INTELLETTUALI E RICERCA ARCHEOLOGICA IN BASILICATA NELLA SECONDA METÀ DELL’ OTTOCENTO N ella seconda metà del Cinquecento ad opera del ferrarese Antonio Buonaccioli il Mez zogiorno pro d u c e un vivo “entusiasmo per le r i c e rche archeologiche e per gli studi geografici”.1 In Basilicata, però, “questi studi continuarono ad essere completamente trascurati”2 nonostante qualche intraprendente cominci ad interessarsi delle testimonianze archeologiche di Grumento. Pe rfino in una città di riconosciuta origine romana, e perciò ricca di resti legati all’antica civiltà latina, nel corso del secolo XVI si continuano a prediligere gli “studi giuridici ed umanistici”.3 Per avere dunque esplicito rinvio a quest’ordine di questioni allorché, “nel 1713, in una L e t t e ra al Sig. Matteo Egizio intorno all’antica colonia di Grumento oggi detta la Sapon a ra, Giacomo Antonio del Monaco illustra ampiamente le ricerche archeologiche intere s s a n t i l’antica Grumento dove conduce interessantissimi scavi Carlo Danio, nipote e discepolo di Amato, dal quale ave va ereditato la ricca biblioteca e la passione per gli studi regionali. A rc i p rete del suo paese, appassionato arc h e o l o g o ed autore di alcune Note agli atti della Vita di San L a ve r i o e di un Tra t t a t o sulle Antichità Grumentine rimasti inediti, Carlo Danio è ricordato anche per aver raccolto interessante materiale archeologico in un prezioso Museo, andato, purt roppo, disperso che è oggetto di studi da parte di Sebastiano Paoli, precettore in Saponara dal 1715 al 1720 in casa Sanseverino, ed autore di un inedito Iter Gru m e n t i n u m in cui, dopo ave r descritto il viaggio da lui compiuto da Napoli a Saponara, trascrive ed illustra trentadue iscrizioni grumentine”.4 A l l’Alta Valle dell’ A g r i ed alla storia dei suoi centri abitati si intere s s a anche Francesco Sa ve r i o Roselli nel corso del Settecento con la sua Storia Grumentina5, “nella quale, attraverso la illustrazione dell’epigrafi e del materiale archeologico rinvenuto negli scavi condotti in Grumento, ricostruisce la storia di quella antica città lucana e dei casali cui a ve va dato vita quella popolazione dopo il sacco subito nel secolo XI ad opera dei Saraceni”.6 In questa area della Basilicata si genera un fer- vo re intellettuale anche grazie all’“influenza esercitata da Giovanni Danio, al quale va il merito di aver suscitato nel suo paese l’entusiasmo e la passione per gli studi storici e per le ricerche archeologiche”.7 In molti paesi del comp rensorio s’innesca una fertile attività intellettuale. Infatti, come puntualmente evidenzia il Pedio, “a Moliterno (...) gareggiavano fra loro le scuole tenute dai Domenicani e dai Minori Osservanti e gode di una certa rinomanza la scuola di Medicina tenuta p resso l’ospedale di S. Gi ovanni di Dio, nel castello del principe Pi gnatelli si tengono Ac c a d e m i e cui partecipa la parte più eletta del paese, Giuseppe Parisi accoglie alcune brevi note sul tempio dedicato ad Apollo e sulle terme costruite in quell’agro durante la dominazione romana (...) a S. Ma rtino d’Agri Pa o l o Vitale, Giovanni Battista Romano ed il canonico Biagio Martorano conducono scavi e ricerche dirette ad accertare le antiche origini di quel centro abitato un tempo ricco di ville dei patrizi grumentin i” 8 . Anche a Ma r s i c o n u ovo, dove già ave va avuto modo di far rifulge- — 37 — di Lucio Attorre re le proprie qualità di acuto ricercatore il Vescovo di quella diocesi Giovanni Battista Flavio dal 1670 al 1675, si distingue per la passione verso gli studi classici Andrea Barrese che nel 1769 raccoglie ed illustra “alcune epigrafi da lui rinvenute”, portando ad ultimazione “un’ampia monografia rimasta inedita nella quale ricostruisce la Storia del suo paese fino alla storia dei suoi tempi” 9. Contestualmente all’impegno profuso dalla intellettualità lucana residente nell’Alta Val d’Agri, che unisce, precisa il Pedio, alla passione della ricerca “u n a seria preparazione ed una profonda erudizione”10, gli studi storico-archeologici t rovano un valido interprete nel medico Costantino Gatta11 di Sala Consilina, il quale oltre ad interessarsi della storia delle popolazioni del Vallo di Diano, suo luogo di origine, estende “le sue ricerche anche ai paesi dell’antica Lucania facenti parte della Basilicata”12. L’ i n t e resse precipuo di Costantino Gatta si appunta soprattutto sulla storia della antica Gru mentum e di come in essa si vengano diffondendo le prime colonie cristiane che ne trasformano la tradizionale fisionomia pagana. Per meglio intendere le vicende di quest’ a n t i c a città romana si reca in Saponara, sorta dopo la d i s t ruzione dell’ a n t i c a città “per visitare il Museo ordinato da Carlo Danio e per raccogliere elementi relativi alla ricostruzione delle vicende che avevano portato alla fondazione di Saponara”13. A cavallo fra prima e seconda metà del Settecento svolge la propria azione Giacomo Castelli, nativo di Carbone, il quale dopo aver toccato le più alte vette della magistratura napoletana fino ad essere nel 1759 “chiamato a far parte del Consiglio della Corona”, può dedicarsi attivamente agli “studi di Archeologia, cui era stato avviato da Giacomo Antonio del Mo naco”14. Profondo cultore di lingua latina e gre c a diviene Membro dell’Accademia Ercolanense e nel gennaio del 1755 è invitato “a far parte della Commissione preposta agli scavi di Ercolano e di Pompei, frequenta i più noti eruditi del suo tempo contribuendo a mantenere desto l’interesse sugli studi che vengono condotti in Basilicata”15. Tra i personaggi illustri che nell’area dell’Alta Val d’Agri si vengono segnalando in questo periodo per passione classicista ritroviamo in Tramutola l’“insigne archeologo Andrea Lombard i , vissuto fra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800”16. Il Lombardi “evitando le i n e s a t t ez ze in cui era incorso l’Antonini, pubblica nel 1834 nelle Memorie dall’ Istituto di Corrispondenza Arc h e o logica di Napoli” un corposo saggio sull’ a n t i c a Lucania17. Nel decennio nel quale fu alla guida del Re g n o delle Due Sicilie Gi o a c chino Murat, interpretando il gusto classicista in auge fra la seconda metà del Settecento ed i primi anni del secolo seguente, si mostrò molto sensibile al fascino delle linee euritmiche delle antichità greco-latine18. Come e più di Carlo III e di Fe rd i nando IV di Borbone19 il c a va l l e resco ed intrepido re francese in ciò ottimamente coadiuvato dalla moglie Carolina Bonaparte, si diede a proteggere gli intellettuali ed a promuovere le lettere e le istituzioni ad esse afferenti. No t e vole incre m e n t o ebbero nel corso di questi anni gli studi archeologici e se questi diedero frutti più vistosi intorno alle città sepolte dall’eruzione del Vesuvio, specialmente a Pompei, l’interesse non mancò di contagiare aree anche meno contigue a Napoli, come la Basilicata, ove si effettuarono sia di frodo che autorizzati numerosi scavi archeologici. Il nuovo Stato amministrativo che dopo la Rivoluzione francese ve n n e affermandosi anche nel Regno di Napoli, con il suo carattere fort e m e n t e accentrato e burocratico, portò alla subordinazione delle attività di ricerc h e archeologiche inserendole fra i suoi interessi prioritari. Anche su questa attività lo Stato volle dunque esercitare un diretto controllo al fine di conserva re nel Paese tutto ciò che può ess e re utile alla istru z i o n e dei regnicoli che si applicano a questa scienza (archeologia) o serv i re di l u s t ro al Museo Na z i o nale”20. A tal fine fu emanato un Regio Decreto con il quale si imponeva il divieto assoluto ad “estrarre fuori dal Regno alcun oggetto di antichità, sinché non — 38 — sian prese le convenienti disposizioni”. Le nuove determinazioni furono assunte all’incirca dopo un anno con altro Regio Decreto del 15 febbraio 1808, n. 86. In base a questa normativa fu stabilito di affidare la superiore competenza in materia al Mi n i s t e ro dell’ In terno, che si riserva va la potestà esclusiva di rilasciare l’autorizzazione ad operare scavi archeologici sul territorio del Regno. In via amministrativa la prerogativa di rilasciare le concessioni veniva riservata ad un Direttore Generale degli Scavi, il quale in sua vece incaricava una “persona di sua fiducia per invigilare sulla esecuzione delle dette condizioni e far noto del risultato delle ricerche che dovevano ess e re poi comunicate all’ Accademia di Storia e Antichità”21. Gli oggetti rinve n u t i , e ventualmente fossero stati di particolare pregio e valore culturale, avrebbero dovuto essere riguardati in base al citato Regio De creto del 1808, come conducenti alla istruzione e al d e c o ro nazionale e l’ Ac cademia (di Storia e Antichità) nel far rapporto e lo Stato nel far l’acquisto per i Reali Musei, affinché non si disperdano, né vengan portati fuori dal Regno22. Veniva, dunque, imposto a chiunque il divieto di e f f e t t u a re priva t a m e n t e opere di scavo, lasciando allo Stato ed alla locale autorità degli Inten-denti delle province la prerogativa esclusiva ad autorizzarne l’effettuazione. La scoperta di reperti archeologici dove va quindi essere comunicata agli In t e n - Veduta di Potenza come appariva nel 1845 — 39 — denti, i quali provvedevano a nominare delle Commissioni composte da studiosi locali, appassionati e competenti d’archeologia, affinché sopraintendessero alla raccolta di reperti occasionalmente rinvenuti o che si intendevano portare alla luce. In Basilicata “ tale mansione nel 1814 era stata affidata (...) a Giuseppe De Stefano, modesto ma appassionato archeologo, che tra Pompei, Ercolano e la Regione Metapontina esplicava ogni sua attività”23. Da una breve relazione del De Stefano pre n d e spunto Tommaso Pe d i o per mettere a fuoco l’interesse che del problema si aveva nella nostra regione agli inizi dell’ Ot t o c e n t o. L’operazione più significat i va è legata allo scavo effettuato nel 1814 da un colonnello dell’ e s e rc i t o murattiano tale Sponsa di Avigliano, che comandava la Legione Lucana. La sua fu una ricerca fort u n a t a grazie alla sua migliore conoscenza dell’archeologia, “in confronto di tutti coloro che l’avevano preceduto”24. Fu rono così sufficienti solo pochi giorni di lavoro per far ve n i re alla luce “cinque sepolcri greci”25. Oltre a questo scavo autorizzato, lo Sponsa di sua i n i z i a t i va, “sebbene non munito di alcun regal permesso”, approfittando della posizione che gli veniva dal grado continuò nell’agosto, gli scavi che aveva iniziato il mese precedente. Venne alla luce “un altro s e p o l c ro più ricco del p r i m o” 26. Fra i molti re p e rti di pregiata fattura che furono recuperati esercitò notevole intere s s e “una corona, ossia ghirlanda di oro dal peso di un rotolo e due once”27. La corona detta di Critonio, attraverso vari passaggi giunse infine al Museo di Monaco di Baviera, ove ancora si conserva. Travolta ogni forma di presenza francese nel Regno di Napoli dalla restaurata dinastia borbonica, con la politica dell’amalgama, inaugurata dal cava l i e re Luigi de Medici, si tentò di salvare il patrimonio di innovazioni avute in eredità dal Decennio. Per quanto sfilacciata nella sua tessitura orizzontale, ormai nelle province sul tema della tutela del patrimonio arc h e o l o g i c o a ve va preso corpo un simulacro di rappresentanza istituzionale, che cert o f a c e va ancora perno su una volontaristica disponibilità personale, ma ormai innegabilmente acquisita agli interessi part i c o l a r i dello Stato. Erano, infatti, “amatori e studiosi che potessero , anche sommariamente descrivere gli oggetti rinvenuti e farne una, sia pur superficiale, relazione all’ Accademia di Storia e Antichità”28 ad essere prescelti come rappresentanti periferici della Direzione Generale degli Scavi. Il fatto poi che fossero scelti intellettuali scientificamente modesti, per quanto dotati di passione classicista, più che a gre t t o giudizio era legato alle oggettive condizioni culturali e scolastiche del Regno delle Due Sicilie, in cui i segni della civiltà oggettivamente non potevano elevarsi fino al concetto di fruizione economicamente propulsiva del bene culturale. Du n q u e entro i limiti del quadro generale di riferimento appare comunque positiva l’esistenza di un rappresentante provinciale per le questioni arc h e o l o g i c h e nella persona di Giuseppe De Stefano, incaricato di tale mansione nel 1814 dallo stesso cavaliere Arditi, Sopraintendente Generale agli Scavi e Direttore dei Reali Musei. Fu al De Stefano, di Anzi, che si dovette, “tra i numerosi appassionati ed ignoti cultori di archeologia nei primi anni del secolo XIX” 2 9 la ripre s a ufficiale delle operazioni di scavo arc h e o l o g i c o , dopo quelli condotti in Armento nel 1814. “Nell’estate del 1822 Marsico Nu ovo pre p a r a va festose a c c o g l i e n ze al ve s c ovo della Diocesi che ave va promesso una sua visita a quelle popolazioni. Nell’innalzare un podio nella piazza principale del paese venne alla luce un antico e modesto sepolcro. Dalle autorità locali ne fu fatta immediatamente comunicazione all’ In t e n dente della provincia de Nigris, il quale ottenuta la regia autorizzazione, incar i c a va Giuseppe De St e fano di eseguire un vasto lavoro di ricerca e di cond u r re a termine lo scavo qualora lo avesse ritenuto opportuno”. Il 2 Aprile dell’anno succ e s s i vo il De Stefano si re c a va con la squadra di zappatori in Ma r s i c o — 40 — Nuovo ed iniziava i lavori. Gli scavi dettero ottimi risultati e furono proseguiti fino al 20 maggio. Gli oggetti rinvenuti vennero recati a Napoli e ve r s a t i nel Real Museo Borbon i c o. A colui che ave va diretto i lavori venne concessa una “gratificazione di 70 ducati”30. Intanto avendo nel 1822 già fatto delle scoperte a Potenza, il De St e f a n o lasciò Marsico per recarsi nel capoluogo di Provincia per effettuare accurate ricerche, che egli stese in una relazione da conseg n a re all’ Intendente di Basilicata. “Mentre il De Stefano si occupava di Marsico e di Po t e n z a , Giambattista Raga, Socio corrispondente dell’ Ac cademia Ercolanense, veniva incaricato dall’Arditi di sopraintendere agli scavi archeologici, che, autorizzati dal gove r n o , venivano eseguiti da Giuseppe Giliberti, nei pressi di Sant’Arcangelo, da Raffaele Giliberti nel territorio di Anzi, di Saponara e di Grumento e da altri a Castelmezzano”31. In quegli anni, accanto alle ricerche archeologiche eseguite per conto del “ Regio Gove r n o”, o da privati debitamente autorizzati non mancaro n o tentativi clandestini condotti a termine da chi, spinto dalla sete di guadagno, ma incura nte del bisogno di conoscere metteva in luce quanto il sottosuolo lucano custodiva gelosamente. A San Chirico Raparo, n e l l’aprile del 1822 un ignoto faceva interessanti ricerche ed a Pomarico nel 1825, il sacerdote Attanasio Pez zolla metteva in luce vasi italo-greci ed oggetti diversi di notevole valore che andarono dispersi. Ad Anzi ed a Castelluccio ve n n e ro messi in luce oggetti di notevo l e valore tra cui un vaso (...). Tali oggetti vennero trasportati clandestinamente da Michele d’Aquino e da Daniele Ma z zei, i quali a ve vano diretto gli scavi per essere venduti. Ma la polizia avve rt i t a dell’illecito commercio da un complice mal rimunerato nel maggio del 1825 r i u s c i va a sequestrare a Napoli gli oggetti rinvenuti ed ad assicurali al