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LETTURE
Pirandello e Dante non si
lasciano incantare dalle
luci di Natale
martedì 23 dicembre 2014
Valerio Capasa
Le luci di Natale inondano le nostre strade, un secolo dopo che un personaggio del Fu Mattia
Pascal, parlando della «lampadina della fede», osservava che «se questa lampadina manca, noi ci
aggiriamo qua, nella vita, come tanti ciechi, con tutta la luce elettrica che abbiamo inventato!».
In effetti, nell'affollamento delle città, «chi va di qua, chi di là, chi torna indietro, chi si raggira;
nessuna più trova la via: si urtano, s'aggregano per un momento in dieci, in venti; ma non
possono mettersi d'accordo, e tornano a sparpagliarsi in gran confusione, in furia angosciosa:
come le formiche che non trovino più la bocca del formicajo, otturata per ispasso da un bambino
crudele. Mi pare, signor Meis, che noi ci troviamo adesso in uno di quei momenti. Gran bujo e
gran confusione! Tutti i lanternoni, spenti. A chi dobbiamo rivolgerci?».
L'incessante lavoro della ragione è trovare una via, cercare di fare chiarezza sulle cose, di vedere il
senso di quello che accade. Ma i propri «lanternini» non riescono a raccapezzarsi nel buio che ci
stringe, e in cui si ingolfano certe giornate: le nostre parole intelligenti non illuminano la vita che
affanna, come non ci aiutano i «lanternoni», ossia gli ideali che ormai ci appaiono «astratti». «A
chi dobbiamo rivolgerci?»: servirebbe l'aiuto di non si sa chi, perché tanta è la confusione del
mondo in cui ci troviamo a barcamenarci, tale è la fatica che ci spossa, così improvvisi
sopraggiungono i tracolli che travolgono noi e gli altri uomini, così lontana esistenzialmente è la
domanda di senso rispetto alla frequentemente sperimentata prossimità dell'insensatezza, che a
questo punto appare ridicolo illudersi che davvero la nostra fioca ragione possa considerarsi un
"lume".
Non sono pochi gli scrittori che hanno scelto, per rappresentare l'uomo del nostro tempo, la
metafora del "cieco": «Donde venni non so; né dove io vada / saper m'è dato», ammette Il cieco di
Giovanni Pascoli. Una guida dovrà pur esserci, e serve urgentemente, ma «Egli è fuggito; è vano
che l'insegua / per l'ombra il suono delle mie parole!». Resiste tuttavia, inestirpabile, «la sempre
aspettata alba d'un sole, / che di là brilla!». Il cieco di Pascoli esplode allora in una raffica di
interrogativi brucianti: «Ma forse uno m'ascolta; uno mi vede, / invisibile. Sé dentro sé cela. /
Sogghigni? piangi? m'ami? odii? Siede / in faccia a me. Chi che tu sia, rivela / chi sei: dimmi se il
cuor ti si compiace / o si compiange della mia querela!». La nostra cecità non esclude infatti che
qualcun altro possa guardarci, e rivelarci se ride della nostra sperdutezza o se ne commuove: «Chi
che tu sia, che non vedo io, che vedi / me, parla dunque: dove sono?».
Disorientati nei confronti della vita, «mentre a noi tutt'intorno tu canti, sbraiti e ridi /
atrocemente presa dal piacere» — è Baudelaire a immortalare il turbinio delle città — si fa strada
talvolta, anche involontariamente, una strana inquietudine, che non ci lascia appagati né dello
shopping prenatalizio né delle (ormai non troppo diffuse) calde atmosfere familiari di questi giorni.
E come ciechi finiamo per alzare lo sguardo alla ricerca di qualcosa di diverso, che ci strappi dal
soffocamento e ci mostri quale sia il senso, la verità, di questa esistenza: «cosa mai cercano, tutti
quei ciechi, in Cielo?».
La domanda di Baudelaire apre una prospettiva tanto necessaria quanto dimenticata, per noi che
rincorriamo sempre, nei ghirigori del cervello, tutti i pro e i contro, tutti i bilanci e le spiegazioni.
Che insomma, pretendiamo di spiegarci le cose, di domandarci e di risponderci, di giocarci una
partita tutta mentale, quando invece la realtà sconfina, è più grande della nostra testa. È uno dei
passaggi della Divina Commedia da cui, ancora sette secoli dopo, non si può tornare
indietro: «Matto è chi spera che nostra ragione / possa trascorrer la infinita via / che tiene una
sustanza in tre persone». La nostra ragione non riesce a incamminarsi — non c'è niente da fare —
nell'«infinita via» del mistero, né in quello della Trinità né in nessun altro. «State contenti, umana
gente, al quia», continua Virgilio nel III canto del Purgatorio: che non è un invito a fermarsi, ad
accontentarsi, tutt'altro! È il realismo di chi guarda quello che c'è (il quia), anche quando non sa
spiegarselo; «ché, se potuto aveste veder tutto, / mestier non era parturir Maria». Se l'uomo
potesse vedere tutto, se l'uomo potesse trovare, pensandoci, la risposta alle domande che la realtà
gli tira addosso, non ci sarebbe stato bisogno che Maria partorisse.
A cosa serve il Natale, allora? Dante tronca subito la questione: senza Gesù, non riesci a vedere la
realtà. Se tu ci riuscissi già, Dio cosa si sarebbe incarnato a fare? Drammatica controprova: «e
disïar vedeste sanza frutto / tai che sarebbe lor disio quetato, / ch'etternalmente è dato lor per
lutto: / io dico d'Aristotile e di Plato / e di molt' altri». Ci sono stati uomini così intelligenti e così
desiderosi, come Aristotele e Platone, che, se fossero sufficienti la propria intelligenza e il proprio
desiderio a capire la realtà fino al suo significato, sicuramente ce l'avrebbero fatta. Invece noi
abbiamo visto uomini simili che hanno desiderato fortemente ma «sanza frutto», che sono rimasti
inquieti, e che per sempre scontano la pena del loro desiderio non corrisposto: un desiderio che si
trasforma in «lutto». Già nel IV canto dell'Inferno Virgilio aveva descritto la triste nobiltà delle
intelligenze più vive dicendo che «sanza speme vivemo in disio»: perché un desiderio che non
incontra una risposta muore di disperazione, non spera più che qualcosa possa avverarlo.
Non ci basta la scaltrezza della nostra mente per vivere bene, sarebbe una follia anche solo
sperarlo. Maria però ha partorito, per farci finalmente vedere. Natale è una questione di
conoscenza delle cose, innanzitutto: della verità delle cose («li antichi la veritade non videro»,
insiste Dante nel Convivio), di cui questo evento riaccende il desiderio.
Due atteggiamenti aiutano ad accorgercene. Il primo è il turbamento, oltre che di Pascoli, di
Pirandello e di Baudelaire, anzitutto di Virgilio, che dopo aver accennato a quel feroce desiderio dei
più acuti tra gli uomini, «chinò la fronte, / e più non disse, e rimase turbato»: triste e umile al
tempo stesso, quel turbamento lo conosce bene chi sa di non avercela fatta, di non farcela, a
spiegare la vita, chi non presume di elargire le sue perle di saggezza (e Virgilio è il «maestro» di
Dante forse proprio per questo: perché non sa spiegargli la vita, però può offrirgli la sua
impotenza).
Il secondo appare l'esatto contrario del chinar la fronte, e ne è invece il passo successivo: alzare lo
sguardo, proprio come I ciechi di Baudelaire. Nel III del Purgatorio, mentre Virgilio, «tenendo 'l
viso basso / essaminava del cammin la mente», Dante invece «mirava suso intorno al sasso». Ed
è lui che guarda a notare l'arrivo di chi li aiuterà a scalare la montagna: «"Leva", diss'io, "maestro li
occhi tuoi"». Se Virgilio si conferma un vero maestro perché sa farsi discepolo del suo discepolo, a
Natale tocca a noi non aver paura del buio delle cose: quello non è un problema, la presunzione di
ingabbiarlo nelle proprie idee sì. Con gli occhi che abbiamo, nell'oscurità che ci assedia, anziché
cederle, possiamo andare a vedere «parturir Maria», e trovarci, come si vede in tante natività, nel
fascio di luce che viene dal bambino: «luce che allumina noi ne le tenebre», dice il Convivio.
Magari succede anche a noi, come racconta Agostino, che «egli fu guardato, e allora vide».
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Santa Claus nel "ciclo dei
dodici giorni": una
lettura antropologica
Babbo Natale è vestito di rosso scarlatto: è un re. La sua barba bianca, le sue pellicce e i suoi stivali, la slitta nella quale
viaggia, evocano l’inverno. Lo si chiama “Babbo” ed è vecchio, quindi incarna la forma benevola dell’autorità. […] In
realtà, questo essere soprannaturale e immutabile, fissato una volta per tutte nella sua forma […], è la divinità di una
classe di età della nostra società, e la sola differenza tra Babbo Natale e una divinità è che gli adulti non credono in lui,
sebbene incoraggino i bambini a crederci e alimentino tale credenza con molte mistificazioni.
(Claude Lévi-Strauss, Babbo Natale suppliziato, in Razza e storia e altri studi di antropologia, Torino 1967, p. 254)
20/12/2010 - Un episodio di cronaca apparentemente irrilevante, ma che trovò ampio risalto sui quotidiani della
Francia di metà Novecento, è stato oggetto di una delle poche analisi sulla figura di Babbo Natale che l’antropologia
abbia prodotto, e che reca la firma di Claude Lévi-Strauss. Nel folgorante saggio Babbo Natale suppliziato lo
studioso francese chiama a tema di studio l’articolato processo della “costruzione della tradizione”, individuandolo
però entro un campo di analisi sotto gli occhi di tutti, tanto familiare da essere quasi impenetrabile al nostro pensiero
critico, che pure si è a lungo esercitato in riflessioni complesse sull’altro, sul lontano, sul “primitivo”.
La notizia che ha stimolato Lévi-Strauss a rivolgere lo sguardo sul “noi” apparve il 24 dicembre 1951 sul quotidiano
«France Soir»:
Babbo Natale è stato impiccato ieri pomeriggio alle grate della cattedrale di Digione e
bruciato pubblicamente sul sagrato. Questa spettacolare esecuzione si è svolta alla
presenza di molte centinaia di bambini dei patronati. Era stata decisa in accordo con il
clero, che aveva condannato Babbo Natale come usurpatore ed eretico. L’accusa
rivoltagli era di paganizzare la festa del Natale e di essersi insediato in essa come un
cuculo occupandovi sempre maggior posto. Gli viene rimproverato soprattutto di essersi
introdotto in tutte le scuole pubbliche da cui il presepio è completamente bandito.
L’olocausto ordinato dalle autorità ecclesiastiche come contromisura all’offuscamento del
senso cristiano della Natività serve all’antropologo per tentare di decostruire l’intricata
rete di carichi semantici che, in tempi e luoghi diversi, si sono integrati e giustapposti fino
a comporre la figura del bonario e munifico vecchio che conosciamo sotto il nome di Babbo
Natale / Santa Claus, alcuni aspetti del cui “culto” – dopo il decremento della ritualità
collettiva registratosi negli anni Settanta-Ottanta – hanno in anni recenti subìto una
rilevante amplificazione presso le società industrializzate. In particolare, il consumo
vistoso individuato da Thorstein Bunde Veblen come comportamento economico
preferenziale della classe agiata si è stratificato sui preesistenti valori del dono come
elargizione e indicatore di reciprocità, assecondando in ciò il modello dominante del
consumismo di matrice nordamericana. Non a caso è proprio negli Stati Uniti che, dopo un
percorso lunghissimo iniziato nella Roma dei Saturnali, la figura di Santa Claus ha
definitivamente acquisito la strumentazione espressiva e i caratteri iconografici che oggi la
caratterizzano.
In realtà, l’ascendente diretto di Santa Claus è un personaggio storico, il vescovo Nicola di
Mira, vissuto forse nel IV secolo d.C. ma il cui culto assunse un certo rilievo in Oriente nel
VI secolo e in Occidente (Roma e Italia meridionale, Germania, Francia e poi Inghilterra) a
partire dal IX, fondandosi su un sostrato di religiosità pagana e nascendo probabilmente
dal processo di cristallizzazione delle feste collegate al solstizio d’inverno, che
nell’antica Roma erano presiedute da Saturno. I Saturnali venivano celebrati nella
settimana tra il 17 e il 20 dicembre, prolungandosi in epoca imperiale fino al 24: era questa
una fase liminare e potenzialmente rischiosa, connessa con la morte e la rinascita
simbolica del Sole, il cui culto venne introdotto nella seconda metà del III secolo e
istituzionalizzato da Aureliano con la festa del Dies natalis invicti solis, fissata il 25
dicembre. Qualche giorno dopo iniziavano le feste in onore di Giano e della dea Strenia, nel
corso delle quali era pratica usuale lo scambio di doni (strenae in onore della divinità
femminile, da cui il termine strenna ancora oggi in uso). Nel timore che i nuovi culti
ostacolassero la diffusione del cristianesimo, la Chiesa romana stabilì in quella stessa data
la ricorrenza della nascita di Cristo, agevolando di fatto confluenze e sincretismi tra riti
pagani e festività cristiana.
