INTELLETTUALI E RICERCA
ARCHEOLOGICA IN BASILICATA
NELLA SECONDA METÀ
DELL’ OTTOCENTO
N
ella seconda metà
del Cinquecento
ad opera del ferrarese Antonio Buonaccioli
il Mez zogiorno pro d u c e
un vivo “entusiasmo per le
r i c e rche archeologiche e
per gli studi geografici”.1
In Basilicata, però, “questi studi continuarono ad
essere completamente trascurati”2 nonostante qualche intraprendente cominci ad interessarsi delle
testimonianze archeologiche di Grumento.
Pe rfino in una città di
riconosciuta origine romana, e perciò ricca di resti
legati all’antica civiltà latina, nel corso del secolo
XVI si continuano a prediligere gli “studi giuridici
ed umanistici”.3
Per avere dunque esplicito rinvio a quest’ordine
di questioni allorché, “nel
1713, in una L e t t e ra al
Sig. Matteo Egizio intorno
all’antica colonia di Grumento oggi detta la Sapon a ra, Giacomo Antonio
del Monaco illustra ampiamente le ricerche archeologiche intere s s a n t i
l’antica Grumento dove
conduce interessantissimi
scavi Carlo Danio, nipote
e discepolo di Amato, dal
quale ave va ereditato la
ricca biblioteca e la passione per gli studi regionali.
A rc i p rete del suo paese,
appassionato arc h e o l o g o
ed autore di alcune Note
agli atti della Vita di San
L a ve r i o e di un Tra t t a t o
sulle Antichità Grumentine
rimasti inediti, Carlo Danio è ricordato anche per
aver raccolto interessante
materiale archeologico in
un prezioso Museo, andato, purt roppo, disperso
che è oggetto di studi da
parte di Sebastiano Paoli,
precettore in Saponara dal
1715 al 1720 in casa
Sanseverino, ed autore di
un inedito Iter Gru m e n t i n u m in cui, dopo ave r
descritto il viaggio da lui
compiuto da Napoli a
Saponara, trascrive ed illustra trentadue iscrizioni
grumentine”.4
A l l’Alta Valle dell’ A g r i
ed alla storia dei suoi centri abitati si intere s s a
anche Francesco Sa ve r i o
Roselli nel corso del Settecento con la sua Storia
Grumentina5, “nella quale,
attraverso la illustrazione
dell’epigrafi e del materiale archeologico rinvenuto
negli scavi condotti in
Grumento, ricostruisce la
storia di quella antica città
lucana e dei casali cui
a ve va dato vita quella
popolazione dopo il sacco
subito nel secolo XI ad
opera dei Saraceni”.6
In questa area della
Basilicata si genera un fer-
vo re intellettuale anche
grazie all’“influenza esercitata da Giovanni Danio, al
quale va il merito di aver
suscitato nel suo paese
l’entusiasmo e la passione
per gli studi storici e per le
ricerche archeologiche”.7
In molti paesi del comp rensorio s’innesca una
fertile attività intellettuale.
Infatti, come puntualmente evidenzia il Pedio, “a
Moliterno (...) gareggiavano fra loro le scuole tenute
dai Domenicani e dai
Minori Osservanti e gode
di una certa rinomanza la
scuola di Medicina tenuta
p resso l’ospedale di S.
Gi ovanni di Dio, nel
castello del principe Pi gnatelli si tengono Ac c a d e m i e cui partecipa la
parte più eletta del paese,
Giuseppe Parisi accoglie
alcune brevi note sul tempio dedicato ad Apollo e
sulle terme costruite in
quell’agro durante la dominazione romana (...) a
S. Ma rtino d’Agri Pa o l o
Vitale, Giovanni Battista
Romano ed il canonico
Biagio Martorano conducono scavi e ricerche dirette ad accertare le antiche
origini di quel centro abitato un tempo ricco di
ville dei patrizi grumentin i” 8 . Anche a Ma r s i c o n u ovo, dove già ave va
avuto modo di far rifulge-
— 37 —
di Lucio Attorre
re le proprie qualità di
acuto ricercatore il Vescovo di quella diocesi Giovanni Battista Flavio dal
1670 al 1675, si distingue
per la passione verso gli
studi classici Andrea Barrese che nel 1769 raccoglie
ed illustra “alcune epigrafi
da lui rinvenute”, portando ad ultimazione “un’ampia monografia rimasta
inedita nella quale ricostruisce la Storia del suo
paese fino alla storia dei
suoi tempi” 9. Contestualmente all’impegno profuso dalla intellettualità
lucana residente nell’Alta
Val d’Agri, che unisce,
precisa il Pedio, alla passione della ricerca “u n a
seria preparazione ed una
profonda erudizione”10, gli
studi storico-archeologici
t rovano un valido interprete nel medico Costantino Gatta11 di Sala Consilina, il quale oltre ad interessarsi della storia delle
popolazioni del Vallo di
Diano, suo luogo di origine, estende “le sue ricerche anche ai paesi dell’antica Lucania facenti
parte della Basilicata”12.
L’ i n t e resse precipuo di
Costantino Gatta si appunta soprattutto sulla
storia della antica Gru mentum e di come in essa
si vengano diffondendo le
prime colonie cristiane
che ne trasformano la tradizionale fisionomia pagana. Per meglio intendere le
vicende di quest’ a n t i c a
città romana si reca in
Saponara, sorta dopo la
d i s t ruzione dell’ a n t i c a
città “per visitare il Museo
ordinato da Carlo Danio e
per raccogliere elementi
relativi alla ricostruzione
delle vicende che avevano
portato alla fondazione di
Saponara”13. A cavallo fra
prima e seconda metà del
Settecento svolge la propria azione Giacomo Castelli, nativo di Carbone, il
quale dopo aver toccato le
più alte vette della magistratura napoletana fino
ad essere nel 1759 “chiamato a far parte del Consiglio della Corona”, può
dedicarsi attivamente agli
“studi di Archeologia, cui
era stato avviato da Giacomo Antonio del Mo naco”14. Profondo cultore
di lingua latina e gre c a
diviene Membro dell’Accademia Ercolanense e nel
gennaio del 1755 è invitato “a far parte della Commissione preposta agli
scavi di Ercolano e di
Pompei, frequenta i più
noti eruditi del suo tempo
contribuendo a mantenere
desto l’interesse sugli studi
che vengono condotti in
Basilicata”15. Tra i personaggi illustri che nell’area
dell’Alta Val d’Agri si vengono segnalando in questo
periodo per passione classicista ritroviamo in Tramutola l’“insigne archeologo Andrea Lombard i ,
vissuto fra la fine del ‘700
e la prima metà dell’800”16.
Il Lombardi “evitando le
i n e s a t t ez ze in cui era
incorso l’Antonini, pubblica nel 1834 nelle Memorie dall’ Istituto di
Corrispondenza Arc h e o logica di Napoli” un corposo saggio sull’ a n t i c a
Lucania17.
Nel decennio nel quale
fu alla guida del Re g n o
delle Due Sicilie Gi o a c chino Murat, interpretando il gusto classicista in
auge fra la seconda metà
del Settecento ed i primi
anni del secolo seguente,
si mostrò molto sensibile
al fascino delle linee euritmiche delle antichità
greco-latine18. Come e più
di Carlo III e di Fe rd i nando IV di Borbone19 il
c a va l l e resco ed intrepido
re francese in ciò ottimamente coadiuvato dalla
moglie Carolina Bonaparte, si diede a proteggere
gli intellettuali ed a promuovere le lettere e le istituzioni ad esse afferenti.
No t e vole incre m e n t o
ebbero nel corso di questi
anni gli studi archeologici
e se questi diedero frutti
più vistosi intorno alle
città sepolte dall’eruzione
del Vesuvio, specialmente
a Pompei, l’interesse non
mancò di contagiare aree
anche meno contigue a
Napoli, come la Basilicata,
ove si effettuarono sia di
frodo che autorizzati numerosi scavi archeologici.
Il nuovo Stato amministrativo che dopo la Rivoluzione francese ve n n e
affermandosi anche nel
Regno di Napoli, con il
suo carattere fort e m e n t e
accentrato e burocratico,
portò alla subordinazione
delle attività di ricerc h e
archeologiche inserendole
fra i suoi interessi prioritari. Anche su questa attività
lo Stato volle dunque esercitare un diretto controllo
al fine di conserva re nel
Paese tutto ciò che può ess e re utile alla istru z i o n e
dei regnicoli che si applicano a questa scienza (archeologia) o serv i re di
l u s t ro al Museo Na z i o nale”20.
A tal fine fu emanato un
Regio Decreto con il quale
si imponeva il divieto
assoluto ad “estrarre fuori
dal Regno alcun oggetto
di antichità, sinché non
— 38 —
sian prese le convenienti
disposizioni”.
Le nuove determinazioni furono assunte all’incirca dopo un anno con altro
Regio Decreto del 15 febbraio 1808, n. 86. In base
a questa normativa fu stabilito di affidare la superiore competenza in materia al Mi n i s t e ro dell’ In terno, che si riserva va la
potestà esclusiva di rilasciare l’autorizzazione ad
operare scavi archeologici
sul territorio del Regno.
In via amministrativa la
prerogativa di rilasciare le
concessioni veniva riservata ad un Direttore Generale degli Scavi, il quale in
sua vece incaricava una
“persona di sua fiducia per
invigilare sulla esecuzione
delle dette condizioni e far
noto del risultato delle
ricerche che dovevano ess e re poi comunicate all’ Accademia di Storia e
Antichità”21.
Gli oggetti rinve n u t i ,
e ventualmente fossero
stati di particolare pregio e
valore culturale, avrebbero
dovuto essere riguardati in
base al citato Regio De creto del 1808, come conducenti alla istruzione e al
d e c o ro nazionale e l’ Ac cademia (di Storia e Antichità) nel far rapporto e
lo Stato nel far l’acquisto
per i Reali Musei, affinché
non si disperdano, né vengan portati fuori dal
Regno22.
Veniva, dunque, imposto a chiunque il divieto di
e f f e t t u a re priva t a m e n t e
opere di scavo, lasciando
allo Stato ed alla locale
autorità degli Inten-denti
delle province la prerogativa esclusiva ad autorizzarne l’effettuazione. La scoperta di reperti archeologici dove va quindi essere
comunicata agli In t e n -
Veduta di Potenza come appariva nel 1845
— 39 —
denti, i quali provvedevano a nominare delle Commissioni composte da studiosi locali, appassionati e
competenti d’archeologia,
affinché sopraintendessero
alla raccolta di reperti occasionalmente rinvenuti o
che si intendevano portare
alla luce.
In Basilicata “ tale mansione nel 1814 era stata affidata (...) a Giuseppe De
Stefano, modesto ma appassionato archeologo, che
tra Pompei, Ercolano e la
Regione Metapontina esplicava ogni sua attività”23.
Da una breve relazione
del De Stefano pre n d e
spunto Tommaso Pe d i o
per mettere a fuoco l’interesse che del problema si
aveva nella nostra regione
agli inizi dell’ Ot t o c e n t o.
L’operazione più significat i va è legata allo scavo
effettuato nel 1814 da un
colonnello dell’ e s e rc i t o
murattiano tale Sponsa di
Avigliano, che comandava
la Legione Lucana. La sua
fu una ricerca fort u n a t a
grazie alla sua migliore
conoscenza dell’archeologia, “in confronto di tutti
coloro che l’avevano preceduto”24.
Fu rono così sufficienti
solo pochi giorni di lavoro
per far ve n i re alla luce
“cinque sepolcri greci”25.
Oltre a questo scavo autorizzato, lo Sponsa di sua
i n i z i a t i va, “sebbene non
munito di alcun regal permesso”, approfittando della posizione che gli veniva
dal grado continuò nell’agosto, gli scavi che aveva
iniziato il mese precedente.
Venne alla luce “un altro
s e p o l c ro più ricco del
p r i m o” 26. Fra i molti re p e rti di pregiata fattura
che furono recuperati esercitò notevole intere s s e
“una corona, ossia ghirlanda di oro dal peso di un
rotolo e due once”27.
La corona detta di Critonio, attraverso vari passaggi giunse infine al
Museo di Monaco di
Baviera, ove ancora si conserva. Travolta ogni forma
di presenza francese nel
Regno di Napoli dalla
restaurata dinastia borbonica, con la politica dell’amalgama, inaugurata
dal cava l i e re Luigi de
Medici, si tentò di salvare
il patrimonio di innovazioni avute in eredità dal
Decennio.
Per quanto sfilacciata
nella sua tessitura orizzontale, ormai nelle province
sul tema della tutela del
patrimonio arc h e o l o g i c o
a ve va preso corpo un simulacro di rappresentanza
istituzionale, che cert o
f a c e va ancora perno su
una volontaristica disponibilità personale, ma ormai
innegabilmente acquisita
agli interessi part i c o l a r i
dello Stato.
Erano, infatti, “amatori
e studiosi che potessero ,
anche sommariamente
descrivere gli oggetti rinvenuti e farne una, sia pur
superficiale, relazione all’ Accademia di Storia e
Antichità”28 ad essere prescelti come rappresentanti
periferici della Direzione
Generale degli Scavi. Il
fatto poi che fossero scelti
intellettuali scientificamente modesti, per quanto dotati di passione classicista, più che a gre t t o
giudizio era legato alle
oggettive condizioni culturali e scolastiche del
Regno delle Due Sicilie, in
cui i segni della civiltà
oggettivamente non potevano elevarsi fino al concetto di fruizione economicamente propulsiva del
bene culturale. Du n q u e
entro i limiti del quadro
generale di riferimento
appare comunque positiva
l’esistenza di un rappresentante provinciale per le
questioni arc h e o l o g i c h e
nella persona di Giuseppe
De Stefano, incaricato di
tale mansione nel 1814
dallo stesso cavaliere Arditi, Sopraintendente Generale agli Scavi e Direttore dei Reali Musei.
Fu al De Stefano, di
Anzi, che si dovette, “tra i
numerosi appassionati ed
ignoti cultori di archeologia nei primi anni del
secolo XIX” 2 9 la ripre s a
ufficiale delle operazioni
di scavo arc h e o l o g i c o ,
dopo quelli condotti in
Armento nel 1814. “Nell’estate del 1822 Marsico
Nu ovo pre p a r a va festose
a c c o g l i e n ze al ve s c ovo
della Diocesi che ave va
promesso una sua visita a
quelle popolazioni.
Nell’innalzare un podio
nella piazza principale del
paese venne alla luce un
antico e modesto sepolcro.
Dalle autorità locali ne fu
fatta immediatamente
comunicazione all’ In t e n dente della provincia de
Nigris, il quale ottenuta la
regia autorizzazione, incar i c a va Giuseppe De St e fano di eseguire un vasto
lavoro di ricerca e di cond u r re a termine lo scavo
qualora lo avesse ritenuto
opportuno”.
Il 2 Aprile dell’anno succ e s s i vo il De Stefano si
re c a va con la squadra di
zappatori in Ma r s i c o
— 40 —
Nuovo ed iniziava i lavori.
Gli scavi dettero ottimi
risultati e furono proseguiti fino al 20 maggio. Gli
oggetti rinvenuti vennero
recati a Napoli e ve r s a t i
nel Real Museo Borbon i c o. A colui che ave va
diretto i lavori venne concessa una “gratificazione di
70 ducati”30.
Intanto avendo nel 1822
già fatto delle scoperte a
Potenza, il De St e f a n o
lasciò Marsico per recarsi
nel capoluogo di Provincia
per effettuare accurate
ricerche, che egli stese in
una relazione da conseg n a re all’ Intendente di
Basilicata. “Mentre il De
Stefano si occupava di
Marsico e di Po t e n z a ,
Giambattista Raga, Socio
corrispondente dell’ Ac cademia Ercolanense, veniva incaricato dall’Arditi
di sopraintendere agli
scavi archeologici, che,
autorizzati dal gove r n o ,
venivano eseguiti da Giuseppe Giliberti, nei pressi
di Sant’Arcangelo, da Raffaele Giliberti nel territorio di Anzi, di Saponara e
di Grumento e da altri a
Castelmezzano”31.
In quegli anni, accanto
alle ricerche archeologiche
eseguite per conto del
“ Regio Gove r n o”, o da
privati debitamente autorizzati non mancaro n o
tentativi clandestini condotti a termine da chi,
spinto dalla sete di guadagno, ma incura nte del
bisogno di conoscere metteva in luce quanto il sottosuolo lucano custodiva
gelosamente.
A San Chirico Raparo,
n e l l’aprile del 1822 un
ignoto faceva interessanti
ricerche ed a Pomarico nel
1825, il sacerdote Attanasio Pez zolla metteva in
luce vasi italo-greci ed
oggetti diversi di notevole
valore che andarono dispersi. Ad Anzi ed a Castelluccio ve n n e ro messi in
luce oggetti di notevo l e
valore tra cui un vaso (...).
Tali oggetti vennero trasportati clandestinamente
da Michele d’Aquino e da
Daniele Ma z zei, i quali
a ve vano diretto gli scavi
per essere venduti.
Ma la polizia avve rt i t a
dell’illecito commercio da
un complice mal rimunerato nel maggio del 1825
r i u s c i va a sequestrare a
Napoli gli oggetti rinvenuti ed ad assicurali al Reale
Museo”32.
Forte della sua concezione storiografica supportata
da una robusta e cosciente
Emanuele Gianturco
— 41 —
metodologia interdisciplinare, Giuseppe D’Errico,
fratello di quel Vincenzo
che nel 1848 fu a capo
della corrente liberale
moderata lucana, manifestò grande passione per gli
studi classici e fu versato,
tra le altre discipline,
anche nell’archeologia.
Oltre a coltivare gli studi di agricoltura, di agronomia e di scienza silvana,
egli si dedicò, infatti, anche
allo studio della storia della
Lucania preromana.
