STORIE IN CORSO VI
Seminario nazionale dottorandi
Catania, 26-28 maggio 2011
www.sissco.it
Titolo provvisorio della tesi di dottorato: La costruzione del consenso.
Strumenti, linguaggi e dinamiche della propaganda popolare a Napoli
durante i moti del 1820-21.
di Donatella Montemurno
Il quesito centrale della ricerca, i suoi presupposti, i risultati attesi e quelli
conseguiti
La ricerca si colloca all’interno del discorso sul rapporto tra potere e sudditi, in
cui recentemente ha assunto maggiore centralità il problema della comunicazione
politica e delle sue modalità di diffusione, di articolazione e di costruzione del
consenso. Analizzare «i linguaggi del potere1» significa, quindi, studiare le
pratiche, le strategie e le logiche discorsive, come quelle della propaganda
politica, questione che, nell’ambito della disputa per l’orientamento dell’opinione
pubblica, offre ampi spunti per la ricerca storica. Partendo da questo presupposto,
in questa ricerca si vuole porre l’attenzione sulla problematica della gestione
1
F. Cantù (a cura di), I linguaggi del potere nell’età barocca, Roma, Viella, 2009.
1
dell’orientamento politico delle masse popolari. In particolare, si è scelto di
analizzare quest’ultima tematica rispetto ad una situazione sociale specifica e
peculiare: quella di Napoli all’inizio del XIX secolo.
Gli avvenimenti del gennaio 1820, che in Spagna portarono al ripristino della
“Costituzione di Cadice” del 1812, ebbero grande risalto nella società europea
degli anni successivi alla Restaurazione. Anche nelle Due Sicilie in quei mesi si
sviluppò un movimento rivoluzionario, guidato soprattutto dalla Carboneria, con
lo scopo di ottenere un cambiamento in ambito politico. Nel luglio del 1820,
infatti, venne concessa, da parte del re Ferdinando I Borbone, la Costituzione di
Cadice.
La rivoluzione del 1820-’21, come analizza Aurelio Lepre2, scaturisce da un
periodo di crisi economica che colpì il Regno delle Due Sicilie. Le difficoltà
riguardarono non soltanto i ceti bassi, ma anche il ceto medio, e quello medioalto. Non a caso, secondo Lepre, a spingere verso la rivolta fu, soprattutto, la
borghesia agraria. Tuttavia, ben più complesso è il clima in cui si sviluppò il moto
insurrezionale, che si propagò dalla provincia verso la capitale. La provincia e le
sue difficoltà, in particolare quelle derivanti dall’arretratezza dell’agricoltura del
Regno e dal forte accentramento del potere politico da parte della capitale, sono
da considerare tra gli elementi caratterizzanti del moto rivoluzionario del 1820-21.
Alle necessità ed aspirazioni delle provincie si associarono, inoltre, il malcontento
dell’esercito, falcidiato numericamente e nella retribuzione, i problemi di
convivenza politica e sociale derivati dalla mancata “amalgama” tra murattiani e
fedeli della corona borbonica, gli strascichi dell’immobilità politica del
2
A. Lepre, La rivoluzione napoletana del 1820-1821, Roma, Editori riuniti, 1967.
2
quinquennio successivo alla Restaurazione e l’insoddisfazione degli intellettuali.
Furono tanti, quindi, gli attori che agirono sulla scena della rivoluzione, ma tra
questi non troviamo i ceti medio-bassi urbanizzati, cioè il popolo di Napoli. È
questa iniziale esclusione, oltre al malcelato disinteresse di questi ceti per la
sollevazione delle provincie che ha spinto ad interrogarsi su quali strumenti siano
stati utilizzati dalle elite al potere per garantirsi l’appoggio della popolazione
napoletana e scongiurare nuove forme di sanfedismo.
Le origini contadine e provinciali potrebbero spiegare l’iniziale diffidenza del
proletariato urbano. La rivoluzione non nacque a Napoli, ma giunse in città
quando ormai il moto, pacifico, era arrivato a compimento. Così Carlo De Nicola
racconta l’arrivo dei rivoluzionari a Napoli: «si è notato bensì che mentre le grida
e gli evviva della truppa e della Guardia andavano ai cieli, niuno del popolo vi
prese parte, non essendosi veduto neanche uno di quei che diconsi Lazzari, e che
si affollano ad ogni piccola occasione che si fosse fatto vedere neanco di poca
età»3. Il disinteresse iniziale sembra scemare nei giorni successivi il 9 luglio e
anche il basso popolo napoletano comincia a sperare in un cambiamento delle
condizioni di vita grazie all’approvazione della Costituzione: «il malessere non
era vivo soltanto fra i proprietari di terre, ma un po’ in tutta la popolazione, che
sentiva la necessità, se non di una rivoluzione, perlomeno di profondi mutamenti.
[…] La pacifica rivoluzione del luglio 1820 fu perciò salutata con molto favore da
tutto il popolo, eccetto, beninteso, i gruppi dominanti»4.
