I LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE DI MARTEDI’ 13/05
In apertura di seduta è stato inserito all’ordine del giorno la Proposta di legge
331 di legge, iniziativa di Francesco Bruzzone, Maurizio Torterolo ed
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) contenente alcune modifiche alle
norme sulla caccia e la protezione della fauna e gli uccelli selvatici.
Subito dopo Marco Melgrati (FI) ha chiesto di rinviare la discussione e
approvazione del disegno di legge testo unico sulla tutela del paesaggio. Visti
che nessun consigliere ha obiettato, il presidente del Consiglio regionale
Michele Boffa ha rinviato la discussione alla prossima seduta che si terrà fra
due settimane.
Chiusura del sito turistico miniera di Gambatesa
Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria Viva) con un’interrogazione ha chiesto
alla giunta quali iniziative siano state intraprese, o si intenda intraprendere, per
assicurare, in tempi brevi, la totale riapertura dell’intero sito minerario di
Gambatesa, anche per salvaguardare gli ingenti investimenti effettuati in
passato dalla Regione. Chiesa ha infatti ricordato: «La Regione ha investito 2
milioni di euro al fine di assicurare il funzionamento del sito turistico di
Gambatesa. Inoltre nel 2009 l’Ente Parco Aveto, grazie ad un ulteriore
finanziamento della Regione Liguria pari a 650 mila euro, ha acquistato dalla
società Silma il complesso nel Comune di Ne. Ma nel marzo del 2012 il
Consiglio direttivo dell’Ente Parco dell’Aveto assumeva la decisione di
sospendere le visite in galleria, a seguito dell’istanza di rinuncia allo
sfruttamento della concessione mineraria denominata “Val Graveglia”,
presentata da Silma alla Regione Liguria, facendo così cessare lo status di
miniera del complesso di Gambatesa». Secondo Chiesa questa decisione ha
fatto decadere le condizioni normative per permettere l’accesso al pubblico su
responsabilità del direttore della miniera. Per riaprirla occorre prioritariamente
far valutare e attestare le condizioni di sicurezza dei visitatori al museo
minerario. Il consigliere ha anche sottolineato che erano stati riscontrati
problemi all’allaccio della fognatura da parte degli edifici adiacenti al sito
minerario. «La responsabilità – ha aggiunto Chiesa – è dell’Ente parco che,
poco attento, ha fatto e scadere la concessione mineraria e con essa la
possibilità di utilizzare il sito a fini turistici. Ormai sono 2 anni che il sito è
chiuso. Eppure, dopo l’Acquario di Genova era la struttura che calamitava più
turisti: 16-18 mila all’anno. Una mia precedente interrogazione – ha ricordato
Chiesa - ha spinto a mettere all’ordine del giorno della discussione in giunta il
vincolo del sito come bene culturale. La giunta doveva presentare un disegno di
legge, ma questo non è ancora stato presentato. Intanto si potrebbe lavorare
sulla proposta di legge presentata da Gino Garibaldi perché, più si aspetta e si
lascia chiusa la miniera, e più diventa difficile riaprirla e recuperare
l’investimento fatto».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano: «Chiesa ha
illustrato bene la situazione con una sola imprecisione: la concessione non è
scaduta per colpa dell’Ente parco. Secondo gli uffici si trattava di un
provvedimento inevitabile. Come giunta stiamo lavorando a un apposito
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disegno di legge e stiamo aspettando che giunga a compimento la stesura del
compendio dei beni culturali dove pensiamo la miniera vada inserita. Su tutta la
vicenda pesa la frammentazione della proprietà della miniera che rende difficile
reperire i proprietari e quindi perfezionare gli atti. La Sovrintendenza ha emesso
un avviso pubblico per reperirli e la pratica è quasi arrivata alla chiusura. I nostri
uffici giuridici stanno lavorando a un disegno di legge simile a quello del
consigliere Garibaldi ma più articolato. Per quanto riguarda i fondi necessari per
mettere il sito in sicurezza e rendere visitabile la miniera, abbiamo destinato al
parco una cifra derivante dall’ecotassa ».
Ezio Chiesaha replicato: «Per accelerare i tempi l’unica soluzione è portare in
discussione la proposta di legge di Garibaldi, la giunta se vuole può emendarla
e migliorarla. E’ bene partire subito, anche perché non ci dobbiamo nascondere
che, dopo che la concessione tornerà alla Regione, si aprirà un percorso lungo
difficile e molto costoso. E non credo proprio che i proventi dell’ecotassa
saranno sufficienti».
Protezione civile nelle scuole
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato
un’interrogazione con la quale ha chiesto alla giunta la situazione relativamente
alla diffusione dei Pem (Piani di emergenza) comunali alla cittadinanza: ogni
sindaco, infatti, dovrebbe attivarsi affinché si venga a creare una comunità
locale consapevole di convivere con i rischi accettabili e capace di reagire in
modo attivo ed integrato con le autorità locali. Il consigliere, inoltre, ha
domandato se la Regione preveda l’introduzione di un’anagrafe dell’edilizia
scolastica sia da un punto di vista strutturale sia di ubicazione geografica nel
territorio regionale, per constatare le eventuali criticità; se la Regione intenda
richiedere a ciascun dirigente scolastico l’aggiornamento dei propri DVR, PEm
e PEv scolastici, nonché la fattività di vere e proprie esercitazioni, ma evitando
che le stesse si risolvano in operazioni “pro-forma”, contribuendo solo a creare
un clima di sfiducia nei confronti delle procedure di sicurezza, che vengono
percepite come perdite di tempo. Pellerano, infine, ha chiesto se la Regione
intenda attivarsi presso il Governo affinché si concretizzi l’auspicio del capo
della Protezione civile Franco Gabrielli e si inserisca la protezione civile tra le
materie scolastiche.
Il consigliere all’inizio del proprio intervento aveva ricordato che in base alla
legge 12 luglio 2012, n. 100, tutti i Comuni devono approvare il Piano di
emergenza comunale che indichi le procedure operative di intervento per
fronteggiare una qualsiasi calamità, ma solo il 65% dei Comuni della Liguria ne
è in possesso. «Il piano d’emergenza è lo strumento che consente alle autorità
di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e
dei beni in un’area a rischio - ha spiegato Pellerano . La Liguria più volte è stata
colpita da alluvioni in cui ci sono state molte vittime dovute, per lo più, alla
scarsa o alla assoluta mancanza di informazione e di formazione della
cittadinanza sul come comportarsi in caso di simili emergenze». Il consigliere
ha rilevato che al più presto, ogni Comune ligure si dovrà dotare di un proprio
PEm che dovrà essere portato a conoscenza della popolazione attraverso
canali mediatici e ha ribadito l’utilità di svolgere esercitazioni pratiche estese
oltre che la personale addetto al primo intervento, anche alla popolazione.