Reale Museo”32. Forte della sua concezione storiografica supportata da una robusta e cosciente Emanuele Gianturco — 41 — metodologia interdisciplinare, Giuseppe D’Errico, fratello di quel Vincenzo che nel 1848 fu a capo della corrente liberale moderata lucana, manifestò grande passione per gli studi classici e fu versato, tra le altre discipline, anche nell’archeologia. Oltre a coltivare gli studi di agricoltura, di agronomia e di scienza silvana, egli si dedicò, infatti, anche allo studio della storia della Lucania preromana. Umanista profondo, studioso di larghe ve d u t e , Socio dell’Accademia Pontaniana, Giuseppe D’Er rico per il suo spessore stringe “rapporti con Teodoro Mommsen, cui fornisce informazioni sulla epigrafia lucana” 33. Come il D’Errico anche gli altri intellettuali lucani della prima metà dell’Ottocento, fino alla dissoluzione del Regno delle Due Si cilie, si mostrano sensibili al fascino della cultura classica, intere s s a n d o s i naturalmente anche di quegli aspetti concernenti temi di natura archeologica. La storia della cultura relativa al periodo richiamato riflette però specularmente la disorganicità strutturale della vita scolastica che perciò configura un quadro socio-culturale complesso ed avvilente. La fine della dinastia borbonica sul ve r s a n t e degli studi archeologici si chiude quindi all’insegna di un risultato fallimentare, poiché oltre l’embrionale struttura organizzativa elaborata dai napoleonidi in tema di archeologia, non si fece, in effetti, granché fino al Regio Decreto del 14 maggio 1876, n. 3120, con il quale si i s t i t u i va in Potenza la Giacomo Racioppi — 42 — “Commissione Conservatrice dei Monumenti ed oggetti d’ a rte e di Antichità” 34, nucleo primigenio della attuale So p r i n tendenza Archeologica di Basilicata. * La legge 13 nove m b re 1859 n. 3725, più nota come Legge Casati, dal nome del ministro proponente marchese Ga b r i o Casati, rappre s e n t a va il primo tassello di quella più complessiva articolazione giuridico - istituzionale con cui si tentava di o r g a n i z z a re il Mi n i s t e ro della Istruzione Pubblica nel neonato Regno d’Italia. Fra le incombenze rientranti nei compiti di questo Ministero bisogna annoverare anche il settore archeologico il cui patrimonio doveva essere tutelato e promosso appunto dal Mi n i s t ro della Pu b blica Istruzione35. Importanti, perciò, dove va n o risultare, per la consonanza con i principi generali ispiratori quegli organismi periferici costituiti per demandare loro l’esercizio delle funzioni tutorie e promozionali. In questo contesto partic o l a re rientra appunto il Regio Decreto 14 maggio 1876, n. 3120, con il quale si istituiva in Basilicata la “Commissione Conservatrice de Monumenti e Scavi”, investita, sul modello delle consimili istituzioni provinciali del Re gno, del ruolo di presidio della complessa e ricca materia36. Prima di addentrarc i nelle vicende cui diede luogo l’applicazione della legge istitutiva delle “Commissioni Conservatrici”, riteniamo oppor- tuno fare una pre m e s s a metodologica costituente il privilegiato angolo visuale di questa riflessione. Infatti l’assunto centrale di questo saggio non si concentra su una dettagliata e specialistica enumerazione dei siti archeologici, né sul modo in cui ad essi si giunse e neppure su cosa ed in quale entità in essi si rinvenne in termini di protostoria e di storia classica. Il tema di fondo appare i n vece piuttosto l’ a n a l i s i dell’evoluzione della cultura in Basilicata, cui si riconnette la scelta dei percorsi e dei protagonisti che la incarnarono e conn o t a rono, dal momento che su questo terreno i criteri di giudizio si sono sempre avvalsi di categorie esemplificatrici e tendenziosamente deteriori. La storia della cultura di matrice scolastica, quindi del risvolto effettuale della storia dell’istruzione, riteniamo vada focalizzata e valutata non solo alla luce del conteggio delle scuole esistenti e funzionanti, dei maestri e delle maestre , degli asili e degli edifici scolastici costruiti, delle eventuali teorie pedagogiche endogene applicate, ecc. In una regione incontestabilmente fragile sul piano delle strutture scolastiche, in cui innegabilmente sopravvive una certa presenza intellettuale e manifestazioni seppur marginali di vita culturale, gli itinerari della ricerc a storica devono spingersi a tutto campo. So r p re n d e quindi che ben poco spazio sia stato riservato dalla storiografia locale a queste figure intermedie, ma attive sul terreno dell’azione c o n c reta, che di fatto hanno realizzato le trame non importa se sbiadite della vita intellettuale e culturale della Lu c a n i a ottocentesca. Persiste, a nostro avviso, un atteggiamento teso ancora a giudicare con s b r i g a t i va sommarietà il valore e la reale incidenza dei protagonisti della cultura regionale il cui limite consiste nel non essersi e l e vati sino al pro s c e n i o nazionale. Anche lo stesso Pedio, pur attento a cogliere a livello minimale le voci che agiscono in provincia, bolla come dilettantistiche le prove o f f e rte sul terreno della r i c e rca archeologica da p a rte di questi operatori ricchi di passionale valore, come Michele Lacava , Domenico Ridola, Vi t torio Di Cicco ed altri, che con abnegazione agirono come pionieri dell’archeologia lucana37. Operò, dunque, nella seconda metà dell’ Ot tocento una eletta schiera di intellettuali “intermedi”, il cui merito principale consiste nell’aver svolto in condizioni precarie e di oggettivo disagio il ruolo umile ed eroico di cirenei della cultura regionale. Per quanto non abbiano raggiunto alti livelli specialistici, tuttavia nel loro esuberante protagonismo va colto il nesso discrepante tra la modestia dell’intervento pubblico in tema di istruzione ed il livello di sopravvivenza di una parvente ma vitale attività intellettuale di cui non m a n c a rono i frutti, vuoi — 43 — sul piano pubblicistico che su quello istituzionale, con la nascita della Biblioteca e del Museo provinciali e l’ipotesi costitutiva di una Pinacoteca provinciale da realizzarsi con i quadri sottratti ai disciolti enti ecclesiastici. Sinora la storiografia della cultura ha preferito soffermarsi sulle figure più prestigiose del nostro patrimonio intellettuale dei primi decenni unitari: Giacomo Racioppi, Francesco Torraca, Giustino Fortunato, Emanuele Gianturco, Francesco Saverio Nitti, Ettore Ciccotti. In essi, però, non si può a s s o m m a re e risolve re in forma esclusiva una matassa assai più aggrovigliata e sfuggente. Non vi è dubbio circa la suggestione che promana da quelle figure, eppure senza indulgere ad affettazioni crepuscolari va affermata l’opinione sul valore non marginale della loro azione, nella quale incorse anche il giovane Fortunato (divenuto Ispettore Onorario di Monumenti e Scavi per il Mandamento di Rionero in Vulture e fresco di laurea in giurisprudenza), per la loro capacità di porsi in ascolto del mondo e di diventarne comunque voce e interlocuzione. Grazie agli incontri con Lenormant, Be rteaux e Mo m msen ed alla vena classicista più di qualcuno di essi d i venne socio onorario, corrispondente effettivo di Associazioni nazionali o s t r a n i e re, né in forza di questa sintonia col mondo esterno mancarono di irrobustirsi sul terreno della metodologia scientifica, di cui l’ a rcheologia rappresentò un utile e immediato banco di prova. Eppure senza uno strumento che legittimamente ne stimolasse ed inverasse i meriti quegli intellettuali avrebb e ro mantenuto con la scienza delle antichità un rapporto fortuito e volontaristico ed in tal senso un soccorso venne, come è stato detto, dalla legge istitutiva delle “Commissioni C o n s e vatrici de Mo n u menti e Scavi”. Composta da cinque membri, poi elevati nel 1895 ad otto, della Commissione, che durava in carica tre anni, non si poteva farne parte se non a titolo onorifico, sebbene comportasse non lievi responsabilità anche extra culturali. I prerequisiti fondamentali per ricoprire tale incarico erano rappresentati dalla conoscenza della storia antica, della storia locale, di nozioni di pittura, scultura e architettura o, infine, dell’esercizio dell’ingegneria. Per quanto possa apparire pleonastico, ribadiamo il concetto sul va l o re di s u r rogazione espresso da quegli operatori, che, pur difettando di solido retro- terra scientifico, seppero offrire articolazione al processo di evoluzione regionale, attingendo ad un patrimonio di civiltà semp re prodigo di sorpre s e per gli studiosi di archeologia. Nonostante la gratuità della funzione ispettiva, tuttavia la carica imp l i c a va una serie di incompatibilità. Questa risultava ad esempio inconciliabile con l’esercizio di un incarico di pubblico a m m i n i s t r a t o re, quale il Giustino Fortunato — 44 — Sindaco o ruolo affine, nel qual caso si decadeva dalla nomina di Ispettore, Vicei s p e t t o re o Consigliere della Commissione Cons e rvatrice dei Mo n u menti38. Simile circostanza si verificò quando, essendo morto, fu necessaria l’integrazione dell’avv. Antonio Arcieri, Senatore del Regno per la Circoscrizione elettorale di Lagonegro e, naturalmente, Is p e t t o re a rcheologico per quell’area. A sostituirlo, si pensava all’avvocato Carlo Pesce di Lagonegro39, che incontrava i favori e l’esplicito sostegno della Sottoprefettura del suo Circondario e del locale rappresentante della Camera dei Deputati on. Nicola Miraglia di Lauria. Pur di fronte ad un così solido appoggio il Pesce fu invitato dal Mi n i s t e ro della Pubblica Istruzione a rinunciare a ricoprire tale carica ritenendosi “inopportuna per la (sua) qualità di Sindaco di quella città”40. Questa vicenda è emblematica per l’intrinseco valore testimoniale di una condizione più volte ribadita, poiché se in via di principio sul nome dell’avvocato Carlo Pesce non si frapponevano resistenze, non così, però, si verificava nei fatti, ponendosi a nudo quella debolezza intellettuale presente nel quadro regionale dell’epoca. Ovviamente questa realtà non sfuggiva n e p p u re ad una icastica lettura avanzata dal Pre fetto di Potenza, il quale in una sua nota al Minist ro della Pubblica Is t ru zione osserva va che in Basilicata se si fosse voluta una “rigorosa applicazione di tali principii sare b b e cosa ardua la scelta di buoni elementi per le cariche pubbliche. E maggiormente si rende la scelta per la Commissione Provinciale degli Scavi e Monumenti, atteso che sono più rari gli studiosi di cose antiche”41. Fra la documentazione a rchivistica re l a t i va alle questioni in esame si rinvengono dei bigliettini da visita nei quali assumono un rilievo particolare i titoli acquisiti dal Ministero n e l l’ambito della Commissione archeologica regionale. Si rileva il riconoscimento dell’alta considerazione sociale attribuita all’incarico ricevuto esibito con ostentazione enfatica che talora scivola nel caricaturale, anche perché non sempre all’appellativo socialmente distintivo ed onorifico corrisponde una reale espressione di disimpegno professionalmente valido. Nella vicenda dell’avvocato Carlo Pesce, infatti, si evince quanto indicato. Egli pur di sottrarre l’investitura ministeriale all’avvocato di Senise Biase Antonio Sole, suo r i vale nell’ a c q u i s i z i o n e della carica, ribadiva al Prefetto di Potenza la legittimità della sua richiesta, avendo “sempre nutrito speciale trasporto per gli studi di antichità”, nei quali desiderava “esplicare l’opera (sua) a pro della scienza”42. Sul terreno dell’autostima il giudizio di va l o re che la controparte esprimeva non si può dire che fosse inferiore trattandosi di persona “eruditissima e versata nelle discipline giuridiche, (che ave va ) i n o l t re sufficiente conoscenza di storia e di arte” per “d i s i m p e g n a re con lode l’onorifica carica di Ispettore per i Monumenti e Scavi di questo Circond a r i o” 43. Questo avve n imento testimonia dunque in generale il senso del limite culturale e morale della classe intellettuale p rovinciale di fine Ot tocento, per la quale il concetto tecnicistico dell’alta specializzazione veniva immolato con disinvoltura sull’ a l t a re di una t ronfia vanità, poiché le onorificenze più della funzione specifica serv i va n o come strumenti di accrescimento del pre s t i g i o sociale, l’esibizione di uno status symbol comunitario. Tutto ciò, però, finiva con il condizionare, se non proprio impedire l’attività delle Commissioni Conservatrici. Altra causa ostat i va non secondaria in assenza di idonei elementi, era rappresentata dall’avanzata età e dalla malferma salute dei componenti la Commissione, che p e rciò dove vano essere continuamente avvicendati44. L’assenza di opportunità di occasioni intellettualmente e culturalmente valide, ancora nella seconda metà dell’Ottocento, sbilanciava verso l’esterno dei confini regionali l’interesse delle migliori menti lucane. Napoli soprattutto c o n t i n u a va a rimanere il c e n t ro di attrazione per eccellenza della cultura meridionale, quasi nulla fosse cambiato in un panorama dalla geografia umana e politico-istituzionale profondamente mutata. Questa condizione p o t e va tranquillamente trasferirsi anche all’Ispet- t o re del Circondario di Potenza, il Comm. Mi chele Lacava, il quale nell’ambito della Commissione pur risultando il più solerte non riusciva però ad imprimere uno scarto decisivo alla sua attività di studioso, vivendo abitualmente a Napoli, come a c c a d e va per l’on. Gi u s tino Fortunato, che continuava a mantenere la carica di Is p e t t o re del Ma n damento di Rionero in Vulture. Erano dunque giustificate le lamentele provenienti un po’ da ogni parte della regione, così come si a ve va modo di re g i s t r a re anche per il Circondario di Melfi, il cui titolare il canonico Gi a m b a t t i s t a Araneo, era “impossibilitato a pre s t a re l’opera sua per la grave età e malferma salute”45. Seppure annunciata nel 1894 l’iniziativa dell’Araneo di abbandonare l’incarico ispettivo era stata assunta e comunicata già tre anni addietro. In una sua lettera al Prefetto di Potenza l’Araneo scusandosi per non aver potuto prender parte alla riunione della Commissione per la quale era stato invitato, motiva va tale defezione perché affetto da “podagra e chiragra” e contestualmente gli rass e g n a va la sua “r i n u n z i a d e l l’incarico di ispettore dei Scavi e Monumenti”46. A peggiorare la situazione sopraggiungeva nel 1895 la morte dell’insigne canonico melfitano, che provocava un vuoto ancora più pesante in quanto a tutelare quel Circondario riman e va il solo titolare del — 45 — Mandamento di Rionero in Vu l t u re, cioè l'on. Giustino Fortunato per il quale il Ministro della P. I. Ostelli pensava di estendere la giurisdizione all’intero Circondario47. Sensibile all’invito, ma conscio della impossibilità di reggere un impegno per il quale non trova va il tempo sufficiente, né le condizioni di una regolare e costante presenza fisica per disimpegnarlo adeguatamente, il Fortunato, con l’abituale sua solerzia informò da Napoli il Pre fetto di Potenza sulla sua volontà di declinare l’offerta che gli era stata avanzata. Nella sua stessa lettera, i n o l t re, pro p o n e va con lungimirante proficuità un utile suggerimento. Secondo lui sarebbe stato meglio nominare un cittadino di Melfi al posto del defunto Araneo e frazionare la Circoscrizione di Melfi, creando un nuovo ispettorato a Ve n o s a . Ammetteva infatti candidamente: “io