Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah
fuori d’Italia
Indeed, there has been a veritable “Holocaust and Jewish museums boom” over the
last twenty years, with the establishment around the world of hundreds of museums and
institutions dedicate to remembering and telling the history of Nazi Germany’s destruction
of the European Jews during World War II, as well as dozens more devoted to showing and
telling the history of Jewish life and culture before and after the war. Depending on where
these museums are built, and by whom, they remember the past according to a variety of
national myths, ideals, and political needs. All reflect both the past experiences and current
lives of their communities, as well as the state’s memory of itself. At a more specific level,
these museums reflect the temper of the memory-artists’ time, their architects’ schools of
design, and their physical locations in national memorial landscapes.
Public memory – of Jewish life or mass murder – as found in these museums, is never shaped
in a vacuum, its motives never pure. Both the reasons given for Jewish and Holocaust
museums and the kinds of memory they generate are as various as the sites themselves.
Some are built in response to traditional Jewish injunctions to remember, others according
to a government’s need to explain a nation’s past to itself. Where the aim of some museums
is to educate the next generation and to inculcate in it a sense of shared experience and
destiny, others are conceived as expiations of guilt or as self-aggrandizement. Still others
are intended to attract tourists. In nearly all cases, these museums mix traditional Jewish
memorial iconography with a a state’s own institutional form of remembrance.
Premessa
L’erigendo Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara viene a far parte di un’ampia
rete di Musei di Storia, Cultura e Arte degli Ebrei, aventi carattere nazionale. Tale carattere può derivare dallo
statuto e dalla mission del museo, dal suo essere situato nella capitale o anche in una maggiore città del Paese, dalle dimensioni dell’esposizione o comunque della collezione posseduta. Ciò vale anche per gli Stati Uniti d’America, aventi appunto numerosi capitali di Stato o grandi metropoli, oltre a Washington.
Si è ritenuto che lo studio culturale-scientifico del Museo di Ferrara comportasse la visita di un certo numero di musei nazionali esistenti all’estero: per conoscerli, per comprendere le dinamiche principali della museografia ebraica, per trarne stimoli e suggestioni per la progettazione italiana.
Le visite sul posto sono state precedute dalla visita dei siti internet e da ricerche bibliografiche tematiche,
e sono state completate dall’acquisizione di cataloghi e materiale informativo a stampa, in alcuni casi da colloqui con i curatori.
In questo capitolo vengono proposte alcune considerazioni di carattere generale sull’insieme dei musei visitati o comunque presi in considerazione, e le schede descrittive delle principali sedi espositive.
James E. Young, Jewish Museums, Holocaust Museums, and Questions of National Identity, in Jewish Identity in Contemporary Architecture, A. Sachs, E. van Voolen eds., Prestel, München 2004, pp. 42-43.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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I musei visitati sono:
•
Amsterdam, Joods Historisch Museum
•
Atene, The������������������
Jewish Museum of ������
Greece
•
Berlino, Jüdisches Museum
•
Berlino, �����������������������������������������
Denkmal für die ermordeten Juden Europas [Memoriale
�������������������������������������
per gli Ebrei Assassinati
d’Europa] > Ort der Information [Centro di informazione]
•
Berlino, Haus
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der Wannsee-Konferenz [Casa
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della Conferenza di Wannsee] > Mostra storica
permanente
•
Bruxelles, Musée Juif de Belgique
•
Londra, Imperial
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War Museum > Holocaust Exhibition
•
München, Jüdisches Museum
•
Parigi, Musée d’Art et d’Histoire du Judaïsme
•
Parigi, Mémorial de la Shoah > Mostra storica permanente
•
Gerusalemme, Israel Museum > sezione Judaica and Jewish Etnography
•
Gerusalemme, Museo U. Nahon di Arte Ebraica Italiana
•
Gerusalemme, Yad Vashem > Holocaust History Museum
•
Tel Aviv, Beth Hatefusoth. The Nahum Goldmann Museum of the Jewish Diaspora
•
Tel Aviv, Eretz Israel Museum > sezione [Jewish] Etnography and Folklore
•
Tel Aviv, mostra temporanea presso lo Eretz Israel Museum Italia Ebraica. Oltre
������ Duemila
�������������
Anni
di Incontro tra la Cultura Italiana e l’Ebraismo (4 XII 2007 – 28 II 2008)
•
New York, The Jewish Museum
•
New York, Museum of Jewish Heritage. A Living Memorial to the Holocaust
•
New York, Yeshiva University Museum
•
Washington, United States Holocaust Memorial Museum
•
Los Angeles, Skirball Cultural Center and Museum > esposizione permanente Visions and
Value. Jewish Life from Antiquity to America
•
Los Angeles, Simon Wiesenthal Center > Museum of Tolerance
•
Los Angeles, Los Angeles Museum of the Holocaust. Martyr’s
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Memorial
Alcuni membri del Gruppo hanno partecipato all’Annual Meeting dell’Association of European Jewish
Museums, tenutasi a München, il 17-20 novembre 2007.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Considerazioni generali
I grandi musei ebraici europei hanno sede in sinagoghe non più in uso (Amsterdam), edifici storici (Parigi) o non caratterizzati (Londra), edifici realizzati appositamente (Berlino, Copenaghen, progetto di Varsavia).
Quest’ultima è la caratteristica di tutti i musei statunitensi e israeliani (eccettuato il Museo U. Nahon di Arte
Ebraica Italiana).
Anche se ciascun museo possiede caratteristiche proprie specifiche, in genere esplicitate o comunque evidenti, le visite hanno fatto riscontrare la presenza di talune caratterizzazioni comuni a tutti, o molti, musei di
un determinato Paese. Così, in Israele le esposizioni o sezioni di “judaica” dei grandi complessi museali (ad
eccezione del BethHatefusoth di Tel Aviv), si imperniano maggiormente sulle raccolte di oggetti (‘museo di
collezione’), oggetti testimonianti una lunga storia svoltasi altrove (negli ultimi duemila anni) e profondamente mutata dopo la Shoah e dopo la nascita del nuovo Stato.
A New York e Los Angeles i testi esplicativi presenti nei percorsi espositivi propongono frequentemente il
vocabolo “identity”, affermando quindi anche in tal modo che tra i loro maggiori scopi vi è quello di presentare gli ebrei a se stessi, rafforzandone l’autoconoscenza e fornendo appunto un solido riferimento identitario,
oltreché quello di mostrare se stessi agli altri, all’interno del tessuto connettivo tra gruppi distinti che caratterizza la società statunitense.
Nei musei tedeschi è denso e continuo il richiamo – esplicito o implicito – alla Shoah: lì più che altrove è
forte la comunicazione che gli ebrei “c’erano” già molti secoli addietro, hanno fatto parte – pur se come minoranza spesso segregata – della società ‘nazionale’, e ne sono stati poi eliminati (dapprima con l’emigrazione
indotta, che coinvolse circa metà di quell’ebraismo, poi con lo sterminio, progettato proprio a Berlino e diretto anche contro altri milioni di ebrei europei). Sia la “presenza” precedente, sia la “assenza” determinata dalla
Shoah, sono rimarcate con forza ed espressività.
I musei israeliani (ovviamente) e i principali musei statunitensi iniziano l’esposizione narrando Israele antico e mostrandone i reperti archeologici.
In molti musei europei la narrazione storica inizia con l’arrivo degli ebrei in quei luoghi nell’età moderna
(Amsterdam). Pochi possono illustrare una storia locale di durata bimillenaria, pur se con periodi di interruzione (Atene, Salonicco, Toledo).
La caratterizzazione originaria di ‘musei di collezione’ di oggetti d’arte, la volontà di esporre (alternativamente o congiuntamente) la storia ‘positiva’ o la creatività artistica degli ebrei di quel Paese o dell’intero
mondo, il tardo emergere di una ‘museografia della Shoah’ rispetto alla ‘museografia ebraica’ tout court, l’impostazione identitaria e non didattica dell’esposizione, tutto ciò e altro ancora ha influito sulla scarsa o nulla non-trattazione dei temi della Shoah e dell’antisemitismo nei grandi Musei Ebraici statunitensi e in quelli israeliani. Va peraltro considerato che in entrambi questi Paesi esistono Musei dedicati espressamente alla
Shoah (Holocaust Memorial Museum di Washington, Yad Vashem).
Nei Musei Ebraici tedeschi la Shoah è sempre fortemente presente, indipendentemente dalla sua assenza
nella denominazione e dall’esistenza di musei dedicati specificatamente a tale tema (Memoriale per gli Ebrei
Assassinati d’Europa e Casa della Conferenza di Wannsee, Berlino).
Negli altri Paesi europei la situazione è sempre diversa. Ad Amsterdam ad esempio il percorso storico è
suddiviso in due sezioni, allestite con impostazioni profondamente differenti: una per i secoli dal XVII al XIX
e una per il Novecento, comprendente anche la Shoah, alla quale è riservato uno spazio non amplissimo.
In questo quadro, del tutto unica è la struttura del newyorkese Museum of Jewish Heritage. A Living Memorial to the Holocaust, che racconta la Shoah collocandola nella storia ebraica complessiva, in particolare
negli Usa, e che in termini materiali dedica un piano dell’esposizione all’ebraismo e alla sua storia nell’Otto-
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cento, un piano alla Shoah e un piano alla vita ebraica dopo di essa.
Pressoché tutti i Musei Ebraici presentano l’ebraismo non tanto come concezione particolare di Dio, del
mondo e dell’uomo, ma come insieme di tradizioni materiali. Grazie anche alla disponibilità di oggetti specifici, l’esposizione è organizzata nel ‘ciclo della vita’ (nascita, maggiorità, matrimonio, morte) e nel ‘ciclo dell’anno’ (feste e solennità annuali, il sabato).
Questo percorso ebraico è collocato talora all’inizio dell’esposizione e separatamente rispetto al percorso
storico (Amsterdam), più frequentemente all’interno di questo.
Molti musei, compresi alcuni di quelli poi strutturatisi in un’esposizione didattico-narrativa, sono stati costituiti a partire da raccolte di oggetti artistici, messe a disposizione da collezionisti privati (Parigi, Berlino),
da istituti culturali ebraici (Usa), o anche provenienti da raccolte di beni razziati durante la Shoah da autorità
naziste o governi collaborazionisti (Praga).
I musei israeliani espongono solo oggetti originali, con l’unica eccezione del BethHatefusoth di Tel Aviv,
basato unicamente su copie e riproduzioni. Negli Stati Uniti le vetrine con oggetti rigorosamente originali
sono spesso collocate in ricostruzioni ambientali di edifici del passato. Fra i musei europei, quello di Berlino
si caratterizza per una continua presenza di facsimili.
In Usa e ad Amsterdam, talora gli oggetti artistici del passato sono accostati a oggetti prodotti nella seconda metà del novecento o anche negli ultimissimi anni.
In alcuni casi la mission dei musei ebraici europei fa direttamente riferimento agli altri gruppi minoritari del Paese. Quella del museo di Berlino concerne altresì “il rispetto e il riconoscimento delle minoranze”;
inoltre la sua narrazione illustra anche “quali siano i benefici quando minoranze religiose o culturali o etniche sono messe in grado di contribuire con le loro uniche capacità alla vita nazionale e quanto siano terribili le
conseguenze per tutti quando prevalgano l’intolleranza e il pregiudizio”. Il progetto del museo di Varsavia insiste, in positivo, sulla stessa linea, richiamando “l’interpretazione contemporanea del fenomeno della coesistenza di differenti culture all’interno di un territorio per oltre un millennio”.
Altri musei europei esplicitano nettamente il riferimento all’Ebraismo locale, definito parte integrante della nazione. Toledo: “Il Museo ha per scopo la conservazione dell’eredità della cultura ispano-ebraica e sefardita, quale parte essenziale del patrimonio storico spagnolo”. Londra: “Il Museo esplora la storia, la cultura e
la vita religiosa ebraica, quale parte del patrimonio multiculturale britannico”. Talora la definizione viene comunicata indirettamente. Come a Copenaghen: “Il Museo funge da centro nazionale per la cultura, l’arte e la
storia ebraica danese”. E ad Atene: “Il Museo ha per scopo la raccolta, lo studio, la conservazione e l’esposizione di oggetti concernenti vita, usanze, riti e tradizioni dell’Ebraismo Greco”.
Amsterdam dichiara di avere per oggetto gli “Ebrei in Olanda e nelle sue ex-colonie”. Mentre a Bruxelles
“La mission del Museo è raccogliere, conservare, studiare, esporre e valorizzare oggetti e documenti che riflettono la diversità della vita e delle tradizioni ebraiche in Belgio e nel mondo”. E a Parigi “Scopo del Museo
è esplorare la trasmissione dell’Ebraismo nei differenti ambienti nei quali si è sviluppato”.
Quest’ultima definizione sembra essere quella che, in Europa, più si avvicina alle finalità dell’Israel Museum di Gerusalemme: “conservare, documentare e interpretare la cultura materiale, tanto religiosa che secolare, del popolo ebraico e mettere a disposizione del pubblico la ricchezza e la diversificazione del patrimonio
artistico e culturale ebraico”.
Brani tratti da dépliant, cataloghi, articoli e siti internet; traduzioni in italiano del Gruppo di Lavoro.
Idem.
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Joods Historisch Museum, Amsterdam
(Alessandra Minerbi)
Il Museo Ebraico di Amsterdam ha una vicenda museografica di lunga data. Inizialmente localizzato nella
medievale Weigh House sul Nieuwmarkt dal 1932 è poi stato trasferito nel 1987 nel complesso restaurato delle sinagoghe sul Jonas Daniël Meijerplein. Inizialmente l’esposizione occupava un locale del museo storico
della città, occupandone progressivamente prima un piano (1955) e quindi articolandosi su due livelli(1975).
Dal 1987 il museo è stato trasferito nel complesso della antica sinagoga aschenazita, già saccheggiata e devastata dal ’43 al ’45, con sottrazione di arredi e paramenti. L’attuale sede risulta dal collegamento di diversi
edifici sacri costruiti in successione nell’arco di diversi secoli su questo sito. L’esperienza nel tempo dell’intero complesso narra – nel suo successivo stratificarsi - la presenza ebraica in città, e consente di leggere una
vicenda edilizia strettamente intersecata al programma museografico: il nuovo edificio è infatti il risultato di
una ristrutturazione che lavora sulla connessione tra i corpi esistenti, dal Tempio Grande consacrato nel 1671,
passando per la Obben Shul del 1685, quindi la Terza Sinagoga del 1700 e il Nuovo Tempio del 1752. Le parti antiche originali e ancora riconoscibili sono state oggetto di un restauro conservativo che le ha riportate nell’impianto, nella consistenza e nei materiali/colori allo stato in cui erano tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800,
mentre le connessioni tra i quattro corpi storici funzionali al percorso museale della nuova struttura, sono state realizzate con materiali propri dell’architettura contemporanea, a lasciar volutamente leggere nel nuovo
la stratigrafia e le differenti cadenze del vecchio. Un ulteriore intervento del 2006 ha consentito di localizzare nella cosiddetta Sinagoga Superiore (Obben Shul) la specifica sezione del J. H. M dedicata ai bambini. Per
le particolari modalità di intervento nel tessuto storico senza negare la modernità del presente, il progetto del
Museo ha ricevuto molte menzioni tra cui quella del Museum Prize del Consiglio d’Europa.
Il percorso espositivo ha inizio nella grande sinagoga con un’ampia sezione dedicata alla religione nella
sua duplice declinazione di vita religiosa nella sinagoga e appartenenza all’ebraismo nella vita quotidiana, in
casa e in famiglia. Come si chiarisce nel primo testo esplicativo il senso dell’ebraismo è che “ogni azione conta”, ogni gesto ha un suo peso sia nell’arco della giornata che nel corso della vita. Sono così giustapposti due
percorsi narrativi: uno riguarda la vita quotidiana e la giornata “dalla culla alla tomba”, un altro la sinagoga, le
festività e i modi di celebrarle, gli oggetti e gli arredi sacri.
Con l’esposizione di oggetti creati dal ‘500 al
2000, attraverso numerosi testi esplicativi e la visione a ciclo continuo di vari video questa parte
intende dunque raccontare cosa significa essere
ebrei. Le interviste fatte in anni recenti vogliono
dare l’idea della vitalità dell’ebraismo, delle sue
molteplici sfaccettature, dei tanti modi di vivere
e intendere l’essere ebreo.
La seconda macro sezione del Museo, che
si trova al piano superiore, nella galleria della Grande Sinagoga, ripercorre le vicende degli
ebrei in Olanda dal 1600 al 1900.
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Questi trecento anni di storia sono introdotti dalla spiegazione della particolarità olandese, terra d’asilo e di
rifugio di ebrei perseguitati nell’Europa occidentale e orientale. Sono dunque ripercorse le caratteristiche degli ebrei sefarditi e ashkenaziti e sono riportati i pochi oggetti oggi rimasti a testimonianza dei primi arrivi all’inizio del ‘600.
Le fasi successive sono suddivise per grandi spezzoni cronologici:
Ebrei nell’età d’oro 1650-1750
Una comunità stabile 1670-1790
Diritti civili per gli ebrei in Olanda 1796
Le elites e il proletariato 1790-1890
In ciascuna di queste parti si raccontano vicende di persone particolarmente
note dal punto di vista artistico, culturale, economico (da Baruch Spinoza per il
primo periodo alla famiglia di grandi mercanti De Castro per l’ultimo, dalla vicenda di Shebbatai Zevi ai banchieri Wertheim). Il tentativo è quello di raccontare, oltre alle vicende delle singole persone e famiglie che hanno svolto un ruolo
importantissimo all’interno della comunità ebraica e della società olandese, soprattutto di Amsterdam, in generale, come vivevano gli ebrei più poveri, quelli
di cui non ci è rimasta testimonianza scritta. Quadri e oggetti di uso comune cercano dunque di narrare anche quest’altra vicenda, molto più difficile da mettere
in mostra, ma altrettanto importante per raccontare cosa è stato il mondo ebraico olandese.
L’ultima sezione del Museo è dedicata al
‘900. Tre lati della stanza si riferiscono rispettivamente a prima, durante e dopo la seconda
guerra mondiale e la Shoah. Alle pareti scorrono filmati d’epoca, sui monitor girano a ciclo
continuo interviste a testimoni e, verso il centro della stanza, lunghi banconi presentano numerosi oggetti d’epoca, di cui il visitatore può
venire a conoscere l’uso toccando un piccolo
monitor posto sul bancone stesso. Nell’insieme
questa parte è certamente quella più pretenziosa da un punto di vista dell’allestimento interno, ma anche la meno riuscita.
1900-1940
Sono anni di crescente integrazione, soprattutto economica prima ancora che sociale, come dimostrano i
numerosi negozi gestiti da ebrei. Anni di relativa tranquillità e di inserimento crescente degli ebrei nella vita
politica e culturale olandese, senza che questo arrivi a eliminare le differenze che ancora sussistono soprattut-
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to nei ceti più bassi della popolazione ebraica. Questo “lato” della stanza è pieno soprattutto di oggetti che rimandano ai negozi ebraici e a oggetti di uso comune.
1940-1945
L’occupazione nazista e la Shoah sono soltanto brevemente descritti, è difficile capire da queste didascalie
cosa sia successo in quegli anni e soprattutto sfuggono le dimensioni su scala europea del progetto di sterminio, qui si è soltanto informati dell’aspetto olandese della vicenda quindi sono esposti vestiti con la stella gialla, oggetti e valige che sono state rinvenute nel campo di transito di Westerbork e numerose fotografie. Se anche le interviste che scorrono sui monitor servono almeno in parte a colmare le lacune, questa sezione resta
sicuramente una delle meno riuscite.
La comunità ebraica dopo il 1945
La comunità ebraica olandese, decimata e sconvolta, è combattuta fra la difficoltà di ricominciare a vivere in Olanda dopo l’accaduto e la prospettiva di emigrare in Israele. Questa parte del percorso mostra come la
comunità olandese sia ancora viva e attiva, come sia presente in tutti i settori della vita economica e sociale e
come essere ebrei abbia ancora oggi una precisa valenza che non impedisce però di essere a tutti gli effetti cittadini olandesi.
Il museo dei bambini
Il museo di Amsterdam ha una sezione espositiva specifica dedicata ai bambini, con la ricostruzione di un’intera
abitazione della famiglia di ebrei olandesi Hollander, padre,
madre e tre figli. Visitando le “stanze” della loro “abitazione” i giovani visitatori sono indotti con approccio diretto
e vivace a capire quali sono le caratteristiche di una casa
ebraica, come vivono quotidianamente gli Hollander, quali abitudini hanno, quali libri leggono, ecc. Particolarmente ben riuscita la “cucina”, all’interno della quale si capisce
in modo immediato cosa sia la kasherut e cosa comporti il
rispettarla. E’ sempre presente del personale del museo, disponibile a dare spiegazioni e anche a organizzare attività per i bambini, sia in “cucina”, preparando del pane
o dei biscotti kasher, sia nella “stanza dei bambini”, per fare capire quali possono essere le caratteristiche dell’educazione di un giovane ebreo nell’Olanda contemporanea.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Jüdisches Museum Berlin
(Michele Sarfatti)
L’odierno Museo Ebraico di Berlino (privo di connessioni concrete col
Museo Ebraico esistito in quella città dal 1933 alla chiusura forzata nel
1938) è frutto di un progetto sviluppatosi negli anni settanta del Novecento e concluso a cavallo dell’avvicendamento del secolo.
