°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° http://www.ilsussidiario.net/ LETTURE Pirandello e Dante non si lasciano incantare dalle luci di Natale martedì 23 dicembre 2014 Valerio Capasa Le luci di Natale inondano le nostre strade, un secolo dopo che un personaggio del Fu Mattia Pascal, parlando della «lampadina della fede», osservava che «se questa lampadina manca, noi ci aggiriamo qua, nella vita, come tanti ciechi, con tutta la luce elettrica che abbiamo inventato!». In effetti, nell'affollamento delle città, «chi va di qua, chi di là, chi torna indietro, chi si raggira; nessuna più trova la via: si urtano, s'aggregano per un momento in dieci, in venti; ma non possono mettersi d'accordo, e tornano a sparpagliarsi in gran confusione, in furia angosciosa: come le formiche che non trovino più la bocca del formicajo, otturata per ispasso da un bambino crudele. Mi pare, signor Meis, che noi ci troviamo adesso in uno di quei momenti. Gran bujo e gran confusione! Tutti i lanternoni, spenti. A chi dobbiamo rivolgerci?». L'incessante lavoro della ragione è trovare una via, cercare di fare chiarezza sulle cose, di vedere il senso di quello che accade. Ma i propri «lanternini» non riescono a raccapezzarsi nel buio che ci stringe, e in cui si ingolfano certe giornate: le nostre parole intelligenti non illuminano la vita che affanna, come non ci aiutano i «lanternoni», ossia gli ideali che ormai ci appaiono «astratti». «A chi dobbiamo rivolgerci?»: servirebbe l'aiuto di non si sa chi, perché tanta è la confusione del mondo in cui ci troviamo a barcamenarci, tale è la fatica che ci spossa, così improvvisi sopraggiungono i tracolli che travolgono noi e gli altri uomini, così lontana esistenzialmente è la domanda di senso rispetto alla frequentemente sperimentata prossimità dell'insensatezza, che a questo punto appare ridicolo illudersi che davvero la nostra fioca ragione possa considerarsi un "lume". Non sono pochi gli scrittori che hanno scelto, per rappresentare l'uomo del nostro tempo, la metafora del "cieco": «Donde venni non so; né dove io vada / saper m'è dato», ammette Il cieco di Giovanni Pascoli. Una guida dovrà pur esserci, e serve urgentemente, ma «Egli è fuggito; è vano che l'insegua / per l'ombra il suono delle mie parole!». Resiste tuttavia, inestirpabile, «la sempre aspettata alba d'un sole, / che di là brilla!». Il cieco di Pascoli esplode allora in una raffica di interrogativi brucianti: «Ma forse uno m'ascolta; uno mi vede, / invisibile. Sé dentro sé cela. / Sogghigni? piangi? m'ami? odii? Siede / in faccia a me. Chi che tu sia, rivela / chi sei: dimmi se il cuor ti si compiace / o si compiange della mia querela!». La nostra cecità non esclude infatti che qualcun altro possa guardarci, e rivelarci se ride della nostra sperdutezza o se ne commuove: «Chi che tu sia, che non vedo io, che vedi / me, parla dunque: dove sono?». Disorientati nei confronti della vita, «mentre a noi tutt'intorno tu canti, sbraiti e ridi / atrocemente presa dal piacere» — è Baudelaire a immortalare il turbinio delle città — si fa strada talvolta, anche involontariamente, una strana inquietudine, che non ci lascia appagati né dello shopping prenatalizio né delle (ormai non troppo diffuse) calde atmosfere familiari di questi giorni. E come ciechi finiamo per alzare lo sguardo alla ricerca di qualcosa di diverso, che ci strappi dal soffocamento e ci mostri quale sia il senso, la verità, di questa esistenza: «cosa mai cercano, tutti quei ciechi, in Cielo?». La domanda di Baudelaire apre una prospettiva tanto necessaria quanto dimenticata, per noi che rincorriamo sempre, nei ghirigori del cervello, tutti i pro e i contro, tutti i bilanci e le spiegazioni. Che insomma, pretendiamo di spiegarci le cose, di domandarci e di risponderci, di giocarci una partita tutta mentale, quando invece la realtà sconfina, è più grande della nostra testa. È uno dei passaggi della Divina Commedia da cui, ancora sette secoli dopo, non si può tornare indietro: «Matto è chi spera che nostra ragione / possa trascorrer la infinita via / che tiene una sustanza in tre persone». La nostra ragione non riesce a incamminarsi — non c'è niente da fare — nell'«infinita via» del mistero, né in quello della Trinità né in nessun altro. «State contenti, umana gente, al quia», continua Virgilio nel III canto del Purgatorio: che non è un invito a fermarsi, ad accontentarsi, tutt'altro! È il realismo di chi guarda quello che c'è (il quia), anche quando non sa spiegarselo; «ché, se potuto aveste veder tutto, / mestier non era parturir Maria». Se l'uomo potesse vedere tutto, se l'uomo potesse trovare, pensandoci, la risposta alle domande che la realtà gli tira addosso, non ci sarebbe stato bisogno che Maria partorisse. A cosa serve il Natale, allora? Dante tronca subito la questione: senza Gesù, non riesci a vedere la realtà. Se tu ci riuscissi già, Dio cosa si sarebbe incarnato a fare? Drammatica controprova: «e disïar vedeste sanza frutto / tai che sarebbe lor disio quetato, / ch'etternalmente è dato lor per lutto: / io dico d'Aristotile e di Plato / e di molt' altri». Ci sono stati uomini così intelligenti e così desiderosi, come Aristotele e Platone, che, se fossero sufficienti la propria intelligenza e il proprio desiderio a capire la realtà fino al suo significato, sicuramente ce l'avrebbero fatta. Invece noi abbiamo visto uomini simili che hanno desiderato fortemente ma «sanza frutto», che sono rimasti inquieti, e che per sempre scontano la pena del loro desiderio non corrisposto: un desiderio che si trasforma in «lutto». Già nel IV canto dell'Inferno Virgilio aveva descritto la triste nobiltà delle intelligenze più vive dicendo che «sanza speme vivemo in disio»: perché un desiderio che non incontra una risposta muore di disperazione, non spera più che qualcosa possa avverarlo. Non ci basta la scaltrezza della nostra mente per vivere bene, sarebbe una follia anche solo sperarlo. Maria però ha partorito, per farci finalmente vedere. Natale è una questione di conoscenza delle cose, innanzitutto: della verità delle cose («li antichi la veritade non videro», insiste Dante nel Convivio), di cui questo evento riaccende il desiderio. Due atteggiamenti aiutano ad accorgercene. Il primo è il turbamento, oltre che di Pascoli, di Pirandello e di Baudelaire, anzitutto di Virgilio, che dopo aver accennato a quel feroce desiderio dei più acuti tra gli uomini, «chinò la fronte, / e più non disse, e rimase turbato»: triste e umile al tempo stesso, quel turbamento lo conosce bene chi sa di non avercela fatta, di non farcela, a spiegare la vita, chi non presume di elargire le sue perle di saggezza (e Virgilio è il «maestro» di Dante forse proprio per questo: perché non sa spiegargli la vita, però può offrirgli la sua impotenza). Il secondo appare l'esatto contrario del chinar la fronte, e ne è invece il passo successivo: alzare lo sguardo, proprio come I ciechi di Baudelaire. Nel III del Purgatorio, mentre Virgilio, «tenendo 'l viso basso / essaminava del cammin la mente», Dante invece «mirava suso intorno al sasso». Ed è lui che guarda a notare l'arrivo di chi li aiuterà a scalare la montagna: «"Leva", diss'io, "maestro li occhi tuoi"». Se Virgilio si conferma un vero maestro perché sa farsi discepolo del suo discepolo, a Natale tocca a noi non aver paura del buio delle cose: quello non è un problema, la presunzione di ingabbiarlo nelle proprie idee sì. Con gli occhi che abbiamo, nell'oscurità che ci assedia, anziché cederle, possiamo andare a vedere «parturir Maria», e trovarci, come si vede in tante natività, nel fascio di luce che viene dal bambino: «luce che allumina noi ne le tenebre», dice il Convivio. Magari succede anche a noi, come racconta Agostino, che «egli fu guardato, e allora vide». °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° http://www.treccani.it/ Santa Claus nel "ciclo dei dodici giorni": una lettura antropologica Babbo Natale è vestito di rosso scarlatto: è un re. La sua barba bianca, le sue pellicce e i suoi stivali, la slitta nella quale viaggia, evocano l’inverno. Lo si chiama “Babbo” ed è vecchio, quindi incarna la forma benevola dell’autorità. […] In realtà, questo essere soprannaturale e immutabile, fissato una volta per tutte nella sua forma […], è la divinità di una classe di età della nostra società, e la sola differenza tra Babbo Natale e una divinità è che gli adulti non credono in lui, sebbene incoraggino i bambini a crederci e alimentino tale credenza con molte mistificazioni. (Claude Lévi-Strauss, Babbo Natale suppliziato, in Razza e storia e altri studi di antropologia, Torino 1967, p. 254) 20/12/2010 - Un episodio di cronaca apparentemente irrilevante, ma che trovò ampio risalto sui quotidiani della Francia di metà Novecento, è stato oggetto di una delle poche analisi sulla figura di Babbo Natale che l’antropologia abbia prodotto, e che reca la firma di Claude Lévi-Strauss. Nel folgorante saggio Babbo Natale suppliziato lo studioso francese chiama a tema di studio l’articolato processo della “costruzione della tradizione”, individuandolo però entro un campo di analisi sotto gli occhi di tutti, tanto familiare da essere quasi impenetrabile al nostro pensiero critico, che pure si è a lungo esercitato in riflessioni complesse sull’altro, sul lontano, sul “primitivo”. La notizia che ha stimolato Lévi-Strauss a rivolgere lo sguardo sul “noi” apparve il 24 dicembre 1951 sul quotidiano «France Soir»: Babbo Natale è stato impiccato ieri pomeriggio alle grate della cattedrale di Digione e bruciato pubblicamente sul sagrato. Questa spettacolare esecuzione si è svolta alla presenza di molte centinaia di bambini dei patronati. Era stata decisa in accordo con il clero, che aveva condannato Babbo Natale come usurpatore ed eretico. L’accusa rivoltagli era di paganizzare la festa del Natale e di essersi insediato in essa come un cuculo occupandovi sempre maggior posto. Gli viene rimproverato soprattutto di essersi introdotto in tutte le scuole pubbliche da cui il presepio è completamente bandito. L’olocausto ordinato dalle autorità ecclesiastiche come contromisura all’offuscamento del senso cristiano della Natività serve all’antropologo per tentare di decostruire l’intricata rete di carichi semantici che, in tempi e luoghi diversi, si sono integrati e giustapposti fino a comporre la figura del bonario e munifico vecchio che conosciamo sotto il nome di Babbo Natale / Santa Claus, alcuni aspetti del cui “culto” – dopo il decremento della ritualità collettiva registratosi negli anni Settanta-Ottanta – hanno in anni recenti subìto una rilevante amplificazione presso le società industrializzate. In particolare, il consumo vistoso individuato da Thorstein Bunde Veblen come comportamento economico preferenziale della classe agiata si è stratificato sui preesistenti valori del dono come elargizione e indicatore di reciprocità, assecondando in ciò il modello dominante del consumismo di matrice nordamericana. Non a caso è proprio negli Stati Uniti che, dopo un percorso lunghissimo iniziato nella Roma dei Saturnali, la figura di Santa Claus ha definitivamente acquisito la strumentazione espressiva e i caratteri iconografici che oggi la caratterizzano. In realtà, l’ascendente diretto di Santa Claus è un personaggio storico, il vescovo Nicola di Mira, vissuto forse nel IV secolo d.C. ma il cui culto assunse un certo rilievo in Oriente nel VI secolo e in Occidente (Roma e Italia meridionale, Germania, Francia e poi Inghilterra) a partire dal IX, fondandosi su un sostrato di religiosità pagana e nascendo probabilmente dal processo di cristallizzazione delle feste collegate al solstizio d’inverno, che nell’antica Roma erano presiedute da Saturno. I Saturnali venivano celebrati nella settimana tra il 17 e il 20 dicembre, prolungandosi in epoca imperiale fino al 24: era questa una fase liminare e potenzialmente rischiosa, connessa con la morte e la rinascita simbolica del Sole, il cui culto venne introdotto nella seconda metà del III secolo e istituzionalizzato da Aureliano con la festa del Dies natalis invicti solis, fissata il 25 dicembre. Qualche giorno dopo iniziavano le feste in onore di Giano e della dea Strenia, nel corso delle quali era pratica usuale lo scambio di doni (strenae in onore della divinità femminile, da cui il termine strenna ancora oggi in uso). Nel timore che i nuovi culti ostacolassero la diffusione del cristianesimo, la Chiesa romana stabilì in quella stessa data la ricorrenza della nascita di Cristo, agevolando di fatto confluenze e sincretismi tra riti pagani e festività cristiana. Tempo di marginalità che la festa sottraeva al divenire storico, quello che lo storico delle religioni Arnold van Gennep ha definito il “ciclo dei dodici giorni” – composto da quelli compresi tra Natale e Capodanno – era un periodo di sospensione dal quotidiano e di inversione e