AUSL RAVENNA
Rassegna stampa del 24/06/2011
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INDICE
AUSL RAVENNA
24/06/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
38 milioni di euro
6
24/06/2011 QN - Il Resto del Carlino - Forli
Irst, arriva il robot che prepara i farmaci
7
24/06/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Russi, aperto al pubblico il sito per la discarica d'amianto. Ma il sindaco boccia il
progetto
8
24/06/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Incidente in maggio, poi quattro ricoveri: aperta inchiesta sulla morte di un uomo
9
24/06/2011 QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Non si fermano le polemiche dopo le dimissioni del delegato
10
24/06/2011 QN - Il Resto del Carlino - Bologna
I 'Divers for Africa', impegnati nel sostegno del St. Francis Hospital in Tanzania in
coll...
11
24/06/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
Violetta, 4 anni, non cammina ed è sorda
12
24/06/2011 Corriere di Romagna - Forlì
CERVIA. "Progetto Cervia" esprime sentimenti di...
13
24/06/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Sull'arena Borghesi incombe un muro
14
24/06/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Furti nelle stanze dei pazienti Messo in fuga da una signora
15
24/06/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Il Pd: " Area Vasta positiva"
16
24/06/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
"I rincari dell'acqua sono necessari"
17
24/06/2011 La Voce di Romagna - Forli
E gli ex Pd criticano i continui silenzi del sindaco
18
SANITÀ NAZIONALE
24/06/2011 Corriere della Sera - MILANO
Viganò, va in pensione il mago dei cuori nuovi
20
24/06/2011 Corriere della Sera - MILANO
L'ex Santa Rita alle vittime «Risarcimenti impossibili»
22
24/06/2011 Corriere della Sera - MILANO
Debiti San Raffaele Berlusconi in cordata ma non sarà decisivo
23
24/06/2011 Corriere della Sera - MILANO
Sacco, cavie umane per nuovi farmaci
24
24/06/2011 Corriere della Sera - ROMA
La Regione revoca la convenzione al S. Raffaele di Velletri
26
24/06/2011 La Repubblica - Milano
"Una vergogna, ci hanno rovinato la vita"
27
24/06/2011 La Repubblica - Milano
Santa Rita, un'altra beffa per le vittime
28
24/06/2011 La Repubblica - Napoli
"Epidemie dietro l'angolo togliete i sacchetti dalle strade"
29
24/06/2011 La Repubblica - Napoli
L'allarme di de Magistris "Ora in pericolo la salute"
31
24/06/2011 La Repubblica - Genova
Gaslini, dieci milioni di euro in meno "La Regione ci dica dove tagliare"
33
24/06/2011 La Repubblica - Torino
Alle Molinette l'osteoporosi si gestisce per via telematica
34
24/06/2011 La Repubblica - Torino
Ma il governatore passa il primo test
35
24/06/2011 La Repubblica - Torino
Il pianeta della sanità insorge contro i commissari di Cota
36
24/06/2011 La Repubblica - Torino
Dalle Molinette al Cto, dilaga la protesta nella sanità
38
24/06/2011 La Repubblica - Nazionale
Rifiuti, il Quirinale contro il governo "Faccia il decreto per ripulire Napoli"
39
24/06/2011 La Stampa - NAZIONALE
"Cittadini in pericolo Gli incendi generano infezioni e diossina"
41
24/06/2011 Il Messaggero - Nazionale
Emergenza sanitaria a Napoli Napolitano: il governo intervenga
42
24/06/2011 Il Giornale - Milano
Niguarda, la cartella clinica via iPad fa scuola
44
24/06/2011 Il Giornale - Nazionale
Un punto di riferimento per tutti i servizi per la salute
45
24/06/2011 Il Giornale - Nazionale
Più prevenzione per salvaguardare le casse statali
47
24/06/2011 Avvenire - Nazionale
Arriva l'estate, pronto piano di prevenzione per bimbi e anziani
48
24/06/2011 Avvenire - Milano
Villa Turro, nuove assoluzioni
49
24/06/2011 Il Mondo
il sanitario trova lavoro, ma non l'ordine
50
24/06/2011 Il Mondo
La banca per mamme in carriera
51
24/06/2011 Il Mondo
con la telemedicina 55 milioni risparmiati per gli ospedali canadesi
52
AUSL RAVENNA
13 articoli
24/06/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 26
(diffusione:165207, tiratura:206221)
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
38 milioni di euro
E' la valutazione dell'edificio del laboratorio unico (foto) realizzato in leasing dall'Immobiliare Cesena e ceduto
in affitto all'Ausl
AUSL RAVENNA
6
24/06/2011
QN - Il Resto del Carlino - Forli
Pag. 16
(diffusione:165207, tiratura:206221)
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
MELDOLA LO STRUMENTO ALL'AVANGUARDIA COSTA 500MILA EURO
Irst, arriva il robot che prepara i farmaci
Si chiama Apoteca ed è un apparrecchio unico al mondo
SEMPRE all'avanguardia, l'Irst di Meldola, in quest'ultimo periodo ha in programma eventi di particolare
rilievo: lunedì si terrà l'inaugurazione della nuova officina Radiofarmaceutica e medicina nucleare; da quattro
giorni è attiva la Pet (strumento fondamentale per accertare con precisione la presenza del tumore). In questi
locali da circa un mese c'è un macchinario da fantascienza: si chiama Apoteca ed è un robot in grado di
preparare farmaci personalizzati per la terapia tumorale e, contemporaneamente evitare la tossicità che i
materiali possono arrecare agli operatori. Uno strumento d'avanguardia come questo non poteva mancare
all'Irst e a tutta l'Area Vasta: l'apparecchio verrà utilizzato per la preparazione dei farmaci per gli ospedali di
Forlì, Meldola, Cesena e Ravenna. Attualmente Apoteca è sottoposto ad uno studio attento: il prodotto
robotico è affiancato da quello manuale. Il macchinario, prodotto da Loccioni Humancare, costa 500.000 euro
ed è in grado di «pesare i principi attivi - spiega l'ingegner Claudio Loccioni - ricostruire farmaci in polvere,
dosare i componenti operando con un braccio meccanico, allestire siringhe, sacche, dispositivi di infusione,
scaricare materiali di scarto in tutta sicurezza». «Questo strumento - precisa il professor Dino Amadori - può
migliorare il risparmio degli scarti, erogando lo stesso farmaco nello stesso giorno e questo è appunto un
risparmio considerando l'alto costo che hanno i prodotti farmaceutici oncologici i quali comportano una spesa
per il nostro istituto 9 milioni l'anno. La preparazione del farmaco da parte di Apoteca avviene in un ambiente
assolutamente sterilizzato, assicurando totale del prodotto e sicurezza per paziente e operatore». Apoteca,
già in uso in vari ospedali italiani e stranieri, è l'unica apparecchiatura del genere al mondo. Rosanna Ricci
Image: 20110624/foto/4090.jpg
AUSL RAVENNA
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24/06/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 14
(diffusione:165207, tiratura:206221)
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Russi, aperto al pubblico il sito per la discarica d'amianto. Ma il sindaco
boccia il progetto
«RUSSI non può divenire un centro di smaltimento per l'amianto. Certo c'è un problema amianto a Russi
come in tutto il Paese, che in prospettiva va affrontato. Ora faremo un'analisi dell'amianto presente sul
territorio e sulla base di quel dato vedremo le soluzioni possibili». Parole con cui il sindaco di Russi Sergio
Retini boccia il progetto di una discarica per amianto a Russi. «Con un ordine del giorno approvato
all'unanimità dal consiglio comunale in febbraio - spiega il primo cittadino - chiedemmo alla società Calderana
di ritirare il progetto per la realizzazione di una discarica per lo smaltimento dell'amianto. Riservandoci, come
dicevo, il tempo per un analisi della presenza di eternit sul territorio e chiedemmo alla società di presentare
un progetto alternativo. Progetto che non è stato presentato, mentre d'altro canto la società è partita con una
campagna di informazione alla cittadinanza unilaterale». Una campagna di informazione non priva di
'forzature' secondo l'amministrazione comunale. Intanto oggi pomeriggio, dalle 15 alle 19 e domani mattina
dalle 9 alle 12.30 la società apre il sito, via Calderana "4, per mostrare ai cittadini lo stato dell'ex discarica e
illustrare il progetto.
AUSL RAVENNA
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24/06/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 6
(diffusione:165207, tiratura:206221)
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Incidente in maggio, poi quattro ricoveri: aperta inchiesta sulla morte di un
uomo
La vittima era di Porto Fuori. Esposto dei familiari per conoscere la causa del decesso
IL PUBBLICO ministero Daniele Barberini ha affidato ieri l'incarico per l'esame autoptico di un ottantenne di
Porto Fuori, morto dopo un lieve incidente stradale e quattro ricoveri in tre ospedali diversi. L'inchiesta è stata
avviata da un esposto presentato dalla moglie e dai tre figli della vittima, che vogliono vedere chiaro nelle
cause del decesso. Vogliono cioè capire se la morte sia sopraggiunta per cause naturali, per conseguenza
ancora legate a quell'incidente stradale apparentemente secondario, o per una errata assistenza ospedaliera.
LA VICENDA ha inizio il 16 maggio a Porto Fuori. Un'auto taglia la strada all'uomo, in bici: non c'è collisione,
ma l'anziano finisce a terra. Il conducente della vettura non si cura minimamente di lui e prosegue la marcia.
Un ragazzo, che si trova a pochi metri, essendo impegnato a prestare soccorso al ciclista non è in grado di
fornire ai Carabinieri di Lido Adriano, intervenuti per i rilievi,indicazioni utili sul tipo di auto, di cui conferma
comunque la manovra scorretta. L'ottantenne viene avviato all'ospedale di Ravenna, dove rimane quattro
giorni durante i quali gli viene anche impiantato un pacemaker, poi torna a casa. Il 23 maggio l'uomo e la
moglie salgono su un autobus a Porto Fuori e raggiungono Ravenna, ma all'arrivo l'anziano non è nelle
condizioni di potersi alzarsi dal sedile, tanto che l'autista chiama subito il 118. I MEDICI del 'Santa Maria delle
Croci' accertano un'emorragia cerebrale e avviano il paziente al 'Bufalini' di Cesena. In un primo tempo un
intervento chirurgico appare impraticabile, perchè in precedenza l'uomo è stato evidentemente trattato con
anticoagulanti. Per diversi giorni, all'uomo vengono somministrate trasfusioni di sangue, poi i medici decidono
un intervento d'urgenza. Che ha successo: il 12 giugno la situazione appare stabilizzata e l'anziano viene
dimesso da Cesena e trasferito a Lugo. Il decorso post operatorio sembra regolare, l'uomo comincia anche
ad alimentarsi autonomamente. Il 16 giugno viene disposto il trasporto all'ospedale di Ravenna, dove martedì
21 avviene il decesso. A QUEL punto i congiunti si rivolgono all'avvocato Francesco Tabanelli e presentano
un esposto. Il pubblico ministero Barberini dispone il sequestro delle cartelle cliniche e ieri affida l'incarico
dell'autopsia al medico legale Donatella Fedeli, che ha 60 giorni di tempo per chiarire la tragica vicenda.
L'inchiesta è al momento contro ignoti, non risultano iscritti nel registro degli indagati.
AUSL RAVENNA
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24/06/2011
QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Pag. 19
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Non si fermano le polemiche dopo le dimissioni del delegato
A CERVIA non si sono ancora spente le polemiche per le dimissioni di delegato alla Sanità del consiglio
comunale di Elena Alessandrini. Il capogruppo del Pri, Giancarlo Cappelli, si dice preoccupato per le
motivazioni della rinuncia. «Il nostro ospedale - si legge in una dichiarazione - è stato svuotato dei reparti di
chirurgia, di ginecologia e del pronto soccorso. La lunga degenza è stata trasferita, per lavori di
riqualificazione, a Ravenna. L'opinione pubblica non nasconde il malcontento. Avrebbe piacere di avere a
Cervia almeno un reparto funzionante con la presenza del medico e non solo personale para medico. Questo
eviterebbe difficili trasferimenti, specie per le persone anziane, all'Ospedale di Ravenna con condizioni di
forte traffico nella Statale 16». Il presidente di Progetto Cervia, Massimo Magnani, ritiene incomprensibili i
silenzi del partito di maggioranza avendo l'Alessandrini accusato la Giunta di scarsa attenzione
sull'argomento segnalando lunghe liste di attesa, privatizzazioni irrazionali, la mancanza di un Pronto
Soccorso (a Cervia esiste solo un punto di primo intervento). «Pensavamo - dichiara Magnani - che la
coraggiosa scelta della consigliera avrebbe innescato un dibattito, un momento di riflessione nella
maggioranza, invece niente, forse col fatto che sta arrivando l'estate si pensa che non sia il momento giusto
per affrontare questi temi». t.d.b.
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SANITÀ
24/06/2011
QN - Il Resto del Carlino - Bologna
Pag. 21
(diffusione:165207, tiratura:206221)
I 'Divers for Africa', impegnati nel sostegno del St. Francis Hospital in Tanzania in collaborazione con l'
ospedale Sant'Orsola, da oggi e fino a domenica, organizzano spettacoli e immersioni a Marina di Ravenna
per contribuire alla crescita della struttura ospedaliera in Africa.
AUSL RAVENNA
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I 'Divers for Africa', impegnati nel sostegno del St. Francis Hospital in
Tanzania in coll...
24/06/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 9
Violetta, 4 anni, non cammina ed è sorda
FAENZA. Si susseguono gli arrivi e le partenze tra i casi umani di bimbi ammalati di tutto il mondo trattati
dall'associazione Cosmohelp. Dopo un anno di permanenza in Italia, Natasha la ragazzina 11enne bosniaca
sottoposta a trapianto di celule staminali è rientrata in Bosnia e dovrà fare ritorno solo per controlli periodici
ogni circa tre mesi. E' invece arrivata pochi giorni fa Violetta, 4 anni proveniente di Vitebsk in Bielorussia, uno
dei paesi maggiormente colpiti dalle radiazioni di Chernobyl. Violetta ha dei grossi problemi a livello
neurologico e ortopedico, non riesce a camminare ed è sorda da entrambe le orecchie. Il caso è stato
segnalato a Cosmohelp dalla Fondazione Aiutiamoli a Vivere, da tempo operativa in Bielorussia a favore dei
bambini colpiti dal disastro di Chernobyl. La bimba è ricoverata all'ospedale Maggiore di Bologna (reparto di
Neuropsichiatria Infantile) e per il momento sarà sottoposta ad una serie di esami e accertamenti al fine di
stilare una diagnosi precisa e valutare che tipo di intervento o terapie possono migliorare le sue condizioni.
Per quanto riguarda Natasha, ha reagito bene alle terapie e ora è ripartita dopo essere rimasta ospite per
alcuni mesi in appartamento a spese di Cosmohelp.
