
la pace hanno bisogno l’una dell’altra e
sono intrinsecamente connesse.
Il secondo invito è a “scoprire che dietro
l’impegno per la giustizia, la pace, il
bene comune, la solidarietà c’è una
dimensione di relazione, di incontro,
di dialogo, di accoglienza, di gesti che
esprimono il prendersi cura e il volersi
bene: quel verbo usato dal salmista
esprime l’incontro!”
Il terzo è quello di “prendere coscienza
che la giustizia e la pace sono un diritto
di tutti: i progetti da sostenere con scelte
di condivisione e di solidarietà sono un
segno concreto di annuncio del Regno,
di ricerca della giustizia e della pace che
alcuni fratelli e sorelle, a nome di tutta
la Chiesa, portano avanti con gioia, e a
volte non senza difficoltà, in vari paesi
del mondo”.
I MATERIALI
Il materiale proposto ha bisogno di
Il sacchetto-salvadanaio è strumento
ormai conosciuto. E’ stato preparato
dalle famiglie e dai carcerati della diocesi
di Maroua-Mokolo (Camerun) e da
moltissime donne della nostra diocesi.
Sarebbe bello che ogni famiglia avesse
un sacchetto-salvadanaio da mettere
in un luogo ben evidente della casa per
una condivisione concreta e restituito
in parrocchia nella S.Messa in Coena
Domini del Giovedì Santo.
LE INIZIATIVE
Pausa-pranzo: in preghiera e digiuno.
In Cattedrale il mercoledì delle Ceneri e
ogni venerdì di Quaresima.
Preghiera, ascolto della Parola, gesto di
solidarietà: il corrispettivo del pranzo a
favore di un progetto in missione
“Passi di giustizia e di pace: nuovi stili
di vita”
Sabato 10 marzo 2012: ore 15.30-18.00
Momento di formazione per gruppi
missionari e associazioni della zona
Sondrio con invito a tutti. Il luogo verrà
comunicato al più
presto; il relatore sarà
il prof. Francesco
Gesualdi.
A chi rivolgersi...
una mediazione concreta e creativa di
ciascuna comunità.
Nel sussidio pastorale che verrà
pubblicato sul sito della diocesi ci
saranno tutte le indicazioni pastorali
necessarie per il tempo liturgico
prossimo.
I sussidi editi da EMI sono un aiuto
per la meditazione giornaliera e per un
itinerario adatto ai bambini e ai ragazzi.
I PROGETTI
Nel volantino -pieghevole troverete
una proposta di preghiera famigliare
e la presentazione di alcuni progetti
da sostenere: i progetti nelle missioni
diocesane in Africa e in Perù, i progetti
sostenuti da alcuni anni dalla Caritas
diocesana, i progetti presentati da alcuni
Le parrocchie interessate ai materiali sono invitate
ad ordinarli, il prima possibile, al Centro Missionario
Diocesano: tel e fax 031242193;
e-mail [email protected]
missionari originari dalla nostra diocesi.
Sono tanti i progetti…in un tempo non
facile dal punto di vista economico…
A ciascuna comunità, a ciascuno
di noi il compito di discernere per
definire alcune “azioni profetiche” che
favoriscano nuovi stili di vita personali e
comunitari dove la condivisione dei beni
con i vicini e con i lontani diventi azione
normale, quotidiana, feriale; diventi
conversione, restituzione di quello che
abbiamo ricevuto.
Giornata Missionari
Martiri
Sabato 24 marzo 2012
Giornata di preghiera
e di digiuno in ricordo
dei missionari martiri.
Nei vicariati: Veglia di
preghiera
Testimoni di giustizia e di pace
Palazzo del Broletto, Como – marzo 2012
“Da Como a Kalango sulle orme di padre
Giuseppe Ambrosoli”. Mostra fotografica
e documentaristica in occasione delle
celebrazioni per il 25° della morte di
padre Giuseppe.
Il Centro Missionario e la Caritas
diocesana sono disponibili per incontri
di conoscenza e di animazione.
Dal Camerun alle nostre parrocchie;
il lungo viaggio dei salvadanai
In diocesi
Realizzati oltre 15 mila
ono circa 15 mila i sacchetti che
S
saranno distribuiti dall’Ufficio
Missionario alle parrocchie della
diocesi che ne faranno richiesta. Una
parte è stata realizzata dai carcerati
di Mokolo - come potete leggere
nell’articolo - parte dalla parrocchi di
Rhumzu mentre gli altri sono il frutto
del lavoro di circa 300 donne sparse
in quasi tutte le zone della diocesi
che hanno messo a disposizione
il loro tempo e le loro capacità per
quest’impresa. E’ così che quest’anno,
seppur simili, ogni persona potrà
avere tra le mani un salvadanaio
unico e irripetibile.
Q
uattrocento. Sono circa
quattrocento i prigionieri del
carcere di Mokolo, nord Cameroun.
Il carcere in questione in realtà ne
potrebbe contenere solo centocinquanta,
ma la giustizia a volte non fa il suo corso e
tanti restano lì per anni senza giudizio.
Tanti sono i problemi di questa struttura
detentiva, a partire dalla mancanza di
fondi per la sussistenza di tutti i carcerati.
Fondi che in realtà sono stati stanziati a suo
tempo dallo Stato, ma che recenti denunce
e indagini hanno rivelato essersi fermati
nelle tasche del direttore del carcere. A nulla
tuttavia sembrano valsi i provvedimenti
presi anche dai rappresentanti della
parrocchia e le lettere inviate al ministro.
La comunità cristiana di Mokolo dona
ogni anno una parte delle decime raccolte
per aiutare la parrocchia a fornire almeno
un pasto in più ai carcerati che altrimenti
dovrebbero sopravvivere con un solo
pasto giornaliero, una brodaglia
annacquata. Accanto al cibo
vengono forniti anche saponi
e vestiti per la pulizia e per
mantenere adeguate le condizioni
igieniche. Ma un altro problema
è anche quello di creare una serie
di attività che i carcerati svolgano
nel corso della giornata. Infatti
la direzione della struttura non
prevede alcun lavoro e possiamo
solo immaginare quelle che
possono essere le conseguenze
di giornate passate a far nulla in un cortile
sovraffollato.
È proprio per questo che già da qualche
anno ormai abbiamo avviato un progetto
di sostegno con la vendita in diocesi
delle bomboniere di paglia delle carceri, i
cestini e i sottopentola: piccoli prodotti di
artigianato che aiutano a passare il tempo
agli uomini e alle donne della prigione.
E ora? Anche la Quaresima di quest’anno va
in questa direzione: parte dei sacchettinisalvadanai che verranno distribuiti nelle
nostre parrocchie sono stati realizzati dai
prigionieri di Mokolo e parte dalle donne
della comunità di Rhumzu dove è parroco
don Corrado Necchi. Un piccolo gesto, ma
che può fare tanto.
B.M.
14 Sabato, 4 febbraio 2011
Custodia Creato
Spunti. La necessità di riscoprire un rapporto con
la natura basato su scelte e azioni di carattere etico
Ecologia: l’uomo al centro
M
ercoledì 4 gennaio
apparve sull’Osservatore
Romano un interessante
articolo sull’ecologia
secondo la visione cristiana recente.
In esso, facendo rifermento ad
alcune affermazioni degli ultimi due
Pontefici, Giovanni Paolo II e Benedetto
XVI, l’autore, Jean- Luis Bruguès,
evidenziava la necessità che l’ecologia
non limitasse la sua attenzione alla
natura in quanto tale, mondo minerale,
vegetale e animale, ma ampliasse il suo
orizzonte fino a porre al centro della
sua riflessione l’uomo. Si tratta così
di aggiungere ai tradizionali capitoli,
quello che pone l’uomo come il
soggetto di riferimento per una corretta
ecologia, è il capitolo, che usando una
espressione di Papa Benedetto XVI lo
si può giustamente intitolare: ecologia
umana.
Nel suo interessante articolo l’autore
pone alcune considerazioni, che mi
sembrano importanti e nello stesso
tempo giustificano il fatto che l’ecologia
sia un tema che la morale non può
non prendere in considerazione e
la pastorale ordinaria non può
sottovalutare o peggio ancora trascurare.
La pietra angolare su cui si fonda
l’ecologia umana è la centralità
dell’uomo. Tale centralità è il principio
assai utilizzato per valutare le scelte
economiche, ma assai meno per le
scelte ecologiche. Infatti quando si
parla di questioni ecologiche si pone
innanzitutto la questione inquinamento
e degrado della natura. Non che questa
impostazione sia errata, ma è spesso
vittima di una cultura mitizzante
della natura stessa che mira a fare
della natura quasi un assoluto a cui
l’uomo deve sottostare. La centralità
dell’uomo dice invece che le buone
scelte ecologiche devono essere
rispettose della dignità della persona e
dei suoi diritti fondamentali. Ciò non
significa che l’uomo debba campare
solo diritti sulla natura e quindi farne
un uso sconsiderato, egli ha anche
dei doveri. I doveri nascono dal fatto
che l’uomo deve rispondere a Dio del
prezioso dono che da Lui ha ricevuto:
il creato. Possiamo dire che tra l’uomo
e la natura si deve stabile una sorta di
alleanza; l’uomo abita la natura e la
natura è l’habitat per l’uomo. L’autore
dell’articolo ci rammenta che la natura
non è solo un oggetto da sfruttare,
neppure uno spazio ludico, è il luogo
in cui nasce l’uomo, è la sua casa. Il
rapporto armonioso tra uomo e natura
è la base per il progresso umano e
contemporaneamente per lo sviluppo
della natura tale da essere l’habitat
adeguato all’uomo.
Il rapporto uomo natura richiede di
elaborare la modalità per un corretto
approccio da parte dell’uomo nei
confronti della natura. Come l’uomo
non può essere sottomesso alle esigenze
dell’economia e della tecnica, lo
stesso vale per la natura. La questioni
riguardanti la natura non possono
essere né valutate, né risolte solo in base
alle logiche della tecnica, ma devono
avere un’impronta etica. La questione
ecologica non è solo una questione di
natura sociale, economica, politica e
di ambiente, è primariamente etica, è
l’etica che fornisce la chiave di lettura
necessaria per elaborare le strategie e
attività da mettere in campo per rendere
la natura quell’habitat che il Creatore
ha pensato per l’uomo di ogni epoca
storica.
Avendo sempre un occhio all’etica,
l’ecologia è uno spazio per vivere la virtù
della solidarietà. Una solidarietà tra
i componenti del genere umano, che
vivono su questo pianeta perché esso sia
provvidenza, habitat, bellezza e futuro
in modo paritetico per tutti i popoli, non
solo di questa epoca, ma anche per le
prossime generazioni.
Infine. Noi tutti siamo consapevoli che
alcune risorse del pianeta tendono
ad esaurirsi, altre invece devono
essere usate, data la loro scarsità, con
oculatezza. Qui si apre il tanto invocato
stile sobrio di vita, ma purtroppo poco
realizzato. Il motivo dipende dal fatto
che tra il dire e il fare c’è di mezzo il
mare ed è dovuto alla difficoltà di
cambiare mentalità, di far crescere la
cultura della sobrietà, dopo che per
decenni si è osannato e si è identificato
il benessere dell’uomo con l’incremento
di consumi materiali. Qui non si tratta
di osannare la decrescita o la povertà,
si tratta di educare l’uomo ad un nuovo
rapporto con se stesso, di individuare
quei beni materiali, spirituali, morali e
culturali che sono necessari per la sua
realizzazione umana secondo il progetto
di Dio Creatore e per intessere rapporti
armoniosi con il creato, preso nella sua
globalità.
Pagina a cura dell’Ufficio Pastorale
del Lavoro - Custodia del Creato
dal primo libro dei re. Le parole di Dio a Elia
«Esci e fermati sul monte
alla presenza del Signore»
I
l Signore gli [Elia] disse: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare
i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il
terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di
una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò
all’ingresso della caverna. (1Re 19, 11-13)
Presi come siamo nel vortice delle cose da fare, storditi dalle notizie di crisi,
violenze e calamità naturali che ci comunicano, non sempre ci viene spontaneo
l’atteggiamento del profeta Elia. Di fronte alle calamità naturali è più istintivo
pensare che Dio si serva della violenza della natura per punire l’uomo piuttosto
che usare la bellezza del creato per consolarlo. Elia dapprima pensava di trovare
in se stesso la soluzione al suo problema fuggendo da tutto e da tutti: era un uomo
smarrito e sfiduciato. Il dolce alito
non fanno rumore. Quante volte
di natura è segno della presenza di
riusciamo ad alzare lo sguardo da noi
un Dio che gli dà fiducia e che nello
stessi e dalle nostre preoccupazioni
stesso tempo si pone come Colui che
e accorgerci della bellezza del cielo
è degno di ricevere fiducia. È difficile
stellato, di un arcobaleno che irrompe
essere umili come Elia che, nonostante
dal grigiore delle nuvole dopo un
tutto, si pone in un atteggiamento
temporale, di un prato punteggiato
accogliente nato dalla consapevolezza
di fiori, di un bosco che ogni anno ci
di non essere il centro del mondo,
offre lo spettacolo del cambiamento
ma una creatura bisognosa di essere
dei colori, della maestosità delle
perdonata e amata di un amore eterno.
montagne rocciose che innalzano le
È difficile mettersi in ascolto della
loro guglie come cattedrali di pietra?
presenza consolatrice e rinnovatrice
E soprattutto quante volte riusciamo a
di Dio nelle piccole, semplici, fragili
vedere in questo spettacolo la bontà e
cose di ogni giorno, quelle che spesso
la generosità di Dio che ci ha immersi
tendiamo a dare per scontate perché
Di fronte alle calamità
appare istintivo pensare
che Dio si serva della
violenza della natura
per punire l’uomo.
Ma non è così
in tanta bellezza consolatrice?
Ritornando all’immagine del profeta
Elia, pensiamo a quanto sia difficile
“uscire” dalla caverna delle nostre
ovattanti paure e delle nostre false
sicurezze per fidarci di Qualcuno che ci
chiama a prenderci cura anche di tutto
ciò che ci ha donato, per custodirlo e
condividerlo con i nostri fratelli. Come
la brezza che avvolse il profeta Elia era
simbolo della consolazione divina, così
l’armonia costituita dall’intrecciarsi
degli elementi del creato non può
essere che la manifestazione del
compiacimento di Dio per noi.
Stili di vita
Edilizia
sostenibile
in Lombardia
dal 2015?
L
’
edilizia del futuro, in
Lombardia, sarà a
impatto zero. Parola di
Regione Lombardia. Ad
assicurarlo, qualche giorno fa,
l’assessore regionale all’Ambiente,
Energia e Reti, Marcello Raimondi.
Lo spunto: l’inaugurazione, al
Politecnico di Milano, di Veluxlab, il
primo edificio italiano ad “energia
quasi zero” inserito in un campus
universitario. Perché la presenza di
Raimondi? Perché, a quanto sembra,
ricerca, innovazione, formazione e
sostenibilità rappresentano le quattro
grandi linee che accomunano la
politica energetica regionale con
quella del Politecnico di Milano.
Insieme per cogliere una sfida che
si gioca sull’immediato futuro.
L’obiettivo, da qui a tre anni, è quello
di creare le condizioni perché tutti gli
edifici di nuova costruzione privati o
pubblici, siano a energia quasi zero
(vale a dire altissima prestazione
energetica con fabbisogno molto
basso o quasi nullo e coperto in
misura significativa da materiali
rinnovabili). Un obiettivo ambizioso
che punta ad anticipare di cinque
anni gli standard edilizi che
l’Unione europea prevede di rendere
obbligatori dal 2020. Promosso dal
Politecnico di Milano e interamente
finanziato da VELUX, l’edificio
diventerà un laboratorio d’eccellenza,
dove i ricercatori del Politecnico
potranno sperimentare e testare
nuove tecnologie e materiali per
l’efficienza energetica in edilizia e per
lo studio della luce e della ventilazione
naturale. Concepito come modulo
sperimentale, la cui stessa forma
consente una risposta ‘attiva’ al
mutare delle condizioni climatiche
esterne, VeluxLab sarà costantemente
monitorato per valutare non solo i
reali consumi energetici, ma anche
il comportamento termico dinamico
dell’involucro progettato e validare
così i modelli analitici adottati. E’
stato, infatti, predisposto un sistema
di sensori di temperatura superficiale
e di intercapedine che, insieme a
ulteriori contatori, fornirà il calcolo
del consumo energetico finale
dell’edificio. L’intero intervento è stato
condotto con un occhio di riguardo
verso l’impatto ambientale: i pannelli
isolanti a matrice lignea o facilmente
riciclabili, i pannelli di rivestimento
esterno in fibra di vetro riciclata, il
riempimento delle intercapedini con
polistirene sbriciolato derivante dagli
sfridi triturati delle lavorazioni, la
pavimentazione esterna in legno di
iroko riutilizzato. Sono tutti materiali
che contribuiscono alla riduzione
dell’impatto ambientale dell’edificio
nel suo intero ciclo di vita. La stessa
tecnologia costruttiva a secco consente
di smontare e riciclare facilmente
l’edificio nelle sue componenti, e di
raggiungere ragguardevoli prestazioni
energetiche ed acustiche.
Con Veluxlab si apre una strada a
nuove sperimentazioni, strategiche
nella lotta all’inquinamento
atmosferico. Il rapporto Enea sugli
interventi di efficienza attivati in
Italia nel 2007-2010 spiega infatti
che “il miglioramento dell’efficienza
è attualmente il modo più rapido ed
efficace attraverso il quale il nostro
Paese può ridurre la domanda di
energia e l’emissione di gas serra,
aumentando nel contempo la
competitività del sistema produttivo
nazionale e il benessere dei
consumatori, contribuendo a
realizzare un modello di sviluppo più
sostenibile dal punto di
vista sociale, economico e ambientale”.
Como Cronaca
16 Sabato, 4 febbraio 2012
Un mondo
di umanità
nel Centro
di Prestino
Visita allo spazio di accoglienza di via Sacco
e Vanzetti. Vi risiedono da qualche mese una
novantina di stranieri per lo più in fuga da
un’Africa infuocata, 25 sono minorenni
U
na piccola isola multietnica nel cuore
di un quartiere “di cintura” della città
di Como. È il centro di accoglienza
di Prestino, una struttura su due
piani, 20 stanze, di recente edificazione,
di proprietà del Comune di Como, che da
poco più di tre mesi accoglie una novantina
di richiedenti asilo, di cui 25 minori non
accompagnati. Una forte maggioranza di
profughi provenienti dalla Libia (45, non
libici ma presenti in quel Paese per lavoro),
in maggior parte cittadini sub sahariani,
ma anche dal Pakistan e dalla Turchia. Un
arcobaleno di colori e occhi diversi .
È un bagno di umanità e calore l’ingresso nel
Centro. Sguardi incuriositi, qualche saluto
abbozzato, un concitato via vai di giovani e
adulti. Chi scherza, chi sorseggia un té, chi
si avvicina subito al nostro accompagnatore,
Luigi Capiaghi, responsabile della
cooperativa “Intesa sociale” che gestisce
questo luogo, per chiedergli un consiglio,
per confidargli un disagio, per manifestargli
un bisogno. Attorno a lui giovani come tanti,
non molto diversi dai ragazzi italiani che
riempiono le nostre piazze, costretti soltanto
a crescere molto in più fretta. «I minori sono
arrivati qui - ci spiega Capiaghi - perché
recuperati direttamente dalla strada dalle
forze dell’ordine e portati in Questura. Da
lì il contatto con il Tribunale dei Minori
di Milano e il successivo affidamento al
Comune di Como. Ed eccoli a Prestino.
Per loro questa casa è un luogo di transito,
in attesa che si liberino dei posti presso
il “Puzzle”, il centro di prima e seconda
accoglienza per minori stranieri non
accompagnati, provenienti da diverse regioni
e stati del mondo, di proprietà del Comune di
Como e dislocato sul territorio di Tavernola,
gestito in partnership dalla cooperativa
sociale “Il Biancospino”. Lì potranno
rimanere fino alla maggiore età».
Per loro, a Prestino, le giornate scorrono
Una piccola isola
multietnica nel cuore
di un quartiere di
cintura del comune
capoluogo. Due
piani, 20 stanze e
una folla di volti
e di occhi carichi
di speranza per un
futuro di grande
incertezza. Il sogno
diffuso? Trovare un
lavoro e restare in
Italia. Forse troppi
gli orrori e la
miseria lasciati alle
spalle
pagine a cura
di Marco Gatti
lentamente, tra lezioni di italiano,
attività sportive, qualche gita
all’esterno accompagnati.
«Usufruiamo del supporto di un
educatore e di due insegnanti
di madre lingua - prosegue
Capiaghi - che permettono ai
ragazzi di seguire un pur minimo
percorso di alfabetizzazione.
A tutti gli ospiti della struttura
è garantito vitto (grazie ad
un servizio catering esterno),
alloggio e capi di vestiario. Si
alzano alle 8, fanno colazione,
e iniziano le varie attività: dalla
pulizia, all’igiene personale,
alla frequentazione di qualche ora di lezione.
Quindi c’è il pranzo a cui seguono nuove attività
pomeridiane. La cena è attorno alle 19.30 e poi, in
genere gli ospiti si ritirano tutti nelle loro stanze,
ciascuna con quattro o cinque letti e dotata di
un televisore. Al Centro risulta fondamentale
anche l’attività di una psicologa e di un medico
che, oltre ad assicurare reperibilità in caso di
necessità, è presente qui due volte la settimana.
Alcuni ospiti frequentano i corsi di italiano presso
l’Eda di Como. Il gruppo proveniente dalla Libia,
il più cospicuo, ha seguito un corso intensivo da
giugno a settembre, al termine del quale è stato
consegnato un attestato». La responsabilità del
Centro, come detto, è in campo al Comune di
Como, convenzionato con la Prefettura, che ne
ha affidato la gestione alla cooperativa “Intesa
Sociale”. «Ci avvaliamo di 18 operatori – continua
Capiaghi - che ci consentono un servizio
continuo 24 ore su 24, su turni di sei ore con la
presenza contemporanea di tre educatori, a cui
si aggiungono gli insegnanti, la psicologa e il
medico. Garantiamo anche la presenza notturna,
con un operatore. In più abbiamo anche la
disponibilità di un assistente legale che ci aiuta
nell’interpretazione delle norme».
Norme sempre complicate, figlie di una
burocrazia le cui maglie appaiono ogni volta più
strette. «Ai nuovi arrivati – ci spiega Capiaghi
- spetta il compito di scrivere la loro storia
che, tradotta in Italiano, viene portata in
Questura dove gli ospiti sono foto-segnalati.
In genere dopo 3-4 mesi vengono chiamati
dalla Commissione Centrale di Milano che
ne valuta il caso e fa giungere loro, dopo
altri 2-3 mesi, il proprio parere in merito
al riconoscimento o meno dello status
di rifugiato o del permesso di protezione
sussidiaria, in base alla Convenzione di
Ginevra. Il che dà loro la possibilità di
risiedere e muoversi regolarmente sul suolo
italiano e di svolgere un lavoro. A chi viene
negato questo status è concesso di presentare
ricorso al giudice ordinario, e la questione si
complica». «Tra le assurdità di questo sistema
– continua Capiaghi – c’è, ad esempio, il fatto
che a quasi tutti i 45 profughi provenienti
dalla Libia è stato o sarà dato parere negativo
rispetto allo status di rifugiato, non essendo
stati perseguitati nella loro terra d’origine.
Le loro storie sono tutte uguali: un normale
lavoro in Libia, poi il trasferimento forzato,
ad opera della polizia di Gheddafi. Sono stati
imbarcati senza documenti, chi si rifiutava
veniva malmenato, e condotti fino all’isola
di Lampedusa, dove hanno ricevuto i primi
soccorsi. Il mancato riconoscimento dello
status di rifugiato o di protezione sussidiaria
obbliga questa gente a vivere in una
condizione di frustrante attesa, senza sapere
quale sarà il loro futuro. Non possono tornare
in Patria perché non hanno documenti,
hanno un permesso che consente loro di
circolare, rimanendo però legati al Centro.
Certo potrebbero lavorare ma dove? Chi
li assumerebbe vista la totale precarietà
della loro situazione? Noi li accudiamo, li
istruiamo ma non siamo in grado di fornire
loro risposte certe sul futuro che li attende.
Attualmente lo Stato garantisce assistenza
ai profughi provenienti dalla Libia fino al 31
dicembre 2012, dopo di che cosa accadrà?».
❚❚ Due Testimonianze
La speranza di un domani diverso
O
zgu Turuskan, 26 anni, turca, è l’unica donna risiedente presso il Centro
di accoglienza di Prestino, con lei il
marito e le due piccole figlie: una di 7
anni (che frequenta la scuola) e l’altra di 1 anno
e mezzo. Il suo racconto, con l’aiuto di un’interprete, trasuda il disagio di una vita non facile
lontana dal paese d’origine. «Sono stata costretta a lasciare il mio Paese con i miei figli e mio
marito per le pressioni a cui lui era sottoposto
da parte del Governo. Tramite una rete di conoscenze siamo venuti a sapere della possibulità
di trasferimenti all’estero su dei camion. Abbiamo dovuto pagare una somma molto cospicua
e così siamo arrivati in Italia».
Come ti sei trovata nel nostro Paese?
«Sono arrivata qui 10 mesi fa, mi sono sentita
da subito ben accolta e non ho avuto particolari difficoltà. Ciò che più mi fa star male, però,
ancora oggi, è che dopo 10 mesi non ho ancora
avuto un appuntamento con le autorità com-
petenti e non so nulla del mio e del nostro
futuro. Per fortuna mio marito ha un lavoro».
Come ti trovi presso il Centro?
«L’essere l’unica donna non mi fa certo sentire bene e a mio agio. Trascorro le mio giornate chiusa in camera, senza far nulla…».
Qual è il tuo sogno?
«Vorrei poter vivere in Italia, avere una casa
con mio marito e i miei figli, e i documenti
in regola».
Un’altra storia è quella di Ernest Oppong
Manu, 19 anni, proveniente dal Ghana. La
sua vicenda si intreccia con quelle di molti
altri, come lui, coinvolti nella guerra di Libia.
«Lavoravo in un villaggio della Libia come
muratore - ci racconta in un inglese stentato
-. Vi ero arrivato quattro mesi prima dell’esplosione della guerra. Con l’accendersi degli scontri sono stato obbligato dalla polizia locale, insieme ad altri, ad imbarcarmi,
senza poter portare alcun documento con me.
Siamo arrivati a Lampedusa l’11 giugno dello
scorso anno, vi sono rimasto tre giorni, il 15 giugno sono ripartito e il 20 arrivato a Genova. Da
lì siamo stati trasferiti a Como in pullman, dove
siamo stati accolti prima in un centro di Tavernola e, da qualche mese, presso quello in cui
attualmente risiediamo».
Come ti trovi qui?
«Direi bene. Abbiamo un alloggio, vestiario e
possiamo mangiare tutti i giorni, di certo molto
meglio rispetto alla Libia. Posso dirmi soddisfatto della mia situazione attuale».
Che cosa vorresti?
«Sono in attesa del permesso che mi darebbe la
possibilità di cercarmi un lavoro e guadagnare
qualche soldo».
Vorresti tornare nel tuo Paese?
«No, troppi sono i problemi laggiù. Il mio desiderio è di rimanere qui, stabilmente».
Voci diverse, ma un sogno comune.
Como Cronaca
Sabato, 4 febbraio 2012 17
Prestino e il Centro immigrati
«Fratelli
nella povertà»
U
uno scorcio del sagrato
della chiesa di prestino
Per la comunità
n’importante esperienza di
prossimità, un’occasione
capire quali azioni concordate
un’importante occasione per
di toccare con mano la
si potessero intraprendere per
per toccare con mano
diversità e costruire relazioni.
favorire l’inserimento dei ragazzi
la diversità e costruire
La vicinanza della parrocchia di
accolti nel Centro nel nostro contesto
Prestino con il Centro immigrati
territoriale, visto che, come lei stessa
relazioni.
Una
sfida
è stata da subito percepita come
ci ha riferito, rimarranno a Prestino
al pregiudizio e
un’opportunità, non certo come un
per un lungo periodo. A seguito di
fastidioso grattacapo per la comunità. all’emarginazione
questo incontro il 28 dicembre si è
«I rapporti con la parrocchia di
svolta una tombolata che ha visto la
Prestino ed il suo parroco – ci spiega Luigi Capiaghi,
presenza di gente del quartiere che volentieri ha giocato
responsabile del Centro di via Sacco e Vanzetti – sono
insieme con i ragazzi». La positività delle relazioni che
ottimi e positivi. In diverse occasioni componenti
si vanno costruendo è confermata anche dagli incontri
dell’oratorio e del Consiglio pastorale ci hanno fatto
occasionali in paese, «per strada, quando ci si incrocia
visita, trascorrendo momenti importanti con gli ospiti.
- continua Elisa - si scambiano due chiacchiere... due
La conferma del buon rapporto con la comunità è
proprio perché ci sono problemi di lingua... ma è la
stata anche il coinvolgimento del Centro nella marcia
positiva conferma di come i ragazzi si sentano meno
della Pace svoltasi la scorsa settimana, con alcune
isolati camminando per il quartiere e incontrando facce
testimonianze da parte degli ospiti».
note». Molte le iniziative in cantiere per alimentare
«Vista la vicinanza geografica e atteso che la chiesa è
un’intesa che, progressivamente, sta crescendo. «La
missionaria – ci spiega Elisa, del gruppo missionario
scorsa settimana doveva aver luogo in parrocchia il
parrocchiale di Prestino - ci siamo sentiti interpellati
torneo di calcio organizzato in collaborazione con
in prima persona e in consiglio pastorale ci siamo
la polisportiva di Prestino che vedeva la presenza di
chiesti come far diventare una risorsa e un momento
due squadre di Prestino, della squadra del Centro
di crescita per il quartiere questi nostri fratelli arrivati
di accoglienza e di altre squadre di profughi. Il tutto
da lontano e da non tutti accolti e accettati. Pertanto,
purtroppo rimandato a causa neve, ma di certo verrà
qualche mese fa abbiamo avuto un incontro con la
riproposta perché lo sport per i ragazzi è un’occasione
responsabile della cooperativa che gestisce il centro
insostituibile di aggregazione. In questo senso va
sottolineato l’impegno della nostra Polisportiva che
sta coinvolgendo gli adolescenti del Centro. Alcuni di
loro, infatti, si allenano con la squadra allievi. Per il
futuro sono previste anche proiezioni di diapositive
o ducumentari e un momento di animazione con
canti e balli». Ma di quali esigenze sono portatori gli
ospiti? «L’esigenza più rilevante che questi ragazzi
hanno è quella dell’ascolto, tenuto conto che i bisogni
primari vengono in qualche modo soddisfatti. Stanno
imparando l’italiano, per cui avrebbero bisogno di
parlare e sentir parlare nella nostra lingua e di avere più
contatti con i giovani del territorio».