Tempo di marginalità che la festa sottraeva al divenire storico, quello che lo storico delle
religioni Arnold van Gennep ha definito il “ciclo dei dodici giorni” – composto da quelli
compresi tra Natale e Capodanno – era un periodo di sospensione dal quotidiano e di
inversione e rovesciamento dei ruoli, quindi anche di rafforzamento dei tabu: come
segnala l’antropologa E. Stefania Tiberini, nei Saturnali così come nel culto a San Nicola la
ricorrenza solstiziale segnala una presenza della morte che si esorcizza nell’elargizione di
offerte di doni ai bambini in ragione della loro posizione pre-sociale e pre-iniziatica, e
dunque più vicina al nodo problematico della non-vita. I bambini sarebbero dunque un
varco nella barriera che divide i morti dai viti, e le questue infantili – elemento
ricorrente in queste celebrazioni, così come nella statunitense festa di Halloween e nel
Día de los Muertos del Messico – sembrano confermare questa adiacenza della morte al
mondo dell’infanzia, sancendo una relazione di complementarietà tra esistenze terrene e
presenze che popolano l’aldilà.
Mediatore di questa precaria alleanza sembra farsi anche Santa Claus, corruzione olandese
di Sanctus Nicolaus (ma noto nel mondo germanico come Niklaherr, Samichlaus, Sanda
Klaus) e versione esportata in America dalle migrazioni dal XVII secolo: e se in Europa
settentrionale e nel Nord Italia in quel periodo nell’iconografia di questo personaggio
risaltano ancora gli attributi vescovili (il manto rosso, la mitra sul capo), come ha segnalato
M. Belpoliti “San Nicola è anche un santo che ha molte facce, discendente dagli spiriti che
accompagnano il corteo di Hellequin, il cacciatore che rapisce i bambini e guida il corteo
dei morti nelle notti invernali”. In Austria Sankt Nikolaus era accompagnato da Krampus,
o Knecht Ruprecht negli altri paesi germanici, essere maligno dotato di due minacciose
corna sul capo, di una lingua che gli penzolava dalla bocca e di un sacco in cui
imprigionava i bambini capricciosi; tratti e comportamenti comparabili ricorrono
frequentemente nelle tradizioni folkloriche dell’Alto Adige e del Tirolo.
Americanizzandosi, Santa Claus perde il suo doppio negativo e con esso tutti gli attributi
ambigui che in Europa lo connotano come severo garante del processo di inculturazione
infantile. Storicamente, questa flessione semantica asseconda il processo di affermazione
della vita privata e la crescita del ruolo economico e sociale della famiglia, innestandosi
nelle prime fasi dell’industrializzazione e della formazione e consolidamento delle
borghesie cittadine. Non è un caso che Santa Claus dismetta in questo stesso periodo gli
antichi panni ecclesiastici per assumere le fiabesche fattezze di un vecchio barbuto e
grasso, dunque icona di opulenza, serenità e benessere: così lo tratteggia nel 1863 su
«Harper's Weekly» la penna del disegnatore statunitense Thomas Nast, dando un volto
propriamente statunitense a quel generoso distributore di doni che già Charles Dickens
aveva ritratto nel 1843 nel suo celebre Canto di Natale.
Da prodigo dispensatore di piccole gioie, Santa Claus inizia progressivamente ad assumere
le fattezze di un vero dio delle merci negli anni Trenta, grazie a una campagna pubblicitaria
senza precedenti che la Coca-Cola Company ideò per ovviare al divieto – generato da
diversi procedimenti penali e da campagne denigratorie sulla presenza di sostanze nocive
nella bevanda – di utilizzare a questo scopo immagini di bambini. Il disegnatore di origini
svedesi Haddon Sundblom ipercaratterizzò il complesso di segni già allestito da Nast,
creando il peculiare codice simbolico che sostanzia l’iconografia contemporanea di Santa
Claus.
Più che soggiogato dall’ideologia del consumismo, Babbo Natale ne
sembrerebbe dunque uno dei prodotti più riusciti. “Espressione di un codice
differenziale che distingue i bambini dagli adolescenti e dagli adulti” (LéviStrauss, op. cit., p. 59) e mediatore dei conflitti intergenerazionali, nel
processo di mutamenti e risignificazioni lungo il quale la sua identità si è
strutturata egli a tutt’oggi disciplina le richieste infantili, incoraggiandone
gli eccessi ma circoscrivendoli entro uno spazio temporale ridotto. Sul
versante macrosociologico, sovrintendendo al protocollo festivo delle
donazioni natalizie, garantisce il perdurare di questa forma occidentale di
potlatch che alimenta l’industria del consumo, ma allo stesso tempo
riafferma la connotazione familistica e affettiva dello scambio di beni, che
rafforza la memoria sociale rendendo i beni materiali cosa diversa da quelle
“stampelle a sostegno di uno storpio” che secondo la definizione di Ivan
Illich sono le merci.
Bibliografia
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Le radici pagane del
Natale
di Elena Savino
jubal editore
Del sole
Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I vangeli
non ne indicano né il giorno né l’anno [ ] fu assegnata la data del solstizio
d’inverno perché in quel giorno in cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli
boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti
(giorno della nascita del Sole invincibile).
- Nuova enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano (1941) Nel corso della ricerca di informazioni e documenti riguardanti le origini pagane
del Natale, quello che stupisce è che la data del 25 dicembre, prima di
diventare celebre come compleanno di Gesù , sia stata giorno di festa per i
popoli di culture e religioni molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio.
Le origini di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è principio della vita
sulla terra e che dal principio è stato oggetto di culto e di venerazione: il sole.
Agli albori dell’umanità, esisteva un ricco calendario di feste annuali e
stagionali e di riti di propiziazione e rinnovamento.
I popoli nel periodo primitivo della loro esistenza erano intimamente legati al
ciclo della natura poiché da questo dipendeva la loro stessa sopravvivenza.
Al tempo, la vita naturale appariva indecifrabile, incombente, potente
espressione di forze da accattivarsi; era un mondo magico. L’uomo antico si
sentiva parte di quella natura, ma in posizione di debolezza. Per questo,
attraverso il rito, cercava di fare amicizia con questa o quella forza insita in
essa.
Al centro di questo ciclo c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la
stella del mattino che determinava i ritmi della fruttificazione e che
condizionava tutta la vita dell’uomo. Per quest’ultimo, temere che il sole non
sorgesse più, vederlo perdere forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso
nel cielo, era un’esperienza tragica che minacciava la sua stessa vita. Perciò,
doveva essere esorcizzata con riti che avessero lo scopo di evitare che il sole
non si innalzasse più o di aiutarlo nel momento di minor forza.
È proprio partendo da questa considerazione che possiamo individuare le
origini dei rituali e delle feste collegate al solstizio d’inverno.
Durante queste feste venivano accesi dei fuochi (usanza che si ritrova nella
tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia) che,
con il loro calore e la loro luce, avevano la funzione di ridare forza al sole
indebolito.
Spesso questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati
alla riproduzione. Da qui l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e
cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e in alcuni casi, come negli antichi riti
celtici e germanici, ma anche romani e greci, di accoppiamento durante le
feste.
Del solstizio d’inverno
Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente sole
fermo (da sol, sole, esistere, stare fermo).
Se ci troviamo nell’emisfero nord della terra, nei giorni che vanno dal 22 al 24
dicembre possiamo infatti osservare come il sole sembra fermarsi in cielo,
fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. In termini
astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della
declinazione, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano
equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del
giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto
dell’anno.
Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e
il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo
il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade
generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa
visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno
giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare
nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e invincibile sulle stesse tenebre. E proprio il
25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo Natale .
Questa interpretazione astronomica può spiegare perché il 25 dicembre sia una
data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da
una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli
antichi, pare strano, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di
osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.
Per fare un esempio, a Maeshowe (Orkneys, Scozia) si erge un tumulo datato
(con il metodo del carbone radioattivo) 2750 a.C. All interno del tumulo c’è una
struttura di pietra con un lungo ingresso a forma di tunnel. Questa costruzione
è allineata in modo che la luce del sole possa scorrere attraverso il passaggio e
splendere all’interno del megalite, illuminando in questo modo il retro della
struttura. Questo accade al sorgere del sole e al solstizio d’inverno.
Delle origini comparate del Dio Sole
Pur non avventurandoci in comparazioni religiose che richiederebbero accurati
studi, pena l apparire ridicoli, diremo comunque che il 25 dicembre è
associato al giorno di nascita o di festeggiamento di personaggi divini risalenti
anche a secoli prima di Cristo.
Per citarne alcuni:
Il dio Horus egiziano
I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini di Horus in braccio a Iside
ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col bambino, tanto da indurci a
credere che in epoca cristiana, per ovvi motivi, alcune rappresentazioni di Iside
e Horus, spesso raffigurato come un bambino con la corona solare sul capo,
furono probabilmente riciclate .
Il dio Mitra indo-persiano
Con buona pace della Gatto Trocchi, quello di Mitra fu il culto più
concorrenziale al cristianesimo e col quale il cristianesimo si fuse
sincreticamente. A proposito, anche Mitra era stato partorito da una vergine,
aveva dodici discepoli e veniva soprannominato il Salvatore .
Gli dei babilonesi Tammuz e Shamas
Nel giorno corrispondente al 25 dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva
festeggiato il dio Sole babilonese Shamash. Il dio solare veniva chiamato Utu in
sumerico e Shamash in accadico. Era il dio del Sole, della giustizia e della
predizione, in quanto il sole vede tutto: passato, presente e futuro.
In Babilonia successivamente comparve il culto della dea Ishtar e di suo figlio
Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole. Allo stesso modo di
Iside, anche Ishtar veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia.
Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava una aureola di 12 stelle che
simboleggiavano i dodici segni zodiacali.
È interessante aggiungere che anche in questo culto il dio Tammuz muore per
risorgere dopo tre giorni.
Dioniso
Nei giorni del solstizio d inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa
rituale chiamata Lenaea, la festa delle donne selvagge . Veniva celebrato il
dio che rinasceva bambino dopo essere stato fatto a pezzi.
Bacab
Era il dio Sole nello Yucatan; si credeva che fosse stato messo al mondo dalla
vergine Chiribirias.
Il dio Sole inca Wiracocha
Il dio sole inca veniva celebrato nella festa del solstizio d’inverno Inti Raymi
(festeggiata il 24 giugno perché nell emisfero sud, essendo le stagioni
rovesciate, il solstizio d’inverno cade appunto in giugno).
Ovviamente i primi citati in questa rapida carrellata devono aver influito
alquanto nella creazione del cristianesimo che, ricordiamolo una buona volta,
non fu creato da Cristo. Riguardo invece ai culti solari precolombiani è
interessante notare come i tempi e i simboli del sacro siano comuni a civiltà
così distanti fra loro. Questo dovrebbe far sorgere più spesso il sospetto di una
origine comune delle religioni tramite uno studio comparato delle stesse alla
ricerca del significato della vita. Invece, ottusamente ci si continua ad adagiare
su fedi antropomorfiche dogmatiche e più o meno esplicitamente intolleranti
nei confronti delle altre.
Da: Le radici pagane del Natale
di Elena Savino - Jubal editore
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http://rcg.org/it/
La Vera Origine del
Natale
DI DAVID C. PACK
Da dove ha origine il Natale? Dalla Bibbia o dal paganesimo? Qual è la vera
origine di Babbo Natale—del vischio—dell’albero di Natale—delle ghirlande di
agrifoglio—e della tradizione di scambiarsi regali? Molti sono preoccupati a
«rimettere Cristo nel Natale». Ma è mai stato lì? Ecco qui le sbalorditive
risposte!
Ogni anno dopo il giorno del ringraziamento, il pensiero di molte persone è
rivolto all’arrivo del Natale. Questo è il tempo di quando i Cristiani professanti
presunti si concentrano su Gesù Cristo. Dopotutto, è la stagione della sua
«Natività»!
Rudolph la Renna dal Naso Rosso, le ghirlande di agrifoglio, gli alberi decorati,
il vischio, gli auguri, la musica appropriata a questo tempo, «castagne arrostite
sul fuoco all’aperto» e Babbo Natale vengono tutti associati con questa festa.
Tutto questo porta una calda atmosfera a quelli che celebrano questa festa.
Io sono cresciuto in una famiglia che celebrava il Natale, ed era un grande
avvenimento nella nostra famiglia ogni anno. Noi non tralasciavamo nessuna
decorazione per questa occasione. Il giorno 24 di Dicembre, cresceva un
eccitamento con il passare di ogni minuto. I miei genitori preparavano perfino
il caffè nero per Babbo Natale prima di mandarci a letto. Mi sono sempre
chiesto come facevano a sapere che a Babbo Natale piaceva il caffè nero—così
come a loro piaceva il suo. Dopo essere andato a letto la vigilia di Natale, non
potevo dormire e non vedevo l’ora di alzarmi al mattino per vedere tutto quello
che «Babbo Natale» mi aveva portato.
Il Natale è considerato da molti come un tempo meraviglioso, che concentra i
partecipanti nel dare, unita famigliare, bella musica e decorazioni, festeggiando
con cibi speciali e cantando canti di Natale in tutto il quartiere (come la mia
famiglia faceva ogni anno).Tutto questo è presumibilmente centrato
sull’adorazione di Cristo. Certamente la Bibbia ci istruisce a fare tutto questo—
giusto?
La risposta vi scioccherà!
Perché le persone pensano che il Natale sia meraviglioso? Questo certamente
sembrava meraviglioso per me. Confidavo in quello che i miei genitori mi
dicevano. Non avevo nessuna ragione di dubitare di loro. Essi stavano
semplicemente insegnandomi quello che i loro genitori avevano insegnato a
loro. Non ho mai messo in discussione le vere origini del Natale!
La maggior parte mai riflette sul perché credono ciò che credono o fanno ciò
che fanno. Noi viviamo in un mondo pieno di consuetudini, ma pochi mai
cercano di capire la loro origine. Noi generalmente le accettiamo senza dubbio.
La maggior parte delle persone praticamente fanno quello che tutti fanno—
perché è facile e naturale!