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Bambina bielorussa portata in Italia da Cosmohelp. Intanto è tornata in Bosnia Natasha, 11 anni
24/06/2011
Corriere di Romagna - Forlì
Pag. 15
Critiche all'atteggiamento di forte chiusura e autosufficienza "Progetto Cervia" sostiene a spada tratta l'ex
delegato alla Sanità
CERVIA. "Progetto Cervia" esprime sentimenti di "stima e riconoscenza" all'ex delegato alla sanità Elena
Alessandrini, che si è dimessa dall'incarico a causa del "muro di gomma", contro il quale ha sbattuto nel
corso degli anni. «La consigliera ha motivato le sue dimissioni afferma il presidente della associazione
Massimo Magnani -, accusando la Giunta di scarsa attenzione sull'arg omento, e di mancanza di
coinvolgimento nei suoi confronti, stigmatizzando la autoreferenzialità della Ausl ravennate. Riteniamo
incomprensibili i silenzi, ripetuti e fragorosi, del partito di maggioranza e soprattutto del sindaco. Come nel
caso dell'all onta namento dell'allora assess o r e M a r i a n o D a l l a Chiesa, ci aspettavamo una risposta
del Primo cittadino, trattandosi di una sua delega. L'ex delegato alla sanità ha parlato di enormi ed
ingiustificati ritardi, nella ristrutturazione del padiglione della lungodegenza. Ha ricordato che, in occasione di
alcuni importanti incontri, la sua presenza non veniva ritenuta necessaria. Ha parlato di lunghe liste di attesa,
di privatizzazioni irrazionali, del Pronto Soccorso che non c'è, a parte il primo intervento». A suo tempo, del
resto, anche "Progetto Cervia" aveva posto alcune domande. Si chiedeva, ad esempio, se l'ospedale San
Giorgio potesse considerarsi una struttura ospedaliera a tutti gli effetti, e come si collocasse all'interno di
Area vasta romagnola. «E' un nosocomio o una struttura socio sanitaria - chiede ancora il presidente -.
Secondo noi si tratta di questioni strategiche per la città, ma non abbiamo ricevuto risposte. Pensavamo che
la coraggiosa scelta della Alessandrini, avrebbe innescato un dibattito, un momento di riflessione all'interno
della maggioranza; invece, arrivano solo rassicurazioni, sulla tenuta degli equilibri politici interni alla Giunta.
Come a dire: non importa cosa succede ai servizi sanitari, l'impo rtante è avere i numeri per continuare a
stare in sella. Dal nostro punto di vista, questo rappresenta uno snaturamento del ruolo delle istituzioni
comunali, più attente ai problemi di gestione del potere, che ai bisogni della popolazione. Probabilmente,
qualcuno pensa che non sia il momento giusto per affrontare questi temi. Arriva l'estate, ci sono i turisti, le
aiuole sono in fiore. La Città dei Balocchi ha aperto i battenti. Arriverà mai il momento in cui, istituzioni, partiti,
associazioni e cittadini, affronteranno le tante q u e s t i o n i i r r i s o l t e , scambiandosi idee e contributi in
maniera serena? O tutto continuerà ad essere rinchiuso, nelle segrete stanze dei palazzi? Lo stile dimostrato
anche in questa occasione, purtroppo, è di forte chiusura ed autosufficienza. La cosa ci preoccupa: le
risposte di chi governa la città, o sono pubbliche, o non sono risposte, mai». m.p.
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
CERVIA. "Progetto Cervia" esprime sentimenti di...
24/06/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 21
(diffusione:30000)
Sull'arena Borghesi incombe un muro
E d'inverno il cinema potrebbe diventare un parcheggio
FAENZA - Per i faentini il nome "Arena" ha due significati: cinema all'aperto (Arena Borghesi) e supermercato
(Conad Arena). Sorgono adiacenti in viale dello Stradone, lato sud, vicino a porta Montanara e da un po' di
tempo un mormorio li accomuna. Un dialogo è infatti in atto tra il Comune, gestore dell'arena, e il Conad,
interessato ad ampliare i propri spazi di vendita. I pessimisti sono pronti a scommettere che nel giro di pochi
anni il cinema all'aperto sia destinato a scomparire. Gli ottimisti sono convinti che tutto possa risolversi con il
solo abbattimento di una decina di alberi. Nel mezzo ci sono le verità dell'amministrazione comunale, del
Conad, del Cineclub che da 30 anni organizza il programma estivo del cinema sul testamento di Vincenzo
Borghesi, l'uomo che nel 1895 costruì in quell'area un teatro, imprimendo nelle sue ultime volontà il desiderio
che in quegli spazi si continuasse a fare spettacolo. Il testamento al momento pare introvabile e agli atti ci
sono solo le parole dei diretti interessati. La questione è molto semplice. Morto Vincenzo Borghesi, lo spazio
in cui era stato edificato il teatro fu ereditato dalle Opere Pie. Passato quindi nelle mani dell'Ausl, l'area di
viale Stradone 4 è stata affidata al Comune, che negli ultimi 30 anni ha dato incarico al cineclub, "Bellissima"
prima e "Raggio Verde" dopo, di organizzarne le rassegne cinematografiche. Alla base del dialogo impostato
fino ad ora tra Comune e Conad, ci sarebbe l'intenzione del supermercato di allargarsi e dell'amministrazione
di acquisire lo spazio cinema per smettere di pagare affitti e riqualificarlo. L'Arena Borghesi è caratterizzata
da un muro di alberi che la isolano dal traffico cittadino e dalla calura estiva. Proprio una decina di tigli
risalenti agli anni '20 sarebbero i primi a cadere per la causa della trattativa. Queste piante costituiscono
un'isola verde tra le sedute del cinema e l'edificio del Conad. L'espansione del supermercato passerebbe
proprio dal di lì. "Le intenzioni dell'amministrazione - sottolinea l'assessore Matteo Mammini - sarebbero
quelle di fare comprare l'intera area dell'Arena Borghesi al Conad, il quale per potere costruire su quella
lingua di terra, cederebbe il restante terreno al Comune in cambio del permesso a edificare". "In questo modo
-spiega Mammini - ci libereremo dall'affitto acquisendo senza pagare lo spazio del cinema, in modo da
poterne progettare la ristrutturazione". "Lo scopo - conclude - è quello di tenere assolutamente in vita il
cinema e comunque nulla è ancora stato messo nero su bianco". Allora, perché temere per le sorti del
cinema? Perché generalmente da questo tipo di trattative l'arte e la cultura rischiano di uscirne con le ossa
rotte. "In realtà la questione non è solo legata agli alberi - ha spiegato Gabriele Lega, presidente del cineclub
'Raggio Verde' -: Si tratta anche di non snaturare le caratteristiche del posto e di continuare a tramandare la
gestione del cinema. Occorre una terza via e ci stiamo muovendo per una soluzione condivisa. L'Ausl vende,
Conad compra e il Comune mi sembra stia facendo la parte del personaggio debole". Se tutto si limitasse allo
scambio di favori nel triangolo Ausl-Comune-Conad, l'Arena Borghesi potrebbe anche stare tranquilla.
Occorre contemplare alcune prospettive capaci di minare le mura del cinema. Una questione importante è
data dalla necessità dei parcheggi per i clienti del supermercato, con alcuni cervelli che avrebbero pensato di
trasformare il cinema in area di sosta per l'inverno. A Imola, così, ci sono precedenti tragici. Dietro il muro di
proiezione stanno sorgendo nuove abitazioni che agitano ancora di più le acque. Nonostante una
programmazione di tutto rispetto ispirata al 150° dell'Unità d'Italia, pare certo come la stagione 2011
dell'Arena Borghesi non sia nata sotto i migliori auspici. Chi è interessato al suo futuro, si tenga informato.
Altrimenti rischia di vedere scorrere i più temuti titoli di coda.
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Via tutto il verde: sarebbe il primo prezzo per la manovra tra Ausl , Comune e Conad
24/06/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 16
(diffusione:30000)
Il 'topo di corsia' si iscrive così ai problemi di sicurezza nella struttura RAVENNA - Si è intrufolato di notte
all'interno dell'ospedale civile di Ravenna e, indisturbato, ha iniziato a rubare nelle stanze dove erano
ricoverati i pazienti. Finché, a "lavoro iniziato", un'anziana si è accorta della sua presenza e lo ha messo in
fuga. Tutto sommato un bottino modesto per il ladro che nella notte tra martedì e mercoledì ha scelto come
proprio obiettivo il reparto di Chirurgia generale del "Santa Maria delle Croci": ha fatto perdere le proprie
tracce dopo essersi intascato quattro telefoni cellulari. O almeno è questo il bilancio delle segnalazioni
arrivate al posto di polizia della struttura sanitaria, accertando che il "predone dell'ospedale" è arrivato fino al
quarto piano. A metterlo in fuga è stata una signora ricoverata in chirurgia. Attorno alle 2.30, la donna si è
svegliata e ha visto l'uomo, vestito di scuro, che stava rovistando nel lettino di fronte al suo. Accorgendosi
che la paziente era sveglia, non ci ha pensato due volte: si è bloccato ed scappato via. Una volta chiamato il
personale medico per segnalare l'intrusione, sono saltati fuori gli ammanchi e le tracce lasciate dal "topo d'
ospedale". Tra queste, una bottiglietta d'acqua rovesciata nel tavolino all'interno alla stanza dove era
ricoverata la donna, probabilmente urtato nel cercare oggetti preziosi. Al sorgere del sole del ladro nessuna
traccia, solo qualche perplessità su come un estraneo abbia fatto ad intrufolarsi nel reparto senza destare
nessun sospetto. Quella della sicurezza all'ospedale è uno dei problemi più sentiti da parte degli operatori
sanitari. Non si tratta solo dei furti, comunque fastidiosi, ma anche di un problema che gli infermieri hanno
segnalato persistere al pronto soccorso. A volte ci sono senzatetto che passano la nottata nella sala
d'aspetto o nei dintorni dell'ospedale, soprattutto d'inverno, per rifugiarsi dal freddo. In una lettera inviata poco
più di un mese fa al direttore generale dell'Ausl Tiziano Carradori gli infermieri dell'unità di pronto soccorso
lamentavano appunto una cranza di sicurezza e invocavano una presenza fissa della polizia all'ospedale. Ma,
ha spiegato Carradori, questa non sarebbe una soluzione praticabile. Pur essendo stata oggetto di incontri
con i responsabili delle forze dell'ordine la situazione difficilmente sarà risolvibile con un presidio fisso di
polizia. Tra i problemi di ordine pubblico segnalati dagli infermieri anche le tensioni che possono capitare con
i pazienti o con i loro parenti, se si incontrano delle persone particolarmente tese che mal sopportano di
aspettare. Insomma: quello dei 'topi di corsia' è l'ennesimo problema di questo tipo che potrebbe riscontrarsi
al Santa Maria delle Croci.
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Furti nelle stanze dei pazienti Messo in fuga da una signora
24/06/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 16
(diffusione:30000)
RAVENNA - Il consigliere regionale del PD Mario Mazzotti interviene in dopo il via libera della Commissione
Politiche per la salute e politiche sociali allo schema di delibera della Giunta regionale dal titolo
"Approvazione delle Direttive alle Aziende sanitarie per la regolamentazione delle relazioni in ambito di Area
Vasta". Si tratta di atto che "intende sviluppare e definire ulteriormente le relazioni tra le Aziende sanitarie
dell'Area Vasta - spiega il consigliere regionale di Ravenna Mazzotti - e che valorizza quanto di positivo è
stato fin qui realizzato nell'area vasta Romagna". L'atto approvato in Commissione "ha lo scopo di rendere
istituzionalmente cogenti le esperienze di Area Vasta disciplinando le forme organizzative per l'esercizio delle
funzioni strategiche, dei criteri, modalità e strumenti finalizzati a garantire efficienza ed economia di scala prosegue Mazzotti - sia per i compiti e le funzioni amministrative, sia per quelle sanitarie".
AUSL RAVENNA
16
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Il Pd: " Area Vasta positiva"
24/06/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 1
(diffusione:30000)
La Provincia: "Imolesi, i debiti con Hera sono da onorare"
A pagina 33 A pagina 21 FAENZA FAENZA - Lo spazio dell'Arena Borghesi è a rischio. Un dialogo è infatti in
atto tra il Comune e il Conad, con il primo interessato a rilevare gratuitamente l'area coi soldi del
supermercato, bisognoso invece di spazio vitale per i suoi scaffali. I pessimisti sono pronti a scommettere
come nel giro di pochi anni il cinema all'aperto sia destinato a scomparire. Gli ottimisti sono convinti come
tutto possa risolversi con l'abbattimento di una decina di alberi al posto dei quali sorgerebbe un muro.
Attualmente l'area, affidata in gestione al Comune, è di proprietà dell'Ausl, ma le manovre sono in atto.
BOLOGNA - "Nessuna stangata": procedere con i "moderati aumenti" delle tariffe dell'acqua significa evitare
di accumulare ulteriori debiti con Hera e questi sono temi che gli enti locali devono affrontare "nell'interesse
vero dei cittadini e del bene comune". Interviene personalmente Beatrice Draghetti, presidente della Provincia
di Bologna, dopo che mercoledì nell'assemblea di Ato la posizione assunta dal Comune di Imola ha
congelato la proposta di aumentare le tariffe del 3,5%. RAVENNATI ALLA RIBALTA
AUSL RAVENNA
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"I rincari dell'acqua sono necessari"
24/06/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 32
(diffusione:30000)
E gli ex Pd criticano i continui silenzi del sindaco
CERVIA - (a.b.) Avete mai provato ad alzare il volume ad un film muto? In quello stesso silenzio si ritrova lo
stesso "dialogo" e la stessa voglia di interagire in quel di Cervia. Eppure, di occasioni per il sindaco e la
Giunta di spiegare alcune situazioni non chiare o di mettere in atto la tanto millantata trasparenza, ce ne sono
state a bizzeffe. Ed è proprio questa la percezione che vuole mettere nero su bianco l'associazione Progetto
Cervia, nella quale - è utile ricordarlo - fanno parte diversi ex militanti del Pd (da Michele Fiumi a Massimo
Magnani ed ancora l'ex delegato alla sanità Elena Alessandrini e Riccardo Tura). E proprio dalle dimissioni e
dalle motivazioni dell'ex delegato Alessandrini, parte Progetto Cervia: "Desideriamo esprimere sentimenti di
riconoscenza per l'attività svolta dalla consigliera del Pd, che in questo periodo si è impegnata con
competenza per migliorare i servizi dell'ospedale cervese - interviene il presidente dell'associazione Progetto
Cervia, Massimo Magnani - Il consigliere Alessandrini ha motivato le sue dimissioni accusando la Giunta di
scarsa attenzione sull'argomento, stigmatizzando l'autoreferenzialità della Ausl ravennate. Riteniamo
incomprensibili i silenzi, ripetuti e fragorosi, del partito di maggioranza e soprattutto del sindaco". Progetto
Cervia non si ferma alla dimissioni dell'Alessandrini, ma "sbatte" sul tavolo altre situazioni in cui la città ha
dovuto assistere ai silenzi: "Nel caso dell'allontanamento dell'ex assessore Dallachiesa, ci aspettavamo una
risposta del primo cittadino - continua Massimo Magnani - L'ex delegato alla sanità ha parlato di enormi ed
ingiustificati ritardi nella ristrutturazione del reparto di lungodegenza, ha ricordato che, in occasione di
importanti incontri, la sua presenza non è mai stata ritenuta necessaria, ha parlato di lunghe liste di attesa, di
privatizzazioni irrazionali, del pronto soccorso sostituito da un punto di primo intervento". Ed anche su queste
"accuse" il nulla da parte del primo cittadino, trincerato nelle stanze del suo Palazzo. "Secondo noi si tratta di
questioni strategiche per la città, ma non c'è stata nessuna risposta - continua il presidente Magnani Pensavamo che la scelta del consigliere Alessandrini, avrebbe innescato un dibattito, un momento di
riflessione all'interno della maggioranza, invece nulla. Come a dire: non importa cosa succede ai servizi
sanitari, l'importante è avere i numeri per stare in sella. Dal nostro punto di vista, questo rappresenta uno
snaturamento del ruolo delle istituzioni, più attente ai problemi di gestione del potere, che al merito delle
questioni. Arriverà mai il momento in cui si affronteranno le tante questioni irrisolte o tutto continuerà ad
essere rinchiuso nelle segrete stanze del Palazzo?".
