DE HEROICA SPB
463
.
NUM. VI.
De heroica Spe,
E x P r o c e s s u A p o s t o l ic o .
I T E S T IS — D. Michael Rua.
Juxta 44 interr. P ro c . fol. 507 respondit :
II Servo di Dio fu dotato della più viva speranza
come virtù teologale. I suoi discorsi le sue opere di*
mostrarono ampiamente in lui questa virtù. La sua
speranza riguardava sopratutto il. premio eterno, e
subordinatamente i mezzi per conseguirlo cioè il per
dono delle colpe dalla bontà e misericordia di Dio e le
grazie necessarie per la pratica delle virtù e; l'acqui
sto dei meriti. Su questo punto non lo vidi mai tur
bato, Lo udii molte volte a ripetere : « B u m tempus
habemus operemur bonum ad omnes »; però.era pie
no di fiducia che il Signore non avrebbe lasciato
mancare 1 mezzi per compiere le opere buone, neces
sarie al conseguimento della vita eterna. Parlava
molto volentieri del Paradiso e talvolta ne faceva de
scrizione così bella da trattenere gli uditori lunga
mente sospesi e attenti ad ascoltare la sua parola la
sciandoli pieni di contentezza e fiducia di poterci ar
rivare; e ciò non solamente nelle prediche, ma an
che nelle conversazioni private. Altre volte che do
sentii io stesso a parlarne, intesi da altri a riferire,
(p. e. dalla Contessa Sofia Colle di Tolone) che tal
volta tratteneva lei il suo consorte e gli altri famigliari nella più amabile e dilettevole descrizione del Para
diso. Si compiaceva anche di far conoscere che non
è difficile il salvarsi e farsi santo mediante Tallito di
Dio «ed i meriti del nostro Divin Salvatore.Era poi
ammirabile la. sua sollecitudine nelPanimare i poveri
peccatori alla confidenza nella divina misericordia,
e così pure gli ammalati che vedevano con spavento
avvicinarsi la morte. Questi consolava col far loro co-
il.
F irm issim a m Ven. S. D.
spem eiu s serm ones
ac o p era ostendebant.
§. 2-
De a e te n ia b ea tita te n i
tro e t lib e n te r loguebatur.
■Aijorum
bat.
§ 3.
spem
excita-
464
N U M * VI.
noscere che i loro dolori, le loro sofferenze servivano
mirabilmente a scontare le pene ben più gravi che ao p u s c u l u i i e Dei m ise, crebbero dovuto sopportare in Purgatorio. Sulla Miratione conscripsit. sericordia di Dio scrisse anche un piccolo libriccino^,
come esercizio di divozione ad onore di questo attri
buto di Dio, libriccino che venne diffuso in gran nu
mero di copie fra i fedeli cristiani e specialmente
nelle-comunità, religiose. Esso consisteva in conside
razioni e preghiere per infondere nei cuori la confi
denza nella divina'Misericordia. Come mezzo poi per
esercitare maggiormente la fiducia nella divina bon
tà e Misericordia si valeva molto della potente inter
cessione di Maria Santissima e dei Santi. Talvolta
*
spem aeternae saiutis taluno gli chiedeva : « Mi salverò io? » — Ed egli ricuiusdam animo inii-i
/-a
«j 1
i h ,
i
cit.
spondeva : « Come vuoi dubitare della tua salvezza :
Gesù è morto per te ; abbiamo in Paradiso^ una ma
dre tenerissima che non permetterà che andiamo
perduti, se confidiamo in Lèi, fa coraggio, sta buono,
sta allegro e tranquillo; voglio che un giorno ci tro
viamo entrambi lassù in Paradiso ». Era tanta l ’opi
nione che si aveva della sua confidenza nella Divi. na Misericordia e facilità di inspirarla negli altri che
6■
ben sovente per infermi ostinati ed in pericolo di abMorientium animos ad bandonarsi alla disperazione- si veniva a chiamare il
&pem eugit.
Servo di Dio, ed egli sempre riusciva a ridurli à buo
ni sentimenti mediante la fiducia nella Divina Mise
ricordia. Non si manifestava la sua speranza, ma an
che in tutti gli affari riguardanti la Gloria di Dio e il
bene delle anime, egli mostrava la più grande fiducia
in Dei aJxiJio semper nel divino aiuto. Dovendo intraprendere qualche opesperahat.
ra non era precipitoso ma voleva sempre aver tempo
per pregare ed ottenere i lumi e le grazie celesti ; do
po aver molto pregato e riflettuto prendeva poi le sue
risoluzioni che generalmente riuscivano nel modo
più consolante. Mi fu fatto notare che interrogato e
richiesto di consiglio per affari importanti soleva
raccogliersi, e sollevando- gli occhi al .cielo, si vedeEamdemque8spem alita va clie & la implorava i lumi per dare i consigli opsuadebat.
portimi. Visitò una volta a Cuneo una incipiente Co
munità e vedendola estremamente povera consolò le.
T V
DE HEROICA SPE
465
Suore, assicurandole che in quella Casa avrebbe-di- In Deo colfìdens om n ia
morato Iddio che tanto ama la povertà, e però si sa- ardua p^'fìciebat.
rebbe sostenuta e sviluppata persuasa dell’aiuto del
Signore, come infatti avvenne. Anche per popola
zioni ostinate, che dopo vari tentativi non si poteva
no ridurli a buoni consigli, il Servo di Dio munito
della più viva confidenza nella Divina bontà e prote
zione di Maria Santissima vi andò e ottenne i più
grandi risultati da cambiare in breve l ’aspetto del
paese. Così avvenne, p. es. a Viarigi, che era stato H?nc ln ^ fl(iuciam
indotto nei più grossolani'errori dal famoso D. Gri- S b if iScuicibat. °m’
guaschi. Così pure sapeva infondere grande fiducia
nel divino aiuto a Sacerdoti e secolari che incaricati
di imprese difficili, non osavano cimentarvisi. Mi
raccontò D. Calandra, Parroco di Boves che, incari
cato dal suo Vescovo di andare a prendersi cura di
quella Parrocchia da cui parecchi parroci erano stati
cacciati a furia di popolo, egli non voleva dare un ri
fiuto al Vescovo, ma era sommamente abbattuto al
pensiero di sobbarcarsi ad impresa cotanto diffidile. Factum aVrém narraCapitato per caso il Servo di Dio in quei giorni nel- turl ’Episcopio, lo consolò esortandolo a confidare nel
l'aiuto del Signore, giacché andava per obbedienza
al suo Superiore e, datogli alcuni consigli, lo rinfran
cò talmente che smise ogni timore, e, andatovi, vide
operarvi quanto il Servo- di Dio gli aveva promesso,
cioè che in breve tempo sarebbe divenuto padrone
non solo dei cuori, ma perfino della bontà dei suoi
parrocchiani. Gli soggiungea poi che al tempo in cui
si trovava già aveva speso per la Chiesa, casa par
rocchiale, Asilo infantile ecc., un milione e duecen- 0m m a o p era s u a ven .
tornila lire, senza nulla richiedere fuori della sua parconfisus
rocchia. Il Servo di Dio poi mostrava nelle sue impre
se una'illimitata fiducia nella Divina Provvidenza;
intraprese tutte le sue opere senza avere alcun mezzo
a sua disposizione, se non la necessità dell’opera per
la gloria di Dio e pel bene delle anime con la sicurez
za che il Signore non avrebbe mancato di aiutarlo.
Così cominciò il Santuario di Maria Ausiliatrice non
possedendo altro che quaranta centesimi, ne sapen-
466
N U M . VI.
do affatto dove avrebbe trovato i mezzi per l ’opera
l3
che doveva ammontare a .quasi un milione di li'rè.
cum cong-regatio tem- Cosi a un dipresso avvenne alla Chiesa del S . Cuore
d2 iiataug6ndaeUs.’ d* in Roma dove nel gettare una parte delle fondamenta,
consuiebat.
^
erall0 consumati tutti i fondi raccolti all’uopo,
prima che a lui dal Papa Leone XIII venisse dato det
to incarico e da parecchio tempo si erano sospesi i la
vori perchè:'non si potevano ottenere altri fondi-. Il
Servo di Dio, avuto tale incarico dai Papa si sentì animato da tale fiducia nella Divina Provvidenza' che,
- fattosi presentare'il disegno della Chiesa, lo giudicò
troppo ristretto per un Santuario al Cuore di Gesù e
per una Chiesa da erigersi in Roma; quindi pregò
l ’ingegnere ad aumentare- almeno di un terzo Pam
piezza di quel fabbricato ed aggiungervi il progetto di
un ospizio capace di cinquecento letti colle relative
scuole laboratori ecc. da erigersi accanto al Santua
rio. L ’opera a dispetto di gravi difficoltà insorte, fu
compiuta per la parte della Chiesa con piccola por
zione dell*Ospizio ed egli stesso ebbe la consolazione
■
di assistere alla consacrazione del Sacro edifìzio. In
tesi qualche anno dopo io stesso il Sommo Pontefice
Leone XIII a dire : « Ah ! fu veramente una felice
idea quella di affidare a D. Bosco l ’erezione' della
Chiesa del S. Cuore al Castro Pretorio ! ».
u
« Si vide parimenti la sua incrollabile confidenza
c u m ìq a iig u stiis versa- nella Divina Provvidenza, quando avvennero le per»
retu r in P r o v iie n t ia
. . .
. . . . . . . .
.
i*
•
•
1 v
divina spem su am pq- quisizioni domiciliari, di cui sopra dissi, giacche miìiebat‘
nacciato dal Governo di vedersi chiuso il suo istituto,
egli prese la risoluzione (è la seguì), di ampiarlo, an
zi duplicarlo, non fondandosi in altro appoggio che
la ferma fiducia nelPaiuto divino.
In quanto ai beni temporali, egli sempre, ricer
cava, no per amore che vi avesse, ma per la necessità
in cui continuamente si trovava per mantenere i suoi
. allievi e sostenere le sue opere. Ottenuto però un
qualche soccorso, si dava premura per soddisfare i
debiti, non volendo assolutamente che si accumulas
se il danaro. Avendo avuto in eredità parecchie volte
degli immobili, ne sollecitava la vendita, per poter
DE HEROICA SPE
4 67
col prezzo soddisfare i debiti e continuare a promuo
vere le imprese a gloria di Dio e vantaggio della gio
ventù. Essendosi comperato la casa di Foglizzo si
dovette fare acquisto dei terreni che ne dipendevano;
il Servo di Dio contro il parere di parecchi suoi allie
vi,divenuti suoi collaboratori, ordinò che si vendesse
quanto non era necessario come adiacenza deiristituto ; e così disponeva in tutte le altre simili circostanze,
sia perchè i suoi figli non attaccassero il cuore ai beni
della terra sia perchè giudicava dovere di giustizia
disfarsi degli stabili non necessari per soddisfare i. de
biti. Così, metteva in pratica il motto che aveva scelto'
come impresa dell'opera sua : « Da m ihi animas, cos
terà toile ».
Di quanto sopra, fui io stesso testimonio e con
me quasi tutti i confratelli che con me convivevano.
E t ju x ia 46 interr. P ro c. fol, 515 respondii :
Molte volte per non dir sempre si trovò il Servo
di Dio in gravi strettezze di mezzi finanziari. Comin
ciando dalla fanciullezza e dall’adolescenza passando
al Chiericato ed al presbiterato,sempre procedette nei
suoi.affari privo dì mezzi; aspettando dalla provvi
denza giorno per giorno il necessario, giacché, sem
pre fornito di.debiti, a misura che arrivava un soccor
so se ne valeva per'tappare la parte corrispondente.
Cosa mirabile notatami dal suo condiscepolo D. Gia
comelli , che quando vi era D. Bosco, ancora sempli
ce chierico non si mancava mai di. niente, venendogli
in aiuto la Provvidenza in tempo opportuno. Non
mai lo vidi infastitido per causa dei debiti, anzi quan
do il suo economo, cioè io stesso, faceva presente i de
biti che avrebbonsi dovuto pagare in seguito soleva
rispondermi: « N on infastidiamoci pel domani, suf
ficit dei malitia stia ». Interrogato un giorno dal Mi
nistro Vigliani come facesse a provvedere a tanti bi
sogni dei suoi figli e compiere tante imprese rispo
se : « Vado avanti a vapore' ». — Che cosa vorrebbe
dire? — Chiese il Ministro — « Il Vapore, disse D.
Bosco, va avanti facendo pouf-pouf-pouf ». — Il Ministro Piemontese rise saporitamente ben intendendo
0e
b 0 n o A m ' tem pora-
anxfSser5 um*
468
N U M * VI.
¡che jin dialetto tale vocabolo significa (debiti. ONTon
è con ciò che D. Bosco non si preoccupasse dei debiti
ma confidando in Dio e nella protezione di Maria
Santissima Ausiliatrice cercava e trovava i mezzi per
soddisfarli. Intanto si manteneva sempre calmo e se
reno da sembrare l ’uomo senza fastidi e senza occu
pazioni. Solamente lo vidi qualche volta meno sereno
nelle circostanze in cui aveva qualche difficoltà colle
autorità civili e specialmente colle Ecclesiastiche, fa
cendogli pena di non potersi trovare d’accordo pieno
con essi. Del resto quando lo vedevamo più gioviale
dicevamo tra noi : « Forse D. Bosco avrà in questi
giorni qualche grave fastidio, giacché è più gioviale
del solito; ed infatti qualche giorno dopo venivano
a scoprire che realmente la cosa era verificata.
Non ho mai visto D. Bosco immerso nella tri
stezza, neppure mi sono accorto d'interne pugne per
scrupoli od altre simili cause; bensì ho potuto con
statare che nelle difficoltà o dubbi di morale, egli pro
cedeva sempre anche nei casi in cui pareva un po lar
go secondo^ le norme della sana e provata teologia
morale, e finché visse il Yen. D. Cafasso nei casi più
dubbi lo consultava e morto quel Servo di Dio lo in
tesi consultare il successore di lui Teol. Bertagna,- e
formatosi il. concetto giusto procedeva con sicurezza
senza ansietà o titubanze.
Quanto a disturbi da parte dello spirito maligno
credo che varie volte ne sia stato molestato. Sovente
gli accadeva di passare le notti insonni per tali mo
lestie e talvolta lo sentii raccontar di mostri apparsi
gli nella notte e spaventarlo. E tale giudizio mi for
mavo dalle stesse sue parole. Per es. mi ricordo che
una volta fu svegliato di soprassalto dal colpo di una
zampa come di grosso cane, e aprendo gli occhi vide
realmente accanto al letto un cagnaccio da metter
terrore a chiunque. Si è anche osservato che tali di
sturbi gli accadevano specialmente nell’occasione che
stava per intraprendere qualche opera nuova a gloria
di Dio ed à bene delle anime.
DE HEROICA SPE
469
E t juxta 47 interr. Proc. fol. 520 respondiL:
In tutte le sue imprese di maggiore importanza G ravissim a,§ 16 .o b sta cu la
n is op erib u s opponeil Servo di Dìo incontrò gravi ostacoli; quando ini sbari
tu r.
ziò rOpera deir Oratorio di S. Francesco ebbe l'o
stacolo dei Parroci, e poi l'opinione che era invalsa
che gli avesse dato di volta il cervello, perchè si cer
cò di condurlo al. manicomio ; quando sì trattò delFOratorio di S. Luigi, ebbe gli ostacoli da parte del vi
cinato e specialmente dei Protestanti. Arrivando il
momento di formare i suoi chierici e trattenerli alrOratorio pei servizi della Casa, ebbe l ’ostacolo del
l'autorità Ecclesiastica che voleva esigere la loro fre
quenza alle scuole del Seminario molte difficoltà in
contrò pure nelle S. Congregazioni per l ’approvazio
ne della sua società e delle relative regole, mosse spe
cialmente dall'autorità archidiocesana.
Gravissime difficoltà incontrò parimenti riguar
do alla comunicazione dei privilegi, in guisa che fu
necessario che vi si interessasse direttamente il Som
mo Pontefice Leone XIII. In mezzo a queste difficol
tà il Servo di Dio non si perdette mai di animo, come
neppure non si smarrì mai quando ebbe le perquisi
zioni governative e tanti anni dopo anche l'ordine del
Governo di chiudere le sue scuole, ma in tutte queste
circostanze ravvivando la sua confidenza in Dio, pre
gando e facendo pregare i suoi allievi stava tranquil
lo, non tralasciando però di usare tutti i mezzi a sua
disposizione per sormontarli, tenendosi sicuro che il
.Signore non avrebbe mancato di venirgli in aiuto, se
condo quel detto ; « Aiutati che Dio ti aiuta ». Di
scendendo poi ai casi particolari delle fabbriche da
erigersi e dei collegi da aprirsi, si può dire che le dif
ficoltà si presentavano più o meno gravi in proporzio
ne dell’importanza delle opere. Così ebbe ad incon
trare gravissime difficoltà nella costruzione della
Chiesa del S. Cuore a Roma per disaccordi sorti tra
l ’impresario e g ì’ingeneri e l'economo nostro D. An~
. gelo Savio, pel che si dovette sospendere per un tem
po considerevole la fabbrica ; così sorsero pure note
voli difficoltà pel Collegio di Alassio, per la parroc
.470
§ .
18
H ero ica D. F. spes ex
d ictis apparet.
§ .
19
Spem crua ipse efferebatu r, in alio s excitaba.t.
§
20 .
P raesevtim vero in in
filin o s.
§ 21.
H aesitan tiu m anim os ad
spem erigebat.
N U M . VI.
chia e.collegio di Bordighera ecc. In tutte queste par
ticolari circostanze il Servo di Dio non ismentì mai la
sua calma.
Da quanto qui ho detto', di cui fui io stesso te
stimonio oculare ed auricolare, si scorge quanto fosse
eroica la speranza del Servo di Dio e la sua confiden
za nella Provvidenza Divina.
E t ju xta 48 iriterr. Proc. fol. 522 respondit :
Il Servo di Dio animato com’era di così viva spe
ranza e fiducia nella Divina provvidenza, non trala
sciava occasione di inculcarla anche a noi e alle per
sone estranee. Quanto' a noi ci esortava a confidare
nella preghiera per gli esami, difficoltà di famiglia,
ostacoli per vocazioni; in tali casi ci esortava a fare
qualche novena, oppure qualche comunione con viva
confidenza dell’intercessione -della Madonna, di S.
Luigi e di qualche altro Santo o Servo di Dio. Era
poi mirabile la sua efficacia neirinfondere speranza
nei peccatori negli infermi, ai quali sapeva, dire cose
così belle sulla Misericordia di Dio, sui meriti di Ge
sù Cristo sulla protezione della Madonna e dei Santi
che riusciva sempre ad indurli a confessarsi, se ne e~
rano ritrosi, e a consolarli, quando anche dopo rice
vuti i Sacramenti si mostravano timorosi del giudì
zio di Dio e delle pene del Purgatorio. Tanta era la
consolazione che provavano gli infermi da lui assi
stiti che i suoi allievi desideravano tutti di avere lui
ad assisterli qualora fossero arrivati a quel punto estremo. Anche i Sacerdoti, che tìmidi non si perita
vano di assumere gli uffizi, che loro erano affidati dalP Autorità Ecclesiastica, sapeva loro infondere corag
gio e tale confidenza in Dio che dopo aver parlato con
lui si accingevano coraggiosi alle loro imprese, come
avvenne al Parroco di Boves, I). Calandra, intorno a
cui deposi in altro interrogatorio. Così pure ai fon
datori di nuove opere tendenti alla gloria di Dìo in
fondeva gran fiducia quando perplessi per le difficoltà
non sapevano decidersi ad andare avanti- Così ha fat
to con D. Antonio Belloni per POpera suà di Terra
Santa, così coll’abate Boissardi Lione per i suoi orfa-
DE HEROICA SPE
471
notrofi, così col Sac. Leite di Vasconcellos pel suo Or
fanotrofio di Oporto.. Così- con vari altri che da lui a~
minati continuarono a sostenere le loro opere in mez
zo ad ogni difficoltà.
In quanto al mòdo di infondere questa speranza
negli altri era ordinariamente l ’assicurazione che da
va che il Signore non li avrebbe abbandonati, ma sa§ 22.
11
1
,
• .
j • .
Q ua ratio n e id perficere
rebbe loro venuto m soccorso, e se si trattava di grazie soieret.
particolari, come guarigioni o felice avanzamento ne
gli affari temporali, oltre Pastenzione dal peccato e la
frequenza ai Sacramenti, suggeriva qualche'Triduo o
Novena di preghiere alla Vergine Ausiliatrice „0 a
qualche Santo. N ell’occasione dell’invasione del Co
lera nel 1854 ci prevenne, che il terribile morbo sa
rebbe avvenuto' anche in Torino, ma in modo che nes
suno ne rimanesse spaventato, giacché si affrettò a*
soggiungere che nessuno neirOratorio ne sarebbe
stato colpito, a condizione che non si facessero pec
cati mortali, e si facesse, tutti i, giorni una preghiera
a S. Luigi Gonzaga. Come ci assicurò così avvenne,
malgrado che la regione di Valdocco ne f ossei som
mamente infestata, e che parecchi dei giovani più adulti dell’Oratorio andassero ’nei Lazzaretti !e case
private ad assistere g l’infermi, come vi andai io stes
so, imitando il nostro Fondatore ; nessuno fu colto dal
terribile morbo.
Uno dei mezzi di cui. si serviva il Servo di Dio
§ 23.
■
per infondere la speranza era di sollevare la mente DbeatttttemanimoTeS
ed il cuore al cielo parlando deir eterna felicità che si
sarebbe goduta in compenso dei beni terreni, della
salute corporale e perfino della vita che si sarebbe sa
crificata.
In tutte queste cose io stesso fui testimonio in
sieme coi miei confratelli.
II T E S T IS — R. D. Ioannes Baptista Francesia.
Juxta 44 interr. Proc. fol. 802 respondit ;
§ 24.