Esaminiamo attentamente le radici del Natale. Diamo uno sguardo al perché le
persone seguono le usanze che si associano ad esso. Perché si celebra il 25 di
Dicembre? Lo celebrò la primitiva Chiesa del Nuovo Testamento? Questo
opuscolo è pieno di fatti storici che, essendo messi assieme ci danno un quadro
completo. Cerchiamo di evitare tutte le supposizioni e accettare solo quello che
può essere PROVATO!
Origini pagane
Nel 1990, il consiglio scolastico di Solon, Ohio (un sobborgo di Cleveland) vietò
tutti gli allestimenti della Natività e altre attività Natalizie in ogni proprietà
scolastica, perché essi pensavano che queste violassero la separazione tra
chiesa e stato. Furono chiamati in tribunale quando alcuni genitori indignati si
opposero a loro, avendo l’impressione che il Natale venisse sottratto ai loro figli
e alla comunità. Il consiglio perse la causa! La cittadinanza aveva sostenuto
che il Natale era una tradizione universale e che non era parte della religione
ma che trascendeva. Il Natale fu considerato come secolare—praticamente una
parte di tutte le culture del mondo.
La decisione della corte affermava che il Natale non ha radici Cristiane!
Tuttavia, l’opinione della corte fece anche notare che la lettura della Bibbia e la
preghiera ovviamente sono associate con il Cristianesimo—un’ammissione
notevole! La corte concluse che l’osservanza del Natale e gli allestimenti della
mangiatoia potevano rimanere perché non erano realmente parte del
cristianesimo o della religione—ma la preghiera e la lettura della Bibbia, le
quali lo sono, dovevano rimanere escluse dalle scuole!
Quasi tutti gli aspetti dell’osservanze del Natale hanno le loro radici nella
tradizione Romana e nella religione. Prendi in considerazione le seguenti
ammissioni di un grande giornale Americano (The Buffalo News, 22 Novembre
1984): «Il primo riferimento al Natale che segnò il 25 Dicembre viene dal
secondo secolo dopo la nascita di Gesù. È considerato probabile che le prime
celebrazioni del Natale furono in reazione ai Saturnali Romani, una festa del
raccolto che segnava il solstizio dell’inverno—il ritorno del sole—e onorava
Saturno, il dio dell’agricoltura. I Saturnali erano un periodo chiassoso, molto
opposto dai leader più austeri tra la setta Cristiana ancora minoranza. Secondo
uno studioso, il Natale si sviluppò come un mezzo per sostituire l’adorazione
del sole (in inglese sun) con l’adorazione del Figlio (in inglese son). Dal 529
d.C., dopo che il Cristianesimo diventò la religione ufficiale di stato dell’impero
Romano, l’imperatore Giustiniano fece del Natale una festa civile. La
celebrazione del Natale raggiunse il suo culmine—alcuni preferirebbero dire il
momento peggiore—in epoca medioevale quando divenne un tempo di
consumo cospicuo e di ineguagliabile baldoria».
Considerate queste citazioni dall’Enciclopedia Cattolica, edizione 1911, sotto la
voce «Natale»: «Il Natale non era tra le prime feste della Chiesa…Le prime
evidenze della festa vengono dall’Egitto». Inoltre, «I costumi Pagani si
centravano intorno alle calende di Gennaio, che gravitavano intorno al Natale».
Sotto la voce «Giorno di Natale», Origene, uno dei primi scrittori Cattolici,
ammise: «…Nelle Scritture, nessun è ricordato per aver tenuto una festa o che
ci sia stato un grande banchetto il giorno del suo compleanno. Sono solo
peccatori (come il Faraone ed Erode) coloro che ne fanno una grande gioia del
giorno in cui sono venuti in questo mondo» (mia l’enfasi).
L’Enciclopedia Americana, l’edizione del 1956, aggiunge: «Il Natale…non veniva
osservato nel primo secolo della Chiesa Cristiana, poiché l’uso Cristiano in
genere era di celebrare la morte delle persone importanti piuttosto che la loro
nascita…una festa fu stabilita in memoria di questo evento [la nascita di Cristo]
nel quarto secolo. Nel quinto secolo la chiesa Occidentale ordinò che la festa
fosse celebrata nel giorno dei riti Mitraici della nascita del sole e alla chiusura
dei Saturnali, poiché nessuna conoscenza certa della nascita di Cristo
esisteva».
Non c’è dubbio nell’ORIGINE della celebrazione moderna del Natale. Molte più
fonti potrebbero essere citate e su questo ritorneremo più tardi. Iniziamo a
mettere insieme altri fatti.
Fu 300 anni dopo Cristo prima che la chiesa Romana celebrerà il Natale, e non
fino al quinto secolo che fu ordinata la sua osservanza in tutto l’impero, come
una festa ufficiale per onorare «Cristo».
Cristo può essere onorato con il Natale?
La giustificazione più comune che qualcuno sentirà riguardo al Natale è che le
persone hanno sostituito le antiche usanze e gli intenti pagani asserendo che
essi ora si stanno «concentrando su Cristo». Ho sentito molti dire che essi
stanno «onorando Cristo» nella loro osservanza del Natale. Il problema è che
Dio non dice che questo è accettabile per Lui! Realmente, Egli ordina
chiaramente contro di esso! L’osservanza del Natale disonora Cristo! Egli
considera ogni cosa riguardo a esso come un’abominazione! Presto vedremo il
perché.
Cristo disse: «E invano Mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono
comandamenti di uomini» (Matteo 15:9). Il Natale non è un comandamento di
Dio—è una tradizione dell’uomo. Cristo continua: «Voi siete abili nell'annullare
il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione» (Marco 7:9). Ogni
anno, in tutto il mondo, il 25 di Dicembre, centinaia di milioni di persone fanno
proprio questo!
Vedremo che Dio ordina chiaramente: «Non seguite le vie dei pagani». Ma la
maggior parte delle persone non temono Dio, ed Egli gli permette di prendere
le proprie decisioni. Gli esseri umani sono agenti con il libero arbitrio—liberi di
obbedire o di disobbedire a Dio! Ma guai a coloro che ignorano la chiara Parola
di Dio!
Fu la nascita di Cristo il 25 Dicembre?
Cristo nacque nel periodo dell’autunno. Molti hanno erroneamente creduto che
Lui nacque intorno all’inizio dell’inverno—il 25 di Dicembre! Loro si sbagliano!
Nota dell’ Adam Clarke Commentario (commento di Adam Clarke), volume 5,
pagina 370, edizione di New York: «era consuetudine tra gli Ebrei di mandare
fuori le loro pecore nei deserti vicino alla Pasqua [all’inizio della primavera], e
riportarle a casa all’inizio delle prime piogge». Le prime piogge iniziavano
dall’inizio a metà autunno. Continuando con questa stessa citazione: «durante
il tempo che erano fuori, i pastori le guardavano giorno e notte. Quando…le
prime piogge iniziavano all’inizio del mese di Marsceshvan, tempo che
corrisponde a parte del nostro Ottobre e Novembre [inizia qualche volta in
Ottobre], vediamo che le pecore erano tenute fuori in aperta campagna
durante tutta l’estate. E poiché questi pastori non avevano ancora portato a
casa le loro greggi, si presume che Ottobre non era ancora iniziato, e che, di
conseguenza, il nostro Signore non nacque il 25 di Dicembre, quando non c’era
nessun gregge fuori nei campi; e neppure poteva essere nato più tardi di
Settembre, poiché le greggi erano ancora nei campi di notte. Su questa base,
la natività di Dicembre dovrebbe essere abbandonata. Il pascolo delle greggi
nei campi di notte è un fatto cronologico…vedete le citazioni dei Talmudisti nel
Lightfoot».
Luca 2:8 spiega che quando Cristo nacque: «Ora in quella stessa regione
c'erano dei pastori che dimoravano all'aperto nei campi, e di notte facevano la
guardia al loro gregge». Notate che loro stavano «dimorando» nei campi.
Questo non succede mai a Dicembre. Sia Esdra 10:9-13 che il Canto dei Cantici
2:11 dimostrano che l’inverno era la stagione delle piogge e che i pastori non
potevano rimanere al freddo e nei campi all’aperto di notte.
Numerose enciclopedie chiaramente affermano che Cristo non era nato al 25 di
Dicembre! L’Enciclopedia Cattolica questo lo conferma direttamente. In tutta
probabilità, Cristo nacque in autunno! Una lunga spiegazione tecnica
dimostrerebbe questo punto.
Poiché ora sappiamo che il 25 di Dicembre neanche lontanamente era la vera
nascita di Cristo, da dove si originò la festa associata con questa data?
Ora leggete questa citazione sul «Natale»: «Nel mondo Romano i Saturnali (17
di Dicembre) era un tempo di divertimento e di scambio di regali. Il 25
Dicembre era anche considerato come la data di nascita del mistero Iraniano
del dio Mitra, il sole della giustizia. Nel Nuovo Anno Romano (1 di Gennaio), le
case erano decorate con verde e luci, ed erano offerti regali ai bambini e ai
poveri. A queste osservanze vennero aggiunti i riti Natalizi Germanici e Celtici,
quando le tribù teutoniche penetrarono nella Gallia, in Bretagna e nell’Europa
centrale. Il cibo e la buona compagnia, il ceppo di Natale, e la Torta di Natale,
il verde e gli alberi di abete, i regali e gli auguri, tutti commemoravano diversi
aspetti di questa stagione festiva. Fuochi e luci, simbolo di calore e longevità,
sono sempre stati associati con le festività invernali, siano pagane che
Cristiane» (Enciclopedia Britannica, 15ma Edizione. Vol. ΙΙ, p. 903).
Una citazione finale riguardo alla scelta del 25 Dicembre come data di nascita
di Cristo è necessaria. Notate un articolo nel Toronto Star (La stella di
Toronto), di Dicembre del 1984, di Alan Edmond, intitolato, «Noi dobbiamo
molto ai Druidi, Tedeschi»: «La Riforma gettò una piaga sul Natale. A quel
punto, naturalmente, gli astuti politici ecclesiastici adottarono la festa pagana
di pieno inverno come la presunta data di nascita di Gesù di Nazareth, e
gettarono dentro alcune altre chicche pagane per rendere più appetibile la sua
presa di potere».
Il 25 Dicembre non fu scelto perché era la nascita di Cristo o perché era anche
vicina a esso. Fu scelto perché coincideva con la festa idolatra pagana dei
Saturnali—e questa celebrazione deve essere esaminata attentamente. In ogni
modo, noi non sappiamo con esattezza la data di nascita di Cristo. Anche se
Dio certamente avrebbe potuto farcela sapere, Egli ha scelto di nasconderla
agli occhi del mondo!
Chi era Saturno?
Le citazioni precedenti hanno introdotto il tema dei Saturnali. Studiamo
attentamente chi esattamente era Saturno. Considerate la seguente citazione
di un altro grande giornale Americano: The Democrate and Chronicle,
Rochester, New York, Dicembre 1984: «La festa Romana dei Saturnali, dal 17
al 24 Dicembre, moveva i cittadini a decorare le loro case con verde e luci e
donavano regali ai bambini e ai poveri. La festa del 25 Dicembre del natalis
solis invicti, la nascita del sole invincibile, fu decretato dall’imperatore
Aureliano nel 274 d.C. come una celebrazione del Solstizio Invernale, e qualche
tempo (dopo)…fu Cristianizzato come una data per celebrare la nascita del
Figlio della Luce».
Il Dr. William Gutsch, presidente del Museo Americano di Storia Naturale—
Planetario Hayden, inoltre confermò il nome originale del Natale con questa
citazione del 18 Dicembre 1989, in un giornale di Westchester, New York, The
Reporter Dispatch:
«Gli antichi Romani non celebravano il Natale ma piuttosto una festa pagana
chiamata i Saturnali. Accadeva ogni anno, intorno all’inizio dell’inverno, o nel
solstizio invernale. Questo era il tempo quando il sole aveva preso il suo
percorso più basso nel cielo e i giorni cominciavano ad allungarsi, assicurando
così un'altra stagione di raccolto.
Tuttavia, «Se molte delle trappole dei Saturnali, sembrano parallele con ciò che
molti di noi fanno oggi, noi possiamo vedere da dove prendiamo…le tradizioni
delle nostre festività. E in verità, è stato suggerito che anche se Cristo non
nacque alla fine di Dicembre, i primi Cristiani—ancora una setta illegale di
allora—spostarono il Natale al tempo dei Saturnali per attirare meno attenzione
possibile su se stessi mentre celebravano le proprie festività».
I Saturnali, naturalmente, celebravano Saturno—Saturno era il dio
dell’Agricoltura (della semina) perché il calore del sole era necessario per
permettere la semina e la crescita delle culture. Era anche venerato in questa
festa della morte dell’inverno in modo che potesse ritornare (Egli era il «sole»
ricordate «sun») e ancora una volta riscaldare la terra in modo che la semina
primaverile potesse avvenire. Il pianeta Saturno fu nominato successivamente
dopo di lui, perché fra tutti i pianeti, con i suoi anelli e il colore rosso vivace,
rappresentava meglio il dio del fuoco!
Praticamente ogni civiltà ha un dio del fuoco/sole. Gli Egiziani (e qualche volta i
Romani) lo chiamavano Vulcano. I Greci lo chiamavano Crono, così come i
Fenici—ma loro lo chiamavano anche Saturno. I Babilonesi lo chiamavano
Tammuz (come Nimrod resuscitato nella persona di suo figlio), Molek o Baal,
come lo chiamavano i Druidi. Tutti questi erano semplicemente i vari nomi di
Nimrod. Nimrod era considerato il padre di tutti gli dei Babilonesi.
