p. Guglielmo
Alimonti OFM Cap.
Vento impetuoso
Vol. IV
Sulle orme di
San Francesco
e Santa Chiara
1
San Giovanni Jones
Sac. francescano minore martire
+ Saint Thomas Waterings (Inghilterra) 12 luglio 1598
Nasce nel Galles in Inghilterra
da famiglia cattolica. È costretto
ad esulare in Francia.
A Pontoise entra nell’Ordine
francescano. Era nel convento di
Greenwich quando la regina Elisabetta I cacciò i religiosi dall’Inghilterra.
Presso i Conventuali a Fontoise fu ordinato sacerdote.
Trent’anni dopo è a Roma.
Attratto dall’austerità degli
Osservanti, entra fra loro nel convento di Ara Coeli nel 1591.
Dopo un anno ottiene di andare missionario in Inghilterra. È ricevuto e benedetto dal papa Clemente VIII.
Si fermò a Londra lavorando in clandestinità. Il suo
nome giunse all’orecchio dello spietato persecutore Riccardo Topcliffc, che lo arrestò e lo torturava di continuo
in carcere, perché voleva i nomi di quelli che lo avevano
protetto ed eventualmente di quelli convertiti.
Il Padre Jones soffrì tutto in silenzio e pregando per la
sua patria. Dopo due anni fu giustiziato.
Fu beatificato da Pio XI il 15 dicembre 1929.
Le sue reliquie si venerano nel convento dei Conventuari a Pontoise.
5
O Jones, sei cattolico,
devi cercar l’esilio.
Tu ti rifugi in Francia.
Diventi francescano.
Or vivi nel convento
dei frati a Greenwich.
Elisabetta ordina:
“Cacciate i religiosi”.
Tu vai a Fontoise.
Lì studi e ti prepari
al santo sacerdozio.
È vita di preghiera.
Trent’anni dopo a Roma
conosci gli Osservanti.
L’austerità t’attira
ed entri ad Ara Coeli.
Poi chiedi ai Superiori
d’andare missionario
nella tua terra amata,
in forma clandestina.
Dal Papa chiedi udienza.
Ti benedice e vai.
Per cinque anni a Londra
lavori nel silenzio.
6
Tu piangi con chi piange
per l’eresia che domina.
C’è odio per la Chiesa
e preti e cattolici.
Lì vari illustri martiri
han già versato il sangue,
perché fedeli a Cristo
e al papa obbedienti.
Persecutor spietato
è Riccardo Topcliffc.
Al suo orecchio giungi.
Ti arresta e ti tortura.
Ma prima che t’uccida
da te vuol altri nomi:
chi è che t’ha protetto
e chi s’è convertito.
Proprio fra questi è Righy
che finirà Beato.
Intanto tu marcisci
per due anni in carcere.
Nell’ora del martirio
tu rendi lode a Dio
e al Padre San Francesco.
Hai conquistato il Regno.
7
2
San Giuseppe da Leonessa
Sac. francescano cappuccino
- Leonessa (Ri) 8 gennaio 1556
+ Amatrice (Ri) 4 febbraio 1612
Eufranio Desideri divenne Giuseppe da Leonessa rivestendo l’abito
cappuccino alle Carcerelle di Assisi.
Ordinato sacerdote, fu destinato alla
predicazione. Evangelizzò i paesi e
le campagne del Lazio, dell’Abruzzo
e dell’Umbria. Chiese di andare missionario tra gli infedeli. A Costantinopoli assistette spiritualmente i
cristiani schiavi dei turchi. Visitò i
prigionieri, amministrò i sacramenti,
convertì un vescovo apostata. Nel tentativo di annunciare
il Vangelo al Sultano dell’impero ottomano, fu arrestato
e condannato alla pena del gancio. Per tre giorni con un
uncino conficcato alla mano destra e uno al piede sinistro
rimase sospeso su un fuoco acceso. Salvato miracolosamente, fu cacciato dal Paese. Riprese la predicazione in
Italia. Per i poveri fondò i Monti Frumentari, riserve di
grano e miglio per gli anni di carestia. Allestì ospizi per
pellegrini e viandanti, piccoli ospedali per ammalati. Pacificò famiglie in lite, diede conforto a condannati a morte.
Sfinito dalle fatiche, dalle penitenze e da una dolorosa malattia, morì a 56 anni e fu sepolto nel convento di Amatrice.
Gli abitanti di Leonessa trafugarono il suo corpo che oggi
è venerato nel santuario a lui dedicato. Nel 2012 ricorre il
quarto centenario della sua nascita al Cielo.
8
La Chiesa t’ha voluto sugli altari.
Tu sei chiamato santo cappuccino.
Portavi sempre in mano il crocifisso.
La pace predicavi con ardore.
È proprio il crocifisso la tua spada.
I duellanti corri a separare
cercando di placar la loro ira,
che a mortale sfida li sospinge.
Si sente già nell’aria odor di sangue.
- O scellerati pace, fate pace!
Togliete quelle spade omicide.
Ai vostri cari lacrime voi date.
I vostri figli porteranno lutto
e dentro il cuore l’odio e la vendetta.
Così il demonio ha sempre la vittoria
e vi trascina al fondo dell’inferno -.
Il grido tuo non sembra quel d’un uomo.
Rimbomba come quello di Dio stesso
e fa tremar la mano ai contendenti.
Il braccio già proteso si ritrae.
Riposte son le spade dentro il fodero.
Per primo tu li abbracci e poi fra loro
si scambian l’abbraccio del perdono.
Il Santo della pace sei per tutti.
9
Ti nutri di legumi con la cenere.
Frequenti sono i giorni di digiuno.
Tu sottoponi il corpo a privazioni.
Sei cinto del cilizio e ti flagelli.
Non ti concedi un letto per dormire.
Ti carichi la croce sulle spalle,
e camminando scalzo sulla neve,
la porti fino in cima alla montagna.
In terra d’infedeli predicasti.
Appeso al gancio mano e piede opposto,
con fuoco lento e paglia fumigante
tre giorni tu pendesti sorvegliato.
In patria ti trovasti liberato,
glorioso confessore della fede.
Che avvenne un gran prodigio si capiva;
ma come avvenne resta tuo segreto.
La gente vuole ancor la tua parola.
Oh! Quanti peccatori porti a Dio!
E mentre sei lontan da Leonessa,
sorella morte spezza la tua pianta.
Tu torni ma qualcun ti ruba il cuore,
che infine torna ai tuoi concittadini.
Sei venerato adesso nella chiesa,
che da fanciullo è stata la tua casa.
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3
Beato Geremia da Valacchia
Rel. francescano cappuccino
- Tzazo (Valacchia Romania) 29 giugno 1556
+ Napoli 5 marzo 1625
Il suo nome era Ioan Stoica. Approdò
in Italia, dopo un lungo e pericoloso
viaggio, per abbracciare la vita religiosa
senza timore di oppressioni. A Napoli divenne fra Geremia, laico cappuccino.
Per combattere il suo temperamento
focoso, s’impose obbedienza, umiltà e
carità. Per quarant’anni prestò servizi
umili e ripugnanti. Assisteva malati gravi
notte e giorno, imboccava i paralitici, preparava bagni con
erbe aromatiche ai piagati nel corpo, lavava con cura i loro
panni. Fu oggetto di derisione, di rimproveri per colpe mai
commesse.
Era analfabeta e parlava un italiano misto al romeno
e al napoletano, ma tutti, ricchi, poveri, dotti, ignoranti ed
ecclesiastici, lo ascoltavano, chiedevano il suo consiglio illuminato e il suo aiuto in ogni necessità. Trascorreva molte
ore in orazione nella cappella dell’infermeria, meditando
con lacrime la Passione del Signore.
Amava tantissimo la Madonna alla quale recitava tante
volte al giorno “Salve Regina”.
Morì fissando lo sguardo sull’immagine della Vergine.
Fu beatificato da Giovanni Paolo II nel 1983.
I suoi resti mortali si trovano a Napoli, nella chiesa
dell’Immacolata Concezione.
11
Beato Geremia,
sei nato in Romania.
A diciannove anni
raggiungi l’Italia.
Fai sosta ad Alba Iulia.
In uno studio medico
lavoro provvisorio;
poi riprendi il cammino.
Ti fermi nelle Puglie.
Nella città di Bari
sosti a visitare
le chiese e i monumenti.
Ma poi conosci Napoli.
Ci vivi volentieri.
Conosci i Cappuccini.
Ti chiama San Francesco.
Cominci il tirocinio
e poi il noviziato.
Ti cambiano il nome
in quel di Geremia.
Come fratello laico
non t’impegna lo studio.
Passi in poco tempo
per parecchi conventi.
12
Ti lasciano infine
in Sant’Eframio Nuovo.
Ti presti a fare tutto.
Vi resterai per sempre.
Conosci i miserabili.
Conosci i derelitti
e gente vagabonda,
spesso affamati e scalzi.
Tu questui e porti a loro.
Ad essi dai perfino
la tua razion di cibo.
Ti dà Gesù la forza.
Tu vai a medicare
le piaghe ripugnanti.
Tu vai a confortare
chi non ha più speranza.
Nessuno s’avvicina
a fra Martino lebbroso.
Questa sarà per te
missione senza fine.
Ti cerca la città.
Il giorno della morte
il saio va a pezzetti.
Sei nell’Immacolata.
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4
Beato Benedetto da Urbino
Sac. francescano cappuccino
- Urbino 13 settembre 1560
+ Fossombrone (PU) 30 aprile 1625
Al secolo Marco
Passionei è il settimo di
undici figli della nobile
famiglia di Domenico e
Maddalena Cibo.
Conseguì a Padova
la laurea in Diritto Civile
ed Ecclesiastico.
Vinse la resistenza
dei parenti, entrò tra i
Cappuccini e fu ordinato
sacerdote.
Fu compagno di San
Lorenzo da Brindisi nella
predicazione.
Conquistava i fedeli per lo spirito di preghiera.
Preferiva sempre i paesini nascosti e umili, ma dovette
predicare anche in città come Pesaro, Urbino e Genova.
Fu beatificato da papa Pio IX il 10 febbraio 1867.
14
Hussiti e luterani
t’avrebbero sbranato
per quanta bile susciti
nel cuore dei superbi.
Tra insidie notte e giorno
tu passi predicando
la verità di Cristo
nell’unità di fede.
Negli occhi tuoi c’è Dio;
nel cuore tuo l’amore.
Per te ritrova pace
il popolo smarrito.
Tu annunzi penitenza
e penitenza fai.
Distacchi il cuor dai beni
e povertà tu vivi.
Tu, figlio di Francesco,
ricordi a ricchi e poveri
che vale conquistare
il Cielo, qual tesoro.
La carità proponi
che a tutti dà perdono
nel nome del Signore,
che a tutti noi perdona.
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Il popolo boemo
pian piano t’ammirò.
Gradì la tua presenza
e l’umiltà del cuore.
Tornato in Italia,
i superiori vogliono
che alquanto ti riposi.
Ma che cos’è il riposo?
Di giorno devi accogliere
le anime assetate.
Di notte tu disseti
il cuor nella preghiera.
L’infermità t’incalza.
I medici si sforzano
di fare ciò che possono
per trattenerti in vita.
Intanto il buon Signore
va consolando l’anima
coi suoi preziosi doni,
caparra già del premio.
La Vergine Maria
e il Padre San Francesco
saranno la tua scorta:
va’, Benedetto, in Cielo.
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5
Servo di Dio Matteo da Agnone
Sac. francescano cappuccino
- Agnone (Is) 1563 + Serracapriola (Fg) 31 ottobre 1616
Nacque nel Molise, territorio
abruzzese all’epoca. A undici anni
accadde l’incidente che lo fece soffrire per tutta la vita. Giocando ferì a
morte un compagno. Il padre lo allontanò per evitare vendette. Va a Napoli
e studia Medicina.
Conosce i Cappuccini e matura la
vocazione di medico delle anime.
Fa il noviziato a Sessa Aurunca. Prende il nome di
Matteo. Passa qualche tempo a Foggia, poi a Bologna
viene ordinato sacerdote.
Si rivela predicatore dotto ed eloquente. Il tema preferito: L’Assunzione della Vergine Maria.
Acquista fama di taumaturgo.
Col segno di croce libera gli ossessi e guarisce tanti
infermi. Percorre il Molise, la Puglia, l’Abruzzo, la Campania. Fece molte profezie. Rivestì l’ufficio di Guardiano
e di Provinciale.
Afflitto da infermità, ne ringraziava il Signore.
Tre mesi prima di morire fu trasferito nel Convento di
Serracapriola. Il popolo l’accolse al canto del Te Deum.
È in atto il Processo di beatificazione.
17
Tu nasci ad Agnone,
città delle campane,
orgoglio del Molise,
famosa in tutto il mondo.
T’accadde da fanciullo
quell’incidente tragico.
Ti turba la coscienza
e ti rattrista ancora.
Sparasti il colpo ignaro.
Ad evitar vendetta
il babbo t’allontana,
portandoti a Napoli.
Ti piace far del bene
e studi medicina.
Dai Cappuccini prendi
la Messa mattutina.
La vita di quei frati
diventa l’ideale.
Li vedi innamorati
di Dio e dei fratelli.
La povertà serafica
ti fa sognare il cielo.
Come l’uccel nell’aria
ti fa sentire libero.
18
Novizio a Sessa Aurunca;
ti chiamerai Matteo.
Ti senti testimone
già pronto come Levi.
Da Foggia a Bologna.
Tu vieni consacrato
ministro del Signore.
Sei grande annunciatore.
Maria Assunta in cielo
è il caloroso tema.
Innamorato sei
della celeste Madre.
L’ufficio di Guardiano
e Provinciale assumi.
Acquisti presto fama
di gran taumaturgo.
Col segno della croce
tu liberi gli ossessi.
Da infermità guarisci
la sventurata gente.
A Serracapriola
t’accoglie il “Te Deum”.
Lo canteremo ancora
appena avrai l’aureola.
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6
San Fedele da Sigmaringa
Sac. francescano cappuccino martire - Sigmaringen
1° ottobre 1577 + Seewis im Prättigau (Svizzera) 1622
San Fedele da Sigmaringa (Svevia
Germania), è il primo martire dell’Ordine
Cappuccino ed anche della Propaganda
Fide. Studiò con impegno, intelligenza
e profitto. Il conte Stotzingen lo volle
precettore dei suoi tre figli e per sei anni
viaggiò in Italia, Francia e Spagna. Si laureò in Diritto Civile e Canonico. Fu avvocato consigliere della corte di giustizia
austriaca a Ensisheim, nell’Alsazia. Esercitò magistratura con grande competenza ed onestà. Prega
molto. Sente che il Signore lo chiama alla vita religiosa.
Entra fra i Frati Cappuccini a Costanza, professa, viene
ordinato sacerdote. È eletto guardiano in vari conventi:
Rheinfelden, Feldkirch, Friburgo e ancora Feldkirch. La
sua attività principale è la predicazione. È profondo, caldo,
efficace. Il Signore lo favorisce di vari carismi: visioni,
guarigioni. Sempre più è arso dal desiderio di andare fra
gli eretici protestanti, pronto a dare la vita. Prima di partire
per i Grigioni, dove sarà ucciso dagli eretici, il Signore gli
rivela che è giunto il giorno del suo sacrificio. Egli brama
quel momento. Partendo, dà l’addio ai fedeli di Feldkirch:
- Pregate per me, non ci vedremo più -. Fuori di Grisch,
viene assalito da una banda di protestanti. Lo colpiscono
con la spada poi gli fracassano la testa con la mazza; infine
gli tagliano la testa e la gamba sinistra in segno di sommo
disprezzo. I Cappuccini riavranno il suo corpo che sarà deposto e venerato nella propria chiesa a Feldkirch. Un anno
dopo, alla ricognizione, il suo corpo fu trovato incorrotto.
Fu beatificato nel 1729 e canonizzato nel 1746.
20
Sei protomartire dei Cappuccini,
la Propaganda Fide pur ti onora
come suo primo martire glorioso.
T’invoca qual suo Santo, Sigmaringa.
Qual precettor dei figli di Stotringen
percorri per sei anni l’Europa.
Poi in utroque iure laureato,
tu fosti consigliere della Corte.
“Avvocato dei poveri” ti chiamano,
perché tu sei il loro difensore.
Per la brama di preghiera e penitenza
ottieni tu d’entrar fra i Cappuccini.
Ti chiamerai non Marco ma Fedele.
Apollinare, amato tuo fratello,
t’ha preceduto nella stessa scelta
e morirà servendo gli appestati.
Nel testamento scrivi di tua mano:
“Propongo con l’aiuto del Signore
di dare tutto ai poveri malati
e d’esser casto, povero ed obbediente”.
Tu ami San Francesco Poverello
ed ami la sua santa povertà.
Pane e conforto è l’Eucaristia
e fonte di dolcezza è Maria.
21
Sei sacerdote umile e fervente.
Sei confessore ovunque ricercato.
Eletto sei guardiano a Rheinfelden,
a Feldkirch, a Friburgo ed altrove.
Scoppia la peste, tu corri in ospedali,
abitazioni, carceri e tuguri.
Tutti ti chiaman “l’angelo di pace”.
Ma s’avvicina l’ardua tua battaglia.
Papa Gregorio cerca missionari
per la ribelle Rezia, protestante.
Tu vai. Partendo dalla tua Feldkirch,
presago del martirio, dici “addio”.
Rodolfo Salis, conte protestante
da te convinto, ritorna nella Chiesa.
A questo punto l’odio degli eretici
giura di far vendetta su di te.
Tutti i Grigioni bollon di furore.
A Seewis Dio t’invita ad esser pronto.
A Grisch, t’attende il gruppo omicida
guidato dal pastore protestante.
Tu pieghi le ginocchia e dici il “Credo”.
T’abbatton con la spada e con la mazza.
I Cappuccini riebbero il tuo corpo.
È in Cielo la tua anima beata.
22
7
Sant’Umile da Bisignano
Rel. francescano minore
- Bisignano (Cs) 1582 + 1637
Fu battezzato col nome di Lucantonio ed educato alla fede. Fanciullo
di grande pietà, partecipava alla Messa
quotidiana. Meditava e pregava anche
durante il lavoro dei campi. Da giovane
fu membro della Confraternita dell’Immacolata Concezione. Ricevendo uno
schiaffo in pubblica piazza, offrì evangelicamente l’altra guancia.
A 27 anni entrò nel noviziato di Mesoraca (Crotone).
Esercitò l’ufficio della questua, della cucina, dell’orto.
Fedele alle regole e determinato all’esercizio delle
virtù. Ebbe molti carismi. Godeva frequenti estasi, per cui
fu chiamato “il frate estatico”. I superiori lo sottoposero
a dure prove per verificare la sua santità. Vescovi e superiori lo obbligarono a sostenere un pubblico confronto con
esperti teologi. Gregorio XV e Urbano VIII lo vollero vicino, contando sull’efficacia della sua preghiera. Nel 1628
fece domanda per le missioni col desiderio del martirio.
Faceva digiuni e frequenti veglie. Amava tutti, ma si dedicava con estrema umiltà e carità ai malati, ai poveri, agli
emigrati. Soffrì umiliazioni a causa dei suoi carismi.
Si conservano alcune fervorose forme di preghiera con
cui si rivolgeva a Dio, alla Vergine Maria e ai Santi, in
particolare al proprio Angelo Custode. Fu canonizzato il
19 maggio 2002.
23
Da Bisignano parte
il cuore tuo infiammato
e tutto il mondo accende
d’amore di Gesù.
Come l’arcobaleno,
che lega tutto il cielo
e va da sponda a sponda
per rallegrar la terra.
Così la tua preghiera
unisce cielo e terra
e a tutti dà speranza
di tempo più sereno.
Da Bisignano, Umile,
si spande il tuo profumo
di obbedienza e pace,
di castità e letizia.
Tu sei ruscello fresco,
che dalla vetta scende
e dà ristoro a noi,
sperduti nel deserto.
La cecità soltanto
può definire giusto
il bestemmiare Dio,
ch’è fonte d’ogni bene.
24
Tu come San Francesco
per ogni cosa rendi
la lode al buon Signore,
che a tutti noi provvede.
C’è chi ti vuole bene
e chi ti vuole male.
A chi ti dà lo schiaffo
tu porgi l’altra guancia.
Tu vuoi andar lontano
a predicar Gesù.
La sua Passione strappa
a te continue lacrime.
Due Papi ti richiedono
di stare al loro fianco,
perché la tua preghiera
propizia il Sommo Dio.
E vescovi e teologi
ti sfidano a confronto.
La tua sapienza è grande
e scaccia ogni dubbio.
Al centro del tuo cuore
ha il primo posto Dio.
Sei pronto a dar la vita
per Lui e tutti noi.
25
8
Santa Giacinta Marescotti
Terziaria francescana
- Vignanello (Vt) 1585 + Viterbo 1640
Clarice, giovanissima, s’innamora di un ragazzo nobile,
colto e ricco. Invece suo padre,
principe Marcantonio Marescotti, lo dà in marito alla figlia
più piccola, Ortensia. Clarice per
protesta diventa arida e ribelle. Il
papà la chiude nel monastero di
San Bernardino a Viterbo. Lei si
fa terziaria francescana per evitare la clausura.
Vive in due stanze arredate
lussuosamente. Partecipa solo alla preghiera.
Cade gravemente malata. Cambia vita.
Si lascia una stanzetta col solo crocifisso. Si priva delle
vesti e delle coperte. Digiuna ogni giorno dando ai poveri
il suo cibo. L’eucaristia è la sua forza. Chiama intorno a sé
vecchie conoscenze; ne fa un gruppo, i Sacconi, dal sacco
indossato, che visitano, assistono e curano malati, poveri e
anziani. Vent’anni di penitenze e di eroica carità.
Muore santamente.
Il suo corpo fu esposto nella chiesa. Dovettero rivestirla tre volte perchè tagliavano la veste a pezzetti per
conservarli come reliquia. Fu canonizzata da Pio VII nel
1807.
26
Tu sogni l’amore
col giovane principe,
ma vuole il papà
che sia d’Ortensia.
Invano protesti.
Ti obbliga a fare
la vita monastica.
Rifiuti il chiostro.
Ti fai terziaria,
ti chiami “Giacinta”.
La vecchia Clarice
non vuole morire!
Non vita reclusa
ma solo preghiera.
Dimori in due stanze,
secondo il tuo stile.
Di colpo t’assale
il crudo malessere.
Sei giunta a trent’anni:
è or di cambiare!
Tu spazzi il superfluo
e chiedi perdono.
Ti basta la croce
e nude pareti.
27
Tu vai ripetendo
col cuore in lacrime:
- Gesù, mio amore,
è morto in croce -.
Invochi umilmente
lo Spirito Santo.
Spalanchi le porte
a tutti poveri.
Ad essi il tuo cibo,
coperte del letto,
perfino le vesti.
Non hai più nulla.
E chiami a raccolta
le vecchie amiche.
Le vesti di sacco,
le mandi a servire.
Diventano“Oblate”.
Tu vai con loro
a tutti i malati,
anziani e indigenti.
Ti nutri di Cristo.
Contempli il Signore.
In ventiquattr’anni
raggiungi la vetta.
28
9
Beata Maria Angela Astorch
Clarissa cappuccina
- Barcellona (Spagna) 1° settembre 1592
+ Murcia (Spagna) 2 dicembre 1665
Entrò giovanissima nel monastero cappuccino di Angela
Serafina Prat, sulle orme della
sorella Isabella.
Dopo l’emissione dei voti,
fu maestra delle novizie, formatrice delle professe, poi vicaria
e infine badessa nel monastero
di Saragozza.
Era infaticabile in tutti i
lavori: in cucina, lavanderia,
infermeria, orto e nell’osservanza della Regola per la santificazione propria e dell’Istituto. Condivideva con i poveri
le elemosine del monastero.
Si rivolgeva familiarmente ai Santi, in particolare a
San Francesco per la fedeltà alla Regola e a Santa Chiara
per la perfezione evangelica.
“Mistica del breviario, conosceva in profondità la Bibbia e gli scrittori ecclesiastici.
Si adoperò a diffondere l’Ordine, con la fondazione di
monasteri a Siviglia e a Murcia, lasciando al suo passaggio
“una ammirevole scia di amore alla Chiesa” (Giovanni Paolo
II, 23 maggio 1982).
29
A undici anni
sei già in monastero.
Poi lunga l’attesa
per tenera età.
Ma il piccolo cuore
racconta a Gesù
lo slancio d’amore,
che arde nell’anima.
Sei tutta felice
nei giorni in cui puoi
nel sacro convito
ricever Gesù.
Unisci la voce
a quella degli angeli.
Pur essi cantando
gli fanno corona.
Coltivi fervente
l’amore a Maria,
la Mamma beata
del caro Gesù.
A sedici anni
emetti i tuoi voti.
Adesso puoi dire
che tutta sei Sua.
30
Negli umili compiti
ti trovi a tuo agio,
felice di esser
“la pia cenerentola”.
A profughi e poveri
regali vestiti,
e pane e minestra
e un dolce sorriso.
Con cinque sorelle
si va a Saragozza.
Insieme fondate
un bel monastero.
Ottieni d’esporre
Gesù Eucaristico
per tutti i fedeli,
che attiri al Signore.
Durante la peste
soccorri i malati.
Ottieni da Dio
che salvi le monache.
Ti spegni cantando
il tuo “Pange lingua”.
Tuttora il tuo corpo
rimane incorrotto.
31
10
Venerabile Maria di Gesù di Agreda
(Maria Coronel) Religiosa
- Agreda (Soria Spagna) 2 aprile 1602 + 24 maggio 1665
Maria di Gesù è una religiosa scrittrice, mistica notissima e singolare. Visse
63 anni e mai si allontanò dalla sua città.
I genitori, i due fratelli e le due sorelle si
consacrarono nella famiglia francescana.
Maria dall’età di otto anni si era consacrata al Signore. L’8 dicembre 1618 la
loro casa divenne un convento, dedicato
all’Immacolata Concezione. Si aggiunsero subito altre tre venute da Burgos. Maria si chiamerà
“Maria di Gesù”. Emisero la professione il 2 febbraio 1620.
Maria andava soggetta a strani malesseri talmente forti da
prostrarla spesso sul punto di morire, ma vivrà così per
oltre 40 anni. Veniva colta di frequente da estasi anche in
pubblico. Ottenne da Gesù che nessuno le potesse notare.
Chiese ed ottenne dalla Madonna la guarigione fisica per
non essere di peso alla comunità. Si nutriva solo di pane e
acqua tre volte la settimana, portava il cilizio ai fianchi, si
flagellava a sangue. Ebbe il dono della bilocazione per lo
più nel continente americano e lì evangelizzò molte tribù
indios, che la chiamarono “la signora blu”. All’inizio le
scagliavano contro frecce, non sapendo chi fosse, ma non
la colpivano mai. Lei disse loro di chiamare i missionari
e farsi battezzare. Quando i capi degli Xamanas riferirono
la cosa, vescovi e frati si stupirono. Il missionario padre
Alonso de Benavides di ritorno si recò dalla Agreda in
Castiglia ed ebbe conferma di tutto. Aveva ottenuto dalla
Madonna di poter andare così alle missioni. Maria deve la
sua grande fama all’autobiografia e annessi scritti mistici
con speciali rivelazioni, intitolata la “Mistica città di Dio”.
L’opera si compone di otto libri.
32
Per te, Maria, non bastano dei versi.
Da sola rappresenti un poema.
Tu sei mister di Dio nella Chiesa
perché t’ha posto Dio sul candelabro.
Tu vivi tra Castiglia e l’Aragona.
La gente sa che sempre lì sei stata,
ma nel lontano Texas ci raccontano,
che t’hanno vista in giro a predicare.
L’amore di Gesù t’ha conquistata.
Tu sei rapita spesso nel Signore.
Sei cinta di cilizio e ti flagelli.
Ti nutri sol tre giorni a settimana.
Sei colta pur dall’estasi in pubblico,
ma sommamente questo ti dispiace
e supplichi Gesù, che non permetta,
perché la gente pensa che sei santa.
L’infermità ti segue dappertutto
e temi d’esser peso alle sorelle.
Ricorri alla Madre di Gesù
e lei t’ottiene piena guarigione.
La tua famiglia è tutta consacrata.
Son francescani il babbo e due fratelli.
La mamma e le sorelle, come te,
hanno vestito l’abito da suora.
33
Il sacrificio della Santa Messa
ti fa godere l’attimo di cielo.
Sei investita tutta dal profumo
e dal divin bagliore di Gesù.
Chi vive intorno a te ti vede lì
mentre il Signor ti fa volar lontano.
In California ed anche in Nuovo Messico
fra le tribù indiane sei mandata.
Hai tanto tu bramate le missioni.
Adesso lì ti rechi a predicare.
Dapprima ti accoglievano le frecce,
ora t’ascoltan con immensa gioia.
Hai detto di chiamare i missionari.
E questi, ricevendo gli Xamanas,
stupiti sono di quello che raccontano:
- Ci manda la signora tutta azzurra -.
La “Mistica città di Dio” resta
il monumento ver della tua vita.
Tu narri l’esperienza del mistero
con cui Dio avvolse il tuo spirito.
Per obbedienza prima fu bruciato,
per obbedienza poi di nuovo scritto.
Di Dio ci parli e della Santa Vergine.
Con te gustiamo il gaudio celestiale.
34
11
San Giuseppe da Copertino
Sac. francescano conventuale
- Copertino (Le) 17 giugno 1603
+ Osimo (An) 18 settembre 1663
Giuseppe Maria Desa nacque in grande povertà. La madre
rimase vedova con sei figli. In
paese veniva soprannominato
“bocca aperta”, perché sempre
distratto. Tentò più volte di farsi
religioso ma veniva rifiutato per
la scarsa intelligenza. Infine fu
accettato dai Frati Conventuali
di Grottella. Chiese di diventare
sacerdote. Con grande sforzo si
preparò agli esami che superò
senza essere interrogato.
Si definiva il “frate più
ignorante dell’Ordine”, ma era
ricercatissimo per la saggezza dei suoi consigli. Sempre
gioioso, cantava, lavorava e pregava. Quando contemplava
una immagine della Madonna o sentiva pronunciare il suo
nome e quello di Gesù, andava in estasi e levitava da terra.
Per questo è chiamato “il Santo dei voli”.
Il papa Urbano VIII assistette ad una sua estasi e lo
assolse da strane accuse. Sempre obbediente accettava i
continui trasferimenti da un convento all’altro.
Clemente XIII lo proclamò santo il 16 luglio 1767.
35
Giuseppe Maria,
dovunque tu bussi
c’è sempre rifiuto.
Oh! Che mi ricordi!
La Sacra Famiglia
che giunge a Betlemme
e invano Giuseppe
va in cerca di un posto.
Se raccomandato,
i frati t’accettano,
ma ad ogni faccenda
combini disastri.
Di piatti e bicchieri
i cocci tu porti
cuciti al vestito.
È questa la prassi.
Resisti a Grottella.
Dapprima oblato
poi come terziario,
infine “fratello”.
Curare la mula,
scopare il convento,
spaccare la legna
è quel che puoi fare.
36
Sei troppo ignorante
per esser presbitero.
Ma a tanto ti chiama
la voce di Dio.
Avanti, si studia.
Nel giorno d’esami
il vescovo interroga:
son tutti bravissimi.
Il vescovo dice:
- Fermiamoci qui,
promuovo anche gli altri -.
Ti salvi così!
Son guai le estasi
e levitazioni.
Accuse e processi
approdano a nulla.
- È Dio lo Spirito;
io sono la tromba.
Signor, se non soffi
qua nulla rimbomba! Ormai relegato,
verrà il Signore
a prenderti su
per l’ultimo volo.
37
12
Beato Bernardo da Offida
Rel. francescano cappuccino
- Offida (AP) 7 novembre 1604 + 22 agosto 1694
Terzo di otto
figli, trascorre la sua
infanzia in aperta
campagna facendo il
pastorello e il contadino.
Venne poi attratto dalla vita austera dei Cappuccini
e dopo qualche anno
chiese di poter entrare nel noviziato.
Non trovò nessun ostacolo e all’età di 22 anni indossava l’abito cappuccino. Dopo la professione fu inviato
a Fermo dove rimase una ventina di anni; nel 1650 dopo
essere passato per vari conventi, approdò definitivamente
a Offida dove rimase fino alla morte.
La sua vita fu semplice, nascosta nell’umiltà dei servizi ordinari di un fratello laico cappuccino: cuoco, infermiere, questuante, ortolano, portinaio.
Morì a 90 anni.
Fu beatificato da papa Pio VI il 25 maggio 1795.
È il più longevo tra i Santi e Beati cappuccini.
38
Sei terzo tu nel grappolo di otto.
Per dare a tutti il pane necessario
la buona mamma e il saggio tuo papà
lavoran la campagna alacremente.
Ognuno dei fanciulli come può
li affianca lungo il giorno in mezzo ai campi.
Domenico trascorre dietro il gregge
gli anni della prima adolescenza.
Gli tocca poi d’arare con i buoi
per aiutar di più la sua famiglia.
I giovinetti crescono robusti
e buoni come i frutti che raccolgono.
Per tutti pesa molto la fatica
però ciascuno porta nel suo cuore
la gioia d’un affetto senza limiti
e il dono della fede nel Signore.
Intanto nel suo spirito Domenico
avverte sempre più la vocazione
a consacrarsi a Dio tra i Cappuccini.
A ventidue anni veste l’abito.
Lo fa sentire un re l’umile saio.
Felice d’obbedire ai superiori
farà qualunque ufficio con amore.
Vuol somigliare in tutto a San Francesco.
39
Gli hanno imposto il nome di Bernardo,
perché modello delle sue virtù,
sia quel santo tanto innamorato
dell’amorosa Madre di Gesù.
Nella preghiera trova la sua forza.
La carità l’affina nello spirito.
Solerte nell’assistere gli infermi
a tutti sa donare il suo conforto.
Lo stesso slancio ha nel cucinare
per tutti i confratelli del convento
e quando poi di porta in porta passa:
a chi gli dona un pane dà la pace.
Da portinaio accoglie col sorriso
e legge dentro il cuore della gente.
Ognuno prende luce dal consiglio
e pace da promessa di preghiera.
Ma l’ora più gioiosa è del mattino,
quando Gesù discende nel suo cuore.
Per questo, come vuole San Francesco,
porta rispetto immenso ai sacerdoti.
Bernardo, il più longevo fra i beati,
accogli la preghiera dei devoti,
che adesso come allora a te ricorrono
per ottenere grazie e guarigione.
40
13
San Bernardo da Corleone
Rel. francescano cappuccino
- Corleone (Pa) 16 febbraio 1605
+ Palermo 12 gennaio 1667
La sua famiglia era chiamata
“dei santi” per la bontà dei familiari
verso gli orfani e i poveri. Aveva
19 anni quando ferì in un duello un
tale Vito Catino e si rifugiò presso
un convento di Cappuccini. Il convento, la preghiera, il suo impegno
a cambiare il carattere focoso, lo
portarono alla conversione. Prese i
voti. Essendo analfabeta, compiva i
lavori più umili in cucina e in lavanderia. Durante un soggiorno a
Bivona, un’epidemia colpì i frati. Molti furono ridotti in
fin di vita. Bernardo prese una statuina di San Francesco
dalla cappella e la nascose nel saio, promettendo al Santo
di non restituirla fino alla completa guarigione dei confratelli. Tutti guarirono. Sottoposto a vessazioni continue
dal demonio, reagì con la preghiera, con il digiuno e con
i flagelli. Innumerevoli i prodigi legati alla sua vita. Consumato e sfinito dalle penitenze, morì vicino al tabernacolo. “La sua vita fu tutta protesa verso Dio, attraverso uno
sforzo costante di ascesi ... Dall’ininterrotto colloquio con
Dio, traeva linfa vitale per il suo coraggioso apostolato,
rispondendo alle sfide sociali del tempo ... L’umile esempio di questo Cappuccino costituisce un incoraggiamento
a non stancarci di pregare, essendo la preghiera e l’ascolto
di Dio l’anima dell’autentica santità” (Giovanni Paolo II, 10 giugno 2001).
41
Sei Filippo Latino.
Il papà calzolaio.
Fratello sacerdote.
Sei spada di Sicilia!
E viene da Palermo
a lanciarti la sfida
quel tal Vito Catino
con la spada in pugno.
Non c’era alcun motivo.
Da lontano ha saputo
che tu sei molto bravo.
Ti vuole umiliare.
Il sangue ti ribolle
e afferri la tua spada.
Un solo colpo basta
ed il suo braccio è monco.
Occorre defilarsi.
Bisogna fare i conti.
Con legge e giustizia
e sarai condannato.
Ti rifugi in convento
e non saranno gli altri
a far quell’uomo nuovo,
che presto tu divieni.
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Poi a Caltanissetta
indossi il sacro abito.
Fai penitenza e preghi:
sei novizio esemplare.
Sei sempre obbediente.
Sei umile e paziente.
I frati trovan gusto
a farti pur penare.
Servizio più gradito
è aiutar gli infermi
e dar soccorso ai poveri,
che aspettano il tuo arrivo.
Ci fu l’epidemia:
tu solo sei in piedi.
Durante notte e giorno
ti prodighi per tutti.
Si scatena lucifero
e ti percuote a morte.
Con la preghiera vinci
e cresci in santità.
Ecco l’Epifania!
Annunzi ai confratelli:
finita è la giornata;
io vado a riposare.
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14
San Carlo da Sezze
Rel. francescano minore
- Sezze (Lt) 19 ottobre 1613 + Roma 6 gennaio 1670
Nasce da una famiglia
contadina. Per la gracile salute
interrompe le scuole elementari e va a pascolare il gregge e
lavorare i campi. È assetato di
raccoglimento e di preghiera.
A 17 anni fa spontaneo voto di
castità. Veste l’abito dei Frati
Minori nel convento di Nazzano, l’8 maggio 1635.
