I LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE DI MARTEDI’ 13/05 In apertura di seduta è stato inserito all’ordine del giorno la Proposta di legge 331 di legge, iniziativa di Francesco Bruzzone, Maurizio Torterolo ed Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) contenente alcune modifiche alle norme sulla caccia e la protezione della fauna e gli uccelli selvatici. Subito dopo Marco Melgrati (FI) ha chiesto di rinviare la discussione e approvazione del disegno di legge testo unico sulla tutela del paesaggio. Visti che nessun consigliere ha obiettato, il presidente del Consiglio regionale Michele Boffa ha rinviato la discussione alla prossima seduta che si terrà fra due settimane. Chiusura del sito turistico miniera di Gambatesa Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria Viva) con un’interrogazione ha chiesto alla giunta quali iniziative siano state intraprese, o si intenda intraprendere, per assicurare, in tempi brevi, la totale riapertura dell’intero sito minerario di Gambatesa, anche per salvaguardare gli ingenti investimenti effettuati in passato dalla Regione. Chiesa ha infatti ricordato: «La Regione ha investito 2 milioni di euro al fine di assicurare il funzionamento del sito turistico di Gambatesa. Inoltre nel 2009 l’Ente Parco Aveto, grazie ad un ulteriore finanziamento della Regione Liguria pari a 650 mila euro, ha acquistato dalla società Silma il complesso nel Comune di Ne. Ma nel marzo del 2012 il Consiglio direttivo dell’Ente Parco dell’Aveto assumeva la decisione di sospendere le visite in galleria, a seguito dell’istanza di rinuncia allo sfruttamento della concessione mineraria denominata “Val Graveglia”, presentata da Silma alla Regione Liguria, facendo così cessare lo status di miniera del complesso di Gambatesa». Secondo Chiesa questa decisione ha fatto decadere le condizioni normative per permettere l’accesso al pubblico su responsabilità del direttore della miniera. Per riaprirla occorre prioritariamente far valutare e attestare le condizioni di sicurezza dei visitatori al museo minerario. Il consigliere ha anche sottolineato che erano stati riscontrati problemi all’allaccio della fognatura da parte degli edifici adiacenti al sito minerario. «La responsabilità – ha aggiunto Chiesa – è dell’Ente parco che, poco attento, ha fatto e scadere la concessione mineraria e con essa la possibilità di utilizzare il sito a fini turistici. Ormai sono 2 anni che il sito è chiuso. Eppure, dopo l’Acquario di Genova era la struttura che calamitava più turisti: 16-18 mila all’anno. Una mia precedente interrogazione – ha ricordato Chiesa - ha spinto a mettere all’ordine del giorno della discussione in giunta il vincolo del sito come bene culturale. La giunta doveva presentare un disegno di legge, ma questo non è ancora stato presentato. Intanto si potrebbe lavorare sulla proposta di legge presentata da Gino Garibaldi perché, più si aspetta e si lascia chiusa la miniera, e più diventa difficile riaprirla e recuperare l’investimento fatto». Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano: «Chiesa ha illustrato bene la situazione con una sola imprecisione: la concessione non è scaduta per colpa dell’Ente parco. Secondo gli uffici si trattava di un provvedimento inevitabile. Come giunta stiamo lavorando a un apposito 1/15 disegno di legge e stiamo aspettando che giunga a compimento la stesura del compendio dei beni culturali dove pensiamo la miniera vada inserita. Su tutta la vicenda pesa la frammentazione della proprietà della miniera che rende difficile reperire i proprietari e quindi perfezionare gli atti. La Sovrintendenza ha emesso un avviso pubblico per reperirli e la pratica è quasi arrivata alla chiusura. I nostri uffici giuridici stanno lavorando a un disegno di legge simile a quello del consigliere Garibaldi ma più articolato. Per quanto riguarda i fondi necessari per mettere il sito in sicurezza e rendere visitabile la miniera, abbiamo destinato al parco una cifra derivante dall’ecotassa ». Ezio Chiesaha replicato: «Per accelerare i tempi l’unica soluzione è portare in discussione la proposta di legge di Garibaldi, la giunta se vuole può emendarla e migliorarla. E’ bene partire subito, anche perché non ci dobbiamo nascondere che, dopo che la concessione tornerà alla Regione, si aprirà un percorso lungo difficile e molto costoso. E non credo proprio che i proventi dell’ecotassa saranno sufficienti». Protezione civile nelle scuole Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione con la quale ha chiesto alla giunta la situazione relativamente alla diffusione dei Pem (Piani di emergenza) comunali alla cittadinanza: ogni sindaco, infatti, dovrebbe attivarsi affinché si venga a creare una comunità locale consapevole di convivere con i rischi accettabili e capace di reagire in modo attivo ed integrato con le autorità locali. Il consigliere, inoltre, ha domandato se la Regione preveda l’introduzione di un’anagrafe dell’edilizia scolastica sia da un punto di vista strutturale sia di ubicazione geografica nel territorio regionale, per constatare le eventuali criticità; se la Regione intenda richiedere a ciascun dirigente scolastico l’aggiornamento dei propri DVR, PEm e PEv scolastici, nonché la fattività di vere e proprie esercitazioni, ma evitando che le stesse si risolvano in operazioni “pro-forma”, contribuendo solo a creare un clima di sfiducia nei confronti delle procedure di sicurezza, che vengono percepite come perdite di tempo. Pellerano, infine, ha chiesto se la Regione intenda attivarsi presso il Governo affinché si concretizzi l’auspicio del capo della Protezione civile Franco Gabrielli e si inserisca la protezione civile tra le materie scolastiche. Il consigliere all’inizio del proprio intervento aveva ricordato che in base alla legge 12 luglio 2012, n. 100, tutti i Comuni devono approvare il Piano di emergenza comunale che indichi le procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità, ma solo il 65% dei Comuni della Liguria ne è in possesso. «Il piano d’emergenza è lo strumento che consente alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio - ha spiegato Pellerano . La Liguria più volte è stata colpita da alluvioni in cui ci sono state molte vittime dovute, per lo più, alla scarsa o alla assoluta mancanza di informazione e di formazione della cittadinanza sul come comportarsi in caso di simili emergenze». Il consigliere ha rilevato che al più presto, ogni Comune ligure si dovrà dotare di un proprio PEm che dovrà essere portato a conoscenza della popolazione attraverso canali mediatici e ha ribadito l’utilità di svolgere esercitazioni pratiche estese oltre che la personale addetto al primo intervento, anche