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LUGANO
Indice
INTRODUZIONE
5
Un cordiale benvenuto e un sincero augurio
Il saluto dell’ente turistico
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Per un soggiorno piacevole e ricco di esperienze ed emozioni
Un’utile guida e una ricca fonte di informazioni
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ASPETTI GENERALI
8
Ampio ventaglio di offerte per tutte le stagioni
Modernità e tradizione in perfetto equilibrio
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Un angolo mediterraneo là dove comincia il nord
Caratteristiche della regione e dei suoi abitanti
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Lugano e la sua storia
Testimonianze di un passato antichissimo
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Convegni e seminari sulle rive del lago
Grazie al Palazzo dei Congressi di Lugano
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Dall’arte alla musica sempre ad alto livello
Manifestazioni culturali e tradizioni
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Tradizione e novità unite nella cucina
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CULTURA
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Un panorama culturale tra passato e futuro
Numerosi spunti d’arte attorno al Ceresio
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Una capitale mondiale della nuova architettura
A Lugano e dintorni i più bei edifici di celebri architetti
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Chiese e affreschi, eredità di cultura
Monumenti d’arte attorno al Lago di Lugano
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Lungo i percorsi dell’emigrazione
Un fenomeno di rilevanza sociale, economica e culturale
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Lungo le stagioni di grandi artisti
Museo Cantonale d’Arte a Lugano
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Arte di ieri e di oggi con finestra sul lago
Villa Malpensata sede del Museo d’Arte di Lugano
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Un passato di storia – un presente d’arte
Museo Storico in Villa Ciani a Lugano
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Preziose collezioni di valore mondiale
Museo delle Culture a Lugano-Castagnola
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Sfogliare le pagine della natura ticinese
Museo Cantonale di Storia Naturale a Lugano
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Lo scrittore della Collina d’Oro
Museo Hermann Hesse di Montagnola
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Storia e cultura di un territorio
Museo del Malcantone a Curio
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Museo della Pesca a Caslano
Un’esposizione dedicata a questa antica attività
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Una collezione di oggetti di origine cappuccina
Museo del Bigorio
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CURIOSITÀ
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Sul San Salvatore con l’imperatrice
Una meta ricca di storia e di tradizione
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Dal lago sui luoghi dei contrabbandieri
Museo delle Dogane a Lugano (Cantine di Gandria)
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Visitare la Svizzera sulla riva del lago
A Melide con la “Svizzera in miniatura”
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Un’isola italiana in terra elvetica
Campione: tra storia, arte e mondanità
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Un simpatico balletto di storia e curiosità
Attraversando la regione del lago di Lugano
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PARCHI
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Una verde pennellata in riva all’azzurro
Il Parco Civico a Lugano, tra fiume e lago
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Di parco in parco tra camelie e ulivi
Una corona di verde attorno a Lugano
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Sculture all’aperto tra giardini e lago
Una collezione di artisti di fama internazionale
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Una combinazione fantastica di flora e panorama
Parco San Grato
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Un borgo ricchissimo di arte e monumenti
Morcote, uno dei più noti pittoreschi villaggi del Cantone Ticino
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Sulle tracce dell’esotico tra templi e vegetazione
Nella magnifica cornice del Parco Scherrer a Morcote
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ESCURSIONI
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Strade, treni, funivie e battello o… a piedi
Fitta rete di comunicazioni e sentieri
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Lugano Trekking
Un’escursione panoramica di tre giorni
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Monte Tamaro – Monte Lema
La Traversata
Un’escursione di notevole interesse panoramico
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Da Paradiso a Morcote il sentiero dei fiori
Fenomeni naturali e ingegno dell’uomo
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Vino e salumi conservati nelle cantine di Gandria
La Capriasca, una splendida regione
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Così vicina a Lugano eppure così diversa
Sentiero educativo di San Zeno a Lamone
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Un percorso guidato attraverso la natura
Tra stupendi paesaggi e testimonianze di cultura
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Sulla Collina d’Oro i luoghi di Hermann Hesse
Una regione ricca di storia e di arte
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Il bel Malcantone, la terra dei magli
Ricco di natura e di motivi d’interesse
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Un Monte Generoso di nome e di fatto
Si incunea nel Ticino, tra lago e monti
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Valsolda, splendida terra di letterati e costruttori
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Un cordiale benvenuto e un sincero augurio
Il saluto dell’ente turistico
Caro ospite, caro giornalista,
prima ancora dell’avvento del turismo di massa, quando viaggiare era un privilegio di pochi, poeti e artisti già
parlarono in toni entusiasti di Lugano.
Da sempre le principali attrazioni della regione di Lugano erano considerate il clima estremamente mite, il
paesaggio incantevole e la vegetazione rigogliosa.
Le possibilità balneari, le passeggiate romantiche, un’offerta completa di tutte le pratiche sportive invitano a
vacanze attive per tutti i gusti. Non dimentichiamo poi le innumerevoli escursioni alla scoperta della regione; una
vasta gamma di offerte che vanno dalle crociere sul lago, agli impianti di risalita che permettono una comoda
ascesa sulle montagne luganesi quali il Monte Brè, il San Salvatore, il Lema, il Tamaro oppure ancora il Monte
Generoso. La regione del lago di Lugano offre la possibilità di combinare in modo eccezionale attività
professionali, momenti di vacanze, congressi, viaggi d’affari, fine settimana all’insegna della cultura e,
naturalmente, lo shopping.
I nostri ospiti oggi hanno giustamente aspettative ben più alte. Lugano si è sviluppata negli ultimi anni
assurgendo a polo finanziario internazionale e a centro culturale di primo piano in Svizzera. Autostrade, ferrovie
e più recentemente i collegamenti di linea delle compagnie aeree, l’hanno inserita in tutti i circuiti internazionali.
Con il Palazzo dei Congressi, la città è pure diventata meta privilegiata di congressi.
La reputazione di Lugano in campo culturale deriva principalmente dalle numerose mostre di alto livello ivi
organizzate. Numerose sono pure le testimonianze storiche e artistiche in tutta la regione, con musei locali,
chiese di tutte le epoche e costruzioni ispirate dalla nuova scuola di architettura ticinese.
In campo musicale, Lugano può offrire molto; festival di ogni genere animano la città dalla primavera
all’autunno!
Gli enti turistici della regione lago di Lugano ringraziano sin d’ora per l’interesse dimostrato e augurano un
piacevole soggiorno nella regione, che in modo singolare sa combinare l’ambiente e l’atmosfera della cultura
italiana con l’efficienza e la precisione dei servizi svizzeri.
Ente turistico
Lugano Turismo
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Per un soggiorno piacevole e ricco di esperienze ed
emozioni
Un’utile guida e una ricca fonte di informazioni
Far conoscere al maggior numero di persone i diversi aspetti ambientali, paesaggistici, storici e culturali del
comprensorio; suscitare interesse e curiosità; far nascere il desiderio di approfittare delle vacanze o di un breve
soggiorno per scoprire o ritrovare quella parte del Ticino che circonda il lago di Lugano.
Gli strumenti per raggiungere questi obiettivi sono indubbiamente diversi. Tra questi anche la competenza e la
professionalità dei giornalisti che visitano la nostra regione per riferire ai propri lettori (su giornali e riviste) e/o
tele-radioascoltatori notizie, informazioni utili ma anche, questo è il nostro augurio, esperienze, impressioni ed
emozioni positive.
Per questo l’ente turistico LUGANO TURISMO è ben lieto di poter ospitare giornalisti e operatori dei mezzi di
informazione (scritta e parlata) e di mettere in atto tutto quanto è possibile per assicurare loro un soggiorno
piacevole, ricco di esperienze nella nostra vasta regione.
Agli operatori che visitano la città, i villaggi, i monumenti storici e artistici, le colline o le montagne del nostro
comprensorio, consigliamo di gustare appieno le bellezze offerte dal territorio e dal clima, di immagazzinare il
maggior numero di impressioni ed emozioni per poi trasmetterle ad altre persone attraverso i loro media o i
contatti personali.
Per questo, con la presente documentazione stampa, intendiamo offrire loro, non solo un’utile guida per
conoscere la regione lago di Lugano nei suoi diversi aspetti, ma anche uno strumento di lavoro nel quale trovare
informazioni e notizie utili, dati interessanti o semplici curiosità.
Questa documentazione stampa potrà pertanto essere utilizzata per preparare o godere al meglio del soggiorno
nella nostra regione, oppure anche quale fonte per la stesura di uno o più resoconti. È ammessa anche la
riproduzione dei diversi articoli o di una parte di essi.
Abbiamo suddiviso gli articoli – preparati da un giornalista professionista – secondo una scelta tematica. Dopo la
parte introduttiva (con gli aspetti generali) vi sono i capitoli dedicati alla cultura (con un’attenzione particolare ai
musei e alle esposizioni), alle curiosità, al verde dei parchi, alle escursioni. L’indice aiuterà nella scelta dei temi e
degli argomenti.
Per quanto vasta e completa, questa documentazione stampa non potrà certamente rispondere a tutte le esigenze
di chi intende utilizzarla: per questo i direttori e il personale degli enti turistici locali sono senz’altro a
disposizione per aiutare nell’organizzazione del soggiorno, discutere e consigliare nella scelta dei soggetti da
visitare, fornire ulteriori informazioni e documentazione (compresa, se necessario, quella fotografica). Anche per
questo, un incontro o una visita nei loro uffici sarà sempre utile e piacevole.
Con questi intendimenti auguriamo a tutti quanti visitano la regione del lago di Lugano un gradevole soggiorno,
nella speranza di poter contribuire a facilitare il lavoro di chi ha anche esigenze di carattere professionale.
Lugano Turismo
Casella postale 6080
6901 Lugano
e-mail: [email protected]
Internet: www.luganoturismo.ch
Ufficio informazioni a Lugano-Centro
Palazzo Civico – Riva Albertolli
tel. 058 866 66 00
fax 058 866 66 09
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Ufficio informazioni a Lugano-airport
Via Aeroporto, 6982 Agno
tel. 091 605 12 26
fax 091 605 13 36
Ufficio informazioni a Morcote
Riva dal Garavell, 6922 Morcote
tel. 058 866 49 60
fax 058 866 49 69
[email protected]
Ufficio informazioni a Tesserete
Piazzale Stazione, 6950 Tesserete
tel. 058 866 49 50
fax 058 866 49 59
e-mail: [email protected]
Malcantone Turismo
Piazza Lago
6987 Caslano
tel. 091 606 29 86
fax 091 606 52 00
e-mail: [email protected]
www.malcantone.ch
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Ampio ventaglio di offerte per tutte le stagioni
Modernità e tradizione in perfetto equilibrio
La regione del lago di Lugano, ossia quella parte di Ticino a sud del Monte Ceneri che si allunga come un cuneo
nella Lombardia, propone un ventaglio ampio e articolato di motivi per un soggiorno. Sul piano geografico la sua
facile accessibilità ne fa un crocevia di collegamenti tra il nord Europa e l’Italia. Così come a livello storico e
culturale è attraversato da una fitta rete di intrecci tra regioni diverse, una sorta di coagulo che ha prodotto esiti
di sicura importanza.
Nonostante, o forse proprio in ragione di questa sua apertura, ha saputo conservare caratteri tipici e
inconfondibili, che le assicurano una “personalità” spiccata. Molta parte delle fortune turistiche le derivano dal
clima temperato, favorito dalla presenza del lago, da stagioni miti e da un’alta percentuale di giornate soleggiate.
La salvaguardia del territorio, non toccato da un urbanesimo sfrenato, e i pregi del paesaggio equamente
suddiviso tra montagna, collina e pianura , garantiscono condizioni di soggiorno ottimali in tutte le stagioni
dell’anno, secondo possibilità di scelta molto ampie: dalla pratica di attività ludiche e sportive alle escursioni a
piedi ed in rampichino su montagne che sfiorano i 2000 metri; dalla balneazione nelle acque del lago e nelle
piscine alla pratica di tutti gli sport (tennis, golf, vela, windsurfing, sci nautico, ecc.); dalle passeggiate in
campagne e villaggi pressoché intatti all’attività economico-finanziaria e allo shopping.
Le caratteristiche della regione hanno infatti privilegiato le attività legate al terziario, con una forte espansione del
mondo finanziario ed economico, soprattutto a Lugano e, in misura minore, a Chiasso. Oggi questo territorio
costituisce il terzo grande polo bancario della Svizzera, con un’accentuata attività a livello internazionale. Lugano
e l’intera regione che le gravita attorno sono quindi protese verso un turismo “intelligente”, perché molto vario e
sostenuto da offerte culturali che per vocazione si inseriscono nel carattere di questa terra: dai molti musei
etnografici o dedicati alle arti espressive alla costante offerta di spettacoli e di concerti nel campo della musica
classica, del jazz, del blues e del rock; dagli edifici dei centri storici all’edilizia rurale nelle campagne, fino alle
costruzioni moderne della “nuova architettura ticinese”, ormai famosa nel mondo, che ha in Mario Botta il suo
esponente più noto.
In questa compresenza di motivi storico-tradizionali e moderni si situa il carattere più vero della regione, dotata
di attrezzature di prim’ordine: banche, boutiques, grandi empori, alberghi, ristoranti e caffè, centri sportivi.
All’impostazione turistica moderna corrisponde una gamma di offerte pressoché infinita, che riguarda anche la
mondanità e la vita notturna, così come centinaia di chilometri di sentieri ben tenuti in mezzo alla natura.
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Un angolo mediterraneo là dove comincia il nord
Caratteristiche della regione e dei suoi abitanti
Storicamente la regione attorno al lago di Lugano si è andata conformando come un luogo di incontro, o se
vogliamo, una sintesi tra nord e sud. Ha conosciuto l’influenza del nord attraverso i passaggi alpini (Lucomagno,
San Gottardo, Sempione e San Bernardino), per defluire verso l’alto Ticino e, da questo, superato il valico del
Ceneri, verso le terre e le pianure della regione del lago di Lugano. Ma ancor più profondamente ha vissuto e
interpretato in modo originale la cultura e la civiltà della vicina Italia, verso la quale anche geograficamente
questa regione si protende.
Importanza fondamentale ha rivestito il passaggio dei Romani, che hanno lasciato profonde tracce archeologiche
e di civiltà. La regione ha poi vissuto l’influenza longobarda, poi di Milano e Como, ma sempre con un’intensa
vita comunitaria interna. Lo dimostrano la storia dei grandi casati, come i Rusca di Agno, i Rusconi di Bedigliora,
i Riva di Riva San Vitale, ecc. e gli Statuti che queste popolazioni seppero darsi, ad esempio quelli della
Capriasca.
Anche la vita economica è stata caratterizzata dalla posizione geografica di questa regione, assurta a via di
passaggio privilegiata tra nord e sud. Da qui i transiti (condotte) di merci, come testimonia il progetto di Gian
Galeazzo Visconti di rendere navigabile il fiume Tresa, i commerci con l’Italia, i presidi militari e una serie di
attività legate all’agricoltura, allo sfruttamento degli alpi, a iniziative industriali come quelle della seta. L’utilizzo
del territorio e delle sue risorse si è sviluppato organicamente con un equilibrio pressoché perfetto tra le zone di
montagna con quelle del piano e del lago.
Uno sviluppo considerevole è stato favorito soprattutto in questo secolo dall’apertura di vie di comunicazioni
ferroviarie e stradali tra nord e sud. Il territorio attorno al Ceresio è diventato una ricercata meta di vacanze e
turismo già nei primi decenni, con una progressione costante fino ai nostri giorni. Oggi, soprattutto dalla
primavera all’autunno, è meta di decine di migliaia di turisti che ne apprezzano il clima, il paesaggio ma anche gli
usi e costumi di stampo latino. In questi ultimi decenni la popolazione residente ha conosciuto un notevole
aumento.
Le attività finanziarie ed economiche, con particolare riferimento a quella bancaria, ne hanno fatto un ponte
importante tra l’Italia, il nord della Svizzera e dell’Europa. La popolazione della regione del lago di Lugano oggi
supera i 100'000 abitanti ed è distribuita in modo abbastanza omogeneo su tutto il territorio. Ciò che ha
permesso a Lugano di rimanere una città dinamica e moderna pur conservando i caratteri di una cittadina con un
numero di abitanti che ha raggiunto quasi i 60'000 solo con la recente fusione con comuni limitrofi. E che
soprattutto ha permesso ai suoi abitanti di mantenere caratteristiche evidenti e ben marcate.
9
Lugano e la sua storia
Testimonianze di un passato antichissimo
La storia della regione di Lugano risale, come dimostrano le testimonianze del suo passato e i vari reperti
archeologici delle civiltà etrusche e galliche, all’epoca dei Romani, poi dei Longobardi e dei Franchi.
Nel Medioevo, trovandosi sotto la giurisdizione del Vescovo di Como, Lugano fu coinvolta nelle lotte furiose tra
Comaschi e Milanesi. E questo durò fino al passaggio sotto la dipendenza diretta del Duca di Milano, il quale
fece costruire nel 1498 il famoso “Castello” in riva al lago (dove è attualmente situato il Palazzo dei Congressi),
per vari anni centro di vicissitudini tumultuose che ebbero come protagonisti anche gli Svizzeri e i Francesi.
Durante il lungo periodo balivale svizzero (a partire dal 1512-1513), Lugano conobbe un modo di vita nuovo,
caratterizzato dalla famosa “fiera” d’autunno che fece del borgo uno dei centri di scambio più importanti tra
l’Italia e il Nord. Non fu un periodo di libertà e nemmeno di autentico progresso, ma di pace e di un relativo
incremento economico e culturale.
Sorsero allora bellissime chiese, lussuosi palazzi patrizi, una scuola rinomata (il collegio dei Padri Somaschi) e, nel
XVIII secolo, una stamperia dalla quale usciranno libri di grande valore che daranno prestigio alla città
facendone conoscere il nome nei più importanti centri europei.