Umanista profondo, studioso di larghe ve d u t e ,
Socio dell’Accademia Pontaniana, Giuseppe D’Er rico per il suo spessore
stringe “rapporti con Teodoro Mommsen, cui fornisce informazioni sulla
epigrafia lucana” 33. Come
il D’Errico anche gli altri
intellettuali lucani della
prima metà dell’Ottocento, fino alla dissoluzione
del Regno delle Due Si cilie, si mostrano sensibili
al fascino della cultura
classica, intere s s a n d o s i
naturalmente anche di
quegli aspetti concernenti
temi di natura archeologica. La storia della cultura
relativa al periodo richiamato riflette però specularmente la disorganicità
strutturale della vita scolastica che perciò configura
un quadro socio-culturale
complesso ed avvilente.
La fine della dinastia
borbonica sul ve r s a n t e
degli studi archeologici si
chiude quindi all’insegna
di un risultato fallimentare, poiché oltre l’embrionale struttura organizzativa elaborata dai napoleonidi in tema di archeologia, non si fece, in effetti,
granché fino al Regio Decreto del 14 maggio 1876,
n. 3120, con il quale si
i s t i t u i va in Potenza la
Giacomo Racioppi
— 42 —
“Commissione Conservatrice dei Monumenti ed
oggetti d’ a rte e di Antichità” 34, nucleo primigenio della attuale So p r i n tendenza Archeologica di
Basilicata.
*
La legge 13 nove m b re
1859 n. 3725, più nota
come Legge Casati, dal
nome del ministro proponente marchese Ga b r i o
Casati, rappre s e n t a va il
primo tassello di quella
più complessiva articolazione giuridico - istituzionale con cui si tentava di
o r g a n i z z a re il Mi n i s t e ro
della Istruzione Pubblica
nel neonato Regno d’Italia. Fra le incombenze
rientranti nei compiti di
questo Ministero bisogna
annoverare anche il settore
archeologico il cui patrimonio doveva essere tutelato e promosso appunto
dal Mi n i s t ro della Pu b blica Istruzione35. Importanti, perciò, dove va n o
risultare, per la consonanza con i principi generali
ispiratori quegli organismi
periferici costituiti per
demandare loro l’esercizio
delle funzioni tutorie e
promozionali.
In questo contesto partic o l a re rientra appunto il
Regio Decreto 14 maggio
1876, n. 3120, con il quale
si istituiva in Basilicata la
“Commissione Conservatrice de Monumenti e
Scavi”, investita, sul modello delle consimili istituzioni provinciali del Re gno, del ruolo di presidio
della complessa e ricca
materia36.
Prima di addentrarc i
nelle vicende cui diede
luogo l’applicazione della
legge istitutiva delle
“Commissioni Conservatrici”, riteniamo oppor-
tuno fare una pre m e s s a
metodologica costituente
il privilegiato angolo visuale di questa riflessione.
Infatti l’assunto centrale
di questo saggio non si
concentra su una dettagliata e specialistica enumerazione dei siti archeologici, né sul modo in cui
ad essi si giunse e neppure
su cosa ed in quale entità
in essi si rinvenne in termini di protostoria e di
storia classica.
Il tema di fondo appare
i n vece piuttosto l’ a n a l i s i
dell’evoluzione della cultura in Basilicata, cui si
riconnette la scelta dei
percorsi e dei protagonisti
che la incarnarono e conn o t a rono, dal momento
che su questo terreno i criteri di giudizio si sono
sempre avvalsi di categorie
esemplificatrici e tendenziosamente deteriori. La
storia della cultura di
matrice scolastica, quindi
del risvolto effettuale della
storia dell’istruzione, riteniamo vada focalizzata e
valutata non solo alla luce
del conteggio delle scuole
esistenti e funzionanti, dei
maestri e delle maestre ,
degli asili e degli edifici
scolastici costruiti, delle
eventuali teorie pedagogiche endogene applicate,
ecc. In una regione incontestabilmente fragile sul
piano delle strutture scolastiche, in cui innegabilmente sopravvive una
certa presenza intellettuale
e manifestazioni seppur
marginali di vita culturale,
gli itinerari della ricerc a
storica devono spingersi a
tutto campo. So r p re n d e
quindi che ben poco spazio sia stato riservato dalla
storiografia locale a queste
figure intermedie, ma attive sul terreno dell’azione
c o n c reta, che di fatto
hanno realizzato le trame
non importa se sbiadite
della vita intellettuale e
culturale della Lu c a n i a
ottocentesca.
Persiste, a nostro avviso,
un atteggiamento teso
ancora a giudicare con
s b r i g a t i va sommarietà il
valore e la reale incidenza
dei protagonisti della cultura regionale il cui limite
consiste nel non essersi
e l e vati sino al pro s c e n i o
nazionale. Anche lo stesso
Pedio, pur attento a
cogliere a livello minimale
le voci che agiscono in
provincia, bolla come dilettantistiche le prove
o f f e rte sul terreno della
r i c e rca archeologica da
p a rte di questi operatori
ricchi di passionale valore,
come Michele Lacava ,
Domenico Ridola, Vi t torio Di Cicco ed altri,
che con abnegazione agirono come pionieri dell’archeologia lucana37.
Operò, dunque, nella
seconda metà dell’ Ot tocento una eletta schiera
di intellettuali “intermedi”, il cui merito principale consiste nell’aver svolto
in condizioni precarie e di
oggettivo disagio il ruolo
umile ed eroico di cirenei
della cultura regionale. Per
quanto non abbiano raggiunto alti livelli specialistici, tuttavia nel loro esuberante protagonismo va
colto il nesso discrepante
tra la modestia dell’intervento pubblico in tema di
istruzione ed il livello di
sopravvivenza di una parvente ma vitale attività
intellettuale di cui non
m a n c a rono i frutti, vuoi
— 43 —
sul piano pubblicistico che
su quello istituzionale, con
la nascita della Biblioteca e
del Museo provinciali e
l’ipotesi costitutiva di una
Pinacoteca provinciale da
realizzarsi con i quadri sottratti ai disciolti enti ecclesiastici.
Sinora la storiografia
della cultura ha preferito
soffermarsi sulle figure più
prestigiose del nostro patrimonio intellettuale dei primi
decenni unitari: Giacomo
Racioppi, Francesco Torraca,
Giustino Fortunato, Emanuele Gianturco, Francesco
Saverio Nitti, Ettore Ciccotti.
In essi, però, non si può
a s s o m m a re e risolve re in
forma esclusiva una matassa assai più aggrovigliata e sfuggente. Non vi è
dubbio circa la suggestione che promana da quelle
figure, eppure senza indulgere ad affettazioni crepuscolari va affermata l’opinione sul valore non marginale della loro azione,
nella quale incorse anche
il giovane Fortunato (divenuto Ispettore Onorario di
Monumenti e Scavi per il
Mandamento di Rionero
in Vulture e fresco di laurea in giurisprudenza), per
la loro capacità di porsi in
ascolto del mondo e di
diventarne comunque voce e interlocuzione. Grazie
agli incontri con Lenormant, Be rteaux e Mo m msen ed alla vena classicista più di qualcuno di essi
d i venne socio onorario,
corrispondente effettivo di
Associazioni nazionali o
s t r a n i e re, né in forza di
questa sintonia col mondo
esterno mancarono di irrobustirsi sul terreno della
metodologia scientifica, di
cui l’ a rcheologia rappresentò un utile e immediato banco di prova. Eppure
senza uno strumento che
legittimamente ne stimolasse ed inverasse i meriti
quegli intellettuali avrebb e ro mantenuto con la
scienza delle antichità un
rapporto fortuito e volontaristico ed in tal senso un
soccorso venne, come è
stato detto, dalla legge istitutiva delle “Commissioni
C o n s e vatrici de Mo n u menti e Scavi”. Composta
da cinque membri, poi
elevati nel 1895 ad otto,
della Commissione, che
durava in carica tre anni,
non si poteva farne parte
se non a titolo onorifico,
sebbene comportasse non
lievi responsabilità anche
extra culturali. I prerequisiti fondamentali per ricoprire tale incarico erano rappresentati dalla conoscenza
della storia antica, della storia locale, di nozioni di pittura, scultura e architettura
o, infine, dell’esercizio dell’ingegneria.
Per quanto possa apparire pleonastico, ribadiamo
il concetto sul va l o re di
s u r rogazione espresso da
quegli operatori, che, pur
difettando di solido retro-
terra scientifico, seppero
offrire articolazione al processo di evoluzione regionale, attingendo ad un
patrimonio di civiltà semp re prodigo di sorpre s e
per gli studiosi di archeologia. Nonostante la gratuità della funzione ispettiva, tuttavia la carica imp l i c a va una serie di incompatibilità. Questa risultava ad esempio inconciliabile con l’esercizio di
un incarico di pubblico
a m m i n i s t r a t o re, quale il
Giustino Fortunato
— 44 —
Sindaco o ruolo affine, nel
qual caso si decadeva dalla
nomina di Ispettore, Vicei s p e t t o re o Consigliere
della Commissione Cons e rvatrice dei Mo n u menti38.
Simile circostanza si verificò quando, essendo
morto, fu necessaria l’integrazione dell’avv. Antonio
Arcieri, Senatore del Regno per la Circoscrizione
elettorale di Lagonegro e,
naturalmente, Is p e t t o re
a rcheologico per quell’area.
A sostituirlo, si pensava
all’avvocato Carlo Pesce di
Lagonegro39, che incontrava i favori e l’esplicito sostegno della Sottoprefettura
del suo Circondario e del
locale rappresentante della
Camera dei Deputati on.
Nicola Miraglia di Lauria.
Pur di fronte ad un così
solido appoggio il Pesce fu
invitato dal Mi n i s t e ro
della Pubblica Istruzione a
rinunciare a ricoprire tale
carica ritenendosi “inopportuna per la (sua) qualità di Sindaco di quella
città”40. Questa vicenda è
emblematica per l’intrinseco valore testimoniale di
una condizione più volte
ribadita, poiché se in via
di principio sul nome
dell’avvocato Carlo Pesce
non si frapponevano resistenze, non così, però, si
verificava nei fatti, ponendosi a nudo quella debolezza intellettuale presente
nel quadro regionale dell’epoca. Ovviamente questa realtà non sfuggiva
n e p p u re ad una icastica
lettura avanzata dal Pre fetto di Potenza, il quale
in una sua nota al Minist ro della Pubblica Is t ru zione osserva va che in
Basilicata se si fosse voluta
una “rigorosa applicazione
di tali principii sare b b e
cosa ardua la scelta di
buoni elementi per le cariche pubbliche. E maggiormente si rende la scelta
per la Commissione Provinciale degli Scavi e Monumenti, atteso che sono
più rari gli studiosi di cose
antiche”41.
Fra la documentazione
a rchivistica re l a t i va alle
questioni in esame si rinvengono dei bigliettini da
visita nei quali assumono
un rilievo particolare i titoli acquisiti dal Ministero
n e l l’ambito della Commissione archeologica regionale. Si rileva il riconoscimento dell’alta considerazione sociale attribuita
all’incarico ricevuto esibito con ostentazione enfatica che talora scivola nel
caricaturale, anche perché
non sempre all’appellativo
socialmente distintivo ed
onorifico corrisponde una
reale espressione di disimpegno professionalmente
valido. Nella vicenda dell’avvocato Carlo Pesce, infatti, si evince quanto
indicato. Egli pur di sottrarre l’investitura ministeriale all’avvocato di Senise
Biase Antonio Sole, suo
r i vale nell’ a c q u i s i z i o n e
della carica, ribadiva al
Prefetto di Potenza la
legittimità della sua richiesta, avendo “sempre nutrito speciale trasporto per
gli studi di antichità”, nei
quali desiderava “esplicare
l’opera (sua) a pro della
scienza”42.
Sul terreno dell’autostima il giudizio di va l o re
che la controparte esprimeva non si può dire che
fosse inferiore trattandosi
di persona “eruditissima e
versata nelle discipline
giuridiche, (che ave va )
i n o l t re sufficiente conoscenza di storia e di arte”
per “d i s i m p e g n a re con
lode l’onorifica carica di
Ispettore per i Monumenti
e Scavi di questo Circond a r i o” 43. Questo avve n imento testimonia dunque
in generale il senso del
limite culturale e morale
della classe intellettuale
p rovinciale di fine Ot tocento, per la quale il
concetto tecnicistico dell’alta specializzazione veniva immolato con disinvoltura sull’ a l t a re di una
t ronfia vanità, poiché le
onorificenze più della funzione specifica serv i va n o
come strumenti di accrescimento del pre s t i g i o
sociale, l’esibizione di uno
status symbol comunitario.
Tutto ciò, però, finiva con
il condizionare, se non
proprio impedire l’attività
delle Commissioni Conservatrici. Altra causa ostat i va non secondaria in
assenza di idonei elementi,
era rappresentata dall’avanzata età e dalla malferma salute dei componenti la Commissione, che
p e rciò dove vano essere
continuamente avvicendati44.
L’assenza di opportunità
di occasioni intellettualmente e culturalmente valide, ancora nella seconda
metà dell’Ottocento, sbilanciava verso l’esterno dei
confini regionali l’interesse
delle migliori menti lucane. Napoli soprattutto
c o n t i n u a va a rimanere il
c e n t ro di attrazione per
eccellenza della cultura
meridionale, quasi nulla
fosse cambiato in un panorama dalla geografia
umana e politico-istituzionale profondamente mutata. Questa condizione
p o t e va tranquillamente
trasferirsi anche all’Ispet-
t o re del Circondario di
Potenza, il Comm. Mi chele Lacava, il quale nell’ambito della Commissione pur risultando il più
solerte non riusciva però
ad imprimere uno scarto
decisivo alla sua attività di
studioso, vivendo abitualmente a Napoli, come
a c c a d e va per l’on. Gi u s tino Fortunato, che continuava a mantenere la carica di Is p e t t o re del Ma n damento di Rionero in
Vulture.
Erano dunque giustificate le lamentele provenienti un po’ da ogni parte
della regione, così come si
a ve va modo di re g i s t r a re
anche per il Circondario
di Melfi, il cui titolare il
canonico Gi a m b a t t i s t a
Araneo, era “impossibilitato a pre s t a re l’opera sua
per la grave età e malferma
salute”45.
Seppure annunciata nel
1894 l’iniziativa dell’Araneo di abbandonare l’incarico ispettivo era stata assunta e comunicata già tre
anni addietro.
In una sua lettera al
Prefetto di Potenza l’Araneo scusandosi per non
aver potuto prender parte
alla riunione della Commissione per la quale era
stato invitato, motiva va
tale defezione perché affetto da “podagra e chiragra”
e contestualmente gli rass e g n a va la sua “r i n u n z i a
d e l l’incarico di ispettore
dei Scavi e Monumenti”46.
A peggiorare la situazione
sopraggiungeva nel 1895
la morte dell’insigne canonico melfitano, che provocava un vuoto ancora più
pesante in quanto a tutelare quel Circondario riman e va il solo titolare del
— 45 —
Mandamento di Rionero
in Vu l t u re, cioè l'on.
Giustino Fortunato per il
quale il Ministro della P. I.
Ostelli pensava di estendere la giurisdizione all’intero Circondario47.
Sensibile all’invito, ma
conscio della impossibilità
di reggere un impegno per
il quale non trova va il
tempo sufficiente, né le
condizioni di una regolare
e costante presenza fisica
per disimpegnarlo adeguatamente, il Fortunato, con
l’abituale sua solerzia informò da Napoli il Pre fetto di Potenza sulla sua
volontà di declinare l’offerta che gli era stata avanzata.
Nella sua stessa lettera,
i n o l t re, pro p o n e va con
lungimirante proficuità un
utile suggerimento.
Secondo lui sarebbe stato meglio nominare un
cittadino di Melfi al posto
del defunto Araneo e frazionare la Circoscrizione
di Melfi, creando un nuovo ispettorato a Ve n o s a .
Ammetteva infatti candidamente: “io son lungi da
Rionero e non potrei estendere ove che sia la mia
giurisdizione”48.
Nel luglio del 1896 il
Fortunato ripeteva al Prefetto la propria opinione
in merito alla opportunità
di creare una nuova ispettoria a Venosa. Nella stessa
corrispondenza egli stesso
faceva il nome dell’avvocato Luigi Cariati di Melfi
per supplire il defunto
Araneo49.
Per Venosa, invece, egli
consigliava di incaricare il
locale vicepretore, l’avvocato Gerardo Pinto50 . Sia
per l’uno che per l’altro il
Fo rtunato esprimeva un
consenso incondizionato,
giudicando “entrambi di
sufficiente cultura storica e
letteraria per poter esercit a re le funzioni che loro
ve r re b b e ro affidate” 5 1 .
Con le proposte avanzate
dal Fortunato si tendeva a
risolvere dunque il vuoto
presente negli ispettorati
dell’area del Vulture, cop rendosi l’ispettorato di
Melfi ed i Mandamenti di
Bella, Pescopagano e Muro Lucano con l’avvocato
Luigi Cariati e l’ispettorato di Venosa, con i Mandamenti di Lavello, Pa lazzo e Forenza con la nomina dell’ a v vocato Ge rardo Pinto. Infine con lo
stesso Fortunato, si garantiva la copertura dell’ispettorato di Rionero In Vulture.
*
Rispetto al momento
istitutivo (1876) la Commissione Conservatrice dei
Monumenti e Scavi regi-
Domenico Ridola, in localitˆ
tratto da
strò continue va r i a z i o n i
nella composizione dei
suoi membri e nelle Circoscrizioni territoriali ent ro le quali dispiegare il
servizio di rilevamento.
