Proprietà artistica e letteraria riservata Editore: [email protected] - http://ugo.ercolani.astropolaris.it Prefazione Anche un orologio fermo, due volte il giorno, segna l’ora giusta. (ovvero: anche un incompetente, ogni tanto, potrebbe dare un buon consiglio). Quest’affermazione, di cui non ricordo l’autore, mi ha spinto a scrivere questo pseudo-diario. Lo scritto non illustra pedissequamente il mio operato, se non saltuariamente, ma certamente racconta il modo grazie al quale ho risolto i vari problemi che si presentavano durante la costruzione sia del telescopio sia di tutto ciò che ritengo di qualche utilità per un astronomo dilettante. Ogni argomento di cui si parla e le relative soluzioni sono il frutto di reali esperienze vissute “sulla mia pelle”. Evito in modo assoluto, di consigliare a chiunque di costruire uno strumento identico al mio, ogni autocostruttore ha la capacità di decidere quale soluzione scegliere per ogni problema incontrato. Vorrei, per questo motivo, far notare il sottotitolo "come ho costruito il telescopio", infatti, ritengo che sia limitativo ed ingiusto imporre "come si costruisce un telescopio" a persone che potrebbero insegnarmi molte cose (la prima frase della prefazione è "bilaterale"). Le riviste specializzate offrono molto spesso ottime soluzioni, senza affrontare, forse a causa dello spazio limitato, tutti gli interrogativi che ognuno di noi, prima o dopo, è costretto a porsi. Quest’opuscolo ha lo scopo di far sapere quali e quanti sono i particolari che dobbiamo costruire, ed illustra, spero con cura sufficiente, le “mie” soluzioni. Se tra queste il lettore ne trova una condivisibile, la mia “fatica di scrittore” ha raggiunto il suo scopo. Nella costruzione ho scartato, sin dall’inizio, soluzioni, certamente valide, ma in pratica poco sfrutta- bili per i comuni mortali non particolarmente dotati (specie finanziariamente): eliminazione di “periodismi”, controlli elettronici della velocità, motorizzazioni per focheggiatori, macchine fotografiche superdotate e altri materiali di gran pregio che rendono lo strumento forse migliore, ma sempre meno “propria creatura”. Mi sono rifiutato categoricamente di costruire lo specchio principale ed il secondario, sia per la mancanza di fiducia nelle mie capacità di raggiungere una precisione sufficiente, che per la certezza che la mia pazienza non mi avrebbe permesso di giungere alla fine della lavorazione (ogni pazienza ha un limite!). Costruire uno strumento in proprio è un risparmio? Certamente no! Il costo del (poco) materiale acquistato, raggiunge quasi il prezzo di uno strumento similare e, se poi aggiungiamo la “mano d’opera” anche ad un costo virtuale… Uno strumento autocostruito funziona meglio? Certamente si! L’autocostruttore adegua continuamente lo strumento ai propri desideri eliminando, col tempo, ogni situazione di difficoltà nell’utilizzo del telescopio. Sconsiglio vivamente in ogni caso la costruzione di strumenti portatili e leggeri: le migliori case costruttrici si sono specializzate nella loro produzione con ottimi risultati non raggiungibili individualmente. E’ enorme la soddisfazione che l’utilizzo del proprio strumento offre all’autocostruttore, ci si ritrova, con telescopi certamente migliori, tra i pionieri dell’astronomia, essendo costretti a conoscere cose che tanti astrofili, forse, non ritengono di loro competenza. “Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più” recita un vecchio motivo. E voi, che avete quegli strumenti risplendenti, vi- sibili nelle pubblicità delle riviste, come vi comportate quando un amico vi chiede se è possibile fissare la propria fotocamera al vostro strumento? Io prendo il trapano, una punta da 7mm e, facendo un foro nel tubo ottico, aggiungo il posto… Colgo l’occasione per ringraziare mia moglie che, con pazienza, mi ha lasciato giocare per tanto tempo attorno al “Totem” (questo è il nome da lei dato alla creatura, a causa del mio comportamento pieno di rispetto e adorazione). Ringrazio inoltre i carissimi Vittorio e Guido che con aiuti, consigli, critiche e richieste hanno attivamente (e allegramente!) contribuito alla migliore riuscita dello strumento. Lo strumento in esame, da me costruito, è ricco di gran parte dei difetti che i tecnici super-raffinati delle riviste annotano tra le soluzioni da scartare, pena grossi problemi nell’uso del telescopio. Nella mia breve carriera d'appassionato d’astronomia, ho esaminato diversi strumenti commerciali, tutti, a detta dei suddetti, chi più e chi meno, detentori di gravi difetti. Perciò leggiamo sulle riviste che l’ingranaggio del tale strumento ha un decentramento di 0,04mm rispetto al foro dell’asse, che il motore di ascensione retta non è adattabile alla rifrazione atmosferica, che il computer del tale strumento non permette una precisione inferiore al mezzo grado, che il fattore d'otturazione troppo elevato diminuisce i contrasti ecc. Noi astrofili, leggendo questi saggi, proviamo un’ammirazione incontrollata per la capacità dei tecnici e la raffinatezza degli esami effettuati. Esaminando però i nostri problemi, ci accorgiamo che sono completamente diversi da quelli che normalmente vengono presentati. Facciamo un breve esame dei nostri crucci nell’arco di un anno. Quante volte siamo andati ad osservare? Quante volte abbiamo osservato realmente? Quante volte abbiamo fotografato? Quante fotografie hanno avuto un risultato decente? Quante volte abbiamo trovato ottimo “seeing”? Quante volte il “seeing” era pessimo? Quante volte abbiamo stazionato il nostro strumento? Era stazionato bene? Quante volte siamo scappati per il freddo? Quante volte l’umidità atmosferica impedisce le osservazioni? Dove andiamo ad osservare? Sopra o sotto i 3000 metri s.l.m.? La città si trova a più di 200km? Quante foto abbiamo fatto con la tecnica della guida fuori asse? Quante volte l’unica stellina di inseguimento si vede con la guida in posizione inaccessibile? Quante volte ci siamo sentiti frustrati per non aver acquistato una pellicola ipersensibilizzata? O un oculare orthotutto? O una montatura supercapace? O un cavalletto iperstabile? O un computer con 80.000 oggetti? E se fossero solo 8.000? O forse bastano 800? Quante volte abbiamo chiesto al computer di indi- carci Giove, Saturno, Marte, Venere? Perché? Per metterlo alla prova o perché non siamo capaci di vederli? Se, come sono certo, queste ed altre domande sono utili per fare il punto della situazione, per analizzare i problemi reali e cercare di risolverli, per non crearsi crucci infondati o basati su ragionamenti contorti, scrivete su un piccolo diario ogni problema incontrato in modo da fare un prospetto chiaro e lineare di quello che può essere modificato e trarne le ragionevoli conclusioni. Nell'attesa di critiche costruttive e consigli, su soluzioni applicabili al mio strumento, prometto un aggiornamento per l'anno 2005, augurando ai numerosi lettori cieli e cuori sereni u.e Dedicato a: Lucia: Secondo mia moglie, visto che di lavoro si tratta, sarebbe stato meglio dedicarlo alla casa. Vittorio: Grazie al quale ho conosciuto tutti i problemi di ogni astrofilo (e anche di più). Guido: Che ha con me condiviso la conoscenza di tutti i problemi di Vittorio senza nascondere i suoi. Michele: Il "presidente" che ci ha trascinato in stupende avventure. Inoltre a: Mario: Che mi ha sempre incoraggiato a scrivere, senza immaginare i danni che un libro può fare. Mauro: La nostra enciclopedia, non tascabile, mai pago di conoscenza. Marco: Alla continua ricerca di nuovi strumenti dai prezzi sempre più astronomici. Roberto: Concentrato (si fa per dire!) di simpatia, capacità e di sentenze inoppugnabili. Pino: Fornitore di tutto ciò che è introvabile nel mercato mondiale. Adolfo: L'unico del gruppo per il quale gli strumenti ottici sono soltanto oggetti da riparare. Infine alla Associazione Ligure Astrofili Polaris: Che ha favorito gli incontri tra i tanti appassionati. E a tanti altri che hanno contribuito alla mia formazione. Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 1 La preistoria Il vecchio telescopio Tutto cominciò nel 1976. In quei tempi, durante le pause di lavoro, iniziai a costruire una montatura equatoriale (alla tedesca) su cui installare uno strumento del quale avevo acquistato esclusivamente gli specchi. Un collega di lavoro venne a conoscenza della mia passione per l’astronomia e mi offrì, gratuitamente, del materiale che si trovava sulle alture di Genova, appartenuto ad un parente deceduto da anni. Andai all’appuntamento e trovai in una baracca un tubo arrugginito di lamierino di ferro (simile ai vecchi tubi da stufa) con uno specchio da 250mm e 1000mm di focale dotato di un prisma enorme, un cercatore, un oculare. Era tutto in pessime condizioni. Ero felice: certamente con il materiale rinvenuto potevo costruire uno strumento valido. Allora le mie conoscenze di astronomia e di strumentazione erano scarse, ma una cosa era certa: lo strumento, a parte alcuni particolari, doveva essere costruito esclusivamente con materiale di recupero. Lavorando in un’officina meccanica avevo sottomano materiale sostituito ai mezzi di cui l’officina faceva le manutenzioni, raccoglievo ciò che poteva essere utile e mettevo da parte. Acquistai un tubo per fognature del diametro di 31,5 cm, feci un supporto per lo specchio con del truciolare (25mm di spessore) ed iniziai la costruzione del supporto per il prisma. Ricordai il problema di tutti i telescopi in configurazione Newton: durante le osservazioni l’oculare si trova sempre nella posizione più scomoda. Decisi quindi di rendere il prisma rotante su di un asse perpendicolare allo specchio. Montai perciò tre portaoculari sul tubo distanti tra loro di 120 gradi e tra due di questi feci un foro per fissare la macchina fotografica (una vecchia Agfa recuperata) naturalmente non reflex (le quali costavano un sacco di soldi). Per ruotare il prisma fissai alla testa girevole un tondino da 6mm la cui estremità appoggiava sul tubo principale dove avevo creato, nelle posizioni idonee, quattro tacche sulle quali cui il tondino si arrestava. Un tubo di acciaio ed una boccola di bronzo con diametro di 80mm furono utilizzate per la costruzione dell’asse polare della montatura a forcella. Alla fine del ’77 lo strumento era terminato. Feci alluminare lo specchio (il cui spessore non raggiungeva i 30mm!), anche se ad un attento esame era chiaro che il prisma diagonale era caduto più volte sullo specchio stesso, e feci le prime prove dal giardino di casa (Via Bottini, piano terra: striscia di cielo!). Stupendo, mai visto tante stelle contemporaneamente. Portai lo strumento in campagna a Montezemolo dove il cielo era più buio e continuai a tentare di 2 migliorare le sue prestazioni. Lavoro ingrato: la montatura instabile, vibrazioni sull’asse polare, il prisma che non si comportava come speravo, tentativi di motorizzazioni andate a male, impossibilità di regolare con cura lo specchio principale, le graffe di fissaggio dello specchio che deformavano l’immagine, qualche prova fotografica con pessimi risultati e altri problemi. Tutto il 1978 mi vide impegnato, sempre più saltuariamente, nei tentativi di correzione di quell’esemplare di strumento pieno di soluzioni da scartare. Per oltre 15 anni lo strumento rimase a riposare nella cantina, anche se, ogni tanto toglievo un po’ di polvere e lo portavo all’esterno per qualche osservazione. Durante questi anni raccoglievo materiale di ogni tipo che poteva essere utile per una nuova e più ambiziosa versione dello strumento. Correva l’anno 1996 quando, durante l’estate, decisi di mettere in ordine il laboratorio e mi accorsi che almeno un metro cubo di spazio era occupato da “recuperi per lo strumento”. Dovevo decidere. L’autunno, già da qualche anno, era dedicato alla vendemmia e alla preparazione del vino, impegno che mi costringeva a rimanere almeno tre settimane nella casa di campagna per la cura del mosto. Durante l’estate preparai tutti i miei progetti con cura, investii quasi 500.000 lire nell’acquisto di: Un ingranaggio di acciaio del diametro di circa 24cm e 127 denti, spessore 20mm, Due ingranaggi con 12 denti, spessore 20mm, Due riduttori di giri con un rapporto di 1 / 70, Due ruote gommate di circa 16cm di diametro, Una ruota pivottante da 8cm, (tipo quelle da carrello per supermercato, ma più robusta), 500 sferette di acciaio con diametro da 5 mm, Due dischi per i freni anteriori della Panda, Tubi di acciaio a sezione quadra e rettangolare di varie dimensioni Elettrodi per saldatura, viti, bulloni, dadi e minuteria varia. Volevo costruire una montatura trasportabile (per 30 metri circa), robusta, docile, motorizzata e registrabile in tutti i movimenti. Ricominciamo da capo Due conti per vedere se potrà funzionare Durante le tre settimane autunnali ho lavorato almeno dieci ore il giorno per cercare, provare, assemblare tutto il materiale utile a mia disposizione. Le prime prove erano dedicate al cuore della montatura: i meccanismi di trascinamento del movimento di ascensione retta. Dovevo fare in modo che la ruota dentata più grande, facesse un giro ogni 23 ore 56 minuti e 4 secondi (durata di un giorno siderale) ovvero ogni 86.164 secondi. Poiché i due riduttori di giri da 1/ 70 erano installati in “serie”, il rapporto tra i giri in entrata Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione ed i giri in uscita era di 1/ (70 x 70) ovvero = 1/ 4.900. L’asse di uscita del secondo riduttore era munito di un ingranaggio a 12 denti che trascinava la ruota dentata principale (127 denti) quindi il rapporto tra i due era di 1/ (127/12) ovvero 1/10,58. I numeri la fanno da padrone Moltiplicando il rapporto totale del primo gruppo con il rapporto totale del secondo ero in grado di sapere il rapporto totale dell’intero gruppo perciò: Rapporto totale=1/ (4.900x10,58) = 1/ 51.842 A questo punto potevo conoscere quanti giri doveva fare in un secondo l’asse di entrata del primo riduttore, dividendo il rapporto totale per il numero di secondi di un giorno siderale. Il risultato sarà quindi: 51.842/ 86.164= giri 0,60 per secondo che moltiplicato per 60 da il valore in minuti. Di conseguenza: 0,60x 60= 36 giri per minuto dell’asse d’entrata del primo riduttore. Questo era un valore facile da rilevare approssimativamente con un semplice orologio. Vorrei ricordare, a questo punto, che le caratteristiche degli ingranaggi e dei riduttori, erano dettate esclusivamente dalle dimensioni e dal materiale disponibile a magazzino d'alcuni negozi di forniture industriali. Al lavoro! Cuscinetto conico Disco da freni Sfere dell’ingranaggio principale. Tornai a casa e mi misi al lavoro per riunire l’insieme. Un tubo per idraulica da ½ pollice diventò il tirante centrale, con il tornio (autocostruito) preparai le sedi per i due cuscinetti conici di recupero, riempii le gole di grasso per cuscinetti e di sfere e strinsi il tirante. Il risultato non mi lasciò dubbi: avevo fatto un capolavoro. Proprio una buona soluzione Questa soluzione, mi permetteva di avere due robuste piastre dello spessore di 10mm con il diametro di 18 cm, perfettamente accoppiate senza giochi e senza attriti, con un ingranaggio centrale che poteva essere trascinato alla velocità idonea per l’inseguimento degli astri. Fissando adeguatamente il disco inferiore alla struttura fissa dello strumento, potevo far ruotare l’ingranaggio alla velocità desiderata, tramite la motorizzazione che trovava posto nel basamento. Inoltre, fissando la forcella per il movimento di declinazione alla piastra superiore, avevo la possibilità di cercare qualsiasi oggetto del cielo senza dover collegare o scollegare il motore di ascensione retta. I due ingranaggi piccoli avevano questo scopo. Il primo trasmetteva il movimento di ascensione retta all’ingranaggio principale, il secondo, comandato da una ruota del diametro di circa 30 cm (con gola per trasmissione movimento tra pedale e macchina per cucire di vecchia data, recupero), permetteva di orientare con estrema precisione il tubo ottico nella direzione desiderata, utilizzando l’ingranaggio centrale come parte fissa su cui ruotava tutta la struttura superiore. Ingranaggio grande Disco da freni Cuscinetto conico fig. 1 – Sezione sul diametro del gruppo di rotazione di Ascensione Retta Eh lavoro… questo è un capolavoro! Ero orgoglioso della mia invenzione. Non esisteva un vero e proprio asse d'ascensione retta. Il movimento agiva su una coppia di enormi cuscinetti reggispinta (diametro di circa 180 mm!), trattenuti da un tirante centrale, che annullava l’eventuale attrito grazie una coppia di cuscinetti conici. Portai l’ingranaggio grande, i due dischi da freno e alcune sferette da un tornitore di Ceva Spiegai il mio progetto, che lui eseguì splendidamente: una gola con un vertice di 90 gradi dello stesso diametro e di uguale profondità sulle facce piane dei dischi e due gole identiche nelle facce Si, va bene, però… Unico inconveniente, era l’impossibilità di orientare lo strumento (con giusti valori nei cerchi di A.R.), nei pressi del meridiano locale tra il polo celeste NORD e l’orizzonte in direzione NORD, a causa della posizione dei due ingranaggi piccoli che non potevano sovrapporsi. Questa soluzione però, offriva il vantaggio che tutti i cavi elettrici di collegamento tra la parte fissa e la parte mobile, che passavano attraverso il tirante centrale (cavo), non potevano essere danneggiati da un’incontrollata rotazione dello strumento. I dischi sono di ghisa Un altro particolare molto importante era dato dal materiale con cui sono costruiti i dischi per freni della Panda: ghisa. Questa prerogativa impediva la possibilità di saldare facilmente oggetti sui dischi stessi, operazione da scartare in ogni caso per via delle possibili deformazioni causate dalle elevate temperature raggiunte durante la saldatura. Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 3 Mi detti da fare, perciò, forando i dischi nei punti che avevo scelto per il fissaggio, preparando, per ogni foro, un’idonea fresatura atta a ricevere la testa (naturalmente conica) delle viti da 8mm che avrebbero fissato i vari elementi. Nella scelta dei punti di fissaggio, ritenni importante che abbracciassero il più possibile le massime dimensioni dei dischi stessi, in modo da sfruttarne le caratteristiche più favorevoli. fig. 2 - Particolari del metodo di fissaggio del disco ai supporti del basamento Il basamento Il telaio Nei miei recuperi trovai una piastra d'acciaio da 5mm di spessore le cui dimensioni erano 50 x 50: un ottimo punto d'appoggio su cui fissare, con la dovuta inclinazione, i supporti per il gruppo appena costruito. Con del tubo a sezione quadra da 30mm di lato, spessore 2mm, costruii un telaio delle dimensioni di 55cm per 90cm su cui saldai la piastra, con opportuni rinforzi per evitare il rischio di pericolose flessioni. Saldai i tre dadi ai tubi stessi dal lato che sarebbe stato verso il pavimento, lasciando liberi di scorrere i dadi inseriti nella parte superiore. Per la verità saldai per prova anche uno dei dadi superiori ma, a causa della deformazione causata dalle alte temperature la vite aveva grosse difficoltà di rotazione. Eliminata la saldatura appena fatta, saldai, come detto, gli stabilizzatori al telaio. Il supporto del gruppo di rotazione per l’A.R. Faceva parte del materiale di recupero un tubo d’acciaio a sezione rettangolare (20mm x 100mm, spessore 2mm) con il quale contavo di costruire il supporto per il gruppo di rotazione A.R. Tagliai due pezzi di lunghezza idonea ad installare il gruppo, con un’inclinazione di 45 gradi Le ruote Un asse d’acciaio, opportunamente tornito alle estremità per ricevere le due ruote di gomma, fu saldato, sotto il telaio, nella parte anteriore (si fa per dire!) dello stesso. Nella parte posteriore, invece, misi al centro, la ruota pivottante, costruendo così la base, trasportabile, che mi permetteva di portaIngranaggio piccolo re lo strumento all’esterno o all’interno senza doverlo alzare. Gruppo di rotazione A.R. Infatti, era nelle previsioni che il peso totale dello strumento si sarebbe avvicinato ai 100kg, e questo non lo avrebbe reso certamente un oggetto portatile. Ruota Singer Forcella Ingranaggio piccolo Gli stabilizzatori Nelle vicinanze delle ruote saldai g Gruppo riduttori i tre stabilizzatori costruiti con: ♦ Una barra filettata da 20mm Telaio da cui ricavai tre pezzi lunStabilizzatori Stabilizzatore ghi circa 25cm Ruote Ruota ♦ Tre pezzi di tubo a sezione normali pivottante quadra (avanzi del telaio) ♦ Sei dadi da 20mm (per la fig. 3 – I particolari più importanti della montatura del nuovo strumento. barra filettata) rispetto al basamento (eventuali piccole corre♦ Tre pezzi di tondino per le manovelle di rotazioni potevano essere fatte con gli stabilizzatori), zione. facendo in modo che l’ingranaggio grande, nel Con il tornio ridussi, per circa metà spessore, i punto di minima distanza, si trovasse a 12cm dadi in modo che potessero, piuttosto forzatamendal basamento. te, entrare in parte, all’interno dei tubi quadri. Per definire l’inclinazione giusta usai due lati in Tornita una delle estremità delle barre filettate a squadra di un foglio di cartoncino, piegai il cartronco di cono, saldai dal lato opposto i tondini toncino facendo combaciare i due lati: il risultacon funzioni di manovelle e, inseriti i dadi appena to naturalmente era un angolo di 45°. torniti nei tubi quadri, li avvitai in modo che si Saldai alla base i due supporti principali preoctrovassero più aderenti possibili alle loro sedi. cupandomi che fossero: 4 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione • Il più possibile verso la “parte anteriore” della base, • Alla stessa distanza dai due stabilizzatori anteriori, • Paralleli tra loro, • Con la giusta inclinazione, nelle due direzioni del piano d’appoggio (45 gradi in un senso e 90 gradi nel senso trasversale), • Della lunghezza idonea, affinché la parte superiore crei un piano d’appoggio esattamente in squadra rispetto ai due supporti, e adatto a ricevere il disco senza generare tensioni. Fatto questo, non mi rimase che saldare sei robuste squadrette ai lati dei sostegni, come illustrato in fig. 2, e forarle in base ai fori fatti in precedenza sul disco. Ritenni giusto, fissare le squadrette mezzo millimetro sotto il piano d'appoggio, per fare in modo che la trazione dei bulloni (8mm) tendesse ad avvicinare perfettamente il disco alla sua sede, confidando in un leggero cedimento delle squadrette stesse. Terminata l’installazione del disco, saldai diversi pezzi di tondino d’acciaio da 6mm di diametro, tra la base (vicino agli stabilizzatori) e le sedi delle squadrette, per evitare qualsiasi elasticità della struttura, preoccupandomi che ogni tondino dovesse in ogni modo chiudere un triangolo (unica costruzione veramente rigida). Ed ora la forcella chiudere i due rettangoli uniti nella parte superiore, dopo un severo controllo del suo perfetto parallelismo con il piano del disco. Tagliato il tubo, la struttura principale della forcella era terminata (fig. 4). A questo punto occorre ripetere che, durante qualsiasi saldatura, le alte temperature raggiunte dall’acciaio, sono causa di deformazioni permanenti alle strutture che si desidera costruire. Per questo motivo (specie per queste costruzioni) occorre prevedere la possibilità di successive regolazioni, per raggiungere una precisione soddisfacente. Le eventuali regolazioni, in questo caso specifico, devono essere possibili sulle sedi degli assi di declinazione che, una volta tagliato il tubo da ½ pollice, lasciano due fori di un diametro abbastanza grande da garantire ampie correzioni, per rendere i due assi (ascensione retta e declinazione) ortogonali tra loro. La motorizzazione Il materiale Durante tutto il periodo dedicato alla costruzione del basamento, il mio impegno era condiviso con il perfezionamento dei meccanismi di costruzione del motore di ascensione retta. Sarebbe inutile raccontare i vari esperimenti andati a vuoto, perciò mi limito ad illustrare come ho risolto ogni problema. Tra i miei recuperi trovai: ♦ Un vecchio hard disk per P.C. ♦ Un vecchio e splendido motore ad induzione per giradischi ♦ Un vecchio ingranaggio sdentato della Pastamatic La preparazione Smontato l’hard disk, recuperai parte del basamento su cui era fissato l’asse di rotazione e i due dischi (color rame), ai quali modificai la posizione sull’asse stesso, in modo da avvicinarli tra loro alla distanza di circa 2mm. L’ingranaggio recuperato, in (credo) teflon del diametro di circa 12cm, fu fig. 4 – La costruzione della forcella ed il fissaggio al secondo disco In tratteggiato il tubo da idraulica che sarà tagliato. La costruzione Il metodo di fissaggio usato per il disco alla base è stato usato anche per fissare la forcella al disco superiore. La forcella è stata costruita con del tubo a sezione rettangolare da 2cm per 10cm e da 2cm per 5cm, saldando dapprima i tre tubi (1 da 2x10 e due da 2x5) in modo da formare due rettangoli aperti da un lato corto, con le dimensioni interne di cm 42 x 62, curando particolarmente le giunzioni a squadra e la giacenza su di un piano delle strutture. Saldate le sei squadrette nelle posizioni idonee, fissai il tutto al disco superiore in precedenza forato. Un tubo da idraulica da ½ pollice, fu usato per Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 1 3 2 4 fig. 5 – Assemblaggio del motore di ascensione retta. 