Anche la Rivoluzione francese lasciò i suoi segni sulla cittadinanza del Ceresio, come d’altra parte su tutto il
paese, soprattutto dopo l’arrivo dei Francesi in Lombardia. Innovatori e partigiani dello “status quo” vi si
scontrarono sino ai memorabili fatti del 15 febbraio 1798 che portarono Lugano, anche per la fatale evoluzione
politica generale, alla libertà, dapprima nella Repubblica Elvetica, poi (venutosi a costituire, con l’unione di tutti
gli ex-baliaggi italiani, il Cantone Ticino –1803) nella nuova Confederazione Svizzera.
Il XIX secolo vide Lugano all’avanguardia dei movimenti politici e della vita culturale: fu infatti estremamente
sensibile al “Risorgimento” italiano e ospitò, tra gli altri, Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo.
L’apertura della linea del San Gottardo stimolò lo sviluppo economico permettendo a Lugano di darsi una
fisionomia propria e, grazie soprattutto al suo stupendo paesaggio, di perfezionare l’industria turistica che, sia per
le proprie risorse, sia per la sua estensione, tiene alta la fama della città anche fuori dai confini elvetici.
10
Convegni e seminari sulle rive del lago
Grazie al Palazzo dei Congressi di Lugano
Da oltre trent’anni Lugano è un importante centro congressuale. Infatti, con la costruzione del Palazzo dei
Congressi, ha sviluppato un’attività già in auge anche in precedenza, seppure con dimensioni minori. In varie
località della regione del lago di Lugano si era sviluppato un turismo di piccoli congressi, seminari e meeting,
accentuatosi con la costruzione dell’autostrada e l’ampliamento dell’aeroporto di Lugano-Agno. Cosicché era
possibile trovare strutture adeguate in riva al lago o immerse nel verde, con il vantaggio di essere collegate con i
maggiori centri svizzeri ed europei. Il Palazzo dei Congressi ha ulteriormente sviluppato questo settore, portando
con sé un elemento nuovo per il turismo.
Situato nella zona centrale della città, immediatamente a contatto da una parte con le infrastrutture finanziarie e
ricreative, e dall’altra con il parco Civico e con la riva del lago, il complesso congressuale è dotato dei più
moderni impianti tecnici. Si compone nell’interrato di un piccolo teatro con cento posti a sedere e di una saletta
per riunioni; al pianterreno di una sala anfiteatrale capace di 1150 persone, con palcoscenico fisso e fossa mistica
mobile per l’orchestra, oltre che di una saletta attigua; al primo piano dispone di una sala banchetti con pareti
divisorie per 900 persone, di un’ulteriore sala capace di cento posti, anch’essa con pareti mobili e di un’altra
saletta per ristrette riunioni di lavoro.
La singolarità del Palazzo dei Congressi di Lugano consiste nell’accostamento del complesso moderno, in
cemento armato e vetro, alla neoclassica Villa Ciani. L’uno è unito all’altra da un collegamento in vetro di
notevole suggestione.
La gestione e l’amministrazione si occupano non solo della prenotazione delle sale ma anche delle camere
d’albergo e dell’allestimento della parte ricreativa, facilitando così il lavoro di organizzazione di un congresso
nella “Regina del Ceresio”. Al Dicastero Turismo sono affidate la promozione vendita e la propaganda, oltre che
l’acquisizione di convegni, seminari e di viaggi di incentivazione. Cosicché negli ultimi quindici anni questa
struttura ha acquisito un’importanza sempre maggiore nella vita della città e nell’attività turistica dell’intera
regione.
Particolarmente curata è l’attività di servizio, per cui il complesso usufruisce di impianti moderni e funzionali, in
un centro praticamente autonomo anche se inserito nel cuore pulsante di Lugano.
La gestione del Ristorante “Parco Ciani”, anch’esso a pianterreno del palazzo, e del servizio banchetti – che può
allestire fino a 950 coperti – è stata assunta dalla rinomata ditta GSI Suisse SA.
11
Dall’arte alla musica sempre ad alto livello
Manifestazioni culturali e tradizioni
I caratteri della vita comunitaria delle popolazioni che abitano la regione del lago di Lugano sono ancora oggi
riferiti fondamentalmente alla storia civile e religiosa, alla posizione geografica, alla cultura e all’economia.
L’indole della gente è tipicamente latina, quindi aperta, accogliente, disposta al dialogo e alla comunicazione. Ne
deriva una certa gioia di vivere, evidente nei luoghi d’incontro: le tipiche piazze lombarde, in particolare Piazza
della Riforma a Lugano, la vita dei quartieri, i grotti e le osterie, i sagrati, le rive del lago e le moderne sedi di
congressi. Partendo da questi presupposti, la regione ha sviluppato un’animazione molto intensa che, lungo
l’arco dell’anno, ha alcuni momenti salienti.
Tra questi vanno annoverate alcune antiche tradizioni: le Processioni Storiche del Giovedì e Venerdì Santo a
Mendrisio e in altri centri del Mendrisiotto, la Maggiolata nel Malcantone, la Festa d’Autunno a Lugano, le sagre
religiose nei villaggi, come quelle di San Martino a Mendrisio e di San Provino ad Agno. Fra le diverse proposte
in città merita una citazione il grande spettacolo pirotecnico nel golfo di Lugano, che ha luogo la sera del
1°agosto in occasione dei festeggiamenti per la Festa Nazionale. Non meno importante è la Festa d’Autunno,
che si celebra nelle diverse vie e piazze di Lugano a conclusione della lunga estate all’insegna della gastronomia,
dei vini e dei prodotti tipici della regione, il tutto da assaggiare accompagnato da musica e diverse animazioni per
tutti i gusti.
Manifestazioni più recenti, ma di altrettanto prestigio, sono i diversi mercatini di Natale, la Notte del 31
dicembre in Piazza Riforma e la Pasqua in Città.
Sul piano merceologico ricordiamo manifestazioni fieristiche come Artecasa, Luganoexpo, Edilespo,
LuganoNautica, Tisana, TI-Tattoo, I Viaggiatori, Più Gusto, Ticino Informatica a Lugano, che attirano migliaia
di visitatori anche dal resto della Svizzera e dalla vicina Italia.
Importante e crescente è l’attività culturale. L’apertura di musei e pinacoteche, anche in centri minori, ha
comportato un vasto fervore espositivo sul piano sia dell’arte, di grande respiro internazionale, sia degli usi e dei
costumi, ma anche degli aspetti legati alle tradizionali attività economiche. Significativa è inoltre l’attività
concertistica, che ruota attorno alle stagioni sinfoniche dei Concerti d’Autunno e nell’ambito di Lugano Festival,
con il fondamentale apporto dell’Orchestra della Svizzera italiana, e si esplica anche con numerosi cicli
concertistici locali: le Settimane Musicali di Lugano e di Castagnola, la rassegna di Ceresio Estate nei villaggi
rivieraschi. Sotto l’aspetto dell’arte e della musica, la regione assicura una serie di appuntamenti di valore
assoluto, con la presenza di pittori e scultori, direttori d’orchestra, complessi musicali e solisti di fama
internazionale. A questi vanno aggiunti numerosi appuntamenti all’aria aperta legati alla musica moderna:
concerti rock e pop, ma soprattutto legati al jazz e al blues: è il caso di Estival Jazz e del Blues to Bop di Lugano
nei mesi estivi, con formazioni provenienti da tutto il mondo.
Tanto che oggi questo territorio è diventato un punto di riferimento culturale, che interessa e coinvolge uno
spazio che va oltre i suoi confini. L’attività culturale, così come quella legata all’animazione, si svolge
praticamente in tutti i periodi dell’anno con una diffusione assai capillare.
12
Tradizione e novità unite nella cucina
Sembra un controsenso che nel Ticino del mangiar bene, di una gastronomia di ottimo livello e una ristorazione
che tocca punti d’eccellenza, non esista una cucina tipica. Eppure oggi è noto che un degli elementi d’attrazione
è costituito proprio da una gastronomia che è andata perfezionandosi e raffinandosi sviluppando da una parte le
caratteristiche dei piatti tipici, dall’altra accettando quelli delle zone limitrofe, a nord come a sud.
La regione del lago di Lugano, come del resto tutto il Ticino, è sempre stata un luogo geografico di contatto tra
questi due mondi diversi. Quindi anche dal punto di vista gastronomico si è verificato l’incontro tra la cucina
italiana con quella nordica, tra le specialità piemontesi, lombarde e mediterranee con quelle d’oltr’alpe, senza per
questo disattendere alcune proposte della cucina francese. Sicuramente però la cucina ticinese conserva quel
fondamento popolare di genuinità e semplicità che l’ha sempre contraddistinta, in quanto sa utilizzare i prodotti
del luogo senza intingoli esotici. Così offre il risotto e la polenta, il bollito misto e le minestre, una grande varietà
di insaccati e tanti altri piatti di grande tradizione, secondo una storia legata alle consuetudini contadine ma
caratterizzata da una notevole inventiva.
La cucina della regione si è poi esaltata soprattutto nella commistione tra le cucine regionali italiane e quelle
svizzere, tra valori e tradizioni gastronomiche del nord con quelli del sud, prendendo dall’una e dall’altra le
proposte migliori. Sfrutta poi a sua posizione geografica privilegiata e l’organizzazione dell’importazione che
permettono prodotti freschi: dai crostacei al pesce e frutti di mare di giornata alle primizie di tutto il mondo; così
nelle tecniche di lavorazione, ad esempio nel taglio delle carni, o in una produzione di alto livello come la
pasticceria, al punto che in pochi luoghi esiste un’offerta gastronomica ampia e raffinata come in Ticino: da
quella rustica e popolare dei “grotti”, ben disseminati in tutta la regione, a quella delle trattorie fino a una serie di
ristoranti di altissimo livello. La gente del posto ha saputo sviluppare al meglio anche nel mangiare l’incontro tra
culture.
La panoramica gastronomica si è ulteriormente ampliata negli ultimi decenni con i ristoranti orientali, soprattutto
asiatici (cinesi, giapponesi, ecc.). Cosicché è possibile scegliere tra un’offerta amplissima, all’interno della quale
trovare il piacere della scoperta, dal piatto popolare a quello tipicamente moderno e veloce, fino alle più varie
sfaccettature di una gastronomia seria, raffinata, ricca di sapori e frutto di una “scuola” che ormai è
unanimemente riconosciuta. Ancor più se si aggiunge l’ottimo vino ticinese, quelle varietà di Merlot oggi
conosciute in tutto il mondo, che attorno al lago di Lugano hanno trovato le condizioni ideali e la cultura
appropriata.
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Un panorama culturale tra passato e futuro
Numerosi spunti d’arte attorno al Ceresio
La situazione culturale del Ticino risente in misura marcata della sua posizione geografica. Guarda e protende
verso sud, verso i laghi lombardi e verso Milano, ma è aperto verso nord, principalmente con quella che un
tempo era chiamata la “via delle genti”, ossia il valico e passo del San Gottardo, completati prima dal traforo
ferroviario e poi da quello autostradale. Il Ticino è quindi storicamente terra di transito, rappresentando la via
più breve verso il nord Europa. Risente quindi di una pluralità di influssi e di interscambi verso i quali ha agito
sia da mediatore culturale sia con un proprio, specifico apporto.
Terra povera di risorse naturali, ricca di acque e di pietre oltre che di splendidi paesaggi, il Ticino vide svilupparsi
un’agricoltura di sussistenza, sostenuta con intelligenza e intraprendenza, accanto ad attività costruttive legate
soprattutto alla pietra. Il suo attuale territorio rientra nello spazio da cui si irradiarono in tutta Europa, sin da
prima dell’anno Mille, i Maestri Comacini, Intelvesi e Campionesi, che nei secoli hanno lasciato importantissime
tracce d’architettura e d’arte in tutto il continente, dalla Roma dei Papi, a Mosca e a San Pietroburgo degli Zar.
Tra i tanti nomi famosi basterà citare i Solari di Carona, i Gaggini di Bissone, Francesco Borromini pure di
Bissone, grande architetto nella Roma barocca del Seicento, Carlo Maderno di Capolago, altro insigne architetto
pure attivo a Roma, Stefano Maderno di Bissone, restauratore e scultore, Baldassarre Longhena di Maroggia,
architetto e scultore attivo a Venezia pure nel Seicento, il pittore Pier Francesco Mola di Coldrerio, Giovanni
Serodine di Ascona, su fino all’architetto Trezzini, autore di importanti costruzioni a San Puetroburgo, e a
Vincenzo Vela di Ligornetto, scultore che partecipò al Risorgimento italiano.
L’elenco potrebbe continuare a lungo. Essenziale è ricordare come questa importantissima vena costruttiva – che
partì da quello che gli specialisti chiamano il “Paese dei laghi” e comprende oltre all’attuale Ticino, le terre di
Como e Varese fino a Bergamo e Brescia e una parte del Piemonte – abbia lasciato tracce profondissime non
solo in architettura e in arte. Ha contribuito a sprovincializzare la cultura del Ticino, tanto che anche sul piano
letterario ha dato i natali ad autori la cui fama ha superato i confini della Svizzera: basti pensare a Francesco
Chiesa, scrittore e poeta, agli Orelli, Giorgio e Giovanni, a Virgilio Gilardoni e altri scrittore, poeti o ricercatori.
Nelle varie regioni del Ticino, dalle Valli alle località rivierasche, si è sviluppata nei secoli una cultura popolare
dalla forte personalità. Si è diffusa nell’economia e nella socialità, caratterizzando un territorio che ancora oggi ne
porta le tracce notevoli in spunti storici, religiosi, artistici e di costume.
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Una capitale mondiale della nuova architettura
A Lugano e dintorni i più bei edifici di celebri architetti
Uno degli aspetti più significativi della cultura contemporanea a Lugano e nella regione circostante è dato
dall’architettura. Negli ultimi cinquant’anni è nata e si è sviluppata un’autentica Scuola, la cui notorietà si è
diffusa a livello internazionale e che oggi fa di quest’angolo della Svizzera Italiana uno dei centri dell’architettura
mondiale. Non a caso è oggetto di attenzione e ricerche; ai suoi sviluppi studiosi di tutto il mondo dedicano saggi
e testi; ne è nata un’ormai imponente bibliografia. Questo interesse si manifesta anche con numerose visite a
edifici privati e pubblici che sorgono a Lugano e in tutta la regione che va dal Monte Ceneri al confine con la
Lombardia.
Il nome più noto tra i nuovi costruttori ticinesi è senz’altro quello dell’architetto Mario Botta, nato nelle
vicinanze di Mendrisio ed unanimemente considerato una delle voci più alte dell’architettura moderna. Le sue
case unifamiliari di Morbio Superiore (casa Pusterla), Ligornetto (casa Bianchi), Riva San Vitale (ancora casa
Bianchi), Massagno (casa Robbiani), Breganzona (casa Genini), e molte altre, così come la sede della Banca della
Svizzera Italiana, il Palazzo dei Cinque Continenti, il Palazzo Ransila, la Biblioteca Salita dei Frati nel Convento
dei Cappuccini, tutte a Lugano, e la chiesa sul Monte Tamaro, affrescata da Enzo Cucchi, sono ritenuti esempi
straordinari del nuovo costruttore.
Se Mario Botta è il talento più celebrato, nella regione operano autentici maestri, che hanno tracciato il solco dal
quale è nata questa splendida fioritura. Rino Tami è considerato un grande caposcuola, come testimonia la
Biblioteca Cantonale, edificata nel 1940 e subito entrata nelle antologie di architettura, ampliata e rinnovata per il
2005. A lui di devono altre insigni realizzazioni, tra le quali il tracciato dell’autostrada che attraversa l’intera
regione, trasformato in un grande segno architettonico. Insigni maestri sono considerati Alberto Camenzind e
Augusto Jäggli, Tita Carloni, al quale si devono, tra gli altri, la Casa del Popolo e i palazzo Garzoni a Lugano,
Peppo Brivio, in particolare per la straordinaria casa d’appartamenti Albairone a Massagno, e Carlo Ponti.
Importanti e famose sono a Lugano e dintorni le opere di Luigi Snozzi, Livio Vacchini, Aurelio Galfetti,
Giancarlo Durisch, Flora Ruchat, le costruzioni di Bruno Brocchi, Roberto Sennhauser e numerosi altri.
Un attento percorso, facilitato dai materiali illustrativi messi a disposizione dagli enti turistici, porta sulle tracce di
edifici di altri celebri architetti quali Mario Campi, Franco Pessina e Niki Piazzoli (casa Boni a Massagno, casa
Filippini a Muzzano, casa Polloni a Origlio, tanto per citare le più conosciute); delle costruzioni di Emilio
Bernegger, Bruno Keller ed Edy Quaglia; lungo l’opera di Giancarlo Durisch, Bruno Reichlin e Fabio Reinhart,
Elio Ostinelli, Ivano Gianola e di altri giovani dell’ultima generazione. L’elenco di nomi potrebbe continuare.
Essenziale è cogliere i diversi aspetti di una stagione costruttiva tuttora in atto, ispirata a criteri di modernità, alle
nuove tecnologie, al rispetto del rigore edificatorio e delle caratteristiche del territorio. Il risultato, per giudizio
concorde, ha determinato un aumento della qualità della vita negli spazi pubblici e privati con una dignità
architettonica di così alto valore che per qualità e concentrazione forse non ha eguali nel mondo.
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Chiese e affreschi, eredità di cultura
Monumenti d’arte attorno al Lago di Lugano
La vocazione artistica del Ticino e dei suoi abitanti lungo i secoli ha dato vita ad una serie di insigni monumenti,
che ancora oggi decorano città e villaggi. Non è possibile stabilire dei collegamenti tra i vari artisti né tracciare un
percorso di tipo cronologico. Semplicemente vogliamo qui ricordare alcune delle maggiori opere d’arte, in
aggiunta a quelle già menzionate sotto le voci specifiche. V’è poi da aggiungere che grandissime testimonianze
dell’operatività artistica dei ticinesi sono visibili nelle più importanti città europee, da Roma a Venezia, da Vienna
a Parigi, da Varsavia a San Pietroburgo e Mosca.
