giugno 2010 2 pag 2 > L’ASUR al Forum della Pubblica Amministrazione di ROMA pag 3 > Cerimonia ad Arcevia per l’arrivo di una nuova tecnologia donata all’Ospedale di Comunità dal Rotary pag 4 > 250 pazienti sottoposti a visite ed ecografie grande risposta della popolazione alle giornate di screening per la patologia tiroidea pag 5 > Il clima di Recanati dal secolo di Leopardi agli eventi climatici del terzo millennio pag 6 > L’introduzione di una nuova tecnica terapeutica: studio dell’impatto sulla modifica dell’assistenza infermieristica e del ruolo dell’infermiere pag 8 > A proposito di trapianti: il reperimento di organi e tessuti pag 10 > Progetto Dialisi Estiva 2010 pag 11 > Giornata Mondiale del Rene 2010: la U.O. di Nefrologia e Dialisi incontra i giovani studenti dell’Istituto Alberghiero di Senigallia pag 12 > Notizie dall’ANED “meglio prevenire che curare” / Donne ed alcol separati in casa pag 13 > L’amministratore di sostegno: una figura giuridica a tutela delle persone disabili e anziane pag 14 > Okkio alla salute: si passa all’azione pag 15 > Il portale www.aidweb.org primo sito italiano sulle malattie rare SOMMARIO Rivista trimestrale della zona territoriale n. 4 Senigallia pag 2 ASUR MARCHE L’ASUR AL FORUM DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DI ROMA EDITORIALE Con il numero di giugno di Misa Sanità s’inaugura anche l’estate, quella meteorologicamente vera; almeno speriamo. Questo numero, fra i tanti argomenti trattati, ospita un articolo relativo ai trapianti. Lasciando ai cittadini una lettura ben più autorevole di quest’editoriale sulla “Donazione di Tessuti ed Organi”, tuttavia colgo l’occasione per sottolineare l’importanza e l’amore verso il prossimo che c’è in “quel gesto”. Non c’è nulla di più civile della manifestazione della volontà di donare un proprio organo; e la sensibilizzazione sull’argomento non è mai troppa. Dott. Alberto Lanari Dirigente Area Comunicazione ASUR Area Comunicazione ASUR ’ASUR Marche ha partecipato anche quest’anno al Forum della Pubblica Amministrazione, giunto alla ventunesima edizione. Alla manifestazione, tenutasi presso la Nuova Fiera di Roma dal 17 al 20 maggio scorso, l’ASUR è stata presente con il proprio stand, esponendo una notevole quantità di materiale informativo e presentando i progetti, le esperienze ed i percorsi più significativi realizzati nelle 13 Zone Territoriali, con particolare attenzione all’immagine unitaria dell’Azienda. L RINGRAZIAMENTI 5.710 te i recupera prestazion luglio 2006 da 2008 ad aprile nza dina ia la citta si ringraz ibilità dimostrata per la sens MISA SANITÀ numero 2 - Giugno 2010 Direttore di Zona Ing. Maurizio Bevilacqua Direttore Responsabile Fabio Girolimetti Coordinamento Dott. Alberto Lanari In redazione Dott.ssa Laura F. Rota Progetto grafico e impaginazione dmpconcept Senigallia Stampa Centro Servizi Unificato ASUR Marche Fabriano Raccolta pubblicitaria Publispazio srl Via Maggini, 212 - Ancona - tel. 071/2806721 - 071/898074 (Determina n. 163/D Zona4 del 5/09/2008) Gent.mo Ing. Maurizio Bevilacqua, siamo la comunità delle monache Benedettine di Fano. In questi ultimi anni abbiamo avuto più volte l’occasione di dover usufruire della vostra assistenza ed è con vero piacere che abbiamo intenzione di esprimervi ora tutta la nostra riconoscenza. Ci piace definire l’ospedale come il luogo della “sofferenza nella speranza”. “Sofferenza” poiché chi si rivolge ad una struttura sanitaria o è affetto da una malattia allo stato acuto o necessita comunque di un intervento specializzato, effettuato da professionisti; “speranza” in quanto il degente, dal momento in cui viene ricoverato, spera di incontrare specialisti che possano aiutarlo a risolvere al meglio il proprio problema e allo stesso tempo sappiano esprimere accoglienza, comprensione, premura e infondere fiducia e conforto. Noi, nelle nostre ripetute degenze presso di voi, possiamo dire di aver sperimentato tutto questo. Medici professionali e allo stesso tempo accoglienti e rasserenanti, espongono il problema con spiegazioni esaurienti instaurando con l’interlocutore uno squisito rapporto umano - basilare per l’instaurarsi di una fiducia che permette al paziente di affrontare nelle migliori disposizioni ogni intervento. La stessa professionalità e disposizione d’animo l’abbiamo potuta riscontrare negli operatori sanitari che si occupano dell’assistenza del malato. Un particolare compiacimento vogliamo poi esprimerlo nei riguardi del Pronto Soccorso, al quale più volte ha fatto riferimento anche la mamma di una nostra monaca, proveniente da Forlì, la quale, pur trovandosi nell’urgenza, ha preferito giungere sino a voi per la velocità d’intervento e la competenza con la quale vi contraddistinguete. Con piacere abbiamo poi riscontrato ancora presente nei locali della struttura sanitaria il segno cristiano, il Crocifisso, insieme ad una generale sensibilità religiosa, che invitiamo a mantenere come compendio di una trasmissione dei più profondi valori eterni. La S. Pasqua apra sempre più i nostri cuori agli appelli dei fratelli e sveli a loro la luce della fede e la forza dell’amore nella speranza del Cristo Risorto. Lo auguriamo con tanta riconoscenza e preghiera. Monache Benedettine - Fano - L’Abbadessa e Comunità pag 3 URP-COMUNICAZIONE CERIMONIA AD ARCEVIA PER L’ARRIVO DI UNA NUOVA TECNOLOGIA DONATA ALL’OSPEDALE DI COMUNITÀ DAL ROTARY D.ssa Laura Rota URP-Comunicazione abato 24 aprile, alle ore 11.00, presso l’Ospedale di Comunità di Arcevia, si è svolta una cerimonia, organizzata dall’ASUR Marche, Zona Territoriale n.4, e dal Rotary Club Altavallesina Grottefrasassi in occasione della donazione di nuove tecnologie alla struttura sanitaria arceviese. Il Club ha voluto festeggiare i suoi 25 anni di attività di servizio potenziando l’Ospedale di Comunità, una struttura d’eccellenza della Regione presente da 11 anni sul territorio, per soddisfare le esigenze di ordine sanitario-assistenziale della popolazione di Arcevia e dei comuni limitrofi. L’intervento è rivolto ai cittadini più fragili, anziani e portatori di gravi malattie invalidanti. S Dopo gli interventi della prof. Anna Carle, Presidente del Rotary Club Altavallesina Grottefrasassi, del dott. Ferruccio Squarcia, Governatore del Distretto 2090 Rotary International, del dr. Alessandro Marini, dell’ing. Maurizio Bevilacqua, Direttore della Zona Territoriale n.4, e del dott. Andrea Bomprezzi, sindaco di Arcevia, è stata scoperta una targa a ricordo della giornata. L’attrezzatura donata dal Club all’Ospedale di Comunità è una bilancia “Tassinari 2000 Help”, un sistema di pesatura ospedaliera mobile a quattro sensori collegati a visualizzazione del peso con un particolare programma dedicato e consente di pesare i pazienti che non possono alzarsi dal letto. pag 4 CAMPAGNE DI PREVENZIONE 250 PAZIENTI SOTTOPOSTI A VISITE ED ECOGRAFIE GRANDE RISPOSTA DELLA POPOLAZIONE ALLE GIORNATE DI SCREENING PER LA PATOLOGIA TIROIDEA Dr. Giovanni Consalvo; Dr. Arduino Samory; Dr. Angelo Cavicchi ella settimana dal 15 al 19 marzo 2010, in tutta Italia è stata proclamata la Settimana Nazionale della Tiroide, volta a sensibilizzare tutta la popolazione su un organo che determina problemi in Italia a circa 6 milioni di persone. La campagna è stata promossa dal Club delle UEC (Unità di Endocrinochirurgia Italiane) e dall’AIT (Associazione Italiana della Tiroide) col patrocinio del ministero della Salute, della SIMG (Società italiana di Medicina Generale) e di Cittadinanza Attiva. Circa 150 sono stati gli Ospedali che hanno aderito all’iniziativa e, tra questi, anche l’Ospedale di Senigallia (ASUR Marche Zona Territoriale 4), mettendo a disposizione personale medico specializzato e locali della Radiologia per due giorni. L’iniziativa è stata un vero successo, con particolare soddisfazione degli specialisti che si dedicano alle problematiche legate alla patologia della ghiandola tiroidea e che afferiscono alle UU.OO. di Radiologia (Giovanni Consalvo, Enrica Ciabattoni, Manuela Fabi, Romina Patrizi, Armida Romagnoli, Filippo Venturi), Medicina Interna (Arduino Samory, Mariangela Camilloni) e Chirurgia Generale (Angelo Cavicchi, Francesca Crosta). Infatti, tra il 15 e il 16 marzo si sono presentate presso il nostro nosocomio 250 persone per sottoporsi gratuitamente ad una visita specialistica e ad una ecografia tiroidea, allo scopo di verificare l’eventuale presenza di un’alterazione o di una disfunzione della ghiandola. La tiroide produce degli ormoni che regolano varie funzioni dell’organismo: sviluppo del sistema nervoso centrale e accrescimento nel bambino, regolazione del metabolismo basale, dell’attività del cuore, del cervello, dei muscoli nell’adulto. È quindi evidente che i N RINGRAZIAMENTI Con la presente, desidero attestare l’altissima professionalità, disponibilità e gentilezza dell’Infermiera Lina Stelluto, che mi ha accolto presso l’ambulatorio di Cardiologia del Distretto di Senigallia, in via Campo Boario, in occasione di una visita specialistica. Cordiali saluti. Senigallia, 8 marzo 2010 Paolo Puerini segnali di un malfunzionamento della