Domenica 14 giugno 2009
SETTIMANALE CATTOLICO MODENESE
Anno LIII n° 22 • euro 1
FONDATO NEL 1957
POSTE ITALIANE S.p.A. - SPED. ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMM. 1 DCB DI MODENA
Scuola
La storia
Due
o tre cose a
Elezioni amministrative
Testimonianze
Vincere per poco
I dati della consultazione in città
e nei comuni nel territorio della
diocesi A PAGINA 4
Il Punto
Giugno
ai seggi
• N.T.
P
assata l’ondata delle elezioni europee e delle amministrative
(capitolo però ancora aperto nella nostra provincia con i
ballottaggi per i sindaci di Sassuolo, Mirandola e Vignola),
il prossimo 21 e 22 giugno i modenesi, come il resto degli italiani, saranno chiamati a pronunciarsi su tre quesiti referendari che
riguardano proprio la materia elettorale. Referendum sui quali,
complice anche l’infuocata campagna elettorale delle elezioni appena concluse, si sa ancora ben poco.
Eppure le questioni che pongono questi referendum, non sono del
tutto irrilevanti.
Il primo quesito riguarda il premio di maggioranza nazionale per
la Camera dei deputati: esso intende abolire le “coalizioni” e stabilire che vince il premio di maggioranza - che garantisce 340 seggi
- il partito che ottiene più voti.
Tratta del premio di maggioranza regionale per il Senato anche
il secondo quesito con il quale s’intendono abolire le “coalizioni”,
stabilendo che vince il premio regionale - che garantisce il 55%
dei seggi di ciascuna regione - il partito che ottiene più voti. Infine, il terzo quesito sulla disciplina della candidature per abolire le
cosiddette “candidature multiple”, ossia la possibilità di candidarsi
in più circoscrizioni in liste aventi il medesimo contrassegno, con
successiva eventuale opzione nel caso di elezione in più di una
circoscrizione.
La materia può apparire del tutto tecnica, anche se in realtà i temi
proposti riguardano poi le rappresentanze politiche, argomento al
quale si dovrebbe attribuire una importanza non secondaria in un
sistema democratico come è quello italiano.
Le voci che invitano a sostenere, avversare o boicottare il referendum disertando le urne e facendo così saltare il quorum, hanno iniziato a farsi sentire con maggiore insistenza e forza già da
lunedì 8 giugno, appena chiusi i seggi delle elezioni europee e
di quelle amministrative. Voci discordanti, spesso all’interno delle
stesse formazioni politiche, che non sempre aiutano a formarsi
una reale opinione in merito alla reale competizione referendaria.
Ora, quello che soprattutto occorre per formarsi un’idea sui quesiti referendari è cercare di sgombrare la mente dalle possibili suggestioni che possono ancora risentire del clima elettorale di questi
giorni, un clima che, ancora una volta, è stato particolarmente teso
e in cui non sono mancati “colpi bassi” dall’una e dall’altra parte.
Infatti, così come nei giorni scorsi pare essere almeno in parte saltato il sistema del voto “ideologico”, quello dato per pura appartenenza ad un partito, senza eccessive preoccupazioni, così dovrebbe
essere anche per i referendum del 21 giugno prossimi: cercare di
informarsi, capire e decidere di conseguenza senza inseguire proclami o, peggio, diktat, che giugno dalle forze politiche che, mai
come in questo caso, sono parte direttamente chiamati in causa e
quindi fin troppo coinvolte, in una sorta di paradossale conflitto
d’interessi.
Insomma, l’auspicio è che domenica 21 e lunedì 22 giugno ad
esprimersi siano, consapevolmente, gli elettori liberi da qualsivoglia condizionamento o suggerimento partitico che rischia di
apparire davvero alquanto interessato.
Assistenza iniziale gratuita
proposito di..
Costume e costumi
alla corte del duca
Franco Fondriest parla della scuola
modenese, alla vigilia della pensione
A PAGINA 8
Le Serate Estensi: giochi, cortei,
musica, mostre e pubblicazioni A PAGINA 15
Mons. Gildo
Manicardi ha
aperto i lavori
del Congresso
Eucaristico, con
una approfondita
lettura del
Sinodo dei
vescovi sulla
Parola di Dio.
Domenica 14,
alle ore 17.30 in
piazza Grande,
la solennità del
Corpus Domini
con la messa
presieduta
dal Cardinale
Piovanelli, seguita
dalla processione
per le vie del
centro
• mariapia cavani
L
unedì 8 giugno ha
preso il via in IV
Congresso eucaristico diocesano “Lo
riconobbero nello spezzare il
pane e partirono senza indugio”.
L’introduzione è stata affidata a mons. Gildo Manicardi,
rettore del Collegio Capranica di Roma, che ha partecipato al recente sinodo dei
vescovi incentrato sulla parola di Dio. Dal Sinodo “La Parola di Dio nella Via e nella
missione della Chiesa” mons.
Manicardi ha preso spunto
per il suo intervento su “La
Bibbia nella vita pastorale
della parrocchia”.
Mons. Manicardi ha ricordato
l’esperienza del Sinodo come
ricca di coralità e di consenso,
Tra Bibbia
e pastorale
estremamente significativa
perché dopo la Dei Verbum
non c’erano più statai nella
Chiesa altri pronunciamenti
sulla Parola. Il tema. già più
volte caldeggiato in precedenti Sinodi, è stato scelto da
Benedetto XVI, particolarmente adatto a presiedere un
Sinodo su questo tema, per la
sua esperienza dal Concilio.
La
consapevolezza è che la dei
Verbum si è fatta
spazio sufficiente nel cuore della
Chiesa, non sono
uscite contestazioni sulla posizione
del Concilio sulla
Scrittura: la Chiesa
cattolica è salda su
quella posizione.
E il destino della
bibbia nell’umanità dipende in non
piccola parte dai
cattolici, che possono dare una voce
di competenza territorialmente ben
distribuita, diocesi teologi esegeti e
gruppi biblici sono
dappertutto. La
Bibbia poliglotta donata al papa,
la presenza di un
rabbino di Haifa
e del Patriarca di
Costantinopoli
sono il segnale che
la chiesa cattolica
ha la Bibbia insieme con altri che
pensano diversamente.
Il Sinodo ha avuto
anche una impor-
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tante dimensione teologica,
non solo pastorale. La possibilità di fare meglio sta nel
percepire il dono della Parola di Dio che si rivela, delle
scritture e dare una spinta
perchè le comunità crescano
in questa direzione.
Mons. Manicardi ha poi individuato tre fondamentali
nodi teologici.
Diversi significati di parola
di Dio
“I pastori devono educare il
popolo di Dio a cogliere i diversi significati dell’espressione “Parola di Dio: questo dice
il Sinodo, nella Propositio 3.
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della Parola di Dio: il magistero, la tradizione della
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NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
Congresso Eucaristico
Chiesa, l’omelia nella messa,
la catechesi sono parola di
io. La Parola non è la Bibbia, semplicemente. La prima cosa è il verbo eterno di
Dio, il Figlio il figlio è il verbo eterno, la Bibbia parola di
dio: c’è un collegamento, ma
ci sono differenze all’interno
di una unità. L’uomo Gesù è
parola di Dio: non possiamo
dire la Bibbia parola di dio
senza considerare il Cristo.
La Parola è presente nella
creazione, la Bibbia va messa in correlato con tutto ciò
che esiste. Leggiamo la Bibbia in un mondo in cui tutto
ciò che è creato viene da Dio.
È parola di Dio anche il dinamismo di rivelazione che
parte col popolo d’Israele,
ha un punto alto nei profeti,
un punto altissimo col verbo
che si fa carne. E’ parola di
dio quando parla Isaia, come
quando parla Gesù, ma in un
modo più forte. Per essere appassionati delle Scritture non
bisogna essere tutti ristretti
sul libro, ma avere la percezione che la parola di Dio è
più grande non deve portare
alla banalizzazione o marginalizzazione delle scritture.
La Parola di Dio trascende
la Sacra Scrittura, ma la comprende in modo singolare. E’
necessario quindi realizzare
una pastorale in cui si capisca bene che le Scritture contengono il rivelarsi di Dio in
modo singolare. Non ci sono
parole più alte della scrittura,
anche il magistero vi è sottomesso.
Il sinodo ha visto realizzate
le intenzioni della Dei Verbum, ma sarebbe opportuna una maggiore profondità
delle comunità, opportuno
educare il popolo a cogliere i
diversi significati.
Compito per la parrocchia è
dare ai fedeli il senso che la
Parola nella sua pienezza trascende la Scrittura, è Cristo
stesso, c’è nell’universo, negli accadimenti della
storia.
La parola
biblica torna
viva
nella liturgia
Il Concilio
ha voluto mettere
i fedeli in contatto diretto con
la Scrittura. Il
Vaticano II
riflette sulla
rivelazione e
dice che se il
Signore ha donato le Scritture alla Chiesa, è
opportuno avere la ricchezza
dei fedeli nutriti direttamente
dalla scrittura. Non significa
solo leggere personalmente le
Scritture, ma avere, ad esempio, una Liturgia della Parola
proclamata nella lingua parlata in ciascun paesee in cui
si percorre la maggior parte
dei testi.
La Parola di Dio ritorna viva
nella liturgia, la lettura è un
atto supremo che torna a dare
esistenza alla Bibbia: da sola
è carta, ma esiste solo quando uno la legge almeno con
gli occhi.
Quando si leggono le scritture è Dio che parla, il momento più alto è quando viene
proclamata, la Parola diventa
parola, diventa suono. È Cristo che parla quando nella
chiesa si leggono le scritture,
la Lectio Divina è secondaria
rispetto all’ascolto nell’Eucarestia. Si deve fare di più per
la scrittura proclamata nelle
liturgie, ad esempio bilanciare la scrittura sui partecipanti. Come prepariamo i ragazzi
che con la cresima se ne vanno? E’ necessario fornire una
sorta di attrezzatura biblica al
ragazzo che fa catechismo.
La dimensione dialogica
della rivelazione
Dialogo significa avere domanda e risposta, intervento
e reazione. Gesù che parla
è parola di Dio ed è anche
risposta e anche qui è rivelazione. La suprema rivelazione di Gesù nella morte in
croce non è solo iniziativa di
Dio, ma è anche risposta di
Cristo.
Appartiene alla rivelazione
non solo la parola che parla
ma anche la risposta. cristo
rivela l’uomo all’uomo vivendo da uomo e patendo la paura della morte.
Il “fiat” di Maria è interno
alla rivelazione stessa di dio.
La possibilità di riflettere nel
mondo cristiano sulla rivelazione che comporta al suo
interno il cammino dell’uomo è molto interessante, anche se appena all’inizio. Qui
viene fuori il vero umanesimo teologico, in una realtà
che ha anche incertezze e
confusioni.
Mons. Manicardi ha poi suggerito tre direttrici teologiche per un incontro vero con
la Parola di Dio
Unità tra Parola di Dio ed
Eucarestia
Nel Sinodo si è fatta viva
l’esigenza di superare la dicotomia tra parola ed eucarestia presente nella riflessione
teologica e nella pastorale.
L’Eucarestia è il riepilogo
sommo della scrittura. Senza
il riconoscimento di Cristo
nell’eucarestia e della Parola
come sacramento, la rivelazione rimane incompiuta la
visione della duplice mensa
della parola e del pane ha poi
bisogno della carità per non
essere ritualistico-centrica.
In che modo Gesù è pane
della vita? È la sua persona,
è lui Parola e carne eucaristica. Allora le comunità hanno
bisogno di pensare su questo,
profondamente.. non si concepisce l’Eucarestia senza le
parole del Signore ed esse
non possono non condurti
a “Questo è il mio corpo..”.
Ancora tanto resta da fare per
far passare la consapevolezza
che alla duplice mensa della
parola e del pane siamo nutriti da un unico Cristo. Questa
è una sensibilità non piena di
tutti i credenti. Siamo sicuri
che non si possa fare di più,
oltre alla strada già percorsa?
Incontro con la Parola nella
lettura della Sacra Scrittura
“Questo sinodo – si dice nella
propositio 7 – ripropone con
forza a tutti i fedeli l’incontro
con Gesù, Parola di Dio fatta
carne, come evento di grazia
che riaccade nella lettura e
nell’ascolto delle Sacre Scritture”. Il Sinodo non propone
dunque la Lectio, ma l’incontro con Cristo parola viva. E
raccomanda che ogni fedele
abbia la Bibbia: da noi fa sorridere, ma ci sono milioni di
cattolici che non si possono
permettere la bibbia, che ha
il costo di tre stipendi.
La questione dell’Antico
testamento nella Bibbia cristiana
Di questo rapporto con le
scritture fa parte la questione dell’Antico Testamento
e la relazione con il Popolo
ebraico. Due sono le questioni, la prima teologica:
insistiamo oggi che il popolo
ebraico ha una lettura vera
della scrittura, come pure è
vera quella cristiana. Ci sono
forme di antisemitismo che
nascono dalla lettura superficiale dell’Antico testamento:
è necessaria quindi una sua
conoscenza più approfondita,
attraverso il lavoro nelle parrocchie.
C’è bisogno di un lavoro con
la gente, perché diventi in
grado di capire le cose non
in senso fondamentalistico.