AUSL RAVENNA
18
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Progetto Cervia:"La priorità? Avere i numeri per governare"
SANITÀ NAZIONALE
25 articoli
24/06/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 12
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Viganò, va in pensione il mago dei cuori nuovi
«Diventai chirurgo grazie al Maggio francese» Via dalla Francia «Nel 1968 Parigi bruciava e io, giovane
medico, fui costretto a tornare in Italia: la mia carriera cominciò così»
Adriana Bazzi
PAVIA - Tutto è cominciato con il Maggio francese del 1968, la rivolta, innescata dagli studenti, contro la
«società tradizionale»: Parigi sotto assedio, le piazza occupate, i gas lacrimogeni dappertutto, la
metropolitana bloccata, gli ospedali chiusi, certi interventi chirurgici sospesi per mancanza di donatori di
sangue (allora le trasfusioni erano d'obbligo per gli operati), gli stranieri costretti a rientrare nei Paesi di
origine, medici compresi. Fra questi, Mario Viganò, approdato, all'«Hopital Broussais» di Parigi e deciso a
fare il cardiochirurgo (il maestro era Charles Dubost). Allora la Francia era all'avanguardia nel campo della
chirurgia cardiaca, e proprio in quell'ospedale (ora «Georges Pompidou») era stato eseguito il primo trapianto
di cuore in Europa, a poca distanza dalla «prima» mondiale di Christiaan Barnard (a Città del Capo, il 3
dicembre 1967).
Viganò rientra a Pavia. «All'inizio mi sono pentito perché ho dovuto affrontare mille difficoltà: mi sentivo un
pioniere, le sale operatorie erano quelle che erano, si cominciava allora a mettere a punto la circolazione
extracorporea, indispensabile nella chirurgia cardiaca» ricorda. Ma, adesso, non ha nulla da rimpiangere: è
diventato il cardiochirurgo dei record, il primo a sperimentare il bypass cardiaco negli anni Settanta, uno dei
primissimi a trapiantare il cuore, il primo a impiantare cuori artificiali portatili (Novacor) e permanenti
(LionHeart), il primo a intervenire sul cuore di un neonato di appena 600 grammi di peso.
«Ho sempre voluto diventare un chirurgo - racconta Viganò - Quando mi sono laureato, esisteva soltanto la
chirurgia generale. In Europa, negli anni '60, si cominciavano a praticare i primi interventi sul cuore. In Italia
anche, ma non esisteva la cardiochirurgia come specializzazione: tutto era legato alla chirurgia generale e ai
"baroni" dell'epoca come Achille Dogliotti a Torino. Poi sono nate le specialità chirurgiche». Ora Viganò sta
cercando un erede: a novembre, quando compirà 72 anni, lascerà la sua Cattedra di cardiochirurgia
all'Università di Pavia e l'attività all'Ospedale San Matteo. La sua è un'eredità ricca di interventi di
avanguardia e di ricerche sperimentali. «Quando il Ministero della Sanità autorizzò i trapianti di cuore nel
1985 - ricorda Viganò -, scelse il nostro centro perché avevamo un'esperienza di chirurgia sperimentale sugli
animali».
Oggi Viganò ha portato a termine 1400 trapianti, di cui circa 1050 di cuore e il resto di polmone singolo, di
entrambi e di cuore-polmone. «Nel frattempo - dice il professore - abbiamo sperimentato anche i trapiantidomino (chi riceve un trapianto multiplo dona uno dei suoi organi sani a un altro paziente, ndr). Siamo
sempre stati all'avanguardia». Con gli anni '90 è cominciata la sperimentazione con i cuori artificiali. Grande
entusiasmo all'inizio, adesso una fase di ripensamento. «C'è un problema di costi - dice Viganò - e poi quello
della durata di questi dispositivi. Nati come "bridge" al trapianto, cioè come soluzione temporanea, ora sono
stati miniaturizzati all'estremo e sono diventati dispositivi di assistenza ventricolare, destinati soprattutto agli
anziani. Ma l'obiettivo vero è il cuore artificiale "pronto all'uso" in alternativa al trapianto. Le sperimentazioni ci
sono. Il problema sono i finanziamenti pazzeschi».
E le cellule staminali? «Potrebbero essere utili per riparare danni al cuore - precisa Viganò - ma non certo per
costruire l'organo in laboratorio. Finora le sperimentazioni sono state un pò deludenti». L'ultima innovazione
è, invece, la chirurgia robotica. Ma che senso può avere per un chirurgo che appartiene a un'epoca in cui la
«mano» è tutto? «Il chirurgo non "sparisce" - dice Viganò - semplicemente sfrutta il robot. Intanto vede in 3D:
è come se avesse un occhio dentro il torace del paziente. Secondo: riesce a eseguire gesti raffinatissimi, più
di quelli consentiti dalla chirurgia tradizionale. Terza rivoluzione: l'intervento si può eseguire lontano dal letto
del malato, in un'altra stanza o in un'altra città o in un altro continente». Oggi con i robot si eseguono
SANITÀ NAZIONALE
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Il personaggio A novembre lascerà l'attività e la cattedra universitaria a Pavia
24/06/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 12
(diffusione:619980, tiratura:779916)
SANITÀ NAZIONALE
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interventi di sostituzione delle valvole cardiache, ma si arriverà anche ai bypass. Insomma, tanti pezzi di
argenteria nell'eredità Viganò. Chi li riceverà? «Qualcuno del gruppo - dice il cardiochirurgo pavese Nell'ottica della continuità».
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1.400
Foto: i trapianti eseguiti dal professor Viganò: 1.050 trapianti di cuore, 350 trapianti di polmone singolo, di
entrambi e di cuore-polmoni
1985
Foto: il 18 novembre, a Pavia, il professor Viganò esegue il suo primo trapianto di cuore: il paziente si chiama
Gian Mario Taricco
300
Foto: i trapianti di cuore effettuati ogni anno in Italia: il «fabbisogno» sarebbe di 800. Media donatori: 20
persone ogni milione
Foto: LUMINARE Il professor Mario Viganò, nella foto a destra, è nato il 23 novembre 1939. Fu il primo, negli
anni 70, a sperimentare il bypass cardiaco
24/06/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 6
(diffusione:619980, tiratura:779916)
L'ex Santa Rita alle vittime «Risarcimenti impossibili»
La sentenza Nel processo all'allora primario Brega Massone l'ospedale condannato a pagare 1,45 milioni
Giuseppe Guastella
Pagare il milione e 450 mila euro di risarcimento ai 79 pazienti che hanno subìto tra il 2005 e il 2007 gli
interventi inutili e dannosi dell'équipe di Chirurgia toracica del primario Pier Paolo Brega Massone può
causare un danno «ingente» e «potenzialmente irreversibile» per l'equilibrio economico e finanziario
dell'Istituto clinico Città studi, la ex Santa Rita finita al centro dello scandalo con gli arresti del giugno 2008.
Per questo il legale della struttura sanitaria privata, l'avvocato Luca Troyer, ha presentato appello contro al
sentenza di primo grado, chiedendo la sospensione urgente del pagamento dei risarcimenti.
La richiesta non è la sola, e neppure la principale, dell'appello. Il legale avanza una serie di contestazioni
tecniche e giuridiche, compresa quella sulla validità della decisione complessiva del tribunale che il 28 ottobre
scorso, al termine di un processo durato un anno e 11 mesi, condannò per lesioni volontarie gravissime, su
richiesta dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, a 15 anni e mezzo Brega Massone, a 10 anni il suo
braccio destro Pietro Fabio Presicci e a 6 anni e 9 mesi l'aiuto Marco Pansera. Brega Massone è ancora in
carcere perché accusato con Presicci e Pansera anche di quattro omicidi per la morte di altrettanti pazienti e
di altri 46 casi di lesioni volontarie, anche questi conseguenza di interventi fatti solo, a parere dell'accusa, per
truffare il Servizio sanitario nazionale.
Troyer sottolinea come l'Istituto, nel quale «lavorano circa 600 dipendenti e 200 liberi professionisti», abbia
già pagato alla Regione Lombardia e alla Asl oltre sette milioni di euro con un accordo transattivo stipulato
prima dell'avvio del processo. Questo pagamento ha avuto e avrà ancora ripercussioni negative sul bilancio
della società, chiuso nell'ultimo esercizio con una perdita di 4,5 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai
precedenti che avevano registrato perdite per 6,3 milioni (2009) e 7,7 milioni (2008). Se l'Istituto dovesse
pagare ai pazienti le somme previste dalla sentenza di primo grado si verificherebbe quel pericolo di
compromissione del patrimonio che per la Corte di Cassazione - sottolinea l'avvocato Troyer - è «idoneo alla
sospensione» della esecuzione della sentenza. Se ciò non fosse, ci sarebbe «la seria possibilità di perdere
una notevole parte del patrimonio ed il rischio di non poterlo recuperare» a causa di una «sentenza
intrinsecamente illogica».
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SANITÀ NAZIONALE
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Clinica degli orrori L'avvocato: se paghiamo rischiamo il crac
24/06/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 6
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Debiti San Raffaele Berlusconi in cordata ma non sarà decisivo
Mario Gerevini
Una quota di 12,5 milioni a testa (pari circa al 5%) sottoscritta da sette/otto imprenditori decisi a salvare il San
Raffaele, compreso il premier Silvio Berlusconi. Altri 120 milioni (pari circa al 40%) finanziati dal presidente
del gruppo San Donato, Giuseppe Rotelli (a capo di 18 ospedali e azionista del 10% del Corriere della Sera).
E una partecipazione, ancora da definire, del Vaticano. Nessuna certezza, ma ipotesi di lavoro che evolvono
in continuazione e che proseguiranno anche nel fine settimana.
L'ospedale San Raffaele, schiacciato da quasi un miliardo di debiti, è alla partita finale sul suo futuro. Il
rilancio dell'ospedale del prete manager don Luigi Verzè può avvenire sul modello del salvataggio di Alitalia.
Tra i nomi dei possibili cavalieri bianchi, quelli di Ennio Doris (il gran capo di Banca Mediolanum), il re
dell'acciaio Emilio Riva (già nella cordata per Alitalia), il petroliere Gianmarco Moratti e il fratello Massimo
presidente dell'Inter. Il ruolo di Berlusconi appare ridimensionato: 12,5 milioni al pari di tutti gli altri. Il maggior
azionista sembra destinato a essere Rotelli. I «cavalieri bianchi», però, devono sciogliere le loro numerose
riserve entro lunedì. È per questo che ieri il cda della Fondazione Monte Tabor, che governa il polo
ospedaliero, ha fatto slittare dal 27 al 30 giugno la seduta decisiva. Quella nella quale la cordata di
imprenditori dovrà - se ci sarà - presentarsi con i soldi in mano. Altrimenti resta in piedi il piano di
ristrutturazione del debito con l'intervento delle banche. Cioè il commissariamento di fatto di don Verzè. La
cordata punta a mettere insieme 200-250 milioni per patrimonializzare una nuova società (newCo) destinata
a funzionare da holding. Lo scopo è anche quello di tenere ben distinti patrimoni e responsabilità e far sì che i
nuovi soci entrino in un veicolo societario senza pendenze con il «vecchio» San Raffaele. Ma i 200-250
milioni cash genererebbero anche un effetto leva, cioè nuovi finanziamenti dalle banche e quindi ossigeno
per i fornitori.
Simona Ravizza
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SANITÀ NAZIONALE
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Slitta al 30 giugno il cda risolutivo
24/06/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 5
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Sacco, cavie umane per nuovi farmaci
Distrofia, pronta la prima sperimentazione su dodici volontari sani Il fenomeno Finora i «pendolari del
farmaco» andavano in Svizzera per i test clinici a pagamento
Simona Ravizza
Finora erano conosciuti solo come pendolari del farmaco, volontari sani che dietro pagamento delle aziende
farmaceutiche vanno in Canton Ticino per sottoporsi a studi clinici sui medicinali. Ora lo potranno fare anche
a Milano.
La sperimentazione su cavie umane è in partenza all'ospedale Sacco. Sarà uno dei pochissimi centri pubblici
in Italia dove vengono svolti studi clinici su volontari sani per testare l'utilità e la sicurezza di nuovi farmaci.
Nelle prossime settimane saranno reclutati 12 giovani tra i 18 e i 26 anni che, come rimborso per la
disponibilità, metteranno in tasca 150 euro al giorno (per tre giorni). Il protocollo è stato inviato ieri all'Istituto
superiore di Sanità per l'autorizzazione definitiva ed è al vaglio del Comitato etico interno all'ospedale.
Superati gli step finali, il progetto è destinato a decollare all'inizio di settembre. I risultati sono attesi per il
mese dicembre.
Gli studi clinici servono per stabilire se un farmaco è efficace contro la malattia per il quale dev'essere
prescritto e, soprattutto, se è sicuro. Di solito gli ospedali testano la validità di un medicinale a partire dalle
fasi 2 (per conoscere il miglior dosaggio da somministrare), 3 (per dimostrare l'effetto terapeutico) e 4 (per
approfondire le conoscenze del profilo di sicurezza). Assieme a Cagliari e Verona (già attivi), il Sacco farà
partire, invece, studi clinici su volontari sani di fase 1: sono i primi test avviati dopo le sperimentazioni sugli
animali, quelli per conoscere la massima dose tollerata di un medicinale.
L'obiettivo iniziale del Sacco è di portare alla registrazione un nuovo protocollo terapeutico per la cura della
distrofia muscolare di Duchenne. Seguiranno, poi, altri progetti su richiesta di aziende farmaceutiche, centri di
ricerca privata e istituzioni pubbliche (come le Regioni). Alla guida del Centro studi di Fase 1 del Sacco,
Emilio Clementi, già direttore dell'unità di Farmacologia clinica dell'ospedale. Le stanze per i volontari sani
sono ormai pronte. Per le sperimentazioni è appena stata terminata la costruzione di una struttura ad hoc con
quattro posti letto, laboratori d'analisi e una stanza relax con la tv. Il reparto è al piano terreno del padiglione
17 (quello delle malattie infettive) e di facile accesso, in caso d'emergenza, per i medici del Pronto soccorso.
