“Zona Nove” è su www.niguarda.eu
FEBBRAIO 2010
Anno 17 - n. 173
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Redazione: via Val Maira 4 (Mi), tel. 02/39662281, e-mail: [email protected]
Autorizzazione del Tribunaledi Milano N. 648 del febbraio 1997 - Editore: Associazione Amici di “Zona Nove”,
via Val Maira 4, Milano - Stampa: Centro Stampa Editoriale Libertà SpA, località Dossarelli, Piacenza.
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Il CAF ACAI
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ha trasferito la propria
sede in via Thaon di Revel 4.
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mod. 730/2010, mod. Unico,
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Direttore: Luigi Allori. Redazione: Giovanni Beduschi (vignettista), Franco Bertoli, Andrea Bina, Roberto Braghiroli, Ortensia Bugliaro, Valeria Casarotti, Diego Attilio Cherri, Teresa Garofalo, Sergio Ghittoni, Antonella Loconsolo, Angelo
Longhi, Lorenzo Meyer, Grazia Morelli, Diana Roca, Sandra Saita, Gero Urso, Maria Volpari. Collaboratori: Laura Albani, Valia Allori, Stefano Bartolotta, Silvia Benna Rolandi, Maria Piera Bremmi, Don Giuseppe Buraglio, Arturo
Calaminici, Primo Carpi, Roberto Cirillo, Roberta Coccoli, Augusto Cominazzini, Luca Corbellari, Silvia Cravero, Ivan Crippa, Celestino De Brasi, Simona Fais, Davide Ghezzi, Luigi Ghezzi, Lorenzo Gomiero, Anna Maria Indino, Monica
Landro, Luigi Luce, Sergio Maestri, Valeria Malvicini, Franco Massaro, Giorgio Meliesi, Pamela Napoletano, Antonio Pizzinato, Laura Quattrini, Mira Redaelli, Mauro Raimondi, Margherita Rampoldi Meyer, Vittorio Sardo, Alessio Seminario,
Caterina Sinisi, Renato Vercesi, Norman Zoia. Presidente dell’Associazione Amici di “Zona Nove”: Lorenzo Gomiero. Pubblicità: Flaviano Sandonà (tel. 02/39662281). Impaginazione: Roberto Sala (tel. 3341791866).
Il fioretto
di
orro
In Maciachini il picco cittadino dello smog
317 microgrammi di polveri sottili al metrocubo
Sicurezza?
I
ELIPORTO
pagg. 5/13
Ko i laboratori
della Pirelli
pag. 6
CARNEVALE
pag. 10
Appuntamento
al 20 febbraio
MEMORIA
La giornata
antirazzista
pag. 20
SUPPLEMENTO
ONA NOVE
pag. 13-16
Il termometro
della criminalità
a cura di Grazia Morelli
in collaborazione con i Carabinieri di Greco
viale F. Testi 119 - tel. 02/66104191
(Non sono compresi i reati denunciati alla Ps)
RAPINE
GENNAIO ‘10
3
GENNAIO ‘09
3
FURTI
GENNAIO ‘10
Si tratta di una situazione drammatica se si pensa che la soglia di “allarme salute”
(pag. 3)
stabilito dalla Comunità Europea è di 50 microgrammi al metro cubo.
L’Associazione Sos Usura getta la spugna
“Contro il racket ci hanno lasciato soli”
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pag. 4
CRISI ECONOMICA
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INDIVIDUALE
COLLETTIVA
In Sarca
e Val di Ledro
Coinvolta
anche l’Isola
(disegno di Gero Urso)
n soli 15 anni l’Italia dei
mangiapolenta e dei terroni si è trasformata in una società multietnica. È stato un
choc sociale talmente forte da
rendere molto difficile una civile convivenza tra italiani e
stranieri. Specie se qualcuno
rimesta nel torbido per i propri dissennati giochi politici.
Bossi e Berlusconi (e Moratti
e Formigoni) hanno bisogno
di un capro espiatorio che
faccia loro mantenere i voti e
che nasconda i loro interessi
anche privati e la loro politica fallimentare. E quindi cercano di distrarre gli italiani
da tutti gli altri loro problemi, di cui sono in gran parte
responsabili, fomentando il
razzismo e criminalizzando
gli stranieri, fatti apparire
come gli unici responsabili di
ogni male. La cosidetta “sicurezza dei cittadini”, non contro i delinquenti ma contro
gli stranieri, tutti gli stranieri, è diventata l’alibi per il loro malgoverno. Si fanno (anzi, si dice di voler fare) le ronde contro gli scippi, si fanno
pagare 500 euro come “punizione” per essere assistiti da
una badante straniera, si
propongono i tram per stranieri, si espellono i bambini
rom dalle scuole... E intanto,
anche nel nostro piccolo, non
si fa nulla per contrastare gli
attacchi “italiani” alla nostra
sicurezza vera: la disoccupazione dovuta alla crisi economica “psicologica” (pag. 6); i
racket mafiosi nelle case popolari (pag. 5); l’inquinamento atmosferico e acustico
(pagg. 3 e 5); i trasporti e la
viabilità sempre più pericolosi (pagg. 2 e 4). Vi ricordate il
nazismo? Faceva una politica
simile. Forse è bene averne
memoria (pagg. 20 e 22).
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GENNAIO ‘09
69
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GENNAIO ‘10
(pag. 5)
GENNAIO ‘09
7
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Giovanni Beduschi
Emerito piantagrane di un Giovanni giustizialista che non
sei altro, smettila per favore di sparacchiare su questo e su
quello. Altrimenti faccio preparare un bel Lodo Beduschi
Dedicata a Craxi
una via della Bicocca?
dalla redazione del giornale “Libero per prescrizione dei termini” che condanni chiunque parli male delle più basse cariche dello Stato: i sette nani della libertà, tra cui Mammolo
CRONACA
di Giorgio
NERA
Meliesi
Luigi Luce
l Comune intende dedicare
Itariouna
via a Bettino Craxi, segredel Psi condannato per corruzione e morto 10 anni fa latitante all’estero. Ha detto il sindaco Moratti: “Il mio tentativo è fare in modo che la sua città riconosca un proprio figlio importante”. D’altronde, spiega la Moratti,
non sarebbe il primo personaggio
contestato ad avere una via a suo
nome. Il sindaco cita nientemeno
che Giordano Bruno, bruciato al
rogo nel 1600 per le sue teorie filosofiche, e Giuseppe Garibaldi,
che con Craxi ha in comune solo
la morte fuori dell’Italia, anche se
l’uno esule e l’altro latitante. Così, nonostante i mugugni della
Lega e l’incertezza degli ex An l’intenzione sarebbe di intitolare
a Craxi una via o un giardino. Se sarà una via dovrà essere
“senza numeri civici” - ricorda la Moratti - “per evitare problemi ai residenti”: come a dire, qualcuno potrebbe vergognarsi.
Tra le ipotesi allo studio c’è la proposta di Roberto Caputo, ex
socialista oggi consigliere provinciale del Pd, che ha suggerito di
cambiare nome a viale dell’Innovazione alla Bicocca.
A tal proposito i circoli Prato-Bicocca e Rigoldi-Niguarda del
Pd hanno diffuso un comunicato:“Ci sono ben altri problemi da
affrontare! In un Paese depresso da una crisi che il governo
non sa gestire e da tanti problemi per i quali si adottano soluzioni improvvisate, la Giunta Moratti si dedica alla toponomastica ‘revisionista’. Craxi, protagonista politico degli anni
80/90,che ha segnato la fine del pensiero socialista di Pertini e
Lombardi, ha chiuso la sua carriera con la fuga dall’Italia perché condannato per corruzione. Ora la Giunta Moratti vuole
dedicargli una via dei nostri quartieri! Diciamo no a Via Craxi
a Milano! Diciamo no alla scelta del centrodestra, Lega Nord
inclusa, che mira a delegittimare la stagione di Mani Pulite e
il ruolo della Magistratura che ieri come oggi, svolgendo il suo
compito, rivela le distorsioni del mondo politico corrotto. Per la
Destra delle leggi ad personam, degli scandali sulla sanità, degli assessori regionali arrestati per corruzione il vero obiettivo è protrarre l’attacco alla Magistratura, alle Istituzioni, alla
Costituzione e rivendicare sempre più spudoratamente l’immunità e l’impunità della propria classe politica! Il Partito
Democratico di Bicocca, Niguarda e Pratocentenaro sta coi cittadini che pretendono dagli amministratori di ogni livello e di
ogni parte politica, prima di tutto, il rispetto della legalità per
poter ancora avere fiducia nelle Istituzioni e nella
Costituzione che i nostri Padri ci hanno lasciato come eredità
irrinunciabile. No a Via Craxi a Milano!”
Val Maira: soffocò la compagna
chiudendola nel divano-letto
i chiamava Moira Del Tredici, aveva 41 anni, faceva saltuariamenS
te la baby-sitter e abitava in via Val Maira. Venne trovata il 13 giugno scorso con il collo schiacciato all’interno del suo divano-letto a molla. Alle prime, sembrò un drammatico incidente domestico. Ma ora gli
agenti del commissariato Greco-Turro hanno arrestato il suo compagno, il pregiudicato Daniele De Masi, 41 anni, con l’accusa di omicidio
volontario. Secondo gli investigatori, l'uomo, che un paio di anni fa era
stato condannato a sei mesi (pena sospesa) per tentato strangolamento della sua precedente compagna, quel sabato dell’anno scorso aveva
ripiegato il divano-letto schiacciando sino a farla soffocare la donna,
inebetita dall’alcol e dell’hashish.
Allora l’uomo aveva dichiarato di aver lasciato la compagna assopita
sul divano-letto e di essere andato a lavorare. Ma, sentito tre giorni dopo, l’uomo aveva fornito una versione diversa, cadendo in una serie di
contraddizioni. L’inchiesta ha messo in luce la gelosia ossessiva dell’uomo, che si traduceva in continui litigi con la vittima, che più volte era
stata picchiata da De Masi. A dare ulteriore concretezza agli indizi sono stati due episodi. Un mese dopo i fatti, De Masi rompe i sigilli dell’appartamento cercando di portare via il divano-letto, struttura della
quale, come spiegano i periti nominati dal magistrato, è materialmente impossibile determinare la chiusura accidentale soprattutto con un
corpo disteso sopra. Dopo una serie di ulteriori riscontri investigativi
condotti nei mesi successivi, il pm ha deciso per l’arresto.
L’uomo, che si arrangia con lavoretti saltuari come imbianchino, alla fine di gennaio è stato dunque prelevato dagli agenti del commissariato
Greco-Turro nell’appartamento che occupa abusivamente in via Val
Cismon 2 e rinchiuso a San Vittore.
Bondi, più Berluscolo e Brunettolo. E poi propongo che la figlia di Craxi sia fatta ministro marocchino della Giustizia
al posto di Al Vano. (Zorro Nove)
Ospedale: uccisa da un camion
n’infermiera travolta da un camion all’interno del Niguarda.
U
“Altro che fatalità, qui ci sono percorsi a rischio”. I sindacati non
ci stanno ad archiviare la vicenda come “pura fatalità”.Assemblea generale e presidio davanti alla direzione generale il 22 gennaio per
chiedere lo stop ai camion nei viali interni dove attualmente pedoni e
automezzi hanno gli stessi percorsi. “Al Niguarda è aperto un grosso
cantiere - dicono i delegati sindacali -.Per anni dovremo convivere con
camion e gru al lavoro. Ci vogliono più garanzie per la sicurezza”.
Greco: decapitata da un treno
calo Ferroviario Greco Pirelli, 8 gennaio, ore 14 circa. Agganciata,
S
messa sotto e schiacciata dal treno. È la triste sorte di una donna cinese di 36 anni. Il macchinista del convoglio, proveniente da Lecco, ha
raccontato poi agli agenti del Polfer di aver visto solo all’ultimo istante
la donna, che camminava parallelamente ai binari, e di non aver potuto far nulla per evitare l’investimento. Nell’impatto la vittima è stata
decapitata. “Un incidente, forse un suicidio - spiegano alla Polfer - certamente non un omicidio”.
OOM IN
0NA
di Ortensia Bugliaro - foto Giansanti
Né panchine né cestini
Alcatraz: ferito a coltellate
ine gennaio, via Valtellina, fuori della discoteca Alcatraz, in fin di viF
ta uno studente universitario di 22 anni, accoltellato al torace e all’addome. All’interno della sala da ballo, aveva discusso con un altro
cliente, uno degli aggressori, che disturbava una sua amica. Dopo urla
e spintoni, tutto sembra dimenticato. Ma pochi minuti dopo, alle 3.15,
è scontro: da una parte ci sono Serena e il suo amico Daniele L., 23 e 22
anni, studenti universitari; dall’altra Salvatore P., 24 anni, elettricista,
e Angelo T., 25 anni, disoccupato. Daniele finisce a terra per un pugno
e viene colpito ancora a calci e a coltellate. Subito arrivati, i carabinieri
del nucleo Radiomobile hanno arrestato i due aggressori, mentre
Daniele veniva trasportato con urgenza al Fatebenefratelli in gravi
condizioni. La ragazza che era con lui ha aiutato i carabinieri a individuare gli autori dell’accoltellamento. “Eravamo ubriachi, non ci siamo
resi conto di quello che facevamo”. Salvatore e Angelo hanno ammesso di essere stati loro a ridurre in fin di vita Daniele. Ma, pur avendo
ammesso la rissa, negano di aver usato un coltello.
a un po’ di tempo l’area riservata ai cani all’ingresso del
D
Parco Nord in Via Adriatico non è più area libera. Ne è stata individuata un’altra più avanti, molto più ampia che però, rispetto allo spazio precedente, non è dotata di panchine. Le persone si lamentano, soprattutto quelle anziane che non sempre possono sostare a lungo in piedi durante le belle giornate. Non esistono neppure i cestini per depositare i vari rifiuti. In genere i cestini sono pochi e per di più sono dislocati in punti molto lontani dall’area indicata. Bisogna pur tener conto che per molti il nostro bel parco spesso è un luogo di “vacanza”, sia per loro che per
i piccoli amici a quattro zampe!
La sede della redazione si è trasferita in via Val Maira 4 (Pratocentenaro) rimanendo aperta ogni mercoledì pomeriggio dalle 15.30 alle 18 per ricevere coloro
ATTENZIONE che desiderano segnalare problemi, annunciare o proporre iniziative, articoli o servizi per il giornale. Si può anche telefonare allo 02.39662281.
ONA NOVE 2
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
INQUINAMENTO
Secondo un rilevamento effettuato da “Repubblica”
In Piazzale Maciachini il picco cittadino dello smog
317 microgrammi di polveri sottili al metrocubo
Si tratta di una situazione drammatica se si pensa che la soglia di “allarme salute” stabilito dalla
Comunità Europea è di 50 microgrammi al metro cubo.
n’informazione per chi nella noU
stra città si riempie tutti i giorni
la bocca di “sicurezza”. Ci sono dei subdoli clandestini criminali attorno a noi
che attentano quotidianamente alla nostra vita.
Si diffondono dovunque portati dalle automobili e dai
camini delle caldaie per il riscaldamento e si introducono, invisibili, nei polmoni di
ognuno di noi.
Sono le polveri sottili (Pm10 e
Pm 2,5) pericolosissime per la
nostra salute (vedi l’intervista esclusiva con l’epidemiologo ambientale Paolo Crosignani in questa stessa pagina). Non si è fatto niente, né
in Comune né in Regione contro questa “invasione”. Anzi,
si è riaperto il centro (chiuso
da un referendum) alle auto,
pur a pagamento. Non si è valorizzato il trasporto pubblico
per gli spostamenti in città e
per i pendolari non ci sono né treni regionali che funzionano né parcheggi di
corrispondenza ai capolinea del metrò.
Conclusione: la situazione è drammati-
Luigi Luce
ca. Un rilevamento effettuato il 27
gennaio dal giornale “Repubblica” sul-
le polveri Pm10 ha dato i seguenti risultati. Per rendersi conto di quanto i
dati rilevati siano preoccupanti si sappia
che la soglia di “allarme salute” è 50 Pm10
microgrammi al metro cubo: di Pm10.
• In corso Buenos Aires alle nove del mattino il livello medio di Pm10 è di 268. La
puzza la senti nell’aria.
• A Porta Genova il livello di
Pm10 è un molto poco incoraggiante: 218.
• A Porta Romana, nei vialoni
dai palazzi coperti dallo smog,
la media è un po’ meglio: 170.
• Sul metrò della linea gialla,
direzione Duomo, la media è di
269 microgrammi che ristagnano in un ambiente che più
chiuso non si può.
• Attenzione! Qui i dati ci
interessano da vicino e ci dicono che la nostra zona è
una delle più inquinate di
Milano: sul filobus della 91
da via Stradivari a viale
Stelvio, la media è di 216. In
piazzale Maciachini abbiamo il dato più drammatico
della città: 317 Pm10!
• Anche nell’area “protetta”
dall’Ecopass non va certo bene: sotto la
centralina Arpa del Verziere, all’angolo di
piazza Beccaria,135 microgrammi ma al
Pronto soccorso del Policlinico sono 190.
Veleni nell’aria: lo smog non dà tregua
Ecco gli effetti dell’inquinamento sulla nostra salute
Sui gravi danni che possono derivarne al nostro organismo
abbiamo intervistato in esclusiva l’epidemiologo ambientale Paolo Crosignani.
Valeria Casarotti-Teresa Garofalo
I
l comitato di mamme “Ora
d’aria” che ha organizzato
per sabato 30 gennaio un
presidio di protesta davanti a
Palazzo Marino ha contribuito a sfondare il muro del silenzio istituzionale e a risvegliare l’attenzione dei cittadini sul problema dell’aria avvelenata che da più settimane intossica i polmoni dei milanesi.Tira un’aria veramente cattiva a Milano, un’aria
malsana dovuta all’inquinamento che già in questo primo mese dell’anno sta mettendo a dura prova l’apparato respiratorio di noi tutti, in
particolare quello dei bambini e degli anziani. La responsabilità di molte malattie come faringiti, allergie, bronchiti, attacchi d’asma, leucemie e problemi cardiaci è attribuita
alle polveri sottili. Ma cosa sono esattamente le polveri sottili e
come agiscono negativamente sulla nostra salute lo chiediamo
all’epidemiologo ambientale, dott. Paolo Crosignani.
“Il particolato atmosferico (Pm) è l’insieme di due componenti,
uno dei quali costituito dalla condensazione nell’atmosfera di
numerose sostanze che derivano principalmente da processi di
combustione. Queste sostanze liquide, soprattutto a basse temperature, quindi in inverno, si condensano formando una specie
di nebbia che avvolge la città, una nebbia velenosa perché costituita da sostanze biologicamente attive,cancerogene,metalli pesanti, solfati e nitrati. La Comunità Europea misura la qualità
dell’aria basandosi sul PM10, cioè sulle componenti inquinanti
di diametro inferiore a 10 micron, particelle talmente piccole da
poter penetrare sin nelle parti più profonde dell’apparato respiratorio. È il traffico delle automobili la principale sorgente del
PM10. Nella provincia di Milano è stato stimato, mediante lo
studio delle emissioni relative all’anno 2001, che il traffico veicolare contribuisce, nell’arco di un anno, al 70% della concentrazione atmosferica di tale inquinante”.
Quali sono gli effetti dell’inquinamento da polveri
sottili sulla nostra salute?
“Numerose osservazioni fatte in città americane ed europee
GROPPI
e anche due studi svolti in
Italia concordano nel rilevare che ad ogni aumento
degli inquinanti corrisponde un aumento di eventi
negativi per la salute, di tipo respiratorio e cardiaco.
Spesso sentiamo parlare
della ‘soglia di attenzione’.
È importante capire che
ciascun individuo ha una
propria soglia,determinata
dal suo stato di salute; una
soglia che tutela una persona può essere quindi insufficiente per la tutela di
un’altra. Ma il concetto di
‘soglia’ è utilissimo invece
perché, quando la situazione è critica, sono necessari
interventi da parte delle
istituzioni. Le direttive
della Comunità Europea impongono che per mantenere la
media annua di 20mg/m3 per l’anno 2010, bisogna che mai
nel corso dell’anno l’inquinamento di PM10 superi la soglia
dei 50 mg/m3. E solo nel mese di gennaio a Milano sono stati già almeno 20 i giorni in cui tale soglia è stata superata”.
E l’esposizione all’inquinamento per lunghi periodi
che cosa comporta?
“I danni alla salute per un’esposizione prolungata (15-20
anni) a livelli elevati di particolato sono notevoli. In ambito oncologico hanno effetti non solo sulla mortalità per tumore ai polmoni ma anche sull’incidenza delle leucemie
nei bambini e nel tumore al seno. Recenti studi hanno mostrato lo stretto legame tra la riduzione dei livelli di inquinamento e la salute evidenziando che le morti attribuibili al particolato si riducono entro pochi anni dalla diminuzione dell’esposizione. Ciò significa che se Milano passasse dagli attuali 60mg/m3 ai 30mg/m3 di PM10 ciascun milanese guadagnerebbe sul lungo termine circa un anno e
mezzo di vita. Tutto ciò fornisce importanti considerazioni anche dal punto di vista delle politiche sanitarie; significa infatti che provvedimenti per la riduzione dei livelli di
inquinamento possono riflettersi in benefici quasi immediati sulla salute della popolazione”.
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ONA NOVE 3
SICUREZZA NELLE STRADE
Pericolo all’incrocio Sarca/Beccaro: proposte del CdZ 9
Ma Vicesindaco e Polizia locale fanno a scaricabarile
Azienda operante
nel settore del commercio
(beni di largo consumo, alimentari ecc.)
offre opportunità di
Una delibera del CdZ prevede: urgente ralizzazione della passerella Sarca/Testi, controli
sulla sosta vietata e misure per limitare la velocità dei mezzi.
guadagno extra
tramite attività indipendente.
l 9 dicembre u.s la Commissione del
ISostenibile”
Consiglio di Zona 9 “Per la Città
ha esaminato le condizioni
di sicurezza dell’incrocio Sarca/Beccaro/San Glicerio, teatro di diversi incidenti, l’ultimo dei quali a inizio febbraio
ha visto coinvolti l’autobus Cinisello/S.
Eusebio e un’autovettura, causati dalla
velocità e dalla scarsa visibilità degli attraversamenti pedonali, che hanno
comportato l’investimento di diversi pedoni. Il CdZ 9 ha approvato una delibera che chiedeva al Comune poche cose
di buon senso, ovvero:
• sollecitare l’Amministrazione Comunale a costruire in tempi brevi la passerella
ciclopedonale Sarca/Testi, già in parte finanziata da Pirelli Re;
• richiedere maggiori controlli contro la
sosta vietata, soprattutto in prossimità
dell’incrocio oggetto del contendere, reso
ancor più pericoloso dalla presenza di
mezzi che ostruiscono la visibilità:
• adottare le misure più opportune per limitare la velocità dei mezzi che percorrono viale Sarca ad esempio installando
dissuasori ottici e prevedendo un’intensificazione dei controlli.
Poche cose di buon senso che sicuramen-
Daniele Cazzaniga
te saranno condivise dagli “inquilini” di
Palazzo Marino, diranno i nostri affezionati lettori. Poveri illusi. Eccovi la risposta della Polizia locale e del vice Sindaco
Riccardo De Corato, da qualche mese
nuovo Assessore al Traffico dopo il siluramento di Edoardo Croci.
La Polizia locale afferma che il controllo
delle soste vietate, compatibilmente alle
risorse disponibili e agli altri compiti, viene effettuato dal vigile di quartiere; per
quel che riguarda la messa in sicurezza
dell’incrocio già nel 2003/04, durante la
realizzazione dello spartitraffico centrale
di viale Sarca, era stata evidenziata la pericolosità dell’incrocio e la necessità di
realizzare un impianto semaforico.
L’inizio dei lavori per la realizzazione della M5 nel novembre 2006 e la conseguente chiusura di quell’intersezione ha portato all’accantonamento dell’impianto semaforico. Con la fine dei lavori della M5,
previsti per il 2011, si provvederà a riesaminare la pratica.
Non di minor spessore è la risposta del
vice Sindaco Riccardo De Corato che
esordisce affermando che i problemi di
attraversamento dell’incrocio verranno
risolti con la realizzazione della passerella, già finanziata e in fase di progettazione. Per quanto riguarda il problema
della velocità in viale Sarca e vie limitrofe non possono essere installati, in base
ad un preciso decreto prefettizio, strumenti per controllare a distanza l’eccesso di velocità anche se è stato chiesto alla Polizia Locale di intensificare i controlli per reprimere tali violazioni.
Insomma, De Corato informa noi e il
CdZ 9 che l’attraversamento Sarca/Beccaro diventerà sicuro quando verrà realizzata la passerella pedonale già finanziata e in fase di progettazione, che non
può installare telecamere e ammennicoli vari per punire chi scambia viale
Sarca per una pista di formula uno e
che ha chiesto alla Polizia locale di controllare e punire con maggior durezza i
pirati della strada. La Polizia locale dal
canto suo dice che con i pochi uomini a
disposizione verifica il rispetto delle soste consentite, che la già segnalato da
anni la pericolosità dell’incrocio e che
bisogna aspettare la fine dei lavori della M5 per valutare se installare un impianto semaforico.
Via Val di Ledro: raccolta di firme
per la messa in opera di dissuasori di velocità
Angelo Longhi
circolo Rigoldi del Pd di Niguarda non diminuisce il suo
Inolimpegno
sui temi del traffico e della mobilità che in zona soparticolarmente sentiti.
Dopo l’ennesimo incidente in via Val di Ledro, per fortuna senza danni alle persone, i due consiglieri di Zona appartenenti a questo circolo, Giovanni Faregna e Carlino
De Biase, avevano depositato una mozione per ottenere
l’installazione dei dissuasori di velocità a fine ottobre
2009 in Consiglio di Zona, rivolta all’opportuna istanza
del Comune di Milano.
La mozione ne sollecitava la posa in prossimità degli attraversamenti pedonali, sia all’incrocio con la via Paolo Rotta
(proprio in quel punto un investimento di un giovane pedone
si è risolto con gravi danni permanenti per quest’ultimo), sia
all’incrocio con via Hermada, interessato quest’ultimo anche
dall’attraversamento dei ragazzi che vanno e vengono dalla
scuola media Cassinis e dai giardini Gina Galeotti Bianchi.
Il traffico veicolare in via Val di Ledro negli ultimi mesi,
con la chiusura di Via Giuditta Pasta, è aumentato a dismisura a tutte le ore. La via, un lungo rettilineo, invita le persone imprudenti ad alte velocità, e da qui il motivo della richiesta dei due consiglieri.
Dal momento che il Comune in questi mesi non è ancora intervenuto e non si ha idea di quando lo farà, il circolo Rigoldi
ha deciso di impugnare questa mozione e di farne una petizione da sottoporre alla firma degli abitanti delle abitazioni
limitrofe a via Val di Ledro. Si può firmare tutti i giorni presso il circolo Rigoldi in via Hermada 8 e ai banchetti che saranno organizzati in quartiere. Le firme saranno consegnato
in Comune come forme di pressione, sperando che serva.
“Zona Nove” vi terrà informati.
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Sos Usura si scioglie: “Contro il racket ci hanno lasciato soli”
L’Associazione “Sos Racket e Usura”, che ha
Ultimora.
denunciato con un video il commercio di apparta-
menti nelle case popolari della nostra zona, ha deciso di
mollare, dopo l’ennesimo attentato alle sue strutture
(una raffica di proiettili a Parabiago, una bomba carta a
Nerviano e l’incendio di un furgone a Caronno Pertusella). Il presidente dell’Associazione Frediano Manzi ha
detto: “Non è paura della criminalità organizzata, ma
una resa per il silenzio delle istituzioni. A parole sono per
la sicurezza e la lotta alla mafia, poi lasciano sola una
delle due associazioni antiracket di tutta la Lombardia.
Neanche una sede ci hanno dato. Tutto è cambiato quando dalle denunce sulla criminalità organizzata siamo
passati a parlare delle responsabilità politiche, evidenziando l’inerzia di un’intera classe politica che in città ha
lasciato crescere quartieri ghetto. Da quel momento si sono completamente interrotti i rapporti con la Regione,
mentre il sindaco Moratti non ha mai detto una parola e
il vicesindaco De Corato ci ha deleggittimato in pieno.
Siamo stati lasciati soli”.
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SICUREZZA AMBIENTALE
a cura di Daniele Cazzaniga
Parco Nord: contro l’eliporto inquinante nuove iniziative
Una mozione del CdZ 9 per esigere un parere dalla Giunta comunale e un’interrogazione in Regione
da parte del consigliere Franco Mirabelli: la zona e i comuni dell’hinterland incalzano Moratti e Formigoni.
rosegue la mobilitazione contro l’idea
della Regione di realizzare un sistema
P
di eliporti con basi al Parco Nord e in zona
9. I danni di questo progetto, se venisse realizzato, non riguarderebbero solo il territorio del nostro polmone verde ma anche moltissimi cittadini della zona 9 che abitano nei
quartieri Bicocca, San Giuseppe, Gari-baldi,
Isola e Melchiorre Gioia visto che due basi
sarebbero situate presso la nuova sede della Regione Lombar-dia e FS Garibaldi.
Quindi incentrare tutto il discorso sul Parco
Nord, che naturalmente va tutelato, potrebbe essere addirittura riduttivo e rischia di
non fare comprendere a fondo l’insensatezza di questo progetto.
Proprio per questo in CdZ 9 il consigliere Pd
Andrea Bina, per conto della maggioranza, ha
presentato una mozione, non votata purtroppo dai consiglieri di minoranza, nella quale si
cerca di “stanare” il sindaco Moratti affinché si
pronunci sulla vicenda. In particolare, oltre ad
esprimere la propria ferma contrarietà al progetto sponsorizzato da Agusta Westland e fatto proprio dalla Regione Lombardia, il CdZ 9:
• sollecita l’Amministrazione Co-munale, fino ad ora rimasta colpevolmente silente di fronte a questo progetto, ad
esplicitare senza ambiguità il proprio
parere in merito;
• richiede all’Amministrazione Comunale
di realizzare uno studio approfondito per
valutare l’impatto che tale progetto avrà sui
cittadini milanesi;
• invita l’Amministrazione Comunale a farsi carico di convocare un’assemblea pubblica, alla presenza di tutti i soggetti coinvolti
nella vicenda, per informare, in maniera
chiara e trasparente, i cittadini sullo stato
di avanzamento del progetto e sulle reali ricadute sul territorio.
Un’altra novità arriva dal direttore generale
del Niguarda, Pasquale Cannatelli, che durante la sua audizione in CdZ 9 (vedi a pagina
19) ha toccato anche la questione dell’elisoccorso, ormai di stanza presso l’areoporto di
Bresso. Dopo la sollevazione dei cittadini e del
Sindaco del comune bressese, esasperati dai
continui voli di servizio e di addestramento del
velivolo del 118, che ha la base di decollo/atterraggio/stazionamento vicinissimo alle case di
via Gramsci e via Matteotti, è stata elaborata
dagli enti competenti una soluzione che prevede lo spostamento della “casa” dell’elicottero
del 118 presso la sede della Croce Rossa sita in
via Clerici, sufficientemente lontana dalle case dei poveri malcapitati.A detta di Cannatelli
il trasloco è cosa fatta. Staremo a vedere.
Ultima novità, non certo in ordine d’importan-
za, la nuova interrogazione presentata dal
consigliere regionale del Partito Democratico
Franco Mirabelli all’Assessore Regionale ai
Trasporti ed Infrastrutture Raffaele Cattaneo che riportiamo di seguito:
Premesso che
• Si è svolta nella giornata del 12 gennaio
2010 presso la Provincia di Milano, la riunione prevista dal protocollo d’intesa sottoscritto il
31 luglio 2007 presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri in cui tutti gli enti sottoscrittori, tra cui la Regione Lombardia, si erano impegnati a garantire livelli di sicurezza e
adeguamenti infrastrutturali all’aereoporto di
Bresso, verificando la stessa possibilità di ricollocazione dello stesso;
• Che in quella riunione si è preso atto che il
dipartimento aereospaziale del Politecnico di
Milano a cui era stato commissionato lo studio sulla possibile ricollocazione dello scalo,
ritiene particolarmente complessa l’individuazione di zone idonee al trasferimento dell’aereoporto nella provincia di Milano o in
una zona allargata di 5 miglia nautiche attorno alla provincia stessa;
• Che a fronte di ciò si è concordato, sulla base
di un ulteriore studio del Politecnico di Milano,
di ricollocare le strutture aereoportuali sul lato
orientale dello scalo con “l’individuazione di
una superficie complessiva pari a 10 mila mq.
a nord dell’hangar numero 3, con la possibilità di un rapido collegamento con la pista ed un
miglioramento dal punto di vista ambientale e
di compatibilità con il territorio fortemente urbanizzato attiguo all’aereoporto. La realizzazione di nuove infrastrutture a migliore impatto ambientale aumenterebbe la compatibilità
tra parco e aereoporto”.
• Che questa ipotesi ridurrebbe l’area su cui insiste il sedime aereoportuale a 55 ettari a fronte della superficie attuale stimata in 87 ettari.
• Che è stata riconvocata a breve la riunione
degli enti che hanno sottoscritto il protocollo
d’intesa per verificare la definizione, da parte
di Enac, del riassetto dell’attuale sedime secondo le indicazioni date dallo studio del
Politecnico, dare il via agli adempimenti previsti dalle indicazioni sulla valutazione del rischio e definire le aree non più funzionali all’aereoporto.
• Che il citato Protocollo esclude tassativamente qualsiasi potenziamento delle attività portuali.
Interroga l’assessore competente
• Per sapere se, a fronte del risultato della riunione del 12 gennaio e delle decisioni assunte,
ritenga ancora realistica l’attuazione del piano
per la costruzione di un centro eliportuale con
le caratteristiche previste dal progetto dello
Studio Ambrosetti, a cui l’Assessore ha detto di
fare riferimento, e se per questo non ritenga invece, - considerato il ridimensionamento del sedime aereoportuale e la convinzione di tutti i
soggetti che si sono espressi in quella riunione
che non sono sostenibili altre attività se si vuole garantire sicurezza e un sostenibile impatto
ambientale dell’aereoporto - di abbandonare
definitivamente il progetto di collocare il centro
eliportuale nel campo volo del Parco Nord.