La radicata tradizione religiosa ha fatto sì che gran parte delle opere d’arte sia rappresentata da chiese
monumenti religiosi, specialmente in ambito architettonico e scultoreo. A Lugano merita una visita la Cattedrale
di San Lorenzo con una splendida facciata rinascimentale; la chiesa ha un impianto romanico e una serie di
affreschi del sec. XIII sulla parete ovest e dei sec. XIII-XVIII sui pilastri della navata. Da notare in una cappella
laterale una pala di G.B. Carloni del 1632.
Sul lungolago sorge la Chiesa di Santa Maria degli Angioli, già facente parte di un convento francescano fondato
nel 1490 e soppresso nel 1848. La parete che separa il coro è interamente coperta da un affresco monumentale
realizzato nel 1529 da Bernardino Luini, che raffigura la Passione e la Crocifissione di Cristo.
Sempre a Lugano, segnaliamo anche la Chiesa di Loreto con il portico in stile rococò e i Palazzi Riva in stile
barocco.
Tra gli edifici romanici sono senz’altro da visitare le Chiese dei S.S Pietro e Paolo a Sureggio (Lugaggia), di San
Martino a Sonvico e di S. Stefano a Miglieglia, in cui sono conservati significativi affreschi della fine del periodo
gotico. Meritano una visita anche la Chiesa di S. Ambrogio a Cademario, dove il santuario primitivo a navata
unica risale al sec. XII, la Chiesa di S. Maria dei Ghirli a Campione, che conserva importanti affreschi del Tre e
del Seicento, e San Mamete a Mezzovico, con il campanile romanico e affreschi del Cinquecento.
A Carona risale all’epoca romanica la Chiesa di S. Maria Assunta di Torello, con frammenti di affreschi del XIII
sec., mentre ricche decorazioni a stucco e affreschi del Petrini si possono ammirare nel Santuario di S. Maria
d’Ongero. Sempre a Carona, tracce di romanico possono essere ammirate anche nella Chiesa di S. Giorgio.
Stupendo il campanile romanico della Chiesa di S. Stefano a Tesserete, il cui interno è caratterizzato da sontuose
decorazioni, tra cui alcuni affreschi del Quattrocento. Risale a prima del Mille l’origine della Chiesa di S. Vitale a
Riva San Vitale, località famosa per il Battistero, che è il più antico monumento cristiano conservatosi in
Svizzera: datato del 500 circa, è del tipo a pianta centrale strutturato in una costruzione cubica sormontata da un
ottagono.
Pregevoli affreschi tardo-gotici sono visibili nella Cappella di S. Antonio Abate a Morcote. Degno di interesse a
Ponte Capriasca, nella chiesa di origine medievale con campanile romanico dedicata a S. Ambrogio, è un affresco
del 1550 raffigurante l’Ultima Cena, copia di grande valore documentario del capolavoro di Leonardo da Vinci.
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Lungo i percorsi dell’emigrazione
Un fenomeno di rilevanza sociale, economica e culturale
Il fenomeno dell’emigrazione è una costante delle terre ticinesi nel corso dei secoli. Storicamente rilevabile a
partire dalla fine del primo millennio d.C., presenta caratteristiche e tipologie specifiche sul piano cronologico e
geografico. In particolare la regione del lago di Lugano rientra nel bel mezzo di quel “paese dei laghi” o dei
territori prealpini che, oltre le valli e pianure dell’attuale Svizzera Italiana, comprendeva i territori di buona parte
della Lombardia, fino alle valli del Bergamasco, del Bresciano e del Piemonte.
Questo primo tipo di emigrazione si estende dall’età del Romanico fino alla fine del ‘700 e comprende quel
grande e importante fenomeno che Virgilio Gilardoni chiama delle “maestranze vaganti”: muratori, artigiani,
tagliapietre, lavoratori del sasso, stuccatori, costruttori, affrescatori e architetti che hanno lasciato significative
tracce del loro operato in tutta Europa, con particolare riferimento all’Italia, soprattutto Roma e Venezia, e ai
paesi dell’Est, Russia compresa.
Sull’onda dei Magistri campionesi, intelvesi e comacini si sono innestate famiglie, dinastie e personalità di
assoluto rilievo. Basti citare i Solari di Carona, che lavorarono alla Certosa di Pavia e al Duomo di Milano, e a
Venezia confluirono nei Lombardo; ai Rodari di Maroggia, Gaggini di Bissone, Maderno di Capolago, Quadri di
Lugano, Silva di Morbio Inferiore, Carloni di Rovio. Poi a Francesco Borromini di Bissone, uno dei massimi
costruttori del ‘600, Stafno Maderno, Baldassarre Longhena cui si deve la Chiesa di S. Maria della Salute a
Venezia, Carlo Fontana di Novazzano, il grande pittore Pier Francesco Mola di Coldrerio, su su fino ai Cantoni
di Muggio, Canonica di Tesserete, Albertolli di Bedano. Infine i protagonisti dell’”epopea” russa. Su tutti
Domenico Trezzini di Astano, il grande architetto di San Pietroburgo sotto lo zar Pietro il Grande, poi i Rusca di
Agno, i Gilardi e i Camuzzi di Montagnola, Antonio Adamini di Agra, Gaspare Fossati di Morcote. E tanti altri
che hanno dato un forte contributo alla cultura europea.
Il fenomeno dell’emigrazione va però allargato anche a cause sociali ed economiche. È questa un’emigrazione
per servizi, lavori di fatica, commerci ambulanti e piccoli mestieri (marronai, fruttivendoli, camerieri, caffettieri,
cioccolatai, domestici, facchini, stallieri, arrotini, stagnini, spazzacamini, ecc.), che soprattutto nell’800 toccò
punte elevatissime di mobilità. In pratica ogni regione ebbe suoi percorsi, le sue mete e specializzazioni,
tramandate di generazione in generazione. Importante fu il flusso che dalla fine del ‘700 si indirizzò prima verso
le Americhe e poi verso l’Australia. Ne deriva che le rendite degli emigranti costituirono per decenni un cespite
economico fondamentale per l’economia ticinese.
Recenti studi che hanno approfondito il fenomeno pongono in rilievo l’apporto dell’emigrazione all’apertura
sociale e culturale delle terre ticinesi. Lo testimonia la nascita di monumenti e di opere d’arte, oltre che
all’interscambio culturale instauratosi con i paesi verso i quali l’emigrazione si è diretta con maggiore frequenza.
Storicamente, l’emigrazione è stata in parte compensata da un costante movimento di immigrazione. Lo sviluppo
economico e sociale del Ticino soprattutto nel secondo dopoguerra, ha poi permesso al Cantone di accogliere
numerosi emigranti stranieri.
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Lungo le stagioni di grandi artisti
Museo Cantonale d’Arte a Lugano
Il Museo Cantonale d’Arte ha sede nel centro storico di Lugano, in un nucleo di stabili di origine medioevale.
Costituisce una visita obbligata nell’ambito delle svariate proposte culturali della città e del territorio circostante.
Questo tanto per le collezioni permanenti quanto per le esposizioni temporanee e altre attività culturali nel
campo, ad esempio, della fotografia.
Le collezioni permanenti riuniscono opere d’arte sia di artisti svizzero - italiani sia italiani del XIX e XX secolo.
Nel primo caso inizia con artisti quali lo scultore Vincenzo Vela, per proseguire con i pittori Filippo Franzoni,
Luigi Rossi, Varlin e tanti altri, fino a contemporanei quali Edmondo Dobrzanski, Massimo Cavalli e Flavio
Paolucci. Troviamo poi rappresentati alcuni dei massimi protagonisti dell’arte italiana del Novecento, da Sironi a
Carrà, a Casorati fino a Ennio Morlotti e altri moderni. Nell’uno e nell’altro caso è data una sottolineatura
particolare alle avanguardie storiche, che hanno avuto molti punti di contatto con il Ticino, tanto con la regione
di Lugano quanto con quella di Locarno e Ascona.
Opere di Paul Klee Jawlensky, Werefkin, Schlemmer, Richter, Bissier, Arp, Max Bill, Beuys o, tra i giovani, di
Niele Toroni, offrono la possibilità di cogliere le varie sfaccettature dell’evoluzione artistica moderna e
contemporanea tra figurazione e astrazione.
Il Museo Cantonale d’Arte di Lugano ospita anche delle mostre temporanee, con un programma espositivo ben
articolato. Prevede infatti delle mostre aperte sull’arte contemporanea e una rassegna maggiore, scientificamente
curata con la collaborazione di storici internazionali dell’arte (come è stato per la mostra inedita di Pier
Francesco Mola, le mostre dedicate a Rembrandt, a Camille Corot, agli artisti ticinesi a San Pietroburgo, a
Francesco Borromini). Il ventaglio si completa con esposizioni dedicate a importanti artisti del nostro secolo: da
Oskar Schlemmer a Sophie Taeuber-Arp, da Melotti a Feininger, da Fritz Glarner a Odilon Redon, da Vasilij
Kandinsky a Dubuffet e Pissarro.
Inoltre la Fondazione Svizzera per la Fotografia ha scelto il Museo Cantonale d’Arte come sua sede in Ticino, e
presenta a scadenze regolari una scelta tematica di fotografie della sua collezione. Non da ultimo il Museo svolge
la funzione di centro di documentazione, conservazione e catalogazione delle opere di proprietà del Canton
Ticino. È quindi nata e con gli anni si è andata profilando una presenza culturale viva e anche innovativa rispetto
all’area culturale ticinese e alle sue abitudini museologiche. Lo conferma l’atteggiamento aperto verso forme
d’arte di tendenze diverse, il che richiama un concerto allargato della storia dell’arte in Ticino, tale da includere
eventi legati a movimenti di artisti stranieri con agganci e radici diverse nella nostra regione. Il tutto attraverso
una raffinata presentazione al pubblico, grazie agli allestimenti e alla linea grafica curati da architetti e dal grafico
Bruno Monguzzi.
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Arte di ieri e di oggi con finestra sul lago
Villa Malpensata sede del Museo d’Arte di Lugano
Villa Malpensata è una tipica costruzione ottocentesca dell’architettura lacustre di quel periodo. Spaziosa e ben
esposta, guarda verso l’aprirsi del lago con una panoramica di straordinario fascino. Come altre ville vicine e
coeve, è circondata da giardini degradanti verso la riva del lago, e dispone di ambienti ampi e luminosi. In origine
era proprietà della famiglia luganese Foppa, ed entrò in seguito a far parte dei beni di Antonio Caccia. Nel 1893
la villa e la proprietà vennero donate al comune di Lugano, con la clausola di destinare i redditi dei beni alla
creazione di un “Museo di Belle Arti” che portasse il suo nome. È questa l’origine della “Fondazione Caccia”,
che riunisce il più antico gruppo di opere appartenenti alla collezione della città.
Dando seguito all’iniziativa del direttore Virgilio Lampugnani, esecutore testamentario, nel 1912 si inaugurava
nella villa il Museo di Belle Arti (oggi denominato Museo d’Arte) , realizzando così la volontà del donatore.
Nel 1933, le collezioni permanenti d’arte furono dislocate a Villa Ciani, mentre Villa Malpensata diventò sede
dell’Archivio Amministrativo. Tra gli anni Sessanta e Settanta la villa venne interamente riattata al suo interno
dall’arch. Gianfranco Rossi, che optò per una sistemazione volta a valorizzare le caratteristiche della costruzione
e a orientare i vari ambienti verso le esigenze museali. Cosicché dal 1973 poté venir destinata a sede di
esposizioni temporanee e itineranti organizzate dal Dicastero Attività Culturali cittadino.
Con questa destinazione acquisì rapidamente fama internazionale, grazie soprattutto alle iniziative espositive
legate alla “Rassegna internazionale delle arti e della cultura”, entro la quale furono organizzate mostre di alto
livello e contenuto.
In questi ultimi anni Villa Malpensata è divenuta sede del Museo d’Arte della Città di Lugano, e in questa veste
ha ospitato varie esposizioni di grande livello, confermando la sua notorietà internazionale. Tra queste
ricordiamo quelle del grande pittore svizzero Varlin, del maestro americano Thomas Hart-Benton, di Francis
Bacon, di Emilio Vedova, di Chaïm Soutine, di Antonio Saura, di Emil Nolde, di Gilbert & Goerge, di Francisco
Goya, di Constant Permeke, di Mario Comensoli, di Geroges Rouault, di Max Gubler, di Amedeo Modigliani, di
Edvard Munch, di Fernando Botero, di Ernst Ludwig Kirchner.
Il Museo d’Arte proseguirà su questa linea anche in futuro, ponendosi quale obiettivo la presentazione di grandi
artisti di questo secolo.
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Un passato di storia – un presente d’arte
Museo Storico in Villa Ciani a Lugano
Villa Ciani è racchiusa nel Parco Civico e adorna uno dei più incantevoli angoli nella splendida cornice del golfo
di Lugano. Il nome della Villa e del parco è legato ai fratelli Giacomo (1776-1868) e Filippo Ciani (1778-1867),
ticinesi di origine (precisamente dalla Valle di Blenio) e milanesi di nascita, figure tra le più eminenti
dell’Ottocento luganese. Fecero costruire la Villa tra il 1840 e il 1843, al posto di un preesistente palazzo
seicentesco. Essa rimane celebre per essere entrata a far parte della gloriosa storia dell’emigrazione politica del
Risorgimento italiano.
I Ciani furono tra i personaggi di maggior spicco del liberalismo politico ticinese del XIX secolo. Rivestirono
importanti cariche politiche, si distinsero quali intraprendenti uomini d’affari e promossero numerose opere di
utilità pubblica e sociale del Cantone. Con le loro idee e la loro attività hanno contribuito allo sviluppo politico
ed economico ticinese e, in particolare, alla trasformazione di Lugano da semplice per quanto suggestivo borgo
rivierasco in moderna cittadina imprenditoriale e turistica.
Il palazzo sul quale venne edificata la Villa Ciani era stato fatto costruire, dopo il 1622, dalla nobile famiglia dei
Beroldingen che l’aveva ceduto, a metà del Settecento, alla famiglia Farina. Restò a questa famiglia luganese fino
al 1838 finché due anni più tardi, dopo essere passato nelle mani di altri due proprietari, fu acquistato dai Ciani,
che lo modificarono radicalmente per costruirvi la villa che oggi ammiriamo. Nel 1912 il terreno con la villa e il
parco fu espropriato dal Comune di Lugano, che l’acquistò dagli eredi dei Ciani per ricavarne un’area aperta al
pubblico.
Villa Ciani fu adibita in un primo tempo (1915-1963) a sede del Museo Civico. Il Museo Storico vi trovò sede
per la prima volta nel 1933 (Fondazione Antonio Caccia) e vi rimane tuttora, anche se con caratteristiche diverse.
Sul finire degli anni Ottanta è iniziato un radicale restauro che ha riportato l’interno della Villa agli antichi
splendori. Dalla riapertura nel 1994 Villa Ciani accoglie il programma espositivo della città, con una serie di
mostre permanenti cicliche su uno o due piani. Nel frattempo serve anche da fastosa cornice per i ricevimenti di
personalità importanti da parte della Municipalità di Lugano. Viene sempre più utilizzata per accogliere
importanti collezioni d’arte o una scelta di quelle di provenienza del Comune di Lugano.
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Preziose collezioni di valore mondiale
Museo delle Culture a Lugano-Castagnola
Il Museo delle Culture ha trovato un’accogliente e funzionale sede a Villa Heleneum, situato sul sentiero di
Gandria a Lugano, tra le località di Cortivo e San Domenico. La villa è immersa in un parco pubblico in riva al
lago ed è una costruzione in stile neoclassico, realizzata tra il 1930 e il 1934 sul modello di una famosa villa
settecentesca, il piccolo Trianon, edificata sotto Luigi XV nei pressi del Castello di Versailles. Già al suo sorgere
era stata destinata dalla proprietaria, Hélène Biber, a centro di incontri a carattere culturale. La riattazione che si è
resa necessaria per adeguarla alla nuova destinazione, è stata limitata a lievi interventi in modo da poter
conservare intatte le caratteristiche interne ed esterne della costruzione.
Il Museo è disposto su tre piani, ai quali corrispondono diverse concezioni espositive. L’intento è di presentare
gli oggetti nel modo più confacente e tale da corrispondere ai luoghi di provenienza, alle diverse civiltà e anche
alle esigenze tematiche. Il Museo delle Culture è nato grazie alla donazione, avvenuta nel 1985, di Serge e
Graziella Brignoni (due artisti legati al movimento surrealista) della loro collezione alla Città di Lugano. La
Collezione Brignoni è nel suo genere una delle più importanti a livello europeo e comprende circa 600 oggetti
d’arte primitiva provenienti da tre continenti: Oceania, Asia e Africa. Si tratta di realizzazioni legate al culto e di
manufatti della vita quotidiana.
Un’analisi più attenta della Collezione ci porta in Oceania, rappresentata in modo esteso con figure e oggetti
rituali, frammenti di case di culto, amuleti, maschere, appendi-crani, strumenti musicali, oggetti guerreschi e scudi
provenienti dalla Nuova Guinea. Ampia la scelta di sculture della Nuova Irlanda e Nuova Britannia, ma ben
rappresentate sono anche le altre isole della Melanesia e della Polinesia. Numerose sono poi le testimonianze
delle isole Figi, Tongo e Marchesi. Dall’Asia provengono oggetti tipici delle culture tribali indonesiane di Nias,
Sumatra, Kalimantan, Sulawesi, Flores e Timor. Dell’Africa sono esposte alcune pregevoli maschere in legno,
provenienti soprattutto dalle regioni occidentali subsahariane.
L’ampia esposizione è completata da un Centro di studi etnografici, dotato anche di una biblioteca specializzata.
Questo Centro è inoltre preposto all’organizzazione di convegni, seminari, conferenze e altre manifestazioni
culturali inerenti le tematiche trattate dal Museo, comprese le attività didattiche.