tiroide sono vari: sono tipici il dimagramento, l’ansia e il nervosismo, le evacuazioni multiple se la tiroide produce ormoni in eccesso; aumento di peso, stanchezza, difficoltà a svolgere le normali attività sia fisiche che intellettuali, stitichezza se, al contrario, gli ormoni prodotti sono insufficienti. Non bisogna dimenticare i tumori, soprattutto quelli maligni, tanto frequenti (4 casi ogni 100.000 abitanti) soprattutto nelle donne giovani, quanto curabili se diagnosticati all’inizio (fino al 95% di sopravvivenza a 10 anni). La diagnostica si basa essenzialmente sull’ anamnesi clinica (attenta valutazione dei disturbi riferiti, visita), sugli esami di laboratorio (spesso il solo dosaggio del TSH può escludere o confermare un sospetto diagnostico), sullo studio ecografico della ghiandola, su eventuale esame citologico su ago aspirato di noduli rilevati. È per tali motivazioni che la campagna di screening era già stata indetta l’anno scorso dai medici delle stesse Unità Operative e aveva fatto registrare la presenza di 77 utenti in una sola giornata; alla metà di questi era stata diagnosticata una patologia tiroidea. Quest’anno, la stretta collaborazione multidisciplinare tra tutti gli specialisti è stata in grado di creare un percorso diagnostico-terapeutico, accompagnando tutti i pazienti dal momento della prima visita alla cura, sia medica che, eventualmente, chirurgica, fino alle visite successive. Tutto ciò ha portato, insieme ad un’eccellente campagna pubblicitaria e televisiva, a sensibilizzare un maggior numero di persone che non solo erano incuriosite nel voler sapere come “stesse la loro tiroide”, ma hanno anche confermato la fiducia riposta negli stessi operatori. Delle 250 persone che si sono presentate, 205 erano donne (82%) mentre solo 45 uomini (18%); di queste 197 (78,8%) non avevano mai avuto una problematica tiroidea, mentre 53 persone, che già erano a conoscenza della presenza di un quadro alterato della ghiandola, sono venute a fare un controllo. In 27 soggetti (10,8%) è stato trovato un nodulo singolo della tiroide, che ha reso necessario un approfondimento diagnostico mediante ago aspirato, che è stato poi programmato successivamente ed eseguito nella nostra struttura. In 5 pazienti (2%) è stata posta un’indicazione chirurgica per la presenza di un gozzo voluminoso multinodulare, in alcuni casi misconosciuto ma che provocava a loro insaputa una sintomatologia caratterizzata da raucedine e tosse stizzosa. In 127 utenti (50,8%) è stato necessario consigliare un approfondimento diagnostico mediante dosaggio degli ormoni tiroidei, per poter confermare e/o escludere un quadro di iper e/o ipotiroidismo. Per una paziente si è reso necessario un accesso in day-hospital per il riscontro di una paratiroide aumentata di volume, facilmente distinguibile da un normale nodulo tiroideo con un corollario di segni e sintomi da evocare un quadro di ipertiroidismo primitivo. Le paratiroidi, ghiandole in stretta simbiosi anatomica con la tiroide, hanno un’importanza fondamentale nel normale controllo dell’omeostasi del calcio. Generalmente sono 4 e sono poste lateralmente in gruppi di due per lato a ridosso dei lobo della ghiandola tiroidea. PARATIROIDE TIROIDE Il calcio è un elemento costituente critico di tutti i liquidi dell’organismo ed interviene nei processi della coagulazione del sangue alla formazione dell’osso. Le ghiandole paratiroidi hanno la funzione di produrre paratormone, un ormone che stimola il riassorbimento del calcio e conseguentemente del fosforo. In tal caso i pazienti possono essere del tutto asintomatici oppure presentare dolori osteoarticolari, dolori muscolari, episodi ricorrenti di coliche renali e estrema debolezza. La diagnosi si basa oltre che sull’anamnesi anche sul riscontro a livello ematico di un aumento del dosaggio del paratormone e contestualmente della calcemia e viene poi confermata in base ai dati ecografici e scintigrafici per discriminare un ingrandimento di una o più paratiroidi, che andranno poi eventualmente rimosse chirurgicamente. Vista la numerosa affluenza e a dimostrazione del fatto che la politica di sensibilizzazione ha avuto un ottimo seguito, tale iniziativa sarà sicuramente ripetuta, pregando comunque gli utenti che desiderassero controllarsi o avessero problematiche legate alla ghiandola , di “ farci visita” presso i nostri ambulatori, ove cercheremo di garantire un completo iter diagnostico e terapeutico. pag 5 In copertina “Sotto il Colle” olio su tela di Giovanni Schiaroli IL CLIMA DI RECANATI DAL SECOLO DI LEOPARDI AGLI EVENTI CLIMATICI DEL TERZO MILLENNIO Dr. Rossano Morici on emozione mi accingo a presentare questo libro sul clima di Recanati, città dove sono nato e vissuto fino al 1974. Per motivi di lavoro mi sono poi trasferito a Senigallia, una seconda patria benevola e accogliente. Ho scelto per la presentazione di questa ricerca la rivista Misa Sanità, perché esiste un legame stretto tra sanità e clima. Il libro è articolato in due parti: la prima è una storia del clima recanatese che ruota intorno al “Diario Meteorologico” di Antonio Bravi (1813-1896), singolare figura di studioso e strenuo annotatore di ogni cosa passasse sotto la sua osservazione, la cui vita ha attraversato quasi tutto il XIX secolo. Il manoscritto, assai vasto e sistematico, che ho posto al centro della mia narrazione, rappresenta per l’accuratezza e per il metodo che lo caratterizzano il segmento del percorso che più direttamente conduce alla conoscenza del clima nella città al tempo del suo figlio più illustre, Giacomo Leopardi. L’intuizione di un rapporto stretto, e in molti casi direttamente causale, tra epidemie e fattori climatici è molto antica, sia nel caso in cui l’ambiente fosse considerato come ostile e patogeno, sia quando si cominciò a considerarlo nella veste più favorevole di natura C medicatrix, capace non solo di diffondere i contagi, ma anche di sanarli. La grande pioggia manzoniana che dilava via la peste si propone come paradigma di un rapporto che si va mutando. Per restare nell’ambito prescelto, Recanati, la lettura del libro di Franco Foschi «Epidemie nella terra di Leopardi» ci aiuta a scoprire come il conte Monaldo Leopardi affianchi all’attenzione verso un’epidemia di vaiolo un sincrono interesse per gli eventi climatici. Recanati all’epoca aveva 14.000 abitanti (tanti se si considera che l’attuale Recanati ne annovera circa 20.000). Si potrebbe ricordare che nei primi anni dopo la seconda guerra mondiale, qui - come penso negli altri paesi d’Italia - erano frequenti le stesse malattie infettive che avevano imperversato nei primi anni dell’Ottocento: morbillo, parotite, e la tosse convulsa che infuriò sia a Recanati sia a Senigallia dal 1948 sino ai primi anni ‘80, allorquando divenne obbligatoria la vaccinazione antipertossica. Nel primo dopoguerra in Italia sembrava che il vaiolo fosse scomparso, tuttavia la vaccinazione antivaiolosa fu ugualmente effettuata dai neonati Uffici di Igiene comunali e dai medici condotti (attuali medici di famiglia) a tutti gli allievi della scuola elementare. Così avvenne anche a Recanati e a Senigallia. Tutto questo, declinato per esteso come meglio ho potuto, rappresenta la prima parte del volume, premessa alla seconda in cui Redo Fusari, chimico, ricer- catore presso l’Osservatorio Geofisico di Macerata e autore di numerosi studi sulla climatologia marchigiana, tratta con la dottrina e la conoscenza che gli sono proprie, i profili attuali del clima recanatese nell’ambito dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo nel presente. Questa pubblicazione è stata realizzata con il patrocinio del Comune di Recanati e con il contributo della Banca di Credito Cooperativo di Recanati e Colmurano. RINGRAZIAMENTI Con la presente, desidero esprimere i miei più sentiti ringraziamenti alla D.ssa Rita Paradisi, Dirigente Medico dell’U.O. Psichiatria, per la professionalità, la disponibilità, la capacità di ascolto e la gentilezza con la quale mi ha ricevuto e consigliato in merito ai risvolti psicologici derivanti dalla patologia dalla quale sono affetto. Ancora una volta, provenendo da un’altra regione, mi sento di affermare che il Presidio Ospedaliero di Senigallia è una struttura di eccellenza e vi operano professionisti di elevato spessore. 