Quale sia stata la risposta di Raffaele
Cattaneo lo spiega lo stesso Mirabelli, secondo
cui la risposta dell'assessore questa volta è stata molto meno rigida rispetto a quella arrogante della prima interrogazione.
Intanto, afferma Mirabelli, lo studio commissionato dall’Agusta non è più presentato come
il riferimento per l’attività della Giunta.
L’assessore ha detto che non ci sono né atti né
progetti, tantomeno su Bresso, che si sta studiando un piano per attivare un sistema di collegamenti con gli elicotteri, ma che nulla è deciso, che (e questa è una novità importante rispetto all'ultima volta) la Regione non deciderà da sola (anzi secondo il testo unico sui trasporti in discussione, nulla è realizzabile senza l’accordo dei comuni interessati) e che molte cose sono ancora da verificare.
Ma qui finiscono le belle notizie. Infatti, prosegue Mirabelli, se si fosse fermato qui ora
potremmo dire di essere riusciti a sventare
questa minaccia per il Parco Nord e per tutti coloro che abitano in quell'area. Purtroppo
l’assessore ha aggiunto altro e cioè che gli aeroporti (e nell’area milanese non ce ne sono
molti e Linate si sa che è improponibile) sono i luoghi dove si dovrà prioritariamente
verificare la possibilità di collocare l'eliporto
e che la riduzione del sedime di quello di
Bresso non impedirebbe la localizzazione
della base eliportuale visto che se volano gli
aerei possono volare anche gli elicotteri.
“Insomma”, conclude Mirabelli, “l’impressione è che la mobilitazione di queste settimane e l’impegno dei Sindaci hanno fatto sì che
la Giunta regionale si senta meno sicura della bontà del progetto, meno tracotante di
fronte ai prezzi politici che dovrebbero pagare, più cauta di fronte alla scadenza elettorale. Abbiamo segnato un punto ma credo che
la battaglia sia tutt’altro che terminata visto
che il rischio della base elicotteristica a
Bresso è ancora attuale, presente, tutt’altro
che smentito dall’Assessore”.
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ONA NOVE 5
SICUREZZA DEL LAVORO
AUTOSCUOLA
a cura di Angelo Longhi
Smantellati i laboratori scientifici della Pirelli
Fino a 18 mesi fa i ricercatori dei Labs della Bicocca erano 250, ora sono 23 e si vuole ridurli a 9.
a Pirelli anche quest’anno non ha fatto
L
mancare la procedura per i licenziamenti, di meno rispetto allo scorso anno
(nel 2009 i licenziamenti furono 94, per i
quali fu trovata una faticosissima intesa),
mentre oggi la procedura riguarda 19 lavoratori di due
società del gruppo, il centro
servizi amministrativi e i laboratori di ricerca Labs.
Nel primo caso si tratta di un
processo di riorganizzazione
e i 12 lavoratori coinvolti con
i tre anni di mobilità raggiungono la pensione. Diversa è la situazione nei laboratori di ricerca, dove la procedura aperta riguardava ben
14 dipendenti su 23.
L'intesa prevede la ricollocazione immediata di 7 lavoratori, mentre per i restanti c'è
l'impegno a trovare una collocazione entro il 27 maggio.
Per i lavoratori di questa società sono state offerte opportunità di licenziamento consensuale attraverso un incentivo all’esodo.
Martedì 2 febbraio c’è stata l’assemblea dei
lavoratori dove abbiamo spiegato nel dettaglio i contenuti dell’intesa firmata dalla
Gianmario Mocera (Filctem Cgil)
Filctem Cgil e Femca Cisl. Anche questa è
stata un intesa faticosa raggiunta grazie a
momenti di intensa lotta dentro l’azienda,
con molti lavoratori presenti nelle assemblee di questi ultimi due mesi. Abbiamo provato a migliorare l’accordo dello scorso anno, crediamo di esserci riusciti in modo posi-
tivo, con l’aiuto degli stessi lavoratori e di
tutta la rappresentanza sindacale unitaria
delle confederazioni Cgil e Cisl.
Rimane la continua preoccupazione per la
società e per il suo assetto futuro. Ormai si
legge in tutti i giornali della
scelta della Pirelli di concentrarsi nel penumatico e nei filtri antiparticolato, lasciando
quegli assetti produttivi come
la fotonica e i materiali innovativi, nanotecnologie e strumenti per le comunicazioni informatiche. Infatti i laboratori di
ricerca Labs vedevano fino a
18 mesi or sono circa 250 dipendenti, la maggior parte dei
quali fisici, chimici, ingegneri.
Da quei laboratori sono nate
invenzioni, brevetti, ed oggi
tutto questo non c’è più, l’ultima cessione in ordine di tempo
risale a 18 mesi fa, quando
Pirelli cede il grosso dei laboratori ad una società americana,
che rileva tutto, e nel giro di un
mese porta le produzioni in
Messico chiudendo lo stabilimento di Arnad, Valle D’Aosta, e successivamente chiude mettendo in liquidazione la
società rilevata, con sede a Milano, alla
Bicocca, viale Sarca 222.
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L’azienda è in crisi ma gli stipendi dei dirigenti aumentano
a ve lo ricordate? Mi sembra ancora di vederlo quando impazM
zava su tutte le televisioni, in qualsiasi programma, con la grinta del grande industriale, una moglie bellissima, e soprattutto con
l’arroganza padronale di chi non sopporta regole, sindacati, controlli, che hanno il solo significato (per lui) di non farlo lavorare.
Sono passati meno di dieci anni e di tutto quel mostrare mascelle ringhiose rimane ben poco. In televisione non lo invita più nessuno, dopo che, per pagare i debiti, ha rivenduta la Telecom, sacrificato il gioiello della Pirelli Cavi, chiuso vari stabilimenti in giro per il mondo
(come il più vecchio stabilimento europeo, a Manresa, Spagna, della
Pirelli Pneumatici).Tronchetti Provera man mano che rimpicciolisce
quella che un tempo era una tra le più grandi multinazionali del
mondo... aumenta il proprio stipendio. Così tanto per convincersi che
sta facendo un buon lavoro. E licenzia.
La Filctem-Cgil, cui appartiene il sindacalista Gianmario Mocera di
cui potete leggere un contributo sulla situazione in azienda in questa
stessa pagina, ha commissionato a Banca Etica uno studio per analizzare il margine operativo lordo (indicatore della redditività di
un’impresa) della Pirelli e gli stipendi dei suoi più alti dirigenti.
Dallo studio risulta che tra il 2005 e il 2008, il margine operativo lordo del gruppo Pirelli si è più che dimezzato. È passato da 568 milioni di euro a 252 milioni. Per contro, i tre principali manager della
multinazionale hanno visto crescere i loro guadagni. Marco
Tronchetti Provera, il presidente, è passato da 2,757 milioni di euro
a 3,902 milioni (l’anno, si intende, non per tutta la vita!).
Alberto Pirelli, vicepresidente, da 900 a 945 mila euro. Carlo Puri
Negri, vicepresidente, se nel 2005 ha guadagnato 310mila euro nel
2008 ne ha presi 328 mila.
Che dire? Per guadagnare quanto il presidente Marco Tronchetti
Provera nel solo anno 2008, un ricercatore dei Labs Pirelli – uno di
quelli a rischio licenziamento – dovrebbe lavorare 102 anni. Tanto è
larga la forbice tra i 3,902 milioni di euro del numero uno della
Bicocca e lo stipendio lordo annuale (38mila euro) di un suo dipendente medio. Quindi riassumiamo. Se c’è la crisi, i lavoratori Pirelli
si rassegnino, la pagheranno solo loro.
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Alla Mangiarotti la lotta continua
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Il 12 febbraio tutti in viale Sarca 336: i lavoratori della Mangiarotti invitano tutti
a partecipare al blocco della spedizione di un pezzo per una centrale nucleare francese.
dal 21 dicembre che continua giorno e notte il presiÈ
dio permanente dei lavoratori contro la chiusura di
una fabbrica in utile e che dà lavoro a più di 130 persone
(vedi il numero di gennaio di “Zona Nove”). Mercoledì 3
febbraio si è svolta la seconda udienza della causa intentata dai lavoratori alla direzione della Mangiarotti per
comportamento antisindacale, reato per il quale negli
anni scorsi la Mangiarotti è già stata condannata una
prima volta.
Nei giorni precedenti il 3, tramite gli avvocati, l’azienda
aveva avanzato alle maestranze una proposta giudicata
inaccettabile dai lavoratori secondo quello che ci ha raccontato Danilo, un delegato sindacale: un massimo di 15
persone rientra al lavoro subito, per gli altri Cig per massimo un anno… poi la mobilità e la chiusura di fatto.
I lavoratori hanno invece proposto un piano industriale
serio per poter lavorare almeno fino alla scadenza del
contratto d’affitto (2014), mantenendo a Milano la lavorazione delle commesse in essere e di quelle nuove.
In pratica due mondi distanti… Il 24 febbraio ci sarà la
terza udienza, questa volta con la decisione del giudice.
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POLITICA
Filippo Penati, l’alternativa lombarda a Formigoni
Al centro delle proposte di governo della Regione da parte del candidato presidente del centrosinistra
ci sono il welfare per i bambini, gli anziani, i disabili, il taglio delle tasse, l’impegno per il lavoro, la
riorganizzazione del trasporto pubblico, la cura dell’ambiente e il no al nucleare.
Elisa Vincenzi
ostegno alle famiglie e ai lavoratori, in“S
vestimenti per il sistema ferroviario
lombardo, tutela dell’ambiente e del territorio”. Il progetto di governo di Filippo Penati,
candidato alla presidenza della Regione
Lombardia, parte da qui.
“Il nostro impegno - continua Penati - si rivolge alle famiglie. Bisogna creare un sistema di
welfare che sostenga davvero le famiglie nella
cura dei figli, degli anziani, dei disabili.
Vogliamo avviare un intervento straordinario
per la creazione di nuovi nidi, riprendendo così l’iniziativa realizzata quando ero presidente
della Provincia di Milano, che aveva portato
alla creazione di 4000 nuovi posti. L’obiettivo è
raggiungere il 33 per cento dei posti nido stabilito da Lisbona, oggi fermo al 15 per cento.
Vogliamo creare percorsi di assistenza domiciliare per i non autosufficienti, creare un fondo
regionale stabile, a oggi inesistente.
Lei ha proposto una riduzione dell’addizionale Irpef regionale. Perché?
Si vogliamo ridurla da subito. Tagliarla a misura di famiglia. Modularla anche in ragione
del numero dei figli, degli anziani o dei disabili di cui si fa carico. È questo un modo per riconoscere il ruolo sociale che la famiglia svolge.
L’impegno per la famiglia si coniuga con
quello per il lavoro?
Vogliamo realizzare un progetto innovativo,
che si ispira a modelli già attuati in Paesi del
Nord Europa per loro natura simili alla
Lombardia. Qui non si può vivere con 700 eu-
ro al mese di cassa integrazione. È necessario
costruire un nuovo modello sperimentale per
cui chi perde il posto di lavoro abbia una retribuzione più vicina al salario e possa trovare
un’altra occupazione entro un anno. Il modello prevede un accordo tra le parti, risorse aggiuntive da parte delle imprese e investimenti da parte della Regione per la formazione e la
ricollocazione rapida dei lavoratori. Se toccherà a me governare chiederò alle parti sociali di
condividerlo.
Le proteste dei pendolari si fanno ogni
giorno più esasperate. Come risponde il
suo progetto a questo grido d’aiuto?
Per migliorare il trasporto pubblico sono necessarie risorse. Per questo la proposta è quella di aumentare gli attuali investimenti della
Regione Lombardia sul trasporto pubblico di
100 milioni di euro l’anno per cinque anni e,soprattutto, far uscire il Pirellone dalla gestione
del servizio ferroviario regionale. La qualità
del materiale rotabile è scadente. La sua vita
media è di 30 anni, ma ci sono convogli con più
di 50 anni che continuano a circolare. Facciamo come il Piemonte. Facciamo uscire la Regione dalla gestione. In questo senso è sbagliata la nuova società, a metà tra Trenitalia e
LeNord, che rischia di divenire un carrozzone.
Si mettano invece a gara le tratte, ci sia concorrenza. Altra priorità è attuare davvero il
“biglietto unico” e di organizzare “gli Stati generali della Mobilità”. Bisogna inoltre sottolineare un fatto. I soldi che lo Stato invia alla
Lombardia per le ferrovie sono 167 milioni di
euro l’anno, ovvero 7,62 al km, ma sono 16 a
km per la Puglia e 14 per la Campania. Peggio
di noi sta solo il Veneto con 6,25. Bisogna chiedere al governo un riequilibrio.
Ambiente è parola chiave del progetto?
Non possiamo pensare di attuare alcuna azione politica senza valutarne l’impatto ambientale. Le condizioni della Lombardia sono gravissime. Il consumo di suolo dagli anni ’70 ad
oggi è cresciuto vertiginosamente, a fronte di
una popolazione stabile.A questo bisogna porre un freno deciso. Il suolo va tutelato con una
pianificazione strategica regionale. Le condizioni dell’aria sono, se possibile, anche peggiori.Le emissioni di gas serra in 15 anni sono aumentate del 15 per cento, a fronte di una media nazionale del 10 per cento. Per ridurle non
ci sono che due strade: il risparmio e l’efficien-
za energetica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili.
Lei ribadisce il suo no al nucleare?
Il nucleare non è la soluzione per la
Lombardia. Non paga in termini economici: i
costi degli investimenti sono alti, quelli dell’energia prodotta non sono convenienti. Ma
soprattutto non c’è alcuna certezza sullo stoccaggio delle scorie. Oggi non c’è alcun sito al
mondo in grado di stoccare in maniera definitiva le scorie nucleari. Se sarò eletto non ci sarà nessuna centrale nucleare in Lombardia.
Un progetto politico di ampio respiro...
Sì, che nulla concede ai tatticismi. Il minimo
comune denominatore della coalizione che ci
sostiene non può essere solo l’antiformigonismo, ma la condivisione di questo progetto.
Questo non si può fare con alleanze eterogenee
e indefinite. Ma solo con forze che credono in
questo progetto. A giocare con noi la partita
del voto lombardo, ci saranno Sinistra e liberta, l’Italia dei valori, i Verdi. È aperta un’ interlocuzione con altre forze riformiste, moderate
e civiche che dimostrino interesse per un lavoro comune. La coalizione è coerente con il nostro progetto.Non possiamo percorrere questo
tratto di strada con coloro che pongono al centro della loro azione solo l’organizzazione della
protesta sociale e non un progetto di Governo.
Sembrano esserci tutte le condizioni per
realizzare un vero cambiamento?
Sì. Il formigonismo ha perso la capacità di governare lo sviluppo della regione. È diventato
un sistema chiuso. Mentre è chiaro che questo
sistema per tornare a funzionare ha bisogno di
capacità espansiva e di inclusione. Il Pirellone
è un passo indietro rispetto alla Lombardia.
C’è stato un momento, agli inizi del primo
mandato di Formigoni, in cui il modello di governo lombardo, pur con luci e ombre, e per noi
che non l’abbiamo mai votato più ombre che
luci, è stato originale e autonomo. Da tempo
non è più così. Il formigonismo è al crepuscolo
e questo lo sa persino Formigoni che ha più
volte cercato di fuggire verso un incarico prestigioso a Roma. Ma è rimasto qui, legato mani e piedi, privo di autonomia. Vive ammanettato dalla Lega e avendo perso anche l’appoggio dell’Udc lo sarà sempre di più. La sua anima moderata è scomparsa ed è sempre più
prigioniero degli estremismi. Non può continuare ad essere così. Bisogna portare a compimento il cambiamento. E questo tocca a noi.
Tocca a noi dare ai lombardi l’alternativa a
Formigoni.
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E intanto arriva la posta del Presidente
L’opposizione di centrosinistra in Regione: “Fa campagna elettorale con i soldi pubblici”.
Giorgio Meliesi
a preparazione dell’opuscolo, che anche noi abbiamo ricevuto in
L
questi giorni nelle nostra caselle della posta, si è conclusa il 30
settembre scorso: lo si legge nello stesso depliant. Ma curiosamente
arriva nelle case di milioni di lombardi proprio in questi giorni di avvio della campagna elettorale per le elezioni regionali di fine marzo.
Il titolo è accattivante: La Regione in mano. Guida ai servizi della
Lombardia. Vale lo stesso per lo slogan: “Lombardia: costruiamola
insieme”. 81 pagine che raccontano il meglio di ciò che oggi può offrire la regione governata da Roberto Formigoni. Che a pagina tre, con
tanto di foto sorridente, spiega:“Attraverso le pagine che seguono, la
Regione si presenta e si mette a disposizione dei cittadini: non abbiamo soluzioni preconfezionate, ma ci sono uomini e donne impegnati a rendere la Lombardia più libera, più solidale e ancora prota-
gonista delle sfide che ci attendono”. Nessun riferimento esplicito alla campagna elettorale, ma quanto basta a scatenare la protesta del
centrosinistra, che ricorda che anche nel 2005 Formigoni scelse la
campagna elettorale per lanciare la carta regionale dei servizi. “È
qualcosa di assolutamente sgradevole utilizzare in questo modo la
comunicazione istituzionale - attacca il capogruppo del Pd in
Regione, Carlo Porcari - . La cosa più preoccupante è la faccia tosta
con cui Formigoni pubblicizza un servizio come la carta regionale costosissimo per i lombardi, che oltretutto sta dando dei risultati ben
al di sotto di quelli promessi”. Di parere opposto il capogruppo del
Pdl in Regione Paolo Valentini: “Non è vero che si tratti di pubblicità elettorale. È semplicemente il riassunto del lavoro fatto in questi
cinque anni. Quando lo si doveva fare se non adesso?”
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ONA NOVE 7
CORSIVI IN PUNTA DI BIC
G Un
dono dal carcere
Adnkronos è secca, nella sua agenzia:
L’
Piergianni Prosperini, in carcere a Voghera
dal 16 dicembre scorso, è ufficialmente stato sospeso dalla carica di consigliere regionale della
Lombardia e da assessore allo Sport. Gli subentra l’ex assessore Carlo Borsani. Piergianni è
stato scaricato, o meglio, è stato caricato su un
bel camel, a sua volta posto su una bela barcheta, e di lui nessuno vuole più sentir parlare… a
meno che, tra 10 anni, non faccia comodo a
qualcuno di tirar fuori la sua vicenda. Allora,
G Capello
che vieni, capello che vai
è un mistero nella vita del premier. No, non
C’
ci riferiamo alle escort e nemmeno alle minorenni, passate alla riscossione ed ora in attesa
di debutto televisivo. Non intendiamo nemmeno
ritornare sul tema del terribile attentato, che per
un soffio non è costato la vita a Silvio, come ci
spiega l’ineffabile Capezzone con voce rotta, invocando per l’autore del terribile gesto una pena
esemplare, che soprattutto non preveda alcuna
cura per i suoi problemi mentali. Il mistero non è
G Alla
dimenticati tutti i suoi peccati, archiviati processi e condanne (se ne subirà) a lui potrà essere dedicata una piazza, un giardino o meglio ancora
una palestra di arti marziali, visto che lui è un
cultore del genere. Ci tiene tanto alla difesa personale da aver stampato ed inviato un libro +
Cd sull’argomento alle scuole milanesi. Ma
quando il cadeau è arrivato ai destinatari il
Piergianni già vedeva il cielo a scacchi. Così
qualche insegnante, pudicamente, ha gettato
tutto nella spazzatura. Amen
nemmeno il calendario degli impegni di
Berlusconi: si sa ormai, è sempre impegnato per i
giudici e piantiamola lì. No il vero mistero sono i
capelli: certi giorni ci sono, e la sua testa sembra
quella di Ken, il fidanzato di Barbie, certi giorni
no. Ma chi parla di parrucca sarà accusato di lesa maestà. Nel frattempo Bill Gates dice che
l’Italia spende di più contro la calvizie che per
aiutare i paesi poveri. Fa presto a parlare lui, che
i capelli ce li ha.
ricerca del pediatra perduto
ancano tre pediatri nella zona Niguarda
M
Ca’ Granda. Per l’assistenza medica nei
confronti dei bambini la nostra zona è poco sopra il fanalino di coda della città, Villapizzone.
Quindi quando nasce un bambino e ci si presenta all’Asl per chiedere un pediatra vicino a
casa ci si può sentire rispondere che è tutto
esaurito, nemmeno si trattasse di trovare i biglietti per un concerto rock. Intanto un piccolo
milanese su dieci non viene mai visitato da un
pediatra di base: poco male se la famiglia si rivolge ad un pediatra di base. Molto male invece se il bambino non ha uno specialista che lo
segua nella crescita. Nel frattempo il numero
chiuso nelle specializzazioni impedisce che si
formino le nuove leve. Meno male che la nostra
vicina Isola è messa meglio: ha addirittura un
pediatra in più del necessario.
Margherita Hack all’Università Bicocca
22 gennaio la nota scienziata Margherita
IperlHack
è stata ospite dell’Università Bicocca
consegnare i diplomi per il corso “Donne,
politica e istituzioni”, organizzato dall’Università in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità. Ospite del rettore Marcello Fontanesi, di Enzo Mingione, preside
della Facoltà di Sociologia, e Carmen Leccardi, docente della Bicocca e responsabile
scientifica del corso, l’astrofisica ha affascinato i presenti parlando del ruolo della donna nella società, con il chiaro intento di spronare le molte giovani studentesse presenti a
non farsi relegare in un ruolo di secondo piano, sia nella scuola che nella vita.
ONA NOVE 8
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
ONA NOVE
VITA E CULTURA
Le vignette di www.pamelanapoletano.com
GLI APPUNTAMENTI DEL MESE
FILMS IN
ONA
a cura di Grazia Morelli
a cura di Silvia Cravero
Chi intenda far pubblicare proprie iniziative in questa rubrica dovrà farne pervenire notizia entro il 20 del mese precedente l’uscita del giornale.
Visti nelle sale di Skyline, Multisala Bicocca e cinema Rondinella
G GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO
Casa di Alex
Via Moncalieri 5
Alle 21, Serata danzante. Ogni giovedì.
Teatro della
Cooperativa
Via Hermada 8
Tel. 0264749997
Alle 21, Che bella Milano, con R. Didoni, di G.
Lanzoni e artisti Democomica. Fino al 14/2
(inserito in “Invito a Teatro”).
Art Action
Via Dante 15/A
Bresso
Mostra “Occhio al consumo. Riclico che passione” di G. Urso e A. M. Indino. Orari: 18-20,
chiuso domenica e festivi. Fino all’11/2.
Sala Fontana
Via Boltraffio 21
Tel. 02.69015733
Alle 21, la Compagnia Cantiere Centrale/Elsinor presenta Mela, di D. Maraini, regia
di A. Chiodi. Fino al 21/2.
Teatro degli
Arcimboldi
Via dell’Innovazione 1
Teatro Verdi
Via Pastrengo 16
Tel. 0227002476
Alle 21, Aggiungi un posto a tavola, musical
di Garinei e Giovannini, con Marisa Laurito.
Fino al 14/2.
Alle 21, Scalamercalli in Edipostanco, di e
con M. Grossi. Fino al 14/2.
G VENERDÌ 12 FEBRAIO
Casa di Alex
Via Moncalieri 5
Alle 22, Concerto blues, con Uncle Tx & the
Groovy Guys.
La Scighera
Via Candiani 131
Alle 22, Concerto The Calorifer very hot! e
Jules non Jude in concerto.
G SABATO 13 FEBBRAIO
La Scighera
Via Candiani 131
Alle 15, Corso-laboratorio di Tammorra e
Tammurriata. Alle 17, La tammurriata
dell’Agro, con G.Amarante, gli Spaccapaese e
E. Pagliara in concerto. Alle 22, Concerto con
R. Zambiano e F. Carotenuto.
Ass. Olinda
Via Ippocrate 45
Alle 21, Peaceisla Family, serata reggae di
Peaceisla Family.
Art Action
Via Dante 15/A
Bresso
Alle 18.30, inaugurazione della personale
Atmosfere, di V. Barbieri. Orari: 18-20, chiuso
domenica e festivi. Fino all’25/2.
G DOMENICA 14 FEBBRAIO
Casa di Alex
Via Moncalieri 5
Alle 21, Serata danzante con il dj Antonio
Pinna.
La Scighera
Via Candiani 131
Alle 21.30, film La figlia del mare, di J.
Martinez.
G LUNEDÌ 15 FEBBRAIO
Casa di Alex
Via Moncalieri 5
Alle 21, Danze popolari. Ogni lunedì.
G MARTEDÌ 16 FEBBRAIO
Teatro Verdi
Via Pastrengo 16
Tel. 0227002476
Alle 21, Teatro del Battito in Medeide, di M.
Filatori, con C. Agustoni. Anche il 17/2.
G MERCOLEDÌ 17 FEBBRAIO
La Scighera
Via Candiani 131
Alle 21.30, Ufo Studio presenta lo spettacolo
teatrale La matematica del silenzio, di F.
Bertozzi.
G GIOVEDÌ 18 FEBBRAIO
Teatro della
Cooperativa
Via Hermada 8
Tel. 0264749997
Alle 21, Cortometraggi, serata a cura del Cps
di via Bianco e di via Girola.
La Scighera
Via Candiani 131
Teatro S. Giuseppe
P.za S. Giuseppe 2
Tel. 026435672
Alle 15, A la risca! Da Marsiglia alla Bovisa,
corso-laboratorio di canto occitano. Alle 22, A
la risca! Da Marsiglia alla Bovisa, concerto.
Alle 21, i Bicocca Linea 7 presentano Viva
l’Osteria!, spettacolo/concerto in dialetto milanese.
Ass. Olinda
Via Ippocrate 45
Festa di carnevale: allestimento carro e festa
in maschera la sera in Kambusa.
G DOMENICA 21 FEBBRAIO
Casa di Alex
Via Moncalieri 5
Alle 21, concerto di beneficenza Blues for
Haiti, con la partecipazione di 8 complessi.
Cine d’Essai Osoppo Alle 21.15, film Basta che funzioni, di W.
Allen. Anche il 22/2 alle 15.30 e 21.15.
Via Osoppo 2
Tel. 0239261019
G MARTEDÌ 23 FEBBRAIO
La Scighera
Via Candiani 131
Alle 21.30, Ho comprato casa (e vorrei ristrutturarla): cosa devo fare?, seminario con C.
Guazzoni.
G MERCOLEDÌ 24 FEBBRAIO
Teatro degli
Alle 21, Pianeta proibito rock, musical di B.
Arcimboldi
Carlton. Fino al 28/2 e dal 3/3 al 7/3.
Via dell’Innovazione 1
Alle 21.30, per Scighera Teatro Tiranott,
La Scighera
Tiranott, di L. Pedullà D’Alice, di P. Bea e P.
Via Candiani 131
Lenardon.
G GIOVEDÌ 25 FEBBRAIO
Teatro della
Cooperativa
Via Hermada 8
Tel. 0264749997
Alle 21, Tutto quello che non avreste voluto
sapere sulla donna... ma io ci tengo a dirvelo,
di D. Villa, F. Micardi, A. Torre. Fino al 28/2.
La Scighera
Via Candiani 131
Alle 21.30, incontro con Andrea Staid, autore
del libro Gli Arditi del Popolo. La prima lotta
armata contro il fascismo, 1921-22.
G VENERDÌ 26 FEBBRAIO
Casa di Alex
Via Moncalieri 5
Alle 22, Concerto blues, con la Blue Phantom
Band.
La Scighera
Via Candiani 131
Alle 22, la Fight Band presenta Universo
Mingus, spettacolo musicale dedicato a
Charles Mingus.
Teatro Verdi
Via Pastrengo 16
Tel. 0227002476
Alle 21, Teatro del Buratto e Farneto Teatro
in Elena,di G.Ritsos,di e con E.Vergani.Fino
all’1/3 (inserito in “Invito a Teatro”).
G SABATO 27 FEBBRAIO
Teatro della
Cooperativa
Via Hermada 8
Tel. 0264749997
Alle 16.30, Il bosco magico, di V. Riccardi, regia di Le Fenicie Teatro.
La Scighera
Via Candiani 131
Alle 22 evento speciale Collectif PasSages,
teatro, canzone, musica.
Alle 22, Concerto blues, con Andy Just.
Cine d’Essai Osoppo Alle 21.15, film La prima linea, di R. De
Maria. Anche il 1/3 alle 15.30 e 21.15.
Via Osoppo 2
Tel. 0239261019
G MERCOLEDÌ 3 MARZO
G VENERDÌ 19 FEBBRAIO
Teatro della
Cooperativa
Via Hermada 8
Tel. 0264749997
Alle 21, laboratorio comico La dogana del
palco. Prove tecniche di cabaret, di M. Pisu e
C. Batta. Anche il 20/2.
Casa di Alex
Via Moncalieri 5
La Scighera
Via Candiani 131
Teatro degli
Arcimboldi
Via dell’Innovazione
Argomm Teatro
Via Graziano I. 40
Tl. 026437001
Alle 22, Concerto rock.
Alle 22, A la risca! Da Marsiglia alla Bovisa,
concerto dei Mac’no.
Alle 21, Alex Britti in concerto.
Alle 21, Dittico Rivera in Frida Kalo, anima
rotta e ricomposta, di e con E. Mearini, regia
di F. Mazza.
G SABATO 20 FEBBRAIO
Teatro della
Cooperativa
Via Hermada 8
Tel. 0264749997
• La prima cosa bella (
) Regia: Paolo Virzì. Genere: commedia. Origine: Italia. Cast: Valerio Mastrandrea, Micaela
Ramazzotti, Stefania Sandrelli. Amarcord familiare livornese.
Estate 1971, elezione di miss Pancaldi, evento clou della stagione
estiva livornese celebrato nel suo stabilimento balneare più noto.
L’elezione di Anna come “mamma più bella” porta scompiglio nella
famiglia Michelacci. Per i figli Anna e Bruno, per il marito e per la
sorella Valeria, inizia un’avventura che si concluderà solo ai giorni
nostri, con un’inattesa struggente riconciliazione.
• Sherlock Holmes (
) Regia: Guy Ritchie. Genere: giallo-azione. Origine: Usa. Cast: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams.
Nella grigia Londra di fine 800 Sherlock Holmes e il suo assistente, il
dr.John Watson,aiutano l’inetto ispettore Lestrade a risolvere i casi più
intricati. Dopo la cattura del bieco Lord Blackwood durante un rito esoterico con annesso sacrificio umano, Holmes trascina Watson in mille
avventure tra complotti, massoneria e magia nera…
• Tra le nuvole (
) Regia: Jason Reitman. Genere: commedia.
Origine: Usa. Cast: George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick.
Ryan Bingham è un abile e cinico tagliatore di teste. Libero come l’aria,
trascorre la maggior parte del proprio tempo in trasferte di lavoro, ma
per la prima volta è alle prese con i sentimenti. Commedia amara dal
finale imprevedibile.
• A Single Man (
) Regia: Tom Ford. Genere: drammatico.
Origine: Usa. Cast: Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult,
Matthew Goode. Trasposizione del romanzo omonimo di Christopher
Isherwood. Il Professore George Falconer è un inglese che da anni si è
trasferito a Los Angeles. Il suo compagno Jim ha appena perso la vita
in un incidente d’auto. L’amica ed ex-fiamma Charley cerca di stargli
vicino e Kenny, uno dei suoi studenti, vede in lui un possibile insegnante di vita: fermeranno George dai suoi tentativi di suicidio.
• Nine (
) Regia: Rob Marshall. Genere: musical. Origine: Usa.
Cast:Daniel Day-Lewis,Penelope Cruz,Marion Cotillard.Guido Contini
è un regista sull’orlo di una crisi creativa. Diviso tra l’amore carnale di
Carla e quello coniugale di Luisa,cerca una storia da raccontare e un sogno da sognare. Incalzato dal suo produttore che vuole girare, il regista
abbandona il set e trova rifugio nella camera di un Grand Hotel.
Guidato dalla musica il film vola alto; cast femminile strepitoso.
• Avatar (
) Regia: James Cameron. Genere: fantasy. Origine:
Usa. Cast: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver. Presso
la religione Induista un avatar è l’incarnazione fisica di esseri celesti o
trascendenti. L’umanità è alla deriva in cerca di risorse. La scelta ricade su Pandora, pianeta incontaminato dove una popolazione di indigeni (i Na'vi) vive in simbiosi profonda con la propria “Terra”. Questa volta gli umani non sono invasi, ma divengono invasori. Un’onirica esperienza in 3d, dove un eroe ribelle si imbarca in un’avventura epica, che
lo vedrà combattere per salvare il mondo alieno.
• L’uomo che verrà (
) Regia: G. Diritti. Genere: storicodrammatico. Origine: Italia. Cast: Maya Sansa, Alba Rohrwacher,
Claudio Casadio, Greta Zuccheri Montanari, Stefano Bicocchi,
Eleonora Mazzoni. Inverno 1943. Martina, unica figlia di una povera famiglia di contadini, ha 8 anni e vive alle pendici di Monte Sole.
Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha
smesso di parlare. La mamma rimane nuovamente incinta e
Martina vive nell’attesa del bambino che nascerà, mentre la guerra man mano si avvicina. La vita diventa sempre più difficile, stretta fra le brigate partigiane e l’avanzare dei nazisti. Le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla
storia come la strage di Marzabotto.
mediocre
G DOMENICA 28 FEBBRAIO
Casa di Alex
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Da Livorno a Pandora
Alle 21, Servi, di M. Rovelli e R. Sarti, regia di
R. Sarti. Fino al 14/3 (inserito in “Invito a
Teatro”).
G SABATO 6 MARZO
Teatro della
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Alle 16.30, Eccentrici Dadarò presentano
Mostry, di M. Lanfranchi e F Visconti, regia
di F. Visconti.