Il complesso museale comprende il preesistente edificio già adibito a
Museo della città di Berlino e l’edificio appositamente progettato dall’architetto Daniel Libeskind. Il primo ospita l’ingresso dell’esposizione, spazi di servizio e l’area per le mostre temporanee; il secondo contiene il museo vero e proprio.
Una veduta dall’interno della
La fortissima individualità architettonica, correlata ai suoi profondi si- sezione sulla Shoah curata
gnificati, fanno dell’edificio di Libeskind uno dei luoghi principali della dall’archittetto Libeskind
planimetria e dell’identità della Berlino odierna.
La nuova opera – compresa la complessa area memoriale-espositiva al piano terreno – è stata aperta al
pubblico nel gennaio 1999. Nel settembre 2001 è stata inaugurata l’esposizione permanente, collocata ai piani 1° e 2°, intitolata “Due millenni di storia ebraico-tedesca”. La superficie espositiva complessiva è di circa
3.000 mq.
Il Museo Ebraico di Berlino è una delle istituzioni museali tedesche più frequentate; nei primi anni i visitatori sono stati circa 700.000/anno.
Oltre all’esposizione permanente e alle mostre temporanee, esso offre un intenso programma di iniziative
culturali e attività didattiche. Al suo interno vi sono: biblioteca (specializzata sulla storia degli ebrei in Germania), archivio, libreria e cafeteria. All’inizio del percorso, il centro didattico multimediale Rafael Roth introduce ai temi del museo.
E’ aperto tutti i giorni dalle 10 alle 20 (il lunedì fino alle 22), tranne i giorni di Kippur, Rosh ha Shanà, vigilia di Natale. Il biglietto intero costa Euro 5; il ridotto Euro 2,50. Vengono organizzate visite guidate in 14
lingue.
Il museo è nettamente correlato alla frattura del rapporto Germania – ebrei tedeschi avvenuta negli anni
1933-1945. Ben più che altre esposizioni nazionali di storia ebraica, questa intende sia recuperare alla conoscenza e alla consapevolezza odierne la lunga storia degli ebrei nell’area germanica, sia rimarcare la necessità
di mantenere memoria della Shoah, presentata come tragedia sia per gli ebrei sia per la Germania tutta.
La storia della persecuzione è affidata in piccolissima misura all’esposizione permanente ed è invece proposta, in modo evocativo e memorialistico più che narrativo-didattico, nella sezione iniziale situata al piano
terreno, curata completamente da Libeskind e nettamente separata dagli altri due piani.
L’allestimento dell’esposizione permanente collocata ai piani 1° e 2° è stato curato da Petra Winderoll e
Klaus Würth, i cui canoni stilistici sono notevolmente diversi e decisamente non congrui con quelli dell’edificio che la alloggia (va ricordato che – forse anche preveggendo questo contrasto – vi fu chi chiese che la costruzione di Libeskind rimanesse vuota, senza esposizione permanente).
L’area al piano terreno è composta da alcuni “assi” intersecantisi: quelli della Continuità, dell’Esilio e dell’Olocausto. Gli ultimi due conducono ai due rispettivi speciali spazi architettonici, il primo conduce verso i
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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piani dell’esposizione permanente. Gli assi dell’Esilio e dell’Olocausto contengono sui lati alcune vetrine, facenti parte del progetto architettonico, nelle quali sono esposti a rotazione oggetti appartenuti a ebrei tedeschi
e connessi all’uno o all’altro destino. Si tratta quindi di piccole esposizioni a carattere biografico e non tematico-narrativo. Esse sono tutte connesse da un lato al tema dell’assenza-scomparsa-annientamento degli individui e dall’altro, per via della fattura degli oggetti e dei nomi dei proprietari, alla appartenenza tedesca di questi ultimi.
L’esposizione permanente presenta in un unico percorso gli aspetti materiali dell’ebraismo e soprattutto la storia degli ebrei tedeschi. La struttura è cronologica, con inserti sui temi culturali-religiosi e con approfondimenti anche ampi su singoli personaggi.
Il tema del pregiudizio e della persecuzione nelle varie epoche è continuamente presente.
I testi sono sempre in tedesco e in inglese.
lnterno dell’esposizione
permanente
La narrazione inizia con le prime tracce di presenza ebraica a Colonia
intorno al IV secolo e.v., ma si sviluppa realmente con il passaggio al secondo millennio e.v.
La suddivisione dello spazio tra le varie epoche storiche risente fortemente della maggiore disponibilità
documentaria per gli ultimi duecento anni, nonché forse dell’intenzione di dedicare più attenzione (e più memoria) alle generazioni travolte dalla Shoah. Lo spazio dedicato a quest’ultima è, come detto, ridotto. La narrazione prosegue e si conclude con i decenni post-bellici.
Il primo piano di visita (è il piano 2 dell’edificio) traccia la storia fino al XIX secolo e illustra alcuni aspetti religiosi. Le sezioni sono denominate: Gli inizi; Il mondo medievale di Ashkenaz; Glikl bas Judah Leib;
L’ebreo di corte e della campagna; Moses Mendessohn e l’illuminismo; Tradizione e cambiamento; In seno
alla famiglia. Vi è alternanza tra spazi dedicati a eventi, a personaggi, a ruoli e caratteri. Del tutto inconsueto,
rispetto agli altri musei ebraici, è l’ampio spazio dedicato a una donna ebrea: Glikl bas Judah Leib, vissuta tra
Seicento e Settecento. Verso la fine del percorso viene illustrato il “ciclo della vita”, con ricorso per lo più a
oggetti e immagini di fattura posteriore all’ambito temporale di quel piano.
Il piano successivo (più basso) è dedicato al XX secolo. Le sezioni sono denominate: Tedesco ed ebreo
allo stesso tempo; Il moderno giudaismo; Modernità e urbanizzazione; Est e ovest; Prima guerra mondiale e
Repubblica di Weimar; Persecuzione, resistenza, sterminio; Il presente. Vi sono trattati, tra i molti altri, i temi
della vita civile, dell’apporto culturale, della presenza politica, del sionismo, della costruzione delle nuove sinagoghe, dell’antisemitismo (una “linea” di fatti antiebraici corre lungo tutta la parete), della nascita del nazismo, della vita sotto la persecuzione, ecc. Le numerose fotografie di persone rendono maggiormente viva la
narrazione.
La sezione sulla persecuzione ha pochi documenti e brevi testi; i fatti sono più evocati che narrati.
L’esposizione non fornisce né adeguati testi scritti esplicativi delle vicende storiche generali, né dati geografici o quantitativi sugli ebrei e sui tedeschi non ebrei. Ne deriva una certa difficoltà a comprendere i rapporti via via intercorsi tra minoranza e società generale.
Essa contiene molti strumenti di interattività, di vario genere.
Fino a tutto il XVII secolo gli oggetti originali sono quasi assenti, sostituiti da facsimili non sempre segnalati come tali. Il materiale espositivo è copioso, talora troppo affastellato, sì da rendere complesso seguire la
linea culturale-narrativa del percorso.
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Al termine di questo, i visitatori sono invitati a rispondere a quesiti correlati al pregiudizio antiebraico,
quali “Un ebreo potrebbe divenire presidente della Germania, tra pochi anni?”.
L’esposizione si caratterizza fortemente come narrativo-storica e non espositivo-artistica; va però tenuta
presente la fortissima dimensione artistica dell’edificio.
Il Museo Ebraico di Berlino ha i fini intrecciati di: onorare e tramandare la memoria degli ebrei tedeschi
sterminati (o esiliati) dal governo tedesco dell’epoca, rammentare la frattura così creatasi, mostrare la convivenza dei secoli precedenti e la conseguente ‘appartenenza tedesca’ degli ebrei, additare la nuova convivenza
tedesca. Più di molti altri musei ebraici nazionali, quello di Berlino è un museo “per” quel Paese, quella popolazione complessiva, quella identità nazionale, piuttosto che “per” gli ebrei del luogo.
Fonti.
Visita in loco; opuscoli del Museo; numerosi articoli e saggi; Discovering the Jewish Museum Berlin, Stiftung Jüdisches Museum Berlin, 2001 Berlin; Stories of an Exhibition. Two Millennia of German Jewish History, Stiftung Jüdisches Museum Berlin, 2001 Berlin.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Musée d’art e d’histoire du Judaisme, Paris
(Alessandra Minerbi)
Il Museo di Arte e Storia Ebraica di Parigi, l’unico fra i grandi musei nazionali ebraici in Europa a unire “arte” e “storia” nella propria denominazione, è
stato fondato nel 1988 e nasce dalla fusione di due grossi nuclei di collezioni:
quello del Museo d’arte ebraica di Parigi, fondato nel 1948, e quello del Museo
nazionale del Medioevo. A questi due grandi nuclei iniziali si sono poi aggiunte
altre collezioni che ne hanno arricchito il patrimonio.
Particolarmente ricco il fondo Dreyfus, in parte messo anche in rete in occasione di una grande mostra del 2006.
Figura 2 Le Peintre Juif,
La sede è nell’hotel d’Acaux, costruito a metà del ‘600, in rue du Temple,
Reisin? (Chana Orloff)
nel cuore del Marais. La sede dunque non è né di nuova costruzione (come Berlino) né specificamente legata alla vicenda ebraica locale (come Amsterdam).
Il percorso è suddiviso in 13 stanze che non seguono una rigida divisione cronologica né tematica. I temi e
le scansioni cronologiche si intrecciano in un’interessante scelta di allestimento museale perché, come spiega
nella guida la direttrice Laurence Sigal-Klagsbald “la scelta di separare tradizione da una parte e storia e identità dall’altra avrebbe isolato l’ebraismo dal suo divenire storico che, ben prima dei profondi mutamenti legati all’emancipazione, nasce dalle relazioni fra le comunità e l’ambiente in cui vivono”. La realtà francese ha
ampio spazio, ma lo sguardo è allargato all’intera Europa e al bacino del Mediterraneo, in questo senso questo è il meno “nazionale” dei musei ebraici, fulcro dell’attenzione sono i diversi e successivi centri vitali dell’ebraismo.
I caratteri fondamentali dell’ebraismo, cioè il “ciclo della vita” e il “ciclo dell’anno”, così come singoli oggetti di culto, sono esposti e narrati in specifiche vetrine e soluzioni allestitive all’interno di stanze che affrontano altri temi (v. ad esempio più sotto la stanza 3 che parla dell’Italia rinascimentale e del ciclo della vita).
Dunque arte e storia si intrecciano a raccontare cosa è l’ebraismo e cosa sono gli ebrei.
Sala introduttiva
La prima sala cerca di far capire quali sono le caratteristiche fondanti dell’ebraismo che ne hanno caratterizzato in modo così peculiare l’esistenza. Numerosi brani di varia natura – dai testi sacri in poi – risalenti a
tutte le epoche della storia ebraica mostrano come primo elemento caratterizzante la durata della lingua ebraica attraverso i millenni e la predominanza dei testi nella civiltà ebraica:
L’altro elemento considerato centrale nell’ebraismo è l’esilio e dunque vengono presentati oggetti che
sono dimostrazione del profondo rapporto fra mondo ebraico e ambiente circostante, primi fra tutti dei rimonim, prodotti a Shangai nel XIX secolo, adornati con delle pagode.
La scultura Le Peintre juif (1920) dell’artista Chana Oloff pone l’accento sulla complessità dell’identità
ebraica, sulle sue molteplici componenti e sulla difficile questione del futuro dell’arte ebraica.
1. Les juifs en France au Moyen Age
La presenza ebraica in terra francese dalle prime testimonianze fino alla cacciata degli ebrei dalla Spagna.
Una stanza particolarmente ricca di oggetti meravigliosi che raccontano della ricchezza e creatività di que-
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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sta esperienza, ma anche dei suoi aspetti difficili come l’espulsione generale degli ebrei decretata da Carlo VI nel 1394. Gli oggetti di culto,
ma anche la vivacità intellettuale con i commenti alla Bibbia di Rashi de
Troyes.
2. Le juifs en Italie de la Reinassance au XVIII siecle
La centralità della presenza ebraica in Italia in questo arco di tempo
con le sue grandi opere artistiche (tra esse, l’Arca Santa medievale della sinagoga di Modena), ma anche con la difficoltà crescente di vivere
in una società cristiana che soprattutto dopo la Controriforma ha conosciuto momenti tragici quali l’istituzione del ghetto. Proprio per quell’intreccio cui si accennava sopra fra percorso tematico e narrazione degli aspetti centrali della tradizione ebraica, è raccontato in questa stanza
il ciclo della vita con l’utilizzo esclusivo di oggetti e arredi di produzione italiana.
3. Hanouca ou la fête des Lumières
L’unica stanza in cui vengono confrontate tutte le declinazioni di stile e di forma di un oggetto, la lampada di hannukkah appunto, a dimo- Figura 3 Aron ha-kodesh,
strazione dell’infinita varietà con cui in luoghi e in tempi diversi può es- Modena 1472
sere creato un oggetto utilizzato per una stessa occasione.
4. Amsterdam, rencontre de deux diasporas
La centralità di Amsterdam nel corso del ‘600, quando qui giungono dall’Europa occidentale e orientale
ebrei perseguitati. Un’oasi in cui gli ebrei possono vivere ed esprimersi. Una vetrina è infatti dedicata allo sviluppo delle stamperie ebraiche.
5. « L’an prochain a Jerusalem »
Le tre principali feste legate al pellegrinaggio, Pesach, Sukkot et Shavou’ot, qui descritte soprattutto attraverso oggetti di area germanica e l’importanza di Gerusalemme come luogo simbolico sempre presente.
6. Le monde ashkenaze traditionnel
Le principali caratteristiche del mondo ashkenzita e le sue specificità. Una parte della stanza racconta l’importanza della celebrazione del sabato.
7. Le monde sefarad traditionnel
Le caratteristiche dell’ebraismo sefardita.
8. L’emancipation, le modele francais
Qui nuovamente una stanza con un impianto più prettamente storico cronologico che racconta la specificità del processo d’emancipazione francese con le sue luci e le sue ombre. Le riflessioni degli illuministi, gli
editti napoleonici e la crescente integrazione degli ebrei durante la Seconda e la Terza Repubblica. A ciò fa da
contraltare però la comparsa di un antigiudaismo crescente che culmina, come è noto, nell’Affaire Dreyfus.
9. Mouvements intellectuels et politiques en Europe au tournant du siècle
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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I vari aspetti dei movimenti intellettuali ebraici fra ‘800 e
‘900, dalla nascita del sionismo alla creazione del Bund, dalla
nascita della storia ebraica alla fondazione della Verein für Kultur und Wiessenschaft des Judentums.
10. Pr��������������������������������������
èsences Juives dans l’art du XX siecle
Parlare di « presenze ebraiche » in questa stanza vuol dire
che si ritiene che finisca all’alba del ventesimo secolo una creazione artistica definibile come ebraica in quanto frutto di riferimenti culturali specifici. Gli artisti sono posti individualmente di
fronte alla questione di come rappresentare l’incontro con la propria identità e la modernità. Qui vi sono tre sezioni: San Pietroburgo, Berlino e Parigi, tre città attorno alle quali ruota una vita
artistica particolarmente ricca.
11. Etre
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juif a Paris en 1939
Figura 4 Le porte del cimitero
(Marc Chagall, 1917)
La scelta è quella di non parlare in modo diffuso della Shoah,
ma di raccontare la vicenda specifica di alcune famiglie immigrate a Parigi dall’Europa dell’est all’inizio del
‘900 mostrando come si è evoluta la loro situazione. I destini si incrociano e sette di queste persone vengono
arrestate nell’agosto del 1942 e muoiono in deportazione.
12. ��������������������������
Le mond juif contemporaine
Uno spazio dedicato alle mostre temporanee.
Per concludere si può senz’altro affermare che il Museo di Parigi è uno dei più interessanti fra quelli visitati, non soltanto per la ricchezza e la varietà degli oggetti esposti, ma anche per l’originale scelta del percorso narrativo, che però al momento della visita era alterato e in parte inaccessibile a causa di una mostra temporanea.
La scelta di uno sguardo così ampio sull’ebraismo europeo è senz’altro originale e di grande interesse rispetto ad altri percorsi più improntati alla vicenda nazionale, l’appunto che si può fare è che non sempre la
volontà di mettere in relazione la vicenda ebraica con quella del mondo circostante è riuscita, o meglio lo è
certamente a livello di rapporti artistici, meno sul piano storico. Manca quasi del tutto la questione delle caratteristiche, dei mutamenti e della costante presenza dell’antisemitismo. E’ come se a livello narrativo la parte
artistica predominasse nettamente su quella storica.
Il Museo di Parigi allestisce numerose mostre temporanee, svolge una ricchissima attività di formazione
per i docenti e organizza visite guidate e laboratori per ragazzi di interesse eccezionale, forse in assoluto possiede l’apparato didattico meglio concepito in Europa.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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The Skirball
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Cultural Center and Museum, Los
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Angeles
(Nanette Hayon Zippel)
... one of the world’s most dynamic Jewish cultural institutions, the Skirball Cultural
Center opened to the public in 1996. Its mission is to explore the connections between
four thousand years of Jewish heritage and the vitality of American democratic ideals. The
Skirball seeks to welcome and inspire people of every ethnic and cultural identity, to build
a society in which all of us can feel at home.
Foto 1. Veduta diurna dello Skirball Cultural Center and Museum
Introduzione
Le collezioni dello Skirball Museum di Los Angeles, originariamente situate nel campus universitario del
movimento Reform, lo Hebrew Union College (Cincinnati, Ohio), si sono formate nel 1913 su iniziativa di un
gruppo di donne decise a fondare un museo nazionale che raccogliesse gli oggetti di culto ebraici. L’avvio al
progetto fu dato con l’inaugurazione di una mostra che esponeva più di 500 oggetti prestati da persone immigrate negli Stati Uniti, allo scopo di gettare un ponte tra le nuove generazioni ed i loro genitori per aiutarli a
conoscere e a capire il loro mondo e le loro tradizioni.
Così infatti recitava l’appello lanciato per la raccolta degli oggetti: “Molti oggetti tenuti in grande considerazione dai proprietari che ben ne conoscevano l’uso, si possono trovare oggi nascosti nei solai. Li potete salvare dall’oblio donandoli al museo”. Da questo appello si deduce quale sia in realtà la portata del problema:
gli oggetti non significavano quasi più niente ai loro detentori e occorreva restituirne il significato originario
ai giovani.
Sotto questo aspetto il museo di Los Angeles ricorda il Jewish Museum di New York, con il quale condivide il desiderio di focalizzare l’attenzione sull’identità ebraica americana per trasmetterne i valori alle nuove generazioni.
Con una serie di campagne di acquisizione negli Stati Uniti, in Israele e in Europa, la collezione si è ampliata fino a raggiungere 25.000 opere, in buona parte trasferite dalla originaria sede di Cincinnati nella nuova
struttura che dal 1996 ospita il museo (foto 2).
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Foto 2. Veduta notturna dell’edificio che ospita Lo Skirball Cultural Center and Museum a
Los Angeles circondato dalle colline di Santa Monica
Foto 3. Planimetria
Planimetria generale
Lo Skirball Cultural Center, progettato da Moshe Safdie (Haifa, 1938) e ultimato nel 1972, è un complesso
molto articolato situato sulle colline di Santa Monica. Allievo di Louis Kahn, Safdie è noto – tra l’altro – per
la realizzazione di numerose biblioteche, edifici museali e centri culturali. La forma del centro è determinata
in buona misura dalla naturale topografia dei luoghi, su cui è distribuita una grande pianta che comprende la
galleria per l’esposizione permanente, un centro conferenze/congressi, un centro culturale ed educativo, uno
spazio dedicato alle mostre temporanee di 744 metri quadri.