son lungi da Rionero e non potrei estendere ove che sia la mia giurisdizione”48. Nel luglio del 1896 il Fortunato ripeteva al Prefetto la propria opinione in merito alla opportunità di creare una nuova ispettoria a Venosa. Nella stessa corrispondenza egli stesso faceva il nome dell’avvocato Luigi Cariati di Melfi per supplire il defunto Araneo49. Per Venosa, invece, egli consigliava di incaricare il locale vicepretore, l’avvocato Gerardo Pinto50 . Sia per l’uno che per l’altro il Fo rtunato esprimeva un consenso incondizionato, giudicando “entrambi di sufficiente cultura storica e letteraria per poter esercit a re le funzioni che loro ve r re b b e ro affidate” 5 1 . Con le proposte avanzate dal Fortunato si tendeva a risolvere dunque il vuoto presente negli ispettorati dell’area del Vulture, cop rendosi l’ispettorato di Melfi ed i Mandamenti di Bella, Pescopagano e Muro Lucano con l’avvocato Luigi Cariati e l’ispettorato di Venosa, con i Mandamenti di Lavello, Pa lazzo e Forenza con la nomina dell’ a v vocato Ge rardo Pinto. Infine con lo stesso Fortunato, si garantiva la copertura dell’ispettorato di Rionero In Vulture. * Rispetto al momento istitutivo (1876) la Commissione Conservatrice dei Monumenti e Scavi regi- Domenico Ridola, in localitˆ tratto da strò continue va r i a z i o n i nella composizione dei suoi membri e nelle Circoscrizioni territoriali ent ro le quali dispiegare il servizio di rilevamento. Ma un avvicendamento vi fu naturalmente anche fra gli incaricati di tale servizio, gravando su di essi tanto l’usura del tempo quanto la transitorietà della permanenza in carica, non essendo alcuni membri nativi della regione né in essa stabilmente re s identi. Alcuni, infatti, si trovavano in Basilicata occasionalmente per il disbrigo delle loro funzioni tecnico-amministrative presso la Prefettura di Potenza, o p resso gli altri uffici del Palazzo di governo, come ad esempio il Genio Civile. Dal punto di vista della suddivisione territoriale il servizio di tutela archeologico-monumentale della Basilicata ve n n e r i p a rtito dunque in Circondari e Mandamenti. Si contavano quattro Circondari: Lagonegro, Matera, Melfi e Potenza. Me n t re per il primo Circondario non si ave vano ulteriori ripartizioni, per quello di Matera era previsto subordinatamente un Ma n d a mento, quello di Pisticci, da cui dipendeva l’Ispettore di Bernalda; dal Circondario di Melfi dipend e va il Mandamento di Rionero in Vulture e dal Circondario di Potenza il Mandamento di Saponara di Gru m e n t o. Il primo , durante lo scavo di una tomba a tumulo n.9, 1993 a cura della Deputazione di Storia Patria della Lucania. — 46 — Ispettore del Circondario di Lagonegro fu, come detto, l’avvocato Antonio Arcieri, che svolgeva anche l’attività di insegnante e che nel corso della sua vita fu insignito della Commenda della Corona d’Italia ed eletto Senatore del Regno per la sua Circ o scrizione elettorale52. Nello stesso giorno in cui la Direzione Generale dei Monumenti e Scavi p rov ve d e va a conferire a l l’ A rcieri la nomina di Regio Is p e t t o re, ve n i va i n vestito del medesimo riconoscimento per il Circondario di Matera, il dott. pro f. Do m e n i c o Ridola. Per i Mandamenti di Pisticci e Bernalda si provvide a nominare rispettivamente il dott. Ni c o l a Fr a n c h i 5 3 ed il dott. Nicola Fe r r i 54 . Il Circ o - ndario del Vulture, com’è stato più volte ripetuto, fu affidato al canonico melfitano Giambattista Araneo55, mentre suo “subalterno” per il Mandamento di Rionero in Vulture rimase il grande meridionalista Giustino Fortunato56. Rappresentante del Circondario del capoluogo della Provincia di Ba s i licata diventò il dott. Michele Lacava57. Per Il Mandamento di Saponara di Gru m e n t o , che dipendeva dal Circondario di Potenza, fu designato quale rappresentante il canonico Fr a n cesco Caputi58. I nominativi richiamati corrispondono ai primi titolari componenti la neonata Commissione Provinciale Conservatrice per i Monumenti di Ba silicata. Nomi certo non eccelsi sul piano del prestigio intellettuale, con l’eccezione del Fo rtunato re s i d e n t e stabilmente a Napoli, ma che avre b b e ro svolto dignitosamente una proficua attività sul terreno della ricerca archeologica. Invece la Commissione non funzionò tanto che il Ministro della P. I. per il tramite della Di rez i o n e Generale dell’Antichità e Belle Arti mosse un forte richiamo al Prefetto di Potenza, nella sua veste di Presidente la stessa Commissione, affinché desse luogo a tutti quegli adempimenti con i quali si potesse meglio rispondere alle finalità istitutive proprie di questi enti. Consapevole della precarietà fisiologica delle Commissioni, il Ministero chiedeva di conoscere la situazione relativa all’avvenuta morte o assenza dal luogo LÕavv. Sergio De Pilato di propria competenza dei titolari, eventualmente la l o ro incapacità fisica a rispondere integralmente alle esigenze della tutela monumentale, se dimoravano stabilmente sul territorio di loro giurisdizione e precisamente dove, se i l o ro requisiti culturali e professionali rispondevano o meno al mandato loro affidato, se, infine, la giurisdizione in senso territoriale era corrispondente alle necessità ispettive rivenienti dalla specificità delle giurisdizioni ed in caso contrario se non si pensava di apportare delle variazioni nella loro composizione, così da evitare s p e requazioni, copre n d o adeguatamente le reali esigenze presenti sul territorio da essi controllato59. Il Ministero, insomma, si pre o c c u p a va di cre a re fra le Circoscrizioni una equilibrata ripart i z i o n e delle persone di cui si aveva necessità “per riemp i re le va c a n ze o meglio distribuire le mansioni”60. Il Mi n i s t e ro, inoltre , tratteggiava la figura professionale ideale per la quale propendere, che doveva corrispondere ad un tipo di persona “che ad una sufficiente capacità specifica, unis(se) una posizione sociale ed economica tale da poter rispondere all’onorifico ma gra tuito mandato” 6 1 . Avendo ricevuto delle segnalazioni, il Ministro della Pubblica Istruzione rivolgeva al Prefetto di Potenza più precisi ragguagli su un certo Vittorio Di Cicco, cultore di studi d’ a rte e residente a S. Mauro Forte in provincia di Matera, per il quale si chiedeva l’integrazione nel novero degli ispettori archeologici. A declamare le benemerenze dell’uomo provvedeva personalmente il Pre sidente la Commissione Michele Lacava, che aveva utilizzato diverse volte il Di Cicco come collabora- — 47 — t o re e perciò non ave va re m o re nel conferirgli la carica di Is p e t t o re del nuovo Mandamento di S. Ma u ro Fo rte, ricadente nel secondo Circ o n d a r i o di Matera. Il Di Cicco manifestò in sue comunicazioni molto entusiasmo per questo eventuale incarico, che in effetti andò a buon fine, dal momento che lo ritroviamo fra i firmatari del Catasto degli edifici e ruderi monumentali della regione, insieme all’ A r cieri, al Ridola, all’Araneo e al Fortunato62. A definire la personalità del Di Cicco valga il giudizio espresso da Concetto Valente nel suo articolo: Il museo di Potenza e l’arte in Basilicata, pubblicato sulla rivista milanese Va r i e t a s, con il quale il Di Cicco viene esaltato per la “modesta ma entusiastica e fattiva opera”63. Per il Pedio, invece, il Di Cicco esprime “q u e l particolare dilettantismo, che è proprio di alcuni ambienti provinciali, per cui (sia lui che Mi c h e l e L a c a va, quanto lo stesso Concetto Valente) incorrono sovente in inesattezze non concepibili in autori seri e pre p a r a t i” 6 4 . Pi ù apologetica è l’opinione di Sergio De Pilato, che del Di Cicco traccia un alto p rofilo biobibliografico. Uomo in “a p p a renza ru de”, per il De Pilato, Vittorio Di Cicco era invece una persona dotata di “grande bontà e modestia e dalla passione inestinguibile per la sua terra, per il suo passato di gloria, di a rte, di storia. A lui soprattutto (...) pur fra cachinni, ironica indifferenza e qualche volta vera opposizione di molti, si deve se la Basilicata è stata qua e la esplorata nel suo sottosuolo con risultati i m p o rtantissimi, se Po tenza ebbe un Museo e, dopo che un incendio nel 1912 lo distrusse in gran p a rte, ne furono salvi i residui, se, ricostituito ben presto ottenne una degna sede, fu riordinato e si venne di giorno in giorno sviluppando, ampliando, arricchendo di preziosi e nuovi oggetti. Chi conosce, prosegue il De Pilato, i nostri chiusi ambienti e sa quanta sciocca indifferenza sovrasta e incombe per le ricerche sulla vita passata della regione e per coloro che di esse si interessano, può comprendere quante difficoltà di uomini e di cose abbia incontrate e vinte il Di Cicco e quanta energia dovette per anni e anni spiegare e disperdere spesso, per raggiungere i mirabili risultati da lui raggiunti e pei quali va designato al plauso ed alla gratitudine di basilicatesi ed italiani”65. Le espressioni di plauso che incondizionatamente esprime il De Pilato nei c o n f ronti del pur encomiabile Vittorio Di Cicco non trova vano però nel Ministero una corrispondente opinione. Almeno nella prima fase della sua attività la Commissione archeologica non progrediva molto nei propri lavori per le troppe assenze dei suoi membri e le tante richieste di rinvio a date successive della convocazione della stessa Commissione66. Nonostante le esitazioni proprie degli e s o rdi dell’attività della Commissione archeologica, l’istituzione ufficiale della stessa faceva rientrare anche la Basilicata in un circuito di attività organiche allargate all’intero territorio nazionale. Le incert ez ze e le non poche lentezze operative non impedirono, dunque, alla Basilicata di avviare su promettenti binari l’embrionale servizio di ricerc a archeologica, a cui, come primo concreto atto di questa nuova iniziativa , tenne dietro un lavoro di censimento dei monumenti regionali, in esecuzione, tra l’altro, della prescrizione disposta dalla Circolare del 17 febbraio 1881, n. 621 (cui fece seguito altra Circ o l a re dell’8 ottobre dello stesso anno), del Ministero della Pubblica Istruzione 67. Ad oltre un anno di distanza dall’invio della Circolare il Ministro della P. I. tornò il 26 aprile ed il 29 luglio del 1882 a sollecitare il Prefetto di Potenza affinché adempisse all’obbligo prescrittogli. Da Potenza, infatti, il Mi n i s t e ro non aveva mai ricevuto alcuna relazione sui monumenti medievali e moderni della p rovincia che potessero essere classificati come di rilevante interesse nazionale. Particolarmente sollecito fu in tal senso il Presidente la Commissione archeologica, il dott. Michele Lacava, che, appunto, nel corso del 1882 compilò un elenco dei più significativi monumenti della provincia lucana: le Cattedrali di Anglona , Matera ed Acerenza, dandone nell’anno successivo dettagliate informazioni al Ministero68. L’attività dispiegata dal Ministero della P. I., volta a censire il vasto patrimo- nio culturale nazionale, per tutelarlo e valorizzarlo, conteneva chiari segni di una volontà e di un interesse sconosciuti sol o pochi anni addietro, né erano limitati ai tradizionali ambiti geografici ove più manifesta era la presenza dei giacimenti archeologici. Anche la Ba silicata fu coinvolta in questo rinnovato quadro di intenti e di attività, come si può evincere dalla corrispondenza intercorsa fra il Regio Delegato per la conservazione dei monumenti nelle prov i n c e meridionali, che aveva il proprio ufficio nel Museo Nazionale di Napoli, e il Prefetto di Potenza. Il rapp resentante dell’ i n s i g n e istituto partenopeo, dovendosi pro c e d e re alla classificazione dei monumenti lucani, per qualificarli eventualmente d’interesse nazionale, portava il Prefetto lucano a conoscenza dell’invito ricevuto il 13 settembre 1888 dal Mi n i s t ro della Pu b b l i c a Is t ruzione a compiere “una ispezione ai Monumenti delle maggiori Province meridionali” e, fra questi, anche quelli della Basilicata. L’intento principale di tale indagine era quello di rileva re e consequenzialmente di indicare le “opere di riparazione e le relative spese necessarie ad assicurarne provvisoriamente l’esistenza, salvo a fare a suo tempo gli ulteriori studi per p rov ve d e re stabilmente alla migliore loro conservazione”. Emergeva in tale circostanza l’indispensabile funzione sussidiaria delle Commissioni Con- — 48 — servatrici dei Monumenti di ciascuna provincia per elaborare e compilare nel “più breve tempo possibile” l’elenco dei monumenti con l’indicazione di quelli che a giudizio del Regio Delegato ave va n o m a g g i o re importanza e più urgente bisogno di restauro69. Alla sollecitudine del Mi n i s t ro della Pubblica Is t ruzione evidentemente non teneva d i e t ro un’eguale solerz i a da parte degli organi subalterni periferici, delegati all’attività di rilievo e di tutela arc h e o l o g i c a . Qu a t t ro anni più tard i , cioè nel 1892, il Ministro era costretto a ritornare nuovamente sull’argomento, rinnovando le sue istruzioni ai presidenti delle Commissioni Conservatrici affinché si decidessero a rimettergli un elenco dei ruderi e monumenti affidati alla loro sorveglianza, facendo da ciò risultare: a) il Comune ove si trova vano i siti; b) la ubicazione precisa della contrada; c) una descrizione sommaria di essi70 . Il Prefetto, in qual ità di Presidente la Commissione archeologica, interprete della superiore iniz i a t i va ministeriale ne i n f o r m a va nell’agosto il Lacava, e nel settembre il Di Cicco. Nell’agosto era stato sollecitato anche l’ Is p e t t o re di Lagonegro Antonio Arcieri, il quale, invitato a compilare per la sua area il Catasto degli Edificii Mo n u m e n t a l i , a ve va fornito al Pre f e t t o sommarie notizie sulla propria attività, che aveva portato alla luce “in vari punti del Circondario (...) tracce di ruderi antichi disseminati in fondi particolari, dove non si (era) fatto mai alcun tentativo di scavo”71. * A sedici anni dall’istituzione della Commissione C o n s e rvatrice de Mo n u menti e Scavi la ricerc a archeologica in Basilicata aveva segnato un sicuro ed importante progresso, senza per questo presentarsi con connotati autenticamente rivoluzionari. I pionieri dell’archeologia lucana, infatti, nell’agosto del 1892 erano ancora per buona parte in attività. La Commissione annoverava fra i suoi membri insieme agli intramontabili Giustino Fortunato, Giovambattista Araneo, Antonio Arcieri e Domenico Ridola, anche il Cav. Vittorio Di Cicco. Al lavoro profuso da questi valorosi cultori locali aveva certamente arrecato una benefica influenza l’arrivo di viaggiatori e studiosi stranieri come François Lenormant, che raccolse le sue e s p e r i e n ze nell’opera A t ra vers l’ Apulie et la Lu canie, o l’altro archeologo francese Salomon Re i nach, direttore del Museo di St. Germain nel Dipartimento Seine-et-Oise, che sollecitato dai risultati divulgati dal Lenormant, p re n d e va ad intere s s a r s i delle testimonianze archeologico-monumentali della Ba s i l i c a t a 7 2 . Su l l’onda di questo nuovo interesse, accentuato dalla presenza straniera, agivano anche i responsabili dei competenti uffici nazionali. Così, dopo essere stato annunciato da una lettera del Prefetto di Potenza ai Sindaci di Maratea, Tr a mutola, Saponara, Latronico, S. Chirico Raparo, Rotondella, Accettura e Muro Lucano, nell’agosto del 1896, veniva a visitare la Basilicata il Viceispett o re della Di rezione dei Musei e Scavi di Napoli, Giovanni