CENNI
BIOGRAFICI
DI
ANTONIO
ROSMINI
ONORI
FUNEBRI
RESE
TESTIMONIANZE
E
ALLA
MEMORIA
SUA
RACCOLTI
DAI
DELL'ISTITUTO
SACERDOTI
DI
DELLA
CARITÀ
STBESA
EDIZIONE
SECONDA.
MILANO
E
TIPOGRAFIA
DITTA
BOmARDI-POGLIAKI
Contr,
di
DI
s.
LIBRERIA
ERMENEGILDO
Gio. in Conca, N, 4140.
MDCCCLVII.
BES0Z21
DUPLICATE
^
Il
presente
Opuscolo
^.,.,,rtr
-'
ubrarV
è
posto
vigenti
sotto
sulla
la
stampa.
salvaguardia
delle
leggi
l ^S7
AL LETTORE
BENEVOLO
appena ^sisparse la dolorosa novella della morte
di Antonio Rosmini, che diversi amici e ammiratori dell'
Non
illustre Trapassato
si rivolsero ai membri
Carità, chiedendo
che si
puhbUcasseuna
circostanziata,di quanto
avvenne
delP Istitutodella
memoria, bilmente
possidurante la non
infermitàe nella morte di lui. Ora, avendo alcuni
di quelliche convivevano
col Rosmini, notate giornopcì*
giorno le cose che loro parevano più degne di ricordanza
di poter sufficientemef
si giudicò
ite
e più atte a
edificare,
molto
amici, stampando,
senza
farpago queldesiderio degli
indugio,questa cotale cronichetta,quantunque espostacon
forme assai comuni e disadorne.
VuUima
Alle qualimemorie, riguardatati
di
infermità
breve
Rosmini, si credette conveniente
e
utilemandarein
nanzi
alcune modificazioni
che, meno
queibrevi Cenni biografici
nel Giornale Torinese dele aggiunte,
furonogiàpubblicati
{'Armonia (1):anche a fineche il Lettore avesse
nei medesimi
un
come
ciò che
filoconduttore
di
vero
o
di
egliriscontrasse nei tanti
Italia e fuorisi stamparono, o
e
una
stregua,a cui ragguagliare
di precisoo di inefalso,
satto,
arlicoU e opuscoliche in
si stamperanno
sopra le
vicende di questo celebre Uomo.
Dopo di che glieditori
di questo
mentre
opuscolo,
"i)Vedi i numeri
si compiacciono
di rendere
45 e seg. del 1851.
M333976
qui
tale
sopra
modo,
qualunque
in
che,
fatti, dei
detti
tezza
dei
lavori
fossero esposti in
nel
citati
venissero
esso
qtuisi
Finalmente,
serie
E
dell'Istituto.
delle
la
edite
opere
Ed
pia
in
intera
tutta
e
colle
Slresa,
aggrandire
appressa
vita
di
un
V Italia
e
felice.
23
Uomo
virtuomsifne
sm
età
nostra
Vivete
la
Seltembre
spera
richiama),
un
1855,
che
arreca
una
sullo
stesso
varii
a
bri
mem-
catalogo
un
Chiesa.
libretto
che,
dover
riuscire
certo
co' suoi
onorò
malgrado
utile
buoni,
a
stanza
abbatutti
aiuto,
un
il lavoro,
che,
azioni,
la
in
Rosmini.
presente
si
quello
quando
si
altresì
pone
quei
qualcìie brano.
indirizzate
edificanteai
forse
sarà
volesse
chi
di
inedite
agli amici,
esso
si
ultimo
semplicità,
rozza
su^
ogni parte
chiarare
di-
esa.t--
in
da
anche
appendice,
moltissime
le
fra
in
e
di
la
o
che
riproducesse
ne
modo
a
la verità
ciò
e
il
proprio
diversamente
o
quelli
benevolo,
osservazioni
narra:
origine del
la
eccovi
caro
di
da
furono
argomento
si
se
scelte
lettere,
di
delle
contrario
o
ddnto
però
tutti
a
animo
con
garantire
e
scrìtto
presente
gratitudine
scrissero,
intendono
non
loro
reputano
soggetto;
che
che
di
testimonianza
pubblica
ma
per
componendo
scriui
cotanto
tali
immorin
sta
que-
E
CENNI
ABATE
»ELL'
BIOGRAFirj
ANTONIO
ROSMINI-SERBAT!
L
Priìna
Nacque
età
Antonio
di Maria
«iogenttodi
co
fino
di
pietà,e
ì
verso
e
Religiosi,
sarebbero
terre
fasce dello
e
in
zio
Ambrogio,
affetto
v^iisse
di
siccome
allevato,
tra
die
educato
la
per
tutti
sotto
e
della
ma
a
una
imbeversi
che
santissima
ispeì poverelli
molte
ma
voce;
sin
il
dalle
religione,
il suo
Modesto
e
padre suo
loro religione e tra
simo
pel grandis-
il
due
i loro
superioiù sempre
posto, vollero
gli avevano
occhi
ad
che
medesimi, provvedendolo
alFetà
convenienti
precettori ecdesiastici,
scienea^
in
verso
Rovereto,
pur
nostra
schietta
e
tutti, ma
testimonifire
potè
non
puro
non
a
l^attacca-
un^ illuminata
carità
Tri«
famiglia
sua
per
generosa
pri-
scorso,
Diocesi
la
costantemente
pronte
spiritopiù
venire
essa
Essendosi
una
per
piccolo Antonio
nostro,
famigliedella
religione,per
.d^ogni maniera,
altre
secolo
verso
splendida ospitalità
una
per
del
97
illustri
distinta
alla cattolica
ciazione
vigiKadella gloriosaAnnun-
Rovereto.
immemorabili
mento
eie
più
Rosmini.
Antomo
Panno
Vergine,
città
di
nella
Rosmini
deUe
una
nella
dentina,
educazione
ed
ogni
riguardo «illa
eccezione
riguardo
6
alla virtù
di Dio
elle
un
e
Pareva
in lui Pamore
naturato
come
religione.
del prossimo,e l'orrore a ogni bassezza e turpie
tudine,
onde la vita di sua
pueriziae adolescenza non fu
continuo esercizio di pietàe coltivamento
delle lettere
deglistudii piòseveri,ai qualifin dalla verdissima
età mostrava
e
un'inclinazione
altaiche
incredibile,
e
attitudine affatto straordinaria
formava
la
e lo stupore
maraviglia
che fin d'allora pronosticade' suoi 'maestri e condiscepoli,
vano
qualchecosa di singolarmente
grande di lui.
de' suoi studii in cui
Venuto
a quell'età
e a quel termine
era
bisogno di eleggerelo stato di vita,egli,quantunque
ben complessionato
forte della persona, di
e
primogenito,
nobile e doviziosa,
fornito di acutissimo intelletto
famiglia
di cognizioni
vastissime,
e
ogni probabilità
per cui poteva con
nella vita laicale un avvenire e una
sorte
ripromettersi
la più ridente; pure fermò seco
stésso
d'abbracciare Io stato
i quali,
benché ote lo disse ai suoi
timi
ecclesiastico,
genitori,
cero
e
religiosissimi,
pure a tale inaspettata
proposta si februtti in viso,parendoloro di vedere in questa scella
avendo
la dissoluzione della loro casa, non
dopo lui altra
prole^se non una femmina ed un maschio,ma questo così
molte speranze. Laonde,
doverne avere
malaticcio da non
tale elezione non
che una
venisse
da Dio,
persuadendosi
del figlio
coi
dair inesperienza
e dall'abitudine contratta
ma
vivere continuo tra Ecclesiastici e Behgiosi,
presero il partito
dal concepitoproposito,
di svolgerlo
adoperandovidi
tonio
diverse gravipersone, o fra queste il celebre P. Anmezzo
tutti glianni soleva condursi
Cesari,il qualeda Verona
a
Rovereto
con
a
passarviuna parte dell'autunno,
Rosmini
e
casa
era
alcuni suoi amici letterati;
spesso loro
buon
Cesari,vestendosi degliaffetti
convegno. Adunque il
del nostro
dei genitori
Antonio,con
quella
eloquenzaonde
che gli dava la
quell'autorità
maestro, e con
egliè sommo
tolo
sua
maggior età'ed ilcredito della sua scienza e virtù,tratin disparte,
ragionòa lungo e forte per convìncerlo
e
7
doveva
non
elisegli
suol
come
Antonio
seppe
divenire
di
uomo
del diavolo. Ma
l'avvocato
dirsi,
così ben
chiesa,e, facendo
ribattere
tutte
il
somma,
instro
no-
le obbiezioni,
e
da non
intenzioni sì pure e sentimenti sì elevati,
di sua
lasciare dubbio sulla legittimità
vocazione; onde il
mostrare
P. Cesari
e
ne
costante
restò
amico
ammirato, e
da
fino alla,morte;
lì in
e
i
poi glifu intimo
ed
parenti,
persuasi
dovettero vederselo innanzi vestito da chierico.
acquetati,
Era egli
stato da poco ordinato suddiacono,
quandovenne
di tutti,
lasciò il
a
morlje il padresuo che, con
maraviglia
erade universale della sua
ecclesiastico
figlio
lissima
ragguardevoMa
sostanza.
lungi chVgli per qiiestoinaspettato
sì pentisse
evento
vi si raffermò anzi
della fatta elezione,
nel suo
Iddio che glimetteva
cuore
più che mai,e ringraziò
nelle mani maggiorimezzi con
cui promuovere
la di*
ai vantaggi
vina gloria,
dei prossimi.
e concorrere
Compiuta
la teologia
tore,
nell'Università di Padova, ne fu laureato dot.
e
Vescovo
ricevette Tordine del Diaconato
e
Presbiterato dal
Qiioggia,
presso Venezia. Poco dopo recossi a
Roma
in compagnia di MonsignorGiovanni Ladislao Pyrche
clier,Patriarca di Venezia, e fu in quest'occasione
strìnse amicizia,
coU
personaggi/
p^ r ta"^ere d^ altri cospicui;
Tabale, Mauro Cappellari,
Cardinale j e poi
creato
in séguito
ai sommo
assunto
Pontificato ppl;npme.di GrrCgorio
XVI,
il qpaled^allora in appresso non
Qéssò mai dal dare a Bo*
smini chiare provedi una^sUma.e benevolenza singolare
ed
.che il gioinviolabilesino alla mortei^E^ fu j^v suo .mezzo
vine,
la psrim^
.yoUiia vedere e vesacerdote fu i^trodoitto.
nerare
di
la maestà
sona
del Panil^tìcéRomano, nella p^lo
di Pio VII,che lo acqolse con .somi)Q^$i
e
benignità,
spvrumans^
esortò ad occqpsirsi,
onde il Rosmini
filosofici,
d^gliv^tudii
trasse nuovo
accrescimento di Teeerazion^ ^ affetto figliale
alla sede di Pieti:p;
edralTe^ttb
venera?ii0ne
obèegfi.
proclamò
ed. espresse
con
sì profondi)
e
robiis^ eloquenza
pens"^m^nt),
di queir
imp^ortalePontefice,
religiosa
pietànel p^negiripp
pubbhcatogià colle stampe.
s
IL
Prinia
origineed
idea delF Istituto della
Carità.
patriaed in casa saa, ebbe occasione di
nossa,
eonoscere
donna,la morcbesa Maddalena Caquellapiissirna
fondatrice delle Figliedella Carith neiralla Italia;
sorella unica delFabate Rosmini^
poiché Gioseila Margarita^
ed a lai somigliantissima ingegno,
per dottrina e per
per
abbracciato il novello Istituto della Canossa,e
pietà,aveva
Ricondottosi in
fondatone
del
colla
Ora
sao
sua
an
motìastero
persona
una
nella città di Trento^ portandovi
dote
di cento
la buona
di lire.
migliaia
di
della gloria
e
e poi,a
voce
mardiesa,ch'era tntto zelo
Dio e c»rìtà verso
il prossimo,
prese allora
ad eccitare caldamente il Rosmini
fondare Ini
a
per lettere^
Istituto di Figlidella Carità simile al sno.
Ma
pure un
se*
egli,
persuaso die a queste imprese si richiedono aperti
da
schermendo
si andava
gni e missione espressa dal Cielo,
tali inviti ed eccitamenti. Pure, ripensando
che
stesso
seco
donna
così pia ed illuminata potequeste istanze di una
vano
nel
essere
egli,
qualchesegno del divin beneplacito,
illimitatamente al
ofTerivasida parte sua
segreto deiranìino,
nell'oraxione di maggior lume e soccorso.
e snpplicavalo
Signore,
E fu in questa drcostanza
che glibalena alla mente
la primissimaidea deirislituto della Carità.
Parevagliadunque che, quando si trattasse di fondare
società religiosa,
nella qualenulla affattoci entrasse di
una
straordinario ed arbitrario,
condo
sema
ogni cosa fosse regolata
le pure ed tiniversalissime norme
del Vangelo,in
tal caso
la missione
per far questo era già data da Gesù
Cristo
a
tutti coloro die
considerando
che
volessero
di
il divin Redentore
cuore
abbracciarla.E
chiamava
senza
tutti,
alla perfezione
della carità,
a tutti altresì proe
eccezione,
poneva
di praticare,
mezzi allamedediitìa,
purchéil vocome
ì consigli
a
lessero,
principiò
evangelici
; egli
scorgere
si prefiggessero
i cui membri
ad
una
possìbile
società,
ed
come
unico
morale e reli*
propriomiglioramento
od anche la salute e pere
gioso;cioè la giustizia
santità,
fezione
delPanima
propria(ciòche torna il medesimo),il
invariabile
fine .il
che
è il porro
unum
fia tolta in etemo;
nomini
roltima parie che
e
necessariuntj
quindipure
ammettere
tutte
giungerealla
per
in
le cose
tutte
divina volontà
tà
fare
a
altri uomini
altresì le conseguenze
quellistessi
che
da que*
logicamentefluissero.Ora, poscìachè
e
giustizia
bisognaamare
care
pratiperfetta
fine naturalmente
sto
da
si dovessero
non
e
la divina
che noi ci
tutto
il bene
volontà ;
e
richiedendo
sta
que-
plici
prestiamocon prudenzae semai nostri fratelli,
gli
possibile
bero
perciòi membri di questa ideata società avrebdovuto
col desiderio deiranimo^ tutte le
abbracciare,
limitazione arbitraria di sorta, ed
senza
opere caritatevoli,
anche
ed
col fatto tutte quelleche venissero loro richieste,
alle qualifossero idonei e sufficienti.E perchè questo desiderio
questo fatto
e
che
ì membri
della
non
avrebbero
senza
potuto realizzarsi^
innamorati
società,
curanti
e
le altre
della
virtù,si serbassero a tutte
indifferenti;
quindiT indifferenza
mente
mondo
non
;
da parte della natura, ma
avvalorata
dalla
la
di
essenza
per
cristiana
esdlustvacose
del
illimitata,
parte della libera volontà
grazia,doveva essere come
questa vocazione,in ordine
il compendio e
alFesercizio della
die $i riduce ad un
qualeindifferenza,
vuto
intero distacco di piritedalle cose
triture,avrebbero dovenir
confortoti e addestrati,
allevati,
segnatamente
colla praticadei consigli
i quali,
rendendo Tuomo
evangelici,
povero, casto ed obbediente,lo arricchiscono della libertà
di
di Dio e dei discepoli
e
indipendenza
propriadei figli
esteriore
carità. Aita
Cristo.
Che
se
introdurre
delta carità universale veniva
questo principio
nel progettato Istituto un^nsolita
e
ad
svariatissima
di uffici,
rifletteva però
e ministeri,
moltiplicità
occupazioni
10
del Signore,con
un
spirito
verno
goforte e soave
insieme,si sarebbero potutievitare gli
inconvenienti temuti per questo capo, e conseguire,'^del
sto,
read altresocietà più liimpossibili
vantaggigrandissimi,
E primascorgeva che sarìa stato pur bello
initate e parziali.
che
"
regnasse Io
quando vi
edificante vedere innestati sopra
i rami della cristiana carità,
così
e
ed
frutti da
reso
esso
nel
un
unico
tutti
tronco
i ziosi
poterne cogliere
prealbero solo. Poi questa varietà avrebbe
un
all'Arca Noetica,
l'Istitutosomigliante
contenendo
sicché,
molte
pure
suo
e
avrebbe potuto accogliere
mansioni,
varie
soggettiforniti di
seno
così abbracciare
assai diversi talenti
e
pacità^
ca-
assai
dividui,
maggiore d'ina ciascuno il compitoda eseguire
e
proporzionare
versi
-nel mistico campo della Chiesa di Dio* Inoltre,
Tessere dii rami; ma
unica la pianta,
pareva dover promettere
maggiore unità,concordia e carità fra i membri nell'esercizio
del bene, die se i rami diversi appartenesseroa piantediverse.
E finalmente
conforma7.ione
e
questa disposizione
e
dei membri
un
numero
alla indifferenza e carità universale li faceva
sere
es-
universale
prima,di cui la sapta Chiesa,
nell'eserciziodella carità,
essa
e
pure nello spirito,
per
de' suoi Pastori,avrebbe potuto valersi a produrre,
mezzo
via più semplice
e
pronta, quelbene che avesse
per una
desiderato. Allo scopo poi di meglioaffratellarsi
e fondersi
col clero secolare e coglistessi laici,
l'Istitutodoveva tenere
lo spirito
il meno
le apparenze di corpo.
e
possibile
doveva possedere
sostanza
come
l'Istituto,
Quindi nessuna
di esso, in faccia alla legge,
i membri
còrpo morale,ma
cittadinipariaglialtri,
rimanevano
coglistessi pesie cogli
doveva essere ohe una cosa
stessi diritti:cosi la povertànon
affatto di coscienza e avanti a Dio, senza
I9 minima conseguenza
il medesimo
dicasi dellaobbedienza e del
e
legale,
come
una
materia
.
celibato. Al che
dell'abito e
senza
doveva
altresì
concorrere
la forma
dell'andamento della vita esteriore
nulla di distinto e
e
così nell'uno come
d'insolito,
stessa
sociale,
l'altro.
nel-
11
Ma
A
punto
Dio
lui,ma
a
godeva
se
avrebbe
a
ma
nuovo
e
gigantesco
disegno?
il Rosmini, che ciò
cuore
nulla
Dio, cui
nel petto de' servi
fossero
della confidenza
in Lui: che
massime, dispostougualmentea
restar
solo
vasti
sunzione
pre-
quanto
a
sé medesimo
vita interna ed esterna, secondo
sua
suoi
prodottodella
un
non
impossibile:
era
priueipiata
Toperadell'Istitutoin
la
ordinando
suo
di scorgere
non
quando (Juesti
disegni,
umana,
sì
un
eseguire
in
questo rispondevasi
toccava
che
mai
come
e
le riferite
morire
col
pio disegnonel cuore^ come ad accettare altricompagni che
il Signore gliinviasse,
e
spenderein questo caso tutto sé
sviluppoed incremento di simile
non
società,
perchèera opera spa propria,ma perchèopera
sarebbe finalmente
da Dio: che ad ognimodo non
affidatagli
si piuttosto
fiducia
un
una
ma
merito,il mostrare
una
colpa,
illimitata nella divina bontà e protezione.
Né Iddio frustrò
le speranze di lui: in breve^ sepza
che eglili cercasse
per
insieme tale so*
nessun
modo, si vide richiesto di stringere
cietà da diversi compagni ecclesiasticie laici.Onde, parendogli
il
forma più
venuto
tempo opportuno per darle una
da Milano
e
regolare
determinata,
(1) reeossi al casino del
nel giornodelle Ceneri
Monte Calvario di Domodossola
sacro
del 4828;
colà in perfetta
orazione
e
e
solitudine,
peni«"
zioni
tenza, durante la Quaresima scrisse la Regata e le Costitudella nascente
e
società,
dopo la Pasqua si trasfisria
Roma
al giudizio
con
disegnodi farleesaminare,e sottoporle
di valenti teologi
ed illuminati personaggi,
prima d'invocarne
formale della Sede ÀpofiitoUca.
Tapprovazione
stesso
e
le
cose
sue
allo
Mellerio che il Uosoiini,cono(1) Fu in Milano e in casa il signor conte Giacomo
schìto i*abate Loewembruck,
Calvario. E qui
concertò di rilirai-sicon esso al Monte
ci gode Tanimo
di far menzione
dell'ottimo
conte
Mellerio si per la segnalata sua
nefattore
pietàe beneflcenza, si perchè intimo e cordialissimo amico del Rosmini e largo bedel 8U0
istituto.
12
Rosmini
adesso alcun
Rifacciamoci
cosa
ritornalo
casa
di
dal
Rosmini
suo
una
come
scrittore.
che
tempo aiddietro per dir qualletterato
di
primo viaggio
paterna, mentre
per
come
contava
e
Roma
circa 25
scrittore.
in
anni
Adunque
patriae nella
dì età, vedendosi
nito
e
parte scarico da altri uffici^
per l'altra for-
vare
largamentedal Cielo di attitudini e di mezzi per coltigli studii,gli parve che questa fosse per al presente
la sua
vocazione. Onde
sità
eglivi si applicòcon una laborioassiduità e con
una
e
potenza d'ingegnoche teneva
del prodigioso,
abbracciando fin d^allora nella vastità della
si può dire,i rami dello scibile umaino
mente
sua
tutti,
:
scienze esatte,giurisprudenza,
medicina,politica,
letteratura,
e ascetica. Se
non
che, persuaso egliche
metafisica,
teologia
il dottore cristiano non
deve coltivare glistudii senza
figgersi
prebenefico e santo, perchè
fine ben determinato,
un
la scienza senza
è atta ad edificare,
la carità non
solo
ma
a
gonfiare;quindiè che ilRosmini fi$sò già da quel tempo
la meta
cui intendeva rivolgere
le sue
letterarie e dotte
a
tutti gl'intelletti
fatiche. Come
veramente
grandiche Dio
suscitò a quando a quando nella sua Chiesa,quali
furono a
Severino
modo
un
d'esempioun sant'Agostino,
Boezio,un
senti profondamente
Tomaso
san
; cosi il Rosmini
d'Acquino
la somma
anzi la necessità di riassumere
rimao
utilità,
e
in un
rìtare, se ci si permette quest'espressione,
gran tutto
le scienze divine ed umane,
conciliando la ragionecolla fede
afiinedi dimostrare che le opere di Dio non
si contraddicono,
assai facilmente s^iunesta la grazia,
che
che sulla natura
e
la rivelazione ed il mistero non
blima
ma
dirìgee sudistrugge,
solo lo umiavvilisceT uomo, ma
non
Tintendimento;
43
litiper esaltarlo subito dopo ad una
che lo rende pia che mai simile
elevatezza di
sapienza,
^ti Angeli e a Dio.
Questa impresa parerà al Rosmini ^ecialmenteindispensabile
a*^giorninosti*i,
^rchè por troppo da qualchesecolo
si era
a sminuzzolare
lavorato,da due particontrarie^
ogni
sapere, e ad introdurre per poco un
Tautorità e la ragione,fra le sciente
la
e
teologia
la filosofia:divoraio
divorzio assoluto fra
sacre
onde
noii
e
fra
profane,
è facile
a
dire
che alla
alla letteraria,
non
meno
provenisse,
Sul quale
civile e cristiana repubblica.
in"usto avvenimento
mi sia lecito qui riferire le parolestesse
cui il cele*
con
bre uomo,
nel discorso preliminare
alle sue opere, così ne
discorre:
Egli(il
Rosmini)ben vedeva il Vangelo risplendere al disopra
di tutti gliumani sistemi,
siccome il sole,
cui le nubi della terrena
atmosfera non
a
giungono,e
il cielo e k terra frapasseranno,e
sapeva di più che
Né
XXIV, 85)
quelleparolenon trapasseranno (Matt.,
ha bisogno d^alcun
ignoravaohe la divina sapienzanon
.filosoficosistema per salvare gii uomini, e che ella è
Tuttavia
d^ogniparte iti sé medesima.
perfetta
sapeva
quanto danno
«
99
y^
ii
a
»
9».
»»
n
»
99
ancora
»
può
»
^
99
n
n
M
9ì
n
n
9»
n
fra la rivelazione ed
una
verace
filosofia non
non
potendola verità essere
solvere alcun dissìdio,
contraria alla verità,come
mi
quellache, una e semplicis-
sima
1'
che
nella
medesima:
sua
origine,è
considerava
consentanea
oltreceiò che la
mai
sempre
dove
filosofia,
a
se
non
giova alla mente dandole una na-*
dipartadalla verità,
ed una
tupaie disposizione
eotale preparazionerimota
la necessità;che gli
alla fede,di coi " sentire aitammo
i dubbi che nascono
dalla impererrori,le prevenzioni,
fezione della ragione,
e che
frappongonoaltrettantiostacoli al pieno assenso
alle verità rivelate,
da prestarsi
posdevona
risolversi e dissipar$i
colla ragionemesono
e
desima; che la stessa Chiesa cattolica invita ed ecoita i
Concilio di Laterano)
neiruilimo
filosofi(specialmente
a
co' loro studii;che la rivelata dotprestare quest^ufficio
si
14
a
oompiutamente
può esporsi
»
trilla non
9'
senza
»
namento,
n
n
99
n
99
supporre
h
modo
di scienza
dal filosoficoragio*
verità dimo"trate
giacchéla religionenon
distruggema
perfe-
abolisce ma
la natura, la divina rivelazione non
completae sublima la ragione,e però la natura e la
ziona
sieoo le due condisipni
o
postulati,
del Vangelo,e le prime basi su cui s^ ine prenozioni
nalza Tedificiodella sacra
teologia.
Ne^ primi secoli della Chiesa i Padri s'erano appigliati,
questiaiuti,aUa filosofiadi Platone da essi
per averne
fu preferita
la filosofiad^Aemendata ; nell'età di mezzo
i due
ragione sono
.
9»
n
»
n
ristotile,
pure ematidata
i"
NeiruQòe
ff
dottrina
n
salmente
ne
9"
non
fi
né
"»
almeno
si propagavano
a
tutto
restava
»f
oltre misura
a
w
99
M
y*
99
9»
9»
n
»
9ì
99
maestri della scuola.
questidue periodidi tempo, la
cui s'atteneano i teologi,
univerera
a
filosofica,
la diversità delle opinioni
e consentita;
ammessa
fra pochi,
scuoteva
^edificio,
perchè rimanevano
"f
n
e
nelFaltro di
sempre
il
dialettica,metodo ed
»
dai dottori
lo studio
il corpo
comune
e
della
scienza,di
incontroversa
il lioguaggio.JE
questo
la forma
agevolava
della
teologiache s'^iiuialzava a
guisa d^uu tempio,compilod'ognisua parte, solidissimo
e venerando
agliocchi di tutti. Ne' primi secoli quella
scienza delle cose
diyine pareva disegnata
a
foggiad'un
d'un tetàpio
gotico^
tempio greco o romano, ne' posteriori
Nell'ultima età l'erudizione,
ma
e magnifico.
sempre perfetto
la classica letteraturaperfezionarono
la critica,
l'esposizione
della scienza teologica,
rendendola
ed agpiù schietta,
ben accertate, ai ddgmi; ma
giungendoprove positive,
della scuola^
ohe
caduto e dimentico il sistema filosofico,
le s'opponevaun
fondamento
ella perdette
la
naturale^
forme
delle sue
la sua
unità
e
maravigliosa
regolarità
colla rascientifica,
per la quale,coi^iuntaintimamente
gione naturale e con tutte le più;nobili speculazioni,
apmanifestamente
si^cOmé
un
pariva
comjpìmentosoprannaturale dell'umana natura è dell'umano
quasi
sapere,
:
.
99
cui
i5
rulUma
«9
M
pera
"
già
che
mano
non
Toriginee
per
casse^
?)
pure
?'
passava
^"
un
da
divisa
era
stesso
hii,e
b
')
la teolo*
ella travàili-
sostanza, i limiti della
natura,
di sé stesso, il quale
ella parca noa
continuazione
dai ragionevole
al rivelato,
tjuasiascendendo da
palcoinferiore
la conduttrice
w
che
che^ sebbene
ad
altro
superioredello stesso pasolo disegnoda Dio febbrica-
un
lagiodella mente, con tin
cristiana in queiretj^
La teologìa
era
togli.
-)
posto dli-o^
avesse
allora sciltiva altamente
L^uomo
saa.
'"
il Creatore
la custode
e
di
tutte
contrasto
senza
le altre
scienze,la
Chi avrebbe allora pensato che
signoradelle opinioni.
^9
reH3e
«
venuto
yy
pure
«
una
??
varne
in cui
dividere interamente
teologia
la
doversi
"9
altro tempo
un
sa-
alcuni
pensassero
dalla filosofia?E
nacque questo pensiero:nacque tosto che maocò
si disperòdi trofilosofiacomunemente
e
ricevuta,
un'altra solida
la sfiducia
e
coerente
in
alla
tutto
religione.
è ragione.
Se il
non
consiglio,
o
teologorinuncia alla filosofia,
eglidovrà intralasciare
la scienza,
le piùprofónde
e lasciare imperfetta
questioni,
tuttavia vorrà mettersi dentro ad esse, non
se
o
gliriuscirà di risolverle,
forse in una
maniera assai imse
non
onde si avrà biasimo daVeri
dio falso,
filosofi,
perfetta
discredito della sacra
con
daglialtri,
leggio
disciplina
(i)
Fino adunqueche la teologia
stretta di bella concordia
ei^
amicizia colla filosofia,
questa dava credito,splendore
Ma
"9
y9
"9
»
9ì
n
non
è mai
n
^)
e
difesa
a
mentre
quella,
essa
divina virtù
ne
riceveva
in contraccambio
che quasiaroma
immorvitalità,
tale e celeste,
la preservava da ogni corruzione,
la faceva
e
servire alla gloriadi Dio e delb verità e al
nobilmente
secreta
una
vantaggio
degliuomini
questa filosofiavidesi
ancella
e
dìata meretrice
^
da
e
e
nati per
come
onesta
la verità. Ma
dalla
ripudiata
matrona
divenne
perfidacorruttrice
del
non
appena
da
teologia,
assai
vero:
dele
fe-
presto sfac"
e
alzato il
(i) V, Opere edite ed inedile di A. Rosmini, Voi. V,Intr. allaFilosofla^
pag.
Casale; Tipografia Casuccio.
segg.
—
43
t6
enapielà,
prese a far guerra
Invadendo
in sealla sua
antica signora.
tremenda
contro
guito
le arti e le istituzioni
tutte le scienze,
più o meno
questa sviata filosofiaprodusseun orribile perverumane,
timento
nella vita mentale e morale degliindividui,
delle
scrìve il Rosmini,
famigliee dei popoli: Da quell'ora,
le passioni
e
Tignobilecalcolo degliinteressi materiali
T unico maestro
divenuti Tunico consigliere,
delle
sono
menti; e queste aperte a tutte le prevenzioni,
disposte
sull'istantealle sentenze
dare il loro assenso
a
più straa toglierlo
sevaganti,
pure sulFistante alle piùdimostrate,
di soggiacerealla
casuale ; orgogliose
condo Topportunitk
schiavitù delle opinioni{»ù appassionate,
anzi appunto
erepiù ragionevole;
per ciò schizzinose della soggezione
incredule fino all'evidenza;
dule fino all'assurdo,
legìslatrici del mondo
intollerantid'ognilegge; frenetiintiero,
de' propridoveri;entuimmemori
che de' proprigiudizi,
coi fatti la
siaste in paroledella filantropia,
professanti
disonorate nelle lascivie imfrode e l'egoismo;
irreligiose,
sembrano avere
perdutoognicoscienza della virtù
pudentì,
vessillo della incredulità ed
u
yi
99
n
yy
'9
M
99
99
99
99
99
'9
99
99
della verità,e l'esistenzastessa
99
e
99
divenuta
per esse un probl^uaed
Chiunque avrà cognizicmee retta
dell'una
ui^
vana
e
dell'altra è
cbiraera
(1)
99.
intorno allo
persuasione
società de' tempi nostri,sentirà assai facilment
stato della umana
il sommo
cosi il vivo desiderio che
come
bisogno,
il quale colla eminenza
nel mezzo
di noi un uomo,
^rga
joollagrandezza dell'ae
nimo
aglialtri,
dell'ingegno^
soprastando
sari,
spregiandonobilmente le ire degliindiscreti avvermostri
chiaro
e
svelato il diritto e
tati partiti,
e facendosi tutto
il torto
dei conci*
renda potente conse
ne
tutti,
ciliatore,
di nuovo
questidue rami essenaiali e
accoppiando
cioè la teologia
della umana
la filosofia
e
sapienza,
precipui
alladesiderata e necessaria concoi*diae riunione. Ma già oramai
(1)Introd. alla Filosofia,pag.
29
e
a
30,
i8
che
seguirein appresso. Ciò eglifece
intendeva
d^aizzarsi'contro
guerra di
il
trono
teneva
chi,per vergogna d'Italia,
lo scettro
e
Penisola.È
avendo
la formidàbile potenza
fu
l^tto
verso
non
so
della
e
senza
mere
te-
la rabbiosa
giorni
quasi
a'quei
letteraria
repubblica
nella
nostra
quel tempo che Alessandro Manzoni,
senza
scere
conoqualedi questiOpuscoli,
il Rosmini,disse: che
di persona, nèdìfama
dato il òrelo all'Italiaed alla Chiesa
grand'uomoaveva
allora né
un
nelFautor
di
nel 4 823,
quel libro. Venuto posciaa Roma
come
accennammo
più sopra, e dimoratovi circa diciotto mesi,
fice
Ponteintrodotto al sommo
eglifu dal cardinale Cappellarì
Pio Vni, il qualea una
coppiava
pietàe umiltà acgrandissima
e
moltissimo,
una
cognizioneprofondadei
senno,
nignità,
bebisognidei tempi nostri. Accolto ilRosmini con somma
scorrer
quel Pontefice si trattenne a lungo con esso a diintorno aglistudi filosofici,
cui sapeva essersi lui
a
lo esortò caldamente
e
a
dedicato,
nell'impresa
proseguire
come
abbracciata,
troppo utile e necessaria oggidìalla Chiesa,
assicurandolo
espressamente che
questa era
la
sua
yo":azione.
Nel
fra l'altre cose, glidisse pur queste prequalcolloquio,
cise
che noi vogliamoriferire perchèmentre
onorano
parole,
quel Pontefice,aggiungonouna solenne sanzione all'impresa
da Rosmini]come
scrittore: «\.La Chiesa j egh disse,
assunta
ha dei predicatori
confessori a sufficienza,
e dei
ma
scardi buoni scrittori. C'è bisogno
d'ecclesiastici
a
dotti,
seggi
che prendano il mondo
Voi
per la vìa del ragionamento.
molto più che a predicare
dovete darvi a quest'ufficio,
e
'»
«
?"
w
"9
a
Pio
confessare
Vili, avvenne
^5.
E
in
questa
che
il
visita che
il Rosmini
fece
a
Papa, dopo avere
espressa
che
in
quellasua persuasione,
questitempibisognavaaiutare
mare
e
guidaregliuomini molto colla ragione,quasiper conferla sua
teoria anche con
volo
un
esempio,prese da un taal
un
e
libro,e in esso additò al cardinal Cappellari
Rosmini un
Opuscoloanonimo, encomiandone assai il vigore
del raziocinio e la sostanza degli
argomentionde era scritto,
pure
•1!)
«
in tal modo
conGliiudendo che
Quel
età.
libro
volume
un
era
A doveva
di letteratura di Modena:
scrìvere nella
sente
pre-
delle Memorie
di
re*
TOpuscoloindicato dal
di Melchiorre Giùjaa fadelle Opinioni
V Esame
vore
della moda^ di Rosmini, Essendo quindistato interrogato
ligionee
Papa era
del
parere intorno al medesimo,
il Rosmini,per quanto s'industriasse di rispondere
in modo
noi potè fare sì,che
tradire il segreto deiranoninio,
da non
dal Santo
Padre
e
suo
si accorgesse del curioso accidente,
e
non
se
Papa non
coli'autore riconosciuto.
e
ne
congratulasse
rallegrasse
il suo
Durante
egiifu dal cardinale
soggiornoin Roma
da altri eccitato a stampare colà stesso una
e
qual*
Cappellari
che sua
opera: e avendone eglinominate diverse che aveva
il Cardinale prescelse
di veder pubbliideate e abbozzate,
cato
delle idee,che vide perciò
ilNuovo
la
saggiosulF origine
in quattro volumi,coi tipi
nel 4830
luce in Roma
del Salviucci. Nella qualeopera, essendo chiaro a ogni intelligent
l'autore depose i germi di tutto il sistema filosofic
persona, come
e
morale,che svolse poi nelle sue opere successive,
si può quindicon
le rae
dici
ragione affermare che il seme
di questo colossale albero scientificofurono gittate
nella
città di Roma, con
santa
approvazionede'pubblici
censori,
del Vicario di Gesù Cristo,
sotto
e
gliocchi e col beneplacito
così dell'inallora vivente Pio Vili, come
del futuro,
che
di lui successore.
fu Gregorio XVI, immediato
il
di
Restituitosi il Rosmini
e
di
e
un
tanto
del Cardinale
trenta
che intendeva
mano
solo il conte
amici,fra i
rispettabili
JacopoMellerio e Don Luigi
di questo nome,
affidò al tipografo
grandiosadi raccogliere
Milano,Pogliani,
l'impresa
in
pubblicare
mano
nell'Alta Italia per eccitamento
alcuni suoi
di
preghiera
qualinomineremo
fratello
Polidori,
nuovo
che
in
volumi
essa
in-8." le
Opere
di dare alla luce. Delle
uscivano,noi sappiamoavere
edite
e
dite
ine-
qualiOpere,
il Rosmini
liato
umi-
in dono al Sommo
Pontefice Gregorio
XVI;
esemplare
della
era
lungiTautore dal temere gliocchi e la censura
^0
Santa
Sede
tanta
e
AposloTica,
autorità
le
della Chiesa
intenzioni
sue
fa
sua
fiducia die anzi la
prema
su-
avrebbe
riconosciute ed vate
approi religiosi
suoi sforzi a prò della
ed
quel santo e dotto Pontefice si degnava ciascuna
di esorne
cessava
tarlo
o per lettera o a voce,
ringraziamelo,
il
scrivere e pubblicare
come
a
opere, assicurandolo,
Chiesa. E
volta
e
la divina
stato
era
deH
volontà.