rovesciamento dei ruoli, quindi anche di rafforzamento dei tabu: come segnala l’antropologa E. Stefania Tiberini, nei Saturnali così come nel culto a San Nicola la ricorrenza solstiziale segnala una presenza della morte che si esorcizza nell’elargizione di offerte di doni ai bambini in ragione della loro posizione pre-sociale e pre-iniziatica, e dunque più vicina al nodo problematico della non-vita. I bambini sarebbero dunque un varco nella barriera che divide i morti dai viti, e le questue infantili – elemento ricorrente in queste celebrazioni, così come nella statunitense festa di Halloween e nel Día de los Muertos del Messico – sembrano confermare questa adiacenza della morte al mondo dell’infanzia, sancendo una relazione di complementarietà tra esistenze terrene e presenze che popolano l’aldilà. Mediatore di questa precaria alleanza sembra farsi anche Santa Claus, corruzione olandese di Sanctus Nicolaus (ma noto nel mondo germanico come Niklaherr, Samichlaus, Sanda Klaus) e versione esportata in America dalle migrazioni dal XVII secolo: e se in Europa settentrionale e nel Nord Italia in quel periodo nell’iconografia di questo personaggio risaltano ancora gli attributi vescovili (il manto rosso, la mitra sul capo), come ha segnalato M. Belpoliti “San Nicola è anche un santo che ha molte facce, discendente dagli spiriti che accompagnano il corteo di Hellequin, il cacciatore che rapisce i bambini e guida il corteo dei morti nelle notti invernali”. In Austria Sankt Nikolaus era accompagnato da Krampus, o Knecht Ruprecht negli altri paesi germanici, essere maligno dotato di due minacciose corna sul capo, di una lingua che gli penzolava dalla bocca e di un sacco in cui imprigionava i bambini capricciosi; tratti e comportamenti comparabili ricorrono frequentemente nelle tradizioni folkloriche dell’Alto Adige e del Tirolo. Americanizzandosi, Santa Claus perde il suo doppio negativo e con esso tutti gli attributi ambigui che in Europa lo connotano come severo garante del processo di inculturazione infantile. Storicamente, questa flessione semantica asseconda il processo di affermazione della vita privata e la crescita del ruolo economico e sociale della famiglia, innestandosi nelle prime fasi dell’industrializzazione e della formazione e consolidamento delle borghesie cittadine. Non è un caso che Santa Claus dismetta in questo stesso periodo gli antichi panni ecclesiastici per assumere le fiabesche fattezze di un vecchio barbuto e grasso, dunque icona di opulenza, serenità e benessere: così lo tratteggia nel 1863 su «Harper's Weekly» la penna del disegnatore statunitense Thomas Nast, dando un volto propriamente statunitense a quel generoso distributore di doni che già Charles Dickens aveva ritratto nel 1843 nel suo celebre Canto di Natale. Da prodigo dispensatore di piccole gioie, Santa Claus inizia progressivamente ad assumere le fattezze di un vero dio delle merci negli anni Trenta, grazie a una campagna pubblicitaria senza precedenti che la Coca-Cola Company ideò per ovviare al divieto – generato da diversi procedimenti penali e da campagne denigratorie sulla presenza di sostanze nocive nella bevanda – di utilizzare a questo scopo immagini di bambini. Il disegnatore di origini svedesi Haddon Sundblom ipercaratterizzò il complesso di segni già allestito da Nast, creando il peculiare codice simbolico che sostanzia l’iconografia contemporanea di Santa Claus. Più che soggiogato dall’ideologia del consumismo, Babbo Natale ne sembrerebbe dunque uno dei prodotti più riusciti. “Espressione di un codice differenziale che distingue i bambini dagli adolescenti e dagli adulti” (LéviStrauss, op. cit., p. 59) e mediatore dei conflitti intergenerazionali, nel processo di mutamenti e risignificazioni lungo il quale la sua identità si è strutturata egli a tutt’oggi disciplina le richieste infantili, incoraggiandone gli eccessi ma circoscrivendoli entro uno spazio temporale ridotto. Sul versante macrosociologico, sovrintendendo al protocollo festivo delle donazioni natalizie, garantisce il perdurare di questa forma occidentale di potlatch che alimenta l’industria del consumo, ma allo stesso tempo riafferma la connotazione familistica e affettiva dello scambio di beni, che rafforza la memoria sociale rendendo i beni materiali cosa diversa da quelle “stampelle a sostegno di uno storpio” che secondo la definizione di Ivan Illich sono le merci. Bibliografia Belpoliti, Marco, Babbo d’America, «La Stampa», 18 dicembre 2001, p. 29. Bennett, William J., The true Saint Nicholas. Why he matters to Christmas, New York, Howard Books, 2009. Corvino, Claudio, Storia e leggende di Babbo Natale e della Befana. Origini, credenze e tradizioni di due mitici portatori di doni, Roma, Newton & Compton, 1999. D’Apremont, Arnaud, Père Noël, Puiseaux, Éditions Pardès, 1999 (trad. it.: La vera storia di Babbo Natale, Torino, L’Età dell’Acquario, 2005). 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I vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno [ ] fu assegnata la data del solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del Sole invincibile). - Nuova enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano (1941) Nel corso della ricerca di informazioni e documenti riguardanti le origini pagane del Natale, quello che stupisce è che la data del 25 dicembre, prima di diventare celebre come compleanno di Gesù , sia stata giorno di festa per i popoli di culture e religioni molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio. Le origini di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è principio della vita sulla terra e che dal principio è stato oggetto di culto e di venerazione: il sole. Agli albori dell’umanità, esisteva un ricco calendario di feste annuali e stagionali e di riti di propiziazione e rinnovamento. I popoli nel periodo primitivo della loro esistenza erano intimamente legati al ciclo della natura poiché da questo dipendeva la loro stessa sopravvivenza. Al tempo, la vita naturale appariva indecifrabile, incombente, potente espressione di forze da accattivarsi; era un mondo magico. L’uomo antico si sentiva parte di quella natura, ma in posizione di debolezza. Per questo, attraverso il rito, cercava di fare amicizia con questa o quella forza insita in essa. Al centro di questo ciclo c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la stella del mattino che determinava i ritmi della fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. Per quest’ultimo, temere che il sole non sorgesse più, vederlo perdere forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso nel cielo, era un’esperienza tragica che minacciava la sua stessa vita. Perciò, doveva essere esorcizzata con riti che avessero lo scopo di evitare che il sole non si innalzasse più o di aiutarlo nel momento di minor forza. È proprio partendo da questa considerazione che possiamo individuare le origini dei rituali e delle feste collegate al solstizio d’inverno. Durante queste feste venivano accesi dei fuochi (usanza che si ritrova nella tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia) che, con il loro calore e la loro luce, avevano la funzione di ridare forza al sole indebolito. Spesso questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati alla riproduzione. Da qui l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e in alcuni casi, come negli antichi riti celtici e germanici, ma anche romani e greci, di accoppiamento durante le feste. Del solstizio d’inverno Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente sole fermo (da sol, sole, esistere, stare fermo). Se ci troviamo nell’emisfero nord della terra, nei giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre possiamo infatti osservare come il sole sembra fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. In termini astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della declinazione, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e invincibile sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo Natale . Questa interpretazione astronomica può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, pare strano, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri. Per fare un esempio, a Maeshowe (Orkneys, Scozia) si erge un tumulo datato (con il metodo del carbone radioattivo) 2750 a.C. All interno del tumulo c’è una struttura di pietra con un lungo ingresso a forma di tunnel. Questa costruzione è allineata in modo che la luce del sole possa scorrere attraverso il passaggio e splendere all’interno del megalite, illuminando in questo modo il retro della struttura. Questo accade al sorgere del sole e al solstizio d’inverno. Delle origini comparate del Dio Sole Pur non avventurandoci in comparazioni religiose che richiederebbero accurati studi, pena l apparire ridicoli, diremo comunque che il 25 dicembre è associato al giorno di nascita o di festeggiamento di personaggi divini risalenti anche a secoli prima di Cristo. Per citarne alcuni: Il dio Horus egiziano I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini di Horus in braccio a Iside ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col bambino, tanto da indurci a credere che in epoca cristiana, per ovvi motivi, alcune rappresentazioni di Iside e Horus, spesso raffigurato come un bambino con la corona solare sul capo, furono probabilmente riciclate . Il dio Mitra indo-persiano Con buona pace della Gatto Trocchi, quello di Mitra fu il culto più concorrenziale al cristianesimo e col quale il cristianesimo si fuse sincreticamente. A proposito, anche Mitra era stato partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva soprannominato il Salvatore . Gli dei babilonesi Tammuz e Shamas Nel giorno corrispondente al 25 dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva festeggiato il dio Sole babilonese Shamash. Il dio solare veniva chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico. Era il dio del Sole, della giustizia e della predizione, in quanto il sole vede tutto: passato, presente e futuro. In Babilonia successivamente comparve il culto della dea Ishtar e di suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole. Allo stesso modo di Iside, anche Ishtar veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia. Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava una aureola di 12 stelle che simboleggiavano i dodici segni zodiacali. È interessante aggiungere che anche in questo culto il dio Tammuz muore per risorgere dopo tre giorni. Dioniso Nei giorni del solstizio d inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, la festa delle donne selvagge . Veniva celebrato il dio che rinasceva bambino dopo essere stato fatto a pezzi. Bacab Era il dio Sole nello Yucatan; si credeva che fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias. Il dio Sole inca Wiracocha Il dio sole inca veniva celebrato nella festa del solstizio d’inverno Inti Raymi (festeggiata il 24 giugno perché nell emisfero sud, essendo le stagioni rovesciate, il solstizio d’inverno cade appunto in giugno). Ovviamente i primi citati in questa rapida carrellata devono aver influito alquanto nella creazione del cristianesimo che, ricordiamolo una buona volta, non fu creato da Cristo. Riguardo invece ai culti solari precolombiani è interessante notare come i tempi e i simboli del sacro siano comuni a civiltà così distanti fra loro. Questo dovrebbe far sorgere più spesso il sospetto di una origine comune delle religioni tramite uno studio comparato delle stesse alla ricerca del significato della vita. Invece, ottusamente ci si continua ad adagiare su fedi antropomorfiche dogmatiche e più o meno esplicitamente intolleranti nei confronti delle altre. Da: Le radici pagane del Natale di Elena Savino - Jubal editore °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° http://rcg.org/it/ La Vera Origine del Natale DI DAVID C. PACK Da dove ha origine il Natale? Dalla Bibbia o dal paganesimo? Qual è la vera origine di Babbo Natale—del vischio—dell’albero di Natale—delle ghirlande di agrifoglio—e della tradizione di scambiarsi regali? Molti sono preoccupati a «rimettere Cristo nel Natale». Ma è mai stato lì? Ecco qui le sbalorditive risposte! Ogni anno dopo il giorno del ringraziamento, il pensiero di molte persone è rivolto all’arrivo del Natale. Questo è il tempo di quando i Cristiani professanti presunti si concentrano su Gesù Cristo. Dopotutto, è la stagione della sua «Natività»! Rudolph la Renna dal Naso Rosso, le ghirlande di agrifoglio, gli alberi decorati, il vischio, gli auguri, la musica appropriata a questo tempo, «castagne arrostite sul fuoco all’aperto» e Babbo Natale vengono tutti associati con questa festa. Tutto questo porta una calda atmosfera a quelli che celebrano questa festa. Io sono cresciuto in una famiglia che celebrava il Natale, ed era un grande avvenimento nella nostra famiglia ogni anno. Noi non