Ma come sono i rapporti con la popolazione del paese?
«Per quanto è a mia conoscenza – spiega don Marco
Pessina, parroco di Prestino - non c’è alcuna avversità
della popolazione locale nei confronti dei profughi
i quali, a loro volta, non hanno mai dato motivi di
lamentela. Più in generale, in riferimento a esperienze
come quella che stiamo vivendo, rattrista che un clima
di tensione e divisione sia a volte fomentato da ideologie
che nulla hanno a che vedere con il Vangelo. Ideologie
che, purtroppo, intaccano anche persone che si dicono
cristiane e che, in modo semplicistico, auspicano un
ritorno a casa degli immigrati, incuranti della loro
situazione, incapaci di vedere come ci debba essere
una ‘fratellanza nella povertà’ che dovrebbe portare a
comprensione piuttosto che a risentimenti».
Como Cronaca
18 Sabato, 4 febbraio 2012
30 gennaio. Visita di un gruppo di catechismo al Centro Diurno di Como
è
Grandate: ragazzi
“incontro” al disagio
possibile
studiare
l’infelicità,
la solitudine
e il tormento
della vita di strada
dall’angolo visuale
di un banco di
scuola, come se
si trattasse degli
assi cartesiani
o dell’epopea
napoleonica?
La risposta è
naturalmente
negativa, anzitutto
perché nessun
programma
didattico
contempla tale
ipotesi di lavoro,
e soprattutto
perché il disagio e
la marginalità non
sono condizioni
immediatamente
riproducibili nel
linguaggio corrente
del nozionismo
scolastico, privo per
sua natura di quel
carattere empirico
e sperimentale che
può intervenire
a rendere
effettivamente
comunicabile
una qualsiasi
esperienza
concreta, anche
quella più dolorosa.
Ma educare
all’accoglienza e predisporre
la sensibilità a un precoce
contatto empatico con il mondo
dell’emarginazione conclamata
è salutare e possibile, portando
le giovani menti alla presa di
coscienza di un problema tra
i più drammatici e inquietanti
del nostro tempo, anche perché
in fase di ulteriore dilatazione,
e non certo di contenimento, a
Como come altrove. A “scuola”
dunque di povertà cronica
e militante, sia pure per un
giorno, facendo salire la strada
in cattedra e travestendo
l’homeless lariano degli
inusitati panni del docente:
questa è stata l’intuizione di
Aurelia Tain e Simona Bianchi,
insegnanti di catechismo dei
ragazzi (di seconda media)
della parrocchia di Grandate
che, accompagnate dal
sacerdote della comunità
parrocchiale don Daniele
Andreani, hanno guidato una
ventina di preadolescenti, nella
giornata di lunedì 30 gennaio,
Como, 3 febbraio
I
n cucina con i Promessi sposi”
un libro di Patrizia Rossetti che
intreccia cucina e letteratura,
ma anche tradizione culinaria della Lombardia e della Brianza. Il volume sarà presentato alla libreria
Feltrinelli di Como alle ore 18.00 di
venerdì 3 febbraio prossimo. La presentazione sarà a cura della giornalista Silvia Giovannini, ma alla serata presenzierà anche l’autrice e l’editore Macchione di Varese.
Una ventina di
pre-adolescenti,
guidati dalle
loro catechiste e
dal parroco don
Daniele Andreani,
ha vissuto
un’esperienza di
grande intensità
in visita al Centro Diurno della
Caritas di via Giovio. Tema
all’ordine del giorno: vecchie
e nuove povertà sulle sponde
del Lario, radiografando un
malessere che, come ben
sanno gli operatori del settore
– assistenti sociali, uomini di
Chiesa e semplici volontari
- è prima di tutto affettivo e
relazionale, e solo in seconda
battuta economico e materiale.
E’in questo modo che quattro
ospiti, per così dire “storici”, del
Centro Diurno –Fawzi, Angelo,
Maurizio e Salvatore - hanno
avuto occasione di trasmettere
al giovane auditorio il loro
“sapere” in materia, frutto di
quelle esperienze pregresse
che ne hanno disegnato la
parabola involutiva spingendoli
da una condizione di assoluta
“normalità” al confinamento
ai margini della vita sociale,
con tutto il sovraccarico di
traumi e depressioni che è
facile immaginare. Storie di
sconfitte, di attese deluse e
speranze frustrate, ma anche
di casualità imponderabili, di
umanissimi errori, di amicizie
rivelatesi meramente teoriche
e di inaspettati soccorsi da
parte di sconosciuti, a formare
un groviglio inestricabile di
abbandoni e solidarietà, di
ottimismi della volontà e
pessimismi della ragione, che
tuttavia, nel caso dei quattro
improvvisati “docenti” ma non
solo, si risolve alla fine in un
unico comune denominatore:
non mollare mai, riemergere
a tutti i costi. “Questi ragazzi
collaborano proficuamente già
da tempo con il Centro Diurno”,
sostiene Aurelia Tain, “cercando
di venire incontro, nei limiti
del possibile, alle molteplici
e differenziate esigenze dei
suoi utenti. Non è un mistero
che, come può confermare la
responsabile del servizio Cecilia
Gossetti, da quando i giovani
della parrocchia di Grandate
si sono attivati per raccogliere
fondi attraverso le paghette e
il contributo delle famiglie, la
dispensa del Centro Diurno
non è mai stata vuota. Quello
che forse mancava loro era il
contatto fisico e diretto con gli
homeless, che probabilmente
immaginavano inevitabilmente
muniti di lunghe ispide barbe e
con occhi spiritati e iniettati di
sangue, secondo la tradizionale
iconografia del clochard. Averne
scoperto, ancor
prima della storia
di disagio che
hanno alle spalle,
la dimensione
di apparente
asetticità e
“normalità” è
stata forse la loro
conquista più
inattesa, e questo
spiega perché
abbiano seguito
con tanto interesse
le testimonianze
di “vita vissuta”
addotte dai
relatori. L’obiettivo
è continuare su
questa strada,
intensificando una
collaborazione
che ha già dato
ottimi risultati”.
“Non solo la nostra
dispensa è sempre
piena”, puntualizza
Cecilia Gossetti,
“ma quello che
più importa è
che abbiamo
costruito una rete
di solidarietà e di
interscambio che
non potrà mai più
essere demolita,
alla quale stanno
cominciando
a partecipare
anche altre realtà
- giovanili e non
- del territorio,
in rapporto alla crescita di
visibilità e di dinamismo del
Centro Diurno. Il quale continua
a espandere il proprio raggio
d’azione nel difficile campo della
lotta alla grave emarginazione
esattamente grazie a questo tipo
di collaborazione, che rappresenta
il segno tangibile della credibilità
del progetto che ne è all’origine”.
Aiutare i più poveri riciclando
mance e paghette, rinunciando
magari a qualche gelato o ad altre
non meno gratificanti abitudini,
non sarà consigliato dai manuali
di economia per contrastare la
disoccupazione o per attenuare
la spirale del degrado sociale.
Ma a noi sembra che i ragazzi
di Grandate abbiano la vista più
lunga e acuta di molti “addetti
ai lavori”nel cogliere il bersaglio,
perché vivere con dignità non
richiede doviziosi mezzi economici
né particolari attitudini conoscitive
o intellettuali. Il più delle volte è
sufficiente lasciarsi guidare dal
cuore.
SALVATORE COUCHOUD
Como
Porlezza
Dal 7 febbraio
Alta cucina
e industria
alimentare
“La Pianellese”:
a teatro per
“La Rosa Blu”
Incontri sulla
Terrasanta
N
L
ell’ambito di
“Confindustria Como
Incontra”, ciclo di
conferenze organizzate da
Confindustria Como lunedì
6 febbraio alle ore 20.30
presso la sala conferenze
di Confindustria Como, via
Raimondi 1 Como si terrà
l’incontro con il grande
cuoco Gualtiero Marchesi
e l’imprenditore Giovanni
Rana dal titolo “Alta cucina e
industria alimentare: incontro
o scontro?”
La serata sarà condotta da
Isidoro Trovato, giornalista del
Corriere della Sera.
Introduce Francesco Verga,
presidente di Confindustria
Como
a compagnia teatrale
“La Pianellese” e Anffas
onlus Centro Lario e
Valli presentano, sabato 11
febbraio, presso il teatro
oratorio di Porlezza, la
commedia dialettale comica
in tre atti “Che vita grama”, con
adattamento dialettale di Paola
Morelli. L’ingresso è a offerta
libera. Il ricavato andrà in
favore della
Casa della
Solidarietà
La Rosa Blu
di Grandola
ed Uniti di
cui sono
in corso i
lavori di
costruzione.























































L
’Ordine equestre
del santo Sepolcro
di Gerusalemme, il
Centro Culturale Paolo VI,
l’Associazione G.G. Clerici, il
Gruppo turistico rebbiese e gli
“Amici del Seminario di Beit
Jala” presentano un ciclo di
incontri sulla Terrasanta, che avranno luogo in punti diversi,
tutti con inizio alle 20.30.
Si partirà il 7 febbraio, presso il Centro Pastorale Card. Ferrari
di Como, sul tema: “Una esperienza di fede. La presenza
delle suore comboniane all’ospedale di Karak”, con suor A.
Fumagalli, comboniana;
il 5 marzo si parlerà di “La formazione dei Vangeli Canonici”
con don Marco Cairoli, presso l’oratorio SS. Vito e Modesto di
Lomazzo;
dal 14 al 22 aprile, infine, presso la chiesa di S. Giacomo, a
Como, mostra “Con gli occhi degli apostoli”.
L’entrata a tutti gli eventi è libera. Le eventuali somme raccolte
saranno devolute alle attività delle associazioni in Terrasanta.
Giornata per la Vita
✎ Quel tarlo...
L’
acqua zampilla fresca dal
fontanile presso la baita, ed è un
invito per l’arsura del viandante,
che ha spinto i suoi passi lungo l’erta del
monte. L’occhio esperto, di chi è aduso
andar per sentieri, scruta però il gruppo di
mucche, che, poco sopra il torrente, sono
all’abbevero. E’ da lì che il fontanile pesca
le sue acque. Il viandante vede e tira dritto:
germi invisibili e mortiferi potrebbero
annidarsi, nascosti, in quella freschezza
che tanto attrae e lusinga.
Peschiamo dai nostri ricordi estivi questa
immagine per tentare di inquadrare
la ricorrenza della 34° Giornata della
Vita. Giornata che dice anzitutto gioia
e festa, perché lo sgorgare della vita è la
quotidiana rivincita dell’essere sul nulla,
della giovinezza sulla morte, della bellezza
sull’osceno. Eppure un batterio malvagio
– per stare alla nostra immagine – si
nasconde fra gli effluvi del suo guizzare.
E da lì intossica, contamina, corrompe.
Questo batterio – ci dicono i Vescovi – ha
la forma del rifiuto della vita. Proprio di
chi si dispone ad esserne padrone, e non
servitore.
La rivista scientifica Lancet ha rilanciato i
dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale
della Sanità sul numero di aborti nel
mondo: 43,8 milioni ogni anno (l’anno di
riferimento è il 2008). Come sottolineava
di recente il quotidiano Avvenire,
praticamente un’intera nazione all’anno
a cui viene sottratto il più elementare dei
diritti umani: quello di poter dire sì alla
chiamata della vita. In Italia viaggiamo
sui 115.000 “casi” all’anno, vale a dire
più di un cittadino su cinque della nostra
diocesi, che avrebbe potuto esserci e non
ci sarà. Numeri impressionanti, nella
loro lapidaria freddezza. Sopra ognuna
di quelle gocce d’acqua, zampillate dal
mare dell’essere, e che avrebbero potuto
riflettere l’azzurro del cielo, è stato teso il
velo del rifiuto. Quel cielo non l’hanno mai
visto. Un veleno ha reso l’acqua torbida,
e dove avrebbe dovuto scorrere la vita,
d’improvviso si sono accumulati i liquami
della morte.
E’ qualcosa a cui non possiamo
rassegnarci. Oggi che vanno di moda
gli indignados, per questioni pure
molto serie ma non altrettanto decisive,
ci deve soccorrere un fremito di sana
indignazione. Là dove il più elementare
dei diritti umani non viene riconosciuto
– e non a causa della “normale” indole
criminale dell’uomo, ma con la complicità
del diritto e della scienza – sono a rischio
i fondamenti stessi del bene comune.
E’ come se la civiltà dei diritti umani,
dopo aver gemmato rami, fiori e frutti
in ogni direzione, all’improvviso si fosse
fatta prendere dall’insana voglia di
tagliare il ramo dove sta seduta. E’ come
se un’erba avvelenata, o una deiezione
sordida, avesse contaminato la fonte. E
cosa daremo da bere alle generazioni che
verranno dopo di noi? Ci sarà ancora
acqua soltanto pura e fresca per la loro
sete?
DON ANGELO RIVA
Concorso MpV
■ Ragazzi
L’Europa di domani
nelle nostre mani
“L’Europa di domani è nelle nostre
mani”. E’ questo il titolo del concorso
europeo promosso dal Movimento
per la Vita. L’iniziativa ha inteso
suscitare la riflessione dei giovani sul
rapporto tra il progetto dell’Unione
europea e i diritti umani. Si tratta
della 25esima edizione del concorso
rivolto agli studenti che frequentano
gli ultimi tre anni pre-universitari (I
sezione) o gli studenti universitari
con età non superiore ai 25 anni. Gli
elaborati sul tema (temi, ricerche,
disegni, elaborazioni mutlimediali)
devono pervenire entro il 31 marzo
2012 alla rispettive Segreterie
regionali. I vincitori, trenta in tutta
Italia, potranno andare in visita al
parlamento europeo di Strasburgo.
Sabato, 4 febbraio 2012
19
La storia. Nato a Como il figlio di una donna in fuga dalla Libia
Accogliendo la vita
S
arà un giorno speciale anche per
Como: il trasferimento del nucleo ad
La neo-mamma è ospite di
la Casa della Giovane “Irma Meda”
Olgiate Comasco, presso un appartamento di
di Ponte Chiasso, in via Catenazzi
della parrocchia. Ad affiancare F.O.
della Casa della Giovane proprietà
20, la Giornata della Vita che ci si
in questi mesi il calore di suor Annunciata
appresta a celebrare domenica 5 febbraio
Fumagalli, delle Suore della Presentazione
a Ponte Chiasso.
in tutta Italia. Da poche settimane
di Maria Bambina al Tempio, di via Dante,
un nuovo piccolo ospite ha trovato
anni molto vicina a noi come volontaria
Per lei e il suo bambino per
alloggio nella struttura legata all’Acisjf
e da un anno circa direttrice della struttura.
(Associazione cattolica internazionale
Suor Annunciata, con la sua esperienza,
domenica 5 febbraio
al servizio della giovane), che dal 1957
competenza ed entusiasmo ha garantito e
accoglie madri in difficoltà, donne
una preziosa guida educativa e
sarà una giornata di festa garantisce
lavoratrici, studentesse e insegnanti.
spirituale ad ogni ospite della nostra Casa,
Una porta aperta, insomma, all’universo
oltre che ad educatrici e volontarie».
femminile nel suo complesso, per arginarne disagio e fragilità.
«La nascita prematura di J. – prosegue la responsabile della Casa
La nuova stella si chiama J., a darlo alla luce, lo scorso 3 gennaio,
della Giovane –, presso l’ospedale Valduce, ha reso necessaria
è stata F.O., 26enne nigeriana, arrivata a Como lo scorso giugno,
l’incubatrice per qualche giorno. Il piccolo ha però fatto ritorno
unitamente ad un gruppo di profughi in fuga da un nord Africa
a casa agli inizi della scorsa settimana. Una gioia immensa, per
in fiamme, e accolta presso la struttura di Ponte Chiasso.
la mamma e per l’intera Casa, che abbiamo scelto di celebrare
«J. è stato un regalo grande per tutte noi – spiega Melina Falsone, insieme con una festa nel pomeriggio di domenica 5 febbraio.
presidente della Casa -, un inno alla vita che trionfa, nonostante i Sarà l’occasione per dire “grazie” per questo dono, insieme alle
disagi, le difficoltà, le tragedie». Un inno svelatosi nel vagito di un altre ospiti, alla comunità di Ponte Chiasso che vorrà presenziare
bambino che ha voluto affacciarsi presto a questo mondo (nato
e a parenti e amici dei genitori». Un momento di comunione
prematuro, alla 34° settimana), nonostante gli si fosse presentato
in cui la famiglia celebrerà il “Rito del nome”, in uso quando il
ostile sin da prima della sua nascita. La storia di J. inizia nella
neonato torna a casa dall’ospedale, e la comunità che l’ha accolta
scelta difficile di due giovani, costretti a lasciare il proprio paese
farà festa con lei.
in cerca di buona sorte oltre il mare. Accovacciato e custodito nel Salgono così a 6 i minori, da 0 agli 11 anni, oggi presenti presso la
pancione della mamma ha attraversato il Mediterraneo su una
Casa della Giovane di Ponte Chiasso, accolti presso la comunitàbarca di fortuna e raggiunto il suolo italiano con i futuri mamma
mamma bambino con cinque mamme. Ricordiamo che la
e papà, confusi tra decine di uomini e donne senza nome e
struttura, che ha una capienza massima di 38 persone circa,
senza volto. Poi l’impatto con un “altro” mondo, l’incontro con
offre ospitalità anche studentesse, insegnanti, donne lavoratrici
la burocrazia, e quindi un nuovo viaggio, verso Como. «F.O.
e non, giovani donne a rischio di esclusione sociale. Fiore
è arrivata in città sei mesi fa – continua Melina –. Insieme ad
all’occhiello della Casa anche due appartamenti “ponte”, in semi
altri fuggiaschi, accolti grazie alla disponibilità di attori diversi:
autonomia, sempre a Ponte Chiasso, per permettere alle ospiti in
dalla Caritas, ai Comboniani e alla parrocchia di Rebbio, alle
uscita dalla comunità di sperimentarsi in un regime di maggiore
Acli… Lei, unitamente ad altre due ragazze, ha trovato alloggio
indipendenza, prima dell’immersione vera e propria nella
presso la nostra Comunità di Ponte Chiasso. Lavorava in Libia
società. Appartamenti occupati entrambi da mamme e bambini
da cui è stata costretta ad allontanarsi a seguito all’esplosione
( un caso proveniente dall’Europa dell’est e nell’altro dall’Africa
del conflitto. In questi mesi l’abbiamo accompagnata nella sua
sub sahariana).
situazione di attesa, cercando di farla sentire il più possibile a suo La Casa “Irma Meda”, un servizio alla donna e alla vita che
agio. Non parlava italiano ma comunicava soltanto in inglese,
continua, grazie al personale educativo ed anche al prezioso
così l’abbiamo mandata a Rebbio, per frequentare la scuola di
supporto di una rete di una ventina volontari attivi e di una
italiano per stranieri organizzata in parrocchia. Attualmente è in
settantina di soci.
attesa del riconoscimento dello status di rifugiata. Lo stesso vale
per il papà del piccolo J., che si trova a Varese. Una volta ottenuti i
MARCO GATTI
regolari permessi, è previsto un progetto concordato con Caritas
■ Il Coordinamento diocesano dei Centri di aiuto alla Vita
La necessità di far crescere la rete
“Q
ui non si risolvono problemi, qui si accolgono persone”. E’ questa una frase
che campeggia nella sede del Centro di
Aiuto alla Vita di Como. Una frase che rende bene il senso di quella che è la missione dei cinque
CAV della nostra diocesi: Como, Medio Verbano
(con sede a Laveno Mombello), Mandello del Lario, Morbegno e Sondrio (con sportello a Chiavenna). Realtà che in questi anni si sono dovute
confrontare sempre più con i cambiamenti di un
società sempre più complessa, anche nei bisogni.
A cambiare non sono stati solo i numeri, in costante aumento negli ultimi anni, ma anche la casistica
dei problemi. Le grandi questioni che interrogano
la nostra società, dalle migrazioni alla crisi economica, dalle crisi famigliari alle perdine di valori,
hanno finito per bussare alle porte dei CAV. E’ così
che l’attività dei Centri si è moltiplicata in servizi
sempre nuovi per mantenere fede alla missione
originaria: accogliere le donne e i loro bambini.
Una necessità che rende sempre più necessaria la
collaborazione con altre realtà ed enti: associazioni e realtà del mondo ecclesiale, parrocchie ma,
anche e sopratutto, isituzioni pubbliche e servizi
sociali. Una rete che è cresiuta all’interno della
stessa diocesi dove, da alcuni anni, si è costituito
un Coordinamento tra i Centri presenti in diocesi
che si riunisce periodicamente.
“Il nostro obiettivo – spiega mons. Flavio Feroldi,
referente diocesano del coordinamento – è quello
di favorire la collaborazione e la condivisione pur
salvaguardando l’autonomia dei singoli CAV. Uno
spazio di dialogo e condivisione di preoccupazioni e ricchezze tra i vari Centri, ma anche un opportunità di integrarsi con maggior efficacia nella
pastorale diocesana”.
Una delle prime decisioni operative del Coordinamento è stata la scelta di festeggiare la Giornata
per la Vita a livello diocesano con il Vescovo, seguendo il cammino della visita pastorale nei diversi vicariati della diocesi. Quest’anno toccherà
al vicariato di Canonica nelle Valli Varesine.
Giornata per la Vita
20 Sabato, 4 febbraio 2012
Medio Verbano. Le attività del CAV di Laveno Mombello a cavallo tra due diocesi
Insieme a sostegno delle donne
L’accesso al fondo regionale Nasko ha favorito la collaborazione
con i servizi permettendo di raggiungere più persone
I
A Cuveglio con il Vescovo
Domenica 5 febbraio. L’appuntamento diocesano con la Giornata per la
Vita sarà quest’anno a Cuveglio, nelle Valli Varesine, dove mons. Coletti si
trova per la visita pastorale. L’appuntamento è alle 15.00 nella sala polivalente
di Cuveglio dove andrà in scena il recital “Chiara è la notte” sulla figura della
beata Chiara “Luce” Badano. A seguire l’incontro con il Vescovo.
l CAV del Medio Verbano è nato nel 1983
a Laveno Mombello e si trova a cavallo
delle due Diocesi lombarde di Milano e di
Como. Il nostro territorio spazia dall’alto
e medio Lago Maggiore al lago di Varese, dalla
Valcuvia al confine con la Svizzera. Questo
ci permette di conoscere realtà diverse e di
costruire una rete di collaborazioni sempre
più forti, con la fatica dei collegamenti, ma
anche con il coinvolgimento di tante persone,
volontari o semplicemente simpatizzanti.
Lavorare in rete e approfittare di tutti gli
strumenti che la società civile e le istituzioni
mettono a disposizione della maternità è
diventato il nostro criterio per rispondere
sempre meglio ai bisogni delle donne che
incontriamo.
Per questo si sono sviluppati rapporti stretti
con i Servizi Sociali dei Comuni, delle
Comunità Montane, dei consultori pubblici
e privati.
Per questo abbiamo partecipato al bando
regionale “Fare rete e dare sostegno
alla maternità” l.r. 23/99, ottenendo il
finanziamento di due progetti: uno come
capofila per “prevenire e rimuovere le
difficoltà che potrebbero indurre la madre
all’interruzione di gravidanza”; l’altro come
partner dei CAV di Varese e di Malnate per
quanto riguarda le azioni di sostegno alle
famiglie con neonati.
Per questo ci siamo accreditati presso la
Regione Lombardia quando ha lanciato il
Fondo NASKO: un contributo di 250 euro
mensili per un massimo di 18 mesi alla
donna che, pur in difficoltà economiche,
rinuncia ad abortire e si affida al CAV o al
consultorio per essere accompagnata in un
percorso di sostegno personalizzato.
Questo ci ha permesso di incontrare
12 donne nei primi tre mesi della loro
gravidanza e di seguirle nell’accettazione
della maternità fino al parto e oltre. Negli
scorsi anni, la nostra preoccupazione era,
invece, quella di non riuscire a “intercettare”
chi si trovava nel dilemma “abortire o
tenere un figlio non voluto?”. Erano pochi i
casi di donne che si rivolgevano al CAV per
essere aiutate a decidere. La maggior parte
si presenta a noi a gravidanza avanzata o
appena prima del parto o addirittura dopo,
quando le esigenze economiche si fanno più
pesanti.
Purtroppo, però, il Fondo NASKO
si sta esaurendo, confidiamo in un
rifinanziamento, ma…
Comunque siamo convinti che già un
piccolo passo è stato fatto nella difesa della
vita nascente: uno sguardo diverso davanti
alla maternità e alla vera libertà della donna
che non può essere condizionata da fattori
economici; un utilizzo dei soldi pubblici
per affermare la positività della vita e non la
negazione di una vita come è l’aborto.
Il messaggio dei vescovi
Se non si educano i giovani
alla valorizzazione della vita
si finisce per impoverire
l’esistenza di ognuno
Educare
alla vita
ricchezza
per tutti
Pubblichiamo di seguito il messaggio
dei Vescovi italiani per la 34° Giornata
Nazionale per la Vita.
L
a vera giovinezza risiede e fiorisce
in chi non si chiude alla vita. Essa
è testimoniata da chi non rifiuta
il suo dono – a volte misterioso
e delicato – e da chi si dispone a esserne
servitore e non padrone in se stesso e
negli altri. Del resto, nel Vangelo, Cristo
stesso si presenta come “servo” (cfr Lc
22,27), secondo la profezia dell’Antico
Testamento. Chi vuol farsi padrone della
vita, invecchia il mondo.
Educare i giovani a cercare la vera
giovinezza, a compierne i desideri, i
sogni, le esigenze in modo profondo, è
una sfida oggi centrale. Se non si educano
i giovani al senso e dunque al rispetto e
alla valorizzazione della vita, si finisce
per impoverire l’esistenza di tutti, si
espone alla deriva la convivenza
sociale e si facilita l’emarginazione
di chi fa più fatica. L’aborto e
l’eutanasia sono le conseguenze
estreme e tremende di una mentalità
che, svilendo la vita, finisce per farli
apparire come il male minore: in realtà,
la vita è un bene non negoziabile, perché
qualsiasi compromesso apre la strada
alla prevaricazione su chi è debole e
indifeso.
In questi anni non solo gli indici
demografici ma anche ripetute
drammatiche notizie sul rifiuto di
vivere da parte di tanti ragazzi hanno
angustiato l’animo di quanti provano
rispetto e ammirazione per il dono
dell’esistenza.
Sono molte le situazioni e i problemi
sociali a causa dei quali questo dono
è vilipeso, avvilito, caricato di fardelli
spesso duri da sopportare. Educare i
giovani alla vita significa offrire esempi,
testimonianze e cultura che diano
sostegno al desiderio di impegno che in
tanti di loro si accende appena trovano
adulti disposti a condividerlo.
Per educare i giovani alla vita occorrono
adulti contenti del dono dell’esistenza, nei
quali non prevalga il cinismo, il calcolo
o la ricerca del potere, della carriera o
del divertimento fine a se stesso. I giovani
di oggi sono spesso in balia di strumenti
– creati e manovrati da adulti e fonte di
lauti guadagni – che tendono a soffocare
l’impegno nella realtà e la dedizione
all’esistenza. Eppure quegli stessi strumenti
possono essere usati proficuamente per
testimoniare una cultura della vita.
Molti giovani, in ogni genere di situazione
umana e sociale, non aspettano altro
che un adulto carico di simpatia per
la vita che proponga loro senza facili
moralismi e senza ipocrisie una strada
per sperimentare l’affascinante avventura
della vita.
È una chiamata che la Chiesa sente da
sempre e da cui oggi si lascia con forza
interpellare e guidare. Per questo, la
rilancia a tutti – adulti, istituzioni e corpi
sociali –, perché chi ama la vita avverta
la propria responsabilità verso il futuro.
Molte e ammirevoli sono le iniziative in
difesa della vita, promosse da singoli,
associazioni e movimenti. È un servizio
spesso silenzioso e discreto, che però può
ottenere risultati prodigiosi. È un esempio
dell’Italia migliore, pronta ad aiutare
chiunque versa in difficoltà.
Gli anni recenti, segnati dalla crisi
economica, hanno evidenziato come sia
illusoria e fragile l’idea di un progresso
illimitato e a basso costo, specialmente nei
campi in cui entra più in gioco il valore
della persona. Ci sono curve della storia
che incutono in tutti, ma soprattutto nei
più giovani, un senso di inquietudine
e di smarrimento. Chi ama la vita non
nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a
educare i giovani a scoprire che cosa rende
più aperti al manifestarsi del suo senso, a
quella trascendenza a cui tutti anelano,
magari a tentoni.
Nasce così un atteggiamento di servizio e
di dedizione alla vita degli altri che non
può non commuovere e stimolare anche
gli adulti.
La vera giovinezza si misura nella
accoglienza al dono della vita, in
qualunque modo essa si presenti con il
sigillo misterioso di Dio.
Giornata per la Vita
Lipomo
Sabato, 4 febbraio 2012
21
Il 31 marzo sarà inaugurata la nuova struttura di accoglienza del CAV
Arrivano mamme e bambini,
così rinasce la casa confiscata
S
i sta per concludere o, forse, sta per
avere un nuovo inizio una storia
lunga più di vent’anni. E’ la storia
di una villa costruita a Lipomo
negli anni settanta, in via Rovascino al
confine con Tavernerio, confiscata dallo
Stato perché il proprietario era membro
di un’ associazione mafiosa. Un edificio
di oltre 500 mq circondato da un terreno
di quasi 4.500. Ne avevamo già parlato
sul numero natalizio del 2010 quando il
Centro di Aiuto alla Vita di Como aveva
avviato i lavori per la ristrutturazione
della struttura. A distanza di poco più di
un anno la casa è praticamente pronta ad
accogliere donne in gravidanza, e mamme
con neonati: persone che il CAV già
assiste da alcuni anni nella struttura “Casa
Lavinia” di Camerlata. L’inaugurazione,
alla presenza del Vescovo e del Prefetto, è
fissata per il 31 marzo prossimo.
“Quello che ci apprestiamo a fare – spiega
Pietro Tettamanti, presidente del CAV di
Como – non è un semplice trasferimento
da Como a Lipomo. Nella nuova casa, che
avrà un totale di nove posti, amplieremo
il servizio di accompagnamento non solo
grazie alla presenza di spazi più ampi
e di verde, ma anche alla possibilità di
avviare laboratori e attività formative.