Marco
la
vocazione
sua
in
83i4,ilSanto Padre
il Rosmini
dall'amorevole violenza de'suoi
dal comanda
di San
era
che
Quindi, allorché riseppe
costretto*
conae
e
tura
Vili, die questa
Pio
antecessore
suo
del Vescovo
di
Rovereto, il che
se
ne
mostrò
assumere
avvenne
cittadini
con-
l'arciprenell^ottobre
scontento,e glifece dire
che eglisi occuessere
suo
passe
scrivere,
espresso desiderio,
al tavolino,
anziché in altre cose, quantunque utili e
al bene universale come
così profittevoli
sante, ma non
quella
cui l'esortava (1).Sappiamo^
altresìcli£ il Pontefice teneva
a
le opere regalategli
nella sua libreria privata,
da Rosmini
e
eoa
una
spesse volte a chi lo visitava si degnò mostrarle,
certa
proferir
compiacenzapaterna, e non senza
paroledi
onorevoli attestazioni GregorioXVI
lode all'autore.Alle quali
che fece
con
quelmagnificoelogio
pose finalmente il suggello
l'Istitutodella
di Rosmini nelle Lettere Apostolidie
approvanti
Carità,del 20 settembre 1839, nelle qualinon solo,lo chiama
si ancora
fornito
e
ma
tK)mo
uomo
cattolicissimo,
piissimo
di straordinario e preclaro
ingegno,e degnamentefamoso per
divine ed umane
la sua
scienza delle cose
(2).
e
(1)Recherò
almeno
un
testimonio
di questa persuasione
e voìere-dìGregorioXVI,
sia il Cardinale Morozzov Vescovo
di Novara, cbefiudai Marzo 1S31 cosi scrisse al
Rosmiiii: «Sua Sautilà gradirebbe che ella continuasse ad occuparsi per ora al tavolìiH). —Sarà
ben utile la-di lei predicaeione
»
quaresimalea. codesta citt9i(Domoe
dossola).Ma seguendo le idée del Santo Padce, non deve poi ella occuparsi nella
predicazione,ecc.
(2)Gum vero nobis penpectum exploratumque sii'deleclum filiumpresbyienun
Antonium
Rosmifii virum esse excellenti ac prmslanti ingèniopro^itum, rerum
divirscienUa swnmopere
ìwiim
iUmtì^tm^ eia.
atqiieìwmanarvm
"
•
"
21
IV.
Vlstituto
approvato
e
della
confermatodalla
il filodei
ora
Riappicchianio
Carità^
Santa
Sede
apostolica.
cenni storici relativialla fondazione
deirislitutodella Carità. Avendo
dunqueTabate Rosmini
intorno al novello Istituto
a parte del suo
messo
piodivisamento,
della Carità ilCardinal Cappellari,
e lasciataa lui la conimissione di farne parola
Pontefice
opportunamente al Sommo
nel maggio del 4 830
Tapostolica
approvazione;
per averne
dossola.
Calvario di Domopartidi Roma
per restituirsi al monte
Di là egliscrìsse a quelPeminentissimo
Porporatoil
felice arrivo,
al tempo stesso una
breve esposuo
inviandogli
sizione
che
descrizione dell'Istituto,doveva servire a poro
gerne
idea
al
succinta
Santo
ed
coloro
una
Padre, a
prjma e
che egliavesse
esaminare
a
deputati
questo affare. Risposegliil Cardinale con questa lettera dei 2 luglioì 830«
ic
Amico
Ella appena
n
^"
Taborre, mi
^»
chiamo
9"
ne
^9
per
rio
99
99
"9
99
79
giuntoa
cotesto
suo
scrisse: avrei dovuto
o piuttosto
Calvario,
subito
risponderle
e
mi
colpad'aver tardato tanto. Non mendico scuse,
ebbe gran partela poltroneria.
Per altro,
se
non
prima
io sto già da gran tempo seco
lei al Calvalettera,
col cuore.
e santo
Oh, quanto invidio cotesto tranquillo
in
ritiro!
Ho
»
99
carissimo^
letta la descrizione
Penso
precisa.
di farne
tener
spesso di lei e delle cose
le di cui sociali e
lerio,
breve, chiara
dell'Istituto:è
sue
copiaal Santo Padre. Si parh
coU'egregio
signorconte Mel-
cristiane virtù
m'incan-
e
doti
e
raccomandarmi
tano.
n
La
prego continuarmi
la
e
sua
amicizia
c;«*
}^
al
Sono
Signore.
5)
zione
di
Intanto
ed
le protesto,ecc.
me
nel novembre
qualecon
tutta
affé-
«
di questo medesimo
veniva
anno
in quellungo
Vili,e i Cardinali si raccoglievano
in data
conclave,da cui il cardinal Cappellari
angustiato
morte
a
cuore
sarò fino alla morte,
e
Pio
scriveva un'amorevolissima
nella
lettera,
frale altre cose, erano
Quando sarà pia'
quale,
queste parole:
cinto al Signoredarci il nuow
Papa^ si potràavs^iare daffare
in tutta
la sua
sione.
esten(delFapprovazione
delPIstituto)
E il nuovo
braio,
ai 2 di febPapa fu lui stesso,proclamato
festa della Purificazione di Maria Vergine,col nome
di GregorioXVI; e questi,
per tal modo, parve come
parato
predalla Provvidenza
e
impegnatoinnanzi a Dio e agli
dia
Seuomini, a dare compimento colla sanzione dell'Apostolica
all'Istituto della Carità,siccome anche fece più tardi. E
al Sommo
eintanto,quasisubito dopo assunto
Pontificato,
di Rosmini per
alla lettera di congratulasdone
glirispondeva
dei
gennaio4 831
6
tale avvenimento
col Breve
Gregorio
«
potevamo
n
tua
avere
P.
P. XVI.
Non
benedizione.
apostolica
il minimo
dubbio, che, attesa Tantica
esuluna
noi,non fosti per esperimentare
salute
Diletto figlio,
«
seguente;
e
—
amicizia per
straordinaria
tanza
»
«
?)
r
"9
«
35
?"
3'
5?
Pontificato: pure
colla
tua
lettera,
al Sommo
assunzione
per la nostra
dalla
assai consolazione noi ricevemmo
quale riconfermi questa tua affezione,
la singolare
delPanimo
e
protesti
pietà e attaccamento
alla cattetuo, che del resto noi giàconoscevamo
per tale,
dra di Pietro. E poiché
nulla possiamomegliodesiderare
che
di vedere
aiutata la nostra
infermità,troppo
ine-
della
dairarcano consigliò
gualeal grandecarico impostoci
al Signoredi
Divina Provvidenza,
mediante
le preghiere
de' tuoi voti a favor
tutti i buoni; perciòla espressione
^3
ci accrebbe
"
nostro
w
qualevolle
55
«
al trono
«
«
«
9)
della divina
colui,il
Desiderium
se:
siamo
ne
accoglierà,
preghiere
per noi,avendo
tue
«
detto di
Perocché
l'allegrezza.
exaudmt
pauperum
certi,favorevolmente le
Dominus:
«
5»
assai
tu
grazia,per
a
dinanzi
patrocinatori
tacere
di altri tuoi
me-
tanti poveri,testimonii della tua beneficenza. Laonde
riti,
noi ti rendiamo
di noi
somme
graziedell'ufficioverso
amorevole
fatto,e come
e
segno del nostro
paterno af-
codesto tuo
e
a
impartiamoa te, diletto figlio,
Istituto della Carità,piamentea noi dedicato,l'apostofetto
lica benedizione.
I
Dato
a
Roma
i83i, del nostro
presso Santa
Ponlificaio anno
Maria
Maggiore ai 9 di apriledeiranno
I.
Gregorio
Frattanto
della Carità
Tlstituto
P. P.
ricevcTa
XVI
nuovi
.'.
"*"
menti
incre-
vieppiùdilatandosi. Nel 4 831 il
desidérii del Vescovo
di
Rosmini,per secondare gliesj)ressi
nuova
Trento, aprì in quellacittà una
casa, che ben presto
e
andava
ognora
fiorì di molti
e
distintiecclesiastici.
Nel
pregatone dal Vescovo
(1)
mente,
pari-
4 833
Diocesano,aprianche
in Ve-»
G'»EGanius P. P. XVI.
salutèm et aposlolicam beiiedictioneai.
Nullum
Dilectefiii,
quidem prò veiiobi»
erat
dubìum,
tios
teri tuo erga
studio,
quin singular^quoddam gaudiuni esPontiflcalum
nostra ad Summum
{ses ex
provectione percepturus: sed lameii valde
delectarunt liUeras tusB, quibus bac ipsum studium conArmas, et animum
nos
tuum
ceteroqui iam nobis perspeclum Petrìcalhedr»:sìngutanpieCateac fide deuitiU optemus
Cum
vero
tanto
votus
ut prorsus fmpar
profiteris.
magis, quam
dìvinaa Provìdentiao judiulo nobis imposiluni est, oiierl iaiir*liuic,.quodarcano
niitas nostra bonorurn
ad Dominuni precibus adjuvetur, multo (nagis auxit
juItle
"^unditHlém uosiram, votorum
nobis
de
tuorum
se
enim,
sìgniflcaiio.
qui
prò
voluit: HeMerium,
exaudmt
dictum
utcouQdióius,
DominìJtis;
pauperum
acceptum,
beneficentise
te babebit prò nobis deprecalorém,cui prseter cetera, tpt paupéres
testes
maximas
libi
tufi"
apud tbronum dìYìn» gratis patrocinantar. Qua propter
in
officio gratiasagimus, ac plgnus propensaa pateraseque voluntalis
nos
pro4,uo
dilecte iili^
libi ipsi,
nostra
tuo istipie nobis dedito
apostolicam benedictionem
ac
In"tituto Cbaritati^,amanter
imperMmur.
Datum RomaB apud Sanctain Mariam
1S31, PontiMaiorem, die 9 aprìlis
anuo
-^
lieàlus nosCri aiìqo i.
èftKaomifs
P.
Pi XVI.
24'
I Olia
alla
casa
pìccola
una
tenervi
alcuni sacerdoti destinati
di molti tedeschi che
anime, in servigio
di
cura
per
colà
in apquale piccolafondazione venne
presso,
cioè nel 1887, sostituitaquellapiù grandiosadi
abate don
San Zeno Maggiore,
avendo Tultimo arciprete
e
allo scopo che
Bartolomeo
Gualtierilegata
tutta la sua sostanza
dimoravano.
ne
Alla
fosse investito amministratore
usufimttuario
e
l'Istituto
bligo
l'obcollacondizione peròche questo si assumesse
Carità,
dal
di mantenervi
anche
alcuni sacerdoti^approvati
di quella
numerosa
Vescovo,per la cura spirituale
chia,
parrocd
i
basilica.
veneranda e maestosa
e
pelservigio quella
E il legatoe il progetto ottennero
la sanzione cosi del
Se non
Sommo
come
che, per
Pontefice,
dell'Imperatore.
motivi che non
di qui riferire,
monta
queste due case,
di Trento
dopo qualchetempo, dovettero sciogliersi
; quella
nel i836, e quella
di Verona
dolore di
nel 4 850, con
della
molti che
andarono
zione
la loro affegara nel manifestare
dell'Istitutoe insieme il desiderio di un
non
verso
a
ritorno.
lontano
però cessava
Mentre
chiamato
e
invitato
negli Stati Sardi
Flstituto in
con
Trento, questo
calde istanze
ad
veniva
aprirenuove
case
infatti l'anno 4836
E
Inghilterra.
gnor
l'Istitutomandò
una
prima colonia al servizio di monsidel distretto occidentale
Baines, Vicario Apostolico
smini
il qualeaveva
chiesti alcuni compagnidi Rod'Inghilterra,
seminario e
per insegnarelettere e scienze nel suo
di Prior Park presso Bath. E in Piemonte, primiecollegio
ramente
alla casa
Calvario si aggiunse il
del sacro
monte
la cui direzione
Mellerio nella cittàdi Domodossola^
collegio
fu intieramente
del medesimo
là dove
e
in
affidata all'Istituto.
Poi fu aperta una
sulla collina di Stresa presso il Lago
casa
giore,
Mag-
stabilidopo sorse quelgrandioso
di altre
che ora
vi si vede. Finalmente,per tacere
mento
il Re Carlo Alberto,colla pienasoddi-^
fondazioni,
piccole
sfazione e approvazione
del Sommo
Pontefice,
assegnòPamalcuni anni
26
individui,
di
a
Informato
sfraordìnanTe
1»
per
carico.
suo
di
avanzamenti
questiprosperi
e
felici rìsukati
il Sommo
Pontefice fece scrivere alFabate
dcH'IstitutOy
come
eglicredeva giunto il tempo opportuno per
la
causa
zione
ere-
di libri,
e
fabbriche,
simili^
per Tacquisto
nuove
quasi tutto
le spese
contare
senza
della soteiioe coiìlerma deUlstitulo per
Sede:
forità deir Apostolica*
smini
Roviare
av-
Tau^
onde
tutti i
spedissea Roma
essi qualdie
documenti
sacerdote delFIstituto^
e con
relativi,
smini
incaricato di trattar
adunque H Roquesto affare. Mand^
nelFanno
l'abatedon GiuseppeRoberto Setti cov
4 837
diversi Brevi dì
ricinesti fra cui primeggiavano
documenti
,
Gregorio XVI, nei qualisi leggevanoparoleed e^ressiom
di benevolenza,d^incoraggiamento
al R€)smini e
e di lode
ai swoi compagni per Fopera delFIstituto* A
questiBrevi
fermali della Regola di tre
si aggiungevanote approvazioni
di quattro Vescovi, che
di due Arcivescovi,
e
Cardinali,
di Novara,
Vescovo
furono il cardinale GiuseppeMorozzo
di Genova,
Arcivescovo
il cardinal Placido Maria Tadini
Patriarca di Venezia, KW)nsignor
il cardinal Jacopo Monico
di Chamheiì,monsignorLuiMartinet
Arcivescovo
gi
Antonio
di Torino,monsignor
de' Marchesi
Franzoni Arcivescovo
Carlo Emanuele
SardagnaVescovo di Cremona, monsignor
Pietro A«Giuseppe Grasser Vescovo di Verona, oionsigrior
di Susa, monsignor Pietro
Cirio Vescovo
toiMo
Agostino
nel Distretto
Baines Vescovo
di Siga e Vicario Apostolico
I quali
tutti nelle loro attestazioni
occidentale (Flnghìlterra.
s'accordavano
in sostanza
nel dichiarare die, avendo
minate
esa-
.
con
le costituzioni delllsiituto della
ogni diligenza
Carità,oltre alFesserne
per
rimasti
soprammodo ammirati
Televatezza del fine, per
la santità
la vastità del
ficati
ed edi-
disegno,
le avevatio
vale
trooj^rtunitàdelle regole,
in ógni cosa
conformi
al Vangelo e alla dottrina dei
kt
santi Padri,e quindile giudicavanodegoe di ottenere
sanzione
della Sede Apostolica,
non
potandodubitare che
e
per
e
27
sarebbero
ne
Chiesa
che
provenutigrandi vantaggi^non
alia
meno
alla civile società.
zatagli
a
Papa, accolta la supplica
questo fine indirizdall'abate Rosmini,commise
alla sacra
Congregazio*
di
de^ Vescovi
e
ne
Regolari esaminare le Costituzioni del*
ristituto della Carità,coi relativi documenti per darne
pò*
avviso al Santo Padre. Nella sua
scia il suo
prima consulta
la sacra
Congregazionedecise che si dovesse fare sibbene
alllstitoto:
applausoal nobilissimo e santissimo fine prefisso
al tempo stesso differire Fapprovazione
delle Costituzioni
ma
fino a che venissero meglio dichiarati alcuni punti clie
avrebbe partecipati
alPabate Rosmini,e
il Cardinal Ponente
Congregazioneavrebbe sentito il pasopra i qualila- sacra
rere
tal
di qualcheconsultore. Per
fu avviato
modo
un
dotto dibattimento fra diversi Consultori Romae
ni,
dignitoso
Tabate Rosmini, e Tabate Setti,
sopra alcuni importane
tissimi punti,sicché gliatti della causa
stampatiriuscirono
un
dopo quasidue anni di
giustovolume. Ma finalmente,
severo
e
profondo esame, nel giorno 20 dicembre 4 83ft
decise che l'Istituto
la sacra
della Carità e
Congregazione
la formale
la sua
Regola meritavano
approvazionedella
essendo stata recata
Santa Sede. La qualedecisione,
in quel
medesimo
gregazion
giornoda monsignorSegretariodella sacra, Condomandandone
al Pontefice,
ladesione apostolica,
il Santo Padre,colla sua
confermò quella
autorità,
suprema
Allora il
.
sua
sentenza, dando
alla
so
lo
intanto
oraculo ^ìshìo vocis valore
Regoladell'Istituto.E quando
nico
cano-
due
giorniappr0$il Cardinal Ponente
andò all'udienza del Papa, questi
accolse colle più cordialidimostrazioni di gioiaper fó sapiente
in questo af£ire,
condotta da esso
ce
tenuta
e
pel feliesito del medesimo:
e
avviso
airabate
nuova
nella soleanìssima
volle che
se
ne
mandasse
Rosmini,il qualericevette questa
trovandosi
Ivi anche
eglial
tre
subito
lietissima
fe^ività del Natale di nostro
sacro
mesi
Moate
appresso,
Calvario di
cioè
nella
gnore,
Si-
dossola.
Domos"riennità
28
di Maria
unitamente
Annunziata, egli,
ad
alcuni
suoi
pagni,
com-
fece i voti delllstituto.
L^anno
seguente, ne]
altri otto
mese
di agosto,
eglisi trasferì con
piedidel sauto Padre,
compagni a Roma, ai
anche di presenza
esprimergli
suoi
affine di
della vivissima
dalie
e
a
nuta
per la graziaotteordinazioni della
sapienti
loro riconoscenza
paterne sollecitudini
e
per offerirsi
anche con
voto
espresso, alla intiera obbedienza
di Gesù Cristo. E quel Pontefice ricevette
Sede
santa
bontà
mesi
insieme
e
Apostolica:
il Rosmini
compagni,e Io
all'orbe
pubblicare
coi suoi
Roma, volendo
a
conferma
dell'Istituto della Carità
trovavasi
mentre
stesso.
Onde
i sentimenti
voce
con
presente in Roma
diede ordine che si
e
dedicarsi,
del Vicario
con
somma
ritenne
cattolico
Lettere
alcuni
la
lenne
so-
stolich
Apo-
il Fondatore
al più precompilassero
sto
che furono,ilSanto Padre
gnò
si dee
possibile:
compilate
di leggerle
tutte
eglistesso alla presenza di Rosmini
di qualchealtro ecclesiastico.
Ora avvenne
e
che, giunto il
magnifico
Papa colla lettura a quel luogoove si tesse un
elogiodella persona dell'abate Rosmini,e si eleggeper apostolica
autorità a PrepostoGenerale delllstituto della Carità,
vita sua
durante,questisi fece con umili e rispettose
porgli
il Pontefice perchè iion
volesse imparolea supplicare
soverchio allesue forze,
e si ommetquesto peso come
ciò che si diceva in sua
tutto
lesse
lode,persuaso di non
meritarlo. Ma il Santo Padre non
chiesta;
gliaccordò la prima rie
se
quanto alla seconda,presa la penna, vi aggiunin
revoli
margine di suo propriopugno alcune delle più onoche ora
vi si leggono.Delle qualilettere
espressioni
datate il giorno 20 di settembre
apostoliche,
1839, ci
•
si
permetta di riferire quella
parte che
la
dignitose
noi
storia
riassume
con
parole
da
delFlstituto,
delPapprovazione
immediatamente
alla Regola
seguita
inserita tutta quanta nelle stesse Lettere pontificie.
Ecoofci fedelmente tradotta dalForiginale
latino:
fin
qui esposta,e
che
29
nostro
sacerdote Àiitonio Rostnìni che
figlio
scrisse questa regolagiàda due lustri continuamente
ticata,
praci porse umile supplica
acciocché
volessimo confermarla
colla suprema
nostra
così l'Istituto
e
autorità,
della Carità,già propagato in diverse provincie
condare
per sei desideri! e le richieste dei Vescovi,
possa ogni
dì meglio prosperare e fiorire,
e
cogliendo frutti sempre
latarsi
piò abbondanti,séguitipelbene della Chiesa,a diE noi a cui niente può tornare
pure in altri paesi.
niente
bile,
piò caro, niente piò pregiato,
piò desiderané piò giocondo,quanto il favorire col piò cordiale
affetto dell'animo nostro
somigliantipii instituti,
onde
sappiamo poter derivare moltissimi e grandissimi
abbiamo
assai
vovantaggia tutto il popolo cristiano,
del diletto figlio
lontieri accolte le dimande
sacerdote Antonio
che prima di adoperare
Rosmini.
Se non
la suprema
autorità a stabilire qualche cosa
in affare
nostra
di tanta importanza,noi abbiamo
alla Congregazione
commesso
u
II diletto
de' Venerabili
Fratelli nostri
Cardinali
della
agliaffari e alle consulte
preposti
di esaminare
intorno ai Vescovi e Regolari,
la detta regola,
acciocché colla loro egregia ed
esimia
prudenza,
osservassero
e
e
dottrina,
siderassero
conreligione
pietàvedessero,
le cose
una
una
somma
con
diligenza
per
che nella medesima
etti
tutte
regola sono
comprese. E difFratelli nostri si fecero a pondeessi Venerabili
rare
molta applicazione
con
e
studio,con lungo e accuratissimo
la detta regola,
esame
ogni suo capo e parola,
in fine giudicaronoche
e
era
quanto vi si conteneva
acconcio al profitto
de membri
sommamente
spirituale
alla gloria
di Dio onnipotente,
alla esalta^
dell'Istituto,
al vantaggiodi questa Sezione della Chiesa Cattolica,
de
al bene dei popoli.
e
Apostolica
Epperò i Venerabili
Fratelli nostri della stessa sacra
Congregazione,facendo
anche il debito conto
delle gravissimee onorevolissima
santa
Romana
Chiesa
30
Venerabili Fratelli Arsoprameiuionati
che si dovesse apcivescovi e Vescovi (1),giudicarono
Regola. Per tutte le
provare il detto Istituto e la sua
die il detto Istituto dequalicose noi appienopersuasi
tornare
vanve
a
maggior gloriadi Dio e a spirituale
la nostra
volendo dimostrare
e
taggiodei popoli,
singolare benevolenza al dilettofiglio
sacerdote Antonio Rosmini,
fondatore di esso Istituto,
come
pure a tutti glialtri che
di presente sono
ascritti é\ medesimo
in apo
Istituto,
di moto
di certa scienza,
proprio,
presso vi si ascriveranno,
colla pienezza
deliberazione nostra propria,
e dopo matura
della nostra
podestà,per le presentilettere
apostolica
in ognisua
approviamo,ratifichiamo e confermiamo
parte
dei
testimonianze
99
99
99
99
99
99
99
99
99
99
99
99
99
per sempre Tlstituto che porta il nome
dato dal diletto figlio
sacerdote Antonio
foudella Carità,
e
99
99
99
goladi
99
tere
Istitutoda lui
esso
inserita
e
compilata
Rosmini, e
Vd Re*
in queste nostre
let-
».
Cosi
adunque fu
religioso.
introdotto
nella Chiesa
un
nuovo
Istituto
V.
Sue
Correva
controversie
Antonio Rosmini
giàil quintolustro qlie rillustt:e
godeva il pacifico
possesso di
intemerata
e
tanto
come
tempi nostri
il
suo
e
per
nocEte
fama egualmentegloriosa
una
sacerdote
scrittore di opere profonde
per
la erudizione,
utilissime per le
fine
vicende varie.
e
religioso,
quanto come
l'ingegno,
marayigliose
per
e
dottrine)nuove
e
uniche ai
la
grandezzadel disegno,
per Faltezza del
la fecondità e importanza
d^Ue conseguenze. Onde
per
e
la persona
sua
andavano
cari
e
onorati per
i nomi
(1)In queste lellere apostoliche
sono
di tnlU i Prelatiche avereglslr^ilì
vano
gi4 prima approvala la Regola dell'UUtulo,
riferiii.
e the noi abbiamo
3!
tutta
Italia
sia
fuori,e molte persone ragguardévoli
anche
e
sia per lettere e scienze o per altro reputavano
I^er dignità,
d'avere amicizia col Rosmini. E
tìd onore, e si pregiavano
di
per tacere
menzioneremo
e
pochiecclesiastici
non
laici
solo alcuni distintiPrelati
ora
ancor
viventi,
con
defunti,
cui
legatodi stretta amicizia e tenera corrispondenza
stolar
epiMauro
E prima dì tutti nomineremo
il prelódato
Gap*
ilquale
onorò
Pontefice,
abate,cardinale e poiSommo
pellari,
della sua amicizia il Rosmini,siccome è noto
sino alla morte
al mondo:
indi vengono
nale
il cardinale Placido Zurla,ilcardiGiuseppeMorozzo Vescovo di Novara, il cardinal Placido
era
Tadini
Maria
Arcivescovo
di Genova,
ilcardinale Nembrini
d'Ancona,il cardinalePietro Ostini,ilcardinale
Vescovo
Orioli
il cardinal
Giovanni Ladislao Pyrcher
Castracane,
taionsignor
Patriarca di Venezia,monsignor Antonio Traversi Patriarca
di Costantinopoli,
Arcivescovo
monsignorAlbertino Bellenghi
di Nicosia,
monsignor Carlo Emanuele
SardagnaVescovo di
Cremona
e
poi Arcivescovo di Cesarea,monsignor Giuseppe
e
Grasser
Vescovo
come
in
ed
altri molti. Di
prelati
questi
riferire parole
e onorevoli così alla sona
lusinghiere
peralle opere di Rosmini ; ma
vogliamo limitarci a
potremmo
recare
di Verona
solo brano
un
occasione
che
di letteradell'eminentissimo
Nembrini,
ricevette il Nuow
Saggio.
Non so, dice egli,
con
qual maniera di congratulazione
commendare
il sommo
di Lei talento per quest'opera
senza
contraddizione classica e originale.
delle sue
La profondità
lo avvicinano al mevedute,Taccortezza del suo giudizio
«
«
»
y^
«
«
w
rito sublime del filosofodi
delle Scuole,
e dell'Angelo
Stagira
che Ella approfonda
mentre
e
spiegacosì facilmente;
per
la
chiarezza
dello stilesi lascia indiel'ordine,
e l'eleganza
i piùrinomati
^"
tro
55
scevri
55
?'
?'
in filosofia.
Gli uomini
vei-amente
dotti
e
di
dovranno
cred*io,
pregiudizii
presto applaudire,
al raro
i professori
di
e
creatore
suo
ingegno, mentre
che infetti non
sieno dell'odierno materialismo,
filosofia,
faranno
a
sé stessi tesoro
di
dottrina ghe
quellapurissima
3i
renderla generale,
se
racchiusa,
per
pure è possiPur nondimeno, più o meno
bile,a questinostri giorni.
la dottrina
tardi,parmi che la sua dottrina dovrà essere
vi è
3"
»
"»
delle scuole
»
Accademie
«.
letterariee scientifichedltalia andavano
a
gara
nello ascriverlo spontaneamente fra i proprisoci: e anche
la Francia volle dargliun
della sua
stima gandolo
attestato
aggreal
suo
E
Galuppi.
le
molti lettori e
luogod^l defunto Barone Pasquale
dottrine filosofiche,
oltre all'aver trovati
sue
nel fior degl'ingegni
italiani (4),e
discepoli
Istituto in
modificati i sistemi
e
i libri di molte
scuole di filosofianella
in diversi
furono pure adottate come
testo
Penisola,
Seminarli e Licei,in alcune comunità
nella no*
e
Religiose,
nostra
Università di Torino
stra
la fama
di Rosmini
grandementeillustratadall'Autoritàdella Santa Sede,
stata
era
Finalmente
(2).
che nelle Lettere
deiristituto lo chiamava
approvazione
di raro
ingegno e di egregiedoti del-
di
personaggiofornito
Tanimo,celeberrimo per la scienza delle cose divine e umane,
di esimia pietà,
virtù,
integrità,
religione,
probità,
prudenza,
cattolicissimo e attaccatissimo alla Santa Sede (3).
(1)Fra questi vogliamo nominare
ÀlessandroManzoni, che nello slupendoDiapubblicato nel volu[ne delle sue Opere varie, ^
logo deltinvenzione recentemente
discepolodella
dimostra accesissimo
filosolia di Rosmini
e
ne
tesse uno
splendido
elogio.
nella Università di
(2)Chi introdusse o insegnò primo la filosofia Rosminiana
Don
Andrea
Torino fu il Teologo cavaliere
fornito d'ogni
Giuseppe
Sciolta,uomo
da tutti i buòni, rispettatoe lodato
amato
virtù in grado non
e venerato
comune,
quando, or sono otta anni,
dagli stessi suoi avversari,e compianto universalmente
la mercede
immortale
di sua lunga, infaticabile,
benefica ed esemandava
a ricevere
plar
issima vita.
(8)Cum
nium
Nobis perspectum exploratumquesitdilectumfilium
presbyterum Antobuius Instituti fundatorem, virum esse excelienti ac prsestaiitl
nio
inge-
Rosmini
prsedilum,egr^giisque animi dotibusarnatum,
illuslrem, eximia
rerum
divinarumatquebunm-
pietate,religione,virtute^ pròsummopere
bitate,prudeniia, integritateclarum, ac miro erga catiiolicam religionem atque
in buiusmodi
Cliaet studio falgere,eumque
ergaba.nc Apostolicam Sedem amore
ritatis loslituto excitando eo potissime spectasse, ut Cbaritas Cbristi in omnium
scienlia
narum
diffusa omnes
urgerelinCatbollca £cciesìa majores
Dei
ad
et mutuam
cbarilatem acrioriamorem
ac populi
fruclussuscipiat,
filium
dileclum
Nos
eumdem
ipsiusSocletatìs regimi
stimulis excitentur,tum
cord 1bus maiorem
in
modam
in dies
bus
vero
prsfioJendum existiroaviinus«
3^4
CaRISSIUO
ROSHINI,
mio
Roma, il f) Ottobre 1842,
Vi dirò in confidenza
i(
ha
"9
Fui,
"»
nedizione
')
vano
99
anche
'9
""
r"
n
55
59
9*
non
"»
e
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disse
59
59
59
5»
59
5%
59
59
59
59
prò
di
Santo
moltissimi
mi
il vostro cuore.
rallegrerai
la bePadre per chiedergli
che
che
personaggi
sentii in
cuore
me
a
ispirato
ne
ave-
chiederla
voi. E
posciachèvidi Sua Santità mostrarne
io
essere
a
gradimento,mi sentii incoraggiato
palesarle
altresì e figlio
non
spiriamico, ma discepolo
pur vostro
in Roma
tuale. Le dissi che io fin da quandovoi eravate
la prima volta avevo
inteso dalla sua
bocca, essendo andella
cardinale Prefetto di Propaganda,
farsi Telogio
cora
vostra
dottrina,la quale aveva
posciaprocurato di studiare a fondo per quanto il consentirono
le mie forze,e
che
59
guarì,dal
pregato, e
«
'9
a
cosa
per
l'aveva
trovata
ognora
scritta colla
più retta
benignamenteche
tutti
non
mezzo
giungevano
necessario
a
utilissima
pura, incontaminata,
mi
Il Santo Padre
intenzione.
anch'
pensava
all'altezza della
conoscere
il senso
eglicosì
vostra
di
essa
ma
che
,
metafisica
,
dottrina. Io
che la sublimità di qualunque
dottrina metafisica
soggiunsi
della verità,e che,
il pregio
o
non
speculativa
toglievale
tal pregio riconosciuto nella dottrina
essendo un
vostra
dalla Santità Sua, come
si era
degnato aflfermare poc'anzi,
doveva la debolezza e la mala
accagionarsi
disposizione
della
altrui,se tali dottrine
mente
non
erano*
ben
intese
o
Anche
a
applicate.
questo si degnò annuire il Sfanto Padi nuovo
di cuore
dre; ed io,ringraziandolo
e chiedendogli
la Santii Benedizione
consolatissimo
ne
partii
per voi, me
che quanto
per questa visita. Volli per altro significargli
detto
59
aveva
59
veva
59
vedete da
-n
Padre
fatto
e
e
fatto
detto
ciò,mio
a
prò
di mia
caro
tiene per buone
Tain questa occasione,
spontanea e libera volontà. Voi
vostro
Fratello ed
le vostre
Amico,
dottrine
e
che il Santo
rettissime
le
35
ne
ìnlenzioiiì,
5»
vostre
M
tare
il
cuore
n
sare
e
scrivere in
»
colla data
tholique^
"5
Vi
99
99
99
99
»
99
dei buoni
al presente, mentre
si osa
Giornale di Francia,V Union
un
di lunedì 16
settembre
1842
penCa-
quanto
trascrivo:
«
Ayant entendu,etc*
?9
Questi sono
ciò debbonsi
99
di ciò chiedevasi
per confort
meno
tratti di persone maligneod illuse,
e per*
in quelconto
che si meritano. Ho
tenere
affinchè sappiate
che cosa
ora
però signiGcarvene,
intorno a voi da taluno in Francia
si pensi
e
opporre al
male
gliopportunirimedii. Voi però statevi tranquillo
avendo voi sempre onodi Maria, la quale^
sotto il manto
vi abbandonerà
in questa
non
rato
con
divozione,
figliale
dura battaglia.
voluto
,
99
raccomando
Mi
n
alle vostre
orazioni
e
mi confermo
nei
Sacri Cuori.
•
Vostro
Fratello ed
affez.
P. Babola
Né
in diverso modo
da
Genova,
da
Roma.
e
"«
U
il cardinal
Penitenziere
e
9".
il cardinal Tadini
Maggiore Castracane
Padre, scriveva allora al Rosmini que*
da Roma, non
è punto cambiato d^opiLei, checché se ne vada dicendo,mante-
Santo
99
st'eminentissimo
99
nione
99
nendo
di
verso
gliscrivevano
Amico
anzi lo stesso
di stima allaSua persona,
sentimento
sodissima religione
e
appienola somma
zelo per le anime, e purità
immee
quindidi dottrina,
ritevole di quelletaccie che le sono
state attribuite
Ed infatti il Santo Padre, coerentemente
a
questisuoi
sentimenti,radunava, il i ." marzo
1848, una Congregazione
99
di cui
conosce
99
99.
99
Cardinali avanti di sé, e, udito il loro parere, accorreva
della fama delPillustrescrittore,
in soccorso
imponendoperpetuo
di
silenzio intorno
«
continuò
alle accuse
con
poi ad accogliere
a
cui
bontà
era
stato fatto segno;
grandela copiadelle
3
36
opere che il Rosmini
lettere di gran
con
la
andava
a
attestandogliene
stainpaada
Milano,
di amici,
Ixenignità,
o, per mezzo
soddisfazione.
sua
poi sulla Cattedra di San Pietro il regnante
al Rosmini
Pontefice Pio IX, degnavasi di significare
Sommo
continuasse nei sentimenti e nella benevolenza pacom'egli
terna
di Ini e del sao Istituto,
del suo Predecessore verso
Succeduto
con
inviato al Rosmini
Breve
un
il 22
agosto 1846, in cui
za
fra le altre te seguenti
paroledi gran benevolenleggonsi
animi Nostri laetitia
enim litterissumma
In ipsis
cum
:
tuorum, sit religio,
perspeximns,
quae tua, et sodakum
observantia,
virtus,et filiaEsin Nos pietas,
quae fides ac
Sedem Catholicae religionis
veneratio erga liane Apostolicam
cui firmissime adliasrere,
'yy centrum
et fundamentum
ac
vobis siisceptumstudiosissimeobtemperare,
a
justavotum
labore» devovere
vestros
omnes
inservire,
tantopera gloriamini. Itaquedum
hos egregios
vestrae men*
pientissimae
viris pianedignos,
meritis laudibus
tis sensus, ecclesiasticis
in eam
erigimurfore ut diprofecto
prosequimnr,
spem
alacrioriusque
vina adspirante
gratiaiis semper operibus,
«
9)
a
99
,
w
«
99
99
99
99
cura
99
charitatem
99
99
99
:"
99
99
"c
ac
connitamini,
quaa^ vestro Instituto
Deum, tum in proximum praeseferant
sedulitate instare
"9
tom
in
Nostri ministerii munere
nihil
quoniam prò Apostolici
habemus, quam illa pra^ertimInstituta fovere
antiquius
usui et ornamento
esse
qua" cbristianaset civilireipublicae
velimus Nostram voluntapos^unt, idcirco tibi persuadeas
Et
semper
propensam ac paratam futuram in iis quae ad
istius Instituti bonum, commodtim
et splendorem
aniplifi-
tem
candum
E
conducere
tutti
sanno
noverimus
99.
posse in Domino
il Rosmini, e per replicati
inviti ricevuti
come
da alcuni eminentissimi
dal Re
Carlo Alberto
condottosi
tenzioni,
somma
a
e
da
Roma
accolto dal
benignità
e per
Cardinali,
esso
aecettata
missione
avuta
colie piùsante in*
il 15
agosto4 848, venisse
Santo
Padre,e fossedalla stessa
con
delSantità Sua ascritto fra i Consultori del sant'Qffizio
e
e
rindice,
destinato alla
sacra
Porpora.
37
Cleito
Tesilio
del
deH^aggradimento
a
Gaeta.
