Un Mattino
nuovo
Vestiti a festa
cerchiamo motivi per dissetare le nostre tristezze,
passo dopo passo inseguiamo l’alba
e ci lasciamo raggiungere,
nei tremuli lembi della Terra saturi di piombo
la Luce invade, attraversa, riscalda,
quasi Risurrezione.
Apriamo gli occhi alla vita ogni mattino,
a volte ancora stanchi,
ma oggi pronti a ricominciare,
nella Pasqua che rinnova, rinvigorisce, mette in cammino.
È scritto nel nostro essere il dinamismo della pasqua,
un continuo inesorabile morire
e germogli freschi irrorati dalla speranza.
Rimanere nella Vita e trovare senso alla vita,
osservare legge e giustizia nell’amore:
il Mattino apre il cuore al desiderio,
saremo nuovi infine, figli e fratelli veri.
1
Campane di Pasqua portano auguri
di pace e riconciliazione,
i santi tintinnano lode e alleluia,
le famiglie cercano la via della concordia,
i sacerdoti ci accompagnano,
benedizione e fiducia ci sono donate.
“Una bella notizia: io l’ho incontrato…”
Chi? Cristo Gesù e coloro che lo amano…
Vocazione e risposta, chiamata e missione.
Nella gioia del Risorto
corriamo in ogni dove a seminare speranza.
Non ci è lontano il dolore,
non siamo estranei alla fatica,
ma un Mattino nuovo ci consegna
fede speranza e amore,
dono per noi e per tutti.
Teresa Carboni
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Parola del Papa
Centralità della persona
umana e della famiglia
[…] La crisi che ha investito l’economia mondiale ha avuto conseguenze anche per gli abitanti e le imprese di Roma e del Lazio. Allo
stesso tempo, essa ha offerto la possibilità di ripensare il modello di crescita perseguito in questi ultimi anni. Nell’Enciclica Caritas in veritate ho
ricordato che lo sviluppo umano per essere autentico deve riguardare
l’uomo nella sua totalità e deve realizzarsi nella carità e nella verità. La
persona umana, infatti, è al centro dell’azione politica e la sua crescita
morale e spirituale deve essere la prima preoccupazione per coloro che
sono stati chiamati ad amministrare la comunità civile. […]
Affinché ciò avvenga, è opportuno che nelle sedi istituzionali si cerchi di favorire una sana dialettica perché quanto più le decisioni e i provvedimenti saranno condivisi tanto più essi permetteranno un efficace
sviluppo per gli abitanti dei territori amministrati. […] Al riguardo, vorrei invitarvi a porre ogni cura perché la centralità della persona umana
e della famiglia costituiscano il principio ispiratore di ogni vostra scelta.
Ad esso, in particolare, occorre far riferimento nella realizzazione dei
nuovi insediamenti della città, perché i complessi abitativi che vanno
sorgendo non siano solo quartieri dormitorio. A tal fine, è opportuno che
siano previste quelle strutture che favoriscono i processi di socializzazione, evitando così che sorga e si incrementi la chiusura nell’individualismo e l’attenzione esclusiva ai propri interessi, dannose per ogni convivenza umana. Rispettando le competenze delle autorità civili, la Chiesa
è lieta di offrire il proprio contributo perché in questi quartieri ci sia una
vita sociale degna dell’uomo. […] In particolare per quanto concerne la
costruzione dei nuovi complessi parrocchiali, che, oltre ad essere punti
di riferimento per la vita cristiana, svolgono anche una fondamentale
funzione educativa e sociale. Tale collaborazione ha permesso di raggiungere significativi obiettivi. Al riguardo, mi piace ricordare che in alcuni nuovi quartieri, dove vivono in particolare giovani famiglie con
bambini piccoli, le comunità ecclesiali, consapevoli che l’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo umano (cfr Ibid., 28), hanno realizzato gli
“oratori dei piccoli”. Tali utili strutture permettono ai bambini di trascorrere le ore della giornata, mentre i genitori sono al lavoro. […]
All’interno della promozione del bene comune, l’educazione delle
nuove generazioni, che costituiscono il futuro della nostra Regione, rap3
Parola del Papa
presenta una preoccupazione predominante che gli Amministratori della cosa pubblica condividono con la Chiesa e con tutte le organizzazioni
formative. Da alcuni anni la Diocesi di Roma e quelle del Lazio sono impegnate a offrire il loro contributo per far fronte alle istanze sempre più
urgenti che pervengono dal mondo giovanile e che chiedono risposte
educative adeguate di alto profilo. È davanti agli occhi di tutti la necessità e l’urgenza di aiutare i giovani a progettare la vita sui valori autentici,
che fanno riferimento ad una visione “alta” dell’uomo e che trovano nel
patrimonio religioso e culturale cristiano una delle sue espressioni più
sublimi. Oggi le nuove generazioni chiedono di sapere chi sia l’uomo e
quale sia il suo destino e cercano risposte capaci di indicare loro la strada
da percorrere per fondare l’esistenza sui valori perenni. In particolare,
nelle proposte formative circa i grandi temi dell’affettività e della sessualità, così importanti per la vita, occorre evitare di prospettare agli adolescenti e ai giovani vie che favoriscono la banalizzazione di queste fondamentali dimensioni dell’esistenza umana. A tale scopo, la Chiesa chiede
la collaborazione di tutti, in particolare di quanti operano nella scuola,
per educare a una visione alta dell’amore e della sessualità umana. […]
Infine, non posso non esortare le autorità competenti ad un’attenzione costante e coerente al mondo della malattia e della sofferenza. Le
strutture sanitarie, così numerose a Roma e nel Lazio, che offrono un
importante servizio alla comunità, siano luoghi nei quali si incontrano
sempre più gestione attenta e responsabile della cosa pubblica, competenze professionali e dedizione generosa verso il malato, la cui accoglienza e cura, devono essere il criterio sommo di quanti operano in tale ambito. Roma e il Lazio, accanto alle strutture sanitarie pubbliche,
vedono da secoli la presenza di quelle di ispirazione cattolica, che operano a favore di ampie fasce della popolazione. In esse si cerca di coniugare la competenza professionale e l’attenzione al malato con la verità e la carità di Cristo. Infatti, ispirandosi al Vangelo, esse si sforzano
di accostarsi alle persone sofferenti con amore e speranza, sostenendo
anche la ricerca di senso e cercando di fornire risposte agli interrogativi che inevitabilmente sorgono nei cuori di quanti vivono la difficile dimensione della malattia e del dolore. L’uomo ha, infatti, bisogno di essere curato nella sua unità di essere spirituale e corporale. Confido pertanto che, nonostante le persistenti difficoltà economiche, tali strutture
possano essere adeguatamente sostenute nel loro prezioso servizio.
Incontro con gli Amministratori della Regione Lazio,
del Comune e della Provincia di Roma
14 gennaio 2010 - © Editrice Vaticana
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Parola del Papa
Visita alla Comunità Ebraica
di Roma
All’inizio dell’incontro nel Tempio Maggiore degli Ebrei di Roma,
i Salmi che abbiamo ascoltato ci suggeriscono l’atteggiamento spirituale più autentico per vivere questo particolare e lieto momento di
grazia: la lode al Signore, che ha fatto grandi cose per noi, ci ha qui
raccolti con il suo Hèsed, l’amore misericordioso, e il ringraziamento
per averci fatto il dono di ritrovarci assieme a rendere più saldi i legami che ci uniscono e continuare a percorrere la strada della riconciliazione e della fraternità. […] Questa mia visita si inserisce nel
cammino tracciato, per confermarlo e rafforzarlo. Con sentimenti di
viva cordialità mi trovo in mezzo a voi per manifestarvi la stima e
l’affetto che il Vescovo e la Chiesa di Roma, come pure l’intera Chiesa Cattolica, nutrono verso questa Comunità e le Comunità ebraiche
sparse nel mondo.
2. La dottrina del Concilio Vaticano II ha rappresentato per i Cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’atteggiamento e
nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa
tappa. […] Inoltre, la Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo (cfr Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo,
Noi Ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, 16 marzo 1998). Possano queste piaghe essere sanate per sempre! […]
3. […] Il dramma singolare e sconvolgente della Shoah rappresenta, in qualche modo, il vertice di un cammino di odio che nasce
quando l’uomo dimentica il suo Creatore e mette se stesso al centro
dell’universo. […] In questo luogo, come non ricordare gli Ebrei romani che vennero strappati da queste case, davanti a questi muri, e
con orrendo strazio vennero uccisi ad Auschwitz? Come è possibile
dimenticare i loro volti, i loro nomi, le lacrime, la disperazione di uomini, donne e bambini? Lo sterminio del popolo dell’Alleanza di
Mosè, prima annunciato, poi sistematicamente programmato e realizzato nell’Europa sotto il dominio nazista, raggiunse in quel giorno tragicamente anche Roma. Purtroppo, molti rimasero indifferenti, ma molti, anche fra i Cattolici italiani, sostenuti dalla fede e dal5
Parola del Papa
l’insegnamento cristiano, reagirono con coraggio, aprendo le braccia
per soccorrere gli Ebrei braccati e fuggiaschi, a rischio spesso della
propria vita, e meritando una gratitudine perenne. Anche la Sede
Apostolica svolse un’azione di soccorso, spesso nascosta e discreta.
La memoria di questi avvenimenti deve spingerci a rafforzare i legami che ci uniscono perché crescano sempre di più la comprensione,
il rispetto e l’accoglienza.
4. La nostra vicinanza e fraternità spirituali trovano nella Sacra
Bibbia - in ebraico Sifre Qodesh o “Libri di Santità” - il fondamento più
solido e perenne, in base al quale veniamo costantemente posti davanti alle nostre radici comuni, alla storia e al ricco patrimonio spirituale che condividiamo. È scrutando il suo stesso mistero che la Chiesa, Popolo di Dio della Nuova Alleanza, scopre il proprio profondo
legame con gli Ebrei, scelti dal Signore primi fra tutti ad accogliere la
sua parola (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 839). “A differenza
delle altre religioni non cristiane, la fede ebraica è già risposta alla rivelazione di Dio nella Antica Alleanza. È al popolo ebraico che appartengono ‘l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il
culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne’ (Rm 9, 4-5) perché ‘i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!’
(Rm 11, 29)” (Ibid.). […]
6. In particolare il Decalogo, le “Dieci Parole” o Dieci Comandamenti (cfr Es 20,1-17; Dt 5,1 -21), che proviene dalla Torah di Mosè, costituisce la fiaccola dell’etica, della speranza e del dialogo, stella polare della fede e della morale del popolo di Dio, e illumina e guida anche il
cammino dei Cristiani. Esso costituisce un faro e una norma di vita nella giustizia e nell’amore, un “grande codice” etico per tutta l’umanità.
[…] Le “Dieci Parole” chiedono di conservare e promuovere la santità
della famiglia, in cui il “sì” personale e reciproco, fedele e definitivo
dell’uomo e della donna, dischiude lo spazio per il futuro, per l’autentica umanità di ciascuno, e si apre, al tempo stesso, al dono di una nuova vita. Testimoniare che la famiglia continua ad essere la cellula essenziale della società e il contesto di base in cui si imparano e si esercitano le virtù umane è un prezioso servizio da offrire per la costruzione
di un mondo dal volto più umano.
7. Come insegna Mosè nello Shemà (cfr. Dt 6,5; Lv 19, 34) e Gesù riafferma nel Vangelo (cfr Mc 12,19-31), tutti i comandamenti si riassumono nell’amore di Dio e nella misericordia verso il prossimo. Tale Regola impegna Ebrei e Cristiani ad esercitare, nel nostro tempo, una gene6
Parola del Papa
rosità speciale verso i poveri, le donne, i bambini, gli stranieri, i malati, i deboli, i bisognosi. […]
9. Cristiani ed Ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l’uno all’altro. Spetta a noi, in risposta alla chiamata di Dio, lavorare affinché rimanga sempre aperto lo spazio
del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell’amicizia, della comune testimonianza di fronte alle sfide del nostro tempo, che ci invitano a collaborare per il bene dell’umanità in questo mondo creato da
Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso.
10. Infine un pensiero particolare per questa nostra Città di Roma,
dove, da circa due millenni, convivono, come disse il Papa Giovanni
Paolo II, la Comunità cattolica con il suo Vescovo e la Comunità ebraica con il suo Rabbino Capo; questo vivere assieme possa essere animato da un crescente amore fraterno, che si esprima anche in una cooperazione sempre più stretta per offrire un valido contributo nella soluzione dei problemi e delle difficoltà da affrontare.
Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010 - © Editrice Vaticana
La carità è il distintivo
del cristiano
Per ora, mentre siamo in questo mondo, la carità è il distintivo del
cristiano. E’ la sintesi di tutta la sua vita: di ciò che crede e di ciò che
fa. Per questo, all’inizio del mio pontificato, ho voluto dedicare la
mia prima Enciclica proprio al tema dell’amore: Deus caritas est. Come ricorderete, questa Enciclica si compone di due parti, che corrispondono ai due aspetti della carità: il suo significato, e quindi la
sua attuazione pratica. L’amore è l’essenza di Dio stesso, è il senso
della creazione e della storia, è la luce che dà bontà e bellezza all’esistenza di ogni uomo. Al tempo stesso, l’amore è, per così dire, lo
“stile” di Dio e dell’uomo credente, è il comportamento di chi, rispondendo all’amore di Dio, imposta la propria vita come dono di
sé a Dio e al prossimo. In Gesù Cristo questi due aspetti formano
una perfetta unità: Egli è l’Amore incarnato. Questo Amore ci è rivelato pienamente nel Cristo crocifisso. Fissando lo sguardo su di Lui,
possiamo confessare con l’apostolo Giovanni: “Noi abbiamo ricono7
Parola del Papa
sciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto” (cfr 1 Gv
4,16; Enc. Deus caritas est, 1).
Cari amici, se pensiamo ai Santi, riconosciamo la varietà dei loro
doni spirituali, e anche dei loro caratteri umani. Ma la vita di ognuno
di essi è un inno alla carità, un cantico vivente all’amore di Dio!
Angelus, 31 gennaio 2010 - © Editrice Vaticana
Vita consacrata:
segno di gratuità e d’amore
Le persone consacrate sono chiamate in modo particolare ad essere testimoni di questa misericordia del Signore, nella quale l’uomo trova la propria salvezza. Esse tengono viva l’esperienza del
perdono di Dio, perché hanno la consapevolezza di essere persone
salvate, di essere grandi quando si riconoscono piccole, di sentirsi
rinnovate ed avvolte dalla santità di Dio quando riconoscono il proprio peccato. Per questo, anche per l’uomo di oggi, la vita consacrata rimane una scuola privilegiata della “compunzione del cuore”,
del riconoscimento umile della propria miseria, ma, parimenti, rimane una scuola della fiducia nella misericordia di Dio, nel suo
amore che mai abbandona. In realtà, più ci si avvicina a Dio, più si
è vicini a Lui, più si è utili agli altri. Le persone consacrate sperimentano la grazia, la misericordia e il perdono di Dio non solo per
sé, ma anche per i fratelli, essendo chiamate a portare nel cuore e
nella preghiera le angosce e le attese degli uomini, specie di quelli
che sono lontani da Dio. In particolare, le comunità che vivono nella clausura, con il loro specifico impegno di fedeltà nello “stare con
il Signore”, nello “stare sotto la croce”, svolgono sovente questo
ruolo vicario, unite al Cristo della Passione, prendendo su di sé le
sofferenze e le prove degli altri ed offrendo con gioia ogni cosa per
la salvezza del mondo.
Infine vogliamo elevare al Signore un inno di ringraziamento e di
lode per la stessa vita consacrata. Se essa non ci fosse, quanto sarebbe
più povero il mondo! Al di là delle superficiali valutazioni di funzionalità, la vita consacrata è importante proprio per il suo essere segno
di gratuità e d’amore, e ciò tanto più in una società che rischia di essere soffocata nel vortice dell’effimero e dell’utile (cfr Esort. ap. post8
Parola del Papa
sinod. Vita consecrata, 105). La vita consacrata, invece, testimonia la sovrabbondanza d’amore che spinge a “perdere” la propria vita, come
risposta alla sovrabbondanza di amore del Signore, che per primo ha
“perduto” la sua vita per noi. In questo momento penso alle persone
consacrate che sentono il peso della fatica quotidiana scarsa di gratificazioni umane, penso ai religiosi e alle religiose anziani, ammalati, a
quanti si sentono in difficoltà nel loro apostolato… Nessuno di essi è
inutile, perché il Signore li associa al “trono della grazia”. Sono invece un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, assetato di Dio e
della sua Parola.
Omelia, Vespri, XIV Giornata della Vita Consacrata,
2 febbraio 2010 - © Editrice Vaticana
I diritti dell’Infanzia
La vostra Assemblea Plenaria ha per tema: “I diritti dell’Infanzia”, scelto con riferimento al XX anniversario della Convenzione approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU, nel 1989. La Chiesa, lungo i secoli, sull’esempio di Cristo, ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi, alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno
violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare. La tenerezza e l’insegnamento di Gesù, che considerò i bambini un modello da imitare per entrare nel regno
di Dio (cfr Mt 18,1-6; 19,13-14), hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura. Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli (cfr Mc 9,42) impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore. Perciò
anche la Convenzione sui diritti dell’infanzia è stata accolta con favore
dalla Santa Sede, in quanto contiene enunciati positivi circa l’adozione, le
cure sanitarie, l’educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l’abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo.
La Convenzione, nel preambolo, indica la famiglia “quale ambiente
naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli”. Ebbene, è proprio la famiglia, fondata sul matrimonio
tra un uomo e una donna, l’aiuto più grande che si possa offrire ai bambini. Essi vogliono essere amati da una madre e da un padre che si amano, ed hanno bisogno di abitare, crescere e vivere insieme con ambedue
i genitori, perché le figure materna e paterna sono complementari nel9
Parola del Papa
l’educazione dei figli e nella costruzione della loro personalità e della loro identità. È importante, quindi, che si faccia tutto il possibile per farli
crescere in una famiglia unita e stabile. A tal fine, occorre esortare i coniugi a non perdere mai di vista le ragioni profonde e la sacramentalità
del loro patto coniugale e a rinsaldarlo con l’ascolto della Parola di Dio,
la preghiera, il dialogo costante, l’accoglienza reciproca ed il perdono vicendevole. Un ambiente familiare non sereno, la divisione della coppia
dei genitori, e, in particolare, la separazione con il divorzio non sono
senza conseguenze per i bambini, mentre sostenere la famiglia e promuovere il suo vero bene, i suoi diritti, la sua unità e stabilità è il modo
migliore per tutelare i diritti e le autentiche esigenze dei minori.
Discorso al Pontificio Consiglio per la Famiglia,
8 febbraio 2010 - © Editrice Vaticana
I malati e i sacerdoti
La maternità della Chiesa è riflesso dell’amore premuroso di Dio,
di cui parla il profeta Isaia: “Come una madre consola un figlio, / così io vi consolerò; / a Gerusalemme sarete consolati” (Is 66,13). Una
maternità che parla senza parole, che suscita nei cuori la consolazione, una gioia intima, una gioia che paradossalmente convive con il dolore, con la sofferenza. La Chiesa, come Maria, custodisce dentro di sé
i drammi dell’uomo e la consolazione di Dio, li tiene insieme, lungo il
pellegrinaggio della storia. Attraverso i secoli, la Chiesa mostra i segni dell’amore di Dio, che continua ad operare cose grandi nelle persone umili e semplici. La sofferenza accettata e offerta, la condivisione sincera e gratuita, non sono forse miracoli dell’amore? Il coraggio
di affrontare il male disarmati - come Giuditta -, con la sola forza della fede e della speranza nel Signore, non è un miracolo che la grazia
di Dio suscita continuamente in tante persone che spendono tempo ed
energie per aiutare chi soffre? Per tutto questo noi viviamo una gioia
che non dimentica la sofferenza, anzi, la comprende. In questo modo
i malati e tutti i sofferenti sono nella Chiesa non solo destinatari di attenzione e di cura, ma prima ancora e soprattutto protagonisti del pellegrinaggio della fede e della speranza, testimoni dei prodigi dell’amore, della gioia pasquale che fiorisce dalla Croce e dalla Risurrezione di Cristo.
Nel brano della Lettera di Giacomo, appena proclamato, l’Aposto10
Parola del Papa
lo invita ad attendere con costanza la venuta ormai prossima del Signore e, in tale contesto, rivolge una particolare esortazione riguardante i malati. Questa collocazione è molto interessante, perché rispecchia l’azione di Gesù, che guarendo i malati mostrava la vicinanza del Regno di Dio. La malattia è vista nella prospettiva degli
ultimi tempi, con il realismo della speranza tipicamente cristiano.
“Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, canti inni di lode”
(Gc 5,13). Sembra di sentire parole simili di san Paolo, quando invita a vivere ogni cosa in relazione alla radicale novità di Cristo, alla
sua morte e risurrezione (cfr 1 Cor 7,29-31). “Chi è malato, chiami
presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato” (Gc 5,14-15). Qui è evidente il prolungamento
di Cristo nella sua Chiesa: è ancora Lui che agisce, mediante i presbiteri; è il suo stesso Spirito che opera mediante il segno sacramentale dell’olio; è a Lui che si rivolge la fede, espressa nella preghiera;
e, come accadeva alle persone guarite da Gesù, ad ogni malato si
può dire: la tua fede, sorretta dalla fede dei fratelli e delle sorelle, ti
ha salvato.