Passò successivamente
nei conventi di Morlupo, Ponticelli, Palestrina, Carpineto
Romano, Piglio, Castelgandolfo.
A Roma durante la Messa e precisamente al momento
dell’elevazione dell’Ostia, ricevette una ferita d’amore al
petto. Ilare e obbediente, assolve le più umili mansioni:
cuoco, ortolano, questuante, portinaio. Ebbe il dono del
consiglio e della scienza. Laici, sacerdoti, frati, vescovi,
cardinali e pontefici lo consultarono. Predisse l’elezione
dei pontefici: Alessandro VII, Clemente IX, Clemente X,
Clemente XI.
Appena la morte, apparve sul suo petto misteriosamente una ferita, prodigio che servì per aprire il processo
canonico. Molti furono i miracoli operati dopo la morte.
Giovanni XXIII lo canonizzò il 12 aprile 1959.
44
Devi lasciar la scuola.
La tua salute è gracile.
Restando all’aria aperta,
puoi pascolare il gregge.
Appena sei più forte,
lavori con la zappa.
Poi s’apre il lutto in casa:
i genitori muoiono.
Lo sforzo di colmare
il doloroso vuoto
è sempre sostenuto
dalla pietà fervente.
Ti ispira tenerezza
e generoso amore
la Vergine Maria,
e ti consacri a Dio.
È Lei che ti protegge
nella santa castità.
Poi finalmente indossi
il saio francescano.
I tuoi parenti vogliono,
che accedi al sacerdozio,
ma l’umiltà ti spinge
a rimaner “Converso”.
45
Morlupo e Ponticelli,
Palestrina e Montorio,
Piglio e Castelgandolfo
ti aprono la porta.
Nelle mansioni umili,
nei più pesanti uffici
sei prontamente docile.
Fai tutto con letizia.
Sacrista e portinaio,
e cuoco ed ortolano
sono brillanti esami
di vera santità.
Ma dove metti l’ali
è nel fervor dell’anima,
e grato a Dio ti rende
la tua pietà serafica.
Hai il dono della scienza
e quello del consiglio
e cardinali e papi
aspettano risposta.
Predici a quattro papi
la suprema elezione.
Or nell’infermità
sei tu l’eletto al Cielo.
46
15
Santa Maria Anna di Gesù de Paredes
Terziaria francescana
- Quito (Ecuador) 1618 + 26 maggio 1645
Rimasta orfana ancora
fanciulla, si consacrò a Dio;
non potendo essere accolta
in monastero, chiese di vivere in solitudine presso
una sorella sposata.
Fece privatamente professione dei voti di povertà,
obbedienza e castità sotto
la direzione spirituale dei
padri della Compagnia di
Gesù.
Nel 1639 entrò nel Terz’Ordine Francescano e con grande umiltà si dedicò ai poveri, ai bambini e agli indios.
Nel 1645 la sua città venne colpita dal terremoto e in
seguito da un’epidemia.
Maria Anna si offrì vittima per la salvezza di tutti.
Si ammalò e contemporaneamente nel paese cessò
l’epidemia.
Morì dopo due mesi e il popolo vide subito in lei una
santa e un’eroina.
Venne beatificata nel 1853 da Papa Pio IX e canonizzata da Papa Pio XII il 9 giugno del 1950 ed è Patrona
dell’Ecuador.
47
La gioia più grande:
amare Gesù.
La pena più forte:
il mondo non l’ama.
Tu, piccola orfana,
in tanta preghiera
il giorno trascorri.
Tu vegli e digiuni.
A soli sett’anni
ricevi Gesù.
Ti brucia la fame
del pane divino.
Rispecchi nel cuore
l’azzurro del cielo.
Ti dona il Signore
speciali carismi.
Tu vuoi convertire
i poveri indios.
In casa l’accogli,
li vesti, li nutri.
Ad essi insegni
il canto e la lode.
Li rendi gioiosi
e piccoli apostoli.
48
Raggiunta l’età
dei dodici anni,
ricevi ogni giorno
il caro Gesù.
Conosci le Regole
di Ignazio e Domenico.
Ti imponi la Regola
del Santo d’Assisi.
Sovente ti trovi
rapita nell’estasi.
T’aiuta nel canto
violino e chitarra.
Fervente il rosario
elevi a Maria.
Ti mostra a Loreto
la piccola casa.
Ahimè! Terremoto!
C’è morte e rovina
e l’epidemia
fa strage in città.
T’immoli tu vittima
e cessa il flagello.
Sei l’ecuadoregna
più bella e gloriosa.
49
16
San Giovanni Wall
Sac. francescano martire - Chinale Hall (Inghilterra) 1620
+ Worcester (Inghilterra) 22 agosto 1679
Nasce da famiglia facoltosa.
Studia nel Collegio di Douai in
Francia. Viene ordinato sacerdote
nel 1645. Esercita lì per qualche
tempo il suo ministero. Torna a
Douai e indossa l’abito francescano
nel convento di San Bonaventura,
prendendo il nome di Gioacchino
di Sant’Anna. Fu vicario e maestro
dei novizi. Nel 1656, col nome fittizio Francis Webb, partì per la
missione inglese. È uno dei tanti
figli d’Inghilterra che tornano e
muoiono martiri per combattere
l’eresia e lo scisma anglicano. Ad
Harvingion Hall esercita l’apostolato per ventidue anni. È
la zona tranquilla di Worcester. Aiuta e conforta la comunità cattolica. Nel dicembre 1678 a Rushock Court è
arrestato. È accusato di far parte della presunta congiura
papista. Il famigerato Titus Oates gli impone di firmare
la supremazia del Regno sulla Chiesa. Portato a Londra,
il Tribunale lo scagionò da quest’accusa, ma confermò la
pena capitale, perché sacerdote cattolico. Il lungo discorso
sul processo e la difesa sarà pubblicato dopo la sua morte.
L’esecuzione avviene a Worcester.
Fu canonizzato da Pio XI il 15 dicembre 1929.
50
Tu, San Giovanni Wall,
nel Lancashire nascesti.
Studiasti a Douai
nel bel collegio francese.
E ricevesti qui
il sacerdozio atteso.
Inizi il ministero,
servendo le parrocchie.
Il popolo t’ammira,
perché hai buono spirito.
La verità annunzi
con esemplare ardore.
Poi torni a Douai
e chiedi di entrare
tra i frati francescani
di vita molto austera.
In povertà e letizia
osservi quella Regola.
I frati son felici
del tuo virtuoso impegno.
Sei prima lì vicario
e poi sei nominato
maestro dei novizi.
Di carità rifulgi.
51
La voce del Signore
ti chiama in Inghilterra.
Fa strage l’eresia
e questo assai t’affligge.
Tu con fittizio nome
raggiungi quella terra.
L’apostolato svolgi
intorno a Worcester.
È grande il tuo zelo
e pari la prudenza.
S’accresce ogni giorno
la schiera dei fedeli.
Nei pressi di Bromsgravc
tu vieni catturato.
Sei condannato a morte,
perché sei sacerdote.
Per cinque mesi in carcere
subisci pene atroci.
La tua difesa scrivi.
Sarà poi pubblicata.
Viene eseguita in pubblico
la pena capitale.
Tu muori ripetendo:
- Io credo in te, Signore -.
52
17
San Pedro di Betancur
Terz. franc. fondatore - Chasna (Canarie) 19 marzo 1626
+ Guatemala 25 aprile 1667
La sua era una famiglia nobile di origine normanna.
Nel 1649 decise di trasferirsi nel Nuovo Mondo. Si fermò
per qualche tempo all’Avana,
nell’isola di Cuba. Nel 1651
si trasferì nel Guatemala. Una
vita fatta di sacrifici, di povertà
e di preghiera. Svolse un duro
apostolato necessario per raccogliere tanti bambini orfani. Tentò
invano di accedere agli ordini ecclesiastici.
Nel 1658 fondò i Fratelli dell’Ordine di Betlemme,
seguendo la Regola del Terz’Ordine Francescano, per assicurare continuità alla sua benefica e vasta opera.
Affiancò ad essi le “Suore Betlemite”, che si diffusero
in breve tempo.
Fondò ospedali e Istituti per assistere ed istruire la gioventù povera e abbandonata.
Fratello Antonio della Croce, suo successore, trasformò l’Istituto in Famiglia Religiosa con la Regola di
Sant’Agostino.
Giovanni Paolo II lo beatificò nel 1980 e lo canonizzò
nel 2002.
53
Pedro di Betancur,
venisti al mondo a Chasna,
nel bello arcipelago
dell’Isole Canarie.
Da nobile famiglia
d’origine normanna,
vai verso il Nuovo Mondo,
nell’isola di Cuba.
Il Guatemala è aperto
all’opera di bene,
che porti dentro il cuore
e vuoi realizzare.
Tu meni austera vita
con dure penitenze.
Dài generoso aiuto
ai poveri del posto.
Aspiri al sacerdozio,
ma non ti è possibile.
C’è gente senza fede;
c’è gente senza pane.
Con entusiasmo affronti
la nobile missione.
Abbracci il Terz’Ordine
del Padre San Francesco.
54
La carità serafica
diventa il tuo simbolo.
Raduni tanti bimbi;
provvedi loro il cibo.
Poi fondi l’ospedale,
che dedichi a Maria
col titolo di Bethlem:
è lì la culla santa.
I generosi uomini
raduni intorno a te.
Hanno capito anch’essi
ch’è bello far del bene.
Li formi alla preghiera
e al duro sacrificio.
Consacreranno a Dio
la loro vita casta.
Li chiamerai: Fratelli
dell’Ordine di Bethlem,
e Betlemite chiami
le generose donne.
Da tutti e ovunque attesi,
continueranno l’Opera.
Dal cielo li accompagni
e Dio li benedice.
55
18
Beato Marco d’Aviano
Sac. francescano cappuccino
- Aviano (Pd) 17 novembre 1631
+ Vienna (Austria) 13 agosto 1699
Carlo Domenico Cristofori, questo il suo nome da
laico, fu un grande predicatore, taumaturgo, artefice della
salvezza dell’Europa cristiana
dai turchi.
Nel settembre 1648 viene
accolto come novizio nel convento di Conegliano e dopo
un anno, il 21 novembre 1649,
pronuncia i voti prendendo il nome di Marco d’Aviano.
Un prodigio avvenuto il 18 settembre 1676, quando
guarì una suora paralizzata da 13 anni, gli cambiò la vita.
Questa improvvisa guarigione, unita anche ad altri
episodi analoghi avvenuti nello stesso periodo a Venezia,
resero celebre frate Marco, cui ormai furono attribuite doti
taumaturgiche.
“Profeta della Misericordia divina, si impegnò attivamente per difendere la libertà e l’unità dell’Europa cristiana. Al continente europeo, che si apre in questi anni a
nuove prospettive di cooperazione, egli ricorda che la sua
unità sarà più salda se basata sulle comuni radici cristiane”
(Giovanni Paolo II, 27 aprile 2003).
56
La libertà d’Europa tu salvasti.
Alzando il Crocifisso, atterrasti
la mezzaluna, simbolo dell’Islam.
A Vienna c’è l’assalto decisivo.
Gli orgogliosi principi cristiani,
fra loro divorati da discordie,
cedevan senza dubbio ai musulmani
l’ultima roccaforte dell’Europa.
Col più potente esercito ottomano
Mustafà quarto vuole la vittoria
per arrivare a Roma, in San Pietro,
e lì legare in piazza i suoi cavalli.
Il Papa ti mandò. Fu la salvezza.
Le palle dei cannoni si smorzavano.
Passavi in mezzo al fuoco sempre indenne.
In pochi giorni Vienna è liberata.
E fu Belgrado l’ultima vittoria.
Poi l’armistizio e quindi lunga tregua.
I prigionieri turchi a te ricorsero
per esser liberati dalla morte.
Il Papa ti concesse di tornare
nel chiostro per goder del pio silenzio.
Ma tutti voglion te ambasciatore
per riportare pace tra i potenti.
57
I pellegrini, i poveri e i malati
ti cercan giorno e notte senza sosta,
e tu li accogli e tanti ne guarisci.
È giunta la tua fama in tutto il mondo.
Inviato in ogni parte a predicare
la folla si riunisce numerosa.
Aspettan che tu passi in mezzo a loro.
Tagliuzzan tutto per una reliquia.
Nella città di Padova la suora,
paralizzata da tredici anni,
appena le imponesti le tue mani
tornò perfettamente risanata.
I vescovi d’Europa ti chiamavano
perché la tua parola convertiva
ed anche gli ostinati peccatori
si davano a severa penitenza.
Combattere i nemici della fede
non fu battaglia facile, fra Marco;
ma quella degli amici del peccato
ti chiede ancor più lacrime e preghiere.
- Il Papa mi comanda e io obbedisco! -,
ma senti che le forze son finite.
A Vienna incontrerai sorella morte.
Il Ciel t’attende per l’eterna pace.
58
19
Beati Agatangelo e Cassiano
Martiri cappuccini
+ Gondar (Etiopia) 7 agosto 1638
Frati cappuccini trucidati a
Gondar nel 1638. Il ricordo del
loro martirio, l’ammirazione per
le loro virtù erano ancora vivi
nei cattolici del luogo, quando
il cardinale Guglielmo Massaja
fu missionario in Etiopia nella
seconda metà dell’Ottocento.
Egli raccolse racconti tramandati dai padri ai figli, ai nipoti
e riuscì ad individuare il luogo
della sepoltura. Testimoniò
quanto aveva conosciuto. Per
suo merito, la Causa di beatificazione, iniziata nel 1887,
si concluse nel 1905. Agatangelo e Cassiano erano diversi
per estrazione culturale e provenienza geografica, ma li
univa la vocazione missionaria. Accettarono con entusiasmo di andare prima in Egitto e poi in Etiopia per riunire la
Chiesa Copta con quella Romana. Dopo un lungo viaggio,
in cui toccarono la terra di Gesù per ritemprare lo spirito,
giunsero a Deborech nel Serawa sull’altipiano eritreo. Non
vennero accolti pacificamente, ma fatti prigionieri, condannati e uccisi, perché falsamente accusati da un luterano
di Lubecca. La notte del martirio, dal cumulo di pietre che
ricoprivano i loro corpi, gli abitanti di Gondar videro innalzarsi una colonna luminosa.
59
Da Dio chiamato,
tu segui Francesco.
Ne ammiri la vita,
t’attrae l’esempio.
Novizio a Mans,
raggiungi Poitiers.
Ti fan predicare
in quel di Poitou.
Fai parte del gruppo,
che predica al popolo
la bella missione
nel tuo paese.
Ti premia la gioia
del bene che fai,
e sei consolato
dai frutti di grazia.
Ma ora più forte
ti chiama il Signore:
“Su, porta il Vangelo
in terre lontane!”.
Un grande lavoro
t’aspetta in Egitto:
riunire le Chiese
Cattolica e Copta.
60
E qui ti raggiunge
il caro Cassiano.
Assieme andrete
in terra d’Etiopia.
Intanto assisti
i molti mercanti
francesi e italiani,
che sono nel posto.
E attendi a studiare
la lingua parlata
da gente locale.
È l’ostico gheez.
Nel gruppo di viaggio
ci sta un luterano.
Vi lancia calunnie,
vi fa imprigionare.
Legati ai muli
col sole scottante
a piedi voi fate
il lungo deserto.
Infine v’impiccano;
poi copron di pietre
i vostri cadaveri.
A laude di Dio!
61
20
Beato Bonaventura da Potenza
Sac. francescano conventuale
- Potenza 4 gennaio 1651 + Ravello (Sa) 26 ottobre 1711
A 15 anni entra nel convento di San
Francesco. “C’era da restare attoniti a vedere
questo giovane pregare, sacrificarsi, donarsi,
puntuale e ordinato, generoso e dolce, umile,
tanto umile e mite come un Agnello” (P. Stefano Manelli - Beato Bonaventura da Potenza, p 24). Per
lo studio va ad Aversa e poi a Maddaloni. A
18 anni sosta nel convento di Sapio. A 21
anni viene inviato ad Amalfi dove nel 1676
viene ordinato sacerdote. Successiva dimora
Napoli dove incontra il Venerabile padre
Domenico Girardelli da Muro. Fu trasferito a Maranola,
poi a Giugliano, a Montella e a Sorrento. Perché tanto peregrinare? Tutti volevano la sua presenza. Nel convento
di Capri rimase tre giorni immobile nell’oratorio. Il Padre
guardiano gli aveva detto: “Aspettami qui”, ma poi dimenticò quell’ordine dato, s’imbarcò e tornò dopo tre giorni.
L’obbedienza di padre Bonaventura fu sempre eroica. Dovette subire un intervento al ginocchio. Sopportò senza un
lamento l’operazione mentre era sotto i ferri. Ripeteva con
fervore: “Maria, Maria”. La Madonna cui dedicava tanti
rosari era la sua forza. Trasferito a Ravello, viene accolto
da grande folla. Il vescovo lo volle suo confessore. Qualche giorno prima di morire disse al vescovo: “Eccellenza,
io presto partirò, vi occorre trovare un altro confessore”.
Poi si capì la sua profezia. Prima dell’agonia si sforzò di
alzarsi e baciare i piedi al Guardiano che glielo vietò dicendo: “Bacia il Crocifisso”. Lo fece con estremo amore.
Ricevette l’Olio degli Infermi. Ripeté tre volte: “Ave
Maria”. Il corpo non entrava nella bara per errore del falegname. Al comando del superiore si restrinse e vi entrò.
Emanava sudore come corpo vivo, era flessibile ed emanava profumo. Mentre la sua bara attraversava l’altare, egli
aprì gli occhi e si inchinò davanti al SS.mo Sacramento.
Nel 1740, alla ricognizione canonica, dopo 29 anni, il suo
corpo era intatto e flessibile.
62
Flessibile e incorrotto,
intatto e profumato.
Così rimani tu,
che fosti sempre un angelo.
Figlio di San Francesco,
t’affidi a Maria,
l’Immacolata Vergine,
la Madre di Gesù.
Lei ti farà da Madre
e lei ti farà da guida.
T’infonderà nel cuore
la carità perfetta.
Nell’umiltà andrai,
seguendo le sue orme.
Avrai la sua corona
per sempre fra le mani.
È il rosario intero
il dono d’ogni giorno.
E sei felice quando
tu puoi parlar di Lei.
Dell’obbedienza a Dio
il tuo voler si nutre.
Il superiore dice:
“Su mangia tutto il pesce”.
63
Lo mangi con le spine
e stai per soffocare!
- Che fai Bonaventura? - Io faccio l’obbedienza! Per questo sei chiamato
dell’obbedienza “martire”.
Nelle tue carni affonda
l’acuto tuo cilizio.
In carcere ti chiudi
e tieni compagnia
all’ostinato reo
finché non si converte.
“Un altro confessore,
trovatevi Eccellenza,
perché dovrò partire”.
Te ne volasti al Cielo!
Vicino all’agonia
chiedesti di baciare
i piedi al tuo Guardiano.
Lui t’offre il Crocifisso.
L’appoggi sulle labbra.
Poi guardi la Madonna.
La supplichi dicendo
tre volte: Ave Maria!
64
21
San Pacifico da San Severino Marche
Sac. francescano minore - San Severino Marche (Mc)
1° marzo 1653 + 24 settembre 1721
Alla prematura morte dei genitori, Carlo Antonio viene affidato
alle cure dell’austero zio, arcidiacono della Cattedrale di San Severino. Si distingue fra tutti i coetanei
sia nella scuola, che nella condotta
di vita. Rispondendo alla vocazione
religiosa, a diciassette anni entra nell’Ordine dei Frati Minori col nome
di fra Pacifico. Nel 1678 viene ordinato sacerdote. Divenne bravo insegnante e ottimo predicatore. Tutte
le città marchigiane vollero udire la sua parola suadente
e penetrante, che induceva alla conversione anche i più
riluttanti. Operò prodigi e lasciò profezie. Le ore più felici
le trascorreva davanti al SSmo. Sacramento e al Crocifisso.
La sua conversazione era edificante. Sapeva allietare i confratelli e confortare gli infermi. I conventi dove visse più
lungamente furono San Severino, Urbino, Forano. Fu vicario e guardiano in varie comunità. Nel 1705 tornò a San
Severino. Aveva una dolorosa piaga alla gamba destra. Deperì molto e fu afflitto dalla cecità e dalla sordità per cui
dovette rinunciare agli atti comuni ed anche all’apostolato
delle confessioni. Alla sua morte fu compianto da clero,
religiosi e popolo, che accorse in massa ai suoi funerali.
Gregorio XVI lo canonizzò il 26 maggio 1839.
65
La tua città ricorda
il Padre San Francesco,
che lì lasciò l’agnello
comprato per pietà.
Da quella discendenza
le pie Clarisse tessono
la bella lana rossa,
che copre i cardinali.
I bravi genitori
ti lasciano ben presto.
L’austero zio materno
farà le loro veci.
Ma San Francesco bussa.
Ti vuole tra i suoi figli.
Al sacerdozio aggiungi
la grande oratoria.
Già desti grande prova
di impegno a Montalboddo.
San Severino, Urbino
e Forano t’ammirano.
In te non viene meno
la carità fraterna,
e sei costante esempio
di vera povertà.
66
I buoni confratelli
allieti conversando
con la schiettezza pura
e somma gentilezza.
Ti eleggono vicario.
Ti vogliono guardiano.
T’affidan la custodia
della fraternità.
Incentri la tua vita
in Messa e preghiera;
nel confessare il popolo
e consolar gli infermi.
La vita tua profuma
di tutte le virtù.
Il cielo nel tuo cuore
ha posto tanto amore.
Sovente effondi lacrime
ai piedi della Croce.
Ti scorron fra le mani
i grani del rosario.
Adornano il tuo spirito
prodigi e profezie.
L’infermità precede
il giorno dell’addio.
67
22
San Tommaso da Cori
Sac. francescano minore
- Cori (Lt) 1655 + Bellegra (Roma) 11 gennaio 1729
Adolescente ancora,
perde la mamma e poi
il papà. Deve dedicarsi
alle sue sorelle. Queste
si sposano e Tommaso
può rispondere alla sua
vocazione. Bussa al convento francescano del
suo paese.
Accolto, andrà ad
Orvieto (Pg) per il noviziato. Fu ordinato sacerdote nel
1683. Venne nominato vice maestro dei novizi. Rivelò la
costante attrazione alla preghiera, l’amore all’Eucaristia e
lo spirito di eroica povertà. Per sei anni (1703-1709) sarà
guardiano a Palombara, dove instaura il Ritiro. Dettò egli
stesso norme particolari di vita rigorosa sia per Palombara,
sia per Bellegra dove tornerà a vivere per sempre.
Sarà per lunghi anni tormentato dall’aridità di spirito,
pur trascorrendo in preghiera dal Mattutino in poi tutta la
notte. Diventa il predicatore semplice ed efficace di tutto
il Sublacense. I suoi prediletti erano i poveri, i contadini, i
malati, i bambini. Il suo passaggio suscitava conversioni e
speranza. Il Signore confermava il suo zelo con frequenti
prodigi. La gente lo chiamava il “prete santo”. Affidava
se stesso e tutte le sue azioni alla Madonna, “la Mamma
buona”. Soprattutto la provincia francescana di Roma, di
cui è il vice patrono, ne ricorda e venera la santità.
68
I genitori presto
da questo mondo partono.
Dapprima pastorello
or guidi le sorelle.
Questo dover finisce.
Ti chiama San Francesco.
A Cori c’è il convento;
tu sei il benvenuto.
A Orvieto il noviziato.
Divieni sacerdote
e guida dei novizi.
Di notte preghi sempre.
Richiamo del Ritiro
ti porta a Bellegra.
- Io sono fra Tommaso,
vengo per farmi santo -.
È semplice il programma,
ma dura la salita.
E quanto tu più preghi
più arido è il tuo spirito.
I superiori ordinano:
- Guardiano a Palombara -.
Instauri il Ritiro:
preghiera e povertà.
69
I confratelli stentano
a seguire il tuo ritmo.
L’Eucaristia è tutta
la forza che ti regge.
Talvolta resti solo
a sostenere il peso.
Lo sguardo di Maria
ti dona tanta gioia.
Tu passi a predicare
in paesi e città.
Adesso sanno tutti,
che sei “il frate santo”.
La tua parola semplice
è ricca di sapienza.
Di carità è pieno
ogni sorriso e gesto.
Son prediletti i poveri
e gli ammalati e i vecchi.
Amici e penitenti
s’affidano a te.
Porti con te Gesù:
è Lui che fa prodigi!
Adesso in ciel t’aspetta
il Padre San Francesco.
70
23
Santa Veronica Giuliani
Clarissa cappuccina
- Mercatello (PU) 1660 + Città di Castello (Pg) 1727
Veronica Giuliani è
una delle più grandi mistiche della storia.
La sua vita fu un susseguirsi di meraviglie.
Fin da bambina nutrì
una grande devozione per
la Passione di Nostro Signore. A diciassette anni
entrò nel monastero delle
Cappuccine di Città di
Castello (Perugia).
Passò la sua vita nella
preghiera e nella contemplazione.
Per il suo amore al mistero della Croce ricevette il
dono delle stimmate. Scrisse le sue esperienze mistiche in
un voluminoso “Diario”.
Nei suoi scritti rivela che dopo aver ricevuto le stimmate, pianse molto e pregò il Signore di nasconderle agli
occhi di tutti.
Il suo cuore fu esaminato dopo la morte e “miracolosamente” mostrava le immagini di una croce, di una corona
di spine e di un calice, proprio come ella aveva detto.
Gregorio XVI la canonizzò il 26 maggio 1839.
71
Tu, piccola bimba,
minacci castigo
da parte di Dio
a quella, che vende
il latte ingannando.
Sovente veniva
a casa Gesù,
nascosto nell’ostia
per dare alla mamma
divino conforto.
Ignara del dono,
tu salti di gioia.
Profumo di Cielo
t’attira a Gesù.
Lo vuoi anche tu.
Il buon sacerdote
ti dice di no,
perché sei piccina.
A lungo protesti,
ma nulla da fare.
L’aspetti ogni giorno
sull’uscio di casa.
T’aggrappi alla veste
del pio ministro
gridando: - Lo voglio -.
72
Sorridono tutti.
Ti fanno carezze.
Ti dicono brava.
Nessuno capisce
perché non ti calmi.
È Lui che ti vuole.
È Lui che ti chiama.
È Lui che t’accende
e tutta ti brucia
d’amore divino.
Regalo più bello,
ti dona le stimmate.
Confitta alla croce,
adesso somigli
del tutto allo Sposo.
T’incise nel cuore
la grande passione
d’amore e dolore.
Vicina alla morte
riveli il segreto.
Andando a giocare,
l’hai visto soletto
sul cuor della Mamma.
Hai chiesto che venga
e giochi con te.
È l’ora di compiere
le mistiche nozze.
Madrina e Maestra
la Vergine Santa
prepara la festa.
Davanti all’altare
scambiate gli anelli.
Sei candida sposa
del caro Gesù.
Felice per sempre.
73
24
San Crispino da Viterbo
(Pietro Fioretti) Rel. francescano cappuccino
- Viterbo 13 novembre 1668 + Roma 19 maggio 1750
Da autentico figlio di San
Francesco si è santificato nel servizio umile di cuoco, infermiere,
questuante, ortolano per la sua
fraternità; nell’assistenza agli ammalati, nel conforto ai carcerati,
nel soccorso a persone indigenti,
nella pacificazione delle famiglie
in discordia.
Nessuno è sfuggito alle sue
attenzioni.
Tutti lo amavano: i bambini,
la gente comune, i nobili.
I prelati, e perfino il papa Clemente XI, ricorrevano al suo consiglio illuminato.
Vive fino all’ultimo con una singolarissima devozione alla Vergine, con la preghiera, l’obbedienza e la penitenza.
Le sue spoglie mortali riposano in un’artistica cappella
della Chiesa dei Cappuccini a Viterbo.
74
Fanciullo buono, orfano di padre,
ti dedichi al mestier del calzolaio.
Sei pieno di rispetto verso tutti.
Sei sempre ricercato dagli amici.
Poi nel tuo cuore sboccia un desiderio:
lasciare il mondo e le sue vanità.
È l’ora di seguire San Francesco.
- Io busso ai Cappuccini di Viterbo -.
Accolto con la gioia di fratelli,
ben presto indossi l’abito marrone
ed incominci il santo noviziato.
Ti chiamerai per sempre fra Crispino.
Sei destinato dove più occorre
la tua presenza e il valido aiuto.
Per quarant’anni Orvieto ti vedrà
con la bisaccia appesa sulle spalle.
A chi domanda dici: - Sono l’asino
mandato dai fratelli a questuare
perché io possa dare il buon esempio
e guadagnarmi il premio del Signore -.
Sei silenzioso o parli di Gesù.
Con umiltà sai sempre consigliare.
Sai dare la speranza ai disperati.
Dov’è discordia porti sempre pace.
75
Con la pesante vanga t’affaccendi
per coltivar nell’orto le verdure
da distribuire ai benefattori
o da donare ai poveri indigenti.
Insieme al “Pace e bene” un aforisma
per regalare un pizzico di gioia
e il sempre salutare buon umore.
Occorre la letizia francescana!
- Il cetriolo vale più di me:
da quello spremi sugo, da me nulla! - Oh, vuoi saper perché non copro il capo?
Perché il somaro non porta il cappello! E se vien giù la pioggia a diluviare
bado a passar tra una goccia e l’altra.
Il Cardinale dice al fraticello:
- O fra Crispino, l’abito è bucato! - Eminenza, così è più lucente!
E se lo metto all’acqua per lavarlo
farà più presto poi ad asciugarsi! - Crispino, canti sempre? - - Lodo Dio! - Tagliate a me il mantello per reliquia?
È meglio che tagliate coda al cane! O fra Crispino, celi la bontà,
ma noi vediamo Dio nel tuo cuore.
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25
Beato Angelo d’Acri
Sac. francescano cappuccino
- Acri (Cs) 19 ottobre 1669 + 30 ottobre 1739
Lucantonio Falcone nacque in una famiglia povera
ma cristiana.
Tormentato da dubbi e
incertezze abbandonò il noviziato per due volte.
Rientrò la terza volta
prendendo il nome di fra Angelo e il 10 Aprile del 1700 fu
ordinato sacerdote.
Predicò per quarant’anni
in tutta l’Italia meridionale. Il
suo stile era semplice e diretto
e tanti si convertivano.
Per questo fu soprannominato “apostolo del Mezzogiorno”.
Lottò tanto contro il demonio che lo assaliva anche
con le percosse.
È stato dichiarato Beato da papa Leone XII il 18 dicembre 1825.
77
La singolare storia di frate Angelo
dimostra le battaglie dello spirito,
e come astutamente qua il demonio
s’insinua tra le pieghe della mente.
Per ben due volte Lucantonio uscì
dal santo noviziato cappuccino.
Ossessionante batte quella voce:
- Perché non torni a casa? Stai sbagliando! I tuoi parenti sono ben contenti,
che ti consacri a Dio tra i Cappuccini.
Ma dentro si scatena quel conflitto,
che spezza il tuo proposito e l’impegno.
Poi finalmente vince in te la grazia.
I frati comprensivi ti riaccettano.
Adesso sei felice e sei tenace.
A trentun anni già sei sacerdote.
Pietà coltivi al pari dello studio.
Ben presto sei mandato a predicare.
Le tue parole scendono nei cuori
e tutti son felici d’ascoltare.
L’altisonante stile del barocco
tu lasci per seguire verità.
Semplicemente al popolo tu annunzi
il chiaro “sì” dettato da Gesù.
78
T’aspetta ormai la gente nelle chiese,
si dice ovunque quasi per proverbio:
- Se viene a predicare frate Angelo,
neppure i gatti restano di fuori! Il cardinale a Napoli ti chiama
e invita tutti i dotti ad ascoltare.
- A quel parlare tutti se ne vanno,
ad ascoltare restano le panche -.
Con la preghiera e dura penitenza
il missionario nutre la parola.
Le conversioni sono numerose
e si scatena l’ira dell’inferno.
Nell’ora della notte la vendetta.
Minacce, insulti e orribili percosse
s’abbattono sul Santo cappuccino.
- Straccioni e ladri porti in Paradiso? Perfino l’umorismo è dell’inferno!
Ma il buon frate lieto può rispondere
con altrettanto spirito di sfida,
che sono proprio questi i preferiti.
Hai combattuto, Angelo, da forte;
vai pure sorridente verso il Cielo.
Ha preparato Dio, giusto giudice,
il premio della gloria senza fine.
79
26
Beato Samuele Marzorati
Sac. francescano minore martire
- Biumo (Mi) 1670 + Gondar (Etiopia) 3 marzo 1716
Nacque a Biumo in provincia di Milano. Segue la
scelta e la sorte di tanti missionari francescani in terra
musulmana. Arrivò a Il Cairo
e invano cercò di fondare una
missione nell’Isola di Socotra.
Anche la missione tentata da
p. Giuseppe da Gerusalemme
in Etiopia fallì nel frattempo.
“Propaganda Fide” volle
fare un altro tentativo. Mandò
Michele Pio da Zerbo e Samuele Marzorati, guidati dal
Prefetto apostolico Liberato Weiss, anch’egli francescano.
Il 20 luglio 1712 arrivarono a Gondar. Il re Justos li accolse benevolmente, ma la popolazione, in maggioranza
musulmana, protestò minacciosamente. Il re li consigliò di
ritirarsi nel Tigré. Poco dopo il re muore e gli danno come
successore David, figlio d’un altro re, tra l’altro suo avversario. Questi obbliga i tre missionari a tornare a Gondar e,
in ragione della loro fede cristiana, li condanna a morte.
Furono lapidati tra le urla furenti dei musulmani. Furono
beatificati da Giovanni Paolo II nel 1988 a Vienna, città
del Padre Liberato Weiss, capo della spedizione missionaria.
80
Pagare con la vita
il prezzo della fede.
Gesù l’aveva detto;
la storia lo dimostra.
Imperi e tirannie,
calunnie e pregiudizi,
talvolta l’ignoranza
e l’odio religioso.
A volte par lucifero
schierato in persona
con chi rifiuta Dio
per batter chi l’adora.
Il mondo musulmano
da secoli si scaglia
contro i fedeli a Cristo
con conclamata ira.
Francesco andò in Oriente
perché ci fosse pace
tra quella mezza luna
e i figli della croce.
Questa missione santa
s’è sempre ripetuta.
Ci sono missionari
e martiri ancora.
81
Samuele Marzorati,
Michele Pio da Zerbo
e Liberato Weiss,
sono mandati a Gondar.
Benevolo il re Justos,
accoglie i missionari,
ma tanti musulmani
minacciano la morte.
Poiché il tumulto cresce,
il re consiglia i frati
d’andare nel Tigré:
- Sarete più tranquilli-.
Il re s’ammala e muore,
e la fazione avversa
per successore elegge,
il figlio d’altro re.
Egli richiama i frati.
Indice il processo,
li getta in prigione
e li condanna a morte.
Esposti al ludibrio,
legati a grossi pali,
vengono lapidati.
Abele piange ancora!
82
27
Beato Liberato Weiss Konnersreuth
Sac. francescano minore martire
- Konnersreuth (Germania) 4 gennaio 1675
+ Gondar (Etiopia) 3 marzo 1716
Entrò nell’Ordine a Graz. Fu
ordinato sacerdote a Vienna il 14
settembre 1699. Su richiesta del
Commissario Generale dell’Ordine e sotto la tutela della Propaganda Fide partì missionario per
l’Etiopia. Il re li aveva richiesti
per difendere la fede cattolica
contro la propaganda audace e
violenta dei monofisiti. Scoppia
la rivolta e il re muore. Viene eletto un suo avversario.
Data la situazione di fuoco dell’Etiopia i missionari, che
all’inizio sono sette, attendono circa sei anni lungo le rive
del Nilo. Infine tentano la via del Mar Rosso. Per prudenza
il re li manda nel Tigré, zona più tranquilla. I missionari,
rimasti solo in tre, lavorano tra enormi difficoltà. Accusati e calunniati vengono chiamati a Gondar. Subiscono
un processo sommario e sono condannati alla lapidazione.
L’esecuzione avviene tra fanatismo inaudito sulle rive del
torrente Angareb. I tre francescani hanno appena il tempo
di abbracciarsi e chiedere in silenzio il perdono per i carnefici. Il martirio corona la loro opera. Quando Giovanni
Paolo II si recò in viaggio a Vienna li beatificò, il 20 novembre 1988.
83
In sette missionari
partite per l’Etiopia.
L’ha chiesto il re cattolico
per frenare l’eresia.
Ma scoppia la rivolta
e voi dovete attendere.
Sei anni sulle rive
del grande fiume Nilo.
Infine decidete
la via del Mar Rosso.
L’Etiopia è in subbuglio,
andate nel Tigré.
In clandestinità
vivete lavorando.
Studiate ben la lingua
e aiutate i poveri.
Prendete molto a cuore
la cura dei malati.
Voi stessi vi trovate
nell’indigenza estrema.
Vivete isolati
da “Propaganda Fide”.
Vi regge la speranza
di giorni più tranquilli.
84
Ora i monofisiti
vi lanciano accuse.
Vi dicon di diffondere
cattiva religione.
Il re vi chiama a Gondar
per fare un processo.
Ma l’odio è troppo forte,
per voi non c’è speranza.
Dopo difesa inutile
del vostro sacro compito,
c’è la condanna a morte.
Sarete lapidati.
Vi portan sulle rive
del torrente Angareb.
- Almeno cinque pietre
deve scagliare ognuno! Il capo così grida!
Avete solo il tempo
di un fraterno abbraccio
nel nome di Gesù.
Cadendo, ripetete
la silenziosa supplica:
- Non imputare ad essi,
Signore, questa colpa -.