«Finalmente il Comune di Genova ha emesso l’ordinanza con la quale sono
state formalizzate le misure di sicurezza a tutela della pubblica incolumità da
attivare in caso di emergenza idro-geologica relativamente ai servizi educativi
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ed alle scuole di ogni ordine e grado, ivi comprese le Università. Auspico - ha
aggiunto - che diventi una buona pratica non solo genovese, ma anche a livello
regionale. Ricordo che la normativa concentra nel Sindaco le massime
responsabilità di Protezione Civile nel Comune e obbliga i Comuni a mettere in
atto una pianificazione di Protezione Civile e prevede che il Dirigente Scolastico
debba predisporre e mantenere aggiornati il DVR (Documento Valutazione dei
Rischi), il PEm della scuola e il PEv - Piano di Evacuazione della scuola.
Occorre un catasto delle scuole e una mappa del rischio con strumenti
standardizzati e dei quali chiunque possa informarsi».
All’interrogazione hanno risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano e
l’assessore all’edilizia Giovanni Boitano. L’assessore Briano ha detto che il
9 gennaio 2013 la Regione ha richiesto ai Comuni e al sistema regionale di
Protezione civile informazioni relative allo stato delle pianificazioni
d’emergenza, con particolare riferimento alla diffusione della conoscenza di tale
strumento alla popolazione. «La nostra preoccupazione non è solo che gli Enti
locali abbiano i piani di emergenza, ma che tali piani siano conosciuti».
Secondo Briano in Liguria «la cultura del piano di emergenza in questi anni è
aumentata, purtroppo anche in seguito alle calamità. Al censimento della
Regione ha risposto oltre il 65 per cento dei Comuni. Con la delibera del 9 luglio
2007, fra l’altro, erano state approvate le linee guida per la pianificazione
provinciale e comunale di emergenza quale schema organizzato per permettere
l’adozione di processi preventivi in corso di evento e nei momenti successivi.
Abbiamo un sistema che guarda molto al mondo della scuola sia per quanto
riguarda l’assessorato all’ambiente tramite i Centri di educazione ambientale,
sia in un rapporto diretto con i centri di formazione professionale».
Dal 2012, ogni anno, attraverso i Centri di educazione ambientale della Liguria,
è stato realizzato un programma di interventi sui rischi naturali e le misure di
autoprotezione. Nel 2012 l’attività ha coinvolto il C.E.A. della Riviera del Beigua,
il C.E.A. del Parco Beigua, il Labter Tigullio e tutti i C.E.A. della Provincia di La
Spezia. Ogni Centro ha lavorato con almeno una scuola del territorio e sono
stati prodotti materiali divulgativi ed educativi. Esistono opuscoli, un’allerta
meteo nel parco, giochi del dissesto nel Parco del Beigua, un gioco educativo
sulle misure di auto-protezione, una “brochure” anche in lingua straniera per
l’informare sui rischi naturali. Nella Provincia di La Spezia il progetto è stato
rivolto alla cittadinanza riflettendo sull’alluvione delle Cinque Terre e sulla
pianificazione di emergenza. Nel 2013-2014 il progetto “Costruiamo una Liguria
verde, sicura e per tutti” ha coinvolto 16 Centri di educazione ambientale, la
Provincia di Imperia sta realizzando una serie di incontri con le scuole con
interventi in classe ed esercitazioni con i volontari della Protezione Civile e
Antincendio boschivo che hanno coinvolto 240 ragazzi. La Provincia di La
Spezia organizza ogni anno un campo di protezione civile rivolto ai giovani –
200 all’anno - per promuovere l’adesione al volontariato. Abbiamo ottenuto un
Progetto europeo RES-MAR a cui hanno partecipato 66 persone e ci siamo
confrontati sulle emergenze principali. Sono statati inoltre realizzati opuscoli di
“Trova il tempo per informarti sui rischi del maltempo”, locandine per la ristampa
personalizzata da parte dei Comuni, un “software” dal nome “Protezione
comune”. Un opuscolo dedicato al mondo della scuola è stato realizzato anche
dal Comune di Genova.
L’assessore Boitano ha aggiunto: «La Regione Liguria sta facendo l’anagrafe
dell’edilizia scolastica ed è sicuramente una fra le Regioni più attive proprio in
questo senso. Già nel 2009 è stata stipulata una convenzione con la Regione
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Toscana per un riuso più agevole del software fornito dal ministero della
Pubblica istruzione. L’anagrafe dell’edilizia scolastica della Liguria è stata
realizzata con un sistema molto efficace. Infatti, non è solo un elenco di dati ma
entra nei particolari e vengono evidenziate anche le criticità dei vari plessi
scolastici liguri». Boitano ha assicurato che la sicurezza delle scuole è
garantita. «Vi sono alcune situazioni da migliorare, ma non siamo certo tra gli
ultimi posti in Italia. Anzi, siamo nella parte alta della classifica per quanto
riguarda la nostra consistenza e la fruibilità dei nostri plessi scolastici». Boitano
ha ricordato che sul sito www.ediliziascolastica.regione.liguria.it è possibile
trovare tutte queste informazioni e ogni cittadino può capire se in un certo
edificio vi siano criticità o meno. Gli edifici sono georeferenziati e la loro
posizione è visibile grazie a Google Maps.
Costi ristrutturazione e utilizzo futuro dell’ex ospedale psichiatrico di
Pratozanino
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) e Matteo Rosso
(FI) hanno presentato due interrogazioni sull’ex ospedale psichiatrico di
Pratozanino, una frazione del comune di Cogoleto, per conoscere la spesa
complessiva sostenuta dall’Asl 3 genovese per il noleggio dei moduli
prefabbricati dal 1° settembre 2008 fino a dicembre 2013 di Pratozanino e il
costo complessivo sostenuto da Regione Liguria ed Asl 3 per la completa
ristrutturazione dei padiglioni 7 e 9. Il consigliere ha chiesto, inoltre, se la
Regione abbia intenzione di aprire un tavolo di confronto con la Società
Valcomp 2 srl per valutare la possibilità di riacquisire l’area che ricomprende i
padiglioni 7 e 9 ed, in ogni caso, di ridiscutere i termini del comodato d’uso
gratuito prolungandone il periodo e, infine, se ritenga che la dismissione del
complesso di Pratozanino sia stata gestita in modo economicamente
vantaggioso per la Regione. Pellerano ha ricordato che nel 2007 il complesso
dell’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino era stato venduto alla Società
Valcomp 2 srl; che all’interno del complesso si trovano 2 padiglioni (il 7 ed il 9,
per complessivi 2.105 mq. coperti) che sono stati sottoposti a lavori di
ristrutturazione a partire dal 2008, lavori che si sono conclusi a dicembre 2012
per il padiglione 9 ed a novembre 2013 per il padiglione 7. Queste strutture
erano state date in comodato d’uso gratuito all’Asl 3 genovese per un periodo di
venti anni a decorrere dal 2007; prima della vendita il complesso di Pratozanino
ospitava circa 50 pazienti affetti da disturbi psichici e mentali e durante il
periodo di ristrutturazione questi sono stati trasferiti, “provvisoriamente”, in
moduli prefabbricati, presi a noleggio dall’Asl 3. Il soggiorno nei moduli si è
protratto rispetto ai tempi previsti ed ha costretto i pazienti a restare all’interno
di questi moduli quasi 5 anni, dal 2008 al 2013. I padiglioni rinnovati erano stati
inaugurati, dopo la ristrutturazione, il 9 dicembre 2013. Pellerano ha rilevato che
la spesa sostenuta dall’Asl 3 genovese per il noleggio dei moduli, fino al 31
dicembre 2012, ammonterebbe a circa 828 mila euro e la spesa sostenuta per
la ristrutturazione dei padiglioni 7 e 9 ammonterebbe a 4 milioni e 336 mila
euro, per un costo di ristrutturazione pari a circa 2.050 euro al metro quadrato
e, poiché Asl 3 non aveva ultimato per quella data i lavori, ha dovuto prorogare
ulteriormente il contratto di noleggio dei prefabbricati quando furono terminati i
lavori al padiglione 7. Pellerano ha parlato di «soluzioni infelici. Nei 20 anni in
cui la Regione Liguria ha la disponibilità di questi padiglioni la struttura è stata
lasciata nell’abbandono, i pazienti alloggiati dentro dei container e solo nel 2013
sono finiti i lavori. C’è da domandarsi perché si spendano tutti questi soldi per
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immobili che non sono più di proprietà della Regione Liguria e come mai si è
proceduto in questa direzione».