Santo
là scriveva
Di
Padre,lo seguitònel-
a*suoi lettere di accesissimo
zelo per la gloriadella Santa Sede e di caldissimo affetto
la Persona di Pio IX. Era
verso
inesprimibile
per lui un
conforto
Santo
il potere
Padre.
essere
Recatosi
ogni di
ammesso
nel
eolla
frattempo
air udienza
del
licenza del
Papa
ivi stampò due
^
Napoli,ancke per rimettersi in salute,
volumetti già prima appareodiiati
col seguente titolo : Operette
S/^rituaU4i A, Rosnàrd-Serbati^Consudtore dei san^
iOffiùoe deitlmUce. Napoli 4849, JSatelM. Restituitosi a
Gaeta, ne riparti
poi colla licenza del Papa il 1 9 giugnoe
mente
a
venne
Capun, indi a Caserta,e a Monte Cassino,e finalin Albano^ dove
ebbe
dair eminentissimo
cardinale
cordiale ed amorevole
Tosti la pili
(;he fu non
ospitalità,
lenimento alle sue
afflizioni.E la riconoscenza verso
piccolo
vivissima fino alla morte,
I^Ospite
generoso eglimantenne
raccomandandola
nel
suo
testamento
a^suoì eredi.
parve che Iddio
solazione,
conmirasse,anche con quéstaumana
provviso
il fiero e ima
prepararlo
per megliosostenere
zione
colpoche ben prestodoveva ricevere per la proibidei noti due suoi opuscoli
stampatinei primi mesi
deiranno
precedente,decretata dalla sacra Congregazione
la quale,
erasi raccolta straordia quest'oggetto,
deirindice,
in Napolisotto la Presidenza del nuovo
nariamente
Prefette
il cardinal Brignoleora defunto,
assumendo
une
a Segretario
cioè Tabate Pietro GianelU.
degli addetti a quella
Nunziatura,
Il Santo Padre
poi";onfermavaue la sentenza il 6 di giugno
E
.
anche
ddlo
stesso
il Rosmini
Avutone
del P.
momento
:seguono:
Coi
M
^
99
anno.
Maestro
a
l'avviso per
del S. Palazzo
colle
rispondere
una
lettera dei 15
non
Apostolico,
nmili ed
edificanti
agosto
esitò un
paraleche
sentimene,dice egli,del figlinolo
più devoto ed
di Dio sone
obbediente
alla Santa Sede, qualeper grazia
anche pubblicadi ^cuore, e me
«tato
ne
sono
sempre
38
«
^5
»
n
io Le dichiaro di sottomettermi
alla
professato,
delle nominale
proibizione
operette,puramente, semplipossibile,
Gemente, e in ogni migliormodo
pregandola
mente
di assicurare di ciò il Santissimo
Padre
nostro
e
la
sa-
Congregazione
mai meno,
Ai qualipentimenti non
venendo
pùbblicoin
N.^ 23-1850
neir Armonia
la seguente dichiarazione :
seguito
«
era
n
^^
«
n
"'
«
«
«
^"
»
yt
y»
?"
^5
?'
5?
^9
»
«
^5.
Con
mio dolore mi
sommo
venuti
sono
sott'occhio al-
articolidi diversi
della
nei quali,
giornali,
parlandosi
miei
dei due
fatta dalla sacra
Roopuscoli
proibizione
si osa
di gettare alcun
mana
Congregazionedell'Indice,
cuni
sulla medesima.
biasimo
Essendomi
io
sottomesso
pura-
l'interno ed esterno
tutto
e
con
semplicemente,
cui è tenuto
devoto della Chiesa,
a
ogni figliuolo
ossequio,
al decreto dalla prefata
sacra
Congregazionepubblicato;
debba
intendere quanto dispiav'è alcuno che non
non
mi rechino quelle
irreverenti scritture. Tuttavia recere
dichiarazione
puto conveniente di aggiungerel'espressa
le riprovoe non
le lodi che mi
che io altamente
accetto
i
attribuiscono. Per rispetto
poi a certi altri giornalisti,
qualihanno preso a biasimarli ed anche ad insultarmi,
sottomettendomi
alla
io adempitoal mio dovere
per aver
dì viltà,
detta condanna, quasiavessi commesso
atto
un
mente
io
e
non
ho
a
dire
altro,se
che
non
essi mi
£inno
mi ingenererebbero
se
e
disprezzo
compassione,
alcuno.
lecito di disprezzare
i
credessi
Di Slresa a'di 17 febbraio 1850.
A.
^
Così
gran
le sventure
servivano
a
Rosmini-Serbati
far brillare al mondo
"".
stiano
cri-
più luminosamente la fede ardentissima del servo dì
scriveva a un
amico in quei
Dio! Ecco altresì ciò ch'egli
momenti
più criticie più amari di tutta la vita sua, vale a
Vi ringrazio
che vogliate
dire,nel settembre del 1849.
n
"*
30
»
»
99
99
99
99
99
99
99
99
alle strane
e
partecipare
per poco incredibili
vicende,per le qualimi conduce la Provvidenza,a cui
fallisce giammai P immutabile
lo^ meditannon
consiglio.
dola,l'ammiro;ammirandola,Tamo; amandola,la celebro;
mi empio di lela ringrazio;
celebrandola,
ringraziandola,
£irei altrimenti,
tizia. £
se
come
so
per ragione e per
che tutto ciò che si
fede,e lo sento colP intimo spirito,
fa,o voluto o permesso da Dio, è fatto da un
eterno,
da un
da un
essenziale amore?
E chi potrebbe
infinito,
anche
Voi
corrucciarsi all'amore f
Egli intanto
ivi continuare
99
ritiravasi al
con
più fervore
al
nido
amato
suo
che mai
solito la
le
di
sue
Stresa per
rità
opere di ca-
servigiodella
Santa Chiesa,svelò in un
opuscolotradotto
pregiatissimo
anche in francese i danni che dalle leggifrancesi intorno
al Matrimonio derivano alla società ed alla Religione.
numerabi
ed articoli presso che inE per tacere di altri opuscoli
ci limiteremo ad enumerare
da esso
pubblicati,
le principali
in luce,o lasciate manoscritte
opere date da esso
da quel tempo fino alla sua
que
dunDiede egli
morte.
alla luce il secondo volume
della sua Psicologia^
opera
utili
collocata tra le più profonde
da tutti gliintelligenti
e
che
sieno giammai uscite da penna
nel genere
filosofico,
alia filosofia,
Pubblicò in seguitoV Introduzione
umana.
ad alcuni articoli già innanzi sparsamente stampati
dove
aggiunseun opuscolointitolato: Studii delF autore^ in cui
T ideale del sapiente
deUnea mirabilmente
cristiano e mostra
e
;
a
dedicando
qualeelevatissima
filosofia
di chi vìve
meta
sua
deve
penna
mirare
a
e
assorgere la
nella cristiana società. Coi
tipidel
Pomba
mastampòin Torino la Logica^lavoro di acutezza
delle
e
ravigliosa,
ristampòil Niu"vo Saggio sulPorigine
idee con
molti miglioramenti;
Tuna
Paltro accresciuti
e
e
di un
neremo
copiosoe accuratissimo indice. E finalmente accenaltresì l'opuscolo
che ha per titolo: Aristotele esposto
.
ed esaminato
da
Antonio
Rosmini-Serbati.
Molti
sono
40
poi
i (avorimanoscritti da fai lasciatiimperfetti,
ma
avanzati
bastevolmente
meno
che
meritare
per
di
non'
giorno^
un
così si accresca
di alctini volumi pòe
pnbbBcatij
collezione dette sue opere. E quegià copiosissima
sto,
in conto
il suo
che comprenmettere
senza
EjMstolario
derà
di lettere tra brevi e lunghe^
presso a dieci migliaia
di argomento scientifico e famigliare.
vengano
stumì la
tra
qui dovendo di
drogaigenere
E
il
ritorno
suo
egU,secondo
gliavvenimenti,e
il
si
moltiplicarono
sopra
Stress; ei limiteremo
a
che
sosteneva
che
delle tribolawoni
toccare
nuovo
suo
a
inviare
un
i conforti coi
qualiIlaDivina
al Padre
venerata
al tempo stesso
nel più maturo
Provvidenza
la
sua
fece fuorché
nesse
espo-
mettesse
e
con^
di Lui.
col riiinovai*eil cetto
predalla S. M. di GregorioXVI
lettera del 13
esame
volle scrivere
incominciò
già emanato
cbe
primiav-
qualeumilmente
nelle mani
causa
dai
non
dei fedeli
comune
Pontefice Pio IX
di silenzio
sua
il
a
Roma,
discepolo
ogni confidenza
con
di essi;altro
difesa contro
ogni cosa
Il sommo
de*
servo.
sua
suo
il frutta
di Dio^ ritraeva dalFacerbità
disegni
i
^li dunquepiù fieramente che mai
Tersari^pienodi fede nella Sede di Pietro,non
in
parola
di )ui dbpo
far notare
Assalilo
una
vissime
gra-
la Santa Sede
marzo
1854, annunziando
^prendere
Il che significava
opinioni.
si proponem
le controverse
Congregazionedeirindice
dietro
fece infatti,
come
nelFesaminare,
si sarebbe
di esse, le
opere tutte
quinditroncare
che
\z sacra
del Rosmini
per
un
pata
occu-
accurato
dice
in-
le ìoBorte controversie.
definitiva senten^
sem]N*e con
Egli è intanto facile Timmaginare le molte voci che do-
per
v^ano
net tempo
sparg^ersi
ed
un
esame
necessariamente così
nirne
qualdanna dovesse vedal
eziandio all'Istituto
della Carità,
opera prediletta
del Rosmini
le vocazioni nascenti,
paralizzandosene
,
lungo.E
cuore
di
eiaseaiK) però potràvedere
esponendo a gravi tentazioni
vi appartenevano.Ah ! Dio
solo
i membri
conosce
stessi che
già
il Rosmini
q^eranto
4i
la sentenza
n
passata intorno
alle opere del Rosmini
Rosmini-Serbati ?5
opera Antonii
notizia airillustrescrittore ed a^ suoi
mittantur
di darne
e
era:
»
di-
si affrettò
(i).
è utilissimo il leggerel'articolo
(1)A ben. in tendere il valore di tal sentenza
N. 157, 30 dicembre 1854 cbe qui riproduciamo.
deiri4 rmonta,
La
sacra
Congregazione delNndice.
in un'epoca quale è la presente»in cui si fa tanto strazio delle cose di Roma
e
dei decreti venerandi
della Santa Sede, giova non
un' idea esatta
poco formarsi
dello scopo e dell'impianto delie varie sacre Congregazioni Romane; tanto più cbe
la prima e massima
cagione dei vituperiiche si scagliano oggidìcontro di esse è la
Diamo
veramente.
qui a modo di
poca 0 niuna cognizione di ciò che quellesono
alla sacra
intorno
Congregazione dell'Indice, siccome
esempio qualche cenno
volgono le loro punte invelenite gliodierni
quella contro la quale più sovente
libertini. Caveremo
le nostre notizie specialmente dalla Bolla SoUicita et provida
di Benedetto
la quale si può dire
XtV
posta in fronte ali*indice dei libri proibiti,
.lo Statuto ed il codice di tale Congregazione.
Lo scopo della sacra
Congregazione dell' Indice è di tórre dalle mani dei fedeli
dei tempi e
le opere, cbe, o per gli errori che contengono, o per le circostanze
dei luoghi, possono
essere
d'inciampo alla fede,ai buoni costumi od all'ordine
pubblico.
Essa
in
di quattro parti,pel cui ordinato
tissima
congegnam^nto diviene at1.® le cariche e gliufficiali
lo scopo indicato;e queste parli sono:
di Cardinali destinati a giudicare
della Congregazione;2." un certo numero
si compone
ad ottenere
queste materie ; 3.^ i consultori ; 4.° i relatori.
tre, cioè l'Eminentisslmo
gli ufficiali della Congregazione sono
del
sacro
Maestro
Palazzo
il
Padre
Apostolico a smtenie perpetua
Prefetto,
il
due
della Congregazione, ed
ufficiali,
Segretario:questi
per antico privilegio,
Le cariche
e
Cardinal
dei Predicatori.
dell'Ordiiie
essere
sempre
di dodici,
della Congregazione,è attualmente
li numero
dei Cardinali,membri
oltre il Cardinal Prefetto.
dell'alscelli fra i Teologi e scienziati più insigni dell'uno e tro
1 Consultori sono
debbono
dini
Arcivescovi, Vescovi e Prelati,Superioridi varii Orclero,e vi si contano
secolari.
dotti
e
preti
religiosi,
le stesse qualità dei
avere
più di due, debbono
sono
Relatori,i quali ora non
al
grado di consultori
Consultori, passando generalmente,dopo qualche tempo,
effettivi.
-
Allorquando un'opera
è denunziata
come
contenente
dottrine contrarie alla fede
pericolose,il Padre
udite le osservazioni
dei
ed ai buoni costumi, o
Segretario,
alla denunzia, d'accordo col Cardinale Prefetto,od anche sentito
Relatori intorno
la diversità delle materie e l'imporl'oracolo del Santo Padre, deputa, secondo
tanza
di dottrine di cui tratta
o più consultori versali in quel ramo
deputatipiù consultori,debbono, separatamente l'uno dall'altro,
divieto di comunicare
a vicenda, esaminare
l'operadenunziata,
dell'opera,uno
il libro. Se
anzi con
sono
espresso
di essa, e quindi esporre per Iscritto distesamente
recale contro
tutte
cioè
odi
licenziare
le
alla
bera
lidoversi
le ragioiil
proihhre
mettere,
qualiopinano
per
il
colia
dovuta
maturità
Terminato
loro
lettura l'opera incriminata.
lavoro,
lo consegnano
Segretario; il quale, raccolti così e fatt»
per la stampa al Padre
e
le accuse
stampare
tutti i voti, ne
te
comunica
il tenore
alXardinal
Prefetto
ed al Padre
stro
Mae-
perpetuo,e, secondo la gravità, anche al Santo Padre, per vedere
le materie sieno state sufficientemente discusse,o se^ massime
quando nei voti
assalente
43
chi frattanto ha
In
destarsi
narrati dovrà
che
il Rosmini
dietro
tenuto
abbia in
non
una
pra
soagli avvenimenti
maravigliama
stupore
pur
serie di
tante
pene
potuto
divergenza d'opinioni,debbasi deputare qualchealtro consultore,che
o finalmente
cattolico»
se, trattandosi di opera di un autore
detto
e di particolare
della citata Bolla di Benerinomanza, debbasi, secondo le norme
XIV
suo
ovvero
(9, 10) per grazia specialeo ammettere
qualche
l'autore,
alla
della
stessa
o
consultore
deputare
qualche
difesa,
procuratore
Congregazione
a fare le parti delUaulore.
Quando si giudicache le materie siano state bastantemente
discusse,allora il
col
Padre Segretario,sempre
sultori
d'intelligenza Cardinal Prefetto,sceglietra i conhanno
che non
scritto in materia, un certo numero,
ancora
per formulare
in una
tutti i consultori che hanno
seduta, da tenersi insieme con
scritto^uu
Pontefice. A
unico parere da sottoporsipoi al giudiziodei Cardinali e del Sommo
scritto,ed ai
questo fine il Padre Segretario distribuisce ai consultori che hanno
soprachiamati, tutti i lavori stampati,e fissa i giorni della seduta, che chiamasi
preparatcn^ia.
In questa interviene e presiede sempre
Vassistente perpetuo, eccetto che in qualche
rarissimo caso
nel
non
avvenne
voglia presiedereil Cardinale Prefetto,come
havvi molla
scriva
nuovamente;
'
caso
recentissimo del Rosmini.
si discute
ogni
dei voti
sentenza
scribat alter, cioè si
a
dire 11 suo parere,
che le materie
e poi,o si riconosce
difficoltà,
si riconosce
che la materia
naturalmente
di varie,come
pr9posta,ed ammessa
ma
fino
a
che
non
sia
più
matura
ia
ed
discussione;
scrivere in materia; ovvero
fu abbastanza discussa, ed allora si propone
una
le tre sole adoperateda tale Congregazione,cioò
deputiun
delle tre formale, le quali sono
prohibeatur:prohibeaturdonec
PonteQce,
è invitato
sufficientemente
dilata,cioè differita la
intanto
dei consultori
ogni
ventilate,ed allora alla totalità od alla maggioranza
(ilPadre Segretario
però non ha diritto di votare)si adotta la formula
furono
non
Ciascuno
punto, si pesa
altro consultore
a
corrigalur,o expurgetur: dimittatur;le qualiparole
in
sono
plurale,quando si tratta non di un'opera sola,
nel caso
recente dell'abate Rosmini, nel quale perciòla formola
poi daglieminentissimi,ed approvata dall'oracolo del Sommo
fu: dimittantur
messe
opera
Antonii
Ro"mini'SerbatL
prohibeatur è usata allorquando si giudica che l'opera denunziata
alla fede, ai buoni
mula,
costumi
od all'ordine pubblico:la seconda forpuò nuocere
prohibeatur donec corrigatur,o expurgetur si adopera allorquando l'opera
tuttavia è suscettibile di correzione»
sebbene cosi come
fu stampata possa nuocere,
La terza poi, dimittatur, si adopera
è cattolico,e degno di riguardi.
e l'autore di essa
licenziare
da
riconosciuta
è
e
perciò
innocua,
potersi
allorquando l'opera
senza
pericolo alla libera lettura dei fedeli.
In essi
Dove
si noti la prudente riservatezza
in siffatti gìudizii.
che si osserva
direitament(^e
si approva
mai
verchiamen
non
positivamente opera alcuna, per non legaresoIl massimo
le coscienze.
favore che può aspettarsene un libro,per
condannabile,non
quanto sia buono ed utile,consiste nell'essere dichiarato non
deli.
censurabile ; e perciò da doversi dimettere,o licenziare alla libera lettura dei femola:
della forsenso
Benedetto XI V, dandoci il vero
Ciò che insegna chiaramente
nil censura
dignum; propria della sacra Congregazione de' Riti,nel giudizio
La
formula
dietro l'esame fatto da uno, od al più due teologidelle opere
dendum
Hoc unum
si tratta di dichiarare Beato:
che
di
del Servo
Dio,
prò Coronide adServi
Dei
doeSancta
Sede
dici
adprobatam
videtur
a
esse
nunquam
posse
dici posse non reprobatam, si revisores retulerint nihil in
trinam, sed ad summum
ch'essa
pronunzia
e}us operibus reperiri,quod adversetur decretis Urbani
i i2j.
flcat.,etc; Lib, 11,cap. XXXIV,
Vili
(De'Serv. Dei
beati-
4i
scrivere
pubblicare
opere
e
dì così elevato
le
erudizione, come
così sterminata
qualilavorò dopo
il
suo
ritorno
da
que
dei teUori. I"oYrassi dun-
condannati
credere clie le opere su cui la
dirà qualche altro,dovrassi
medesimo
dell' Indice pronunziò il dimittantur, siano ad un
Riti
de'
il nil
sulle quali la sacra
pronunziò
Congregazione
le opere
ed in tal caso
ciò solo cbe non
Congregazione
quelle
àignumf
livello
censura
con
queste difficoltà. Quanto alla prima, distinguo: a
mai esaminate
dalla sacra
condannale, perchè non
gazione;
Congre-
ambedue
furono
non
sacra
dalla
Oppure,
costumi?
"
ad
di
Albano.
furono
tenere, dirà taluno, che tutti quei libri i qualinon
alla
ai
contrarie
fede
ed
buoni
Santa Sede, non
cose
contengano
Rispondiamo
e
alle
descritte,
poc^anzi
insorgere due difficoltà nell'animo
Qui però possono
argomento
sono
—
certamente
condannate
non
si possono
; ovvero
tali opere giudicare innocue per
condannate
dopo un esame
furono
non
Congregazione colla solita sua maturità, ed allora debbonsi da
minatele
fedele riguardare come
perchè la Chiesa, dopo esainnocue, appunto
ogni buon
ed anzi di licenziarle
volerle condannare
col dimiì^anfur,ha dichiarato di non
il principiodi sant'Agostino:
alla libera lettura dei fedeli ; imperciocché,secondo
vitam
TAEcclesia
non
approbat, NEC
guce sunt cantra fidemjVel honam
CET, nec facit(Epist.LV, alias CVII ad Januarium, cap. X!X).
sura
Alla seconda difficoltà si risponde cosi. Le due formule
dimittantur^ e nil cenin praticaad assicurare
dignum vengono
egualmente la coscienza dei fedeli,
non
potendo la Chiesa, secondo il principiodi sant'Agostino, dimettere dopo IV
dei fedeli un pascolo velenoso, un libro cioè censurabile,
e lasciare nelle roani
same,
fattone dalla
perchè
Ma
sacra
atto
ritorniamo
a
nuocere
alla fede ed ai buoni
alla narrazione.
Terminata
e
costumi.
chiusa
come
si è detto
la seduta
preparatoria dei consultori,il Padre Segretariodistribuisce ai Cardinali componenti
zione
la sacra
un'esatta relaCongregazione dell' Indice tutti i voti stampati, unendovi
pure stampata di tutto ciò che si disse dai consultori nella seduta preparasarie
toriaj e lasciato loro un tempo maggiore o minore, secondo le circostanze neces-
d'accordo col Cardinal Prefetto,e, secondo
per istudiare le materie, fissa,
sempre
In
i casi,anche
udito il Sommo
Pontefice, il giorno della loro adunanza.
fetto,
Congregazione Generale,presìeùe sempre il Cardinale Preaffatto straordinario,avvenuto
pochissimevolte "se
di Benedetto
cita un
ne
XIV, ed un altro se ne ebbe nel casa
del Rosmini), non
ami intervenire lo stesso Sommo
recentissimo
Pontefice; e vi
Palazzo Apostolico,come
Assistente
siede pure il Padre Maestro del sacro
tuo,
perpecol chiamare ad uno
ed il Padre Segretario.S'incomincia
davanti agli
ad uno
Eminentissimi i consultori che hanno
scritto,e ciascuno dei Cardinali può proporre
loro qualunque difficoltàche crede potersi fare intorno al loro volo. Dopo
scussione,
di cbe licenziati i consultori,i Cardinali,per origine,
dopo più o meno
lunga dipronunziano il loro giudizio,accettando, o rigettando,o modificando
il parere dei consultori,siffattamente però che anch'essi
mule
delle forscelgano una
corri»
$crihat
donec
esposte disopra:Dilata,
alter,prohibeatur,prohibeatur
gatur, dimittatur^
li Padre Segretario pone ogni cosa in carta, e, chiusa la seduta, procura
di ottenere
al più presto udienza dal Santo
mente
Padre, onde riferirgli
ogni cosa minutaed udire se sanzioni,o rigetti,
il giudizio dei Cardinali. Il che
o modifichi
è di condanna, si dà premura
di fare stampare e pubblicare
udiio, se la sentenza
al tempo debito il decreto relativo;se poi è assolutoria,cioè dimittatur, si contenta
di tenerne memoria
mente
negli Atti della Congregazione,ed il tutto, ordinariaparlando,rimane segreto; e non viene alla luce se non per qualche mezzo
questa, che si chiama
che per un caso
esempio al tempo
eccetto
^
indiretto.
m
di'eIo stupore deve crescere
taiito più,considerando
in mezzo
tanto
a
lavoro^
gfi,sacerdote e religioso
ptissimo,
E
si fece
sacro
un
a
e
tutte
inviolabii dovere
di
che
quellepratiche
detti stati convengono.
Sacrifizio della Messa
Era
e
sua
aden^ere
all'uno
e
scrupolosamente
all'altro dei
delizia celebrare
recitare il divino
rincruenlo-
ufficio,
per
modo
giammai né Funa,uè l'altrain nessun
no
gioranche
della sua
vita,andie quando era occupatissimo,
fo^e impeditoda qualne
purché non
quando viaggiava,
ultima
Nella sua
die fisica o morale impossibilita.
stessa
infermità si sforzò di celebrare la Messa fino che
potè,e
celebrolla per l'ultima volta nella solennità della Pasqua dì
fizio
e
quando non ebbe più forze di recitare l'ufquest'anno;
da sé, vi si fece aiutare da qualcunode' suoi compagni,
e
proseguiin tal modo fino quasiagli ultimi giorni
veri,
vita. La qualeesattezza nel soddisferò a' suoi dodella sua
come
ingentifatiche nel governo delllpure le sue
di tante
stituto della Carità,e nella pubblicazione
opere,
sul
riflesso
anche
maggiormenteapprezzate
voglionoessere
sostanzialmente
robusta^
che, malgrado una
complessione
soffriva però molti e graviacciacchi di salute abitualmente,
die poi diffusamente diremo, raccontando
la sua
secondo
ultima infermità,
argomento del prossimoarticolo di queste
che
ommise
non
memorie.
VI.
Ultima
Antonio
e
infermità
Rosmini
aveva
cosi felicemente
morte
di Antomo
sortito da
contemperata
natura
e
una
Rosmini.
una
salute
sione
complestanto
rida
flo-
che soleva dire, aver
lui neglianni di sua
perfetta
giovinezzapotuto fino a certo segno argomentare da ciò
in sé stesso, qualedovette essere
la pie-»
che sperimentava
della vita fisicadi Adamo
costituito nella
e
nezza
giocondità
e
di natura.
essendosi eglifino dalla più verde
Ma
ìntegrith
età applicato
istraordinaria e forse indiscreta assiduità
con
allo studio,nell^anno 1827, mentre
in Milano,
dimorava
fermo;
incadde
occupato a compilarei suoi Opuscolifilosofici,
ebbe a giuil dottor flamondini, che lo curava,
e
dicarlo
sin d'allora affetto di mal di fegato,con
sospetto
di induramenti
già antichi e forse insolubili. Tuttavia si
lo
nel i83i;
ricadde poi di nuovo
riebbe: ma
e
a Milano
medico
dubitò più della gravitàdel male, già
stesso
non
cronico. Gli prescrisse,
mento,
qualche miglioradopo ottenuto
le frizioni mercuriali e Tuso
regolaredelle acque
di Recoaro,lasciandogli
anche
scritto che indicava la
uno
malattia e la cura.
il Rosmini, assorto
Ma
in quel tempo
in pensieritroppo alti,
non
potè usare regolarmentedelle
acque, e lasciò affatto le frizioni.Da quel tempo in avanti.,
quando più e quando meno, ebbe a risentirsi mai sempre
rono
In ottobre del 1854
degliincomodi epatici.
glisi ridestapiù forti a Rovereto, onde ricondussesi a Stresa,non
ben guarito;senza
non
ammalato, ma
però che questo gli
intorno a
impedissedal riprendereil lavoro delPOntologia,
cui già lavorava
da qualchetempo, con
sollecitudine
una
die pareva timore di non
poterlafinire. Nel gennaio del
se
e
1855, consigliato
pregato di ciò anche dal medico, rimialquantodelle sue ingentifatiche,per incomodi sopracresciuti
per dolori
successivi lo vennero
e
intestinali che
nel
febbraio
e
marzo
re
molestando,in sul faperiodicamente
della digestione,
ogni sera.
Dal momento
che nella mìalattia di Rosmini
no
principiaromanifestarsi dei sintomi di qualcheserietà,
a
quei della
Casa
furono
acciocché
modo
sollecitidi metterlo
Tinfermo
fosse
curato
in
mano
di buoni
prontamente
e
nel
medici,
miglior
Fu adunque scelto e chianiato il dottore
possibile.
Teodoro
De-Bonis
da Intra,che,alla scienza delParte salutare,
il quale,
accoppia lunga praticae esperienza;
(e ci
tale testimonianza
rendere qui una
gode l'animo di potergli
47
di
alla
prestòalPillastremalato,dal principio
grato anìtDo)
fine,la piùassidua e aflettuosa assistenza. Il Rosmini, si
perchè apprezzava grandementela periziae Taffetto del
De-BoniSje sì perchènon credeva poi di dover fare troppo
vita e sanità,
erasi spiegato
di non
della sua
conto
lere
voche abbisognasse.
altri medici che lui,per quella
cura
assai presto che la
Ma
il dottor
De-Bonis,che sospettò
malattia fosse molto seria,temendo
di un
esito funesto^
bramò
di essere
nella cura
di una
garantito,
persona che
dalla presenza
apprezzava,
altro medico
Si lavorò
riputato.
di qualche
approvazione
dunque dlndustria tra gli
col medico
amici per introdurre,
altri medici a
ordinario,
visitare l'infermo,
chevole
più sotto colore di semplicevisita amiche di proposito.
Per tal modo
o
fortuita,
no
poterovisitarlo il dottore Salvatore Tommasi, già professore
nella Università di Napoli,
ed ora
residente
in Torino; il
Battista Fantonetti,
cavaliere dottore Giovanni
già professore
nella Università di Pavia,indi Segretario
deiristitulo
di Milano,venuto
lui pure da Torino, e il dottore Salvatore
inviato da Milano
da Alessandro
Pogliaghi,
Manzoni,
il qualepuò dirsi che da quel punto fosse egli pure medico
ordinario dell'infermo^
avendo mantenuta
una
frequente
col De-Bonis,per lettere informative e sugcorrispondenza
gerenti
lumi e metodi
di cura.
A questi
voglionoaggiungersi,
per stima e per
per grata memoria, altri medici legati
affetto al Rosmini, vicini e lontani,
che,conosciutone il pericolo,
da
tutti
di
non
sé, e, come
impazienti
sorgevano
anch'essi in aiuto di lui,e si davano
poter fare qualchecosa
attorno
a
raccogliernotizie, studiando e formando
ricette in tutta regola,che poi,
loro avvisi da praticarsi
e
dovuti ai medici
salvi i riguardi
di cura,
amorosa
con
tanto
franchezza
e
con
calde raccomandazioni
acciocché tentassene
amico
e
l'uso. Tra
mandavano
fermo,
all'in-
cordare
questine piaceriil dottore Luigi Preialmini da Intra,
singolarmente
di Rosmini, il dottore Luigi Coddè
da
Torino, il
48
Monti
Benedetto
dottore
Toccoli
Cavedine
da
si associavano
da Ancona,
e
nella Provincia
nella niedesima
il dottore
rio
Deside-
di Trento.
Ai
sollecitudine i
dici
me-
parentie
di menzionare
il
gli amici,fra cui non possiamoammettere
meo
Bartolosignor Matteo Tevini da Trento, il signorConte
Echeli da Padova, già stretti in amicizia al Rosmini
sino dalla gioventù;
il sacerdote
Gio.
Batt. Branzini da
Stresa,il signorConte Stefano Stampa e la saa signoramadre
donna Teresa,egregiaconsorte
in seconde
di
nozee
Alessandro
Manzoni.
il più afI qualitutti dimostrarono
fettuos
si adoperarono
in molte maniere
e
interessamento,
alcuna,la quale
perchènon rimanesse intentata cosa
fosse riputata
ntile a salvare la vita, o
almeno
protrarla,
del
loro
Tutte
amato
e
Bosmini.
venerato
queste premure
non
valsero
però ad
arrestare
la
malattia. Col
di maggio si manifestò ritterÌ2Ìa;
si
principiar
che da qualche
«stese
maggioimente la timpanite
tempo già
occultava le condizioni del viscere infermo,
im^
e
persisteva
le emorragieed i dolori, che
pedendone la esplorazione;
alla comparsa
di quelle,
cessavatìo
bentosto,
per ricomparire
si fecero più frequenti
e
più acerbi;tatto il sistema della
in irritazione;
Pidrope
vena-porta parve entrare
comparve
che dalle gambe salì fino alia regione ombelicale;successe
la febbre ardente,
ilsinghiozaso,
la emaciazione,
Tinappetenza,
la convulsione
e
finalmente la morte.
Quei sintomi fecero nascere
in alcuni il sospettoche ilRosmini avesse
lenato.
potuto essere avveMa i più saggimedici noi credettero tale ; quantunque
nel giorno
Stresa,
la quale,
da persona riconosciuta,
Ceneri del ÌSÒ2
appella
il
coiraiuto
fuggìripassandolagoa tutta voga,
scoperta,
liia certo
delle
che
ne
fu fatto il tentativo,
quia
di barcaiuoli forestieri.
a
Aggravandosiogni dì più il male,non tardarono gU amici
il desiderio di vederlo
il timore dì perderlo
e
concepire
ancora
Nel
per
l'ultima volta.
giorno52
di
maggio
arrivò da Torino
il signorMai^
rjo
cuore:
«
SIGNORE
DEL
il PRECETTO
Che
risplenda
in cielo!
gloriadi cui rispleiide
quella
Il Precetto del Signore è scritto in carattere
maiuscolo,
ciò che cola grandezzadella sua carità,
stumava
quasia significare
nelle scritture private,
di fare costantemente
lora
e tascrivere Faugustis^
anche nelle pubbliche
occorrendogli
w
di
sulla terra
simo
mano,
nome
«
di Gesù.
cadendo
Questa
fu Pultima
di
appunto la vigilia
cosa
scritta di
—
^
sua
Pentecoste.
volle occuparsi
più in altro,che
qual giorno non
simo
nella seguente solennità il Santisricevere
in prepararsi
a
Viatico,quantunque non vi fosse per anco
urgen^ia
il volle ricevere affine di potersi
di farlo: ma
nicare
poi comucon
qualchemaggiore frequenza,non potendopiù
il digiuno;e scelse a tale atto un giornofestivo,
osservare
il popolo la sua fede
anche allo scopo di mostrare
tutto
a
La mattina
le
e
religione.
dunque della Pentecoste,verso
dal signor
ore
sei,dalla Chiesa Parrocchiale gli fu recato
Arciprete,
accompagnato dal clero e da frequentissimo
polo,
poil Viatico,cui l'infermo
ricevette colla più grande
edificazione e pietà.Tutti coloro che si trovavano
nella
dell'ammalato
sensibilmente commossi.
stanza
erano
Egli
chiara e
alzatosi alquanto
sedere sul letto,
recitò a voce
a
le
posata il Confiteor^e pronunciatoche ebbe l'Arciprete
sacre
parole:Ecce Jgnus Dei: volle che il suo Segretario
don Francesco
Paoli, stando al lato destro del letto,leggesse
di fede che si
alta,la professione
per lui a voce
nella Bolla Jniunctum
di Pio IV
trova
annessa
agli Atti
del Concilio di Trento: cui il Rosmini
dapprima si sforzò
di andar ripetendo
a
voce
chiara,ma essendo molto lunga,
fu costretto, dopo un
tratto,contentarsi di accompagnarla
ridirla a voce
Col qualeatto solenne e pube
sommessa.
blico
Nel
diede
a
tutti
un
nuovo
e
incontrastabileargomento che
vivissima era
di sacerdote cattola fede sua
e
lico,
integerrima
che pienissimo
altresì il suo
attaccamento
alla
e
era
Santa Cattolica Romana
Chiesa,nella quale,come
gloria-
51
vasi di
essere
vasi di
e
le
sempre
di
morire, consapevole
ineffabilmente
ora
aveva
sempre
tutto
ardentemente
il sangue e morire martire.
Persuaso di dover morire
si edificante
conservò
e
sé stesso;
e
per
sola
con-
nore
all'o-
consacrato
avere
al servizio di lei le sostanze, l'ingegno,
la
la vita,e
fatiche,
di cui
così
vìssuto,
scienza,
la esaltazione
desiderato di spargere
che
poco, egli,
piena adesione delPanimo accettata
tra
aveva
con
la morte,
anche in mezzo
i più
all'ultimo,
aglispasimi,
la calma solamente,
anche un'ammirabile sema
non
renità
acuti,
dell'animo. Valganoa mostrarlo alcuni
contentezza
e
fatti e detti,
che tra i moltissimi ci sembrano
più degni
d^essere ricordati. Ragionandotalora i medici,al letto dell'
infermo,sulla natura e gradodel suo male,sulle maniere
di curarlo,
sui timori e sulle speranze che avevano
intorno
vi prendevaparte anche lui;ma
con
all'esito,
quellapacata
che
avrebbe
£itto
cristiana
discorrendo
e
tranquillità
del corpo e della vita di qualunquealtro
speculativamente
individuo. Conchiudeva
poi sempre, elevando il discorso a
che alla fine si sarebbe a
e dicendo
più sublimi pensieri
ogni modo adempiutoil volere della Provvidenza divina,
da causa
minato
prima, tutto l'interdipendendoda essa, come
delle cause
le
numero
seconde,tra le qualisono
delle medicine,
la lotta di
forze della natura, l'efficacia
ste
quefino
il sapere e anche il n"m
quelle,
sapere de' medici.
Nel qualepensieroeglipoi adagiavasi
e
con
una
riposava,
calma maravigUosa
di animo,prontissimo
a vivere od^
rire,
moDio fosse meglio
come
a
piaciuto.
de'suoi figli
A uno
e
compagni,che sedevagli
spesso a
volta:
Ci safianco del letto di dolore,eglidisse una
la divina bontà,
da magnificare
rebbe un bell'argomento
con
u
99
»
7)
"
«
nel dimostrare
come
ella volle rendere
all'uomo
meno
e
quasidolce persinoil morire, confortandolo in
'penoso
dalla natura/ dalquelpunto di tanti aiuti clie procedono
l'arte e dalla religione
varietà
: amici,medici,
infermieri,
4
Ole
di cibi
J5
^»
bili della
»
tato
^5
sob
sognerebbe
indicando
A
la
da
M
5»
un
così
fedelmente
Confessore che
suo
correre
riprincipalmente
a
mio
caro.
piangendo
Attendiamo
quellavita
praticare
:
glidiceva^come
tutti i figli
e amici
di pregare Iddio colle
cessavano
non
Dominey
ecce
guem
parole delle
relle
so-
infirmaiur:soU
(Wèas^
così:
Oh, quanto è
sguardoal cielo,rispose
anche i peccatori
1 Ma bisogna
il Signore!
Egli ama
buono
la vita eterna, perchè per la vita corporale
pregare per
di
un
v'è... (e in ciò dire dimenava
po'il capo e sorrinon
Indi sollevandosi col pendeva),non v'è più rimedio
siero,
lo
a
immagine o
dire che
a
almeno
la detta
A
creature
portavano
in sé la
delia Trinità; e
vestigio
come
chè
peccatore passare per la.morte, affin-
in
immagine si compia e perfezioni
altro che
un
cotal
un
—
.
le
tutte
all'uomo
sia necessario
facea l'uffiziodi
suo
lui.
esso
rivolse
amanuense,
giorno per consolarlo queste parole: Facciamo, o
""
9ì
la volontà
M
unito
99
cosa.
n
niva
qui eglive-
dopo
entrò
99
bi-
manca,
e
dubitate,o
^
99
trat-
essere
perGesù
allora
vedrete
Cristo:
e
che,
fetta che ci ha insegnata
andranno
99.
megUo di'prima
la mia morte, le cose
levando
un
E
—
converrebbe
Padre
tanto
Non
^
e
di Lazzaro
M
:
animosamente
suoi
99
".
non
ineffa-
tre
Maestro,massime mentuttavia novello,mal fermo^ agitato
dhe l'Istitutoera
da molti avversarii,
comb^tuto
eglirispose
e
procelle
di
perditatemuta
Al
M
qualifonti
certo
imitare Tottima forma.
per impararee
lamentava
«Uro che, andato a visitarlo^
soavemente
j»
la materia
studiare la forma
a
soccorsi
tale argomento dovrebbe
maestra:
mano
con
i
generosi,
morienti
esempi di
Ma
grazia.
speranza,
5?
ragionidi
medicine, paroledi consolazione,
di
e
a
in
di Dio
Gesù
Non
tutto.