Il
Venerabile non cercava che di poter arrivare
S alu tem aetern am coi
seg u i cu pieb at et. sp
. al Paradiso e questo pensiero roccupava intieramen rab at.
47-2
A lioru m
hat.
825.
spem
§ .
excita-
26
Q u a ratio n e m oriturum
ad confessionem perag en d a m adduxit.
N U M . VI.
te. Un giorno gli si era fatta una bella festa, letti
componimenti, fatti auguri, espressi molti elogi, ed
il Venerabile alla fine, dopo di aver ringraziati tutti
disse ; « Se voi volete bene a I). Bosco, aiutatelo a sal
varsi l ’anima ». Con questo pensiero lavorò tutta la
vita e cercava col salvare gli altri di salvare sè stesso.
Durante tutta la sua vita egli non aveva altro di mira
che d i‘Conseguire la vita eterna, noncurando le altre
cose.Egli doveva cercare mezzi per compiere le opere
a lui affidate dalla Provvidenza, ma il suo cuore ne
era distaccato. Più di una volta io l'ho sentito dire :
« Quanto sono miserabili le cose di questa terra ! »
Tuttavia sapeva, nel cercare quei mezzi che gli erano
necessari, levare il suo pensiero al Signore. Nelle
sue mani passarono parecchi milioni, ma il suo cuore
non si lasciò mai affezionare a queste cose. Più di una
volta raccomandava anche a persone estranee, che le
vassero il loro cuore alle cose di Dio,'e non si affezio
nassero alle miserie della terra.
Ho dimenticato di parlare quanto egli sapeva in
spirare agli altri la speranza cristiana, sia in casa sia.
fuori di casa. Sovente era chiamato anche ad assiste
re certi poveri ammalati ed otteneva la loro conver
sione. C i raccontava come era riuscito a converti
re un tale che non voleva confessarsi, e che anzi mi
nacciava un colpo di rivoltella al prete che l ’avesse
tentato. Il Venerabile entrato al letto dell'ammalato,
dopo di aver detto che era venuto a prendere delle sue
notizie, sentì a dirsi : — « Lei è venuto per confessar
mi ma guai a Lei ! » — E gli sorridendo rispose. —
Non so venuto per questo, e poi lei non ha bisogno
di alcuno che lo preghi a confessarsi ». Intanto l'am
malato prese confidenza e disse : — « Caro lei sono
quarantanni che non mi confesso più, e ne ho fatti di
tutti i colori ». E com inciò a dire di questo e di quel
peccato. Il Venerabile lasciava dire, e giunto ad un
certo punto sorrise. — « Lei ride, disse l'ammalato »
Si
perchè dopo avermi detto che non voleva con
fessarsi, si è confessato. Adesso basta, lasci dire a me
due parole per completare la cosa, e poi Lei faccia.
DE HEROICA SPE
473
l ’atto di contrizione ». Ci riferiva il,Venerabile che
l ’ammalato fu commosso e meravigliato di quanto avea udito da lui, che sopraffatto dal dolore, terminò
bene la. sua confessione, ed era tempo, D. Bosco di
ceva, perchè dopo un giorno o due egli moriva.
E t juxta 45 interr. Proc. fol. 804 respondit :
Il
Venerabile fin da piccoletto quando fu incon §’ 27.
V ocationem suam m ultrato dal cappellano di Murialdo, D. Calosso, inter ta s in ter d ifficu ltates
rogato che cosa mai avrebbe voluto fare rispose : « Se p ersecu tu s est.
il Signore mi aiuta desidero di farmi prete ». Ed in
terrogato perchè rispose : « Per poter salvare altri e
salvare me stesso ». Questo fu il programma di tutta
la sua vita. In casa trovò difficoltà per parte del fra
tellastro, e per togliere le discordie stimò bene di an
dare a servire, con il pensiero di coltivare la sua vo
cazione. Dovette passare per ardua e si direbbe per
ignem et aquam, ma non si lasciò vincere dalle diffi
coltà. E gli confidando nella parola del confessore con
tinuava la sua strada, sottoponendosi volentieri a mil
le peripezie pur di riuscire nella sua vocazione.
Pareva impossibile che egli potesse riuscire, ma
la grazia del Signore lo aiutò a vincere tutte le resi
stenze. Studiava mentre accudiva ai lavori di campa
gna, e mentre era obbligato a stare al lavoro in una
bottega di sarto, ed a Chieri, ancorché fosse apparen
temente distratto dai rumori e dalle divagazioni di una
bottega di caffè. E gli nel corso delle scuole era costan
temente dei primi e tutti i suoi Professori non solo lo
amavano, ma facevano di lui i più lieti auspici ; e que
sto dimostrava' la- sua fermezza di voler studiare per
potersi consacrare al Signore.
. Questo seppi in parte dal Venerabile stesso ed in
parte da quelli che lo conobbero in quegli anni, spe
cialmente dal proprietario del caffè di Chieri, Sig.
Pianta.
E t juxta 46 interr. Proc. fol. 804 respondit :
Il
Venerabile si trovò più di una volta, anzi spes § 28.
m tem poralium
so nelle angustie delle cose temporali, ma non si volle Dnp ereru
n u ria n u m qu am spe
mai perdere di coraggio. Mi ricordo che un giorno ci iefìcit.
disse che si andasse a pregare e che per lo spazio di
!
•5/4
§ .
29
Numqruam
vero
eu'm fefellit.
§ .
spes
30
In Deo confìdens daem onum vexatio n es su
perávit.
N I-M . VI.
tre ore ci fosse sempre qualcheduno a pregare per un
affare che gli stava molto a cuore. Noi alla sera fum
mo premurosi di sapere l'effetto delle nostre preghie
re, ed il Venerabile ci disse : « Non poteva essere più
consolante ». Appena uscito dalFOratorio mentre
era sotto i viali di S. Massimo, ora Regina Margheri
ta, vidi venire verso di me un signore che aveva Faria
di un domestico; mi ferma e mi interroga se io fossi
D. Bosco; gli ho risposto'di si. Allora quel Signore
mi consegna una. lettera che'egli aveva ricevuto dal
padrone : — Questo è per lei. — Io volli interrogarlo
da parte di chi egli mai venisse, come si chiamasse
il suo padrone. Ed egli mi rispose che mi contentassi
di avere quanto desiderava e non cercassi altro. Io
guardo nella lettera e trovo alcuni biglietti che face
vano la somma di cui bisognava ». Soggiungeva :
« Alcune volte la provvidenza mi fa stentare, ma a
tempo e luogo mi viene in soccorso ». Con questo pen
siero posso dire che trascorse tutta la sua vita. Quan
do cominciò a costruire la Chiesa di Maria Ausiliatrice, volendo dare un acconto alFimpresario, gli versò
nelle mani tutta la borsa che conteneva quaranta cen
tesimi. Intanto si cominciarono i lavori, ed ottenne
che il Comm. Colla pagasse la prima quindicina, dopo
di aver ricevuto una grazia straordinaria dalla Ma
donna e con questo mezzo il Venerabile, senza mai
patire la più piccola diffidenza, potè continuare i la
vori e portarli al termine. Durante questo tempo il
Venerabile per cercare soccorsi andò anche a Firenze,
dove si era trasportata la capitale ed ottenne in modo
straordinario soccorsi da quei cittadini. Giova ricor
dare che una Signora la Marchesa Cerini, si obbligò
di pagare mille franchi al giorno, per dieci giorni,
purché D. Bosco si fermasse a Firenze per altrettanti
giorni.'Ebbe pure delle difficoltà di altro genere e che
il Venerabile sopportò con santa tranquillità. Non ri
cordo mai che egli abbia avuto delle lotte interne, ma
che abbia sofferto dei disturbi da parte del demonio, lo
sentii più volte riferire dal medesimo Venerabile e
dalle persone addette alla sua persona. E gli si mostra-
DE HEROICA SPE
475
va indifferente e ci diceva che lo disturbava solo ma
terialmente ; « Ma, D. Bosco, gli dicevamo, non ha
paura? ». Egli il Venerabile ci diceva : « Miei cari
ho un arma ed è il segno della S. Croce e con questo io
sfido tutto rinferno ». Queste vessazioni durarono
per lo spazio di alcuni mesi. Un giorno per trovar pa
ce andò ad Ivrea, e potè riposare una notte, ma alla
seconda fummo daccapo. Tornato poi a Torino abbia
mo veduto che i disturbi erano finiti. Ed erano tanto
gravi queste vessazioni che il Venerabile non poteva
più reggersi in piedi, e con difficoltà poteva per la
stancheza. e mancanza di riposo celebrare la Messa al
l'indomani.
Queste cose vidi in parte io stesso, e in parte le
udii raccontare dal Venerabile medesimo. '
V T E S T IS — Rev. D. Joannes Anfossi.
Juxta 44 interr. Proc. fol. 1163 respóndil ;
Che il Venerabile avesse la speranza teologica
g"31
posso attestarlo Der tutto il tempo che io ebbi la fortu- sp e ì virtu te p ra ed itu s
i.
-1 ■ -t
-,
.
D. S. apparebat.
na di convivere con lui ed anche avendolo negli anjn
seguenti frequentato, poiché posso affermare che'il
Servo di Dio in tutte le sue opere a null’altro mira
va che a far del bene e a procurarsi dei meriti per la
vita eterna. Non nutrì mai alcun desiderio delle so
stanze e degli onori terreni. A questo riguardo ricor
do quando il Venerabile ricevette dal Conte Luigi Cibrario il diploma a Cavàliere deirOrdirie Mauriziano
che egli non accettò, e gli fu mutato in una pensione
annua, credo, di lire trecento. Egli nutriva grande
speranza di poter conseguire la vita eterna appogs 32.
-,
.
i-,
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•
1’
i* t \ •
• r
Dei m eritis confìsus vigiandosi sulla Misericordia di Dio, ma assai irequen- tam aetern am se con
temente ci ripeteva il detto : « R e g n u m coelorum vim be<runturum sperabat.
patìtur », ed affermava che in Paradiso non si poteva
arrivare,se non colla innocenza o colla penitenza. Per
la sua salvezza sperava anche nelle preghiere, e un
giorno manifestò il timore che dopo morte non si fos
sero continuate per lui e disse : « lo intanto rimarrò
nel. Purgatorio a friggere ».
Il Venerabile avvicinava-le persone abbienti e di-
476
N U M - VI.
scorrendo loro delle opere di carità che erano neces
sarie a benefizio del popolo, ne otteneva soccorsi e ta
lora anche dagli infermi che visitava con grande ca
rità ; ma' si può dichiarare che egli in ciò fare non ave
va di mira il migliorare la sua condizione, che fu sem
pre uguale e nella abitazione e nel vitto, ma solamen
te il mantenimento delle molteplici opere da lui fon
date per 3a gloria di Dio e il bene delle anime ed anche
. per fare esercitare la carità a persone che forse non
l ’avrebbero esercitata.
E t j-uxta 46 interr. P r o c. foL 1165 respondit :
Negli anni anteriori a quello in cui venni’all’Oratorio, essendo il Venerabile di famiglia povera, onde
conseguire il. suo intento, che era quello- di abbraccia
re lo stato ecclesiastico, dovea certamente lottare ed
io pure ho inteso lui stesso a narrare delle industrie
di cui si valeva per ricavarne qualche utile, come ri■petizioni o servizi personali, e a ricordare con ricono
scenza persone, che l ’aiutarono ; ma le angustie finan
ziarie si accrebbero maggiormente, quando si vide cir
condato da qualche centinaia di giovani ed ebbe aper
to l ’ospizio... Il Venerabile tuttavia non si. perdette
Negue eJn^res neces- mai d’animo ed ebbe sempre tutta la fiducia in Dio.
■sariae ei deessen t a- Questo è dimostrato nel fatto sopra da me ricordato,
rumo un quam d e fic it. ~
r
.
.
.
.
quando il Venerabile stretto da un grave debito ci in
vitò a pregare dinanzi al SS. Sacramento successiva
mente quattro per quattro, mentre egli uscito dall’Oratorio, andò in cerca dell’aiuto della Divina Prov
videnza che tosto venne come il Servo di ¡Dio ci assi
curò quando rientrò la.sera neirOratorio.
Non saprei dire se ebbe pene ed angustie di. spi
rito non avendone mai sentito parlare nè da lui nè da
altri.
Riguardo a tribolazioni che il Venerabile possa
■ ■ avere sofferto dal demonio ricordo questo fatto. Un
; mattino il Venerabile ci raccontò che durante la notte
un grosso orso gli si era nella notte disteso bocconi
sulle coltri tantoché sentivasi soffocare. Questo fatto
, ed altri simili, che ora non saprei precisamente ricor
dare erano da noi interpretati come molestie del de-
DE HEROIÒA SJ?E
477
34.
monio, principalmente che il Veneràbile doveva sof F ru stra §daemon.es
S.
anim um frangere
frire quando stava per incominciare qualche opera a D.
nituntur.
vantaggio delle anime. Noto1tre fatti che noi pure in
terpretavamo cóme molestie del demonio, cioè, che il
Servo di Dio fu per ben tre volte pressoché colpito da
fulmine. Una di queste volte il fulmine cadde sopra
la sua camera,ne distrusse il soffitto ne sollevò il letto
di ferro che, uscita la corrente elettrica, cadde sul pa
vimento, con grande rumore. Mentre il Venerabile era
ancora a riposo ; sciolse in tutte le sue parti, il camininetto Tfrankhio). Io che dormiva nel piano superiore
alquanto discosto, destato dal rumore e dal bagliore
mi alzai tosto e corsi alla camera del Venerabilè, che
già vestito, accolse me e quanti accorrevano a vederlo
affannati e, con voce paterna ci acquietò, esortandoci
a discendere in Cappella dove egli poi venne e ci di
spose a confessarci. La Messa fu celebrata dal Vene
rabile un’ora prima deirOrdinario, e si fece un gran
numero di comunioni. E in seguito1a questo fatto il
Venerabile fece collocare una statua della Vèrgine
alla sommità del frontone del muro esterno che: confi
na colla camera da lui abitata. Questa statua si vede
tuttora.
Altra volta in occasione che caddero le volte del
corpo di casa in costruzione, di cui ho altrove parlato,
rientrando il Venerabile in casa sul far della sera, a me che gli era andato incontro per riferirgli il doloro
so incidente, rispose : « Non è succeduta alcuna di
sgrazia? )> E saputo che no, soggiunse : « Che cosa
vuoi? il demonio ha voluto mettervi la sua coda ».
E t ju x t a 47 interr. Pro c. fo L .1167 respondit :
Il
Venerabile incontrò i primi ostacoli in fami
35.
glia per poter attendere agli studi volendo i suoi che, P ìu re s d §ifficu
lta tes :
duciarn in Deo coli
anziché occupare il tempo nella scuola lavorasse la can
do su p erávit.
campagna. Fatto poi sacerdote, nella missione a cui si
sentiva chiamato da Dio a beneficio della gioventù in
contrò ostacoli come pure ho già sopra espresso, alTOspedaletto di S. Filomena, ai Molassi, a S. Pietro
in Vincoli, e per parte del Municipio e dei Parroci,
■che egli superò coi suoi molti soavi e colla sua pazien-
478
N U M* VI.
za, tutto sempre sopportando con costanza e fiducia
in Dio.
Queste cose ho udito in parte quando io era all’Oratorio, e in parte mi furono raccontate da quelli che
in quegli anni ebbero la ventura di avvicinare e convivere col Venerabile Servo di Dio.
V I T E S T IS — Rev. D. Franciscus Cerniti.
J u x ta 44 interr. Pro c. fol. 1350 respondit :
ven s d § Xes motivo
^ fiducia che D. Bosco aveva in Dio non poteva.
supem
aturaA
i
inniteavere
ohe una base soprannaturale. Il suo pensiero
nfliìiv
era spesso elevato in Dio anche in mezzo ai più gravi
e magari tormentosi affari, « Quando dovete risol
vere qualche cosa, innalzate gli occhi al cielo, assicu
ratevi che sia una cosa che riesca alla maggior gloria
di Dio e al bene delle anime ; poi andate avanti, Faiuto di Dio non vi mancherà ».
g 37.
Mentre poi era così attento che si osservassero i
AdtaSsmexcfta™aate beatl" Comandamenti di Dio e della Chiesa e che ciascu
no facesse i suoi doveri verso Dio e di buon Cristiano,,
era poi nemico' di ogni pessimismo. « Il Paradiso è per
tutti quelli che vogliono; solamente i poltroni cioè
quelli che non vogliono far nulla pel Paradiso ne sa
ranno esclusi )).
§ 38
Questa sua fiducia in Dio era in lui incrollabile,
VmisSma?n*1L^ffust£' anche quando aveva i creditori alle spalle. « Un gior
no così mi raccontava il capo mastro Carlo Buzzetti,
fui da lui a chiedergli il danaro per la quindicina da
pagare agli operai ; « Ma si Carlino vieni pure, (e co
sì dicendo aperse i suoi cassetti) piglia tutto quello
che c'è » — « Ma non basta soggiunsi io, e d'altronde
10 non ho danaro da far fronte agli impegni » — « Sta
-tranquillo, mi disse D. Bosco, la Provvidenza c'è an
che per te » — Infatti nella sera stessa mio fratello
Giuseppe venne a portarmi a nome di D. Bosco lire
6000 che una pia persona aveva portato a lui, poco do
po di essere uscito io dalla stanza ».
« Quando cominciò, così mi raccontava il defun
to Savio Angelo, allora economo dell’Oratorio, la co
struzione della Chiesa di Maria Ausiliatrice, dissi a.
. DE HEROIC A SPE
479
D. Bosco : « Ci saranno danari per pagare la settima
na agli operai? « Quando mai, mi rispose egli, D, Bo
sco cominciò a fabbricare avendo danari? a questo
penserà la Divina Provvidenza ». Ed infatti proprio
all'ultimo momento una benefica persona diede a D.
Bosco mille lire, quanto occorreva allora per quei pri
mi lavori.
Il suo pensiero che aveva costante e trasfondeva
in quanti lo circondavano, mirava sempre alla vita eterna. « Ma ricordatevi bene soggiungeva tosto, il Pa
radiso non è per i poltroni, ci vogliono le buone opere.
— In spe contro, sp em , soggiungeva altre volte, non
lasciatevi mai perdere di coraggio ». Egli poi non eb
be mai nessuna fiducia su i beni terreni. « Questi sono
un inciampo pel paradiso; conservate quegli stabili,
che son necessari per l'educazione dei nostri giovani ;
tutto il resto vendete e impiegatelo poi nostri pove
ri ragazzi. — Grazie a Dio, finora la Divina Provvi
denza ci venne sempre in aiuto e non ci mancherà
mai se noi faremo il nostro dovere».
Ciò però non distoglieva D.. Bosco dall’adoperare
tutti i mezzi leciti e dal sottomettersi a tutte le fati
che allo scopo di trovare aiuti alle opere sue. In que
sto egli era guidato da un motivo di carità spirituale.
« Ricordati, disse un giorno alPEconomo D. Sala An
tonio,'al quale aveva dato molti biglietti da spacciare
ad una lotteria di beneficenza, che la carità che faran
no quei tali nel ricevere e pagare questi biglietti è
una carità che farai tu all’anima loro ».
Tutte queste cose fin qui riferite le seppi dai so
pradetti, cioè Buzzetti Carlo, D. Savio, D. Sala e da
D. Bosco stesso.
E t ju x ta 45 in ie r r . Proc. foì. 1352 respondit :
A tutto quello che ho già detto su questo punto
aggiungo essere stata sempre incrollabile la mia con
vinzione personale che la vocazione di D. Bosco allo
stato Ecclesiastico sia stata una vocazione divinamen
te ispirata e quindi soda, ferma e con retto fine. Le
difficoltà enormi che dovette superare prima dal fra
tellastro tutore, poi dalla povertà della sua condizio-
§39.
D ivin a p ro v id e n tia nim quam ei d e fu it.
§ 40.
T erren is sp retis a d a e
te rn a u a ice spectabat
§■43.
In Deo confisus vocationem su am a le re non
cessavit.
480
N U M ’ VI.
ne, ne sono una prova. « Io sentiva, diceva egli, che il
Signore mi chiamava allo stato Ecclesiastico pel be
ne dei poveri giovani, sentiva in me la mancanza di
mezzi e di meriti, ma il Signore lo voleva ; tutto fu opera di Dio ; in Lui solo e in Maria Santissima io
aveva posto tutta la mia fiducia ».
§ 42.
Non è quindi a meravigliare se egli abbia dovuMultaqu«
mcommoda ,
.
it
ad id u b en ter tu iit.
to, per proseguire nella sua vocazione, affrontare dif
ficoltà enormi ; gli mancavano i mezzi materiali, gli
mancava l'appoggio tante volte anche di persone
buone, ma che non conoscevano bene la via per la
quale egli era chiamato; doveva vivere stentatamen
te a Chieri, con quel poco che sua madre gli portava
di meliga, di fagiuoli, di pane per poter sufficiente
mente sostentarsi. Chi non avesse avuto una vocazio
ne veramente soda e sicura non avrebbe potuto du
rare.
E t ju x ta 46 interr. Proc. fol. 1353 respondit :
Angustie, strettezze, tribolazioni temporali ac
compagnarono D. Bosco, per quanto a me pare tut
to il tempo della sua vita. Dal giorno in cui per vesti
re l'abito ecclesiastico gli mancava tutto, talare, cap
pello ecc. fino agli ultimi istanti della vita, egli do
vette sempre lottare con difficoltà di ogni genere.
Ma più gravi ancora delle angustie temporali,
§
„
furono le angustie morali, contrarietà, opposizioni,
?irm issim & S. D. sp es
. .
.
r
j.
*.
et fiducia in bibula- persecuzioni ecc. Pure si mantenne sempre fra tante
bomi.us ferendis.
tempeste sereno, ilare, sorridente. Ricordo che il
Cardinale Alimonda, nel discorso funebre paragonò
D. Bosco al primo immobile del filosofo di Stagira.
Ricordo inoltre che il mio Professore D. Picco, quan
do ci parlava di grandi romani, fermi, costanti, sog
giunse una volta : « Ma noi l'abbiamo in D.Bosco que
sto esempio di costanza ».