Patroni. Ad acc o m p a g n a re in queste “località nell’ i n t e re s s e dell’arte” l’illustre visitatore provvide l’ Is p e t t o re Onorario Vittorio Di Cicco. Oltre ai luoghi indicati i due si addentrarono per alcuni giorni all’ i n t e r n o della foresta di GallipoliCognato, scortati da guardie forestali i quali si adoperarono anche al rifornimento del vitto e dell’alloggio ai due studiosi73. Un serio programma di interventi, però, avrebbe richiesto un organico ed a rticolato piano, in cui i n i z i a t i ve ed operatori si raccordassero in maniera sincronica. Ma la vicenda del Di Cicco, “c o s t a n t e compagno del Sig. Mi chele Lacava”, a lungo ignorato, nonostante le c redenziali del Lacava e del Sottoprefetto di Matera, sta a testimoniare le difficoltà dei ritmi di crescita dell’ a rcheologia in Basilicata74. Nel giugno del 1891 la mappa regionale, in relazione alle nomine da effettuarsi per la Commissione a rcheologica, pre s e n t a va non poche zone vuote. Non c’era, infatti, da riempire soltanto il Mandamento di S. Mauro Forte ed a questa data la situazione dei Circondari e Mandamenti presentava il seguente quadro: 1) Lagonegro, Arcieri; 2) Matera, Ridola; ma con il Mandamento di Pi s t i c c i carente del proprio Ispett o re; 3) Melfi, Araneo; con il Ma ndamento di Rionero in Vulture occupato dal sempre assente Giustino Fo rtunato ma, con il Ma ndamento di Venosa privo del proprio Is p e t t o re; 4) Po t e n z a , L a c a va; con il Ma n damento di Saponara di Grumento occupato dal canonico Francesco Caputi, ma con il Mandamento di Acerenza privo del proprio Is p e t t o re. Ai non pochi vuoti di organico, però, a far da contrappeso comparivano nuovi membri, come l’ a v vocato Ni cola Branca, nominato dal Consiglio Provinciale il 23-2-1877, l’avvocato Ger a rdo De Pilato (nato a Palmira, l’attuale Oppido Lucano, ma residente a Potenza), nominato dal Governo, ma già Commissario nel 1881, ed il prof. dott. Domenico Ridola, nominato dal Consiglio Provinciale il 12-91888 in sostituzione dell’avvocato Pietro Rosano, nel frattempo deceduto. Anche i titolari dei Mandamenti di Pisticci e di Bernalda erano stati nel frattempo colti da morte, rendendosi perciò necessario “surrogarli per le nuove ispezioni ritenute necessarie nei territori di Ac e renza, Venosa e Mo n t a l bano, i quali offrono campo alle ricerche archeolog i c h e” 7 5 . Scarsa o nulla attività, purtroppo, veniva svolta anche nel Circondario di Melfi ove il vecchio e malandato canonico Araneo ave va a più riprese richiesto di essere sostituito. Il Mandamento di Bernalda si era re s o vacante per la sopravvenuta morte del dott. Nicola — 49 — Ferri. Più grave era il vuoto lasciato dall’assenza del Lacava. Trasferito dapprima a Bari, come Ispettore del Banco di Napoli, e ritornato poi stabilmente a Napoli, presso la sede centrale dell’ Istituto di credito partenopeo, anche il solerte Lacava aveva dovuto con insistenza chiedere al Ministero la propria sostituzione non potendo da lontano assolvere al delicato incarico. Eg l i aveva inizialmente segnalato al suo posto l’avvocato Nicola Marini, presentandolo come un “letterato, che ha dato alle stampe p regiati scritti” 7 6 . De l l a p recarietà strutturale e funzionale esistente in Basilicata era ben informato il Ministero, che avvertiva la necessità di un più corposo e risolutore interve n t o. Il 27 aprile del 1894 e il 29 marzo del 1895 il Ministro si faceva i n t e r p rete diretto della situazione e con sue epistolari comunicazioni al Prefetto di Potenza lo invit a va a “d a re un migliore a s s e t t o” al servizio nella p ropria re g i o n e 77 . Compreso del bisogno e conformandosi ai superiori desideri il Prefetto provvedeva a creare nuovi Mandamenti, oltre quelli già esistenti: Ac e renza, Av i gliano, Picerno, Brienza, Vietri di Potenza, Ge n zano e Marsico Nu ovo , tutti dipendenti dal Circondario di Potenza; i Mandamenti di Trivigno, To l ve, Laurenzana, Corleto Perticara, Calvello e Viggiano affidati alle cure del Di Cicco; il Ma n damento di Mo n t a l b a n o Jonico, che fu affidato al dott. Francesco Lomonaco, distintosi sul piano intellettuale essendo dive- nuto membro dell’Accademia pedagogica di Milano. Quanto al vuoto lasciato dal Vi c e i s p e t t o re della Commissione, il Comm. Michele Lacava, il Pre fetto, nella sua qualità di Presidente dell’ente, pur ammettendo che “sarebbe stata buona la scelta del Marini dal lato tecnico perché molto versato nelle l e t t e re e conoscitore di a rte antica e moderna” , esprimeva un diverso parere poiché il Marini non poteva attendere al disbrigo dell’incarico “per le sue condizioni di salute (...) tanto più che nei mesi di i n verno non risiede in questa città”78. La scelta dunque veniva fatta ricadere sullo storico potentino Raffaele Riviello, che il Lacava aveva proposto in sostituzione del Marini e a cui il Prefetto dava comunicazione dell’incarico nel giugno del 189579. Il 13 dello stesso mese il Riviello rispondeva affermativamente al Prefetto e accettava l’incarico. La lettera del Riviello si segnala per le sue espressioni di alto sentire civile, di umiltà operosa e di lungimirante creatività. Pu r essendo dotato di robusti studi egli si schermiva col Prefetto dicendo: “Ve r a mente di studi archeologici non ho molta cultura; ma pensando che è dovere di buon cittadino prestare sempre per la patria sua, accetto la carica su riferita, sperando di collaborarvi di buona volontà e con amore, per quanto la mia salute e le mie occupazioni lo permettano. Desidero solo che mi si dia almeno una stanza in questa Re g i a Prefettura (...). La stanza p o t rebbe serv i re anche, come è mio pensiero, per iniziarvi una biblioteca di qua nto si è pubblicato sulla Provincia da nostrani e forestieri, ed invogliare i giovani studiosi di questo Liceo ad affezionarsi alla storia ed alle memorie dei nostri uomini e delle n o s t re contrade” 80. Ne l l’agosto del 1897 lo storico Raffaele Riviello moriva nella sua città natale, ma non invano egli aveva e s p resso il suo pensiero poiché costituiva l’abbozzo di una realtà che avrebbe avuto modo di concretarsi appena tre anni dopo da quella sua enunciazione e p i s t o l a re al Prefetto di Potenza. Nella Relazione sull’amministrazione provinciale per l’ e s e rc i z i o 1899-1900, infatti, l’Ente lucano dava per realizzato “ l’antico pensiero del Consiglio Provinciale di f o n d a re una biblioteca p rov i n c i a l e” 8 1. La piena c o n c o rdanza di intenti nella realizzazione di questo essenziale strumento di cultura promosso dal Riviello e validamente sostenuto dal Consiglio Pro vinciale di Basilicata trova una sua felice espressione in una deliberazione della Deputazione Prov i n c i a l e del 10-12-1896, con all’oggetto, appunto, l’ “ Is tanza” del sig. prof. Raffaele Riviello per impianto di una Biblioteca paesana in Potenza. Il Consiglio nel considerare le proposte dei sig. Riviello e di Albini di istituire “una bibliotecaarchivio per tutto ciò che si riferisca alla storia della regione” dava “facoltà” alla Deputazione Prov i n c i a l e di concre t a re, d’ a c c o rd o con i proponenti, lo impianto di detta istituzione. A tal fine la Deputazione Provinciale nominava una Commissione “composta dal Comm. Vincenzo De Filpo, dall’on. Comm. Carmine Senise, Comm. Gattini, Comm. Del Zio, on. Fortunato, on. Giant u rco, on. Rinaldi, on. Materi, Cav. Addone Domenico, Comm. Michele Lacava, Comm. Giacomo Racioppi, Cav. Se ve r i n i , p ro f. Tangorra, dott. Albini, pro f. Cav. Riviello Raffaele”. A questa Commissione la De p u t a z i o n e Provinciale dava “il mandato di prov ve d e re mediante offerte gratuite alla prima raccolta di pubblicazioni scritte dai comprovinciali e riguardanti la Basilicata. Rilevato che al detto Comitato il pro f. Gianturco e il Comm. Racioppi inviando le loro pubblicazioni; considerato che pur continuando le pratiche per avere offerte di pubblicazioni di comprovinciali sia opportuno di provvedere all’impianto della biblioteca”, la De putazione Provinciale deliberava di dare mandato al Presidente affinché prendesse accordi con il prof. Riviello e con gli aderenti al Comitato per la biblioteca provinciale affinché tale istituzione fosse di fatto creata. Dopo neppure quattro anni, come detto, tale desiderio diventava una concreta realtà82. Contestuale all’istituzione della biblioteca provinciale si verificava un altro evento di rilevante spessore culturale per la città capoluogo di provincia lungamente preparato sin dal lontano 1876, allorc h é venne istituita la Com- — 50 — missione Conservatrice dei Monumenti e Scavi, con sede all’interno dell a Prefettura: la nascita del Museo Archeologico Lucano. Su questa importante istituzione il Consiglio Provinciale di Ba s i l i c a t a aveva adottato la sua prima deliberazione il 6 dic e m b re del 1889. Il Mi nistro della Pubblica Istruzione, pur recependo immediatamente la notizia, a ve va dovuto attendere dunque un intero decennio per poter dare nell’esercizio 1899-1900 l’annuncio “del fatto compiuto”. I grandi artefici delle realizzazioni di questa opera furono gli ispettori Domenico Ridola, Vi t torio Di Cicco e soprattutto il compianto Mi chele Lacava, che tanto studio ed amore pose nella ricerca degli oggetti antichi83. La Deputazione Provinciale di Basilicata ricon o s c e va in assoluto nel Lacava il principale artefice di questa import a n t e opera e per “onorarne la memoria, propo(se) intit o l a re il Museo al suo nome”84. * Il Decreto organico del maggio 1876 fu, con succ e s s i vo altro interve n t o n o r m a t i vo del 15-111895, integrato, sia per ridefinire la composizione della Commissione Conservatrice dei monumenti e scavi, quanto per accentuarne l’efficacia funzional e 8 5 . Nel dicembre del 1895 dunque all’indomani del nuovo Decreto che rivedeva la composizione della Commissione, l’organismo risultava composto in Basilicata da due avvocati: Gerardo De Pilato e Nicola Branca; da due scrittori di storia locale: Emilio Fittipaldi e Domenico Ridola; da un a rcheologo: Michele Lacava. Emilio Fittipaldi era stato nominato in sostituzione del deceduto cavaliere Pasquale Ciccotti, così come in sostituzione del cavaliere Pietro Rosano era subentrato Domenico Ridola86. Col riordino delle Circoscrizioni il Ma n d a mento di Saponara di Grumento ebbe aggregati anche quelli di Viggiano e di Montemurro. Il canonico arc i p rete Fr a n c e s c o Paolo Caputi nominato i s p e t t o re nel 1876 per sostenere l’impegno della giurisdizione saponarense, ora, nonostante l’avanzata età, con altra nomina del 10 dicembre 1896, vedeva estesa la propria competenza anche al territorio degli altri due comuni contigui. Nel febbraio del 1897 il Mandamento di S. Mauro Forte veniva riconfermato a Vittorio Di Cicco. Anche il Riviello, come il canonico Caputi, nonostante a più ripre s e lungo tutto il 1896 facesse rilevare il suo non perfetto stato di salute, per le insistenti profferte fu costretto ad accettare l’estensione della propria competenza oltre che sul Circondario di Potenza anche sui Ma n damenti di Genzano, Marsiconuovo, Picerno, Vietri di Potenza, Acerenza, Avigliano e Brienza. Il che equivaleva ad una reale inefficacia della nomina ricevuta. Ai problemi di età del Caputi e del Riviello si aggiungeva il risentimento del Di Cicco, che pure inizialmente aveva profuso n o t e vole entusiasmo per q u e l l’ i n c a r i c o. Ora egli non nascondeva al Pre - fetto la sua profonda amarezza per il trattamento che gli ve n i va riserva t o , dopo aver molto speso nell’assolvimento di quell’impegno, costatogli non poco sia in termini fisici che finanziari87. Qu a n t o accaduto ad altri suoi colleghi veniva vissuto anche dal Di Cicco il quale si vedeva costretto ad esorbitare la primigenia giurisdi zione di S. Ma u ro Fo rt e ampliandola ai territori di C a l vello, Corleto Pe rt i cara, Laurenzana, Tolve e Tr i c a r i c o. In tal modo, ribadiamolo, le cro n i c h e difficoltà più volte denunciate al Prefetto ed al Mi n i s t e ro della Pu b b l i c a Is t ruzione trova vano ora una notevole accentuazio- Foto scattata allÕepoca del viaggio di Zanardelli in Basilicata. Accanto al Presidente • lÕOn. Michele Torraca — 51 — ne. Da questo ingolfamento operativo il Pre f e t t o a ve va tentato come soluzione quella di incrementare il numero delle convocazioni della Commissione Provinciale degli Scavi e Monumenti. Questa soluzione si era purtroppo rivelata inefficace mancando costantemente il numero legale dei membri componenti la Commissione, segno inequivocabile della n e g a t i va incidenza che provocava l’assenza di una agevole ed efficiente struttura viaria regionale e di comodi e rapidi mezzi di locomozione. Ad aggravare ulteriormente questa precaria situazione giungeva, inoltre, per il primo Circondario di Potenza, la m o rte del professor Raffaele Riviello, ormai carico di a nni e di acciacchi, avvenuta nel capoluogo di p rovincia il 28 agosto 1897. Risultava più che mai necessaria la reintegrazione dei vuoti di organico p rodotti in seno alla Commissione Conservatrice dei Monumenti e Scavi ed a ciò si provvide con il Regio Decreto del 28-2-1897, con il quale si nominavano nuovi membri l’ a v vocato Er n e s t o Ciccotti, il Cav. Ni c o l a Benedetto Capece, l’ingegner Francesco Antonucci e l’ingegner Nicola Maria Pomarici. Con le nuove nomine, che si aggiungevano a quelle effettuate con il Regio Decreto del 15-11-1895, la Commissione risultava ora così composta: Branca avv. Comm. Nicola88, De Pilato avv. Cav. Ge r a rd o89, Ridola dott. pro f. Cav. Do m e n i c o 9 0 , Fi t t i p a l d i dott. prof. Cav. Emilio91, Antonucci ing. Cav. Francesco92, Pomarici ing. Ni- cola Maria93, Ciccotti avv. Er n e s t o 94 e Capece Cav. Ni c o l a 9 5 . I personaggi componenti la Commissione Archeologica Lucana di fine secolo, pur potendosi collocare fra le figure elette di questa re g i o n e , nondimeno non godono del prestigio che loro s a rebbe meritoriamente attribuibile sul piano della locale storiografia culturale. Grazie alla nuova sensibilità e sollecitudine dello Stato unitario fu possibile inventariare e catalogare il patrimonio artistico monumentale della Basilicata, ma fu soprattutto per merito di uomini come Michele Lacava, Pi e t ro Rosano, Pasquale Ciccotti ecc., se si poté compilare documentate relazioni grazie alle quali alcuni nostri monumenti divennero di interesse nazionale e come tali preservati96. Ora al cospetto di un q u a d ro socio economico drammatico che le inchieste di Sonnino - Fr a n chetti e di Stefano Jacini erano venute proponendo nel corso di quei esiziali decenni, in cui alta e dolorosa dominava la fort e spinta migratoria transoceanica e che induceva nel 1902 Michele To r r a c a deputato di Pietrapertosa a questa sconfort a n t e descrizione della Regione: “Devastazione di terre, terre abbandonate perché non si possono coltivare, terre infestate dalla mala ria, abitati che crollano e (ultimo tratto al quadro della desolazione) l’emi grazione. Sicché la mia è una provincia che rimar- rà una landa deserta; una provincia per la quale non è una frase dire che si spegne... Se torrenti e fiumi, devastando e infestando producono la miseria, la miseria produce l’emigra zione, e l’emigrazione raddoppia la miseria: e l’imposta poi la triplica e la quadruplica.” 