Elementi fondamentali del centro sono un ampio anfiteatro posto ai piedi della collina, da cui si raggiunge
il padiglione della meditazione posto sulla cima di questa piccola altura. La parte posteriore dell’edificio, costituita da un lungo muro assolve anche la funzione di rimodellare la topografia del luogo mediando il rapporto tra natura e artifact. La serie di edifici è pensata per ospitare non solo mostre ed eventi, ma una vasta serie
di iniziative come convegni, seminari, attività di studio e di ricerca. Il centro presta particolare attenzione agli
aspetti relativi alla trasmissione della memoria e alla riflessione sull’identità della cultura e del jewish heritage: il complesso ospita a ciclo continuo mostre temporanee, rassegne cinematografiche, programmi culturali e
eventi legati alla vita della comunità.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Nel 2005, alla struttura esistente e alle ampie collezioni già attive, si è aggiunta una nuova esposizione permanente denominata Noah’s Ark at the Skirball (744 metri quadri), particolarmente dedicata alla trasmissione
della memoria e della cultura ai bambini e agli adolescenti. Definita quale family friendly area, è allestita con
criteri pedagogici innovativi e sensibili, con oggetti e meccanismi che i piccoli visitatori possono toccare o
mettere in funzione in modo da legare l’apprendimento all’esperienza diretta. Lo spazio espositivo è articolato
in tre livelli che simbolicamente rappresentano i temi centrali della vicenda dell’Arca: Storms (meeting challenges), Arks (finding shelter and community), Rainbows (creating a more hopeful world). Il progetto di questa parte del Museo è degli architetti di Seattle Olson Sundberg Kundig Allen Architects (OSKA), in collaborazione col progettista dello Skirball, Moshe Safdie.
Foto 4. Particolare dell’allestimento Noah’s Ark
Ai più giovani è stata dedicata anche un’altra area, l’Archeology Discovery Center, che promuove laboratori, anche all’aperto, in cui viene insegnato operativamente quale sia il lavoro dell’archeologo.
Il museo effettua il prestito di oggetti della propria collezione ad altri musei, ad esclusione degli oggetti di
culto.
Il centro è visitato annualmente da più di 500.000 persone e offre un programma di attività in collaborazione con le scuole, che vede la frequenza annuale di più di 50.000 tra studenti e insegnanti provenienti in gran
parte dalla scuola pubblica.
E’ dotato anche di una biblioteca, di un anfiteatro per spettacoli teatrali e danzanti, di una caffetteria, lo
Zaidler’s Cafè, dove si svolgono cicli letterari ed altre attività e di un negozio, lo Audrey’s Museum Store.
Per pubblicizzare le proprie attività, il museo appronta un bollettino di informazione.
E’ aperto da martedì a venerdì dalle 12.00 alle 17.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 17.00. Giovedì si
possono visitare gratuitamente tutte le esposizioni, eccetto l’Arca di Noè, fino alle ore 21.00.
Il costo del biglietto per gli adulti è di $ 10, per gli anziani e gli studenti a tempo pieno è di $ 7, per i bambini di 2 - 12 anni è di $ 5.
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Mostra permanente
La visita alla mostra permanente, dal titolo Visions and Values: Jewish Life from Antiquity to America, è
adatta dai 14 anni in poi e può durare un paio d’ore. La mostra occupa 1.400 metri quadri e vi sono esposti
900 oggetti, originali e non, ricostruzioni a misura d’uomo, sculture - alcune di gusto prettamente americano , quadri, modellini, ecc. Ogni tre mesi vengono apportati dei cambiamenti all’esposizione.
Colpisce in modo particolare la cornice allestitiva che è molto curata, luminosa, con didascalie in inglese
assai leggibili (foto 5-6).
Foto 5-6. Allestimenti interni
All’inizio del percorso espositivo è stato collocato un rotolo della Torà, avvolto da una fascia a strisce rosse e bianche, come la bandiera americana, con la scritta “liberty”, a sottolineare la simbiosi dei valori americani con quelli ebraici.
La mostra è suddivisa cronologicamente e per temi; si parte dagli inizi (VI sec. a.C.) - Beginnings- con
l’esposizione di anfore, sculture, monete originali dell’epoca poste all’interno della struttura museale. In corrispondenza di questa sezione è stato ricostruito all’esterno, in un bellissimo scenario a forma di anfiteatro romano, il pavimento a mosaico di una sinagoga del III° sec. d.C. della città di Tiberiade.
La seconda sezione è dedicata ai viaggi, Journeys, ovvero agli spostamenti e alla vita della popolazione
ebraica attraverso i secoli e attraverso tutte le regioni. Troviamo, infatti, fonti documentarie, tessuti, abiti, contratti matrimoniali, oggetti di uso cerimoniale e domestico appartenenti a famiglie ebraiche vissute in molti
paesi - tra cui anche la Cina - ospitati in ricostruzioni architettoniche che rimandano ai paesi di provenienza
(una pagoda, una facciata in stile moresco ecc.). Si vuole sottolineare come dovunque e per qualunque ragione si spostassero, gli ebrei riuscissero a reiventarsi una nuova vita ed a rinnovarsi senza rinunciare al proprio
patrimonio culturale.
Le sezioni successive sono dedicate al tempo - Sacred Time -, alle feste e al ciclo della vita ebraica, con
una ricca collezione di opere antiche assieme a creazioni moderne a sottolinearne la continuità.
Particolarmente interessante è la sezione Sacred Spaces dove campeggia, tra le molte fotografie di sinagoghe, una bella ricostruzione in scala reale della sinagoga di Orianenburgerstrasse a Berlino (1866), profanata dai nazisti e poi distrutta dai bombardamenti alleati sulla città. Al visitatore è data la possibilità di aprire le
porte di un’arca e di “imitare” la lettura della Torà.
Molta enfasi viene data all’arrivo degli immigrati in America e alla loro integrazione nel nuovo continente nelle sezioni A Nation of Immigrants , The Pursuit of Liberty e Struggle and Opportunities, sottolineando
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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quanto numerose fossero queste immigrazioni; la prima, nel 18° secolo, era costituita da ebrei sefarditi, la seconda, a metà dell’Ottocento, da ebrei tedeschi e dell’Europa Centrale, la terza, iniziata nel 1881, da ebrei della Russia e dell’Europa dell’est. Una lampada di Hannukà, i cui nove bracci hanno ciascuna la foggia della
Statua della Libertà (foto 7), riassume la forte aspirazione ebraica all’integrazione.
Foto 7
La sezione è arricchita da vecchi poster che mostrano l’arrivo degli immigrati a Ellis Island ed un audio ricorda la babele delle lingue parlate. Al centro un’enorme scultura in perfetto stile americano rappresenta un
particolare - la mano con la torcia - della Statua della Libertà.
Non mancano video che proiettano su tre schermi le storie personali di alcuni personaggi.
Nemmeno in America la parità dei diritti e l’integrazione ebbe un percorso facile, vi furono momenti di
tensione, quali, ad esempio, il fatto che la costituzione del Maryland del 1776 richiedeva agli ufficiali eletti
una dichiarazione di credo nella religione cristiana.
Molti i personaggi ricordati come uomini di successo che hanno contribuito allo sviluppo culturale ed economico del paese.
Segue la sezione The Holocaust dove si passa bruscamente da un allestimento luminoso e a colori al buio
e al vasto uso del nero. Il memoriale alle vittime è rappresentato da un corridoio scuro semicircolare, sulle cui
pareti sono proiettate da una parte le figure di sei vittime della Shoah - fra di queste l’italiana Clara Pirani Cardosi - e dall’altra una breve disanima dell’antisemitismo americano. Tra i pochi documenti di questa sezione,
risulta l’originale dattiloscritto delle “leggi di Norimberga” del 1935.
La penultima sezione è dedicata al sionismo e alla nascita dello stato di Israele, rappresentata da un monumentale mosaico fotografico con immagini dei vari tipi di popolazione israeliana e di località dell’Israele moderna.
L’esposizione si conclude con la sezione dedicata all’oggi, dal significativo titolo At Home in America con
tre istallazioni multimediali che proiettano immagini degli ultimi cinquant’anni di vita ebraica americana.
Uno dei messaggi principali della mostra è “Jews are a part of history, not apart from history”.
Al di là di quanto riferito qui sopra, il museo non presta attenzione al fenomeno dell’antisemitismo; il suo
approccio alla storia ebraica è sempre di tipo positivo.
Per tutto il percorso espositivo sono stati collocati a terra cesti contenenti travestimenti per consentire ai
piccoli visitatori di abbigliarsi secondo i costumi dell’epoca immedesimandosi nei vari ruoli proposti dal percorso.
Una breve visita al vasto deposito degli oggetti ci ha permesso di constatare l’accurato stato di conservazione delle opere e alcuni magnifici esemplari dei 350 contratti matrimoniali italiani possedute dal museo.
Fonti:
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Visita in loco nel mese di dicembre 2007
Colloquio con la curatrice Grace Cohen Grossman
Sito web: www.skirball.org
Enciclopedia judaica: voce Jewish Museum
Jewish museums of the world di Grace Cohen Grossman, s.l., Hugh Lauter Levin Associates, 2003
New Beginnings : The Skirball Museum Collections and Inaugural Exhibition, a cura di Grace Cohen Grossman, Los
Angeles, Skirball Cultural Center, 1996.
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The J��������������
ewish Museum, New
���� York
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(Nanette Hayon Zippel)
How to create collections and exhibitions that best fulfill a museum’s mission is a question
that pervades the work of all art museums. For The Jewish Museum, the selection of art
and artifacts has a dual purpose. Collectively, the goal is to communicate an understanding
of Jewish culture, with its various layers of religion, history, memory, and identity.
Individually, acquisitions may be appreciated for their intrinsic aesthetic, historical, or
narrative content.
Joan Rosenbaum
Introduzione
The Jewish Museum fu fondato nel 1904 da ebrei tedeschi immigrati negli Stati Uniti per iniziare una nuova vita. Essi erano perfettamente inseriti nella nuova realtà americana, ma, allo stesso tempo, sentendosi legati alle proprie tradizioni, desideravano mantenere la propria identità ebraica per trasmetterla alle generazioni
cresciute nel nuovo mondo. La mission del museo, dunque, fu, ed è tuttora, quella di preservare, studiare e interpretare la storia e la cultura ebraica coprendo un arco temporale di 4000 anni puntando soprattutto alla conservazione e all’acquisizione di opere d’arte e manufatti autentici provenienti dall’Europa, nonché creati negli Stati Uniti (foto1), o altrove, come a mantenere una sorta di continuità e di legame fra il mondo ebraico e
quello della cultura dominante.
Foto 1 : La sedia del profeta Elia
nell’interpretazioni di Melissa Shiff, 2002*
Le collezioni comprendono infatti molti oggetti di culto di uso quotidiano che con l’assimilazione hanno
via via perduto di rilevanza nella vita ebraica americana e attraverso di essi si vuole rafforzare nelle nuove generazioni il desiderio di conoscere e studiare la propria cultura d’origine. Ma si percepisce altresì molto il desiderio di proiettarsi verso la modernità e il secolarismo, puntualizzando quanto gli ebrei americani abbiano
adottato modelli appartenenti alla cultura circostante, come in precedenza avevano fatto gli ebrei di Berlino,
Vienna e Parigi.
La prima collezione, costituita da una donazione del giudice Mayer Sulzberger, constava principalmente
di oggetti d’arte legati al culto ebraico; in seguito varie acquisizioni e donazioni si sono aggiunte fino a formare una delle più grandi collezioni di Judaica. Attualmente il JM conserva più di 28.000 opere: quadri, sculture, fotografie, disegni e incisioni, reperti archeologici, oggetti rituali, numismatica, arte decorativa e archivi mediatici.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Il museo è alloggiato in un elegante palazzo in stile gotico francese, ex residenza della famiglia Warburg ed
è situato su quattro piani, di cui il terzo e il quarto sono quasi interamente dedicati alla mostra permanente.
Gli altri piani sono dedicati alle mostre temporanee, ai programmi educativi e a eventi e attività rivolte
a persone di tutte le età, confessioni e culture. �������������������������������������������������������������
Moltissime le mostre temporanee che vertono sui più svariati
temi; nel dicembre 2007 erano in corso le seguenti mostre; Camille Pissarro: Impressions of City and Country; Isaac Bashevis Singer and the Lower East Side: Photographs by Bruce Davidson; From The New Yorker
to Shrek: The Art of William Steig; ecc.
Le attività didattiche prevedono programmi per bambini, adolescenti, famiglie e diplomati (graduate), laboratori e mostre elaborate dai e per i bambini, visite guidate per le scuole e corsi di aggiornamento per insegnanti.
La superficie della mostra permanente è di metri quadri 1.100; lo spazio dedicato alle mostre temporanee è
di metri quadri 750; l’area dedicata ai bambini è di metri quadri 50. L’auditorio ha circa 230 posti e la caffetteria - glatt Kasher - circa 80 posti.
E’ disponibile un Bookshop anche on-line e un vasto salone per cerimonie.
L’accesso è a pagamento. Fasce di prezzo: adulti $ 12, anziani $ 10, studenti $ 7,50, bambini sotto i 12 anni
gratuito, sabato ingresso gratuito.
Gli orari di apertura sono: sabato-mercoledì 11.00 -17.45; giovedì: 11.00 – 20.00. I giorni di chiusura sono:
venerdì, Thanksgiving Day, Capodanno, Martin Luther King Jr. Day e tutte le principali feste ebraiche.
E’ previsto l’accesso per portatori di handicap.
Gli altri servizi offerti al pubblico sono: il guardaroba gratuito, la possibilità di parcheggio nelle adiacenze con prezzi convenzionati.
I visitatori sono 150.000-200.000 all’anno.
Mostra permanente
La visita alla mostra permanente, dal titolo Culture and Continuity: The Jewish Journey, è adatta dai 14
anni in poi e può durare un paio d’ore. Vi sono esposte circa 800 opere originali in uno stupendo allestimento
che è stato rinnovato nel 2003. L’esposizione è imperniata principalmente sugli oggetti artistici, presentati in
un percorso storico; ma contiene anche documenti cartacei, fotografici e audiovisivi.
La mostra si articola in 4 sezioni suddivise per periodo cronologico. La prima, dal titolo Forging an Identity (1200 a. C. - 640 d. C.), illustra come il primo nucleo degli israeliti, formato prevalentemente dalle dodici
tribù, si sia poi trasformato in un popolo vero e proprio con le sue tradizioni, istituzioni e riti, ossia - come viene più volte precisato - con una “identità”.
La sezione Interpreting a Tradition (640-1800) mette in luce la vitalità e la diversità della vita ebraica nelle varie regioni del mondo mondo, presentando anche numerosi oggetti di culto, all’interno del “ciclo dell’anno”.
La sezione Confronting Modernity (1800-1948) ripercorre come la minoranza ebraica si sia confrontata e
trasformata in rapporto alla modernità.
Infine la sezione Realizing a Future: Contemporary Voices conduce il visitatore al presente, ai vari modi in
cui l’identità ebraica si esprime oggi, con uno sguardo significativo all’arte contemporanea.
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Nel ripercorrere il corso della storia e della cultura ebraica nei secoli vengono dunque registrati i numerosi
cambiamenti sia in senso positivo, sia in negativo, il cui messaggio di fondo sembra essere che l’ebraismo ed
il popolo ebraico sono stati capaci di svilupparsi e di prosperare per migliaia di anni anche in gravi difficoltà e tragiche circostanze dando fondamentali contributi al mondo circostante. Ciascuna sezione contiene riferimenti a quattro temi: covenant (patto), exodus, law e land.
I numerosi oggetti di culto esposti comprendono: ornamenti dei Sifrei
(Rotoli) Torah, besamim (contenitori per spezie usati all’uscita della festa del sabato), meghilloth (rotoli di pergamena letti alla festa di Purim),
ketubboth (vedi foto 2), ecc. In alcuni casi, oggetti di fattura recente sono
collocati in vetrine o ricostruzioni concernenti epoche precedenti, come
una menorah (candelabro a sette bracci) del XIX secolo collocata nella
ricostruzione del Tempio di Salomone.
Foto 2 : Contratto matrimoniale del 1751**
Come altri musei ebraici del mondo, anche il JM ha scelto di dedicare una spaziosa vetrina alle lampade di
Hannucah di fogge e gusti diversi che rispecchiano le tradizioni artistiche delle numerose comunità di provenienza: India, Irak, Danimarca, Polonia, Marocco, Perù, ecc.
Sono presenti dipinti e disegni di molti pittori assai noti quali Max Weber, Moritz Daniel Oppenheim, Isidor Kaufmann, Alexander Hart, Marc Chagall, Ben Shann, Riccardo Avedon, Andy Warhol.
A titolo esemplificativo citiamo un quadro dell’artista tedesco Moritz Daniel Oppenheim: Il ritorno di un
volontario ebreo (1833-34), per il suo significato. E’ probabilmente la prima volta che un artista ebreo affronta
un soggetto storico; il dipinto rappresenta un soldato ferito, in uniforme degli Ussari, appena rientrato in famiglia viaggiando di sabato - nonostante il divieto della legge ebraica - dopo aver difeso il suo paese, la Germania, dalle armate napoleoniche. Il quadro fu dipinto quando ancora gli ebrei non avevano raggiunto la parità
dei diritti in Germania ed è stato interpretato come un messaggio ai tedeschi del significativo contributo militare degli ebrei tedeschi. Un altro quadro assai noto è quello eseguito nel 1850 da Salomon Alexander Hart
che ritrae l’interno della sinagoga di Livorno durante la festa di Simhà Torah.
Procedendo incontriamo una magnifica opera di Ben Shahn del
1947 dal titolo New York, che evoca il mondo perduto dell’artista,
la Lituania, e il milieu urbano newyorkese.
Non mancano oggetti italiani, come alcune iscrizioni tombali di
Venosa e di Roma di epoca antica, un armadio per i Rotoli della Torah di Urbino del 1500 di foggia rinascimentale (foto 3), nonché
tende di prezioso tessuto ricamato a mano da un’ebrea veneziana,
un contratto matrimoniale vercellese del 1776, ecc.
Foto 3: Armadio rinascimentale che conteneva i rotoli
della Torà di Urbino, 1500 circa.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Una simpatica ricostruzione di un caffè moderno tipicamente cittadino con dei tavolini muniti di telefoni, ci permette di ascoltare brani di famosi scrittori ebrei quali Sholem Aleichem, Robert Musil, Albert Memmi ecc.
Vengono proiettati alcuni video come, ad esempio, una selezione di brani televisivi concernenti l’ebraismo
o condotti da presentatori ebrei, provenienti dal National Jewish Archive of Broadcasting creato nel 1981 all’interno dello stesso museo e contenente circa 4.300 programmi radiofonici e televisivi. Sono presenti qua e
là alcuni terminali con programmi interattivi come il Talmud interattivo, che consente al visitatore di sperimentare il metodo di studio del Talmud chiamato pilpul (dall’ebraico pilpel, pepe) e basato su un sistema dialettico assai sottile e profondo.
I riferimenti alla Shoah sono volutamente rari: nella prima stanza, a fianco di reperti archeologici di epoca
antica, vi è una enorme stella gialla dal titolo Warsaw, eseguita nel 1981 da Michael David; nella terza sezione
vi è un filmato sulla celebrazione di Yom Ha-Shoah in Israele; alla fine del percorso espositivo, quasi a chiudere il cerchio e a significare la costante presenza della Shoah nella memoria collettiva ebraica, ci si imbatte
quasi per caso (pudore? delicatezza? Si desidera solo evocare?) nell’opera The Holocaust, realizzata nel 1982
da George Segal. L’artista ha creato in un’unica stanza dal pavimento nero e dalle pareti grigie, un modello in
gesso di corpi a dimensione umana che giacciono a terra, i morti, e di un solo uomo, un sopravvissuto, che è
in piedi dietro a un reticolato, come a voler concentrare in un unico momento tutta la Shoah, la devastazione,
ispirandosi alle fotografie scattate dagli Alleati dopo la Liberazione dei campi di concentramento.
Sempre la terza sezione comprende una piccola raccolta di oggetti e documenti antisemiti.
Quasi tutti gli oggetti sono protetti da spaziose vetrine; i pannelli esplicativi si trovano all’interno delle vetrine e sono di lunghezza, chiarezza e leggibilità relativamente buona. Le didascalie, invece, in lingua inglese
– è possibile richiedere visite guidate in altre lingue - sono illuminate, a caratteri grandi, e sono esterne su supporti sufficientemente alti perché siano leggibili da chiunque. Gli allestitori hanno avuto particolarmente riguardo a rendere sintetiche e leggibili le spiegazioni.
* Secondo il libro di Malachia, il profeta Elia annuncerà l’era messianica; si usa, pertanto, la prima sera
della pasqua ebraica, aprire a un certo punto la porta di casa per accogliere simbolicamente il profeta. L’autrice della scultura ha inserito un video nella poltrona di Elia che proietta una serie di porte che si aprono su case
di ricchi o di poveri dove la figura del profeta rappresenta l’ospitalità a chiunque ne abbia bisogno e dunque
l’invito all’impegno sociale molto sentito oggi tra gli ebrei americani.
** Da più di 2.500 anni le spose ebree ricevono dal proprio sposo un contratto scritto (Ketubbà). Questa
particolare Ketubbà è stata decorata sul modello delle opere di Giovanni di Isidoro Baratta di Carrara (16701747) con delle figure mitologiche che danno in qualche modo la misura del grado di integrazione culturale
degli ebrei italiani nel ‘700.