28 aprile 2010 Cordiali saluti Giancarlo Massini URP PIÙ VICINO AI CITTADINI L’Ufficio Relazioni con il Pubblico della Zona Terr. n. 4 (all’interno dell’Area Comunicazione/Informazione) è articolato “in rete”. Comprende cioè un gruppo di operatori che svolgono la funzione di “referente” dell’ufficio in vari punti di afflusso dell’utenza nel territorio di competenza. Ciò permette ad ogni cittadino che ha la necessità di rivolgersi all’URP, di farlo attraverso il referente di ogni specifica struttura. STRUTTURA REFERENTE RECAPITO TELEFONICO UFFICI CENTRALI Sig.ra Primavera Oliana Sig. Tonni Perucci Stefano 071 - 79092200 071 - 79092250 PRESIDIO OSPED. - UFF. CASSA Sig.ra Conti Miriam 071 - 79092459 SITO INTERNET www.asurzona4.marche.it DISTRETTO DI SENIGALLIA Sig.ra Stefanini Giorgia 071 - 79092337 U.O. DI RADIOLOGIA Sig.ra Olivieri Liliana 071 - 79092432 UFFICIO AMM.VO ARCEVIA Sig. Badiali Nazzareno 071 - 79093530 UFFICIO AMM.VO CORINALDO Sig.ra Roccheggiani Sandrina 071 - 79093334 UFFICIO AMM.VO OSTRA Sig.ra Cameruccio Anna Rita 071 - 79093425 UFFICIO AMM.VO OSTRA VETERE Sig.ra Bruschi Angela 071 - 79093216 Responsabile Dott.ssa LAURA ROTA TEL 071 79092252 FAX 071 79092910 E-MAIL [email protected] pag 6 SERVIZIO INFERMIERISTICO E TECNICO L’INTRODUZIONE DI UNA NUOVA TECNICA TERAPEUTICA: STUDIO DELL’IMPATTO SULLA MODIFICA DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA E DEL RUOLO DELL’INFERMIERE D.ssa Claudia Marotto Infermiera; Sig.ra Antonella Antonietti Coordinatrice U.O. di Chirurgia Generale Z.T.4; D.ssa Manuela Silvestrini Responsabile Servizio Infermieristico e Tecnico Z.T.4 a persona che deve sottoporsi ad intervento chirurgico per il trattamento di una patologia biliare viene solitamente ricoverata il giorno prima dell’intervento. Questo è possibile perché vengono completati gli esami necessari almeno una settimana prima: in questa occasione il paziente riceve le istruzioni che riguardano l’assunzione di farmaci e la modifica delle abitudini di vita, come ad esempio astenersi dall’abitudine tabagica. L’anamnesi e la visita si concentrano sullo stato respiratorio della persona; lo stato nutrizionale viene valutato attraverso l’analisi alimentare, l’accertamento generale ed i risultati degli esami di laboratorio effettuati prima del ricovero. Le principali diagnosi infermieristiche nel periodo post-operatorio per una persona che viene sottoposta ad intervento chirurgico per una patologia biliare sono: > dolore acuto e malessere correlati all’incisione chirurgica; > rischio di compromissione dell’integrità cutanea correlata alla presenza di un drenaggio; > rischio di infezione correlato alla ferita chirurgica; > rischio di compromissione della ventilazione correlata a dolore secondaria ad incisione chirurgica e compromissione diaframmatica da distensione addominale; > insufficienti conoscenze relative all’autogestione a domicilio: terapia antidolorifica, cura dell’incisione chirurgica, individuazione dei segni e sintomi di complicanze da riferire, ripresa dell’alimentazione; > complicanze: sanguinamento, peritonite biliare, pancreatite, ittero. Gli obiettivi per l’assistito includono: la diminuzione del dolore, una ventilazione adeguata, la conservazio- L ne dell’integrità cutanea, un miglioramento del drenaggio della bile, un apporto nutritivo ottimale, la comprensione delle pratiche di autoassistenza, l’assenza di complicanze. Il ruolo dell’infermiere diventa centrale nello svolgere l’assistenza nel periodo post-operatorio, che consiste nell’alleviare il dolore; garantire una ventilazione adeguata; garantire un adeguato apporto idrico e nutrizionale ricco di carboidrati, proteine e povero di grassi; curare la ferita chirurgica. L’assistenza infermieristica risulta ottimale se l’operatore riesce ad individuare precocemente l’insorgenza di complicanze e dimostra di saperle gestire. Queste possono riguardare la quantità e qualità di drenato addominale (sangue, bile), biliare (drenaggio a T), gastrico (ristagni); manifestazioni come nausea e vomito; variazioni dei parametri vitali; ipertermia, dolore a colpo di pugnale e shock (peritonite); dolore acuto epigastrico irradiato alla schiena, distensione addominale (segno di pancreatite); ittero, feci color argilla ed urine ipercromiche (ostruzione biliare). I risultati attesi per l’assistito comprendono: > che il paziente riferisca una diminuzione del dolore; > che dimostri un’adeguata funzione respiratoria; > che la cute sia integra vicino al sito di drenaggio biliare; > che mantenga un regime alimentare adeguato; > che non presenti complicanze. LA RICERCA SPERIMENTALE Sono state prese in considerazione le cartelle cliniche di pazienti che, presso l’Unità Operativa di Chirurgia Generale dell’ospedale di Senigallia, sono stati sottoposti ad interventi di colecistectomia laparoscopica e laparotomica. Dividendoli in due gruppi, è stata effettuata una raccolta dati che ha fornito le indicazioni riguardo a vantaggi e svantaggi delle due differenti tecniche, cogliendo l’aspetto saliente dell’assistenza infermieristica, la durata e la qualità della degenza, l’andamento del decorso post-operatorio per il paziente stesso. Occorre tenere conto che i casi presi in considerazione sono diversi tra loro oltre che per il tipo di intervento, anche per le modalità con cui si sono svolti. Infatti, rientrano nella casistica interventi programmati, d’urgenza, situazioni che richiedono la conversione dell’intervento da laparoscopia a laparotomia; in questo modo si possono fare diverse considerazioni, nonostante le due popolazioni analizzate siano abbastanza esigue. Possiamo annoverare tra i vantaggi della colecistectomia laparoscopica rispetto alla laparotomia l’assenza di ileo paralitico, minor dolore post-operatorio, tempi di degenza più brevi (1-3 giorni), recupero delle attività di vita più precoci. Tra gli svantaggi si riscontra che nel 2-8% dei casi si ritiene necessaria la conversione dell’intervento che nelle situazioni di colecistite acuta arriva al 20% dei casi; inoltre, sussiste il rischio di danneggiamento di un dotto biliare; il paziente necessita di un nursing più intenso per prepararlo alla gestione domiciliare del dolore e all’individuazione delle complicanze addominali. In merito alla raccolta dati che abbiamo svolto emergono una serie di considerazioni che ci permettono di avvalorare il quesito di ricerca posto inizialmente. I due gruppi di pazienti presi in esame si differenziano per la natura dell’intervento, per la provenienza, per il loro stato di salute e per l’impatto che la degenza ha avuto sulla loro abituale vita. > Assistenza infermieristica pre-intervento è l’aspetto che più mette in evidenza come l’impatto sull’assistenza infermieristica da parte della tecnica laparoscopica sia stato positivo. Poter programmare l’intervento consente una preparazione in parte svolta a domicilio e in parte in regime di pre-ricovero; inoltre, le informazioni sul decorso vengono fornite anticipatamente, risultando così più comprensibili da parte dell’utente. Infine, l’operatore sanitario si trova ad interagire con un soggetto di più facile gestione sia per il diminuito dolore post-operatorio sia per l’autonomia che recupera più prontamente. > Giorni di degenza - tempo di ripresa del paziente è estremamente diverso tra le due tecniche, soprattut- pag 7 to grazie alla buona gestione del paziente già nel periodo pre- ricovero. Le ferite derivate da laparoscopia guariscono più rapidamente e necessitano di una minor assistenza. Il paziente può ritornare alla propria quotidianità in breve tempo, con vantaggi che si riflettono sui giorni di lavoro persi, che diminuiscono drasticamente. > Gestione del dolore post-operatorio incide sulla qualità del decorso in reparto, aspetto che è al centro di quasi tutte le teorie emergenti che mettono al centro dell’assistenza infermieristica il benessere del paziente. > Monitoraggio complicanze - gestione dei drenaggi e cura della cute - rischio di infezione una buona gestione del paziente da parte dell’infermiere può evitare l’insorgere di molte problematiche che andrebbero a compromettere sia la qualità del servizio erogato che la salute del paziente. > Ileo paralitico l’intervento in laparoscopia permette una mobilizzazione precoce e un ritorno ad un’alimentazione completa in breve tempo. Gli operatori sanitari devono essere aggiornati riguardo alle metodiche di mobilizzazione del paziente e metterle in pratica per migliorarne la funzionalità intestinale. > Tempo di ripresa del paziente collegato alla tipologia di intervento, ma anche al suo stato di salute, è un dato fondamentale per discriminare le due metodiche. > Stato nutrizionale l’infermiere può svolgere un importante ruolo educativo nell’illustrare al paziente il regime alimentare adeguato che dovrà mantenere dopo la dimissione. L’aspetto economico è sicuramente una delle dimensioni di impatto, che ha tuttavia ricevuto una attenzione crescente nel tempo. RINGRAZIAMENTI anestesista mo ni to r r to ni mo operatore assistente cameraman strumentista COLECISTECTOMIA LAPAROSCOPICA Posizione del paziente e del personale di sala operatoria COLECISTECTOMIA LAPAROSCOPICA Posizione dei 4 TROCAR 3 2 4 1 Posizionamento delle cannule laparoscopiche per intervento di colecistectomia laparoscopica. (1) cannula da 10 mm per l´ottica posizionata a livello periombelicale (2) cannula da 10 mm in epigastrio per gli strumenti operatori (mano destra dell´operatore) (3) cannula da 5 mm per pinza da presa sull´infundibolo della colecisti (mano sinistra dell´operatore); (4) cannula da 5 mm per pinza da presa sul fondo della colecisti (assistente). Il costo degli interventi in laparoscopia è stato oggetto di studio in numerose ricerche condotte negli ultimi anni, tutte accomunate dalla considerazione che tali tecniche costano di più in termini di strumentario, ma hanno vantaggi in termini di efficacia (dato il basso tasso