Ma un avvicendamento
vi fu naturalmente anche
fra gli incaricati di tale servizio, gravando su di essi
tanto l’usura del tempo
quanto la transitorietà della permanenza in carica,
non essendo alcuni membri nativi della regione né
in essa stabilmente re s identi.
Alcuni, infatti, si trovavano in Basilicata occasionalmente per il disbrigo
delle loro funzioni tecnico-amministrative presso
la Prefettura di Potenza, o
p resso gli altri uffici del
Palazzo di governo, come
ad esempio il Genio Civile. Dal punto di vista
della suddivisione territoriale il servizio di tutela
archeologico-monumentale della Basilicata ve n n e
r i p a rtito dunque in Circondari e Mandamenti. Si
contavano quattro Circondari: Lagonegro, Matera,
Melfi e Potenza. Me n t re
per il primo Circondario
non si ave vano ulteriori
ripartizioni, per quello di
Matera era previsto subordinatamente un Ma n d a mento, quello di Pisticci,
da cui dipendeva l’Ispettore di Bernalda; dal Circondario di Melfi dipend e va il Mandamento di
Rionero in Vulture e dal
Circondario di Potenza il
Mandamento di Saponara
di Gru m e n t o. Il primo
, durante lo scavo di una tomba a tumulo
n.9, 1993 a cura della Deputazione di Storia Patria della Lucania.
— 46 —
Ispettore del Circondario
di Lagonegro fu, come
detto, l’avvocato Antonio
Arcieri, che svolgeva anche
l’attività di insegnante e
che nel corso della sua vita
fu insignito della Commenda della Corona d’Italia ed eletto Senatore del
Regno per la sua Circ o scrizione elettorale52.
Nello stesso giorno in
cui la Direzione Generale
dei Monumenti e Scavi
p rov ve d e va a conferire
a l l’ A rcieri la nomina di
Regio Is p e t t o re, ve n i va
i n vestito del medesimo
riconoscimento per il Circondario di Matera, il
dott. pro f. Do m e n i c o
Ridola.
Per i Mandamenti di
Pisticci e Bernalda si provvide a nominare rispettivamente il dott. Ni c o l a
Fr a n c h i 5 3 ed il dott.
Nicola Fe r r i 54 . Il Circ o -
ndario del Vulture, com’è
stato più volte ripetuto, fu
affidato al canonico melfitano Giambattista Araneo55, mentre suo “subalterno” per il Mandamento
di Rionero in Vulture rimase il grande meridionalista Giustino Fortunato56.
Rappresentante del Circondario del capoluogo
della Provincia di Ba s i licata diventò il dott. Michele Lacava57.
Per Il Mandamento di
Saponara di Gru m e n t o ,
che dipendeva dal Circondario di Potenza, fu
designato quale rappresentante il canonico Fr a n cesco Caputi58.
I nominativi richiamati
corrispondono ai primi
titolari componenti la
neonata Commissione
Provinciale Conservatrice
per i Monumenti di Ba silicata.
Nomi certo non eccelsi
sul piano del prestigio intellettuale, con l’eccezione
del Fo rtunato re s i d e n t e
stabilmente a Napoli, ma
che avre b b e ro svolto dignitosamente una proficua
attività sul terreno della
ricerca archeologica.
Invece la Commissione
non funzionò tanto che il
Ministro della P. I. per il
tramite della Di rez i o n e
Generale dell’Antichità e
Belle Arti mosse un forte
richiamo al Prefetto di
Potenza, nella sua veste di
Presidente la stessa Commissione, affinché desse
luogo a tutti quegli adempimenti con i quali si potesse meglio rispondere
alle finalità istitutive proprie di questi enti.
Consapevole della precarietà fisiologica delle Commissioni, il Ministero chiedeva di conoscere la situazione relativa all’avvenuta
morte o assenza dal luogo
LÕavv. Sergio De Pilato
di propria competenza dei
titolari, eventualmente la
l o ro incapacità fisica a
rispondere integralmente
alle esigenze della tutela
monumentale, se dimoravano stabilmente sul territorio di loro giurisdizione
e precisamente dove, se i
l o ro requisiti culturali e
professionali rispondevano
o meno al mandato loro
affidato, se, infine, la giurisdizione in senso territoriale era corrispondente
alle necessità ispettive rivenienti dalla specificità
delle giurisdizioni ed in
caso contrario se non si
pensava di apportare delle
variazioni nella loro composizione, così da evitare
s p e requazioni, copre n d o
adeguatamente le reali esigenze presenti sul territorio da essi controllato59.
Il Ministero, insomma,
si pre o c c u p a va di cre a re
fra le Circoscrizioni una
equilibrata ripart i z i o n e
delle persone di cui si
aveva necessità “per riemp i re le va c a n ze o meglio
distribuire le mansioni”60.
Il Mi n i s t e ro, inoltre ,
tratteggiava la figura professionale ideale per la
quale propendere, che doveva corrispondere ad un
tipo di persona “che ad
una sufficiente capacità
specifica, unis(se) una
posizione sociale ed economica tale da poter rispondere all’onorifico ma
gra tuito mandato” 6 1 .
Avendo ricevuto delle segnalazioni, il Ministro della Pubblica Istruzione rivolgeva al Prefetto di Potenza più precisi ragguagli
su un certo Vittorio Di
Cicco, cultore di studi
d’ a rte e residente a S.
Mauro Forte in provincia
di Matera, per il quale si
chiedeva l’integrazione nel
novero degli ispettori archeologici.
A declamare le benemerenze dell’uomo provvedeva personalmente il Pre sidente la Commissione
Michele Lacava, che aveva
utilizzato diverse volte il
Di Cicco come collabora-
— 47 —
t o re e perciò non ave va
re m o re nel conferirgli la
carica di Is p e t t o re del
nuovo Mandamento di S.
Ma u ro Fo rte, ricadente
nel secondo Circ o n d a r i o
di Matera.
Il Di Cicco manifestò in
sue comunicazioni molto
entusiasmo per questo
eventuale incarico, che in
effetti andò a buon fine,
dal momento che lo ritroviamo fra i firmatari del
Catasto degli edifici e
ruderi monumentali della
regione, insieme all’ A r cieri, al Ridola, all’Araneo
e al Fortunato62.
A definire la personalità
del Di Cicco valga il giudizio espresso da Concetto
Valente nel suo articolo: Il
museo di Potenza e l’arte in
Basilicata, pubblicato sulla
rivista milanese Va r i e t a s,
con il quale il Di Cicco
viene esaltato per la “modesta ma entusiastica e fattiva opera”63.
Per il Pedio, invece, il
Di Cicco esprime “q u e l
particolare dilettantismo,
che è proprio di alcuni
ambienti provinciali, per
cui (sia lui che Mi c h e l e
L a c a va, quanto lo stesso
Concetto Valente) incorrono sovente in inesattezze
non concepibili in autori
seri e pre p a r a t i” 6 4 . Pi ù
apologetica è l’opinione di
Sergio De Pilato, che del
Di Cicco traccia un alto
p rofilo biobibliografico.
Uomo in “a p p a renza ru de”, per il De Pilato, Vittorio Di Cicco era invece
una persona dotata di
“grande bontà e modestia
e dalla passione inestinguibile per la sua terra, per il
suo passato di gloria, di
a rte, di storia. A lui soprattutto (...) pur fra
cachinni, ironica indifferenza e qualche volta vera
opposizione di molti, si
deve se la Basilicata è stata
qua e la esplorata nel suo
sottosuolo con risultati
i m p o rtantissimi, se Po tenza ebbe un Museo e,
dopo che un incendio nel
1912 lo distrusse in gran
p a rte, ne furono salvi i
residui, se, ricostituito ben
presto ottenne una degna
sede, fu riordinato e si
venne di giorno in giorno
sviluppando, ampliando,
arricchendo di preziosi e
nuovi oggetti. Chi conosce, prosegue il De Pilato,
i nostri chiusi ambienti e
sa quanta sciocca indifferenza sovrasta e incombe
per le ricerche sulla vita
passata della regione e per
coloro che di esse si interessano, può comprendere
quante difficoltà di uomini e di cose abbia incontrate e vinte il Di Cicco e
quanta energia dovette per
anni e anni spiegare e
disperdere spesso, per raggiungere i mirabili risultati
da lui raggiunti e pei quali
va designato al plauso ed
alla gratitudine di basilicatesi ed italiani”65.
Le espressioni di plauso
che incondizionatamente
esprime il De Pilato nei
c o n f ronti del pur encomiabile Vittorio Di Cicco
non trova vano però nel
Ministero una corrispondente opinione. Almeno
nella prima fase della sua
attività la Commissione
archeologica non progrediva molto nei propri lavori per le troppe assenze
dei suoi membri e le tante
richieste di rinvio a date
successive della convocazione della stessa Commissione66. Nonostante le
esitazioni proprie degli
e s o rdi dell’attività della
Commissione archeologica, l’istituzione ufficiale
della stessa faceva rientrare
anche la Basilicata in un
circuito di attività organiche allargate all’intero territorio nazionale. Le incert ez ze e le non poche lentezze operative non impedirono, dunque, alla Basilicata di avviare su promettenti binari l’embrionale servizio di ricerc a
archeologica, a cui, come
primo concreto atto di
questa nuova iniziativa ,
tenne dietro un lavoro di
censimento dei monumenti regionali, in esecuzione, tra l’altro, della prescrizione disposta dalla
Circolare del 17 febbraio
1881, n. 621 (cui fece
seguito altra Circ o l a re
dell’8 ottobre dello stesso
anno), del Ministero della
Pubblica Istruzione 67. Ad
oltre un anno di distanza
dall’invio della Circolare il
Ministro della P. I. tornò il
26 aprile ed il 29 luglio
del 1882 a sollecitare il
Prefetto di Potenza affinché adempisse all’obbligo
prescrittogli. Da Potenza,
infatti, il Mi n i s t e ro non
aveva mai ricevuto alcuna
relazione sui monumenti
medievali e moderni della
p rovincia che potessero
essere classificati come di
rilevante interesse nazionale. Particolarmente sollecito fu in tal senso il
Presidente la Commissione archeologica, il dott.
Michele Lacava, che, appunto, nel corso del 1882
compilò un elenco dei più
significativi monumenti
della provincia lucana: le
Cattedrali di Anglona ,
Matera ed Acerenza, dandone nell’anno successivo
dettagliate informazioni al
Ministero68.
L’attività dispiegata dal
Ministero della P. I., volta
a censire il vasto patrimo-
nio culturale nazionale,
per tutelarlo e valorizzarlo,
conteneva chiari segni di
una volontà e di un interesse sconosciuti sol o
pochi anni addietro, né
erano limitati ai tradizionali ambiti geografici ove
più manifesta era la presenza dei giacimenti archeologici. Anche la Ba silicata fu coinvolta in
questo rinnovato quadro
di intenti e di attività,
come si può evincere dalla
corrispondenza intercorsa
fra il Regio Delegato per
la conservazione dei monumenti nelle prov i n c e
meridionali, che aveva il
proprio ufficio nel Museo
Nazionale di Napoli, e il
Prefetto di Potenza. Il rapp resentante dell’ i n s i g n e
istituto partenopeo, dovendosi pro c e d e re alla
classificazione dei monumenti lucani, per qualificarli eventualmente d’interesse nazionale, portava il
Prefetto lucano a conoscenza dell’invito ricevuto
il 13 settembre 1888 dal
Mi n i s t ro della Pu b b l i c a
Is t ruzione a compiere
“una ispezione ai Monumenti delle maggiori
Province meridionali” e,
fra questi, anche quelli
della Basilicata. L’intento
principale di tale indagine
era quello di rileva re e
consequenzialmente di
indicare le “opere di riparazione e le relative spese
necessarie ad assicurarne
provvisoriamente l’esistenza, salvo a fare a suo tempo gli ulteriori studi per
p rov ve d e re stabilmente
alla migliore loro conservazione”. Emergeva in tale
circostanza l’indispensabile funzione sussidiaria
delle Commissioni Con-
— 48 —
servatrici dei Monumenti
di ciascuna provincia per
elaborare e compilare nel
“più breve tempo possibile” l’elenco dei monumenti con l’indicazione di
quelli che a giudizio del
Regio Delegato ave va n o
m a g g i o re importanza e
più urgente bisogno di
restauro69. Alla sollecitudine del Mi n i s t ro della
Pubblica Is t ruzione evidentemente non teneva
d i e t ro un’eguale solerz i a
da parte degli organi
subalterni periferici, delegati all’attività di rilievo e
di tutela arc h e o l o g i c a .
Qu a t t ro anni più tard i ,
cioè nel 1892, il Ministro
era costretto a ritornare
nuovamente sull’argomento, rinnovando le sue istruzioni ai presidenti delle
Commissioni Conservatrici affinché si decidessero a rimettergli un elenco dei ruderi e monumenti affidati alla loro sorveglianza, facendo da ciò
risultare: a) il Comune ove
si trova vano i siti; b) la
ubicazione precisa della
contrada; c) una descrizione sommaria di essi70 . Il
Prefetto, in qual ità di
Presidente la Commissione archeologica, interprete della superiore iniz i a t i va ministeriale ne
i n f o r m a va nell’agosto il
Lacava, e nel settembre il
Di Cicco. Nell’agosto era
stato sollecitato anche
l’ Is p e t t o re di Lagonegro
Antonio Arcieri, il quale,
invitato a compilare per la
sua area il Catasto degli
Edificii Mo n u m e n t a l i ,
a ve va fornito al Pre f e t t o
sommarie notizie sulla
propria attività, che aveva
portato alla luce “in vari
punti del Circondario (...)
tracce di ruderi antichi
disseminati in fondi particolari, dove non si (era)
fatto mai alcun tentativo
di scavo”71.
*
A sedici anni dall’istituzione della Commissione
C o n s e rvatrice de Mo n u menti e Scavi la ricerc a
archeologica in Basilicata
aveva segnato un sicuro ed
importante progresso, senza per questo presentarsi
con connotati autenticamente rivoluzionari. I pionieri dell’archeologia lucana, infatti, nell’agosto del
1892 erano ancora per
buona parte in attività. La
Commissione annoverava
fra i suoi membri insieme
agli intramontabili Giustino Fortunato, Giovambattista Araneo, Antonio
Arcieri e Domenico Ridola, anche il Cav. Vittorio
Di Cicco. Al lavoro profuso da questi valorosi cultori locali aveva certamente
arrecato una benefica influenza l’arrivo di viaggiatori e studiosi stranieri
come François Lenormant, che raccolse le sue
e s p e r i e n ze nell’opera A
t ra vers l’ Apulie et la Lu canie, o l’altro archeologo
francese Salomon Re i nach, direttore del Museo
di St. Germain nel Dipartimento Seine-et-Oise, che
sollecitato dai risultati
divulgati dal Lenormant,
p re n d e va ad intere s s a r s i
delle testimonianze archeologico-monumentali
della Ba s i l i c a t a 7 2 . Su l l’onda di questo nuovo
interesse, accentuato dalla
presenza straniera, agivano
anche i responsabili dei
competenti uffici nazionali. Così, dopo essere stato
annunciato da una lettera
del Prefetto di Potenza ai
Sindaci di Maratea, Tr a mutola, Saponara, Latronico, S. Chirico Raparo,
Rotondella, Accettura e
Muro Lucano, nell’agosto
del 1896, veniva a visitare
la Basilicata il Viceispett o re della Di rezione dei
Musei e Scavi di Napoli,
Giovanni Patroni. Ad acc o m p a g n a re in queste
“località nell’ i n t e re s s e
dell’arte” l’illustre visitatore provvide l’ Is p e t t o re
Onorario Vittorio Di Cicco. Oltre ai luoghi indicati
i due si addentrarono per
alcuni giorni all’ i n t e r n o
della foresta di GallipoliCognato, scortati da guardie forestali i quali si adoperarono anche al rifornimento del vitto e dell’alloggio ai due studiosi73.
Un serio programma di
interventi, però, avrebbe
richiesto un organico ed
a rticolato piano, in cui
i n i z i a t i ve ed operatori si
raccordassero in maniera
sincronica. Ma la vicenda
del Di Cicco, “c o s t a n t e
compagno del Sig. Mi chele Lacava”, a lungo
ignorato, nonostante le
c redenziali del Lacava e
del Sottoprefetto di Matera, sta a testimoniare le
difficoltà dei ritmi di crescita dell’ a rcheologia in
Basilicata74.
Nel giugno del 1891 la
mappa regionale, in relazione alle nomine da effettuarsi per la Commissione
a rcheologica, pre s e n t a va
non poche zone vuote.
Non c’era, infatti, da
riempire soltanto il Mandamento di S. Mauro Forte ed a questa data la situazione dei Circondari e
Mandamenti presentava il
seguente quadro: 1) Lagonegro, Arcieri; 2) Matera, Ridola; ma con il
Mandamento di Pi s t i c c i
carente del proprio Ispett o re; 3) Melfi, Araneo;
con il Ma ndamento di
Rionero in Vulture occupato dal sempre assente
Giustino Fo rtunato ma,
con il Ma ndamento di
Venosa privo del proprio
Is p e t t o re; 4) Po t e n z a ,
L a c a va; con il Ma n damento di Saponara di
Grumento occupato dal
canonico Francesco Caputi, ma con il Mandamento
di Acerenza privo del proprio Is p e t t o re. Ai non
pochi vuoti di organico,
però, a far da contrappeso
comparivano nuovi membri, come l’ a v vocato Ni cola Branca, nominato dal
Consiglio Provinciale il
23-2-1877, l’avvocato Ger a rdo De Pilato (nato a
Palmira, l’attuale Oppido
Lucano, ma residente a
Potenza), nominato dal
Governo, ma già Commissario nel 1881, ed il
prof. dott. Domenico Ridola, nominato dal Consiglio Provinciale il 12-91888 in sostituzione dell’avvocato Pietro Rosano,
nel frattempo deceduto.