3
C. De Nicola, Diario napoletano (1798-1825), Napoli, Società Napoletana di Storia Patria, 1906,
p. 188.
4
A. Lepre, op. cit., pp. 24-25.
3
La scelta della Costituzione gaditana ebbe tra le sue conseguenze più
immediate quella di ampliare il mercato dell’informazione in tutto il Regno delle
Due Sicilie. Infatti, gli articoli della Costituzione spagnola prevedevano la
concessione della libertà di stampa, che sarebbe stata poi regolamentata e limitata
dalla Giunta provvisoria. Prima conseguenza della libertà di stampa fu la
pubblicazione nella sola Napoli di ben 32 giornali, a cui vanno aggiunte le
pubblicazioni minori, cioè brosciure e fogli volanti5. Queste ultime due tipologie
di pubblicazioni, di cui si occupa principalmente la ricerca, furono in larga parte
prodotte nella capitale e distribuite da venditori ambulanti, per lo più provenienti
dal sottoproletariato urbano. Ecco come la diffusione della stampa è descritta da
un osservatore contemporaneo ai fatti, indignato per la grande quantità di
materiale satirico: «fa vergogna, dà nausea, sa d’insulto il sozzo spettacolo degli
spazza stivali, e di tutti gli accattoni di Napoli i quali convertiti in mercanti
d’ingiurie stampate in prosa sciolta, ed in prosa rimata, vi stordiscono da mattina a
sera gridando - la storia di Medici, la risposta di Medici, la partenza di Medici,
Medici in Barcellona, Medici in Turchia, Medici all’Inferno ec. ec»6. Si
pubblicarono, quindi, numerosi opuscoli, fogli volanti e pamphlet, in italiano e in
napoletano, anche con lo scopo di spiegare e istruire sul cambiamento
istituzionale. «Si sono pubblicate varie brosciure in lingua Napoletana contenenti
5
Cfr. W. Daum, Oszillationen des Gemeingeistes. Offentlichkeit, Buchhandel und Kommunikation
in der Revolution des Konigreichs beider Sizilien 1820-21, Koln, SH, 2005.
6 F.S., Bisogna esser IMPARZIALE anche con Medici, in «L’Imparziale», Napoli, s. I, n. 4, 8
agosto 1820, pp. 2-3.
4
dialoghi tra il Corpo di Napoli e il Sebeto di s. Lucia, per altro istruttivi per Napoli
sull’articolo della Costituzione»7.
Il “nonimestre costituzionale” del 1820-21 rappresenta, quindi, il contesto
storico in cui ci si propone di analizzare la costruzione e la gestione del consenso
politico delle masse da parte delle elite napoletane al potere. Attraverso lo studio
della documentazione prodotta in quei giorni si vuole conoscere meglio le forme, i
linguaggi e gli strumenti utilizzati dalla propaganda politica all’inizio del XIX
secolo, studiare e ricostruire l’ambiente di fruizione, le modalità di diffusione, il
contesto di produzione dei testi, restringendo il campo della ricerca ai cittadini di
Napoli, in particolare ai ceti medio-bassi e ad un determinato genere editoriale,
quello della letteratura politica per il popolo8.
Questa necessaria restrizione dell’oggetto di studio richiede una particolare
attenzione alla condizione di analfabetismo o di limitata conoscenza della lingua
italiana della popolazione napoletana che, insieme allo scarso interesse per i
mutamenti politici, rendevano difficoltosa la comunicazione e la propaganda
attraverso la più consueta produzione pubblicistica. Da ciò deriva la necessità di
ricorrere a specifici espedienti, quali l’uso del dialetto o di mediatori linguistici,
come il clero o i capi-popolo, in grado di utilizzare schemi e strutture propri della
lingua di questi gruppi sociali. Le elite al potere, quale risultato dei cambiamenti
politici del secolo precedente, avevano, infatti, maturato l’esigenza e la volontà di
7
8
Ivi, p. 224.
Cfr. Guerci L., Mente, cuore, coraggio, virtù repubblicane. Educare il popolo nell’Italia in
rivoluzione (17996-1799), Torino, Tirrenia, 1992; Id., Istruire nelle verità repubblicane. La
letteratura politica per il popolo nell’Italia in rivoluzione, 1796-1799, Bologna, Il Mulino, 1999.
5
coinvolgere nelle loro attività anche le classi sociali solitamente isolate dal
contesto politico.
È d’obbligo, a questo punto, fare un’ulteriore specifica. Nonostante la libertà di
stampa e l’enorme quantità di pubblicazioni, i documenti giunti fino a noi non
consentono di ricostruire il contesto del nonimestre costituzionale in maniera
completa ed esaustiva. Infatti, dopo la rivoluzione del 1820-’21, il restaurato
potere borbonico procedette ad una epurazione della società, con conseguente
distruzione di buona parte della produzione letteraria di quei giorni. Quindi, il
percorso di analisi della letteratura popolare a fini propagandistici ed educativi del
’20-’21 dovrà necessariamente far riferimento anche agli studi fatti sulle altre
rivoluzioni che interessarono il Regno delle Due Sicilie, in particolare quella del
1799 e quella del 18489.