Teatro S. Giuseppe
P.za S. Giuseppe 2
Tel. 026435672
Alle 21, i Sempr’alegher di Parabiago presentano La Miee... zitela, da E. Scarpetta, adattamento e regia di D. Pesci.
G DOMENICA 7 MARZO
Cine d’Essai Osoppo Alle 21.15, film Capitalism: a love story, di M.
Moore. Anche l’8/3 alle 15.30 e 21.15.
Via Osoppo 2
Tel. 0239261019
discreto
bello
imperdibile
Il Gis ONA NOVE informa
Piera Galbiati - Renato Vercesi
l prossimo spettacolo del nostro programma è “Da una casa di
morti”, autentica rarità alla Scala il 28 febbraio in prima rappreIsentazione.
Ultimo lavoro del grande compositore ceco Leo
Janácek, rappresentata nel 1930, quest’opera è giunta in Italia nel
1963 ed è stata rappresentata in seguito solo nel 1968 e nel 2008.
Approda ora alla Scala per la quarta volta in Italia con un nuovo
allestimento esclusivo, in coproduzione con prestigiosi teatri a livello mondiale, tra cui il Metropolitan Opera, curato dal regista
Patrice Cheréau, sotto la direzione del maestro Salonen. Il soggetto è tratto da un capolavoro di Dostoevskij, con libretto scritto dallo stesso Janácek. L’azione ha luogo in un campo di lavoro siberiano, nel quale cercano di sopravvivere, pur in condizioni durissime,
vari detenuti sottoposti al rigidissimo regime zarista. Le loro storie sono diverse: li accomuna la tragedia di omicidi commessi spesso senza colpa. L’opera, che non manca di motivi di leggerezza (le
due pantomime messe in scena dai detenuti nel secondo atto), rimanda nel finale a un accenno di speranza. Storicamente, vale la
pena di ricordare che il clima politico tedesco tra le due guerre, e
in particolare l’occupazione della Cecoslovacchia da parte del Terzo
Reich, decretò fino al 1958 l’oblio di un lavoro che denunciava la
spietatezza oppressiva di un sistema repressivo molto simile a
quello messo in atto dal nazismo. Una rappresentazione da non
perdere, per il suo intrinseco valore artistico e storico.
I biglietti, per coloro che li hanno prenotati, saranno in distribuzione i prossimi martedì.
La segreteria del Gis “Zona Nove” è aperta il martedì pomeriggio
dalle ore 15.30 alle ore 18 presso il Centro Servizi “Ghiglione”, via
Val di Ledro 23. Per contattarci:- Cellulare: 3283535160 - E-Mail:
[email protected] - Sito internet: www.niguarda.eu.
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ONA NOVE 9
APPUNTAMENTO PER IL 20 FEBBRAIO
Torna la sfilata allegorica più lunga e più pazza del mondo
Grazie alle scuole, alle associazioni e al Consiglio di Zona 9
Intervista a Gianfranco Tucci, Presidente della Commissione “Per la Città dello Sport
e della Partecipazione” del CdZ 9: “Le iniziative saranno: il 14 febbraio una giornata di festa
e di spettacoli in via Lario; dal 18 al 20 all’Isola il “Milano Clown Festival”;
il pomeriggio del 20 le sfilate ad Affori e per le vie di Niguarda, Bicocca e Pratocentenaro”.
Giorgio Meliesi
T
empo di bilanci 2009 e di progetti 2010 per la Commissione
“Per la città dello Sport e della Partecipazione”, presieduta da
Gianfranco Tucci.
Qual è il bilancio della Commissione “Per la Città dello
Sport e della Partecipazione” per il 2009?
Il bilancio è positivo sia per le iniziative svolte dalle Associazioni
sia per la partecipazione della cittadinanza. Per esplicitare meglio i risultati del lavoro svolto da me e dal Vice Presidente
Roberto Medolago, ecco qualche dato. Nel 2009 avevamo a disposizione 49.248 euro come fondi Map più altri 13.300 come quota
contributi. Ma il CdZ in primavera ha subito un taglio di bilancio da parte del Comune. Per cui se avessimo deliberato anche le
3-4 iniziative previste in
programma non ci sarebbero bastati i soldi. Comunque siamo riusciti a
fare circa quaranta iniziative, sportive ed aggregative, qualcuna in più dell’anno passato. Inoltre, siamo riusciti a iscrivere all’albo zonale
nuove Associazioni sportive e del tempo libero. Un altro risultato raggiunto è la buona partecipazione alla 3° Edizione degli
Stati generali dello Sport che ha visto, oltre alla partecipazione
di molte Associazioni, la presenza dell’Assessore comunale al
Decentramento Andrea Mascaretti e il Presidente della
Commissione Sport del Comune Carmine Abagnale. Altro importante risultato: abbiamo messo in rete alcune Associazioni
sportive come quelle attive nel campo delle Arti Marziali. È nostro auspicio che questa esperienza possa continuare ed estendere anche ad altri gruppi di Associazioni che operano nello
stesso ambito così da poter organizzare iniziative sportive interzonali. Questi positivi risultati sono il frutto anche della collaborazione e del confronto dei consiglieri di opposizione e di maggioranza che, pur tra mille difficoltà e inevitabili divergenze di
opinione, hanno portato all’approvazione e alla riuscita delle
tante iniziative proposte.
Quali sono invece gli obiettivi per il 2010?
Potrei direi che mi accontenterei di ottenere i risultati del 2009.
Invece bisogna riuscire a fare sempre meglio anche se sarà
un’impresa difficile per vari motivi. Il primo chiama in causa i finanziamenti che la Zona riceverà da Palazzo Marino visto che, a
fronte di un buco di bilancio di 180 milioni di euro, le disponibilità economiche di tutte le zone verranno pesantemente ridimensionate. In particolare la nostra zona dovrebbe subire un taglio
complessivo di euro 117.204,47 che inevitabilmente peseranno
anche sui contributi che erogheremo per le iniziative proposte
ONA NOVE 10
dalle Associazioni. Pertanto, se venisse confermato il taglio, verrebbero azzerati o decurtati anche gli 11.320 euro riferiti al capitolo Eventi musicali, già assegnati per la Bella Estate in Zona 9,
e gli euro 10.480 previsti per le biblioteche. Nonostante questo
quadro fosco, io e il Vice presidente lavoreremo per garantire il
sostegno a più iniziative possibili, pur sapendo che non potremo
stanziare quanto messo a budget lo scorso anno.
Quali saranno le prime iniziative che intendete sostenere?
Sono quelle legate alle celebrazioni del Carnevale 2010. Per le ragioni dette erogheremo un sostegno minore rispetto all’anno
scorso. E approfitto dell’occasione per informare i vostri tanti lettori che non condivido la mozione, ripresa dal vostro giornale, che
è stata presentata in CdZ
da una forza politica (la
Lega Nord, ndr) che chiede
a me, in qualità di presidente della Commissione
che deve valutare la richiesta presentata dall’Associazione “Amici di ‘Zona Nove’”, di non concedere nessun contributo solo perché alcuni cittadini valutano negativamente il
Carnevale di Niguarda in quanto ritenuto un evento politico. Io
penso che il mio compito non sia tanto quello di valutare che tipi di carri sfileranno per le vie del quartiere quanto di capire se
ai cittadini piace l’idea che venga organizzata una manifestazione come quella del Carnevale dove i principali attori sono i bambini. Pertanto penso che quella mozione sia fuori luogo e la respingo in toto. Sempre in merito al Carnevale mi preme sottolineare due cose. In qualità di Presidente della Commissione, proporrò con forza di sostenere questo evento che si ripete da tanti
anni e che solo dei politici fantomatici possono dipingere negativamente. Inoltre ritengo le eventuali critiche alla manifestazione meritevoli di ascolto e pertanto, fin da ora, mi metto a disposizione per un confronto con quei cittadini che ritengono sbagliato finanziare il Carnevale del vostro giornale, augurandomi che
al dibattito siano presenti anche tutte le molte realtà che collaborano con l’Associazione “Amici di ‘Zona Nove’” per la riuscita
del Carnevale. In conclusione ecco le iniziative del Carnevale
2010 nei nostri quartieri col sostegno del CdZ 9: il 14 febbraio in
Via Lario l’Associazione Commercianti e l’Associazione “Milano
Sì Città Viva” organizzeranno una giornata che comprenderà
uno spettacolo musicale, la sfilata di una banda folcloristica e
uno spettacolo di burattini; dal 18 al 20 febbraio all’Isola il
“Milano Clown Festival”; il 20 febbraio, come ormai è tradizione,
sfilate di carri allegorici ad Affori e per le vie di Niguarda.
L’augurio che mi sento di fare a tutti è che siano dei momenti di
festa per bambini e cittadini di tutte le età.
La comunità di Niguarda
e la sua mappa
La “cartina d’identità” sarà distribuita
alla Coop di via Ornato sabato 20 febbraio.
Renato Vercesi
ei mesi scorsi è stata presentata al pubblico la Mappa di coN
munità, frutto del lavoro di oltre un anno di un gruppo di
“mappatori”, che hanno raccolto testimonianze, documenti e fotografie, supportati in questo impegno dall’Ecomuseo Urbano
Metropolitano Milano Nord con l’Associazione Tramemetropolitane e il Dipartimento di Architettura e Pianificazione (DiAp)
del Politecnico di Milano. Il progetto è stato sostenuto dalla
Società Edificatrice di Niguarda, dal Consiglio di Zona 9 e dalla
Regione Lombardia.
Il percorso di costruzione della mappa ha visto la partecipazione
di numerosi cittadini fra i quali Sergio Bernasconi, Renato
Perotto, e realtà associative del quartiere come l’Anpi, l’Associazione Genitori Cesari, i Consigli di Quartiere della Società
Edificatrice, L’Associazione Niguarda Calcio, la Cooperativa
Pandora, il Teatro della Cooperativa, la Sezione Soci Coop
Lombardia, il sito Niguarda.com.
La mappa ha l’aspetto è di una comune “cartina” turistica, ma è
molto di più. In copertina c’è un rettangolo che descrive una N
composta di vari colori, i quattro lati sono di colore verde, a simboleggiare che il quartiere è in gran parte circondato dalle aree
del Parco Nord, è attraversato da una striscia blu che richiama
il fiume Seveso, ora coperto da una strada, che divide due aree,
una bianca e una rossa che ricordano le due anime del borgo.
Nella prima facciata del dépliant sono presenti diverse cartine e
fotografie di diverso colore che individuano rispettivamente i
luoghi della vita sociale,le fabbriche,le ville storiche e la vita contadina. Nella seconda facciata la mappa che individua i confini
di Niguarda disegnata da Bernasconi e una descrizione intervallata da foto che mettono in luce le caratteristiche del quartiere.
Uno strumento molto utile per conoscerne la storia.
Per informazioni: www.tramemetropolitane.it
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
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ONA NOVE 1 1
VOLONTARIATO
Un impegno dei giovani della Bicocca contro la povertà
Intervista a Marta Mondonico, dell’associazione onlus “Il mondo è la mia casa”, creata dai giovani
della Parrocchia San Giovanni Battista alla Bicocca, che si propone di aiutare le comunità brasiliane
in difficoltà, finanziando iniziative sociali e culturali e promuovendo le adozioni a distanza.
Il bazar
delle donne solidali
Ortensia Bugliaro
Lorenzo Meyer
A
seguito di esperienze missionarie in Brasile, maturate negli
ultimi anni da alcuni giovani della Parrocchia San
Giovanni Battista alla Bicocca, è nata da poco l’associazione “Il
mondo è la mia casa”. Per conoscere meglio gli scopi e gli obiettivi che questa associazione si propone abbiamo intervistato
Marta Mondonico, che ne fa parte.
L’associazione è prevalentemente costituita da ragazze e ragazzi giovani che si impegnano nel sociale.
Vuoi raccontarci del vostro gruppo?
Nell’ambito del nostro oratorio si rifletteva sul fatto che
pensando ai milioni di persone che muoiono di fame, noi
abitanti dei paesi ricchi continuiamo a non porci la domanda “ma io cosa posso fare?” Si è così formato il nostro gruppo che propone ogni due anni un cammino pensato per coloro che hanno il desiderio di compiere un percorso di formazione missionaria, al termine del quale è prevista la possibilità di partire per il Brasile - stato di Bahia - e vivere
così un’esperienza ricca di significato nelle comunità gestite dalle suore Ancelle di Gesù Bambino. Nell’estate del
2007 noi, parte dei giovani della Parrocchia San Giovanni
Battista alla Bicocca, e altri amici venuti a conoscenza di
questa iniziativa, abbiamo deciso di partire per vivere a
pieno questa esperienza. Una volta tornati a casa ci siamo
chiesti in che maniera avremmo potuto mantenere vivo il
rapporto con le comunità incontrate ed essere allo stesso
tempo loro d’aiuto. È così che circa un anno e mezzo fa nasce il “Il Mondo è la mia Casa Onlus” in collaborazione con
Ipsia Acli, un’associazione che si propone di dare sostegno
attraverso la raccolta di fondi per finanziamenti a progetti
ed adozioni a distanza.
Quali progetti e obiettivi vi proponete?
Per quanto riguarda i progetti, la scelta del finanziamento
avviene vagliando le diverse richieste avanzate dalle comunità. L’obiettivo non è quello di creare un rapporto di dipendenza, bensì quello di dar loro strumenti affinché possano
col tempo diventare autonomi; per questo laddove possibile
la tendenza è quella di non finanziare il progetto interamente in modo che, dopo l’aiuto iniziale, siano in grado di
attivarsi per portarlo a termine. Attualmente, stiamo finanziando l’arredamento di un Centro Comunitario a
Salvador de Bahia. Si tratta di un centro di aggregazione
che accoglie i bambini e le bambine delle favelas, quartieri
miseri della città. A Licinio de Almeida finanziamo due progetti. C’è il progetto di apicoltura, per cui forniamo materiali per l’implementazione della produzione del miele e copriamo le spese di installazione oltre all’acquisto dell’equi-
paggiamento d’uso (per es. arnie, guanti…). Col progetto di
orticoltura, invece, si intende avviare la produzione di ortaggi da vendere, come il miele, al Conab (organismo di approvvigionamento brasiliano) che già ne ha fatto richiesta. Un altro progetto riguarda Girau do Ponciano, piccolo paese agricolo situato nell’interno dello stato di Alagoas, nel Nord-Est dell’immenso territorio brasiliano. La vita qui non è facile e sono soprattutto i bambini e i giovani a pagare le conseguenze
più dure della carenza di cibo, di ambienti sereni in cui crescere (le famiglie troppo spesso non lo sono).
Macario, oggi 40enne e padre di famiglia, quindici anni fa,
con il sostegno delle Ancelle di Gesù Bambino tre suore
missionarie, ha aperto un Centro di aggregazione giovanile, la Ccl (Criança a caminho da Luz = bambini sul cammino della luce). È però crollato il tetto della sede e noi ci proponiamo di finanziarne la ricostruzione. L’obiettivo delle
adozioni a distanza, invece, è quello non tanto di provvedere alla sussistenza materiale delle persone, ma piuttosto
quello di investire sul futuro delle nuove generazioni e dare loro una chance in più. La certezza di cui siamo diventati consapevoli è che il cambiamento è possibile a partire
dalla formazione dei bambini e delle loro famiglie. L’adozione a distanza è un atto di solidarietà che garantisce ai
bambini del Brasile e alle loro famiglie un aiuto economico
affinché ricevano i beni primari, l’istruzione e le cure mediche di cui hanno bisogno. I bambini che partecipano al progetto sono quelli che vivono in famiglie disagiate. Tutto il
percorso dell’adozione viene seguito e monitorato personalmente dalle suore e dai loro collaboratori. Attraverso la formazione di nuovi volontari, vogliamo poi continuare a mantenere vivo e concreto il rapporto di affetto e sostegno che
ci lega al Brasile e condividerlo con chi pensa come noi che
il mondo sia la nostra casa!
Come vi finanziate?
Ad oggi abbiamo organizzato eventi, quali spettacoli e concerti, atti a raccogliere fondi per questo scopo. Gli organizzatori e i partecipanti de “L’Orma.” (gara di marcia decanale fra gli oratori) hanno voluto devolvere il ricavato alla nostra Associazione. Un grazie grande come il mondo!
Il ricavato della vendita delle uova di Pasqua che si svolgerà il 13 e il 14 marzo presso la Chiesa S. Giovanni Battista
sarà destinato ai nostri progetti.
Chi volesse avere maggiori informazioni può consultare il
sito www.ilmondolamiacasa.it o chiamare il numero telefonico 02.6431521 oppure rivolgersi presso il Centro Parrocchiale di Viale F.Testi, 190.
l “Bazar delle Donne”, così è chiamato il nuovo serviItratta
zio sociale, nato da poco tempo in viale Affori 12. Si
di uno spazio dedicato a tutte le donne di vari
ceti sociali, sia straniere che vivono in Italia, da molto
o poco tempo, e che sentono il bisogno di integrarsi, sia
italiane che vivono un certo disagio in famiglia e che
sentono il bisogno di comunicare, di confrontarsi e raccontare il proprio disagio.
L’Associazione La Lanterna onlus è un’associazione di
volontariato per il sostegno educativo ai minori e promuove il progetto “ Bazar delle Donne” proprio per dare la possibilità di socializzare a donne che, pur avendo storie e origini differenti, vivono nella stessa città.
Le donne interessate possono partecipare agli incontri
tutti i giovedì dalle 10,30 alle 12,30. Saranno accolte
da Veronica, disponibile ad ascoltare le loro problematiche e i loro disagi. Sono previsti progetti, come corsi
e laboratori di computer o di cucina e atelier artistici,
e soprattutto c’è la possibilità di un confronto con persone esperte per affrontare i problemi di inserimento
sociale. Non solo. C’è anche la possibilità, per chi cerca
un lavoro, di conoscere il funzionamento dei nostri iter
burocratici, importantissimo specie per chi non conosce la lingua.
Gli incontri sono anche un momento libero e rilassante in cui l’aggregazione dà la possibilità di fare nuove
conoscenze e costruire nuove amicizie. In questi tempi, molto difficili per chi è venuto a vivere nel nostro
paese, si ha bisogno di spazi l’integrazione culturale
per creare reti solidali nei quartieri: pensiamo, per
esempio a quanti bambini di genitori stranieri ormai
affollano le nostre scuole. In particolare il “Bazar delle
Donne” organizza incontri con insegnanti e dirigenti
delle scuole di zona per dare la possibilità a questi
bambini di trovare spazi per giocare, per approfondire
le ricerche scolastiche, per partecipare ad attività creative durante il tempo libero. Sono previsti concorsi, come ad esempio quello sul miglior disegno per una maglietta “multiculturale”, che accrescano la partecipazione dei minori a la reciproca collaborazione.
Tutte le iniziative sociali ed educative si svolgono con
il supporto di personale qualificato che mantiene rapporti di colllaborazione tra le scuole e il centro stesso.
Il progetto “Bazar delle Donne” auspica di allargare
l’esperienza ad ambiti sempre più ampi in modo che
molte più donne possano usufruire dei suoi servizi,
perché la coesione tra varie culture non può che condurre a una più elevata convivenza civile.
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FEBBRAIO 2010
Anno 3 - n. 16
ONA NOVE
GIORNALE DI NIGUARDA - CA’ GRANDA - BICOCCA - ISOLA
Redazione: via Confalonieri 11 (Mi), tel./Fax 02.39820110 - e-mail: [email protected] - Supplemento di “Zona Nove”
Autorizzazione del Tribunaledi Milano N. 648 del febbraio 1997 - Editore: Associazione Amici di “Zona Nove”,
via Val Maira 4, Milano - Stampa: Centro Stampa Editoriale Libertà SpA, località Dossarelli, Piacenza.
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Direttore: Luigi Allori. Redazione di “Zona Nove”: Giovanni Beduschi (vignettista), Andrea Bina, Roberto Braghiroli, Ortensia Bugliaro, Valeria Casarotti, Diego Attilio Cherri, Teresa Garofalo, Sergio Ghittoni, Antonella Loconsolo,
Lorenzo Meyer, Grazia Morelli, Sandra Saita, Maria Volpari. Redazione del supplemento Isola: Sergio Ghittoni (responsabile), Primo Carpi, Gilda Ciaruffoli, Diana Comari, Penelope Dixon Giaouris, Angelo Longhi, Maria Antonia
Vetti. Collaboratori: Silvia Benna Rolandi, Don Giuseppe Buraglio, Arturo Calaminici, Augusto Cominazzini, Ivan Crippa, Celestino De Brasi, Simona Fais, Luigi Ghezzi, Lorenzo Gomiero, Anna Maria Indino, Monica Landro, Angelo
Longhi, Luigi Luce, Sergio Maestri, Valeria Malvicini, Giorgio Meliesi, Sabrina Orrico, Antonio Pizzinato, Laura Quattrini, Mira Redaelli, Mauro Raimondi, Margherita Rampoldi Meyer, Diana Roca, Caterina Sinisi, Gero Urso, Luigi
Venturini, Renato Vercesi, Roberto Vettorello, Norman Zoia. Amministrazione: Lorenzo Gomiero. Pubblicità per il supplemento Isola: Flaviano Sandonà (tel. 02/39662281). Impaginazione: Roberto Sala (tel. 3341791866).
C’è un elicottero sul nostro balcone
altra parte del nostro giornale si parla diffusamente del conIdintroverso
problema dell’Eliporto al Parco Nord, con lo strascico
polemiche e proteste che ne derivano.
Ma noi vogliamo approfondire l’aspetto, diciamo così, “cittadino”
di questo servizio di elicotteri e in particolare cosa comporti la presenza di due piattaforme proprio qui, all’Isola. Una sul palazzo
della Regione, il “palazzo Lombardia” come si dovrà chiamarlo
d’ora in poi, e un’altra alla stazione Garibaldi.
L’idea di un servizio di elicotteri, in sé, ci sembra stimolante. Non
vediamo quali vantaggi possano averne i cittadini normali, ma insomma, ci sarà pure qualche manager che possa trovare comodo
questo servizio per andare alla Malpensa. Peccato però che grazie
alle politiche elettorali di questo governo alla Malpensa il traffico
sia diminuito del 70 per cento e che quindi non sia più così necessario andarci. Poi non approviamo il messaggio intrinseco di questo servizio, come dire : “non siamo capaci di collegare Milano con
Malpensa. Dopo tutti questi anni non abbiamo costruito i collegamenti, non abbiamo fatto la Metropolitana, il traffico rimane spaventoso.Allora mettiamo gli elicotteri per i ricchi e per Formigoni,
e un problema è risolto. Gli altri, in coda”.
Mettere gli elicotteri, però, è pur sempre un affare serio, anche se
è molto meno impegnativo che costruire strade e metropolitane.
Si tratta di macchine delicate, estremamente rumorose, che richiedono grandi precauzioni di utilizzo. In questo senso, paradossalmente, la loro collocazione nel Parco Nord, per quanto problematica, è pur sempre meno critica di quello che potrà succedere
nel nostro quartiere. Nel palazzo della Regione, la piattaforma
non è stata messa in cima al tetto, in alto, come ci si sarebbe potuto aspettare e come si fa in tutto il mondo, ma di fianco, molto
più in basso, all’altezza circa di un settimo piano. E già ci immaginiamo le pale girare vorticosamente vicino ai balconi dei vicini,
raccogliendo panni stesi e decapitando i fiori nei vasi, tra il frastuono assordante dei motori e il tremolio dei vetri alle finestre.
Non osiamo neanche pensare cosa potrebbe succedere in una
giornata di vento o in caso di malore del pilota…
Si trattasse poi di un volo ogni tanto. Invece si parla di decine di
corse giornaliere! Secondo l’assessore regionale alle infrastrutture e alla mobilità Raffaele Cattaneo il traffico stimato sarebbe di
335 mila persone in Lombardia. Un elicottero porterebbe 12 persone, il singolo biglietto dovrebbe costare 120 euro. Come il taxi
(abbiamo infatti sempre segretamente pensato che a Milano i taxi costino come elicotteri!)… Con una semplice divisione, calcoliamo circa 28mila corse in un anno. Minimo. Certo, non tutte
all’Isola. Ma se anche solo il 20% interessasse il nostro quartiere
(prevedibile, vista la presenza della sede della Regione), si tratterebbe pur sempre di 5.600 corse, ovvero circa 24 al giorno per ogni
giorno lavorativo. Un continuo via-vai…
Gli abitanti del quartiere, dopo il caos dei cantieri, dovranno abituarsi al suono dei rotori degli elicotteri ogni mezz’ora! Sarà come
abitare di fronte alla ferrovia. E questa volta per sempre, senza
neanche la prospettiva che prima o poi i lavori abbiano termine.
Gli eliporti all’Isola: preoccupazioni e silenzi
La piattaforma dell’eliporto posto sul nuovo grattacielo della Regione, vista dalla terrazza di un palazzo di via Bellani.
Ma da dove nasce tutta questa passione improvvisa per gli elicotteri nella nostra Regione? Tutto ha inizio dallo Studio Ambrosetti
(l'istituzione che organizza il convegno di Cernobbio dove ogni anno sfilano ministri e imprenditori), che, per conto dell’Agusta
(azienda che fabbrica elicotteri), presenta uno studio che sostiene
che l’elicottero è il mezzo più comodo, economico e veloce per collegare le città del nord, e prima di tutto Milano, con Malpensa e
con gli altri aeroporti. Sinceramente ci saremmo sorpresi che uno
studio commissionato da un produttore di elicotteri non finisse
per dimostrare che l’elicottero sia il mezzo di trasporto più como-
do ed efficace… La Regione però pare non notare il conflitto di interessi e avvalla il tutto, senza dire nulla agli interessati, il Parco,
i cittadini o i consiglieri regionali, che apprendono del piano dai
giornali.
Cominciano quindi le opposizioni, le lotte i comitati, le manifestazioni… All’Isola però regna una strana calma. Sembrano tutti
molto più preoccupati del destino del Parco Nord e del suo paventato ruolo di “Hub”, che degli elicotteri sopra le nostre teste. Forse
questo ruolo da dinamico nuovo centro, con i vantaggi che comporta, porta a considerare minimi i disagi. (Sergio Ghittoni)
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ONA NOVE 13
La nostra storia
Il progetto della Casa milanese della Memoria
ella Casa della Memoria all’Isola si parlò ufficialmente nel
D
Consiglio Comunale del 2 febbraio 2009 e “Zona Nove Isola”
riportò puntualmente la notizia con foto e commenti. Si fissò anche una data per la sua consegna, allineandola alla scadenza dell’intero progetto Porta Nuova nel quale anche la Casa venne inserita, ovvero il 2012. È il Comune a promuovere l’iniziativa per
rispondere alle istanze delle associazioni cittadine volte all’esercizio civile delle memoria collettiva: Anpi (Associazione
Nazionale Partigiani d’Italia), Aned (Associazione Nazionale ex
Deportati politici), Insmli (Istituto Nazionale per la Storia del
Movimento di Liberazione), Aiviter (Associazione Italiana
Vittime del Terrorismo), Associazione familiari delle vittime di
Piazza Fontana. L’Aned, tra l’altro, alle prese con gravi ed urgenti problemi di sfratto dalla sua sede storica di via Bagutta. E
l’Isola, anche per esplicito richiamo alla figura di Don Bussa,
sembra il contesto ideale.
La realizzazione dell’opera è affidata all’Architetto Stefano
Boeri che ha firmato, in effetti, tutto il progetto Lunetta sui
18.000 metri quadrati della striscia via Confalonieri - via De
Castillia. Quello delle due torri del Bosco Verticale, della
Nuova Stecca, del Centro Civico. Ed è in questa striscia che
sorgerà anche la Casa della Memoria. Sostituendo, si dice, il
suddetto Centro Civico.
In una recente intervista ad arcipelagomilano.org a cura di
Luca Beltrami Godola (facilmente visitabile in rete), l’architetto Boeri descrive accuratamente l’opera, con le sue pareti
trasparenti affacciate sul nuovo parco Porta Nuova. Sarà un
edificio pressoché cubico con quattro piani sopra il suolo (ed
uno sotterraneo destinato agli archivi). Il pianterreno destinato alle manifestazioni ed agli incontri pubblici, il primo ed il
secondo piano occupati dagli uffici delle associazioni prima
elencate. Il terzo, infine, a spazi di comunicazione interattiva
per la ricerca di informazioni e documenti da parte di chiunque lo voglia. Prevista anche, su questo piano, una funzione di
ricerca guidata delle tante lapidi commemorative che la città,
nel corso dei decenni, ha murato nelle sue piazze (la più emblematica è piazza dei Mercanti), nei suoi cortili, sui muri delle sue vie.
“Qual è la chiave di interpretazione di questo omaggio alla
memoria?” Chiede l’intervistatore. L’architetto Boeri, richiamandosi ad una sua affermazione preliminare nella quale
spiegava che le associazioni che sono all’origine dell’iniziativa
sono, al tempo stesso, operatrici della Memoria e della Storia,
dice di avere tenuto presente, per il suo progetto, proprio que-
sto obiettivo. Cogliere contemporaneamente, cioè, sia le radici
individuali che sono alla base di ogni ricordo sia la costruzione storica di insieme alla quale i nomi ed i fatti singoli hanno
contribuito.
Nell’intervista poi trovano spazio anche la speranza dell’architetto di consegnare l’opera, tutta o in parte, anche prima
del 2012, e concorrere così alle celebrazioni, nel 2011, del
150esimo anniversario della Unità d’Italia. E alcune interessanti anticipazioni su tecnologie ed accorgimenti di ricerca e
di lettura delle informazioni che la Casa finalmente restituirà alla sua città.
L’aggancio alle manifestazioni per il 150esimo anniversario
dell’Unità d’Italia nasce anche dall’esigenza di trovare più
fondi per l’opera di cui gli oneri di urbanizzazione del Pii
Lunetta garantiscono poco più del 50%.
Inevitabili, specialmente da parte dei Comitati e delle
Associazioni che hanno contestato i punti più controversi del
Progetto Porta Nuova, i timori di strumentalizzazione della
Casa, i timori cioè che essa rappresenti una moneta di scambio per legittimare definitivamente il progetto agli occhi del
quartiere e della città. Ma il consenso di associazioni, istituzioni e cittadinanza a questa realizzazione sembra per ora
pressoché unanime. Tra l’altro, proprio in sintonia con quanto
asserisce Boeri, le Associazioni “fondatrici” della Casa non vivono certamente rigidamente ancorate al passato, ma sono
continuamente ispiratrici e promotrici di ricerche, eventi, visitazioni continue di fatti e di tendenze. Ed è facile comprendere quanto una sede adeguata rafforzi ed amplifichi questo
loro ruolo. Una sede comune, infatti, favorirà certamente sinergie e visione di insieme a tante loro iniziative che già ora
presentano tanti punti di sovrapposizione.
Giusto però anche aggiungere, per completezza, alcune riflessioni e alcune perplessità che speriamo di riprendere al più
presto con tutte le parti interessate. Dal Comune alle associazioni costituenti all’architetto Boeri. La prima che viene alla
mente è che non ci risulta che gli undici mesi trascorsi tra
l’annuncio del Comune e l’intervista all’architetto Boeri abbiano visto particolari approfondimenti di stampa o di pubblico dibattito né sulla Casa in sé né sulle implicazioni e sulle
estensioni della memoria che la Casa dovrà custodire.
Questo “silenzio pubblico” è stato stigmatizzato dal Consiglio
di Zona 9 che, con una lettera della Presidente Uguccioni e del
responsabile della Commissione Urbanistica, Antoniazzi, ha
chiesto un incontro tra Comune, associazioni e operatore pri-
vato per cercare di conciliare le esigenze del quartiere (asilo
nido, centro giovani e centro anziani, biblioteca e annesse sale di lettura, ecc.) espresse con una delibera del CdZ già nel
novembre 2007.
Non è ancora certo, ad esempio, lo scambio in termini costruttivi tra la Casa della Memoria e l’originario Centro Civico
Isola (il cui annuncio da parte del CdZ non è per altro mai stato ufficialmente ripreso dal Comune)... Se confermato, tale
operazione non concordata con il quartiere, solleverebbe pesanti perplessità di metodo e di sostanza, lasciando deluse le
molte legittime aspettative del territorio (che più di tutti ha
pagato al progetto Porta Nuova) ricordate nella lettera del
CdZ vista prima.
Tornando poi al tema vero e proprio della memoria, è inevitabile pensare che gli eventi cittadini la cui memoria merita rispetto e ricordo tenaci ed imperituri non siano o non saranno
soltanto la sommatoria di quelli custoditi dalle cinque associazioni “fondatrici”. Inevitabile pensare cioè che accanto a loro ce ne debba essere una “sesta”, più o meno formalizzata, ma
reale, che si faccia garante di tutto ciò che la “pietas” civile cittadina ritiene o riterrà degna di memoria.
Già i percorsi virtuali conoscitivi delle lapidi commemorative
sparse per la città, citati dall’architetto Boeri, sembrano essere, nella loro trasversalità, un esempio concreto di tale “pietas” collettiva.
Un ultimo aspetto da approfondire, infine, è quello del rapporto tra il soggetto e il destinatario della memoria. Sembra di
capire che la Casa dell’Isola permetterà di interrogare (in termini moderni permetterà di “navigare attraverso…”) il patrimonio di fatti e di nomi della sua Memoria. Sembra di capire,
cioè, che la Casa risponderà in modo dettagliato a ciò che le si
chiederà. Giusto, giustissimo. Ma ci sembra il grande scopo
della memoria sia anche quello, sia specialmente quello, di andare a cercare il visitatore e inchiodarlo alla evidenza di quello che lui non sa (o non vuole sapere).
Il cuore del Museo della Memoria per antonomasia, il Museo
della Shoà a Gerusalemme, è un caleidoscopio di filmati proiettati in continuazione. Senza richiesta preventiva. Un caleidoscopio perenne di masse che applaudono, di oratori che aizzano, di corpi che vengono denudati, falciati, violentati, bruciati. E, all’uscita, il Museo della Memoria è una stanza buia
e grande come la notte dove ottocentomila (otto-cento-mila)
nomi di bambini vengono scanditi. Senza fine. Senza perdono.