Ecco la questione pastorale:
la parrocchia deve avere qualcosa che somigli ad una scuola biblica. Se si fanno gruppi
di preghiera, servono anche
incontri in cui si verifichi la
percezione ermeneutica dei
fedeli, se no si corrono i rischi di una lettura superficiale o fondamentalista.
Mettiamo un libro sacro in
mano alla gente e abbiamo il
dovere di insegnare le istruì
per l’uso.
Da questo percorso conseguono – ha proseguito mons.
Manicardi – due attenzioni
gravide di conseguenze.
Parola di Dio e carità verso
i poveri
“Uno dei tratti caratteristici
della Scrittura – propositio
11 – è la rivelazione della predilezione di Dio per i poveri”.
La Bibbia è
in funzione
della carità:
più si ama
più si legge la
Bibbia e se la
si legge senza
che l’amore
cresca, allora
qualcosa non
va nella lettura.
Parola di Dio
e poveri è un
altro binomio
inscindibile,
come quello con l’eucarestia. La
Parola non
ammette che
un credente
passi accanto
al
bisogno
senza reagire.
Cristo legge
il povero non
solo
come
sacramento
della giustizia, ma di se
stesso.
Parola
di
Dio, Bibbia
e legge naturale
La propositio
13 su Bibbia
e legge naturale, bibbia
e
coscienza,
libertà
e diritti: per
il futuro è
impor tante.
“Anche nutrendosi della
Parola di Dio la conoscenza
della legge naturale aumenta
e permette il progresso della
coscienza morale”.
Per quanto riguarda la Parola
di Dio nella vita della Chiesa,
mons. Manicardi si è soffermato in particolare sull’ambito liturgico, sottolineando
tre punti
Parola di Dio e liturgia
La Propositio 14 sottolinea
come la liturgia luogo privilegiato di espressione della Parola. per questo sono richieste
alcune attenzioni, come u posto visibile e di onore in chiesa per il Libro della Scritura.
E’ poi incoraggiato l’uso del
silenzio nella liturgia, perché
si veda che stiamo ascoltando.
Si auspicano anche celebrazioni della Parola sulle letture
domenicali, in modo che i testi della domenica “funzionino”: senza ripetizione non c’è
memorizzazione e profondità
di conoscenza.
Si sottolinei il legame tra
Parola di dio e perdono, con
liturgie penitenziali per l’esame di coscienza e lasciando
poi il tempo per confessarsi
con tutta calma. Sarebbe op-
portuno anche valorizzare lezionari ed evangeliari, lettori
e cantori, salmo responsoriale, invitare lettori e lettrici a
comprendere ciò che leggono.
Si invita inoltre a non leggere
nella liturgia testi poetici alternativi.
Attualizzazione omiletica
Qualcuno ha anche chiesto
un direttorio sul tema, ma
la propositio 15 propone una
terna di domande per la preparazione dell’omelia: Che
cosa dicono le letture proclamate? Che cosa dicono a me
personalmente? Che cosa devo dire alla comunità, tenendo conto della sua situazione
concreta?
Ministeri a servizio della
parola e lettorato alle donne
Il tema dell’apertura del ministero di lettore alle donne è
auspicato nella propositio 17:
portare il lettorato fuori dalla preparazione al sacerdozio,
istituendo momenti formativi appositi, sottolinea il ruolo centrale dei laici – e delle
donne – nella trasmissione
della fede.
Dopo la relazione di mons.
Manicardi, si è svolto il lavoro di gruppo.
NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
3
Congresso Eucaristico
Un anno ‘sacerdotale’ per la diocesi
La sintesi dei lavori dei gruppi che hanno analizzato, da diversi punti di vista, il tema del nuovo anno pastorale.
Un contributo alla riflessione e tante proposte concrete che saranno valutate
D
opo la relazione di
mons. Manicardi
si sono formati i
gruppi di lavoro che,
con un intervallo per il pranzo e
l’adorazione, si sono poi riuniti in assemblea per condividere
il risultato della riflessione. Dal
momento che - come ha sottolineato il Vicario generale mons.
Losavio - il prossimo anno pastorale sarà dedicato a sacerdozio
comune e sacerdozio ministeriale, i sei gruppi di lavoro hanno
approfondito temi che serviranno a delineare il cammino della
diocesi per il prossimo anno.
Il primo gruppo, quello sul sacerdozio comune, aveva come coordinatori don Massimo Nardello
e Paolo Seghedoni.
Il dibattito è stato ampio, e come
punto di partenza c’era la poca
conoscenza da parte dei fedeli dei
sacerdozio battesimale. Spunto
per il confronto è stata Romani
12: l’appartenere a Dio in cristo
Gesù, che stabilisce anche la relazione con il sacerdozio ministeriale. Tre aggettivi sono stati
scelti per definire il sacerdozio
ministeriale: affettuoso, capace di
relazioni profonde e di favorirne
la dinamica nelle comunità; comprensibile, che parli una lingua
chiara tutti e non in ecclesialese;
profetico. Due aggettivi anche
per il sacerdozio comune: ecclesiale, che si esplicita nel popolo
di Dio senza esclusioni e senza
lasciare spazio all’individualismo;
corresponsabile, per stare dentro
la comunità senza la logica di
erogare servizi per poi “andare a
casa”.
Sono necessari piccoli gruppi in
cui crescere, con itinerari formativi nuovi, sperimentazioni in cui
i laici adulti crescono. Anche in
collaborazione con associazioni e
movimenti, ma con criteri di ecclesialità. Serve ripartire, dalle relazioni, non abusare del termine
fraternità, ma viverla, mettendo
al centro la persona e le relazioni.
Ripartire dal cammino spirituale
di ognuno e valorizzare la sofferenza di chi è malato, con la mediazione dei ministri straordinari
dell’eucarestia.
Diventa importante anche valorizzare e mettere in comune le
esperienze belle della diocesi; i
sacerdoti potrebbero poi incontrarsi in piccoli gruppi, a livello
vicariale col vescovo, per parlare
anche delle difficoltà, aprendosi
in modo fraterno, per superare le
divisioni.
Il secondo gruppo, con la guida
di don Giacomo Morandi ed
Egidio Iotti, ha considerato la
relazione tra diaconi, presbiteri e
vescovo.
Il tema è solo in apparenza interno al mondo clericale, ma in
ogni organizzazione complessa,
se funziona bene chi ha responsabilità, sono evidenti anche le
ricadute concrete sul resto. L’introduzione è partita dalla Lumen
Gentium, per sottolineare pienezza del ministero episcopale e
l’unicità dal sacramento dell’ordine: manca però la consapevolezza che all’interno dell’ordine
ci sono varietà di gradi e ciò ha
conseguenza diretta sulla realtà
pastorale. L’unicità dell’ordine
dovrebbe emergere nella vita ordinaria, rendersi visibile attraverso segni e momenti concreti, per
far capire il diaconato. Il rapporto
presbiteri/diaconi non è sempre
facile, manca la piena consapevolezza dello specifico del diacono e
lo si definisce spesso solo in funzione della storia. Anche se forse
è meglio non dare schemi rigidi,
per lasciarlo con caratteristiche di
duttilità e flessibilità.
L’unicità del sacramento si traduce
nella
fraternità sacramentale e
nella
corresponsabilità.
La fraternità è
però assai debole e fragile
nel concreto,
la comunione
va custodita e
ricostruita, perché attraverso
di essa passa
l’evangelizzazione: è fragile,
deve passare
attraverso la conversione personale. Torniamo alla vita cristiana
autentica e l’anno sacerdotale sia
quello in cui si riflette su questo.
Poi da qui nasceranno momenti
pubblici di comunione, usando
gli strumenti ordinari per relazioni, incontri, conoscenza reciproca, momenti di preghiera e
formazione aperti anche ai diaconi, valorizzando ciò che unisce,
nel rispetto dei ruoli. E’ stata sollecitata una riflessione nel presbiterio sulle priorità del ministero
sacerdotale qui oggi a Modena. Il
ministro ordinato non può essere
ostacolo alla ministerialità diffusa
dei laici, ma deve promuoverla,
rispettarla, scoprirla.
Potrebbero servire schede di catechesi sul ministero ordinato nei
suoi fondamenti, la valorizzazione dei momenti di incontro tra
presbiteri e diaconi, e anche istituire settimanalmente la giornata
sacerdotale, come pausa di riposo
o preghiera.
Quale prete oggi è il quesito che
si è posto il terzo gruppo, guidato
da don Sergio Casini e Alessandro Monzani.
Alcuni punti di attenzione evidenziati: la vita comunitaria dei
sacerdoti tra loro e con la propria
comunità è luogo di discernimento e scelta. Serve la formazione
permanente, l’aver cura di sé dal
punto di vista spirituale e culturale. Le direttive diocesane siano
aperte e sia lasciata ampia possibilità in loco di discernimento
delle priorità. A ciò si aggiunge
l’invito a pensare alla pastorale e
alle parrocchie a partire non solo
dal calo del numero dei sacerdoti,
ma anche da un ripensamento
delle ministerialità laicali, sapendo che è più difficile contare
sul volontariato puro. Valorizzare sperimentazioni esistenti e
pensane di nuove a cui chiedere
indicazioni. Avere attenzione da
parte della diocesi e individuare
forme di sostegno per i sacerdoti
in situazioni difficili, oggettive o
personali, pensare a quali strumenti darsi.
Il quarto gruppo ha riflettuto sulla corresponsabilità tra preti e laici, con la guida di don Giuliano
Gazzetti e Giancarlo Barozzi.
La problematica è vissuta e pensata, forse anche sofferta. Ogni
collaborazione fa riferimento a
Cristo e alla comunione con lui,
che ci rende capaci di relazioni di
collaborazione. Ogni carenza va
quindi ricondotta al piano spirituale. Prevale un atteggiamento
individualistico, che minaccia la
comunione. La sfida è quella di
arginare il fenomeno e diventare comunità alternative in cui si
vive la comunione. Prima che
alla corresponsabilità, ci si chiede
però come mai non si riesce più a
educare alla responsabilità.
Gruppi, associazioni e movimenti
sono insieme ricchezza e problema. L’ecclesialità è richiamata dal
Magistero, ma si associa ad una
crisi di appartenenza alla Chiesa. Suggerimenti: valorizzare le
competenze nelle parrocchie, di
prete e laici sposi e giovani, competenze professionali da mettere
in campo. Creare luoghi in cui si
possa vivere la corresponsabilità,
il consiglio pastorale insieme a
gruppi che si creano ad hoc: non
solo usare laici per necessità. Si
pone il problema del discernimento dei carismi in primo luogo, poi di progettare insieme con
senso di fiducia, accettando gli
sbagli, imparando a lavorare per
piccoli gruppi.
Che tipo di uomo è capace di
passare da collaborazione a corresponsabilità? Il credente in grado
di assicurare questo stile è quello
che mette al centro la comunione, preoccupato non di affermare
le sue ragioni, ma di non rompere
la comunione. Se i preti saranno
chiamati a fare deleghe per le
cose che i laici possono assumere, il criterio è quello di scegliere
persone capaci di comunione. C’è
necessità di vincolo e disciplina
per le progettazioni parrocchiali, anche se sono minacciate dal
peccato dell’egoismo, personale e
comunitario. Se saremo capaci di
diventare discepoli e lasciarci re-
dimere, allora avremo comunità
capaci di corresponsabilità.
Il tema cruciale delle parrocchie
senza parroco residente è stato
affrontato nel gruppo 5, con don
Paolo Soliani e Doria Spallanzani come referenti.
Il comune denominatore è la necessità comunque di avere un referente parrocchiale, una persona
per coordinare, animare, comunicare iniziative che non possono
cessare. Occorre inoltre chiarirsi
bene le idee su quali siano davvero le priorità del sacerdote, per
non trovare un prete muratore
che non confessa mai. E quindi chiarezza maggiore anche sul
ruolo dei laici ed il loro ruolo. E’
stata inoltre
evidenziata
la
distinzione
tra
parrocchia e
comunità; ci
sono adempimenti fondamentali,
come liturgia
e sacramenti,
formazione,
carità, ma
la vita di relazione spesso completamente
assente per forza di cose. C’è bisogno di un pastore che accompagni anche la vita relazionale.
Il referente deve inoltre fare da
collegamento anche con le iniziative diocesane, che spesso si
disperdono. Uno dei 66 diaconi
potrebbe “adottare” una comunità e seguirla per alcuni anni.
Attenzione alle sagre: molte
le iniziative folkloristiche ed
emerge poco l’aspetto del sacro:
servono forse punti precisi, linee
guida per integrare i messaggi
di evangelizzazione coi momenti di aggregazione. Serve inoltre
considerare l’aspetto sociale della
presenza della comunità e la presenza di archivi e beni culturali
che sono da recuperare.
La vita catechistica è il grosso
interrogativo: se i bambini sono
pochi, meglio creare un gruppo
più ampio o lasciare l’iniziazione
nella vita nella comunità stessa?
I tempi sono cambiati in fretta
ed è necessario essere altrettanto
veloci.
Don Simone Bellisi e Teresa
Piccinini hanno coordinato il
sesto gruppo, sulla pastorale vocazionale.