Da questo testo, che contiene il fondamento e la prassi del sacramento dell’Unzione dei malati, si ricava al tempo stesso una visione
del ruolo dei malati nella Chiesa. Un ruolo attivo nel “provocare”, per
così dire, la preghiera fatta con fede. “Chi è malato, chiami i presbiteri”. In questo Anno Sacerdotale, mi piace sottolineare il legame tra i
malati e i sacerdoti, una specie di alleanza, di “complicità” evangelica. Entrambi hanno un compito: il malato deve “chiamare” i presbiteri, e questi devono rispondere, per attirare sull’esperienza della malattia la presenza e l’azione del Risorto e del suo Spirito. E qui possiamo
vedere tutta l’importanza della pastorale dei malati, il cui valore è
davvero incalcolabile, per il bene immenso che fa in primo luogo al
malato e al sacerdote stesso, ma anche ai familiari, ai conoscenti, alla
comunità e, attraverso vie ignote e misteriose, a tutta la Chiesa e al
mondo. In effetti, quando la Parola di Dio parla di guarigione, di salvezza, di salute del malato, intende questi concetti in senso integrale,
non separando mai anima e corpo: un malato guarito dalla preghiera
di Cristo, mediante la Chiesa, è una gioia sulla terra e nel cielo, è una
primizia di vita eterna.
Omelia, XVIII Giornata Mondiale del Malato,
11 febbraio 2010 - © Editrice Vaticana
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Parola del Papa
Rimanete e osservate
i miei comandamenti
La prima parola è: “Rimanete in me, nel mio amore”. Il rimanere nel
Signore è fondamentale come primo tema di questo brano. Rimanere:
dove? Nell’amore, nell’amore di Cristo, nell’essere amati e nell’amare
il Signore. Tutto il capitolo 15 concretizza il luogo del nostro rimanere,
perché i primi otto versetti espongono e presentano la parabola della
vite: “Io sono la vite e voi i rami”. La vite è un’immagine veterotestamentaria che troviamo sia nei Profeti, sia nei Salmi e ha un duplice significato: è una parabola per il popolo di Dio, che è la sua vigna. Egli
ha piantato una vite in questo mondo, ha coltivato questa vite, ha coltivato la sua vigna, protetto questa sua vigna, e con quale intento? Naturalmente, con l’intento di trovare frutto, di trovare il dono prezioso
dell’uva, del vino buono.
E così appare il secondo significato: il vino è simbolo, è espressione
della gioia dell’amore. Il Signore ha creato il suo popolo per trovare la
risposta del suo amore e così questa immagine della vite, della vigna,
ha un significato sponsale, è espressione del fatto che Dio cerca l’amore della sua creatura, vuole entrare in una relazione d’amore, in una relazione sponsale con il mondo tramite il popolo da lui eletto.
Ma poi la storia concreta è una storia di infedeltà: invece di uva preziosa, vengono prodotte solo piccole “cose immangiabili”, non giunge
la risposta di questo grande amore, non nasce questa unità, questa
unione senza condizioni tra uomo e Dio, nella comunione dell’amore.
L’uomo si ritira in se stesso, vuole avere se stesso solo per sé, vuole
avere Dio per sé, vuole avere il mondo per sé. E così, la vigna viene devastata, il cinghiale del bosco, tutti i nemici vengono, e la vigna diventa un deserto.
Ma Dio non si arrende: Dio trova un nuovo modo per arrivare ad
un amore libero, irrevocabile, al frutto di tale amore, alla vera uva: Dio
si fa uomo, e così diventa Egli stesso radice della vite, diventa Egli stesso la vite, e così la vite diviene indistruttibile. Questo popolo di Dio
non può essere distrutto, perché Dio stesso vi è entrato, si è impiantato in questa terra. Il nuovo popolo di Dio è realmente fondato in Dio
stesso, che si fa uomo e così ci chiama ad essere in Lui la nuova vite e
ci chiama a stare, a rimanere in Lui.
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Parola del Papa
Teniamo presente, inoltre, che, nel capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, troviamo il discorso sul pane, che diventa il grande discorso sul mistero eucaristico. In questo capitolo 15 abbiamo il discorso sul vino: il
Signore non parla esplicitamente dell’Eucaristia, ma, naturalmente,
dietro il mistero del vino sta la realtà che Egli si è fatto frutto e vino per
noi, che il suo sangue è il frutto dell’amore che nasce dalla terra per
sempre e, nell’Eucaristia, il suo sangue diventa il nostro sangue, noi diventiamo nuovi, riceviamo una nuova identità, perché il sangue di Cristo diventa il nostro sangue. Così siamo imparentati con Dio nel Figlio
e, nell’Eucaristia, diventa realtà questa grande realtà della vite nella
quale noi siamo rami uniti con il Figlio e così uniti con l’amore eterno.
“Rimanete”: rimanere in questo grande mistero, rimanere in questo
nuovo dono del Signore, che ci ha reso popolo in se stesso, nel suo Corpo e col suo Sangue. Mi sembra che dobbiamo meditare molto questo
mistero, cioè che Dio stesso si fa Corpo, uno con noi; Sangue, uno con
noi; che possiamo rimanere - rimanendo in questo mistero - nella comunione con Dio stesso, in questa grande storia di amore, che è la storia della vera felicità. Meditando questo dono - Dio si è fatto uno con
noi tutti e, nello stesso tempo, ci fa tutti uno, una vite - dobbiamo anche iniziare a pregare, affinché sempre più questo mistero penetri nella nostra mente, nel nostro cuore, e sempre più siamo capaci di vedere
e di vivere la grandezza del mistero, e così cominciare a realizzare questo imperativo: “Rimanete”.
Se continuiamo a leggere attentamente questo brano del Vangelo di
Giovanni, troviamo anche un secondo imperativo: “Rimanete” e “Osservate i miei comandamenti”. “Osservate” è solo il secondo livello; il
primo è quello del “rimanere”, il livello ontologico, cioè che siamo uniti con Lui, che ci ha dato in anticipo se stesso, ci ha già dato il suo amore, il frutto. Non siamo noi che dobbiamo produrre il grande frutto; il
cristianesimo non è un moralismo, non siamo noi che dobbiamo fare
quanto Dio si aspetta dal mondo, ma dobbiamo innanzitutto entrare in
questo mistero ontologico: Dio si dà Egli stesso. Il suo essere, il suo
amare, precede il nostro agire e, nel contesto del suo Corpo, nel contesto dello stare in Lui, identificati con Lui, nobilitati con il suo Sangue,
possiamo anche noi agire con Cristo.
L’etica è conseguenza dell’essere: prima il Signore ci dà un nuovo
essere, questo è il grande dono; l’essere precede l’agire e da questo essere poi segue l’agire, come una realtà organica, perché ciò che siamo,
possiamo esserlo anche nella nostra attività. E così ringraziamo il Si13
Parola del Papa
gnore perché ci ha tolto dal puro moralismo; non possiamo obbedire
ad una legge che sta di fonte a noi, ma dobbiamo solo agire secondo la
nostra nuova identità. Quindi non è più un’obbedienza, una cosa esteriore, ma una realizzazione del dono del nuovo essere.
Lo dico ancora una volta: ringraziamo il Signore perché Lui ci precede, ci dà quanto dobbiamo dare noi, e noi possiamo essere poi, nella verità e nella forza del nostro nuovo essere, attori della sua realtà.
Rimanere e osservare: l’osservare è il segno del rimanere e il rimanere è il dono che Lui ci dà, ma che deve essere rinnovato ogni giorno
nella nostra vita.
Segue, poi, questo nuovo comandamento: “Amatevi come io vi ho
amato”. Nessun amore è più grande di questo: “dare la vita per i propri amici”. Che cosa vuol dire? Anche qui non si tratta di un moralismo.
Si potrebbe dire: “Non è un nuovo comandamento; il comandamento di
amare il prossimo come se stessi esiste già nell’Antico Testamento”. Alcuni affermano: “Tale amore va ancora più radicalizzato; questo amare
l’altro deve imitare Cristo, che si è dato per noi; deve essere un amare
eroico, fino al dono di se stessi”. In questo caso, però, il cristianesimo
sarebbe un moralismo eroico. E’ vero che dobbiamo arrivare fino a questa radicalità dell’amore, che Cristo ci ha mostrato e donato, ma anche
qui la vera novità non è quanto facciamo noi, la vera novità è quanto ha
fatto Lui: il Signore ci ha dato se stesso, e il Signore ci ha donato la vera novità di essere membri suoi nel suo corpo, di essere rami della vite
che è Lui. Quindi, la novità è il dono, il grande dono, e dal dono, dalla
novità del dono, segue anche, come ho detto, il nuovo agire. […]
Procediamo nella nostra riflessione. Il Signore dice: “Non vi chiamo più servi, il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”. Non più servi, che obbediscono al comando, ma amici che
conoscono, che sono uniti nella stessa volontà, nello stesso amore. La
novità quindi è che Dio si è fatto conoscere, che Dio si è mostrato, che
Dio non è più il Dio ignoto, cercato, ma non trovato o solo indovinato da lontano. Dio si è fatto vedere: nel volto di Cristo vediamo Dio,
Dio si è fatto “conosciuto”, e così ci ha fatto amici. Pensiamo come nella storia dell’umanità, in tutte le religioni arcaiche, si sa che c’è un Dio.
Questa è una conoscenza immersa nel cuore dell’uomo, che Dio è uno,
gli dèi non sono “il” Dio. Ma questo Dio rimane molto lontano, sembra che non si faccia conoscere, non si faccia amare, non è amico, ma
è lontano. Perciò le religioni si occupano poco di questo Dio, la vita
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Parola del Papa
concreta si occupa degli spiriti, delle realtà concrete che incontriamo
ogni giorno e con le quali dobbiamo fare i calcoli quotidianamente.
Dio rimane lontano.
Poi vediamo il grande movimento della filosofia: pensiamo a Platone, Aristotele, che iniziano a intuire come questo Dio è l’agathòn, la
bontà stessa, è l’eros che muove il mondo, e tuttavia questo rimane un
pensiero umano, è un’idea di Dio che si avvicina alla verità, ma è
un’idea nostra e Dio rimane il Dio nascosto. […]
Ed ecco, in Cristo, Dio si è mostrato nella sua totale verità, ha mostrato che è ragione e amore, che la ragione eterna è amore e così crea.
Purtroppo, anche oggi molti vivono lontani da Cristo, non conoscono
il suo volto e così l’eterna tentazione del dualismo, che si nasconde anche nella lettera di questo professore, si rinnova sempre, cioè che forse
non c’è solo un principio buono, ma anche un principio cattivo, un
principio del male; che il mondo è diviso e sono due realtà ugualmente forti: e che il Dio buono è solo una parte della realtà. Anche nella teologia, compresa quella cattolica, si diffonde attualmente questa tesi:
Dio non sarebbe onnipotente. In questo modo si cerca un’apologia di
Dio, che così non sarebbe responsabile del male che troviamo ampiamente nel mondo. Ma che povera apologia! Un Dio non onnipotente!
Il male non sta nelle sue mani! E come potremmo affidarci a questo
Dio? Come potremmo essere sicuri nel suo amore se questo amore finisce dove comincia il potere del male?
Ma Dio non è più sconosciuto: nel volto del Cristo Crocifisso vediamo Dio e vediamo la vera onnipotenza, non il mito dell’onnipotenza.
Per noi uomini potenza, potere è sempre identico alla capacità di distruggere, di far il male. Ma il vero concetto di onnipotenza che appare in Cristo è proprio il contrario: in Lui la vera onnipotenza è amare
fino al punto che Dio può soffrire: qui si mostra la sua vera onnipotenza, che può giungere fino al punto di un amore che soffre per noi. E così vediamo che Lui è il vero Dio e il vero Dio, che è amore, é potere: il
potere dell’amore. E noi possiamo affidarci al suo amore onnipotente e
vivere in questo, con questo amore onnipotente.
Penso che dobbiamo sempre meditare di nuovo su questa realtà,
ringraziare Dio perché si è mostrato, perché lo conosciamo in volto,
faccia a faccia; non è più come Mosé che poteva vedere solo il dorso del
Signore. […]
Io penso che chi ha capito questo, chi si è fatto toccare da questo mistero, che Dio si è svelato, si è squarciato il velo del tempio, mostrato il
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Parola del Papa
suo volto, trova una fonte di gioia permanente. Possiamo solo dire:
“Grazie. Sì, adesso sappiamo chi tu sei, chi è Dio e come rispondere a
Lui”. E penso che questa gioia di conoscere Dio che si è mostrato, mostrato fino all’intimo del suo essere, implica anche la gioia del comunicare: chi ha capito questo, vive toccato da questa realtà, deve fare come hanno fatto i primi discepoli che vanno dai loro amici e fratelli dicendo: “Abbiamo trovato colui del quale parlano i Profeti. Adesso è
presente”. La missionarietà non è una cosa esteriormente aggiunta alla fede, ma è il dinamismo della fede stessa. Chi ha visto, chi ha incontrato Gesù, deve andare dagli amici e deve dire agli amici: “Lo abbiamo trovato, è Gesù, il Crocifisso per noi”.
Continuando poi, il testo dice: “Vi ho costituiti perché andiate e
portiate frutto e il frutto vostro rimanga”. Con questo ritorniamo all’inizio, all’immagine, alla parabola della vite: essa è creata per portare frutto. E qual è il frutto? Come abbiamo detto, il frutto è l’amore.
Nell’Antico Testamento, con la Torah come prima tappa dell’autorivelazione di Dio, il frutto era compreso come giustizia, cioè vivere secondo la Parola di Dio, vivere nella volontà di Dio, e così vivere bene.
Ciò rimane, ma nello stesso tempo viene trasceso: la vera giustizia
non consiste in un’obbedienza ad alcune norme, ma è amore, amore
creativo, che trova da sé la ricchezza, l’abbondanza del bene. Abbondanza è una delle parole chiave del Nuovo Testamento, Dio stesso dà
sempre con abbondanza. Per creare l’uomo, crea questa abbondanza di
un cosmo immenso; per redimere l’uomo dà se stesso, nell’Eucaristia
dà se stesso. E chi è unito con Cristo, chi è ramo nella vite, vive di questa legge, non chiede: “Posso ancora fare questo o no?”, “Devo fare
questo o no?”, ma vive nell’entusiasmo dell’amore che non domanda:
“questo è ancora necessario oppure proibito”, ma, semplicemente, nella creatività dell’amore, vuole vivere con Cristo e per Cristo e dare tutto se stesso per Lui e così entrare nella gioia del portare frutto. Teniamo anche presente che il Signore dice “Vi ho costituiti perché andiate”:
è il dinamismo che vive nell’amore di Cristo; andare, cioè, non rimanere solo per me, vedere la mia perfezione, garantire per me la felicità
eterna, ma dimenticare me stesso, andare come Cristo è andato, andare come Dio è andato dall’immensa sua maestà fino alla nostra povertà, per trovare frutto, per aiutarci, per donarci la possibilità di portare
il vero frutto dell’amore. Quanto più siamo pieni di questa gioia di
aver scoperto il volto di Dio, tanto più l’entusiasmo dell’amore sarà
reale in noi e porterà frutto.
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Parola del Papa
E finalmente giungiamo all’ultima parola di questo brano: “Questo
vi dico: ‘Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo conceda’”. Una breve catechesi sulla preghiera, che ci sorprende sempre di
nuovo. Due volte in questo capitolo 15 il Signore dice “Quanto chiederete vi do” e una volta ancora nel capitolo 16. E noi vorremmo dire:
“Ma no, Signore, non è vero”. Tante preghiere buone e profonde di
mamme che pregano per il figlio che sta morendo e non sono esaudite, tante preghiere perché succeda una cosa buona e il Signore non
esaudisce. Che cosa vuol dire questa promessa? Nel capitolo 16 il Signore ci offre la chiave per comprendere: ci dice quanto ci dà, che cosa
è questo tutto, la charà, la gioia: se uno ha trovato la gioia ha trovato
tutto e vede tutto nella luce dell’amore divino. Come San Francesco, il
quale ha composto la grande poesia sul creato in una situazione desolata, eppure proprio lì, vicino al Signore sofferente, ha riscoperto la bellezza dell’essere, la bontà di Dio, e ha composto questa grande poesia.
È utile ricordare, nello stesso momento, anche alcuni versetti del
Vangelo di Luca, dove il Signore, in una parabola, parla della preghiera, dicendo: “Se già voi che siete cattivi date cose buone ai vostri figli,
quanto più il Padre nel cielo darà a voi suoi figli lo Spirito Santo”. Lo
Spirito Santo - nel Vangelo di Luca - è gioia, nel Vangelo di Giovanni è
la stessa realtà: la gioia è lo Spirito Santo e lo Spirito Santo è la gioia, o,
in altre parole, da Dio non chiediamo qualche piccola o grande cosa, da
Dio invochiamo il dono divino, Dio stesso; questo è il grande dono che
Dio ci dà: Dio stesso. In questo senso dobbiamo imparare a pregare,
pregare per la grande realtà, per la realtà divina, perché Egli ci dia se
stesso, ci dia il suo Spirito e così possiamo rispondere alle esigenze della vita e aiutare gli altri nelle loro sofferenze. Naturalmente, il Padre
Nostro ce lo insegna. Possiamo pregare per tante cose, in tutti i nostri
bisogni possiamo pregare: “Aiutami!”. Questo è molto umano e Dio è
umano, come abbiamo visto; quindi è giusto pregare Dio anche per le
piccole cose della nostra vita di ogni giorno.
Ma, nello stesso tempo, il pregare è un cammino, direi una scala:
dobbiamo imparare sempre più per quali cose possiamo pregare e per
quali cose non possiamo pregare, perché sono espressioni del mio
egoismo. Non posso pregare per cose che sono nocive per gli altri, non
posso pregare per cose che aiutano il mio egoismo, la mia superbia.
Così il pregare, davanti agli occhi di Dio, diventa un processo di purificazione dei nostri pensieri, dei nostri desideri. Come dice il Signore
nella parabola della vite: dobbiamo essere potati, purificati, ogni gior17
Parola del Papa
no; vivere con Cristo, in Cristo, rimanere in Cristo, è un processo di purificazione, e solo in questo processo di lenta purificazione, di liberazione da noi stessi e dalla volontà di avere solo noi stessi, sta il cammino vero della vita, si apre il cammino della gioia.
Come ho già accennato, tutte queste parole del Signore hanno un
sottofondo sacramentale. Il sottofondo fondamentale per la parabola
della vite è il Battesimo: siamo impiantati in Cristo; e l’Eucaristia: siamo un pane, un corpo, un sangue, una vita con Cristo. E così anche
questo processo di purificazione ha un sottofondo sacramentale: il sacramento della Penitenza, della Riconciliazione nel quale accettiamo
questa pedagogia divina che giorno per giorno, lungo una vita, ci purifica e ci fa sempre più veri membri del suo corpo. In questo modo
possiamo imparare che Dio risponde alle nostre preghiere, risponde
spesso con la sua bontà anche alle preghiere piccole, ma spesso anche
le corregge, le trasforma e le guida perché possiamo essere finalmente
e realmente rami del suo Figlio, della vite vera, membri del suo Corpo.
Visita al Pontificio Seminario Romano Maggiore,
Festa della Madonna della Fiducia
Lectio divina, 12 febbraio 2010 - © Editrice Vaticana
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Pietro Lombardo
Chi era Pietro Lombardo? Anche se le notizie sulla vita sono scarse,
possiamo tuttavia ricostruire le linee essenziali della sua biografia.
Nacque tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo, nei pressi di Novara,
nel Nord dell’Italia, in un territorio un tempo appartenente ai Longobardi: proprio per questo gli fu applicato l’appellativo “Lombardo”.
Egli apparteneva a una famiglia di modeste condizioni, come possiamo dedurre dalla lettera di presentazione che Bernardo di Chiaravalle
scrisse a Gilduino, superiore dell’abbazia di San Vittore a Parigi, per
chiedergli di ospitare gratuitamente Pietro, che voleva recarsi in quella città per motivi di studio. […] Pietro Lombardo iniziò i suoi studi a
Bologna, poi si recò a Reims, e infine a Parigi. Dal 1140 insegnò nella
prestigiosa scuola di Notre-Dame. Stimato e apprezzato come teologo,
otto anni dopo fu incaricato dal Papa Eugenio III di esaminare le dottrine di Gilberto Porretano, che suscitavano molte discussioni, perché
ritenute non del tutto ortodosse. Divenuto sacerdote, fu nominato Vescovo di Parigi nel 1159, un anno prima della sua morte, avvenuta nel
1160. Come tutti i maestri di teologia del suo tempo, anche Pietro scrisse discorsi e testi di commento alla Sacra Scrittura. Il suo capolavoro
però è costituito dai quattro libri delle Sentenze. Si tratta di un testo nato e finalizzato all’insegnamento. Secondo il metodo teologico in uso a
quei tempi, occorreva anzitutto conoscere, studiare e commentare il
pensiero dei Padri della Chiesa e di altri scrittori ritenuti autorevoli.