di recidive) e limitata degenza post operatoria, aspetti che influiscono notevolmente sulla riduzione dei costi. Pur riconoscendo che il costo dell’intervento in senso stretto può essere più elevato in caso di tecniche laparoscopiche, in questi casi l’adozione di un’ottica di analisi più ampia che valuti sia aspetti relativi ai processi (in modo da poter comprendere non solo gli aspetti economici ma anche gli impatti a livello sociale e di qualità della vita) sia aspetti relativi agli impatti sui costi a medio - lungo termine, suggerisce l’opportunità di orientarsi verso l’impiego di strumenti che focalizzano la misurazione a partire dalle attività. LAPAROSCOPIA A tutti i componenti il Reparto di Ortopedia dell’Ospedale di Senigallia Sono passati più di sette mesi dal giorno del mio incidente ed anche se la guarigione non può considerarsi ancora completa mi sento dire che siamo ormai sulla buona strada. Ci sono stati momenti in cui ho dubitato seriamente di poter tornare a camminare come prima, anche il più piccolo passo mi sembrava un ostacolo insormontabile. Non parliamo poi di quell’aggeggio terribile che per cinque interminabili mesi mi ha trafitto la gamba per guarirmela, corpo estraneo per la mia testa ma non per il mio fisico che lo ha tollerato benissimo. Certamente non è stata questa una bella esperienza, tuttavia, anche se ciò può sembrare strano, ricca di aspetti positivi. E non parlo solo dell’essere sopravvissuta ad uno schianto che mi poteva essere fatale, dell’affetto delle persone care che mi sono state davvero vicine, del vivere apprezzando ogni piccola cosa che di solito diamo per scontata o del sorriso che ti viene spontaneo di fronte a tutte le sciocchezze che normalmente ci fanno arrabbiare. Mi riferisco anche alla miriade di vite altrui che occasionalmente incontriamo in queste circostanze e che diventano così importanti per noi in quel momento. È per questo che desidero ringraziare tutti coloro che operano nel reparto di Ortopedia: medici, infermieri, operatori socio-sanitari e perfino i degenti che ho avuto modo di conoscere in questi mesi e la cui professionalità e umanità mi accompagnano sempre nel ricordo. La lista è lunga, dovrei nominarli tutti e per tutti avere un pensiero ma non è possibile; mi limiterò ad alcuni di loro. Il dr. Marchetti e Antonella Aiudi che la sera del mio incidente mi hanno rimesso in sesto un arto che se ne andava per conto suo, il prof. Ceccarelli che ha effettuato un intervento perfetto senza le complicanze che spesso capitano in questi casi, la Caposala Donatella Chiostergi che mi ha fatto sentire a casa anche se mi trovavo in un letto di ospedale, la gentilezza di tutte le infermiere, un sollievo alla sofferenza, il sorriso e il garbo degli operatori sanitari perché avere a che fare con padelle e pappagalli non è proprio il massimo del diletto, i dottori Agostinelli, Magrini, Grasso e Pavan perché, accidenti, ho avuto modo di conoscerli tutti, il personale della Sala Gessi perché anche se urli per il dolore se ne frega e prosegue come niente fosse il suo lavoro (ma poi si scusa per il disturbo) e infine UomoVogue perché come fa le medicazioni lui non c’è nessun altro (nel senso che la vista del malato si consola). Avete incrociato la mia strada in un momento difficile della mia vita aiutandomi a superarlo e di questo Vi sono profondamente grata. A (mai più) rivederci. Antonella Gregori Ferri pag 8 U.O. ANESTESIA E RIANIMAZIONE al 2003 il nostro ospedale è parte integrante del NITp (NORD ITALIAN TRASPLANT) con centro Interregionale a Milano e Regionale ad Ancona, che comprende le regioni Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Liguria e appunto le Marche. Da allora, sotto la guida dell’allora Coordinatore Locale Dr. Cingolani, abbiamo effettuato 8 prelievi multiorgano e circa 80 prelievi di cornea... in altri 5 casi di decesso per morte cerebrale non abbiamo ottenuto il consenso alla donazione da parte dei familiari... la sensibilizzazione verso la popolazione rappresenta il principale ostacolo alla donazione... di fronte a circa 10000 pazienti in lista d’attesa, oggi, in Italia, solo un terzo avrà la possibilità di ricevere un organo... gli altri... Il nostro scopo non è convincere a donare, ma informare ed aiutare i familiari verso una scelta “condivisa” in un momento così difficile come quello del distacco da una persona cara: solo se riusciremo a spiegare che tutto il possibile è stato fatto, senza nulla tralasciare, allora potremo abbattere quel 35% di opposizioni (media italiana) che equivalgono spesso a una condanna definitiva per altrettanti nostri cittadini, spesso giovani... i pazienti trapiantati che conducono una vita normale non sono extraterrestri, ma vivono tra noi, li incontriamo tutti i giorni al supermercato o al cinema o in fila alle poste... riflettiamo un attimo augurandoci di non essere mai noi stessi un domani a doverci trovare dall’altra parte... Un appello particolare agli operatori sanitari del nostro Ospedale, affinché siano i primi portatori di quel messaggio di speranza e solidarietà verso chi ha bisogno disperato di noi e che, con un atto che non trova eguali nella nostra vita, possano sperare in un futuro migliore... comprendendo noi tutti per primi che una struttura dove si eseguono prelievi è una struttura che “funziona” non potendo essere diversamente, vista la complessità della procedura. Desidero rivolgere una esortazione ai nostri Amministratori, politici e non, affinché dedichino attenzione sempre maggiore (così come previsto dal piano regionale sanitario) a questa complessa problematica che riveste un ruolo sempre crescente e che somma a fattori etici facilmente comprensibili anche fattori “economici” non trascurabili in un momento di ristrettezze come quello attuale. Si calcola infatti che solo nel 2009 la Regione Marche abbia risparmiato 3-4 milioni di euro grazie alla nostra attività nel territorio, oltre ad evitare viaggi della speranza verso lidi lontani... queste risorse sono a disposizione della nostra Sanità regionale per altri investimenti... ai D A PROPOSITO DI TRAPIANTI: IL REPERIMENTO DI ORGANI E TESSUTI Dr. Andrea Ansuini Coordinatore Locale Trapianti miei concittadini una semplice raccomandazione... quando vi recate nel nostro Ospedale per una visita ad un familiare o conoscente oppure per eseguire un prelievo di sangue, sostate per pochi minuti vicino al Pronto Soccorso: lì è presente una “aiuola della donazione” dove ogni piantina rappresenta un nostro concittadino che vogliamo ricordare e verso il quale noi tutti dobbiamo riconoscenza. 1. IL FABBISOGNO DI TRAPIANTO Il trapianto è ormai una terapia consolidata per numerosi tipi di insufficienze d’organo, ed i suoi risultati sono largamente soddisfacenti. La principale sorgente di organi per trapianto è rappresentata dai donatori cadaveri, soggetti deceduti nei quali una adeguata assistenza consente l’ossigenazione degli organi. In tutto il mondo esiste, però, una grande disparità tra il numero di organi disponibili ed il numero di pazienti che hanno bisogno di un trapianto: per questo motivo tutte le organizzazioni di trapianto hanno affrontato il problema di migliorare l’attività di reperimento di donatori. In Europa occidentale vi sono circa 40.000 pazienti in attesa di un trapianto di rene, mentre il numero di donatori è stabile intorno a 5.000 ed una situazione analoga è presente negli Stati Uniti, dove i pazienti in attesa di un trapianto sono quasi 80.000 e continuano ad aumentare anno dopo anno. In realtà il gap tra pazienti che abbisognano di un trapianto ed organi disponibili è probabilmente maggiore rispetto a quello calcolato sui pazienti in lista d’attesa, in quanto i centri trapianto tendono a contingentare le liste proprio a causa della scarsità di organi ed escludono pazienti che avrebbero avuto comunque una indicazione al trapianto. La mortalità annua dei pazienti in lista d’attesa per trapianto di cuore, fegato o polmone oscilla tra il 15% ed il 30%, mentre per quelli in attesa di trapianto di rene, in trattamento dialitico, il tempo medio di attesa per il trapianto è di circa 3 anni. 2. MEETING THE ORGAN SHORTAGE La fase del reperimento del donatore cadavere è forse il momento principale del processo di donazione, in quanto è largamente dimostrato che la quota più rilevante di potenziali donatori viene persa proprio in questa fase. Nel 1996 il Comitato di Esperti del Consiglio d’Europa ha redatto il documento “Meeting the Organ Shortage: current situation and strategies for improvement”: questo documento nasce dall’esperienza della Spagna, da alcuni anni nazione leader nel mondo nel campo del reperimento di organi da cadavere, e costituisce ancor oggi il riferimento per tutti coloro che si occupano di prelievo di organi a scopo di trapianto. La Spagna ha ottenuto questi risultati anche perché in quel Paese si è compreso che l’area del reperimento va nettamente distinta da quella del trapianto, e deve godere di una sua propria dignità, nonché di investimenti dedicati. A fronte degli ottimi risultati ottenuti nel recupero di organi da cadavere, il ricorso alla donazione da vivente, in quel Paese, si è ridotto a livelli quasi del tutto trascurabili. Il suddetto documento esplora tutte le fasi del processo di donazione, riportando, per ogni fase, alcune raccomandazioni che ne riassumono i punti chiave. Di seguito riportiamo alcuni passi del documento con i commenti e le raccomandazioni che più direttamente riguardano il problema del reperimento. 