Fonti:
Visita in loco nel dicembre 2007
Colloquio con la curatrice Susan L. Braunstein
Sito web: www.jewishmuseum.org.
Opuscoli e depliants
Masterworks of the Jewish Museum, di Maurice Berger e Joan Rosenbaum [et.alii], New York, the Jewish Museum and
Yale University Press, 2004.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
53
The Israel Museum, Gerusalemme
(Nanette Hayon Zippel)
The Museum is committed to the preservation, study and display of its collections, fosters
education for its public from within Israel and abroad, utilizing its extensive holdings of
the world’s pre-eminent collection of the archaeology of the Holy Land, the world’s most
comprehensive collections of Judaica and the ethnology of the Jewish people around the
world and its fine art holdings from Old Masters in European Art through international
contemporary art.
Introduzione
Il primo nucleo dell’Israel Museum proveniva dal piccolo museo Bezalel creato a fianco della Scuola di
Arti e Mestieri fondata a Gerusalemme nel 1906 e che ospitava opere di artisti ebrei, nonché una piccola collezione d’arte sacra ebraica. Da questo primo nucleo fu fondato nel 1965 l’Israel Museum, il più importante
museo in Israele.
Dopo la scomparsa di molte comunità ebraiche e la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Israel Museum
diventò il custode e il testimone della loro esistenza attraverso una puntuale ricerca e “riappropriazione” degli
oggetti rimasti. Nacque così la raccolta etnografica sulla quale ci soffermeremo più avanti.
La struttura museale è situata sull’alto di una collina, la Collina della Quiete – sopra il Monastero della
Croce, vicino al Parlamento israeliano ed al campus universitario di Givat Ram – e gode di una splendida vista. Opera di due architetti israeliani, Alfred Mansfield e Dora Gad, il museo è stato concepito come una struttura in espansione composta attualmente da più di una ventina di padiglioni in cui vengono esposte opere appartenenti a un arco temporale che va dalla preistoria all’arte contemporanea.
Alcuni di questi padiglioni ospitano:
- il Bezalel * Museum of Fine Arts, dedicato all’arte moderna
- il Santuario del Libro, dedicato ai Rotoli del Mar Morto**
- la sezione Judaica and Jewish Etnography, un’esposizione permanente di oggetti ebraici provenienti dalle comunità ebraiche del mondo
- una galleria di opere d’arte con opere di artisti israeliani e stranieri, tra cui spiccano lavori di Picasso, Matisse, Modigliani, Mirò, Chagall, Dufy, Duchamp, ecc.
- uno spazio dedicato all’archeologia, frutto di scavi archeologici condotti nel paese che portarono
alla luce reperti di notevole interesse
- uno spazio dedicato a Israele
- il padiglione della gioventù, aperto nel 1966, dedicato alle attività dei più giovani per sviluppare
un’educazione museale; è attrezzato con spazi per la lettura, atelier per la creatività artistica dei più
piccoli che hanno a disposizione dei grandi contenitori pieni di oggetti di recupero e laboratori per
insegnare il lavoro archeologico, ecc. (foto 1-2)
- un museo a cielo aperto con più di 60 sculture
- uno spazio per le mostre temporanee
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Foto 1-2: i laboratori artistici per i più giovani
La struttura si estende su un’area di 50.000 metri quadrati e possiede in totale circa 500.000 oggetti.
E’ dotato di biblioteca, museo a cielo aperto in un vasto giardino disseminato di opere d’arte, guardaroba,
ristorante, negozi e parcheggio.
Si possono noleggiare audioguide in varie lingue e prenotare visite guidate, sempre in varie lingue.
Il museo è aperto domenica, lunedì e mercoledì dalle h. 10.00 alle 17.00; martedì 16.00 - 21.00; venerdì e
vigilia delle feste 10.00 - 14.00; sabato e festività 10.00 - 17.00.
L’accesso è a pagamento e le tariffe variano a seconda delle categorie: adulti Nis 42 (Euro 7,98); studenti Nis 30; da 5 a 17 anni Nis 21 ( ingresso libero sabato e martedì); disabili Nis 21; famiglie con figli fino a 17
anni Nis 120; ingresso libero per i militari.
E’ frequentato da 950.000 visitatori l’anno di cui 100.000 bambini.
Judaica and Jewish Etnography
Questa sezione è dedicata ai duemila anni di diaspora e ospita la più ricca collezione di oggetti ebraici del
mondo formatasi grazie alle donazioni degli immigranti che sono riusciti a portare in Israele i propri oggetti e
a una vasta attività di ricerca e di reperimento operata dallo staff del museo. Al momento vi sono circa 25.000
pezzi, composti da oggetti e strutture di culto, abiti e arredi in stili assai differenti riflettendo le relazioni intercorse tra ebrei e cultura circostante. L’idea è quella di far vedere le varie facce di uno stesso popolo illustrando le diverse espressioni della vita ebraica nel suo evolversi in una moltitudine di forme, stili, tecniche e materiali in differenti contesti storici.
Per esporre tutti gli oggetti a disposizione, vengono programmate delle esposizioni a tema come, ad esempio, quella organizzata nel 2003 su A Movable Feast: Sukkahs from Around the World. In quella occasione
sono state esposte delle succoth – capanne – che erano state costruite nelle comunità ebraiche dell’est e dell’ovest (foto 3-4).
Foto 3: una Sukkah del deserto
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Foto 4: una Sukkah sul tetto di una casa in Kurdistan
L’esposizione è concepita a temi e tocca principalmente il ciclo dell’anno ebraico
e il ciclo della vita.
Il ciclo dell’anno è introdotto con una vasta scelta di oggetti di culto d’uso sia nelle sinagoghe, sia tra le pareti domestiche durante le festività, come, ad esempio, il Sabato, di cui viene spiegato lo svolgimento e il significato.
Lateralmente si accede a delle stanze che ospitano gli interni originali di tre sinagoghe portate in Israele: quella di Vittorio Veneto del 1702, la sinagoga decorata di Horb (Germania) del 1735
e quella di Cochin (India) del 1544.
La sinagoga di Vittorio Veneto è una sinagoga ashkenazita – tedesca – a forma rettangolare e simile a tutte le altre sinagoghe veneziane del periodo che, a loro volta, rispecchiano, ad esempio nel matroneo, il teatro veneziano e nell’arca, coi suoi rivestimenti in legno dorato finemente ornati, il barocco delle sale del Consiglio e dei saloni
dei ricevimenti veneziani (foto 5).
Foto 5: l’interno della sinagoga di Vittorio Veneto
Foto 6: una pagina del manoscritto
Successivamente, in un vasto locale, si trovano manoscritti miniati, kettuboth,
channukiot, meghillot di tutte le provenienze, rotoli della Torà aperti e fotografie di
sinagoghe di tutto il mondo. La sezione dedicata al ciclo della vita prende in considerazione la vita famigliare nell’arco di tempo che va dalla nascita alla morte, illustrando i cerimoniali e i costumi in vetrine molto belle e spaziose, dove vengono fedelmente ricreati gli interni tipici di case ebraiche del mondo con l’ausilio anche di
diorami. Per l’allestimento, il museo attinge dal Jewish Wardrobe, creato nel 2003,
che possiede moltissimi costumi e gioielli tipici che consentivano di distinguere, nei
paesi di provenienza, gli ebrei dagli altri.
Come tutti i musei ebraici, anche l’Israel Museum possiede un’incredibile ricchezza di manufatti e opere
eseguite in Italia . In questo caso, tra i più antichi sono conservati, ad esempio, un cofanetto italiano in argento
del XV secolo e la miscellanea Rothschild (1470-1480). Questa, assai rinomata, è un’opera molto complessa,
che comprende una cinquantina di testi di argomento religioso e laico scritti in caratteri quadrati e in corsivo
italo-tedesco; lo stile delle miniature permette di indicare Ferrara quale luogo di provenienza (foto 6).
La sezione è provvista di un centro di informazione, aperto al pubblico nel 2000, per gli approfondimenti
sulle opere esposte, consentendo di collocarle nel loro contesto artistico e storico. Supporti multimediali, quali quello sul ciclo della vita e quello From the Jewish Wardrobe, permettono di vedere sul video le opere non
esposte in quel momento.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
56
Il centro mette a disposizione anche una biblioteca per le ricerche e un archivio di 20.000 immagini, molte
delle quali assai rare, sulla vita degli ebrei nella diaspora.
Gli oggetti e gli arredi sono in ottimo stato di conservazione, protetti da vetrine spaziose, ma non luminosissime, probabilmente per meglio proteggerli. Le didascalie sono in ebraico e inglese.
L’esposizione è priva di pannelli storici esplicativi sulla storia degli ebrei, probabilmente perchè è stato
concepito come la messa in mostra di una ricca collezione e non come, si vorrebbe oggi, un museo didattico,
dando pertanto l’impressione al visitatore di trovarsi in un museo a carattere antropologico.
La visita è adatta a tutte le età e può durare circa due ore.
* Nome del primo artista menzionato nella Bibbia.
** Esso custodisce i Rotoli del Mar Morto e altri oggetti, reperiti nelle grotte del Mar Morto, del I sec. a.C. e il I sec. d.C. I rotoli furono rinvenuti nel
1947 da un giovane pastore beduino che scoprì per caso l’esistenza di una grotta con una serie di giare di terracotta, munite di coperchio, contenenti dei rotoli antichi avvolti nel lino. Col tempo furono ritrovati anche altri materiali: vasi, pezzi di stoffa e altri 70 manoscritti o frammenti. Il numero
dei manoscritti è di circa 800 documenti, oltre a varie migliaia di frammenti; essi sono conservati in parte nel Museo d’Israele e nel Museo Rockefeller – entrambi a Gerusalemme –, altri ad Amman, altri alla Biblioteca Nazionale di Parigi, vari frammenti sono poi in possesso di istituzioni o di privati. Il più importante manoscritto è il Rotolo del Tempio, lungo circa 9 metri, e apparteneva alla setta degli Esseni. Gli argomenti sono essenzialmente
cinque: il Tempio, le leggi applicate al Re, le feste e i sacrifici, la Città del Tempio e i codici di purezza e di impurità. La struttura architettonica, ideata da Frederick Kiesler e Armand Bartos, consiste in una cupola bianca simile al coperchio di una giara, che simboleggia la lotta degli Esseni, Figli della Luce e custodi delle leggi date da Dio a Mosè contro i Figli delle Tenebre - ovvero coloro che si sono allontanati da Dio - rappresentati da un muro
di basalto nero.
Fonti:
Visita in loco nel dicembre 2007
Sito: www.imjnet.org.il
Yona Fischer, I capolavori del Museo di Israele, Firenze, Bonechi, 1995.
The Israel Museum, Jerusalem-New York, The Israel Museum and Harry N. Abrams Inc., 2005
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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The Nahum Goldmann Museum of the Jewish Diaspora,
Beth Hatefutsoth, Tel Aviv
(Nanette Hayon Zippel)
Beth Hatefusoth is a narrative museum and the purpose of the exhibits is to tell the story of
the Jewish people in the Diaspora and to inform the younger generation of Israelis about
the life and accomplishments of those communities.
Introduzione
Il Museo ha sede nel campus dell’Università di Tel Aviv. Circondato da giardini e fontane, ha la forma di un grosso cubo di cemento che fa pensare a una casamatta della Seconda Guerra Mondiale; è opera degli architetti Eliahu Gwircman e
Itzhak Yashar. La costruzione si sviluppa su quattro livelli, di cui tre sono dedicati
alla mostra permanente (foto 1).
Foto 1: veduta esterna
L’idea di creare un museo per far rivivere la diaspora ebraica attraverso i secoli e nelle sue varie fasi, fu per
la prima volta suggerita da Nahum Goldmann (fondatore e primo presidente del World Jewish Congress) nel
1959. Dopo molte rielaborazioni del progetto, al principio degli anni ’70 si arrivò alla formulazione finale di
un museo narrativo a scansione tematica. L’inaugurazione ebbe luogo a Tel Aviv, il 15 Maggio del 1978, 30°
anniversario dello Stato d’Israele.
Nato dall’esigenza di far conoscere alle nuove generazioni di israeliani la
storia dei duemila anni di dispersione delle comunità ebraiche nel mondo, è diventato anche punto di riferimento per tutti gli ebrei della diaspora che vengono a visitarlo anche a scopo di “ricerca”. Molti, infatti, si rivolgono al centro
genealogico per fare indagini sulla propria famiglia e sulle proprie radici ebraiche, consultando un database che contiene più di due milioni di nomi. A tale
fine ha anche creato un sistema all’avanguardia per compiere indagini sul DNA
(foto 2).
Con l’ausilio di murales, ricostruzioni, diorama, audiovideo, film documentari e un sistema interattivo multimediale, l’esposizione ricrea un vivido quadro della vita sociale e spirituale degli ebrei diasporici partendo dalla distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme ad opera dei Romani nel 70 d. C., fino ai giorni nostri. La particolarità di questo museo è l’assenza
totale di qualsiasi manufatto o reperto archeologico originale. Gli ambienti sono interamente ricostruiti sulla
base di documenti e immagini delle diverse epoche.
Foto 2: Test per il DNA
Oltre all’esposizione permanente, di cui parleremo più avanti, Beth Hatefutsoth propone anche delle esposizioni temporanee di grande interesse, che attirano un pubblico di tutte le età e da tutte le parti del mondo.
Molto curata e variegata la struttura dei servizi a disposizione del pubblico. Vi sono infatti:
- quattro differenti aree di studio, una su ogni piano della mostra permanente, con postazioni multimediali;
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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- la Cronosfera, una stanza circolare che si trova al piano terra, sulle cui pareti si proietta un audiovisivo di 35’ sulla storia ebraica;
- il Centro di Musica Ebraica, situato al secondo piano, con una collezione di 4.000 registrazioni
musicali e un data base che permette di fare ricerche incrociate sui compositori, gli strumenti, la lingua ecc., organizza concerti e produce registrazioni;
- il sopraccitato database delle genealogie Dorot, situato al terzo piano;
- un archivio fotografico e di video con più di 100.000 argomenti;
- un dipartimento educativo che costituisce un importante punto di riferimento per insegnare ai giovani la storia ebraica. Classi di bambini e ragazzi di tutte le età visitano il Beth Hatefutsot come parte del programma scolastico. Sono previste per loro attività di animazione e possono accedere ad un
sito on line per i propri lavori, vi sono anche seminari in inglese, francese, spagnolo e portoghese.
- un auditorio
- un museum shop, anche on line
- una caffetteria kasher
L’accesso è a pagamento. Fasce di prezzo: adulti NIS 35 (Euro 6,88), con audioguida; anziani NIS 17,5;
studenti, soldati e poliziotti, nuovi immigrati e disabili NIS 25, con audioguida; bambini sotto i 5 anni gratuito.
Gli orari di apertura sono: da domenica a mercoledì 10.00 -16.00; giovedì: 10.00 – 18.00; venerdì 9.0013.00. I giorni di mezza festa hanno orari diversi che cambiano col calendario lunare e quindi vengono comunicati di anno in anno via internet. Il museo è chiuso sabato e le principali feste ebraiche.
E’ previsto l’accesso per portatori di handicap.
Mostra permanente
La mostra permanente, che occupa gli ultimi tre piani dell’edificio, è suddivisa in sei aree
tematiche: Famiglia, Comunità, Fede, Cultura,
Vita tra le nazioni, Ritorno in terra d’Israele.
Apre la rassegna una replica ingrandita del
famoso bassorilievo dell’arco di Tito che illustra il saccheggio da parte dei romani degli arredi del tempio e della Menorah (67 d. C.), il
candelabro a sette braccia diventato il simbolo
per eccellenza della religione ebraica (foto 3). Si fa risalire ad allora la dispersione nel
mondo degli ebrei residenti in Palestina, la
“diaspora”; in realtà vi erano tracce già nell’antica Roma e in altri luoghi, della presenza di comunità ebraiche prima di tale data.
Foto 3: Particolare della copia dell’arco di Tito.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Il padiglione dedicato alla Famiglia accoglie il visitatore con una
proiezione di fotografie a colori degli ebrei, provenienti da tutte le parti del mondo. Si prosegue con una ricostruzione della vita della famiglia nelle varie fasi del ciclo della vita e del ciclo annuale delle festività, attraverso gruppi scultorei e riproduzioni di dipinti. Per raffigurare
l’interno di una casa ebraica durante una festa vi sono dei pannelli luminosi con disegni di oggetti tipici di una qualsiasi casa e di oggetti di culto di uso domestico, evidenziati per facilitarne l’identificazione (foto 4).
Nella sezione successiva (Comunità), la vita comunitaria viene ilFoto 4: l’interno di una casa ebraica lustrata con numerosi plastici raffiguranti momenti salienti della vita
delle comunità ebraiche del 13° secolo con figure di ebrei abbiglia.
ti secondo l’uso del tempo e impegnati nelle loro varie occupazioni.
A latere, una scelta di filmati sugli ebrei di Salonicco, Fez, di villaggi dell’est europeo, ecc.
Il padiglione dedicato alla Fede vanta una esposizione di 18 rinomati modelli di ricostruzioni di sinagoghe tra le quali quella del tempio di Firenze (foto 5) e di una sinagoga cinese (foto 5,6).
La parete centrale della sezione successiva, dedicata alla Cultura, mostra l’evoluzione della cultura ebraica nelle sue varie correnti dal periodo del Secondo Tempio ai giorni nostri. Nello stesso padiglione, poi, si da
spazio all’arte, all’educazione e al contributo dato da rinomate personalità Foto 5: modello della sinagoga
ebraiche alla civilizzazione e al progresso dell’umanità.
di Firenze
Le relazioni tra gli ebrei e il mondo circostante vengono analizzate nella sezione Tra le nazioni in 13 differenti postazioni che vertono sul percorso del popolo ebraico dalle origini alla formazione dello stato d’Israele.
Grande enfasi viene posta sulle interazioni tra gli ebrei, i cristiani e i musulmani e, in particolare, sulle loro lotte per i diritti civili, l’eguaglianza sociale e l’autonomia nazionale.
La sezione dedicata al Ritorno a Sion testimonia con quanta forza e costanza per tutti i secoli gli ebrei anelavano ad un ritorno alla terra promessa
e documenta i loro tentativi per raggiungere il loro scopo fino alla nascita
del sionismo. Una serie di diapositive presentano le diverse ondate di emi- Foto 6: modello di una
grazione prima e dopo la fondazione dello Stato di Israele.
sinagoga cinese
Per incontrare la Shoah si deve arrivare al centro dell’edificio, dove si
trova, sospesa al soffitto, una colonna che commemora il martirio e le persecuzioni degli ebrei attraverso la
storia. La colonna rappresenta il tema della sopravvivenza e la continuità del popolo ebraico.
Chiude la rassegna la sequenza dei “I Rotoli di Fuoco” in cui sono rappresentati 52 episodi di violenze, pogrom e persecuzioni nei confronti degli ebrei.
Complessivamente la mostra è adatta sia a un pubblico israeliano alla ricerca delle proprie radici, sia a un
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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pubblico non ebraico. Pur essendo uno dei più vecchi musei di Israele, molti ebrei della diaspora vengono
tuttora a visitarlo e trovano efficaci le ricostruzioni nei più piccoli particolari delle sinagoghe dove probabilmente sono stati o di cui ne hanno sentito parlare dalle proprie famiglie. I plastici con le figure illustrano molto bene le situazioni che le parole non riuscirebbero a spiegare, come, ad esempio, l’attesa della decima persona per iniziare le preghiere, ma risultano un po’ ingenue per un pubblico europeo. Apparentemente non vi
sono molti visitatori e l’ambientazione risulta un po’ superata, nonostante alcune integrazioni fatte con mezzi
moderni. I numerosi filmati disseminati sul percorso sono interessanti ed efficaci soprattutto per gli studenti,
ma poco utilizzate perché allungano di molto la visita.
Non eccelle la parte delle didascalie, che sono brevi e senza approfondimenti, nonchè poco leggibili. Gli
ambienti poco illuminati e dalle pareti scure danno un po’ un senso di chiusura e di oppressione, ma la varietà
ed anche la grandezza di alcune ricostruzioni riequilibrano il tutto.
L’esposizione è adatta a tutte le età e il percorso può durare un paio d’ore.
Fonti:
Visita in loco nel mese di dicembre 2007
Sito web: www.bh.org.il
Enciclopedia judaica: voce Jewish Museum
Beth Hatefutsoth .The Nahum Goldmann Museum of the Jewish Diaspora, Tel Aviv, Beth Hatefutsoth,
2003
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Italia Ebraica: oltre duemila anni di incontro fra la cultura italiana e l’ebraismo (Eretz
Israel Museum, Tel Aviv, 4 dicembre 2007 – 28 febbraio 2008)
(Daniela Di Castro)
Le complesse relazioni fra l’Italia e i suoi ebrei in duecento opere: è questa, in sintesi, la mostra Italia
Ebraica: oltre duemila anni di incontro fra la cultura italiana e l’ebraismo, aperta nel museo Eretz Israel di
Tel Aviv dal 4 dicembre 2007 al 28 febbraio 2008. Una mostra nata da un’idea di David Cassuto raccolta dall’allora ambasciatore d’Italia in Israele Giulio Terzi di Santagata. L’idea si è concretizzata con il suo successore Sandro De Bernardin, e con Simonetta Della Seta direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Tel Aviv. In
questa cornice istituzionale si innesta il lavoro dei due curatori: Natalia Berger e io stessa.