Pietro raccolse perciò una documentazione molto vasta, costituita
principalmente dall’insegnamento dei grandi Padri latini, soprattutto
di sant’Agostino, e aperta al contributo di teologi a lui contemporanei.
Fra l’altro, egli utilizzò anche un’opera enciclopedica di teologia greca,
da poco tempo conosciuta in Occidente: La fede ortodossa, composta da
san Giovanni Damasceno. Il grande merito di Pietro Lombardo è di
aver ordinato tutto il materiale, che aveva raccolto e selezionato con
cura, in un quadro sistematico e armonioso. Infatti, una delle caratteristiche della teologia è organizzare in modo unitario e ordinato il patrimonio della fede. Egli distribuì pertanto le sentenze, cioè le fonti patristiche sui vari argomenti, in quattro libri. Nel primo libro si tratta di
Dio e del mistero trinitario; nel secondo, dell’opera della creazione, del
peccato e della Grazia; nel terzo, del Mistero dell’Incarnazione e dell’opera della Redenzione, con un’ampia esposizione sulle virtù. Il
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Catechesi
Catechesi del Papa
Catechesi
Catechesi del Papa
quarto libro è dedicato ai sacramenti e alle realtà ultime, quelle della
vita eterna, o Novissimi. La visione d’insieme che se ne ricava include
quasi tutte le verità della fede cattolica. […]
Desidero sottolineare come la presentazione organica della fede sia
un’esigenza irrinunciabile. Infatti, le singole verità della fede si illuminano a vicenda e, in una loro visione totale e unitaria, appare l’armonia del piano di salvezza di Dio e la centralità del Mistero di Cristo.
Sull’esempio di Pietro Lombardo, invito tutti i teologi e i sacerdoti a tenere sempre presente l’intera visione della dottrina cristiana contro gli
odierni rischi di frammentazione e di svalutazione di singole verità. Il
Catechismo della Chiesa Cattolica, come pure il Compendio del medesimo Catechismo, ci offrono proprio questo quadro completo della Rivelazione cristiana, da accogliere con fede e con gratitudine. Vorrei incoraggiare perciò anche i singoli fedeli e le comunità cristiane ad approfittare di questi strumenti per conoscere e approfondire i contenuti
della nostra fede. Essa ci apparirà così una meravigliosa sinfonia, che
ci parla di Dio e del suo amore e che sollecita la nostra ferma adesione
e la nostra operosa risposta.
[…] Tra i contributi più importanti offerti da Pietro Lombardo alla
storia della teologia, vorrei ricordare la sua trattazione sui sacramenti,
dei quali ha dato una definizione direi definitiva: “È detto sacramento in
senso proprio ciò che è segno della grazia di Dio e forma visibile della
grazia invisibile, in modo tale da portarne l’immagine ed esserne causa”
(4, 1, 4). Con questa definizione Pietro Lombardo coglie l’essenza dei sacramenti: essi sono causa della grazia, hanno la capacità di comunicare
realmente la vita divina. I teologi successivi non abbandoneranno più
questa visione e utilizzeranno anche la distinzione tra elemento materiale ed elemento formale, introdotta dal “Maestro delle Sentenze”, come
venne chiamato Pietro Lombardo. L’elemento materiale è la realtà sensibile e visibile, quello formale sono le parole pronunciate dal ministro.
Entrambi sono essenziali per una celebrazione completa e valida dei sacramenti: la materia, la realtà con la quale il Signore ci tocca visibilmente e la parola che dà il significato spirituale. Nel Battesimo, ad esempio,
l’elemento materiale è l’acqua che si versa sul capo del bambino e l’elemento formale sono le parole “Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Il Lombardo, inoltre, chiarì che solo i sacramenti trasmettono oggettivamente la grazia divina e che sono sette: il
Battesimo, la Confermazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli
Infermi, l’Ordine e il Matrimonio (cfr Sentenze 4, 2, 1).
30 dicembre 2009 - © Editrice Vaticana
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Gli Ordini Mendicanti
All’inizio del nuovo anno guardiamo alla storia del Cristianesimo,
per vedere come si sviluppa una storia e come può essere rinnovata.
In essa possiamo vedere che sono i santi, guidati dalla luce di Dio, gli
autentici riformatori della vita della Chiesa e della società. Maestri
con la parola e testimoni con l’esempio, essi sanno promuovere un
rinnovamento ecclesiale stabile e profondo, perché essi stessi sono
profondamente rinnovati, sono in contatto con la vera novità: la presenza di Dio nel mondo. Tale consolante realtà, che in ogni generazione cioè nascono santi e portano la creatività del rinnovamento, accompagna costantemente la storia della Chiesa in mezzo alle tristezze e agli aspetti negativi del suo cammino. Vediamo, infatti, secolo
per secolo, nascere anche le forze della riforma e del rinnovamento,
perché la novità di Dio è inesorabile e dà sempre nuova forza per andare avanti. Così accadde anche nel secolo tredicesimo, con la nascita e lo straordinario sviluppo degli Ordini Mendicanti: un modello di
grande rinnovamento in una nuova epoca storica. Essi furono chiamati così per la loro caratteristica di “mendicare”, di ricorrere, cioè,
umilmente al sostegno economico della gente per vivere il voto di povertà e svolgere la propria missione evangelizzatrice. Degli Ordini
Mendicanti che sorsero in quel periodo, i più noti e i più importanti
sono i Frati Minori e i Frati Predicatori, conosciuti come Francescani
e Domenicani. Essi sono così chiamati dal nome dei loro Fondatori,
rispettivamente Francesco d’Assisi e Domenico di Guzman. Questi
due grandi santi ebbero la capacità di leggere con intelligenza “i segni dei tempi”, intuendo le sfide che doveva affrontare la Chiesa del
loro tempo.
Una prima sfida era rappresentata dall’espansione di vari gruppi
e movimenti di fedeli che, sebbene ispirati da un legittimo desiderio
di autentica vita cristiana, si ponevano spesso al di fuori della comunione ecclesiale. Erano in profonda opposizione alla Chiesa ricca e
bella che si era sviluppata proprio con la fioritura del monachesimo.
In recenti Catechesi mi sono soffermato sulla comunità monastica di
Cluny, che aveva sempre più attirato giovani e quindi forze vitali, come pure beni e ricchezze. Si era così sviluppata, logicamente, in un
primo momento, una Chiesa ricca di proprietà e anche immobile.
Contro questa Chiesa si contrappose l’idea che Cristo venne in terra
povero e che la vera Chiesa avrebbe dovuto essere proprio la Chiesa
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Catechesi
Catechesi del Papa
Catechesi
Catechesi del Papa
dei poveri; il desiderio di una vera autenticità cristiana si oppose così alla realtà della Chiesa empirica. Si tratta dei cosiddetti movimenti pauperistici del Medioevo. Essi contestavano aspramente il modo
di vivere dei sacerdoti e dei monaci del tempo, accusati di aver tradito il Vangelo e di non praticare la povertà come i primi cristiani, e
questi movimenti contrapposero al ministero dei Vescovi una propria
“gerarchia parallela”. Inoltre, per giustificare le proprie scelte, diffusero dottrine incompatibili con la fede cattolica. Ad esempio, il movimento dei Catari o Albigesi ripropose antiche eresie, come la svalutazione e il disprezzo del mondo materiale - l’opposizione contro la ricchezza diventa velocemente opposizione contro la realtà materiale in
quanto tale - la negazione della libera volontà, e poi il dualismo, l’esistenza di un secondo principio del male equiparato a Dio. Questi movimenti ebbero successo, specie in Francia e in Italia, non solo per la
solida organizzazione, ma anche perché denunciavano un disordine
reale nella Chiesa, causato dal comportamento poco esemplare di vari esponenti del clero.
I Francescani e i Domenicani, sulla scia dei loro Fondatori, mostrarono, invece, che era possibile vivere la povertà evangelica, la verità
del Vangelo come tale, senza separarsi dalla Chiesa; mostrarono che
la Chiesa rimane il vero, autentico luogo del Vangelo e della Scrittura. Anzi, Domenico e Francesco trassero proprio dall’intima comunione con la Chiesa e con il Papato la forza della loro testimonianza.
Con una scelta del tutto originale nella storia della vita consacrata, i
Membri di questi Ordini non solo rinunciavano al possesso di beni
personali, come facevano i monaci sin dall’antichità, ma neppure volevano che fossero intestati alla comunità terreni e beni immobili. Intendevano così testimoniare una vita estremamente sobria, per essere solidali con i poveri e confidare solo nella Provvidenza, vivere
ogni giorno della Provvidenza, della fiducia di mettersi nelle mani di
Dio. Questo stile personale e comunitario degli Ordini Mendicanti,
unito alla totale adesione all’insegnamento della Chiesa e alla sua autorità, fu molto apprezzato dai Pontefici dell’epoca, come Innocenzo
III e Onorio III, i quali offrirono il loro pieno sostegno a queste nuove esperienze ecclesiali, riconoscendo in esse la voce dello Spirito. E
i frutti non mancarono: i gruppi pauperistici che si erano separati
dalla Chiesa rientrarono nella comunione ecclesiale o, lentamente, si
ridimensionarono fino a scomparire. Anche oggi, pur vivendo in una
società in cui spesso prevale l’“avere” sull’“essere”, si è molto sensibili agli esempi di povertà e di solidarietà, che i credenti offrono con
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scelte coraggiose. Anche oggi non mancano simili iniziative: i movimenti, che partono realmente dalla novità del Vangelo e lo vivono
con radicalità nell’oggi, mettendosi nelle mani di Dio, per servire il
prossimo. Il mondo, come ricordava Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi, ascolta volentieri i maestri, quando sono anche testimoni. È questa una lezione da non dimenticare mai nell’opera di diffusione del
Vangelo: vivere per primi ciò che si annuncia, essere specchio della
carità divina.
Francescani e Domenicani furono testimoni, ma anche maestri. Infatti, un’altra esigenza diffusa nella loro epoca era quella dell’istruzione religiosa. Non pochi fedeli laici, che abitavano nelle città in via di
grande espansione, desideravano praticare una vita cristiana spiritualmente intensa. Cercavano dunque di approfondire la conoscenza
della fede e di essere guidati nell’arduo, ma entusiasmante cammino
della santità. Gli Ordini Mendicanti seppero felicemente venire incontro anche a questa necessità: l’annuncio del Vangelo nella semplicità e
nella sua profondità e grandezza era uno scopo, forse lo scopo principale di questo movimento. Con grande zelo, infatti, si dedicarono alla predicazione. Erano molto numerosi i fedeli, spesso vere e proprie
folle, che si radunavano per ascoltare i predicatori nelle chiese e nei
luoghi all’aperto, pensiamo a sant’Antonio, per esempio. Venivano
trattati argomenti vicini alla vita della gente, soprattutto la pratica
delle virtù teologali e morali, con esempi concreti, facilmente comprensibili. Inoltre, si insegnavano forme per nutrire la vita di preghiera e la pietà. Ad esempio, i Francescani diffusero molto la devozione
verso l’umanità di Cristo, con l’impegno di imitare il Signore. Non
sorprende allora che fossero numerosi i fedeli, donne ed uomini, che
sceglievano di farsi accompagnare nel cammino cristiano da frati
Francescani e Domenicani, direttori spirituali e confessori ricercati e
apprezzati. Nacquero, così, associazioni di fedeli laici che si ispiravano alla spiritualità di san Francesco e di san Domenico, adattata al loro stato di vita. Si tratta del Terzo Ordine, sia francescano che domenicano. In altri termini, la proposta di una “santità laicale” conquistò
molte persone. Come ha ricordato il Concilio Ecumenico Vaticano II,
la chiamata alla santità non è riservata ad alcuni, ma è universale (cfr
Lumen gentium, 40). In tutti gli stati di vita, secondo le esigenze di ciascuno di essi, si trova la possibilità di vivere il Vangelo. Anche oggi
ogni cristiano deve tendere alla “misura alta della vita cristiana”, a
qualunque stato di vita appartenga!
Un’altra grande sfida era rappresentata dalle trasformazioni cul23
Catechesi
Catechesi del Papa
Catechesi
Catechesi del Papa
turali in atto in quel periodo. Nuove questioni rendevano vivace la
discussione nelle università, che sono nate alla fine del XII secolo.
Minori e Predicatori non esitarono ad assumere anche questo impegno e, come studenti e professori, entrarono nelle università più famose del tempo, eressero centri di studi, produssero testi di grande
valore, diedero vita a vere e proprie scuole di pensiero, furono protagonisti della teologia scolastica nel suo periodo migliore, incisero
significativamente nello sviluppo del pensiero. I più grandi pensatori, san Tommaso d’Aquino e san Bonaventura, erano mendicanti,
operando proprio con questo dinamismo della nuova evangelizzazione, che ha rinnovato anche il coraggio del pensiero, del dialogo
tra ragione e fede. Anche oggi c’è una “carità della e nella verità”,
una “carità intellettuale” da esercitare, per illuminare le intelligenze
e coniugare la fede con la cultura. L’impegno profuso dai Francescani e dai Domenicani nelle università medievali è un invito, cari fedeli, a rendersi presenti nei luoghi di elaborazione del sapere, per proporre, con rispetto e convinzione, la luce del Vangelo sulle questioni
fondamentali che interessano l’uomo, la sua dignità, il suo destino
eterno. Pensando al ruolo dei Francescani e Domenicani nel Medioevo, al rinnovamento spirituale che suscitarono, al soffio di vita nuova che comunicarono nel mondo, un monaco disse: “In quel tempo
il mondo invecchiava. Due Ordini sorsero nella Chiesa, di cui rinnovarono la giovinezza come quella di un’aquila” (Burchard d’Ursperg, Chronicon).
13 gennaio 2010 - © Editrice Vaticana
24
Bernadette
16 aprile
Da Lourdes a Nevers, dal Mulino di Boly a Saint-Gildard, dalla nascita, il 7 gennaio 1844, alla morte, il 16 aprile 1879, quanti sconvolgimenti nella vita di Bernadette
Soubirous!
Figlia primogenita di un mugnaio,
François Soubirous e di Louise Casterot,
Bernadette, a 14 anni non sapeva né leggere né scrivere e non aveva ancora fatto la
prima Comunione, tuttavia sapeva assai
bene il Rosario. È proprio a una ragazza
poverissima ed analfabeta, che la Vergine
decide di apparire l’11 febbraio 1858, ai
piedi dei Pirenei.
“È perché ero la più povera e la più ignorante che la Santa Vergine mi ha
scelta”.
Verso le undici del mattino di quel nebbioso e piovoso 11 febbraio,
Bernadette, esce di casa in compagnia di una sua amica Jeanne detta
Baloum, e della sorella Toinette per andare a raccogliere legna per la
casa. Il trio raggiunge in breve la rupe di Massabielle, che formava,
lungo il fiume Gave, una piccola grotta. Qui c’era “la tute aux cochons”, il riparo per i maiali, un angolo sotto la roccia dove l’acqua depositava sempre legna e detriti. Per poterli andare a raccogliere, bisognava però attraversare un canale d’acqua. Mentre Bernadette si accingeva a far questo udì un gran rumore. Guardatasi attorno, notò che i
pioppi erano immobili. Si ripeté una seconda volta il rumore prodotto
dal colpo di vento ed ella notò che si agitavano i rami di una rosa canina. Nell’incavo buio della roccia appare una luce e in essa una giovane donna vestita di bianco che aveva le mani aperte in un gesto di accoglienza. Bernadette si spaventa tanto da non riuscire a farsi neanche
il segno di croce. Finita la visione, a piedi nudi, attraversa, senza difficoltà alcuna, il canale. Bernadette, vinta dall’insistenza della sorella,
racconta quanto ha visto. Giunta a casa, Toinette ripete alla madre
quello che Bernadette ha visto alla grotta. La famiglia Soubirous sen25
Il santo del mese
Testimoni di santità
Il santo del mese
Testimoni di santità
tenzia che si tratta di un sogno e proibisce a Bernadette di recarsi ancora a Massabielle. Il segreto in poche ore divenne la “notizia” e fece il
giro della città.
Quella dell’11 febbraio fu la prima di 18 apparizioni che si susseguirono fino al 16 luglio, festa di Nostra Signora del Carmelo e solo il 25
marzo, festa dell’Annunciazione, la Bella Signora le rivela la sua identità: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Quattro anni prima, Papa Pio
IX aveva dichiarato l’Immacolata Concezione di Maria un dogma, cioè
una verità della fede cattolica, ma questo Bernardette non poteva saperlo. A distanza di più di 150 anni dalle apparizioni, Bernardette è acclamata da milioni di persone come la piccola grande santa dei Pirenei.
Piccola non solo perché bassa di statura, ma perché semplice, pura,
limpida senza pregiudizi e resistenze verso un disegno divino più
grande di lei. E insieme grande santa perché forte nella sua mitezza,
decisa nel difendere prima la verità delle apparizioni con tenacia contro ogni ostacolo e poi una volta consacratasi, nella Congregazione delle Suore della Carità di Nevers, nel sopportare una vita in convento
non facile e le numerose dolorose infermità che la portarono alla morte a soli 35 anni.
Bernardette ha saputo conservare, cogliere e ritrovare l’essenzialità
del Vangelo. La meravigliosa generosità cristiana, benché costretta entro i limiti di una grande povertà culturale; la sua santità è una santità
quotidiana, priva di sovrastrutture, senza ideologie né discorsi, senza
ripiegamenti su se stessa. “La preghiera è la mia sola arma…”. Povertà,
preghiera e penitenza, carità e Dio solo sono le parole che aggregano il
messaggio del quale Bernadette è portavoce.
Fu elevata agli onori degli altari l’8 dicembre 1933 da Pio XI; è festeggiata il 16 aprile, dies natalis.
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Laszlo Batthyany - Strattmann
Nacque nel 1870 in Ungheria
da una nobile e facoltosa famiglia. Crebbe in un ambiente raffinato e aperto alla vita culturale e
sociale. Era il sesto figlio e all’età
di 12 anni perse la madre, morta
non ancora quarantenne. Questo
tragico evento segnò il piccolo
Laszlo in modo particolare: da
allora decise che sarebbe diventato un medico per curare i malati e guarirli senza chiedere
niente.
Sembrerebbe il proposito di
un bambino in uno slancio particolare, invece possiamo ben dire
che proprio questo fu l’impegno
del beato in tutta la sua vita.
La famiglia voleva indirizzarlo ad altri studi che lo preparassero a
divenire il capo del casato e l’amministratore dell’ingentissimo patrimonio, ma Laszlo, contro tutti, persevera nella sua scelta di vita e diventa medico. A 28 anni sposa la contessa Maria Teresa Coreth con la
quale vive un’unione felice, in comunione di intenti e con 13 figli.
Nel 1902 comincia a concretizzarsi il suo sogno: curare gratuitamente i malati indigenti; fonda un piccolo ospedale privato e a tutti i
suoi pazienti chiede solo una preghiera e a tutti, dimettendoli dall’ospedale, dona un opuscolo sulla preghiera e la vita spirituale dal titolo eloquente: Apri gli occhi e vedi. Infatti, il beato era un ottimo chirurgo e un famoso specialista in oftalmologia, conosciuto anche fuori
dalla sua patria.
Dopo la morte di suo zio Ödön Batthyány-Strattmann, nel 1915, Ladislao ereditava il castello di Körmend, in Ungheria, e anche il titolo di
«principe» così come il nome «Strattmann». Nel 1920 si trasferisce con
tutta la famiglia a Kormend e lì adibisce a clinica una parte del castello. A lui accorrono malati da tutto il paese e da fuori nazione. Prima di
qualsiasi operazione chiedeva al malato di pregare con lui e, avvenuta
la guarigione, lo invitava a ringraziare il Signore; infine dimetteva i
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Mirabile è Dio nei suoi santi
Testimoni di santità
Mirabile è Dio nei suoi santi
Testimoni di santità
malati più poveri dando loro anche una somma di denaro per affrontare il reinserimento nel lavoro.
La giornata di tutta la sua famiglia iniziava con la Messa e si chiudeva con la preghiera del Rosario, seguiva personalmente tutti i figli
abituandoli a non cercare il superfluo anche se potevano ben permetterselo.
Deve affrontare anche il dolore della perdita di un figlio a 21 anni,
alla cui morte pronuncia solo parole di benedizione a Dio per il dono
di quel figlio.
Il Papa Pio XI gli conferì un’onorificenza nel 1923; il Nunzio riferì al
Pontefice come gli Ungheresi considerassero il medico un santo.
Laszlo affronta con serenità anche la sua malattia, muore a 60 anni
il 22 gennaio 1931 a Vienna; i funerali sono solenni e coralmente partecipati.
Il Papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato il 23 marzo 2003 a Roma;
così recita il Martirologio romano: padre di famiglia, testimoniando il
Vangelo tanto in famiglia quanto nella società civile con la santità della vita e delle opere, visse davvero cristianamente il suo titolo e la sua
dignità di medico e con grande carità si adoperò nell’assistenza dei
malati, per i quali fondò degli ospedali, in cui, messa da parte ogni vanità, accoglieva soltanto poveri e indigenti.