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Sfogliare le pagine della natura ticinese
Museo Cantonale di Storia Naturale a Lugano
Il Museo Cantonale di Storia Naturale con sede a Lugano è stato fondato nel 1854. Completamente ristrutturato
negli anni 1976-79, ha conosciuto da allora un considerevole sviluppo ed è attivo in diversi campi. Come Museo
regionale raccoglie, studia e conserva animali, piante, funghi, minerali, rocce e fossili del Ticino e riunisce la
relativa documentazione ricca di oltre 11'000 titoli. Inoltre conduce ricerche in proprio o in collaborazione con
Università e altri Istituti svizzeri e stranieri; funge da consulente dell’amministrazione cantonale nel campo della
protezione della natura; svolge un’intensa attività didattica attraverso corsi, conferenze, mostre, pubblicazioni,
ecc. Vi lavorano una decina di collaboratori fissi e un numero variabile di collaboratori temporanei.
Il museo, a livello pubblico, si configura con regolarità nell’organizzazione di mostre tematiche legate appunto
alla storia naturale. Infatti una piccola parte delle collezioni del museo (che contano attualmente circa 200'000
pezzi, per lo più di origine ticinese) viene esposta al pubblico in una serie di spazi espositivi che si avvalgono
dell’integrazione di proiezioni e di diapositive. Le mostre permanenti comprendono: una serie di diaporami
relativi ad ambienti tipici della regione, con particolare rilievo alla flora e alla fauna; raccolte di minerali ticinesi
ordinati per regioni, nonché di rocce ticinesi con una particolare attenzione alla loro origine; un’ampia
esposizione di funghi ticinesi, che si compone di oltre 1500 esemplari liofilizzati.
Inoltre nella sede del museo vengono allestite mostre temporanee dedicate, ad esempio, alle api e alle veste, alle
farfalle, alle conchiglie, alla giungla e ad altre situazioni di natura, alla protezione degli uccelli, a quell’interessante
biotopo ticinese che sono le Bolle di Magadino e ad altri reperti di interesse e di studio. Un particolare rilievo
riveste l’esposizione permanente di fossili ticinesi, che copre oltre 300 milioni di anni, con spettacolari pezzi del
celebre giacimento triassico del Monte San Giorgio.
La costruzione che ospita il Museo è stata edificata nei primi anni Settanta ed è ubicata sul sedime sul quale
sorgono anche il Liceo Cantonale di Lugano e la sede della Biblioteca Cantonale. Si trova al limite del Parco
Civico di Lugano, a breve distanza dalla riva del lago e vicino al fiume Cassarate. L’ingresso al pubblico è
gratuito.
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Lo scrittore della Collina d’Oro
Museo Hermann Hesse di Montagnola
Il piccolo, ma importante Museo Hermann Hesse è inserito nella Torre Camuzzi, parte integrante del complesso
storico della Casa Camuzzi, una testimonianza reale del prestigioso lavoro degli architetti ticinesi nella San
Pietroburgo dell’Ottocento. Qui Hermann Hesse affittò nel 1919 nel suo quarantaduesimo anno di vita un
modesto appartamento. Dopo un periodo di crisi motivato dalla separazione dalla famiglia e dalle conseguenze
nefaste da lui previste della prima guerra mondiale, Hermann Hesse cominciò nuovamente a scrivere e scoprì la
pittura come fonte di calma e serenità. Nella Casa Camuzzi nacquero “L’ultima estate di Klingsor”, “Siddharta”,
“Narciso e Boccadoro”, “Il lupo della steppa”, così come numerose poesie, racconti e acquerelli. Nel 1931,
Hermann Hesse si trasferì con la terza moglie Ninon, nella Casa Rossa, nel cui ampio giardino si dilettava a
coltivare personalmente ortaggi e fiori. Le opere successive tra cui “Ore nell’orto” e “Il gioco delle perle di
vetro”, per il quale ricevette il Premio Nobel per la letteratura nel 1946, e le sue “Lettere”, confermarono la sua
creatività. Molte personalità (tra cui Theodor Heuss, Thoman Mann e Bertolt Brecht) vennero a Montagnola per
far visita allo scrittore.
Hermann Hesse, dal 1924 cittadino svizzero, a Montagnola si sentiva a casa sua; il paesaggio incomparabile e le
particolari condizioni di luce sulla Collina D’Oro hanno affascinato l’artista. A ciò si aggiunse il comportamento
amichevole dei Ticinesi che egli lodò ripetutamente nei suoi racconti. Tolleranza, schiettezza, integrità e
lungimiranza hanno fatto di lui uno tra gli scrittori di madrelingua tedesca più letti. Le sue opere sono tradotte in
54 lingue; ne sono stati pubblicati in totale circa 100 milioni di esemplari.
Il Museo Hermann Hesse a Montagnola, il primo e finora unico in Svizzera, inaugurato il 2 luglio 1997 in
occasione dei 120 anni della nascita dello scrittore, conserva preziose testimonianze degli ultimi 43 anni di vita
del poeta e pittore, vissuto sino alla morte nel 1962 a Montagnola.
Il Museo è un luogo di incontri culturali per visitatori di ogni provenienza. Nella sala cinematografica vengono
proiettati documentari in italiano, tedesco, inglese e francese; libri in diverse lingue esposti all’entrata e nel
giardino del Museo invitano alla lettura e alla riflessione. Lungo il percorso segnalato “Sulle orme di Hermann
Hesse” si può ammirare il paesaggio unico nel suo genere della Collina d’Oro.
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Storia e cultura di un territorio
Museo del Malcantone a Curio
Il Museo del Malcantone è stato costituito nel 1985 e ha sede nella vecchia Scuola Maggiore di Curio, un
villaggio della regione. Si tratta di un pregevole edificio costruito nel 1855 dall’architetto Luigi Fontana e da
tempo acquisito da Malcantone Turismo (ente turistico) con il preciso scopo di ricavarne la sede di un museo
regionale.
Attraverso la raccolta di vari tipi di documentazione relativi alla cultura e alla storia del territorio della regione,
l’Associazione Museo del Malcantone si propone essenzialmente di contribuire alla diffusione di una più
approfondita conoscenza del passato e del presente di questa regione. Le principali attività avviate a questo
scopo sono le seguenti:
•
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allestimento di sale d’esposizione tali da offrire una sintesi dell’economia tradizionale (agricoltura, artigianato,
emigrazione), della vita sociale e religiosa del passato, così come di tutti gli aspetti rilevanti del territorio
malcantonese;
raccolta di documentazione di varia natura (oggetti, documenti scritti, fotografie, registrazioni fonografiche,
libri, ecc.) da classificare e archiviare allo scopo di mettere a disposizione di tutti gli interessati quei materiali
che possano rivelarsi utili alla conoscenza e allo studio del Malcantone:
promozione o sostegno di ricerche di tipo storico, etnografico, linguistico, geografico, architettonico, ecc.;
una parte delle quali dovrà avere come conclusione l’allestimento di mostre tematiche;
da ultimo, il Museo del Malcantone costituisce un punto di riferimento per l’animazione culturale a livello
regionale.
Una particolare attenzione viene rivolta alle esigenze delle scuole: sotto questo aspetto viene offerta non solo la
possibilità di visitare le sale d’esposizione, ma anche di proporre visite guidate, piccole ricerche, giornate di
studio e altre iniziative tali da rendere più attivo e partecipe l’incontro con il presente e il passato del Malcantone.
Negli ultimi anni si è accennato al ruolo del Museo nella promozione di approfondimenti legati alla cultura del
territorio. È in corso infatti un articolato progetto di ricerca sull’architettura e sull’artigianato ticinese dei secoli
scorsi, che proprio partendo dal Malcantone hanno conosciuto alcuni dei loro momenti realizzativi più felici,
come dimostra l’opera del celebre architetto Domenico Trezzini di Astano e di altri artisti malcantonesi emigrati
in Russia. La ricerca è condotta con la partecipazione di altre istituzioni ticinesi e non.
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Museo della Pesca a Caslano
Un’esposizione dedicata a questa antica attività
Riaperto nel 1997, il Museo della Pesca a Caslano si presenta come un’esposizione di grosso richiamo, grazie a
innumerevoli documenti, attrezzi, testimonianze, fotografie su quella che, nel passato, ha rappresentato spesso
per molte famiglie un’entrata importante per la sopravvivenza, anche se per molti altri la pesca è e rimane
semplicemente un hobby, un gradevolissimo passatempo in mezzo alla natura.
Il museo, inaugurato nel 1993, propone alcune autentiche “perle”, a cominciare da svariate decine di fotografie,
disposte su pannelli applicati alle finestre: in alcuni casi si tratta di originalissime, straordinarie testimonianze
della vita passata su lago e fiume all’inizio di questo secolo, documentando così personaggi e tradizioni che
hanno fatto la storia, minuscola ma significativa, della pesca in Ticino.
Nel Museo si possono ammirare sette grandi vetrine che hanno lo scopo non soltanto di dare maggiore decoro
alle varie sale espositive, ma soprattutto di meglio salvaguardare questi autentici cimeli. Così una vetrina è
destinata ai “cani” che si usano per la pesca sul lago; un’altra è dedicata ai torchi; il pittore ticinese Emilio
Rissone, già notoriamente vicino al Museo di Caslano attraverso varie iniziative, ha messo a disposizione una
bacheca per le reti; un’altra è stata creata per mettere in bella mostra gli oggetti che riguardano la piscicoltura;
nella sala riservata alla pesca a mosca una cristalliera ospita i vari tipi di canna (refendu) che si usano per questo
genere di pesca; un’altra vetrina serve a illustrare le varie fasi per la schiusa delle uova; infine, una vetrina
contiene le reti di provvisione e la rete per le trote.
Il Museo conserva inoltre la donazione di Riccardo Allisi di Ascona (un pescatore di professione ormai in
pensione), costituita da una vasta attrezzatura per la fabbricazione artigianale di esche in legno e in metallo;
nonché il reparto della piscicoltura interamente ristrutturato per rendere maggiormente didattico quanto il museo
è in grado di offrire, illustrando le varie fasi dallo sviluppo embrionale della trota sino a quello terminale;
praticamente ogni oggetto esposto ha una breve didascalia in italiano, tedesco e francese. Nella sala riservata alle
peschiere della Tresa svariati oggetti sono stati sottoposti a restauro. Da ultimo, segnaliamo che fra i pesci
imbalsamati è esposto un magnifico luccioperca di 9.5 kg.
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Una collezione di oggetti di origine cappuccina
Museo del Bigorio
Gli oggetti riuniti nel piccolo museo del Bigorio hanno tutti quanti un’origine cappuccina, taluni come manufatti
di casa, altri in ragione dell’uso fattone. L’insieme è il risultato delle due forze contrastanti che segnano ovunque
la cultura cosiddetta materiale: conservazione e rinnovamento.
La conservazione è legata alla lunga durata del luogo che li produsse e ne beneficiò.: la fondazione risale al 1535.
È legata in modo anche più stretto alla forma di vita che vi fiorì ininterrottamente: fondazione cappuccina
precoce (appena otto anni dopo l’inizio dell’ordine), tale rimase senza né mutamenti di istituto, né interruzione di
sorta, perché il convento non fu mai soppresso e sempre ospitò solo cappuccini. Il rinnovamento portò alla
perdita di non poco materiale che si sa o si presume sia esistito: ultimo e drammatico, l’incendio devastante del
1987, causò la perdita di vecchi oggetti e mobili che erano stati riuniti in ripostigli, perché non più riutilizzabili.
Prima di allora, i numerosi interventi murari che trasformarono il piccolo romitorio primitivo nel solido
convento che ora vediamo, causarono la sostituzione di mobilio e arredamento. Si aggiungano a queste cause
esterne i mutamenti di costume all’interno dell’istituzione, come il declino dell’attività assistenziale che segnò la
fine di imprese prima fiorenti quali la distilleria e l’erboristeria. Ma anche nel settore sacro, il rinnovarsi della
liturgia e della pietà hanno portato fatalmente all’eliminazione di oggetti non più funzionali. E anche dove non ci
fu eliminazione fisica, sovrasta sempre il pericolo dell’oblio che rende l’oggetto indecifrabile ai nostri occhi.
L’oggetto fuori uso, perdendo il suo valore evocativo, diventa materia morta. La collezione vuol essere insieme
progetto di conservazione di quanto rimane e ripresa di antiche memorie riguardo a modi di vita ormai desueti; e
ciò sui due piani della religiosità e del comportamento quotidiano. I vani distinguono bene i due aspetti. Da una
parte sono allineati gli oggetti che evocano l’attività religiosa, nella duplice forma della liturgia e della pietà
praticata; dall’altra le varie occupazioni quotidiane del cappuccino: un ordine in cui l’impegno del “labora”,
parallelo a quello dell’ ”ora”, si scioglieva in piccole attività artigianali, alcune necessarie a un’economia di
sussistenza assai magra (come la questua, l’orticoltura, la confezione del vestiario, la cura della cantina e della
cucina), le altre per occupare le ore libere in un’attività non remunerativa. Tessevano tele, intrecciavano sporte e
ceste, costruivano mobiletti rustici, i più abili scolpivano statuette devozionali in legno e confezionavano
tabernacoli (c’è un tipo di tabernacolo cappuccino, presente nelle chiese rurali); c’era poi un’attività abbastanza
intensa di distilleria (superstite nel tradizionale ratafià), di farmacopea, anche di medicina, favorita quest’ultima
dall’intensa presenza cappuccina nelle epidemie di peste (sicuro relitto qui presente, la serie di tenaglie per cavare
i denti). Dall’altra parte stanno gli oggetti relativi alla preghiera. Di quella liturgica è messa qui in mostra una bella
serie di tessuti e di oggetti in metallo, con presenze che arrivano al nostro secolo. Della pratica religiosa
quotidiana sono testimoni strumenti penitenziali e corone, nonché reliquiari e immagini devote. Fra queste,
alcune assurgono a livelli di vere opere d’arte, quali il grande crocifisso medievale (di recente acquisto) e il Cristo
deposto snodabile, vera rarità. Una parte notevole di quest’ultimo materiale si trova in convento, dove ha una
funzione decorativa e devozionale ancora vitale. Vi è pure una interessantissima biblioteca, in cui molti libri,
firmati spesso da cappuccini ivi vissuti, testimoniano appunto dello stesso regime di vita evocato dal piccolo
museo. Al visitatore di quest’ultimo non sfuggirà la quadreria esposta in chiesa (di alto livello, nella Madonna
dell’altar maggiore) nonché gli intarsi dello stesso altare, compiuti da cappuccini nel secolo XVIII, i bellissimi
antepedi in cuoio e i singolari candelieri in legno.
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Sul San Salvatore con l’imperatrice
Una meta ricca di storia e di tradizione
Il San Salvatore è, con il suo dirimpettaio Monte Brè, uno dei due monti che racchiudono il golfo di Lugano.
Dalle loro vette si gode uno splendido panorama.
In entrambi i casi si tratta di mete interessanti per escursioni e per storia. Lo dimostra la vicenda della chiesetta
che sorge in cima al San Salvatore, le cui origini risalgono ai primi del ‘200, quando il Vescovo di Como vendette
i suoi beni sul Monte al Capitolo di Lugano. Già in quei tempi sorgeva un’edicola, una piccola cappella più tardi
trasformata in chiesa di piccole dimensioni, con un campanile e un porticato rosso.
Ben presto iniziò la tradizione dei pellegrinaggi, specialmente nei giorni dell’Ascensione e di Pentecoste, con
processioni di centinaia di persone oranti. Chi giungeva da lontano, pernottava vicino alla chiesa. Nel 1703 venne
demolito il vecchio edificio per far posto, due anni dopo, alla nuova chiesa, grazie al volontariato delle donne di
Pazzallo e Carabbia, che trasportarono fin lassù il materiale necessario.
La storia del Monte San Salvatore è contrappuntata di episodi curiosi. Si sa ad esempio che le genti dei villaggi
vicini, tornando dal pellegrinaggio, erano solite sostare presso il collegio di Sant’Antonio a Lugano, dove veniva
offerto loro del vino. Il che dette il pretesto anche a invasioni notturne. Partendo dal Monte si verificarono
anche episodi di contrabbando, stroncati dalla polizia austriaca nell’Ottocento. Dopo una serie di disastrosi
temporali, nel 1859 vi venne installato il primo parafulmine, cui fece seguito una vasta opera di abbellimento
della chiesetta e la costruzione di un rifugio-ospizio per ospitare i pellegrini. Per un certo periodo la gestione fu
affidata a un fiorentino, il maggiore Siccoli, che progettò anche la costruzione di un albergo sull’esempio del
Monte Generoso.
A questo scopo venne fondata la Società Monte San Salvatore che, falliti i piani del Siccoli, approvò il progetto di
un tranvai e di una funicolare che collegassero Lugano e Paradiso e questo con la vetta. La funicolare fu
inaugurata nel 1890 con grandi festeggiamenti. Da allora il monte è stato visitato anche da turisti d’eccezione:
ricordiamo tra gli altri l’imperatrice Elisabetta d’Austria e i figli dell’imperatore Guglielmo I.
Successivamente il San Salvatore e la sua chiesetta godettero di grande splendore, che continua tuttora. Tanto
che il pellegrinaggio al monte il giorno dell’Ascensione rimane una delle tradizioni più seguite anche oggi:
naturalmente non più a piedi ma usufruendo della funicolare, per poi spesso proseguire con l’escursione fino a
Carona, attraverso un sentiero ben tracciato.
Questa tradizione è confermata dal contratto stipulato nel 1965, per la durata di cinquant’anni, tra la Società della
funicolare e la popolare Confraternita di Santa Marta della Buona Morte, ancora oggi custode di lontane
tradizioni religiose molto seguite dai luganesi.
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Dal lago sui luoghi dei contrabbandieri
Museo delle Dogane a Lugano (Cantine di Gandria)
Da sempre contrabbando e contrabbandieri esercitano un certo fascino sui buoni e bravi borghesi. Ma coinvolge
anche studiosi del costume, storici, economisti, perché il contrabbando ha rappresentato per decenni un’attività
che ha permesso di far quadrare i conti in tempi di difficoltà e in zone economicamente povere. È giusto quindi
che gli sia dedicato un Museo, a ricordo di tempi, di condizioni, pericoli, fatiche, e ingegnosità manifestate da
contrabbandieri e guardie, caratteri specifici della socialità che ha interessato il Ticino negli ultimi cent’anni, fin
verso i primi anni Settanta.