85
28
San Leonardo da Porto Maurizio
Sac. francescano minore
- Porto Maurizio (Im) 1676 + Roma 26 novembre 1751
Era figlio di un capitano di mare. Studiò a
Roma nel Collegio Romano. Entrò tra i Minori
nel Ritiro di San Bonaventura, sul Palatino.
Ordinato sacerdote
voleva andare in Cina.
Il cardinale Colloredo gli disse: “La tua
Cina sarà in Italia”.
Il Papa lo inviò in
Corsica a sanare gravi divisioni tra gli abitanti. I briganti
dell’isola si rappacificarono tutti.
Aveva sempre in mente la Passione di Gesù e ideò il
pio esercizio della Via Crucis, che presto si diffuse in tutta
la Chiesa. Tante le conversioni dovunque arrivava.
Sant’Alfonso de’ Liguori lo definì: “Il più grande missionario del secolo”.
A Roma alle sue accese prediche partecipava anche il
Papa. Preparò il clima del Giubileo del 1750. Eresse la Via
Crucis nel Colosseo in onore dei martiri.
Morì nel Ritiro del Palatino. Propose al Papa la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione.
86
Sei di Porto Maurizio,
cioè l’odierna Imperia.
Compi gli studi a Roma
ed entri nel Ritiro.
E lì sul Palatino
conosci San Francesco
ed entri nel suo Ordine.
Figlio di San Francesco!
Nella Fraternità
eserciti te stesso
a tutte le virtù
in dolce carità.
Non pesa l’obbedienza,
che vivi in umiltà;
neppur la penitenza,
che offri al Signore.
La Messa quotidiana
t’immerge nel mistero
del Pane Consacrato,
caparra di salvezza.
Mediti la Passione
del Verbo Incarnato
e guardi quella croce
su cui è inchiodato.
87
Salendo verso il Colle
vedesti un impiccato! ...
- Così - dicesti - è stato
sul monte del Calvario -.
Tu scrivi tanti libri;
diffondi devozioni,
ma il tuo fervor s’incendia
durante la “Via Crucis”.
Percorri le regioni
della nostra Italia,
e Corsica e Sardegna
evangelizzi a fondo.
Proponi una consulta
di vescovi del mondo
per definire il dogma
della Immacolata.
Nel Colosseo piantasti
tutta la Via Crucis.
Pregavi lì col popolo
per farne un luogo santo.
Nel giorno della morte
tutta Roma è sul “Colle”.
Parlando il Papa disse:
- Abbiamo un altro santo -.
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29
San Teofilo da Corte
Sac. francescano minore - Corte (Corsica) 30 ottobre
1676 + Fucecchio (Fi) 19 maggio 1740
A 17 anni entrò tra i Cappuccini.
Passò tra gli Osservanti, prendendo il nome di Teofilo. Studiò a
Roma e poi a Napoli, in Santa Maria
Nova, dove nel 1700 fu ordinato sacerdote. Per completare gli studi fu
mandato a Roma. Si fermò nel convento laziale di Civitella San Sisto
(Bellegra), come luogo più adatto
a studiare indisturbato. Qui trovò il
Beato Tommaso da Cori, uomo di grande raccoglimento.
Ne fu tanto influenzato, che decise di rinunziare allo studio, e col permesso dei superiori, ritirarsi in quel luogo.
La sua pietà si rafforzò e scoprì il gusto del silenzio
e della contemplazione. Trascorse molti anni tra Bellegra e Palombara. Fece molto frutto spirituale andando a
predicare e confessare nei paesi della Sabina e nelle zone
di Subiaco. Fu inviato in Corsica per rinvigorire anche lì
l’Osservanza.
Di nuovo a Bellegra e infine a Fucecchio, presso Firenze. Trasformò il piccolo convento, dove morì, in un
centro di fiorente spiritualità.
Fu canonizzato il 29 giugno 1930 da Pio XI.
La sua tomba è meta di ininterrotti pellegrinaggi. Molti
sono gli attestati di grazie straordinarie.
89
Tra casa, scuola e chiesa
l’adolescenza lieta.
La pura giovinezza
felicemente scorre.
Ti chiama San Francesco
e vai tra i Cappuccini.
Poi vai dagli Osservanti,
che sono più vicini.
Professi lì la Regola
e cambi il nome Biagio
in quello di Teofilo,
che traccia la tua via.
Nella città di Napoli
- Santa Maria Nova –
accedi al sacerdozio
e inizi il ministero.
T’aspetta ora Roma
per proseguir gli studi.
Civitella San Sisto
è luogo più raccolto.
Avvenne proprio qui
l’incontro con Tommaso.
È il confratello santo,
che cambia la tua vita.
90
In quel romito luogo
la preghiera emerge,
qual primo nutrimento
dell’uomo consacrato.
Ottieni il permesso
di rimanere lì.
E resterai per sempre
tra Bellegra e Palombara.
Ti chiedono i parroci
della Sabina aiuto.
Tu predichi e confessi
la gente che t’aspetta.
Adesso tutti vedono
la tua bontà serafica.
Sempre più grande è il numero
dei giovani che accorrono.
Or la pietà fiorisce
e Dio ti benedice.
Ti vuole il Superiore
in Corsica e Toscana.
Fucecchio, presso l’Arno,
riaccendi di fervore.
Lì lasci questo mondo
nel mese di Maria.
91
30
San Francesco Antonio Fasani
Sac. francescano conventuale
- Lucera (Fg) 1681 + 1742
Suo nome di battesimo Giovanni.
Riceve una chiara educazione cristiana. A scuola è attento e intelligente,
si distingue anche per la sua condotta
edificante. Sente sempre più forte la
vocazione francescana. Entra fra i Conventuali a Lucera. Dopo la filosofia e
il primo corso di teologia ad Agnone,
si reca ad Assisi per completare la teologia e prendere la relativa laurea nel
Corso Teologico accademico. Nel 1707
torna a Lucera dove resterà fino alla
morte. Insegnò agli studenti religiosi e
per questo poi fu sempre chiamato anche dal popolo “Padre
maestro”. In tutto quel territorio era l’atteso predicatore di
quaresime, novene e feste. In convento ogni giorno serviva
i poveri e accoglieva i bisognosi. Soleva dire: “La carità
bisogna farla”. L’Eucaristia e la preghiera sono il centro
della sua vita religiosa e sacerdotale. Nutriva amore grande
a Gesù e alla Madonna. Spesso ripeteva rivolto al Signore:
“Sommo amore, immenso amore, eterno amore, infinito
amore!” Usava anche dire: “Volontà di Dio, paradiso
mio”. Fu a lungo cappellano dei carcerati. Stava volentieri in mezzo a loro. Era l’amico, il padre, il consigliere.
Quelli che erano condannati a morte lo volevano accanto
fino alla fine. Offrì sempre tutto al Signore per le mani
della Madonna. L’ultima infermità lo ridusse all’immobilità. Sereno, affrontò la morte. “È morto il padre maestro”
era la voce di tutto il popolo, che accorse ai suoi funerali.
Si verificarono vari prodigi per cui fu presto introdotto il
Processo canonico. Fu beatificato da Pio XII nel 1951 e
canonizzato da Giovanni Paolo II il 21 marzo 1985.
92
O caro Giovanniello,
così grazioso e lieto,
fin da bambino sei
la gioia della casa.
Il parroco t’aspetta
ogni mattina a Messa.
Tra gli angeli di Dio
sei un angelo in più.
I tuoi compagni a scuola
hanno rispetto e stima.
Perfino nello svago
tu sei edificante.
Ti vuole San Francesco:
dopo Agnone, Assisi
e al sacerdozio giungi,
o fra Francesco Antonio.
Dirà Antonio Lucci,
compagno e condiscepolo:
- Bravo in filosofia
e in teologia -.
Ritorni a Lucera.
Predicherai il Vangelo
tra quella gente umile,
che ha bontà nel cuore.
93
Quaresima e novene,
la gente vuole te
a predicar Gesù,
perché tu l’ami tanto.
Ai consacrati giovani
fai lungamente scuola,
ma il più importante libro
è proprio la tua vita.
Di San Francesco dici:
- Ardentemente amò;
la povertà sposò;
qual serafino visse -.
Tra i carcerati vivi,
sei loro cappellano.
Per te sereni vanno
perfino al patibolo.
- Amore, immenso amore,
amore, eterno amore -,
ripeti in vita e in morte
col cuore ardente e puro.
È sempre al tuo fianco
la Madre di Gesù.
Ti affidasti a Lei
e Lei ti viene a prendere.
94
31
Santa Maria Crescentia Höss
Vergine monaca terziaria francescana
Kaufbeuren (Germania) 1682 + 5 aprile 1744
Maria Crescentia Höss vergine e monaca del Terz’Ordine
di San Francesco, era di buona
famiglia e dotata di acuta intelligenza.
Seguendo il desiderio ardente
del suo cuore di adolescente limpida e serena, decise di consacrare la sua vita al Signore.
Subito si rivelò saggia e ricca
di consigli per tutti. Ognuno tornava dalla conversazione con lei
col proposito di cambiare vita. La
sua peculiarità era la capacità di riconciliare imperatore, re,
principi fra loro.
A lei accorrevano non solo dalla Germania, ma dall’Italia, dalla Francia, dalla Spagna. Si prodigava per le sue
consorelle e per i tanti poveri che bussavano alla porta del
monastero. L’Eucaristia quotidiana era la sua forza.
Ebbe celesti visioni di cui solo per obbedienza parlò
ai suoi superiori. Esercitò vari uffici nella comunità fino
a quello di superiora, dove ebbe modo di rivelare le sue
ricche qualità umane e la sua squisita carità.
Morì la domenica di Pasqua.
Il suo funerale fu un’apoteosi a conferma della sua
vasta fama di santità.
95
O Maria Crescentia,
amica e consigliera
di anime assetate
di verità e di grazia.
Nelle coscienze leggi,
con carità esorti
perché regni Gesù
nel cuore dei fratelli.
È candido il tuo cuore,
e trasparente l’anima.
Profondo è il pensiero,
sincera è la parola.
Se parli dell’amore
che ha Gesù per noi,
il viso si colora,
le lacrime ti bagnano.
Tu scrivi a re e principi
che cerchino la pace;
che sappian perdonare
a chi lanciò l’offesa.
- Imperatore Carlo,
Maria Teresa d’Austria:
spegnete le contese,
farete onore a Cristo! 96
Entrar nel monastero
fu sommo tuo volere.
Sull’agonia di Cristo
t’immergi a meditare.
Dapprima portinaia,
eletta poi maestra,
infine superiora,
a tutte sei d’aiuto.
Ai poveri donavi
il cibo ogni giorno,
mentre riempivi il cuore
di fede nel Signore.
Malati e disperati
venivano a cercarti;
li consolavi tutti
con dolce carità.
Qual dono più prezioso
offrivi tu a Gesù
le sofferenze atroci,
le prove dello spirito.
Domenica di Pasqua
tu lasci questa terra.
Sei pronta per il Cielo.
La Chiesa lo dichiara.
97
32
Beata Florida Cevoli
Clarissa cappuccina - Pisa 11 novembre 1685
+ Città di Castello (Pg) 12 giugno 1767
Apparteneva ad una nobile famiglia pisana. A 18
anni entrò nel monastero
delle Clarisse Cappuccine
di Città di Castello, cambiando il nome di Lucrezia
in quello di Florida. Tra
i primi incarichi, ricoprì
quello di rotara. Fu poi vicaria di Santa Veronica
Giuliani e, alla sua morte,
divenne badessa. Visse questo ufficio “come vera serva
delle Consorelle”, facendo
anche i servizi più umili.
Fu esempio di osservanza di povertà, di preghiera, di vita
semplice, secondo la Regola.
“La vita di clausura e il desiderio di raccoglimento in
Dio, non le impedirono tuttavia di accogliere e condividere i problemi della società circostante, come testimonia la corrispondenza che tenne con alcuni personaggi
influenti del suo tempo e l’autorevole mediazione da lei
offerta per la pacificazione della popolazione di Città di
Castello. L’espressione “Iesus amor, fiat voluntas tua” con
cui iniziavano le sue lettere, riassume una intera esistenza
orientata all’amore di Gesù crocifisso e al servizio dei fratelli” (Giovanni Paolo II, Beatificazione, 16 maggio 1993).
98
Suor Florida Cevoli,
per dire la tua vita
io voglio iniziare
dov’essa finisce.
Ti sazia d’amore
il cuor di Gesù.
Tu bevi il suo gaudio
da tutte le piaghe.
Contempli e desideri,
hai fame e sei colma.
Avviene l’incontro
fra il tutto e il nulla.
Lo Spirito guida,
lo Spirito parla.
Lo Spirito ascolta.
Lo Spirito vola.
Negli umili uffici
dimostri la forza.
Nel ruolo di Madre
dimostri la grazia.
Da suora “rotara”
sei saggia e prudente.
Sei pronta a mitezza.
Previeni le cose.
99
Il volto sereno,
la voce pacata
rivela l’impegno
per esser virtuosa.
E quando Veronica
ritorna al Signore,
di quel monastero
tu sei la Badessa.
È prima l’esempio,
che dai nel silenzio,
e poi la parola,
che sale dal cuore.
Promuovi la causa
di Santa Veronica
e della sua casa
fai far monastero.
Il male dell’erpete,
eroica sopporti.
Nessuno ti sente
levare un lamento.
Gesù, le tue piaghe
io voglio nel cuore.
Te solo io brami
e t’ami in eterno.
100
33
Sant’Ignazio da Santhià
Sac. franc. cappuccino - Santhià (Vc) 5 giugno 1686
+ Torino 22 settembre 1770
Ignazio quarto dei
sei figli della famiglia
Belvisotti, nel 1706 si
trasferisce a Vercelli per
gli studi filosofici e teologici e sente di essere
chiamato al sacerdozio.
Dopo l’ordinazione
sacerdotale diventò cappellano della nobile famiglia vercellese degli
Avogadro, rettore dell’insigne Collegiata di
Santhià e parroco a Casanova Elvo. Il 24 maggio 1716 rinuncia all’abito talare ed entra nel convento dei
Cappuccini di Chieri prendendo il nome di frate Ignazio
da Santhià.
Per una grave malattia agli occhi rinuncia all’incarico
di maestro dei novizi e si ritira per cure nel convento di
Torino-Monte. Nel 1747 rientra al convento del Monte dei
Cappuccini di Torino svolgendo attività pastorale e assistendo i più poveri e gli ammalati della città di Torino.
È stato proclamato Santo da papa Giovanni Paolo II
nel 2002. La sua memoria ricorre il 22 settembre.
101
Da prete diocesano a Cappuccino.
Tu cerchi nello spirito serafico
con esigente brama di virtù
la santità condita di rinunce.
Un desiderio forte ti sospinge:
volare quanto prima in missione
tra i popoli che ignorano il Vangelo;
non hanno cibo né conforto umano.
Intanto nella vita d’ogni giorno
impari con amor l’austerità
ed obbedisci senza condizioni
alle severe regole dell’Ordine.
Un’osservanza piena e premurosa,
una preghiera umile e fervente
ti porta ad imitare i confratelli
avanti nell’età e nell’esempio.
Dopo Saluzzo, Chieri e Torino
c’è la fraternità di Mondovì
dove sarai maestro dei novizi.
Farai in questo ufficio tanto bene.
Saranno centinaia i religiosi,
che cresceranno sotto la tua guida.
Addirittura alcuni tra di essi
moriranno in odor di santità.
102
Per l’ex-novizio Ignazio della Vezza
tu offri al Signore la tua vita,
onde ottener che vinca l’oftalmia
e possa lavorare ancor nel Congo.
Per questo sei costretto ad interrompere
l’ufficio di maestro dei novizi
e ritirarti nell’infermeria
dei Cappuccini, sul Monte, a Torino.
Per grazia del Signore sei guarito.
Sei inviato come cappellano
tra i soldati sardi di re Carlo
in guerra contro francesi e spagnoli.
Terminata questa dura guerra
ti ritrovi nel convento di Torino
e qui trascorri l’ultimo periodo
della tua vita sempre laboriosa.
Tu spesso a piedi scendi la collina
per confessare poveri e malati.
A tutti dai la tua benedizione.
Si parla ancor di molte guarigioni.
Per confessarsi vengono prelati,
ministri di governo e letterati.
Nel giorno del patrono San Maurizio
tu rendi la bell’anima al Signore.
103
34
Beata Maria Maddalena Martinengo
Clarissa cappuccina
- Brescia 4 ottobre 1687 + 27 luglio 1737
Di nobile e ricca famiglia,
Margherita Martinengo rimase presto orfana di madre.
A tredici anni fece voto segreto di verginità e all’età di
18 anni entrò nel monastero
delle Clarisse Cappuccine.
A trentasei anni fu nominata maestra delle novizie, incarico importante e delicato;
lo sarà per tre volte.
La sua condotta suscitò
gelosie e alcune suore le divennero “contrarie”: Dio la
metteva alla prova. Col successivo incarico di “rotara”
ebbe rapporti con l’esterno e la sua fama si diffuse nella
città.
Nel 1732 fu eletta badessa.
Ha lasciato alcuni scritti di alta mistica.
Dotata in vita di carismi celesti e di una visibile conformità a Cristo Crocifisso.
Leone XIII la proclamò Beata il 18 aprile 1900.
104
Tra soffici tele
e bianchi merletti
al mondo sbocciasti,
o pia Margherita.
Ancora piccina
tu perdi la mamma.
Lo stile dei nobili
t’insegna la vita.
Un patto celeste:
tu prendi per mamma
la Madre di Dio.
Che Mamma e Maestra!
Sei fragile bimba,
ma senti nell’anima,
- bisogno supremo la gioia d’amare.
T’accosti a Gesù:
incontro di festa!
Ma l’ostia va a terra;
ti senti morire!
Un freddo improvviso
ti scosse lo spirito.
Gesù t’ha parlato:
- Devi essere santa! 105
- Le vesti eleganti
non servono più.
Io sposo Gesù:
sarò Cappuccina! A tredici anni
con giubilo immenso
fai voto segreto
di verginità.
Entrando nel chiostro,
cancelli per sempre
pur l’eco del mondo.
Sei tutta di Dio.
Novizia o maestra,
o cuoca o badessa,
tu sempre sei l’ultima.
Servire è tuo sogno.
Pregare e tacere,
patire ed offrire:
ti fan tutta bella
agli occhi di Dio.
Restando fra noi
ti senti in esilio.
Maria Maddalena,
vai e prega per noi.
106
35
Sant’Ignazio da Laconi
Rel. francescano cappuccino
- Laconi (Nu) 17 novembre 1701
+ Cagliari 11 maggio 1781
Secondo dei nove figli
di Mattia Peis Cadello e di
Anna Maria Sanna.
Fin da bambino digiunava e faceva penitenza.
Ogni giorno partecipava
alla Messa.
A vent’anni entrò tra
i Cappuccini di Buoncammino a Cagliari e visse in
vari conventi sardi per poi
tornare a Cagliari dove
svolse con amore il compito di questuante.
Attentissimo alle necessità materiali e spirituali di tutti, con umiltà portava
il consiglio, la Parola di Dio e la pace nelle contese. Nel
1779, divenuto cieco, continuò a vivere in comunità osservando le regole e le discipline.
Morì all’età di 80 anni. Per due giorni un fiume di
gente devotamente sfilò davanti al feretro. La fama di santità aumentò dopo la morte per i numerosi miracoli ottenuti
per sua intercessione.
Fu proclamato Santo da Pio XII il 16 giugno 1940.
107
Da sardo sincero
sei lieto e gentile.
Non vedi motivo
d’alcuna tristezza.
Vicino è il Signore
a tutti i suoi figli.
Non cade un capello,
che Lui non lo sappia.
Da buon Cappuccino
osserva il Vangelo,
la Regola e i voti,
ed ama Francesco.
Gli piace la storia
dei Santi dell’Ordine.
Ad essi si affida.
Li invoca, li imita.
D’ufficio questuante,
al collo bisaccia;
in mano il rosario,
nel cuore Maria.
Gli donano pane;
gli chiedon preghiere.
A tutti il saluto,
a molti il conforto.
108
Passando per via
sovente riunisce
lo sciame dei bimbi,
fanciulli e ragazzi.
L’attendono ansiosi
l’ascoltano attenti.
L’incontro con lui
dà impeto al cuore.
Talvolta per via
è come rapito.
Calpesta la terra
immerso nel Cielo.
Se il pane donato
risulta rubato:
bisaccia di piombo,
o gocciola sangue.
Continua è la lode
al caro Gesù.
Nel coro incomincia
la santa giornata.
E tutta la vita
è come un sol giorno.
Adesso lo vivi
nel Cielo coi Santi.
109
36
Santa M. Francesca delle Cinque Piaghe
Religiosa Alcantarina
- Napoli 25 marzo 1715 + 6 ottobre 1791
Figlia di piccoli commercianti visse nei
“Quartieri spagnoli”, popolati di poveri. La
ragazza era molto pia e riservata. A 16 anni
il papà vuole darla in sposa ad un giovane
ricco. Maria Francesca rimane salda nel suo
proposito di consacrazione a Dio. Sono percosse, umiliazioni e sofferenze. La gente già
allora le dà l’appellativo di “santarella”. Sua
guida spirituale è il futuro Santo, Giovan
Giuseppe della Croce. L’ammette nel Terz’Ordine, la veste del rozzo saio e, pur rimanendo Maria Francesca in casa, le cambia
il nome in “Maria Francesca delle Cinque
Piaghe”. Il frate, della riforma di San Pietro d’Alcantara, la
guida nel cammino della Croce. Il nuovo Direttore, padre
Giovanni Pessiri, affianca a Maria Francesca l’altra terziaria, Maria Felice. La casa diventa un piccolo convento.
Preghiera, penitenza e sofferenza è pane quotidiano. Molti
accorrevano per aiuto spirituale. Tra gli altri San Francesco Saverio Bianchi. Ancora oggi quella casa-cappella è
meta di pellegrinaggi. Vi si conserva la sedia di dolore su
cui la Santa si riposava e dove oggi le donne desiderose
d’avere figli vanno a sedersi.
Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe morì a 76
anni. Il suo corpo riposa nel Santuario-Casa in “Vico tre
Re a Toledo” nel quartiere napoletano. Il giorno dei funerali c’era una folla sterminata e alcuni presero d’assalto la
bara per avere una reliquia. Dovettero intervenire le Guardie del Corpo del Re. Santa Francesca fu beatificata il 12
novembre 1843 e canonizzata da Pio IX il 29 giugno 1867.
È la prima santa napoletana.
110
Il tuo papà t’ha preso
come merce di scambio.
Il matrimonio imposto
passa per cosa lecita.
Quel giovane è ricco,
tu porti la bellezza.
Ognuno ci guadagna,
perciò l’affare è fatto!
La dignità umana
esige ben di più.
E tu hai già promesso
il cuore a Gesù.
Minacce e percosse,
insulti ignominiosi
è il prezzo da pagare
e tu sei pronta a tutto.
Il santo francescano
Giuseppe della Croce
è tuo direttore.
Ti guida con sapienza.
Tu entri nel Terz’Ordine,
emetti i sacri voti,
indossi il rozzo saio.
Sarai “Maria Francesca”.
111
Rimani ancor nel mondo,
ma vivi di preghiera
e dura penitenza.
Sei già la “santarella”.
Tu con Maria Felice,
state in Vico Tre Re.
Il vostro Direttore
è Giovanni Pessiri.
“Convento” fu chiamato
e lì vi fate sante.
È meta di fedeli,
che chiedon preghiere.
Tuo cibo quotidiano:
digiuno e infermità.
Volevi “cinque piaghe”
così perciò ti chiami.
Davanti al Crocifisso
tu versi tante lacrime
e molte son le anime,
che tornano a Gesù.
La “sedia del dolore”
ricorda il tuo calvario.
La stessa tua bara
diventa una reliquia.
112
37
San Felice da Nicosia
Rel. francescano cappuccino
- Nicosia (En) 5 novembre 1715
+ Nicosia 31 maggio 1787
Apparteneva ad una
famiglia modesta. Il padre
Filippo era calzolaio e la
madre Carmela Pirro badava
alla numerosa famiglia.
Nel 1733 decise di chiedere di entrare come fratello
laico nell’Ordine dei Cappuccini, ma non fu accolto.
Ci riprovò nel 1743 e
finalmente, dieci anni dopo
la sua prima richiesta, venne
ammesso al noviziato nel
convento di Ristretta con il
nome di fra Felice.
L’anno seguente fece la professione e fu inviato nel
suo paese di origine dove per 43 anni esercitò il compito
di questuante.
Nel convento esercitò vari lavori, portinaio, ortolano,
calzolaio e infermiere; fuori era questuante non solo a Nicosia, ma anche nei paesi vicini.
Fu dichiarato Beato da papa Leone XIII il 12 febbraio
1888.
113
Il tuo papà, Filippo Amoroso,
la numerosa prole sosteneva
con l’umile mestier di calzolaio.
La brava mamma in casa v’accudiva.
Perché imparassi proprio bene l’arte
e guadagnar di più col tuo mestiere,
ti fece frequentare la bottega.
Tu, molto diligente, fai profitto.
Ma lì conosci i frati Cappuccini.
Hai sempre più bisogno di pregare.
Tu senti nel tuo cuore la chiamata
e brami di lasciar le vanità.
Ti fu risposto: “no” perché tu devi
esser d’aiuto ancora alla famiglia.
Non ti perdesti d’animo. Tu riprovi
dopo ben dieci anni e sei ammesso.
Facesti il noviziato a Ristretta.
I confratelli ammirano in te
l’ardente desiderio di bontà
e l’umiltà costante nel servizio.
Appena un anno dopo: a Nicosia.
Da Cappuccino porti un nome nuovo:
“Felice” e tu lo sei veramente.
La gente sa vedere nel tuo cuore.
114
Ti hanno incaricato della questua,
cosicché caldo o freddo, pioggia o sole,
sei sempre per le strade e tra la gente,
chiedendo a tutti in nome del Signore.
Qualcuno chiede: - Che fai, fra Felice? Ridendo tu rispondi: - U sciccareddu! Contento dunque d’esser “l’asinello”,
procuri il pane ai buoni confratelli.
L’incontro coi fanciulli t’allietava.
Tiravi dalle tasche “un fruttarello”
e lo donavi: intanto domandavi:
- Vuoi dire la preghiera alla Madonna? Ti prova duramente il superiore;
t’accusa ingiustamente e ti punisce.
Sereno tu ringrazi e obbedisci.
Fai diventar la cenere ricotta.
Prodigi ottieni sempre da Maria.
Scrivi il suo nome sulla strisciolina;
dal pozzo secco scaturisce l’acqua
e spegni il fuoco che divora il grano.
Malferma è la salute e preghi tanto.
T’accasci mentre scendi giù nell’orto:
l’ultimo dì del mese di Maria.
Ti porta a riposar vicino a Lei.
115
38
Sant’Antonio de Sant’Anna Galvão
Sac. francescano minore
- Guaratinguetà (Brasile) 1739 + 23 settembre 1822
È dello Stato di San Paolo
del Brasile. Il padre è capitano
e terziario francescano. La
madre Izabel mette al mondo
11 figli e muore a 38 anni. Il
ragazzo entra nel noviziato
francescano dell’Osservanza.
È molto bravo. A 23 anni è
sacerdote. Si afferma subito
come bravo predicatore e ricercato confessore. Nel l769 è
nominato confessore di un Recolhimento di San Paolo, dove incontra suor Helena Maria
do Espirito Santo, già nota penitente e mistica. Gesù le
ha chiesto di fondare un altro Recolhimento. Sono case di
accoglienza di ragazze religiose, ma senza voti. Nel 1775
la suora muore improvvisamente e tutto il peso ricade sulle
spalle di padre Antonio. La grande Opera fu terminata in
28 anni. Ora è protetta dall’UNESCO. Vescovo e senato di
San Paolo si opposero ad ogni eventuale trasferimento del
padre Antonio, salvo che per brevi periodi. Col diminuire
delle forze egli dimora definitivamente nel “Recolhimento
da Luz”. Ha nelle sue mani l’anima della città. Muore assistito dai confratelli. La sua tomba è continua meta di devoti. È chiamato: “Il Padre di San Paolo”.
Benedetto XVI lo ha canonizzato l’11 maggio 2007.
116
Antonio tu nascesti
a Guaratinguetà
- lo Stato di Sao Paolo -.
Tuo padre è capitano.
Terziario francescano,
dà buon esempio a tutti.
È obbediente e impone
la giusta disciplina.
Tua madre Izabel
è donna assai virtuosa.
Son dieci i tuoi fratelli
e buoni come te.
A tredici anni entri
tra i francescani Scalzi.
È il ramo d’Osservanza
di San Pietro d’Alcantara.
Poichè sei molto bravo,
sei presto sacerdote.
Sei confessore esperto
e gran predicatore.
Mandato a San Paolo
per confessar le suore,
incontri là suor Helena
dello Espirito Santo.
117
È penitente e mistica
a tutti ormai ben nota.
Vuole Gesù che lei
fondi Recolhimento.
È casa di ritiro
per educar ragazze,
che sono molto pie,
ma vivon senza voti.
La buona suora Helena
all’improvviso muore,
e tu rimani solo
a sostenere il peso.
Protetta è dall’UNESCO
quell’Opera preziosa,
ma vuol l’Autorità,
che resti sempre lì.
Tu stesso ormai malato
ne fai la tua dimora.
I cari confratelli
t’assiston nel trapasso.
È meta la tua tomba
di tanti pellegrini.
Sei detto dalla gente:
“Il padre di San Paolo”.
118
39
Beato Apollinare da Posat
Sac. francescano cappuccino martire
- Préz-vers-Noreaz (Svizzera) 12 giugno 1739
+ Parigi (Francia) 2 settembre 1792
Padre cappuccino svizzero
fu insegnante e direttore degli
studenti cappuccini di teologia
a Friburgo e vicario in numerosi conventi.
Svolse il suo apostolato a
favore del clero nelle parrocchie e fu ardente predicatore
presso il popolo.
Nell’autunno del 1788 fu
inviato a Parigi nel convento
di Marais per assistere spiritualmente i fedeli di lingua
tedesca.
Stava per partire missionario alla volta della Siria,
quando scoppiò la Rivoluzione Francese.
Svolse il suo ministero e apostolato da clandestino fino
all’arresto da parte dei rivoluzionari.
Affrontò il martirio per la fede nella chiesa del convento carmelitano di Parigi.
Il 17 ottobre 1926 papa Pio XI lo beatificò insieme ad
altre 190 vittime della stessa persecuzione, di cui 94 trucidate con lui nel convento carmelitano.
119
A Zug tu vesti il saio cappuccino
prendendo il nome di Apollinare.
Attento nello studio e nei servizi,
disciplinato, saggio e di pietà.
I superiori furono felici,
come lo eri tu, di pronunciare
la professione dei voti solenni
per diventare un bravo Cappuccino.
Ora il tuo cuore è pieno di letizia.
Hai come specchio il Padre San Francesco.
Vuoi esser testimone del Vangelo
con umiltà e intrepido fervore.
Con entusiasmo esegui ogni comando.
Tu ti ritieni l’ultimo dei frati.
Hai di ciascuno sempre grande stima.
Sei generoso e pronto ad aiutare.
Nella preghiera assidua d’ogni giorno
e col dovuto impegno ti prepari
a divenire un santo sacerdote.
Sei più che consapevole del dono.
Sarai ministro come Dio ti vuole:
ardente amore a Cristo Eucarestia;
devoto della Vergine Maria
e servo generoso delle anime.
120
In breve tempo Bulle e Porrentruy,
Sion e Romont e tanti altri luoghi
potranno averti come confessore
ed anche direttore spirituale.
Sei chiamato a dirigere la scuola
del nostro studentato cappuccino
e rivestire il ruolo di vicario
nell’adiacente casa religiosa.
Dopo Friburgo e Stans vai a Lucerna.
Il tuo lavoro è sempre più intenso.
Sei richiesto in tutte le parrocchie
e volentieri il popolo accorre.
A questo punto parti per Marais.
I superiori voglion che tu vada
perché occorre un Padre che confessi
i tedeschi che vivono in quel luogo.
La Francia è come pentola sul fuoco.
Dovunque sono presi i religiosi
e fucilati senza alcun processo.
Il padre Apollinare è tra le vittime.
Nel convento del Carmelo di Parigi,
sono in duecento e tutti massacrati.
Aveva fatto appena in tempo a scrivere:
“Moriamo per Gesù. Questa è gloria!”.
121
40
Beato Diego Giuseppe da Cadice
Sac. francescano cappuccino
- Cadice (Spagna) 30 marzo 1743
+ Ronda (Spagna) 24 marzo 1801
Giuseppe Francesco Giovanni Maria visse un’infanzia
dolorosa.
Egli stesso racconta che
nell’adolescenza provava ripugnanza per la vita religiosa,
in particolare per quella cappuccina.
A 15 anni Dio entra rigorosamente nel suo cuore. Entra
tra i Cappuccini di Siviglia. A
23 anni è ordinato sacerdote.
Propagò la devozione alla
Santissima Trinità e alla Madonna.
Predicò con efficacia contro l’Illuminismo ateo. Stigmatizzava il vizio con forza.
Fu costretto a peregrinare da una città all’altra e perfino esiliato per l’avversione di una parte del clero.
Nel 1894 fu proclamato Beato da Leone XIII.
122
A nove anni, orfano di madre,
ti mette a prova l’arida matrigna.
A scuola non t’impegni a dovere
e i professori spesso ti castigano.
A malapena ottieni promozione.
Per te non c’è futuro nello studio.
Sei certo rattristato dai rimproveri.
Ti trovi avanti un muro invalicabile.
Dirai che pensa Dio ai tuoi sussulti.
Il primo nella chiesa cappuccina.
Inaspettata visita del Cielo.
S’accende un fuoco nuovo dentro il cuore.
Nel coro i frati cantano le lodi.
Sei preso dalla brama di conoscere
la vita dei quei santi religiosi,
uccisi per la fede di recente.
Il martire Fedel da Sigmaringa
e fra Giuseppe nato a Leonessa
li vedi qual modelli da seguire.
A quindici anni entri in noviziato.
Quell’abito ti sembra una divisa
per prepararti subito all’impresa.
Ed ecco l’irruzione d’altro fuoco,
che fa di te un fervente missionario.
123
Davanti a te c’è il cieco Illuminismo;
l’Europa sotto l’onda di sommosse.
La Chiesa conta martiri dovunque,
ma specialmente nella Francia in fiamme.
La Spagna, il Portogallo ed il Marocco
percorri predicando con fervore.
Ha sete della tua parola il popolo
e tanti si convertono al Signore.
Ti fai amici in Cristo tutti i poveri.
Ti fai nemici i loro sfruttatori.
Nel tempo di riposo scrivi libri
per confutar gli errori e contro i vizi.
Di tanto in tanto sei allontanato
perché divieni scomodo per molti.
Pur confinato dentro un conventino
ti cerca e ti venera la gente.
Appena t’è permesso torni in campo.
Non tutti sanno l’arma tua segreta
contro la quale cadono gli ostacoli.
Tu mandi sempre avanti la Madonna.
Madre del Buon Pastore, tu la invochi
che sia lei Pastora dei fedeli.
Così ti guida Lei nelle fatiche
e Lei ti porti in braccio al Buon Pastore.
124
41
San Giovanni Lantrua da Triora
Sac. francescano minore martire - Molini di Triora (Im)
15 marzo 1760 + Changxa (Cina) 7 febbraio 1816
Nasce da una famiglia praticante
e benestante. Frequenta le scuole dei
Barnabiti di Porto Maurizio, oggi
Imperia. Sente profondamente il
richiamo della vita religiosa. Si dirige verso i Francescani. Nel 1777 è
accolto dal Provinciale, padre Luigi
da Porto Maurizio, ligure anche lui.
Studia ed è esemplare per pietà ed
obbedienza. Viene ordinato sacerdote e passa per vari conventi con
mansioni di insegnante e di guardiano. Ottiene di andare nelle missioni della Cina. Nel 1799 lascia
Roma, si imbarca a Lisbona e dopo
otto mesi raggiunge la Cina. C’è aria di persecuzione. Impara alla perfezione la difficile lingua, poi con zelo e prudenza ravviva e le famiglie e le comunità cristiane rimaste
ancora fedeli. Ne costituisce di nuove. Ben presto l’accusano all’Imperatore. “Europeo che fa propaganda”. È condannato a morte. Il 26 luglio 1815 è arrestato, messo in
carcere e torturato insieme ad un gruppo di cristiani cinesi.
Questi ultimi vengono ridotti schiavi e deportati. Padre
Giovanni è posto su una croce col cappio al collo. Chiede
di potersi fare il segno della croce con cinque inchini, alla
maniera cinese. Lo uccidono. Dopo un mese il suo corpo
viene recuperato, portato a Macao e infine a Roma nella
basilica di Santa Maria in Ara Coeli. È stato canonizzato
da papa Giovanni Paolo II nel 2000.
125
In tutta la famiglia
ognuno ha un nome aggiunto,
è quello di “Maria”.
È la vostra stella!
È raggio d’alba chiara
e di giornata splendida;
scaldata dal bel sole,
segnata dalla gioia!
E quando c’è Maria
la dolce Madre nostra,
uniti si cammina,
uniti si lavora.
La voce del Signore
ti porta a San Francesco.
A Roma sei accolto
dal Padre Provinciale.
A ventiquattro anni
divieni sacerdote.
Sei insegnante interno
e dopo superiore.
La Cina è il tuo sogno.
Tu hai sentito dire
di missionari ardenti,
uccisi per la fede.
126
Passando per Lisbona,
t’imbarchi sulla nave
e dopo otto mesi
raggiungi la missione.
Addolorato trovi
comunità cristiane
distrutte o decimate
dalla persecuzione.
Impari a perfezione
la lingua dei Cinesi.