tralasciavamo nessuna decorazione per questa occasione. Il giorno 24 di Dicembre, cresceva un eccitamento con il passare di ogni minuto. I miei genitori preparavano perfino il caffè nero per Babbo Natale prima di mandarci a letto. Mi sono sempre chiesto come facevano a sapere che a Babbo Natale piaceva il caffè nero—così come a loro piaceva il suo. Dopo essere andato a letto la vigilia di Natale, non potevo dormire e non vedevo l’ora di alzarmi al mattino per vedere tutto quello che «Babbo Natale» mi aveva portato. Il Natale è considerato da molti come un tempo meraviglioso, che concentra i partecipanti nel dare, unita famigliare, bella musica e decorazioni, festeggiando con cibi speciali e cantando canti di Natale in tutto il quartiere (come la mia famiglia faceva ogni anno).Tutto questo è presumibilmente centrato sull’adorazione di Cristo. Certamente la Bibbia ci istruisce a fare tutto questo— giusto? La risposta vi scioccherà! Perché le persone pensano che il Natale sia meraviglioso? Questo certamente sembrava meraviglioso per me. Confidavo in quello che i miei genitori mi dicevano. Non avevo nessuna ragione di dubitare di loro. Essi stavano semplicemente insegnandomi quello che i loro genitori avevano insegnato a loro. Non ho mai messo in discussione le vere origini del Natale! La maggior parte mai riflette sul perché credono ciò che credono o fanno ciò che fanno. Noi viviamo in un mondo pieno di consuetudini, ma pochi mai cercano di capire la loro origine. Noi generalmente le accettiamo senza dubbio. La maggior parte delle persone praticamente fanno quello che tutti fanno— perché è facile e naturale! Esaminiamo attentamente le radici del Natale. Diamo uno sguardo al perché le persone seguono le usanze che si associano ad esso. Perché si celebra il 25 di Dicembre? Lo celebrò la primitiva Chiesa del Nuovo Testamento? Questo opuscolo è pieno di fatti storici che, essendo messi assieme ci danno un quadro completo. Cerchiamo di evitare tutte le supposizioni e accettare solo quello che può essere PROVATO! Origini pagane Nel 1990, il consiglio scolastico di Solon, Ohio (un sobborgo di Cleveland) vietò tutti gli allestimenti della Natività e altre attività Natalizie in ogni proprietà scolastica, perché essi pensavano che queste violassero la separazione tra chiesa e stato. Furono chiamati in tribunale quando alcuni genitori indignati si opposero a loro, avendo l’impressione che il Natale venisse sottratto ai loro figli e alla comunità. Il consiglio perse la causa! La cittadinanza aveva sostenuto che il Natale era una tradizione universale e che non era parte della religione ma che trascendeva. Il Natale fu considerato come secolare—praticamente una parte di tutte le culture del mondo. La decisione della corte affermava che il Natale non ha radici Cristiane! Tuttavia, l’opinione della corte fece anche notare che la lettura della Bibbia e la preghiera ovviamente sono associate con il Cristianesimo—un’ammissione notevole! La corte concluse che l’osservanza del Natale e gli allestimenti della mangiatoia potevano rimanere perché non erano realmente parte del cristianesimo o della religione—ma la preghiera e la lettura della Bibbia, le quali lo sono, dovevano rimanere escluse dalle scuole! Quasi tutti gli aspetti dell’osservanze del Natale hanno le loro radici nella tradizione Romana e nella religione. Prendi in considerazione le seguenti ammissioni di un grande giornale Americano (The Buffalo News, 22 Novembre 1984): «Il primo riferimento al Natale che segnò il 25 Dicembre viene dal secondo secolo dopo la nascita di Gesù. È considerato probabile che le prime celebrazioni del Natale furono in reazione ai Saturnali Romani, una festa del raccolto che segnava il solstizio dell’inverno—il ritorno del sole—e onorava Saturno, il dio dell’agricoltura. I Saturnali erano un periodo chiassoso, molto opposto dai leader più austeri tra la setta Cristiana ancora minoranza. Secondo uno studioso, il Natale si sviluppò come un mezzo per sostituire l’adorazione del sole (in inglese sun) con l’adorazione del Figlio (in inglese son). Dal 529 d.C., dopo che il Cristianesimo diventò la religione ufficiale di stato dell’impero Romano, l’imperatore Giustiniano fece del Natale una festa civile. La celebrazione del Natale raggiunse il suo culmine—alcuni preferirebbero dire il momento peggiore—in epoca medioevale quando divenne un tempo di consumo cospicuo e di ineguagliabile baldoria». Considerate queste citazioni dall’Enciclopedia Cattolica, edizione 1911, sotto la voce «Natale»: «Il Natale non era tra le prime feste della Chiesa…Le prime evidenze della festa vengono dall’Egitto». Inoltre, «I costumi Pagani si centravano intorno alle calende di Gennaio, che gravitavano intorno al Natale». Sotto la voce «Giorno di Natale», Origene, uno dei primi scrittori Cattolici, ammise: «…Nelle Scritture, nessun è ricordato per aver tenuto una festa o che ci sia stato un grande banchetto il giorno del suo compleanno. Sono solo peccatori (come il Faraone ed Erode) coloro che ne fanno una grande gioia del giorno in cui sono venuti in questo mondo» (mia l’enfasi). L’Enciclopedia Americana, l’edizione del 1956, aggiunge: «Il Natale…non veniva osservato nel primo secolo della Chiesa Cristiana, poiché l’uso Cristiano in genere era di celebrare la morte delle persone importanti piuttosto che la loro nascita…una festa fu stabilita in memoria di questo evento [la nascita di Cristo] nel quarto secolo. Nel quinto secolo la chiesa Occidentale ordinò che la festa fosse celebrata nel giorno dei riti Mitraici della nascita del sole e alla chiusura dei Saturnali, poiché nessuna conoscenza certa della nascita di Cristo esisteva». Non c’è dubbio nell’ORIGINE della celebrazione moderna del Natale. Molte più fonti potrebbero essere citate e su questo ritorneremo più tardi. Iniziamo a mettere insieme altri fatti. Fu 300 anni dopo Cristo prima che la chiesa Romana celebrerà il Natale, e non fino al quinto secolo che fu ordinata la sua osservanza in tutto l’impero, come una festa ufficiale per onorare «Cristo». Cristo può essere onorato con il Natale? La giustificazione più comune che qualcuno sentirà riguardo al Natale è che le persone hanno sostituito le antiche usanze e gli intenti pagani asserendo che essi ora si stanno «concentrando su Cristo». Ho sentito molti dire che essi stanno «onorando Cristo» nella loro osservanza del Natale. Il problema è che Dio non dice che questo è accettabile per Lui! Realmente, Egli ordina chiaramente contro di esso! L’osservanza del Natale disonora Cristo! Egli considera ogni cosa riguardo a esso come un’abominazione! Presto vedremo il perché. Cristo disse: «E invano Mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini» (Matteo 15:9). Il Natale non è un comandamento di Dio—è una tradizione dell’uomo. Cristo continua: «Voi siete abili nell'annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione» (Marco 7:9). Ogni anno, in tutto il mondo, il 25 di Dicembre, centinaia di milioni di persone fanno proprio questo! Vedremo che Dio ordina chiaramente: «Non seguite le vie dei pagani». Ma la maggior parte delle persone non temono Dio, ed Egli gli permette di prendere le proprie decisioni. Gli esseri umani sono agenti con il libero arbitrio—liberi di obbedire o di disobbedire a Dio! Ma guai a coloro che ignorano la chiara Parola di Dio! Fu la nascita di Cristo il 25 Dicembre? Cristo nacque nel periodo dell’autunno. Molti hanno erroneamente creduto che Lui nacque intorno all’inizio dell’inverno—il 25 di Dicembre! Loro si sbagliano! Nota dell’ Adam Clarke Commentario (commento di Adam Clarke), volume 5, pagina 370, edizione di New York: «era consuetudine tra gli Ebrei di mandare fuori le loro pecore nei deserti vicino alla Pasqua [all’inizio della primavera], e riportarle a casa all’inizio delle prime piogge». Le prime piogge iniziavano dall’inizio a metà autunno. Continuando con questa stessa citazione: «durante il tempo che erano fuori, i pastori le guardavano giorno e notte. Quando…le prime piogge iniziavano all’inizio del mese di Marsceshvan, tempo che corrisponde a parte del nostro Ottobre e Novembre [inizia qualche volta in Ottobre], vediamo che le pecore erano tenute fuori in aperta campagna durante tutta l’estate. E poiché questi pastori non avevano ancora portato a casa le loro greggi, si presume che Ottobre non era ancora iniziato, e che, di conseguenza, il nostro Signore non nacque il 25 di Dicembre, quando non c’era nessun gregge fuori nei campi; e neppure poteva essere nato più tardi di Settembre, poiché le greggi erano ancora nei campi di notte. Su questa base, la natività di Dicembre dovrebbe essere abbandonata. Il pascolo delle greggi nei campi di notte è un fatto cronologico…vedete le citazioni dei Talmudisti nel Lightfoot». Luca 2:8 spiega che quando Cristo nacque: «Ora in quella stessa regione c'erano dei pastori che dimoravano all'aperto nei campi, e di notte facevano la guardia al loro gregge». Notate che loro stavano «dimorando» nei campi. Questo non succede mai a Dicembre. Sia Esdra 10:9-13 che il Canto dei Cantici 2:11 dimostrano che l’inverno era la stagione delle piogge e che i pastori non potevano rimanere al freddo e nei campi all’aperto di notte. Numerose enciclopedie chiaramente affermano che Cristo non era nato al 25 di Dicembre! L’Enciclopedia Cattolica questo lo conferma direttamente. In tutta probabilità, Cristo nacque in autunno! Una lunga spiegazione tecnica dimostrerebbe questo punto. Poiché ora sappiamo che il 25 di Dicembre neanche lontanamente era la vera nascita di Cristo, da dove si originò la festa associata con questa data? Ora leggete questa citazione sul «Natale»: «Nel mondo Romano i Saturnali (17 di Dicembre) era un tempo di divertimento e di scambio di regali. Il 25 Dicembre era anche considerato come la data di nascita del mistero Iraniano del dio Mitra, il sole della giustizia. Nel Nuovo Anno Romano (1 di Gennaio), le case erano decorate con verde e luci, ed erano offerti regali ai bambini e ai poveri. A queste osservanze vennero aggiunti i riti Natalizi Germanici e Celtici, quando le tribù teutoniche penetrarono nella Gallia, in Bretagna e nell’Europa centrale. Il cibo e la buona compagnia, il ceppo di Natale, e la Torta di Natale, il verde e gli alberi di abete, i regali e gli auguri, tutti commemoravano diversi aspetti di questa stagione festiva. Fuochi e luci, simbolo di calore e longevità, sono sempre stati associati con le festività invernali, siano pagane che Cristiane» (Enciclopedia Britannica, 15ma Edizione. Vol. ΙΙ, p. 903). Una citazione finale riguardo alla scelta del 25 Dicembre come data di nascita di Cristo è necessaria. Notate un articolo nel Toronto Star (La stella di Toronto), di Dicembre del 1984, di Alan Edmond, intitolato, «Noi dobbiamo molto ai Druidi, Tedeschi»: «La Riforma gettò una piaga sul Natale. A quel punto, naturalmente, gli astuti politici ecclesiastici adottarono la festa pagana di pieno inverno come la presunta data di nascita di Gesù di Nazareth, e gettarono dentro alcune altre chicche pagane per rendere più appetibile la sua presa di potere». Il 25 Dicembre non fu scelto perché era la nascita di Cristo o perché era anche vicina a esso. Fu scelto perché coincideva con la festa idolatra pagana dei Saturnali—e questa celebrazione deve essere esaminata attentamente. In ogni modo, noi non sappiamo con esattezza la data di nascita di Cristo. Anche se Dio certamente avrebbe potuto farcela sapere, Egli ha scelto di nasconderla agli occhi del mondo! Chi era Saturno? Le citazioni precedenti hanno introdotto il tema dei Saturnali. Studiamo attentamente chi esattamente era Saturno. Considerate la seguente citazione di un altro grande giornale Americano: The Democrate and Chronicle, Rochester, New York, Dicembre 1984: «La festa Romana dei Saturnali, dal 17 al 24 Dicembre, moveva i cittadini a decorare le loro case con verde e luci e donavano regali ai bambini e ai poveri. La festa del 25 Dicembre del natalis solis invicti, la nascita del sole invincibile, fu decretato dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. come una celebrazione del Solstizio Invernale, e qualche tempo (dopo)…fu Cristianizzato come una data per celebrare la nascita del Figlio della Luce». Il Dr. William Gutsch, presidente del Museo Americano di Storia Naturale— Planetario Hayden, inoltre confermò il nome originale del Natale con questa citazione del 18 Dicembre 1989, in un giornale di Westchester, New York, The Reporter Dispatch: «Gli antichi Romani non celebravano il Natale ma piuttosto una festa pagana chiamata i Saturnali. Accadeva ogni anno, intorno all’inizio dell’inverno, o nel solstizio invernale. Questo era il tempo quando il sole aveva preso il suo percorso più basso nel cielo e i giorni cominciavano ad allungarsi, assicurando così un'altra stagione di raccolto. Tuttavia, «Se molte delle trappole dei