(Primo Carpi)
A colloquio con Italo Rocca, funzionario della Cgil Pensionati di v
Novità per i pensionati: il Bonus Vacanze. Un aiuto o una beffa? Esistono anche bonus per la luce il gas e il telefono quest’ul
o scorso anno la social card era sulla bocca di tutti. Ad oggi
L
però sul provvedimento è sceso il silenzio. Dalla televisione
intanto ci dicono che se il nostro reddito è basso abbiamo diritto
Italo Rocca al lavoro.
ONA NOVE 14
a un bonus vacanze. Sarà vero? Presso la sede di via Volturno del
Caf Cgil-Spi, abbiamo incontrato Italo Rocca, un conosciuto funzionario di questa organizzazione, al quale abbiamo chiesto qualche spiegazione in merito ad alcuni provvedimenti governativi a
favore delle famiglie e degli anziani a basso reddito.
Carta prepagata che mette a disposizione 40 euro per chi
abbia superato i 64 anni d’età e abbia un reddito basso, nel 2009 la social card è stata molto pubblicizzata.
Ma che ne è stato poi?
Ultimamente in molti si sono rivolti a noi del Caf dicendoci che
le loro carte non erano state più ricaricate e non sapendo che era
necessario rinnovare l’Isee per rinnovare anche la possibilità di
usufruire del servizio. Oggi però l’Inps sta ovviando al problema
inviando lettere ai propri iscritti nelle quali spiega questo importante meccanismo.
Che cos’è l’Isee?
Un modulo grazie al quale valutare il reddito per nucleo familiare, compilato da chi ha necessità di richiedere benefici sociali.
Quindi il Governo ha rinnovato la social card anche
per il 2010?
No, quest’anno la finanziaria non l’ha prevista. Però c’è ancora la
possibilità di attingere ai fondi stanziati lo scorso anno, visto che
le domande nel 2009 sono state molto inferiori al previsto.
È possibile solo rinnovare la social card o anche farne richiesta per la prima volta?
È possibile farne richiesta per la prima volta nel 2010. Resta
valido il limite dei 64 anni di età, mentre per via dell’inflazione, l’Isee che lo scorso anno doveva essere inferiore ai 6mila
euro è leggermente aumentato. C’è anche la possibilità di richiederlo per i bambini inferiori ai tre anni, con un Isee attorno ai 24mila euro.
Finiti i fondi? Dovremo sperare nella finanziaria 2011?
Questi sono bonus una tantum. Non sono diritti acquisiti dai soggetti deboli. Vengono erogati a discrezione del governo.
Ne esistono altri?
L’ultimo fatto è il bonus vacanze legato soltanto all’Isee, secondo
una serie di fasce che vanno da 10mila fino massimo 35mila euro, con un bonus che va dal 45% al 20% della spesa. È dedicato a
cittadini italiani e da spendere fuori dalla città di residenza.
Ci spieghi come funziona…
Facciamo un esempio: se un nucleo familiare ha un reddito di
10mila euro, ha diritto a 500 euro di bonus. L’interessato deve fare richiesta solo per via telematica, e quindi attraverso il computer, al sito www.buonivacanze.it, e una volta che la richiesta è stata accettata deve andare in banca a richiedere il bonus. Per gli
ipotetici 500 euro di cui parlavamo, deve anticiparne 275 e quindi, l’ammontare reale messo dallo Stato è di 225 euro. Nel caso
non si spendano tutti i soldi del bonus, il resto viene restituito,
ma ci si paga un 4%. Inoltre, più si alza il reddito più l’anticipo
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La fine ingloriosa di una cascina centenaria
lla fine ha vinto l’asfalA
to. Là dove non erano
riusciti i bombardamenti
del 1944 ha potuto il “Progetto Porta Nuova”. Le ruspe, nonostante il pacifico
presidio di gruppi, associazioni, partiti, privati del
territorio, nonostante una
mozione in extremis “Salviamo la Cascina La Romagnina” (17 dicembre
2009) del Consiglio di Zona
9 in cui si chiedeva al Sindaco Letizia Moratti e all’Assessore allo Sviluppo
del Territorio Masseroli di
fermare la demolizione, valorizzarla e destinarla ad
uso pubblico, sono entrate
in azione poco prima di
Natale. E in pochi giorni
sulla storia della Cascina
La Romagnina è stata
scritta la parola fine. La foto riportata qui sotto a destra è stata scattata il 22 dicembre scorso!
Augusto Villa, ultimo proprietario della Romagnina, si era rivolto al Consiglio di Stato e al Tar per segnalare il ritardo nella comunicazione dell’esproprio, giunta solo a metà luglio, e
l'illegittimità del Progetto di Innovazione Territoriale di
Garibaldi-Repubblica, Isola e Varesine, ma entrambi hanno
dato parere contrario, negando la sospensiva all'esproprio (il
Consiglio di Stato ha ritenuto la Cascina Romagnina un interesse privato, da sacrificare in vista di un superiore interesse
pubblico).
Il fatto è che la Cascina Romagnina aveva la sua fine segnata
da tempo. Cioè da quando l’ultima battaglia del territorio contro gli assalti concentrici speculativi delle varianti del progetto Garibaldi dell’Amministrazione Comunale era riuscita a ridurre da due ad una le bretelle che da via Volturno si aprono
la strada verso le Varesine. Quella che passava appunto per la
Cascina Romagnina.
Quando nella campagna delle regionali del 2005 il candidato
della Gad (ricordate, la Grande Alleanza Democratica?)
Riccardo Sarfatti verrà all’Isola per presentare la sua sfida al
candidato della Casa delle Libertà, tale Roberto Formigoni,
l’assemblea, non casualmente, si svolse proprio qui, alla
Romagnina.
La Romagnina rappresentava una delle ultime testimonianze
della Milano rurale, l'unico esempio di architettura agricola in
zona nord. Registrata come Cascina Colombara nel catasto teresiano intorno al 1757, l’edificio ed i suoi terreni sono stati
residenza di alcune importanti famiglie della città, dai
Visconti Borromeo ai Benti Bulgarelli, parenti del famoso soprano, Marianna, che da Colombara la chiamarono, appunto,
Romagnina. Fino a diventare proprietà della famiglia Villa
nel 1878.
Sotto la proprietà di Cesare Villa, negli anni 30, diviene officina per la lavorazione del ferro battuto (impegnata anche nella lavorazione delle rifiniture dell’Hotel Principe di Savoia), in
una via De Castillia sempre più industriale con officine piccole e grandi, la fabbrica di pettini di legno Janeke, le Scuderie
Del Nero (poi diventate Fondazione Catella) e poi culla del
Tecnomasio Italiano.
Nel 1944 la Romagnina resiste ai bombardamenti degli alleati (per i quali però perde la vita il padre dell'attuale proprietario!) e intorno agli anni 70 viene adibita a discoteca prima
con il nome di Kursaal e quindi come Nuova Idea. Anche in
questo contesto le vicende della Romagnina sono state specchio della società; il locale discoteca diviene uno dei primi storici ritrovi gay della città.
Per la ex-cascina il colpo di grazia è stato quello della sentenza del Tar, che, chiamato a giudicare sul Piano Integrato di
Intervento, ha considerato l’intero progetto capace di assolvere alla sua funzione di strumento di riqualificazione del tessuto urbanistico, edilizio e ambientale, senza quindi ritenere necessari ritocchi che avrebbero potuto salvare la cascina. La
Città della Moda, ad esempio, è giudicata un’opera socialmente utile, perché coerente alla vocazione di Milano. città in cui
la moda è non solo una realtà industriale e commerciale, ma
anche un simbolo.
Anche le cascine, ufficialmente, sono un simbolo di Milano.
Negli stessi giorni nei quali le sorti della Romagnina venivano ri-decise, l’Assessore allo Sviluppo Masseroli e il Sindaco
Moratti presentavano l’iniziativa “Le cascine pubbliche e
l’Expo 2015. Un progetto sostenibile per il futuro di Milano” e
parlano di “dovere civile nel sostenere le cascine perché parte
della storia di Milano”.
Ma, evidentemente, per la cascina Romagnina la storia di
Milano aveva già scelto un’altra opzione. Incompatibile.
Quella del grande progetto di urbanizzazione GaribaldiRepubblica. (Giorgio Ranieri)
Romagnina e Isola
Stesso destino?
fine settembre 2009, nella riunione di maggioranza
A
sul Pgt (Piano di Governo del Territorio) il capogruppo della Lega, Matteo Salvini, attacca: “Chiediamo una
moratoria sugli sfratti delle cascine. Se non la otterremo,
bloccheremo il Piano di Governo del Territorio…”
C’è un masterplan della Expo dove 56 cascine sono destinate ad essere valorizzate. Vi si ribadisce, come già ricordato nell’articolo sulla Romagnina scomparsa, il “dovere
civile nel sostenere le cascine perché parte della storia di
Milano” e, ancora, la “opportunità di sviluppare un percorso che possa favorirne la riqualificazione”.
Ma non è facile per la stessa maggioranza tenere fede ai
propri stessi impegni. Per la Cascina Campazzo, in via
Dudovich, ad esempio, il cui terreno è di proprietà di
Ligresti (nome non ignoto anche qui all’Isola) e vi è prevista la costruzione di case popolari, lo stesso capogruppo
critica il comportamento schizofrenico del Comune (“È
preoccupante che il Comune da una parte dica di volere
acquisire quelle realtà… Dall’altra poi decida di sfrattare…”) e incalza “E così un pezzo della storia di questa città potrebbe sparire per sempre”.
Non vi è quindi ignoranza del problema. Non vi è rimozione del valore simbolico e storico delle cascine milanesi.
Anzi! Evidentemente la Romagnina non era più, da tempo, in nessuna lista rossa di qualche assessore, in nessun
possibile salvataggio da discutere.
La cascina Romagnina non c’era più. Quello che vorremmo sapere, veramente, è dov’è ora l’Isola su quei tavoli.
Dov’è ora l’Isola su quel Piano di Governo del Territorio.
(Primo Carpi)
Nell’illustrazione in alto a sinistra una raccolta di oggetti provenienti dalla Cascina La Romagnina quando negli anni ‘30
ospitava un’officina per la lavorazione del ferro battuto. Sotto,
la cascina così com’era e come oggi è stata distrutta.
Ieri
Oggi
via Volturno
Con gli operatori del “Filo d’Arianna”
ltimo solo per Telecom.
Un concreto aiuto per i soci in difficoltà della Cooperativa di Abitanti di via Sebenico
da versare sale: per una famiglia con reddito tra i 30 e i 35mila
euro il reale contributo statale è di 246 euro mentre l’anticipo è
di 984. Alcuni hanno chiamato per informarsi ma visti i costi e la
complessità dell’operazione si sono scoraggiati.
C’è da dire poi che se si ha un reddito così basso è
possibile che non si abbia neanche un computer per
fare la domanda…
Anche l’elenco degli alberghi convenzionati, molti a quattro stelle, tra i quali è obbligatorio scegliere dove spendere il bonus, si
trova in internet. Molti di questi provvedimenti-bonus sono legati al possesso di un indirizzo e-mail, cosa che spesso le persone
anziane o indigenti non hanno.
Non esistono bonus di più facile fruizione?
Sì, quelli per luce, gas e telefono. Per quanto riguarda la luce è
già attivo, è strutturato per fasce di indigenza e, per quanto riguarda il reddito, la base è un Isee che non superi i 7.500 euro.
Lo sconto del 20% è scalato dall’azienda fornitrice direttamente
in bolletta. Lo stesso vale per il bonus gas, retroattivo se rinnovato entro aprile, attraverso il rinnovo dell’Isee, ma che si può anche richiedere per la prima volta o dopo aprile. Il bonus non consiste in un cifra fissa ma varia attorno al 15%. Per il telefono invece, il bonus riguarda solo il canone Telecom che, per un Isee inferiore ai 6.500 euro o per un’età superiore ai 75 anni, viene tagliato del 50%”. (Gilda Ciaruffoli)
Per qualsiasi ulteriore informazione potete rivolgervi al Caf
Cgil–Spi - via Volturno 43, Tel. 02-6900.0217.
e è vero che la solidarietà non è soltanto una sommatoS
ria di gesti, ma un “habitus” che si rapporta con altri, in
che modo si può trovare la via della solidarietà vissuta e
non declamata?
Le vecchie e nuove povertà è difficile viverle, prenderne coscienza, per chi non le subisce direttamente.
Proprio per questo è altrettanto difficile affrontarle, condividerne le necessità ed il bisogno di concrete risposte.
Il Consorzio Ca’ Granda, su proposta della Commissione
Cultura, ha provato a dare una risposta concreta alla domanda, aprendo il 1° dicembre 2006, un primo “Luoghi di
Incontro – sportello di prossimità Affori”, presso la
Cooperativa Unione Operaia, che ha messo a disposizione
uno spazio attrezzato, gratuitamente, in Via Zanoli, 15, poi a
Dergano, a Pratocentenaro e oggi anche all’Isola presso la nostra cooperativa la Coop. di Abitanti (ex Sassetti) in via
Sebenico.
L’incarico di gestire il progetto, a seguito di attente valutazioni e basandosi sull’esperienza avviata e consolidata dalla
Edificatrice di Niguarda, è stato affidato alla Cooperativa
Sociale Onlus “Filo d’Arianna”, che si occupa di fornire servizi a persone anziane, con basso livello di autonomia, adulti
disabili con un elevato grado di fragilità, quali il servizio di
consegna spesa e farmaci a domicilio, la raccolta di ricette
mediche e prenotazioni ambulatoriali, l’organizzazione dell’accompagnamento per interventi sanitari e/o economici,
ascolto, compagnia e monitoraggio, raccolta e valutazione
delle richieste d’aiuto di qualsiasi natura, sportello e linea telefonica d’informazioni finalizzato all’orientamento sociale,
informazioni per l’accesso ai servizi e alle prestazioni del servizio pubblico e privato.
Il servizio è gratuito e riservato ai soci in difficoltà delle cooperative aderenti al consorzio.
Il mezzo per il trasporto delle persone è stato donato dal
Consorzio Ca’ Granda.
Il modello proposto ed attuato, va in controtendenza rispetto
alla logica tradizionale degli interventi di sostegno, in quanto l’operatore è presente quotidianamente, in un contesto ben
identificato e raggiungibile e fonda la sua azione sulla vicinanza alla persona.
L’auspicio è che questo impegno possa tradursi in un significativo risparmio “di sistema”, attraverso la riduzione del ricorso improprio a servizi più costosi, ma anche in una migliore qualità di vita delle persone incontrate, sostenute in modo
più graduale, ravvicinato, individualizzato ed anche nel tentativo di rendere presente una cultura del bene comune, della comprensione, della solidarietà e dell’integrazione.
I risultati sino ad ora sono molto soddisfacenti, così ci riferiscono gli operatori del “Filo di Arianna”, ai quali va il nostro
più sentito ringraziamento, con l’augurio di buon lavoro.
(Francesco Tripodi - Presidente della Cooperativa di
Abitanti - Pratocentaro e Sassetti)
COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA
ONA NOVE 15
Elezioni regionali
Luigi Baruffi (Udc)
Franco Mirabelli (Pd)
“Prima i sacrifici poi la ricompensa”
“Più servizi e viabilità, non certo elicotteri”
ui problemi dell’Isola riceviamo un contributo tanto
S
gradito quanto inaspettato.
L’onorevole Luigi Baruffi, segretario regionale e membro
della Direzione Nazionale
dell’Udc, ha accettato di incontrarci e manifestare il suo punto di vista sulle difficoltà che ci
troviamo ogni giorno ad affrontare. L’on. Baruffi è stato deputato dall’87 al ‘94 e, pur non essendo un cittadino “isolano” ha
sempre avuto a cuore le sorti
del nostro martoriato quartiere. Ci riceve nella sede milanese del suo partito, vicino a piazza del Duomo. E infatti dalla sua finestra si gode la impagabile vista
della piazza. Spettacolo inconsueto per noi, che veniamo dalle periferie…
Cosa ne pensa dei problemi che ogni giorno
l’Isola deve affrontare? Il traffico, i rumori, le
polveri, il fango…
Premetto che sono segretario Regionale e che quindi non ho una visione così specifica dei problemi di
un singolo quartiere. Pur tuttavia, da semplice utente della strada che tutti i giorni sfiora l’Isola per andare dalla mia abitazione in Brianza fino in centro,
posso dire che tendo ad essere ottimista e a vedere il
bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto. Devo dire che i Milanesi stanno facendo un sacrificio complessivo quasi eroico, perché a guardare i cantieri
che sono aperti c’è da chiedersi come facciano a pagare un prezzo così alto sul piano personale. Prezzo
che certamente non tutti pagherebbero. Guardando
però la situazione di partenza, bisogna dire comunque che “era ora”, che questi cantieri partissero, che
si risanassero aree degradate, che si realizzassero i
trasporti metropolitani necessari e attesi da decenni. Mi aspetto dunque che, una volta terminati, questi lavori possano garantire una viabilità finalmente
all’altezza di una città come Milano e non da città di
secondo piano. Mi sento quindi vicino ai Milanesi
per i disagi che sono stati, sono e saranno costretti a
subire in questi anni, ma sono anche sicuro che questo sia un passaggio obbligato e ineliminabile per
raggiungere poi un risultato che porterà benefici a
tutti.
Dalle lettere che riceviamo e dagli umori che
raccogliamo dei cittadini dell’Isola, posso dire
che la Sua è una posizione largamente condivisa. Le preoccupazioni però ci sono e riguardano soprattutto la durata dei cantieri. Non
ONA NOVE 16
deve succedere che i cantieri non rispettino le date
previste di consegna, come
invece si sente dire, altrimenti oltre al danno, la beffa.
Su questa materia cito sempre
l’esempio dell’Alta Velocità e
dei suoi cartelloni luminosi
lungo l’autostrada Milano Bologna che indicavano il tempo mancante all’inaugurazione: “meno 37 giorni, 8 ore, 23
minuti”. Poi il tratto è stato
inaugurato con qualche giorno
di anticipo. Spero che in questo
caso succeda la stessa cosa, anche se per quanto riguarda la Metro 5 ho un’impressione un po’ diversa.
Forse per colpa di qualche finanziamento a singhiozzo e di qualche problema tecnico di cui anch’io ho
avuto sentore, temo che bisognerà mettere in conto
qualche ritardo.
Tornando al quartiere Isola, benché i disagi siano
enormi, va tenuto conto che tutta la zona verrà rivalutata. E poi c’è un altro grande vantaggio: il 2015,
per via dell’Expo, rappresenta un limite invalicabile.
Tutto dev’essere terminato prima,quindi anche quegli intoppi che in altri tempi avrebbero provocato ritardi e qualche volta addirittura l’interruzione dei
lavori, ora vengono superati di slancio. L’Isola diventerà perciò un quartiere di grande rilievo sociale, architettonico e urbanistico. Le premesse ci sono tutte:
dalla grande fama, meritata, degli architetti che ci
stanno lavorando, alla determinazione e serietà con
cui questi lavori vengono affrontati da parte di tutti:
imprese e enti locali.
C’è solo un aspetto che mi pare sia stato sottovalutato, a meno che io non abbia una lettura distratta, ed
è la penetrazione e la integrazione tra il vecchio ed il
nuovo. Mi pare che non siano stati dati tutti i chiarimenti alle richiesta di convivenza tra il quartiere esistente ed i nuovi palazzi, in termini di urbanistica,
verde, viabilità, servizi sociali e sotto tutti gli altri
punti di vista. Posso sbagliare, ma mi pare che i cittadini su questi aspetti siano ancora senza risposte.
E la cosa sta diventando sempre più evidente a mano a mano che il nuovo viene fuori dalla terra e comincia ad incombere sulle vecchie case. Ma in conclusione credo che la cosa più importante sia che il
quartiere verrà rivalutato non solo per via dei servizi ma anche dal punto di vista del valore degli immobili, per cui chi possiede un appartamento avrà fatto un buon affare. (Sergio Ghittoni)
Isola, da quartiere popolare, negli ultimi anni è diL’
ventato una delle realtà più vivaci dal punto di vista culturale nonché uno dei punti di riferimento della movida milanese. Ma le trasformazioni in corso non sono tutte qui, come ben
si può vedere dai numerosi
cantieri che mirano a realizzare progetti molto incisivi nel
tessuto urbano e sociale della
zona. Si tratta di progetti che
andranno a rivalutare il quartiere, ma ne cambieranno di
parecchio le caratteristiche.
Abbiamo sentito in proposito il consigliere regionale Franco Mirabelli, del Pd.
“L’Isola - dice Mirabelli - è sicuramente al centro di
una trasformazione urbanistica importante che
coinvolge un’area vasta che va dall’Isola stessa fino
a corso Como passando per l’area delle ex Varesine e
di Porta Garibaldi. Sono interventi che cambieranno
il volto non solo della zona ma dell’intera città. I nuovi insediamenti residenziali, i nuovi uffici, il parco
che dovrebbe collegare il nuovo palazzo della
Regione a corso Como possono essere un’opportunità per migliorare la qualità urbana e un’occasione in
più per lo sviluppo della città, a patto che si rispettino, e noi controlleremo, tre condizioni: vi sia una dotazione di servizi adeguata per i residenti che porti a
migliorare l’offerta di chi già abita all’Isola e non a
doverla dividere con i nuovi abitanti, che la viabilità
venga studiata per evitare sia favorito un accesso incontrollato di auto dirette al centro e che tutto ciò
venga fatto contestualmente e non dopo la costruzione dei nuovi insediamenti.
Cosa ne sarà delle case esistenti (molte popolari) con le novità in arrivo?
Una delle scommesse è proprio questa: come riuscire a far convivere il nuovo con uno dei quartieri storici di Milano. Negli anni l’Isola è cambiata, è diventata punto di riferimento per la vita notturna a margine della movida di corso Como, ma ha mantenuto
una propria identità e socialità costruite attorno alle case popolari, molte delle quali ristrutturate recentemente, alle vecchie e nuove botteghe artigiane
e al vecchio mercato coperto. Contemporaneamente
sta vivendo un aumento della criminalità preoccupante. C’è l’occasione di far incontrare nello stesso
territorio ceti diversi, generazioni diverse, attività
economiche diverse, realizzando un mix sociale che
può diventare occasione per migliorare la qualità
della vita di tutti. Anche qui,
naturalmente, dipende da
quanto il governo della città saprà darsi questi obiettivi anziché accontentarsi di esaltare i
nuovi grattacieli.
Intanto i cantieri non mancano di creare notevoli disagi ai cittadini sia sul fronte della viabilità che dell’inquinamento acustico o della sicurezza.
I residenti all’Isola hanno subito e stanno subendo i disagi derivati da una concentrazione di
cantieri forse senza precedenti:
quello del nuovo palazzo della Regione, ora praticamente terminato, quello dell’area del Garibaldi
Repubblica,quello di Porta Nuova,quello sotto i grattacieli delle Ferrovie dello Stato e quello per la nuova
linea metropolitana. I disagi sono stati e sono tanti,
abbiamo cercato dall’opposizione di limitarli,ottenendo anche qualche risultato positivo e, complessivamente una maggiore attenzione da parte di chi dirige i cantieri al tema. Ma resta aperta la questione di
come risarcire i danni che hanno dovuto subire gli
abitanti dell’Isola e, in particolare, i commercianti. E,
soprattutto, come risarcire chi abita attorno al nuovo
palazzo della Regione che si è visto togliere la vista
del sole dalla realizzazione del grattacielo e subisce
un danno permanente.
Si dice che - in vista dell’Expo - su progetto
della Regione Lombardia, arriveranno nel
quartiere anche gli elicotteri. Che impatto
avrebbe questo sugli abitanti dell’Isola, in caso dovesse concretizzarsi?
Ci stiamo battendo in prima persona contro un progetto di collegamento da Milano a Malpensa con gli
elicotteri che, oltre a prevedere la realizzazione di un
vero e proprio hub eliportuale nel bel mezzo del
Parco Nord, oltre all’eliporto disgraziatamente realizzato nel Palazzo della Regione e che si trova in
mezzo e non sopra ai condomini circostanti, prevede
anche un eliporto sotto i grattacieli delle Ferrovie
che dovrebbe diventare la stazione da cui partono i
passeggeri. Non è colpa dell’Expo ma una proposta
dell’assessore della Giunta Regionale di Formigoni.
È chiaro che un sistema di eliporti costruiti in mezzo ai quartieri e non sopra comporta disagi enormi
in termini di inquinamento e salute e per questo in
Bicocca e nei comuni del Parco Nord sono nati comitati contro questo progetto che, lo ripeto, riguarda
concretamente anche l’Isola. (Diana Comari)
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
ONA FRANCA
I trecento del Grivola
Silvia Benna Rolandi
a cura di Sandra Saita
Storia di una badante ucraina
are lettrici, cari lettori, prima di raccontarvi la storia di questo
C
mese, voglio soffermarmi senza essere retorica sui sentimenti che
mi portano a essere amica dello straniero. Nei miei ricordi vive sempre l’amicizia epistolare che ho mantenuto per quattro anni con un
giovane spagnolo nella legione straniera. E poi 25 anni di volontariato nel reparto di Psichiatria del Niguarda con gli stranieri:
un’amicizia profonda, indissolubile nell’ascolto e nel conforto.
Dall’adolescenza a oggi sono trascorsi tanti anni. Oggi una chioma
bianca adorna il viso, ma tutto vive dentro di me come una quercia
e ogni volta le radici dell’amicizia, del rispetto, dell’amore mi abbracciano. Questo è importante perché questa è la vera vita.
oglio raccontarvi la storia di Maria Gavyuk, perché la sua è una
V
storia vera, una vita che non le ha risparmiato lacrime e sacrifici,
una storia vissuta da lei, il marito Nicola e le figlie Irina e Giulia con
tanta forza e amore.
È il 1990 quando l’Ucraina si separa dalla Russia. Aumenta la povertà, non c’è lavoro, bisogna andare all’estero. Non è facile per
Maria, 42 anni, lasciare le figlie Irina, 18 anni, e Giulia, 14 anni, per
venire in Italia. Ci viene nel 2005 per raggiungere il marito Nicola,
42 anni, il fratello e la sorella che si trovano ad Avellino da due anni. Hanno un lavoro stagionale: raccolgono castagne e nocciole.
Maria, quando non è tempo di raccolta, lavora come badante presso un’anziana. Quando esce la legge sul reato di clandestinità i familiari della donna vogliono assumerla, ma questa muore e Maria
rimane senza lavoro. Nel frattempo la sorella si sposta a Milano e
Maria la raggiunge. D’impovviso però arriva la notizia che Giulia
non sta bene. Qualcuno deve tornare a casa ma la decisione non è
facile per Maria e Nicola. Alla fine sarà il marito che tornerà perché è più facile che la moglie trovi un lavoro di badante.
Infatti Maria si stabilisce a Niguarda e lavora come badante della signora Rita. Quando arriva il momento vengono pagati i 500 euro pre-
sisti dalla legge. C’è solo da aspettare il permesso di soggiorno.
Conosco Maria da un paio di anni e, quando mi parla delle figlie che
non vede da cinque anni, si emoziona e piange. Un giorno mi mostra la
foto di Irina che si è sposata con Ivan, ma solo civilmente perché il rito
religioso lo vogliono fare quando ci sarà la loro mamma, e poi anche la
foto di Giulia. Maria è orgogliosa delle sue figlie perché sono cresciute
da sole e hanno studiato da sole.
Irina è infermiera professionale al reparto di pneumologia. E suo marito è tecnico dentista. Giulia invece sta studiando come fisioterapistaestetista. Sempre emozionata, Maria mi racconta che sente i suoi tutti
i giorni e mi dice:“Ci vogliono tanti soldi ma non importa!”. Quando mi
parla del marito lo fa con tale dedizione che le domando:“Che cos’è tuo
marito per te?” Con le lacrime agli occhi risponde:“Mio marito è la mia
vita perché abbiamo fatto due figlie meravigliose in questo mondo.
Devo ringraziare Dio che ha dato loro la forza di crescere da sole con il
suo aiuto e la stessa forza che Lui dà a me. Sai Sandra, Giulia ha dato
5 esami tutti in una volta e mi ha detto: ‘Mamma, faccio questi esami
per te, per i sacrifici che fai ogni giorno per noi’. Io le ho risposto: ‘Devi
fare tutto questo per te’”.
Quella di Maria è una bella famiglia, basata sull’amore, il rispetto, la fedeltà.
È il 23 dicembre. Cammino frettolosa. Incontro Maria in via Hermada.
La chiamo per gli auguri di Natale. Lei si avvicina e piange: “È morta
la mia mamma. Sto andando in chiesa per pregare”. Ci abbracciamo
forte. In un pianto disperato continua: “Sono cinque anni che sono qui
e che non vedo i miei cari.In questi anni ho perduto mio padre,mio suocero, si è sposata mia figlia. Oggi mia mamma... Maledetti soldi! Ti fanno perdere tutti gli affetti…”.
La vita in Ucraina è difficile,c’è povertà.Ancora un paio di anni e Maria
tornerà per sempre a casa, a Zaporozhie. Le auguriamo di cuore che
prima che arrivi la primavera, le arrivi il permesso di soggiorno. La settimana scorsa alla signora Rita sono arrivati i contributi da pagare.
Filastrocca del dolore
Nel suo animo
incombe il silenzio
muto è il cuor
che non aspira al canto
Ella ieri
coglieva viole
del quadrifoglio
portava vanto
Se il dolor
fosse un sogno
che l’alba porta via
quanti sorrisi
avrebbe il mondo
pace e armonia
Giulia
Irina e Ivan
agazzi, si balla. Volendo e potendo, anche quelli coi capelli
R
bianchi. Perché a Milano, finita l’epoca delle balere, i giovani
battono il tempo sui tasti del computer e gli anziani lo cancellano
allegramente al ritmo dei balli caraibici. Non ci credete? Fate una
capatina in via Grivola 10, all’omonimo centro socio-ricreativo per
anziani,il martedì e la domenica pomeriggio.Non ci troverete tutti i trecento e passa soci, ma una buona rappresentanza si. Non si
balla soltanto. Delle altre attività ci parla Teresa Righetto, che è
stata eletta recentemente presidente del centro: “Abbiamo i corsi
di computer, di recitazione e di canto, più un laboratorio artistico,
che gestisco con entusiasmo da quando ho smesso di lavorare in
privato (facevo la camiciaia) per dedicarmi ai miei hobbies. Al
Santa Monica, un altro centro anziani di Zona Nove che ho lasciato per il Grivola, ho cucito per l’Unicef, con l’aiuto di altre signore,
le pigotte, le famose bamboline di stoffa.
Insegnavo per passione anche altri lavoretti artistici, come fiori di
carta e piccoli oggetti da regalo. Oggi ho responsabilità maggiori
e devo attribuire le diverse mansioni alle cinque persone che formano il comitato di gestione, eletto dai soci tre mesi fa. Quanto
agli insegnanti delle varie attività, il Comune sovvenziona un tot
di ore, che tocca a noi distribuire tra i vari professionisti. Nell’arco
della settimana, il lunedì c’è canto e recitazione, il martedì c’è yoga al mattino e ballo il pomeriggio, il mercoledì la scuola di balli
caraibici e quella di computer, il giovedì il laboratorio manuale
(pittura,disegno,ceramica…) e la tombola,il venerdì mattina ginnastica.Tutti i pomeriggi si gioca a carte e a bocce.Il sabato è chiuso. La domenica si balla.
Il centro è aperto fino alle 18,30. I soci hanno dai 55 anni in su,
senza limite massimo. Il più anziano attualmente ha 93 anni.
Qualcuno arriva con la badante, soprattutto per ascoltare musica
dal vivo. Sentiamo la mancanza di Maria Volpari, che faceva parte del comitato direttivo ma non frequenta più per motivi di salute. Durante l’anno il Comune invita gli anziani dei centri a diverse manifestazioni, per esempio la camminata non competitiva o il
saluto prima delle vacanze in selezionate strutture alberghiere o
il brindisi generali per gli auguri di Natale. In definitiva ci sono
molte occasioni per stare insieme, perciò invito le persone sole a
venire da noi:saranno bene accette.Il numero di telefono,per avere altre informazioni, è 02.6434061. Che dire di più? Solo un cordiale augurio agli anziani, in questo gelido inverno, di scaldarsi
muscoli e cuore in buona compagnia.
Lombardia: di quale sanità hanno bisogno i cittadini
sari per assistere chi esce dall’ospedale: dimissioni protette, riabilitazione, lungodegenza, assistenza domiciliare. Serve, infatti, un ruolo più
moderno e innovativo del medico di medicina
generale e un rafforzamento della guardia medica, servono servizi per la cronicità, visto l’aumento del numero di persone anziane con più
patologie. Serve, insomma, ricostruire la cosiddetta “continuità assistenziale”, per garantire
continuità di cura.
iù del settanta per cento del Bilancio della
P
Regione Lombardia è destinato alla sanità.
Ma come funziona la sanità nella nostra regione? A quasi quindici anni dall’entrata in vigore
della legge 31, che ha varato il cosiddetto modello lombardo, sono evidenti i limiti del sistema sanitario lombardo e i problemi che devono
essere affrontati.
L’appropriatezza delle cure L’aver messo
sullo stesso piano ospedali pubblici e cliniche
private, se ha consentito la libertà del cittadino
di scegliere dove andare a farsi curare, non ha
però dato certezza dell’appropriatezza delle cure. Lo dimostrano i numerosi scandali nella sanità privata, a partire da quello più clamoroso
della Clinica Santa Rita. I cittadini hanno diritto a ricevere prestazioni sanitarie necessarie
e non inutili, fatte solo per garantire guadagni
facili. L’appropriatezza delle cure è perciò un
obiettivo importante da portare avanti.