Matteo Rosso (FI) ha chiesto alla giunta cosa intende fare di quest’area.
«Due padiglioni della struttura sono stati affidati in comodato d’uso ventennale
all’Asl 3 genovese, ma risultano in uno stato di grave stato di abbandono e si
dovrebbero spendere ingenti somme di denaro per l’affitto di prefabbricati e
per la riqualificazione di parte della struttura con lo scopo di realizzare due
residenze socio sanitarie. «Attraverso il Progetto Ponente, un piano di lavoro
promosso già da tempo che prevede una serie di politiche per la rivalutazione
di molte aree ad oggi dequalificate - ha suggerito - si potrebbe rilanciare sia la
struttura dell’ex manicomio di Pratozanino ma anche tutto il comprensorio che
risulta fortemente penalizzato e depotenziato. Chiedo quindi alla giunta se
intenda riqualificare e rilanciare, anche attraverso il Progetto Ponente, l’ex
manicomio di Pratozanino».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio avviando un
ragionamento sul futuro uso pubblico dell’area. «La maggioranza degli ospiti ha spiegato - sono stati trasferiti in altre strutture. Solo una parte di loro, per
ragioni soggettive, sono rimasti all’interno della struttura. Il resto dei padiglioni è
stato destinato da 7-8 anni a magazzino del materiale clinico della Asl. Tutta la
vicenda è partita nel 2007 con il piano di rientro dal deficit sanitario. Si decise
allora di porre in vendita il complesso sanitario all’interno di un’operazione che
ci vedeva in debito per 220 milioni. A quel punto si raggiunse un accordo con la
società Fintecna Valcomp 2 di proprietà del Ministero del Tesoro che acquisì il
bene al fine della sua alienazione, accordando un utilizzo ventennale di due
padiglioni periferici alla Asl. Vista con gli occhi di oggi la scelta è opinabile e si
valuterebbe più opportuno un utilizzo pubblico di un’area di così alto pregio,
analogamente a quanto fatto per la struttura ex psichiatrica di Quarto. Allora,
però, incombeva la necessità di implementare le risorse della Regione per
uscire dalla situazione in cui si trovava era la sanità ligure e si valutò che l’intero
compendio fosse più appetibile sul mercato e quindi si riuscisse a massimizzare
il ritorno della vendita. Per ristrutturare la struttura sono stati stanziati oltre 4
milioni provenienti in parte da fondi statali fondi e in parte fondi europei. Con
queste risorse è stato messo in atto il processo di ristrutturazione e sono stati
noleggiati i container. Nel padiglione interno, però, c’è stato anche un incendio
e abbiamo avuto il fallimento di diverse imprese appaltanti a causa della crisi
dell’edilizia. Oggi i padiglioni ristrutturati sono funzionanti e ospitano i pazienti.
La struttura funziona molto bene. La vendita - ha aggiunto - non ha avuto luogo
a causa della crisi del mercato immobiliare che rende difficile allocare beni
anche di grande livello come quello di Cogoleto. La Asl dispone della struttura
con un contratto di comodato d’uso gratuito per 20 anni, ormai ridotti a 13. I
lavori fatti sono un vincolo per la Regione ma anche per la proprietà, che si
trova ad avere un bene non facilmente riutilizzabile per altri scopi che non siano
il servizio pubblico. Si può quindi pensare di aprire un confronto per
ricontrattare l’accordo intervenuto anni fa. Al di là degli aspetti legati alla crisi
del mercato immobiliare, prima di tutto il confronto deve vedere come
protagonisti il Comune di Cogoleto e i proprietari dell’area per individuare un
utilizzo appropriato di un bene di straordinario valore, soprattutto dal punto
vista ambientale per la Liguria e per l’area metropolitana genovese. La Regione
Liguria è a disposizione per supportare le scelte che il Comune di Cogoleto
vorrà avanzare. Si è parlato di una nuova Silicon Valley, ma siamo aperti ad
ogni ipotesi».
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Lorenzo Pellerano ha ribattuto: «Quello che ci dice l’assessore è interessante
ma ancora vago. Le uniche cose concrete sono la conferma che sono stati
spesi oltre 4 milioni di euro per strutture che erano della Regione Liguria e ora
non lo sono più e per tenere dei pazienti in condizioni disdicevoli. Con una
spesa di oltre 2000 euro a metro quadro per una ristrutturazione fatta in casa
d’altri. Mi riservo di fare delle valutazioni ancora più puntuali quando l’assessore
darà ulteriori chiarimenti».
Matteo Rosso ha aggiunto: «La risposta di Montaldo è caratterizzata dalla
fumosità tipica di questa giunta. Chiederemo i verbali della discussione per
valutarla meglio» .