Anche i titolari dei Mandamenti di Pisticci e di
Bernalda erano stati nel
frattempo colti da morte,
rendendosi perciò necessario “surrogarli per le nuove
ispezioni ritenute necessarie nei territori di Ac e renza, Venosa e Mo n t a l bano, i quali offrono campo alle ricerche archeolog i c h e” 7 5 . Scarsa o nulla
attività, purtroppo, veniva
svolta anche nel Circondario di Melfi ove il vecchio e malandato canonico Araneo ave va a più
riprese richiesto di essere
sostituito. Il Mandamento
di Bernalda si era re s o
vacante per la sopravvenuta morte del dott. Nicola
— 49 —
Ferri. Più grave era il
vuoto lasciato dall’assenza
del Lacava. Trasferito dapprima a Bari, come Ispettore del Banco di Napoli,
e ritornato poi stabilmente
a Napoli, presso la sede
centrale dell’ Istituto di
credito partenopeo, anche
il solerte Lacava aveva dovuto con insistenza chiedere al Ministero la propria sostituzione non potendo da lontano assolvere
al delicato incarico. Eg l i
aveva inizialmente segnalato al suo posto l’avvocato Nicola Marini, presentandolo come un “letterato, che ha dato alle stampe
p regiati scritti” 7 6 . De l l a
p recarietà strutturale e
funzionale esistente in
Basilicata era ben informato il Ministero, che avvertiva la necessità di un più
corposo e risolutore interve n t o. Il 27 aprile del
1894 e il 29 marzo del
1895 il Ministro si faceva
i n t e r p rete diretto della
situazione e con sue epistolari comunicazioni al
Prefetto di Potenza lo invit a va a “d a re un migliore
a s s e t t o” al servizio nella
p ropria re g i o n e 77 . Compreso del bisogno e conformandosi ai superiori
desideri il Prefetto provvedeva a creare nuovi Mandamenti, oltre quelli già
esistenti: Ac e renza, Av i gliano, Picerno, Brienza,
Vietri di Potenza, Ge n zano e Marsico Nu ovo ,
tutti dipendenti dal Circondario di Potenza; i
Mandamenti di Trivigno,
To l ve, Laurenzana, Corleto Perticara, Calvello e
Viggiano affidati alle cure
del Di Cicco; il Ma n damento di Mo n t a l b a n o
Jonico, che fu affidato al
dott. Francesco Lomonaco, distintosi sul piano
intellettuale essendo dive-
nuto membro dell’Accademia pedagogica di Milano.
Quanto al vuoto lasciato
dal Vi c e i s p e t t o re della
Commissione, il Comm.
Michele Lacava, il Pre fetto, nella sua qualità di
Presidente dell’ente, pur
ammettendo che “sarebbe
stata buona la scelta del
Marini dal lato tecnico
perché molto versato nelle
l e t t e re e conoscitore di
a rte antica e moderna” ,
esprimeva un diverso parere poiché il Marini non
poteva attendere al disbrigo dell’incarico “per le sue
condizioni di salute (...)
tanto più che nei mesi di
i n verno non risiede in
questa città”78. La scelta
dunque veniva fatta ricadere sullo storico potentino Raffaele Riviello, che il
Lacava aveva proposto in
sostituzione del Marini e a
cui il Prefetto dava comunicazione dell’incarico nel
giugno del 189579.
Il 13 dello stesso mese il
Riviello rispondeva affermativamente al Prefetto e
accettava l’incarico.
La lettera del Riviello si
segnala per le sue espressioni di alto sentire civile,
di umiltà operosa e di lungimirante creatività. Pu r
essendo dotato di robusti
studi egli si schermiva col
Prefetto dicendo: “Ve r a mente di studi archeologici non ho molta cultura;
ma pensando che è dovere
di buon cittadino prestare
sempre per la patria sua,
accetto la carica su riferita,
sperando di collaborarvi di
buona volontà e con amore, per quanto la mia salute e le mie occupazioni lo
permettano. Desidero solo
che mi si dia almeno una
stanza in questa Re g i a
Prefettura (...). La stanza
p o t rebbe serv i re anche,
come è mio pensiero, per
iniziarvi una biblioteca di
qua nto si è pubblicato
sulla Provincia da nostrani
e forestieri, ed invogliare i
giovani studiosi di questo
Liceo ad affezionarsi alla
storia ed alle memorie dei
nostri uomini e delle
n o s t re contrade” 80. Ne l l’agosto del 1897 lo storico Raffaele Riviello moriva nella sua città natale,
ma non invano egli aveva
e s p resso il suo pensiero
poiché costituiva l’abbozzo di una realtà che avrebbe avuto modo di concretarsi appena tre anni dopo
da quella sua enunciazione
e p i s t o l a re al Prefetto di
Potenza. Nella Relazione
sull’amministrazione provinciale per l’ e s e rc i z i o
1899-1900, infatti, l’Ente
lucano dava per realizzato
“ l’antico pensiero del
Consiglio Provinciale di
f o n d a re una biblioteca
p rov i n c i a l e” 8 1. La piena
c o n c o rdanza di intenti
nella realizzazione di questo essenziale strumento di
cultura promosso dal Riviello e validamente sostenuto dal Consiglio Pro vinciale di Basilicata trova
una sua felice espressione
in una deliberazione della
Deputazione Prov i n c i a l e
del 10-12-1896, con all’oggetto, appunto, l’ “ Is tanza” del sig. prof. Raffaele Riviello per impianto
di una Biblioteca paesana
in Potenza. Il Consiglio
nel considerare le proposte
dei sig. Riviello e di Albini
di istituire “una bibliotecaarchivio per tutto ciò che
si riferisca alla storia della
regione” dava “facoltà” alla
Deputazione Prov i n c i a l e
di concre t a re, d’ a c c o rd o
con i proponenti, lo impianto di detta istituzione.
A tal fine la Deputazione
Provinciale nominava una
Commissione “composta
dal Comm. Vincenzo De
Filpo, dall’on. Comm.
Carmine Senise, Comm.
Gattini, Comm. Del Zio,
on. Fortunato, on. Giant u rco, on. Rinaldi, on.
Materi, Cav. Addone Domenico, Comm. Michele
Lacava, Comm. Giacomo
Racioppi, Cav. Se ve r i n i ,
p ro f. Tangorra, dott. Albini, pro f. Cav. Riviello
Raffaele”. A questa Commissione la De p u t a z i o n e
Provinciale dava “il mandato di prov ve d e re mediante offerte gratuite alla
prima raccolta di pubblicazioni scritte dai comprovinciali e riguardanti la
Basilicata. Rilevato che al
detto Comitato il pro f.
Gianturco e il Comm. Racioppi inviando le loro
pubblicazioni; considerato
che pur continuando le
pratiche per avere offerte
di pubblicazioni di comprovinciali sia opportuno
di provvedere all’impianto
della biblioteca”, la De putazione Provinciale deliberava di dare mandato al
Presidente affinché prendesse accordi con il prof.
Riviello e con gli aderenti
al Comitato per la biblioteca provinciale affinché
tale istituzione fosse di
fatto creata. Dopo neppure quattro anni, come
detto, tale desiderio diventava una concreta realtà82.
Contestuale all’istituzione
della biblioteca provinciale
si verificava un altro evento di rilevante spessore
culturale per la città capoluogo di provincia lungamente preparato sin dal
lontano 1876, allorc h é
venne istituita la Com-
— 50 —
missione Conservatrice dei
Monumenti e Scavi, con
sede all’interno dell a
Prefettura: la nascita del
Museo Archeologico Lucano. Su questa importante istituzione il Consiglio
Provinciale di Ba s i l i c a t a
aveva adottato la sua prima deliberazione il 6 dic e m b re del 1889. Il Mi nistro della Pubblica Istruzione, pur recependo immediatamente la notizia,
a ve va dovuto attendere
dunque un intero decennio per poter dare nell’esercizio 1899-1900 l’annuncio “del fatto compiuto”. I grandi artefici delle
realizzazioni di questa
opera furono gli ispettori
Domenico Ridola, Vi t torio Di Cicco e soprattutto il compianto Mi chele Lacava, che tanto
studio ed amore pose nella
ricerca degli oggetti antichi83. La Deputazione Provinciale di Basilicata ricon o s c e va in assoluto nel
Lacava il principale artefice di questa import a n t e
opera e per “onorarne la
memoria, propo(se) intit o l a re il Museo al suo
nome”84.
*
Il Decreto organico del
maggio 1876 fu, con succ e s s i vo altro interve n t o
n o r m a t i vo del 15-111895, integrato, sia per
ridefinire la composizione
della Commissione Conservatrice dei monumenti
e scavi, quanto per accentuarne l’efficacia funzional e 8 5 . Nel dicembre del
1895 dunque all’indomani del nuovo Decreto che
rivedeva la composizione
della Commissione, l’organismo risultava composto in Basilicata da due
avvocati: Gerardo De Pilato e Nicola Branca; da
due scrittori di storia locale: Emilio Fittipaldi e
Domenico Ridola; da un
a rcheologo: Michele Lacava. Emilio Fittipaldi era
stato nominato in sostituzione del deceduto cavaliere Pasquale Ciccotti, così
come in sostituzione del
cavaliere Pietro Rosano era
subentrato Domenico Ridola86.
Col riordino delle Circoscrizioni il Ma n d a mento di Saponara di
Grumento ebbe aggregati
anche quelli di Viggiano e
di Montemurro. Il canonico arc i p rete Fr a n c e s c o
Paolo Caputi nominato
i s p e t t o re nel 1876 per
sostenere l’impegno della
giurisdizione saponarense,
ora, nonostante l’avanzata
età, con altra nomina del
10 dicembre 1896, vedeva
estesa la propria competenza anche al territorio
degli altri due comuni
contigui. Nel febbraio del
1897 il Mandamento di S.
Mauro Forte veniva riconfermato a Vittorio Di Cicco. Anche il Riviello, come il canonico Caputi,
nonostante a più ripre s e
lungo tutto il 1896 facesse
rilevare il suo non perfetto
stato di salute, per le insistenti profferte fu costretto ad accettare l’estensione
della propria competenza
oltre che sul Circondario di
Potenza anche sui Ma n damenti di Genzano, Marsiconuovo, Picerno, Vietri
di Potenza, Acerenza, Avigliano e Brienza. Il che
equivaleva ad una reale inefficacia della nomina ricevuta. Ai problemi di età del
Caputi e del Riviello si
aggiungeva il risentimento
del Di Cicco, che pure
inizialmente aveva profuso
n o t e vole entusiasmo per
q u e l l’ i n c a r i c o. Ora egli
non nascondeva al Pre -
fetto la sua profonda amarezza per il trattamento
che gli ve n i va riserva t o ,
dopo aver molto speso
nell’assolvimento di quell’impegno, costatogli non
poco sia in termini fisici
che finanziari87. Qu a n t o
accaduto ad altri suoi colleghi veniva vissuto anche
dal Di Cicco il quale si
vedeva costretto ad esorbitare la primigenia giurisdi zione di S. Ma u ro Fo rt e
ampliandola ai territori di
C a l vello, Corleto Pe rt i cara, Laurenzana, Tolve e
Tr i c a r i c o. In tal modo,
ribadiamolo, le cro n i c h e
difficoltà più volte denunciate al Prefetto ed al
Mi n i s t e ro della Pu b b l i c a
Is t ruzione trova vano ora
una notevole accentuazio-
Foto scattata allÕepoca del viaggio di Zanardelli in Basilicata. Accanto al Presidente • lÕOn. Michele Torraca
— 51 —
ne. Da questo ingolfamento operativo il Pre f e t t o
a ve va tentato come soluzione quella di incrementare il numero delle convocazioni della Commissione Provinciale degli Scavi
e Monumenti. Questa soluzione si era purtroppo rivelata inefficace mancando
costantemente il numero
legale dei membri componenti la Commissione, segno inequivocabile della
n e g a t i va incidenza che
provocava l’assenza di una
agevole ed efficiente struttura viaria regionale e di
comodi e rapidi mezzi di
locomozione. Ad aggravare ulteriormente questa
precaria situazione giungeva, inoltre, per il primo
Circondario di Potenza, la
m o rte del professor Raffaele Riviello, ormai carico
di a nni e di acciacchi,
avvenuta nel capoluogo di
p rovincia il 28 agosto
1897. Risultava più che
mai necessaria la reintegrazione dei vuoti di organico
p rodotti in seno alla
Commissione Conservatrice dei Monumenti e
Scavi ed a ciò si provvide
con il Regio Decreto del
28-2-1897, con il quale si
nominavano nuovi membri l’ a v vocato Er n e s t o
Ciccotti, il Cav. Ni c o l a
Benedetto Capece, l’ingegner Francesco Antonucci
e l’ingegner Nicola Maria
Pomarici. Con le nuove
nomine, che si aggiungevano a quelle effettuate
con il Regio Decreto del
15-11-1895, la Commissione risultava ora così
composta: Branca avv.
Comm. Nicola88, De Pilato avv. Cav. Ge r a rd o89,
Ridola dott. pro f. Cav.
Do m e n i c o 9 0 , Fi t t i p a l d i
dott. prof. Cav. Emilio91,
Antonucci ing. Cav. Francesco92, Pomarici ing. Ni-
cola Maria93, Ciccotti avv.
Er n e s t o 94 e Capece Cav.
Ni c o l a 9 5 . I personaggi
componenti la Commissione Archeologica Lucana
di fine secolo, pur potendosi collocare fra le figure
elette di questa re g i o n e ,
nondimeno non godono
del prestigio che loro
s a rebbe meritoriamente
attribuibile sul piano della
locale storiografia culturale. Grazie alla nuova sensibilità e sollecitudine dello
Stato unitario fu possibile
inventariare e catalogare il
patrimonio artistico monumentale della Basilicata,
ma fu soprattutto per
merito di uomini come
Michele Lacava, Pi e t ro
Rosano, Pasquale Ciccotti
ecc., se si poté compilare
documentate relazioni grazie alle quali alcuni nostri
monumenti divennero di
interesse nazionale e come
tali preservati96.
Ora al cospetto di un
q u a d ro socio economico
drammatico che le inchieste di Sonnino - Fr a n chetti e di Stefano Jacini
erano venute proponendo
nel corso di quei esiziali
decenni, in cui alta e dolorosa dominava la fort e
spinta migratoria transoceanica e che induceva nel
1902 Michele To r r a c a
deputato di Pietrapertosa
a questa sconfort a n t e
descrizione della Regione:
“Devastazione di terre,
terre abbandonate perché
non si possono coltivare,
terre infestate dalla mala ria, abitati che crollano e
(ultimo tratto al quadro
della desolazione) l’emi grazione. Sicché la mia è
una provincia che rimar-
rà una landa deserta; una
provincia per la quale
non è una frase dire che si
spegne...
Se torrenti e fiumi,
devastando e infestando
producono la miseria, la
miseria produce l’emigra zione, e l’emigrazione
raddoppia la miseria: e
l’imposta poi la triplica e
la quadruplica.” 97
occorre riconfermare la
carsicità della vitalità culturale lucana, di cui il filone archeologico costituisce
la più eloquente conferma.
L’ultimo lavoro di Tommaso Russo ribadisce la
contraddittorietà del processo evolutivo del livello
medio della cultura regionale nell’ultimo quarto di
secolo dell’800.
Se il Liceo Gi n n a s i o
Duni di Matera evidenziava confortanti segni di crescita, non altrettanto poteva dirsi per il Salvator Rosa del Capoluogo della
Provincia, Potenza.
Altrettanto avveniva per
il Ginnasio Nicola Sole di
Senise, il Ginnasio Comunale di Viggiano e quello
privato di Lagonegro nonché per il Ginnasio comunale di Muro Lucano.
“L’istruzione classica era
presente su quasi tutto il
territorio re g i o n a l e” 9 8 e
contestualmente era cresciuta un pò tutta l’istruzione secondaria superiore, non solo umanistica
ma anche tecnica.
Nondimeno, pur fra
non poche oscillazioni settoriali, il livello complessivo della sensibilità e della
cultura regionali avevano
registrato un netto consolidamento e l’archeologia
con le sue testimonianze
— 52 —
ora non era più solo un
problema istituzionale.
Perciò all’alba del nuovo
secolo il ricco giacimento
della cultura classica di
questa regione poteva rivendicare senza iattanza la
propria centralità sul terreno del concorso e dello
sviluppo della cultura
dell’Occidente.
Così esemplarmente
quando Lenormant, prima, e Berteaux, poi, tras f o r m a vano la pre s u n t a
statua di Giuliano l’Apostata in feticcio classicista
non solo l’ A rc h e o l o g i a
compiva come scienza uno
s c a rto evo l u t i vo, bensì
anche la Basilicata coi suoi
vessilli di civiltà, insieme
ai suoi emigranti, formicolava per le vie del mondo,
scheggia del mosaico di
una umanità in eterna ed
organica composizione.