1 – Primo riduttore di giri. 2 – Disco da Hard disk 3 – Motore Giradischi 220 V. 4 - Cinghia piana 5 tornito in modo da eliminare i denti e formare una puleggia idonea per cinghie piane, cioè con la superficie non cilindrica ma leggermente panciuta (questa caratteristica ha la funzione di evitare che una cinghia piana fuoriesca dalla sede). La caratteristica fig. 6 - Particolare per la costruzione di saliente del moassi. tore per giradiSulla sinistra il dado tornito e, in trattegschi, era l’asse giato, il supporto dell’asse. di trasmissione del movimento, non cilindrico ma a tronco di cono. Ciò mi permetteva di avere una notevole possibilità di variare la velocità di rotazione del gruppo, che trasmetteva il movimento di ascensione retta. I due dischi da hard disk ravvicinati, permettevano l’inserimento di un O.R. sulla loro circonferenza, diventando così una ruota gommata che prelevava il movimento dal motorifig. 7 – Installazione del servocomando sulla no e, attraverso un ruota di A.R. anello del diametro di circa 4cm e una cinghia piana da registratore, trasmettevano la rotazione alla puleggia appena costruita ed installata nell’asse di entrata del primo riduttore (fig. 5). Spostando il motore, nel senso dell’asse di rotazione, era possibile variare la velocità della puleggia tra i 25 ed i 45 giri il minuto primo. Il secondo riduttore, collegato direttamente all’asse di uscita del primo, trasmetteva il movimento direttamente all’ingranaggio principale, attraverso uno degli ingranaggi piccoli. facendo in modo che l’ingranaggio a 12 denti, installato all’uscita del secondo riduttore, si trovasse nella parte più bassa dell’ingranaggio grande, evitando la presenza di giochi sul movimento. Montata la puleggia in teflon all’ingresso del primo riduttore installai, in posizione idonea, i dischi e quindi il motore. Una volta assemblato il tutto con fori, staffe, supporti ecc. curandomi di avere tutte le possibili regolazioni (tensione cinghia, centraggio pulegge e ingranaggi), mi preoccupai di inserire anche una manopola in grado di spostare i dischi in senso assiale onde, grazie all’asse conico del motore, poter registrare agevolmente la velocità di rotazione. Alimentai il motorino a 220v, feci alcuni segni per rilevare gli spostamenti e restai in attesa… Torniamo alla forcella La gloriosa Singer Alla forcella, mancava il comando manuale di ascensione retta. Usai, in questo caso, un pezzo di barra filettata da 12mm alla quale fissai l’altro ingranaggio a 12 denti, e preparai due supporti, per sistemare l’asse in idonea posizione, forati con una punta da 16mm. Torniti due dadi, come indicato in fig. 6, saldai alla forcella le staffe di supporto, preoccupandomi sia della centratura, sia del parallelismo tra i due ingranaggi e dei relativi giochi. Inserito l’asse nella sua sede, avvitai i dadi, in modo da permettere una rotazione senza giochi, e, per ultimo, il “volante”: una ruota con gola, di una vecchia macchina per cucire, del diametro di circa 30cm, che sarebbe diventata un ottimo comando manuale (vedi fig.2). Il servocomando Durante le prove, mi accorsi che, con lo strumento puntato verso lo zenit o verso nord, non avrei avuto la possibilità di manovrare la ruota di comando A.R. e, contemporaneamente, osservare nell’oculare. Problema risolto: un asse (da 10mm), montato a lato di una delle forcelle, un volantino nella parte superiore ed una piccola puleggia nella parte inferiore, mi avrebbe permesso, attraverso una cinghia tra la puleggia e la ruota con gola “Singer”, di avere un comando a portata di mano in ogni momento (la notevole differenza tra i due diametri rende il volantino un ottimo “movimento micrometrico”). Il metodo usato per fare gli assi con le barre filettate è descritto nella fig. 6. Per avere una cinghia, della misura giusta, L’assemblaggio ho comperato circa due metri di tondino di L’installazione del fig. 8 – vista dall’alto della installazione del servoco- gomma da 6mm, usato normalmente per gruppo motore sul mando sulla ruota di A.R. costruire guarnizioni O.R., tagliato di misubasamento, doveva ra in diagonale ed incollato con colla cianoiniziare con il fissaggio dei due riduttori, già asacrilica (vedi Fig.7 e 8). semblati tra loro con un’inclinazione di 45 gradi, 6 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione formare una gola, profonda un millimetro circa e larga 20mm, per inserirvi la leva di correzione di declinazione. Inoltre, feci un taglio longitudinale per permettere che, una volBoccola a bicchiere Boccola con flangia Supporto motore ta stretta la fascia attorno alla boccola, sia eliminato ogni gioco (vedi fig. 9). Taglio La correzione di declinazione Bullone Preparai, con piattina di acciaio da 3x20mm, una fascia con il diametro idoneo per stringere la Boccole viste dall’asse boccola con flangia, nella sede precedentemente tornita, e dotata di una manopola recuperata. Tra i recuperi, trovai anche una barra di acciaio che era inizialmente un supporto, con fori rettangolari, per sorreggere delle mensole, dopo l’inserimento di fig. 9 – Soluzioni usate per la creazione dell’asse di declinazione idonei supporti. Era molto robusta e la sua seUn altro recupero zione a U faceva al caso mio. Saldata la barra La demolizione del basaperpendicolare alla fascia, irrobustii il tutto con mento precedente, mi due tondini da 6mm saldati alla fascia e alla permise di recuperare due barra come indicato nella fig.10. robuste boccole di bronzo Tagliata la barra a misura, dovevo trovare un con il diametro di accopbuon metodo per trasformare il movimento linepiamento di 80mm e lunare di un dado su una barra filettata, in un moghezza simile. vimento di rotazione attorno all’asse di Una delle due era dotata di declinazione. una flangia con sei fori, Recuperai un blocchetto di acciaio e lo portai mentre l’altra aveva la alla dimensione idonea per inserirsi, senza gioforma di un bicchiere con chi, all’interno della barra a U. un foro da 10mm al centro Forai e filettai il blocchetto per inserire due viti della base. da 4mm e, ad un’estremità, una vite da 6mm. Era la soluzione più idonea I fori rettangolari, esistenti sulla barra, permetper l’accoppiamento del tevano uno scorrimento del blocchetto in senso tubo ottico alla forcella. radiale di circa 20mm. Fissai, con un bullone da Trovai, presso il negozio di ferramenta, dei dadi 10mm, il “bicchiere” al lato da 6mm con filettatura per 30mm. sinistro della forcella, pre- L’asse di Declinazione fig. 10 – Particolare della fascia di correzione per la declinazione. La flangia è semitrasparente. vedendo di fissare l’ottica alla flangia della seconda boccola. Il supporto sul lato destro, fu ricavato da un vecchio motore elettrico, non più funzionante, dal quale recuperai il coperchio lato puleggia. Fu molto semplice fissare la parte centrale del cuscinetto, esistente sul coperchio, alla forcella, con un altro bullone da 10mm, inserendo uno spessore per evitare ogni attrito, portandolo alla giusta distanza dalla boccola precedentemente installata (vedi fig. 9). Prima dell’installazione definitiva della boccola esterna (con flangia) sul lato sinistro, ho tornito la fig. 11 – Installazione del volantino di stessa in modo da correzione declinazione fig. 12 – Particolare dell’accoppiamento tra il blocchetto e la barra ad U per la correzione micrometrica della declinazione Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 7 Fu molto semplice, con dadi e controdadi, piccole saldature ecc. creare il particolare indicato nella fig. 12. Installato il tutto, forai la forcella nella giusta posizione come indicato in fig. 11, inserii una barra filettata avvitata al “dado lungo”, eliminai i giochi registrando il tutto con dadi e controdadi ed installai un volantino dal lato più comodo della barra filettata. Gli eventuali altri giochi, sempre presenti, sono stati eliminati con una robusta molla installata tra la barra a U e la forcella, in modo che rimanga in tiro in qualsiasi posizione. La correzione in ascensione retta. della guida stessa che, attraverso i due rinvii, metteva in movimento la ruota “Singer” nel momento in cui il “galletto” era serrato. Il galletto chiuso evitava, una volta trovato l’oggetto da osservare, spostamenti in A.R. indesiderati. Una robusta molla, installata tra il secondo rinvio e la parte fissa della forcella, aveva la solita funzione di eliminare i giochi. Le prime prove Il motore di ascensione retta si comportava stupendamente (o almeno questa era la mia impressione) e durante le prove verificai ogni comportamento compreso il controllo in caso di un eventuale notevole sbilanciamento del carico. Inserii perciò un tondino di acciaio lungo circa un metro nella sede dell’asse di declinazione. All’estremità libera appesi un secchio d’acqua del peso di circa 5kg. Feci funzionare il motore e controllai gli spostamenti con punti fissi di riferimento durante l’arco di tre ore. Non rilevai alcuna differenza tra lo spostamento in presenza del carico e lo spostamento a vuoto. Questo mi dava la certezza che, eventuali accessori installati saltuariamente nel telescopio, non avrebbero influito sul suo comportamento. Una pausa di riflessione fig. 13 – Particolare di guida e rinvii per la correzione micrometrica dell’ascensione retta Torniamo alla ruota “Singer”. Era necessario installare un meccanismo per le correzioni micrometriche anche in ascensione retta. Questo problema fu risolto agendo sulla ruota principale del movimento stesso: la ruota “Singer”. Costruito un “galletto” lungo circa 20cm e filettato in modo da accogliere la barra filettata della ruota stessa (12mm), preparai due pezzi di acciaio “piattina” da 20x4mm con lunghezza idonea per fabbricare il meccanismo indicato in fig. 13. Tra i recuperi, trovai una vecchia guida con sfere che aveva la funzione di permettere di estrarre il televisore da un mobile ormai in disuso (fig. 14). Saldata la parte fissa della guida alla traversa della forcella, installai sulla parte mobile un pezzo di piattina, su cui potevo fissare un “dado lungo” al quale, dopo aver forato la forcella in posizione idonea, potevo avvitare una barra filettata con relativo volantino. La rotazione della barra, causava lo fig. 14 – Sezione guida e rinvii spostamento laterale 8 Torna a casa Ugo Il mosto era perfetto, aveva soltanto il desiderio di restare a decantare senza rumori molesti, nella temperatura confortevole della cantina. Non potevo far niente per lui, solo lo scorrere dei giorni lo avrebbe trasformato in un ottimo vino, di cui potevo garantirne la genuinità. Gli ultimi porcini trovati, stavano seccando in una griglia sistemata sopra la stufa, che si nutriva di una notevole quantità di legna. La città, con i suoi impegni, mi reclamava, i famigliari e gli amici sentivano la mia mancanza (ed io la loro!) e varie scadenze, completamente dimenticate nei giorni scorsi: amministrazione, imposte varie, forniture di servizi, assicurazioni ecc. m’intimavano un sollecito ritorno. Era giunto il momento di riprendere la “solita vita”. Desiderata e odiata contemporaneamente, il piacere di ritrovare i miei famigliari e gli amici era rovinato da tutto ciò che circonda la “vita cittadina”. E il pensiero che la mia creatura fosse abbandonata durante l’attesa del risveglio della natura, che mi avrebbe riportato, per i primi tempi saltuariamente, nella casa di campagna, m’incitava a continuare nella ricerca di materiale di recupero che solo la città, a causa dei suoi spazi angusti, poteva offrire abbondantemente. Tornai a Genova, era un periodo che vedeva un notevole incremento dei magazzini in cui si vendeva, a prezzi irrisori, materiale usato di tutti i tipi, grazie al quale potevo continuare le mie ricerche…e finalmente arrivò l’estate dell’anno seguente. Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione teramente lo strumento, prima di iniziarne la costruzione. Questo deprecabile metodo, offre diversi vantaggi e, a parer mio, pochi inconvenienti. 1997: la ricerca della perfezione I progetti Tutto il ‘97 mi vide impegnato nella ricerca e nell’esecuzione di soluzioni ottimali, per un notevole miglioramento delle prestazioni dello strumento. La nuova montatura, perfettamente funzionante, mi permetteva di provare “sul campo” ogni innovazione 4 4 progettata. Era l’anno dedicato alle ottiche e alla sperimentazione applicata. Non avevo le idee chiare su ciò che sarebbe saltato fuori dai miei studi, il mio scopo era di utilizzare lo strumento più ampiamente possibile e ricavarne dati per migliorare le prestazioni e le possibilità di utilizzo. Ero certo, comunque, che era necessario sostituire alcuni particolari della parte ottica, mi ripromisi di farlo dopo aver installato il tubo nelle sua sede. Mi ero procurato, inoltre, una notevole quantità di particolari che mi avrebbero permesso di continuare i lavori, senza interruzioni per la ricerca di materiale. 3 2 5 6 6 1 1 fig. 15 - Installazione piastre fissaggio tubo ottico 1 – tubo ottico 2 – cercatore 3 – inseguitore 4 – bulloni da 6mm 5 – Piastra 6 – linea del baricentro 1 L’inconveniente più evidente, è dato dal fatto che non ho la minima idea del risultato finale (ammesso che si possa parlare di una versione definitiva!) e di quale oggetto sto costruendo. Il secondo inconveniente, è il rischio, spesso diventato realtà, che una soluzione adottata, sia incompatibile con altre soluzioni seguenti e, di conseguenza, debba essere modificata. Esempio: dopo avere installato il cercatore, devo spostarlo per inserire l’inseguitore. Ora vediamo i vantaggi: Io sto lavorando, ogni volta per costruire solo un particolare dello strumento, dedicandomi esclusivamente a Campo dell’oculare puntando una stella Dopo un’ora, la posizione della Verso Sud e vicino all’equatore celeste stella indica l’errore in azimut quello, provando soddisfazione nel momento in cui vedo il marchingegno con le caratteristiche Traiettoria dello strumento Traiettoria della stella desiderate. Non esistono le “varianti in corso d’opera”, che richiederebbero immancabili modifiche al progetto, stravolgendone in ogni caso le Meridiano Meridiano caratteristiche iniziali. dello strumento locale Molte idee mi vengono osservando la costruzione, leggendo, provando un particolare e rovistanEst Orizzonte Sud Ovest do nel materiale che ho a disposizione. Sud dello strumento Sud reale Anche se il mio comportamento è criticabile e poco ortodosso, i Metodo di Bigourdan – Fase 1 miei sessant’anni mi assicurano Occorre inserire nello strumento un oculare con forti ingrandimenti che nessuno potrà modificarlo, e dotato di reticolo, disponendolo in modo che le due linee del retied io, certamente, non seguirei colo seguano i due movimenti dello strumento (ascensione retta e un metodo diverso. declinazione). A questo punto dovevo cimenSi cerca una stella nella zona del meridiano locale (verso Sud) e vitarmi con… cina all’equatore celeste, portandola al centro del reticolo. Con la motorizzazione od inseguendo manualmente, esclusivamente con il movimento di A.R., si controlla che la stella rimanga al L’installazione del tubo centro del reticolo. ottico Se, come nel disegno, la stella tende a spostarsi verso Nord (in parole povere “per riportarla al centro occorre alzare lo strumento”), Un problema di pesi dovremo ruotare il movimento dell’azimut in senso orario. Il tubo ottico, costruito nel lonRiportare la stella al centro del reticolo e controllare: se per cinque tano ’76, poteva essere installato minuti la stella non denota spostamenti sensibili passare alla fase nella sua sede, in attesa di soseconda. stanziali modifiche. Ero certo che, sul tubo ottico, avrei dovuto inUn carattere poco serio. stallare diversi accessori, molti dei quali, avrebIl mio metodo di lavoro (o gioco!), ha una grossa bero trovato posto nella parte superiore dello influenza sui risultati finali. stesso. Ho una visione dell’insieme molto limitata e non In previsione di ciò, dovevo fare in modo che lo sono in grado (o non ne ho voglia) di progettare instrumento non si trovasse troppo sbilanciato nel Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 9 movimento di declinazione, a causa degli accessori che, con il loro peso, avrebbero portato il baricentro lontano dall’asse ottico. Risolsi velocemente con due piastre di acciaio da circa 300mm x 120mm spessore 2mm sulle quali avrei fissato le flangie già installate nella forcella. Una serie di fori, mi permetteva di fissare il tubo ottico alle piastre in posizione idonea (vedi fig. 15). Terminata l’installazione del tubo ottico, iniziò un lungo periodo di prove e modifiche. Uno spicchio di Luna, mi permetteva di vedere i due bastoni. Giunta l’ora del passaggio, non mi rimase che spostare l’asta provvisoria, in modo che si trovasse perfettamente allineata tra la prima asta e la stella. Una linea tracciata sul pavimento che univa le basi delle aste, indicava con buona precisione la direzione Sud. Preparazione della sede Caratteristica dello strumento era la sua trasportabilità, cioè potevo tenerlo in laboratorio, La ricerca del meridiano locale portarlo fuori e metterlo in stazione, per poi ritiIl passo successivo, comportava la messa in stararlo. zione dello strumento. Queste operazioni dovevano durare un tempo Ritenni un ottimo sistema trovare la direzione del ragionevole. meridiano locale affidandomi alle stelle. Preparai tre robuste rondelle di acciaio, del Un vecchio libro m’indicò la longitudine di Montediametro di circa 5cm, al centro delle quali salzemolo, grazie alla quale potevo, con calcoli gendai tre piccoli pezzi di tubo da1/2 pollice in vertilmente preparati da Vittorio, sapere a che ora ticale. Spica sarebbe passata al meridiano. Un foro centrale da 8mm, accessibile dai tronPreparai due aste con basamento, preoccupandoconi di tubo, ne permetteva il fissaggio. mi di metterne una, perfettamente verticale, nella Portato lo strumento nella giusta posizione, seposizione dove volevo piazzare il telescopio, mentre guendo le indicazioni della linea “del meridial’altra la misi provvisoriamente a circa quattro meno”, cosparsi di colla per laminati plastici la tri di distanza in direzione Sud. parte inferiore delle tre rondelle. Avvitai i tre stabilizzatori, facendo in modo che la parte a tronco di cono s’inserisse nei pezzi di Traiettoria dello strumento Traiettoria della stella tubo saldati alle rondelle, le quali erano pressate tra gli stabilizzatori ed il pavimento, dal peso stesso dello strumento che gravava esclusivamente su quei tre punti. Dopo un’ora la posizione della Il giorno seguente, la colla aveva stella indica l’errore in altezza fatto presa quel tanto che mi evitava spostamenti delle rondelle, mentre foravo il pavimento per Polo Nord celeste fissarle saldamente, con tre roOvest Est buste viti e relativi tasselli di Polo Nord dello strumento plastica. Campo dell’oculare puntando La messa in stazione una stella verso est con declinazione di circa 45° Metodo di Bigourdan – Fase seconda Per la seconda prova occorre trovare una stella situata verso Est ad una declinazione di circa 45°. Nel disegno si presume che l’asse polare dello strumento abbia una posizione che punta una zona di cielo più vicina all’orizzonte rispetto al polo reale (in parole povere punta più in basso). Naturalmente la correzione si farà agendo esclusivamente sulla “regolazione in altezza”. Dopo ogni correzione occorre centrare nuovamente la stella nel reticolo ed attendere per almeno cinque minuti. Quando la stella non avrà spostamenti verso uno dei due Poli, si ricomincia dalla prima fase, finché non si noteranno spostamenti in nessuno dei due casi descritti. Per esaminare verso quale polo tende a spostarsi la stella, senza avventurarsi in studi sulle riflessioni, basta premere delicatamente sul tubo ottico in uno dei sensi del movimento di declinazione. Guardando nell’oculare sapremo da quale parte (dell’oculare) si trovano i poli. Qualora si preferisca utilizzare una stella verso Ovest, esaminando il disegno, risulta chiaro che, in questo caso, i movimenti di correzione saranno opposti. 10 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione Il metodo di Bigourdan Il primo stazionamento Naturalmente, le correzioni necessarie per rendere l’asse polare perfettamente parallelo all’asse terrestre, si attuavano esclusivamente con gli stabilizzatori. Prima operazione da fare, era quella di segnare, sulle viti degli stessi, una tacca di riferimento. Una volta messo lo strumento nelle sue in posizione, portai le viti degli stabilizzatori in modo che non urtassero il pavimento durante il trasporto e con le manovelle orientate nello stesso senso. Con un seghetto, intaccai abbondantemente la vite nella parte superiore ed in posizione ben visibile. Quella tacca era il punto di riferimento da cui iniziare a contare i “giri di manovella”, che mi avrebbero permesso di rimettere in postazione lo strumento in breve tempo. La posizione degli stabilizzatori rispetto allo strumento, formava un triangolo equilatero con un vertice orientato in direzione nord. Naturalmente, lo stabilizzatore a Nord, regolava l’altezza dell’orientamento dell’asse polare (avvitando l’altezza aumentava, mentre i due stabilizzatori laterali (Est ed Ovest), modificavano il puntamento rispetto al meridiano locale (variando naturalmente anche l’altezza). Seguendo le istruzioni, dedicai una serata alla ricerca della posizione idonea, raggiungendo una precisione insperata, e rilevai, per ogni stabilizzatore, il numero e frazione di giri necessari. Il “metodo di Bigourdan” (vedi tavole nelle pagine precedenti), a parte le insicurezze iniziali, si era rivelato un sistema ottimo (e, credo, unico) per il posizionamento di uno strumento che non garantiva ancora una perfetta ortogonalità degli assi, di A.R. e declinazione, e nemmeno un sicuro allineamento del centro del tubo con l’asse ottico generato dallo specchio principale. Durante le attese, sempre più lunghe, mi cimentai anche nella ricerca dell’esatta velocità del meccanismo di Ascensione Retta, registrandola con la manopola predisposta. Lasciai “girare lo strumento” per oltre mezz’ora, senza alcuna correzione, e la stella era sempre presente nell’oculare, con qualche spostamento sulla linea di ascensione retta. Alla fine della serata ero veramente soddisfatto, mi accorsi che avevo costruito delle ottime basi, su cui far crescere uno strumento di notevoli prestazioni. Inoltre le vibrazioni del tubo ottico erano, in sostanza, inesistenti e un forte colpo allo strumento, si smorzava nel giro di due o tre secondi. Le prime rivoluzioni La motorizzazione delle correzioni Desideravo continuare nel miglioramento della montatura, e dedicai l’impegno successivo alla motorizzazione dei meccanismi di correzione micrometrica. Mi ero procurato due motorini (usati) per il tergicristallo della Panda. Fu molto semplice preparare due supporti per i motorini, facendo in modo che l’asse di uscita del movimento del 1 gruppo riduttore 2 3 4 di giri (6mm), fosse stato coasfig. 