Saturnali, sembrano parallele con ciò che molti di noi fanno oggi, noi possiamo vedere da dove prendiamo…le tradizioni delle nostre festività. E in verità, è stato suggerito che anche se Cristo non nacque alla fine di Dicembre, i primi Cristiani—ancora una setta illegale di allora—spostarono il Natale al tempo dei Saturnali per attirare meno attenzione possibile su se stessi mentre celebravano le proprie festività». I Saturnali, naturalmente, celebravano Saturno—Saturno era il dio dell’Agricoltura (della semina) perché il calore del sole era necessario per permettere la semina e la crescita delle culture. Era anche venerato in questa festa della morte dell’inverno in modo che potesse ritornare (Egli era il «sole» ricordate «sun») e ancora una volta riscaldare la terra in modo che la semina primaverile potesse avvenire. Il pianeta Saturno fu nominato successivamente dopo di lui, perché fra tutti i pianeti, con i suoi anelli e il colore rosso vivace, rappresentava meglio il dio del fuoco! Praticamente ogni civiltà ha un dio del fuoco/sole. Gli Egiziani (e qualche volta i Romani) lo chiamavano Vulcano. I Greci lo chiamavano Crono, così come i Fenici—ma loro lo chiamavano anche Saturno. I Babilonesi lo chiamavano Tammuz (come Nimrod resuscitato nella persona di suo figlio), Molek o Baal, come lo chiamavano i Druidi. Tutti questi erano semplicemente i vari nomi di Nimrod. Nimrod era considerato il padre di tutti gli dei Babilonesi. Sacrificio di bambini Notate questa orribile pratica associata con l’adorazione del dio del fuoco (Nimrod, Saturno, Crono, Molek, e Baal) nella seguente citazione de Le due Babilonie, di Alexander Hislop, pagina 231: «Ora, questo è in esatto accordo con il carattere del Grande Capo del sistema del culto al fuoco. Nimrod, come rappresentante del fuoco divoratore a cui si offrivano vittime umane, specialmente bambini, in sacrificio, era considerato come il grande divoratore di bambini…era, naturalmente, il vero padre di tutti gli dèi Babilonesi; e perciò, con questo carattere fu considerato dopo universalmente. Come padre degli dèi ricevette, come abbiamo visto, il nome di Crono; e tutti sanno che la storia classica di Crono era proprio questa, che, “divorava i suoi figli appena nascevano”. (Dizionario Classico Lempriere, “Saturno”)…questa leggenda ha un significato più amplio e profondo; ma applicata a Nimrod, o “Il Cornuto” si riferisce solo al fatto che, come rappresentante di Molek o Baal, le offerte più accettate nel suo altare erano i neonati. Abbiamo un’ampia e triste evidenza su questo argomento dai documenti dell’antichità. “I Fenici”, dice Eusebio, “ogni anno sacrificavano i loro amati e unigeniti figli a Crono o Saturno”». Ma, perché era così importante il sacrificio umano per l’adorazione di questo dio terribile? Quale possibile beneficio potevano pensare gli esseri umani vedere massacrare i loro propri figli? Continuando: «…chi si avvicinava al fuoco, avrebbe ricevuto una luce dalla divinità» e «attraverso il fuoco divino tutte le macchie prodotte dalle generazioni passate potevano essere purificate». Perciò, «facevano passare attraverso il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Molek» (Geremia. 32:35). Per quanto incredibile come possa sembrare, gli esseri umani ingannati credevano realmente che era gradito al loro «dio» sacrificare i loro propri piccoli figli innocenti a lui. Credevano che il fuoco li purificava dal peccato originale. La dottrina pagana di passare il tempo in purgatorio per purificare l’anima da ogni peccato deriva da questa credenza! Chi era Nimrod? Ora dobbiamo vedere più vicino chi era questa figura biblica, di Nimrod. Lo abbiamo già visto come uno dei falsi dèi della storia originale, ma cos’altro possiamo conoscere? Genesi 10:9 dice di Nimrod: «Egli fu un potente cacciatore davanti [al posto dell’] all'Eterno». In realtà egli cerco di sostituire Dio. Il famoso storico Ebraico, Josephus, documenta nel Josephus Antiquites importanti evidenze del ruolo di Nimrod nel mondo antidiluviano. Notate: «Egli inoltre cambiò gradualmente il governo in tirannia…Egli [Nimrod] disse anche che si sarebbe vendicato di Dio, se aveva in mente di sommergere nuovamente il mondo; perciò che costruì una torre molto alta, in grado di non poter essere raggiunta dalle acque…Ora le moltitudini erano ben predisposte a seguire la determinazione di Nimrod, e stimare come codardia sottomettersi a Dio» (Bk. I, Ch. IV, sec. 2,3). Sotto molti nomi, il primo e forse il più ribelle dell’umanità è stato adorato attraverso le false religioni. L’antico Israele continuò a sbagliare servendo ai molti falsi dèi che Nimrod rappresentava. Ezechiele 8:13-14 descrive un’immagine delle donne di Israele «piangevano Tammuz». Questo Tammuz (il dio del fuoco) era considerato essere Nimrod e l’etimologia della parola stessa è affascinante. Tam significa «rendere perfetto» e muz «fuoco». Il significato è chiaro alla luce di ciò che abbiamo già appreso. Incidentalmente, nella Guerra Iraq-Kuwait nel Deserto Storm, Saddam Hussein diede perfino il nome a uno dei suoi missili «Tammuz». Certamente capiva che il suo significato include fuoco. Bruciati per Molek Vediamo come il popolo di Dio, Israele, adorava Baal/Molek una volta che si allontanarono dal vero Dio: «Hanno anche costruito gli alti luoghi di Baal, che sono nella valle dei figli di Hinnom, per far passare attraverso il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Molek, ciò che non avevo comandato loro, e non mi era mai venuto in mente che dovessero commettere una tale abominazione…».(Geremia 32:35). Notate che Dio stesso dice che queste abominazioni cosi orribili non entrarono mai e poi mai nella Sua mente: «hanno pure edificato gli alti luoghi a Baal per bruciare nel fuoco i loro figli in olocausto a Baal, cosa che non avevo comandato, di cui non avevo mai parlato e che non mi era mai venuta in mente. Perciò ecco, i giorni vengono, dice l'Eterno, in cui questo luogo non si chiamerà più Tofeth, né la Valle del figlio di Hinnom ma la Valle del massacro» (Geremia 19:5). Il versetto 6 lega la valle di Tofeth o Hinnom a questa pratica. Geremia 7:31 collega Tofeth e Hinnom con il sacrificio di bambini. Tofeth significa «tamburo». I tamburi si suonavano per coprire le grida delle vittime nelle fiamme. Notate la citazione dal Paradiso Perduto, di John Milton, per quel che riguarda il terribile dio Molek: «Prima Molek, orrendo re macchiato con il sangue dei sacrifici umani, e stillando lacrime paternali, anche, con il fragore dei tamburi e timpani che non fossero udite le grida dei figli, passati attraverso il fuoco per essere poi offerti al macabro idolo». Certamente, tutti diranno che loro non sacrificano i loro bambini a Molek oggi, ma continuate a leggere. Nel Nuovo Testamento, il martire Stefano fu lapidato a morte, almeno in parte, perché accusò i suoi ascoltatori per l’adorazione a questo idolo malvagio (Atti 7:43). Quando il giusto Re Giosia salì al trono, come re di Giuda, egli distrusse gli altari nella valle di Tofeth (o Hinnom – la stessa valle che Cristo paragonava alla «geenna» con il fuoco in Marco 9:43-49) poco dopo che arrivò al potere. Egli comprendeva il grande male delle pratica che vi si svolgevano. I Druidi e i sacrifici umani Molte persone hanno sentito parlare dei Druidi. Pochi conoscono chi e che cosa erano. Ci riferiremo a loro più avanti e li collegheremo ad altre pratiche Natalizie ben conosciute. Dobbiamo prima stabilire il loro ruolo storico nei sacrifici umani. Giulio Cesare è la più conosciuta fonte di informazioni sui Druidi. Questo deriva dall’Enciclopedia Britannica. Questa citazione, sotto la voce «Druidi», spiega chiaramente chi erano: «I Druidi, la classe erudita fra gli antichi Celti, il cui nome significa Conoscere (o trovare) l’albero di quercia. Sembra che frequentavano boschi di querce e agivano come sacerdoti, insegnanti e giudici. I primi resoconti conosciuti dei Druidi vengono dal terzo secolo [a.C.]…I Druidi si incaricavano dei sacrifici pubblici e privati, e molti giovani uomini andavano da loro per istruzione. Giudicavano tutte le dispute pubbliche e private e decretavano la pena…La dottrina principale dei Druidi era che l’anima era immortale…offrivano vittime umane per quelli che erano gravemente malati o in pericolo di morte in battaglia. Oggetti di vimini enormi venivano riempiti con uomini vivi e poi bruciati; anche se i Druidi sceglievano i criminali come preferenza, sacrificavano vittime innocenti se necessario». L’Antico Testamento è pieno di condanna di Dio a Israele per la pratica di usanze delle nazioni che la circondava—e noi stiamo raccogliendo fatti importanti che rivelano un quadro sconvolgente. Il ruolo del cannibalismo Un’altra verità circa le origini del Natale originata dalla parola moderna cannibale. Questa pratica ha le sue radici in una funzione primaria di tutti i sacerdoti di Baal. Tenete a mente che la parola Ebraica per sacerdote è Cohen (o Kohen). Considerate la seguente citazione da Le Due Babilonie, di Alexander Hislop, pagina 232: «Nella legge Mosaica era un principio, proveniente senza dubbio dalla fede patriarcale, che il sacerdote doveva partecipare a qualsiasi offerta come sacrificio espiatoria (Numeri 18:9,10). Dunque, i sacerdoti di Nimrod o Baal erano necessariamente obbligati a mangiare dei sacrifici umani; e cosi facendo si è giunti al fatto che «Cohen-Baal», il «Sacerdote di Baal», è il termine usato nella nostra lingua per indicare il divoratore di carne umana». La realtà di questo non può essere persa da nessuno! È anche vero che la maggior parte delle civiltà hanno una tradizione che ha coinvolto il cannibalismo. Notate questa dichiarazione dal New York Times: «Qual è il significato del cannibalismo?» Di Erik Eckholm: «Il cannibalismo ha affascinato e ripugnato praticamente a ogni società conosciuta, compresi quelli che dicono di averlo praticato». Questo stesso articolo continuava a dimostrare che la maggior parte delle civiltà collegavano anche un significato divino alle sue pratiche. Che cosa circa il mito di Babbo Natale? Avete considerato che voi potreste anche bruciare, e perfino sacrificare, i vostri figli oggi (anche se in un modo diverso) nella pratica del Natale, anche se state cercando sinceramente di «focalizzarvi su Cristo»? I genitori pensano che devono tramandare tutto il mito di Natale ai loro figli! Le tradizioni di Natale sono focalizzate primariamente sui figli, e sono certamente al centro della maggior parte di quello che succede. Lo so perché ho osservato diciassette Natali. Mia sorella maggiore, mio fratello minore e io stesso ricevevamo molto e davamo molto poco in quel giorno – e tutto iniziava con la bugia di Babbo Natale. Qualche anno fa, un prete di New Jersey disse alla sua classe della scuola domenicale che Babbo Natale era un mito. Lo sdegno dei genitori e dei suoi superiori fu immediata. Lui «uccise Babbo Natale»! Aveva «distrutto la tradizione famigliare»! Aveva «usurpato l’autorità familiare», continuava l’articolo. Fu ufficialmente censurato dai suoi superiori per essere stato «troppo zelante e insensibile». Il suo crimine? Disse la verità! Secondo l’Enciclopedia della Storia Universale di Langer (l’articolo «Santa»), «Santa» era un nome comune per Nimrod nell’Asia Minore. Questo era anche lo stesso dio del fuoco che scendeva dal camino degli antichi pagani e lo stesso dio del fuoco al quale i bambini erano bruciati e mangiati in sacrifico umano, tra coloro che erano una volta il popolo di Dio. Oggi, in lingua inglese Santa Claus (Babbo Natale) deriva da «San Nicola». Washington Irving, nel 1809, è responsabile di aver rifatto l’originale vecchio, rigido vescovo con lo stesso nome nel nuovo «allegro San Nicola» nel suo Knickerbocker History of New York.