Cristo,deve sempre
temete
essere
caro,
di nulla: chi
di
contento
sta
ogni
paroledel Signore:Ego sum
che
de' suoi studii,
E al compagno
resurrectioet vita
di ricordarsi di lui in cielo,
lo* pregava
rispose: Quando
piaceràal Signoreche io m'unisca al mio Fine,siate certo
Tenete
bene
a
mente
le
99.
«
5S
clic mi
r"
ricorderò «G
vicenda;e
voi in etemo.
Intanto
compatiamcia
voi in
supremi momenti pregate per me
questi
Àll'ab. Gian Battista Bransini,
suo
amicissimo,e grandeil suo male;
cQente
afflitto,
nascondeva,^uant^era
possibile,
bramava
vederlo di spesso, invitavaio a sedei^li
vola lato,
col sorriso in fronte,
grazia
rine
gevagliparolesantamente
lepide
vaio e rimprovera
vaio insieme del suo buon cuore
per
delle
amorevoli
che
astucìe
lui,e
nsava^
per procurare dei
^
n.
soUievì airinfermo
di lui.
corpo
la serie cronologica
delle nostre
liaemorie.
ora
Rìpìgtiamo
Il primo giornodi giugnoarrivò a StresaDon
GiuseppeTurri,
anche
a
a
ritrovarlo^
prete veronese, che disse di venire
di alcuni parrocchiani
rona,
di San Zeno, in Vetiome
principali
i qualistavano
ti modo
di poter riaver
progettando
colà ristituto della Carità. Accolselo molto
Rosmini
:
soggìunsegii
e
«
?'
zio deiramore
n
rocchia
di San
yf
Quellaè
nna
9^
e
"
sente
Zeno
per
Ero
«le.
accora
amava
gè
che
il
Giuseppe,io lo ringra*
Don
sicuro
ilmiiiimo
che la par*
mio Istituto.
ad abbracciare
parrocchia
dispostissima
vogliaIddio
mille graziea
miei. Che
^
che
Caro
amorevolmente
ilbene^
siano soddisfatti. Renda
i voti comuni
tutti della loro affezione per me
e
non
potrò vederli più io stesso,per
per
t
ringra-
mi seìEito
ciarli,
pregheròalmeno Iddio per loro,ai quali
proElla poi,Don Giumolta stima e gratitudine.
con
legato
pr'ìQ
il Turri^
parta sì presto di qui E rispondendo
seppe, non
che glibisognava
il Rosmini
airindomani,
ripigliò:
partire
Ringrazìi
adunque tutti i buoni veronesi die si ricordano
79
79
M
'9
.
u
99
?9
99
di
me.
tante
Mi
cose
alle loro orazioni: dica in mio
raccomandi
al
sponde,Ella
suo
vescovo:
e
prima di
abbandonare
torni un'altra volta alla mia
nome
queste
stanza, affinchè
la veda ancora, per rinnovare
ì miei sentimenti di affetto 99^
lore
doe àk
Queste parolefecero cadere lagrimedi tenerezza
"9
al
Ai
3
già commosso
dello
Baroiìe
stesso
buon
mese
venuto
Malfatti,
prete
veronese.
capitòda
Rovereto
gnor
il Podestà,si-
a nom«
espressamente
per fare,
54
città,k piùsentite condoglianze
quella
coirinfermo^
di poter annoverare
fra^ loro concittadini.
cui si gloriavano
il signorPodestà aggiunse
E alle cortesi e affettuose parole,
lettera diretta al Rosmini
una
per tale infausta circostanza,
sottoscritta da tutti i membri
del Municipio,
la qualeera
da
della Gita, e da tutto il venerabile
tutti i rappresentanti
molto aggravato,
Clero. Il Rosmini,essendo in quelmomento
di tosto ripartire,
il Podestà in procinto
gli
e
non
potè che fardi grazie.
Ma
brevi rendimenti
tosi
dopo alcune ore, riavusi fece leggere
la lettera,
colle annesse
scrizioni,
sottoalquanto,
dai compagni che circondavano il suo
letto:e subito
dopo, rinfermo si pose a parlarecon espressionidi
i suoi concittadini,
verso
e di viva comsomma
piacenza,
gratitudine
in questa cosa
così in tutte
come
particolare,
perchè,
assai concordi nel promuovere
le altre si mostrassero
il pubblico
la Religione,
fino a mettere
la
bene, e specialmente
di Maria Santissima^
loro patriacittà sotto il patrocinio
con
pubblicoe solenne atto. Né contento a ciò,eglicommise ai
membri
di ringraziare
componenti la famigliaGeneralizia,
di tutta
,
per lui la città di Rovereto,
13
fu fatto
come
Giugno i855.
Nel giorno 1 ì eglichiamò
a
sé Don
dell'Istituto in Piemonte;
con
lettera dei
Pietro Bertetti Provinciale
cune
dopo averglidetto alrelative al suo successore^ glidiede il manoscritto
cose
al Vicario Generale,
delle Costituzioni,da consegnare
come
neva
quelloche fra tutti glialtri manoscritti di tal genere, ritepel più compito,e voleva che si avesse per autentico.
Parve
che
questo
con
da
ricevuto
Dio
volesse
dato,,
rassegnare il mandalla Chiesa,di attendere allafondazione
atto
e
e
come
al governo di quella
alla qualeaveva
Società,
dato
circa 25 anni prima, e aveva
poi sempre tenuta
principio
e
in cima
sommo
de' suoi affettie
era
eon
E
amore.
più cura
con
somma
sapienzae
con
dico questo,perchèil manoscritto delle Costituzio
il libro da
e
diretta
affetto di
lui
meditato,studiato,e lavorato
tutti glialtri suoi libri; ne
sa-
0*)
peva
dalla persona,
distaccarselomai
ogni tratto,quasifosse
il
suo
figlio
e
ritornava
vi
e
primogenito
sopra
dileltis*
simo.
Dopo il pomeriggiodei *3, Ruggiero Bonghi, vedendo
con
vasi Tultima ora. del Rosmini,cui amava
che approssima
afiètto di amico
accolselo colla
anche
diss^egli
volle visitarlo.L^ infermo
discepolo
,
consueta
benevolenza,
sua
e, tra le altre cose,
Eccomi, o caro Bonghi,tra due
queste:
di
e
u
della vanità ed
il mondo
9»
mondi:
M
Fra
non
99
mia
fiducia è tutta
99
99
99
^
molto
della verità.
il mondo
al tribunale di Dio. La
presenterò
ripostain Colui del quale è detto:
io mi
tìmentium
tej ed anche
Partìcepsego ^um omnium
meriti di quel gran
Corpo , di cui egliè Capo e
Tutta
quale noi tutti battezzati siamo le membra.
nei
del
,
speranza è in
nostra
Gesù
Cristo, nell'essere
la nostra
uniti
la
con
gloria99,
Quindi,
la mano,
aggiunse: Caro Bonghi, addio!
stringendogli
fino
Le qualiparole,congiuntea tale atto, intenerirono
^Lui;
e
sia questa anche
—
«"
^
alle lagrime
Pamico.
Nel
mattino
seguente don
Paolo
Orsi,suo
che
di Rettorica,
amicissimo
da
ed
giorni
parecchi
che Tìnferda Rovereto
a
venuto
era
trovarlo,
parendogli
mità si aggravasse pericolosamente,
Don
Àngli disse:
tonio carissimo,quando poi vorrà
lo farà sapece
re
Alle qualiparole,baste volmente comprese
dalÈ già un pezzo che ci penso : ma
r infermo
:
rispose
ci'edo che ci penseranno
anche i miei compagni: vedano
essi quello
che si ha da fare; ip mi rimetto nelle loro
mani
il segretario
E un
il
poco dopo, recandogli
piegodella posta (che volle sempre vedere fino al penultimo
giorno)con volto sorridente disse: «", Volete dunque amministrarmi anche V Elstrema Unzione 1
E rispondendo
il segretario
che sarebbesi fatto come
glipiaceva;
edificazione,
dopo alcune vicendevoli paroledi spirituale
gli
di apparecchiare
commise
ogni cosd per T amministrazione
uà
tempo
suo
maestro
u
99
99.
—
«
,
?•
99
»
99
«.
—
99
—
sa
Alfe 3
raccobero
sr
pomeridiaiie
della sua
fa*nella stanza
delP uifermo tulli quelli
religiosa
tari,
degliEducatori Elemenmiglia^alcuni membri del Collegio
alcuni pure della Casa del Noviziato,
tra tutti forse
e
in ginoediioni
intorno al letto de(^
ventina; e, postisi
una
la
a
Tammalato,il suo Confiessore disponevasi
principiare
funzione. M» il vigilante
sacra
idièrmo,accortosi che man«*
quel Sacramento.
di
Tamico
cava
ore
che si aspettasseun
Branzini,Se" cenno
e
di corto,
quelloinfatti sopraggiunse
e
con
altre persone. In
questo
insieme
col
pocor
BongU
tempo, il piùanziano
mezzo
religiosi
presentied uno dei più intimi alP infermo ^
messosi in ginocchio,
prese a ringraziarlo
per sé e per tutti
loro fatto,ed
glialtri eomp£^ni dei bene ch^egH aveva
le
contro
a
commesse
perdóno delle mancanze
chiedergli
regoledeiristituto e la sua persona. Ma il buon Rosmini lo
interruppe
parK"
quasitosto, e, con voce "rma e tranquilla,
dei
alla presenza
di
devo
tutti,domestici
e
a questo modo
stranieri,
:^
perdóno a voi e a tutti gì»
altri...No, no, caro
Padre
alla sua
(interruppe
anch^egli
dica
non
volta,non senza
lagrime, il buon sacerdote);
perdóno
questo. Sono io che ho bisognodi cliiedergli
Ma
Tottimo Padre prosegui,colla medesima
calma, a
dire:
Io dunque domando
perdóno a voi ed a tutti,dei
miei difetti;
nella
di non
usato
e
avere
specialmente
alcuno di voi tutta quellamansuetudine
correzione verso
che meritavate. Spero di non
tuttavia peccato per
avere
malizia
e
questo, poidìèi) peccato qui sta nelP amarezza
Anzi,
«£
io dimandare
»
"ì
"*
^.
—
u
»
99
99
»
fi
del cuore,
99
suno.
^
cb^io
so
di
non
avere
Anzi, devo dire che io vi
rissimi,
sì,grandementeamati, e
il bene.
Ma
M
tutto
w
e
99
il
99
sendo
troppo
99
homo
mendcix.
siccome
spesse volte si manca,
bene,abbiamo
vero
sempre
mai
avuta
contro
nes-
sempre amati,o caho desiderato a tutti voi
ho
Tuomo,
icichè
vive,è fragile,
qualcheparte, anche facendo
di che temere
ed umiliarci,
es-
in
ciò che dice la divina Scrittura
Dimando
a
dunque perdónoa
:
Omnis
voi
ed
a
m
da
stati educati,
qual Padre erano
e
Alla qualepromessa,
che il Padre sarebbe la gloriade'figli.
varii cenni dai presenti,
il Rosmini
rispose,
approvata con
dicendo:
Sì,veramente; questa sarà per me una grande
consolazione. Se voi attenderete davvero alPacquisto
della
trionfo per Dio, e sarete anche
voi sarete
un
periezione,
Così detto chiuse gliocchi,sì ractrionfo per me
un
colse
a
placidoriposoper tutto quel dì, né volle più che
il mondo
conoscesse
«
»
99
""«
»
alcuno lo
si facevano
fino alFora delle
visitasse,
dalla
costantemente
due
consuete
intorno
al suo
famiglia
volte ogni giorno, verso
orazioni
letto
che
raccolta^
mezzodì
ed
a
sera.
Consistevano
queste orazioni nel recitare alcune preghie*-
nel
venerate
darglialcune benedizioni,con
reliquie
dalla fede e dal-*
altre cose
e
sacre, che furono suggerite
reremo
dichiaTaifetto degliamici presentì
e lontani,
come
or
ora
cettò
più circostanziatamente. Le qualico^e Tinfermo acdi fare volontierì,
della sua
tanto
propria
per motivo
fede e pietà,quanto anche
al
per soddisfare in tal modo
delle persone benevoli,
e
pio desiderio e- alla religione
per
le disposizioni
della
secondare in ogni cosa
con
semplicità
anche
nei deProvvidenza
divina,cui egliadorava e amava
la sua prediletta
siderii de' buoni. Poiché sebbene
e
ziale
essencontinuo
tutta
divozione consistesse nel ripetere
con
del suo
la sincerità e pienezza
cuore
quelleparole:Sia
fu contento
fatta sempre la volontà di Dioj nondimeno
altresì tutti i mezzi naturali e sopraniche si adoperassero
la
naturali che si potevano avere, allo scopo di ricuperare
tale fosse stato il volere del Signore.
Fra i mezzi
se
salute,
del santo
dì quesfultima specievuoisi contare
una
reliquia
volto del Salvatore che si venera
nella città di Lucca, con*
della sottovesta di esso
sìstente in una
particella
so
prodigiodi filosofia,
mandatoglida un illustre professore
simulacro,
l'amico
affinché se ne facesse applicazione
alFegrocorpo delanche fu fatto. Avendogliuà
maestro
suo:
come
e
re,
e
'
'
'
51)
iiiviato da
amico
Milano
vasellino di acqua
attinta nel
il Rosmini
della Salette,
volle che
un
della Madonna
santuario
ogni giornoglifosse, con essa
stato
Similmente essendogli
trasudante
Concordia
dalie
nella
sacre
asperso devotamente
recato
dei santi
ossa
infermo
fare costantemente
devoto
la
della beatificazione.
po.
cor-
po^di liquore
;
un
Martiri
venerati
di questo volle
Venezia, anche
il
il
in
nostro
implorarela
guarigione.Con ^impegnoe apparato ancor
maggiore, sì
procurò dai domestici e dagliamici di conseguiredal Cielo
il bramato
del venerabile Antonio
favore,mediante una reliquia
Maria Zaccaria,fondatore della benemerita
zione
Congregadi San Paolo, detti comunemente
dei Cherici Regolari
del qualesi sta attualmente agitandoin Roma
Barnabiti,
causa
in
cielo da
per
delle preghiere
reliquie
quello
accoppiavasi
anche fuori,si levavano
al
e
ogni angolodltalia,
AlFuso
che
uso,
delle
irinumerabili persone,
per
per qualchetempo ancora,
da loro cosi utile,
per non
facessero tutti i membri
Iddio
muovere
al mondo
dire
un
a
dere,
conce-
uomo
necessario. Che
tato
ripuciò
le Suore
delllstituto della Carità,
e
ver
Provvidenza,a fronte del minaccioso pericolodi dodatore;
perdere,e perderecosì prestoil proprioPadre e Fonla è cosa
clie va da se, né deve maravigliare.
Quello
della
che
sa
dello straordinario
se
i meriti
di
e
che dovrebbe
Rosmini
non
il vedere
eccitare alta
fossero
mirazione,
am-
stati cosi
dolorosa
Pappreusione
che produssein moltissimi altri il pericolo
del gi^andei mes^zi umani, si ri-nella disperazione
d^uomo, e come
sì caldi voti e suppliche
a
con
volgessero
Dio, alla Vergine
ed ai Santi del cielo,a fine d^impetrare
che non
fosse
da cosi immatura
alle scienze,
alla Chiesa e
morte
rapito
al mondo.
Accenneremo
in prc^qui alcune còse particolari
posito.
In Bobbio, per esempio,
dopo Tintercessione di Colei
che appellasi
Salus Infirmorwn^ invoeavasi quelladi san
si è
ampiamente riconosciuti,
m
Carlo
e
di
san
si- raccomandò
chiamato
dova
SI
Colombano.
Tinfarmo
In
con
dal Baronio
fecero molte
della
parrocchia
divozioni a
apposite
una
il Santo
divozioni
Svizzera
san
tardo,
Got-
dei miracoli. In Pa*
dinanzi
alla
sacra
tomba
sant^Antonio,
specialeprotettore delPillusulla sponda occiden^
infermo. Nella città di Oneglia,
stre
tale del
golfodi Genova^ il parroco tosto che seppe
dai pubblici
fogliche il Rosmini era gravemente ammalato,
ordinò pubbliche
9Ì fecero per la sua
e
preghiere,
guarì*
gione due novene, una alPaltare del Sacro Cuore di Gesù,
l^altraalFaltare della Vergine.Le ReligioseSalesiane di
e
Arona, le Orsoline di Miasino e Canobbio,e altre esistenti
celle
nella diocesi di Novara, le Sacramentine
di Monza, le Anle Figlie
di Maria in Bobbio,
della Carità di Brescia,
di
le Carmelitane di Carpentras,
infinite altre comunità
e
i sessi,
in Roma, non
ambo
cessarono
mai,
particolarmente
la lungamalattia di Rosmini,dal fare tridui,
durante
tutta
Iddio,se ponovene, penitenzee altre cose
teva
per muovere
Un
sacerdote
vita sì preziosa.
a
farsi,
protrarre una
così scriveva
in quellacittà,
trentino,direttore di un collegio
infermo:
Per Lui pregano
al Rosmini
ogni dì le
Figliedella Carità,le Figliedel Sacro Cuore, le Figlie
dì san
Vincenzo.
Per Lui hanno
pregato pubblicamente
di maggio a Santa Maria Maggiorein Trentutto il mese
di Pergine.Per Lui pregano conto, e nella parrocchia
tinuamente
i giovanidella scuola serale,
e i fanciulli delcittà tutta, bisogna dirlo,
rOratorio festivo. La nostra
ne
Monsignor Berprende un grande interessamento
Vescovo
di Montalcino,
lui
tolozzi.
non
pago di pregare
solo con
grande affetto per la conservazi(Mie di Rosmini,
circolari
vecchio amico, ordinò pubblichepreci,con
suo
ai parrochidi tutta la diocesi. Nella città di Rovereto,
fra Paltre divozioni,
fu celebrata nella
patriadelfinfermo,
clnesa arcipresbiterale
solenne Messa
di San Marco
tiva,
vouna
di
del Ginnasio
presente il Municipioe i professori
del taumaturgo
,
«
9y
))
»
«
9ì
^9
n
9".
61
[ essa
città. Ma
dar qiiilaogoa
tutti ì
impossìbile
casi simili in particolare.
Diremo
dunque soltanto che da
die ci assicuravano
tutte
partipiovevanoa Stresa lettere,
iliquesto comune
di preghiere,
patia,
simconcorso
e di religiosa
solo d»
non
e
non
collegi,
pure da intere comunità
anche da avvosacerdoti,
e vescovi; ma
cati,
canonici,parrochi
da medici,da scienziati e professori
di varie univer^
sarebbe
sita. Conchiuderemo
notando
die
non
offrire
a
n
fosse stato
Tbiene
da
sicurarti che
Rosmini, e
y"
no
persone, le qualigiunserosila vita propriain cambio
de)
di quella
nei
Tofferta. Ecco
accettare
relazione»,
nostra
mancarono
Dio
a
Rosmini, se
cino
questa parte della
a
non
non
disegnidi
scriveva
conie
prete di
un
passa
innalzi
sua
Sua
un
Divina
Padre
confidenza:
quarto d^ora che
io
«^
non
qualcheprece
Dio
Maestà
Cappuc-^
Posso
as-
pensi al
lui. Oh,
per
il
sacrifizio di queSignorevolesse accettare invece
mìa
misera vita,inutile al"tto a tutti,
quanto volona
il
n
se
yi
sta
tieri il farei!
Crédimelo,mio caro, volontierissimamente
il farei,
vita fosse salva e conpurchéquella
preziosissima
iinuasse a giovarela Religionee la Società
Che
tante
se
preghieresollevate al trono di quel Dio:
et bonitatis injinitus
cujus misericordicB non est numerus
da tanti cuori
est thesaurus s e che disse : Petite et aceipietis;
innocenti e da tante anime
han potuto volgerlo
non
elette,
99
yì
n.
»
a
salvarci
crederemo
abbiano
loro
una
che
secondo
effetto,
ciò che
fosse
Pensiamo
y*
lore ad
"t
resto
che
è
tante
il Rosnnni
preziosa;non
per questo
anziché
siano rimaste inesaudite. Crediamo
ottenuto, in
pel quale si
•e
vita cosi
un
cara
modo
e
sovraeminente,il pienissimo
il desiderio
delFuomo
saggioe pio,,
gPimpetrassero
vogliamo dire che
il meglioper lui,
in ordine alla salute eterna,
facevano:
(dicevadal letto del suo doun
amico),pensiamo a salvare Tanima: tutto il
Noi crediamo
niente
dunque indubitatamente
fatti al Cielo per istrappare
e scongiuri
suppliche
a
salvare
Fanima
'".
dalle "uci
dMmmatnra
morte, abbiano
contri-
62
buito immensamente
beiranima
pelcielo,
raflfermandola immobilmente
in Dio, compiendone
con
grandi
meriti la corona,
ed ottenendogli
queirinvitta pazienza,
stanza
quellaedificante pietàe, soprattutto,quellanon mai abbalodata ed ammirata
sua
e
rassegnazione
pienissima
i^onformità al divino volere,
Pessenza della
ohe era
come
che lo rendeva così eroicamente
sua
e
e
religione,
temente
sapiena
maturare
la
sua
indifferente così alla vita,come
alla
morte.
il nostro
Nel giorno i6 di giugno
racconto.
Ripigliamo
il Rettore del collegio
degliEducatori Elementari presentò
air infermo Padre
tremodo
alcuni maestri,
che dolenti oldicendogli
credevano
care
remalattia,
potergli
grave
per la sua
qualcheconforto, colPassicurarlo che per l'avvenire
avrebbero voluto essere
nelFosservare le regole
piùdiligenti
da lui loro date; e intanto lo pregavano
d'impartirloro,
in loro a tutti glialtri,
la sua
benedizione. Ai qualiil
e
Rosmini
tutto
rispose: Vedete, o miei cari,come
passa e
svanisce I Ben lo disse san
Paolo che prceterit
figurahitjus mundi. Ormai è il tempo della raccolta. Il contadino
che sudò e faticò,
che
si conforta alla fine,p^r la messe
Dio e lavora per lui. Io
Così è di chi serve
raccoglie.
confido nel Signore,nella Vergine Immacolata
Maria ed
in san
GiuseppeCalasanzio,
protettoredel vostro collegio,che voi tutti vi adopreretene' vostri ministeri di carità come
buoni e religiosi
Vi assicuro che non
operai.
mi è cosa
più grata né piùconsolante della promessa che
mi faceste,
di voler sempre
meglio attendere alla vostra
vocazione. Siate dunque osservanti delle regole,
ci
penetralo spiritoe studiatevi di diventare Ognor più pertene
m
*?
M
"•
»»
M
M
w
n
M
H
M
?m
fetti
e
fedeli. Vivete
non
secondo
la carde,
lo
ma
secondo
Io non
vi dimenticherò
mai: ed in pegno di
spirito.
mia memoria, ricevete ora
la benedizione
La sera
di questo stesso giornogiunge a Stresa, per la
seconda
volta,il signor Conte Stefano Stampa,coU'avviso
che all'indomani sarebbe venuto
anche il Manzoni, accomn
n
"».
63
Rosmini
rivide con
Pogliaghi.
finiva dì ringraziarlo
per le tante
pagliaio dal Dottor
lo
piacere
Stampa,e
attenzioni
non
d'amicizia che
dimostrazioni
Lui
donna
Teresa,sua
Inoltre eglichiamò
madre, e don Alessandro gli usavano.
sé il fratelloAntonio
ed il segretaa
suo
Carli,
infermiere,
rio,
loro perchèapparecchiassero
affine di raccomandare
le
in modo
che nulla possibilmente
cose
alPamico che
mancasse
e
aspettava.Sollecitudine questa del
si
e
resto
lui consueta,
chè
per-
a
tutti
sitarlo,
gliamici che venivano a vio
sano
infermo,tutti quei riguardiche sono
formi
conalle regole della più edificante e cordiale ospitalità
Difatti,nel giorno 16 arrivarono,verso
mezzogiorno, il
don Alessandro
le quattro ore
Pestalozza,
e verso
professore
pomeridianedon Alessandro Manzoni.
Paoli introdusse dapprimai
don Francesco
Il segretario
due medici De-Bonis e Pogliaghi,
e
dopo che questiebbero
ed osservazioni
fatte le loro interrogazioni
sulFammalato,
il dottor Po^
avvicinatosi eglial letto :
Padre, glidisse,
medicina
gliaghile recò da Milano una
migliore E
occhio molto
«E
l'infermo,guardandolocon
espressivo:
come!
è dunque venuto
Manzoni? e perchèl'arispose,
Conducetelo qua subito^. Andò
fatto aspettare?
vete
e
Manzoni
al-*
tornò con
e dietro a loro qualche
e
Peslalozza,
verso
osservassero
«
y9
"j.
5»
99
tro.
illustri amici
i due
ed
i I due
commoventissima
Scena
Pestalozza
a
medici
si avvicinarono:
sinistra. L'occhio
si fecero indietro,
Manzoni
dell'infermo
corse
a
stra,
de-
pieno
primo,
primaa Manzoni,che era entrato
tacendo. Poi, Mansi guardarono fisso^
zoni
e
a
presisi
mano,
ed i due grandi amici tennero
a un
ruppe il silenzio,
««Ah!
il mio caro
il seguente colloquio:
Rosmini!
dipresso
di vita
e
di affetto
sta?
Sono
»
Come
99
bene.
99
con
99
Temo
che
"9
mio
Rosmini.
Ma
—
Manzoni,
Lei, caro
questo tempo
ed
ci soffra.
—
di Dio, e
nelle mani
—
Eh !
come
uscito
appena
Non
già Lei
per ciò mi trovo
mai venire a Stresa,
di
convalescenza?
farei per vedere il
ha voluto fare un
di
atto
so
cosa
1)4
7f
poi Manzoni sarìi sempre il mio Man*
nel tempo e neireternità,
zoili,
dovunque io sia»
Speriamo che il Signorela vogliaconservare
tra noi,
ancora
7»
e
9»
che
79
»
amicizia. E
vera
—
darle
tempo
di condurre
la
cominciate:
ha
termine
a
belle
tante
opere
noi è troppo neè necessario a Dio: le
opere
sua
presenza
tra
79
No, no: nessuno
che Dio ha cominciate,le compieràLui, con
queimezzi
nelle sue
moltissimi e forche sono
mani, i qualisono
mano
abisso,a cui noi possiamo solo affacciarciper
un
del tutto
adorare. Quanto a me, io sotto
inutile,
anzi,
solo mi fa
di essere
dannoso; e questo timore,non
temo
99
essere
9f
n
9»
9"
»
9f
91
cessarla.
—
rassegnatoalla morte,
ma
la fa desiderare*
me
—
dica questo!Cosa faremo
cielo,non
allora noi?
Adorare, tacere e godere
da straordinario affetto,
Detto questo, T infermo, commosso
Ah!
amore
per
del
»•
—
.
a
Manzoni, e tiratala più
più forte la mano
temente
sé, ie impresseun bacio. Manzoni,sorpreso e for-
strinse
vicino
a
turbato da
pure
tale atto,si abbassò
un
che
subito la mano,
per baciare lui
teneva, dell'amico: ma
dosi,
accorgen-
poi,di non aver con questo, fatto altro
«he mettersi in paricon
lui,ne rimase,ih certa maniera,
i piedi:
ancor
più turbato e confuso,e corse a baciargli
prender
unica maniera
(sonosue parole)che gli rimanesse di ridisse
come
il
suo
posto;
Rosmini, col gesto
99
contro
colla voce,
e
volta la vince,perchèio
la
di che
ho
non
protestava indarno
dicendo:
più
forze
Ah!
«
£
99.
il
questa
si
sero
ripre-
mano.
Intanto
il Pestalozza
ehe, alla prima
vista ed
paroledelP infermo,ei^si sentito commuovere
il dolore
ed era
sortito a sfogare
oratorio
alle prime
grime,
fino alle lacol
domestico^ rientrò nella camera
piantonel
cino
vi-
delP infermo.
lui dicendo:
Veda qui.Padre,
a
s^retarìolo presentò
altro Alessandro
Allora,volgendogliocd;ii e porun
gendogli
Ah!
siete qui anche
disse:
Taltra mano,
voi?
E premendo colle mani
le mani
dei
OA, par amicoruml
Il
"«
99.
99
^
99
m
la dissoluzìono del corpo non
di comunicazione
altro mezzo
perfetto
; e
di loro
presto prevalsenel
certezza, che
amico;
il
il Marchese
e
delf ottimo
cuore
é tale certezza
di tenerejKza
unione
Tultima
quellaera
oggimai frenare
disceso
,
che, conservando
consumazione
gliamici,restando un
fra loro
più nobile e più
avrebbero trovata Ja
l'affetto,
Ma ben
vita migliore.
in una
divìde
lo
vedeva
volta che
tanto
un
poter
segno da non
così si lasciarono. Se non
che,
commosse
a
pianto^e
tratto
per partire,
di amore,
la triste
Marchese
da
solo
risalì tutto
impeto
nuovo
un
e
frettoloso le
con
dall'infermo,
più lagrimeche parole,
lo riabbracciò e lo ribaciò,
e
glichiese la sua benedizione,
di nuovo
partissi.
il professore
Torino
Nel giorno 49 venne
a visitarlo da
diceva
cavalier Paravia,il più antico,
Pier-Alessandro
come
ne IP Università
Rosmini, de'suoi amici, e suo condiscepolo
di Padova.
Si rallegrò
in rivederlo e parlòa lungo con lui
di studii,
tandolo
di arti,di Padova, di Arquh, di Torino, confornobili e
infine a inspirare
faceva
come
sempre
sentimenti
nella studiosa gioventùdella torinese
religiosi
scale;e,
rientrato
,
,
Università.
Nel dì seguente
vennero
le
diversi ecclesiastici d'ambe
sponde del Lago Maggiore a prenderenotizie di Rosmini,
mostrandosi
dolentissimi pel timore, omai
troppo fondato,
di aver
a
che, colla sua
perderequanto prima un uomo
virtù e colla sua
era
scienza,Tuna e l'altra straordinaria,
sì bella gloriadel loro ceto.
volle vederli
Rosmini
una
del male, e a tutti disse
tutti,
quantunque aggravatissimo
qualchecosa di edificazione e di affetto. E fu in questo
stesso
giorno che egliebbe la consolazione di sentirsi leggere
brano di lettera,
scritta da Roma, che diceva^come
un
il Santo Padre, informato
della grave sua
infermità
era
dolente anch' eglidi questa sventura
nell'effusione del
e
si degnavacompartirgli
nedizion
bepiù siqcero afietto,
l'Apostolica
,
,
G7
Ai
24
già r
ora
Era
e, venuta
sera:
l'inferm
delle orazioni che si solevano lare al Ietto delil
«
Stresa il Tommaseo.
capitòa
dell'arrivo dell'amico,
rispose:
quale,avvisato
tutti ^. E avendo il segretaluì pure e vengano
rio
condotto r ospite
quasicieco , al letto dell'infermo
,
Venga
,
straordinario sforzo le braccia; e,
questilevò con
l'amico per il capo, se lo avvicinava con
affetto.Al
atto, intenerito il Tommaseo,
preso
quale
in
pianto^baciò e
tutti ginocchióni
ribaciò più volte il Rosmini ; e
postisi
al letto,
intorno
pregarono al solito.Dopo di che l'infermo
la consolazione che
e
ci fece sentire i suoi ringraziamenti
diceva di provare pregando insieme^e pensandoche, in
de' Santi,l'ors^ione diviene più effivirtù della comunione
cace.
proruppe
,
Pd^ia
andarono
tutti col Manzoni
col Tommaseo
e
nel vicino oratorio
domestico,e recitarono il rosario,le
litanie de'Santi e diverse altre preciper l'infermo. La mattina
e
gliparlò
seguente Rosmini fece chiamare il Manzoni
maseo,
alquantoin segreto.In appresso volle vedere anche ilTomil qualesi gettòsùbito al collo dell'infermo,
e
sando
verla mano,
lagrime,e stringendogli
prega vaio di dai^
e
Il Rosmini
posesìperciòin ginocchio.
gli la sua benedizione,
disse:
soavemente
99
Voi
99
il
99
avrete
di
cercate
salvato tutto.
benedisse;e
E
sopra la
Nello stesso
e
sua
glibaciò
e
ve
la darà Iddio.
sempre presente
Se salverete l'anima vostra,
soddisfacesse alla
commosso
di
aver
pregateanche
il Tommaseo
estremamente
benedizione
fedele
essergli
grande affare dell'anima.
che
egli,
derlo
La
u
sicuro
di
me
per
^9
.
Ma
stendo
persi-
domanda,Rosmini
la mano,
non
e
se
lo
n'andò
poter più rive*»
terra.
giorno l'infermo
ordinò ai
compagni che
piùconveniente di farglila
pensassero al tempo e al modo
dell'anima e di dargli
raccomandazione
la benedizione Apostolica
in artìculo mortis. E fu osservato
che questa,volta,
le altre,
tutte
come
egliparlavadella sua morte
con
madi
fortezza
animo, e pace di spirito,
chi
ravigliosa
come
68
Sis^e enim
vi^mis,
quelledivine parole:
E a chi glidiceva clie consunms.
tinue,
moriniur^ Domini
che si fale preghiere
cevano
ferventi e innumerabili erano
taluniavévaiK) oflFerta
e
come
guarigione,
per la sua
che aggradiva
cambio
la propriavita medesima, rispose,
sentisse altamente
swe
in
ma
Taffetto,
infinitamente
il dono.
non
E
a
taluni die
levano
vo-
a
quelledeglialtri,
preghiere
Guarla conservazione della sua vita,disse :
per ottenere
dimi il Cielo che io faccia questo!Io non
vogliodtro
che quelloche piacea Dio
indurlo
unire
a
le
sue
^
99
}y
^j.
Ai
arrivò
28
giorno dovesse
fondatore
lo
visitarlo il R.
P.
Hautoni
del
disse all'infermo
religioso
avevano
a
collegioLongone. Rosmini, dopo
lo pregò che ih quel
con
ogniamorevolezza,
del 4suo veneralui benedirlo colla reliquia
bile
anche fu "tto. Indi l'ottimo
Zaccaria,come
Barnabita,rettore
averlo accolto
Milano
da
che
pregato continuo
conserrasse
ancora
Sua
Divina
ben
poteva eglidire
Maestà
avesse
con
e
e
lui
tutti i suoi
gni
compa-
caldamente
in vita:
ma
determinato
san
e
ché
Iddio,acciocche quando anche
di chiamarlo jk sé,
Paolo: Bonum
certamen
cer-
In
fine
inE
reliquorepositaest mihi corona
fustitiae.
il richiese di qualchespirituale
ricordo. A cui il Rosmini
rispose: Sono ben grato a Lei e a tutta la sua
die lianno fettò per me.
Congregazionedelle preghiere
Ora poi séguiti
di me
a
Padre, pei'cirò
pregare, o caro
sia "tta la sola volontà di Dio, qualunqueella sia. Le
neiranimo:
parole di san Paolo mi stanno scolpite
ma
la mia
tutta
nei meriti di Gesù Crisperanza è riposta
sto. Quanto al ricordo che mi
domanda, lo darò per
tasn.
a
"
»
fi
»
M
»
^
«
tutti due: Iddio ci stia sempre
nulla importav.
resto
Nel
fermo
mostrò
presente; cliè
il
tutto
dì appresso MonsignorGiacomo
scovo
FilippoGentile,vedi Novara,si compiacquedi venire,
quantunque mal
in
da Gozzano
L'infermo
a
visitarlo.
salute,
solo lagnossidolcemente
e
ricoiioscentissiroo,
se
ne
con
sì Fermasse
lisi,
perchènon
Poi si
alquanto.
fine di
la
aver
la
ckiesegli
«
venuto
avesse
di
fare
diocesi. Di
a
preso
pranzare,
preghieredel
sicurézza
il gran
YescoYO
gran
riposare
Prelato,af«
e
parte
da
al
passo,
parte
dolore
pericolo,e che sarebbe
la salute non
se
trovarlo,
glie
che
non
aveva
però tralasciato
e
alle orazioni
che
con
a
Monsignor
infermità
sua
casa
alle
aver
prima d'allora
impedito,ma
di raccomandarlo
sua
graziadì
b^iedizione.
la
per
comune
lo
raccomandò
assicuravak)
^sua
in
it Rosmini
di
tutti
i monasteri
della
giirese
grazie con
quella
abbattimento
dt
quell'estremo
che in
maggiore espressione
Notiamo pare che in questo medesima
forze gfifu possibile.
al martirio dei santi apostoli
Pietro e Paolo,
giorno,sacro
dì cui Finfermo
ricevette per Tultima volta
era
devotissimo,
il santissimo Corpo di Cristo per modo
di Viatico.
fu travagliato
lorosame
doNell'ultimo giorno dì giugnoTinfermo
da spessi
a
sfinimenti,
dicaron
giusegno che i medici
ultima ora.
assai prossima la sua
La Provvidenza
i
volle pietosamente
che
il malato
meno
non
consolare,
le due
compagni e giiamici suoi,disponendoche verso
pomeridianearrivasse a Stresa MonsigiìorLuigi Moreno,
della
Vescovo
d'Ivrea,Prelato di grande zelo e che onorava
Era
stima e amicizia,già da lungotempo, il Rosmini.
sua
da un
letargosimile ad agonia^
assopito
"]uesto pressocchè
il Reveche non
rendissimo
onde
si temeva
potesse più riconoscere
togli
Prelato che lo visitava. Nondimeno, annunziadal suo
si riscosse un
Segretario,
ripetutamiente
poco
accennò
di avere
inteso. Entrò allora Monsignor Vescovo,
e
seguitodal Manzoni e da molti altri,
e alla vista deiranninsieme
altamente commosso,
co
ma
moribondo, coH'animo
fare il più dignitoso
amorevole che dir si possa,
e
con
un
il volto deirin£erxno,
inchinatosi alquantoverso
dissegli
que*
ste parole: Sono venuto
Vostra Palenaità di
a ringraziare
tutto quellodie ha fatto per me,
pel mio Clero e per
anch«
h Chiesa. Io sono
come
stato
suo
spirituale,
figlio
«"
^t
«»
70
nella mia diocesi
quandoElla venne
preti,
Lei ha lavorato lungamente
darci glieserciziispirituali.
a
in bene della Religionee
in difesa
e
coraggiosamente
venire a rindei diritti della Chiesa. Io dunque dovevo
fatiche sostenute
di tutte queste sue
sante
graziarla
per
Rosmini
noi
va
gliaveva
sportala mano;
e, poichéavealla meglio,
significava,
già la loquelamolto impedita,
confusione e gratitudine
coi cenni e coglisguardi la sua
Vescovo. Il qualeriprendendo
per tale discorso dell'ottimo
la parola,
di nuovo
aggiunse: Ora poi io prego altresì
Vostra Paternità di volersi ricordare di noi quando sarà
di pregare per me, per la mia Chiesa,e
in paradiso,
e
il Piemonte
A queste parolel'uri
di
w,
per quella tutto
snodò ancora
la lingua,
mile Padre, facendo uno
sforzo,
e
colia più umile espressione,
con
languidavoce
e
rispose:
confuso!