Lavori nell’Hu-nan
con zelo e prudenza.
Ravvivi e riunisci
i gruppi di cristiani.
Di nuovo tanta fede
e gioia nel Signore.
Ma piomba come un falco
l’autorità cinese.
L’accusa? “Europeo,
che fa la propaganda”.
Sei posto in cima al palo
col cappio nella gola.
Il tempo d’un respiro
e vieni giustiziato.
127
42
Beato Mariano da Roccacasale
Rel. francescano minore
- Roccacasale (Aq) 1778 + Bellegra (Roma) 1866
Nacque alle falde del Morrone, in Abruzzo, da famiglia
contadina.
Per anni pascolò il gregge.
Nell’aperta campagna solitaria maturò la decisione di farsi
frate minore.
Fu ricevuto nel Ritiro di Arischia.
Fece il noviziato, poi fu ortolano, sacrista, falegname e
portinaio. Per 12 anni sempre si
distinse per silenzio, mitezza, generosità, raccoglimento ed
umiltà. Andò per un ritiro a Bellegra, vicino a Roma. Vi
rimase per 50 anni con l’ufficio di portinaio.
Ai poveri dava non tanto le cose da mangiare o da
indossare, ma veramente dava se stesso. Qui accolse il giovane, che poi si chiamò fra Diego; visse accanto a lui e fu
beatificato insieme a lui da Giovanni Paolo II il 3 ottobre
1999.
I biografi sottolineano il suo grande amore a Gesù sacramentato e la grande devozione alla Madonna.
Morì il giorno di Pentecoste.
Chiese al padre guardiano: - Non andate in processione? - Certo che andiamo, mentre tu te ne vai in paradiso -.
128
Lo sai, fra Mariano,
sul Monte Morrone,
il buon Celestino
fu santo eremita.
Divenne poi papa.
Ma appena poté
lasciò la tiara.
Morì a Fumone.
A Roccacasale
tu pascoli il gregge.
Trascorri la vita
tra rocce e colline.
Col cuore felice
un giorno dicesti:
- Mi chiama Francesco,
il santo dei poveri -.
Arischia t’aspetta
sarai buon novizio.
Per dodici anni
fai tutti i mestieri.
Tu sei portinaio.
Tu sei falegname.
Tu fai l’ortolano
e il cuoco del convento!
129
Sei forte e generoso.
Sei mite e silenzioso.
I poveri aspettano
sorriso e minestra.
Poi vai a Bellegra,
remoto ritiro.
Ti piace. Ci resti
per tutta la vita.
Di nuovo le chiavi:
farai il portinaio.
Son tanti i poveri!
Ti fai tutto a tutti.
Insieme a quel piatto
sei tu il vero dono.
Li ami. Ti amano.
Ringraziano Dio.
Un giorno accogliesti
fra Diego in convento.
Fu frate con te,
Beato con te.
È ventitré maggio:
e già! Corpus Domini!
- Fratelli, addio!
Vi aspetto nel Cielo -.
130
43
San Francesco Maria da Camporosso
Rel. francescano cappuccino
- Camporosso (Im) 27 dicembre 1804
+ Genova 17 settembre 1866
Fu educato a grande pietà
dalla madre e da fanciullo aiutava
il padre nel pascolo del gregge e
nel lavoro dei campi.
Sensibile verso i poveri ai
quali era pronto a donare anche il
vestito appena comprato.
Il 14 ottobre 1822 entrò come
terziario nell’Ordine dei Minori
Conventuali a Sestri Ponente.
Nel 1825 entrò nel noviziato
cappuccino di San Barnaba in Genova, come fratello laico. Fu poi assegnato alla casa provinciale della SS.ma Concezione, dove restò dal 1827 fino
alla morte. Si dedicò ad un assiduo e generoso apostolato
tra i poveri, gli emigranti, i marinai. Li amò tanto e si fece
tanto amare. Essi gli diedero l’appellativo di “Padre santo”.
Il suo sguardo, la sua parola, la sua carezza erano sempre
un dono atteso e benefico. Era assai austero. Digiunava
quasi tutti i giorni e si nutriva di pane secco ammollato nell’acqua calda. Sempre scalzo. Dormiva su due assi. Allo
scoppio del colera offrì la vita per la sua città.
Nel 1911 le sue spoglie furono traslate dal cimitero di
Staglieno (Ge) alla chiesa della SS.ma Concezione. Papa
Giovanni XXIII lo proclamò Santo il 9 dicembre 1962.
131
Sei proclamato Santo dalla Chiesa
ma i cari pescatori genovesi
con questo appellativo ti chiamavano
mentre questuavi e davi tanto amore.
Ognuno d’essi dava un po’ di pesce
con l’umiltà di chi riceve e dà
nel nome del Signore carità.
Negli occhi tuoi vedevano Gesù.
Avevi per ognuno la parola,
che mette dentro il cuore la speranza
e dà ristoro all’anima assetata.
Facevi tuoi, dolori e sofferenze.
Il tuo saluto stesso trasmetteva
serenità, fiducia, contentezza.
Atteso sempre il gesto della mano,
carezza per bambini e per adulti.
I pescatori, e l’onda e quelle barche,
e i pescatori spesso dentro l’acqua,
ti fanno ricordare che Gesù
proprio tra questi scelse i suoi apostoli.
Col camminare scalzo e digiunare
per vari giorni alla settimana,
con dure penitenze contraccambi
il dono che ricevi in carità.
132
Per mantenere fede alla promessa
di intercessione presso la Madonna,
per tutto il giorno a Lei vai dedicando
le fervide corone del rosario.
Al nome di Francesco ti aggiunsero
quello della Madre di Gesù
quale giusto profetico binomio
perché insieme tu Li ami e invochi.
Gli emigranti verso le Americhe
sapevan di trovare te nel porto.
Tu col sorriso e col fraterno abbraccio
rendevi sopportabile l’addio.
Dormivi su due assi o nuda terra
per ottener dal Ciel la conversione
di tanti che lontani son da Dio
o sono afflitti dalle malattie.
Milleottocentosessantasei:
l’epidemia miete tante vittime.
La carità ti spinge ad offrire
la vita affinché cessi il colera.
Dapprima come angelo soccorri,
passando tra le case e tra i malati;
quando sorella morte ti rapisce
diventi tu un angelo del Cielo.
133
44
Servo di Dio Guglielmo Massaia
Sac. francescano cappuccino missionario
- Piovà d’Asti (At) 8 giugno 1809
+ San Giorgio a Cremano (Na) 6 agosto 1889
Scrisse, per ordine del papa Leone
XIII, che lo creò cardinale, la sua vita missionaria in 12 volumi: “I miei 35 anni di
Missione nell’Alta Etiopia”. Piovà d’Asti
oggi si chiama: Piovà Massaia, in onore
del grande concittadino. Fu cappellano
dell’Ospedale Mauriziano di Torino, dove
studiò nozioni di medicina e chirurgia. Fu
direttore spirituale di San Giuseppe Cottolengo, di Vittorio Emanuele II e di Silvio Pellico. Gregorio
XVI lo nominò Vicario apostolico dei Galla. Fu consacrato vescovo a Roma il 24 maggio 1846. Galla, Berberi
e Copti d’Egitto sono i tre rami dell’albero camitico. Il
Massaia affrontò rischi di morte decine di volte, finse mestieri, camminò scalzo e impiegò sei anni per penetrare
fino al territorio dei Galla. Dodici volte tentò la via del
Mar Rosso, quattro volte le frontiere dell’Abissinia. Subì
esili e prigionie. Curò il vaiolo per cui lo chiamarono Padre
del Fantatà (del vaiolo). Fondò scuole, divulgò libri in lingua gallica, incrementò l’istruzione, si batté per abolire la
piaga della schiavitù. Riportò la pace fra tribù in guerra.
Fondò stazioni missionarie tra cui Infinnì, ossia Addis
Abeba l’attuale capitale dell’Etiopia e la celebre Massaua.
Menelik II lo protesse, l’imperatore Joannes IV lo costrinse
ad allontanarsi. Curò relazioni scientifiche e commerciali
con l’Europa. Il Governo Italiano lo nominò “Ministro plenipotenziario” nel rapporto di amicizia fra Italia ed Etiopia. Il suo corpo riposa nella chiesa cappuccina di Frascati
come aveva desiderato. Lì hanno allestito il “Museo etiopico” con molti oggetti a lui appartenuti.
Il Processo di beatificazione iniziò nel 1914.
134
E come seguire
le tue avventure
di gran missionario,
Abuna Messias?
Tu sei cappellano
a San Mauriziano.
Sei guida dell’anima
del buon Cottolengo.
Ti prendi pur cura
di uomini illustri:
Vittorio Emanuele
e il gran Silvio Pellico.
Lo sguardo paterno
del papa Gregorio
si volge all’Africa,
che aspetta il Vangelo.
Sei tu il prescelto
Pastore dei Galla.
È qui l’odissea,
che sembra incredibile.
L’Oceano Indiano,
e poi il Mar Rosso,
infine il Sudan
per giungere ai Galla.
135
Per ben quattro volte
finisci in prigione.
Subisci l’esilio
e rischi la morte.
Annunci il Vangelo.
Combatti il vaiolo.
Per quel “Fantatà”
ti chiamano “Padre”.
Tu stampi grammatica
in lingua dei Galla
per farla conoscere
a tutta l’Europa.
I libri di scuola
divulghi tra i giovani
per dare istruzione
e nuove speranze.
Tra guerre tribali
riporti la pace
e curi i malati
dell’epidemia.
Il Papa in premio
ti fa Cardinale.
Racconti l’impresa
per suo volere.
136
45
Santa Maria Giuseppa Rossello
Religiosa fondatrice - Albissola Marina (Sv) 27 maggio
1811 + Savona 7 dicembre 1880
È la madre fondatrice delle Figlie
di Nostra Signora della Misericordia.
Quarta di dieci figli, dovette lavorare
molto in casa fin da piccola e dedicarsi
alla cura dei fratellini. A sette anni va
come domestica presso la famiglia
Monleone di Savona. Si rifiutò di accettare l’adozione e l’eredità, perché
sentiva la vocazione religiosa. Il primo
convento di suore la respinse in quanto
priva della convenzionale dote. In poco tempo ha molti
lutti in famiglia. Nel 1837 il vescovo Agostino De Mori
lancia un appello per reclutare ragazze volontarie per assistere orfani, malati, poveri e ragazze della strada. Benedetta
(nome di battesimo) insieme ad Angela e Domenica Pescio
rispondono subito. Trovano una piccola casa e danno inizio
a tutte quelle forme urgenti di attività caritative promosse
dalla Chiesa e care al Vangelo. Si moltiplicano le vocazioni e le Case di quelle che ora sono le “Figlie di Nostra
Signora della Misericordia”. Emettendo i voti, Benedetta
prende il nome di Maria Giuseppa. Rimarrà superiora fino
alla morte. Sono centinaia le case sparse in Liguria, in Italia e all’estero. Crea anche un seminario ecclesiastico per
seminaristi poveri. Ultima istituzione “Casa delle Pentite”
a Savona. San Pio X approvò e incoraggiò l’opera. Il 12
giugno 1949 Pio XII canonizzò Madre Maria Giuseppa.
137
È questo il tuo fardello:
lavoro nella casa,
la cura dei fratelli,
l’aiuto ai bisognosi.
L’amore al Crocifisso,
devota di Maria,
è l’olio che alimenta
l’ardore dello spirito.
A diciannove anni
ti iscrivi al Terz’Ordine,
prendendo San Francesco
da guida nel cammino.
Per sette anni interi
ti dedichi al servizio
di casa Monleone
per sostenere i tuoi.
La vocazione sboccia
e bussi all’Istituto.
È la risposta “no”
perché non hai la dote.
L’appello lancia il vescovo
di volontario aiuto
per aiutare i poveri
ed istruir le giovani.
138
In tre da Albissola
l’invito raccogliete.
Vi consacrate a Dio
e lavorate insieme.
Sono le prime gocce,
ma poi diventa un fiume
per dissetare il mondo,
che langue nella sete.
Con la divina grazia
si fa fecondo il seme.
La carità vi spinge
a sempre nuove imprese.
Famiglie ed ospedali,
fanciulli abbandonati,
ragazze sfortunate:
è allarme di soccorso.
Il vescovo vi segue,
i parroci vi invitano
e le missioni urgono:
la Chiesa vi incoraggia.
Savona e la Liguria,
l’Italia e il mondo intero
accolgono esultanti
il messaggio d’amore.
139
46
Beato Ludovico da Casoria
Sac. francescano minore fondatore
- Casoria (Na) 11 marzo 1814 + Napoli 30 marzo 1885
Come Buon Samaritano si
chinò con abnegazione su poveri
e infermi. Sulla collina dello Scudillo di Capodimonte, a Napoli,
fondò l’Istituto “La Palma”, un’infermeria-farmacia per i frati malati
della Provincia francescana e per i
sacerdoti indigenti. Di giorno si trasformava in questuante di carbone
per la mensa e di medicine per la
farmacia, mentre il servizio all’interno della struttura era
assicurato da terziari secolari. L’incontro con il sacerdote
Don Olivieri, che aveva riscattato due bambini moretti dai
mercati africani, gli fece abbracciare questa causa. Nacque
il programma: “Convertire l’Africa con gli Africani”. Con
l’aiuto di Ferdinando II, riscattò bambini schiavi ad Alessandria e al Cairo. Diede loro una formazione cristiana e
culturale, per inviarli, una volta adulti, missionari nel loro
paese. Fondò due Congregazioni: i Frati Bigi (dal colore
dell’abito) e le Suore Elisabettine. Rispondeva con generosità ad ogni appello, fondando Istituti in ogni parte d’Italia:
“Gli Accattoncelli” a Napoli per i bambini abbandonati; un
Istituto per ciechi e sordomuti ad Assisi; un Orfanotrofio
con annesse scuola di musica e tipografia a Firenze; una
Casa per vecchi pescatori e bambini scrofolosi a Napoli.
Un vero cantico d’amore a Dio e ai fratelli.
140
L’Africa deve convertire l’Africa.
È questa la tua bussola sicura.
Su questa strada forza e ideali.
Come Francesco tu cerchi il Sultano.
Con la filosofia e matematica,
che a Napoli insegni per vent’anni,
non puoi saziar la fame dello zelo
d’un mondo in cui Gesù è ancora schiavo.
Son certo che perfino nel tuo sonno
i bimbi negri chiedono il tuo aiuto.
Intanto crei la bella farmacia
per tutti i frati infermi da curare.
Capodimonte vede l’edificio,
che hai fatto costruire per gli anziani
e per i frati invalidi e più poveri.
È il segno della tua carità.
È l’anno di Maria tra i Pirenei
e del riscatto dei primi bambini.
Diventa questa l’ardua tua missione
e tu la vivi sempre con passione.
Re Ferdinando viene in tuo aiuto.
Ti manda a riscattare quei bambini
che sono sul mercato d’Alessandria
d’Egitto; a sue spese li ricompri.
141
I primi due negretti li battezza
solennemente il Cardinal di Napoli.
Si sparge la notizia nell’Europa
e tu raccogli offerte di ogni parte.
Gli spazi de “la Paloma” sono stretti.
Provvede di persona il re di Napoli
ad espropriare ed a donare all’Opera
quanto terreno occorre per l’Asilo.
La fondatrice delle Stimmatine
t’aiuterà per tutte le “morette”,
intanto che il Collegio dei “negretti”
diventa sempre più organizzato.
Chi t’aiuta? Terziari Regolari,
dal popolo chiamati i “frati bigi”,
e le sorelle Elisabettine
di cui tu stesso sei fondatore.
Subisce il crollo il re e il suo governo
e soffia il vento dei garibaldini,
poi ci sarà la Casa dei Savoia
e tutto diventa molto più difficile.
La Provvidenza guida la tua forza:
orfani, sordomuti, sofferenti,
rachitici, negretti e negrette.
Ognuno porta il segno dei beati.
142
47
San Corrado da Parzham
Rel. francescano cappuccino
- Venushof in Parzham (Baviera) 22 dicembre 1818
+ Altötting (Bassa Baviera) 21 aprile 1894
Giovanni Evangelista,
penultimo dei dodici figli
dei coniugi Birndorfer che
possedevano una fattoria
in Parzham, era un ragazzo
mite e allegro.
Lavorava volentieri
con i propri dipendenti
dedicandosi ai lavori più
duri.
Recitava tanti rosari e
diffondeva pace e gioia.
Nel 1841 entrò nel
Terz’Ordine Francescano.
Nel 1849 fu accolto nel
convento dei Cappuccini di Sant’Anna in Altötting, prendendo il nome di Corrado.
Qui per 41 anni svolse il delicato compito di portinaio.
Ben presto si diffuse la sua fama di santità.
Quando arrivavano i poveri andava in cucina e per loro
sceglieva il cibo migliore.
Ebbe a cuore l’infanzia abbandonata.
Morì dopo aver lavorato fino all’ultimo giorno.
143
“Corrado portinaio”.
Adesso tocca a lui
l’andare avanti indietro
per rispondere a tutti.
Ora l’uno, ora l’altro
i frati son chiamati.
Gentile e assai paziente,
Corrado riferisce.
Si duole quando deve
riferire: “non c’è”.
Vorrebbe accontentare,
ma non tutto si può.
Appena apre la porta
è il primo a salutare:
- Fratello, Pace e bene ...
... Sia lodato il Signore! Fra Corrado è discreto.
Mai rivolge domande
di qualche leggerezza
o di curiosità.
È lì con gran modestia
e pura carità.
Al fraterno saluto
unisce buone parole.
144
Conosce tanta gente.
Sa dare buon consiglio.
Sa capire il dolore.
Infonde la speranza.
Si direbbe che tanti,
prima del confessore,
cercano il portinaio,
il santo fra Corrado.
L’ora di intervallo
la trascorre in cappella
e tutto riferisce
al dolce e buon Gesù.
È viva la sua supplica,
e nessuno dimentica.
E per i peccatori
implora il perdono.
Si parla di prodigi
per sua intercessione.
- Fa tutto Lei - risponde
e addita la Madonna.
Finite le tue forze
riconsegni la chiave.
Pronto a consegnare
la bell’anima a Dio.
145
48
Beato Onorato Kazminski
(Venceslao) Sac. francescano cappuccino fondatore
- Biala (Polonia) 16 ottobre 1829
+ Nowe-Miasto (Polonia) 16 dicembre 1916
Fin da giovane sacerdote
fu illuminato direttore di anime
in diverse chiese di Varsavia.
Incaricato della direzione dei
terziari francescani, li guidò
spiritualmente e li impegnò in
attività caritative e sociali.
Formò gruppi di uomini e
donne dediti alla recita del rosario e fondò numerosi Istituti
di consacrati che influissero
con il loro apostolato nella società.
Difese la fede cattolica
contro le persecuzioni dello zar di Russia, che voleva staccare la Chiesa polacca da Roma, per inserirla in quella ortodossa.
Nutriva una profonda devozione mariana, pregava
costantemente e studiava il Vangelo, fonte della sua vita
religiosa.
Additava la vita nascosta quale impegno per imitare la
vita della Vergine di Nazareth.
Scrisse molte opere dedicate alla Madonna.
Il suo “Diario Spirituale” è lo “specchio” di un cuore
innamorato di Dio e della Vergine Maria.
146
Come il sol, dorata fa la spiga,
così l’amor, preziosa fa la vita.
Dio stesso rende degna del suo premio
l’anima che s’adorna della grazia.
A Dio piace fare il giardiniere.
In Cielo ne coltiva di bellissimi.
I fiori sono gli Angeli e i Santi.
Ne volle in terra uno dall’inizio.
Una bufera tutto lo distrusse.
Ma poi mandò Gesù e rifiorì.
Adesso i fiori sbocciano dovunque
in ogni tempo e sono profumati.
Lui li coltiva sulla nostra terra
poi li trapianta tutti in Paradiso.
È immacolato giglio il più bello;
gli altri sono di mille colori.
Tu padre Onorato fosti assunto
in qualità di bravo giardiniere.
Fondasti ventisei Istituti
di consacrati, uomini e donne.
Tu stesso direttore spirituale
e ricercato padre confessore.
Con quattromila lettere ferventi
li incoraggiavi nella santità.
147
S’adoperò lo Zar per distaccare
la Chiesa di Polonia dal Pontefice.
Fu più violento contro i religiosi;
ne decretò la triste soppressione.
Tu predicasti impavido il Vangelo
ed accoglievi molti nel Terz’Ordine.
Da laici avevan piena libertà
professando così la propria fede.
Li approvò la Sede Apostolica
e tutti facevano ancora tanto bene.
Li hai animati con l’amore
e con l’esempio sempre sostenuti.
Fra i tuoi preziosi scritti hai lasciato
la bella “Enciclopedia Mariana”,
misura dell’amore per Maria,
che fu la fonte dell’ispirazione.
Ci hai lasciato il “Diario Spirituale”.
È il prezioso specchio del tuo cuore.
È la fedele scorta dei tuoi passi
e guida illuminata per le anime.
Ora il tuo corpo attende il grande giorno
nella modesta chiesa di Nowe-Miasto.
Lì fiduciosi e sempre numerosi
per venerarti vengono i devoti.
148
49
Beato Diego Oddi
Rel. francescano minore
- Vallinfreda (Roma) 16 giugno 1839
+ Bellegra (Roma) 3 giugno 1919
Il beato Diego Oddi nacque da
una modesta famiglia contadina.
Pascolava il gregge e lavorava i
campi. Vedendo il frate minore
passare per la questua, sentì una
voce che dentro gli diceva: “Ecco
come devi essere tu”. A 32 anni
disse a suo padre: “Che sto a
fare nel mondo? Io vado a farmi
santo”. Entrò nel Ritiro di Bellegra. Fu accolto come terziario oblato, poi fece il noviziato e la professione religiosa.
Bussando alla porta del convento quando arrivò, aveva incontrato fra Mariano. Diego spiega e chiede consiglio. Fra
Mariano gli risponde in tono tutto ispirato: - Sii buono,
figlio mio, sii buono -. Questo voleva dire: fa’ presto e fa’
sul serio. Saranno beatificati insieme da Giovanni Paolo II
il 30 ottobre 1999. Gli fu affidato l’ufficio di questuante.
Era la provvidenza del convento e una benedizione per la
gente. In una udienza il papa San Pio X vedendolo disse:
“Ecco un vero figlio di San Francesco”. Passava per le
strade e per tutti aveva un consiglio, una parola buona, una
carezza per i bambini. Sempre gioviale, col rosario tra le
dita, la forcella per bastone e la bisaccia sulle spalle. Morì
cantando alla Madonna il suo canto preferito: “Andrò a
vederla un dì”. La sua tomba divenne subito meta di pellegrini, che andavano a ringraziare e a chiedere aiuto. Molte
sono le testimonianze di beneficati. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1999, insieme al suo caro fra
Mariano.
149
“Fra Diego itinerante”
modello di bontà
vorrei chiamarti io,
fratello in San Francesco.
“Il frate questuante”
ti chiamano in convento.
Riporti da mangiare
e sempre sei contento.
“Io sono il somarello”
di te diresti tu,
perché la Provvidenza
affida tutto a te.
“Fra Diego è un santo”
così commenta il popolo,
che vede il fraticello
con l’umile bisaccia.
Dal Papa andasti a Roma
e il Papa santo disse:
- Ecco un vero figlio
del Padre San Francesco -.
“Sii buono, figlio mio”
ti disse fra Mariano,
che ti aprì la porta
quando bussasti ai frati.
150
Tu prima di partire
dalla casetta povera
hai detto al tuo papà:
- Io vado a farmi santo -.
Cominci il noviziato
dicendo a te stesso:
- Questi son tutti santi;
qui si fa sul serio! Al tempo di Francesco
andando a predicare,
s’andava a due a due,
qui ora basti solo.
Rosario per Maria,
sorriso per la gente,
carezza per bambini,
conforto per malati.
Ognuno dà e riceve,
felice di donare,
felice di ricevere.
A tutti dài Gesù.
Beato Diego, grazie.
Continua pur dal Cielo
a seminar sorrisi,
ed ottenere grazie.
151
50
Beato Giuseppe Tovini
Terziario francescano - Cividate Camuno (Bs) 14 marzo
1841 + Brescia 16 gennaio 1897
Si laurea nel 1865 nell’Università
di Pavia. È assiduo nella preghiera
ed esemplare per condotta di vita cristiana. Deve rinunciare al desiderio di
diventare missionario. Nel 1867 si trasferisce a Brescia. Lavora nello studio
dell’avvocato Corbolani. Ne sposa la
figlia Emilia. Nasceranno dieci figli, di
cui uno sarà sacerdote e due religiose.
Dal 1871 al 1874 è sindaco di Cividate.
Sana i debiti pubblici, fonda scuole, fonda la Banca di Vallecamonica in Breno per favorire i piccoli risparmiatori.
Progetta un collegamento ferroviario tra Brescia ed Edolo.
Si realizzerà dopo la sua morte. Coordina la fondazione
del quotidiano “Il Cittadino di Brescia”. Dal 1878 diviene
Presidente del Comitato diocesano “Opera dei Congressi”.
Promuove i “comitati cattolici”. È eletto consigliere provinciale e poi consigliere comunale di Brescia. Lavora a
livello regionale e nazionale nel campo della scuola, della
stampa, opere pie, assistenziali e caritative. Nel mondo del
lavoro cura una presenza attiva e organizzata dei cattolici.
Fonda le “Società Operaie Cattoliche” e le Casse Rurali; a
Brescia la Banca San Paolo e il “Banco Ambrosiano” a Milano. Fonda l’asilo “Giardino d’infanzia di San Giuseppe”,
il “Patronato degli studenti” e l’“Unione Leone XIII” per
gli studenti cattolici che diverrà la “FUCI”. È sua la Rivista
pedagogica e didattica “Scuola Italiana Moderna per maestri cattolici”. Cura il suo fervore eucaristico e l’amore alla
Madonna. Entra nel Terz’Ordine francescano. Muore a 55
anni. Giovanni Paolo II lo dichiara beato il 20 settembre
1998.
152
L’ambiente di famiglia,
la vita del “Collegio”,
ti danno dall’inizio
l’impronta del cristiano.
Tu sei virtuoso e pio
e sogni le missioni,
ma devi dare il pane
ai sei tuoi fratelli piccoli.
Appena laureato,
la tua mamma muore.
Il buon notaio a Lovere
ti propiziò il lavoro.
E la sua figlia Emilia
s’innamorò di te.
Voi dieci figli avrete
tra cui un sacerdote.
Promuovi “Comitati”
in tutte le parrocchie.
Dài vita al quotidiano:
“Cittadino di Brescia”.
A Civitade sindaco,
poi consigliere a Brescia,
ti vede Presidente
“l’Opera dei Congressi”.
153
Poi dal tuo cuore nascono:
la “Società Agricola”,
le ”Società operaie”,
i “Circoli cattolici”.
Gli universitari
e tutti gli studenti,
cresciuti nella fede,
unisci nella “Fuci”.
Poi la “Banca San Paolo”
ed il “Banco Ambrosiano”
tu fondi ed organizzi
per garantir risparmi.
Tu pieghi verso Cristo
le masse operaie,
e tieni tutte unite
le forze della Chiesa.
Perfino somma cura,
tu prendi dell’infanzia;
l’“Asilo San Giuseppe”
adesso è lor “Giardino”.
Devoto di Maria,
ti nutri di Gesù,
e al Padre San Francesco
ti leghi con la Regola.
154
51
Sant’Antonino Fantosati
Vescovo martire francescano - Trevi (Pg) 16 ottobre
1842 + Hoang-scia-wan (Cina) 7 luglio 1900
Al secolo Antonio entrò a 16 anni tra i
Francescani a Todi. Prese il nome di Antonino. È sacerdote nel 1865. Nel 1867 parte
missionario per la Cina insieme ad altri otto
Francescani. Giunto ad Uccian, capitale
del Hu-pè, indossa abiti cinesi, come era
obbligo, prendendo il nome di Fan-hoaete. Vi rimane per sette anni. Impara bene la
lingua e i costumi, tanto che lo chiamano
il “Maestro”. Nel 1889 è nominato Vicario apostolico dell’Hu-nan. È avversato e perseguitato dai “boxers”; da idolatri, bonzi confuciani e dal crudele viceré Yü-sien. Tornò
per otto mesi in Italia, a scopo di reclutare altri missionari. Raggiunse di nuovo la Cina, dove trovò una terribile
carestia. Si prodigò dando cibo, vestiti e medicinali. Nell’assistere i malati contrasse il vaiolo, ma guarì. Fu eletto
Amministratore apostolico e Vicario apostolico dell’alto
Hü-pè. Sulla sua testa fu messa la taglia di 100 once d’argento. Nel 1900 i boxers incendiano e distruggono chiese
ed orfanotrofi. Bruciano vivo p. Cesidio Giacomantonio e
lapidano p. Giuseppe M. Gambaro. Il vescovo Antonino
era in visita fuori. Volle accorrere in barca alla missione.
La plebaglia, aizzata dai boxers, circonda la barca, li costringe a riva e li percuote a morte. Un pagano infilò il
vescovo con un palo di bambù. Il vescovo riesce a sfilare
il palo. Un altro riprende quel palo e passa da parte a parte
il corpo del francescano. Il Padre Fantosati muore così a
58 anni, dopo 33 anni di missione. Il gruppo di martiri, canonizzati, era di 29 tra sacerdoti, suore, catechisti e fedeli.
Nell’intero arco di persecuzione in quel periodo furono
circa 20.000 coloro che morirono per la fede.
155
Ancora si scatena il gran furore:
la Cina vuole sangue dai cristiani.
Saranno ventimila i trucidati
con false accuse e tragiche menzogne.
La verità illumina un popolo.
I Francescani predicano Cristo.
Con carità instancabile soccorrono
infermi e bisognosi “d’ogni genere”.
Strumenti del demonio sono i boxers.
Son fiancheggiati questi dai pagani,
dagli invidiosi bonzi confuciani
e dal crudele viceré Yü-sien.
Sono omicidi e ladri senza scrupoli.
La vita dei pacifici cristiani
scatena l’odio e l’ira diabolica.
Occorre ai credenti fede eroica.
Padre Antonino è della bella Trevi,
dove la pace è tutta francescana
e la vicina Assisi fa memoria
del grande Araldo e servo del Vangelo.
Lo stesso saio indossa Antonino.
Come Francesco a Cristo è consacrato
e dall’ardor serafico acceso
va a predicare nell’Estremo Oriente.
156
Uguale al desiderio che ti spinge,
profumano i tuoi piedi, Antonino.
Tu porterai la luce dove il sole
non può scaldare il cuor d’un continente.
Il generale e il papa in te confidano.
La lingua impari e vesti da cinese
e medicine e cibo elargisci.
Converti gente e fabbrichi le chiese.
Dall’Alto Hu-pè tu scendi ad Hu-nan.
I missionari vai ad incontrare
e a tutti sai donare entusiasmo.
Ma l’Oriente è pieno di minacce.
Tu corri dove incombe più pericolo.
Circondano la barca e vi catturano.
Appena messo piede sulla riva,
la folla urlante inizia il massacro.
Orfanotrofio e chiesa sono in fiamme.
Un palo di bambù con ferro in punta
trafigge il tuo petto e cadi a terra.
Sono due lunghe ore d’agonia.
Tu, come Santo Stefano, perdoni.
È voce di preghiera il tuo sangue.
Ne beve goccia a goccia quella terra,
che tu consacri a Cristo col martirio.
157
52
Beato Innocenzo da Berzo
Sac. francescano cappuccino
- Niardo (Bs)19 marzo 1844 + Bergamo 3 marzo 1890
Conobbe subito il sacrificio a
causa della prematura morte del
papà. Pregava volentieri e nutriva
grande pietà per i poveri. Studiò nel
collegio municipale di Lovere (Bg),
poi passò al seminario di Brescia. Fu
ordinato sacerdote nel 1867. Cercava
una forma di vita dove meditazione e
penitenza fossero alimento spirituale
quotidiano. Il 16 aprile 1874 entrò
tra i Cappuccini dell’Annunziata di
Bormo (attuale Cogno). Fu tra i redattori degli Annali
Francescani. Predicò al popolo e al clero. Sempre dimesso
e innamorato dell’Eucaristia. Prediligeva il rosario e la Via
Crucis e inculcava ai fedeli e ai confratelli l’amore al Crocifisso e alla Madre di Gesù, Regina del Rosario. Il suo
motto: “patire, fare e tacere”. “Gesù è tanto offeso, tocca
a me non lasciarlo solo nell’afflizione”. “Desidero essere
soggetto a tutti e in orrore essere preferito al minimo”.
Molti fedeli si affidavano alla sua direzione spirituale. I
prodigi a lui attribuiti sono tanti. Un alpinista precipitato lo
invoca. Si vede scendere una fune e una voce che lo guida.
Arrivato su non c’era nessuno. La sua opera editoriale di
un migliaio di pagine rivela il segreto della sua santità:
abbandono nelle braccia del Padre.
Muore a 46 anni.
Il 12 novembre1961 Giovanni XXIII lo dichiarò
Beato.
158
Temprato sui sentieri di montagna
avevi nelle ossa robustezza,
nei tuoi potenti muscoli energia
e la prontezza nelle decisioni.
Rimasto senza padre da bambino,
in povertà e tante privazioni
sei sempre generoso con i poveri.
Talvolta il loro chiedere previeni.
Più spesso introduci nella casa
quello che non ha più un cencio addosso.
Lo rifocilli e doni i tuoi vestiti
poi lo saluti e lo ringrazi tanto.
Dal collegio di Lovere passasti
al seminario in diocesi di Brescia.
Da vice direttore ti rimossero
perché - dicevan - non avevi polso.
In verità tu sogni solitudine.
Hai l’impellente fame di preghiera.
E finalmente bussi al noviziato
dei Cappuccini presso l’Annunziata.
A quarant’anni sei vice maestro.
Felice di quel luogo di silenzio
dove il tacere viene definito:
“Loquela taciturna dell’amore”.
159
E già, perché il silenzio di parole
concede spazio al fiume dell’amore
e questo cambia l’acqua in vapore
e dà dolce ebbrezza del salire.
Così sembrava sciogliersi in colloquio
con lo Spirito Santo nella Messa.
Il volto diventava luminoso
e vi scorrevan spesso tante lacrime.
Davanti al tabernacolo restava
per lungo tempo senza movimenti.
Sembrava più rapito dall’ascolto
di deliziosa voce che ristora.
E quando contemplava il Crocifisso
si sentiva straziare dal dolore.
E non sembrava tanto meditare
quanto subire al vivo la Passione.
Fuggiva attento ogni apprezzamento.
Sembrava fatto per l’ultimo posto.
E non sfuggiva questo ai confratelli,
che ancora più gli davan stima e affetto.
Ogni giorno faceva la Via Crucis
e la raccomandava ai penitenti.
Si sa ch’è parallela la Via Lucis.
Così Innocenzo: “per crucem ad lucem”.
160
53
Sant’Alberto Chmielowski
Terziario francescano fondatore - Aigolonija (Polonia)
20 agosto 1845 + Cracovia (Polonia) 25 dicembre 1916
Trascorse l’infanzia a Varsavia. Frequentò
a Pietroburgo la scuola dei cadetti. Nel 1863,
studente di Agricoltura a Pulawy, partecipò
all’insurrezione polacca contro l’oppressione
zarista. Ferito e fatto prigioniero, gli fu amputata la gamba sinistra. Aiutato dai parenti
fuggì dalla prigionia e andò a Parigi. Esercitò
pittura. A Gand, in Belgio, frequentò la facoltà
di Ingegneria. Passa a Monaco di Baviera per
studiare pittura nell’Accademia delle Belle Arti. Nel 1874
torna in Polonia e si dedica alla pittura. Il quadro molto
bello dell’“Ecce Homo” gli diede l’impulso ad un nuovo
ideale di vita. Nel 1880 entra come novizio nella Compagnia di Gesù in qualità di fratello laico. Dopo sei mesi lascia per motivi di salute. Andò a Podolia, territorio polacco
assoggettato alla Russia. Venne a contatto col Terz’Ordine
Francescano. Rientrò a Cracovia. Si stabilì presso i Cappuccini. Digiunava e assisteva i poveri col provento della
sua arte. Visitando i dormitori pubblici, decise di vivere
tra loro. Il 25 agosto 1887 vestì l’abito grigio dei Terziari
col nome di Fratel Alberto. Guidato dal Cardinale Dunajerwski, fondò i Servi dei Poveri (1888), che si presero cura
dei dormitori maschili. A donne collaboratrici affidò il
dormitorio femminile. La Congregazione femminile curò
anche asili, orfanotrofi, case per disabili e anziani. Organizzò aiuti per i lazzaretti. Le due Congregazioni diedero
vita a 21 case religiose con 40 frati e 120 suore. Vivevano
della Provvidenza. Attingevano forza dall’Eucaristia e dall’amore a Cristo crocifisso. Raccomandò a tutti la devozione alla Madre di Gesù. La gente lo chiamò: “il padre dei
poveri”. Giovanni Paolo II lo canonizzò il 12 novembre
1989.
161
Ci voglion tanti libri per narrare
le opere di bene che hai compiuto.
Da buon cadetto in Russia
alle patriote lotte e barricate.
Ferito, prigioniero ed amputato
della tua gamba senza anestesia!
T’aiutano a fuggire e vai in Francia.
E lì puoi dedicarti alla pittura.
A Gand, in Belgio, studi ingegneria.
Ti rechi poi a Monaco in Baviera.
Nell’Accademia torni alla pittura.
È l’arte che ti prende tutto il cuore.
Chi ti circonda ammira ciò che fai,
ma tu maturi dentro altri ideali.
Rimani sempre fermo nella fede.
Ti chiedi se con l’arte servi Dio.
Dall’esperienza di quell’ “Ecce Homo”,
ti senti folgorato nello spirito.
