DELLA
ANNO XXXV
8 MAGGIO 2010
E 1,20
DIOCESI
DI
COMO
CONTIENE INSERTO
18
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
DIOCESI DI COMO PELLEGRINA
DAVANTI ALLA SINDONE
Un incontro
di volti
Martedì
4 maggio,
due giorni dopo
la visita di
Benedetto XVI,
anche la nostra
diocesi è andata
pellegrina
davanti
al Sacro Lino.
«La Sindone è
un dito puntato
alla risurrezione
di Cristo»,
ha detto il
vescovo di Como,
mons. Diego
Coletti, ai 1100
pellegrini che
hanno raggiunto
Torino con venti
pullman
SERVIZI ALLE PAGINE
2 - 3 - 4 - 5
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
Foto Ferdinando Pozzi
COMO
BADANTI:
VERSO UN ALBO
PROVINCIALE?
alla Provincia la conferma ddella ripresa
dei contatti per mettere un po’ d’ordine ad
un settore ancora troppo precario. In futuro attivi anche degli sportelli sul territorio
per far incontrare domanda e
offerta.
D
A PAGINA 18
COMO
CUAMM:
MEDICI
CON L’AFRICA
A PAGINA 19
VISITA
PASTORALE
LA CRONACA
DI TORNO.
BLEVIO SI PREPARA
ALL’ACCOGLIENZA
ALLE PAGINE 15 E 16
COMO
LA “MOVIDA”
CONTINUA
A FAR RUMORE
Nei giorni scorsi la costituzione di un comitato di
residenti per sostenere
la chiusura anticipata
dei locali notturni. E il
dibattito continua.
A PAGINA 21
COMO
EPILESSIA:
NASCONDERLA
NON SERVE
CHIESA
A BELLAGIO
IL MOLO 14
A PAGINA 12
A PAGINA 25
CANTÙ
QUALE
INTEGRAZIONE:
UNA, NESSUNA,
CENTOMILA
A PAGINA 26
TAVERNERIO
FRA LE STELLE,
SUL GALBIGA
Un incontro pubblico per
presentare le attività organizzate presso l’osservatorio di Lenno.
SONRIO
LA “DISABILITÀ”
NEI PROPRI FIGLI
La premiazione delle
tesi con la Fondazione
Melazzini sul tema delle famiglie straniere.
A PAGINA 30
SONDRIO
RACCONTI
DA GAZA...
A PAGINA 32
A PAGINA 28
COMO
SEI NEO MAMMA?
LAVORO: ADDIO
A PAGINA 20
COMO
COMOCUORE
FESTEGGIA
25 ANNI
A PAGINA 22
VALLE INTELVI
RICORDI DI PRIMA
COMUNIONE
A PAGINA 29
SONDRIO
RISPARMIO
ENERGETICO
A PAGINA 33
P A G I N A
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PRIMOPIANO
SINDONE2010
IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
BENEDETTO XVI A TORINO
PELLEGRINO ALLA SINDONE
Dal buio estremo
alla luce piena
della
Risurrezione
poltura è ricco di mistero. Intanto, perché Gesù non solo
ha condiviso il nostro morire,
ma anche il nostro rimanere
nella morte. In quel silenzio
è disceso agli inferi, cioè “è
arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema
e assoluta dell’uomo, dove –
ha spiegato il Papa – non arriva alcun raggio d’amore,
dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: gli inferi”. Gesù Cristo,
rimanendo nella condizione
della morte, nel “tempo-oltreil-tempo”, ha oltrepassato la
porta di quella solitudine ultima per guidare anche noi ad
oltrepassarla con Lui.
Nel silenzio del Sabato Santo è successo l’impensabile:
l’Amore è penetrato nel buio
estremo della solitudine umana, la Vita è entrata nel regno della morte, affinché,
chiunque dovrà passare di là,
trovi una mano che lo conduca fuori. Da quel momento
non c’è un’esperienza, per
quanto angosciosa e tremenda, in cui Dio sia lontano.
Questo è il mistero del primo Sabato Santo e di tutti gli
altri avvenuti nella storia: più
sembra regnare l’oscurità e
maggiore è la luce dell’amore, che lì si accende, la luce
stessa della Risurrezione. E,
così, anche i terribili luoghi di
morte, creati dalla violenza e
dall’ingiustizia di alcuni potenti, possono essere illuminati
da gesti di segno opposto, compiuti da tanti che, nonostante
tutto, amano e sperano. Questo può avvenire perché la
passione e la morte di Gesù
hanno avuto, per la potenza
dell’Amore di Dio, un esito di
segno opposto.
La Sindone di Torino è la
testimonianza silenziosa di
ogni Sabato Santo della storia:
per questo in tanti si sentono
fortemente interpellati. Essa
parla, innanzitutto, dell’oscurità del rifiuto di Dio e del suo
nascondimento; le violenze
subite
dall’Uomo
della
Sindone sono immagine eloquente delle tante inflitte ai
più deboli. In questo senso: la
sofferenza di Cristo è la sofferenza dell’uomo (“Passio
Christi. Passio honinis”). Ma,
soprattutto, parla della vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, parla della
speranza. Ogni traccia di sangue parla d’amore e di vita,
specialmente la macchia frutto della ferita del costato, da
cui sono sgorgati insieme sangue e acqua, segno della vita
di grazia, donata dal Crocifisso Risorto.
La Sindone, proprio perché
è stata immersa nel buio profondo, è particolarmente luminosa.
MARCO DOLDI
Foto Afp/Sir
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
L
umanità del nostro
tempo è diventata
particolarmente sensibile al mistero del
nascondimento di
Dio, specialmente dopo le tragiche Viae Crucis del Novecento: le guerre mondiali, i
lager e i gulag, la distruzione
di Hiroshima e Nagasaki, i
genocidi e i tanti silenziosi
stermini. Lo ha rilevato domenica scorsa Benedetto XVI
durante la visita al duomo di
Torino, dove da settimane è
solennemente esposta la
Sindone. La liturgia celebra il
nascondimento di Dio nel giorno del Sabato santo, del quale
un’antica e nota Omelia dice:
“Oggi sulla terra c’è grande silenzio e solitudine. Grande
silenzio perché il Re dorme”.
Dopo la crocifissione, lo sposo è stato sottratto alla vista
dei suoi; i Vangeli dicono che
Giuseppe d’Arimatea, benestante e membro autorevole
del Sinedrio chiese coraggiosamente a Pilato il corpo di
Gesù, lo avvolse in un lenzuolo appositamente comperato e
lo depose nel sepolcro di sua
proprietà. Da quel momento
non è più possibile vedere
Gesù e il volto di Dio è nascosto. Giorno di silenzio, il Sabato Santo, sembra far parte
della spiritualità dell’uomo
contemporaneo in maniera
quasi esistenziale. Dio è assente, perché è stato cacciato
dall’uomo, che pensando di
essere finalmente libero, è
divenuto il carnefice del suo
prossimo. Il Novecento è stato il secolo, in cui maggiormente la dignità della persona è stata violata; ma questo
ha alcuni antefatti. Filosofi e
pensatori dell’Ottocento hanno teorizzato che Dio fosse un
antagonista dell’uomo, hanno
diffuso l’ateismo come forma
di libertà, come conquista di
civiltà. Come venti secoli fa
Dio è stato ucciso e, sul finire
dell’Ottocento, Nietzsche poteva scrivere: “Dio è morto! E
noi l’abbiamo ucciso!”.
Eppure, “la creatura – ricorda il Concilio – senza il Creatore svanisce (…). Anzi, l’oblio
di Dio rende opaca la creatura stessa” (Gaudium et spes n.
36). Giorno oscuro il Sabato
Santo. Ogni volta che qualcuno lo suscita, vengono meno i
cardini della civiltà: la pace tra
le nazioni, l’uguaglianza di
tutti gli uomini, l’intangibilità
della persona in tutte le fasi
della sua esistenza. Tuttavia,
Dio anche se rigettato, non
resta inoperoso.
“Dio è morto nella carne –
continua quell’omelia – ed è
sceso a scuotere il regno degli inferi”. E nel “Credo” noi
professiamo che Gesù, dopo la
sua sepoltura, discese agli inferi e il terzo giorno risuscitò
da morte. Il tempo della se-
’
IL PAPA ALLE FAMIGLIE,
AI GIOVANI, AI MALATI...
B
enedetto XVI si è recato
domenica 2 maggio in
visita pastorale a Torino in occasione della
Ostensione della Sindone. Quattro i momenti salienti
della visita: la celebrazione
eucaristica in piazza San Carlo,
l’incontro con i giovani, nella stessa piazza, la venerazione della
Sindone nel duomo e l’incontro con
gli ammalati nella chiesa della
Piccola Casa della Divina Provvidenza-Cottolengo di Torino.
Amore senza limiti. Gesù “ci ha
dato se stesso come modello e
fonte di amore. Si tratta di un
amore senza limiti, universale,
in grado di trasformare anche
tutte le circostanze negative e
tutti gli ostacoli in occasioni per
progredire nell’amore”. Così Benedetto XVI, nella celebrazione
eucaristica in piazza San Carlo.
Anche se “c’è sempre in noi una
resistenza all’amore e nella nostra esistenza ci sono tante difficoltà che provocano divisioni, risentimenti e rancori”, “il Signore
ci ha promesso di essere presente nella nostra vita, rendendoci
capaci di questo amore generoso
e totale, che sa vincere tutti gli
ostacoli. Se siamo uniti a Cristo,
possiamo amare veramente in
questo modo”. La vita cristiana,
ha ammesso il Papa, “non è facile; so che anche a Torino non mancano difficoltà, problemi, preoccupazioni”. Ma pur nelle difficoltà, “proprio la certezza che ci viene dalla fede, la certezza che non
siamo soli, che Dio ama ciascuno
senza distinzione ed è vicino a
ciascuno con il suo amore” rende
possibile “affrontare, vivere e
superare la fatica dei problemi
quotidiani”. Alla Madonna, venerata a Torino quale principale
patrona col titolo di Beata Vergine Consolata, il Pontefice, prima
di recitare il Regina Cæli, ha affidato la città e tutti coloro che vi
abitano: “Veglia, o Maria, sulle
famiglie e sul mondo del lavoro;
veglia su quanti hanno smarrito
la fede e la speranza; conforta i
malati, i carcerati e tutti i
sofferenti; sostieni, o aiuto dei
cristiani, i giovani, gli anziani e
le persone in difficoltà. Veglia, o
Madre della Chiesa, sui Pastori
e sull’intera comunità dei credenti, perché siano ‘sale e luce’ in
mezzo alla società”.
Come Piergiorgio Frassati.
Nell’incontro con i giovani, Benedetto XVI ha sottolineato che “viviamo in un contesto culturale che
non favorisce rapporti umani
profondi e disinteressati, ma, al
contrario, induce spesso a chiudersi in se stessi, all’individualismo, a lasciar prevalere l’egoismo
che c’è nell’uomo. Ma il cuore di
un giovane è per natura sensibile all’amore vero. Perciò mi rivolgo con grande fiducia a ciascuno
di voi e vi dico: non è facile fare
della vostra vita qualcosa di bello e di grande, è impegnativo, ma
con Cristo tutto è possibile!”. Il
Santo Padre ha, poi, indicato
come modello un giovane torinese, il beato Piergiorgio Frassati,
nel 20° anniversario della
beatificazione: “Giovane come voi
visse con grande impegno la sua
formazione cristiana e diede la
sua testimonianza di fede, semplice ed efficace”. “Cari giovani –
ha detto il Papa –, abbiate il coraggio di scegliere ciò che è essenziale nella vita! ‘Vivere e non
vivacchiare’ ripeteva il beato
Frassati. Come lui, scoprite che
vale la pena di impegnarsi per
Dio e con Dio, di rispondere alla
sua chiamata nelle scelte fondamentali e in quelle quotidiane,
anche quando costa!”.
Il Sabato Santo. La Sindone è
“l’Icona del Sabato Santo”, che “è
il giorno del nascondimento di
Dio”. Lo ha evidenziato il Pontefice, nella sua meditazione in occasione della venerazione della
Santa Sindone. “Il Sabato Santo
– ha continuato – è la ‘terra di
nessuno’ tra la morte e la risurrezione, ma in questa ‘terra di
nessuno’ è entrato Uno, l’Unico,
che l’ha attraversata con i segni
della sua Passione per l’uomo”.
La Sindone, allora, “ci parla esattamente di quel momento, sta a
testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile
nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro
rimanere nella morte. La solidarietà più radicale”. In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù è “disceso agli inferi”. Ciò “vuol dire – ha
spiegato il Papa – che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto
di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non
arriva alcun raggio d’amore, dove
regna l’abbandono totale senza
alcuna parola di conforto”. Cristo, rimanendo nella morte, “ha
oltrepassato la porta di questa
solitudine, per guidare anche noi
ad oltrepassarla con Lui”.
Tessere preziose. Rivolgendosi
ai malati del Cottolengo, Benedetto XVI ha rilevato: “Voi svolgete un’opera importante: vivendo le vostre sofferenze in unione
con Cristo crocifisso e risorto,
partecipate al mistero della sua
sofferenza per la salvezza del
mondo... Non sentitevi estranei
al destino del mondo – ha aggiunto –, ma sentitevi tessere preziose di un bellissimo mosaico che
Dio va formando anche attraverso il vostro contributo”.
PRIMOPIANO
SINDONE2010
P A G I N A
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IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
BENEDETTO XVI A TORINO
PELLEGRINO ALLA SINDONE
Un incontro
con le persone,
un incontro
fra «Volti»
I
cona del Sabato Santo,
telo sepolcrale che ha avvolto la salma di un uomo
crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù. È tappa
che segna il viaggio a Torino,
la preghiera del Papa davanti
alla Sindone: icona scritta con
il sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato.