Il problema è di tutta la comunità: avvertiamo come operatori
l’impegno e l’urgenza della pastorale vocazionale? Poco, e se
si considera, si demanda ad altri
la soluzione, alla provvidenza. I
sacerdoti sono chiamati ad essere più santi per essere più credibili e ad essere aiutati dai laici
in incombenze delegabili, per
conservare le mansioni spirituali. La pastorale vocazionale va
vissuta in famiglia con scelte di
impegno e servizio, col presentare altri modelli di vita. Pregando
per le vocazioni altrui, facendo
discernimento, incoraggiando la
direzione spirituale. Come coinvolgere le comunità parrocchiali
nella riflessione? Quali soggetti,
iniziative, esperienze?
Pare meglio indirizzare le iniziative esistenti in direzione vocazionale, invitare la comunità alla
preghiera quotidiana, e sia presente sempre una preghiera nelle
celebrazioni della domenica. Il
CPG deve accentuare la sensibilità su questi temi.
Come far conoscere e stimolare
la partecipazione alle iniziative
diocesane?
Poche adesioni: serve conosce-
Riflessioni
sulla
re e sperimentare le iniziative,
le famiglie devono stimolare i
ragazzi. Curare il gruppo chierichetti, come importante vivaio di
cammino vocazionale. servirebbe
anche avere un animatore vocazionale in ogni parrocchia. Serve
una programmazione che tenga
conto di iniziative diocesane, una
specifica formazione dei catechisti.
Mons. Losavio ha sottolineato
come il tema della comunione
sia emerso con forza in tutti i
gruppi e che sia quindi un tema
fondamentale per il cammino del
prossimo anno pastorale.
Parola
“Prendete, questo é il mio corpo...”
( Marco 14,22 )
D
G.G.
omenica é il “Corpus Domini” la festa del Corpo
e del Sangue di Cristo, cara alla tradizione cristiana. Nella messa si ascolta un brano dal Vangelo secondo Marco in cui si racconta l’ultima cena
del Signore Gesù con i suoi Apostoli. Da quell’ultima cena
nasce la messa, la celebrazione della Pasqua del Signore; si fa
memoria della morte in croce e della risurrezione di Gesù.
Con il suo sangue Dio rinnova la sua alleanza. C’é un’alleanza precedente, antica, a cui occorre fare riferimento per
comprendere le parole e i gesti di Gesù: quella che, con la
mediazione di Mosè, Dio ha voluto realizzare con il popolo
ebraico. Mosé prende il sangue delle vittime sacrificate e ne
versa la metà sull’altare (dalla parte di Dio) e l’altra metà serve per aspergere il popolo. Dio si é scelto e protegge un popolo, Israele; questo popolo riconosce Dio come l’unico Signore
e si sente prediletto da Lui.
Con Gesù c’é la realizzazione di una nuova alleanza, definitiva, che supera i modi di quella antica: non passa più attraverso il sangue di animali sacrificati, non é più esclusiva di un
solo popolo, cambia la legge... Questa nuova alleanza si realizza attraverso la Pasqua, la croce, la morte e la risurrezione
di Gesù. Egli é la vittima sacrificata a causa del peccato degli
uomini, è colui che si dà totalmente per amore dell’uomo.
Il Calvario é l’altare su cui viene versato il suo sangue e tutti
gli uomini - nessuno escluso - in tutti tempi, sono aspersi di
questo sangue.
Il sangue é il sangue di Cristo, figlio di Dio. Il popolo amato
da Dio é tutta l’umanità. La nuova legge e il comandamento
dell’amore.
Tutto é rinnovato!
L’ultima cena é il momento in cui tutto questo viene vissuto
in termini di anticipazione, affinché tutto sia, dopo la risurrezione, ricordato, creduto, ripetuto - riattualizzandolo - per
sempre, fino agli ultimi tempi.
Cristo, nell’ultima cena, si dà all’umanità come vero cibo e
vera bevanda: “Prendete, questo é il mio corpo. Questo é il
mio sangue dell’alleanza, che é versato per molti”.
Per sistemare per sempre il rapporto tra l’uomo e Dio, era
necessario il suo sacrificio, il suo “spezzarsi”.
Gesù indica anche le conseguenze di questa nuova alleanza:
un rapporto profondo dell’uomo con Dio, attraverso Lui stesso, vero cibo e vera bevanda.
Nasce la possibilità di una comunione profonda tra Dio e
l’uomo, qualcosa di inimmaginabile. L’unico cibo e l’unica
bevanda fondano inoltre un incredibile rapporto di comunione tra gli uomini,che non possono non riconoscersi come
fratelli.
Andare a messa allora porta con sé la piena consapevolezza
di tutto questo. Insieme alla gioia per essere stati chiamati,
insieme alla festa che in ciascuna messa e da ciascuna messa
dovrebbe scaturire e manifestarsi.
Come mai tanto spesso questa gioia e questa festa non vengono espresse?
4
NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
Congresso Eucaristico
“Una settimana di Grazia”
Al termine della prima giornata del Congresso Eucaristico, la messa in
Duomo per gli operatori pastorali
S
ignore Gesù, la Chiesa
di Modena-Nonantola,
che celebra il Congresso
Eucaristico diocesano,
ti adora e ti ringrazia, perché
nell’incarnazione, assumendola
“
natura umana, hai condiviso la
vita di ogni persona e, nella notte
in cui venivi tradito, hai istituito
l’Eucaristia per rimanerci sempre vicino, affinché possiamo
trovare nella Messa la grazia per
essere fedeli al tuo Vangelo. Ti
chiediamo, come dono del Congresso Eucaristico per la nostra
Diocesi, le grazie che l’apostolo
Paolo chiedeva per la comunità di Corinto:ti chiediamo
che tutti sappiamo riconoscerci
come tuoi discepoli, senza divisioni ed esclusioni reciproche.
Ti chiediamo che lo scambio di
pace sia frutto ed espressione
vera di quanto abbiamo
nel cuore, affinché le
nostre celebrazioni
siano animate da un
vero spirito di comunione. Ti chiediamo
che ognuno di noi
sappia mettere i doni e i carismi ricevuti dal tuo Spirito
a servizio dell’intera
comunità, affinché
cresca come Corpo
di Cristo. Ed infine,
o Signore, ti chiediamo di poterti
riconoscere
nello
spezzare il pane, per andare senza indugio ad annunciarti alle
persone che incontriamo ogni
giorno”. Il testo della preghiera composta in occasione del
Congresso Eucaristico diocesano ha concluso la serie delle
preghiere dei fedeli durante la
Messa celebrata in Duomo per
i membri dei Consigli pastorali
parrocchiali e vicariali, oltre che
del Consiglio diocesano e, più
in generale, per tutti gli operatori pastorali al termine della
giornata di programmazione
del prossimo anno pastorale, la
prima delle intense giornate del
Congresso Eucaristico diocesano.
La celebrazione eucaristica
era presieduta dall’arcivescovo
mons. Benito Cocchi; insieme
a lui, numerosi sacerdoti provenienti da zone diverse della
diocesi, oltre al vicario generale
mons. Poalo Losavio e ai vicari
episcopali don Sergio Casini e
don Giacomo Morandi.
“ A conclusione di questa prima
giornata – ha detto mons. Cocchi all’inizio della celebrazione
– desideriamo ringraziare per
la presenza dei sacerdoti, degli
operatori pastorali e dei membri
Mons. Cocchi:
“Grazie ai tanti
laici che hanno
compiti diversi
nelle comunità,
operano nel
silenzio, senza
clamore e
contribuiscono a
mantenere viva la
parrocchia; sono
un dono per la
nostra Chiesa”
dei Consigli pastorali; tanti laici che svolgono compiti diversi
nelle loro comunità, che spesso operano nel silenzio e senza
clamore e che costituiscono un
dono grande per la nostra chiesa
di Modena. Preghiamo perché
possano continuare nel loro impegno e perché anche altri, vedendo il loro esempio, possano
comprendere quanto è bello lavorare e impegnarsi per la nostra
Chiesa”.
Ringraziamenti che l’arcivescovo,
citando anche le recenti parole
di Benedetto XVI sull’impegno
dei laici (),
ha ripreso anche nell’omelia e
rivolto a quanti “contribuiscono
a mantenere viva la parrocchia” e
a coloro che “svolgono un’opera
sempre utile e necessaria perché le nostre comunità siano
custodite e accoglienti”. Poi, nel
commentare le letture (l’inizio
della seconda lettera di S.Paolo
ai Corinzi e il vangelo di Matteo
sulle Beatitudini) mons. Cocchi
ha detto che “la Parola di Dio è
sempre portatrice di novità per
chiunque l’accolga: essa giungerà
al cuore di ognuno e a ciascuno
il Signore suggerirà quanto me-
glio per il servizio nella comunità. Nella prima lettura S. Paolo
ci ricorda che, nella tribolazione,
Dio è fonte di ogni consolazione e ci consola perché possiamo
anche noi consolare quelli che si
trovano in qualsiasi genere di afflizione. Anche nel vangelo delle
Beatitudini, una delle pagine più
note e care della Bibbia, Gesù
dichiara condizioni di vita che
istintivamente saremmo portati
a respingere. Ma Gesù invece
dice : “Beati…” e questo ci assicura che Egli non ci abbandona
nelle difficoltà, ma ci sostiene e
ci sorregge. Questo noi lo sperimentiamo nella vicinanza a Gesù, davanti all’Eucaristia. Questo
Congresso eucaristico – ha detto ancora l’arcivescovo – sia per
noi una settimana di grazia, un
grande dono che il Signore ci fa:
dipende da noi farlo diventare
un dono fruttuoso. Il Signore ci
invita a “venire in disparte” e a
stare con Lui; preghiamo allora
per una buona riuscita di questo
nostro Congresso eucaristico,
non tanto per motivi trionfalistici – ha concluso mons. Cocchi – ma perché possiamo vivere
in pienezza questo dono”.
Elezioni Amministrative
Vincere per poco
Le elezioni
amministrative
a Modena e in
provincia: il centro
sinistra tiene ma
complessivamente
perde punti
N
ulla sembra cambiato, ma in realtà molto
è cambiato. Questa
tornata di elezioni
amministrative ha prodotto un
effetto strano, confermando da
una parte una situazione politica
che a Modena si diceva, fino a
ieri (cioè fino a lunedì 8 giugno)
del tutto “scontata” e, d’altra parte, inducendo un cambiamento,
ammesso che lo si voglia o lo si
riesca a leggere neanche troppo
nascosto tra le righe, nella considerazione che il potere locale
(ogni accezione del termine qui
è assolutamente positiva) ha di
se stesso.
Dunque a Modena città viene
riconfermato per un soffio, con il
50, 1%, il sindaco uscente Giorgio Pighi e la coalizione di centro sinistra che lo ha sostenuto.
Nel dettaglio, il Pd si attesta al
45,01%, il Popolo della Libertà
al 20,76 per cento e, in analogia
con quanto avvenuto a livello
nazionale anche per le elezioni
Europee, fanno un notevole balzo in avanti nei consensi dei modenesi la Lega Nord al 10,99%
e l’Italia dei valori al 4,99 per
cento. Lusinghiera anche l’affermazione della lista dei “grillini“
Modena a cinque stelle che con
il 3,51% si piazza davanti anche
al 3,19 % dell’Unione di Centro.
Anche la Provincia di Modena
vede riconfermato il presidente
uscente Emilio Sabattini che
raccoglie il 52,4% dei consensi
con il Pd al 41,02% e il Pdl al
22,14% . Nell’ente di viale Martiri è ancora più netta, rispetto al
Comune di Modena, l’affermazione della Lega Nord che raggiunge il 14,58% dei consensi e
dell’Italia dei valori che arriva ad
un netto 6 %.
Le percentuali che si sono re-
gistrate per comune capoluogo
e Provincia, di poco superiori al 50 % per la coalizione di
centro sinistra, si sono verificate anche negli altri principali
comuni modenesi a iniziare da
Carpi, che riconferma il sindaco
uscente Enrico Campedelli con
il 56,62 % (tra i comuni maggiori è l’affermazione più netta),
Formigine che vede il sindaco
Richeldi tornare in municipio
con il 52,16% , Castelfranco
Emilia che indica come neosindaco Stefano Reggianini con
il 53,91% dei consensi e Fiorano,
dove il sindaco uscente Claudio
Pistoni raggiunge un ragguardevole 70,92%. Fin qui le affermazioni dei sindaci al primo turno,
che non sono forse sufficienti,
nel centro sinistra, a compensare
la delusione per il ballottaggio
(in un caso almeno ampiamente
preventivata) al quale vanno tre
tra i principali comuni modenesi.
A Sassuolo il 21 giugno, si contenderanno la carica di primo
cittadino il sindaco uscente Graziano Pattuzzi, che ha raccolto il
45,76% dei voti e il candidato di
centro destra Luca Caselli, che
ha totalizzato il 43,92% delle
preferenze. Anche a Mirando-
la il centro sinistra che sostiene
Maino Benatti (47,25%) dovrà
vedersela con il candidato del
Pdl-Lega Nord Lorenzo Bergamini, che ha raggiunto il 31,46%
delle preferenze. Infine, il dato
di Vignola, dove la candidata
del centro sinistra Daria Denti
(44,89%) andrà al ballottaggio
contro il candidato della Lega
Nord Graziano Fiorini (18,89%,
in corsa al primo turno senza il
Pdl).