,
Or questa costanza, per quanto sembra, a chi, co
me me, conobbe D. Bosco e le sue vicende, non pai~e
spiegabile se non nella fiducia, anzi in quella unio
ne abituale che egli aveva con Dio. Dico unione abi
tuale, perchè anche in mezzo ai più gravi ed intricati.
DE HEEOICA SPE
•481
affari, interrogato egli rispondeva come uno che avesse fatto fino allora la meditazione.
Che abbia avuto pene spirituali, o battaglie interiori non mi consta ; egli però ha avuto dei momenti, specialmente negli ultimi anni della sua vita di sbi- disgottimento di fronte ai divini giudizi. « Ho bisogno
che si preghi per me... Aiutatemi a salvare l'anima
mia )>, erano parole che uscivano a quando a quando
dalla sua bocca ma tosto riappariva in lui il conforto,
la fiducia nella Misericordia di Dio.
Dal Venerabile stesso' ho saputo che egli era a
quando a quando molestato dal demonio, sopratutto
quando stava per compiere qualche opera che dovesse
essere a far cessare il peccato opppure a compiere
qualche gran bene. Ricordo sopratutto un fatto av
venuto nella primavera del 1885 nella casa nostra di
Marsiglia, dove io aveva accompagnato D. Bosco. A - . ■
veva la mia camera presso a quella di lui con un uscio
interno di passaggio fra l ’una e l/altra. Era presso la
mezzanotte, ed io era per coricarmi, quando sento un
forte grido, seguito poco dopo da un altro più forte,
come di uno che fosse soffocato. L i per li credetti chequesto grido provenisse da un prete forestiero nostro
amico, poco bene in salute che alloggiava al piano
superiore. Ma ecco un terzo grido più forte ancora,
da cui conobbi essere la voce di D„ Bosco; apersi l'u
scio e vidi D. Bosco seduto sul letto, svegliato. « Sta
male? Ha bisogno di qualche cosa? gli chiesi ». « No,
sta tranquillo, caro D. Cerruti; va pure a dormire ».
A l mattino seguente andai tosto da lui e lo trovai se
duto su un povero sofà in uno stato compassionevole.
« Che c ’è stato questa notte? E ’ lei che ha-mandato
quel grido? ». — « Si. son io ». « Mi ha fatto già tante
confidenze,mi faccia anche questa di dirmi che cosa è.
accaduto" ». E allora egli facendosi serio, mi disse :
« Qui in questa casa ci sono dei ragazzi in peccato
mortale !Ho veduto il demonio entrare in quel dormi
torio, (e lo segnava). Si avvicinava al letto di uno e di
ceva : - questo è mio - poi in un altro e ripeteva la stes
sa cosa, finalmente in un terzo e si slanciò come per
g 44.
482
N Ù M . VI.
portarlo via. Fu allora che mandai queirultimo-grido
che tu hai -particolarmente sentito. Caro D. Cerniti
sono venuto' in Francia per questuare per mantenere
i nostri giovani e compiere la Chiesa del Sacro Cuore
di Gesù in Roma.Ma qui c'è un bisogno ben più gran
de, vi sono alcuni giovani che sono nelle mani del de
monio. Aiutami che li strappiamo dalie sue mani. Di
al Direttore che stabilisca per domani ¡'Esercizio del
la Buona Morte. Invece di uscire a cercar danari, sta
rò in casa a confessare ». Infatti confessò tutta la se
ra e' il domani mattina insieme con me e parecchi al
tri. V i fu una comunione generale così divota5 che
il Superiore di quella casa mi disse non' essersi mai
fatto a sua ricordanza un Esercizio così bene della
Buona'Morte. D. Bosco mi diceva poi il domani tutto
sorridente : « Il'demonio mi ha fatto perdere una not
te, ma si è pigliato una gran bastonata. Ma ricordati
ogni qualvolta parlerai e sopratutto ai giovani, di ri
cordar sempre e frequentemente che facciano delle
buone confessioni e comunioni ». Io ritengo che co
me rho trovato svegliato appena aperto l ’uscio, al
terzo grido così svegliato fosse pure agli altri gridi.
E ciò tanto più perchè quando egli mi raccontò la cosa
non disse già : « Ho veduto in sogno », come disse in
altri casi, ma semplicemente : « Ho veduto ».
Sentii, pure dai Venerabile stesso e da altri miei
compagni che egli aveva subito altre volte altre ves
sazioni dal demonio, tantoché .passò talvolta parec
chie notti senza poter dormire.
in pei ope*semper fir-
inissime speiant.
XI T E S T IS — Rev. D. Julius Barberis.
Ju x ta 44 interr. Proc. fol. 2050 respondit :
Il Servo di Dio possedette ed esercitò la virtù
teologale della Speranza; Non ricordo di aver udito
paro^a c ^e indjcaSse paura che gli mancassero gli
aiuti della grazia di Dio. Il timore della salute del
l ’anima sua era mai disgiunto dalla illimitata fidu
cia negli aiuti di Dio. Nelle sue prediche l ’udii mol
te volte magnificare la misericordia di Dio, ed anche
quando ci faceva, tremare parlandoci del giudizio e
DE HEROICA SPE
483
dell'inferno non ci lasciava mai senza gettarci nelle
braccia della Misericordia Divina. Molte volte l ’udii
a ripetere : « I n te D o m in e speravi etc. — Altre voi§
te soggiungeva :« Abbiamo da fare con un padre buo- SuS i amSmmemSS-e
no che sa compatire le nostre miserie : siamo nelle solebat*
braccia della Misericordia Divina — Sarà quel che
Dio vorrà.
Iddio non è come i padroni di questo
mondo* i quali vogliono che l ’opera riesca bene del
resto non la pagano; E gli è più buono e quando vede
la buona volontà ancorché non riuscisse l'opera ci
dà il premio ugualmente ». Guardando il cielo stel
lato, pieno di speranza diceva : « Quanto godremo
quando saremo lassù ; — Conosceremo poi tutti i se§ 47.
greti delle leggi della natura ». Lo udii anche ripe- 4aSa?at. beatltatem
tere : « Paradiso ! Paradiso ».
Quando vedevamo D. Bosco tanto stanco, gii
suggerivamo qualche riposo e sollievo ; egli risponde
va': « Oh.! quando1saremo in Paradiso voglio che ci
riposiamo poi tanto, allora si che saremo "poi contenti
se avremo fatto qualche sforzo ». Il pensiero del Pa
radiso gii serviva per animarsi a grandi opere ; e quan
do aveva forti tribolazioni, si animava subito e ripe-'
teva, come udii io stesso : « Queste cose in Paradiso
non ci saranno più ». Non disperò mai neppure dei
più grandi peccatori ; diceva : « Basta un istante di
resipiscenza, basta un atto di amor di Dio; la Mise
ricordia di Dio è così grande !
Questa illimitata fiducia nel Signóre era quella
§ 48.
che gii fece disprezzare ogni bene terreno. Quando HLSpernlbatena omma
era ancor fanciullo avendogli Don Cafasso, uno dei
suoi primi maestri, consegnata la chiave dei danari,
senza più oltre parlare, sebbene comparisse chiara
mente l ’intenzione del moribondo, egli consegnò la
chiave agli eredi, dicendo : « Mi è più caro il Paradi
so che tutti i danari del mondo)). Quando poi fu pre
te avendo da fare con Ministri Protestanti che gli of
fersero danaro purché non scrivesse più nelle Lettu
re Cattoliche egli con ;un certo disprezzo diceva : « Sì
vede proprio che non conoscono che cosa voglia dire
essere prète cattolico ».
-
484
§ .
49
O m n ia d etrim entum fe
c it prop ter aeternitatem .
§ .
50
D ivin am
vocation em
g ra v issim a s in ter diffìcu ltates coluit.
N U M . VI.
Prese per stemma della Congregazione ; D a m ih i anim as, coetera tolte. Io ricordo di aver udito più
volte ripetere il detto di S. Paolo in cui dice che egli
considerava come spazzatura ogni cosa terrena per
guadagnarsi il Paradiso. Ed infatti passarono per le
sue mani molti milioni, ma egli sarebbe stato pronto
a dar tutto per salvare un anima. In morte si racco
mandava a tutti perchè pregassero per lui affinchè
potesse salvare l'anima sua, come è noto in tutta la
casa.
E t ju x t a 45 interr. Proc. fot. 2055 resp on d it:
Fin da fanciullo il Venerabile desiderava di far
si prete. Dopo una visione che ebbe all'età di nove
anni, capì che Iddio lo chiamava al Sacerdozio, e tese
sempre a questa mèta in mezzo a difficolta straordi
narie, capaci a far perdere la vocazione a chiunque
non avesse avuto la sua indomita costanza. Ma egli
in mezzo alle più grandi difficoltà, stava sempre fer
mio nel suo disegno. « Iddio mi aiuterà » era la sua
parola d’ordine. Si sottomise a fare quasi due anni il
servitorello di campagna, a studiare la notte, dovendo
lavorare lungo il giorno, persino a studiare men
tre guidava i buoi arando; andando al lavoro e
ritornando dal medesimo, e sullo stesso lavoro, nel
momento dei pasti. Ma egli sempre occupato dal pen
siero che si doveva fare prete, non riposava, si sottomise a rimproveri, disprezzi, a battiture del fratello
Antonio, sempre perchè voleva studiare con lo sco
po di farsi sacerdote. Mentre studiava a, Chieri, si
sottopose a fare il domestico in casa Matta, e da gar
zone di Caffè, in casa Pianta, e a dare varie ripetizio
ni, per poter fare gli studi ginnasiali. Cose tutte di
pubblica fama e che io udii anche dalla bocca del V e
nerabile.
Ma non faceva nulla senza consiglio. Non volle
farsi chierico se non dopo essersi consultato. Era do
lente che il suo confessore per lasciarlo più libero
non gli dicesse 'niente della sua vocazione. Chiese
perciò al suo Parroco ed a Don Comollo, e non andò
avanti senza aver fatto prima una novena apposita..
DE HEROICA SPE
485
Quando si trattava di ascendere agli ordini maggiori,
domandò di nuovo consiglio al suo confessore, al suo
Parroco e a Don Cafasso.
Trattandosi poi di fondare la Pia Società Sale
siana non fece passo senza consultare Don Cafasso e
Monsignor Fransoni Arcivescovo di Torino ; nè con
tento di ciò andò a Roma a domandar consiglio a Pio
IX, come già deposi. Furono infinite le brighe, le pe
ne che dovette sopportare per riuscirvi, le contrad
dizioni le umiliazioni, a cui dovette sottoporsi furono
tali che una volta l ’udii a dire : « Per fortuna che il
Signore non mi fece conoscere prima quel che io avi ei dovuto soffrire *per fondare la Congregazione,
perchè se avessi potuto conoscere tutto mi sarei for
se spaventato e scoraggiato ». Dimodoché, sia per la
§ 51.
.
1
. ,
i r
h
.
n11
In n ú m e ra s
d iifìcu lta vocazione sacerdotale, sia per la fondazione della nuo- tes, Dei spe fretus, su
va Società Religiosa, ebbe ad affrontare cose ardue peiavi '
e umanamente giudicate superiori alle sue forze ; m*a
egli poneva tutta la sua fiducia in Dio e nella prote
zione di Colei cui Iddio pose nelle mani la sua poten
za. E tanto era radicata in lui la persuasione che tut
to quel che aveva atto era opera di Dio, che, doman
dato un giorno che cosa pensasse di sé e dell’opera
sua, rispose : « Iddio voleva salvare la gioventù, e af
finchè si vedesse, che l ’opera fosse tutta sua, cercò lo
strumento.più inabile e disadatto e si servì di quello;
se avesse trovato uno più meschino, più sprovvisto
di qualità di me, avrebbe scelto questo ». Questo sep
pi da D. Lemoyne e da altri suoi confratelli.
E t ju x ia 46 interr. Proc. fol. 2057 respondit •'
■ La vita del Venerabile fu di. co n tin u e'p ro ve e di In rerum§omnium tnoCOntinui Sacrifici. Si trOVÒ molte Volte in gravi, an- ma^sperare n.unguam
•gustie p%r mancanza di beni temporali, come già dis
si nei precedenti interrogatori ma non venne mai me
no in lui la fiducia in Dio.
Cominciò da fanciullo a stentare per mancanza
di beni temporali ma egli sopportò tutto con gli oc
chi fissi in Dio, e quando era studente di Ginnasio
sebbene per mancanza di mezzi dovesse fare da do
mestico e da garzone di caffè, fiducioso in Dio che
486
N U M . V I.
l ’avrebbe aiutato si vedeva sempre allegro e cercava
anche di tenere allegri gli altri,'fondando la Società,
deirallegria.
opera, J J % bes .suas .
Quand° fu P^te, lo zelo del_ Venerabile gli fece
muitum excedebant, intraprendere opere colossali, direi quasi superiori
mcipiebat in Domino 11
r
oi
r\sperane
alle sue forze, ma egli sempre fidente nel Signore
che non gli avrebbe lasciato mancar nulla, si gettava
, ancora in opere nuove. Quando non aveva danaro
per pagare il panettiere mandava qualcuno di noi in
Chiesa a recitare il Rosario o stare in adorazione di
nanzi al Santissimo Sacramento, ed egli usciva a cer
care soccorso, e stava tranquillo che il soccorso sareb
be venuto, ed invero non mancò mai. Seppi da D. Sa54
vio Angelo per molti anni economo deH’Oratorio,
in angustiìs 'ad Deum che quando il Venerabile gli ordinò di fare gli scavi
confugiebat.
^ fabbricare la Chiesa di Maria Ausiliatrice su di
■
. un disegno grandioso che si giudicava essere necessa- ,
rio un milione di lire per compirlo, D. Savio fece ve
dere che in tutto in cassa, non vi erano che quaranta
centesimi. Ma il Venerabile confidato nell’aiuto del
Signore, sicuro che la Madonna voleva quest’opera,,
ordinò che si andasse avanti, soggiungendo che la
Madonna avrebbe pensato essa ad edificarsi la casa.
Le medesime difficoltà vidi io coi miei occhi a ripeter
si centinaia di volte. Ciò non pertanto lo vedeva nei
s 55.
momenti stessi -di. maggiori strettezze fare sempre
Nx ? S meidd™itm au" progetti di opere nuove, ina il Venerabile confidando'
in Dio tutte e sempre le mandò a termine tanto' che
osservavamo meravigliati fra noi che nessuna delle
opere di lui abortì, o rimase a mezzo ma tutte si com
pirono.
Non mi consta che sia stato afflitto da pene spiri
tuali o da battaglie interiori fuori di quelle ordinarie
che capitano a tutti per poter perfezionare sempre
più se stessi per darsi intieramente al Signore. So
che ebbe molto da combattere per vincere il suo na
turale irascibile, il quale parmi che a parere di tutti
sia stato vinto perfettamente.
§ 56.
Invece mi consta che ebbe molte tribolazioni diDbuTonb ^ iJ ew ° ni' rettamente dal demonio. Queste avvennero più spe- •
DE HEROICA SPE
487
cialmente negli anni 1861-62, ma io allora ero ànco
ra ragazzo è nèiroratorio se ne parlava vagamente.
Udii contare più tardi da Superiori e da compagni
più anziani di me, come da D. Savio Angelo, da D.'
Giovanni Bonetti e dal Venerabile medesimo, che, ap
pena si 'metteva a letto ed aveva spento i l lume si sen
tiva tirare.le coperte, scuotersi il capezzale sotto il ca
po,sobbalzare il letto ; altre volte sentiva la porta della
camera a gemere da parere volesse cedere sotto l ’urto
di vento impetuoso; Spesso udiva insoliti e spaven
tevoli rumori sopra là sua camera, come di ruote di
molti carri correnti; altre' volte sentiva voci che lo
stordivano ; il demonio gli rovistava e sperdeva per la'
camera le carte che aveva sul tavolino- e gli disordi
nava
i -libri, per più
volte sentiva spaccare
le
legna Sig-no
ci. cru cis
s 57se. signans
.
1
.
che stavano presso la sua stufa, la quale assendo spen- a. daem one lib e r a t a
ta, il fuoco si accese da se, e una fiammata terribile
sembrava volesse infiammare la casa ; una volta vide
spalancare l ’uscio della sua camera ed entrare con le
fauci aperte un orribile mostro, il quale si avanzava
per divorarlo, ma che fattosi il segno della S a n tacro
ce il demonio disparve. Una volta in cui si faceva or
ribile rumore sopra la sua camera, D. Savio Angelo
che stava col Venerabile, per assicurarsi, corse sopra
per accertarsi se vi fosse una causa naturale; del ru
more, .ma colassù tutto era in ordine e tranquillità
come mi riferì Don Savio stesso. Vedendo che la sa
nità di D. Bosco ne pativa, non potendo egli da molto
tempo prendere sonno, i suoi coadiutori gli suggeri
rono di andare altrove. Recatosi perciò ad Ivrea le
vessazioni non cessarono e dovette tornare a Torino
in salute sempre più malandata. Queste vessazioni
non cessarono se non dopo vari mesi.
A giudizio mio e di. tutti i miei confratelli, que
ste vessazioni erano certamente reali e non immagina'
rie perchè D. Bosco era equilibrato e molto corag
gioso, tant’è che fin da fanciullo in una circostanza
in cui tutti quelli della famìglia e del vicinato erano
spaventati per insoliti rumori che si sentivano sul so
laio della casa,'e credevano fosse lo spirito folletto,
4-88
N U M . V I.
egli .coraggioso con stupore di tutti, montò sopra e
nonostante che il vento gli avesse spento il lume,, non
indietreggiò, e avuto un altro lume, scoperse il ru
more essere prodotto da una grossa gallina dibatten
dosi sotto un vaglio.
E ì ju x ia 47 interr. P r o c . fol. 2060 respondit ;
§ ss.
Già ho accennato a* vari ostacoli che incontrò il
sim a obstacula quae Venerabile e si può dire per tutta la vita, ad ogni piè
Junt recensminr°slt& sospinto nasceva una nuova difficoltà. Trovò ostacolo
nella povertà della famiglia e specialmente nell’op. posizione del fratellastro Antonio e che egli studiasse.
Questi era d'indole aspra etT intollerante. Si può
dire non passasse giorno senza burlare, disprezzare e
persino maltrattare il fratellino, tanto che sua madre
prò bono pacis, fu costretta a mandarlo come servito
re di campagna per circa due anni. Ostàcolo gravis
simo e umanamente quasi insuperabile trovò per fon
dare il suo Oratòrio. Da tutte parti gridavano contro
di lui e l ’obbligavano a-cambiar sito. Ostacoli da al
cuni parroci della città i quali temevano» che il Vene
rabile togliesse loro i giovani dai catechismi parroc
chiali. Ostacoli dalle Autorità Municipali, le quali
temevano i suoi giovani facessero rivoluzione. Osta
coli dalle autorità politiche, le quali lo tenevano per
un cospiratore pericoloso' contro le patrie istituzioni,
per cui dovette soffrire varie perquisizioni. Ostacoli
dalle Autorità scolastiche, le quali temevano che l ’in
segnamento dato ai suoi giovani fosse sovversivo per
cui dqvette subire improvvise e maligne visite ispettorali, con domande subdole, quali pure vennero fat
te a me, facenjdo io allora la terza ginnasiale. Osta
coli gravissimi dai Protestanti quando si mise a scri
vere le Letture Cattoliche, e ad aprire l ’Oratorio di
S.. Luigi attiguo1 al tempio Valdese e questi ultimi
furono tali che misero più volte a repentaglio la sua
vita. Ostacoli nella mancanza dei mezzi per far fron
te alle ingenti spese per il mantenimento di tanti gio
vani e per l'allargamento delle sue opere. Ostacoli
nel personale che egli con grande fatica e sacrifizi an
dava formandosi, con la speranza di essere poi da es~
DE HEROICA SPE
489
si aiutato, e vari dei quali poi l'abbandonarono, per
cui fu costretta a ricominciare più volte. Ostacoli fi,
nalmente nella stessa autorità Diocesana, che non conoscendo ancora la speciale vocazione di D. Bosco lo
contrariarono nei suoi disegni con volere tutti i suoi
chierici in Seminario e col non ammettere alle ordi
nazioni i chierici che egli presentava. Ostacoli poi
senza fine trovò nella fondazione della Pia società Sa
lesiana, sia a Torino perchè si avrebbe voluto che la
Congregazione fosse solamente Diocesana, sia a Ro
ma presso le Congregazioni dei V V . e RE.., per la
novità di alcuni articoli delle Regole, che parevano
discordi dagli antichi Canoni Ecclesiastici. Di tutti
questi ostacoli parmi aver fin accennato nei preceden
ti interrogatori.
Il Venerabile nonostante questi continui ostaco
li, camminò sempre avanti imperterrito, perchè il
suo occhio era sempre fisso1in Dio compreso com’era
dèlia grande missione che Iddio gli aveva commes- Hig haJ 5^sta^tibus
so. Il suo animo era sempre fisso nel compiere i dise- d.f..ìut «uum mDo.
.
t--..
.v
,
.
-,
m ino confisus pergegni di Dio e ciò senza lamentarsi; capiva che un ope- bat.
ra nuova e grande come la sua non poteva essere as-:
sente da difficoltà; mai confidava nelle proprie forze,
ma sempre nel divino aiuto, sicuro che non gli sareb
be mancato.
E t ju x t a 48 ìnterr. Pro c. fo l. 2062 respondit :
Non solo il Venerabile possedeva ed esercitava
la virtù della speranza, ma sapeva infonderla ne
gli altri e cercava tutte le circostanze opportune
m
per radicarla bene nei suoi allievi. Io ricordo'che sp ei virtutem m aiiis
. r
-,
.