E perchèMonsignore instava,
Sono confuso! sono
la sua
domanda, con quellapremura che
ripetendo
sublime
in lui una
manifestava
persuasionedi animo, \\
lo farò
Rosmini promisecoi cenni,e aggiunse: Lo farò,
ry
molti de^ miei
"
99
9»
^
n
99
.
«
n
5)
n
^
«
Soddisfatto allora il Vescovo, disse che
di pregare
in quei momenti
e
far pregare,
»
intanto
perchè Iddio
.
non
rebbe
cesse-
lo
aiutasse
gravie solenni. Al che Tinfermo
risposeripetutamente:Grazie, grazie! E queste furono
le ultime paroleproferite
da lui con
piena
per avventura
cognizionee presenza di spirito.
la sua
dizione
benePoiché,appena il Vescovo ebbe impartita
all'infermo e a tutti i presenti,
e
partissidi là,
di lui si fece più evidente
L'occhio
e
l'agonia
travagliosa.
che fino allora egli
apparve incerto ed ecclissato: il sorriso,
aveva
più o meno, brillante sulla fronte e sulle
sempre,
la sensitività si fece più ottusa, e si spiegò
labbra,sparì:
con
più violenza la convulsione,sino a mandar fuori gemiti
inarticolati che si udivano a qualchedistanza. Ahi!
vista ! Chi saprebbedire dove fosse allora,
compassionevole
che facesse quellamente
nella quale
sì vasta e sublime,
o
tanto
^
n
71
stampata si grande orma
era
di Dio?
che
nifesto
ognimodo era manò regolava
signoreggiava
A
quellamente oggimai non
più Panimalità;e che sospeso, o almeno scemato
di assai l'eserciziodella riflessione,
Tuso de'sensi esteriori,
e
lora
prevalevanel corpo solo T istinto cieco del dolore. Fu alche si potè intendere chiaramente che molti e acérH
dovevano
stati i dolori sofferti dalP infermo
essere
durante
pre
Semlunga malattia^quantunque da lui sopportati
mai farne mi lamento,
con
senza
maravigliosa
pazienza,
che tutto
chi lo compativa,rispondendo
costantemente
e
a
il suo
patireera nulla in confronto di quelloche aveva
stanti
patitoper noi il Salvatore del mondo. Si fecero dai circole preghiere
dalla Chiesa pei su"»
mafigli
prescritte
Pareva che,
reuti,e gU fu data Tultima benedizione papale.
si orava
intorno al suo
mentre
letto,F infermo si quietasse
Paffanno. Al tempo stesso,col suono'
alquantoe si mitigasse
della campana, si anaunziò Tagonia di lui al popolo della
che trasse in buon numero
alla chiesa,dove ìji^
parrocchia
mento,
aperta la custodia del santissimo Sacrasignor Arciprete,
fece con quelli
orazione per Fagonizzante.
intanto la notte,dopo che la famiglia
ebbe
Sopraggiunta
alcune
recita^ intorno al letto del moribondo
preg^hiere
in comune,
il Segretario
pregò tutti,ospitie domestici,
che si ritirassero a riposo,
con
promessa che avrebbeli riflessone
mai T infermo avesse
I-uso della rise
diiamati,
ripigliato
E questa fu la prima e sola volta
della loquela.
e
Taffettuoso infermiere
che, dopo tanti mesi di assistenza,
dovette abbandonare il sup carissimo Padre, non
réggefn*"
Rimase
dogli Tanimo di vederlo spirare.
dunque ài letto
solo il Segretario
i quaU non
altro compagno,
un
con.
terono
poaltro sollievoche quellodi sorreggergUle
prestargli
nando,
braccia che, per effetto della convulsione,
andava, dimedi refrigerargli,
di una
e
con
mezzo
spugna imbe-
la
sua
•
.
A^uta
di acqua
mente,
verso
e
la
aceto, le labbra
mezza
notte,
e
mentre
le fauci inaridita. Final»'
i due
assistenti sta-
il moribondo
pregando,
si
if dottor
caìmò,e sQpravTérnrti
De Bonis, il signorconte
Stanopae un altro sacerdote^
le noembra
lo videro modestamente
e
lamente
tranquilcomporre
Mori
Rosimm
nella se*
pertanta Antonio
spirare*
del primo giorno di luglioiS"^, giorno sacroconda
ora
db
del preiioÀs^
con»aieaiorazìone
nella diocesi novarese,
Gesù Gri^o, di eui egliera
stata
Simo
sangiie di
sempre
caldamente la de*
devolo, e ne raccomcmdava
pecnlianaoente
tntliì i suoi igli spìrhualkSi vegfi"al letto del
vozione
a
defunto,recitaado Tufiicio de'^morti: e appena spuntato il
vano
•giorno,se
campane,
pei sacerdoti
giorno nel
composta
e
letto,e
sno
devola
continuunenite
fa
glialtri^
tra
mico
il
trapasso coi
mezz'ora
ona
per
di fare
masi
il
anounzi("
ne
che
circa,secondo
tatie
le*
qpi costo»
deltmti. II
corpo iu lasciato tatto
in quella
posizionesommamente
ili eni
da
di
suono
si trovò
persone
visto entrare
di
atto
spirare;e
ogni
fu visitato
Manzoni^
qualili».
più volte nella stansia
con
singolareaffetto e
delFa-
pietà.
E
efae,ritornandovi la mattina de) giorno
la salma dell'amicOy
più trovata
seguente, e ikwì avendo
già trasportata altrove in apparecchioal funerale,cercò^
delfcistanza^
per così dire,di lui nei podiie poverioggetti
ia mano
tra^ qualigli venne
Farmliso
di Dante, e guarun
davali e rivo%evaU con^
che
sentimento
e
un
amore
con
lui aolo- ci saprebbe spiegare:
ìndi,avvicinatosi al letto,e
in
fatto su questo puntellodelle pugna, p£|rve cl"e volesse,
l'avviso contenuto
in quelle
quei momentoy {»*ati€are
parole
detteglipochi gioraiprima da Rosmim:
Tacere^ adorare^
goderei.
trapassalo,e
pregare
fi] altresì notato
Conchiuderemo
due
cose.
La
quesl» brevissima narrazione
prima è che il Rosmini^ in tutta
osservando
la
$ua
lattia^
ma-
volle sempre^
le forze^
per quando glielconcedevano
del governo* delFIstitnto : ma senza
ocGUfKirsi
peròfare prov*
vedknenti
dette
jsoe
per
esso
nel
senza
tempo avvéiftire,
sostanze^ nulla delle
sue
opere
mai dir nuHa
ttianoscritte che
74
glionori
resi in
tempi e luoghidiversi
alla sua
cara
e
nerata
ve-
memoria.
Anzi
quasiinutile Tosservare che niuna
si profondamentesentita,
fu tanto
e
morte, a^ di nostri,
quanto quelladi Antonio Rosmini. Poiché,lasciando anche
le dimostrazioni privale,
delle qualisi è già parlato,
stare
sia stata dalia voce
basterà solo riflettere
di
essa
come
generale
considerata qualeuna
quantiTebbero in estimazione,
blica
publasciato nella società. Nulla dirò
vuoto
e
un
sciagura,
del dolore di tutti i suoi figli
i fratellie
e
figlie
spirituali,
le suore
delllstituto della Carità; è più facileimmaginarlo
che descriverlo. Nulla del dolore de^ suoi parentie concittadini,
cosi suoi come
lo avevano
di quanti,
e
estranei,
vicinato
avmalattia: ce n^è prova più che vaneirultima
sua
levole
manifestatasiovunque all'annun
quellacommozione generale
della sua
morte, la quale,quantunque si aspettasse
da molti giorni,
e inattesa;
tanto poco
pur giunsenuova
vi si erano
apparecchiati!
Concorse poi alla più rapidadifiusione di questa notizia
lo stesso
Ministero di Torino
(e vogliamoqui attestarglien
che la fece annunciare
la nostra riconoscenza)
pubblicamente
città d^Europa,
alle principali
dra
come
Roma, Lonper telegrafo
clie non
tardarono a riprodurl
e
Parigi,e via via alle altre,
cosicché nello stesso giorno del
nei loro giornali;
di tempo, tanti cuori legati
decesso e in brevissimo spazio
suo
da
per amicizia o per altro titolo alFillustreDefunto,
si trovarono, quasi
mólte partied in molti Ipog^ii
diversi,
che chiedeva pace
uniti nellacoi;nune preghiera,
per incanto,
e
riposonel SiguQrea queiranimagrande.
I membri
delUs tituto della Carità in Inghilterra
avvertiti
(1),
furono in grado essi pure d^associarsi
per telegrafo,
tratto
si reputa
si erano
(i)Fu stampato che in Inghilterra
caUoìicbe.
Crediamo
nostro
dovere
quelloscritto ^rà iQCprso per
non
vennero
àe\ nostro
mala
ordinate
ordinale,per quanto noi sappiamo,
Istituto.
preghierein
tutte le chiese
di reltiflcare questo errore, in cui l'autore df
relazione. Le preghiere
di qualctie
inteliigeoza
se non
nelle chiese servite dai preti
75
a
d^Italianelle
quelli
solenni
esequiedel
comun
Padre
e
sicché,nella mattina delio stesso giorno,3 luglio,
di Loghborò fecero eco
alla
la chiesa di Rugby e quella
di Stresa^
chiesa arcìpretale
nelle pubbliche
e solenni esequie
di lui.
a
suffragio
In quest^ultima
corsa
chiesa,
parata a lutto e pienadi gente confu portatadapprima la sua
da^ luoghivicini,
ove
glia
spode
finita
Messa
la
brevi
ed
mortale,
requie,proferiva
affettuose paroleil sacerdote Francesco Puecher. Dopo di
del numeroso
che la salma,coiraòcompagnamento
Clero del
maestro:
Vicariato
di altri sacerdoti forestieri intervenuti neamente
spontaalla mesta
tri
funzione,del popolodi Stresa e di al-
e
personaggicari ed amici al Defunta,venne
nalmente
e
col
canto
processio-
de^ salmi trasferita alla chiesa del
santo
Crocifisso,
sopra Stresa,da lui innalzata dalle fondamenta,
dove, coU'aimuenza del R. Governo, fu tumulato entro modesta
ed umile tomba^ qualesi è potuto fare al momento.
la sua
Ma
più bella ed onorata sepoltura,
per quante se ne
dei nostri cuori,
potranno erigeredipoi,sarà sempre quella
ne' qualila sua
cara
immagine rimane e rimarrà ognora projRindamente scolpita.
Breve
e
succoso
elogioal suo Padre è maestro, in Kn*
tesseva
giorno,nella chiesa di
pure lo stesso
gua inglese,
il teologo Lorenzo Gastaldi,
che fu
Rugby, in Inghilterra,
anche pubblicato
colle stampe di colà (4).
Oltre a queste altre solenni esequie
cessivamente
glifiirono fatte sucin quelle
in diverse chiese deir Istituto,
come
di Neuport e di Cardiff neiringhSterra,
ed in
diRatcliffe,
del
quelledelP insigneAbbazia di San Michele della Cfaii:»a"
Santo
sopra 'Slresa e 4^1 Sacro' MoQte Calvario
dalla deposizione.
Fra
Domodossola,nel dì trigesimo
Crocifisso
sopra
le diverse iscrizioni che
oìrnavano
per tale occasione i vairii
(1)A Londra pel Dolman. Di queste solenni esequie «omé.anclie di quest'orazione
del il loglio.
parlò il Weekly Telegraph,giornale inglese)nel nomerò
76
cata"lclii e le
si
paretidi queste cliiese,
riporterò
quellaelie
leggeva all^ingressodella chiesa del Galvano,culla del-
rfstiiuto.
:£
A
ANTONIVS
a
ROSMINI
HEIC
VBl
DIVINO
.
INSTITVn
.
CHARITATIS
ANIHO
IVSTA
AFFLANTE
.
8IB1
•
AD
.
0.
.
A
BEATITATEM
0C1V8
.
.
IAC1EBA7
Bq"GCGXXVIU
SVIS
•
NVUINE
FVNDAMENTA
.
R.
.
.
IfiJERBKTlBVS
.
.
IVSTORVlf
POTIVNDAM
HABEAT
DIE
•
AB
.
XAL
Finalmente
due
HUHATtS
•
SEXTliL
.
EIVS
,
»
EXWIIS
•
XXX
Ai BIDCQCLV
solenni uffid
furono
"tti
celebrare
che
an-
daglieredi di lui don Francesco Paoli e don Pietro
la maggiorpia*te
nei hioghidove il Rosmini
teneva
Bevtetti,
Taltro alde^suoi beni,cioè Puno in Rovereto,sua
patria,
FArgenterapresso Rivarolo nel Canavese^dove fijletto pare
dal M. R. Propostodi Lombar*
breve elogio
un
tessutogli
don
done
Lorenzo
Foglia,a ciò mosso
^ntaaeamente
dalla stima
Né
a
che
simiB
ed ammiratori
vedere
k
di
nutriva per IMUostre defunto.
dimostrazioni furono lenti anche
gli amici
di Antonio
Rosmini, dando chiaramente a
qual tempra fesse quellegame che a lui oniva
loro anime.
Primo
chiesa
di tatti per ordine fu
il canonico
economo
della
di Oneglia don
Michele
e
collegiata
parrocchiale
Calvi,il qualecelebrò il 40 lugliouna Messa solenne de
e coIF intervento di molti
requie,odrassistenza del Capitolo
77
sacerdoti della
di atcuDi dei
città,e
cittapiù rì^spettabifi
di
dini,dolendosi altri di non aver potuto^ per mancanza
avviso,dare anch^essi quellatestimonianza di venerazione
di stima all'incomparabile
e
trapassato.
della diocesi di Milano,
In Parabiago,
grossa terra
pabuon
de^
dì
alcuni
reccfai proposti
e
numero
sacerdoti,
quali
il giorno42
anche da paesilontani^convennero
spontanei
che fu celebrato dal proposto
luglioad un funebre uflScio,
don
Felice Prstalozza,
fratello di don
Àìe^ssandro,nella
chiesa principale
del luogo.Un^ iscritiione,
posta allMngresso
della clìiesa,
rivelava ad ognuno
dì sentimentif
quelFaccordo
che gli aveva
fatti concorrere
in qnel tributo di riconoscenza
d'affetto. È
e
la seguente:
]^ tT
VERITAS
OfiAm
.
ALVANIIfA
dell'abate
Al^TOniO
.
rOI^DATORE
.
E
PREPOSITO
.
GENERALE
.
RISTORATORE
MAESTRO
IN
.
.
DIVINITÀ^
ANGELO
MARTIRE
.
DELLA
.
LA
CHE
.
In
.
IL
PER
.
.
TE
VINCOLO
.
.
E
PER
.
DELl'iSTITVTODELLA
DELLA
.
PVRITA'
DAL
.
.
.
DELLA
CORONA
TV
.
.
GIVSTO
.
.
DI
PREGA
CARITA'
.
.
.
.
DI
.
PROFONDO
VITA
.
MAGNANIMO
.
CARITÀ*
FILOSOFIA
SINGOLARMENTE
.
.
.
TRIBOLAZIONE
.
PREGATE
NOI
.
.
HOSMIM
.
.
.
COSTANTE
GIVDIGE
GIVSTIZIA
PER
NON
•
.
NOI
81
.
.
ANIMA
FRANGE
ove
Cavour, illustre borgodel Torinese,
.
.
sono
GRANDE
PER
MORTE.
le Suore
deiristituto della Carità per Teducazione delle fanciulle e
i direttori dì questo vollero similmente
per FÀsilo Infantile,
il S7
prò
che
luglio
si offerisse a
Dio
un
sacrificio solenne in
del benefattore dei fanciullidella loro
don
patria,
An-
78
ti"nio
Rosmini, insinuando
cuori
il
Il
Torino,ove
:
la gratitudine.
che altrove furono le
degliestimatori di
primo nella
il
l^uomo
onora
più solenni
esequiee maggiore il concorso
Si tenne
quei teneri
suo
spontanee,in due
uomo.
in
zioni
transito fu celebrato per obladiverse città,
ferrato
cioè in Casale,dt Mon-
trigesimo
poi de)
in
tempo
sentimenti che
più bello dei
ed
cosi per
tanto
un
Chiesa Vescovile di
san
lippo
Fi-
monsignor Vescovo, di numeroso
Clero e di molti distinti personaggidi' quella
città. Il canonico
teologoGiuseppe Gatti,chiaro per tante letterarie
scientifiche produzioni,
e
e
promotore di questa funzione,
il quale,
disQorso ilfunebre Elogio,
tesseva con
ne
eloquente
richiesta degliamici e di quelli
stessi che lo ascoltarono,
a
fu dato posciaalla pubblica
luce (i).Il benemèrito
Rettore
il padre Calandri Somasco, compose
di quelCollegio,
per
delle quaU per saggioriporquelgiornoalcune iscrizioni,
tiamo
la prima, che era appesa alla porta.
di
coir intervento
ANTONIO
ROSMim-SERBATI
fì^osofo
principalissimo
forma
DEL
KEL
•
.
DÌ
GLI
•
.
Paola.
.
eta^
esemplare
.
•
TRIGESIMO
AMICI
qvesta
.
.
E
.
•
DALLA
.
MORTE
AMMIRATORI
.
DI
CATTOLICO
•
ESEQVIE
eseguitoil secondo nella Chiesa di san Francesco di
Monsignor Moreno, Vescovo d'Ivrea,ne celebrava
la solenne
Messa
45"
ove
de
Requie,ed
il chiarissimo
di
professore
coll'aggiunladi analoghischiarimenti
Vedi anche V Unità di CaCasate,1855 pel Casaccio in 8.®
si parla a lungo di questa funzione.
(i)Elogio funebre
di A. Rosmini-Serbati
ed iscrizioni morluali.
gaie uum.
di
SACERDOTE
ONORANO
Fu
.
—
7U
Università
storia ecclesiasticanella R.
Barone, lodava
Francesco
di
Marietti in
di G.
i meriti
signi
in-
pubblicata
per
questa venne
Torino,e ceduta ad intero
in Rovereto, di
erigersi
da
monumento
un
Torino, dottor
forbita orazione
con
delPestinto filosofo.Anche
le slampe
di
nefizio
becui
zione
parleremofra poco. Principale
promotore di questa funvia,
(4) fu il chiarissimo cavaliere Pier Alessandro Paraalla detta Università,
di eloquenza
il quale,
professore
già legatoin amicizia col Rosmini sino daglianni suoi giovanili,
anche a tributo d^affetto la seguente iscrizione
dettavagli
:
SVPPLICAZIONI
PER
l'anima
.
ANTONIO
E
NELLA
•
DESIDERATO
.
SECONDA
FATTA
DALLE
E
Ne
che
minori
.
.
il Rosmini
.
STPREMO
.
DEL
VIRTÙ
.
.
.
E
.
.
DEL
.
gli attestati di
si ebbe
LVGLIO
VNA
.
MDCCCLV
.
VITA
ONORANDA
DEL
.
L'ITALIA
.
I
.
SPECVLAZIONÌ
.
PONTEFICE
.
TVTTA
.
GLORIOSA
DALLE
furono
QVALE
SANTAMENTE
.
.
SACERDO^TE
.
.
DA
.
ORA
.
CHIVDEVA
'
DAL
•
DEL
.
ROSMINI-SERBATI
.
IL
BENEDETTO
SOLENNI
.
in Rovereto
FILOSOFO
•
CRISTIANO
stima
e
di benevolenza
da' suoi medesimi
il clero ed il
cittadini.
con-
chi
Municipiogareggiarono
a
il
valesse e sapesse meglio onorarlo. Il primo glicelebrò,
solenne
mentre
Faltro designava
un
ufficio,
giorno 1 7 luglio,
nel trigesimo,
di celebrarglielo
con
elogiofunebre
letto dal professore
che doveva essere
Cimadomo, e che per
di quelterribile morbo, il Ckolerà^
alcuni casi sopravvenuti
Quivi
'
(4)Vedine
la descrizione nella Patria, num.
141.
80
fu difTerìto a
questo^ i
più
della
principali
tempo
cohveuieiUe.
E
non
città si adunarono
contenti
di
il
giorno 4
dello stesso mese
nella grande aiila municipale,
per delibe*
intorno ad mi
da erigergli
in Rovereto,
rare
monumento
libere offerte raccolte da tutti gliammiratori
della sua
con
pietàe dei siio ingegno.
A tale oggetto nominarono
tosto una
barone Cesare
del signorpodestà,
Commissione
posta
com-
Mal"tti,qualpresidente,
di monsignor Andrea
decano,di
Strosio,arciprete
don Paolo Orsi, vice-presidente
dell'I. R. Accademia
Rovedi
della stessa,
segretario
retana, di don Eleuterio Lutteri,
di F. A.
De Zandonati,consigliere
Antonio
e
municipale,
della Camera
di Commercio.
Marsìili,
segretario
Questi avranno
cura, così nel concluso di quelconsiglio,
di far pubblicai^
diffondere i relativi proclami,
e
e, raccolte le offerte,
del concorso
remissione
disea
disporre
delte II. RR. Accademie,'
gno, e, uditi i giudizii
passare
del
filosofo
Così la memoria
dell'opera^
poiairallogazione
cristiano resterà perpetua nel suo
parleràdal
paese, e
al cuore
de' più tardi nipotile venerate
marmo
paroledi
w
j5
y"
w
M
""
?5
3"
scienza
e
di vita
y".
venne
che,in esecuzione di tale concluso,
l'appello
ne' principali
e fatto pubblicare
d'Europa:
giornali
pubblicato
Ecco
AMICI
AGLI
FaOSOÉO
DEL
DON
Il
AMMIRATORI
ROVERETANO
D E' R 0 S M I N I -S
ANTONIO
IL
i"
ED
PODESTÀ
DI
E R B ATI
ROVERETO
il grande,che
degliodierni pensatori:
principe
nelk filosofiadd
tolse
Cristianesimo la via «he
ricostruire la scienza,la
tendo
bat-
sola ad^^
morale,ia
società: il pio che sacrò agliinteressi della religione,
e
dei fratelU l'abbondanza delle ricchezze,
la pò*
a' bisogni
dita al vero,
a
82
furono stampate. Innanzi
fonti, ove
del nostro
dovere
il rendere
a
questo pero riputiamo
qui le più distinte
e
sincere
grazieai benemeriti Direttori e Redattori di tutti
i
così del nostro, come
deglistati limitrofi,
quei Giornali,
blicaron
qualispontaneamente e con vivo interesse diedero o ripubnotizie circostanziate e frequenti
della malattia di
Antonio
ora
Rosmini, e dei successivi andamenti,ora tristi^
della medesima, sino allultimo doloroso annuncio
del
lieti,
azioni di
decesso; e continuarono
suo
un
mese
manifestare il loro
a
dopo questo per oltre
cordoglio
per tanta perdita,
anche
quando colla descrizione delle pompe funebri celebrate nei
luoghitesté accennati,
quando con articoli necrologici.
di questi,
Primo
seguendo Perdine dei tempi,fu quello
alle lettere ed alle
del signorRuggiero Bonghi,uomo
caro
di Antonio
scienze,il qualenel giorno stesso della morte
dettava questa breve necrologia,
Rosmini
pubblicatanello
di Firenze n. 23, e riprodotta
nella Gazzetta
Spettatore
Ufficiale di Verona
(«
y"
*j
«
»
Antonio
mezzo.
Da
Rosmini
??
»
y*
»
»'
79
?9
"9
"
"9
^
4 96.
è
la
morto
parecchigiornila
Tanimo
eppure
s'è preparato
di
notte
morte
scorsa
si
all'una
e
prevedevacerta;
quelliche lo circondavano
dolore. Da parecchigiorni quella
tanto
a
ftisi di fegatoche lo consumava,
Taveva impeditodi ridi sorta, e quella
vita si vedeva
nutrimento
cevere
rara
si sentiva deperire
e
a
gocciaa goccia.Le parole diventavano
più rade,la mente
più lenta,lo sguardo più
ultimo a morire in lui,meno
vivo;
languido,il sorriso,
di tant^uomo non
sola
e
non
una
se
apparivaintatta,
delle qualità
più brillava quanto più solitasue, e tanto
s'atria,la santa fortezza dellanimo. Le sue labbra non
rivelassero una
teggiavanoa formare parole,che non
ed una
coscienza sincera. Aveya accettata
pace profonda,
la morte:
devo morire, diceva,è il meglio;vuol dise
re
che, vivendo,non farei se non del male. Iddio vuol
così,e sia benedetto. Bisogna adorare i suoi consigli,
.
M
n.
nessun
di
^
tacere
?5
vesse
»
"
^
9"
j*
^9
«
^
'9
9»
yy
—
portare la
al
letto;e
se
avevano
99
mo
suo
99
morte
99
lunghigemititutto
99
tacque, compose
Che
9f
suo
spe-
a
lui pareva
dannoso
su
che
sarebbe
stato
questa terra; poi-
rimanevano
se
a
desinare
e
a
casa, voleva sapere da loro e daglialtri
di nulla;ed era moribondo ! L^animancato
in
sua
ha
stentato
ha
a
combattuto
resta
a
ad
dire?
dissolvere quella
gran
vita; e colla
lungo.Ieri il dolore gli trasse
un^ora prima che morisse,
il giorno:
ad una
le sue
membra
una
e
spirò.
di quaggiùla più
S^è dileguata
gran
a
più sant'anima che vivesse in Italia. Lasciò
eredità grande di affettie d^idee; i suoi confratelli e i
nutriranno
suoi amici
gli uni; spetta ai giovani italiani
fecondare le altre. Tutti ci sentiremo migliori
e piùgrandi
mente
nella
e
la
memoria
sua
99.
tenne
questa necrologia
A
di Torino
VArtm^ma
cose
a
Una
del 2
dietro il breve
articolo del-
luglio
(n. i 47),ove
fra le altre
si
legge:
fecevano
gran perdita
smini
n
meditazioni:
^
edificato colle
99
la
aveva
le scienze
che Ro*
italiane,
arricchite colle sue
profondee filosofiche
la Chiesa,
che esso
una
aveva
gran perdita
^
99
do-
attorno,
glierano
piangendo,
ed egliconsolava tutti;ogni parola
glicostava uno sforzo, e quellosforzo lo spendevanon
per sé, ma
per gli
che lo visitavano,
altri.Dimandava
a
stescome
quelli
il colore del loro viso,e se gli
di salute;osservava
sero
del solito,
del come
sMnformava
e
parevano più pallidi
perchè;gliinvitava a sedere,e non a stare in piediac-
M
99
no:
solo inutile,
ma
peso non
che doveva morire. Tutti
dormire
99
lui
diti dal dubbio. E
n
99
quanto danno
cuori non
confortati dalia
gnersiin quellamente, quanti
inarisua
scienza,e consolati del suo esempio,restare
canto
99
.
quante idee dovessero
morte:
sua
n
99
Tutti sentivano
godere.
e
sue
virtù
e
colla istituzionedi
una
società',
specialmente,
quale,in Inghilterra
portò e porta così
Non contava
che 58 anni, ma
i suoi
vantaggi.
segnalati
6
84
5"
giorni,
quantunque
}9
santo
?»
dato
e
M
9'
}9
^
99
99
99
n
f9
99
99
stesso
dies
uomo
che
troppo brevi,furono per quel
noi
riserva
si scriveva
senso
pieni,e Iddio glieneavrà
ai giusti
»•
il 3 luglioalla
da Roma
ufficialedi Milano:
Gazzetta
notizia della morte
La
ii
dottissimo
quel premio
Nello
per
è stata
accolta
cui
entrata
del chiarissimo
abate
Rosmini
in Roma, ove
erano
dispiacere
ben conosciuti ì pregi eminenti di quelgrand^Uomo.Si
Pltalia abbia perdutoin esso
comprende anche qui come
de^suoi pochiluminari del secolo XIX, e la Chiesa
uno
de^suoi vigorosi
Nel breve tempo,
Cattolica uno
apologisti.
in cui il valente fibsofo è stato tra noi, si guadagnò la
stima universale pei suoi rari talenti accoppiati
a
grande
bene compreso,
istante fu eglinon
e
se per un
religione,
tardò
e
perciòmale giudicatoda alcuni,il tempo non
anche per quellipresso
giustizia,
gran fatto a rendergli
era
dre
ebbe sempre
assai
con
in
sospetto la
sua
dottrina. Il Santo
Pa-
in
pellegrino
pregiol'ingegnoveramente
del Rosmini, cui apprezzòin vita e compianse
nella morte,
Benedizione
nella qualemandogliPApostolica
così dltalia,
nieri.
stracome
Egualmentemolti altri giornali,
Riguardoa questici sia permesso di riferirl'articolo
del signorBarrier,
nel!'£/mVer^,n. 193, qualesagpubblicato
gio
del modo
cui parlarono
del Rosmini non
che
con
pochiantra glioltramontani:
f9
99
"9
99
La
noui^elle de
la mort
de
Rosmini
a
.
été reque à Rome
les
sentiments
de doidear et de regret.On
plus \fifs
sait Festìme et fciffèction
particulière
que lui portaitle
il as^ait déjà
Saint-Pere,et Fon se soui^ient qu'en 4 848
le billet qui Pinformait
de son exaltation prochaine
rem
avec
cardinalat. La
au
de
complissement
Pie
IX
j
mais
revolution
Fintention
Festime
et
snnt
obstacle à
mettre
si hautement
du
Fqffèction
Vac-
manifestée
par
Chef de FÉglise
n'ont
jamais varie.
Rosìnini a été^de
nos
jours^un
des
prétresqui
ont
le
8S
pUts uUlemeht
servi
Son
FÉglise.
Jnslitut de
Charité
a
et ses
Joule d^Honvnes Apostoliques,
oui^rages^
^ortis Saint et sauf de V examen
au
quel le Saint-Oj^ce
devoir les sownettre^ attestent
la puissance et
uvait cru
la fecondile
de son
intelligence^
quellesque sqient d^ail-^
dis^erses sur
le dangerde quelques-unes
leurs les opinions
de ses théories. Aussi kutnble que
savantj il s'empressa
de la Sacrée-Congrégation
à Parrét
de
de se soumettre
VlndeXy qui avait frappé deiix Opusculessortis de sa
peut jr a\f0ir dans ses écrits de hapiume. Ni ce qu^il
ni ks éleges^
de donsarde et de contestarle^
qi^affectent
des hommes^ dont il réprouvatoujours
à sa mémoire
ner
ouhlier la fide*
les doctrines et les acteSj ne peuventfaire
lite constante
à VÉglise
et le zèle ardent
avec
lequeiii
la servit toujours.
donne
une
Rechereoio
per
che si
Cattolico^
ultimo alcuni brani
pubblicain
traducendoii
Megister^
Londra
fedelmente
col titolodi
tuto
che
TFeeklj
dall'inglese.
7
ti
estratti dal Giornale
LugUo
1855.
notificò al Provinciale delPIstidispaccio
telegrafico
della Carità a Rugby, la sera
biella domenica
scorsa,
Un
il P. Rosmini
era
morto
a
Stresa in Piemonte.
La
sua
già da qualchetempo pur troppo aspettata:ma
timana.
che eglipotesse sopravvivere
ancora
qualchesetsperavasi
gani
subito comunicata dal P. PaQuesta notizia venne
alle altre case
deiristituto in Inghilterra,
ingiungendo
fare in prova del
loro in pari tempo queUo che doveano
il defunto Supedella loro venerazione verso
loro amore
e
riore
morte
era
.
Rugby si cantò solennemente una
Messa di requie^
ilProvinciale con tutta
a cui furono presenti
glie^
il signor
la Religiosa
famiglia,
capitanoHibbert collasua moCaltoliccu
molti altri appartenenti
alla Congregazione
e
di teologia
nella stessa casa, fece
Don
Gastaldi,
professore
Torazione
e in*
funebre;e siccome conosceva
personalmente
e
Padre
comuae.
A
86
Defunto,così potèdire di lui ciò che altri noa
è dotata
avrebber potuto dire. E poiché Foratore stesso
di preclaro
ingegno e sapere, egli fu in grado altresì
della intelligenza
idea
di porgere agli uditori un^alta
erudizione e della sublione pietà,
della vasta
insomma, dei
vari doni e grazieche il Defunto possedeva
e di cui la Proaveva
videnza,
saggianelle sue disposizioni,
privato
sempre
di vita un tale e tanto Uomo.
il mondo, togliendo
Parlò in
delilstituto da lui fondato e conosciuto in Italia
ispecialità
in Inghilterra
il quale
dlstituto della Carità,
sotto il nome
e
crediamo che sarà tanto meglioconosciuto e apprezzato,quanto
avesse
più si procederàinnanzi col tempo. Se egli non
diritto a
fatto altro,questo solo basterebbe
per dargliun
dei Patriarchi di Ordini
collocalo nel novero
glorioso
essere
noi speriamoche a quest'ora
a' quali
giunto
eglisia conReligiosi,
anche le opere cui egli
in Cielo. Ma
scrisse di filosofìa,
di politica,
di teologia,
e simili di altissimo merito,sono
fare.Don Gastaldi,
un
legatoal mondo che ben pochipotrebbero
doni onde il Rosmini era freenumerando
giato,
gliinsigni
tiniamente
il
persuase a lutti che il Defunto sarà in
di sapienza
e
oggetto di venerazione ai
stro
perpetuo mae-
posteri.
noi
In un^altra parie del nostro
foglio
pubblicheremo
di quest'Uomo,
alcune circostanze che riguardanola morte
il più illustre de' nostri tempi e fondatore di quell'Istitut
della Carità,che diede nella persona di Don
LuigiGentili
in un'epoca
martire all'Irlanda,
delle più calamitose
un
per
essa, e i cui compagnimissionari proseguono ad avvivare di
^
nuovo
ardore
morte
di
il lume
della fede
nei buoni
Irlandesi. Colla
fornito
quest'ottimo
personaggio,
di straordinario
ingegno,salì al Creatore un'anima veramente
grande.Una
robustissima ha dunque cessato
di lavorare,
ma
intelligenza
le sue
rimangono e rimarranno immortali. Un
produzioni
i suoi palpiti
cuore
ma
e
generoso ha lasciato di palpitare,
le sue
nell'Ordine da lui fondato;poiazioni si continuano
ché
lavorano e si adoperano^
i suoi membri
animati dallo
87
del propriofondatore e Padre, ad ammaestrare
la
spìrito
i poveri,
fanciullezza e gioventù,
a evangelizzare
a sostenere
i deboli,
consolare gliafflitti
a
a
e
guidarenella via della
che ascoltano la loro voce.
salute tutti quelli
di questo grand^Uomo è sentita non
La perdita
solo
da tutta la Chiesa. Egliladall'Ordine da luì fondato,ma
sciò
ammirabile
più di venti volumi di opere, monumento
del suo
fatiche sostenute
in servasto
vigio
sapere e delle ingenti
del suo
divino Maestro,al cui amore
biltà
eglisacrò la nodel sangue^ le sostanze
e
ogni cosa
articolinecrologici,
le comMolte poifurono,
oltre a questi
memorazioni
che vennero
i cenni biografici
successivamente
e
pubblicati
per dare notizie più estese sulla vita di Antonio
Rosmini e sulle sue
opere. Agli autori de^ qualirendiamo
qui pubblichegrazieper l'onorevole attestato che diedero
all'illustre
Defunto,dolenti seltanto di non poter eguahnente
da pochidi loro emesse, che
approvare alcune proposizioni
sembrano
canti
o manet
o non
pienamenteconcordi colla verità,
di moderazione
di prudenza.
e
Non sarà del pariinutile il ricordare che,nello stesso mese
di Parigi,
di lugUo,tre diverse società scientifico-letterarie
del Musée Biographiquey
cioè quella
del Panthéon^ e quella
ci interessarono di mandar
e
quelladel Mémorial Historique^
notizie sulla vita e sulle
loro tutte le più importanti
da
una
biografia
opere di Antonio Rosmini, per compilarne
inserirsi in quelle
riputateRaccolte.
M
».
Finalmente
sulla tomba
di
tin
tanto
uomo
che
spuntarono an-
che quipure vogliamoricordati con
poetici,
in versi sdolti di Giorgio
Tali sono
Carme
un
gratitudine.
in ottava
Briano; un Frammento
rima, ed un Inno di L.
nella Sferzaci Brescia (N. 69 e 78),
Mazzoldi,pubblicati
nello Spettatore
nn^Elegiain terza rima d^incerto autore
di Firenze (N. 26),ed una
Canzone
di Lorenzo Costa,genovese,
l'anno
nello stesso, e ripi*odatta
neìVIstitutore^
n.
15, delalcuni fiori
s^uente
4856*
88
ALLOCUZIONE
FUNEBRE
LETTA
SACERDOTE
"AL
PER
DI
PUECHEB
FRANCESCO
LE
SOLENNI
ANTONIO
ESEQUIE
ROSMINI
NELLA CHIESAARCIPRETALE
DI STRESA
18S5.
giorno3 lugli(y
a
tessono
da
aspetti
me
funebre
un
elogiodelf Uomo
gran»nelle
dissimo
abbiamo
perduto.Il pur tentarlo,
angustie
di tempo concessomi e nell'acerbitàdel dolore die quasi
mi opprime,sarebbe una
natamente,
temerità imperdonabile,
e, fortuche
unMmpossibilità.