Nuovo stadio della Sampdoria alla Fiera del mare
Matteo Rosso (FI) ha presentato un’interrogazione «per sapere se, di fronte
alla perplessità ed alle raccolte di firme contro la realizzazione del nuovo stadio
alla Fiera di Genova da parte dei cittadini e commercianti, è intenzione
dell’amministrazione regionale e del Comune di Genova avviare un dibattito
pubblico in modo tale da capire quali siano i reali propositi riguardanti lo
stadio». Rosso ha ricordato le notizie arrivate direttamente dal Coni genovese
sulla realizzazione e progettazione del nuovo stadio della Sampdoria in zona
Fiera del Mare e ha rilevato che «la concretizzazione del progetto
comporterebbe un percorso che potrebbe vedere trasformata una parte della
Fiera di Genova». Secondo il consigliere, la decisione di utilizzare le aree della
Fiera come sito per il nuovo stadio in termini urbanistici «è sbagliata per i
problemi di mobilità e parcheggi che creerebbe e per il fatto che non esistono
vie di fuga per superare gli inevitabili intasamenti». Secondo Rosso le
preoccupazioni espresse da più parti sono legate a ciò che uno stadio e un
dopo-partita comportano: «Microcriminalità, scritte sui muri, vandalizzazione dei
quartieri circostanti. Vedo che sui giornali dello stadio non se ne parla più tanto,
ma questo non significa che il progetto non vada avanti sottotraccia. Se così
fosse, saremmo alla vigilia della realizzazione di un’opera che stravolgerebbe
completamente un’intera zona di Genova. Senza contare il costo enorme che in
gran parte ricadrebbe sul Comune capoluogo che dovrebbe tagliare la
sopraelevata e realizzare una nuova rampa di accesso circa 400 metri prima
della foce del Bisagno».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’urbanistica Gabriele Cascino:
«Formalmente non esiste nessuna richiesta formale e nessun progetto del
genere è presente nel Puc del Comune di Genova in vigore e neppure in quello
che si sta realizzando. Anche nei piani e nei programmi regionali non c’è traccia
del progetto. Detto questo, la mia posizione personale è favorevole. A mio
parere è necessario rinnovare il parco stadi in Italia e bisogna che gli stadi
restino di proprietà delle società sportive anche per dare loro stabilità
finanziaria e responsabilità nella gestione e nella manutenzione. E’ una scelta
operata con successo in Inghilterra e che in Italia ha solo un esempio: lo stadio
della Juventus a Torino. Credo anche che uno stadio sul mare godrebbe di una
posizione unica e di sicuro fascino. Ricordo che si tratterebbe di una iniziativa
privata e interamente finanziata da privati. In quanto alla viabilità, i necessari
interventi potrebbero essere finanziati con gli oneri di urbanizzazione. In
generale sarebbe molto positivo se altri imprenditori volessero investire nella
realizzazione di nuovi stadi».
Matteo Rosso ha replicato: «Dunque la giunta auspica che lo stadio si faccia.
Ricordo che a Genova uno stadio già ce l’abbiamo e che siamo una città di 600
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mila abitanti dove certo non si sente il bisogno di due stadi e di raddoppiare tutti
i problemi di ordine pubblico che lo stadio comporta. Inoltre dubito fortemente
che i problemi di viabilità possano venire risolti dalla parte privata».
Discussioni su interrogazioni datate
Intervenendo sull’ordine dei lavori, Marco Melgrati (capogruppo di Forza
Italia) ha sottolineato che gran parte delle “interrogazioni urgenti” vengono
trattate in aula con molti mesi di ritardo rispetto alla loro presentazione, spesso
quando ormai le problematiche che le hanno suscitate non sono più di stretta
attualità. Melgrati ha proposto di recuperare questo gap facendo più sedute di
consiglio e prolungandole al pomeriggio.
Osservazioni a cui si è associato Edoardo Rixi (Lega Nord - Liguria Padania)
sottolineando che all’ordine del giorno del Consiglio di oggi c’erano 48
interrogazioni mentre ogni seduta ne vengono trattate cinque o sei. «È
necessario rimettere mano al regolamento interno che regola il funzionamento
dell’Assemblea, altrimenti finisce che vengono discusse solo quelle iniziative dei
consiglieri alle quali la giunta ha piacere di rispondere mentre su altri temi non
si puntano mai i riflettori».
Il presidente del Consiglio regionale Michele Boffa ha replicato
sottolineando che, per smaltire tutte le
interrogazioni presentate,
occorrerebbero 4 sedute di Consiglio e che, nel frattempo, non ne venissero
presentate altre «soprattutto quelle su temi non del tutto pertinenti con le
competenze della Regione». In ogni caso della questione - ha spiegato - si
discuterà in Ufficio di presidenza.
Sulla cancellazione dei contributi per il diritto allo studio.
Marco Melgrati (FI) ha presentato un’interrogazione sul fatto che la Regione ha
comunicato ai Comuni che il contributo relativo alle spese sostenute per attività
integrative inserite nel piano dell’offerta formativa, ovvero i “contributi di
laboratorio, spese di trasporto e di mensa scolastica”, per l’anno 2012, non
verrà erogato per assenza di finanziamenti. Melgrati ha sottolineato che il
Comune di Alassio ha fatto fronte al mancato contributo da parte della Regione
Liguria attraverso l’intervento dell’Assessorato alle Attività Educative e Diritto
allo Studio evitando, così, che le famiglie dovessero sborsare altri soldi per i
loro figli. «Poiché il Comune di Alassio ha inserito un nuovo capitolo di spesa
nel bilancio dedicato a queste spese, per evitare che il taglio ricadesse sulle
spalle dei cittadini e delle famiglie già fortemente tartassate da una imposizione
fiscale, sia nazionale che regionale - ha concluso il consigliere – chiedo alla
giunta ha intenzione di ripristinare questi contributi e dare spiegazioni precise e
dettagliate su come sia possibile cancellare somme di denaro importanti per
sostenere servizi essenziali rivolti alle famiglie in un momento di grande
difficoltà come quello odierno».
L’assessore alle risorse finanziarie Sergio Rossetti: «Purtroppo la scuola e i
tagli che il sistema scolastico ha subito non hanno trovato grande attenzione sui
media e neanche in Consiglio. I flussi finanziari destinati al sostegno delle
famiglie sono stati sospesi dai bilanci dello Stato. Sull’onda dell’emergenza
finanziaria tutte le forze politiche che si sono succedute al governo prima hanno
tolto fondi, poi non li hanno reinseriti. Sono sopravvissute solo le borse statali
per i libri di testo mentre il sostegno al trasporto e alle mense scolastiche sono
stati azzerati. Come Regione Liguria abbiamo dichiarato apertamente che non
avremmo avuto modo di sostituirci allo Stato nell’erogazione dei fondi statali per
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il welfare, l’ambiente e l’istruzione. Infatti ad oggi la Regione Liguria ha 250
milioni di euro in meno rispetto al 2010. Molti comuni hanno integrato con
risorse proprie ma non tutti i Comuni ci sono riusciti. La conferenza delle
Regioni ha più volte evidenziato la necessità che del ripristino di questi fondi.
Siamo riusciti ad ottenere qualcosa per il diritto allo studio universitario, per
l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli edifici. Questo mancato
ripristino pesa sulle famiglie. Per parte nostra quello che possiamo fare è
continuare la nostra battaglia affinché il governo ripristini questi fondi».
Marco Melgrati ha replicato: «L’assessore Rossetti alza le braccia in segno di
resa e dimentica di rendere onore a quei Comuni come Alassio che – a
differenza della Regione - hanno aiutato le famiglie. Io credo che l’assessore
Rossetti possa fare ben di più di quello che ha detto: nel bilancio della regione
ci sono sacche di spreco che possono essere dirottate nell’aiuto delle persone
in difficoltà. Ma vedo che la giunta preferisce investire nel bonus ai direttori delle
asl».