alla popolazione. «Finalmente il Comune di Genova ha emesso l’ordinanza con la quale sono state formalizzate le misure di sicurezza a tutela della pubblica incolumità da attivare in caso di emergenza idro-geologica relativamente ai servizi educativi 2/15 ed alle scuole di ogni ordine e grado, ivi comprese le Università. Auspico - ha aggiunto - che diventi una buona pratica non solo genovese, ma anche a livello regionale. Ricordo che la normativa concentra nel Sindaco le massime responsabilità di Protezione Civile nel Comune e obbliga i Comuni a mettere in atto una pianificazione di Protezione Civile e prevede che il Dirigente Scolastico debba predisporre e mantenere aggiornati il DVR (Documento Valutazione dei Rischi), il PEm della scuola e il PEv - Piano di Evacuazione della scuola. Occorre un catasto delle scuole e una mappa del rischio con strumenti standardizzati e dei quali chiunque possa informarsi». All’interrogazione hanno risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano e l’assessore all’edilizia Giovanni Boitano. L’assessore Briano ha detto che il 9 gennaio 2013 la Regione ha richiesto ai Comuni e al sistema regionale di Protezione civile informazioni relative allo stato delle pianificazioni d’emergenza, con particolare riferimento alla diffusione della conoscenza di tale strumento alla popolazione. «La nostra preoccupazione non è solo che gli Enti locali abbiano i piani di emergenza, ma che tali piani siano conosciuti». Secondo Briano in Liguria «la cultura del piano di emergenza in questi anni è aumentata, purtroppo anche in seguito alle calamità. Al censimento della Regione ha risposto oltre il 65 per cento dei Comuni. Con la delibera del 9 luglio 2007, fra l’altro, erano state approvate le linee guida per la pianificazione provinciale e comunale di emergenza quale schema organizzato per permettere l’adozione di processi preventivi in corso di evento e nei momenti successivi. Abbiamo un sistema che guarda molto al mondo della scuola sia per quanto riguarda l’assessorato all’ambiente tramite i Centri di educazione ambientale, sia in un rapporto diretto con i centri di formazione professionale». Dal 2012, ogni anno, attraverso i Centri di educazione ambientale della Liguria, è stato realizzato un programma di interventi sui rischi naturali e le misure di autoprotezione. Nel 2012 l’attività ha coinvolto il C.E.A. della Riviera del Beigua, il C.E.A. del Parco Beigua, il Labter Tigullio e tutti i C.E.A. della Provincia di La Spezia. Ogni Centro ha lavorato con almeno una scuola del territorio e sono stati prodotti materiali divulgativi ed educativi. Esistono opuscoli, un’allerta meteo nel parco, giochi del dissesto nel Parco del Beigua, un gioco educativo sulle misure di auto-protezione, una “brochure” anche in lingua straniera per l’informare sui rischi naturali. Nella Provincia di La Spezia il progetto è stato rivolto alla cittadinanza riflettendo sull’alluvione delle Cinque Terre e sulla pianificazione di emergenza. Nel 2013-2014 il progetto “Costruiamo una Liguria verde, sicura e per tutti” ha coinvolto 16 Centri di educazione ambientale, la Provincia di Imperia sta realizzando una serie di incontri con le scuole con interventi in classe ed esercitazioni con i volontari della Protezione Civile e Antincendio boschivo che hanno coinvolto 240 ragazzi. La Provincia di La Spezia organizza ogni anno un campo di protezione civile rivolto ai giovani – 200 all’anno - per promuovere l’adesione al volontariato. Abbiamo ottenuto un Progetto europeo RES-MAR a cui hanno partecipato 66 persone e ci siamo confrontati sulle emergenze principali. Sono statati inoltre realizzati opuscoli di “Trova il tempo per informarti sui rischi del maltempo”, locandine per la ristampa personalizzata da parte dei Comuni, un “software” dal nome “Protezione comune”. Un opuscolo dedicato al mondo della scuola è stato realizzato anche dal Comune di Genova. L’assessore Boitano ha aggiunto: «La Regione Liguria sta facendo l’anagrafe dell’edilizia scolastica ed è sicuramente una fra le Regioni più attive proprio in questo senso. Già nel 2009 è stata stipulata una convenzione con la Regione 3/15 Toscana per un riuso più agevole del software fornito dal ministero della Pubblica istruzione. L’anagrafe dell’edilizia scolastica della Liguria è stata realizzata con un sistema molto efficace. Infatti, non è solo un elenco di dati ma entra nei particolari e vengono evidenziate anche le criticità dei vari plessi scolastici liguri». Boitano ha assicurato che la sicurezza delle scuole è garantita. «Vi sono alcune situazioni da migliorare, ma non siamo certo tra gli ultimi posti in Italia. Anzi, siamo nella parte alta della classifica per quanto riguarda la nostra consistenza e la fruibilità dei nostri plessi scolastici». Boitano ha ricordato che sul sito www.ediliziascolastica.regione.liguria.it è possibile trovare tutte queste informazioni e ogni cittadino può capire se in un certo edificio vi siano criticità o meno. Gli edifici sono georeferenziati e la loro posizione è visibile grazie a Google Maps. Costi ristrutturazione e utilizzo futuro dell’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) e Matteo Rosso (FI) hanno presentato due interrogazioni sull’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino, una frazione del comune di Cogoleto, per conoscere la spesa complessiva sostenuta dall’Asl 3 genovese per il noleggio dei moduli prefabbricati dal 1° settembre 2008 fino a dicembre 2013 di Pratozanino e il costo complessivo sostenuto da Regione Liguria ed Asl 3 per la completa ristrutturazione dei padiglioni 7 e 9. Il consigliere ha chiesto, inoltre, se la Regione abbia intenzione di aprire un tavolo di confronto con la Società Valcomp 2 srl per valutare la possibilità di riacquisire l’area che ricomprende i padiglioni 7 e 9 ed, in ogni caso, di ridiscutere i termini del comodato d’uso gratuito prolungandone il periodo e, infine, se ritenga che la dismissione del complesso di Pratozanino sia stata gestita in modo economicamente vantaggioso per la Regione. Pellerano ha ricordato che nel 2007 il complesso dell’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino era stato venduto alla Società Valcomp 2 srl; che all’interno del complesso si trovano 2 padiglioni (il 7 ed il 9, per complessivi 2.105 mq. coperti) che sono stati sottoposti a lavori di ristrutturazione a partire dal 2008, lavori che si sono conclusi a dicembre 2012 per il padiglione 9 ed a novembre 2013 per il padiglione 7. Queste strutture erano state date in comodato d’uso gratuito all’Asl 3 genovese per un periodo di venti anni a decorrere dal 2007; prima della vendita il complesso di Pratozanino ospitava circa 50 pazienti