Aspetti che dobbiamo ancora valutare nei
dettagli”. A Casa Lavinia resterà, invece,
l’asilo nido gestito dall’associazione e lo
spazio per eventuali accoglienze. “Con lo
spostamento delle donne assistite nella
nuova struttura – continua Tettamanti
- avremo la possibilità di potenziare il
nido: una delle esigenze che avvertivamo
con più urgenza per venire incontro ai
problemi delle donne che incontriamo”.
La nuova realtà rappresenta un ulteriore
passo in avanti dell’associazione nel
tentativo di migliorare il suo servizio
a favore della vita. “Forse – continua
● Molte le inizitive
organizzate dal CAV
di Mandello del Lario
Corte di Cassazione nel 1993. Dopo oltre 5
anni, nel 1999, la struttura viene assegnata
dal Demanio statale alla Guardia di
Finanza che, nel 2002, decide di restituirla
al Demanio. E’ così che con l’intervento
dell’allora prefetto di Como, Guido Palazzo
Adriano, la villa è assegnata al Comitato
Provinciale della Croce Rossa. Anche la
Croce Rossa non riuscirà, però, ad adattare
la struttura alle proprie esigenze di
intervento, data l’impossibilità di ospitarvi
le ambulanze, lasciando l’immobile
di fatto inutilizzato. Uno stallo che si
sblocca nella primavera del 2009 quando
iniziano i contatti tra la Croce Rossa e il
CAV. La firma del comodato con la CRI
è del 3 settembre 2010. “Gli interventi
di riqualificazione – spiega il presidente
del CAV di Como – hanno riguardato
sia l’adattamento della casa alle nuove
esigenze, ma anche i necessari lavori di
ripristino di una struttura inutilizzata da
oltre vent’anni”. Complessivamente sono
già stati investiti
150 mila euro, ma è
probabile che il costo
finale si attesterà
sui 250 mila. I fondi
spesi fino ad oggi
ista le necessità di garantire un costante
sono stati coperti
accompagnamento alle donne assistite (160 nel 2011)
dall’associazione che
e a i loro bambini il Centro di Aiuto alla Vita di Como cerca
attende però l’esito di
nuovi volontari disposti a mettersi al servizio dei crescenti
alcuni bandi. Resta,
bisogni dell’associazione.
però, un’ultima
Per chi fosse interessato il CAV terrà un incontro di
curiosità: cosa ne
presentazione delle attività e del progremma del corso
è stato del bunker?
per le nuove volontarie mercoledì 15 febbraio 2012, alle
Nello scantinato
15.30, al centro pastorale card. Ferrari in viale Cesare
della villa, infatti, è
Battisti 8 a Como. Per informazioni 3334911264.
presente una piccola
intercapedine
dietro una parete di
proprietaria della struttura. Proviamo
cemento armato a
allora a ripercorrere le tappe di questo
cui si accede tramite una piccola botola
lungo cammino. Tutto ha inizio il 26
azionata da un binario meccanico. E’ lì
giugno 1985 quando il Tribunale di
che, molto probabilmente, il proprietario
Como dispone il sequestro dell’immobile
nascondeva la droga oltre a potersi
a seguito di una sentenza contro il
rifugiare in caso di controlli. “Utilizzeremo
proprietario Nilo Capellato, condannato
quello spazio per conservare i detersivi e i
in primo grado per ricettazione. L’uomo
prodotti chimici, così da tenerli lontani dai
verrà poi collegato ad una più ampia
bambini”, conclude Pietro Tettamanti.
organizzazione criminale dedita al
Non c’è che dire, proprio una nuova vita.
commercio internazionale di droga. Il
sequestro è trasformato in confisca dalla
MICHELE LUPPI
AAA volonatarie cercansi
Tettamanti – il potenziamento di questi
servizi potrebbero sembrare lontani dalla
missione originaria dei CAV: offrire un
aiuto alle donne che sono intenzionate
ad abortire. Con il passare degli anni,
però, ci stiamo sempre più accorgendo
che accogliere la vita non significa solo
accompagnare le donne durante la
gravidanza o i primi mesi dopo il parto,
perché l’accoglienza della maternità passa
anche da bisogni concreti come una casa,
un lavoro o, più semplicemente, un asilo
nido a cui lasciare il bambino per poter
riprendere a lavorare”.
LA STORIA DELLA CASA
La decisione di destinare la struttura al
progetto del CAV è arrivata al termine di
un iter complesso che ha visto in primo
piano il Comitato provinciale della
Croce Rossa e l’Agenzia del Demanio
che resta, come per tutti i beni confiscati,
● Sabato 4 febbraio
un rosario in tutte le
parrocchie del Vicariato
V
● Il Centro dal 1982 è
ospite della parrocchia
del Sacro Cuore
Uno spirito sempre nuovo
per un servizio antico
D
omenica 5 febbraio si celebra
in tutta Italia la 34^ Giornata
per la Vita e anche per noi
del CAV di Mandello è un
appuntamento importante che ci vede
tutti mobilitati perché non scivoli
via, come spesso succede in tante
occasioni, ma aiuti le nostre comunità
a ripensare al valore del grande dono
che Dio fa a tutte le sue creature: la
Vita.
Anche se le iniziative sono
consolidate: animazione delle messe
in tutto il Vicariato, allestimento della
Mostra del Libro formativo, educativo
e religioso, bancarelle con multicolori
primule, fiore simbolo della Vita che
rinasce, ed esposizione di manifesti
e pieghevoli che illustrano le attività
dei Cav e del Movimento per la Vita
per dare una risposta concreta a
chi è in difficoltà per una maternità
incipiente o già al termine. Lo spirito
con cui si realizzano è però sempre
nuovo perché, come ci aveva detto
l’anno scorso il giudice Anzani in
un suo incontro, “se ami la vita, la
vita ricambia il tuo amore”, dandoti
entusiasmo e forza per diffonderla.
Quest’anno abbiamo pensato di
riservare uno spazio particolare
alla preghiera introducendo prima
della messa vespertina di sabato
4 febbraio, in ogni parrocchia del
Vicariato, la recita del Rosario per
la Vita con riflessioni mirate, prima
di ogni Mistero, e Litanie arricchite
da invocazioni specifiche a sostegno
della Vita. La motivazione di questa
novità è presto detta: anche se siamo
un’associazione non ecclesiale, noi
ci affidiamo a Lei, nostra Madre,
per stare accanto a tante madri che
a noi si rivolgono per un sostegno
e un aiuto. A questo punto viene
così spontaneo ripensare a quanto
abbiamo fatto in questo ultimo
anno, ai volti di donne, neonati,
bambini, ma anche di padri, che
hanno bussato alla porta della
nostra sede o che talvolta abbiamo
incontrato a casa loro. Noi cerchiamo
di essere sempre accoglienti, ma
anche concreti nella solidarietà e
ci sembra che il nostro modo di
operare sia apprezzato tanto che
siamo quasi sempre ricambiate col
dono dell’amicizia e talvolta con
dolci della loro cucina e persino
con oggetti del loro paese d’origine.
Per servire sempre meglio la Vita,
lo scorso autunno, sotto la guida
esperta della Dott. Pennati Antonella,
ci siamo accostati alla lettura dell’
Evangelium Vitae, testo veramente
eccezionale per un approfondimento
delle tematiche riguardanti la vita,
di cui abbiamo potuto constatarne
l’attualità, nonostante l’Enciclica sia
stata promulgata il 25 marzo 1995.
Non si può ripensare all’anno
trascorso senza ricordare che tante
persone del territorio e alcune
Ditte ci hanno gratificato con
offerte generose, unite a parole di
approvazione del nostro operato,
e di questo dobbiamo ringraziare
il Signore di cui sentiamo la
provvidenziale vicinanza. Vicinanza
e sostegno abbiamo avuto anche
dalle parrocchie e in particolare dalla
parrocchia del Sacro Cuore che ci
ospita dal lontano 1982 e che negli
scorsi mesi ci ha messo a disposizione
UN’IMMAGINE
DELLA CHIESA DEL
SACRO CUORE A
MANDELLO DEL
LARIO. IN ALCUNI
LOCALI MESSI A
DISPOSIZIONE
DaLLA
PARROCCHIA HA
SEDE IL CAV
un altro locale per un più razionale
servizio agli utenti e per eventuali
incontri. E’ difficile evidenziare gli
avvenimenti particolari dell’anno
trascorso data la molteplicità delle
iniziative sia formative e culturali
che di assistenza economica e socioeducativa, però possiamo concludere
che il bilancio per noi è positivo e fa
ben sperare per il futuro.
per il CAV
PAOLA CIAMPITTI
Giornata per la Vita
22 Sabato, 4 febbraio 2012
Morbegno. Il CAV cittadino ha festeggiato nel 2011 il primo decennio di attività
I
l Centro di aiuto alla
bambini per accompagnarle
vita di Morbegno è nato,
all’autonomia attraverso il
ufficialmente, nel 2001 ma
mutuo aiuto ed il supporto
in precedenza aveva già
di famiglie di riferimento.
operato per ventanni come
Proprio per coinvolgere
sede distaccata del CAV della
le famiglie abbiamo
provincia di Sondrio. In dieci
organizzato le “Festa per
anni sono cambiate molte cose,
la Vita” aperta a famiglie
ma il CAV ha fatto e continua
giovani con bambini e si
a fare fatica a perseguire
sono prestati i nonni a far da
l’obiettivo primario per cui i
sostegno alle mamme e ai
centri sono sorti: la tutela della
loro piccoli che mancavano
vita fin dal concepimento e la
di queste figure importanti.
prevenzione dell’Interruzione
Un cambio è avvenuto
Volontaria di Gravidanza (IVG).
anche tra gli operatori: un
Solo poche donne si sono
cambio generazionale dai
rivolte al CAV quando si sono
giovani ai meno giovani. La
trovate di fronte ad una scelta
nostra Associazione agli inizi
determinante: interrompere
dell’attività comprendeva
o portare a termine una
un gruppo di ragazze
gravidanza indesiderata.
poco più che ventenni
Molte sono arrivate al Centro
piene di entusiasmo e con
a gravidanza avanzata o con
disponibilità di tempo
bimbi nati da qualche mese.
che, via, via è diminuita
Alle volte ci assale un dubbio:
per impegni familiari e di
stiamo veramente operando
lavoro. L’entusiasmo non
secondo le finalità specifiche
è diminuito, sono ancora
per cui sono sorti i Centri di
disponibili a dare una
Aiuto alla Vita?
mano in alcune occasioni
Se contiamo i bambini nati
importanti. A coprire molti
proprio grazie al nostro
spazi sono subentrate le
Nato nel 2001, staccandosi dal Centro di Sondrio, ha visto il numero
intervento, se consideriamo
pensionate. Se da un lato
i dati degli aborti volontari
ci consola sapere che non
di nuclei famigliari assistiti raddoppiare in questi anni
abbiamo motivo di concludere
siamo un’eccezione, che il
che non stiamo operando nella
volontariato, in generale,
giusta direzione. Poi pensiamo
attraverso incontri periodici il rapporto si
10 anni in occasione della Giornata per
ha i capelli bianchi, ci
alle tante mamme incontrate in questi
è approfondito. Le mamme ci mettono tra
la Vita, allestiamo gli stands e offriamo
dispiace non riuscire, da due o tre anni
anni, accolte e accompagnate nella crescita le braccia i loro bambini e questo semplice
le primule per far conoscere le nostre
a questa parte, a coinvolgere giovani. In
dei loro bambini e ci chiediamo: questo
gesto ci ricarica e ci fa tornare la voglia di
iniziative e per raccogliere fondi e, intanto,
precedenza, accanto a volontarie esperte,
non è un importante servizio alla vita? A
continuare quando siamo amareggiate
il nostro modo di operare è cambiato e
hanno vissuto un periodo di servizio di 1-2
noi piace pensare che alcune mamme pur
per non essere riuscite a difendere
abbiamo cominciato a fare rete con altre
anni ragazze che impegnate negli studi
trovandosi in difficoltà abbiano deciso di
una piccola vita appena annunciata.
Associazioni, Enti e Servizi operanti sul
riuscivano a trovare tempo per il nostro
accogliere il loro figlio sapendo che c’è il
Col passare degli anni i nostri confini
nostro territorio. Da questa rete è scaturito
Centro. Esperienza bella e molto positiva
CAV e possono contare sul nostro sostegno
si sono ampliati, abbiamo conosciuto
un progetto finanziato dalla Regione
sia dal nostro che dal loro punto di vista.
morale ed economico. Certo la maggior
persone di tante etnie e culture diverse
Lombardia che ci ha permesso di aiutare
È necessario trovare nuove strategie per
parte si rivolge al CAV per un bisogno
che ci hanno aiutato ad allargare i nostri
in modo più significativo mamme sole con
coinvolgere altri giovani che si impegnino
di tipo economico ed è stato difficile far
orizzonti e il nostro modo di vedere la vita.
figli appena nati nell’assumere il loro ruolo
a trasmettere alcuni messaggi e a sostenere
passare il messaggio che l’erogazione di
Parallelamente alle richieste è aumentato
genitoriale e nel perseguire l’indipendenza
l’inviolabilità della vita come valore umano
un contributo è secondario alla creazione
il numero dei nostri sostenitori che con
economica.
che deve essere condiviso anche dai non
di un rapporto tra operatori e utenti
le loro donazioni ci hanno permesso
Ad altre che si trovano in questa
credenti. Come associazione abbiamo
per far insieme un tratto di cammino e
di rispondere ai tanti bisogni. Un dato
situazione dal 2010 mettiamo a
sempre cercato di comunicare questo
insieme trovare il modo per superare i
significativo: nel 2001 sono stati seguiti 35
disposizione “casa mamma e bambino”:
riconoscendo però nella Chiesa una guida
problemi. Nella maggioranza dei casi,
nuclei familiari, nel 2011 più del doppio,
un nostro appartamento che può ospitare
nell’operare per la Vita.
seppure con qualche fatica, è stato capito e
sempre in maggioranza immigrati. Da
contemporaneamente 2 mamme e 2 o 3
G.S.
10 anni per la vita
Chiavenna,
sabato
4 febbraio
una veglia
di preghiera
Il progetto punta a
formare operatori in
grado di effetturare
interventi di aiuto e
sostegno domiciliare
A
nche Chiavenna si prepara a vivere
la “Giornata della vita” e lo fa
come di consueto con la proposta,
per i due vicariati della Valchiavenna,
della tradizionale “Veglia per la vita”,
che si terrà sabato 4 febbraio alle
20.30 presso la chiesa di san Fedele in
Chiavenna. Si tratta di un appuntamento
che ogni anno invita alla riflessione
sul tema della vita, e lo fa con un
momento di preghiera accompagnato
a testimonianze, che quest’anno si
collegano al tema “Giovani aperti alla
vita”. L’invito a partecipare è rivolto
a tutti, per vivere un momento di
raccoglimento e di approfondimento.
Collegata a questa iniziativa, sarà
promossa anche una vendita di primule,
che avrà luogo sia dopo la veglia sia in
mattinata, nei pressi di p.zza Bertacchi
a Chiavenna. Il ricavato sarà devoluto
al centro “Rita Tonoli” di Traona, meglio
conosciuto come “Piccola Opera”, per
il finanziamento delle varie attività
dell’istituto, che si occupa da sempre di
bambini e ragazzi con problemi sociofamiliari e al “Centro di aiuto alla vita”
di Chiavenna, da sempre in prima linea
nella tutela della vita umana. A tal
proposito si ricorda che lo scorso mese
di aprile è stata inaugurata, in via Lena
Perpenti a Chiavenna, la nuova sede,
aperta tutti i mercoledì dalle 14.30 alle
16.30. Per qualsiasi informazione
o emergenza è attivo il numero di
telefono 331/8293408.
Sondrio, CAV e Consultorio
insieme per accogliere
Nel vicariato
Vendita di primule
per sostenere le
attività del CAV
In occasione della Giornata
per la vita il 4 e 5 febbraio, si
effettuerà fuori dalle nostre
chiese la vendita delle primule.
La veglia si terrà sabato 4
alle ore 21 nella Chiesa della
Madonna del Rosario.
La domenica 5 febbraio
sarà celebrata una Santa
Messa presso la Cappella
dell’Ospedale Civile di Sondrio.
I
l Centro di Aiuto alla Vita di Sondrio,
in collaborazione col Consultorio “La
famiglia” e con l’Ufficio di Piano di Sondrio,
ha ottenuto dalla Regione Lombardia il
finanziamento del progetto dal titolo “Insieme
per accogliere la vita” sulla Legge Regionale
23/99. Lo scopo del progetto è quello di
individuare quelle donne in gravidanza o
quelle madri che, pur avendone la necessità,
non accedono ai Servizi del territorio,
presentano difficoltà nel reperimento di
quanto necessario alla cura del neonato, si
trovano in situazioni di disagio economico
e manifestano difficoltà di integrazione a
causa della lingua, delle differenze culturali,
dell’elevato numero di figli. Bisogna tenere
presente che il distretto in cui opera il CAV di
Sondrio è situato in un territorio montano,
con la presenza di tanti piccoli paesi, con
scarsi mezzi di comunicazione che perciò
rendono difficile la fruizione dei servizi
presenti sul territorio, soprattutto alle donne,
generalmente prive di mezzi di
trasporto autonomi e a quelle
famiglie che versano in condizioni
economiche precarie.
Il CAV, attraverso le risorse fornite
da questo progetto, si ripromette
di poter formare un gruppo di
operatori in grado di effettuare
interventi di aiuto e sostegno
domiciliare, volti a a valorizzare le capacità
materne, a favorire l’utilizzo dei servizi e delle
risorse territoriali e a costruire una “rete”
attorno alle madri sole. Ove sarà necessario,
oltre alla fornitura del materiale utile alla cura
del neonato, si potrà pagare la retta dell’asilo
nido e assicurare assistenza legale. Questo
progetto ci porterà a collaborare ulteriormente
con il Consultorio “La famiglia” e con l’Ufficio
di Piano di Sondrio, rendendo più completi
ed efficaci gli interventi rivolti alle mamme in
difficoltà, in attesa di un bambino o con un
bambino appena nato. Spesso infatti, con le
sole risorse del CAV ci rendiamo conto di non
poter assicurare un aiuto sufficientemente
completo ed efficace. Anche nell’anno 2011
il CAV di Sondrio ha accolto una settantina
di donne in attesa di un bambino o con un
bambino appena nato, nella maggior parte dei
casi per motivi di grande difficoltà economica:
sono moltissimi ormai i padri disoccupati da
parecchio tempo. Le donne che si rivolgono
a noi hanno già scelto di accogliere il loro
bambino. Siamo una quindicina di volontarie,
tra cui anche alcune studentesse di scuola
superiore.
Como Cronaca
Sabato, 4 febbraio 2012 23
servizio in crisi
I tagli alle corse hanno
generato un risparmio
di 500 mila euro a
fronte di un deficit
finanziario che sfiora
gli 11 milioni di euro
Navigazione
Laghi:
scenario
difficile
S
e sul Ceresio si studia come
incrementare l’utilizzo dei
natanti al fine di togliere auto
dalle anguste strade rivierasche,
sul Lario, invece, l’Ente Gestione
Navigazione sta cercando di far
sopravvivere l’attuale servizio. I tagli alle
corse in vigore dallo scorso 16 gennaio,
infatti, hanno comportato un beneficio
in termini di costi pari a 500.000 euro a
fronte di un deficit finanziario da coprire
pari a ben 11 milioni destinati a crescere
di almeno altri 4/5 milioni a causa di
nuove disposizioni adottate dal Governo
Monti. L’esecutivo tecnico ha infatti
stabilito che le cosiddette “provviste di
bordo”, tra cui figura anche il carburante,
dal 17 gennaio scorso non sono più
esenti da IVA. Uno scenario, quindi,
drammatico come ben illustrato dai
vertici della stessa società che gestisce il
trasporto sui laghi Maggiore, di Como e
Garda in un incontro con i componenti
della Commissione Trasporti di Regione
Lombardia avvenuto la scorsa settimana
a Milano, e che potrebbe riservare
altre brutte sorprese. Infatti è
stato sottolineato come i tagli
d’esercizio sull’orario invernale
saranno in vigore fino al 31 marzo:
con aprile entrerà in vigore la stagione
estiva e nessun tipo di interventi, siano
questi tagli di corse o aumento delle
tariffe, permetterà di mitigare il deficit
di gestione. Poco da sorridere, quindi,
anche se gli ultimi giorni della scorsa
settimana permettono di scongiurare
almeno la fine anticipata del servizio di
trasporto pubblico sui laghi lombardi.
Innanzitutto la Camera dei Deputati
ha approvato un Ordine del Giorno
sulla questione Navigazione, che vede
tra i primi firmatari l’on. comasca
Chiara Braga, che impegna il Governo
a valutare l’opportunità di prorogare,
per quest’anno, un finanziamento
aggiuntivo di due milioni di euro
nonché di individuare nuove risorse per
il trasporto lacuale al fine di scongiurare
la compromissione del servizio di
navigazione, essenziale nel nostro
caso soprattutto per l’alto Lario, e di
favorire il processo di regionalizzazione.
Il secondo spiraglio di luce è arrivato
al termine di un incontro, tenuto
venerdì scorso, tra l’assessore regionale
ai trasporti, Raffaele Cattaneo, e gli
stessi vertici della società di gestione
della Navigazione in ottemperanza a
quanto lo stesso rappresentante del
Governo regionale aveva annunciato
due settimane fa in Consiglio Regionale.
Ebbene durante l’incontro sono stati
analizzati gli impatti sull’utenza
conseguenti e sono state valutate le
misure correttive per salvaguardare le
fasce di utenza pendolare di studenti
e lavoratori. E’ stata anche stabilita
la creazione di un gruppo di lavoro
congiunto per verificare la situazione
che si verrà a creare con l’introduzione
dell’orario estivo dal prossimo 1 aprile.
L’assessore Cattaneo si farà parte
attiva attraverso il confronto con il
Governo per recuperare per altra via
le risorse necessarie per mantenere
il livello quantitativo e qualitativo di
un servizio pubblico così importante.
Cattaneo ha infine sottolineato come
la regionalizzazione del servizio è la
soluzione più idonea per risolvere i
problemi della navigazione, ma da
realizzarsi previa assicurazione da parte
del Governo del necessario risanamento
tecnico-economico, che non scarichi
sulla Regione i debiti pregressi.
Novità positive, invece, sono arrivate
per ciò che riguarda la gestione
delle acque del lago. L’assessore
regionale alle Reti, Raimondi,
rispondendo ad un’interrogazione
presentata dai consiglieri regionali
comaschi Gianluca Rinaldin e Luca
Gaffuri, ha infatti annunciato che nel
2013, in virtù del nuovo sistema di
riscossione ed erogazione di canoni
per lo sfruttamento delle acque del
Lario, saranno complessivamente
59 i milioni che Regione Lombardia
distribuirà ai territori interessati
da questo fenomeno, tra cui le
province di Como e Lecco. Unico
dubbio il fatto che Regione
Lombardia ha stabilito come tali
contributi andranno erogati alle
Amministrazioni Provinciali che,
legge alla mano, l’anno prossimo
non esisteranno più. Resta quindi
il dubbio su quali enti avranno
competenza su tali somme: i singoli
Comuni? La Regione stessa? Entro
il prossimo 31 ottobre il quadro, su
questo punto, dovrebbe essere più
chiaro.
luigi clerici
Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio. Progetto “Interreg”
Mobilità
transfrontaliera
sostenibile
A
ndare al lavoro in Canton Ticino
in aliscafo o battello in 25 minuti,
invece che in 60, lasciando l’auto
in un comodo posto auto invece
di percorrere l’angusta (nonostante
l’ormai prossima apertura della
galleria di Oria Valsola), strada Regina
in direzione di Gandria. è questo lo
scenario ipotizzato dal progetto Interreg
“La via del Ceresio, mobilità sostenibile
e trasporto lacustre”, il cui studio di
fattibilità è stato illustrato nel corso
di un evento che si è tenuto la scorsa
settimana a Porlezza. Il pendolarismo
transfrontaliero di lavoratori, e in parte
studenti, tra i comuni della Comunità
Montana Valli e del Lario e del Ceresio
(37.000 abitanti, 4.000 dei quali lavoratori
frontalieri che transitano dalla dogana
di Gandria/Oria Valsola impiegati per
lo più nel settore dell’edilizia), è infatti
una realtà storica e consolidata per
questo territorio ed i problemi di ordine
viabilistico sullo stato delle strade del
territorio sono ben noti a tutti. Lo studio
“La via del Ceresio” nasce dal fatto che,
nonostante la conclusione degli ormai
prossimi interventi lungo la strada da
Presentati la scorsa
settimana i risultati
del progetto che vorrebbe
ridurre notevolmente
i tempi di spostamento tra
Porlezza e Lugano
Porlezza a Gandria, non si risolveranno
certo i problemi di sovraccarico di
traffico in direzione di Lugano: oltre
il 91% dei frontalieri, infatti, utilizza
il mezzo proprio tra le ore 6 e le ore
8 del mattino, con un costo mensile
(carburante, sosta in Svizzera quasi
completamente a pagamento) che si
aggira sui 300 euro, mentre chi si affida a
bus, moto o passaggi collettivi raggiunge
livelli infinitesimali. L’introduzione di
un servizio di trasporto pubblico su
acqua ha quindi incontrato interessanti
percentuali di gradimento. La proposta,
che collegherebbe Porlezza a Lugano
in 25 minuti con catamarani che non
creano onde, hanno basse emissioni
di rumore, è risultata particolarmente
apprezzata da studenti e lavoratrici ed
ha incontrato il favore completo di ben
il 34% degli intervistati ed il 50% del
campione ha affermato di valutare con
attenzione modi e tempi, soprattutto
riguardo la possibilità di poter godere
di un posteggio di interscambio a costi
molto contenuti e che questo non
comporti ulteriori esborsi in denaro o in
tempo. Tanto per fare qualche numero su
una quota di 1.900 frontalieri residenti a
Porlezza-Carlazzo, in ben 1.200 guardano
con favore a questa proposta, per una
domanda effettiva che supererebbe i 400
utenti al giorno, già oltre le possibilità
concrete di effettuazione del servizio.
Lo studio, ovviamente, ha anche
riguardato i costi per la sua attivazione
ed ha già evidenziato alcuni
approfondimenti che potrebbero rendere
questa proposta sempre più competitiva.
Ad esempio sensibilizzare il cosiddetto
“carpooling” tra i frontalieri nonché
la condivisione di mezzi privati, ma
soprattutto arrivare a coordinare gli orari
dei traghetti con le linee bus da e per
Menaggio. La mobilità via acqua è quindi
servizio fattibile e che in futuro potrebbe
quando mai essere necessario in quanto
è politica ormai declamata delle autorità
comunali di Lugano di limitare in modo
sempre maggiore l’afflusso di auto
private nella città. (l.cl.)
Como Cronaca
24 Sabato, 4 febbraio 2012
Montagna. Presentato il programma del Club Alpino Operaio
O
ffrire a tutti gli
il Monte Guglielmo in Val
appassionati della
Trompia, il Parco Naturale
montagna la possibilità
“Naturetum” ad Acquacalda
di praticare affascinanti
in Svizzera, il Pizzo Scalino,
attività come l’alpinismo, lo sci
al confine tra la Val
di fondo e di discesa, il trekking,
Poschiavo e la Valmalenco,
l’escursionismo, di partecipare
le Pale di San Martino con
a campeggi in splendide località
una traversata dal Rifugio
alpine e a concorsi fotografici,
Rosetta (m.2581) al Rifugio
è l’obiettivo del CAO (Club
Pradidali (m.2278), il Piz
Alpino Operaio) che venerdì
Grevasalvas in Engadina, il
20 gennaio presso l’auditorium
Pizzo Bernina, la Via ferrata
del collegio Gallio di Como ha
“Ciao Miki” una delle tre
presentato il programma delle
vie ferrate delle montagne
iniziative 2012. Ospite della
biellesi, sopra il Santuario
serata, allietata dai canti della
di Oropa, la Via dei Torchi e
Corale CAO diretta dal maestro
dei Mulini, da Villadossola
Pasquale Amico, l’alpinista
al Sacro Monte Calvario di
Anna Torretta. Nata a Torino
Domodossola, il Rifugio
40 anni fa, pluri-campionessa
Griera in Alta Valsassina.
di “Arrampicata su ghiaccio” e
Molto interessante è anche il
vice-campionessa del mondo
trekking di quattro giorni che
2006 in questa specialità,
si terrà sul Monte Amiata, in
Alla serata di illustrazione presente anche l’alpinista Anna Torretta,
gareggia in gare di “Coppa
Toscana, e quello che avrà
del mondo” di arrampicata
come scenario le grandi
pluri-campionessa di “arrampicata su ghiaccio”
su ghiaccio dal 2001 dove si è
valli glaciali del Monte Rosa,
sempre classificata tra i primi
precisamente la Valle d’Ayas
5 atleti. Per molti anni è stata
e la Valle del Lys, solchi
la migliore atleta italiana a livello assoluto.