L’immagine del Sabato Santo, di quella terra di nessuno
tra la morte e la resurrezione; giorno del nascondimento
di Dio, afferma il Papa, che “fa
parte della spiritualità dell’uomo contemporaneo, in maniera esistenziale, quasi inconscia, come un vuoto nel cuore
che è andato allargandosi sempre di più”. Così dopo le due
guerre mondiali, i lager e i
gulag, Hiroshima e Nagasaki,
“la nostra epoca è diventata in
misura sempre maggiore un
Sabato Santo: l’oscurità di
questo giorno interpella tutti
coloro che si interrogano sulla vita”. La Sindone per papa
Benedetto è documento fotografico, ha un positivo e un
negativo: “Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di
una speranza che non ha confini” perché in quella terra di
nessuno è entrato colui che si
è fatto uomo, “uomo dei dolori, che porta su di sé la pas-
sione dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le
nostre sofferenze, le nostre
difficoltà, i nostri peccati”.
Ed è proprio attorno all’immagine della Sindone che si
possono leggere i momenti
della visita torinese del Papa.
La mattina è celebrazione in
piazza San Carlo, messa con i
vescovi piemontesi, di fronte
a una folla di 25 mila persone, altrettante lungo le vie
adiacenti. Il Papa dice: con le
nostre sole forze siamo deboli
e limitati, “c’è sempre in noi
una resistenza all’amore e
nella nostra esistenza ci sono
tante difficoltà che provocano
divisioni, risentimenti e rancori”. La vita cristiana non è
facile; anche a Torino “non
mancano difficoltà, problemi
preoccupazioni: penso in particolare a quanti vivono concretamente la loro esistenza
in condizioni di precarietà, a
causa della mancanza del lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e
morale; penso alle famiglie, ai
giovani, alle persone anziane
che spesso vivono in solitudine, agli emarginati, agli immigrati”.
Difficoltà, problemi; ferite in
un certo senso. E ferite sono
anche le situazioni di sofferenza, difficoltà e smarrimento
vissute dai giovani. Lo ricordano al Papa Vincenzo e Isa-
bella, nella festa che il pomeriggio di domenica 2 maggio
ha animato piazza San Carlo.
Parlano della Sindone come di
volto che unisce sofferenza e
serenità: “I segni della violenza e delle percosse inflitte
sembrano volerci riportare al
gran frastuono, alla confusione che molti di noi giovani vivono nelle scelte di vita, a partire da quella della fede cristiana”.
Così papa Benedetto parla
loro di “scelte definitive, che
impegnino per tutta la vita”.
Oggi cambiare è diventata la
parola d’ordine, “l’esercizio più
esaltante della libertà”. Ma è
questo il modo giusto di usare la libertà, si chiede il Papa:
“È proprio vero che per essere felici dobbiamo accontentarci di piccole e fugaci gioie
momentanee, le quali, una
volta terminate, lasciano
l’amarezza nel cuore? Cari giovani, non è questa la vera libertà, la felicità non si raggiunge così. Ognuno di noi è
creato non per compiere scelte provvisorie e revocabili, ma
scelte definitive e irrevocabili, che danno senso pieno all’esistenza”. Propone un modello ai giovani: Pier Giorgio
Frassati, beatificato venti
anni fa da Giovanni Paolo II.
“Visse con grande impegno la
sua formazione cristiana e diede testimonianza di fede, sem-
plice ed efficace”. Pier Giorgio
amava ripetere: “Vivere e non
vivacchiare”. Oggi, afferma
ancora il Papa, viviamo in “un
contesto culturale che non favorisce rapporti umani profondi e disinteressati, ma, al
contrario, induce spesso a
chiudersi in se stessi, all’individualismo, a lasciar prevalere l’egoismo che c’è nell’uomo. Ma il cuore di un giovane
è per natura sensibile all’amore vero”. Così se è vero che
non è facile, che è impegnativo fare della vita qualcosa di
bello e di grande, è altrettanto vero, afferma Benedetto
XVI, che “con Cristo tutto è
possibile”.
Ferite ancora più evidenti
sono quelle che il Papa trova
nella cittadella della carità e
della sofferenza, il Cottolengo.
È l’ultima tappa della visita
del Papa a Torino. Ricorda il
fondatore san Giuseppe Benedetto Cottolengo che cercò di
dare una risposta alla piaga
della povertà, accogliendo le
persone in difficoltà e privilegiando quelle che non venivano ricevute e curate da altri.
Egli “attento a cogliere i segni della paternità di Dio, riconobbe in tutte le situazioni
la sua presenza e la sua misericordia e, nei poveri, l’immagine più amabile della sua
grandezza”. Diceva: “I poveri
sono Gesù non sono una sua
immagine. Sono Gesù in persona e come tali bisogna servirli”. Grande apostolo della
carità san Giuseppe Cottolengo: “Visitando questi luoghi,
incontrando la quotidiana sofferenza nei volti e nelle membra di tanti nostri fratelli accolti qui come nella loro casa,
noi facciamo esperienza del
valore e del significato più profondo della sofferenza e del
dolore”.
FABIO ZAVATTARO
ESPRESSIONI DI FEDE AUTENTICHE AL COSPETTO DELLA SINDONE
Nella terza settimana di ostensione, da sabato 24 a venerdì 30 aprile, sono passati davanti alla Sindone 269.216 pellegrini prenotati. Dall’inizio dell’ostensione sono sfilate davanti alla Sindone 720.436 pellegrini. Altre 82 mila persone circa sono entrate in Duomo
dalla porta centrale, per la quale non occorre alcuna prenotazione. Nella navata centrale
della cattedrale è possibile, vedendo la Sindone da più lontano, sedersi nei banchi e fermarsi in preghiera. Ad oggi le prenotazioni hanno raggiunto la cifra di 1.751.502 persone.
Martedì 4 maggio, poi, nelle diocesi di Torino e Vercelli, ricorreva la memoria liturgica
della Sindone, concessa nel 1506 da Papa Giulio II. Alle ore 21.00. in Duomo la solenne
concelebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo Severino Poletto. Alla Messa hanno partecipato anche i volontari, insieme al Comitato organizzatore dell’ostensione
e alla Commissione diocesana per la Sindone. Mentre lunedì sera si è tenuta la Veglia di
solidarietà «Le piaghe del lavoro».
Torino si è svegliata sotto un’altra luce, all’indomani della visita del Santo Padre. Benedetto XVI ha lasciato dietro di sé fiducia verso il futuro e molto entusiasmo, soprattutto fra
i più giovani. «È stato davvero emozionante – ricorda Elisabetta Carrera, da poco maggiorenne – Non è facile trovare così tante persone accumunate dallo stesso sentimento. Il
Papa ci ha trasmesso il coraggio di fare delle scelte che possano durare nel tempo». Molti
nelle parole del Papa, sottolineano l’importanza riservata all’attualità e ai problemi dell’occupazione. «Giovani, lavoro, integrazione: credo che Benedetto XVI abbia lanciato dei segnali importanti – spiega Michele Russo – in particolare quando ha ricordato i santi sociali
della città di Torino». Ed ancora Giovanni Abbio, pensionato torinese, ricorda con emozione
quando il Papa «ha parlato in favore di tutti i lavoratori». Forti anche le testimonianze di
fede, come quelle di Salvatrice Ragusa («il Papa, per me, è Gesù in mezzo a noi»), oppure
della signora Caterina Benzi che dice, soddisfatta, «una giornata come questa aumenta
ancor di più la mia fede».
Sono giunti oggi a Torino i 35 pellegrini di Leggiuno (Varese) partiti a piedi giovedì scorso
alla volta della Sindone. Hanno percorso 147 chilometri in cinque tappe: Suvo, Buronzo,
Saluggia, Settimo e Torino. Al pellegrinaggio, organizzato dalla parrocchia in collaborazione con il Comune lombardo, hanno partecipato pellegrini dai 10 ai 67 di età. «Siamo venuti
a piedi per venerare il Lino – spiegano – per condividere lungo il cammino le nostre ‘passioni’ e la nostra fede; come dice lo slogan che abbiamo scelto: ‘Passi… e Passio’».
Nelle note ufficiali è stata sottolineata la visita della nostra diocesi alla presenza del
nostro Vescovo Diego. Sempre martedì mattina, alle ore 11.00, davanti alla Sindone si è
sostato a pregare don Luigi Verzé, presidente della Fondazione San Raffaele di Milano.
Mentre l’arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, si è recato in pellegrinaggio alla Sindone giovedì 6 maggio.
P A G I N A
4
PRIMOPIANO
SINDONE2010
IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
LA MEDITAZIONE DEL PAPA A TORINO - 2 MAGGIO 2010
Il mistero più oscuro della fede
è nello stesso tempo il segno
più luminoso di una speranza
che non ha confini...
ari amici, questo è per
me un momento molto atteso. In diverse
altre occasioni mi sono
trovato davanti alla
sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio
e questa sosta con particolare
intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria Icona; forse, e direi soprattutto,
perché sono qui come Successore di Pietro, e porto nel mio
cuore tutta la Chiesa, anzi,
tutta l’umanità. Ringrazio Dio
per il dono di questo pellegrinaggio, e anche per l’opportunità di condividere con voi una
breve meditazione, che mi è
stata suggerita dal sottotitolo
di questa solenne Ostensione:
“Il mistero del Sabato Santo”.
Si può dire che la Sindone
sia l’Icona di questo mistero,
l’Icona del Sabato Santo. Infatti essa è un telo sepolcrale,
che ha avvolto la salma di un
uomo crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli
ci dicono di Gesù, il quale, crocifisso verso mezzogiorno, spirò verso le tre del pomeriggio.
Venuta la sera, poiché era la
Parasceve, cioè la vigilia del
sabato solenne di Pasqua, Giuseppe d’Arimatea, un ricco e
autorevole membro del
Sinedrio, chiese coraggiosamente a Ponzio Pilato di poter seppellire Gesù nel suo
sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia a poca
distanza dal Golgota. Ottenuto il permesso, comprò un lenzuolo e, deposto il corpo di
Gesù dalla croce, lo avvolse
con quel lenzuolo e lo mise in
quella tomba (cfr Mc 15,4246). Così riferisce il Vangelo
di san Marco, e con lui concordano gli altri Evangelisti.
Da quel momento, Gesù rimase nel sepolcro fino all’alba del giorno dopo il sabato, e
la Sindone di Torino ci offre
l’immagine di com’era il suo
corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente (circa un
giorno e mezzo), ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato.
Il Sabato Santo è il giorno
del nascondimento di Dio,
come si legge in un’antica
Omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e
solitudine. Grande silenzio
perché il Re dorme … Dio è
morto nella carne ed è sceso
a scuotere il regno degli inferi” (Omelia sul Sabato Santo,
PG 43, 439). Nel Credo, noi
professiamo che Gesù Cristo
“fu crocifisso sotto Ponzio Pi-
C
lato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno
risuscitò da morte”.
Cari fratelli e sorelle, nel
nostro tempo, specialmente
dopo aver attraversato il secolo scorso, l’umanità è diventata particolarmente sensibile al mistero del Sabato Santo. Il nascondimento di Dio fa
parte della spiritualità dell’uomo contemporaneo, in maniera esistenziale, quasi inconscia, come un vuoto nel cuore
che è andato allargandosi sempre di più. Sul finire dell’Ottocento, Nietzsche scriveva:
“Dio è morto! E noi l’abbiamo
ucciso!”. Questa celebre
espressione, a ben vedere, è
presa quasi alla lettera dalla
tradizione cristiana, spesso la
ripetiamo nella Via Crucis,
forse senza renderci pienamente conto di ciò che diciamo. Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra
epoca è diventata in misura
sempre maggiore un Sabato
Santo: l’oscurità di questo
giorno interpella tutti coloro
che si interrogano sulla vita,
in modo particolare interpel-
la noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa
oscurità.
E tuttavia la morte del Figlio di Dio, di Gesù di Nazaret
ha un aspetto opposto, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza. E questo mi fa pensare al fatto che
la sacra Sindone si comporta
come un documento “fotografico”, dotato di un “positivo” e
di un “negativo”. E in effetti è
proprio così: il mistero più
oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha
confini. Il Sabato Santo è la
“terra di nessuno” tra la morte e la risurrezione, ma in
questa “terra di nessuno” è
entrato Uno, l’Unico, che l’ha
attraversata con i segni della
sua Passione per l’uomo:
“Passio Christi. Passio
hominis”. E la Sindone ci parla esattamente di quel momento, sta a testimoniare precisamente quell’intervallo
unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo,
ha condiviso non solo il nostro
morire, ma anche il nostro
REGINA CAELI
Maria ha contemplato
Dio nel volto umano
di Gesù...
entre ci avviamo a concludere questa solenne
celebrazione, ci rivolgiamo in preghiera a
Maria Santissima, che a Torino è venerata
quale principale Patrona col titolo di Beata
Vergine Consolata. A Lei affido questa Città e
tutti coloro che vi abitano. Veglia, o Maria, sulle famiglie
e sul mondo del lavoro; veglia su quanti hanno smarrito
la fede e la speranza; conforta i malati, i carcerati e tutti
i sofferenti; sostieni, o Aiuto dei Cristiani, i giovani, gli
anziani e le persone in difficoltà. Veglia, o Madre della
Chiesa, sui Pastori e sull’intera Comunità dei credenti,
perché siano “sale e luce” in mezzo alla società.
La Vergine Maria è colei che più di ogni altro ha contemplato Dio nel volto umano di Gesù. Lo ha visto appena
nato, mentre, avvolto in fasce, era adagiato in una mangiatoia; lo ha visto appena morto, quando, deposto dalla
croce, lo avvolsero in un lenzuolo e lo portarono al sepolcro. Dentro di lei si è impressa l’immagine del suo Figlio
martoriato; ma questa immagine è stata poi trasfigurata
dalla luce della Risurrezione. Così, nel cuore di Maria, è
custodito il mistero del volto di Cristo, mistero di morte e
di gloria. Da lei possiamo sempre imparare a guardare
Gesù con sguardo d’amore e di fede, a riconoscere in quel
volto umano il Volto di Dio.
Alla Madonna Santissima affido con gratitudine quanti
hanno lavorato per questa mia Visita, e per l’Ostensione
della Sindone. Prego per loro e perché questi eventi favoriscano un profondo rinnovamento spirituale. Regina
Caeli…
M
rimanere nella morte. La solidarietà più
radicale.