affetti da disturbi psichici e mentali e durante il periodo di ristrutturazione questi sono stati trasferiti, “provvisoriamente”, in moduli prefabbricati, presi a noleggio dall’Asl 3. Il soggiorno nei moduli si è protratto rispetto ai tempi previsti ed ha costretto i pazienti a restare all’interno di questi moduli quasi 5 anni, dal 2008 al 2013. I padiglioni rinnovati erano stati inaugurati, dopo la ristrutturazione, il 9 dicembre 2013. Pellerano ha rilevato che la spesa sostenuta dall’Asl 3 genovese per il noleggio dei moduli, fino al 31 dicembre 2012, ammonterebbe a circa 828 mila euro e la spesa sostenuta per la ristrutturazione dei padiglioni 7 e 9 ammonterebbe a 4 milioni e 336 mila euro, per un costo di ristrutturazione pari a circa 2.050 euro al metro quadrato e, poiché Asl 3 non aveva ultimato per quella data i lavori, ha dovuto prorogare ulteriormente il contratto di noleggio dei prefabbricati quando furono terminati i lavori al padiglione 7. Pellerano ha parlato di «soluzioni infelici. Nei 20 anni in cui la Regione Liguria ha la disponibilità di questi padiglioni la struttura è stata lasciata nell’abbandono, i pazienti alloggiati dentro dei container e solo nel 2013 sono finiti i lavori. C’è da domandarsi perché si spendano tutti questi soldi per 4/15 immobili che non sono più di proprietà della Regione Liguria e come mai si è proceduto in questa direzione». Matteo Rosso (FI) ha chiesto alla giunta cosa intende fare di quest’area. «Due padiglioni della struttura sono stati affidati in comodato d’uso ventennale all’Asl 3 genovese, ma risultano in uno stato di grave stato di abbandono e si dovrebbero spendere ingenti somme di denaro per l’affitto di prefabbricati e per la riqualificazione di parte della struttura con lo scopo di realizzare due residenze socio sanitarie. «Attraverso il Progetto Ponente, un piano di lavoro promosso già da tempo che prevede una serie di politiche per la rivalutazione di molte aree ad oggi dequalificate - ha suggerito - si potrebbe rilanciare sia la struttura dell’ex manicomio di Pratozanino ma anche tutto il comprensorio che risulta fortemente penalizzato e depotenziato. Chiedo quindi alla giunta se intenda riqualificare e rilanciare, anche attraverso il Progetto Ponente, l’ex manicomio di Pratozanino». Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio avviando un ragionamento sul futuro uso pubblico dell’area. «La maggioranza degli ospiti ha spiegato - sono stati trasferiti in altre strutture. Solo una parte di loro, per ragioni soggettive, sono rimasti all’interno della struttura. Il resto dei padiglioni è stato destinato da 7-8 anni a magazzino del materiale clinico della Asl. Tutta la vicenda è partita nel 2007 con il piano di rientro dal deficit sanitario. Si decise allora di porre in vendita il complesso sanitario all’interno di un’operazione che ci vedeva in debito per 220 milioni. A quel punto si raggiunse un accordo con la società Fintecna Valcomp 2 di proprietà del Ministero del Tesoro che acquisì il bene al fine della sua alienazione, accordando un utilizzo ventennale di due padiglioni periferici alla Asl. Vista con gli occhi di oggi la scelta è opinabile e si valuterebbe più opportuno un utilizzo pubblico di un’area di così alto pregio, analogamente a quanto fatto per la struttura ex psichiatrica di Quarto. Allora, però, incombeva la necessità di implementare le risorse della Regione per uscire dalla situazione in cui si trovava era la sanità ligure e si valutò che l’intero compendio fosse più appetibile sul mercato e quindi si riuscisse a massimizzare il ritorno della vendita. Per ristrutturare la struttura sono stati stanziati oltre 4 milioni provenienti in parte da fondi statali fondi e in parte fondi europei. Con queste risorse è stato messo in atto il processo di ristrutturazione e sono stati noleggiati i container. Nel padiglione interno, però, c’è stato anche un incendio e abbiamo avuto il fallimento di diverse imprese appaltanti a causa della crisi dell’edilizia. Oggi i padiglioni ristrutturati sono funzionanti e ospitano i pazienti. La struttura funziona molto bene. La vendita - ha aggiunto - non ha avuto luogo a causa della crisi del mercato immobiliare che rende difficile allocare beni anche di grande livello come quello di Cogoleto. La Asl dispone della struttura con un contratto di comodato d’uso gratuito per 20 anni, ormai ridotti a 13. I lavori fatti sono un vincolo per la Regione ma anche per la proprietà, che si trova ad avere un bene non facilmente riutilizzabile per altri scopi che non siano il servizio pubblico. Si può quindi pensare di aprire un confronto per ricontrattare l’accordo intervenuto anni fa. Al di là degli aspetti legati alla crisi del mercato immobiliare, prima di tutto il confronto deve vedere come protagonisti il Comune di Cogoleto e i proprietari dell’area per individuare un utilizzo appropriato di un bene di straordinario valore, soprattutto dal punto vista ambientale per la Liguria e per l’area metropolitana genovese. La Regione Liguria è a disposizione per supportare le scelte che il Comune di Cogoleto vorrà avanzare. Si è parlato di una nuova Silicon Valley, ma siamo aperti ad ogni ipotesi». 5/15 Lorenzo Pellerano ha ribattuto: «Quello che ci dice l’assessore è interessante ma ancora vago. Le uniche cose concrete sono la conferma che sono stati spesi oltre 4 milioni di euro per strutture che erano della Regione Liguria e ora non lo sono più e per tenere dei pazienti in condizioni disdicevoli. Con una spesa di oltre 2000 euro a metro quadro per una ristrutturazione fatta in casa d’altri. Mi riservo di fare delle valutazioni ancora più puntuali quando l’assessore darà ulteriori chiarimenti». Matteo Rosso ha aggiunto: «La risposta di Montaldo è caratterizzata dalla fumosità tipica di questa giunta. Chiederemo i verbali della discussione per valutarla meglio» . Nuovo stadio della Sampdoria alla Fiera del mare Matteo Rosso (FI) ha presentato un’interrogazione «per sapere se, di fronte alla perplessità ed alle raccolte di firme contro la realizzazione del nuovo stadio alla Fiera di Genova da parte dei cittadini e commercianti, è intenzione dell’amministrazione regionale e del Comune di Genova avviare un dibattito pubblico in modo tale da capire quali siano i reali propositi riguardanti lo stadio». Rosso ha ricordato le notizie arrivate direttamente dal Coni genovese sulla realizzazione e progettazione del nuovo stadio della Sampdoria in zona Fiera del Mare e ha rilevato che «la concretizzazione del progetto comporterebbe un percorso che potrebbe vedere trasformata una parte della Fiera di Genova». Secondo il consigliere, la decisione di utilizzare le aree della Fiera come sito per il nuovo stadio