Fonti e metodologia della ricerca
Sulla base delle considerazioni appena fatte, il campo d’azione della ricerca è
stato delimitato alle sole fonti in dialetto napoletano prodotte con il chiaro intento
di informare o educare i ceti medio-bassi della popolazione napoletana: gli
opuscoli, i pamphlet e i fogli volanti in napoletano finalizzati alla propaganda e
comunicazione politica. Tuttavia, il solo esame dei testi non è sufficiente a
ricostruire i sistemi di costruzione e gestione del consenso e la loro efficacia, a ciò
si deve unire lo studio dei committenti, dei destinatari, degli autori dei testi e dei
mediatori comunicativi, cioè dei canali e dei meccanismi della produzione, della
9
Scafoglio D., Lazzari e giacobini. Cultura popolare e rivoluzione a Napoli nel 1799, L’ancora,
Napoli, 1999; Darnton R., The literary underground of the old regime, Harvard University Press,
London, 1982.
6
diffusione e della fruizione dei prodotti di propaganda e non solo. Come detto, al
materiale di propaganda si affiancherà la produzione finalizzata all’educazione e
all’istruzione del popolo secondo i principi del nuovo regime politico, come il
caso dei catechismi laici, la cui metodologia di analisi è stata proposta da Guerci
nei suoi studi sui testi del Settecento10. A sostegno dello studio di questi generi
letterari, si può fare riferimento a tutta la storiografia che si è interessata alla
produzione della fase repubblicana e giacobina.
Ai testi a stampa in lingua napoletana, come i già citati opuscoli, fogli volanti o
anche immagini di propaganda, vanno aggiunte le testimonianze dei
contemporanei contenute in diari, epistole, ma anche atti parlamentari e giornali.
Questa documentazione è conservata in gran parte presso l’Archivio di Stato di
Napoli (per lo più nel fondo Archivio Borbone), la Biblioteca della Società
Napoletana di Storia Patria (Fogli volanti del 1820-’21), la Biblioteca Nazionale
di Napoli, la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma e l’Archivio
dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano.
Esiste anche una produzione in italiano per il popolo, ma a differenza di quella
dialettale, non fa ricorso a temi o figure, come le statue parlanti, tipiche
dell’immaginario del basso popolo napoletano. Infatti, caratteristica principale dei
testi dialettali è quella di rendere partecipi degli eventi politici personaggi
strettamente legati alla cultura popolare, come la statua del fiume Sebeto e del
fiume Nilo, anche detto Corpo di Napoli, oppure la fontana della Coccovaja del
10
L. Guerci, Istruire nelle verità repubblicane, op. cit.
7
quartiere Porto11. La letteratura in italiano sarà solo marginalmente analizzata nel
corso di questa ricerca, in quanto la lingua italiana non era né parlata né letta dal
popolo. Infatti, dato l’alto tasso di analfabetismo, possiamo supporre che
difficilmente il basso popolo fosse in grado di comprendere testi in italiano,
soprattutto quando questi fanno ricorso ad un registro letterario medio-alto.
Non vanno dimenticati gli opuscoli prodotti dai membri della Carboneria
napoletana, che si distinguono grazie alla firma in calce dell’autore preceduta
dalla sigla B.C.C, buon cugino carbonaro. La presenza di un chiaro riferimento
all’ambiente carbonaro ci permette di classificare le fonti sia secondo fattori
linguistici sia sulla base del circuito di produzione12.
Altra caratteristica di questi documenti è il chiaro intento educativo ed
informativo. Venne pubblicata, infatti, una serie di opuscoli che attraverso la
struttura dialogica intendevano proporre delle vere e proprie lezioni dedicate
all’educazione, in chiave costituzionale, dei più piccoli13.
Riassumendo, le fonti possono essere suddivise sia sulla base della lingua
utilizzata, italiano o napoletano, sulla base del canale di produzione, ambiente
moderato o carbonaro, e sulla base del proposito, cioè informare, istruire o fare
satira, soprattutto nei confronti degli ex ministri della monarchia borbonica, ad
esempio il Medici. I documenti possono essere soggetti, poi, ad un’ulteriore
11
Giaramicca P., Masto Nnicola lo solachianielle scartellato, che stace a lo vico de li riece; face
na parlata a lo popolo vascio de Napole, Napoli, 1820; Grasso S., Chiacchierata che se fanno pe
tre matine lu cuorpo de Napole, e lu Sebeto a S. Lucia ncoppa a la costituzione, Napoli, 1820.
12
Descurzo de li tre cecate Jennaro Cuosemo e Ambruoso. Canzuncella del B. C. C. C. F., Napoli,
1820.
13
S. Grasso, La scola custetuzionale pe li piccirilli. Prima lezione, Napoli, Antonio Garruccio,
1820.
8
classificazione secondo la tipologia della pubblicazione: in serie, pamphlet, fogli
volanti, etc. Nel caso delle pubblicazioni in serie, di solito, conosciamo l’autore.