L’edificio che ospita il Museo delle Dogane si trova dall’altra parte del lago rispetto a Lugano, in zona Cantine di
Gandria, ed è raggiungibile con una breve, suggestiva gita in battello. Il primo posto doganale nella zona di
Lugano era stato installato nel 1856 ed è noto ancora oggi come “La Casa Rossa”, mentre questa costruzione è
stata realizzata nel 1904 come posto doganale, quindi come base per combattere il contrabbando, ed è diventata
Museo nel 1935. Il Museo è stato rinnovato e aperto al pubblico nel 1978, dopo accurati e prolungati lavori di
restauro effettuati dal Museo Nazionale di Zurigo. Sorge direttamente sul lago, al confine tra Svizzera e Italia in
una zona impervia e coperta da una fitta vegetazione; è raggiungibile solo con il battello o a piedi.
La rievocazione dei tempi in cui il contrabbando era in piena fioritura avviene attraverso un’ampia esposizione
collocata sui tre piani del Museo. Al pianterreno è stato ricostruito il vecchio posto doganale, così come doveva
apparire nel 1904. Vi si riconoscono i luoghi dei doganieri, e qui spicca la figura in cera si un contrabbandiere
ammanettato da due agenti, e gli alloggi adiacenti destinati alle guardie. Sono poi esposti in bella evidenza diversi
documenti doganali, un’agenda, monete dell’epoca, bilance e numerosi strumenti di misurazione.
Al primo piano viene spiegata la storia dell’evoluzione dell’apparato confederale sino alla struttura odierna; un
monumento ricorda le guardie di frontiera cadute nell’adempimento del proprio dovere.
Al secondo piano è riunito un arsenale di armi provenienti da Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti,
sequestrate a partigiani, fuggiaschi o evasi mentre tentavano di oltrepassare in modo clandestino la frontiera
svizzera. Vi è poi una curiosa esposizione di strumenti e apparecchiature varie usate da contrabbandieri e
bracconieri, oltre a una documentazione sui trucchi più raffinati coni quali si è tentato di aggirare le leggi
doganali. Tra questi, un piccolo sottomarino con motore subacqueo, guidato da un contrabbandiere che
navigava con la testa a pelo d’acqua, sequestrato con il suo carico d’una tonnellata di salame.
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Visitare la Svizzera sulla riva del lago
A Melide con la “Svizzera in miniatura”
Progettate una vacanza in Svizzera, ma non sapete ancora dove recarvi e cosa vedere? Nessuna meraviglia,
perché la Svizzera per quanto piccola offre una quantità di paesaggi e panorami, opere della natura e dell’uomo
meritevoli di essere conosciute, in misura superiore a non pochi paesi più estesi e popolati. Ecco perciò un buon
consiglio: visitate dapprima la Swissminiatur di Melide. In pochi minuti la si raggiunge da Lugano, per strada,
battello o ferrovia, ritrovandosi sotto gli occhi uno scenario ricco e variato. Ci si può aggirare tra laghi e monti,
tra pianure e città per un primo approccio che è meglio di un prospetto, di una visita, di un film promozionale.
Come le stesse parole indicano, la Swissminiatur riunisce in formato ridotto e su una superficie di 14'000 metri
quadrati, splendidamente estesa sulla riva del lago, quanto di meglio e più interessante c’è da visitare nel paese.
Una visita a questa piccola, aggiornata meraviglia, consente di farsi un’idea delle bellezze della Svizzera, con le
imponenti montagne, i dolci laghi, le eleganti città e i pittoreschi villaggi: strade e piazze rinomate, castelli e
chiese, tutto è lì, a colpo d’occhio. Non resta che scegliere le mete di maggior interesse per recarsi poi a
conoscerle a … grandezza naturale.
Chi ha un interesse particolare per i castelli può programmare l’itinerario iniziando da quello di Chillon presso il
lago di Ginevra, fino a quelli di Grandson, Frauenfeld, Thun e Bellinzona.
Chi preferisce le città non ha che l’imbarazzo della scelta tra lo storico ponte di legno di Lucerna, la cattedrale di
Losanna, la Stadthalle di Zurigo o Palazzo Federale a Berna. Una presenza interessante è data dalla famosa tenda
realizzata dall’arch. Mario Botta, che è diventata il simbolo dei festeggiamenti per il Settecentesimo della
Confederazione Svizzera (1991).
Con pochi passi ci si trasferisce da un luogo all’altro, ci si può recare in montagna, sulla possente Jungfrau o sul
maestoso Cervino. Riprodotti in scala 1:25, ecco i mezzi di trasporto con i quali gli svizzeri si sono ingegnati a
collegare perfino zone montagnose si difficile accesso: ferrovie federali e private, cremagliere, funivie. Ecco i
modellini di treni, battelli e impianti di risalita regolarmente in movimento: un divertimento per i modellisti ma
anche per i bambini. Proprio a loro è data la possibilità di un viaggio in trenino all’interno di questo sogno
miniaturizzato.
Alla Swissminiatur è possibile un viaggio immaginario attraverso tutto il paese, prima ancora di iniziarlo nella
realtà. A disposizione c’è anche un opuscolo illustrativo, ricco di immagini e informazioni, che consente di
orientarsi in questa splendida realizzazione come nel paese reale.
Al visitatore segnaliamo anche la splendida passeggiata che, costeggiando il lago, da Melide in circa mezz’ora
permette di raggiungere il tipico villaggio di Bissone.
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Un’isola italiana in terra elvetica
Campione: tra storia, arte e mondanità
Campione è “un’isola” italiana di poco meno d’un chilometro quadrato in territorio elvetico, a metà strada tra la
frontiera di Ponte Chiasso e Lugano. Questa piccola enclave merita una visita sia per la bellezza del paesaggio in
riva al Ceresio, sia per l’antica tradizione artistica, che ha lasciato segni di grande significato. Millenni di storia si
levano da certe sue caratteristiche stradine e dialogano con la storia recente, che ha fatto di Campione, attorno al
casinò, un centro di vita economica, mondana e turistica.
Lasciato in dono nell’ottavo secolo da Totone, un ricco signore del luogo, agli abati di Sant’Ambrogio di Milano,
Campione per una decina di secoli fu territorio della Chiesa. Napoleone restituì il borgo alla Lombardia, il
congresso di Vienna sancì la nuova destinazione, il Regno d’Italia lo riconobbe e da allora è un lembo d’Italia in
terra elvetica. La sua fama nasce già verso il Mille con i Maestri Campionesi, ossia le antiche corporazioni di
artisti che hanno lasciato tracce indelebili del loro talento in mezza Europa. A casa propria “firmarono” il
santuario della Madonna dei Ghirli e i suoi pregevolissimi affreschi, oggi riportati alla luce con attenti restauri,
oltre ad altre opere tanto nella chiesetta di San Pietro quanto nella parrocchiale.
“Ghirli”, cioè rondini, era l’appellativo di tutti i campionesi, così chiamati per il loro continuo migrare: ce lo
ricorda la storia dell’arte riferita al lungo periodo tra il Trecento e il Seicento. Chi rimaneva poteva sempre fruire
di una posizione ambientale di privilegio. Parte degli abitanti era dedita alla pesca (S. Zenone, patrono della
parrocchia, è il protettore dei pescatori), parte all’agricoltura. Il lago ha infatti sempre favorito la coltura della vite
e dell’ulivo, oggi per lo più sostituiti da boschi di faggi e castani
Ma Campione è anche sinonimo di relax in una cornice di verde e di azzurro, tra la brezza che viene dal lago o
che scende dai pendii del monte Sighignola: il luogo giusto per il riposo in un ambiente ricco di storia ma con un
tocco d’eleganza e con immancabili emozioni.
Nel 2007 è stata inagurata la nuova sede del Casinò di Campione progettata dall’architetto di fama mondiale
Mario Botta. La nuova struttura, con i suoi 55.000 mq, 9 piani e 3 livelli di parcheggi sotterranei, si propone oggi
come la più grande in Europa.
Nelle sue sale si può sfidare la sorte alla roulette, chemin de fer, al black-jack e al trente-quarante, oltre che con
diverse slots-machines tra le più moderne. Nel salone delle feste, oltre a concerti e convegni, si tengono cene di
gala con recital di star internazionali e spettacoli di prestigio.
Una serie di altri locali pubblici danno il tono di una cittadina eminentemente turistica a questa località, che dal
lago quadra direttamente sul golfo di Lugano e sul Monte San Salvatore.
Campione è raggiungibile in autostrada, tanto da nord quanto da sud o, da Lugano, in battello.
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Un simpatico balletto di storia e curiosità
Attraversando la regione del lago di Lugano
La regione circostante al lago di Lugano storicamente era contrappuntata da una serie di castelli e fortificazioni.
Tra i più celebri nel passato ci furono quelli di Capolago, di cui si parla già nel 1372 e distrutto con la costruzione
della linea ferroviaria del Gottardo; di Melano, che dominava la parte centrale del lago; di Lugano, costruito da
Ludovico il Moro e distrutto nel Medioevo; di San Michele a Cassarate, nella zona in cui oggi sorge l’omonima
terrazza-giardino; di Sonvico con una torre rivolta a controllare il passo del Ceneri; di Grumo, oggi frazione di
Gravesano; poi, nel Malcantone, di Sessa e Arosio; di Sala Capriasca, distrutto dagli svizzeri nel 1478; di
Torricella.Taverne e di Isone: quest’ultimo controllava i passi del Tiglio e di Lugano. Tra i più famosi anche il
castello di Morcote, costruito verso il 1100, di cui oggi rimangono alcune parti e che da una terrazza
dell’Arbostora controllava la parte occidentale del Lago di Lugano, e quello sulla punta di San Martino a
Paradiso, distrutto nelle lotte tra Como e Milano.
L’imperatore Federico Barbarossa avrebbe trascorso le feste di Pasqua nel 1162, durante la sua discesa in Italia,
nel castello di Grumo a Gravesano.
Nel 1387 Marco da Campione, sepolto in San Giovanni di Monza nel 1396, e Giacomo da Carona, sono
architetti nel Duomo di Milano.
Sotto Gian Galeazzo Visconti ha luogo un tentativo di rendere navigabile il fiume Tresa. Il primo duca di Milano
intendeva così meglio riunire commercialmente alla capitale lombarda “quelle vaste contrade e così lontane”.
L’atto porta la data del 1391.
I Vescovi di Como venivano sovente ad Agno a pescare nella celebre peschiera, e a cacciare tra collina e piano.
Questa possibilità era prevista in un atto del XIV secolo nel quale si decantano i pregi di questa zona per quanto
riguarda l’abbondanza di pesci e uccelli.
Il 27 agosto 1848, reduce dalla sfortunata battaglia di Morazzone, presso Varese, e proveniente via lago da
Brusimpiano, sbarca ad Agno il generale Giuseppe Garibaldi.
Il Monte Sassalto, che sopravanza Caslano e il suo golfo, è noto per l’eccezionalità della sua flora prealpina.
Questa caratteristica è stata studiata in modo approfondito dal botanico Mario Jäggli, che ha pubblicato il
volumetto “La vegetazione del Monte di Caslano”. Il Sassalto è inserito nella lista dei monumenti naturali e di
interesse nazionale.
Da Miglieglia si giunge sulla vetta del Monte Lema (1690 metri), con una cabinovia inaugurata nel 1997, che
copre un percorso lungo 2673 metri. Sulla vetta è posta già dal 1934 una croce monumentale alta una decina di
metri.
Astano è il paese di nascita di Domenico Trezzini. L’architetto, nato nel 1670, fu tra i principali costruttori della
città di San Pietroburgo, per ordine dello zar Pietro il Grande. Innalzò una città caratterizzata dallo stile barocco
occidentale, in cui riprendeva però alcuni elementi architettonici fondamentali della tradizione costruttiva russa.
Durante la notte del 18 gennaio 1478 scoppiò un incendio a Miglieglia, nel Malcantone. Delle sue quaranta case
ne rimasero intatte soltanto due.
Il Giardino Botanico del Kurhaus di Cademario annovera una delle più pregevoli collezioni di cactus in Europa.
Ponte Tresa, al confine con l’Italia sull’omonimo fiume, è il Comune più piccolo della Svizzera, con una
superficie di soli 0.28 kmq.
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Al ponte di Aranno, in territorio di Novaggio, negli anni 1857-59 era in funzione una miniera per l’escavazione
di argento e oro. I lavori di estrazione vennero ripresi durante la prima guerra mondiale e di quando in quando
anche oggi si sente parlare della prossima ripresa dello sfruttamento del giacimento aurifero.
La professione del fornaciaio, ossia dell’addetto alle fornaci per la cottura di coppi e mattoni, era abbastanza
diffusa, anche grazie all’abbondanza di depositi argillosi. Questo mestiere fu esercitato da numerosi luganesi
emigrati nel nord Italia, fino alla pianura padana. In una località del Bresciano esistono ancora oggi le fornaci
Delmenico, fondate nel secolo scorso da un emigrante di Novaggio.
L’acqua come fonte di energia è nota dall’antichità, e il mulino ad acqua è forse l’applicazione più conosciuta. Un
importante “maglio” esisteva ad Aranno; sui resti è stato compiuto un restauro ben riuscito.
Sei sarcofaghi di tipo romanico costituiscono le vasche delle fontane e degli abbeveratoi di Rovio. Questo
villaggio presenta pure delle case le cui facciate recano affreschi a soggetto religioso del XVII secolo.
A Rivera sorge tutt’oggi la Casa dei Landfogti. Si tratta di un’antica osteria con stallazzo del sec. XV-XVI,
rimaneggiata in parte col rifacimento della facciata. All’interno presenta soffitti a cassettoni e reliquie di affreschi
del XVI e XVII secolo.
Bassorilievi raffiguranti la madonna col Bambino si trovano sulle facciate delle case Frigerio e Caccia a Maroggia.
Sono in pietra scura del XV secolo e attribuiti ai Rodari, artisti originari del luogo, che lavorano al Duomo di
Como.
A Cureglia esiste ancora la casa dei pittori Tarilli, che furono attivi nel Luganese e nel Comasco. Vi sono
conservati affreschi diversi, di cui due datati 1558 e 1612, un camino in pietra con fregio e iscrizione: “Ioannes
Tar.1557”.
Una quarantina d’anni fa a Bironico, scavando in un prato vicino alla chiesa parrocchiale, venne alla luce una
vasca battesimale. Si ritiene possa essere l’antico fonte battesimale della chiesa plebana cui vennero affiliate, nel
1100 e per alcuni secoli, le chiese di Sigirino, Mezzovico, Vira, Camignolo, Rivera, Robasacco, Medeglia e Isone.
Ad Arogno una piazza è dedicata ad Adamo d’Arogno, artista che nel sec. XIII lavorò al Duomo di Trento. Su
di essa si affacciano edifici dei sec. XVI-XVII. Particolarmente interessante Casa Cometta, con stucchi, rilievi,
busti e affreschi.
In corso Pestalozzi a Lugano per anni ha funzionato come discoteca e ora come ritrovo pubblico “La
Piccionaia”. Si tratta di un raro esempio di architettura del XV secolo, con decorazioni a spigoli di mattoni, fragi
e festoni dipinti. Nel passato è stata anche parte di una filanda e poi del “Mulino delle piode”.
Anche nella regione del lago di Lugano godettero grande moda i “grotti” e le cantine. Luoghi in cui conservare
vini e latticini, ma anche per gustare il fresco nelle calde giornate estive. Ancora oggi i grotti sono luoghi di
ritrovo, di gastronomia e di svago.
Sulla strada che da Morbio Superiore conduce a Caneggio si incontra una fontana, parte della quale è costituita
dal coperchio rovesciato di un sarcofago. La tradizione vuole sia un cimelio romano, in base all’iscrizione
“D.et.perpetuae felicitati M.”.
A Besazio, sulla piazza della Chiesa, si trova un antico fonte battesimale, che in origine era un sarcofago romano,
ora adibito a fontana.
Il Mendrisiotto è stato chiamato un po’ poeticamente la “Toscana della Svizzera”. Questa definizione è dovuta al
suo paesaggio ondulato di colline, ai villaggi di carattere schiettamente italiano che si sgranano in aperta
campagna, al suolo fertile che produce le uve da cui si recava il rinomato Merlot.
A Bedano, villaggio nella Valle del Vedeggio, una targa ricorda il passaggio nelle terre ticinesi dell’armata russa al
comando del generale Suworoff, avvenuto nel 1799.
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Sulle alpi del Mendrisiotto si possono ancora vedere le ultime “nevere”. Si tratta di costruzioni cilindriche, per lo
più all’ombra del bosco, che nel passato venivano riempite di neve e ghiaccio per conservarvi cibi e, in
particolare, i latticini. Per questa loro funzione le “nevere” possono essere considerate l’equivalente contadino
dei moderni frigoriferi.
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Una verde pennellata in riva all’azzurro
Il Parco Civico a Lugano, tra fiume e lago
Uno dei parchi più belli della Svizzera è senza dubbio il Parco Civico, che familiarmente i luganesi chiamano
anche Parco Ciani. Si estende al centro della città di Lugano, tra la riva del lago e quella del Cassarate, per una
superficie di oltre 63'000 mq. In origine il parco del palazzo Beroldingen e poi dei Farina corrispondeva a quello
che oggi è il giardino intimo della Villa, cioè la parte immediatamente circostante. I Ciani, mediante successivi
acquisti, ingrandirono la loro proprietà verso oriente; sistemarono il terreno incolto, lo dissodarono e
popolarono con nuove piante.
Ancora oggi il parco accoglie imponenti alberi, alcuni pregiati e rari, come indicano i nomi botanici impressi nelle
targhette ovali sui tronchi: Eritrina Cristagalli, Aesculus hippocastanum, Sophora Saponica fino all’albero del
sughero. Lungo i viali serpeggianti tra spiazzi di verde e un alternarsi di scenari, quinte e prospettive sul lago, si
ammirano aiuole sgargianti di fiori e boschetti, tappeti verdi, gruppi di azalee, magnolie, palme, camelie e altre
specie della flora insubrica e mediterranea.