. ..
infim debat.
seppe infonderci tanto desiderio e tante speran
ze del Paradiso che noi in generale ci sentivamo
ben contenti di morire per andare presto a gode
re il Signore; sicché neirOratorio quasi nessuno
aveva paura della morte, nella persuasione che
se morivamo assistiti da D. Bosco eravamo sicu
ri della vita eterna. Di questo parlavamo tra noi
giovinetti spesse volte dopo i suoi sermoncini.
A i ragazi piccoli soleva descrivere il Paradiso
molto al vivo con similitudini materiali, facendo ve-
490
KTJM . VI.
.dere che in esso vi era ogni sorta di godimento tanto
che ne restavano entusiasmati e proponevano di star
buoni per andarci. Ricordo che una madre dopo aver
sentito il Venerabile a parlare al suo figliuoletto gli
domandò : « Ma queste cose vi son proprio in Para
diso? — « Signora, rispose, è di fede che in Paradiso
vi è ogni sorta di bene perciò chi vieta di credere che
vi siano anche le cose che piacciono ai fanciulli ? E
certo che se essi desiderano queste cose le avranno ».
g 6i
Sapeva talmente infonderci la fiducia nella MiInèonitSemnCfidSm sericordia di Dio che noi vivemamo affatto senza fastiexcitabat.
Sapeva togliere ogni scrupolo; ed infatti io non
ricordo che tra noi fanciulli ed anche tra i chierici ed
i. preti si trovasse qualche scrupoloso. Seppe ispirar
ci tale fiducia nella bontà del Signore, un anno in cui
serpeggiava molto il colera per l ’Italia ed anche in,
Torino,, che noi ce n e trovavamo affatto tranquilli:
(( Se non farete peccati, ci diceva, io vi assicuro nel
nome del Signore che il colera non entrerà in casa ».
Quando andavamo a confessarci da lui ed in molte
circostanze era solito a dirci : « Fatti coraggio Dio è
buono, la Madonna ti ama ; fa così e così, e non temere
di nulla ». Quando io ero Maestro dei novizi, fin che
Poenitente's in. spein o- il Noviziato fu a Torino1
, tutti andavamo a confessarngebat‘
ci da lui, vidi sempre i novizi allegri e tranquilli per
per le parole che avevano udito da D. Bosco in confes
sione, e mi dicevano poi che erano stati tanto da lui
animati che erano pronti a qualunque sacrifizio per
perseverare nella vocazione .
XII TESTI.S — 'Rev. Hvacinthus Ballesio.
Ju x ta 44 interr; Pro c. fol. 2246 respond.it *.
Il Servo di Dio parve sempre a noi unicamente
Negotia sua ad spei vir- ispirato, sostenuto e confortato nelle sue intraprese
tutem m sp ira b a t.
speranza cristiana. Il suo ideale era la gloria di
Dio, la salute delle anime, la pratica del bene e qua
lunque costo, per conseguire, il paradiso. Quindi an
che nelle difficoltà è nelle contraddizioni apparve
sempre fermo e fiducioso nell’aiuto dì Dio e di Maria
Santissima e dei Santi che egli invocava e faceva in-
DE HEROICA SPE
491
vocare da noi. Spesso in privato e nei suoi discorsini
della sera ci raccomandava di pregare per affari d’im
portanza e spesso, come un padre coi suoi figliuoli, cì
faceva le sue confidenze e raccontava di grazie rice
vute o per POratorio o per altri. L e grandissime ele
mosine che ricevette erano in riconoscenza di bene
fizi ricevuti da Dio o da Maria Santissima da benefat
tori, per la grande fede e speranza del Servo di Dio.
Ricordo di un noto banchiere di Torino mortalmente
infermo che visitato da D. Bosco ne ebbe rassicura
zione di guarire, « perchè, diceva il Servo di Dio, la
Madonna ha ancora bisogno di lei ». Tornato a casa,
dopo le orazioni della sera, ci raccomandò di pregar
molto e di fare anche delle mortificazioni, e,noi l ’ab
biamo ascoltato'; e il banchiere guarì e diede a D. Bo
sco parecchie migliaia, di lire.
Il Venerabile era prudente nella sua ferma speg4
ranza e non trascurava i mezzi umani ; e come faceva H um ana tam en su isi1.
.
. . . . .
.
-,
d ia n on n e g lig e ra i
studiare e munirsi di opportuni diplomi quelli che
dovevano essere gli insegnanti e come procurava buo
ni e capaci capi e direttori dei suoi laboratori, così sì
dava anche attorno decorosamente per ottenere I ;
mezzi pecuniarii necessari per poter compiere le sue
opere. So per averlo udito tante.volte da lui medesi- De Dei |u6x5ilìo num_
mo che domandava aiuto alle persone che secondo
desperahat.
lui, potevano e volevano aiutarlo ; domandava -tuon
per se ma per fare il bene e quando conosceva che
un opera era voluta da Dio anche provato dalle stret
tezze più penose non dubitava dell’aiuto di Dio.
E t ju x ta 46 interr. Proc. fol, 2247 respondit :
Ho già detto precedentemente che il Servo di
Dio si trovò spesso in angustie finanziarie, e da quel- In a n g u stiis spe nunv
lo che lio udito da lui, è sempre stato in angustie fi- guam d6iecìtnanziarie riguardo al danaro, come era in angustie
per il personale occorrente per le sue intraprese e
per le contìnue domande fattegli, prima in Italia e
poi dall’estero, per l ’impianto di case Collegi, ora
tori!, ospìzi ecc. Però il Servo di Dio non mi consta
che si perdesse d’animo e non mi ricordo di averlo
visto per questi motivi inquietato; pregava, faceva
492
N U M . VI.
pregare e si fidava in Dio e in Maria Santissima. Non
credo cHe vi sia stato alcuno danneggiato, anzi era
inclinato nelle questioni a generosi componimenti.
Aliorum angustias fu-
s^bat-
11 S e r V °
^
D ̰
P 4*
n0Ì era
1111a I Ì Ì m a
S im ta - U n
cuore retto, una.mente acuta, versatile e equilibratis
sima in modo da escludere le inquietezze, le pene spi
rituali che possono provare anche i buoni anche gli
uomini di valore, e ripeteva a noi le parole di S. F i
lippo : Scrupoli e malinconia non voglio in casa mia.
Aveva anzi un’efficacia sua propria di fugare negli
altri le pene interne e di portare negli altri la pace
del cuore.
?
*
Ho sentito raccontare dai compagni miei e qual
che cosa anche da lui, che il Venerabile fu qualche
volta sensibilmente disturbato dallo spirito maligno
e ricordo questo neiroccasione che stava correggen. do o leggendo l ’opuscolo intitolato : L o spirito delle
Hostiles Lemonis in- ten eb re, scritto mi pare dal Provinciale od altro. Pacursus spe superávit
cj1£ g* t it o la v a pel libro : Frate da Torino, sa
cerdote Cappuccino; e così in qualche altra circo
stanza, senza saper precisare. Il Servo di Dio forte
nella sua gran fede e nella sua sicurezza e gioia di
servire il suo Dio non ebbe nessun timore, e vinse il
suo nemico santamente schernendolo e continuando
la sua Missione.
E t ju x ta 47 interr. Proc. fol. 2248 respondit :
Il Venerabile incontrò tutte le svariate difficoltà
che il mondo e in particolare i tempi torbiti, religio
samente e politicamente, facevano alla missione del
la Chiesa e dei suoi servi fedeli. Ebbe .contro di se le
calunnie, i pregiudizi, il rispetto umano, la falsa po
litica le passioni umane ecc. Ed egli pur valendosi
della sua grande e svariata capacità e del prestigio
che gli veniva dalla sua virtù e dalle sue benemeren
ze civili e sociali, tutto fidato in Dio senza debolezze
senza umani rispetti e paziente, ed invincibile nella
sua umile fermezza continuò le sue opere benefiche.
E t ju x t a 48 tn terr . Proc. fol. 2249 respondit :
g 69
Questa speranza cristiana il Venerabile trasfonSTrLsSSSat!n mo* deva nei suoi figli, sia in quelli che dipendevano da
DE HEROICA SPE
493
lui nella Congregazione Salesiana, sia in quelli che
erano stati nelFOratorio e che ricorrevano a lui. So
di un Banchiere di Torino il- Cav, Anglesio, che, in
seguito a disgraziate speculazioni, perduto il suo pa
trimonio di più milioni di lire da lui amministrate
per conto di privati, povero e disonorato avrebbe po
sto fine ai suoi giorni violentemente. Si recò da D.
Bosco e D. Bosco lo consolò e gli diede un suo bigliet
to col quale sarebbe stato accolto1in qualunque casa
Salesiana. E così avvenne, e morì rassegnato all’este
ro. Tanto ho sentito dalla bocca stessa del Venerabile.
Era tanta la stima e la venerazione nostra verso
il Venerabile e compariva a noi tutta la sua vita così
animata dall’amore di Dìo e del prossimo che ci sa
rebbe riuscito quasi impossibile pensare che egli po
tesse commettere un peccato grave volontario e an
che veniale deliberato per la grande padronanza che
era riuscito ad avere di se stesso, padronanza che mo
strava anche nelle più gravi difficoltà, nelle ingiurie
e soprusi, nei danni sofferti e con la quale quasi sem
pre finiva col rendere benevoli a sè e spesso alla sua
causa quelli che prima erano suoi nemici ed avver
sari.
E t ju x ta 50 interr. Proc. fot. 2250 respondit :
Il Venerabile nella sua grande carità verso Dio
§ 70
-t
•1
1*1
1,
1
r
Divinae voìuntati obsek
? era la guida di tutta la sua vita, fu sempre ras- - quentissimus erat,
segnatissimo alla volontà del Signore, anche nelle
avversità più penose. E questo dico dietro all’osser
vazione fatta tante volte nella convivenza con lui ed
anche dopo in parecchie congiunture.
XIII
moyne.
T E S T IS — ®ev. D. Joannes Bapt. Le-
J u x ta 44 interr. Pro c. fol. 2388 respondit '■
'Don Bosco possedè la virtù Teologica della Spe'
ranza in modo eminente. La sua speranza era quale spei yirtus in ven. s
-.
r i »
1
1 •
1
t
n emi nui t.
di un figlio verso suo padre e di una tenerezza ed ab
bandono tale che non poteva essere maggiore. In tan
te volte che l ’udii a parlare in pubblico e in privato,
non lasciava mai un dubbio nel cuore degli uditori
494
num
.vi.
§ 72
che egli
un
giorno_andar salvo,>confidanSalut^m aeternam
3esu
° non dovesse
.
. . ®
.
christi meritis se a do> s intende nei meriti di G. C., della Beata Vergideptumione sperabat.
....
. . t
ne e non nelle proprie virtù. Dai suoi sermoni ai gio
vani e dai suoi libri emergono1questi suoi sentimen
ti ,compresa la necessità delle opere buone. Un gior
no diceva ad alcuni dei nostri chierici : « Fortunati
voi perchè siete ancor giovani, ed avete tempo a far
belle cose per il Signore e molti meriti pel Paradiso ;
io
invece dovrò presto andarmene alla tomba e pre
sentarmi al Signore colle mani vuote ». I chierici gli
fecero osservare come egli lavorasse continuamente,
ma egli replicò : « Oh ! sì, ma quello che fo lo debbo
fare per dovere. Sono prete, e sebbene io dessi la vig 73
ta non farei che il puro dovere ». Gli altri osservaroAd bona opera perii- n0 : {( Allora è meglio non farsi prete ». Ed egli con
tenda spe proemn- .
. 'i •
i • r\
<
aeterni aiumnos exd- chiuse : <( Oh ! adagio ; e quando il Signore fa sen
tire che vuole così non si può resistere e bisogna ob
bedire. Del resto mi consolo col pensiero che il Si
gnore è ricco in misericordia, e che quando compa
riremo innanzi a lui e gli potremo dire : F e c im u s
quod ju s s is ti, E gli non potrà fare a meno di rivolger
ci quelle care parole : E u g e serve bone ecc. — Mi
gliaia di volte udimmo dalla sua bocca aspirazioni al
Paradiso, ed esclamava : « Oh ! che consolazione si
prova quando si giunge alla sera stanchi e sposssad
di forze per aver impiegato il giorno per la gloria di
Dio e per la salute delle anime ! » Diceva ancora :
<( Tutto quello che io faccio lo faccio sempre per sal
vare la povera anima mia ». In tutta la sua vita fece
ogni sua azione per guadagnarsi il Paradiso ; e cosi
si esprimeva con i suoi preti : « Io lavoro sempre co
me se dovessi vivere molto tempo; incomineierò qual
che impresa forse non avrò tempo di condurla % ter
mine, ma non importa, farò quanto potrò, fosse pur
quello Fultimo giorno della mia vita. Sto aspettando
l ’ora della partenza; quando ne avrò ravviso parti
rò ». Io una sera entrato in sua camera lo trovai as
sorto in profondi pensieri, lo interrogai e mi rispose
che pensava all’avvenire'della Congregazione; quin-
DE HEROICA SPE
495
di mi parlò del giorno nel quale saremo entrati in Fa§ 74
t-\
1» ♦
.D e aeterna beatitate
radiso. Descrisse l arrivo m quella immensa magni- -sa«pe ìoguebatur.
fica reggia di schiere senza numero di anime condot
te da suoi figliuoli e distinte per nazioni di ogni par
te della terra e cinte ognuna di esse di una vaga co
rona, Mi diceva del loro assidersi a mano a mano che
giungevano alle Mense ricchissime a loro preparate
dal Padre Celeste. Mi parlava del cantico degli ange
li e mi narrava che ogni schiera nell’entrare gridava :
Vittoria ! E la moltitudine già .assisa alla mensa alzavasi e gridava : Trionfo ! La voce di D. Bosco irei
ripetere queste due parole, prendeva un’espressione
squillante da me mai udita ; sicché io rimasi come in
cantato e ancora adesso mi sento dopo tanti anni quel
la voce nell’orecchio. Altra volta entrando con lui in
simile argomento ed essendo soli in sua camera, ch’era
notte inoltrata, il suo volto prese un aspetto celestiale,
quasi illuminato da chiara luce interna, ché si scor
geva da me come diventava diafana mentre eoniis 75
nuava a parlare del Paradiso. La mia vista non potè Dt0tufTiiuf fleba?™
reggere e fui costretto ad abbassare gli occhi. Tentai
■
ancora di guardarlo e non ressi preso da sacra rive
renza. Solo dopo qualche tempo il suo volto prese
l’aspetto normale. Di questo fatto io non ho mai par
lato fin dopo la sua morte. Dirò infine che una delle
ultime parole che indirizzò ai Superiori prima di mo
rire fu : « Dite ai nostri giovani che io li aspetto .in
Paradiso ! ».
Tuttavia non trascurava alcun mezzo per guada
gnarsi il Paradiso, quindi continuamente.lavorava e
§ 76
si mortificava ed era sempre alla presenza di Dio, an- NiJ *ne*pertum omitt
rr
•
T-,
.
u i sa lutem aete
che tra ì più gravi affari e traversie. E questi mezzi nam consequeretur
inculcava anche a noi.
, In quanto ai beni temporali li apprezzava come
mezzi per compiere opere buone ; e quanto raccolse, Ad
specialmente ne’ suoi viaggi, tutto impiegò per le o- res temporaies didgeb
pere sue secondo le intenzioni degli offerenti. E sì
può dire che le offerte per quanto abbondanti che fos-
496
N U M . VI.
sero, non erano ancora in sue mani che già erano spe
se per nuove opere necessarie.
E t ju x t a 46 interr. Proc. fol. 2396 respondit ;
Fin da giovanetto, come ho già deposto, il V e
nerabile incontrò difficoltà e strettezze gravi per co
minciare e proseguire i suoi studi. Fatto Sacerdote
g 78
e cominciato i l suo Oratorio queste crebbero ancor
V5iinim3SturbatTga- più- Mille volte si trovò in mezzo alle strettezze per
nimo manebat
mancanza assoluta di beni temporali, e dovette ijn
mille modi ingegnarsi nel fare appello alla carità dei
fedeli, ma sempre .conservando la sua illimitata fi
ducia in Dio. E gli pregava e faceva pregare i suoi
alunni,ed era sempre tranquillo attendendo ogni gior
no i soccorsi della Divina Provvidenza, senza essere
umanamente sicuro del domani. Con otto soldi in sac
coccia incominciò la creazione della' Chiesa di Ma§ 79
ria Ausiliatrice ; e con simili capitali fabbricò altre
MmSinSnoperaCaincf- Chiese e Collegi. Nella mia qualità di suo segretario
piebat
io ero preoccupato dell’ingente debito di oltre un mi
lione che verso il 1885 gravava sulla Congregazio
ne. Pochi mesi dopo io domandai con una certa esi
tanza al Venerabile a qual punto fosse il pagamento
di quel debito. E gli colle lagrime agli occhi, mi ri. spose : « Tutto pagato. La Provvidenza ha pen
sato a tutto ». E questi si rinnovarono più volte.
Egli diceva a noi : a Quando abbiamo conosciuto
§ 80
che un’opera è a maggior gloria di Dio andiamo
Nec unquam ei defedi avanti e per quanta difficoltà che sorga non arDi vma
Pr ov i a e nt i a
.
.
.
.
a
-i
1
i j
m
in gua unice spera- restiamoci e riusciremo ». A taluno che vedendo il
a‘
gran numero dei giovani che accettava continuamen
te gli domandava : « Come farà a mantenerli? » D.
Bosco sorridendo rispondeva : « Il Signore che li ha
mandati vi provvederà ». E ci dava un avviso : <( Se
volete che la Divina Provvidenza si prenda cura di‘ retta di noi, confidate in Lei, e non cercate di ammas
sare qualche cosa per provvedere al futuro. Quando
in queste c ’entra l ’uomo Dio si ritira. E un giorno
rimproverò D. Rua perchè aveva inesso da parte una
somma per pagare un debito speciale che doveva sca
dere dopo qualche tempo e volle che tale somma fos~
DE HEROICA SPE
497
se impiegata nei bisogni attuali. Ed egli, pienamen
te confidando nella Provvidenza, quanto entrava in
casa in danari ed eredità, s’affrettava ad impiegarlo
nei bisogni
urgenti.
Si può
dire che la. Provvidenza Q. uaeque mi-rum
§.81 m. mo0
°
r
mettesse a contributo per lui il mondo intero; succe- rum et semper adfuit.
dendosi in certo modo le varie nazioni per soccorrer
lo in modo sorprendente. E vi fu un tempo in cui i
Rubli della Polonia servirono quasi da soli pel so
stentamento delle Opere Salesiane ; io vidi molte let
tere che contenevano tali elemosine. Nella conferen
za tenuta ai confratelli, me presente, nel giorno di
S. Francesco di Sales del 1876, ci diceva : « Un pove
ro prete, solo, già abbandonato, da molti, perseguita
to, aveva un vago pensiero di fare del bene qui, e far
ne molto ai poveri ragazzi. Sembrava allora un sogno
il pensiero del povero prete, eppure Iddio realizzò e
compiè i suoi voti. Come si siano fatte le cose non sa
prei dirvelo, non so darne ragione a me stesso. Que
sto io so che Dio lo voleva. Ed io vedo Chiese edifi
cate, erette molte fabbriche, tanti giovani raccolti,
tanti chierici e preti che mi circondano, tanti diret
tori di case che mi fanno corona. Non abbiamo mezzi
umani per accomodare i nostri affari... ma noi siamo
soliti ad alzare gli occhi in su, confidare nella Prov
videnza e la Provvidenza non ci mancò mai. Dalle
cose che furono, noi possiamo arguire le cose che sa
ranno ,purché non ci rendiamo indegni della nostra
vocazione.
10 che godeva la sua speciale confidenza non ebbi
^
mai sospetto che il Venerabile fosse afflitto da pene -in De0 conMens quieto
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-n n r '
•
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1•
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•
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animo semper era t.
spirituali, b Monsignor Lagnerò mi disse che nei
trentacinque anni che fu a fianco di D. Bosco non lo
vide mai agitato da inquietudine circa la bontà e mi
sericordia di Dio verso di lui, e non gli apparve mai
agitato ila angustie di coscienza.
11 Venerabile ebbe a sostenere tribolazioni ed as
salti del demonio. Incominciarono nel 1846 e duraro
no parecchi mesi, e dal 1862 al 1864 si rinnovarono
ad intervalli, per notti intere. Spento il lume essen
do chiuse porte e finestre, un soffio di vento come di
498
N ITM . V I.
bufera gli disperdeva le carte sul tavolino, e gli get
tava a terra le Regole della Pia Società, tutte imbrat
tate d'inchiostro; talora il tavolino si metteva a gira
re per la camera battendo forte sul pavimento ; essen
do spento il fuoco si accese da per sè e ne uscì fuori
una fiamma terribile che pareva volesse incendiare
la casa ; spesso udiva spaventevoli rumori sopra la
sua stanza, come ruote di carri correnti ; talora il ca
pezzale dondolava sotto il suo capo, ovvero una specie
§ g3
di coda o di penna puzzolente gli passava sotto il naM uitis modis a daemo- so ; ora un vocione negli orecchi lo stordiva o un grine vexatur.
-,
.
.
,
...
n
M1
do acutissimo lo taceva trasalire ; se accendeva il lu
me un potente soffio lo spegneva ; talvolta sentiva le
coperte tirate da una mano misteriosa, muoversi len
tamente verso i piedi ; egli se le tirava addosso, ma le
sentiva di nuovo scivolare sulla sua persona; talora
la lettiera era sollevata in alto, e quindi lasciata, ca
dere ; una notte si spalancò l'uscio e un mostro colle
fauci aperte s^ avanzò in atto di volerlo divorare ; al
tre volte vide avanzarsi nella camera diversi animali
feroci e un serpentaccio arrampicarsi sul letto. Que
ste ed altre simili diavolerie si succedettero per me
si. D. Bosco difendevasi col segm> della Croce, col
l ’acqua benedetta, coH’invocare i SS. Nomi di Gesù
e di Maria ; e allora sparivano tutti quei fantasmi, per
ricomparire nuovamente. E gli intanto immagriva e
deperiva ogni giorno di sanità non potendo più nè
dormire nè riposare.