Alla nuova attività saranno dedicati sette medici, venti infermieri e quattro figure altamente specializzate
sull'analisi dei campioni biologici già in forza all'ospedale e utilizzate al bisogno.
Il centro studi di Fase 1 è stato voluto dal direttore generale dell'ospedale, Callisto Bravi, all'interno di un
progetto che mira a fare diventare il Sacco un punto di riferimento in Italia per la farmacologia. Per arrivare
alla sua messa a punto ci sono voluti quasi tre anni. Tutto è partito, infatti, nel settembre 2009, con
l'allestimento della struttura, l'identificazione delle attrezzature necessarie, la selezione e la formazione di
medici/infermieri. Il training per il personale è stato svolto sotto la guida dell'Agenzia italiana del farmaco
(Aifa). L'Asl di Milano ha, poi, dovuto accreditare il centro.
Più diffuse delle sperimentazioni su soggetti sani sono quelle sui malati. Alla clinica oculistica universitaria del
Sacco, guidata da Giovanni Staurenghi, sono da anni in corso studi di fase 1 per le malattie della retina. Qui
le più importanti aziende farmaceutiche internazionali già sperimentano nuovi farmaci che saranno, se
valutati positivamente, disponibili per tutti i pazienti tra 5-10 anni.
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Foto: i giorni previsti dal protocollo di sperimentazione
SANITÀ NAZIONALE
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Innovazione Via libera a una delle pochissime esperienze in Italia. Ai partecipanti un rimborso di 150 euro al
giorno
24/06/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 5
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
150
Foto: gli euro al giorno riconosciuti dal Sacco ai partecipanti ai test
12
Foto: i giovani tra i 18 e i 26 anni selezionati per l'esperimento
Foto: In laboratorio Un'équipe di ricercatori del Sacco al lavoro
SANITÀ NAZIONALE
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24/06/2011
Corriere della Sera - Roma
Pag. 6
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La Regione revoca la convenzione al S. Raffaele di Velletri
La replica La Giunta Polverini conosceva l'inchiesta quando ha annunciato l'accordo
Revocato l'accreditamento al San Raffaele di Velletri, una delle strutture ospedaliere più importanti del
Gruppo che fa capo alla famiglia Angelucci. Lo ha annunciato ieri il direttore sanitario dell'Asl/H, Amedeo
Cicogna, che precisa: «Al momento non abbiamo ancora ricevuto nessuna comunicazione ufficiale dalla
Regione».
È l'ultimo capitolo di una lunga vertenza che sembrava chiusa con l'annuncio dell'accordo tra le parti il 27
maggio. Le motivazioni che hanno spinto la Regione a prendere questa decisione sono da ricondurre «a
problemi di carattere giudiziario», precisano in una nota dall'assessorato alla Sanità. Il riferimento è
all'inchiesta della Procura di Velletri che sta indagando per false fatturazioni in due cliniche del Gruppo, San
Raffaele di Velletri e Villa dei Pini ad Anzio dal 2005 al 2007: lì sarebbero state fatte false fatture per
prestazioni inesistenti. Nei giorni scorsi i Nas hanno effettuato un nuovo blitz in Regione per sequestrare altra
documentazione. Ma le accuse sono sempre state smentite e respinte dal Gruppo San Raffaele, che ieri ha
replicato: «Chiarisca l'assessorato a quali problemi di carattere giudiziario fa riferimento. Se si tratta, infatti,
dell'inchiesta in essere ormai dal 2003, la Regione ne era evidentemente al corrente quando ha indetto la
conferenza stampa del 27 maggio scorso, annunciando il raggiungimento dell'accordo con il San Raffaele,
del quale la struttura in esame era parte integrante. O, forse, è a conoscenza di altri atti che questo Gruppo
ignora?», si chiede il San Raffaele che aggiunge: «Non siamo più nelle condizioni di attendere le decisioni di
tutti questi attori in gioco, per la gravissima situazione determinatasi, che non ci permette di far fronte alle
giuste richieste di pazienti e lavoratori. E attendiamo dal 27 maggio la convocazione della Regione per la
chiusura dell'accordo sulla base dei punti già stabiliti».
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SANITÀ NAZIONALE
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Nuovi problemi giudiziari
24/06/2011
La Repubblica - Milano
Pag. 5
(diffusione:556325, tiratura:710716)
"Una vergogna, ci hanno rovinato la vita"
Gli indennizzi Finora non abbiamo avuto nulla. Ci siamo uniti tra noi: se la loro richiesta verrà accolta
andremo a protestare davanti al Ministero
ILARIA CARRA
ALFREDO Scordo, 80 anni, mezzo polmone asportato inutilmente alla Santa Rita, la clinica ha chiesto di
rinviare i risarcimenti. Che ne pensa? «È l'ennesima offesa, ecco cosa penso. Ma come si permettono di dire
certe sciocchezze? Noi stiamo male per colpa loro, dobbiamo pagare le medicine tutti i giorni, una scatola
almeno faccio fuori io. Ma i farmaci mica ce li danno gratis. Che coraggio barbaro».
Che cosa farete se la richiesta dovesse essere accolta? «Andremo tutti al ministero, a Roma. Non si devono
permettere di toccare una virgola, loro. Dove li hanno messi i soldi che hanno incassato dallo Stato? Loro se
li sono presi, i quattrini, e noi in cambio cos'abbiamo avuto? A me hanno rubato dieci anni di vita.
Noi vittime siamo tutti contrari a questa richiesta, neanche da pensarci». A lei cosa capitò alla Santa Rita?
«Andai lì per una febbre alta, una bronchite. Mi dissero che c'era una macchia strana nel petto.
Mi aprirono, era il 2005, e mi tolsero mezzo polmone, almeno così mi hanno detto gli altri medici che mi
hanno visitato dopo. Da allora è cominciato tutto il marasma». Che cosa intende? «Non sono più stato quello
di prima, ho iniziato a soffrire di cuore, prima mai avuto problemi.
Appena prendo un po' d'acqua mi ammalo, ho il polmone che non funzione, ho sempre l'affanno. Vado a
farmi togliere il sangue ogni mese, prendo una scatola di farmaci ogni giorno, faccio avanti e indietro dagli
ospedali. Negli ultimi mesi sono stato al Niguarda e al San Raffaele, continue ricadute. È vita questa?».
Ha già ricevuto un indennizzo? «Finora non abbiamo visto nulla, non abbiamo avuto alcuna agevolazione e
non è giusto che loro ce l'abbiano». Alfredo, lei continua a lavorare? «Sono costretto, lavoro nella mia officina
ma non ce la faccio più, ho ottant'anni e sgobbo ancora nelle mie condizioni, non si può più andare avanti
così. Tra poco devo smettere, dovrebbe vedere come cammino, a malapena. Però mi devo pagare i farmaci,
con una pensione di 500 euro è dura. Vengano a vedere che vita faccio.E che fanno anche gli altri».
È in contatto con altri pazienti vittime? «Con una quindicina, ci siamo uniti nella battaglia. Ci hanno conciati
proprio male, ci vorrebbe la forca, per una cosa simile».
SANITÀ NAZIONALE
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L'intervista Alfredo Scordo, 80 anni, un polmone asportato inutilmente: è l'ennesima offesa, hanno un
coraggio barbaro
24/06/2011
La Repubblica - Milano
Pag. 5
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Santa Rita, un'altra beffa per le vittime
La clinica: "Non abbiamo i soldi per pagare i risarcimenti" La cifra stabilita dalla sentenza è di 1 milione e
450mila euro "Ci svuoterebbe"
SANDRO DE RICCARDIS
BLOCCARE i risarcimenti alle vittime della Santa Rita, la clinica degli orrori. Revocarli, o almeno
sospenderne l'esecuzione in attesa dell'appello. Con la sentenza di primo grado che ha condannato l'ex
primario di Chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone a 15 anni e mezzo di carcere, e i suoi due vice
Pietro Presicci (10 anni)e Marco Pansera (6 anni e nove mesi), la Santa Rita - ribattezzata dopo l'inchiesta
clinica Città Studi-è stata condannata anchea un milione 405 mila euro di risarcimento alle vittime. Ora la
difesa, con l'impugnazione delle condanne presenta anche "istanza di revoca o in subordine di sospensione"
dei risarcimenti.
In primo grado, lo scorso ottobre, le pesanti condanne del tribunale avevano accolto l'impianto accusatorio
dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano: uno scenario da brivido, con la clinica al centro di «un'odiosa e
aberrante deviazione dalla finalità istituzionale dell'attività sanitaria», in cui «gli interventi chirurgici venivano
eseguiti per finalità di puro profitto». Tanto l'equipe degli orrori aveva fatto incassare negli anni alla Santa Rita
con gli interventi inutili che riempivano le sale operatorie e facevano impennare i rimborsi dall'asl. Tantissimo
dovrà risarcire l'istituto alle vittime. Un milione e 450mila euro che - secondo l'avvocato Luca Troyer rischiano di svuotare il patrimonio della Città Studi, ma anche di rendere praticamente impossibile recuperare
il denaro in caso di assoluzione in appello. «Non c'è alcun dubbio - scrive il legale nell'impugnazione contro la
sentenza di primo grado - che la provvisoria esecuzione di una simile somma rechi quale inevitabile
conseguenza un pregiudizio ingente, e anzi potenzialmente irreversibile per la clinica». Dopo la «transazione
con Regione e Asl per più di 7 milioni di euro, l'ultimo bilancio della clinica, in cui lavorano 600 dipendenti e
200 liberi professionisti, ha chiuso con una perdita pari a euro 4.517.875». Da qui la richiesta ai giudici: i
risarcimenti vanno bloccati, pagarli, «mette in pericolo non solo la possibilità di recupero ma elide in modo
estremamente rilevante il patrimonio dell'obbligato». E in caso di assoluzione nei prossimi gradi di giudizio, va
valutata «la difficoltà di un successivo recupero di quanto versato».
Le condanne di Brega Massone e dei suoi due vice Presicci e Pansera riguardano 83 casi di lesioni dolose ai
danni di altrettanti pazienti, costituitisi parte civile, «serbatoi - vengono definiti nella motivazione della
sentenza - che servivano per favorire gli interessi della clinica e conseguentemente i propri», con la
«deliberata violazione dei principi contenuti nel giuramento di Ippocrate». Tra i casi quello di un anziano
arrivato in ospedale con normali fratture a cui viene diagnosticata la presenza di lipomi da asportare, o di una
giovane 28enne operata tre volte al seno senza ragione. Ma non basta: i tre medici - e diversi anestesisti sono accusati anche di omicidio volontario (aggravato da futili motivi) per la morte di quattro pazienti dopo
altrettanti interventi inutili.
Le tappe GLI ARRESTI Giugno 2008: 14 tra medici e amministratori della clinica finiscono in carcere o agli
arresti domiciliari LE INDAGINI Intercettazioni, testimonianze, morti sospette. Un esposto anonimo dà il via
agli accertamenti della Finanza LE CONDANNE L'equipe di cardiochirurgia viene condannata a pene pesanti
e resta indagata per omicidio volontario
Foto: L'INCHIESTA La clinica Santa Rita finita nella bufera nel giugno 2008
SANITÀ NAZIONALE
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LA CLINICA DEGLI ORRORI
24/06/2011
La Repubblica - Napoli
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"Epidemie dietro l'angolo togliete i sacchetti dalle strade"
Gli esperti: ci si ammala senza accorgersene "L'immondizia vede moltiplicarsi i ratti, mosche e zanzare sono
vettori di malattie"
BIANCA DE FAZIO
«MALATI senza accorgercene.
Malati di immondizia». E di tutte le conseguenze che porta con sé la mancanza di igiene. Persino la tosse
non è casuale. Persino l'affanno può avere a che fare con i miasmi che respiriamo passando accanto ai
cumuli di sacchetti. E con i fumi inalati dopo che la spazzatura brucia. E con gli scarafaggi che vanno a nozze
nell'emergenza rifiuti e che sono tra le prime cause dello scoppio di allergie. Le autorità sanitarie non hanno
ancora lanciato alcun allarme, il sindaco de Magistris è ad un soffio dal dichiarare l'emergenza e parla di
«concreti pericoli sanitari», ma basta ascoltare gli specialisti per capire che la situazione sta già precipitando.
Anche se parla di «allarmi ingiustificati» il ministro della salute Ferruccio Fazio. «È estremamente improbabile
che ci siano delle emergenze sanitarie, ad esempio casi di colera, collegate alla situazione dei rifiuti a Napoli,
ma è ovvio che l'emergenza rifiuti va assolutamente risolta». Torna sull'incubo colera Alfonso Fimiani,
presidente dei Circoli dell'ambiente: «Tutto questo potrebbe sfociare in un'epidemia di colera». «Ma, al
momento, mi sembra un'esagerazione» replica Francesco Faella, direttore del Dipartimento delle urgenze del
Cotugno. «Nel nostro pronto soccorso non abbiamo registrato neppure un caso infettivo, cutaneo o sistemico
(tipo gastroenteriti), associabile al problema immondizia. Non abbiamo registrato alcun segnale in tal senso.
Ma certo se il limite della decenza è ormai superato, quello dell'allarme sanitario sta lì lì. L'immondizia vede
moltiplicarsii ratti. Mosche e zanzare diventano vettori di malattie». Dalle più banali enteriti alla leptospirosi.
«Non escludo che se ne registrino singoli casi, ma è assai difficile che scoppi davvero un'epidemia aggiunge Faella - Qui sono molto più pericolosi gli incendi di immondizia». E se non c'è profilassi che tenga,
«maggiore attenzione i cittadini devono riservarla ai cibi che si consumano crudi». E sui quali gli insetti
potrebbero aver trasferito le schifezze dei cumuli. Di rischi seri «per i soggetti più deboli ed
immunologicamente depressi» parla l'ex assessore regionale alla Sanità Mario Santangelo. «L'unica
profilassi è togliere la spazzatura dalla strada: con la fermentazione aumentano germi e batteri. Qualsiasi
epidemia potrebbe diffondersi». Un macabro elenco lo stende l'infettivologo Giulio Tarro: «Epatite A,
salmonellosi, escherichia coli. Ma più immediatamente è sull'apparato respiratorio che hanno impatto i cumuli
di immondizia: le nanoparticelle che si sviluppano quando bruciano danneggiano polmoni, bronchi, vie
aeree».