In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù
Cristo è “disceso agli
inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole
dire che Dio, fattosi
uomo, è arrivato fino
al punto di entrare
nella solitudine estrema e assoluta
dell’uomo, dove non
arriva alcun raggio
d’amore, dove regna
l’abbandono totale
senza alcuna parola
di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa
solitudine ultima per guidare
anche noi ad oltrepassarla con
Lui. Tutti abbiamo sentito
qualche volta una sensazione
spaventosa di abbandono, e ciò
che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da
bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la
presenza di una persona che
ci ama ci può rassicurare.
Ecco, proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno
della morte è risuonata la voce
di Dio. E’ successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nel
buio estremo della solitudine
umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che
ci chiama e trovare una mano
che ci prende e ci conduce fuori. L’essere umano vive per il
fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio
della morte è penetrato l’amore, allora anche là è arrivata
la vita. Nell’ora dell’estrema
solitudine non saremo mai
soli: “Passio Christi. Passio
hominis”.
Questo è il mistero del Sabato Santo! Proprio di là, dal
buio della morte del Figlio di
Dio, è spuntata la luce di una
speranza nuova: la luce della
Risurrezione. Ed ecco, mi
sembra che guardando questo
sacro Telo con gli occhi della
fede si percepisca qualcosa di
questa luce. In effetti, la
Sindone è stata immersa in
quel buio profondo, ma è al
tempo stesso luminosa; e io
penso che se migliaia e migliaia di persone vengono a venerarla – senza contare quanti
la contemplano mediante le
immagini – è perché in essa
non vedono solo il buio, ma
anche la luce; non tanto la
sconfitta della vita e dell’amore, ma piuttosto la vittoria, la
vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio; vedo-
no sì la morte di Gesù, ma
intravedono la sua Risurrezione; in seno alla morte pulsa
ora la vita, in quanto vi inabita
l’amore. Questo è il potere
della Sindone: dal volto di questo “Uomo dei dolori”, che porta su di sé la passione dell’uomo di ogni tempo e di ogni
luogo, anche le nostre passioni, le nostre sofferenze, le
nostre difficoltà, i nostri peccati - “Passio Christi. Passio
hominis” -, da questo volto
promana una solenne maestà,
una signoria paradossale.
Questo volto, queste mani e
questi piedi, questo costato,
tutto questo corpo parla, è
esso stesso una parola che
possiamo ascoltare nel silenzio. Come parla la Sindone?
Parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è
un’Icona scritta col sangue;
sangue di un uomo flagellato,
coronato di spine, crocifisso e
ferito al costato destro. L’immagine impressa sulla
Sindone è quella di un morto,
ma il sangue parla della sua
vita. Ogni traccia di sangue
parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato, fatta di sangue ed acqua usciti
copiosamente da una grande
ferita procurata da un colpo di
lancia romana, quel sangue e
quell’acqua parlano di vita. E’
come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla, possiamo
ascoltarla, nel silenzio del Sabato Santo.
Cari amici, lodiamo sempre
il Signore per il suo amore
fedele e misericordioso. Partendo da questo luogo santo,
portiamo negli occhi l’immagine della Sindone, portiamo
nel cuore questa parola d’amore, e lodiamo Dio con una vita
piena di fede, di speranza e di
carità. Grazie.
PRIMOPIANO
SINDONE2010
IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
P A G I N A
5
IL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO A TORINO - 4 MAGGIO 2010
La verità della Sindone:
l’amore che si fa testimonianza
N
onostante la giornata inclemente, con la
pioggia che non ha
lasciato un istante di
tregua e il clima tutt’altro che primaverile, il pellegrinaggio diocesano alla
Sindone è stato vissuto con
grandissima partecipazione
dai circa 1100 pellegrini arrivati a Torino, a bordo di
20 pullman, e partiti dai
diversi angoli della diocesi. Si sono fermati a contemplare il sacro lino, icona della
risurrezione di Cristo - come
l’ha definito Benedetto XVI
nella sua visita del 2 maggio guidati dal vescovo Diego.
«Siamo a Torino a poche ore,
di fatto, dal pellegrinaggio del
Santo Padre», ha sottolineato
giungendo in città monsignor
Coletti.
Il pellegrinaggio diocesano
è uno dei moltissimi che in
queste settimane, dal 10 aprile al 23 maggio, stanno invadendo pacificamente il capoluogo piemontese: a oggi le
prenotazioni hanno superato
quota 1 milione 700mila, senza contare chi arriva autonomamente. Le stime degli organizzatori parlano, prudentemente, della possibilità di arrivare a sfiorare i 2 milioni di
presenze (giovedì 6 maggio è
transitato dai tornelli il visitatore numero 1 milione).
Riprendendo le parole di
Giovanni Paolo II, il Vescovo
ha messo in evidenza come la
Sindone sia «testimone muto
ed eloquente della passione ,
morte e risurrezione di Gesù».
Un testimone che ci mette in
discussione e ci interroga. La
sollecitazione rivolta a tutti i
fedeli è stata quella di immaginarsi, con Maria e Giovanni, a sostare ai piedi della Croce, per contemplarne il mistero, non perdendo questa occasione speciale di riflessione
«non solo per quello che il telo
sindonico rappresenta come
simbolo, ma anche per la sua
verità storica». «L’incontro
con la sindone – ha ribadito il
vescovo Diego – è un incontro tra volti, è un dito puntato alla concretezza visibile e
tangibile dell’amore di Dio».
I pellegrini hanno vissuto
con sincero entusiasmo e fede
genuina questo pellegrinaggio. Lo si è colto nei commenti a bilancio di questa giornata: tutti felici, nonostante la
stanchezza, nonostante i vestiti e i piedi zuppi di pioggia.
C’è chi si è alzato in ore antelucane, come i gruppi della
provincia di Sondrio: sono partiti nel cuore della notte, per
essere a Torino puntuali. «In
tutti questi anni - ci ha confidato Maurizio Baradello, lontanissime origini comasche e
direttore del comitato per l’Ostensione 2010 - ho sempre incontrato grande attenzione,
passione e attesa, perchè la Sindone avvicina al mistero della risurrezione. In tutti vediamo forte commozione, anche
in chi non te lo aspetteresti».
Al suo arrivo a Torino il nostro vescovo è stato accolto da
un comitato, inviato dal cardinale Severino Poletto, che,
per vari impegni, non poteva
essere presente personalmente. Successivamente, a sca-
glioni, i vari gruppi – senza
problemi organizzativi o ritardi – hanno percorso la via attraverso i giardini reali, alle
spalle della cattedrale, fino
alla sala della prelettura, anticamera del luogo in cui è
esposta la Sindone. C’è stata
anche la possibilità di visitare
lo stand allestito per i non vedenti: un calco tridimensionale che aiuta a capire l’immagine dell’uomo della Sindone.
Al termine della contemplazione della Sindone, il Vescovo, dopo aver firmato il libro
delle presenze nella sacrestia
provvisoria realizzata dopo
l’incendio del 1997, insieme a
tanti pellegrini, si è soffermato nella cappella dell’adorazione perpetua, dove per
tutta la durata dell’Ostensione
è esposto il Santissimo (una
cinquantina i volontari che assicurano la presenza di fedeli
giorno e notte).
Monsignor Coletti ha sottolineato in più occasioni come
questa fosse per lui la quinta
Ostensione ma, ugualmente,
«non c’è mai nulla di scontato. Io stesso mi sono commosso - ha detto a caldo - ho vissuto la preghiera di fronte al
sacro lino con grande raccoglimento e guardandomi intorno ho visto gli occhi lucidi
di tante persone e qualche lacrima. Questo vuol dire che
l’uomo della Sindone sa sollecitarci nel profondo».
Per le vie di Torino non passavano inosservate le petto-
rine lilla dei circa 4mila volontari che in questi giorni stanno assicurando assistenza. A
coordinarli Alessandra Milano, torinese trapiantata nel
comasco e chiamata a dirigere la segreteria dei volontari.
«Un’esperienza impegnativa
ma incredibilmente arricchente». Ce lo conferma anche Carlo Stroppiana, responsabile
dell’intero settore volontari e,
nella vita di tutti i giorni, referente per la custodia della Sindone. «Ci sono persone che
dedicano il proprio tempo a
questo servizio - ci dice -. Lo
fanno sempre con il sorriso e
tutti mi assicurano di sentirsi
lieti di questo impegno».
Nel pomeriggio i pellegrini
hanno vissuto il vero e proprio
momento diocesano: tutti i
venti gruppi, fino a quel momento scaglionati, si sono ritrovati, alle ore 15.00, all’Ausiliatrice, nel centro di Torino, la splendida chiesa madre
dei salesiani.
Qui una trentina di sacerdoti, con il Vescovo, ha concelebrato l’Eucarestia. «Siamo
giunti al cospetto della Sindone con tanti turbamenti nel
cuore, famigliari, sociali, personali - ha esordito monsignor
Coletti nell’omelia - ma è nell’incontro con il Signore che
possiamo uscire dal turbamento... Da questa reliquia scaturisce la certezza dell’obbedienza di Gesù al Padre: ci mostra
quanto Dio ci ama. La Sindone
ci sollecita a entrare nella logica dell’amore gratuito, un amore capace di liberare e salvare l’esistenza dell’uomo. La
logica della volontà del Padre
- ha concluso Coletti - è quella di un amore che redime il
corso della storia».
Al termine della Messa il Vescovo ha espresso grande riconoscenza per la presenza
dei pellegrini e per l’impegno
con cui hanno vissuto la giornata. Don Giovanni Illia,
responsabile dell’Ufficio diocesano pellegrinaggi, ha ricordato l’altro grande appuntamento che aspetta la Chiesa di
Como: nel mese di luglio, a Lisieux, per ricambiare la peregrinatio che le reliquie di santa Teresa di Gesù Bambino e
del Volto Santo hanno compiuto, nel mese di marzo, nella
nostra diocesi.
Prima di partire monsignor
Coletti ha osservato come
«questa “stoffa” così particolare davvero non lasci indifferente non solo chi ha fede, ma
anche i non credenti. La Sindone arriva addirittura a indicare i limiti della scienza:
in tanti, umilmente, e con coraggio, riconoscono di non riuscire a capire fino in fondo
come quella immagine si sia
formata. Questa icona è il segno di un mistero che ci sprona a riscoprire l’importanza
dell’incontro personale, faccia
a faccia, con i fratelli. È l’invito a riscoprire il gusto, la bellezza dell’investire il proprio
tempo nel dialogo con gli altri». Nel tardo pomeriggio, a
scaglioni come erano arrivati, i gruppi sono ripartiti per
fare ritorno nelle differenti
comunità. Sulla bocca di tutti
un solo aggettivo: bello! «Perchè mi sono commosso, perchè non pensavo fosse così toccante, perchè quei segni delle
piaghe e del sangue ci ricordano che Dio è morto per salvarci e lo ha fatto solo per amore nostro... Se non è bello
questo! Adesso speriamo di viverlo nella nostra quotidianità».
testo ENRICA LATTANZI
foto FERNANDO POZZI
P A G I N A
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RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
LA TESI DI DOTTORATO
DI DON EZIO PRATO
NOVITÀ IN LIBRERIA
MARIOLOGIA
IL PRINCIPIO DIALOGICO
IN HANS URS
VON BALTHASAR
P
er i tipi di Glossa, la
casa editrice della Facoltà Teologica di Milano, è recentemente
apparso uno studio di
don Ezio Prato (docente presso
il nostro Seminario e presso la
Facoltà di Milano) dedicato alla
riflessione del grande teologo
Hans Urs von Balthasar. Il volume (Il principio dialogico in
Hans Urs von Balthasar. Oltre
la costituzione trascendentale
del soggetto, Milano, Glossa,
2010, pp. XXIV-294, euro 25,00)
si colloca nel “genere letterario”
della ricerca teologica (ripropone, infatti, i contenuti della
tesi di dottorato) e risulta perciò
denso e articolato, richiedendo
una lettura attenta e impegnativa. Ci limitiamo – pertanto –
a segnalare due temi di ampio
respiro che il testo contribuisce
ad affrontare.
Il primo si coglie sullo sfondo
di quella “svolta antropologica”
che ha caratterizzato la teologia
cristiana (e segnatamente cattolica) nella seconda metà del
secolo scorso. “Svolta antropologica” significa - con molta approssimazione - considerare che
ogni affermazione su Dio è anche una affermazione sull’uomo. La chiave antropologica, la
luce che la Rivelazione cristiana proietta sull’umano, diventa
perciò la via privilegiata per la
comprensione del cristianesimo stesso. Il percorso è affascinante ma non privo di rischi ed
è stato al centro di un confronto serrato e anche polemico fra
i due più importanti teologici
cattolici del Novecento: il già
citato von Balthasar e Karl
Rahner. Mentre – infatti “ quest’ultimo è l’incontrastato protagonista della “svolta”, Balthasar ne è il critico forse più
deciso. E qual è il rischio messo
in evidenza? Quello di ridurre il
cristianesimo alle domande dell’uomo, quello di proporre un
cristianesimo “umano, troppo
umano”. La ricerca di don Ezio
spariglia però un po’ le carte e
cerca di evidenziare, con un’ampia analisi dei testi del teologo,
come anche in Balthasar ci sia
un percorso per l’intelligenza
della Rivelazione a partire dall’uomo: il percorso guidato dalla comprensione dell’uomo
stesso secondo quel «principio
dialogico» che appare nel titolo
dello scritto.
Il secondo tema si propone
invece su uno sfondo ancora più
ampio, lo sfondo offerto dallo
sviluppo del pensiero moderno,
almeno nella sua corrente “vincente”: quella che ha messo in
primo piano il ruolo del soggetto. Il soggetto, l’uomo, collocato al centro, è qui inteso essenzialmente a partire dal rapporto con se stesso (“tecnicamente”, come auto-coscienza). I guadagni sono molti ma c’è anche
un pericolo mortale: la chiusura dell’uomo in se stesso, un
ripiegamento che rende accidentale o superfluo il rapporto
con Dio e problematico o impossibile quello con gli altri uomini. Il «principio dialogico» offre
– al riguardo – un’alternativa
radicale. L’uomo diventa uomo
– secondo quest’altra prospettiva – a partire dal rapporto con
EZIO PRATO, Il
principio dialogico in
Hans Urs von Balthasar.