Maria, la vergine pasquale,
ci aiuti, Madre nostra dolcissima,
a saper vivere sempre alla luce
dei misteri pasquali.
G. Giaquinta
Il Movimento Pro Sanctitate
e la Redazione di Aggancio
rivolgono ai Lettori gli auguri
per una Santa Pasqua
2010
28
Martin Luther King
pastore battista e martire
1929-1968
Il 4 aprile del 1968, nella cittadina statunitense di Memphis, nel Tennessee, viene assassinato Martin Luther King, pastore battista e leader
non violento dei neri americani. È la naturale conclusione di una vita
totalmente spesa al servizio dell’Evangelo e dei propri fratelli.
Martin Luther, figlio di un pastore battista, era nato nel 1929 ad Atlanta. Durante l’infanzia aveva imparato a conoscere la
cattiveria umana e le discriminazioni costanti a cui erano sottoposti gli americani
di origine africana.
Questo il suo sogno descritto in un suo
discorso del 1963:
“Oggi ho fatto un sogno. Ho sognato che i
miei quattro bambini, un giorno, vivranno in
una nazione in cui non saranno giudicati dal
colore della pelle, ma per le loro doti personali.
Ho fatto un sogno, oggi. Ho sognato che,
un giorno, ogni valle sarà innalzata, ogni monte sarà abbassato, i luoghi scabri diverranno pianure, le vie tortuose saranno
raddrizzate e la gloria del Signore sarà rivelata e ogni carne la vedrà.
Questa è la nostra speranza. Questa è la fede con cui ritornerò al Sud.
Con questa fede saremo in grado di estrarre dalla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede potremo trasformare le note discordanti del nostro paese in una bella sinfonia di fratellanza. Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, essere incarcerati insieme, combattere per la libertà insieme, nella certezza che un giorno saremo liberi”.
Dotato di ottime capacità intellettuali, ma soprattutto di un’eccezionale presa sulle folle, King decise di seguire le orme del padre e al termine degli studi filosofici e teologici fu ordinato pastore. Si trovò a
esercitare il suo ministero proprio mentre si riorganizzava il movimento per la liberazione dei neri d’America: Martin Luther scelse la via
evangelica e gandhiana della nonviolenza, e cominciò a organizzare
29
Pastore battista e martire
Testimoni di santità
Pastore battista e martire
Testimoni di santità
manifestazioni pacifiche, guidando attraverso la sua predicazione gran
parte della sua gente lungo le vie dell’Evangelo. Nel 1964 gli fu assegnato il premio Nobel per la pace.
Appoggiato dal presidente Kennedy e dal riconoscimento internazionale, egli ottenne importanti cambiamenti nella legislazione americana. Ma non poté né volle evitare di scontrarsi con l’odio per la sua fede e la sua mitezza, che lo condurranno al martirio.
Durante gli anni della lotta, King viene più volte arrestato e molte
manifestazioni da lui organizzate finiscono con violenze e arresti di
massa; egli continua a predicare la non violenza pur subendo minacce
e attentati.
“Noi sfidiamo la vostra capacità di farci soffrire con la nostra capacità di
sopportare le sofferenze. Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora… Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un
giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello alla vostra coscienza e al vostro cuore che alla fine conquisteremo
anche voi, e la nostra vittoria sarà piena”.
Nel 1966 si trasferisce a Chicago e modifica parte della sua impostazione politica: si dichiara contrario alla guerra del Vietnam e si astiene
dal condannare le violenze delle organizzazioni estremiste, denunciando le condizioni di miseria e degrado dei ghetti delle metropoli, entrando così direttamente in conflitto con la Casa Bianca.
La sua testimonianza umana e cristiana e il suo impegno per la libertà e la fraternità tra gli uomini ne hanno fatto una delle figure più
amate del XX secolo.
30
Meta formativa apostolica
Formazione
Meta formativa apostolica
Il mondo ha bisogno di un sano ottimismo; di sapere che esistono ancora forze decise al bene e fermenti, forse inconsci
ma reali e poderosi, che aspirano ad un mondo diverso da
quello piatto e banale quale è spesso quello di oggi; di conoscere gli episodi di bene e non la sola cronaca nera; di avere
la certezza che la santità, sia pure ancora solo come punte di
luce e di fuoco e non, purtroppo, come un immenso rogo che
bruci le montagne, esiste realmente in questo nostro pianeta.
(G. Giaquinta, L’amore è rivoluzione)
Tale consapevolezza orienta il nostro rapporto
con Dio
ogni mattino apriamo gli
occhi al sole e a Dio, Sole
della nostra vita, con la
preghiera di abbandono e
di offerta;
con gli altri
con noi stessi
con l’ambiente
ricerchiamo motivi di
ottimismo, ci impegniamo
a ricominciare ogni giorno
e ci proponiamo di
potenziare i nostri doni;
non priviamo mai i fratelli
della nostra fiducia e della
nostra stima,
considerandoli migliori di
noi;
diffondiamo con gesti e
parole la speranza in un
mondo nuovo, di santi e di
fratelli.
31
Simposio Pro Sanctitate
Formazione
SIMPOSIO PRO SANCTITATE
Stili di santità nel quotidiano I
ROBERTO FORNARA II ocd
In una pagina del vangelo di Luca (11, 27-28), una donna alza la voce di mezzo alla folla per gridare a Gesù la beatitudine del grembo che
lo ha portato e del seno che lo ha allattato. Ma Gesù risponde proclamando immediatamente che sono piuttosto da considerare beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano. Almeno a tre livelli la
risposta di Gesù obbliga ad un percorso di conversione, di cambiamento di mentalità.
Anzitutto, si tratta di ascoltare (mentre la donna non solo parla, ma
«alza la voce»). Questa prima indicazione ha evidentemente a che fare
con il nostro tema, in quanto la santità nel quotidiano si fonda su questa disponibilità, su questa attenzione alla Parola, sulla capacità di discernimento, sul lasciarsi plasmare e guidare dal Dio che parla.
Ad un secondo livello, la beatitudine proclamata dalla donna anonima rimane in qualche modo relegata ad una terza persona: è un
“complimento” rivolto a Gesù, ma indirettamente. Richiama la nostra
I
II
L'intero testo della relazione su La santità un dono per tutti, Atti del IX Simposio Pro Sanctitate, ed. Pro Sanctitate, Roma 2010
Direttore editoriale Edizioni Carmelitane e Rivista di Vita Spirituale
32
abitudine a farci belli con i meriti altrui, a porre il motivo della nostra
salvezza al di fuori di noi, in un’appartenenza sociale, istituzionale o
religiosa, ad esempio. Invece la risposta di Gesù va nella linea della libertà e della responsabilità personale: «beati» sono coloro che liberamente, volontariamente e personalmente ascoltano la Parola, la custodiscono nel cuore e la mettono in pratica. E quale è il terreno in cui si
dispiegano la libertà e la responsabilità personale, se non il tessuto della vita quotidiana, la concretezza dei gesti, delle scelte della vita di
ogni giorno?
Infine, la beatitudine pronunciata dalla donna sembra quasi un rifugiarsi nel passato, un riandare in modo nostalgico ai mesi della gestazione di Gesù. Invece la risposta del Maestro non lascia spazio a simili nostalgie: le sue parole sono interamente concentrate sul momento presente. I verbi al tempo presente non connotano semplicemente
un’azione fra le tante, un momento di preghiera o di ascolto della Parola, ma un atteggiamento costante che si esprime e si dispiega nel dinamismo dei giorni. Il “sacramento” in cui si è chiamati ad ascoltare e
a mettere in pratica la Parola è, appunto, la vita quotidiana. Senza memoria non c’è radicamento e appartenenza, così come senza avere
chiara la meta del cammino non ci si può indirizzare in una direzione
precisa, ma è nel presente che l’uomo è chiamato a dare la propria risposta d’amore all’Amore che chiama.
San Paolo lo esprime, in altri termini, nella prima lettera ai Tessalonicesi: «questa è la volontà di Dio su di voi: la vostra santificazione» (4,
10). Parlando di «santificazione» e non di «santità», l’apostolo non
guarda tanto alla meta a cui siamo chiamati, quanto piuttosto al dinamismo della vita quotidiana, al processo graduale di santificazione,
che si svolge nell’oggi, nel presente di ogni istante, dando valore ai
momenti anche apparentemente più banali e insignificanti. La santità
del cristiano non è semplicemente la santità dei grandi gesti di eroismo, ma è piuttosto la santità delle piccole cose della vita di ogni giorno. Sono significativi, in ordine alla chiamata alla santità, i pensieri, i
desideri, gli affetti, le emozioni, gli eventi, gli imprevisti, il lavoro, la
preghiera, i gesti, i momenti di sollievo e di festa, le relazioni, gli incontri, la gioia, la sofferenza… I diversi “stili di santità” devono necessariamente confrontarsi con il vissuto quotidiano.
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Simposio Pro Sanctitate
Formazione
Gli scritti del Fondatore
Gli scritti de
Il battesimo, radice della santità
Il battesimo ci inserisce in Cristo, e porta, insieme agli altri sacramenti, all’inserimento trinitario, pneumatologico, ecclesiologico. Si è
già detto che i sacramenti, d’altra parte, si inseriscono in tutti i momenti della nostra vita; infatti dove c’è l’esigenza dell’aiuto c’è la presenza di Cristo che ci conforma a sé attraverso un particolare sacramento: al momento della nascita (il battesimo), della difficoltà e della caduta (la penitenza), della crescita (l’Eucarestia), dello scontro con
la vita (la cresima), della scelta dello stato (l’ordine o il matrimonio),
nell’attesa del momento finale (l’unzione degli infermi).
Tutta la nostra vita è costellata dalla presenza di Cristo e dall’aiuto che Egli ci dona attraverso i suoi sacramenti. È Cristo, presente in
noi attraverso i suoi sacramenti, che crea e attua il piano di santità; il
Santo ci santifica attraverso i sacramenti in ogni momento della vita.
La presenza di Cristo e l’amore di Dio nei nostri confronti, amore che
ci conduce verso la santità, amore di Padre che si china su di noi e
guarda a noi, tralci della vera vite, è alla base del grande piano di
santità che Dio ha per noi.
Ce lo conferma S. Paolo nella lettera ai Romani (cfr anche Col. e
Ef.) assicurandoci che la sollecitudine che Dio ha per noi e per la nostra santità non è qualcosa che nasce all’improvviso, ma è un piano
che Dio ha per noi dall’eternità, cioè da sempre. Tutto concorre al bene
per coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno
(Rom 8,28). Di qui la necessità, dunque, dell’abbandono alla Provvidenza nella certezza che tutto concorre al bene, poiché quelli che Egli da
sempre ha conosciuto - e noi siamo stati da sempre conosciuti da Dio li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo: noi
siamo stati predestinati da sempre ad essere conformi all’immagine,
cioè al volto di Gesù.
Egli, Gesù, è il primogenito tra molti fratelli, siamo figli adottivi,
come in qualche altro passo Paolo si esprime, ma fratelli del primogenito, oggetto di una adozione particolare che causa in noi una realtà nuova che ci fa figli di Dio, fratelli di Cristo. È Cristo è il nostro fratello primogenito. Quelli che poi ha predestinati dall’eternità li ha anche
chiamati. La nascita potrebbe sembrare un fatto casuale, è invece una
chiamata: Dio che ci ha conosciuto e predestinati dall’eternità, in un
determinato momento storico ci chiama all’essere.
Quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati (il piano della giustifi34
cazione è il piano sacramentale), e quelli che ha giustificato li ha anche
glorificati (Rom 8, 30). Questo è il piano di Dio nella nostra anima. Potrebbe nascere una domanda: se questo piano di Dio è un piano per
tutti, cioè di massa, noi siamo un elemento della massa proprio perché Dio ci ha tutti conosciuti dall’eternità?
Nel pensiero di Dio c’è la volontà di giustificazione e quindi di
glorificazione universale, però si deve sottolineare l’aspetto particolare del rapporto personale, per cui questa predestinazione viene
«scritta» non al di fuori di noi ma dentro ciascuno di noi al momento in cui nel battesimo ciascuno riceve il proprio codice genetico soprannaturale che Dio ha voluto per ciascuno dalla eternità. Nel momento in cui Dio mi chiama, mi giustifica, mi dà il sacramento del
Battesimo, in quel momento Egli scrive in me il mio codice genetico.
Il piano di conformazione a Cristo quindi è un piano personale,
non qualche cosa che si va acquistando per caso, ma che ciascuno
porta già scritto nella propria anima dal momento del battesimo,
quando cioè Dio mette nell’anima tutte quelle che saranno le capacità e le valenze per il domani (è un discorso, logicamente, che si riferisce all’ordine spirituale).
Di conseguenza, pur parlando del battesimo come sacramento
universale, cui tutti sono chiamati, si deve tener presente che esiste
solo il battesimo come fatto personale (il mio battesimo) e che la assimilazione a Cristo non è una assimilazione di massima ma è la personale identificazione e la personale incorporazione in Cristo che corrisponde esattamente a quanto Egli per ciascuno ha pensato dall’eternità. Dal che segue che la mia personale vita spirituale si innesta nel
mio battesimo il quale mi dà diritto alle mie grazie particolari. Non
esistono le grazie in generale ma esiste l’intervento di Dio (la grazia
infatti è l’intervento di Dio per le singole anime) secondo le esigenze,
quasi queste fossero dei diritti, dei singoli.
È così che il piano di santità diventa veramente un piano di amore personale di Dio per ciascuno e la mia santità deve essere la mia
personale risposta a Dio, le eventuali peripezie, problematiche, difficoltà, oscillazioni esprimono sempre un mio rapporto personale con
Dio, quasi che per Dio non esista nessun altra persona al di fuori del
singolo: Dio è mio ed esclusivamente mio, il Signore mi pensa, mi vuole bene, ha cura di me, mi dirige, mi conduce e un giorno mi premierà. Tale amore personale giunge a noi attraverso il sacramento del
battesimo che come si è già detto, racchiude in sé tutte le potenzialità del domani e che, per questo, può essere definito come la grande
35
Gli scritti del Fondatore
el Fondatore
Gli scritti del Fondatore
Gli scritti del Fondatore
polveriera della santità. C’è da notare che la effusione della grazia del
battesimo non si esaurisce nel momento della amministrazione del
sacramento stesso, ma si realizza in una situazione permanente per
cui permane il diritto a tutte le grazie necessarie al raggiungimento
della santità.
Questo significa che in qualsiasi momento chi ha ricevuto il battesimo, in quanto fratello di Cristo, figlio di Dio, erede del Padre, coerede di Cristo, può rivolgersi al Padre per chiedere quanto è necessario per la realizzazione del personale piano di Dio.
È per questo che il Signore dice: chiedete e vi sarà dato; chiedete e
con certezza otterrete perché il Padre vi ama, perché io vi amo.
È qui che si coglie l’importanza del battesimo come il grande sacramento della vita cristiana, il punto cerniera della Chiesa proprio
per il modo con cui esso si inserisce in noi e ci congiunge a Cristo e
quindi a quell’ordine trinitario, pneumatologico, ecclesiale di cui si è
parlato. La congiunzione che crea il battesimo non è dunque di ordine morale o psicologico o spirituale.
Il realismo di Gesù del cap. XV di Giovanni nella figura della vite
e dei tralci, porta a pensare ad una congiunzione che certamente non
può chiamarsi fisica ma certo assai intima e di ordine sacramentale e
ontologica. È indubbiamente unica e atipica perché ci si muove nell’ordine della fede e per questo difficilmente comprensibile, ma cui
bisogna credere se non si vuol snaturare il realismo cristologico di cui
parla il Vangelo di Giovanni (i tralci e la vite).
Con il Battesimo noi veniamo inseriti in Cristo in un modo misterioso ma reale: viviamo la sua stessa vita che è la vita della grazia, la
quale circola dentro di noi così come la linfa circola nella vite e nei
tralci. D’altra parte se non c’è questa unica grazia che è la gratia Christi, la grazia cioè meritata da Cristo che ci rende conformi a Lui, che
ci viene data dallo Spirito Santo per cui noi siamo figli di Dio, non v’è
il rapporto con Cristo.
La congiunzione dunque è tale per cui noi siamo uniti a Cristo e
la sua grazia passa dentro di noi e ci trasforma.
da La santità, 70-73
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Massimalismo: una chiamata,
una risposta, una missione
Padre, donaci di saper vivere la fecondità del tuo amore donativo,
la fraternità verso tutti i tuoi figli.
da Elevazione dei coniugi, G. Giaquinta
L’uomo è amato da Dio! È questo il semplicissimo e sconvolgente annuncio del quale la Chiesa è debitrice all’uomo. La parola e la vita di ciascun cristiano possono e devono far risuonare questo annuncio: Dio ti
ama, Cristo è venuto per te, per te Cristo è “Via, Verità, Vita!” (Gv 14, 6).
da Christifideles laici, n. 34
La missione è un problema di fede, è l’indice esatto della nostra fede in Cristo e nel suo amore per noi.
da Redemptoris Missio, n. 11
La chiamata alla missione deriva di per sé dalla chiamata alla santità… Ogni missionario è autenticamente tale solo se si impegna nella
via della santità. La santità deve dirsi un presupposto fondamentale e
una condizione del tutto insostituibile perché si compia la missione di
salvezza della Chiesa.
da Christifideles laici, n. 17
L’universale vocazione alla santità è strettamente collegata all’universale vocazione alla missione: ogni fedele è chiamato alla santità e alla missione. Tale è stato il voto ardente del Concilio nell’auspicare “con
la luce di Cristo, riflessa sul volto della Chiesa, di illuminare tutti gli
uomini, annunziando il Vangelo a ogni creatura” (LG 1). La spiritualità missionaria della Chiesa è un cammino verso la santità.
Redemptoris Missio, n. 90
Noi siamo essenzialmente delle creature chiamate dal Padre e
dal Figlio nella forza dello Spirito. La chiamata divina comporta
due risposte:
a) riamare Dio che ci ama
b) amare gli altri perché sono amati da Dio.
G. Giaquinta
37
Incontro per la famiglia
Formazione
Incontro per la famiglia
Formazione
L’amore di Dio è essenzialmente donativo e vocazionale. E ogni vocazione è chiamata di amore nell’amore. Nel Vecchio Testamento la caratteristica delle vocazioni è essere strumenti nel piano di Dio. Nel
Nuovo ogni carisma è chiamata.
L’apice massimo della vocazione è l’esclusivizzazione all’amore.
Dio è amore: Dio crea, ci ama, ci chiama, ci attende.
Il massimalismo umano è risposta, risposta di fedeltà, attuazione
del piano di Dio.
Il Signore chiama ma non costringe, offre con la condizionale ‘SE
VUOI’ .
Noi del massimalismo siamo i banditori, ma dobbiamo essere anche
gli attuatori. Noi dobbiamo vivere il massimalismo divino e umano,
noi che sappiamo di essere stati chiamati, a volte esclusivizzati, a questa chiamata d’amore.
G. Giaquinta
PER GLI ANIMATORI
Obiettivo
- Annunciare l’amore infinito di Dio come chiamata a vivere l’amore;
- Sollecitare una risposta personale, con particolare attenzione per i giovani alla scelta dello stato e per tutti al momento che si sta vivendo;
- Presentare la vocazione alla santità e alla fraternità come missione di
tutti, a tutte le età, in ogni stato di vita;
- Evidenziare che l’urgenza del mondo è quella di testimoni e annunciatori di una vita santa e fraterna;
- Proporre ambiti in cui scoprire la chiamata e maturare la risposta,
trovare energia per la missione.
Proposta di articolazione dell’incontro
- Accoglienza (15 minuti)
- Presentazione del tema (30 minuti)
- Gruppi differenziati: bambini, preadolescenti, adolescenti, donne
sposate, uomini sposati, donne nubili, uomini celibi (75 minuti)
- Preghiera dei Vespri, riportando nelle intercessioni una sintesi dei
diversi gruppi (30 minuti), all’inizio i preadolescenti presentano i
cartelloni frutto del lavoro di gruppo.
Materiale occorrente - sussidi per i singoli gruppi
- cartelloni che illustrino il Massimalismo Spirituale
38
* Questa giornata può essere usata anche come giornata vocazionale o come incontro-proposta di consacrazione e d’impegno cristiano.
La suddivisione dei gruppi così articolata permette infatti di rivolgere
una proposta adeguata ad ogni età e stato.
Impegni apostolici da proporre:
- testimoniare la gioia di fare sempre meglio le cose di sempre (doveri quotidiani, relazioni di amicizia... );
- promuovere un clima di positiva tensione al di più nelle cose che
qualificano l’uomo;
- in famiglia proporre con l’esempio e con la parola il Massimalismo
Spirituale quale itinerario di formazione e di apostolato;
- annunciare la chiamata alla santità e alla fraternità e la possibilitàdovere di rispondere con generosità;
- animare la preghiera per le vocazioni nei propri ambienti.
DONNE ADULTE
Metodo
- breve riformulazione dell’annuncio dato e della scheda di catechesi;
- presentazione del sussidio;
- dialogo comunitario;
- impegno per le vocazioni (cfr preghiera per le vocazioni);
Materiale occorrente - il sussidio;
- la preghiera per le vocazioni di G. Giaquinta.