Di alcuni abbiamo a disposizione delle notizie biografiche, seppur scarse, che ci
permettono di analizzare meglio il testo. Quando l’autore non è noto, può essere
identificato sulla base di alcune notizie inserite da questo nel testo, oppure, se non
si può risalire ad un nome, possiamo, comunque, cercare di inserire il documento
e il suo autore in un contesto produttivo specifico.
Questi dati possono essere raccolti in una scheda, da utilizzare per l’analisi di
ogni singolo documento, che presenti le seguenti voci:
COLLOCAZIONE (es. archivio, fondo, busta, numero del foglio)
TITOLO
AUTORE (se conosciuto)
DATA (se conosciuta)
EDITORE (se conosciuto)
TIPOLOGIA (es. serie, pamphlet, foglio volante, giornale, etc.):
LINGUA (es. italiano, napoletano)
CANALE DI PRODUZIONE (es. carboneria)
SCOPO (satira, istruire, informare)
SINOSSI (riassunto del testo e nomi citati)
NOTE
Un importante elemento di analisi, in particolare per le pubblicazioni in serie, è il
confronto tra i testi, soprattutto quelli di cui conosciamo la data di pubblicazione,
e gli eventi accaduti, così che da poter individuare un eventuale cambiamento dei
toni, del linguaggio, delle tematiche in concomitanza con l’evoluzione dei fatti, o
se l’autore si preoccupi di riportare il pensiero e i sentimenti diffusi tra la
popolazione in quei giorni.
9
Inoltre, sarà fondamentale analizzare il tipo di linguaggio usato dagli autori,
soprattutto, quando è chiaro il destinatario della pubblicazione, in modo da
comprendere se l’autore compia delle scelte linguistiche precise, ad esempio se
usi un livello basso o alto o se nel testo siano inseriti riferimenti letterari lontani
dalla cultura popolare. Questo aspetto, ad esempio, è importante se prendiamo in
considerazione che una la serie de La scola custetuzionale pe li piccirilli in cui, tra
i protagonisti, ci sono anche bambini e ragazzi.
Un riferimento a livello metodologico per lo studio dei fogli volanti è il testo di
Sara Mori Fogli volanti toscani. Catalogo delle pubblicazioni della Biblioteca di
storia moderna e contemporanea di Roma 1814-184914, in cui la studiosa affronta
la questione della catalogazione di questi particolari documenti associando alle
competenze del catalogatore la sensibilità dello storico. Ne deriva un’analisi
attenta dei documenti che, per quanto riguarda la questione archivistica, di cui
questa ricerca non si occuperà, va oltre le proposte fatte dall’ICCU15 a proposito
di fogli volanti. Il testo propone un puntuale esame della particolare natura dei
fogli volanti, indispensabile per poter comprendere e studiare in maniera completa
questo tipo di fonti. Come evidenziato dalla Mori, è necessario innanzitutto
considerare che il foglio volante, visti i molteplici contenuti che può veicolare, è
da valutare come un incrocio di vari generi letterari, perciò più complicato da
trattare. Tra le caratteristiche che principalmente distinguono i fogli volanti da
altri generi letterari, sono da annoverare: il legame con l’attualità, spesso i fogli
volanti sono un mezzo di diffusione su larga scala di notizie e avvenimenti; la
14
S. Mori, Fogli volanti toscani. Catalogo delle pubblicazioni della Biblioteca di storia moderna e
contemporanea di Roma 1814-1849, Milano, Franco Angeli, 2008.
15
Linee guida per la digitalizzazione di bandi, manifesti e fogli volanti, Roma, ICCU, 2006.
10
pubblicazione occasionale; e il legame con vicende e circostanze locali. Inoltre, è
necessario sottolineare che questo genere di produzione letteraria non utilizza i
più consueti canali di diffusione e distribuzione, come le librerie. Infatti, quale
ulteriore elemento di distinzione rispetto al libro, il foglio volante può essere
distribuito attraverso più canali: l’affissione muraria, la distribuzione gratuita, la
vendita affidata ai colportori, dei veri e propri librai ambulanti che vendevano
letteratura per il popolo a basso costo. Riguardo quest’ultimo aspetto, cioè quello
della distribuzione dobbiamo considerare anche un ulteriore mezzo di diffusione,
cioè le orazioni. Essendo i fogli volanti, spesso, portatori di un messaggio politico,
di avvisi, comunicazioni e altro, rivolti all’intera popolazione, senza distinzione di
ceto, si rendeva necessario far sì che il messaggio giungesse anche a chi non era
alfabetizzato, motivo per cui si faceva ricorso all’oralità. La lettura in pubblico dei
fogli volanti, facilitata dal carattere di immediatezza di questo prodotto,
rappresenta, pertanto, uno dei suoi maggiori strumenti di diffusione. È noto che,
spesso, in età moderna, e ancora nell’Ottocento, la comunicazione di informazioni
e messaggi di vario genere si affidasse a dei veri e propri mediatori linguistici.