in termini urbanistici «è sbagliata per i problemi di mobilità e parcheggi che creerebbe e per il fatto che non esistono vie di fuga per superare gli inevitabili intasamenti». Secondo Rosso le preoccupazioni espresse da più parti sono legate a ciò che uno stadio e un dopo-partita comportano: «Microcriminalità, scritte sui muri, vandalizzazione dei quartieri circostanti. Vedo che sui giornali dello stadio non se ne parla più tanto, ma questo non significa che il progetto non vada avanti sottotraccia. Se così fosse, saremmo alla vigilia della realizzazione di un’opera che stravolgerebbe completamente un’intera zona di Genova. Senza contare il costo enorme che in gran parte ricadrebbe sul Comune capoluogo che dovrebbe tagliare la sopraelevata e realizzare una nuova rampa di accesso circa 400 metri prima della foce del Bisagno». Per la giunta ha risposto l’assessore all’urbanistica Gabriele Cascino: «Formalmente non esiste nessuna richiesta formale e nessun progetto del genere è presente nel Puc del Comune di Genova in vigore e neppure in quello che si sta realizzando. Anche nei piani e nei programmi regionali non c’è traccia del progetto. Detto questo, la mia posizione personale è favorevole. A mio parere è necessario rinnovare il parco stadi in Italia e bisogna che gli stadi restino di proprietà delle società sportive anche per dare loro stabilità finanziaria e responsabilità nella gestione e nella manutenzione. E’ una scelta operata con successo in Inghilterra e che in Italia ha solo un esempio: lo stadio della Juventus a Torino. Credo anche che uno stadio sul mare godrebbe di una posizione unica e di sicuro fascino. Ricordo che si tratterebbe di una iniziativa privata e interamente finanziata da privati. In quanto alla viabilità, i necessari interventi potrebbero essere finanziati con gli oneri di urbanizzazione. In generale sarebbe molto positivo se altri imprenditori volessero investire nella realizzazione di nuovi stadi». Matteo Rosso ha replicato: «Dunque la giunta auspica che lo stadio si faccia. Ricordo che a Genova uno stadio già ce l’abbiamo e che siamo una città di 600 6/15 mila abitanti dove certo non si sente il bisogno di due stadi e di raddoppiare tutti i problemi di ordine pubblico che lo stadio comporta. Inoltre dubito fortemente che i problemi di viabilità possano venire risolti dalla parte privata». Discussioni su interrogazioni datate Intervenendo sull’ordine dei lavori, Marco Melgrati (capogruppo di Forza Italia) ha sottolineato che gran parte delle “interrogazioni urgenti” vengono trattate in aula con molti mesi di ritardo rispetto alla loro presentazione, spesso quando ormai le problematiche che le hanno suscitate non sono più di stretta attualità. Melgrati ha proposto di recuperare questo gap facendo più sedute di consiglio e prolungandole al pomeriggio. Osservazioni a cui si è associato Edoardo Rixi (Lega Nord - Liguria Padania) sottolineando che all’ordine del giorno del Consiglio di oggi c’erano 48 interrogazioni mentre ogni seduta ne vengono trattate cinque o sei. «È necessario rimettere mano al regolamento interno che regola il funzionamento dell’Assemblea, altrimenti finisce che vengono discusse solo quelle iniziative dei consiglieri alle quali la giunta ha piacere di rispondere mentre su altri temi non si puntano mai i riflettori». Il presidente del Consiglio regionale Michele Boffa ha replicato sottolineando che, per smaltire tutte le interrogazioni presentate, occorrerebbero 4 sedute di Consiglio e che, nel frattempo, non ne venissero presentate altre «soprattutto quelle su temi non del tutto pertinenti con le competenze della Regione». In ogni caso della questione - ha spiegato - si discuterà in Ufficio di presidenza. Sulla cancellazione dei contributi per il diritto allo studio. Marco Melgrati (FI) ha presentato un’interrogazione sul fatto che la Regione ha comunicato ai Comuni che il contributo relativo alle spese sostenute per attività integrative inserite nel piano dell’offerta formativa, ovvero i “contributi di laboratorio, spese di trasporto e di mensa scolastica”, per l’anno 2012, non verrà erogato per assenza di finanziamenti. Melgrati ha sottolineato che il Comune di Alassio ha fatto fronte al mancato contributo da parte della Regione Liguria attraverso l’intervento dell’Assessorato alle Attività Educative e Diritto allo Studio evitando, così, che le famiglie dovessero sborsare altri soldi per i loro figli. «Poiché il Comune di Alassio ha inserito un nuovo capitolo di spesa nel bilancio dedicato a queste spese, per evitare che il taglio ricadesse sulle spalle dei cittadini e delle famiglie già fortemente tartassate da una imposizione fiscale, sia nazionale che regionale - ha concluso il consigliere – chiedo alla giunta ha intenzione di ripristinare questi contributi e dare spiegazioni precise e dettagliate su come sia possibile cancellare somme di denaro importanti per sostenere servizi essenziali rivolti alle famiglie in un momento di grande difficoltà come quello odierno». L’assessore alle risorse finanziarie Sergio Rossetti: «Purtroppo la scuola e i tagli che il sistema scolastico ha subito non hanno trovato grande attenzione sui media e neanche in Consiglio. I flussi finanziari destinati al sostegno delle famiglie sono stati sospesi dai bilanci dello Stato. Sull’onda dell’emergenza finanziaria tutte le forze politiche che si sono succedute al governo prima hanno tolto fondi, poi non li hanno reinseriti. Sono sopravvissute solo le borse statali per i libri di testo mentre il sostegno al trasporto e alle mense scolastiche sono stati azzerati. Come Regione Liguria abbiamo dichiarato apertamente che non avremmo avuto modo di sostituirci allo Stato nell’erogazione dei fondi statali per 7/15 il welfare, l’ambiente e l’istruzione. Infatti ad oggi la Regione Liguria ha 250 milioni di euro in meno rispetto al 2010. Molti comuni hanno integrato con risorse proprie ma non tutti i Comuni ci sono riusciti. La conferenza delle Regioni ha più volte evidenziato la necessità che del ripristino di questi fondi. Siamo riusciti ad ottenere qualcosa per il diritto allo studio universitario, per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli edifici. Questo mancato ripristino pesa sulle famiglie. Per parte nostra quello che possiamo fare è continuare la nostra battaglia affinché il governo ripristini questi fondi». Marco Melgrati ha replicato: «L’assessore Rossetti alza le braccia in segno di resa e dimentica di rendere onore a quei Comuni come Alassio che – a differenza della Regione - hanno aiutato le famiglie. Io credo che l’assessore Rossetti possa fare ben di più di quello che ha detto: nel bilancio della regione ci sono sacche di spreco che