— 53 —
1
T. PEDIO,
, Edizioni del
ÒCentro LibrarioÓ, Bari,
1964, p. 25;
2
, p. 26;
3
, p. 28;
4
, pp. 50-51;
5
F. S. ROSELLI,
, Napoli, 1790;
6
T. PEDIO,
,
, p. 52;
7
, p. 53;
8
, pp. 53-54;
9
, p. 55;
10
, p. 57;
11
C. GATTA,
, Napoli, 1723;
12
T. PEDIO,
,
, p. 55;
13
, p. 59;
14
, p. 63;
15
;
16
N. RAMAGLI,
, Soc. ÒASPETTI
LETTERARIÓ, Napoli, s. d.;
17
T. PEDIO,
,
, p. 88;
18
ÒIl decennio non fu periodo
favorevole alla scienza pura:
tutti volti verso problemi pratici della cultura, gli uomini del
Decennio - anche in questo
diversi dai loro immediati
predecessori del Settecento attesero assai pi• ad incoraggiare studi di chimica agraria, di botanica e di meccanica, che di diritto, di economia o di etica. Una eccezione, lÕarcheologia, non solo
perchŽ nel nostro paese tradizionale era la passione per
gli antichi monumenti ma
anche per il favore agli studi
dellÕantichitˆ accordato dallÕarcivescovo di Taranto, cos“
sapiente e squisito cultore di
essi. ForsÕanche vi contribuiva
nel sovrano la vanitˆ un p˜
ingenua e la gioia di potersi
circondare della aureola suggestiva dellÕantica nobiltˆ
classica della terra su cui
regnava, aureola della quale
non poteva circondarsi nemmeno il grande imperatore di
FranciaÓ. Cfr. A. VALENTE,
, Einaudi, Torino,
1976, p. 15;
19
M. SCHIPA,
, Soc. Ed. Dante
Alighieri di Albrighi, Segati e
C., Milano - Roma - Napoli,
1923, vol. II, pp. 227-238;
20
Cfr.
, n. 85;
21
T. PEDIO,
, in
, a.
XII (1942), p. 53;
22
, pp. 53-54;
23
, p. 54;
24
, p. 55;
25
. Tra i reperti si trovarono Òeccellenti vasi ma
anche vi era una statuetta di
bronzo dal peso di 40 rotoli:
un leoncino ed un piccolo
cavallo anche di bronzo; un
candelabro dÕargento, un rotolo dÕoro e tre diamantiÓ;
26
;
27
;
28
, p. 54;
29
T. PEDIO,
, in
, A. XIII (1944), f.
IV, p. 229;
30
, p. 230;
31
;
32
, pp. 230-231;
33
T. PEDIO,
,
, p. 100;
34
Cfr. Regio Decreto 14 maggio 1876, n. 3120. Con questo Decreto, costituito di soli
due articoli, richiamandosi al
precedente decreto del 5
marzo 1876, n. 3028, su
proposta del Ministro della
Pubblica Istruzione Coppino
veniva istituita, appunto, nella
provincia di Potenza una
Commissione Conservatrice
dei Monumenti ed oggetti
dÕarte e di Antichitˆ di quella
provincia colle facoltˆ ed
incombenze stabilite dal suddetto decreto (art. 1). Quanto
alla consistenza della Commissione veniva stabilito in
base allÕart. 2 che essa fosse
Òcomposta di quattro commissari, due eletti dal Governo e due dal Consiglio
Provinciale oltre il Prefetto che
ne sarˆ il presidente, il quale
nominerˆ un impiegato della
prefettura a compiere lÕufficio
di segretarioÓ;
35
Nel primo quarantennio di
storia unitaria la produzione
normativa in tema di archeologia non fu certo sterminata
sebbene alcune leggi, soprattutto nel campo degli studi archeologici, possano ritenersi
fondamentali per la disciplina
della complessa e delicata
materia. Tra i primi provvedimenti si segnala lÕistituzione
del Museo patrio di archeologia in Milano (R. D. 13 novembre 1862, n. 969), cui
seguirono la soppressione del
posto di assistente al Museo
archeologico dellÕUniversitˆ
di Bologna (R. D. 1 ottobre
1865, n. 2528), lÕistituzione
in Pompei di una Scuola di
Archeologia per lo studio e la
illustrazione di quei monumenti (R. D. 13 giugno 1865,
n. 2957), e lÕaumento del
numero dei consultori della
Giunta Consultiva di storia,
archeologia e paleografia (R.
D. 26 maggio 1872, n. 858).
Pi• mirati ed organici furono
gli interventi normativi elaborati ed approvati nel corso
degli Anni settanta dellÕOttocento. A parte il citato
R. D. 26-5-1872 ben altra
consistenza assumono il R. D.
4 gennaio 1872, n. 662, che
istituisce presso il Ministero
della Pubblica Istruzione una
Giunta Consultiva di storia,
archeologia e paleografia, il
R . D . 7 agosto 1874, n.
2033, col quale • istituito
— 54 —
presso il Ministero della Pubblica Istruzione un Consiglio
Centrale di archeologia e
Belle Arti, il R. D. 28 marzo
1875, n. 2419, col quale •
istituita una Giunta di archeologia e di Belle Arti presso il
Consiglio Superiore di Istruzione Pubblica, il R. D. 23
maggio 1875, n. 2508, col
quale • stabilito che il Direttore del Museo di Antichitˆ di
Parma avrˆ lÕincarico di far
un corso di Storia e di Archeologia nella Universitˆ di
detta cittˆ, la legge 27 maggio 1875, n. 2354, con la
quale si fissa la tassa di
entrata nei Musei, nelle Gallerie e negli Scavi archeologici, e soprattutto i due Regi
Decreti 5 marzo 1876, n.
3031 e 8 dicembre 1878, n.
4635, con i quali, rispettivamente, si stabiliscono le
norme che debbono regolare
la Scuola Italiana di Archeologia e si approva la Scuola
Italiana di Archeologia alla
Regia Universitˆ di Roma con
il relativo Regolamento. Negli
Anni ottanta del secolo decimonono vanno considerati i
seguenti testi normativi in
materia: il R. D. 25 marzo
1880, n. 5371, che istituisce
una sezione di Archeologia
nelle scuole di Magistero
presso la Facoltˆ di Filosofia
e Lettere, il R. D. 23 dicembre
1880, n. 5739, che determina le cauzioni da prestarsi
dagli agenti di riscossione
delle tasse di entrata nei
Musei, nelle gallerie e negli
Scavi archeologici, il R. D. 24
novembre 1881, n. 505, che
sopprime la Giunta di Archeologia e Belle Arti presso
il Consiglio Superiore della
Pubblica Istruzione, il R. D.
30 dicembre 1888, n. 5888,
che istituisce in Roma alcune
Borse di studio per il perfezionamento negli studi di
Archeologia, e il R. D. 14
luglio 1889, n. 6282, che fissa la sede nel palazzo del-
lÕArchiginnasio di Bologna il
Museo Nazionale nellÕottavo
centenario dello studio di
quella cittˆ. Nel decennio di
fine secolo, invece, si segnalano i seguenti testi normativi:
il R. D. 28 giugno 1891, n.
392, che sopprimendo la
Direzione Generale delle
Antichitˆ e Belle Arti, ripartisce i relativi servizi in due
divisioni del Ministero della
Istruzione Pubblica e ne approva il Regolamento per i
servizi di Archeologia e Belle
Arti, il R. D. 29 novembre
1891, n. 708, che istituisce in
Roma presso il Ministero
della Istruzione Pubblica
Borse o posti di studio triennale di perfezionamento degli studi archeologici, il R. D.
20 marzo 1892, n. 123, che
stabilisce la tassa di ingresso
al Museo Archeologico Nazionale di Siracusa, il R. D.
16 marzo 1893, n. 156, che
abolisce la Commissione
Permanente di Belle Arti e la
Giunta Consultiva di Archeologia e si istituisce presso il
Ministero della Istruzione
Pubblica una Giunta di Belle
Arti e ne approva lo Statuto,
il R. D. 27 aprile 1894, n.
173, che istituisce presso il
Ministero della Istruzione
Pubblica una Giunta Superiore per la Storia e per la
Archeologia, il R. D. 25
luglio 1896, n. 412, portante
norme per la Scuola Italiana
di Archeologia e le Borse per
il perfezionamento degli studi
archeologici, il R. D. 20
novembre 1898, n. 528, che
determina le cauzioni da pre starsi agli agenti incaricati
della riscossione delle tasse
dÕentrata nei Musei, nelle
Gallerie e negli Scavi archeo logici. In questa ampia produzione normativa in tema di
archeologia si inserisce
anche, per gli Anni novanta
dellÕOttocento il R. D. 15
novembre 1895, n. 701, che
aumenta il numero dei com-
ponenti la Commissione Conservatrice dei Monumenti
della Provincia di Potenza;
36
La ÒCommissione Conservatrice de Monumenti e
ScaviÓ, in forza del R. D. 145-1876, n. 3120, doveva
essere composta da non pi•
di 5 membri. Tale composizione, per˜, con successivo
altro Decreto del 15 novembre 1895, n. 701, fu ampliata nel numero fino a comprendere 8 membri;
37
La figura di Vittorio Di
Cicco, nominato Ispettore dei
Monumenti e degli Scavi il 5
ottobre 1891 per il Mandamento di S. Mauro Forte
(Circondario di Matera), si
pu˜ ricavare da una scheda
autobiografica autografa
consegnata alla Prefettura di
Potenza. Nacque a S. Mauro
Forte il 3-9-1860 e visse sempre nel suo luogo natio. Pur
non essendo dotato di alti
studi, nondimeno era esperto,
come egli stesso asserisce, di
Òpittura, di paesaggio e studi
archeologiciÓ. Fra i titoli accademici e di studi percorsi il
Di Cicco scrive: ÓSocio corrispondente dellÕAccademia
delle Scienze di Losanna
(Svizzera); Socio corrispondente della SociŽte Asiatique
OcŽanienne de Geographie
et dÕExplorationsÓ di Parigi;
attestati con premi dellÕIstituto
di Belle Arti in Napoli, ottenuti durante lo studio del paesaggio; Collaboratore del
periodico Ò
Ó. Fra
le pubblicazioni fatte dal Di
Cicco egli ricorda: Òle pubblicazioni concernono scoverte
di antichitˆ ed illustrazioni di
monumenti ed opere dÕarteÓ.
Sono state inserite su diversi
periodici, fra cui Ò
Ó e
lÕÒ
Ó,
lÕÓEco della LucaniaÓ, ed altri
giornali della Provincia. Delle
scoverte se ne sono occupati
il Ò
Ó, la rivista della
Ò
Ó, il Ò
Ó e lÕÒ
Ó. Quanto
ai servigi resi al paese e le
benemerenze pubbliche acquisite il Di Cicco evidenzia i
seguenti meriti: ÒConsigliere
Comunale (per pi• anni) a S.
Mauro Forte e ad Oliveto
Lucano. Membro della Commissione mandamentale di
Ricchezza mobile a S. Mauro
Forte (per un sessennio).
Membro della Commissione
Edilizia di S. Mauro Forte
(per un decennio). Componente la Commissione Vigilatrice delle scuole elementari
(per un quinquennio). Membro della Commissione Carceraria di S. Mauro Forte.
Rappresentante del Consorzio Agrario di Oliveto lucano. Dal 1881 al 1891 ha coadiuvato gratuitamente in
tutte le ricerche archeologiche
nella Provincia, il compianto
Michele Lacava, Ispettore dei
Monumenti e Scavi del
Circondario di Potenza. Dal
1891 fino al presente resi
altri servigi alla scienza
archeologica come potrˆ rilevarsi presso il Ministero della
Istruzione Pubblica. Ho dipinto ad acquarello i monumenti
principali della Provincia
(non appena il lavoro sarˆ
completo verrˆ dato in dono
alla Biblioteca Provinciale).
Nel-lÕAlbum presentato a
S.M. il Re Umberto I vi dipinsi
gratuitamente diversi acquarelli di paesaggio di questi
paesi. Ho una raccolta di
oggetti antichi di grande interesse scientifico, della quale
ho disposto donarla al Museo
Provinciale, ove si facesse,
oppure darla al Municipio di
— 55 —
S. Mauro Forte. In occasione
dellÕinaugurazione del monumento a Mario Pagano in
Brienza feci la pergamena di
consegnaÓ. (cfr. Archivio di
Stato di Potenza (dÕora in poi
ASP),
,
Fondo Prefettura (dÕora in poi
F. Pref.), Atti Amministrativi
(dÕora in poi A. A.), cart.
343, fasc. 6088);
38
La destituzione dagli incarichi ricoperti in seno alla
ÒCommissioneÓ, oltre che esplicitamente enunciata dalla
normativa vigente in materia,
fu esplicitata dal Ministero
della P. I. in una propria comunicazione al Prefetto di
Potenza nella quale riaffermava il principio della inopportunitˆ del cumulo di pi•
incarichi pubblici, motivato
da ragioni di Òincompatibilitˆ
e di collisione, senza dire poi
che il cumulo di pi• incarichi
pubblici, non (era) garanzia
che tutti ven(issero) egualmente disimpegnati con attivitˆ. Perci˜ il Ministero (aveva) riguardo di scegliere sempre tali funzionari onorari
fuori delle persone che (avevano) immediata direzione
delle Amministrazioni localiÓ.
Cfr. ASP,
, F. Pref., A. A., cart.
343;
39
LÕavv. Carlo Pesce si distinse nel panorama culturale del
proprio paese per la sua
vivace attivitˆ intellettuale,
scrivendo opere di storia
locale assai pregevoli per
lÕimpostazione metodologica
interdisciplinare. Di lui si ricordano:
, in
Ò
Ó, a. 1894;
, Tip.
Palazzo di Cassazione, Napoli, 1895;
,
Tip. Tancredi, Lagonegro,
1900;
, Tip. Lucana, Lagonegro, 1911;
,
Stab. Tip. Pansini, Napoli,
1913;
40
ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 343;
41
ASP,
, F. Pref., A. A.,
lamentava che ÒlÕistesso maleÓ continuasse a Òtormentar(lo), ed attesa la (sua) malferma salute e lÕetˆ avanzata,
che dˆ troppe noie, pregava
lÕautoritˆ periferica dello
Stato, a tenerlo Òper iscusatoÓ
e nel contempo gli rassegnava le dimissioni. Cfr. ASP,
cart. 343;
42
ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 343;
43
ASP,
, F. Pref., A. A., cart.
343;
44
In conseguenza della cronica inadempienza nellÕassolvimento dellÕufficio a cui i designati alla carica di ispettore
erano stati preposti, il Ministero della P. I. fu spinto a
sollecitare il Prefetto di Potenza, nella sua veste di Presidente la Commissione provinciale Conservatrice per i
Monumenti, a fornire notizie
sul modo in cui funzionavano
in Basilicata le ÒIspezioniÓ,
nonchŽ a rilevare Òsopravvenute variazioni non notificate
(al) MinisteroÓ. Della istituzione delle Commissioni provinciali a tutto agosto 1890,
come denunciava lo stesso
Ministero, se si eccettuava il
lavoro dellÕIspettore Michele
Lacava, che reggeva il
Circondario di Potenza, Òe la
cui attivitˆ (era) sempre alla
prova delle altre Ispezioni
ben rare o remotissime (erano) le notizie che ne (aveva) il
MinisteroÓ. ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 343;
47
ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 343;
48
;
49
LÕavvocato Luigi Cariati
nacque a Maschito il 7 maggio 1855 ma si trasfer“ a
Melfi ove svolse lÕattivitˆ
forense. Consegu“ la laurea
in giurisprudenza presso
lÕUniversitˆ di Napoli il 4
dicembre 1875. Avvi˜ la
pratica forense nella cittˆ
federiciana il 31 maggio
1876. Fra i titoli onorifici
conseguiti dal Cariati si ricorda quello di Cavaliere dellÕOrdine della Corona dÕItalia, ottenuto con R. D. del 15
gennaio 1891. Ritenuto dalla
Prefettura di cultura intellettuale non comune al punto da
permettergli lÕesercizio dellÕincarico onorifico e gratuito
di Ispettore archeologico, il
Cariati nellÕautodichiarazione
richiesta dal Ministero della
P.I. indic˜ fra le sue pubblicazioni le seguenti opere:
Ò
negli anni
1881 e 1882 volumi 2.
Ristampa con prefazione
della
, F. Pref., A. A., cart.
343;
45
ASP,
, F. Pref., A.
A., cart. 343;
46
Nella lettera lÕAraneo si
al paese e benemerenze pub bliche, specialmente per
quanto concerne la storia, i
monumenti e lÕarteÓ, il Cariati
rispose: ÒConsigliere Comunale di Melfi, Direttore e successivamente Vice Presidente
della Banca Popolare Cooperativa di Credito in Melfi,
Consigliere e poi Presidente
della Cassa di Risparmio di
Melfi, Presidente della Biblioteca popolare circolante di
Melfi, Socio Onorario delle
due Societˆ operaie di Melfi,
Componente la Commissione
del gratuito patrocinio presso
il Tribunale di Melfi, Componente il Consiglio di discipline dei Procuratori presso lo
stesso Tribunale, e successivamente Segretario Tesoriere
del Consiglio medesimo,
Socio benemerito della Biblioteca circolante di Rionero
in Vulture, Vice Pretore del
Mandamento di MelfiÓ. (cfr.
ASP,
, F. Pref.,
A. A., cart. 343, fasc. 6088).
In forma pi• organica del
Cariati si ricordano in particolare le seguenti opere:
, Melfi, 1902, ed inoltre
la ristampa da lui curata nel
1895 per i tipi Greco & Ercolani dellÕopera di Giuseppe
Maria LAURENZIELLO,
;
LÕavvocato Gerardo Pinto
nacque in Venosa il 13 maggio 1854. Laureatosi in giurisprudenza nellÕUniversitˆ di
Napoli nellÕanno 1876, il
Pinto svolse lÕattivitˆ forense
50
Ó. Fra le note relative al quesito: Òservizii resi
— 56 —
sempre nellÕambito della propria cittˆ. Dotato di cultura
intellettuale non comune il N.
ebbe grande dimestichezza
con Giustino Fortunato dal
quale fu profondamente stimato per la sua versatilitˆ
negli studi storici e letterarii
specialmente nellÕambito delle
ricerche di storia patria. Fu
instancabile raccoglitore di
cose antiche, di manoscritti,
di cronache, di monete, di
iscrizioni, ecc. che riempirono la sua vivace attivitˆ intellettuale ben oltre lo stesso
limite professionale di Vice
Pretore e avvocato. (cfr. ASP,
, F. Pref., A. A.,
cart. 343, fasc. 6088).