(La maggior parte del resto delle tradizioni Americane del Natale sono ancora più recenti di questa.) «Il Vecchio Nicola» è stato ampliamente riconosciuto come un termine per il diavolo. Nell’Apocalisse 2:6 e 15, leggiamo riguardo di una «dottrina dei Nicolaiti», la quale Cristo dice due volte alla Sua chiesa «[Egli] odia». Cerchiamo di analizzare la parola Nicolaiti. Significa «seguaci di Nicola». Nikos significa «conquistatore, distruttore». Laos significa, «popolo». I Nicolaiti, dunque, sono persone che seguono il conquistatore o il distruttore – Nimrod. Se voi avete creduto che seguire il Natale sia una tradizione Cristiana innocente, rendetevi conto di questa verità! È scritturale scambiarsi i regali? I Commercianti regolarmente riportano che più del 60% delle loro vendite al dettaglio avviene durante la stagione degli acquisti Natalizi. Questo rappresenta una tremenda quantità di regali acquistati. Oggi la maggior parte credono che dare i regali derivi dall’esempio Biblico dei «tre re Magi» (la Bibbia non da nessun numero) che donarono regali a Cristo. È questo vero? Da dove lo scambio di regali proviene, e che cosa dice la Parola di Dio a riguardo? La Biblioteca Sacra afferma: «Lo scambio di regali tra amici è una caratteristica similare del Natale e dei Saturnali, e deve essere stata adottata dai Cristiani provenienti dai pagani, come chiaramente lo mostra l’ammonizione di Tertulliano» (Vol. 12, pp. 153-155). Come ogni altro aspetto del Natale, la scioccante verità è che anche questa presupposta usanza non viene dalla Bibbia. È un’ironia che le persone amano credere che stanno seguendo l’usanza dei Magi che danno a Cristo, quando in realtà se li stanno dando esclusivamente tra di loro! Che ipocrisia! Cristo è completamente dimenticato. La Bibbia insegna realmente che i Cristiani non devono osservare i compleanni. Numerose scritture evidenziano chiaramente questo principio. (Leggi il nostro articolo «Sono i compleanni una celebrazione Cristiana?») Tuttavia, se andate a una festa di compleanno che è stata preparata per voi, e tutti si scambiano i regali tra di loro mentre voi siete esclusi? Questa idea sarebbe ridicola! Se questo succederebbe, direste che queste persone sono egoiste e che vi stanno dimenticando. In effetti, la maggior parte delle persone danno agli altri a Natale semplicemente perché si aspettano di ricevere dei regali essi stessi! Torniamo brevemente ai «Magi» che diedero dei doni a Cristo. La scrittura che descrive questo è in Matteo 2:1-11: «Ora, dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall'oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: Dov'è il re dei Giudei che è nato?..E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra». Comunemente si suppone che questi erano doni di nascita del «bambino Gesù». Ma è questo ciò che la Bibbia dice in realtà? Assolutamente no! Prima di tutto, e importante notare che diedero i doni a Gesù. Non si fermarono alla Sua presenza e scambiarono doni tra di essi stessi o darli ad altri. I doni furono «presentati a Lui». Inoltre, arrivarono ben dopo la Sua «nascita». Questa è un’altra ragione che questi non potevano essere «doni di nascita» o di compleanno. Da lungo tempo, un’antica usanza dell’Oriente era quello di presentare doni arrivando davanti a un re. Questi uomini capivano che erano alla presenza del «Re dei Giudei». La Bibbia riporta molti esempi di persone che mandavano doni ai re o presentandoli al momento dell’arrivo in loro presenza. Questa usanza è comune oggi, quando ambasciatori o altri entrano in presenza di un leader mondiale. In fine, notate quello che dice il Commentario Adam Clarke, volume 5, pagina 46, su che cosa successe realmente in questa occasione: «versetto 11. Essi presentarono a Lui regali. Le persone dell’Oriente mai si avvicinavano alla presenza dei re o dei grandi personaggi senza un dono nelle loro mani. Questa usanza si nota spesso nell’Antico Testamento, e tuttora permane nei paesi dell’Oriente, e in alcune Isole del Mare Cinese Orientale recentemente scoperte». Per usanza i regali, si presentavano ai re. Cosa potrebbe essere più chiaro? L’origine dell’ albero di Natale Nessun opuscolo di Natale è completo senza qualche spiegazione riguardo all’«albero di Natale». Abbiamo sfiorato l’argomento senza focalizzarci direttamente su di esso. Il moderno albero di Natale ebbe origine in Germania. Ma i Germani lo presero dai Romani, che lo presero dai Babilonesi e dagli Egiziani. La seguente citazione dimostra a che cosa credevano i Babilonesi circa l’origine dell’albero di Natale: «Una vecchia favola babilonica raccontò di un albero sempreverde che germogliò da un ceppo morto. Il vecchio ceppo simboleggiava il Nimrod morto, il nuovo albero sempreverde simboleggiava che Nimrod era tornato in vita in Tammuz! Tra i Druidi la quercia era sacra, tra gli Egiziani era la palma, e a Roma era l’abete, il quale era decorato con bacche rosse durante i Saturnali»! (Walsh, Curiosità dei Costumi Popolari, p. 242). Il libro Risposte alle Domande, di Frederick J. Haskin, afferma: «L’albero di Natale è dell’Egitto, e la sua origine risale a un periodo molto precedente all’era Cristiana». Sapevate questo—che l’albero di Natale precedeva da molto tempo prima il Cristianesimo? La maggior parte degli aspetti del Natale non sono riferiti nella Bibbia. Naturalmente, la ragione è che non vengono da Dio—non fanno parte del modo in cui Egli vuole che le persone lo adorino. L’albero di Natale, tuttavia, è direttamente menzionato nella Bibbia! Leggete in Geremia 10:2-5, «Così dice l’Eterno: Non imparate a seguire la via delle nazioni...Poiché i COSTUMI dei popoli sono VANITÀ: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani di un operaio con l’ascia. Lo adornano d’argento e d’oro, lo fissano con chiodi e martelli perché non si muova. Stanno diritti come una palma e non possono parlare; bisogna portarli, perché non possono camminare. Non abbiate paura di loro, perché non possono fare alcun male, né è in loro potere fare il bene». Questa descrizione del moderno albero di Natale è chiara. Dio direttamente si riferisce a esso come «la via delle nazioni». In modo altrettanto diretto, Egli ordina al Suo popolo di «Non imparate a seguire la via delle nazioni», chiamando questi costumi «VANITÀ». Il versetto 23 aggiunge una dichiarazione notevole e potente: «O Eterno, io so che la via dell’uomo non è in suo potere e non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi [propri] passi». Dio deve insegnare alle persone come vivere. L’uomo semplicemente non può capire le vie di Dio da se stesso. Non c’è spazio in Geremia 10 a credere, come qualcuno ha cercato di suggerire, che, poiché questi alberi non hanno potere di per sé, in realtà non è proibito di avere un albero di Natale. Dio condanna di alzare alberi pagani (del Natale) con questo chiaro comando Biblico! L’origine delle ghirlande di agrifoglio, dei ceppi di Natale e del vischio L’Enciclopedia Americana dichiara: «l’agrifoglio, il vischio, il ceppo di Natale...sono reliquie dell’epoca precristiana». In altre parole, paganesimo! Il ceppo di Natale era usato comunemente in un rito Teutonico dell’adorazione della natura. Frederick Haskin afferma di più: «le autorità credono che l’uso delle ghirlande di Natale è riconducibile all’usanza pagana di decorare gli edifici e i luoghi di adorazione durante la festa che avveniva allo stesso tempo del nostro Natale». L’Enciclopedia Britannica, sotto la voce «Celastrales», espone l’origine della ghirlanda di agrifoglio: «I pagani europei portavano rametti d’agrifoglio nelle loro case, offrendole alle fate dei boschi, come rifuggi dalle intemperie del rigido inverno. Durante i Saturnali, la festa Romana invernale, rami di agrifoglio erano scambiati come un simbolo d’amicizia. I primi Cristiani Romani apparentemente usavano l’agrifoglio come una decorazione nella stagione del Natale». Ci sono dozzine di diversi tipi di agrifoglio. Praticamente tutti vengono con varietà femminile e maschile—come «Il Principe Azzurro e La Principessa Azzurra» o «Il Ragazzo Azzurro e La Ragazza Azzurra» o «Il Ragazzo Cinese e La Ragazza Cinese». Le piante di agrifoglio femminili non possono avere le bacche, a meno che una pianta maschile vicina la impollina. È facile vedere perché le ghirlande di agrifoglio trovarono la loro via nei rituali pagani come un simbolo d’amicizia e FERTILITÀ! Il Natale è incompleto a molti se non includono il «baciarsi sotto il vischio». Questo costume pagano era naturale in una notte di baldoria che coinvolgeva la gran parte, fatto nell’inebriante spirito orgiastico. Così come oggi, il «bacio» di solito avveniva al principio della celebrazione dei Saturnali/Natale. Non potrò mai dimenticare di aver sempre baciato le madri dei miei amici quando entravo in ciascuna delle loro case a ogni Natale. Era la prima cosa che facevo. Lo odiavo ― ma era qualcosa che «dovevo fare». Ritenevano che il vischio avesse poteri speciali di guarigione su coloro che si «divertivano» sotto di esso. L’Enciclopedia Britannica, sotto la voce «Santalales», afferma: «si crede che il vischio europeo abbia avuto un significato rituale speciale nelle cerimonie druidi e vive nel folklore di oggi, con il suo status speciale come il vischio Natalizio venuto dai tempi anglosassoni». Il vischio è un parassita che vive sulle querce. (Ricordate che i Druidi adoravano nei querceti). Gli antichi Celti (associati con i Druidi) usavano dare il vischio, come un rimedio di erbe, agli animali sterili per renderli fertili. E ancora è conosciuto come «il guaritore di tutto» in Celtico. Come il vischio, le bacche di agrifoglio erano considerate sacre al dio del sole. L’originale «ceppo del sole» [dall’inglese «sun log»] venne chiamato «ceppo del Natale» [dall’inglese «yule»]. Come notate, in inglese al Natale è anche chiamato «Yule». Questo semplicemente significa «ruota», il quale è stato per molto tempo una rappresentazione del sole. Oggi non c’è da meravigliarsi se la gente parla normalmente della « sacra stagione natalizia». L’adorazione del vero Dio mescolata con false pratiche Il termine moderno per la fusione dei falsi costumi pagani con l’adorazione del vero Dio è sincretismo, chiunque faceva questo nell’antico Israele era messo a morte (Levitico 18:21, 29). Era così grave! Un approfondimento affascinante di come il popolo di Israele pensava e credeva, nelle loro menti, che adoravano Dio come un’interna nazione, viene da 2 Re 17:33: «Così essi temevano l’Eterno e servivano i loro dèi, secondo le usanze delle quali erano stati deportati». Avete afferrato questo? Sì, loro temevano il vero Dio mentre servivano altri dèi. Nessuna meraviglia che il versetto successivo (34) dice che loro «NON temono l’Eterno» secondo il modo che Dio comandò. Questo è come vede Dio ciò che fanno le persone oggi—non importa quello che queste persone, che copiano antiche pratiche pagane, pensano delle loro proprie azioni! Il versetto 30 dice che tutto questo venne appreso dal contatto con «quei di Babilonia» (fra gli altri), il cui dio principale, come ricorderemo, era Nimrod (Baal o Molek)—ora sappiamo che erano gli stessi. Notate come fu specifico l’avvertimento di Dio a Israele in Deuteronomio 12:29-31, e perché li avvertì! «Quando l’Eterno, il tuo DIO, avrà sterminato davanti a te le nazioni... e quando le avrai spodestate e dimorerai nel loro paese; guardati bene dal cadere nel laccio...e dall’informarti dei loro dèi, dicendo: Come servivano queste nazioni i loro dèi? Farò anch’io così. Tu non farai così con l’Eterno, il tuo DIO, perché con i loro dèi esse hanno fatto TUTTO ciò che è ABOMINEVOLE per l’Eterno e che egli DETESTA; hanno persino bruciato nel fuoco i loro figli e le loro figlie, in onore dei loro dèi». Molti versetti, come Deuteronomio 12, dovrebbero essere studiati attentamente. (Vedete Esodo 34:10-17;23:23-33; Levitico 20:22-26; Deuteronomio 20:13-18 etc.) Il vero Dio sapeva che servire ad altri dèi li portava a sacrificare i loro figli! Deuteronomio 12:32 chiarisce che Dio non vuole che mescoliamo le Sue vie con le false vie: «Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla toglierai da esse». Queste sono le CHIARE PAROLE di Dio per tutti coloro che dicono che possono mescolare le orribili usanze del paganesimo con una presunta «attenzione su Cristo». Le pratiche pagane dell’antico Israele nei costume moderni In Deuteronomio 12:2-4 stabilisce un contesto importante. Dio dice chiaramente: «Distruggerete interamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dèi; sugli alti monti, sui colli e sotto ogni albero verdeggiante. Demolirete i loro altari... darete alle fiamme i loro Ascerim...non farete così con l'ETERNO, il vostro DIO». Notate il riferimento di Dio, a «ogni albero verdeggiante» e «i loro Ascerim». Ci sono almeno dieci versetti simili nell’Antico Testamento che fanno riferimento agli «alberi verdi» e alla loro associazione con l’idolatria. Gli storici credono che il riferimento alla parola «verde» si riferisca al verde di tutto l’anno—agli alberi sempreverdi! Ancora una volta, esaminiamo più attentamente la vera storia e le origine di alcuni costumi dei Saturnali che sono praticati oggi. Notate la seguente citazione agghiacciante dal Dizionario delle Antichità Greche e Romane, «Oscilla» terza edizione, volume II; «...tutti i ranghi si dedicavano a se stessi a festeggiare e a rallegrarsi, si scambiavano regali tra amici e la folla riempiva le strade gridando «Ecco i Saturnali». Si faceva un’offerta sotto un albero sempreverde decorato, secondo il poeta pagano, Virgilio. Le figurine e le maschere—chiamate «oscilla»—erano appese all’albero, come si fa con le decorazioni natalizie di oggi. La storia ammette...non c’è dubbio che in queste «oscilla», abbiamo una reliquia del sacrificio umano...». Tutto questo non vi sembra familiare? Regali, cantare nelle strade, alberi sempreverdi, decorazioni, offerte sotto l’albero, ilarità e festeggiamenti? Questo può sembrare meraviglioso, ma