16 – Il motore per correzione micrometriche: siale con 1 – Motore con riduttore di giri, 2 – Bulloni di fisle due saggio, 3 – Dado lungo, 4 – Barra filettata barre fi- lettate di identico diametro, che comandavano le correzioni dei due movimenti (vedi fig. 16). Un “dado lungo” (vedi fig. 12 e relativo testo), univa l’asse del riduttore alla barra filettata del movimento relativo. I due motori (12 volt) erano (provvisoriamente) alimentati da un vecchio alimentatore di recupero. E’ importante che i motorini siano stati del tipo a magneti permanenti, i quali permettono facilmente l’inversione della rotazione, semplicemente invertendo la polarità dell'alimentazione. Nonostante siano costruiti per girare esclusivamente in un senso solo, si sono sempre comportati ottimamente, se si esclude una leggera (e giustificata) perdita di potenza in uno dei due sensi, che non comporta alcun problema. La prima pulsantiera di comando Due commutatori con ritorno a zero automatico ed un pulsante con contatti normalmente chiusi, inseriti in una scatoletta idonea, azionavano rispettivamente i motori di correzione e il motore principale di A.R. Quest’ultimo permetteva agevolmente di rallentare il movimento in caso di necessità. Non curai molto la costruzione di questo particolare in quanto, come avvenne, sarebbe stato ampiamente modificato. L’indicatore della declinazione. Avevo acquistato da tempo, un goniometro del diametro di circa 25 centimetri, in alluminio dello spessore di 1mm circa (lire 40.000). Questi goniometri, sono in vendita nei negozi di attrezzature per officine auto, in quanto sono usati per la messa in fase dei motori. I gradi erano indicati con due scale che, partendo dallo zero, aumentavano il valore sia in senso orario sia antiorario, sino a raggiungere i 90 gradi nei due sensi, per poi diminuire sino a ritornare allo zero nella posizione opposta. Erano le indicazioni che sono utili in astronomia per rilevare la declinazione. Fissai il goniometro sul movimento di declinazione lato “boccola” in modo che rimanga solidale con il tubo ottico. Un indicatore in posizione facilmente leggibile, fissato alla forcella, permetteva la lettura dei gradi. Un periodo di transizione Gioie e dolori Cominciai ad utilizzare lo strumento molto assiduamente tra il ’98 ed il ’99, facendo continue modifiche e prove (specie fotografiche), installando: • Cercatore • Inseguitore • Macchina fotografica in posizione fissa con comando elettrico • Attacchi per diverse macchine fotografiche in parallelo Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 11 • Oculari e duplicatori di focale autocostruiti • Contrappesi vari E tanti altri oggetti dei quali, per buona parte, se ne sono perse le tracce. Il “periscopio” Una costruzione perfettamente funzionante e in seguito abbandonata per una soluzione alternativa è stato quello che io chiamavo scherzosamente: il periscopio. fig. 17 – Il “periscopio” grazie al quale potevo Usavo, in quel inseguire stando comodamente seduto. periodo, un rifrattore Alinari da 110 mm di diametro ed un metro di focale, con la funzione di inseguitore fotografico. Funzione che mi costringeva, spesso, a rimanere in posizioni poco confortevoli, per dei tempi che variavano dai 5 ai 45 minuti, per il controllo dell’inseguimento e le necessarie correzioni. Decisi di dedicare un po’ di tempo alla risoluzione del problema, che risolsi accorciando il tubo ottico dell’inseguitore, per portare il fuoco dello strumento in una posizione più esterna. Il prisma “enorme “ dello strumento principale, fu sostituito da uno specchio ellittico (raggio minore 57mm, fabbricazione Zen) ed inserito al posto del focheggiatore dell’inseguitore stesso. Il lato libero del prisma accoglieva un breve tubo (8cm), che a sua volta riceveva un nuovo diagonale (da 31.8mm), nel quale trovava posto l’oculare con reticolo illuminato usato per l’inseguimento. Ambedue i prismi potevano ruotare sui loro attacchi. Questa soluzione mi permetteva di effettuare gli inseguimenti comodamente seduto, potendo orientare l’oculare in ogni direzione (vedi fig. 17). ‘98 e ‘99: due Natali da nababbo Il Tornio “serio” Per il Natale del 1998 mi feci un regalo ambito da una vita: un tornio vero. Proprio vero non direi ma dopo un periodo di revisione si comportava proprio bene. La macchina, di costruzione cinese, aveva grandi possibilità: tornio con avanzamento automatico, possibilità di filettare in tutti i passi sia in millimetri sia in pollici, inversione di marcia, un gruppo fresa verticale che utilizzava il carrello del tornio per tenere l’oggetto da lavorare, insomma una macchina stupenda che mi permetteva di costruire tanti piccoli particolari. Uno specchio stupendo Il regalo del Natale 1999 non fu da meno: uno specchio di costruzione Zen con diametro di 254mm e focale di 1210mm. 12 E’ uno specchio stupendo, le cui caratteristiche, ad un anno dall’acquisto, rendono il TOTEM uno strumento veramente favoloso. Nonostante la focale non sia ottimale per l’osservazione planetaria (la scelta era indirizzata alla fotografia di oggetti del cielo profondo), un perfetto allineamento, mi permette di sfruttare lo strumento anche con fortissimi ingrandimenti (in assenza di turbolenza) con ottimi risultati non raggiunti da strumenti simili. Prepariamoci al nuovo strumento Era il momento di sostituire il tubo ottico. Vi erano buchi da ogni parte, pezzi di oggetti inseriti e tolti, e poi quel truciolare che tiene lo specchio principale… Il basamento si comportava molto bene, le varie prove mi permettevano di avere le idee più chiare sugli accessori necessari, l’esperienza nelle soluzioni m’indicava la strada da seguire senza le indecisioni degli anni trascorsi, ero pronto per ricostruire il TOTEM e migliorare continuamente lo strumento. La cella per lo specchio principale Un lavoro di precisione Il metodo usato per la costruzione della cella di contenimento dello specchio principale è quello chiamato a specchio fisso su cella mobile, con 9 punti di appoggio, disegnato in fig. 18. Ho ricavato la descrizione da un vecchio libro di Paolo Andrenelli edito nel maggio '68. Vediamo il sistema che ho seguito. Ho disegnato, su un pezzo di compensato, un cerchio del diametro di 254mm. (il diametro dello specchio) dividendolo in 12 spicchi uguali attraverso 6 diametri (linee tratteggiate corte). Partendo dal centro O, ho inoltre tracciato due cerchi con raggio uguale ad 1/3 e 2/3 del raggio dello specchio (linee tratteggiate lunghe, 7 e 8). Trovato il punto P (dove s’incontrano il diametro verticale con il cerchio con raggio di 2/3), si disegna un nuovo cerchio, con un raggio pari ad 1/3 ed il centro in P. All’interno di questo cerchio, si disegnano due raggi a 120° dal diametro verticale, in modo che le tre linee siano a 120° tra loro. Le ultime due linee, incontrano l’ultimo cerchio tracciato, nei punti 9 e quindi, partendo dal centro O, si traccia un cerchio che passi per i punti 9 (una linea e due punti, 6). I punti d’incontro tra questo cerchio e i diametri laterali, indicano dove devono trovarsi due dei tre punti di appoggio dello specchio, mentre il terzo punto, si trova sul cerchio più piccolo e sul diametro verticale. Tutti questi punti sono indicati con il numero 1. Questo mi ha permesso di costruire, con piattina saldata da 30 x 5 mm, tre particolari indicati nella figura con il numero 10 facendo dei fori, non passanti del diametro di 5mm, per inserire 3 sfere di acciaio e saldate a stagno, per ogni Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione supporto, su cui dovrà appoggiarsi lo specchio principale. Ogni supporto, inoltre è stato forato con una pun- 1 un piccolo feltro e tenute alla distanza di 0,5mm dallo specchio, Fig.19 - part.5). Sei piccoli fori, in posizione idonea, permetteranno l’installazione di tre robuste molle (fig.19 – part. 4) che evitano la presenza di giochi. 1 L’acquisto del nuovo tubo 5 10 4 2 2 4 3 10 1 3 11 1 1 11 1 O 6 7 8 1 P 1 9 2 9 1 fig. 18 - Il metodo usato per la preparazione della cella per lo specchio principale. La descrizione è nel testo. ta da 8mm, per inserire e saldare un tondino, che ha la funzione di evitare spostamenti laterali dei supporti (numero 4). Il particolare indicato con il numero 11, del quale sono stati costruiti 3 esemplari e saldati tra loro a 120 gradi sulla rondella centrale, diventerà la parte fissa del supporto. Il punto 2 riceve una sfera con lo stesso metodo usato in precedenza, mentre sono indicati con il numero 3, i due fori da 8mm nei quali s’inseriranno i due tondini, precedentemente saldati alle parti mobi- 1 li del supporto. Il foro 5, dietro al quale sarà salda2 to un dado da 6mm, riceverà le tre colonnine di regolazione dello specchio principale. 4 Sei blocchetti a sezione quadra da 5mm saldati ai lati dei tre raggi del 6 supporto, guideranno gli sposta3 menti, che potranno avvenire esclusivamente nei due sensi dell’asse ottico. 2 Termina la preparazione, tre piattine lunghe 5cm (fig. 19 – part. 6), saldate perpendicolarmente al supporto, che accoglieranno le viti 13 di regolazione laterale dello spec12 chio (con un gioco di almeno 2 decimi di millimetro!) e le squadrette superiori di sicurezza (ricoperte da Una scelta scontata Durante la lavorazione del supporto per lo specchio, andai a Ceva per acquistare un nuovo tubo ottico. La scelta del materiale per questa costruzione non mi lasciava dubbi: comprai un nuovo, liscio, bianco, non ossidabile, robusto, facilmente lavorabile e versatile tubo per fognature, in materiale plastico, del diametro di 315mm e lungo 1130mm, la parte terminale del quale, aveva un diametro superiore idoneo per ricevere, come tutti i tubi per fognature che si rispettano, un altro tubo con lo stesso diametro. Da questo lato, ho deciso di installare la cella per lo specchio che, di conseguenza, ha un diametro esterno di 315mm. La regolazione dello specchio principale Una soluzione inusuale ma comodissima, è stata adottata per la posizione delle tre viti di regolazione dello specchio principale. In tutti gli strumenti, credo, i comandi di regolazione dello specchio, sono situati nella parte posteriore del tubo ottico, cioè nei pressi dello specchio, rendendo difficoltosa la registrazione in quanto ogni controllo è fatto dall’altro lato, sia attraverso gli oculari, sia osservando le ottiche dal davanti. 5 7 8 8 11 9 10 Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione fig. 19 - Assemblaggio: 1-Tubo ottico. 2–Staffa di guida. 3–Barra filettata per regolazione specchio. 4–Molla di trazione tra la staffa di guida ed il supporto dello specchio. 5–Squadretta di sicurezza. 6–Supporto per squadretta di sicurezza e regolazione laterale specchio. 7–Specchio principale 8–Sfere di appoggio specchio. 9–Supporto mobile di appoggio specchio. 10–supporto fisso per specchio. 11–Sfera di appoggio supporto mobile. 12–Dado da 6mm saldato al supporto fisso. 13–Barre quadre di guida tra supporto fisso e staffe di guida. 13 Di conseguenza, ci si trova costretti a osservare nell’oculare il problema riscontrato, abbandonare la visione per andare dietro a ruotare una delle viti, tornare all’oculare per vedere i risultati, tornare a correggere, vedere, correggere, vedere e alla fine si decide: ”Mah! Meglio di così…” In figura 19 part. 3, è disegnata una delle tre viti di regolazione che provengono dalla parte anteriore del tubo ottico, le viti sono tre barre filettate da 6mm con lunghezza idonea per arrivare all’esterno del tubo, lato oculari, da dove è possibile osservare e correggere contemporaneamente. Le viti di regolazione hanno inoltre il compito di registrare la messa a fuoco della macchina fotografica, come spiegherò in seguito. una sfera ecc. Avevo tutto e potevo iniziare l’impegnativa costruzione. Anzi no, era il momento di farsi… Il progetto Occorre, a questo punto ricordare che, in configurazione Newton, quasi mai il centro dello specchio diagonale si trova al centro del tubo ottico. Un disegno, con dimensioni anormali (molto accorciato), spero, ne spiegherà il motivo (vedi fig. 20). Il fascio di luce, proveniente dallo specchio principale, incontra lo specchio secondario inizialmente nella parte dello stesso più vicina allo specchio principale, nel momento in cui il fascio Lo specchio secondario di luce ha un diametro maggiore. Il lato opposto della stessa luce Fuoco dello strumento incontra lo specchietto in posizione più lontana dallo specchio principale dove, di conseguenza, la luce sarà concentrata in Tubo ottico un’area minore. Questa condizione obbliga il coDistanza dal tubo ottico struttore a mettere il centro delLato oculare Specchio principale lo specchio secondario più lontano dall’oculare rispetto Asse ottico all’asse ottico dello strumento. Centro specchio secondario Di quanto? Non è importante saperlo se per la costruzione del supporto si usa la tecnica qui Distanza dal tubo ottico lato opposto descritta. Tubo ottico Dall’esame del disegno è chiaro fig. 20 –Il motivo per cui lo specchio diagonale si trova in posizione eccentrica (vedi testo). che i raggi marginali, che formano un cono, si riuniscono in Un’idea fissa un punto, in mancanza dello specchietto, che si Nonostante le deludenti esperienze della soluzione trova ad una distanza dal centro dello specchio precedente, decisi di perfezionare il meccanismo di pari alla focale dello stesso. rotazione dello specchio secondario. E’ altresì chiaro che, se si costruisce un cono Era un’impresa ardua ma di possibile attuazione e con la base uguale allo specchio e l’altezza idenla complicità del nuovo tornio mi dava la certezza tica alla focale, avremo la giusta inclinazione di riuscire. perché, una volta sezionato con un’inclinazione di 45 gradi rispetto all’asse, l’ellisse risultante La raggiera di supporto avrà le caratteristiche desiderate. Avevo adocchiato da tempo, la testa del cavalletto, Naturalmente il cono va sezionato nel punto in con montatura altazimutale, del vecchio Alinari: cui il raggio minore dell’ellisse risultante è un cilindro di alluminio del diametro di circa 4cm, uguale al raggio minore dello specchio secondaalto circa 6cm, con tre robuste alette laterali rio. (10mm di spessore), alle quali erano fissate le tre Se noi tagliamo la punta del cono in una posigambe. zione che non comprenda l’ellisse appena geneRicordate il supporto per mensole che usai per la rato, avremo un cerchio con il centro esattacorrezione di declinazione? (fig. 10). mente nell’asse ottico, e l’ellisse di supporto delQuel supporto, in origine, riceveva delle robuste lo specchio decentrato nella giusta misura. staffe con uno spessore di 2mm ed una larghezza Vediamo di tradurre in pratica tutti questi divariabile tra i 30mm (lato muro) e i 12mm (lato escorsi senza usare termini matematici che non sterno), che avevano il compito di sorreggere le conosco. tavole. Nessuno pensa di utilizzare un cono enorme, Tre di queste staffe, diventarono i tre supporti per per prenderne solo un pezzetto vicino alla punlo specchio secondario. ta, di conseguenza, costruiamo un tronco di cono con le caratteristiche idonee per essere utiIl materiale necessario lizzato. Due piccoli cuscinetti con foro interno da 7mm, Il tronco di cono deve essere preparato al tornio. viti con testa a brugola e grani da 4mm, un cilinUnica domanda: con quale inclinazione rispetto dro di alluminio da 60mm di diametro, una molla, all’asse di rotazione? 14 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione Illustro il metodo da me usato e confermato con seni, coseni, tangenti e bustarelle da Vittorio, per il quale la matematica non ha segreti. fig. 21 – metodo di costruzione del supporto per lo specchio diagonale Lo specchio principale ha un diametro di 254mm ed una focale di 1210mm. Trovando la circonferenza di un cerchio con raggio uguale alla focale, posso sapere quanti diametri dello specchio stanno nella circonferenza. Saputo questo, non mi rimane altro che dividere 360° (contenuti in un cerchio) per il numero dei diametri trovato, di conseguenza sarò a conoscenza dell’angolo del vertice del cono. Dividendo per 2, trovo l’angolo esistente tra l’asse di rotazione e la superficie esterna. Vediamo che cosa succede: Circonferenza del cerchio risultante = mm 1210X 6,28318= 7.602 Quante volte il diametro dello specchio sta nella circonferenza = 7602/254= 29,93 Ampiezza in gradi del vertice del cono = 360°/ 29,93°= 12,02 Angolo tra asse di rotazione e superficie esterna del tronco di cono = 12,02°/ 2= 6,01° Per la costruzione del tronco di cono ho usato il tornio con il carrello ruotato di 6 gradi. fig. 22 – Blocco con molla e sfera Una macchina meravigliosa La costruzione del supporto a 45 gradi dello specchio secondario era, per le mie capacità di tornitore, un’avventura molto impegnativa. Il primo lavoro da fare, ed anche il più semplice, era preparare il tronco di cono che risolsi forando con una punta da centri una delle due estremità del cilindro da 60mm di diametro. Afferrata con il mandrino l’altra estremità ed inserita la contropunta nel foro appena fatto, ruotai il carrello della torretta con un’inclinazione di sei gradi. Diverse passate con quest’angolazione costruirono il tronco di cono. Per fare il primo taglio, dopo aver tolto il portautensili, fissai saldamente al piano della torretta, ruotato a 45°, il pezzo da lavorare (fig. 21). Inserita nel mandrino una sega circolare con denti riportati in materiale duro, feci girare il mandrino a 40 giri il minuto, avanzando Vite molto lenche tira tamente, sino al taVite glio totale. che spinge Un lavoro stupendo, fig. 23 – Soluzione tira e spingi per regolazione specchio secondario. osservando la superficie tagliata, liscia e brillante pensai: forse lo specchio non serve… Occorre ricordare che, in precedenza, avevo aggiunto al riduttore di giri del tornio, due nuove pulegge che mi permettevano un così ridotto numero di giri. Il tornio è proprio una macchina meravigliosa. Chi ben comincia… Dopo aver fatto il taglio perpendicolare con il pezzo messo a sbalzo sul mandrino, il supporto era pronto. Tre fori (fig. 23 e 24) filettati per viti da 4mm a 120° tra loro, permettevano il fissaggio al disco di supporto, ricavato dallo stesso cilindro, forato al centro, per ricevere l’asse di rotazione. Sei fori, dei quali tre filettati, permettevano la regolazione dello specchio con il meccanismo del “tira e spingi”, e due fori filettati perpendicolari all’asse, accoglievano due grani di fissaggio del complesso all’asse di rotazione dello specchio. L’asse, in acciaio del diametro di 7mm, ruota su due cuscinetti inseriti nella vecchia montatura Alinari, opportunamente ridotta al diametro esterno delle alette a 55mm e tornita all’interno. Un foro non passante da 6mm, pafig. 24 – Soluzione tira e spingi vista rallelo all’asse, dall’alto nell’ex montatura (fig. 22) per ricevere una molla ed una sfera di identico diametro, servono per il sistema di arresto in posizione idonea della rotazione. Termina la serie, l’inserimento di un nuovo disco, con foro centrale per l’asse, in una faccia del quale ho fatto quattro fori profondi circa 2mm nei quali la sfera s’inserisce arrestando la rotazione che, con un piccolo sforzo, può essere ripresa. È importantissimo che la sfera non abbia alcun gioco all’interno della sua sede con molla, per centrare perfettamente la sua posizione che deve essere precisa. I fori, tre dei quali a 120° e uno intermedio, sono stati segnati con un piccolo trucco. Montando il pezzo da forare sul mandrino del tornio, ho inserito un’asta metallica tra una delle tre pinze ed il basamento, segnando il primo Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 15 foro con l’utensile. Facendo la stessa operazione con le altre due pinze, ho potuto segnare la posizione dei tre fori a 120°. Il quarto foro si trova a 90° da uno e 30° dall’altro. Fatto questo ho messo insieme il tutto, vedi fig. 25. I tre supporti per mensole, opportunamente piegati e forati, hanno trovato posto nelle tre alette dell’ex montatura. Tre squadrette sagomate, fissate su fori filettati, trattengono in posizione lo specchio diagonale (con un gioco impercettibile ma molto importante). timetro quadrato. E la macchina fotografica? Lo stesso problema nasce nel momento in cui desideriamo fotografare al fuoco diretto del nostro telescopio. Che dimensione utilizziamo dell’immagine reale creata dall’obiettivo? Naturalmente la superficie della pellicola che si trova sul “piano” focale dello strumento corrisponde alle dimensioni (nel mio caso e in tanti altri) di un rettangolo di 24X36mm. Questa superficie molto grande, farà risaltare, specialmente in strumenti particolarmente luminosi, un coma noteManopola di rotazione specchio vole sulle stelle lontane dal centro Ex montatura Alinari della foto, per evitare il quale non esistono “toccasana”. Inoltre è importante che, per l’utilizzo fotografico dei telescopi, tutta la lastra fotografica riceva la stessa quantità di luce in ogni suo punto, di conseguenza è importante esaminare il percorso della luce in prossimità di: tubo ottico, diaframmi, specchi diagonali, eventuali focheggiatori ecc. Molla con sfera Supporti del gruppo Piastra con “tira e spingi” Piani regolabili Supporto per specchio Metodo di fissaggio al tubo ottico Il campo di piena luce Lo specchio diagonale, che devia l’immagine verso l’esterno del tubo, è preferibile che sia più piccolo possibile ma non bisogna accontentarsi che tutti i raggi in partenza dallo specchio principale raggiungano il fuoco. Occorre che l’immagine creata dall’obiettivo abbia la massima luminosità in tutto il campo utilizzato dalla pellicola. In parole povere, mettendo in sede la macchina fotografica con il portapellicole aperto ed avvicinando l’occhio alla finestrella, dobbiamo vedere interamente e da tutte le posizioni, angoli compresi, lo specchio principale riflesso nel secondario. Inoltre, puntando lo strumento di giorno verso il cielo e osservando attraverso la sede del porta- fig. 25 -. Assemblaggio ed installazione sul tubo del gruppo per specchio secondario. Alcuni studi Il fuoco è un punto, però… I disegni che si trovano nei testi, e anche questo non fa differenza, fanno pensare che l’unica cosa importante sia che tutta la luce che colpisce lo specchio sia raccolta in un punto. Il metodo utilizzato negli schemi indica solamente il punto, sull’asse ottico, dove si trova il fuoco. In effetti, l’immagine reale creata dall’obiettivo dello strumento, ha un campo molto ampio che si trova su una superficie (piana, concava o convessa e perpendicolare all’asse ottico), che passa per il fuoco. La qualità di detta immagine, perfetta sull’asse ottico, peggiora in modo fastidioso, 1 allontanandosi da esso, a causa del coma e d’altre aberrazioni meno influenti. Un oculare utilizza in media un cerchio dell’immagine con un diametro che varia tra i 4mm 2 3 (forti ingrandimenti) ed i 25mm (deboli ingrandimenti), di conseguenza è importantissimo, per avere la migliore qualità dell’immagine, che l’asse ottico incontri l’oculare esattamente al 1 centro. La stessa situazione, naturalfig. 26 – Dimostrazione per cui sia i diaframmi (1), sia lo specchio secondario (2), devono essemente, si trova con l’uso del re adeguati alla dimensione del piano focale utilizzato (3). I tre diversi raggi, linea tratteggiata al CCD, le cui dimensioni, norfuoco, tratto e punto all’esterno e tratto e due punti all’interno formano l’immagine reale. malmente, sono inferiori al cenNel disegno s'ipotizza la mancanza dello specchio diagonale (2 tratteggiato). 