Novecento, all’intensa attività alpinistica,
Le attività principali dei circa 700 soci del
laterali della Valle d’Aosta. Dal 30 luglio
Esercita la professione di “Guida Alpina”,
ma le inserisce nel contesto delle altre
CAO nei primi mesi dell’anno saranno la
al 25 agosto si terrà inoltre il tradizionale
ha fondato la prima scuola d’alpinismo
associazioni alpinistiche nazionali ed
settimana bianca che si terrà nel mese di
campeggio estivo in località Campertogno
femminile ad Innsbruck e il primo centro
internazionali e nel quadro delle condizioni febbraio a Plan de Corones, i corsi di sci di
nei pressi d’Alagna Valsesia. La stagione si
di formazione per l’alpinismo a Torino.
sociali e politiche della città e del territorio.
fondo e discesa, e le gite sciistiche e con le
concluderà con la consueta “Festa amici
Dal 2005 risiede a Courmayeur dove è
Anche quest’anno i nostri soci avranno la
ciaspole che avranno come meta la Cima
della montagna” presso la Capanna CAO
iscritta e lavora per la “Società Guide di
possibilità di scegliere tra un calendario
Pianchette (2158 metri) in Val Cavargna, la
a San Maurizio di Brunate. Nel mese di
Courmayeur”, prima e unica donna.
molto ricco e vario, dove ognuno potrà
Capanna Foisch in Svizzera, il Dosso Bello
maggio inizierà la prima edizione di un
“Proprio recentemente – ha detto durante
trovare quello che più si adatta al suo
in Alto Lario, l’Anello della Punta Leretta
concorso di poesia e anche quest’anno
la serata Erio Molteni, presidente del
modo di andare in montagna e alle sue
nella Valle di Gressoney, il Colle San Carlo
sono previste serate con alpinisti,
CAO – abbiamo presentato il volume di
capacità. Le iscrizioni alle varie attività si
nei pressi di Morgex in valle d’Aosta, la
conferenze e proiezioni di diapositive e
Giuseppe Vaghi dal titolo “Club Alpino
raccolgono presso la nostra sede entro il
Punta Giordani situata a 4046 metri nel
filmati sulla montagna, gare di bocce, e
Operaio di Como” che costituisce la
giovedì sera prima dell’uscita e non sono
gruppo del monte Rosa, il Rifugio Maria
soprattutto per stimolare i soci a fissare
prima ricostruzione organica della storia
richiesti particolari requisiti. E’ sufficiente
Luisa in Val Formazza e il Monte Pasquale
con l’obiettivo le vedute più suggestive che
del nostro storico sodalizio, fondato nel
possedere l’attrezzatura idonea e un
(m.3553) nel gruppo Ortles – Cevedale sul
incontrano nel loro vagare tra i monti viene
lontano 1885 a Como nel popolare borgo
minimo di preparazione fisica, soprattutto
famoso ghiacciaio dei Forni. Man mano
organizzata la trentaseiesima edizione del
di San Rocco. Basandosi su un’accurata
per l’alpinismo. Alcune attività sono già
che le stagioni proseguono inizieranno
concorso fotografico “La montagna nei
ricerca documentaria e sulle testimonianze
partite, come la scuola di sci riservata ai
le gite alpinistiche ed escursionistiche
suoi vari aspetti”. La sede del Club Alpino
giornalistiche d’epoca, il libro non solo
bambini e ai ragazzi, formata da quattro
che vedranno i soci del CAO percorrere
Operaio è a Como in viale Innocenzo XI
segue le diverse fasi della vita del CAO,
lezioni che si tengono a Splugen e la scuola l’Alta Via dei Monti Liguri dal Passo del
n.70 (interno ex Ticosa) ed è aperta ogni
dalle prime uscite pubbliche alla fine
di sci di fondo aperta a tutti che si tiene a
Turchino al Monte Penello, raggiungere
martedì e giovedì dalle ore 21.
dell’Ottocento allo sviluppo dell’inizio del
Campra”.
il Rifugio Menaggio sui Monti di Breglia,
paolo borghi
Il fascino delle vette
Pastorale universitaria. 1991: la Lituania si
stacca dall’ex Urss conquistando la libertà a forza
di preghiere e melodie popolari. Una tesi lo dimostra
La forza del canto
U
na interessante
testimonianza,
attraverso una tesi
di laurea, che rivela
come attraverso il
canto popolare il paese
sovietico abbia riscoperto
la propria identità e in
essa la forza per staccarsi
dall’impero societico
ufficiouniversita@
diocesidicomo.it,
www.facebook.com/
home.php
Don Andrea Messaggi
e l’equipe di Pastorale
Universitaria
L
’
indipendenza della Lituania: la riscoperta dell’identità nazionale
attraverso il canto popolare. È il titolo della tesi di Egle Basyte,
approdata tre anni fa a Milano dalla Lituania per studiare Scienze
Politiche in Cattolica. Egle ha realizzato una ricerca sulla storia
recente del suo Paese, staccatosi dall’ex Unione Sovietica nel 1991. Un
lavoro di analisi, il suo, nato dal desiderio di capire meglio come si fosse
giunti all’indipendenza - ancora è stato scritto ben poco a riguardo - e da
una grande passione per la musica. Il processo di liberazione (non violenta)
del Paese prese origine, di fatto, dalle tradizioni musicali locali. Detta così
sembra una bufala, ma a parlare sono i fatti. È stato proprio grazie ad una
particolare forma di resistenza in cui il canto ha avuto un ruolo di primo
piano che la Lituania è riuscita a liberarsi dall’occupazione sovietica. Tant’è
che si parla di “Rivoluzione cantata”. Ma facciamo un passo indietro.
Dopo la Seconda Guerra mondiale e le diverse occupazioni (sovietica,
nazista, quindi di nuovo sovietica) era iniziato un cinquantennio durante il
quale il governo di Mosca aveva adottato nel Paese baltico una politica volta
a reprimere le tradizioni, religiose e culturali, sulle quali poggiava l’identità
nazionale. I russi erano convinti che un individuo, staccato dalle proprie
radici, non avrebbe resistito alla propaganda statale e alla russificazione.
«Fortunatamente con la distensione krusceviana il clima di censura venne
mitigato: e così anche la letteratura, la musica e le belle arti cominciarono ad
avere dei primi spazi di libertà», dice Egle. I “Festival del Canto” (che ancora
oggi svolgono un ruolo essenziale nella salvaguardia della cultura etnica
lituana) conobbero un grande sviluppo. Nonostante fossero regolati secondo
le istruzioni del regime, diventarono il luogo in cui le tradizioni potevano
essere difese e allo stesso tempo divulgate. Negli anni 60 e 70 nacque, perciò,
un interesse particolare, pressoché di massa, per la cultura etnica, che prese
la forma di un movimento patriottico tollerato dal governo - che voleva
dimostrare che la cultura etnica, come la religione, non erano vietate a livello
ufficiale -. Venne chiamato “movimento etnografico”. La sua popolarità
si potrebbe spiegare proprio col fatto che era una delle poche forme di
espressione dell’identità nazionale che i russi avevano concesso.
Fin dall’inizio gli etnografi avevano ben chiara l’idea di rianimare la
cultura popolare e non lasciarla solo “nei libri e nei musei”. Per questo i
canti popolari venivano imparati e intonati in ogni occasione di ritrovo.
L’amministrazione pubblica tentò di arginare il fenomeno, che si stava
espandendo in maniera preoccupante, mettendo al bando alcuni tra i più
importanti circoli del movimento. Senza però riuscire a fermarne l’attività:
di continuo i “patrioti” organizzavano ritrovi, serate e concerti di musica
popolare. Spiega Egle: «Furono proprio questi ensembles folcloristici a
dare un contributo essenziale al risveglio del senso dell’identità lituana e il
patriottismo tra il popolo. E furono fondamentali per la ricostituzione dello
Stato lituano indipendente». Nessuna invenzione o forzatura, dunque: fu
attraverso l’unico spiraglio che il comando sovietico aveva lasciato libero
che cominciò la riscossa lituana. E sono tanti i fatti che lo testimoniano. Per
esempio, quanto accaduto il 23 agosto 1987, giorno della commemorazione
dei 50 anni dalla firma del Patto Molotov-Ribbentrop, il trattato che aveva
portato alla perdita della libertà lituana. Durante la cerimonia un gruppo di
dissidenti, dopo aver chiesto l’indipendenza dei Paesi Baltici, intonò l’inno
nazionale, che non veniva cantato dal 1950, da quando era stato sostituito
da quello sovietico. A seguire vennero intonati due canti alla Madonna,
uno - Marija, Marija - per affidarle il futuro, l’altro - l’Angelus - per le vittime
del patto. Altro chiaro episodio: durante la rivoluzione le truppe sovietiche
occuparono il Dipartimento della difesa, il Palazzo della stampa, la stazione
e l’aeroporto di Vilnius. Anche allora il popolo lituano si mobilitò per
difendere in modo pacifico, soltanto con la presenza fisica e senza le armi,
gli edifici più importanti, come il Parlamento o la torre televisiva. Nelle
lunghe ore di attesa, la gente recitava o cantava le preghiere. Ecco perché
si può dire, come sostiene Egle, «che fu grazie al canto che il popolo lituano
riuscì a recuperare una coscienza nazionale, senza la quale non si sarebbe
giunti all’indipendenza». Lo disse bene, allora, Petras Labanauskas, giovane
dissidente lituano: «È più difficile zittire quelli che cantano rispetto a quelli
che parlano».
Enrica Campogiani
Como Cronaca
Sabato, 4 febbraio 2012 25
Programmi. Sabato 4 febbraio, alle ore 16, presso l’Auditorium “Don Guanella”
la presentazione delle attività per l’anno in corso e del nuovo Annuario
Per Iubilantes un ricco 2012
S
abato 4 febbraio alle
ore 16.00, presso
l’Auditorium “Don
Guanella” a Como, in via
T. Grossi 18 (ampio parcheggio
interno) l’associazione culturale
Iubilantes presenterà il nuovo
Annuario e i programmi del
2012. Ospiti d’onore saranno
mons. Josè Fernandez Lago,
Canonico della Cattedrale
di Santiago di Compostela
e portavoce del Capitolo
della stessa Cattedrale e
Alessandro Cannavò giornalista
e pellegrino. L’incontro sarà
accompagnato dalle musiche
del giovane gruppo Lemon
Lime Bitter.
Dopo i saluti iniziali, verrà
illustrata una sintesi delle più
importanti iniziative dell’anno
appena trascorso: tra queste,
ricordiamo in particolare la
prosecuzione dell’impegno
per la valorizzazione dello
straordinario patrimonio
presente nell’area dell’ex OPP
San Martino con il progetto “Dai
Luoghi di Cura alla Cura dei
Luoghi”, finanziato dall’Azienda
Ospedaliera S. Anna di
Como e dalla Fondazione
CARIPLO; la partecipazione
al progetto “Sui passi di don
Luigi Guanella” proposto
dalla Provincia Sacro Cuore
dei Servi della Carità – Opera
Don Guanella in occasione
della canonizzazione del
Santo di Fraciscio; il “Viaggio
del Cuore” nell’affascinante
terra di Romania. Nel corso
dell’incontro Virginio Bettini,
dell’Università IUAV di Venezia
introdurrà brevemente il
nuovo libro “La Via Francigena
in Italia alla ricerca del
paesaggio” (Ediciclo editrice),
di prossima presentazione
a Como e a Monteriggioni
(SI), la cui produzione è stata
sostenuta da Iubilantes con il
contributo della Cassa Rurale
ed Artigiana di Cantù. Bettini,
insieme ai colleghi Leonardo
Marotta e Sara Sofia Tosi e ai
loro studenti hanno compiuto
uno speciale seminario
itinerante pluriennale sulla
molto altro ancora.
Alla presentazione, aperta
a tutti, seguirà alle ore 18.00
l’assemblea riservata ai soci,
con il rinnovo delle cariche
del consiglio direttivo e, alle
ore 20.00, la tradizionale
cena sociale (costo 30 euro,
prenotazione obbligatoria)
presso il salone Arcobaleno
della “Casa Divina Provvidenza”,
con la proiezione di immagini
del cammino Leucadense a
cura di Guido Marazzi.
Il giorno seguente, domenica
5 febbraio, alle ore 16.00,
presso il Santuario del Sacro
Cuore – Opera Don Guanella di
Como, Mons. Fernandez Lago,
canonico della Cattedrale di
Santiago de Compostela, e don
Adriano Folonaro, dell’Opera
Don Guanella celebreranno
la S. Messa annuale per
l’associazione comasca,
accompagnata dal Coro
Polifonico Pieve d’Isola diretto
dal Maestro Guido Bernasconi.
Nell’occasione verrà impartita
la benedizione del pellegrino
Ospiti d’onore:
mons. Josè
Fernendez Lago
e il giornalista
Alessandro Cannavò
Via Francigena italiana e
quest’anno concluderanno
il seminario sulla Via
Francigena europea, con
arrivo a Canterbury. Durante
questi anni hanno verificato
le condizioni ambientali,
paesistiche, religiose, culturali
e antropologiche di questo
Cammino, raccontandone e
illustrandone lo stato dell’arte.
Nel corso dell’incontro di
sabato verrà presentata anche
la nuova icona dell’Arcangelo
Raffaele, patrono dei viandanti,
che l’Associazione ha fatto
realizzare in occasione del suo
quindicesimo anno di attività.
Un ampio spazio sarà poi
dedicato alla presentazione
delle iniziative di Iubilantes
per il 2012, sempre tra cultura
e solidarietà. L’impegno
prioritario dell’Associazione
sarà dedicato alla valorizzazione
dell’antica Via Regina e al suo
collegamento con il Cammino
di San Pietro martire, già
tracciato da Cantù a Seveso, per
poi proseguire fino a Milano e
innestarsi sulla Via Francigena
per Roma. Il nuovo anno vedrà
anche la partecipazione di
Iubilantes al grande progetto
Interreg transfrontaliero
“Turismo alpino: saper fruire il
territorio in modo sostenibile”
che vede come capofila la
Comunità Montana Valli del
Lario e del Ceresio e come altri
partner italiani le Comunità
Montane Lario Intelvese e
Triangolo Lariano, il Comune
di Cernobbio e ERSAF.
L’associazione si occuperà dello
studio e della presentazione
web di sette nuovi percorsi di
Torna la “Discoteca
del silenzio”
S
abato 4 febbraio presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como, si terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica notturna
proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G.).
L’inizio è alle ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa presieduta da don Emanuele Corti, responsabile della Pastorale Giovanile diocesana, cui seguirà l’esposizione
del SS. Sacramento e l’animazione con
preghiere, canti, lettura di brani di don al sito internet http://www.
Guanella e di frasi tratte dalla Parola di sacrocuorecomo.it.
Dio. Alle 24.00, il Rosario per le fami- Domenica 5 febbraio proseglie e poi il silenzio, la meditazione e gue inoltre l’iniziativa, semla preghiera personale, fino alle 4.00 pre proposta dal Centro Guadella domenica mattina. Sarà presen- nelliano di Pastorale Giovanile,
te il gruppo “Giovani e Riconciliazio- della “Domenica della Carità”,
ne”, che attraverso una meditazione sul un momento di incontro con gli
Vangelo della Domenica, proporrà un ospiti della RSA “Don Guanella”
modo diverso di prepararsi a vivere la di Como e la celebrazione insieme dell’Eucaristia domenicale
Riconciliazione.
Chi non potesse partecipare di persona delle ore 10.15 presso la cappelalla Discoteca del Silenzio, può seguir- la interna alla struttura (con enla via radio dalle ore 21.00 del sabato trata da via Guanella), seguita
hiking urbano sul territorio
tramite il proprio sito www.
camminacitta.it, realizzato
in collaborazione con la
sezione Comasca dell’Unione
Italiana Ciechi ed Ipovedenti;
inoltre dedicherà ai principali
monumenti del Lario e delle
Valli un approfondimento
attraverso la propria collana di
guide monografiche trilingui
“Percorsi di arte, fede e storia”,
rileggendoli non solo dal
consueto punto di vista storico
e artistico, ma anche attraverso
quello, più sentito e più “vero”,
del legame con il territorio
e le comunità. E poi ancora
l’intensificarsi degli sforzi per il
recupero della vecchia ferrovia
Grandate – Malnate come green
way, la prosecuzione degli
interventi di valorizzazione del
parco dell’ex OPP San Martino,
da luogo di dolorose memorie
a luogo di “ben-essere” per
la città, il nuovo “Viaggio del
cuore” 2012 nei Paesi Baltici e
Tra le attività da
segnalare l’impegno
per la valorizzazione
dell’area ex ospedale
psichiatrico
e verranno ufficialmente
consegnate le credenziali agli
aspiranti pellegrini presenti.
Al termine della Messa verrà
solennemente benedetta
anche la nuova icona dedicata
all’Arcangelo Raffaele, che
verrà affidata in consegna al
Santuario del Sacro Cuore ed
esposta nella cappella iemale.
Per informazioni e prenotazione
della cena: Iubilantes, via
Giuseppe Ferrari 2, Como;
tel. 031.279684; oppure
347.7418614; fax 031.2281470;
e-mail iubilantes@iubilantes.
it; sito internet: www.iubilantes.
eu.
silvia fasana
Il Movimento
apostolico ciechi
riprende l’attività
S
dall’aperitivo e da canti. L’invito a partecipare è rivolto a tutti. Il ritrovo è alle 9.45 presso la
cappella. Per informazioni ci si
può rivolgere alla segreteria del
Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, via L. Guanella, 13
Como; tel. 031.296783; e-mail:
[email protected].
appiamo tutti che
spesso le difficoltà,
anziché essere un
ostacolo, diventano un
trampolino di rinnovato
slancio. La fortunata
circostanza è toccata ai soci
del MAC di Como che hanno ripreso gli incontri domenica 22
gennaio, nell’accogliente sede dell’Istituto don Guanella. In questa
rinnovata volontà missionaria siamo stati spronati dallo storico
assistente nazionale, don Gianni Brusoni,che ci ha richiamati
alla fedeltà ai valori fondanti del Movimento. Confortante è
stata la presenza di 20 soci, pronti a offrire il loro contributo di
idee e di aiuto operativo. Dopo la nomina per acclamazione di
alcuni componenti del Consiglio Direttivo, in sostituzione di due
dimissionari, abbiamo progettato le prossime attività per il mese
di febbraio: il 2 febbraio, alle ore15.30, parteciperemo alla liturgia
della luce, presieduta dall’assistente diocesano, don Giorgio
Pusterla, presso la chiesa di S.Cecilia; il 16 febbraio, sempre alle
ore 15.30, si terrà una lotteria per festeggiare il Carnevale, presso il
Centro Pastorale. Attendiamo numerosi i soci.
Como Cultura
26 Sabato, 4 febbraio 2012
È
difficile condensare in limitate
parole l’ampiezza e la profondità
della relazione pronunciata
dall’ing. Damiano Cattaneo, figlio
di Cesare. Con felice scelta di metodo
il relatore ha introdotto i presenti nel
vivo della estetica cara al padre: “È Dio
il vero tema”, proiettando una serie di
diapositive riproducenti immagini di
architetture coerenti con la tesi; da quelle
megalitiche,sparse nelle regioni europee
abitate nei millenni avanti Cristo,fino ai
giorni nostri, ancora debitori del contributo
della stagione del “razionalismo” (si pensi
all’iniziatore Sant’Elia) comasco ed europeo
in generale. Cesare Cattaneo, nato nel
1912 e scomparso nel 1943 a Como, all’età
di 31 anni, si era laureato in architettura
nel 1935 al Politecnico di Milano. Sia
prima che dopo la laurea ha svolto una
imponente ed incredibile attività culturale e
professionale, nell’ambito di vaste amicizie
e collaborazioni. Da ricordare, in primis,
Franco Ciliberti, filosofo e storico delle
religioni, Mario Radice, pittore astrattista e
co-disegnatore di progetti di chiese, Manlio
Rho, pure pittore come Radice, Giuseppe
Terragni, Pietro Lingeri, architetti, ed altri
colleghi o studiosi di varie discipline.
Proprio nei decenni in cui era egemone
l’idealismo di Benedetto Croce o l’attualismo
di Giovanni Gentile, Cattaneo elaborò una
estetica “realista” nella quale ricongiunse
estetica ed etica, separate da Croce. Per
Cattaneo il male ed il vizio dividono e
distruggono, mentre il bene e la virtù
armonizzano e uniscono, creando il “bello”
che è lo scopo dell’artista. Conciliazione
che anticipò il Magistero di futuri Pontefici,
come Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto
XVI (se ne legga il discorso agli artisti,
nel libro che correda questo articolo).
Elementi essenziali della sua ricerca, sfociati
nell’opera, sono il primordialismo, la
polidimensionalità, l’umanesimo, l’estetica
realistica e l’etica cattolica.
Per primordialismo si deve intendere la
credenza in una “realtà primordiale” da
cui è scaturito l’universo e che illumina e
orienta l’intera umanità. In questo senso
l’ambiente dell’uomo è pervaso di religiosità.
Non solo i templi o le chiese, in cui si celebra
espressamente la tensione verso il “Sacro”,
ma anche nelle abitazioni delle famiglie,
nelle quali non può mancare un “centro”
religiosamente orientato. In generale in ogni
luogo disegnato e frequentato dall’uomo.
Per polidimensionalità si intende la
necessità di realizzare una perfetta armonia
tra tutte le dimensioni delle architetture che
servono alle funzioni umane,che,come si
deduce dal primordialismo, si incentrano
o comprendono anche la dimensione
religiosa. Nell’edificare una chiesa ,ad
esempio, l’architetto deve dare luogo ad
una sintesi superiore,che tenga conto di
più elementi. Tra questi, ovviamente, è
dominante la tensione dell’animo umano
verso il Trascendente.
L’Umanesimo di Cesare Cattaneo mi
sembra coincidere con l’ “Umanesimo
Integrale”, di J.Maritain, in cui Natura e
Sopranatura si fondono in un intero, che
non elimina le distinzioni, le quali, però,
“Cesare
Cattaneo
e il sacro”
all’Ucid
Alla serata, lo scorso 16
gennaio, era presente
Damiano, il figlio del noto
architetto figura di spicco
della seconda generazione
del razionalismo comasco.
Il figlio ha condotto i
presenti nel vivo dell’estetica
cara al padre, introducendo
la pubblicazione intitolata:
“è Dio il vero tema”
Nato a Como nel 1912
e scomparso all’età di
31 anni, Cesare si era
laureato in architettura
nel 1935 al Politecnico
di Milano. Sia prima
che dopo la laurea ha
svolto una imponente
ed incredibile
attività culturale
e professionale,
nell’ambito di
vaste amicizie e
collaborazioni. Tra i
frutti del suo pensiero
l’elaborazione di una
estetica “realista” nella
quale ricongiunse
estetica e etica
di Attilio Sangiani
sono possibili come esercizio meramente
intellettuale.
Quanto all’Etica Cesare Cattaneo si rifà,
senza titubanze,a quella del Magistero
cattolico della tradizione. Per lui, in
sintesi, l’opera d’arte ha la funzione
di tentare di offrirci una immagine di
Dio. Partendo dalle cose della nostra
esperienza quotidiana, dall’armonia
che le illumina, per risalire verso Dio.
Concezione di base è quella,secondo la
quale è sufficiente mettersi in ginocchio,
anche solo mentalmente, per comprendere
che l’infinito, Dio, è irraggiungibile
perfettamente su questa terra e che l’uomo,
da Adamo in avanti,non ha altra sete se
non quella rivolta all’Infinito (fuori dallo
spazio) ed alla Eternità, (fuori dal tempo).
Due vocaboli che definiscono in modo
abbreviatissimo Dio. Tra le diapositive
proiettate e illustrate da Damiano Cattaneo
ci sono stati anche “L’Infinito” di Leopardi,
che ben esprime lo stato d’animo del poeta
il quale, oltrepassando l’ostacolo che gli cela
l’ultimo orizzonte, “naufraga” nell’infinito,
e il celebre “Mi illumino d’immenso” di
Ungaretti.
I
l libro, di cui si riproduce il frontespizio,
dal Titolo: “È Dio il vero tema Cesare
Cattaneo e il sacro”, è curato da
M.A.Crippa e D.Cattaneo, pubblicato
da Archivio Cattaneo Editore in
Cernobbio, 2011. Autori vari: M.A.Crippa,
Natale Spineto, Mario Di Salvo, Elena
Pontiggia,Damiano Cattaneo,Valerio
Salvatore Severino. Sono riportati scritti
di Cesare Cattaneo,Franco Ciliberti,
S.S.Benedetto XVI.
❚❚ In preparazione il nuovo Tomo della storia di Como della Società Archeologica Comense
Dalla conquista romana alla caduta dell’impero
L
a Società Archeologica Comense informa che è in avanzata fase di realizzazione il Volume PRIMO, Tomo II della Storia di Como “ Dalla conquista romana alla
caduta dell’impero ( 196 a.C. – 476.d.C. )”.
Il volume è dedicato alla memoria del prof.
Giorgio Luraschi che a quest’opera ha dedicato la sua ultima fatica.
L’Indice del volume è il seguente:
Giorgio Luraschi, Storia di Como romana:
vicende, istituzioni, società;
Isabella Nobile De Agostini, Como romana.
Le testimonianze archeologiche;
Furio Sacchi, Como romana: gli aspetti monumentali della città e del suburbio;
Stefano Maggi, L’urbanistica di Como
romana;
Fulvia Butti Ronchetti, Archeologia del territorio: romanizzazione e primi secoli;
Isabella Nobile De Agostini, Archeologia del
territorio: la tarda età imperiale;
Rodolfo Bargnesi, Aspetti dell’organizzazione del territorio in età romana;
Antonio Sartori, Le pietre e la storia;
Claudio Moreschini, Plinio il Vecchio;
Claudio Moreschini, Plinio il Giovane.
Fulvia Butti Ronchetti, Romanità in Canton Ticino, una breve sintesi;
Saverio Xeres, Le origini del cristianesimo
nella città di Como ( sec. IV – V )
Il volume di oltre 400 pagine in ricca veste editoriale e numerosissime illustrazioni anche a colori verrà messo in vendita nel corso della primavera al prezzo
di € 100,00.
È possibile prenotarlo entro il 10 febbraio
p.v. con lo sconto del 30% rivolgendosi alla Società Archeologica Comense – piazza
Medaglie d’Oro, 6 - 22100 COMO –
(Info @ archeologicacomo.org) – Tel. e fax
031-269022.
Vasetto da Verano, a sinistra (g.c. Museo di Biassono, dott. Arslan) quasi identico ad uno da Camerlata,
sopra (da Uboldi 1993, p. 76).
Mappa della città di Como rilevata nel 1722 (da Larius).
Il mosaico ritrovato nel 1908 in via Perti angolo via Vittorio
Emanuele e conservato presso il Museo Giovio.
Miliario romano rinvenuto presso S.
Carpoforo.
Como Cultura
Sabato, 4 febbraio 2012 27
Insediati grazie ai familiari del futuro Papa. I primi passi nel maggio 1641
I carmelitani
scalzi a Como
Il definitorio generale
della Congregazione decretò
l’istituzione di una comunità
nella città lariana.
Già nel luglio di quell’anno
si benedisse la chiesetta
provvisoria in via Borgovico
N
el giugno del 1640 il padre
provinciale dei carmelitani
scalzi di Lombardia, recandosi
dal convento di Milano al
“santo deserto” di Cuasso al Monte,
accompagnato dal primo definitore
(cioè vicario) della provincia, frate
Francesco del SS. Sacramento, fece
tappa a Como in casa del signor Lucini
Passalacqua, che del primo definitore
era fratello. Lì i due frati maturarono
l’idea di fondare un convento presso
la città e la comunicarono al nobile
ospite e a i suoi amici. L’ambiente era
sicuramente favorevole, anche perché
ben due fratelli militavano tra gli scalzi,
padre Francesco (battezzato nel 1598
come Giovanni Battista Gerardo)
e padre Lorenzo di S. Abbondio
(battezzato nel 1600 come Claudio).
Dunque i nobili signori amici e parenti
della famiglia assicurarono il loro favore
e il loro aiuto. Il primo maggio dell’anno
seguente il definitorio generale della
congregazione italiana dei carmelitani
scalzi decretò l’istituzione di una
comunità nella città lariana e da questo
momento le cose procedettero a ritmo
vertiginoso (considerata l’epoca).
Persino le altre comunità religiose
maschili insediate in città concessero
il loro nulla osta. I religiosi avevano
l’appoggio, ovviamente, del fratello
di padre Francesco, ma anche del
suo cugino Nicolò Odescalchi, del
cognato di Nicolò, Alessandro Erba, di
Giovanni Cesare del Pero, Pietro Paolo
Raimondi, Baldassarre Lambertenghi
e di vari altri signori. Così in luglio si
venne all’acquisto di quello che era
stato il Giardino di Girolamo Borsieri
in Borgo Vico e già il 13 agosto il padre
provinciale poteva benedire la chiesetta
provvisoria, ricavata da due locali a
pianterreno, in cui lo stesso giorno
il vescovo Carafino celebrò la prima
Messa. Nei primi giorni i dodici religiosi
destinati al convento (intitolato allo
Spirito Santo) furono ospiti del signor
Lucini Passalacqua, ma poi vollero a
tutti i costi sistemarsi nella loro sede.
In questa fase di precarietà molti aiuti
vennero dal detto fratello di padre
Francesco, ma anche dai signori Nicolò
e Carlo fratelli Odescalchi ( provviste
di burro e olio, e pane e vino ed ogni
altra cosa necessaria, e in più 200 scudi
in contanti) , che sapevano di far cosa
molto gradita a padre Francesco. Costui
fu il vero promotore e benefattore del
convento dello Spirito Santo: il cronista
carmelitano quantificava in 1200 scudi
le offerte inviate in più volte, senza
contare tre corpi di Santi Martiri, il dito
di S. Teresa, il frammento del mantello
di S. Giuseppe, due candelieri d’ambra
(donatigli dall’imperatore Ferdinando
III), pianete intessute d’oro, un piviale
di broccato, altre suppellettili preziose,
pitture, molti libri.
Nel giro di quattro anni venne compiuto
il convento, poi mise mano alla chiesa,
che risultò un’opera più dispendiosa
ma anche di maggior prestigio per
la comunità. Agli Odescalchi padre
Francesco era legato da parentela
stretta: sua madre era Septizia figlia di
Costantino, quindi zia del futuro Papa:
il quale in una particolare circostanza
( dicembre 1643) fu a chieder consiglio
all’austero e autorevole cugino, per un
incarico assai difficile, ed il consiglio
seguito gli diede poi vanto di persona
molto assennata. Si trattava di accettare
la designazione a commissario
straordinario fiscale nella Marca, in un
momento di grave penuria, nel quale il
prelato Odescalchi avrebbe dovuto far
uso di qualità non comuni: e questo in
effetti avvenne, probabilmente anche
grazie al disinteresse da parte sua per
i vantaggi immediati che l’incarico
gli aveva consentito. Probabilmente i
due si frequentarono anche negli anni
seguenti, in cui padre Francesco rimase
prevalentemente a Roma, in S. Maria
della Scala (al 1650 al ‘53 fu p. generale).
Del resto Benedetto Odescalchi, da
Cardinale e da Papa, continuò ad avere
un rapporto abbastanza stretto con i
carmelitani scalzi.
mario longatti
❚❚ Il programma del mese di febbraio
Musei Civici: un calendario ricco di proposte
M
etti un pomeriggio al Museo…. I Musei
Civici di Como anche quest’anno hanno
preparato un ricco calendario di proposte rivolte a bambini e ragazzi anche al
di fuori dell’ambito scolastico. Spiega Benedetta
Cappi, responsabile dei servizi educativi: «Da molti anni i nostri Musei offrono una serie di occasioni
per avvicinare i più piccoli al Museo, facendolo apparire ai loro occhi un luogo familiare, attraente e
divertente. Accanto alla nostra iniziativa principale, la “Scuola-Museo”, destinata ai gruppi scolastici
di ogni ordine e grado, abbiamo anche avviato un
programma di pomeriggi tematici, in genere di sabato, che permetteranno ai singoli bambini (non
inseriti in gruppi classe) di sperimentare molteplici attività, divertendosi e imparando cose nuove. Il
punto di partenza saranno, come sempre, le nostre
collezioni museali, in grado di stimolare nei bambini curiosità ed emozioni, base imprescindibile
per guidarli alla comprensione del passato e alla
scoperta delle proprie radici culturali». Ecco il pro-
gramma per il mese di febbraio:
Sabato 4 febbraio presso il Tempio Voltiano, dalle
ore 15.00 alle 16.00, attività per famiglie “Caccia
all’indizio!”.