A fronte di questa situazione
che vede comunque un calo nella percentuale dei consensi, chi
si è candidato a governare per i
prossimi cinque anni non potrà
far finta di niente.
Vincere sugli avversari politici
per pochi voti (a Modena sarebbero bastati 120 in meno e
Giorgio Pighi sarebbe andato
al ballottaggio) non offre alcuna
sicurezza e dovrebbe indurre ad
azioni e scelte politiche che siano il più ponderate e misurate
possibili, perché ogni tentazione
di autosufficienza è inevitabilmente destinata a scontrarsi con
il risultato conseguito. Questo lo
sanno i politici ma lo sanno (e
tendono a ricordarselo) anche
gli elettori.
Così negli altri comuni
I
n sintesi, ecco i risultati delle elezioni amministrative
negli altri comuni presenti nel territorio della diocesi di
Modena-Nonantola. In pianura, a Bastiglia diventa sindaco Sandro Fogli (54,86%) a Campogalliano rimane
sindaco Stefania Zanni (62,03%), cosi come Soliera vede in
Giuseppe Schena (63,52%) il nuovo primo cittadino.
Anche Nonantola riconferma Pier Paolo Borsari (58,91%) e
a Ravarino sindaco è Marino Gatti (67,96%). A Bomporto
affermazione della lista civica “Per Bomporto” che esprime
ora il sindaco Alberto Borghi (44,12%); a Cavezzo vince Stefano Draghetti (47,78%) mentre Filippo Molinari (51,78%) è
il nuovo sindaco di Medolla. S.Felice vede affermarsi Alberto
Silvestri (44,28%) e S.Prospero Mario Ferrari (51,88%).
Nella pedemontana a Maranello si riconferma il sindaco
uscente Luciana Bursi (51,6%) mentre a Castelvetro Giorgio
Montanari ottiene il 54,75% dei voti.
Sindaco donna a Castelnuovo Rangone, dove Maria Laura
Reggiani totalizza il 54,87%, dei voti e a Marano con Emilia
Muratori (68,32%). S.Cesario elegge sindaco Valerio Zanni
(58,47%), Savignano Germano Caroli (53,47%) della lista
“no cave” Insieme per Savignano e Spilamberto Francesco
Lamandini (57,97%).
Infine l’Appennino, dove Montecreto e Frassinoro passano
al centro destra e Fanano torna al centro sinistra. Sindaco
di Fanano è Lorenzo Lugli (53,64%), Frassinoro premia
Gianni Fontana (34,64%) e Montecreto Maurizio Cadegiani (55,41%). A Fiumalbo vince il giovane Alessio Nizzi
(47,75%), a Guiglia Monica Amici (51,10%) e a Lama Mocogno Luciana Serri (58,93%).
Sindaco di Montese è Luciano Mazza (58,28%), di Pievepelago Corrado Ferroni (38,68%) e di Polinago Armando
Cabri (53,99%) Infine, sindaco del comune più piccolo della
provincia di Modena, Riolunato, è ora Giancarlo Cargioli
(74,71%).
NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
5
Diocesi
Familiari del clero
Anna Cavazzuti
presidente Nazionale
A
nna Cavazzuti, già segretaria dell’Ufficio
Ministeri della nostra
diocesi e collaboratrice di don Sandri a Verica, è
stata eletta presidente Nazionale dell’Associazione Familiari
del Clero, nel convegno voltosi
il mese scorso, che ha visto anche la riconferma ad assistente
nazione di don Irvano Maglia,
vicario episcopale della diocesi
di Cremona. La Cei ha già confermato le nomine; conosciamo
meglio l’associazione ed il compito di Anna.
Anna, è neo presidente di
un’Associazione ancora poco
conosciuta…che cosa significa
essere Familiari del Clero oggi? In che cosa consiste esattamente il vostro servizio?
E’ vero: siamo una piccola realtà
e quindi può essere che l’Associazione sia poco conosciuta. Essere Familiari del Clero significa
essere consapevoli di rispondere
ad una chiamata del Signore, ad
una vocazione. Per i familiari,
genitori, si tratta di scoprire una
nuova vocazione dentro quella
del matrimonio, della paternitàmaternità, cioè la chiamata ad
essere accanto al figlio sacerdote
con l’affetto, la preghiera, l’aiuto
concreto con rispetto, riservatezza e con l’unico desiderio che
risponda fedelmente e con generosità alla propria vocazione e
missione di ministro del vangelo
e della Chiesa.
Anche i familiari che non hanno un vincolo di parentela col
sacerdote sono chiamati a scoprire che il servizio che offrono
al sacerdote è una chiamata e
non semplicemente un lavoro.
Stando nella casa parrocchiale o
nell’ufficio parrocchiale, il familiare ha certamente l’opportunità
di “partecipare” al ministero del
sacerdote, ha la possibilità di
facilitare la missione del sacerdote nei suoi aspetti pratici e di
relazione con la comunità a lui
affidata.
Il nostro servizio particolare è
La ricorrenza
dei 50 anni
dei campi
vocazionali
proposti in
diocesi
vizio al Signore e alla Chiesa e
ad assumere gli atteggiamenti
necessari per il loro servizio ecclesiale, ad esempio: equilibrio
umano (equilibrio tra ‘testa e
cuore’), rettitudine morale, forte spiritualità; aiutare i familiari
a cogliere i cambiamenti in atto. A fine aprile abbiamo fatto
un Corso di aggiornamento per
Presidenti e Assistenti diocesani,
sul tema “I Familiari del Clero di
fronte al cambiamento”. Il lavoro di riflessione e scambio fatto
insieme avrà poi una ricaduta
nei gruppi diocesani.
Nello stesso tempo si coltiva la
relazione tra gli associati proprio
come aiuto alla crescita umana,
spirituale, vocazionale.
Quale ritiene c sia il bisogno
più sentito oggi dai sacerdoti e
il modo migliore di sostenere il
loro ministero?
Forse sarebbe opportuno metterci in ascolto dei sacerdoti
perché da loro sia espresso il
bisogno più urgente, oggi. Mi
pare comunque di poter dire che
oggi il sacerdote non cerca più in
primo luogo la Familiare per far
da mangiare, pulire la casa, ecc…
anzi di queste cose sembra fare
volentieri a meno: c’è sempre la
mensa, la famiglia che ospita, il
forno a microonde che in pochi
secondi può riscaldare quanto
la mamma o chi per lei ha portato e lasciato nel frigo… c’è la
lavanderia che da mattina a sera
riconsegna tutto… E ciò può
mandare in crisi anche noi familiari! Potremmo essere tentati di
pensare che la nostra presenza, il
nostro servizio non è più necessario. Se pensiamo solo al fare
materiale può essere così!
Ma sarebbe troppo sbrigativo fermarci su questi pensieri
e chiuderci magari nello scoraggiamento. Non possiamo
dimenticare che il progetto del
Creatore ha stabilito che due
esseri viventi, l’uomo e la donna,
fossero la sua Immagine, fossero
la pienezza, sebbene nel limite
della natura umana.
Per il solo fatto di
essere diversi si è
di reciproco aiuto
e completezza, prima ancora per ciò
che possiamo fare.
E’ il nostro ‘essere’
che deve diventare
‘presenza’ collaborante al compiersi
della missione del
sacerdote e della
Chiesa.
Credo che oggi
più di ieri il sacerdote abbia bisogno
di vivere profonda
umanità oltre che
una profonda spiritualità e carità
pastorale. La persona o le persone
chiamate a vivere
con il sacerdote, a
fare “famiglia” con lui, possono
sicuramente essergli di aiuto a
vivere relazioni equilibrate, serene, aperte.
Certo anche noi Familiari abbiamo uno sforzo da fare: cogliere il
cambiamento e trovare risposte
nuove per vivere e stare accanto
al sacerdote e nelle nostre comunità cristiane in modo significativo, testimoniando amore per la
missione della Chiesa e dei suoi
Ministri.
Seminario in festa
• Gianluca Zaccanti
M
di ‘accompagnare’ il sacerdote
nella sua vita concreta, quotidiana. C’è un servizio materiale:
accudire la casa, provvedere al
mangiare, alla pulizia, ecc; ma
c’è anche un servizio di accompagnamento spirituale: pregare
per i sacerdoti e quando è possibile pregare con il sacerdote;
c’è un servizio pastorale: a volte
può essere un coinvolgimento
diretto nelle attività parrocchiale: catechesi, liturgia, visita agli
ammalati, a volte può essere un
tenere in ordine la chiesa (fiori,
tovaglie…).
Tutto questo vissuto con fede
e spirito di servizio cioè con gli
atteggiamenti vissuti da Maria
verso il suo figlio Gesù. Infatti
l’Associazione ha in Lei il modello perfetto di collaborazione
all’apostolato sacerdotale.
Maria, la madre, si pone in
un rapporto singolare col
Figlio condividendo i suoi
sentimenti e la volontà di
obbedire in tutto al progetto
del Padre, qualsiasi cosa
chieda, anche il dono
della vita. Anche quando Maria avrà sempre
meno occasioni di essere accanto al Figlio per le ‘cure
domestiche’, gli
sarà comunque
accanto con la
sua condivisione dell’obbedienza
al
progetto di Dio,
fino alla croce.
Siete riuniti in
Associazione:
in che modo vi
accompagnate e sostenete nel
vostro servizio?
L’Associazione esiste in quanto
esistono i gruppi diocesani. Poi
ci sono un coordinamento regionale e nazionale che hanno
proprio il compito di aiutare i
familiari a prendere consapevolezza sempre più profonda,
nella luce della fede, della specifica missione che hanno nella
Chiesa; aiutarli a vivere il loro
lavoro quotidiano come ser-
artedì 26 maggio, memoria di
S. Filippo Neri,
la comunità del
seminario ha festeggiato una
ricorrenza molto particolare:
nel 1959, ovvero 50 anni fa,
sono stati organizzati i primi
campi vocazionali.
La serata è iniziata con una
solenne celebrazione eucaristica presieduta da mons. Paolo Losavio vicario generale.
Con lui hanno concelebrato
numerosi sacerdoti.
Gioia e spiritualità sono stati
alcuni dei temi emersi durante
l’omelia; parole che ben sposano la storia dei campi vocazionali della nostra diocesi.
L’Eucarestia è stata un forte
momento di ringraziamento
al Signore per i tanti dono da
lui ricevuti in “questa lunga
stagione” di campi vocazionali
vissuti prima a Fiumalbo e poi
a La Santona.
Al termine della celebrazio-
ne eucaristica in seminario
mons. Guido Vigarani, che ha
organizzato il primo campo
vocazionale nel 1959, ha portato la propria testimonianza;
dalle parole pronunciate sono
emerse la gioia e la passione
che hanno caratterizzato il
suo impegno.
Prima della cena, consumata
insieme all’interno del seminario stesso, sono state mostrate moltissime fotografie
che hanno raccontato la storia
di questi cinquant’anni…una
storia di fede, di gioia, di spiritualità, di amicizia. Alcuni
ragazzi uscendo dal seminario,
al termine della serata, così
hanno commentato “sono passati davvero tanti anni ma la
nostra amicizia è proprio nata
in questi campi vocazionali,
ed anche il nostro cammino
di fede non può prescindere da quei giorni belli passati
insieme alla luce della fede e
dell’amicizia”.
Ringraziando il Signore per
tutti questi suoi doni, un grazie anche a coloro che hanno
pensato ed organizzato questa
serata di fede, di amicizia e di
ricordo, che per tanti di noi è
stata “un bel tuffo nel passato”.
Volontari della sofferenza
Unire la sofferenza
all’Eucaristia
I
l Centro volontari della sofferenza di Modena propone il consueto incontro di preghiera e fraternità, il prossimo 21 giugno
preso
la parrocchia di Corlo. “Unire la sofferenza all’Eucarestia” il tema di riflessione proposto da don
Dino Lucchi: il tema è stato scelto in sintonia
con il Congresso Eucaristico diocesano che si
sta svolgendo in questi giorni.
Il programma della giornata prevede
l’accoglienza dei partecipanti alle ore
16, l’adorazione alle 16.30 e la Messa
alle ore 17, seguita da un momento di
condivisione.
Chi non dispone di un mezzo proprio
per raggiungere Corlo può comunicare
la richiesta alla segreteria del CVS entro il
17 giugno prossimo, allo 059/391317.
Uff. Missionario anim. e formazione
Messa il 15 giugno
L
a Messa missionaria del mese di giugno sarà celebrata lunedì
15 giugno alle ore 19.30 presso la parrocchia della Madonnina. La Messa sarà presieduta dal vescovo Benito e sarà l’occasione per salutare i tanti giovani (e meno giovani!) che quest’estate
faranno una breve esperienza in missione. Alla messa parteciperanno
anche don Maurizio Setti e Anna Maria Melini, missionari modenesi in Brasile. Dopo la messa è previsto una cena insieme.
Pellegrinaggi
Iscrizioni in corso
L
’Ufficio Pellegrinaggi informa che sono ancora disponibili
alcuni posti per alcuni pellegrinaggi organizzati nei prossimi
mesi: a Berlino e Dresda, dal 5 al 13 luglio, guidato da don
Luciano Benassi; in Terra Santa, dall’1 all’8 Agosto, guidato da don
Franco Borsari e per il pellegrinaggio Diocesano in Siria, che si
svolgerà dal 2 al 9 ottobre. Informazioni ed iscrizioni presso l’Ufficio,
lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 12, Tel 059/2133863.