rappresenta le cose che sono veramente abominevoli. Gli oscilla moderni assomigliano a piccoli «angeli» paffuti quando sono appesi su un albero. Io stesso, mettevo questi piccoli «angeli bambini» sul nostro albero, quando ero bambino. Perlomeno io pensavo che fossero angeli bambini. Come mi sbagliavo! Credete che alcuni dei vostri amici capiscano ciò che questo rappresenta veramente? Naturalmente no—ma questo non lo fa meno grave o meno sbagliato agli occhi di Dio! Il paganesimo completamente mescolato nella Chiesa Un’altra fonte dimostra come tutto questo arrivò a essere un’eredità praticata così «innocentemente» da milioni di persone—eppure, tutt’altro che innocente agli occhi di Dio. Ora leggete la seguente citazione dall’Enciclopedia Britannica, 15th edizione, volume 10, pagine 1062-3: «Il cristianesimo...da un processo graduale e complesso...diventò la religione ufficiale dell’impero [Romano]». «Per un tempo, le monete e altri monumenti continuarono ad associare le dottrine Cristiane con l’adorazione del sole, al quale Costantino era dedito precedentemente. Ma perfino quando questo periodo finì, il paganesimo Romano continuò a esercitare altre influenze permanenti, grandi e piccole...Il calendario ecclesiastico conserva numerosi resti delle feste precristiane, in particolare il Natale, il quale mescola elementi che comprendono sia la festa dei Saturnali e sia la nascita di Mitra. Ma, soprattutto, la corrente principale della Cristianità Occidentale deve all’antica Roma la solida disciplina che gli diede stabilità e forma». Un’autorità rispettabile come l’Enciclopedia Britannica ammette in realtà, per qualcuno disposto a vedere, che i Saturnali e l’antica Roma furono quelli che definirono la «disciplina...stabilità e forma» del Cristianesimo Occidentale! Questa è un’ammissione veramente stupefacente! La seguente potente citazione rivela come questa idolatra festa pagana entrò nel mondo «Cristiano». È dalla Nuova Enciclopedia Schaff-Herzog della Conoscenza Religiosa, sotto la voce «Natale»: «Molto dipendeva dalla data della festa pagana dei Brumalia (25 Dicembre), che seguiva i Saturnali (17-24 Dicembre), e celebrava il giorno più breve dell’anno e il «nuovo sole»...non può essere determinato esattamente. I pagani Saturnalia e i Brumalia erano profondamente molto radicati nei costumi popolari per essere messi da parte dall’influenza Cristiana...La festa pagana con il suo disordine e la sua baldoria, era così popolare che i Cristiani erano soddisfatti con la scusa di continuare la sua celebrazione, con un piccolo cambiamento nello spirito e nella forma. I predicatori Cristiani dell’Occidente e del Vicino Oriente protestarono contro la frivolezza sconveniente con la quale era celebrata la nascita di Cristo, mentre i Cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli Occidentale d’idolatria e dell’adorazione al sole per adottare questa festa pagana come Cristiana». Un’altra fonte rivela come la chiesa Romana assorbì il Natale in una celebrazione ufficiale. L’Enciclopedia Britannica, edizione del 1946, afferma: «Il Natale non era tra le prime feste della chiesa...Certi Latini, fin dal 354, potrebbero aver trasferito la nascita del 6 gennaio al 25 dicembre, che allora era una festa Mitraica...o la nascita del Sole invitto...I Siriani e gli Armeni, che si aggrappavano al 6 gennaio, accusarono i Romani dell’adorazione al sole e di idolatria, sostenendo...che la festa del 25 Dicembre era inventata dai discepoli di Cerinto...» Così, una festa pagana, celebrata molto prima della nascita di Cristo, trovò la sua strada nel Cristianesimo riconosciuto. Sapete che anche i Puritani della Nuova Inghilterra nel diciassettesimo secolo capivano quanto era equivocato il Natale? In effetti proibirono l’osservanza con una legge, nel 1659 in tutta la colonia del Baia del Massachusetts. Multe e pene detentive potevano derivare dall’essere trovati a celebrarlo. Passarono quasi 200 anni (1856) prima che le persone smettono di lavorare di Natale a Boston. I Puritani conoscevano la sua radice e la catalogarono come «idolatria papista, pagana». Coloro che «mutano i tempi e le leggi» Il profeta Daniele (7:8) parla di un «piccolo corno», il quale (7:25) «proferirà parole contro l’Altissimo…e penserà di mutare i tempi e la legge». Questo piccolo corno è una grande autorità religiosa che tenta di sovrapporre la sua propria visione delle date e celebrazioni, a un mondo ignaro, al posto della chiara istruzione di Dio. La parola ebrea tradotta come «mutare» significa «trasformare, modificare o sostituire». La parola tradotta come «tempi» significa «occasioni fissate, stagioni o tempi». La parola ebrea tradotta come «legge» significa «decreti o leggi di Dio». Quando sono messe insieme, questa frase si riferisce a un’autorità che tenta di «trasformare le occasioni fissate e le stagioni all’interno della Legge di Dio». Certamente, il Natale è un grande esempio di come questo è stato fatto. Le istruzioni di Dio sono state sostituite con le tradizioni religiose degli uomini. La seguente citazione rivela come questo è accaduto. Viene anche dall’Enciclopedia Britannica, sotto «Cristianesimo»: «Così, la liturgia della Pasqua è stata sviluppata maggiormente nella Chiesa Ortodossa Orientale e la liturgia del Natale maggiormente nella Chiesa Cattolica Romana…Il calendario Cristiano è l’istituzione Cristiana più diffusa. La settimana di sette giorni e il ritmo delle feste Cristiane sono state accettate anche dalla maggior parte dei paesi non Cristiani. Malgrado energici tentativi di introdurre una settimana lavorativa mobile, la settimana di sette giorni, con le domeniche libere dal lavoro, non può essere eliminata neanche negli stati Comunisti, con una visione del mondo Ateo. Anche negli ateistici circoli e organizzazioni in ogni parte del mondo, le feste Cristiane gioiscono di indiscutibile popolarità come giorni liberi…specialmente il Natale». In verità, sono stati i «politici ecclesiastici» menzionati precedentemente, che hanno cercato di imporre il calendario «Cristiano» moderno a un mondo inconsapevole. Sono questi leader che hanno «pensato di mutare i tempi e le leggi». Il pericoloso potere della menzogna Uno dei nomi di Satana è il Distruttore (Apocalisse 9:11). Nimrod/Saturno/Molek/Baal, così come Satana, è il dio del fuoco, che distrugge e divora piccoli bambini. Il vero Gesù Cristo non è mai stato e non sarà mai nel Natale! Egli non può essere rimesso nel posto in cui non è mai stato. Ma il «dio di questo mondo», Satana (2 Corinzi 4:4), è sempre stato nel Natale. Egli è il suo l’autore! Il vero Dio ordina che dobbiamo adorarlo «in spirito e verità» (Giovanni 4:2324). Questo non è compatibile con le grandi menzogne del Natale e di Babbo Natale, che tutti i bambini così volentieri credono. 1 Timoteo 4:2 avverte dell’«ipocrisia di uomini bugiardi, marchiati nella propria coscienza». I genitori possono «bruciare» i propri figli, fino al punto di marchiarli con l’inganno e la menzogna del Natale. Non c’è «maggior sicurezza in un gruppo più grande» in questo mondo per coloro che osservano il Natale, perché Satana, che è chiamato il «padre della menzogna» e «fu omicida fin dal principio» (Giovanni 8:44), ha «sedotto tutto il mondo» (Apocalisse 12:9)! Andate in questo versetto e leggetelo. Quindi riconosciate che il Natale è certamente una testimonianza di questo grande inganno. Ma Cristo si riferisce alla Sua Chiesa come a un «piccolo gregge» (Luca 12:32). Molti altri versetti mostrano questo. Questa Chiesa non ha i grandi numeri delle classi rispettate e stabilite del cristianesimo di questo mondo. Ma questa Chiesa obbedisce a Dio! «Un altro Gesù» C’è un altro problema con l’idea di «rimettere Cristo nel Natale» ― ed è grande! Il «Gesù» che è al centro di questa stagione, non è il vero Gesù Cristo della Bibbia! Alla maggior parte è stato insegnato che vi è solo un Gesù Cristo. Ma la Parola di Dio parla di una falsificazione, e questo Cristo sostituito è identificabile nella storia. La prova? L’apostolo Paolo avvertì di «un altro Gesù» Afferrate ciò che è in gioco qui! Primo, considerate tutta l’introduzione di Paolo come prepara il terreno per l’avvertimento che segue: «Ma io temo che, come il serpente [Satana] sedusse Eva con la sua astuzia, così talora le vostre menti non siano corrotte e sviate dalla semplicità che ci dev’essere verso Cristo» (2 Corinzi 11:3). Ora per l’avvertimento reale nel versetto successivo: «Se uno infatti venisse a voi predicando un ALTRO GESÙ che noi non abbiamo predicato, o se voi riceveste un altro spirito che non avete ricevuto, o un altro vangelo che non avete accettato, ben lo sopportereste» (2 Corinzi 11:4). I corinzi sembravano «tollerare questo» senza molta resistenza. Paolo, sotto l’ispirazione del vero Gesù Cristo della Bibbia, fu spinto a registrare il pericolo di seguire inconsapevolmente a «un altro Gesù». Considerate. La maggior parte non ha probabilmente mai considerato, lontanamente, l’idea di un falso Gesù neanche per un momento ― che c’è una simile cosa come un erroneo, diverso e «falso Cristo» (Matteo 24:23-24) ― chiamato «un altro Gesù». Nel passato, questo «Gesù» ha corrotto anche il pensiero dei veri Cristiani. Questo è molto evidente. Ma la «sottigliezza» di come questo può accadere, e come si è verificato nella storia, è così ingannevole—così seducente ― che anche i veri Cristiani inconsapevoli, possono cadere nell’adorazione di questo cosiddetto Gesù. Questo era quello che stava accadendo ai Corinzi. Le persone possono adorare con modi che rappresentano le cose molto diversi rispetto a quello che sinceramente credono o pensano. I «credenti» nella Bibbia, oggi possono pensare che stanno adorando il vero Salvatore, quando in realtà stanno adorando un falso salvatore ― UN ALTRO GESÙ! L’interezza del Cristianesimo tradizionale è in realtà adorare Nimrod/Saturno/Molek/Baal. L’enfasi data oggi alla madre/figlio «Maria/Gesù», incluso la venerabile adorazione a Maria da milioni di persone, è un parallelo con Nimrod e sua madre, Semiramis, che non può essere trascurato. Qui è il punto di ciò che viene spiegato. Molti parlano di «rimettere Cristo nel Natale». Questo si ascolta ogni anno da migliaia di pulpiti e altrove. Ma il vero Cristo non è mai stato lì! Così come una persona non può ritornare in una stanza in cui non è mai entrato, Gesù Cristo non può essere «rimesso» in un evento in cui non è mai stato dentro, e che, in realtà, odia! (Ancora una volta, vedete in Marco 7:7). Il Gesù che questi predicatori e fanatici hanno in mente è un altro Cristo, uno con un altro vangelo, un altro spirito ― lo spirito natalizio! ― portando le dottrine e gli insegnamenti totalmente diversi. Potete vedere la connessione? Che cosa dovete fare? Infine, esaminiamo ciò che Dio disse al Suo popolo cosa doveva fare, e il camino che doveva insegnare ai propri figli. Ricordate in Geremia 7:31, dove Dio condannò a Israele per bruciare i propri figli nella Valle di Tofeth. Otto versetti prima (vs. 23-24), Dio aveva chiarito ciò che richiede: «Ma questo comandai loro: Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, affinché ne venga del bene a voi. Ma essi non ascoltarono… ma camminarono...nella caparbietà del loro cuore malvagio…». Gli esseri umani non vogliono ubbidire a Dio (Romani 8:7). Essi preferiscono seguire la loro propria «fantasia». Essi non capiscono che Dio vuole che la loro vita vada «bene». Egli vuole che la felicità, la gioia e la benedizione fluiscano nella vita delle persone. Tutto questo è il risultato di ubbidire a Lui. Dio ispirò a Mosè per avvertire i padri della grave responsabilità che avevano su cosa e come insegnare ai loro figli. Notate la Sua istruzione in Deuteronomio 6:1, 6-7, 20-21, 25: «Ora questo è il comandamento…che l’Eterno, il vostro Dio, ha ordinato d’insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese nel quale state per entrare per prenderne possesso…E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; le inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi…Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: Che significano questi precetti, statuti e decreti, che l’Eterno, il nostro Dio, vi ha comandato? Tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del Faraone in Egitto e l’Eterno ci fece uscire dall’Egitto con mano potente…E questa sarà la nostra giustizia, se abbiamo cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti davanti all’Eterno, il nostro Dio, come egli ci ha ordinato». Dio portò Israele fuori dall’Egitto ― dalla schiavitù ― dai costumi del mondo che li circondava e gli rivelò la Sua legge. Egli non vuole che il Suo popolo ritorni alle tradizioni, ai costumi e alle vie da cui lo ha chiamato. Quando tutte le tradizioni interconnesse, piene di simbolismo di adorare un antico dio pagano, umanamente ideate, sono insegnate, questo non è adorare il vero Creatore. Non