DellÕattivitˆ pubblicistica di
Gerardo Pinto si ricorda in
particolare
,
Vecchi Ed., Trani, 1902; ed
inoltre:
, Tip. Ostinelli, Como,
1930. LÕespressione di stima
che Giustino Fortunato nutriva nei confronti dellÕavvocato
Gerardo Pinto fu evidente
soprattutto quando nel suo
infaticabile sforzo per promuovere gli studi di storia
locale, spinse Òil Pinto a pubblicare la Cronaca del Cenna
e suscita(re) vivo interesse
sullÕopera di Riccardo da
VenosaÓ. cfr: T. PEDIO,
,
, p. 130;
51
ASP,
, F. Pref., A. A., cart.
343;
52
Il conferimento allÕArcieri
della nomina di Regio Ispettore della Commissione Conservatrice de Monumenti e
Scavi avvenne con R. D. del
18 novembre 1877;
53
Cavaliere della Corona
dÕItalia e dei S.S. Maurizio e
Lazzaro, il Franchi fu nominato con R. D. del 6 febbraio
1876;
54
La nomina del Ferri avvenne con R. D. dellÕ8 settembre
1876;
55
LÕAraneo fu nominato con
R. D. del 18-11-1877;
56
Giˆ deputato al Parlamento
Nazionale il Fortunato fu nominato Ispettore con R. D. del
5-5-1876;
57
Il Decreto di nomina del
Lacava • del 10 agosto
1877. Oltremodo utilissima
risulta ai fini del presente
lavoro la scheda biobibliografica di Michele Lacava
elaborata da Tommaso Pedio
che riportiamo integralmente
desumendola dalla sua
,
, pp. 107-108: ÒMichele
Lacava nacque in Corleto
Perticara il 17 agosto 1840
da Giuseppe Domenico e
Brigida Francolino. Studente
in medicina in Napoli, con il
fratello Pietro (1835-1912),
ader“ al movimento liberale
ed accett˜ il programma del
Comitato dellÕOrdine. NellÕagosto del 1860 partecip˜
attivamente ai moti insurrezionali e, luogotenente nella
IV Compagnia della brigata
Basilicata, segu“ Garibaldi sul
Volturno. Dopo il 1860 complet˜ gli studi di medicina a
Napoli e a Pavia: nel 1866
partecip˜ alla guerra contro
lÕAustria. Ritiratosi in Basilicata, partecip˜ attivamente
alla vita politica del paese e
fece parte, per molti anni, del
Consiglio Provinciale di Basilicata. Scrittore e pubblicista
pubblic˜ in Napoli nel 1867
un saggio su
e nel 1876 uno studio su
. Archeologo e
studioso di storia patria socio
dellÕAccademia Pontaniana,
esegu“ fortunati scavi nella
zona di Metaponto e fond˜
lÕattuale Museo Provinciale di
Potenza che porta il suo no-
cfr. GATTINI,
28, n. 238;
me. Autore di una monografia su
, edita in
Potenza dal Favatˆ nel 1874,
in quello stesso anno, per
sostenere lÕopportunitˆ di
ridare alla regione lÕantica
denominazione di Lucania,
pubblic˜ in Napoli (Ed. Morano)
, cui fece seguire una raccolta di
, edita in Potenza nel
1876 (Tip. Fontana). Interessato ai problemi della Basilicata fond˜ e diresse nel 1874
la
, in
cui pubblic˜ una serie di interessanti studi sulle condizioni
della regione, alcuni dei quali
vennero successivamente raccolti in volume, e una rivista
di studi lucani,
. Autore di una
monografia su
, che
venne tradotta in francese nel
1878 e pubblicata nella
,
pubblic˜ una monografia su
la
(Potenza, Tip.
Favatˆ, 1879), e alcuni studi
sulle
, raccolti
in un volume edito nel 1890
a Potenza (Tip. Pomarici) una
monografia su
(Potenza,
Garramone & Marchesiello,
1890), e una
edita in Napoli, dal
Giannini nel 1893. Sebbene
molto apprezzati dai suoi
contemporanei, nonostante le
critiche mossegli dal TROPEA
(
, cit., pagg.
20 s.), le ricerche e gli studi
archeologici del LACAVA
presentano numerose lacune
derivanti dal superficiale
dilettantismo di questo autore
il quale, secondo recenti scavi
avrebbe erroneamente ubica-
to alcune localitˆ in zone
diverse da quelle reali. Cfr. in
proposito la relazione di
FRANCESCO RANALDI sulle
, Potenza, Tip. Oliva,
1960. Autore di un saggio su
edito in Rionero in Vulture nel 1889, e di
uno studio su
(Napoli,
Morano, 1891), cur˜ nel
1891 la pubblicazione di un
volume
.
Nel 1895 presso la tipografia
Morano di Napoli, pubblic˜
la
in cui raccolse molti documenti interessanti lÕattivitˆ svolta dal movimento liberale in Basilicata
dal 1848 al 1860 ed una
serie di
dei personaggi pi• rappresentativi del
movimento liberale lucano
che aveva giˆ pubblicati ne
, che
Decio Albini dirigeva a Roma. Merita ancora di essere
ricordata la sua monografia
su
,
edita in Potenza nel 1884,
cui segu“ il suo
, che edito in Napoli
nel 1885, raccoglie brevi
monografie sui singoli centri
abitati della regione. NellÕultimo periodo della sua vita fu
chiamato a dirigere la sede
di Potenza del Banco di
Napoli, e successivamente fu
Ispettore di quellÕistituto di
credito. Mor“ in Torre del
Greco il 27 luglio 1896.
Lasci˜ incompiuta una
cui si era dedicato negli ultimi
anni della sua vita. Su di lui
— 57 —
, pag.
, Cittˆ di
Castello, 1910; DE PILATO,
, cit., pag. 70, n.
383; T. PEDIO,
, cit., I. D.,
, cit.,
vol. I, pag. 363; MARSICO,
, cit., pag. 117
ss.Ó;
58
Il Canonico Francesco
Caputi, nominato Ispettore
dei Monumenti e degli Scavi
con R. D. del 6 febbraio
1876, e perci˜ insignito del
titolo onorifico di Cavaliere
della Corona dÕItalia, nacque
in Saponara di Grumento il
12 gennaio 1834. Viveva
abitualmente per le necessitˆ
del suo Ministero, allÕinterno
del suo comune, che era sede
di Mandamento, prima che
venisse aggregato a quello di
Viggiano. Dalla scheda autobiografica chirografa compilata su sollecitazione del
Ministero della P. I. si ricavano notizie sui titoli accademici e sugli studi percorsi dallÕillustre canonico, che integralmente riportiamo: ÒSono
ecclesiastici e civili: ecclesiastici di Pro Esaminatore
Sinodale della Diocesi di
Marsico, di ex Rettore e professore di Belle Lettere nel
seminario di Potenza: civili di
ex professore di Ginnasio per
cinque e pi• lustri in proprio
paese, fornendo ogni anno di
un numero di alunni per la
licenza il Collegio Silvio
Pellico di Viggiano, di cui
apr“ anzitutto autorizzato
dalla Prefettura, la scuola elementare inferiore e superiore,
per aversi un sussidio dalla
Provincia il 1872. E i suoi
certificati lodevolissimi sono
oltre de Professori titolari del
Collegio di Viggiano, de
Regii Ispettori Santomauro,
Saluzzi, Ciccimarra ed altri.
Socio corrispondente dellÕIstituto Archeologico Germa-
nico e di varii Circoli letterarii. Il Diploma Germanico
data: ÒDie natali Winkelmanni IX Mensis Decembris
MDCCCLXXIVÓ. Alla domanda circa gli studi o le professioni cui specialmente egli
attendeva il Caputi rispose:
ÒCome Canonico Arciprete di
Collegiata Insigne soppressa
con Decreto dittatoriale del
17 febbraio 1861, bada alla
cura delle anime lieta di aver
compita la Chiesa, distrutta
dalle fondamenta del tremuoto 16 dicembre 1857, con
pochi mezzi e grandi sacrifizii personali nello spazio di
dodici anni che fu eletto
Arciprete col debito exequatur regio. Come uomo di lettere attende a suoi prediletti
studii archeologici ed • di
prossima pubblicazione la
storia di Grumentum in 22
capitoli, in volumeÓ. A proposito delle sue pubblicazioni il
Caputi scrive: ÒSono moltissime sui Giornali come articoli
e come opuscoli letterari: una
memoria provante la cura
annessa alla insigne Collegiata di Saponara di Grumento, Potenza, pei Tipi Santanello 1863, ricordata con
lodi da diversi Giornali e dal
Sig. Giacomo Racioppi, oggi
Consigliere di Stato nel suo
libro:
,
Roma, Tipografia Barbera,
1881, pag. 103 ed altre
innanziÓ. Ancor pi• nellÕaltro
suo lavoro dal titolo
Ò(dalle
schede di P. Sebastiani Paoli)Ó. Il Manoscritto, egli dice,
• oggi in potere dellÕegregio
Francesco Paolo Caputi, che
ha il culto intelligente, nonchŽ
lÕamore intenso delle antichitˆ
della sua patria, ondÕ• che di
molte iscrizioni da lui profferte, ha potuto recentemente
arricchirsi la simbola grumentina nel Corpus Latinarum
Inscriptiones. DallÕArchivio
storico per le province napoli-
tane, anno IX, fascicolo V. Il
Caputi pubblic˜ inoltre a premura dellÕIllustre Fiorelli, una
da lui scoverto, da una
lapide, dal medesimo illustrata nel fascicolo di Giugno
della R. Accademia dei Lincei
1877. LÕIllustre Fiorelli (Regno
dÕItalia- Ministero della
Pubblica Istruzione - Direzione generale de Musei e degli
Scavi di Antichitˆ - N. di
posiz. 57-1 N. di Prot. 2742
N. di Partenza 4096 Oggetto: scoperte di due epigrafi grumentine - Roma 25
luglio 1877) scrive allÕIspettore Caputi: Òé importantissima la sua comunicazione
della nuova lapide di Tito
Vezio, che apporta tanta luce
sulla topografia grumentina,
secondo che giustamente fa
osservare la S. V. con quella
profonda erudizione di cui •
fornita. Non mancher˜ di
partecipare tutto alla R.
Accademia de Lincei in suo
nomeÓ. E cos“ di altri uffizii
per altre lapidi. Intorno al
sonetto del Filicaia, Ò
Ó
opuscolo critico dedicato
allÕIllustre Giacomo Racioppi
pei Tipi Favatˆ, Potenza,
1820. Collabor˜ pei Giornali, sempre di fondo letterario, critico e archeologico:
,
,
,
, ed altri della
Provincia, non escluso lÕ
,
in cui oggi scrive. Pubblic˜ un
lavoro in pi• numeri sulla
, Potenza,
agosto 1875, dal titolo:
su vaso
Ceretano con le feste funebri
a Pelia, dedicato al R. Ispettore Salluzzi. Un altro lavoro
critico in pi• numeri sullo
stesso Giornale e il medesimo
anno contro il sonetto del
prof. Camodeca, che oltraggiava lÕItalia di oggi, chia-
mandola ÒSentinaÓ. Ma il
maggior dei suoi lavori • la
libro su 40 lapidi
Grumentine illustrate, onde il
Mommsen nel Corpus lat.
Inscrip. Berolini 1883, sotto
la rubrica
, vol. X,
parte I, scrive: ÒNuper Canonicus Franciscus Paulus
Caputi Grumentinum (Saponara) quae de patriis antiquitatibus collegit strenuo studio,
eorum mihi copiam fecit tam
per litteras quam per amicos:
idem pleraque ipse edidit in
ephemeride Potentina.
, mensis
Augustis et Septembris 1874Ó
(pag. 28 della prefazione).
Al quesito relativo ai servigi
resi al paese e sulle personali
benemerenze acquisite soprattutto in relazione alla
Storia, ai monumenti e allÕarte, il Caputi cos“ rispose:
ÒIl Canonico Arciprete Caputi
fu sempre ossequente alle
leggi della Patria ed attaccato
allÕInclita Dinastia dei Savoia,
e scrisse un elogio funebre in
morte del gran Re Vittorio
Emanuele letto nella Chiesa
del Rosario di qui, ed una
epigrafe in morte del Principe
Amedeo il giorno dei solenni
funerali nella Chiesa Madre,
dove intervennero tutte le
autoritˆ del paese. Cui arrec˜
il pregio di aver ridotto una
biblioteca con circa duemila
volumi, che egli dirige, tenendola aperta agli studiosi due
giorni la settimana, come un
impiegato da ci˜ del Municipio. E vi ha raccolto a proprie spese un piccolo museo
ogni d“ pi• crescente, con
soddisfazione visitato da
quanti qui giungono, peregrini della scienza. Biblioteca e
Museo benevolmente ricorda ti dalla Direzione generale
della Statistica, volume 2,
rubrica Biblioteche e dalla
Giovine Lucania nellÕarticolo
— 58 —
di fondo ÒTra Biblioteche e
MuseiÓ, anno II, N. 8¡, Roma
9 febbraio 1895. Il 1876
pubblic˜ pei Tipi di Marsico
Nuovo un lavoro di 20 pagine in 8¡ Ò
Ó. A proposito della Biblioteca Civica
di circa 2000 volumi di opere
classiche e rare, il Caputi,
nellÕaprirla uffizialmente al
pubblico concert˜ col Sindaco e il corpo municipale di
scegliere in omaggio alla
festa dello Statuto il giorno
18 Giugno 1882. In questa
fausta ricorrenza lesse un
lavoro molto preparato frutto
di penose indagini nel tessere
la storia degli uomini illustri
di Saponara di Grumento,
specie della famiglia Danio,
da cui redammo il tesoro dei
libri. E lÕopuscolo in 8¡ grande di pagine 43 usc“ pubblicato a spese del Municipio
coi tipi Magaldi e della Ratta,
Potenza, 1882, Il 18 Giugno
intitolato. (cfr. ASP,
, F. Pref., A. A., cart.
343, fasc. 6088). Fra le sue
opere ricordiamo:
, Santanello, Potenza, 1862;
, Tip. Fenoglio, Cava
dei Tirreni, 1899;
, Pesole, Napoli,
1902;
59
ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 343;
60
61
62
Ci˜ avvenne in esecuzione
della Circolare del Ministero
della Pubblica Istruzione del
7 agosto 1891, n. 1009;
63
S. DE PILATO,
, Ed. Marchesiello,
Potenza, 1928, p.169;
64
T. PEDIO,
, op. cit., p.
111. Delle opere del Di Cicco
si ricordano:
, Spera, Potenza, 1911;
, in
, Potenza, 16-17 maggio 1899;
, (1799), in
, a. XXI, n. 12 (Firenze,
10 luglio 1902), pp. 83 ss.;
,
Spera, Potenza, 1911;
, in
, a. XXI, n. 13
(Firenze, 31 luglio 1902), p.