Soppressione di alcuni uffici postali in Liguria
Sul piano di riduzione degli uffici da parte di Poste Italiane in Liguria sono state
presentate alcune interrogazioni: una da Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria
Viva) e due da Ezio Armando Capurro (Noi con Claudio Burlando).
Ezio Chiesa ha domandato quali iniziative intenda intraprendere la giunta nei
confronti di Poste Italiane affinché non siano chiusi ulteriori uffici postali e, nel
contempo, sia garantito il personale in misura sufficiente ad assicurare il
servizio. Il consigliere ha evidenziato: «Con sempre maggiore frequenza Poste
Italiane annuncia ennesime chiusure di uffici postali, in modo particolare,
riguardanti le località dell’entroterra ma questi uffici postali nei piccoli Comuni
rappresentano storicamente un presidio importante sul territorio che deve
essere salvaguardato e difeso. Non solo: negli ultimi anni Poste Italiane ha
sollecitato la clientela ad utilizzare i servizi bancoposta con conseguente
trasferimento da parte dei cittadini del conto dalla banca verso le poste».
Secondo Chiesa gli uffici periferici sono penalizzati anche dalla carenza di
personale in quanto un solo operatore è spesso chiamato ad eseguire servizi
postali, servizi bancari e procedere con il pagamento delle pensioni.
Ezio Armando Capurro nella prima interrogazione ha chiesto alla giunta quali
iniziative intenda intraprendere nei confronti di Poste Italiane affinché sia
assicurato nella regione un servizio adeguato alle esigenze della popolazione e
dei turisti e per scongiurare la chiusura degli uffici postali. Capurro ha
sottolineato: «La presenza degli uffici postali è elemento indispensabile per
assicurare un corretto tessuto sociale, soprattutto in una regione quale la
Liguria dove la percentuale di persone anziane è notevolmente superiore
rispetto alle altre regioni italiane e, notoriamente, la popolazione anziana risulta
poca avvezza alle nuove tecnologie e, pertanto, il ruolo degli uffici postali
diventa elemento insostituibile per assicurare alla cittadinanza servizi
indispensabili». Non solo: Capurro ha spiegato che da diversi anni Poste
Italiane ha attivato anche una serie di servizi bancari che renderebbero ancora
più impellente la necessità di assicurare il servizio giornaliero con il relativo
personale anche perché in molte località della costa e dell’entroterra, durante la
stagione estiva, la popolazione cresce in modo esponenziale.
Armando Ezio Capurro ha presentato una seconda interrogazione sul caso
dell’ufficio postale San Michele di Pagana , a Rapallo, che dal 9 febbraio 2013 è
stato chiuso. «La chiusura - ha aggiunto - comporta un grave disagio per la
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popolazione rapallese che era solita servirsi dell’ufficio postale della Pagana
evitando, così, spostamenti in città che comportano spese e perdite di tempo.
Lo scorso anno, inoltre, con il sopraggiungere dell’estate, i disagi sono
aumentati in modo esponenziale non solo per i residenti ma anche per i
numerosi ospiti che frequentano Rapallo, creando disservizi ed una cattiva
immagine turistica per l’intera città di Rapallo». Capurro ha chiesto alla giunta
iniziative nei confronti della direzione regionale della Liguria di Poste Italiane
affinché l’ufficio postale di San Michele di Pagana sia riaperto e torni ad
erogare quei servizi indispensabili per la popolazione ed i turisti che
frequentano la città di Rapallo. In aula Capurro ha ricordato che l’ufficio era
stato chiuso a seguito di una rapina e, stando alle ultime notizie, dovrebbe
riaprire a fine mese.
Per la giunta ha risposto l’assessore Giovanni Barbagallo il quale ha spiegato
che Poste italiane ha firmato un protocollo d’intesa con la giunta regionale e
deve quindi informarla ogni volta che ci sono modifiche rispetto al piano iniziale.
Barbagallo ha però chiarito che Poste italiane ha un programma di
ridimensionamento «che va nella direzione di una ristrutturazione in grande
stile». In questo caso viene effettuata una trattativa a livello nazionale con i
sindacati, poi è la volta dei territori. «Per onestà devo dire che il futuro non è
roseo e ci sarà un continuo ridimensionamento», ha ribadito Barbagallo, pur
chiarendo che al momento non si è avuto alcuna notizia di chiusura. Ha
concluso «bisogna cercare di limitare i danni».
Incuria delle zone limitrofe alla rete autostradale nel Comune di Sanremo
Sergio Scibilia (Pd) ha presentato un’interrogazione segnalando come i danni
derivati dal maltempo di questi giorni abbiano determinato numerose richieste di
intervento da parte dei coltivatori diretti, molti dei quali conducono aziende
situate in zone limitrofe alla sede autostradale. «La mancata manutenzione dei
canali di raccolta delle acque piovane a valle della sede autostradale - ha
aggiunto - sta provocando l’allagamento di diversi terreni agricoli e danni ai
muri di contenimento, con conseguenti smottamenti. Nel comune di Sanremo è
addirittura franata la strada consorziale Rio Massè, provocando l’isolamento di
circa trenta proprietà mentre un tratto di muro in via Rambaldi, nella frazione di
Coldirodi, ostruisce una strada pubblica». Il consigliere ha ricordato che si
stanno svolgendo i relativi sopralluoghi dell’amministrazione comunale di
Sanremo sui luoghi segnalati ma, siccome si tratta di proprietà private, pare che
il Comune non possa intervenire. Scibilia ha quindi chiesto alla giunta di
intervenire verso la società Autostrada dei Fiori perché si faccia carico di un
monitoraggio urgente dello stato di condizione dei canali di scolo delle acque
autostradali e provveda a pulire le condotte di scarico delle acque di loro
competenza; a invitare la società Autostrada dei Fiori ad aprire uno sportello di
ascolto per raccogliere le segnalazioni di eventuali danni alle aziende agricole
limitrofe alla sede autostradale ed accertarne le responsabilità.
Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture, Raffaella Paita: «Le
precipitazioni di gennaio hanno avuto carattere di eccezionalità e hanno messo
a dura prova il Ponente e hanno provocato problemi sull’infrastruttura e sulle
zone limitrofe». Paita ha ricordato che la società Autostrade ei Fiori è
intervenuta rapidamente sulla sicurezza, coinvolgendo le imprese incaricate alla
manutenzione sulle proprietà pertinenziali. Paita ha sottolineato che c’è stata
collaborazione con gli enti locali per cercare di intervenire al più presto sulle
strade. In particolare, per quanto riguarda la strada consortile di Rio Massè si è
9/15
lavorato per cercare immediatamente una soluzione che permettesse il transito.