16 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione pellicole, lo specchio principale deve apparire tutto illuminato e non si dovrebbe scorgere alcun particolare dello strumento (escluso naturalmente lo specchio diagonale e i relativi supporti). Solo questa condizione evita il formarsi sia di vignettature nella fotografia sia di quelle brutte macchie di luce diffusa al centro delle foto. Per raggiungere quest’obiettivo, occorre che il diametro del tubo ottico sia maggiore dello specchio principale, e che lo specchio secondario sia più grande rispetto a quello che si potrebbe dedurre, osservando i disegni normalmente utilizzati (vedi differenza tra fig. 20 e fig. 26). La condizione più favorevole si ottiene, inoltre, avvicinando il più possibile la macchina fotografica al tubo ottico, per avere lo specchio diagonale alla minima distanza dal fuoco e, di conseguenza di dimensioni inferiori. Circolava in quel periodo, presso l’associazione di cui facevo parte, l’idea di costruire un laser per la centratura degli strumenti ottici. Il progetto consigliatomi prevedeva l’utilizzo di quei laser-giocattoli che tanti bambini indirizzavano nelle serate estive verso i coetanei e venduti, per 10.000 lire, sui banchetti dei commercianti cinesi. Dopo l’acquisto, inserii il piccolo cilindro all’interno di un tubo con il diametro esterno di 35mm, ridotto nell’estremità anteriore, a mm 31.7 in modo che possa entrare, senza giochi, nelle sedi degli oculari. Sei viti ne permettevano il saldo fissaggio e una perfetta possibilità di registro, mentre una settima, tutte le viti erano da 4mm, aveva la funzione di premere, se avvitata, il pulsante d’accensione del laser. Il piano di cottura a gas Un’importante modifica, rispetto al progetto iniziale, era caratterizzata dalla chiusura, nella parte anteriore del tubo, con un di1 1 schetto il quale aveva un foro filettato al centro. Tra i miei recuperi avevo una se2 3 3 rie di ugelli per piani di cottura alimentati a gas che erano forniti dal costruttore per un’eventuale 4 4 alimentazione a GPL Il diametro interno di questi ugelli varia da 36 a 98 centesimi di millimetro (gli ugelli hanno un numero stampigliato che ne indica l’apertura), mentre all’esterno, la fig. 27 – Differenza dei risultati tra un obiettivo tradizionale (2), e la fotocamera utilizzata al fuoco diretto: nel secondo caso lo specchio ribaltabile (1) ed il corpo della macchina (4), non forma esagonale si riduce in una permettono una corretta esposizione in tutta la superficie della pellicola (3). vite idonea alla filettatura fatta al centro del dischetto (mm6 MA). Quale macchina fotografica? La possibilità di sostituire gli ugelli, mi permetNon tutte le fotocamere sono adatte per essere inteva di decidere il diametro del raggio laser da serite al fuoco diretto di un telescopio. inviare alle ottiche da allineare, contemporaneLa mia precedente esperienza con una Zenith, le amente questa soluzione mi dava la certezza che cui foto erano tutte vignettate su due lati, mi coil raggio partiva esattamente dal centro della strinse alla ricerca di una macchina che evitasse sede dell’oculare. alcune condizioni. Qualsiasi obiettivo, nato per essere inserito in una La regolazione macchina reflex, ha l’ultima lente, quella più viciIl raggio doveva fuoriuscire dall’ugello centrale e no alla pellicola, di dimensioni più piccole della proseguire perfettamente sull’asse ottico del tusuperficie da impressionare. bo oculare di conseguenza era necessario alliQuesto fa dedurre che il cono di luce che raggiunneare questo importante strumento. ge la pellicola ha il vertice lato obiettivo. Posai perciò un vetro piuttosto spesso sul piano Nel nostro caso, invece, il cono di luce ha il vertice del tavolo di cucina, e, tenendo la parte del cidal lato del materiale sensibile, di conseguenza lindro ridotta al diametro degli oculari appoggiaoccorre che non vi siano ostacoli (specchietto rita al vetro, osservavo il puntino luminoso che si baltabile, innesto a baionetta, ecc.), nella traiettoproiettava sul muro, dove avevo appeso un foria della luce. glio di carta con alcune linee orizzontali. Questo problema è stato risolto con l’utilizzo di Facendo attraversare una lente dal raggio, una Pentax K1000, la quale, ha l’attacco a baioproiettavo sullo schermo un’immagine molto innetta con un diametro superiore ad altre, attravergrandita dello stesso, con questo sistema potevo so il quale la luce proveniente dallo specchio prinfacilmente osservare la migliore centratura ricipale non incontra alcun ostacolo. spetto all’ugello di uscita. Il laser Un’immagine perfettamente circolare con i bordi nitidi e luminosità uniforme mi dava la certezza I cinesi: un grande aiuto che stavo sfruttando esclusivamente la luce miUgo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 17 gliore. Contemporaneamente dovevo fare in modo che, facendo ruotare il cilindro sul piano di vetro, il raggio che colpiva il foglio non si spostasse in altezza (in questo caso senza la lente). Perciò le tre viti anteriori erano usate per trovare la luce migliore mentre quelle posteriori registravano la direzione del laser. Il metodo descritto fu poi messo alla prova, nella serata, proiettando il raggio attraverso un rifrattore su un muro posto a circa trecento metri di distanza. Osservando, con un altro strumento, la luce, che aveva un diametro stimato di 10 cm, mi accertai, come avvenne, che la rotazione del laser nella sede dell’oculare non influiva minimamente sulla posizione del disco proiettato. Questo mi diede la certezza di un perfetto allineamento del nuovo strumento. Con il calibro e piccoli spessori di cartoncino resi il tubo perfettamente verticale, controllando da ogni lato. Con un pennarello posato sul piano del tavolo e trascinato attorno al tubo, segnai una circonferenza “di riferimento” e con il compasso, usandolo nella parte superiore del tubo, segnai sei punti, equidistanti tra loro, con le punte alla distanza equivalente al raggio del tubo stesso. Tracciai con il filo a piombo sei linee verticali poste a 60 gradi tra loro che segnavano la posizione di fissaggio dell’asse di declinazione, di oculari, macchina fotografica, specchio principale e secondario ed altri ammennicoli. Una curiosità dovuta: il tubo per fognature da me usato, aveva un errore sulla perpendicolarità del taglio, corretto con uno spessore inferiore a mezzo millimetro! Alcuni studi sulla posizione dei fori Era mia intenzione, per le foto3 grafie al fuoco diretto, di fissare 2 3 2 2 2 la macchina fotografica, questa volta sicuramente reflex, diretta5 5 mente al tubo ottico, con l’attacco 1 1 4 1 a baionetta classico delle macchine con obiettivo intercambiabile. Avendo la focale dello specchio 2 2 2 principale, la dimensione totale fig. 28 – Il laser (1) inserito nella sua cella e fissato dalle sei viti (2), della cella con specchio ed il la vite (3) preme il pulsante (5) per l’accensione e diametro del tubo, volevo ricavare l’ugello (4) limita il diametro del raggio di luce. a quale distanza dallo specchio dovevo installare la fotocamera e, L’alimentazione esterna di conseguenza, gli oculari. Arrivato al termine di queste prove mi accorsi che Il piano focale della macchina si trova circa a le pile erano completamente scariche. 40mm dalla battuta di innesto. Eliminai le pile che si trovavano all’interno della E’ prevedibile uno spessore di circa 10mm per custodia ed estrassi due cavetti per la piastra di fissaggio. un’alimentazione esterna. Il raggio del tubo è di 157mm e lo spazio occuUtilizzai per questo scopo una pila da 4,5 volt, pato dal gruppo cella + specchio principale è di quelle piatte da torcia, inserita in un’apposita bor60mm. sa che poteva contenere anche lo strumento. La cella dello specchio può scorrere, grazie al sistema di regolazione, per circa 80mm e lo Preparazione del tubo ottico specchio ha una focale, dichiarata dal costruttore, di 1210mm. Gli attrezzi da muratore: la bolla ed il filo a Era preferibile che la posizione della cella fosse piombo stata a circa un centimetro dall’estremità del Non avevo molta fiducia che il tubo fosse stato tatubo. gliato su di un piano perfettamente perpendicolare A questo punto non mi restava che fare le relaalle pareti dello stesso, cosa poco importante per il tive somme e sottrazioni per sapere a che difunzionamento dello strumento, ma importantisstanza dalla parte terminale del tubo dovevo fasimo per la ricerca delle posizioni di fissaggio degli re i fori. Perciò: specchi e degli oculari. Focale specchio principale = In un cilindro senza alcun riferimento, non è facile mm1210 segnare una linea sul lato esterno con la certezza Piano d’ingombro inferiore della cella = che sia parallela all’asse dello stesso. mm 10 Per il metodo che ho ritenuto di adottare, era neDistanza della superficie riflettente dal piano cessario avere un piano, un tavolo di cucina, reso della cella = mm 60 perfettamente orizzontale con l’uso della bolla e di Distanza della pellicola dal piano d'appoggio = piccoli spessori sotto le gambe. mm 40 Fatto ciò ho fissato il filo a piombo all’estremità di Spazio occupato dalla flangia di fissaggio = un bastoncino posandolo nella parte superiore del mm 10 tubo curando che il peso si trovasse a circa un Raggio del tubo ottico = centimetro dal piano del tavolo. mm 157 18 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione Da ciò deduco che il fuoco si trova a 10 + 60 + 1210 = 1280mm dal bordo inferiore del tubo. Calcoliamo ora il tratto dove la luce, a causa dello specchio diagonale, transita perpendicolarmente all’asse ottico che risulta dalla somma di: Distanza della pellicola dal piano di appoggio = mm 40 Spazio occupato dalla flangia di fissaggio = mm 10 Raggio del tubo ottico = mm 157 Totale mm 207 Non mi resta che sottrarre dalla distanza del bordo inferiore del tubo il valore appena trovato: mm 1280 – 207 = mm 1073 Questa è la distanza del centro della macchina fotografica (e degli oculari) dal bordo inferiore del tubo ottico. Le flangie Dovevo costruire quattro flangie d’accoppiamento tra oculari, o macchina fotografica, ed il tubo fig. 29 – La flangia portaoculari ottico. e la boccola filettata. Utilizzai, per questo scopo, quattro robuste piastre da 100 x 100 mm, ricavate da un pezzo d’alluminio dello spessore di mm5. Una volta strette nella morsa, ne piegai tre, a colpi di martello, fino a far loro raggiungere esattamente la curvatura del tubo. La quarta, che serviva per l'attacco della fotocamera la utilizzai piana. Feci quattro fori da 5,5mm agli angoli di ogni quadrato, per il fissaggio al tubo ottico. In precedenza, per un altro lavoro, avevo costruito una robusta flangia di acciaio, del diametro di circa 150mm e spessore di 12mm, con ampio foro centrale idoneo per l’inserimento sul mandrino del tornio. Fatti quattro fori sulla flangia d'acciaio, corrispondenti con quelli esistenti sulle quattro flangie d'alluminio e, con bulloncini idonei, potei fissare, una alla volta, fig. 30 – Inserimento del portaoculare nella flangia. le flangie degli oculari alla flangia di supsupporto. In questo modo, con il tornio, potevo lavorare i quattro pezzi, nella zona centrale, per inserire i focheggiatori o l’attacco rapido della fotocamera, in base alle scelte fatte. Potevo perciò tornire, ridurre, spianare e filettare ognuno dei particolari, già curvati, secondo le esigenze di lavorazione. I focheggiatori Preparate le flangie, dovevo occuparmi della costruzione di due focheggiatori. Utilizzai due tubi d'alluminio, lunghi circa 40mm, con il diametro esterno di 50mm e l’interno di 45mm, che filettai completamente all’interno e per 10mm all’esterno. Con lo stesso diametro e passo, ho forato e filettato due delle flangie in precedenza preparate, per fissare perpendicolarmente il tubo alla flangia stessa (vedi fig. 29). Costruii allora due tubi, lunghi circa 80mm, con foro interno da 31,8mm, per l’inserimento degli oculari, filettati esternamente, in modo da avvitarsi senza giochi e senza attriti, nei due tubi costruiti in precedenza per la messa a fuoco (vedi fig. 30). Una battuta di maggior diametro, lunga circa 10mm, non filettata, riceveva due fori su due raggi posti a 120 gradi tra loro, filettati per viti da 5mm, che avevano la funzione di bloccare gli oculari nella propria sede. I due focheggiatori, dopo idonea pulizia e lubrificazione, furono riuniti e messi da parte nell’attesa delle operazioni d'installazione. L’oculare “panoramico” fig. 31 – L’oculare “panoramico” costruito con gli obiettivi di una telecamera e di una cinepresa. La terza flangia fu tornita per ricevere uno splendido oculare autocostruito, composto di due doppietti ricavati da vecchi obiettivi recuperati da una telecamera e da una cinepresa. Diverse prove effettuate sul vecchio strumento, mi permisero di costruire l’oculare, montando i due obiettivi con il lato anteriore delle ottiche (la parte della lente con maggior curvatura), orientati l’uno verso l’altro e molto vicini tra loro. Il diametro della lente di campo è di circa 50mm mentre la lente rivolta all’occhio ha un diametro di35mm. Poiché ho preferito non diaframmare l’ottica di Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 19 questo particolare, il campo abbracciato è molto ampio a scapito, naturalmente, della nitidezza delle immagini lontane dall’asse ottico. E’ un ottimo oculare e molto interessante per la capacità, di permettere l’osservazione e lo studio di varie aberrazioni ottiche ai bordi dell’enorme campo abbracciato. E’ un ottimo oculare, con una pupilla d’uscita che si avvicina ai 9mm (2mm di troppo!), ideale per la ricerca d'oggetti che, dopo un sommario puntamento fatto con i cerchi graduati, certamente si trovano nel campo inquadrato. Poiché avevo utilizzato nella costruzione anche alcuni particolari della messa a fuoco originale, fu molto semplice installare il gruppo sulla flangia di fissaggio al tubo ottico (fig. 31). Benché io sia un sostenitore del “meno si tocca, meglio è”, gli sguardi critici degli amici, che io cerco di distogliere con i mille ammennicoli installati, segnalano senza pietà dal più piccolo indice di sporcizia “cos’è quel puntino nero?” sino alle cose più evidenti ”lo so che non vuoi pulirlo ma le ragnatele almeno toglile!”. E fu cosi che decisi di fare nel tubo un’apertura da 150 x 200mm per accedere allo specchio principale. Per evitare deformazioni causate dall’indebolimento dovuto a quest’apertura, preparai con della piattina da 3 x 30mm, un telaio perfettamente sagomato da installare attorno alla finestrella. Recuperai dal vecchio tubo un pezzo delle dimensioni idonee (mm210 x 260) che fu usato come chiusura della finestra. Una serie di fori nel telaio d'acciaio con sedi per viti a testa fresata permetteva un saldo fissaggio al nuovo tubo. Due delle viti, più lunghe, messe al centro dei due lati corti del telaio e con la testa all’interno del tubo, servivano per fissare, con due “galletti” il coperchio alla finestrella I primi fori fig. 32 - L’attacco a baionetta per la macchina fotografica (sezione). L’innesto per la macchina fotografica La quarta flangia, naturalmente, serviva per l’innesto della macchina fotografica. Con il tornio, spianai la parte esterna della flangia, preparando un piano su cui installare un innesto rapido, maschio, idoneo per la mia Pentax K1000. Un tubo del diametro di 60mm e lungo circa 30, fu avvitato nel foro della flangia stessa, in modo che si trovasse dal lato opposto della fotocamera e, di conseguenza, all’interno del tubo ottico. All’estremità libera del tubo, inserii un anello filettato con diametro di 58mm, idoneo per ricevere i classici filtri fotografici. Il tubo ha la funzione di evitare, il più possibile, che luci parassite colpiscano il materiale sensibile durante le lunghe pose e, qualora fosse necessario, inserire filtri d'ogni tipo. Gli ultimi preparativi Lo sportello per la pulizia dello specchio Il mio strumento è un po’ speciale. Molto spesso si trova in manutenzione sia ordinaria (qualche particolare da ripristinare) sia straordinaria (nuovi accessori da installare o modificare) e, credo che questo sia il suo “destino a vita” (non so se mia o sua). Dalla breve ma intensa esperienza dello strumento precedente, ho scoperto la difficoltà di pulire lo specchio principale, da materiale vario che regolarmente vi si posava sopra. Inoltre, per il lungo uso dello strumento in serate particolarmente umide, lo specchio riceve una sottile patina sulla sua superficie, che è possibile eliminare solo con un leggero sfregamento manuale. 20 Il fissaggio del nuovo tubo alla montatura La prima operazione da fare, era il fissaggio del tubo ai due supporti in lamiera collegati ai movimenti di declinazione. Nonostante il notevole peso dello specchio e della relativa cella, con il conseguente spostamento del baricentro verso il basso, ero certo che sarebbe stato preferibile montare il tubo ottico il più vicino possibile alla base della forcella, senza urtare nelle strutture della stessa. Feci i primi due fori nel tubo preoccupandomi di questa condizione e del fatto che la superficie del tubo fosse stata parallela ai due bracci della forcella. Fissato con i primi due bulloni (da 6mm) e controllata ogni misura, forai il tubo, lungo le linee precedentemente segnate, per il fissaggio con un totale di 10 bulloni che, con le relative rondelle piane di grande diametro, strinsi con cura. Il fissaggio dello specchio principale Su tre delle linee precedentemente tracciate, sei in totale, feci nove fori, tre per linea, per il fissaggio delle tre squadrette che avevano la funzione di guida per la cella dello specchio principale e di battuta per i tiranti di registro. Anche in questo caso, le tre viti avevano una sede per viti a testa fresata la quale era all’interno del tubo, mentre i dadi e le relative rondelle (tutto da 5mm di diametro) erano poste verso l’esterno. Ogni gruppo di tre fori, disegnava sulla superficie del tubo un triangolo isoscele molto allungato, con il vertice verso la parte bassa del tubo stesso. Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione Le viti a testa fresata, permettevano in ogni momento il montaggio e lo smontaggio della cella, poiché non ne impedivano lo scorrimento verso l’esterno. prestabilita, con viti e dadi, togliendo i morsetti uno per volta. Un ultimo controllo mi assicurò che tutto procedeva bene e tolsi il cartone. Le colonnine di registro Un vero divertimento Lo specchio poteva essere installato nella sua sede Osservando riflessa nello specchio principale la soltanto quando le tre barre filettate per il registro parte interna della raggiera, fu molto divertente dello specchio erano in posizione. orientare lo specchio principale, con le apposite Per la definitiva costruzione delle colonnine, era manopole di registro, facendo in modo che il necessario avere tre barre filettate della lunghezza raggio riflesso dallo specchio ritornasse al punto di almeno 115cm, mentre in commercio si trovano di partenza. esclusivamente lunghe un metro. In precedenza mi ero accertato, con accurate .Mi vennero in aiuto i soliti “dadi lunghi”, utilissimisure, che il centro della raggiera si trovasse al mi anche per questo scopo, che, con l’aggiunta di centro del tubo ottico. dadi e controdadi, ne permisero la costruzione. Questa regolazione mi assicurava che l’asse otOgnuno dei tre gruppi di dadi lunghi e controdadi, tico generato dallo specchio principale era orienaveva anche la funzione di battuta per i tiranti di tato perfettamente sull’asse del tubo, ma eraregistro, sulle piastre precedentemente installate, vamo solo ai primi esperimenti. mentre, verso lo specchio, dado e controdado eliminavano i giochi. 1 2 Tre pomelli, installati all’estremità superiore delle cox 4 3 lonnine, permettevano la rotazione manuale per la registrazione dello specchio. y Le barre filettate furono fissate con nove fascette, tre per barra, che le tenevano in posizione, senza impedirne la rotazione. fig. 33 – Installazione della sede per la fotocamera. L’asse ottico, che non passa al centro Feci quattro piccoli fori da sei dello specchio diagonale, deve incontrare la macchina fotografica, o l’oculare, esattamente al millimetri nella posizione dove centro. Per questo motivo sarà installato seguendo la tecnica indicata nel testo. era prevista l’installazione di oculari e fotocamera. Montato lo specchio nella sua cella secondo il proInstallazione della flangia per la fotogetto, inserii la cella nella sede appena preparata, camera fissandola con le barre filettate e, per ultimo, agganciai le molle di trazione nei rispettivi fori. La prima operazione era conclusa. Il tubetto di guida Rimisi lo specchio diagonale nella sua sede, preoccupandomi che l’orientamento, sulla rotaGiochiamo con il laser zione, sia nella direzione del piccolo foro sulla linea d’installazione della macchina fotografica. Il centro dello specchio principale Inserii nel foro un piccolo tubo lungo circa 3cm, Era giunto il momento di fare i fori per la macchicurando che fosse stato in squadra con la linea na fotografica e per gli oculari. tracciata sul tubo. Dovevo vedere se i piccoli fori da sei millimetri fatti Osservando attraverso il tubetto, mi preoccupai in precedenza erano nella posizione giusta. di vedere interamente lo specchio secondario Smontai lo specchio diagonale completo di asse e, abbastanza al centro del condotto, riservandodopo aver fissato con tre piccoli morsetti la raggiemi, per eventuali correzioni di fare un nuovo fora all’estremità del tubo, inserii il laser nella sede ro, sempre sulla linea. Non fu necessario. dell’asse dello specchio in modo che puntasse il Una sega a tazza, applicata sul trapano, con il raggio sullo specchio principale. centro inserito nel piccolo foro, fece l’apertura Tre robusti elastici trattenevano il laser appoggiato circolare con un diametro di 60mm dove potevo sul piano tornito della raggiera. inserire l’attacco per la fotocamera. Evitai di segnare il centro dello specchio principale e con un piccolo accorgimento: tracciai su un carUn oculare nella sede della fotocamera (fig. toncino sottile un cerchio, con lo stesso diametro 33) dello specchio, nel quale evidenziai il centro, che Avevo da qualche tempo costruito un portaocufu ritagliato e, grazie alla finestrella d’ispezione, lari (da 31,7mm) idoneo per essere inserito posato sopra lo specchio stesso. nell’attacco a baionetta degli obiettivi fotografici Questo mi permise di sapere il punto di partenza (1). dell’asse ottico. Tra gli accessori autocostruiti c’era anche un Orientata la raggiera in modo che il laser colpisca finto oculare con un piccolo foro centrale (3). il centro dello specchio, la fissai nella posizione Un tubo di prolunga (2), costruito per Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 21 l’eventuale inserimento di una lente negativa (lente di Barlow), mi permise di mettere insieme un “mirino” per fissare la flangia della macchina fotografica nella posizione dovuta. Appoggiando il gruppo di fig. 33 alla sua sede, osservai attraverso il “mirino” e, spostando la posizione della flangia sul tubo ottico, portai lo specchio diagonale al centro della parte visibile del condotto per l’oculare (vedi fig.34). Questo mi dava la certezza che il tubo era nella posizione idonea e rispettava gli studi della fig. 33. Controllandone la perpendicolarità rispetto al tubo ottico, sulla linea tracciata, ero certo potevo fissare la prima flangia. Segnati i quattro fori di fissaggio, forai con una punta da 8mm riservandomi, con l’uso di viti da 5mm un’ulteriore possibile regolazione. Un nuovo controllo durante il fissaggio mi assicurò che tutto procedeva bene. Era importantissimo controllare anche che il tubo portaoculari fosse stato perfettamente perpendicolare al tubo ottico. Alcuni spessori di “carta di Spagna” inseriti sotto la flangia, lo orientarono perfettamente. Smontai nuovamente l’asse completo di diagonale ed inserii un tondino d’acciaio nella sua sede. Con un paio di oculari innestati nel tubo, in posizione idonea, feci un piccolo “cannocchiale” con il fuoco sull’asse appena messo. Questo mi permise di accertare che la direzione della flangia porti direttamente al centro del tubo ottico, senza deviazione laterali che corressi con i soliti spessori. lo Rimontato specchio diagofig. 