Vedendo il suo stato compassionevole, i suoi fi. gli tra cui il Cav. Orelia, D. Rua, D. Bonetti glie ne
domandarono la causa, ed egli palesò ciò che gli acca
deva, raccomandandosi alle loro preghiere. Gli chie
sero se provasse paura, ed gli rispose : « Ribrezzo
si, paura no ». D. Savio e D. Bonetti vollero una sera
montare la guardia nell’anticamera di D. Bosco; ma,
udendo strani rumori, fuggirono.
Queste cose le seppi anche da D. Bosco medesi
mo il quale mi palesò come avesse anche trovato il
mezzo che però non mi confidò, per allontanare il de
monio. Ad istanza di alcuni suoi fidi, si recò ad Ivrea,
DE JIEROICA SPE
499
presso il Veseovo per riposarsi e sottrarsi a quelle
persecuzioni, ma anche là una notte spaventato da
una apparizione diabolica, emise un grido così forte,
che i domestici e lo sfesso Vescovo corsero in camera
sua per verificare che gli fosse accaduto.
Circa il 1870, essendo io Direttore a Danzo, ven
ne D. Bosco diverse volte a visitare il Collegio, dor
mendo in una camera comunicante con quella del
Venerabile, diverse notti udii un suo grido prolunga
to che mi intimoriva. Una notte però, udendo quel
suo solito grido, nel timore che gli fosse venuto male,
entrai nella sua camera e tra la poca luce che prove
niva dal lume della mia camera lo vidi seduto sul let
to immobile con le mani giunte. Accortosi della mia
presenza, mi disse : « Ho bisogno di nulla ; va a dor
mire ». E al mattino avendolo io interrogato, mi ri
spose essere stato assalito da un mostro spaventoso.
Ignoro se in seguito il Venerabile sia ancora sta
to vessato da simili vessazioni.
E t ju x ta 48 interr. Proc. fol. 2400 respondit :
Il Venerabile non solo aveva una grande fiducia
^
in Dio, della quale era animato in tutte le sue opere, Firmissìmam sp>em
,
r
i i
1
1,
• t
q u a m ip se fovebat, in
ma sapeva ancora trasfonderla nei cuore altrui. Da aiios transfundebat
parola « Paradiso- » era sempre sulle sue labbra, co
me pure Fesclamazione : « Quanto è buono il Signo
re ! »..La ripeteva continuamente ne3 suoi discorsi
privati aH’oreccliio dei giovani, in ricreazione nei di
scorsetti della sera, nelle prediche, nelle conferenze.
In queste occasioni s’infiammava talmente, usciva in
§ 85
descrizioni così vive, che trascinava gli uditori, verso CucÌSereturPaISjSos veil Paradiso, più volte vidi piangere di consolazione hementer excitabat
ed entusiasmati quelli che lo ascoltavano pieni di fi
ducia del conseguimento della vita eterna. BicevacÌ
molte volte in occasione dell’esercizio mensile della
Buona Morte : « Oh ! se morissimo oggi come sarem
mo contenti; andremmo in Paradiso! ». Altre volte
ci esortava a pregare e che stessimo^ certi che il Signo
re ci avrebbe concesse le grazie necessarie per vivere
cristianamente e salvarci. Quando §i accorgeva che
§ S6
qualcuno di noi era soprapensieri e sconfortato ci. sug- Etvìv^d^m0hortai>aS?
500
N U M . VI.
geriva di ripetere quelle parole : <( O m n ia possuyn in
eo e t c . ». Se qualcuno gli domandava : « Ed io mi
salverò »? Rispondeva: « Voglio vedere che tu an
dassi airinferno ! Fa quello che puoi e confida nella
Misericordia di Dio che è infinita. Teniamoci pur si
curi dell'eterna salute, purché corrispondiamo alle
grazie che Dio ci £a continuamente ». Un giorno esclamò : « Tutto io darei per guadagnare il cuore dei
giovani, e così poterli regalare al Signore ! ». Altra
volta essendosi parlato di miserie che si trovano a
questo mondo, egli concluse : « Ah Í nulla importa,
purché possa andare in Paradiso io con à miei gio
vani ».
§
87
F ir m a Ven. S. D. spes
ex u n iv e rsa illiu s v i
ta p ro b atu r
£88
V el in m a xim is
difñcu itatib u s tran q u íllitatem serva b at
§
89
P e c ca to ru m ánim os spe
erig e b a t
XVII T E S T IS — Ri D. Angelus Amadei.
J u x ta 44 interr. Proc. fol. 3200 respondit :
La vita del Ven. è tutta una prova della profon
dità della sua speranza Cristiana. Dalla Speranza
egli attinse la forza per vivere una vita tutta di Dio
senza alcuna soddisfazione umana sino alla morte.
In m e zzo alle più gravi difficoltà soleva ripetere •
« N u lla ti turbi : E s t D e u s in Isra el »; ed a chi ve
dendolo affranto e sfinito dalle fatiche lo pregava di
prendersi un po’ di riposo soleva rispondere : « Le
vacanze le faremo poi in Paradiso », oppure « ci
riposeremo poi in Paradiso ». Queste parole espri
mevano lo scopo di tutte le sue azioni e la sor
gente della sua imperturbabile tranquillità. Per que- ■
sto egli aveva anche una grande fiducia nella Onni
potenza e nella ■
bontà del Signore. Qüando intra
prendeva un’opera, esaminava se fosse di maggior
gloria di Dio, pregava e faceva pregare e fatto certo
della volontà del Signore poneva mano all'impresa
fiducioso che Iddio, come soleva ripetere, avrebbe
compiuto l ’opera sua. Similmente era pieno di fidu
cia nella Misericordia del Signore che predicava fre
quentemente ai suoi alunni. Ricordo di aver veduto
alcune immagini con queste sentenze scritte di sua
mano : « Il peccato è il più gran nemico di Dio. Dio
detesta il peccato e chi lo commette, ma la sua miseri-
DE HEROICA SPE
501
cordia è senza limite ». Di qui quella fiducia- che la
sua parola ispirava ai penitenti e recava la salvezza
deir anima e il desiderio di averlo presso il letto dei
moribondi nei quali sapeva infondere un gran deside
rio del Paradiso. Questo lato della figura morale del
Servo di Dio mi consta da frequenti conversazioni avute in proposito circa questa e le altre virtù col com
pianto D . Rua, coll’attuale mio Superiore D. Albera
t con vari altri autorevoli Sacerdoti formati alla sua
scuola.
E t ju x ta 45 interr. Proc. fol. 3201 respondit :
Il Ven. dice nelle sue memorie che il sogno di
Murialdo avuto nell’età di nove a dieci anni gli sta
va sempre impresso nella mente anzi gli si era ripetu
to nuovamente con nuove circostanze. Questo gli aveva fatto comprendere di essere chiamato al Sacer
dozio, tuttavia non volendo credere ai sogni, rimase
incerto per qualche tempo nella scelta dello stato E c
clesiastico secolare o religioso. Difatti, come ho det-,
to, pensò per qualche tempo di farsi Francescano, poi
rassicurato dallo zio prete dell'amico Comollo che fu .
poi suo compagno in Seminario si determinò di en
trare nel Seminario di Chierì. Là via per'la quale
egli giunse a questo punto fu, come dissi, quanto mai
ardua e spinosa e ne è prova il fatto che egli quando
vesti l ’abito chiericale per entrare in Seminario e cog%
minciare la Filosofia aveva 20 anni. La sua confiden- ven. s. p. spes emimn
..
m sta tu s electione.
za nella Divina Provvidenza alla quale per mancan- .
za. ed insufficienza di m e z z i materiali si era pienamen
te abbandonato gii faceva sperare che l ’avrebbe con
dotto amorosamente alla mèta, alla quale giunse feli
cemente dopo sei anni di Seminario. « Quanto sono
mirabili le vie della Divina Provvidenza ! Ella ha ve
ramente tolto dal fango un meschino par collocarlo
coi primarii del suo popolo ». Sono questi i sentimen
ti di cui aveva piena l ’anima quando si vide Sacer
dote e che dimostrano chiaramente la speranza che
§ 91
1•
*
,
11
1
, v 1 1 r\*
r\
,
Ut vocation em su am s<
egli aveva riposto nella bontà del oignore. Quanto queretur piures obiv
abbia dovuto costare al Venerabile fin dai primi anni dlificultates
in famiglia ed -anche fuori di essa quando per circa
502
N U M . VI*
due anni fu garzone di campagna in casa altrui, quan
to abbia costato dico di sacrifizi, umiliazioni e fatiche
per poter raggiungere la via del Sacerdozio, è cosa no
toria come in parte deposi già anch'io nei precedenti
interrogatorii.
E t ju x t a 46 intèrr. Proc. fol. 3201 respondit :
§ 92
II Ven. da giovane ebbe bisogno dell'aiuto altrui
F in n issim a m spero in
,
i
1•
i .
,
•
. .
P ro v id e n tia
d iv in a per poter percorrere degli studi ecclesiastici, anche
semper servavit
-n segUjto per indirizzare e sviluppare tutte le sue
opere ebbe sempre bisogno dell’aiuto e della carità al
trui. La Divina Provvidenza non gli fece mai manca
re il necessario tuttavia egli si vide in mezzo ad angu
stie non comuni ma la sua fiducia, nella Divina Prov
videnza non venne mai meno nè7 mai lasciava traspa
rire l'ansietà interne che in simili circostanze come
in ogni altro fastidio, anche egli doveva, naturalmen
te provare. Era solito dire D. Rua : « Noi vedevamo
D. Bosco in certi giorni più gaio e più contento del
solito ed allora avendone fatta mólte volte Tesperieng 93
za solevamo ripetere ; a Oggi D. Bosco deve essere
Q uae v iv id io r « ra t quo in qualche imbarazzo ben serk> per essere più contenm a gis a n g u stiis pre- ^
T
,
•
,
i
r
m eretu r
to del solito ». In queste circostanze la^sua forza era
la preghiera. Quando doveva pagare qualphe gran de
bito e non aveva come soddisfarlo soleva uscire in cit
tà subito dopo pranzo, ma prima dava disposizioni
perchè in tutto il tempo di sua assenza si succedessero
per turno, senza interruzione alcuna, i migliori degli
alunni in preghiera innanzi al SS. Tabernacolo..
Queste difficoltà ed angustie esterne non ebbero
mai alcun riscontro neH'interno dell’animo suo tran
ne forse nella prima giovinezza.
Egli aveva sortito da natura un'indole piuttostopronta e collerica e narra egli stesso nelle sue memo
rie che un giorno, avendo visto alcuni compagni mal
trattare il mansuetissimo suo amico Comollo, non
seppe contenersi e diede di piglio ad un compagno
per battere gli altri. Fu tanto lo spavento che egli
ebbe di poi nel pensare a quali eccessi avrebbe potutotrasportarlo il suo naturale, che repentinamente de
sistette dalla difesa e fu tanto lo sforzo che fece a sè
DE HEROICA SPE
503
stesso da soffrirne poi alcun tempo nella salute, ma
da qual giorno egli fu visto da tutti il più mite degli
uomini.
§ 94
' Dal demonio so che ebbe in varie riprese non MmX^ectus estdae"
lievi molestie e precisamente nei primi tempi dell’Oratorio quando dimorava ancora in casa. Pinardi,
quando si era accinto alla fondazione della Pia Socie
tà Salesiana ; e varie volte anche in seguito come ho
detto nella cronaca dell’Oratorio. Queste lotte si ven
nero a conoscere per esplicite confessioni del Vene
rabile ai suoi figli che gli domandavano spiegazione
di insoliti rumori e grida notturne e del deperimento
della sua salute. Tutto questo mi consta non solo dai
documenti accennati, ma anche da narrazioni del
Cardinal Cagliero e da D. Lemoyne.
E t ju x t a 47 irtierr. P r o c , fol. 3203 respo'ndit :
Come ho già detto il Venerabile ebbe continui
ostacoli nella sua vita. Dalle prime difficoltà sorte per
mancanza di un locale stabile e per il sospetto che co
sì numerose accolte di giovani avevano destato nell ’Autorità Civile, fino alle accennate perquisizioni inumerai % gravasi, domiciliari ed alle minaccie di chiusura delle scuole Sesoccumt diificuldeirOratorio per mancanza di Professori diplomati,
la sua vita fu sempre in mezzo alle difficoltà più op
primenti. Anche in seguito quando consolidata la sua
prima casa prese a rivolgere le sue sollecitudini alla
fondazione di una Società Religiosa che ne conti
nuasse dopo la sua morte la direzione, furono tante
le lotte, le vessazioni ed i. fastidi che egli ebbe a soste
nere, prima per avere approvato il suo nuovo- Istitu
to, quindi per potergli assicurare indisturbato il re
gime interno, secondo il prescritto dei Sacri Canoni
e le disposizioni della Santa Sede, che un giorno del
1884 vedendo nuovamente dileguarsi quasi ogni spe
ranza di ottenere i Privilegi alla Sua Pia Società fu
visto piangere e fu udito esclamare : « Se avessi co
nosciuto prima quante difficoltà avrei dovuto incon
trare per fare approvale la Congregazione non avrei
avuto il coraggio di mettermi adopera ». Quante amarezze e dissimulazioni non ebbe a soffrire ¡D. Bo-
504
Qs
N U M . V I.
sco anche per l'abbandono in cui lo lasciarono più di
uno dei suoi Coadiutori nell’Opera degli Oratori e
più ancora per parte di alcuni suoi figli che gli aveva
no fatto concepire le più liete speranze di aiuti efficaci
■ eppure non venne mai meno la sua speranza. Abban
donato alla Divina Provvidenza E gli si limitava ad e- § gs
sporre a Dio nella preghiera il bisogno di aiuto alPope5
superare ra sua e lo attendeva umilmente studiandosi di meri
tarselo con una maggiore corrispondenza al volere di
Dio. Questo mi consta per averlo udito da persone
che condivisero le ansietà e le prove col Ven., quali il
compianto D. Rua, D. Berto suo Segretario. Del re
sto gran parte di ciò che ho deposto è anche hotòrio.
F id u c ia , » 5 su am in a-
iios transfundebat
E t ì“ *** 48
P r 0 C ■f ° L
320* fe S p o n U U
_
Come ho detto in un precedente interrogatorio,
era tanta la pienezza della speranza cristiana del V e
nerabile che le sue parole diffondevano abitualmente
sentimenti dì pace e di fiducia in tutti quelli che rav
vicinavano. I suoi penitenti benedicevano il Signore
per la serena tranquillità che infondeva alle loro ani
me una sola parola di lui, ed altrettanto ripetevano
Ì giovanetti, i Salesiani ed i benefattori suoi che ri
correvano a Lui per conforto e per consigli. Ciò era
un premio dell’eroica sua speranza nella bontà e nel-'
rOnnipotenza di Dio unita al sentimento più sinceGravissima ^opera in r<>e profondo della propria pochezza.
dpte£atce conflsus in'
Altra prova-della speranza eroica di D. Bosco fu
ravere intrapreso tante opere colossali appoggiato
unicamente alla bontà del Signore ed alla Divina.
Provvidenza.
. Le opere nostre, egli diceva, sono opere volute
dal Signore e dalla nostra buona Madre Maria Ausiliatrice. Quindi non dubitiamo di nulla, facciamo la
parte nostra ed Iddio farà certamente la parte sua.
Tutto questo mi consta per averlo udito dal compian
to D. Rua e da altri Superiori.
X VIII
T E S T IS (i ex off.) — R.mus D.nus Joannes Vincentius Tasso.
§ 99
j u x t a 44 interr. Proc. fol. 3428 respondit :
v'dentia non sS it™ '
Il Ven. ebbe la Speranza Teologica fondata sul-
DE HEROICA SPE
505
la.bontà- di Dio per quello che riguarda la sua eterna
salute. La sua non era una speranza presuntuosa che
egli faceva trascurare i mezzi per conseguirla, anzi lo
portava a servirsi con diligenza ,di tutti i mezzi positi
vi e negativi, come quelli di evitare le occasioni del
peccato e frequentare i Sacramenti, di pregare
continuamente stando sempre unito' a Dio di men
te e di cuore anche in mezzo alle pù grandi oc
cupazioni. Alla speranza di conseguire la sua eter
na salute, univa pure una grande fiducia di ottenere i
mezzi necessari per compiere le opere a cui si sentiva
§100
-, -r-v*
A ,
1
r
ì
M axim a
tam en
era i
ispirato da Dio. Ad alcuni pareva perfino eccessiva la ems fiducia m divisua fiducia che aveva alla Divina Provvidenza come na providentiaTho pensato io tante volte, e l ’ho pure udito da altri.
Così sarebbe pure da ritenersi se non si ammettesse
in Lui qualche dono soprannaturale e lume speciale
del cielo. Ricordo che predicando al Clero ho perfino
raccomandato di non azzardarsi in certe opere anche
buone ed eccellenti, col pretesto di imitare D. Bosco
poiché non è da tutti avere i doni soprannaturali che
aveva il Servo di Dio.
Che la sua speranza non fosse presuntuosa si v-ède dal fatto che Dio benedisse sempre le sue impre
se e che è sempre riuscito superando anche le più gra
vi difficoltà, come avvenne nella fondazione della sua
Pia Società Salesiana, nello stabilimento' di tante Ca
se e specialmente nelle Missioni straniere. Per non
illudersi ricorreva al consiglio di Monsignor Franzoni Arcivescovo di Torino, del Ven. D. Cafasso ed an
che a Sua Santità Pio IX. Non solo pregava egli stes- .
so ma ancora-faceva pregare i suoi giovani, e se ben
ricordo si raccomandò in qualche circostanza alle pre
ghiere di altre Comunità religiose.
§ i01
Dovendo'il Venerabile intraprendere tante Opere e non avendo mezzi, ricorreva alla carità e. bene- stitutus mcipiebat.
ficeriza altrui e non risparmiò suppliche, viaggi e sa
crifizi per ottenere i mezzi necessari a tante Opere,
sebbene Iddio talvolta glie ne mandasse ,inopinata
mente ed. a tempo opportuno ; però per suo conto non
era-attaccato;per-niente ai beni.della terra, ed appe-
N U M . VI»
na riceveva qualche cosa lo impiegava subito a salda
re debiti, o ad intraprendere altre Opere. Mentre io
mi trovavo all’Oratorio ho sentito,fra le altre cose che
intraprese, aver E gli incominciato la Fabbrica del
Santuario di Maria Ausiliatrice con 40 centesimi in
tasca. Queste cose in parte le ho conosciute direttamente, ed in parte le ho sentite da quelli che circon
davano più intimamente D. Bosco.
U t d ìvin a L ^ vo ca tio n em
E t ì Uxta 4 5 Ìnterr. PfOC . foL 3429 rCSpOndit
pSlTif oLtaiST su'
^ 'Ven. elesse lo stato ecclesiastico persuaso che
la vocazione venisse da Dio, nel che fu confermato
dal consiglio del suo Parroco e del Ven. D. Cafasso,
come ho udito più volte neirOratorio. Soltanto nella
grazia della Divina vocazione ebbe la forza di supe
rare le difficoltà che trovava nella stessa sua famiglia,
nella mancanza di mezzi per fare i suoi studi, nonché
nell’opposizione del fratellastro, per cui dovette ri
correre al lavoro ed alla carità altrui, come ho già
deposto.
E t ju x t a 47 ìnterr. Proc. fol. 343° r e s p o n lit *.
Il Ven., come ho già detto, ha sempre incontrato
ostacoli e nella deficienza di mezzi e, di personale nel
le sue Opere, nell’opposizione dell’Autorità Civile,
specialmente quando voleva fargli chiudere le scuole
interne, e come ho già detto anche dall'Autorità E c
clesiastica per la fondazione della sua CongregazioCum maioribus preme- ne. In tutti questi frangenti ha sempre conservato '
num cUvfntìms
unà grande calma e confidenza in Dio, adoperandosi
sperabat
- anche prudentemente a sventare le difficoltà e le op
posizioni che venivano per parte degli uomini, ma
l ’aiuto l ’attendeva più dal cielo che dalla sua abilità
o dal favore degli uomini. Anche in questa fiducia il
limitata si vede che era sorretto da lume soprannatu
rale. Queste cose le appresi in parte durante la mia
dimora all’Oratorio ed in parte dalla fama pubblica.
§104
E t ju x ta 48 ìnterr. Proc. f o l 3430 respondit :
P id u c ia m a liis corrano.r
.
.
•
i
m
\7
*
-1
mcabat
So per esperienza mia propria che il Ven. incul
cava la speranza e la fiducia a quanti rivolgeva la sua
parola, sia nelle prediche, sia nel confessionale e sia
nelle conversazioni private, e quello che più impor-
DE HEROICA SPE
507
ta riusciva a trasfonderle, per cui quanti si avvi
cinavano a lui, ritornavano sempre se non colla gra
zia ricevuta, con maggior confidenza ed abbandono
in Dio. Questo non solo l ’ho sperimentato io ma l Jho .
sentito da altre persone.
XIX T E S T IS (2 ex off.) — Rev. D. Joseph Alte
rnano.
J u x ta 44 interr. Proc. fol. 3507 respondit :
m
Il Ven. colla sua serenità costante dimostrò la F irm a m s . d . spes ex
.
.
a n im i tra n q u ilh ta te apsua piena speranza m Dio, mentre versava sovente m p areb at
fastidi e strettezze materiali. Mi parve distaccato dal
le cose della terra sebbène nulla lasciasse d'intentato
per sostenere la sua Opera. Ho visto appeso alla sua
anticamera il detto : « D a m ih i animas, coeiera lo l
le )>. Sugli altri particolari non sono informato.