sapevamo che il Natale è di Babilonia Gesù disse due volte, in Matteo 7:16 e 20, che: «li riconoscerete dai loro frutti». Tutto ciò che le persone dicono o fanno, bene o male, ha frutti. I frutti del Natale sono terribili. Il Natale è di ottenere per se stessi—è pura commercializzazione. Questa stagione porta tutto un anno di adulterio, solitudine, gelosie, ubriachezze, guida in stato d’ebbrezza, discussioni familiari (e peggio), un accumulo di debiti che solitamente durano fino a Marzo. Questo problema è così rilevante che quasi tutte le chiese hanno riferito che il loro reddito ― come per ironico ― diminuisce durante questo periodo, man mano che le persone «recuperano» tutte le loro spese! Il vero «spirito natalizio» Il profeta Isaia fu ispirato a scrivere: «Grida a squarcia gola, non risparmiarti; alza la tua voce come una tromba e dichiara al Mio popolo le sue trasgressioni e alla casa di Giacobbe i suoi peccati» (58:1). Io ho fatto questo. Ora che voi avete letto la PURA VERITÀ circa la vera origine del Natale, che farete? La seguente citazione viene dall’opuscolo La pura verità circa il Natale, di Herbert W. Armstrong. Questa riassume l’opuscolo che voi finite di leggere: «Il Natale si è convertito in un periodo commerciale. È sponsorizzato, mantenuto vivo, dalle più forti campagne pubblicitarie e di vendita dell’anno. Voi vedete mascherato un “Babbo Natale” in molti negozi. Gli annunci, ci ingannano riguardo alla “bellezza dello spirito natalizio”. I giornali, che vendono gli annunci, stampano floridi editoriali esaltando ed elogiando il periodo pagano, e il suo “spirito”. Un popolo ingenuo ha inculcato tanto, che molti si offendono quando gli si dice la verità. Ma lo “spirito natalizio” viene creato ogni anno, non per onorare Cristo, ma per vendere la merce!» Così come tutti gli inganni di Satana, che appare come un «angelo di luce», lo fa sembrare buono. Miliardi di dollari sono spesi ogni anno in questa commercializzazione di spese folli, mentre la causa di Cristo deve soffrire. È parte del sistema economico di Babilonia! «Abbiamo professato di essere una nazione cristiana, ma siamo in Babilonia, così come lo preannunciò la profezia biblica, e non lo sappiamo! «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe» ― che presto verranno ― è l’avvertimento di Apocalisse 18:4» [mia l’enfasi]. °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° http://www.ilsecoloxix.it/ 21 dicembre 2014 Caro Babbo Natale... ecco le vostre “letterine” Genova - Ne sono arrivate tante, tantissime. Curiose, commoventi, profonde, allegre. Ha avuto successo l’iniziativa del secoloxix.it, che ha chiesto ai lettori di inviare una letterina per Babbo Natale: con l’auspicio e la speranza che il desiderio si possa in qualche modo tramutare in realtà. «Si costruisca un futuro migliore per tutti» Non ho mai creduto a Babbo Natale, la vita mi ha insegnato che ognuno dev’essere il Babbo Natale di se stesso costruendosi con il lavoro e il sacrificio una casa, una famiglia, dei figli e una vita fatta di rispetto e serietà verso gli altri. Ma oggi mi devo ricredere: occorrono per i giovani e le loro famiglie tanti Babbi Natale, perché da soli non ce la fanno. Mi auguro che chi è al potere legga questa mia e possa travestirsi da Babbo Natale, costruendo un futuro migliore per tutti. Francesco Ferrando «Dacci la forza di sopportare i pesi» Caro Babbo Natale, la voglia di festeggiare è poca: riuscire a condurre una vita dignitosa per molti è complicato come un videogioco, dove appena superato un livello ecco che ne appare subito un altro, denso di trabocchetti. A ogni angolo spuntano personaggi fasulli come le loro promesse, le stesse che qualcuno prima di loro aveva già fatto, usando semplicemente parole diverse. Nel muoversi su questo terreno accidentato, bisogna stare attenti a non perdere l’equipaggiamento importante. La forza d’animo per sopportare pesi che nemmeno in palestra. La tenacia nell’inculcare valori ai propri figli, nonostante la società li ritenga ormai superati. Il rifiuto di ogni forma di violenza fisica e psicologica, che non ha mai giustificazioni, neanche quando intervengono gli esperti a spiegare le ragioni di un gesto vigliacco. Raduna tutto questo nel tuo sacco, Babbo Natale, e spargilo sopra le nostre teste. Una parte andrà dispersa, ma il resto non potrà che aiutarci a vivere meglio. Con l’occasione, a tutti voi auguri di Buone Feste. Enrico Arlandini Genova «Ridacci l’indipendenza della Repubblica» Caro Babbo Natale, Riportaci quello che ci e’ stato rubato 200 anni fa: la nostra indipendenza! Ma non un’indipendenza da operetta, una di quelle vere, inseriti in Europa a pieno titolo con la nostra dignita’, le nostre capacita’ e la nostra voglia di abbracciare il mondo pur rimanendo saldamente abbarbicati alla nostra terra. Riportaci, per favore dei governanti che siano anche solo l’ombra di quegli aristocratici che nei tempi che furono erano capaci , pur facendo i loro interessi, di creare lavoro, prosperità e ricchezza anche per il popolo. Ne abbiamo ancora diritto, anche se ormai non lo sa quasi più nessuno. Riportaci la conoscenza perduta di essere liberi, di far sentire zeneize chiunque abbia voglia di stare qui, , orgoglioso di camminare su queste antiche pietre e fiero del nostro mare. Gregorio Della Rupe Pe Zena e pe San Zorzo «Fammi trovare lavoro» Caro Babbo Natale, mi chiamo Andrea, ho da poco 25 anni, abito a Savona. Si dice che tu sappia tutto, però non si sa mai, gli anni passano... ti rinfresco allora la memoria. Come arriva Dicembre ripenso sempre all’anno passato, cerco un insegnamento da quel che ho vissuto, rimuovere il negativo, enfatizzare il positivo. Mi sono comportato bene? Dove posso migliorare? Quali azioni saranno migliori per me nell’anno che verrà? Babbo, dalla riflessione di questo Dicembre sono giunto alla conclusione di essere felice. Ho superato due anni aspri e difficili in cui avevo perso tutto; la stabilità, l’università, quasi me stesso, non mi riconoscevo, non sapevo cosa fare di me, ed è stata quest’ultima l’esperienza peggiore mai provata. Ma ora non è più così. Sai Babbo? Ce l’ho fatta. Sono tornato a studiare, sono tornato ad uscire con i miei amici, quelli che non ti voltano le spalle solo perché smetti di far serate, sono fidanzato e tanto innamorato, e soprattutto amo me stesso, perché è questa la chiave di tutto. Sono sano, mentre pensavo di non esserlo. Sono capace di studiare, quando credevo di non riuscirci più. Sono in grado di avere un partner, e di renderlo felice. Se pensi positivo le belle cose della vita, piccole o grandi che siano, ti arrivano. È questo il segreto del Natale, Babbo? Una riflessione su noi stessi? Forse. Ora mi dirai, tu non chiedi proprio nulla? Aspetta, un attimo che ci arrivo... anch’io non sono esente dai desideri! Mi accorgo di essere fortunato, Babbo. A volte mi lamento, banalizzo, polemizzo da buon ligure e invece dovrei ricordarmi più spesso di aver avuto negli anni belle cose, che ancora ho, e opportunità di vedere il mondo, qualche volta, e la possibilità di scegliere autonomamente il mio percorso scolastico, le mie attitudini, le mie passioni. So che non tutti, purtroppo, potrebbero dire la stessa cosa! Ringrazio perciò sempre per aver avuto questa possibilità. Detto questo però, forse perché è insito nell’animo umano non accontentarsi del tutto, anche io desidero. Desidero ardentemente un iPhone 6 argento da 64GB, lo desidero fin da quando è uscito, mi farebbe fare quel salto di qualità necessario all’università insieme a un Mac, se potessi avere pure quello, per poter veramente ingranare una marcia superiore. E purtroppo costano troppo entrambi. Sono materialistico, Babbo? Sono traviato dalla pubblicità? No. Io non mi sento idiota a desiderarlo. Babbo, tu che tutto puoi, fa’ che possa averlo, io lo userei seriamente, non solo per telefonare e mandare messaggi. Fa’ anche che possa avere un Mac, non posso passare la mia vita a riavviare di continuo un telefono che non ho i soldi per cambiare e a cercare di aggiustare un notebook con anni di problemi. Mi sono indispensabili, come si fa a studiare oggi altrimenti? Ti chiedo un’altra cosa, non seconda per importanza, anzi. Non ho mai creduto nel lavoro perfetto sulla carta ma ho sempre creduto nel lavoro giusto per le nostre emozioni e le nostre attitudini. Babbo, fa’ che ne trovi uno, non posso pensare di non ricevere i frutti dell’impegno profuso per la laurea. Proprio adesso che ho ripreso possesso della mia vita non posso fallire, non questa volta. Il resto non te lo chiedo, cose come salute, denaro, felicità, serenità... non te le domanderò. Più che desideri reputo siano speranze e allora voglio combattere io per averli tutti, proprio come ho combattuto lungo tutti questi mesi. Il senso di pienezza che si respira dopo non si può paragonare a nient’altro. Babbo, mi aiuterai? Mentre mi aiuto da solo mi dai una mano anche tu? Lo spero. Un bacio Andrea PS. Ah, dimenticavo: desidero anche ardentemente la pace nel mondo! (Giusto per strapparti un sorriso...) «Un po’ di svago e magari un’auto nuova» Caro Babbo Natale, come stai? anche tu senti la crisi? Vicino a dove abito, l’alluvione ha colpito molti negozianti e privati cittadini provocando molti danni che, sommati alla preesistente crisi, hanno ulteriormente peggiorato la situazione di molte famiglie. Io ho una piccola casa, che sto pagando con un mutuo e tanta fatica; spesso sogno una casa più grande ma di fronte agli sfollati di Genova e dintorni mi sento estremamente fortunata. Ho anche un lavoro a Genova e un po’ di salute, che non guasta; ho un marito, un fratello e una famiglia che mi vuole bene. Ora ti chiederai perché io ti stia scrivendo....beh ho letto il tuo indirizzo su internet e non ho potuto resistere dallo scriverti. Di cosa avrei bisogno? Di un’auto nuova (la mia ha fatto la sua vita...superati i 10 anni!!!) e di un bel viaggio per evadere magari qualche giorno dalla routine e ampliare i miei orizzonti. Ti lascio al tuo duro lavoro e ti ringrazio per aver letto la mia letterina. Una bambina nel cuore Daniela «Regalami la pensione» Caro Babbo Natale, anche se non sono più una bambina e forse mai come in questo periodo della mia vita avrei qualcosa da chiederti: LA PENSIONE! E si, Babbo Natale, solo con questa mia richiesta potrei ottenere a ruota tantissime cose che sogno di fare da diversi anni ma non mi è mai stato possibile: - potrei godermi la mamma anziana che vedo tutti i giorni di corsa e mi farei insegnare le sue ricette come le trofie dolci o il croccante - avrei più tempo da dedicarmi all’acquisto dei regalini di Natale (purtroppo con le tasse che ci assillano si possono fare solo regalini) - potrei cucire o sferruzzare qualcosa di carino da donare per queste occasioni - potrei invitare tutta la mia numerosa famiglia e preparare un pranzo e poter accontentare tutti - potrei addobbare la casa, preparare il presepe e l’albero senza dover pensare già al giorno che lo devo disfare perchè non ne avrò tempo - potrei far visita a tutti gli zii anziani e far loro gli auguri personalmente e non telefonicamente - potrei organizzare un pranzo nei giorni a seguire oppure la vigilia con tutti gli amici certa che avrei il tempo per accontentarli e rimettere tutto in ordine - potrei andare a visitare con mio marito i vari presepi che vengono allestiti nella nostra bellissima terra - potrei far visita a tutti i miei cari che ora riposano sotto i cipressi e dedicare loro un po’ più di tempo - potrei fare anche volontariato - avrei più tempo per leggere un libro - potrei andare a fare la spesa più rilassata senza dover correre perchè i negozi chiudono quando esco dal lavoro - potrei tenere in ordine il giardino, l’orto - potrei fare marmellate, conserve - potrei , potrei, quante cose potrei solo se mi regalassi LA PENSIONE! Grazie Babbo Natale! Silvana Porcile «Un abbonamento gratuito al Secolo online» Caro Babbo Natale, sono un pensionato che il 5 Dicembre ha compiuto 71 anni. Per alcuni anni ho fatto l’abbonamento a Il Secolo on line, purtroppo la mia pensione netta è sempre li, poco sotto i 1.000 euro/mese, le spese invece aumentano sempre, soprattutto le tasse sulla prima ed unica casa, se ci pensi non è un reddito ma una spesa non da poco..., e quelle comunali, per non avere poi nulla in cambio! Così sono stato costretto a non rinnovare più il mio abbonamento, peccato, perché per me era una simpatica compagnia giornaliera. Mi rimane la limitatissima versione su internet, mi mancano però le notizie ed alcune rubriche. Se tu mi procurassi un abbonamento gratuito finché sarò vivo, spero ancora tanti anni, sarebbe un grosso regalo, nemmeno troppo costoso per chi potesse farmelo... Lo troverò sotto l’albero, che ormai non faccio più? Si può dire buon Natale a Babbo Natale? Non far correre troppo le tue renne, i vigili di Genova sono