«E se tra i colleghi si parla solo sottovoce dell'aumento di patologie gastroenteriche e dermatiti (aumento
collegato all'emergenza rifiuti), ma nessuno se la sente di denunciarlo apertamente, di certo dal punto di vista
dell'apparato respiratorio questa crisi sta creando non pochi problemi». A sostenerlo è Gennaro D'Amato,
dirigente medico responsabile, al Cardarelli, della Pneumologia ad indirizzo allergologico. «Per i soggetti
asmatici e per gli allergici bastano i miasmi a provocare danni. Figurarsi se inalano i fumi degli incendi dei
cumuli. Le mucose degli allergici e degli asmatici sono ipereccitabili. Figurarsi in queste condizioni. E
quest'anno il nostro "campionatore" dei pollini allergenici ci dice che quella di quest'anno è la stagione più
aggressiva, da oltre 3 lustri. Non c'è collegamento diretto con la spazzatura, ma se oltre il 30 per cento dei
napoletani ha problemi allergici, l'emergenza rifiuti gli complica la vita. E la salute. Tosse, affanno. Più del
solito. Più che per le solite allergie, perché ai pollini allergenici si aggiungono miasmi e fumo. E blatte. E
scarafaggi che stanno proliferando. E che sono, anch'essi, fortemente allergenici».
Oltre che sporchi.
«Ci si può ammalare di immondizia, senza accorgercene», dicono gli esperti. Manca persino, nonostante le
frequenti sollecitazioni del mondo medico e le promesse degli amministratori della sanità, un registro dei
tumori che permetta di tracciare l'andamento della malattia, sul territorio cittadino e regionale, per verificarne
SANITÀ NAZIONALE
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Gli specialisti
24/06/2011
La Repubblica - Napoli
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SANITÀ NAZIONALE
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eventuali legami con i picchi dell'emergenza spazzatura.
I personaggi Il ministro Fazio "Crisi da risolvere" Il ministro della Salute Ferruccio Fazio parla di allarmi
ingiustificati: "È estremamente improbabile che ci siano emergenze sanitarie come ad esempio il colera. Ma è
ovvio che l'emergenza rifiuti va subito risolta" DIRETTORE Francesco Faella: "Colera? Un po' esagerato"
L'EX ASSESSORE Mario Santangelo: "La profilassi? Pulire le strade" VIROLOGO Giulio Tarro: "Tante le
malattie in agguato"
Foto: PER SAPERNE DI PIÙ www.comune.napoli.it www.salute.gov.it
24/06/2011
La Repubblica - Napoli
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L'allarme di de Magistris "Ora in pericolo la salute"
Pressing su Regione e Comune: subito i siti Regione e Asl "Sono stati attivati tutti i servizi di prevenzione"
ROBERTO FUCCILLO
«LA situazione evidenzia concreti pericoli per la salute». Non si scherza più. Il sindaco Luigi de Magistris
ingrana l'allarme sanitario, lo sancisce nella nuova ordinanza, e con questa accelerazione si sposta per
l'ennesima volta dal prefetto, al quale chiede «di assumere ogni iniziativa tesa a assicurare l'intervento degli
organi regionale e provinciali per l'individuazione dei siti». «Meglio un solo sito - aggiunge de Magistris - dove
i mezzi facciano andata e ritorno, con scorte armate». In serata, dalla prefettura, ecco una riunione del
Comitato per l'ordine e sicurezza che rafforza i dispositivi di vigilanza su blocchi e roghi, e prende atto che,
secondo Regione e Asl «al momento non sussistono rischi di epidemie», ma «i dipartimenti di prevenzione
delle Asl hanno attivato tutti servizi di prevenzione sanitaria». Comunque il sindaco si è giocato la carta
sanitaria: «Chi non esegue si espone alle sue responsabilità». E sembra allo scadere il tempo delle proteste
locali. De Magistris incassa l'appoggio del presidente della Provincia Luigi Cesaro: «Sono finiti i tempi del
temporeggiamento. Rivolgo ai sindaci un appello accorato ma fermo. Chiedoa tutti nei prossimi giorni una
collaborazione assoluta e la massima disponibilità. Il nemico è ormai uno solo: l'immobilismo. De Magistris
avrà tutta la mia collaborazione». Il Comune però chiede di più anche alla Regione. Al vicesindaco Tommaso
Sodano l'ultimo accordo con le Province non è piaciuto granché: «Avevamo chiesto di sversare 400
tonnellate in più del solito, ce ne sono state concesse 100-150. Così non si va avanti. Solo ieri siamo riusciti a
diminuire di 100 tonnellate i rifiuti rimasti per strada». L'assessore regionale Giovanni Romano non ci sta: «È
il momento della responsabilità istituzionale. Grazie alle intese, la città capoluogo manda circa il 90 per cento
della sua produzione giornaliera fuori dalla cinta urbana».
Va in scena anche l'ennesimo conflitto col governo. «Berlusconi - attacca il sindaco - dimostra con i fatti che
se ne frega di Napoli». Sotto accusa anche il termovalorizzatore di Acerra: «Ieri si è bloccato - rivela Sodano C'è stato un incidente, per noi sono altre 2000 tonnellate non trattate». Immediata la replica di A2A, società di
gestione dell'impianto: «Una breve interruzione, che non ha causato nessuna riduzione della capacità di
conferimento in quanto l'impianto è in grado di immagazzinare nella propria vasca di stoccaggio rilevanti
quantità di rifiuti conferiti dagli Stir».
Infine c'è la partita dei boicottaggi: «A Santa Lucia - afferma ancora Sodano - per tre volte sono tornati a
rovesciare cassonetti dopo altrettanti interventi. L'ultima ieri mattina, mi ha chiamato alle 6 il capo dei vigili per
segnalarmelo.
Episodi su cui abbiamo riferito, sia alla Procura che alla Digos».
Oltre a denunce e recriminazioni, il Comune prova a metterci anche del suo. In primo luogo la disposizione
all'Asìa di mettere i suoi uomini al lavoro per 24 ore e di avvalersi in tal senso anche di uomini e mezzi della
Napoli servizi. Poi una ordinanza che ha individuato un nuovo sito di stoccaggio temporaneo in città oltre
quello già in funzione di Barra: 110 mila metri quadri per una disponibilità di 1200 tonnellate, che si
aggiungono ad altrettante autorizzate dalla Provincia con l'ampliamento del sito già usato di via delle Brecce.
In prospettiva anche un terzo sito, probabilmente in area nord.
Poi ci sono le isole ecologiche.
Tre sono in funzione da tempo: a Ponticelli, ai Colli Aminei e a via Ponte dei Francesi. Sono quelle
municipali, prima o poi arriveranno anche le altre sette. Nel frattempo ecco le isole mobili. Un campione delle
quali è stato illustrato ieria Palazzo San Giacomo, col concorso della ditta marchigiana che le produce. Si
tratta in pratica di una batteria di cinque cassonetti (vetro, organico, plastica, carta e cartone, indifferenziato).
Un camion le deposita in luoghi prefissati e le lascia lì per l'intera giornata, poi torna a prelevarli. Già
identificate 14 piazze in tutta la città, con annessi orari, si parte la settimana prossima.
SANITÀ NAZIONALE
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L'EMERGENZA RIFIUTI
24/06/2011
La Repubblica - Napoli
Pag. 2
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SANITÀ NAZIONALE
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Mentre oggi de Magistris incontra il ministro Stefania Prestigiacomo. Obiettivo lo sblocco di un centinaio di
milioni di fondi Fas.
Foto: IL SINDACO E IL GOVERNATORE In alto Luigi de Magistris e sotto Stefano Caldoro
Foto: RIVIERA DI CHIAIA Montagne di immondizia dai marciapiedi alla strada a Riviera di Chiaia
24/06/2011
La Repubblica - Genova
Pag. 11
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Gaslini, dieci milioni di euro in meno "La Regione ci dica dove tagliare"
Petralia, direttore generale: buco di bilancio inatteso "Siamo una struttura nazionale, non ligure, e di questo si
dovrebbe tenere conto"
GIUSEPPE FILETTO
AL GIRO di boa mancano 10 milioni di euro. «Ad anno economico avviato, ci ritroviamo con un buco di
bilancio enorme per un'azienda sanitaria come la nostra - ripete Paolo Petralia, direttore generale
dell'ospedale Gaslini - abbiamo letto la delibera regionalee da oggi dobbiamo fare le nostre valutazioni,
riflettere, pesare le conseguenze». Per l'anno finanziario 2011 lo Stato ha trasferito 3 miliardi e 100 milioni
alla Liguria. Duecento milioni in meno del 2010, un taglio da ripartire tra le 5 Asl e gli ospedali San Martino,
Galliera e Gaslini, Evangelico. Una manovra che, secondo l'assessore regionale alla Salute, dovrebbe evitare
l'aumento di tasse. Tanto che Claudio Montaldo annuncia un piano di ridimensionamento delle strutture: entro
pochi anni taglierà circa 100 dirigenti (direttori di dipartimento e primari), su 398 complessivi, per un risparmio
di 12 milioni.
La torta si rimpicciolisce. Nella ripartizione, pur inserendo un parametro che rivaluta le strutture ospedaliere
con migliore rapporto "attività erogata-costi" e tiene conto dell'emergenza e della pediatria, non si risparmia il
Gaslini, comunque con 10 milioni cancellati. «È una difficoltà oggettiva per tutta la sanità - osserva il cardinale
Angelo Bagnasco, presidente della Fondazione Gaslini- perciò continueremoa chiedere tutto ciò che è
giusto».
L'ospedale dei bambini, comunque, dovrà subire una razionalizzazione. «Lo ha fatto già chi mi ha preceduto,
l'ex direttore Antonio Infante - ricorda Petralia -: sono stati eliminati i reparti doppioni, abbiamo il 7% di
personale amministrativo, quando tante altre aziende viaggiano sopra il 15%».
Per il presidente dell'istituto, Vincenzo Lorenzelli, si chiedono altri sacrifici, ma si corre il rischio di chiudere i
reparti che l'ospedale considera "livelli essenziali di assistenza". «Siamo in pericolo di arresto, perciò
chiediamo che sia la Regione a decidere dove tagliare», ripete Petralia, con un tono sconfortato. Ricordando
che il Gaslini ha una valenza nazionale, non riconosciuta nella ripartizione dei fondi. Il direttore generale,
inoltre, ricorda che da anni l'ospedale provvede alla ristrutturazione con la generosità dei privati: ogni anno 82
mila persone firmano per il 5 per mille. PER SAPERNE DI PIÙ www.gaslini.org genova.repubblica.it
SANITÀ NAZIONALE
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CRONACA I nodi della sanità
24/06/2011
La Repubblica - Torino
Pag. 5
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Alle Molinette l'osteoporosi si gestisce per via telematica
(r.t.)
PER la prima volta in Italia, i dati relativi ai pazienti di osteoporosi potranno essere inviati per via telematica a
un Centro di riferimento regionale per le malattie metaboliche dell'osso. E' quello del reparto di Geriatria e
Malattie Metaboliche dell'Osso diretto da Giancarlo Isaia dell'ospedale Molinette di Torino . dove nei prossimi
giorni prenderà il via il Progetto «GerOs - Networking in Osteoporosi», sostenuto dalla Fondazione per
l'Osteoporosi Piemonte e approvato dal Gruppo Regionale piemontese per le Malattie metaboliche dell'osso.
Il progetto riguarderà, in particolare, i pazienti che abbiano difficoltà a presentarsi a visita medica, sia per la
loro età spesso avanzata sia per la considerevole distanza del loro luogo di residenza.
Il progetto, altamente innovativo e unico in Italia - sottolinea l'ospedale Molinette - consentirà di gestire
meglio questi pazienti che usufruiranno di un più agevole accesso ai trattamenti, di un'ottimizzazione dei
percorsi di diagnosi e cura, di una riduzione dei tempi di attesa per le visite specialistiche e permetterà anche
di raccogliere precisi dati epidemiologici sulla patologia in Piemonte. Per la realizzazione e l'avvio è stata
sviluppata una piattaforma informatica, alla quale si potrà accedere con speciali e controllate chiavi di
accesso. Si crea dunque una rete (network) tra varie strutture specialistiche periferiche (Ortopedia, Fisiatria,
Reumatologia, Geriatria) ed il Centro di riferimento regionale per confermare la diagnosi e per redarre
eventualmente il piano terapeutico necessario per usufruire dei farmaci che lo richiedano; gestire in modo
integrato la terapia per l'osteoporosi con frattura, garantendo diagnosi e piano terapeutico on-line da parte del
Centro di riferimento regionale per i pazienti che si rivolgono inizialmente alle 20 strutture periferiche che al
momento hanno aderito al progetto; garantire equità di accesso alle terapie per osteoporosi con frattura a tutti
i pazienti della Regione attraverso un'attività di ottimizzazione dei percorsi di diagnosi e cura.
Foto: Il primario Isaia
SANITÀ NAZIONALE
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Un nuovo servizio per i pazienti che abbiano difficoltà a presentarsi alla visita medica
24/06/2011
La Repubblica - Torino
Pag. 5
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Ma il governatore passa il primo test
(m.trab.)
TUTTI sono concordi: se l'è cavata bene, aveva studiato la lezione. Roberto Cota ieri, ha fatto il suo primo
«esame» come assessore alla Sanità davanti alla quarta commissione del Consiglio regionale.
Quasi due ore di incontro, con a fianco il fido direttore dell'assessorato Paolo Monferino, in cui Cota ha
presentato il quadro di cosa ha fatto e cosa intende fare per il futuro. Prima ha parlato del piano di rientro
economico, «indispensabile perché altrimenti il governo ci avrebbe commissariato». Poi di come intende
procedere nella riforma sanitaria che ha presentato qualche mese fa e che prevede una drastica riduzione
delle Asl e la messa in rete di tutti gli ospedali regionali.
«Anche questa riforma è indispensabile - ha spiegato Cota- perché altrimenti la spesa sanitaria andrebbe
fuori controllo. Può darsi ha aggiunto - che begli scorsi mesi da parte nostra ci sia stato un approccio
sbagliato.
Adesso però è arrivato il momento di superare il muro contro muro. Discutiamo insieme. E spieghiamo cosa
vogliamo fare ai piemontesi perché se lo si fa, capiranno e si supereranno le comprensibili difficoltà locali».
Cota ha anche confermato che per qualche settimana, almeno fino a metà luglio, terrà le deleghe alla sanità.
E che tornerà in commissione il 7 e il 14 luglio per presentare simulazioni di cosa sarà una Asl territoriale e
cosa un ospedale in rete nel nuovo sistema.
Un'apertura al dialogo che non ha lasciato insensibile l'opposizione, non il capogruppo Idv Andrea
Buquicchio, né quello del Pd Aldo Reschigna: «Abbiamo apprezzato - spiega il fatto che il presidente voglia
confrontarsi con la commissione non su provvedimenti già assunti, farlo senza documenti precostituiti quindi
in quello che speriamo sia davvero un confronto aperto. Si rischia però di arrivare a questo momento con la
sanità piemontese in grande sofferenza, come gli abbiamo fatto notare. Per questo gli abbiamo chiesto la
revoca di una serie di delibere già assunte e chiarezza sui fondi che verranno destinati ai consorzi socioassistenziali che vivono ormai nell'incertezza assoluta».