3. IL PROCESSO DONAZIONE - TRAPIANTO Il processo che porta dalla donazione dell’organo al trapianto è lungo e complesso, e deve essere attentamente regolato e controllato per evitare qualsiasi improvvisazione. L’intero processo può durare anche molte ore e coinvolgere un gran numero di operatori sanitari con competenze molto diverse, di conseguenza, è importante nominare una persona chiave (Coordinatore Locale del Prelievo, CLP) per ogni area o ospedale, con il compito specifico di monitorare attentamente l’intero processo e di definire le priorità sulle quali concentrare gli sforzi. Prima di prendere carico delle sue funzioni, il Coordinatore Locale deve essere adeguatamente formato, e successivamente deve mettere a punto specifici protocolli e procedure operative per ogni momento del processo. Il primo problema da risolvere per il CLP è quello di stabilire il livello potenziale di reperimento del suo Ospedale o della sua area, in modo da comprende- pag 9 re in che misura il livello può essere migliorato. Alcuni studi internazionali hanno consentito la pubblicazione di dati sui livelli potenziali di reperimento in diverse aree geografiche, che dimostrano tassi realizzabili intorno ai 50 donatori per milione di abitanti (p.m.a.). Sono stati individuati anche indicatori generali che consentono di risalire al livello potenziale di reperimento in base al tasso di mortalità ospedaliera, al numero di posti letto in terapia intensiva, ecc., ma, dal momento che non è possibile disporre di dati universalmente validi, per ogni area o ospedale deve essere stabilita con precisione la disponibilità di potenziali donatori: ciò significa che è necessario misurare il numero di soggetti deceduti per lesioni cerebrali e confrontarlo con il numero di donatori effettivamente procurati. Il mezzo che consente di misurare fedelmente il numero di potenziali donatori in un ospedale è il Registro dei decessi: si tratta di una raccolta dei dati anagrafici e clinici, riguardanti i pazienti che decedono in seguito ad una lesione cerebrale. Di questi soggetti viene registrato tutto il percorso effettuato all’interno dell’ospedale, dal ricovero alla diagnosi ed all’accertamento di morte, alla documentazione degli eventuali criteri di non idoneità, all’esito dei colloqui con i familiari per la richiesta del consenso al prelievo fino alla donazione degli organi se questa si è realizzata. I dati sono raccolti prospetticamente e consentono di misurare le differenze fra il numero di donatori procurati dall’ospedale ed il numero potenziale di donatori utilizzabili specifico per quell’ospedale. Il Registro dei decessi può essere gestito all’interno di programmi di miglioramento del reperimento come ad esempio il “Donor Action program”, un pacchetto messo a punto in Olanda che consente sia di registrare i dati dei soggetti deceduti per lesioni cerebrali sia di valutare il livello di conoscenza del personale medico ed infermieristico dei reparti per acuti dell’ospedale sul tema del prelievo di organi per trapianto. Anche questa iniziativa, come il Registro dei decessi, deve essere condotta da personale professionalmente qualificato (CLP), che segue linee guida e regole etiche ben definite. Il profilo ed il ruolo del CLP devono essere accuratamente definiti, dal momento che risultano determinanti per un efficace programma di reperimento. Sebbene le condizioni locali possano condizionare questa scelta, l’indipendenza tra programmi di donazione e di trapianto è fortemente raccomandata. Il CLP, figura chiave sul quale si basa il programma di reperimento di tutti i potenziali donatori, deve sovrintendere alle attività di prelievo, tenere il Registro dei decessi, fare una revisione quotidiana della lista dei pazienti che vengono ricoverati nei reparti che hanno in cura i pazienti critici ed eseguire un monitoraggio accurato dei pazienti affetti da danno cerebrale severo. Il CLP ha poi anche l’importante compito di mettere a punto i protocolli di identificazione del potenziale donatore, che definiscano i ruoli e le responsabilità di tutti i professionisti implicati, organizzare eventi formativi per il personale sanitario delle terapie intensive del suo ospedale, effettuare un “auditing” del programma di reperimento a scadenze regolari e sensibilizzare tutto il personale sanitario al problema della donazione e quindi alla necessità di organi per trapianto. Alcune indicazioni sul ruolo e le funzioni del CLP sono di seguito elencate: a) è, preferibilmente, un Anestesista Rianimatore esperto; b) è autonomo - coordinato con la Direzione Sanitaria; c) ha a disposizione fondi dedicati; d) è dotato di empatia; e) effettua il monitoraggio dell’attività; f) attiva le procedure di prelievo; g) si rapporta con Associazioni - Istituzioni - Famiglie; h) collabora all’educazione del personale sanitario; i) collabora continuamente con il Coordinatore Regionale e con il Centro di Riferimento con riunioni mensili. In Italia, la legge 91/99 ha fatto proprie queste indicazioni, ed ha ufficializzato la figura del CLP, definito come un medico dell’azienda sanitaria che abbia maturato esperienza nel settore dei trapianti, designato dal Direttore Generale dell’azienda per un periodo di cinque anni, rinnovabile alla scadenza. I CLP provvedono all’assolvimento delle loro funzioni secondo modalità stabilite da apposite delibere regionali. 4. ASPETTI SOCIALI DELL’ATTIVITÀ DEL COORDINATORE LOCALE AL PRELIEVO Il compito del CLP può essere enormemente facilitato se esiste, nella regione o nel Paese dove egli opera, un clima favorevole alla donazione. Questo clima viene realizzato non tanto dal promulgamento di leggi orientate al consenso presunto dei cittadini che non hanno espresso alcun parere sulla donazione degli organi dopo la morte, quanto da adeguate campagne di informazione rivolte al grande pubblico attraverso i mass-media. È infatti innegabile che l’informazione, in positivo o in negativo, gioca un ruolo molto importante nella predisposizione del pubblico verso la donazione di organi. È molto importante che, su un tema così delicato, la popolazione generale venga correttamente informata sul significato di termini come “consenso presunto” o “consenso informato” alla donazione di organi, prima di promuovere cambiamenti della legge che potrebbero essere potenzialmente dannosi. Il CLP deve essere a conoscenza dei requisiti di legge ed è responsabile del rispetto di tali criteri e della raccolta e archiviazione della documentazione prevista, ma egli può anche farsi carico in modo diretto dell’informazione diretta ai cittadini della sua area o regione: questo obiettivo può essere realizzato attraverso l’implementazione di incontri formativi diretti al grande pubblico, nei quali si avvale della collaborazione di professionisti esperti del processo che conoscano le strategie di comunicazione e di divulgazione di argomenti complessi. Per la stesura dei messaggi può anche essere necessario un supporto professionale da parte di esperti della comunicazione, sia per quanto riguarda il contenuto del messaggio, sia per il modo migliore di trasmetterlo. Particolare attenzione deve essere riservata agli argomenti più dibattuti, come la morte cerebrale ed il traffico di organi, per i quali sono fondamentali definizioni chiare e linee-guida specifiche. Un altro importantissimo bersaglio delle campagne di informazione deve essere il personale sanitario non coinvolto nel trapianto, medici ed infermieri ospedalieri ed anche medici di base. Una linea telefonica preferenziale sul trapianto, con professionisti addestrati, è lo strumento più semplice ed utile per migliorare l’informazione di sanitari, giornalisti e pubblico in genere. 