Pastorale familiare
Credo la vita eterna
M
artedì 16 giugno è in calendario l’ultimo appuntamento
con il cammino di Credo la vita eterna, per chi ha perso un
figlio o una persona cara. Al Centro famiglia di Nazareth
alle ore 18 l’incontro biblico con don Michele Zecchin, seguito alle
19 dalla celebrazione eucaristica. La cena in condivisione concluderà
la serata.
L’Agenda della Diocesi
L’Agenda della Diocesi
Domenica 14 giugno
ore 17.30 in Piazza Grande
Celebrazione del Corpus Domini
Martedì 16 giugno
ore 18 al CF
Credo la vita eterna
Venerdì 19 giugno
(fino a domenica 21)
Esercizi spirituali per i diaconi e i candidati
6
NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
Azione Cattolica
Paola Bignardi,
ex presidente
nazionale, al
Festincontro
diocesano
dell’Azione
cattolica che si
è svolto nella
parrocchia
di Gesù
Redentore.
“La crisi
dell’educazione
porta con sé
anche possibili
guadagni”
• Andrea Cavallini
E
’ stato l’intervento
di Paola Bignardi a dare il tono
al
Festincontro
dell’Azione cattolica diocesana. L’appuntamento di sabato
scorso, presso la parrocchia
di Gesù Redentore, è stata
l’occasione per l’associazione di fare il punto sul tema
Il compito urgente
di educare
dell’educazione, in linea con
l’Ac nazionale (a seguito del
recente convegno delle presidenze di Roma ‘Chi ama
educa’) e con la Chiesa modenese, come un ideale ponte
verso il Congresso Eucaristico. E Paola Bignardi, ex presidente nazionale dell’Azione
cattolica e grande esperta di
temi educativi, non ha tradito le attese, con una relazione
appassionata e ricca di spunti,
sottolineati anche dall’ampio
dibattito.
Dopo un lungo silenzio, oggi tutti parlano di educazione – ha esordito Bignardi – e
questo è positivo, anche se i
toni sono spesso pessimistici.
E’ chiaro che si attraversa un
periodo di crisi, ma dalla crisi
possono nascere prospettive
positive”. Bignardi ha citato
Papa Benedetto: “Il Santo
Padre, scrivendo alla diocesi
di Roma, ha parlato profeticamente del ‘compito urgente
di educare’: preferisco parlare di urgenza educativa, più
che di emergenza”. Sono tre,
secondo Bignardi, le realtà
che mandano segnali di difficoltà in ordine all’educazione: la famiglia, la scuola e la
comunità cristiana, incluso
il mondo associativo e l’Ac.
Ma, a fianco delle difficoltà (“la difficoltà dei genitori di fare ai figli proposte di
vita e di dare regole chiare”;
“una scuola che si irrigidisce
su atteggiamenti disciplinari
e che rimane lontana dalla
vita dei ragazzi”; “noi che,
nelle nostre comunità, non
riusciamo più a parlare della
bellezza dell’educare”; “una
generazione adulta disorientata e spaesata, che fatica a
guidare le nuove generazioni
all’interno della complessità
e della frammentazione del
nostro tempo”; “noi adulti
rinunciamo a educare perché
ci manca l’energia e perché
ci sentiamo concorrenti di
‘educatori occulti’ più capaci di noi, come la televisione
e internet”), non mancano
nemmeno possibili guadagni:
“Questo tempo ci apre la possibilità di scoprire la bellezza
e il valore dell’educare, come
esperienza di relazione che
accetta la diversità dell’altro.
L’educazione è la possibilità
per ciascuno di diventare se
stesso, di esprimere la propria novità. Un altro guadagno è di vivere
l ’e d u c a z i o n e
come distacco: il distacco
nella libertà.
Del resto la
vita nasce ‘distaccandosi’
e anche questa strada ci
fa scoprire la
bellezza e il
gusto di educare”. Bignardi
ha
concluso
con una speranza: “Forse
tra
qualche
anno, trovandoci a parlare
di educazione,
lo faremo non
più pensando
a una emergenza, ma a
una sfida raccolta. Se così
sarà,
questa
crisi sarà stata benedetta:
noi cristiani
abbiamo la responsabilità di
elaborare questa prospettiva
e di renderla
presente a tutti”. Per finire,
nel corso del
dibattito, Paola
Bignardi
ha affrontato
un altro tema
molto stimolante: “L’educazione
al
servizio oggi
nelle
nostre
comunità,
e
nella
nostra
associazione,
è soprattutto la preparazione
delle persone sotto il profilo
pratico: non si parla più di
vocazione educativa, ma è
necessario tornare a farlo, per
rimotivare al servizio educativo”.
Dopo l’intervento di Paola Bognardi il Festincontro
dell’Azione cattolica diocesana è proseguito con la recita
del vespro, insieme al vicario
generale mons. Paolo Losavio, e con la cena insieme
seguita dalla festa. “E’ stata
un’occasione bella per ritrovarsi insieme tra generazioni
diverse, ma soprattutto è stato proficuo ascoltare le parole
di Paola – spiega il presidente diocesano, Paolo Seghedoni – che ci hanno richiamato,
come associazione, a fare un
salto di qualità circa il tema
dell’educazione e a riscoprire
la nostra ‘vocazione’ di laici
impegnati nella vita della nostra Chiesa locale”.
Nostro Tempo:
Settimanale cattolico modenese
Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana
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In redazione: don Marco Bazzani, Marcella Caluzzi , Giancarlo
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NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
Sulla tua dichiarazione dei
redditi o sul modello CUD
7
8
NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
Scuola
Due o tre cose a proposito di…
Al termine dell’anno scolastico il punto sulla situazione della scuola italiana,
con un’attenzione particolare alla situazione modenese
U
na chiacchierata a
ruota libera sui temi della scuola e
dell’istruzione al termine di questo anno scolastico e
di un impegno professionale di
quasi 40 anni spesi all’interno
delle istituzioni scolastiche pubbliche.
Franco Fondriest, “storico” direttore didattico (figura ora denominata dirigente scolastico),
nell’ottavo Circolo di Modena,
lascia il suo ufficio con la fine
di quest’anno scolastico e si prepara alla pensione. La chiacchierata con lui diventa l’occasione
per parlare in tutta libertà sullo
stato di salute della scuola italiana e, in particolare, di quella
modenese.
Fondriest, partiamo innanzitutto con un primo giudizio
sulla scuola primaria degli ultimi anni…
La scuola italiana primaria è
sempre stata un’ottima scuola, ai
vertici delle classifiche mondiali. E’ sicuramente la scuola più
inclusiva del mondo e questo è
insieme una difficoltà, ma anche un vantaggio. Ad esempio,
per l’inserimento degli alunni
disabili Modena, che dalla metà degli anni ’70 grazie a figure
importanti come quella di Sergio Neri, è stata una città pilota,
ha sperimentato una notevole
ricchezza. Per la crescita morale
e sociale dei bambini, l’integrazione, il conoscere fin da piccoli
le differenze e l’accettazione
del diverso sono una grandissima e bellissima cosa, perché si
crea davvero tanta accoglienza
e tanto affetto nei confronti dei
bambini con disabilità. C’è poi
il discorso dell’ inclusione degli
alunni stranieri e su questo occorre fare molta attenzione. Il
principio generale che chiunque
abiti in un unico territorio va
nella stessa scuola per me è un
principio sanissimo e di grande
civiltà ed è quello che costruisce
il nostro futuro di convivenza.
Gli stranieri tendono a vivere
nella loro realtà, creando così
dei ghetti e l’unico mondo che li
porta ad avvicinarsi a noi italiani
è la scuola. Avvicinati poi i bambini, che imparano a crescere
insieme, si contattano anche gli
adulti. E’ chiaro che questa integrazione presenta delle difficoltà
e occorre dire che essa funziona ed è efficace solo quando le
presenze degli stranieri sono in
numero non prevalente rispetto
agli italiani, perché altrimenti si
creano comunque classi ghetto
che penalizzano sia italiani sia
gli stranieri.
Qual è il livello di preparazione degli insegnanti della nostra
scuola primaria?
Modena è ormai diventata un
grande centro di formazione per
insegnanti di mezza Italia: molti
vengono qui a dare il concorso,
perché qui ci sono più posti, c’è
più tempo pieno (a Modena la
percentuale di richieste è dell’85
per cento), perché nascono più
bambini anche per merito degli immigrati. Poi, però, molto
rapidamente questi insegnanti
tendono a tornarsene a casa loro e questa situazione compromette moltissimo l’aspetto della
continuità didattica, la possibilità di avere
figure di riferimento
ma anche la
qualità stessa dell’insegnamento.
Noi,
ad
esempio,
dalla terza
alla quinta
elementare,
sviluppiamo
programmi
di
conoscenza della
storia locale,
con la convinzione che
per sentire
tua una città
dovresti anche conoscerla. Ora, il problema
è che spesso abbiamo insegnanti
che non conoscono neppure loro la storia locale e, molto spesso,
non riusciamo a investire su di
loro sapendo che non rimangono. Questa situazione, quando si
è in due insegnanti sulla classe
(la maggior parte dei casi) finisce per ricadere sull’insegnante
definiamolo “storico” che deve
farsi carico anche del collega.
E qui emerge il tema dell’aggiornamento degli insegnanti:
qual è la situazione?
In Italia a fine anni ’90 è stato
fatta una cosa abominevole in
fase di stipula del contratto di
lavoro: è stato tolto l’obbligo di
aggiornamento agli insegnanti, anche se devo dire che molti
insegnanti sono stati molto più
intelligenti dei sindacati che li
hanno rappresentati, dei partiti
e del governo (allora di centro
sinistra) e hanno continuato ad
aggiornarsi. Nonostante quel
che si dice, l’attaccamento che
molti insegnanti hanno verso il
loro lavoro, la dignità della loro
professione, il miglioramento
delle loro competenze è ancora
molto forte; a Modena ancora
oggi la scuola è una cosa importante e gli insegnanti sono consapevoli del loro ruolo e quindi
si preparano
Abbiamo tanti docenti che, senza che venga loro riconosciuto,
continuano per fortuna ad aggiornarsi; il problema è che non
tutti lo fanno e questo è disdicevole. In quasi tutte le professioni l’aggiornamento dà crediti a
punteggi: l’insegnamento credo
sia l’unica professione dove è
stato tolto l’obbligo dell’aggiornamento.
Cosa può significare il concetto di meritocrazia applicato al
mondo della scuola?
E’ un tema delicato e l’unico che
ha cercato di mettervi mano,
il ministro Luigi Berlinguer, è
stato rimosso e messo fare altro. E’ chiaro che la questione
va affrontata: ci sono diverse
esperienze europee che possono
insegnare; in alcuni paesi europei, ad esempio, gli insegnanti
appartengono a classi diverse di
sviluppo di carriera alle quali si
accede attraverso concorsi o crediti conseguiti nel tempo.
Riforma Gelmini: a inizio anno scolastico il dibattito è stato
molto acceso: cosa c’è che non
va e cosa invece funziona?
Il ministro Gelmini ha proposto alcune sciocchezzuole come
quella del grembiule e quella
del maestro unico. Tale figura,
ad esempio, non è più attuale: il
maestro unico va bene quando è
sano, non fa figli (un tempo l’insegnante era prevalentemente
maschio, ora no) e resta cinque
anni. Ora la situazione è cambiata. La proposta della Gelmini coglie però una difficoltà:
il modulo ha comportato uno
spreco di insegnanti enorme; la
legge sul modulo metteva un
terzo insegnante in due classi
dove non ce n’era bisogno e congelava a livello nazionale i posti
a tempo pieno, di cui già negli
anni ’90 c’era bisogno (e noi
tutti gli anni, con tutti i governi
che si sono succeduti, abbiamo
sempre dovuto ingaggiare una
vera e propria guerra per avere
i posti a tempo pieno). Il modulo ha comportato quindi una
proliferazione eccessiva di figure sulla classe stessa, perché tre
insegnanti, più quello di inglese,
più quello di religione più eventualmente quello di sostegno sono francamente troppi. Io credo
che quella del maestro unico sia
una risposta poco pertinente a
un problema reale, perché ridurre il numero di persone che
stanno nelle classi è una cosa assolutamente sana.
Ma la riforma Gelmini non
riguardava solo il maestro unico…
Sulle altre cose il ministro
dell’Istruzione non fa riforme, fa
dei tagli. E io credo siano tagli
per buona parte condivisibili.
Ci sono in Italia 1700 istituti
sottodimensionati con meno di
300 bambini ma con preside,
segreteria, impiegati…: questi
istituti sono fuori legge da 10
anni e anche chiudere le scuole
piccole, a meno che non siano in
località isolate o su isole, è una
cosa sanissima, non mi sembra
scandaloso. Chi si straccia ora le
veste forse non ricorda che nella
riforma Berlinguer le elementari
e le medie, che ora sono 5 più 3
anni, passavano a 7 anni e quindi sarebbe stata una riduzione
di
circa
il 15 per
cento di
insegnanti. Che lo
Stato razionalizzi
la spesa è
una cosa
positiva:
non credo
dovrebbe
scandalizzare nessuno.