Quasi vent’anni fa la storia dell’ebraismo in Italia veniva
messa a fuoco in una mostra a New York, Gardens and Ghettos, poi giunta a Ferrara con il titolo I Tal-Ya. Da quella iniziativa, e da molti altri studi fioriti nel frattempo, il nostro
lavoro ha preso le mosse, per esaminare i risultati di quella
storia per quanto riguarda i rapporti fra gli ebrei e i non ebrei
nella nostra penisola. Una mostra, dunque, sugli scambi culturali e sulla fertilizzazione incrociata delle idee, argomenti
attuali in un’epoca nella quale siamo tutti chiamati a prendere posizione sui temi della multiculturalità, delle nuove immigrazioni e della costruzione di una identità nazionale che
salvaguardi quelle delle singole componenti.
Per questi scambi abbiamo identificato otto diversi terreni di confronto. Così la sezione Il viaggio mostra i tanti diversi significati di questo tema per gli ebrei italiani: il viaggio degli ambasciatori dei Maccabei, con cui si apre la storia
dell’ebraismo in Italia nel II sec. a.e.v., ma anche il viaggio
Figura 3 Ritratto di Charlotte Rotschild
degli ebrei e del tesoro del Tempio sotto l’arco di Tito, e ancora il viaggio dei manoscritti medioevali che devono essere
tradotti, simbolo del ruolo esercitato dagli ebrei come mediatori culturali, perché traduttori e copisti, fra l’occidente e il mondo islamico allora più avanzato scientificamente. E poi il segno di distinzione che i giudei del
ghetto dovevano esibire quando viaggiavano, a meno di non possedere un attestato di esenzione, e ancora il
lunghissimo viaggio, non solo nello spazio ma anche nel tempo e verso una mentalità completamente diversa,
compiuto dai Falashà che ebbero il loro primo riconoscimento ed aiuto nella Firenze dell’Ottocento.
Altre sezioni riguardano I luoghi – quartieri ebraici, ghetti, sinagoghe, cimiteri” – e la storia del giudaismo
italiano fra i due poli della Vita negata e vita riconquistata. La sezione Fra vita pubblica e quotidianità racconta i mestieri che furono spesso il veicolo principale per i rapporti fra gli ebrei e una società circostante sempre più chiusa, mentre Di generazione in generazione mostra la via italiana all’ebraismo fra vita famigliare,
feste e riti. In Incontri culturali si esamina il fenomeno della kabalà e degli studiosi rinascimentali non ebrei
che furono fortemente attratti da questa disciplina e dalla cultura ebraica. Le due sezioni finali, Lingua, letteratura e musica e Le arti visive, narrano attraverso il fiore della produzione artistica di e per gli ebrei quanto
questi campi siano stati terreno assai fertile proprio per l’incontrarsi di tradizioni e aspirazioni differenti.
Il tutto presentato attraverso documenti, oggetti di vita quotidiana – spiccano le enormi chiavi del ghetto
di Ferrara, proprietà dalla locale curia arcivescovile – e capolavori giunti da molti prestatori: una Sinagoga di
Magnasco dagli Uffizi, preziosi codici dalla Biblioteca Palatina di Parma, dalla Biblioteca Teresiana di Man-
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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tova e dalla Biblioteca Vaticana, una stele e un astrolabio medioevali da Palermo, e poi importanti dipinti veneziani dal Museo Ebraico di Parigi, uno strepitoso ritratto di gentiluomo ebreo del Seicento proveniente dal
Portogallo, e altre opere inviate dagli archivi e dai musei ebraici di Roma, Firenze e Venezia, dalla collezione
Gross di Ramat Aviv e dalle istituzioni gerosolimitane, la Jewish National University Library, il Museo Nahon
e il Museo Israel, particolarmente generose. Fra i dipinti del Novecento si segnalano il ritratto di Ernesto Nathan eseguito da Giacomo Balla, oltre ad opere di Carlo Levi, Corrado Cagli, Ernesto Carpi e Arturo Nathan.
L’allestimento, concepito da David Palterer, è stato disegnato e prodotto a Tel Aviv da Design Mill.
La mostra si apre con una frase di Primo Levi: “Chissà se c’erano ebrei in Italia. Se sì, dovevano essere
ebrei strani: come puoi figurarti un ebreo in gondola o in cima al Vesuvio?” Ad essa fanno riscontro una haggadà mantovana del Cinquecento, illustrata con Abramo che viaggia in
gondola, e il ritratto nuziale di Charlotte de Rothschild in posa davanti al
Vesuvio, che accoglie i visitatori anche come padrona di casa, in quanto
la mostra è ospitata nel nuovissimo
padiglione Rothschild al centro dell’Eretz Israel Museum.
Inaugurazione alla presenza del
Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, con concerto e degustazione di cibi tradizionali e un incredibile afflusso di pubblico, che si è
mantenuto anche nei giorni successivi.
Figura 4 Salmi poliglotti
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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I principali Musei della Shoah
(Michele Sarfatti)
Considerazioni generali
I principali musei dedicati alla storia della Shoah (o dell’Olocausto) si trovano in Francia, Germania, Gran
Bretagna, Israele, Stati Uniti d’America. Essi sono:
Mostra storica permanente, Mémorial de la Shoah, Parigi
Mostra storica permanente, Haus der Wannsee Konferenz [Casa della Conferenza di Wannsee],
Berlino
Ort der Information [Centro di informazione], Denkmal für die Ermordeten Juden Europas
[Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa], Berlino
Holocaust Exhibition, Imperial War Museum, Londra
Holocaust History Museum, Yad Vashem, Gerusalemme
United States Holocaust Memorial Museum, Washington
Uno di questi Musei è stato inaugurato nel 1993 (Washington), uno nel 2000 (Londra), gli altri tra il gennaio del 2005 e il gennaio del 2006 (per Yad Vashem e Wannsee si tratta in realtà dell’inaugurazione di percorsi totalmente rinnovati). Dunque sono tutti recenti, se non recentissimi. I loro allestimenti, pur tra radicali differenze, sono moderni e al passo con le elaborazioni storiografiche ed espositive.
Come è noto, il termine Shoah fa parte del vocabolario ebraico, con il significato di “catastrofe, distruzione”. In questi anni esso si è diffuso largamente in Francia e in Italia, assai meno in altri Paesi. Nel mondo anglosassone (e nello stesso Israele, allorquando i suoi abitanti si esprimono in lingua inglese) è assai più
utilizzato il termine Holocaust. Non a caso quindi quest’ultimo compare nelle denominazioni dei musei di
Washington, Londra e Gerusalemme. La notevole diffusione del vocabolo Shoah in Italia è connessa proprio
alla sua ebraicità, nonché al fatto che nella penisola in quegli anni, a differenza di quanto avvenne in vari Paesi, non vi furono persecuzioni a carattere razzista e con finalità omicida contro gli zingari o altre minoranze.
Forse è la prima volta nella storia che un singolo, ben preciso, evento storico (la Shoah) viene musealizzato in numerosi Stati di vari continenti, e che viene descritto sulla base di una cronologia e di una griglia interpretativa largamente omogenee, con un’identificazione uniforme dei responsabili politici e operativi e delle
vittime. Anche se gli allestimenti hanno caratteri sempre diversi e anche se ciascuna esposizione fa riferimento a differenti identità culturali e nazionali, a differenti contesti politico-ideologici, a differenti presenze locali degli ebrei, dell’antisemitismo e della memoria dello sterminio, la vicenda storica narrata è sempre la stessa.
Il fenomeno dei Musei della Shoah sembra pertanto avere caratteristiche uniche nel mondo dei musei storici. Anche la rappresentazione museale della Shoah, quindi, finisce per richiamare quella definizione di unicità
che è stata proposta per la sua dimensione di evento storico, e che tanti dibattiti ha suscitato. Ma anche in questo caso quella definizione è null’altro che il risultato di una comparazione e non di una sacralizzazione o di
una demonizzazione preconcette di quell’evento storico.
I Musei storici della Shoah hanno in comune con i Memoriali della Shoah lo scopo di ammonire i visitatori
sulle tragedie e sui pericoli insiti nella civilizzazione contemporanea europea, e sulla necessità di non dimenti-
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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care. Ma le due tipologie di memorizzazione sono in realtà differenti, pur non essendo contrapposte: il memoriale (sia quando è una “rimanenza materiale” dell’evento storico, sia quando è una nuova creazione artistica)
conserva o evoca la Shoah e sollecita la sua memoria come atto di umanità e di civiltà. Il museo consiste di
una narrazione storica documentaria e si prefigge di trasmettere e accrescere la conoscenza dell’evento.
I Musei della Shoah sono quindi delle esposizioni documentarie aventi per oggetto ciò che accadde in Europa contro gli ebrei tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento. L’esposizione può comprendere l’illustrazione della situazione degli ebrei prima e dopo quel periodo, essa è comunque dedicata alla narrazione della
persecuzione e in particolare al suo acme finale: l’uccisione sistematica degli ebrei d’Europa.
I Musei della Shoah raccontano la storia di un enorme atto disumano. Ciò determina un notevole problema per quanto riguarda l’impostazione strutturale delle esposizioni. Da un lato infatti esse parteggiano – se si
può usare questo termine – per le vittime, e quindi per la loro esperienza umana, personale e collettiva. Dall’altro vi è il fatto che la struttura e la cronologia dell’evento raccontato sono stati determinati dagli “ingiusti”,
e ciò deve essere bene rappresentato nell’allestimento del museo. Ma, più si illustra dettagliatamente la persecuzione, più si accantonano gli ebrei, e viceversa. I musei che più rappresentano e dettagliano la persecuzione e i persecutori sono forse quelli di Washington e Londra. Il secondo in particolare è stato accusato di avere
quasi un’impostazione di tipo giudiziaria: “there is the obsession […] to prove the Holocaust to new generations”. Il Centro di informazione del Denkmal di Berlino è l’esposizione di carattere museale maggiormente
dedicata alle vittime. Ciò sin nel suo stesso nome, che contiene il vocabolo “ebrei” anziché Shoah o olocausto. Si potrebbe dire che il visitatore di Londra termina la visita con una maggiore chiarezza della storia dell’evento; mentre il visitatore del Denkmal ne esce con una maggiore consapevolezza della dimensione umana dell’evento.
Pressoché tutti i musei sono accomunati dal proporre una narrazione della Shoah imperniata sulle azioni
decise e attuate dalla Germania nazista. Tra le esposizioni qui prese in considerazione, solo quella di Parigi
dedica uno spazio rilevante all’illustrazione dell’iniziativa antisemita di un altro Paese (la Francia, appunto).
Ma, segno dell’estrema difficoltà di ciò, essa viene attuata quasi sempre per mezzo di una giustapposizione: la
persecuzione antiebraica avvenuta in Francia e quella attuata dai nazisti in Germania e in Europa sono narrate
su pareti opposte della sala, allo stesso tempo specchiantisi ma distanti.
La narrazione storica inizia di regola col 1933, talora con brevi riferimenti a ebrei e/o antisemitismo nei
decenni immediatamente precedenti, e termina col 1945 o col 1948; fa eccezione Parigi, con le sezioni iniziali
e conclusive risalenti alle origini dell’esperienza ebraica e raggiungenti i giorni nostri.
Il Denkmal di Berlino non contiene oggetti originali, solo riproduzioni. Gli altri musei propongono un numero variabile di documenti originali cartacei o tridimensionali. Due studiose hanno osservato l’una che “les
enquêtes effectuées et les ‘livres d’or’ semblent montrer en effet que les objets personnels sont ce qui frappe le
plus les visiteurs”, l’altra che spesso i visitatori della mostra allestita nel sito del campo di Buchenwald chiedevano di vedere subito la testa rinsecchita di un internato ucciso e un paralume fatto con la pelle tatuata di
un’altra vittima, “oggetti” che oggi non sono più esposti. Insomma, l’esposizione delle “rimanenze materiali”
della Shoah può attivare un percorso di conoscenza, ma può anche richiamare voyeurismo e morbosità.
Sui memoriali vedasi James E. Young, The texture of memory. Holocaust memorials and meaning, Yale University
Press, New Haven and London 1993.
Toni Kushner, The Holocaust and the Museum World in Britain. A Study of Ethnography, in Sue Vice (a cura di), Representing the Holocaust. In honour of Bryan Burns, Vallentine Mitchell, London 2003, p. 26.
Anne Grynberg, Du mémorial au musée, comment tenter de représenter la Shoah?, in «Les Cahiers de la Shoah», 7
(2003), pp. 142-43.
Isabelle Engelhardt, A topography of memory. Representations of the Holocaust at Dachau and Buchenwald in comparison with Auschwitz, Yad Vashem and Washington D.C., Presses Interuniversitaires Européennes, Bruxelles 2002, p.
151.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
65
Nei musei di Londra e Washington vi è molto colore nero, antracite e rosso scuro nelle pareti e negli sfondi. A Yad Vashem i muri interni sono color cemento e vi è molta luce. La prima opzione esalta il carattere di
tragedia e di orrore dell’evento; la seconda proclama la propria neutralità e affida il visitatore al suo cervello e
al suo cuore. A Washington il visitatore riceve una carta di identità di un perseguitato, con l’invito a immedesimarsi nella sue traversie. A Gerusalemme non si vuole che il visitatore pensi che quell’evento avrebbe potuto accadere a lui.
La superficie dell’esposizione permanente varia dai 1.000-1.200 metri quadrati di Parigi e Londra ai 3.0003.500 di Gerusalemme e Washington. Le due esposizioni berlinesi insistono su aree minori, per via di limitazioni oggettive. A Washington, Gerusalemme e Parigi (ma anche a Londra) vi sono aree per esposizioni temporanee. L’accesso è sempre gratuito. Didascalie e testi esplicativi sono sempre nella lingua nazionale e in
inglese.
L’allestimento varia da museo a museo. Dal colore delle pareti alla presenza di ricostruzioni ambientali,
dalla grandezza della riproduzione delle immagini alla quantità e qualità degli oggetti originali, tutte le scelte sono frutto volta a volta di considerazioni legate alla mission di quello specifico museo, di decisioni dei responsabili storici, di interventi degli allestitori, della disponibilità di risorse.
Mostra storica permanente, Mémorial de la Shoah, Parigi
La mostra storica permanente è stata inaugurata il 27 gennaio 2005. La visita è consentita a tutti, ma consigliata a partire dai 12 anni. I ragazzini da 8 a 12 anni ricevono un quaderno di lavoro e sono indirizzati verso
singoli documenti, evidenziati da una cornice gialla e riprodotti anche in “cassetti” posti alla loro altezza.
Nei primi tre mesi di apertura, i visitatori sono stati 100.000. L’accesso è gratuito.
La superficie espositiva della Mostra è di 1.000 metri quadrati (altri 200 sono riservati a esposizioni temporanee).
L’area iniziale è suddivisa in: L’ebraismo, articolato in morale, cultura, storia e religione; L’antisemitismo
in Europa, presentato in una “linea del tempo” che va dall’inizio della diaspora fino alla seconda guerra mondiale; La storia degli ebrei in Francia fino alla fine dell’Ottocento. Una serie di brevi profili individuali illustra quanto complessa e articolata fosse la presenza degli ebrei in Francia. È da sottolineare come nessun altro
grande museo della Shoah dedichi un’attenzione e un’area tanto ampie ai temi introduttivi e preliminari.
Si passa poi nella prima area del tema espositivo, dedicata agli eventi dal 1933 alle deportazioni. Gli avvenimenti francesi e quelli generali europei vengono proposti sui lati opposti del lungo corridoio; ciò permette
di chiarire le specificità, ma non gli intrecci. La questione ha una sua rilevanza, poiché la mostra storica permanente di Parigi è realizzata in un paese che ha partecipato con forme e modalità parzialmente autonome (rispetto alla Germania) alla persecuzione antiebraica; nelle esposizioni di Gerusalemme, Washington, Berlino e
Londra, lo spazio dedicato alla questione dei paesi autonomamente antisemiti e/o collaborazionisti è ridottissimo, se non del tutto nullo.
L’ultimo spazio di questa parte della Mostra è dedicato a: I campi di sterminio; Auschwitz; Gli ebrei deportati dalla Francia ad Auschwitz.
Segue un corridoio nel quale si trovano quattro grandi schermi con interviste a sopravvissuti.
Fonti per la compilazione della scheda: visita; materiale vario; colloquio con Lior Smadja, responsabile del servizio
fototeca. La mostra non ha un catalogo a stampa.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
66
La parte successiva della Mostra è incentrata su approfondimenti specifici: Spoliazione degli ebrei in Francia; La società francese di fronte alle persecuzioni; Spoliazione degli ebrei in Europa; La società civile tedesca
di fronte ai crimini; Il silenzio dei nazisti; Sopravvivere di fronte alle persecuzioni; La Resistenza degli ebrei
in Francia; I Giusti; Vicende in Africa settentrionale francese; La Resistenza.
L’ultima area copre un arco di tempo assai lungo: La persecuzione fino alla fine della guerra; La liberazione; Dalla liberazione al dopoguerra; La memoria della Shoah. Da sottolineare come anche al dopoguerra, ai
processi, alla politica della memoria e ai suoi protagonisti (storici, politici, ex deportati) la mostra dedica uno
spazio nettamente superiore ad altri musei.
La mostra è conclusa da una sala molto luminosa con 2.500 fotografie di bambini e ragazzi francesi deportati.
I temi sviluppati sulle pareti sono illustrati per lo più da singole immagini e documenti con relative didascalie; le storie di vitasono in maggioranza narrate in vetrine orizzontali, corredate da dossier plastificati da
sfogliare.
I numerosi documenti e fotografie esposti (circa 2.000) sono disposti assai vicini gli uni agli altri, causando
qualche difficoltà di lettura. Sono esposti pochissimi oggetti originali tridimensionali, soprattutto libri e, per
esempio, la valigia di un deportato francese, prestata dal Museo di Auschwitz.
Vi sono alcune postazioni multimediali touch screen con soluzioni interessanti quali: una banca dati sulla
legislazione antiebraica francese, consultabile per cronologia e per tema; una carta della Francia con riprodotti
tutti i campi di internamento; i testi dei protocolli di Wannsee con l’elenco dei partecipanti e brevi biografie.
Mostra storica permanente, Haus der Wannsee Konferenz, Berlino
La Mostra storica permanente è stata inaugurata il 20 gennaio 2006 (in sostituzione della precedente mostra allestita nel 1992). I visitatori sono 75.000 all’anno. La visita è consigliata dai 14 anni in su. L’accesso è
gratuito.
La mostra è ospitata nella villa sul lago berlinese Wannsee che fu sede, il 20 gennaio 1942, di una riunione di alti responsabili di varie istituzioni tedesche, convocata per coordinare l’attuazione dello sterminio degli
ebrei. La villa oggi è sede di un centro didattico che, avvalendosi della mostra, di una biblioteca e altre strutture, organizza seminari e corsi di approfondimento, per scolaresche e gruppi di adulti, sul nazionalsocialismo
e sulla persecuzione antiebraica. Oltre metà dei visitatori della mostra storica permanente è costituita da partecipanti ai seminari intensivi o a visite guidate programmate.
La superficie espositiva della mostra è di 400 metri quadrati. È situata su un piano. Si sviluppa in 15 stanze
(dedicate a capitoli storici cronotematici), che costituiscono l’intero pianterreno della villa.
Lo sfondo dei pannelli è bianco; i pannelli sono staccati dalle pareti, che conservano la tinteggiatura originale.
Non vi sono oggetti originali, né allestimenti ricostruttivi, né opere d’arte. Sparsi nel percorso, vi sono alcuni monitor (con accensione a comando) con filmati d’epoca e alcuni quaderni contenenti copie plastificate
Fonti: visita; materiale vario; colloquio con il direttore, Norbert Kampe; catalogo della mostra: Die Wannsee-Konferenz und der Völkermord an den europäischen Juden. Katalog der ständigen Ausstellung, Berlin, Gedenk- und Bildungsstätte Haus der Wannsee-Konferenz, 2006, disponibile anche in inglese: The Wannsee Conference and the Genocide of
the European Jews. ���������������������������������������������������������������������
Catalogue with selected documents and photos of the permanent exhibit, Berlin, House of the Wannsee Conference, 2007.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
67
di ulteriore documentazione. Tutti i testi sono in tedesco e in inglese.