Sacrificio di bambini
Notate questa orribile pratica associata con l’adorazione del dio del fuoco
(Nimrod, Saturno, Crono, Molek, e Baal) nella seguente citazione de Le due
Babilonie, di Alexander Hislop, pagina 231:
«Ora, questo è in esatto accordo con il carattere del Grande Capo del sistema
del culto al fuoco. Nimrod, come rappresentante del fuoco divoratore a cui si
offrivano vittime umane, specialmente bambini, in sacrificio, era considerato
come il grande divoratore di bambini…era, naturalmente, il vero padre di tutti
gli dèi Babilonesi; e perciò, con questo carattere fu considerato dopo
universalmente. Come padre degli dèi ricevette, come abbiamo visto, il nome
di Crono; e tutti sanno che la storia classica di Crono era proprio questa, che,
“divorava i suoi figli appena nascevano”. (Dizionario Classico Lempriere,
“Saturno”)…questa leggenda ha un significato più amplio e profondo; ma
applicata a Nimrod, o “Il Cornuto” si riferisce solo al fatto che, come
rappresentante di Molek o Baal, le offerte più accettate nel suo altare erano i
neonati. Abbiamo un’ampia e triste evidenza su questo argomento dai
documenti dell’antichità. “I Fenici”, dice Eusebio, “ogni anno sacrificavano i loro
amati e unigeniti figli a Crono o Saturno”».
Ma, perché era così importante il sacrificio umano per l’adorazione di questo
dio terribile? Quale possibile beneficio potevano pensare gli esseri umani
vedere massacrare i loro propri figli? Continuando: «…chi si avvicinava al
fuoco, avrebbe ricevuto una luce dalla divinità» e «attraverso il fuoco divino
tutte le macchie prodotte dalle generazioni passate potevano essere
purificate». Perciò, «facevano passare attraverso il fuoco i loro figli e le loro
figlie in onore di Molek» (Geremia. 32:35).
Per quanto incredibile come possa sembrare, gli esseri umani ingannati
credevano realmente che era gradito al loro «dio» sacrificare i loro propri
piccoli figli innocenti a lui. Credevano che il fuoco li purificava dal peccato
originale. La dottrina pagana di passare il tempo in purgatorio per purificare
l’anima da ogni peccato deriva da questa credenza!
Chi era Nimrod?
Ora dobbiamo vedere più vicino chi era questa figura biblica, di Nimrod. Lo
abbiamo già visto come uno dei falsi dèi della storia originale, ma cos’altro
possiamo conoscere?
Genesi 10:9 dice di Nimrod: «Egli fu un potente cacciatore davanti [al posto
dell’] all'Eterno». In realtà egli cerco di sostituire Dio.
Il famoso storico Ebraico, Josephus, documenta nel Josephus Antiquites
importanti evidenze del ruolo di Nimrod nel mondo antidiluviano. Notate: «Egli
inoltre cambiò gradualmente il governo in tirannia…Egli [Nimrod] disse anche
che si sarebbe vendicato di Dio, se aveva in mente di sommergere
nuovamente il mondo; perciò che costruì una torre molto alta, in grado di non
poter essere raggiunta dalle acque…Ora le moltitudini erano ben predisposte a
seguire la determinazione di Nimrod, e stimare come codardia sottomettersi a
Dio» (Bk. I, Ch. IV, sec. 2,3).
Sotto molti nomi, il primo e forse il più ribelle dell’umanità è stato adorato
attraverso le false religioni. L’antico Israele continuò a sbagliare servendo ai
molti falsi dèi che Nimrod rappresentava.
Ezechiele 8:13-14 descrive un’immagine delle donne di Israele «piangevano
Tammuz». Questo Tammuz (il dio del fuoco) era considerato essere Nimrod e
l’etimologia della parola stessa è affascinante. Tam significa «rendere perfetto»
e muz «fuoco». Il significato è chiaro alla luce di ciò che abbiamo già appreso.
Incidentalmente, nella Guerra Iraq-Kuwait nel Deserto Storm, Saddam Hussein
diede perfino il nome a uno dei suoi missili «Tammuz». Certamente capiva che
il suo significato include fuoco.
Bruciati per Molek
Vediamo come il popolo di Dio, Israele, adorava Baal/Molek una volta che si
allontanarono dal vero Dio: «Hanno anche costruito gli alti luoghi di Baal, che
sono nella valle dei figli di Hinnom, per far passare attraverso il fuoco i loro figli
e le loro figlie in onore di Molek, ciò che non avevo comandato loro, e non mi
era mai venuto in mente che dovessero commettere una tale
abominazione…».(Geremia 32:35).
Notate che Dio stesso dice che queste abominazioni cosi orribili non entrarono
mai e poi mai nella Sua mente: «hanno pure edificato gli alti luoghi a Baal per
bruciare nel fuoco i loro figli in olocausto a Baal, cosa che non avevo
comandato, di cui non avevo mai parlato e che non mi era mai venuta in
mente. Perciò ecco, i giorni vengono, dice l'Eterno, in cui questo luogo non si
chiamerà più Tofeth, né la Valle del figlio di Hinnom ma la Valle del massacro»
(Geremia 19:5). Il versetto 6 lega la valle di Tofeth o Hinnom a questa pratica.
Geremia 7:31 collega Tofeth e Hinnom con il sacrificio di bambini. Tofeth
significa «tamburo». I tamburi si suonavano per coprire le grida delle vittime
nelle fiamme.
Notate la citazione dal Paradiso Perduto, di John Milton, per quel che riguarda il
terribile dio Molek: «Prima Molek, orrendo re macchiato con il sangue dei
sacrifici umani, e stillando lacrime paternali, anche, con il fragore dei tamburi e
timpani che non fossero udite le grida dei figli, passati attraverso il fuoco per
essere poi offerti al macabro idolo». Certamente, tutti diranno che loro non
sacrificano i loro bambini a Molek oggi, ma continuate a leggere.
Nel Nuovo Testamento, il martire Stefano fu lapidato a morte, almeno in parte,
perché accusò i suoi ascoltatori per l’adorazione a questo idolo malvagio (Atti
7:43).
Quando il giusto Re Giosia salì al trono, come re di Giuda, egli distrusse gli
altari nella valle di Tofeth (o Hinnom – la stessa valle che Cristo paragonava
alla «geenna» con il fuoco in Marco 9:43-49) poco dopo che arrivò al potere.
Egli comprendeva il grande male delle pratica che vi si svolgevano.
I Druidi e i sacrifici umani
Molte persone hanno sentito parlare dei Druidi. Pochi conoscono chi e che cosa
erano. Ci riferiremo a loro più avanti e li collegheremo ad altre pratiche
Natalizie ben conosciute. Dobbiamo prima stabilire il loro ruolo storico nei
sacrifici umani.
Giulio Cesare è la più conosciuta fonte di informazioni sui Druidi. Questo deriva
dall’Enciclopedia Britannica. Questa citazione, sotto la voce «Druidi», spiega
chiaramente chi erano: «I Druidi, la classe erudita fra gli antichi Celti, il cui
nome significa Conoscere (o trovare) l’albero di quercia. Sembra che
frequentavano boschi di querce e agivano come sacerdoti, insegnanti e giudici.
I primi resoconti conosciuti dei Druidi vengono dal terzo secolo [a.C.]…I Druidi
si incaricavano dei sacrifici pubblici e privati, e molti giovani uomini andavano
da loro per istruzione. Giudicavano tutte le dispute pubbliche e private e
decretavano la pena…La dottrina principale dei Druidi era che l’anima era
immortale…offrivano vittime umane per quelli che erano gravemente malati o
in pericolo di morte in battaglia. Oggetti di vimini enormi venivano riempiti con
uomini vivi e poi bruciati; anche se i Druidi sceglievano i criminali come
preferenza, sacrificavano vittime innocenti se necessario».
L’Antico Testamento è pieno di condanna di Dio a Israele per la pratica di
usanze delle nazioni che la circondava—e noi stiamo raccogliendo fatti
importanti che rivelano un quadro sconvolgente.
Il ruolo del cannibalismo
Un’altra verità circa le origini del Natale originata dalla parola moderna
cannibale. Questa pratica ha le sue radici in una funzione primaria di tutti i
sacerdoti di Baal. Tenete a mente che la parola Ebraica per sacerdote è Cohen
(o Kohen).
Considerate la seguente citazione da Le Due Babilonie, di Alexander Hislop,
pagina 232: «Nella legge Mosaica era un principio, proveniente senza dubbio
dalla fede patriarcale, che il sacerdote doveva partecipare a qualsiasi offerta
come sacrificio espiatoria (Numeri 18:9,10). Dunque, i sacerdoti di Nimrod o
Baal erano necessariamente obbligati a mangiare dei sacrifici umani; e cosi
facendo si è giunti al fatto che «Cohen-Baal», il «Sacerdote di Baal», è il
termine usato nella nostra lingua per indicare il divoratore di carne umana».
La realtà di questo non può essere persa da nessuno! È anche vero che la
maggior parte delle civiltà hanno una tradizione che ha coinvolto il
cannibalismo. Notate questa dichiarazione dal New York Times: «Qual è il
significato del cannibalismo?» Di Erik Eckholm: «Il cannibalismo ha affascinato
e ripugnato praticamente a ogni società conosciuta, compresi quelli che dicono
di averlo praticato».
Questo stesso articolo continuava a dimostrare che la maggior parte delle
civiltà collegavano anche un significato divino alle sue pratiche.
Che cosa circa il mito di Babbo Natale?
Avete considerato che voi potreste anche bruciare, e perfino sacrificare, i vostri
figli oggi (anche se in un modo diverso) nella pratica del Natale, anche se state
cercando sinceramente di «focalizzarvi su Cristo»?
I genitori pensano che devono tramandare tutto il mito di Natale ai loro figli! Le
tradizioni di Natale sono focalizzate primariamente sui figli, e sono certamente
al centro della maggior parte di quello che succede. Lo so perché ho osservato
diciassette Natali. Mia sorella maggiore, mio fratello minore e io stesso
ricevevamo molto e davamo molto poco in quel giorno – e tutto iniziava con la
bugia di Babbo Natale.
Qualche anno fa, un prete di New Jersey disse alla sua classe della scuola
domenicale che Babbo Natale era un mito. Lo sdegno dei genitori e dei suoi
superiori fu immediata. Lui «uccise Babbo Natale»! Aveva «distrutto la
tradizione famigliare»! Aveva «usurpato l’autorità familiare», continuava
l’articolo. Fu ufficialmente censurato dai suoi superiori per essere stato «troppo
zelante e insensibile».
Il suo crimine? Disse la verità!
Secondo l’Enciclopedia della Storia Universale di Langer (l’articolo «Santa»),
«Santa» era un nome comune per Nimrod nell’Asia Minore. Questo era anche
lo stesso dio del fuoco che scendeva dal camino degli antichi pagani e lo stesso
dio del fuoco al quale i bambini erano bruciati e mangiati in sacrifico umano,
tra coloro che erano una volta il popolo di Dio.
Oggi, in lingua inglese Santa Claus (Babbo Natale) deriva da «San Nicola».
Washington Irving, nel 1809, è responsabile di aver rifatto l’originale vecchio,
rigido vescovo con lo stesso nome nel nuovo «allegro San Nicola» nel suo
Knickerbocker History of New York.(La maggior parte del resto delle tradizioni
Americane del Natale sono ancora più recenti di questa.) «Il Vecchio Nicola» è
stato ampliamente riconosciuto come un termine per il diavolo.
Nell’Apocalisse 2:6 e 15, leggiamo riguardo di una «dottrina dei Nicolaiti», la
quale Cristo dice due volte alla Sua chiesa «[Egli] odia». Cerchiamo di
analizzare la parola Nicolaiti. Significa «seguaci di Nicola». Nikos significa
«conquistatore, distruttore». Laos significa, «popolo». I Nicolaiti, dunque, sono
persone che seguono il conquistatore o il distruttore – Nimrod. Se voi avete
creduto che seguire il Natale sia una tradizione Cristiana innocente, rendetevi
conto di questa verità!
È scritturale scambiarsi i regali?
I Commercianti regolarmente riportano che più del 60% delle loro vendite al
dettaglio avviene durante la stagione degli acquisti Natalizi. Questo
rappresenta una tremenda quantità di regali acquistati. Oggi la maggior parte
credono che dare i regali derivi dall’esempio Biblico dei «tre re Magi» (la Bibbia
non da nessun numero) che donarono regali a Cristo. È questo vero? Da dove
lo scambio di regali proviene, e che cosa dice la Parola di Dio a riguardo?
La Biblioteca Sacra afferma: «Lo scambio di regali tra amici è una caratteristica
similare del Natale e dei Saturnali, e deve essere stata adottata dai Cristiani
provenienti dai pagani, come chiaramente lo mostra l’ammonizione di
Tertulliano» (Vol. 12, pp. 153-155).
Come ogni altro aspetto del Natale, la scioccante verità è che anche questa
presupposta usanza non viene dalla Bibbia. È un’ironia che le persone amano
credere che stanno seguendo l’usanza dei Magi che danno a Cristo, quando in
realtà se li stanno dando esclusivamente tra di loro! Che ipocrisia! Cristo è
completamente dimenticato.
La Bibbia insegna realmente che i Cristiani non devono osservare i compleanni.
Numerose scritture evidenziano chiaramente questo principio. (Leggi il nostro
articolo «Sono i compleanni una celebrazione Cristiana?») Tuttavia, se andate
a una festa di compleanno che è stata preparata per voi, e tutti si scambiano i
regali tra di loro mentre voi siete esclusi? Questa idea sarebbe ridicola! Se
questo succederebbe, direste che queste persone sono egoiste e che vi stanno
dimenticando. In effetti, la maggior parte delle persone danno agli altri a
Natale semplicemente perché si aspettano di ricevere dei regali essi stessi!