E t ju x ta 45 in te r r . Proc. fol. 3507 respondit :
Il Ven. pare che in tutta la sua vita non avesse
altro scopo che giungere al Sacerdozio, nonostante le Dimeultal ^ e oppo.
difficoltà che si frapponevano al suo desiderio. E que- ^ ^ tur facile ‘supesto pel desiderio di fare maggior bene alle anime.
Perciò lasciò uffici lucrosi e più comodi per dedicarsi
alla salute della gioventù abbandonata. Fu costante
in mezzo alle tribolazioni del suo ministero.
XX T E S T IS (3 ex off.) — R. D. Franciscus Maffei.
J u x ta 44 in te r r . P ro c, fol. 3561 respondit :
Che il Ven. avesse la speranza teologica, lo arm
gomento dalle raccomandazioni che faceva tutti i ven, s d. spes ex ¡0.
.
.
.
i
gu end i et agen d i ragiorni a noi giovani dell Oratorio, esortandoci a star « on e com icitu r
buoni per salvare l ’anima e attendere da Dio il pre
mio eterno.
Egli poi dimostrava di avere questa ferma spe
ranza con la vita di sacrifici che conduceva. Credo
che non' avesse alcun affetto ai beni temporali, per
chè le offerte che otteneva e domandava ai ricchi, le
spendeva tutte nelle sue Opere di beneficenza e nien
te riteneva per se, e conduceva una vita povera.
E t ju x t a 46 interr. Pro c. fol. 3562 respon dit :
§m
Ho sempre sentito dire che il Ven., a motivo del- Insem^rlspeSiSatdmiia
508
§ 109
Spem suam in
transfundebat
NTJM. V I.
le sue Opere che continuamente fondava ed ingrana
diva, avesse più debiti, che crediti, però non mostrò
mai di essere sfiduciato, ma anzi di potere con l ’aiuto
di Dio soddisfare a tutti. Difatti è notorio che nessun
creditore ebbe mai a patir danno.
E t ju x t a 48 ìnterr. Proc. fol. 3562 respon dit :
Sono convinto che il Ven., avesse da Dio il dono
aii°s
trasfondere negli altri la fiducia nei divini aiuti e
si è prova che molti ricorrevano a L u i per confidar
gli le loro pene ed angustie e ne ritornarono confor
tati. Non ho altro da aggiungere.
Ex
P rocessu O
r d in a r io
I T E S T IS — Ill.mus ac P.m us Joannes Baptista
Bertagna.
J u x ta interr. 22, p r o c . f o l . 244, respondit :
§ 110
Quanto accesa poi fosse la sua speranza e fiorisAs^uendataa^«itiCde-. se oltre la comune, ne fanno testimonio quelle frefenebatu?CDfirsla spe quentissime aspirazioni in cui era solito prorompere,
e quelle calde affezioni dell'animo, colle quali era
solito esprimere il desiderio ardente ed una forte fi
ducia dell7eterna beatitudine.
E a ad artic. 2x9 usq u e ad 224 proc. foL 258, terg.
respondit :
Che parlasse spesso con grande fiducia di conse
guire reterna beatitudine, è un fatto che si deve di
chiarare. L e difficoltà poi che superò per fondare la
Tot i n t e r v i a a c.d if- s u a Congregazione, la costanza in ciò dimostrata, e
scllsttótìnuies ima T>' ^ fermezza con cui persistette, se fu informata, come
è a credersi, dalla speranza cristiana, questa nel
Servo di Dio fu senza dubbio eroica e sublimissima.
Così parimente da dirsi se si considera la fortezza che
dimostrò neiraprìre tante Case, fabbricare tante
Chiese, provvedere a tanta moltitudine di fanciulli.
II T E S T IS -— Pev. D. Joachimus Vincentius
Berto.
J u x ta 22 interr. Proc. f o l . 328, respondit :
Il Servo di Dio esercitò in tutta la sua vita la Spe-
DE HEROICA SPE
509
ranza Cristiana ; anzi questa fu l'àncora che.lo. sosten
ne in tutti i travagli, difficoltà è persecuzioni che. in
contrò nel fondare e consolidare tutte le sue opere in
tempi, in cui dal Governo si erano, soppressi tutti gli
Ordini Religiosi, e si muoveva dallo stesso una guer
ra accanita a tutto ciò che aveva aspetto di Religione,
o poteva dare sospetto di aderire alla S. Sede. Difatti
g 112
nel tempo stesso in cui D, Bosco dovette soffrire per- QuteSpesìSmc?S ja aquisizioni e persecuzioni, come già dissi, egli raccolse i suoi intimi consiglieri della Congregazione e prò- sulebatpose loro l ’acquisto d’un ampio fabbricato presso l ’Oratorio per la spesa di lire ottantamila circa, onde in
grandire l ’opera sua : tanto era ferma e fidente la sua
speranza nella protezione di Dio.
' " Nel 1860 volendo il Governo ad ogni costo far
m
chiudere le scuole dell*Oratorio Salesiano, e Don Deo unìce &mS, advert-,
-t
1 ,
t
• ,
i
1
sariorum conamina
Bosco essendo andato al Ministero per sostenere la haud metuebat.
sua causa, nel ritorno disse a D. Cagliero, ora Vica
rio Apostolico della Patagonia, (che lo raccontò a
me) : — Ad ogni costo vogliono che io chiuda le scuo
le deirOratorio, ma non sanno quei Signori che,hanno a fare con uno che è più potente di loro — allu
dendo alla protezione di Dio.
Il Servo di Dio metteva unicamente in Dio tutta
la sua confidenza e-non mai negli uomini. Dopo le
^
più volte accennate perquisizioni fatte all’Oratorio, omnemSpemmDeo r.e7
. . .
1
,
11
rr -t .
1 *
•'
ponebat, n un q uam in
m cui si abusava del potere allora anidato ad impie- àom inibus.
gati, il deputato R a tta zzi stomacato di questo ille
gale procedere, mandò a chiamare D. Bosco, e gli
disse, che egli non era pretofilo, ma che amava il
bene da chiunque si facesse ed a qualunque classe
appartenesse : perciò si offerì di farne protesta in
pieno parlamento e pronto a sostenere la sua causa.
D. Bosco però non permise che facesse tale pubbli
cità/dicendo che amava meglio di mettere la sua.cau
sa nelle mani dì Dio.
Questo fatto lo seppi dal Servo di Dio stesso.
E gli dimostrava la sua speranza in Dio e nei me- omnes slrvP Dei seiriti di Gesù Cristo, della Beata Vergine e dei Santi
g"®
in ogni suo discorso> esortazione, e lettere anche pri- ^acitóan?^il>ua pa"
510
NTTM. V I.
De beato4 m6Sede sua- vate* P a la va del Paradiso con tanta vivacità e gusto,
vissim e loq u eb atu r.
che innamorava chiunque lo sentiva. Pochi giorni
prima della sua morte dissenni — A rivederci in Pa
radiso, — Più volte vedendomi stanco, dicevami : —
Coraggio, mio caro, ci riposeremo poi in Paradiso :
se il Signore mi lascerà padrone di un posticino in
Paradiso, voglio prepararti una cameretta vicino a
me. — Si può dire che in tutte le sue lettere, quali io
scriveva sotto il suo dettato lasciava sempre un pen
siero sulla speranza del Paradiso : per es. : — Spe
ro che per l ’infinita misericordia di Dio potremo ri
trovarci uniti insieme in Paradiso; — e simili. Di
questa misericordia di Dio sovente parlava con'noi e
§ 117
cogli altri, per rianimare la nostra fiducia, racconcuique dolenti spem re- tando qualche analogo esempio. Nelle sue numerose
rucen s.
.
-.
r
.
.
.
i .
e continue udienze, 111 cui venivano ogni sorta di per
sone afflitte per avere consiglio e conforto, più volte
lo sentii a dire : — Il Signore è un buon padre che
non permette mai che siamo afflitti sopra le nostre
forze. — Oppure : — Il Signore, che è un buon padre,non lascerà senza mercede neppure un bicchiere
d’acqua data per suo amore. Il Signore pagherà poi
tutto abbondantemente in Paradiso. — Altre volte
diceva' a chi non era corrisposto nelle sue fatiche :
— Ricordatevi che il Signore piaga n on se cu n d u m
f r u c t u m , sed secu n d u m laborem. — Per animare i
peccatori a venire, a Dio, soleva dire che — il Signo
re era venuto dal cielo a chiamare i peccatori, che
era corso dietro la pecorella smarrita — ed altre si
mili sentenze del Vangelo. La medesima confidenza
raccomandava a tutti nella protezione della Madon
na, dicendo che era V irg o P o te n s , R e f u g i u m peccafo ru m , etc. Per animarci ad una ferma speranza ci
diceva : Voglio che ci aiutiamo a vicenda a salvar
l ’anima, — inculcando intanto la perseveranza nelle
opere buone, con molti testi analoghi della Sacra.
Scrittura.
E t - i u x t a id em interr. proc. fol. 329 terg. in fin r
respondit :
DE H ERÒtCA SPE
511
Il Servo di Dio diede luminose prove della sua
eroica confidenza in Dio in tutte le sue opere di Re-'
ligione e di carità, incominciate e proseguite in mez
zo a gravissime difficoltà, tra cui le strettezze e defi
cienze materiali d’ogni specie, colle quali doveva
lottare giornalmente in tutta la sua vita : e bisogna
dire che il Signore gli venne sempre in ajuto in modo
straordinario e provvidenziale. Tra gli altri fatti ri
cordo il seguente.
Trovandomi in Roma col Servo di Dio nel 1882,
il Sacerdote D. Dalmazzo, Parroco in allora della
Chiesa in costruzione ad onore del S. Cuore di. Ge
sù, doveva nella giornata fare un pagamento di lire
cinquemila alrimpresario. Affannato era già venuto
da D. Bosco più volte, per avere questa somma, dopo
avere esauriti tutti i mezzi per procurarsela, quando
improvvisamente viene una lettera assicurata dalla
Francia con sopra l ’indicazione, sia nell’esterno, che
nelPinterno, che conteneva quattromila lire all’indi
rizzo di D. Bosco. Apertala, invece di quattromila
lire se ne trovarono cinquemila, ed io facendo le
meraviglia, D. Bosco disse : — D. Dalmazzo ne ave
va bisogno di cinquemila, ed ecco il perchè invece
di quattro ve ne sono cinquemila.- E) Don Bosco ne
accusò ricevuta.
E t ju x ta id em in te r r . p r o c . fol. 333 et terg. respondit :
Nei primi tempi dell’Oratorio udii più volte,
mentre si trovava capocuoco Gaia Giuseppe, che un
giorno venne a mancare il pane all’istituto, mentre
il panettiere, se non veniva soddisfatto in tutto od
in parte, non voleva più provvederne, e Don Bosco
era senza denari. Pieno di fiducia nella Provvidenza
disse D. Bosco a Gaia e ad alcune altre pie persone
della. Casa di andare a dire il Rosario. E gli intanto
uscì di'casa per andare in cerca di denari. Allonta
natosi di poco! dall'Oratorior incontra un Signore
sconosciuto che gli domanda : — E ’ lei D. Bosco? —
Sì, per servirla. — Bene, prenda : una persona gli
§ 118
Firm issim am Servi Dei
inb&r omnigen&s diffìcultates spem m irifi
ci« m t i o n i b u s Deus
compensavi^
512
•N U M . V I.
manda questo — -e se ne andò. Don Bosco guardò
quell’involto e trovò settemila franchi, e tutto alle
gro se ne ritornò a Casa a provvedere ai bisogni delT Oratorio.
'Questo fatto Tho sentito raccontare dai miei Con
fratelli deirOratorio.
E t ju x ta id em interr. proc. fol. 333 terg. respondit :
§ 119
Dei pravidentia .nunD. Bosco in questi e in altri gravissimi bisogni,
quam ei m dubmm ^ conservava sempre lieto ed allegro, e non dubitò
mai un istante della Provvidenza di Dio e della pn>
tezione di Maria SS. Ausiliatrice, dicendo che, « Id(( dio essendo un buon Padre, che provvede agli uc~« celli dell’aria, non avrebbe certamente mai lascia« to di provvedere ai bisogni dellTstituto ». Difatti
ne era così sicuro, che quando qualche benefattore
§ 120
gli lasciava beni immobili, li vendeva tosto, per sopA d rem factu m exponi•
• 1 •
••
, • 1 11
/-a
t v
• *. i
tur.
perire ai bisogni più urgenti della Casa. Di più lo
udii più volte a dire : « che la sua istituzione non so« lo avrebbe continuata, ma avrebbe prosperata, e
« si sarebbe diffusa, per ogni parte del mondo ».
De spe Servi* D^i seriE t ì Uxta Ì d e m i n t e r r - ProC■ M 3 3 4 fe sp o n d ìt :
p to ris em usd am testiA
conferma della speranza
eroica che D. Bosco
m om um .
r
aveva nella Divina Provvidenza, riporto un brano
ricavato dalla T o rin o benefica, libro scritto da Nino
Pettinati, non certo sospetto di clericalismo, in cui
parlando di D. Bosco dice : « Il Prete (D. Bosco)
« prefissosi di riuscire a qualche cosa, non quietò un
« momento finché non ebbe strappato dalla Provvi« denza due soffitte di una casa ove stessero subito
« trenta creature, e cominciò così un Ospizio. V i
<( pare forse strana quella frase tìi strappare dalla
« P ro v v id e n za ? Ma è Punico modo di indicare il
« mezzo con cui quel prete si è sempre fatto fare la
« carità. Tante volte (quante volte !) i suoi trecento
<( albergati sapevano che pel domani in dispensa
« non c’era pane ed in casa non un quattrino, e lui
(( sempre tranquillo diceva : mangiate, e ce ne sarà.
« Andava fuori, una strappata alla Pro v vid en za e
DE HEROICA SPE
513
/
« ce n ’era ! E ce ne fu sempre ! E non mancò mai ! »,
E finiva esclamando : « D. Bosco, i suoi istituti e i
« suoi ricoverati, sono la sfida di ciò che può fare la
« carità ecclesiastica. O carità civile ! se avessi un D.
« Bosco anche tu ! ».
I l i T E S T IS — Rev. D. Secundus Marchisio.
J u x ta 22 ìnterr. p r o c . fol. 625 ¿erg. resp on d it:
Il Servo di Dio possedeva la virtù della speranza
1
,
•
t* i
.D
a
§ 122
a e te rn a
beati-tate
m modo veramente eroico. Parlava sovente del premio frequente™ sermogrande che Dio ci tiene preparato e si serviva sovente nem habebai
delle parole di S. Paolo : a Sono momentanei ì pati
menti di questa vita, ma sono eterni i. gaudii del Pa
radiso ». Nella lettera che ci lasciò come per testa
mento, ci dice fra le altre cose : « Addio cari figliuoli,
addìo, io vi attendo al Cielo ». Negli ultimi giorni
della sua vita parlava sovente del Paradiso a quelli
che circondavano il suo letto. La sua fiducia poi nella
Divina Provvidenza era straordinaria, ce ne. parlava
§123
Ti
T -,
,
r
»
• 1
•
•
*, 1 t i
Divìnam Providentiam
nelle prediche, al confessionale, nei sermoni della a ssid u e ex to iie b a t
sera e specialmente in occasione degli esercizii spi
rituali. Lo sentii varie volte a ripetere : — Quanto è;
buono Iddio che non ci lascia mancar nulla ! — Era ujjnfaeoincep?t tot ac
poi la sola speranza in Dio,quella che lo guidò nell’in
trapresa di ogni sua opera : incominciò la Chiesa di
M. Ausiliatrice, che gli costò oltre un mezzo milione,
con quaranta centesimi in tasca. Mandò Missionarii
nelle lontane Americhe col puro necessario pel viag
gio : mandava ad aprire Oratori! ed Ospizii dicendo
sempre a chi stabiliva a capo, tra i quali mi trovai
io stesso ; —: Ricordati che la Divina Provvidenza
non ti verrà mai meno. — Anche nei momenti più Vel in
diffl.
critici per guerre mossegli dai nemici dell’opera sua, ÌlT
cu itatib u s
IUiS&ilXlSt spes eius
non perdeva mai la sua calma e la sua speranza in Dio,
Non volle mai che si conservassero beni immobili,
ma voleva subito disfarsene, per spendere il ricavo in
beneficenza e così continuare l ’opera sua appoggiata
alla Divina Provvidenza, salvando solamente quei
locali strettamente necessarii per le sue istituzioni.
Era poi solito ad esortarci, specialmente alla chiusu-
514
N U M . V I.
ra degli esercizi!, di pregare per lui, perchè potesse
salvare la sua anima.
XI T B S T IS — Rev. D. Angelus Savio.
j u x i a -22 interr. p r o c . f o l . 860 terg. respondit :
. ^ li Servo di Dio ebbe una grande confidenza nel§ 126
Tajuto di Dio per la propria santificazione, e per la
E:S P^ ,Ctempii b*Ma ^ ataz*one delle sue opere. Aveva tanta fiducia in
r ia e A d iu tricì
d icati Dio che gli avrebbe fornito tutti i mezzi necessarii,
construction em m ce-,
. ...
,
.
. ...
,
P4tanche materiali, che 10 quasi lo giudicava troppo
spinta. Ricordo, che D. Bosco, per accrescersi il nu
mero de’ suoi giovani, non essendo sufficiente la pri
mitiva Chiesa di S. Francesco di Sales, ed anche per
procurare comodità per gli abitanti circonvicini,
pensò di edificare una nuova Chiesa in onore di Ma
ria Ausilìatrice. Io era allora economo delPOratorio :
egli si fece fare un grandioso disegno e poi mi disse
che facessi incominciare la fabbricazione. — Ma D,
Bosco, come farò? — io gli dissi -— non si tratta di
una cappella, ma di una chiesa molto grandiosa e
molto costosa. Stamane non avevamo in casa di che
per pagare le lettere arrivate per la posta, éd ora in
cassa non vi ha che 40 centesimi. — Ma egli mi sog
giunse : — Comincia a fare gli scavi ; quando mai ab
biamo incominciato un’opera, che avessimo già i de
nari pronti? Bisogna ben lasciare fare qualche cosa
alla Provvidenza---- Allora io diedi mano a fare gli
scavi e le fondamenta, il che venne tutto pagato per
la somma di lire trentacinquemila circa. In tre anni
fu ultimata la grandiosa chiesa, che costò circa un mi&127
lione venutoci dalla Provvidenza. Fidato nella Prov°ètum 2 f ìni0 perie‘ videnza di Dio, e nei soccorsi delle anime buone, con
tinuò sempre ad ampliare le sue case, ad edificare
Oratorii, cappelle, case e collegi.
^
^
Quando si trovava, ed anche assai spesso in cir
costanze critiche per provvedere il necessario ai suoi
giovani, e per pagare le spese di costruzione, mentre
egli, come diceva, andava a cercar fortuna, rac^°"
mandava che sempre in chiesa, avanti all altare del
DE HEROICA SPE
SS. Sacramento, ci fosse un certo numero di giovani
a pregare.
Ricordo che un giorno venne il panattiere per
nome Magra, a domandare a D. Bosco denaro in ac
conto di provviste fatte alPOratorio insistendo che
ne aveva gran bisogno, ed in casa non si aveva punto
di danaro. D. Bosco, mentre confessava in sacrestia,
ricevette una lettera chiusa da una persona ignota';
la quale lettera egli mise, e chiuse nel suo breviario,
continuando ad ascoltare le confessioni. Terminate
queste, e celebrata la S. Messa, venne in refettorio
in compagnia di alcune persone esterne ; io allora
gii ricordai i bisogni del Magra, al che senza scom
porsi.mi rispose di aspettare altro momento, che allora nulla aveva. Intanto sfogliò le lettere/ tra cui quel
la che aveva ricevuta in sacrestia, ‘ e trovò una
somma considerevole, che mi consegnò tosto per con
tentare sufficientemente il panettiere.
Altra volta trovandomi in bisogno di pagare i
muratori per le costruzioni già fatte, ricorsi a Don
Bosco, ma egli nulla aveva di che darmi'; e mentre
mi licenziava dicendomi di aspettare ad altro mo
mento, entrò in sua camera il Conte Cevellori, se ben
ricordo, che consegnò a D.on Bosco una .vistosa som
ma, che servì a maraviglia in quella critica circo
stanza.
XII
§
128
P eculiai-e fa ciu m her-oicam spem S ervi Dei
illu stra n s.
T E S T IS — Rev. D. Franciscus Dalmazzo.
j u x i a 22, interr. proc. fol. 895, terg. respondit :
Come vìva era la fede nel cuore del Servo di Dio,
§ 129
ira aetern ae beatilacosì ferma era in lui la speranza di possedere un gior Mtis
sp e efferebatur.
no Dio, più ancora che non la mercede da lui pro
messa in paradiso. E questo s’intende fondato unica
mente sulla infinita bontà e misericordia di Dio, sui
meriti 'di Gesù Cristo, della Beata Vergine Maria e
di tutti i Santi. *
Parlava spessissimo del paradiso e delle eterne
S130
ricompense che Dio tien preparate ai suoi servi fedeli De q u a frequ
en s era t
nel cielo. Nelle conferenze che teneva a noi bene in eiu s ore sermo.
516
N U M . V I.
spesso e nei santi spirituali esercizii, quanto spesso
ripeteva con varie espressioni le parole di S. Paolo:
N o n sun t condignae passiones hujus tem porìs ad futuram g lo n a m quae revela b itur in nobis. E- questo
specialmente quando qualcuno di noi trovava gravi
le occupazioni, sterile il terreno che doveva dissoda
re. Cogli esterni era non meno frequente il'suo lin
guaggio del paradiso, fossero o no Ecclesiastici, per
sone autorevoli costituite in dignità o poveri figli del
popolo. Lo udii io a fare un sermone di questo geneBis sermLfbu, ,toctus re ad un certo Teologo che aveva ammassati molti
q u id am
theoiogu s, denari ed era conosciutissimo come assai avaro. Voln otus
om nibus ava.
'
ritia, ingentem sum- le che io 1 accompagnassi a trovarlo, e gli parlo con
m am Servo
Dei est ,
,
.