89;
65
S. DE PILATO,
,
, p. 241. ÒIl
Di Cicco nacque in S. Mauro
Forte nel 1860 e dopo aver
fatto i suoi studi a Stigliano
ed a Caserta frequent˜ per
due anni lÕAccademia di Belle
Arti di Napoli, ottenendo vari
premi e ponendosi cos“ in
grado di riprodurre in disegni e dipinti paesaggi, ruderi,
prospetti nelle sue peregrinazioni, negli scavi e nelle ricerche per la Basilicata, le
Puglie, la Calabria. Fu per
lunghi anni Sovraintendente
agli scavi, fu vice-presidente
della Commissione provinciale per la conservazione dei
monumenti e fin dal suo
nascere, Direttore del Museo,
sorto nel 1910 con la cooperazione di Vincenzo Lichinchi
allora Presidente della Deputazione, tenuto a battesimo
da D. Ridola, intitolato a Michele Lacava, tra i pochi benemeriti studiosi ed esploratori della Basilicata antica. Il
Lacava oltre ad aver lasciato
numerose pubblicazioni storiche e archeologiche tra le
quali un pregevolissimo e
compiuto volume su Meta-
ponto premiato dallÕAccademia Reale di Napoli fu
patriota ardentissimo, animatore di studi e di coltura,
ricercatore e illustratore infaticabile della Basilicata ignota
ed accompagn˜ tra gli altri il
Lenormant in quei viaggi per
la nostra terra dei quali scrivemmo nel volume
. E
da Michele Lacava appunto
venne al Di Cicco quellÕinteresse e quella passione delle
cose antiche e degli scavi nei
quali ultimi specialmente,
come disse alla Camera Ettore Ciccotti, parlando del
Museo di Potenza, dopo
lÕincendio e richiamando su
di esso le cure premurose del
Governo, aveva come il fiuto
e giunse lˆ dove altri non
giungerebbe anche con maggiore competenza, per la
incomparabile passione che
vi metteva. Numerosissime e
veramente importanti sempre
confermate dal parere e dagli
studi ulteriori di quelli che si
sono su di esse soffermati le
sue scoperte archeologiche in
Basilicata e nelle regioni finitime e il Di Cicco, il quale al
Congresso archeologico internazionale di Roma nel
1912 present˜ una carta
archeologica della nostra
regione con la indicazione
dei giacimenti preistorici, le
illustr˜ con interessanti grafici
e riproduzioni in articoli e
relazioni specie nel giornale
di Firenze
e in
, richiamando lÕattenzione di studiosi
valorosissimi italiani e stranieri i quali ne hanno fatto
oggetto di speciali pubblicazioni in volumi e riviste. Non
possiamo anche per ragioni
di spazio lungamente e particolarmente intrattenerci su di
essi. Diremo soltanto che le
pi• importanti sono state
quelle di Garaguso, Irsina, di
Latronico, di Croccia Cognato: di questÕultima e dellÕantica cittˆ ritrovata sul monte ci
occupammo largamente altrove a proposito di un lavoro
pubblicato da un egregio
archeologo inglese. Accenneremo tuttavia alle varie
pubblicazioni archeologiche
nelle quali le ricerche ed il
materiale ritrovato sono stati
da lui illustrati e studiati, tra
antiche e recenti. Ma oltre
che tali benemerenze nel
campo archeologico per le
sue intelligenti, accurate e
fortunate esplorazioni e per i
notevoli studi che le hanno
illustrate, il Di Cicco ne ha
anche nel campo artistico per
avere richiamato lÕattenzione
degli studiosi o salvati dallÕoblio e dalla distruzione
preziose tele e dipinti. (...) E
la sua infaticabile attivitˆ si •
esplicata inoltre in scritti di
natura storica (...). Il Museo
provinciale, che • per dir cos“
un sua creazione e che egli
amava con geloso amore, di
una passione inestinguibile,
salvando le memorie pi•
sacre della storia e della antica civiltˆ della Basilicata,
riordinato, ampliato e arricchito come abbiamo detto,
visitato da moltissimi competenti, dal Mayer di Berlino al
dÕErasmo di Napoli, da
Rudolf Pagenstecher di Baden
al Rellini di Roma ed ultimamente onorato dalla Maestˆ
del Re, lÕegregio Sovrintendente Galli recentemente,
dopo una visita ad esso, scriveva che per abbondanza e
varietˆ di suppellettile archeologica e per il carattere
particolare di non pochi
oggetti occupa uno dei primi
posti tra gli istituti consimili
del Regno e nel rilevare le
benemerenze del suo Direttore, lÕimpegno e il sacrificio
— 59 —
personale, la sua sagace e
giovanile alacritˆ che lo
hanno reso possibile, riconosceva nel Di Cicco una chiara
e concreta visione di quello
che occorre fare per la migliore valorizzazione e divulgazione scientifica delle raccolte nellÕinteresse di Potenza
e della Lucania. Ed il Rellini
fin dal 1916 in una dotta
pubblicazione:
, largamente si occup˜ del nostro
Museo e degli importanti
materiali di studi che esso
contiene, nonchŽ della preziosa, mirabile attivitˆ archeologica del Di Cicco, che
lo raccolse con tanto fervore,
delle conclusioni scientifiche e
dei metodi di esplorazione,
confermandoli autorevolmente e facendo ad essi pieno
plauso. Ne consigliamo la lettura a tutti quelli che sorridono o irridono con tanta facilitˆ il museo pur con le perdite subite dallÕincendio del
1912, contiene molto materiale archeologico, notevoli
collezioni preistoriche, un
buon medagliere, numerose
terrecotte, vasellame arcaico,
preziosi avanzi di antichi
templi, tra i quali il fregiopolicromo della Trabeazione del
Tempio metapontino di Apollo Licio, ed appena agli inizi,
un interessante reparto etnograficoÓ. , pp. 241-245;
66
Tra le diverse lettere di
scuse richiamiamo ad esempio quella del Ridola che il 1
ottobre 1896 manifestava al
Prefetto Rambelli il proprio
rincrescimento per non aver
potuto partecipare ad una
normale riunione avendo
dovuto accompagnare a
Lecce Òle nipotine in quel
Regio Educatorio V. E.Ó, cfr:
ASP,
, F. Pref., A. A.,
cart. 343. Pi• frequenti di
quelle del Ridola erano le
comunicazioni di giustifica
del Fortunato, il quale adduceva a sua attenuante gli
impegni parlamentari e la
sua quasi fissa permanenza a
Napoli. Anche il Lacava,
essendo Ispettore del Banco
di Napoli, risultava spesso
assente. Altri, invece, motivavano la propria inattivitˆ giustificandola con la loro malferma salute, come ad esempio faceva lÕAraneo;
67
Con le Circolari Ministeriali
sopra richiamate il Ministero
della P. I. chiedeva alle Prefetture utili e precise notizie
per Òprovvedere regolarmente alla conservazione dei
Monumenti Medievali e Moderni, ripartendo equamente
in tutte le province del Regno,
le somme accordate per essi
dal Parlamento. Cfr. ASP,
, F. Pref., A. A.,
cart. 343;
68
Il 1 agosto 1882, infatti, il
Lacava inviava una relazione
sulle cattedrali di Anglona,
Matera ed Acerenza, aggiungendo nella lettera dÕaccompagnamento: ÒSpero nel venturo autunno di visitare la
Cattedrale di Melfi, quella di
Venosa e quella della SS.
Trinitˆ, nonchŽ il castello di
Lagopesole e cos“ adempiere
al desiderio espresso dalla S.
V. della descrizione dei monumenti medievali che quivi
sono men sontuosi e pi• scarsi delle altre regioni di Italia,
causa le vicende dellÕetˆ di
mezzo, e la incuria in cui ci
tennero tuttÕi governi di
quellÕepoca, mentre per lo
contrario abbiamo sublimi
avanzi dellÕantica civiltˆÓ.
Cfr. ASP,
, F. Pref., A.
A., cart. 343;
69
ASP,
, F. Pref.,
75
ASP,
A. A., cart. 343;
70
ASP,
, F. Pref., A.
,
A., cart. 343;
76
ASP,
F. Pref., A. A., cart. 343;
71
ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 343;
72
Il Reinach richiedeva con
insistenza a Giovanni Patroni, suo amico e Viceispettore
dei Regi Musei e Scavi di
Napoli di spedirgli una
buona fotografia di quellÕantica statua imperiale collocata alla sommitˆ del comignolo della Cattedrale di
Acerenza, nella quale il
Lenormant aveva ravvisato il
ritratto di Giuliano lÕApostata. Cfr. ASP,
, F. Pref., A. A., cart.
343;
73
ASP,
, F. Pref., A. A., cart.
343;
74
Nel presentare al proprio
collega di Potenza questo
Òdistinto giovane pittoreÓ che
aveva riprodotto, facendone
poi omaggio al Lacava, Òtutti
i quadri e le vignette attinenti
ad antichi monumenti e
scaviÓ, il sottoprefetto di Matera lodava del Di Cicco la
Òbellissima raccolta di oggetti
antichi, preistorici e dellÕepoca classicaÓ, la cui collezione aveva suscitato lÕinteresse di Emanuele Gianturco,
il quale Òin occasione del suo
viaggio elettorale, volle visita re il suo studio che ammir˜ e
lod˜ assaiÓ. Cfr. ASP,
, F. Pref., A. A., cart.
343;
,
F. Pref., A. A., cart. 343;
77
ASP,
, F. Pref., A.
nelle scuole tecniche. Fu, per
riferire dei suoi titoli onorifici,
Cavaliere della Corona dÕItalia, nomina reale conferita il
31 maggio 1894 su proposta
del Ministero di Pubblica
Istruzione. Insegn˜ nella R.
Scuola Tecnica di Potenza la
storia e la geografia. Sono
inoltre riportate le sue pubblicazioni, cio•
;
;
A., cart. 343;
78
ASP,
;
;
, F.
Pref., A. A., cart. 343;
79
ÒIl Ministro della Pubblica
Istruzione, recita la lettera del
Prefetto, in considerazione
delle sue pregevoli pubblicazioni storiche e letterarie, mi
esprime il desiderio di conferirle la carica di Vice ispettore degli scavi e dei monumenti del primo Circondario
della provincia, atteso che
lÕispettore Cav. Lacava non
pu˜ attendervi da solo, e
desidera lÕopera di un ottimo
collaboratoreÓ. Cfr. ASP,
, F. Pref., A.
A., cart. 343. Su Raffaele
Riviello si conserva una interessante scheda biografica
chirografa allÕinterno dellÕincartamento relativo alla
ÒCommissione Conservatrice
dei Monumenti ed oggetti
dÕarte e di antichitˆÓ. Oltre la
data di nascita (14 luglio
1840) e la parrocchia nella
quale fu registrato allÕatto
della nascita (Parrocchia di S.
Michele) si riferisce che egli
studi˜ dapprima nel Real
Collegio e poi nel Seminario
di Potenza per conseguire il
ministero sacerdotale. Consegu“ il diploma di abilitazione della Regia Universitˆ di
Napoli per lÕinsegnamento di
italiano, storia e geografia
— 60 —
;
. Al quesito: Òservigi
resi al paese e benemerenze
pubblicheÓ, il Riviello rispose:
ÒQuello di modesto italiano e
cittadinoÓ. Fra le dichiarazioni fatte dal Prefetto si precisa
che era di sana e robusta
costituzione, che possedeva
ÒMolta cultura storica specialmente locale e buona cultura
letterariaÓ e che, infine il Prof.
Riviello professava principi
patriottici. (Cfr. ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 343, fasc.
6088). Interessanti anche i
richiami biografici di Tommaso Pedio su Raffaele
Riviello, nato Òa Potenza il 14
luglio 1840 da Gerardo, che
aveva bottega di calzolaio, e
da Rosa PergolaÓ, che fu Òsacerdote, (e) fu tra i maggiori
cultori lucani di storia patria
del suo tempoÓ, che Òtenne
scuola privata ed istitu“ a
Potenza un Circolo storicofilologicoÓ, e che Òmor“ a
Potenza il 28 agosto 1897Ó.
Pi• analiticamente si ricordano, fra le sue maggiori opere
la pregevole
, Stab.
Tip. Alfonso Santanello, Potenza, 1888;
.
, Garramone &
Marchesiello, Potenza 1894.
Per la nota biografica cfr. T.
PEDIO,
,
, p. 91;
80
ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 343. ÒSulla
istituzione di una biblioteca
paesana in PotenzaÓ si espresse la Deputazione Provinciale di Basilicata il 2-31894, in esecuzione del deliberato dello stesso Consiglio
del 10-11-1893, con il quale
dava facoltˆ alla Deputazione Òdi concretare dÕaccordo con i proponenti signori:
Consigliere Provinciale Albini
e prof. Riviello Raffaele,
lÕimpianto di una biblioteca
per la raccolta di tutto ci˜ che
si riferisce alla storia della
BasilicataÓ. (Cfr. ASP,
,
, F. Pref., A. A., cart.
343, fasc. 6107);
81
Relazione della Deputazione Provinciale di Basilicata
sullÕamministrazione della
Provincia durante lÕesercizio
1899-1900, Tip. Editrice
Garramone & Marchesiello,
Potenza, 1900, p. 21. ÒLa biblioteca • giˆ sorta, si dice
nella Relazione, ed occupa
tre camere attigue allÕArchivio di Stato; • ricca di circa
5.000 volumi, che sono classificati in appositi registri.
Con forte volere il Presidente
della Deputazione insistette
presso pubbliche amministrazioni e privati per avere dei
libri merc• gratuite offerte, le
quali, con generale soddisfazione furono assai numerose.
Va notato che, alla richiesta
di libri presso privati, attese
con molto zelo, lÕarchivista
Nicola Grippo. Valga questo
annunzio di sprone ai volenterosi per altre offerte, che ci
attendiamo, e di invito al
Consiglio, perchŽ provegga
ad una modesta dotazione,
per assicurare lÕincremento
della biblioteca, che colma un
vuoto inconciliabile con la
cultura della nostra provinciaÓ. , p. 21;
82
ASP,
, F. Pref., A.
A., cart. 343, fasc. 6107;
83
, p. 20;
84
, pp. 20-21. Il Museo
fu costituito, si legge nel prosieguo della Relazione della
Deputazione Provinciale,
Òcon private, gratuite offerte,
eccitate dalle insistenze del
Presidente della DeputazioneÓ. In tal modo si era Òpotuto riempire una stanza di
pregiati oggetti antichi, tra i
quali primeggia(vano) vari
oggetti preistorici donati dal
Comm. Ridola, ed altri antichissimi donati dallÕIspettore
dei Monumenti Cav. Vittorio
Di Cicco. Cos“ si compi(va) il
voto del compianto Michele
Lacava (...). La grande raccolta che egli fece, che avrebbe, voluto facesse parte del
Museo da lui sempre inutilmente propugnato era depositata e tenuta in alto pregio
nel Museo Nazionale di
Napoli. Ora, con la instancabile, premurosa ed autorevole
cooperazione dellÕonorevole
Lacava, fratello dellÕestinto si
son potute superare non
poche, non lievi difficoltˆ,
frapposte dal Ministero della
Pubblica Istruzione alla restituzione della raccolta; tanto
che finalmente si • deciso a
concederla in massima parte
alla Provincia, la quale non
dovrˆ che provvedere allÕampliamento del locale per
depositarvelaÓ;
85
Rispetto al 1876 il numero
dei membri componenti la
Commissione avrebbe dovuto
essere elevato da 5 ad 8,
sebbene nellÕimmediato non
si ha modo di verificare una
conseguente ed automatica
variazione algebrica, quanto
piuttosto una parziale mutazione qualitativa, legata alla
diversa identitˆ dei soggetti
investiti di tale incarico di
durata triennale da eleggersi:
due con nomina governativa,
due su designazione del
Consiglio comunale del
Capoluogo di Provincia ed un
componente scelto dal Consiglio Provinciale. La Commissione di Antichitˆ e Belle
Arti di Basilicata il 5 settembre 1882 era cos“ composta:
1) Rosano Pietro, residente a
Potenza e nominato con deliberazione del Consiglio Provinciale il 17 ottobre 1876;
2) Branca Cav. Nicola, residente a Potenza, nominato
dalla Deputazione Provinciale
con delibera del 23 febbraio
1877; 3) De Pilato avv.
Gerardo, residente a Potenza, nominato dal Governo; 4)
Ciccotti comm. avv. Pasquale,
residente a Potenza, nominato dal Governo; 5) Lacava
dott. Michele, residente a
Bari, nominato dal Governo
Ispettore degli scavi;
86
Domenico Ridola, nato in
Ferrandina il 19 ottobre
1841 e morto in Matera il 17
giugno 1932, rispetto agli
altri ÒdilettantiÓ archeologi
citati, viene definito dal Pedio
Òil vero grande archeologo
lucanoÓ. Cfr. T. PEDIO,
,
, p. 110. La scheda biobibliografica pi• completa sul
Ridola, al di lˆ del tono encomiastico, ce la fornisce Sergio
De Pilato. Il De Pilato, richiamandosi alle parole pronunciate dal Sergi alla
,
esalta lÕopera pi• vistosa del
Ridola, cio• quel Museo costituito in Matera per esclusiva
— 61 —
iniziativa del Ridola, che non
a caso e meritoriamente ne
porta il nome. Questo Museo
fu, appunto, definito dal
Sergi di grande valore per la
storia primitiva dÕItalia. Oltre
questÕopera vengono giustamente valorizzati Òi saggi, le
ricerche, gli scavi del Ridola
ed i ritrovamenti che li hanno
susseguiti o preceduti, (che)
costituiscono documenti e
monumenti di una importanza rilevantissima e fanno del
Materano nei riflessi scientifici una zona Òcaratteristica e
meravigliosaÓ. Come disse il
Sacco, riprendendo il pensiero di uno dei pi• insigni
paletnologi, il Peet, Matera
Òera la cittˆ archeologicamente pi• interessante dÕItaliaÓ. Essendo un medico chirurgo, primÕancora del giudizio altrui, valga la consapevole opinione che su di s•,
come archeologo esprime lo
stesso Ridola, che sapeva di
non essere un archeologo di
professione bens“ secondo un
suo stesso appellattivo Òun
dilettante, un irregolare, un
avventizio dellÕarcheologiaÓ.
Il Ridola giunse ad interessarsi dellÕantichitˆ combinando
felicemente e superbamente
non solo lÕottimo livello di
studi preparatori ma anche
lÕabbondante testimonianza
di reperti archeologici di cui
era riccamente disseminata
lÕarea del Materano. Queste
testimonianze con paziente
onore egli le raccolse ed
inser“ in quel ÒMuseo Materano che egli don˜ nel 1912
allo Stato con larga e rara
munificenza e che contiene
un materiale importantissimo,
unico, come disse il Peet fin
da principio. Non solo il Peet
si interess˜ allÕopera del
Ridola, ma a lui consacrarono numerose pagine il
Mayer, il Colini, il Patroni,
lÕOrsi, il Pigorini, il Quagliati
ed altri; tutti, comunque, tesi
ad esaltare lo scopritore della
ÒGrotta dei pipistrelli, profilandone la bella figura e rilevandone le sue belle benemerenze di pioniereÓ. Pur essendo nato in un paese di provincia il Ridola fece i propri
studi nel Seminario di
Matera. Pass˜ poi allÕUniversitˆ di Napoli, ove si laure˜
in medicina, dedicandosi
contemporaneamente anche
allo studio delle lingue straniere. ÒDopo la laurea fece
studi di perfezionamento
nelle cliniche di Bologna e di
Vienna, comp“ numerosi
viaggi in Italia e allÕestero,
diede alla stampa altre pubblicazioni di soggetto medicoÓ. Ritiratosi in provincia,
svolse sia lÕattivitˆ medica che
quella politico-amministrativa, rivestendo Ònumerose ed
importanti cariche pubbliche
anche nel Consiglio provinciale e nel 1906 entr˜ alla
Camera pel Collegio di Michele Torraca, rimanendosi
fino al 1912, nel quale anno
pass˜ alla Camera vitalizia.
Fornito di una grande forza
di volontˆ e di una non comune versatilitˆ, a quelli
medico-chirurgici accoppi˜
gli studi vari di cultura generale (insegn˜ anche francese
per molti anni nelle scuole
tecniche e ginnasiali di
Matera, ma fin dal 1878
cominci˜ ad interessarsi di
studi archeologiciÓ. Ricordiamo Òdelle varie sue pubblicazioni:
(1900) e
(1906), queste entrambe in
collaborazione col Quagliati,
(1912),
(1924), nella
, e,
, nel Ò
Ó. Cfr. S.