5. CONCLUSIONI I punti critici da cui dipende la possibilità di migliorare l’attività di reperimento dei donatori sono: > L’identificazione dei potenziali donatori (soggetti con diagnosi di danno cerebrale completo e irreversibile determinato con tutti i mezzi clinici e strumentali necessari, nel quale siano state escluse le controindicazioni che rappresentano un rischio per il ricevente). È il momento iniziale di tutto il processo di donazione e il più difficile da standardizzare; implica la conoscenza del numero di soggetti nei quali può essere fatta la diagnosi di morte, di quanti di essi hanno cause di esclusione alla donazione e quanti sono realmente identificati come potenziali donatori. Lo strumento ideale per monitorare il reperimento è il registro dei decessi, che rende conto del numero dei potenziali donatori e del loro mancato recupero nell’ospedale o nell’area da esso servita. > Il coinvolgimento e la formazione del personale delle terapie intensive nella gestione delle varie fasi del processo di donazione sono elementi fondamentali per migliorare il recupero di organi. > L’informazione. Il principale bersaglio delle campagne di informazione deve essere il personale sanitario non coinvolto nel trapianto, sebbene anche la popolazione debba essere coinvolta, attraverso i media. pag 10 U.O. NEFROLOGIA E DIALISI PROGETTO DIALISI ESTIVA 2010 Dr. Rolando Boggi Direttore U.O. Nefrologia e Dialisi Z.T.4 nche la prossima estate, il personale sanitario medico e infermieristico dell’ U.O di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale di Senigallia garantirà il servizio della Dialisi Estiva rivolta ai pazienti affetti da insufficienza renale cronica in trattamento dialitico extracorporeo (rene artificiale) che intendano usufruire di un periodo di vacanza a Senigallia nei mesi di luglio ed agosto. Il progetto, che è già stato realizzato negli anni precedenti, ha riscosso un notevole successo e ha ottenuto consensi da parte dei pazienti e dei loro familiari. Questi pazienti sono purtroppo costretti a sottoporsi alla dialisi, della durata di 4 ore per 3 volte la settimana; ciò ovviamente limita le normali occupazioni quotidiane sia lavorative che legate al tempo libero. Il Progetto della Dialisi Estiva offre a questi cittadini la possibilità di trascorrere un periodo di vacanza in luoghi di villeggiatura: per l’accesso a questo servizio è sufficiente una richiesta scritta da parte dell’interessato contenente i propri dati anagrafici e clinici e il Centro Dialisi di riferimento. A questi utenti è riservato un turno di dialisi serale con inizio alle ore 19.00, in maniera tale da renderli liberi da impegni dialitici durante il giorno ed avere quindi la possibilità di trascorrere la loro vacanza a Senigallia, per godere della bellezza della “spiaggia di velluto”, visitare i luoghi e le manifestazioni di interesse turistico e culturale o fare semplicemente shopping nei numerosi negozi del centro della città. Partecipano al Progetto della Dialisi Estiva il Direttore della U.O. di Nefrologia e Dialisi, coadiuvato da 5 collaboratori (D.ssa Laura Fattori, Dr. Gianrico Maria Giacchetta, Dr. Fabio Ippoliti, Dr. Stefano Cenerelli, D.ssa Alessandra Piano) e da 8 infermieri professionali esperti nell’assistenza dialitica ai pazienti con insufficienza renale cronica (Allegrezza Stefania, Angeloni Emanuele, Bedini Lucia, Cursi Lucia, Giampaoletti Loredana, Mandolini Sandra, Mazzanti Lidia, Ubertini Bonizio). Sono pervenute all’U.O. di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale di Senigallia richieste da parte di numerose persone che desiderano trascorrere una vacanza nella nostra città, molte delle quali sono già state nostre assistite negli anni precedenti; ciò sta a testimoniare la qualità del servizio che è stato loro riservata sia dal punto di vista assistenziale medico-infermieristico che organizzativo. A LASCIA IL SERVIZIO ANNA ARIEMMA Il 4 febbraio u.s., dopo 40 anni di servizio svolto come tecnico di radiologia fra l’ospedale di Ostra e quello di Senigallia, ha lasciato il servizio Anna Ariemma. Ho conosciuto Anna 28 anni fa ma negli ultimi 11 anni, quando cioè entrambi ci siamo imbarcati nell’avventura senologica, ho avuto modo di apprezzare ogni giorno di più il suo impegno, la sua onestà, il suo grande senso del dovere, il valore etico che ha saputo attribuire al suo lavoro, l’enorme disponibilità verso i pazienti e verso i colleghi, l’insostituibile affidabilità che le viene unanimemente riconosciuta. Il suo è stato un lavoro silenzioso, lontano da clamori mediatici, ma prezioso non solo per chi ha lavorato con lei ma soprattutto per i pazienti, disinteressato fine ultimo del suo impegno. Una presenza discreta quella di Anna, con la quale abbiamo condiviso momenti belli ma anche difficili e dalla quale ho ricevuto sem- pre incoraggiamento e stimolo a proseguire nel comune impegno in Senologia. Nell’ultimo giorno di lavoro ha preparato quanto sarebbe servito l’indomani, poi ha salutato personalmente tutti i colleghi dell’ospedale e negli ultimi momenti, vedendola sorridere, ma sapendola profondamente commossa, mi chiedevo cosa avrei potuto fare per dimostrarle la mia gratitudine e la mia stima…sono convinto che la certezza di aver fatto sempre e comunque il proprio dovere è stato per Anna il vero compenso alle proprie fatiche ed al proprio impegno. Da Anna, persona dalle elevate qualità umane e professionali, le giovani e brave tecniche, che prenderanno il suo posto, riceveranno un pesante testimone ma anche un grande esempio che sarà per loro una guida sicura. Ad Anna, alla quale auguro ogni bene anche a nome di tutto il Servizio di Radiologia, il mio commosso GRAZIE! Dr. Giovanni Consalvo Direttore f.f. U.O. Radiologia pag 11 U.O. NEFROLOGIA E DIALISI GIORNATA MONDIALE DEL RENE 2010 L’U.O. DI NEFROLOGIA E DIALISI INCONTRA I GIOVANI STUDENTI DELL’ISTITUTO ALBERGHIERO DI SENIGALLIA Dr. Rolando Boggi Direttore U.O. Nefrologia e Dialisi Z.T. 4 nche quest’anno, l’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi del nostro Ospedale ha aderito alla Giornata Mondiale del Rene, promossa dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN) e dalla Federazione Italiana del Rene (FIR). Questo abituale appuntamento è volto a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di controllare i propri reni, che spesso si ammalano senza dare alcun segnale. Difatti, un italiano su 10 è affetto da insufficienza renale moderata e sono purtroppo in molti a non saperlo. Il rene, all’inizio delle sue sofferenze, non dà sintomi evidenti e così si sottovalutano o addirittura si ignorano i rischi che accompagnano le malattie renali. I dati ufficiali ci informano che oltre 5 milioni di italiani soffrono di insufficienza renale cronica e che tale dato è in aumento, poiché si allunga la durata della vita e, con essa, la possibile comparsa di diabete, ipertensione arteriosa e sovrappeso, condizioni che possono danneggiare in modo importante la funzionalità renale. L’insufficienza renale cronica moltiplica sino al 40% il rischio di morte nei pazienti cardiopatici, perché compromette seriamente l’apparato cardio-circolatorio. Il rene perde inoltre la capacità di produrre la vitamina D e la eritropoietina (fattore di crescita dei globuli rossi), provocando anemia e insufficiente ossigenazione. Nel momento in cui i reni cessano di funzionare totalmente, è necessario iniziare il trattamento dialitico o ricorrere, quando possibile, al trapianto di rene. Rammentiamo che il numero di pazienti avvia- A ti alla dialisi è più che raddoppiato negli ultimi vent’anni. I più colpiti dalla malattia renale sono dunque i soggetti con oltre 65 anni, ma la patologia tende ad incidere in età sempre più giovane. Per tale motivo, quest’anno abbiamo deciso di svolgere la nostra azione informativa e divulgativa nell’ambito della Istituzione Scolastica. Perché la percezione dell’importanza dei propri reni e della loro salvaguardia deve iniziare precocemente, già in età adolescenziale e giovanile, per essere efficace e generare vera prevenzione. Il 9 marzo, i medici e gli infermieri dell’U.O. di Nefrologia e Dialisi di Senigallia si sono recati presso l’Istituto Alberghiero cittadino per avvicinare e sensibilizzare i ragazzi alla conoscenza della Nefrologia, branca della medicina che si occupa delle problematiche che interessano l’apparato urinario, i reni e tutti gli organi danneggiati a causa della malattia renale (cuore, vasi, apparato sanguigno, ghiandolare, gastroenterico, nervoso e muscolo-scheletrico). In collaborazione con la Dirigente Scolastica e i suoi collaboratori, la giornata ha avuto inizio con un incontro frontale con i giovani delle classi quinte dell’Istituto, nel quale è stata illustrata la funzione dei reni, cosa succede quando essi si ammalano, come accorgersene e come curarli. La seconda parte della mattinata ha visto l’adesione volontaria di oltre 100 ragazzi alla compilazione di un questionario sulle abitudini di vita e sul livello di conoscenza delle malattie renali, seguito dalla misura della pressione arteriosa, di parametri antropometrici (peso, indice di massa corporea, circonferenza addominale) e dalla ricerca di sangue e proteine su un campione di urine (indizi di una malattia renale all’esordio). Da una prima verifica dei questionari compilati possiamo evidenziare che: 1) l’adesione e il grado di interesse dei giovani è stato elevato, ad indicare una innata curiosità verso la problematica renale; 2) è molto diffusa l’abitudine del fumo ed il consumo alcoolico; 3) il livello di conoscenza dei propri reni e della loro essenziale funzione appare modesto nei partecipanti, eccezion fatta per coloro che hanno parenti o conoscenti direttamente colpiti dalla malattia, in dialisi o trapiantati; 4) la partecipazione al sondaggio è stata ritenuta in grado di aumentare l’attenzione alle malattie del rene, al diabete, all’ipertensione e al sovrappeso. Concludiamo, ricordando al lettore le poche e semplici abitudini che abbiamo insegnato ai giovani per salvaguardare i reni e la propria salute: 1) evita il fumo e l’uso di farmaci senza il controllo