Ma
perchèdunque sono io qui venuto a faveBarvi? Per*
che ardisco io dunque interrompere
colla mia voce, anche
plazioni
contemper poc6, i mestissimi riti della Chiesa,le religiose
deHa vostra
mente, e dirò anche,le affettuose e
e
pie lagrimeche vi sgorgano dal cuore
dagliocchi? Ah!
che per dare,
non
un
istante,
per altro io intendo parlarvi
direi quasi,
T intonazione a quel cumulò
di affèttiche ii"
questo solenne momento
agitaPanimo di tutti noi, e per
ravvivare maggiormente,
i vostri nobili senè possibile,
timenti,
se
e
giustificare
quel tributo di venerazione e d^amore
che ora
rendiamo alP impareggiabile
Trapassato.
Eccovi innanzi agliocchi,o fedeli,
i mortali,
ma
rabili
veneche Dio
avanzi di queir
straordinaria e singolare
uomo
regalòal mondo, indubitatamente per beneficare il mondo ;
che Dio ora
ha ritolto al mondo, forse per punire il
e
tamente,
mondo, non degno di possederlo
più a lungo.Non sua cerma
tutta
nostra
"5ima,
prevenuta, fino
è questa sventura.
dalla
più tenera
Anima
bellis^
età, dalle più elette
%
carità cristiana
k
dalfo
glitraevano
stanco
indimenticabili in cui ricevette
nei momenti
petto, massime
steri
gliaugustimi-
della salute?
Ah
! Padre
e
maestro
mio
! Padre
e
mio ! Anzi
maestro
di altri infiniti;
deh! non
ma
solamente,
toglierti
lasci il doppio
del tutto a^ nostri sguardi,
prima che non
di figli,
che «eon
tanto
tuo spirito
a
queldoppiodrappello
e
amore
portastinelle mani e nel cuore, e nel
generasti,
qualecollocasti le tue compiacenzesupreme e purissime.
Oh!, riguarda
benigno dal seno di Dio,ove noi ti vediamo
i tnoi figli
dell'Istitutodella Carità,
e le tue
figlie
già accolto,
ed impetraloro dalP Autor
d^ogni graziache imitino
ì tuoi santi esempi,e si conformino
alle leggid^amore
che
acciocché
loro con
tanta
giovinoa sé
sapienzatracciasti,
alla Chiesa ed al mondo
al prossimo,
stessi,
; per forma die,
in terra e in Cielo siano la tua corona, il tuo gaudio e
e
mio
non
trionfo.
le tue opere, le tue istituzioni non
sono
spirito,
una
già patrimonioesclusivo di alcuni : esse sono un^eredità,
ricchezza comune
A tutti pensasti,
tutta Tunaana
a
famiglia.
tutti abbracciasti
o
magnanimo, nelFamore delP immensa
verità,
il tuo
Ma
nelle viscere della illimitatacarità. Carità
tutta
intera la
col
ora
vita,e suggellasti
a
cui
casti
dedi-
sacrificiodella
qualeconfidiamo altamente che sia per essere la
di frumento
del misterioso granello
seminatura
che^ sepolto
nella terra, rivive d^una vita moltiplicata
Sia la
e
migliore.
memoria
balsamo che fughiogni fetore di vizio,
tua
un
un
lievito che fermenti e condisca la insipida
del mondo,
massa
morte, la
una
melodia
che
accordi le menti
cristiana.Ed
e della sapienza
virtù,
sempre
di noi avanti
Prega per
per
tutta
ed
noi
al
trono
a
del
poveriesuli,
prega
i cuori neiràmore
e
della
questo scopo ricordati
Dio
delle misericordie.
per la tua Rovereto,prega
la Chiesa che fu sempre in cima a tutti i tuoi pensieri
a^ tuoi affetti,
le
traboccanti
mai
che
senza
acque
della tribolazionepotessero,non
dico
ma
estinguere,
pur
91
Tamore^
scemarne
anzi
cui
resero
più bello,più
ognora
infuocato,
più manifesto.
di tanto
E noi,o fedeli,
esempio:ed oggi et
profittiamo
della morte
sia stimolo a questo anche lo spettacolo
del
forse nel cospetto
non
giusto.Morte veramente
preziosa,
del mondo, ma
nel cospettodi Dio che in essa
certo
fissò,
con
vaglio,
mano
onnipotenteed amorosa, il termine di ogni traed il principio
d^una
infinita e sempiterna
dine.
beatituannientandone
AlFoppostodella morte delPempio,la quale^
lo precipita
i colpevoli
e caduchi
a perpetripudii,
tua
ed
orrenda
miseria.
FUNEBRE
ELOGIO
ANTONIO
DI
ROSMINI
LETTO
DAL
SACERDOTE
DE-VIT
VINCENZO
nel
giorno trigesimodella deposizione(1 agosto 1855)
NELLA
CALVARIO
DOMODOSSOLA.
SOPRA
r
MONTE
SAGRO
DEL
CHIBSÀ
al grave offizio di essere
fratelli,
Invitatolo
de^ vostri sentimenti nei tributo
interprete
offerire alla memoria
io
defunto,
vi
accolsi per
Tuna
non
mi
di Antonio
che
confesso,
parte
con
di
figlio
mane
che voi volete
Rosmini,or
volgeun mese
dolce sfogodi gratitudine
se
a
che certo
un^occasione,
giubilo
aspettava,né meritava,di
gio,io,minimo
questa
tanto
tesserne
Padre ed
un
infimo
funebre
elo*
di
discepolo
si gran maestro; cosi
per Faltra mi sgomentò la grandezza
la vastità del soggetto,che sarei dato più volte addietro,
e
che ho posto a lui sin dapprincipio,
se
e
quell'amore,
pel
qualeanche qua mi
via Panimo, e non
sono
mi
condotto,non
fosse sprone
a
mi
reggesse
parlarvi.
tutta*
92
d'onde
Ma
già
culla
risuoDÒ
il
principio
avrà
deiPIstituto
e
sua
della
sì sovente
sua
dire? In questo
mio
in
delizia,
e
voce
luogo,
questa chiesa,che
de^ suoi
infuocati
so-^
a' cui piedifece la prima volta,
dinanzi a quelPaltare,
«pìri,
«gliil primo,con indissolubilivoti,il sacrificiodi tutto sé
di che potrò parlarvi,
stesso
all'Amor suo
a
crocifisso,
fratelli?
r^gitricedella sua vita fu
chiaritaci
mai sempre la volontà divina,già da lui stesso
Nulla volere e voler tutto ad
regoladell'operare.
suprema
il principio,
di Dio; ecco
ecco
tin
tempo, secondo il piacere
fetti.
ed afil centro, intorno a cui si aggiravanoi suoi pensieri
il mio dire
incomincìamento
Di qua dunque abbia suo
all'azione. Nulla vod'onde eglistesso prendevale mosse
lere
vuole Iddio,e quindiun
di ciò che non
distacco,un
una
allontanamento,
fuga da tutto ciò ch'è contrario al diè noto
vin volere; nulla volere di ciò,intorno a cui non
il divin beneplacito,
e
quindiun' indifferenza circa tutte le
di cui non
manifesta
la volontà del suo
cose
aveva
Dio,
Voi
ed
un
ben
sapete cjie
totale abbandono
norma
nelle mani
della sua
videnza
adorabile Prov-
pari tempo voler tutto ciò che Dio vuole,
volerlo né più né meno
e con
e
a quel modo, volerlo tutto
sente^
ce '1 conpienezzadi volontà,per quanto l'umana fragilità
;
ma
in
volerlo anche
sangue,
sono
a
costo
le massime
ddl' intera effusione del prio
profondamentali che si racchiudono
nel
che glifu guidacostante
quell'unico
principio,
della vita. Io dunque ve la esporròbrevemente,o
cammin
la tela lavorata da lui su questo principio,
la
e
ve
fratelli,
da
come
esporròda esso derivando e ad esso riconducendo,
unico capo, Je molteplici
svariate fila che la composero,
e
nell'intima persuasione
che,tessere un elogiodi lui in questa
sia
mezzi
dalla
d
ei
trascelti
stessa
tessere
un
guisa,
elogio
in
Provvidenza
un
elogioa
tutto
di Dio
Dio
alla santificazion del
stesso,nel cui
l'onore che s'impartealle
onore
sue
da
servo, tessere
ultimo si rifonde
suo
creature.
93
Non
vi
aspettateforme
dì
peregrine
dire
o
sublimità di
concetti. È
che qua mi condusse: è il solo
Paffetto,
mi
fortunato abbastanza,
se
parla;
questo non
che
di ciò
fetto velo alla verità! Ma
anzi mi
sarà
testimonio
il mondo
le opere
e
parleranno
tolto alla terra, non
è
fano
sue.
sarete
ne
tutto, al
Dal
voi
affetto
abbia
testimoni^
qualegià
momento
in cui
par*
ne
ven-
esclusivo di noi,
più patrimonio
di tutta intera Fumana
comune
egliè divenuto patrimonio
A lei dunque il giudizio;
nostra
a
noi, se senza
Simiglia.
i) poter dire: lo abbiamo
dì posseduto.
un
vergogna,
I.
Vi
fu chi scrisse
Considerato
sotto
il
delle
essere
suo
l^uomo
vero
figliodelle
circostanze.
punto di vista questo detto
fetti,
più importantiverità per la vita. E diè egliforse Tuomo, riflettiamo pure a ciò solo,che
venendo
alla luce di questo mondo, disponedi sé medesimo,
che lo fa essere, ed
in quel
essere
persindi quelFatto
in quella
essere
guisae per quellepersone, e
tempo e luogo,
fornito di queste o di quelle
doti,e posto in quellostato o in
Ciò è
quellacondizione di vita? Pazzia sarebbe il pensarlo.
al tutto indipendente
dalPuomo:
è la divina Provvidenza che,^
pietosamadre
d^ogni vivente,fa essere ciascuno di noi in
quellaguisae in quellecircostanze che più sono
opportune
al conseguimento del nostro
fine.
da circostanza: laonde,se non
pende
diMa
circostanza nasce
collocamento
nella catena
dall'uomo il primo suo
finite
degliesseri che lo circondano,dipendonoperò da lui infetto
efaltre circostatiKe,
dalle prime,come
che nascono
da causa.
Quindi da lui dipende,allorché sia giunto
facoltà da poter agire
nelle sue
a- quel grado di sviluppo
liberamente da sé, il saperne usare
riconoscendo,
a profitto
del suo
nonché ogni cosa, sé stesso dalla provida mano
Creatore. Beato colui che così si atteggia
sin dapprincipio
contiene
una
94
dinanzi
questo
di
Dio!
a
numero
pochi io non dubito di asserire di
Antonio
e
degno
Rosmini, uomo
singolare
Tra
i
Tammirazione.
tutta
Lui, primogenitodi antica,illustre ed onorata
famiglia;
e
lui^fornito di beni di fortuna a dovizia,
quindidi mezzi
ogni fatta alle comodità della vita; lui, di altissimo e
di un indole mascliia e temperata a
ingegno;lui,
prodigioso
lui di animo inclinatissimo ad amare
prova d'ognifortezza;
e
beneficare;
con
lui,finalmente,
genitoriche teneramente
cessione
ramavano, e che in lui riponevanoogni speranza di sucalle domestiche
gioie;lui,quale luminosa carriera
di
attendeva?
non
SeU
più alte
sguardo,ripetevaa
che
E
a
vide Antonio:
cose
il
prevenuto dalla grazia,
ma
chiamava, girando
sé stesso:
Sono
forse
ho
nato
cuore
tua
suo
deliziarmi
per
di amore?
O
volontà! Cosi
lo
questo?
quellaetema
per
io questa mente
per pascermidi
verità,che sola è capace di empirla?Noti ho
non
intorno
io
questo
alla fonte di
gno
quelPUno,che è solo deDio del mio euore^ insegnami a fare la
preludevaAntonio alla via designataal
fine.
fanciullo e condannava
Era
al ritiro per crescere
nelle lettere: era
fenciullo^
sé stesso
fortificarsi
nella
pietàe
ed avido di sempre meglioconoscere, apprezzare ed amare
la santità e la giustizia,
da lui voluta,perchè sentita
esigenzadi Dio, studiava ne^ Padri,e ne meditava gliammaestramenti.
A quindici
anni aveva
alle sentenze
póstoamore
morali degliantichi filosofi,
il tempo
e a' sedici,
era
delia piena rifiessioue
per lui e della maturità,a' sedici^
conosciuto appienoche vera
è solo quella
ch^è in
sapienza
Dio, deliberava di donarsi a lui interamente. Invano,come
ebbero intesa la sua
vocazione alto stato
vi
ecclesiastico,
si opposero
i genitori.
Eglisi tenne sempre fermo nei suoi
e
propositi,
quindichi si sforzava per essi di stornarlo,
e
finì per
convincersi
che
Elbbene,in quellostato
tale
era
percorra
il volere di Dio
almeno
la via
sopra lui.
jmù lumino-
95
No,
sa.
che
si
abbraceiarsi
deve
la volontà di Dio
studìerà
manifesta;e Antonio
quel modo
in Padova
a
teologia
a
quellaUniversità.
schiusa
Giovane
pieno di vita e in una strada ampiamente diin Rovereto,sua
a^ suoi passi,
avea
giàpercorsi
tria,
pasistemi
i
di
che corletti e studiati principali
revano
Glosofia,
allora in Italia e oltremonti,
e
disgustatodi tutti,
de,
fecolla sua
armonia
perchèda lui non trovati in perfetta
Gli era già balenato alla
tutti gliaveva
ancor
rigettati.
in amico
nodo la ragione
mente
quelVuno,che stringendo
la fede,poteva solo appagarlo,
a
e
e
questo diede il suo
siccome
cuore,
questo
seme
a
di Dio.
dono
occultamente
Ma
lasciamo frattanto,che
maturi, e
proseguiamoi
Suoi
stddii.
tal corredo
di scienza
disposizione
in sul primo fiore degli
ad accrescerla,
e
anni,e con
costumi,qualisi convenivano alle clericali insegnequivi or
In
ora
Padova,
con
in
indossate,
Padova
Antonio
è tutto
e
con
solo
tanta
a
sé
stesso
Non
vi dirò
esercizii della pietà.
studii e negli
teologici
ne^ primi:io^giovane,
ho conosciuto,
qualene fosse il profitto
locato su di alto seggio,
e
riponetra le più
chi,vivo ancora
di essergli
stato precettoreed amico:
belle sue
glorie
quella
tuttoché animato da
vi dirò de' secondi che già sin d'allora,
di carità che non
cerca
se
stessa,designasse
quellospirito
ne^
con
pochiamici
di formare
una
società intesa al bene
de'
fece,perchèvi pose ad unica base
consentita il morale perfezionamento
non
dapprimadi se e
di paripasso lo stude' compagni.Così in lui procedevano
dio
della scienza e della pietà!
Ma tanta
scienza e tanta pietàdovevano
pure un giorno
la via e difibndersi in benefizio d'altrui.Antonio però
aprirsi
Persuaso nell'intimo dell'animo suo che ogni
si muove.
non
solo
da Dio, non
avrebbe dato mai un
deve venirgli
cosa
terminati i
ove,
passo per trarsi dall'oscurità della patria,
lo avea
collocato la Provvidenza,
.suoi studii e già sacerdote,
suoi
fratelli;
pur
non
si
Àll^uomo spettatenersi
preceduto.
nel silenzio e nella preghiera,
pronto ai cenni
nel corso
o
senza
chiamata; ed
non
affrettargli
precipitare
fedele ministro,aspettava appunto nel silenzio • nella
egli,
scolta negliatrii del suo
preghieraquei cenni, quasi vigile
Signore.Già sino dal giorno in cui offerse la prima volta
in unione
Cristo sul pacifico
stesso
con
se
altare,tutta gli
di carità,
si vide trasfusa nel volto quellafiamma
onde era
il suo
nossa
e
acceso
cuore:
già sino d'allora la Marchesa di Ca-
questa
se
lo
non
avesse
Io stimolava
la
ma
religiosa,
ristette. La
ella
voce
e
Provvidenza,a
in
Egli attende
in
iscrittoa fondare
carità fu vinta
sua
guidarlo,ove
«embrano
a
pur
di Dio
il
cui di
da
cuore
maggior carità,e si
si affida,
sapràben
meta
voglia,a quella
apparenza
frattanto
contrarie alla
sé
società
una
corta
anche per vie che
vista delPuomo.
stesso,ai doveri del
propriostato
nelle qualisi trova,
senza
pia avanti pensare. Le circostanze,
le domande
degliamici e le vedute necessità de' prossimi,
altrettantiseanch'esse, quando si possono soddisfare,
sono
gni
del divino volere,ed eglia queste si acconcia volonteroso.
E
casa
ricercato
con
a
tenere
delle conferenze
alcuni suoi amici
per due anni continui
si addestra alla scuola
a
a
presiederea
una
ecclesiasticl^e
in
sua
loro
sacerdoti^ed eccolo spiegar
la Somma
di
san
Tomaso,
e
così
quell'ingegno
potente. È pregato
accademia
di sacra
ed
eloquenza,
piccola
di
buon grado, e così svolge i precetti
di
eglipiegaa ciò di
Cade infermo un
sublime e ne diviene maestro.
quell'arte
di assisterlo
all'invito
parroco amico, ed eglitosto acconsente
dell'anime^e qosì s'impratichisce
per alcun tempo nella cura
cosi apprende l'arte di catedi quel difficileministero,
chizzare
alla scuola di un Agostino,di cui ne traduce
gl'idioti
lettera sull'insegnamento
il trattato,e scrive una
stiano.
diin quell'anno
ciulle
Sua sorella prendecura
stesso delle fanlibri della critre
stiana
orfane,ed eglicompone
per essa
educazione.
È stìnioliito a ricevere la laurea in teolo-
08
ravigUosodisegnodell'Autore negliscrìtti che verrebbero
tro,
all'inconsinceramente: altri,
appresso, e ne applaudirono
in un
medesimo
risero e si scagliarono
tro
ne
tempo conda ostrogoto.Gran prova
di lui,
trattandolo da barbaro,
allorché l'avversariocosì avvilisce sé
è questa della verità,
!
stesso
Se
la Provvidenza, che
che
non
avealo
per
fu lenta a
questa via
scere
conoa
maggioricote, non
fai^li
apparecchiato
a
più manifesti segniun'altra sua volontà.
Uno sconosciuto sacerdote glisi presenta in Milano,e lo
Ordine
richiede di aiuto per la fondazione di un
reUgioso
da
dicendo
sé divisato. Si ricusa il Rosmini
il concetto
in mente
di
un
aver
lui pure
anzi giàda più
Istituto,
nuovo
i
da solo: e qui glienespiega brevemente
praticarlo
fondamentali e l'orditura. Cosa mirabile! quel sacerdote
prìncipii
trui,
sull'istante il proprioper abbracciare l'alrigetta
anni
con
e
tutto
l'ardore di
cui
era
il Rosmini
capace, trascina
Fu
all'esecuzione del suo
tosto
diseguo.
accingersi
ilCasino
degh Esercizii su questo monte. La
all'uopo
né più conforme al cuore
non
migliore,
poteva esser
ad
scelto
scelta
di lui. Ed
ecco
eccolo
una
il Rosmini
fondatore
doppiamissione
di
nuovo
un
Ordine,
delle
qualiuna
telli;
sola pur basterebbe per molti. Non dubitate però,miei franell'una e nell'altraimpee
eglié tale da potervisi
gnare
cosi guidato,
di felicissimo risultae
con
sicurezza,
Ma
del suo
mento.
ve
ne
dispensatemi,
prego, dal parlarvi
soggiornotra voi e de' suoi rigoridi penitenza:
temi
dispensadal parlarvi
delle costituzioni dell'Ordine,
da lui
e
nel crudo inverno e delle sue
composte entro misera cella,
anche solo
dirveiie? Come
opere di carità. E che mai potrei
accennarvele degnamente?A questo punto della sua vita le
con
tra
mano^
e
alle tre,
le une
azioni si raggruppano
si condensano
sovra
e
forze sembrano
le sue
accresciuta fuor di
raddoppiate,
misura
l'attività della mente
la
già logorae
ed
minacciata
indurita nelle
salute.Ma
é
piùaspre
tiche
fa-
Dio, che vuole
ai)
nel
voler del
temente
e
il conforto
e
nel
il
da ȏ ; il
di sé medesimo, ricerca con
qualeanzi,
più calore
pauroso
nelle preghiere
nella legittima
dalKako
e
rità
autodè^ savii tin certo indìrizEO,
consiglio
o, dirò mesuo
glio,una sdleime
sue
imprese.
Perciò è in Roma
non
servo,
servo
cortferma delia volontà cbe lo
di nuovo,
ode
una
muove
nelle
seconda volta la voce
allot^aPio Vili, fche lo riiafrancanel
Grerarca,
«de^^losofici studii,
e
glieb
priinò
proposito
per pól^o non
de! sopremo
impone.Ed il Rosminr pur
Foriginedelie idee; ed in
ivi d^ttà il Nuow
Roma
f^gi^
«tèssa,e riveduto da
sul-
'
màni
ro-
censori,esce per la prìniavolU alla luce quel portentoso
nel
la potenza del
iavoro,
qualetutta dispiegando
la profondità
là sagacia della sua
e
e
ingegno
edifizio di filosofìa.
Alla
traente,
getta le basi idei suo nuovo
Tasto
suo
si fece ^lenzio à principio,
4i quest'opera
ne
pubblicazione
molti ancor
moki 'di pdi,
molti,
rammimrono;
m^
stupirono
altresì Ridivisero in jstrane sentenze, disconoscendone i me*
bistrattandone le dottrine,contr«tddicei"4ole^
calunniali*
riti,
alcpui;
Topera sta. Quel sistema tetragono, come
il denominarono,
resiste da ventìcinqnb
anni all'urto furioso
le
dei propu^atorìdegliabbattuti sistemi; si moltiplicano
le edizì""ni.
se «e
Que^
nK"ltiplÌGano
accuse, e, k"ro malgrado,
glistessi dbe si sforzano dà oppugnarlo^ritraggonodalla
««volontario pretto, costretti ^ ferirlo
lettura di esso
uà
che prestaloro contro
con
se stesso.
quellear^mì inedesime,
ed il senso filosoficoinavvertitamente
L^operasta:;ed il linguaggio
si muta
cemente
ferocbe piiì
nella bocca stessa di quelli
r impugnalo,"Sià quei principii
si fanno strada,
quanto più lóro è contesa, ed ogni giórnopiù guadagnano
nella lotto
terreno, e tanto più solido quanto più c^lpfistato
semi
dai combattenti. UoperaHta; e quei:principii,
come
e
aparsi,ben presto si fecondano in. altre opere, crescono
sì propagano: ^^^^ applicati
alle scienze morali e si rivedi nuova
alle sdertzfedel diritto e della poliluee^;
«tonp
dole. Ma
.
fOO
tìca,e brillano un^altrarvolto
di' luce^
ancor
più iiiaUesa.
giàL'operasta; e già più scuole ne insegnanola.dottrina,
ancor
venginidi. prepiù licei la trasfondono nelle mentr
giudizi],
tendola^
già le stesse Università a adottandola o combatsono
pur forzate ad averla: la ristaurazìone è già
io lo credo,la venincominciata ; vi porrà il suo
suggello,
tara
generazione;
dove- mi trasportaFardore? Ab! ben
Mìa dove, o* fratelli,
di maggiore importanzaba^ tra le mani
altra cosa^
e
un"
è già in Roma, per questo^ lo dirò^
Rosmini, ed eglinon
altri per avvenè la filosofia,
francamente.
come
No^ non
tura
ed alcuni avelie hanno
tortamente
potrebbecredere^,
si è
creduto,quelladie lo mnove^
per sé medesima, ma
lo- inscalda. Onde se
di' Dio, che tutta lo agitai
la gloriH^
e
clie"lo.anima
fòsse che quella^
voce
noti
a* filosoficistudii,
siccome a mezzo,, lo animasse pur anco
l'opera
a
proseguirenelacciocché
della fondazioBe deiristituto,
la dottrina'
deHa verità naturale deposta^
quasi in suo. proprioterreno,,
in uà
aHa carità,cresca^
in sene
con
essa
viemmeglio e
di Dio ^ della CIùesa,siccome a sua
fruttifichi alla glorianiiJHasarebbe
u»
unnulla^giova ripeterlo,
fine;»
legittimo
la stessa* filosofiaal suo
stata
cospetto*Ora però,assicurata
del divino volere eziàodia dairesplicita"
dichiarazione
del
Vicario di Cristo,
ritorna lieto su questo monte, sacro
alla
nella romita
carit» dì un^ Dio crocifisso^
e
sua
cella,per
da sé stesso.
volta Popera sua
ricominciare una
terza
Ed oh! come
godreìqui di descrivervi gli umili principi!'
del suo
nascente
Istituto;come
godreidi dipingervi
fanciullo per amore
lui maturo
nella virtù,
divenuto
di Cristo,
nel naviziato più laborioso! Ma
ce^l contende
la
ora
fatta
fama di lui medesimo, che sparsa per ogni dove
e
più oltre quel diletto suo nido,,
gigante,non gliconsente
,
e
noi stimola
La
carità' è
nome
cpiestO'
ad
affrettare il cammino.
feconda
di
sua
natura:
di carità si adunano
in
perciòa questo e in.
breve e da varie partii
m
di valorosi soldati,
che, abbandonalo
drappello
ed o^
litare
aver
e parenti
genitori
loro,tolgonodi mipatria,
lui in un
medesimo
le medesima
e sotto
8eco
spirito
castftà e obbedienza
così
insegne di povet^tà,
per seguitare
la croce^
Gesù
Cristo,che, portandosulle propriespalle
ad essere
nudo sopra il Calvario. Né a questo
va
crocifisso^
lente altre anime
di carità sono
liome
che, in
generose,
alla debolezza del loro sesso, gareggiano nondimeno
onta
abbandono
nel perfetto
di tulto
e
comprimineirannegazione
sé stesse nella mano
di Dio, le Suore, voglio
dire,deiriscelto
UDO
stituto della
Intanto
Carità"o altrimente dette della
più Vescovi
diòcesi: altri
ne
chiedono
di
approvano
Provvidenza;
l'Istitutonella propria
avere
le costitnzioni
e
la
•regola:
lia già zelantissimi Missionarìi e Suore da lui
ringbilterra
ed eglistesso si presta, in quei prtmordiì,
a
tutspediti,
tare
dal pergamo,
t^uomo,quando a predicare
quando a detesercizi! spirituali
delFaal Clero,qnando al governo
uime
in
una
stabile sede. Intanto
altri sacerdoti
di merito
da molte
partidltalia per associarsi a lui in tanta
dall'Inghil
impresa:altri ne vengono dalla Savoia,dalla Francia,
ed egli,
in mezzo
siffatte cure
a
instancabili,
ad ogni cosa
tt'atta di
provede,disponeofficiie oiansioni,
rilevantissimi affari,
e
osservare,
sempre, ciò che piùmonta
di spìrito
inarrivabile. Intanto
con
una
pace e tranquillità
viene finalmente dalla
seni^a
non
Flstituto^
«gravidifficoltà,
Sede Apostolica
solennemente
santa
approvalo, e lui dallo
stesso sommo
ponteficeGregorio XVI, eletto con iimplissime lodi primo Preposito
Generale delFOrdine.
accorrono
fl.
Simo
smini
a
quiestopunto noi abbiamo
Tuomo
guidatodalla mano
abbiamo
de^suoi disegni,
ma
noti
prova
con
sé medesimo.
In
luitte
-veduto in Antonio
di Dio
ancora
le
cose
Ro*'
nella realizzazione
veduto
umane,
Tuomo
o
alU
fralfilli
1^
presUibHUodà, quellasteisa Pro vvidènzir die
coloro che sono
li governa, pel quale sopra
eletti
latto
da lei ad una
emissione,devono
speciale
passare, siccome
al loro fine, pel crogiuolo»
delle
condizione indispensabile
perciòche queste
più gr»vi tribolazàom. Qual maravigli»;
c^è
ordine
un
Tisitassero in tatrti e
si svariati modi
il nostro
anche
Pa--
EgU ansi,che aveva
appreso ciò tutto* alla scuola det
le aspettava,e non"
tanto
se
cocne
una^
guenza
conseCrocifisso,
del suo
come
medesimo,(piantopsùcpresto
principio
ad
lo animasse
salutare conforto,che
insìstere più
lan
nelle vie finora
battute del divino volere;
alacremente
fine ed*
retto
imperocché se per Fuomo^ che opera con
alla sola gloriadi Dio, tv può èssere
arg£»nento, che
valga meglio ad assicnrrarlo dell'aggradiment
per fòrza di analogia
in tutte le cose
divii^o
sue, egliè iquello
per
dre!
.
della contraddizione. Essa
fermo
di Dio
Vamore
i suoi
verso
è
un
chiarissimo del*
segno
servi,perwchè
della tribolazione
c'è
non
mezzo
santificarli e
purificarli,
Fu dunquecontrada
Fenderli* ognoi*a più cari al suo
cuoce.
nel più vivo del cuore, e
dtetfcoil Rosmi ni j e contraddetto
v'era forse ragio» di temere^ poichéaUora^ fb
quando meno
più potente
contraddetto» ehe
oiiiai mggànnto"
lo 8copo
avesse
pareva
a
dà
dett'Istitulo.
missione,Fapprovaaione
saa
Parlo
il
vato
a
chi ben
grand'Uomo,e
Né
pflS8a4?e.
sia
qualcrogiuoli
qual trafiladi dolori
ccHlosce
occoiTe
m
per
chfi io»
stato
pro^
abbia dovuto
nel
v'intrattenga
penoso
racconto.
anche
coni^
edificaadoiie^
abbia praticato
i4 gran
della
nella dura battaglia
principio
volontà di Dio, da esso abbracciata siccome regolasuprema
Egli in Inlte Iie patitetrrbolaziom ha ravvisato
dell'operare.
del suo
la benefica vmao
mai sempre
Signore,che, quasi
Piuttosto
di
^ifiserviaoio,
doppiasiepeha
mai
iutte
a
declinare
le
a
nostra
a
vallato il
destra
o
più difficiliprove
a
suo
cuore,
acciò
sinif^ra. Noo
fu ras8eg«ate^
solo
jioa
i3on
avesse
dunque
solo
in
£a la
10.)
divin
ma
ne
godette
beneplacito,
di un
ne
come
segnalatofavore,ma
anzi il suo
spirito,
rità
anzi le più sentite azioni di grazie.
rese
Sapereche la veed essere
lui conscio che
deve pure alla fine trionfare,
di
la sola verità,la sola carità di Cristo,la sola gloria
Chiesa era
Dio e della sua
a cui erasi studiato
pure quella
in tutti i suoi
mai sempre di servire in tutte le sue parole,
ed essere
nondimeno
ne^suoi scritti;
e
pensieri
rappresen*
che nutrisse opposti
sentimenti e disegni;
tato come
uomo
anche di questo godere come
voluto
e
poter nondimeno
ei diceva,che possa far la
da Dio, è il più bel sacrificio,
al suo Creatore. Ei lo diceva e lo fece,e noi ne
creatura
ogni
siamo
M
99
99
99
stati
già
al
i testimoni.
voluto io mai
(scriveva
egliad un suo
che giovarealle anime?
amico)ne^ poveri miei scritti,
io stesso? E ad occhi aperti?Idle pervertirò
Exl ora
dio noi permetterà
mai, io ne ho tutta e in lui solo la
mi diede
fiducia ; in lui,che m^infuse la fede bambino
e
te
»9
conforme
cosa
Che
cosa
ho
un^illimitata devozione
alle decisioni della
Santa
Sede
la gioia,
in lui,che spande nel mio
cuore
Apostolica;
quando posso fare un atto di fede,e che mi fiirebbe
caduto in un
involontario erdesiderar quasidi esser
rendere
purché senz'altrui danno, per potergliene
rore^
confessione più alta e solenne
una
Giosi la tribolazione era a lui occasione di moltiplicare
e
atti di gran fede e di carità generosa.
al mondo
far palesi
»
^
99
99
99
».
Cosi le
stesse
sue
per lui. E
umiliazioni diventavano
chi anche
fra'suoi
nemici
non
uà
ha
Vero
trionfp
ammirato
la
piena sommessione al decreto che colpivale
Chi non
confessò allora che giamdue ben note operette?
mai
fede era brillata più pura e intemerata che hi
la sua
cosi Ja sua
stessa
sconGtta,
quel solenne cimento,cangiata
tale vogliamodirla,
nella più luminosa vittoria? Ma non
se
sua
pronta
e
potea accadere altrimenti per chi
^se
la sola
glofiao volontà
avea
di Dio.
di mira
in tutte
1^
m
del suo girilo,
queirimperturbabilità
dipingervi
nei più ardui cimenti;
che lo seguivafida compagna
animo
del suo
senza
pari,
quellapazienza
quellagenerosità
di se
tutte prove
e
a
con
tutti,e quelcostante disprezzo
medesimo, quellasua pienaindifferenza a tutte le cose, onde
penuria,
sapeva farsi tutto a tutti,
sapeva abbondare e patire
Dovrò
e
io
le circostanze dimenticando
in tutte
fasto
senzo
chi
lui
non
ora
Io
e
senza
avesse
sé stesso,e
tutto
ciò
veruna,
per cui alle volte
ben altramente avrebbe di
giàconosciuto,
ostentazione
giudicato?
pensieroa quellasua dignitàe
sublimità di veduta nelle cose celestie divine,
e tutti schie*
i varii doni d'intelletto
rarvi dinanzi,
quasiordinata falange,
di cuore, e le virtù,di cui lo aveva
arricchito si largae
mente
il suo
la sua
Creatore e Signore
fede,
; e qua mostrarvi
la sua
carità...?O carità,
carità,che non
speranza, la sua
dovrei io dir di te sola?...Ah! perdonatemi;
a così alti voli
abbastanza
Per me
non
regge la pochezzadella mia mente.
vi parlanole sue
opere, abbastanza vi parlaquesto stesso
nel qualetutte si epilogano,
ed unico suo
dal
e
principio,
mi
chiedete
di più. Ritomi
qualetutte discendono: non
ritorni la vostra
zione
attendunque il mio dire d'onde è partito,
la volontà di Dio
a
questo suo inconcusso principio;
il
Con esso
voi avete in mano
regoladell'operare.
suprema
di lui,solo che
vi sappiate
giustocriterio per giudicare
che questo fu la sua
guida in ognisua azione,questo Tamche porse ultimo e primo a tutti noi, quemaestramento
sto,
1
della sua
ahi,dolorosa memoria
questo il suggello
Dovrò
io sollevarvi col
^
vita.
Affranto da
lungae penosa malattia di più mesi, non
di benedire all'adorabile volontà del suo
o
fratelli,
rifiniva,
Dio innanzi a tutti quelli^
che il visitarono
furono pochi,
e
non
Ancora
su
quel duro letto di morte si udivano
Sia fatta la volontà
fioca voce:
con
quellelabbra ripetere
del Signore
! Ancora quegliocchi,
alla luce di
mezzo
spenti
i06
dirsi
sono
sopra
una
di corrotta
continuazione
la sud
tomba^ dal
sato
pianto verscorso
principioal fine del tra-
una
e per
luglio,
parte eziandio
pia
agosto; così ci offronola espression
dizio di tante
persone
di
e
autorewli
del
susseguente
sincera
del
giù*
loro
gradii dottrina
dèi lagrimata
Defunto.Diciamo
perchègli stessi adulatori,ces^
pei
al merito
pietàrispetto
espression
più sincera: sia
il costuhanno
la ignobilragionedelF interesse, non
me
saia
di adulare i morti, e sia ancora
perchè^os^ domina
il sentimento, non
del cuore.
pub essere che il linguaggio
indisdduali degliscriventi,
Nel caso
nostro
poi le qualità
in non
pochi di essi cospicueo nella Chiesa di Dio o
dover
nella civil società,per se sole troppo s^algorèo
a
guarentircicontro
ogni sospetto,non
pur dal lato della
da quello
di qualsiifoglia
ma
meno
sincerità,
prudenteesa-gerazione.
la cui
si lascino i preamboli,
Ma
inutilità si parrà
dei lettori,
forse meglioaW intelligenza
quando abhian letto
le lettere stesse, che senza
più fidatamentelor presentioh
e
che
distribuite nelPordine
mo,
I. Lettere
II. Lettere
di Vescovi,
di distinti Ecclesiastici
III. Lettere
di Fedeli
IV.
di Accademie
Lettere
segue:
Religiosi.
e
laici d'ambo
letterarie
i sessi.
e
scientifiche»
I.
LETTERE
Lettera
DI VESCOVI.
F'escovo
di^Monsig^orLuigf Moreno
{a D. Carlo GilartU a Stresa).
Riveritissimo Sig. D.
d^Isrrea
Carlo.
Ivrea,3 luglio.
Ricevo
per
la
con
ambascia
Chiesa,veramente
il doloroso annunzio.
Qual perdita
militante in questa parte d'Italia!
ìcn
Solo
consolarci la
può
abate Antonio
ramato
rimunerazione
in
de^ suoi
Rosmini
sia
delle immense
sue
fatiche
Lui
per la
fu
grato
a
Lei
raffermo
colla
Vostra
Di
del
giorno di
che mi
vita ter-*
cara
furono
messa,
proteati*
Manzooi^ che
nuovamente
attenzione,
ringrazio
confratellidelle tante accoglienze,
e
più distinta
stima
e
considerazione
SignoriaUlnstrissima
Devotissimo
Servo
ObbUgatissimo
f LciGj,F^escow
di lettera di
Estratto
ne,
religio-
della cortese
tutti i suoi
mi
cielo^
il garante.
come
Sono
del-
la messa
proPiemonte.
la
persone
monii, glialti sensi del venerando Alessandro
mi
in
in cui mi fece questa
reverende
le illustri e
accolta
stata
la Chiesa
per
la circostanza
e
la beiranima
colassù manterrà
di
quelPestremo
ricorderò sempre
Fora
che
grandi meriti,e
fattami di pregare
rena,
fiducia che
certa
un
d'I^nrea.
insignePrelato^scrìtta
da Roma.
Roma. 28 luglio18SS.
del
E
santo
sacerdote
Rosmini?... Adoriamo
di
gPimperscrutabili
giudizii
dio
Dio.