I
costi
dell’istruzione,
appunto,
con le risorse statali in calo
anche verso la scuola: come rimediare?
Ormai le risorse statali sulla
scuola, oltre agli stipendi degli
insegnanti, sono risibili; lo Stato
non ci dà quasi più niente e come istituzioni scolastiche siamo
pieni di debiti. Noi continuiamo
ad investire anche sull’aggiornamento perché abbiamo una forte
presenza delle istituzioni: gli enti
locali, le Fondazioni e le famiglie
che quando abbiamo bisogno ci
sono vicine e ci danno una mano. Questo dice che dove c’è una
comunità locale coesa e interessata alla scuola, le cose vanno;
ormai ci sono studi precisi che
dicono che le scuole migliori
sono quelle collocate in contesti
sociali dove la comunità locale è
molto presente. A Modena ancora reggiamo i crediti che abbiamo verso lo Stato perchè le
risorse varie che catturiamo sul
territorio ci consentono ancora
di mantenere un buon livello di
scuola. L’esperienza italiana ci
insegna che le buone scuole ci
sono dove c’è una forte presenza
della comunità locale e dove ci
sono buoni insegnanti; contano
poco il numero di bambini nelle
classi, il tempo trascorso a scuola: in Finlandia stanno a scuola
poco tempo, hanno classi numerose e sono i migliori al mondo.
Nel momento in cui lascia il
suo incarico, cosa augura alla
scuola di domani?
Io credo debba venire un segnale dalle istituzioni, a partire
da quelle più alte, perché le diverse forze politiche si mettano
d’accordo e diano un futuro alla scuola pubblica italiana. Tra
l’altro, tutte queste dinamiche
(le scelte politiche del governo,
le eccessive strumentalizzazioni
dell’opposizione…) c’è il grosso
rischio che mettano in fuga le
famiglie dalla scuola pubblica e
siccome a Modena di gente che
ha la possibilità di permettersi
la scuola privata c’è ne è molta,
la tentazione della fuga diventa
molto forte. Credo che Governo e opposizione si siano messi
d’impegno per spaventare la
gente: sappiamo, tra l’altro, che
questo è stato scientificamente
pianificato nei paesi anglosassoni, dove la scuola pubblica
è quella dei poveri (vedi Usa).
Ma attenzione: noi riusciremo
a reggere, come sistema Paese, dinamiche non facili come
l’immigrazione solo se riusciremo a mantenere una scuola con
caratteristiche di qualità, con
l’inclusione di cui si diceva prima... Chirac diceva che la scuola è patrimonio della nazione e
non appartiene a nessuna parte
politica; occorre quindi occorre
che le forze politiche si mettano
d’accordo per trovare una riforma da fare in modo condiviso.
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NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
9
Giovani
Una storia che può capitare
il mio punto di vista, quello
dei ragazzi, quello dell’insegnante e anche quello di chi
la storia l’ha vissuta. Perché
sì, stavamo recitando e facendo finta, ma le emozioni provate erano vere, per davvero.
Chi ha provato a mettersi nei
panni di Luca, si è sentito
molto male, triste, impaurito, solo, indifeso, dispiaciuto,
debole, in imbarazzo, preso
in giro, come incastrato dai
bulli, senza via di uscita. Chi
invece ha recitato la parte di
Marco si è sentito forte, potente, grande, appoggiato e
protetto dai compagni, non
aveva paura di nessuno.
Raccontare questa storia ci
ha reso tutti molto tristi e per
un po’ ci siamo sentiti tutti
vittime e abbiamo pensato
che non ci potesse essere nessuna soluzione. Ma mettere
insieme le menti e le idee ci
ha aiutato a non sentirci più
incastrati dai bulli.
battute che Marco fa su Luca
altro non fanno che sostenere il bullo e dargli potere
all’interno del gruppo. Forse
fanno così per essere accettati o forse per timore. “Mi
sono sentito forte perché
ero amico del bullo,
ho riso con gli altri
per non essere escluso dai più forti, non
sono intervenuta
per paura che
Marco potesse comportarsi
male anche con me”. Credo
che abbiano riso tutti perché
hanno avuto paura di Marco
e di essere presi di mira come
Luca, è più facile stare dalla
parte di Marco.
Allora abbiamo fatto una
prova. Il vantaggio di recitare
è anche quello di poter tornare indietro e ripetere la scena
modificando qualche piccolo
dettaglio.
Il gruppo ha provato a non
caratteristiche distintive. Le
prepotenze che Luca subisce
sono dirette e indirette: viene
insultato, minacciato, preso
in giro, picchiato, vengono
danneggiate e nascoste le sue
cose, viene isolato ed escluso.
Sapendo questo è più facile
comprendere lo strano comportamento di Luca.
abbiamo recitato mettendoci
nei panni di Luca, di Marco
e di tutti gli altri personaggi
della vicenda.
Che grossa fortuna è stata per
me avere come compagni nella riflessione un insegnante e
tanti giovani attori. Questo
mi ha permesso di guardare
alla storia mettendo insieme
Ci siamo accorti che i protagonisti non sono solo Luca e
Marco, ce ne sono altri, altrettanto importanti: il gruppo.
I compagni, inizialmente,
non intervengono in difesa
di Luca e sembrano essere
spettatori distanti di quanto
succede. In realtà, il loro non
fare niente o il loro ridere alle
ridere più quando Luca veniva preso in giro da Marco.
Non è stato così facile come
poteva sembrare; viene di
istinto ridere, è difficile resistere, ma questo sforzo ci
ha condotto ad una scoperta
molto importante: l’empatia,
la capacità di comprendere
cosa sta provando un’altra
O F F E RTA
esclusiva
10%
BUONO
persona. “È più facile non ridere se penso di essere Luca,
mi ha aiutato pensare a cosa
pensava Luca, quando ci siamo messi nei panni di Luca
la scena non ci ha più fatto
ridere, pensavamo e sentivamo cosa sentiva Luca”.
Questa piccolissima variazione ha portato a tanti cambiamenti.
Luca ha sentito la differenza
perché non ha più provato
vergogna, si è sentito meno
solo e appoggiato dagli amici.
Marco, invece, non si è più
sentito appoggiato dal gruppo, come se il gruppo gli
avesse tolto il potere.
E come nella storia che abbiamo raccontato, così nella
storia che abbiamo recitato,
il gruppo, schierandosi dalla
parte di Luca, ha fatto cessare
le prepotenze.
Il ripercorrere questa vicenda ci ha permesso di scoprire
che tutti sono dentro alla storia, anche chi sembra esserne
fuori e ci ha fatto capire che
questa storia può capitare,
ma la storia alla fine è molto
bella, perché ci insegna che
gli anni non contano se tu
sei in gruppo perché l’unione
ha la forza su tutto, prevale
su tutto, il gruppo non gliela
fa passare liscia e la forza da
sola non fa niente, perché un
bullo non si fa avanti se non
ha un gruppo dietro.
PER I LETTORI DI “NOSTRO TEMPO”
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0 3 0 6 9 6
P
er raccontare una
storia di bullismo e
per parlare di bullismo ho pensato di
chiedere aiuto a chi di dinamiche di gruppo se ne intende. Per questo ho avuto l’idea
di confrontarmi con chi passa
gran parte della propria giornata all’interno di un gruppo,
che è un gruppo di lavoro,
perché insieme si imparano
tante cose e si lavora tanto,
ma che è anche un gruppo di
amici, perché insieme si gioca
e ci si diverte.
Per tutti questi motivi un
giorno sono andata a scuola, in una classe quinta della
scuola primaria, e mi sono
fatta aiutare a raccontare la
storia di Luca e di Marco.
La storia inizia in autobus,
di mattina presto. All’inizio
sembra una storia come tante
altre, e Luca sembra un ragazzino che, come tanti altri,
prende l’autobus per andare
a scuola. Che c’è qualcosa di
strano lo vediamo non appena Luca arriva alla sua fermata, infatti, quando scende
davanti a scuola, fa una faccia preoccupata, poi scappa
via, si nasconde ed entra solo
quando ormai la campanella
è suonata e tutti i compagni
sono già in classe. Anche la
maestra è già in classe e dalle
sue parole di rimprovero capiamo che Luca è solito fare
tardi.
Forse la mattina fa tardi apposta, per non rischiare di
ritrovarsi insieme ai compagni ad aspettare l’apertura
del cancello ed essere esposto
alle loro prepotenze. Forse, a
volte, non ha voglia di andare
a scuola e per questo fa tante
assenze. Forse è perché è preoccupato che spesso sembra
distratto e forse a volte non
fa i compiti perché gli hanno nascosto libri e quaderni.
Forse arriva a casa affamato
e in ritardo perché Marco e
i suoi amici gli hanno rubato
la merenda, i soldi e lo hanno anche bloccato all’uscita.
Forse si sente solo e insicuro
e per questo passa le sue giornate guardando la televisione
e giocando con i videogiochi,
piuttosto che uscire con gli
amici.
Dopo aver raccontato la storia di Luca e di Marco abbiamo anche provato a riviverla,
ci siamo improvvisati attori e
0 2 0 0 0 0
• Marcella Ascari *
Per capire meglio questa
storia e per capire meglio lo
strano comportamento di
Luca è necessario introdurre
un altro personaggio: Marco,
un compagno di classe.
Marco è stato bocciato ed
è quindi il più grande della
classe, non solo di età, ma anche fisicamente; è alto e ha le
spalle larghe. È da un po’ di
tempo che Marco ha preso di
mira Luca, che invece è più
piccolino, è impacciato e goffo, ha pochi amici ed è un po’
timido e chiuso.
Quello che sta capitando tra
Luca e Marco si chiama bullismo.
Un bullo è chi fa male intenzionalmente e ripetutamente, sia fisicamente che con le
parole, a qualcuno più debole
o non in grado di difendersi.
In questa storia ci sono una
intenzionalità, una sistematicità ed un’asimmetria di potere che del bullismo sono le
6
C’erano una
volta una
vittima e un
bullo…quello
che è successo
tra Luca e
Marco
NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
11
dalla Pianura
Acquisti
al mercato
Al via una
campagna
d’informazione
sui mercati
ambulanti
nella Bassa
modenese
S
aranno distribuiti
in questi giorni nei
mercati di Camposanto, Cavezzo,
Concordia, Finale Emilia,
Fino al 14
giugno
la terza
edizione di
ArtiVive
Festival
Medolla, Mirandola, San Felice, San Possidonio, San Prospero, i totem, le sportine e
gli shopper personalizzati per
la spesa che si prefiggono di
creare un’identità comune nei
mercati della Bassa modense,
facendoli vivere ai clienti come un momento di festa e di
aggregazione.
I totem verranno collocati
nelle aree mercatali dei nove
comuni, mentre sportine e
shopper saranno consegnati
gratuitamente agli ambulanti,
perché li utilizzino con i loro
clienti.
In corso di distribuzione anche un opuscolo per informare i cittadini dell’iniziativa
che rientra nell’ambito di un
progetto elaborato dall’Unione Comuni Modenesi Area
Nord per realizzare un circuito unico dei mercati della
Bassa.
Il progetto, realizzato con il
coinvolgimento delle associazioni di categoria del commercio su Aree Pubbliche, ha
usufruito di un contributo
regionale di 200 mila euro e
si è classificato al primo posto tra tutti quelli pervenuti
in Regione. Era prevista una
prima fase nel corso della
quale sono stati realizzati una
serie di interventi strutturali
di recupero e di adeguamento
delle aree e delle piazze che
ospitano i mercati, come lavori di sistemazione della
pavimentazione, interventi
di rinnovo dell’arredo urbano
e per facilitare gli accessi al
mercato, oltre ad opere di po-
Un paese in paradiso
1884_Nostro Tempo Modena_102x132
tto giorni di musica,
teatro d’avanguardia, performance,
maratone fotografiche, cortometraggi ed eventi
progettati ad hoc in programma a Soliera fino al prossimo 14
giugno 2009. La terza edizione
scorso fine settimana, tra i quali si
sono segnalati i due spettacoli di
Pensieri Acrobati che hanno proposto una trasposizione teatrale
del romanzo di William Faulkner
“Santuario”, giovedì 11 giugno la
centrale Piazza Lusvardi ospita
“Paradise Night”, una kermesse
teatrale itinerante che prevede le
performance e le esibizioni di Daniele Timpanom, ancora dei Pensieri Acrobati, del Forum Teatro
Carpi, di Padre Gutierrez e di altri
ancora. Gran finale con la video
installazione “Soliera dei miracoli
ovvero Affanni e tribolazioni di
un giovane profeta di provincia” di
me a Marco Andreoli, in scena al
cinema teatro Italia alle 21.
Sabato 13 giugno, a mezzogiorno,
in Piazza Fratelli Sassi, prenderà
avvio una maratona fotografica
che terrà impegnati gli appassionati per 12 ore con “12 temi e 12
scatti”.
Il gran finale di ArtiVive Festival
sarà di domenica 14 giugno con
la performer americana Carla Bozulich che proporrà uno spettacolo in anteprima nazionale scritto
e interpretato insieme ad Elvira
Frosini (ore 21, cinema teatro Italia).