Oltre la costituzione
trascendentale del
soggetto, Milano,
Glossa, 2010, pp.
XXIV-294, euro 25,00
gli altri (innanzitutto, nella relazione del bambino con la madre), un rapporto che rimanda
costitutivamente al legame
“verticale” con Dio. La ricerca di
don Prato si collega così a una
linea della riflessione filosofica
(Buber, Rosenzweig, Ebner,
etc.) oggi ripresa e avvertita da
molti come promettente.
Concludiamo senza proporre
approfondimenti ulteriori o appunti critici - non è questa la sede
- ma con una nota a margine. Il
testo di don Ezio, insieme ai
molti interventi e ai diversi
scritti - saggi e volumi - degli
altri docenti (di cui il nostro settimanale dà notizia con una certa puntualità), è un sintomo
positivo dello stato di salute del
nostro Seminario: luogo in cui
si vive, si cresce, si prega, si gioca, si lavora… e si studia.
don MARCO CAIROLI
SESTA DOMENICA DI PASQUA - ANNO C
ABBANDONATI... AL PARACLITO
Parola
FRA
noi
AT 15,1-2.22-29
SAL 66
AP 21,10-14.22-23
GV 14,23-29
Lo Spirito di Dio,
più che “vicini” ci fa
intimi della Trinità
di ANGELO SCEPPACERCA
SECONDA SETTIMANA
del Salterio
D
a cura di AGOSTINO CLERICI
ura il tempo di Pasqua, ma ormai siamo alla vigilia dell’Ascensione e Pentecoste. I dodici, dopo anni di vita in comune con Gesù e soprattutto dopo i fatti di Pasqua, sanno
che non possono più vivere senza di lui. Non sempre l’hanno
capito, ma sempre hanno sentito di appartenergli. Ora, nella stanza del cenacolo, testimone della grande liturgia che ha preceduto il calvario e dell’incontro con il risorto, ascoltano – turbati –
parole di addio come “orfani”, “abbandonati”, “non mi vedrete più”.
Rasentano lo sconforto perché si sentono traditi da Gesù che parla di
partenza e lontananza dello sposo. Stanno arrivando i giorni in cui
tutto crolla. Resta loro un’unica presa, una sola parola: amate!
Basta un gesto d’amore per avere ingresso nel cuore del Gesù che ha
promesso, Lui e il Padre, di venire ad abitare in noi. Gesù assicura
che lo avrebbero rivisto coloro che lo amano. Non una semplice apparizione, ma una straordinaria venuta della Trinità nel cuore di chi si
apre alla fede e all’amore e, per questo, può chiamare Dio col nome di
“Abbà - Padre” e, quindi, identificare tutti gli uomini come veri fratelli, amati dallo stesso Padre. Abitati da Dio. Basta questo a cambiare
e riempire una vita, qualunque cosa si faccia, importante o umile,
gioiosa o dolorosa che sia. Andare oltre la logica umana e aver fiducia
– fede – in Gesù: non vuole una separazione, ma una vicinanza più
grande. L’intimità resta e il legame non s’interrompe. Il salto è vertiginoso. Lo Spirito di Dio, più che “vicini” ci fa intimi della Trinità, ci
porta in Dio: avvolti dall’amore del Padre, tutto manifestato nel Figlio, viviamo dello stesso spirito di unità e di comunione.
Per questa cima dell’anima Gesù indica la condizione: “Se mi amate,
osserverete i miei comandamenti”. La frase è speculare: mai più le
due cose separate, anche perché il “primo” dei comandamenti resta
l’amore, l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Anche il nome di Dio è
Amore, Deus Caritas est.
Il Paràclito ricorda e insegna ogni cosa, come invoca la dolcissima sequenza: “Vieni Spirito Santo, manda a noi dal cielo un raggio della tua
luce. Vieni, padre dei poveri. Vieni, datore dei doni. Vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. Nella
fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto. O luce beatissima,
invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza
ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen”.
Presentiamo tre volumi appena editi da San
Paolo e dedicati ad approfondire la figura di
Maria nella teologia cristiana. Il primo libro
si rivolge in particolare a quanti desiderano
incontrare Maria, madre della salute e icona
della salvezza. Il mondo della salute è il luogo
in cui l’uomo sperimenta la sofferenza e la
malattia, ma è o può essere, nello stesso tempo, il luogo della salute e della salvezza, in
cui il malato vive il limite della fragilità, ma
avverte anche la solidarietà della cura e della compassione. Maria ha molto da dire al mondo della salute e
proprio la sua presenza in tale ambito è la migliore espressione
della “Salvezza”. In questa prospettiva sono presi in considerazione, nella prima parte del testo, gli eventi fondamentali della
Madre del Signore narrati nei vangeli, e nella seconda parte alcuni
temi peculiari che riguardano la Madre del Signore. L’autrice, suor
Riccarda Lazzari, delle suore Ministre degli Infermi di San Camillo,
è dottore in teologia con specializzazione in Teologia pastorale sanitaria ed è diplomata in Mariologia. RICCARDA LAZZARI, Maria
nel mondo della salute, San Paolo, pagine 312, euro 22,00.
Questo secondo volume curato da mons. Antonio Staglianò (vescovo di Noto dal 2009 e autore di diverse pubblicazioni di carattere teologico) propone una lettura acuta e sistematica del pensiero di Joseph Ratzinger in tema di
mariologia. Il 19 aprile 2005, nella sua prima
apparizione come papa alla loggia centrale
della basilica di San Pietro, ebbe a dire: «Il
Signore ci aiuterà, e Maria, la sua santissima
Madre, sta dalla nostra parte». I temi centrali
della riflessione del Pontefice illustrati da
Staglianò, sono la dimensione personale di
Maria che diviene modello della Chiesa proprio in quanto persona; la posizione unificante della Vergine che viene storicamente a trovarsi sul crinale
dove converge il moto ascensionale del popolo di Israele e da dove
parte il movimento cristiano che si diffonde nel mondo mediante
l’opera evangelizzatrice della Chiesa. ANTONIO STAGLIANÒ,
Madre di Dio. La mariologia personalista di Joseph
Ratzinger, San Paolo, pagine 110, euro 10,00.
Il terzo volume mariologico che presentiamo è
uno studio completo per avvicinarsi a Maria in
maniera autentica e sentirla più inserita nella
nostra storia. La grazia giustificante irrompe
nella vita di ogni essere umano in maniera inaspettata, per trasfigurare progressivamente la
creatura a immagine dell’Uomo nuovo. In Maria di Nazareth l’irruzione della grazia accade
fin dal concepimento, rendendola santa e immacolata, capace di rispondere all’invito del Dio
di Abramo, Isacco e Giacobbe. Tutti i cristiani,
anche i fratelli delle confessioni originatesi
dalla Riforma, possono rimirare in Maria il
paradigma e la manifestazione dell’iniziativa sovrana e misericordiosa del Dio di Gesù Cristo. GIUSEPPE FORLAI, L’irruzione della grazia. Per una rilettura ecumenica del dogma
dell’Immacolata, San Paolo, pagine 520, euro 36,00.
L’OSTENSIONE
DELLA
SINDONE
IL DIARIO
DI GIADA
In occasione dell’Ostensione
della Sacra Sindone, in corso a
Torino sino a domenica 23
maggio,nel book-shop ufficiale
della Diocesi di Torino, sarà presente il volume La Tua Sindone,
tratto dal diario scritto da Giada Menicagli (giovane livornese
nata al cielo il 4 gennaio
2003) in occasione della Ostensione del 14 maggio 1998.
Per l’avvenimento, oltre che in
GIADA MENICAGLI,
lingua italiana, il volume è preLa Tua Sindone,
sente nelle seguenti lingue: teEditasca, pagine 72,
desca (Deine Sindone), francese
euro 10,00
(Ton Saint Suaire), inglese (Yuor
Shroud) e spagnola (Tu Sàbana
Santa). Nel volume ci sono 2 introduzioni: la prima dell’attuale vescovo di Como,monsignor Diego
Coletti (già vescovo a Livorno) e la seconda del vescovo di Livorno, monsignor Simone Giusti. Vi è, inoltre, la premessa del
biblista don Piergiorgio Paolini. «Leggere i pensieri di Giada è
come sperimentare la purezza e la dolcezza con cui un bambino
si rivolge a Dio - scrive mons. Coletti - L’incontro di Giada con la
Sindone e tutto ciò che rappresenta, possono insegnarci molto
sul nostro compito di cristiani». «Con Giada non ho mai parlato
- confessa mons. Giusti - ma ciò che ha saputo donare nella sua
breve ma intensa vita è giunto fino a me e sarà un arricchimento
per il mio ministero di Vescovo e sicuramente per tutta la Chiesa che è in Livorno... Non ho mai incrociato lo sguardo di Giada,
ma forse i suoi occhi li ho riconosciuti tante volte nei fratelli
sofferenti che ho incontrato ed in quelli di Cristo sulla croce, per
questo anch’io mi farò portatore della sua storia».
SOCIETÀ
P A G I N A
8
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
COLPO
D’OCCHIO
OBAMA ALLA
RICERCA DEL TAPPO
assata la nube, ecco la
marea. Quella grigia di
cenere, questa nera di
petrolio. Che altro possiamo attenderci? L’invasione delle cavallette? O dei
topi?, magari fuorusciti in massa dalle loro tane per qualche
imperscrutabile fenomeno nelle viscere della Terra. Cos’altro
“vomiterà” il nostro pianeta,
quasi un gesto di disgusto per
gli attacchi che da secoli si perpetuano all’ambiente? La faccenda rischia di farsi seria (ma
già lo è), con venature comiche
come sempre accade nelle faccende più serie. In un mondo in
cui il progresso tecnologico e
scientifico sembra, a volte, rendere tutto possibile, eccoci di
fronte ad accadimenti di fronte
ai quali, invece, non possiamo
far niente. E sì, che sembrerebbe una faccenda di tappi! Ma
mettere un tappo sulla bocca
del vulcano che erutta vapore e
ceneri ancora non si può. Metterne un altro sul pozzo sottomarino che vomita petrolio si
potrebbe (è una delle soluzioni
prospettate) ma ugualmente
per ora non si può, perché, mai
come questa volta, tra il dire e
il fare c’è di mezzo il mare.
Ed ecco l’onda nera riversarsi sulle coste della Louisiana e,
paradossalmente, spingersi ancora più in là, attraversare la
terra ferma e arrivare fino alla
Casa Bianca, a lambire e “macchiare” finanche l’amministrazione Obama. Il presidente si è
precipitato in Louisiana, a
Venice, a rassicurare i pescatori (“tranquilli, pagherà tutto la
British Petroleum”), dopo aver
dato lo stop alle trivellazioni
marine in tutti gli Stati Uniti.
Ma a giudizio degli oppositori e
di buona parte dell’opinione
pubblica americana si è mosso
troppo tardi. Colpa grave in un
Paese dove, notoriamente, cadono presto le simpatie per chi non
sa prendere decisioni in tempo.
Il disastro ormai è fatto, i buoi,
anzi i pesci, altro che fuggiti,
sono bell’e spacciati.
La “macchia nera” lambisce
Obama in un momento in cui la
sua popolarità a livello nazionale e internazionale è decisamente in ribasso, “merito”, tra l’altro, del via libera presidenziale
alla costruzione della superbomba non nucleare (ma dagli
effetti parimenti devastanti), il
che appare decisamente incoerente per un personaggio omaggiato anzitempo del Nobel per la
pace. Aggiungeteci, come contorno, il colpo (basso) di un settimanale scandalistico americano,
subito ripreso dall’opposizione e
da altri giornali, secondo cui il
presidente avrebbe tradito la
moglie e il quadro per Obama in
questo momento non è dei più
rilassanti. Un tappo, uno qualsiasi, potrebbe turare almeno la
falla apertasi nel Golfo del Messico. Il portafoglio americano, per
ora, è salvo, stando alle dichiarazioni della Bp di accollarsi tutte le spese del disastro (se basteranno i dollari dei pur ricchi
petrolieri). Ma anche la Bp, con
tutta la sua ricchezza, la sua
esperienza, la sua riconosciuta
politica “verde” (non per niente
ha modificato la ragione sociale
in Beyond Petroleum, “Oltre il
petrolio), un tappo, un semplice
tappo, per dire una soluzione
qualsiasi, in questo mondo ipertecnologico e impotente, non sa
trovarlo.
P
PIERO ISOLA
IRAQ L’ENNESIMO ATTACCO CONTRO LA PRESENZA CRISTIANA
Mosul: strage di studenti cristiani
È
di 4 morti e 171 feriti il
bilancio di un attacco
terroristico, avvenuto il 2
maggio, ai danni di un
convoglio di bus che portava giovani studenti cristiani
dal loro villaggio di Qaraqosh
all’Università di Mosul. A confermare la notizia al SIR l’arcivescovo caldeo di Mosul, mons.
Emil Shimoun Nona, dopo
che il sito Baghdadhope. blogspot. com aveva riportato il fatto citando il sacerdote padre
Rayan Atto di Erbil. L’ateneo è
da anni nel mirino di fondamentalisti islamici che vogliono imporre la conversione agli
studenti. Sui muri delle aule
sono spesso stati rinvenuti dei
volantini con minacce rivolte
alle ragazze irachene che vestono all’occidentale e che non indossano il velo.
Facile bersaglio. L’attentato, ha spiegato l’arcivescovo, “è
stato causato da un’esplosione
prima e poi da un’autobomba
posta lungo la strada, poco prima di entrare in città. La deflagrazione è stata devastante
ed ha provocato 4 morti e 171
feriti, 17 dei quali versano in
gravi condizioni e, per questo,
ora sono nell’ospedale di Erbil.
Il convoglio attraversava la
zona ogni mattina per portare
i giovani, di età compresa tra i
18 e i 26 anni, all’Università di
Mosul, e forse proprio per questo sono stati un bersaglio facile per gli attentatori”. “Siamo
davanti ad un altro, ennesimo
attacco contro i cristiani – ha
dichiarato mons. Nona – la violenza continua senza tregua. Il
vuoto di potere che si è creato
dopo il voto, l’assenza di un nuo-
vo governo, le diatribe interne
ai partiti non fanno altro che
creare un terreno adatto alla
violenza”. Secondo quanto riporta Baghdadhope.blogspot.
com, la popolazione cristiana di
Erbil e dei centri vicini si è
mobilitata verso l’ospedale per
donare sangue ai feriti.