Ai
profondamente
tinuati
grandie con-
sacrifiziisostenuti per la virtù e la sana
riserva in Cielo una
ricompensaimmensa.
dottrina Id*
Ecco
il compendio
bre
quellapreziosa
vita,la miglioreorazione funedei più sublimi genii,
sulla tomba di uno
fine
Fesemf»oinpiù facile forse da ammirarsi che da imitarsi,
ecc.^ ecc.
di
Lettera di
Vescow
di
Birmingham (alsacerdote
(1)Questa,come
naie
monsignor GuglielmoBernardo
Inglese.
anche
le sei seguenti,sono
una
Ullathorne
G. Battista
Pagani) (1).
fedele traduzione
datrorlgi-,
m
Mio. caro
D. Pagàm.
Birmingham. i2 agosto 18SS.
improvvisapartenza per P Italia mMmpedì di
illustre
"rvi la mia condoglianza
per la perditadel vostro
deve avere
immerso
Fondatore. Una tale perdita
mente
profondai Padri deir Istituto nel cordoglio
e nella desolazione,
conoscendo
essi e sentendo assai più deglialtri di che sono
oltre ai memstati privati.
bri
Tuttavia,e da altri non
pochi,
di cui eglifu fondatore
deir Istituto,
e
Padre, la perdita
sì grandee si luminosa deve essere
stata
di una
mente
profondamentesentita.
e
profondafilosofiache
Eglifu il ristoratore di quelPalta
la rivelazione colla ragione,
dal mettere
in armonia
nasce
delPordine soprannaturale
in anióne
e che imprendea trattare
ool lume naturale;di quellafilosofia,
di cui sant^Agostino,
sant^Anselmo^ san Tomaso
furono i più eminenti espositori.
Per quanto il più de^ suoi scritti siano astrusi ed al disopra
della moltitudine,
tuttavia io penso che
della capacità
db nasca
dalPelevatezza dei soggettiche ei toglie
tar^
trata
da cui eglili contempla,
dall^altaposizione
e dalPamfilosofia che fu costretto con
di corrotta
vaglio
masso
grandetradal suo
Dal vigore,
di rimuovere
cui
cammino.
con
eglitrattò a parte ed analizzò queglielementi che erano
uniti nella sua
indotto a supporre
miente, io sono
ch^egli
od avesse
già preparata qualchegrand-opera
contemplasse
sintetica che avrebbe fornito una
chiave a tutto quelloche
Sinora la sua
egliha pubblicato.
grand-opera,
per quanto
noi possiaoio
dai frutti che vediamo,è stata quella
giudicare
di. stimolare ilpensiero
direzione
e di apprestare materiali e
noi già sperimendelle menti migliori.
E
aUMntelligenza
tiamo
La
vostra
forti prove
piò crescente
di
della
sua
influenza nel
i qualicon
scrittori,
di portano al possesso di
una
una
numero
luminosa
sempre
reazione
solida e brillante filosofia
cattolica
adattata alFordinaria capacità.
1(X"
fu
Vi
momento
un
nella vita del vostro
Fondatore,in
ad un grande cimento. La mafu messo
niera
spìrito
in cui egliallora si sottomise
alla Santa Sede, e lo
in cui egliinvitò i suoi figli
la costante
mostrar
a
spìrito
loro fede nella rócca dì Pietro,di che voi,mostrandomi
alcune sue
mi faceste testimonio con molta mia edi*
lettere,
delle più gloriose
memorie
da
deve formare una
ficazione,
lui lasciate alF Istituto.Questo provò quanto sano
fosse il
cui il
suo
suo
cuore,
alla
sua
quanto intieramente
e
il suo
sommesso
intelletto
fede.
de^ suoi scritti inediti,
la natura
Qualunque possa essere
e
qualunquesia il pregioche ne possano fare coloro che
li conoscono, io credo che il migliormonumento
che voi potreste
erigerein sua lode ed il migliormetodo per fare
da quel
intieramente apprezzare il suo
carattere
religioso
le sublimi
poco che io conosco, sarebbe quellodi pubblicare
ed
meditazioni da lui scritte pe^suoi figli
spirituali,
scelta di quellelettere istruttive elisegli
scrisse a^ suoi
una
fratelliin religione.
Io sinceramente
prego che il Signorevi dia lume e forza
i destini del vostro
che il vosanto
stro
Istituto,
per dirigere
illustre Fondatore
vi tracciò,
onde
fossero costantemente
promossialPesaltazione della divina gloria.
E
rimango con
mio
grande rispetto,
Vostro
e
fedele
GuGLiELuo
-f-
devoto
di
servo
Bernardo
yescos^o di
Lettera
D.
caro
Pagani,
in Cristo
Ullathoriie
Birmingham.
monsignor Gio^fanni Briggs VescosH) di York.
(allostesso).
Mio
caro
D. Pagani.
York, «
Mentre
mi
offrirele mie
pregiodi potervi
dial" congi'atulazioni
per la vostra elevazione
agosto 1885.
sincere
e
al supremo
cor-
go-
HO
deiristituto della Carità,
sono
verno
che
certo
aggradk'ete
rammarìco
del mio profondissimo
l'espressione
sofferta dall'Istituto nella
tremenda
morte
pio Capo e Fondatore. Nel deplorarela
sulla sua
dell'abate Rosmini,e nel piangere
tomba,io
mescolate con
che le mie lagrime sono
quelledi
dotto
morte
ben
per la perdita
del suo
lustre
il-
so
e
tutti i membri
del
suo
Istituto.Ma
dovremmo
non
sieme
noi in-
fiori sopra il suo
cro?
sepoldi talenti d'altissimo grado,ei gli usò alla gloria
colle
lagrimespargere
Dotato
pur
al bene
della sua
donatore,rivolgendoli
della santa Chiesa. Ad un
e al vantaggio
le paroledi Salomone:
Tutte
applicabili
del
sono
«
belle
sono
Il
""
compiantoFondatore
nube
un'oscura
di terribil
le
uomo
sue
vie
il
Pace
nembo
tetro
tramontare
alla
quando
allor-
e sereno
placido
sospesa sul
suo
vida
capo, gra-
fu
e
disperso,
del sole
italiano,
memoria.
sua
generale,
quantunque
noi; tuttavia confido che
non
voi
ora
vi
mosso
siate ri-
dimenticherete
della mia diocesi,
la quale fu la
specialmente
i felici ed
che sperimentasse
tutte in Inghilterra
noi, e
prima
soave*
Padre
caro
da
di
Ma
procella.
e
fu
rimaneva
vita fu simile al
sua
bello
placido^
Mio
tal
ligione
re-
.
vostro
il fine di
santa
di
frutti dei zelanti missionari del vostro
abbondanti
Istituto.
il peso del vostro
officio la vostra
salute possa
le vostre forze crescere, e che voi possiate
essere
migliorare,
Che
sotto
benedetto
con
è la sincera
molti anni felici^
e
fervente
preghiera,
Del Vostro Devolo Servo ed Amico
Giovanni
-fDi Mons.
Brown^ f^escow
Tomaso
di
Briggs.
Newport (Inghilterra
("allo
stessoj.
Caro Padre Generale.
Chepslow,15 agosto 1835,
Lasciate che
vivo
vostro
e
mi
unisca
dolore per la
Fondatore.
con
voi
e
coi vostri fratelli nel
dell'illustrevostro
perdita
rale
Gene-
il!
BencI^
10
abbia
tion
della
Tenore
avuto
onai
personale-
conoscenza, tuttavìa i suoi scritti e lealtà commendazione
del suo
carivttere fattomi da alcuni tra i più distinti mem^^
i^i della Società di
danno
mi
fosse. La
Io conoscevano
sufficienteargomeMo
intimameli^
che uonìió' egli
giudicare
per
flette
figlidell'Istitutoda lui fondata, rigloriasopra di lui,diegnoloro Padre in
piccola
condotta
nòti
Gesù^che
dei
Cristo,e questo apporta là più fòrte
umiltà,prodenssa,
zelo,ubbidienza ed
rniomato.
era
I suoi scritti rendono
conferma
delia
altre virtù per
sua
cài
un' indubitata testimo^
del suo
alla sua
scienza e
ingegiìo,
profibndità
di un
diottrina.il perchèatta morte
si
grand^iomo piati*
le cui affezioni e speransje
gono.con voi andie tutti coloro,
•ono
conginntecogliinteressidella Clwesa cattolica,
ditegli
Tìianza alla
illustrò
tanto
lano
il
con
difese. Allo
e
del
governo
rinomato
nd
suo
successore
sopra il nuova
Istituto della Carità,e possa il sue
venir
senza
spirito
sopravvivere
spirituali
figliuoli.
tali sentimenti
Con
tempo essi si congratu^
voi per la copiosarimuneràsóone,colla qualeconfidiamo
che il Signore avrìiilicambiato i suoi travagli.
Posa»
palliodiscendere
suo
stesso
rendissimo
Padre
e
voti io
nella vita" de^^uoi
meno
rimango,tnio
caro
Reve*
Generale,
tosiro Devoto Prateltoin CWste
•f T.
IH
M"ns.
T.
Grant
Fe^opo
'
BaowN.
di Souihwark
(una parte di
Londra)/a D. Jngelo RinolfiJ.
Pponnciale deWhtìttUo delia Cavità ih Ingbiiterra.
Rèv.**^P.PROVmClÀLBRwOLPI.
••.'..?•»'.".?.•
•'
.
Soolhwark, i5 agosto 1855.
Ella
)M
che
Cohcilb
vi
era
fra noi la speranza
Pràvinciale' il
di
aver
net passato
P. Pagani.
degìùssitho
Egliperò
112
vi
non
nanasa
come
potè assistere,
celebrata dopo la morte
ristituto vedeva ii Padre
da
qualelo aveva
e dal
qualeV.
guidato,
sin dalla
onorato, il
e
formati ed
R.
e
alla
mlucapitolare
nel qualetulio
del Superiore,
ed
allievi suoi venerato
tutti gli
chiamato
sua
tanti altri
fondazione
diretto
erano
religiosi
stati
istrutti.
Padri della
qualeaffetto tutti questi
che ho veduto neiritalia,
e quelli
amavano
inglese^
provincia
ben posso immaginarmi qualedoveva
il loro defunto Superiore,
la sua
la sua
stata
e
essere
prudenza nel dirìgerli,
dolcezza nel regime delPIstiluto,
e
quindi conosco
quale
il dolore fra di essi,prodottodalla sua
del^a
essere
dita.
perCredo
però che fra le consolazioni cke ilSignorecon*
delle più soavi deve
stata
essere
cedevagliin vita,una
nel predicare
mar
raquelladì vedere lo zelo de'suoi discepoli
le virtù della cara
di Dio
e
Madre; della qualeoggi
Assunzione
la gloriosa
riconliamo ai fedeli di questa Ingliiiterra
Tra le prove che questidiscepoli
davano -del
gli'
ai suoi consigliè stata
toro attaccamento
questa della
Missioni In
loro fedeltà nel proseguireTopera delle sante
seconda
dai Padri deloccasione della]
Missione,predicata
io ebbi il bene di fare la di lei
ri^tituto in questa chiesa,
di vome
ne
e
lere
prevalgoadesso onde pregarla
conoscenza,
Avendo
veduto
con
,
offerire ai Padri
delVIstituto i sentimenti
della
mia
nella perdita
che in oggideplorano.
condoglianza
rispettosa
di questa morte
che prival'Istitutodel
Se nel parlare
«ao
Fondatore,vi sfa luògoa qualchepensierodi solKevo,
i^Ua scella pelsuo
noi lo troveremmo
suocessore, la quale
mostra
né era
«e
quanto è giusta la slima che l'iDgkiUerra
formata.
Spero che
i doveri
di.pregare
Ella
non
della
mancherà
nuova
sua
di
nelP intraprencoraggio
dere
carica,fra li qualisia quello
pelsuo
UmilissJ^ Detotiès,''
Sermktre ed Amico
T.
Ghant. P^. di Southwark.
114
Certo
tuosa.
gni
di Dio
compimento di
a
alPanima
pace
sì edificante
morte
una
del
e
di
Professore
di Siena
Pendola
Tomaso
{a D.
preghiamo
ecc.
sua, ecc.^
P.
richiesta ne'dise-
.Oda tal vita. Intanto
Bella S. F. Cariss.^
Lettera
era
nel
Filosofa
e
Rev.* Devotissimo
delle Scuole
Servo
Pie, Rettore
Collegio nobile
Tolomei
Paoli).
Francseco
Paou.
Gentilissimo Abate
Sicoa,5 loglioi«53.
parole per esprìmereil mio dolore. Letta iiei
del carissimo abate Rosmini^
la perditaimmensa
giornali
ko ék^ntito nell'anima
giosi
aprire la più grave ferita. Noi Relidobbiamo
più che altri provare, il bisogno di pietre
è possibile
k fronte* ai disegnidi Dio ; ikia non
vedere
non
i disa^ri,acquali
ra
ogni giorno soggetta questa povera
del Cristiano filosofo,
ItaKa. Io ho già celebrato per Panima
facoiò pregare ai gioyahidei miei due Istituti,
e
e
provo
nelle preghiere
nella speranza un conforto. Carissimo abate
e
mi addebiti di sconPaoli,perdonia questo sfogo^e non
nessione.
Non
ho
I miei scolari
Forse
Le
còsa
uHa
innalzi
tristi momenti,
importuiìoin ifuesti
la
sua
Desidererei
gra2ia.
«n
la bontà
ma
sperare
vengo
addolcuratissimi.
sono
insomma
perduto^
ecc.,
sua
del
e
amicizia per
me
mi
Ùl
un
ritratto,
ricordo,qualche
venerabile Uomo
che
abbiamo
tutti
ecc.
Devotissimo ed QbbedieniiSi^J*Amico
Tmuk^o
Psifù^iLA delle S.
P.
115
Lettera
del
Sac.
Pietro
(a
(Novarese)
Reverendo
Molto
Parroco
Deoincenti
di
Cossogno
De-Fit).
Z". Vincenzo
Signore,
185S.
Cossogno,5 luglio
Domino
Sicut
i
che
placuit^ita factum est. Sono pure imperscrutabil
divini giudizii,
se
dopo un si stretto pregare,
fosse anche
un
remeritissimo
Chiesa
d'un
il
sostenitore,
scieuKe
gliamici
tù,
d^ogni virmeglio voluto privare la
Rosmini, abbia
saldo
amatissimo,le
lasciato ai vivi Tuomo
poco
di sì sublime
di tanto
e
conforto,la
in Cielo
vantaggio,per averlo seco
dato opera con
gloriache egliaveva
promuovergliih
anziché
colFocchio
Istituto
suo
sulla
È
Padre
profondo investigatore,
società
tutta
fruire di
a
d'un
tanto
quellabeata
affocato zelo di
tanto
che
di
la
del
giusto
allegrare,
perchè,a riguardarla
terra.
deve
rattristare,
della fede, la sud
vero
morte
si può chiamare
non
dipartita
mo
che acquistoinver vistosissiperdita,si piuttosto
acquisto,
validissimo presgli è quello dì averlo a patrocinatore
so
la Corte
di risensi può a meno
tirne
celeste;tuttavia non
vivissimo
di tutti,non
io debbe
e
essere
dispiacere,
di avvicinarlo,giacché
che di quelliche ebbero la sorte
troppo sensibile è il
Tutti
vuoto
che
la
sua
mancanza
ne
lascia.
tale notizia furono
partecipato
e
doloratissimi,
questo universale compianto gliè pur
gli amici
testimonio
cui
ho
assai onorìfico
per
Tillustre
U
Sac.
Defunto, ecc.,
Devotissimo
Pi£TRO
Servo
ed
Devincentì
adun
ecc.
Amico
Parroco.
M6
Lettera
Rettore
del P.
Barnabita
dell'L R. Collegio
Longone in Milano
(a D.
M.
Piantoni
Alessandro
R. P. Paoli.
Pax
Francesco
Paoli).
Geristi,
Milano, dal R. Collegio
Loogone, 5 taglioi85o.
in
ebbi
lunedì niattina,
Appena che toccai il collegio,
il dispaccio
annunziava il transito
che
mano
telegrafico
loro reverendissimo Padre fondatore. Qui tutti
del venerato
nella
i Padri e la gioventùstudiosa numerosissima furono
costernazione. E dappertutto,
vogliodire in tutto quanto
sarà sentita questa perditad'un gran
il mondo
Sapiente^
d'un gran SantOj e Iddio,
che coglialtri attuali castighi
e
rà
puniscecosi i peccatid^li uomini^ chi sa quando mandeverità come
e
ancora
un
genio adoratore suo in ispirilo
Lui! Già si vedeva bene che questo magnanimo Paziente
sul letto de' suoi atroci e lunghi
dolori non
aspettava altro
colla
della visitadel Signore,
che ilmomeato
e colla pix^gbiera,
fede,colla speranza, collacaritàdi Dio e del prossimonon si
nima
preparava che a quelpasso. Oh quantobene esclamava quell'ae
grande,patetica
pia di Manzoni al contemplare
di santità,
e
quell'esemplare
quel luminare di sapienzache
Iddio chiamava
lo
Pretiom
se:
in conspecUi Domini
mors
ho poi paroleper esprimerequanto
la soddisiazione immensa
d'essere stato al letto più
usi
sanctoridm.ef
senta
a
non
più volte dell'abateRosmini,e d'avere avuto con lui dei
amorevolissimi. L'ediSe
coUoquiicosì sublimi e religiosi
cazione che ne ho
presa è indicibile.Deh, mi ottenga egli
dal Cielo la graziadi corrispondervi!
ecc., ecc.
e
Della P. V.
M.
R.
e Affezionalissimo
Umilissimo,Obbligaiissimo
Alessandro
Barnabita^Rettore,
Pìantoni,
117
Lettera
éi S. S.
di Mons.
delV Ordine
Cavaliere
e
cescOy
Bassich
Antonio
{a D.
ecc.
Prelato
Domestico
di Giusef^pe
Fran^
Imperiale
Francesco
•
PaoliJ.
Callaro,21 lugiio1855.
alquantodal dolore cagionatomi dair annunzio
mai abbastanza
della morte
del non
lodato nostro
corporale
esimio Rosmini,Le compariscoinnanzi. Al pari della
la modestia
scienza veniva in lui ammirata
la pietà;e
e
la gentilezza
delie maniere, l'inesausta sua carità gliattirarono
Tarnore di tutti. Il suo passaggio
è certo
vita beata.
a
Io venererò
in oggi la santa
venero
sua
sempre, siccome
memoria.
lo specchio
Era il modello
dei
degliecclesiastici,
Riavuto
cristiani. L^unico
conforto che
raddolcisce il mio
ora
si è la ferma fiducia che nel bel
paradiso
prega
per
lore
donoi.
ed Affez.""
Di Lei Umiliss.'*hevoliss.''
Amic$
Amtokio
Lettera del P. Nicolas
degliOblati
in
fa D.
Mio
Carlo
Rev.^
della Concezione
di Maria
Marsiglia
Gilardij. Tradotta
Eccellente
ed
Bàssigh.
dal
francese.
Padre*
Romaos, 25 iaglio1855.
conosciuta
Appena
duolo. Celebrai la santa
al vostro
nima
del
una
vostro
mio
ilità! o
a
voi
io
novella,
Messa
mi
sono
unito
pel riposo deira«
santo, dotto,illustre Maestro.. Qual per*
Dio, e
tal morte!
e
la dolorosa
Non
sono
di
dev ^essere cagione
qual rammarico
zione^
mancano
però argomenti di consolameglionoti che a me. Voi avete ve*
118
le sue
più davvicino le sue virtù,i snoi sacrificii,
in tutte le
i suoi meriti e la sua rassegnazione
sofierenze,
circostanze più difficili.
muoiono
Egli non mori certo interamente: i giustinon
mai così. Le opere da lui lasciate produrrannonel secolo
ciò che egliha sì felicemente e sì nobilmente
incominciato.
Egli lasciò un libro vivente,il qualerenderà manifesta la
la sua
sua
dottrina,
pietasil suo zelo e continuerà le sue
io dico il vostro
venerabile e
sante
così degno
influenze,
libro... Oh! il moIstituto. Sì,eglilasciò questo prodigioso
mento
cente,
verrà in cui questa filosofiacosì profonda,
cosi lucosì ampia,di così facile applicazione
a
tutto, sarà
duto
studiata,
e
allora i traviati faranno
ritorno alla
verità,alla
i benefici effettimaraalla virtù. Ne sentiranno
religione,
la politica,
la storia,
la poesia,
la teologia,
to,
il diritvigliosi
insomma
Ah! egli
di belle ed utilidiscipline.
ogni ramo
è punto morto, ma
vivrà ognor
non
più colPandar del
tempo,
ecc.,
ecc.
delle
espressione
del mio rispetto,
della mia profondae
credermi
vogliate
sempre tutto vostro
di rinnovarvi
Permettetemi
e
la
Jn G. a
I. T.
Lettera
del Dottor
Enrico
niversità
(a
Mio
D.
Caro
di Dublino
Giovanni
Padre
Newman
Battista
A.
e
mie
doglianze,
con-
viva
fezione
af-
M. L
Nicolas
Presidente
O. M.
C.
delFU"
(Irlanda)
Pagani) (1).
Pagani,
Dablìoo, 10 lagiio1855.
•
con
Scrivo due
voi
e
righealla
per condolermi
la perdita
del vostro
mi)
rino-
Reverenza
coi vostri Padri
per
vostra
Questa lettera è tradotta letteralmente daU*lngIese.
il9
Fondatore.
La
mi
allMmsopraggiunse
poiché, sebbene egli
provvisoe mi colpiprofondamente,
col vostro
fosse specialmente
connesso
un
uomo
Istituto,
come
lui,sino a tanto che rimaneva sulla terra, era una
di tutta la Chiesa.
proprietà
malo
e
Io
santo
temo
nuova
die le tribolazioni da lui sofferte
abbreviata la
avere
vita.
sua
io celebrai una
Ieri mattina
bano
quaggiùdeb-
Messa
da
morto
per
lui.
rà
Spero che eglinop si dimenticherà di me, appena che sagiuntoin Cielo,sebbene noi ben possiamocredere die
eglisia colà già pervenuto.
Io sono,
mio
caro
Padre
Pagani,
Sinceramente
Giovanni
Lettera
Andrea
di Mons.
Strosio
in
(a D.
Eneico
di
Arciprete
Vostro
Newman.
san
Marco
Rovereto
Giosfanni Battista
Illustbiss." b Revebendo
Padre
Pagani).
Generale.
Rovereto,16 agosto i855.
Nel massimo
nel
mo
tutto
cagionòdovunque,e sovra
delPottipiù intimo delPanima mia, Timmatura morte
loro Padre e fondatore,
riusci di grane
sapientissimo
de
che
fu
conforto il sentire la nomina
cessore
gli fatta di un sucrendissima
nella persona degnissimadella sua
Signoria ReveGià prima d'ora la i"ma
avea
divulgatofra
noi il carattere
mo,
dolore che
e
miti^simo
e
soavissimo del di
lei bell^ani*
delle fatiche da Lei
e
parlanodel suo amore
qualunque
per la Religione,
per la Chiesa, per
tutti
sostenute
siasi opera di cristiana carità. Però io la prego di permettermi
di fare,le mie più sincere e cordiali congratulazion
per
di poter bene augurare e sperare
del qualen^è ora ella il supredel pio Istituto,
la di Lei
della sorte
elezione,e
t!:0
Io tengo per fermo, che come
gli scrìtti
illustre Trapassato
que
filosoficidel nostro
spanderannodovun-
moderatore.
ino
della
scienza
cristiana
filosofo,
cosi ristituto servirà maravigliosamente
a far passare i prinvare,
dalla speculazione
alla pratica,
ad incarnare,ad avvicipii
dalle
delPumana
sorretta
a
ragione,
perpetuare l'opera
scuole e ricondotta a Dio uno
così vera
e
trino,e resa
maestra
e
guidadei secoli e delle nazioni. È ben vero che
sono
grandi e tren^ndi gliostacoli che ravversaFÌo d'ogni
di questo santo
bene oppone alFei^acia ed alla propagazione
solo gettato,
il seme
è non
ma
e
generoso proponimento,
ha già incominciato
è fecondo e rigoglioso,
care,
fruttifima
a
Fanima
e
a
combattere, a
grande che fu chiamata
guarda
schiantare i massimi
errori ed abusi della nostra
età, ridal Cielo con
mense
certo
compiacenzasopra alle sue imai suoi indescrivibilisacrificii,
ne
e
fatiche,
implora
il lume
e
ne
ottiene da
invero
nella
la
di
cara
vera
Dìo
sommo
e
della
colla benedizione
inestimabile
l'incremento.
siero
Pen-
vere
conforto il potere vi-
lusingache
per l'Istituto,
per
per la patria,
in Cielo un
dissimo
valiavvocato
nuovo
Chiesa,noi abbiamo
e
potentissimoche
ci ottiene di poter bene usare
della santità dei suoi nobili esempi e della riccliezza dei
talenti
che, morendo,ci ha eglilasciato nel tesoro delle sue
Ella,die de! novelb Elia ne
opere immbrtali. Soprattutto
ottiene in eredità colla responsabilità
col peso il mane
tello
si àeve ritenere chiamata
lo spirito,
fere grandi
e
a
cose
onore
e
a
gloriadi Dio e salute delle anime redente,
conversione
di coloro che vivono nella caa
ligine
specialmente
inimici a Dio, ai troni e alla
della passata ignoranza,
Chiesa. È
di volere
per questo anche
alla di lei bontà
che
e
io
oso
memoria,
caldamente
e
la prego
mandarmi
racco-
altre^
prenderesotto la sua speciale
protezionequesta
continuarle quel tenero amore
interesse che
e
e vivo
città,
sentiva per essa il massimo, il gloriosissimo,
Pincomparabile de' figli
suoi!
122
ugualiai nosti^il Convieiie dire che
luto
pel Cielo,ed il Padrone lo ha voNon resta dunque che di adorare i profon*
cogliere.
di ed imperscrutabili
suoi voleri,
serva
rie
sottopaettersi
senza
sono
gnore non
punto
il frutto fosse maturo
!!
un
Essi sapevano di possedere
net loro veneratissimo Padre
di scienza non
che di virtù e di santità,
tesoro
meno
e
li rende più sicuri
quest'ultima
d^averlo
nel Cielo;io pure spero
ed avvocato
qualcheprotezione,
ecc.,
Della P. V.
M;
ecc.
Revenenda
Umilissima
M.
Lettera
del Sacerdote
Molto
grandeprotettore
d^ averne
a godere
ora
N.
Giacinta
N.
Serva
O^sequiosiss,*
ed
Chiossi
(a D.
Francesco
Paoli).
Reverendo Signore.
4
qui ieri Tinfausta
Giunse
Superiora.
luglip1855.
notizia della morte
pienodi mestizia
al Signore
che abbiamo fatta,Non è piaciuto
per la perdita
di esaudire le nostre
e
supplidìie^
quando le speranze, non
ha. chiamato
fruttigiàracicolli,
minori dei cdfNOsisaimi
erano
dltalia
il
suo
e
servo
in CÌ€k"
Ma
del cattolicismo. 11 mio
del Filosofo
a
cuore
è
che se n^è ito
fedele per coronarlo, £#ui felice,
la Visitazioiiedella Rfìgina
dei Saatii
festeggiare:
liei «iiamiorestatiorfani nella,
valledelle
almeno
dalla
sua
esempi par così
Io
nella patria^
Si degni
lagriiv^e.
di ottenerci.di seguitarei virtuosi
gloria
di separazione,
raggiungerlo^
dopo un istante,
in terra la fQoasjQUzioqe
d^ pur
vederlo una
sola volta ; spero che lo vedrò tiels^nq di Dio
Mi aUrise^ala nostra
in compagniade^ suoi amati figliuoli»
sventura:
da
tutte
era
non
ancora
le anime
ho avuto
immatura
buone, ma
la terra^.er^desiderato
Iddio Tha volajboa sé: sia beper
123
nèdetio il
suo
però ohe il Rosmini
persuasione
il premio delle stfe fatiche,
allenisce il mio
La
nome.
goda ne' Cieli
imitarne la vita per averne
dolore,e Ini eccita a santamente
la palma.Perchè dunque piangiamo?
Noi abbiamo
comune
ed io ne 3ono
in paradiso,
cosi sicuro,
che ho
avvocato
un
a
quasiscrupoloe provo ripugnanza
pregare per lui.I suoi
viato
figUhanno perdutoun amoroso
padre,o, meglio,Thanno ina
preparare loro un luogonei tabernacoli del Signore.
Alla scienza n'è venuto
un
irreparabile
danno,ma cosi ha
voluto Iddio, e cosi sia.
Obbedientiss.''
Amico
Affettuosiss."*
e
Servo
N. N.
Lettera del
Prqfess.Sacerdote
(a D.
Moi^To Rbv.°
e
D.
Francesco
Càriss.^ D.
Alessandro
Pestalozza
Paoli).
Francesco.
Ariano, li 6 luglio1835.
Il doloro che
Bui
xxi\aveva
priacipiq
per la troppa forza
clie è subentrata la riflessione,
mi si
ora
quasiinstupidjto)
" sentire piiì;vivo
Se quelli
delFIstituto
e pungente. Ahimè!
meno
piangonob perdita4^1 loro.Padre e Fondatore,hanno aldirò anche di qualil;compenso di molti conforti,
e
die consoUzione. A me
e il donon
testa che la privazione
lore.rIo non; avevo
al mondo
aJ^tracompiacenzache quella
di essero. amato. da lui^'
di riamarlo come
Padre,
^ quella
di riverirlo come
una
grande
maestro, di venerarlo come
bontà. Ora io sono
e
fano;
orimpronta della divina .intelligenza
ora
provo quasiun- terrore della mia solitudine.Chi
di tap^la perdita?
Avessi almeno
mi consola?. Chi mi compensa
avu.ta* la bfUa sorte di assistere
agliultimi suoi momeliti. di vitat Ma
né
men
questo conforto mi fu
concesso.
già scri^o.per pregsir Lei a sapermi dire se perla
sarei stato in tempo di vederlo ancora
prossima^Uimana
Avevo
in
il proposto di Corbella,quando
volta,conducendo meco
il Insto annunzio.
tìii giunseda Milano
Abbia Ella almeno
la carità di dirmi qualcosa
degliultimi momenti di una vita
di un anima
così santa. Cìh servirà a lenire un
cosi preziosa,
e
a farmi ripetere
con
più
rassegnazione
poco il mio dolore,
intiera :^a^ voluntcts tua.
Io li abbraccio tuttì^
tutta Teffue Lei particolarmente,
con
una
sione del mìo
desolato.
cuore
AffezionatimmoAmico
AlESSAI^DKO
Lettera
Antonio
di D.
(a
Mio
D.
PeSTALOZZÀ.
Veronese
Prete
Missiaglia^
Carlo
GilardiJ.
Carissimo D. Carlo.
In
i
glio,
rimoto della Marca Trivigiana,
oggi 3 luquest^angolo
dalla Gtzzzetta Ufficiale
di f^erona rilevo che il nostro
amatissimo
mai abbastanza
e
non
piantoP. Preposito
ormai salito alFamplesso
di Dio, carico di meriti e di virtù
eroiche. Io vengo
con
lagrimedei
del Padre
questa mia
suoi desolati
a
le mie alle copiose
mescere
la tenza
pardi tristezza e
cui
ed amici,
figliuòli
lascia in braccio
a
un
mar
e che non
amaritudine,
può essere addolcito che da quella
cristiana che ci fa vedere il perdalo tesoro
rassegnazione
ripostoin grembo a Dio, fuori dai tanti guaidi questa valle
di esiglio,
di 8€iagui*a
ricevere la éorona
e
a
immarcescìbile,
premio alle dure lotte qui sostenute. Né a noi,a' qualiscapperà
di
talora il Transeat
certo
a
me
calix iste^rimane
fiduciosi: J^erumtanien
conforto,che ripetere
tua
poluntds
i
venerare
monii
sulla
tanto
per
sua
jiat.Verrò' a
luoghifortunati
me.
sue
pregare non
Intanto dica al
a
meaySed
a
degni figliuoli,
che lo accolsero
tempo delle
tomba, e
per
visitare i suoi
non
altro
e
furono
testi-
e
a
ìnginofechiarm
virtù,
lui che interceda
per lui^ma
che
P. Bertelli,
e agli
altri,
125
divamente
partecipo
nella sicurezza che
che si confortino
al dolore comune^
e
dal Cielo egliyeglierà
ancora
con
più
efficaciasopra il gregge pusillode* suoi cari,e
in un
crescere
regno di Talorose milizie.
Mi
creda
tutto
suo
Sac. Antonio
di lettera di
Estratto
che li^rh
D.
Marciano
Vincenzo
Biggi
di Bobbio
Canonico^ Propostodella Cattedrale
(a D.
Missiaglia.
De-J^it).
Bobbio, 3 luglio.
(]olle parolenon
...
dolore
sempre
che
mi
la tristezza
posso esprimerle
cagionò la funesta notizia. Sia fatta
la volontà di
la nostra,giacché
noi
sappiamo quelloche ci
Dio, e
nelle tenebre
e
non
non
e
il
per"
miniamo
camvenga.
con-
quelloche dice il Catechismo Romano,
cioè che devesi temere
quandopasqualchegrave disastro,
sano
all'altravita,con
morte
immatura, persone di grande
virtù. La memoria
dell'illustreDefunto
non
può perire
per
Mi
fa paura
i saldi monumenti
Lettera
Provinciale
che
ha
lasciati.
del P.
dei
Gio.
Min,
{a D.
Maria
Caroli
Conventuali
Carlo
in
Ferrara
GilardiJ.
Ferrara, 4 loglio1865.
In
questo momento
Oh
più!...
che ne
quelli
è
non
tutti
sapere che il nostro Rosmini
qual perditaè questal (faaldolore per
vengo
ammirarono
a
sempre
rattissima scienza
dirlo,perocchéle parole
mi mancano
mi dà, e
sola cosa
a
che sì
dee dare a tutti dolcissimo conforto,la certezza
grand'animafu chiamata da Dìo a godere ilpremiodi tante
e
virtù! Quale sia il mio
non
poaso
Una
significarlo!
.
12($
di
sofferte tribulazioni,
e
lei che
Beata
gloria.
giunse certo
nel
tante
alla
suo
compiè si
palma! Ci dia
seno,
fuori
operate per*la divina
cose
fedelmente
il
il
suo
corso
Signoredi presto
di questo
mondo
e
derla
rivela*
e
perverso
grimoso.
Scusi questo
e
preghiper
sfogodelPaddoloratissimo
piccolo
cuore,
me.
Lei, mio
Di
mio
ottimo
P.
Gilardi,
Amico
G.
e
Serro
Maria
Affettuoso
Caroli.
III.
DI DISTINTI
LETTERE
della nobile
Lettera
madre
e
LAICI
D*AMBO
Signora Giulia
del presente Lord
(a D.
CaRIS8.°
FEDELI
Gio.
Batt.
RlVERlTlSS.® P.
IN
Hihbert
Pagani) (").
CrISTO.
Grange, t loglio1855.
ferita nel
più profondodel cuore alPudire
afilizioneche piacqueal Signoredi mandarvi.
tremenda
sofferta una
verità noi tutti abbiamo
perditairreparabile
Io
In
Maria
Shrewsbury
Bilton
la
I SESSI.
sono
nella
stata
morte
del nostro
santo
e
veneratissimo Padre
generale
Dio.
(2): ma sia fatto il santo volere di
Egli sarà ora più stimato e apprezzato anche in questo
E Tessere eglistato soggetto a tante
mondo.
secuzion
prove e perin vita servirà a renderlo piiì
grande in Cielo.Io
nutrivji là speranza di poter vedere
questo grande e sant^Uomo
era
degna di
prima che eglimorisse; ma io non
jn grande benedizione.
Questa mattina io offriila santa CoRosmini
(1)Questa e la seguente leUera sono tradottedall'inglese.
"i)Questa signora è ascritta airislilulo della Carità.
127
pel riposodeiraaima sua. E quantunque eglinon
bisognodelle mie povere e misei*e orazioni,tuttavia
che non
nere
saranno
mutili,mentr'esse
potranno otte-
niunione
avrà
spero
la
possente intercessione per
sua
e
me
la mia
per
miglia
fa-
in Cielo.
Credetemi,mio
carissimo
e
veneratissimo' Padre
Maria
Hibbbkt.
Signor Ambrogio Philipps
dei più distinti Signori
convertiti al CattoUcìsmo
Inglesi
{a D. Gio. Battista Pagani)
Lettera
uno
Cristo,
indegna Figliain Cristo
Vostra sincera,grata, devola,sebbene
Giulia
in
Caro
del Nobile
Padre
Pagani,
Grace-Dieu, 6 luglio18do.
Io rimasi
profondamenteaddolorato
della morte
il Padre
di
Generale
un
Uomo
Rosmini.
un
tant^Uomo.
La
sua
cosi illustre
Se
fosse investita di misteriosa
morte
al ricevere
mai
santo
e
la notizia
qual era
che la
avvenne
morte
grandezza,ciò fu al letto di
fu quelladel vero
sapiente,
ordinata a dover essere
come
una
particolarmente
lezione per glialtri,
onde
apprendanoa morire. E la presenza
di tali uomini, qualeil Manzoni
ed altrigrandipersonaggi
dà
le
resse
di Rosmini,
alla morte
queirintedltalia,
che appartiene
di un gran filosofo,
alla morte
e, quello
che è ancor
più,di un gran cristiano. Quando riceverete
i particolari
di questo graod^Uomo,
degliultimi momenti
e
mi
parve
farete
di
un
favore
grande consolazione
abbia onorato
lo
gran
sono
della
di
sua
Mi
comunicandomeli.
il pensare
che
un
sarà
tal Uomo
pre
sem-
mi
amicizia,
cuore
Amico
Vostro
Ambrogio
Affettuosissimo
Philipps.
138
Lettera
del Dottore
Carlo
(a D.
D.
in
legge Cesare
Gilardi).
Rev.°
Stimatiss.° e Molto
Carlo
Rosmini
Milano, 3 laglio1855.