Chiude la rassegna e lo spettaco-
di Arti Vive Festival, in uno
spirito di festa pre-estiva, offre
spazi di interscambio creativo e
promuove progetti artistici inediti, evocando il paradiso, tema
conduttore di questa edizione
2009.
Dopo gli appuntamenti dello
Bruno Strozek Studio.
Venerdì 12 giugno la scena sarà
tutta per i Motel Connection con
il progetto elettronico di Samuel
dei Subsonica che alla musica intreccerà il teatro nel nuovo spettacolo dal titolo “Risorgimento
Pop”, scritto e interpretato insie-
lo-concerto di Ascanio Celestini,
“Parole sante”, in piazza Lusvardi,
con inizio alle 22.
ArtiVive Festival è organizzato
dalle associazioni culturali giovanili solieresi e sostenuto dal comune di Soliera e dalla Fondazione
Cassa di Risparmio di Carpi.
O
tenziamento dei
parcheggi. Alla
parte “strutturale” è stato affiancato un piano di
comunicazione e
marketing che ha
preso appunto il
via in questi. Attualmente sono
653 gli ambulanti che vendono
le loro merci nei
mercati dell’Area
Nord della provincia di Modena, frequentati
ogni settimana
da circa 25 mila
visitatori provenienti anche dalle
province vicine.
Questi i giorni
di mercato: lunedì (San Felice),
martedì
(San
Possidonio),
mercoledì (Finale Emilia e Cavezzo), giovedì
(Camposanto e
Medolla), venerdì (Concordia e
San Felice), sabato (San Prospero
e
Mirandola),
domenica (Cavezzo).
12-11-2008
16:49
Pagina 1
www.bsgsp.it
Le tue radici e il tuo futuro
sotto un buon segno.
Le tue radici, il tuo futuro.
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nella Bassa
modenese
S
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in questi giorni nei
mercati di Camposanto, Cavezzo,
Concordia, Finale Emilia,
Fino al 14
giugno
la terza
edizione di
ArtiVive
Festival
Medolla, Mirandola, San Felice, San Possidonio, San Prospero, i totem, le sportine e
gli shopper personalizzati per
la spesa che si prefiggono di
creare un’identità comune nei
mercati della Bassa modense,
facendoli vivere ai clienti come un momento di festa e di
aggregazione.
I totem verranno collocati
nelle aree mercatali dei nove
comuni, mentre sportine e
shopper saranno consegnati
gratuitamente agli ambulanti,
perché li utilizzino con i loro
clienti.
In corso di distribuzione anche un opuscolo per informare i cittadini dell’iniziativa
che rientra nell’ambito di un
progetto elaborato dall’Unione Comuni Modenesi Area
Nord per realizzare un circuito unico dei mercati della
Bassa.
Il progetto, realizzato con il
coinvolgimento delle associazioni di categoria del commercio su Aree Pubbliche, ha
usufruito di un contributo
regionale di 200 mila euro e
si è classificato al primo posto tra tutti quelli pervenuti
in Regione. Era prevista una
prima fase nel corso della
quale sono stati realizzati una
serie di interventi strutturali
di recupero e di adeguamento
delle aree e delle piazze che
ospitano i mercati, come lavori di sistemazione della
pavimentazione, interventi
di rinnovo dell’arredo urbano
e per facilitare gli accessi al
mercato, oltre ad opere di po-
Un paese in paradiso
1884_Nostro Tempo Modena_102x132
tto giorni di musica,
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maratone fotografiche, cortometraggi ed eventi
progettati ad hoc in programma a Soliera fino al prossimo 14
giugno 2009. La terza edizione
scorso fine settimana, tra i quali si
sono segnalati i due spettacoli di
Pensieri Acrobati che hanno proposto una trasposizione teatrale
del romanzo di William Faulkner
“Santuario”, giovedì 11 giugno la
centrale Piazza Lusvardi ospita
“Paradise Night”, una kermesse
teatrale itinerante che prevede le
performance e le esibizioni di Daniele Timpanom, ancora dei Pensieri Acrobati, del Forum Teatro
Carpi, di Padre Gutierrez e di altri
ancora. Gran finale con la video
installazione “Soliera dei miracoli
ovvero Affanni e tribolazioni di
un giovane profeta di provincia” di
me a Marco Andreoli, in scena al
cinema teatro Italia alle 21.
Sabato 13 giugno, a mezzogiorno,
in Piazza Fratelli Sassi, prenderà
avvio una maratona fotografica
che terrà impegnati gli appassionati per 12 ore con “12 temi e 12
scatti”.
Il gran finale di ArtiVive Festival
sarà di domenica 14 giugno con
la performer americana Carla Bozulich che proporrà uno spettacolo in anteprima nazionale scritto
e interpretato insieme ad Elvira
Frosini (ore 21, cinema teatro Italia).
Chiude la rassegna e lo spettaco-
di Arti Vive Festival, in uno
spirito di festa pre-estiva, offre
spazi di interscambio creativo e
promuove progetti artistici inediti, evocando il paradiso, tema
conduttore di questa edizione
2009.
Dopo gli appuntamenti dello
Bruno Strozek Studio.
Venerdì 12 giugno la scena sarà
tutta per i Motel Connection con
il progetto elettronico di Samuel
dei Subsonica che alla musica intreccerà il teatro nel nuovo spettacolo dal titolo “Risorgimento
Pop”, scritto e interpretato insie-
lo-concerto di Ascanio Celestini,
“Parole sante”, in piazza Lusvardi,
con inizio alle 22.
ArtiVive Festival è organizzato
dalle associazioni culturali giovanili solieresi e sostenuto dal comune di Soliera e dalla Fondazione
Cassa di Risparmio di Carpi.
O
tenziamento dei
parcheggi. Alla
parte “strutturale” è stato affiancato un piano di
comunicazione e
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preso appunto il
via in questi. Attualmente sono
653 gli ambulanti che vendono
le loro merci nei
mercati dell’Area
Nord della provincia di Modena, frequentati
ogni settimana
da circa 25 mila
visitatori provenienti anche dalle
province vicine.
Questi i giorni
di mercato: lunedì (San Felice),
martedì
(San
Possidonio),
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(Camposanto e
Medolla), venerdì (Concordia e
San Felice), sabato (San Prospero
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Sport - Csi
Centri estivi ai binari di partenza
A Modena e provincia numerose proposte per l’estate dei giovani
•giulia vellani
H
a preso il via da pochi giorni tra Modena e provincia
la ricca stagione di
centri estivi diocesani organizzati dal Csi Modena in collaborazione con il Centro di
Pastorale Giovanile nell’ambito del progetto formativo
“Centri Estivi 2009”. Questi
due importanti attori della scena modenese sono da tempo
impegnati nella realizzazione
di numerose esperienze formative, una risorsa di rilievo per il
territorio, uno spazio di attività
educative che al bambino consentono, anche durante l’estate,
di intraprendere un’esperienza
sana e divertente.
Sport e non solo. I centri
sportivi alternano momenti
di movimento con staffette,
caccia all’oggetto, caccia al tesoro, palla meta, palla tra due
fuochi, a laboratori creativi che
stimolano lo sviluppo di diverse abilità quali la pittura, il
teatro, la danza. Con un occhio
di riguardo per i momenti di
preghiera e un apposito spazio
dedicato allo svolgimento dei
compiti scolastici.
Ecco quali sono le prime tappe
del progetto targato Csi Modena. Nei mesi di giugno e
luglio alla parrocchia della Sacra Famiglia si svolge il centro
estivo “Family Adventure: Il
grande viaggio di Ulisse” dedicato ai ragazzi nati tra il 1996
ed il 2002 che potranno vivere divertenti avventure e cimentarsi in numerose attività
sportive proposte da operatori
qualificati Csi e dagli animatori parrocchiali della Sacra
Famiglia, mentre ai più piccini
sono dedicati giochi di animazione e laboratori teatrali, di
creatività, giocoleria, clownerie
e baby dance.
Sempre a Modena, presso la
parrocchia della Beata
Vergine Addolorata,
è iniziato lo scorso 8 giugno e
terminerà a fine
mese
il
“BV-Epicamp”,per
i bambini
nati tra il
1998 e il
2002. Lo
staff
di
animatori
del Csi
Modena
accompagnerà
i partecipanti, per
tre settimane, alla scoperta di questo importante personaggio
dell’antica Grecia. In programma inoltre diverse attività
sportive e didattiche: giochi
di movimento e multi-sport,
Formazione per animatori,
l’ultima tappa del corso
G
li aspiranti animatori di parrocchie
e centri estivi si
danno appuntamento sabato 13 giugno presso
l’Oratorio Parrocchia di Iola
per il primo incontro del corso
di formazione organizzato dal
Csi Modena tra Zocca e Iola
di Montese. L’iniziativa, che
rappresenta l’ultima tappa preestiva della proposta formativa
realizzata in collaborazione con
il Centro di Pastorale Giovanile della Diocesi di Modena,
è strutturata su due giornate di
formazione che interessano l’area
teorico-motivazionale e quella
pratica. Sono previste attività di
animazione, laboratori, giocghi,
con il coinvolgimento di docenti
esperti della Commissione Manifestazioni e Parrocchie del Comitato sportivo modenese. Questo il
programma della prima giornata
formativa: dalle 10 alle 13 laboratorio giochi interculturali (prima
parte) “Per valorizzare l’altro”; a
seguire pranzo e dalle 15 alle 18
laboratorio di palloncini e trucca-
bimbi “Per colorare i momenti
di festa” e “Laboratorio di danza
- cantare con il corpo”. Il corso
si chiude domenica 14 presso
la parrocchia di Iola: alle 9.15
S.Messa; dalle 10 alle 12 laboratorio clownerie e improvvisazione “Dal mimo alla recitazione e
drammatizzazione”; a seguire
pranzo insieme; dalle 15 alle 18
riflessione sul ruolo dell’educatore/animatore dal titolo “Come
rapportarsi con i bambini” e laboratorio giochi di animazione
e di movimento.
laboratori creativi e grafico
pittorici, laboratori teatrali e
numerose gite.
Da Modena ci spostiamo a
Piumazzo presso il campo
solare Gioia, dove ha preso
il via lo scorso 8 giugno, con
termine il 17, il centro estivo
“Sensilandia” organizzato in
collaborazione con la Scuola
Materna Parrocchiale e rivolto a bambini e bambine di età
compresa tra i 7 e i 9 anni. Il
filo conduttore della proposta formativa riguarda la scoperta delle capacità sensoriali
del bambino; la tematica sarà
sviluppata attraverso una storia fantastica ambientata nel
mondo di Sensilandia, terra
abitata da buffi personaggi
quali Prudito, Augusto, Contatto, Wolfatto, Grandiocchi,
che accompagneranno i bambini alla riscoperta dei sensi
del proprio corpo.
Le attività saranno condotte
attraverso gli strumenti della
lettura, delle storie animate e
della drammatizzazione, i laboratori creativi, grafici e sensoriali, nonché con giochi di
socializzazione, conoscenza e
movimento. Al termine
di ogni settimana i bambini,
supervisionati da un nutrito
staff di animatori della Commissione del Csi, potranno
cimentarsi nella preparazione
di un piccolo spettacolo da
presentare ai genitori dedicato
volta per volta ad uno dei cinque sensi.
Per informazioni:
segreteria Csi Modena,
tel. 059 395357,
[email protected],
www.csimodena.it.
14
NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
Chiesa e Mondo
Attualità
Pensionati Cisl
Essere
in
piazza
a
Roma
nella Chiesa
Le parole
del Papa sulla
corresponsabilità
dei laici
“
U
na rinnovata presa
di coscienza del nostro essere Chiesa e
della corresponsabilità pastorale che in nome di
Cristo tutti siamo chiamati a
esercitare”: l’invito giunge da
Benedetto XVI in apertura del
convegno ecclesiale della diocesi di Roma; appuntamento che
travalica la dimensione puramente locale per aprirsi, grzie
anche alle parole del Pontefice,
in una dimensione più universale. “La Chiesa – ha detto il
Papa - non è una realtà soltanto
spirituale, ma vive nella storia.
Essa, secondo la definizione
che ne offre il Concilio Vaticano II, è mistero di comunione;
comunione di persone che per
l’azione dello Spirito Santo
formano il Popolo di Dio, che
al tempo stesso è il Corpo di
Cristo”. Benedetto XVI ha poi
chiesto un “cambiamento di
mentalità” che porti i laici cristiani a passare “da collaboratori del clero a corresponsabili
dell’agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato
maturo e impegnato”.
Ciò, ha precisato, “non diminuisce la responsabilità dei parroci”, chiamati a “promuovere
la crescita spirituale” di quanti
sono attivi nelle parrocchie.
Una “corresponsabilità” che
chiede di “migliorare l’impostazione pastorale”, “nel rispetto
delle vocazioni e dei ruoli dei
consacrati e dei laici”.
E sulle parole di Benedetto
XVI interviene con un commento Giorgio Campanini.
“Ci si deve tuttavia domandare- scrive lo studioso di Parma - se nella concretezza della
pastorale, il ruolo dei laici non
si mantenga troppo spesso al livello dei puri esecutori di linee
altrove elaborate. Perché vi sia
una vera corresponsabilità dei
laici è indispensabile un loro
serio contributo già al momento della decisione e, cioè, delle
scelte di fondo.