L’assessore ha, inoltre, ribadito che la società Autostrada dei fiori ha
provveduto ad allertare la propria compagnia assicuratrice relativamente alle
richieste di danno ed è stata eseguita un’ispezione sulle opere idrauliche.
Messa in sicurezza della Stoppani di Cogoleto e della discarica di
Molinetto
Maruska Piredda (Gruppo Misto) e Roberto Bagnasco (FI) hanno presentato
una interrogazione sulla situazione della messa in sicurezza della “Stoppani” e
della discarica di Molinetto.
Piredda ha chiesto al presidente della giunta e all’assessore competente di
conoscere il crono-programma della definitiva messa in sicurezza del sito ex
Stoppani e i dati aggiornati sulla presenza del cromo esavalente nelle falde
acquifere, nel suolo e nelle acque marine antistanti l’area. «Vorrei sapere – ha
aggiunto - se e come si pensi di procedere al ripopolamento marino e di
trasformare un’area fortemente inquinata in un “centro di referenza sullo stato di
salute dei grandi cetacei e sull’ecosistema” come riportato da alcuni organi di
stampa. Vorrei inoltre capire – ha domandato polemicamente - come si possa
progettare di integrare progetti di villaggi sportivi nelle adiacenze di un’area
fortemente inquinata prima che siano ancora individuate le fasi della definitiva
bonifica».
Nella sua interrogazione Maruska Piredda ha ricordato che non si sono ancora
concluse le operazioni di messa in sicurezza del sito e che a gennaio è stato
pubblicato il bando di gara per l'affidamento di 3 milioni e 200 mila euro di lavori
che, oltre alla messa in sicurezza della discarica di Molinetto, riguardano la
demolizione di una prima parte dei corpi di fabbrica inquinati dell’ex stabilimento
industriale “Luigi Stoppani” di Cogoleto, nella Val Lerone in Provincia di
Genova. «Fino al 2012 sono stati spesi circa 40 milioni di euro, cifra che
avrebbe dovuto essere sufficiente alla messa in sicurezza del sito, mentre in
seguito si è resa necessaria l’ulteriore cifra di 25 milioni di euro, di cui 15 milioni
per concludere gli interventi prioritari – ha spiegato - lo smantellamento e la
decontaminazione degli edifici e la messa a norma della discarica di Molinetto
in cui portare parte dei rifiuti e 10 milioni per le barriere idrauliche e per la
realizzazione di un secondo impianto per il trattamento delle acque di falda.
Secondo quanto dichiarato dai vertici commissariali nel 2012, sarebbero stati
necessari addirittura 820 milioni per terminare la bonifica del sito».
Il consigliere ha ricostruito le tappe della vicenda: lo stabilimento Stoppani dai
primi anni quaranta ha prodotto per circa 60 anni bicromato di sodio e fino al
1982 le terre esauste con un contenuto di cromo esavalente superiore ai 100
ppm, residuo della lavorazione, venivano depositate sulla spiaggia antistante lo
stabilimento in concessione alla Società e, solo successivamente, fu individuata
un’area all’interno del costruendo porto di Voltri in cui smaltire le terre stesse.
Nel 1986 il Ministero della Marina emanò il divieto definitivo di scarico a mare,
ma le attività industriali della Stoppani proseguirono fino al 2003. Arpal, a cui la
Regione Liguria ha affidato nel 2000 l’attività di monitoraggio ambientale
confermò l’esistenza di fenomeni di inquinamento derivanti sia dalle attività
industriali pregresse sia da episodi di rilascio di inquinanti. La Regione fece
richiesta al Ministero dell’Ambiente di inserimento del sito Stoppani tra quelli di
interesse nazionale per la dismissione dell’attività produttiva ed alla bonifica del
sito. Il Ministero dell’Ambiente nel 2001, inserì il sito nel “Programma nazionale
di bonifica e ripristino ambientale” e furono stanziati per gli interventi di bonifica
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6 milioni e 920 mila euro mentre gli enti pubblici stipularono un accordo di
programma il 31 luglio 2003 con le organizzazioni sindacali e la S.p.A. Luigi
Stoppani firmarono l’atto “nel quale c’è il progetto di riqualificazione dell’area e
la salvaguardia occupazionale..
Bagnasco ha ricordato la delibera di Giunta del 18/10/2013, che esprimeva
l’intesa sul “Progetto definitivo di messa in sicurezza e di adeguamento della
discarica Cava Molinetto” e in cui si deliberavano alcune prescrizioni: la
gestione “conto terzi” della zona cosiddetta “Tasca” della discarica deve
riguardare solo la smaltimento di terre e rocce da scavo contenenti amianto;
l’intervento di messa in sicurezza e chiusura dell’area Nord deve essere
realizzato prioritariamente, per garantire nei tempi più brevi possibili la
chiusura della procedura d’infrazione 2011/2015. Il costo degli interventi per
l’adeguamento della discarica - ha rilevato Bagnasco - ammontano 2 milioni e
984 mila euro, oneri fiscali esclusi, e ha ricordato che la Provincia di Genova
ha richiesto ed ottenuto dal Tribunale di Genova l’emissione di decreto
ingiuntivo n. 1540/2009 e il conseguente pagamento di un milione e 84 mila
euro a a carico della Soc. Atradius Credit Insurence. Secondo Bagnasco,
quindi, non vi è sufficiente copertura finanziaria alla realizzazione dell’intero
intervento di messa in sicurezza ed adeguamento.
«A fronte di un contributo di parte pubblica pari a 2 milioni e 760 mila euro - ha
detto Bagnasco - è stato indetto un bando di gara d’appalto in cui il valore
complessivo stimato delle spese di investimento ammonta ad 8 milioni e .377
mila euro in cui è prevista la progettazione esecutiva, l’esecuzione dei lavori di
messa in sicurezza e l’adempimento alle vigenti normative della discarica di
Molinetto sulla base del progetto definitivo predisposto dal concedente ed
esecuzione dei lavori ad essa collegati, nonché gestione funzionale ed
economica della discarica medesima». Bagnasco, infine, ha chiesto alla
giunta quali garanzie può dare per far sì che l’utilizzo dei fondi pubblici ed i
fondi derivanti dalla gestione e dall’uso da parte del soggetto aggiudicatario
della discarica di Molinetto portino all’eliminazione dei rifiuti conferiti nel sito
abusivamente, compreso, quindi, il cromo esavalente; se la demolizione e la
bonifica dell’ex fabbrica Stoppani siano previste come opera “prevalente”
dell’appalto, poiché questo rappresenta il fulcro dell’intervento, visto che i
finanziamenti pubblici sono previsti a questo scopo, per ottenere la chiusura
della procedura d’infrazione 2011/2015; per conoscere i provvedimenti che
intende assumere la Giunta regionale per il completamento del risanamento
ambientale dell’intera area di interesse nazionale ex Stoppani, oltre alla
bonifica dell’intero sito, che garantisca un effettivo recupero ambientale per
troppo tempo disatteso di tutta la zona.