Sabato 11 febbraio presso la Pinacoteca Civica,
dalle ore 15.00 alle 16.00, laboratorio creativo
per bambini dai 7 agli 11 anni “Tesori di vetro”.
Sabato 18 febbraio presso la Pinacoteca Civica,
dalle ore 16.00 alle 17.00,
laboratorio creativo per bambini dai 4 agli 8 anni “Animali in
maschera”.
Sabato 25 febbraio presso il Museo Archeologico,
dalle ore 15.00 alle ore 16.00,
laboratorio
per bambini dai 6 ai 10 anni “Tutti pazzi per il
microscopio!”.
I laboratori sono gratuiti; l’iscrizione è comunque
obbligatoria, meglio se con un certo preavviso (saranno ammessi i primi quindici bambini in ordine
di iscrizione), telefonando alla segreteria dei Musei, tel. 031.252550, da lunedì a venerdì dalle 9.30
alle 12.30. (s.fa.)
N
filarmonica
cittadina
a. volta: il ritorno
uova vita per la
Filarmonica cittadina “A.
Volta 1890” di Como, che
ha deciso di rilanciare la sua
attività dopo le difficoltà che
l’avevano contraddistinta negli
ultimi mesi al punto di portare
alla sua sospensione.
Nell’ambito di una recente
riunione del consiglio direttivo
i consiglieri e il presidente Pro
tempore Pierluigi Gorla hanno
individuato delle soluzioni che
consentiranno la ripresa delle
prove e la presenza concreta
della Filarmonica “A. Volta”
ai prossimi appuntamenti, a
cominciare dalla processione
del Venerdì Santo al SS.
Crocifisso e alle cerimonie
del 25 aprile legati alla Festa
della Liberazione. “Non
sono mancati in questi mesi
di sospensione – fa sapere
la Filarmonica in una nota
- l’attenzione, l’affetto e la
passione della cittadinanza
per la “sua” Filarmonica.
Anche tante altre espressioni
della vita culturale e musicale
presenti nel territorio
comunale, hanno fatto sentire
il proprio interessamento alla
ripresa della Filarmonica, la
cui attività è sentita come un
patrimonio da non disperdere.
Questi i motivi che hanno
indotto il consiglio direttivo a
comunicare ai tanti amici, alle
istituzioni, alle associazioni, ai
volontari-musicanti la decisione
di riprendere con il consueto
entusiasmo e passione”.
La presenza della Cittadina
risale al 1871, anche se nella
propria sigla vi è la data del
1890, data della fusione di due
preesistenti Corpi Musicali in
città.
Per informazioni e le adesioni
alla Filarmonica sono
disponibili il Presidente pro
tempore Pierluigi Gorla (031300262 e cell.331-6872800)
e il tesoriere Natale Cavadini
(347-1558951).
28 Sabato, 4 febbraio 2012
Como Cronaca
■ Veglia di preghiera presso i frati di Cermenate il 7 febbraio
Lomazzo: i 10 anni del Centro d’Ascolto Caritas
I
l 24 febbraio 2002 veniva inaugurato a Lomazzo il Centro di Ascolto Caritas. Fu voluto
dalla Zona Pastorale Bassa Comasca come
opera segno, frutto del Congresso Eucaristico Zonale dell’ 8 giugno 1197.
Il progetto si realizza grazie alla disponibilità di
don Serafino Barberi che lo sostiene e mette a
disposizione i locali della parrocchia di S.Siro in
Lomazzo. Con lui tante persone hanno offerto
tempo, competenze e lavoro perché questo “sogno” si realizzasse.
Il Centro di Ascolto Caritas è stato dedicato a
don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta, Ruvo,
Giovinazzo e Terlizzi, presidente nazionale di
Pax Christi, morto prematuramente a 58 anni,
il 20 aprile 1993. La sua scelta pastorale, vissuta sull’opzione radicale per gli ultimi, il suo impegno per la promozione della pace, della non
violenza, della giustizia e della solidarietà, lo rendono, ancora oggi, dopo la sua morte, fra i più
audaci profeti del nostro tempo. All’ingresso del
Prealpi
Lo scorso 22 gennaio, erano presenti tutti i membri
dei consigli pastorali e dei gruppi presenti nel vicariato
Da Olgiate Comasco
il via al sinodo vicariale
D
omenica 22 gennaio
si sono trovati, sotto
la guida del vicario
Episcopale Mons. Italo
Mazzoni, tutti i membri
dei consigli pastorali
parrocchiali e parecchi
rappresentanti dei gruppi e
delle associazioni presenti
sul territorio del vicariato
di Olgiate Comasco (
parrocchie di Olgiate
Comasco, Maccio, Civello,
Gironico, Parè e Drezzo).
Il Vescovo alla fine della
visita Pastorale così ci
esortava: “ Chiedo di
promuovere la celebrazione
di un piccolo sinodo
Vicariale nel quale mi
rappresenterà, sia per la
Notizie flash
■ Solzago
Osservazione
della luna con
gli “Astrofili Lariani”
Venerdì 3 febbraio, alle ore 21.15,
presso il Centro Civico “Borella”
di Solzago, in via Liberazione 5,
il Gruppo Astrofili Lariani propone
un’osservazione della luna dal cortile
del Centro Civico, alla scoperta della
geografia della Luna e delle meraviglie
del cielo invernale. Sarà un’ottima
occasione per fare uno “star test”
con lezione di geografia celeste “sul
campo”, grazie alla consulenza degli
esperti del GAL, sui telescopi portati da
soci e simpatizzanti. L’ingresso è libero.
Per informazioni, la sede del Gruppo
Astrofili Lariani si trova in via
Liberazione 5 a Solzago di Tavernerio,
presso il Centro Civico “Borella”; tel.
328.0976491 (dal lunedì al venerdì
dalle 9 alle 21); e-mail: info@
astrofililariani.org; sito web: www.
astrofililariani.org.
■ Milano
il 12 febbraio visita
al Museo d’arte antica
del Castello Sforzesco
Il cammino coinvolge
le parrocchie
di Olgiate, Maccio,
Civello, Gironico,
Parè e Drezzo
preparazione che per la
celebrazione, il Vicario
territoriale. Radunerete
tutte le persone che negli
incontri abbiamo definito
comunità apostolica.
Insieme deciderete come
e in quali tempi attuare le
proposte che vi ho indicato”.
Le proposte del Vescovo da
lui chiamate “ indicazioni
pastorali” sono raggruppate
in cinque ambiti: (1)
anno liturgico e catechesi
dell’iniziazione cristiana, (2)
il matrimonio e la famiglia,
(3) la pastorale giovanile e
gli oratori, (4) la formazione
dei laici e l’Azione Cattolica,
(5) la “ pastorale integrata”.
Dopo la preghiera
vespertina cantata in
Chiesa, i lavori veri e propri
si sono svolti nel teatro
Aurora. Si sono aperti con
un’introduzione generale
sul senso del “ Sinodo” e sul
Centro di Ascolto troviamo una sua frase:
“ Siate credenti per fede, sarete credibili per la
speranza, ma sarete creduti soltanto per la carità
che testimoniate.”
In questi dieci anni di vita dal Centro di Ascolto
sono passate più di 1200 persone, stranieri ed
italiani.
I numeri pur significativi, però, non riescono ad
esprimere compiutamente il significato profondo
dell’incontro che avviene in Centro di Ascolto.
Ogni numero ha alle spalle una storia rappresentata da famiglie, bambini, situazioni complesse
che richiedono accoglienza, incontri, colloqui,
discernimento, attenzione. È un’umanità che ha
portato con sé bisogni, problemi, ma anche gioie
e speranze.
Per ricordare tutto questo e consegnarlo nelle
mani di Dio è stata organizzata una Veglia di Preghiera presso la Comunità Francescana di Cermenate per martedì, 7 febbraio alle ore 21.00.
Tutti sono invitati.
percorso che ha preparato
quest’assemblea conclusiva;
un rappresentante per
ciascuna delle cinque
commissioni ha poi
presentato le proposte
sintetizzate nel documento
finale; don Italo le ha
approfondite, facendone
emergere i significati
più veri; a conclusione
di un breve dibattito e
dopo aver accolto alcune
modifiche lì emerse, tutte le
proposte sono state votate
dall’assemblea. Il Consiglio
Pastorale del vicariato
dovrà ora riprendere il
testo votato, valutare con
attenzione le priorità delle
proposte da tutti condivise e
aiutare le singole comunità
parrocchiali ad attuarle con
impegno e serietà.
Ci sembra importante
sottolineare che la
preparazione e la
celebrazione di questo “
sinodo” è stata una vera
esperienza di Chiesa
una condivisione ed un
confronto tra laici, sacerdoti
e consacrati con uno stile
di servizio e premura per
la crescita delle nostre
comunità parrocchiali;
in questo modo abbiamo
portato a compimento la
visita Pastorale del Vescovo,
facendo diventare le sue
direttive scelte concrete.
Il “ Sinodo” ora ci spinge in
avanti e con grande fiducia
ci impegniamo a continuare
a lavorare con questo stile di
comunione e condivisione.
E’ sempre difficile lasciare
le tradizioni e le abitudini
acquisite per incamminarsi
verso qualche cosa di
nuovo; eppure se crediamo
che la Chiesa è spinta
dal soffio dello Spirito,
non possiamo fermarci:
tenendo viva la memoria
del passato dobbiamo
maturare nel discernimento
per conoscere e riflettere
sul presente ed essere
volti verso il futuro ,
accettare le nuove sfide
che troviamo sul nostro
cammino, affrontarle
con serietà ed anche con
serenità. Il fatto che le
singole proposte ( alcune
veramente impegnative)
siano state votate e, quindi,
condivise da tutti, permette
di sperare che il cammino
sia serio, deciso, coraggioso,
incarnato nella storia degli
uomini e delle donne che
come Chiesa vogliamo
servire annunciando e
testimoniando il Signore
Gesù ad ogni persona.
Alcuni membri del consiglio
vicariale
Alcuni membri
del consiglio vicariale
“Rosso Cobalto” e l’Associazione
Culturale “Mondo Turistico” organizzano
per domenica 12 febbraio una visita
guidata al Museo d’Arte Antica presso
il Castello Sforzesco di Milano.
L’appuntamento è fissato per le ore
13.45 a Milano, davanti all’ingresso del
Castello Sforzesco (torre del Filerete).
Costruito a partire dalla metà del
secolo XIV nel cuore della città
antica per volontà dei Visconti,
successivamente ampliato e rinforzato
a più riprese fino a diventare una
vera fortezza, il maestoso Castello
Sforzesco, luogo per lungo tempo di
una splendida corte, è oggi uno dei
simboli più noti e più amati di Milano,
oltre che sede di prestigiosi musei
cittadini. Tra questi il Museo d’Arte
Antica che, oltre a conservare l’ultimo
capolavoro di Michelangelo – la Pietà
Rondanini –, rappresenta uno dei più
noti casi di studio della museologia del
secondo dopoguerra.
La quota di partecipazione è di 12
euro per i soci, 13 euro per i non soci
(ingresso, prenotazione e servizio
guida inclusi). Per informazioni e
prenotazioni (obbligatorie entro
mercoledì 8 febbraio): Mondo Turistico,
tel. 0344-30060; 339-4163108; e-mail:
[email protected].
Como Salute
Sabato, 4 febbraio 2012 29
Bosisio Parini. Inaugurati, nei giorni scorsi, presso l’IRCCS “E. Medea”
dell’associazione “La Nostra Famiglia” i nuovi spazi del Centro di Riferimento
Regionale per l’Ipovisione in età evolutiva. Nel 2010 6571 prestazioni erogate
Ipovisione: una rete regionale
L
a nascita di una
rete regionale
per l’ipovisione.
Nei giorni scorsi
sono stati inaugurati
presso l’IRCCS “E.
Medea” di Bosisio Parini,
dell’associazione “La Nostra
Famiglia” i nuovi spazi
del Centro di Riferimento
Regionale per l’Ipovisione
in età evolutiva, dove
operano 4 neuropsichiatri,
3 oculisti, 3 riabilitatori,
un assistente sociale, uno
psicologo e 2 pedagogisti.
Il Centro effettua
valutazioni diagnostiche
e funzionali, formulazioni
di indicazioni riabilitative,
attività riabilitativa, centro
ausili, attività di ricerca e
formazione. Nel 2010 ha
preso in carico 466 pazienti
ipovedenti, per un totale di
6.571 prestazioni.
I nuovi spazi del Centro
Ipovisione sono stati
ristrutturati grazie alla
campagna di raccolta fondi
“Facciamo crescere insieme
l’ospedale amico”, attivata
per la ristrutturazione
dell’intero 4° padiglione nel
quale è ubicato il Centro:
“fino ad oggi abbiamo
raccolto 2.574.617,00
euro, pari al 51,49% della
cifra necessaria alla
ristrutturazione – afferma
soddisfatto Giovanni
Barbesino, responsabile del fund raising
del Medea -. Non mi stancherò mai di
ringraziare quanti ci hanno sostenuto:
si tratta di 5 fondazioni, 20 associazioni,
40 aziende e 2000 persone. È un regalo
prezioso per tutti i bambini di cui ci
prendiamo cura”.
“Le organizzazioni sanitarie sono
chiamate oggi ad affrontare la sfida
delle patologie croniche: tra queste,
le malattie neuroftalmiche, che
portano a ipovisione o cecità”, queste
le parole di Grazia Conforti, direzione
Generale Sanità-Regione Lombardia,
in apertura dell’incontro pubblico
“Ipovisione in età evolutiva: servizi
in una rete regionale integrata”, che
si è tenuto all’Istituto Scientifico e ha
accompagnato l’inaugurazione dei
nuovi spazi del Centro. “E’ importante
parlare di rete tra gli enti territoriali – ha
continuato la Conforti - La Legge 284
del 1997 istituisce i Centri specializzati
per la riabilitazione visiva. In Lombardia
ne esistono 12 di cui solamente 2
(Medea e Mondino) sono dedicati alla
riabilitazione dei bambini”. Da qui
l’importanza di favorire la circolazione
delle informazioni e la collaborazione
tra i diversi attori: famiglie, associazioni,
scuola e servizi, in particolare i servizi
provinciali per disabili sensoriali, come
hanno sottolineato i referenti delle
province di Sondrio (Lucia Angelini),
di Lecco (Marilanda Failla Daccò),
di Varese (Gabriella Dotti), di Como
(Bruno Venturini) e di Monza e Brianza
(Rosaria Volpe).
“Bisogna sempre partire da una
diagnosi clinica precisa ma non
ci si può limitare a questa – ha
annunciato Renato Borgatti,
primario dell’Unità operativa di
Neuropsichiatria dell’età evolutiva
del Medea e responsabile del Centro
-. Per una rete regionale integrata
è importante integrare gli aspetti
medici e riabilitativi con quelli
di assistenza ed educazione da
svolgere sul territorio di pertinenza.
Il primo passo per favorire questa
integrazione è un portale dedicato
(consultabile dal sito www.emedea.
it), al quale partecipano i servizi e le
associazioni di cinque province che
operano nel campo dell’ipovisione.
Puntiamo infatti ad un intervento
capillare, che aiuti le famiglie e le scuole ad
affrontare il problema. Vista l’attuale crisi
economica, dobbiamo cercare di utilizzare
al meglio le risorse disponibili”.
All’incontro erano presenti, oltre ai servizi
provinciali, anche le associazioni che
operano sul territorio: “Segnalo alcune
urgenze – ha sottolineato Nicola Stilla,
presidente lombardo dell’Unione Italiana
Ciechi e Ipovedenti - Sono fondamentali la
formazione e l’informazione: i terapisti del
territorio non sempre hanno le conoscenze
per interpretare e strutturare le indicazioni
riabilitative date dai Centri e la scuola
non è in grado di dare risposte ai bisogni
educativi dei bambini ipovedenti e non
vedenti. Per non parlare del supporto
psicologico alle famiglie”. “L’esperienza dei
genitori il cui figlio non risponde alle attese
ma presenta disabilità è come un viaggio
programmato nei minimi particolari in un
dato posto che improvvisamente cambia
destinazione”, ha aggiunto Donatella
Falaguerra, referente dell’Associazione
Famiglie ipovedenti non vedenti delle
province di Como e Lecco. Per questo, le ha
fatto eco Silvia Truccolo, dell’Associazione
Genitori Ragazzi non vedenti e ipovedenti,
“abbiamo bisogno di una rete di sostegno
esterna che dia più consapevolezza e
informazioni alle famiglie”.
Come ha sottolineato Giuseppina
Giammari, neuropsichiatra dell’IRCCS
Medea, “Nel bambino ipovedente la grave
disabilità visiva congenita o precoce
influisce su numerose aree di sviluppo,
perché la funzione visiva è uno strumento
di interazione con la realtà, privilegiato
rispetto agli altri canali sensoriali”.
L’ipovisione appare dunque più grave
quando colpisce un bambino, perché
alla nascita il sistema visivo non è ancora
sviluppato ed una lesione congenita o
precoce ne impedisce la maturazione. Il
bambino ipovedente spesso usa poco o
male il suo residuo visivo e non lo integra
con gli altri canali sensoriali. Accanto
alla valutazione neuroftalmologica è
quindi necessaria anche una valutazione
funzionale, mirata a comprendere come
vede, o meglio come guarda il bambino
ipovedente, come utilizza il residuo visivo,
quali strategie devono essere messe in
atto per facilitare l’acquisizione delle
competenze. In breve, i casi di ipovisione
infantile sono complessi e per affrontarli
è necessario un team di diversi specialisti:
team ben assortito, appunto, presso Centro
di Riferimento Regionale per l’Ipovisione in
età evolutiva” di Bosisio.
■ Numero monografico su “La Voce del DSM” dell’Azienda Ospedaliera S. Anna
Il caso di una comasca sulla Costa Concordia
U
n numero monografico dedicato al disastro della “Costa
Concordia”. è l’edizione di gennaio de “La Voce del Dsm”, la
newsletter del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda
Ospedaliera Sant’Anna, interamente dedicato alla tragedia della
Costa Concordia e alla psicologia dell’emergenza.
“L’inferno della Concordia - si legge nella prima pagina - hacolpito tutti. Noi abbiamo voluto dedicare a questo dramma
un numero speciale grazie a un significativo contributo firmato
dai colleghi Vito Tummino e Isabel Fernandez che hanno analizzato il fatto con occhi particolari. E soprattutto raccogliendo
la testimonianza di una sopravvissuta che, tornata a Como, ha
partecipato a una seduta”.
Il numero mette a fuoco gli effetti psicologici in caso di evento
traumatico e le reazioni psicologiche annesse. Particolarmente
toccante la testimonianza della comasca che ha vissuto sulla sua
pelle questa tragica esperienza.
“La signora Giovanna - leggiamo - era a bordo della Costa Concordia al momento dell’impatto contro lo scoglio di fronte all’isola del Giglio. Viene effettuata una seduta utilizzando la tecnica EMDR, nell’ambito di un intervento finalizzato a superare i
vissuti psicologici di forte tensione e spavento, che affiorano in
modo particolarmente intenso quando la signora legge o
ascolta i resoconti e aggiornamenti diffusi dai mezzi di comunicazione... Le viene chiesto di far scorrere le sensazioni
di benessere in tutto il corpo, ad occhi chiusi, con un respiro profondo. Dopo questa prima fase, il clinico riporta
l’attenzione della paziente sull’evento traumatico vissuto,
chiedendole di ricordare ciò che ha visto quella sera. La
paziente sviluppa il racconto con chiarezza e in modo dettagliato, con sufficiente distacco, ricordando e raccontando la sequenza degli avvenimenti: lo spettacolo teatrale, il
colpo avvertito con conseguente scossone della sedia su
cui era seduta, l’avviso di andare a prendere i giubbotti di
salvataggio, l’attesa sul ponte di riunione, la comunicazione che tutto era sotto controllo e che si doveva attendere
sul ponte, i colpi di sirena che annunciavano l’abbandono
della nave, il passaggio sulla scialuppa di salvataggio, con
persone che gridavano, il drammatico percorso dalla nave
alla terraferma, su una scialuppa instabile che sembrava
capovolgersi da un momento all’altro, l’arrivo liberatorio a
terra. A questo punto le viene richiesto di ripercorrere quello che ha pensato nelle varie situazioni vissute di rischio: la
signora Giovanna ricorda i vari pensieri che la attraversavano:
“sulla nave non ero preoccupata all’inizio, poi sentendo il vento
freddo che proveniva dalla notte ho pensato che non fosse una
cosa da nulla”, al ponte, in attesa della scialuppa:”non posso fare
niente”, sulla scialuppa “non so se torno a terra, e se potrò fare le
cose che avevo in mente di fare in futuro”, e riporta una sua dissociazione mentale dalle situazioni di rischio che stava vivendo
nella realtà di quei momenti, domandandosi “ma sta proprio
succedendo a me?” Infine il clinico le chiede di descrivere ciò
che ha provato a livello emotivo in relazione a ciò che la riguardava. La signora riferisce di essersi sentita calma ed estranea a
ciò che stava sperimentando, prima di scendere nella scialuppa,
e di avvertire nella scialuppa una sensazione di smarrimento
e dissociazione interna, mentre osservava e pensava “io non
sono qui” “sto per morire”. Questo è stato il momento peggiore
di tutta l’esperienza...”
Si ricorda che da circa 6 anni il Dsm ha un Gruppo di Psicologia
dell’Emergenza, intervenuto anche in occasione del terremoto
in Abruzzo, e solitamente impiegato in caso di incidenti stradali, problemi con minori e tutte le situazioni in cui le persone
possono essere colpite da un grosso trauma.
Sport
30 Sabato, 4 febbraio 2011
a
Inchiest
L’ipotesi, fatta circolare nelle ultime settimane,
parrebbe in realtà, difficilmente realizzabile
Velodromo al Sinigaglia:
sogni di mezzo inverno
D
opo qualche mese
in cui abbiamo
focalizzato la
nostra attenzione
su altri argomenti,
torniamo ad occuparci
dell’impiantistica sportiva
in Como. Questa volta
avremmo voluto iniziare a
discorrere sulle strutture
dedicate ad uno sport molto
popolare anche nel nostro
territorio, il tennis, ma
alcune notizie d’attualità
che hanno animato il
dibattito nel corso delle
ultime settime di gennaio
ci portano a rinviare questo
argomento. Infatti, nel bel
mezzo di un inverno quanto
mai avaro di precipitazioni
(almeno finora), mentre
l’opinione pubblica veniva
finalmente resa partecipe
del concreto rischio di
Più fattibile l’ipotesi
di una costruzione
“ex novo” piuttosto
che riesumare
i ruderi del vecchio
chiusura dello stadio del
ghiaccio di Casate, impianto
che abbiamo avuto modo
di analizzare veramente
ai “raggi x” in diverse
occasioni, a Como si è deciso
di dedicarsi a discussioni
donchisciottesche, almeno
per ciò che concerne lo
sport, ovvero all’opportunità
di far rinverdire i fasti del
velodromo dello stadio
Giuseppe Sinigaglia. Per
tutti coloro che non lo
sanno, infatti, lo stadio,
ultimato in piena era fascista
sul sedime che aveva
ospitato ad inizio XX secolo
l’esposizione voltiana, era
una struttura polifunzionale.
Non solo campo di calcio
ma anche pista di atletica
Notizie flash
■ Disabilità
A Como apre lo
sportello del Cip
Nuovo progetto di Inail Lombardia
e Comitato italiano paralimpico
(Cip). Dalla fine di gennaio presso
gli sportelli Inail è aperto il nuovo
sportello del Cip, un servizio che
offrirà informazioni e una consulenza
alle persone con disabilità (causata
da un incidente sul lavoro) che
vogliono fare sport. La convenzione
Inail - Cip prevede, oltre alla
consulenza personalizzata, diversi
vantaggi: tesseramento, avviamento
allo sport, un anno di corso gratuito
nella disciplina sportiva prescelta.
“Vogliamo occuparci delle persone
anche dopo l’infortunio, offrendo
ogni iniziativa che possa migliorare
la qualità della vita - spiega Aniello
Spina, direttore regionale di Inail -.
Lo sportello rende più accessibile al
cittadino in difficoltà una proposta
utile e vantaggiosa per stare meglio e
magari mettersi alla prova e abbiamo
numerose iniziative locali sportive
(sci, vela...) che lo dimostrano”.
■ Canottaggio
Gilardoni accede al
Guinnes dei primati
(pur circoscritta a sole
2/3 corsie), palestre nei
piani
sottostanti
settore
Un’immagine
delil2010
distinti, adiacente piscina ed
anche velodromo. Questo
consisteva in un anello che
stava ai bordi del campo
di gioco e che era dotato di
una curva parabolica tra le
più impegnative di Europa a
tal punto che difficilmente i
ciclisti vi ci si avventuravano
ed anche le motociclette
(in quanto lo stadio
veniva utilizzato anche
per queste competizioni
motoristiche su anello)
avevano il loro bel da fare
a mantenere l’equilibrio.
Sede dell’arrivo di Giri di
Lombardia, di tappe del Giro
d’Italia ed anche di altre
corse, il velodromo venne
“sventrato” nell’estate 1975.
A giugno di quell’anno,
infatti, a 22 anni dalla
precedente esperienza, il
Calcio Como era tornato
in serie A (dopo la vittoria
per 2-0 colta sul Verona
nell’ultima giornata di un
torneo iniziato nelle retrovie
in quanto a novembre il
Como era penultimo).
Al fine di ampliarne la
capienza, e dato che l’attività
ciclistica sull’anello assai
rovinato dallo scorrere
del tempo e dagli agenti
atmosferici, nella zona
delle curve vennero
realizzate ampie aperture
per consentire ai tifosi di
raggiungere le nuove tribune
metalliche e anche nei tratti
rettilinei furono posate
analoghe strutture. Quei
lavori segnarono le fine di
quel vecchio Sinigaglia ma
anche le tribunette ormai
sono un ricordo. Nel 1990,
infatti, sono terminati i
lavori di ristrutturazione
che hanno interessato la
tribuna che è stata demolita
e ricostruita. A metà degli
anni 90 la medesima sorte
è toccata al settore distinti,
nell’estate del 2002 alla
storica “Curva Azzurra”
che si è trasformata in
“curva Como” passando da
una struttura di cemento
(ancora del ‘27) più tubi
innocenti, ad una struttura
totalmente in tubi innocenti,
e nel 2003/04 si è concluso
l’intervento alla curva
ospiti. Morale della favola:
il Sinigaglia è uno stadio
esclusivamente per il calcio e
non ci sarebbe nemmeno la
possibilità, oggi come oggi,
di realizzare un velodromo.
Della vecchia costruzione
non è rimasto che il ritorno
ed è appunto su questo dato
oggettivo che mi riferisco
citando Don Chisciotte. Se
la proposta di cui si è parlato
in città fosse di costruire un
nuovo velodromo questa
avrebbe un senso. Pensare
che l’attuale stadio Sinigaglia
possa tornare ad ospitare
una struttura come quella
che fu, sembra proprio la
classica “battaglia contro
i mulini a vento”. Anche
perché, come abbiamo visto
e come vedremo, non è che
il barometro delle condizioni
dell’impiantistica sportiva
in città segni “bel tempo”.
Casate è ancora sotto gli
occhi di tutti, ad esempio.
pagina a cura
di Luigi Clerici
Nessuno prima
di lui poteva
vantare una così
straordinaria
carriera: con 11
titoli mondiali
guadagnati
Daniele
Gilardoni viene
ufficialmente
riconosciuto
come recordman senza precedenti,
tanto da entrare addirittura nel
Guinness dei primati. Un orgoglio per
la Canottieri Lario di Como, con cui
l’atleta di Bellagio ha vinto ben nove
titoli, ma una grande soddisfazione
anche per lo sport italiano, portato
da Gilardoni ancora una volta sul
tetto del mondo. A dichiarare che il
canottiere è l’atleta più iridato della
storia del remo era stata la F.I.S.A
qualche mese fa, ma a diffonderla ora
è la federazione italiana canottaggio.
Gilardoni ha raggiunto e superato
persino il leggendario Mattew
Pinset, strappandogli il primato a cui
sembrava destinato: nel 2006 l’atleta
lariano era già stato premiato come
miglior atleta dell’anno, ma la maggior
soddisfazione è arrivata nel 2011,
con il trionfo all’ennesimo mondiale.
■ Vela
Mountain Bike
Calcio Como
Da Olgiate Comasco il via
al Grand Prix Tre Province
2012: un avvio poco
incoraggiante per gli azzurri
U
N
ndici prove che interessano le province di
Como, Lecco, Sondrio, Varese e Bergamo
con primo appuntamento in programma ad
Olgiate Comasco il 18 marzo. Stiamo parlando
del «Gran Prix Tre Province», il tradizionale
circuito di mountain bike, giunto quest’anno
alla dodicesima edizione, che fondendosi con il
Gran Prix Valli Varesine (che con venti edizioni
è il più longevo del panorama nazionale)
ha dato vita ad una grande ed impegnativa
manifestazione di cross-country, specialità
olimpica. La seconda novità del 2012 è
rappresentata dall’accordo raggiunto con l’Orobie
Cup che ha permesso di allestire un nuovo
circuito di quattro prove (Olgiate, Entratico,
1° maggio, Barni, 20 maggio e Schilpario, 9
settembre) che decreteranno i migliori bikers
delle cinque province lombarde coinvolte.
Dal punto di vista regolamentare saranno
reintrodotte le categorie Elite Master Sport 1
(19-24 anni) ed Elite Master Sport 2 (25-29).
on è stato un avvio di 2012 sicuramente
incoraggiante per il Calcio Como. Abbiamo lasciato
la compagine azzurra dopo le due reti rimediate
a Terni e lo ritroviamo alla fine di gennaio con un solo
misero punto in più in classifica (grazie al 2-2, con doppia
rimonta, del Foligno al Sinigaglia) e tanti, tanti problemi
esterni. Iniziamo dalla panchina. Dopo il pareggio con
la squadra umbra in casa, Ernestino Ramella si è dimesso
dall’incarico. Il suo posto è stato preso dal vice, Giuseppe
Manari. E poi i guai in classifica: alle sconfitte (sono
arrivate quelle di Vercelli e Sorrento) si aggiungerà
presto la conseguenza del deferimento alla Commissione
disciplinare nazionale del club azzurro per una serie di
violazioni alle disposizioni federali relative al pagamento
di stipendi, ritenute Irpef e contributi Enpals per il mese di settembre 2011,
nonché per la sottoscrizione alla Covisoc (la Commissione che controlla i bilanci
delle società ndr) di circostanze e dati contabili non veri. Infine i guai societari.