Non si tratta, qui di applicare
meccanicamente gli schemi e
i modelli della democrazia politica, ma valorizzare maggiormente i luoghi e i momenti nei
quali le decisioni vengono, augurabilmente insieme, discusse,
maturate, preparate.
Non
avrebbe
senso una “corresponsabilità”
limitata alla fase
della
semplice
esecuzione
di
quanto altrove
deciso. Corresponsabili dell’essere della Chiesa:
parole alte e forti
– scrive ancora
Campanini - rivolte ad un laicato consapevole
della sua missione e, insieme, a
una gerarchia vescovi e presbiteri - sollecitata a
ripensare i propri
stili pastorali nel
segno della corresponsabilità”.
Una manifestazione per difendere il potere
d’acquisto delle pensioni, da Modena una
folta delegazione
E
rano 300 i pensionati modenesi della
Cisl che giovedì 11
giugno sono andati
a Roma per chiedere al governo provvedimenti in difesa del
potere d’acquisto delle pensioni,
un fondo di solidarietà per i non
autosufficienti e servizi migliori
per assistenza e sanità. Alla manifestazione, che si è tenuta in
piazza del Popolo, hanno partecipato il segretario nazionale
della Fnp-Cisl Antonio Uda e il
numero uno della Cisl Raffaele
Bonanni. «Non è stata una manifestazione di protesta fine a
se stessa – afferma il segretario
provinciale della Cisl Francesco Falcone - Dal ministro del
Welfare Sacconi e dal presidente
della Camera Fini ci aspettiamo
ora l’impegno istituzionale e la
calendarizzazione alla Camera
della legge di iniziativa popolare da noi promossa per il fondo
di solidarietà verso i non autosufficienti. È chiaro comunque
– avverte Falcone - che se le
aspettative dei nostri iscritti saranno deluse, la mobilitazione
generale e unitaria del sindacalismo dei pensionati avrà un’escalation a settembre». Le ragioni
alla base della manifestazione
dei pensionati Cisl trovano conferma nei dati Istat, che rivelano
la difficile condizione in cui versano milioni di famiglie di pensionati. In Italia una famiglia su
cinque è a rischio di vulnerabilità economica; una percentuale
elevata se consideriamo che c’è
difficoltà persino ad acquistare i farmaci necessari, troppo
spesso nemmeno esenti da
ticket. «I pensionati sono,
loro malgrado, forti consumatori di farmaci a causa delle pluripatologie che la longevità e la
mancanza di cultura sanitaria
preventiva spesso porta con sé
– ricorda il segretario provinciale della Fnp-Cisl Pietro Pifferi
- Chi non può adeguatamente
curarsi espone la propria salute a
ulteriori rischi. Più drammatico
ancora è il dato sulla riduzione
“indotta” dell’acquisto di beni
alimentari che, per molti anziani, è già modesta in condizione
di normalità. Le statistiche non
dicono se si è indagato sulle difficoltà specifiche delle famiglie
con una persona non autosufficiente a carico. In queste realtà
vi è infatti una lievitazione di
costi economici e, quindi, un
conseguente
impoverimento
a causa delle spese necessarie
all’assistenza non fornita dalle istituzioni. C’è poi il ricorso
obbligato all’assistente familiare
che pesa per un equivalente di
due pensioni minime anche in
assenza di regolarizzazione». La
Fnp, che da anni rivendica poli-
tiche economiche e assistenziali
adeguate, non si accontenta della
quattordicesima, che pur rappresenta un diritto permanente ottenuto su accordo con il governo
della scorsa legislatura, né della
social card elargita come misura assistenzialistica transitoria.
L’impoverimento delle pensioni,
pari al 35 per cento negli ultimi
17 anni, contribuisce al circolo
vizioso meno consumi-meno
produzione - meno Pil - meno occupazione - più persone
in area povertà. «Tra le persone
più avanti negli anni e, quindi, più in difficoltà, troviamo le
donne – aggiunge Lella Creda,
componente della segreteria
provinciale della Fnp-Cisl. La
nostra manifestazione nazionale dell’11 giugno, con la quale
abbiamo rivendicato la tutela
del reddito, sostegno alla nonautosufficienza e un paniere tarato sui consumi degli anziani,
risponde dunque innanzitutto
alle donne. Per questo le pensionate modenesi - conclude Lella
Creda - erano massicciamente e
vistosamente presenti a Roma».
Etica della vita
Un aiuto per
i genitori per
elaborare un lutto
in gravidanza,
circostanza che
presenta difficoltà
inaspettate
• gabriele semprebon*
E
laborare il lutto per
un figlio perso in
gravidanza non è
facile e primo motivo è la mancanza dell’immagine di chi è morto. Quando
si perde una persona cara, la
si ricorda com’era: l’inflessione della voce, i sorrisi, gli epi-
La morte di un figlio mai visto
sodi più importanti, traendo
da questo consolazione, ma
quando si perde l’embrione
manca il vissuto di quella relazione che è tipica delle persone già nate.
Freud in “Lutto e melancolia”
definisce il lutto come una
reazione alla perdita di una
persona amata. Questa reazione fatta di tristezza, rabbia, desiderio di solitudine,
mancanza di forza, senso di
finitezza non è che la conseguenza della consapevolezza
dell’incapacità di far rivivere
la persona amata.
Il tempo poi diluisce le emozioni forti di dolore che sovente si focalizzano dove la
persona amata è sepolta. Il
Petrarca scrive che il cimitero serve più ai vivi che non
ai morti. Per un bambino,
concepito ma morto a pochi
mesi di gestazione, vale tutto
questo? I genitori di un bambino morto che non l’hanno
mai visto, toccato e accarezzato riescono ad elaborare il
lutto come se avessero visto,
toccato, parlato con il figlio
e poi questi accompagnato al
cimitero, luogo dove lì riposa?
Questo passaggio è difficile.
Oggi esistono dei metodi che
aiutano i genitori a fare questo passaggio. Uno di questi metodi è quello messo a
punto dalla dr.ssa Benedetta
Foà, psicologa. Lei stessa lo
spiega: “Questo metodo è
utilizzato sia per la perdita
spontanea di un figlio che per
l’interruzione volontaria della
gravidanza. Quando l’aborto
è procurato per la donna è
ancora più difficili parlarne.
Avere qualcuno con cui parlare del proprio aborto nella
verità sentendosi accolto, è
essenziale e non così scontato
dare un volto ad un bambino
che non è mai nato. La maggior parte delle utenti non
hanno mai visto il feto, o perchè era troppo piccolo o perchè era troppo doloroso per
loro vederlo, e così non hanno
nessuna immagine reale, nessun ricordo oggettivo. Questo
è il punto che differenzia il loro lutto dagli altri lutti. Infatti
di un padre, madre, figli nati
si hanno immagini e ricordi,
oggetti, fotografie; insomma
qualche cosa a cui aggrapparsi nel momento della perdita.
Queste mamme che ricordi
hanno oltre ai sentimenti ambivalenti che stavano appena
nascendo? Quando pensano a
lui/ lei cosa vedono? Questo
è un punto importantissimo,
passare da una situazione di
oscurità ad una situazione di
chiarezza. E’ tramite l’immaginario che aiuto le mamme a
“vedere” il loro figlio abortito.
Con una procedura standard
le porto in questo viaggio
nell’immaginario che le fa incontrare con il figlio. Lasciare andare il bambino, dirgli
addio. Questo è il punto più
delicato, perché una volta che
finalmente si è riusciti a rendere il figlio abortito un essere umano con un nome e un
volto, ad esprimergli un sentimento di amore, dobbiamo
lasciarlo andare... Tagliare il
cordone ombelicale, o meglio
lasciare andare in pace questi
bambini è un passo importante sia per la madre che per il
bambino”. Questo mi sembra
un’ottima occasione per chi
rimane svuotato di un figlio,
riappropriarsi del proprio figlio per dirgli addio..e addio
significa a Dio!
16
NostroTempo
Domenica 14 giugno 2009
Sport - Csi
Centri estivi ai binari di partenza
A Modena e provincia numerose proposte per l’estate dei giovani
•giulia vellani
H
a preso il via da pochi giorni tra Modena e provincia
la ricca stagione di
centri estivi diocesani organizzati dal Csi Modena in collaborazione con il Centro di
Pastorale Giovanile nell’ambito del progetto formativo
“Centri Estivi 2009”. Questi
due importanti attori della scena modenese sono da tempo
impegnati nella realizzazione
di numerose esperienze formative, una risorsa di rilievo per il
territorio, uno spazio di attività
educative che al bambino consentono, anche durante l’estate,
di intraprendere un’esperienza
sana e divertente.
Sport e non solo. I centri
sportivi alternano momenti
di movimento con staffette,
caccia all’oggetto, caccia al tesoro, palla meta, palla tra due
fuochi, a laboratori creativi che
stimolano lo sviluppo di diverse abilità quali la pittura, il
teatro, la danza. Con un occhio
di riguardo per i momenti di
preghiera e un apposito spazio
dedicato allo svolgimento dei
compiti scolastici.
Ecco quali sono le prime tappe
del progetto targato Csi Modena. Nei mesi di giugno e
luglio alla parrocchia della Sacra Famiglia si svolge il centro
estivo “Family Adventure: Il
grande viaggio di Ulisse” dedicato ai ragazzi nati tra il 1996
ed il 2002 che potranno vivere divertenti avventure e cimentarsi in numerose attività
sportive proposte da operatori
qualificati Csi e dagli animatori parrocchiali della Sacra
Famiglia, mentre ai più piccini
sono dedicati giochi di animazione e laboratori teatrali, di
creatività, giocoleria, clownerie
e baby dance.
Sempre a Modena, presso la
parrocchia della Beata
Vergine Addolorata,
è iniziato lo scorso 8 giugno e
terminerà a fine
mese
il
“BV-Epicamp”,per
i bambini
nati tra il
1998 e il
2002. Lo
staff
di
animatori
del Csi
Modena
accompagnerà
i partecipanti, per
tre settimane, alla scoperta di questo importante personaggio
dell’antica Grecia. In programma inoltre diverse attività
sportive e didattiche: giochi
di movimento e multi-sport,
Formazione per animatori,
l’ultima tappa del corso
G
li aspiranti animatori di parrocchie
e centri estivi si
danno appuntamento sabato 13 giugno presso
l’Oratorio Parrocchia di Iola
per il primo incontro del corso
di formazione organizzato dal
Csi Modena tra Zocca e Iola
di Montese. L’iniziativa, che
rappresenta l’ultima tappa preestiva della proposta formativa
realizzata in collaborazione con
il Centro di Pastorale Giovanile della Diocesi di Modena,
è strutturata su due giornate di
formazione che interessano l’area
teorico-motivazionale e quella
pratica. Sono previste attività di
animazione, laboratori, giocghi,
con il coinvolgimento di docenti
esperti della Commissione Manifestazioni e Parrocchie del Comitato sportivo modenese. Questo il
programma della prima giornata
formativa: dalle 10 alle 13 laboratorio giochi interculturali (prima
parte) “Per valorizzare l’altro”; a
seguire pranzo e dalle 15 alle 18
laboratorio di palloncini e trucca-
bimbi “Per colorare i momenti
di festa” e “Laboratorio di danza
- cantare con il corpo”. Il corso
si chiude domenica 14 presso
la parrocchia di Iola: alle 9.15
S.Messa; dalle 10 alle 12 laboratorio clownerie e improvvisazione “Dal mimo alla recitazione e
drammatizzazione”; a seguire
pranzo insieme; dalle 15 alle 18
riflessione sul ruolo dell’educatore/animatore dal titolo “Come
rapportarsi con i bambini” e laboratorio giochi di animazione
e di movimento.
laboratori creativi e grafico
pittorici, laboratori teatrali e
numerose gite.
Da Modena ci spostiamo a
Piumazzo presso il campo
solare Gioia, dove ha preso
il via lo scorso 8 giugno, con
termine il 17, il centro estivo
“Sensilandia” organizzato in
collaborazione con la Scuola
Materna Parrocchiale e rivolto a bambini e bambine di età
compresa tra i 7 e i 9 anni. Il
filo conduttore della proposta formativa riguarda la scoperta delle capacità sensoriali
del bambino; la tematica sarà
sviluppata attraverso una storia fantastica ambientata nel
mondo di Sensilandia, terra
abitata da buffi personaggi
quali Prudito, Augusto, Contatto, Wolfatto, Grandiocchi,
che accompagneranno i bambini alla riscoperta dei sensi
del proprio corpo.
Le attività saranno condotte
attraverso gli strumenti della
lettura, delle storie animate e
della drammatizzazione, i laboratori creativi, grafici e sensoriali, nonché con giochi di
socializzazione, conoscenza e
movimento. Al termine
di ogni settimana i bambini,
supervisionati da un nutrito
staff di animatori della Commissione del Csi, potranno
cimentarsi nella preparazione
di un piccolo spettacolo da
presentare ai genitori dedicato
volta per volta ad uno dei cinque sensi.
Per informazioni:
segreteria Csi Modena,
tel. 059 395357,
[email protected],
www.csimodena.it.
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