Attacco brutale nell’indifferenza. “Un attacco brutale,
senza precedenti”, ha riferito a
Fides il sacerdote redentorista
padre Bashar Warda, di Erbil:
“Siamo scioccati in quanto le
vittime non erano soldati o militanti, ma solo studenti che
portavano con sé i libri, le penne, i loro sogni di crescere e servire il proprio Paese. I cristiani
restano nel mirino, e sono le
vittime privilegiate della violenza”. La dinamica dei fatti,
secondo padre Warda, “suscita
molti punti interrogativi. L’attentato, prima di tutto, è avvenuto su un tratto di strada compreso fra due posti di blocco
delle forze di sicurezza. Da cittadino iracheno mi chiedo, e si
chiedono tutti: come è possibile? Come svolgono il loro lavoro le forze di sicurezza? I cittadini esigono un’indagine e attendono risposte chiare”.
“A differenza di altri attentati
avvenuti in passato – ha sottolineato il sacerdote - quello che
ci colpisce maggiormente è il silenzio del governo e delle autorità. Non vi è stata alcuna condanna pubblica da parte del
governo centrale, nessun comunicato ufficiale, né interventi
dei leader politici. Sembra che
un attentato di questa portata
sia avvenuto nell’indifferenza
generale. È inammissibile, e
questo genera rabbia nella comunità locale, che si sente
indifesa, abbandonata in balia
degli estremisti. Esiste una responsabilità determinante del
governo nel garantire protezione e sicurezza ai cittadini”.
Dello stesso parere anche il
vicario patriarcale caldeo di
Baghdad, mons. Shlemon
Warduni, che al SIR ha espresso la sua condanna e deplorazione: “Siamo veramente addolorati per i feriti e per le giovani vittime. Fino ad ora nessuno
tra i responsabili delle Istitu-
zioni ci ha rivolto una parola di
solidarietà e di scuse. Non abbiamo sentito nessun politico,
nessuna istituzione e questo ci
procura altro dolore. Veramente non sappiamo che fare davanti a questa violenza. Non è
bastata la scorta ad evitare la
strage, due macchine una avanti e una dietro il convoglio dei
bus che trasportavano i giovani dal loro villaggio di Qaraqosh
all’Università di Mosul. Il vuoto di potere del dopo-elezioni
non aiuta la sicurezza. E i tempi si allungheranno con la decisione di ricontare i voti espressi a Baghdad”.
Intervenga l’Onu. “Urge un
intervento delle Nazioni Unite
per proteggere i cristiani in
Iraq”. Dopo l’attacco a chiederlo è mons. George Casmoussa, arcivescovo siro-cattolico di
Mosul. “Abbiamo intenzione di
chiederlo. Se le autorità civili e
militari non ci tutelano, dobbiamo domandare l’aiuto in sede
internazionale”, ha affermato a
Fides. “Le minoranze cristiane
sono le vittime più facili da colpire, gli innocenti, che non prendono parte alle lotte e ai conflitti intestini, che non portano
armi. Nelle loro difficili condizioni, i cristiani hanno reagito
pregando per la sicurezza, per
la stabilità dell’Iraq e per la riconciliazione”, è la conclusione
di padre Bashar Warda, per il
quale “è necessario che leader
politici e religiosi cristiani si incontrino e diano una prova di
unità, assumendo una posizione comune, forte e unificata,
sulle questioni che riguardano
la vita e i diritti delle minoranze cristiane in Iraq”.
NOTA ECONOMICA
L’Italia e la crisi del secondo gruppo
U
na poesia di Evgenij
Evtusenko termina
così: “E’ vergognoso
non essere grandi./
Ciascuno deve esserlo!”. I richiamati versi contengono anche: “Non deve esserci
niente di mediocre”. La lettura
di questa poesia ha richiamato
alla mia mente la fotografia
dell’italietta d’oggi, ovvero un
Paese che si trova a mezza altezza, quindi nella mediocrità.
Mi spiego richiamando una frase di Jorg Decressin, vice di
Blanchard, capo economista del
Fondo Monetario Internazionale: “L’Italia per un verso è come
la Germania e la Francia e per
l’altro con Grecia e Portogallo.
Ha un alto debito e in questo
senso è più vicino alla Grecia,
ma ha un deficit di bilancio
molto più basso... e un indebitamento esterno molto meno
significativo”.
I Greci hanno commesso molti errori: ritocchi estetici ai conti
pubblici; tolleranza nei confronti di corruzione, economia sommersa evasione fiscale. Detti
“difetti” sono presenti, in ampia
misura, anche nel nostro Paese. Un esempio per tutti: nel
2001 depenalizzammo il falso
in bilancio, ora abbiamo premiato con lo “scudo fiscale” gli
evasori. Governo, opposizione,
mass media, intellettuali e così
via, affermano l’urgenza di ripristinare legalità e affermare
valori di giustizia e democrazia.
Per molti versi il discorso può
essere applicato anche al dissesto economico/finanziario e alla
crescita. L’economia mondiale
secondo il Fmi crescerà nel corso dell’anno del 4,2%, e lo farà
in modo asimmetrico. Veloce in
Cina +10% e nelle economie
emergenti, più contenuto nelle
economie avanzate, Stati Uniti
+3,1%, area euro +1%, Italia
+0,8%. Piaccia o no ammetterlo, la crescita italiana, nell’area
euro, è superiore solo a quella
della Grecia. Il nostro Paese,
tuttavia, non si trova nella situazione sfavorita del cosiddetto “secondo gruppo” di Spagna,
Portogallo, Irlanda, Grecia e ciò
per tutta una serie di ragioni.
Il disavanzo delle partite correnti, l’indebitamento esterno e
il deficit di bilancio, sono meno
disastrati.
Proseguo la mia analisi ponendo attenzione al rapporto
annuale dell’Inps che, a detta
del suo Presidente, presenta
una avanzo di gestione superiore ai 7 miliardi di euro. Sul piano formale il Bilancio Inps è sicuramente in ordine, ma sulla
sostanza mi permetto avanzare preoccupate riserve. Al di là
della fondatezza delle mie riserve il bilancio Inps prospetta
problemi preoccupanti: platea
bassa di lavoratori che contribuiscono al pagamento delle
pensioni, mediante il versamento di contributi pensionistici; pensioni che, in prospettiva, si annunciano sempre più
inconsistenti e corrisposte ad
età sempre più avanzata. I giovani di oggi, ossia i futuri pensionati, godranno di pensioni di
valore inferiore alla metà del
loro ultimo stipendio. Insomma
percepiranno nella quasi totalità pensioni, a supposta parità di costo della vita, equivalenti alle minime odierne. I problemi accennati chiedono alle organizzazioni sindacali, al governo e all’opposizione, interventi
atti a ristabilire criteri di equità. Potrei continuare, ma per
questione di spazio concludo con
un ultimo flash, gli uomini di
governo affermano che l’occupazione, in Italia, va meglio che
negli altri Paesi dell’Ue. Non è
vero, perché noi copriamo una
fetta di disoccupati sotto l’etichetta: cassa integrazione e mobilità. I disoccupati sono oltre 2
milioni, i lavoratori che hanno
goduto nel 2009 di ammortizzatori sociali, secondo l’Inps, sono
stati 4.171.146 e stando agli ultimi dati Istat è in atto una for-
te contrazione nei consumi, compresi quelli alimentari. I dati
fanno temere una stagnazione
caratterizzata da disoccupazione alta, consumi in discesa e difficoltà per industrie, commercio
e turismo, in aumento.
In questo scenario si inserisce
l’ultimo libro di Mario Capanna,
che inizia con le seguenti parole: “Non penso dunque sono”,
ovvero non esercito l’alta facoltà della mente quando opero,
agisco e propongo progetti. Al di
là dei contenuti del testo, Capanna inconsapevolmente riafferma
la sua fede nel nulla nicciano,
come d’altronde è quanto fanno
i suoi amici di sinistra e i suoi
nemici di Governo. Intendo dire
che la società laica, in suoi significativi strati, abbaia alla luna.
Il giudizio sarebbe lacunoso se
non dicessi che anche larghe fasce di cattolici sono afoni, disimpegnati, incapaci di leggere e interpretare i grandi temi che attraversano l’Italia imbarbarendola e impoverendola. Il destino
dei cattolici, nel caso non dovessero comprendere che la “Redenzione è come un soffio diretto
all’uomo, che ha la forza di raggiungere tutte le cose”, sarà
quello di restare, nelle vicende
italiane, marginali e insignificanti.
GIANNI MUNARINI
SOCIETÀ
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
P A G I N A
9
LA SANTA SEDE E I «LEGIONARI DI CRISTO»
Un carisma da definire
«
L
a necessità di ridefinire il carisma della
Congregazione dei
Legionari di Cristo,
preservando il nucleo
vero, quello della ‘militia
Christi’, che contraddistingue
l’azione apostolica e missionaria della Chiesa e che non si
identifica con l’efficientismo a
qualsiasi costo; la necessità di
rivedere l’esercizio dell’autorità, che deve essere congiunta
alla verità, per rispettare la coscienza e svilupparsi alla luce
del Vangelo come autentico servizio ecclesiale; la necessità di
preservare l’entusiasmo della
fede dei giovani, lo zelo missionario, il dinamismo apostolico,
per mezzo di un’adeguata formazione”. Questi, in sintesi, i
risultati della visita apostolica
alla Congregazione dei Legionari di Cristo, effettuata da cinque vescovi incaricati dal Papa,
che nei giorni scorsi hanno presentato a quest’ultimo una sintesi della loro relazione. “Il Santo Padre – riferisce un comunicato della Santa Sede, diffuso il
1° maggio – intende rassicurare
tutti i Legionari e i membri del
Movimento Re-gnum Christi che
non saranno lasciati soli: la
Chiesa ha la ferma volontà di accompagnarli e di aiutarli nel
cammino di purificazione che li
attende. Esso comporterà anche
un confronto sincero con quanti,
dentro e fuori la Legione, sono
stati vittime degli abusi sessuali e del sistema di potere messo
in atto dal fondatore”.
Benedetto XVI indicherà
“prossimamente” le modalità di
questo accompagnamento”, a
cominciare dalla nomina di un
suo delegato e di una apposita
Commissione di studio.
“La condotta di p. Marcial
Maciel Degollado (nella foto)
ha causato serie conseguenze
nella vita e nella struttura della Legione, tali da richiedere un
cammino di profonda revisione”, spiega la Santa Sede, che
informa come nel corso della
visita “sono stati incontrati personalmente più di 1.000 Legionari e sono state vagliate diverse centinaia di testimonianze
scritte”, che hanno fatto riscontrare la presenza di “un gran
numero di religiosi esemplari,
onesti, pieni di talento, molti dei
quali giovani”. “I gravissimi e
obiettivamente immorali comportamenti di p. Maciel, confermati
da
testimonianze
incontrovertibili – si legge nel
comunicato – si configurano,
talora, in veri delitti e manifestano una vita priva di scrupoli e di autentico sentimento religioso. Di tale vita era all’oscuro gran parte dei Legionari, soprattutto a motivo del sistema
di relazioni costruito da p.
Maciel, che abilmente aveva
saputo crearsi alibi, ottenere
fiducia, confidenza e silenzio
dai circostanti e rafforzare il
proprio ruolo di fondatore carismatico”, creando così intorno
a lui “un meccanismo di difesa
che lo ha reso per molto tempo
inattaccabile” e ha reso “di conseguenza assai difficile la conoscenza della sua vera vita”. Lo
“zelo sincero della maggioranza dei Legionari” ha portato,
inoltre, “molti in passato a ritenere che le accuse, viva via
divenute più insistenti, non potessero essere che calunnie”.
Perciò “la scoperta e la conoscenza della verità circa il fondatore ha provocato, nei membri della Legione, sorpresa,
sconcerto e profondo dolore”.
IL COMUNICATO SUL SITO DEI LEGIONARI DI CRISTO
«Oggi, 1 maggio 2010, noi legionari di Cristo siamo venuti a conoscenza del testo del comunicato sulla nostra congregazione che la
Santa Sede ha pubblicato in lingua italiana al termine della riunione dei visitatori apostolici.
Ringraziamo di cuore il Santo Padre per la sua paterna sollecitudine verso la nostra congregazione e accogliamo con profonda fede e
obbedienza le sue indicazioni. Ringraziamo altresì il lavoro intenso e disinteressato dei visitatori apostolici, e la vicinanza e le preghiere di tante persone di buona volontà che in questo momento ci
accompagnano».
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
LA «LOBBY»
DI AUGIAS
SU RAITRE
Noi cattolici siamo spesso
definiti settari e dogmatici,
e qualche volta, sia chiaro,
rischiamo di esserlo. Forse
dovremmo andare a scuola
da qualche maestro di tolleranza e democrazia per imparare le «buone maniere»
del mondo laico. Non certo,
però, dove sono finito io, lunedì, poco dopo mezzogiorno,
e cioè su Raitre ad ascoltare uno che la sa lunga, Corrado Augias. Ammetto di essermi arrabbiato nel vedere in studio il conduttore ed
il suo intervistato - il giornalista Riccardo Chiaberge
- insultare allegramente la
mia Chiesa. Mancava qualunque contenzioso nel dibattere temi delicati, su cui
sarebbe possibile esprimere
più di un dubbio. Il conduttore propinava le sue opinioni come se fossero tesi incontrovertibili, con il consueto
sorrisetto aplomb che lo contraddistingue e la calma
propria di chi sta dicendo
cose risapute, universalmente accolte e, invece, sta
solo gettando letame...