Amilcare Rivetti è subentrato ad Antonio Di Bari a novembre e finora ha resistito
alle pressioni di un gruppo di imprenditori romani interessati all’acquisto della
società. Per il momento la notizia non ha tranquillizzato nessuno anche perché il
Como ha dovuto cedere il suo miglior bomber, Antonio Filippini.
Sul Lario i Vintage
Yachting Games 2012
Multilario, Associazione dei Circoli
Velici Lariani, organizzerà’ la 2°
Edizione dei ‘Vintage Yachting Games’,
che avra’ luogo sul Lago di Como,
dal 7 al 15 Luglio 2012 . I ‘Vintage
Yachting Games ‘ consistono in una
serie di regate riservate alle classi di
barche che hanno partecipato almeno
una volta ai Giochi Olimpici, affinché
possano confermare non solo il loro
passato glorioso, ma soprattutto
dimostrare quanto siano ancora
competitive, affascinanti e proiettate
nel futuro. I Vintage Yachting Games
si disputano ogni quattro anni, con
numero limitato di concorrenti, che
vengono selezionati dalle proprie
Associazioni Nazionali in base a
criteri di eccellenza. Gli obiettivi di
‘Vintage Yachting Games’ sono quelli
di allargare la popolarità delle Classi
Ex Olimpiche al maggior numero
di nazioni possibile, di mantenerle
in vita, e di offrire una seconda
opportunità ai loro concorrenti.
Valli Varesine
Concerto
Per San Biagio
L
a neve ha fatto un po’ da protagonista
la sera di sabato 28 gennaio limitando
l’afflusso all’esibizione musicale in chiesa
parrocchiale dove è stato eseguito il concerto
“quintetti per pianoforte e fiati: Mozart K452
– Beehtoven op. 16”, interpretati da Pietro
Barbareschi al pianoforte; Luca Stocco all’oboe;
Michele Naglieri al clarinetto: Giovanni
D’Aprile al corno; Massimo Data al fagotto. I
presenti hanno potuto assistere e godere di
un’interpretazione magistrale dei due quintetti
proposti. I cinque musicisti - tutti nomi
Sabato, 4 febbraio 2012
importanti della musica sinfonica italiana
– hanno offerto al pubblico un’esibizione
coinvolgente ed entusiasmante e si sono
veramente meritati il lungo applauso che
a fine serata sono arrivati spontanei dalla
platea. Una scelta musicale indovinata che
rende merito anche alla Banda di Cittiglio,
organizzatrice con la parrocchia e il comune
della manifestazione in onore del santo
patrono (nella foto i concertisti con parte
degli organizzatori). Archiviata la festa di San
Giulio la parrocchia è proiettata in questo
Interventi contro
il dissesto idrico
C’
Il programma della
festa patronale
Festa patronale a Fabiasco per la
ricorrenza della “Madonna della
Candelora”:
Mercoledì 1 febbraio: ore 20.30 S.
Rosario.
Nel comune di Cittiglio
sono stati effettuati
interventi sull’alveo
del corso d’acqua che
proviene dalla Valle di
san Biagio
Giovedì 2 febbraio: ore 20.30 S. Messa
con benedizione delle candele.
Venerdì 3 febbraio: ore 16.30
Adorazione e S. Rosario, 17.30 S. Messa
– ore 21.00 in chiesa, concerto della
Corale S. Giulio.
rimediare a questo anni fa la Comunità
Montana era intervenuta realizzando
tre vasche di raccolta e accumulo del
materiale trasportato dal torrente in
modo da evitare che questo ostruisse
la tombinatura. Con il tempo, però,
anche le tre vasche si sono saturate e
la loro funzione di salvaguardia della
tombinatura è venuta meno. Dieci anni
fa venne fatta una pulizia, ma da allora il
materiale ha continuato ad accumularsi
non senza proteste ed allarmi da
parte di chi, come la protezione civile,
interviene lungo l’alveo del Boito per
effettuarne la manutenzione periodica
delle sponde. Finalmente la scorsa
settimana la pulizia approfondita
delle tre vasche è stata effettuata dalla
Comunità Montana Valli del Verbano
che ha mandato nel torrente Boito
l’impresa Alberto Scavi di Casalzuigno,
la quale con i suoi mezzi meccanici ha
ripulito e ridato funzionalità idraulica
alle tre vasche. Un analogo lavoro era già
stato eseguito dalla medesima impresa,
circa un mese fa, sempre sul Boito, sul
tratto a valle del tratto tombinato. Anche
in quell’occasione è stato asportato il
materiale depositato dalla corrente e
recuperato, anche in quel tratto, la piena
portata del torrente.
A.C.
Antincendio: pronti ad intervenire anche dal cielo
G
ià nei numeri scorsi del Settimanale
abbiamo dato notizia della ripresa
dell’attività del Coordinamento Antincendio Boschivo Valli del Verbano (COAV) su
tutto il territorio della Comunità Montana
grazie alla disponibilità delle squadre volontarie
operative nei singoli comuni. Da fine gennaio,
al servizio svolto “a terra” con base presso la
sede di CMVV a Cassano Valcuvia, si è aggiunto
anche l’importante servizio di sorveglianza
del territorio operato in collaborazione con
l’elicottero della regione Lombardia che ha sede
presso l’hangar ubicato a Cuvio, all’interno della
fine settimana verso l’altra festa che interessa
la comunità, quella di San Biagio, a cui è
dedicata un’antica chiesetta cittigliese.
Venerdì 3 febbraio alle 20.30 S. Messa con
benedizione della gola, al termine, incanto dei
canestri, falò, panettone e vin Brulè. La festa
continuerà domenica 5 febbraio alle ore 10.30
con la S. Messa con benedizione della gola, al
termine, distribuzione del pane benedetto e
incanto dei canestri. Il ricavato sarà destinato
alla prosecuzione del restauro di quest’antica
chiesetta romanica.
Notizie flash
■ Fabiasco
Sul letto del torrente Boito
è un piccolo torrente in
comune di Cittiglio che
scende dalla valle di san
Biagio, lambisce la stazione
ferroviaria cittigliese e si butta nel
torrente Boesio. È un piccolo corso
d’acqua che, però, anche nei periodi
di siccità, mantiene una sua piccola
portata d’acqua. Solitamente non desta
problemi, ma in qualche occasione
questo corso d’acqua ha saputo essere
pericoloso, esondando ed allagando
la stazione e le zone attigue, compreso
l’ospedale. Due le particoalrità del
torrente Boito: il significativo trasporto
solido che si rileva durante le piene
generate soprattutto dai temporali estivi
e la presenza di un tratto tombinato
dell’alveo (realizzazione fine anni ’60)
nel suo tratto parallelo alla stazione.
Queste due particolarità, nel passato
hanno generato non poco allarme
per via dell’ostruzione causata dai
materiali trasportati dalla corrente
rispetto alla sezione della tombinatura,
con riduzione della sua portata. Per
31
ditta Mascioni SPA. Dal 30 gennaio e sino al
29 aprile i volontari in possesso del diploma
antincendio di secondo livello – specifico per
operare con l’elicottero – si alterneranno in
squadre di cinque elementi (più un caposquadra
di riserva per ogni turno) nei giorni ritenuti
critici dalla regione, per essere di supporto
all’elicottero e pronti per intervenire in caso
di emergenza antincendio. Un servizio di grande
specializzazione che vede non pochi volontari
di Valcuvia e Luinese, idonei a svolgerlo e
impegnati in prima linea per garantire la
sicurezza dei boschi della valle.
Ricordi
Sabato 4 febbraio: ore 7.00
Pellegrinaggio ad Ardena, ore 19.30
“Cena in compagnia” in oratorio.
Domenica 5 febbraio: ore 10.30 S.
Messa Solenne – ore 14.30 Processione
con la statua della Madonna per le vie
del paese, al termine, ore 15.30 circa,
incanto dei canestri sul sagrato della
parrocchiale.
■ Marchirolo
Pellegrinaggio del
vicariato ad Ardena
Sabato 4 febbraio - primo sabato del
mese - pellegrinaggio del vicariato
di Marchirolo al Santuario di Ardena.
Il ritrovo dei pellegrini è fissato
in via Pradaccio (sulla provinciale
che collega Marchirolo con Ardena)
per le ore 7.30, da lì a piedi sino
al Santuario, recitando lungo il
tragitto il S. Rosario meditato. Alle
8.00 in santuario, recita delle lodi
mattutine, con adorazione eucaristica
con possibilità di confessarsi e
comunicarsi. Ore 8.45: conclusione.
A.C.
Sabato 21 gennaio una messa ha ricordato la
figura di Giancarlo Peregalli, storico della Valcuvia
A dieci anni dalla scomparsa
L
o scorso sabato 21 gennaio alle ore 17 nella chiesa di S. Pietro in
Cantevria di Rancio Valcuvia,
è stata celebrata la s. Messa
in suffragio e in ricordo del
dott. Giancarlo Peregalli,
scomparso improvvisamente
giusto dieci anni fa. Cogliamo l’occasione per ricordalo
brevemente anche dalle pagine del Settimanale, in considerazione del particolare
legame che univa il dott. Peregalli alla diocesi di Como.
Era uno studioso della storia
della Valcuvia, ma soprattutto un archivista molto cono-
sciuto ed apprezzato per le
conoscenze e per le competenze che aveva. Nota la sua
collaborazione con esperti
del settore, con ricercatori e
storici importanti, ma importante è stata anche la sua accoglienza degli studenti che
a lui si rivolgevano per avere informazioni e indicazioni sui documenti. Assieme a
don Annino Ronchini negli anni ’80 del secolo scorso recuperò dall’Archivio di
stato di Milano le pergamene dell’archivio della chiesa
plebana di S. Lorenzo a Canonica che vennero tutte ca-
talogate, trascritte, tradotte e
pubblicate in due volumi che
oggi costituiscono la base
per qualunque studio storico
della Valcuvia. Fu collaboratore assiduo della Comunità
Montana della Valcuvia, ente
col quale nel 1993 promosse
la nascita della rivista “Terra
e Gente”, pubblicazione che
ha continuato le pubblicazioni annuali sino ad oggi.
Notevole fu l’impegno di Peregalli nel conservare e studiare l’archivio della famiglia
Luini (oggi conservato in comune a Cittiglio), fondamentale per ricostruire la storia
dell’ospedale cittigliese, archivio che proprio Peregalli salvò dalle acque durante
un’alluvione che aveva allagato l’archivio dell’ospedale
e minato la conservazione
di quei preziosi documenti. Il suo ricordo – oltre che
nella memoria di chi lo ha
conosciuto – rimane grazie
anche all’impegno del Centro Studi e Documentazione
per la Valcuvia e l’alto Varesotto (www.archiviostoricovalcuvia.org), costituito dagli
amici nel 2003, che porta il
suo nome.
A.C.
Sondrio Cronaca
32 Sabato, 4 febbraio 2012
Una finestra sul
futuro aperta con
don Tonino Bello
Lo scorso giovedì, a Sondrio, un incontro
proposto dall’Azione cattolica e dalle parrocchie
di Sondrio per guardare al futuro dei giovani
L’
appuntamento era per le ore
21.00 al Cinema Excelsior di
Sondrio e i giovani da tutta la
provincia sono arrivati puntuali.
L’obiettivo non era “far serata”, come si dice
in gergo, partendo da un film da adrenalina
o dalla risata assicurata. La sera era dedicata
ad altro: all’ascolto di qualcuno, invitato
dalle parrocchie di Sondrio e dall’Azione
cattolica, che desiderava offrire una chiave
di lettura e di soluzione alle difficoltà dei
giovani d’oggi.
Si è parlato soprattutto di problematiche
legate al mondo lavorativo. Il Rapporto
Istat dello scorso anno ha rilevato un
aumento dei giovani Neet, acronimo di “Not
Sono intervenuti
in Education, Employment or Training”.
Francesco Lenoci
In altre parole, è emerso come i ragazzi
e Agostino Picicco, che
tra i 16 ed i 35 anni che non ricevono
conobbero personalmente un’istruzione, non hanno un impiego o
altre attività assimilabili e che non stanno
il vescovo pugliese
cercando un’occupazione sono il 23,4 %
dei giovani italiani. L’indagine statistica
di Lucia Scalco
ha evidenziato anche una differenza fra il
Nord, dove è occupato un giovane su due,
e il Mezzogiorno, con meno di tre su dieci
ragazzi impegnanti in una professione.
Il segreto per affrontare tale situazione è stato proposto da don Tonino Bello,
attraverso le parole di due persone che lo hanno conosciuto personalmente,
da giovani: Francesco Lenoci, docente presso l’Università Cattolica del Sacro
Cuore di Milano, e Agostino Picicco. Entrambi sono autori di numerose
pubblicazioni sul vescovo pugliese, di cui è stato recentemente avviato il processo
di beatificazione. è stato scelto don Tonino per parlare ai giovani perché loro
sono stati la sua missione. Era convinto che per risolvere i gravi problemi del
mondo non si dovesse lavorare sull’assistenzialismo, quanto puntare sui ragazzi e
stimolarli ad essere protagonisti del loro futuro e del loro sviluppo. Per lui nessuno
faceva eccezione: aveva la capacità di vedere frammenti di bene ovunque. Diceva:
Vicariato di Sondrio
Sabato 4 febbraio a Sondrio - Rosario
35ª Giornata Nazionale per la Vita
Alle ore 21.00 Veglia di preghiera
Domenica 12 febbraio a Lanzada
“Iniziare alla celebrazione e alla
preghiera”
3ª giornata di formazione per catechisti
con don Battista Rinaldi
La giornata prevede l’accoglienza
alle ore 9.00, il “lancio” del tema,
la Santa Messa, l’incontro con don
Rinaldi, il pranzo offerto dalla
Parrocchia di Lanzada, un laboratorio e
la preghiera del vespro alle ore 16.00.
Informazioni e iscrizioni
entro il 7 febbraio 2012:
don Ferruccio (333/4211260)
o suor Imelda (0342/453728).
Domenica 26 febbraio a Poschiavo (CH)
“Con Cristo nel deserto”
Giornata di ritiro per catechisti
con monsignor Italo Mazzoni
vicario episcopale per la pastorale
Partenza col pullman da piazzale
Bertacchi (davanti alla stazione
ferroviaria di Sondrio) alle ore 8.00.
Il rientro è previsto per le ore 18.00.
Portare la Bibbia e la carta d’identità
valida per l’espatrio. Quota 20 euro
(viaggio e pranzo). Informazioni
e iscrizioni fino ad esaurimento posti
a don Ferruccio (333.4211260).
L’iniziativa è aperta anche agli altri
Vicariati della Provincia di Sondrio.
Info: [email protected]
«Cambierete il mondo e non lo lascerete
cambiare agli altri. Appassionatevi alla vita
perché è dolcissima. Mordete la vita. Non
accantonate i vostri giorni, le vostre ore, le
vostre tristezze con quegli affidi malinconici
ai diari. Non coltivate pensieri di afflizione,
di chiusura, di precauzioni. Mandate
indietro la tentazione di sentirvi incompresi.
Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate
gioia da tutti i pori. Bruciate, perché
quando sarete grandi potrete scaldarvi ai
carboni divampati nella vostra giovinezza.
Incendiate, non immalinconitevi. Perché,
se voi non avete fiducia, gli adulti che vi
vedono saranno più infelici di voi. Coltivate
le amicizie, incontrate la gente. Voi crescete
quanto più numerosi sono gli incontri con
la gente, quante più sono le persone cui
stringete la mano». Dunque, protagonisti
della serata sono stati i giovani, non solo
quelli in platea ma anche quelli che hanno
partecipato alla conduzione dell’incontro
stesso attraverso canti, danze e animazioni
grafiche. Come ha raccontato Lenoci, don
Tonino invitava «a considerare i giovani una
risorsa, valorizzarli, lanciare loro proposte
importanti e significative. Incoraggiarli ad
● Incontro con don Sergio
Giordani, direttore della
casa editrice SEI
M
● Don Bosco ha
considerato la realtà
giovanile a 360 gradi
uno stile di vita caratterizzato da sobrietà
di atteggiamenti, coraggio di scelte audaci,
progettualità di intenti, studio dei problemi,
passione nei propri interessi».
Questo perché ai giovani è necessario
testimoniare la speranza, in modo che
la vivano anch’essi. E bisogna farlo nel
momento presente. “Adesso” è un ritornello
che tornava e ritornava nelle parole dei
relatori, e in quelle di don Tonino. Al suo
ingresso a Molfetta nelle vesti di Vescovo
aveva invitato la comunità a «coltivare
una speranza indistruttibile e affrettare la
cadenza dei passi». E ancora, rivolgendosi
ai giovani amava dire: «Ragazzi, non abbiate
paura di riscaldarvi adesso, di innamorarvi
adesso, di incantarvi adesso, di essere
stupiti adesso, di entusiasmarvi adesso, di
guardare troppo in alto adesso, di sognare
adesso».
Il segreto, dunque, è la speranza. Non
pensata e basta, ma organizzata, costruita,
partecipata, responsabile. In “Alla finestra
la speranza” don Tonino scrive: «La strada
è lunga ma non esiste che un solo mezzo
per sapere dove può condurre, proseguire il
cammino».
● Il Santo si fece
promotore del primo
contratto di apprendista
Don Bosco: padre,
maestro e sindacalista
ercoledì 25 gennaio, presso
il teatro salesiano “Don
Vittorio Chiari”, è iniziata
la serie di incontri su
“Giovani e lavoro” promossi dall’Unione
Ex Allievi Salesiani in collaborazione
con il Circolo Acli di Sondrio. Di fronte
ad un pubblico attento e qualificato,
il salesiano don Sergio Giordani ha
intrattenuto i presenti sul tema “Don
Bosco: padre, maestro e sindacalista,
la dignità e la formazione del giovane
lavoratore”. Don Giordani è direttore
della SEI, la casa editrice salesiana
con sede a Torino che si colloca al
terzo posto nella classifica della casa
editrici italiane e ha pubblicato autori
importanti come Enzo Biagi, Sergio
Zavoli e Vittorio Messori.
Don Bosco, il grande santo dei giovani,
ha considerato la realtà giovanile del
tempo a 360 gradi con tutti gli aspetti
della persona umana, da quello del
lavoro, alla famiglia, alla vita morale
e religiosa. Di fronte ai tumultuosi
cambiamenti nel mondo del lavoro
nella seconda metà dell’800 ha saputo
interpretare le esigenze dei giovani
lavoratori. Esso stesso non era estraneo
all’esperienza lavorativa, in quanto
era stato agricoltore nella campagna
famigliare e apprendista di bottega
in sartoria e in caffetteria. Così aveva
iniziato la sua missione pastorale
incontrando giovani garzoni, muratori
stuccatori, ecc. Facendosi carico
delle necessità dei giovani lavoratori,
don Bosco fonda le Società di mutuo
soccorso ed i laboratori, prime scuole
professionali ove i giovani imparavano
i mestieri di falegname,calzolaio,
tipografi, meccanici, legatori con
particolare attenzione alla formazione
anche culturale e religiosa.
Per tutelare al meglio i giovani dai
soprusi, don Bosco si fece promotore del
primo contratto di apprendista, che era
firmato dal datore di lavoro, dal giovane,
dal genitore ed, in sua assenza, da don
Bosco. Lo storico Piero Bairati riconosce
che i laboratori salesiani si proponevano
non solo di insegnare un mestiere, ma
di favorire la promozione sociale degli
allievi con l’acquisizione di un ruolo
sociale. Per questo motivo don Bosco
distingueva tre momenti di formazione
per il giovane lavoratore: l’istruzione
morale, l’istruzione intellettuale e
l’indirizzo professionale con l’obiettivo
di fare dei giovani dei «buoni cristiani e
degli onesti cittadini».
I Salesiani, non solo in Italia, ma in tutto
il mondo, in questi centocinquant’anni,
hanno seguito la strada del loro
Fondatore, promuovendo la gioventù
nelle migliaia di scuole professionali e
di oratori. E la modernità e l’attualità
dell’opera di San Giovanni Bosco si
può riassumere in questi tre aspetti:
la promozione e la tutela del giovane
lavoratore, la valorizzazione dei lavori
manuali, la consapevolezza, nel giovane,
di essere protagonista e costruttore di un
bene comune amando il proprio lavoro.
Tre messaggi molto attuali perché,
se presi in maggiore considerazione,
potrebbero contribuire a risollevare la
crisi economica mondiale.
Il programma del corso continuerà,
venerdì 10 febbraio alle ore 20.45, con
l’intervento dell’on. Savino Pezzotta, già
segretario generale della Cisl e deputato,
che tratterà il tema “Genitori a casa e figli
al lavoro?”. (GF.C.)
Valchiavenna
Un progetto promosso dall’Istituto comprensivo Bertacchi
Sabato, 4 febbraio 2012 33
Notizie flash
■ Verceia
Il sindaco incontra
i giovani su Facebook
a
nn
e
v
chia
Nel corredo
scolastico ora
arriva il tablet
è
Accanto ai più tradizionali libri
e quaderni, sui banchi di scuola
ora si potrà utilizzare anche
la tecnologia dei computer
di ultimissima generazione
il progetto promosso dall’Istituto comprensivo “Bertacchi” di
Chiavenna per trasformare le aule in spazi sempre più aperti
alle nuove tecnologie: con l’utilizzo del tablet, un’unica tavoletta elettronica che permette di racchiudere in un centimetro di
spessore le migliaia di pagine dei libri che accompagnano gli studenti nell’arco di un anno scolastico. Si tratta di un’ottima opportunità
per risparmiare spazio e peso sulle spalle, ma anche per imparare a
utilizzare il computer in maniera costruttiva, trasformando le lezioni
in attività multimediali.
Per il momento nessuno vuole rinunciare
a libri e quaderni, ma si inizia ad associare consumatori e produttori di contenuti i due tipi di sussidi. «Gli adolescenti usa- continua la dirigente scolastica -. Alla base
no quotidianamente pc e cellulari, spes- di questo progetto non c’è l’idea di cedere
so senza conoscere le reali potenzialità di di fronte a una novità. Oggi è fondamenquesti apparecchi e in una situazione di tale un’alfabetizzazione nell’ambito della
esposizione a eventuali pericoli - spiega la multimedialità. Serve un percorso critico
dirigente Mariantonia Triaca -. Fra i com- e approfondito per fare vivere da protagopiti della scuola c’è quello di insegnare agli nisti i cambiamenti tecnologici ai nostri
alunni i metodi per servirsi di questi stru- ragazzi». Intanto sabato all’istituto commenti in maniera positiva e sicura. Nel no- prensivo Bertacchi c’è stato l’“Open day”
stro istituto c’è una lunghissima tradizione che ha permesso ai genitori e agli alunni
nell’uso del pc, visto che il primo compu- della quinta elementare di conoscere le
ter è stato installato addirittura venticin- attività promosse dalla scuola. Numeroque anni orsono».
se persone hanno scelto di assistere alle
E così alcune materie verranno studia- lezioni di alcune materie nelle aule e in
te con il tablet. «In questo modo tutti gli palestra. Fra le particolarità del pomerigalunni potranno iniziare a lavorare con gio c’è stata l’attività di scienze in lingua
questi particolari strumenti e diventare inglese, una delle peculiarità dell’istituto
chiavennasco. Come avviene all’università, alla scuola Bertacchi si segue un’organizzazione che prevede lo spostamento degli alunni al cambio dell’ora verso le
aule dei singoli docenti.
Hasur ricorda
l’Olocausto
D
Una serata
di riflessione
e approfondimento
accompagnati dalle
note struggenti del
violinista ungherese.
gruppo Vizonto, tra i migliori del
genere “folk revival” del paese magiaro.
Dal 1988 parallelamente è membro
dell’altro gruppo d’avanguardia del folk
ungherese, i Kolinda. Nel 2005 i Vizonto
sono arrivati in Italia, dove hanno tenuto
un concerto al Mittelfest di Cividale del
Friuli con la celebre cantante ungherese
Marta Sebestyèn. Dal 1996 Janos Hasur
è il primo violinista della Stage orchestra
della compagnia del teatro ebreo di
Moni Ovadia. Da quel momento l’Italia
diventa il suo principale centro di
attività. La sua carriera, come solista
comincia nel 1999 e sfocia nel suo
primo cd nel 2000. I concerti sono basati
su composizioni popolari ungheresi,
transilvane, rumene, bulgare e klezmer.
■ Valchiavenna
Presentato il programma:
è una “Cascata di musica”
Giorno della Memoria a Chiavenna
a Moni Ovadia al gulash. Una
carriera eclettica, quella di Janos
Hasur, violinista ungherese
protagonista della serata di cultura e
musica ebraica “Memoria Musicale”
tenutasi mercoledì 25 gennaio alla
biblioteca della Valchiavenna in
occasione della Giornata della Memoria.
Con due giorni di anticipo rispetto
alla data scelta per commemorare
l’Olocausto del popolo ebraico per
le persecuzioni dei nazifascisti, la
biblioteca chiavennasca ha proposto
una serata di approfondimento della,
per molti ancora misteriosa, cultura di
15 milioni di persone nel mondo. Janos
Hasur è nato a Budapest e ha cominciato
la sua carriera nel Conservatorio Bela
Bartok di Budapest, poi all’Accademia
della Musica “Liszt Ferenc” di Pécs,
dove si è laureato nel 1971. Professore
di violino a Kaposvàr, primo violino
dell’Orchestra Sinfonica e dell’orchestra
del Teatro Csiky Gergely, entrambe
di Kaposvàr, Hasur si è convertito
alla musica popolare dopo l’ascolto
casuale di un nastro registrato. Nel 1975
è stato invitato a entrare nel celebre
Non poteva che scegliere Facebook il più
giovane sindaco della Valchiavenna. In
questi giorni il primo cittadino di Verceia,
Luca Della Bitta, ha lanciato il gruppo
“Giovani idee per la Valchiavenna”, nel
tentativo di coinvolgere un segmento di
popolazione che spesso rimane fuori dai
processi decisionali. «Ci furono tempi
- scrive Della Bitta nella presentazione
della pagina - in cui la politica sapeva
riempire le piazze per incontrare la gente
ed ascoltare proposte e richieste. Oggi
le piazze in cui incontrare le persone
sono fatte anche di strumenti come
Facebook. Il nostro Paese ha bisogno
di tornare ad incontrare la sua gente,
di uno scatto di orgoglio, di un cambio
generazionale. Qualcuno dice che i giovani
siano un problema, siano indifferenti e
senza entusiasmo. Io non credo sia così.
Credo che i giovani siano la vera grande
speranza per un futuro migliore. Questo
gruppo è un luogo per i giovani della
Valchiavenna». Hanno già aderito una
quarantina di persone. Ora si aspettano le
proposte: «È un luogo dove confrontarsi,
raccontare speranze e desideri; un
luogo dove fare proposte e provare a
costruire nuove “strade” per il nostro
territorio. Non vuole essere il luogo in cui
contrapporsi come “destra” e “sinistra”,
o in cui attaccare l’amministratore o
l’amministrazione di turno. Voliamo più
alto».
Ha tenuto concerti in Italia, Belgio,
Svizzera, Austria, Francia da solo e in
tutti i continenti con il gruppo Vizonto,
con il quale ha realizzato sette album.
“Memoria Musicale” non è un semplice
concerto di violino. Così come non lo
sono le sue esibizioni gastro-musicali,
dove, accanto alla musica compaiono
ricette e riflessioni su gulash e vino.
“Memoria Musicale” è uno spettacolo di
preghiere ebraiche e melodie klezmer,
lettura di frammenti dal piccolo libro di
Zvi Kolitz Yossl Rakover, scritto durante
le ultime ore della resistenza nel ghetto
di Varsavia. Un cammino tra musiche
ebraiche e klezmer e racconti, citazioni
e poesie che rievocano la tragedia di un
popolo sterminato dalla follia. (D.P.)
Programma definito per il “Bregaglia
e Valchiavenna Music Travel 2012”.
Il cartellone degli eventi è già stato
definito. E battezzato “Una Cascata di
Musica”. Il progetto, patrocinato dalle
amministrazioni comunali coinvolte,
dalla Provincia di Sondrio, dal Bim e dal
consiglio regionale, è partito lo scorso
anno e ha raccolto numerosi consensi
tra i valligiani e i turisti. Si parte il 18
febbraio nella chiesa di Prosto di Piuro
con “La luce del giorno”, concerto del
coro “La Rupe” di Quincinetto, provincia
di Torino. Tutti i concerti avranno inizio
alle 21.00. Il 13 aprile sarà la volta di
una rassegna dei cori della Valchiavenna
con la quarta edizione di “Cantar di
Pietre”. La sede sarà la chiesa di San
Martino di Aurogo a Piuro. Quest’anno la
rassegna, come indicato anche dal nome,
non riguarderà più soltanto i comuni
della Bregaglia italiana e Chiavenna. Altre
amministrazioni hanno aderito al progetto
e ospiteranno, “Bach e dintorni” che
vedrà protagonista l’organista Beniamino
Calciati. Bruno Gini e il coro Monteverdi
di Crema saranno i protagonisti
dell’appuntamento del 5 maggio, in
programma nella chiesa di San Sebastiano
a Villa di Chiavenna. Il 27 maggio la
sede dell’ultimo concerto primaverile
sarà la chiesa di San Vittore di Mese che
ospiterà il “Coro da Camera di Torino”.
Con la bella stagione si potrà iniziare ad
utilizzare palazzo Vertemate Franchi. I
giardini del palazzo di Piuro, proprietà del
comune di Chiavenna, ospiteranno Franco
Cesarini e la Civica Filarmonica di Lugano
sabato 23 giugno. Due appuntamenti a
luglio con “Cascate Pianissimo”, sezione
del programma dedicate al pianoforte nel
contesto delle cascate dell’Acqua Fraggia.
Il primo appuntamento è all’interno del
parco il 7 luglio con Sandro D’Onofrio. Il
secondo è al campanile di Sant’Abbondio
con Michele Montemurro il 21 dello
stesso mese. Il tradizionale concerto di
San Lorenzo, appuntamento storico con
la musica classica a palazzo Vertemate
per celebrare il patrono di Chiavenna,
si terrà il 10 agosto. Protagonista
l’orchestra barocca “I Virtuosi delle Muse”
di Cremona. Ultima data in programma il
18 agosto. Teatro ancora la chiesa di San
Martino di Aurogo a Piuro. In cartellone
l’esecuzione della Missa Papae Marcelli ad
opera dei solisti “Odhecaton”. (D. Pra.)