\
° 1v ì i r
11
ìargitus.
tanta unzione del cielo e del premio che da Iddio alle
anime caritatevoli, che il prelodato andò immediata
mente ad aprire lo scrigno e prese tante pezze d’oro,
quante poteva contenere nelle mani, gliele consegnò
lisdem sermonibus d. perchè provvedesse ai suoi poveri giovani. U n’altra
dan?ditSSm?m9UPe^ volta venuto a visitarlo in Valdocco.un ricchissimo
IS e turbaviiHorem negoziante senza fede, ed unicamente per curiosità,
lo vidi poi uscire tutto confuso, e lo sentii esclama
re per tre o quattro volte di seguito:
Che uom o,
che uom o è q u e s to ! — ed interrogatolo io che cosa
gli avesse detto, mi rispose — ch e aveva u d ite tante
b elle co se, che dagli altri p r e ti n on si sentono — e poi
l ’aveva congedato con queste parole :
Guardiam o
che u n giorno L e i coi suoi denari, ed io colla m ia p o
vertà, possiam o trovarci in Paradiso ! —
Altre volte il Servo di Dio, esclamava bene spes
so ; — Q u o d aeternum n on est, n ih il e s t ; — diffidi B ene d e le 'm e n tis fu- mente ^elle conversazioni,
discorrendo, egli tralatu ru m in co&us prae- sciava di parlare del paradiso. E questo faceva spem ium m em orabat.
^
1
.
-,
cialmente colle persone caritatevoli, non avendo mo
do di mostrar loro la sua riconoscenza. Parlava allo
ra del centuplo che Dio dà in questa vita e del premio
grande che Dio riserva nei cieli.
Negli ultimi anni della sua vita, quando qualuitimis viaeS4anm5 fer~ cuno di noi pigliava da lui congedo per andare alla
IidS\ffer6bSur.de' propria destinazione, li animava a lavorare volentie-
DE HEROICA SPE
517
ri per la gloria di Dio ed in vista della mercede pro
messa e poi concludeva : — F o r s e n on ci vedrem o p iù
■'Sulla terra, ma ci rivedrem o in cielo ; — e questo con
tale accento, che manifestava tutto il desiderio di pre
sto possederlo. Ed a chi si provava a dirgli, che avreb' be ancora vissuto a lungo, che Dio l ’avrebbe ancor
conservato, essendo così necessaria la sua presenza,
rispondeva. — Ora lavorate v o i, ch e spero che Iddio
nella stia bontà m i vorrà chiam are in Paradiso. —
N ell’ultima lettera scritta ai Salesiani, prima di mo
rire, terminò le sue raccomandazioni, dicendo : —
Cari fig liu o li, addio; io v i attendo in cielo. —
E t ju x ta idem in te r r . proc. fol.'Sg S terg. resspondit :
Sperava da Dio tutti gli ajuti necessarii al con
§135
D iv in a sp e ela tu s inceseguimento del suo fine e tutta l ’assistenza del cielo p ta p ra ete r om nem
um anam
spem sunell’ardua opera a cui aveva posto mano. Privo; di hscip
ere n on .«ìubitamezzi umani, vedendone la necessità, comprava ca b a t
se e terreni, ed a chi gli domandava dove avrebbe
(preso il danaro per pagare quegli stabili, risponde
va : — L a P rovvidenza li marùderà — e la Provviden
za li mandava. Una volta che aveva intrapreso la
fabbricazione d’una casa in Torino, essendo le mura
già alte e quasi a tetto, in una nottata si scaraventò ■
tale una bufera che le medesime diroccarono com
pletamente. Il mattino tutti si immaginavano il do
lore del Servo di Dio a tale spettacolo dopo tanti sacrifizii, ed egli invece disceso in cortile, al cospetto
di Tutti i giovani raccolti, sorrise esclamando : — Il
diavolo me l’ha fatta, egli non vuole che io allarghi
l ’Istituto e raccolga nuovi giovani, ma noi k> fare
mo a suo dispetto
e lo fece. Quando intraprese la
costruzione della Chiesa di Maria Ausiliatrice, molte
persone assennate vedendo il disegno grandioso del
Santuario, gli domandarono quanto di fondi avesse
già raccolto, e su quali cespiti poteva calcolare trat
tandosi di una spesa che si giudicava oltrepassare il
mezzo milione, ed egli rispose : — Ho cercato vera
mente in tutti i miei cassetti ed ho trovato quaranta
518
N U M . V I.
centesimi. — La chiesa si edificò e fu pagata oltre un.
mezzo milione, mentre contemporaneamente si edi
ficava in Mirabello Monferrato un grandioso colle
gio. Invitato a por mano alla edificazione della Chie
sa del vSacro Cuore in Roma dal Card. Vicario a no
me del Papa, accettò immediatamente, benché in
quel tempo avesse sei Chiese in fabbricazione, cioè
S. Giovanni Evangelista in Torino, la Chiesa di Ma
ria Ausiliatrice, al Torrione di Burdighera, la terza
a Marsiglia, la quarta in S. Rosa di Lima in Ameri
ca, un'altra in Parigi a Ménilmontant, la sesta a N iz
za Marittima.
Interrogato in quella circostanza da un eminente
personaggio, come udii io stesso, dove prendesse i
mezzi in tempi così critici ed anormali, rispose : —
Dalla Provvidenza. — E soggiuntogli se era un pri
vilegio speciale per lui l ’aver la Provvidenza a sua
disposizione, egli rispose : *— G ra zie a D io n on ci è
m ai ven uta m eno.
Fu fabbricata la Chiesa sopra
più vaste basi, arricchita di marmi, stucchi e di oro,
e D, Bosco vi spese due milioni da me stesso pagati,
essendo io in quel tempo Parroco della medesima
Chiesa. V i si aggiunse in seguito un grandioso ospi
zio che costerà un altro milione e mezzo.
E t ju x ta id em in ie r r . Pro c. fol. 897 terg. respon d i i ' .
§ 136
Sum m a D. F. in Divi
na Providentia fidu
cia
exfcraordinariis
subsidiis rependebatur.
§
137
A d rem factum narra
tili'.
Questa sua fiducia nella Provvidenza veramente
illimitata era da Dìo largamente ricompensata, per
chè nei momenti più gravi e difficili giungevano, ina
spettate ed insperate elemosine .straordinarie. Ecco
alcuni fatti. Era dì Giovedì Santo dell’anno 1885,
quando trovandomi nelle più grandi strettezze pecu
niarie per rerezione della Chiesa del S. Cuore in Ro
ma ,e dovendo sborsare non meno di 12.000 lire al
Sabato Santo, nell’ora del mezzogiorno, (avendo già
scritto a Torino per aver denaro, e domandato alla
Banca Tiberina che già mi aveva dato L. 80.000 sen
za ipoteca, ed esaurito quanto si poteva tentare in
proposito) venni chiamato in portineria da una signo-
DE HEROICA SPE
519
ra, che io ben conosceva, ma a cui era sempre ricorso
invano : era la contessa di Slachpaùl. Las pregai ad
-attendere finché avessi finito il pranzo, ma essa mi
fece richiamare subito, e giunto a lei mi dice che ha
una somma da consegnarmi di urgenza e ci teneva
assai che fosse fatta nel giorno della Istituzione del
la SS.ma Eucaristia. Credetti che si trattasse di un
biglietto di cento lire, ed invece con mia grande me
raviglia, mi consegna un involto di cinquanta bigliet
ti di lire iooo della Banca Nazionale. Lasciai il pran
zo in disparte, e corsi allaBanca Tiberina, e là giun
to, mi provai ad insistere per aver danari pel Sabato
prossimo. Si scusò il Tesoriere dicendomi che anche
d’uffizio si era telegrafato al Direttore in Torino
Comm, Caranti. 'ma. si era avuta una risposta nega
tiva; era quindi impossibile aver altro denaro. Sog-.giunsi io : — E se le facessi un deposito; potrei ve
nirne a ritirare una parte? — Anche tutto — mi ri
spose — Di tutto non abbisogno — ripigliai io, e gli
consegnai lire 50.000. Non posso esprimere la sor
presa provata dal tesoriere signor Anglois in quel
l ’istante. Ricordo solo che esclamò : — A Don Bosco
piovono proprio i denari dal cielo. —
Un altro giorno che D. Bosco si trovava in Ro
ma, parmi neH’anno seguente 1886, si aveva nuova
mente bisogno di denari, benché D. Bosco avesse in
pochi giorni ricevute ben 30.000 lire, quali aveva già
spese, e precisamente della somma di lire 4000 da
sborsarsi nel termine di ventiquattro ore. Don Bosco
mi dice : — W arrivata oggi una lettera assicurata
dalla Francia, ed ho pregato il Cav. Marchisio, Teso
riere Generale delle Poste in Roma, di andarmela a
ritirare e domattina alle nove l ’avremo; speriamo e
preghiamo. — Il mattino seguente viene recata la
lettera che fu consegnata nelle mie mani. Con mio
dispiacere vedo che è assicurata per sole lire 3000 in
vece di 4000 di cui abbisognava. Apro la lettera din
nanzi a D, Bosco, e con vera sorpresa trovo quattro
biglietti francesi da lire mille. L i conto e li riconto
e mi assicuro che son quattro. Leggo allora la lette-
520
N U M . VI*
ra d'accompagnamento che diceva : — Mando a D.
Bosco per le spese sue, lire tremila. — D. Bosco di
ce : — Ringraziamo il Signore dello sbaglio avvenu
to — e scrive tosto una lettera di ringraziamento al
benefattore, accennandogli lo scherzo fattogli di dir
gli d’aver inviato lire 3000 invece di quattro; e per
quattro lo ringrazia di cuore. Quel Signore riscri
ve tosto a Don Bosco e gli dice : Sono sicuro di non
aver fatto sbaglio, e non è così facile ad un banchie
re il non saper contare i biglietti, specialmente col
la verifica di cassa quotidiana. Se il Signore n ’ha ag
giunto un altro per via lo ringrazi!, chè io non Uè ho
mandate che tre. — La stessa mattina arrivarono al
tre limosine, e feci altri pagamenti. Non so dire
il n om e del banchiere suddetto. A m ezzog iorn o ar
riva un altro provveditore della fabbrica, reclaman
do lire cinquecento per una cambiale che gli scade
va. Io non osavo più domandare a Don Bosco' dena
ro; tanto più che mi aveva ogni cosa consegnato, po
chi momenti prima. Vedendo tuttavia chè si rende
va importuno quel provveditore e non voleva andar
sene, entro nella camera di Don Bosco nel momento
che aveva ricevuto una famiglia genovese che era ve
nuta a visitarlo. Gli espongo il fatto, ed egli mi apre
la mano e mi mostra un biglietto di lire 500, e rivol
gendosi alla Signora, le dice : =
— Veda se non è mi
nistro della Provvidenza di Dio, nel momento oppor
tuno ! — Lo prendo e lo consegno al fornitore, che
se ne va lieto e contento'.
Taccio di innumerevoli altri fatti di cui fui testii n n u m e r l .^ L m s m o d i monio 0CuIare e Parte integrante,*per amore di brefa cta reierri possim i, vità, giacché innumerevoli sarebbero le prove del
l ’assistenza divina nel momento opportuno. Dirò tut
tavia che alla morte del Servo di Dio, mentre
molti anche di noi, temevamo assai che fossero per
venir meno i soccorsi, che D. Bosco per la fama di
santità poteva ottenere, dovremmo invece esser ricoEtiam polt^ortem D. noscenti a Dio, perchè in pochi mesi gli ajuti venneaiàu S u Ì im;dKme ro in tanta copia, che si potè pagare tutti i debiti a
Torino, e mandare a Roma nel mese di Marzo, cioè
d e h e r o ic a
521
spe
u n m e se dopo la morte del Servo di Dio, Pegregia
somma di lire trecentomila, per la Chiesa del S. Cuo
re. E so che i debiti in Torino, essendo in principio
deir anno nuovo, ascendevano a circa mezzo milione.
E t ju x ta id em interr. Proc. fol. 901 respondit :
Era tale la speranza che egli aveva nella miseri
cordia di Dio, che sapeva a tempo opportuno infon
derla nel cuore dei peccatori più sfiduciati. Quante
volte ho veduto io stesso a tarda sera arrivare uomi
&m
ni di faccie sinistre, che avendo udito parlare della Scstautem h T e T P? r a n t ^
santità dell'uomo di Dio, venivano ai suoi piedi pei: ad ;spem revocabai
confessare i loro peccati,, e bene spesso sfiduciati di
ottenerne il perdono, e si vedevano invece uscire col
volto raggiante di gioia e col cuore pieno di conso
lazione. L i invitava a ritornare spesso,, assicurando
li che Iddio nella sua infinita misericordia aveva tut
te le loro colpe cancellate.
E t ju x ta idem interr.
spondit :
proc. fol. g ol
terg.
res-
Nell* ultima malattia specialmente, come già in
tutta la sua vita, aveva frequenti espressioni e giaculatorie per mostrare che tutta in Dio era la sua fidu
cia. Ripeteva sovente. — I n m a n us tuas D o m in e co m
m end o sp iritum m e u m ; — e si raccomandava alle pre
ghiere di tutti per poter salvare l ’anima sua. Negli
. . .
.
. .
-,
.
.
. 1
ultimi giorni si raccomandava in specie a quei die co•
r
*
1 '
i.
nosceva più fervorosi, perche passassero qualche ora
in adorazione innanzi il SS. Sacramento per lui : e si
succedessero gli uni agli altri, senza interruzione. .
§ ui
E&prSaU unc'uiiScrebS s
D,eum efferebatur-
■ § uz
Suaecfue am m ae salutem adstantm m precibus commendabat.
XVI T E S T IS — Emin.us D.nus Joannes'Cagliero.
~
■
'
Ju x ta 22 interr. Proc. fol. 1137, respondit :
Nei trentacinque anni, in cui io vissi al fianco
del Servo di Dio, non vidi mai in lui alcun atto di dif
fidenza, non udii mai l'espressione di un timore, non
lo vidi mai in preda ad alcuna inquitudine, circa la
bontà e misericordia di Dio, 0 contraria alla speranza della sua eterna salute. La sua confidenza in Dio -sp e tretm aesperatiofu sempre grandissima e costante ; il suo abbandono gÌiain^st^e^SrtuT11"
522
N U M . V I.
poi nella infinita misericordia di Dio, illimitato. R i
cordo che, ancor piccolo, ed alunno d e ir Oratorio, lo
udii raccontare con santa semplicità, e spesse volte,
che — aveva domandato al Signore un posto in Pa
radiso, per diecimila dei suoi giovanetti. — E sog
giungeva che P aveva ottenuto ad un patto, che non
offendessero il. Signor e. — Oh miei figliuoli — diceva
— correte, giuocate e schiamazzate, ma non fate dei
peccati, ed il vostro posto è sicuro in Paradiso. —
Vedendo poi, che i giovani andavano crescendo, e
moltiplicavansi le Case, gli domandavamo se erano
sufficienti diecimila posti in cielo, per noi: Allora
soggiunse che — aveva già chiesto' un locale più am
pio per molti altri giovani, che sarebbero venuti ed
otterrebbero la loro eterna salvezza coirajuto di Dio
e colla protezione di Maria SS.
Nel ministero delle confessioni, fu eccezionale,
costante ed ammirabile la sua bontà coi giovanetti,
e cogli adulti; tutti ci confessavamo da lui, guada
gnati dalla sua dolcezza e dalla sua carità sempre be
nigna e paziente. Più indulgente, che severo, ci ani
mava a confidare nel perdono- del Signore, mentre
cSpem aeternae
§1^4 salutis infondeva
nei nostri cuori un
salutare
timore
di Dio.
.
. . . . . . . .
■ .
.
.
,
aiiorum anim is m ire A noi poi, già adulti e sacerdoti, soleva animarci aiixinc&bd/b
lavoro ed al sacrificio, dicendo : — Coraggio, lavo
riamo con lena pel bene della gioventù : zeliamo per
la gloria di Dio e la salvezza delle anime, perchè las
sù ci sta preparata una grande mercede : la stessa
C o n fr a tr e l 1
45aeternae promessa fatta ad Abramo : — E g o ' ero m erces tua ,
ad ma" Piagna n iiw s. — Alle volte ci troviamo stanchi, sfi
niti e sopraffatti dalia stanchezza, ma, facciamo co
raggio, lassù riposeremo, e riposeremo, per sempre.
Mi trovavo presente quando, negli ultimi giorni
deiranno 1887, ed un mese prima di morire, Don
Bosco disse al signor D,. Prancesia, che lo pregava a
lasciargli due parole di strenna da dire ai giovani
rultim o deiranno : — Dirai ai giovani, che li aspetto
in Paradiso !
Udii il Servo di Dio, negli ultimi
giorni suoi, dire piangendo di commozione :=— Ho
solo più bisogno di una cosa, salvare la povera anima
DE HEROICA S.PE
523
mia, e lo spero nella infinita bontà e misericordia eli
Dio.— E- ciò dicendo, alzava, come era solito fare, la
mano destra verso il Cielo, indicando la sua piena fi
ducia nel Signore.
E t ju x ta id em interr. p r o c . fol. 1138 respondit :
La sua speranza ed illimitata fiducia in Dio, cir
ca gli ajuti necessari! a compiere le grandi opere intraprese per la gloria di Dio e per la salvezza delle
anime fu portentosa.- Non ricordo di averlo veduto,
durante 35 anni che stetti al suo fiancOj un solo mo
mento infastidito, scoraggiato, od inquieto pei debi
ti, dei quali era spesse volte aggravato, pel sostentamento dell’Oratorio. Sovente dicevaci : — La Divina Provvidenza è grande, e, come pensa agli uccelli
dell'aria, così penserà a’ miei giovanetti. —
. E t ju x ta interr. id em p r o c . fol. 1138 terg. re
spondit :
Ricordo, che un giorno deiranno 1859, il Servo
di Dio, a mezzodì discese nel refettorio, non per mangiare, sibbene con mantellina e cappello, in procin
to di uscire. Meravigliati, noi dicemmo : — Oh D.on
Bosco ! non mangia oggi con noi? — Non posso *—
rispose — pranzare all’ora solita, anzi ho bisogno,
che, usciti di refettorio, vi incarichiate (rivolto a D.
Alasonatti allora Prefetto, a D. Rua, a me, ed altri
sacerdoti)... ho bisogno che da quest’ora fino alle tre,
ci sia sempre alcuno di voi ed alcuni dei nostri fan
ciulli, scelti fra i migliori, per pietà e fervore, dinan
zi al SS. Sacramento. Stasera, se otterrò la grazia
che ci è necessaria, vi spiegherò il perchè di queste
preghiere. — Eseguimmo i suoi ordini, e si pregò
sino alle tre. Verso sera arrivò D. Bosco tranquillo
e calmo come quando era partito a mezzogiorno. E
disse, rispondendo alle nostre importune e curiose
domande sul perchè — oggi, alle tre, scadeva un com
promesso serio col librajo Paravia, di diecimila lire;
se non l ’avessi soddisfatto, ne avrebbe avuto grave
danno lui e grave danno rOratorio-. Altri debiti ur
gevano con altri creditori, che non ammettevano più
dilazione, e questi ammontavano ad altri diecimila
§ 146
DStlte\c°^^usti 2 '
fSeStrbat°' -anlmo
.
§ 147
AdJ em iactum narm'
524
N U M * VI-
franchi ! Sono uscito in cerca di provvidenza, e senza
sapere dove sarei andato. Giunto alla Consolata, en
trai e pregai la Vergine SS. a volermi consolare ed
a non volere abbandonarmi in quel frangente ! Usci
tone, andai di contrada in contrada, dal tocco, sino
alle due, quando giunto in un viottolo presso la chie
sa di S. Tommaso, e che metteva in via dell5Arsena
le, mi si avvicina un signore che mi dice : — Oh, se
non m’inganno, lei è D. Bosco ! — Sì, per servirla —
diss’io. — Veda'che è proprio lei che io cercava ; do
veva andare airOratorio; così mi risparmia una pas
seggiata. Ecco che il mio padrone mi incarica di por
tarle questo plico. — E che cosa contiene? — Io non
l-o so — disse il domestico. — Allora io lo apro, e vi
trovo parecchie cartelle del debito pubblico. — Ma
— dico — sono come semplice deposito, o per rice
verne il solo interesse? — Non lo so io — rispose
l ’altro — la mia commissione è fatta; stia bene — e
si allontanò. Chiesi il nome suo, e non me lo disse. Esa
minato il pacco e le cartelle in casa Paravia, trovai
tanto da pagare le diecimila lire a luì, per la. stampa
delle L e i i m e C a tto lic h e , ed anche per soddisfare agli
altri urgentissimi impegni. Oh giovanetti, come è
grande la Divina Provvidenza ¡come ci vuol bene ! co
me dobbiamo esserle riconoscenti ! siate sempre buo
ni : amate sempre, e non offendete mai il Signore, ed
E gli non ci lascierà mai mancare il necessario. —Noi vedevamo in quel momento il suo volto più rag
giante del solito, non tanto di gioia, quanto di gra
titudine e di amore verso Dio. Questi tratti prodigio
si. della Divina Provvidenza, si. sono poi ripetuti mol
te altre volte, in favore dell*Oratorio e delle altre ca
se della Congregazione.
E t ju x t a id em interr. proc, fol. 1140 respondit :
Nel 1860, dopo le avute prove delle perquisizio
ni, sotto pretesti politici, ai quali era estraneo, dopo
le calunnie della « Gazzetta „del Popoto », che de. i?*48
scriveva rotatorio come un covo di cospiratori conNe ip siu s guiderò gu-,
»n
• i,
•
:
,^,4
hemii msectatiomes tro Punita italiana, dopo mule altre vessazioni, e mideturiSint™ de sp naccie dei tristi, I>. Bosco fu avvisato da persona a-
DE HEROICA SPE
525
mica, nel Ministero, che e^ra decretata la chiusura
deir Oratorio : si preparasse e cercasse sventarne il
pericolo. Noi eravamo trepidanti, ed in terribili angoscie, per la nostra sorte, e per quella degli altri sei
cento compagni ricoverati ! Il Servo di Dio, afflittis
simo, ma per nulla turbato — accompagnami, mi dis
se, al Ministero. — E' giunti a via Palatina si fermò '
un istante, e poi mi disse :
Come è cattivo il mon
do ! Vogliono chiuso POratorio ! Ma questi signori '
si sbagliano ! non riusciranno nel loro iniquo disegno.