Naturalmente, il giornalista in studio, autore del volume presentato, faceva da
sponda alle domande maliziose del conduttore, abilissimo a trovare conferma delle sue tesi nell’intervistato
(che lanciava il suo libro, del
resto!). E poi, quella perizia
tutta mediatica nel troncare il discorso con i puntini
di sospensione per lasciar
immaginare all’ignaro telespettatore - alle prese con la
digestione o con il boccone
ancora infilato alla forchetta - le malefatte indicibili di
quella organizzazione a delinquere che è la Chiesa cattolica, foraggiata con le tasse degli italiani. Ecco, improvvisamente, si alza e va
a prendere un altro libro sul
tavolo; che sia di qualcuno
che magari dice cose diverse dal Chiaberge? No, un’altra bordata contro il cattolicesimo italiano, firmata da
Massimo Teodori, ed il consiglio di Augias a leggere insieme i due testi, così da non
rischiare - questo lo aggiungo io - di sentire un’altra campana e formarsi una coscienza sinfonica. Meglio ascoltare la stessa musica dall’orecchio destro e dall’orecchio sinistro, così sei sicuro di sfug-
gire al dogmatismo della
Chiesa cattolica!
Ce l’ha con l’otto per mille
il nostro Augias e gli dà man
forte il Chiaberge. Vorrebbero che ci fosse la tassa sul
culto come in Germania i nostri libertari! Parlano di
scandali di pedofilia in cui è
stato coinvolto il cardinale
di Vienna. Ne parlano genericamente. Così come fanno
riferimento ad una famosa
lettera. Quale? Naturalmente spunta anche il pontefice,
alias il cardinal Joseph Ratzinger. E, infine, l’operazione
più odiosa di tutte. La calunnia è libera, e gli anticlericali
sono sempre stati maestri
nell’attuarla. Ma perché esercitarsi in quello sport così clericale, alla fin fine di identificare i cattolici buoni, i cattolici veri? Sono quelli che vanno a Messa la domenica, però poi appoggiano la Ru486 e praticano una
ingegneria genetica aperta.
Gli altri sono tutti cattolici
cattivi e, soprattutto, falsi.
Si finisce a parlare delle
lobby e naturalmente ecco
spuntare Comunione e Liberazione e Opus Dei. Toh, io
pensavo che i due «laiconi»
cominciassero a parlare finalmente di se stessi...
Il Vangelo,
non la cronaca
E
ro entrato in chiesa per
ascoltare finalmente
una parola che mi aiutasse a concludere e a
riprendere con coraggio
e serenità il cammino settimanale. L’omelia: “La parola di
Dio ci invita a cambiare vita,
a confessare i nostri peccati, a
togliere da noi tutto quello che
è giusto. Guardatevi attorno:
Dio sembra non contare più
nulla per nessuno!”. Circa venti minuti dedicati a raccontare il male dell’uomo, i suoi limiti, il suo peccato. Non una
parola di speranza, non un
accenno all’amore di Dio che comunque - sta sempre un
passo avanti il peccato dell’uomo. Le parole udite mi avevano comunicato una strana sensazione: era come se il celebrante per difendere Dio -o per
giustificare la sua esistenzaavesse avuto bisogno di “accusare” l’uomo: più l’uomo è
peccatore e più “deve” sentire
il bisogno di Dio! Ma non è e
non può essere così. Avrei voluto sentire, invece, una parola sull’amore di Dio; la necessità - quasi fisica - di sentire
narrare le cose grandi che Dio
fa per gli uomini, al di là e oltre ogni peccato. Invece, silenzio! Dio sembrava abitare altre discorsi e altre chiese.
* * *
Antonio e Carla erano appena rientrati da un incontro per
fidanzati. Da tempo non avevano occasione di ritrovarsi
assieme a riflettere sulla loro
storia che stava assumendo la
dimensione della vita coniugale. Avevano sfruttato proprio
quella domenica libera per
respirare, per tirare il fiato,
per ritrovare se stessi e il loro
amore alla luce della Parola di
Dio. Con speranza si erano
recati all’incontro per i fidanzati che la comunità proponeva ogni mese. Speravano in
una parola che desse coraggio,
in una riflessione che aiutasse a vivere le cose di tutti i
giorni ma in una luce di versa, con maggior profondità e
serenità. Soprattutto ora che
il matrimonio era imminente.
Con amarezza, però, constatarono subito che l’incontro andava su altri binari. Nella prima conversazione, il sacerdote non fece altro che svolgere
una riflessione incentrata tutta sul peccato, sul rischio di
peccare, sulla necessità di evitare il peccato! Nella seconda
conversazione, la prospettiva
non era stata molto diversa:
ancora una lunga riflessione
su quello che - come fidanzati
e futuri sposi - erano chiamati a “fare per Dio”. Non, innanzitutto e prima di tutto, quel-
lo che Dio
aveva fatto
in loro, nel
loro amore,
nelle loro
storie che si
erano incontrate.
Avevano
sentito insistentemente
solo quello
che essi dovevano fare
per Dio, per
non cadere
in peccato o
per “liberarsi dal peccato”. La conclusione era inevitabile: il peccato è troppo forte perché ci lasci in pace!”. E’
l’amore di Dio più forte del
peccato dell’uomo?
* * *
Marco, dieci anni, si sta preparando alla confermazione.
Incontri di catechesi, esperienze, momenti di preghiera. Sente tante parole, comprende che
deve fare molto per amare Dio;
comprende che quello che la
catechista dice è serio: lui e i
suoi amici stanno per fare una
scelta importante e che -dunque- essi devono metterci tutto il loro impegno. Di qui la necessità di confessare i peccati,
di chiedere a Dio perdono per
tutto quello che non è stato
fatto o che è stato fatto male.
Ecco allora i lunghi esami di
coscienza per “scovare” i peccati che - magari - non si pensava nemmeno di avere fatto. E
Dio, a Marco, sembrava sempre di più così lontano, come
un volto freddo, come una presenza sempre più sfumata,
quasi un controllore da mettere a tacere esibendo la lista
dei propri peccati.
E’ diffusa la tendenza - e più
di quanto non si pensi - a dare
il primo posto all’uomo, alle
sue mancanze, ai suoi peccati.
Ma la conversione - in prospettiva cristiana - diventa possibile solo se viene annunciata
prima la misericordia di Dio,
il suo amore ostinato e senza
pentimenti. Solo allora l’uomo
potrà riconoscersi peccatore
perché ha incontrato l’amore
di un Dio - quello di Gesù che va oltre ogni peccato dell’uomo. Non l’incontro tra una
divinità offesa e un uomo minacciato, ma l’abbraccio di un
padre che incontra nuovamente il figlio. Figlio che era tale
anche quando era lontano da
casa. Basterebbe leggere il
Vangelo per non cadere in erronee prospettive. Leggere il
Vangelo, appunto! Non la cronaca!
FUORI
dal
CORO
ARCANGELO BAGNI
ASILO: EUROSTAT, “261MILA RICHIEDENTI
NEL 2009 NEI PAESI ADERENTI ALL’UNIONE”
“L’Unione europea ha registrato 261mila domande di asilo nel corso del 2009”: uno studio di Eurostat, ufficio statistico comunitario,
rende nota la situazione paese per paese e chiarisce inoltre quali
risposte hanno avuto i singoli richiedenti, “provenienti principalmente da Afghanistan” (20.400 casi, ossia l’8% del totale), Russia
(20.100), Somalia, Iraq, Kosovo. “Il maggior numero di richiedenti
asilo è stato registrato in Francia”, chiarisce la pubblicazione di
Eurostat (47.600 domande), seguita da Germania (31.800), Regno
Unito (30.300), Svezia (24.200), Belgio (21.600), Italia (17.500),
Paesi Bassi (16.100), Grecia (15.900), Austria (15.800). In rapporto alla popolazione nazionale, il tasso più elevato di richiedenti è
stato registrato a Malta, quindi Cipro, Svezia, Belgio e Austria. In
alcuni casi, i richiedenti erano prevalentemente di una nazionalità: ad esempio il 60% dei richiedenti asilo rivoltisi a Malta erano
somali, quelli in Lituania erano per oltre la metà russi e lo stesso
vale per la Polonia. Su 229.500 decisioni di prima istanza assunte
nell’Ue27 (relative però alle domande del 2008), 167mila circa sono
state respinte (73%); 27.600 richiedenti (12%) si sono visti riconoscere lo statuto di “rifugiati”, 26.200 (11%) hanno avuto una protezione sussidiaria e 8.900 (4% dei casi complessivi) una autorizzazione di soggiorno per “ragioni umanitarie”.
P A G I N A
10
SOCIETÀ
EUROP
A
EUROPA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
COSÌ IL CARD. JOSIP BOZANI, ARCIVESCOVO DI ZAGABRIA
EUROPA E IMMIGRATI: IL
CONTRIBUTO DELLA CHIESA
P
ubblichiamo un
ampio stralcio
dell’intervento del
card. Josip Bozani,
arcivescovo di
Zagabria e vicepresidente
Ccee, con il quale si è
aperto il 27 aprile a
Malaga l’ottavo Congresso
europeo sulle Migrazioni
dal titolo “L’Europa delle
persone in movimento.
Superare le paure. Disegnare prospettive”.
Le persone, che devono lasciare i loro Paesi e cercare altrove
la possibilità di vivere meglio,
hanno anche loro, prima di tutto, un grande bisogno di sentirsi amate. Proprio per questo
hanno bisogno di avere con loro
la famiglia, per sentirsi forti
quando si trovano ad affrontare le paure che genera l’inserimento in una nuova realtà. Proprio per questo devono essere
accolti come persone e non essere trattati come cose, schiavi
o utensili. Ne consegue una conclusione che sembra ovvia. Per
superare le paure si deve essere in un ambiente dove l’amore
sia un’esperienza reale.
Proprio per questo, le questioni che riguardano le migrazioni dovrebbero essere sempre
correlate alla dimensione comunitaria e famigliare delle persone e non troveranno mai una
soluzione se affrontati soltanto
dal punto di vista della giustizia e delle leggi. (…)
Un migrante che arriva in un
luogo a lui sconosciuto, fuggito
da guerre o persecuzioni, con
fame o semplicemente per sviluppare le sue competenze in
un nuovo lavoro o per ricercare
un posto che gli permette di
mantenere la sua famiglia, porta la sua visione del mondo e
una propria esperienza religiosa, ma allo stesso tempo, trova
una nuova realtà che è invitato
a conoscere e ad amare per poter guardare al futuro. È qui che
le comunità, soprattutto le comunità cristiane, dovrebbero
anche dare un contributo molto importante. Accogliendo uno
straniero, una comunità deve
essere in grado di apprezzare
quello che lui porta, ma anche
fargli scoprire la sua nuova
casa e dargli l’opportunità di
vivere dentro la cultura locale.
Una persona che arriva, però,
non viene da solo. Ci sono spesso altre persone del suo Paese
che sono già lì e che costituiscono una certa comunità in mezzo e accanto alla società nazionale dove arrivano. E così c’è un
dialogo culturale fra persone e
fra comunità. Volere integrare
non significa voler diluire l’altro per essere come noi. L’incontro di persone crea un dialogo.
Se volere che l’altro sia uguale
a noi è un errore, è altrettanto
sbagliato trascurare l’identità
culturale della società che accoglie gli immigrati, sia perché
uno si chiude in una specie di
ghetto sia perché si vuole che
essa cambi per diventare simile a quella da dove si viene,
come se la società potesse essere una cosa neutra.
La Chiesa è convinta che si
possa difendere la persona che
immigra e non dimenticare le
persone del Paese che ospita.
Questo è il motivo per il quale i
governi devono, in nome del
bene comune e della giustizia,
definire politiche migratorie finalizzate a tutelare l’identità e
il bene delle loro comunità senza dimenticare la dignità di
ogni persona. Questo significa
anche una responsabilità nell’impegnarsi a cercare modi per
aiutare i Paesi d’origine a svilupparsi.
(…) Lo scopo, non lo dimentichiamo, è quello di potere portare a tutti, a quelli che accompagnano i migranti e, soprattutto,
vorrei sottolineare, a coloro che
sono la ragione del nostro essere qui, gli immigrati stessi e le
comunità in cui arrivano, un segno di speranza e di rinnovato
impegno. Sia la logica della carità a guidare il nostro modo di
guardare la realtà e di pensare
al futuro, tenendo conto di tutti
gli aspetti della verità della migrazione. È questa apertura alla
verità che rende la carità l’unica forza sociale capace di generare pace e di pieno sviluppo.
Chiese europee
Belgio - Francia
Belgio: giovani per la pace
Domenica 25 aprile, nel cuore
di Bruxelles, ha avuto luogo la
seconda edizione dell’evento
“Do it 4 peace” (“Fallo per la
pace”). Un’iniziativa dei “Giovani per un Mondo unito” della comunità dei Focolari del
Belgio. “Durante un pomeriggio assolato - si legge nella
nota degli organizzatori - si
sono susseguiti balli, musiche,
canti ed animazioni per bambini, e tutto questo ha dato
vita ad un isolotto di fraternità all’interno della città. Il
festival è stato così l’espressione di un sogno di unità nella
diversità e il frutto della collaborazione tra diversi Paesi”.
Giovani animati dagli stessi
ideali, infatti, sono arrivati dai
Paesi Bassi e dall’Italia per
lavorare insieme con giovani
del Libano, del Congo, del
Marocco, della Slovacchia, della Vallonia e delle Fiandre. “I
passanti, attirati dall’entusiasmo dei giovani e dalle loro
animazioni, li hanno visti e
sentiti trasmettere i loro ideali vissuti nella vita quotidiana”. Durante la festa sono stati lanciati due progetti: una
petizione intitolata “Arms
down” (“Abbasso le armi”) tramite l’organizzazione “Religioni per la Pace” ed una colletta
di fondi per sostenere un progetto destinato a promuovere
la fraternità tra cristiani,
musulmani ed ebrei. L’obiettivo dell’evento è stato quello
di mostrare che le differenze,
lungi dal costruire un ostacolo, potrebbero divenir fonte di
un arricchimento reciproco.
Francia: documento
sulla musica cristiana
Dopo due anni di lavoro, la
Conferenza episcopale di Francia ha pubblicato un documento dedicato alle moderne mu-
siche
cristian
e
(Mac)
nell’ambito della pastorale
giovanile. Il term i n e
Mac designa
quella
musica prodotta con un’intenzione esplicitamente cristiana, dietro cui si celano molti
musicisti che il gruppo di lavoro, guidato da mons. Pierre
Benoît, ha incontrato e scoperto. “Con questo documento dichiara - il nostro desiderio è
di prendere coscienza dell’esistenza e della ricchezza di
queste musiche”. Il progetto è
partito da una riflessione sul
nesso tra giovani e liturgia, e
sull’esperienza liturgica che
possono fare nella Chiesa.