T’ha scelto Cristo qual samaritano.
Sarai strumento della sua bontà.
Non appartieni più soltanto all’arte.
È l’arte che appartiene ancora a te.
La cambierai in pane per i poveri.
Saranno essi nuova tua famiglia.
162
È San Francesco adesso che ti guida.
Ti iscrivi al Terz’Ordine sognato.
Ti guideranno i frati cappuccini.
Conoscerai i tristi dormitori.
Di Cristo ora conosci il nuovo volto.
Son tutti questi poveri affamati,
abbandonati, laceri ed umiliati.
Uno di loro in mezzo a lor sarai.
Ben presto molti accorrono al tuo fianco
e uomini e donne riunirai.
Son prima i terziari francescani.
Indossan come te l’abito grigio.
Poi seguiranno donne generose
e gli uni e le altre “Servi son dei poveri”.
Diseredati, poveri, abbandonati
hanno trovato casa e famiglia.
Asili, ospedali e lazzaretti
sono curati dalla carità,
che ha seminato in te il buon Gesù
e in tutti questi figli che ti seguono.
Voi attingete forza dalla Croce.
Nel giorno di Natale voli al Cielo,
dicendo a questi figli generosi:
- Sappiate, ch’è Maria la Fondatrice -.
163
54
Serva di Dio Barbara Micarelli
Fondatrice
- Sulmona (Aq) 3 dicembre 1845 + Assisi 19 aprile 1909
Fu battezzata nella Cattedrale di
San Panfilo. Con la famiglia si trasferisce a L’Aquila. Vive continuo
e forte richiamo alla preghiera, specialmente dopo che, a 12 anni, riceve
la prima Comunione. È circondata da
tanto affetto. A vent’anni è colpita da
improvvisa e grave malattia. Per la
medicina è sul punto del non ritorno.
Barbara guarisce miracolosamente.
Lei afferma che le è apparso il suo speciale protettore San
Giuseppe. Abbandona il mondo per consacrarsi al servizio
dei poveri, dei bambini, degli orfani. La seguono la sorella
Carmela e l’amica Caterina Vicentini. Prende in affitto
una piccola casa. Nel 1873 inizia la vita di comunità. Nel
1878 acquista a L’Aquila il Palazzo Picalfieri, in via Fortebraccio. Resterà la casa della Fondazione. Molte sono
le bambine ed orfanelle che frequentano la scuola e ricevono la sua assistenza. Nel Natale 1879 veste l’abito francescano insieme alle altre, il cui numero ora è cresciuto.
Emettono i voti nelle mani di padre Bernardino da Portogruaro. Barbara prende il nome di Suor Maria Giuseppa
di Gesù Bambino. Nel 1897 corona il sogno di aprire una
Casa a Santa Maria degli Angeli in Assisi. Sarà la Casa di
noviziato. È felice di vivere vicino alla Porziuncola. Nel
1898 si ammala gravemente ed è costretta a recarsi a Roma
per una cura efficace. Passano vari anni, e vedendo che le
sue condizioni si aggravano, torna in Assisi, ma le suore
non l’accolgono; chiede ospitalità alle Suore Francescane
Missionarie del Giglio. Dopo qualche giorno muore, perdonando le sue consorelle.
164
O Micarelli Barbara,
figlia del nostro Abruzzo,
in piena fanciullezza
vai da Sulmona a l’Aquila.
La prima Comunione
ricevi il quattro ottobre.
T’invita San Francesco
a divenir sua figlia.
La malattia improvvisa
ti porta all’agonia.
I medici dichiarano:
- Non si può far più nulla -.
Di colpo torni sana.
Racconti la visione:
- Il mio San Giuseppe
mi ha voluto viva -.
E quella esperienza
ti porta a maturare
la propria vocazione
in seno alla Chiesa.
Servire i bambini
più poveri ed orfani
e dar così la vita
in dono per gli altri.
165
Ti seguon senza indugio
Carmela, tua sorella,
e la più cara amica,
la buona Caterina.
La prima Casa è pronta,
in via Fortebraccio,
e voi vestite l’abito
nel giorno di Natale.
Francesco è il vostro Padre
e l’Istituto chiami:
“Terziarie francescane
oh!, di Gesù Bambino”.
Tu, Suor Maria Giuseppa,
sei di Gesù Bambino.
Insieme alle sorelle
raggiungi presto Assisi.
Vicino alla Porziuncola
dài vita al noviziato.
Per grave malattia
a Roma ti ricoveri.
Ritorni ad Assisi
per qui morire in Casa.
Per te la porta è chiusa;
tu morirai altrove.
166
55
Santa Maria Bernarda
Fondatrice
- Auw (Svizzera) 1848 + Cartagena (Colombia) 1924
Viene educata cristianamente e trascorre un’adolescenza tranquilla. Si dedica
dopo le scuole elementari, ai lavori agricoli.
Sente il richiamo alla vita consacrata. A 19
anni su consiglio del padre Sebastiano Villigeri bussa alle Cappuccine del monastero
di Altstätten. Al noviziato prende il nome di
Maria Bernarda del Sacro Cuore di Maria.
Dopo la professione esorta le consorelle ad
una più fedele osservanza. Cura l’orto e il magazzino, ma
soprattutto l’unione con Dio nella preghiera. Affluiscono
parecchie nuove vocazioni. Lei conserva l’aspirazione missionaria. Intanto riveste l’ufficio di maestra delle novizie e
poi di Badessa. Arriva l’invito del vescovo di Portoviejo,
in Ecuador, a mandare delle suore. Maria Bernarda ottiene
il permesso dalla Santa Sede e parte con sei consorelle. Il
suo binomio è: clausura e povertà. C’è degrado, ignoranza
e povertà. Arriva dovunque superando mille difficoltà e
contrasti. Le suore di Altstätten si separano dal movimento
missionario di suor Bernarda. Lei fonda la “Famiglia delle
Suore Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice”.
Apre altre due Case, a Santana e a Canon Ben. Il governo
attua un’accanita persecuzione antireligiosa. Bernarda con
15 suore si dirige a Bahia in Brasile e poi di nuovo in Colombia. A Cartagena il vescovo Eugenio Biffi le chiede di
lavorare in quella diocesi. Trova ospitalità nell’ospedale
femminile di “Obra Pia”. Diventerà la Casa Madre della
congregazione. Suor Maria Bernarda vi rimane fino alla
morte. Riesce ad aprire Case, scuole, collegi, asili, ospedali e ospizi per anziani anche in Brasile. Morì proprio a
Cartagena presso la sua “Obra Pia” a 76 anni. Fu beatificata da Giovanni Paolo II nel 1995 e canonizzata da Benedetto XVI nel 2008.
167
Hai terminato il corso
di scuola elementare.
Tu, tenera fanciulla,
a lavorare i campi?
Perché la tempra forte
t’occorrerà domani.
Affronterai ostacoli;
supererai fatiche.
Il passeggero amore
ti lasci alle spalle.
Ti va chiamando Cristo
per una vita bella.
Le Suore insegnanti
non t’aprono le porte.
T’accoglieranno invece
quelle di “Santa Croce”.
Il padre Sebastiano
ti dice di andare
al monastero di Altstätten,
Cantone di San Gallo.
E tu, Verena Bütler,
sarai “Maria Bernarda
del Cuore di Maria”.
Professi il quattro ottobre.
168
Maestra di novizie
e dopo superiora.
Ma sogni le missioni
ed il segnale arriva.
Il vescovo Schumacher
dall’Ecuador ti chiama.
Tu parti senza indugio
con sei consorelle.
Clausura e povertà
è il binomio sacro.
Rimani poi staccata
dal gruppo di Altstätten.
Le “Suore Francescane
Maria Ausiliatrice”
sarà il vostro nome,
ed apri due Case.
Nell’Ecuador lo Stato
perseguita la Chiesa.
Ti chiama a Cartagena
il vescovo Eugenio.
Dalla Colombia estendi
fino al Brasil l’azione.
A Cartagena rendi
a Dio la bell’anima.
169
56
Beata Maria Teresa Ferragud Roig
Martire - Algemesì (Spagna) 14 gennaio 1853
+ Cruz Cubierta (Spagna) 25 ottobre 1936
Nel 1872 si sposò con
Vicente Silverio Masia,
uomo di fede profonda e
costante preghiera, ed ebbero nove figli.
Quotidianamente partecipava all’Eucaristia e
recitava il rosario.
Esercitò la carità
specialmente attraverso
il lavoro nella Confraternita di San Vincenzo de’
Paoli.
Gioì per le quattro figlie religiose.
Allo scoppio della persecuzione fu imprigionata.
Assieme alle quattro figlie subì il martirio.
Per incoraggiarle nella fedeltà al Divino Sposo volle
essere fucilata per ultima.
Morirono gridando: “Viva Cristo Re”, dopo aver perdonato i loro carnefici.
170
Di fede eroica e martire
ed esemplare madre
di quattro figlie martiri,
Beate della Chiesa.
Clarisse cappuccine
le prime tre eroine.
È l’ultima, professa
Agostiniana scalza.
La numerosa prole
conosce bene Dio,
e vive respirando
preghiera ed umiltà.
Felice la pia madre
appena sorge l’alba,
con sé le reca in chiesa
a ricever Gesù.
Così serrate sembrano
lo stuolo di colombe
discese dal Signore
per onorar la terra.
Durante la giornata
si ripeteva spesso
la bella “Ave Maria”
sui grani del rosario.
171
La fede e la purezza
ognuna d’esse affida
al Cuore Immacolato
della Beata Vergine.
Son tante le preghiere
e tanti i sacrifici
per riparar le offese
al Cuore di Gesù.
Lei fu sostegno e guida
di varie confraternite.
Di fronte alla bufera
raccolse le sue figlie.
Ma la milizia rossa
alfine le scovò.
Nell’ora del martirio
la madre le conforta.
Son obbligate a stare
in fila ed in ginocchio.
Per esortar le figlie
la madre cade in ultimo.
Per terra cinque corpi
tra rivoli di sangue.
Compiuta la missione,
lo stuolo vola al Cielo.
172
57
Beato Salvatore Lilli
Sac. francescano minore martire
- Cappadocia (Aq) 19 giugno 1853
+ Mugiukderesi (Turchia) 22 novembre 1895
Nel 1870 indossò l’ abito francescano. A causa della soppressione degli Ordini religiosi per
ordine del Governo dei Savoia, fu
inviato in Palestina per proseguire
gli studi. A Betlemme completò la
filosofia; a Gerusalemme studiò
teologia e fu ordinato sacerdote il
6 aprile 1878.
Esercitò il suo apostolato in
Armenia Minore per 15 anni.
Nell’epidemia di colera del
1890 si prodigò con l’azione personale e con tutti i mezzi
per soccorrere e aiutare. Nel 1895 scoppiò la persecuzione
turca, che fece strage degli Armeni cattolici. Da Marasac
fu inviato parroco e superiore dell’Ospizio di Mugiukderesi. Anche lì lavorò per le anime e per curare i buoni rapporti tra cattolici, ortodossi e turchi.
Nel 1895 ci furono grandi massacri di fedeli. Padre
Salvatore fu arrestato insieme a dodici cristiani. Durante il
viaggio verso Marasac i soldati imposero: abiura o morte.
Di fronte alla fermezza della loro fede furono uccisi a colpi
di baionette e i loro corpi vennero bruciati.
Padre Salvatore e i suoi compagni di martirio furono
beatificati da Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1982.
173
Tu, Padre Salvatore,
sei nato a Cappadocia,
la bella cittadina
del mondo aquilano.
A diciassette anni
indossi il santo abito
tra i figli di Francesco.
Emetti i sacri voti.
La Casa dei Savoia
sopprime i Religiosi.
Tu vai in Palestina
per proseguir gli studi.
Rimani a Betlemme
per la filosofia;
poi a Gerusalemme
per la teologia.
Divieni sacerdote
ed inviato a Marasac,
è zona dell’Armenia
e lì sei tanto atteso.
Fan ressa i fedeli
al tuo confessionale.
Tu passi per le case
a confortar gli infermi.
174
Tu curi i rapporti
con ortodossi e turchi.
Acquisti un buon terreno,
erigi la cappella.
L’epidemia esplode.
Per tutti tu ti prodighi.
Procuri cibo e farmaci
aiuti d’ogni genere.
Sei nominato parroco
anche a Mugiukderesi,
dove accogli gente,
che cerca un rifugio.
I turchi fan massacro
dei cattolici armeni.
A chi ti dice: “fuggi”
dài ferma la risposta.
- Là dove son le pecore
dev’essere il pastore - O credi in Maometto
oppure morirai! - Io credo in Gesù Cristo;
son pronto a morire! Sei prima massacrato
poi dato alle fiamme.
175
58
Venerabile Luigi Amigò y Ferrer
Vescovo francescano cap. fondatore
- Massamagrel (Valencia Spagna) 17 ottobre 1854
+ Godella (Spagna) 1 ottobre 1934
A 12 anni riceve la prima Comunione. Insieme ad amici coetanei si reca
in ospedale a visitare, aiutare e confortare
gli infermi. Da trent’anni in Spagna sono
banditi gli Ordini Religiosi. Pertanto si
reca dai Cappuccini spagnoli di Bayome
(Francia), dove entra nel noviziato e indossa l’abito, cambiando il nome di Josè
Maria in quello di Luigi. Nel 1877 può
rientrare in Spagna nel convento di Antequera. Viene ordinato sacerdote nel 1879. Nel 1881 rientra nel proprio paese. È maestro dei novizi e restaura la
fraternità del Terz’Ordine. Fonda la Congregazione delle
Terziarie cappuccine (1889) per orfani e ragazze in difficoltà, assistenza negli ospedali e ai ragazzi dei riformatori.
Nel 1889 istituisce la Congregazione dei Terziari Cappuccini dell’Addolorata formata da sacerdoti e laici professi.
Fu Provinciale della nuova Provincia di Toledo e poi di
quella di Valenza. Nel 1907 è nominato vescovo titolare
di Tagaste e poi vescovo residenziale di Segorbe. Rimase
sempre austero e povero; mite e prudente pastore. Ebbe soprattutto a cuore la restaurazione dei costumi e della pietà
cristiana e la formazione religiosa e morale dei giovani
e delle scuole cattoliche. Scrisse 53 esortazioni pastorali;
131 lettere e 102 circolari. Dettò le Costituzioni per le due
Congregazioni da lui fondate. Ebbe molta attenzione per i
poveri e la classe operaia. Fu Senatore del Regno dal 1914
al 1923 per nomina regia. Morì a Godella e fu sepolto nella
Casa-madre delle terziarie cappuccine a Massamagrell. È
venerabile dal 1977.
176
Il diciassette ottobre
è il giorno di tua nascita.
Sei di Massamagrell,
provincia di Valencia.
Con desiderio aspetti
il benedetto giorno
in cui Gesù verrà
per essere tutto tuo.
Ti unisci ai vari gruppi
che in ospedale fanno
gratuita assistenza
ai poveri malati.
Sei generoso e lieto,
previeni le richieste.
Chi cerca il tuo conforto
riceve una carezza.
I genitori muoiono.
Provvede un sacerdote
a quanto vi occorre
per cibo e per la scuola.
Tu studi a Valencia
poi bussi a Bayonne.
Diventi Cappuccino
col nome di Luigi.
177
Ad Antequera scrivi
col proprio sangue il voto
di carità eroica.
Poi vai a Montehano.
Divieni sacerdote
restauri il Terz’Ordine.
Lì fondi le terziarie
per educar le orfane.
Poi fondi quei “terziari”,
chiamati “Cappuccini
dell’Addolorata”.
Son detti Amigoniani.
Sei superior dell’unica
provincia cappuccina
della risorta Spagna.
Sempre austero e povero.
Sei nominato vescovo
titolar di Tagaste.
Sarai promosso infine
con sede a Segorbe.
Esortazioni, lettere
e circolari scrivi.
Le tue Exhortaciones
ti fan da testamento.
178
59
Beato Contardo Ferrini
Laico - Terziario francescano
- Milano 5 aprile 1859 + Suna (No) 17 ottobre 1902
Nasce in una famiglia profondamente cattolica, che lo
educa alla fede e alla preghiera.
Si laurea in Diritto Romano
a Pavia, si specializza a Berlino.
Insegna nelle più famose
università italiane.
Tiene alta la sua fede in
un’epoca dominata dalla massoneria.
Milita in varie associazioni
cristiane, si prodiga per poveri e bisognosi.
Fu consigliere nel Comune di Milano.
Coltivò l’idea di una Università Cattolica in Italia.
Non si sposò. Fu laico consacrato nel mondo e dedicò
la sua vita agli studi e alla gloria di Dio, convertendo molti
colleghi e studenti.
Morì di tifo a 43 anni.
Pio XII lo dichiara Beato nel 1947.
179
Caro Contardo, è oggi la tua festa.
La Chiesa di Milano e di Pavia
e quella di Messina e di Modena
solennemente fan di te memoria.
Hai fatto onore al campo della scienza;
hai dato grande impulso al Diritto.
Ancora oggi sono i tuoi scritti
prezioso archivio per ricercatori.
In coro i docenti, tuoi amici,
hanno testimoniato grande stima.
I tuoi alunni portano nel cuore
l’affascinante volto e la sapienza.
Nell’Università poi di Berlino
si parla ancora del grande Professore,
che coniugava bene la sua scienza
con la sua più squisita umanità.
La tua passione e l’alta competenza
si coglie nei tuoi testi di Diritto.
E fortemente emerge la tua fede
senza peccare di proselitismo.
Sei un fervente figlio della Chiesa
ed ami Cristo senza ipocrisia.
Sulla tua scia tanti tuoi colleghi
e molti tuoi alunni si convertono.
180
È questo il miracolo nascosto,
che viene dall’esempio della vita.
Oh! Quanto spesso più delle parole
sul cuore umano può un bel silenzio!
Nel mondo della scienza e della scuola
l’Italia del tuo tempo detta legge:
la più spietata lotta dei massoni.
Val l’etichetta d’anticlericale.
Ti fanno elogio proprio i più lontani.
Televisione e stampa ti commemorano.
Ti volle già Milano consigliere
e tu facesti a tutti del gran bene.
La “San Vincenzo” ebbe la tua spinta.
A Roma preparasti il terreno
all’Università del Sacro Cuore.
Te ne saremo immensamente grati.
Ma il più bel capitolo rimane
nascosto tra le pagine di Dio,
che sa con quanto amore tu pregavi
inginocchiato davanti al Tabernacolo.
Quell’acqua inquinata fu fatale!
Ti portò via dal mondo già maturo
per tutte le virtù, ma ti spezzò,
come arboscello ancora in piena vita.
181
60
SdD Raffaele da Sant’Elia a Pianisi
Sac. francescano cappuccino
- Sant’Elia a Pianisi (Cb)1861 + 1901
Domenico Petruccelli lavorò nei campi per aiutare la
famiglia. Esercitò il mestiere
di fabbro-ferraio e di calzolaio.
Sente la vocazione cappuccina,
prende l’abito il 10 novembre
1934, col nome di Raffaele.
Il maestro doveva moderare
lo slancio di digiuno e penitenza. La preghiera per lui era
necessaria come l’aria che respirava. Fu ordinato sacerdote
a Benevento il 29 marzo 1840.
Camminava sempre raccolto, con la corona fra le mani, il
volto ilare. Consigliava, confortava, esortava con amore e
discrezione. Soggiornò in molti conventi della Provincia:
Larino, Campobasso, Serracapriola, Trivento, Torremaggiore, Morcone, Sant’Elia a Pianisi. Dovunque la gente accorreva per confessarsi e affidarsi alla sua guida spiritale.
Lo chiamavano: “Il monaco santo”. Ebbe profonda amicizia col francescano minore padre Anselmo da Sassinoro,
che scrisse di lui: “Era un cappuccino molto illuminato da
Dio”.
Morì nel convento di Sant’Elia a Pianisi. Il processo fu
iniziato a Benevento nel 1950. Ora è Servo di Dio.
182
Onor di Sant’Elia
sei, Padre Raffaele,
e di virtù serafiche
modello ai Cappuccini.
Ricevi a Benevento
il sacro sacerdozio.
Nella preghiera godi
l’unione col Signore.
A dura penitenza
tu sottoponi il corpo.
Sarà il fratello asino
di tante tue fatiche.
Gesù t’attira a sé.
T’infonde il suo spirito.
Ti nutre sull’altare
del corpo e sangue suo.
La carità di Cristo
ti porta ai tuoi fratelli.
Li rendi tu più buoni.
Li vuoi tutti santi.
Tu porti tanta luce.
A tutti sai donare
speranza nella vita,
conforto nel dolore.
183
Hai la corona in mano
e il cuor raccolto in Dio.
Con umiltà rispondi
al rispettoso ossequio.
Affetto e stima grande
fra te e il padre Anselmo.
Ti cerca per consiglio,
l’abbracci nel Signore.
Il Padre San Francesco
vi porta nel suo cuore.
A Dio presenta lieto
le vostre ansie e gioie.
Morcone e Campobasso,
Larino e Trivento
e Foggia e Sant’Elia
aspettan il tuo arrivo.
Ripetono festosi:
- Ecco il Monaco Santo! Li benedici tutti;
li presenti al Signore.
Raccogli le tue forze
per dire: - Grazie, Dio,
il tuo servo è pronto,
possiam levare l’ancora! 184
61
Beato Zeffirino Gimenez Malla
(Ceferino) Terziario francescano martire
- Benavent de Sangría (Spagna) 26 agosto 1861
Barbastro (Spagna) 2 agosto 1936
“A Barbastro morì per la
fede in cui era vissuto.
La sua vita dimostra che
Cristo è presente nei vari popoli
e razze e che tutti sono chiamati
alla santità, che si raggiunge osservando i suoi comandamenti
e rimanendo nel suo amore ...”
(Giovanni Paolo II, il 4 maggio 1997, Beatificazione di Zeffirino).
Figlio di gitani spagnoli,
fu commerciante di animali,
esperto nel suo lavoro e stimato
per l’onestà. Caritatevole e generoso verso tutti.
Per la sua saggezza era chiamato spesso a dirimere
questioni di varia natura non solo tra i gitani.
Divenne terziario francescano nel settimo centenario
della morte di San Francesco. Partecipò anche ad altre associazioni religiose. Insegnava catechismo ai bambini, li
educava al rispetto della natura.
All’inizio della guerra civile di Spagna, fu arrestato
per aver difeso un sacerdote mentre veniva trascinato in
prigione. Andò incontro alla morte con la corona del rosario tra le mani, gridando “Viva Cristo Re”.
185
I miliziani armati
hanno arrestato un prete.
Fra insulti e bastonate
lo portano al patibolo.
Ma ecco Zeffirino!
Di fronte a quella scena,
si lancia tra i fucili
per liberare il prete.
È zingaro ben noto.
È d’imponente mole.
Domator di cavalli,
difende sempre i deboli.
Un giorno per la strada
vede un ferito grave.
È un tubercolotico;
nessuno lo soccorre.
Soltanto Zeffirino
con tutta la premura
lo mette sulle spalle
e lo riporta a casa.
I familiari ricchi
gli danno un buon compenso.
Per lui è sufficiente
il lavorare in proprio.
186
Dal giorno del Battesimo
coltiva la sua fede.
Terziario francescano,
devoto di Maria.
Aiuta come può
gli zingari più poveri.
Diffonde intorno a sé
la gioia e la speranza.
E tutti ormai lo chiamano:
“l’analfabeta santo”.
Perfino calunniato
sopporta con pazienza.
Se poi si trova in viaggio,
a piedi o sul carretto,
gli scorron fra le dita
i grani del rosario.
È pronto al sacrificio.
Alzando la corona,
emette un alto grido:
- Evviva Cristo Re! Dai colpi crivellato,
finisce nella fossa.
Quaggiù non ha una tomba,
ma ha tanta gloria in Cielo!
187
62
Beato Andrea Giacinto Longhin
Vescovo francescano cappuccino
- Fiumicello di Campodarsego (Pd)
23 novembre 1863 + 26 giugno 1936
Di umile famiglia contadina,
entrò nell’Ordine dei Frati Minori
Cappuccini contro la volontà del
padre, che non voleva rinunciare al
suo unico figlio. Fu vescovo della
diocesi di Treviso e si distinse per
lo zelo apostolico nei 32 anni di
episcopato.
Era chiamato “il vescovo del
catechismo” per l’insegnamento
delle verità cristiane ai fanciulli,
ai giovani, agli adulti. Seguiva con interesse i movimenti
giovanili, affermando che “è di santi che oggi abbisognano
le famiglie, le parrocchie, la patria, il mondo”. Amava e
guidava come padre i suoi sacerdoti, visitando frequentemente le chiese a loro affidate.
Sostenne le “Leghe Bianche”, movimento sindacale
d’ispirazione cristiana, mostrandosi Pastore dei poveri,
degli operai e dei contadini. Durante il primo conflitto
mondiale, aiutò profughi, soldati, feriti.
Fu insignito della croce al merito. Finita la guerra, incoraggiò tutti alla ricostruzione delle chiese distrutte e al
risveglio della vita cristiana.
Fu amico di San Leopoldo Mandic e di San Pio X, che
lo definì “il più bel fiore dell’Ordine dei Cappuccini”.
188
Famiglia contadina,
adusa ai sacrifici,
di timore di Dio
e di costumi santi.
Una scuola di vita
in cui l’autorità
non diventa mai peso,
ma prima nel dovere.
Il vincolo di sangue
riassume l’unità,
e raddoppia la gioia
della fraternità.
Giacinto a sedici anni,
chiamato dal Signore,
tra i Frati Cappuccini.
Diviene sacerdote.
A Padova e a Venezia
si fa stimar da tutti.
Per diciott’anni insegna
ai giovani studenti.
Poi la Provincia veneta
dei Frati Cappuccini
sceglie il padre Andrea
per proprio Superiore.
189
Il papa, Pio Decimo,
nominò il padre Andrea
vescovo di Treviso.
Fu consacrato a Roma.
Si presentò al clero
e a tutto il suo popolo
come Pastore e servo
in umiltà d’amore.
Visite pastorali.
Riforma del seminario.
Catechesi al popolo.
Ritiri spirituali.
Con la guerra mondiale
Treviso fu travolta
e ben cinquanta chiese
rimasero distrutte.
La rivolta fascista
divide i cattolici.
Fu sparso molto sangue
in tutte le città.
La Chiesa di Treviso
era pronta al martirio;
diede prova di fede
insieme al suo Pastore.
190
63
Venerabile Lino Maupas
Sac. francescano minore
- Spalato (Croazia) 30 agosto 1866
+ Parma 14 maggio 1924
Alpinolo Ildebrando Umberto
Maupas è l’ultimo di dieci figli di una
nobile famiglia di origine francese.
Sua madre è l’attrice Rosa Marini. Indossò l’abito francescano il 30 novembre 1882 nel convento di Capodistria.
Per il noviziato andò a Koslyum, da
dove fu mandato via, perché più volte
sorpreso a suonare il pianoforte fuori
orario. Lavorò nella Guardia di Finanza, ma presto chiese
e ottenne di rientrare nell’Ordine Francescano. Fece il noviziato a Fucecchio. Fu ordinato sacerdote nel 1890. Fu
destinato a Cortemaggiore e poi a Parma nel 1893. Cappellano dell’Annunziata; poi del riformatorio Lambruschini
e infine del carcere di San Francesco del Prato. Consumò
le sue energie nell’assistere, aiutare e soccorrere poveri,
emarginati, disoccupati e carcerati. Indossava il cilizio.
Nell’ultimo periodo, non riuscendo a salire le scale per
tornare in cella, dormiva sul tappeto in chiesa.
Morì improvvisamente a 58 anni alla porta del pastificio Barilla, dove si stava recando per ottenere l’assunzione
di un giovane disoccupato. I carcerati vollero costruire la
bara con le proprie mani.Tutta Parma partecipò commossa
ai suoi funerali. Fu dichiarato Venerabile il 26 marzo
1999.
191
È nobile tuo padre.
È attrice tua madre.
Vivace e intelligente,
di dieci figli l’ultimo.
Tu entri nel convento
dei frati a Capodistria.
Disobbedisci a Koslym
e sei mandato via.
Tu studi e ti prepari
ad un lavoro onesto.
Infatti trovi posto
in Guardia di Finanza.
Ma il cuore ti riporta
di nuovo in convento.
Novizio a Fucecchio,
sei giovane esemplare.
Ti fai volere bene.
I frati son contenti.
Ti immergi nello studio;
divieni sacerdote.
Il vescovo Domenico,
Pastore di Forlì,
ti consacrò dicendo:
- Lavora per Gesù -.
192
Sei a Cortemaggiore,
poi vieni trasferito
in obbedienza a Parma.
Vi rimarrai per sempre.
Sei prima cappellano
di Maria Annunziata.
È mite la parola,
zelante il ministero.
Poi vai nel Lambruschini,
noto riformatorio.
I giovani t’aspettano
perché sei sempre allegro.
Ti affidano il carcere
di San Francesco al Prato.
Conosceranno tutti
la tua bontà serafica.
Tu preghi e fai digiuno.
Con umiltà consacri.
Soccorri i bisognosi.
Assisti quanti soffrono.
Nessuno sa che porti
ai fianchi il cilizio.
Tu muori nella strada
per aiutare il prossimo.
193
64
Beata Eurosia Fabris Barban
Terziaria francescana
- Quinto Vicentino (Vi) 27 settembre 1866
+ Marola (Vi) 8 gennaio 1932
Crebbe in una famiglia cristiana
che ogni sera si riuniva per la recita
del rosario. Da giovane si dedicò al
lavoro, allo studio della Storia sacra,
all’insegnamento del catechismo alle
fanciulle nella parrocchia e all’arte
del taglio e del cucito alle giovani.
Sposò Carlo Barban, rimasto
vedovo con due figlie in tenera età.
Ebbe sette figli, come le aveva preannunciato la Madonna, apparendole nel Santuario di Monte Berico.
A loro si aggiunsero altri tre orfani di una nipote,
morta mentre il marito era al fronte nella Prima Guerra
Mondiale. Della sua numerosa famiglia, sei figli scelsero
la vita religiosa, gli altri la via del matrimonio. A tutti
mamma Rosa insegnò a cercare senza sosta la volontà di
Dio. Per loro, ella fu esempio di generosità: faceva da balia
a bambini che le madri non potevano allattare, distribuiva
latte e uova ai poveri, accoglieva in casa chiunque avesse
bisogno di ospitalità.
Madre cristiana, arricchita dalla spiritualità serafica
del Terz’Ordine Francescano, che frequentava assiduamente, consumò la sua vita, giorno per giorno, sull’altare
della carità.
194
Eurosia Barban
di Quinto Vicentino.
Figlia di santa mamma,
mamma di tanti figli.
Trasferita a Marola
aiuti i genitori
negli umili lavori.
Ti chiamano “Rosina”.
Frequenti la parrocchia.
Insegni il catechismo.
Leggi la storia sacra.
Sei ligia al Vangelo.
Avvii le fanciulle
all’arte del cucito.
Diviene la tua casa
la scuola di bontà.
Aiuti Carlo Barban.
Hai cura dei bambini.
Squisita carità!
Lo sposi in sante nozze.
La casa è benedetta.
È nido d’innocenza
con tredici bambini,
che tieni come gigli.
195
Oh! Dentro la tua casa
non girano i soldi,
ma qui ci batte un cuore,
che vale più del mondo.
Accogli i pellegrini,
aiuti i poveretti,
allatti i bambini,
che sono d’altre mamme.
Ti disse a Monte Berico
la cara tua Madonna:
- Tu avrai sette figli,
di più n’educherai.
Due preti e un francescano,
suora e seminarista
e gli altri con famiglie
benedette da Dio -.
Figlia di San Francesco
unisci povertà
a dolce carità.
Sei ricca di pietà.
Sei prima proclamata
“Beata” in diocesi.
Esempio delle mamme,
onore della Chiesa.
196
65
San Leopoldo Mandic
Sac. francescano cappuccino
- Castelnovo di Cattaro (Croazia) 12 maggio 1866
+ Padova 30 luglio 1942
La sua vita è stata caratterizzata dal contrasto tra la
fragilità fisica e la grande forza spirituale.
Entrò giovanissimo tra i Cappuccini di Venezia.
Divenuto sacerdote, desiderava svolgere l’apostolato
presso i Cristiani separati d’Oriente per favorirne l’unione
con la Chiesa Cattolica.
Il Signore aveva preparato per lui un campo più esteso
delle terre d’Oriente.
Dal 1909 al 1942, anno della morte, fu confessore nel
convento di Padova, approdo sicuro per la rigenerazione
di tante anime.
197
Qual è la tua patria,
o San Leopoldo?
Minuto nel corpo,
gigante nell’anima!
Qualcuno ti dice
che tu sei straniero.
Sei figlio a Francesco
e vivi a Padova.
Il cuore e l’accento
ti fanno italiano.
Ti piace parlare
la lingua di Dante.
I tuoi confratelli
ritengono un dono
il vivere insieme
a te, così buono.
È mite lo spirito;
il gesto gentile,
lo sguardo affettuoso,
l’amore fraterno.
Un dolce ritratto
qualcuno dipinge.
Sei piccolo fiore
nascosto, odoroso.
198
Accogli i fedeli
nell’umile cella.
Da mane a sera
confessi e consigli.
Nessuno si stanca
d’attendere il turno.
È troppo prezioso
l’atteso perdono.
Raggiungono il cuore
le sagge parole.
La grazia risveglia
i santi propositi.
La testa sul petto
qualcuno t’appoggia.
È pioggia di lacrime,
che lava e ristora.
Tu chiami Maria
la cara “Paron”.
T’affidi a lei
insieme ai tuoi figli.
Sei giunto alla meta!
O Vergine Madre,
accogli il suo spirito.
L’attende Gesù.
199
66
San Cesidio Giacomantonio
Sac. francescano minore martire
- Fossa (Aq) 30 agosto 1873
+ Hoang-scia-wuan (Cina) 4 luglio 1900
Padre Cesidio è nel gruppo dei 29
martiri canonizzati da Giovanni Paolo
II il 1° ottobre 2000. È chiamato il
“protomartire della Cina”. L’ondata
feroce di persecuzione scatenata nel
1900 in Cina dai boxers ha mietuto
20.000 martiri. Cesidio è ordinato
sacerdote a Magliano dei Marsi nel
1897. L’anno successivo viene chiamato a Roma dal padre Luigi Laner
per una spedizione missionaria in
Cina. Nei primi giorni del 1900, dopo quattro mesi di viaggio, giungono a Heng-tciou-fu. Sono accolti con gioia dai
missionari e dai fedeli. Parte per Tong-siang, dove c’è una
comunità di 500 cristiani. È entusiasta, si prodiga, è amato
da tutti. Per aria c’è minaccia di persecuzione. Scrive a
casa: “Morire per la fede è un premio di Dio”. Si reca a
Hoang-scia-wuan per incontrare padre Quirino, suo confessore. L’urlo degli scalmanati piomba all’improvviso.
Incendiano la missione. Entrano, cercando i missionari.
Padre Quirino è percosso, ma messo in salvo da alcuni
cristiani. Padre Cesidio corre in cappella, e per evitare la
profanazione, consuma le particole consacrate. Viene raggiunto e barbaramente colpito con lance e bastoni. Ormai
agonizzante, lo avvolgono con un panno imbevuto di petrolio e danno il suo corpo alle fiamme. Tre giorni dopo
saranno martirizzati il vescovo Antonino Fantosati e padre
Giuseppe Gambaro, anch’essi francescani.
200
Nel giorno del Battesimo
tu sei chiamato “Angelo”.
Ucciso per la fede,
sei veramente un angelo!
Ancor fanciullo vai
di buon mattino in chiesa.
I frati ti aspettano,
tu fai da chierichetto.
Finito, torni a casa
con gli occhi luminosi,
felice di portare
nel tuo cuor Gesù.
I pii genitori
ed i compagni a scuola
hanno capito ormai
che ti consacri a Dio.
Da Sant’Angelo d’Ocre
tu vai a San Giuliano.
Al noviziato prendi
il nome di Cesidio.
Indossi il santo abito,
t’immergi nello studio.
Poi a Maglian dei Marsi
diventi sacerdote.
201
Ti chiama a Roma subito
padre Luigi Laner.
Ardente missionario,
tu parti per la Cina.
Padre Bonaventura
è il caro tuo compagno,
e dopo quattro mesi
giungete a Heng-tciou-fu.
Cinquecento fedeli
t’aspettano a Tong-siang.
Le voci che ti giungono
son di minaccia e morte.
Ad Hoang-scia-wuan
cerchi Padre Quirino.
La turba inferocita
vi assale proprio qui.
Tu corri in cappella
e il pane consacrato
consumi, ad evitare
che sia profanato.
Colpito dai bastoni
tu cadi agonizzante.
Cosparso di petrolio,
ti danno alle fiamme.
202
67
Servo di Dio Marcellino da Capradosso
Rel. francescano cappuccino
- Ascoli Piceno 22 settembre 1873
+ Fermo 26 febbraio 1909
Al secolo Giovanni Maoloni, nasce da famiglia di contadini, laboriosi e timorati di Dio.
Il fanciullo frequenta la chiesa.
Volentieri si ferma a pregare.
Crescendo, si renderà utile nel
duro lavoro della campagna.
Di giorno in giorno avverte più
forte la chiamata alla vita umile
e austera dei Cappuccini. Trova
forte opposizione da parte del
fratello. Superato anche questo
ostacolo, all’età di 29 anni, entra nel convento di Fossombrone. Dopo la professione è assegnato al convento
di Fermo. In qualità di fratello laico qui compie l’ufficio
di portinaio, di ortolano e di questuante. A queste fatiche
aggiunse mortificazioni e penitenze. Umiltà, obbedienza e
carità sostanziarono e impreziosirono la sua vita. Era edificante sempre. Spesso rimaneva la notte in preghiera.