In accordo con le proposte di Sara Mori, saranno considerati fogli volanti solo i
fogli singoli e quelle pubblicazioni che non superano le quattro pagine, cioè un
eventuale foglio singolo piegato a fascicolo. Infine, la scheda di analisi del foglio
singolo sarà corredata da note sull’impaginazione, elemento importante del
paratesto di questo tipo di supporto.
Altro genere letterario molto diffuso nella pubblicistica dialettale è l’opuscolo.
Questi fascicoletti, per lo più composti da un numero di pagine che solitamente
non era superiore a quindici, si prestavano più facilmente di altri supporti alla
11
pubblicazione di dialoghi a puntate. Gli opuscoli, rappresentano a livello
numerico, la parte più consistente delle fonti a disposizione.
Le fonti fino ad oggi raccolte sono per lo più quelle conservate presso
l’Archivio di Stato di Napoli, nel fondo Archivio Borbone. Questo, oltre ad essere
costituito dalle carte personali dei vari sovrani della famiglia Borbone, raccoglie
anche una parte dedicata al periodo 1820-’21 (Archivio Borbone, Carte del re
Ferdinando IV, Rivoluzione del 1820-1821) ed una serie Miscellanea contenente
molti documenti di grande interesse (Archivio Borbone, Miscellanea, ff. 25202530b). Inoltre, sempre il fondo Borbone conserva alcune carte legate alla storia
della Carboneria. Presso l’ASNA sono anche consultabili il fondo del Ministero
della Polizia Generale (Ministero della polizia generale. Seconda numerazione,
Parlamento nazionale delle Due Sicilie, ff. 8-153bis), del Ministero di Grazia e
Giustizia e del Ministero degli affari interni.
I dati principali che ricaviamo da una prima analisi della documentazione
raccolta ci consentono di individuate alcuni principali autori di opuscoli in lingua
napoletana, cioè Giovanni Fiorilli, autore di vari dialoghi (chiacchieriate),
Salvatore Grasso autore di discorsi e de La scola custetuzionale, Paolo
Giaramicca, che si firma Il figlio della verità, autore di una serie di dialoghi in cui
intervengono personaggi come Masto Nnicola, un calzolaio, o Cuosemo un
barbiere. Degli autori appena citati abbiamo a disposizione delle brevi notizie
biografiche ricavate da un testo del 1874, Notizie biografiche e bibliografiche
degli scrittori del dialetto napolitano compilate da Pietro Martorana16.
16
P. Martorana, Notizie biografiche e bibliografiche degli scrittori del dialetto napolitano, Napoli,
Chiurazzi Editore, 1972.
12
Di Fiorilli, originario de L’Aquila, sappiamo che fu uno scrittore prolifico e
che, non solo in occasione della rivoluzione del 1820, fece ricorso al dialogo in
napoletano. La serie che Fiorilli pubblica nel 1820 si apre con la Chiacchiareata
seconna nfra lu Cuorpo de Napole e lu Sebeto17, che si propone come la
continuazione de la Chiacchiariata nfra lu Cuorpo de Napole e lu Sebeto18
attribuita da Martorana a Salvatore Grasso19. Quest’ultimo avrebbe poi risposto a
Fiorilli pubblicando Lu Sebeto scetato da lu suonno. Secunno discurzo fatto da
chillo stisso che scrivette la prima chiacchierata tra lu Sebeto e lu Cuorpo de
Napole20. Le opere fin qui citate riportano alcune note degli autori che
confermano il botta e risposta descritto da Martorana. Tuttavia, il nome di Grasso
non compare mai nei testi e fino ad oggi non è stata trovata conferma
dell’attribuzione fatta dal Martorana. Secondo quanto riportato nel testo Notizie
biografiche e bibliografiche degli scrittori del dialetto napolitano, fu lo stesso
Grasso ad attribuirsi le opere chiedendone copia all’autore del saggio su gli
scrittori napoletani. Per quanto riguarda, invece, Paolo Giaramicca sappiamo che
fu autore teatrale oltre che di opuscoli inneggianti alla costituzione e che, anche
nel 1848, diede alle stampe fogli volanti che si esprimevano in favore della
costituzione e del cambiamento politico. Di tutte le fonti è in corso la trascrizione,
traduzione e compilazione della scheda di analisi proposta precedentemente.
17
G. Fiorilli, Chiacchiareata seconna nfra lu Cuorpo de Napole e lu Sebeto, Napoli, nella
Stamperia della Biblioteca Analitica, Strada Banchi nuovi n.1, 1820.
18
S. Grasso, Chiacchierata che se fanno pe tre matine lu cuorpo de Napole, e lu Sebeto a S. Lucia
ncoppa a la costituzione, Napoli, 1820.
19
P. Martorana, op. cit., p. 199.
20
S. Grasso, Lu Sebeto scetato da lu suonno. Secunno discurzo fatto da chillo stisso che scrivette
la prima chiacchierata tra lu sebeto e lu cuorpo de Napole, Napoli, 1820.