medico (specie gli antinfiammatori); 2) pratica una modica ma regolare attività fisica; 3) combatti il sovrappeso con una dieta corretta; 4) avverti il tuo medico della presenza di malattie renali nei familiari; 5) verifica i livelli di pressione arteriosa a qualunque età; 6) esegui l’esame delle urine e controlla la funzione del rene con la determinazione della creatinina in occasione di altri esami di laboratorio o più spesso se il rischio è elevato; 7) cura con attenzione le malattie che possono danneggiare il rene (obesità, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, diabete). Arrivederci alla Giornata Mondiale del Rene 2011! pag 12 ANED MARCHE NOTIZIE DALL’ANED “MEGLIO PREVENIRE CHE CURARE” Marianna Lolli Segretario Regionale Comitato ANED Marche ANED e malattie renali sono spesso malattie subdole e per prevenirle e combatterle necessitano di un costante controllo. L’ANED (Associazione Nazionale EmoDializzati) conosce molto bene queste malattie, tanto da promuovere ogni anno nella nostra Regione una giornata per la prevenzione delle malattie renali con l’aiuto della Regione Marche, della Croce Rossa Italiana e dei medici ed infermieri di alcuni Centri Dialisi. Negli anni 2007 e 2008 le nostre giornate si sono svolte presso gli uffici della Regione Marche monitorando più di quattrocento impiegati, l’anno scorso, invece, ci siamo recati presso gli uffici della Ditta Merloni di Fabriano, sottoponendo ad uno screening nefrologico circa trecentocinquanta impiegati. Quest’anno, nella giornata del 15 aprile 2010, la prevenzione delle malattie renali è stata realizzata presso la Caserma dei Carabinieri di Ancona. Centodieci Ufficiali e Sottoufficiali si sono sottoposti volentieri ai controlli accurati degli infermieri e dottori, anche perché per una diagnosi più approfondita quest’anno, grazie alla disponibilità del dr. Boggi, Direttore del Centro Dialisi di Senigallia, si è potuto usufruire anche di un ecografo prestato per l’occasione dalla Zona Territoriale n.4. Il personale presente era formato dal dr. Carlini del Centro Dialisi di Fabriano, dal dr. Bibiano del Centro Dialisi di Torrette (AN), dall’infermiera dell’INRCA sig.ra Lenci e dalle infermiere professionali (volontarie) della CRI: Valentini Fiorella, Pesaresi Stefania e Virgenti Bruna, che si sono impegnate tutta la giornata dando un grandissimo contributo alla riuscita dell’indagine di prevenzione. Certamente, quest’anno il numero di persone interessate è stato un poco inferiore agli anni precedenti, però pensiamo di avere offerto una maggiore qualità all’indagine, grazie all’ecografo usato dal dr. Boggi, con l’aiuto dell’infermiere del Centro Dialisi di Senigallia sig. Emanuele Angeloni. Crediamo che si dovrebbero sempre più sensibilizzare i medici di famiglia per un’indagine a tappeto dei loro L assistiti, perché sono già sufficienti pochi esami non costosi per scoprire eventuali patologie legate ai reni e poter quindi intervenire prima che degenerino. La nostra Associazione, nell’occasione, ha distribuito ai presenti dépliant informativi e dato anche delle informazioni sulle malattie renali. Tutto il personale che ha contribuito alla riuscita della giornata è stato ringraziato calorosamente dal Comandante Generale Luigi Curatoli. Come ANED siamo convinti che basterebbe un po’ più di informazione e un po’ più di impegno delle nostre strutture sanitarie per poter permettere una qualità di vita migliore a molte persone, risparmiando tante sofferenze ai malati e spese al nostro Servizio Sanitario. DONNE ED ALCOL SEPARATI IN CASA QUELLO CHE LA DONNA RISCHIA CON L’ALCOL PER COMPAGNO Stimolo ad approfondire per chiunque voglia bere responsabilmente ALCOL E GRAVIDANZA SONO INCOMPATIBILI Il feto non è dotato di enzimi che metabolizzino l’alcol. L’alcol bevuto dalla madre arriva direttamente al cervello in pieno sviluppo, distruggendone le cellule sin dai primi giorni di gestazione. I danni sono imprevedibili perché l’alcol colpisce a caso, come un ubriaco in una cristalleria. Questo porta alla SINDROME FETO-ALCOLICA con esito in HANDICAP. ANCHE AL DI FUORI DELLA GRAVIDANZA ALLA DONNA L’ALCOL RISERVA SOLO BRUTTE SORPRESE La Prima L’alcol è quattro volte più forte per il cervello femminile rispetto a quello maschile, perché la donna possiede minor quantità di enzimi che metabolizzino l’alcol. Si potrebbe verificare che gli uomini non siano ancora del tutto ubriachi, mentre le donne siano già senza controllo e non più in grado di difendersi: in ambienti a rischio questo può generare situazioni molto pericolose per l’incolumità fisica o anche condurre a gravidanze indesiderate. Attenzione ai prodotti alcolici frizzanti, perché l’anidride carbonica (le bollicine) accelera l’assorbimento dell’alcol, rendendo l’ubriachezza più rapida o intensa. La seconda L’alcol aumenta nelle donne il rischio di tumori, soprattutto di quello alla mammella, bevendone anche solo piccole quantità. Dopo anni di indagini su centinaia di migliaia di donne si è arrivati a stimare che il consumo abituale di alcol - come 1 lattina di birra, o 1 bicchierino di superalcolico, o 1 bicchiere di vino - sia responsabile nella intera Europa del 7,7% dei casi di tumore alla mammella. NESSUNA BEVANDA CONTENENTE ALCOL PUÒ FAR BENE NON LASCIARE CHE SIANO GLI ALTRI A FARTI BERE www.rotaryclubsenigallia.it pag 13 ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO UNA FIGURA GIURIDICA A TUTELA DELLE PERSONE DISABILI E ANZIANE Adriana Castracani Segretario ANFFAS Onlus Senigallia uando, dopo un lungo iter burocratico, nel 2004 fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge numero 6, relativa all’istituzione dell’Amministratore di sostegno, le famiglie delle persone con disabilità tirarono un sospiro di sollievo: finalmente non sarebbero state più sole a gestire la vita dei figli e a tutelarli dall’ingiustizia e dal disinteresse della società. Bisognava, però, conoscere bene i vari articoli e sapere a chi rivolgersi: ogni nuova legge crea interrogativi e ha bisogno di un periodo di rodaggio, prima di essere accettata dai destinatari. L’Anffas di Senigallia, per dissipare i dubbi, decise allora di organizzare un Convegno: il 12 marzo 2005, presso l’Auditorium San Rocco di Senigallia, l’avvocato Sabina Sartini, la dottoressa Ada Agostini, direttore dell’U.O. di Medicina Legale della Zona Territoriale 4, e il notaio Dalmazio Sgolacchia chiarirono ai presenti i vantaggi della nuova figura giuridica, voluta dalle famiglie delle persone con disabilità per scongiurare l’interdizione o l’inabilitazione. Prima dell’entrata in vigore di questa legge, infatti, lo stato di infermità mentale terminava sempre con la sentenza di interdizione e, se le condizioni patologiche non rientravano necessariamente nel processo di interdizione, molte situazioni rimanevano prive di forme di assistenza o la potevano ottenere forzando gli istituti esistenti. L’interdizione è giustamente definita “morte civile” della persona, perché nega all’interdetto la capacità decisionale negli ambiti più svariati: non può sposarsi, fare testamento, riscuotere la pensione, riconoscere un figlio naturale, ottenere un impiego pubblico, inoltrare una richiesta di assistenza all’ASUR e persino presentare la dichiarazione dei redditi. La legge 6/2004 fa leva, invece, sulle abilità residue e sulle capacità positive di cui la persona può ancora disporre. L’Amministratore di sostegno, infatti, non prevede l’annullamento delle capacità a compiere validamente atti giuridici, ma svolge una funzione di affiancamento ai cittadini che, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, quindi possono giovarsene non solo persone con malattia mentale o disabilità intellettiva, ma anche anziani, persone con handicap sensoriale, alcolisti, tossicodipendenti, soggetti colpiti da ictus, malati e, in alcuni casi, extracomunitari e detenuti. Questa legge è il segno tangibile dell’attenzione crescente nei confronti della dignità delle persone non autonome, perché prende in considerazione non solo la cura del patrimonio del beneficiario, ma soprattutto i suoi bisogni e le sue esigenze personali. Q Perché il Convegno del marzo 2005 non rimanesse un episodio isolato, senza un riscontro positivo, le associazioni di volontariato Anffas, Primavera, Camminiamo insieme, Avulss e Aos decisero, con il finanziamento del Centro Servizi Volontariato Marche, di aprire uno sportello informativo presso la sede dell’Anffas: l’avvocato Sabina Sartini, la dottoressa Ada Agostini e il notaio Sgolacchia misero le loro competenze a disposizione di coloro che volessero essere informati sull’Amministratore di sostegno e su come accedere al servizio. Dal 20 maggio 2010 e ogni primo e terzo giovedì del mese dalle ore 12.00 alle 14.00 lo sportello informativo ha una nuova sede: presso il Poliambulatorio della Zona Territoriale 4 di Senigallia, in via Campo Boario, la professoressa Maria Antonietta Montanari Bovini, una socia dell’Anffas, sarà a disposizione degli interessati e fornirà materiale informativo. Si avvarrà della consulenza dell’avvocato Sartini e della dottoressa Agostini e, quando