34 – Lo specchio diagonale visto atnale, ero pronto traverso il mirino. per un perfetto Deve risultare concentrico con il tubo orientamento portaoculare. dello stesso, attraverso il meccanismo “tira-spingi”. Orientamento del diagonale Il laser “incombe” Ormai ero lanciato e inserii il laser nella sede appena installata. Misi il cartoncino centratore sullo specchio principale ed accesi il raggio. Ero certo della corretta posizione del tubo che conteneva il laser, dovevo ora orientare il diagonale per portare il raggio al centro dello specchio. Il meccanismo “tira-spingi” funzionava magnificamente ed in breve tempo il laser si trovava perfettamente al centro dello specchio principale. Tolsi il cartone: il raggio ritornava al punto di partenza che potevo vedere facilmente dall’apertura principale attraverso la combinazione dei due 22 specchi. Era ancora giorno perciò mi cimentai in un… Nuovo controllo dello specchio diagonale Volevo accertarmi, con un metodo diverso, che lo specchio diagonale fosse posto esattamente fig. 35 – Schema di registrazione per specchio diagonale con un’inclinazione di 45° rispetto all’asse ottico e, forse per gioco, poter utilizzare il laser anche per risolvere questo problema. Mi venne in aiuto il vecchio prisma dello strumento originale. Fissai il laser nella parte inferiore, vicino allo specchio e all’esterno del tubo ottico, in modo che il raggio fosse perfettamente parallelo ad una delle sei linee tracciate in precedenza, sulla quale avevo fatto già il foro per l’oculare. fig. 36 – Il tubo ottico visto dal davanti con i due focheggiatori, la macchina fotografica, l’oculare “panoramico”, la raggiera con lo specchio diagonale e le tre manopole per la regolazione dello specchio principale. Installai nuovamente il cartoncino, con indicato il centro, sullo specchio principale. Facendo scorrere un piccolo schermo fatto con del cartoncino nero (la carta bianca colpita dal raggio è troppo abbagliante) lungo la traiettoria del raggio, ebbi conferma del parallelismo raggiunto. Fissai con stucco da vetri il prisma, curandomi che sia appoggiato al tubo esattamente sopra al piccolo foro preparato per l’oculare, facendo in Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione modo che il raggio laser riflesso dal prisma attraversasse il foro stesso. Feci un nuovo controllo del prisma, le cui facce laterali dovevano essere parallele alla linea tracciata sul tubo e la faccia rivolta verso il foro, perfettamente appoggiata. Tutta questa costruzione mi permetteva di avere un raggio laser che, partendo dall’origine, viaggiava parallelo al tubo ottico per inserirsi nel piccolo foro con una deviazione certa di 90°. Nel suo cammino il raggio incontrava il diagonale, che lo portava verso lo specchio principale, già regolato, il quale lo rifletteva sul diagonale, sul prisma e ritornava al punto di partenza. Osservai il cielo sopra la mia testa, non dovevo perdere altro tempo, l’imbrunire mi regalò il pianeta più interessante del cielo: Giove! La prima luce! Come un bambino Un oculare a lunga focale era installato nella sede della macchina fotografica, io ero eccitatissimo: in queste condizioni la ricerca del pianeta fu un’impresa ciclopica. Puntavo ad occhio nudo, nel chiarore del cielo volevo vedere Giove al più presto. Continuavo a sbagliare la mira, spostavo l’oculare sperando di mettere a fuoco qualcosa che non era nel campo, nuova ricerca, in ginocchio davanti al TOTEM tentando di mirare il corpo celeste che faceva le bizze. Improvvisamente, dopo un’ennesima prostrazione davanti allo strumento, il telescopio si mosse a compassione e mi presentò nell’oculare una piccola fetta di cerchio luminoso che spuntava dal bordo. Centrai l’oggetto e, spostando l’oculare misi a fuoco. Era Giove, vedevo chiaramente un palloncino con due bande scure. Lo portai nuovamente al centro del campo, inserii un oculare da 4mm e cercai il fuoco: bene, molto bene, migliora ancora? Sii! Mai visto uno spettacolo simile: il pianeta mi apparve a 300 ingrandimenti, con una definizione stupenda. La macchia rossa, mai vista durante le precedenti osservazioni mi appariva nettamente distinta dalla banda scura di cui si notavano le irregolarità. Ero entusiasta, avrei voluto gridare, chiamai mia moglie per dimostrare che il costo dello specchio era una quisquilia al confronto del risultato. Mise l’occhio nell’oculare, guardò e disse: “Bello”. Quella sera (con una visibilità stupenda ed in totale assenza di turbolenze) andai a letto, alle tre di notte, ancora eccitatissimo. I pensieri correvano a ruota libera e, stranamente, ricordai una sensazione simile avuta tanti anni prima. Un lontano Natale, quando ricevetti in dono un Meccano del N°3. Installazione degli oculari Un giorno lunghissimo Il giorno seguente trovai la strada tutta in discesa. Non avevo dubbi: dovevo installare tutti gli oculari per i quali avevo preparato ogni cosa. Con la sega a tazza, di dimensioni idonee, feci le tre aperture per gli oculari con i rispettivi quattro fori di fissaggio delle flangie. Il laser, il finto oculare e la squadra mi aiutarono, come in precedenza, per la registrazione della posizione di fissaggio. Un continuo controllo, con il laser, del perfetto allineamento della sede per la fotocamera mi permise di non perdere l’allineamento più importante. Per fare in modo che il centro dell’oggetto che si vedeva attraverso la macchina fotografica fosse lo stesso visto da tutti gli oculari, orientai lo strumento verso un’antenna televisiva che si intravedeva in lontananza. Una specie di reticolo, disegnato dall’antenna, mi permise di installare le flangie in modo che la rotazione del diagonale riportasse la stessa immagine su tutti gli oculari. Il laser continuava i suoi controlli dopo ogni registrazione. Un nuovo tramonto La luce del giorno diminuiva velocemente. Un minuscolo spicchio di Luna era visibile nell’azzurro intenso del tramonto. Era il momento di cercare, approssimativamente, il fuoco della fotocamera, con un oggetto situato all’infinito. Smontai dall’attacco a baionetta il portaoculari ed inserii la macchina fotografica senza il rullino. La Luna apparve molto sfuocata ma era prevedibile, infatti, la messa a fuoco si doveva fare attraverso lo spostamento dello specchio principale. Ruotando le tre viti di regolazione dello specchio principale cercai il fuoco migliore, osservando attraverso il mirino della macchina, e registrai con il laser la posizione dello specchio stesso, nuova osservazione e nuova registrazione, fino al miglior risultato. Una cena veloce, accompagnata da una bottiglia del mio dolcetto del ’97, un’annata memorabile, e nuovamente all’esterno per l’impegnativa… Prova di Foucault Dalla teoria alla pratica La prova di Foucault ha due scopi: la ricerca della posizione del fuoco di un obiettivo ed il controllo della qualità dell’immagine creata dallo stesso. Per la prova è necessario disporre di una sorgente di luce puntiforme che può essere data sia da una stella, sia un raggio di sole riflesso da una sfera di acciaio di determinato diametro, Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 23 posta ad un’idonea distanza. Questa sorgente, invia la propria luce su tutta la superficie dello specchio, il quale la riflette, concentrandola tutta in un punto, che si trova sul piano focale. La sfera, non essendo all’infinito, formerà il fuoco in una posizione più lontana rispetto a quello formato dalla stella, questo metodo è utile esclusivamente per il controllo delle ottiche. Se la sorgente è davvero puntiforme e lo specchio costruito con cura, nel momento in cui la lamina incontra il punto del piano focale dove si è formata l’immagine della stella, non può oscurarne solo una parte (non esiste il mezzo punto!). Di conseguenza qualsiasi minimo movimento della lamina, se si trova nella giusta posizione, non può che far apparire all’osservatore, lo specchio interamente illuminato o interamente buio. Questa condizione ci permette di affermare con certezza che la lamina si trova esattamente sul piano focale. Qualora, trovato il piano focale, durante gli spostamenti della lamina si osservino nello specchio contemporaneamente zone illuminate e zone oscure siamo in presenza di deformazioni o imperfezioni nella costruzione dello specchio. In presenza di turbolenze atmosferiche, chiaramente, il momento del passaggio dalla luce all’ombra sarà caratterizzato da lampeggiamento continuo delle immagini. Questo metodo mi permetteva di mettere la lamina, molto facilmente, nella stessa posizione in cui si sarebbe trovato il materiale sensibile. La macchina, naturalmente senza pellicola, era aperta ed inserita nella sua sede. Un vetrino smerigliato di uguali dimensioni, precedentemente preparato, mi permise di portare una stella, non particolarmente brillante, al centro della fotocamera. Già che sono in tema vorrei ricordare che, qualora si utilizzi il vetro smerigliato per prove di questo tipo, occorre sempre avere la certezza di usarlo con il lato smerigliato in giusta posizione (in questo caso verso l’obiettivo). Tolsi il vetrino e avvicinai l’occhio lentamente vedendo il puntino luminoso che aumentava le proprie dimensioni sino ad illuminare completamente lo specchio. La resa dei conti Inserii la lamina sino ad oscurare lo specchio, tornai indietro rivedendo lo specchio che si illuminava progressivamente iniziando dal lato stesso verso cui scorreva la lamina. Ciò significa che la lamina tagliava i raggi in posizione intrafocale, di conseguenza dovevo allontanare lo specchio principale. Svitai i registri di mezzo giro e riprovai, un altro mezzo giro, bene, lo specchio prima luminoso si oscurava completamente passando per una diffusa “luce cinerea” che riempiva lo specchio in modo 1 2 uniforme. Sfilata la macchina dall’attacco a baionetta inserii il portaoculari 3 con il laser e controllai gli even5 6 4 tuali disassamenti dello specchio 4 principale. 5 5 Riportato lo specchio in posizione 7 8 9 10 corretta, inserii la fotocamera, 6 2 piccola correzione, laser, minima correzione, macchina: perfetto! 4 A questo punto è giusto ricordare che uno strumento come il fig. 37 - La prova di Foucault: 1 - l’occhio di chi osserva; 2 - lo specchio principale; 3 – la TOTEM ha una “profondità di macchina fotografica aperta; 4 – le guide della pellicola; 5 – il manico della lamina; 6 – la lamina di prova; 7 – la visione dello specchio principale illuminato solo nella zona vicino al cencampo” di 4 decimi di millimetro. tro (in questo caso occorre avvicinare l’occhio alla finestrella); 8 – specchio completamente Perciò, la pellicola da impressioilluminato: condizione necessaria per iniziare le prove; 9 – la lamina si trova in posizione intranare, deve trovarsi ad una deterfocale (occorre allontanare la macchina dallo specchio); 10 – la lamina si trova in posizione minata distanza dallo specchio, extrafocale (occorre avvicinare la macchina allo specchio). Nello schema non è stato inserito il diagonale perché non ha alcuna influenza. con una precisione non inferiore ai due decimi di millimetro. In questo caso è cosa saggia rimandare la prova a Con questo sistema ero certo che in qualsiasi momenti migliori. momento la fotocamera sarebbe stata sempre perfettamente a fuoco. Torniamo allo strumento Non ho ancora avuto modo di provare con i Mi ero costruito una lamina, come nel disegno cambiamenti di temperatura… (part. 6), in acciaio inossidabile, con un lato piano e l’altro con la forma di uno scalpello da legno E con il vetro smerigliato… molto appuntito. Riporto il metodo consigliato da tanti che ritenLa parte anteriore era stata affilata su una pietra gono difficoltoso il sistema precedentemente deidonea con la grana molto fine, che rese il “filo” tascritto. gliente come un rasoio. Questo sistema, molto più semplice, offre le La lama era di dimensioni tali che s’inseriva perstesse garanzie del metodo di Foucault. fettamente tra le due guide di scorrimento della Dopo aver inserito il vetro smerigliato al posto pellicola, appoggiandosi al piano focale. della pellicola, con la parte granulosa verso 24 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione l’obiettivo, occorre portare una stella luminosa al centro del vetro. Avvicinando l’occhio a circa due centimetri dal vetro, dobbiamo osservare la macchia luminosa formata dalla stella, tenendo l’occhio completamente a riposo (come quando si guarda un oggetto lontano). Vedremo che, spostando il fuoco, la macchia luminosa avrà i contorni nitidi o sfuocati. Sarà nostro compito spostare la messa a fuoco, finché vedremo la macchia con i contorni più nitidi possibile. I due metodi indicati costringono ad avere a disposizione una macchina fotografica senza pellicola. Per questo motivo ho comperato un’altra macchina identica (usata). principale, lasciando un'ampia apertura, per facilitare il raggiungimento della temperatura di esercizio. Inserii, inoltre, il cartoncino all’interno dei tubi focheggiatori ed al paraluce della fotocamera. La prolunga del tubo ottico Per evitare infiltrazioni di luce indesiderata, preparai, con una parte del tubo precedente, una prolunga da inserire nella parte anteriore del tubo ottico. Era lunga circa 20 centimetri e trattenuta da tre molle che erano fissate al paraluce ed innestate su piccole viti, che le tenevano in tensione. Sganciando le molle era possibile smontare velocemente il paraluce. All’interno del paraluce installai un bordino, ricavato da un’altra fettina di tubo, opportunamente ridotta, per poter agevolmente inserire nell’apertura: il coperchio di chiusura, i filtri solari a tutto campo e gli eventuali diaframmi. Dopo queste operazioni ritenni ultimato il lavoro di preparazione del tubo ottico e mi dedicai ad un’altra impegnativa costruzione. Se è inserita la pellicola usiamo il portaoculare Dopo aver avuto la certezza che la macchina fotografica si trovava perfettamente a fuoco, utilizzai il portaoculare con innesto a baionetta, per sistemare un oculare da 4mm di focale a fuoco in quella sede, fissandolo in modo che non potesse spostarsi accidentalmente. Questo mi dava la certezza, in ogni momento, che il fuoco della fotocamera era nella stessa identica posizione del fuoco dell’oculare. Di conseguenza in qualsiasi condizionavi di lavoro, fuoco diretto, con lenti di Barlow, con proiezione dell’oculare e altro, potevo essere certo che, se l’oculare mi dava un fuoco perfetto, la fotocamefig. 38 – La costruzione del meccanismo che manovra l’inseguitore. ra sarebbe stata in posizione idonea. Unico inconveniente di questo metodo è dato dal L’inseguitore fatto che la prova deve essere fatta sempre e soltanto dal mio occhio sinistro. L’inseguitore è necessario Infatti, ognuno di noi, avvicinando l’occhio ad uno Il basamento e la montatura si comportavano strumento sente il bisogno di rimetterlo a fuoco benissimo. per adattarlo alla propria vista. Il tubo ottico era terminato, venne perciò il moIn ogni caso, anche questo metodo, non mi ha damento di dedicarmi con cura alla costruzione to grosse delusioni. dello strumento dedicato all’inseguimento degli Le ultime rifiniture Il cartoncino nero opaco Terminata l’installazione degli oculari e della fotocamera, la parte ottica del nuovo strumento era perfettamente funzionante. Rivestii di cartoncino nero opaco tutto l’interno del tubo ottico, curandomi anche che dal lato terminale, vicino allo specchio, non vi siano aperture che avrebbero permesso il passaggio di luce. Infatti, per esperienza, mi accorsi che l’uso della pila nelle vicinanze dello strumento, poteva illuminare la pavimentazione e, attraverso le aperture ai lati dello specchio principale, inviare luce al diagonale che era riflessa nella fotocamera. Occorre ricordare che è molto importante permettere la libera circolazione dell’aria attorno allo specchio astri durante la fotografia. L’esperienza di due anni d’intensa attività fotografica mi dava tre importanti certezze. Prima: non esiste un metodo d’inseguimento diverso dall’uso di un inseguitore in parallelo. L’uso della guida fuori asse è molto spesso inefficace poiché non si trovano nel campo inquadrato stelle che siano ancora visibili, nel momento in cui illuminiamo, anche debolmente, il reticolo (in breve: o vediamo solo la stella o vediamo solo il reticolo). Seconda certezza: lo strumento di guida, perfettamente solidale con il telescopio principale, deve permettere le proprie correzioni attraverso due robusti movimenti micrometrici per portare la stella di guida perfettamente al centro dell’oculare. Spostare il telescopio, per centrare la stella di Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 25 guida, molto spesso porta risultati deludenti (si porta il soggetto della foto lontano dal centro del campo inquadrato. Terza: è necessario dotare l’inseguitore di un cercatore perfettamente allineato, per non vagare per ore al buio alla ricerca di una stella idonea. Un aiuto dai russi La precedente esperienza con il vecchio rifrattore Alinari, lungo, ingombrante e d’indubbia qualità…scadente, mi fece preferire il corto obiettivo fotografico, catadiottrico, di produzione russa, con 1000mm di focale: l’MTO. Il problema maggiore, per l’uso di questo strumento come telescopio di guida, era dovuto alla difficoltà di avere un solido fissaggio che avrebbe impedito qualsiasi elasticità alla struttura. La fascia d’ottone, che tratteneva inizialmente il vecchio Alinari alla montatura originale, già stupendamente utilizzata, aveva lo stesso diametro dell’MTO. In un primo tempo tentai di abbracciare, con la fascia, la parte posteriore dello strumento, ma mi accorsi che questo sistema tendeva a peggiorarne la qualità ottica. Decisi, perciò, di fissare l’anello, alla parte che si doveva ruotare per la messa a fuoco, ritenendo ininfluente, che la ricerca del fuoco avvenisse ruotando la parte posteriore. Il materiale La ricerca del materiale necessario m’impegnò per pochissimo tempo. La fascia era già a disposizione perciò radunai: • Una forcella recuperata da una vecchissima lucidatrice domestica, • Una piastra d’acciaio, spessore 2mm, con dimensioni di 20x30cm, • Un vecchio cercatore • Due volantini per i movimenti micrometrici, • Un dado lungo con barra filettata, • Un pezzo di supporto ad U (vedi correzione della declinazione) • Due cuscinetti • Piattina, squadrette, ecc. La motorizzazione della fotocamera Alla ricerca del flessibile Le esperienze precedenti sull’uso della macchina fotografica, mi evidenziarono un piccolo ma noioso problema: la ricerca del flessibile di comando della apertura e chiusura dell’otturatore. Molto spesso, al buio, non è agevole trovare il flessibile, e, una volta trovato, si corre il rischio di fare manovre che possono rendere la foto di qualità scadente, per urti al tubo ottico. Un po’ per gioco e un po’ per curiosità decisi di costruire un meccanismo di pressione e rilascio del flessibile comandato elettricamente. fig. 39 - Il motorino e le soluzioni usate per l’automazione della fotocamera Diamoci da fare Il primo lavoro da fare, era quello di curvare la lamiera d’acciaio in modo che avesse la stessa curvatura del tubo ottico. Con un tirante centrale e due cuscinetti di recupero, fissai la forcella alla lamiera in modo che non avesse avuto giochi ed offrisse una certa resistenza agli spostamenti. Due squadrette fissate alla piastra, ed opportunamente forate, tenevano la barra filettata che comandava gli spostamenti in azimut. Un meccanismo identico a quello illustrato in fig. 12, univa la barra filettata alla boccola con cusci26 netti, che reggeva la forcella, per consentire le correzioni. Un pezzo di robusta piattina, barra filettata, un dado lungo con bullone trasversale saldato, dadi e controdadi ed un volantino, furono necessari per la correzione del movimento in altezza. Poiché la fascia di fissaggio dell’ottica era in ottone, fissai le viti da 10mm con testa fresata orientata all’interno, e due dadi esterni che le trattenevano in posizione. Dadi e controdadi all’esterno eliminavano ogni gioco e permettevano, con un certo attrito, la regolazione. Fissai la piastra al tubo ottico con 10 viti da 5mm dopo averlo forato per inserire il grosso bullone di fissaggi della forcella. Un motorino di recupero Tra i recuperi trovai un motorino, molto leggero, già dotato di un riduttore di giri che poteva essermi utile. Applicai all’ultima ruota dentata, tre vitine con dado, due a 180° una dall’altra con le viti che spuntavano per circa 10mm dalla superficie esterna dell’ingranaggio, la terza fuoriusciva dalla faccia interna. Una levetta, durante la rotazione, era messa in movimento dalla terza vite, consentendole di spingere i due flessibili che erano collegati alle fotocamere. Il fine corsa Le altre due viti comandavano un microinterruttore, in modo che si aprisse nel momento in cui la levetta si trovava con i Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione la levetta si trovava con i flessibili completamente spinti o completamente rilasciati. Il motore, che riceveva direttamente l’alimentazione negativa, era alimentato con il positivo dal pulsante di comando che si trovava in mano mia. Un’altra alimentazione positiva, raggiungeva il motore attraverso il microinterruttore comandato dalla rotazione dell’ingranaggio. Questo sistema mi permette di avviare i movimenti di chiusura e di apertura dell’otturatore con il pulsante, mentre il motore continua la sua corsa, alimentato dal microinterruttore sino al raggiungimento di una delle due posizioni di riposo. Qualche piccolo foro nel tubo ottico ed il nuovo meccanismo era perfettamente funzionante. L’impianto elettrico 13 10 1 26 Trasformatore 220 – 12 V. 1 9 4 15 1 8 1 7 6 11 12 5 13 4 Un groviglio di fili Era giunto il momento di rifare 3 l’impianto elettrico del nuovo strumento. Non avrei mai immaginato che in 2 uno strumento ottico potrebbero essere, non necessari, ma certamente utili, una quantità cosi elevata di accessori elettrici. 1 Condensatore Condensatore Molti utilizzatori erano soltanto nei miei progetti, naturalmente mentali, ma si delineava davanti Schema impianto elettrico della centralina di comando 1 – Relè correzione ½ velocità 2 – Relè correzione 1/3 velocità 3 – Relè correzione A.R. Est a me un notevole sfruttamento 4 Relè correzione A.R. Ovest 5 – Relè correzione Decl. Nord 6 – Relè correzione Decl. Sud dell’energia elettrica. 7 – Relè esclusione motore A.R 8 – Relè comando fotocamera 9 – Relè comando LED vari Occorre certamente tenere conto 10– Relè di scorta 11Ponte di diodi 12Alimentazione 220 V. che il TOTEM era uno strumento 13Uscita 12 V alternata costruito per l’uso davanti a casa, per cui non era necessaria sione retta una alimentazione autonoma. Un pulsante di comando macchina fotografica La rete elettrica mi dava tutto ciò di cui avevo biUn interruttore per illuminatori cerchi graduati sogno. e cercatori Due interruttori che modificavano la velocità dei Il progetto a grandi linee motori di correzione in quattro diverse combina1) - Era mia intenzione costruire una centralina zioni dove avrebbero trovato posto: 3) - L’impianto elettrico del basamento dove troIl trasformatore (220 – 12 volt) vava posto il motore principale di ascensione Il ponte di diodi retta, l'illuminazione dei cerchi graduati di A.R., Due condensatori il fine corsa di A.R. 10 relè per comandi vari 4) – L’impianto elettrico della forcella dove erano Il pannello di controllo con interruttori, spie, fusii motori di correzione, i quattro fine corsa per bili ed altro detti e l’illuminazione del cerchio di declinazio2) - I comandi principali per l’uso dello strumento ne. dovevano essere raggruppati in una pulsantiera 5) – L’impianto elettrico del tubo ottico dove con il cavo di collegamento abbastanza lungo da c’era il motore per macchina fotografica, gli ilpermettermi libertà di movimenti e contenente: luminatori dei reticoli dei vari cercatori e Due pulsanti di correzione ascensione retta dell’inseguitore e l’alimentazione di una, o forse Due pulsanti di correzione declinazione due, telecamere. Un pulsante di arresto motore principale di ascenUgo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 27 Tra i recuperi trovai anche un contatore di impulsi che inserii nel pannello di controllo come 1 – Motore correzione A.R. “contafoto” e adeguatamente il4 6 1 luminato. 3 2 – Motore correzione declinazione Due resistenze di valori diversi 3 – Motore fotocamera mi permettono di modificare la 5 7 2 velocità dei motori di correzione 4 – Led per illuminazione cerchi graduati secondo quattro diverse combi8 5 – Led per illuminazione cerchi graduati nazioni. Una quantità industriale di spie 6 – Led ad intensità variabile per cercatori e LED multicolori segnalano sul 7 – Led ad intensità variabile per cercatori pannello di controllo ogni attività (anche l’occhio vuole la sua par8 – Interruttore per fine corsa motore foto te). 9 10 11 12 I curiosi troveranno nelle pagine 9 – Interruttore per fine corsa A.R. ovest seguenti lo schema elettrico del10 – Interruttore per fine corsa A.R. Est lo strumento. Le ultime novità 11 – Interruttore per fine corsa decl. Nord In un secondo tempo saranno 12 – Interruttore per fine corsa decl. Sud installate due telecamere, una fissa sull’inseguitore e l’altra nel13 1 N.b.- Gli interruttori sono norm. chiusi la sede di un oculare (o della fotocamera). La “filosofia” dell’impianto Per l’alimentazione utilizzo un alimentatore staEra mia intenzione comandare ogni alimentazione bilizzato con uscita a 9volt c.c. attraverso dei piccoli relè, per fare in modo che i Sia l’alimentazione delle telecamere che un cavo cavi che arrivavano alla pulsantiera di comando, del segnale, segue l’impianto esistente, che lo non fossero attraversati dalla corrente necessaria convoglia sino alla zona della centralina, sopra all’utilizzatore. alla quale trova posto il monitor di inseguimenCon questo sistema potevo utilizzare, per la pulto. santiera, cavi moto piccoli, essendo minimo Una presa multipla, alimentata attraverso l’assorbimento per l’eccitazione dei relè. l’interruttore generale, è utilizzata sia per Usando, inoltre, la telecamera per l’inseguimento, l’alimentatore sia per il monitor. potrei, allungando adeguatamente i cavi, portare I due cercatori esistenti, uno per il telescopio pulsantiera e monitor in laboratorio e, dopo il principale e l’altro per lo strumento di guida, puntamento dell’oggetto da fotografare, guidare lo dotati di crocicchi sono illuminati, se necessastrumento stando comodamente al caldo. rio, da due LED rossi, sistemati davanti I relè possono essere utili anche nel caso che deciall’obiettivo in posizione laterale. dessi di automatizzare il meccanismo di inseguiUn potenziometro, sul pannello di controllo, remento con l’uso di un CCD. gola l’intensità luminosa per adattarla alle neLa presenza dei relè ha semplificato anche tutti i cessità del momento. sistemi di sicurezza dell’impianto e, particolarmente, l’impossibilità di comandare, per errore, contemporaneamente le correzioni in I cerchi di direzioni contrapposte. ascensione retta I relè, inoltre, facilitano l’inserimento di alcuni fine corsa in tutti i movimenti di correzione e nel moUn grosso problema vimento principale di A.R. per evitare possibili rotSembrava insormontabile. ture dei meccanismi. La soluzione adottata per il movimento della Infatti, più di una volta, in precedenza, una corremotorizzazione di ascensione retta, non permetzione che arrivava a fine corsa, e si “piantava”, teva assolutamente di installare, sugli ingranagcreava problemi per il ripristino del normale fungi di accoppiamento, un indicatore per rilevarne zionamento. i movimenti. Volevo inoltre avere luce, quando necessario, per Parafrasando un vecchio detto che parla del la lettura dei cerchi graduati e per l’illuminazione rapporto tra Maometto e la montagna, ho pendei reticoli dei cercatori. sato: se il cerchio graduato non sta sul moviIl reticolo dell’inseguitore, l’unico con reostato inmento, portiamo il movimento dove sta il cercorporato, è alimentato, come tutti gli altri, dalla chio graduato. rete (l’acquisto delle pile idonee mi stava prosciuLapalissiano? Forse si. Certo è, che mi ha dato gando le esigue finanze) mentre un reostato unico da studiare. regola l’illuminazione dei cercatori. L’alimentazione dell’illuminazione dei cerchi graUn movimento o due? duati non passa attraverso alcun reostato ma è Tante montature di produzione commerciale, comandata dallo stesso interruttore dei cercatori. IMPIANTO ELETTRICO FORCELLA E TUBO OTTICO 28 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione Schema elettrico del pannello di controllo e del basamento 26 Legenda 1 Spia correzione ½ velocità 21 22 13 23 3 Spia correzione A.R. Est 24 4 Spia correzione A.R. Ovest 12 20 1 4 11 2 Spia correzione 1/3 velocità 19 5 Spia correzione decl. Nord 6 Spia correzione decl. Sud 7 Spia esclusione motore A.R. 1 10 8 Spia comando fotocamera 18 9 9 Sia comando LED vari 10 Spia fine corsa A.R. Ovest 17 8 11 Spia fine corsa A.R. Est 12 Spia fine corsa decl. Nord 27 13 Spia fine corsa decl. Sud 7 14 Interruttore generale 16 26 6 15 15 Spia alimentazione 220 V. 16 Fusibile 220 V. valore 3 A. Cosi ho fatto. Un posto privilegiato Ricordate il motorino del giradischi? Bene: il mio laboratorio, dove tutto cresce e nulla si distrugge, era fornito anche del piatto del giradischi! Un piatto bellissimo, tutto in alluminio pressofuso e tornito in ogni sua parte, che pesava circa un chilo, con un diametro che si avvicinava ai 31cm. Faccio velocemente due conti e decido: uso questo. La parte anteriore della base dello strumento era caratterizzata dalla presenza del tubo in acciaio a sezione rettangolare da 20 x100mm che reggeva il disco da freni fissato al basamento. Era una superficie piana, robusta, inclinata a 45° e ben visibile, che era in grado di accogliere agevolmente il piatto del giradischi. 