La scelta allestitiva è di tipo ‘narrativo’ tradizionale. I testi scritti sono assai lunghi, di per sé e rispetto alle
foto, spesso proposte in formato piccolo o comunque simile all’originale.
L’esposizione è costruita intorno alla conferenza, probabilmente tenutasi nella stanza 9. L’esposizione tiene conto delle vittime, ma è focalizzata principalmente sui persecutori. Talora (e a differenza di pressoché tutti
gli altri musei) mette in rilievo la possibilità di comportamenti non persecutori da parte della popolazione tedesca; si tratta di una scelta espositiva probabilmente connessa all’attività del centro didattico.
La narrazione si sviluppa dall’antisemitismo ottocentesco alla liberazione. Le stanze sono dedicate ai seguenti temi: Introduzione; Razzismo e ostilità verso gli ebrei; Antisemitismo e integrazione nella Repubblica di Weimar; Razzismo e persecuzione antiebraica in Germania, 1933-1939; Guerra e genocidio in Europa
orientale e sudorientale; Comportamenti e reazioni di vittime, persecutori, altre categorie; La decisione finale;
La conferenza e i partecipanti; Deportazioni (solo quelle da Francia, Bulgaria, Germania); Ghetti; Campi di
sterminio; Trattamento nei campi (e Resistenza e liberazione); Il passato oggi. Il percorso si conclude con 19
frasi di sopravvissuti, o loro discendenti, o discendenti di persecutori.
Il percorso della Mostra è vincolato, oltreché dalla limitatezza dello spazio disponibile, dall’intangibilità
della suddivisione della villa in stanze e dalla specifica collocazione della stanza che fu probabilmente sede
della riunione.
Ort der Information, Denkmal für die Ermordeten Juden Europas, Berlino10
Il Denkmal è stato inaugurato il 10 maggio 2005. In maggio-giugno 2005 i visitatori sono stati 1.800 al
giorno. L’accesso è gratuito. Non sono indicati limiti d’età per la visita.
L’Ort der Information ha una superficie di 778 metri quadrati, su un piano. È articolato in quattro grandi
sale quadrate e in due corridoi laterali.
Scopo principale e fondamentale, esplicitamente richiamato dai curatori, è quello di ridare un nome e un
volto a persone che la politica di sterminio nazista aveva ridotto a numeri prima ancora di ucciderle. Individualizzazione e personalizzazione sono le parole chiave di tutto il percorso espositivo, di grande impatto storico ed emotivo.
Il primo corridoio propone una cronologia della persecuzione antiebraica dal 1933 al 1945, con brevi cenni anche agli altri gruppi di perseguitati: una sorta di introduzione alle sale seguenti. Essa consiste in una lunga striscia, con 60 fotografie e relative didascalie e 20 testi esplicativi. Le fotografie riguardano quasi esclusivamente le vittime della persecuzione.
All’ingresso della prima sala vi sono sei grandi fotografie di vittime della Shoah: uomini e donne, vecchi e
bambini, con origini e destini diversi, un primo accenno a quella diversità di destini e percorsi che caratterizza tutta la mostra.
La prima sala vuole prima di tutto richiamare la dimensione europea dello sterminio. Lungo la parete sono
dunque elencati, in una sorta di lungo fregio, tutti i paesi coinvolti con il rispettivo numero di morti. Sul pavimento, illuminati dal basso, vi sono dei grandi rettangoli in cui sono riportati ultimi messaggi di ebrei prima
dello sterminio: brani di diari, lettere a parenti, biglietti gettati dal treno.
10 Fonti: visita; materiale vario; guida del Denkmal: Klaus Frahm, Denkmal für die ermordeten Juden Europas, Berlin,
Foundation for the Memorial to the Murdered Jews of Europe-Nicolai, 2005; disponibile anche in inglese: Materials on
the Memorial to the Murdered Jews of Europe.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
68
La seconda sala è il cuore dell’esposizione. È costituita da quindici vetrine che ripercorrono altrettante vicende familiari. Le famiglie sono originarie di vari paesi europei, a sottolineare implicitamente quanto capillare fossero la presenza ebraica in Europa e il progetto di sterminio nazista. Le storie sono raccontate attraverso fotografie e documenti.
Nella terza sala, avvolta dalla penombra, una voce legge in successione i nomi di oltre tre dei sei milioni
di vittime della Shoah, dando brevi notizie biografiche di ciascuno. Ogni nome è proiettato sulla parete mentre la voce narrante ne descrive la vicenda in circa venti secondi, in tedesco e in inglese. È stato calcolato che
il tempo totale di lettura consecutiva è di sei anni e otto mesi (ne consegue che nessuno potrà effettuare una visita ‘completa’ di questa sala).
La quarta sala è dedicata ai luoghi del massacro. Otto pannelli alle pareti danno informazioni (una foto e
un testo) sui campi di sterminio e sul luogo del maggiore eccidio (Babij Jar); accanto a ciascuno si trova una
postazione audio in cui è possibile ascoltare alcune testimonianze. Quattro grandi schermi fanno invece scorrere migliaia di immagini su circa 200 altri luoghi legati alla persecuzione (città razziate, campi di concentramento, ghetti, luoghi di uccisioni di massa), che hanno la funzione di richiamare la varietà delle forme assunte dalla politica nazista senza ridurre lo sterminio alle sole camere a gas.
Nel secondo corridoio vi sono alcune postazioni informatiche collegate con una banca dati sui luoghi della
memoria, musei, centri studi sulla Shoah di tutto il mondo. È inoltre possibile utilizzare i monitor per interrogare la banca dati di Yad Vashem con i nomi delle vittime.
L’esposizione non contiene oggetti originali. I testi sono in tedesco e in inglese.
Holocaust Exhibition, Imperial War Museum, Londra11
L’Holocaust Exhibition è stata inaugurata il 6 giugno 2000. Nei primi dodici mesi i visitatori sono stati
250.000. La visita è consentita dai 9 anni, consigliata dai 14 anni in su. L’accesso è gratuito.
È collocata all’interno e costituisce una sezione dell’Imperial War Museum, museo dedicato alla partecipazione della Gran Bretagna alle guerre del Novecento. Questa collocazione ha aspetti positivi (lo sterminio degli ebrei avvenne ‘dentro’ la seconda guerra mondiale) e negativi (il museo ospitante esalta la condotta bellica nazionale, senza sollecitare riflessioni e interrogativi). Va peraltro ricordato che la Gran Bretagna è uno dei
pochi paesi europei non invasi o alleati della Germania nazista.
La superficie espositiva è di 1.200 metri quadrati. L’allestimento si sviluppa su due piani.
Le pareti sono grigio-scuro o mattone-scuro; il pavimento è nero; l’ambiente è scuro e tetro. L’esposizione è basata su molti oggetti originali e su fotografie spesso assai ingrandite (pertanto meno numerose che in
altri musei). Forse nessun altro museo della Shoah allestito in Europa presenta un numero così alto di oggetti originali. Tra questi, un tavolo anatomico (quindi con le scanalature per far defluire il sangue) di un ospedale psichiatrico tedesco (secondo uno storico inglese, “Throughout the exhibition nothing is left to the visitors’
imagination”,12 (“La mostra non lascia davvero nulla all’immaginazione del visitatore”). Sono inoltre esposte
800 calzature provenienti dal campo di Majdanek, una parte di un vagone merci dell’epoca delle ferrovie belghe, ecc. Un grande plastico ricostruisce il momento della “selezione iniziale” ai danni di circa duemila ebrei
11 Fonti: visita; materiale vario; colloquio la direttrice dell’Holocaust Exhibition, Suzanne Bardgett; catalogo sommario: The Holocaust Exhibition at the Imperial War Museum, London, Imperial War Museum, 2000; Suzanne Bardgett,
Exhibiting Hatred, “History Today”, giugno 2000, pp. 18-20.
12 Tony Kushner, The Holocaust and the Museum World in Britain. A Study of Ethnography, in Sue Vice (a cura di), Representing the Holocaust, London, Valentine Mitchell, 2003, p. 24.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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ungheresi appena scesi dal treno che li ha deportati ad Auschwitz-Birkenau (la Judenrampe). Numerosi punti
video e audio riproducono film e discorsi dell’epoca e testimonianze odierne. Complessivamente, l’accento è
posto più sui persecutori e sugli atti persecutori, che sulle vittime.
Le didascalie sono ben leggibili. I testi sono tutti in inglese. L’interattività è scarsa.
Il percorso è articolato in spazi tematici. Nei primi due (Introduzione; Europa dopo la prima guerra mondiale) vengono proposti, rispettivamente, filmati e fotografie (senza didascalie) degli ebrei prima della Shoah
e videotestimonianze odierne di sopravvissuti e una grande carta geografica dell’Europa dopo la prima guerra mondiale. Gli otto spazi seguenti illustrano gli avvenimenti dal gennaio del 1933 al 1939: Ascesa di Hitler;
Antisemitismo preesistente (un video); Razzismo e antisemitismo nella Germania nazista; Annessione di Austria e Sudeti nel 1938; Gli ebrei profughi; L’operazione “eutanasia”. Il piano seguente (di dimensioni più che
doppie) è articolato in: Invasione della Polonia; Invasione della Russia; Massacri all’Est; Ghetti; “Soluzione
finale”; Deportazioni; Auschwitz; Altri campi di sterminio; I persecutori; I campi; Resistenza; Salvataggio;
Sopravvivenza; “Distruzione delle prove”; Scoperta; Processi; Riflessioni (con audiotestimonianze).
Nell’area delle sezioni Resistenza e Sopravvivenza, su alcuni monitor si può consultare una breve storia
della persecuzione antiebraica nei singoli paesi (la presentazione delle vicende italiane è erronea).
Holocaust History Museum, Yad Vashem, Gerusalemme13
L’Holocaust History Museum è stato inaugurato il 15 marzo 2005 (in sostituzione del precedente Historical Museum del 1973, che si estendeva su una superficie di 1.200 metri quadrati). I visitatori sono 3.000 ogni
giorno, con punte fino a 10.000; 1.200.000 all’anno. La visita è consentita dagli 11 anni, consigliata dai 14
anni in su. (Per i bambini è stata allestita una mostra interattiva). L’accesso è gratuito.
È di gran lunga il principale museo di storia della Shoah in Israele.
Il museo è di grandezza paragonabile all’Holocaust Museum di Washington. Secondo il curatore israeliano Avner Shalev: “In the Washington Museum you see the Americanization, they are inclined toward exaggeration, but that is not our taste”14 (“Nel museo di Washington si assiste a una certa americanizzazione, si tende
all’esagerazione, ma ciò non fa parte della nostra sensibilità”).
La superficie espositiva del museo è 3.000 metri quadrati (più altri 700 per esposizioni temporanee). È situato su un piano. L’esposizione si sviluppa in nove gallerie (dedicate a capitoli storici cronotematici), poste
ai lati di un corridoio di 175 metri.
Le pareti sono prevalentemente color cemento, il corridoio riceve luce naturale e le gallerie sono relativamente illuminate; nel complesso il museo non è né buio né tetro.
Gli oggetti originali esposti sono 2.500: documenti cartacei, fotografie, lettere, diari, oggetti tridimensionali come bambolotti, orologi, scarpe, uniformi, valigie, le strutture-letto di un campo di concentramento, la
fiancata originale di un vagone-merci di deportazione. Sparse nell’esposizione vi sono 280 opere d’arte. Le ricostruzioni di ambienti o situazioni sono pochissime. Nel percorso vengono proposte 90 videotestimonianze
(e decine di filmati documentari). Tutti i testi sono in ebraico e in inglese.
L’interattività è nulla, malgrado l’allestimento sia di per sé tecnologicamente avanzato.
13 Fonti: visita; materiale vario; colloquio con Yehudit Inbar, direttrice della Museums Division di Yad Vashem; catalogo/guida storica: Bella Gutterman, Avner Shalev (a cura di), To bear Witness. Holocaust Remembrance at Yad Vashem,
Gerusalemme, Yad Vashem, 2005.
14 Esti Ahronovitz, intervista ad Avner Shalev, www.haaretz.com, 18 marzo 2005.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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L’assenza di nero alle pareti e la mancanza di interattività hanno lo scopo di porre il visitatore direttamente di fronte alle testimonianze fotografiche e documentarie della Shoah, una per una e nel loro insieme. Si tratta di una scelta allestitiva netta. Essa appare connessa a due orientamenti: la decisione di evidenziare la vicenda delle vittime e di mettere in grado il visitatore di rapportarvisi; il desiderio di non ‘spaventare’ il visitatore,
e di non sollecitarlo a pensare che la Shoah è (o potrebbe essere) accaduta a lui. Secondo una responsabile dell’allestimento, compito del museo è quello di “dire semplicemente a chi non c’era ciò che è successo”. Vi è un
grande plastico del Crematorium II di Auschwitz-Birkenau, che mostra anche gli esseri umani dentro la camera a gas, nella fase iniziale del soffocamento; secondo la responsabile, era giusto non omettere quella realtà.
L’esposizione è focalizzata sulle vicissitudini delle vittime e sugli aspetti quotidiani della loro vita sotto la
persecuzione, ossia sulla loro umanità. Da ciò risulta la gravità della Shoah.
Senza considerare la breve premessa (un’opera di videoart sugli ebrei in Europa prima della Shoah) e alcuni approfondimenti (come quello sull’antisemitismo, all’inizio della prima galleria), la narrazione si sviluppa
dal 1933 (ascesa di Hitler al potere) ai primi anni cinquanta. Le gallerie illustrano i vari ambiti cronotematici della vicenda: Germania nazista ed ebrei 1933-1939; Inizio della guerra mondiale, invasione della Polonia,
prime violenze antiebraiche; I ghetti nella Polonia occupata, invasione di Francia, Olanda, ecc.; Invasione dell’Urss e uccisioni di massa all’Est, massacri in Serbia, Romania, conferenza di Wannsee; Deportazioni da tutta Europa (per ciascun paese è esposta una fotografia e una vetrina con uno o più oggetti) e sterminio nelle
camere a gas; Alleati, Resistenza, salvataggio; Trattamento e uccisioni nei campi, Marce della morte; Liberazione; Ritorno alla vita.
United States Holocaust Memorial Museum, Washington15
Lo United States Holocaust Memorial Museum è stato inaugurato il 22 aprile 1993.
I visitatori sono 2.000.000 ogni anno (17.000.000 negli anni 1993-2001). La visita è consigliata dagli 11
anni in su. Dei muri bassi impediscono ai bambini fino a circa 10 anni di vedere i monitor con immagini violente o scioccanti (i genitori possono decidere di sollevare i figli); è l’unico museo ad aver adottato questa soluzione. L’accesso è gratuito.
All’ingresso viene consegnata una identification card, con la storia di un bambino/ragazzo vittima della
Shoah; al visitatore si chiede di leggerla in alcune tappe del percorso espositivo.
Rispetto ai paesi europei e a Israele, gli Stati Uniti sono stati meno coinvolti nella vicenda della Shoah. Il
Museo di Washington è quindi meno legato alla storia nazionale e più connesso alle grandi questioni etiche
che conformano l’identità nazionale. Inoltre assumono maggior rilievo le prospettive generali delle due principali correnti politiche nazionali: per i conservatori, il museo documenta i pericoli estremi di uno statalismo
tirannico, per i progressisti documenta i crimini peggiori perpetrati dalla reazione totalitaria.
La superficie espositiva del museo è di 3.500 metri quadrati (più 450 per esposizioni temporanee). È situato su tre piani.
Pareti e pavimenti sono grigi o color mattone, con una forte presenza di vetro.
Gli oggetti originali esposti sono oltre un migliaio. Molti di questi sono di grande rilevanza, e sono frutto
di una vasta campagna di ricerca. Tra essi: una baracca di Auschwitz, migliaia di scarpe di Majdanek, un vagone merci del tipo di quelli usati per le deportazioni da Varsavia a Treblinka e binari della stazione della loca15 Fonti: visita; materiale vario; guida/catalogo sommario: Jeshajahu Weinberg, Rina Elieli (a cura di), The Holocaust
Museum in Washington, New York, Rizzoli International, 1995.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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lità di arrivo, il “libro degli ospiti” dell’albergo di Evian dove nel 1938 si svolse la nota conferenza internazionale sui profughi, ecc. Il museo contiene alcune ricostruzioni, come la scritta all’ingresso di Auschwitz, o la
porta di una camera a gas di Majdanek, ecc. Vi è un grande plastico di un crematorio di Auschwitz-Birkenau,
che mostra anche gli esseri umani dentro la camera a gas, nella fase iniziale del soffocamento (come a Yad
Vashem); le didascalie spiegano nel dettaglio ciò che sta accadendo. I documenti scritti dell’epoca (originali
o in copia) sono poco numerosi. Le fotografie sono esposte prevalentemente in formato ingrandito. Una delle
torri che intersecano i vari piani è letteralmente tappezzata da circa mille fotografie prebelliche degli ebrei di
Eiszyski, in Lituania (tutti uccisi nell’estate del 1941). In complesso, al centro dell’esposizione vi sono più gli
atti e le immagini della persecuzione che le vittime e le loro identità.
Il numero e la lunghezza dei testi scritti (spiegazioni e didascalie) sono limitati. Vi sono molte frasi scritte
in grandi caratteri: testimonianze, riflessioni, passi biblici, ecc. Il percorso è punteggiato da filmati d’epoca e
videotestimonianze odierne. I testi scritti sono in inglese.
I tre piani dell’esposizione sono dedicati a: Periodo 1933-1939; Periodo 1940-1945; Ultimo “capitolo”. Il
percorso inizia – differentemente che negli altri musei – documentando una delle tappe conclusive della vicenda: l’arrivo di soldati statunitensi in un campo di concentramento; vengono poi illustrati l’avvento del nazismo, la politica antiebraica e la costruzione della società razziale. Il piano seguente illustra gli eventi dall’invasione della Polonia nel settembre del 1939 all’azione di sterminio (il visitatore è invitato – ma non obbligato
– a entrare in un vagone di deportazione). L’ultimo piano documenta il soccorso dei non ebrei, la Resistenza ebraica, le ultime fasi della Shoah (le marce della morte), la liberazione, i processi, la creazione dello Stato d’Israele.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei maggiori Musei Ebraici e della Shoah fuori d’Italia
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Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
(Annie Sacerdoti)
The Jewish communities in Venice, Florence and Ferrara, for instance, all take great pride
in the fact that some of the items on display in the museum are not just museum pieces.
Such items, such as Torah mantles and appurtenances, Ark curtains, wash basins and
jugs, are part and parcel of the community’s heirlooms and are used on festive and special
occasions for religious worship and ritual. Indeed, the very spaces in which the museums
are located are part of the synagogal buildings, where regular communal worship takes
place.
Esaminiamo qui di seguito in dettaglio i tredici Musei ebraici che operano in questo momento nella nostra
penisola. Si tratta di realtà molto diverse, alcune delle quali, come Venezia, Firenze e Roma, sono entrate a far
parte dei circuiti turistici internazionali. Altre, come Casale Monferrato, presentano tutto l’anno numerose e
vivaci attività che coinvolgono la vita locale e regionale piemontese, ma che, per la ricchezza e la particolarità degli oggetti esposti nelle sale del museo, iniziano ad essere conosciute anche all’estero. Altre ancora, come
Gorizia, Merano, Livorno, hanno un’importanza locale soprattutto didattica e rappresentano un momento importante di conoscenza dell’ebraismo per le numerose scolaresche che le visitano regolarmente. Altre Comunità ebraiche, come Milano e Torino, hanno programmato la creazione di angoli museali nelle loro sinagoghe
ma fino ad oggi i progetti non sono stati concretizzati.
I Musei ebraici italiani, attualmente operanti su gran parte del territorio nazionale, sono già meta di turismo culturale; si ritiene che per le loro peculiarità potranno entrare a pieno titolo in quegli Itinerari ebraici europei che l’AEPJ (�������������������������������������������������������������������������������������������
Association Européenne pour la préservation et la valorisation de la culture e du patrimoine juifs����������������������������������������������������������
, con sede a Lussemburgo, responsabile anche dell’annuale ��������������������������������������������
Giornata europea della cultura ebraica) sta
concretizzando in questi mesi in diversi paesi.
David Clark, Jewish Museums: From Jewish Icons to Jewish Narratives, in “European Judaism”, vol. 36, n. 2, Autumn 2003, p. 12.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
73
Piemonte
Asti
Museo Ebraico
Museo storico e di documentazione
Via Ottolenghi 8 – 14100 Asti
Tel. 3474891662
www.artefacta.it
e-mail [email protected]
Visitabile a richiesta. Ingresso a offerta
Pubblicazioni del museo – Visita guidata
Inaugurato nel 1984 nella stanza adibita un tempo a tempietto invernale.