13
Il contesto storiografico nazionale e internazionale di riferimento
Il “nonimestre costituzionale” napoletano del 1820-’21, a differenza della più
famosa Repubblica Napoletana del 1799 o dei moti del 1848, non ha avuto lo
stesso successo in ambito storiografico. Secondo Maria Sofia Corciulo, studiosa di
Storia delle Istituzioni Politiche, questa mancanza di interesse è legata al
presupposto che la rivoluzione non abbia lasciato alcuna eredità nei moti
successivi e nel più ampio contesto del Risorgimento italiano21.
Ripercorrendo il cammino storiografico sul 1820-’21 notiamo che già tra gli
intellettuali e gli studiosi coevi era vivo l’interesse per i fatti della rivoluzione.
Un’opera che rispecchia il pensiero degli intellettuali di inizio Ottocento è Storia
della rivoluzione di Napoli del 182022, il cui autore si firma semplicemente C. N.
Questo testo, infatti, si richiama al patriottismo risorgimentale e al legame di
continuità che c’è tra i moti del ’20 e quelli successivi, analizzando gli
avvenimenti del 1820 solo in connessione alla più complessa questione del
Risorgimento italiano. Tuttavia, dobbiamo far risalire i primi veri e propri studi
storici al Nitti23 e al Croce24, che sostanzialmente condividono la tesi secondo cui
il limite principale del movimento rivoluzionario sarebbe stato quello di non
essere stato in grado di raccogliere un ampio numero di consensi, soprattutto a
causa dell’inadeguatezza della borghesia liberale promotrice del moto. Il
21
M.S. Corciulo, Una Rivoluzione per la Costituzione. Agli albori del Risorgimento Meridionale
(1820-’21), Pescara, Edizioni Scientifiche Abruzzesi, 2010, p. 9.
22
C. N., Storia della rivoluzione di Napoli del 1820, Lombardi, Napoli, 1864.
23
Cfr. F.S. Nitti, Sui moti di Napoli del 1820, in La vita italiana nel Risorgimento, Firenze,
Bemporad, 1897.
24
Cfr. B. Croce, Storia del Regno di Napoli (a cura di G. Galasso), Milano, Adeplhi, 2005.
14
fallimento della rivoluzione del 1820-’21 è da imputare, quindi, alla borghesia
napoletana, classe sociale ormai superata. Diverso è, invece, l’approccio di
Aurelio Lepre25, che uscendo dai confini delle origini del Risorgimento, vede nei
moti del 1820 un primo esempio di rivoluzione borghese nel Mezzogiorno.
Più recentemente, la Corciulo ha rivesto le interpretazioni proposte fino ad oggi
sulla rivoluzione e sulle scelte fatte dalla borghesia napoletana, sostenendo che
sarebbe contraddittorio ritenere la borghesia napoletana una classe sociale
superata dai tempi, soprattutto alla luce della scelta, per la sua prima esperienza
costituzionale, di un testo, quello gaditano, che più che arretrato è, invece, molto
avanzato. Piuttosto, al fallimento della rivoluzione avrebbero contribuirono fattori
interni, ma anche esterni: le divisioni all’interno della Carboneria, che non riuscì
ad esprimersi attraverso un suo leader carismatico e l’impreparazione, debolezza
ed ambiguità degli ex-murattiani al governo, sempre più in contrasto con i
carbonari; l’ambiguità e l’abbandono delle potenze straniere «costituzionali», in
particolare Inghilterra e Francia. Inoltre, a proposito della mancanza di un’eredità
del ’20-’21, la Corciulo procede ad un’ulteriore smentita. Infatti, la presenza fino
al 1848 e oltre di associazioni segrete carbonare che proponevano una soluzione
federalistica e il richiamo da parte dei patrioti democratici del ’48 alla
Costituzione di Cadice sono elementi rivelatori di un legame di continuità con i
moti del 1820-’2126.
Tuttavia, considerando gli obiettivi che questa ricerca si propone di
raggiungere, è necessario anche un riferimento storiografico alla questione del
rapporto tra comunicazione e popolo, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti
25
A. Lepre, La rivoluzione napoletana del 1820-1821, Roma, Editori riuniti, 1967.
26
Ivi, pp. 17-18.
15
relativi all’editoria e alla letteratura. Sono di estremo interesse gli studi sui
linguaggi politici del XVIII e inizio XIX secolo, oltre che sulla produzione
letteraria per il popolo, quali le ricerche di Robert Darnton sulla storia del libro
nella Francia del Settecento, a cui si aggiungono le osservazioni sulla cultura
popolare di Natalie Zemon Davies e quelle di Peter Burke sulla storia sociale dei
media27. Seppur le prospettive storiografiche di riferimento siano molte, quelle
che maggiormente si intersecano con la ricerca sono da individuare tra gli studi
compiuti sulla produzione letteraria durante la Rivoluzione Francese, il triennio
repubblicano e i moti della prima metà dell’Ottocento in Italia.