UOMINI ADULTI
Metodo
- breve richiamo all’annuncio e alla scheda di catechesi;
- presentazione del sussidio;
- dialogo comunitario;
- impegno per la fraternità (cfr preghiera a Gesù Fratello Universale).
Materiale occorrente - il sussidio;
- la preghiera a Gesù Fratello Universale.
39
Incontro per la famiglia
Formazione
Incontro per la famiglia
Formazione
Gesù ti vuole tanto bene, e tu?
BAMBINI
Canto
Spiegare il sussidio e farlo colorare
Preghiere spontanee
PREADOLESCENTI
- accoglienza
- contenuto e obiettivo: scoprire la chiamata al massimalismo-dare di
più e scoprire tale chiamata a livello personale, familiare, ecclesiale
Metodo
Canto
presentazione del tema contenuto nel sussidio
lavoro di gruppo: preparare tre cartelloni:
- la chiamata (Vangelo)
- la risposta (mettere le proprie orme dietro la figura di Cristo)
- la missione (casa, scuola, chiesa, gioco)
conclusione: la presentazione dei cartelloni
Materiale sussidio, cartelloni, pennarelli
ADOLESCENTI
Metodo
- breve presentazione del contenuto del sussidio
- riflessione personale
- condivisione
- preparazione della preghiera per il momento finale
Materiale occorrente sussidio, vangeli.
DONNE GIOVANI - UOMINI GIOVANI
Metodo
- breve richiamo all’annuncio e alla scheda di catechesi
- presentazione dal sussidio
- riflessione personale
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SUSSIDI
DONNE ADULTE
Impegnatevi sempre più a rendere salda la vostra vocazione ed elezione.
2 Pt 1,10
Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io
ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto,
conferma i tuoi fratelli.
Lc 22, 31-32
Il bel giardino del Signore
Anche noi, fratelli, se davvero amiamo, imitiamo. Non potremmo, infatti, dare in cambio un frutto più squisito del nostro amore di quello consistente nell’imitazione del Cristo, che “patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme” (I Pt 2, 21). Con questa frase sembra quasi che l’apostolo Pietro abbia voluto dire che Cristo patì solamente per coloro che seguono le sue orme, e che la passione di Cristo giova
solo a coloro che lo seguono. I santi martiri lo hanno seguito fino all’effusione del sangue, fino a rassomigliargli nella passione. Lo hanno seguito
i martiri, ma non essi soli. Infatti, dopo che essi passarono, non fu interrotto il ponte; né si è inaridita la sorgente, dopo che essi hanno bevuto.
Il bel giardino del Signore, o fratelli, possiede, non solo le rose dei
martiri, ma anche i gigli dei vergini, l’edera di quelli che vivono nel
matrimonio, le viole delle vedove. Nessuna categoria di persone deve
dubitare della propria chiamata: Cristo ha sofferto per tutti. Con tutta
verità fu scritto di lui: «Egli vuole che tutti gli uomini siano salvati, e
arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4). Dunque cerchiamo di
capire in che modo, oltre all’effusione del sangue, oltre alla prova della passione, il cristiano debba seguire il Maestro. L’Apostolo, parlando
di Cristo Signore, dice: “Egli, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio”. Quale sublimità!
“Ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo
simile agli uomini; apparso in forma umana umiliò se stesso” (Fil 2, 78). Quale abbassamento!
Cristo si è umiliato: eccoti, o cristiano l’esempio da imitare. Cristo si
è fatto ubbidiente: perché tu ...
S. Agostino, Discorsi, 304, 1
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Incontro per la famiglia
- condivisione
- preparazione delle preghiere per i Vespri.
Materiale occorrente il sussidio
Formazione
Incontro per la famiglia
Formazione
Il Signore chiama SEMPRE, chiama anche te.
Nella tua vita hai affrontato lotte e fatiche, ora il Signore ti chiede
fortezza nella fede perché tu possa aiutare i tuoi fratelli.
Non dubitare della tua chiamata a vivere come Gesù, da santa. Sii
nella tua famiglia il sorriso dolce e pacato del Dio della Misericordia;
educa i giovani all’ascolto della voce del Maestro; sostieni con la preghiera coloro che Gesù chiama a seguirlo con totale generosità.
PER RIFLETTERE INSIEME
- L’amore infinito di Dio ti chiede una risposta massima d’amore, una
vita di santità e di fraternità. Quando lo hai scoperto? Come lo vivi?
- Sei consapevole di essere stata chiamata? In quale ambito? Come
esprimi la tua risposta?
- Qual è la tua attenzione per le vocazioni d’impegno o di consacrazione?
UOMINI ADULTI
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni altri, come io vi ho
amati. Nessuno ha un amore grande di questo: dare la vita per i propri
amici.
Gv 15, 12 - 13
Non siamo nati per odiarci e combatterci ma per amarci e aiutarci.
Non può quindi essere la violenza, la divisione, l’ingiustizia e la lotta
la legge fondamentale dell’umanità che deve invece sforzarsi di attuare il sogno di una ‘fraternità universale’ capace di ignorare o superare
qualsiasi barriera. Solo l’unità fraterna potrà salvare il nostro domani
di uomini liberi.
G. Giaquinta
Cristo ha amato i fratelli ‘non per gioco’ ed è morto in croce per
ogni uomo. È lui che ci insegna l’amore e che sa giungere al massimo
anche nella pacifica ‘rivolta’ di chi ricerca il fratello per primo, accoglie il pentito, perdona il nemico, consola chi soffre.
da Massimalismo Apostolico
Nella tua famiglia, nel tuo lavoro, tra gli amici, sei chiamato a vivere l’invito di Gesu: “amatevi come io vi ho amato”. Sei chiamato a vi42
vere la santità di Dio e a riconoscere nel volto dell’altro un fratello donatoti da Dio.
Vivi e diffondi la fraternità, diventa lievito di fraternità in ogni circostanza. Unisciti a chi vuole essere apostolo della fraternità.
PER RIFLETTERE INSIEME
Sei consapevole di essere chiamato da Dio a vivere come suo vero
figlio cioè santo e come fratello di ogni uomo?
Conosci alcuni gruppi ecclesiali? Ne fai parte? In quale modo?
Quando ti è possibile rivolgi ai giovani l’invito ad ascoltare la chiamata del Signore?
BAMBINI
Gesù ti vuole tanto bene, e tu?
GESÙ mi insegna a vivere,
GESÙ mi guarda con amore,
e mi dice: “Vieni con me,
seguimi, vivremo insieme“.
Vado con lui e vedo come vive: è l’amico dei poveri
è così buono con i piccoli, con gli sfortunati.
Nella storia della Chiesa Gesù chiama uomini e donne come te e me
a essere santi, a vivere secondo lo Spirito Santo: sono gli amici di Gesù
e i nostri modelli; parlano di Gesù, parlano a Gesù, parlano ai poveri,
sono i nostri amici che aspettano in Cielo.
Si, GESÙ,
ora lo sento, lo vedo:
tu sei mio amico,
tu mi ami e mi capisci,
hai fiducia in me
e io ti amo,
con te incomincio a vivere:
il mio cuore rinasce.
Non sarò mai più solo.
43
Incontro per la famiglia
Formazione
Incontro per la famiglia
Formazione
PREADOLESCENTI
Massimalismo:
è una parola che sembra difficile ma semplicemente vuol dire:
DARE TUTTO - DARE DI PIÙ
Sì - nella nostra vita siamo chiamati a dare tutto, dare di più.
Dare significa dimenticare se stessi per andare incontro all’altro.
Dare senza ricevere perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
ATTENZIONE
Il mondo di oggi non ci aiuta tanto perché ci insegna che la vera felicità consiste nell’aver di più in realtà non è così.
Perciò voltiamo pagina e al posto di guardare ciò che il mondo ci dice,
vediamo cosa il Vangelo ci indica.
Il Vangelo ci indica Gesù - Colui che ha dato il massimo di se stesso,
Colui che ha dato la vita per noi, Colui che ci ha amato senza misura.
Il massimalismo è la nostra chiamata.
Nella nostra vita personale siamo chiamati a dare di più - nella nostra
capacità di amare, di servire, nei nostri doveri, nell’amicizia verso gli
altri e verso Dio.
Il massimalismo è una risposta.
- Sono pronto a dare questa risposta di totalità, di generosità al Signore che mi chiama a dare tutto?
Ricordati che se non rispondi rimane un vuoto - il tuo vuoto…
II massimalismo: una chiamata per la missione.
Nel momento che rispondiamo al Signore lui ci indica la missione, un progetto da realizzare nella nostra vita. Ci indica un compito
ben preciso da compiere nella nostra vita, nella società, nel mondo,
nella Chiesa. Tale missione dobbiamo realizzarla dando il massimo
di noi stessi.
QUALE È LA TUA MISSIONE?
Lavoriamo insieme:
- cercare la vita dei santi, coloro che hanno dato una risposta massima
al Signore.
- presentare la loro vita!!!
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ADOLESCENTI
Gesù ti chiama e ti dice:
Luca 5, 1-11
Luca 10, 25 - 28
Giovanni 20,16-18
Luca 18,18 - 23
VIENI, SEGUIMI, VAI
VIENI
SEGUIMI
VAI
Sì, oggi sei, chiamato ad un incontro.
Sei qui perché qualcuno ti ha detto: VIENI.
Chi incontra Gesù non può restare indifferente. Tutto diventa proposta, invito a seguirlo.
Cristo è la gioia, ti chiama alla gioia.
Seguirlo non significa essere uomo o donna a metà. Per seguire
Gesù devi conoscerlo, ascoltare la sua Parola, donargli un po’ del tuo
tempo.
Sarà gioia per te se avrai il coraggio di lasciare un po’ delle tue cose per stare con lui.
Ora mettiti in silenzio, ascolta... non resterai qui annoiato, lui ti
manderà dai tuoi fratelli ed amici... Sì, oggi sei mandato in mezzo agli
altri per dire la gioia di avere incontrato Gesù, la gioia di seguirlo.
PER RIFLETTERE INSIEME
Come pensi di poter incontrare Gesù?
Cosa significa per te seguirlo?
Ti sei mai chiesto cosa Gesù vuole da te, qual è la tua vocazione?
E se ti chiedesse di essere totalmente disponibile per lui e per gli altri?
Come annunci ai tuoi fratelli la gioia di incontrare e seguire Gesù?
DONNE GIOVANI
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome
Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la
quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? dille dunque che mi aiuti”. Ma
Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma
una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non
Lc 10, 38-42
le sarà tolta”.
45
Incontro per la famiglia
Formazione
Incontro per la famiglia
Formazione
Gesù dunque; stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso
mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua.
Le disse Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in
città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu,
che sei Giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?”. I
Giudei non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “dammi da
bere!”, tu stessa gliene avesti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.
Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più
grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve
lui con i suoi figli e il suo gregge?”. Rispose Gesù: “Chiunque beve di
quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò,
non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore, gli disse la
donna, dammi di quest’acqua perché non abbia più sete e non continui a
venire qui ad attingere acqua”.
Gv 4, 6b - 15
È Dio che ci chiama, ci interpella, ci ammonisce, ci dice: io sono il
tuo Dio, sono un Dio geloso.
Non si tratta di una scelta puramente giuridica, legale, ma profonda, intima, che diventa santità e cioè esclusivizzazione non solo materiale, ma soprattutto interiore. Esclusivizzazione che è espressa nella
grande preghiera del Deuteronomio (cap. 6) la preghiera dello Shemà:
Ascolta Israele: non avrai altro Dio fuori che me, amerai il Signore Dio tuo
con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze (Dt 6, 4).
E questo non perché Dio vuole semplicemente essere adorato, ma perché Egli vuole l’amore.
Questo è il grande mistero che sappiamo essere il mistero insondabile per eccellenza: Dio amore che vuole il nostro amore.
Se Dio vuole esclusivizzare per sé il popolo di Israele è appunto
perché lo ama e perché vuole essere amato da lui.
[…] Per tutti c’è una chiamata di Dio e un dovere di rispondere attraverso la disponibilità e il coraggio di mettersi nella situazione di
un’anima vuota che deve essere riempita della volontà di Dio e,
contemporaneamente, con una volontà che sa di essere fragile, ma che
vuole ancorarsi completamente a Dio appunto perché ha coscienza
della propria nullità.
Quando si abbia simile disponibilità, simile vuoto da lasciar riempire, e insieme la volontà di aggrapparsi al Signore, si può avere la cer46
tezza che il Signore non sarà lontano, anzi sarà in noi, anzi sarà lui stesso ad agire invece che noi.
G. Giaquinta
Nell’agitazione e confusione della vita Dio ti chiede di fermarti per
ascoltarlo.
“Dammi da bere”: Cristo chiede il tuo amore. E tu?
Un fiume d’acqua viva, un amore senza limiti, sgorgherà dal tuo
cuore se offri OGGI il tuo sì.
PER RIFLETTERE INSIEME
Sei già inserita in una realtà ecclesiale? In che modo?
Sei disponibile alla chiamata del Signore?
In che modo ascolti il suo volere sulla tua vita?
Conosci le varie forme di speciale consacrazione e d’impegno cristiano?
Come ti poni di fronte ad esse?
DIMMI SIGNORE
Dimmi Signore che m’ami
dimmelo ancora Signore
gridalo sempre più forte
fino a inebriarmi d’amore.
Cosa donarti Signore
che a Te mi leghi per sempre?
Cogli il bisogno del cuore
vivere solo d’amor.
Sono una piccola cosa
senza né forza né voce
ma se mi guardi Signore
sboccia più forte l’amor.
Donami un cuore che bruci
fammi tua voce che grida
senza riposo ai fratelli
quanto mi ami Signor,
quanto ci ami, Signor
UOMINI GIOVANI
Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi!”. Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Lc 5, 27-28
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone,
chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare, poiché
erano pescatori.
E disse loro: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di
Zebedeo e Giovanni suo fratello nella barca insieme con Zebedeo loro padre,
47
Incontro per la famiglia
Formazione
Incontro per la famiglia
Formazione
riassettavano le reti e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo
seguirono.
Mt 4, 18-22
Dio è presente in noi e noi siamo presenti in lui per cui, l’atto di
amore di Dio verso di noi diventa un dialogo di amore, il nostro dialogo, il mio dialogo di amore. Possiamo quindi definire la vocazione, la
chiamata, come la modulazione, cioè una specificazione del dialogo
ininterrotto di Dio con le sue creature, dialogo quanto mai differenziato, variegato, specificato: ciascuno di noi ha il suo dialogo. Dal che segue che noi non dobbiamo cercare il nostro cammino, la nostra strada
come un qualche cosa che è al di fuori di noi, bensì scoprire la nostra
chiamata, la nostra vocazione che sta dentro di noi, perché noi nasciamo con una personale specifica chiamata che è una vocazione voluta
da Dio dall’eternità.
G. Giaquinta
PER RIFLETTERE INSIEME.
- Dio ti chiama. Sei in ascolto del suo volere per la tua vita?
- Sei già inserito in una realtà ecclesiale? In quale forma?
- Sei disponibile a ciò che il Signore ti chiede? Ti sei posto il problema
di una eventuale chiamata alla donazione totale?
- Prega perché crescano in numero e santità gli operai del Regno di Dio.
48
Il sacerdote, animazione
vocazionale e direzione spirituale
ALLE FONTI
Salmo 23
IN DIALOGO
Giovanni 10, 11-18
Il sacerdote nell’Oratorio
Grande, lo sapete, è la vostra missione.
Voi avete la custodia del campo pastorale più bello e più delicato, la
gioventù.
Voi esercitate la funzione più assidua, più umana, più feconda del
sacro ministero, quella pedagogica.
Voi siete a contatto più continuo e più diretto con anime di cui potete avere tutta la filiale confidenza, la completa fiducia.
Voi potete indovinare nell’istintiva sensibilità delle anime giovanili
i problemi vivi e nuovi del nostro mondo moderno.
Voi potete dare alla professione cristiana, nel cuore delle crescenti
generazioni, un’espressione nuova, forte, autentica.
Voi avete in mano l’avvenire delle famiglie, della Parrocchia, della
società. Potete fare del vostro ministero una palestra di esperienze spirituali, una rete di amicizie, un sacrificio giocondo.
Voi siete Gesù fanciullo, Gesù adolescente, Gesù giovane, Gesù
operaio, Gesù maestro, Gesù modello in mezzo alla vostra gioventù.
Questo lo sapete, cari Sacerdoti. E sapete quanto la Chiesa attende da
voi: ubbidienza esemplare, energia non mai stanca, letizia pura, lavoro indefesso, minuto, paziente, senza gloria e pieno di meriti. Sapete
quanto la nostra diocesi ponga comando e speranza in cotesta attività;
quanto ne attenda l’Azione Cattolica, quanto la nostra società, che ancora vuol essere cristiana.
Coraggio: mettete riflessione, mettete impegno, mettete preghiera
nel lavoro che vi è affidato.
(Giovanni Battista Montini, Messaggio per la riapertura degli Oratori
indirizzato agli assistenti ecclesiastici, 6 ottobre 1957)
49
Anno sacerdotale - Il nostro sacerdozio
Formazione
Anno sacerdotale - Il nostro sacerdozio
Formazione
E qui ci sarebbe da parlare del delicatissimo problema della direzione spirituale. È necessario, è indispensabile. Anche qui le vocazioni
non maturano da sé; maturano se c’è un colloquio, se c’è un Assistente, se c’è un Maestro. Noi abbiamo questo prodigioso strumento nelle
mani che è il Sacramento della Confessione. Noi ci accorgiamo che
quando non ci restasse altro mezzo esteriore, c’è ancora la confessione
auricolare; e non solo col permesso, ma con l’invito e quasi con l’obbligo di non essere soltanto giudici, ma anche medici e maestri, di parlare, educare, svolgere una psicologia.
Abbiamo davanti una possibilità straordinaria di coltivazione di
anime. Purtroppo la fretta, il numero, l’ansia di arrivare alla fine o la
noia della ripetizione, o il terrore dei pietismi, degli scrupoli, delle delicatezze troppo leccate, ci rende, purtroppo, anche coi ragazzi, con le
coscienze delicate che hanno bisogno di essere trattate attentamente,
talora grossolani, spicci, ciechi.
Siamo dei Maestri di spirito abbastanza superficiali. Se applicassimo all’arte nostra e specialmente a questa della cura delle anime, la cura diretta e non solo numerica ed esteriore, ma un po’ di quella cura che
il mondo ha per essere bravo nell’arte sua! Guardate cosa sanno fare gli
sportivi nei loro giochi; guardate come sa saltare un saltimbanco, guardate come sa suonare un artista il violino, come l’avvocato conosce le
sue leggi, se le studia e se le impara; come un qualsiasi tecnico governa
la sua macchina! Che senso di perfezione, che finitura della propria arte, che cura sopra se stesso, che fiducia che chi perfeziona se stesso perfeziona l’insieme! I figli del mondo spesso ci sono maestri, ci sono esempio. Guardiamo di diventare bravi, di affinare la nostra capacità, nel parlare alle anime: non lunghezze, non scrupoli, non delicatezze morbose o
arbitrarie; un colloquio, che sia profondo, che abbia la vera capacità di
esprimersi, che abbia, quando occorrono, le sue parole forti, violente alle volte, che abbia le sue compassioni paterne dolcissime, le sue pazienze, che non si stancano, che non si negano, neanche quando si trovano
di fronte ad aridità e ingratitudine. Tutto questo è arte di assistere le anime. Cerchiamo di specializzarci, di diventare più bravi, e dove non possiamo, chiediamo al Signore di essere con noi e di essere Lui il Maestro
attraverso il nostro umile ministero. Ci sarebbero tante e tante cose. Diciamone una e poi un’altra. L’associare al rito come chierichetti, non più
esteriore e puramente cerimoniale, ma al rito nel suo senso profondo, liturgico, dogmatico, soprannaturale, direi carismatico; cioè fare capire la
presenza di Dio nel rito può essere un moltiplicare le possibilità che Dio
stesso diventi quello che chiama, che istruisce, che educa un fanciullo alla vocazione. Alcune volte noi accostiamo il fanciullo solo al rito esterio50
re: che lo stilizzi bene, lo renda pio, lo sigilli alla vita per una condotta
religiosa; ma abbiamo fatto uno sforzo di più per avvicinarlo all’intimità del Sacramento, alla comprensione intrinseca, al valore oggettivo delle cerimonie che svolgiamo insieme ai ragazzi?
Oltre che curare una distinzione puramente rituale, procuriamo di
fare per quelli che hanno una migliore rispondenza, una qualche istruzione anche interiore, “Sai che cosa significa? ...”. cerchiamo di vivere bene la Settimana Santa, di ricordare la Passione di Gesù; guardiamo
adesso che è tempo pasquale, invece, di essere lieti, di portare attorno a
noi qualcosa di questa preghiera di cui abbiamo imparato la formula.
Ma ancora è così ricca di spirito che non abbiamo mai imparato bene.