Prenotazioni, ticket e attese Un altro problema da affrontare è quello della partecipazione alla spesa. Sempre di più i cittadini sono costretti a pagare per farsi curare, e non parlo solo dei ticket sul pronto soccorso, sui farmaci e
sulla diagnostica. Parlo del fatto che per superare code e attese che per alcune tipologie di
esami o interventi sono molto lunghe, soprattutto verso la fine dell’anno, si è spesso costretti a pagare privatamente, e in alcuni casi a rinunciare addirittura alla cura. Il malato si trova, infatti, di fronte ad un vero e proprio percorso ad ostacoli. Da quando il medico di famiglia gli prescrive un esame fino a quando arriva dallo specialista, vi sono dei passaggi obbligati che comportano tempo, code e fatica: prenotazione, pagamento ticket, ritiro esami, ritorno dal proprio medico, per poi a volte ricominciare da capo. Eppure ognuno di noi è dotato di
una carta plastificata (Carta SISS) che, se funzionasse, consentirebbe di prenotare l’esame
direttamente dal computer del medico di famiglia,
di avere sempre via computer i risultati degli esami, di inserire nella stessa carta SISS il fascicolo
sanitario del paziente.
L’accesso ai servizi e il ruolo dell’ospedale
Occorre cambiare l’approccio alla sanità. Prima
ancora di parlare di modello organizzativo, bisogna partire dai bisogni di assistenza, facilitare e garantire l’accesso ai servizi, per non lasciare sole soprattutto le persone più fragili.
Partire dai bisogni, riorganizzare la sanità sul
territorio, integrare i servizi sanitari con quelli
sociali, ridurre la burocrazia, non è questione
secondaria, ma determinante. Così come è importante ripensare al ruolo degli ospedali. La
ricerca scientifica, le innovazioni tecnologiche,
l’evoluzione della medicina, fanno sì che gli
ospedali del futuro, fra meno di dieci, quindici
anni, saranno molto diversi da quelli attuali.
Molte prestazioni e interventi verranno fatti in
Day Hospital o a livello ambulatoriale. In ospedale si andrà solo in determinati casi e per determinati interventi chirurgici, e ci si starà per
pochi, pochissimi giorni. Ci sarà bisogno, anzi
c’è già oggi bisogno di una diversa edilizia sanitaria, di una diversa organizzazione del lavoro,
di nuove professionalità. Ci sarà bisogno di eccellenza, di efficienza e di efficacia delle prestazioni. L’ospedale del futuro dovrà lavorare in
rete con gli altri servizi socio sanitari e sociali
presenti sul territorio, contribuendo così a costruire un nuovo sistema salute.
Cure e prevenzione sul territorio Aver posto al
centro dell’attenzione in questi anni quasi esclusivamente l’ospedale come ha fatto Formigoni ha, di ARDEMIA ORIANI
fatto, indebolito i servizi sul territorio, quelli di pre- Consigliera Pd Regione Lombardia
venzione e di cure intermedie e quei servizi neces- www.ardemiaoriani.it
COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA
ONA NOVE 17
I NOSTRI ARTISTI
L’arte del riciclo: creatività, ironia e delicatezza
Anna Maria Indino e Gero Urso interpretano con originalità il rapporto tra arte e oggetti.
Valeria Casarotti-Teresa Garofalo
N
on è certo la prima volta che Art
Action, la più piccola
galleria del mondo, ci
sorprende e solletica
il nostro piacere artistico presentando delle mostre singolari,
estrose, particolari
per il tema proposto
ai suoi artisti o per il
supporto scelto per
realizzare le opere
pittoriche. Così anche
questo mese la galleria funge da palcoscenico per un saggio
interessante e originale di due artisti, Anna Maria Indino e
Gero Urso, che dal 30 gennaio all’11 febbraio presentano alcune loro opere basate sull’utilizzo fantasioso di materiale
riciclato. “Occhio al consumo - Riciclo che passione”, questo
il titolo della mostra, ci offre un gradevolissimo insieme di
pitture senza tela, che ci dimostrano come anche un umile
fondo di cassetta di legno per la frutta o una vecchia scatola di cartone possono divenire supporto per un’opera pittorica, quando chi lavora è un artista. Così le composizioni figurative che nascono da un collage estroso e bizzarro fatto
con materiale povero, oggetti “usati”, destinati alla spazzatura, recuperati e riportati a vita per assumere un significato diverso e ben più ampio di quello originario. Immagini
che inviano messaggi all’apparenza semplici e divertenti,
che ci colpiscono come un gioco di parole, ma che ci fanno
anche riflettere sul problema tutto attuale del rapporto tra
arte e oggetti. La capacità di conferire dignità artistica a
oggetti, considerati scorie della società, inizia con la critica
al consumismo portata avanti dalla Pop Art per svilupparsi attraverso il Nouveau Réalisme francese e l’Arte Povera
italiana fino ai giorni nostri in cui al recupero della memoria l’artista accosta la consapevolezza dell’irreversibile impatto dell’uomo sull’ambiente circostante. Una mostra che
diverte e nello stesso tempo induce alla riflessione su temi
pressanti del mondo d’oggi e sulla fugacità dell’esistenza.
A sinistra, opere di Gero Urso ricavate su e con materiale tratto dalle cassette della frutta. A destra Anna Maria Indino
con le sue originali composizioni artistiche.
Installazioni dedicate a Yoko Ono
rte-Installazioni del maestro Alex Schiavi dedicate alla
A
grande artista giapponese Yoko Ono nell'anniversario
della sua nascita (18 febbraio 1933): giovedì 18 febbraio,
Niguarda; venerdì 19 febbraio, Bicocca; sabato 20 febbraio,
piazza San Marco - Brera. In particolare Alex Schiavi rende
omaggio a questa meravigliosa artista realizzando alcune in-
ONA NOVE 18
stallazioni cartacee a lei dedicate: in piazzale Istria, in via
Val di Ledro, alla stazione di Greco, all’università Bicocca, alla Casa di Alex (via Moncalieri 5), alla Fabbrica dell’esperienza (piazza San Giuseppe 12).
Per ulteriori informazioni: Alex Schiavi 339-41.58.942 - e-mail
[email protected]
La libera vivacità
di Umberto Zenari
Ovvero il nostro “Zonino” visto da un altro
artista, nostro “antico” collaboratore.
Norman Zoia
a piega di un sorriso amaro non gli ha mai tolto
L
quel gusto un po’ all’inglese per la battuta. Una vena ironica del tutto originale però, non estrapolata dallo humour di corte della regina madre di turno, quella
che accompagna da sempre le considerazioni ai confini
della filosofia di Umberto Zenari. In fondo anche le
stesse riletture di alcune pagine della storia dell’arte,
coniugate allo sberleffo modaiolo ritagliato dai magazines e pronte a rinascere nei collages di questo versatile pittore ed inventore ambroligure, parlano attraverso un linguaggio che strizza l’occhio alla realtà imbastardita e tuttavia impreziosita da una certa vis comica, senza mai eccedere nella meccanica provocatoria
e soprattutto senza mai compromettersi con le facili
volgarità imperanti. Davvero meritato lo Zonino d'oro
che gli è stato di recente riconosciuto. Un premio che
potrebbe rapportarsi ad altre qualità del nostro art
maker affabulatore.
Precursore del genere demenziale e autore di testi per
il cabaret e di vivaci sketch per l’Altra Radio ai tempi
pionieristici delle emittenti libere, ha tra l'altro collaborato col sottoscritto negli ultimi anni del vecchio millennio. Per un buon periodo ci si incontrava tutti i fine
settimana, al quattordicesimo piano di casa sua, insieme al comune amico Mario de I Classici, per cercare di
mettere nero su bianco idee e progetti ai quali si credeva e per i quali ci si sentiva vivi.
Specialmente uno dei tanti spunti, un romanzo-memoriale a quattro mani ambientato ai tempi eroici del beat nel lontano 1966, aveva preso abbastanza piede e un
centinaio di pagine buttate giù a mano stanno ancora
da qualche parte ad aspettare che la coppia si riformi
non solo virtualmente. Oltretutto la firma combinata
Zoia & Zenari suonerebbe di buon auspicio essendo di
per sé evocatoria di risvolti appaganti sotto il profilo
morale ed economico.
Dal versante nordorientale nel quale mi trovo a operare ormai da un decennio mi auguro di cuore che si possa, seppure magari a distanza in un primo momento,
riprendere quella strada che ci appartiene. Sarebbe
per di più un onore riconfrontarsi da parte mia con
Umberto, del quale ammiro non soltanto il lato creativo ma altresì quello umano e di padre, quella speciale
forza interiore che gli ha fatto superare momenti di laceranti difficoltà: domestiche, lavorative, emotive.
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
OSPEDALE
a cura di Daniele Cazzaniga
Terminati i lavori del primo lotto del nuovo Niguarda
Entro fine anno inizieranno i lavori del secondo
on quasi un mese di anticipo, notizia più unica che raC
ra in Italia, i lavori del primo
lotto del nuovo Niguarda, ovvero la costruzione del monoblocco
sud, del polo logistico, e di quello tecnologico e del parcheggio
interrato, sono stati completati
in meno di tre anni. Il 10/1 u.s.,
come hanno fatto centinaia di
persone, abbiamo visitato il monoblocco, la cosiddetta piastra
sud, che ospiterà i reparti ad alta specialità (high care) attualmente dislocati nei diversi padiglioni del vecchio ospedale, quali ad esempio terapie intensive, centro
trapianti, oncologia, chirurgia (anche robotica), cardiologia, cardiochirurgia ed ematologia. E i numeri di questa nuova palazzina,
una vera e propria cittadella sanitaria, sono impressionanti: oltre
460 posti letto, 27 posti di terapia intensiva, 77 ambulatori, 22 camere operatorie, 60 posti di day hospital, 40 per il day surgery, 28
sportelli di prenotazione oltre a spazi commerciali ed un atrio di ingresso, chiamato con pomposità main street, avveniristico, come si
vede dalle foto pubblicate nella pagina.
L’impressione che abbiamo tratto durante la visita guidata è stata
estremamente positiva: spazi ampi, luminosi, confortevoli, ben co-
L’eccellenza campana
a Villa Torretta
L’
associazione GensCampana nasce con il compito di mantenere vivo il legame tra la Campania e chi la Campania ha
dovuto lasciare organizzando eventi dove sia possibile conoscerla e ritrovarla con i suoi prodotti tipici, le sue bellezze naturali,
artistiche e culturali. Per chi è partito e ha dovuto lasciare la
sua terra è un’occasione di ritrovare un pezzo di casa, per chi
non è campano per scoprirla ed amarla. L’associazione intende
migliorare l’immagine della regione e del suo popolo, offrendo la
possibilità di creare iniziative legate alla produzione artisticoculturale, turistica e dei prodotti enogastronomici. Gli associati
rivestono la duplice veste di promotori e nel contempo di fruitori del “prodotto” campano.
Per il territorio d’arrivo, ovvero nei comuni dove Genscampana organizza le proprie attività, l’associazione costituisce senza dubbio
alcuno un’opportunità, per le popolazioni e le istituzioni locali ed
in particolare per le attività commerciali e turistiche. Attualmente sono operativi i Distretti extracampani di: Milano (sede in zona 9), Como e Monza Brianza (sede ad Arosio), Bergamo (sede a
Bergamo), Varese (sedi a Saronno e Varese), Torino (sede a Torino)
e si stanno costituendo in tutte le maggiori province del nord italia nuovi distretti. È in quest´ottica che GensCampana ha organizzato nei nostri dintorni, presso il Grand Hotel Villa Torretta, il
Gens Expo 2010. La manifestazione si articolerà su due giornate
(13 e 14/3) durante le quali sono previsti l’esposizione di prodotti
tipici dell’enogastronomia, dell’artigianato e del turismo a cura e
con il Patrocinio dell’Ente provinciale per il turismo, un percorso
turistico guidato sulla provincia salernitana; un convegno e tavola rotonda su arte, cultura, storia, enogastronomia, turismo e artigianato, cui parteciperanno tra gli altri Vittorio Vitale,
Presidente GensCampana, Claudio Gubitosi, Direttore Giffoni
Film Festival, Monsignor Benedetto Chianetta, Abate Abbazia di
Cava de’ Tirreni, e Antonio Lubrano, giornalista e scrittore; uno
Spettacolo di musica, teatro e cabaret. Per informazioni scrivere
a: [email protected] (Monica Landro)
struiti, che ricordano più un albergo di un ospedale. E ancora: dotazioni tecnologiche all’avanguardia, che raggiunge il suo apice
nelle camere operatorie e nelle terapie intensive con apparati medicali e impianti di connessione/alimentazione doppi (come avviene sugli aerei) per prevenire eventuali malfunzionamenti. Il tutto
con l’obiettivo del massimo confort e sicurezza sia per i degenti sia
per il personale sanitario. Le stanze, degne di un albergo a 5 stelle, tutte dotate di bagno, ospitano al massimo due letti e sono dotate di tutti i comfort, dalla tv al climatizzatore, oltre alle connessioni medicali e informatiche per permettere al personale medico e infermieristico di fornire al paziente le cure necessarie.
Il risultato di questo ponderoso lavoro sembra essere stato raggiunto come ha dichiarato con soddisfazione Pasquale Cannatelli,
Direttore Generale del Niguarda, durante l’audizione alla Commissione Sanità del CdZ 9. Il nuovo Niguarda nasce, ha affermato
Cannatelli, con l’obiettivo di avere una struttura ospedaliera all’avanguardia e pronta a reggere le novità medico-scientifiche per
i prossimi 30 anni. L’attuale ospedale, ha proseguito Cannatelli,
versa in uno stato di criticità per il 57% delle strutture e solo il 23%
è in condizioni eccellenti. I padiglioni attuali creano difficoltà e disagi sia per i degenti sia per il personale ed inoltre sono inefficienti. Ecco perché, ha concluso Cannatelli, abbiamo pensato alle due
piastre, quella ad alta intensità appena terminata e quella a bassa intensità che inizieremo a costruire entro fine anno che, insieme
all’edificio del Dea (Pronto Soccorso), accoglieranno tutte le funzio-
Dai un voto alla tua coop
I soci coop della Lombardia chiamati
a dare un giudizio sul proprio negozio.
al 12 al 21 febbraio, in tutti i punti vendita di Coop
D
Lombardia si terrà l’iniziativa “Dai un voto alla tua
Coop”. Coop Lombardia propone ai suoi soci un nuovo strumento di coinvolgimento nella vita della cooperativa, in linea
con il principio di “partecipazione” che ne costituisce uno dei
valori fondanti. Dai un voto alla tua Coop è un’occasione per
tutti i soci di esprimere una personale valutazione sugli
aspetti più importanti del proprio punto vendita: dalla cortesia del personale alla qualità dell’offerta, dai tempi di attesa
alla difesa del potere d’acquisto. I giudizi dei soci offriranno
un ulteriore contributo a migliorare complessivamente i servizi offerti e saranno utili per supportare specifici interventi
sui punti vendita.
Si tratta quindi di un’iniziativa importante rivolta ai soci che
sono i proprietari della cooperativa ed hanno pieno titolo per
intervenire nel suggerire miglioramenti dei servizi e la qualità dell’offerta.
Come si vota: a partire dal 12 febbraio, presso tutti i punti
vendita Coop saranno distribuite delle schede contenenti un
elenco di voci da valutare e uno spazio per il voto. I soci saranno invitati a compilare la scheda ed a restituirla al personale incaricato, presente in negozio nei giorni dell’iniziativa.
Anche i volontari dei Comitati soci saranno presenti a supporto dell’iniziativa.
La votazione avverrà dal 12 al 21 di febbraio 2010.
Riconsegnando la scheda nell’apposita urna, ogni socio riceverà un simpatico omaggio È possibile votare anche on line
collegandosi al sito www.votacoop.it, dove si trovano tutte le
informazioni relative all’iniziativa (Valeria Malvicini)
ni principali del nuovo ospedale. Dunque comfort, efficienza, sicurezza e innovazione tecnologica. Che non si ferma al blocco sud e
nord perché il primo lotto dei lavori comprendeva anche la costruzione del polo tecnologico e di quello logistico.
Polo logistico: accoglie una grande cucina centralizzata, la farmacia centralizzata, i magazzini dell’economato e quelli automatizzati, nei quali operano carrelli a controllo computerizzato.
Polo tecnologico: è il cuore pulsante del nuovo ospedale. Accoglie la
centrale termica, quella frigorifera e quella di cogenerazione che
permette al nosocomio l’autosufficienza energetica e in alcune ore
della giornata di vendere l’energia prodotta in eccesso.
Parcheggio sud: il primo ad essere stato ultimato quasi un anno fa.
Può accogliere oltre 700 auto, distribuite su tre piani. Ha una parte riservata al personale dell’ospedale e la parte aperta al pubblico
ha tariffe assolutamente competitive.
Ultima chicca, esposta con enfasi anche da Cannatelli, i cunicoli
che uniscono i vari edifici del nuovo ospedale: 550 metri, riscaldati, per la circolazione dei pazienti e del personale, 550 metri per il
trasporto merci con carrelli automatizzati e oltre 1000 metri per il
passaggio delle reti tecnologiche.
In alto a sinistra, il Polo tecnologico. Sotto da sinistra, il
Polo logistico, il Blocco sud, una camera operatoria, una sala per la terapia intensiva, un atrio d’ingresso.
Nuovi corsi al Piccolo
Conservatorio
Piccolo Conservatorio di Milano, diretto dal maestro Alex Schiavi
Iperlapre
a nuovi corsi musicali e a stages musicali di sicuro interesse, sia
i professionisti della musica sia per tutti coloro che vogliono fare
della musica la loro professione. Segnaliamo i corsi di: fonico di studio
di registrazione, tecnico di studio e di palco per complessi, operatoregiornalista musicale e promotore di eventi musicali in campo rock e
della musica leggera. Inoltre di grande interesse è anche il laboratorio
creativo per artisti,che si rivolge a cantanti,musicisti,artisti che vogliono incrementare, oltre alle loro capacità tecniche, anche la consapevolezza di se stessi, delle proprie capacità, del proprio talento, dei propri
limiti, per poterli superare e per poterli accettare. Si eseguiranno esercizi sul pensiero positivo, sulla capacità di ricevere e sperimentare sensazioni, tecniche di rilassamento.
Per informazioni ed iscrizioni: 339-41.58.942, 338-87.60.289 - e-mail:
[email protected] - sito: www.scuoladimusicamilano.eu.
All’Edificatrice si balla
a Cooperativa Edificatrice di Niguarda, tra le molteplici attività e
L
servizi che offre da tempo ai suoi soci ed a chi vuole partecipare,
propone anche un corso di ballo latino-americano. Esso si svolge tutti i
venerdì presso il salone della Cooperativa in via Ornato 7, dalle ore 19
alle 21. L’ambiente accogliente e familiare è idoneo a diventare un punto di incontro per le persone che vogliono vivere una parte del loro tempo libero in socialità. La ragione del successo? Trasmettere la voglia di
muoversi in completa libertà, serenamente, accantonando per qualche
ora i pensieri e i problemi della vita quotidiana. Il primo corso, partito
nel mese di settembre,ha avuto grande seguito grazie anche a Roberto,
l'insegnante, con il suo staff e un costo accessibile a tutti. Sta iniziando
ora un secondo ciclo di lezioni della durata di tre mesi, sempre nella sede di via Ornato 7.
Chi volesso iscriversi o desiderasse maggiori informazioni può consultare il sito della cooperativa www.coopniguarda.it.
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ONA NOVE 19
GIORNATA DELLA MEMORIA
Il Monumento al Deportato: un ponte tra passato e presente
L’opera, ideata da Lodovico Barbiano di Belgiojoso, anch’egli ex deportato a Mauthausen,
ricorda i 561 operai, impiegati e tecnici di grandi e piccole fabbriche del nord Milano, colpevoli
di aver scioperato nel marzo ’43 e ’44 per chiedere migliori condizioni di vita, pace e libertà.
Una mostra sugli scioperi
dei tranvieri nel ‘43 e nel ‘44
Intervista a Carlo Smuraglia, Presidente Provinciale dell’Anpi.
Angelo Longhi
el biennio tra la primavera del ‘43 e quella del ‘44 si svolsero impoN
nenti scioperi operai nelle grandi fabbriche del triangolo industriale, favoriti anche dal blocco dei mezzi pubblici promosso dai lavoratori
Valeria Casarotti-Teresa Garofalo
iornata della Memoria, un appuntamento irrinunciabile anche per
G
i cittadini della zona nord di Milano che il 24 gennaio si sono ritrovati in corteo per raggiungere il Monumento al Deportato posto sulla
sommità di una collinetta del Parco Nord. In testa al corteo i gonfaloni
della Provincia di Milano, di Sesto San Giovanni, città “Medaglie d’oro
al Valore Militare,” e di tutti i Comuni del comprensorio Nord Milano.
A questi si aggiungevano gli stendardi delle molte associazioni, in primis l’Aned e l’Anpi, che svettavano tra una folla commossa e partecipe.
Molte le autorità, tra cui il presidente del CdZ 9 Beatrice Uguccioni,
sindaci, assessori.
Ma quale è il significato di questa manifestazione viva ormai da quasi
un decennio, da quando cioè il nostro Parlamento ha aderito alla proposta internazionale dichiarando il 27 gennaio, data di liberazione del
campo di Auschwitz, “Giornata della Memoria”?. È un giorno per non
dimenticare tutte quelle persone, donne, uomini, operai, contadini, intellettuali che hanno lottato contro il nazifascismo pagando spesso con
la vita. È un giorno per non dimenticare i perseguitati per motivi religiosi e razziali, zingari, omosessuali, asociali, malati di mente, ebrei
considerati “diversi” e per questo deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti sparsi ovunque nell’Europa.
La folla presente anche quest’anno al Parco Nord si è raccolta intorno
al monumento ideato dall’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso,
ex deportato a Mauthausen, per ricordare i 561 operai, impiegati e tecnici di grandi e piccole fabbriche del nord Milano, colpevoli di aver scioperato nel marzo ’43 e ’44 per chiedere migliori condizioni di vita, pace
e libertà (vedi anche articolo a parte). Di questi oltre 240 non hanno più
fatto ritorno ma i loro nomi, incisi sulle lapidi, è importante che restino
scolpiti nel nostro animo perché anche a loro noi siamo debitori della libertà. Bellissimi ci sembrano a tale proposito i versi del poeta cubano
Roberto Fernandez Retamar: “Se io sono libero, lo sono perché qualcuno è morto per me. Voglio sapere il suo nome”.
Tra gli oratori Giuseppe Valota, presidente dell’Aned di Sesto, il senatore Antonio Pizzinato, presidente dell’Anpi Regionale, Giorgio Oldrini,
sindaco di Sesto San Giovanni, Andrea Mascarè e Fabio Altitonante,
assessori del Comune e della Provincia di Milano. Il nucleo di tutti gli
interventi è stato quello della lotta contro il razzismo e della necessità
di assumere ognuno di noi l’impegno morale e sociale di trasmettere soprattutto ai giovani i valori dell’uguaglianza e della solidarietà. La speranza che tali ideali possano divenire i valori fondanti della nostra società ci viene dalla presenza a questa manifestazione di giovani studenti della scuola media Don Milani di Sesto che,attraverso un lavoro svolto in classe, partendo dalla poesia di Italo Calvino “Oltre il ponte” sottolineano la necessità di superare i pregiudizi, accomunare le idee,
“stendere un ponte “ per creare un dialogo tra le diversità.
La testimonianza dell’architetto deportato sui lager
“A Mauthausen cantavo dentro di me l’inno di Mameli e l’Internazionale”.
Così il conte Lodovico Barbiano di Belgiojoso cercava di evadere, interiormente, dal lager.
il 21 marzo 1944. Il giovane architetto milanese Lodovico di Belgiojoso
È
viene arrestato e condotto a San Vittore
per la sua attività antifascista: dal 1942
insieme agli amici Giangio Banfi, Ernesto Rogers, Enrico Peressutti, con i quali
aveva fondato lo studio BBPR,conduceva
una doppia vita. I quattro, infatti, all’attività di architetti accostavano quella di
collaboratori dei gruppi partigiani della
zona di Lecco e dell’aviazione inglese. Internato nel campo di concentramento di
Fossoli, in provincia di Modena, il
Belgiojoso viene dopo due mesi trasferito
a Mauthausen, poi nel sottocampo di
Gusen I.“Spacciandomi per ingegnere - avessi detto ‘architetto’ chissà cosa avrebbero capito - riuscii ad evitare la cava, il lavoro più duro, quello che ti concedeva tre mesi di vita, e mi ritrovai a lavorare
nelle officine Messerschmidt e Steyr, dove mi occupavo della rettifica di fucili e mitragliatrici, lavoro che per fortuna potevo svolgere al
riparo e seduto”. Non così fortunato fu l’amico Giangio che, arrestato insieme a Belgiojoso, con lui venne deportato a Mauthausen dove, a soli 34 anni, morì il 10 aprile ‘45.
Nel libro autobiografico “Frammenti di vita” il Belgiojoso racconta
la sua dura esperienza di deportato e la sua lotta per conservare, in
quell’abisso di orrori, la libertà e la dignità di uomo.“Un giorno - racconta - il comandante del campo di Mauthausen passava in rassegna noi deportati e, quando si avvicinò a me, con forza cominciai a
pensare: ‘Io sono libero, mentre tu sei
schiavo.Tu non capisci quello che penso e
io penso quello che voglio”. Un coraggio e
una forza d’animo che gli derivavano dall’educazione familiare e dall’esempio dei
suoi antenati, Federico Confalonieri e
Cristina Belgiojoso Trivulzio, due figure
emblematiche del nostro Risorgimento,
anch’essi perseguitati, carcerati ed esuli
per un’ideale di libertà e indipendenza.
Liberato il 4 maggio 1945, Lodovico di
Belgiojoso fa ritorno a Milano e riprende
la sua attività con Enrico (Aurel) Peressutti e l’amico ebreo Ernesto Rogers, salvatosi espatriando in Svizzera. Dallo studio BBPR nasceranno progetti per la ricostruzione di Milano e di altre città distrutte dalla guerra. Tra le opere più prestigiose la Torre
Velasca e il Memoriale italiano di Auschwitz, un’opera monumentale realizzata nel 1979: una spirale simbolo del vortice di violenza che
travolse tutte le vittime del fanatismo e della follia nazista. Una delle ultime opere del Belgiojoso è il Monumento al deportato del Parco
Nord, una figura umana stilizzata, con i piedi affondati nei sassi e al
posto della testa grossi massi di pietra, simbolo della spersonalizzazione dell’uomo nel lager. Fino agli ultimi giorni di vita - è scomparso nel 2004 - Lodovico Barbiano di Belgiojoso non ha mai smesso di
impegnarsi per mantenere viva la memoria perché diceva “la memoria serve a ricordare quello che non doveva essere, che non dovrà
mai più essere”. (Valeria Casarotti - Teresa Garofalo)
Scalarini, una matita contro il fascismo e la guerra
Una mostra dedicata al grande disegnatore satirico al servizio degli ideali di pace e di giustizia sociale.
Valeria Casarotti-Teresa Garofalo
Giuseppe Scalarini,caricaturista di faA
ma internazionale, Sesto S. Giovanni
ha dedicato una mostra, aperta fino al 31
gennaio, inserita nelle manifestazioni per
il Giorno della Memoria. L’artista ci ha lasciato con le sue vignette satiriche una lezione profonda di onestà e di fermezza morale, di difesa dei valori fondamentali della
vita, la solidarietà, la giustizia sociale, la libertà, l’opposizione alla violenza e alla
guerra. Il messaggio che ci trasmette è ancora oggi drammaticamente
attuale perché sono le idee piuttosto che le persone il bersaglio delle sue
vignette. Certo non era tenero contro chi scatenava guerre e mandava
al massacro,chi affamava i poveri,prevaricava,imbavagliava o annientava le coscienze ma con la sua satira egli voleva soprattutto chiarire,
spiegare, far riflettere. Così scrive di lui il critico Mario De Micheli:
“Scalarini credeva che un disegno possa parlare all’uomo semplice in
maniera più diretta di un articolo. Per lui una caricatura doveva possedere una virtù pedagogica, una qualità didattica”.
Dal 1911 al 1926 Scalarini pubblicherà sul giornale socialista l’Avanti!
ben 3700 disegni commentando ogni giorno gli avvenimenti politici del
tempo, la guerra di Libia, il neutralismo e l’interventismo, la Grande
Guerra, la violenza fascista, il delitto Matteotti. Nell’ottobre del ’26 furono sciolti i partiti e chiusi i loro quotidiani e da quel momento fino alla fine della guerra a Scalarini fu impedito di esprimersi. Con le sue
pungenti vignette egli portava allo scoperto i soprusi e le ingiustizie delle classi dominanti. Stimolando la ragione e la coscienza politica dei lettori, li liberava poi dall’intorpidimento voluto dal regime. Per questo fu
picchiato, incarcerato, condannato al confino.
“Per circa vent’anni, fino alla Liberazione - ci raccontano i nipoti Bianca
e Nando - al nonno fu vietato di firmare ‘qualunque suo lavoro di qualsiasi genere’. Furono anni difficili durante i quali collaborò anonimamente al Corriere dei Piccoli e lavorò per altri disegnatori. Dal ‘45 al ‘48,
anno della sua morte, riprese la battaglia per la giustizia sociale pubblicando caricature sul Codino Rosso di Torino e sui quotidiani
l’Avanti!, Mondo Nuovo e l’Umanità. In questa mostra a tema abbiamo esposto una piccolissima parte dei suoi 13 mila disegni, un gruppo
ONA NOVE 20
di vignette adatte alla commemorazione del Giorno della Memoria.
Sono disegni, infatti, che esprimono con forza la convinzione profonda
di Scalarini nei valori della vita e della solidarietà che solo la giustizia
sociale assicura. La donna in lutto abbandonata su un cannone ancora fumante, immagine tragica della guerra del ‘15-’18. La fine delle libertà costituzionali e la nascita della dittatura che imbavaglia la legge
del diritto sono rappresentate,in una vignetta del 1924,dal volto di una
donna cui è impedito parlare. La condanna della guerra è ancora presente in una vignetta ‘profetica’ del 1946: un’enorme scopa spazza via i
confini tra gli stati, causa di conflitti, dando vita agli Stati Uniti
d’Europa. Sono questi solo tre dei disegni esposti, tutti originali, efficaci, stimolanti. Sono disegni in bianco e nero, dal tratto severo ed essenziale. Poche linee, dure e geometriche, sufficienti a fotografare la realtà
e ad esprimere un giudizio, altrettanto definito. Quelle di Scalarini non
sono vignette umoristiche, sono messaggi drammatici, veri e propri articoli di fondo figurati.“Il nonno disegnava su un tavolino tra carte,penne e matite, un boccettino di inchiostro di china, colla, forbici, squadre
di legno, compasso e righello - ricorda Nando”. “Era molto preciso - aggiunge Bianca- ed era bravissimo a realizzare tavole scientifiche, che
per un certo periodo gli hanno dato di che vivere. Nessuno di noi bambini poteva avvicinarsi a quel tavolo che suscitava tanta curiosità”.“Eh,
sì, il nonno era proprio un orso, un solitario - riprende Nando - amava
star solo. Era un grandissimo camminatore e tutti i giorni faceva lunghissime passeggiate. Quasi mai acconsentiva che qualcuno di noi l’accompagnasse, lui amava star solo per rimuginare, pensare… Si infastidiva se qualcuno cercava di attaccar bottone fatta eccezione per Gianni
Rodari, allora un giovane maestro. Golosissimo, una sua tappa obbligata era la pasticceria. Era così attratto dai dolci che durante la prima
Guerra Mondiale aveva dedicato loro uno dei suoi disegni più divertenti ‘Il funerale dell’ultimo pasticcino’: la poca farina disponibile in quel
periodo era infatti giustamente riservata al pane”.
Uomo mite, Scalarini ha combattuto tutta la vita con un’unica
arma, la sua matita, come racconta egli stesso nell’opera biografica Le mie isole: “Una volta i carabinieri perquisirono la mia casa. ‘Avete un’arma?’, mi domandarono in tono imperioso. Tirai
fuori di tasca la matita e risposi sorridendo: ‘Sì, eccola qui’. I carabinieri non capirono.”
Atm. Insieme si batterono per il pane, la pace, la fine dell’occupazione
nazifascista. Ottennero diritti come quello della mensa, che oggi paiono
scontati,ma che se si pensa che furono conquistati sotto occupazione militare danno l’idea dei sacrifici che richiesero.
Fu una lotta feroce e avvennero episodi di eroismo inauditi: pur di spezzare gli scioperi i nazi-fascisti arrivarono a deportare nei campi di sterminio oltre 600 lavoratori del milanese i cui nomi ornano oggi la collinetta del parco Nord proprio sotto il monumento ai deportati. Il 9 marzo 1944 nel pieno degli scioperi il New York Times arrivò a scrivere:“Non
è mai avvenuto nulla di simile nell’Europa occupata che possa somigliare alla rivolta degli operai italiani. È una prova impressionante di come
gli italiani,disarmati come sono,sappiano combattere con coraggio e audacia quando hanno una causa per cui combattere.”
Su quelle lotte abbiamo sentito il prof. Carlo Smuraglia che il 25 gennaio ha inaugurato la mostra fotografica “Un tram chiamato Resistenza”,
Fondazione Atm, via Farini 9: “A quell’epoca gli scioperi erano considerati un reato gravissimo, contro la personalità dello Stato, per cui si era
passibili di denuncia al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, un
reato che poteva implicare il carcere e la deportazione. Quindi che si facessero scioperi con grande partecipazione (i tranvieri bloccarono
Milano per tre giorni nella primavera del ‘44), dopo 20 anni di silenzio
era già di per sé un fatto eccezionale. Per i tranvieri lo fu ancora di più,
perché mentre gli operai delle grandi fabbriche hanno nello sciopero una
dimensione corale e di massa che in parte li tutela, il tranviere è da solo, lavora isolato, e quindi lo sciopero è se possibile ancora più rischioso,
anche perché bloccava un servizio pubblico e colpiva non un’azienda privata ma tutta la cittadinanza. La reazione fu realmente rabbiosa, i nazisti non si capacitavano di quanto stava accadendo. I fascisti erano come impazziti e non capivano le ragioni di questo sciopero.