A Guerci si devono i primi innovativi contributi sul linguaggio politico del
triennio repubblicano e sull’educazione del popolo attraverso strumenti come i
catechismi laici. Sono, quindi, i linguaggi e la “comunicazione di massa”, la
formazione dell’opinione pubblica e la produzione culturale che vi ha contribuito,
come il giornalismo, il teatro, l’editoria o l’apparato cerimoniale e rituale
repubblicano, ad interessare storici come Guerci, Addeo, Leso, Themelly e altri,
senza dimenticare Vovelle e l’analisi dell’iconografia28. Nelle rivoluzioni la
necessità di demolire l’avversario e affermare il proprio quadro ideologico sono
elementi fondamentali nella nascita di nuovi linguaggi e nella strumentalizzazione
politica di questi. La rielaborazione dei linguaggi e dei significati, anche in base al
pubblico di riferimento, è uno dei temi introdotti nella ricerca storica grazie agli
studi sulle rivoluzioni del Settecento. In Italia, infatti, soprattutto con gli studi sul
27
Cfr. N. Zamon Davies, Le culture del popolo. Sapere, rituali e resistenze nella Francia del
Cinquecento, Torino, Einaudi, 1980; P. Burke, A. Biggs
28
Cfr. G. Addeo, Il giornalismo napoletano tra Settecento e Ottocento, Napoli, Loffredo, 2001; P.
Themelly, Il teatro patriottico tra rivoluzione e impero, Roma, Bulzoni, 1991; E. Leso, Lingua e
rivoluzione. Ricerche sul vocabolario politico italiano del triennio rivoluzionario 1796-1799,
Venezia, Istituto veneto di scienze lettere ed arti, 1991; C.M. Bosséno, C. Dhoyen, M. Vovelle,
Immagini della liberta. L'Italia in rivoluzione, 1789-1799, Roma, Editori Riuniti, 1988;
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triennio repubblicano, si sono aperte, nuove strade che, attraverso l’analisi di fonti
fino ad ora trascurate, come la letteratura per il popolo, ci consentono di
ricostruire il processo di costruzione del consenso popolare.
Stato dell’arte e collocazione del lavoro di dottorato al suo interno
Questa ricerca di dottorato si colloca in un contesto storiografico che si potrebbe
definire come l’incrocio tra gli studi sui linguaggi del potere e sul rapporto tra
potere e sudditi e quelli sulla storia del libro e la letteratura popolare. I riferimenti
storiografici precedentemente citati, entrano in rapporto tra loro attraverso
l’analisi di una specifica produzione letteraria, che si contraddistingue per le sue
finalità: la propaganda politica e l’educazione del popolo secondo i dettami di un
determinato regime politico. Per quanto riguarda la storia del libro, come già
detto, è difficile prescindere dagli studi compiuti da Robert Darnton, il quale
analizza molto dettagliatamente il percorso di questo filone di ricerca nel suo testo
Il bacio di Lamourette29, definendo la storia del libro anche come la «storia
sociale e culturale della comunicazione per mezzo della stampa» il cui fine è
«comprendere in che modo le idee sono state trasmesse attraverso la stampa e
come il contatto con la parola stampata abbia influito sul comportamento
dell’umanità negli ultimi cinquecento anni»30. Darnton ha poi ampliato questa sua
definizione sostenendo che l’interesse degli storici si potrebbe rivolgere anche alle
epoche precedenti l’invenzione della stampa e forme di comunicazione diverse dal
libro correntemente inteso. In questo senso, quindi, lo studio sulla produzione
letteraria dialettale per il popolo intende inserirsi in un filone di ricerca quale la
29
30
R. Darnton, Il bacio di Lamourette, …
Ivi, p. 65.
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storia del libro: analizzare queste fonti significa non solo limitarsi alla lettura dei
documenti, ma procedere oltre il semplice testo, combinando la comunicazione
orale con quella scritta e la conoscenza delle opere con quella di chi le ha prodotte
e fruite. Un recente studio sulla storia del libro e dell’editoria a Napoli durante il
1820 è quello di Werner Daum31, pubblicato nel 2005, che si preoccupa di
effettuare un’analisi comparativa della pubblicistica e della sfera pubblica in tutto
il Regno delle Due Sicilie. Tuttavia, in questo testo si affronta solo marginalmente
la questione del linguaggio e della costruzione del consenso attraverso la
pubblicistica in napoletano. Infatti, la letteratura disponibile diventa ancor più
scarsa se si restringe ulteriormente il campo di ricerca all’uso dei dialetti. A
questo proposito è doveroso un richiamo ai pochi studi sulla produzione dialettale
in Italia a scopo di propaganda ed educazione del popolo, come quelli di
Domenico Scafoglio sulla Repubblica del 1799 e di Maietta e Sessa sulla
costruzione del consenso popolare durante il triennio 1796-179932.