possono essere dirottate nell’aiuto delle persone in difficoltà. Ma vedo che la giunta preferisce investire nel bonus ai direttori delle asl». Soppressione di alcuni uffici postali in Liguria Sul piano di riduzione degli uffici da parte di Poste Italiane in Liguria sono state presentate alcune interrogazioni: una da Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria Viva) e due da Ezio Armando Capurro (Noi con Claudio Burlando). Ezio Chiesa ha domandato quali iniziative intenda intraprendere la giunta nei confronti di Poste Italiane affinché non siano chiusi ulteriori uffici postali e, nel contempo, sia garantito il personale in misura sufficiente ad assicurare il servizio. Il consigliere ha evidenziato: «Con sempre maggiore frequenza Poste Italiane annuncia ennesime chiusure di uffici postali, in modo particolare, riguardanti le località dell’entroterra ma questi uffici postali nei piccoli Comuni rappresentano storicamente un presidio importante sul territorio che deve essere salvaguardato e difeso. Non solo: negli ultimi anni Poste Italiane ha sollecitato la clientela ad utilizzare i servizi bancoposta con conseguente trasferimento da parte dei cittadini del conto dalla banca verso le poste». Secondo Chiesa gli uffici periferici sono penalizzati anche dalla carenza di personale in quanto un solo operatore è spesso chiamato ad eseguire servizi postali, servizi bancari e procedere con il pagamento delle pensioni. Ezio Armando Capurro nella prima interrogazione ha chiesto alla giunta quali iniziative intenda intraprendere nei confronti di Poste Italiane affinché sia assicurato nella regione un servizio adeguato alle esigenze della popolazione e dei turisti e per scongiurare la chiusura degli uffici postali. Capurro ha sottolineato: «La presenza degli uffici postali è elemento indispensabile per assicurare un corretto tessuto sociale, soprattutto in una regione quale la Liguria dove la percentuale di persone anziane è notevolmente superiore rispetto alle altre regioni italiane e, notoriamente, la popolazione anziana risulta poca avvezza alle nuove tecnologie e, pertanto, il ruolo degli uffici postali diventa elemento insostituibile per assicurare alla cittadinanza servizi indispensabili». Non solo: Capurro ha spiegato che da diversi anni Poste Italiane ha attivato anche una serie di servizi bancari che renderebbero ancora più impellente la necessità di assicurare il servizio giornaliero con il relativo personale anche perché in molte località della costa e dell’entroterra, durante la stagione estiva, la popolazione cresce in modo esponenziale. Armando Ezio Capurro ha presentato una seconda interrogazione sul caso dell’ufficio postale San Michele di Pagana , a Rapallo, che dal 9 febbraio 2013 è stato chiuso. «La chiusura - ha aggiunto - comporta un grave disagio per la 8/15 popolazione rapallese che era solita servirsi dell’ufficio postale della Pagana evitando, così, spostamenti in città che comportano spese e perdite di tempo. Lo scorso anno, inoltre, con il sopraggiungere dell’estate, i disagi sono aumentati in modo esponenziale non solo per i residenti ma anche per i numerosi ospiti che frequentano Rapallo, creando disservizi ed una cattiva immagine turistica per l’intera città di Rapallo». Capurro ha chiesto alla giunta iniziative nei confronti della direzione regionale della Liguria di Poste Italiane affinché l’ufficio postale di San Michele di Pagana sia riaperto e torni ad erogare quei servizi indispensabili per la popolazione ed i turisti che frequentano la città di Rapallo. In aula Capurro ha ricordato che l’ufficio era stato chiuso a seguito di una rapina e, stando alle ultime notizie, dovrebbe riaprire a fine mese. Per la giunta ha risposto l’assessore Giovanni Barbagallo il quale ha spiegato che Poste italiane ha firmato un protocollo d’intesa con la giunta regionale e deve quindi informarla ogni volta che ci sono modifiche rispetto al piano iniziale. Barbagallo ha però chiarito che Poste italiane ha un programma di ridimensionamento «che va nella direzione di una ristrutturazione in grande stile». In questo caso viene effettuata una trattativa a livello nazionale con i sindacati, poi è la volta dei territori. «Per onestà devo dire che il futuro non è roseo e ci sarà un continuo ridimensionamento», ha ribadito Barbagallo, pur chiarendo che al momento non si è avuto alcuna notizia di chiusura. Ha concluso «bisogna cercare di limitare i danni». Incuria delle zone limitrofe alla rete autostradale nel Comune di Sanremo Sergio Scibilia (Pd) ha presentato un’interrogazione segnalando come i danni derivati dal maltempo di questi giorni abbiano determinato numerose richieste di intervento da parte dei coltivatori diretti, molti dei quali conducono aziende situate in zone limitrofe alla sede autostradale. «La mancata manutenzione dei canali di raccolta delle acque piovane a valle della sede autostradale - ha aggiunto - sta provocando l’allagamento di diversi terreni agricoli e danni ai muri di contenimento, con conseguenti smottamenti. Nel comune di Sanremo è addirittura franata la strada consorziale Rio Massè, provocando l’isolamento di circa trenta proprietà mentre un tratto di muro in via Rambaldi, nella frazione di Coldirodi, ostruisce una strada pubblica». Il consigliere ha ricordato che si stanno svolgendo i relativi sopralluoghi dell’amministrazione comunale di Sanremo sui luoghi segnalati ma, siccome si tratta di proprietà private, pare che il Comune non possa intervenire. Scibilia ha quindi chiesto alla giunta di intervenire verso la società Autostrada dei Fiori perché si faccia carico di un monitoraggio urgente dello stato di condizione dei canali di scolo delle acque autostradali e provveda a pulire le condotte di scarico delle acque di loro competenza; a invitare la società Autostrada dei Fiori ad aprire uno sportello di ascolto per raccogliere le segnalazioni di eventuali danni alle aziende agricole limitrofe alla sede autostradale ed accertarne le responsabilità. Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture, Raffaella Paita: «Le precipitazioni di gennaio hanno avuto carattere di eccezionalità e hanno messo a dura prova il Ponente e hanno provocato problemi sull’infrastruttura e sulle zone limitrofe». Paita ha ricordato che la società Autostrade ei Fiori è intervenuta rapidamente sulla sicurezza, coinvolgendo le imprese incaricate alla manutenzione sulle proprietà pertinenziali. Paita ha sottolineato che c’è stata collaborazione con gli enti locali per cercare di intervenire al più presto sulle strade. In particolare, per quanto riguarda la strada consortile di Rio Massè si è 9/15 lavorato per cercare immediatamente una soluzione che permettesse il transito. L’assessore ha, inoltre, ribadito che la società Autostrada dei fiori ha provveduto ad allertare la propria compagnia assicuratrice relativamente alle richieste di danno ed è stata eseguita un’ispezione sulle opere idrauliche. Messa in sicurezza della Stoppani di Cogoleto e della discarica di Molinetto Maruska Piredda (Gruppo Misto) e Roberto Bagnasco (FI) hanno presentato una interrogazione sulla situazione della messa in sicurezza della “Stoppani” e della discarica di Molinetto. Piredda ha chiesto al presidente della giunta e all’assessore competente di conoscere il crono-programma della definitiva messa in sicurezza del sito ex Stoppani e i dati aggiornati sulla presenza del cromo esavalente nelle falde acquifere, nel suolo e nelle acque marine antistanti l’area. «Vorrei sapere – ha aggiunto - se e come si pensi di procedere al ripopolamento marino e di trasformare un’area fortemente inquinata in un “centro di referenza sullo stato di salute dei grandi cetacei e sull’ecosistema” come riportato da alcuni organi di stampa. Vorrei inoltre capire – ha domandato polemicamente - come si possa progettare di integrare progetti di villaggi sportivi nelle adiacenze di un’area fortemente inquinata prima che siano ancora individuate le fasi della definitiva bonifica». Nella sua interrogazione Maruska Piredda ha ricordato che non si sono ancora concluse le operazioni di messa in sicurezza del sito e che a gennaio è stato pubblicato il bando di gara per l'affidamento di 3 milioni e 200 mila euro di lavori che, oltre alla messa in sicurezza della discarica di Molinetto, riguardano la demolizione di una prima parte dei corpi di fabbrica inquinati dell’ex stabilimento industriale “Luigi Stoppani” di Cogoleto, nella Val Lerone in Provincia di Genova. «Fino al 2012 sono stati spesi circa 40 milioni di euro, cifra che avrebbe dovuto essere sufficiente alla messa in sicurezza del sito, mentre in seguito si è resa necessaria l’ulteriore cifra di 25 milioni di euro, di cui 15 milioni per concludere gli interventi prioritari – ha spiegato - lo smantellamento e la decontaminazione degli edifici e la messa a norma della discarica di Molinetto in cui portare parte dei rifiuti e 10 milioni per le barriere idrauliche e per la realizzazione di un secondo impianto per il trattamento delle acque di falda. Secondo quanto dichiarato dai vertici commissariali nel 2012, sarebbero stati necessari addirittura 820 milioni per terminare la bonifica del sito». Il consigliere ha ricostruito le tappe della vicenda: lo stabilimento Stoppani dai primi anni quaranta ha prodotto per circa 60 anni bicromato di sodio e fino al 1982 le terre esauste con un contenuto di cromo esavalente superiore ai 100 ppm, residuo della lavorazione, venivano depositate sulla spiaggia antistante lo stabilimento in concessione alla Società e, solo successivamente, fu individuata un’area all’interno del costruendo porto di Voltri in cui smaltire le terre stesse. Nel 1986 il Ministero della Marina emanò il divieto definitivo di scarico a mare, ma le attività industriali della Stoppani proseguirono fino al 2003. Arpal, a cui la Regione Liguria ha affidato nel 2000 l’attività di monitoraggio ambientale confermò l’esistenza di fenomeni di inquinamento derivanti sia dalle attività industriali pregresse sia da episodi di rilascio di inquinanti. La Regione fece richiesta al Ministero dell’Ambiente di inserimento del sito Stoppani tra quelli di interesse nazionale per la dismissione dell’attività produttiva ed alla bonifica del sito. Il Ministero dell’Ambiente nel 2001, inserì il sito nel “Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale” e furono stanziati per gli interventi di bonifica 10/15 6 milioni e 920 mila euro mentre gli enti pubblici stipularono un accordo di programma il 31 luglio 2003 con le organizzazioni sindacali e la S.p.A. Luigi Stoppani firmarono l’atto “nel quale c’è il progetto di riqualificazione dell’area e la salvaguardia occupazionale.. Bagnasco ha ricordato la delibera di Giunta del 18/10/2013, che esprimeva l’intesa sul “Progetto definitivo di messa in sicurezza e di adeguamento della discarica Cava Molinetto” e in cui si deliberavano alcune prescrizioni: la gestione “conto terzi” della zona cosiddetta “Tasca” della discarica deve riguardare solo la smaltimento di terre e rocce da scavo contenenti amianto; l’intervento di messa in sicurezza e chiusura dell’area Nord deve essere realizzato prioritariamente, per garantire nei tempi più brevi possibili la chiusura della procedura d’infrazione 2011/2015. Il costo degli interventi per l’adeguamento della discarica - ha rilevato Bagnasco - ammontano 2 milioni e 984 mila euro, oneri fiscali esclusi, e ha ricordato che la Provincia di Genova ha richiesto ed ottenuto dal Tribunale di Genova l’emissione di decreto ingiuntivo n. 1540/2009 e il conseguente pagamento di un milione e 84 mila euro a a carico della Soc. Atradius Credit Insurence. Secondo Bagnasco, quindi, non vi è sufficiente copertura finanziaria alla realizzazione dell’intero intervento di messa in sicurezza ed adeguamento. «A fronte di un contributo di parte pubblica pari a 2 milioni e 760 mila euro - ha detto Bagnasco - è stato indetto un bando di gara d’appalto in cui il valore complessivo stimato delle spese di investimento ammonta ad 8 milioni e .377 mila euro in cui è prevista la progettazione esecutiva, l’esecuzione dei lavori di messa in sicurezza e l’adempimento alle vigenti normative della discarica di Molinetto sulla base del progetto definitivo predisposto dal concedente ed esecuzione dei lavori ad essa collegati, nonché gestione funzionale ed economica della discarica medesima». Bagnasco, infine, ha chiesto alla giunta quali garanzie può dare per far sì che l’utilizzo dei fondi pubblici ed i fondi derivanti dalla gestione e dall’uso da parte del soggetto aggiudicatario della discarica di Molinetto portino all’eliminazione dei rifiuti conferiti nel sito abusivamente, compreso, quindi, il cromo esavalente; se la demolizione e la bonifica dell’ex fabbrica Stoppani siano previste come opera “prevalente” dell’appalto, poiché questo rappresenta il fulcro dell’intervento, visto che i finanziamenti pubblici sono previsti a questo scopo, per ottenere la chiusura della procedura d’infrazione 2011/2015; per conoscere i provvedimenti che intende assumere la Giunta regionale per il completamento del risanamento ambientale dell’intera area di interesse nazionale ex Stoppani, oltre alla bonifica dell’intero sito, che garantisca un effettivo recupero ambientale per troppo tempo disatteso di tutta la zona. Per la Giunta ha risposto Renata Briano, assessore all'Ambiente. Briano ha ricordato che il sito è attualmente