Portiamo dei vasi sacri, e direi abbiamo in mano tesori di cui non
conosciamo abbastanza il valore. Portiamo dei vasi sacri di cui non abbiamo ancora esplorato il contenuto e non hanno esalato i loro profumi e profuso le loro ricchezze.
(Giovanni Battista Montini,
Discorso ai sacerdoti nel Seminario di Venegono Inferiore
per il Congresso dei Chierichetti, 11 febbraio 1956)
Un piccolo episodio di qualche anno fa: è venuto in Europa il re della Cambogia, accompagnato da alcuni personaggi della sua terra. Uno
di questi, un saggio, professore e filosofo, era stato in precedenza in relazioni epistolari con il Rettore di un’università francese. Trovandosi
insieme al ricevimento, i due studiosi discorrevano dei contatti dell’Occidente con l’Estremo Oriente. I loro discorsi vertevano su l’efficacia che la civiltà occidentale, soprattutto la predicazione del Vangelo,
poteva avere laggiù: “... Abbiamo mandato - diceva il francese - adesso costruiremo un seminario, faremo una scuola, poi daremo dei sussidi, faremo degli ospedali, eccetera”. Era la forza organizzativa propagandistica dell’Europa cristiana che cercava di introdursi e di presentarsi degnamente in quel Paese pagano da evangelizzare. Alla conversazione del suo
collega cristiano europeo, il filosofo pagano rispose queste parole: “Se
voi ci madate un San Francesco d’Assisi, ci convertiremo tutti”.
Quindi non i berretti dell’esercito francese, non le automobili, né
tante altre cose di cui noi disponiamo. Ma: “Se voi ci mandate i rappresentanti più autentici della vostra povertà evangelica, della vostra fedeltà al
Vangelo, della santità, ci convertiremo tutti”.
E allora che cosa ci dice ancora questo? Che dobbiamo essere santi,
ma che non dobbiamo scoraggiarci di fronte, direi, all’umanità ed a
questo aspetto non sperimentale e non misurabile del nostro ministero
che è: “il ministero delle anime”.
51
Anno sacerdotale - Il nostro sacerdozio
Formazione
Anno sacerdotale - Il nostro sacerdozio
Formazione
Possiamo, quindi, fidarci che tutta l’economia che sta al di là di questo schermo che ci separa - noi, mondo naturale - dal mondo soprannaturale, non è uno schermo nemico, uno schermo che ci gioca, che ci
tradisce, ma è uno schermo che nasconde una bontà e una provvidenza. Il nostro ministero qui può in apparenza concludere nulla; ma se il
Signore ci dice: “Osa ancora, ripeti il gesto, insisti...”, in nomine tuo laxabo
rete, nella tua fiducia, sulla tua parola, io potrò ancora osare e la pesca
miracolosa si ripeterà davanti a noi!
Per concludere dirò, quindi, che, dopo aver fatto tutto quello che
possiamo secondo la tecnica del buon ministero, dopo avervi aggiunto le nostre preghiere, il nostro sforzo di santità, abbandoniamo il nostro cuore nella fiducia nel Signore e invochiamo il soccorso materno
della Madonna: di Lei che è la Portatrice di Cristo, di Lei che ha inaugurato i miracoli del Signore nel Santo Vangelo.
Ci assista Maria la Madre dei peccatori, la Regina dei Sacerdoti, la Madre di tutti i cristiani, la figura della Chiesa. Sotto il suo patrocinio, fidenti
della sua bontà, riprenderemo il nostro cammino e, se anche è stato finora
inerte e deserto il risultato del nostro ministero, in verbo tuo laxabo rete.
(Giovanni Battista Montini, Omelia nella chiesa di santa Maria
dei Miracoli a san Celso, in Milano per la VIII Settimana Nazionale
di Aggiornamento pastorale, 26 settembre 1958)
LINEE OPERATIVE
Personali
La mia vocazione è il frutto concreto del contatto con le diversità
delle vocazioni vissute nella mia famiglia di origine e nella parrocchia?
Quanto curo il mistero della mia anima?
Coltivo la mia personale direzione spirituale o la considero cosa di
altri tempi? Difficoltà superabili?
Pastorali
Come è impostata la vita pastorale della mia comunità? Quanta animazione vocazionale si è coscienti di realizzare come comunità nella
sua ministerialità? Condividiamo esperienze concrete.
Quanta coscienza nello svolgere il servizio delle confessioni individuali e la direzione spirituale? Analizziamo le modalità, gli spazi e i
tempi dedicati.
L’Oratorio, l’attività a favore dei piccoli e dei ragazzi, può essere
davvero il ponte tra la chiesa e la strada? Possono essere un ambito concreto per coltivare le vocazioni a partire dalla loro vita quotidiana?
52
Nucleo orante
Formazione
ti voglio benedire ogni giorno
Salmo 145
INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO
Gloria a Te, Spirito che sempre vieni
Per l’amore dolcissimo del Padre
Per l’amore redentivo del Figlio
Per l’amore materno di Maria
Per l’amore che abita la Chiesa
IN ASCOLTO
Salmo 145 (144) 1-21
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per
sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
Una generazione narra all’altra le tue opere,
annuncia le tue imprese.
Il glorioso splendore della tua maestà
e le tue meraviglie voglio meditare.
Parlino della tua terribile potenza:
anch’io voglio raccontare la tua grandezza.
Diffondano il ricordo della tua bontà
immensa,
acclamino la tua giustizia.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le
creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le
generazioni.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.
Appaga il desiderio di quelli che lo temono,
ascolta il loro grido e li salva.
Il Signore custodisce tutti quelli che lo
amano,
ma distrugge tutti i malvagi.
Dicano la gloria del tuo regno
Canti la mia bocca la lode del Signore
e parlino della tua potenza,
e benedica ogni vivente il suo santo nome,
per far conoscere agli uomini le tue imprese in eterno e per sempre.
53
Nucleo orante
Formazione
L’uomo, che è una particella della tua creazione, ti vuole lodare! Tu fai sì che
procuri gioia il fatto di lodarti, poiché tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è
inquieto finché non trovi riposo in te.
S. Agostino
PER L’ANIMATORE
• Il salmo 145 celebra la regalità di Dio, la sua azione di salvezza, la
sua tenerezza per ogni uomo.
• Il nostro Dio è vicino ai suoi figli, è paziente e misericordioso, è potente, è grande.
• Nella Chiesa “una generazione narra all’altra le sue opere”: è la sfida educativa in atto!
• I gesti dell’amore di Dio sono concreti (rialza chi è caduto, sostiene
chi sta per cadere) e chiedono di essere vissuti dal cristiano che si fa
vicino ad ogni fratello e ne condivide il cammino.
PER LA RIFLESSIONE PERSONALE
- Rifletto spesso sulla tenerezza che Dio ha per me?
- Dio grande e potente agisce nella mia vita: ne sono consapevole?
Ne ricerco i segni?
- Anche io sono chiamato ad “educare” alla fede: chi, come?
- Qualifico come davvero fraterna la mia relazione con il prossimo a
iniziare dai più vicini?
- La mia preghiera è benedizione o solo richiesta?
INDICAZIONI DI VITA
➪ Vigilare sulla preghiera, perché diventi benedizione e lode di Dio.
➪ Esprimere in concreti gesti di carità fraterna il nostro amore a Dio.
➪ Cogliere ogni occasione per educare alla fede e all’amore attraverso
la narrazione dell’amore di Dio.
➪ Intensificare la presenza operativa nella Chiesa.
PREGHIERA COMUNITARIA
Ti benediciamo, Signore
Per la tenerezza che espandi su ogni creatura
Perché sostieni chi vacilla e rialzi chi cade
Perché provvedi ad ogni uomo il cibo del corpo e dell’anima
Perché sei vicino a chi ti invoca
Perché custodisci coloro che ti amano
54
Preghiera
Cell
Ass
Adorazione eucaristica
Carichi
di
Risurrezione
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Guida Siamo nel tempo di Pasqua, tempo in cui “Gesù si mostrò agli
apostoli vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro
per quaranta giorni e parlando delle cose riguardanti il regno di
Dio” (At 1, 3). È il tempo della speranza, della gioia, della vita nuova che scaturisce dalla Risurrezione di Gesù. In questi
40 giorni - che la Chiesa celebra e invita a vivere come un solo giorno - Gesù resta con gli apostoli nel Cenacolo, si fa toccare da loro, mangia insieme con loro e parla loro del Regno
di Dio. Gesù risorto elargisce grazia su grazia agli Apostoli,
alla sua Chiesa e quindi a tutti noi. Lui, lo Sposo, colma di doni la Chiesa sua Sposa.
canto di esposizione - silenzio di adorazione
NEL RISORTO
…LA SPERANZA
NON DELUDE!
Guida Gioiamo perché la Risurrezione del Signore ci assicura che il
piano divino della salvezza, nonostante tutte le oscurità della storia
si compirà. Ecco perché la Pasqua
è veramente speranza per noi. E
noi, risorti con Cristo mediante il
battesimo, siamo chiamati a seguirlo in santità di vita.
55
Adorazione eucaristica
Preghiera
1 lett
2 lett
3 lett
Dal Vangelo di Luca (24, 1-9)
Irrompe la Pasqua! È il giorno dei macigni che rotolano via dall’imboccatura dei sepolcri. È l’intreccio di annunci di liberazione, portati da donne ansimanti dopo lunghe corse sull’erba. È il
tripudio di una notizia che si temeva non potesse giungere più
e che corre di bocca in bocca ricreando rapporti nuovi tra vecchi amici. È la gioia delle apparizioni del Risorto che scatena abbracci nel cenacolo. È la festa degli ex-delusi della vita, nel cui
cuore all’improvviso dilaga la speranza. Che sia anche la festa
in cui il traboccamento della comunione venga a lambire le
(don Tonino Bello)
sponde della nostra isola solitaria.
Gesù è veramente risorto! Anche noi siamo accorsi al sepolcro.
Anche noi siamo andati oltre la pietra. Anche noi abbiamo visto! Siamo chiamati a fare il passo decisivo della fede. La Risurrezione di Gesù ci invita ad uscire dalla nostra incredulità, a
scegliere con convinzione e fiducia la via del cielo. È il giorno
della vita che più non muore, della gioia che non ha mai fine.
È il tempo del credente che esce allo scoperto, che testimonia
la sua speranza, che si fortifica nelle difficoltà, che annuncia la
vita nuova in Cristo risorto. È Pasqua! Nella Chiesa, per la
Chiesa, con la Chiesa che annuncia speranza là dove regna la
disperazione, che annuncia una forza là dove si subisce la violenza, che annuncia il riscatto là dove vige la schiavitù. La Risurrezione di Cristo è speranza, certezza. Diventiamo noi stessi testimoni per gli altri. Curiamo le ferite dei nostri fratelli. È
(Antonio Merico)
Pasqua!
silenzio di adorazione
Sol
Ass
Sol
56
Aiutami, o Signore risorto, a sorridere alla Pasqua,
a non pensare a ciò che ho lasciato,
ad essere felice di ciò che ho trovato.
Aiutami, o Signore risorto,
a non volgermi indietro perché il passato non c’è più
se non come briciola di lievito per il pane d’oggi.
Aiutami a sorridere alla vita che avanza,
sempre così ricca di sorprese e di novità.
Ass
Aiutami a sorridere alla poesia che canta nel cuore
per spingermi alla ricerca di spazi sconfinati.
Ass
Aiutami, o Signore, che sento vivo dentro di me,
a sorridere ad ogni alba che viene, perché ora so che,
se vengo e sto con te, ogni giorno è Pasqua,
ogni giorno è “primo mattino del mondo”. Amen.
(Averardo Dini)
Sol
Aiutami, o Signore risorto, a sorridere ai tentativi che compio
per essere e restare creatura nuova.
canto
CON IL RISORTO …
ANCHE NOI ‘UOMINI NUOVI’.
1 lett
2 lett
3 lett
Guida La Pasqua ci invita ad esultare e a ripetere l’Alleluia. La Risurrezione del Signore è la nostra!
Il Risorto, l’Uomo nuovo per eccellenza, ci rinnova interiormente, ci
risana dal peccato e ci divinizza a
sua immagine e somiglianza. Lasciamoci inondare dai fiumi d’acqua viva sgorgati dal suo costato
perché in noi non sia vana l’azione
della grazia.
Dal Vangelo di Giovanni (20, 11-18)
A poco a poco Cristo trasforma e trasfigura tutte le forze ribelli e contraddittorie che ci sono dentro di noi. Piangere sulla
nostra ferita ci trasformerebbe in uno strazio, in una forza che
aggredisce con violenza noi stessi e gli altri, soprattutto chi ci
è più vicino. Una volta trasfigurata da Cristo, la ferita si trasforma in una fonte di energia, in una sorgente da cui scaturiscono le forze di comunione, di amicizia e comprensione.
Questa trasfigurazione è l’inizio della risurrezione sulla terra,
è vivere la Pasqua insieme a Gesù; è un continuo passare dal(frère Roger)
la morte alla vita.
Cristo è morto per risorgere uomo diverso, uomo spirituale,
uomo che trascende ormai la materia e le leggi della natura,
uomo che in un modo particolare è congiunto al Padre e si57
Adorazione eucaristica
Preghiera
Preghiera
Adorazione eucaristica
multaneamente vive con i suoi Discepoli. Una vita completamente nuova, che noi non sappiamo neppure immaginare e
che non possiamo descrivere perché oltrepassa la nostra intelligenza. La Risurrezione ci proietta in un altro mondo, un
mondo differente, il mondo di Cristo. Si comprende allora il
significato della Risurrezione per noi: attraverso la Risurrezione Cristo è diventato uomo “altro”, uomo differente, pur
rimanendo uomo, perché noi potessimo diventare in qualche
modo “uomini altri”, perché i nostri spazi soprannaturali po(Guglielmo Giaquinta)
tessero dilatarsi.
silenzio di adorazione
Sol
Ass
Sol
Ass
Sol
Ass
58
Signore, che ogni mattino sia, per me, mattino di Pasqua! E che
ogni giorno, ogni risveglio, con la gioia della Pasqua, mi giunga anche la conversione profonda, quella che sappia, in ogni situazione e in ogni persona, conoscerti come vuoi essere conosciuto oggi, non quale mi sembrasti ieri, ma quale ti mostri a
me adesso.
Gesù, divino Maestro, facci risorgere con te, quando sorgono conflitti nelle relazioni.
Che ognuno dei miei risvegli, sia un risveglio alla tua presenza vera, un incontro “pasquale col Cristo nell’orto”, questo
Cristo talvolta inatteso.
Gesù, divino Maestro, facci risorgere con te, quando commettiamo
degli errori e siamo delusi da noi stessi.
Che ogni episodio della giornata sia un momento in cui io ti
senta chiamarmi per nome, come chiamasti Maria! Concedimi,
allora, di voltarmi verso di te. Concedimi di rispondere con
una parola, dirti una parola sola, ma con tutto il cuore: «Mae(Monaco orientale)
stro mio!»
Gesù, divino Maestro, facci risorgere con te, quando gli sforzi di bene sembrano infruttuosi.
canto
PER IL RISORTO
… CANTIAMO LA GIOIA!
1 lett
2 lett
3 lett
Guida “Ricordate che la Passione di
Cristo termina sempre nella gioia della Risurrezione, così, quando sentite
nel vostro cuore la sofferenza di Cristo, ricordate che deve venire la Risurrezione, deve sorgere la gioia della Pasqua. Non lasciatevi mai invadere in
tal maniera dal dolore da dimenticare
la gioia di Cristo risorto”. Con le parole di madre Teresa di Calcutta
spalanchiamo il cuore alla gioia
vera, piena ed eterna.
Dal Vangelo di Luca (24, 13-15.28-34)
La gioia dei discepoli è la nostra gioia. È la gioia che fa ardere il cuore. Verso il tramonto, il grande, infaticabile Pellegrino del mondo si accompagnò ai due discepoli sulla strada di
Emmaus. Essi non avevano nella loro bisaccia che una pesante riserva di tristezza: egli subito la vide, vi mise sopra le mani per dissolverla, per far vedere che era roba vecchia da buttare via. E tanto vi riuscì che, arrivati ad Emmaus, invece di
tristezza poterono offrire anche a lui pane di festa. Fu però
soltanto quando egli scomparve che lo riconobbero e capirono donde veniva quell’ardore che andava crescendo nel loro
cuore mentre lo ascoltavano. Questa sembra una storia di
quel lontano giorno, invece è sempre la nostra attualità. La fede, infatti, conosce fin troppo la malinconia del “giorno che
declina” e si tira dietro spesso una fiacca speranza. Il sostegno della presenza di quel Compagno di viaggio ci è indi(Anna Maria Canopi)
spensabile.
Risurrezione significa risollevarsi di continuo, credere che il
Risorto cammina insieme a noi. La fede nella Risurrezione ci
guarisce dalle ferite e ci insegna a elevarci alla vera vita, la vita che Dio ha pensato per noi. La Pasqua è annuncio, testimonianza gioiosa. La Risurrezione ci manda ad annunciare agli
altri la vita da risorti e aiutarli nella loro risurrezione, a ricordare che è possibile cambiare modo di vivere, che è possibile la
gioia dello stare e del lottare insieme. (John Kimani A.J.)
59
Adorazione eucaristica
Preghiera
Adorazione eucaristica
Preghiera
silenzio di adorazione
Ripetiamo cantando Jubilate Deo omnis terra. Servite Domino in laetitia.
Alleluia, alleluia, in laetitia. Alleluia, alleluia, in laetitia.
1 coro Signore, con cuore di pellegrini, lungo le strade di questo mondo, aneliamo alla tua presenza di gioia.
Dissetaci fin d’ora con quell’acqua viva che tu solo sai donare;
diventeremo così, per altri assetati, fontane di villaggio per
una sosta di pace e di ristoro. Rit.
2 coro Vieni incontro a noi lungo i sentieri dei nostri umani smarrimenti, entra a porte chiuse da noi e alita sui nostri volti la fragranza del tuo Spirito;
allora vivremo anche noi da risorti,
annunziando con gioia a tutti gli uomini che tu sei l’unico nostro Salvatore. Rit.
1 coro Concedici di camminare sulle piste della fede
con accesa nel cuore la stella della speranza
come chi sa di andare sicuro verso l’aurora. Rit.
2 coro Allora tu, radiosa stella del mattino, brillerai nell’intimo del
nostro cuore e noi, figli della Risurrezione, staremo in bianche
vesti, con volti raggianti di gioia, alla tua gloriosa presenza
esultando per il trionfo dell’Amore. Rit. (Anna Maria Canopi)
Benedizione eucaristica e canto
O Cuore Immacolato di Maria, vivo modello di ogni santità,
dona tu la fiducia di diventare santi.
60
Misteri della Gloria
“La preghiera di Maria è caratterizzata dalla sua fede e dall’offerta generosa di tutto il suo essere a Dio. La Madre di Gesù è anche la nuova Eva, la Madre dei viventi: Essa prega Gesù, suo Figlio, per i bisogni degli uomini”.
(Dal Catechismo della Chiesa cattolica n. 546).
Eleviamo a Maria la nostra preghiera e guardando alla sua maternità
universale, contempliamo i misteri della gloria. Attraverso la Madre
impareremo a conoscere e amare Gesù, a orientare a lui i nostri pensieri e le nostre azioni. Il suo esempio di umiltà, disponibilità e compostezza possa illuminarci nel cammino di santità per arrivare alla
gloria del Cielo.
1 La risurrezione di Gesù
Matteo 28, 5-7
Risuona con forza il grande annuncio della Risurrezione di Gesù.
Dalla tomba vuota quest’annuncio angelico si diffonde nel mondo e
raggiunge ogni angolo della terra; è un messaggio di speranza per
tutti. Da quando il Nazareno crocifisso è risuscitato all’alba del terzo giorno, l’ultima parola non è più quella della morte, ma della vita! Nel Signore risorto Dio ha rivelato in pienezza il suo amore per
l’intera umanità.
(Giovanni Paolo II, Angelus, 1 Aprile 2002)
Maria, Madre del Salvatore, sostienici nel testimoniare la gioia autentica che viene da Gesù risorto e usando dolcezza e rispetto per gli
altri, rendici capaci di diffonderla intorno a noi.
Marco 16, 15-19
2 L’ascensione di Gesù al Cielo
La Chiesa nutre l’immensa speranza che l’uomo riesca a superare
tutti gli ostacoli, perché nella profondità del suo essere, egli porta
l’impronta del volto di Dio, ed è depositario di germi immortali, capaci di guarire tutti gli errori, di vincere tutte le difficoltà e di farlo
progredire incessantemente in avanti e verso l’alto.
(Ignacio Larranaga, Il Silenzio di Maria)
Maria, Madre nostra, rafforza in noi la fede affinché invertendo la
scala dei valori possiamo dare la giusta importanza alle realtà terrene e orientando il nostro sguardo verso “l’alto” possiamo cogliere i
segni di quell’amore che illumina, consola, salva e diventa carità
operosa verso i fratelli.