L’Eucarestia e la Madonna non erano solo pane e consolazione del suo spirito, erano tutto. Fu inviato a Montegiorgio per assistere un confratello malato di tubercolosi.
Lì cadde infermo e morì all’età di 36 anni.
La Positio super virtutibus è stata consegnata il 7 luglio 1998, dopo concluso il Processo nel 1956 a Fermo.
203
Sei Cappuccino vero.
In te non c’è doppiezza.
Sei silenzioso e pio;
sei generoso e mite.
Esiste il solo sì
per farti tutto a tutti.
Squisitamente aggiungi
il limpido sorriso.
I confratelli sanno:
sei loro provvidenza
col procurare cibo
e regalare gioia.
Sei portinaio affabile;
la gente ti ringrazia.
Sei ortolano in gamba,
da lì ricavi tutto.
Ti mandan per la questua.
Con la corona in mano
e la bisaccia addosso,
tu porti “Pace e bene”.
E pane e cacio ed olio
ti danno pure i poveri.
Tu dài in contraccambio
il grazie e la preghiera.
204
Ottieni guarigioni
nel nome di Gesù
e sempre dài conforto
nel nome di Maria.
Al Padre San Francesco
affidi pene e lacrime
per ottenere grazie
a tribolati e infermi.
Il tuo rifugio è il coro,
perfino nella notte,
è lì che tu conversi
con Dio e con i Santi.
Davanti al tabernacolo
lo spirito s’eleva.
Ti batte forte il cuore,
non cerchi le parole.
Ti senti peccatore.
Non sai che cosa offrire.
Come gradito dono
gli offri i peccatori.
A Montegiorgio assisti
il confratello infermo.
A Fermo viene a prenderti
la Vergine Maria.
205
68
Beato Giacomo da Ghazir
(Khalil Al-Haddad) Sac. cappuccino fondatore
- Ghazir (Libano) 1° febbraio 1875 + Beirut 26 giugno 1954
Nel 1882 insegnava lingua araba in
Egitto. Entrò nel convento cappuccino di
Khashbau. A Yaaqub professò nel 1898 e fu
ordinato sacerdote nel 1901. È assegnato al
convento di Bab Idriss a Beirut. Lavorò con
zelo nella città e nella campagna. Raccolse
uomini e donne in un fiorente Terz’Ordine.
Fondò la Congregazione: “Suore Francescane della Croce del Libano”. Durante
la guerra organizzò mense distribuendo
18.000 pasti giornalieri. Aprì 24 orfanotrofi. Creò scuole
avviando oltre 10.000 ragazzi e ragazze ad arti e mestieri.
Aprì nei villaggi montagnosi del Libano 163 scuole, dove
accoglieva 7.500 alunni. Camminava sempre a piedi facendo di solito 30 Km al giorno, con la bisaccia dei libri
del catechismo sulle spalle. Costruì ricoveri per anziani,
mendicanti, orfani. Creò dispensari, ospedali e case di cura.
Acquistò la collina di Jall-Eddib, detto il “Piccolo Cottolengo” con 1.000 posti letto. Eresse l’Ospizio di “Cristo
Re” per il clero malato e anziano di qualunque rito, sulla
collina di Zouk-Mosbeh, che domina la celebre “vallata dei
Re”. Vi innalzò una croce di 12 metri. In ginocchio diceva
ai superiori: “Non chiedo soldi ma solo il merito dell’obbedienza”. Spesso ripeteva: “Niente preghiera, niente grazie”.
Creò 70 fraternità del Terz’Ordine con 8.000 iscritti. Altro
suo detto: “Niente Cielo senza Croce!” Spirò baciando il
crocifisso. Per la Causa di beatificazione hanno firmato
oltre i cattolici, musulmani, ortodossi e drusi. Benedetto
XVI l’ha dichiarato beato a Beirut il 22 giugno 2008. Il
suo corpo riposa nella chiesa di “Notre Dame de la Mer” a
Jall-Eddib, da lui costruita.
206
Sei stato definito
tu, del lontano Libano,
un nuovo Cottolengo
o San Giovanni Bosco.
Tu porti in mezzo al cuore
l’umanità inferma,
e gli sbandati giovani,
piangendo, a Dio riporti.
E quei fanciulli orfani?
Li prendi dalla strada,
li affidi a mani sante,
perché ne abbian cura.
Gli ospedali erigi.
Presenti ad ogni infermo
il buon Samaritano:
il nostro Salvatore.
E Palestina e Siria,
e Libano ed Iran
è terra di missione
per operare il bene.
A Bab Idriss di Beirut
fai rifiorir d’incanto
il gruppo del Terz’Ordine,
che schieri al tuo fianco.
207
A Jall-Eddib acquisti
la splendida collina.
Ci costruisci un tempio
e la gran Croce innalzi.
È luogo di preghiera.
Ne fai la casa adatta
per sacerdoti anziani
e bisognosi e poveri.
Le suore francescane,
che chiami “della Croce”
è l’amorosa schiera,
che presta l’assistenza.
Per tutto l’Oriente
si spande la tua fama.
“Oh, io non faccio niente:
la carità fa tutto!”.
Fatica e sofferenza
è il prezzo d’ogni giorno.
“E beh! Gesù l’ha detto:
niente Ciel senza Croce!”.
Nell’ora estrema stringi
il Crocifisso al petto,
e guardi in ciel dicendo:
- Signore, sono pronto -.
208
69
Beato Aniceto Adalberto Koplinski
Sac. francescano cappuccino
- Debrzyno (Polonia) il 30 giugno 1875
+ Auschwitz (Polonia) 16 ottobre 1941
Aniceto Koplinski nacque
in Preußisch-Friedland (Germania), oggi Debrzyno (Polonia). Fu il più piccolo di 12
fratelli di una famiglia povera.
Attratto dalla spiritualità dei
Cappuccini, entrò nel lontano
convento di Sigolsheim nell’Alsazia (nella Prussia tutti i
conventi cappuccini erano stati
soppressi), appartenente alla
provincia Renano-Wesfalica.
La svolta fondamentale della sua vita avvenne nel 1918
a Krefeld quando fu chiamato a riorganizzare la vita dei
fedeli e dell’Ordine a Varsavia. C’era grande povertà. Egli
per aiutare i fedeli percorreva a piedi le strade di Varsavia,
chiedendo offerte e trascinando spesso pesanti pacchi. In
alternativa aveva l’assiduo lavoro delle confessioni nella
chiesa dei Cappuccini di Varsavia. La Gestapo decise di
sterminare i Cappuccini.
Padre Aniceto fu arrestato il 28 giugno 1941, insieme
ad altri confratelli e rinchiuso nella prigione di Pawiak.
Dopo atroci sevizie fu trasferito ad Auschwitz.
Il 16 ottobre fu ucciso nella camera a gas. Giovanni
Paolo II lo proclamò Beato il 13 giugno 1999.
209
Di dodici, sei tu, l’ultimo figlio.
Sei nato nella Prussia occidentale,
vicino al caro popolo polacco
e come lor sei fervido cattolico.
Fanciullo buono e pio percepisci
la voce del serafico Francesco.
Ahimè! Il regime ha chiuso i bei conventi.
Entrerai nel convento dell’Alsazia.
I buoni Cappuccini a Sigolsheim
felici son d’accoglierti fra loro.
Con gioia impari subito la Regola.
A venticinque anni sacerdote.
Il primo apostolato è tra i più poveri.
Con loro condividi la speranza.
Sei operaio in mezzo agli operai.
Con carità soccorri i bisognosi.
Appena liberati dallo Zar,
sembrava che prendessero respiro,
ma presto si ritrovano schiacciati
dal micidiale rullo hitleriano.
Avesti tu l’incarico difficile
di favorire l’unione e la pace,
fra gente di Germania e di Polonia
e coltivar la fede in entrambi.
210
Parlare al cuor dei ricchi per i poveri
solo con la forza del Vangelo!
A tutti procuravi un pane e un letto.
Ai piccoli, biscotti e merendine.
Perfin da saltimbanco t’esibisci
poi col cappello in mano tra la gente
raccogli offerte da donare ai poveri.
Ti chiaman “San Francesco di Varsavia”.
Mattina e sera il tuo confessionale
raduna preti, vescovi e notabili.
Qual penitenza dài al Cardinale?
Un carro di carbone per i poveri!
Poi viene la Gestapo per l’arresto.
- Io mi vergogno d’essere tedesco - Sei vile traditore e morirai! Insieme a venti frati ad Auschwitz!
Non hai più nome. Ormai sei solo un numero.
Per cinque settimane fame e insulti.
Marce forzate e cane che t’azzanna.
Sfinito sei già pronto per la fossa.
Gettato vivo nella calce viva
assisti allo sfacelo del tuo corpo.
Tu muori come Cristo crocifisso:
risorgerai con Lui nella gloria.
211
70
Servo di Dio Agostino Gemelli
Sac. francescano minore
- Milano 18 gennaio 1878 + 15 luglio 1959
Edoardo nacque in una famiglia atea e
massone. Consegue la Laurea in Medicina
all’Università di Pavia. Relatore della tesi
è il premio Nobel Camillo Golgi. Si nutre
di idee positiviste e anticlericali. Presta
servizio militare nell’ospedale Sant’Ambrogio di Milano. Si incontra con Ludovico Necchi e padre Arcangelo Mazzotti
che lo avvicinano al cattolicesimo. È deluso dalla esperienza socialista. Bussa al convento francescano di Rezzato, presso Brescia. Veste l’abito francescano
col nome di Agostino. Il 14 marzo 1908 è ordinato sacerdote. Nel 1909 fonda la “Rivista di filosofia neoscolastica”
e quella di “Vita e Pensiero”. Sostiene con criteri clinici la
soprannaturalità delle guarigioni di Lourdes in un pubblico
contraddittorio. Durante il servizio militare fonda un laboratorio psicofisiologico presso il comando supremo dell’esercito. Si occupa di psicologia sperimentale e applicata
e professionale di antropologia. Fonda l’Università Cattolica. Ottiene il riconoscimento pontificio dell’Università
con il titolo di Rettore a vita. Guida avanzate ricerche su
percezione, linguaggio, personalità. È nominato presidente
della Pontificia Accademia delle Scienze. Apre l’Università alle facoltà di Giurisprudenza, Scienze Politiche,
Lettere e Filosofia, Economia e Commercio e Magistero
a Milano, Agraria a Piacenza. È nominato membro del
Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Nel 1944
pubblica la Psicotecnica applicata alle industrie e al lavoro
per valorizzare la soggettività delle risorse umane, orientamento scolastico e professionale, condizioni carcerarie e
la devianza giovanile. Nel 1958 porta a termine la facoltà
di Medicina a Roma a lui intitolata.
212
Ti dedichi allo studio
per diventare medico.
È l’orizzonte aperto
per fare tanto bene.
Ti fai stimare molto
dai tanti tuoi colleghi,
ma la filosofia
ti complica la vita.
La verità ricerchi
e arrivi fino a Cristo.
Ora la mente spazia,
come uccel nell’aria.
Intanto vai scoprendo
un’altra libertà;
quella di San Francesco
in povertà e letizia.
Poi l’Università
Cattolica fondasti
per far marciare insieme
la fede con la scienza.
Così la mente al cuore
s’unisce nella pace
e si fa posto al regno
di Cristo Salvatore.
213
Lo sappia tutto il mondo,
è medicina e medico
Colui che può guarire
insieme corpo ed anima.
Ti rende onor l’Italia.
Ti sono grati i giovani.
In Vaticano puoi
acceder quando vuoi.
Tu sai che Padre Pio
è in mezzo a due fronti.
A titolo di scienza
tu vai ad incontrarlo.
Lo stesso amor vi lega
al Padre San Francesco.
Per ambedue importante
è l’obbedienza al Papa.
Non chiedergli, Agostino,
d’esaminar le stimmate.
Senza permesso esplicito
gli è proibito farlo.
- Fratello, tu sei medico,
ma frate come me.
Facciamo l’obbedienza
e Dio ci benedice -.
214
71
Beata Maria Assunta Pallotta
Religiosa missionaria - Force (AP) 20 agosto 1878
+ Shansi (Cina) 7 aprile1905
A causa della povertà della famiglia, a sei anni lavora in un cantiere.
Constatata l’intelligenza e la bravura
della fanciulla, il sarto del paese l’assunse nel suo laboratorio. Decide di
consacrarsi a Dio. Nel 1898 entra tra
le Suore Francescane Missionarie di
Maria. Resta qualche tempo a Firenze
e a Roma. Il 9 luglio 1900 sette consorelle missionarie in Cina vengono
martirizzate dai boxers. Maria Assunta chiede di partire
col gruppetto che si accinge a raggiungere la Cina. L’iter di
penitenza di Maria Assunta affonda le radici nella sua fanciullezza quando digiunava tre volte la settimana, condivideva coi poveri ogni cosa, assisteva gli infermi, indossava
il cilizio e celava grosse pietre dentro il materasso. Questo
stile di vita segue, compatibilmente con gli impegni della
missione. Sceglie per sé gli uffici più pesanti. All’improvviso è colpita da tifo e muore. Per tre giorni una fragranza
celestiale invase la casa. Molti accorsero per constatare
il misterioso fenomeno. In udienza dal Papa la superiora
riferì di questo fenomeno. Il Pontefice esclamò: “Bisogna
fare la causa e presto”. Lo stesso Pio X si interessò del
Processo di beatificazione, seguirono molti miracoli. Nel
1913, esumato il corpo, fu trovato incorrotto. Il 7 novembre 1954 è stata proclamata Beata.
215
Fanciulla di sei anni,
lavora nei cantieri;
poi finalmente è assunta
dal sarto del paese.
Si rifugiava a sera
davanti all’altare.
Sembrava un vero angelo
rapita dal Signore.
Con quelli ancor più poveri
condivideva i pasti.
E dentro il materasso
celava grossi ciottoli.
Tre volte a settimana
digiuna a pane ed acqua.
Nasconde sotto gli abiti
i ferri del cilizio.
Da quando fu richiesta
di dare all’uomo un bacio,
decise di entrare
in monastero subito.
Lasciò pertanto Force,
e a soli venti anni,
col cuore pien di gioia
è suora francescana.
216
Son Suore Missionarie.
Dopo Firenze e Roma
si unisce a quel gruppetto,
che parte per la Cina.
Rimpiazzeranno quelle
perite nel martirio
per volontà iniqua
dei sanguinari Boxers.
È il turbinoso vento,
che soffia sulla Cina,
ed a milioni stronca
la vita dei cristiani.
Lei generosa compie
i più pesanti uffici
e dentro la missione
e nei villaggi intorno.
All’improvviso il tifo
ne stronca la salute.
Le buone consorelle
l’assiston con amore.
Lei muore e per tre giorni
un celestial profumo
aleggia nella casa.
È incenso dei Beati.
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72
Padre Filippo da Borrello
Sac. francescano cappuccino
- Borrello (Ch) 15 maggio 1879
+ L’Aquila 6 marzo 1959
Al secolo Giuliano Rago
nacque da Antonio e da Pasquarosa Di Nardo. Sacerdote
cappuccino passò predicando
in quasi tutte le diocesi e le
città d’Italia.
Fu più volte superiore della
Provincia dell’Abruzzo.
Fu amico familiare di molti
vescovi e di vari pontefici.
Era laureato in teologia,
dotto in storia ecclesiastica,
versato in lingua ebraica. Lettore di Diritto canonico a Napoli.
Schietto nel condannare abusi e rilassatezze da parte
del clero.
Si firmava: “Fra Filippo, servo inutile”.
Molto devoto della Madonna.
Era chiamato: “L’amico del popolo”.
Esemplare nella più assoluta povertà.
La lunga opera oratoria è conservata insieme al suo
vasto epistolario nell’archivio provinciale dei Cappuccini
a L’Aquila.
Il M.Rev. Padre Antonio da Serramonacesca ha pubblicato alcuni suoi scritti.
218
Quando gli orari te lo permettevano
tu camminavi a piedi volentieri.
Tu sorridendo spesso ci dicevi
che quello è il caval di San Francesco.
La povertà serafica è pupilla
di chi vuol somigliare a San Francesco.
Dimesso vai e sempre ad occhi bassi.
Avvolgi fra le dita la corona.
Con umiltà e gran semplicità
di tanto in tanto vai dal Santo Padre.
S’informa della tua predicazione.
Ti benedice e sempre ti abbraccia.
Di anno in anno i vescovi t’invitano
a predicar ritiri ed esercizi
al clero della diocesi riunito
e agli studenti di teologia.
Sei della Bibbia esperto esegeta
e a memoria citi il Vangelo
in greco, in latino ed in ebraico.
Conosci i Santi Padri uno ad uno.
Tu parli col linguaggio dei Dottori.
Tu predichi dei santi ogni giorno.
Conosci d’ogni chiesa il Patrono
e di ognuno fai il panegirico.
219
Ricordo che un anno ci parlasti
del cuore di Gesù per sette giorni,
ed ogni giorno su una invocazione
tornavi quattro volte a meditare.
Quando dovevi nominar Gesù
sembrava avessi messo il miele in bocca.
E quando poi parlavi della Vergine
il cuore traboccava di letizia.
Per meglio ricordar prendevo appunti,
che spesso rileggevo nella stanza.
Il tuo rifugio è sempre il tabernacolo.
Davanti a Lui rimani notti intere.
- Se non avete soldi da nascondere
lasciate pur la porta senza chiave -.
In mezzo alla neve andavi scalzo
con la splendente gioia del fanciullo.
Ero in giardino proprio accanto a te.
Di colpo sei rimasto senza vista.
Hai detto solo: - È finito l’olio! Eri già pronto per tornare a Dio.
Già sono stati scritti i tuoi “fioretti”.
Tu stesso a me qualcun ne raccontasti.
Si tratta d’episodi che vivevi
in umiltà e letizia cappuccina.
220
73
SdD Cirillo Giovanni Zohrabian
Vescovo francescano cappuccino - Erzerum (Armenia)
25 giugno 1881 + Roma 20 settembre 1972
A diciassette anni entrò nel noviziato
cappuccino a Costantinopoli. Studiò a Buggià, dove fu ordinato sacerdote il 12 maggio
1904. Destinato alla missione del Mar Nero,
precisamente ad Erzerum, sua città natale.
Curò l’apostolato, l’insegnamento e i poveri
per dieci anni. Costruì orfanotrofi, scuole
e chiese. Era a Costantinopoli nel 1914
quando i Turchi decisero lo sterminio degli
Armeni. Cacciato dal Collegio San Giuseppe dei Fratelli
delle Scuole Cristiane, andò a dirigere il Collegio di San
Luigi dei Francesi. I Turchi lo cacciano. Si dedica ai Greci
del Ponto e dell’Anatolia. Lavora nei campi di concentramento dove erano molti prigionieri italiani. Celebrando
in una baracca, la polizia turca lo arresta e il tribunale di
Trebisonda lo condanna a morte. Condotto in carcere a
Costantinopoli, viene assoggettato alla terribile tortura del
“palahán”, cinque volte sessanta legnate sulle piante dei
piedi. La sentenza fu commutata in esilio perpetuo. Diretto
a Roma, l’arcivescovo di Corfù lo pregò di assistere gli Armeni dell’Egeo. Ad Atene ed altrove, senza mezzi, fondò
colonie e scuole. Nel 1938 fu nominato ordinario degli
Armeni dispersi in Grecia. Risultava sgradito al governo
greco. Nel 1935 fu allontanato. Vi rientrò l’anno dopo. Nel
1938 il patriarca Agagianian lo nominò vicario patriarcale
in Siria. Si dedicò al clero, ai giovani, ai poveri. Nel 1949 è
arrestato e nel 1953 viene liberato con interdizione da tutto
il territorio nazionale. Chiamato a Roma, si dedicò alle comunità e alle colonie armene dell’Europa e dell’America
Latina. Scrisse il libro delle sue “Memorie”.
Morì a Roma ed è sepolto a Palermo nella chiesa dei
cappuccini. È in atto il Processo di beatificazione.
221
Polacchi ed Armeni,
non lo sapete ancora?
Voi siete già schedati:
delitto vostro è credere!
Tu appartieni agli ultimi,
Cirillo Zohrabian.
Rincorso da condanne
dovrai andar ramingo.
Ma prima devi assistere
al lugubre massacro
dei genitori tuoi
e del fratello prete.
Più volte io t’ho chiesto:
- Mi narri quel martirio? E tu mi accontentavi
tra le furtive lacrime.
E mentre celebravi
accanto a te pregavo:
- Questo fratello, Dio,
per noi è tua reliquia! Non sei l’ebreo errante
ma il sacerdote santo,
che con virtù eroica
la morte vai sfidando.
222
E Grecia e Turchia
ti han tenuto in carcere.
Poi la condanna a morte,
mutata in esilio.
Tu pronto e senza tregua
percorri tutto il mondo
per confortar gli Armeni,
costanti nella fede.
Gregorio Agagianian
ti vuole suo vicario;
nella Gezira, in Siria.
Sei consacrato a Beirut.
Tua prima cura è il clero.
Tu costruisci chiese
e raduni fedeli.
Erigi tante scuole.
Hai palpitante amore
per i dispersi giovani.
La carità effondi
su poveri e malati.
Scrivi le tue “memorie”,
moderna epopea.
Infin reclini il capo
nel nome di Gesù.
223
74
Beata Angela (Aniela) Salawa
Terziaria francescana - Siepraw (Cracovia Polonia)
9 settembre 1881 + Cracovia 12 marzo 1922
È l’undicesima di dodici figli.
Educata religiosamente. Di virtù e di
bellezza rara. Come la sorella maggiore Teresa fa la domestica. A quindici anni è a servizio di una famiglia
di Siepraw. Lavoro stressante: dall’accudire i bambini, a fare pulizie, a falciare l’erba, a zappare i campi. Il papà
la spinge al matrimonio. Lei, attratta
dalla preghiera, si comunica prestissimo e poi inizia l’attività. Scriverà
nel suo “Diario” che Gesù le appariva
spesso con la croce sulle spalle e con la
corona di spine sul capo; lei spontaneamente si volle consacrare a Lui. Incontra il padre Stanislao Mieloch gesuita,
che diventa suo direttore spirituale. Lei, oltre al lavoro
presso la famiglia Kloc in Cracovia, riunisce, istruisce,
consiglia e dirige molte domestiche. Insidiata dal padrone,
abbandona quella casa e si adatta a lavoro saltuario. Abita
in una soffitta. Soffre freddo e fame. Intanto muore la sorella maggiore Teresa alla quale Angela si appoggiava. Le
visioni mistiche sono più frequenti. Entra nel Terz’Ordine
Francescano. Ne professa la Regola nel 1913. Va come
può negli ospedali per servizio volontario ai reduci feriti.
Ricoverata nell’ospedale di Santa Zita in Cracovia, è assistita dalle amiche. Muore compianta da tutta Cracovia,
che accorre ai suoi funerali. È stata beatificata da Giovanni
Paolo II il 13 agosto 1991 a Cracovia.
224
Angela sei la mammola
nel giardino di Dio.
Eletta perché umile,
confondi i superbi.
Tu di dodici figli
arrivi la penultima.
A dodici anni fai
la Prima Comunione.
A quindici domestica
in casa di Siepraw.
Dall’accudire i bimbi
al mietere e zappare.
Invano il tuo papà
ti spinge al matrimonio.
Nella famiglia Kloc
lavori a Cracovia.
Sei bella e insidiata.
Tu preghi e ti difendi.
La tua sorella muore
e tu non hai lavoro.
Nella virtù ti guida
il Padre Stanislao.
Riunisci e istruisci
un gruppo di domestiche.
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Intanto ti fa visita
infermità ed angoscia.
Gesù si fa vedere
con la pesante croce.
Il tuo cuore è suo.
Tu entri nel Terz’Ordine.
Negli ospedali assisti
i reduci feriti.
Dovunque ormai ti chiamano
“la santa signorina”.
Tu abiti in soffitta:
estrema povertà!
Moltiplica Gesù
le mistiche visioni.
Il suo dolore mediti
e l’ami sempre più.
Gesù Eucaristia
ricevi ogni giorno,
sempre distesa al letto
e sempre più malata.
Compianta dalle amiche
tu muori in ospedale.
Cracovia si riunisce
e prega intorno a te.
226
75
Beato Nicola da Gesturi
Rel. francescano cappuccino
- Gèsturi (Ca) 5 agosto 1882 + Cagliari 8 giugno 1958
Giovanni Angelo Salvatore
Medda, futuro fra Nicola, era penultimo di cinque figli.
Frequentò le prime classi elementari.
Correva in chiesa appena i pesanti servizi glielo permettevano.
Trascorreva intere ore davanti a
Gesù Sacramentato.
L’amore per i poveri e la mortificazione in cui viveva lo portarono alla vita consacrata.
Nel marzo 1911 entrò nel
convento dei Cappuccini di Cagliari.
Gli venne affidato l’incarico di questuante in alcune
zone della città e nei paesi limitrofi.
Sapeva ascoltare, consigliare e confortare.
Da “frate cercatore” divenne “frate cercato”.
Visse eroicamente le virtù francescane.
227
O caro Fra Nicola
per tutti sei beato;
sei per noi confratello
e bravo cappuccino.
Perdi a cinqu’anni il padre,
a tredici la madre.
Fai prima il contadino
poi porti il gregge al pascolo.
Il pane e la minestra
è tutto il tuo guadagno,
la stalla per dormire.
Di più tu non esigi.
A ventinove anni
entrasti nel convento.
Addetto alla cucina,
ma scarso è il rendimento.
Sei questuante a Cagliari,
laddove Sant’Ignazio
ti precedette in fama
di grande santità.
Per trentaquattro anni
tra caldo, freddo e pioggia
nell’umiltà più schietta,
svolgesti il duro compito.
228
Insulti e sgarbatezze,
sberleffi e sghignazzate
ti lancian ragazzacci.
Tu taci ed offri a Dio.
Infine fu vittoria:
con la pazienza santa,
la compostezza affabile
e il mite tuo silenzio.
La gente ormai t’aspetta.
T’accoglie col sorriso.
Ti offre l’elemosina.
Ti chiede chi non ha.
Ognuno ti confida
necessità e pene
e spera nell’aiuto
di tante tue preghiere.
Si sa che sono i poveri
i tuoi privilegiati;
e accorri sempre subito
al letto dei malati.
Soccorri notte e giorno
la bombardata Cagliari.
Il tuo saluto estremo:
- Non ce la faccio più! 229
76
Servi di Dio Sergio Bernardini
e Domenica Bedonni
Sposi - Terziari francescani
Sergio - Sassoguidano (Mo) 20 maggio 1882
+ Verica (Mo) 12 ottobre 1966
Domenica - Verica (Mo) 12 aprile 1889
+ Verica (Mo) 27 febbraio 1971
I coniugi, terziari
francescani e Cooperatori Paolini, hanno dato
vita ad “una famiglia più
unica che rara”. Hanno
avuto 10 figli, di cui otto
hanno vestito l’abito religioso: sei suore e due
sacerdoti frati Minori
Cappuccini, fra Sebastiano e fra Germano, divenuto poi
vescovo di Smirne in Turchia.
Animati da una grande fede, dopo aver accolto “tutti
i figli che Dio mandava”, hanno adottato anche un seminarista nigeriano, chiamato poi a servire la Chiesa come
Vescovo. Mentre i figli si spandevano nella vigna del Signore, hanno continuato la loro vita, dediti alla preghiera,
al lavoro nei campi e alla carità. Nella loro casa sempre
una mensa per i poveri, un aiuto per chi era nella necessità.
Una santità quotidiana, vissuta in 52 anni di matrimonio,
nel dono reciproco, nell’obbedienza alla volontà di Dio,
nell’educazione cristiana dei figli.
230
Fra le montagne ardite di Pavullo
venne al mondo Sergio Bernardini:
onesto, laborioso, praticante.
Convola a nozze con la cara sposa.
In poco tempo sette lutti in casa:
mamma, papà, fratello, tre figli
e la diletta sposa. Soffre e prega.
Di nuovo si riforma la famiglia.
È religiosa l’ottima Domenica.
Ritorna bella e piena la nidiata.
Fra tutti sono dieci e benedetti.
Sono i tesori di mamma e papà.
Tra stenti, sacrifici e povertà
sono accuditi e bene educati.
È tanta la dolcezza e la premura.
Tutto si fa nel nome del Signore.
Ma c’è un bambino negro da adottare.
Esulta la famiglia e l’accoglie.
E Felix cresce come tutti loro.
Addirittura vescovo sarà.
Correndo dietro cronache attuali,
non sembra più adatto ai nostri tempi
l’amore coniugale e la famiglia
ed il Vangelo stesso obsoleto.
231
Son cinque ai nostri giorni in Italia
le coppie esemplari per virtù
e degne dell’onore degli altari.
Fra questi sono appunto i Bernardini.
Nel diario di Domenica leggiamo:
- Ogni cosa mi parla del Signore.
La sua bellezza bacio nella rosa.
Dio m’ha dato i figli, mia corona.
Vorrei gridare forte alle mamme:
oh!, quale dono! quale grazia e gioia
si può godere insieme ai propri figli!
Ho chiesto questo a gloria del Signore.
Per essi vocazione chiedo a Dio
perché nel mondo portino Gesù.
Ed ora ai figli dico: siate santi!
E a Gesù: Signore, sono tuoi! Io dico grazie a te, mamma Domenica.
Il tuo Germano, vescovo di Smirne,
ci ha accolti come San Francesco
e insieme a lui abbiamo lì pregato.
È stato consacrato dal tuo Felix
ed ora annunzia Cristo in tutto il mondo.
O mamma Domenica e papà Sergio,
vi doni Dio la gloria dei Beati.
232
77
Serva di Dio Armida Barelli
Terziaria francescana
- Milano 1° dicembre 1882
+ Marzio (Va) 15 agosto 1952
Nasce da famiglia borghese e laica. Studia
a Menzingen (Svizzera) in un collegio delle
Suore Francescane della Croce. Apprende le
verità della fede cristiana. Intelligente, vivace
e raffinata, respinge varie proposte di matrimonio e si dedica generosamente alla cura degli
orfani e dei detenuti. Nel 1910 incontra Padre
Agostino Gemelli, che diviene suo direttore spirituale e
l’associa alle sue iniziative sociali. Diviene apostola in
tanti campi. Collabora alla fondazione dell’Università Cattolica. Lavora nella “Rivista di Filosofia Neoscolastica”.
Durante la Prima Guerra Mondiale fu segretaria del Comitato di consacrazione dei soldati al Sacro Cuore di Gesù, di
cui era devotissima. Diresse la Rivista “Vita e Pensiero”.
Il card. Andrea Carlo Ferrari la incaricò di fondare l’associazione della “Gioventù Femminile d’Azione Cattolica”
da affiancare a quella maschile. Ne divenne la Presidente.
Papa Benedetto XV la nominò Presidente Nazionale della
Gioventù Femminile di Azione Cattolica. Percorse più
volte la penisola per organizzarla e in poco tempo l’associazione superò il milione di iscritte. Ottenne da Pio XI
nel 1924 l’istituzione della Giornata Nazionale dell’Università Cattolica che prevede la raccolta di fondi in tutte le
parrocchie d’Italia. Affiancò l’attività elettorale della Democrazia Cristiana. Ogni suo sforzo era teso a valorizzare
l’emancipazione, la cultura e la dignità della donna. Dedicò gli ultimi sforzi a sostegno della Facoltà di Medicina
e del Policlinico Gemelli. È colpita dalla paralisi alla mano
destra e perde la sua bella voce. Il suo corpo riposa nella
cappella dell’Università Cattolica di Milano. Nella diocesi
di Milano è in corso il Processo di beatificazione.
233
Sei perspicace e bella,
vivace e raffinata.
Le suore francescane
ti guidano a Gesù.
Ti batti per la donna,
la sua dignità,
le sue risorse immense
e la sua fede in Dio.
La forza femminile
raccogli in un esercito
che patria e religione
insieme sa difendere.
Tu scrivi, parli ed operi
con forte intelligenza
col fuoco del Vangelo
con gioia francescana.
Cominci da Milano,
la gioventù ti segue.
In breve tempo sono
già più di cinquemila.
Poi ripetutamente
percorri la penisola.
Le donne che unisci
diventano milioni.
234
Sostieni la battaglia
perché le donne abbiano
ormai diritto al voto
in ogni elezione.
Tu brami le missioni,
il papa ti risponde:
“L’Italia è la missione
che t’ha affidato Dio”.
Alla “Regalità”
dài vita con Gemelli
e l’”Università
Cattolica” fondate.
Nel corso della guerra
promuovi un comitato
che affidi i soldati
al Cuore di Gesù.
Dal papa ottenesti
che in tutte le parrocchie
si raccogliesser fondi
per l’Università.
Morendo preghi ancora:
- Gesù ti dò la vita
perché nel mondo venga
il tuo santo Regno -.
235
78
Servo di Dio Padre Giuseppe Bocci
Sac. francescano cappuccino
- Sant’Elpidio a Mare (AP) 15 marzo 1885
+ Pesaro 23 novembre 1974
Ancora adolescente sentì e coltivò
la vocazione all’Ordine Cappuccino.
Seguì con slancio la lunga trafila di
preparazione sacerdotale. Furono tre i
cardini del suo apostolato: il ministero
delle confessioni, la direzione spirituale di tante anime, la promozione e
l’attività per le vocazioni religiose e
sacerdotali.
Aveva una carica interiore che
imprimeva efficacia al suo apostolato tra i giovani. Consegnava ad essi il desiderio delle virtù e del servizio nella
vita consacrata per diffondere il regno di Dio e aiutare il
prossimo a camminare nella via della salvezza. La Provincia Picena e l’Ordine deve a lui immensa gratitudine.
L’Eucaristia e la Madonna formavano la sorgente inesauribile della sua energia e del suo fervore. A Pesaro istituì
“l’Opera delle vocazioni”. Fondò anche un Istituto di consacrate nel mondo: le “Volontarie francescane delle vocazioni”. Morì a Pesaro quasi novantenne.
Il suo corpo riposa nella chiesa cappuccina di Pesaro,
dove dimorò per 46 anni. Il processo diocesano per la
beatificazione si concluse felicemente il 25 novembre del
2000 alla presenza di S. Ecc. Mons. Angelo Bagnasco, allora Arcivescovo Metropolita di Pesaro.
236
O caro confratello,
Padre Giuseppe Bocci,
semplicità e zelo
formava il tuo binomio.
E quando celebravi,
e quando confessavi,
e quando predicavi:
edificante sempre!
Celare col sorriso
stanchezza e sofferenza
è proprio un segreto,
che piace ai veri santi.
E quando sale il tono
di vane discussioni
con uno sguardo amico
richiami a cortesia.
La carità fraterna
curavi attentamente.
Al conversare arguto
tu eri sempre pronto.
Se di Gesù e Maria,
oppur di San Francesco,
tra noi si ragionava,
gioivi come un bimbo.
237
Quando sei tu a scandire
le Ave del rosario,
ci sveli il conversare
con la celeste Mamma.
Nei giorni di missione
la sua bellezza spieghi,
e del suo cuore infondi
il più squisito amore.
Prepari le sue feste
con rigorose veglie,
ed offri a Lei felice
il personal digiuno.
Nel confessar sei guida
sincera e disarmante.
La via del Cielo additi
e di virtù la brama.
Nel centro del tuo cuore
ci son le vocazioni!
È questa la missione,
che ti consuma e incanta.
Tu vuoi vedere i giovani
a schiere intorno a Cristo.
Per essi è il grande invito:
“Venite tutti a me!”.
238
79
SdD Fra Cecilio Maria Cortinovis
Rel. francescano cappuccino
- Nespello (Bg) 7 novembre 1885
+ Bergamo 10 aprile1984
Pietro Antonio Cortinovis è il settimo di nove figli. Famiglia di contadini.
Pietro Antonio fino a 22 anni ha pascolato il gregge e lavorato nei campi. Per
andare a scuola doveva percorrere lunghi sentieri tra i boschi. Nel 1896 riceve
la prima Comunione e da quel giorno rimase innamorato dell’Eucaristia. Entra
nel 1908 tra i Cappuccini. A Lovere
veste l’abito e prende il nome di fra Cecilio Maria. Passa da Lovere ad Albino, a Cremona, infine
approda a Milano Monforte, ora Viale Piave. Vi rimarrà
quasi tutta la vita. Ha scritto per obbedienza il Diario dove
racconta varie esperienze mistiche. Nel 1914 fu colpito da
meningite e guarì per intercessione del Beato Innocenzo
da Berzo. Fece erigere il monumento a San Francesco nel
1926 e l’artista scelse il volto di fra Cecilio. Fu esonerato
dal servizio militare per la salute cagionevole. Diviene
l’apostolo dei poveri. Fa costruire una struttura adeguata
per accoglierli e offrire loro una mensa decorosa. Prefettura
e industriali di Milano fanno affluire tonnellate quotidiane
di viveri per i poveri di Fra Cecilio. Preghiera e sofferenza
l’accompagnano sempre. Al suo letto di infermo i fedeli
d’ogni ceto e vescovi e sacerdoti, fanno la fila da mattina
a sera. Muore nell’infermeria provinciale di Bergamo. Il
suo corpo riposa nella Chiesa di Monforte a Milano, vicino
alla sua Opera. Il processo diocesano per le sue virtù si
concluse positivamente il 10 aprile 1995.
239
Di nove figli settimo,
tu pascolando il gregge
o lavorando i campi,
trascorri la tua vita.
Ogni mattina arrivi
con lungo viaggio a scuola
e tutte le mattine
trascorri un’ora in Chiesa.
Giorno di paradiso
la prima Comunione.
Gesù nel cuor ti lascia
la bella sua chiamata.
T’accolgono a Lovere
e vesti il santo abito.
Ti chiamerai per sempre,
fra Cecilio Maria.
Da Lovere ad Albino,
da Cremona a Milano,
sei lieto di servire
nei compiti più umili.