Avendo la musica spesso un
posto importante tra le giovani generazioni, l’obiettivo è
stato quello di scoprire quei
gruppi volenterosi di trasmettere un messaggio cristiano,
per aiutare i vescovi e più in
generale i responsabili e gli
animatori dei giovani, a vederci più chiaro circa l’uso della
musica nell’esperienza spirituale. “Dietro l’interesse mostrato verso le musiche cristiane - sottolinea mons. Benoît si gioca anche una riconciliazione con una certa cultura
rock. L’evangelizzazione si realizza anche in questa prospettiva”. Il gruppo di lavoro,
oltre ad aver distinto i differenti utilizzi che vengono fatti di queste musiche ha anche
suggerito una serie di proposte per prenderle in considerazione.
PER MIGLIORARE IL RAPPORTO CITTADINI - ISTITUZIONI UE
MEDIATORE EUROPEO: PIÙ TRASPARENZA E SERVIZIO
hiede “più trasparenza”
e “maggiore attenzione
verso i cittadini” ed è
convinto che una “buona amministrazione”
a livello comunitario possa effettivamente avvicinare gli europei alle istituzioni dell’Unione. Il Mediatore europeo, Nikiforos Diamandouros, ha
presentato il 29 aprile il Rapporto, intitolato “Compendio
2009”, sulla sua attività, segnalando alcune “sfide e opportunità” che devono essere colte
per avvicinare l’Europa comunitaria ai cittadini dei 27 Stati
membri.
C
diritto a una buona amministrazione e il diritto all’accesso
ai documenti. Intendo accrescere i miei sforzi per assicurarmi
che questi diritti siano presi in
seria considerazione” dalle istituzioni comuni. Il giurista greco ha spiegato che “è un periodo entusiasmante per guidare
questa istituzione: una delle
principali attività del Mediatore per i prossimi cinque anni
sarà infatti quella di contribuire a far sì che l’Ue garantisca
effettivamente” alle persone,
alle famiglie, alle imprese, alle
associazioni, “quanto è stabilito nel Trattato di Lisbona”.
RISPETTARE LA CARTA
DEI DIRITTI
FONDAMENTALI
DENUNCE E INCHIESTE
Diamandouros, eletto nel ruolo di Ombudsman (come viene
chiamato il Mediatore o “difensore civico” dell’Unione) nel
2003, ha esposto nella sede
dell’Europarlamento il Rapporto annuale affermando: “La
Carta dei diritti fondamentali
è ormai giuridicamente vincolante” grazie all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona;
“essa conferisce ai cittadini il
Nel rapporto si legge che le
denunce pervenute al Mediatore (che è un organismo indipendente eletto dal Parlamento Ue)
sono state 3.098 nel 2009, contro le 3.406 del 2008. “Nell’80%
dei casi abbiamo risposto positivamente alle richieste dei cittadini, aprendo un’inchiesta interna, oppure trasferendo il
dossier all’istituzione competente o fornendo i chiarimenti
richiesti”. Le inchieste avviate
verso amministrazioni comuni-
tarie sono state 339 e ne sono
state chiuse 318. Il Mediatore
ha puntualizzato che “la maggior parte delle inchieste condotte nel 2009 hanno riguardato la Commissione (56% dei
casi), seguita dal Parlamento,
dall’Ufficio europeo di selezione del personale, dal Consiglio
e dalla Corte di giustizia”. Le
denunce più comuni hanno riguardato la “mancanza di trasparenza”, “il rifiuto di dare informazioni”, l’abuso di potere,
ritardi di vario genere, procedure insoddisfacenti, negligenza.
“Nella metà dei casi trattati”,
ha specificato Nikiforos Dimandouros, “l’istituzione chiamata
in causa ha accettato una soluzione amichevole con il richiedente”.
GERMANIA E SPAGNA
IN CIMA ALLA
CLASSIFICA
Il documento del “difensore
civico” segnala anche quali sono
i Paesi dai quali proviene il
maggior numero di denunce: la
Germania è in testa con 413
casi in un anno, seguita da Spagna (389), Polonia e Francia
(235), Belgio (207), Italia (183),
Regno Unito (176), Portogallo
(102). In proporzione al numero degli abitanti, invece, in cima
alla classifica si colloca il Lussemburgo, seguito da Malta,
Cipro e Belgio. Nel commentare il Rapporto, Diamandouros
ha segnalato una serie di casi
concreti in cui è intervenuto: ha
citato un caso riguardante la
Commissione, uno sulla Banca
centrale di Francoforte, uno sull’Ufficio antifrode. Spesso i cittadini si lamentano dell’Ufficio
per la selezione del personale
che lo scorso anno ha ad esempio “accettato di consentire a
tutti i candidati di conoscere
l’esito delle prove dei concorsi
sostenuti per accedere a posti
di lavoro” banditi dalle istituzioni di Strasburgo, Bruxelles,
Lussemburgo. Ma il Mediatore
ha riconosciuto anche di “aver
lodato la Commissione per il
sostegno dimostrato a un cittadino tedesco in un caso relativo
ai diritti dei passeggeri”.
UNA
“DICHIARAZIONE”
CON RUOLO E COMPITI
“Il numero delle denunce
irricevibili sono diminuite, so-
prattutto grazie a una guida
interattiva, pubblicata sul sito
internet del Mediatore, che indica ai cittadini, alle imprese o
alle organizzazioni non governative i temi di competenza,
come - ed eventualmente a chi
- rivolgersi nel caso si ritenga
di essere stati lesi in un proprio
diritto”.
In effetti il sito dell’istituzione (che ha sede a Strasburgo),
www.ombudsman.europa.eu, è
uno strumento essenziale per
guidare i cittadini o chi li rappresenta per rivolgersi al “difensore” così da far valere un
diritto che si ritiene leso. Sempre nel 2009 è stata adottata
una “dichiarazione” sintetica
che specifica ruolo e compiti di
questo ufficio: “Il Mediatore
europeo - vi si legge - si propone di dare un esito equo alle
denunce sporte contro le istituzioni dell’Unione europea, incoraggia la trasparenza e promuove una cultura amministrativa del servizio. Mira a costruire la fiducia attraverso il
dialogo tra i cittadini e Ue e a
favorire i più elevati standard
di condotta nelle istituzioni dell’Unione”.
(fonte: SIR EUROPA)
CHIESA
P A G I N A
11
CHIESA LOCALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
AGENDA
del
VESCOVO
1 MAGGIO NELLA BASILICA
DI SANT’ABBONDIO IN COMO
Il rito di ammissione
GIOVEDÌ 6
A Como, in Seminario, dalle ore 10.00, festa degli anniversari sacerdotali; a Como, nel pomeriggio, udienze e colloqui personali.
DA VENERDÌ 7
A DOMENICA 9
Visita pastorale alla zona
Lario: Torno, Blevio; a
Bellagio: Molo 14.
LUNEDÌ 10
A Milano, incontro della
Commissione per il decennio sull’Educare. Vicari
Foranei (fino a martedì 11).
MARTEDÌ 11
A Como, alle ore 20.45, conferenza sull’educare con il
Soroptimist presso la Sala
Bianca del Teatro Sociale.
A Como, al mattino, in
Vescovado, incontro con i
sacerdoti ordinati negli anni 1967 e 1968; nel pomeriggio, udienze e colloqui
personali
GIOVEDÌ 13
A Como, al mattino, in Vescovado, Consiglio Episcopale; nel pomeriggio, udienze e colloqui personali; a Como, alle ore 21.00, in Duomo, pontificale per la festa
della dedicazione della
Cattedrale.
VENERDÌ 14
SABATO 15
Visita pastorale alla zona
Lario: Torno, Zelbio e
Veleso.
SABATO 15
Al mattino pellegrinaggio
diocesano a Caravaggio
con l’Unitalsi
I SACERDOTI
INCONTRANO
IL VESCOVO
• mercoledì 12 maggio:
al mattino, in Vescovado,
classi di ordinazione 1967 e
1968;
• giovedì 20 maggio: al
pomeriggio, in Vescovado,
classi di ordinazione 1957 e
1958;
• lunedì 31 maggio: al
mattino, in Vescovado, classe di ordinazione 1993.
A
nche quest’anno nel pomeriggio di sabato 1
maggio la stupenda
basilica di sant’Abbondio si è riempita di
fedeli per il rito di ammissione
agli Ordini sacri, presieduto dal
Vescovo, di sei seminaristi del
Seminario Diocesano: Mattia
Barbieri della parrocchia sant’Antonino in Albate, Alberto
Dolcini della parrocchia san Bartolomeo e Cristo re in Tavernola,
Alberto Monti della parrocchia
san Siro in Lomazzo, Michele
Pitino della parrocchia San Martino in Tirano, Nicola Schivalocchi della parrocchia San Gallo in
Premadio e Davide Pozzi della
parrocchia san Bartolomeo in
Domaso. Questi sei giovani sono
da tre anni in cammino e, avendo
ricevuto il parere favorevole dei
propri formatori, hanno scelto di
esprimere pubblicamente davanti alla Chiesa la propria volontà di proseguire con maggior
decisione il proprio cammino.
Alla presenza di una numerosa
rappresentanza di parenti, amici e fedeli provenienti, con i parroci, dalle parrocchie di origine
dei sei candidati, il Vescovo ha
accolto il loro “eccomi” e li ha ufficialmente accettati tra i candidati a ricevere il sacramento dell’Ordine. Il Vescovo ha colto l’occasione di questa importante
giornata per raccomandare a tutti di intensificare la preghiera per
le vocazioni perché non manchino mai, per le nostre parrocchie e
per tutto il mondo, uomini disposti a donare la propria vita per
continuare, nel sacerdozio, l’azione salvifica di Cristo. Inoltre non
ha dimenticato di ringraziare gli
educatori del Seminario per il
loro importante lavoro, fatto nel
silenzio del “dietro le quinte”.
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MERCOLEDÌ 12
A COMO IL 28 APRILE,
L’INCONTRO DEGLI ISTITUTI SOSTENTAMENTO
CLERO DELLA LOMBARDIA
Mercoledì 28 aprile, presso il Seminario Diocesano si è
svolto il secondo incontro tra gli Istituti per il Sostentamento del Clero Lombardi. Hanno presenziato rappresentanti
di tutti gli Istituti (Bergamo, Brescia, Como, Crema,
Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Pavia, Vigevano, con la
presenza anche di Torino). L’incontro ha fatto seguito a quello svoltosi il 24 novembre a Lodi con lo scopo di uno scambio di esperienze ed un approfondimento di tematiche di
carattere tecnico comuni agli Istituti nello svolgimento delle proprie attività istituzionali.
Ha salutato gli intervenuti S.E. monsignor Diego Coletti
il quale, sottolineando l’interesse per queste iniziative, ha
evidenziato come il lavoro svolto dagli Istituti vada oltre il,
pur importante, aspetto amministrativo del sostentamento
economico ai Sacerdoti, in quanto l’ottenimento di utili nei
bilanci annuali consente di utilizzare meno quote dell’otto
per mille che possono essere così messe a disposizione per
le altre attività Ecclesiali, in particolare le opere caritative.
L’incontro è poi proseguito con l’approfondimento dei due
temi all’ordine del giorno: la “Valorizzazione e gestione del
patrimonio immobiliare” e i “ Contratti di locazione”.
Ogni Istituto ha proposto le modalità con le quali affronta
tali tematiche, traendo elementi utili per la propria attività
dalle esperienze degli altri.
Al termine si è concordato di ritrovarsi il prossimo autunno a Milano, ipotizzando l’invito ad intervenire al nuovo
Direttore dell’Istituto Centrale, per affrontare anche il tema
complessivo del Sostentamento del Clero e delle problematiche ad esso connesse.
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La domanda
di ammissione
agli ordini
e ministeri
di PIETRO BIANCHI
Seminarista di V Teologia
IL
SEMINARIO
SI
RACCONTA
N
el cammino di formazione proposto
dal seminario, sono presenti alcuni
momenti o tappe significative che
scandiscono il percorso di noi giovani che ci prepariamo al sacerdozio. Non si tratta di una scalata trionfale per salire sempre
più in alto, quanto piuttosto di una interiorizzazione che mira a una intimità sempre più
profonda con Cristo pastore e maestro. In particolare, è durante il secondo anno di teologia, che si affronta il primo passaggio decisivo: la domanda di ammissione tra i candidati
al diaconato e al presbiterato, vissuta da sei
giovani pochi giorni fa, nella basilica di
sant’Abbondio. È sicuramente un momento
emozionante e allo stesso tempo impegnativo. Il rito di ammissione manifesta pubblicamente, alla presenza del Vescovo, l’orientamento vocazionale di coloro che aspirano al
diaconato e al presbiterato, ed esprime l’accettazione della loro offerta da parte della Chiesa. Diviene così anche un momento di verifica personale sul proprio cammino e di consolidamento della libertà per assumere con consapevolezza la scelta del presbiterato come
tendenzialmente definitiva. Durante il rito, si
chiede loro espressamente la volontà di por-
tare a termine la preparazione per essere pronti ad assumere nella Chiesa il ministero, e di
impegnarsi nella formazione spirituale per
divenire fedeli ministri di Cristo e del suo
corpo che è la Chiesa. Si conclude così il biennio filosofico e ci si prepara ad affrontare i
tre anni della teologia con fede rinnovata,
maggior slancio e responsabilità. Il terzo anno
di teologia è caratterizzato dal conferimento
del lettorato, altra tappa importante che sottolinea la disponibilità a un rapporto privilegiato con la Parola di Dio attraverso la lectio
divina, la preghiera sulla Parola e l’esegesi. Il
quarto anno invece è qualificato dal conferimento dell’accolitato: un ministero che
invita il giovane ad una conformazione più
piena con Cristo che ogni giorno si dona nell’Eucaristia. Viene qui richiesta la maturazione
di una spiritualità “eucaristica”, nella logica
del dono totale di sé, della gratuità e della
comunione. Momenti importanti che segnano il graduale consolidarsi della vocazione,
fino a quando… “A suo tempo, associati al
nostro ministero, essi serviranno la Chiesa, e
con la Parola e i Sacramenti edificheranno le
comunità alle quali saranno mandati.” (dal rituale per l’ammissione agli ordini).