Sondrio Cronaca
34 Sabato, 4 febbraio 2012
Oratori in festa
Il ricordo di don Bosco
a San Rocco e al Rosario
D
opo l’incontro di sabato sera
col vescovo Diego Coletti, la
comunità di San Rocco ha vissuto
domenica una giornata di festa per
l’oratorio, nuovamente nel ricordo di
San Giovanni Bosco. Dopo la Messa,
presieduta alle ore 10, da don Stefano
D’Aprile, gli animatori hanno condotto
i bambini e i ragazzi in una giornata
di giochi interrotta solamente dal
pranzo comunitario e, nel pomeriggio,
dallo spettacolo teatrale “La strada dei
ragazzi”.
La festa di don Bosco è stata vissuta
anche nella parrocchia Beata Vergine
del Rosario dove la Messa delle ore
10 è stata presieduta da don Claudio
Monti e seguita, anche qui, dai
giochi organizzati dagli animatori.
Nel corso dell’omelia, il sacerdote ha
voluto lasciare il luogo solito della
predicazione e avvicinarsi ai più
piccoli, tra i banchi della chiesa, per
rivolgersi direttamente a loro. «Don
Bosco – ha detto –, fin da bambino ha
ascoltato la Parola di Gesù, l’ha sentita
vera e l’ha comunicata agli altri. A noi
oggi lascia questo impegno: metterci in
cammino per scoprire quello che Gesù
ha da dirci. Non lasciamoci imbrogliare,
solo in Gesù abbiamo la possibilità di
capire come vivere la nostra vita».
Nel tempo che ha preceduto il pranzo
comunitario preparato dai volontari
dell’oratorio, gli adulti sono stati
invitati a rinnovare l’adesione al
locale circolo dell’Associazione Noi, il
Centro Giovanile Don Maccani. La festa
in onore di don Bosco è stata così
colta come occasione per rinnovare
il sostegno, anche economico, delle
famiglie alla struttura dell’oratorio.
● Il ricordo di don
Tarcisio Salice e
cent’anni dalla nascita
Don Bosco modello
di pedagogia
secondo il Vangelo
Il vescovo Diego: «Nella nostra vita, come
adulti, quella educativa è una componente
fondamentale. Impariamo da don Bosco».
I
l vescovo Diego Coletti ha presieduto, lo scorso sabato, la Celebrazione
Eucaristica in occasione dell’annuale incontro degli ex alunni dell’istituto
salesiano di Sondrio e l’appuntamento si è trasformato in un’occasione
di festa per l’intera comunità che ha accolto il pastore della Diocesi. La
Messa è stata celebrata in onore di San Giovanni Bosco. «Ricordiamo un uomo
– ha affermato monsignor Coletti – che per amore di Gesù ha vissuto la gioia
del Vangelo e ha speso la vita perché questa gioia si accendesse nel cuore di
tutti, specialmente dei giovani». Il nutrito coro dei ragazzi dell’oratorio ha reso
palpabile ai presenti la gioia di cui il vescovo ha parlato, tant’è che monsignor
Coletti, al termine della celebrazione, li ha voluti ringraziare per l’intensità
con cui hanno proposto i canti. «Ci hanno trasmesso – ha detto – la gioia che i
cristiani devono riuscire a vivere anche in questo periodo in cui sembra che le
difficoltà ci schiaccino».
Commentando il brano di Vangelo proclamato nel corso della celebrazione,
monsignor Coletti ha volto l’attenzione dei presenti alla figura di San Giovanni
Bosco, «che è riuscito – ha spiegato – a diventare educatore autorevole di
centinaia e migliaia di giovani. La sua autorità gli veniva dall’essere santo, cioè
simile a Gesù». Il vescovo ha usato l’immagine del santo dei giovani in antitesi
agli scribi di cui si parlava nel Vangelo. «Qual è stata – ha domandato il vescovo
– l’ultima volta che il Signore vi ha sorpreso, stupito, meravigliato? Il nostro
● Nel periodo della
Resistenza favorì
l’espatrio degli ebrei
sguardo è spesso legato alle nostre abitudini
e tradizioni, ad una visione della religione
che è un po’ centrata su noi stessi. Come gli
scribi e i farisei al tempo di Gesù, rischiamo
di essere pedanti e ripetitivi».
Quindi, il vescovo ha voluto ripercorrere
l’importanza dell’impegno del santo di
cui fra tre anni ricorrerà il bicentenario
della nascita, occasione per la quale la
famiglia salesiana sta già cominciando le
celebrazioni. «Don Bosco – ha affermato
Coletti – non aveva un pensiero più
profondo e costante che fare la volontà
del Signore. La cura dei giovani passava
per lui attraverso la convinzione che la
Parola di Dio manifesta l’amore di un Dio
misericordioso che è amico, che preferisce
prevenire che condannare. Atteggiamenti
che fanno magari considerare, anche oggi,
inferiori gli educatori cristiani rispetto
a quelli che usano il bastone e la carota.
Don Bosco, invece, ha scelto il Vangelo nel
quale si comprende che tutti si stupivano
che Gesù si trovasse più a suo agio con
quelli che la società considerava peccatori,
piuttosto che con i farisei».
Accanto a monsignor Coletti, sull’altare
erano presenti diversi membri della
comunità salesiana, il direttore don Luca
Fossati, il responsabile dell’oratorio don
Stefano D’Aprile, il rettore della chiesa don
Franco Rustighini, il collaboratore don
Dino Cantoni, assieme al vicario episcopale
per la provincia di Sondrio, monsignor
Battista Galli, e a don Silverio Raschetti.
Anche a loro si è rivolto, sempre nel
corso dell’omelia, per ricordare l’urgenza
dell’impegno educativo. «Nella nostra vita
– ha detto –, come adulti, quella educativa
è una componente fondamentale e da don
Bosco dobbiamo apprendere la pedagogia
più vera, secondo il Vangelo. La sua era una
proposta educativa esigente, ma ai giovani
che lo incontravano riusciva prima a far
capire che erano amati».
Al termine della celebrazione, agli ex allievi
e ai presenti che hanno voluto intrattenersi
nei locali dell’istituto è stato offerto un
buffet che ha preceduto la rappresentazione
del musical “Cose di cuore”, racconto in
chiave moderna della vita di don Bosco. In
una sala “Don Chiari” piena, nonostante
venisse proposta la quindicesima replica
dello spettacolo, la serata si è conclusa
con la tradizionale – per le case salesiane –
“buonanotte” del direttore.
pagina a cura
di ALBERTO GIANOLI
● «Lo storico più
profondo del ‘900
per la Provincia»
Il ricordo di don Tarcisio,
prete amante della verità
U
na Messa per ricordare i
cento anni dalla nascita
di don Tarcisio Salice.
Una celebrazione, lo
scorso sabato, cui hanno preso
parte, nel ricordo del compagno
di ricerche e passioni storiche, i
membri del Centro di Studi Storici
Valchiavennaschi, ma anche molti
esponenti del mondo culturale
dell’intera provincia di Sondrio, che
hanno potuto apprezzare il sacerdote
e storico nato a Polaggia il 27
gennaio 1912. C’erano anche le suore
dell’istituto Sacra Famiglia di Mese,
del quale don Tarcisio fu cappellano
ininterrottamente dal 1955 fino alla
sua morte avvenuta il 23 febbraio
2008. Poi le autorità, il vice-prefetto
Luigi Scipioni, il sindaco di Berbenno,
Pier Luigi Bongiolatti, l’assessore alla
cultura del Comune di Tirano, Bruno
Ciapponi Landi, e due ex presidenti
della Provincia che ebbero rapporti
di amicizia con don Tarcisio, Giorgio
Scaramellini ed Eugenio Tarabini. E
poi c’era monsignor Diego Coletti,
l’ultimo vescovo del sacerdote che fu
ordinato nel 1934.
Nel corso della celebrazione,
attraverso le parole del vescovo e nel
ricordo del successore di don Tarcisio
alla presidenza del Centro di Studi
Storici Valchiavennaschi, Guido
Scaramellini, è emerso il ricordo
di una figura che, nonostante la
salute cagionevole dei primi anni di
ministero sacerdotale, si è speso fino
alla considerevole età di 96 anni al
servizio della Chiesa di Como e degli
studi storici a tutto campo sull’intero
territorio provinciale.
Subito dopo l’ordinazione
sacerdotale, don Tarcisio fu inviato
a Tirano come vicario parrocchiale
e dal 1936 al 1944 fu parroco di
Roncaiola. In questo periodo, il
sacerdote collaborò con la Resistenza,
favorendo l’espatrio in Svizzera
di prigionieri britannici degenti
nell’ospedale di Tirano e soprattutto
di numerosi ebrei perseguitati.
Proprio nel corso di quegli anni, don
Tarcisio cominciò ad interessarsi
alla storia, grazie anche a don Pietro
Angelini, il quale lo spinse a scrivere
per il periodico “Le vie del bene” di
Morbegno, da lui diretto. Nel 1959
fu tra i fondatori del Centro di studi
storici valchiavennaschi, ricoprendo
la carica di consigliere e quella di
presidente dal 1990 al 2003, quando
fu acclamato presidente onorario. Fu
pure consigliere della Società storica
valtellinese e collaborò con il Centro
di studi storici Alta Valtellina.
«La sua preparazione culturale
e la capacità di lettura dei
documenti derivatagli da decenni
di frequentazioni archivistiche – ha
spiegato Bruno Ciapponi Landi –
gli avevano fatto acquisire capacità
certamente non comuni che riversava
nei numerosi scritti che hanno
arricchito non poco la bibliografia
della Valtellina e della Valchiavenna
a cui si aggiunge la sua generosa
disponibilità verso giovani studiosi
e laureandi». Al termine della
celebrazione, Guido Scaramellini
ha definito don Tarcisio come «lo
storico più profondo del Novecento
per l’intera provincia. Seppe sempre
vivere – ha aggiunto Scaramellini –
nella convinzione che su tutto debba prevalere la verità».
L’attuale presidente del “Clavenna” ha poi ricordato
la medaglia d’oro riservata ai valtellinesi benemeriti
conferita dalla fondazione Pro Valtellina a don Tarcisio
nel 1969 «per l’autorevolezza degli studi storici
pubblicati in tanti anni di ricerca impegnata nello studio
delle fonti e nella qualità della divulgazione scientifica
e didattica», oltre che la Paul Harris Fellow che, nel
2007, gli assegnò il Rotary Club Sondrio «per il suo
straordinario contributo agli studi storici locali e per il
suo coraggioso comportamento durante l’ultima guerra,
in particolare per l’aiuto dato agli ebrei perseguitati».
Sondrio Cronaca
Sabato, 4 febbraio 2012 35
Sondrio
La scorsa domenica a Sondalo
■ Biblioteca
Incontri sul Risorgimento
sotto vari punti di vista
Rassicurazioni
per il futuro
I
l Vescovo di Como e l’Economo
Diocesano si sono incontrati, la
scorsa domenica, con la comunità
di Sondalo, dopo aver celebrato
insieme l’Eucaristia, per portare
elementi di chiarificazione sulla
situazione pastorale e finanziaria della
parrocchia.
Hanno espresso gratitudine a don Carlo
Radrizzani per la sua generosità nel
mettersi a disposizione di una situazione
difficile e complessa ed hanno condiviso
il rammarico di tutti per la improvvisa
interruzione di questo servizio, dovuta
ad un imprevedibile malessere che
ha consigliato di chiedere a don Carlo
stesso di interporre un breve periodo
di riposo prima di assumere un altro
servizio in Diocesi.
Stima e riconoscenza sono state
espresse anche nei confronti di don
Michele Parolini e di don Gianni Sala
Peup. Quest’ultimo si è congedato dalla
comunità parrocchiale rivelando un
passivo la cui entità ha sorpreso tutti,
organismi diocesani compresi. Fatta
salva la dedizione al servizio della
comunità, forse non coadiuvato a dovere
Il vescovo Diego e don
Mangiacasale hanno
incontrato la comunità
da chi godeva della sua fiducia, non è
riuscito tenere sotto controllo il dilatarsi
delle spese per impreviste complicazioni
di cantiere, emorragia resa più acuta
da una diminuzione delle risorse
disponibili a causa della sopravvenuta
crisi economica.
Guardando al futuro, sono state gettate
le basi di una progettualità di percorso
sia a livello pastorale che economico
amministrativo.
Per il primo è stata garantita la presenza
per alcuni mesi di un parroco di grande
esperienza e autorevolezza in Diocesi,
nella persona di monsignor Battista
Galli, vicario episcopale per la Valtellina.
Oltre a guidare la parrocchia di Sondalo
nell’ordinario cammino pastorale
egli, con l’autorità diocesana che
gli compete, provvederà a portare
a soluzione i problemi della vita
comunitaria preparando così il terreno
N
nuova rete
di gestione
emergenze
el corso di un apposito
incontro tenutosi a Morbegno
tra Azienda Regionale
Emergenza Urgenza della Lombardia,
Azienda Ospedaliera di Valtellina e
Valchiavenna, con i rappresentanti
di Cgil e Cisl, sono state accolte
le istanze delle organizzazioni
sindacali su alcune problematiche
riguardanti le postazioni di
emergenza - urgenza di Sondrio e
Morbegno. Era infatti emerso, lo
scorso dicembe, che la postazione
di Sondrio risultava carente di un
alla destinazione di un nuovo parroco,
che potrà iniziare il suo servizio in una
situazione avviata al risanamento e
rasserenata.
Per il secondo livello, sarà cura di
monsignor Marco Mangiacasale,
Economo generale della Diocesi,
affiancare mons. Galli per risolvere, in
dialogo ed intesa con l’Amministrazione
Comunale, i complessi problemi
amministrativi e quelli della gestione
e destinazione degli immobili di
pertinenza della comunità parrocchiale.
Il Vescovo, infine, ha espresso fiducia
nella maturità di tanti laici della
comunità di Sondalo, delle religiose
che vi prestano servizio e, in particolare
di coloro che in tanti modi diversi
contribuiscono al servizio della
comunità, dichiarando una ferma e
motivata speranza nel cammino futuro
della parrocchia e del paese.
mezzo di soccorso intermedio che
viene ripristinato garantendo così
la presenza presso il presidio di due
ambulanze (una con l’infermiera
a bordo e una no) e di un mezzo
di soccorso veloce (con medico e
infermiere).
Sempre presso il pronto soccorso di
Sondrio si è preso atto dell’impegno
di Aovv di aumentare le infermiere
in servizio presso il pronto soccorso,
portandole dalle due attuali a
tre. Tutto questo garantisce una
miglior risposta all’utenza che
L’associazione Amici della Biblioteca
di Sondrio, in collaborazione con
la Società Storica Valtellinese, ha
promosso una serie di incontri, che
si propongono di analizzare il nostro
Risorgimento sotto vari punti di vista.
La prima relazione è già stata svolta
da Guglielmo Scaramellini sul tema:
«Ripensando oggi il Risorgimento».
Gli altri incontri si terranno presso la
Biblioteca Civica di Sondrio, alle ore
17.30 con il seguente calendario.
- 6 febbraio: «Chiesa e Stato, cattolici
e nazione durante il Risorgimento»,
relatore Saverio Xeres;
- 20 febbraio: «Miseria e malattie
nella Valtellina del Risorgimento»,
relatore Pier Luigi Patriarca;
- 5 marzo: «Momenti della riflessione
filosofica e pedagogica italiana nell’età
risorgimentale»,
relatore Massimo Dei Cas
- 19 marzo: «Risorgimento al
femminile»,
relatrice Augusta Corbellini;
- 2 aprile: «Alpinismo e Risorgimento»,
relatore Angelo Schena
- 16 aprile: «Età risorgimentale:
èlites politiche e culturali e mondo
popolare», relatore Ivan Fassin
- 30 aprile: «Territorio e paesaggio:
il mutare nel corso della storia della
Media Valtellina», relatore Giovanni
Bettini
C. R.
spesso e volentieri è numericamente
numerosa presso il pronto soccorso
del capoluogo.
Presso il presidio di Morbegno
aveva invece destato molta
preoccupazione tra gli operatori il
nuovo modello organizzativo che
prevede il dislocamento di una
ambulanza Msi, con infermiere a
bordo, presso il comune di Nuova
Olonio per garantire una maggior
capacità di risposta alle emergenze
territoriali. Il modello, di per sé
positivo perché territorializza un
servizio di grande importanza,
causava però un calo di presenza
infermieristica presso il pronto
soccorso di Morbegno e quindi è
stato chiesto, ed ottenuto, che nel
momento in cui verrà delocalizzata
l’ambulanza di Morbegno sarà
assegnata una ulteriore infermiera
portando così la presenza da una a
due.
Questi risultati permettono di
esprimere un giudizio positivo circa
la qualità del servizio di emergenza
ed urgenza in provincia.
A Brusio, in Val Poschiavo
Celebrazione in
rito bizantino-slavo
L
Il momento ecumenico
a S. Messa vespertina nella
chiesa parrocchiale di San
sabato 28 gennaio con il
Carlo, sabato 28 gennaio
coro di Russia Cristiana e la
a Brusio in Val Poschiavo,
partecipazione dei parroci
è divenuta un evento ecumenico,
perché a celebrarla secondo il rito
cattolici della Valle assieme
della Chiesa cattolica orientale
al pastore riformato
è intervenuto padre Rostislav
Kolupaev e il coro di Russia
Antonio di Passa
Cristiana. È stato un momento
Padre Rostislav ha
spiritualmente molto intenso, profondamente
proseguito con un accenno al movimento ecumenico
partecipato dai numerosi fedeli che hanno riempito la
per ricostruire l’unità dei cristiani, «movimento di
chiesa; tra gli altri, i parroci delle chiese cattoliche della
riconciliazione delle Chiese separate, ma anche
Valle e il pastore della Chiesa evangelica riformata di
movimento di conoscenza, per scoprirsi reciprocamente
Poschiavo, Antonio Di Passa.
Nell’omelia padre Rostislav, richiamandosi alla Settimana e misterioso scambio: uno scoprire e un accogliere le
ricchezze dell’eredità comune della Chiesa Cattolica
di Preghiera per l’Unità dei Cristiani appena conclusa,
Universale, tra le quali c’è la stella splendente del rito
ha ricordato la dolorosa divisione della Santa Chiesa,
bizantino slavo».
spiegando che «La preghiera ecumenica è divenuta per
Avviandosi a concludere, ha sottolineato che
molti l’occasione in cui, benché divisi, pregare insieme
«L’ecclesiologia non può essere racchiusa nell’ambito
davanti al Padre comune per chiedere, per mezzo
di una costruzione teoretica, ma deve diventare
dell’unico Cristo e nell’unico Spirito, il dono dell’unità. Il
espressione di una concreta esperienza religiosa.
fatto che i cristiani preghino insieme è già di per sé una
L’approccio alla realtà della Chiesa è fatto di fede viva,
grazia e una garanzia di grazie future, segno di speranza
vissuta, praticata nella vita quotidiana e la teologia
certa. Senza dubbio il cammino della ricostruzione
eucaristica ne è il nucleo centrale. Poiché tutte le chiese
dell’unità visibile tra le Chiese Cristiane è spesso difficile,
si dichiarano interessate al dialogo e alla condivisione
ma nella memoria e nel cuore portiamo ancora una
e si sentono profondamente coinvolte nella preghiera
grande gioia, il dono unico di essere il corpo di Cristo».
per l’unità, speriamo di vedere non l’unità dei vertici,
ma della Chiesa, cioè del Corpo di Cristo, del popolo di
Dio. Vi lascio un augurio di speranza, pace e unità, di
rimanere fedeli alla fede e alla tradizione della Madre
Chiesa, di approfondire la vita liturgica, mediante la
quale, specialmente nel divino sacrificio dell’Eucaristia,
“si attua l’opera della nostra redenzione”. L’Eucaristia,
infatti, contribuisce in sommo grado a che i fedeli
esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il
mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa
incamminata verso l’unità».
Al termine, l’impressione che si respirava è che la sacra e
divina liturgia, tutta cantata dal celebrante, dal diacono
e dal coro, è davvero il tempo e il luogo privilegiati in
cui cielo e terra si toccano, dono ricevuto dall’alto in cui
l’uomo nell’estasi della bellezza incontra Dio.
PIERANGELO MELGARA
Sondrio Cronaca
36 Sabato, 4 febbraio 2012
Notizie flash
■ Sondrio
● La relazione del
prof. Luigi Pizzolato
all’Unitre di Sondrio
Una città pulita:
concorso per le scuole
Una città sporca costa molto ai suoi
abitanti, in termini di vivibilità ed
anche dal punto di vista strettamente
economico. Non è il caso di Sondrio,
per fortuna, ma si può fare decisamente
meglio. Per questo l’Amministrazione
comunale e in particolare gli assessori
Marina Cotelli, Michele Iannotti e
Alfio Sciaresa, in collaborazione con
Secam, hanno promosso una serie
di iniziative che hanno la finalità
di sensibilizzare i cittadini sui temi
dell’igiene e della pulizia dei luoghi
pubblici. Un intervento di prevenzione,
quindi, che si affianca a quello più
«terapeutico» (cioè di controllo) svolto
regolarmente dalla polizia locale.
Le attività, come hanno illustrato
gli assessori, si svolgeranno in tre
fasi. La prima è rivolta ai ragazzi
delle scuole di Sondrio (elementari
e medie); la seconda avrà come
destinatari gli adolescenti e i giovani;
la terza si rivolgerà direttamente
agli adulti, soprattutto per dare loro
alcune informazioni sui costi che la
pulizia comporta. Pochi, ad esempio,
conoscono l’impegno che richiede
staccare le cicche buttate per terra e
spiaccicate sui pavimenti.
Si incomincia dai bambini e dai ragazzi,
perché questi, poi, diventano subito
diffusori di buoni comportamenti.
Saranno invitati a produrre
disegni, corredati da uno slogan,
per incentivare tutti ad adottare
comportamenti che contribuiscano a
mantenere puliti i luoghi pubblici. I
disegni dovranno essere eseguiti in
modo tale da essere poi riprodotti su
cartelli stradali o locandine. Si gioca
a squadre, nel senso che saranno poi
gli istituti a ricevere i premi messi
in palio: per il primo classificato
una splendida apparecchiatura per
la naturalizzazione dell’acqua, in
formato ridotto, ma simile a quelle
già installate in città, che forniscono
«l’acqua del Sindaco»; per il secondo
e il terzo, materiale didattico,
rispettivamente per un importo di Euro
300 e 200. Gli elaborati, che dovranno
essere consegnati entro il 30 marzo
2012, saranno esposti anche in una
mostra.
Per conoscere il regolamento nei
dettagli e per ogni altra informazione
ci si può rivolgere agli uffici del
Comune o della Secam oppure
all’indirizzo mail: unacittàpulita@
comune.sondrio.it.
C. R.
■ Cosio Valtellino
Gli incontri per genitori
del progetto ProvocAzioni
La Consulta Giovanile di Cosio
Valtellino organizza sul territorio,
anche per il 2012, il progetto
ProvocAzioni. In collaborazione con il
Comune di Cosio, l’Istituto Comprensivo
di Cosio, la Cooperativa Sociale Insieme
di Morbegno, la Cooperativa Sociale
Ippogrifo di Sondrio e il Dipartimento
Dipendenze dell’Asl provinciale,
proporrà l’iniziativa “Ragazzi
esuberanti, genitori esitanti”.
Si tratta di un ciclo di quattro incontri
formativi, rivolto in particolare
a genitori di preadolescenti ed
adolescenti dove i partecipanti
potranno confrontarsi con esperti
rispetto alle tematiche emergenti tra
i giovani: l’utilizzo dei social network
(7 febbraio), il consumo di sostanze
legali: sigarette, alcool, energy drinks
(14 febbraio), l’aggressività: atti
vandalici, violenza (21 febbraio).
Gli incontri si terranno presso
l’Auditorium delle scuole medie di
Regoledo di Cosio alle 20.45. Chi
fosse interessato a partecipare, deve
segnalare il proprio nominativo, il
comune di provenienza e un contatto
mail a [email protected].
● Il conflitto negli animi
cattolici al sorgere del
sentimento nazionale
● Il ruolo dei cattolici per
la Costituzione italiana
e l’integrazione europea
Cattolici, Italia ed Europa
L
a relazione che Luigi Pizzolato
ha tenuto presso l’Unitre di
Sondrio, lunedì 23 gennaio,
ha avuto come titolo «I
cattolici nella formazione dell’unità
d’Italia e dell’Europa». In realtà la sua
approfondita riflessione ha voluto
cogliere il contributo che il pensiero
cristiano ha avuto nella formazione delle
idee e dei sentimenti che sono stati alla
base di tutti i processi risorgimentali
in Europa. Pur non essendo uno
specialista, ha affermato il relatore, la sua
formazione «antichistica» (è stato allievo
del prof. Lazzati e docente di letteratura
cristiana antica all’Università Cattolica
di Milano) gli ha permesso di acquisire
quelle categorie interpretative, che
consentono poi di leggere le dinamiche
presenti in ogni periodo della storia.
Il suo discorso ha preso le mosse da
lontano, dal fallimento della rivoluzione
napoletana del 1799, quando ci si rende
conto che il tentativo di costruire uno
Stato solamente con un’operazione
razionale e un po’ ingegneristica non
può avere successo senza un apporto
ideale. È necessario avere un sentimento
nazionale, che contenga anche elementi
etici e religiosi, capace di muovere gli
animi, perché «non ci si può innamorare
di una formula giuridica». Lentamente
matura il concetto di nazione, descritto
con mirabile sintesi dal Manzoni nell’ode
Marzo 1821: una d’arme, di lingua,
d’altare,/ di memorie, di sangue e di cor.
Ad essa dà un contributo fondamentale
anche il pensiero cristiano. Gli autori
romantici guardano con grande
rispetto ai valori e ai simboli religiosi,
ne hanno nostalgia, vanno a ricercarli
nella storia di un popolo, perché essi
costituiscono gli elementi fondamentali
di riconoscimento e quindi di identità
(in origine il sunbolon era un oggetto di
riconoscimento). La fede (scrive Ippolito
Nievo) offre agli uomini maggiori
stimoli per operare. Secondo il pensiero
romantico, Dio all’inizio ha creato le
singole nazioni, a ciascuna delle quali
ha assegnato uno spazio geografico ben
preciso per realizzare il proprio Stato. In
questo l’Italia appare quasi predestinata,
per il suo territorio circondato dall’Alpe
ed il mare. La formazione del sentimento
nazionale, però, fa sorgere un profondo
conflitto nell’animo dei cattolici,
anzitutto per la presenza dello Stato
Pontificio, che si pone come pietra
d’inciampo per l’unità e poi perché
uno Stato non si può creare senza lotte,
sangue, guerre contro altre nazioni, che
sono ugualmente cristiane. Il secondo
dilemma viene superato riconoscendo
che le nazioni possono entrare in
conflitto fra loro. Dio, infatti, le ha create,
ma le vuole tutte libere: non ci possono
essere nazioni libere e schiave. Anzi,
nella particolare situazione italiana,
la mancanza di anelito alla libertà è
vista quasi come una punizione divina
per un popolo che per tanto tempo è
rimasto neghittoso ed ha dimenticato
l’importante funzione culturale e civile
svolta in passato. Sta all’eroe, considerato
come una figura molto vicina al martire
cristiano, ridestare le nazioni oppresse
per ridare loro la libertà. Il riscatto non
deve però diventare il motivo per cui una
nazione si metta ad opprimere le altre,
ma ogni patria deve portare qualcosa di
suo al grande disegno della fratellanza
universale.
Quando poi si è compiuto il processo
di unità nazionale, ha affermato Luigi
Pizzolato, i principi di redenzione
e di riscatto sono stati trasferiti dal
piano delle singole nazioni a quello
più generale che riguarda gli uomini
oppressi di tutto il mondo, ed è nata
la questione sociale. In Italia essa è
diventata un particolare terreno di
impegno per i cattolici, soprattutto
dopo che il famoso non expedit papale
aveva impedito loro di partecipare alla
vita politica e quindi alla costruzione
dello Stato nazionale. Il relatore ha
quindi illustrato il ruolo che i cattolici
hanno avuto nell’elaborazione della
nuova Costituzione italiana e nel
processo di integrazione europea. In
quest’ultimo campo, i fautori erano dei
grandi idealisti, ma sono stati capaci di
tradurre i principi in fatti concreti. In
tutti i momenti di crisi (come dopo la
seconda guerra mondiale), ha concluso
il relatore, l’Italia si è salvata non
chiudendosi in se stessa, ma guardando
in avanti e aprendosi verso gli altri Stati.
a cura
di CIRILLO RUFFONI
Etica politica
e impegno dei cattolici
N
ei Paesi in cui la riforma
protestante aveva
creato la presenza di
diverse confessioni religiose,
dopo le sanguinose guerre di
religione i cittadini avevano
elaborato già da tempo forme
di convivenza civile basate
su principi etici che tenevano
conto delle diverse posizioni:
era nata cioè un’etica politica.
Nella situazione italiana,
invece, solamente quando ai
cattolici è stato consentito di
partecipare attivamente alla
vita del nuovo Regno d’Italia si
è sentita un’analoga necessità
di elaborare un’etica politica.
In precedenza, l’etica, anche
civile, era sempre stata delegata
alla Chiesa, con una forma che
risultava compromissoria per
la Chiesa stessa e rappresentava
un disimpegno per i cittadini.
È questo uno dei temi sui
quali Luigi Pizzolato si è
soffermato maggiormente
nella conferenza tenuta presso
l’Unitre di Sondrio e che ha
poi approfondito sullo stimolo
delle domande che gli sono state
rivolte.
Quando noi ci troviamo a
collaborare con persone che
hanno modi di pensare diversi
dai nostri, ha affermato il
relatore, abbiamo davanti
due strade. Possiamo imporre
i principi ai quali si ispira
la nostra etica personale,
approfittando magari della
maggioranza che abbiamo,
oppure possiamo tenere conto
delle diverse posizioni, anche
di minoranza e proporre i
nostri convincimenti non
come principi di fede, ma
come strumenti capaci di
creare una società più giusta
e rispettosa dell’uomo. Ecco,
quindi, il ruolo che, secondo
Luigi Pizzolato, il cattolico
ha nell’attività politica. «Non
posso sbattere davanti alla
comunità la pienezza della
mia convinzione etica: devo
graduare le mie pretese, in
modo che i principi crescano
nella comunità. Quando ho
assimilato la dottrina sociale
della Chiesa, sono solo agli inizi
della mia attività politica. Devo
poi mediare le mie posizioni
con quelle degli altri, in modo
da radicarle e farle crescere
nella società, perché in essa
regni la pace sociale, che è il
segno dell’amore… La città
va costruita con gli altri, in
modo che risulti un insieme di
concordia, non un aggregato di
componenti separate, come le
canne di un organo…
Il compito del cristiano
impegnato in politica non è
quello di salvare le anime,
ma di salvare la città». Di
fronte alla domanda (molto
attuale) sull’opportunità di
ricreare in Italia un partito di
cattolici, Luigi Pizzolato ha poi
espresso delle perplessità, per
le diverse posizioni che hanno
i protagonisti, che sono dovute
proprio al diverso modo di
«mediare» con gli altri i propri
convincimenti. L’importante,
ha concluso, è che i cattolici
diffondano sempre i valori
cristiani dovunque si trovino.