97 occorre riconfermare la carsicità della vitalità culturale lucana, di cui il filone archeologico costituisce la più eloquente conferma. L’ultimo lavoro di Tommaso Russo ribadisce la contraddittorietà del processo evolutivo del livello medio della cultura regionale nell’ultimo quarto di secolo dell’800. Se il Liceo Gi n n a s i o Duni di Matera evidenziava confortanti segni di crescita, non altrettanto poteva dirsi per il Salvator Rosa del Capoluogo della Provincia, Potenza. Altrettanto avveniva per il Ginnasio Nicola Sole di Senise, il Ginnasio Comunale di Viggiano e quello privato di Lagonegro nonché per il Ginnasio comunale di Muro Lucano. “L’istruzione classica era presente su quasi tutto il territorio re g i o n a l e” 9 8 e contestualmente era cresciuta un pò tutta l’istruzione secondaria superiore, non solo umanistica ma anche tecnica. Nondimeno, pur fra non poche oscillazioni settoriali, il livello complessivo della sensibilità e della cultura regionali avevano registrato un netto consolidamento e l’archeologia con le sue testimonianze — 52 — ora non era più solo un problema istituzionale. Perciò all’alba del nuovo secolo il ricco giacimento della cultura classica di questa regione poteva rivendicare senza iattanza la propria centralità sul terreno del concorso e dello sviluppo della cultura dell’Occidente. Così esemplarmente quando Lenormant, prima, e Berteaux, poi, tras f o r m a vano la pre s u n t a statua di Giuliano l’Apostata in feticcio classicista non solo l’ A rc h e o l o g i a compiva come scienza uno s c a rto evo l u t i vo, bensì anche la Basilicata coi suoi vessilli di civiltà, insieme ai suoi emigranti, formicolava per le vie del mondo, scheggia del mosaico di una umanità in eterna ed organica composizione. — 53 — 1 T. PEDIO, , Edizioni del ÒCentro LibrarioÓ, Bari, 1964, p. 25; 2 , p. 26; 3 , p. 28; 4 , pp. 50-51; 5 F. S. ROSELLI, , Napoli, 1790; 6 T. PEDIO, , , p. 52; 7 , p. 53; 8 , pp. 53-54; 9 , p. 55; 10 , p. 57; 11 C. GATTA, , Napoli, 1723; 12 T. PEDIO, , , p. 55; 13 , p. 59; 14 , p. 63; 15 ; 16 N. RAMAGLI, , Soc. ÒASPETTI LETTERARIÓ, Napoli, s. d.; 17 T. PEDIO, , , p. 88; 18 ÒIl decennio non fu periodo favorevole alla scienza pura: tutti volti verso problemi pratici della cultura, gli uomini del Decennio - anche in questo diversi dai loro immediati predecessori del Settecento attesero assai pi• ad incoraggiare studi di chimica agraria, di botanica e di meccanica, che di diritto, di economia o di etica. Una eccezione, lÕarcheologia, non solo perchŽ nel nostro paese tradizionale era la passione per gli antichi monumenti ma anche per il favore agli studi dellÕantichitˆ accordato dallÕarcivescovo di Taranto, cos“ sapiente e squisito cultore di essi. ForsÕanche vi contribuiva nel sovrano la vanitˆ un p˜ ingenua e la gioia di potersi circondare della aureola suggestiva dellÕantica nobiltˆ classica della terra su cui regnava, aureola della quale non poteva circondarsi nemmeno il grande imperatore di FranciaÓ. Cfr. A. VALENTE, , Einaudi, Torino, 1976, p. 15; 19 M. SCHIPA, , Soc. Ed. Dante Alighieri di Albrighi, Segati e C., Milano - Roma - Napoli, 1923, vol. II, pp. 227-238; 20 Cfr. , n. 85; 21 T. PEDIO, , in , a. XII (1942), p. 53; 22 , pp. 53-54; 23 , p. 54; 24 , p. 55; 25 . Tra i reperti si trovarono Òeccellenti vasi ma anche vi era una statuetta di bronzo dal peso di 40 rotoli: un leoncino ed un piccolo cavallo anche di bronzo; un candelabro dÕargento, un rotolo dÕoro e tre diamantiÓ; 26 ; 27 ; 28 , p. 54; 29 T. PEDIO, , in , A. XIII (1944), f. IV, p. 229; 30 , p. 230; 31 ; 32 , pp. 230-231; 33 T. PEDIO, , , p. 100; 34 Cfr. Regio Decreto 14 maggio 1876, n. 3120. Con questo Decreto, costituito di soli due articoli, richiamandosi al precedente decreto del 5 marzo 1876, n. 3028, su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione Coppino veniva istituita, appunto, nella provincia di Potenza una Commissione Conservatrice dei Monumenti ed oggetti dÕarte e di Antichitˆ di quella provincia colle facoltˆ ed incombenze stabilite dal suddetto decreto (art. 1). Quanto alla consistenza della Commissione veniva stabilito in base allÕart. 2 che essa fosse Òcomposta di quattro commissari, due eletti dal Governo e due dal Consiglio Provinciale oltre il Prefetto che ne sarˆ il presidente, il quale nominerˆ un impiegato della prefettura a compiere lÕufficio di segretarioÓ; 35 Nel primo quarantennio di storia unitaria la produzione normativa in tema di archeologia non fu certo sterminata sebbene alcune leggi, soprattutto nel campo degli studi archeologici, possano ritenersi fondamentali per la disciplina della complessa e delicata materia. Tra i primi provvedimenti si segnala lÕistituzione del Museo patrio di archeologia in Milano (R. D. 13 novembre 1862, n. 969), cui seguirono la soppressione del posto di assistente al Museo archeologico dellÕUniversitˆ di Bologna (R. D. 1 ottobre 1865, n. 2528), lÕistituzione in Pompei di una Scuola di Archeologia per lo studio e la illustrazione di quei monumenti (R. D. 13 giugno 1865, n. 2957), e lÕaumento del numero dei consultori della Giunta Consultiva di storia, archeologia e paleografia (R. D. 26 maggio 1872, n. 858). Pi• mirati ed organici furono gli interventi normativi elaborati ed approvati nel corso degli Anni settanta dellÕOttocento. A parte il citato R. D. 26-5-1872 ben altra consistenza assumono il R. D. 4 gennaio 1872, n. 662, che istituisce presso il Ministero della Pubblica Istruzione una Giunta Consultiva di storia, archeologia e paleografia, il R . D . 7 agosto 1874, n. 2033, col quale • istituito — 54 — presso il Ministero della Pubblica Istruzione un Consiglio Centrale di archeologia e Belle Arti, il R. D. 28 marzo 1875, n. 2419, col quale • istituita una Giunta di archeologia e di Belle Arti presso il Consiglio Superiore di Istruzione Pubblica, il R. D. 23 maggio 1875, n. 2508, col quale • stabilito che il Direttore del Museo di Antichitˆ di Parma avrˆ lÕincarico di far un corso di Storia e di Archeologia nella Universitˆ di detta cittˆ, la legge 27 maggio 1875, n. 2354, con la quale si fissa la tassa di entrata nei Musei, nelle Gallerie e negli Scavi archeologici, e soprattutto i due Regi Decreti 5 marzo 1876, n. 3031 e 8 dicembre 1878, n. 4635, con i quali, rispettivamente, si stabiliscono le norme che debbono regolare la Scuola Italiana di Archeologia e si approva la Scuola Italiana di Archeologia alla Regia Universitˆ di Roma con il relativo Regolamento. Negli Anni ottanta del secolo decimonono vanno considerati i seguenti testi normativi in materia: il R. D. 25 marzo 1880, n. 5371, che istituisce una sezione di Archeologia nelle scuole di Magistero presso la Facoltˆ di Filosofia e Lettere, il R. D. 23 dicembre 1880, n. 5739, che determina le cauzioni da prestarsi dagli agenti di riscossione delle tasse di entrata nei Musei, nelle gallerie e negli Scavi archeologici, il R. D. 24 novembre 1881, n. 505, che sopprime la Giunta di Archeologia e Belle Arti presso il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, il R. D. 30 dicembre 1888, n. 5888, che istituisce in Roma alcune Borse di studio per il perfezionamento negli studi di Archeologia, e il R. D. 14 luglio 1889, n. 6282, che fissa la sede nel palazzo del- lÕArchiginnasio di Bologna il Museo Nazionale nellÕottavo centenario dello studio di quella cittˆ. Nel decennio di fine secolo, invece, si segnalano i seguenti testi normativi: il R. D. 28 giugno 1891, n. 392, che sopprimendo la Direzione Generale delle Antichitˆ e Belle Arti, ripartisce i relativi servizi in due divisioni del Ministero della Istruzione Pubblica e ne approva il Regolamento per i servizi di Archeologia e Belle Arti, il R. D. 29 novembre 1891, n. 708, che istituisce in Roma presso il Ministero della Istruzione Pubblica Borse o posti di studio triennale di perfezionamento degli studi archeologici, il R. D. 20 marzo 1892, n. 123, che stabilisce la tassa di ingresso al Museo Archeologico Nazionale di Siracusa, il R. D. 16 marzo 1893, n. 156, che abolisce la Commissione Permanente di Belle Arti e la Giunta Consultiva di Archeologia e si istituisce presso il Ministero della Istruzione Pubblica una Giunta di Belle Arti e ne approva lo Statuto, il R. D. 27 aprile 1894, n. 173, che istituisce presso il Ministero della Istruzione Pubblica una Giunta Superiore per la Storia e per la Archeologia, il R. D. 25 luglio 1896, n. 412, portante norme per la Scuola Italiana di Archeologia e le Borse per il perfezionamento degli studi archeologici, il R. D. 20 novembre 1898, n. 528, che determina le cauzioni da pre starsi agli agenti incaricati della riscossione delle tasse dÕentrata nei Musei, nelle Gallerie e negli Scavi archeo logici. In questa ampia produzione normativa in tema di archeologia si inserisce anche, per gli Anni novanta dellÕOttocento il R. D. 15 novembre 1895, n. 701, che aumenta il numero dei com- ponenti la Commissione Conservatrice dei Monumenti della Provincia di Potenza; 36 La ÒCommissione Conservatrice de Monumenti e ScaviÓ, in forza del R. D. 145-1876, n. 3120, doveva essere composta da non pi• di 5 membri. Tale composizione, per˜, con successivo altro Decreto del 15 novembre 1895, n. 701, fu ampliata nel numero fino a comprendere 8 membri; 37 La figura di Vittorio Di Cicco, nominato Ispettore dei Monumenti e degli Scavi il 5 ottobre 1891 per il Mandamento di S. Mauro Forte (Circondario di Matera), si pu˜ ricavare da una scheda autobiografica autografa consegnata alla Prefettura di Potenza. Nacque a S. Mauro Forte il 3-9-1860 e visse sempre nel suo luogo natio. Pur non essendo dotato di alti studi, nondimeno era esperto, come egli stesso asserisce, di Òpittura, di paesaggio e studi archeologiciÓ. Fra i titoli accademici e di studi percorsi il Di Cicco scrive: ÓSocio corrispondente dellÕAccademia delle Scienze di Losanna (Svizzera); Socio corrispondente della SociŽte Asiatique OcŽanienne de Geographie et dÕExplorationsÓ di Parigi; attestati con premi dellÕIstituto di Belle Arti in Napoli, ottenuti durante lo studio del paesaggio; Collaboratore del periodico Ò Ó. Fra le pubblicazioni fatte dal Di Cicco egli ricorda: Òle pubblicazioni concernono scoverte di antichitˆ ed illustrazioni di monumenti ed opere dÕarteÓ. Sono state inserite su diversi periodici, fra cui Ò Ó e lÕÒ Ó, lÕÓEco della LucaniaÓ, ed altri giornali della Provincia. Delle scoverte se ne sono occupati il Ò Ó, la rivista della Ò Ó, il Ò Ó e lÕÒ Ó. Quanto ai servigi resi al paese e le benemerenze pubbliche acquisite il Di Cicco evidenzia i seguenti meriti: ÒConsigliere Comunale (per pi• anni) a S. Mauro Forte e ad Oliveto Lucano. Membro della Commissione mandamentale di Ricchezza mobile a S. Mauro Forte (per un sessennio). Membro della Commissione Edilizia di S. Mauro Forte (per un decennio). Componente la Commissione Vigilatrice delle scuole elementari (per un quinquennio). Membro della Commissione Carceraria di S. Mauro Forte. Rappresentante del Consorzio Agrario di Oliveto lucano. Dal 1881 al 1891 ha coadiuvato gratuitamente in tutte le ricerche archeologiche nella Provincia, il compianto Michele Lacava, Ispettore dei Monumenti e Scavi del Circondario di Potenza. Dal 1891 fino al presente resi altri servigi alla scienza archeologica come potrˆ rilevarsi presso il Ministero della Istruzione Pubblica. Ho dipinto ad acquarello i monumenti principali della Provincia (non appena il lavoro sarˆ completo verrˆ dato in dono alla Biblioteca Provinciale). Nel-lÕAlbum presentato a S.M. il Re Umberto I vi dipinsi gratuitamente diversi acquarelli di paesaggio di questi paesi. Ho una raccolta di oggetti antichi di grande interesse scientifico, della quale ho disposto donarla al Museo Provinciale, ove si facesse, oppure darla al Municipio di — 55 — S. Mauro Forte. In occasione dellÕinaugurazione del monumento a Mario Pagano in Brienza feci la pergamena di consegnaÓ. (cfr. Archivio di Stato di Potenza (dÕora in poi ASP), , Fondo Prefettura (dÕora in poi F. Pref.), Atti Amministrativi (dÕora in poi A. A.), cart. 343, fasc. 6088); 38 La destituzione dagli incarichi ricoperti in seno alla ÒCommissioneÓ, oltre che esplicitamente enunciata dalla normativa vigente in materia, fu esplicitata dal Ministero della P. I. in una propria comunicazione al Prefetto di Potenza nella quale riaffermava il principio della inopportunitˆ del cumulo di pi• incarichi pubblici, motivato da ragioni di Òincompatibilitˆ e di collisione, senza dire poi che il cumulo di pi• incarichi pubblici, non (era) garanzia che tutti ven(issero) egualmente disimpegnati con attivitˆ. Perci˜ il Ministero (aveva) riguardo di scegliere sempre tali funzionari onorari fuori delle persone che (avevano) immediata direzione delle Amministrazioni localiÓ. Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 39 LÕavv. Carlo Pesce si distinse nel panorama culturale del proprio paese per la sua vivace attivitˆ intellettuale, scrivendo opere di storia locale assai pregevoli per lÕimpostazione metodologica interdisciplinare. Di lui si ricordano: , in Ò Ó, a. 1894; , Tip. Palazzo di Cassazione, Napoli, 1895; , Tip. Tancredi, Lagonegro, 1900; , Tip. Lucana, Lagonegro, 1911; , Stab. Tip. Pansini, Napoli, 1913; 40 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 41 ASP, , F. Pref., A. A., lamentava che ÒlÕistesso maleÓ continuasse a Òtormentar(lo), ed attesa la (sua) malferma salute e lÕetˆ avanzata, che dˆ troppe noie, pregava lÕautoritˆ periferica dello Stato, a tenerlo Òper iscusatoÓ e nel contempo gli rassegnava le dimissioni. Cfr. ASP, cart. 343; 42 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 43 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 44 In conseguenza della cronica inadempienza nellÕassolvimento dellÕufficio a cui i designati alla carica di ispettore erano stati preposti, il Ministero della P. I. fu spinto a sollecitare il Prefetto di Potenza, nella sua veste di Presidente la Commissione provinciale Conservatrice per i Monumenti, a fornire notizie sul modo in cui funzionavano in Basilicata le ÒIspezioniÓ, nonchŽ a rilevare Òsopravvenute variazioni non notificate (al) MinisteroÓ. Della istituzione delle Commissioni provinciali a tutto agosto 1890, come denunciava lo stesso Ministero, se si eccettuava il lavoro dellÕIspettore Michele Lacava, che reggeva il Circondario di Potenza, Òe la cui attivitˆ (era) sempre alla prova delle altre Ispezioni ben rare o remotissime (erano) le notizie che ne (aveva) il MinisteroÓ. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 47 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 48 ; 49 LÕavvocato Luigi Cariati nacque a Maschito il 7 maggio 1855 ma si trasfer“ a Melfi ove svolse lÕattivitˆ forense. Consegu“ la laurea in giurisprudenza presso lÕUniversitˆ di Napoli il 4 dicembre 1875. Avvi˜ la pratica forense nella cittˆ federiciana il 31 maggio 1876. Fra i titoli onorifici conseguiti dal Cariati si ricorda quello di Cavaliere dellÕOrdine della Corona dÕItalia, ottenuto con R. D. del 15 gennaio 1891. Ritenuto dalla Prefettura di cultura intellettuale non comune al punto da permettergli lÕesercizio dellÕincarico onorifico e gratuito di Ispettore archeologico, il Cariati nellÕautodichiarazione richiesta dal Ministero della P.I. indic˜ fra le sue pubblicazioni le seguenti opere: Ò negli anni 1881 e 1882 volumi 2. Ristampa con prefazione della , F. Pref., A. A., cart. 343; 45 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 46 Nella lettera lÕAraneo si al paese e benemerenze pub bliche, specialmente per quanto concerne la storia, i monumenti e lÕarteÓ, il Cariati rispose: ÒConsigliere Comunale di Melfi, Direttore e successivamente Vice Presidente della Banca Popolare Cooperativa di Credito in Melfi, Consigliere e poi Presidente della Cassa di Risparmio di Melfi, Presidente della Biblioteca popolare circolante di Melfi, Socio Onorario delle due Societˆ operaie di Melfi, Componente la Commissione del gratuito patrocinio presso il Tribunale di Melfi, Componente il Consiglio di discipline dei Procuratori presso lo stesso Tribunale, e successivamente Segretario Tesoriere del Consiglio medesimo, Socio benemerito della Biblioteca circolante di Rionero in Vulture, Vice Pretore del Mandamento di MelfiÓ. (cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6088). In forma pi• organica del Cariati si ricordano in particolare le seguenti opere: , Melfi, 1902, ed inoltre la ristampa da lui curata nel 1895 per i tipi Greco & Ercolani dellÕopera di Giuseppe Maria LAURENZIELLO, ; LÕavvocato Gerardo Pinto nacque in Venosa il 13 maggio 1854. Laureatosi in giurisprudenza nellÕUniversitˆ di Napoli nellÕanno 1876, il Pinto svolse lÕattivitˆ forense 50 Ó. Fra le note relative al quesito: Òservizii resi — 56 — sempre nellÕambito della propria cittˆ. Dotato di cultura intellettuale non comune il N. ebbe grande dimestichezza con Giustino Fortunato dal quale fu profondamente stimato per la sua versatilitˆ negli studi storici e letterarii specialmente nellÕambito delle ricerche di storia patria. Fu instancabile raccoglitore di cose antiche, di manoscritti, di cronache, di monete, di iscrizioni, ecc. che riempirono la sua vivace attivitˆ intellettuale ben oltre lo stesso limite professionale di Vice Pretore e avvocato. (cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6088). DellÕattivitˆ pubblicistica di Gerardo Pinto si ricorda in particolare , Vecchi Ed., Trani, 1902; ed inoltre: , Tip. Ostinelli, Como, 1930. LÕespressione di stima che Giustino Fortunato nutriva nei confronti dellÕavvocato Gerardo Pinto fu evidente soprattutto quando nel suo infaticabile sforzo per promuovere gli studi di storia locale, spinse Òil Pinto a pubblicare la Cronaca del Cenna e suscita(re) vivo interesse sullÕopera di Riccardo da VenosaÓ. cfr: T. PEDIO, , , p. 130; 51 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 52 Il conferimento allÕArcieri della nomina di Regio Ispettore della Commissione Conservatrice de Monumenti e Scavi avvenne con R. D. del 18 novembre 1877; 53 Cavaliere della Corona dÕItalia e dei S.S. Maurizio e Lazzaro, il Franchi fu nominato con R. D. del 6 febbraio 1876; 54 La nomina del Ferri avvenne con R. D. dellÕ8 settembre 1876; 55 LÕAraneo fu nominato con R. D. del 18-11-1877; 56 Giˆ deputato al Parlamento Nazionale il Fortunato fu nominato Ispettore con R. D. del 5-5-1876; 57 Il Decreto di nomina del Lacava • del 10 agosto 1877. Oltremodo utilissima risulta ai fini del presente lavoro la scheda biobibliografica di Michele Lacava elaborata da Tommaso Pedio che riportiamo integralmente desumendola dalla sua , , pp. 107-108: ÒMichele Lacava nacque in Corleto Perticara il 17 agosto 1840 da Giuseppe Domenico e Brigida Francolino. Studente in medicina in Napoli, con il fratello Pietro (1835-1912), ader“ al movimento liberale ed accett˜ il programma del Comitato dellÕOrdine. NellÕagosto del 1860 partecip˜ attivamente ai moti insurrezionali e, luogotenente nella IV Compagnia della brigata Basilicata, segu“ Garibaldi sul Volturno. Dopo il 1860 complet˜ gli studi di medicina a Napoli e a Pavia: nel 1866 partecip˜ alla guerra contro lÕAustria. Ritiratosi in Basilicata, partecip˜ attivamente alla vita politica del paese e fece parte, per molti anni, del Consiglio Provinciale di Basilicata. Scrittore e pubblicista pubblic˜ in Napoli nel 1867 un saggio su e nel 1876 uno studio su . Archeologo e studioso di storia patria socio dellÕAccademia Pontaniana, esegu“ fortunati scavi nella zona di Metaponto e fond˜ lÕattuale Museo Provinciale di Potenza che porta il suo no- cfr. GATTINI, 28, n. 238; me. Autore di una monografia su , edita in Potenza dal Favatˆ nel 1874, in quello stesso anno, per sostenere lÕopportunitˆ di ridare alla regione lÕantica denominazione di Lucania, pubblic˜ in Napoli (Ed. Morano) , cui fece seguire una raccolta di , edita in Potenza nel 1876 (Tip. Fontana). Interessato ai problemi della Basilicata fond˜ e diresse nel 1874 la , in cui pubblic˜ una serie di interessanti studi sulle condizioni della regione, alcuni dei quali vennero successivamente raccolti in volume, e una rivista di studi lucani, . Autore di una monografia su , che venne tradotta in francese nel 1878 e pubblicata nella , pubblic˜ una monografia su la (Potenza, Tip. Favatˆ, 1879), e alcuni studi sulle , raccolti in un volume edito nel 1890 a Potenza (Tip. Pomarici) una monografia su (Potenza, Garramone & Marchesiello, 1890), e una edita in Napoli, dal Giannini nel 1893. Sebbene molto apprezzati dai suoi contemporanei, nonostante le critiche mossegli dal TROPEA ( , cit., pagg. 20 s.), le ricerche e gli studi archeologici del LACAVA presentano numerose lacune derivanti dal superficiale dilettantismo di questo autore il quale, secondo recenti scavi avrebbe erroneamente ubica- to alcune localitˆ in zone diverse da quelle reali. Cfr. in proposito la relazione di FRANCESCO RANALDI sulle , Potenza, Tip. Oliva, 1960. Autore di un saggio su edito in Rionero in Vulture nel 1889, e di uno studio su (Napoli, Morano, 1891), cur˜ nel 1891 la pubblicazione di un volume . Nel 1895 presso la tipografia Morano di Napoli, pubblic˜ la in cui raccolse molti documenti interessanti lÕattivitˆ svolta dal movimento liberale in Basilicata dal 1848 al 1860 ed una serie di dei personaggi pi• rappresentativi del movimento liberale lucano che aveva giˆ pubblicati ne , che Decio Albini dirigeva a Roma. Merita ancora di essere ricordata la sua monografia su , edita in Potenza nel 1884, cui segu“ il suo , che edito in Napoli nel 1885, raccoglie brevi monografie sui singoli centri abitati della regione. NellÕultimo periodo della sua vita fu chiamato a dirigere la sede di Potenza del Banco di Napoli, e successivamente fu Ispettore di quellÕistituto di credito. Mor“ in Torre del Greco il 27 luglio 1896. Lasci˜ incompiuta una cui si era dedicato negli ultimi anni della sua vita. Su di lui — 57 — , pag. , Cittˆ di Castello, 1910; DE PILATO, , cit., pag. 70, n. 383; T. PEDIO, , cit., I. D., , cit., vol. I, pag. 363; MARSICO, , cit., pag. 117 ss.Ó; 58 Il Canonico Francesco Caputi, nominato Ispettore dei Monumenti e degli Scavi con R. D. del 6 febbraio 1876, e perci˜ insignito del titolo onorifico di Cavaliere della Corona dÕItalia, nacque in Saponara di Grumento il 12 gennaio 1834. Viveva abitualmente per le necessitˆ del suo Ministero, allÕinterno del suo comune, che era sede di Mandamento, prima che venisse aggregato a quello di Viggiano. Dalla scheda autobiografica chirografa compilata su sollecitazione del Ministero della P. I. si ricavano notizie sui titoli accademici e sugli studi percorsi dallÕillustre canonico, che integralmente riportiamo: ÒSono ecclesiastici e civili: ecclesiastici di Pro Esaminatore Sinodale della Diocesi di Marsico, di ex Rettore e professore di Belle Lettere nel seminario di Potenza: civili di ex professore di Ginnasio per cinque e pi• lustri in proprio paese, fornendo ogni anno di un numero di alunni per la licenza il Collegio Silvio Pellico di Viggiano, di cui apr“ anzitutto autorizzato dalla Prefettura, la scuola elementare inferiore e superiore, per aversi un sussidio dalla Provincia il 1872. E i suoi certificati lodevolissimi sono oltre de Professori titolari del Collegio di Viggiano, de Regii Ispettori Santomauro, Saluzzi, Ciccimarra ed altri. Socio corrispondente dellÕIstituto Archeologico Germa- nico e di varii Circoli letterarii. Il Diploma Germanico data: ÒDie natali Winkelmanni IX Mensis Decembris MDCCCLXXIVÓ. Alla domanda circa gli studi o le professioni cui specialmente egli attendeva il Caputi rispose: ÒCome Canonico Arciprete di Collegiata Insigne soppressa con Decreto dittatoriale del 17 febbraio 1861, bada alla cura delle anime lieta di aver compita la Chiesa, distrutta dalle fondamenta del tremuoto 16 dicembre 1857, con pochi mezzi e grandi sacrifizii personali nello spazio di dodici anni che fu eletto Arciprete col debito exequatur regio. Come uomo di lettere attende a suoi prediletti studii archeologici ed • di prossima pubblicazione la storia di Grumentum in 22 capitoli, in volumeÓ. A proposito delle sue pubblicazioni il Caputi scrive: ÒSono moltissime sui Giornali come articoli e come opuscoli letterari: una memoria provante la cura annessa alla insigne Collegiata di Saponara di Grumento, Potenza, pei Tipi Santanello 1863, ricordata con lodi da diversi Giornali e dal Sig. Giacomo Racioppi, oggi Consigliere di Stato nel suo libro: , Roma, Tipografia Barbera, 1881, pag. 103 ed altre innanziÓ. Ancor pi• nellÕaltro suo lavoro dal titolo Ò(dalle schede di P. Sebastiani Paoli)Ó. Il Manoscritto, egli dice, • oggi in potere dellÕegregio Francesco Paolo Caputi, che ha il culto intelligente, nonchŽ lÕamore intenso delle antichitˆ della sua patria, ondÕ• che di molte iscrizioni da lui profferte, ha potuto recentemente arricchirsi la simbola grumentina nel Corpus Latinarum Inscriptiones. DallÕArchivio storico per le province napoli- tane, anno IX, fascicolo V. Il Caputi pubblic˜ inoltre a premura dellÕIllustre Fiorelli, una da lui scoverto, da una lapide, dal medesimo illustrata nel fascicolo di Giugno della R. Accademia dei Lincei 1877. LÕIllustre Fiorelli (Regno dÕItalia- Ministero della Pubblica Istruzione - Direzione generale de Musei e degli Scavi di Antichitˆ - N. di posiz. 57-1 N. di Prot. 2742 N. di Partenza 4096 Oggetto: scoperte di due epigrafi grumentine - Roma 25 luglio 1877) scrive allÕIspettore Caputi: Òé importantissima la sua comunicazione della nuova lapide di Tito Vezio, che apporta tanta luce sulla topografia grumentina, secondo che giustamente fa osservare la S. V. con quella profonda erudizione di cui • fornita. Non mancher˜ di partecipare tutto alla R. Accademia de Lincei in suo nomeÓ. E cos“ di altri uffizii per altre lapidi. Intorno al sonetto del Filicaia, Ò Ó opuscolo critico dedicato allÕIllustre Giacomo Racioppi pei Tipi Favatˆ, Potenza, 1820. Collabor˜ pei Giornali, sempre di fondo letterario, critico e archeologico: , , , , ed altri della Provincia, non escluso lÕ , in cui oggi scrive. Pubblic˜ un lavoro in pi• numeri sulla , Potenza, agosto 1875, dal titolo: su vaso Ceretano con le feste funebri a Pelia, dedicato al R. Ispettore Salluzzi. Un altro lavoro critico in pi• numeri sullo stesso Giornale e il medesimo anno contro il sonetto del prof. Camodeca, che oltraggiava lÕItalia di oggi, chia- mandola ÒSentinaÓ. Ma il maggior dei suoi lavori • la libro su 40 lapidi Grumentine illustrate, onde il Mommsen nel Corpus lat. Inscrip. Berolini 1883, sotto la rubrica , vol. X, parte I, scrive: ÒNuper Canonicus Franciscus Paulus Caputi Grumentinum (Saponara) quae de patriis antiquitatibus collegit strenuo studio, eorum mihi copiam fecit tam per litteras quam per amicos: idem pleraque ipse edidit in ephemeride Potentina. , mensis Augustis et Septembris 1874Ó (pag. 28 della prefazione). Al quesito relativo ai servigi resi al paese e sulle personali benemerenze acquisite soprattutto in relazione alla Storia, ai monumenti e allÕarte, il Caputi cos“ rispose: ÒIl Canonico Arciprete Caputi fu sempre ossequente alle leggi della Patria ed attaccato allÕInclita Dinastia dei Savoia, e scrisse un elogio funebre in morte del gran Re Vittorio Emanuele letto nella Chiesa del Rosario di qui, ed una epigrafe in morte del Principe Amedeo il giorno dei solenni funerali nella Chiesa Madre, dove intervennero tutte le autoritˆ del paese. Cui arrec˜ il pregio di aver ridotto una biblioteca con circa duemila volumi, che egli dirige, tenendola aperta agli studiosi due giorni la settimana, come un impiegato da ci˜ del Municipio. E vi ha raccolto a proprie spese un piccolo museo ogni d“ pi• crescente, con soddisfazione visitato da quanti qui giungono, peregrini della scienza. Biblioteca e Museo benevolmente ricorda ti dalla Direzione generale della Statistica, volume 2, rubrica Biblioteche e dalla Giovine Lucania nellÕarticolo — 58 — di fondo ÒTra Biblioteche e MuseiÓ, anno II, N. 8¡, Roma 9 febbraio 1895. Il 1876 pubblic˜ pei Tipi di Marsico Nuovo un lavoro di 20 pagine in 8¡ Ò Ó. A proposito della Biblioteca Civica di circa 2000 volumi di opere classiche e rare, il Caputi, nellÕaprirla uffizialmente al pubblico concert˜ col Sindaco e il corpo municipale di scegliere in omaggio alla festa dello Statuto il giorno 18 Giugno 1882. In questa fausta ricorrenza lesse un lavoro molto preparato frutto di penose indagini nel tessere la storia degli uomini illustri di Saponara di Grumento, specie della famiglia Danio, da cui redammo il tesoro dei libri. E lÕopuscolo in 8¡ grande di pagine 43 usc“ pubblicato a spese del Municipio coi tipi Magaldi e della Ratta, Potenza, 1882, Il 18 Giugno intitolato. (cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6088). Fra le sue opere ricordiamo: , Santanello, Potenza, 1862; , Tip. Fenoglio, Cava dei Tirreni, 1899; , Pesole, Napoli, 1902; 59 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 60 61 62 Ci˜ avvenne in esecuzione della Circolare del Ministero della Pubblica Istruzione del 7 agosto 1891, n. 1009; 63 S. DE PILATO, , Ed. Marchesiello, Potenza, 1928, p.169; 64 T. PEDIO, , op. cit., p. 111. Delle opere del Di Cicco si ricordano: , Spera, Potenza, 1911; , in , Potenza, 16-17 maggio 1899; , (1799), in , a. XXI, n. 12 (Firenze, 10 luglio 1902), pp. 83 ss.; , Spera, Potenza, 1911; , in , a. XXI, n. 13 (Firenze, 31 luglio 1902), p. 89; 65 S. DE PILATO, , , p. 241. ÒIl Di Cicco nacque in S. Mauro Forte nel 1860 e dopo aver fatto i suoi studi a Stigliano ed a Caserta frequent˜ per due anni lÕAccademia di Belle Arti di Napoli, ottenendo vari premi e ponendosi cos“ in grado di riprodurre in disegni e dipinti paesaggi, ruderi, prospetti nelle sue peregrinazioni, negli scavi e nelle ricerche per la Basilicata, le Puglie, la Calabria. Fu per lunghi anni Sovraintendente agli scavi, fu vice-presidente della Commissione provinciale per la conservazione dei monumenti e fin dal suo nascere, Direttore del Museo, sorto nel 1910 con la cooperazione di Vincenzo Lichinchi allora Presidente della Deputazione, tenuto a battesimo da D. Ridola, intitolato a Michele Lacava, tra i pochi benemeriti studiosi ed esploratori della Basilicata antica. Il Lacava oltre ad aver lasciato numerose pubblicazioni storiche e archeologiche tra le quali un pregevolissimo e compiuto volume su Meta- ponto premiato dallÕAccademia Reale di Napoli fu patriota ardentissimo, animatore di studi e di coltura, ricercatore e illustratore infaticabile della Basilicata ignota ed accompagn˜ tra gli altri il Lenormant in quei viaggi per la nostra terra dei quali scrivemmo nel volume . E da Michele Lacava appunto venne al Di Cicco quellÕinteresse e quella passione delle cose antiche e degli scavi nei quali ultimi specialmente, come disse alla Camera Ettore Ciccotti, parlando del Museo di Potenza, dopo lÕincendio e richiamando su di esso le cure premurose del Governo, aveva come il fiuto e giunse lˆ dove altri non giungerebbe anche con maggiore competenza, per la incomparabile passione che vi metteva. Numerosissime e veramente importanti sempre confermate dal parere e dagli studi ulteriori di quelli