DE PILATO,
,
, pp. 161-167,
ÒI servigi resi alla scienza
archeologica, scriveva il Di
Cicco al Prefetto, sono di
grande interesse, non solo
per la Provincia, ma anche
per questa parte dÕItalia meridionale, e mi hanno procurato lettere di lode da vari
archeologhi. I viaggi fatti per
questi studi mi hanno causato
una malattia inguaribile,
catarro gastrico. Dopo aver
sacrificato salute e denaro
quale considerazione morale
mi ho avuta?! Prego la S. V.
Ill. ma di gradire i miei pi•
distinti ossequiÓ. Cfr. ASP,
87
, F.
Pref., A. A., cart. 343;
88
LÕavvocato Branca Nicola
nacque in Potenza il 7 marzo
1843 e qui ebbe stabile residenza. Fu eletto dal Consiglio
provinciale membro della
Commissione Conservatrice
de Monumenti e oggetti
dÕarte con Decreto consiliare
del 23-2-1877. Laureatosi in
Legge in Napoli il 15-7-1866
il Branca esercit˜ lÕavvocheria
presso la sezione di Corte
dÕAppello di Potenza sin
dallÕ1-12-1869. Fu insignito
della Commenda della Corona dÕItalia su proposta del
Ministro dellÕinterno con
decreto dellÕ1-12-1891. Pur
versato negli studi letterarii il
Branca non pubblic˜ alcun
volume. Pubblic˜ comunque
diversi lavori letterarii in
prosa e poesia, memorie giuridiche in materia penale ed
una relazione sullo stato delle
industrie e del commercio
nella provincia nel 1881. Fu
Presidente della Camera di
Commercio dal 1873 al
1881, poi semplice membro
camerale per il quadrienno
1891-1895, per poi riassumerne la presidenza dal
1896. Della Camera di
Commercio fu per due volte
Vice Presidente e poi componente della Commissione
Provinciale delle imposte. Nel
1890 divenne Sindaco della
cittˆ di Potenza, dimettendosi
volontariamente per gravi
ragioni di salute. Fu Consigliere Comunale della sua
cittˆ fin dal 1869. Tra gli incarichi ricoperti si ricordano
anche la carica di Presidente
della Commissione censuaria
Comunale; la sua partecipazione al Consiglio Sanitario
Provinciale (1884); la sua
partecipazione quale componente del Consiglio dellÕOspizio ÒRaffaele AcerenzaÓ sin dalla fondazione
per volontaria designazione
del suo fondatore; la sua partecipazione alla Commisione
d e l B a n c o d i Napoli dal
1895. NellÕambito delle attivitˆ forensi il Branca fu componente del Consiglio di
Disciplina dei Procuratori
presso il Tribunale di Potenza; Vice Pretore del Mandamento di Potenza dal
1873 al 1880; Presidente
prima della Commissione
Ampelografica Provinciale e
poi di quella di Viticoltura ed
Enologia della Provincia.
Partecip˜ al quarto Congresso della Camera di commercio, tenuto in Roma nel 1875
e, infine, fu anche membro
del Consiglio superiore
dellÕIndustria e del Commercio nel 1881. Per sua esplicita ammissione il Branca non
dichiar˜ mai di possedere
alcuna speciale competenza
per gli studi archeologici
tranne quelli di cultura generale che probabilmente furo-
— 62 —
no nelle condizioni particolari
del tempo ritenuti pi• che
indispensabili per il conferimento della nomina di
Ispettore dei Monumenti e
Scavi. (Cfr. ASP,
,
F. Pref., A. A., cart. 343,
fasc. 6088);
89
LÕavvocato Gerardo De Pilato nacque a Palmira, lÕattuale Oppido Lucano, il 12
maggio 1834. Laureatosi in
giurisprudenza a Napoli De
Pilato svolse lÕavvocheria in
Potenza che rimase per sempre suo luogo di residenza.
Tra le pubblicazioni di
Gerardo De Pilato non si
annoverano opere organiche,
poichŽ scrisse semplicemente
memorie giuridiche inerenti il
suo lavoro sia sul versante
civile che su quello penale.
Tra gli incarichi ricoperti e le
benemerenze pubbliche acquisite il De Pilato esercit˜ le
seguenti funzioni: fu giudice
conciliatore unico del capoluogo; fu componente del
Consiglio di disciplina degli
avvocati; fu Presidente del
Consiglio di disciplina dei
Procuratori; fu componente il
Consiglio dellÕOrdine degli
avvocati presso la Corte
dÕAppello di potenza per
oltre venti anni; fu Presidente
della Commissione Mandamentale di ricchezza mobile;
fu componente la Commissione Provinciale di Ricchezza mobile; fu Presidente della
Commissione Amministrativa
del Convitto magistrale femminile; fu Presidente della
Commissione del Pio Istituto
delle Gerolomine; fu Consigliere Comunale in diversi
periodi e Prosindaco del
capoluogo; fu componente
per molti anni della Commissione Provinciale di sorveglianza per lÕasse ecclesiastico; fu membro della Commissione per il consolidamento
dei canoni daziari in base
alla Legge 8 agosto 1895; fu
componente il Consiglio provinciale sanitario; fu componente la Giunta provinciale
amministrativa; fu incaricato
dal Guardasigilli Ferrari di
concorrere alle proposte per
riforme sociali al Codice di
procedura civile; fu socio titolare corrispondente del Circolo scientifico letterario ÒIl
FrentanoÓ; fu premiato con
medaglia dÕoro dallÕAssociazione di benemeriti italiani; fu
componente il Consiglio scolastico provinciale; fu componente il Consiglio Direttivo del
Convitto magistrale di Potenza; fu componente per la
parte istruttiva e letteraria del
Convitto magistrale della
Commissione relativa; fu,
inoltre, e certamente in considerazione di tutti i meriti richiamati, componente la
Commissione Provinciale di
Scavi e Monumenti, incarico
conferitogli sin dal 1881 dal
Governo. (Cfr. ASP,
, F. Pref., A. A., cart.
343, fasc. 6088);
90
Di Domenico Ridola abbiamo giˆ riportato dei riferimenti biografico-scientifici,
eppure risulta di estremo interesse la scheda chirografa da
lui inviata al Prefetto di Potenza, che ne traccia una sintetica ed espressiva fisionomia intellettuale. Nato il 1910-1841 in Ferrandina (il
padre si chiamava Gregorio),
il Ridola si stabil“ a Matera
che scelse a suo stabile luogo
di residenza. Consegu“ la
laurea in Medicina e Chirurgia presso lÕUniversitˆ di
Napoli il 18-11-1865. Si abilit˜ anche allÕinsegnamento
della lingua francese (Decreto
del Ministro della Pubblica
Istruzione 11-10-1878). Si
classific˜ primo nel concorso
di perfezionamento allÕestero
(Medicina) e fu proposto con
ufficio del Rettorato della R.
Universitˆ di Napoli il 18-91867. Di iniziativa regia fu
nominato Cavaliere della
Corona dÕItalia con Decreto
15-6-1885. Fu promosso su
proposta del Ministro della
pubblica Istruzione al titolo di
Uffiziale della Corona dÕItalia
con Decreto 1-3-1893. Pur
svolgendo normalmente la
sua attivitˆ di Medicina e
Chirurgia il Ridola non smise
mai di coltivare anche lÕaltra
attivitˆ di archeologo della
preistoria. Fu anche professore nelle Scuole Tecniche e nel
Ginnasio. Fu componente
della Congregazione di Caritˆ e del Consiglio di Amministrazione della Banca
Popolare. Fu Consigliere
Comunale della cittˆ di Matera e, tra gli altri incarichi
politico-amministrativi: Consigliere provinciale, Deputato
provinciale e Sindaco. Fece a
sue spese molti scavi e ricerche di antichitˆ. Fond˜ il
Museo Civico che porta il suo
nome e una Biblioteca circolante. Tra le pubblicazioni
fatte il Ridola personalmente
ricordava le seguenti: Ó
(Estr.
dalla
e riportato nellÕ
);
(fascicoletto pubblicato nel
1872);
(Estr. dal Giornale
di Neuropatologia Anno 6¡).
(Estr. dallÕ
. Anno XIV, fasc.
2¡). Fra le sue pubblicazioni
enunciate come imminenti il
Ridola riportava le
.
Delle ricerche archeologiche
del Ridola riportarono riferimenti: Nicolucci, De Giorgi,
Racioppi, Lacava, Gattini, Di
Poggio,
. Il Ridola fu
nominato membro della
Commissione de Monumenti
e Scavi del Consiglio Provinciale di Basilicata con decreto
del 12-9-1888 in sostituzione
del Cav. Avv. Pietro Rosano,
nel frattempo deceduto. (Cfr.
ASP,
, F. Pref.,
A. A., cart. 343, fasc. 6088);
91
Il Dott. Emilio Fittipaldi fu
nominato Membro della
Commissione dei Monumenti
e Scavi con decreto del Regio
Governo datato 2-6-1895.
Sul Fittipaldi si veda lÕutile
scheda biografica ricostruita
da G. Settembrino nel volume
, Alfagrafica Volonnino, Lavello 1970, pp. 5758. EMILIO FITTIPALDI (Pignola 1827-Potenza, 5 gennaio 1909), medico naturalista fu professore di Storia
Naturale presso il Regio Liceo
Salvator Rosa e nelle Scuole
Tecniche di Potenza. Ader“ in
giovent• al movimento liberale, accorrendo a Potenza nellÕagosto 1860 e con gli insorti del suo paese segu“ la VIII
colonna delle forze insurrezionali lucane guidate da
Francesco Pomarici. Capitano
della Guardia Nazionale
partecip˜ in seguito alle lotte
contro il brigantaggio. Promose nel 1878 a Potenza con
Leopoldo Giannetti ed il cav.
Domenico Addone, Sindaco
della cittˆ di Potenza, la
costituzione della Sezione
Lucana del Club Alpino Italiano, di cui fu vice Presidente, collaborando alla edizione del C. A. I. sezione
lucana, per il 1878-1880. Fu
Direttore della stazione dellÕOssevatorio metereologico
di Potenza, che fond˜ nel
1878 e cur˜ a partire dal
1879, la rivista metereologica dello stesso osservatorio.
— 63 —
In tal senso si prodig˜ anche
per la istituzione di una rete
pluviometrica con il Sottosegretario allÕAgricoltura di
quel tempo, Giacomo Racioppi. Partecip˜ con una relazione al Congresso dei
Metereologi italiani tenutosi a
LÕAquila nel settembre del
1887. Ricopr“ diverse cariche
amministrative e fu consigliere comunale di Potenza. Ha
scritto:
, Tip. Santanello,
Potenza, 1878;
, in
, per i tipi dei
Magaldi e Della Ratta, Potenza, 1881;
del quinquennio 18791883 e
, Tipografia
Jovine, Salerno, 1884;
,
Potenza 1887;
, Ed. Pietrocola,
Napoli, 1891;
, Tip. Editrice Garramone e
Marchesiello, 1893;
, Tipografia
editrice Garramone e Marchesiello, Potenza, 1900. Per
una bibliografia su E. Fittipaldi cfr.
, anno
XVII, n. 542 (Potenza, 10-11
gennaio 1909); G. SCAFARELLI,
, Tip.
editrice Garramone e Marchesiello, 1909; G. GATTINI,
, Ed. La Scintilla, Matera,
1908, pag. 77, n. 76b; S. DE
PILATO,
, Tip. Garramone, Potenza, 1914 pag.
54; V. MARSICO,
, F.lli Montemurro editori,
Matera, 1962, pp. 96-98; T.
PEDIO,
, Tip. Vecchi &
C., Trani 1972, Vol. II, pp.
307-308; T. PEDIO,
, Ed.
Centro Librario Bari, 1964,
p. 240; A. BOZZA,
, Tip. Torquati Ercolani, Rionero 1888, Vol. I, pag. 276;
A. BAVUSI, A. SARACINO,
G. SETTEMBRINO,
, Ed. I. S. I. -Centro Studi Siroi, Tip. Finiguerra, Lavello, 1990;
92
LÕingegnere Francesco Antonucci non era lucano, egli
era nato infatti a Chieti
nellÕaprile del 1848. Aveva
svolto studi liceali conseguendo, poi la licenza in matematica e la laurea in Ingegneria.
A Napoli frequent˜ i corsi di
specializzazione nel R. Istituto
di Belle Arti, ramo architettura, ornato, paesaggio e pittura. Grazie a questa specializzazione lÕAntonucci fu nominato dal Consiglio comunale
di Potenza commissario di
Monumenti e Scavi con delibera del 16 dicembre 1895,
per il Mandamento di Saponara di Grumento compreso nel Circondario di Potenza. Fra i titoli onorifici
acquisiti dallÕAntonucci vi •
anche quello di Cavaliere
della Corona dÕItalia ottenuto
con Decreto del gennaio
1892. Svolgeva normalmente
servizio in qualitˆ di ingegnere presso il Genio Civile di
Basilicata. Oltre che nelle
Belle Arti e allÕArchitettura
lÕAntonucci era versato anche
nellÕAgro-nomia. In questa
disciplina si era distinto con
una pubblicazione dal titolo:
Ò
Ó, lavoro premiato in pi•
esposizioni industriali. Mentre
prestava il suo normale uffi-
cio di ingegnere, lÕAntonucci
non manc˜ di prendere parte
a pubbliche amministrazioni,
nelle Commissioni Forestali
delle Imposte Dirette e nel
Comitato per lÕApplicazione
della tassa sul macinato. (Cfr.
ASP,
, F. Pref.,
A. A., cart. 343, fasc. 6088);
93
Anche lÕingegnere Nicola
Maria Pomarici fu nominato
Commissario di Monumenti e
Scavi con delibera del Consiglio Comunale di Potenza il
16-12-1895. Il Pomarici era
nato nel vicino comune di
Anzi il 2 febbraio 1853,
anche se poi si era stabilmente trasferito a Potenza in
Corso Vittorio Emanuele n.
32. Apparteneva ad un ramo
dellÕantica e nobile famiglia
Pomarici di Anzi che era riuscito a conservare il titolo
marchesale. Nelle note biografiche richiestegli per ricoprire lÕincarico di Commissario archeologico, egli stesso cos“ rispose: ÒComp“ gli
studi letterarii, conseguendo
la licenza liceale a primo
scrutinio 1872. Percorse gli
studi professionali nella R.
Universitˆ di Napoli negli
anni 1873-74-75, conseguendo la licenza in matematica pure in data 17-111875. Continu˜ gli studi nella
R. Scuola dÕApplicazione in
Napoli e pel Regolamento in
vigore essendosi iscritto al
corso di Architettura ottenne
il Diploma di Architetto il 189-1877; perci˜ siccome era
alunno dellÕIstituto di Belle
Arti in Napoli sin dallÕanno
1869 frequent˜ tutti i corsi di
disegno sino alla composizio ne architettonica, ottenendo
con la premiazione dellÕanno
scolastico 1875-76 un
a premio con menzione
onorevole per la qualitˆ di
architetto e per gli studi per-
corsi presso il R. Istituto di
Belle Arti e iscritto al N. 60
Cat. G nello elenco degli elettori per la Giunta Superiore
di Belle Arti. Completati nella
R. Scuola di Appl. in Napoli
gli esami tralasciati qualÕiscritto al Corso di architettura,
consegu“ il 22-11-1878 anche il Diploma di Ingegnere
CivileÓ. Il Pomarici fu impiegato dal febbraio 1883 a
tutto il novembre 1895 presso
lÕufficio del Genio Civile,
esercitando la professione
della ingegneria stradale.
Dopo quella data (1895)
svolse la libera professione.
Ebbe sempre speciale predilezione per lÕarchitettura perci˜ potŽ progettare vari
palazzi in Bernalda, Laurenzana e Cirigliano, una Chiesa, Torre per Orologio, Piano
regolatore di un nuovo rione
in Salandra, il restauro di un
Palazzo Municipale in S.
Mauro, un Palazzo Comunale in Savoia e tre progetti
di Cimitero in Pietrapertosa,
Grottole e Novasiri. LÕAntonucci scrisse pochi articoli
riguardanti lÕIgiene pubblica
in Potenza e lo spostamento
della Stazione ferroviaria
Potenza Superiore, articoli
pubblicati su giornali locali.
(Cfr. ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 343, fasc.
6088);
94
Residente a Potenza e
nominato dal Ministero della
P. I. con R. D. del 28-2-1897;
95
Residente a Picerno e nominato dal Ministero della P. I.
con R. D. del 28-2-1897;
96
Fra le opere antiche ed edifizi medievali esistenti in
Basilicata e degni di essere
dichiarati di interesse e valore nazionali, in base alla
Circolare n. 621 del 17-21881 del Ministero della
Istruzione Pubblica, venivano
— 64 —
annoverati i seguenti monumenti: il Tempio delle colonne
palatine o Mesole di Metaponto; le rovine del Tempio di
Apollo Licio, detto comunemente Chiesa di Sansone in
Metaponto, le rovine dellÕAnfiteatro, del Teatro e
Mura di Grumento; il Sarcofago Romano custodito nel
cortile del comune di Melfi
(attualmente allÕinterno del
Museo di questa cittˆ); e fra
gli edifizi medievali: le cattedrali di Anglona, di Acerenza, di Matera, di Melfi e
le due Chiese della SS. Trinitˆ
di Venosa (cio• la vecchia e
la nuova rimasta incompleta);
cfr. ASP,
, F.
Pref., A. A., cart. 342, fasc.
6092) e inoltre ASP,
, F. Pref. A. A., cart.
342, fasc. 6092;
97
S. CILIBRIZZI,
, Napoli, Conte s. d., p.
167;
98
T. RUSSO,
, F.
Angeli Ed., Milano, 1995, p.
122.
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intellettuali e ricerca archeologica in basilicata nella seconda metà