SANITÀ NAZIONALE
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Il retroscena Incontro con Cgil, Cisl e Uil nel ruolo inedito di assessore alla Sanità
24/06/2011
La Repubblica - Torino
Pag. 5
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Dilaga la protesta dei sindacati: "Sono incapaci" La rivolta ha già raccolto 26mila firme tra il personale dei vari
ospedali torinesi
SARA STRIPPOLI
MENTRE al Cto compaiono fantasmi a simboleggiare i commissari che non si vedono, il governatore Roberto
Cota, neo assessore alla sanità ad interim, e il direttore regionale Paolo Monferino incontrano i rappresentanti
dei tre sindacati confederali per tentare di placare la protesta che dilaga ormai ovunque contro tagli, riduzione
di personale, servizi a rischio chiusura. Ieri la contestazione è partita in mattinata alle Molinette, dove il fronte
sindacale si è riunito compatto in un'assemblea che si è chiusa con un comunicato congiunto di tutte le sigle
del comparto e della dirigenza medica (Ugl esclusa), per proseguire nel pomeriggio al Cto, dove trecento
lavoratori hanno occupato l'atrio dell'ospedale e poi la direzione. Alle Molinette, i sindacati chiedono un
incontro con Piero Fassino per confrontarsi sul progetto della Città della salute, con la convocazione alle
Molinette della IV commissione del Comune e annunciano l'intenzione di partecipare all'iniziativa di protesta
fissata il 28 giugno davanti a Palazzo Lascaris. Al Cto invece sono entrati in scena i tre fantasmi della
dirigenza ed è stato appeso uno striscione di provocazione: «Ospedale autogestito». In primo piano anche le
tre "I" appiccicate ai vertici della super azienda: «incapaci, inconcludenti, praticamente inesistenti».I temi
presentati dal rappresentante sindacale della Cgil Gerry Scotellaro e poi ribaditi da tutti gli altri Rsu, da Uil,
Cisl a Nursing Up, sono le 26 mila firme raccolte contro la chiusura del Maria Adelaide, il mancato
finanziamento degli abbonamenti alla Gtt, il mancato rispetto degli accordi sindacali per sale operatorie e 118
e in generale contro l'atteggiamento del commissario giudicato «arrogante». Il prossimo appuntamento è il 30
giugno per uno sciopero di tre ore, dalle 13 alle 16, con un corteo che partirà alle 14 dal Maria Adelaide per
arrivare sotto il Palazzo della Regione.
Il tema delle relazioni difficili con i commissari torna anche nella riunione che il presidente della Regione ha
avuto in mattinata con i rappresentanti sindacali, un incontro durante il quale Cota ha comunicato la sua
intenzione di mantenere ancora le deleghe sulla sanità.
«Abbiamo chiesto e ottenuto che tutti gli accordi sui piani di rientro delle diverse aziende discussi con i
sindacati siano inviati al tavolo regionale - dice la segretaria regionale della Cisl Giovanna Ventura - e anche
nel caso in cui l'accordo non sia stato raggiunto abbiamo chiesto che sia data comunicazione». È poi
necessario prevedere che siano concesse deroghe sull'assunzione di personale dove queste sono
indispensabili per proseguire l'attività, dice ancora Ventura. Gianni Cortese della Uil aggiunge che da parte
della sua organizzazione la richiesta prioritaria è la modifica della delibera 14 che stabilisce di sostituire
soltanto il 50 per cento degli infermieri e degli operatori sanitari precari: «Noi chiediamo il 100 per cento, nella
peggiore delle ipotesi l'80», spiega.I tagli sul personale contenuti nei piani di rientro non sono accettabili,
incalza Laura Seidita della Cgil: «Bisogna affrontare questo tema se non vogliamo creare situazioni di disagio
intollerabili. C'è inoltre la manifesta incapacità dei commissari di mantenere relazioni sindacali corrette,
aggiunge. Da Cota e Monferino la promessa di nuovi incontri, a partire da quello in programma il 29 giugno
per affrontare i problemi del socio-assistenziale e dei consorzi. L'incontro si chiude la comunicazione di una
grande iniziativa fissata il 18 luglio dai tre sindacati confederali, una manifestazione di tutti i rappresentanti
aziendali per una piattaforma unitaria sulla sanità.
Foto: 28 GIUGNO Nuova manifestazione di protesta contro l'emergenza sanità di tutte le sigle sindacali.
Il sit-in si terrà davanti a Palazzo Lascaris
Foto: 30 GIUGNO E' in programma uno sciopero di tre ore, dalle 13 alle 16, al Cto con un corteo che partirà
dal Maria Adelaide per arrivare sotto il Palazzo della Regione
Foto: 29 GIUGNO E' previsto un nuovo incontro tra Cota, Monferino e i sindacati per affrontare i temi legati ai
problemi dei Consorzi socio assistenziali delle Asl
SANITÀ NAZIONALE
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Il pianeta della sanità insorge contro i commissari di Cota
24/06/2011
La Repubblica - Torino
Pag. 5
(diffusione:556325, tiratura:710716)
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Foto: La protesta nell'atrio del Cto (photogallery su Internet)
SANITÀ NAZIONALE
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24/06/2011
La Repubblica - Torino
Pag. 1
(diffusione:556325, tiratura:710716)
SARA STRIPPOLI
TRE fantasmi sono apparsi ieri pomeriggio nell'atrio dell'ospedale Cto.
Sono i simboli dei direttori «che non si vedono mai». Le proteste contro i tagli della sanità sono all'ordine del
giorno. Alle Molinette i sindacati chiedono un incontro con Fassino sulla Città della salute. Ieri Roberto Cota e
il direttore regionale della sanità Paolo Monferino hanno incontrato i vertici dei tre sindacati confederali. Che
criticano i rapporti con i commissari.
A PAGINA V
Foto: La protesta di infermieri e personale ospedaliero nell'atrio del Cto
SANITÀ NAZIONALE
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Dalle Molinette al Cto, dilaga la protesta nella sanità
24/06/2011
La Repubblica - Ed. Nazionale
Pag. 2
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Rifiuti, il Quirinale contro il governo "Faccia il decreto per ripulire Napoli"
La città al collasso. Il Comune: scorte armate per i camion Napolitano attacca i rinvii voluti dalla Lega:
"Intervento indispensabile e urgente"
ROBERTO FUCCILLO
NAPOLI - È «indispensabile e urgente» l'intervento del governo sul dramma rifiuti a Napoli.
Giorgio Napolitano interviene sulla drammatica crisi che ha ormai ridotto allo stremo la sua città,e chiede di
fattoa Silvio Berlusconi quel decreto che tutti, anche il Pdl campano, invocano da un paio di settimane. Il
Capo dello Stato afferma che «ho seguito con crescente preoccupazione, anche cogliendo l'occasione della
mia visita del 13 giugno a Napoli, l'aggravarsi della questione rifiuti divenuta nuovamente emergenza acuta e
allarmante nella città e nella provincia». Risponde poi ai tanti appelli che gli sono pervenuti dalla città:
«Confermo di avere espresso allo stesso presidente del Consiglio la mia inquietudine per la mancata
approvazione da parte del Consiglio dei ministri, in due successive riunioni, del decreto legge che era stato
predisposto».
Si tratta del provvedimento che deve consentire di far ripartire i trasferimenti dei rifiuti campani in altre
Regioni. La Lega lo ha stoppato in entrambe le occasioni citate dal presidente.
Che aggiunge: «Pur senza entrare nel merito del provvedimento più opportuno che possa ancora essere
considerato e definito in quella sede, rinnovo l'espressione del mio convincimento che comunque un
intervento del governo nazionale sia assolutamente indispensabile e urgente al fine anche di favorire
l'impegno solidale delle Regioni italiane. È quanto auspicano anche la Regione e gli enti locali di Napoli e
della Campania, nello spirito dell'intesa che con apprezzabile sforzo unitario è stata da essi sottoscritta».
Insomma, sono d'accordo tutti, anche il presidente della Regione Stefano Caldoro e quello della Provincia
Luigi Cesaro, entrambi di centrodestra.
Manca solo Berlusconi.
Quest'ultimo era ieri a Bruxelles per il vertice europeo. Partito dopo aver promesso ai suoi nei giorni scorsi
una «iniziativa istituzionale» e avere bacchettato il neosindaco di Napoli Luigi de Magistris: «Non ce la fa,
tocca di nuovo a me». Ieri il sindaco è tornato a accusarlo: «È chiaro che di Napoli se ne frega». Nel
frattempo il Comune ha varato una nuova ordinanza, con la quale si adotta una serie di provvedimenti sotto
l'assunto che «il rischio di una situazione di emergenza suscita profonda preoccupazione per la salute
pubblica e l'ambiente, oltre che per l'ordine pubblico». De Magistris mette in campo una raccolta 24 ore su
24, la definizione di un nuovo sito di stoccaggio dei rifiuti in città, isole ecologiche mobili che dalla prossima
settimana gireranno per i quartieri in piazze e a orari definiti. Ma nell'immediato, stante l'allarme sanitario,
chiede al Prefetto di indurre Provincia e Regione a trovare finalmente i siti dove sversare, magari «con i
mezzi seguiti da scorte armate». Vero è che il Ministro della Salute Ferruccio Fazio definisce «estremamente
improbabile» il rischio di una emergenza sanitaria, ma intanto de Magistris avverte: «Chi non esegue si
assume le sue responsabilità».
Intanto anche Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, chiama in causa il governo: «È
evidente che siamo di fronte ad una emergenza, chiediamo di essere coinvolti in un confronto reale». A sua
volta de Magistris incontra oggi il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Si parlerà soprattutto del
possibile sblocco di circa 100 milioni di fondi Fas.
L'ordinanza del sindaco 24 ORE SU 24 Al primo punto dell'ordinanza, la rimozione dei rifiuti "24 ore su 24"
con priorità davanti a scuole, ospedali, case di cura, mercati.
Previsti i disinfettanti contro la puzza TIR PROTETTI Prevista la scorta armata delle forze dell'ordine per i
compattatori dell'Asia, l'azienda locale per l'ambiente, e gli straordinari dei vigili urbani, che collaboreranno
ORARI E SANZIONI I rifiuti potranno essere gettati secondo le regole della differenziata dalle 19 alle 22.
SANITÀ NAZIONALE
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emergenza rifiuti
24/06/2011
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I negozianti non potranno portare imballaggi in strada.
Multe di 500 euro
Sotto la casa del Presidente La marea di rifiuti non ha risparmiato neppure via Monte di Dio, la strada dove
abitava il presidente Napolitano e dove nei giorni scorsi sono apparsi appelli così: "Presidente, venga a
vedere come è stata ridotta la sua strada"
Le crisi
20 giugno 2006 "L'emergenza rifiuti è una annosa questione ancora penosamente irrisolta" Il capo dello Stato
Giorgio Napolitano 12 gennaio 2008 L'emergenza rifiuti è una vergogna per tutta l'Italia e la dobbiamo
risolvere tutti insieme Il premier Romano Prodi 3 aprile 2008 "Libererò la Campania dai rifiuti e da Bassolino
che con la Iervolino e Prodi ha fatto soltanto danni" Il premier Silvio Berlusconi 23 gennaio 2009 "La
situazione è assolutamente sotto controllo. Nei prossimi mesi diremo che l'emergenza rifiuti è risolta" Il
commissario per i rifiuti Guido Bertolaso
Foto: LE STRADE BLOCCATE Rifiuti in corso Vittorio Emanuele, dove i cumuli hanno bloccato la
circolazione impedendo l'accesso ai vicoli
Foto: I ROGHI E LE CONTESTAZIONI Sopra, un rogo nel centro di Napoli. A destra, la protesta dei
commercianti in piazza Plebiscito
Foto: PER SAPERNE DI PIÙ www.comune.napoli.it www.minambiente.it
24/06/2011
La Stampa - Ed. Nazionale
Pag. 13
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"Cittadini in pericolo Gli incendi generano infezioni e diossina"
TUMORI LATENTI «L'insorgenza del cancro è più elevata nei dintorni delle discariche abusive»
MARCO ACCOSSATO TORINO
Ennio Cadum è responsabile dell'area Epidemiologica ambientale dell'Arpa Piemonte. Quali sono i rischi
immediati per la salute dei napoletani? «I pericoli a breve termine sono legati alle patologie infettive, perché i
rifiuti diventano rapidamente ricettacolo di organismi patogeni che possono infettare le persone, cominciando
dalle vie aeree». È il pericolo più grande, in questo momento? «No. Il problema maggiore è legato al fatto che
la combustione dei roghi scatena concentrazioni elevate di sostanze della famiglia delle diossine, che hanno
effetti nocivi a lungo termine sulla salute, anche in un'area molto vasta attorno al punto in cui sono accumulati
e bruciati i rifiuti. Un'altra sostanza che si libera nell'aria è il policloro bifenile, che si trova nei liquidi oleosi, nei
pneumatici». Che cosa scatena la diffusione delle diossine? «Le temperature. Alte al punto da alimentare un
rogo, ma non così alte da distruggere le molecole dannose. Temperature sotto i 400 gradi non annientano
l'effetto nocivo. Sarebbe interessante misurare la concentrazione nel sangue che si registra già oggi in chi
vive attorno a queste discariche abusive». Il sindaco De Magistris parla di una situazione al collasso... «Al di
là dei pericoli sulla salute, dobbiamo anche considerare il problema legato agli odori, che provocano senza
dubbio un deterioramento della qualità della vita. Ovvio che è compromessa anche la convivenza, in una
situazione di emergenza simile». Quali sono gli altri rischi, dottor Cadum? «Molti studi compiuti negli anni
scorsi in Campania hanno dimostrato che c'è una correlazione tra il vivere vicino alle discariche abusive,
quindi non controllate, e l'incidenza di tumori. È stato calcolato un eccesso di mortalità del 30-40 per cento in
chi abita entro i duo o tre chilometri di distanza». Qual è il periodo di latenza di una malattia tumorale, in una
tale situazione? «Dai 5 ai dieci anni. Dopo 10 anni gli effetti si vedono». E quanto tempo, invece, occorre
perché cominci la catena causa-effetto? «Pochi mesi non fanno assorbire quantità tali di sostanze tossiche
da rappresentare un vero pericolo. Ma a Napoli parliamo di una situazione che dura da molto tempo». Le alte
temperature certamente diffondono la puzza. Dal punto di vista dell'inquinamento e della diffusione di
malattie, però, è più rischiosa l'estate o l'inverno? «Il caldo è più pericoloso per la componente biologica:
velocizza la replicazione dei ceppi di batteri. La pioggia, invece, favorisce lo spargimento fino alle falde
acquifere, dove l'inquinamento, poi, perdura per molti anni».