Per la Giunta ha risposto Renata Briano, assessore all'Ambiente. Briano ha
ricordato che il sito è attualmente in mano al commissario, Prefetto di Genova,
che ha la responsabilità di tutti gli atti che sta portando avanti. «La Regione,
insieme al Ministero dell’ambiente, alla Provincia, all’A.R.P.A.L e a tutti i
soggetti in qualche modo coinvolti nella messa in sicurezza lavorano per
supportare il percorso che si è intrapreso, a partire dalla ricerca delle risorse
che anche il Ministero e la Regione hanno messo a disposizione per completare
le fasi più importanti». Briano ha puntualizzato che gli oneri sostenuti dalla
struttura commissariale (i 40 milioni di euro), oltre che riferirsi agli arenili di
Arenzano e Cogoleto sono al lordo di Iva e comprendono anche l’IRAP, le
concessioni e gli emolumenti del personale e delle utenze. Briano ha quindi
precisato che fino a quando non si demoliscono le strutture esistenti occorre
11/15
fare un’ulteriore caratterizzazione e poi fare un Piano di bonifica complessivo
che tenga conto anche dei nuovi dati. «Come abbiamo detto più volte in Giunta,
questi edifici sono una priorità assoluta. Anche per i cittadini di Arenzano e
Cogoleto la demolizione di quegli edifici darebbe il significato che stiamo
andando avanti e la messa in sicurezza si sta compiendo. Il cronoprogramma è
correlato alle risorse che si renderanno disponibili allo scopo. Oggi le attività
che trovano la copertura finanziaria, che verranno avviate dal mese di giugno,
hanno uno sviluppo temporale di 500 giorni e garantiranno la decontaminazione
e demolizione delle fatiscenti strutture dell’area nord dell’ex stabilimento. Gli
ulteriori interventi di messa in sicurezza del SIN ex Stoppani sono lo
smaltimento di rifiuti non conferibili alla discarica di Molinetto ad impianti
autorizzati, la decontaminazione e demolizione delle strutture non contenenti
amianto dell’area nord (fase B) ex stabilimento, zona collinare e magazzino ex
SODA; “revamping” linea ECO2 e demolizione della vecchia linea ECO1,
implementazione e barrieramento idraulico. Parte integrante della messa in
sicurezza di emergenza del sito - ha aggiunto - sono i costanti monitoraggi
delle acque sotterranee, delle acque superficiali e della matrice aria. Dagli
stessi emerge che il valore medio delle concentrazioni di cromo esavalente
nelle acque di falda (anno 2013) è pari a 10.000 microgrammi/litro. Circa la
presenza di cromo esavalente nei suoli non sono state eseguite ulteriori
caratterizzazioni: tale attività potrà essere, come dicevo prima, effettuata a
conclusione degli interventi di decontaminazione e demolizione dell’area nord»..
Relativamente all’ambiente marino-costiero Briano ha ricordato che nell’anno
2013 sono state eseguite due campagne di monitoraggio svolte in modo
sinergico dall’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro (IST), dal Dipartimento
di scienze e innovazione tecnologica (DiSIT), dall’Università degli studi del
Piemonte orientale e dall’A.R.P.A.L. Per quanto riguarda i Comuni l’assessore
ha dichiarato di avere chiesto le informazioni necessarie. In relazione alla
discarica Briano ha spiegato che era regolarmente autorizzata e che, pertanto, i
rifiuti non sono stati conferiti abusivamente. «Le discariche soggiacciono a
norma speciale e, pertanto, alle stesse non si applicano i criteri di bonifica,
bensì di adeguamento, messa in sicurezza e chiusura, come previsti nel caso di
specie a piena tutela dell’ambiente. Non sono previsti – ha aggiunto - in alcun
modo smaltimenti in altri luoghi dei rifiuti lì presenti e conferiti. Gli ultimi
smaltimenti autorizzati all’impianto risalgono al gennaio 2007 e, in seguito al
fallimento della società immobiliare Val Lerone, in liquidazione, l’impianto è
stato lasciato senza alcun presidio e in un completo stato di abbandono».
L’assessore ha aggiunto : «Noi abbiamo, come altra priorità, cercato di capire
come lavorare per mettere in sicurezza anche questa discarica. Dal 2007 ad
oggi gli interventi di monitoraggio, trasporto e smaltimento del percolato
prodotto, messa in sicurezza del fronte roccioso e realizzazione del canale di
gronda sono stati garantiti proprio dal commissario. I finanziamenti non sono
finalizzati alla chiusura della procedura di infrazione – ha aggiunto - e gli
interventi
complessivi
che
verranno
realizzati
riguarderanno
la
decontaminazione e demolizione delle strutture del SIN ex Stoppani, avviati
subito, in quanto non oggetto di progettazione esecutiva, l’adeguamento e il
conferimento di rifiuti e la chiusura della discarica di Molinetto, che noi vogliamo
chiudere».
Gli ulteriori interventi di messa in sicurezza riguardano il mantenimento
dell’emungimento e del trattamento delle acque di falda. Briano ha ribadito che
la discarica di Molinetto era autorizzata per ricevere un dato tipo di rifiuti e ha
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assicurato che lì andranno i rifiuti che derivano dallo stabilimento Stoppani, e
poi terre e rocce da scavo, che possono anche contenere amianto. Sull’amianto
Briano ha concluso: «Noi in Liguria abbiamo la serpentinite, che dentro ha
l’amianto. Quando viene scavata questa roccia, si deve operare in sicurezza,
non disperdendo fibre».
Appalti esterni alla Fiera di Genova
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha illustrato un’interrogazione
sottoscritta anche dagli altri compomenti del suo gruppo, Francesco
Bruzzone, Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) sulle
consulenze affidate dalla Fiera di Genova a ditte esterne per svolgere lavori
che avrebbero potuto essere svolti dalle proprie maestranze. Nel mirino della
Lega sono stati messi, in particolare, gli appalti relativi al servizio di ufficio
stampa, affidato alla “Barabino & Partners” e i nuovi allestimenti per le aree
della fiera dati in affidamento a ditte esterne anziché coinvolgere i lavoratori in
organico come veniva fatto in passato. Dopo aver ricordato che Regione
Liguria, tramite FILSE, detiene il 27% del pacchetto azionario della società
Fiera di Genova, Rixi ha chiesto in particolare di sapere se la giunta sia a
conoscenza da chi - e per quale importo - sia stato affidato tale servizio ad una
ditta esterna alla società e quali sono i motivi che hanno indotto la “Fiera di
Genova” ad appaltare la progettazione degli allestimenti a soggetti esterni alla
società. Tutto ciò avviene - ha sottolineato - mentre la “Fiera di Genova S.p.a.”
ha previsto trenta esuberi tra gli impiegati dell’ente e ha varato un piano di
austerity concernente tra l’altro la manifestazione in grado di ospitare il
maggior numero di visitatori, ovvero il Salone Nautico, manifestazione che
verrà ridotta da nove a cinque giornate».