in mano al commissario, Prefetto di Genova, che ha la responsabilità di tutti gli atti che sta portando avanti. «La Regione, insieme al Ministero dell’ambiente, alla Provincia, all’A.R.P.A.L e a tutti i soggetti in qualche modo coinvolti nella messa in sicurezza lavorano per supportare il percorso che si è intrapreso, a partire dalla ricerca delle risorse che anche il Ministero e la Regione hanno messo a disposizione per completare le fasi più importanti». Briano ha puntualizzato che gli oneri sostenuti dalla struttura commissariale (i 40 milioni di euro), oltre che riferirsi agli arenili di Arenzano e Cogoleto sono al lordo di Iva e comprendono anche l’IRAP, le concessioni e gli emolumenti del personale e delle utenze. Briano ha quindi precisato che fino a quando non si demoliscono le strutture esistenti occorre 11/15 fare un’ulteriore caratterizzazione e poi fare un Piano di bonifica complessivo che tenga conto anche dei nuovi dati. «Come abbiamo detto più volte in Giunta, questi edifici sono una priorità assoluta. Anche per i cittadini di Arenzano e Cogoleto la demolizione di quegli edifici darebbe il significato che stiamo andando avanti e la messa in sicurezza si sta compiendo. Il cronoprogramma è correlato alle risorse che si renderanno disponibili allo scopo. Oggi le attività che trovano la copertura finanziaria, che verranno avviate dal mese di giugno, hanno uno sviluppo temporale di 500 giorni e garantiranno la decontaminazione e demolizione delle fatiscenti strutture dell’area nord dell’ex stabilimento. Gli ulteriori interventi di messa in sicurezza del SIN ex Stoppani sono lo smaltimento di rifiuti non conferibili alla discarica di Molinetto ad impianti autorizzati, la decontaminazione e demolizione delle strutture non contenenti amianto dell’area nord (fase B) ex stabilimento, zona collinare e magazzino ex SODA; “revamping” linea ECO2 e demolizione della vecchia linea ECO1, implementazione e barrieramento idraulico. Parte integrante della messa in sicurezza di emergenza del sito - ha aggiunto - sono i costanti monitoraggi delle acque sotterranee, delle acque superficiali e della matrice aria. Dagli stessi emerge che il valore medio delle concentrazioni di cromo esavalente nelle acque di falda (anno 2013) è pari a 10.000 microgrammi/litro. Circa la presenza di cromo esavalente nei suoli non sono state eseguite ulteriori caratterizzazioni: tale attività potrà essere, come dicevo prima, effettuata a conclusione degli interventi di decontaminazione e demolizione dell’area nord».. Relativamente all’ambiente marino-costiero Briano ha ricordato che nell’anno 2013 sono state eseguite due campagne di monitoraggio svolte in modo sinergico dall’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro (IST), dal Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica (DiSIT), dall’Università degli studi del Piemonte orientale e dall’A.R.P.A.L. Per quanto riguarda i Comuni l’assessore ha dichiarato di avere chiesto le informazioni necessarie. In relazione alla discarica Briano ha spiegato che era regolarmente autorizzata e che, pertanto, i rifiuti non sono stati conferiti abusivamente. «Le discariche soggiacciono a norma speciale e, pertanto, alle stesse non si applicano i criteri di bonifica, bensì di adeguamento, messa in sicurezza e chiusura, come previsti nel caso di specie a piena tutela dell’ambiente. Non sono previsti – ha aggiunto - in alcun modo smaltimenti in altri luoghi dei rifiuti lì presenti e conferiti. Gli ultimi smaltimenti autorizzati all’impianto risalgono al gennaio 2007 e, in seguito al fallimento della società immobiliare Val Lerone, in liquidazione, l’impianto è stato lasciato senza alcun presidio e in un completo stato di abbandono». L’assessore ha aggiunto : «Noi abbiamo, come altra priorità, cercato di capire come lavorare per mettere in sicurezza anche questa discarica. Dal 2007 ad oggi gli interventi di monitoraggio, trasporto e smaltimento del percolato prodotto, messa in sicurezza del fronte roccioso e realizzazione del canale di gronda sono stati garantiti proprio dal commissario. I finanziamenti non sono finalizzati alla chiusura della procedura di infrazione – ha aggiunto - e gli interventi complessivi che verranno realizzati riguarderanno la decontaminazione e demolizione delle strutture del SIN ex Stoppani, avviati subito, in quanto non oggetto di progettazione esecutiva, l’adeguamento e il conferimento di rifiuti e la chiusura della discarica di Molinetto, che noi vogliamo chiudere». Gli ulteriori interventi di messa in sicurezza riguardano il mantenimento dell’emungimento e del trattamento delle acque di falda. Briano ha ribadito che la discarica di Molinetto era autorizzata per ricevere un dato tipo di rifiuti e ha 12/15 assicurato che lì andranno i rifiuti che derivano dallo stabilimento Stoppani, e poi terre e rocce da scavo, che possono anche contenere amianto. Sull’amianto Briano ha concluso: «Noi in Liguria abbiamo la serpentinite, che dentro ha l’amianto. Quando viene scavata questa roccia, si deve operare in sicurezza, non disperdendo fibre». Appalti esterni alla Fiera di Genova Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha illustrato un’interrogazione sottoscritta anche dagli altri compomenti del suo gruppo, Francesco Bruzzone, Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) sulle consulenze affidate dalla Fiera di Genova a ditte esterne per svolgere lavori che avrebbero potuto essere svolti dalle proprie maestranze. Nel mirino della Lega sono stati messi, in particolare, gli appalti relativi al servizio di ufficio stampa, affidato alla “Barabino & Partners” e i nuovi allestimenti per le aree della fiera dati in affidamento a ditte esterne anziché coinvolgere i lavoratori in organico come veniva fatto in passato. Dopo aver ricordato che Regione Liguria, tramite FILSE, detiene il 27% del pacchetto azionario della società Fiera di Genova, Rixi ha chiesto in particolare di sapere se la giunta sia a conoscenza da chi - e per quale importo - sia stato affidato tale servizio ad una ditta esterna alla società e quali sono i motivi che hanno indotto la “Fiera di Genova” ad appaltare la progettazione degli allestimenti a soggetti esterni alla società. Tutto ciò avviene - ha sottolineato - mentre la “Fiera di Genova S.p.a.” ha previsto trenta esuberi tra gli impiegati dell’ente e ha varato un piano di austerity concernente tra l’altro la manifestazione in grado di ospitare il maggior numero di visitatori, ovvero il Salone Nautico, manifestazione che verrà ridotta da nove a cinque giornate». Per la giunta ha risposto l’assessore allo sviluppo economico, Renzo Guccinelli il quale ha spiegato che nel 2013 è stata fatta una scelta