Ennio Cadum DIRIGENTE MEDICO , 55 ANNI, È IL RESPONSABILE DELL'AREA EPIDEMIOLOGICA
AMBIENTALE DELL' ARPA PIEMONTE , L'AGENZIA REGIONALE PER LA PROTEZIONE
DELL'AMBIENTE
SANITÀ NAZIONALE
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Intervista
24/06/2011
Il Messaggero - Ed. Nazionale
Pag. 13
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Emergenza sanitaria a Napoli Napolitano: il governo intervenga
Il Comune: raccolta no stop e scorta armata per i compattatori Il capo dello Stato: «Bisogna favorire l'impegno
solidale delle regioni»
GERARDO AUSIELLO e LUIGI ROANO
NAPOLI - «Qui siamo ormai all'emergenza sanitaria e il governo non fa nulla per farci portare i rifiuti in altre
regioni». Nell'attesa del decreto, che la Lega ostacola, il sindaco Luigi de Magistris emana un'ordinanza
anticrisi e chiede al prefetto di far rispettare la legge: che Provincia e Regione, rispettivamente, individuino i
siti dove smaltire e gestire i rifiuti in modo che Napoli possa essere finalmente liberata. La situazione è al
collasso. E il Presidente della Repubblica scende nuovamente in campo sollecitando un'immediata risposta
del governo. «È assolutamente indispensabile e urgente un intervento per l'aggravarsi dell'acuta e allarmante
emergenza rifiuti a Napoli - dice Napolitano - al fine anche di favorire l'impegno solidale delle Regioni
italiane». Considerazioni che il capo dello Stato aveva già espresso a Silvio Berlusconi durante il colloquio di
mercoledì al Quirinale. Ma il premier avrebbe preso tempo rinviando la questione al Consiglio dei ministri che
si dovrebbe tenere la prossima settimana. «Berlusconi di Napoli se ne frega» accusa de Magistris. N e l l ' o r
d i n a n z a che ha emanato ieri ci sono le mosse che il Comune sta mettendo in campo sin da stanotte.
Turni di 24 ore continui per circa 7000 lavoratori impegnati in Asìa ma anche dell'azienda per il decoro urbano
Napoli servizi che si occuperà, anche con la crisi in corso, della differenziata. Priorità a scuole e ospedali,
isole ecologiche in città, scorta armata per i compattatori. Per oggi, annuncia il sindaco, è in programma un
incontro con il ministro Stefania Prestigiacomo. «Discuteremo delle risorse per la raccolta differenziata», ha
affermato. «Nonostante la situazione delle casse comunali che ci ha lasciato la Iervolino - ha detto il sindaco abbiamo investito tutto sul settore dei rifiuti, a cominciare dai mezzi dell' Asia di cui il 70% è rotto». De
Magistris ha inoltre ricordato lo sblocco di 8 milioni e 250mila euro da destinare sempre alla differenziata, da
parte della Regione Campania. «Il Comune ha concluso - sta già facendo tutto ciò che può fare». Il ministro
della salute, Ferruccio Fazio, minimizza l'emergenza sanitaria denunciata dal sindaco. Lo scenario attuale è
comunque quello di una città in guerra, l'intifada dei rifiuti ha messo in moto un meccanismo dove, aggiunge il
sindaco «le forze oscure già denunciate nelle sedi opportune stanno trovando terreno fertile» riferendosi alle
scorte armate dei camion che dovranno trasportare i rifiuti. A Roma, sul fronte politico, si registra un
sostanziale stallo: a determinarlo è stato il doppio lo stop della Lega al decreto che potrebbe far ripartire i
trasferimenti di immondizia fuori regione (sospesi in seguito a una sentenza del Tar Lazio). Un altolà che ha
scatenato la reazione del governatore Stefano Caldoro e di un gruppo di parlamentari campani del Pdl.
Adesso, il primo obiettivo è ottenere la riapertura della discarica di Macchia Soprana, in provincia di Salerno,
che può ospitare altre 100mila tonnellate di rifiuti (ciò consentirebbe un'autonomia di 200-250 giorni). In
secondo luogo si punta ad ampliare del 15 per cento lo sversatoio di San Tammaro, nel Casertano: aperto
nel febbraio del 2009, può accogliere un milione e 700mila tonnellate è però già in via di esaurimento. Non si
escludono altri interventi in provincia di Napoli, dove sono stati individuati i siti di trasferenza di Acerra e
Caivano dove però le popolazioni e i sindaci si oppongono. Nel capoluogo partenopeo è invece in cantiere
l'ampliamento dell'area-parcheggio della zona orientale. Di nuove misure per arginare l'emergenza ha
discusso anche il presidente Caldoro col ministro dell'Ambiente. La stessa Prestigiacomo sta valutando con il
ministro degli Esteri Franco Frattini «un coordinamento fra la Regione Campania e la Farnesina per favorire
accordi con Spagna, Germania e altri Stati del Nord Europa» disponibili ad accogliere i rifiuti.
I rischi per la salute Malattie che potrebbero essere legate all'accumulo di immondizia Leptospirosi Colpisce
chi viene a contatto con le feci di topi infetti Epatite B, C, Hiv e tetano Per contatto involontario con oggetti su
cui è presente il virus o il batterio Rabbia Trasmessa attraverso il morso da cani a loro volta morsi da roditori
infetti Colera e poliomielite Vibrione e virus delle due malattie sono stati isolati sul corpo e nell'intestino di
blatte o scarafaggi Salmonellosi Trasmessa da mosche che si posano su rifiuti infetti e poi su cibi
SANITÀ NAZIONALE
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Tavolo tra gli enti locali per la riapertura della discarica di Macchia Soprana RIFIUTI
24/06/2011
Il Messaggero - Ed. Nazionale
Pag. 13
(diffusione:210842, tiratura:295190)
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Foto: Uno dei tanti roghi che continuano a divampare nelle strade di Napoli invase dai rifiuti
Foto: Il capo dello Stato Giorgio Napolitano
SANITÀ NAZIONALE
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24/06/2011
Il Giornale - Milano
Pag. 1
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Niguarda, la cartella clinica via iPad fa scuola
L'ESEMPIO Il governo ha scelto il progetto per rappresentare l'innovazione italiana
Il progetto della cartella clinica aggiornata via I-Pad è stato scelto dall'agenzia per la diffusione delle
tecnologie per l'innovazione (Presidenza del Consiglio dei Ministri), per rappresentare l'Italia nell' ambito di
«Italia degli Innovatori», l'iniziativa che ha come obiettivo quello di promuovere le eccellenze italiane a livello
internazionale per dare vita a scambi di know-how fra l'Italia e gli altri Paesi. Realizzato da Connexxa e
attualmente in sperimentazione all'ospedale Niguarda di Milano, il progetto I-Clinic è una delle 265 soluzioni,
tra le oltre 3mila segnalazioni pervenute, inserite nel progetto governativo. E di fatto consente di consultare e
aggiornare in tempo reale la cartella clinica dal letto del paziente. «Il fatto che un programma
tecnologicamente avanzato, sostenuto da Regione Lombardia e sperimentato in un grande ospedale come
Niguarda abbia ottenuto questo riconoscimento commenta il presidente della Regione Lombardia Roberto
Formigoni che, insieme all'assessore alla Sanità Luciano Bresciani, aveva lanciato ufficialmente I-Clinic lo
scorso mese di novembre - conferma la vocazione all'innovazione della sanità lombarda. Esprimo dunque
grande soddisfazione per questa notizia e rivolgo le più vive congratulazioni ai tecnici, ai medici e al
personale di Niguarda». Il progetto I-Clinic è finanziato da Regione Lombardia con 650mila euro su un costo
complessivo di 950mila euro.
SANITÀ NAZIONALE
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SANITÀ
24/06/2011
Il Giornale - Ed. Nazionale
Pag. 36
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Un punto di riferimento per tutti i servizi per la salute
NON SOLO MEDICINE Ma anche prelievi, prenotazioni di esami o il ritiro dei referti Restano le più vicine al
cittadino, perciò devono trasformarsi in centri territoriali polifunzionali integrati con il Sistema sanitario, dice
Federfarma
Caterina Markes
Il futuro della farmacia non è più solo quello di dispensatore di medicinali, bensì di tutta una serie di servizi:
dal prelievo del sangue alla prenotazione di visite ed esami, dal ritiro dei referti al pagamento di ticket. È
questa la direzione stabilita dagli ultimi tre decreti approvati dal Governo. «Questa riforma va certamente
incontro alle esigenze dei cittadini e le farmacie sono pronte a raccogliere la nuova sfida - ha ribadito di
recente Annarosa Racca, presidente di Federfarma - intensificando ancor di più il rapporto con gli utenti e con
il territorio. Per fare ciò, per sviluppare i nuovi servizi previsti dalla legge, le farmacie hanno però bisogno di
risorse adeguate: per questo auspico che sia avviato al più presto un confronto con le istituzioni per rivisitare
il sistema della remunerazione e che, di pari passo, si aprano le trattative per il rinnovo della convenzione per
completare la trasformazione della farmacia in centro territoriale polifunzionale integrato con il Servizio
sanitario nazionale». Un futuro che è già realtà in alcune croci verdi. «Con un semplice prelievo dal
polpastrello, in pochi minuti, è possibile conoscere il valore del colesterolo, delle transaminasi, della
creatinina - sottolinea il dottor Pierluigi Daffra, di Roche Diagnostics - il farmacista, con la professionalità,
l'accoglienza e la qualità del consiglio può aiutare noi e il nostro medico curante a mantenere il nostro stato di
salute e benessere, promuovendo corretti stili di vita e d'alimentazione, oppure cogliere per tempo quei
campanelli d'allarme che possono suggerire al medico curante un approfondimento clinico diagnostico e una
diagnosi precoce; oppure ancora aiutare il medico curante nel controllo del buon esito della terapia». Oggi i
tempi di ricovero in ospedale sono ridotti all'osso: piccolo o grande che sia l'intervento chirurgico, in corsia
ormai si rimane il tempo strettamente necessario. I mesi in un letto di ospedale sono solo un ricordo del
passato con ripercussioni positive e meno. In questo nuovo scenario, il farmacista acquisisce un ruolo
sempre più rivelante non solo come dispensatore di medicinali, ma come primo camice bianco a cui
rivolgersi, quello più a portata di mano per qualsiasi dubbio o consiglio, quello che si trova anche nel paesino
più piccolo. Forse più facile da raggiungere del medico di famiglia. Gli operatori del settore sono tutti concordi
nel ritenere che, con gli ultimi provvedimenti legislativi e la conseguente de-ospedalizzazione, le prospettive
del settore sono completamente cambiate: la farmacia è destinata a diventare il front-office del paziente
appena dimesso, un front-office disponibile e capillare su tutto il territorio nazionale, ricco di esperienza e
professionalità. In altre parole, sarà un punto di riferimento essenziale per l'utente: non solo per l'acquisto dei
medicinali, ma per tutta una serie di servizi come, per esempio per analisi, screening e test, che si potranno
effettuare in loco anziché recarsi all'Asl competente. In particolare, il primo provvedimento, entrato in vigore in
aprile, ha autorizzato le farmacie a effettuare autoanalisi di base, come il controllo di glicemia e colesterolo; il
secondo sancisce la possibilità di avvalersi della collaborazione di infermieri e fisioterapisti, mentre a breve è
prevista la pubblicazione del terzo decreto che consente di poter attivare il servizio Cup per prenotare visite e
ottenere referti e responsi di laboratorio. Si tratta di una rivoluzione copernicana per le croci verdi. «È
prioritario guidare la categoria - ha aggiunto Racca - a fare le giuste scelte e a compiere i passi necessari per
trovarsi preparati a raccogliere le nuove sfide con la stessa, grande, professionalità che ci ha contraddistinto
finora». Dal canto suo Roche Diagnostics, azienda leader della diagnostica in vitro e in particolare della
diagnostica in laboratorio, vuole aiutare il farmacista nell'affrontare la nuova sfida sia offrendogli dispositivi
medici per autoanalisi; sia servizi dedicati come, per esempio, un programma esterno di controllo della qualità
analitica; sia soluzioni ad alto contenuto di innovazione e di qualità come nel caso del sito interattivo
www.quipuoi.com.
SANITÀ NAZIONALE
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LE FARMACIE DOPO LA RIFORMA
24/06/2011
Il Giornale - Ed. Nazionale
Pag. 36
(diffusione:192677, tiratura:292798)
SANITÀ NAZIONALE
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Foto: L'impegno di Roche (nella foto, l'ingresso di una farmacia) è quello di favorire il dialogo e la
collaborazione necessaria tra tutti i professionisti della salute farmacista, medico curante, medico specialista,
biochimico e medico di laboratorio con l'obiettivo condiviso di migliorare la salute e il benessere delle persone
24/06/2011
Il Giornale - Ed. Nazionale
Pag. 34
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Più prevenzione per salvaguardare le casse statali
Luigi Cucchi
La sanità che importanza ha nei Paesi occidentali? La spesa sanitaria, negli ultimi quindici anni, nella
maggior parte dei paesi Ocse (Organizzazione cooperazione per lo sviluppo economico) ha registrato un
forte aumento, non solo in termini nominali, ma anche in rapporto al Pil, in conseguenza di fattori quali
l'invecchiamento della popolazione, lo sviluppo delle tecnologie, l'incremento delle aspettative da parte dei
cittadini. In Italia si cerca di contenere la spesa sanitaria non tanto per l'entità della stessa, quanto per la
situazione complessiva della finanza pubblica. Analizziamo la dimensione della spesa sanitaria di alcuni altri
Paesi. Nel 2006 i valori di spesa più elevati in rapporto al Pil riguardavano Stati Uniti (15,3%), Svizzera
(11,3%), Francia (11,0%) e Germania (10,6%); quelli più bassi Polonia (6,2%), Corea (6,4%) e Messico
(6,6%). In Italia, la spesa 2006 era perfettamente allineata alla media Ocse in rapporto al Pil e leggermente
inferiore in termini pro-capite: dal 2002 al 2007, la percentuale di risorse dedicate alla sanità è passata in
Italia dall'8,3% all'8,7% del Pil con un incremento del 4,82%. Anche negli altri Paesi dell'Ocse si è assistito a
un aumento della percentuale del Pil dedicata alla salute con un incremento medio del 6,21%. Sono poche le
nazioni che hanno fatto registrare, dal 2002 al 2007, una riduzione della spesa sanitaria in termini relativi
rispetto al Pil, tra queste Svizzera, Norvegia, Svezia, Islanda, Ungheria, Germania e Repubblica Ceca.