Torniamo brevemente ai «Magi» che diedero dei doni a Cristo. La scrittura che
descrive questo è in Matteo 2:1-11: «Ora, dopo che Gesù era nato in
Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall'oriente
arrivarono a Gerusalemme, dicendo: Dov'è il re dei Giudei che è nato?..E,
entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo
adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra».
Comunemente si suppone che questi erano doni di nascita del «bambino
Gesù». Ma è questo ciò che la Bibbia dice in realtà? Assolutamente no! Prima
di tutto, e importante notare che diedero i doni a Gesù. Non si fermarono alla
Sua presenza e scambiarono doni tra di essi stessi o darli ad altri. I doni furono
«presentati a Lui». Inoltre, arrivarono ben dopo la Sua «nascita». Questa è
un’altra ragione che questi non potevano essere «doni di nascita» o di
compleanno.
Da lungo tempo, un’antica usanza dell’Oriente era quello di presentare doni
arrivando davanti a un re. Questi uomini capivano che erano alla presenza del
«Re dei Giudei». La Bibbia riporta molti esempi di persone che mandavano
doni ai re o presentandoli al momento dell’arrivo in loro presenza. Questa
usanza è comune oggi, quando ambasciatori o altri entrano in presenza di un
leader mondiale.
In fine, notate quello che dice il Commentario Adam Clarke, volume 5, pagina
46, su che cosa successe realmente in questa occasione: «versetto 11. Essi
presentarono a Lui regali. Le persone dell’Oriente mai si avvicinavano alla
presenza dei re o dei grandi personaggi senza un dono nelle loro mani. Questa
usanza si nota spesso nell’Antico Testamento, e tuttora permane nei paesi
dell’Oriente, e in alcune Isole del Mare Cinese Orientale recentemente
scoperte». Per usanza i regali, si presentavano ai re.
Cosa potrebbe essere più chiaro?
L’origine dell’ albero di Natale
Nessun opuscolo di Natale è completo senza qualche spiegazione riguardo
all’«albero di Natale». Abbiamo sfiorato l’argomento senza focalizzarci
direttamente su di esso. Il moderno albero di Natale ebbe origine in Germania.
Ma i Germani lo presero dai Romani, che lo presero dai Babilonesi e dagli
Egiziani.
La seguente citazione dimostra a che cosa credevano i Babilonesi circa l’origine
dell’albero di Natale: «Una vecchia favola babilonica raccontò di un albero
sempreverde che germogliò da un ceppo morto. Il vecchio ceppo
simboleggiava il Nimrod morto, il nuovo albero sempreverde simboleggiava
che Nimrod era tornato in vita in Tammuz! Tra i Druidi la quercia era sacra, tra
gli Egiziani era la palma, e a Roma era l’abete, il quale era decorato con bacche
rosse durante i Saturnali»! (Walsh, Curiosità dei Costumi Popolari, p. 242).
Il libro Risposte alle Domande, di Frederick J. Haskin, afferma: «L’albero di
Natale è dell’Egitto, e la sua origine risale a un periodo molto precedente
all’era Cristiana». Sapevate questo—che l’albero di Natale precedeva da molto
tempo prima il Cristianesimo?
La maggior parte degli aspetti del Natale non sono riferiti nella Bibbia.
Naturalmente, la ragione è che non vengono da Dio—non fanno parte del modo
in cui Egli vuole che le persone lo adorino. L’albero di Natale, tuttavia, è
direttamente menzionato nella Bibbia! Leggete in Geremia 10:2-5, «Così dice
l’Eterno: Non imparate a seguire la via delle nazioni...Poiché i COSTUMI dei
popoli sono VANITÀ: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani
di un operaio con l’ascia. Lo adornano d’argento e d’oro, lo fissano con chiodi e
martelli perché non si muova. Stanno diritti come una palma e non possono
parlare; bisogna portarli, perché non possono camminare. Non abbiate paura
di loro, perché non possono fare alcun male, né è in loro potere fare il bene».
Questa descrizione del moderno albero di Natale è chiara. Dio direttamente si
riferisce a esso come «la via delle nazioni». In modo altrettanto diretto, Egli
ordina al Suo popolo di «Non imparate a seguire la via delle nazioni»,
chiamando questi costumi «VANITÀ». Il versetto 23 aggiunge una
dichiarazione notevole e potente: «O Eterno, io so che la via dell’uomo non è in
suo potere e non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi [propri]
passi». Dio deve insegnare alle persone come vivere. L’uomo semplicemente
non può capire le vie di Dio da se stesso.
Non c’è spazio in Geremia 10 a credere, come qualcuno ha cercato di
suggerire, che, poiché questi alberi non hanno potere di per sé, in realtà non è
proibito di avere un albero di Natale. Dio condanna di alzare alberi pagani (del
Natale) con questo chiaro comando Biblico!
L’origine delle ghirlande di agrifoglio, dei ceppi di Natale e del vischio
L’Enciclopedia Americana dichiara: «l’agrifoglio, il vischio, il ceppo di
Natale...sono reliquie dell’epoca precristiana». In altre parole, paganesimo! Il
ceppo di Natale era usato comunemente in un rito Teutonico dell’adorazione
della natura.
Frederick Haskin afferma di più: «le autorità credono che l’uso delle ghirlande
di Natale è riconducibile all’usanza pagana di decorare gli edifici e i luoghi di
adorazione durante la festa che avveniva allo stesso tempo del nostro Natale».
L’Enciclopedia Britannica, sotto la voce «Celastrales», espone l’origine della
ghirlanda di agrifoglio: «I pagani europei portavano rametti d’agrifoglio nelle
loro case, offrendole alle fate dei boschi, come rifuggi dalle intemperie del
rigido inverno. Durante i Saturnali, la festa Romana invernale, rami di
agrifoglio erano scambiati come un simbolo d’amicizia. I primi Cristiani Romani
apparentemente usavano l’agrifoglio come una decorazione nella stagione del
Natale».
Ci sono dozzine di diversi tipi di agrifoglio. Praticamente tutti vengono con
varietà femminile e maschile—come «Il Principe Azzurro e La Principessa
Azzurra» o «Il Ragazzo Azzurro e La Ragazza Azzurra» o «Il Ragazzo Cinese e
La Ragazza Cinese». Le piante di agrifoglio femminili non possono avere le
bacche, a meno che una pianta maschile vicina la impollina. È facile vedere
perché le ghirlande di agrifoglio trovarono la loro via nei rituali pagani come un
simbolo d’amicizia e FERTILITÀ!
Il Natale è incompleto a molti se non includono il «baciarsi sotto il vischio».
Questo costume pagano era naturale in una notte di baldoria che coinvolgeva
la gran parte, fatto nell’inebriante spirito orgiastico. Così come oggi, il «bacio»
di solito avveniva al principio della celebrazione dei Saturnali/Natale. Non potrò
mai dimenticare di aver sempre baciato le madri dei miei amici quando entravo
in ciascuna delle loro case a ogni Natale. Era la prima cosa che facevo. Lo
odiavo ― ma era qualcosa che «dovevo fare». Ritenevano che il vischio avesse
poteri speciali di guarigione su coloro che si «divertivano» sotto di esso.
L’Enciclopedia Britannica, sotto la voce «Santalales», afferma: «si crede che il
vischio europeo abbia avuto un significato rituale speciale nelle cerimonie
druidi e vive nel folklore di oggi, con il suo status speciale come il vischio
Natalizio venuto dai tempi anglosassoni». Il vischio è un parassita che vive
sulle querce. (Ricordate che i Druidi adoravano nei querceti). Gli antichi Celti
(associati con i Druidi) usavano dare il vischio, come un rimedio di erbe, agli
animali sterili per renderli fertili. E ancora è conosciuto come «il guaritore di
tutto» in Celtico.
Come il vischio, le bacche di agrifoglio erano considerate sacre al dio del sole.
L’originale «ceppo del sole» [dall’inglese «sun log»] venne chiamato «ceppo
del Natale» [dall’inglese «yule»]. Come notate, in inglese al Natale è anche
chiamato «Yule». Questo semplicemente significa «ruota», il quale è stato per
molto tempo una rappresentazione del sole. Oggi non c’è da meravigliarsi se la
gente parla normalmente della « sacra stagione natalizia».
L’adorazione del vero Dio mescolata con false pratiche
Il termine moderno per la fusione dei falsi costumi pagani con l’adorazione del
vero Dio è sincretismo, chiunque faceva questo nell’antico Israele era messo a
morte (Levitico 18:21, 29). Era così grave!
Un approfondimento affascinante di come il popolo di Israele pensava e
credeva, nelle loro menti, che adoravano Dio come un’interna nazione, viene
da 2 Re 17:33: «Così essi temevano l’Eterno e servivano i loro dèi, secondo le
usanze delle quali erano stati deportati».
Avete afferrato questo? Sì, loro temevano il vero Dio mentre servivano altri
dèi. Nessuna meraviglia che il versetto successivo (34) dice che loro «NON
temono l’Eterno» secondo il modo che Dio comandò. Questo è come vede Dio
ciò che fanno le persone oggi—non importa quello che queste persone, che
copiano antiche pratiche pagane, pensano delle loro proprie azioni!
Il versetto 30 dice che tutto questo venne appreso dal contatto con «quei di
Babilonia» (fra gli altri), il cui dio principale, come ricorderemo, era Nimrod
(Baal o Molek)—ora sappiamo che erano gli stessi.
Notate come fu specifico l’avvertimento di Dio a Israele in Deuteronomio
12:29-31, e perché li avvertì! «Quando l’Eterno, il tuo DIO, avrà sterminato
davanti a te le nazioni... e quando le avrai spodestate e dimorerai nel loro
paese; guardati bene dal cadere nel laccio...e dall’informarti dei loro dèi,
dicendo: Come servivano queste nazioni i loro dèi? Farò anch’io così. Tu non
farai così con l’Eterno, il tuo DIO, perché con i loro dèi esse hanno fatto TUTTO
ciò che è ABOMINEVOLE per l’Eterno e che egli DETESTA; hanno persino
bruciato nel fuoco i loro figli e le loro figlie, in onore dei loro dèi».
Molti versetti, come Deuteronomio 12, dovrebbero essere studiati
attentamente. (Vedete Esodo 34:10-17;23:23-33; Levitico 20:22-26;
Deuteronomio 20:13-18 etc.) Il vero Dio sapeva che servire ad altri dèi li
portava a sacrificare i loro figli!
Deuteronomio 12:32 chiarisce che Dio non vuole che mescoliamo le Sue vie
con le false vie: «Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi
comando; non vi aggiungerai nulla e nulla toglierai da esse».
Queste sono le CHIARE PAROLE di Dio per tutti coloro che dicono che possono
mescolare le orribili usanze del paganesimo con una presunta «attenzione su
Cristo».
Le pratiche pagane dell’antico Israele nei costume moderni
In Deuteronomio 12:2-4 stabilisce un contesto importante. Dio dice
chiaramente: «Distruggerete interamente tutti i luoghi dove le nazioni che
state per scacciare servono i loro dèi; sugli alti monti, sui colli e sotto ogni
albero verdeggiante. Demolirete i loro altari... darete alle fiamme i loro
Ascerim...non farete così con l'ETERNO, il vostro DIO».
Notate il riferimento di Dio, a «ogni albero verdeggiante» e «i loro Ascerim». Ci
sono almeno dieci versetti simili nell’Antico Testamento che fanno riferimento
agli «alberi verdi» e alla loro associazione con l’idolatria. Gli storici credono che
il riferimento alla parola «verde» si riferisca al verde di tutto l’anno—agli alberi
sempreverdi!
Ancora una volta, esaminiamo più attentamente la vera storia e le origine di
alcuni costumi dei Saturnali che sono praticati oggi. Notate la seguente
citazione agghiacciante dal Dizionario delle Antichità Greche e Romane,
«Oscilla» terza edizione, volume II; «...tutti i ranghi si dedicavano a se stessi a
festeggiare e a rallegrarsi, si scambiavano regali tra amici e la folla riempiva le
strade gridando «Ecco i Saturnali». Si faceva un’offerta sotto un albero
sempreverde decorato, secondo il poeta pagano, Virgilio. Le figurine e le
maschere—chiamate «oscilla»—erano appese all’albero, come si fa con le
decorazioni natalizie di oggi. La storia ammette...non c’è dubbio che in queste
«oscilla», abbiamo una reliquia del sacrificio umano...».
Tutto questo non vi sembra familiare? Regali, cantare nelle strade, alberi
sempreverdi, decorazioni, offerte sotto l’albero, ilarità e festeggiamenti?
Questo può sembrare meraviglioso, ma rappresenta le cose che sono
veramente abominevoli.
Gli oscilla moderni assomigliano a piccoli «angeli» paffuti quando sono appesi
su un albero. Io stesso, mettevo questi piccoli «angeli bambini» sul nostro
albero, quando ero bambino. Perlomeno io pensavo che fossero angeli
bambini. Come mi sbagliavo! Credete che alcuni dei vostri amici capiscano ciò
che questo rappresenta veramente? Naturalmente no—ma questo non lo fa
meno grave o meno sbagliato agli occhi di Dio!
Il paganesimo completamente mescolato nella Chiesa
Un’altra fonte dimostra come tutto questo arrivò a essere un’eredità praticata
così «innocentemente» da milioni di persone—eppure, tutt’altro che innocente
agli occhi di Dio. Ora leggete la seguente citazione dall’Enciclopedia Britannica,
15th edizione, volume 10, pagine 1062-3: «Il cristianesimo...da un processo
graduale e complesso...diventò la religione ufficiale dell’impero [Romano]».