“C’è il rapporto di un prefetto che scrive a Roma perché non equivochino: vi si afferma che apparentemente lo sciopero viene dichiarato come
reazione alla fame e alla mancanza di cibo, insomma contro la guerra,
ma è uno sciopero politico: evidentemente sta cominciando a nascere il
desiderio di abbattere il fascismo, e questo diventa un sentimento diffuso. Allo sciopero del marzo ‘44 partecipano centinaia di migliaia di lavoratori del Nord”.
“I tranvieri - continua Smuraglia - come gli altri lavoratori vengono duramente colpiti.Gli arrestati finiscono a S.Vittore,con la prospettiva della deportazione prima nei campi italiani a Fossoli o a Bolzano da dove
si veniva poi smistati nei lager in Germania o Polonia. Dei deportati, pochissimi riuscirono a ritornare. Nei prossimi anni come Anpi cercheremo di applicare la lezione di un grande uomo, Elie Wiesel che disse che
‘...di ogni caduto dovremmo cercare di conoscere le ragioni e soprattutto
ricercare il futuro che è stato ucciso con lui’, perché questo è quello che
alla fine conta.
“Noi oggi stiamo cercando quel futuro e di ricordare non solo il sacrificio
ma che cosa questo ha significato per le famiglie e per il paese. Gli scioperi del biennio ‘43-‘44 stanno dietro all’articolo 1 della Costituzione. È
in seguito a quei fatti che la nostra Costituzione al suo articolo 1 dice che
la ‘Repubblica è fondata sul lavoro’. Perché la Resistenza è nata con gli
scioperi; la Resistenza armata in montagna e le brigate vengono dopo.
Oggi uno dei nostri scopi come Anpi è quello di far capire ai giovani che
molte delle cose scritte nella Costituzione derivano da quelle vicende, da
quei caduti, e quindi molte di quelle norme hanno un significato, un valore, che noi dobbiamo non solo difendere ma fare in modo che vengano
attuati, perché la Costituzione è una carta di principi che in quanto tali
vanno attuati non solo enunciati.
“In futuro non ci limiteremo a mantenere vivo il ricordo di quello che è
stato. Interverremo a favore della Costituzione e nella difesa di tutti i diritti. Per questo dal 2006 possono aderire all’Anpi tutti coloro, pure tra i
giovani, che ne condividono l’azione, anche se, naturalmente, non furono partigiani. L’Anpi sopravviverà così alla nostra generazione e propagherà i valori di libertà e giustizia nel futuro.”
L’Anpi di Niguarda a congresso
Antonio Masi
utti i cittadini hanno pari
T
dignità sociale, recita l’articolo 3 della Costituzione. Indipendentemente dall’etnia, la
religione, le opinioni politiche,
le condizioni personali e sociali. Purtroppo non è così! Se sei
un operaio disoccupato diventi socialmente invisibile, se sei un
povero sei consegnato a un mondo che non ha via d’uscita, se sei
uno straniero si insegna ad avere paura di te. Eppure tutti dovremmo avere pari dignità sociale e un ruolo attivo: “La Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico
e sociale che impediscano il pieno sviluppo della persona umana”. Nell’Assemblea annuale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, svoltasi al Circolo Familiare di via Terruggia sabato 16 gennaio, molti sono stati gli interventi su questi diritti
negati, seguendo le linee tracciate dal presidente uscente della
Sezione Martiri Niguardesi Silvio Rigoldi.
Erano presenti non solo gli iscritti ma anche dirigenti di associazioni che operano nel sociale e che avvertono in prima persona la diffusa stratificazione dei diritti negati; la preoccupazione
che forze eversive che possano soffiare sulla brace dell’insoddisfazione moltiplicando intolleranze.
I lavoratori immigrati sfruttati in alcune zone rurali del Sud, i
lavoratori in cassa integrazione o licenziati, i lavoratori precari
e i giovani in cerca di prima occupazione stabile dopo i 30 anni,
invitano l’Anpi a farsi carico dei diritti negati.
L’Anpi farà la sua parte. Una generazione di partigiani ci ha
consegnato una Costituzione che sancisce che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; è un’Italia che ripudia
la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. In particolare la Sezione Martiri Niguardesi moltiplicherà i suoi sforzi per essere sempre più e meglio nelle scuole.
Anche qui la Costituzione afferma che la scuola è aperta a tutti
e che la Repubblica aiuta i capaci e i meritevoli. Anche questo
oggi suona come un diritto negato.
Ma l’incontro degli antifascisti di Niguarda e della Zona 9 ha riservato anche soddisfazioni. È stato un momento intenso per le
persone che negli anni 1968/1972, pur militando in partiti diversi, diedero vita al Comitato Unitario Antifascista Niguardese.
Ne scaturisce a mio parere un grande impegno: rifondare il
Comitato Antifascista su basi nuove non contro qualcuno o qualche cosa ma per l’attuazione della Costituzione.
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
BELLEZZA IN
ONA
ARTE IN
a cura di Franco Massaro
ONA
a cura di Roberto Lana
L’inverno e il pattinaggio Il Monumento ai Caduti di piazza Gran Paradiso
Milano, l’inverno non scherza neanche quest’anno ed anche
A
l’infarinatura di fine gennaio è servita a ricordarcelo, ma eravamo nei “giorni della merla”. Non mi lamento per i miei gerani,
o scultore Dante Parini, autore del monumento di piazL
za Gran Paradiso dedicato ai Caduti, nacque a Milano
il 21 novembre 1890.
alcuni dei quali fiorivano da oltre dieci anni, che non sono riusciti a cavarsela, ma per quel senso di desolazione che si crea tutt’intorno: freddo e grigiore! Non ci sono più i fantastici colori dalla
Rhus typhina (cui nel numero di dicembre abbiamo cambiato il
nome in Vite Canadese, errore del quale ci scusiamo con l’autore
e i lettori, ndr). Certo che se non si va sotto zero non si può neppure pretendere la scomparsa di certi insetti, perciò è un bene per
le nostre piante per la prossima primavera. Già, la primavera…
Intanto in parecchi continuiamo ad andare nel Parco Nord,
a gironzolare, parlando di Inter e Milan ed osservando i non
molti segni di vita che ancora ci sono. Ad esempio, nella zona del Laghetto Ovest, verso Sesto, diventato una grossa lastra di ghiaccio, c'erano ancora le Gallinelle d’acqua ed i
Germani che cercavano qualcosa di buono tra i cespugli, al
confine del ghiaccio ed a volte ci pattinavano sopra, controllando qualsiasi cosa. Loro restano, mentre gli Storni se ne sono andati, anche se molto in ritardo.
Parini studiò scultura a Milano presso l’Accademia di
Brera sotto la guida di importanti maestri tra i quali
Enrico Butti. Dopo gli studi divenne un apprezzato artista
di tendenze e stile classici, principalmente uno scultore di
monumenti sepolcrali.
Molte delle sue opere si trovano al Cimitero Monumentale
di Milano, ma non solo. Infatti sono suoi anche i monumenti ai Caduti di Niguarda (riprodotto nelle foto sopra e a sinistra), Induno Olona, Tarquinia e Brusimpiano, paese del
quale è stato anche il primo sindaco del dopoguerra e dove
ha sempre avuto una casa. Altre sue opere fanno parte di
importanti collezioni private.
Durante la sua lunga e operosa vita artistica partecipò a diverse esposizioni ed ebbe molti premi e riconoscimenti. Nel
1924 gli venne dato il Diploma di Socio Onorario dell’Accademia di Brera. Morì a Milano l’11 Aprile 1969.
REPORTER DI
ONA
a cura di Franco Bertoli
Cronache di incuria quotidiana: le mini discariche
Cose fatte e cose sfatte
1
2
3
4
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6
1
2
3
4
1) Dopo mesi che ne parliamo
resa percorribile la scorciatoia Maestri del Lavoro/Pila. 2)
Che cosa si aspetta a rendere
agibile il parcheggio Venosta/Di Stefano (ex distributore idrogeno)? 3) Marciapiede
dissestato in via Chiese. 4) in
via Arganini: Niguarda o
…Riguarda?!
Tracce di maleducazione nelle vie della Pila/Cecchi (1), Ca’ Granda (2), Testi (3),
Suzzani/Moncalieri (4), l.go Desio (5), Sarca (6).
COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA
ONA NOVE 21
SCUOLIN
ONA
a cura di Antonella Loconsolo
A scuola nella Giornata della Memoria
ale assoluto: questa è l’espressione alla
M
quale talvolta si ricorre nel cercare di definire la tragedia immane della Shoah, della deportazione e dello sterminio di milioni di persone travolte dalla violenza di un sistema politico
che le considerava nemici o individui indegni di
vivere. Male assoluto: questa espressione sembra condensare in sé l’idea che ciò che è accaduto sia stato un evento culmine nella storia, definitivo, irripetibile. E invece non c’è male assoluto, non c’è evento tragico che non possa ripetersi, nella storia.
Su questo occorre riflettere: il male è sempre nell’angolo, il desiderio di sopraffazione ha radici
profonde, il vento del razzismo è ancora pronto a
levarsi. Per questo, “Ricorda. La memoria rende
liberi” è il titolo che si è voluto dare quest’anno al
recital che si è tenuto sabato 6 febbraio presso il
Teatro della Cooperativa, organizzato come negli
anni scorsi dal gruppo di ex studenti, insegnanti
e genitori della Scuola Media “Gino Cassinis”,
stretto nel ricordo del maestro Giuseppe
Pontremoli.
Alla lettura di poesie e di brani tratti da
“Necropoli” di Boris Pahor, e da “Solo andata”
di Erri De Luca, si sono alternate canzoni della tradizione ebraica interpretate da Suzanne
Hobley e dalla figlia Giulia Botta, alunna della scuola “Cassinis”, accompagnate alla chitarra da Stefano Bobbio.
Si è voluto onorare il Giorno della Memoria cercando di offrire un momento vivo e coinvolgente
di testimonianza del passato e di riflessione sul
presente, perché, attraverso la memoria, si possano avvertire per tempo i sintomi del male, e insieme se ne possano cercare gli antidoti. Perché
ciascuno, di fronte alla propria coscienza, si interroghi sul significato attuale dell’Olocausto e
sulla lezione che esso contiene per l’intera umanità. (Donata Martegani)
Indovinello antirazzista
uali lettori riusciranno a indovinare a chi si riferisce questo brano e chi l’ha scritto? (la soluzione
Q
è in fondo al testo)
“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano
pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra
di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in
strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo
selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.
Il testo continua così: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, più tardi di comprendonio e ignoranti ma
disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano
unite e non contestano il salario.Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra
sicurezza deve essere la prima preoccupazione”. Da una relazione sugli immigrati italiani dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano (ottobre 1912)
“ll vento del razzismo è sempre pronto
a levarsi, ma la memoria rende liberi”
Viaggio nel vergognoso degrado delle nostre scuole
Cominciamo dalla Locatelli-Tommaseo, dove da anni si segnalano al Comune la necessità di ampie manutenzioni e l’indeguatezza degli impianti termici,
elettrici, ecc. Unico “risultato”: quest’anno la scuola non ha più né il Medico Scolastico né il Responsabile esterno dei Servizi di Prevenzione e Protezione!
CdZ 9 la Lega Nord ha proposto provocatoriaIlarenmente
una Commissione (bocciata) per controlche tutte le aule espongano il Crocefisso, alla
faccia della famosa sentenza della Corte Europea
dei Diritti dell’Uomo. Peccato che la stesso partito,
nella maggioranza di Palazzo Marino, sia da anni
corresponsabile di un intollerabile, progressivo degrado delle scuole milanesi.
Per appendere qualsiasi cosa, anche un Crocefisso,
occorrono muri che non cadano a pezzi. Ma se si visitano le scuole dei nostri quartieri si resta spesso
sbalorditi dall’incuria edilizia e dalla mancanza di
sicurezza. Cominciamo oggi una piccola inchiesta
dalla Scuola Locatelli-Tommaseo, di Piazzale
Istria, in seguito alla segnalazione di un genitore
(v. Tazebao, “Zona Nove” di gennaio), ma ci occuperemo anche delle altre, che non sono messe meglio.
Il sito genitorilocatellitommaseo elenca un’impressionante serie di problemi, alcuni tremendi: grondaie e cornicioni pericolanti, finestre
con vetri rotti, inchiodate da anni per non farle
precipitare in strada, infiltrazioni di acqua piovana, impianti antincendio ed elettrico non a
norma, inquietanti avvallamenti nei pavimenti, bagni spesso inagibili.
Una visita e un po’ di colloqui col personale della
scuola (alcuni dei quali chiedono però l’anonimato)
confermano la gravità della situazione: ci sono buchi tra stipiti e finestre in cui passa comodamente
una mano, muri e soffitti sono ricoperti di macchie
d’umidità e sfogliature d’intonaco, l’ascensore è
piccolissimo e non può portare alunni disabili. Le
tante finestre inchiodate provocano, nei mesi estivi, temperature insopportabili nei piani superiori
e - forse anche per i vicini lavori del metro 5 - dall’anno scorso si verifica pure un’invasione di ratti
e scarafaggi, rispettivamente nel cortile e negli
spazi interni. Infissi e accessi alla scuola sono talmente “scrausi” da rendere frequente perfino l’accesso e il pernottamento all’interno della scuola di
persone non identificate, probabilmente “barboni”
alla ricerca di un rifugio dalle gelate!
Tutti gli interpellati criticano la latitanza del
Comune, le mille promesse fasulle, gli interventi
parziali e approssimativi, qualcuno ricorda che in
passato solo l’insistenza dell’ex Dirigente Scolastico
riusciva, a volte, a ottenere qualcosa di più
dall’Amministrazione, mentre gli ultimi 10 anni so-
no stati vissuti all’insegna di un inesorabile declino.
L’incaricato di segnalare problemi di sicurezza
nella scuola, il sig. Pintus, mi mostra anche le relazioni con cui da anni segnala anomalie e rischi
alla Dirigente e gli storici rapporti dell’Asl che
evidenziano l’inadeguatezza degli impianti termici, elettrici, ecc. ecc. Pare che però queste comunicazioni spariscano nel nulla, di sicuro non
producono risultati, tranne forse uno: quest’anno la scuola non ha più né il Medico Scolastico
né il Responsabile esterno dei Servizi di
Prevenzione e Protezione! Si nota da più parti giustamente - che non è solo una questione di sicurezza, ma anche un messaggio negativo per i
piccoli alunni: ci si vergogna un po’ ad accogliere i
bambini in locali brutti e inadeguati che comunicano una sensazione di disagio e noncuranza (totalmente errata, perché le attività didattiche sono
di ottimo livello, ma la prima impressione conta
tanto, anche per i più giovani…).
In questo quadro desolante, è giusto segnalare un
piccolo grande gesto simbolico di dedizione alla
scuola: un docente della Media sta imbiancando
personalmente la scuola, aula dopo aula, da solo e
gratuitamente. (Vittorio Sardo)
Solidarietà per la Tommaseo
dalla Cesari
arissima Cristina Ciravolo del Comitato
C
Genitori della Tommaseo (vedi la sua lettera
in Tazebao del numero scorso, ndr), mi chiamo
Michela Fragomeni, sono Presidente del Consiglio
dell’Istituto Locchi di Niguarda (Elem. Passerini e
Cesari - Medie Cassinis), nonché consigliere dell’Associazione Genitori Cesari, nonché membro
della Commissione Refezione Cesari, nonché - last
but not least - mamma (orgogliosa) di due bambini che frequentano la scuola medesima.
Dalla tua lettera su “Zona Nove” ho appreso il
tuo proponimento di partecipare, con l’Istituto
scolastico che rappresenti, alle prossime “Olimpiadi di rovina scolastica”. Cara collega, desidero
darti, in nome dei più nobili principi decoubertiani, il benvenuto in questa competizione agonistica nella quale - affermo fieramente - il nostro istituto si è sempre distinto, conseguendo primati di
indiscutibile valore in numerose discipline.
Nello specifico, il nostro Consiglio d’Istituto, insieme alla Dirigenza scolastica, è campione in
carica di “Rimbalzo sui muri di gomma delle
istituzioni”, mentre i professori e gli insegnanti,
benché notoriamente “fannulloni” e “meridionali”, vantano un ricchissimo medagliere realizzato in “Dilatazione gratuita dell’orario scolastico”
e “Triplo Salto mortale con avvitamento per il
mantenimento in epoca Gelmini delle promesse
dichiarate nell’Offerta Formativa”.
“Passaggio ad ostacoli nel corridoio” alla Passerini,
stage di “haute cuisine”, tenuto nientepopodimenoche dal famoso Chef Ratatuille (sì, proprio lui, il
roditore!), gara di “endurance”: “Occupazione di
edificio scaduto” (Cassinis), dove per raggiungere
il massimo punteggio devono riuscire a completare il triennio di studi prima che l’edificio che li
ospita si auto-distrugga (il prefabbricato è stato
eretto negli anni 60 per contenere temporaneamente l’ondata demografica, con un limite specifico d’utilizzo non superiore ai 20 anni)!
Queste sono solo alcune delle nostre più recenti conquiste sportive. È doveroso sottolineare
che, al termine di ogni dura giornata di allenamento tutti gli atleti possono rifocillarsi partecipando al ricco (è il caso di chiamarlo così, visto quello che ci costa!) banchetto offerto dalla
Milano Ristorazione - società letteralmente
“senza rivali” nel campo della ristorazione scolastica - a base di abbondanti e genuini manicaretti, vere delizie del palato (come dimenticare la “pizza flambé” e le “lasagne pelose”?)!
In questo quadro, nel quale si riconosce l’autentico
spirito agonistico che alimenta la sacra fiamma di
Olimpia, una nota di demerito va senz’altro alla
squadra dei genitori che quella fiamma la utilizzano, profanandola, per arrostire le salamelle! Sì,
perché i genitori del nostro Istituto, mentre tutti
gli altri atleti sono impegnati nelle varie sfide
sportive, non fanno altro che gozzovigliare organizzando feste, mercatini, laboratori e chi più ne
ha più ne metta! Vergognosamente mendace è,
poi, la giustificazione addotta per tale comportamento, quella cioè di raccogliere fondi da investire
in progetti per gli alunni, come se la ricchezza delle risorse che, a piene mani, il Ministero distribuisce alla scuola, non fosse sotto gli occhi di tutti!
Altro atto gravissimo è l’ottusa ostinazione dimostrata dagli stessi nel voler a tutti i costi pulire e imbiancare i locali scolastici, incuranti del
loro valore storico-architettonico, rovinando delle pareti affrescate con macchie di muffa in stile
pompeiano, risalenti al I secolo d.C., recentemente riconosciute Patrimonio dell’Umanità
dall’Unesco. Roba da matti! Come vedi, cara
Cristina, non sarà facile per la tua scuola competere con la nostra, ma, come si dice sportivamente: l’importante è partecipare!
La situazione della scuola (ahimè! non solo della
nostra, come testimonia la mia “collega”) è davvero drammatica! Gli scarsi risultati che si ottengono, in termini di qualità e vivibilità, sono dovuti
quasi esclusivamente alla buona volontà, alla passione e alla tenacia di genitori, insegnanti e dirigenti scolastici motivati e combattivi. Nella mia
personale esperienza, dalla rosa delle istituzioni
alle quali ci siamo più volte appellati nel corso degli anni, finora, come risposta, abbiamo ottenuto il
“nulla assoluto” o giù di lì (il giù di lì si riferisce a
qualche intervento “tampone”, ottenuto in situazioni davvero improcrastinabili e, in ogni caso, in
seguito a svariati solleciti!); per obiettività, e perché no? come segno di gratitudine, cito due Consiglieri comunali, Quartieri e Cormio, che hanno dimostrato un serio e costante interessamento alla
situazione della scuola pubblica. Cara Cristina: ho
scelto di risponderti sulle pagine di quest’ottimo
giornale, che tu stessa hai lodato e che ha sempre
dedicato ampi spazi ai nostri problemi, perché spero che i dirigenti scolastici, gli insegnanti e i genitori delle scuole di zona che ci leggeranno siano
spronati a non arrendersi, sopraffatti dalle difficoltà e dal senso di impotenza originati da questa
guerra contro i mulini a vento, ma che invece trovino la forza di continuare a denunciare le condizioni in cui versa la loro scuola!
Dirò di più: auspico che si riesca a favorire il contatto tra associazioni di genitori, consigli d’istituto,
insegnanti delle scuole di zona, con lo scopo di unire le nostre voci per intraprendere azioni comuni
che possano avere maggior peso e visibilità e per
non trovarci isolati nell’affermare il nostro diritto
a pretendere una scuola di qualità. Grazie a te, a
“Zona Nove” e a tutti quelli che, come voi, non restano in silenzio!
Buon compleanno, Galvani!
L’Istituto tecnico di via Gatti, ora anche Liceo scientifico-tecnologico e linguistico, quest’anno spegne 50 candeline. Ed è tutto pronto per i festeggiamenti.
Ecco qualche anticipazione di quello che vedremo a ottobre.
ohn Kennedy diventava presidente degli Stati Uniti. Roma
J
ospitava i XVII Giochi Olimpici. Nelle sale usciva il film “La
dolce vita” di Federico Fellini. Che cos’hanno in comune questi tre
avvenimenti? L’anno, il 1960. Nello stesso periodo, a Milano, in
una sede provvisoria presso la scuola elementare di via Venini 80,
ONA NOVE 22
iniziavano le lezioni del V° Itis, che in seguito al trasferimento a
Niguarda è stato denominato Istituto tecnico industriale Luigi
Galvani. Nella nostra zona una vera e propria istituzione: qui,
dalle aule di via Gatti 14 e di via Faccio, la succursale di Affori
chiusa una quindicina d’anni fa, sono passati tanti, tantissimi
studenti; ipotizzando una cifra si potrebbe dire 10mila. Da qui sono usciti periti meccanici, informatici, elettronici ed elettrotecnici
e oggi la scuola ospita anche sezioni di Liceo scientifico tecnologico e Liceo linguistico e ha assunto la denominazione di Iis, Istituto
di istruzione superiore. Per il Galvani, quindi, sono 50 anni di (gloriosa) storia. E a scuola si stanno già preparando per i festeggiamenti, che avranno luogo a ottobre.
Un evento “fatto in casa” “L’organizzazione dell’evento è ancora in
fase di studio - spiega a “Zona Nove” il preside dell’istituto, l’ingegner
Sergio Di Nocera -; così come le date, anche se con ogni probabilità saranno il 22 e il 23 ottobre. Vorremmo dedicare una giornata agli attuali studenti della scuola e poi,il giorno seguente,ci immaginiamo un programma di questo tipo: una mattinata istituzionale, con autorità scolastiche e politiche presenti, che potrebbe rappresentare l’occasione per
spiegare la Riforma Gelmini, della quale adesso sappiamo poco ma che
per noi è importantissima”.
“Il pomeriggio, invece - interviene la professoressa Anna Assanelli, una
colonna del Galvani,referente dell’orientamento e delle celebrazioni del
50° anniversario della scuola - ce lo immaginiamo un po’ più leggero,
con testimonianze di ex studenti che si confrontano con gli studenti di
oggi. Lo stesso, poi, potrebbe essere fatto per docenti ed ex docenti.
Un’ottima occasione per ripercorrere il passato della nostra scuola e per
gettare uno sguardo sul futuro”.A proposito di ex, l’organizzazione dell’evento è curata dalla società di comunicazione integrata Mediavalue,
il cui Managing director, Mario Cucci, è un ex studente del Galvani.
Chi volesse portare il proprio contributo come foto, testimonianze, racconti, puoi farlo scrivendo all’apposita casella email [email protected].
Una scuola sempre avanti “Oltre a Cucci - spiega la professoressa Angela Iurlaro, anch’essa insegnate di informatica, referente per
gli stage aziendali e coinvolta direttamente nell’organizzazione dell’evento – ci sono stati tanti altri studenti che hanno avuto un’ottima carriera. Forse perché il nostro istituto è sempre stato molto attivo: i migliori studenti, nei mesi estivi, svolgono tirocini in aziende;
un’ottima opportunità per entrare in contatto con il mondo del lavoro. Inoltre, abbiamo concluso un accordo, per noi senza costi, con
la società di consulenza e formazione HC Srl; i loro formatori si interfacceranno con i docenti e con tutto il personale scolastico nonché con i genitori degli alunni per affrontare argomenti come la comunicazione, il governo delle difficoltà, public speaking, ascolto e
relazione, comunicazione tra genitori e figli”.
Insomma, da queste parti sono sempre in movimento. Da cinquant’anni. Buon compleanno, Galvani. (Roberto Braghiroli)
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
ONA 9
DERBY
a cura di Lorenzo Meyer e Mauro Raimondi
Una donna in rosso e nero
olte sono le donne che seM
guono il calcio, capendone
quanto i maschi. Parecchie lo
amano pure, e svisceratamente.
Poche, però, ne scrivono, almeno
nei libri. Ricordiamo, Emanuela
Audisio, con i suoi Bambini infiniti (Mondadori,‘03) e Il ventre di
Maradona (Mondadori, ‘06).
Quindi l’antesignana Cristina
Grober (Cuore a 90°, Campanotto,‘95),Giuliana Olivero (Il calcio
di Grazia, Baldini Castoldi
Dalai,‘04), Elisa Davoglio (Onore
ai diffidati, Mondadori, ‘08). E
poi Donatella Evangelista, che
con Tifosa e basta - C’era una volta (Sedizioni, ‘08), ha ottenuto
una menzione speciale all’ultima
edizione del Bancarella Sport,
l’Oscar della letteratura sportiva
italiana. Un libro, questo, che si
inserisce nel filone Febbre a 90°,
raccontando attraverso le vicende di una squadra l’esistenza della protagonista Dodo dalla “faccia da birba” che nella sua casa a forma di elle in viale Campania apprende i rudimenti della tifosa di
calcio. Ovviamente, grazie al padre, un sarto che ha il laboratorio in casa e che riceve, tra i clienti, molti appassionati
sempre pronti a discutere di Mazzola e Rivera. Scontri
verbali che la piccolina ascolta raccattando i mozziconi spenti, diventando nera per la cenere come
Pig Pen. La prima vera partita a cui si fa riferimento è la storica Milan-Benfica del ‘63,
a cui, il 13/4/1969, segue l’esordio a San Siro per un Milan-Juventus che
verrà deciso da una rete di Pierino Prati. Un episodio divertente, perché
la piccola Dodo si aspetta che nello stadio venga trasmesso “Tutto il calcio minuto per minuto”e non si capacita di non ascoltare le voci di Ameri
e Ciotti. Lo stesso anno i rossoneri guidati da Nereo Rocco diventeranno Campioni d’Europa, e il giorno seguente la vittoria con l’Ajax la bambina incrocerà proprio il pullman del Milan, di ritorno dall’aeroporto dove è andato a prelevare la squadra, fermo ad un semaforo: sarà
Schnellinger a notarla, e ad alzare la Coppa davanti a lei.
Intanto Dodo passa le domeniche pomeriggio ad ascoltare le partite alla radio, colleziona le figurine Panini (“ce l’ho, manca”), una passione che
le provoca non pochi problemi con le compagne di classe, pronte a darle
del “maschio” (ma per fortuna la maestra Monfardini apprezza i suoi temi liberi su “La mia squadra del cuore” o “I giocatori del Milan”). E cresce, insieme ad un padre di origine abruzzese che ama cardellini e canarini (e lei avrebbe voglia di lasciarli volar via), una madre dalle colorite
inflessioni cremonesi, una sorella (Silvana) che la imita con le sue “pappagallate” e un giorno inghiotte (o finge di farlo) un bottone che serviva
per creare la prima bandiera del Milan composta di bottoni. Il tutto, con
una Milano sempre all’orizzonte, vista nella fiera degli “O bej O bej”, dove Dodo compra il disco con l’inno del Milan, o attraverso la strage di
piazza Fontana, che il padre evita per pochi minuti.
E così, il tempo scorre. E arrivano il primo derby (1-1, nel ‘72), la prima
amica calciofila (Ketty, che fumava la pipa), il Liceo Scientifico con la politica vista da sinistra e le manifestazioni,quei nomi che molti di noi non
potranno mai dimenticare: Varalli, Zibecchi, Fausto e Jaio. Ma anche
l’amore con Berto (un “Panatta in meglio”) e la dichiarazione fatta su
una panchina del Parco Lambro,una maternità voluta e accolta con gioia assoluta. Una scelta coraggiosa, che porterà alla vita Alice, condotta a
San Siro a soli due mesi, per Milan-Juventus (2-3): la stessa partita che
aveva “iniziato” mamma Dodo.
Nel ‘79 il Milan si aggiudicherà lo scudetto, ma il derby decisivo (l’indimenticabile 2-2 in rimonta firmato da una doppietta di Walter De
Vecchi) l’autrice lo vivrà addirittura nella curva nord, insieme ad un
SPORTIN
amico interista conosciuto a Radio Popolare, la storica emittente milanese dove Dodo collaborerà per qualche tempo, prima in via
Pasteur e poi in piazza Santo Stefano. E moltissimi altri sono gli
aneddoti calcistici divertenti, come il breve incontro con Gianni
Rivera alla festa per il millesimo iscritto della Fossa dei Leoni (di cui
lei sarà una delle prime tessere), l’accoglienza (con la figlia) a Linate
di Mark Hateley su richiesta delle Brigate Rossonere, la maglia che
Gullit le negherà infastidito, il guantone di Giovanni Galli che qualcuno le strapperà dopo quel Como-Milan del ‘88 che consegnò ai rossoneri l’undicesimo titolo.Vicende milaniste, che dall’amato Sacchi e
da Capello giungeranno fino al ‘08 (attraverso lo spassosissimo racconto della Champions vinta ai rigori con la Juve, l’accenno alla
sconfitta ai rigori con il Liverpool, ma soprattutto al dolorosissimo
scioglimento della mitica Fossa dei Leoni) insieme a quelle personali, che con il passare del tempo si tingeranno di tristezza. Tifosa e basta è quindi un libro sincero, spontaneo, in cui l’autrice si mette veramente a nudo raccontandosi con uno stile sempre vivo e pungente. Una miniera di storie, di persone, di fatti in cui un’intera generazione si può riconoscere. Ed è anche la dimostrazione di come il calcio possa essere davvero un amico, un insostituibile compagno di vita. Inizialmente autopubblicato nel ‘04 presso la Tipografia Cantoni,
è stato scoperto da Sergio Dejaco e da Sedizioni (che hanno chiesto
all’autrice un doveroso aggiornamento). Un’operazione meritoria,
perché come ben dice nella prefazione Sergio Giuntini, storico dello
sport e scrittore: “Donatella Evangelista e il suo Tifosa e basta vengono a portare una nuova, preziosa, linfa vitale. Un ‘valore aggiunto’ autentico. Il rinnovato e denso Tifosa e basta… si salda alla
promettente scia femminile di scrittrici di calcio e sport e, più
ancora, a quella ‘via milanista alla letteratura’, che malgrado la loro atavica superbia pure i ‘bauscia’ interisti ci invidiano e, ne abbiamo la certezza, a lungo dovranno
continuare a invidiarci”. Un vero e proprio filone
letterario legato a Inter e Milan, su cui torneremo nelle prossime puntate.
ONA
a cura di Roberto Braghiroli
Quando l’allenatore fa la differenza
Una squadra che molti davano per spacciata si sta togliendo belle soddisfazioni: sono i Giovanissimi ‘95 del Niguarda Calcio guidati da Mauro Amato.
issi ‘u vermi a nuci: dammi tempu cca’ ti spirtusu”, sostiene un
“D
proverbio siciliano.Traduzione letterale:“Disse il verme alla noce: dammi tempo che ti buco”. Traduzione universale: nella vita ci vuole pazienza e i risultati si ottengono. Come potrebbe confermare Mauro
Amato,siciliano di Catania,42 anni,allenatore dei Giovanissimi ’95 del
Niguarda Calcio.
Al sud grandi soddisfazioni… Perché raccontare proprio la sua storia? Perché è una bella storia, non comune. Facciamo un passo indietro di qualche anno: Mauro Amato è un calciatore che milita in squadre dilettantistiche siciliane. Un giorno, ancora 22enne, quindi in teoria nel pieno della carriera da calciatore, decide di appendere le scarpette al chiodo e di iscriversi al corso allenatori. Inizia una carriera che
lo porterà anche a collaborare con società professionistiche.“Ho iniziato con gli Allievi del Calcio Belpasso, poi sono passato agli allievi
dell’Atletico Catania (negli anni ’90 militava in Serie C ed era la prima
squadra della città etnea, ndr) e collaboravo con il mister della prima
squadra, Adriano Cadregari. Poi sono tornato a Belpasso, in Serie D
come secondo allenatore e poi sono andato a Gela. Precedentemente,
invece, avevo fatto anche delle esperienze con il calcio a cinque”.
Poi il salto nella San Pio X, una società il cui settore giovanile è uno
dei migliori dell’intera Sicilia:“Ci siamo tolti tantissime soddisfazioni in
quel periodo arrivando fino alle finali nazionali”, racconta il mister.
… e poi l’arrivo al nord E che c’entrano con tutto questo la pazienza e il tempo? C’entrano. Perché Mauro Amato - che è insegnante di
educazione fisica - e la sua famiglia, un paio d’anni fa decidono di trasferirsi al nord e arrivano a Cinisello Balsamo. Per un po’ la voglia di
fare l’allenatore è messa nel cassetto, ma poi arriva la chiamata del
Niguarda Calcio e Mauro non sa resistere: accetta la proposta. Anche
se si tratta di allenare i Giovanissimi ’95, una squadra sulla carta destinata a soffrire. Una scommessa, per lui che potrebbe allenare a un
livello ben più alto. “Qui però mi sento uno di famiglia – ci dice –; mi
hanno accolto benissimo, sto bene e, se non mi mandano via (ride, ndr)
resterò qui anche l’anno prossimo.In fondo,il nostro lavoro paga:all’inizio ci davano per spacciati,ma se facciamo il girone di ritorno come l’andata siamo salvi. Ma la cosa che più mi fa piacere è un’altra: all’allenamento sono sempre presenti 20-22 ragazzi; segno che stiamo lavoran-
do bene”. E così una squadra destinata a soffrire si sta togliendo anche
belle soddisfazioni.