61
Rosario meditato
Preghiera
Rosario meditato
Preghiera
3 La discesa dello Spirito Santo
Atti 2, 1 - 4
Anche oggi lo Spirito Santo continua ad agire con potenza nella
Chiesa e i suoi frutti sono abbondanti nella misura in cui siamo disposti ad aprirci alla sua forza rinnovatrice. Tuttavia non basta conoscerlo, occorre accoglierlo come guida delle nostre anime, come il
“Maestro interiore” che ci introduce nel mistero trinitario, perché
Egli solo può aprirci alla fede e permetterci di viverla ogni giorno in
pienezza. Egli ci spinge verso gli altri, accende in noi il fuoco dell’amore, ci rende missionari della carità di Dio.
(Benedetto XVI, Messaggio XXIII GMG)
Maria, Madre della Chiesa, intercedi per noi affinché lo Spirito Santo possa aprire i nostri cuori alla verità, possa produrre in ognuno i
suoi frutti mantenendo sempre viva la consapevolezza che noi siamo
la creta e lui il vasaio.
Matteo 25, 34
4 L’assunzione di Maria al cielo
l’Assunzione ci ricorda che la vita di Maria, come quella di ogni cristiano, è un cammino alla sequela di Gesù, un cammino che ha una
meta ben precisa, un futuro già tracciato: la vittoria definitiva sul
peccato e sulla morte e la comunione piena con Dio.
(Benedetto XVI, Omelia, 15 agosto 2009)
Maria, Madre Immacolata, aiutaci a vivere il quotidiano nella semplicità con fede e speranza. Fa’ che possiamo abbandonarci con fiducia al tuo amore materno e tenere sempre accesa quella luce che ci
permetterà di scoprire o ritrovare la via che conduce alla santificazione personale e universale.
Ap 12, 1
5 L’incoronazione di Maria
Maria non è un esempio, sia pure luminoso, staccato dalla umanità,
è, insieme, modello e madre. Come modello cerchiamo di guardarla
e di convincerci che il cammino che ci addita è possibile; come madre abbiamo fiducia che ci assiste con il suo amore, con la sua impetrazione conoscendo noi e le nostre difficoltà.
(Guglielmo Giaquinta)
Maria, Regina del cielo, volgi il tuo sguardo su di noi pellegrini sulla terra affinché con pazienza, umile ricerca, abbandono e disponibilità totale possiamo entrare in comunione con il Padre, aderire alla
sua volontà e contribuire alla realizzazione del suo progetto d’amore, per godere un giorno anche noi della sua gloria.
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Crociata della Preghiera
e della Sofferenza
PREGHIERA DEL MESE
Alla luce dei misteri pasquali
(G. Giaquinta)
[…] Pasqua dell’Eucaristia
nata nell’intimità della cena del tradimento e
dell’amore;
Pasqua dell’immolazione per noi
che sulla croce tocca l’apice dell’amore;
Pasqua di resurrezione
che ci vuole configurati e trasfigurati in Cristo,
risorto per la potenza del Padre
e nell’amore dello Spirito.
Noi comprendiamo che solo nell’attenta meditazione di questi misteri riusciremo a trovare la forza
di accettare il dono della tua grazia e vivere i nostri impegni battesimali; a
questo vogliamo consacrare la nostra domenica. […]
PREGHIAMO CON IL CUORE
* Intimità della cena del tradimento e dell’amore
- Anche tu Gesù hai sperimentato la bellezza
dell’amicizia e l’amarezza del tradimento…
Sfamaci con l’Eucaristia, rendici tuoi veri amici,
capaci di amare come tu hai amato.
* Pasqua dell’immolazione per noi
- Ogni dolore porta in sé la preziosa possibilità di diventare amore.
Così ogni giorno è “pasqua” se offriamo per la santificazione di tutti, per
la felicità dei fratelli.
* Configurati e trasfigurati in Cristo
- per il dono del battesimo siamo in Gesù e con Gesù;
ogni domenica è un nuovo battesimo,
una nuova Pasqua che ci rende testimoni di Gesù nel mondo.
OFFRIAMO CON GIOIA IN QUESTO MESE
Nel mese di aprile offriamo preghiera e sofferenza perché le campane di
Pasqua risuonino pace nel cuore dei fratelli, nelle famiglie, tra le nazioni;
preghiamo anche per le vocazioni consacrate e per i giovani chiamati perché siano generosi e perseveranti.
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Crociata della preghiera e della sofferenza
Preghiera
Preghiera Vocazionale
Preghiera
Mi fido di Te!
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Guida Invochiamo lo Spirito Santo pregando a cori alterni
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna. Amen.
Canto di esposizione e silenzio di adorazione
IL PRIMO PASSO
1 lett. Mi fu rivolta la parola del Signore (Ger 1, 1)
2 lett. Dagli scritti Guglielmo Giaquinta
Che cosa il buon Dio vuole da me? Che cosa devo fare?
La responsabilità, in questo campo, non può non essere che
strettamente personale, di qui la difficoltà, il turbamento interiore, le tante crisi e, spesso, i tanti fallimenti.
È evidente che non esiste una ricetta infallibile, un modo immediato per trovare la risposta. Siamo creature che hanno bi-
64
sogno della ricerca, creature essenzialmente problematiche e
quindi dobbiamo indagare, cercare, scoprire. È necessaria, però, prima di tutto, una fede profonda in questo amore del Padre che ci conduce e che non può non illuminare le nostre menti a condizione che gli lasciamo spazio e tempo (molto spesso
quello spazio e quel tempo lo rubiamo per noi) e che abbiamo
il coraggio di fermarci, di lasciare che il Signore parli, di cogliere le illuminazioni interiori. (da La chiamata)
Sol. 1 Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu
uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni
Sol. 2 Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane
Sol. 1 Non dire: Sono giovane, ma va’ da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. Non temerli, perché io sono con te per proteggerti. Oracolo del Signore.
Sol. 2 Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca
Sol. 1 Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e
abbattere, per edificare e piantare. (Ger 1, 5-10)
Ass.
Eccomi Signore!
Canto
CON TE NOI FAREMO COSE GRANDI…
1 lett. Dal Vangelo di Luca (5, 4-11)
2 lett. Dagli scritti Guglielmo Giaquinta
Se il Signore ci ha dato una carica interiore, un entusiasmo,
[…] una vocazione, dobbiamo conservare intatti questi doni. Dobbiamo conservare la giovinezza e la freschezza nei
confronti dell’ideale e dell’apostolato. Non permettere mai
che le tensioni, gli anni, i dispiaceri possano comprimere o
uccidere questo nostro cuore, che è fatto per amare nell’entusiasmo e nella gioia, non per piangere, e compiangere le
proprie lacrime. Non dobbiamo permettere che il nostro
cuore perda la sua giovinezza e la sua freschezza, anche
qualora fossimo molto anziani: possiamo invecchiare nel
corpo, ma non nel cuore: se veramente si ha un ideale, non
si invecchia mai.
(da La fedeltà)
65
Preghiera Vocazionale
Preghiera
Preghiera Vocazionale
Preghiera
Nel silenzio meditiamo
Bisogna saper guardare alla vita con il sorriso e l’incanto del bimbo,
non con lo sguardo appesantito del vecchio deluso. C’è una vecchiaia
fisica e una vecchiaia morale. Quante volte nell’accostarci alle persone ci accorgiamo che sono diventate vecchie avanti tempo! Dobbiamo
guardare la vita come un fatto positivo, anche se siamo reduci da
esperienze negative: il domani deve essere visto sempre come una
realtà positiva.
Guardiamo quindi questo domani con il sorriso e l’incanto di un
bimbo che non ha la percezione di un futuro triste; egli è felice quando può prendere la pappa accanto alla mamma, e questo per lui è tutto. Così deve essere anche per noi che abbiamo la sicurezza dell’aiuto del Signore. Dobbiamo guardare la vita con tranquillità e serenità,
nonostante le tante difficoltà, senza lasciarci abbattere, incurvare, incupire come il vecchio che non ha più ideali, perché ormai si sente
frustrato, deluso.
Dobbiamo donare sempre e non rifugiarci in noi stessi, perché anche
Gesù ci dice che c’è più beatitudine nel dare che nel ricevere: è nel
dare che si realizza il vero amore.
Donare quindi, sempre, anche se il nostro dono a volte non è accettato; non ha importanza, doniamo sempre e, soprattutto, non riprendiamoci successivamente ciò che abbiamo donato.
Altro cammino di fedeltà è dato dal ricominciare.
(Guglielmo Giaquinta, La fedeltà)
Guida Attraverso la voce della solista, in piedi, tutti insieme davanti a
Gesù Eucaristia, nel nostro cuore preghiamo (durante la preghiera si porta all’altare un cero accesso, segno della nostra vita che ha senso solo se arde e si consuma in Cristo per amore):
Sol 3
66
Dissetarti Signore (Guglielmo Giaquinta)
Gesù, che nella tua agonia sulla croce rivolgesti alle anime fedeli il tuo sitio di amore e dolore, concedi anche a me di poter
dissetare le tue labbra tormentate dalla sete.
Comprendo che la tua è sete di anime e che per esse ti sei incarnato, Verbo eterno, nel seno dell’Immacolata e hai vagito
nella notte di Betlemme.
Per le anime, per la loro salvezza e santificazione, hai consumato gli anni più lunghi nel lavoro e nel silenzio, affinché im-
Canto
1 lett
parassero la via del lavoro, del silenzio, dell’umiltà. E nelle
borgate di Giudea e di Galilea per loro hai parlato, insegnato,
pregato, moltiplicato i miracoli perché comprendessero che tu
solo sei la fonte vera dell’unica acqua viva e solo in te è speranza di riposo sereno. Molti non ti compresero, alcuni ti abbandonarono e tu, tradito, iniziasti la tua via dolorosa che si arrestò sulla croce. Ma dall’alto di essa all’umanità tutta gridasti il
tuo amore e la tua sete di anime.
Raccolse la tua sete l’Immacolata; Giovanni era con lei e le pie
donne. Tanti altri, lungo i secoli, l’hanno ancora raccolta ed
hanno sperimentato il tormento della salvezza delle anime.
Concedilo anche a me, questo tormento, e non solo della loro
salvezza, ma della loro santificazione. Sia questo il mio grande
ideale, anzi lo scopo unico della mia vita. Non il soffrire o il lavorare, non la morte o la vita, non la gioia o il dolore costituiscono oggetto di scelta o desiderio per me, ma le anime. Sono
e desidero rimanere in uno stato di piena disponibilità dinanzi al tuo amore redentivo. Che sia tuo docile strumento nell’opera della redenzione è quanto chiedo a te, Cuore di Cristo
redentore. Sono certo che per l’intercessione del Cuore Immacolato della Corredentrice vorrai accettare la preghiera di
un’umile creatura. Quanto io penso o sento che sia mio, o Signore, io ti dono; concedimi tu però di penetrare nel tuo Cuore, fornace dell’amore redentivo, per consumarmi in esso, nell’amore tuo e delle anime. Amen.
SIAMO UN SOLO CORPO
Dalla prima lettera di Giovanni (4, 7-16)
Nel silenzio meditiamo:
Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non
hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro. Avendo
pertanto carismi differenti secondo la grazia che ci è stata concessa, se abbiamo carisma di profezia, profetizziamo conformemente alla fede; se di ministero, attendiamo al ministero; se d’insegnamento, all’insegnare; se di
esortazione, all’esortare; chi dà, dia con semplicità; chi presiede, lo faccia
con diligenza; chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia. (Rm 12, 4-8)
67
Preghiera Vocazionale
Preghiera
Preghiera Vocazionale
Preghiera
Ciascuno di noi deve avere il senso della fiducia verso gli altri; non
siamo autorizzati a giudicar male, a pensar male, a veder male, anche, oserei dire, quando abbiamo la certezza schiacciante del contrario; per quello che sta in noi dobbiamo avere fiducia, che è espressione di speranza e di amore soprannaturale. Cerchiamo di accostarci al prossimo con un senso di fiducia, credendo nelle sue possibilità, nella sua buona volontà, credendo che tutti possano arrivare alla
perfezione e vogliano veramente arrivarci. […] Nel lavoro di questi
giorni vi stia accanto la Madonna della Fiducia per darvi fiducia: le
chiederemo insieme di aiutarci a formare dentro di noi questo anelito di santità, per poterlo poi apostolicamente dare alle altre anime.
(Guglielmo Giaquinta, Per essere dono)
1 lett
Dagli scritti Guglielmo Giaquinta
Ci vuole ottimismo: bisogna credere nelle possibilità degli altri.
Io giudico un peccato grave, sia dal punto di vista psicologico
che da quello della carità e dell’apostolato, il non credere nei fratelli e quindi il negare loro la fiducia. Quando si accorgono che
non si ha fiducia in loro, si chiudono, si abbattono: è come se li
avessimo uccisi. Vale più un atto di fiducia che tante altre cose.
(da La Spiritualità dell’Organizzazione Pro Sanctitate)
Guida durante il canto ci stringeremo reciprocamente la mano come segno di fiducia reciproca; si tratta di un dirsi l’un l’altro “Grazie a
Dio ci sei e io mi fido di te!” per rendere ancora più bella la nostra
comunione ed essere testimoni credibili per numerose vocazioni.
Canto e segno
1 lett
SANTI PER UNA SPERANZA CHE NON MUORE…
Dagli Atti degli Apostoli (4, 32-35. 5, 12-16)
2 lett. Dagli scritti Guglielmo Giaquinta
Abbiamo bisogno di forze fresche, di forze giovani che sentano
l’attrattiva del Cristo, che vengano ammaliate dalla figura di Cristo e lo seguano nella sua purezza, nella sua donazione completa.
È possibile che tanti nostri giovani riescano ad essere ammaliati dinanzi ad un uomo come Marx e non riescano ad essere ammaliati da un uomo come Cristo? Non è forse colpa nostra che
non riusciamo a presentare Cristo come una realtà viva, calamitante? (da La chiamata)
68
da Lettere di Giuliana Spigone
Santità e fraternità, un binomio affascinante anche se difficile da vivere. Solo così potremo essere presenza significativa
nella Chiesa, luce splendente nel cuore del mondo. (31 Maggio 1989)
Come vorrei essere santa! Come desidererei che la nostra santità sia Luce per tanti fratelli, Fuoco che brucia il male nostro e
del mondo! Continuo a sognare, a sperare… (6 giugno, 1987)
Il futuro si costruisce nella fede, nella fiducia nei grandi ideali,
nella operosità nascosta, attenta alle esigenze della Chiesa e
del mondo; la nostra storia si costruisce anzitutto con la santità personale e con la comunione fraterna. (4 Giugno 2000)
Insieme: Preghiera per le vocazioni (Guglielmo Giaquinta)
O Dio amore, che infinitamente ci ami e ti sei a noi rivelato nel
volto di Gesù, che nello Spirito ci dai la forza di corrispondere
al tuo amore, riguarda i tanti figli da te lontani o immersi nella mediocrità.
Suscita sacerdoti santi che siano diffusori del messaggio del Cenacolo, devoti alla tua Chiesa e lievito di unità tra i confratelli.
Moltiplica le giovani che vogliano consacrarsi all’apostolato
della santità e dona al mondo uomini che sappiano parlare non
di sola giustizia ma soprattutto di amore e di fraternità.
Crea fra tutti i fedeli il desiderio ardente di diventare santi e
di essere attivi animatori e diffusori del tuo amore nella vita
dei loro fratelli. A quanti hanno già abbracciato tale vocazione dona il coraggio della perseveranza e, con l’aiuto di Maria,
tua madre, la fiducia di saper creare un mondo di santi e di
fratelli. Amen.
Preghiamo Padre santo ti rendiamo grazie per ciò che hai scritto nella
nostra vita personale e di Chiesa, alla sequela del Divino Maestro crocifisso, rendici perseveranti nella fedeltà, coraggiosi nell’amore, entusiasti nella fiducia, per dissetare la tua sete di anime e incendiare questo mondo della tua santità, te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
Amen.
Canto di reposizione
O Cuore Immacolato di Maria, vivo modello di ogni santità,
dona tu la fiducia di diventare santi.
69
Preghiera Vocazionale
Sol 2
Preghiera
Animare la Liturgia
Preghiera
Animare la Liturgia
Le parti della Messa
La Parola di Dio per essere ben compresa deve essere ascoltata ed
accolta con spirito ecclesiale e nella consapevolezza della sua
unità con il Sacramento eucaristico.
(Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis)
L’OMELIA
LITURGIA DELLA PAROLA
(II PARTE)
L’omelia solitamente è tenuta dal sacerdote celebrante ma può essere da lui affidata a un sacerdote concelebrante o, secondo l’opportunità, anche al diacono. In questo modo si garantisce all’assemblea che ciò
che viene detto costituisce l’insegnamento della Chiesa. Si può notare,
anche in questo momento, come il celebrante sia un mediatore tra Dio
e l’assemblea: egli ascolta la Parola e la spiega in modo che essa possa
essere accolta nei cuori di tutti. Come Gesù, inviato dal Padre, ammaestrava le folle ed era mediatore tra loro e il Padre, così fa anche il sacerdote che ha ricevuto il mandato di Gesù Risorto ai discepoli “Come il
Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21), con la differenza che
Gesù, dando testimonianza al Padre dava anche testimonianza di se
stesso, mentre il sacerdote dà testimonianza sempre di Dio. L’omelia
deve esprimere il profondo legame tra la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica e il sacerdote deve condurre i fedeli a comprendere che
tutto ciò che hanno ascoltato nelle letture - il mistero della morte e Risurrezione del Signore - lo vivranno nell’Eucaristia. È opportuno, dopo l’omelia, osservare un breve momento di silenzio.
LA PROFESSIONE DI FEDE
Al termine della liturgia della Parola si prega il Credo* - che viene
cantato o recitato nelle domeniche e nelle solennità o anche in particolari celebrazioni più solenni - affinché l’assemblea risponda alla paro70
la di Dio proclamata nelle letture e spiegata nell’omelia. I fedeli si possono accostare al banchetto eucaristico solo dopo che, tutti insieme,
hanno professato la propria fede. Quando viene recitato il Credo, ogni
battezzato riafferma la propria appartenenza alla comunità che crede
nelle stesse cose. Il Credo ha origine nella liturgia del battesimo ed è
strutturato in tre parti, perché si professa la fede nella Trinità, nelle tre
persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Si professa la fede
in Dio e in quello che la Chiesa dice di Lui. Per questo si afferma anche
di credere nella Chiesa una, santa, cattolica, apostolica.
LA PREGHIERA UNIVERSALE
Nella preghiera universale, o preghiera dei fedeli, il popolo risponde in certo modo alla parola di Dio accolta con fede e, esercitando il proprio sacerdozio
battesimale, offre a Dio preghiere per la salvezza di tutti. (OGMR) Per questo motivo essa è, in primo luogo, ascolto del mondo e delle sue necessità che vengono presentate a Dio in maniera essenziale, con poche parole. La successione delle intenzioni è la seguente:
a) per le necessità della Chiesa;
b) per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo;
c) per quelli che si trovano in difficoltà;
d) per la comunità locale.
In qualche celebrazione particolare come la Confermazione, il Matrimonio, le Esequie, la successione delle intenzioni può essere adattata alla circostanza. Il celebrante guida la preghiera, la introduce con
una breve monizione - nella quale invita i fedeli a pregare - e la conclude con un’orazione. L’assemblea, stando in piedi, esprime la sua supplica con una invocazione comune dopo la formulazione di ogni intenzione, oppure pregando in silenzio.
* Per il commento al Credo cfr Catechismo della Chiesa Cattolica.
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Animare la Liturgia
Preghiera
Animazione liturgie eucaristiche festive
Preghiera
4 aprile 2010
Domenica di Pasqua
RISURREZIONE DEL SIGNORE
Idea luce
Cristo ha vinto la morte per donare a noi la vita.
Introduzione
Celebriamo la Risurrezione del Signore nella domenica più importante di tutto l’anno liturgico. Oggi è il giorno del Signore, il giorno della
sua vittoria definitiva sul peccato e sulla morte. Ci ritroviamo numerosi nelle nostre chiese ad ascoltare gli avvenimenti di “quel giorno dopo il sabato”, a scambiarci gli auguri. Riscopriamo le ragioni profonde
della nostra fede, riscopriamo il valore della Risurrezione nella nostra
vita di ogni giorno, riscopriamo la forza della nostra testimonianza nel
mondo, che più che mai ha bisogno di aprirsi ad un destino di vita
eterna.
I Lettura
Liturgia della Parola
At 10, 34a.37-43
Le parole dell’apostolo Pietro sono parte del suo discorso nella
casa del centurione romano Cornelio, “uomo pio e timorato di
Dio”. Esse sono la testimonianza diretta e appassionata della vicenda di Gesù di Nazareth, il Risorto.
Salmo 117
II Lettura
Col 3, 1-4
L’apostolo Paolo ci ricorda che nel Battesimo siamo stati immersi nella morte e nella risurrezione di Cristo. Questo ha cambiato
per sempre la prospettiva della nostra esistenza e deve continuamente caratterizzare la nostra vita di cristiani.