«Per un tempo, le monete e altri monumenti continuarono ad associare le
dottrine Cristiane con l’adorazione del sole, al quale Costantino era dedito
precedentemente. Ma perfino quando questo periodo finì, il paganesimo
Romano continuò a esercitare altre influenze permanenti, grandi e piccole...Il
calendario ecclesiastico conserva numerosi resti delle feste precristiane, in
particolare il Natale, il quale mescola elementi che comprendono sia la festa
dei Saturnali e sia la nascita di Mitra. Ma, soprattutto, la corrente principale
della Cristianità Occidentale deve all’antica Roma la solida disciplina che gli
diede stabilità e forma».
Un’autorità rispettabile come l’Enciclopedia Britannica ammette in realtà, per
qualcuno disposto a vedere, che i Saturnali e l’antica Roma furono quelli che
definirono la «disciplina...stabilità e forma» del Cristianesimo Occidentale!
Questa è un’ammissione veramente stupefacente!
La seguente potente citazione rivela come questa idolatra festa pagana entrò
nel mondo «Cristiano». È dalla Nuova Enciclopedia Schaff-Herzog della
Conoscenza Religiosa, sotto la voce «Natale»:
«Molto dipendeva dalla data della festa pagana dei Brumalia (25 Dicembre),
che seguiva i Saturnali (17-24 Dicembre), e celebrava il giorno più breve
dell’anno e il «nuovo sole»...non può essere determinato esattamente. I
pagani Saturnalia e i Brumalia erano profondamente molto radicati nei costumi
popolari per essere messi da parte dall’influenza Cristiana...La festa pagana
con il suo disordine e la sua baldoria, era così popolare che i Cristiani erano
soddisfatti con la scusa di continuare la sua celebrazione, con un piccolo
cambiamento nello spirito e nella forma. I predicatori Cristiani dell’Occidente e
del Vicino Oriente protestarono contro la frivolezza sconveniente con la quale
era celebrata la nascita di Cristo, mentre i Cristiani della Mesopotamia
accusarono i loro fratelli Occidentale d’idolatria e dell’adorazione al sole per
adottare questa festa pagana come Cristiana».
Un’altra fonte rivela come la chiesa Romana assorbì il Natale in una
celebrazione ufficiale. L’Enciclopedia Britannica, edizione del 1946, afferma: «Il
Natale non era tra le prime feste della chiesa...Certi Latini, fin dal 354,
potrebbero aver trasferito la nascita del 6 gennaio al 25 dicembre, che allora
era una festa Mitraica...o la nascita del Sole invitto...I Siriani e gli Armeni, che
si aggrappavano al 6 gennaio, accusarono i Romani dell’adorazione al sole e di
idolatria, sostenendo...che la festa del 25 Dicembre era inventata dai discepoli
di Cerinto...»
Così, una festa pagana, celebrata molto prima della nascita di Cristo, trovò la
sua strada nel Cristianesimo riconosciuto.
Sapete che anche i Puritani della Nuova Inghilterra nel diciassettesimo secolo
capivano quanto era equivocato il Natale? In effetti proibirono l’osservanza con
una legge, nel 1659 in tutta la colonia del Baia del Massachusetts. Multe e
pene detentive potevano derivare dall’essere trovati a celebrarlo. Passarono
quasi 200 anni (1856) prima che le persone smettono di lavorare di Natale a
Boston. I Puritani conoscevano la sua radice e la catalogarono come «idolatria
papista, pagana».
Coloro che «mutano i tempi e le leggi»
Il profeta Daniele (7:8) parla di un «piccolo corno», il quale (7:25) «proferirà
parole contro l’Altissimo…e penserà di mutare i tempi e la legge». Questo
piccolo corno è una grande autorità religiosa che tenta di sovrapporre la sua
propria visione delle date e celebrazioni, a un mondo ignaro, al posto della
chiara istruzione di Dio.
La parola ebrea tradotta come «mutare» significa «trasformare, modificare o
sostituire». La parola tradotta come «tempi» significa «occasioni fissate,
stagioni o tempi». La parola ebrea tradotta come «legge» significa «decreti o
leggi di Dio». Quando sono messe insieme, questa frase si riferisce a
un’autorità che tenta di «trasformare le occasioni fissate e le stagioni
all’interno della Legge di Dio». Certamente, il Natale è un grande esempio di
come questo è stato fatto. Le istruzioni di Dio sono state sostituite con le
tradizioni religiose degli uomini.
La seguente citazione rivela come questo è accaduto. Viene anche
dall’Enciclopedia Britannica, sotto «Cristianesimo»: «Così, la liturgia della
Pasqua è stata sviluppata maggiormente nella Chiesa Ortodossa Orientale e la
liturgia del Natale maggiormente nella Chiesa Cattolica Romana…Il calendario
Cristiano è l’istituzione Cristiana più diffusa. La settimana di sette giorni e il
ritmo delle feste Cristiane sono state accettate anche dalla maggior parte dei
paesi non Cristiani. Malgrado energici tentativi di introdurre una settimana
lavorativa mobile, la settimana di sette giorni, con le domeniche libere dal
lavoro, non può essere eliminata neanche negli stati Comunisti, con una
visione del mondo Ateo. Anche negli ateistici circoli e organizzazioni in ogni
parte del mondo, le feste Cristiane gioiscono di indiscutibile popolarità come
giorni liberi…specialmente il Natale».
In verità, sono stati i «politici ecclesiastici» menzionati precedentemente, che
hanno cercato di imporre il calendario «Cristiano» moderno a un mondo
inconsapevole. Sono questi leader che hanno «pensato di mutare i tempi e le
leggi».
Il pericoloso potere della menzogna
Uno dei nomi di Satana è il Distruttore (Apocalisse 9:11).
Nimrod/Saturno/Molek/Baal, così come Satana, è il dio del fuoco, che distrugge
e divora piccoli bambini.
Il vero Gesù Cristo non è mai stato e non sarà mai nel Natale! Egli non può
essere rimesso nel posto in cui non è mai stato. Ma il «dio di questo mondo»,
Satana (2 Corinzi 4:4), è sempre stato nel Natale. Egli è il suo l’autore!
Il vero Dio ordina che dobbiamo adorarlo «in spirito e verità» (Giovanni 4:2324). Questo non è compatibile con le grandi menzogne del Natale e di Babbo
Natale, che tutti i bambini così volentieri credono.
1 Timoteo 4:2 avverte dell’«ipocrisia di uomini bugiardi, marchiati nella propria
coscienza». I genitori possono «bruciare» i propri figli, fino al punto di
marchiarli con l’inganno e la menzogna del Natale.
Non c’è «maggior sicurezza in un gruppo più grande» in questo mondo per
coloro che osservano il Natale, perché Satana, che è chiamato il «padre della
menzogna» e «fu omicida fin dal principio» (Giovanni 8:44), ha «sedotto tutto
il mondo» (Apocalisse 12:9)! Andate in questo versetto e leggetelo. Quindi
riconosciate che il Natale è certamente una testimonianza di questo grande
inganno.
Ma Cristo si riferisce alla Sua Chiesa come a un «piccolo gregge» (Luca 12:32).
Molti altri versetti mostrano questo. Questa Chiesa non ha i grandi numeri
delle classi rispettate e stabilite del cristianesimo di questo mondo. Ma questa
Chiesa obbedisce a Dio!
«Un altro Gesù»
C’è un altro problema con l’idea di «rimettere Cristo nel Natale» ― ed è
grande! Il «Gesù» che è al centro di questa stagione, non è il vero Gesù Cristo
della Bibbia!
Alla maggior parte è stato insegnato che vi è solo un Gesù Cristo. Ma la Parola
di Dio parla di una falsificazione, e questo Cristo sostituito è identificabile nella
storia. La prova? L’apostolo Paolo avvertì di «un altro Gesù»
Afferrate ciò che è in gioco qui!
Primo, considerate tutta l’introduzione di Paolo come prepara il terreno per
l’avvertimento che segue: «Ma io temo che, come il serpente [Satana] sedusse
Eva con la sua astuzia, così talora le vostre menti non siano corrotte e sviate
dalla semplicità che ci dev’essere verso Cristo» (2 Corinzi 11:3).
Ora per l’avvertimento reale nel versetto successivo: «Se uno infatti venisse a
voi predicando un ALTRO GESÙ che noi non abbiamo predicato, o se voi
riceveste un altro spirito che non avete ricevuto, o un altro vangelo che non
avete accettato, ben lo sopportereste» (2 Corinzi 11:4). I corinzi sembravano
«tollerare questo» senza molta resistenza.
Paolo, sotto l’ispirazione del vero Gesù Cristo della Bibbia, fu spinto a
registrare il pericolo di seguire inconsapevolmente a «un altro Gesù».
Considerate. La maggior parte non ha probabilmente mai considerato,
lontanamente, l’idea di un falso Gesù neanche per un momento ― che c’è una
simile cosa come un erroneo, diverso e «falso Cristo» (Matteo 24:23-24) ―
chiamato «un altro Gesù». Nel passato, questo «Gesù» ha corrotto anche il
pensiero dei veri Cristiani. Questo è molto evidente. Ma la «sottigliezza» di
come questo può accadere, e come si è verificato nella storia, è così
ingannevole—così seducente ― che anche i veri Cristiani inconsapevoli,
possono cadere nell’adorazione di questo cosiddetto Gesù. Questo era quello
che stava accadendo ai Corinzi.
Le persone possono adorare con modi che rappresentano le cose molto diversi
rispetto a quello che sinceramente credono o pensano. I «credenti» nella
Bibbia, oggi possono pensare che stanno adorando il vero Salvatore, quando in
realtà stanno adorando un falso salvatore ― UN ALTRO GESÙ! L’interezza del
Cristianesimo tradizionale è in realtà adorare Nimrod/Saturno/Molek/Baal.
L’enfasi data oggi alla madre/figlio «Maria/Gesù», incluso la venerabile
adorazione a Maria da milioni di persone, è un parallelo con Nimrod e sua
madre, Semiramis, che non può essere trascurato.
Qui è il punto di ciò che viene spiegato. Molti parlano di «rimettere Cristo nel
Natale». Questo si ascolta ogni anno da migliaia di pulpiti e altrove. Ma il vero
Cristo non è mai stato lì! Così come una persona non può ritornare in una
stanza in cui non è mai entrato, Gesù Cristo non può essere «rimesso» in un
evento in cui non è mai stato dentro, e che, in realtà, odia! (Ancora una volta,
vedete in Marco 7:7). Il Gesù che questi predicatori e fanatici hanno in mente
è un altro Cristo, uno con un altro vangelo, un altro spirito ― lo spirito
natalizio! ― portando le dottrine e gli insegnamenti totalmente diversi.
Potete vedere la connessione?
Che cosa dovete fare?
Infine, esaminiamo ciò che Dio disse al Suo popolo cosa doveva fare, e il
camino che doveva insegnare ai propri figli.
Ricordate in Geremia 7:31, dove Dio condannò a Israele per bruciare i propri
figli nella Valle di Tofeth. Otto versetti prima (vs. 23-24), Dio aveva chiarito ciò
che richiede: «Ma questo comandai loro: Ascoltate la mia voce, e io sarò il
vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho
comandato, affinché ne venga del bene a voi. Ma essi non ascoltarono… ma
camminarono...nella caparbietà del loro cuore malvagio…».
Gli esseri umani non vogliono ubbidire a Dio (Romani 8:7). Essi preferiscono
seguire la loro propria «fantasia». Essi non capiscono che Dio vuole che la loro
vita vada «bene». Egli vuole che la felicità, la gioia e la benedizione fluiscano
nella vita delle persone. Tutto questo è il risultato di ubbidire a Lui.
Dio ispirò a Mosè per avvertire i padri della grave responsabilità che avevano
su cosa e come insegnare ai loro figli. Notate la Sua istruzione in
Deuteronomio 6:1, 6-7, 20-21, 25: «Ora questo è il comandamento…che
l’Eterno, il vostro Dio, ha ordinato d’insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel
paese nel quale state per entrare per prenderne possesso…E queste parole che
oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; le inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai
quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato
e quando ti alzi…Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: Che significano
questi precetti, statuti e decreti, che l’Eterno, il nostro Dio, vi ha comandato?
Tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del Faraone in Egitto e l’Eterno ci
fece uscire dall’Egitto con mano potente…E questa sarà la nostra giustizia, se
abbiamo cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti davanti
all’Eterno, il nostro Dio, come egli ci ha ordinato».
Dio portò Israele fuori dall’Egitto ― dalla schiavitù ― dai costumi del mondo
che li circondava e gli rivelò la Sua legge. Egli non vuole che il Suo popolo
ritorni alle tradizioni, ai costumi e alle vie da cui lo ha chiamato.
Quando tutte le tradizioni interconnesse, piene di simbolismo di adorare un
antico dio pagano, umanamente ideate, sono insegnate, questo non è adorare
il vero Creatore.
Non sapevamo che il Natale è di Babilonia
Gesù disse due volte, in Matteo 7:16 e 20, che: «li riconoscerete dai loro
frutti». Tutto ciò che le persone dicono o fanno, bene o male, ha frutti. I frutti
del Natale sono terribili. Il Natale è di ottenere per se stessi—è pura
commercializzazione. Questa stagione porta tutto un anno di adulterio,
solitudine, gelosie, ubriachezze, guida in stato d’ebbrezza, discussioni familiari
(e peggio), un accumulo di debiti che solitamente durano fino a Marzo. Questo
problema è così rilevante che quasi tutte le chiese hanno riferito che il loro
reddito ― come per ironico ― diminuisce durante questo periodo, man mano
che le persone «recuperano» tutte le loro spese!