In fondo, ci vuole tempo: se un verme riesce a bucare una noce, vuoi che
un (bravo) allenatore non riesca a salvare una squadra di calcio?
FIATO ALLE TROMBE
a cura di Sergio Maestri - testo di Stefano Bartolotta
Notwist: gli alfieri dell’indietronica
Appuntamento con il gruppo tedesco al Tunnel di Via Sammartini il 24 marzo: esserci è un imperativo categorico.
un decennio musicale si conclude, è sempre interessante
Quando
cercare di capire cos’abbia portato di nuovo rispetto a tutto ciò che
c’è stato prima. Dal punto di vista dell’originalità, è ormai impossibile
inventare qualcosa di davvero nuovo, però si può ancora provare a rielaborare ed a mescolare riferimenti precisi in modo quantomeno fantasioso. Per questo i tedeschi Notwist (in concerto il prossimo 24 marzo al
Tunnel) possono essere considerati tra i gruppi più rappresentativi di
questi anni Zero: infatti il loro suono, frutto di contaminazioni tra giri
di chitarra tipicamente indie e ritmi e suoni elettronici, risulta indubbiamente innovativo, ed ha portato tantissime altre realtà sulla strada
battuta da loro per primi.
La band è stata formata in Baviera dai fratelli Markus e Michael
Acher, ed è attiva fin dal 1990, ma inizia a riscuotere i primi riscontri
importanti solo nel 1998, con il quarto disco, intitolato “Shrink”. È però
il 2002 l’anno che vede il nome dei Notwist entrare prepotentemente
tra i più apprezzati in tutti i circuiti alternativi, grazie al capolavoro
“Neon Golden”, in cui l’acquisita maturità nel campo della contaminazione tra stili musicali diversi porta ad un risultato dalla qualità e dall’emotività difficilmente ripetibili. Le dieci tracce del disco sono tutti dei
gioielli sotto ogni punto di vista: le melodie sono sempre incredibilmente ispirate, sia quelle della voce che quelle delle chitarre e delle tastiere:le ritmiche elettroniche sempre diverse ma allo stesso tempo coerenti tra loro aumentano a dismisura la resa degli altri strumenti e della
voce, la quale, a sua volta, ha un particolare timbro enfatico ma non
troppo che si armonizza perfettamente con tutto l’impianto musicale. Il
disco ha un umore prevalentemente malinconico, ma non mancano i
tentativi di apertura a sensazioni un po’ più solari, ed anche la citata
malinconia di fondo è vissuta in modi spesso diversi tra loro, ora con
più tensione,ora con uno stato d’animo quasi rassegnato.Insomma,anche se gli stati d’animo propri di ognuna delle canzoni sono senz’altro
collegati tra loro, la girandola di emozioni che si prova lungo tutto
l’ascolto è di quelle importanti e che lasciano il segno. Per descrivere il
suono di “Neon Golden” viene coniato il termine “indietronica”, a indicare,appunto,la contaminazione tra le musiche indie rock e quella elettronica, e negli anni successivi si crea un vero e proprio filone che si
sparge a macchia d’olio dalla Germania in tutta Europa.
Nel frattempo, anche i concerti dei Notwist sono molto apprezzati in
tutta Europa ed anche in Italia, e sembra proprio che se i Nostri si impegnano al meglio a far arrivare il proprio nome a più gente possibile,
hanno tutte le possibilità di ottenere un seguito davvero molto vasto.
Non è questo, però, lo spirito che anima i fratelli Acher, che al contrario
si lanciano in una serie di collaborazioni e progetti collaterali che permettono loro di nutrire sempre di più il loro amore per la sperimentazione e l’eclettismo musicale. Non arriva, quindi, mai la notorietà su
larga scala per loro, ma i due musicisti bavaresi non sembrano curarsi
di questo aspetto. I fans dei Notwist, però, non meritano di certo che
non venga pubblicato più niente da parte del gruppo, e finalmente, nel
2008, ovvero a ben sei anni di distanza da “Neon Golden”, arriva un
nuovo disco, intitolato “The Devil, You + Me”. Era ovviamente impensabile sperare in un lavoro che si facesse amare come il predecessore.
Infatti le nuove canzoni si pongono su un livello qualitativo globalmente inferiore, principalmente perché le idee al loro interno non appaiono
completamente sviluppate. Il risultato, comunque, è senz’altro discreto,
e soprattutto dà la possibilità a chi, come il sottoscritto, non era riuscito a vedere dal vivo i Notwist nel 2002, ad assistere finalmente di persona alle performance della band. In Italia passano due volte in estate
e altre quattro in autunno,e a due di queste riesco ad esserci.Entrambi
questi concerti sono assolutamente indimenticabili, con la band che
mostra tutta la propria maestria nell’arte della contaminazione e riesce a rendere ancora più suggestivo il proprio repertorio. A marzo saranno ancora quattro le date italiane,dopo che,nel 2009,i Notwist hanno realizzato l’interlocutoria colonna sonora del film “Sturm”, e per fortuna di noi milanesi, la nostra città sarà tra quelle visitate.
Appuntamento al Tunnel di Via Sammartini il 24 marzo: esserci è un
imperativo categorico.
COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA
ONA NOVE 23
ONA NOEUV
Cont el coo in di nivôl
L’angolo di Don Giuseppe
La colonna poetica
a cura di Augusto Cominazzini
a cura di Don Giuseppe Buraglio
a cura dei lettori
El ciel
Il beato Don Gnocchi (1)
Sconosciuto sorriso
I nòster oeucc poden vedè el ciel visin e lôntan
ma l’òmm el rièsc minga a determinà,
anca cont i mèzzi moderni a disposiziôn,
quanto l’è smisurada la sôa immensità.
T’el guardèt e te par ch’el pò mai finì,
d’ona grandèzza impressionant, incalcolabil,
che la te fa diventà piccol, piscinin inscì,
on martôr denanz a ‘na bellèzza incomparabil.
Seren, stellaa, nebbiôs, nuvolôs, piovôs,
el pò cambià aspètt in de la giôrnada,
limpid e splendent cont el sò cald e radiôs,
furent de scalmann ò grev de fiòcca gelada.
Nun, miser môrtal curiôs, cercom de scovrì
dôe hinn i sò confin sperduu, cosa gh’è nascòst
in de la misteriôsa vastità de l’infinii,
ma spèttom ancamò adèss tanti rispòst.
Però domandom al ciel sicura proteziôn,
quand la Provvidenza la pò pù fa niént,
con promèss, rinunc, att de devoziôn,
perchè lì gh’è l’onniscienza de l’Onnipotent.
Da sémper l’è ‘l custòd di anim di pòer mòrt,
(come se pò immaginà quanti sarann?),
el scolta i lament de dolôr e de scônfòrt,
i sospir trasognaa de tanti invaghii tôsann.
L’integrità de la sôa impensabil grandiosità
la dipend anca de l’òmm, del sò comportament
responsabil de tanti dann per intervent sbagliaa
che mètten in evidenza chi l’è verament.
El ciel, preziôs e indispensabil, el dev vèss
rispettaa da nun, con la moderaziôn
di nòster passiôn, di nòster eccèss,
compagnaa da ‘na giusta consideraziôn.
Il 25 ottobre don Gnocchi, prete ambrosiano, è stato
proclamato beato. Riportiamo qualche notizia su di lui
per una migliore conoscenza della sua santità di vita.
arlo Gnocchi nasce a San Colombano al Lambro il 25
ottobre 1902. Orfano
del padre a 5 anni, si
trasferisce a Milano
con la madre e i due
fratelli, Mario e Andrea, che di lì a poco
moriranno di tubercolosi.
Nel 1925 viene ordinato sacerdote dall’Arcivescovo di Milano Eugenio Tosi. Il
primo impegno apostolico del giovane
don Carlo è quello di
assistente d’oratorio: prima a Cernusco sul Naviglio,
poi nella parrocchia di San Pietro in Sala.
Nel 1936 il Cardinale Ildefonso Schuster lo nomina direttore spirituale dell’Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Sul finire degli anni Trenta,
Schuster gli affida l'incarico dell’assistenza spirituale
degli universitari della Seconda Legione di Milano,
comprendente in buona parte studenti dell’Università
Cattolica e molti ex allievi del Gonzaga.
Nel 1940 l’Italia entra in guerra e Don Carlo si arruola come cappellano nel battaglione “Val Tagliamento”
degli alpini, destinazione il fronte greco albanese.
Terminata la campagna nei Balcani, nel ‘42 don Carlo
riparte per il fronte, questa volta in Russia, con gli alpini della Tridentina. Nel gennaio del ‘43 inizia la
drammatica ritirata del contingente italiano: don Carlo si salva a malapena.
È in questa tragica esperienza che, assistendo gli alpini feriti e morenti, matura in lui l’idea di realizzare
una grande opera di carità che troverà compimento,
dopo la guerra, nella Fondazione Pro Juventute.
Ritornato in Italia nel 1943, don Carlo inizia il suo pietoso pellegrinaggio attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti per dare loro un conforto
morale e materiale. In questo stesso periodo aiuta molti partigiani e politici a fuggire in Svizzera e lui stesso
viene arrestato dalle SS con l’accusa di spionaggio e di
attività contro il regime. (continua)
odiaco di
C
ona
a cura di Anna Maria Indino
L’oroscopo di febbraio
ARIETE 21.3 – 20.4
Vi saprete arrangiare al meglio in ogni
campo. Vi farete apprezzare per il vostro
buon gusto estetico e artistico. Non vi sarà difficile sedurre chi vi piace. Buona forma psicofisica.
BILANCIA 23.9 – 22.10
Nella vita di coppia potreste sentirvi un
pochino irrequieti, desiderate avere maggiori conferme sul futuro da parte del vostro partner. Il vostro intuito vi aiuterà
nel campo lavorativo.
TORO 21.4 – 20.5
Evitate le spese superflue, è giunto il momento di fare un quadro preciso della vostra situazione finanziaria e muovervi
nella giusta direzione. Gli amici vi daranno gioia e soddisfazione.
SCORPIONE 23.10 – 22.11
Potreste raccogliere buoni risultati nello
studio e sul lavoro. In amore molti di voi si
sentiranno coinvolti emotivamente. Forma perfetta, comunque, state attenti agli
sbalzi di temperatura.
GEMELLI 21.5 – 21.6
Cambiamenti in amore, potreste troncare
il rapporto con una persona che non è più
in sintonia con voi. Sarete soddisfatti del
vostro andamento economico. Una lettera
inattesa. Salute ok.
SAGITTARIO 23.11 – 21.12
Sul lavoro tenderete a evitare i conflitti,
tenendovi in disparte. Fate attenzione, a
lungo andare non si rivelerà un atteggiamento vincente. Buone notizie per lo stato
di salute di un familiare.
CANCRO 22.6 – 22.7
Periodo di consolidamento nel lavoro, a
molti di voi verranno proposti miglioramenti sia per quanto riguarda il conto in
banca, sia in fatto di responsabilità. In
amore felici momenti.
CAPRICORNO 22.12 – 20.1
Potreste consolidare la relazione di coppia, trovando nuovi punti d’incontro e facendo programmi importanti per il futuro.
Alcuni eventi inattesi vi daranno nuove
garanzie di successo.
LEONE 23.7 – 23.8
Riuscirete ad aprirvi nell’immediato futuro nuove possibilità di collaborazione e
di guadagni, ma dovete smussare qualche
spigolo del vostro carattere, un po’ orgoglioso. Morale alto.
ACQUARIO 21.1 – 19.2
Non cacciatevi nei guai frequentando persone trasgressive e poco affidabili, potreste divertirvi in mille altri modi. Dite di sì
a chi dimostra stima e attrazione verso di
voi. Buone sorprese in vista.
VERGINE 24.8 – 22.9
Inizierete a occuparvi di un nuovo hobby
che vi entusiasmerà e vi permetterà di conoscere persone affascinanti. Mettete da
parte ogni perplessità e avrete belle soddisfazioni economiche.
PESCI 20.2 – 20.3
Passerete molte ore piacevoli con amici
vecchi e nuovi. Nascerà una simpatia in
ambito lavorativo, ma date tempo al tempo. Gran movimento e accumulo di spese
non previste.
ONA NOVE 24
Diana Roca
(dedicata ad un’anziana
ricoverata in ospedale, conosciuta per caso)
Sgusciando tra le maglie di una qualche congiura
a fatica, tenti di uscire dal tunnel della sfortuna
Non eludere dunque la sorveglianza
Nulla dovrà sfugge al tuo sguardo
Non farti prendere dalla smania
di riscattare troppo in fretta
ciò che per diritto ti spetta:
La vita!
Combattere gli eventi della malattia
non è facile
Trovare la via d’uscita in questo labirinto:
neppure!
Grande energia, coraggio
e un sorriso di chi non hai mai visto
è il cocktail
che ti aiuterà a rimanere a galla
Non abbandonare dunque
la speranza
Lotta contro il dolore.
Lotta contro il tempo
E non lasciarti morire!
Anche se sei malata,
vecchia e senza più energia…
Anche se conosci la sorte
che ti riserva la vita…
Lascia che il giorno,
la notte e la mattina…
compiano il loro cammino
In questo istante, anche se non mi conosci
rispondi al mio sorriso
Domani…
toccherà a me restituirlo
Il male, il bene e uno strano sorriso
Sono la vita!
Accadde a Milano
a cura di Lella Ricordi
Le date di febbraio
• 3 febbraio 2000 - Inaugurazione in piazzale
Cadorna del monumento di Claes Oldenburg e
della moglie Coosje Van Bruggen che mostra un colossale ago con un filo multicolore che sbuca con un nodo poco lontano sulla piazza. I colori del filo richiamano quelli delle tre linee metropolitane milanesi ma il riferimento è alla moda, ciò per cui Milano è famosa nel
mondo. Il piazzale e la facciata della Stazione Nord sono ristrutturati dall’architetto Gae Aulenti.
• 15 febbraio 1910 - Serata futurista con megarissa al Teatro Lirico. Palazzeschi declama le poesie
“Fontana malata” e “L’orologio”, ma il putiferio si scatena alla lettura delle liriche di Paolo Buzzi scritte in
onore del tenente generale Asinari di Bernezzo, che era
stato messo a riposo per punizione dopo un suo violento discorso antiaustriaco. La rissa dentro e fuori il teatro non si verifica quindi per motivi estetici, ma tra persone favorevoli o contrarie alla lotta per la liberazione
di Trento e Trieste.
• 24 febbraio 1945 - Eugenio Curiel viene ucciso
dai fascisti a Milano. Nato a Trieste nel 1912, insegnante di Fisica, Curiel è cacciato dalla scuola in seguito alle leggi razziali.
Per la sua attività politica nel Partito Comunista
Italiano è più volte arrestato e poi inviato al confino a
Ventotene, dal ‘39 al ‘43; liberato dal Governo Badoglio,
crea il Fronte della Gioventù, un’organizzazione per la
resistenza alla dittatura nazifascista e collabora
all’Unità clandestina. Viene assassinato pochi mesi prima della Liberazione.
• 24 febbraio 1990 - Ciao Sandro Sandro Pertini, il
presidente della Repubblica che gli italiani hanno amato di più, muore a Roma.
Nato a Stella (Savona) nel 1896, membro del Partito
Socialista Italiano, è più volte arrestato e condannato
per attività antifasciste, finché nel 1927 gli vengono inflitti dal Tribunale speciale undici anni di reclusione e
otto di confino. Liberato nel 1943, organizza a Roma i
primi nuclei armati socialisti. Nel settembre dello stesso anno è catturato dalle SS, ma riesce a fuggire e si
trasferisce a Milano. Medaglia d'oro della Resistenza
(1953), direttore dell’Avanti!, membro della Consulta e
della Costituente, è eletto nel 1978 presidente della
Repubblica. Uomo schietto e profondamente umano, è
rimasto nel cuore di tutti.
Anziani, attenti ai truffatori! Non fate entrare sconosciuti in casa vostra.
FILO
DIRETTO CON…/1
CASE POPOLARI
NUOVE TECNOLOGIE
Aler: impegno civile contro l’illegalità
In internet con modem e adsl
Intervista a Franco Mirabelli (consigliere regionale del Pd)
Valia Allori
ono ormai diversi
S
mesi che ci occupiamo di racket, arresti e
sgomberi nei quartieri
Aler della nostra zona.
Cerchiamo di analizzare gli ultimi accadimenti con Franco Mirabelli,
Consigliere Regionale
del Pd che ha seguito con passione e competenza l’iter della nuova legge regionale sull’edilizia residenziale pubblica.
L’intervento del 26 gennaio da parte degli
agenti di Polizia e Carabinieri insieme al
personale dell’Aler nelle case di via Padre
Luigi Monti è un nuovo passo nel processo
di ricostruzione della legalità in questi
quartieri. Concorda?
Sono d’accordo, è l’impegno che chiedevamo alle
istituzioni, quello di riportare la legalità in quei
quartieri, di difendere le persone per bene. Anche
se molto resta ancora da fare: ci sono tante famiglie in stato di bisogno che non meritano di essere accomunate ai delinquenti e che stanno soffrendo di questa situazione. Serve distinguere chi
ha perso un diritto da chi non l’ha mai avuto, le
persone perbene da chi delinque.
L’azione sopracitata è stata mirata verso coloro che gestiscono il racket delle occupazioni abusive che rendevano la vita impossibile agli altri. Possiamo definirla bonifica
mirata e soprattutto è questa la strada giusta da percorrere?
Sarà il tempo a dirci se questi interventi sono risolutivi. Resta per esempio la preoccupazione che
alla fine chi è stato sgomberato in questi giorni ed
ha interesse a mantenere il controllo del territorio
continui a vivere nel quartiere ospite di familiari
o altri residenti. La strada comunque è giusta ma
ora occorre recuperare il pieno e costante controllo del territorio da parte delle istituzioni per garantire la legalità.
In un incontro pubblico svoltosi a dicembre
a Villa Clerici lei ha lanciato una proposta
per riqualificare i quartieri di edilizia residenziale pubblica. Può rammentarcela?
Credo che le istituzioni debbano fare fino in fondo
la loro parte, far sentire la loro presenza, prevenire l’illegalità e punire gli illeciti, combattere il degrado in ogni forma e così far sentire la loro presenza e far sentire i cittadini meno soli, ma non
basta. Questo è un quartiere ricco di esperienze
associative, sociali, cooperative. Accanto ai quartieri Erp c’è la straordinaria esperienza della cooperazione, il parco Nord, il più grande ospedale
milanese, l’università, i nuovi insediamenti della
Bicocca. Queste realtà convivono nella stessa zona in cui c’è il degrado di alcuni quartieri popolari. Credo che questi mondi non possano né debbano restare separati nell’interesse di tutti. E’ importante per tutti riuscire a impegnare le realtà
sociali e civili di questa zona per aiutare a uscire
dall’illegalità e dalla paura quei quartieri. Per far
sentire meno sole le persone oneste spesso assediate dalla criminalità.
Quali dovrebbero essere le prime attività
da mettere in campo?
Penso che associazioni sociali, culturali, società sportive, le scuole, i partiti, debbano costruire iniziative lì, dare un messaggio chiaro: che in questa zona non ci devono essere
zone franche, che i cittadini vogliono e devono riappropriarsi del territorio in cui vivono,
che nessuna persona onesta deve sentirsi sola. Che fare? Sia “Zona Nove” a lanciare un
appello all’impegno civile che poi si deciderà
come si dovrà sviluppare insieme a chi vi
aderirà. (Giorgio Meliesi)
PALAZZO MARINO
15 proposte per il governo della città
Marco Granelli (consigliere comunale Pd)
l Consiglio comunale di Milano sta discutendo
Imento
da metà dicembre del più importante provvedidi questi anni: il Piano di Governo del
Territorio (Pgt), cioè il documento di programmazione, di regole e di governo del territorio e le sue
funzioni in relazione ai bisogni primari delle persone, quali l’abitare, lo spostarsi, il lavoro e il tempo libero. Il documento in vigore ha ormai più di
30 anni.Dall’inizio di gennaio è iniziato il confronto sugli emendamenti presentati che ammontano
a circa 1.400, di cui circa 300 dal Pd.
La critica maggiore che facciamo a questo Pgt è
che prevede per il Comune un ruolo di “facilitatore” e non di “regolatore”. Noi invece crediamo
che proprio perché il territorio e il suo utilizzo sono beni primari per tutti, sia necessario e opportuno che il Comune svolga un ruolo di regia e di
responsabilità per il bene comune e per la comunità. Questo non significa un Comune “contro” o
“al posto” dei privati, ma di un’istituzione che riconosce l’agire della comunità, lo valorizza, ma si
assume le proprie responsabilità definendo le
regole e assumendosi l’indirizzo delle scelte fondamentali per lo sviluppo, in forma democratica
e pluralistica. Il giusto principio di sussidiarietà
si pone, come dice l’art. 118 della Costituzione,
nel quadro dell’interesse generale e va finalizzato ad esso. Per questo chiediamo che il Comune
svolga le sue funzioni con e per i cittadini, non
abbandonandoli però al solo mercato e ai suoi interessi privati. La soluzione non è l’autonomo
confronto/scontro degli interessi privati, ma la
loro azione e composizione in un contesto indicato e regolato da chi rappresenta per legge i cittadini come il Comune. La mappa degli 88 quartieri e dei loro bisogni rappresenta la base per la
programmazione dei servizi, che va sviluppata
insieme ai privati, ma in un quadro di obiettivi
definiti. L’assenza di regole non sempre premia
l’equità, la giustizia e la solidarietà, ma alcune
volte i più forti. In particolare in relazione alla
casa, alle infrastrutture, ai servizi, alla tutela del
verde non si può lasciare tutto alle dinamiche di
mercato senza orientare le scelte e stabilire con
chiarezza gli obiettivi. Del resto il Piano di Zona
delle politiche sociali, approvato a giugno dopo
un lungo confronto che ha visto accettate nostre
modifiche, prevede per il Comune un ruolo di regia e un ampio spazio nelle azioni al privato, ma
nelle regole ed indirizzi definiti.
Il Pd non intende fare strumentalmente ostruzionismo, ma ha presentato il 20 gennaio 15 proposte concrete per cambiare il Pgt, in un’ottica
responsabile per la città e i suoi cittadini. Su
queste attendiamo risposte, con le quali si possa
approvare il Piano in poche settimane dando risposte ai bisogni dei cittadini e di chi sostiene lo
sviluppo della città.
Noi chiediamo che un Piano del territorio ragioni sulla città metropolitana e non solo nei confini civici: il costo delle abitazioni, la disponibilità
di immobili in affitto, le risposte al traffico, il verde, le imprese, e altri temi non seguono i confini.
• Chiediamo una nuova politica per la casa,
dando vita al “mercato dell’affitto calmiera-
to”, molto più coraggiosa di quella praticata sin
qui, decidendo di destinare il 50%, della nuova
residenza costruita nei diversi ambiti (Atu, Tuc
ecc.) all’affitto sociale, concordato, moderato e
con patto di futura vendita. Così diminuiranno i
costi e risponderemo a chi cerca casa.
• Si dia vita ad un nuovo e grande parco
cittadino, un Central Park milanese, destinando l’intero Scalo Farini (100% dell’area,
650mila mq) a verde.
• Si vincoli Ferrovie dello Stato a destinare tutte le risorse derivanti dalla trasformazione
degli scali ferroviari in interventi infrastrutturali e non per ripianare i bilanci.
• Si cancelli il tunnel che attraverserebbe
la città da Linate a Rho. Un’opera inquinante, invasiva per la città, estremamente costosa e
che scaricherà sulla città volumi di traffico inaccettabili. Con quelle risorse si potrebbero realizzare le metropolitane o interrare collegamenti
interquartiere periferici e più utili.
• Si stabiliscano meccanismi di controllo
della perequazione (strumento urbanistico per regolare i volumi di costruzioni) per
evitare che i privati scambino volumi sulla
testa di Milano e al di fuori di una verifica
puntuale dell’interesse pubblico.
• Il Parco Agricolo Sud non si difende lasciandolo com’è ora, come chiede qualcuno, né
con una perequazione totalmente guidata dal
mercato, come ha previsto il Pgt. Noi vogliamo
realizzare il più grande parco agricolo pubblico
d’Europa con la Compensazione Urbanistica, e
cioè limitando lo scambio dei diritti edificatori
tra ben determinate aree cui dare priorità.
• Si valorizzi il sistema delle Cascine, riconoscendone la storia e il valore agricolo e
culturale.
• Si investa sulla qualità del costruire e
sull’efficienza energetica. Non premiando
tutti, anche le case inefficienti dal punto di vista
energetico, come prevede adesso il Pgt, ma solo
la classe A, riducendo progressivamente le volumetrie per le classi energetiche inferiori.
• Si creda nella mobilità ciclistica.
• Si aumenti la dotazione complessiva di
servizi considerando come parametro non la
popolazione residente ma quella “fluttuante”
prevista dal Piano che finisce comunque per incidere sulla qualità della vita della città e in questo quadro si inserisca la rete Wireless tra i servizi essenziali per garantire sviluppo economico,
culturale e sociale di Milano.
• Si chiariscano i termini della riqualificazione di Ortomercato, per permetterne il
rilancio nel nome della legalità. In questo
quadro si rendano pubbliche le valutazioni
economiche alla base dello “scambio” MacelloTicinello, concordato (stando alle informazioni
di stampa) con l’ing. Ligresti, al fine di evitare un’operazione che nei fatti non tuteli sufficientemente l’interesse pubblico.
• Si forniscano le garanzie necessarie a prevedere lo spostamento del commercio all’ingrosso
ancora presente nel quartiere Sarpi-Canonica.
osa vuol dire connettersi a internet? Vuol dire
C
far parte di una rete di milioni di computer
(pubblici e privati). Alcuni computer fanno automaticamente parte della rete (come nelle università per esempio), mentre la maggior parte ha bisogno di raggiungere altri computer già nella rete per accedere a internet.
Collegarsi a internet è un po’ come collegare la
propria casa a una rete stradale. Alcune case sono direttamente sulla strada (le università), mentre la maggior parte ha bisogno di una strada di
collegamento con quella principale. Il modo più
conveniente è convertire quello che c’è già: nel caso delle strade le vecchie mulattiere, nel caso di
internet la rete telefonica. Come le mulattiere
vanno asfaltate per renderle agibili alle auto,il segnale del computer deve essere convertito in un
segnale che può viaggiare sulla linea telefonica.
Il modem (modulatore-demodulatore) fa tale conversione: viene collegato alla linea telefonica in
cui il segnale viaggia fino al punto più vicino della rete principale,dove viene riconvertito da un altro modem. Da qui il segnale è trasportato tramite dei cavi (spesso a fibra ottica), che sono veloci
come un’autostrada a sei corsie.
Ma il numero di persone connesse è aumentato
costantemente, e così il numero di informazioni
scambiate nella rete. E come le strade a una corsia sono insufficienti quando c’è molta gente con
macchine grosse, così la connessione tramite tele-
fono è diventata lenta. Così è nata Fastweb che
bypassa la linea telefonica e porta a casa di
ognuno la strada a sei corsie. In alternativa la
connessione è ancora via telefono con un altro
modem, il modem Dsl, che permette uno scambio di informazioni maggiore a patto che la rete
principale sia sufficientemente vicina. Poi c’è
l’Adsl, il Dsl asimmetrico, in cui la velocità di
scaricamento è maggiore di quella di caricamento: due corsie di uscita e una in ingresso. Che in
un luogo è arrivata l’Dsl (o l’Adsl) vuol dire che
la rete principale è stata ingrandita a sufficienza per far funzionare il modem Dsl.
Così come ci sono altri modi per connettersi all’autostrada a sei corsie (si può prendere l’elicottero),
ci sono altri modi per connettersi alla rete principale.In particolare si può spedire il segnale via radio, come Eolo di Ngi, oppure via microonde, come
le “chiavette” Tim, Vodafone, Wind, o 3, che usano
una Sim come i cellulari.
Quindi ci sono molte scelte su come connettersi.Tra i vari dettagli a mio avviso bisogna guardare la banda minima garantita, cioè quanto
spazio ci viene riservato per il nostro collegamento “personale” a internet: chi la fornisce ci
deve assicurare di avere una corsia tutta per
noi per arrivare all’autostrada, altrimenti si rischia di rimanere impantanati nel traffico se
c’è molta gente. In ogni caso, qualunque cosa
scegliate, attenti alle tariffe!
MANGIAR SANO
Buono da mangiare, buono da pensare
Valeria Malvicini (Cooperativa Pandora)
gusti e i disgusti, il considerare “buono da manIrittura
giare” un determinato cibo e disgustoso o addi“proibito” un altro, hanno contribuito alla
determinazione di culture alimentari molto distanti tra loro nelle diverse parti del mondo, tanto che il cibo è divenuto spesso anche un mezzo di
espressione della propria identità culturale o religiosa. Alcuni esempi ci possono aiutare nella riflessione. Più della metà della popolazione umana si ciba di insetti, abitudine che in molti di noi
provoca moti di disgusto; ci sono cibi considerati
“proibiti” da parte di alcune popolazioni: i bovini
in India, il maiale tra gli Ebrei ed i Musulmani, il
cavallo non è “gradito” da tutti i paesi di cultura
anglosassone.
Come si sono determinate queste differenze? Gli
uomini sono onnivori,tuttavia la dieta delle diverse popolazioni è abbastanza ristretta in relazione
alle risorse disponibili. Un cibo, per essere buono
da mangiare, deve essere prima “buono da pensare” come alimento (cfr “Buono da mangiare, buono da pensare”, M. Harris).
Perché lo stesso alimento è considerato commestibile e prelibato in alcuni paesi e disgustoso o addirittura proibito in altri? Se si esaminano le diverse abitudini alimentari e stesse proibizioni legate alle pratiche religiose si verifica che i cibi che
vengono di volta in volta preferiti offrono di più in
termini energetici, di proteine, di vitamine e di sali minerali. Tuttavia alcuni cibi ad alto valore nutritivo richiedono tempo e sforzi eccessivi per la
produzione, oppure finiscono per danneggiare la
terra, o hanno effetti negativi sulla vita degli animali, sulle piante, sull’ecosistema.
Ad esempio tradizioni alimentari con un maggior
apporto di carne storicamente si trovano in società con una densità demografica relativamente
bassa e con terre poco adatte alla coltivazione.
Troviamo invece una prevalente alimentazione
su base vegetale dove abbiamo una elevata densità demografica e dove habitat e tecnologia non
possono sostenere allevamento di animali senza
diminuire le calorie e proteine disponibili per l’uomo. Così in India la scarsa praticabilità in termi-
ni ambientali dell’allevamento di animali da carne supera i vantaggi nutritivi del consumo di carne: questa finisce per essere evitata, diventa cattiva da pensare come alimento e quindi cattiva da
mangiare. Il “bos indicus”, il più prezioso alleato
del contadino nel lavoro dei campi, è più utile da
vivo. Ha una salute di ferro ed un’incredibile resistenza alla fatica. I contadini traggono vantaggi e
servizi dai buoi non solo usandoli come animali
da tiro, ma anche come fonte di fertilizzante e di
combustibile.A tutt’oggi è stato calcolato che è più
economico arare questi campi con i bovini che con
il trattore. Il precetto religioso aiuta a vincere la
tentazione di macellare animali ridotti pelle e ossa in seguito a prolungati periodi di siccità. Se gli
agricoltori non arrivassero in qualche modo a salvare la vita delle vacche e dei buoi temporaneamente inutilizzati, non potrebbero poi neanche, al
momento opportuno, assicurare la continuità del
ciclo agricolo.
Numerosi sono i tabù alimentari nel mondo
ebraico, uno in comune con il mondo islamico: la
proibizione di cibarsi di carne di maiale. I maiali,
pur essendo i più rapidi ed efficienti convertitori
di piante in carne, sono stati progressivamente
abbandonati nelle culture alimentari dei nomadi
delle regioni aride del medio oriente a vantaggio
soprattutto degli ovini. Questi ultimi infatti non
sono competitori in termini alimentari dell’uomo:
essendo ruminanti riescono a trarre nutrimento
da pascoli magri inefficaci per l’alimentazione
umana.A differenza delle scrofe, che non possono
essere munte, forniscono riserva “mobile” di proteine a popolazioni in movimento.Ecco quindi che
i motivi che in India hanno portato a considerare
la mucca sacra, hanno fatto diventare immondo il
maiale in medio oriente.
Questi sono solo un paio di esempi di tabù alimentari, in apparenza irrazionali, che hanno però reso più sostenibile la vita dell’uomo in un determinato contesto storico/ambientale.
E oggi? Il buono da vendere, ha sostituito il buono da mangiare. Ma di questo parleremo nella
prossima puntata.
MASS MEDIA
Le primarie e i primari
Luigi Luce
un Paese come l’Italia, governato dal princiIprenpalepiù
padrone dei mass media, si rischia semdi trasformare tv e giornali in mezzi di
disinformazione.Trovando modi sempre più raffinati per cambiare, o addirittura capovolgere, il
significato delle notizie. Prendiamo le primarie
per la scelta dei candidati alle elezioni. Se si
svolgono nei lontani Usa e Clinton e Obama,
pur entrambi nell’ambito dei valori del Partito
democratico, si scontrano per proporre al loro
elettorato ognuno la propria ricetta politica,
questo è un segno di alta democrazia. Se invece
in Italia le fa il Pd, l’occasione viene utilizzata
dai mass media per trasformarle in prove della
supposta divisione del centrosinistra. Ora, sicuramente a sinistra esistono problemi di unità interna, ma a destra c’è di molto peggio. Eppure
COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA - COOP LOMBARDIA
qui l’ordine di scuderia sulle liti tra Fini e
Berlusconi-Bossi - almeno finché non diventano
esplosive - è di nascondere o sottovalutare. Per
la preparazione delle liste elettorali, poi, nessuno si scandalizza se prima i proprietari dei partiti di destra fanno una legge che scippa agli
elettori ogni possibilità di scelta degli eletti, e se
poi alle primarie sostituiscono le riunioni tra pochi intimi ad Arcore, dove si spartiscono le candidature: in Piemonte e Veneto i leghisti (tanto
a Galan si può promettere un ministero), in
Lombardia il berlusconiano Formigoni, in Lazio
la finiana Polverini. A sinistra, dunque, le primarie e a destra i... primari. Ma le accuse e gli
sfottò sono tutti da una parte, quella democratica. È la stampa asservita ai potenti, bellezza, e
forse sarebbe il caso di farci qualcosa.