17 Fusibile 12 V. valore 10 A. Il progetto Come l’orologio indicato in precedenza, dovevo costruire una 19 Reostato per LED vari 14 “lancetta” coassiale con il piatto 4 stesso, il “quadrante”, ognuno 20 Pulsante contafoto dei quali prelevava il movimen25 21 Illuminazione contafoto to da due posizioni diverse. 3 Il quadrante riceve il movimen22 Contafoto to direttamente dal motore di 23 Resistenza 1 Ohm 50 W. ascensione retta, naturalmente 25 2 prelevato dall’ingranaggio pic24 Resistenza 2 Ohm 50 W. colo che comanda la rotazione dell’ingranaggio principale. 25 Illuminazione cerchi di Impianto sul Basamento 1 220V.AC A.R La lancetta riceve il movimento dalla rotazione della forcella 26 Fine corsa A.R. n. aperto prelevato dal tirante centrale, 27 Motore A.R. 220 V. attraversato dai cavi elettrici, appositamente reso solidale con dotate di cerchi di A.R. utilizzano un sistema che il disco da freni al quale la forcella era fissata. non mi piace. Una idonea quantità di pulegge e rinvii avrebbe Il valore indicato dai cerchi è valido esclusivamenpermesso la trasmissione del movimento via cate nel momento in cui si mette a segno correggenvo… do la posizione del cerchio. Anzi, via “cavetto”, utilizzai infatti quei cavetti in Dopo alcuni minuti, a causa dell’inseguimento, sia materiale plastico che si trovano in commercio con motore sia a mano, dell’oggetto che si sta osper comandare l’apertura o chiusura delle tende servando, rileviamo che il valore indicato dal cerper finestre. chio è cambiato. Questi cavetti hanno una caratteristica imporEssendo chiaro che l’ascensione retta di una stella tantissima: con un accendino e un po’ di pratiha sempre un identico valore, dobbiamo dedurre ca, si riesce facilmente a congiungerne solidache il cerchio graduato, dopo un po’ di tempo, non mente i capi. indica più il giusto. A questo modo è semplicissimo costruire cinCome risolvere il problema? ghie di tutte le misure. Semplice: oltre al cerchio graduato deve ruotare 5 18 Spia motore A.R. (220 V.) anche l’indicatore. Se chiediamo ad un orologio funzionante di segnare sempre la stessa ora, dobbiamo far ruotare sia la lancetta sia il quadrante. La scala graduata Con un metro misurai la circonferenza del piatto:97cm. La suddivisione del disco doveva essere legata, Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 29 in qualche modo, ai valori con cui gli astronomi hanno suddiviso la sfera celeste. Questi valori sono: 24 ore = 48 mezzore = 96 quarti d’ora = 288 cinque minuti = 1440 minuti. Portando con il tornio la circon15 ferenza al valore di 96cm, potevo, con un metro fissato al bordo esterno del piatto, rilevare dai trattini lunghi che indicano i centimetri, i 96 quarti d’ora. 1 Naturalmente ogni due centimetri troveremo la mezzora e ogni quattro centimetri si rileva l’ora. Di conseguenza avremo il quarto d’ora che è suddiviso in 10mm: è facile dedurre che ogni millimetro 1 2 3 indica uno spostamento di un primo e trenta secondi. Un laboratorio che si rispetti è dotato di metri di ogni tipo. 6 4 5 7 Ne trovai uno, tra i soliti metri metallici che si arrotolano nella propria custodia, che aveva i numeri indicati al centro con di8 9 10 mensioni abbastanza ridotte da essere coperti, da un nastro adesivo per etichettatrici, lasciando chiaramente a vista le linee più lunghe che indicavano i centimePulsantiera: dati dei collegamenti in ordine di posizione tri. 1 - Velocità correz. 1/3 6 - Correz. Decl. Sud 11 - Positivo LED Evitando la parte iniziale del me2 Velocità correz. 1/2 7 Blocco Motore A.R. 12 - F. Corsa A.R. O. tro, con gancetti, bollini, linee 3 - Correz. A.R. Ovest 8 - Foto 13 - F. Corsa A.R. Est consumate dall’usura e deforma4 - Correz. A.R. Est 9 - Interr. LED 14 - Fine corsa Dec. N. zioni, ricavai dalla parte centrale, 5 - Correz. Decl. Nord 10 - Negativo e Massa 15 - F. Corsa Dec. Sud era lungo due metri, un pezzo Interruttori e pulsanti di comando lungo un metro. Dopo aver ridotto con il tornio, in 1 – Interruttore di accensione LED 6 – LED motore A.R. fermo modo rocambolesco, il diametro 2 – Pulsante di correzione A.R. Ovest 7 – Pulsante di correzione decl. Sud del disco sino a portare la circon3 – Interruttore 1/3 velocità di correzione 8 – Pulsante di correzione A.R. Est 4 – Comando macchina fotografica 9 – Pulsante di arresto motore A.R. ferenza a 960mm, cosparsi il me5 – Pulsante di correzione decl. Nord 10 – Interruttore ½ velocità di correzione tro e il disco di colla per laminati plastici. Un foro nel disco e due fori nel parte del piatto non impegnata dal metro, una nastro d’acciaio, mi permisero il fissaggio della gola idonea per accogliere la “cinghia” di cui ho scala graduata con il metro che, naturalmente, si parlato poco fa. sovrapponeva per quattro centimetri. Dopo varie prove, ritenni conveniente coprire Durante la precedente tornitura preparai, in una con nastro adesivo per etichettatrici i numeri indicati nel metro e, con “trasferelli” gentilmente offerti da Guido, che seguiva con attenzione ogni fase della lavorazione, segnare i valori di ascensione retta. fig. 40 – La soluzione del piatto da giradischi adattato ad indicatore della ascensione retta. Dall’alto in basso: la lancetta con indicatore e illuminatore (led) della scala graduata, il piatto del giradischi con scala graduata e gola per cinghia, boccola, indicatore fisso, telaio dello strumento, boccola, assi concentrici, puleggia di comando lancetta. A destra in basso particolari dell’indicatore della lancetta. La posizione del tutto è inclinata di 45°. 30 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione La lancetta Inserito a forza un asse forato, foro interno di 6mm, nel centro del disco (il tornio mi aiutò ancora una volta per curare la perpendicolarità dell’asse), mi preoccupai di costruire la lancetta. Un asse forato da 6mm di dia- metro, un disco di alluminio dello spessore di circa un centimetro, un tondino del diametro di 3mm, un anello con diametro interno di 16mm, un tubetto, un LED ed un pezzo di cavetto flessibile telefonico. Tutto questo era necessario per la costruzione della lancetta. Alcuni grani fissavano la lancetta al disco, il disco all’asse e la puleggia all’asse stesso. Il foro nell’asse della lancetta, permette il passaggio del cavo di alimentazione del LED che illumina la scala graduata. Il tutto è installato nella base con un’inclinazione di 45°. Fig. 41 – La disposizione delle due cinghie di trasmissione dei movimenti per i cerchi di A.R. Collegamento ai movimenti Era compito della lancetta indicare gli spostamenti dell’asse di ascensione retta. Potevo far funzionare correttamente l’indicatore collegando la puleggia fissata alla lancetta con una, di identico diametro, fissata al tubo di assemblaggio del gruppo di ascensione retta. Questo tubo era stato in precedenza reso solidale con il disco da freni della forcella. La puleggia era stata inserita, naturalmente, prima di far attraversare il tubo dal fascio di conduttori elettrici. Durante la costruzione ritenni, forse inconsciamente, di preparare l’asse del piccolo ingranaggio di trasmissione del movimento di ascensione retta in modo che uscisse anche dalla parte posteriore del riduttore di giri. Da quest’asse prelevai il movimento che comanda il piatto da giradischi. Quest’asse, solidale con l’ingranaggio a 12 denti, aveva, con il movimento di ascensione retta un rapporto di 127/12. Di conseguenza, l’asse faceva, in un giorno siderale, 127/ 12 = 10,58 giri. La gola per la cinghia, sul piatto da giradischi, aveva un diametro di 29cm. La puleggia di comando del piatto, perciò, doveva avere il diametro di cm 29/ 10,58= 2,74cm. Preparata la puleggia la inserii nell’asse e cominciai gli studi per la trasmissione dei movimenti. Lo schema indicato in fig.41, illustra adeguatamente la soluzione adottata. Una serie di piccole pulegge guidano il movimento delle cinghie dall’origine fino a destinazione. Le prove effettuate, permettono di rilevare con buona precisione, spostamenti di un minuto, (4 minuti in A.R. = un grado) nonostante il materiale usato, la cordina da tende, che è certamente poco ortodosso. Le tacche per la messa a punto Era mio desiderio, per un uso più proficuo dello strumento, rilevare il momento in cui il telescopio era puntato sul meridiano locale. Come il solito, aspettai la sera, ed attesi che, secondo i calcoli di Vittorio, Spica passasse al meridiano. Mi ero preparato, per quella fase, un indicatore fissato alla base, che potesse traguardare una tacca posta sulla forcella, onde segnalare il momento in cui lo strumento incontrava il meridiano locale. Il secondo indicatore fissato alla base, che puntava sulla parte più alta del piatto da giradischi, serviva per mettere a segno il Naturalmente le ottiche dello strumento erano meccanismo. perfettamente allineate, questo mi garantiva un sicuro legame tra l’oggetto puntato nel cielo e la posizione della forcella. Nel momento del passaggio portai l’allineamento della forcella in corrispondenza della tacca, per avere la certezza di poter mettere lo strumento sul meridiano locale in qualsiasi momento. Ruotai il piatto del giradischi fino a portare l’ascensione retta della stella sull’indicatore fisso posto nella parte alta. Ruotai la lancetta portandola nella stessa posizione. Il risultato era previsto: dopo 15 minuti il piatto si era spostato di un centimetro, la lancetta anche (di conseguenza continuava ad indicare sul piatto l’ascensione retta della stella, mentre l’indicatore fissato alla base segnava il nuovo valore, in ascensione retta, degli astri che stavano attraversando il meridiano locale. Da quel momento, e per tutta la serata, non fu necessario modificare in alcun modo la posizione dei due movimenti. La serata, naturalmente, è stata dedicata alla ricerca e al puntamento di tantissimi oggetti, senza alcuna necessità di utilizzare il cercatore. L’uso dei cerchi graduati (che abbiano un funzionamento decente) permette una semplicità di puntamento di cui, in seguito, non se ne può fare a meno. Facendo un riepilogo dei risultati ottenuti vediamo che cosa è stato raggiunto. Sulla base esiste un indicatore che determina il momento in cui l’ottica dello strumento punta al meridiano locale. La lancetta deve, in questo momento, trovarsi Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 31 sulla tacca di riferimento, pure lei fissata al basamento, che si trova nella parte più alta del disco. Naturalmente, ruotando la forcella, la lancetta si sposta di conseguenza. A questo punto posso iniziare puntando una stella di cui conosco l’ascensione retta e spostare il disco in modo che la lancetta indichi un identico valore. E se invece usassi l’orologio siderale… L’orologio siderale mi permette in ogni momento di controllare, ed eventualmente correggere, la posizione dei cerchi di ascensione retta. La lancetta che si sposta con il movimento della forcella LED 22 15 30 45 23 15 30 4 L’orologio siderale Era stato preparato da tempo Indicatore fisso per mettere a segno l'ora siderale e il meridiano locale Circa due anni fa, sostituendo la pila al vecchio orologio di cucina, Disco graduato che si sposta con il motore di A.R. mi accorsi che, nonostante la dicitura “electronic”, era dotato di fig. 42 - Un breve riepilogo un bilanciere, una vite di regolaLa lancetta indica la posizione della forcella e, quando lo strumento è puntato sul meridiano locale l'indicatore della lancetta deve trovarsi esattamente sull'indicatore fisso. zione della molla del bilanciere e, Qualora ciò non accada, molto raramente, occorre portare la forcella sul meridiano, con la come appena descritto, un'alitacca di riferimento che si trova sulla forcella, e correggere la lancetta facendo scivolare la mentazione a pile. cinghia di trasmissione del movimento stesso. È un modello di costruzione degli Il disco graduato, che si sposta in modo indipendente grazie al motore di A.R., può essere messo "a segno" con l'orologio siderale, ora segna le 22 e 30 e, se questa è l'ora siderale loanni ’60 e ’70 che, nonostante cale, questa è la ascensione retta degli astri che stanno attraversando il meridiano. l’alimentazione elettrica, utilizzaIl disco graduato può essere messo a segno anche puntando una stella di cui conosciamo va il bilanciere per la misura del l'ascensione retta. La stella che stiamo puntando in questo momento ha la coordinata di ascensione retta pari a tempo. 23ore e 6minuti, di conseguenza si trova ad Est del meridiano locale, che sarà raggiunto, dalOrmai da anni gli orologi elettrici la stella stessa, fra 36minuti (siderali). utilizzano la frequenza emessa da cristalli di quarzo (Quartz), cerAstronomia in pieno giorno tamente più precisi, ma non idonei per modificarIl giorno seguente, con Vittorio e Guido piuttone la velocità. sto scettici, volli provare. Comperai, presso i miei abituali fornitori, magazIl Sole ci avrebbe dato ancora un paio di ore di zini dove sono in vendita oggetti usati d'ogni tipo, luce piena prima di tramontare ma… cinque orologi di questo modello, al prezzo irrisorio Collegai lo strumento alla rete, alimentai di 5.000 lire ciascuno. l’impianto elettrico, rilevai l’ora siderale e corSembravo il “cappellaio matto” di una nota favola. ressi il cerchio di ascensione retta. Gli orologi erano seguiti con cura per fare in modo A Est avrei dovuto trovare Deneb del Cigno, letche, dopo 23ore 56minuti e 4 secondi segnassero te le coordinate, orientai lo strumento in base ai il trascorrere di 24 ore. Dovevano andare avanti cerchi graduati, guardai nell’oculare “panoramiper quasi quattro minuti il giorno. co” e la vidi, quasi al centro del campo, nettaVinse la gara uno splendido “Jungans”, che a due mente distinguibile. anni di distanza non sono ancora riuscito a capire Grande entusiasmo collettivo, quel tardo pomese l’eventuale errore è in avanti o indietro. riggio trascorse alla ricerca di stelle da osservaCerto è che almeno per sei mesi non si discosta re nonostante il sole che continuava ad oltre un minuto dall’ora siderale locale. illuminarci. A cosa serve l’orologio siderale? E cosi vedemmo Altair, Vega, le due componenti Sarebbe giusto ampliare la domanda: perché negli di Albireo, e tante altre stelle sino alla osservatori astronomici, anche quelli “antichi”, emagnitudine 2,5. rano dotati di, almeno un orologio a pendolo? Io puntavo lo strumento e Guido o Vittorio osOccorre ricordare che, per definizione e per vocaservavano nell’oculare trovando sempre la stella zione, l’astronomo doveva misurare la posizione prescelta. degli astri, e non come spesso accade a noi appasGran soddisfazione anche dai cerchi graduati e sionati, rilevare dagli astri dati per la messa a dall’orologio siderale. Un'altra nota positiva fu punto del proprio strumento. rilevata collegando il LED di illuminazione del Lo spostamento delle stelle fisse, da tutti rilevato cerchio di A.R. nell’arco dei secoli, non poteva essere scoperto ed Infatti, la posizione del LED (a luce gialla) accettato se per la messa a punto del proprio proiettava sulla scala graduata, l'ombra dell'instrumento si fosse adottata la posizione di una dicatore della lancetta. stella. Questa condizione elimina totalmente l'errore di L’orologio principale d'ogni osservatorio astronoparallasse dovuto alla distanza della lancetta mico aveva il compito di misurare il tempo siderale dalla scala graduata. locale, grazie al quale si poteva avere i cerchi di La posizione dell'ombra, perfettamente visibile, ascensione retta sempre in posizione corretta. segna in modo inequivocabile il valore dell'aQuesto è lo scopo della modifica agli orologi acquiscensione retta. stati. 32 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione E le rotelle continuano a girare Nei giorni seguenti un pensiero fisso mi tormentava: avevo un piatto da giradischi enorme, liscio, perfettamente in vista che non era utilizzato. Si, è vero, nel bordo c'era la scala graduata, l'indicatore della forcella e tante altre cose ma sul davanti… si dico proprio sul piatto, uno spazio così grande, vuoto. Il piatto ruotava con la motorizzazione di ascensione retta e sopra di esso passava il tondino da tre millimetri che tratteneva l'indicatore della lancetta. Dovevo farlo. Un programma di astronomia per il computer mi venne in aiuto. Preparai una cartina del cielo settentrionale con il diametro di circa 30cm salvata sul dischetto, chiesi a mio figlio di stamparla su carta fotografica con una stampante a 132colonne e la ritagliai formando un cerchio identico al diametro del piatto. Incollai la carta al piatto in modo che le linee della A.R. corrispondano ai valori indicati nel cerchio graduato al bordo e con il centro, il polo celeste Nord, perfettamente al centro del piatto. Installai nuovamente la lancetta, pulegge e cinghie ed il gioco fu fatto. Avevo, in posizione ben visibile, una cartina del cielo, sulla quale scorreva la lancetta che indicava con precisione i corpi celesti che potevano essere osservati dallo strumento. Un astrolabio per telescopi. struito con un obiettivo da binocolo del diametro di 80mm e 350mm di focale. Gli anelli, fissati al tubo ottico, occupavano spazio, ricevevano urti, il loro spessore non garantiva una necessaria stabilità e avevo praticamente rinunciato al continuo allineamento. Chi me lo fa fare? Cambiamo sistema. Una robusta staffa a L lunga circa 20cm, due bulloni con quattro rondelle "larghe", quattro viti autofilettanti e qualche spessore. Fisso il cercatore direttamente al tubo ottico. Il sistema di correzione, decisamente empirico, era possibile grazie ai due fori dei bulloni che avevano una forma ad asola, e ad un certo numero di spessori che era possibile inserire tra il tubo ottico ed il cercatore. Occorre ricordare, in ogni caso, che l'allineamento del cercatore va fatto, naturalmente, dopo l'allineamento delle ottiche dello strumento principale. Infatti, una modifica nella posizione di qualsiasi parte ottica del telescopio porta, ad una rilevante variazione della centratura del campo. Colgo l'occasione per ricordare che lo stesso problema si presenta anche con riferimento ai cerchi graduati, sia di ascensione retta (la esatta posizione del meridiano locale), sia di declinazione. Ritengo perciò determinante, prima di correggere qualcosa che sembra fuori posizione, controllare con cura l'allineamento delle ottiche del telescopio. Fortunatamente il Laser è sempre pronto ed è facile la correzione. Il contrappeso fig. 43 - La soluzione adottata per il fissaggio del cercatore Il cercatore Una decisione controcorrente Forse ho sbagliato soluzione. Nella precedente versione dello strumento, forse, il cercatore era una delle poche cose installate, seguendo una regola sperimentata e condivisa da tutti. Due anelli, ricavati da un tubo da 100mm di diametro e 2mm di spessore che, con tre fori filettati ciascuno, trattenevano uno strumento autoco- Occorre bilanciare lo strumento Finalmente! Non sono previste installazioni di altri accessori di notevole peso, posso iniziare a preoccuparmi del bilanciamento dello strumento che, in questi ultimi tempi, se allento la fascia di bloccaggio della declinazione, diventa incontrollabile. Nonostante il decentramento dell'asse di declinazione rispetto all'asse ottico, dovuto alle due piastre d’acciaio indicate dalla fig. 15 la era necessario aggiungere un contrappeso nella parte bassa del tubo ottico. Alcune prove mi permisero di stabilire che "la massa mancante" per bilanciare il movimento di declinazione era dell'ordine dei, circa, 2,5 Kg. da inserire nella parte bassa dello strumento, in altre parole nella zona del tubo ottico a metà strada tra l'asse di declinazione e la posizione dello specchio principale. Il peso doveva trovarsi inoltre in posizione opposta all'inseguitore e al cercatore. Il laboratorio diventa una fonderia Tra il materiale a mia disposizione ho trovato un asse di acciaio inossidabile del diametro di 16mm (una vecchia guida di testina di stampa per stampante a 132 colonne. Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 33 Un cilindro di acciaio come in fig. 44, con il foro abile, legato con cordine, che lo difendeva dalle interno da 16mm che scorreva perfettamente sulintemperie. l'asse senza alcun gioco. Naturalmente, per l'uso del telescopio, ero coDovevo aumentare il peso del cilindro. In che mostretto a slegare le cordine e togliere la copertudo? Con il piombo, naturalmente. E così feci. ra, che, alla fine della serata, era rimessa in seRaccolsi tutto il piombo a mia disposizione e dedide. cai una giornata alla fusione del pesante metallo. Volendo evitare queste noiose operazioni, ritenni Due vecchi pentolini in alluminio con diametro da giunto il momento di costruire una copertura 80 e 100mm e un "cannello" a gas liquido, erano il rigida e facilmente manovrabile che mi garantismateriale necessario alla lavorazione. se un’idonea protezione. Il piombo, quasi tutto sotto forma di conLa "cupola" dutture di scarico di Costruito un telaio di legno, a forma di parallemm16 vecchi impianti idraulepipedo, con quattro piedini, la cui parte supelici, era in continua riore terminava come indicato dalle linee tratfusione nel pentolino teggiate in figura 45, acquistai, presso un fornifig. 44 - Lo "scheletro" in acciaio più grande. tore di materiale edilizio di Ceva, un foglio di vedel contrappeso Raggiunta la quantità troresina, spessore circa un millimetro, con dinecessaria, dopo aver eliminato le scorie, era vermensioni idonee per ricavare la costruzione illusato nel pentolino piccolo al centro del quale insestrata. rivo, in verticale, un tondino da 8mm di diametro La vetroresina, materiale che esiste anche con che mi avrebbe permesso di utilizzare il peso molto facilmente. Feci fusioni di ogni altezza in modo da avere diversi pesi per i miei giochi. Venne il momento di costruire il contrappeso vero e proprio. Inserii nel fondo del pentolino piccolo, lo scheletro di fig.44 perfettamente al centro. Versai nel contenitore il piombo fuso e depurato da scorie, sino a raggiungere il livello della parte superiore dello scheletro. fig. 45 - La cupola con telaio in legno e copertura in vetroresina flessibile per edilizia. Le ruote, ricavate da una vecchia bicicletta per bambini, garantiscono un'agevole manovrabilità A questo punto occorre ricordare che l'acciaio, naturalmente, insesagoma ondulata per la costruzione di tettoie, fu rito in un recipiente di piombo fuso, tende a venire tagliata e fissata al telaio di legno con viti e rona galla! delle e, una siringa di silicone, mi permise di Per questo motivo fu necessario trattenere in posirendere perfettamente impermeabile la costruzione lo scheletro sino al raffreddamento del liquizione. do. Il costo del materiale necessario raggiunse le Quella giornata di fonderia mi regalò, oltre al con100.000 lire. trappeso, circa 20kg di piombo, sotto forma di ciIn uno dei due lati stretti, evitai di installare la lindri forati e di peso variabile tra i 0,3 ai 3 chilotraversa bassa e feci in modo che la vetroresina, grammi. tagliata a semicerchio, terminasse sulla traversa Rifinitura ed installazione Un foro filettato da 6mm, perpendicolare al cilindro, una manopola con vite di identico diametro, una passata al tornio della parte esterna ed una verniciata resero il contrappeso un oggetto di "elegante fattura". Due robuste staffe che trattenevano l'asse da stampante, all'interno del quale era inserito il contrappeso, furono fissate al tubo ottico, riportando così un certo equilibrio allo strumento, e anche al costruttore, che rischiava in ogni momento, di essere schiaffeggiato da un tubo ottico impazzito. La copertura rigida Una soluzione era necessaria Lo strumento, che rimaneva sempre all'esterno per molte settimane, era coperto da un telo imperme34 alta. Una "tenda" di tela cerata, proteggeva questa parte dello strumento e, contemporaneamente, permetteva un agevole inserimento della cupola sopra al telescopio. In pratica "un forno" Il giorno seguente mi accorsi di aver costruito un forno. Il sole estivo, che per tutto il giorno ha colpito la cupola, in vetroresina trasparente, senza alcuna possibilità d’aerazione, aveva portato la temperatura dello strumento, a valori "intoccabili" con rischio di gravi ustioni, specie nelle parti metalliche che trasmettono il calore molto facilmente. Tanto panico ma nessun danno irreversibile. La notte, come sempre, mi portò consiglio. Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione Due soluzioni combinate Il giorno seguente iniziai subito gli interventi. Primo: dovevo permettere un’agevole circolazione d’aria all'interno della cupola. Secondo: dovevo coprire la cupola con materiale opaco e riflettente. Poiché la parte bassa della costruzione permetteva una libera circolazione dell'aria, dovevo fare un’apertura nella parte alta, in modo che, l'eventuale riscaldamento interno, innescasse un movimento d’aria dal basso verso l'alto garantendo così una continua circolazione d’aria fresca. Per realizzare queste aperture, tolsi le vitine e squadrette che fissavano la parte a semicerchio al tetto. Piegai verso l'interno la parte a semicerchio, come indicato dalla linea tratteggiata in fig.46, e modificai la curvatura del tetto come indicato. Fissai nuovamente le due parti con la certezza che, l'acqua piovana non si sarebbe mai inserita nelle due aperture appena fatte. cupola graffiando l'alluminio, non preoccupano eccessivamente: faccio una "pezza" e via. La proiezione dell’oculare Alla ricerca del raccordo universale Era nelle mie intenzioni costruire un insieme di particolari, di facile assemblaggio, che mi permettessero una varietà considerevole di combinazioni. La soluzione indicata in fig. 47 è in grado di permettere la: ♦ Visione attraverso un normale oculare inserito nel canotto 6. ♦ Visione attraverso la combinazione lente negativa + oculare aggiungendo il part. 5. ♦ Fotografia attraverso la lente negativa, part. 5 + part. 9 inseriti. ♦ Fotografia attraverso la proiezione dell'oculare, senza lente negativa, e oculare, part. 8 e part. 9, inseriti nell'apposita sede. ♦ Con l'aggiunta di un’idonea riduzione al canotto, part. 9, è possibile inoltre inserire un oculare, per aumentare gli ingrandimenti offerti dalla lente negativa, o una telecamera, per l'osservazione nel monitor a forti ingrandimenti. Le possibilità offerte dall'insieme di questi accessori sono ancora oggetto di attente valutazioni, mentre alcune delle soluzioni adottate garantiscono indubbiamente notevoli risultati. fig. 46 - Le modifiche apportate per la ventilazione del contenuto della cupola La lente negativa Un recupero tira l'altro Ogni volta che parlo di lente negativa penso: è necessario dedicarle un breve capitolo. I cosiddetti duplicatori di focale sono una fonte inesauribile di accessori. ♦ I tappi. ♦ Gli attacchi a baionetta. ♦ Il gruppo di lenti. ♦ Un bel cilindro in alluminio usabile in mille modi. 1 I tappi, chiaramente, possono es2 3 sere usati per la chiusura di tan12 ti oggetti in dotazione a noi 4 astrofili. Gli attacchi a baionetta: ma dove pensate che io abbia recuperato 5 6 7 8 9 10 tanti innesti, sia maschio sia femmina, per le costruzioni dei 11 miei accessori? 4 12 A Ceva, al mercato dell'usato, e13 siste un banco dove si trova materiale fotografico di tutti i tipi, fig. 47 - Descrizione particolari costruiti per proiezione dell'oculare ed altro. 12-Anello attacco fotocamere (femmina) collegabile al telescopio, 4-Flangia a cui è fissato il un duplicatore di focale si prende part. 12, 6-Canotto scorrevole sul part. 4 e fissato con la vite 1, 5-Lente negativa che è possicon cifre dell'ordine di 40bile inserire nel canotto 6 e fissare con la vite 13, 7-Riduzione del diametro interno del part. 6 50.000lire. per l'inserimento di un eventuale oculare 8 fissato con la vite 2, 8-Oculare che è possibile inPer esperienza, il gruppo di lenti, serire nel part. 6, 9-Canotto di collegamento per l'installazione della fotocamera, inseribile nel canotto 6 dove il diametro è stato ridotto come indicato dalle linee tratteggiate, 10-Anello per è sempre completamente intubafotocamera (maschio) fissato al part. 9, 11-asola che permette il passaggio della vite 13 e lo to in modo autonomo quindi è scorrimento del part. 6, 13-Vite di fissaggio dell'eventuale lente negativa. semplicissimo estrarre dal comÈ necessario segnalare che la lunghezza del particolare 9 si aggira sui 15cm. plesso il gruppo completo che, Con l'acquisto di un rotolo di foglio d'alluminio per cucina e un rotolo di nastro, adesivo da ambo i lati, iniziai il secondo e decisivo intervento. Rivestii tutta la parte superiore in vetroresina con una serie di fogli d’alluminio che riflettevano totalmente le calde radiazioni del Sole. Il risultato fu strabiliante, il telescopio era nella posizione più fresca della zona. I gatti, che nelle liti notturne si arrampicano sulla Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 35 con agevoli modifiche, può essere inserito in un nuovo tubo del diametro desiderato. Proiezione dell'oculare o complesso negativo Un duplicatore di focale, secondo l'autorevole parere di Walter Ferreri (Fotografia Astronomica, edizioni Il Castello) e da me pienamente condiviso, offre risultati migliori rispetto alla classica lente di Barlow. A questo punto è necessario puntualizzare una cosa importante. Il "duplicatore" di focale, come la lente di Barlow 2X, ha questo nome (e questo compito) perché la posizione del gruppo negativo ha una precisa distanza dal piano focale o dall'oculare. Se noi allontaniamo il materiale sensibile o l'oculare dal gruppo negativo, lo stesso duplicatore può facilmente diventare 3X, 4X, 5X e così via. Naturalmente ogni volta che allontaniamo la macchina fotografica o l'oculare per aumentare gli ingrandimenti, dovremo avvicinare, leggermente, il gruppo negativo all'obiettivo dello strumento. Per questo motivo ritengo utile adottare la tecnica della proiezione dell'oculare, esclusivamente per ingrandimenti che necessitano di un oculare con una focale inferiore ai 10mm circa. In tutti gli altri casi, se la messa a fuoco lo permette, consiglio l'uso di un gruppo negativo. La telecamera Una logica evoluzione È giunta l'ora. La compro, non la compro, serve, non serve, si vede, non si vede, è utilizzabile, non è utilizzabile, per quale scopo, ma si, provo. Investii 104.000 lire per l'acquisto di telecamera, contenitore, connettori, cavo ai quali aggiunsi 18.000 lire per l'alimentatore stabilizzato da 500mA e 9volt CC. La telecamera era dotata di un'ottica che fu subito eliminata. Costruii un canotto, con il diametro esterno da 31,7 per essere inserito nella sede di qualsiasi oculare, dotato di una flangia che fissai alla custodia. Con due piccole viti, anche l'elettronica era installata, inserii anche un piccolo interruttore, un led rosso, uno spinotto per l'alimentazione e una presa per lo spinotto del segnale. Collegai i tre cavetti in uscita dalla telecamera, uno di massa, uno del segnale, uno di alimentazione che partendo dallo spinotto attraversa il piccolo interruttore e alimenta sia la telecamera sia il piccolo led. Un vecchissimo monitor per PC, purtroppo a fosfori verdi, e dotato di entrata per il segnale videocomposito, completava la dotazione. E pensare che un paio di anni or sono, in un momento di pazzia, ho buttato via un monitor con caratteristiche simili, il cui schermo aveva i fosfori "ambra", un bel colore aranciato che, in quest’occasione mi sarebbe stato veramente utile. 36 La Luna Era alta sull'orizzonte quando alimentai la telecamera che avevo inserito in un focheggiatore. Puntai la luna ed un bagliore illuminò il monitor. Poiché l'elettronica, sulla cui piastra era inserto il CCD, doveva trovarsi nel fuoco dello strumento, fui costretto ad avvitare il focheggiatore in modo notevole. Finalmente l'immagine apparve. Circa un sesto di Luna riempì il monitor, e, dopo un’accurata messa a fuoco, ritenni molto difficile stabilire se questo metodo di osservazione fosse più o meno soddisfacente rispetto all'osservazione attraverso l'oculare. Cerco di ricordare i dati rilevati e le mie impressioni su questa soluzione. Il CCD Le dimensioni del CCD erano di mm5x mm3,5, questa perciò è la dimensione dell'immagine creata dall'obiettivo sul piano focale che è raccolta, elaborata e inviata al monitor. La focale del telescopio, 1210mm, invia sull'area del CCD un campo pari a 10 x 14 minuti d'arco. Essendo la Luna, in media, della dimensione di trenta primi d'arco, (in un grado quadrato stanno 4 lune), è chiaro che per osservare tutta la Luna devo fare 6 riprese. I primi esperimenti La prima cosa notevole che ho rilevato è l'enorme capacità del monitor a modificare il contrasto e la luminosità della Luna. La modifica del contrasto mi permette di valutare con notevole fig. 48 - Tutta la luna selettività le parti del in sei riprese satellite che hanno un albedo anche leggermente diverso, consentendomi di osservare esclusivamente dai più importanti raggi che si allontanano dai corrispondenti crateri sino all'osservazione del disco in totale assenza di contrasto. I mari, a causa del loro basso potere riflettente, possono facilmente scomparire permettendo di osservare quello che potrebbe sembrare lo "scheletro della Luna". Un evento strabiliante Mentre continuavano le prove ho seguito di persona un fenomeno di grande interesse. Il monitor mi mostrava la parte centrale della luna quando è successo. Ho visto un UFO, sicuramente. Era un "oggetto", gli uccelli hanno forme diverse, era "volante", certamente si trovava tra me e la Luna, era "non identificato", poiché io non posso sicuramente identificarlo in cinque secondi. Per la durata di tale tempo ho visto un'ombra Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione nera con forma a X molto schiacciata della dimensione, calcolata in seguito, di circa 2x5 primi d'arco che ha attraversato il mio monitor, in diagonale, sullo sfondo luminoso della luna che riempiva lo schermo. Non potrei giurarlo, ma credo che due dei segmenti contrapposti che formavano la X somigliavano a due pannelli di cellule fotovoltaiche che spesso sono usati per la produzione di energia elettrica sui satelliti artificiali. Poiché era certamente un satellite artificiale, alcune domande sono d'obbligo: Le dimensioni rilevate sono compatibili? La velocità di transito indicata è possibile? Con che frequenza possono succedere questi eventi? Altre persone hanno osservato fenomeni simili? E sulle stelle Il passo successivo fu il puntamento di una stella, anzi di due. Orientai il TOTEM su Albireo, la doppia del Cigno e le vidi sul monitor. Due stelline, perfettamente rotonde del diametro di circa 4 e 3mm la cui distanza tra loro era di circa 12mm. A questo punto ripartirono le rotelle. Se io preparassi una maschera, in materiale trasparente (lucidi da proiezione) con scala graduata in base agli ingrandimenti offerti dalla parte ottica, potrei facilmente rilevare l'angolo di posizione e la distanza, in minuti o secondi di grado, esistente tra un corpo e l'altro. Tutto questo può avvenire sul monitor, se gli oggetti dei miei rilevamenti sono visibili dalla telecamera. In base alle mie misurazioni sono visibili, al fuoco diretto, le stelle fino a magnitudine 9. Nessuno degli oggetti del cielo profondo, sono rilevabili dalla telecamera installata al fuoco diretto. Un tentativo, al momento abbandonato, di inserire una lente positiva per diminuire la focale risultante in modo apprezzabile, non andò a buon fine a causa delle enormi aberrazioni che tale soluzione inseriva nell'immagine. Alle quattro del mattino Proprio a quest'ora, l'autunno del 2000 mi vedeva alle prese con i pianeti e la telecamera. Giove e Saturno erano l'oggetto dei miei studi. Utilizzai la lente negativa, inserita nella presa per la fotocamera, per inviare al monitor le immagini dei pianeti. Il diametro di Giove occupava circa un terzo del monitor in altezza, la messa a fuoco, veramente difficoltosa, avveniva con piccoli spostamenti del complesso negativo, mentre per la ricerca del fuoco migliore, spostavo la telecamera, avvicinandola od allontanandola. Il risultato fu avvincente. La macchia rossa, completamente verde a causa del colore del monitor, appariva chiaramente. I satelliti più vicini al pianeta, gli unici nel campo tra i satelliti galileiani, si vedevano puntiformi. La possibilità di aumentare il contrasto mi garan- tiva un'ampia gamma di scelte. Saturno non fu da meno, si vedevano chiaramente, oltre gli anelli, la divisione di Cassini, l'anello interno più trasparente, l'ombra del pianeta proiettata sugli anelli e le bande chiare e scure che attraversano la superficie del pianeta. Il ritorno alla realtà Il compito principale della telecamera era di garantirmi un agevole inseguimento fotografico. Inserii la telecamera nell'inseguitore e rilevai i miei dati. Grandezza delle stelle rilevabili, con duplicatore di focale inserito, mag.6. Benissimo il cielo ne è pieno. Utilizzando un piccolo televisore in bianco e nero, appositamente acquistato, 115.000lire, provai a guidare lo strumento. A questo punto capii. Quale focale? Molto spesso, tra gli appassionati, si sente la fatidica domanda: "Io fotografo con una focale di 1500mm quanti ingrandimenti devo usare per l'inseguitore"? Se, come credo, per ogni fotografia si chiede il meglio, la mia risposta è "dipende da due cose importantissime: la tua capacità e il tuo strumento". Senza prendere in considerazione l'ottica usata per l'inseguimento, immaginiamo che questa non abbia problemi, e cioè che si comporti esattamente come l'ottica principale. Immaginiamo, inoltre, che la stella d'inseguimento, continui ad essere puntiforme anche a…, ma si, 500 ingrandimenti. Anzi, è una prova decisamente consigliabile. Come un videogioco Un reticolo, sul monitor o sull'oculare, portiamo la stella al centro e via. Un bel videogioco: ogni volta che la stella esce dal centro paghiamo 10 punti di penale mentre guadagniamo un punto per ogni secondo che la stella sta al suo posto (ricordo che nella realtà, la penale è molto superiore). Via! 1, 2, 3, mi esce, schiaccio il pulsante giusto, bene 8, 9, non ce la faccio, due pulsanti, no, è il vento, 13, 14, la declinazione, troppo, torna indietro, 18, 19 ma è impossibile, 22, 23, non si riesce. È inutile utilizzare 500 ingrandimenti, il vento, le capacità di correzione dello strumento, le capacità dell'operatore, uno starnuto o una zanzara non permettono un inseguimento corretto. Io mi sono dato una regola: Per l'inseguimento occorre utilizzare il maggior numero d'ingrandimenti possibili, purché lo strumento, le condizioni atmosferiche, la turbolenza, la pavimentazione e i motori di correzione permettano di mantenere sempre al centro la stella di guida. È di nessuna utilità vedere la stella di guida che Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 37 ci sfugge senza avere la possibilità immediata di riportarla al centro. Ma in questo modo, il risultato può essere molto deludente. Certo, occorre cercare i motivi degli errori nell'inseguimento e modificare di conseguenza. Se, ad esempio, il motore di correzione in A.R. è troppo veloce, le mie correzioni sposteranno lo strumento troppo in avanti, nuova correzione, troppo indietro, avanti, indietro, giusto. Aumentando gli ingrandimenti gli spostamenti saranno più ampi sullo strumento di guida, ma il risultato finale non cambia: errori nell'inseguimento. Di conseguenza, qualora i risultati delle vostre foto siano deludenti, inserite l'oculare con reticolo, direttamente sullo strumento principale, e provate. Troverete certamente il motivo del cattivo risultato. La pulsantiera Un'altra regola d'oro, che mi sono dato ormai da anni, è questa: occorre tenere la pulsantiera di correzione in modo che la direzione verso la quale vogliamo spostare la stella, nell'oculare o sul monitor, abbia l’identica posizione dei quattro pulsanti. Non occorre tenere in mano la pulsantiera in una posizione precisa. Esempio: le due linee del reticolo di inseguimento sono una verticale e l'altra orizzontale. Orienterò la pulsantiera in modo che i quattro pulsanti siano disposti, rispetto al centro, alto, basso, destra e sinistra. Quale dei quattro pulsanti verso l'alto? Verso l'alto dispongo il pulsante che, premuto, sposta la stella verso l'alto. Se destra e sinistra corrispondono, bene, altrimenti occorre invertire i rispettivi fili nella pulsantiera, oppure inserire o togliere uno specchio diagonale nell'inseguitore. Questo metodo mi evita di dover ragionare, durante l'inseguimento, alla ricerca del Nord, dell'Ovest, come si rallenta o come si accelera. Il mio compito è osservare la stella e tenerla al centro con quattro pulsanti, come un videogioco. Il resto è ifig. 49 - Il reticolo sul monitor nutile. La maschera per l’inseguimento Il reticolo sul monitor In questo caso la pulsantiera può essere tenuta in modo normale. La telecamera installata sull'inseguitore deve esse38 re ruotata finché, premendo il pulsante in alto, la stellina di inseguimento si sposta verso l'alto, seguendo la linea verticale. La messa a punto più rapida si esegue, comunque, spostando la stella all'estremo lato sinistro del monitor, tenendola al centro della riga doppia, si ferma il motore d'inseguimento e si attende. La stella si sposta, con la velocità dovuta agli ingrandimenti, verso destra. Naturalmente la stella dovrebbe spostarsi in orizzontale senza uscire dalla riga doppia. Questo garantisce che la telecamera è perfettamente orientata rispetto ai movimenti del telescopio Eventuali correzioni si fanno ruotando la telecamera sino al raggiungimento della condizione richiesta. Quanto è grande il monitor? Ho puntato una stella che si trova sull'equatore celeste (la terza della cintura di Orione) e, sull'inseguitore, la ho portata al centro del reticolo.Orologio alla mano, ho corretto il puntamento sino a portarla all'estremo lato sinistro del monitor. Ho fermato il motore di ascensione retta controllando l'orologio. La stella ha attraversato tutto il campo del monitor per arrivare a lambirne il lato destro, guardo l'orologio e rilevo: 36 secondi. In 36 secondi ha attraversato tutto il monitor percorrendo 27cm. Poiché ogni 4 primi di tempo (=240 secondi) la stella si sposta di un grado, posso dedurre che tutto il monitor, in orizzontale, equivale a X minuti di grado nella proporzione: 240/60= 36/X dalla quale si deduce che X=9. Questo mi permette di stabilire che, con gli attuali ingrandimenti, i 27cm di lunghezza del monitor corrispondono, in realtà, a 9 minuti d'arco e, di conseguenza, ogni minuto d'arco occupa sulla linea del monitor un segmento di tre centimetri (un secondo = 0,5mm). Sei mesi dopo (o quasi) Un po’ di riposo Dopo queste operazioni è sopraggiunto l’inverno con le relative temperature polari. Lo strumento al riparo, e la casa praticamente abbandonata. Ho iniziato a scrivere questo libro nello scorso gennaio (2001). Poi è tornata la primavera, l’estate, l’autunno e mi ritrovo nel gennaio 2002 a continuare il mio scritto per raccontarvi quanto è successo in quest’ultimo periodo. Riprendiamo i lavori da dove sono rimasto: Il crocicchio luminoso La soluzione precedente era realizzata con un lucido da proiezioni sul quale avevo stampato il reticolo come descritto nella fig. 49. Questa soluzione mi costringeva a tenere la regolazione del monitor in modo da vedere, attraverso una leggera luminosità diffusa su Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione verso una leggera luminosità diffusa su tutto lo schermo, il crocicchio per intero. Questo metodo rendeva la stella di guida molto luminosa e, di conseguenza, di dimensioni notevoli e dai contorni sfocati. Modificai il sistema utilizzando un rettangolo di plexiglas spesso 4mm, sul quale ho inciso il reticolo con una righetta ed uno scalpello da falegname. Una punta di acciaio, fissata al compasso, mi ha permesso di incidere il cerchio. Ho curato la dimensione del plexiglas, facendo in modo che nella parte centrale aderisse perfettamente allo schermo. Questo sistema, appoggiando al monitor la parte incisa, rende minimo l’errore di parallasse del crocicchio. Due LED rossi, inseriti in apposite cave ricavate sul plexiglas, che ricevono corrente dalla alimentazione per il monitor, mi permettono di vedere il crocicchio con facilità, pur abbassandone la luminosità. I due LED sono stati inseriti su due lati del rettangolo (lungo e corto) a 90 gradi uno dall’altro ed al centro delle due coppie di linee del crocicchio sia orizzontale sia verticale. Questo sistema rende perfettamente visibili le incisioni sul plexiglas senza disturbare minimamente nelle altre zone. La soluzione adottata mi concede, riducendo la luminosità dalle regolazioni del monitor, di portare le dimensioni della stella di guida ad un cerchietto, con contorni nitidi, del diametro di circa 2mm anche usando stelle molto luminose. Una cornice di cartoncino nero impedisce la visione diretta dei LED. Il colore verde o bianco dei monitor non disturba minimamente giacché è manifesto esclusivamente nel colore della stellina. Altri utilizzi del monitor Un‘altra maschera costruita per l’utilizzo con il monitor, è quella per la misura della separazione e dell’angolo di posizione per le stelle doppie. Questa maschera è dotata di una raggiera con i rispettivi valori in gradi ed una serie di cerchi concentrici, che indicano la distanza dal centro. Naturalmente questi valori devono essere tarati in base alla focale risultante dello strumento. Unico grande problema è dovuto al fatto che più si aumenta la focale per distanziare le stelle, minore è la possibilità di avere oggetti che siano rilevati dalla telecamera. Ciononostante è un gioco che vale la pena di provare. Un salto di qualità Un regalo stupendo Un giorno Guido viene a trovarmi. Mi consegna una valigetta dicendomi: “Di questo non so che farmene, guarda se può esserti utile”, senza dare alcun valore a ciò che mi stava consegnando. Apro il contenitore e resto allibito. Un CCD completo di tutti gli accessori, della SBIG (Santa Barbara Instrument Group) l’ormai mitico ST-4 Un modello dei primi anni novanta, praticamente nuovo. Se paragonato agli oggetti che si trovano attualmente sul mercato, potrebbe essere definito obsoleto, come d’altra parte è obsoleto tutto il materiale elettronico prodotto da oltre un anno. Ha però un pregio di grande valore: può, in modo autonomo, pilotare i motori di correzione di qualsiasi strumento al fine di mantenere sempre nella stessa posizione l’oggetto più luminoso che si trova nel campo. Non sarà più necessario inseguire comandando dalla pulsantiera, farà tutto da solo. Siamo alla fine della primavera del 2001. I collegamenti elettrici Il nuovo accessorio è composto di una camera CCD, con alette di raffreddamento e cilindro da 31,7mm per essere inserito nella sede dell’oculare, e una centralina di comando dotata di varie spine a 9 o 15 pin per i collegamenti verso l’esterno. Il primo intervento da fare è stato il collegamento del sistema di pilotaggio dei motori di correzione ai comandi degli stessi. In dotazione è consegnato un cavo con entrata ed uscita a 15pin, collegati all’interno a 5 relais pilotati dalla centralina. Le 15 uscite sono collegate secondo il principio dei relais deviatori. Di conseguenza avremo due possibilità: un ingresso centrale e due uscite (normalmente aperto e normalmente chiuso) per ogni relais. Quattro dei quali hanno la funzione di pilotare i motori di correzione mentre il quinto è utilizzabile per un segnale di allarme che entra in funzione in caso di perdita della stella di inseguimento. Ha trovato spazio nella pulsantiera dello strumento una spina a 15 pin maschio alla quale ho collegato i cavetti, in parallelo ai 4 pulsanti di correzione (tutti normalmente aperti). Successivi studi mi hanno fatto preferire l’utilizzo (come già sulla pulsantiera) della alimentazione del relè di arresto inseguimento, anziché l’inversione di marcia del motore di correzione. Ritengo inutile, per rallentare la marcia di inseguimento trovarmi con due motori che danno allo strumento due movimenti, l’uno il contrario dell’altro, quando basta fermarne uno per avere lo stesso risultato. È assurdo, per fermarsi a metà di una scala mobile, scendere i gradini quando abbiamo la possibilità di fermare la scala. Questa soluzione mi ha permesso anche di evitare rallentamenti nella pronta risposta dei motori di correzione causati da laschi sempre presenti in ogni manovra di inversione delle rotazioni. La “filosofia” della centralina. Il meccanismo di autoguida è dotato di varie possibilità di regolazione molto interessanti. Anche se non uso più da tempo questa soluzio- Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 39 ne, faccio un elenco, sperando di non dimenticarne. Un pulsante permette, in ogni momento, di prendere un Dark Frame, coprendo lo strumento di guida con uno straccio nero. Schiacciando il pulsante successivo, le tre cifre indicate dai led luminosi indicano rispettivamente con scale da 0 a 99 la “luminosità” della stella (utile anche per la messa a fuoco), la posizione X e la posizione Y. Un terzo pulsante rileva la velocità di spostamento dei motori di correzione comandando i 4 movimenti per un tempo da definire e controllando gli spostamenti sul CCD. Il quarto pulsante avvia l’inseguimento automatico. Sul lato destro altri quattro pulsanti hanno le funzioni sotto indicate. Terminare l’operazione di inseguimento e di modifiche ai menù. Selezionare i vari menù per modifiche ai valori di default da effettuare con il pulsante successivo. Il quarto pulsante è di nessuna utilità. I vari menù permettono di: 1. Stabilire la durata di ogni frame. 