Se avessero da fare solo con Don Bosco ! ma hanno
da fare con chi è assai più potente ! hanno da fare col
Signore! Non'riusciranno a chiuderci POratorio. —
E così avvenne.
E t ju x ta id em interr. proc. fol. 1140 respondit :
Nel 1880 il Servo di Dio radunò il suo Capitolo
g 149
per deliberare
sulla. proposta
fatta. dal S. Padre,. di * t«i uempii
m et d isertiu s de
,
,
bb. uorai jeprendersi a suo carico, la costruzione della Chiesa su d ica ti aedm catiodel Sacro Cuore dì Gesù a Roma. Si discusse a lun
go la proposta del S. Padre, onorifica, sì, ma onero
sissima per la Congregazione, la quale, in quel tem
po, avendo debiti per oltre trecentomila lire, non po
teva prudentemente e coscienziosamente, assumersi
un’impresa che doveva costare dei milioni. Si venne,
conforme alle nostre Costituzioni, alla votazione del
la proposta, e si. trovarono sei voti contrarii, meno
uno, che era del Servo di Dio. D. Bosco, al vedersi
_ .
non’approvata la proposta del S. Padre, sorrise, e
disse :
Mi avete dato tutti un NO rotondo, e sta
bene, perchè avete operato secondo la prudenza ne
cessaria, e da seguitarsi nei casi serii e di grande im
portanza come questo. Ma, se invece di un no, mi date un sì, io vi posso assicurare che il Cuore di Gesù
manderà i mezzi per fabbricare la sua chiesa, paghe
rà i* nostri debiti e ci darà ancora una bella mancia,
— Le sue parole, improntate da sì viva fiducia nella
divina Provvidenza, e devozione al S. Cuore di Ge
sù, cambiarono i nostri pareri, ed i nostri no, diven
tarono tutti sì nella seconda votazione. Che più?
Esaminato il disegno delia Chiesa si trovò troppo
526
N U M . VI*
angusto, e seduta stante, si determinò di proporre al
S. Padre un altro disegno più grandioso, in modo
che riuscisse degno del Sacro Cuore e di Roma. E
così avvenne. Si soddisfecero i debiti che aveva la
Congregazione, si pagarono i due milioni e mezzo
che costò la chiesa, e si edificò l ’Ospizio annesso, pel
quale' si spesero quasi due altri milioni.
E t ju x t a id em interr. p r o c . voi. 1141 respondit :
§ 150
Nel 1861, il Servo di Dio aveva mandato il SaAIDUdFi*Smkamiaspem cer<
3 ote D. Paolo Albera, con due altri compagni, a
niustraus.
fondare la Casa di Marassi, presso Genova. Dbn A l
bera si era preparato un poco di scorta per incomin
ciare la sua fondazione. Ma, prima di partire, il Ser
vo di Dio chiesegli se aveva bisogno di qualche cosa.
— No, Signor D. Bosco — risposegli — la ringrazio,
ho già con me cinquecento lire. — Oh mio caro —
dissegli D. Bosco — non è mica necessario tanto de
naro ; non vi sarà la Provvidenza a Genova? Va tran
quillo, che la Provvidenza sarà anche per te ; non te
mere. — E tratte dal cassetto poche lire gliele diede,
e ritirògli if biglietto di cinquecento lire. Quella Ca
sa dopo un anno, si trasportò nella vicina San Pier
d’Arena, ed ora è una delle più importanti della Con
gregazione. Questo fatto mi venne raccontato dallo
stesso D. Albera e dal Servo di Dio.
Queste cose tutte dimostrano, con altri moltis
simi fatti, che potrei addurre, ed al presente non ri
cordo, e provano ad evidenza la grande ed illimitata
fiducia che il Servo di Dio aveva nella Divina Provvi
denza. Certamente, senza di essa, non avrebbe'potu
to compiere le opere meravigliose che egli mandò ad
effetto neirEuropa e nell1America.
§151
stebat
X V III T E S T IS — Rev. D, Joannes Baptista
Piano.
j u x t a 22, interr. proc. fol. 1422 terg. r e s p o n d ió
Esso sperava contro ogni speranza; tant’era sicuro che Iddio non l'avrebbe abbandonato. Anche in
mezzo a disgrazie conservò la s u a tranquillità, come
quando nel 1856, credo, crollarono le volte tutte del-
‘ DE HEROICA SPE
527
la casa in fabbricazione, esso alla triste notizia non
■disse altro, se non — voi, o miei figli, non siete stati buoni a sostenerla? Il Signore ha permesso questa
prova, ma noi rifaremo la casa ed esso non ci abban•
•
§ 152
donerà. — Io stesso Pudii proferire tali parole. Sa- spem, qua efferebatur,
r
j
,
i
i
aliis excitabat.
peva trasfondere questa sua speranza m noi che lo
avvicinavamo ed anche in persone estranee, e come
ho sentito, in grandi peccatori. Correva voce che nei
primi anni del sacerdozio, frequentando le prigioni,
§ 153
p
Garceres eelebrans, casapeva ispirare tanta confidenza nella misericordia p t iv is sp e m in iic ie b a t,
i * tv
*
• • r 1* • 1
1
1, plures ad Deum re
di Dio a quei poveri infelici, da guadagnarne molti a ducens. Dio. L ’ho poi sentito tante volte, sia nei discorsi famigliari, che sul pulpito, a parlare con grande effi
cacia della bontà e misericordia di Dio, ed io stesso
molte volte, mi sentii incoraggiato al bene da queste
sue parole.
XX T E S T IS — Fr. Joseph Rossi.
J u x ta 22 interr. proc. fol. 1524 terg. respondit :
Il
Servo di Dio possedette ed esercitò in grado Suam et §af^4rum s
eminente pure, la virtù della speranza. Infatti io sono ^ itnimquam despe'
persuaso e convinto, che egli sperava con tutta confi
denza in Dio per avere il suo aiuto di salvar Panima
propria, e di salvare Panime altrui; e ciò dimostra
va in tante occasioni anche famigliari. nelle quali
§ 155
. r
,
1
r
r 1
♦
t-\ *
1
,
Spem qua ipse poll&ba !,
manifestava la sua ferma confidenza m Dio, e la. stes- aiiis afferebat.
sa infondeva negli animi nostri con semplici frasi,
eccitandoci a sperare e conseguire il paradiso. Lo sen
tii più volte a dire : — Che piacere quando saremo
tutti in paradiso ! siate solamente buoni e non teme
te, — Fu pure con questa sperana in Dio che in§155
cominciò e terminò tutte le sue opere. Ci diceva più t a n t a in c e p it a c pervolte : — D, Bosco è povero, però possiamo tutto in fecii
Dìo : 4 a provvidenza farà tutto; non facciamo pecca
ti, e poi quel Dio che provvede agli uccelli dell’aria,
provvederà pure a noi. — Ricordo che quando egli
voleva incominciare la gran chiesa di Maria Ausiliatrice, ci disse che non aveva fondi, ma era sicuro che
essa l ’avrebbe aiutato a compierla e così fu difatti;
e quella chiesa attesta a tuti la sua fede in Dio e nel-
528
§ 157
Juvenum quos educa
rsi, et sibi coadiuto
re s speraverat, desertiones aequo
animo
tulit.
§158
Tei-restria bona et com
moda penitus despex it.
NIJM. VX.
la Madonna. Era tanta la sua fiducia in Dio e tanto<
il suo desiderio d’ingrandire le sue opere, che co
me sentii dai primi Salesiani, Don Rua, Mons. Cagliero, Don Francesia ed altri, che essi qualche vol
ta credevano che egli si azzardasse troppo e che fosse
poi costretto a desistere per mancanza di mezzi. Pu
re egli, fidando sempre in Dio, intraprendeva sem
pre nuove opere, e le compiva sempre con esito feli
cissimo. Fu pure questa sua confidenza in Dio, che lo
sostenne nel continuare nel suo intento di fondare la
Congregazione Salesiana. Da principio molti e mol
ti, dopo d’aver goduto delle sue beneficenze, quando
ebbero una bella posizione l ’abbandonarono. D. Bo
sco, come vidi io stesso, sentiva la perdita di questi
giovani che l ’avrebbero aiutato nelle sue imprese, ma
poi si adoperò per avere altri giovani, sottometten
dosi a nuove fatiche e spese per farli studiare e man
darli airUniversità sempre fisso nella sua idea d’im
piantare una Congregazione che potesse col tempo
coadiuvarlo nelle sue opere.
XXII T E S T IS — Rev. D. Aloisius Piscetta.
Jttxta 22 interr. proc. fol. 1817 terg. respondit •
La sua speranza dimostrò col perfetto distacco
da tutti i beni della terra. Moltissime volte l ’ho udi
to parlare con accento di profonda convinzione del
disprezzo dei beni della terra, e non ho mai veduto
in lui ima minima sollecitudine di procurarsi una
soddisfazione temporale. Negli ultimi anni avrebbe
potuto scegliersi un’abitazione più comoda ed invece
tenne sempre la sua prima cameretta. Quando fu
consigliato dai medici a passare i mesi più caldi in
villeggiatura, egli dovette profittare della carità di
Mons. Chiesa Vescovo di Pinerolo, od andare nei
suoi Collegi di Lanzo o Valsalice, dove n on manca
rono i disturbi e pel fracasso che facevano i giovani,
e pei superiori che andavano di quando in quando a
consultarlo.
E t ju x ta tcLem ìnterr. proc. fol. 1818 resp on dit :
L a speranza dei beni celesti bandiva dal Serva
DE HEROICA SPE
di Dio il timore della morte ; anzi negli ultimi anni,
quando non poteva più fare tutto quello che faceva
prima, sembrandogli ormai d'esser divenuto inutile
per la Congregazione, esprimeva il suo desiderio di
morire. Così quando ebbe ottenuto nei 1884 i privilegii, esclamò : — Ora non ho più altro da deside
rare, e prego il Signore che mi pigli con sè. — Que
sto stesso diceva neirultima malattia, nella quale esortato a pregare per la sua guarigione, noi volle fa
re, ma si contentò di dire. — Io non.ho più altro da
fare che la volontà di Dio. — Il Sacerdote Carlo Viglietti che lo assisteva, gli suggeriva giaculatorie
che Don Bosco ripeteva; ma avendogli fra le altre
suggerita questa : — Malia SS.ma fatemi guarire —
si rifiutò di pronunciarla.
Nella malattia mortale che fece a Varazze nel
1871 era tale la sua tranquillità e fiducia in Dio, e
tanto poco il timore della morte, che mandava alcune
volte a chiamare il maestro di musica per fargli cor
reggere alcuni difetti neiresecuzione dei canti, che
D. Bosco udiva eseguirsi. Un giorno essendo festa
in collegio mandò il confratello Enria che lo assiste
va, raccomandare a chi di ragione, facessero stare
allegri i giovani, dando qualcosa di più a tavola. Que
ste ultime cose so dallo stesso confratello Enria e dal
Sac. Giovanni Battista Urbano, allora allievo della
scuola di musica.
Ma se la speranza bandiva dal Servo di Dio il ti
more della morte, non ne bandiva il salutare timore
dei giudizii di Dio, e specialmente negli ultimi an
ni andava continuamente raccomandandosi alle pre
ghiere di tutti, perchè, diceva, possa salvarmi Tanima. Una volta a S. Benigno Canavese un signore, al
le cui preghiere D. Bosco si raccomandava, credette
rispondergli : — Oh ! D. Bosco non ne ha bisogno.
— Allora il Servo di Dio venne d’un tratto serio, su
gli occhi suoi spuntarono lagrime, e disse con accen
to di gran persuasione che ne aveva molto bisogno.
Questo fattarello so dal sacerdote Francesco Varvello, testimonio oculare. Neirultim a sua malattia, poi
§ 159 .
Mortem non timebat,
. qjuin. immo desiderabat.
§ 160
Res facto probatur.
§ 161
Salu taris vero tim or
Dei iudiciorum temeaitatis pericuìnm arcebat.
530
N U M . V I.
si raccomandava a tutti, perchè pregassero per la sal
vezza dell’anima sua, perchè potesse salvarsi l ’anima.
Al Card. Alimonda venuto a trovarlo disse per pri
ma cosa : — Eminenza, preghi per me, chè possa sal
vare l ’anima mia. —
XXIX T E S T IS — Rev. X>. Joannes Baptista
■Anfossi.
j u x t a 22 m terr. proc. fol. 2935 terg. respondit :
DUra m oifeL reiigioMolte volte mi avvenne udire religiosi di altri
tS, reSsam1solit CW ini esclamare : — Come fa D, Bosco a formare
stfS Dei Servus in" una Congregazione Religiosa in questi tempi in cui
noi. andiamo deperendo? — Ed alcuni giunsero a di
re : — Se Don Bosco non avesse fatto altro smiracolo,
l ’istituzione della sua Congregazione sarebbe di per
sè un miracolo grandissimo. — La sua fiducia si ma
nifestò poi ancor più grandemente, quando ai suoi
Confratelli'aperse il campo vastissimo delle Missio
ni, le quali in sul principio .furono da taluni giudica
te di poca importanza, od anche di breve durata; ed
ora invece costituiscono uno dei più grandi fatti in
g 16*
questo ultimo periodo del secolo presente nella ChieMissiones aiiaeque' res sa. Quante chiese costrusse il Servo di Dio, quanti 0 gestae a D. F. eius
- vT
, v
1 1
i
,
heroicam spem com- spizn aperse alla gioventù abbandonata, senza mezzi
pi° anT”
certi ed alle volte oppresso da immensi debiti ! E gli
tuttavia rimaneva eroicamente fermo nella speranza,
che non gli sarebbe mancato l ’ajuto di Dio. Ricordo
che un giorno recatomi da lui per presentargli una
limosina, mi disse : — In quest’anno solo si fecero
già quattro milioni di spese, e grazie a Dio sono tutti
pagati, il poco fa il molto, ho bisogno che tutti mi
•ajutino, come ora tu, anche con offerte di poco. —
Così egli parlava considerandosi semplice strumento
della Provvidenza.
Tale era la sua fiducia nell’ajuto di Dio, che in
Quo mag-is in Sactam temm così difficili, nei quali è combattuto tutto quanagitur! ^^^intìmius to si fa al servizio della Chiesa Cattolica, e principalìmeret D81 01dem ad" mente a gloria e difesa della S. Sede, il Sac. Bosco
tutte le sue opere indirizzò esclusivamente ad uno
scopo schiettamente cattolico, sotto l ’unico e solo pa^
DE IIEROICA SPE
531
tronato della S. Sede. Ed è per ciò, che molti giudi
carono sinistramente il suo operato, quasi preparas
se nemici alla patria. Egli- tuttavia rimase incrolla
bile nella sua fiducia in Dio; non cercò mai l'appog
gio legale del Governo, sebbene procurasse di evitar
ne degli urti. Per questa ragione non rare volte per
dette dei sussidii, .anche di una certa importanza ; e
dal lato del Governo e dal lato di individui privati.
Ciò nondimeno egli rimase fermo attendendo solo da Nil curane gubernìi ac
Dio ogni aiuto. Io non ho difficoltà a dichiarare, che S e v S e n t i a m Clvmm
la fiducia del Sacerdote Bosco risposta in Dio nello
svolgimento di tutte le sue opere, costituisce uno
degli atti più meravigliosi della sua vita, per
chè mentre sappiamo che molti lasciano' i loro averi
ad Istituti di beneficenza, come sarebbero gli Ospe
dali, compreso lo stesso Ospedale del Cottolengo,
guidati solo da un sentimento di filantropia, e ricu
sando persino i conforti, religiosi, sappiamo 'pure che
gli ajuti materiali a lui pervennero esclusivamente
da persone devote alla Chiesa ed alla religione.
Io rimasi sorpreso della tranquillità del suo ani^m
mo. che dimostrava inalterabile speranza nella prò- Gnbem ii et sectae mas.
,
„
_
. ,
sonicae insectationes
tezione del cieio, principalmente quando lo vidi per- tranquillo animo fere,
quisito per bep due volte nella sua abitazione, quasi
fosse un deliquente, e quando la stampa settaria, se
gnandolo come nemico della patria, tentava di ecci
targli contro la popolazione. Allora anche i buoni te
mevano p‘er lui, ed alcuni ancora quasi lo biasimava
no, come eccessivamente audace. E gli faceva digni
tosamente, e sempre sorridente il suo cammino, ed
io, che gli fui per tanti anni vicino, mi formava T’idea
che ogni sua’decisione non fosse altro, che Y effettuar
si di un consiglio ricevuto dall’alto.
Una
prova
ancora della sua illimitata fiducia in .\e
v terrems,
f 167.
.
r
anim um aDio si e questa, che egli non conservò mai alcun be- dtungeret, bona tm7
\ . r ..
„
m obilia quae suis une immobile, edmzii o terreni, che non potessero sui non essent, servaservire ai suoi Istituti, per allontanare da sè il peri
colo di acquietarsi agli ajuti terreni. E volle, che la
sua Congregazione seguisse la medesima norma.
Dimostrò pure la sua eroica confidenza in Dio,
532
N U M . V I.
honorum il disprezzo dal Servo di Dio esercitato verso gli onoWemptor magnani- ri ed { beni ¿j questo mQnda j 0 ^ ^
deco_
Terrestrium
razioni, che gli si volevano conferire, non ebbe mai
una villa, dove riparare nelle infermità; © negli ar
dori estivi, egli, che coi suoi scritti e col suo inge
gno avrebbe potuto vivere molto più agiatamente.
Professava la più grande povertà, non conservando
per sè nessuna somma di danaro ; molte volte non aPaupertatis amantissi- veva in tasca che pochi soldi. Tutto spendeva per i
S n i s ^ u e i à 0IXaa
est poveri fanciulli; ¡non aveva talora abiti sufficienti
vit
per coprirsi, dicendo che col posssesso del regno dei
cieli sarebbe stata generosamente ed abbondantein ter angiSas iman mente compensatala sua povertà. Una pròva che egli
ivuitu apparebat.
fidava solamente in Dio e non si lasciava mai abbat
tere dalle traversie della vita, si è che nelle angu
stie egli scherzava e si manifestava allegro. Un gior
no scrisse un biglietto ad un prete, che io ben cono
sco, così formulato : — Mio caro,, sono carico di debi
ti, fa una colletta per me, altrimenti faccio bancarotta.
XXX
T B S T IS (I ex off.) - R . D. Dominicus
Bongiovanni.
J u x ta 22 interr. P r o c . fol. 3023 terg. respondit :
§171
D. Bosco, arguendolo da tutta la sua vita, e dalle
FlÌata Dei DspmiSPmm- sue opere, ebbe una gran fiducia in Dio, che gli aguam sibi defuturam. crebbe dato le grazie necessarie per la propria san
tificazione, non che i mezzi necessarii per compie
re tutte le sue opere buone. La stessa sua tranquilli
tà d’animo, per cui pareva continuamente che quasi
nulla avesse a fare, dimostra abbastanza chiaro, ch’e
gli riponeva tutta la sua confidenza in Dio e niente
in se stesso, nel compimento della sua grande impre
sa, ancorché privo di mezzi materiali. Si è coll’ap
poggio unico a questa speranza in Dio, ch’egli, apri
va continuamente collegi, erigeva chiese, spediva
Missionarii neirAmerica. Tanto è vero, che persenìi sibi coufìsus, totum guitato in tanti modi dal Governo ed osteggiato an
se Beo permìttebat. che ¿ ^ A u to r ità ecclesiastica diocesana, nulla inter
mise della sua operosità nell’esecuzione delle sue o-
DE HEROICA C ARITATE IN DBX7M
533
pere ; anzi quanto più era osteggiato tanto più pare
va animato ad intraprendere sempre nuove opere.
Con tanta fiducia che dimostrava in ¿Dio, non si
§m
può tacciare di temerarietà, perchè la sua speranza 0m?i temeritatis suspi-rii»
-.TV
. cioae maior D. P.
era riposta in Dio ; e Iddio veramente non 1 ha mai
abbandonato, fornendogli tutti i mezzi per mandare a termine moltissime opere buone al bene della gio
ventù.
NUM. V II.
De heroica can tate in Deum.
Ex
P r o c e s s i! A
p o s t o l ic o
■
I T E S T IS — R. D. Michael Rua.
J u x ta 49 interr, Pro c, fol. 524 respondit ;
Io son persuaso che il Ven. Servo di Dio fin dal§*
la sua fanciullezza fu sempre animato da un vìvo a- De^ f p e c '
mor di Dio. Ne son prova le cose che ho finora espo- catQ offenditste dalla sua fanciullezza fino alla sua morte. Sono
pure persuaso che egli non sia mai caduto in pecca
ti mortali e neppure in veniali deliberati; può esser
gli avvenuto qualche scatto di santo sdegno quando
sentiva bestemmiare, oppure qualcuno dei suoi al
lievi ostinatamente disturbava i compagni in tempo
di predica o di funzioni sacre, oppure vedeva qual
cuno ingiustamente molestato o maltrattato, ma in
questi casi oltreché erano scatti indeliberati, erano
anche effetto del suo amore verso Dio e carità verso
il prossimo. Così avvenne nel fatto già accennato,
della difesa presa del giovane Luigi Comollo, essen
do studente a Chieri, e due volte lo vidi io stesso a
punire qualche ragazzo troppo petulante ed imper
tinente in modo però che i compagni riconoscevano
tutti l ’opportunità di tali punizioni. Vidi però che
sebbene ciò fosse avvenuto per un moto primo primo,