ONA NOVE 25
FILO
DIRETTO CON…/2
PARERI LEGALI
TASSE & AGEVOLAZIONI
La pensione di reversibilità
Compensazioni Iva
Lorenzo Gomiero
Dimitri Barbera
L
a pensione di reversibilità è quella forma di
trattamento pensionistico prevista per i cd.“superstiti” in caso di morte del lavoratore già in pensione.In particolare la stessa spetterà,altresì,al coniuge separato o divorziato nel caso in cui quest’ultima/o sia titolare di un assegno divorzile,non si sia
risposato e l’ex coniuge abbia iniziato a versare i
contributi di legge presso l’Inps, prima della sentenza di scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. Una volta affermata l’esistenza di tale diritto, problematiche possono insorgere nel caso in cui il defunto si sia risposato e sia
in vita il nuovo coniuge, proprio ed in quanto la l.
74/87 prevede il diritto, per il coniuge divorziato, di
percepire la pensione di reversibilità. Premettendo
che in tale situazione l’Inps non pagherà automaticamente la pensione ma deve attendere una specifica sentenza del Tribunale che vada a determinare la divisione della pensione tra i due interessati (coniuge ed ex coniuge), è interessante soffermarsi sulle modalità di determinazione del quantum di
spettanza a ciascuno degli interessati.
L'art. 9 della legge di cui sopra individua, al terzo
comma, il criterio base ai fini di detta spartizione,
nella durata del vincolo matrimoniale: “Qualora
esista un coniuge superstite avente i requisiti per
la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal Tribunale, tenendo conto della durata del
rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titola-
re dell’assegno di cui all’art.5”. Su tale punto sono intervenute le Sezioni Unite che hanno rilevato (sent. Cass.SS.UU. 159/98) come di fatto “la
durata del matrimonio” rappresenti il solo elemento omogeneo comune al coniuge divorziato
ed a quello superstite.
Problema centrale è quindi comprendere se l’unico
criterio da tenere in considerazione in tale quantificazione sia quello della durata del vincolo matrimoniale ovvero vi sia una interpretazione meno rigida della norma qui presa in considerazione.Nella
recentissima sentenza della Corte di Cassazione
n.8734/2009 la Suprema Corte ha ben sintetizzato
il più attuale orientamento giurisprudenziale sul
tema. La stessa ha infatti affermato la necessità,
per il Giudice di merito,di contemperamento del rigido criterio di cui sopra sulla base di valutazioni di
propria esclusiva competenza e non censurabili in
sede di legittimità, fondate su altri criteri (quali le
condizioni economiche, l’ammontare dell’assegno
divorzile, ecc.) nonché tenendo da conto l’eventuale
convivenza more uxorio (Cass. 2471/2003). Tali criteri ulteriori vanno contemperati con l’esigenza
dell’ex coniuge divorziato di non essere privato dei
mezzi che allo stesso sarebbero dovuti essere assicurati nel tempo dell’assegno divorzile, comunque
tenendo altresì presente che la necessità di garantire al coniuge rimasto vedovo, per quanto possibile, un mantenimento del tenore di vita che gli era
stato assicurato dal de cuius: criteri tutti da soggettivizzare al caso concreto in base all’effettivo ammontare della pensione di reversibilità.
Dimitri Barbera - Avvocato del Foro di Milano - Via G. Arganini, 24 - Studio Legale e
Tributario in Milano, V. Soperga n° 4, tel. 0266714559, fax 02700418300, [email protected]
PROBLEMI DEL LAVORO
Anna De Lillo
na validità della stessa - deve avvenire nel rispetto
di quanto disposto dall’art. 7, L. n. 300/1970 e nel rispetto di quanto previsto dal Ccnl applicato. Le
sanzioni disciplinari che vengono nella pratica più
frequentemente irrogate sono: il rimprovero verbale;il rimprovero scritto;la multa;la sospensione dal
servizio; il licenziamento con preavviso; il licenziamento senza preavviso (per giusta causa).
A differenza della sospensione dal servizio, a volte si parla della sospensione cautelare. Questa
non viene considerata una sanzione disciplinare
vera e propria, ma una misura accessoria a cui il
datore di lavoro può ricorrere, qualora ritenga
che il comportamento del lavoratore sia così grave che sia opportuno il suo allontanamento dal
luogo di lavoro nel periodo intercorrente fra la
contestazione, la successiva difesa del lavoratore
e le indagini del datore per valutare tali difese e
prendere una decisione nel merito.
Per il legittimo esercizio del potere disciplinare è
opportuno che il datore di lavoro, ex art. 7, comma 1, L. n. 300/1970, porti a conoscenza dei lavoratori, mediante affissione in luogo accessibile a
tutti, le norme disciplinari. L’affissione delle norme del C.c.n.l. relative alla parte disciplinare e
alle sanzioni soddisfa l’obbligo di affissione previsto dall’art. 7 della legge n. 300 del 1970. La
procedura è posta a tutela del lavoratore contro
il quale non si possono adottare misure sanzionatorie senza aver contestato il fatto per iscritto
e senza aver sentito le difese del lavoratore (ex
art. 7, comma 2, L. n. 300/1970). La sanzione disciplinare irrogata senza il rispetto dell'obbligo
di contestazione è nulla, salva la facoltà del datore di rinnovare il procedimento disciplinare e
di reiterare la sanzione stessa. I provvedimenti
disciplinari più gravi del rimprovero verbale non
possono essere applicati prima che siano trascorsi i canonici cinque giorni dalla contestazione scritta art. 7, comma 5, L. n. 300.
li degli esperti delle Camere di Commercio).
Specificamente è necessario che risulti controllata
la regolare tenuta e conservazione delle scritture
contabili obbligatorie ai fini delle imposte sui redditi e delle imposte sul valor aggiunto, nonché la verifica della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili
e di queste ultime alla relativa documentazione.
Per le società sottoposte all’obbligo di controllo contabile ai sensi dell’art. 2409-bis del
Codice civile, in alternativa al visto, è possibile far sottoscrivere la dichiarazione Iva dal revisore, il quale dovrà attestare l’avvenuta esecuzione delle verifiche sopra richiamate.
Per poter rilasciare il visto di conformità, i soggetti
abilitati devono essere tutelati da un’apposita polizza professionale, con massimale adeguato al
numero di contribuenti assistiti e al numero di visti di conformità rilasciati, e non inferiore comunque ad euro 1.032.913,80.
La polizza non deve contenere franchigie o
scoperti e deve prevedere il risarcimento del
danno denunciato nei cinque anni successivi
alla scadenza del contratto.
Dopo la sottoscrizione o integrazione della polizza
assicurativa, il professionista deve, ovviamente,
presentare, alla competente Direzione Regionale
delle Entrate, ai sensi dell’articolo 21 del D.M.
164/1999, una preventiva domanda in carta libera
allegando, alla stessa, la copia della polizza assicurativa, la dichiarazione relativa all’insussistenza di
provvedimenti di sospensione dell’ordine di appartenenza, nonché la dichiarazione concernente la
sussistenza dei requisiti indicati alle lettere a), b),
c) e d), del comma 1, dell’art. 8 del citato decreto.
Nel caso in cui venga resa un’infedele attestazione
di avvenuta effettuazione dei controlli per l'apposizione del visto, scattano le sanzioni previste dall’art. 39 del D.Lgs. 241/1997.
Sportello operativo Caf - Tutela fiscale del contribuente Srl, Milano, V.le Rodi 85.
Rag. Lorenzo Gomiero Commercialista - È possibile prenotare l’appuntamento per la
compilazione di documenti fiscali. Aperto il sabato mattina. Telefono 02 66111812
fax 02 66116682, [email protected]
Sanzioni disciplinari
l datore di lavoro è riconosciuto dall’art. 2106
A
cod. civ., il potere disciplinare nei confronti dei
propri dipendenti.La procedura sanzionatoria - pe-
D
al 2010 cambiano le regole per le compensazioni dei crediti Iva superiori a 15mila euro. Si
rende, infatti, necessaria la presentazione preventiva della dichiarazione e l’ottenimento del visto di
conformità da parte delle imprese, che obbliga i
professionisti a sottoscrivere una polizza assicurativa capiente ed a richiedere la propria iscrizione
negli appositi elenchi tenuti dalle Direzioni
Regionali delle Entrate. Per le compensazioni:
• Iva fino a 10 mila euro annui, come pure
per ogni altro credito tributario, restano le regole attuali, e quindi la compensazione potrà
effettuarsi dal primo giorno successivo a quello di maturazione e senza attendere la presentazione della dichiarazione;
• Iva annuali o infrannuali, per un importo
complessivo annuo superiore a euro 10.000 e
fino a euro 15.000, la compensazione può essere
effettuata a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o
dell’istanza da cui il credito emerge;
• Iva superiori a 15mila euro annui, alla dichiarazione deve essere apposto il visto di conformità da parte di un soggetto abilitato.
A tal fine, è stata prevista la possibilità di presentare la dichiarazione Iva annuale in forma autonoma consentendo quindi al contribuente di anticipare,rispetto alla scadenza ordinaria del modello Unico, l’invio della dichiarazione e, di conseguenza, di anticipare l’utilizzo del credito in compensazione. I contribuenti che intendono utilizzare in
compensazione crediti Iva oltre la soglia annua di
15mila euro annui, devono presentare la dichiarazione Iva dalla quale emerge il visto di conformità.
Il visto di conformità può essere posto da tutti
i soggetti ammessi al rilascio dello stesso (professionisti iscritti all'albo dei dottori commercialisti
e degli esperti contabili, consulenti del lavoro, responsabili fiscali dei Caf, soggetti iscritti nei ruo-
Riguardo la tempistica da rispettare è assolutamente necessario verificare le condizioni del
Ccnl applicato che possono variare appunto da
contratto a contratto.
Solo a titolo di esempio il contratto applicato alle aziende chimiche adotta dei termini diversi
anche per la scadenza entro il quale il dipendente deve presentare le sue difese. Le sanzioni disciplinari irrogate devono essere proporzionate
alla gravità dell’infrazione commessa. L’art. 7,
comma 4, L. n. 300/1970 vieta comunque: l’irrogazione di sanzioni che comportino mutamenti
definitivi del rapporto; sospensioni dal servizio e
dalla retribuzione per periodi superiori a 10
giorni; multe per importi superiori a 4 ore di retribuzione base. Le sanzioni possono aumentare
in caso di recidiva, e quindi di ripetizione dello
stesso comportamento sanzionabile. La recidiva
vale per due anni. Infatti non può tenersi conto
ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari irrogate decorsi due anni dalla loro applicazione.
L’art. 7, L. n. 300/1970 infine prevede, ai commi 6 e
7, che il lavoratore al quale sia stata applicata una
sanzione disciplinare, fatta salva la possibilità di ricorrere - anche per mezzo dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato - alle procedure conciliative previste dai contratti collettivi ovvero di adire l’Autorità giudiziaria, possa promuovere, nei 20 giorni successivi, la costituzione di un
collegio di conciliazione ed arbitrato. L’esecuzione
della sanzione è sospesa fino alla pronuncia da
parte del collegio. Se entro 10 giorni dall’invito rivolto al datore di lavoro dalla Direzione provinciale del lavoro a nominare il proprio rappresentante
in seno al collegio, questo non provvede, la sanzione disciplinare non ha effetto. Se il datore di lavoro adisce l’Autorità giudiziaria l'esecuzione della
sanzione rimane sospesa fino alla definizione del
giudizio. La legge non prevede alcun termine per
l’esercizio della facoltà di adire l’Autorità giudiziaria, sicchè tale esercizio non incontra alcun limite
temporale ma soggiace solo alla prescrizione decennale di cui all’art. 2946 cod. civ.
ODONTOIATRIA
Centro dentistico o studio: cosa scegliere?
Nunzio M. Tagliavia (medico chirurgo dentista)
a qualche anno, lo scenario delle cure
D
dentali, a causa della liberalizzazione del
mercato dell’Unione Europea, è caratterizzato
da due principali attori in contrapposizione,
che sinteticamente sono definibili “centri dentistici” e “studi dentistici”. Nelle prime ricadono tutte quelle strutture di dimensioni mediograndi, spesso ad assetto aziendale, con un
numero da tre in su di dentisti, e frequentemente non gli stessi nel tempo; nelle seconde,
più tradizionali, di dimensioni piccole con
massimo tre dentisti operanti all'interno, senza variazione di titolare o titolari nel corso del
tempo. Quest’ultime rappresentano la stragrande maggioranza delle strutture eroganti
terapie dentali in Italia.
La notevole dotazione di riserve finanziare dei
centri dentistici permette loro di attuare potenti campagne di marketing pubblicitario diffondenti il messaggio che le cure dentistiche da
loro fornite siano molto più economiche e, spesso in modo indiretto, superiori in qualità rispetto a uno studio dentistico tradizionale.
Nulla di più inesatto. Ciò è anche confermato
dalle opinioni fornite da molti pazienti che si
presentano negli studi dentistici tradizionali,
dopo aver ottenuto un preventivo o aver ricevuto delle cure da un centro dentistico. Le stesse
opinioni sono le medesime rispetto ai centri di
cura all'estero che, concettualmente, sono assimilabili alla categoria dei centri dentistici.
Non volendo addentrarci in un inopportuno
e professionalmente non corretto confronto
sulla qualità delle cure tra le due tipologie di
strutture - estere incluse - possiamo segnalare alcuni degli elementi che i pazienti ritengono irrinunciabili nel rapporto professionale di cura: la sicurezza di essere seguiti nel
tempo dalla stesso dentista, il costo accessibile della cure, la facile reperibilità e la disponibilità del dentista al momento del bisogno, e il rapporto riservato e diretto anche
nella definizione della modalità di pagamento che, nei grossi centri, frequentemente richiede un contratto sottoscritto di finanziamento. Pertanto va valutata nella decisione
del potenziale paziente la presenza o meno
degli elementi sopraelencati.
Quanto detto porta a consigliare, inoltre, a
tutti coloro che hanno intenzione di iniziare
delle cure dentarie di non ritenere a priori
che gli studi dentistici italiani siano meno
attrezzati dal punto di vista del livello qualitativo delle cure, e che siano meno abbordabili dal punto di vista delle tariffe: può essere invece il contrario, e cioè che l'essere meno “mastodontici” determini una maggiore
efficienza di gestione e riduzione dei costi con relativa riduzione delle tariffe - come pure rapportarsi sempre allo stesso dentista
comporti una dettagliata conoscenza delle
esigenze terapeutiche e umane del paziente.
Dott. Nunzio M. Tagliavia, medico chirurgo dentista
Dott.ssa Anna De Lillo - Studio di Consulenza del Lavoro
Via Santa Marcellina, 8 - 20125 Milano - Tel. 02.66106030 - e-mail: [email protected]
Via Luigi Mainoni d’Intignano 17/a - 20125 Milano - Telefono 026424705
[email protected] - www.dentistalowcost.it
VITA DI CONDOMINIO
È l’anno della sicurezza condominiale
Manuel Boccadoli (amministratore di condominio)
ede lo scorrimano del portone d’entrata e la signora del primo piaC
no finisce al pronto soccorso; si stacca un calcinaccio dal balcone
ammalorato e un passante si ritrova ferito. Questo che sembra un bollettino di guerra non è altro che la cronaca di quello che normalmente accade in molti condomini milanesi, sia per dolosa negligenza di chi
dovrebbe controllare, sia per una scarsa cultura alla sicurezza che ormai da molti anni ci portiamo dietro. E poi quando il fattaccio è successo si inizia a dire: “Sarebbe bastata una mano di calce” oppure
“Cosa ci voleva a far intervenire il tecnico”. Purtroppo con il senno di
poi le cose non si possono riparare, ma tutti insieme, noi amministratori e voi condomini, abbiamo l'obbligo di vigilare e far sì che la parola
sicurezza sia rispettata e fatta valere. Impegniamoci ancora di più a
ONA NOVE 26
dialogare l’uno con l’altro, a verificare la priorità dei lavori da fare, a
non prendere sottogamba o a non segnalare un intervento di manutenzione solo per risparmiare qualche euro. Lottare contro chi vuole
sempre e comunque derogare alle più elementari norme di sicurezza,
trovarsi a gestire situazioni di estremo pericolo per un eccessivo lassismo è l’esatto contrario del “vivere in sicurezza”! È lo stesso Ministero
del Lavoro che è andato più volte a chiarire gli obblighi di sicurezza in
ambito condominiale. Il condominio è da considerarsi un luogo di lavoro, come un’azienda. Le normative ci sono e sono chiare e vincolanti: all’amministratore l’obbligo di farle rispettare, ai condomini la volontà di condividerle e farne tesoro. Facciamo un test: cos’è il documento di valutazione dei rischi? Il vostro condominio ne ha l’obbligo?
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Pagina riservata ai lettori
lettere in redaz ione
IL PARCHEGGIO
IN VAL DI LEDRO
Sono un’abitante di via Val di
Ledro 23, Milano, 20162 e voglio esporre un problema sui
parcheggi della mia zona. Premetto che ogni sera ci metto dai
30 ai 90 minuti a trovare parcheggio sotto casa mia, i giorni
in cui non è presente il mercato
perché il martedì sera, giorno
prima del mercato di via Val di
Ledro, in cui è divieto parcheggiare, perdo il conto del tempo
che resto il macchina per trovare un parcheggio e molte delle
volte devo sostare abbastanza
lontano da dove abito, sperando
che nel tragitto a piedi per rincasare non mi succeda mai nulla dato che la zona non è sicura
la sera. In via Terruggia hanno
imposto un divieto di sosta sulla carreggiata destra e quindi
non è più possibile parcheggiare neanche li, poi da qualche
tempo abbiamo una novità nella nostra via: il nuovo pub aperto in via Val di Ledro 11 che porta le persone che lo frequentano
a “rubare” i nostri parcheggi o a
sostare direttamente in mezzo
alla strada, in seconda o terza
fila mettendo in pericolo sia l’incrocio via Val di Ledro/via Paolo
Rotta, sia la strada stessa. Molti abitanti non riescono a parcheggiare fino alla chiusura del
pub in questione. Nelle altre zone di Milano, gli abitanti non si
devono preoccupare minimamente di dove sostare con l’auto dato che hanno i parcheggi
riservati ai residenti e se nei
dintorni è presente un pub o un
locale è chi lo frequenta a dover
cercare “dove mettere la macchina”. Noi abitanti di Niguarda siamo diversi dagli altri? Le
multe sono sempre più frequenti e sempre per sosta vietata e il
mercoledì ci sono tante macchine che vengono rimosse col carro attrezzi per colpa del mercato. Questo è un vero disagio e
un reale problema e la colpa ricade sempre su noi residenti
che dobbiamo pagare la multa
dopo aver cercato il parcheggio
per ore. I vigili non ne vogliono
sapere, tanto loro hanno sempre ragione e poi purtroppo viviamo in un paese in cui chi ne
fa le spese è il cittadino che paga regolarmente le tasse e vive
onestamente. A nessuno interessa che noi stiamo ore a cercare un parcheggio e paghiamo
multe per sosta vietata, soste
che però sono le uniche possibili. I vigili e il Comune invece di
fare qualcosa per aiutarci a risolvere questo problema fanno
verbali e ci costringono a pagare le multe.
Lettera firmata (gennaio)
LA REALTÀ
ROMANZESCA
Dovendo rinnovare la carta di
identità dopo cinque anni all’Anagrafe di via Passerini, ero
preoccupato per eventuali cambiamenti di ambiente e di regole e un pomeriggio presto sono
partito in macchina in cerca di
informazioni.Arrivato presso la
chiesa di Niguarda e trovato un
comodo parcheggio (senza piazzole gialle e blu, come invece
nell'attigua Bicocca), letti i cartelli degli orari, mi sono allontanato dal portone chiuso per ripararmi dalla pioggia gelata
presso la sede dei vigili urbani.
Una dozzina di persone si sono
poi messe in fila ordinata davanti al portone ed ero già rassegnato ad essere il tredicesimo, quando la prima signora in
coda mi ha consegnato gentilmente il “ticket” da lei staccato,
riconoscendomi sorprendentemente la precedenza. Allo spor-
tello un’impiegata gentile e sorridente ha sbrigato la breve pratica (un timbro per l’estensione di
validità), riconsegnandomi il documento con gli auguri di buon
anno e senza chiedere un centesimo. Sulla via del ritorno mi sono
allora fermato presso l'autoscuola di via Arganini (identica comodità di parcheggio) per informarmi circa il rinnovo della patente,
ma dopo pochi minuti, passata la
visita di idoneità, ho ottenuto dagli efficientissimi titolari il servizio richiesto, spendendo 80 euro
(non è poco, ma quante code e arrabbiature risparmiate!). Insomma, a volte abitare in questa Milano non è così scomodo e triste
come viene spesso descritto. Sarà
perché sono vecchio? Ma anche il
rispetto per la vecchiaia è da considerarsi qualità preziosa in una
città come questa!
Giusto Buroni (gennaio)
DIGITALE SÌ
DIGITALE NO
Prendo lo spunto dal corretto
quanto semplice (semplicistico)
articolo sulla televisione digitale
apparso sul numero di gennaio,
per aggiungere la giusta dose di
polemica che anche lo scorso anno sono riuscito a introdurre sul
Corriere della Sera, suscitando
però la replica, garbata ma decisa, e quindi per De Bortoli inconfutabile, dell’addetto alle relazioni coi clienti del potente consorzio
RaiMediaset-Telecom & C. Partendo dal fondo (dell’articoletto),
preciso che il maggior numero di
canali (di qualità mediocre, tuttavia, a causa della compressione)
che la tv digitale consente non è
un favore fatto agli utenti, bensì
ai produttori dei programmi, che
così hanno potuto offrire una
gran quantità di servizi a pagamento, contrariamente alle promesse di completa gratuità della
riforma fatte sei anni fa. Insisto
anche affinché la Rai doti ogni
suo abbonato di almeno un decoder gratuito, oppure condoni il canone di abbonamento almeno per
quest’anno. E concludo meravigliandomi che nessuno (a meno
che non abbia agito il “filtro cinese” applicato da tutti i giornali)
abbia finora notato che non è sufficiente un decoder per ogni televisore, ma ne occorre uno anche
per ogni videoregistratore, sebbene un mio personale sondaggio
dica che siamo rimasti in pochi a
usare il videoregistratore per...registrare: quasi tutti hanno “buttato” il registratore a cassette e
comprato il registratore su hd,
ma solo per usarlo come lettore
dvd. Il “business” generato dai
promotori del digitale terrestre,
con la scusa delle Regole Europee, è davvero inestimabile (e
scandaloso): non dimentichiamo
gli antennisti, per cui anni fa avevo previsto anche su “Zona Nove”
un fulgido futuro, che hanno convinto il Consorzio a rendere difficile la ricezione per poter modificare tutti gli impianti di antenna,
di cui si era detto inizialmente
che sarebbero rimasti invariati (e
non parliamo della “sorpresa” che
in molte parti d’Italia si riceverà
il digitale terrestre solo da satellite, con un’ulteriore spesa di almeno 100 euro per un decoder satellitare “combi” con TiVuSat!). Che
fare di fronte a tante soperchierie? Azzarderei di bloccare per
anni l’acquisto di apparecchi tv e
registratori, sfruttando al massimo le possibilità di ricezione e registrazione del computer + telefono, meno care, ma non facili da
usare. Suggerimenti del pubblico
(a parte quello di rinunciare per
sempre al televisore, e purché
non si faccia appello alla seconda
presa scart presente su molti modelli) sono benvenuti. Se poi invece il commento è “mi posso per-
mettere un televisore da 50 pollici”, oppure “se si vogliono vedere
le partite, costa di più sky della
pay per view del dt”, allora tanto
peggio per loro!
Giusto Buroni (gennaio)
• Caro lettore, sono felice che il
mio articolo abbia destato interes-
quanto mi è accaduto solo dopo aver aspettato invano per
più di 10 giorni un cenno di riscontro da parte dell’ente a
cui ho inviato questa mia testimonianza.
Lettera firmata (gennaio)
Mi trovavo nella hall della pi-
Quando il Manzoni è in Comune
o letto il libro “Villa Trotti Bentivoglio” di Sergio Bernasconi.
H
È dal ‘54 che conosco Niguarda ed è dal ‘65 che ci vivo.
Conosco per sentito dire la storia passata di quando Niguarda
era Comune e aveva, per quei tempi, entrate economiche in positivo: “Era un Comune ricco”. Nel territorio erano sorte molte
aziende produttive che davano lavoro a tante persone. Il Comune
di Niguarda venne inglobato da quello di Milano, che acquisì
grandi benefici e una vasta area di sviluppo indiustriale. Da allora non ci sono state iniziative comunali che abbiano valorizzato
il territorio rendendolo vitale,con il suo proprio centro storico,idoneo al ruolo che gli spetta. Ora vengo al mio dubbio. Dopo anni di
trattative su chi doveva intervenire e fare, finalmente il progetto
della cooperativa Edificatrice di Niguarda andava in porto: ristrutturazione della Villa Trotti e urbanizzazione dell’ex cascina
Curt di Matt. Abbiamo visto l’abbattimento della cascina e poi
tutto si è fermato. Mi sono detto: “Vuoi vedere che le autorità comunali non hanno a cuore questa importante realtà manzoniana e ne facciano un motivo politico, non contribuendo economicamene alla realizzazione dell’isola pedonale, al restauro della Villa
Trotti e alla serie di infrastrutture che il progetto prevede?”
Vedremo per anni fermi i lavori? Noi cittadini di Milano, rione
Niguarda ci meritiamo da tanto tempo il nostro angolo di storia
che ci appartiene e valorizza il nostro ieri, il nostro oggi e il nostro
domani. Mi auguro che questa sia una mia erronea intuizione e
che questo progetto meraviglioso si realizzi.
Franco Santoro (gennaio)
se e le abbia dato la possibilita di
esprimere le sue opinioni. Naturalmente capirà che lo spazio a me
concesso era ridottissimo, e che il
mio scopo era solo di spiegare le
differenze di base tra analogico e
digitale senza dire cose scorrette.
Quindi ho trascurato di parlare
delle complicazioni che riguardano la ripresa e la riproduzione in
alta definizione, che sono rilevanti
quando si parla di qualità del segnale. La sua lettera quindi mi dà
l’occasione di fare qualche ulteriore chiarimento tecnico al riguardo
(mentre mi astengo dal speculare
sulle possibili motivazioni politiche che possano aver spinto alla
diffusione del digitale). Lei dice
che le trasmissioni in digitale sono
di bassa qualità. È vero: le trasmissioni digitali a-desso sono di
bassa qualità perché sono ancora
registrate in bassa risoluzione, e la
bassa risoluzione del digitale è
peggiore della bassa risoluzione
dell’analogico (per i motivi discussi nell’articoletto). Ma la cosa è destinata a cambiare: quando le trasmissioni saranno registrate in alta risoluzione e riprodotte da tv ad
alta risoluzione (hd, high definition, alta definizione), allora la
qualità delle trasmissioni (digitali
ad alta risoluzione) avrà un incremento anche rispetto a quelle attuali (analogiche ma a bassa risoluzione). La seconda cosa che vorrei precisare è questa: non è vero
che per registrare col videoregistratore il canale che si sta guardando sia necessario un altro decoder; mentre è vero che ci vogliono due decoder se si vuole registrare un canale e vederne un altro.
Per capire perché basta pensare
che nel primo caso il tv può usare
il segnale in uscita dal videoregistratore, mentre nel secondo no,
quindi ha bisogno anche lui del
suo decoder. In ogni caso, la situazione è perfettamente analoga per
la televisione satellitare e non
esclusiva del digitale terrestre: un
decoder per registrare lo stesso canale che si guarda, due se si vuol
vedere qualche cosa e registrare
qualche cos’altro. Valia Allori
scina Suzzani e aspettavo che
mio figlio finisse il corso di
nuoto. Erano più o meno le
19,45, orario in cui in piscina
si può praticare il nuoto libero, e ho visto un papà che accompagnava il figlio che era
sulla sedia a rotelle, un bambino di non oltre 10/12 anni.
All’atto dell’acquisto dei biglietti d’ingresso, è stato chiesto a questo genitore se intendeva entrare in piscina con il
figlio, alla risposta affermativa ne è seguito il divieto d’ingresso, perché le corsie erano
affollate e la piscina piccola
occupata da corsi. La sicurezza prima di tutto, per carità.
Ma vi assicuro che il pianto di
questo bambino che ha magari dovuto aspettare che il papà tornasse dal lavoro per
stare insieme in piscina anche solo un’ora mi ha spezzato il cuore. Denuncio l’accaduto affinché chi ha il potere decisionale e organizzativo possa far in modo che queste situazioni non si ripetano più,
magari anche solo tenendo
sempre una corsia un po’ meno affollata delle altre.
GRAZIE
BIBLIOTECA
Sono un pensionato appassionato
di lettura, e mi sono iscritto da
due anni alla Biblioteca Comunale di Via Passerini. Devo dire che
trovo il servizio di ricerca libri eccellente e, se alcuni titoli non sono
disponibili in loco, mi vengono
procurati tramite il sistema interbibliotecario e forniti in un paio di
giorni tramite avviso telefonico.
Pertanto voglio complimentarmi
per l’organizzazione e ringraziare
il personale addetto che con premura e professionalità svolge il
suo lavoro. La differenza di un
buon funzionamento sta nella volontà del personale. Vorrei che
questo venisse preso ad esempio
da altre strutture pubbliche.
Gianni Giancarlo (gennaio)
IL LAVORO
CHE MANCA
Ho apprezzato molto la decisione
del giornale di riservare spazio ai
temi del lavoro. Gli articoli del numero scorso curati da Angelo
Longhi non sonoo solo una forma
di attenzione che avvicina sempre
più e meglio il giornale alla gente
e ai suoi problemi, ma è solidarietà verso gli operai che sono colpiti
nel loro diritto primario: il lavoro.
L’articolo di Longhi sul dramma
degli operai della Mangiarotti
Nuclear di viale Sarca l’ho recepito come un invito a moltiplicare
solidarietà verso le maestranze. I
giochi speculativi della Mangiarotti legati a quelli della Camozzi
fanno parte della falsa coscienza
dei capitalisti che non esitano a
spostare la produzione dove migliore è il profitto. E così ho rivissuto i giorni attorno al camper
della solidarietà in via Rubattino
davanti ai capannoni della Innse
a Lambrate. Durante l’occupazione della fabbrica eravamo in tanti a moltiplicare la solidarietà nei
quartieri.Ancora tanti la sera e la
notte intorno al cuore di quella
fabbrica che inghiottiva gli operai
sulla gru. Quella sera alla Innse
ascoltavo il sindacalista della Cgil
Michele di Bona, che opera nell’area del disagio e dell’esclusione
sociale.Trascrivo per “Zona Nove”
frammenti di vita che appartengono a tanti lettori e come solidarietà agli operai della Mangiarotti: “Si cominciava a lavorare bambini. Entrando in fabbrica imparammo non solo il lavoro. Gli operai anziani ci trasmettevano
quanto conoscevano, …da quelle
mani usciva il mestiere, dalle boc-
che il racconto della storia che ci
aveva preceduto… Come ringraziare questi operai per quello
che ci hanno dato e che forse i loro nipoti non sanno? Ci piacerebbe che i nostri figli potessero
dire di noi quello che con riconoscenza di loro raccontiamo…”.
Antonio Masi (gennaio)
L’ISOLA
DEI FELICI
Sì, proprio così. Dell’Isola sono
sono innamorato pazzo! Dell’Isola nuova, di quella che sarà
tra qualche anno, con i suoi palazzi e grattacieli tutto vetro e
luci, dei suoi residence, del suo
nuovo parco degli alberi di
96mila metri quadri di spazio
per la gente che vive e lavora
nell’Isola. Con la nuova linea
della metropolitana, che così
fanno tre nel quartiere. Per
muoverci meglio nella nostra
città sempre di più senza bisogno dell’auto. Ci saranno i posteggi che ora mancano, e quei
pochi che ci sono per due giorni
la settimana sono irraggiungibili per l’assalto del mercato,
che entra nel quartiere come un
cuneo e si allarga sempre più.
Speriamo che anche lui sparisca al più presto come è sparita
la Stecca, simbolo della sporcizia, della sopraffazione, del caos.
Bei palazzi con terrazze piene
di fiori che guardano dall’alto
bei giardini, e strade alberate,
con finalmente aiuole pulite e
fiorite invece che marciapiedi
sconnessi e alberelli che fanno
fatica a crescere tra i camion
puzzolenti e inquinanti del
mercato. E più l’Isola sarà ordinata, funzionale, pulita, più aumenteranno quei cittadini che
la ameranno e saranno orgogliosi di viverci, di lavorarci, di
crescere insieme a lei. Isola, mi
piaci sempre più!
Giuseppe Giorgini (gennaio)
L’ISOLA
DEGLI INFELICI
Oggetto: degrado Scuola Rosa
Govone - via Jacopo dal Verme Quartiere Isola. Nel recinto che
delimita la scuola in oggetto (lato dal Verme) da anni impera
l’incuria (vedi foto in basso ndr).
C’è anche una scatola di legno,
che oltre dieci anni fa è stata rifugio di un gatto ormai defunto,
e che non è stata mai rimossa.
Le erbacce imperano insieme a
lattine e bottiglie. Chi deve
provvedere alla pulizia? È davvero una cosa penosa.
Michele Ascione (gennaio)
NIENTE PISCINA
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Ho deciso di inoltrare a voi
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d’oggi, di isolamento abbandonando i veri valori, quali la condivisione e la solidarietà. Abbiamo bisogno del tuo sostegno anche finanziario e pertanto ti invito a sostenere l’Associazione iscrivendoti
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