L’ufficio di sacrista
ti è il più gradito,
perché ti lascia a lungo
vicino al tabernacolo.
240
Colto da meningite
sei vicino a morire.
Il Beato Innocenzo
t’ottiene guarigione.
Chiamato alle armi
sei presto esonerato
perché ai duri sforzi
non regge la salute.
Nell’esperienza mistica
ti fa vedere Dio
le anime in attesa
dell’eterno giudizio.
Erigi il monumento
al Padre San Francesco;
l’artista si ispira
al tuo sereno volto.
Ma il monumento grande
lo fanno a te i poveri.
Per loro hai costruito
la tua accogliente casa.
Troviamo nel tuo diario
la luminosa mensa,
che dà conforto al cuore
e dà ristoro all’anima.
241
80
San Pio da Pietrelcina
Sac. francescano cappuccino
- Pietrelcina (Bn) 25 maggio 1887
+ San Giovanni Rotondo (Fg) 23 settembre 1968
È un grande santo italiano. È
un grande santo francescano.
Dalla terra del nostro sud,
ricca ancora di onestà, di fede
genuina e di forte tradizione religiosa, Padre Pio si è affacciato
sulla scena mondiale per riconfermare la potenza della grazia
di Cristo e la perennità del messaggio evangelico affidato alla
Chiesa. Quando nella sua vita di
sacerdote si sono manifestati carismi e segni eccezionali
di santità, è sorto da un lato un popolo immenso di sinceri ammiratori e devoti, dall’altro una banda accanita di
gratuiti denigratori. Anche alcuni uomini di Chiesa hanno
stentato a capire.
La sua vita è stata un martirio ricolmo di preghiera, carità e immolazione. Le stimmate per cinquant’anni, la Casa
Sollievo e i Gruppi di Preghiera intrecciati ad un eroico
apostolato sacerdotale, parlano al mondo.
La Chiesa l’ha proclamato Santo, invitando i fedeli
a imitare il suo esempio e ad affidarsi alla sua intercessione.
La raccolta delle sue lettere in quattro volumi è una
preziosa fonte di dottrina ascetica e di esperienza mistica.
242
O Padre, che mi hai amato tanto
da prender sulle spalle la mia croce,
da sempre io t’ho visto eccelso santo;
sei proclamato adesso a gran voce.
Ti circondò di dubbi e diffidenza
l’autorità. Poi finalmente ha visto
la misteriosa e bella confidenza,
che nel tuo cuor ripose Gesù Cristo.
Fanciullo in te rifulge la purezza,
ch’è profumato fior di paradiso.
Ti dà il pregare mistica dolcezza,
che di superna luce accende il viso.
Quando ti rechi a piedi verso i campi
c’è quel cosaccio, là, sul ponticello:
- Oh, questa volta proprio non la scampi!
Da tanto che t’aspetto, santarello! La mamma Peppa t’ha spiegato tutto:
- Oh, dell’inferno non temere tu.
È solo la dimora di quel brutto;
vicino a te c’è sempre il buon Gesù -.
Quando rimani sol nel campicello
ti si presenta lurido serpente.
La notte stai in quel di tuo fratello,
lì, ti percuote assai ferocemente.
243
Sul seggiolone preghi fino a tardi
seguendo con lo sguardo il bel tramonto.
Tu chiedi al buon Signor che scagli dardi
su te e annulli al mondo il grave conto.
Ti fan corona gli Angeli di Dio,
mandati a te da tanti figli tuoi.
Ascolti con la mente e il cuore pio
e li consoli sempre più che puoi.
T’attende a San Giovanni la tua Verna.
Come per San Francesco e il buon Gesù
- la volontà si compirà superna per sempre crocifisso anche tu.
S’aggiungeranno tanti altri doni;
s’aggiungeranno tante altre pene.
A chi t’offende o accusa tu perdoni
e spanderai nel mondo tanto bene.
Confessionale e altare i due poli
donde tu trai l’intrepida costanza.
Col cuore traforato in alto voli
per consegnare al mondo la speranza.
Hai seminato ovunque rose e gigli:
l’amor succhiasti dal cuor di Maria.
Or grida il grande esercito dei figli:
“Con Cristo e con la Chiesa. Così sia”.
244
81
Beato Sinforiano Felice Ducki
Rel. francescano cappuccino martire
- Varsavia (Polonia) 10 maggio 1888
+ Auschwitz (Polonia) 11 aprile 1942
Religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini a Varsavia, fu un uomo
semplice, dedito alla preghiera
e alla questua, pieno di carità
verso i bisognosi.
Arrestato insieme ad altri
confratelli dalla Gestapo, sopportò privazioni e sofferenze
nel lager di Auschwitz.
Morì martire della ferocia
nazista, mentre difendeva eroicamente alcuni prigionieri assaliti a manganellate dai tedeschi.
Riuscì a salvarne diversi.
Prima di morire fece il segno di croce sui suoi aguzzini.
245
Auschwitz, tu sei l’inferno della terra.
Tu sei pagina nera della storia.
Ti concepì diabolico intelletto.
Raccapricciante è ciò che in te avvenne.
Il fuoco che bruciò le carni umane
ha invidiato l’acqua che non arde.
Ed il fetor che corre tutto intorno
vorrebbe pur morire con i morti.
Vittime del gas, ceneri disperse
non è possibile darvi una croce!
Siete voi stessi simbolo di Cristo,
che vi darà la vita senza fine.
L’eterno premio, martiri, a voi
per questa fine tragica nel tempo.
Temo che non avrà una speranza,
chi vi ridusse in carcere per odio.
Quando si passa in mezzo alle baracche
ti stringe il cuore il freddo della morte.
Per non uscire solo col dolore
conviene alzare a Dio la preghiera.
Occhiali, scarpe, protesi, vestiti,
pareti nere e fetide di muffa,
fotografie e nomi di scomparsi,
memoria, mai potrai dimenticare!
246
Beato Sinforiano cappuccino,
arrestato con gli altri ventidue,
fosti portato prima a Pawiak
e poi in questo campo di sterminio.
Non pane ma la fame e le percosse
fungevan da razione quotidiana.
La crudeltà spietata e senza limiti
patita con la forza della fede.
I sette mesi sembrano infiniti.
Ormai la morte scende lentamente.
Lo legge ognuno sul volto dell’altro.
Tutta la vostra forza è la preghiera.
Ma quella sera sotto i vostri occhi
il gruppo dei soldati carcerieri
vollero dar spettacolo di sé
nel trucidar gli inermi prigionieri.
Floriano, assai robusto li difende.
Su tutti traccia il segno della croce.
Viene colpito in testa con la spranga.
Cade ma poi si rialza e benedice.
Quell’intervento salva i suoi compagni
e lui raggiunge il forno crematorio.
Hanno potuto dire i confratelli:
- Signore, accogli in Cielo il tuo servo -.
247
82
San Massimiliano Maria Kolbe
Sac. francescano conventuale martire
- Zdunska-Wola (Polonia)
8 gennaio 1894 + Auschwitz 14 agosto 1941
Massimiliano Maria Kolbe nasce in
Polonia a Zdunska Wola nel 1894 da genitori cristiani che poi entrano nel Terz’Ordine Francescano. Massimiliano studia
tra i frati Minori Conventuali. Terminato
l’anno di noviziato fu mandato a Roma
dove si laureò in Filosofia e in Teologia
alla università Gregoriana. Viene ordinato
sacerdote il 28 aprile 1918. A Roma fu
colpito dalla tubercolosi. Fondò la “Milizia dell’Immacolata” associazione soprattutto giovanile, che si proponeva la conversione del mondo
per mezzo di Maria. Tornato a Cracovia fondò il giornale
“Il Cavaliere dell’Immacolata”. A Varsavia, grazie ad una
generosa donazione, fondò la Niepokalanow, “la città di
Maria”. In breve divenne una grande tipografia che sforna
milioni di copie. Un’altra ne fonda in Giappone a Nagasaki,
dove stampa “Il Cavaliere” in lingua giapponese. Chiama
ebrei, protestanti e buddisti a collaborare. Eresse una casa
a Ernakulan nell’India occidentale. Nel 1939 i nazisti distrussero la tipografia di Niepokalanow e imprigionarono
gli oltre 40 frati. Il 19 settembre del 1939 furono portati nel
campo di sterminio di Auschwitz. P. Massimiliano fu assegnato a trasportare i cadaveri al forno crematorio. Sostenne
e confortò i compagni di prigionia. Pregava e cantava nelle
ore della notte. Si offrì vittima al posto di un altro prigioniero condannato per decimazione alla morte. Morì stringendo la mano e dicendo “Ave Maria” al soldato nazista
che gli propinava la mortale iniezione di acido fenico. Le
sue ceneri finiranno nel crematorio. È stato canonizzato il
10 ottobre 1982 da Giovanni Paolo II.
248
Massimiliano Kolbe, francescano,
soldato di Maria Immacolata,
martire, figlio di martire terra,
immenso onore esserti fratello.
In unità d’amore coi tuoi cari.
Tedeschi e Russi in un tirare a sorte
hanno ridotto a pezzi la famiglia
e diviso a brandelli i vostri corpi.
La Gregoriana a Roma per lo studio,
filosofia e poi teologia.
La tisi attacca a fondo i tuoi polmoni.
Vuoi conquistare a Cristo tutto il mondo.
Ti viene in soccorso la Madonna.
Già: “La Milizia dell’Immacolata”.
E parti con la stampa in grande stile:
“Il Cavaliere dell’Immacolata”.
Oh! Certamente il primo d’essi tu.
Ti segue poi l’esercito di frati,
che insieme a te s’impegna con ardore
per affidare il mondo a Maria.
Con il terreno avuto dai Lubecki,
affiancato dai tanti volontari
e i generosi giovani amici,
la “Città di Maria” prende il volo.
249
Con l’obbedienza giungi nel Giappone.
Da Nagasaki parte nuova stampa.
In varie lingue e copie senza numero
“Il Cavaliere” arriva in tutto il mondo.
E dopo la fatale bomba atomica
ebrei, buddisti e molti protestanti
divennero tua voce per gridare
il bisogno di pace a tutti i popoli.
Ma irrompe la tragedia e la Polonia
è invasa dai Tedeschi e dai Russi...
La tua “Città” è tutta smantellata,
diventa sol rifugio dei feriti.
Sei arrestato insieme ai confratelli
e presto sei nel campo di sterminio.
Ora “sediciseicentosettanta”,
trasporti i cadaveri nei forni.
Qualcuno fugge: la decimazione!
Ti offri per un padre di famiglia.
I tuoi compagni sono disperati!
Tu li trasformi in gruppo di preghiera.
Esplode l’odio e l’ira dei carnefici:
un’iniezione spegne i vostri cuori.
O grande “Cavaliere di Maria”,
la tua parola fu “Ave Maria”.
250
83
Serva di Dio Maria Costanza Panas
Clarissa cappuccina - Alano di Piave (Bl) 5 gennaio 1896
+ Fabriano 28 maggio 1963
Quando i genitori si trasferirono in
America, fu affidata allo zio sacerdote.
Venne educata presso le suore Canossiane a Feltre. Poi studiò nel Collegio
Sant’Alvise di Venezia fino a conseguire il diploma di maestra. Qui subì
l’influsso di criteri laici. Ebbe la libertà
di leggere di tutto. Più tardi la definirà
mentalità “corrottissima”. Insegnò a
Conetta (Ve) e a Cona nel 1914 incontrò uno zelante sacerdote, che la ricondurrà sulla via
della virtù. Decise di farsi suora. Quando riuscì a superare
l’opposizione dei familiari, accompagnata dal suo direttore
spirituale, l’oblato padre Luigi Firtz, entrò fra le Cappuccine di Fabriano. Vestì l’abito e prese il nome di Maria
Costanza. Felice dei più umili servizi: portinaia, cuoca,
guardarobiera e giardiniera. A 31 anni fu nominata maestra
delle novizie e nel 1936 fu eletta Badessa. Ai tre voti tradizionali aggiunse quello di abbandono totale a Dio, dell’offerta di sé per le anime del Purgatorio, per compiere ciò che
risultava più perfetto. Promise di scrivere “solo di Gesù e
per Gesù”. Aveva qualità di scrittrice, poetessa e pittrice.
Intorno al ‘50 ebbe una forte miopia e pleurite ostinata e
nel 1959 si aggiunse l’artrite deformante progressiva nelle
mani, nelle braccia e nei piedi. Seguì nel 1960 una forte
asma bronchiale, che la costrinse a letto per sempre. Per
tutte queste sofferenze ringraziava Dio insieme alle consorelle. Offrì la sua vita per il Concilio Vaticano II. Dopo tre
anni e tre mesi di sofferenze morì. I suoi resti riposano dal
1977 nella chiesa del monastero di Fabriano. È in corso il
Processo di beatificazione.
251
I genitori emigrano;
ti educa lo zio,
zelante sacerdote.
Poi studi a Venezia.
Va bene scuola pubblica,
ma pesa il giogo laico,
e quando capirai
tu proverai i brividi.
Città della laguna,
Venezia offre moda.
È l’abbagliante idolo,
che illude troppi giovani.
Col tuo bel diploma
insegni a Conetta,
e qui Gesù ti manda
un santo sacerdote.
Riscopri qui il Vangelo:
il codice di vita.
Tu spesso leggi e mediti
e inizi a pregare.
Prometti a Gesù,
che in tutta la tua vita
tu “scriverai di Lui
e scriverai per Lui”.
252
Da Padre Fritz guidata,
aspiri al monastero.
Cerchi le Cappuccine,
ti rechi a Fabriano.
E come Santa Chiara,
devi fuggir da casa,
perché contrari i tuoi
a questa decisione.
Tu presto indossi l’abito
e sei Maria Costanza;
felice di pregare,
felice d’obbedire.
Tu ami praticare
gli umili servizi.
Gesù ti riempie il cuore
e tu ne riempi il mondo.
Eletta sei badessa
ma dici che sei l’ultima.
Aggiungi altri voti
ai tre già professati.
La lunga malattia
e i tanti libri scritti
diventan testamento:
dolore fatto amore.
253
84
Maria Veronica del SS.mo Sacramento
Clarissa cappuccina
- Ferrara 16 novembre 1896 + 8 luglio 1964
È battezzata il 17 novembre col nome di
Maria Cesira. Nel 1915 entra nel monastero
delle Cappuccine. Nel 1919 emette i voti
solenni. Cade malata ed è ricoverata nell’infermeria del monastero. Il 24 gennaio 1922
riceve l’Olio degli Infermi. Le appare la Madonna assicurandola che guarirà. In aprile le
appare Gesù proponendole di scegliere: “Letizia o dolore”. Lei dice: “Preferisco la vostra santa Passione”. Il 14 agosto la Madonna le mostra un
Crocifisso e dice: “Questo sia il tuo modello”. Nel 1923
guarisce miracolosamente dalla nefrite tubercolare e dall’infezione renale. L’otto giugno fa voto di compiere sempre ciò che ritiene più perfetto. Il 26 dicembre tiene fra le
braccia il Bambino Gesù. Nel 1926 si impegna a seguire la
“Piccola Via” di Santa Teresa del Bambino Gesù. Nel 1933
le febbri salgono tanto da spezzare più volte il termometro.
Il 9 luglio Gesù le dice: “Tu sei una di quelle anime, che
io più intimamente associo alla mia opera redentrice”. Il 4
novembre Gesù si lamenta con lei per la tiepidezza delle
anime consacrate. Nel 1935-31 agosto - Gesù le spiega
come Egli, pur nel gaudio eterno, soffra con gli uomini in
modo mistico. 1936: smette di scrivere il “diario” perché
scaduto il termine dell’obbedienza. Nel 1945 assicura alla
superiora che Ferrara non sarà bombardata. Il 19 maggio
1964 le viene diagnosticato un tumore al cervello. A giugno perde la parola ed è colpita da paralisi ad una gamba.
Riprende l’uso della parola solo per rispondere al rito dell’Unzione sacra. Giorno 8 luglio, la campana suona i vespri
di SantaVeronica Giuliani. Spira con un sorriso dicendo:
“Grazie, Mamma!”. Aveva 68 anni, 49 di religione.
254
Ferrara dei Pelasgi
t’accoglie nel tuo nascere.
Anziano è il tuo papà
e giovane la mamma.
Da questo umano dramma
tu esci quasi anonima.
Poi finalmente avviene
il passo della grazia.
A quindici anni tu
sei figlia di Maria.
A diciannove sei
Clarissa cappuccina.
Diventi finalmente
la sposa di Gesù.
È tua sapiente mamma
la Vergine Maria.
A ventisei t’ammali
fin quasi a morire.
T’appare la Madonna
dicendo: “Guarirai”.
Due vie ti presenta
l’amato tuo Gesù:
letizia e dolore,
lasciando a te la scelta.
255
Tu scegli la passione
e Lui è tuo modello.
Poi torna a te Bambino
e te Lo stringi al cuore.
Sovente la tua febbre
fa a pezzi il termometro.
Ricevi l’Olio Santo,
ma poi continui a vivere.
Tu qual modello scegli
la Santa di Lisieux,
e volentier fai voto
del più perfetto agire.
Intorno a te si crede
che tu sei visionaria,
finché il Signore stesso
la verità dimostra.
Visitatrice vai
da un monastero all’altro,
felice d’esser serva
di tutte le sorelle.
I confessori t’obbligano
a scriver le visioni.
Appena terminato
per obbedienza muori.
256
85
Servo di Dio Umile da Genova
Sac. francescano cappuccino
- Genova 21 aprile 1898 + 9 febbraio 1969
Nasce da famiglia borghese; si
diploma giovanissimo in ragioneria.
Lavora ne “Il Credito Italiano” e poi
nella “Cassa di Risparmio”. A 20
anni entra fra i Cappuccini col nome
di Fra Umile. È sacerdote nel 1925.
Mandato a Roma presso la Università Gregoriana, si laurea in Filosofia
e Teologia. Per un ventennio insegna
nello studentato cappuccino di Genova. Si dedica ad intensa
attività di predicazione e direzione spirituale e a pubblicazioni storiche e ascetiche. È nominato Giudice del Tribunale ecclesiastico ligure; Vice postulatore nel Processo
canonico della Serva di Dio Maria Francesca Rubotto. Nel
1945, appena la guerra, si dedica all’assistenza dei bambini abbandonati. Fonda la Congregazione delle Piccole
Ancelle di Gesù Bambino che si prendono cura dei piccoli
accolti nella casa “Sorriso Francescano”. Quest’Opera si
stende in breve tempo a Savona, La Spezia e altrove. Nel
1960 riceve dal Presidente della Repubblica la medaglia
d’oro per “L’istruzione e l’educazione infantile”. Riceve
anche il premio “Fronda d’oro” dall’Azienda di Soggiorno
di Chiavari. Infortunato per una caduta, riceve una visita di
Padre Pio alle 16,30 del 22 settembre 1968. Suor Ludovica
va per portargli del tè. È colpita dal tipico profumo. Padre
Umile conferma: “È venuto a salutarmi perché sta per volare al Cielo”. Per gravi problemi cardiaci Padre Umile si
spegne presso il “Sorriso Francescano”. Fu tumulato provvisoriamente nella tomba della famiglia Beretta, in attesa
della traslazione nella chiesa dei Cappuccini. Nel 2000 si
concluse il processo diocesano. È Servo di Dio.
257
Con santità e sapere
trascorri la tua vita
in esemplar servizio
a Cristo ed alla Chiesa.
L’impegno nello studio
e nell’insegnamento
fu pari all’amore,
che ben ti lega a Dio.
Quale moneta d’oro
tu spendi il sacerdozio
nel celebrar la Messa
e nel guidar le anime.
L’autorità t’affida
i più gravosi uffici
e tu li adempi sempre
con fedeltà assoluta.
E del Vangel ch’annunci
vibrante è la parola.
Traspare in te l’ardore
del limpido profeta.
Tu sei sicura guida
di chi s’affida a te.
Il bel sentiero tracci,
che porta a santità.
258
Or di Gesù Bambino
le “Piccole Ancelle”
son pronte a curare
i bimbi abbandonati.
È questa la bell’Opera:
“Sorriso francescano”,
che sorto in Liguria,
si spande pure altrove.
Va lode ai confratelli,
che danno il loro aiuto.
Tesori sono i piccoli,
amati da Gesù.
Ricevi pur dagli uomini
medaglie prestigiose,
ma ti allieta il cuore
il premio del Signore.
È ventidue settembre
dell’anno sessantotto.
T’appare Padre Pio
per l’ultimo saluto.
Suor Ludovica sente
il tipico profumo
e tu le dai conferma.
Sia lode e gloria a Dio.
259
86
Servo di Dio Padre Damiano Giannotti
Sac. francescano cappuccino
- Bozzano (Lu) 5 novembre 1898
+ Recife (Brasile) 31 maggio 1997
Padre Damiano, missionario
cappuccino a Pernambuco, in Brasile, muore a 99 anni di età, dopo
66 anni di vita missionaria. Il Presidente decreta tre giorni di lutto
nazionale.
La sua giornata iniziava alle
quattro. Celebrava l’Eucaristia sempre circondato da numerosi fedeli.
Confessava oltre trecento persone al giorno. Viaggiava
sempre a piedi e col crocifisso sul petto. Conversioni e guarigioni nessuno le poteva contare. Per giornate intere non
mangia e per notti intere non dorme. Ha la “passione” per
le anime. È l’apostolo del Brasile, quasi una leggenda.
Alla fine rimane in coma per due settimane. Giornali,
radio e televisioni annunciano: “O frei Damiano morreü”,
Padre Damiano è morto. I funerali vengono celebrati nello
stadio di “Arruda”. Ci sono 50.000 fedeli, i Superiori dell’Ordine, 12 vescovi e 138 sacerdoti.
L’Arcivescovo di Olinta e Recife, che presiede l’Eucaristia, mostra alla folla i sandali e il crocifisso del missionario, come simbolo della sua fede e delle sue fatiche.
La salma è stata tumulata in Recife nella piccola chiesa
dedicata a Nostra Signora delle Grazie.
260
Indossi come frate
il saio cappuccino.
“Passione per le anime”
è scritto nel tuo cuore.
A Pernambuco aspettano,
ma aspetta il Brasile.
Tu vali un esercito,
perchè sei sempre in moto.
Andando senza sosta
annulli le distanze.
Sul petto il crocifisso
ai piedi rozzi sandali.
Tu vinci fame e sete;
al sonno non dai retta.
Rimane tuo segreto
da dove prendi forza.
È quella Santa Messa,
che celebri all’alba.
È quella folla immensa,
che prega insieme a te.
Tu parli di Gesù
e parli di Maria.
È pane che dà gioia
l’Eucaristia che doni.
261
La resistenza pieghi.
Con la parola sciogli
i grovigliosi dubbi.
È bella la tua fede!
Frequenti sono i segni
con cui conferma Dio
l’attesa che tu susciti,
la pace che prometti.
I penitenti accorrono
da te per confessarsi.
Più di trecento al giorno
tu ne rimetti in grazia.
I culti idolatrici
spariscono al tuo arrivo,
e tante chiese sorgono
per adorar Gesù.
Il romitorio adatti
a ufficio delle poste.
Nella cappella accogli
amici e penitenti.
Il grido del Brasile:
“Padre Damiano è morto!”
Sessantasei colombe
per gli anni di missione!
262
87
Beata Maria Teresa Kowalska
del Bambin Gesù
Clarissa cappuccina martire
- Varsavia (Polonia) 1902
+ Dzialdowo (Polonia) 25 luglio 1941
Clarissa cappuccina polacca, morì nel campo di concentramento di Dzialdowo,
dove era stata portata insieme
alle sue consorelle.
Si offrì vittima al Signore,
perché esse potessero ritornare
salve nel monastero.
La sua preghiera fu ascoltata.
Due settimane dopo la sua
morte, le monache furono liberate.
Il papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata Beata il 13
giugno 1999.
263
Son centotto i martiri
dei campi di sterminio
proclamati beati
dal Papa di Polonia.
Son preti, suore e vescovi
e semplici fedeli.
È lì Maria Teresa,
clarissa cappuccina.
Il padre socialista
si trasferisce in Russia.
Difende i comunisti
e milita fra loro.
Maria Teresa ha fede
e prega intensamente.
Giovanissima scrive:
“Il libro della vita”.
Novizia esemplare
per quanto molto gracile.
Le voglion molto bene
e gode tanta stima.
Confessa nel suo diario,
che vuol sacrificare
gli anni della vita
per convertire i suoi.
264
Ha scritto i suoi pensieri
e i fervidi propositi
di vera santità.
Ritiene d’esser l’ultima.
L’ora non è lontana
della sua immolazione.
Per questa vuol salvare
tutte le consorelle.
L’esercito nazista
invade la Polonia.
Son trentasei le suore;
son tutte deportate.
A Dzialdowo si muore.
Maria Teresa è inferma.
Ha la tubercolosi
e perde molto sangue.
La febbre si scatena.
Nessuna medicina.
Assenza d’ogni igiene
nel più angusto spazio.
Ripete qui l’offerta
perché le consorelle
escano tutte salve.
Per lei: la cremazione!
265
88
Serva di Dio Maria Consolata Betrone
Clarissa cappuccina
- Saluzzo (Cn) 6 Aprile 1903
+ Moncalieri (To) 18 luglio 1946
Maria Consolata Betrone, al secolo Pierina Betrone, nacque in una modesta
famiglia, con la quale si trasferì a Torino nel 1917.
Il 17 aprile 1929 entra
nel monastero delle Clarisse
Cappuccine, e prende il nome
di suor Maria Consolata. La
sua vita diventa ogni giorno
“una storia d’amore”, un colloquio tra Gesù e lei, continuo, intenso.
“Gesù, Maria, vi amo:
salvate anime” con questa
invocazione faceva continui atti di amore per portare le
anime a Gesù.
Morì a 43 anni in sanatorio dopo essersi offerta vittima per la pace, per la Chiesa e i sacerdoti; il suo corpo
è tumulato nella cappella esterna del monastero del Sacro
Cuore di Moncalieri.
Dall’8 febbraio 1995, è in corso la Causa di canonizzazione.
266
- Sono venuto a portare l’amore
e voglio ch’esso infiammi tutti i cuori.
Mi fanno un Dio terribile e lontano.
Io sono in mezzo a voi perché vi amo.
Tu fai sapere al mondo il mio messaggio.
Lo stesso mio comando è solo amore.
Oggi, domani e sempre chiederò
ai miei fratelli il dono dell’amore.
La schiavitù d’amore, Consolata,
è libertà suprema dello Spirito;
felicità che non conosce limiti
e rende ognor più simili a Me.
O Consolata, cerca tu la via.
La chiameremo “via piccolissima”
perché di certo adatta a tutti quelli,
che cercan con sincero cuore Dio -.
Ed ecco che ti sgorga dal profondo
l’umile, ardente e semplice preghiera:
- Gesù, Maria, vi amo, sì, salvate
le anime -. Salvare è la missione!
Il giorno della prima Comunione:
“Vuoi esser tutta mia?” - Gesù, sì -.
E Lui sarà il tuo pane quotidiano.
Il tuo bel Paradiso sulla terra.
267
E venne a te Teresa di Lisieux.
Avesti fra le mani la sua “storia”.
S’accese nel tuo cuore la scintilla.
- M’hai dato tu, Gesù, la mia gemella -.
Vita d’amore! Canto alla vita!
Nel mondo, mai del mondo, attendi l’ora.
Vai Cappuccina presso Borgo Po.
Percorrerai “la via piccolissima”.
Hai nome Consolata e veramente
consolazioni, grazie e gran fervore
riversa Dio nell’anima obbediente.
Cammini sulle orme del Serafico.
- T’affanni ancor per troppe cose tu -,
suonò così la voce di Gesù.
- Storia d’amor dev’esser la tua vita.
O Consolata, devi consolarmi! Comincia poi la via del Calvario.
T’immoli per la Chiesa e i sacerdoti.
Li chiami tuoi fratelli e li vuoi santi.
Del salmo della vita resta l’Amen!
- Gesù ed io ci vogliamo tanto bene.
M’ha detto, guarda in cielo, Consolata,
fra tutti i santi sei “la Confidenza” -.
Bambina, godi il Regno coi più piccoli!
268
89
Venerabile Egidio Bollesi
Terziario francescano
- Pola 24 agosto 1905 + 25 aprile 1929
Secondo di nove figli,
visse 23 anni. Durante la Prima
Guerra Mondiale fu profugo a
Rovigo, poi in Ungheria e infine in Austria. Tornato a Pola
fonda gli Scout cattolici. A 13
anni lavora nei cantieri navali.
A 15 legge la vita di San Francesco ed entra nel Terz’Ordine Francescano. Nel 1925
è chiamato al servizio di leva
sulla nave da battaglia Dante
Alighieri. Qui organizzò un gruppo di preghiera e di riflessione. Da questi uscirà Guido Foghin, che si farà francescano e andrà missionario nel Tibet; fra l’altro scelse per
sé il nome di “Egidio Maria”, a ricordo dell’amico. Egidio,
licenziato, trovò lavoro di disegnatore tecnico nel cantiere
navale di Monfalcone. Aiutò famiglie povere e si diede
all’assistenza dei bambini e fanciulli analfabeti. Nel 1927
rientra a Pola. È sempre sereno e gioviale e cristianamente
accetta la malattia della tubercolosi, che in due anni lo
porterà alla morte. Sepolto nell’isola di Barbana, sulla sua
tomba si legge un pensiero di Santa Teresa di Lisieux di
cui era molto devoto: “Viver d’amore è navigare - ognora
gioia spargendo - e riso attorno a me”. Nel 1997 Giovanni
Paolo II lo ha dichiarato Venerabile.
269
Tu figlio sei di Pola,
o caro e buon Egidio,
già da fanciullo profugo
in Ungheria ed Austria.
Studiar ti piace molto
e a scuola fai profitto.
Ti chiama poi la guerra
e parti sulla nave.
Già prima di partire
lavori nei cantieri.
Coi tuoi compagni formi
il folto gruppo Scout.
A scuola ed in famiglia
nel gioco e fra gli amici
di professar sei lieto
la fede in Gesù.
Di San Francesco leggi
la vita che t’incanta
ed entri nel Terz’Ordine
per esser suo figlio.
Quest’ideal ti apre
al mondo con amore,
e il suo messaggio
con entusiasmo lanci.
270
Or sulla nave armata
ti senti un po’ smarrito.
Comprendi che la guerra
è fabbrica di morti.
E volentieri formi
con i migliori amici
un gruppo di preghiera
e di confronto saggio.
Guido Faghin tra questi
sarà buon francescano
e missionario in Tibet,
prendendo il tuo nome.
Tornato a casa vai
disegnatore tecnico
di nuovo fra i cantieri
naval, a Monfalcone.
Gli emarginati e i poveri
ti chiamano “fratello”.
Ad essi il tuo guadagno
e tutto il tuo affetto.
T’ammali e torni a Pola.
Fu vana ogni cura.
Si spegne nel sorriso
la tua giovinezza.
271
90
Servo di Dio Padre Mariano da Torino
Sac. francescano cappuccino
- Torino 22 maggio 1906 + Roma 27 marzo 1972
Lascia la cattedra di Lettere classiche
al Mamiani di Roma e si fa Cappuccino.
A chi gli chiede perché ha scelto il nome
di “Mariano” risponde: - Per onorare
Colei cui tanto devo. Penso con gioia,
che ogni volta che fanno il mio povero
nome, risuona qualcosa di Lei -. Fu conferenziere in Italia e all’estero. Parlò nei
cinema, nei teatri, nelle piazze. Dal 1955
al 1972, anno della sua morte, parlò in
TV con tre rubriche: “La posta di Padre
Mariano” con cui entrava nei problemi e nelle situazioni
di singoli; “In famiglia” per ricordare il calore e le virtù
della famiglia; “Chi è Gesù” per riproporre al mondo di
oggi le parole, i gesti, i passi e i miracoli del Salvatore, infondendo tanta fede e speranza in Lui. Insegnò nei licei di
Tolmino, Pinerolo, Alatri e Roma (Umberto I e Mamiani).
Il Cardinale vicario lo nominò Presidente della Gioventù
Romana di Azione Cattolica, tra le cui fila aveva militato
fin da giovane. Fu cappellano di vari ospedali romani e del
carcere di Regina Coeli. Trascorse i suoi anni nel convento
cappuccino dell’Immacolata Concezione, in Via Vittorio
Veneto 27 a Roma. Qui morì il 27 marzo 1972 e qui sono
conservati i suoi resti. La sua tomba è meta di molti devoti
e ogni venerdì è ricordato con preghiere particolari, perché
era il giorno delle sue trasmissioni televisive. Il 29 giugno
1996 è stata pubblicata la “Positio super virtutibus”. È dichiarato “Venerabile” il 15 marzo 2008. Padre Mariano è
ricordato come “il frate della TV”.
Affermava: - Pregare non è molto parlare, ma molto
amare -. - Aiutiamoci ad amare: è l’unica cosa che conta
nella vita -.
272
“Pace e bene a tutti”
è il tuo bel messaggio
condito di sorriso
e penetrante sguardo.
Col saluto serafico,
col saio cappuccino
e la fluente barba
annulli la distanza.
Con gli occhi su di te
ti stanno lì a guardare.
Attenti nell’ascolto,
nutriti di conforto.
Ti scrivono le lettere,
rispondi con amore.
E pieno di saggezza
arriva il tuo consiglio.
Col cuore parli al cuore
e spieghi con bontà
quant’è amato ognuno
dal Padre ch’è nei Cieli.
Sulle tue labbra scorre
il nome di Gesù,
e i tanti suoi prodigi
si mutano in carezze.
273
Il libro del Vangelo
è codice di vita.
È accanto a ognun di essi
Gesù, che parla ancora.
Tu entri nelle case
e porti la speranza.
Consegni la tua “posta”,
ci lasci con Gesù.
Ci porti in Terra Santa
sui passi di Gesù.
Ogni parola e gesto
rimane dentro il cuore.
Se parli di Maria
riveli quanto l’ami.
Tu trai sapienza e amore
da Lei ch’è tua sorgente.
In cinema e teatri,
in cattedre e in piazze,
in carcere ed ospedali,
tu hai portato Dio.
Ti benedice ancora
l’amato Padre Pio.
Insieme adesso in Cielo
Gesù vi stringe al cuore.
274
91
Beato Fedele Gerolamo
Rel. francescano cappuccino martire
- Lòd (Polonia) 1° novembre 1906
+ Dachau (Germania) 9 luglio 1942
“Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della
grande causa di Dio. Per quanto
è possibile non devono andare
perdute nella Chiesa le loro testimonianze” (Giovanni Paolo II, Tertio
Millennio Adveniente).
Tra i testimoni della Fede,
vittime del regime nazista, c’è
il giovane Fidelis, frate minore cappuccino di origine polacca, deportato nel campo di concentramento di Dachau,
dove con la fame, le privazioni, il lavoro faticoso e ogni
sorta di persecuzione, i tedeschi annientavano l’umanità
dei prigionieri.
Fedele sopportò tutto con coraggio, con serenità, confidando sempre nel Signore.
Ai suoi compagni, poco prima di spegnersi, disse: “Arrivederci in cielo!”
275
Sei giovane educato,
sei molto intelligente.
Amato dai compagni,
stimato dagli adulti.
Lavori con impegno
nelle poste statali.
Sei membro esponente
dell’Azione Cattolica.
Combatti contro l’alcool
col gruppo degli amici.
Terminato lo studio:
servizio militare.
Un’arma e una divisa,
che fanno solo peso
e una disciplina,
che spesso inaridisce.
Convento di Varsavia:
terziario francescano.
T’è prediletto amico
il Beato Koplin.
Nel trentatré indossi
il saio cappuccino
col nome di “Fedele”.
T’immergi in San Francesco.
276
Un anno a Nowe Miasto
poi vai a Zakroczyn.
Teologia a Lublino.
Ma ecco già la guerra.
Qui muore la speranza
del tuo sacerdozio.
L’esercito nazista
va operando stragi.
Venticinque gennaio
novecentoquaranta:
brutalmente arrestato:
Castello di Lublino!
Poi nel concentramento:
Sachsenhausen di Berlino.
Lager! Demolizione
della persona umana.
Il comando dispone:
convoglio preti e frati,
si parte per Dachau,
Monaco di Baviera.
Fedele … verso il forno!
Gaetano Ambrozkiewiez
ricorda il suo saluto: …
- Ci rivedremo in Cielo! 277
92
S. Alfonsa dell’Immacolata Concezione
Clarissa - Arpukara (Kerala India) 19 agosto 1910
+ Bharananganam (India) 28 luglio 1946
Ultima di cinque figli, nacque di otto
mesi a causa di uno spavento preso dalla
mamma che, mentre dormiva, fu avvinghiata da un serpente. Morirà dopo tre
mesi, affidando la bambina ai nonni. Nel
battesimo le misero il nome di Annakutty
(Amata). Fu istruita e bene educata nella
fede. A cinque anni nella “stanza della
preghiera” riuniva tutti i fanciulli. A sette
anni riceve la prima Comunione. A chi la vede tanto giuliva, spiega: “Sono felice perché ho Gesù nel cuore”. Più
tardi confesserà: “Dall’età di sette anni non sono più mia”.
Resistette tenacemente ai ripetuti tentativi della zia, che
voleva obbligarla al matrimonio. Per sfregiare il proprio
corpo mise i piedi in una fossa di brace accesa. Spiegò:
“Se il mio corpo fosse stato sfregiato nessuno mi avrebbe
voluto”. Lottò a lungo per difendere la propria vocazione.
La definiva: “Dono del mio Dio”. Il confessore, padre
Giacomo Muricken la indirizzò alle Clarisse. Al noviziato
prese il nome di Alfonsa dell’Immacolata Concezione. Fu
colpita da sofferenze morali e gravi malattie, come emorragie al naso e agli occhi, piaghe purulente alle gambe e
deperimento organico. Guarì perfettamente dopo una novena al Beato Padre Kuriakose Elia Chavara, Carmelitano.