Il vero «spirito natalizio»
Il profeta Isaia fu ispirato a scrivere: «Grida a squarcia gola, non risparmiarti;
alza la tua voce come una tromba e dichiara al Mio popolo le sue trasgressioni
e alla casa di Giacobbe i suoi peccati» (58:1). Io ho fatto questo. Ora che voi
avete letto la PURA VERITÀ circa la vera origine del Natale, che farete?
La seguente citazione viene dall’opuscolo La pura verità circa il Natale, di
Herbert W. Armstrong. Questa riassume l’opuscolo che voi finite di leggere:
«Il Natale si è convertito in un periodo commerciale. È sponsorizzato,
mantenuto vivo, dalle più forti campagne pubblicitarie e di vendita dell’anno.
Voi vedete mascherato un “Babbo Natale” in molti negozi. Gli annunci, ci
ingannano riguardo alla “bellezza dello spirito natalizio”. I giornali, che
vendono gli annunci, stampano floridi editoriali esaltando ed elogiando il
periodo pagano, e il suo “spirito”. Un popolo ingenuo ha inculcato tanto, che
molti si offendono quando gli si dice la verità. Ma lo “spirito natalizio” viene
creato ogni anno, non per onorare Cristo, ma per vendere la merce!» Così
come tutti gli inganni di Satana, che appare come un «angelo di luce», lo fa
sembrare buono. Miliardi di dollari sono spesi ogni anno in questa
commercializzazione di spese folli, mentre la causa di Cristo deve soffrire. È
parte del sistema economico di Babilonia!
«Abbiamo professato di essere una nazione cristiana, ma siamo in Babilonia,
così come lo preannunciò la profezia biblica, e non lo sappiamo! «Uscite da
essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga
addosso alcuna delle sue piaghe» ― che presto verranno ― è l’avvertimento di
Apocalisse 18:4» [mia l’enfasi].
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http://www.ilsecoloxix.it/
21 dicembre 2014
Caro Babbo Natale... ecco le vostre
“letterine”
Genova - Ne sono arrivate tante, tantissime. Curiose, commoventi, profonde, allegre. Ha
avuto successo l’iniziativa del secoloxix.it, che ha chiesto ai lettori di inviare una
letterina per Babbo Natale: con l’auspicio e la speranza che il desiderio si possa in
qualche modo tramutare in realtà.
«Si costruisca un futuro migliore per tutti»
Non ho mai creduto a Babbo Natale, la vita mi ha insegnato che ognuno dev’essere il
Babbo Natale di se stesso costruendosi con il lavoro e il sacrificio una casa, una famiglia,
dei figli e una vita fatta di rispetto e serietà verso gli altri. Ma oggi mi devo ricredere:
occorrono per i giovani e le loro famiglie tanti Babbi Natale, perché da soli non ce la
fanno. Mi auguro che chi è al potere legga questa mia e possa travestirsi da Babbo Natale,
costruendo un futuro migliore per tutti. Francesco Ferrando
«Dacci la forza di sopportare i pesi»
Caro Babbo Natale, la voglia di festeggiare è poca: riuscire a condurre una vita dignitosa
per molti è complicato come un videogioco, dove appena superato un livello ecco che ne
appare subito un altro, denso di trabocchetti. A ogni angolo spuntano personaggi fasulli
come le loro promesse, le stesse che qualcuno prima di loro aveva già fatto, usando
semplicemente parole diverse. Nel muoversi su questo terreno accidentato, bisogna stare
attenti a non perdere l’equipaggiamento importante. La forza d’animo per sopportare pesi
che nemmeno in palestra. La tenacia nell’inculcare valori ai propri figli, nonostante la
società li ritenga ormai superati. Il rifiuto di ogni forma di violenza fisica e psicologica,
che non ha mai giustificazioni, neanche quando intervengono gli esperti a spiegare le
ragioni di un gesto vigliacco. Raduna tutto questo nel tuo sacco, Babbo Natale, e spargilo
sopra le nostre teste. Una parte andrà dispersa, ma il resto non potrà che aiutarci a vivere
meglio. Con l’occasione, a tutti voi auguri di Buone Feste. Enrico Arlandini Genova
«Ridacci l’indipendenza della Repubblica»
Caro Babbo Natale, Riportaci quello che ci e’ stato rubato 200 anni fa: la nostra
indipendenza! Ma non un’indipendenza da operetta, una di quelle vere, inseriti in Europa
a pieno titolo con la nostra dignita’, le nostre capacita’ e la nostra voglia di abbracciare il
mondo pur rimanendo saldamente abbarbicati alla nostra terra. Riportaci, per favore dei
governanti che siano anche solo l’ombra di quegli aristocratici che nei tempi che furono
erano capaci , pur facendo i loro interessi, di creare lavoro, prosperità e ricchezza anche
per il popolo. Ne abbiamo ancora diritto, anche se ormai non lo sa quasi più nessuno.
Riportaci la conoscenza perduta di essere liberi, di far sentire zeneize chiunque abbia
voglia di stare qui, , orgoglioso di camminare su queste antiche pietre e fiero del nostro
mare.
Gregorio Della Rupe Pe Zena e pe San Zorzo
«Fammi trovare lavoro»
Caro Babbo Natale, mi chiamo Andrea, ho da poco 25 anni, abito a Savona. Si dice che tu
sappia tutto, però non si sa mai, gli anni passano... ti rinfresco allora la memoria. Come
arriva Dicembre ripenso sempre all’anno passato, cerco un insegnamento da quel che ho
vissuto, rimuovere il negativo, enfatizzare il positivo. Mi sono comportato bene? Dove
posso migliorare? Quali azioni saranno migliori per me nell’anno che verrà? Babbo, dalla
riflessione di questo Dicembre sono giunto alla conclusione di essere felice. Ho superato
due anni aspri e difficili in cui avevo perso tutto; la stabilità, l’università, quasi me stesso,
non mi riconoscevo, non sapevo cosa fare di me, ed è stata quest’ultima l’esperienza
peggiore mai provata. Ma ora non è più così. Sai Babbo? Ce l’ho fatta. Sono tornato a
studiare, sono tornato ad uscire con i miei amici, quelli che non ti voltano le spalle solo
perché smetti di far serate, sono fidanzato e tanto innamorato, e soprattutto amo me
stesso, perché è questa la chiave di tutto. Sono sano, mentre pensavo di non esserlo. Sono
capace di studiare, quando credevo di non riuscirci più. Sono in grado di avere un
partner, e di renderlo felice. Se pensi positivo le belle cose della vita, piccole o grandi che
siano, ti arrivano. È questo il segreto del Natale, Babbo? Una riflessione su noi stessi?
Forse. Ora mi dirai, tu non chiedi proprio nulla? Aspetta, un attimo che ci arrivo... anch’io
non sono esente dai desideri! Mi accorgo di essere fortunato, Babbo. A volte mi lamento,
banalizzo, polemizzo da buon ligure e invece dovrei ricordarmi più spesso di aver avuto
negli anni belle cose, che ancora ho, e opportunità di vedere il mondo, qualche volta, e la
possibilità di scegliere autonomamente il mio percorso scolastico, le mie attitudini, le mie
passioni. So che non tutti, purtroppo, potrebbero dire la stessa cosa! Ringrazio perciò
sempre per aver avuto questa possibilità. Detto questo però, forse perché è insito
nell’animo umano non accontentarsi del tutto, anche io desidero. Desidero ardentemente
un iPhone 6 argento da 64GB, lo desidero fin da quando è uscito, mi farebbe fare quel
salto di qualità necessario all’università insieme a un Mac, se potessi avere pure quello,
per poter veramente ingranare una marcia superiore. E purtroppo costano troppo
entrambi. Sono materialistico, Babbo? Sono traviato dalla pubblicità? No. Io non mi sento
idiota a desiderarlo. Babbo, tu che tutto puoi, fa’ che possa averlo, io lo userei seriamente,
non solo per telefonare e mandare messaggi. Fa’ anche che possa avere un Mac, non
posso passare la mia vita a riavviare di continuo un telefono che non ho i soldi per
cambiare e a cercare di aggiustare un notebook con anni di problemi. Mi sono
indispensabili, come si fa a studiare oggi altrimenti? Ti chiedo un’altra cosa, non seconda
per importanza, anzi. Non ho mai creduto nel lavoro perfetto sulla carta ma ho sempre
creduto nel lavoro giusto per le nostre emozioni e le nostre attitudini. Babbo, fa’ che ne
trovi uno, non posso pensare di non ricevere i frutti dell’impegno profuso per la laurea.
Proprio adesso che ho ripreso possesso della mia vita non posso fallire, non questa volta.
Il resto non te lo chiedo, cose come salute, denaro, felicità, serenità... non te le
domanderò. Più che desideri reputo siano speranze e allora voglio combattere io per
averli tutti, proprio come ho combattuto lungo tutti questi mesi. Il senso di pienezza che
si respira dopo non si può paragonare a nient’altro. Babbo, mi aiuterai? Mentre mi aiuto
da solo mi dai una mano anche tu? Lo spero. Un bacio
Andrea
PS. Ah, dimenticavo: desidero anche ardentemente la pace nel mondo! (Giusto per
strapparti un sorriso...)
«Un po’ di svago e magari un’auto nuova»
Caro Babbo Natale, come stai? anche tu senti la crisi? Vicino a dove abito, l’alluvione ha
colpito molti negozianti e privati cittadini provocando molti danni che, sommati alla
preesistente crisi, hanno ulteriormente peggiorato la situazione di molte famiglie. Io ho
una piccola casa, che sto pagando con un mutuo e tanta fatica; spesso sogno una casa più
grande ma di fronte agli sfollati di Genova e dintorni mi sento estremamente fortunata.
Ho anche un lavoro a Genova e un po’ di salute, che non guasta; ho un marito, un fratello
e una famiglia che mi vuole bene. Ora ti chiederai perché io ti stia scrivendo....beh ho letto
il tuo indirizzo su internet e non ho potuto resistere dallo scriverti. Di cosa avrei bisogno?
Di un’auto nuova (la mia ha fatto la sua vita...superati i 10 anni!!!) e di un bel viaggio per
evadere magari qualche giorno dalla routine e ampliare i miei orizzonti. Ti lascio al tuo
duro lavoro e ti ringrazio per aver letto la mia letterina. Una bambina nel cuore
Daniela
«Regalami la pensione»
Caro Babbo Natale, anche se non sono più una bambina e forse mai come in questo
periodo della mia vita avrei qualcosa da chiederti: LA PENSIONE! E si, Babbo Natale,
solo con questa mia richiesta potrei ottenere a ruota tantissime cose che sogno di fare da
diversi anni ma non mi è mai stato possibile: - potrei godermi la mamma anziana che
vedo tutti i giorni di corsa e mi farei insegnare le sue ricette come le trofie dolci o il
croccante - avrei più tempo da dedicarmi all’acquisto dei regalini di Natale (purtroppo
con le tasse che ci assillano si possono fare solo regalini) - potrei cucire o sferruzzare
qualcosa di carino da donare per queste occasioni - potrei invitare tutta la mia numerosa
famiglia e preparare un pranzo e poter accontentare tutti - potrei addobbare la casa,
preparare il presepe e l’albero senza dover pensare già al giorno che lo devo disfare perchè
non ne avrò tempo - potrei far visita a tutti gli zii anziani e far loro gli auguri
personalmente e non telefonicamente - potrei organizzare un pranzo nei giorni a seguire
oppure la vigilia con tutti gli amici certa che avrei il tempo per accontentarli e rimettere
tutto in ordine - potrei andare a visitare con mio marito i vari presepi che vengono
allestiti nella nostra bellissima terra - potrei far visita a tutti i miei cari che ora riposano
sotto i cipressi e dedicare loro un po’ più di tempo - potrei fare anche volontariato - avrei
più tempo per leggere un libro - potrei andare a fare la spesa più rilassata senza dover
correre perchè i negozi chiudono quando esco dal lavoro - potrei tenere in ordine il
giardino, l’orto - potrei fare marmellate, conserve - potrei , potrei, quante cose potrei solo
se mi regalassi LA PENSIONE! Grazie Babbo Natale!
Silvana Porcile
«Un abbonamento gratuito al Secolo online»
Caro Babbo Natale, sono un pensionato che il 5 Dicembre ha compiuto 71 anni. Per alcuni
anni ho fatto l’abbonamento a Il Secolo on line, purtroppo la mia pensione netta è sempre
li, poco sotto i 1.000 euro/mese, le spese invece aumentano sempre, soprattutto le tasse
sulla prima ed unica casa, se ci pensi non è un reddito ma una spesa non da poco..., e
quelle comunali, per non avere poi nulla in cambio! Così sono stato costretto a non
rinnovare più il mio abbonamento, peccato, perché per me era una simpatica compagnia
giornaliera. Mi rimane la limitatissima versione su internet, mi mancano però le notizie
ed alcune rubriche. Se tu mi procurassi un abbonamento gratuito finché sarò vivo, spero
ancora tanti anni, sarebbe un grosso regalo, nemmeno troppo costoso per chi potesse
farmelo... Lo troverò sotto l’albero, che ormai non faccio più? Si può dire buon Natale a
Babbo Natale? Non far correre troppo le tue renne, i vigili di Genova sono spietati,
bisogna fare cassa...
Eugenio Belli
«Treni puliti e puntuali»
Caro Babbo Natale, se vieni a Genova, non ci venire in treno perchè rischieresti di arrivare
con enorme ritardo, come accade ogni giorno ai poveri viaggiatori. E, soprattutto, non
scendere a Brignole perchè nessuno informerebbe del tuo ritardo. Ecco cosa ti chiedo:
regalaci treni puliti, in orario e un doppio binario fino a Ventimiglia! Chissà che tra
qualche decina d’anni non ti si possa ringraziare!