Entrando nel parco all’ingresso orientale, presso il ponte del Cassarate, l’argine del fiume corre con un muro fino
alla punta della foce e da qui un altro muro lungo il lago va fino al muricciolo della Rivetta, dove si trova la
“rotonda” costruita nel 1884 dal Gabrini. Alla punta della foce sbarcarono nel 1798 i Cisalpini provenienti da
Campione per annettere Lugano alla Repubblica Cisalpina; furono però respinti dai Luganesi che, proclamata
l’indipendenza, optarono a maggioranza per l’unione alla Repubblica Elvetica.
A metà della riva sorge la darsena, costruita dai Ciani al posto della preesistente gondoliera.
Si è nei pressi del cuore del parco, ossia un boschetto raccolto ove è collocata la Desolazione di Vincenzo Vela, il
più illustre scultore ticinese dell’800 e amico dei Ciani.
In questo secolo lo spazio originario del Parco ha subito una serie di modifiche. Sono stati abbattuti alcuni edifici
rustici che fungevano da dependances, venne demolito il vecchio caseggiato che era la portineria della villa, infine
nel ’68 il maneggio e i bassi caseggiati delle “casermette”. Via via sono stati inseriti importanti istituti cantonali: il
Palazzo degli Studi, la Biblioteca Cantonale e il Museo Cantonale di Storia Naturale, oltre alla Chiesa Evangelica
Riformata e al Palazzo dei Congressi inaugurato nel 1975.
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Di parco in parco tra camelie e ulivi
Una corona di verde attorno a Lugano
Tra moderni palazzi, vecchie ville patrizie e alberghi blasonati, la corona di declivi che si sporge sul golfo di
Lugano e sul parco Civico è contrappuntata da una serie di parchi e giardini, per lo più strutturati a terrazza con
vista sulla città e sul lago. Tra questi, quattro meritano una citazione per privilegio di posizione, ricchezza di
vegetazione, storia e come meta turistica.
Il Parco del Tassino ricorda nella sua struttura il tipico giardino all’inglese. I vasti spazi erbosi sono intercalati
da terrazze di rose con 300 cespugli di 80 diverse qualità e un assortimenti di aiuole di rose di ben 17 specie
diverse. Fioriscono di maggio all’autunno inoltrato e fanno di Lugano un’autentica “città delle rose”. Il parco, già
di proprietà delle Ferrovie Federali Svizzere, ha una superficie di 21'000 mq. Ed è stato acquistato dalla città di
Lugano nel 1970. Si trova a monte della stazione ferroviaria ed è accessibile da due lati.
Chi proviene dalla stazione procederà in direzione di Paradiso fino al passaggio a livello, dopo averlo attraversato
girerà a sinistra in una stradicciola che introduce direttamente nel parco. Il visitatore è accolto da un recinto nel
quale si trovano animali selvatici come cervi, daini e mufloni. Il viale di accesso è fiancheggiato da averi,
amberiferi americani e mimose parasole. Il secondo accesso si trova alla fine di via Tassino e si raggiunge da
Loreto, sulla sinistra, lungo via Maraini all’altezza del ponte della ferrovia.
Sentieri asfaltati portano alla cima della collina sulla quale troneggia la Torre Enderlin, dal nome degli antichi
proprietari, splendente di rosa antico. Il piazzale antistante è ombreggiato da grandi alberi e cespugli di
rododendri che introducono alle coltivazioni di rose; banchi e tavoli di pietra permettono di consumare una
colazione al sacco. Anche dal Parco del Tassino si gode una vista splendida su Lugano, sul lago e sulle catene
montuose all’orizzonte, in uno scenario di grande fascino.
Il Parco Florida si trova sul declivio che da Loreto si allunga verso il lungolago ed è stato restituito di recente
all’antico splendore. I suoi 5200 metri quadrati sono completamente orientati a meridione proprio a ridosso del
centro cittadino e sono accessibili da due entrate. Quella a valle affianca la rinnovata portineria ricavata dalla
dependance dell’ex Villa Rosita; quella a monte passa attraverso una magnifica cancellata in ferro battuto. Il
sedime è strutturato su tre terrazze in stile francese; l’attrazione principale della prima è costituita da un viale di
magnolie. Tra gli alberi figurano 150 palme, alcune di grandi dimensioni, altre a gruppetti, nel complesso di una
vegetazione mediterranea e subtropicale, con l’aggiunta di una tropicale antica araucaria e di alcune conifere che
conferiscono un originale stile liberty a questa oasi di verde,. Tra piante e aiuole è collocata una scacchiera
gigante fissa, a disposizione dei visitatori.
Il giardino centrale è dedicato agli svaghi, con giochi didattici e intrattenimenti per bambini attorno a una
splendida fontana ideata dall’architetto ticinese Mario Chiattone. La pergola che faceva parte di Villa Rosita è il
punto forte del terrazzo più vasto. Questo angolo, cintato di glicini, siepi di rose e altre bellissime piante e fiori,
introduce alla vecchia casa del custode che, dopo i restauri, ospita manifestazioni, esposizioni e riunioni di
quartiere. Un’attrazione del parco è costituita dalle numerose grotte che costellano l’alto muraglione appoggiato
al terrapieno; tra questa un’antica grotta della “delle gocce”.
Sui pendii del monte Brè a Castagnola si adagiano i 12'000 mq del Parco San Michele, autentica terrazza
panoramica. Può essere raggiunto da Cassarate, dietro la stazioncina della funicolare, dove inizia la Salita dei
Castagni. I suoi romantici sentieri, coperti di fronde di palme e fiancheggiati da cipressi, fontane e sculture di
pietra grigia, portano nel cuore di una flora ricca di glicini, ibischi e oleandri, fino alla cappella dedicata a San
Michele. Nel piazzale sottostante la chiesetta vengono eseguiti concerti all’aperto, mentre alle sue spalle si
estende la terrazza panoramica caratterizzata da una stupenda vista e da quattro colonne che rappresentano,
sotto forma di figure sedute, quattro dei nostri sensi: l’udito, la vista, il tatto e il gusto.
Lo scenario sulla città di Lugano è chiuso dal Monte San Salvatore con in lontananza le cime delle catene alpine.
Sulla sinistra lo sguardo spazia fino alla pianura lombarda dopo aver accarezzato Melide, Campione, Bissone, gli
approdi sulla riva opposta, i fianchi del Monte San Giorgio e della Sighignola.
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Sul fianco del Monte Brè si estende per 20'000 mq il Parco degli Ulivi. Si trova dopo Castagnola, sulla strada di
Gandria, lungo il Sentiero dei Fiori (in auto si può posteggiare a San Domenico), si estende fino al lago ed è
adiacente al Parco prealpino. Scale di granito salgono sul ripido pendio attraversando spiazzi e dossi ricchi di
ulivi, cipressi, arbusti di alloro, cespugli di rosmarino e oleandro, con alcune panchine che invitano al riposo.
Dall’altro lo sguardo spazia sulle Cantine di Gandria e Caprino, sulla vetta del Sighignola; a destra oltre il ponte
di Melide, sul San Salvatore e, in lontananza, sul Monte San Giorgio.
La parte inferiore del parco ha una vegetazione naturale, mentre quella superiore è stata arricchita nel 1986 di un
vigneto modello con 1200 vitigni di Merlot che si integrano nel paesaggio tra pali di castagno, acciottolato e prati
in fiore. Esposto a sud, il Parco degli Ulivi gode di un clima dolce, è soleggiato e protetto dai venti settentrionali
grazie alla montagna sovrastante.
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Sculture all’aperto tra giardini e lago
Una collezione di artisti di fama internazionale
Lungo il percorso della splendida passeggiata che costeggia il lago, da Lugano verso Paradiso, si incontra il
Giardino Belvedere, armoniosa fusione tra natura e cultura. I suoi viali e le sue superfici perfettamente coltivate
rispecchiano direttamente nel lago e da qui lo sguardo spazia su un panorama di rara bellezza e fascino verso
Castagnola, il Monte Brè, Villa Favorita. Qua e là, lungo gli 11'000 mq. del giardino si innalza qualche albero
secolare di origine subtropicale, ai cui piedi è indicata la denominazione botanica, tra altre piante e ceppi di
palme, tra camelie e oleandri, rododendri, ulivi, magnolie, rose, in un rincorrersi di aiuole ben coltivate.
Il pregio del luogo non consiste solo nel meraviglioso panorama del golfo, nelle panchine che invitano al riposo,
al piacere della vita e della meditazione, e nella dotazione, e nella dotazione di piante e fiori, ma anche in una
serie di opere dell’arte moderna e contemporanea. Si tratta di un’esposizione permanente di sculture all’aperto,
iniziata nel 1977 con la mostra denominata “Sculture nella città”. In quell’occasione la città di Lugano acquistò
sette opere di artisti noti a livello internazionale quali Ossip Zadkine, Jean Arp, Katharine Gili, oltre ad altre di
scultori ticinesi emergenti o già affermati come Nag Arnoldi, Giovanni Genucchi, Pierino Selmoni e Piero
Travaglini.
Queste opere hanno costituito il nucleo iniziale attorno al quale, negli anni successivi, è andata costituendosi una
vera e propria collezione. Si è così sviluppata l’idea originaria di arricchire la città con opere di grandi artisti e, in
parallelo, di artisti locali accomunati dalla qualità e originalità della loro ricerca. In tal modo, accanto a sculture di
Max Bill, Markus Antokolski, Serge Brignoni, Francesco Messina, Arnaldo e Giò Pomodoro, o di un grande
scultore dell’Ottocento come Vincenzo Vela, troviamo opere di Nena Airoldi, Milo Cleis, Carlo Cotti, Bruno
Morenzoni e Remo Rossi, ossia una sintetica ma credibile panoramica sulla scultura ticinese degli ultimi decenni.
Si completa in questo modo un percorso artistico di splendida continuità. A poche decine di metri dal Giardino
Belvedere sorge infatti Villa Malpensata, sede del Museo d’Arte Moderna, uno spazio espositivo che Lugano
delega alle grandi mostre temporanee.
Proseguendo lungo la riva, in direzione di Cassarate e Castagnola, si raggiunge Villa Favorita, e più avanti Villa
Heleneum, sede del Museo delle Culture.
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Una combinazione fantastica di flora e panorama
Parco San Grato
È adagiato fra il San Salvatore e il Monte Arbòstora, a circa dieci chilometri da Lugano e si estende a 690 m s/m,
con un panorama eccezionale sugli immediati dintorni e sulle vette della catena alpina. Visitandolo v’immergerete
in un ambiente dalle caratteristiche naturali e decorative uniche, comprendente anche vaste superfici prative oltre
la sommità del parco. Con i suoi 62’000 metri quadrati, raccoglie la preziosa collezione di azalee, rododendri e
conifere più ampia per varietà e per quantità dell’intera regione. Le grandi macchie di azalee e rododendri sono
attraversate da cinque sentieri tematici: “botanico, relax, panoramico, artistico e della fiaba” accompagnati da
pannelli didattici elaborati nell’ambito del progetto di valorizzazione e manutenzione del parco dagli architetti
paesaggisti Giorgio Benicchio e Andrea Branca. Una segnaletica differenziata e alcune opere d’arte moderna vi
condurranno fino agli ambienti naturali più integri e tranquilli che delimitano e fondono il parco con il paesaggio
boschivo circostante.
Uno spazio giochi, comodamente raggiungibile e situato al centro del parco, tra rare e imponenti conifere, offre
possibilità di gioco e di svago a bambini e adulti. Il Ristorante San Grato, con la terrazza panoramica, è
predisposto per soddisfare sia il gitante domenicale, sia il raffinato buongustaio; dispone anche di un locale
grande ed accogliente. Una sessantina d’anni fa, la zona del parco apparteneva a Martin Winterhalter, che l’aveva
destinata a pascolo per i cavalli. Fu però il suo successore, Luigi Giussani che curò la piantagione delle prime
azalee e delle conifere secondo uno stile paesistico, creando imponenti macchie di colore su tutta la collina.
Giussani fu promotore di numerosi altri ambiziosi progetti, tra cui la costruzione della grande piscina, oggi
appartenente al Comune di Carona.
Il parco custodisce una cappella edificata da Giussani e dedicata a San Grato. Grato deriva dal latino “gratus”
che significa gradevole, riconoscente, caro. Il Santo è invocato contro il fulmine, la tempesta, gli animali nocivi
per le colture e per implorare la pioggia durante i periodi di siccità.
Il primo proprietario del Parco San Grato fu l'inventore e giurista Martin Winterhalter. Nel 1923 brevettò un
sistema di chiusura per stoffa denominato cerniera lampo; nasceva così la "Riri". La sua residenza si trovava
nell'odierno Parco San Grato. Oggi rimangono la masseria e la scuderia, quest'ultima trasformata in ristorante.
Il vero fondatore del Parco botanico di San Grato fu però Luigi Giussani, industriale, fondatore delle ex
"Acciaierie Monteforno" di Bodio. Acquistò la proprietà nel 1957, allontanò la superficie boschiva e curò la
piantagione delle prime azalee e dei primi rododendri, piante particolarmente adatte alle condizioni del terreno e
metereologiche della zona. L'intera proprietà, compresa la piscina olimpionica costruita nel 1967, si estendeva su
260.000 metri quadrati; il parco botanico ne ricopre ora 62.000.
Dopo la scomparsa di Giussani nel 1983, la proprietà passò all'Unione di Banche Svizzere che mantennero il
parco e la piscina aperti al pubblico. Nel 1983 l'UBS donò la piscina al comune di Carona e nel 1997 il parco a
Lugano-Turismo.
Il Parco S. Grato si trova in una zona formata da porfidi quarziferi a substrato acido, fattore che contribuisce
maggiormente alla coltivazione di Azalee e Rododendri. Numerose acidofile, come i rododendri, le azalee, i
pieris, le camelie, le ginestre e le callune, hanno trovato qui le condizioni ideali di crescita con un pH attorno a 5.
Alcune acidofile raggiungono in questo parco e senza cure particolari, dimensioni eccezionali per le nostre
latitudini: alcuni rododendri raggiungono quattro metri d'altezza e formano vere e proprie 'macchie'
impenetrabili. Gli esemplari più vecchi furono piantati verso il 1960 dal proprietario. L'azalea (dal greco azaléos secco - perché alcune specie crescono su terreni aridi), rientra nel genere “Rhododendron” (rhódon, rosa e
dendron, albero). Genere che si divide in due gruppi: i rododendri, grandi arbusti quasi tutti sempreverdi e le
azalee, di medie dimensioni decidue o sempreverdi, con rami abbastanza sottili. Durante i mesi di aprile e maggio
le fioriture sono al massimo del loro splendore; le azalee, diversamente dai rododendri, quando fioriscono si
ricoprono di macchie di colore molto dense e fitte. La fioritura più appariscente, color giallo ocra, è dovuta
all’Azalea mollis. Il genere “Rhododendron” comprende circa 1’000 specie e oltre 10’000 varietà con
innumerevoli combinazioni cromatiche da blu a viola, a rosso, arancio, giallo e bianco.
Per i ragazzi c’è uno spazio che offre giochi variopinti come i "dondoli a molla", la giostra, lo scivolo, l'altalena,
una casetta e l'avventurosa teleferica.
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Un borgo ricchissimo di arte e monumenti
Morcote, uno dei più noti pittoreschi villaggi del Cantone Ticino
Il nome del villaggio di Morcote deriva dal termine protolatino MORA, che indica un’area sassosa, e CAPUT,
che sta per testa o fine. Morae caput significa pertanto fine del monte o della roccia, punta della penisola. In un
documento del 926 appare per la prima volta la denominazione per l’abitante di Morcote: habitator in Murcau.
Nel periodo di maggior splendore dell’Antico Borgo di Morcò, l’insediamento aveva la forma di un anfiteatro e
si estendeva da Vico Morcote fino a Porto Ceresio, chiamato allora Porto Morcote. Volendo prestar fede alle
cronache papali, la famiglia del martire Aniceto, che fu Papa dal 157 al 168, sarebbe originaria di Vico Morcote.
Non è quindi escluso che la storia di Morcote possa essere più antica. Fino al 1847, anno in cui si procedette alla
costruzione della diga di Melide, Morcote era un fiorente sito commerciale e vi avvenivano intensi scambi di
merci, essendo anche il maggior porto del Ceresio. Grosse chiatte e zattere facevano la spola tra Morcote e Porto
Morcote per trasportare passeggeri e merci, trattandosi di fatto della via più rapida per raggiungere Varese, Como
e Milano.
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Sulle tracce dell’esotico tra templi e vegetazione
Nella magnifica cornice del Parco Scherrer a Morcote
Nel paese dei laghi, delle colline e dei monti, vanta una lunga tradizione la formazione di parchi pubblici e
privati. Uno dei più interessanti dal punto di vista botanico, artistico e storico è senza dubbio il Parco Scherrer di
Morcote. È un microcosmo in cui passato e presente, storia e natura si fondono in modo affascinante tra misteri
e tesori d’arte, architettura e vegetazione, che riporta a oltre un secolo fa.
Occorre infatti risalire a Hermann Arthur Scherrer, noto commerciante sangallese di stoffe e tessuti, un’attività
che lo portava frequentemente all’estero. Nel corso dei suoi viaggi venne a contatto con l’arte e la cultura
orientali; da qui il desiderio di ricostruire in patria ciò che l’aveva particolarmente colpito e affascinato all’estero.
All’inizio del secolo, dove oggi s’allunga il parco, non c’era che una radura boscosa. Si resero quindi necessari
anni di paziente lavoro prima che la zona assumesse l’aspetto odierno e che il sogno di Scherrer prendesse corpo
tra gruppi di cipressi, cedri, palmizi ed esili boschetti di bambù.
Da allora il Parco Scherrer ha assunto un’identità assolutamente originale. Subito all’entrata due marmorei leoni
barocchi sembrano salutare il visitatore, indicandogli il cammino attraverso il parco, tra statue e anfore. Poco più
in là una fontana classica rinascimentale e la vasta scalinata introducono nel plateau panoramico. Da qui,
attorniato da numerose testimonianze della mitologia greca, il visitatore può abbracciare con lo sguardo uno dei
più incantevoli angoli del Ceresio con i monti circostanti. L’Eretteo, il secondo tempio dell’Acropoli, riporta alla
Grecia classica, così come il Tempio del Sole, circondato da siepi di bosso artisticamente disposte, è di chiare
matrice spagnola.