che si sono su di esse soffermati le sue scoperte archeologiche in Basilicata e nelle regioni finitime e il Di Cicco, il quale al Congresso archeologico internazionale di Roma nel 1912 present˜ una carta archeologica della nostra regione con la indicazione dei giacimenti preistorici, le illustr˜ con interessanti grafici e riproduzioni in articoli e relazioni specie nel giornale di Firenze e in , richiamando lÕattenzione di studiosi valorosissimi italiani e stranieri i quali ne hanno fatto oggetto di speciali pubblicazioni in volumi e riviste. Non possiamo anche per ragioni di spazio lungamente e particolarmente intrattenerci su di essi. Diremo soltanto che le pi• importanti sono state quelle di Garaguso, Irsina, di Latronico, di Croccia Cognato: di questÕultima e dellÕantica cittˆ ritrovata sul monte ci occupammo largamente altrove a proposito di un lavoro pubblicato da un egregio archeologo inglese. Accenneremo tuttavia alle varie pubblicazioni archeologiche nelle quali le ricerche ed il materiale ritrovato sono stati da lui illustrati e studiati, tra antiche e recenti. Ma oltre che tali benemerenze nel campo archeologico per le sue intelligenti, accurate e fortunate esplorazioni e per i notevoli studi che le hanno illustrate, il Di Cicco ne ha anche nel campo artistico per avere richiamato lÕattenzione degli studiosi o salvati dallÕoblio e dalla distruzione preziose tele e dipinti. (...) E la sua infaticabile attivitˆ si • esplicata inoltre in scritti di natura storica (...). Il Museo provinciale, che • per dir cos“ un sua creazione e che egli amava con geloso amore, di una passione inestinguibile, salvando le memorie pi• sacre della storia e della antica civiltˆ della Basilicata, riordinato, ampliato e arricchito come abbiamo detto, visitato da moltissimi competenti, dal Mayer di Berlino al dÕErasmo di Napoli, da Rudolf Pagenstecher di Baden al Rellini di Roma ed ultimamente onorato dalla Maestˆ del Re, lÕegregio Sovrintendente Galli recentemente, dopo una visita ad esso, scriveva che per abbondanza e varietˆ di suppellettile archeologica e per il carattere particolare di non pochi oggetti occupa uno dei primi posti tra gli istituti consimili del Regno e nel rilevare le benemerenze del suo Direttore, lÕimpegno e il sacrificio — 59 — personale, la sua sagace e giovanile alacritˆ che lo hanno reso possibile, riconosceva nel Di Cicco una chiara e concreta visione di quello che occorre fare per la migliore valorizzazione e divulgazione scientifica delle raccolte nellÕinteresse di Potenza e della Lucania. Ed il Rellini fin dal 1916 in una dotta pubblicazione: , largamente si occup˜ del nostro Museo e degli importanti materiali di studi che esso contiene, nonchŽ della preziosa, mirabile attivitˆ archeologica del Di Cicco, che lo raccolse con tanto fervore, delle conclusioni scientifiche e dei metodi di esplorazione, confermandoli autorevolmente e facendo ad essi pieno plauso. Ne consigliamo la lettura a tutti quelli che sorridono o irridono con tanta facilitˆ il museo pur con le perdite subite dallÕincendio del 1912, contiene molto materiale archeologico, notevoli collezioni preistoriche, un buon medagliere, numerose terrecotte, vasellame arcaico, preziosi avanzi di antichi templi, tra i quali il fregiopolicromo della Trabeazione del Tempio metapontino di Apollo Licio, ed appena agli inizi, un interessante reparto etnograficoÓ. , pp. 241-245; 66 Tra le diverse lettere di scuse richiamiamo ad esempio quella del Ridola che il 1 ottobre 1896 manifestava al Prefetto Rambelli il proprio rincrescimento per non aver potuto partecipare ad una normale riunione avendo dovuto accompagnare a Lecce Òle nipotine in quel Regio Educatorio V. E.Ó, cfr: ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343. Pi• frequenti di quelle del Ridola erano le comunicazioni di giustifica del Fortunato, il quale adduceva a sua attenuante gli impegni parlamentari e la sua quasi fissa permanenza a Napoli. Anche il Lacava, essendo Ispettore del Banco di Napoli, risultava spesso assente. Altri, invece, motivavano la propria inattivitˆ giustificandola con la loro malferma salute, come ad esempio faceva lÕAraneo; 67 Con le Circolari Ministeriali sopra richiamate il Ministero della P. I. chiedeva alle Prefetture utili e precise notizie per Òprovvedere regolarmente alla conservazione dei Monumenti Medievali e Moderni, ripartendo equamente in tutte le province del Regno, le somme accordate per essi dal Parlamento. Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 68 Il 1 agosto 1882, infatti, il Lacava inviava una relazione sulle cattedrali di Anglona, Matera ed Acerenza, aggiungendo nella lettera dÕaccompagnamento: ÒSpero nel venturo autunno di visitare la Cattedrale di Melfi, quella di Venosa e quella della SS. Trinitˆ, nonchŽ il castello di Lagopesole e cos“ adempiere al desiderio espresso dalla S. V. della descrizione dei monumenti medievali che quivi sono men sontuosi e pi• scarsi delle altre regioni di Italia, causa le vicende dellÕetˆ di mezzo, e la incuria in cui ci tennero tuttÕi governi di quellÕepoca, mentre per lo contrario abbiamo sublimi avanzi dellÕantica civiltˆÓ. Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 69 ASP, , F. Pref., 75 ASP, A. A., cart. 343; 70 ASP, , F. Pref., A. , A., cart. 343; 76 ASP, F. Pref., A. A., cart. 343; 71 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 72 Il Reinach richiedeva con insistenza a Giovanni Patroni, suo amico e Viceispettore dei Regi Musei e Scavi di Napoli di spedirgli una buona fotografia di quellÕantica statua imperiale collocata alla sommitˆ del comignolo della Cattedrale di Acerenza, nella quale il Lenormant aveva ravvisato il ritratto di Giuliano lÕApostata. Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 73 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; 74 Nel presentare al proprio collega di Potenza questo Òdistinto giovane pittoreÓ che aveva riprodotto, facendone poi omaggio al Lacava, Òtutti i quadri e le vignette attinenti ad antichi monumenti e scaviÓ, il sottoprefetto di Matera lodava del Di Cicco la Òbellissima raccolta di oggetti antichi, preistorici e dellÕepoca classicaÓ, la cui collezione aveva suscitato lÕinteresse di Emanuele Gianturco, il quale Òin occasione del suo viaggio elettorale, volle visita re il suo studio che ammir˜ e lod˜ assaiÓ. Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343; , F. Pref., A. A., cart. 343; 77 ASP, , F. Pref., A. nelle scuole tecniche. Fu, per riferire dei suoi titoli onorifici, Cavaliere della Corona dÕItalia, nomina reale conferita il 31 maggio 1894 su proposta del Ministero di Pubblica Istruzione. Insegn˜ nella R. Scuola Tecnica di Potenza la storia e la geografia. Sono inoltre riportate le sue pubblicazioni, cio• ; ; A., cart. 343; 78 ASP, ; ; , F. Pref., A. A., cart. 343; 79 ÒIl Ministro della Pubblica Istruzione, recita la lettera del Prefetto, in considerazione delle sue pregevoli pubblicazioni storiche e letterarie, mi esprime il desiderio di conferirle la carica di Vice ispettore degli scavi e dei monumenti del primo Circondario della provincia, atteso che lÕispettore Cav. Lacava non pu˜ attendervi da solo, e desidera lÕopera di un ottimo collaboratoreÓ. Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343. Su Raffaele Riviello si conserva una interessante scheda biografica chirografa allÕinterno dellÕincartamento relativo alla ÒCommissione Conservatrice dei Monumenti ed oggetti dÕarte e di antichitˆÓ. Oltre la data di nascita (14 luglio 1840) e la parrocchia nella quale fu registrato allÕatto della nascita (Parrocchia di S. Michele) si riferisce che egli studi˜ dapprima nel Real Collegio e poi nel Seminario di Potenza per conseguire il ministero sacerdotale. Consegu“ il diploma di abilitazione della Regia Universitˆ di Napoli per lÕinsegnamento di italiano, storia e geografia — 60 — ; . Al quesito: Òservigi resi al paese e benemerenze pubblicheÓ, il Riviello rispose: ÒQuello di modesto italiano e cittadinoÓ. Fra le dichiarazioni fatte dal Prefetto si precisa che era di sana e robusta costituzione, che possedeva ÒMolta cultura storica specialmente locale e buona cultura letterariaÓ e che, infine il Prof. Riviello professava principi patriottici. (Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6088). Interessanti anche i richiami biografici di Tommaso Pedio su Raffaele Riviello, nato Òa Potenza il 14 luglio 1840 da Gerardo, che aveva bottega di calzolaio, e da Rosa PergolaÓ, che fu Òsacerdote, (e) fu tra i maggiori cultori lucani di storia patria del suo tempoÓ, che Òtenne scuola privata ed istitu“ a Potenza un Circolo storicofilologicoÓ, e che Òmor“ a Potenza il 28 agosto 1897Ó. Pi• analiticamente si ricordano, fra le sue maggiori opere la pregevole , Stab. Tip. Alfonso Santanello, Potenza, 1888; . , Garramone & Marchesiello, Potenza 1894. Per la nota biografica cfr. T. PEDIO, , , p. 91; 80 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343. ÒSulla istituzione di una biblioteca paesana in PotenzaÓ si espresse la Deputazione Provinciale di Basilicata il 2-31894, in esecuzione del deliberato dello stesso Consiglio del 10-11-1893, con il quale dava facoltˆ alla Deputazione Òdi concretare dÕaccordo con i proponenti signori: Consigliere Provinciale Albini e prof. Riviello Raffaele, lÕimpianto di una biblioteca per la raccolta di tutto ci˜ che si riferisce alla storia della BasilicataÓ. (Cfr. ASP, , , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6107); 81 Relazione della Deputazione Provinciale di Basilicata sullÕamministrazione della Provincia durante lÕesercizio 1899-1900, Tip. Editrice Garramone & Marchesiello, Potenza, 1900, p. 21. ÒLa biblioteca • giˆ sorta, si dice nella Relazione, ed occupa tre camere attigue allÕArchivio di Stato; • ricca di circa 5.000 volumi, che sono classificati in appositi registri. Con forte volere il Presidente della Deputazione insistette presso pubbliche amministrazioni e privati per avere dei libri merc• gratuite offerte, le quali, con generale soddisfazione furono assai numerose. Va notato che, alla richiesta di libri presso privati, attese con molto zelo, lÕarchivista Nicola Grippo. Valga questo annunzio di sprone ai volenterosi per altre offerte, che ci attendiamo, e di invito al Consiglio, perchŽ provegga ad una modesta dotazione, per assicurare lÕincremento della biblioteca, che colma un vuoto inconciliabile con la cultura della nostra provinciaÓ. , p. 21; 82 ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6107; 83 , p. 20; 84 , pp. 20-21. Il Museo fu costituito, si legge nel prosieguo della Relazione della Deputazione Provinciale, Òcon private, gratuite offerte, eccitate dalle insistenze del Presidente della DeputazioneÓ. In tal modo si era Òpotuto riempire una stanza di pregiati oggetti antichi, tra i quali primeggia(vano) vari oggetti preistorici donati dal Comm. Ridola, ed altri antichissimi donati dallÕIspettore dei Monumenti Cav. Vittorio Di Cicco. Cos“ si compi(va) il voto del compianto Michele Lacava (...). La grande raccolta che egli fece, che avrebbe, voluto facesse parte del Museo da lui sempre inutilmente propugnato era depositata e tenuta in alto pregio nel Museo Nazionale di Napoli. Ora, con la instancabile, premurosa ed autorevole cooperazione dellÕonorevole Lacava, fratello dellÕestinto si son potute superare non poche, non lievi difficoltˆ, frapposte dal Ministero della Pubblica Istruzione alla restituzione della raccolta; tanto che finalmente si • deciso a concederla in massima parte alla Provincia, la quale non dovrˆ che provvedere allÕampliamento del locale per depositarvelaÓ; 85 Rispetto al 1876 il numero dei membri componenti la Commissione avrebbe dovuto essere elevato da 5 ad 8, sebbene nellÕimmediato non si ha modo di verificare una conseguente ed automatica variazione algebrica, quanto piuttosto una parziale mutazione qualitativa, legata alla diversa identitˆ dei soggetti investiti di tale incarico di durata triennale da eleggersi: due con nomina governativa, due su designazione del Consiglio comunale del Capoluogo di Provincia ed un componente scelto dal Consiglio Provinciale. La Commissione di Antichitˆ e Belle Arti di Basilicata il 5 settembre 1882 era cos“ composta: 1) Rosano Pietro, residente a Potenza e nominato con deliberazione del Consiglio Provinciale il 17 ottobre 1876; 2) Branca Cav. Nicola, residente a Potenza, nominato dalla Deputazione Provinciale con delibera del 23 febbraio 1877; 3) De Pilato avv. Gerardo, residente a Potenza, nominato dal Governo; 4) Ciccotti comm. avv. Pasquale, residente a Potenza, nominato dal Governo; 5) Lacava dott. Michele, residente a Bari, nominato dal Governo Ispettore degli scavi; 86 Domenico Ridola, nato in Ferrandina il 19 ottobre 1841 e morto in Matera il 17 giugno 1932, rispetto agli altri ÒdilettantiÓ archeologi citati, viene definito dal Pedio Òil vero grande archeologo lucanoÓ. Cfr. T. PEDIO, , , p. 110. La scheda biobibliografica pi• completa sul Ridola, al di lˆ del tono encomiastico, ce la fornisce Sergio De Pilato. Il De Pilato, richiamandosi alle parole pronunciate dal Sergi alla , esalta lÕopera pi• vistosa del Ridola, cio• quel Museo costituito in Matera per esclusiva — 61 — iniziativa del Ridola, che non a caso e meritoriamente ne porta il nome. Questo Museo fu, appunto, definito dal Sergi di grande valore per la storia primitiva dÕItalia. Oltre questÕopera vengono giustamente valorizzati Òi saggi, le ricerche, gli scavi del Ridola ed i ritrovamenti che li hanno susseguiti o preceduti, (che) costituiscono documenti e monumenti di una importanza rilevantissima e fanno del Materano nei riflessi scientifici una zona Òcaratteristica e meravigliosaÓ. Come disse il Sacco, riprendendo il pensiero di uno dei pi• insigni paletnologi, il Peet, Matera Òera la cittˆ archeologicamente pi• interessante dÕItaliaÓ. Essendo un medico chirurgo, primÕancora del giudizio altrui, valga la consapevole opinione che su di s•, come archeologo esprime lo stesso Ridola, che sapeva di non essere un archeologo di professione bens“ secondo un suo stesso appellattivo Òun dilettante, un irregolare, un avventizio dellÕarcheologiaÓ. Il Ridola giunse ad interessarsi dellÕantichitˆ combinando felicemente e superbamente non solo lÕottimo livello di studi preparatori ma anche lÕabbondante testimonianza di reperti archeologici di cui era riccamente disseminata lÕarea del Materano. Queste testimonianze con paziente onore egli le raccolse ed inser“ in quel ÒMuseo Materano che egli don˜ nel 1912 allo Stato con larga e rara munificenza e che contiene un materiale importantissimo, unico, come disse il Peet fin da principio. Non solo il Peet si interess˜ allÕopera del Ridola, ma a lui consacrarono numerose pagine il Mayer, il Colini, il Patroni, lÕOrsi, il Pigorini, il Quagliati ed altri; tutti, comunque, tesi ad esaltare lo scopritore della ÒGrotta dei pipistrelli, profilandone la bella figura e rilevandone le sue belle benemerenze di pioniereÓ. Pur essendo nato in un paese di provincia il Ridola fece i propri studi nel Seminario di Matera. Pass˜ poi allÕUniversitˆ di Napoli, ove si laure˜ in medicina, dedicandosi contemporaneamente anche allo studio delle lingue straniere. ÒDopo la laurea fece studi di perfezionamento nelle cliniche di Bologna e di Vienna, comp“ numerosi viaggi in Italia e allÕestero, diede alla stampa altre pubblicazioni di soggetto medicoÓ. Ritiratosi in provincia, svolse sia lÕattivitˆ medica che quella politico-amministrativa, rivestendo