2. Stabilire ogni quanto tempo intervenire con le correzioni. 3. Dichiarare un valore secondo il quale una differenza nella posizione della stella è dovuto esclusivamente alla turbolenza (e quindi non correggere) oppure proviene da un reale spostamento. 4. Indicare i valori di “isteresi” dei motori, ovvero, nell’inversione dei movimenti, per quanto tempo il motore gira senza muovere lo strumento. 5. Decidere la sensibilità del CCD in base alla luminosità della stella usata per l’inseguimento. Le prime prove Le operazioni preliminari La sera stessa ho installato il CCD nello strumento di guida, dotato di un cercatore autonomo, mentre al fuoco diretto dello strumento principale ho inserito la telecamera, con proiezione dell’oculare, collegata al monitor munito di crocicchio. Questa soluzione mi ha permesso di avere fortissimi ingrandimenti per controllare eventuali errori del telescopio principale mentre era corretto, in modo automatico, dallo strumento di guida (MTO). Portata una stellina al centro del crocicchio del monitor, l’ho inquadrata, con la correzione dell’inseguitore, al centro del cercatore dell’MTO. La messa a fuoco del CCD è un’operazione semplicissima. La centralina, dopo un Dark Frame, segnala, come ho detto, la luminosità della stella con valore da 0 a 99. Occorre spostare la messa a fuoco finché non si raggiunge il valore massimo, questo ci assicura 40 che l’immagine è a fuoco. Anche se non è determinante, ho preferito ruotare il CCD in modo che i valori X e Y si riferiscano con certezza ai due movimenti dello strumento A.R. e declinazione. Questo mi assicura che non sarà necessario correggere con due motori un errore relativo ad un solo movimento. Ho perciò portato la stella su valori X e Y vicino a 50 (e perciò al centro del CCD). Con piccole rotazioni del CCD ho fatto in modo che l’arresto o l’aumento di velocità in AR non influiscano sui valori in declinazione. Riportata la stella ai valori di X=50 e Y=50, era necessario tarare i motori. La taratura dei motori Nel momento in cui si richiede la taratura dei motori la centralina corregge, per il tempo stabilito dai menù, nelle quattro direzioni (avanti ed indietro X, avanti ed indietro Y). È importante trovare la durata, unica per tutte le correzioni, facendo in modo che il CCD rilevi i quattro movimenti (per ogni correzione la stella deve spostarsi) e contemporaneamente evitare tempi lunghi che porterebbero la stella fuori dal campo. Qualora non venga rilevato uno spostamento la centralina assume che quel movimento non è dotato di motore e quindi non serve correggere. E adesso nascono i primi problemi. Le correzioni hanno velocità differenti nei due movimenti contrapposti. La centralina si attende che la velocità di ogni correzione sia identica alla correzione contraria. In parole povere la centralina “pretende” che se corregge per tre secondi in declinazione Nord con tre secondi successivi in declinazione Sud la stella ritorni pressappoco nella posizione iniziale. Questo purtroppo non succede a causa di velocità diverse dei motori nei due sensi, giochi nella meccanica, sbilanciamento dei carichi sullo strumento, ecc… Per la centralina, invece, è accettabile la diversa velocità di correzione tra X ed Y, ovvero tra ascensione retta e declinazione. Il sistema comunque, durante l’inseguimento, ha la capacità di migliorare continuamente cercando di adattare i tempi di correzione alla posizione della stella nel campo del CCD. Prova d’inseguimento Premo il pulsante per lanciare il programma d’inseguimento automatico. Dopo poche correzioni sui tempi di intervento, eliminazione di interventi dovuti a turbolenza ed altri parametri il sistema si avvia con ottimi risultati. È una grande soddisfazione sentire i relais di correzione che lavorano con sicurezza, facendo lampeggiare la miriade di LED presenti sul pannello di controllo. La stella che si trova sul monitor è quasi sempre al centro del crocicchio, con piccoli spostamenti. Le prove durano per diverse serate alla ricerca Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione della soluzione ottimale con risultati sempre più vicini alla perfezione ma… Occorre spiegare una cosa importantissima. I miei motori si comportano come quasi tutti i motori. Prendiamo ad esempio una pista con automobili la cui velocità di crociera è 50m al secondo. Le auto partono naturalmente da ferme e la velocità media nel primo secondo è 5m al secondo, e (prendo dei valori a caso) quindi 10m/sec nel secondo, 20m/sec nel terzo, 40m/sec nel quarto e dal quinto secondo in poi la velocità media sarà di 50m per secondo. Se prendo come velocità campione quella rilevata nel primo secondo deduco che se voglio spostare la macchina di 20 metri è necessario che cammini per 4 secondi. Naturalmente, essendo il movimento accelerato, dopo 4 secondi la vettura si trova a (5+10+20+40) = 75 metri di distanza. Nel caso invece che la velocità campione venga rilevata nei 4 secondi, durante i quali ha percorso 75 metri, e lo spostamento richiesto è sempre di 20 metri sarà necessario far camminare la macchina per poco più di un secondo. Dopo un secondo, naturalmente, si trova a 5metri di distanza. È necessario ricordare che i tempi di correzione si aggirano sui decimi di secondo. La centralina si dà da fare, rileva che la correzione non corrisponde e tenta di modificarla in base ai nuovi valori, per poi riprendere a studiare. Sono certo che, se potesse, utilizzerebbe il telescopio per colpirmi ripetutamente sulla testa. Questi erano i problemi quando, portato il vecchio computer a Montezemolo, decisi di collegarmi in internet anche dalla casa di campagna. Prima, però, racconto un altro aneddoto. Le lucciole L’inizio dell’estate, a Montezemolo, è segnalato da una notevole quantità di lucciole, e, naturalmente, mi riferisco ai simpatici insetti. Quest’anno, però, mi hanno fatto penare. Il mio strumento non è mai stato dotato di una così elevata quantità di LED. Nelle calde serate del periodo, il rilevamento dei cerchi graduati era impossibile. Appena accendevo i led di illuminazione delle scale graduate (luce gialla), un nugolo di insetti si accalcava sulla luce fioca rendendo la lettura impossibile per oscuramento. Ancora più divertenti erano gli effetti delle lucciole posate sulle cifre della centralina. I numeri indicati dai led (rossi) cambiavano spesso il loro valore, il 9 diventava 5 oppure 3 altre volte 7 oppure 4 mentre l’otto poteva trasformarsi in un 2 o uno 0 e cosi via. Era impossibile scacciarle via, ormai mi stavo rassegnando quando, lentamente, anche la loro breve stagione volgeva al termine. Dopo una ventina di giorni, erano solo un ricordo. Ah, ora che ricordo, stavo raccontando del computer. Gran bella idea. La “teleguida” I cavi aumentano Come dicevo, è arrivato il computer. Non è certo una scheggia di velocità, ma il suo lavoro lo fa egregiamente. Ho costruito velocemente una scrivania su cui appoggiarlo ed ho recuperato una porta seriale da aggiungere, infatti per i miei progetti erano necessarie tre RS232. Una dedicata la mouse, una al modem e la terza … La terza è necessaria per la centralina. Appena avuto il modem, dopo aver smaltito un sacco di posta, mi sono collegato con il sito della SBIG (il costruttore del CCD). Bellissima sorpresa quando ho notato che tra i programmi che si possono avere con un semplice download, ne esiste uno che permette anche di guidare lo strumento con il computer, sempre attraverso la porta seriale. Ho collegato il cavo seriale (che Guido si era premurato di procurarmi) tra la centralina e la terza porta del computer. Un cavo coassiale per il segnale video della telecamera ed il gioco è fatto. Dopo il puntamento del soggetto interessato, è possibile fare ogni operazione dalla scrivania. La gestione del programma Il programma di autoguida ricevuto è molto più sofisticato di quello installato sulla centralina. È possibile gestire ogni comando in modo molto preciso e senza nulla lasciare al caso. Questo rende il sistema decisamente più flessibile anche se, potendo intervenire su molti parametri, è notevolmente più complicato inserire i dati giusti. Il perfezionamento del sistema mi ha portato via quasi tutta l'estate. Un parametro che si è rivelato determinante è la possibilità di regolare i tempi di intervento delle correzioni. Ho notato che, se faccio in modo che i motori di correzione ricevano impulsi non superiori a 3 decimi di secondo, restano irrilevanti i problemi dovuti alle accelerazioni delle correzioni stesse. In determinate situazioni non si riporta immediatamente la stella al centro del crocicchio, ma non si rischia, con tempi superiori, di mettere in moto quello che io chiamo noioso Questo l'effettoproblema bilancia. si innesca quando una correzione sposta lo strumento più del dovuto. Inizia perciò una serie di correzioni, l'una opposta alla precedente, con sempre minor tempo di intervento per portare la stella esattamente al centro. I progetti per il futuro Oltre al tentativo di migliorare ulteriormente le capacita di correzione dei motori mi sono preparato alcuni accessori per l'estate del 2002. Un otturatore rotante per la fotografia dei bolidi Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 41 e delle meteore. Due "duplicatori di focale" da 1,5X e da 2X da inserire tra strumento e fotocamera che porterebbero la focale dello strumento principale a 1815mm e 2420mm. Un piccolo rifrattore da 60mm da fissare in parallelo allo strumento principale e dotato di telecamera, in modo da osservare nel monitor l'oggetto che sto fotografando (se è visibile), mentre lo schermo del computer lavora sullo strumento di guida (MTO). Cavi di collegamento tra laboratorio e telescopio per il comando a distanza della macchina fotografica. Questi sono, provvisoriamente, gli ulteriori sviluppi del caso "Osservatorio di Montezemolo". Certamente non possiamo sapere cosa ci riserva il futuro, nonostante il parere contrario di truffatori di vario genere, e, benché sia dotato di strabilianti marchingegni, non lo sa neanche il TOTEM. 1997: LA RICERCA DELLA PERFEZIONE .................. 9 I PROGETTI ......................................................................... 9 UN CARATTERE POCO SERIO. .............................................. 9 L’INSTALLAZIONE DEL TUBO OTTICO.................... 9 UN PROBLEMA DI PESI ........................................................ 9 LA MESSA IN STAZIONE .............................................. 10 LA RICERCA DEL MERIDIANO LOCALE ............................... 10 PREPARAZIONE DELLA SEDE ............................................. 10 IL METODO DI BIGOURDAN....................................... 10 IL PRIMO STAZIONAMENTO ............................................... 10 LE PRIME RIVOLUZIONI ............................................. 11 LA MOTORIZZAZIONE DELLE CORREZIONI......................... 11 LA PRIMA PULSANTIERA DI COMANDO .............................. 11 L’INDICATORE DELLA DECLINAZIONE............................... 11 UN PERIODO DI TRANSIZIONE.................................. 11 GIOIE E DOLORI ................................................................ 11 IL “PERISCOPIO” ............................................................... 12 Indice PREFAZIONE......................................................................0 ‘98 E ‘99: DUE NATALI DA NABABBO ....................... 12 IL VECCHIO TELESCOPIO ......................................................2 IL TORNIO “SERIO” ........................................................... 12 UNO SPECCHIO STUPENDO ................................................ 12 PREPARIAMOCI AL NUOVO STRUMENTO............................ 12 RICOMINCIAMO DA CAPO ............................................2 LA CELLA PER LO SPECCHIO PRINCIPALE.......... 12 DUE CONTI PER VEDERE SE POTRÀ FUNZIONARE..................2 I NUMERI LA FANNO DA PADRONE .......................................3 UN LAVORO DI PRECISIONE ............................................... 12 LA PREISTORIA.................................................................2 AL LAVORO!.......................................................................3 EH LAVORO… QUESTO È UN CAPOLAVORO!........................3 PROPRIO UNA BUONA SOLUZIONE ........................................3 SI, VA BENE, PERÒ… ...........................................................3 I DISCHI SONO DI GHISA .......................................................3 IL BASAMENTO .................................................................4 IL TELAIO ............................................................................4 LE RUOTE ............................................................................4 GLI STABILIZZATORI............................................................4 IL SUPPORTO DEL GRUPPO DI ROTAZIONE PER L’A.R. ..........4 ED ORA LA FORCELLA ...................................................5 LA COSTRUZIONE ................................................................5 LA MOTORIZZAZIONE ...................................................5 IL MATERIALE......................................................................5 LA PREPARAZIONE...............................................................5 L’ACQUISTO DEL NUOVO TUBO............................... 13 UNA SCELTA SCONTATA ................................................... 13 LA REGOLAZIONE DELLO SPECCHIO PRINCIPALE ............... 13 LO SPECCHIO SECONDARIO...................................... 14 UN’IDEA FISSA .................................................................. 14 LA RAGGIERA DI SUPPORTO .............................................. 14 IL MATERIALE NECESSARIO .............................................. 14 IL PROGETTO .................................................................... 14 UNA MACCHINA MERAVIGLIOSA ....................................... 15 CHI BEN COMINCIA… ....................................................... 15 ALCUNI STUDI ................................................................ 16 IL FUOCO È UN PUNTO, PERÒ…......................................... 16 E LA MACCHINA FOTOGRAFICA?....................................... 16 IL CAMPO DI PIENA LUCE .................................................. 16 QUALE MACCHINA FOTOGRAFICA? ................................... 17 IL LASER........................................................................... 17 LA GLORIOSA SINGER ..........................................................6 IL SERVOCOMANDO .............................................................6 I CINESI: UN GRANDE AIUTO ............................................. 17 IL PIANO DI COTTURA A GAS ............................................. 17 LA REGOLAZIONE ............................................................. 17 L’ALIMENTAZIONE ESTERNA ............................................ 18 L’ASSE DI DECLINAZIONE.............................................7 PREPARAZIONE DEL TUBO OTTICO ....................... 18 UN ALTRO RECUPERO ..........................................................7 LA CORREZIONE DI DECLINAZIONE ......................................7 GLI ATTREZZI DA MURATORE: LA BOLLA ED IL FILO A PIOMBO ............................................................................. 18 ALCUNI STUDI SULLA POSIZIONE DEI FORI ........................ 18 LE FLANGIE ...................................................................... 19 I FOCHEGGIATORI ............................................................. 19 L’OCULARE “PANORAMICO”............................................. 19 L’INNESTO PER LA MACCHINA FOTOGRAFICA ................... 20 TORNIAMO ALLA FORCELLA ......................................6 LA CORREZIONE IN ASCENSIONE RETTA. ..............8 TORNIAMO ALLA RUOTA “SINGER”. ....................................8 LE PRIME PROVE ..................................................................8 UNA PAUSA DI RIFLESSIONE ........................................8 TORNA A CASA UGO ............................................................8 42 GLI ULTIMI PREPARATIVI ......................................... 20 Ugo Ercolani - IL TOTEM - II edizione LO SPORTELLO PER LA PULIZIA DELLO SPECCHIO ..............20 I PRIMI FORI ....................................................................20 IL FISSAGGIO DEL NUOVO TUBO ALLA MONTATURA ..........20 IL FISSAGGIO DELLO SPECCHIO PRINCIPALE .......................20 LE COLONNINE DI REGISTRO ..............................................21 L’OROLOGIO SIDERALE ..................................................... 32 ASTRONOMIA IN PIENO GIORNO ........................................ 32 E LE ROTELLE CONTINUANO A GIRARE ............................. 33 IL CERCATORE............................................................... 33 UNA DECISIONE CONTROCORRENTE.................................. 33 GIOCHIAMO CON IL LASER........................................21 IL CONTRAPPESO .......................................................... 33 IL CENTRO DELLO SPECCHIO PRINCIPALE ...........................21 UN VERO DIVERTIMENTO...................................................21 OCCORRE BILANCIARE LO STRUMENTO ............................ 33 IL LABORATORIO DIVENTA UNA FONDERIA ....................... 33 RIFINITURA ED INSTALLAZIONE ........................................ 34 INSTALLAZIONE DELLA FLANGIA PER LA FOTOCAMERA.................................................................21 IL TUBETTO DI GUIDA ........................................................21 UN OCULARE NELLA SEDE DELLA FOTOCAMERA (FIG. 33).21 ORIENTAMENTO DEL DIAGONALE..........................22 IL LASER “INCOMBE”.........................................................22 NUOVO CONTROLLO DELLO SPECCHIO DIAGONALE ...........22 LA PRIMA LUCE!.............................................................23 COME UN BAMBINO ...........................................................23 INSTALLAZIONE DEGLI OCULARI ...........................23 UN GIORNO LUNGHISSIMO .................................................23 PROVA DI FOUCAULT ...................................................23 DALLA TEORIA ALLA PRATICA...........................................23 TORNIAMO ALLO STRUMENTO ...........................................24 LA RESA DEI CONTI ............................................................24 E CON IL VETRO SMERIGLIATO… ......................................24 SE È INSERITA LA PELLICOLA USIAMO IL PORTAOCULARE .25 LE ULTIME RIFINITURE...............................................25 IL CARTONCINO NERO OPACO ............................................25 LA PROLUNGA DEL TUBO OTTICO ......................................25 L’INSEGUITORE..............................................................25 L’INSEGUITORE È NECESSARIO ..........................................25 UN AIUTO DAI RUSSI ..........................................................26 IL MATERIALE....................................................................26 DIAMOCI DA FARE .............................................................26 LA MOTORIZZAZIONE DELLA FOTOCAMERA.....26 ALLA RICERCA DEL FLESSIBILE .........................................26 UN MOTORINO DI RECUPERO .............................................26 IL FINE CORSA ...................................................................26 L’IMPIANTO ELETTRICO.............................................27 UN GROVIGLIO DI FILI........................................................27 IL PROGETTO A GRANDI LINEE ...........................................27 LA “FILOSOFIA” DELL’IMPIANTO .......................................28 LE ULTIME NOVITÀ ............................................................28 I CERCHI DI ......................................................................28 LA COPERTURA RIGIDA.............................................. 34 UNA SOLUZIONE ERA NECESSARIA.................................... 34 LA "CUPOLA".................................................................... 34 IN PRATICA "UN FORNO" ................................................... 34 DUE SOLUZIONI COMBINATE ............................................. 35 LA PROIEZIONE DELL’OCULARE ............................ 35 ALLA RICERCA DEL RACCORDO UNIVERSALE ................... 35 LA LENTE NEGATIVA................................................... 35 UN RECUPERO TIRA L'ALTRO ............................................ 35 PROIEZIONE DELL'OCULARE O COMPLESSO NEGATIVO ...... 36 LA TELECAMERA .......................................................... 36 UNA LOGICA EVOLUZIONE ................................................ 36 LA LUNA .......................................................................... 36 IL CCD ............................................................................. 36 I PRIMI ESPERIMENTI......................................................... 36 UN EVENTO STRABILIANTE ............................................... 36 E SULLE STELLE................................................................ 37 ALLE QUATTRO DEL MATTINO .......................................... 37 IL RITORNO ALLA REALTÀ ................................................ 37 A QUESTO PUNTO CAPII.............................................. 37 QUALE FOCALE? ............................................................... 37 COME UN VIDEOGIOCO ..................................................... 37 LA PULSANTIERA .............................................................. 38 LA MASCHERA PER L’INSEGUIMENTO.................. 38 IL RETICOLO SUL MONITOR ............................................... 38 QUANTO È GRANDE IL MONITOR? ..................................... 38 SEI MESI DOPO (O QUASI)........................................... 38 UN PO’ DI RIPOSO ............................................................. 38 IL CROCICCHIO LUMINOSO ................................................ 38 ALTRI UTILIZZI DEL MONITOR ............................... 39 UN SALTO DI QUALITÀ ................................................ 39 UN REGALO STUPENDO ..................................................... 39 I COLLEGAMENTI ELETTRICI ............................................. 39 LA “FILOSOFIA” DELLA CENTRALINA. .............................. 39 LE PRIME PROVE........................................................... 40 ASCENSIONE RETTA .....................................................28 UN GROSSO PROBLEMA .....................................................28 UN MOVIMENTO O DUE? ...................................................28 UN POSTO PRIVILEGIATO ...................................................29 IL PROGETTO .....................................................................29 LA SCALA GRADUATA .......................................................29 LA LANCETTA ....................................................................30 COLLEGAMENTO AI MOVIMENTI ........................................31 LE TACCHE PER LA MESSA A PUNTO...................................31 LE OPERAZIONI PRELIMINARI ............................................ 40 LA TARATURA DEI MOTORI ............................................... 40 PROVA D’INSEGUIMENTO.................................................. 40 LE LUCCIOLE .................................................................... 41 LA “TELEGUIDA”........................................................... 41 I CAVI AUMENTANO .......................................................... 41 LA GESTIONE DEL PROGRAMMA........................................ 41 I PROGETTI PER IL FUTURO...................................... 41 Ugo Ercolani – IL TOTEM - II edizione 43