spietati, bisogna fare cassa... Eugenio Belli «Treni puliti e puntuali» Caro Babbo Natale, se vieni a Genova, non ci venire in treno perchè rischieresti di arrivare con enorme ritardo, come accade ogni giorno ai poveri viaggiatori. E, soprattutto, non scendere a Brignole perchè nessuno informerebbe del tuo ritardo. Ecco cosa ti chiedo: regalaci treni puliti, in orario e un doppio binario fino a Ventimiglia! Chissà che tra qualche decina d’anni non ti si possa ringraziare! Un viaggiatore «Un viaggio a Genova dove sono nata» Caro Babbo Natale, mi chiamo Camilla Blundo Vuelvas e sono nata al Gaslini di Genova in un bel giorno di maggio del 2012. Avevo pochi mesi di vita quando il mio papa’ si trasferi’ in Messico nella citta’ di origine della mia mamma. Spero un giorno che il mio papa’ possa avere l’opportunita’ di avere i soldi ed il tempo per farmi fare un viaggio e conoscere la citta’ dove sono nata : se mi piacera’ molto (come immagino) il mio papa’ e la mia mamma avranno il loro “bel da fare” a spiegarmi perche’ andammo cosi’ lontano da una citta’ tanto ricca di storia e di bellezze. Per adesso mi dicono che e’ stata una scelta di famiglia per permettermi di stare vicino ai nonni materni che, per inciso, sono gli unici che ho ( mio papa’ purtroppo ha gia’ perso entrambi i genitori ) Caro Babbo Natale stavo pensando ad un regalo per me ed un regalo per te .... insomma uno scambio di regali che hanno a che vedere con le immagini. Io ti mando le mie immagini (da sola e con mamma e papa’) che potrai trovare sul link che fa riferimento ad un inserto di vita sociale del quotidiano locale di Ensenada (Bassa California, Mexico) edito il 15 dicembre. Come mai siamo finiti sul giornale locale ? .... beh, per caso. Infatti un giornalista ha avuto occasione di vedere, per caso, alcune foto che avevamo fatto nella nostra casetta (al fine di inviarle alle zie ed ai cuginetti a Genova : il mio papa’, in Genova, ha due splendide sorelle .... le mie care zie, ed io ho quattro cugini .... meravigliosi !) E forse perche’ mio papa’ e’ italiano e forse perche’ sono piaciute le foto, .... beh, il giornalista ci ha chiesto se poteva pubblicarle, magari allegando un breve commento (di mia mamma) che parlasse dello spirito natalizio. Ed ecco che cosi’ siamo finiti sul giornale del quale ti invio, caro Babbo Natale, il link Io invece , caro Babbo Natale, chiedo a te qualcosa di tangibile e non virtuale. In ogni caso, come ti dicevo, immagini. Vorrei, se possibile, se non e’ chiedere troppo, che tu mi regalassi tre libri : il primo libro lo vorrei con belle immagini dell’Italia, soprattutto immagini da poter vedere, sfogliare insieme al mio papa’: dovra’ cosi’ raccontarmi tante cose della Italia, che ultimamente, mi dice essere in grande difficolta’ (magari non e’ consolatorio pero’, caro Babbo Natale, per quel che mi dice il mio papa’, anche qui non e’ per niente facile.... purtroppo) il secondo libro certamente mi piacerebbe fosse con belle immagini di Genova, ...ancora e soprattutto immagini. Anche questo libro , e’ chiaro, per sfogliarlo con papa’ e mamma (ahahah ...cerco ogni pretesto per stare con papa’ e mamma). il terzo libro mi piacerebbe fosse di favole (magari sonoro ....con un cd all’interno) cosi’ da poter ascoltare le favole in italiano : io qui vivo immersa nell’idioma spagnolo ed il papa’ fa quello che puo’ parlandomi in italiano, sperando cosi’ che un giorno io possa parlare anche questa bella lingua. Caro Babbo Natale ti chiedo libri di carta perche’ cosi’ potro’ toccarli, sfogliarli, ed avere, chissa’, l’impressione di toccare e sentire il mio paese e la mia citta’ di origine. A Genova, tramite te, mando il mio piu’ caro saluto e soprattutto un saluto ai genovesi che hanno patito le recenti, tristi vicissitudini legate all’ennesima alluvione (mannaggia !) : a loro in particolare il mio augurio (e naturalmente anche da parte di mamma e papa’) di trascorrere un sereno e felice Natale in famiglia. Un abbraccio. Con affetto Camilla (ti salutano anche mia mamma LuzMaria e mio papa’ Vincenzo) p.s. bis : la lettera e’ stata scritta dal sottoscritto poiche’ mia figlia ha poco piu’ di 2 anni e mezzo pero’ mi e’ sembrato carino mandare un saluto a Genova, della quale abbiamo nostalgia, cogliendo l’occasione dell’invito de IL SECOLO XIX a scrivere una letterina a Babbo Natale. E’ stato un modo di sentirci comunque parte di quella italia , di quella Genova, che vive nel cuore dei cittadini emigrati. Un caro saluto Vincenzo Blundo. «Meno pregiudizi sull’epilessia» Caro Babbo Natale, non so se pretendo troppo ma, volevo chiederti un GRANDISSIMO DONO, anche se, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha fatto presente : < che al mondo nessuno regala nulla a nessuno > . Realizza , che in futuro non ci siano più i molti PRE-GIU- DIZI sull’ EPILESSIA e che se ne parli ( il primo pregiudizio è non parlarne ) come TUTTE le malattie di questo mondo. Luigia Guglielmana presidente regionale AICE Liguria Onlus «Trovami un lavoro, voglio tornare a Genova» Caro Babbo Natale, è un po’ che non ti scrivo, ma sono stata distratta. Ogni anno che è passato mi ha allontanato sempre di più dalle letterine che ti mandavo una volta. Che cosa ti chiedevo? Una bambola, un gioco, un dolcetto? Magari qualche volta ti ho anche rimproverato di non aver scelto il regalo giusto, quello della pubblicità, così bello e colorato. Babbo Natale caro, quello che desidero per quest’anno non lo vedrai in tv, non lo vedrai su un dépliant. Ho speso tante energie per diventare quella che sono, quella che vorrei essere, ma nonostante gli sforzi non sono riuscita a trovare quello che cerco. E lo cerco disperatamente. Caro Babbo Natale, io voglio un lavoro. Ti giuro ancora una volta come molte altre volte, sono stata brava e buona, ho studiato, ho studiato tanto. Ho fatto grandi sacrifici, ho scelto di impegnarmi per trovare la mia strada e per quella strada sono andata. Mio amato amico immaginario, mai dimenticato, ti chiedo solo questo. Regalami un lavoro, un lavoro giusto. Voglio un lavoro che mi permetta di tornare a Genova, che mi faccia rivedere il mare e il sole, voglio un lavoro che mi permetta di sposarmi l’anno prossimo, come da tempo sogno. Voglio un lavoro che mi dia la dignità di una persona adulta, in grado di provvedere a se stessa. Un lavoro che mi dia poche e buone certezze e piccole soddisfazioni, come un buon premio per tutta la fatica fatta finora. Caro Babbo Natale, in 23 anni non mi hai mai realmente deluso, cerca di accontentarmi anche quest’anno. Portami quella gioia che ho quasi dimenticato, strappa via l’ansia e la paura dal mio cuore. Troverai ancora latte e biscotti per te sulla mia tavola, come sempre, ti aspetterò. Marta «Aiutami a pulire il mio quartiere» Ciao Babbo ... io abito da tanto tempo a Lagaccio zona di Genova... dove il degrado è ovunque...! Mi aiuti a pulire nella scalinata di via del cipresso ? C’e un’aiuola... pieno di rifiuti da tanto tanto tempo ...! Perché nessuno mi ascolta...! Buon Natale ... speriamo che le nostre tasse che paghiamo... servano a qualcosa di visibile... Roberto «Aiutami a tornare a Genova» Caro Babbo Natale non sono più una bambina, ma spero che tu leggerai lo stesso la mia lettera anche se agli adulti non è più consentito sognare e credere ancora a Babbo Natale. Mi chiamo Caterina e vivevo a Genova e dopo tanto tempo avevo ritrovato la serenità mia e dei miei ragazzi e mi godevo il mare e i tramonti che la nostra città ci regala e sopportavo anche i mugugni e le magagne che la affliggono. Poi sono stata davvero fortunata, dopo tanti anni ho ritrovato il mio primo Amore e la vita è davvero tornata a sorridermi. Il mio Marco abitava lontano e così per un po’ di tempo ha fatto avanti ed indietro dalla sua città alla mia, passando lunghe ore in autostrada, avanti ed indietro. Come i ragazzini ci telefonavamo di continuo e rubavamo ore al sonno per parlare insieme. Però ragazzini non lo siamo più da un pezzo e così abbiamo deciso di condividere tutti i giorni e vivere insieme. Come ben sai non si può avere tutto dalla vita ed ogni scelta comporta una rinuncia e io per poter stare insieme a Marco ho dovuto lasciare la mia città e vivere lontano dai miei ragazzi dai miei amici e lasciare il mio mare. Marco è una persona speciale e vivere accanto a lui è bello. Anche lui ama i miei figli e i miei amici e Genova e il suo mare i suoi profumi e i suoi mugugni ma purtroppo oggi è difficile trovare un lavoro. Se ne trovasse uno a Genova potremmo stare insieme ai nostri figli ai nostri amici e a alla nostra città senza farci venire la nostalgia ogni volta che vediamo programmi su Genova o soffrire quando a Genova succede qualcosa di brutto. Tu che sei Babbo Natale e hai dei poteri magici, fai in modo che Marco trovi un lavoro a Genova e potremmo così riunire tutta la nostra famiglia ed essere davvero felici tutti insieme. Mi raccomando….io credo in Te Ciao Caterina °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° http://www.ilgiornale.it/ 2 La moda deprimente di deprimersi a Natale Sondaggi sull'ansia e consigli contro la tristezza: guardate che è una festa... Cristiano Gatti ‐ Lun, 22/12/2014 ‐ 08:18 Si apre la settimana di Natale, ma stiamo calmi. Non facciamoci prendere dal panico. L'appello è doveroso, di fronte alla consueta ondata di nevrosi e di paranoie che sta investendo i nostri poveri animi, già abbastanza provati. Per creare il clima giusto, dall'Inghilterra comunicano tempestivamente i risultati del più recente sondaggio sul tema (fonte «Samaritans», associazione benefica): il 48 per cento delle persone ammette di sentirsi depresso, in questo periodo. Messo così, il Natale ha tutte le sembianze di una calamità. Come gli sms della Protezione civile, arrivano freschissimi anche i consigli dell'esperta, in questo caso Eleonora Iacobelli, psicologa e segretario dell'associazione Eurodap (Associazione europea per il disturbo da attacchi da panico). Attenzione, evitate di andare a troppi pranzi e brindisi. Badate bene di scegliere solo quelli che vi fanno davvero piacere. E non dimenticate: dedicatevi personalmente all'impacchettamento dei regali, il lavoro manuale vi rilasserà e potrete dare libero sfogo alla vostra creatività. Diciamolo: è più rito l'allarme Natale che il Natale stesso. È per questo che mi sembra il momento giusto di reagire. Voglio gridarlo a tutto il mondo: basta, non rompete più l'anima con questo terrorismo psicologico. Piantatela di considerarci tutti dei disturbati mentali, oppressi da questa psicosi plumbea e deviante, pronti a sclerare al primo taglio di panettone. Non se ne può davvero più di questa nenia catastrofista e cupa, che dipinge il periodo come una specie di incubo collettivo, cui soltanto gli intelligenti, gli anticonformisti e le menti superiori riescono a tenere botta con massicce dosi di distacco e cinismo. Mettete giù le mani, dal nostro Natale. Se vi stressa, ignoratelo. Fate finta di niente. Abolite regali, messaggi d'auguri, bicchierate e alberelli. Nessun senso di colpa: non l'ha ordinato il medico di sentirsi migliori, di essere generosi e altruisti, pienamente felici. Non c'è bisogno che le crocerossine della sociologia ci forniscano contromisure e anticorpi per contrastare la temibile sindrome. Bastano pochi pensieri elementari, intramontabili da duemila anni. Fino a prova contraria, Natale è sostanzialmente una specie di compleanno, una data che serve a festeggiare quel tizio scandaloso e irriverente, arrivato all'improvviso in una notte buia, scaldato da due povere bestie, accolto da qualche pastore miserabile, nonostante questo capace di accendere una luce abbagliante sull'umanità, la luce eterna della verità. In questa verità cosmica sta scritto che lo stesso Natale va vissuto come e quanto se ne ha voglia, nelle modalità e con le persone preferite, perché prima di tutto e sopra tutto il Natale è il grande messaggio della libertà. Serenità e letizia non sono un dovere. Non sono formalità, né convenzione. Sono moti dell'animo che nascono spontanei. E se non nascono, non è un problema. Non è il caso di correre dallo psicanalista anche per questo. A chi arriva pure quest'anno, con zelo da Protezione civile, per salvarci dal cataclisma dello stress, a tutti questi allarmisti sia detto con molta tranquillità: se problema c'è, non è il Natale. Se problemi esistono, siamo noi. Lo stressato di Natale è stressato tutto l'anno. È stressato e basta. È stressato a Capodanno, a Carnevale, a Pasqua e anche a Ferragosto. Il Natale, di suo, ci mette se mai un incredibile prodigio: riesce ogni volta, misteriosamente, tra mille difficoltà, a radunare sotto lo stesso tetto i pezzi di famiglia sparsi nelle diverse strade del mondo. Succede solo una volta l'anno, tutti gli anni. Nella vita d'oggi, questo non è uno stress: è un miracolo. °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°