sarà necessario, dell’esperienza delle psicologhe e delle assistenti sociali della Zona 4 e dell’Assessorato ai Servizi alla Persona del Comune di Senigallia. Con il tempo si potrà ampliare il raggio di informazione a tutte le leggi, soprattutto quelle nuove che riguardano la disabilità, indirizzando gli utenti verso strutture adatte o verso associazioni specifiche. Il Direttore della Zona Territoriale 4 ha approvato subito il progetto dello sportello informativo presso il Poliambulatorio, non solo perché è in un luogo frequentato, accessibile a tutti, aperto alla città e all’hinterland, ma anche perché coinvolge Zona Territoriale, Comune e Volontariato nella soluzione dei problemi dei cittadini con disabilità e delle loro famiglie. pag 14 DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE OKKIO ALLA SALUTE: SI PASSA ALL’AZIONE D.ssa M.Grazia Tavoletti; D.ssa Beatrice Sartini Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione Z.T.4 a sorveglianza in età infantile effettuata dal sistema di monitoraggio Okkio alla SALUTE fornisce dati misurati sulla situazione ponderale e sullo stile di vita dei bambini tra 6 e 10 anni. Secondo i dati nazionali 2008 di Okkio alla SALUTE, il 24% dei bambini risulta in sovrappeso e il 12% è obeso; nella nostra regione il 24% dei bambini è in sovrappeso e il 10% è obeso, circa 1 bambino su 3 che frequenta la scuola primaria ha un eccesso di peso. L’obesità è un fenomeno rilevante, ma il suo impatto e le conseguenze sembrano ancora poco percepite. Secondo le informazioni fornite da Okkio alla SALUTE, gli stessi genitori sembrano sottovalutare il problema: > quasi quattro mamme su dieci di bambini con eccesso ponderale non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo; > solo il 23% delle mamme con bambini in sovrappeso e il 49% di quelle con bambini obesi ritengono che il proprio figlio mangi troppo. Nel mese di maggio, in concomitanza con la nuova raccolta dati 2010 nelle scuole campionate, è stata attivata una comunicazione finalizzata. Che cosa vogliamo comunicare? Innanzitutto alcune semplici indicazioni per migliorare il benessere dei bambini, quindi: L > Fare la colazione > Consumare una merenda leggera > Proporre frutta e verdura 5 volte al giorno > Favorire il consumo di acqua e ridurre le bibite zuccherate > Fare attività fisica almeno 1 ora al giorno > Evitare i video giochi e la TV per più di 2 ore al giorno > Evitare la TV in camera da letto L’insegnante ha avuto e avrà un ruolo fondamentale per valorizzare gli strumenti di comunicazione realizzati con il lavoro congiunto dell’Istituto Superiore Sanità e delle Regioni, in particolare: Per gli alunni nelle classi, ecco il CALENDARIO in cui sono illustrati, in modo accattivante e con semplici messaggi, alcuni comportamenti per migliorare il benessere e la salute. Sempre all’insegnante è stato consegnato il Living Book “FORCHETTA E SCARPETTA” (progetto del Ministero della Salute) dal titolo evocativo, dove forchetta sta per mangiare bene e scarpetta per camminare e fare attività fisica. È un kit multimediale e interattivo con quiz e giochi sugli aspetti generali dell’alimentazione e l’attività fisica. È di facile consultazione, è accompagnato da un opuscolo da portare a casa per non abbandonare le regole e proseguire il “gioco” con i genitori. Il progetto è stato realizzato con il Ministero dell’Istruzione, Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Istituto nazionale per la nutrizione (Inran). Un ulteriore target sono i pediatri, per i quali è stato predisposto un poster da esporre nelle sale d’aspetto ad uso di adulti e bambini che si recano dal pediatra. Il TOTEM per alunni, genitori ed insegnanti è posto in un luogo visibile a tutti coloro che hanno accesso a scuola. Illustra una piramide alimentare rovesciata ed è corredato da semplici messaggi per i bambini L’obiettivo finale dell’utilizzo dei vari strumenti di comunicazione che sono rimasti alle scuole è produrre un cambiamento riguardo agli atteggiamenti sfavorevoli emersi dall’indagine 2008, in modo da contrastare il fenomeno del sovrappeso e dell’obesità dei bambini della scuola primaria e prevenire le malattie cronico degenerative che coinvolgono sia i bambini sia le famiglie. All’inizio del nuovo anno scolastico seguiremo l’evoluzione del progetto con i risultati della nuova indagine Okkio alla Salute 2010. pag 15 LIONS CLUB DI SENIGALLIA IL PORTALE WWW.AIDWEB.ORG PRIMO SITO ITALIANO SULLE MALATTIE RARE D.ssa Laura Amaranto Lions Club di Senigallia l portale www.Aidweb.org è il primo sito italiano sulle malattie rare, terzo nel mondo, con l’obiettivo di raccogliere e distribuire informazioni sulle oltre 6.000 patologie rare prenatali e in età pediatrica esistenti. Con un semplice clic, estremamente veloce e gratuito, chiunque può trovare risposte al proprio grave problema. Aidweb.org è un punto di riferimento sicuro e aggiornato, un luogo di scambio interattivo, un aiuto immediato e concreto per le famiglie con bambini affetti da malattie rare, stimate in Italia in oltre 2 milioni e in Europa in 30 milioni. Il portale registra 400.000 visite l’anno e lo scambio di 10.000 messaggi; al suo interno gli stessi specialisti, insieme alle famiglie, pubblicano le informazioni utili a tutti: dalle descrizioni delle malattie, ai recapiti delle associazioni competenti, alle consulenze legali. È attivo anche un forum nel quale ci si scambiano direttamente consulenze e informazioni. Aumentando la visibilità del portale anche dal punto di vista mediatico esso sarà sempre più di con- I forto e sostegno a tutte le persone colpite da patologie rare e alle loro famiglie, che in numero crescente visitano le pagine di Aidweb.org, diventato ormai un luogo virtuale dove condividere esperienze e trovare un aiuto concreto. Il portale viene così arricchito da nuove casistiche, da soluzioni di problematiche e aggiornate informazioni alle famiglie. Il reperimento e lo scambio di informazioni, l’avvio di contatti con associazioni di pazienti e la possibilità di ottenere risposte su centri specializzati in Italia e all’estero costituisce per tanti genitori in difficoltà una grande risorsa. Il portale www.Aidweb.org, nato nel 2000 su iniziativa dei Lions milanesi per aiutare un bambino affetto da artrogriposi multipla congenita, è stato lanciato nel 2001 proprio a Senigallia nel corso dell’assemblea nazionale dei Lions ed è divenuto poi Service Nazionale Lions nel 2002 e 2003 ed eletto Service Internazionale nel 2006, con l’obiettivo di affrontare il problema delle malattie rare in modo più generale. Il Lions Club International vuole sensibilizzare tutti, famiglie e medici, all’uso gratuito del portale, perché in molti casi è sufficiente avere giuste informazioni per salvare un bambino colpito da patologia rara. L’obiettivo del portale è quello di riportare la centralità della famiglia nella medicina, di essere al fianco delle famiglie con bambini affetti da una malattia rara, di fornire loro un sostegno concreto e un supporto psicologico parlando il loro linguaggio e accompagnandole nel loro percorso dalla diagnosi alle terapie, di favorire i contatti con altre famiglie, con realtà mediche quali i medici di base, i pediatri, i centri ospedalieri specializzati e con il mondo associazionistico di riferimento. Il Lions Club di Senigallia si fa portavoce, in ambito locale, di tale iniziativa, proponendone la divulgazione: un messaggio di speranza affinché il mondo delle patologie rare diventi più conosciuto e studiato e si costruisca una rete di contatti a livello locale, nazionale, europeo e mondiale. NUMERI UTILI CENTRALINO 071 79091 EMERGENZA SANITARIA UNITÀ OPERATIVE DI DEGENZA Cardiologia Medicina Ortopedia Gastroenterologia Ginecologia e Ostetricia Neurologia Chirurgia Generale Oculistica Otorinolaringoiatria Anestesia Rianimazione Pediatria e Neonatologia Psichiatria 071 071 071 071 071 071 071 071 071 071 071 071 79091 79091 79091 79092606 79091 79091 79091 79091 79091 79092598-2596 79092490-2497 79092388-2389 071 071 071 071 071 071 071 071 071 071 79092222-2449 79092470 79092651-2653 79092415-2411 79092372-2374 79092340-2347 79092830 79092424 79091 79092396-2399 UNITÀ OPERATIVE DI DIAGNOSI E CURA Pronto Soccorso Diabetologia Oncologia Radiologia diagnostica per immagini Fisiatria Dipendenze patologiche Nefrologia e Dialisi Patologia clinica Odontostomatologia Centro Trasfusionale Pronto intervento Guardia medica Notturna e festiva Senigallia - Ostra (Ostra e Ripe) Corinaldo (Castelcolonna, Monterado, Castelleone di S.) Ostra Vetere (Barbara e Serra De’ Conti) - Arcevia Numero telefonico Unico 118 DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE Senigallia 071 79092310 Le attività distrettuali e del Dipartimento di Prevenzione sono svolte anche a: Arcevia 071 79091 Corinaldo 071 79091 Ostra 071 79091 Ostra Vetere 071 79091 Serra De’ Conti 0731 879437 RESIDENZE SANITARIE ASSISTENZIALI Corinaldo Ostra Vetere Arcevia 20 posti letto 20 posti letto 20 posti letto 071 79093305 071 79093206 0731 9215-9223 TERRITORIO Centro unico di prenotazione Senigallia Via Campo Boario, 4 071 79091