La dotazione del museo consiste in oggetti rituali, paramenti, manoscritti di rito astigiano, testi ebraici dei secoli XVIII-XX, ricordi dell’Istituto Clava e fotografie. E’ quanto rimane della Comunità di
un tempo, arricchito con doni fatti da privati. Il museo è stato organizzato e inventariato da Laura
Voghera Luzzatto a partire dal 1980, quando si sono effettuati i primi interventi di recupero e restauro conservativo della sinagoga e degli arredi. Alcuni oggetti di particolare pregio sono stati depositati nel museo ebraico di Casale Monferrato. Pur nella limitata disponibilità di spazio (un’unica stanza) l’esposizione documenta i diversi aspetti della cultura ebraica, nel quadro della concreta realtà
storica degli ebrei astigiani.
Casale Monferrato
Museo di Arte e Storia antica Ebraica di Casale Monferrato e Museo dei Lumi moderni
Museo artistico/storico e di documentazione
Vicolo S. Olper 44 - 15033 Casale Monferrato (AL)
Tel/fax 014271807
www.casalebraica.org
e-mail [email protected]
Domenica 10-12, 15-17. Visitabile anche su richiesta. Chiuso festività ebraiche. Ingresso costo del
biglietto: intero € 4,00; ridotto per gruppi € 3,20; ridotto per scuole € 2,30
Accesso facilitato – Archivio – Attività didattica – Biblioteca – Pubblicazioni del museo – Visita
guidata
Dati tecnico-statistici
Anno di apertura: 1969
Proprietà e gestione: Comunità ebraica di Casale Monferrato
Direttore: arch. Giulio Bourbon
Personale: n. 1 + 7 volontari
Superficie espositiva: mq. 680 circa
Oggetti esposti e inventariati: 450
Finanziamenti: pubblici e privati
Forma giuridica: Ente morale
Visitatori: 2005: 15056; 2006: 18879; 2007: 18012.
Un piccolo cortile è il centro intorno al quale si sviluppa l’intero edificio che ospita, oltre alla sinagoga, le diverse sale dei musei e dell’archivio. Nel cortile si segnalano tre opere: il Memoriale della Shoah dell’artista Antonio Recalcati, l’Alfabeto ebraico, sculture in argilla dell’artista Gabriele
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
74
Levy, e la scultura delle Api (sei piccole api in metallo che rappresentano una stella) dell’artista Jessica Carrol, specializzata in opere legate al tema delle api.
Il Museo di Arte e Storia antica Ebraica, creato dall’architetto Giulio Bourbon a completamento dei
lavori di restauro della sinagoga di Casale Monferrato, detto anche “Museo degli Argenti”, è collocato all’interno dell’antica galleria delle donne della sinagoga e al primo e ultimo piano dei due edifici che formano il complesso museale. Il museo in due piani di esposizione sviluppa la sua esposizione nelle seguenti sale tematiche:
- Sala della preghiera e del Sabato
- Sala degli argenti
- Sala dei tessuti
- Sala dedicata a Purim
- Sala dedicata a Pesach
- Sala dedicata alle feste
- Sala dedicata al ciclo della vita (questa sezione ha finalità soprattutto didattiche)
Nella cantine che originariamente ospitavano il forno delle azzime è stata inaugurata una sala espositiva del Museo dei Lumi che raccoglie una collezione di lampade di Chanukkà realizzate da artisti contemporanei.
Nel 1989 è stato riorganizzato l’Archivio storico della Comunità, collocandolo al piano terra nell’ala sud-ovest dell’edificio, in due grandi locali che sono stati dedicati alla memoria di Livia Pavia
Wollemberg. Qui, accanto ai documenti, si trova una raccolta libraria composta da antichi documenti manoscritti e testi religiosi.
L’archivio, che permette di ricostruire la vita della Comunità, è formato da 168 mazzi, composti da
uno o più fascicoli per un totale di 817 fascicoli, ordinati cronologicamente.
Figura 1 Hannukiot del Museo dei Lumi a Casale Monferrato
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Liguria
Genova
Museo Ebraico
Via Bertora 6 – 16122 Genova
Tel 0108391513 – fax 0108461006
e-mail [email protected]
Il museo è dedicato solo a mostre temporanee. Fino ad oggi ne ha ospitate otto.
1.- Aprile 2004: “Marc Chagall e la Bibbia”. Costo dei biglietti: Intero € 6; ridotti € 5 (over 60, gruppi 15 persone, studenti 14-25 anni, card Musei (GeNova04, Touring Club); ridotti 2 euro (studenti 614 anni); gratuito: bambini 0-6 anni; accompagnatori Scuole etc.
2.- Fine 2004/2005: “Al di là del versetto-Il testo, il Luogo e il Segno”.
Costo dei biglietti: intero € 5; ridotti € 4 (over 60, gruppi 15 persone, studenti 14-25 anni, con biglietto del Museo Luzzati del Porto Antico; ridotti 2 euro (studenti 6-14 anni), gratuito: bambini 0-6
anni, accompagnatori scuole e gruppi.
3.- 2005: “La Brigata Ebraica in Romagna”. Ingresso gratuito.
4.- 2006: “L’Offesa della razza-Razzismo e antisemitismo dell’Italia fascista” e apertura degli spazi
dedicati alla deportazione degli ebrei genovesi 1943-1945.
5.- Mostra: “La Spezia -Città di Exodus”.
6.- 2007: “Documenti e immagini dalla persecuzione alla Shoah-Collezione Moscati”.
7.- “Emanuele Luzzati - Viaggio nel mondo ebraico”.
8.- 2008 : “Sgomento e reazione della Comunità Ebraica in Liguria”.
Dati tecnico-statistici
Anno di apertura: 2004
Proprietà e gestione: Comunità ebraica di Genova
Responsabile: Arch. Silvia Colombo
Curatrice: Miryam Kraus
Visitatori: 2004: 19219; 2005: 1010; 2006: 900; 2007: 2125.
Superficie espositiva: 130 mq circa
Personale: solo in occasione di mostre
Oggetti esposti: circa 50
Oggetti inventariati: circa 50
Finanziamenti: saltuari pubblici legati alle mostre temporanee.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Trentino-Alto Adige
Merano
Museo Ebraico
Museo storico e di documentazione
Via Schiller 14 – Merano (BZ)
Tel 0473236127 – fax 0473206210
www.meranoebraica.it
Martedì, mercoledì 15-18; giovedì, venerdì 9-12
Chiuso festività ebraiche. Visitabile anche su richiesta, solo per gruppi. Ingresso gratuito.
Visita guidata tel. 0473443554
Il museo è situato all’interno dell’edificio della sinagoga. Espone documenti e oggetti di culto che
riguardano la presenza ebraica in Trentino-Alto Adige e in particolare la nascita e lo sviluppo della
comunità ebraica di Merano. Questa, alla fine del XIX secolo creò nel 1871 un cimitero ebraico, nel
1893 il sanatorio per gli ebrei indigenti ammalati di tubercolosi e nel 1901 la sinagoga e gli alberghi
kosher. L’esposizione riguarda materiale che illustra la struttura della comunità, il sanatorio; presenta anche documenti sulla persecuzione nazi-fascista e sulla deportazione. Sono esposti anche oggetti artistici di culto.
Veneto
Venezia
Museo Ebraico di Venezia (Umberto Fortis)
Museo artistico/specializzato
Cannaregio 2902/G, campo del Ghetto Nuovo – 30121 Venezia
Tel. 041715359 – fax 041723007
www.museoebraico.it
e-mail [email protected]
Giugno-settembre: domenica-venerdì 10-19
Ottobre-maggio: domenica-venerdì 10-17.30
Chiuso festività ebraiche.
Ingresso a pagamento: museo intero € 3, ridotto € 2; visita guidata (museo-sinagoghe) € 8,50 ridotto
€ 7; visita didattica (scuole) € 4. Possibile ingresso con Venice Card.
Attività didattica – Aula didattica multimediale (con concerti di musica classica ebraica eseguiti dal
duo flauto - pianoforte (Anna Fortis – Cristina Ciravolo) - Caffetteria – Libreria di ebraistica collegata alla “Biblioteca-Archivio – Renato Maestro” - Pubblicazioni del museo – Shop - Visita guidata
Dati tecnico-statistici
Fondazione 1955. Rinnovo 1980. Ultimo rinnovo e ampliamento 2005
Visitatori: 2005: 70000 paganti, 4000 gratuiti; 2006: 74000 paganti, 4000 gratuiti; 2007: 76000 paganti, 4000 gratuiti.
Superficie 250 mq. circa
Personale: Gestione Codesscultura: un direttore e 8-15 guide (a turno)
Coordinamento attività: Commissione Museo della Comunità Ebraica di Venezia
Sorveglianza: Codesscultura e Comunità Ebraica di Venezia
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Aria condizionata. In programma: installazione ascensore per accesso disabili
Curatore scientifico: prof. Umberto Fortis. Architetto: Lamberto Dehò. Grafica: Favrin Cimbaro
Il nuovo museo ebraico di Venezia, progettato nel 2005 nel ristretto spazio disponibile all’interno
dell’edificio cinquecentesco, dove hanno sede la Scola Grande tedesca e la Scola Canton, sarà costituito, secondo il nuovo piano, da sette stanze che intendono proporre, secondo le precise richieste
della Commissione per il Museo Ebraico di Venezia, i seguenti percorsi: percorso storico e “percorso dell’ebraismo”.
Stanza 1: Gli ebrei a Venezia: a struttura didattico-museale, così definita:
Sez. I: introduttiva. Prima del ghetto: presenta le immigrazioni dei gruppi etnici confluiti a Venezia; affronta il problema dell’usura, dei banchi di pegno e dei mestieri dei mercanti ebrei operanti
tra Mestre e il centro storico; l’istituzione del cimitero. Tra i documenti: la più antica lapide ritrovata (1389) e la bibbia miniata della fine del ‘300.
Sez. II: Istituzione del ghetto: è una sezione documentaria che presenta la celebre pianta del De Barbari (1500), la riproduzione dei testi delle condotte o dei decreti (1516, 1541, 1589, 1633) con i quali sono state istituite le varie sezioni del ghetto; la pianta del ghetto secondo i catastici del ‘700, con
l’interessante indicazione della vecchia toponomastica del ghetto e dell’ubicazione dei banchi di pegno.
Sez. III: Le nationi o gruppi etnici: Tedeschi, Italiani, Levantini, Ponentini nel XVI secolo. Ogni sotto-sezione presenta un pannello riproducente un costume tipico della natione, introdotto da brevi
note storiche; una sezione con documenti, libri liturgici originali, manoscritti appartenenti alle singole sinagoghe; una sezione con oggetti liturgici, scelti in base alla sinagoga d’appartenenza, alla
fattura tipica (ashkenazita, italiana, orientale, sefardita ...) o al dedicatore appartenente a una precisa sinagoga.
Sez. IV: La vita culturale tra ‘500 e ‘600: dopo una breve introduzione storica sullo sviluppo socioculturale della Venezia ebraica dell’ultimo Cinquecento e del primo Seicento, alcuni medaglioni dei
più noti protagonisti (E. Levita, D. De Pomis, S. Copio, S. Luzzatto, L. Modena), accompagnati dalla riproduzione del frontespizio delle loro principali opere o dall’esposizione dei testi originali, illustrano uno dei momenti più importanti della storia del ghetto. Oggetti del Seicento veneziano di pregevole fattura completano la sezione.
Sez. V: Editoria in ebraico ‘500-’600: dopo una breve introduzione storica, la sezione presenta i
maggiori stampatori del ‘500 e del ‘600 (Bomberg, Giustiniani, Di Gara, Bragadin ...), con le loro
marche tipografiche, e i volumi antichi più importanti provenienti dalla biblioteca “R. Maestro”, attigua al museo e, per via dei documenti originali esposti lungo alcune sue pareti, possibile parte integrante del percorso museale.
Sez. VI: Verso la libertà: la sezione illustra la difficile situazione socio-culturale del ‘700, dalla crisi
economica della prima metà del secolo alla condotta del 1777, fino all’apertura dei portoni del ghetto nel 1797. Dopo una breve introduzione storica, oggetti dell’epoca, documenti originali, immagini
di costumi o di episodi documentati da stampe d’epoca completano la sezione.
Sez. VII: La comunità tra ‘800 e ‘900: la breve introduzione storica documenta l’ingresso degli ebrei
nella società veneziana, la loro partecipazione al Risorgimento (Repubblica di D. Manin) fino alla
partecipazione alla prima guerra mondiale e al periodo 1918-38. Ricca esposizione di oggetti d’epoca, immagini, documenti originali d’archivio.
Sez. VIII: La Shoah a Venezia: Entro un corridoio, buio, con le pareti insonorizzate, gli eventi fon-
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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damentali degli anni 1938-45 vengono proiettati sui gradini di una lenta salita per ottenere un particolare impatto emotivo. Al culmine, una foto gigante, retroilluminata, della liberazione apre alla rinascita della comunità e della vita ebraica.
Stanza 2: La vita ebraica: I primi momenti fondamentali della vita ebraica (Milah, pidjon e bar mitzwah) vengono presentati e spiegati attraverso pannelli illustrativi, oggetti, immagini o film.
Stanza 3: Il matrimonio: Con la presenza della chuppah e di
molte ketubboth, di immagini di varie epoche, di pannelli illustrativi e di filmati viene spiegato al pubblico il significato
del matrimonio e il valore della famiglia nella vita ebraica.
Stanza 4: La casa dell’ebreo: Con la ricostruzione con mobili
e oggetti dell’età del ghetto viene documentata la vita quotidiana nei suoi più importanti momenti (sabato, festività ...).
Stanza 5: La sinagoga: Attraverso la presenza di un antico
Aron, di sepharim, parochjoth, ner tamid etc. vengono presentati aspetti vari dell’ebraismo.
Stanza 6: Le feste ebraiche: Varie bacheche con oggetti tipici delle singole feste e brevi spiegazioni illustrano il significato delle varie festività (sabato, Pesach, Shavuoth ..., il ciclo
completo dell’anno liturgico ebraico).
Figura 1 Sepher tik (fine ‘600)
Stanza 7: La sukkah. Restauro dell’antica Sukkah di Scola Canton, con le antiche iscrizioni alle pareti.
Completa il percorso la visita alle cinque sinagoghe del ghetto. Le guide, che seguono un corso annuale di aggiornamento, hanno la possibilità di completare l’informazione sui valori fondamentali dell’ebraismo, anche con incontri, rivolti soprattutto alle scuole, superiori o inferiori, in un’aula
multimediale, adeguatamente attrezzata. L’attività didattica è rivolta non solo alla conoscenza delle
festività ebraiche, ma anche, e soprattutto, alla memoria della Shoah. Utili alcune pubblicazioni della Codesscultura, legate all’attività stessa.
Il museo, attualmente gestito da Codesscultura,
è stato progettato, nella sua nuova, complessa
configurazione, da Umberto Fortis, che ha curato anche i testi (in italiano e inglese), la scelta degli oggetti e dei documenti e le relative didascalie, su incarico della Commissione Museo
e con la collaborazione di alcune componenti di
detta commissione. In attesa del completamento del nuovo impianto anti-incendio, il museo è
oggi visitabile solo in parte (stanze 5-6-7 e sinagoghe).
Figura 2 Parochet di Scola Levantina
(fine ‘700-primo ‘800)
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Friuli Venezia Giulia
Gorizia
Museo ebraico “La piccola Gerusalemme sull’Isonzo”
Museo storico e di documentazione
Via Ascoli 19 – 34170 Gorizia
Tel.0481532115 – fax 04815222056
e-mail [email protected]
Lunedì, venerdì, sabato: 16-19. Martedì, giovedì: estate 18-20; inverno 17-19
Domenica: estate 10-13; inverno: seconda domenica del mese 10-13.
Ingresso gratuito
Archivio – Biblioteca – Percorso per non vedenti – Pubblicazioni del museo –Sala conferenze – Visita guidata
Il museo, realizzato nel 1998, è ospitato al piano terra dell’edificio della sinagoga (costruita nel
1756, utilizzata fino al 1969 e restaurata negli anni Ottanta); espone, in quattro diverse sezioni, oggetti rituali, manufatti, libri, fotografie, documenti e stampe sulla storia dell’ebraismo goriziano e
sui rappresentanti della Comunità nel corso dei secoli. L’esposizione è corredata da mezzi informatici e pannelli didattici. Una sezione è dedicata al filosofo Carlo Michelstaedter e ai suoi dipinti. Al
primo piano sono esposti marmi, fregi e arredi originali. La sala della sinagoga, con i suoi arredi, è
parte integrante del museo.
Trieste
Museo della Comunità Ebraica “Carlo e Vera Wagner”
Museo artistico/storico e di documentazione
Via del Monte 5/7 – 34121 Trieste
Tel. 040633819 – 040371466 - fax 040633819
www.triestebraica.it
Martedì 16-19; giovedì 10-13; domenica 17-20
Chiuso sabato e festività ebraiche
Ingresso: intero € 5,21; ridotto € 3,10
Libreria – Mediateca – Pubblicazioni del museo – Sala conferenze – Shop – Visita guidata
Il Museo della Comunità Ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner” fu inaugurato nel 1993. Consiste
in due ambienti comunicanti: l’antisala, che si affaccia sul cortile e sul muraglione nel quale si trovava l’antico cimitero, e la sala principale che dà su via De Monte.
La sala s’identifica nella vecchia sinagoga e ha l’Arca Santa sistemata in una nicchia. In teche sono
esposti argenti e tessuti di uso liturgico appartenenti alla Comunità, confluiti in parte a seguito dello
smantellamento delle tre sinagoghe triestine dopo l’inaugurazione del Tempio Maggiore. Le collezioni sono composte da argenti, tessuti, documenti e libri che testimoniano la vita ebraica sia all’interno della sinagoga che delle singole famiglie. I nomi degli antichi proprietari o donatori di questi oggetti (il più antico risale al 1594) ricordano le grandi famiglie di ebrei triestini. Nelle sale c’è
una mostra permanente di medaglie commemorative dello Stato d’Israele e all’esterno si può visitare l’Orto lapidario Gal Avanim.
Il museo organizza conferenze, mostre temporanee, proiezioni cinematografiche.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Emila Romagna
Bologna
Museo Ebraico
Museo artistico/storico e di documentazione
Via Valdonica 1/5 – 40126 Bologna
Tel. 0512911280 – fax 051235430
www.museoebraicobo.it
e-mail [email protected]
Domenica-giovedì 10-18; venerdì 10-16
Chiuso sabato e festività ebraiche
Ingresso costo biglietti: € 4.00 intero - € 2.00 ridotto (studenti e pensionati) / visite guidate al museo
e al percorso ebraico a Bologna: € 8.00 intero - € 6.30 ridotto
Accesso facilitato – Archivio – Archivio fotografico – Attività didattica – Audioguida – Aula didattica – Biblioteca – Libreria – Pubblicazioni del museo – Sala conferenze – Shop – Visita guidata
Dati tecnico-statistici
Apertura 1999
Superficie totale 850 mq, superficie espositiva 450 mq, spazi espositivi all’aperto 15 mq.
Beni esposti 23
Personale: 7 dipendenti
Visitatori: 2004: 14095 paganti, 4068 gratuiti; 2005: 13696 paganti, 2529 gratuiti; 2006: 12733 paganti, 6352 gratuiti; nel 2007: 17377 presenze di cui 14328 relative alle entrate e alle visite al museo, le restanti 3049 relative alle visite scolastiche, ai corsi, ai seminari, alle conferenze, ai concerti e
alle rappresentazioni. Nel corso del 2007 si sono tenuti n. 65 eventi, a cui vanno aggiunte n. 4 esposizioni.
Direttore: Prof. Franco Bonilauri.
Figura 1 Quadro di A. Mondino: Distruzione del Tempio e Diaspora 1999
con panoramica di una delle sale del Museo di Bologna.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Il Museo Ebraico di Bologna ha sede nella zona dell’ex ghetto ebraico. Esso è organizzato dal Jewish
Culture Program, Comitato appositamente istituito dall’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia
Romagna, dal Comune, dalla Provincia e dalla Comunità Ebraica di Bologna, allo scopo di realizzare il Museo e di valorizzare, conservare e tutelare il ricco patrimonio culturale ebraico profondamente radicato a Bologna e in molte località dell’Emilia Romagna. Il Museo è gestito da una Fondazione pubblica.
Il MEB si propone come museo particolare e innovativo: infatti, la visita alla sezione permanente si
avvale di strumenti multimediali e di apparati espositivi che permettono una lettura del percorso storico con tre livelli di approfondimento.
Il Museo ha una superficie complessiva di oltre 800 mq. suddivisa in tre aree tra loro collegate: Sezione mostra permanente, Sezione attività temporanee, Sezione centro di documentazione e biblioteca.
Nella Sezione mostra permanente il visitatore può seguire il tema dell’identità ebraica. Per punti essenziali, è illustrata la storia del popolo ebraico nel suo arco di tempo di quasi 4000 anni, nel corso
del quale ogni generazione ha mantenuto forti vincoli con le precedenti, stabilendo così una sostanziale continuità tra la storia antica, medievale, moderna e contemporanea.