Ònumerose ed importanti cariche pubbliche anche nel Consiglio provinciale e nel 1906 entr˜ alla Camera pel Collegio di Michele Torraca, rimanendosi fino al 1912, nel quale anno pass˜ alla Camera vitalizia. Fornito di una grande forza di volontˆ e di una non comune versatilitˆ, a quelli medico-chirurgici accoppi˜ gli studi vari di cultura generale (insegn˜ anche francese per molti anni nelle scuole tecniche e ginnasiali di Matera, ma fin dal 1878 cominci˜ ad interessarsi di studi archeologiciÓ. Ricordiamo Òdelle varie sue pubblicazioni: (1900) e (1906), queste entrambe in collaborazione col Quagliati, (1912), (1924), nella , e, , nel Ò Ó. Cfr. S. DE PILATO, , , pp. 161-167, ÒI servigi resi alla scienza archeologica, scriveva il Di Cicco al Prefetto, sono di grande interesse, non solo per la Provincia, ma anche per questa parte dÕItalia meridionale, e mi hanno procurato lettere di lode da vari archeologhi. I viaggi fatti per questi studi mi hanno causato una malattia inguaribile, catarro gastrico. Dopo aver sacrificato salute e denaro quale considerazione morale mi ho avuta?! Prego la S. V. Ill. ma di gradire i miei pi• distinti ossequiÓ. Cfr. ASP, 87 , F. Pref., A. A., cart. 343; 88 LÕavvocato Branca Nicola nacque in Potenza il 7 marzo 1843 e qui ebbe stabile residenza. Fu eletto dal Consiglio provinciale membro della Commissione Conservatrice de Monumenti e oggetti dÕarte con Decreto consiliare del 23-2-1877. Laureatosi in Legge in Napoli il 15-7-1866 il Branca esercit˜ lÕavvocheria presso la sezione di Corte dÕAppello di Potenza sin dallÕ1-12-1869. Fu insignito della Commenda della Corona dÕItalia su proposta del Ministro dellÕinterno con decreto dellÕ1-12-1891. Pur versato negli studi letterarii il Branca non pubblic˜ alcun volume. Pubblic˜ comunque diversi lavori letterarii in prosa e poesia, memorie giuridiche in materia penale ed una relazione sullo stato delle industrie e del commercio nella provincia nel 1881. Fu Presidente della Camera di Commercio dal 1873 al 1881, poi semplice membro camerale per il quadrienno 1891-1895, per poi riassumerne la presidenza dal 1896. Della Camera di Commercio fu per due volte Vice Presidente e poi componente della Commissione Provinciale delle imposte. Nel 1890 divenne Sindaco della cittˆ di Potenza, dimettendosi volontariamente per gravi ragioni di salute. Fu Consigliere Comunale della sua cittˆ fin dal 1869. Tra gli incarichi ricoperti si ricordano anche la carica di Presidente della Commissione censuaria Comunale; la sua partecipazione al Consiglio Sanitario Provinciale (1884); la sua partecipazione quale componente del Consiglio dellÕOspizio ÒRaffaele AcerenzaÓ sin dalla fondazione per volontaria designazione del suo fondatore; la sua partecipazione alla Commisione d e l B a n c o d i Napoli dal 1895. NellÕambito delle attivitˆ forensi il Branca fu componente del Consiglio di Disciplina dei Procuratori presso il Tribunale di Potenza; Vice Pretore del Mandamento di Potenza dal 1873 al 1880; Presidente prima della Commissione Ampelografica Provinciale e poi di quella di Viticoltura ed Enologia della Provincia. Partecip˜ al quarto Congresso della Camera di commercio, tenuto in Roma nel 1875 e, infine, fu anche membro del Consiglio superiore dellÕIndustria e del Commercio nel 1881. Per sua esplicita ammissione il Branca non dichiar˜ mai di possedere alcuna speciale competenza per gli studi archeologici tranne quelli di cultura generale che probabilmente furo- — 62 — no nelle condizioni particolari del tempo ritenuti pi• che indispensabili per il conferimento della nomina di Ispettore dei Monumenti e Scavi. (Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6088); 89 LÕavvocato Gerardo De Pilato nacque a Palmira, lÕattuale Oppido Lucano, il 12 maggio 1834. Laureatosi in giurisprudenza a Napoli De Pilato svolse lÕavvocheria in Potenza che rimase per sempre suo luogo di residenza. Tra le pubblicazioni di Gerardo De Pilato non si annoverano opere organiche, poichŽ scrisse semplicemente memorie giuridiche inerenti il suo lavoro sia sul versante civile che su quello penale. Tra gli incarichi ricoperti e le benemerenze pubbliche acquisite il De Pilato esercit˜ le seguenti funzioni: fu giudice conciliatore unico del capoluogo; fu componente del Consiglio di disciplina degli avvocati; fu Presidente del Consiglio di disciplina dei Procuratori; fu componente il Consiglio dellÕOrdine degli avvocati presso la Corte dÕAppello di potenza per oltre venti anni; fu Presidente della Commissione Mandamentale di ricchezza mobile; fu componente la Commissione Provinciale di Ricchezza mobile; fu Presidente della Commissione Amministrativa del Convitto magistrale femminile; fu Presidente della Commissione del Pio Istituto delle Gerolomine; fu Consigliere Comunale in diversi periodi e Prosindaco del capoluogo; fu componente per molti anni della Commissione Provinciale di sorveglianza per lÕasse ecclesiastico; fu membro della Commissione per il consolidamento dei canoni daziari in base alla Legge 8 agosto 1895; fu componente il Consiglio provinciale sanitario; fu componente la Giunta provinciale amministrativa; fu incaricato dal Guardasigilli Ferrari di concorrere alle proposte per riforme sociali al Codice di procedura civile; fu socio titolare corrispondente del Circolo scientifico letterario ÒIl FrentanoÓ; fu premiato con medaglia dÕoro dallÕAssociazione di benemeriti italiani; fu componente il Consiglio scolastico provinciale; fu componente il Consiglio Direttivo del Convitto magistrale di Potenza; fu componente per la parte istruttiva e letteraria del Convitto magistrale della Commissione relativa; fu, inoltre, e certamente in considerazione di tutti i meriti richiamati, componente la Commissione Provinciale di Scavi e Monumenti, incarico conferitogli sin dal 1881 dal Governo. (Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6088); 90 Di Domenico Ridola abbiamo giˆ riportato dei riferimenti biografico-scientifici, eppure risulta di estremo interesse la scheda chirografa da lui inviata al Prefetto di Potenza, che ne traccia una sintetica ed espressiva fisionomia intellettuale. Nato il 1910-1841 in Ferrandina (il padre si chiamava Gregorio), il Ridola si stabil“ a Matera che scelse a suo stabile luogo di residenza. Consegu“ la laurea in Medicina e Chirurgia presso lÕUniversitˆ di Napoli il 18-11-1865. Si abilit˜ anche allÕinsegnamento della lingua francese (Decreto del Ministro della Pubblica Istruzione 11-10-1878). Si classific˜ primo nel concorso di perfezionamento allÕestero (Medicina) e fu proposto con ufficio del Rettorato della R. Universitˆ di Napoli il 18-91867. Di iniziativa regia fu nominato Cavaliere della Corona dÕItalia con Decreto 15-6-1885. Fu promosso su proposta del Ministro della pubblica Istruzione al titolo di Uffiziale della Corona dÕItalia con Decreto 1-3-1893. Pur svolgendo normalmente la sua attivitˆ di Medicina e Chirurgia il Ridola non smise mai di coltivare anche lÕaltra attivitˆ di archeologo della preistoria. Fu anche professore nelle Scuole Tecniche e nel Ginnasio. Fu componente della Congregazione di Caritˆ e del Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare. Fu Consigliere Comunale della cittˆ di Matera e, tra gli altri incarichi politico-amministrativi: Consigliere provinciale, Deputato provinciale e Sindaco. Fece a sue spese molti scavi e ricerche di antichitˆ. Fond˜ il Museo Civico che porta il suo nome e una Biblioteca circolante. Tra le pubblicazioni fatte il Ridola personalmente ricordava le seguenti: Ó (Estr. dalla e riportato nellÕ ); (fascicoletto pubblicato nel 1872); (Estr. dal Giornale di Neuropatologia Anno 6¡). (Estr. dallÕ . Anno XIV, fasc. 2¡). Fra le sue pubblicazioni enunciate come imminenti il Ridola riportava le . Delle ricerche archeologiche del Ridola riportarono riferimenti: Nicolucci, De Giorgi, Racioppi, Lacava, Gattini, Di Poggio, . Il Ridola fu nominato membro della Commissione de Monumenti e Scavi del Consiglio Provinciale di Basilicata con decreto del 12-9-1888 in sostituzione del Cav. Avv. Pietro Rosano, nel frattempo deceduto. (Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6088); 91 Il Dott. Emilio Fittipaldi fu nominato Membro della Commissione dei Monumenti e Scavi con decreto del Regio Governo datato 2-6-1895. Sul Fittipaldi si veda lÕutile scheda biografica ricostruita da G. Settembrino nel volume , Alfagrafica Volonnino, Lavello 1970, pp. 5758. EMILIO FITTIPALDI (Pignola 1827-Potenza, 5 gennaio 1909), medico naturalista fu professore di Storia Naturale presso il Regio Liceo Salvator Rosa e nelle Scuole Tecniche di Potenza. Ader“ in giovent• al movimento liberale, accorrendo a Potenza nellÕagosto 1860 e con gli insorti del suo paese segu“ la VIII colonna delle forze insurrezionali lucane guidate da Francesco Pomarici. Capitano della Guardia Nazionale partecip˜ in seguito alle lotte contro il brigantaggio. Promose nel 1878 a Potenza con Leopoldo Giannetti ed il cav. Domenico Addone, Sindaco della cittˆ di Potenza, la costituzione della Sezione Lucana del Club Alpino Italiano, di cui fu vice Presidente, collaborando alla edizione del C. A. I. sezione lucana, per il 1878-1880. Fu Direttore della stazione dellÕOssevatorio metereologico di Potenza, che fond˜ nel 1878 e cur˜ a partire dal 1879, la rivista metereologica dello stesso osservatorio. — 63 — In tal senso si prodig˜ anche per la istituzione di una rete pluviometrica con il Sottosegretario allÕAgricoltura di quel tempo, Giacomo Racioppi. Partecip˜ con una relazione al Congresso dei Metereologi italiani tenutosi a LÕAquila nel settembre del 1887. Ricopr“ diverse cariche amministrative e fu consigliere comunale di Potenza. Ha scritto: , Tip. Santanello, Potenza, 1878; , in , per i tipi dei Magaldi e Della Ratta, Potenza, 1881; del quinquennio 18791883 e , Tipografia Jovine, Salerno, 1884; , Potenza 1887; , Ed. Pietrocola, Napoli, 1891; , Tip. Editrice Garramone e Marchesiello, 1893; , Tipografia editrice Garramone e Marchesiello, Potenza, 1900. Per una bibliografia su E. Fittipaldi cfr. , anno XVII, n. 542 (Potenza, 10-11 gennaio 1909); G. SCAFARELLI, , Tip. editrice Garramone e Marchesiello, 1909; G. GATTINI, , Ed. La Scintilla, Matera, 1908, pag. 77, n. 76b; S. DE PILATO, , Tip. Garramone, Potenza, 1914 pag. 54; V. MARSICO, , F.lli Montemurro editori, Matera, 1962, pp. 96-98; T. PEDIO, , Tip. Vecchi & C., Trani 1972, Vol. II, pp. 307-308; T. PEDIO, , Ed. Centro Librario Bari, 1964, p. 240; A. BOZZA, , Tip. Torquati Ercolani, Rionero 1888, Vol. I, pag. 276; A. BAVUSI, A. SARACINO, G. SETTEMBRINO, , Ed. I. S. I. -Centro Studi Siroi, Tip. Finiguerra, Lavello, 1990; 92 LÕingegnere Francesco Antonucci non era lucano, egli era nato infatti a Chieti nellÕaprile del 1848. Aveva svolto studi liceali conseguendo, poi la licenza in matematica e la laurea in Ingegneria. A Napoli frequent˜ i corsi di specializzazione nel R. Istituto di Belle Arti, ramo architettura, ornato, paesaggio e pittura. Grazie a questa specializzazione lÕAntonucci fu nominato dal Consiglio comunale di Potenza commissario di Monumenti e Scavi con delibera del 16 dicembre 1895, per il Mandamento di Saponara di Grumento compreso nel Circondario di Potenza. Fra i titoli onorifici acquisiti dallÕAntonucci vi • anche quello di Cavaliere della Corona dÕItalia ottenuto con Decreto del gennaio 1892. Svolgeva normalmente servizio in qualitˆ di ingegnere presso il Genio Civile di Basilicata. Oltre che nelle Belle Arti e allÕArchitettura lÕAntonucci era versato anche nellÕAgro-nomia. In questa disciplina si era distinto con una pubblicazione dal titolo: Ò Ó, lavoro premiato in pi• esposizioni industriali. Mentre prestava il suo normale uffi- cio di ingegnere, lÕAntonucci non manc˜ di prendere parte a pubbliche amministrazioni, nelle Commissioni Forestali delle Imposte Dirette e nel Comitato per lÕApplicazione della tassa sul macinato. (Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6088); 93 Anche lÕingegnere Nicola Maria Pomarici fu nominato Commissario di Monumenti e Scavi con delibera del Consiglio Comunale di Potenza il 16-12-1895. Il Pomarici era nato nel vicino comune di Anzi il 2 febbraio 1853, anche se poi si era stabilmente trasferito a Potenza in Corso Vittorio Emanuele n. 32. Apparteneva ad un ramo dellÕantica e nobile famiglia Pomarici di Anzi che era riuscito a conservare il titolo marchesale. Nelle note biografiche richiestegli per ricoprire lÕincarico di Commissario archeologico, egli stesso cos“ rispose: ÒComp“ gli studi letterarii, conseguendo la licenza liceale a primo scrutinio 1872. Percorse gli studi professionali nella R. Universitˆ di Napoli negli anni 1873-74-75, conseguendo la licenza in matematica pure in data 17-111875. Continu˜ gli studi nella R. Scuola dÕApplicazione in Napoli e pel Regolamento in vigore essendosi iscritto al corso di Architettura ottenne il Diploma di Architetto il 189-1877; perci˜ siccome era alunno dellÕIstituto di Belle Arti in Napoli sin dallÕanno 1869 frequent˜ tutti i corsi di disegno sino alla composizio ne architettonica, ottenendo con la premiazione dellÕanno scolastico 1875-76 un a premio con menzione onorevole per la qualitˆ di architetto e per gli studi per- corsi presso il R. Istituto di Belle Arti e iscritto al N. 60 Cat. G nello elenco degli elettori per la Giunta Superiore di Belle Arti. Completati nella R. Scuola di Appl. in Napoli gli esami tralasciati qualÕiscritto al Corso di architettura, consegu“ il 22-11-1878 anche il Diploma di Ingegnere CivileÓ. Il Pomarici fu impiegato dal febbraio 1883 a tutto il novembre 1895 presso lÕufficio del Genio Civile, esercitando la professione della ingegneria stradale. Dopo quella data (1895) svolse la libera professione. Ebbe sempre speciale predilezione per lÕarchitettura perci˜ potŽ progettare vari palazzi in Bernalda, Laurenzana e Cirigliano, una Chiesa, Torre per Orologio, Piano regolatore di un nuovo rione in Salandra, il restauro di un Palazzo Municipale in S. Mauro, un Palazzo Comunale in Savoia e tre progetti di Cimitero in Pietrapertosa, Grottole e Novasiri. LÕAntonucci scrisse pochi articoli riguardanti lÕIgiene pubblica in Potenza e lo spostamento della Stazione ferroviaria Potenza Superiore, articoli pubblicati su giornali locali. (Cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 343, fasc. 6088); 94 Residente a Potenza e nominato dal Ministero della P. I. con R. D. del 28-2-1897; 95 Residente a Picerno e nominato dal Ministero della P. I. con R. D. del 28-2-1897; 96 Fra le opere antiche ed edifizi medievali esistenti in Basilicata e degni di essere dichiarati di interesse e valore nazionali, in base alla Circolare n. 621 del 17-21881 del Ministero della Istruzione Pubblica, venivano — 64 — annoverati i seguenti monumenti: il Tempio delle colonne palatine o Mesole di Metaponto; le rovine del Tempio di Apollo Licio, detto comunemente Chiesa di Sansone in Metaponto, le rovine dellÕAnfiteatro, del Teatro e Mura di Grumento; il Sarcofago Romano custodito nel cortile del comune di Melfi (attualmente allÕinterno del Museo di questa cittˆ); e fra gli edifizi medievali: le cattedrali di Anglona, di Acerenza, di Matera, di Melfi e le due Chiese della SS. Trinitˆ di Venosa (cio• la vecchia e la nuova rimasta incompleta); cfr. ASP, , F. Pref., A. A., cart. 342, fasc. 6092) e inoltre ASP, , F. Pref. A. A., cart. 342, fasc. 6092; 97 S. CILIBRIZZI, , Napoli, Conte s. d., p. 167; 98 T. RUSSO, , F. Angeli Ed., Milano, 1995, p. 122.