Un viaggiatore
«Un viaggio a Genova dove sono nata»
Caro Babbo Natale, mi chiamo Camilla Blundo Vuelvas e sono nata al Gaslini di Genova
in un bel giorno di maggio del 2012. Avevo pochi mesi di vita quando il mio papa’ si
trasferi’ in Messico nella citta’ di origine della mia mamma. Spero un giorno che il mio
papa’ possa avere l’opportunita’ di avere i soldi ed il tempo per farmi fare un viaggio e
conoscere la citta’ dove sono nata : se mi piacera’ molto (come immagino) il mio papa’ e la
mia mamma avranno il loro “bel da fare” a spiegarmi perche’ andammo cosi’ lontano da
una citta’ tanto ricca di storia e di bellezze. Per adesso mi dicono che e’ stata una scelta di
famiglia per permettermi di stare vicino ai nonni materni che, per inciso, sono gli unici
che ho ( mio papa’ purtroppo ha gia’ perso entrambi i genitori ) Caro Babbo Natale stavo
pensando ad un regalo per me ed un regalo per te .... insomma uno scambio di regali che
hanno a che vedere con le immagini. Io ti mando le mie immagini (da sola e con mamma
e papa’) che potrai trovare sul link che fa riferimento ad un inserto di vita sociale del
quotidiano locale di Ensenada (Bassa California, Mexico) edito il 15 dicembre. Come mai
siamo finiti sul giornale locale ? .... beh, per caso. Infatti un giornalista ha avuto occasione
di vedere, per caso, alcune foto che avevamo fatto nella nostra casetta (al fine di inviarle
alle zie ed ai cuginetti a Genova : il mio papa’, in Genova, ha due splendide sorelle .... le
mie care zie, ed io ho quattro cugini .... meravigliosi !) E forse perche’ mio papa’ e’ italiano
e forse perche’ sono piaciute le foto, .... beh, il giornalista ci ha chiesto se poteva
pubblicarle, magari allegando un breve commento (di mia mamma) che parlasse dello
spirito natalizio. Ed ecco che cosi’ siamo finiti sul giornale del quale ti invio, caro Babbo
Natale, il link
Io invece , caro Babbo Natale, chiedo a te qualcosa di tangibile e non virtuale. In ogni
caso, come ti dicevo, immagini. Vorrei, se possibile, se non e’ chiedere troppo, che tu mi
regalassi tre libri : il primo libro lo vorrei con belle immagini dell’Italia, soprattutto
immagini da poter vedere, sfogliare insieme al mio papa’: dovra’ cosi’ raccontarmi tante
cose della Italia, che ultimamente, mi dice essere in grande difficolta’ (magari non e’
consolatorio pero’, caro Babbo Natale, per quel che mi dice il mio papa’, anche qui non e’
per niente facile.... purtroppo) il secondo libro certamente mi piacerebbe fosse con belle
immagini di Genova, ...ancora e soprattutto immagini. Anche questo libro , e’ chiaro, per
sfogliarlo con papa’ e mamma (ahahah ...cerco ogni pretesto per stare con papa’ e
mamma). il terzo libro mi piacerebbe fosse di favole (magari sonoro ....con un cd
all’interno) cosi’ da poter ascoltare le favole in italiano : io qui vivo immersa nell’idioma
spagnolo ed il papa’ fa quello che puo’ parlandomi in italiano, sperando cosi’ che un
giorno io possa parlare anche questa bella lingua. Caro Babbo Natale ti chiedo libri di
carta perche’ cosi’ potro’ toccarli, sfogliarli, ed avere, chissa’, l’impressione di toccare e
sentire il mio paese e la mia citta’ di origine. A Genova, tramite te, mando il mio piu’ caro
saluto e soprattutto un saluto ai genovesi che hanno patito le recenti, tristi vicissitudini
legate all’ennesima alluvione (mannaggia !) : a loro in particolare il mio augurio (e
naturalmente anche da parte di mamma e papa’) di trascorrere un sereno e felice Natale
in famiglia. Un abbraccio. Con affetto Camilla (ti salutano anche mia mamma LuzMaria
e mio papa’ Vincenzo)
p.s. bis : la lettera e’ stata scritta dal sottoscritto poiche’ mia figlia ha poco piu’ di 2 anni e
mezzo pero’ mi e’ sembrato carino mandare un saluto a Genova, della quale abbiamo
nostalgia, cogliendo l’occasione dell’invito de IL SECOLO XIX a scrivere una letterina a
Babbo Natale. E’ stato un modo di sentirci comunque parte di quella italia , di quella
Genova, che vive nel cuore dei cittadini emigrati.
Un caro saluto Vincenzo Blundo.
«Meno pregiudizi sull’epilessia»
Caro Babbo Natale, non so se pretendo troppo ma, volevo chiederti un GRANDISSIMO
DONO, anche se, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha fatto presente : < che al
mondo nessuno regala nulla a nessuno > . Realizza , che in futuro non ci siano più i molti
PRE-GIU- DIZI sull’ EPILESSIA e che se ne parli ( il primo pregiudizio è non parlarne )
come TUTTE le malattie di questo mondo.
Luigia Guglielmana presidente regionale AICE Liguria Onlus
«Trovami un lavoro, voglio tornare a Genova»
Caro Babbo Natale, è un po’ che non ti scrivo, ma sono stata distratta. Ogni anno che è
passato mi ha allontanato sempre di più dalle letterine che ti mandavo una volta. Che cosa
ti chiedevo? Una bambola, un gioco, un dolcetto? Magari qualche volta ti ho anche
rimproverato di non aver scelto il regalo giusto, quello della pubblicità, così bello e
colorato. Babbo Natale caro, quello che desidero per quest’anno non lo vedrai in tv, non lo
vedrai su un dépliant. Ho speso tante energie per diventare quella che sono, quella che
vorrei essere, ma nonostante gli sforzi non sono riuscita a trovare quello che cerco. E lo
cerco disperatamente. Caro Babbo Natale, io voglio un lavoro. Ti giuro ancora una volta
come molte altre volte, sono stata brava e buona, ho studiato, ho studiato tanto. Ho fatto
grandi sacrifici, ho scelto di impegnarmi per trovare la mia strada e per quella strada sono
andata. Mio amato amico immaginario, mai dimenticato, ti chiedo solo questo. Regalami
un lavoro, un lavoro giusto. Voglio un lavoro che mi permetta di tornare a Genova, che mi
faccia rivedere il mare e il sole, voglio un lavoro che mi permetta di sposarmi l’anno
prossimo, come da tempo sogno. Voglio un lavoro che mi dia la dignità di una persona
adulta, in grado di provvedere a se stessa. Un lavoro che mi dia poche e buone certezze e
piccole soddisfazioni, come un buon premio per tutta la fatica fatta finora. Caro Babbo
Natale, in 23 anni non mi hai mai realmente deluso, cerca di accontentarmi anche
quest’anno. Portami quella gioia che ho quasi dimenticato, strappa via l’ansia e la paura
dal mio cuore. Troverai ancora latte e biscotti per te sulla mia tavola, come sempre, ti
aspetterò.
Marta
«Aiutami a pulire il mio quartiere»
Ciao Babbo ... io abito da tanto tempo a Lagaccio zona di Genova... dove il degrado è
ovunque...! Mi aiuti a pulire nella scalinata di via del cipresso ? C’e un’aiuola... pieno di
rifiuti da tanto tanto tempo ...! Perché nessuno mi ascolta...! Buon Natale ... speriamo che
le nostre tasse che paghiamo... servano a qualcosa di visibile...
Roberto
«Aiutami a tornare a Genova»
Caro Babbo Natale non sono più una bambina, ma spero che tu leggerai lo stesso la mia
lettera anche se agli adulti non è più consentito sognare e credere ancora a Babbo Natale.
Mi chiamo Caterina e vivevo a Genova e dopo tanto tempo avevo ritrovato la serenità mia
e dei miei ragazzi e mi godevo il mare e i tramonti che la nostra città ci regala e
sopportavo anche i mugugni e le magagne che la affliggono. Poi sono stata davvero
fortunata, dopo tanti anni ho ritrovato il mio primo Amore e la vita è davvero tornata a
sorridermi. Il mio Marco abitava lontano e così per un po’ di tempo ha fatto avanti ed
indietro dalla sua città alla mia, passando lunghe ore in autostrada, avanti ed indietro.
Come i ragazzini ci telefonavamo di continuo e rubavamo ore al sonno per parlare
insieme. Però ragazzini non lo siamo più da un pezzo e così abbiamo deciso di condividere
tutti i giorni e vivere insieme. Come ben sai non si può avere tutto dalla vita ed ogni scelta
comporta una rinuncia e io per poter stare insieme a Marco ho dovuto lasciare la mia città
e vivere lontano dai miei ragazzi dai miei amici e lasciare il mio mare. Marco è una
persona speciale e vivere accanto a lui è bello. Anche lui ama i miei figli e i miei amici e
Genova e il suo mare i suoi profumi e i suoi mugugni ma purtroppo oggi è difficile trovare
un lavoro. Se ne trovasse uno a Genova potremmo stare insieme ai nostri figli ai nostri
amici e a alla nostra città senza farci venire la nostalgia ogni volta che vediamo
programmi su Genova o soffrire quando a Genova succede qualcosa di brutto. Tu che sei
Babbo Natale e hai dei poteri magici, fai in modo che Marco trovi un lavoro a Genova e
potremmo così riunire tutta la nostra famiglia ed essere davvero felici tutti insieme. Mi
raccomando….io credo in Te
Ciao
Caterina
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La moda deprimente di
deprimersi a Natale
Sondaggi sull'ansia e consigli contro la tristezza: guardate che è
una festa...
Cristiano Gatti ‐ Lun, 22/12/2014 ‐ 08:18 Si apre la settimana di Natale, ma stiamo calmi. Non facciamoci prendere dal panico. L'appello è doveroso, di fronte alla consueta ondata di nevrosi e di paranoie che sta investendo i nostri poveri animi, già abbastanza provati. Per creare il clima giusto, dall'Inghilterra comunicano tempestivamente i risultati
del più recente sondaggio sul tema (fonte «Samaritans», associazione benefica): il
48 per cento delle persone ammette di sentirsi depresso, in questo periodo.
Messo così, il Natale ha tutte le sembianze di una calamità. Come gli sms della
Protezione civile, arrivano freschissimi anche i consigli dell'esperta, in questo
caso Eleonora Iacobelli, psicologa e segretario dell'associazione Eurodap
(Associazione europea per il disturbo da attacchi da panico). Attenzione, evitate
di andare a troppi pranzi e brindisi. Badate bene di scegliere solo quelli che vi
fanno davvero piacere. E non dimenticate: dedicatevi personalmente
all'impacchettamento dei regali, il lavoro manuale vi rilasserà e potrete dare libero
sfogo alla vostra creatività.
Diciamolo: è più rito l'allarme Natale che il Natale stesso. È per questo che mi
sembra il momento giusto di reagire. Voglio gridarlo a tutto il mondo: basta, non
rompete più l'anima con questo terrorismo psicologico. Piantatela di considerarci
tutti dei disturbati mentali, oppressi da questa psicosi plumbea e deviante, pronti a
sclerare al primo taglio di panettone. Non se ne può davvero più di questa nenia
catastrofista e cupa, che dipinge il periodo come una specie di incubo collettivo,
cui soltanto gli intelligenti, gli anticonformisti e le menti superiori riescono a
tenere botta con massicce dosi di distacco e cinismo.
Mettete giù le mani, dal nostro Natale. Se vi stressa, ignoratelo. Fate finta di
niente. Abolite regali, messaggi d'auguri, bicchierate e alberelli. Nessun senso di
colpa: non l'ha ordinato il medico di sentirsi migliori, di essere generosi e altruisti,
pienamente felici. Non c'è bisogno che le crocerossine della sociologia ci
forniscano contromisure e anticorpi per contrastare la temibile sindrome. Bastano
pochi pensieri elementari, intramontabili da duemila anni. Fino a prova contraria,
Natale è sostanzialmente una specie di compleanno, una data che serve a
festeggiare quel tizio scandaloso e irriverente, arrivato all'improvviso in una notte
buia, scaldato da due povere bestie, accolto da qualche pastore miserabile,
nonostante questo capace di accendere una luce abbagliante sull'umanità, la luce
eterna della verità.
In questa verità cosmica sta scritto che lo stesso Natale va vissuto come e quanto
se ne ha voglia, nelle modalità e con le persone preferite, perché prima di tutto e
sopra tutto il Natale è il grande messaggio della libertà. Serenità e letizia non sono
un dovere. Non sono formalità, né convenzione. Sono moti dell'animo che
nascono spontanei. E se non nascono, non è un problema. Non è il caso di correre
dallo psicanalista anche per questo.
A chi arriva pure quest'anno, con zelo da Protezione civile, per salvarci dal
cataclisma dello stress, a tutti questi allarmisti sia detto con molta tranquillità: se
problema c'è, non è il Natale. Se problemi esistono, siamo noi. Lo stressato di
Natale è stressato tutto l'anno. È stressato e basta. È stressato a Capodanno, a
Carnevale, a Pasqua e anche a Ferragosto. Il Natale, di suo, ci mette se mai un
incredibile prodigio: riesce ogni volta, misteriosamente, tra mille difficoltà, a
radunare sotto lo stesso tetto i pezzi di famiglia sparsi nelle diverse strade del
mondo. Succede solo una volta l'anno, tutti gli anni. Nella vita d'oggi, questo non
è uno stress: è un miracolo.
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bollettino lidu speciale natale 2014