Degni di nota sono anche le recenti pubblicazioni sulla formazione dell’opinione
pubblica a Napoli negli anni successivi alla Restaurazione come quelli di
Scirocco33 e sugli effetti della libertà di stampa di Addeo34. Per quanto riguarda
l’aspetto dell’opinione pubblica, non si intende considerare l’attenzione per le
forme letterarie popolari come un tentativo di costruzione di un’opinione pubblica
napoletana che abbracciasse anche i ceti bassi. Piuttosto si preferirà parlare di
gestione del consenso politico come tentativo di controllo di una parte della
31
W. Daum, op. cit.
M.C. Maietta, M. Sessa, La costruzione del consenso nell’Italia giacobina, Messina - Firenze,
D’Anna, 1981; D. Scafoglio ( a cura di), Lazzari e giacobini. Cultura popolare e rivoluzione a
Napoli nel 1799, L’ancora, Napoli, 1999.
33
A. Scirocco, Parlamento e opinione pubblica a Napoli nel 1820-21. L'adattamento della
costituzione, in Ricci S., Il dibattito sull'unità dello Stato nel Risorgimento italiano. Atti del
Convegno, Bergamo, ex-Chiesa di Sant'Agostino, 1-3 giugno 1990, Napoli, 1991.
34
G. Addeo, La libertà di stampa nel nonimestre costituzionale a Napoli, 1820-21, Napoli, 1993.
32
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società napoletana, quella tipicamente ritenuta più turbolenta, i cosiddetti lazzari.
Quindi, in conclusione, non è possibile individuare un circoscritto filone di
ricerca, quanto, piuttosto, cercare di lavorare su più fronti, provando ad agire
secondo un criterio di interdisciplinarità, fondamentale nell’analisi delle
particolari fonti utilizzate.
Struttura della tesi di dottorato
La struttura della tesi non può essere considerata quella definitiva, in quanto sono
ancora in corso le ricerche archivistiche. Tuttavia, secondo l’indice provvisorio, la
tesi sarà costituita da tre capitoli principali, in cui si analizzeranno le dinamiche e
gli strumenti della gestione e dell’educazione politica del basso popolo
napoletano. A completamento della struttura della tesi verrà inserita un’appendice
documentale con la trascrizione e traduzione in italiano delle fonti.
Il primo capitolo sarà dedicato ai metodi e alle tecniche di propaganda politica
ed educazione del popolo a Napoli nel XIX secolo. La prima parte, dedicata alle
forme di propaganda e costruzione del consenso, farà riferimento anche
all’Europa del XIX secolo. Questa prima sezione, sarà completata da uno studio
degli autori dei testi e del loro pubblico. Non per tutti gli autori sarà possibile
procedere ad una vera e propria indagine biografica, motivo per cui ci si
concentrerà sull’analisi del contesto di produzione e di fruizione. A questo
proposito sarà necessario ricostruire i vari ambienti di produzione, quelli vicini al
settore dei moderati, piuttosto che dei murattiani o dei carbonari più estremisti,
distinzione che verrà effettuata anche nell’ultima parte del capitolo, dedicata ai
canali di diffusione del materiale a stampa. Nel corso della scrittura di questo
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capitolo saranno essenziali gli studi già effettuati sull’editoria napoletana
dell’inizio del XIX secolo, come quello fatto da Werner Daum Oszillationen des
Gemeingeistes. Offentlichkeit, Buchhandel und Kommunikation in der Revolution
des Konigreichs beider Sizilien 1820-2135.
Il secondo capitolo entra nel pieno dell’esame dei documenti con una sezione
dedicata alla metodologia utilizzata e corredata dalle schede create per l’analisi e
catalogazione di ciascuna fonte. Un’ultima parte di questo capitolo sarà dedicata
ad un caso di studio, quello della serie di opuscoli intitolati La scola
custetuzionale pe li piccirilli di Salvatore Grasso. Essendo le fonti a disposizione
piuttosto varie per tipologia, cioè non solo opuscoli, ma anche fogli volanti ci si
dovrà richiamare agli eventuali studi fatti sull’argomento, come il caso del recente
libro di Sara Mori, Fogli volanti toscani. Catalogo delle pubblicazioni della
Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma 1814-184936.
Infine il terzo capitolo sarà dedicato ad approfondire l’indagine sulle diverse
fonti prese in considerazione, distinguendole per tipologia, analizzandone la
funzione, il linguaggio, le tematiche trattate e gli schemi comunicativi utilizzati in
riferimento al pubblico fruitore. La seconda e la terza sezione di quest’ultimo
capitolo saranno rispettivamente dedicate all’analisi di tre autori di opuscoli
pubblicati a cadenza periodica e ai catechismi costituzionali, finalizzati
all’educazione di un pubblico più ampio, come dimostrato dall’uso dell’italiano.
35
W. Daum, Oszillationen des Gemeingeistes, op. cit.
36
S. Mori, Fogli volanti toscani. Catalogo delle pubblicazioni della Biblioteca di storia moderna e
contemporanea di Roma 1814-1849, Milano, Franco Angeli, 2008.
20
La struttura dell’elaborato, come precedentemente detto, sarà arricchita da
un’appendice documentale, oltre che da un’introduzione storiografica e di
contestualizzazione storica e sociale dei fatti.
21
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La costruzione del consenso. Strumenti, linguaggi e