La Casa del Tè, di origine siamese, evoca il misterioso Oriente, accanto a un Tempio egizio semi-nascosto da un
boschetto di bambù. L’interno di questa costruzione, così come delle altre, rispetta fedelmente il modello
originale, a dimostrazione di come Scherrer non intendesse solo riprodurre delle forme ma trasmettere ideologie
e tradizioni. Lievemente appartata in un tipico scenario desertico si incontra la Casa Araba, ultima e incompiuta
ricostruzione nel parco. Quindi una palazzina edificata sul modello di Palazzo Salò a Brugine. Al termine della
visita, quasi per riportarci nella realtà locale, ecco una tipica casa ticinese trasportata nel parco pietra su pietra da
Lugano. Attualmente questo edificio ospita un grotto che propone specialità gastronomiche tipiche. Senza
trascurare l’eccezionale ambientazione botanica, che conferisce al tutto un senso di unità, nonostante l’eclettismo
di epoche, stili e provenienze.
Scherrer morì nel 1956 e la moglie Amalia lasciò il parco al Comune di Morcote, con la richiesta di aprirlo al
pubblico e manifestazioni culturali.
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Strade, treni, funivie e battello o… a piedi
Fitta rete di comunicazioni e sentieri
La regione Lago di Lugano è caratterizzata da ambienti diversi per storia e tradizioni, anche se uniti da una
vocazione comune. La presenza del Ceresio e di alcuni laghetti ereditati dal ritiro dei ghiacciai rende il clima mite
anche d’inverno, con molte ore di sole, poche o nessuna di nebbia, abbondanti precipitazioni concentrate in
pochi giorni dell’anno.
Il clima favorisce una vegetazione rigogliosa e interessante: accanto a specie vegetali mediterranee si trovano
quelle tipiche dell’alta montagna, in un cocktail originale e attrattivo. Sui colli modellati dai ghiacciai si sono
insediati villaggi che equilibrano la tradizionale struttura lombarda (le case strette attorno alla piazza e alla chiesa)
con caratteri tipici sul piano urbanistico: su tutti la capiacità di adattarsi perfettamente alla conformazione del
terreno, rispettandola appieno. L’intero territorio è collegato da una rete pressoché interminabile di sentieri, ben
segnalati sulla carte topografiche ottenibili presso ogni ente turistico. Una delle grandi proprietà della regione del
Lago di Lugano è quella di offrire la possibilità di usufruire non solo di un sistema viario articolato e completo,
ma anche di numerosi servizi pubblici di trasporto (su strada, su rotaia, a fune o su lago) che collegano ogni
località e permettono di organizzare percorsi circolari e traversate.
Tutte le zone di Lugano e dell’agglomerato urbano sono collegate dai servizi dell’azienda dei trasporti pubblici
luganesi, che comprendono pure la frequentissima funicolare della stazione ferroviaria. Una citazione merita
anche la pittoresca e storica funicolare degli Angioli, attualmente però non più in funzione. Il Monte Brè è
raggiungibile da Cassarate con la funicolare o con il servizio autobus, mentre la salita sul Monte San Salvatore è
facilitata da un’ardita funicolare che nel 1991 ha festeggiato i cento anni di vita.
Ma la rete dei trasporti pubblici permette anche di raggiungere le altre località della regione. Autopostali
conducono all’Arbostora e alla Collina d’Oro.
La Capriasca e la Val Colla sono collegate a Lugano dai servizi autopostali della Posta e dagli autobus delle
Autolinee Regionali Luganesi, che permettono di raggiungere anche Cadro, Dino o Sonvico.
Per un’escursione nel Malcantone o nella Valle del Vedeggio sono a disposizione i servizi autopostali, senza
dimenticare la Ferrovia Lugano-Ponte Tresa. In queste due regioni segnaliamo anche gli impianti del monte
Lema e del Monte Tamaro: queste strutture permettono di raggiungere comodamente punti panoramici e di
partenza di belle escursioni.
La regione Lago di Lugano è attraversata, da Rivera a Chiasso, dalla linea ferroviaria delle FFS, con numerose
fermate in diverse località. Da una di queste (Capolago) è possibile salire sul Monte Generoso con un trenino a
cremagliera che porta fino ad oltre 1700 m di altitudine.
Anche nel Mendrisiotto la rete degli autopostali offre ottime possibilità di escursioni, in particolare in direzione
della Valle di Muggio. Sul Monte San Giorgio si può giungere anche con una teleferica che congiunge Brusino al
Serpiano. Per le escursioni sul lago, la Società di Navigazione offre corse regolari e più frequenti nella stagione
turistica, con approdo in tutti i villaggi rivieraschi. Organizza inoltre molte crociere (anche notturne) con servizio
ristorante e musica a bordo.
Come dire che rimane solo l’imbarazzo delle scelta; importante è documentarsi con il materiale informativo e gli
orari distribuiti in tutte le sedi degli enti turistici, i quali propongono anche la possibilità di acquistare diversi
abbonamenti regionali per corse illimitate o riduzioni di prezzo sui mezzi di trasporto pubblici della regione.
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Lugano Trekking
Un’escursione panoramica di tre giorni
Le montagne che fanno da corona alle Valli del Cassarate e del Vedeggio (Valli di Lugano), con i loro sinuosi
rilievi, offrono la possibilità di percorrere incantevoli itinerari pedestri, immersi nella natura, alla scoperta di un
ricco paesaggio culturale, con una vista di incomparabile bellezza sul Lago Ceresio, uno straordinario panorama
sulla catena alpina e sulla pianura Padana.
La proposta di Lugano Trekking è un'esperienza interessante che permette di camminare per tre giorni,
seguendo un itinerario affascinante che incomincia a Brè, sopra Lugano e termina a Tesserete nell'antica Pieve
della Capriasca. L'escursionista lascia alle spalle il rumore e le luci della Città e si apparta nel silenzio e
nell'immensità del cielo. Il percorso, che si snoda su una lunghezza di 44,4 km, con un'altimetria alla portata di
tutti, richiede complessivamente circa 21 ore di cammino. Il punto di partenza e quello di arrivo sono serviti dai
mezzi pubblici di trasporto che collegano Lugano Città e la Stazione FFS. Lugano Trekking offre la possibilità di
scegliere percorsi alternativi, della durata di uno o due giorni, che raggiungono le località della Val Colla e
dell'Alta Capriasca, situate a circa 1000 metri di altitudine, come pure quelle dell’Alto Vedeggio.
Lungo il tracciato, che durante i primi due giorni segue prevalentemente la zona di confine con la vicina Italia, si
alternano in quota boschi, pascoli, alpeggi, nonché capanne, rifugi e strutture d'agriturismo nei quali ci si può
ristorare, pernottare e rivivere alcune testimonianze della civiltà contadina. Oltre a questo ci sarà molto da
scoprire sia dal punto di vista della vegetazione come anche della geologia.
All'inizio del percorso si attraversano dei versanti ripidi coperti da boschi di faggio prima di raggiungere la vetta
del Monte Boglia, dalla quale si potrà ammirare un panorama tale da far dimenticare lo sforzo della salita. La
discesa verso Nord, dapprima stretta, segue la cresta; ben presto si allarga offrendo un paesaggio ricoperto di
cespugli d'ontano. Si arriva all'Alpe Bolla, situato su un pianoro e si prosegue verso i Denti della Vecchia. Al
centro domina il Sasso Grande, il torrione più alto. Il sentiero passa di nuovo attraverso il bosco intricato di pino
montano, per lasciarlo poco prima della Capanna Pairolo, dove si può trascorrere la notte. Si percorre la cresta
abbandonando definitivamente il bosco. Ci si trova in faccia alle rocce calcari della Cima dell'Oress. Si segue il
versante finché, alla Bocchetta di San Bernardo, la ricca flora dei terreni calcarei lascia il posto a quella meno
appariscente dei suoli cristallini. Chi se la sente dall'Alpe di Pianca Bella può salire alla Cima di Fojorina,
caratterizzata da rocce calcari affioranti ed ammirare delle splendide vedute per poi avviarsi lungo la ripida
discesa che porta alla Bocchetta di San Bernardo.
Ai tempi le vie dei contrabbandieri passavano proprio in queste zone. Perciò, vicino al Passo San Lucio, sul
versante italiano, era stata costruita la caserma della Guardia di finanza ora trasformata in accogliente rifugio.
A ridosso del confine svizzero si trova la Capanna San Lucio, lungo l'itinerario storico, meta di molti
escursionisti. Comincia la risalita del dorsale che porta al Gazzirola. Dalla cima si gode una vista panoramica
stupenda: il Luganese, il piano di Magadino, il lago Maggiore e lontano, all'orizzonte, la catena alpina, fatta
eccezione per il massiccio del Gottardo che è nascosto dalla cima del Camoghè. Si scende lungo i ripidi pascoli e
si raggiunge l'Alpe Pietrarossa, da dove si possono ancora ammirare i Denti della Vecchia, il Monte Boglia e il
Monte Generoso.
I versanti spogli del Monte Bar e del Gazzirola testimoniano tuttora l’eccessivo sfruttamento dei boschi
perpetrato fino alla fine dell’800, quando la richiesta di legname era intensa. Con la legna si produceva il carbone
che alimentava le fonderie della Val Colla; parte della stessa era anche esportata nella vicina Lombardia. Sul
terreno si leggono ancora tracce d'erosione e sono ben visibili le importanti opere di rimboschimento e
premunizione forestale, eseguite nell’arco di quasi un secolo per il ripristino del territorio. Attraverso le zone di
rimboschimento, sulla comoda strada forestale chiusa al traffico, si incontra la Capanna Monte Bar dove è
possibile pernottare. La mattina si sale il crinale che porta alla Cima del Monte Bar. La vista spazia sulla Valle
d'Isone, sul lago Maggiore e sul Locarnese. Si rimane sulla cresta per passare dal Caval Drossa al Motto della
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Croce, con un panorama ravvicinato sulla Valle Capriasca. La discesa prosegue fino alla bocchetta di Gola di
Lago, dove si trovano le torbiere d'importanza nazionale, che testimoniano l’antico paesaggio postglaciale che
risale a circa 10000 anni fa. Lungo il sentiero sono ancora visibili le fortificazioni militari che risalgono alla prima
e alla seconda guerra mondiale ora in disuso. Dall'Alpe Santa Maria si sale verso il Monte di Bigorio,
attraversando caratteristici maggenghi. Dopo il nucleo di Condra ci si dirige al Convento Santa Maria di Bigorio.
Si scende lungo le cappelle della Via Crucis, si attraversa il paese di Bigorio e percorrendo l'antica mulattiera si
arriva a Tesserete.
Agli interessati viene messo a disposizione un prospetto contenente pure informazioni concernenti geologia,
flora e fauna, cultura e tradizione, capanne e altro ancora..
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Monte Tamaro – Monte Lema
La Traversata
La traversata prealpina Monte Tamaro-Monte Lema è una delle più belle escursioni delle prealpi svizzere, si
trova a cavallo fra Ticino ed Italia. Lo spettacolare panorama di cui si gode lungo questa cresta spazia dal Lago
Maggiore, le Centovalli, la Valle Maggia, la Val Verzasca, Locarno e Bellinzona verso Nord, mentre a Sud la vista
si apre su Lugano, le sue Valli e il suo Lago. E poi lo sfondo delle Alpi con il Monte Rosa ed il Cervino che le
fanno da re. Lungo il tracciato c’è la possibilità di alloggiare al Ristorante Alpe Foppa (gruppi), alla Capanna
Monte Tamaro oppure al Ristorante Vetta Monte Lema. A due passi dalla stazione di arrivo della telecabina del
Monte Tamaro si trova una chiesa disegnata da Mario Botta nel 1990, la Chiesa è dedicata a Santa Maria degli
Angeli. Costruita dal 1992 al 1994 ed arricchita dall' intervento pittorico di Enzo Cucchi è stata consacrata il 1.
settembre 1996. Dal suo Belvedere si spalanca un bellissimo panorama che abbraccia tutto il Piano di Magadino
fino all'imbocco della Mesolcina, Lugano e le sue valli e le imponenti cime delle Alpi. La tratta più difficoltosa
del tracciato è la prima che porta alla cima del Monte Tamaro, 430 metri di dislivello ampiamente compensati dal
panorama a 360° che si gode dalla vetta. Fino a poco prima della Capanna Tamaro si percorre una strada
sterrata, il restante tragitto si svolge tutto su sentieri escursionistici. Chi vuole semplificare l’escursione ha la
possibilità di aggirare il Monte Tamaro incamminandosi direttamente verso la Bassa di Indemini. Questa è una
delle più attraenti traversate del Sottoceneri, molto apprezzata sia dagli escursionisti esperti quanto dalle famiglie.
Rivera si raggiunge comodamente in treno oppure con l'autopostale.
Annunciarsi alla cassa richiedendo il biglietto combinato Tamaro-Lema nelle sue 2 versioni:
Salita Tamaro + Discesa Lema + Collegamento Bus Miglieglia-Rivera
Salita Tamaro + Discesa Lema
Richiedete il prospetto gratuito agli uffici di Lugano Turismo!
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Un’escursione di notevole interesse panoramico
Da Paradiso a Morcote il sentiero dei fiori
Potrebbe chiamarsi l’escursione dei fiori quella che da Lugano porta sul Monte San Salvatore, poi a Carona per
ridiscendere sul lago a Morcote. Inizia comodamente con la funicolare che porta al San Salvatore, poi a Carona
per ridiscendere sul lago a Morcote. Inizia comodamente con la funicolare che porta al San Salvatore; poi dalla
stazione, con accanto il ristorante si può accedere in vetta traverso un bosco di carpini. Ricca la vegetazione con
fiori in ogni stagione: dalla rosa di natale al maggiociondolo, dal ciclamino alle genziane fino alle orchidee e a
quella specialità di questa montagna che è, nel locale dialetto, “ul fiur dal Munt”, il fiore del monte, ossia la
deliziosa dafne scarlatta. Nella ricorrenza religiosa dell’Ascensione i luganesi vi salgono per una Messa e la sagra;
dalla sommità lo spettacolo è grandioso.
Poco sotto il ristorante inizia la discesa su Ciona e quindi Carona, paese natale dei Solari, costruttori ed artisti che
hanno realizzato opere pregevoli in architettura, pittura e scultura a Venezia e in altre parti d’Europa. A Carona
sorgono quattro chiese, tutte artisticamente di valore: nella parrocchiale di San Giorgio si ammira la copia del
Giudizio universale di Michelangelo; in Santa Marta affreschi tardogotici; a Torello affreschi romanici; al
santuario della Madonna d’Ongero splendidi stucchi settecenteschi.
Da Carona si può continuare l’escursione scegliendo tra due itinerari. Il primo attraversa il verdeggiante parco
botanico di San Grato, che in primavera è un’autentica festa di rododendri e azalee. Il secondo punta su
Madonna d’Ongero, il bel santuario barocco in mezzo al bosco, e prosegue lungo un sentiero ben tracciato. Dal
bosco lo sguardo filtra sui sottostanti villaggi rivieraschi in un’articolata panoramica sui vari rami del Lago di
Lugano. Il grotto dell’Alpe Vicania permette ristoro prima di affrontare la scalinata che discende verso Morcote,
un pittoresco villaggio, quasi una gemma incastonata sulla riva del lago. A conclusione della passeggiata non si
può tralasciare di visitare la chiesa di Santa Maria del Sasso, il cimitero celebre per la sua posizione panoramica, la
chiesa e gli affreschi tardogotici di Sant’Antonio abate e i portici lungo il lago.
Morcote ha un fascino tutto suo nel succedersi di strette viuzze e di porticati, in una struttura urbanistica antica e
ben conservata.
Numerosi sono i ristoranti ed i grotti, celebri i piatti con pesce di lago. Per il ritorno, regolari servizi di battello e
autopostale uniscono Morcote a Lugano.
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Fenomeni naturali e ingegno dell’uomo
Vino e salumi conservati nelle cantine di Gandria
Uno degli scorci ambientali e panoramici più pregevoli del Lago di Lugano è costituito dalla zona di Gandria.
Pittoresco villaggio dalla ricca storia che degrada verso il lago, Gandria è costante meta di turismo per le sue
caratteristiche di stupendo insediamento lacustre per l’atmosfera tipicamente ticinese. L’itinerario proposto inizia
a Castagnola, un angolo di Lugano ai piedi del Monte Brè che ospita tra l’altro il Museo delle culture a Villa
Heleneum.
Proprio nei pressi del Museo, esattamente a San Domenico, inizia il Sentiero di Gandria. Segue la riva e un
susseguirsi di piccole insenature, snodandosi in un ambiente di rara suggestione. La vegetazione, ricca ed
eccezionale, è favorita dall’esposizione solare, dal clima insubrico caratterizzato da elevate temperature annuali,
da numerosi giorni di sereno intercalati da abbondanti precipitazioni concentrate in poche giornate, da inverni
miti ed asciutti, mitigati dalla presenza del lago. Queste particolarità han fatto sì che la zona venisse compresa
nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d’importanza nazionale. Il naturalista svizzero
Schröder ha creato nei sovrastanti boschi di carpinello il Parco prealpino.
Al Sasso di Gandria, un enorme torrione calcareo, il non difficile sentiero sale aggrappato alla roccia. Sulla destra
si ammira il San Salvatore, al di sopra del sentiero sale aggrappato alla roccia. Sulla destra si ammira il San
Salvatore, al di sopra del sentiero si erge il Monte Brè. Aggirato il maestoso torrione, ecco apparire Gandria. Un
labirinto di scale tra portici e angoli suggestivi, tra abitazioni e ristoranti, conduce al debarcadero; da qui un
battello porta sull’altra riva, in un contesto ambientale completamente diverso: Più ombroso, fresco e selvaggio,
dove i carpinelli si mischiano ai faggi e l’acqua lambisce la vegetazione che pare immergersi nel lago.