Quanto funesta
sia
mi
piombatasul
del
grand'Uomo,io non
Ella che per tanti
esprimerlo.
morte
IMnestimabile
trovar
so
anni
di trattarlo
e
la notizia dqlla
cuore
ad
paroleatte
ebbe
cosi davvicino
Ella,dico,
conoscerlo,
potrà solo rendersi V idea dello stato delFaninio mio, quando
pensiche alla stima e alla venerazione che pel Rosmini
mMnspirarono io studio delle sue opere, e i benché pur
che io tenni seco
lui nello scorso
troppo brevi colloqui
anno,
Altro conforto non
si aggiungel'affetto parentale.
resta
a
come
me,
ventura
lei ed
a
ai moltissimi
e
che
sentono
tutto
di questa universale sciagura,fuorché la certezza
dei beni. Egh, dal
male fu per lui il sommo
nostro
della
Verità,di cui
quando ancor
tanta
il peso
il
che
regno
il suo
parte già conquistava
rito,
spi-
chiuso
invoca
dagli impacci corporei,
di noi con
intercessione quellaluce
ona
su
potentissima
che sola rischiara il sentiero della vera
ed a cui
felicità,
troppidi noi non aprono bastevolmente gli occhi... Alle
mie condoglianze
aggiungoquelledi tutta la mia "miglia,
le professo
che la riverisce distintamente,
tutta
e
con
me
la venerazione,
raccomandandomi
alle sue preghiere.
Di
Lei
e Devotissimo Servitore
Obbligatissimo
Dottore
Rosmm.
della
Kcenneritz
SignoraMaria Baronessa
(Sassonedi Dresda)
{a D. P^incenzo De-f^it).
Lettera
Rev.^
Cesare
e
Pregiatissimo
Signore.
i855.
Varese,4 laglio
Ieri solamente
ebbi
la
prima
mi
fu rimessa
notizia
la
sua
lettera del
della dolorosissima
i.^ ed
perditache
ab-
130
del Marchese
Lettera
di Casfour
Molinari).
Giacomo
(a D.
Benso
Gustavo
Rev.** e Cariss.^ Signore.
li 8 luglio1855.
Parigi,
giunsein questa città ii doloroso annunzio della
catastrofe che da qualchetempo prevedevamo imminente,
che ciò nonostante
A
è molto amara.
ma
quel lacrimando
Ieri mi
annunzio
mi
tenni
in cristiano dovere
profundisper
l'amato
mio
diceva che
cuore
lui,e
già in
mi
tosto
dopo
possesso
mi
e
di dire subito
compiantoDefunto,ma
feci
non
a
un
De
Tistinto del
necessario di pregare per
pregare lui,che confido essere
era
dell^immarcescibile
corona
sto
preparata da Cri-
ai suoi
Pregailui di esserci protetdiscepoli
prediletti.
tore
in Cielo,come
ci fu istruttore e guida in terra, e mi
immensamente
sento
perdutoquagpersuaso che,se abbiamo
giù,
abbiamo
intercessore
nella celeste patriaun
acquistato
che ci otterrà di andarlo un giornoa raggiungere
nella nuova
Nel lasciarlo nel suo letto di dolore il giorno
Gerusalemme.
{ 8 dello scorso
giugno,ero giàpersuaso che non lo rivedrei
ultima benedizione
ho ricevuto una
sua
più se non in paradiso;
che mi sarà sempre preziosa,
e
gli ho dimandato
che la nostra
nella beata eternità. Egli,
amicizia si perpetui
ed
con
voce
moribonda,mi ha espresso lo stesso pensiero,
neira£9izione di vedere spento un
ora
tanto
luminare
di virtù
di
di questo morale conmi conforta la memoria
tratto
sapienza,
che ci legaancora
nella carità di Cristo glorificator
di quel suo
ammirabile
servo
e sostegno eziandio dì noi poveri
i qualia grandissima
distanza tendiamo dietro
viatori,
alle di lui orme
la patria
mati,
cui siamo tutti chiaverso
a
vera
nella qualeFunione
ed indistruttibi
dei cuori sarà perfetta
e
e
Se
potrà
comunicarmi
alcuni
ultimi giorni,
sugli
ragguagli
i31
in cui
sublime
quell'anima
sarò molto
molta
avrà
grato. Penso
cura,
e
informò
un
che dei suoi
spero che
le ne
mortale,
manoscritti si
preziosi
corpo
avrò facoltà di studiarvi
an*
quelledottrine altissime di cui
eglimi.fu maestro. Alristituto della Carità,
prediletta,
.porterò
opera sua
sempre
che
mi univa con
amore
un
analogoa quello
soa vis*
quel,
amico. PregoLei di compiereal {netoso oifficio
di mutuo
Simo
individualmente con
tutti i
compiantoche vorrei, praticare
cora
di persona. Non
ho. cuore
d'altronde i nostri pensieri
si trovano
suoi confratelliche
scrivere
a
armoma,
e
conosco.
di
molti,e
Lei, avendone
in
opportunità,
potràcomunicare
il senso
di quanto
cui si trova
con
quelli
sollievo di esprimerle,....
singolare
dei miei
Fespressione
mi creda
e
considerazione,
Riceva
ora
è per
me
a
un
sensi di divota ed affettuosa
Suo Devotissimo Servo ed Amico
G.
Lettera del
del
Molto
m
Cavour.
SignorGiuseppeMaria Rosmini^fratello
De/unto (a Z". Francesco Paoli).
Rev.°
e
Pregutiss.** Sic. D.
Fhangesgo.
1855.
Rovereto,20 loglio
infinitamente della sua
ringrazio
parte che Ella prendeal mio e comun
La
cara
lettera
nostro
per la bontà che Ella mi dimostra.
Ed in quanto al dolore che mi eagionòla
e
della
dolore,e
perditadel
che essi ben molti provano,
da quello
fratello,
potranno giudicare
quanto grandedebba essere il mio, nelFavere non
solo perdutoTunico conforto e aostano, tanto
più a me necessario,
quanto maggioreè la mia pochezza
mio
e
amato
debilezza fisica.
Cc»ne
in
EUa
questa per
poi ottimamente scrive nella pregiatasua,
disavvenin modo particolare
gravissima
me
9
i3*
ptiòrìCroT»re «psicheomiferCo cr cònsoFarionre
sui riflesso che
che neila nostra aanta
Religione^
fle non
DeAioto arra già ricevuto il guiderdone delie sue
ramato
il Sigiaore^sta
dura protra^
die dando a me
opere^ e
mi darà atic^,cot"ào^ b fpaana (tisopportarla
con»
rasse^
tei vorrà
nott
gnaKione,e che k divina PrOTTidema
per
fura
si
non
questo àt
ahfaondoiialo
tutto
altro motivo
Un
conforto
k"
consolazione^
e
derelitto.
per TAdelaide
e
me
per
e
rìlrovianao
dì
Ho»
appunto ndb
alcun
poco
pre»
ofierì^
noitro
sema
et
mmto^
giata«Ita, nelk quale^
in
la gralìssivia.
amicìsna^deUa quale ci- terreino
sua
sce
si
e
onorati^ e mcAfeo più ancora
se
ogni tempo pregiati
fratello.
degneràdi compatirmicome
Al signorD. Gilardi,
premessili miei distìnti complimenti,
la prego di "re tanti miei
ringraziamenti
per la
scatola che
della
che
mandato
ha
mi
mi
qualenon
conserverò
del mio
in memoria
poteva fare
fra le
cosa
amato
tello,
fra-
più gradita,e
mie
piùcare e preziose.
ed io la prego
Adelaide k riverisce distintamente,
egualmentedi "re ciò coi MM.^ RR.' signoriSuperiorie
col Rev.*" signorD. Branzini,
Sacerdoti delllstituto,
e
se
e
altro di
alcun
sempre
mente
caldaricerca;e raccomandandomi
bontà ed amicizia,ed alle sue
orazioni,
k
me
alla di lei
k
tutta
con
cose
stima
mi
dichiaro
Setto ed Amico
Devcitiss* AffezionatissJ^
Giuseppe
Lettera di Pier
Prof, di Èhqimma
^di
.
v".c*
Molto
-e
'
de^ Rosmini
Alessandro
di Storta
{a 1).
Torino
-
Marii
Péitawa
patrianella
J^irwemo
Serrati.
R.
Um\fersità
De^Fit/.
:.
REit.° PAMte.
Torino,jiOIcilio1885.
Le
povero
terìv»
coii"
Fanima
kcehrtia per la morte
ed iltostre Amico;
ma
gliamiet
come
del nòstro
il
Rosmini^
133
bisognacontentarsi
non
io mi
che
a' qualiio spero
tierali,
Alla spesa di
piangerli;
bisognaonorarli.
di fargli
celebrare solenni
in animo
messo
s(mo
di
possa intervenire
questifunerali
fu-
Vescovo.
un
tutti
concorreranno
Ed
gli
amici
del Defunto^ per quella
che ciascuno
somma
di contribuire. Ho fatto quindi stampare alcune
stimerà
delie quaK mando
Y. P. perdìèla mostri ai
a
Note^ una
estimatori
«d
amici,fra i ^ualiil Mnnsoni,
Branzini,ecc. Desidero sapere se vero
nostri conoscenti ed
Tabate
il Sommo
Ponte6ce
questo "tto
funerali. Non
assicurazioni
vorrei
mandò
al morente
metterb
più per
Tante
ora.
cose
Suo
A.
Lei
le
Paravia.
Manzoni
Francesco
Cariss."*e Rev."* D.
a
pei
Devolis!' Obbedienlissf' Servitore
di Alessandro
D.
tutti,e
farò
stima.
P.
(a
a
sia che
benedizione;
sua
nella iscrizione- che
della affettuosa mia
Lettera
la
il Bonghi,
Paoli).
Paoli.
Milano, 25 laglio1853.
mi arriva
inaspettata,
Padre
deirelezione del degnissisBO
Pagani in
Carissima,quantunque
non
del sempre piantoe venerato
E
Rosmini.
lei comunicata così amorevolateote,
riconosco
mela
la
tizia
no-
sore
succes-
nelPaverun
nuovo
è passata dal Padre
segno di quellabontà per nat, che
ne^ figli;
stima e reverenza
giacchela mia antica e profonda
.
^per
a
TEletto,e il mio
non
deiristituto,
vivo
erano
desiderio della perpetua prosperità
titolò bastante
certamente
un
questo favore.
Qui custodis^itexitwuy
le congetture sui
anche
che
quando sono
non
custodiat
introitum. E per "[uante
fallibili
Provvidenza
siano
disegnidelk
mosse
sia temerità
da
mi
il confidare
sentimento
ebechi
ha
retto, mi pare
chiamata
una
!3i
grande e
sant'anima
a
la filosofiadella verità^
promuovere
fondare Tlstituto della
Carità^vogUa mantenere
speciale
prolezione.
opere una
la
Riceverò e conserverò
tenerezza
con
religiosa
e
a
a
tali
«
del
caro
e
prego,
il buon
in
mio
di
la
parteciparmi
miei
Padre.
venerato
razione
l'omaggiodella mia affettuosa veneal Reverendiss.® Padre
ai
Generale,mi rammenti
degni compagni,e miei cordialissimi ospiti,
ringrazii
la
Presenti,
suoi
ria
memo-
nome
Branzini
abate
che
si diede
premura
mente
gradiscafinaldi mia
coi cordiali rispetti
moglie,l'attestato dei
sinceri sentimenti di rispettoso
affetto.
ben
augurata nomina,
e
Tutto Suo
Alessandro
Manzoni.
IV.
ACCADEMICHE.
LETTERE
Accademia
della
(al jRe^. Sac.
CmARissiMo
Appena
D.
Crusca
Vincenzo
Firenze
in
Dè-Vit).
Signore.
ricevuta
la
signorArciconsolo di questa Accademia
ordinava che fosse letto,come
fu veramente
nelPadunanza
di ieri,il cenno
necrologie©
latino dell'illustrenostro
che Italia tutta
Collega,
piange
da pochesettimane perduto.E piùd'ogni
altra Accademia
dee
dolersi la Crusca
non
subitamente,
come
successore
l'aveva,
pregiatissima
sua,
che
vede
tanto
il
suo
ornamento
cargli
man-
dacché
dieci mesi
compitiancora
Cesare
tra
a
Balbo, annoverato
i suoi.
Di
sommo
questa breve
come
necrologia,
Filosofo stampata in Italia e
nell'adunanza
pubblicadel
d'ognialtra lode del
zione
sarà fatta menfuori,
settembre.
135
Y. S. Cbiarisa
obbligodi rispondere
sima a nome
co' qualile
delPArciconsolo e dei Ck"Ueghi,
faccio reverenza, segnandomiossequiosamente
Tanlo
Di
io
V.
era
in
S. Chiarissima
Accademica, li 29 agoslo 1835.
Firenze^dalla Residenza
Devotiss/" Obbedienliss.'*
Servitore
Ab.*
ACCADEMIA
Giuseppe
DEI
Arcangeli,P^ice Pref.
IN OSIMO.
RISORGENTI
Sacerdotibus
EgregUs oc prcBstantissimis
secretis
tiam
studiis Ant.
a
nuper
eiusdem
sociorum
Rosmini,
et
F'incentio De-Vit
Francisco
Joseph IgnatiusMontanari
Paoli
a
Resurgen-
Moderator.
amisimus
Antoaccepimuscum
nium
Yirum
Rosminium
sane
clarissimum,
qui tot et tandiversis sumptas in se collegit
tas virtutes ex
ac
probavit.
vel modeìliofuit,
Nemo
vel sapientior
enim
astate nostra
stior;nemo
exemplum
magis luculentum christìanaspietatis
bisce miserrimis temporibusprasbqit.
Quamobrem non sosed et Religio
ob tanlum Litteras et Philosophia,
maerore
bono
ìacturam
iure conficiuqtur,
eo
tam.
magis qaod vel
Utinam
vel mederi vulnus nequit.
ea
corrigi,
quae viventi
negavitfortuna Viro illiclarissimoDei misericordia rependat. Nos certe
stri
qui semper illum coluimus,Coetusquenolumen ac decus maximum
esse
duciimis,memoriam
ab animis nostris effluet
eius pie sancteque tenebimus, nec
ulta obliterabit. Sed
vetustas
nec
quid loquor?
unquam,
Donec
konos erit Litteris,
RoScieotiis et Yirtuti,
aliquis
sminìus vivet,famamque eius posteritas
magis magisquein
dies alet. Panca
base vobis,Egregiiac praestantissimi
Yiri,
dare voluimus; ut e bis coniecturam facere et
intelligere
sanctispossitis
quantum dolorem accepimusab immatura
Per
grave
incommodum
136
siini
ac
in
Ros
Viri morte, et quantum
sapientissimi
Vobis, qui
debeamus.
partem maerorìs vestri Yocastìs,
Valete.
Auximi, Kaicndìs
Septembris Ad.
ITALIANO
ATENEO
Sac.
F^incentio
De-Ì^it^ et
A
FIRENZE.
Sac.
Athenaso
Josephus Arcangelius in
Qnae- scrìplanobis
MfiCCCLV.
misistis ad
Francisco
Paoli
italico
secreUs.
instar
a
commentarìoli
de
pfailosophi
prsestantissimi,
bus
VII Kal. Septembrisbabita, omninostra
ea, in concione
intensissime audientibus,
quandam erga illum
religione
darissimum, tegimos, ac in labulario
Collegam nostrum
Imiti
ìuxta mentem
Ciarornm
buiusce
Athienasi,
Magistrì
nobis vix
Quse^ vero
reponenda curavimos.
discipulorum,
de variis criminibus
in Sanctissimum
Viram
dum
attigisti»
ab iniqnornm fraude coniectis,
ea
(dico^pod sentio)mulmihi doloris attulerunt,
hac
admirationis param;
tum
nam
insania vexaeonditione,ut scilicet a perdilorambominum
Viri omnium
revera
rentur, Summi
sapientes
temporum
sanctissimas
veritates,
ce,
quibus bomìnes meliores fierent,vololius vitas exemplis,
totis denìque virìbus prae*scriptis,
vita
et
operibusAntonii
Rosmini
dicaverunl.
Haec
studium
vobis, Glarissimi Viri, respmidendaputavimus, ut
montraremus,
Attilìi
atque observantiam
nostrum
non
solum
meo
Zuccagni Orsandini
Florenli», HI Kal. Scpl.An
sed
erga
vos
etiam
Praesidis nostris
MDGCCLV.
vestraque de-
nomine
^quitis
providentissimk
A»»aB»a«B
CmLOIiO
DELLE
OPERE
EDITE
DI
ANTONIO
"
ROSMINI
E
INEDITE
A. OPERE
EDITE
.
|.
Si premeUe il Catalogo
delle opere pubblicate
nella collezione annunciala
dal Tipografo
di Milano, coltordine seguente:
BoniaróH-Pogliani
VoL.
I. Introduziofte
Filosofia.
alla
della FilosoQa.
del
conoscere.
Filosofia.
—
Come
—
Degli studii deirAotore.
—
Sistema
—
si possono
filosofico.
—
condurre
—
•
Sulla
fatte alla filosofiadel^
SulfEcclettismo francese. Casale iSSOi
Imologia
»
gli studii della
~-
CLASSE
"
rattere
Ca-
Sull'essenza
Sulla classificazione dei sistemi filosofici.
lingua filosoficae di alcune obbiezioni
i'Autore.
—
e
I.
Logica.
II..
Nuoto
Ill.{
IV.' rino
Sagcio sull^originb
mlui
idei.
QunUa
edizione. To-
1855.
VoL
siiooe
del metodo, lo stato della queI. Prefezione,
i prtncipii
le osservazioni sui sistemi preceduti
e
a quellodei-
TAalore.
Voi. II. Teoria
dell'Autore.
Voi. III.Corollarii della teorìa «ri criterio della certezza,
sulla forza del
scienze.
ragionamento a priori,e sulla divisione delle
142
Parie II. Logica,,
libri tre.
FI. Il
Libro
—
ragionameoto.
L
Libro
—
Degli Assensi.
III. Del
bro
Li-
—
Criierio. Torino
4854.
VoL.
V. Il Rinnovamento
Filosofia
in
Italia,
renzio
proposto dal C. TeMamiani, ed esaminato da A. Rosmini. Milano 1840.
della
fa rivedala dairAalore
Tanno
(Quest'opera
scorso
per
altre operettedello stesso argomento).
con
ristampa,
CLASSE
Scienze
"
»
VI.jPsicologia.
VU.'
Volami
bro I. DelFessenza
IL
metafisiche.
due divisi in libri dieci che trattano: Lidell'anima umana.
Libro II. Di alcune
—
proprietàdelPessenza deiranima.
cui ella dà occasione.
umana
e
—
della morte
raltività dell'anima
Libro
»
Vlll.h-,
—
V. Deirimmortalità
Libri VI
—
Libri
—
che governano
l'attiviladelPanima.
nimalilà. Novara
1846-50.
»
bro
Lireciprocoinflusso.
delle
umana
e
questioni
dell'uomo.
umana.
III. Deirunione
Libro
—
dell'anima col corpo e del loro
IV. Della semplicilà
dell'anima
a
una
Vili
VII. Del-
IX. Delle
e
Libro
—
e
nima
deira-
X.
leggi
Leggidell'a-
^,
X. Teodicea, libri tre, che trattano della divina Provvidenza
; con
un'Appendicesulla condizione dei bambini morii senza Battesimo.
CLASSE
Filosofia
della
morale
III.
e
del
diritto.
^
I
XI. Prefazione alle opere di Filosofia Morale.
Principiidella
Scienza morale.
Storia comparativade' sistemi intorno al
della Morale. Milano 1837.
principio
•
—
—
»
Xll.
tn
Antropologia
servizio della Scienza
Edizione seconda. Novara
»
»
—
e
legge morale
I
Libri quattro.
XIII. Trattato della Coscienza Morale. Seconda edizime. Milano 1844.
XIV. Opuscoli Morali. Dottrina del peccato originale. Le Nozioni
di peccato
»
Morale.
1847.
di
e
colpa illìistraLe.
—
-^
della
sua
deSatzione
sulla teoria dell'essereideale. Milano
Diritto*
del
XV.jFiLOSOFiA
XVI.jtratta:
Del sistema
-*
Sulla
Volume
1841.
I, diviso in quattro libri
Morale.
relazione col dovere.
della
—
—
Della natura
Del
del Diritto
e
della derivaprincipio
i43
(le*Difilli.
tìone
Dirillo derivalo.
—
Dei Difilli conoalurali.
—
Dei
—
Diritto Individuale.
—
Difilli
acqaisili. Della
—
Irasuaissione dei Difilli e delle modiflcazioni che ad essi
derivano.
e
Delle allerazioni dei Difilliallrai
—
modificazioni dei Difilli scambievoli
Voi. II tratta:
Sociale
delle obbligazioni
e
che
Del Dirilto sociale universale.
—
Speciale.
ne
ne
—
guono.
conse-
Diritto
DiriUo
munale
signorile,
governalivoe codella Società teocfalica
Soperfetta. Diritto della cietà
e
—
—
domeslica.
parentale.
—
Società
Della Società
—
Diritto
civile.
della
Essenza
—
della Società civile.
Società civile.
Civile.
Teoria della
—
civile.
occasionali ed
—
Origine
efficienti della
Diritto della Società civilegià costituita.
—
Elementi
—
della Società
Cause
—
Della Società
coniugale.
Società'
—
che
dìngiustizia
considerala
vile
possono cadere nella Società ciSocielà
tale.
civile e
Organi della
come
—
funzioni sociali che li determinano.
del Dirillo.
Della Costruzione
—
sofia
Appendice alla Filo-
-—
miglioredella Società
civile.
CLASSE
Pedagogica
VoL.
»
»
e
IV.
Metodologica
XVII.
XVIU.
XIX.
CLASSE
Filosofia
XX.
Volume
-^
umane
contiene:
unico che
Sommaria
della
cagione per
Società.
V.
Politica.
Prefazione alle opere
la
quale
stanno
La società ed il suo
—
XXI
XXII
CLASSE
Filosofia
.
XXIII.
»
XXIV.
»
XXV.
•
XXVL
delle
cose
VI.
soprannaturali.
o
politiche.
rovinano
fine. Milano
1839.
le
141
VII.
CLASSE
Prose Egclesiastighc.
VoL.XXVII.
PREmcAzioNE, che
contiene:
eàiParrocchiali,
Discorsi
—
ed allri Discorsi di vario argomento;
di questiinediti.HTdano 1843.
zione seconda,
i
XX
Vili.
Del modo di catechizzare gl'iCatechetica,che contieee:
di
libro
sant'Aurelio
col testo a
Agostino,volgarizzato,
dioii,
fronte.
Lettera sopra il cristiano insegnamento.
Regole
—
—
—
della dottrina cristiana.
delle idee.
»
E
—
Catechisao
•—
1834-35.
Ascetica, che contiene:
ApoLociETici^che contiene:
—
dalle divine
cavata
Gioia.
—
Esame
--
delle opinioniin favor
Moda.' Saggio sulla dottrina religiosa
di
—
di
Frammenti
gnosi.
—
zioni
Le-
Saggio sulla speranza contro
Breve esposizione
della Filosofia
—
Ugo Foscolo.
di Melchiorre
della
1838.
1840.
Scritture. Milano
alcuni errori di
dine
l'or-
in San
dell'Esercitatore.
dell'Amere
—
XXX.
Milano
Manuale
—
spirituali. Storia
»
dispostosecondo
le catechesi dette dairAotore
fanno
di Rovereto
Marco
XXIX.
molli
^
una
Storia
". B. Roma-
dell'empietà, Quattro
—
1839.
lettere.Milano
fi.
Opere edile
1.
a
Epistola
2. Lettera
a
comprese
non
Sebastiano
de
nella Collezione si^deUù.
1818*
Apolonia.Padova
Paravia sulla
Pier Alessandro
linguaitaliana.Padova
1819^,
nel Giornale dell'Italianaletteratura.
3.
Epistolaa Nicolò Tommaseo.
Rovereto
1820;
cristiana,libri tre. Venezia
t. Della educazione
1823.
fu
Quest'operetta
riveduta dairautore per una ristampa.
5. Saggio sulfunità dell'Educazione. Firenze 1826.
6. Galateo dei Letterali. Ancona
7.
1827-28.
OpuscoliFilosofici. Milano
detta collezione
8. Prose
La
terza,
Opuscolinon
compresi
nella
sono:
a) Saggiosuiridilho
b) Saggio
1830^ edizione
e
sulla
letteratura italiana.
nuova
sulla defìnizione delle ricchezze.
d^Econofflia politica
di
(scelte)
A. Rosmini.
carta di scnsa
non
Lugano.
è compreso
—
Il solo
Dialogo intitolato
nella collezione.
legio,
cagionedel facile traviare de* giovanettiusciti appena di coldi ripararvi.
Lettera a D. Paolo Orsi. Torino 1846^
e del modo
edizione seconda; iìgìVEducatore PrimariOygiornaledi Torino.
9. Sulla
146
B. OPERE
INEDITE
III.
Opere che dovevano compktarerenunciiUa
CLASSE
NELLA
i.
doveva
Teosofia.
Qaesl'opera
collezione.
II.
di tre,partiprincipali,
gia,
Ontolo-
constare
Cosmologiae TeologiaNaturale;delle
nllime
doe
parlinon
esistono,che alcuni brani,o, meglio,schizzi e nolerelle,in tante
carte separatecon estrattidi varie opere dall'autore stesso lette ed
esaminale.
a
doveva servire d'introduzione
Esiste
tutta
però la Prefazioneche
Topera.
DeirOntologiaesistono:
2. Del Problema
libro
dell'Ontologia^
uno,
che
divisa in
doveva
essere
che
d'introduzione
serve
l'Ontolo
al-
più parti. Alla parie
—
prima appartengono i seguentilibri:
I. Le
3. Libro
i9
forme dell'essere e
sttpreme
le
È diviso
categorie.
in
capi.
4. Libro
II. L'essere
Questo fu terminato ilgiorno26
uno.
marzo
1854.
È diviso in 5 sezioni:
Sez. I. Del linguaggioontologico.
H. Sistema
»
deirunità
identità dialettica.
"
III. Delia relazione dell'essere onoco'sooi
termini
1
IV. Di ciò che Tessere subiettivo comunica
ai reali finiti.
V. Di ciò che
I
Tessere obiettivo comunica
HI. L'essere trino. Fa
5. Libro
e
incominciato
compirlonel gennaio delTanoo
a
Sez.
delie
congiunzione
I Della
1
IL Della
congiunzionedelle
»
III. Della
il 27
in
nerale.
ge-
ai reali finiti.
rava
1854,e lavo-
marzo
corrente; si divìde io sei
zioni:
se-
categorichenelTente.
forme categoriche
nelTog-
tre forme
tre
getto.
IV. Delle relazioni
•
V. Dell'ordine
»
e
tre forme delTente
della loro fontaie
de' concetti
ontologico
nel morale.
origine.
astratti.
VI. Delle Cause.
»
NB.
congiunzionedelle
Sembra
abbiam
che nel fine manchi
indicata
qualchecosa. Quellasezione
sesta, nel manoscritto
come
la VI ; ciò dipende perchè si riservava da
ed articoline'
dei librie la distinzionedei varii capitoli
si trova
disponevala materia.
«eramente
il suo
Sorpresodalla malattia,non
indice.
che
VII ; ma
non
diviultimo la sione
ò detta
quali
potèsistemare
ìn-
iS?
Alla parte II
che
deirOnlologia,
^ppartengoDO
gotica,
6. Libro
Parte
*
f
i libri:
LVdeo, si divide
IV.
in tre
parli:
I. Dell'essere per sé manifesto.
manifesto in coagianzione
II.Dell'essere
colla mente
III. Deiressere manifestato.
Qoesto libro era
NB.
ha per titolo: Ontologia
cMego*
stato termioato il2i novembre
umana,
i846, ma
poi,
nel rivederlo Tanno scorso, mutò la divisione;elle quellanelle tre
mente,
parlisoddelte,e delle qaali non rivide che la prima parte interala seconda fino al capo
Tantica divisione.
e
7. Libro
La
V.
BiatelUca. Libro
1846
8. Libro VI. Il Reale. È
in fine e
non
un
compiulo.Fu
il 26
terminato
e
VII,dopo il qualerimase nel
giugno
grosso libro di
scritto
mano-
incofflinciato il 5 dicembre
1847
;
non
fu però riveduto.
pagine circa 900, mancante
riveduto.
CLASSE
N£LLA
IV.
Pedagogiae Metodologia. Esiste la seguente opera col titolo:
Del Principio
in
supremo della Melodica ed alcune sue applicazioni
—
9.
servizio deUumana
Si divìde in due
educazione.
primo tratta del Principio
supreme
libri. Il
della Metodica;incominciato
a
scrivere il 5 novembre
condo:
1839; il se-
del Principio
Bell'applicazione
supremo dellametodica
Il primo è breve,e si divide in
fanzia.
all'in-
capi;il secondo è diviso
in
sei sezioni.
Sez.
I. Della necessità di elassificarele intellezioni deliamente
umana
i
secondo
i loro ordini,
II. Delle intellezioni del l.""ordine,e deireducazioae
•
III
2.* ordine
»
IV
3.* ordine
»
V
4."*ordine
»
VL
rispondente
cor-
8.''ordine
......
NELLA
CLASSE
V.
Doveva constare
?Fftoso/Ead^fapoJAtca.-—
fu pubblicato,
il secondo doveva essere :
di tre volumi. Il primo
10. Delta nattarale Costituzione della società civile,
opera già scrittasino
dal 1827, ma
dalla quale,in appresso, trasse altre operette.Ir»
queste,una
era
intitolata i
divisa in sei capi con
Tribunali,
introduzione;
questafu incominciata il di 11
marzo
1848.
10
una
!48
11. Il ferzo Tolame
in parte edrtì,e io
opascoli
questocol titolo: Saggiosui dner-
diversi
doveva contenere
parte inediti;tra gliinedili era
timenti
lavoro
pubblici,
di 40
pagine.
Vf.
CLASSE
NELLA
.
A qaestaclasse apparteneva
delle cose sopranruUuraili.
Filosofia
—
Y Antropologia
della
soprannaturale^
che
pochi
Parte II, Teologica^
la
libri coirordine
12. Libro I.
quale partesembra dovesse
dottrina
e della teologica.
filosofica
—
maggio 1832; è diviso in
II. L'uomo
constare
di sei
seguente:
Confinidella
il 4
13. Libro
scritti
Antropologiamorale^
il titolo di
libri indicati sotto
abbiamo
qoaleperò non
sette
Fa
minciato
co-
capi.
costituito.Diviso
perfettamente
in 4
ciata
capi:incomin-
il 19 ottobre 1832.
14. Libro III. L'uomo
peccatore per natura. Incominciato il primo aprile
1833. In fine di questo libro si legge Tapprovazione
della Curia di
Uilano colle seguentiparole: Die 7 aprilis1834^ Admittitur Jos.
Branca, Theol Metrop.prò Eminentiss. et Rev. Card. Archiep.Midiol. Dal che si vede che
questiprimilibri erano
già apparecchiati
per la stampa.
15. Libro IV. L'uomo
Questo libro è diviso in due parti,la
santificato.
prima delle qualiparla dei sacramenti in gemre;^ la seconda dei
sacramenti della leggedi grazia in ispecie.
è
Questa parte non
compiuta.Tratta dei primi due sacramenti,ed è incominciata la
trattazionedel terzo. Da
libro V
una
noterella si rileva che
il titolo del
quellodel VI la Donna
Madre
del
Redentore,e
Redentore. Apparteneva a questo ultimo libro ilseguente discorso:
era
l'Uomo
16. Sulle testimonianze
rese
dal Corano
a
Maria
Vergine,il qualeesiste
manoscritto.
IV.
Altre opere manoscritte che
nella enunciala
17.
Saggiostorico
critico sulle
non
erano'
comprese
collezione.
volumettocompiuto.
Categorie,
18. Aristotileespostoed esaminato. Opera divisa in due volumetti,
de' quali
fu già pubblicatala prefazione.
il 30 settem-'
Fu fiiritadi scrivere
bre 1883. Tutta l'opera
poiè divisa in cinquelibri.
Libro I. Dove
comincia
il dissidiodi Aristotiledalla scuola d
Platone.
"
II. Il dissidiodi Aristotile e
sfera della
di Platone
considerato nella
Teologiae della Cosmologia.
149
Libro
III. Esame
del sistema metafisico esposto da
Aristotile a
Platone.
IV. Conlinoaziofie deiresame.
•
V. Riassaoto del sistema Aristotelico.
"
19.
Rispostaad AgoslineTheiner
scritto intitolato: Lettere
delia dottrina del P. Theioer.
IL Esame
»
il suo
È divisa io due parti
:
storicO'Critiche,
ecc.
Parte I. Esame
eantro
delle aatorìtà.
20. Introduzione
secondo san
Giovanni,libri tre. Qaest*odell'Evangelio
Fa
incominciata
in Slresa il 18 ottobre 1839
compiata.
pera non
interrottamente fino all'anno 1849 inclosivamente. È
e proseguita
diviso in lezioninovantadue,che contengono la spiegazione
dei primi
versetti del capo primo di quelVangelo.Il manoscritto
consta
di
circa 500 pagine.
Dèi divino della natura ad Alessandro Manzoni.
Operettacompiata
è
21.
in
e
parterivedala. È divisa in
tre sezioni:
Sez. L n divino nella natura*
IL II
•
22. /{ Razionalismo
terzo, e
an
24.
opuscolianommi.
dairaatore
venne
che deve
prindpU
Prefazionead
Mitologia.
che tenta insinuarsi nelle scuole
in varii recenti
23. Dei
di Dio.
nome
III.Il divino nella
•
nozione.
saa
una
operette sono
sospesa: rimane
però il manoscritto.
scrittore circa la maniera
edizione
le ultime
di
mersi.
espri-
morali. Queste due
degliopuscoli
dg lui scritte di propriamano.
il 29 ottobre
fa cominciata
era stampata circa
Qoesfoperetta
seguireuno
nuova
additalo
Teologiche
La
prima
1894, ed è divisa io dieci capidi pa«
gìne 48 circa,e la seconda di pagine88.
25. Istruzioni date a' Sacerdoti in
in
un
di Esercizii
corso
Sono
spirituali.
di venti.
numero
26. Esortazioni
Sono
tenute a' giovani.
però le
tre
in
di
numero
cano
cinquantuna;man-
prime.
27. Discorsetti sulF Eucaristia
de' fanciulli
che
nione.
fanno la prima comu1833.
il6 aprite
Sono due: ilprimo fu recitato a Domodossola
28. Spiegazioni
tra Tanno.
Evangeliche
per le domeniche e festeprincipali
Composte
tra
di
cipretale
a
glianni 1821-35, e recitate in parte nella chiesa
San
29. Brevi meditazioni
Marco
ar-
in Rovereto.
in cartine separate per chi medita
30. Collezione di lettere missive
e
sue
responsive,
e
da solo.
di altri;in
nomerò
di circa diecimila.
NB.
Oltre
a
queste opere manoscritte
esistono anche
schizzi di
varie opere che avrebbe voluto comporre, e pensieri,
e disegni,
e
che,
matematidivijsionidi opere di cose
relative alle scienze fisiche,
ecc.
Schizzi dì discorsi sacri
e
morali, tra'quali era
il di*
ISO
V, col titolo 11 Sacrifizio,che
scorso
qaallro già
comincialo
vaniti
avvialo,
bene
dei discorsi accademici,
si trovano
agli stessi accademici
Variì
alla
articoli
Teoria
Opere
Governo
di dUri
prepose
Raccolta
—
Altro
—
dei
Bovediscorso
di Dante.—
qaali spettavano
maBoseritta
pubblicate da AMmio
aggiunte
dt
poesie
et
Oerieorum.
Yenetiis
al Clero
iioterella
poi qualche
Rosmini
ed annotazioni.
epistoladedicatoria
una
aggiunse
eUnle.
per titolo:
agii aecaàemiei
1814-15.
anni
gio*
cose
de'qaaliha
sopra il libro della Monarchia
autori
Sacerdotum
Thesaurus
orazione
le
in*
giovanile»ecc.
con
1.
era
ano
atgtiaìlri
Carità. Fa
Tra
—
apparecchiatiper giornali,alcani
del
fatte in età
gli
lai circa
da
retani, composta
ragione,
la
di eottivare
DelVutitità
della
compialo.
non
ma
dielro
tenere
SpiritodelFIaU^Ua
pabblicalisullo
e
doveva
e
1832.
A.
Roveretano
vi inlrodasse
;
Rosmini
qoa
e
v»
là vi
qualche leggiera
mntazione.
2.
Volgtnrizzamentodelia
1824.
fece
3.
lavorò
Girolamo,
san
con
altri
a
testo
di
reto
lingua. Rove-
collazionare
i
Rosmini.
iVfott elementi
di
un
Torino
184a
sistema
di
cristiana.
filosofia
Giuseppe, principe ereditario
semberg,
il Rosmini
codici, e
vi
critiche.
Principii di Filosofiaper gli iniziati nelle maiematiche
VàlpergthCalusoy volgarizzatidal prof.Pietro Corte con
deirabate
4.
Il Rosmini
le note
di
vita
di
prepose
una
lettera
note.
FINE
Tomaso
annotazioni
Saggio
tino
di Costan-
Loevenslein-Werlheun-Ro-
volgarizzamento dairoriginale tedesco.
vi
di
dedicatoria^e
Novara
vi
1847;
aggiunse
le
INDICE
Al
N.*
Pag.
benevolo
lettore
età
r. Prima
educazione
e
di Anloiìio Rosmini
origine e idea deiristitulo della Carità
II. Prima
III. Rosmini
come
V. Sue controTersie
Yl. Ultima
»
infermità
VII. Degli onori
e
vieende
e
morte
funebri
confermato
di Antonio
dalla SanU
Sede
di Antonio
del filosofo Roveretano
di Antonio
Rosmini.
Don
.
Antonio
tt
21
30
»
45
.
7a
»
*
Francesco Puecher
Rosmini
:
Rosmini, letto dal
»
•
De'
sacerdote
per le
lenni
so-
8»
...»
Vincenzo
De-Vit
Vili. Lettere in morte
»
.
di Rovereto
letta dal sacerdote
esequie di Antonio
»
"
stolica
Apo-
Rosmini
resi alla memoria
Rosmini-Serbati,il Podestà
Elogio funebre
e
varie
Agli amici ed ammiratori
Allocuzione funebre
»
«12
scrittore
IV. L'Istituto della Carità approvato
»
3
91
»
•10»
deirabate Rosmini
Lettere di Vescovi
»
106
Lettere di distintiEcclesiastici
e Religiosi
»
lU
Lettere di distinti Fedeli laici d'ambo
»
125
i sessi
Lettere Accademiche
Appendice.
—
Catalogo delle opere^edile e
inedite di Antonio
Rosmini
.
»
134
•
Vi9
€ei tipidi Ai Àrzione
e
C
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