Sondrio Cronaca
Verso i 150 anni dalla
conquista del Disgrazia
Presentate le manifestazione che si svolgeranno dal
22 al 24 agosto prossimi tra Valmalenco e Valmasino
N
ei giorni scorsi a Sondrio,
presso la sala Vitali del
Credito Valtellinese, è stato
presentato il calendario della
serie di eventi commemorativi – che
si terranno il prossimo mese di agosto
tra la Valmalenco e la Valmasino
– della prima scalata del Monte
Disgrazia, 150 anni fa.
Erano presenti Popi Miotti, alpinista,
guida alpina e scrittore, Michele Comi
alpinista, guida alpina, Miro Fiordi,
Amministratore Delegato del Credito
Valtellinese, sponsor degli eventi che
si terranno nelle due vallate alpine
e del volume dedicato al Monte
Disgrazia.
è in fase di realizzazione la
pubblicazione di un volume (a cura
di Miotti e Comi) che descriverà
con dovizia di materiale fotografico
e testuale la storia, l’ambiente,
la geologia, le grandi imprese
legate al “Picco Glorioso”, nome
con il quale definirono il Monte
Disgrazia gli alpinisti inglesi che
il 24 agosto 1862 ne calcarono per
primi la vetta. Il progetto “Picco
Glorioso 1862-2012” vuole essere un
contributo alla consapevolezza e alla
riconsiderazione del patrimonio delle
Alpi valtellinesi. Gli elementi che
rendono peculiare questo evento sono
da ricercare nella fama internazionale
della montagna, per quanto, a
differenza di quasi tutte le altre vette
delle Alpi che si trovano sulla linea di
confine, essa ricada completamente in
Bilancio Bim 2011: per il
territorio 16 milioni di euro
I
l bilancio 2011 del Bacino Imbrifero
Montano dell’Adda si è chiuso
con il saldo di entrate record di
oltre 16 milioni di euro, che sono
stati distribuiti dall’ente sul territorio
di Valtellina e Valchiavenna: 9,4
milioni sono stati ripartiti fra le cinque
Comunità montane e 6,110 milioni sono
andati ai 78 Comuni destinati a spese
di investimento, interventi per attività
sociali e assistenziali, redazione dei Piani
di governo del territorio, interventi di
prima emergenza per eventi di carattere
eccezionale, trasporto scolastico. Una
boccata d’ossigeno vitale per i bilanci dei
Comuni, soprattutto di quelli più piccoli,
messi a dura prova dalla contrazione dei
trasferimenti statali.
Rimangono 550 mila euro, pari a un
residuale 3% circa del bilancio del Bim,
che, com’è consuetudine, vengono
utilizzati per soddisfare le piccole, grandi
richieste provenienti dalle associazioni
che operano sul territorio, espressione
di bisogni manifestati dai cittadini
nei settori della cultura, dello sport,
del turismo e del sociale. Interventi
che, al pari di altri più consistenti,
contribuiscono alla valorizzazione delle
potenzialità della provincia di Sondrio,
com’è evidenziato nel documento
programmatico 2010-2014. Vanno
a finanziare e a sostenere le attività
e le iniziative gestite da organismi o
promosse da privati: contributi che
diventano indispensabili per coloro
i quali non possono più contare sul
sostegno dei Comuni, ai quali il Bim,
secondo il principio di sussidiarietà, si è
in parte sostituito.
«Riceviamo ogni anno decine e decine
di richieste di contributo – ha spiegato
la presidente Carla Cioccarelli – che
esaminiamo una ad una prima di
accoglierle e di finanziarle. Con piccole
erogazioni si può ottenere molto, con
un effetto moltiplicatore che consente
a iniziative e ad attività di trovare una
realizzazione altrimenti difficile in un
contesto economico negativo qual è
quello attuale. Diamo la priorità alle
iniziative più rilevanti ma non possiamo
dimenticare che il Bim è chiamato a
soddisfare anche questo tipo di bisogni.
L’associazionismo, il volontariato sociale,
la nostra identità storica e culturale
meritano tutta la nostra attenzione e il
nostro sostegno».
Nel settore socio-assistenziale i
contributi più ingenti, pari a 15 mila euro,
sono stati assegnati alla Lega italiana per
la lotta contro i tumori per sostenere i
costi delle visite oncologiche per i malati
assistiti, all’associazione Univale per
l’assistenza dei bambini affetti da tumore,
a Cancro Primo Aiuto per il trasporto
dei malati che vengono sottoposti alla
radioterapia. Diecimila euro sono andati
all’Associazione nazionale alpini per
la sua attività di protezione civile. Altri
progetti sostenuti riguardano l’autismo,
l’assistenza ai disabili e ai diabetici. Tante
iniziative meritevoli che senza il sostegno
del Bim non avrebbero potuto essere
realizzate, negando a persone in stato di
bisogno assistenza e supporto.
Tra i beneficiari per il settore culturale,
oltre al sostegno alle mostre, ai musei,
alle pubblicazioni e agli eventi,
spicca il contributo di 30 mila euro
alla Fondazione Provinea impegnata
nell’iter per il riconoscimento dei nostri
terrazzamenti vitati come patrimonio
mondiale dell’Unesco. Infine, per quanto
riguarda il settore economico, turistico
e sportivo, i contributi più cospicui sono
stati assegnati alla Mostra del Bitto, 20
mila euro, al progetto della Pentacom che
coinvolge oltre 650 ragazzi, 10 mila euro,
per la Coppa del Mondo di snowboard,
10 mila euro, per il Giro d’Italia, 50 mila.
Il Bim ha inoltre stanziato 200 mila
euro per gli arredi del teatro Pedretti
di Sondrio, un contributo ulteriore,
slegato dagli elenchi sopra descritti
e non compreso nemmeno nei fondi
previsti per ciascun comune, deliberato
in considerazione della valenza sociale e
culturale dell’edificio.
Area sequestrata
al Pian di Spagna
territorio italiano.
Gli eventi commemorativi, che
si terranno nei giorni dal 22 al 24
agosto, prevedono un convegno su
“La professione di Guida alpina nelle
varie nazioni, esperienze e confronti”;
la presentazione della pubblicazione
storico-descrittiva inerente il Monte
Disgrazia e il suo massiccio; una
rappresentazione teatrale delle
vicende legate alla prima ascensione;
una festa delle guide e degli alpinisti in
Valmalenco e Valmasino; tour guidati
escursionistici e alpinistici sulla
montagna e attorno ad essa.
«Le montagne – ha affermato Miro
Fiordi – sono realtà e simbolo della
Valtellina ed il Credito Valtellinese
è sempre stato parte attiva in eventi
o iniziative che le riguardano. Non
potevamo certo far mancare il
nostro contributo a questa splendida
iniziativa sui 150 anni dalla prima
ascesa del Monte Disgrazia, meta
prestigiosa di alpinisti ed escursionisti
di tutto il mondo».
Notizie flash
■ Morbegno
Gli alebiensi in scena
per la Navicella
Anche quest’anno la Compagnia teatro
di Delebio “Gli Alebiensi” organizza a
favore dell’Associazione Navicella una
serata a Morbegno in cui metterà in
scena la commedia dialettale “S’ha
de fa dumanda” con la regia di Bruna
Corgatelli e le scene e i costumi di
Antonia Scaramella. Lo spettacolo si
tiene al teatro Iris giovedì 2 febbraio
alle ore 21.00. Il ricavato sarà devoluto
per le attività di Navicella. (Pi. Me.)
■ Sondrio
Provera rieletto alla
Commissione esteri
Lunedì 23 gennaio, i 76 membri
della Commissione affari esteri del
Parlamento Europeo di Bruxelles,
hanno confermato la fiducia
all’europarlamentare valtellinese
Fiorello Provera, rieleggendolo alla
carica di primo vicepresidente. «Sono
molto soddisfatto per questa elezione
– ha commento Provera –, che esprime
l’apprezzamento dei colleghi per la
correttezza e la trasparenza con cui
ho operato negli ultimi due anni e
mezzo». Provera era stato infatti
già eletto una prima volta nel luglio
del 2009, all’indomani delle elezioni
europee.
Valmalenco
«A bombazza»
sulle piste
di Chiesa
Q
uasi contemporaneamente alla nomina del nuovo presidente del Consorzio Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di
Mezzola, Gianluigi Spreafico, il Corpo Forestale dello Stato
di Como ha posto I sigilli al Camper Service e ha messo l’area sotto
sequestro. Già alla fine di dicembre, la gestione del Camper Service
era stata accusata di avere occupato, senza permesso, area demaniale per circa 270 metri quadrati, ai fini
di ampliare le capacità ricettive dell’esercizio commerciale. «A suo tempo – zioni, così da permettere edificaspiega William Vaninetti, presidente zioni, cementificazioni...a spese
di WWF Valtellina e Valchiavenna –, la dell’abiente».
nostra associazione condusse un’aspra Ora il WWF, con il Cros di Vabattaglia per evitare un simile insedia- renna e Legambiente, chiederà
mento, ad un passo da una delle zone al nuovo presidente di sedersi ad
più delicate della Riserva, arrivando ad un tavolo, con tutti i soggetti ininteressare anche la Comunità Euro- teressati al bene del Pian di Spapea, battaglia persa, oltre che per la vo- gna, per affrontare e cercare di
lontà del Consorzio di Gestione, anche risolvere i problemi più immeper le decisione di Regione Lombardia, diati, oltre a prospettare possibili
sempre pronta a concedere permessi scenari futuri.
particolari, a fare uno strappo alle re- «Ricorderemo – afferma Vanigole, a comprendere le “giuste” ecce- netti – quanto ci sia ancora da
Sabato, 4 febbraio 2012 37
V
fare per la Riserva, anche sotto
il profilo del ripristino della legalità; non si è ancora mosso niente, per esempio, in merito all’impianto di trattamento inerti della
Novamin, in fregio al fiume Adda
che prosegue l’attività, anche se
avrebbe dovuto chiudere entro il
giugno 2011. Ricorderemo che
all’interno della Riserva, nel rispetto degli abitanti e degli operatori economici, si deve operare
secondo le norme e le regole stabilite per una gestione corretta».
ittorio Brumotti,
dopo l’esperienza
della scorsa estate,
ha scelto ancora una
volta la Valtellina per i
suoi allenamenti e test.
Domenica 22 gennaio,
infatti, sulle piste di Chiesa in Valmalenco, il noto personaggio
televisivo, con alcuni componenti del suo staff, ha potuto
testare diversi materiali che lo accompagneranno nel tentativo
di raggiungere la vetta del tetto del mondo, il Monte Everest
alto 8.848 metri. Grazie all’organizzazione di Juri Baruffaldi, in
collaborazione con la società impianti F.A.B. Funivie al Bernina
di Chiesa in Valmalenco e il Consorzio Turistico Sondrio e
Valmalenco, 100% Brumotti, ha testato due bike con diverse
geometrie sulle quali aveva già apportato delle modifiche dopo
i primi test fatti ad agosto sul Monte Cevedale. Brumotti ha
provato anche dei nuovi pneumatici con 350 chiodi e diverso
abbigliamento tecnico preparato appositamente per questo tipo
di performance. Dopo la positiva esperienza, il campione di trial
tornerà probabilmente in Valle a fine febbraio.
Spettacoli
38 Sabato, 4 febbraio 2012
✎ il telecomando |
Al cinema
La talpa
film di Tomas Alfredson
Londra, 1973. Control, il capo del servizio segreto inglese,
è costretto alle dimissioni in seguito all’insuccesso di una
missione segreta in Ungheria, durante la quale ha perso la
copertura e la vita l’agente speciale Prideaux. Con Control se ne
va a casa anche il fido George Smiley, salvo poi venir convocato
dal sottosegretario governativo e riassunto in segreto. Il suo
compito sarà scoprire l’identità di una talpa filosovietica, che
agisce da anni all’interno del ristretto numero degli agenti
del Circus: quattro uomini che Control ha soprannominato lo
Stagnaio, il Sarto, il Soldato e il Povero.
John Le Carré, prima di diventare uno dei massimi esponenti
della letteratura di spionaggio, è stato dipendente del MI6
e ha effettivamente visto la propria carriera interrompersi
a causa di un agente doppiogiochista al soldo del Kgb. Oggi
il suo “La talpa” diventa film ad opera del regista Tomas
Alfredson in una versione inglese dallo stile impeccabile, che
restituisce perfettamente l’atmosfera raccontata dalle pagine
scritte. Visivamente elegante e vivido il film ha la capacità
di farci entrare completamente nel mondo raccontato da Le
Carrè, anche grazie a momenti di dialogo eccellenti, retti da
attori altrettanto eccellenti (tra cui anche il recente vincitore
dell’Oscar, Colin Firth).
Domenica 5. F.d. S., C5,8,50.
Programma religioso. A sua
immagine, Rai1, 10,30. Il
deserto dei tartari, La7, 14,05. Di
Valerio Zurlini da un romanzo
di Buzzati. Pelham 1 2 3, ostaggi
in metropolitana, La7, 21,30.
Thriller ad alta tensione con D.
Washington. Il restauratore, Rai1,
21,30. Fiction 5° parte. Presa
diretta, Rai3, 21,30. MalaRoma. I
passi del silenzio, Tv2000, 20,30.
Doc su un monastero. Bakita,
Tv2000, 21,45. Film tv 2° parte.
Storia di una schiava nera che
diventerà santa. Dio salvi la regina:
Diana vs The Qeen. Rai storia,
21,00. Documentario.
Lunedì 6. Caterina va in città,
Rai movie 15,45. Bel film italiano
sull’adolescenza. Il restauratore,
Rai1, 21,10. Film Ultima puntata.
Operazione Valkiria, Rai3, 21,05.
Film con T. Cruise sull’attentato
a Hitler. L’infedele, La7, 21,10.
Attualità con Lerner. La leggenda di
di Tiziano Raffaini
Giuliano, Tv2000, 21,25. Prosa.
Martedì 7. La casa Russia, Rai
movie 15,20. Film di spionaggio
con Sean Connery. Gioventù
all’ombra della svastica, Rai storia
21,00. Documentario. Storia di un
matematico Napoletano, Tv2000,
21,25. Film di M. Martone.
Mercoledì 8. Will Hunting, genio
ribelle, Rai movie, 21,00. Un buon
film drammatico. La fabbrica
di cioccolato, It1, 21,10. Film
fantastico di Tim Burton. La regina
Margot, Tv2000, 21,25. Francia,
1572. Per tentare la pacificazione
tra ugonotti e cattolici, Caterina
Dè Medici impone il matrimonio
tra la figlia Margherita di Valois
ed Enrico di Navarra. Altrimenti
ci arrabbiamo, R4, 21,10. Film
commedia con B. Spencer e T. Hill.
Giovedì 9. Shall we dance, Rai3,
21,05. Film commedia romantica
con R. Gere. Piazzapulita, La7,
21,10. Attualità. E’ complicato, C5,
21,10. Una commedia ben recitata
Commedia
Commedia
drammatico
Almanya
Benvenuti al nord
L’amore che resta
Immaturi - il viaggio
Una separazione
Una famiglia turca che ha vissuto in
Germania per tre generazioni parte
per un turbolento viaggio verso la
loro terra natale dove il capofamiglia
ha acquistato una piccola casa con
l’intento di ristrutturla.
Sequel del fortunato Benvenuti al Sud,
il film mostra l’altra faccia del dualismo
nazionale. Questa volta è il meridionale
Alessandrio Siani a far visita all’amico
milanese Claudio Bisio.
Dramma dai toni dark in cui due
adolescenti alle prese con la maturità
- uno di questi si è appena ripreso
dopo tre mesi di coma - cominciano a
interrogarsi sul tema della morte.
Nader e sua moglie Simin stanno
per divorziare. Hanno ottenuto il
permesso di espatrio per loro e la
loro figlia undicenne, ma Nader non
vuole partire.
Il film all’Astra di Como dal 3 al 5 e
il 9 febbraio.
A Chiavenna dal 4 al 7 febbraio.
Il film all’Astra di Como dal 6 all’8
febbraio.
Sequel di Immaturi (in cui un gruppo
di trentenni per un errore si ritrova
a dover rifare l’esame di maturità), i
cinque amici si troveranno a fare il
viaggio dopo la maturità come tutti
gli altri ventenni. Con conseguenze
dirompenti.
Il film sarà proiettato a Menaggio dal
3 all’8 febbraio.
Il film andrà in scena a Sondrio dal
3 al 9 febbraio.
commedia
con M. Streep.
Venerdì 10. Nine, Rai 3 21,05.
Un musical ispirato da 8 e mezzo
di Fellini con Danile Day Lewis.
Cognome e nome, Lacombe Lucien,
Rai storia, 21,00. Film di Luis Malle.
Acuta analisi del passato fascista
e collaborazionista della Francia
di Pétain durante l’occupazione.
Le stagioni del cuore, La5, 21,10.
Film di Robert Benton. Durante la
depressione americana una donna
lotta per salvare la sua fattoria e la
sua famiglia. Attenti a quei due-la
sfida, Rai1, 21,10. Gioco condotto
da P. Perego. Zelig, C5, 21,10.
Varietà con Bisio e Cortellesi. Tv7,
Rai 1, 23,25. Rotocalco tv.
Sabato 11. Sulla via di Damasco,
Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Tv
Talk, Rai3,14,50. Programma di
critica televisiva. La finestra di
fronte, Rai movie, 21,00. Buon
film di Ozpetek sulle relazioni
familiari. Planet 51, It1, 21,10. Film
d’animazione ben fatto ironico.
drammatico
Il film nella sala della comunità di
Chiavenna dal 9 febbraio.
Lettere e Rubriche
lettere
al direttore
vita
cristiana e
parrocchia
R
ev.mo direttore,
scrivo per l’articolo di M.M.
Nicolais sul libro di don Tonino
Lasconi del “Settimanale” di sabato
21/1, per esprimere la convinzione
che è troppo semplicistico ed
elusivo considerare “non praticante”
chi non si fa vedere in parrocchia
e che pertanto non fa “comunità”.
Infatti penso che sempre di più tutti
i fedeli per realizzare una risposta
piena e coerente agli impegni
battesimali (santità personale e
apostolato) devono trovare spazio
● Perchè tutti i popoli
abbiano pieno accesso
all’acqua
(…) lì dove sono e con quelli che
con loro vivono. Purtroppo nessuno
può affermare che la comunità
parrocchiale è sempre attrezzata
per fornire una adeguata assistenza
ai fedeli, e parallelamente anche
gli “impegnati nella comunità”
molto spesso privi di slancio
apostolico, non sono promotori di
quei mezzi che sono indispensabili
per puntare alla santità personale e
all’apostolato (…). Il Santo Padre
indicendo l’anno della fede ha
indicato ripetutamente l’importanza
● Per gli operatori sanitari
delle regioni più povere
del pianeta
Sabato, 4 febbraio 2012 39
di una lettura comunitaria
sistematica del Catechismo
della Chiesa Cattolica e relativo
Compendio, strumento splendido per
superare la paurosa ignoranza sui
fondamentali della fede (…)
GIANMARIO BRENNA
U
n tempo non solo la vita
cristiana, ma la vita tutta
iniziava e finiva dentro lo
spazio della parrocchia. Oggi
viviamo la mobilità, gli spazi
aperti, i flussi affettivi, lavorativi,
Ricordo
● Per educare le nuove
generazioni alla vita
buona del Vangelo
Caro papà, a
dieci anni dalla morte
Apostolato della preghiera
Caro Direttore un giorno Dio disse
all’uomo: “Di terra nascerai e di terra
morirai!” forte esclamazione che
induce ad una profonda e significativa
riflessione in quanto, sebbene l’uomo
è destinato a finire fisicamente e
corporalmente il ricordo prezioso di
quella immagine non scomparirà dalla
nostra fragile memoria. Così mi piace
ricordare il mio caro papà, un uomo
schivo ma un grande combattente
lavoratore che ha saputo superare
numerosi scogli della vita, che ha
saputo provvedere con non pochi
sacrifici al futuro della sua famiglia
e, come ogni altro padre, ha saputo
trasformare la negatività in bene.
Ora mi sento forte e sicuro malgrado
cammino sulla carrozzina, lavorando e
trasmettendo le mie idee al prossimo.
Di tutto questo bagaglio culturale e
umano ringrazio il mio caro papà, ci
rivedremo in Paradiso.
Gianni Noli
Febbraio 2012
Intenzione generale
Intenzione missionaria
Intenzione dei vescovi
Tante sono oggi le opportunità scientifiche
e i potenziali percorsi innovativi, grazie
ai quali è possibile fornire soluzioni
soddisfacenti ed armoniose alla relazione
tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio,
occorre incoraggiare le ricerche volte
ad individuare le modalità più efficaci
per sfruttare la grande potenzialità
dell’energia solare. Altrettanta attenzione
va poi rivolta alla questione ormai
planetaria dell’acqua ed al sistema
idrogeologico globale, il cui ciclo riveste
una primaria importanza per la vita sulla
terra e la cui stabilità rischia di essere
fortemente minacciata dai cambiamenti
climatici. […] La questione ecologica non
va affrontata solo per le agghiaccianti
prospettive che il degrado ambientale
profila all’orizzonte; a motivarla
deve essere soprattutto la ricerca di
un’autentica solidarietà a dimensione
mondiale, ispirata dai valori della carità,
della giustizia e del bene comune.
(Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace 2010)
Penso, in particolare, alle gravi
disuguaglianze sociali nell’accesso alle
risorse sanitarie, quali ancora oggi si
riscontrano in vaste aree del Pianeta,
soprattutto nei Paesi del Sud del mondo.
Tale ingiusta sperequazione investe, con
crescente drammaticità, il settore dei
diritti fondamentali della persona: intere
popolazioni non hanno la possibilità
di usufruire neppure dei medicinali
di prima e urgente necessità, mentre
altrove ci si abbandona all’abuso e allo
spreco di farmaci anche costosi. […]
L’esempio di Cristo, buon Samaritano,
deve ispirare l’atteggiamento del credente
inducendolo a farsi “prossimo” ai fratelli
e alle sorelle che soffrono mediante il
rispetto, la comprensione, l’accettazione,
la tenerezza, la compassione, la gratuità.
(Giovanni Paolo II, Messaggio per
Giornata Mondiale del Malato 2000, nn.
4-9)
“La vera formazione consiste
nello sviluppo armonioso di tutte
le capacità dell’uomo e della sua
vocazione personale, in accordo ai
principi fondamentali del Vangelo e
in considerazione del suo fine ultimo,
nonché del bene della collettività
umana di cui l’uomo è membro e nella
quale è chiamato a dare il suo apporto
con cristiana responsabilità». Così la
persona diventa capace di cooperare
al bene comune e di vivere quella
fraternità universale che corrisponde
alla sua vocazione. Impegnandosi
nell’educazione, la Chiesa si pone in
fecondo rapporto con la cultura e le
scienze, suscitando responsabilità e
passione e valorizzando tutto ciò che
incontra di buono e di vero. La fede,
infatti, è radice di pienezza umana,
amica della libertà, dell’intelligenza e
dell’amore”.
(Orientamenti pastorali dell’Episcopato
italiano per il decennio 2010-2020, n. 15)
Perché tutti i popoli abbiano pieno accesso
all’acqua
Per gli operatori sanitari
delle regioni più povere.
relazionali… Chiaro che la
parrocchia, e la sua pastorale,
devono mettersi al passo dei
tempi. Diffidando però di una fede
senza radici e senza comunità. Nel
tempo della “modernità liquida”
(Bauman), di turismo spirituale
abbiamo davvero poco bisogno.
Molto meglio una comunità reale
e solida, che tenga insieme i
diversi tipi umani e le differenti
età della vita, dove poter fare
sana palestra di fraternità
cristiana.
Per educare le nuove generazioni
alla vita buona del Vangelo.
Lettere al direttore
posta Viale Cesare Battisti,8 - 22100 Como
fax
031.3109325
mail [email protected]
❚❚ L’informatore giuridico / 127
a cura di VITTORIO RUSCONI
L’I.M.U. (Imposta Municipale Unica)
A
seguito del D.L. 6.12.2011, n. 201 (“Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”), convertito con la Legge 22.12.2011, n. 214,
dall’1.1.2012 è entrata in vigore l’I.M.U. (Imposta Municipale
Unica), che verrà applicata in via sperimentale fino al 2015. Tale imposta, che viene a sostituire tra l’altro l’I.C.I., ha i seguenti
ambiti di applicazione:
Ambito soggettivo: sono soggetti al pagamento dell’imposta il
proprietario, il titolare dei diritti reali di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie, il concessionario di aree demaniali e il
locatario in caso di immobili concessi in locazione finanziaria.
Ambito oggettivo: gli immobili oggetto dell’imposta sono i fabbricati, le aree fabbricabili e i terreni agricoli, a qualsiasi uso
destinati.
Base imponibile: per i fabbricati alle rendite catastali rivalutate
del 5% devono essere applicati i seguenti moltiplicatori:
1) 160 per i fabbricati del gruppo catastale A (tranne A/10);
2) 80 per i fabbricati del gruppo catastale A/10;
3) 140 per i fabbricati del gruppo catastale B e per le categorie
C/3, C/4 e C/5;
4) 55 per la categoria catastale C/1;
Editrice de Il Settimanale
della Diocesi Soc. Coop. a r.l.
Sede (direzione, redazione
e amministrazione):
V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como
Telefono 031-26.35.33
Fax Redazione 031-30.00.33
E-mail Redazione [email protected]
Fax Segreteria 031-31.09.325
E-mail Segreteria
[email protected]
conto corrente postale
n. 20059226 intestato a:
Il Settimanale della Diocesi di Como
Redazione di Sondrio:
Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio
Telefono e Fax 0342-21.00.43
E-mail [email protected]
Stampa:
A. G. Bellavite S.r.l.
Missaglia (Lc)
Registrazione Tribunale di Como
numero 24/76 del 23.12.1976
Pubblicità:
5) 80 per la categoria catastale D/5;
6) 60 per le categorie catastali D.
Per i terreni agricoli al reddito dominicale rivalutato del 25%
devono essere applicati i seguenti moltiplicatori:
1) 130 per tutti i terreni;
2) 110 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli.
Aliquote: l’aliquota ordinaria è pari allo 0,76%, con possibilità di aumento da parte dei Comuni sino a 0,3 punti percentuali. L’aliquota ordinaria può essere ridotta fino allo 0,4%
nel caso di immobili relativi all’esercizio di attività d’impresa,
arti e professioni, di immobili posseduti da soggetti IRES e
di immobili locati. Per le abitazioni principali e le loro pertinenze l’aliquota è fissata allo 0,4%, con facoltà da parte dei
Comuni di aumento o diminuzione di 0,2 punti percentuali.
Per i fabbricati rurali ad uso strumentale l’aliquota è stabilita
allo 0,2%, con possibilità per i Comuni di ridurla allo 0,1%.
Esenzioni: Le esenzioni previste per l’I.MU. in molti casi
sono le stesse già previste in tema di I.C.I.:
1) Gli immobili posseduti dallo Stato;
2) Gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni, dalle Comunità montane, dai
Direttore responsabile: Alberto Campoleoni
Direttore editoriale: mons. Angelo Riva
La Provincia Essepiemme Pubblicità
Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como
Telefono 031-58.22.11
Fax 031-52.64.50
Tariffe:
euro 31 a modulo commerciale
Prezzo abbonamenti 2011:
Annuale euro 50
Europeo ed extraeuropeo euro 50
più spese postali
La testata Il settimanale della
diocesi di Como fruisce dei
contributi statali diretti di cui alla
legge 7 agosto 1990, n. 250.
Questo giornale è associato
alla FISC (Federazione
Italiana Settimanali
Cattolici) e all’USPI
consorzi fra detti enti, dagli enti del servizio sanitario nazionale
destinati esclusivamente a scopi istituzionali;
3) I fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali
da E/1 a E/9;
4) I fabbricati destinati ad usi culturali ex art. 5 bis del D.P.R.
29.9.1973, n. 601;
5) I fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, purchè compatibile con le disposizioni degli artt. 8 e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze;
6) I fabbricati di proprietà della Santa Sede;
7) I fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni
internazionali,
8) I terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina;
9) Gli immobili utilizzati da soggetti non commerciali, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e
sportive, nonché delle attività di cui all’art. 16, lett. a), della Legge 20.5.1985, n. 222 (cioè le attività di religione o di culto, quelle
dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi e
all’educazione cristiana).
(Unione Stampa Periodica Italiana)
Informativa per gli abbonati:
La società Editrice de Il
Settimanale della Diocesi di
Como, titolare del trattamento,
tratta i dati, liberamente conferiti
per ricevere il ns. periodico in
abbonamento, in ottemperanza
al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti
di cui all’art. 7 (aggiornamento,
cancellazione, ecc.) e per
l’elenco di tutti i responsabili del
trattamento, rivolgersi al Titolare
del Trattamento presso la sede
di viale Cesare Battisti 8, 22100
Como, tel. 031-263533.
I dati potranno essere trattati
da incaricati preposti agli
abbonamenti, al marketing,
all’amministrazione e potranno
essere comunicati a società
esterne per la spedizione del
periodico e per l’invio di materiale
promozionale.
40 Sabato, 4 febbraio 2012
Pubblicità
ABBONATI
Il Settimanale
entra nella tua casa
con una nuova proposta
promozionale.
Ritaglia il coupon e spediscilo
all’indirizzo indicato o portalo
direttamente in redazione. Potrai
beneficiare di un ottimo sconto!
Ai parroci:
Aiutateci a raggiungere
un obiettivo!
Una rivendita con almeno 5
copie in tutte le parrocchie
LE OFFERTE
2012
ABBONAMENTI NUOVI
40 EURO invece di 50
NUOVO + RINNOVO
80 EURO al posto di 90
RINNOVO
Abbonamento Italia
50 euro
Abbonamento estero
50 euro + spese di spedizione
Per info - 031263533
dal lunedì al giovedì 8.30- 18.30, venerdì 8.30 - 17.00
Promozione
per i nuovi abbonati!
Compilando il seguente volantino
avrai diritto ad un abbonamento
scontato, a 40 euro, per il 2012.
Consegna il seguente coupon
al tuo parroco, presso la segreteria
del Settimanale o invialo
a “Settimanale della diocesi di Como”,
viale Battisti 8, 22100, Como.
Scarica

Numero Completo - Diocesi di Como