Nei pressi dell’attracco sorge il Museo doganale. La particolarità di questa zona rivierasca consiste nel fatto che,
tra le pietraie ai piedi delle pareti rocciose e i boschi, sono state realizzate nei secoli scorsi una serie di cantine
raffreddate dalle fredde correnti che scendono dagli scoscendimenti rocciosi. È la dimostrazione di come l’uomo
abbia saputo sfruttare i fenomeni naturali, osservati qui anche dal grande scienziato De Saussurre.
All’interno di queste costruzioni, tuttora in ottimo stato, venivano conservati vino e salumi prodotti dai luganesi
e dagli abitanti di Gandria sulla riva soleggiata. Curiose sotto l’aspetto artigianale sono porte, serrature e gli
ingegnosi sistemi di apertura. Lungo la riva, un sentierino ombreggiato costeggia il lago puntando su Caprino e
Cavallino, dove si può trovare ristoro in grotti e cantine. Poco oltre si apre un’antica cava, dalla quale veniva
estratto il sasso di Caprino. Un servizio di battello riporta a Lugano.
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La Capriasca, una splendida regione
Così vicina a Lugano eppure così diversa
La Capriasca è un tipico esempio della varietà paesaggistica ed ambientale della Regione Lago di Lugano. Poco
discosta dalla città, tanto che Tesserete, il suo capoluogo, dista solo una decina di chilometri, ha tuttavia
caratteristiche tutte proprie in un succedersi di colline verso i monti. E’ molto soleggiata, ha quindi clima dolce, è
percorsa e incorniciata da boschi, ha qualità ideali per la residenza e per le passeggiate. Oltre tutto vanta una ricca
storia e annovera numerose testimonianze d’arte e di cultura.
La Capriasca si ramifica in due parti: a nord verso Gola di Lago, a est verso Bidogno dove confluisce con la Val
Colla. Ricca di acque e di sorgenti è bagnata da due fiumi: Bello, che scende dal monte Camoghè, e Capriasca che
nasce dalle pendici del Caval Drossa. Conta undici Comuni ed è zona davvero splendida nel suo essere una sorta
di balcone verde che guarda verso la città e il lago. La regione è perfettamente attrezzata per villeggiatura e
vacanza, ha una rete stradale e collegamenti moderni, è attraversata da un intreccio di sentieri ben tenuti, gode di
vedute panoramiche incomparabili e costituisce ancora un ambiente sereno, tranquillo, silenzioso in mezzo alla
natura, dove occhieggiano nel verde laghetti come quello di Origlio, si dipartono numerose occasioni di
passeggiate sui colli e sui monti, si aprono grandi boschi di castani, faggi e betulle.
Polo regionale della Capriasca è Tesserete, località facilmente raggiungibile grazie alle Autolinee regionali luganesi
(ARL) in partenza dalla stazione FFS e dall’autosilo di via Balestra a Lugano, o agli autopostali PTT. Su Tesserete
convergono poi diverse linee di autopostali con corse regolari verso la Val Colla ed anche per Gola di Lago,
stupenda regione dai ricchi contenuti naturalistici. L’intreccio delle strade rende la Capriasca perfettamente
percorribile nelle varie direzioni. Uno dei suoi pregi maggiori consiste nel proporre prospettive sempre diverse:
così come ogni villaggio ha caratteristiche proprie, allo stesso modo cambiano gli angoli di veduta sul resto della
regione di Lugano, sulla pianura lombarda e sulla corona dei monti.
Tra i monumenti più celebri meritano di essere segnalate alcune chiese d’origine romanica: quella dei SS. Matteo
e Maurizio a Cagiallo, di San Pietro a Sureggio, San Clemente a Vaglio. Nella chiesa parrocchiale di
Sant’Ambrogio a Ponte Capriasca, risalente al XIII secolo, si può ammirare un’Ultima cena, copia esatta e
perfettamente conservata di quella di Leonardo in S. Maria delle Grazie a Milano. Interessante dal punto di vista
artistico anche la chiesa di S. Stefano a Tesserete. In una splendida località a mezza collina, al Bigorio, sorge da
secoli religiosità ed opere d’arte, oggi centro di vita spirituale. La Capriasca è sede di numerosi appuntamenti
culturali, soprattutto a carattere concertistico e teatrale.
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Sentiero educativo di San Zeno a Lamone
Un percorso guidato attraverso la natura
Da Lamone a Taverne, a pochi chilometri da Lugano, il Sentiero educativo San Zeno permette di avvicinarsi in
modo nuovo alla natura. Lungo 3,5 chilometri, richiede nel complesso almeno un’ora e mezza di cammino e si
snoda lungo 10 “stazioni” per l’osservazione guidata di particolari caratteristiche ambientali. Il percorso parte dal
basso, sale lungo il pendio della collina di San Zeno raggiungendo punti panoramici di particolare interesse, poi
torna gradualmente al piano proponendo agli escursionisti una serie di nozioni, indicazioni, dati e osservazioni
circa le caratteristiche ambientali della zona. Riguardano la situazione geologica, la configurazione orografica, i
caratteri del manto vegetativo, la storia, i segni dell’intervento umano, le coltivazioni, le particolarità del bosco e
del sottobosco, i caratteri specifici posti confronto con quelli della zone circostanti.
Si tratta quindi di una rara possibilità per conoscere, attraverso varie sintesi esplicative, l’evoluzione naturale e la
vita di una angolo di territorio di particolare fascino e pregio. La guida, disponibile anche nella versione in
tedesco, può essere ottenuta presso la sede di Tesserete di Lugano Turismo. Costituisce uno strumento
fondamentale per un approccio corretto a questa zona e si integra con la disposizione e le indicazioni che si
trovano in ognuna delle dieci stazioni. E’ così possibile, attraverso un’agevole passeggiata nel verde, raggiungere
la chiesetta di San Zeno, un bellissimo luogo panoramico e di sosta, e prendere conoscenza di uno spaccato di
storia naturale particolarmente interessante.
Il susseguirsi graduato delle nozioni spiega, passo dopo passo e con metodologie puntualmente didattiche, tutte
le caratteristiche di questo ambiente. Le molteplici indicazioni si soffermano sulle specie di alberi, arbusti, piante
non legnose, muschi e licheni, avifauna, così come sui tipi di rocce, sull’evoluzione del complesso sistema
vegetale, sulla tipologia faunistica e sul suo rapporto con l’ambiente naturale, sulla bellezza e la costituzione di
luoghi naturali come il laghetto di Origlio.
La forma descrittiva viene poi interpretata alla luce del ciclo vitale, quindi dei rapporti esistenti tra i diversi
elementi sia dal punto di vista storico che geografico. Opportune illustrazioni, completate da grafici, chiariscono
ulteriormente l’insieme dei dati in sintesi capaci di tradurre anche visivamente questo articolato mondo di natura.
L’interesse verso il Sentiero educativo di San Zeno è acuito dalla bellezza dei luoghi, dal fascino dei panorami,
dalla gradevolezza di un percorso mai difficile, contrappuntato ad ogni passo da una serie di sorprendenti
osservazioni, che hanno come assoluto protagonista l’ambiente naturale.
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Tra stupendi paesaggi e testimonianze di cultura
Sulla Collina d’Oro i luoghi di Hermann Hesse
La Collina d’Oro sovrasta Lugano e il suo golfo con quello che si può definire un microcosmo di storia, cultura e
suggestivi paesaggi. Si presta in modo eccellente anche ad una serie di escursioni collinose, tra il verde e i villaggi.
Partendo dalla Cappella di Viglio, dove ferma il trenino Lugano-Ponte Tresa, si può raggiungere a piedi il
promontorio di Agra. Regolari servizi con autopostali permettono comodi spostamenti nella Collina d’Oro, ma i
sentieri sono ben segnalati e la cartina escursionistica di Lugano indica interessanti itinerari, magari
inframmezzati da pause nei grotti di Gentilino, Montagnola e Posmonte.
Il nome a questo graduato succedersi di colline non deriva da ritrovamenti di minerali preziosi, ma dal fatto che
qui sono nati e qui hanno soggiornato personaggi illustri. Tra questi numerosi emigranti, costruttori ed artisti,
che hanno lasciato prestigiose tracce della loro attività in tutta Europa, specie in Russia. Sulla strada che da
Montagnola conduce ad Agra sorge la casa natale di Dominico Gilardi, il grande architetto incaricato dallo zar di
ricostruire Mosca dopo il terribile incendio del 1812. Ad Arasio, frazione di Montagnola, nacque Pasquale
Lucchini, uno dei grandi protagonisti dell’ingegneria civile dell’Ottocento in Ticino: progettò tra l’altro il pontediga di Melide, le gallerie elicoidali del Piottino e della Biaschina. Gentilino ha dedicato alle sue attività un piccolo
Museo.
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Una regione ricca di storia e di arte
Il bel Malcantone, la terra dei magli
Il Malcantone è la regione che da Lugano conduce a Ponte Tresa attraverso la strada e la ferrovia che passano,
via via, per Bioggio, Agno, Magliaso e Caslano. Ma il Malcantone non è un fondovalle; è una regione ampia, che
dalla corona di monti che vanno dal Lema al Tamaro, guarda verso il lago. Riunisce quindi zone montane,
collinose e del piano, in un intreccio quanto mai pittoresco di villaggi, di vita comunitaria e di iniziative
socioculturali.
Intanto va chiarito che Malcantone etimologicamente significa “zona ricca di Magli”. Un tempo la regione
abbondava di queste macchine azionate dall’energia idraulica, indispensabili per la lavorazione del ferro. Oggi ne
rimangono rari esempi e alcuni toponimi, a conferma della diffusa presenza di queste attività: Magliaso,
Magliasina, Zoo del Maglio ecc. Il maglio di Aranno, recentemente restaurato, è l’unico del tipo a leva conservato
in Svizzera e con esso abilissimi artigiani forgiavano il ferro estratto dalle quattro miniere situate a monte del
villaggio di Fescoggia. Nelle vicinanze si intravedono ancora i resti di un’antica fonderia.
Il Malcantone era ricco di miniere, da alcune delle quali si estraevano oro ed argento in quella che qualcuno ha
chiamato “la piccola California ticinese”. Le miniere di Sessa oggi sono sbarrate da cancellate, quelle di Aranno e
Miglieglia possono essere visitate attraverso il Sentiero delle Meraviglie e il Sentiero Verde, due itinerari
incantevoli che si snodano sulle rive della Magliasina.
Nel Medio Evo un’importante via di comunicazione attraversava il Malcantone, collegando Ponte Tresa a
Gravesano. Rimangono a testimonianza i ruderi del castello e la chiesa romanica di Miglieglia con pregevoli
affreschi tardogotici; altri pure significativi, si trovano nelle chiese di Cademario, Arosio, Neggio e Croglio. Ma la
situazione paesaggistica e le caratteristiche dei villaggi, rimasti immutati nei secoli, consigliano un’articolata visita
al Malcantone. Il Museo di Curio conserva oggetti e documenti legati alla storia della regione; Sessa ha ricoperto
un ruolo importante come punto di riferimento storico e culturale nei secoli scorsi; in molte abitazioni affiorano
capitelli e colonne dal ‘200 al ‘500; si conservano torchi di pregio, tra cui uno del 1407 realizzato con un tronco
di noce lungo 11 metri; il verde predomina nettamente, soprattutto nella fascia medio-alta della regione, affidato
alle cure degli abitanti e all’Azienda forestale del Malcantone.
Una stupenda possibilità di escursione è data dal Monte Sassalto a Caslano, autentico promontorio roccioso che
si insinua nel lago e che presenta straordinarie varietà di vegetazione. L’intera regione è ricca di sentieri, come
documenta l’apposita cartina ottenibile presso l’Ente turistico con sede a Caslano.
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Ricco di natura e di motivi d’interesse
Un Monte Generoso di nome e di fatto
Chi accede al Ticino da sud, dalla pianura Padana, riceve il benvenuto da due anfitrioni d’eccezione: il San
Giorgio e il Monte Generoso. Due montagne che sono autentici scrigni di curiosità naturalistiche, ambientali e
sociali. Intanto il San Giorgio possiede un sentiero naturalistico che ne svela l’esemplare struttura geologica ed è
ricco di testimonianze fossili. Meritano una visita anche i villaggi raggruppati sui fianchi della montagna, poiché
vi si trovano testimonianze rimarchevoli dell’abilità costruttiva ed artistica degli abitanti della regione.
Il Monte Generoso non poteva avere nome più adatto. Esso è infatti generoso con i botanici in quanto conserva
una flora ricca e variegata, con fiori rari e assenti nel resto della Svizzera; è generoso con gli zoologi poiché i suoi
pendii ricordano l’ambiente di un parco naturale e non è raro imbattersi in camosci, scoiattoli, volpi ecc.; è
generoso con gli entomologi per esservi state scoperte persino alcune sconosciute specie di insetti; è generoso
con gli speleologi perché dentro le sue viscere sono state individuate una cinquantina di grotte; alcune delle quali
ricche di concrezioni.
Siamo quindi di fronte ad un ambiente naturale di straordinario interesse, che oltre tutto lungo i secoli è
diventato un’irrinunciabile fattore di vita e di attività socio-economiche. Sulle pendici del Monte Generoso, tanto
nel versante italiano che svizzero, si sono sviluppati interessanti insediamenti, legati soprattutto all’allevamento e
allo sfruttamento dei pascoli. Ha quindi avuto un ruolo determinante nel favorire le caratteristiche di una società
contadina di montagna con la quale l’uomo ha saputo legarsi alle non comuni proprietà di questa natura. Ancora
oggi è possibile incontrare, lungo la valle di Muggio o il tragitto che da Mendrisio porta verso la vetta, stalle e
luoghi di produzione in cui si mantengono usi legati alla vita contadina. Ad esempio le nevere, ossia costruzioni
cilindriche per conservare al fresco latticini ed alimenti; oppure la particolare conformazione delle costruzioni ed
una valorizzazione tipica del territorio, attraverso il ruolo equilibrato della vegetazione, degli insediamenti e delle
modalità del rapporto tra uomo e natura.
Giustamente si vuole dire che il Generoso ha due facce: l’una, quella svizzera, più rugosa ed impegnativa, mentre
quella italiana è più morbida e ricca di pascoli. Sull’uno e sull’altro versante però è il regno del verde, di una
natura incontaminata e chiusa alle auto, di variegate possibilità di escursioni. La porta all’ombra della vetta, in
occasione dei suoi 100 anni di vita ha stampato una guida che propone ben 26 itinerari per scoprire questa
montagna. Ricca di proposte è poi la carta escursionistica del Mendrisiotto 1:25'000.
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Si incunea nel Ticino, tra lago e monti
Valsolda, splendida terra di letterati e costruttori
La strada che da Lugano lungo la riva del Ceresio conduce verso Gandria e da qui, superato il confine con
l’Italia, s’allunga verso Menaggio e il lago di Como, tocca alcuni caratteristici villaggi lacustri: Oria, Albogasio,
San Mamete e Cressogno, appena prima di Porlezza. Questi costituiscono il fronte lago di una stupenda regione
che pare appoggiarsi ai monti del Luganese e, da questi, s’allunga verso il Ceresio per oltrepassarlo e
comprendere, dall’altra parte, la zona a lago della Val d’Intelvi.
E’ questa la Valsolda, il cui nome viene dal fiume Soldo i cui due rami la percorrono dall’alto per ricongiungersi
in prossimità del lago. Proprio questa sua privilegiata posizione geografica, caratterizzata da valli, villaggi e
casolari, le assicura un clima mite e assolato, oltre ad una marcata varietà di paesaggi e di scorci. Ricca di storia, di
tradizioni e di monumenti d’arte, la Valsolda costituisce un mirabile esempio di territorio prealpino che dal lago
s’allunga sin sui monti, nel quale sono leggibili in modo esemplare le stratificazioni di economie e culture che fra
loro si integrano. Da quelle di lago, storicamente contraddistinte dalla pesca, a quelle di montagna con
abbondanza di pascoli e di attività rurali.
Dal punto di vista botanico, il clima dolce è propizio all’alloro e agli agrumi, olivi ed agavi. Sul piano storico la
Valsolda è terra di costruttori, che diffusero in contrade anche lontane la loro arte dell’edificare. Questa terra fu
patria di Pellegrino Pellegrini, detto il Ribaldi, uno dei più distinti pittori e architetti del Settecento. A lui si
devono numerose opere soprattutto nel Milanese; in particolare il maestoso tempio di San Lorenzo, quelli di S.
Sebastiano e S. Fedele, la cappella sotterranea e la parte inferiore del Duomo di Milano e altri importanti edifici.
La Valsolda è stata nobilitata nel secolo passato dalla figura e dall’opera dello scrittore e poeta Antonio
Fogazzaro, che qui risiedette a lungo e ambientò alcuni dei suoi capolavori. Su tutti “Piccolo mondo antico”,
“Malombra” e la raccolta di liriche intitolata appunto “Valsolda”, ossia alcuni dei testi più importanti del
Romanticismo italiano. Sul piano locale il loro merito è quello di aver fatto conoscere ad un vasto pubblico
questa regione così discreta e appartata, eppure ricca di fermenti sociali e culturali oltre che di rapporti con le
zone limitrofe, a cavallo della frontiera.
Oggi la Valsolda è una terra ricca di storia e di pregi paesistici poiché ha saputo conservare intatti gli affascinanti
valori ambientali. Costituisce un’occasione di riposo e di svago anche per il turismo di Lugano e della regione dei
laghi, con ampie possibilità di escursioni lungo un intreccio di sentieri in riva al lago, in collina e in montagna.
Sempre con splendide vedute panoramiche su quel ramo del Lago Ceresio che s’allunga a sfiorare il Lago del
Piano e, appena più oltre, il Lago di Como. La varietà dei siti e degli scorci, contraddistinti spesso da resti di
castelli, di rocche, di edifici del romanico e del periodo tardo-medievale, è facilmente raggiungibile da Lugano e
da Gandria via lago e via terra.
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