Il percorso espositivo si articola in tre sezioni: la prima affronta la storia del popolo ebraico dalle origini ad oggi e comprende una sala della memoria, che riporta i nomi di tutti gli ebrei deportati
dall’Emilia-Romagna; la seconda è dedicata alla storia dell’insediamento ebraico a Bologna; la terza
approfondisce e documenta le vicende storiche delle comunità ebraiche del territorio regionale.
Il tema dell’identità ebraica trova ulteriori occasioni di approfondimento nella Sezione attività temporanee, dove accanto a mostre e convegni il Museo promuove numerose iniziative. Il ricco programma di appuntamenti settimanali prevede: corsi e seminari di lingua, arte e cultura ebraica, conferenze, presentazioni di libri, incontri e dibattiti, oltre che spettacoli e concerti, visite guidate e
laboratori. Il museo organizza inoltre viaggi per promuovere la conoscenza del ricco patrimonio storico artistico e monumentale presente in Emilia Romagna, in Italia e all’estero.
Ferrara
Museo Ebraico di Ferrara
Museo storico e di documentazione
Via Mazzini 95 – 44100 Ferrara
Tel/fax 05332210228
www.comune.fe.it/museoebraico
e-mail [email protected]
Solo visite guidate, domenica-giovedì 10, 11, 12
Per i gruppi è necessario prenotare: tel. e
fax: 0532 210228
Chiuso venerdì, sabato e festività ebraiche
Ingresso costo del biglietto: intero € 4,
ridotto adulti € 3; studenti scuole elementari, medie,
superiori € 1,50
Pubblicazioni del museo – Shop – Visita guidata
Figura 1 Sukkà nel cortile del
Museo di Ferrara
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Dati tecnico-statistici
Anno di apertura 1997
Proprietà e gestione Comunità ebraica di Ferrara
Direttore o curatore Prof. Michele Sacerdoti
Personale: 1
Superficie espositiva 250 mq.
Oggetti esposti 238
Oggetti inventariati 238
Finanziamenti pubblici e privati
Forma giuridica ente ecclesiastico
Visitatori: 2005: 4905, 200 gratuiti; 2006: 5038 paganti, 190 gratuiti; 2007: 5227 paganti, 250 gratuiti.
La sede del museo ebraico di Ferrara si trova nel cuore del centro storico della città, a pochi passi dal
Duomo e nelle immediate vicinanze del Castello Estense. Nell’antica palazzina di via Mazzini (già
via Sabbioni) sono accessibili per i visitatori del museo anche tre sinagoghe (due delle quali tuttora
funzionanti), dislocate nei piani superiori dell’edificio; all’ultimo piano dell’edificio sono state ricavate quattro sale per l’allestimento del museo permanente.
- Sala 1. Nella prima sala sono esposti oggetti risalenti a varie epoche, ordinati secondo una scansione delle diverse ricorrenze della vita religiosa del culto ebraico: con particolare interesse si può osservare la preziosa fattura di un piatto d’argento sbalzato, predisposto per la cerimonia del Pidiòn
(riscatto del primogenito) e l’ambientazione della circoncisione con il relativo corredo di oggetti e di
indumenti per il neonato. Una apposita vetrina, custodisce uno dei particolari sigilli con cui gli ebrei
ferraresi segnavano le sepolture, onde evitare trafugamenti di cadaveri (destinati, presumibilmente,
al teatro anatomico dell’Università). Sul lato destro è ricostruito una piccola sinagoga con antichi
mobili, tra cui una panca del XV secolo e un Aròn (Arca), policromo scolpito proveniente dalla comunità di Cento, ormai scomparsa.
- Sala 2. Nella seconda sala, al centro in otto vetrine, sono presentati oggetti collegati alle celebrazioni di altrettante festività. Ai lati della sala, sono catalogati oggetti prevalentemente in argento; si
tratta per lo più di Ataròth (Corone), Rimmonim (Puntali) e Tasim (Piastre) usati per ornare i rotoli
della Legge quando vengono deposti nell’Aròn. Da segnalare una collezione di porta Besamim (Portaspezie), una lampada liberty che viene ancora accesa nel Tempio durante la festa di Hanukkà. All’entrata della sala, nella parete di sinistra, spicca la rappresentazione del Sèder, opera grafica a tecnica mista di Emanuele Luzzati.
- Sale 3 e 4. La terza e la quarta sala espongono oggetti e documenti che illustrano e testimoniano
specificamente la vita degli ebrei ferraresi, dal lontano passato fino a oggi, mettendo in risalto intrecci significativi con la storia italiana ed europea. Sono esposte edizioni originali, settecentesche, dell’opera del medico e talmudista ferrarese Isacco Lampronti e due libri editi da Abraham Usque, uno
dei maggiori stampatori ebrei della Ferrara rinascimentale.
Nella stessa sede del museo, sono visitabili tre sinagoghe: la Scola tedesca, la Scola italiana e la Scola fanese, tuttora in funzione. La Scola italiana è dotata di una grande sala adibita attualmente a manifestazioni culturali.
La Scola tedesca è la sinagoga più imponente e viene utilizzata in occasione delle festività principali. Il matroneo è stato recentemente restaurato e fa parte della visita del museo; una vetrina racchiude antiche stoffe.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
83
Soragna
Museo Ebraico “Fausto Levi”
Museo storico e di documentazione
Via Cavour 43 – 43019 Soragna (PR)
Tel/fax 052599399 – 331 9230750
www.museoebraicosoragna.net
e-mail [email protected]
Marzo-luglio, settembre-ottobre: martedì-venerdì 10-12, 15-17; domenica 10-12.30, 15-18. Visitabile anche a richiesta
Ingresso costo del biglietto € 5,00; € 3,50
Pubblicazioni del museo e catalogo – Sala di studio per visionare filmati – Shop – Visita guidata e
percorsi mirati per le scuole
Dati tecnico-statistici
Anno di apertura 1976
Rinnovo e ristrutturazione nel 2005, riapertura nel 2006
Proprietà e gestione Comunità ebraica di Parma
Direttore o curatore Silvana Norsa Levi
Personale: 5
Superficie espositiva 450 mq.
Oggetti esposti 130
Oggetti inventariati 130
Finanziamenti Comune di Soragna (Parma) e Provincia di Parma
Forma giuridica Ente morale
Visitatori: 2005: chiuso per ristrutturazione; 2006: 2369 paganti, 230 gratuiti; 2007: 3850 paganti,
210 gratuiti.
Il museo si trova all’interno dell’edificio della sinagoga. Questa fu restaurata tra il 1979 e il 1982
grazie a Fausto Levi, presidente all’epoca della Comunità ebraica di Parma, al quale è intitolato il
museo. Fu infatti lui a curarne la realizzazione, concentrando nelle sue sale tutti i ricordi delle altre
piccole comunità del parmense e del piacentino ormai abbandonate.
Il museo si sviluppa su un piano terra e su un primo piano, dove si trova anche la sinagoga, parte integrante del giro. Presenta in vetrine documenti (bolle papali, grida, statuti parte in originale) che
ricostruiscono la storia di tre secoli delle comunità (1555-1803). Sono in esposizione anche cimeli
come il fregio di un camino raffigurante il “Sacrificio di Isacco” proveniente da Cortemaggiore. Alcune vetrine custodiscono oggetti di culto in argento e tessuti antichi.
Una saletta è dedicata alla Shoah, con documenti sulle persecuzioni e la deportazione degli ebrei del
parmense e piacentino.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Toscana
Firenze
Museo di Arte e Storia Ebraica
Museo artistico/storico e di documentazione
Via L. C. Farini 6 – 50121 Firenze
Tel. 0552346654 – fax 055244145
www.firenzebraica.net - e-mail [email protected]
Aprile - maggio, settembre-ottobre: venerdì 10-14; domenica-giovedì 10-17. Giugno-agosto: venerdì 10-14; domenica-giovedì 10-18
Novembre-marzo: venerdì 10-14; domenica-giovedì 10-15
Chiuso sabato e festività ebraiche
Ingresso: adulti 5 euro, gruppi 4 euro, studenti 3 euro. Prenotazioni per gruppi: Cooperativa Servisi
culturali Sigma 0552346654 – fax 055244145
e-mail [email protected]
Possibile biglietto cumulativo con Museo nazionale Alinari della Fotografia
Accesso facilitato – Archivio – Attività didattica – Aula didattica – Biblioteca – Laboratorio - Libreria – Pubblicazioni del museo – Sala di studio – Shop – Visita guidata
Dati tecnico-statistici
Apertura: 1982
Rinnovo: 2007
Proprietà e gestione: Comunità ebraica di Firenze
Forma giuridica:ente civilmente riconosciuto Legge 101/89
Direttore e curatore: Prof. Dora Liscia
Personale: 4 operatori della Cooperativa Sigma
Superficie 220 mq circa
Oggetti esposti e inventariati: 320
Visitatori: 2005: 29183 paganti, 2208 gratuiti; 2006: 36296 paganti, 2005 gratuiti; 2007: 37029 paganti, 1820 gratuiti
Il museo è allestito su due piani all’interno del Tempio maggiore. Gli
arredi di culto provengono dalle
due sinagoghe del ghetto, la Scuola
italiana e la Scuola Levantina, dalle sinagoghe di Arezzo e Lippiano,
dallo stesso Tempio maggiore per il
quale furono appositamente eseguiti.
Figura 1 C. Liscia: Plastico del ghetto di Firenze, 1981,
Museo di Firenze
Ai piedi delle scale (è anche disponibile un ascensore) è collocato il
modello in gesso del Monumento ai Deportati dell’artista Nathan
Rappaport per la Foresta dei martiri di Kesalon, presso Gerusalemme.
Lungo le scale sono esposti arredi
lignei, candelabri e lapidi. Il museo
di sviluppa su due piani.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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- Primo piano
Sala 1: una prima sezione documenta la storia dell’insediamento ebraico fiorentino dalla nascita
(1437) alla creazione del ghetto (1571), al suo ampliamento (1704) fino alla demolizione (fine dell’Ottocento). Alcune immagini illustrano le vicende della progettazione e realizzazione del Tempio e
dei cimiteri. Vengono poi ricordate alcune personalità della Comunità.
Un plastico documenta la planimetria e del vecchio e nuovo ghetto.
Una seconda sezione espone preziosi e importanti arredi utilizzati durante le cerimonie sinagogali.
- Secondo piano
Sala 2: La seconda sezione del museo è dedicata agli oggetti di devozione privata, molti dei quali
sono doni di famiglie ebraiche. Nella stanza vi sono anche oggetti e disegni che riassumono le origini della Comunità ebraica fiorentina.
Sala 3: Nella grande sala sono esposti arredi che documentano la vita familiare e i vari momenti della vita, il matrimonio, la nascita, la maggiorità religiosa, le feste.
Sala 4: In una sala contigua è proiettato un filmato sulla storia della Comunità negli ultimi due secoli.
Sotto la cupola del grande Tempio è stata nell’ultimo restauro ricavata una sala conferenze, raggiungibile con ascensore e dal quale si ammira un panorama a 360° della città.
Livorno
Museo Ebraico “Marini”
Museo storico e di documentazione
Tel. 0586896290 – 3393422139 – fax 0586896290
www.comunitaebraica.org
e-mail [email protected]
Da settembre a giugno la prima domenica del mese: 15 – 17
Visitabile a richiesta: Cooperativa Amaranta Service
Tel. 0339.2997687, 0586.893361 - fax 0586.889198
e-mail [email protected]
Ingresso a pagamento
Visita guidata
Il Museo ebraico, inaugurato nel 1992, è situato nell’Oratorio Marini, una palazzina neoclassica
adattata ad accogliere il luogo di culto nel 1867. Tale caratteristica rimane tuttora, accanto alla nuova destinazione d’uso.
Il museo è formato da una unica sala. Vi sono esposti alcuni degli arredi un tempo custoditi nella
monumentale sinagoga, eretta a partire dal 1593 e distrutta durante un bombardamento della seconda guerra mondiale. Nel museo, a testimoniare la variegata composizione della comunità composta
soprattutto di commercianti provenienti dai paesi più disparati, sono esposti oggetti di origine olandese, nordafricana, fiorentina, romana, veneziana oltre a quelli eseguiti dagli argentieri locali. I pezzi più antichi e prestigiosi sono andati perduti, ma alcuni di quelli rimasti, come ad esempio una corona datata 1636 o alcuni degli arredi settecenteschi, mostrano un’ottima qualità di esecuzione.
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Nella sala trova posto l’Arca Santa in legno, a cui i ricchi intagli e le tre cupolette conferiscono un
sapore orientaleggiante, secondo la tradizione portato, come molti arredi dagli ebrei esuli dalla penisola iberica.
Nel museo si trovano esempi di oggetti in corallo di raffinata lavorazione, una delle attività di cui gli
ebrei livornesi detenevano il monopolio, così come a testimonianza del mercato dei tessuti è rimasto un rotolo di stoffa eseguita a Lione intorno alla metà del XVIII secolo, utilizzata per confezionare diversi arredi. I ricami, in gran parte eseguiti da ricamatrici ebree, rappresentano uno degli aspetti
più interessanti dell’arte cerimoniale livornese.
I locali del museo ospitano la mostra permanente “1938 – La Scuola Ebraica di Livorno: un’alternativa alle leggi razziali”, sintesi delle tappe più significative dell’azione antisemita del regime fascista, dal ‘Manifesto della razza’ alla promulgazione delle leggi razziali, all’atteggiamento della burocrazia e dei mezzi di informazione e ricostruisce quanto è avvenuto a livello locale nell’ambito della
vita scolastica attraverso articoli di giornali, circolari ministeriali, testimonianze dirette.
Lazio
Roma
Museo Ebraico di Roma (Daniela Di Castro)
Museo artistico/storico e di documentazione
Lungotevere Cenci – 00186 Roma
Tel. 0668400661 – fax 0668400639
www.museoebraico.roma.it
e-mail [email protected]
Aperto tutti i giorni a eccezione del 1° gennaio e del 15 agosto
Domenica-giovedì 10-17 (16 giugno-15 settembre, 10-19). Venerdì 9-14 (16 giugno-15 settembre,
10-16). Chiuso sabato e festività ebraiche.
Ingresso a pagamento. Biglietto intero, euro 7,50. Gruppi, euro 6,50. Studenti, euro 4.00. Gratuito:
bambini inferiori ai 10 anni, diversamente abili e loro accompagnatore, giornalisti. Il biglietto comprende la visita guidata alle due sinagoghe (Tempio Maggiore e Tempio Spagnolo) in italiano e in
inglese, ogni 30 minuti, con guide specializzate.
Visite guidate su richiesta in italiano, inglese, ebraico, francese, tedesco, alle sinagoghe e alle sale
espositive, per adulti e per studenti di tutte le età.
Allestimento totalmente rinnovato, con apparati didattici in italiano, inglese, ebraico - Video (“Una
stella Sul Tevere. Gli ebrei a Roma dall’Emancipazione a oggi”, di M. Procaccia, regia di G. D.
Curi), proiettato a ciclo continuo in italiano e in inglese) - Accessibile ai diversamente abili - Aria
condizionata – Pubblicazioni del museo – Shop
Riconoscimenti: Museo di Qualità (Regione Lazio, 2007)
Dati tecnico-statistici
Apertura 1960. Rinnovo 2005
Proprietà e gestione: Comunità Ebraica di Roma
Direttore: dott. Daniela Di Castro
Visitatori: 2005: 35000; 2006: 67000; 2007: 75000
Superficie espositiva: 700 mq.
Personale: 1 direttore, 3 impiegati, ca. 12 guide impiegate a rotazione. Il personale a fronte del pub-
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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blico comprende solitamente 5 o 6 persone.
Il museo utilizza i servizi centralizzati della Comunità di Roma per la sorveglianza, l’amministrazione e la manutenzione.
Finanziamenti: Le spese ordinarie vengono coperte dai biglietti e dall’incasso del botteghino. Le
spese straordinarie sono coperte da finanziamenti dedicati, da parte della Pubblica Amministrazione
(Comunità Europea, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lazio, Provincia di Roma,
Comune di Roma), da aziende e da privati.
Rinnovamento: Il rinnovamento del museo è stato diretto dalla dott.sa Daniela Di Castro, che ha
curato anche il progetto museologico, l’ordinamento delle raccolte, la scelta delle opere e dei documenti, i restauri, i pannelli e le didascalie, oltre al fund raising. La Commissione per il Museo
Ebraico di Roma ha offerto collaborazione. Progetto architettonico e allestitivo: arch. Manuela Lucà
Dazio.
Opere
Il museo conserva soprattutto le opere provenienti
dalle Cinque Scole del ghetto di Roma. Di questo patrimonio fanno parte circa 900 tessuti, circa 400 argenti, circa 150 materiali lapidei, oltre a carte, pergamene e arredi lignei. La datazione delle opere va dal
sec. XIV (manoscritti su pergamena), al XVI (marmi), con particolare incremento per quanto riguarda i
secoli XVII-XIX (arte cerimoniale). Il sec. XX è rappresentato soprattutto dai documenti relativi alle leggi
razziali e alla Shoah.
Le opere sono oggi conservate in spazi adeguati, con
vetrine e supporti realizzati appositamente per le opere d’arte. Le condizioni di illuminamento, di temperatura e di umidità relativa sono a norma.
Ordinamento delle collezioni
Enfasi particolare è stata data al concetto che il Mu- Figura 1Rimmonim
seo Ebraico di Roma non è solo di interesse strettamente ebraico: esso è anche un importante museo della città e una notevole raccolta per la storia delle arti decorative.
Al museo si accede attraverso una Galleria dei Marmi Antichi, nella quale si fondono il gusto romano per le antichità e la cultura ebraica, calando immediatamente il visitatore all’interno dello specifico dell’ebraismo romano. Segue la Guardaroba dei Tessuti, che raccoglie le stoffe in vetrine e in
cassettiere consultabili dagli studiosi su richiesta. Sulle cassettiere saranno sistemate a breve vetrine,
per permettere l’allestimento di piccole mostre temporanee.
Sala 2: “Da Judaei a Giudei”, dedicata ai rapporti fra Roma e i suoi ebrei, espone calchi di lapidi dalle catacombe, manoscritti medioevali e incunaboli, e numerosi documenti dell’età del ghetto. Gli apparati didattici raccontano la storia della comunità ebraica di Roma e la sua cultura. Due piante di
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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Roma, riprodotte in facsimile, raffigurano la città prima e durante il ghetto.
Sala 3: “Feste dell’anno, feste della vita”, ripercorre attraverso opere d’arte cerimoniale la via romana alle feste ebraiche. Posizione preminente è stata data alla vetrina del Sabato, che offre anche occasione di parlare della casa ebraica. Le vetrine di Channukkà e di Purim sono appaiate, così da sottolineare che i pericoli per un popolo possono provenire non solo dallo sterminio fisico, ma anche
dallo snaturamento della sua cultura. Una di fronte all’altra, le vetrine di Rosh-ha-Shanà e Kippur, e
dei Tre Pellegrinaggi, introducono ai temi delle rispettive feste attraverso sontuosi parati sinagogali,
da un lato bianchi e argento, dall’altro in colori vivaci con abbondanza di oro.
Uno spazio adiacente narra la vita quotidiana nel ghetto di Roma e più in generale usi ebraici quali
la lingua e la kasherut; si parla qui inoltre della struttura della comunità ai tempi del ghetto, e della
rete dell’assistenza attraverso le confraternite, cosa che introduce anche della trasmissione della cultura, e del concetto di zedakà.
Figura 2 Interno del museo di Roma
Sala 4: “I tesori delle Cinque Scole”, espone lo straordinario patrimonio artistico della Comunità di
Roma. Fra gli oggetti in mostra, ben 12 coppie di rimmonim del sec. XVII, alcuni ancora abbinati
alle loro corone e ai relativi tessuti. Una vetrina, dedicata ai Sacerdoti e Rabbini, espone due brocche e bacili di grande importanza. Un’altra teca spiega il Sefer Torà, con yadot, gettoni per le alyot
ed altre opere, e con la riproduzione di un sefer (che in originale non viene esposto al museo). Uno
spazio adiacente documenta l’architettura delle Cinque Scole attraverso foto d’epoca, dipinti e arre-
Seconda parte - Aspetti e caratteristiche dei Musei ebraici in Italia
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di fissi di marmi policromi. Da questo spazio si accede al Tempio Spagnolo, inserito nel percorso di
visita.
Sala 5: “Dall’Emancipazione a oggi”, presenta un periodo molto significativo e delicato per l’ebraismo, non solo romano, con l’aiuto di documenti e di importanti dipinti di nuova acquisizione. Fra i
documenti maggiormente significativi, le ricevute della raccolta dell’oro imposta dall’occupante nazista.
In corso di apertura, la Sala 6 è dedicata all’ebraismo libico, divenuto parte integrante della comunità ebraica romana dal 1967.
Il percorso viene completato dalla visita guidata al Tempio Maggiore.
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