Per la giunta ha risposto l’assessore allo sviluppo economico, Renzo
Guccinelli il quale ha spiegato che nel 2013 è stata fatta una scelta
differente a quella degli anni passati, quando la comunicazione veniva curata
disgiuntamente da Ucina e Fiera del Mare. Per evitare questo sdoppiamento,
secondo quanto detto da Guccinelli, si era dunque ricorsi ad un sistema
unitario. «Questo non ha comportato alcun aggravio di costi», ha puntualizzato
l’assessore che ha messo a disposizione di Rixi una relazione dettagliata, con
l’indicazione dei costi.
Rixi ha chiesto che nelle prossime settimane, nell’apposita commissione
consiliare, si provveda all’audizione dei rappresentanti di Fiera di Genova, per
capire quali sono i suoi progetti futuri
Modifica la legge sulla caccia
Con 25 voti a favore, 2 contrari (Giancarlo Manti del Pd e Maruska Piredda
del gruppo misto) e 2 astenuti (Liste civiche per Biasotti presidente), è stata
approvata la proposta di legge 331 (iniziativa dei consiglieri Francesco
Bruzzone, Edoardo Rixi e Maurizio Torterolo) “Modifiche alla legge regionale
1 luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e
per il prelievo venatorio).
E’ stato approvato un emendamento presentato da Francesco Bruzzone
Il testo vuole adeguare ad aggiornare i contenuti della legge regionale sulla
protezione della fauna omeoterma e sul prelievo venatorio al testo novellato
della norma quadro nazionale n. 157/1992. In particolare, per quanto riguarda i
tempi di caccia introduce la possibilità di regolamentare il prelievo nel mese
di febbraio (sino al giorno 10) e dispone le modalità con le quali applicare il
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prelievo in deroga per le specie di avifauna non comprese nell’elenco delle
cacciabili. Si precisano quali sono i soggetti dei quali la Regione può avvalersi
per promuovere iniziative volte alla formazione e riqualificazione dei cacciatori.
Si stabiliscono le procedure con le quali vengono approvati ed entrano in vigore
i piani faunistici venatori provinciali e vengono ripartiti i proventi delle tasse
regionali pagate annualmente da chi esercita l’attività venatoria. I nuovi criteri
di riparto, oltre a garantire alla Regione le adeguate risorse per gli adempimenti
di legge e per l’incremento degli studi e delle ricerche scientifiche a sostegno
del prelievo venatorio, si basano sul principio di indicare alle Province come
devono essere finalizzati i fondi messi a loro disposizione. Il nuovo riparto si
caratterizza per il considerevole incremento delle disponibilità da utilizzare per
l’indennizzo dei danni causati dalla fauna selvatica, per l’assegnazione agli
Ambiti Territoriali di Caccia e ai Comprensori Alpini di adeguate disponibilità per
gli interventi e la gestione del territorio, per il sostegno alle attività delle
Associazioni venatorie, per la disposizione di risorse finalizzate alle gestione
delle zone di protezione della fauna selvatica e dei siti indicati dalla Rete natura
2000 (SIC e ZPS) e per la previsione di risorse per le attività di soccorso e
recupero della fauna selvatica in difficoltà anche tramite la stipula di apposite
convenzioni
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania), relatore di maggioranza,
ha spiegato: «Questa legge nasce per adeguare la norma ligure ad alcune
modifiche apportate nel tempo alla legge nazionale della caccia». Bruzzone ha
quindi posto l’accento sui piani faunistici e ha lamentato l’atteggiamento
dell’amministrazione provinciale della Spezia «che – ha detto – pur avendo
ricevuto fondi ad hoc resta a dormire». Ha inoltre ricordato che un punto
fondamentale della legge riguarda «la migliore ripartizione dei proventi derivanti
dal pagamento da parte dei cacciatori della tassa di concessione regionale»,
ricordando che i danni provocati dalla fauna selvatica vengono risarciti con i
soldi pagati dai cacciatori, anche quelli provocati da animali non cacciabili, quali
il ghiro. Ha infine puntualizzato che non ci sarà alcun aumento della tassa
regionale.
Valter Ferrando (Pd) ha espresso soddisfazione per la nuova legge «che –
ha detto – abbiamo migliorato con un proficuo lavoro in commissione».
Ferrando ha anche chiarito che si dà una risposta all’annosa questione della
caccia in deroga, rimarcando che a tal proposito si è in attesa di una risposta da
parte di Ispra in merito alla quantità. In un successivo intervento, Ferrando ha
sottolineato che i suo gruppo ha sempre contribuito al varo dei provvedimenti
sulla caccia, pur lasciando libertà di coscienza. Ha puntualizzato che su un
simile argomento, la caccia, che non è strettamente politico, è naturale che si
formi una sorta di “maggioranza” trasversale.
Marco Melgrati (Fi), ha rimarcato che ieri in commissione è stato possibile
licenziare il testo di legge,grazie alla presenza della minoranza «in quanto la
maggioranza non aveva i numeri necessari» sottolineando che la maggioranza
è favorevole alla legge..
Giancarlo Manti (Pd) ha chiarito la sua posizione contraria alla legge: «Molte
volte sono stati approvati provvedimenti che poi sono stati impugnati dagli
organi di controllo. Se qualcuno mi spiegasse e mi convincesse della delle
deroghe, io potrei votare. Ma non sono disponibile a votare provvedimenti che
poi vengono rimandati indietro perché privi di copertura di legittimità».
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Anche Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania), dopo Melgrati ha rimarcato
che «oramai le commissioni vanno deserte, da parte della maggioranza». Ha
continuato: «Non possiamo certo farci noi carico del funzionamento dell’Ente».
Fondi per le scuole di specializzazione in materia sanitaria
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Lorenzo
Pellerano, (Liste civiche per Biasotti presidente) e sottoscritto da gruppi di
maggioranza e minoranza, che impegna la giunta a “attivarsi anche in sede di
Conferenza stato-regioni affinché vengano reperiti fondi da destinare alle azioni
per il sostegno alle scuole di specializzazione in materia sanitaria, se possibile
ricorrendo anche a fondi comunitari con l’obbiettivo di istituire un congruo
numero di borse di studio da ripartire sulla base del futuro fabbisogno di
specialisti nel contesto del Sistema sanitario regionale”.
Nel documento si ricorda che nella formazione dei medici la scuola di specialità
è condizione per esercitare la professione e accedere alla maggior parte degli
sbocchi lavorativi, che la contrazione delle borse di specialità sta comportando
una penalizzazione dei giovani che hanno concluso il corso di studi in medicina
negli ultimi anni e li concluderanno nei prossimi e che, infine, il governo sembra
impegnato al raggiungimento della quota di 4.500 borse di specialità su scala
nazionale ma questo numero non garantirebbe un equilibrio fra opportunità di
accesso alla specialità e numero dei laureati.
Assenti: Limoncini Monteleone e Rocca (motivi personali)
Quorum: 17 voti
15/15
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