Vangelo
Gv 20, 1-9
Traccia di riflessione
Quel giorno “dopo il sabato” tutto cambiò per sempre, tutto divenne una cosa nuova. Lo abbiamo pregato nel salmo responsoriale: “Ecco l’opera del Signore: una
meraviglia ai nostri occhi. Questo è
72
il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo”. Quelli
che videro, credettero e compresero le parole che Gesù aveva
detto loro e cioè che doveva risuscitare dai morti. La loro testimo-
-
Dio non fa preferenze di persone (cfr
At 10,34 ss.). Il Dio della Vita, tre
volte Santo, ci chiama a seguirlo
fino in fondo e la meta non è la
Croce ma quella tomba vuota da
cui tutto ha inizio. Abbandoniamo le nostre resistenze, i nostri
dubbi, le nostre reticenze e viviamo protesi verso le cose di lassù,
che non ci distolgono dalle cose
della terra ma ci rendono capaci
di uno sguardo attento, che sa coglierne il senso più vero. È la Pasqua del Signore! Può essere la
nostra Pasqua, il nostro passaggio ad una vita santa, una vita da
cristiani autentici e credibili.
Preghiera dei fedeli
Per la Chiesa universale, perché annunci senza sosta che Gesù è Risorto dai morti per donare a tutti una vita nuova, una vita piena,
una vita eterna, preghiamo.
Per quanti ancora oggi perseguitano i seguaci di Cristo Risorto, perché si convertano al suo messaggio di amore e di fraternità universale, preghiamo.
Per quanti vivono nel buio della sofferenza fisica e spirituale, perché siano raggiunti dalla luce, dalla pace e dalla certezza della vittoria di Cristo sulla morte, preghiamo.
Per noi qui riuniti, perché la gioia della Pasqua trasformi le nostre
relazioni personali, familiari e comunitarie per testimoniare al mondo che Cristo Risorto è vivo in mezzo a noi, preghiamo.
Dialogo eucaristico
Gesù Eucaristia, risorto e vivo nei nostri cuori, ti ringraziamo per il dono della Risurrezione, che ha riaperto a noi le porte del Cielo. Risorgi in tutte le situazioni di morte della nostra esistenza, nelle fatiche quotidiane delle nostre
famiglie, nei disagi dei nostri giovani, nelle solitudini dei nostri malati e dei
nostri anziani. Dona a tutti la tua pace e la tua gioia. Amen.
Idea guida
Corriamo dai fratelli per condividere con loro la gioia della Pasqua.
73
Animazione liturgie eucaristiche festive
nianza ha attraversato i secoli per
giungere oggi fino a noi e per
inondarci di una gioia indicibile:
il Signore è davvero risorto!
Niente può essere come prima,
niente può oscurare il nostro cielo, niente può trattenerci dal correre incontro a Dio. Lasciamoci
coinvolgere da questa novità di
vita, che è la Risurrezione. Noi
che siamo i figli della Risurrezione, noi che in Cristo siamo già risorti. E troviamo il coraggio di
annunciare questa speranza certa
a tutti, ovunque e con ogni mezzo, come l’apostolo Pietro, che sa
che Cristo è il Signore di tutti e che
Preghiera
Animazione liturgie eucaristiche festive
Preghiera
11 aprile 2010
II Domenica di Pasqua
DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA
Idea luce
La Divina Misericordia è il dono del Signore crocifisso e risorto.
Introduzione
In questa II domenica di Pasqua si celebra la Domenica della Divina Misericordia, istituita dal Servo di Dio Giovanni Paolo II nell’anno 2000.
Credere nella misericordia significa credere nell’amore di Dio, che per
la nostra salvezza non ha risparmiato il suo unico Figlio. Questo atto di
amore senza misura, incondizionato e fedele ha mutato radicalmente le
sorti dell’umanità, della nostra esistenza e la storia del mondo. Lasciamoci condurre dalla liturgia nel cuore di questo mistero d’amore.
Atto penitenziale
Signore, fonte inesauribile della Vita che ha sconfitto la morte per sempre,
abbi pietà di noi.
Cristo, Agnello immolato sul Golgota e Re immortale nei secoli, abbi pietà di noi.
Signore, buono e grande nell’amore, ricco di misericordia, abbi pietà di noi.
I Lettura
Liturgia della Parola
At 5, 12-16
La testimonianza degli Apostoli a Gerusalemme è accompagnata da segni e prodigi, che confermano la Risurrezione di Cristo e
la potenza del suo amore misericordioso, che continua a chinarsi sui mali degli uomini e li guarisce tutti.
Salmo 117
Ap 1, 9-11a; 12-13; 17-19
II Lettura
Come l’apostolo Giovanni, anche noi siamo invitati a volgere il
nostro sguardo verso il Figlio dell’uomo - crocifisso e risorto - e
ad ascoltare la sua voce. Egli è il Vivente e ci rassicura con la sua
presenza e con la sua parola.
Vangelo
Gv 20, 19-31
Traccia di riflessione
Il racconto del primo incontro di
Gesù con gli Apostoli dopo la sua
Risurrezione è estremamente reali74
stico, perfino crudo nei suoi particolari. È certamente carico di emozioni, che ancora oggi possiamo
-
chiede di confidare in Lui. Chi cerca la pace, non può che trovarla nel
cuore trafitto di Gesù, da cui l’amore misericordioso di Dio si irradia e
si riversa sull’umanità intera. Dalle
mani e dal fianco, che portano ancora i segni della crocifissione, scaturisce il dono di rimettere i peccati, che viene affidato in modo particolare agli Apostoli e ai loro successori. Tutti noi, però, siamo chiamati
ad essere misericordiosi e strumenti di riconciliazione nelle nostre relazioni personali, nelle nostre famiglie, nei luoghi ordinari della nostra
vita quotidiana. Ce n’è un gran bisogno, dappertutto. Questa è una
delle priorità del nostro essere cristiani nella Chiesa e nel mondo.
Preghiera dei fedeli
Per il Papa, i Vescovi e i sacerdoti, perché in questo Anno Sacerdotale siano ministri instancabili e fedeli della Divina Misericordia
con la tenerezza e l’accoglienza di Dio Padre e di Gesù Buon Pastore, preghiamo.
Per i governanti delle nazioni, perché nelle loro scelte politiche si
ispirino ai valori universali della pace e della solidarietà tra le persone e i popoli, garantendo la libertà religiosa di tutti, preghiamo.
Per quanti si dedicano alla cura dei malati nella loro professione o nel
volontariato, perché sappiano servire le persone nelle loro esigenze
materiali e nel loro bisogno di dignità e di vicinanza, preghiamo.
Per tutti noi, perché l’esperienza dell’ascolto della Parola e della comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo Risorto ci trasformi in testimoni gioiosi della Divina Misericordia, preghiamo.
Dialogo eucaristico
Gesù Eucaristia, ti rendiamo grazie per il tuo amore fedele ed eterno per il
quale resti sempre con noi nel Pane e nel Vino consacrati sull’altare. Il tuo
amore è più forte del peccato e della morte e continua a rivelarsi a noi come
misericordia infinita del Padre nelle vicende quotidiane della nostra esistenza.
Gesù, noi confidiamo in te e fiduciosi ci abbandoniamo nelle tue mani. Amen.
Idea guida
Diciamo ai fratelli di rivolgersi con fiducia alla Divina Misericordia.
75
Animazione liturgie eucaristiche festive
condividere: lo stupore e l’incredulità ma soprattutto la gioia e la consolazione. Il primo dono di Gesù
Risorto ai suoi è la pace, quella pace che non va trattenuta per se stessi ma va subito annunciata e donata a tutti. Per questo li manda nel
mondo, per essere strumenti della
sua pace. La pace, che è il frutto della riconciliazione, che è il dono della divina misericordia, che è il segno della presenza dello Spirito
Santo nei nostri cuori. Anche noi,
forse, come Tommaso vogliamo
toccare per credere o meglio ne abbiamo bisogno ma, comunque sia,
l’importante è riconoscere in Cristo
il nostro Signore e il nostro Dio e
dare ascolto alla sua voce, che ci
Preghiera
Animazione liturgie eucaristiche festive
Preghiera
18 aprile 2010
III Domenica di Pasqua
III SETTIMANA DEL SALTERIO
Idea luce
Gesù Risorto ci chiede un amore incondizionato.
Introduzione
La liturgia di questa terza domenica di Pasqua è ancora colma della
presenza di Gesù Risorto che opera nella comunità degli Apostoli e li
conferma nella loro missione. Il conferimento a Pietro e ai suoi successori del compito di condurre il gregge del Signore ci richiama sulla nostra adesione e sulla nostra obbedienza alla Chiesa e ai suoi insegnamenti. In Pietro il servizio è frutto dell’amore: anche il nostro amore a
Cristo deve esprimersi in scelte concrete di servizio ai fratelli.
Atto penitenziale
Signore, che sei nostra Pasqua e nostra salvezza, abbi pietà di noi.
Cristo, che sei degno di ogni lode, gloria e potenza, abbi pietà di noi.
Signore, che sai tutto e sai che noi ti amiamo, abbi pietà di noi.
I Lettura
Liturgia della Parola
At 5, 27b-32; 40b-41
La comunità degli apostoli a Gerusalemme subisce ben presto la
stessa persecuzione del Maestro. In questa pagina degli Atti degli Apostoli assistiamo ad un interrogatorio davanti al sinedrio
ed è Pietro a prendere la parola a nome di tutti per proclamare la
fede nella risurrezione di Cristo.
Salmo 29
II Lettura
Ap 5, 11-14
L’Agnello immolato, nella visione dell’apostolo Giovanni, è il Cristo morto e risorto nella pienezza della sua gloria. L’intera creazione è a lui sottomessa e canta in eterno le sue lodi. Annunciamo con
la nostra vita il primato dell’amore di Dio su tutte le cose.
Vangelo
Gv 21, 1-19
Traccia di riflessione
Nel suo terzo incontro con i discepoli dopo la Risurrezione, Gesù
manifesta la sua premurosa pre76
senza nella comunità cristiana,
specialmente nei momenti di difficoltà. La scena è molto complessa
-
a cingersi i fianchi e a gettarsi in
mare. Sulla riva, Gesù mostra tutta
la tenerezza del suo amore nella
cena che, ancora una volta, ha preparato per i suoi amici. Poi, l’ultimo dialogo con Simon Pietro, che
non è il migliore dei dodici, che
certamente non è stato il più fedele ma che è il prescelto per continuare a condurre la barca della
Chiesa sul mare del mondo e della
storia. “Mi ami tu più di costoro?”. È
la domanda che mette a nudo ogni
cristiano di fronte a Cristo e di
fronte a ogni chiamata a seguirlo
nel cammino dell’amore. Ogni
missione nella Chiesa richiede
questo “di più” di amore, questa
resa incondizionata a Colui che ci
ha amati per primo fino alla fine.
Preghiera dei fedeli
Per la Chiesa, barca di Pietro che da oltre duemila anni naviga sul
mare della storia, perché sia salda nella fede in Dio e accogliente
verso tutti gli uomini, preghiamo.
Per il Papa, i Vescovi e i sacerdoti, perché rinnovino ogni giorno il
loro amore incondizionato a Cristo, che li ha scelti quali successori
di Pietro e degli Apostoli a pascere il suo gregge, preghiamo.
Per le autorità civili, perché tutelino sempre la libertà religiosa e la
garantiscano da ogni forma di persecuzione e di mancanza di rispetto, preghiamo.
Per noi qui riuniti e per la nostra comunità, perché nei momenti di
difficoltà sappiamo riconoscere la presenza di Cristo Risorto in
mezzo a noi, che ci conferma nel nostro servizio alla Chiesa e al
mondo, preghiamo.
Dialogo eucaristico
Gesù Eucaristia, ancora una volta hai preparato per noi la tua cena e ci siamo
nutriti del tuo Pane e del tuo Vino. Ti ringraziamo, perché la tenerezza del tuo
amore non ci fa mai mancare il nutrimento necessario a sostenere la fatica del
cammino. Tu che ci ami più di chiunque altro, rendici capaci di amarti sopra
ogni cosa con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le nostre forze. Amen.
Idea guida
Siamo nel mondo il segno della presenza di Gesù Risorto.
77
Animazione liturgie eucaristiche festive
e gli studiosi biblici ritengono che
l’intero capitolo 21 sia stato aggiunto al Vangelo di Giovanni successivamente. Si tratta, in ogni caso, di una pagina di straordinaria
bellezza e di fondamentale importanza nella vita della Chiesa, che
va letta anche nel suo intenso significato simbolico. Su iniziativa
di Pietro, gli apostoli vanno a pescare nel mare di Tiberiade senza
successo. La notte e la pesca infruttuosa fanno pensare ad un momento di crisi della comunità missionaria, che non riesce a realizzare il progetto di Dio. Ma ecco che
sul far del giorno la parola di Gesù
Risorto rivela cosa fare. È il discepolo amato a riconoscere per primo il Signore ma è Pietro ad agire,
Preghiera
Animazione liturgie eucaristiche festive
Preghiera
25 aprile 2010
IV Domenica di Quaresima
IV SETTIMANA DEL SALTERIO
47° Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni
Tema: “Ho una bella Notizia! io l´ho incontrato... “
Idea luce
Abbiamo un Pastore Buono, che ci guida con il suo amore.
Introduzione
La Quarta domenica di Pasqua è tradizionalmente detta del “Buon Pastore”, perché ci presenta proprio questa icona di Cristo, che diventa
ancora più eloquente dopo la sua morte e Risurrezione. Gesù è il Buon
Pastore, che dà la vita per le pecore; è l’Agnello immolato, che raduna
nel suo nome tutte le genti. Celebriamo la 47° Giornata mondiale di
Preghiera per le Vocazioni con l’intenzione particolare di chiedere al
Signore guide sicure e pastori buoni per la sua Chiesa.
Atto penitenziale
Signore, che hai per noi e per tutti parole di vita eterna, abbi pietà di noi.
Cristo, che sei il Buon Pastore della tua Chiesa , abbi pietà di noi.
Signore, che raduni in un solo gregge tutti i tuoi figli, abbi pietà di noi.
I Lettura
Liturgia della Parola
At 13, 14.43-52
La gioia dei pagani di essere pieni di Spirito Santo si contrappone alla gelosia dei Giudei, che non sanno e non vogliono accogliere la novità dell’annuncio di Paolo e Barnaba. Non ci sono limiti all’azione di grazia della Parola di Dio, che converte i cuori
e illumina le menti.
Salmo 99
II Lettura
Ap 7, 9.14b-17
La moltitudine immensa di ogni nazione, razza, popolo e lingua
richiama alla universalità della chiamata alla salvezza nella
Chiesa. L’umanità intera è l’unico gregge dell’Agnello, che tutti
vuole condurre alle fonti della vita eterna.
Vangelo
Gv 10, 27-30
Traccia di riflessione
L’immagine del Buon Pastore è la
prima usata dai cristiani per rap78
presentare Gesù, fin dal III secolo
nelle catacombe, molto prima del
-
nostra appartenenza a Lui solo è
ciò che spinge ad abbandonarsi
completamente nelle sue mani. È
ciò che determina e alimenta ogni
vocazione, in particolate quelle di
speciale consacrazione, che diventano “luce per le genti” e “strumento di salvezza”. Il tema della
odierna Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è “Ho una
bella notizia! Io l’ho incontrato”. Chi
ha incontrato davvero il Risorto,
Gesù Buon Pastore, non può tenere
per sé la gioia di questa esperienza,
che è per tutti ma di fatto è di quelli che sanno accoglierla, che sanno
ascoltare la voce del Maestro ed
hanno il coraggio di seguirlo.
Preghiera dei fedeli
Per la Chiesa, gregge del Signore, perché raccolga nell’unità ogni
nazione, razza, popolo e lingua per proclamare le meraviglie dell’amore di Dio e della sua salvezza, preghiamo.
Per il Papa, i Vescovi e i sacerdoti, perché come il Buon Pastore sappiano custodire e ammaestrare le pecore loro affidate fino a dare la
vita, preghiamo.
Per i giovani in ricerca della loro vocazione, perché riconoscano la
voce del Maestro, che li chiama ad affidarsi alla sua mano forte, da
cui nessuno li potrà mai rapire, preghiamo.
Per tutti noi, perché vivendo in pienezza la nostra particolare vocazione diventiamo nel mondo i testimoni gioiosi e credibili della bella notizia del Vangelo, preghiamo.
Dialogo eucaristico
Gesù Eucaristia, abbiamo riconosciuto e ascoltato la tua voce che ci ha attirato a Te, Pastore Buono, che nel cammino della vita non ci fa mai mancare la
sua presenza e la sua guida. Tu, che ci conosci fino in fondo e ci chiami uno ad
uno per nome, tienici nel palmo della tua mano, stretti al tuo cuore. Suscita
nella tua Chiesa vocazioni sante, che sappiamo rispondere con amore alla tua
chiamata di amore. Amen.
Idea guida
Annunciamo ai fratelli la bella notizia dell’incontro con Cristo.
79
Animazione liturgie eucaristiche festive
crocifisso. Essa porta con sé tutta la
ricchezza dell’immagine biblica
del pastore, presente nei Profeti e
nei Salmi, che alla luce del Vangelo
va letta in chiave messianica come
prefigurazione di Cristo. Lui stesso
parla di sé utilizzando questa immagine, che ritroviamo oggi nel
Vangelo di Giovanni, che abbiamo
ascoltato. In particolare, vediamo
qui descritto il rapporto tra il pastore e le sue pecore come un rapporto di conoscenza profonda, di
fiducia, di fedeltà, di sacrificio. Le
parole di Gesù sono semplici e
chiare e riempiono il cuore di rassicurazione. La certezza del suo
amore, della sua presenza e della
Preghiera
47ª GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
25 APRILE 2010
E
“La testimonianza suscita vocazioni”
Elemento fondamentale e riconoscibile di ogni vocazione al sacerdozio e alla consacrazione è l’amicizia con Cristo. Gesù viveva in costante unione con il Padre, ed è
questo che suscitava nei discepoli il desiderio di vivere la stessa esperienza, imparando
da Lui la comunione e il dialogo incessante con Dio. Se il sacerdote è l’ “uomo di Dio”,
che appartiene a Dio e che aiuta a conoscerlo e ad amarlo, non può non coltivare una
profonda intimità con Lui, rimanere nel suo amore, dando spazio all’ascolto della sua
Parola. La preghiera è la prima testimonianza che suscita vocazioni. Come l’apostolo
Andrea, che comunica al fratello di aver conosciuto il Maestro, ugualmente chi vuol essere discepolo e testimone di Cristo deve averlo “visto” personalmente, deve averlo conosciuto, deve aver imparato ad amarlo e a stare con Lui.
Altro aspetto della consacrazione sacerdotale e della vita religiosa è il dono totale
di sé a Dio. Scrive l’apostolo Giovanni: “In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1 Gv 3,16). Con queste parole, egli invita i discepoli ad entrare nella stessa logica di Gesù che, in tutta la sua esistenza, ha compiuto la volontà del Padre fino al dono
supremo di sé sulla croce. Si manifesta qui la misericordia di Dio in tutta la sua pienezza; amore misericordioso che ha sconfitto le tenebre del male, del peccato e della morte. L’immagine di Gesù che nell’Ultima Cena si alza da tavola, depone le vesti, prende
un asciugamano, se lo cinge ai fianchi e si china a lavare i piedi agli Apostoli, esprime
il senso del servizio e del dono manifestati nell’intera sua esistenza, in obbedienza alla
volontà del Padre (cfr Gv 13,3-15). Alla sequela di Gesù, ogni chiamato alla vita di speciale consacrazione deve sforzarsi di testimoniare il dono totale di sé a Dio. Da qui scaturisce la capacità di darsi poi a coloro che la Provvidenza gli affida nel ministero pastorale, con dedizione piena, continua e fedele, e con la gioia di farsi compagno di
viaggio di tanti fratelli, affinché si aprano all’incontro con Cristo e la sua Parola divenga luce per il loro cammino.
Infine, un terzo aspetto che non può non caratterizzare il sacerdote e la persona consacrata è il vivere la comunione. Gesù ha indicato come segno distintivo di chi vuol essere suo discepolo la profonda comunione nell’amore: “Da questo tutti sapranno che
siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). In modo particolare, il sacerdote dev’essere uomo di comunione, aperto a tutti, capace di far camminare
unito l’intero gregge che la bontà del Signore gli ha affidato, aiutando a superare divisioni, a ricucire strappi, ad appianare contrasti e incomprensioni, a perdonare le offese. […] Ogni presbitero, ogni consacrato e ogni consacrata, fedeli alla loro vocazione,
trasmettono la gioia di servire Cristo, e invitano tutti i cristiani a rispondere all’universale chiamata alla santità. Pertanto, per promuovere le vocazioni specifiche al ministero
sacerdotale ed alla vita consacrata, per rendere più forte e incisivo l’annuncio vocazionale, è indispensabile l’esempio di quanti hanno già detto il proprio “sì” a Dio e al progetto di vita che Egli ha su ciascuno. La testimonianza personale, fatta di scelte esistenziali e concrete, incoraggerà i giovani a prendere decisioni impegnative, a loro volta,
che investono il proprio futuro. Per aiutarli è necessaria quell’arte dell’incontro e del dialogo capace di illuminarli e accompagnarli, attraverso soprattutto quell’esemplarità dell’esistenza vissuta come vocazione.
dal Messaggio di Benedetto XVI - © Editrice Vaticana
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11 aprile 2010 II Domenica di Pasqua