differente a quella degli anni passati, quando la comunicazione veniva curata disgiuntamente da Ucina e Fiera del Mare. Per evitare questo sdoppiamento, secondo quanto detto da Guccinelli, si era dunque ricorsi ad un sistema unitario. «Questo non ha comportato alcun aggravio di costi», ha puntualizzato l’assessore che ha messo a disposizione di Rixi una relazione dettagliata, con l’indicazione dei costi. Rixi ha chiesto che nelle prossime settimane, nell’apposita commissione consiliare, si provveda all’audizione dei rappresentanti di Fiera di Genova, per capire quali sono i suoi progetti futuri Modifica la legge sulla caccia Con 25 voti a favore, 2 contrari (Giancarlo Manti del Pd e Maruska Piredda del gruppo misto) e 2 astenuti (Liste civiche per Biasotti presidente), è stata approvata la proposta di legge 331 (iniziativa dei consiglieri Francesco Bruzzone, Edoardo Rixi e Maurizio Torterolo) “Modifiche alla legge regionale 1 luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio). E’ stato approvato un emendamento presentato da Francesco Bruzzone Il testo vuole adeguare ad aggiornare i contenuti della legge regionale sulla protezione della fauna omeoterma e sul prelievo venatorio al testo novellato della norma quadro nazionale n. 157/1992. In particolare, per quanto riguarda i tempi di caccia introduce la possibilità di regolamentare il prelievo nel mese di febbraio (sino al giorno 10) e dispone le modalità con le quali applicare il 13/15 prelievo in deroga per le specie di avifauna non comprese nell’elenco delle cacciabili. Si precisano quali sono i soggetti dei quali la Regione può avvalersi per promuovere iniziative volte alla formazione e riqualificazione dei cacciatori. Si stabiliscono le procedure con le quali vengono approvati ed entrano in vigore i piani faunistici venatori provinciali e vengono ripartiti i proventi delle tasse regionali pagate annualmente da chi esercita l’attività venatoria. I nuovi criteri di riparto, oltre a garantire alla Regione le adeguate risorse per gli adempimenti di legge e per l’incremento degli studi e delle ricerche scientifiche a sostegno del prelievo venatorio, si basano sul principio di indicare alle Province come devono essere finalizzati i fondi messi a loro disposizione. Il nuovo riparto si caratterizza per il considerevole incremento delle disponibilità da utilizzare per l’indennizzo dei danni causati dalla fauna selvatica, per l’assegnazione agli Ambiti Territoriali di Caccia e ai Comprensori Alpini di adeguate disponibilità per gli interventi e la gestione del territorio, per il sostegno alle attività delle Associazioni venatorie, per la disposizione di risorse finalizzate alle gestione delle zone di protezione della fauna selvatica e dei siti indicati dalla Rete natura 2000 (SIC e ZPS) e per la previsione di risorse per le attività di soccorso e recupero della fauna selvatica in difficoltà anche tramite la stipula di apposite convenzioni Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania), relatore di maggioranza, ha spiegato: «Questa legge nasce per adeguare la norma ligure ad alcune modifiche apportate nel tempo alla legge nazionale della caccia». Bruzzone ha quindi posto l’accento sui piani faunistici e ha lamentato l’atteggiamento dell’amministrazione provinciale della Spezia «che – ha detto – pur avendo ricevuto fondi ad hoc resta a dormire». Ha inoltre ricordato che un punto fondamentale della legge riguarda «la migliore ripartizione dei proventi derivanti dal pagamento da parte dei cacciatori della tassa di concessione regionale», ricordando che i danni provocati dalla fauna selvatica vengono risarciti con i soldi pagati dai cacciatori, anche quelli provocati da animali non cacciabili, quali il ghiro. Ha infine puntualizzato che non ci sarà alcun aumento della tassa regionale. Valter Ferrando (Pd) ha espresso soddisfazione per la nuova legge «che – ha detto – abbiamo migliorato con un proficuo lavoro in commissione». Ferrando ha anche chiarito che si dà una risposta all’annosa questione della caccia in deroga, rimarcando che a tal proposito si è in attesa di una risposta da parte di Ispra in merito alla quantità. In un successivo intervento, Ferrando ha sottolineato che i suo gruppo ha sempre contribuito al varo dei provvedimenti sulla caccia, pur lasciando libertà di coscienza. Ha puntualizzato che su un simile argomento, la caccia, che non è strettamente politico, è naturale che si formi una sorta di “maggioranza” trasversale. Marco Melgrati (Fi), ha rimarcato che ieri in commissione è stato possibile licenziare il testo di legge,grazie alla presenza della minoranza «in quanto la maggioranza non aveva i numeri necessari» sottolineando che la maggioranza è favorevole alla legge.. Giancarlo Manti (Pd) ha chiarito la sua posizione contraria alla legge: «Molte volte sono stati approvati provvedimenti che poi sono stati impugnati dagli organi di controllo. Se qualcuno mi spiegasse e mi convincesse della delle deroghe, io potrei votare. Ma non sono disponibile a votare provvedimenti che poi vengono rimandati indietro perché privi di copertura di legittimità». 14/15 Anche Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania), dopo Melgrati ha rimarcato che «oramai le commissioni vanno deserte, da parte della maggioranza». Ha continuato: «Non possiamo certo farci noi carico del funzionamento dell’Ente». Fondi per le scuole di specializzazione in materia sanitaria E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Lorenzo Pellerano, (Liste civiche per Biasotti presidente) e sottoscritto da gruppi di maggioranza e minoranza, che impegna la giunta a “attivarsi anche in sede di Conferenza stato-regioni affinché vengano reperiti fondi da destinare alle azioni per il sostegno alle scuole di specializzazione in materia sanitaria, se possibile ricorrendo anche a fondi comunitari con l’obbiettivo di istituire un congruo numero di borse di studio da ripartire sulla base del futuro fabbisogno di specialisti nel contesto del Sistema sanitario regionale”. Nel documento si ricorda che nella formazione dei medici la scuola di specialità è condizione per esercitare la professione e accedere alla maggior parte degli sbocchi lavorativi, che la contrazione delle borse di specialità sta comportando una penalizzazione dei giovani che hanno concluso il corso di studi in medicina negli ultimi anni e li concluderanno nei prossimi e che, infine, il governo sembra impegnato al raggiungimento della quota di 4.500 borse di specialità su scala nazionale ma questo numero non garantirebbe un equilibrio fra opportunità di accesso alla specialità e numero dei laureati. Assenti: Limoncini Monteleone e Rocca (motivi personali) Quorum: 17 voti 15/15