Analizzando i Paesi dell' Unione europea a quindici (Eu15) ci accorgiamo che ben otto hanno investito, nel
2007, in sanità una percentuale del Pil superiore rispetto all'Italia, con il nostro Paese che si è mantenuto
addirittura sotto la media degli Stati Ocse. Dai dati disponibili al 2007 risulta che Spagna, Finlandia, Irlanda e
Regno Unito hanno, invece, riservato alla sanità una quota inferiore di risorse rispetto all'Italia sempre in
riferimento al Pil. Tra non molti anni i bilanci dei singoli Stati non riusciranno a far fronte alla crescente
domanda sul tema salute. Per questo in tutti i Paesi, Stati Uniti in testa, la preoccupazione è elevata. Per
modificare il trend è necessario far crescere gli investimenti per il controllo dei fattori di rischio e aumentare la
prevenzione primaria, dedicando maggiori risorse all'assistenza territoriale. Si deve inoltre investire in
innovazioni organizzative volte a sviluppare nuovi modelli assistenziali. La spesa sanitaria è prevalentemente
finanziata da risorse pubbliche: nei paesi Ocse è mediamente pari al 73%. I sistemi a Servizio sanitario
nazionale, in particolare, si posizionano generalmente al di sopra della media Ocse (Norvegia 83,6%,
Danimarca 84,1%, Regno Unito 87,3%), a eccezione però dei Paesi dell'Europa mediterranea come Spagna
(71,2%), Portogallo (70,6%) e soprattutto Grecia (61,6%). In quest'ambito rientra anche l'Italia, che con il
77,2% si colloca in una posizione intermedia. I Paesi con sistemi ad assicurazione sociale obbligatoria,
invece, fanno in genere registrare una quota di spesa pubblica vicina alla media Ocse (Canada 70,4%,
Austria 76,2%, Germania 76,9%). È però significativo che anche nei sistemi sanitari classificabili come
privatistici (Stati Uniti) la quota pubblica sia comunque molto elevata (48,8%). Il massiccio concorso dello
Stato al finanziamento della spesa sanitaria spiega la forte preoccupazione dei policy maker circa la
sostenibilità della spesa stessa, soprattutto in Paesi che, come il nostro, si caratterizzano per un debito
pubblico già molto consistente.
SANITÀ NAZIONALE
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La spesa sanitaria
24/06/2011
Avvenire - Ed. Nazionale
Pag. 12
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Arriva l'estate, pronto piano di prevenzione per bimbi e anziani
Attivato il bollettino meteo in 27 città per segnalare l'aumento delle temperature Ripristinato il numero
telefonico 1500
olpi di calore e malori, soprattutto per anziani, bambini e malati cronici. Sono i rischi maggiori legati alle alte
temperature dell'estate appena iniziata. Ma, anche quest'anno, il ministero della Salute ha messo in campo
una serie di iniziative per tutelare la salute dei cittadini e prevenire i pericoli. Dal monitoraggio costante delle
temperature in 27 città italiane a un servizio informativo telefonico, le misure «anticaldo» sono pronte, con
un'attenzione particolare, ha sottolineato il ministro della Salute Ferruccio Fazio presentando il piano, alle
categorie più fragili. Di seguito i punti principali del Programma di prevenzione promosso dal ministero per
l'estate 2011, in collaborazione con la Protezione civile, le Regioni e gli Enti locali. Sistema nazionale di
allerta meteo. Con il coordinamento del dipartimento della Protezione civile, è operativo un sistema di allerta
in grado di prevedere l'arrivo di condizioni meteo a rischio per la salute, con un anticipo fino a 72 ore,
sufficiente a consentire l'attivazione di interventi di prevenzione. Durante l'estate il sistema è operativo dal 15
maggio al 15 settembre, in 27 città italiane. Ogni giorno viene prodotto un bollettino per ciascuna città che
viene pubblicato sul portale della Protezione civile e del ministero della Salute e diffuso alle istituzioni e ai
responsabili locali per l'attivazione di interventi di prevenzione mirati. Il Sistema di allerta rappresenta dunque
un'attività di vigilanza città per città, che permette di concentrare gli interventi sui gruppi più vulnerabili della
popolazione. Campagne di informazione. Il ministero ha promosso una campagna informativa rivolta alla
popolazione generale, ai medici di famiglia, agli operatori delle strutture di ricovero per anziani e alle persone
che assistono gli anziani a casa. In particolare, sono stati realizzati un vademecum divulgativo per prevenire il
fenomeno delle morti dei bambini lasciati soli in macchina, e quattro opuscoli informativi, tra cui un opuscolo
per le badanti tradotto in sei lingue che indica alcune semplici precauzioni da adottare nei comportamenti
quotidiani. Tutti gli opuscoli sono scaricabili da internet (http:// www.salute.gov.it/). Il servizio 1500 del
ministero. Come per gli anni passati, durante il periodo estivo è prevista l'attivazione del servizio di pubblica
utilità 1500. Il servizio fornirà ai cittadini informazioni e consigli sulle misure di prevenzione da adottare e sui
servizi e numeri verdi attivati sul territorio da Regioni e Comuni. L'anagrafe delle fragilità. È attivata in 25 città
italiane e consiste nella identificazione dei soggetti più a rischio, soprattutto gli anziani sopra i 65 anni, sulla
base dei sistemi informativi o tramite le segnalazioni dei medici di famiglia e operatori sociali. Attenzione a
soggetti «vulnerabili». Il ministero invita anche a prestare sempre molta attenzione alle persone più vulnerabili
che vivono in casa, come bambini molto piccoli, anziani con malattie croniche, persone non autosufficienti, e
di prendersi cura dei vicini di casa anziani che vivono da soli. In caso di bisogno la prima persona da
consultare è il proprio medico di famiglia o la guardia medica. Nei casi di emergenza l'invito è quello di
chiamare prontamente il 118.
SANITÀ NAZIONALE
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sanità Sono state avviate le iniziative del ministero, in collaborazione con Protezione civile, Regioni e Comuni
per tutelare la salute delle persone più fragili Informazioni anche online
24/06/2011
Avvenire - Milano
Pag. 3
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Confermata in appello la sentenza di primo grado per il direttore e il direttore sanitario del centro di terapia del
sonno della clinica
ono stati assolti, anche in secondo grado, il direttore e il direttore sanitario del Centro di terapia del sonno
della clinica Villa Turro, che fa parte della Fondazione San Raffaele - Monte Tabor, che erano imputati per
truffa e falso per presunti rimborsi gonfiati aumentando il numero dei ricoveri. I giudici della quarta sezione
della Corte d'Appello di Milano hanno infatti confermato la sentenza di assoluzione di primo grado, ribadendo
anche il proscioglimento da tutte le accuse della fondazione San Raffaele, che era imputata in base alla legge
231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. I sostituti pg Tiziana Siciliano e Grazia Pradella
avevano chiesto invece una condanna a tre anni per il direttore del centro, Luigi Ferini Strambi, e una a due
anni e quattro mesi per il direttore sanitario Pasquale Mazzitelli, ribadendo la stessa richiesta formulata in
primo grado. Secondo la tesi dell'accusa, tra il 2004 e il 2006 nel centro di terapia del sonno erano stati
gonfiati i giorni di ricovero dei pazienti falsificando le cartelle cliniche per ottenere rimborsi dal sistema
sanitario nazionale. Un'ipotesi di accusa che i giudici di secondo grado hanno fatto cadere come era
successo in primo grado. «E una sentenza sacrosanta - ha spiegato l'avvocato Luigi Isolabella, legale di
Mazzitelli - perché si trattava di un'imputazione che non aveva sostanza». Molto soddisfatto anche l'avvocato
Giovanni Piazza Spessa, legale di Ferini Strambi: «Ora attendiamo fiduciosi di chiudere questa vicenda con
una sentenza definitiva».
SANITÀ NAZIONALE
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Villa Turro, nuove assoluzioni
24/06/2011
Il Mondo - N.25 - 1 Luglio 2011 - Professioni
Pag. 87
(diffusione:79889, tiratura:123250)
il sanitario trova lavoro, ma non l'ordine
La legge inseguita da anni per ottenere un proprio Ordine sembra si sia persa per strada, ma intanto alcune
tra le 22 professioni sanitarie non mediche riescono a far trovare facilmente un impiego. In base a una ricerca
presentata dalla Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie, a un anno dalla laurea i più
gettonati risultano gli infermieri (il 93% lavora), seguiti da fisioterapisti (91%), logopedisti (88%), igienisti
dentali (87%), tecnici in radiologia (86%), tecnici audioprotesisti ed educatori professionali (85%). Chiudono la
classifica i dietisti (63%), i tecnici in neurofisiopatologia (62%), tecnici di laboratorio (60%), ostetriche (57%) e
tecnici in fisiopatologie cardiocircolatorie (56%). In generale, trascorsi tre anni dalla laurea, il 95% di tutti i
professionisti sanitari non medici trova lavoro. La domanda è massima anche per gli studenti alla ricerca di
corsi universitari specifici. Per gli infermieri: tra il 2008 e il 2010, i posti disponibili sono stati 15 mila, a fronte
di 38 mila richieste. Per i logopedisti, invece, su circa 5 mila domande, i posti a disposizione sono stati
appena 521, con un rapporto di dieci a sei. A fronte di un mercato piuttosto vivace che non sempre riesce a
essere soddisfatto, le associazioni che rappresentano le categorie coinvolte lamentano la condizione di
inferiorità vissuta da chi è privo di Ordine. In certi casi, come per gli infermieri, si vorrebbe trasformare il
Collegio e ottenere appunto il massimo riconoscimento. Nella maggior parte degli altri, invece, si vorrebbe
arrivare a una normativa che tuteli le professioni: l'Ordine come ce l'hanno i medici. Un modo, dicono, per
opporsi con più forza all'abusivismo dilagante in attività che mettono a rischio la salute delle persone. Solo
che le 22 professioni sanitarie hanno tutti contro: Antitrust, ampia parte del Parlamento (sia opposizione sia
maggioranza), associazioni di consumatori, Ordine dei medici e odontoiatri, tanti cittadini.
SANITÀ NAZIONALE
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ordine del giorno
24/06/2011
Il Mondo - N.25 - 1 Luglio 2011 - Hi Tech
Pag. 67
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La banca per mamme in carriera
Le statistiche italiane parlano di un costante innalzamento dell'età del parto: nell'arco degli ultimi tre decenni è
infatti passata da 27 anni a oltre 31, anche a causa degli impegni di lavoro delle donne. Ma ora pianificare la
gravidanza è diventato più facile
Diventare mamma. Un pensiero che sempre più donne tendono a posticipare, magari quando, passati i 35
anni, questo può diventare un desiderio dif fi cile da avverare. Prima vengono altre priorità: lo studio, il lavoro,
la carriera e, anche, il trovare l'anima gemella ideale per dare vita a una famiglia. Così ha fatto Anna,
trentottenne milanese, che oggi è mamma di una splendida bambina di due anni. Ma, prima di accantonare
l'idea di una maternità, ha voluto assicurare la propria fertilità mettendola « in banca». « Una scelta dettata da
un fattore oggettivo: l'età è il primo nemico della fertilità femminile», precisa Michael Jemec, specialista in
Medicina della riproduzione al centro ProCrea di Lugano, in Svizzera. « Una donna viene considerata
pienamente fertile fi no a circa 30 anni, poi inizia una lenta fase di diminuzione della fertilità, fi no ai 35 anni.
Dopo i 40 anni, le possibilità di una gravidanza si abbassano notevolmente». Una recente ricerca degli
ordinari di Ginecologia e Ostetricia degli atenei romani ha descritto questa tendenza: infatti, secondo gli
studiosi, una donna su tre concepisce il primo fi glio dopo i 35 anni, con tutti i possibili problemi che questo
può portare. Inoltre, le statistiche italiane parlano di un costante innalzamento dell'età delle neo mamme:
nell'arco degli ultimi tre decenni questa è infatti passata da 27 anni a oltre 31. Anche Anna rientra in questo
preciso quadro. Dopo la laurea, ha voluto aspettare un impiego stabile, uno stipendio adeguato e un
compagno af fi dabile per poter piani fi care una gravidanza che, di fatto, è arrivata a 36 anni. Ma, prima però,
ha fatto una scelta diversa: non ha lasciato che il tempo riducesse la propria fertilità. Anzi, ha giocato
d'anticipo, facendo crioconservare a Lugano i propri ovociti. Da questi, che sono stati fecondati quasi tre anni
fa, è nata la piccola Giulia. « La crioconservazione degli ovociti è una tecnica che viene incontro alle esigenze
di oggi, quando la maternità non è più vissuta solamente come un fatto naturale, ma soprattutto come una
scelta consapevole, su cui gravano una serie di fattori per lo più esterni», spiega Jemec. Nella
crioconservazione degli ovociti vengono utilizzate le più consolidate tecniche di procreazione assistita,
utilizzando però ovociti pienamente fertili che riducono al minimo le possibilità di insuccesso. « È infatti una
tecnica che offre alla donna la possibilità di avere a disposizione una riserva ovocitaria per piani fi care la
gravidanza nei tempi ritenuti idonei e di conservare la fertilità anche qualora dovesse subentrare la necessità
di sottoporsi a terapie antitumorali», precisa lo specialista in Medicina della riproduzione di ProCrea. « La
crioconservazione permette di conservare gli ovociti che così possono essere utilizzati in un secondo tempo
per iniziare una procedura di fecondazione assistita. Del resto, la vitri fi cazione, cio è il congelamento ultra
rapido degli ovociti, è una tecnica di crioconservazione con alti livelli di sopravvivenza e, quindi, di
fecondazione». Per crioconservare i propri ovociti, Anna si è sottoposta quando aveva poco più di 30 anni a
una stimolazione ormonale. Quindi il trattamento prevede, dopo una lieve sedazione della donna, il prelievo
degli ovociti il cui numero dipende da diversi fattori quali l'età, eventuali patologie concomitanti e gli interventi
pregressi sull'apparato genitale. Una volta recuperate, le uova vengono crioconservate in azoto liquido in
piccole provette. Nel momento ritenuto più opportuno, Anna è tornata a Lugano dove gli specialisti in
medicina della riproduzione hanno scongelato i suoi ovociti e li hanno fecondati con il seme del marito. Quindi
gli embrioni sono stati trasferiti nell'utero della donna dopo due giorni.
Foto: Luca Jelmoni, direttore di Procrea. Al centro, Cesare Taccani (Ostetricia e Ginecologia). In alto, lo
specialista Michael Jemec
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sanità a lugano il centro sPecializzato nella conservazione degli ovociti
24/06/2011
Il Mondo - N.25 - 1 Luglio 2011 - Hi Tech
Pag. 63
(diffusione:79889, tiratura:123250)
P.Li.
la telemedicina è una delle tante applicazioni per le nuove connessioni internet super-veloci, ma quanto può
aiutare gli ospedali (e anche i pazienti) a far quadrare i conti? uno studio commissionato da canada health
infoway e condotto da praxia information intelligence e gartner rivela che gli ospedali canadesi, grazie ai
5.700 sistemi di telehealth implementati in 1.175 comunità sparse in tutto il paese (che è all'avanguardia da
questo punto di vista), hanno risparmiato l'anno scorso 55 milioni di dollari, mentre i pazienti hanno evitato 70
milioni di dollari di spese legate agli spostamenti verso gli studi medici. «i canadesi non devono più viaggiare
ogni volta per farsi visitare, la telemedicina migliora l'accesso alle cure, la qualità dell'assistenza e la
produttività del sistema sanitario», afferma Jennifer Zelmer, senior vice-president della clinical adoption and
innovation di infoway. i canadesi usano questa tecnologia non solo per le videoconferenze con pazienti (e
altri medici) ma anche per trasmettere in tempo reale immagini e in generale dati da esaminare prima della
diagnosi. nel 2010 sono state condotte più di 260 mila sessioni di telemedicina in canada, di cui la metà per
assistere pazienti in aree remote, ma molte anche per la formazione del personale sanitario o per esigenze
amministrative.
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con la telemedicina 55 milioni risparmiati per gli ospedali canadesi
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