Si impose norme rigorose personali di vita e di penitenza,
oltre l’osservanza della Regola. Ridondante di letizia pur
tra sofferenze e penitenze. Si aggiunsero febbre tifoidea,
polmonite doppia, collasso nervoso e spavento alla vista
di un ladro. Soffriva in silenzio. Nel 1945 ci fu come uno
scoppio violento dei suoi mali. Un tumore diffuso in tutto
il corpo, convulsioni con vomito trasformarono l’ultimo
anno di vita in un’agonia. Morì santamente il 28 luglio
1946. Fu beatificata nel 1986 e canonizzata il 12 ottobre
2008.
278
Tu nasci prematura.
Tre mesi dopo muore
la tua cara mamma.
Ti affida ai tuoi nonni.
Ti parlan di Gesù.
T’insegnano a pregare.
Lì spensierata vivi
la tua fanciullezza.
Ancora tanto piccola
insegni ai bambini
preghiera e catechismo.
Con loro sei felice.
Di matrimonio parlano,
ma tu respingi tutti.
Tu senti già la voce
di Dio che ti chiama.
Perché sei tanto bella
le nozze or t’impongono.
Per sfigurarti entri
in un braciere ardente.
Il confessor ti guida
dalle Clarisse a Palai.
Annakutty diventa
Alfonsa di Maria.
279
Oppressa dal malessere
t’indebolisci molto.
Puoi soltanto fare
catechismo ai bambini.
Dal naso e dagli occhi
inizia emorragia,
e purulente piaghe
tormentano le gambe.
Sopporti queste croci,
pregando notte e giorno;
ne fai serena offerta
sempre gradita a Dio.
A chi ti compatisce,
rispondi con fermezza:
- Ritengo sia perduto
il giorno senza croce -.
Nel cuore l’innocenza.
Sul viso la letizia.
Felice tu ti nutri
del Corpo di Gesù.
Agli occhi della gente
quel corpo consumato
è già una reliquia.
Sarai novella santa.
280
93
Servo di Dio Luigi Lo Verde
Chierico francescano conventuale
- Tebourba (Tunisia) 20 dicembre 1910
+ Palermo 12 febbraio 1932
“Voglio farmi sacerdote
religioso; nel mondo io non ci
voglio stare.
Mi faccio religioso per
farmi santo”.
Queste le parole di Luigi ai
genitori quando a dodici anni
entrò tra i Frati Minori Conventuali.
Pur avendo un carattere vivace, spiccava per la sua obbedienza e la semplicità di cuore.
L’Eucarestia, la Croce, la Madonna erano i suoi punti
di luce.
Visse un periodo di aridità spirituale che superò aggrappandosi a Gesù.
Colpito da una grave anemia e forti cefalee, sopportava e offriva con gioia la sua sofferenza.
Muore sorridendo a 21 anni.
281
Tebourba, presso Tunisi
è luogo di tua nascita,
i tuoi, palermitani,
vi sono residenti.
Presto torni a Palermo.
La gaia fanciullezza
e gli innocenti giochi,
fra gli altri il più vivace.
T’impegni nello studio.
Fai sempre buon profitto,
e senza gelosia,
aiuti i tuoi compagni.
Dai genitori apprendi
le verità di fede
e sei di buon esempio
agli altri in parrocchia.
S’accende nel tuo cuore
la sacra vocazione.
- Il mondo non mi piace,
mi faccio religioso -.
Va dai Conventuali.
Prima a Mussomeli
e poi a Montevago:
felice più che mai.
282
Il nome di Filippo
si cambia in Luigi.
Al Padre che lo guida:
- Io voglio farmi santo! Son tante le battaglie
che vive nello spirito.
Con obbedienza e fede
è sempre vittorioso.
Sostegno alla virtù:
Gesù Eucaristia,
l’amore della croce,
la Vergine Maria.
A Noce di Palermo
per la filosofia.
Incomincia a star male:
tremende cefalee.
Riceve in tanta gioia
gli Ordini Minori.
Inutile il ricorso
a intense terapie.
Configurato a Cristo,
consuma il suo Calvario.
E mentre muore esclama:
- È dolce il mio passaggio! 283
94
Fra Nazareno da Pula
Rel. francescano cappuccino
- Pula (Ca) 21 gennaio 1911 + Cagliari 29 febbraio 1992
Nacque da famiglia contadina e fino
a 25 anni si dedicò al lavoro dei campi
e all’allevamento delle mucche, che poi
commerciava. Allo scoppio della guerra
è già in Africa Orientale dove realizza un
fiorente ristorante. Si arruola nell’artiglieria, conseguendo il grado di sergente. Fu
fatto prigioniero dagli inglesi e portato nel
Kenia, dove rimase fino al 1946. Tornato in Italia, trova
lavoro in una società di pullmans. Desidera consacrarsi a
Dio e va a San Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio.
La prima sera viene accolto bruscamente. Restò vari giorni
in affettuosa familiarità con Padre Pio, che gli disse: “Sì,
Dio ti vuole figlio di San Francesco, ma nella tua Sardegna.
Farai molto bene, e io ti sarò sempre vicino”. Veste l’abito
il 23 settembre 1951, col nome di fra Nazareno. Visse in
vari conventi sempre umile e servizievole, paziente e generoso. Usa grande carità verso tutti, specie verso i poveri
e gli infermi. Gode gran fama di santo. I prodigi si moltiplicano. Nel 1986 fu mandato a Cagliari dove rimase fino
alla morte. Ai funerali accorsero folle da tutta la Sardegna.
Ha lasciato una raccolta di “Pensieri e raccomandazioni”
di Fra Nazareno”. È la sintesi della sua amorosa sapienza
francescana. Usava dare a piccoli e grandi “la caramella”,
che spesso era il piccolo veicolo di grandi prodigi. Sono
stati scritti vari opuscoli su di lui: “Fra Nazareno portinaio”, “Fioretti di Fra Nazareno”, “Bilocazioni”, “La rosa
di Fra Nazareno”. Infinite sono le testimonianze di grazie e
aiuti ottenuti per sua intercessione. L’arcivescovo Ottorino
Pietro Alberti, che celebrò il funerale, vero trionfo di fede,
ha confortato i fedeli, augurando che “la Chiesa non tardi
a dire la sua parola autorevole sulla santità di questo umile
frate cappuccino”.
284
Giovanni, da ragazzo
tu passi tanti giorni
a pascolar le mucche
e a lavorar la terra.
Or nel timor di Dio
sei tranquillo e libero
d’unire la fatica
e l’umile preghiera.
Nell’Africa Orientale
ti rechi e metti su
quel noto ristorante,
che attira tanta gente.
Poi scoppia la guerra.
Tu ti ritrovi al fronte.
Sei preso prigioniero;
finisci giù nel Kenia.
Col grado di sergente
devi dare buon esempio.
La prigionia è dura!
A tutti dài coraggio.
Tornato ti sistemi
con un lavoro a Cagliari.
Poi vai, nell’Anno Santo,
per giubileo a Roma.
285
Ti chiama il Signore
e vai da Padre Pio.
Non t’abbracciò la sera
ma solo il giorno dopo.
- Io vorrei farmi frate
e rimaner con lei -.
- Figlio di San Francesco
sì, ma nella tua Sardegna.
Io ti sarò vicino
e tu farai gran bene -.
E frate Nazareno
fa l’obbedienza e prega.
Ovunque accoglie gente.
Si reca dai malati.
Da un convento all’altro
la storia si ripete.
Ti dice dov’è il male;
ti tocca e sei guarito.
Parole di conforto;
continue profezie.
Soffrendo in silenzio,
raggiunge ormai la vetta.
- A voi Gesù e Maria,
affido la mia anima -.
286
95
Padre Guglielmo Gattiani
Sac. francescano cappuccino
- Castel di Casio (Bo) 11 novembre 1914
+ Faenza (Ra) 15 dicembre 1999
Entrò nel noviziato dei Cappuccini
a Cesena. Emise nel 1930 la professione
semplice e l’8 dicembre del 1935 la professione solenne. Fu ordinato sacerdote il 22
maggio 1938.
Dal ‘39 al ‘46 è insegnante, vicedirettore e padre spirituale nei seminari di
Faenza, Lugo, Ravenna e Cesena. Era molto
amato dai giovani, ai quali d’insegnamento
era la vita virtuosa e santa.
Fino al 1980 è a Cesena come direttore spirituale dei
novizi e delle Cappuccine. Fondò la “Fraternità Francescana Secolare dell’amore vicendevole ed universale”, trasmettendo il suo spirito serafico e la ricerca continua della
vita evangelica. Alla morte del padre Filippo Zamboni
viene messo come confessore nella Cappella del Santissimo Crocifisso di Faenza. Confessa dalla mattina fino alle
ore 19,30 con la breve interruzione per il pranzo. Il lunedì
ha l’obbligo del riposo ma in realtà è legato al telefono fino
a notte inoltrata per rispondere ai suoi penitenti. Problemi,
tribolazioni e sofferenze vengono riversati nel suo cuore
di sacerdote. La notte trascorre molte ore a pregare per le
anime, che si sono affidate a lui. Era felice d’aver ricevuto
l’abbraccio e la benedizione da Padre Pio. Si ispirava alla
mitezza e carità di Padre Leopoldo. Spesso ripeteva: “Non
si turbi il vostro cuore”. Nella sua umiltà diceva di non
saper pregare, né lavorare, né amare. Mai dalla sua bocca
una critica. Tutti sapevano, a cominciare dai confratelli, di
poter contare sulla sua dolcezza e comprensione.
Passò sei mesi nella Terra di Gesù per raffinare la sua
imitazione del Salvatore. Si spense da buon samaritano,
come operaio della divina misericordia nel 1999.
287
O buon Padre Guglielmo,
la tua figura splende
nel centro del mio cuore.
Ti chiamo e gioisco.
Come le centinaia
dei penitenti tuoi,
che con pazienza e gioia
facevano la fila.
Ognuno col fardello
di colpe e di speranze.
Ognuno affida a te
il tremendo bagaglio.
Così quel peso è tolto
ed il penitente porta
a casa il tuo perdono,
segno di quel di Dio.
Non conti le persone,
non conti più le piaghe,
ormai lo sguardo fissi
sui loro cuori affranti.
Tu della grazia sei
ministro delizioso.
Attingi in abbondanza
e in abbondanza doni.
288
Guardando il Crocifisso,
tu stesso hai conforto
e dalle ferite aperte
bevi misericordia.
Insieme a Gesù
Maria a te sorride
come a premiar l’amore
che dài ai peccatori.
Tu corri in Palestina
a ritemprar lo spirito.
C’è il gaudio di Betlemme,
e il grido del Calvario.
Per te non vuoi riposo.
Per te non vuoi ristoro.
È l’unico ristoro
il consolar Gesù.
Nell’ora della Messa
ti offri insieme a Lui.
Nell’ora della morte
ripeti ancor l’offerta.
Maria, la nostra Mamma,
Francesco, nostro Padre ,
per mano t’han condotto
nel regno dei Beati.
289
96
Olga Pavan
Fondatrice
- Mestre (Ve) 20 settembre 1919
Vive la sua fanciullezza a Bolzano. Il
papà morì nel 1937, la mamma nel 1960.
Presto morirono i due fratelli. Restò sola
con le due sorelle più piccole. Andò a
Milano per lo studio. Nel 1942 sposò
un capitano, che morì quasi subito nell’ospedale militare di Napoli. Nel 1948
va con un gruppo di amici giornalisti ad Assisi e da lì a
San Giovanni Rotondo. Nel 1951 si confessa da Padre
Pio. La terribile emicrania che l’aveva costretta a girare
grandi ospedali, scompare. Nel 1955 lascia di nuovo il
Nord e torna a San Giovanni rotondo. Dopo quattro mesi
Padre Pio le dice: “Vai a Roma e lavora per il Signore, fa’
i Gruppi di Preghiera”. “Padre, io sono ignorante”. “Se sei
ignorante, impara”. Fondò il primo Gruppo nella chiesa
dei Cappuccini di Via Veneto. Gesù la chiama a fondare
un’Opera con voce insistente. Nel 1978 è sulle rive del
Garda. Nel 1981 in Terra Santa, a Betlemme riceve luce.
Va a Messina da Padre Tomaselli. Nel 1988 formò il primo
Gruppo ad Augusta. Nel 1990 costituì a Roma presso un
notaio l’associazione “Piccola Famiglia di San Francesco e
Padre Pio”. Pregando davanti al Crocifisso di San Damiano
aveva sentito chiaramente queste parole: “San Francesco
riparò la mia Chiesa e Padre Pio la rinnoverà”. Sorgono
case sul Colle Baccaro di Rieti, in Torricella Sabina, sulle
colline di Torricelle a Verona (2001). Finalmente il 12
aprile 2005 S. Ecc. Mons. Flavio Roberto Carraro ha eretto
in associazione privata di fedeli la “Piccola Famiglia di
San Francesco e Padre Pio” e ne ha approvato lo Statuto.
La consacrazione del primo gruppo avviene il 4 dicembre
2010. Sono dunque piccoli cenacoli di preghiera e di perfezionamento spirituale per tutti i membri dell’Opera.
290
Sei benedetta, Olga.
La tua è via Crucis,
ma non ancor la vetta.
Sei in mano a Padre Pio!
Ti guida lui dal Cielo.
Tu sii strumento docile.
La “botta” te l’ha data;
la linea è tracciata.
- È per la Santa Chiesa -.
Così ti è stato detto:
- La riparò Francesco,
e Pio la rinnova -.
E quando gli dicesti:
- Io sono ignorante -,
che ti rispose il Padre?
- Sei ignorante? Impara! È certo che continua
dal Cielo la missione!
È opera di Dio
e il tempo non la ferma.
La tua barchetta batte
da uno scoglio all’altro,
ma fino adesso è sana
e sana resterà.
291
Ti chiama “Figlia mia”,
e tu che vuoi di più?
Ricordi i tuoi singhiozzi
vicino alla sua bara?
Ero davanti a te.
Noi tutti figli suoi,
col cuor ridotto a pezzi,
ci scioglievamo in lacrime.
È lui quel Padre buono,
che nutre con l’amore
e sferza con rigore,
ma non ti lascia mai.
Ti senti sballottata
ma in seno a tua madre!
Perfino un suo schiaffo
è gesto dell’amore.
O Olga, sei “famiglia”.
Di che temere ancora?
- Erigo - ha detto Flavio
- e approvo lo Statuto -.
Dal Papa benedetti
portate il gran “messaggio”.
A tutti annunziate
il regno dell’amore.
292
97
Servo di Dio Raffaele da Mestre
Sac. francescano cappuccino
- Mestre (Ve) 15 marzo 1922
+ Puianello (Mo) 5 dicembre 1972
Ferruccio Spallanzani divenne padre Raffaele sacerdote cappuccino il 22 dicembre
1945.
Nel 1948, mentre accompagnava come predicatore la statua
della Madonna pellegrina nella
diocesi di Reggio Emilia, per un
incidente riportò gravi lesioni
alla spina dorsale che segnarono
il resto della sua vita.
A nulla valsero le cure in
case di cura italiane e svizzere.
Rimase paralizzato.
Una carrozzella divenne il suo altare, lo scrittoio, la
cattedra.
Si dedicò alla formazione dei giovani, delle coppie e
dei novizi.
Fu sostenitore del Villaggio Ghirlandina in centro
Africa e direttore spirituale dell’Istituto Opera Santa Maria
di Nazareth, che ha sede a Bologna e a Francavilla al Mare
(Ch).
293
O confratello, Padre Raffaele,
hai speso la tua vita cappuccina,
parlando di Maria a tanti giovani
e riportando a Cristo i lontani.
Appena ordinato sacerdote,
con umiltà ti chiese una signora:
- Padre mi benedica e insieme a me
ogni persona in cerca del Signore -.
E tu incontravi coppie entrate in crisi,
con la parola forte le istruivi.
E coppie senza il dono della grazia,
sol pellegrini d’arido deserto.
Per tutti fai l’ardente messaggero
e porti la Madonna pellegrina
lungo città e paesi dell’Emilia.
C’è fame di preghiera e di speranza.
E qui ti chiede Dio il grande prezzo.
Perdendo l’equilibrio sei caduto
da quella stessa macchina usata
per trasportar la statua della Vergine.
Nell’urto grave della schiena a terra
rimase tutto il corpo rovinato,
perdendo anche l’uso delle gambe.
Si susseguon sette interventi.
294
Ma mentre le tue forze declinavano
in te trovavi ancora più fervore.
I confratelli a te si rivolgevano
per la sicura guida dello spirito.
Davanti alla tua stanza c’è la fila
di consacrati e figli di quel popolo
per cui tu preghi e soffri ogni giorno.
La tua parola scende in fondo al cuore.
La catechesi è cibo per la mente.
L’assoluzione è fonte di speranza.
L’Eucaristia è il pane di fortezza.
C’è nel pregare insieme tanta gioia.
Portavi tu Maria per le case?
Adesso c’è Maria in casa tua:
ti riempie di sapienza e di fervore;
riversa nel tuo cuore tanto amore.
Volesti il Villaggio Ghirlandina,
qual segno del tuo zelo missionario.
Nell’ora dell’addio a questa terra
ti prende fra le braccia San Francesco.
Ora si viene in tanti alla tua tomba.
Dal Cielo tu rispondi a chi t’invoca.
Son tanti testimoni di favori,
che Dio concede per la tua preghiera.
295
98
Fra Lorenzo Pinna
(Benvenuto) Rel. francescano cappuccino
- Sardara (Vs) 20 dicembre 1920
Ultranovantenne; è Cappuccino e vive a Cagliari. Accoglie
in letizia, pace, umiltà e povertà
la vocazione. È sul sentiero di
santità serafica di fra Nazareno
da Pula e Ignazio da Laconi, di
quelli cioè che attirano e confortano un popolo. Egli riceve gente
ogni giorno; consiglia, conforta,
converte e talvolta guarisce. È solito dire: “Signore mio e
Dio mio, in me Tu sei, in Te sono io”. Per la sua trasparente
e feconda fede sembra un bimbo in braccio a sua madre.
Con lo stesso ardore con cui adora il Signore, venera e
invoca la Madre di Gesù. È innamorato di San Francesco.
Allestisce ogni anno un presepio, che richiama migliaia
di pellegrini. Afferma: “Voglio richiamare l’attenzione sul
mistero del Natale”. La Sacra Famiglia è perfetto modello
di santità e di vita. In quella piccola grotta, dove trascorre
tante ore pregando e meditando, recupera ed offre i grandi
valori cristiani. Spesso si ritira d’estate sul vicino monte
Arcuentu per riempire di Dio le sue giornate. Dice che la
società è invadente e frustrata. Si alimenta di verdure e
legumi. Asserisce: “Da quando hanno tolto di mezzo il
Cristo, qui si verificano cento suicidi all’anno”. Spesso è
invitato dai superiori a parlare e guidare giornate di ritiro
spirituale. Si sente dire: “Fra Lorenzo è un dono di Dio”.
296
Parlar di te mi piace, Fra Lorenzo.
È memoriale d’oro la tua vita.
Originali eventi d’ogni giorno
aggiungono capitoli stupendi.
Dall’umiltà tu vai alla sapienza
con l’esperienza semplice e serafica,
che sai tradurre anche ai tuoi fratelli
perché con te si sazino di gioia.
Le realtà terrene analizzi
e ne scomponi i fragili intrecci
per fare luce al segno della fede
e dare forza al credo di speranza.
Qualunque cosa parla di certezza
se con coraggio smonti le illusioni,
la nebulosa rete che asfissia
l’affaticato cuore ed il pensiero.
Tu parti dalla vita e vai al libro
e fai velocemente tanta strada.
Più lunga è la strada per tornare
da complicate tesi alla vita.
Dalla sorgente vera attingi luce;
è quella che disseta ogni ragione
e scorre come fiume verso il mare
per dare vita ad ogni degna vita.
297
Tu nel silenzio ascolti la Sua voce
e adegui il tuo parlare a questo mondo,
così guidando a Dio che s’avvicina
e tende alle nostre le sue mani.
È questa la missione di chi crede.
È questo che ti rende testimone
di quel Vangelo limpido e sublime,
che fa del tempo ben di eternità.
Il ricordar Gesù, che si fa uomo
e sceglie come casa una stalla,
lui, Creator di tutto l’universo,
fa ritrovar d’incanto il punto zero.
Poi paralleli leghi ai meridiani
ed il segreto sciogli della scienza.
Così si può parlar la stessa lingua
e la letizia riempie tutti i cuori.
Il tuo presepio, Fra Lorenzo,
s’abbina con l’intuito di Francesco.
Sapremo poi accogliere la croce
e far dell’amor la vera vita.
Quando Francesco annunzia “Pace e bene”
lui stesso è pieno già di bene e pace.
A chi gli dona un pane in carità
può dir: - Godiamo insieme il Paradiso -.
298
99
Francesco Saverio Toppi
Arcivescovo francescano cappuccino
- Brusciano (Na) 26 giugno1925 + Nola (Na) 2 aprile 2007
Sente la chiamata all’Ordine
Francescano cappuccino. Giovane
fervoroso, novizio e studente esemplare con grande carica spirituale. È
amato da tutti. Ordinato sacerdote
nel 1948, consegue la laurea in Storia
Ecclesiastica nell’Università Gregoriana a Roma. Presto viene promosso
a uffici di responsabilità nell’Ordine.
Fu Provinciale di Napoli dal 1959 al
1968 e Provinciale di Palermo dal
1971 al 1976. Viaggiò per le missioni dell’America latina
e dell’Africa. Fu membro del Consiglio Presbiterale e del
Consiglio Pastorale nella Diocesi di Nola. Il 13 ottobre del
1990 venne nominato Arcivescovo Prelato di Pompei e fu
consacrato la vigilia dell’Immacolata. Ha sempre legato in
modo speciale la sua vita alla protezione di Maria, Madre
di Gesù. Curava il Santuario di Pompei con squisita premura; accoglieva ed esortava tutti i pellegrini ad amare
Gesù e Maria. L’Eucaristia era la sorgente quotidiana della
sua energia pastorale e della sua carità fraterna e pastorale.
L’Ordine Cappuccino lo venera e gli è grato per i molteplici e alti incarichi affidatigli, fra l’altro di Definitore e
Vicario Generale. Padre Francesco Saverio, Arcivescovo
Prelato di Pompei, è morto la notte tra la Domenica delle
Palme e il Lunedì Santo del 2 aprile 2007 a Nola. Oltre
l’esempio e i ricordi della sua vita di fedele servo dell’Ordine Cappuccino e della Chiesa, ha lasciato interessanti
scritti di carattere biblico, teologico, ascetico.
299
O dolce amico e Padre,
negli occhi tuoi vedevo
tanta mitezza e pace.
Vero fratello in Cristo.
Sapevo già che amavi
il nostro Padre Pio.
Più forte ciò rendeva
la nostra comunione.
Dovunque t’incontravo
mi davi sempre gioia.
Venisti qui a Pescara
“Visitator” dell’Ordine.
In me e nei fratelli
lasciasti nostalgia
della parola affabile,
della persona amabile.
Avevo tante pene;
mi liberasti il cuore.
Mi sussurrasti lieto:
- Ma c’è Gesù con noi! Oh!, quanto bene hai fatto!
Oh!, quanto onore hai dato
al nostro caro Ordine,
alla Chiesa di Dio!
300
A Napoli e in Sicilia
sei stato Provinciale.
Di tutti fosti servo
ed esemplare padre.
Tu fosti di Maria
innamorato figlio.
Pastore umilissimo,
pregavi ai suoi piedi.
Pompei è Paradiso,
vivendo accanto a Lei.
Ai pellegrini doni
l’amore per la Vergine.
Hai scritto cose belle
sgorgate dal tuo cuore.
Hai seminato luce
in tutta la tua vita.
Passasti come angelo,
Pastore e Padre amato.
Hai chiesto di restare
ai piedi di Maria.
Così accanto a Lei
felice tu riposi,
e insieme a Lei tu canti
l’eterno tuo “Magnificat”.
301
100
Vincenzina Margani
Terziaria francescana
- Balsorano (Aq) 22 dicembre 1926 + 17 marzo1981
Non ho conosciuto personalmente la cara e prediletta di
Dio, Vincenzina, ma ho seguito
con attenzione parte della sua vicenda terrena: Gesù l’ha sorpresa
per una offerta totale di vittima in
giovane età. Dopo i vent’anni la vita di Vincenzina diventa
un costante e misterioso calvario. Prima le infermità fisiche che la straziano e quando sembrano debellate rivivono
ancor più strazianti. Da una cura all’altra, da un ospedale
all’altro, da un intervento all’altro. I medici? Alcuni provano a fare quanto è possibile, altri le voltano le spalle con
l’insulto. Si aggiungono le umiliazioni della povertà. Le
spese di cura le deve ottenere dal Comune e la burocrazia
aggrava tutto con dinieghi e ritardi. C’è il passaggio dal coraggio dell’infermità a quello dell’immolazione. Vincenzina riceve l’obbedienza di scrivere il suo Diario. È una
proiezione di luce sulla donna, che ascende via via l’erta
delle prove spirituali e delle ascensioni mistiche. Come
per ogni anima chiamata alla perfezione dell’amore deve
raggiungere la perfezione, cioè il culmine del dolore. Gesù
le spiega e le chiede. La Madonna l’incoraggia e l’assiste. Emette la professione di terziaria francescana. Riceve
conforto da San Francesco e sostegno da Sant’Antonio, di
cui è molto devota. Per lungo tempo può ricevere la Comunione solo il primo venerdì. Questa privazione la getta
nella desolazione. Accetta tutto. Ringrazia di tutto. “Gesù,
solo e sempre la tua volontà”. Raggiunge la vetta il 17
marzo 1981. La sua tomba è meta di continuo pellegrinaggio. Molte sono le grazie e le guarigioni ottenute per sua
intercessione.
302
La vita tua s’accende come fiaccola
a Balsorano in povera baracca.
Gesù ha posto in mezzo un abisso
tra vanità del mondo e santità.
Un fiume di dolor sarà la vita.
Navigherai sul sangue e non sull’acqua.
Preziosi più dell’oro sono i giorni,
ma conterai gli anni in agonia.
Sarai perfetta vittima d’amore.
Vicini ti saranno i nostri santi.
Ti guideran per l’erta del Calvario.
Ti insegneranno l’arte del morire.
Tu resterai da sola nel Getsemani.
Sarà di sangue e lacrime il respiro.
Conoscerai l’angoscia e l’abbandono.
È nel profondo sonno chi ti veglia!
Non è di un giorno solo la “Via Crucis”
ma è vera croce il vano tuo sperare.
Ti spiegheranno questo un po’ la volta
il buon Gesù e la Madre Addolorata.
Il desiderio d’essere francescana
accoglierà di certo il buon Dio.
Così potrai guardare San Francesco
e dirgli che a lui vuoi somigliare.
303
Accoglie le tue preci Sant’Antonio,
ottiene qualche tregua ai tuoi dolori
e suggerisce a te la volontà
di Cristo, nostro amato Redentore.
E quanto più lo strazio ti consuma
intorno a te si crea il grande vuoto.
L’autorità fatica a darti aiuto
ed ha perfino dubbi sul tuo male.
Son diventati i vari ospedali
stazioni di servizio per soffrire.
Dispera d’aiutarti chi lo vuole;
ti pianta con l’insulto chi non può.
Tu fino in fondo bevi il tuo calice.
Gesù ti mette a scelta e tu rinnovi
il sì totale e senza eccezione.
La Madre sua t’assiste col sorriso.
Quando le forze giungono allo stremo
ti strazierà l’assalto del demonio.
Per te rimane solo oscurità.
Ti lascian pure senza Eucarestia.
Quando hai bevuto fino in fondo il calice
ti prende fra le braccia la Madonna.
Ti apre dalla terra al ciel la via.
Tu vai in piena luce e tanto gaudio.
304
101
Giuliana Grossi
Terziaria francescana fondatrice
- 1943 + 1998
Il Cardinale Carlo Maria Martini,
alla notizia della sua morte, scrive un
commosso telegramma alla famiglia,
alla parrocchia, alla diocesi. Ricorda
“il profondo spirito di fede e di preghiera contemplativa, l’impegno per
la carità, il cammino evangelico ecclesiale e la forte testimonianza di
vita”. È una reale sintesi biografica.
Il Vescovo Lorenzo Chiarinelli, che ho incontrato più
volte nella famiglia spirituale di Giuliana, ricordava a tutti
le emblematiche parole di lei: “Ho imparato ad amare la
Chiesa. È un amore bello anche se difficile”.
Il parroco Don Alessandro Recchia affermava:
“L’amore di Gesù che nutriva Giuliana aveva il volto concreto nell’esempio e nella vita di Padre Pio. Il primo gradino è la giustizia, l’ultimo è la carità. Giuliana, che ha
creato stupende opere sociali, è stata geniale creatrice di
opere ecclesiali; questo amore si ricapitola nella Croce di
Gesù, su cui sarà pronta a salire con la terribile infermità
di dieci anni. Ha pregato, disegnato, dipinto, modellato,
ricamato. Morendo, fra le dita di quella mano scorreva la
corona del rosario.
Sacerdoti, giovani, bambini, poveri, beneficati, Suore
Piccole Francescane della Chiesa sono intorno a lei e vivranno il ricordo della sua bontà”.
305
Giuliana, quanto amore
t’ha acceso Dio nel cuore.
Ti insegna Padre Pio
la carità di Cristo.
Tu sei rinata lì,
vicino al caro Padre.
Come si succhia il latte,
la sua parola bevi.
“Si vive se si ama”
è questo il gran segreto,
che il Padre affida a te
e tu ne fai la vita.
Tu ne conduci tanti
a lui, che li converte.
E ti daranno aiuto
nel bene che farai.
Tu curi la famiglia
e i Gruppi di Preghiera.
Dai vita ad un Villaggio
per bimbi abbandonati.
E per disoccupati
crei cooperative;
le scuole per disabili
e le colonie estive.
306
La “Casa d’accoglienza”
per sacerdoti infermi;
e poi la “Mensa Nazareth”
per tutti i bisognosi.
La carità infondi
nel cuore di fanciulle.
“Piccole Francescane
della Chiesa” hai fondato.
Son consacrate a Dio
e accanto a te lavorano.
In braccio e sulle spalle
trasportano i bambini.
Tu mi chiedevi spesso
consiglio e preghiera.
L’Eucaristia ti nutre,
la Vergine t’assiste.
Un “Premio Nazionale”
ricevi dal Governo.
Ti va forgiando Dio
a prove dolorose.
Insieme all’amore
il male ti consuma.
Sei pronta per il “Fiat”.
Ti spegni sorridendo.
307
Indice Alfabetico
Sulle orme di San Francesco
e Santa Chiara
Agatangelo e Cassiano cappuccini mart. (B)
pag. 59
Agostino Gemelli sac. franc. min. (SdD)
“ 212
Alberto Chmielowski terz. franc. fond. (S
“ 161
Alfonsa dell’Immacolata Concezione clar. (S)
“ 278
Andrea Giacinto Longhin vesc. franc. cap. (B)
“ 188
Angela (Aniela) Salawa terz. franc. (B)
“ 224
Angelo d’Acri sac. franc. cap. (B)
“
77
Aniceto Adalberto Koplinski sac. franc. cap. (B)
“ 209
Antonino Fantosati vescovo franc. min. mart. (S)
“ 155
Antonio de Sant’Anna Galvão sac. franc. min. (S)
“ 116
Apollinare da Posat sac. franc. cap. mart. (B)
“ 119
Armida Barelli terz. franc. (SdD)
“ 233
Barbara Micarelli fond. Sr. Franc. Mis. G.B. (SdD) “ 164
Benedetto da Urbino rel. franc. cap. (B)
“
14
Bernardo da Corleone rel. franc. cap. (S)
“
41
Bernardo da Offida rel. franc. cap. (B)
“
38
Bonaventura da Potenza sac. franc. conv. (B)
“
62
Carlo da Sezze rel. franc. min. (S)
“
44
Cecilio Maria Cortinovis rel. franc. cap. (SdD)
“ 239
Cesidio Giacomantonio sac. franc. min. mart. (S)
“ 200
Cirillo Giovanni Zohrabian vesc. franc. cap. (SdD)
“ 221
Contardo Ferrini terz. franc. (B)
“ 179
Corrado da Parzham rel. franc. cap. (S)
“ 143
Crispino da Viterbo rel. franc. cap. (S)
“
74
Damiano Giannotti sac. franc. cap (SdD)
pag.
Diego Giuseppe da Cadice sac. franc. cap. (B)
“
Diego Oddi rel. franc. min. (B)
“
Egidio Bollesi terz. franc. (Ven)
“
Eurosia Fabris Barban terz. franc. (B)
“
Fedele da Sigmaringa sac. franc. cap. mart. (S)
“
Fedele Gerolamo rel. franc. cap. mart. (B)
“
Felice da Nicosia rel. franc. cap. (S)
“
Filippo da Borrello sac. franc. cap.
“
Florida Cevoli clarissa cap. (B)
“
Francesco Antonio Fasani sac. franc. conv. (S)
“
Francesco Maria da Camporosso rel. franc. cap. (S) “
Francesco Saverio Toppi vesc. franc. cap.
“
Geremia da Valacchia rel. franc. cap. (B)
“
Giacinta Marescotti terz. franc. (S)
“
Giacomo da Ghazir sac. franc. cap. fond. (B)
“
Giovanni Jones sac. franc. min. mart. (S)
“
Giovanni Lantrua da Triora sac. franc. min. mart. (S) “
Giovanni Wall sac. franc. min. mart. (S)
“
Giuliana Grossi terz. franc. fond.
“
Giuseppe Bocci sac. franc. cap. (SdD)
“
Giuseppe da Copertino rel. franc. conv. (S)
“
Giuseppe da Leonessa sac. franc. cap. (S)
“
Giuseppe Tovini terz. franc. (B)
“
Guglielmo Gattiani sac. franc. cap.
“
Guglielmo Massaia sac. franc. cap. (SdD)
“
Ignazio da Santhià sac. franc. cap. (S)
“
Ignazio da Laconi rel. franc. cap. (S)
“
Innocenzo da Berzo sac. franc. cap. (B)
“
Leonardo da Porto Maurizio sac. franc. min. (S)
“
Leopoldo Mandic sac. franc. cap. (S)
“
260
122
149
269
194
20
275
113
218
98
92
131
299
11
26
206
5
125
50
305
236
35
8
152
287
134
101
107
158
86
197
Liberato Weiss Konnersreuth sac. franc. min. (B)
pag.
Lino Maupas sac. franc. min. (Ven)
“
Lorenzo Pinna rel. franc. cap.
“
Ludovico da Casoria sac. franc. min. fond. (B)
“
Luigi Amigò y Ferrer vesc. franc. cap. fond.
“
Luigi Lo Verde chierico franc. conv. (SdD)
“
Marcellino da Capradosso rel. franc. cap. (SdD)
“
Marco d’Aviano sac. franc. cap. (B)
“
Maria Angela Astorch clar. cap. (B)
“
Maria Anna di Gesù de Paredes terz. franc. (S)
“
Maria Assunta Pallotta rel. franc. miss. (B)
“
Maria Bernarda fondatrice Franc. M. Ausil. (S)
“
Maria Consolata Betrone clar. cap. (SdD)
“
Maria Costanza Panas clar. cap. (SdD)
“
Maria Crescientia Höss vergine terz. franc. (S)
“
Maria di Gesù di Agreda rel. (Ven)
“
Maria Francesca delle Cinque Piaghe rel. (S)
“
Maria Giuseppa Rossello rel. fond. (S)
“
Maria Maddalena Martinengo clarissa cap. (B)
“
Maria Teresa Ferragud Roig mart. (B)
“
Maria Teresa Kowalska del B. Gesù clar. cap. mart. (B)
Maria Veronica del SS.mo Sacramento clar. cap.
“
Mariano da Roccacasale rel. franc. min. (B)
“
Mariano da Torino sac. franc. cap. (SdD)
“
Massimiliano Kolbe sac. franc. conv. mart. (S)
“
Matteo da Agnone sac. franc. cap. (SdD)
“
Nazareno Pula rel franc. cap.
“
Nicola da Gesturi rel. franc. cap. (B)
“
Olga Pavan fond.
“
Onorato Kazminski sac. franc. cap. fond. (B)
“
Pacifico da San Severino Marche sac. franc. min. (S) “
83
191
296
140
176
281
203
56
29
47
215
167
266
251
95
32
110
137
104
170
263
254
128
272
248
17
284
227
290
146
65
Pedro di Betancur laico fond. (S)
Pio da Pietrelcina sac. franc. cap. (S)
Raffaele da Mestre sac. franc. cap. (SdD)
Raffaele da Sant’Elia a Pianisi sac. franc. cap
Salvatore Lilli sac. franc. min. mart.
Samuele Marzorati sac. franc. min. mart. (B)
Sergio Bernardini e Domenica Bedonni Sposi (SdD)
Sinforiano Felice Ducki rel. franc. cap. mart. (B)
Teofilo da Corte sac. franc. min. (S)
Tommaso da Cori sac. franc. min. (S)
Umile da Bisignano sac. franc. min. (S)
Umile da Genova sac. franc. cap. (SdD)
Veronica Giuliani clar. cap. (S)
Vincenzina Margani terz. franc.
Zeffirino Gimenez Malla terz. franc. (B)
pag.
“
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“
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“
“
a cura del:
Centro Regionale Gruppi di Preghiera di Padre Pio
Santuario Madonna dei Sette Dolori
tel fax 085/411158 65125 PESCARA
e-mail: [email protected]
53
242
293
182
173
80
230
245
89
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23
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185
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Vento impetuoso - P. Guglielmo Alimonti