P A G I N A
12
CHIESA
CHIESALOCALE
IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
LA CONSULTA DELLE
AGGREGAZIONI LAICALI:
IL 16 MAGGIO
IN PIAZZA SAN PIETRO
A ROMA
IL REGINA COELI CON IL PAPA
PER ESPRIMERE VICINANZA
E SOSTEGNO A BENEDETTO XVI
La Consulta nazionale delle aggregazioni laicali,
organismo che raduna sessantasette associazioni e movimenti ecclesiali italiani, invita quanti appartengono e si riconoscono nel mondo dell’associazionismo
cattolico a partecipare a Roma alla recita del Regina Coeli, domenica 16 maggio, in piazza San Pietro. «Vogliamo in questo modo stringerci visibilmente
intorno a Benedetto XVI come figli col padre – dicono
dalla Consulta nazionale –, desiderosi di sostenerlo nel
suo impegnativo ministero, esprimendogli affetto e gratitudine per la sua passione per Cristo e per l’umanità
intera”.
L’appello, lanciato domenica 2 maggio, è stato raccolto
da tutte le associazioni e dai movimenti che appartengono alla nostra Consulta diocesana delle aggregazione
laicali che, attraverso “Il Settimanale”, lo rilancia a tutte
le realtà e ai fedeli laici della diocesi di Como.
Per l’occasione Comunione e Liberazione ha già messo a disposizione di tutti i fedeli comaschi pullman
e treni speciali. «La sede di Cl di Como – scrive l’associazione in un comunicato – ha prenotato un pullman
che partirà da Como verso 23.00 di sabato notte;
rientro previsto nella serata di domenica. La quota varierà a seconda del riempimento del pullman (circa 50,00
euro). La segreteria regionale, invece, organizza treni speciali con cuccetta all’andata e posto a sedere al ritorno. La partenza da Milano è prevista indicativamente per le ore 00.30 del 16 maggio. Ripartenza da
Roma, Stazione S. Pietro, nel pomeriggio del 16 maggio
con arrivo a Milano in tarda serata (fino ad esaurimento
posti; costo 65.00 euro). Per le iscrizioni e le informazioni rivolgersi alla sede di Cl, in viale Cesare Battisti 8,
telefono 031-3370486».
Come detto, la possibilità di usufruire di questi
mezzi è allargata a chiunque intenda partecipare
non solo agli iscritti all’associazione.
Per tutti – anche per coloro che raggiungeranno Roma
con altri mezzi – l’appuntamento è in piazza San Pietro tra le ore 10.30 e le 11.00.
«Il 16 maggio a Roma – prosegue l’invito della Consulta
Nazionale - intendiamo consegnare nelle mani di Maria
la nostra fedeltà al Santo Padre per il bene della Chiesa,
nella quale facciamo esperienza della misericordia, unica risposta adeguata al bisogno di giustizia, che emerge
dal cuore di ciascuno in questi momenti. Ci guida l’umile
certezza testimoniata dalle parole del Papa: “È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù
Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Egli
porta ancora le ferite del suo ingiusto patire”. Con questa consapevolezza invitiamo tutti alla preghiera in piazza San Pietro, grati al Signore che ci ha donato Benedetto XVI come guida nel nostro cammino di fede».
All’appello ha risposto anche l’Azione cattolica nazionale e diocesana: tutti gli associati sono invitati a unirsi
a questo momento di preghiera. «Un modo – ha ricordato il presidente nazionale di Azione cattolica, Franco
Miano – per rendere visibile la vicinanza di tutta la Chiesa
al Santo Padre nella sofferenza che prova. Il pensiero va
anche alle vittime degli abusi recentemente emersi. La
presidenza nazionale dell’Azione cattolica invita anche le
associazioni diocesane e parrocchiali a dilatare sul territorio momenti particolari, per rendere ancora più corale
il senso e il significato di questo gesto, nella convinzione
della forza che assume la preghiera di fronte alla debolezza umana».
Qualora non fosse possibile recarsi a Roma la Consulta
Nazionale invita a promuovere localmente, momenti di
preghiera in contemporanea al Regina Coeli di Roma, per
rendere effettivo lo spirito di comunione.
Per l’occasione l’Azione Cattolica metterà a disposizione su proprio sito internet (www.azionecat
tolica.it) una traccia per eventuali iniziative da
organizzare sul territorio.
DOMENICA 9 MAGGIO
A BELLAGIO RITORNA
L’APPUNTAMENTO
CON IL MOLO 14
Una presenza
importante
per una sfida
entusiasmante
D
omenica 9 maggio, a
Bellagio, torna il tradizionale appuntamento per i pre-adolescenti della diocesi:
il Molo 14. Dal 1989 il raduno, a cui sono invitati tutti i
quattordicenni, è un momento di vita pastorale molto importante, pensato come occasione di verifica del percorso
affrontato fino a questo punto
e di lancio per il futuro, nel
periodo assai delicato del passaggio dalla “pre-adolescenza
all’adolescenza”.
Anche quest’anno si ripropone la formula ormai consolidata di un’ambientazione “marinara”, con i ragazzi divisi in
“rematori”, “mozzi”, “cambusieri”, pronti a “vaccinarsi”
contro varie malattie (i peccati) che possono compromettere la salute degli uomini di
mare. I gruppi portano ciascuno il proprio “diario di bordo”,
dove è contenuta la “testimonianza” del percorso fatto e
dove sono state indicate le “intenzioni” per il futuro.
«La presenza al Molo14 –
spiega don Emanuele Corti, delegato diocesano per la
Pastorale dei Giovani – è sempre molto significativa. È un
momento di incontro irrinunciabile, entrato a far parte del
cammino di formazione dei
giovanissimi delle nostre parrocchie. Anche quest’anno saranno oltre un centinaio le
realtà presenti. Questo significa che dove c’è la “cura dell’ordinario”, anche l’appuntamento “straordinario” diventa il compimento del cammi-
no parrocchiale ed è stimolo
a proseguire».
L’impianto della giornata resta quello tradizionale…
«Certo. Insieme si condivide la metafora della navigazione su una barca che è sia la
propria comunità sia la Chiesa e, in questi contesti, si è
alla ricerca del proprio cammino».
C’è una parte del Molo 14
che ti sembra particolarmente importante?
«Per essere maggiormente
incisivo, nel Molo 14 ci sono
vari momenti simbolici. La
consegna di “Come in uno
specchio”, un opuscolo che
contiene una piccola “regola di
vita”, contiene diversi suggerimenti, per il lavoro “di gruppo” in parrocchia e per il lavoro “personale”, perché questa
è l’età in cui ciascuno si affer-
ma con le proprie peculiarità».
L’adolescenza è un’età
complessa. Oggi viviamo
forte l’appello a un impegno collettivo per la cosiddetta “sfida educativa”.
Come si inserisce l’appuntamento del Molo 14 in
tale quadro generale?
«Come dicevo, il fatto che il
Molo 14 faccia sempre registrare una partecipazione sentita e numerosa ci richiama a
un’attenzione particolare per
questa età che, come tutti sappiamo, non è facile ma ci chiede di non “scoraggiarci” aprioristicamente. I nostri ragazzi
sono grazia di Dio e noi adulti
dobbiamo impegnarci con tutte le nostre risorse nell’accompagnamento degli adolescenti. È un’età sensibile, ci
sono cambiamenti importanti nelle abitudini, nella scuola, nella cerchia degli amici e
familiare. È un’ età vulnerabile e ci chiede un’attenzione
in più».
Ma è davvero così difficile educare?
«Il cambiamento dei contesti è palese. Ma anche noi
educatori siamo figli di questo
tempo per cui abbiamo gli
strumenti per comprenderlo.
Il Signore ci ha messo qui, in
questo momento storico e ci
dà la grazia di accompagnare
questi giovani. L’arte di educare è entusiasmante, ci chiede di metterci in gioco e non
possiamo fare gli spettatori,
non possiamo delegare questo
compito così bello».
ENRICA LATTANZI
P A G I N A
13
CHIESA
PELLEGRINAGGI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
VERSO LISIEUX/2
PREPARARSI ALL’INCONTRO
CON SANTA TERESINA
R
iprendiamo la narrazione della vita di santa Teresa di Gesù Bambino
nel punto in cui l’abbiamo lasciata. La fonte
principale di queste righe è il contributo di padre Descouvemont, reperibile in lingua francese nel
Dictionnaire de Spiritualité Ascetique et Mystique (DSAM 15, 576583).
È il 9 aprile 1888, Teresa varca
la porta della clausura. Le rimangono da vivere meno di dieci anni
ed avrà completato la sua corsa
«da gigante» su questa terra. La
vita in convento le presenta subito piccole e grandi difficoltà:
aridità spirituale ed assenza di
gusto nella preghiera, una priora
che sembra ritenere indispensabile di doverla umiliare sovente
ed anche in pubblico, le consorelle
che le sottolineano in maniera
sacarstica la sua poca sveltezza
nei lavori manuali regalandole
l’agrodolce soprannome di grande biquette, spilungona.
Il 28 maggio dello stesso anno fa
la sua confessione generale davanti al gesuita p. Pichon che la
rassicura: «dichiaro che mai lei
ha commesso un solo peccato
mortale. Ringrazi il buon Dio di
ciò che fa per lei, perché, se l’abbandonasse, invece di essere un
piccolo angelo, le diverrebbe un
piccolo demonio». Teresa non fatica a credergli ed incomincia a
carpire il segreto di quella “piccolezza” che diventerà la sua
chiave personale per conoscere e
scoprire la Grazia e la misericordia di Dio. Purtroppo qualche
mese più tardi il confessore verrà inviato in Canada, in una missione: «in tal modo l’avevo conosciuto solo per rimanerne priva.
Ridotta a ricevere da lui una let-
tera l’anno su dodici che gliene
scrivevo, il cuore mio si volse ben
presto verso il Direttore dei direttori, e fu lui ad istruirmi in
quella scienza nascosta ai
sapienti e ai saggi che egli si degna di rivelare ai più piccoli» (MS
A 71 r°).
Nello stesso periodo la salute del
sig. Martin subisce un violento
scossone ed il sabato 23 giugno
1888, la sua arteriosclerosi cerebrale lo fa uscire di casa in un
viaggio senza meta e scompare
senza avvertire nessuno. Sarà ritrovato a Le Havre qualche giorno più tardi, ma la situazione è
ormai compromessa. Riuscirà,
tuttavia, ad assistere alla presa
d’abito dell’amata ultimogenita
il 10 gennaio dell’anno seguente
prima di essere ricoverato per
sempre presso la casa del Bon
Saveur di Caen. L’8 settembre
1890 Teresa pronuncia i voti definitivi, a diciassette anni e mezzo.
Due anni dopo la sorella Paolina,
Madre Agnese di Gesù, viene eletta priora del Carmelo ed affida
alla sorella l’incarico di collaborare per la formazione delle due
novizie presenti alle quali si aggiungeranno una ventenne parigina piuttosto vivace e Celina, la
quarta sorella, decisa ad entrare
in monastero dopo la morte del
padre, avvenuta il 29 luglio 1894.
Tra loro nascerà una forte amicizia che consentirà a Teresa di
prendere maggiormente coscienza ed affinare alcune sue intuizioni spirituali. La stessa Madre
Agnese le suggerisce di ideare
poemetti e piccole commediole
per festeggiare i compleanni, gli
anniversari ed allietare le feste
comunitarie. Teresa cercherà di
farlo con la preoccupazione di raccontare soprattutto le scoperte
che continuamente fa sul «carat-
PELLEGRINAGGIO ECUMENICO
Dal 18 al 20 giugno
tere del buon Dio» e su ciò che egli
si aspetta dalle sue figlie fedeli.
Sono i testi che andranno a comporre la sua opera, insieme a numerose lettere scritte a partire
dall’anno 1884. Il materiale è
raccolto nelle edizioni delle sue
Opere Complete ed è facilmente
reperibile nelle edizioni in lingua
italiana pubblicate a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. I tre
manoscritti autobiografici (MS A,
B e C) redatti negli ultimi anni
della sua vita sono offerti ai lettori anche sotto il titolo di “Storia di un’anima”.
Alla fine del 1894, Teresa scopre
– meditando su due testi dell’Antico Testamento (Prv 9,4; Is
66,12-13) – che Dio le domanda
una totale fiducia nel suo amore
misericordioso. Invece che rattristarsi per le sue debolezze e per
la sua incapacità di salire la lunga scala delle opere di perfezione, capisce che può percorrere la
via che conduce fino al Cielo lasciandosi portare, come un bambino, dalle braccia di Gesù. È l’intuizione della «piccola via» dell’infanzia spirituale, nodo centrale della sua esperienza e del suo
insegnamento che avremo modo
di approfondire in seguito.
La sera del giovedì santo del
1895, nell’atto di coricarsi, un
fiotto di sangue sale dai polmoni
fin sulle sue labbra. È il segno
evidente della tubercolosi che la
condurrà fino alla morte. La gioia che la infiamma all’idea di
andare presto in Cielo scomparirà brutalmente, facendole sperimentare il buio di una totale assenza di Dio. Il dubbio della fede
si impone in maniera ostinata e
Teresa ha la vivida impressione
che dopo la morte ci sarà soltanto il nulla ad attenderla. Soltanto la priora ed il suo confessore
raccolgono le sue confidenze. In
presenza delle sue sorelle dalla
sua bocca emergerà soltanto
qualche discreta allusione: «il
mio Cielo è sorridere a questo
Dio che adoro / anche quando lui
vuole nascondersi per provare la
mia fede».
Il buio non le impedisce di comporre una delle pagine più belle e
più note dei suoi scritti, durante
il ritiro spirituale del 1896. A
partire dal testo della lettera ai
Corinzi, Teresa comprende che la
Chiesa è un corpo formato da
molte membra e che questo corpo ha anche un cuore. Comprende che quello è il suo posto, la sua
vocazione. L’unica cosa che vuole
e che le basta è di amare il suo
Sposo alla follia, di essere – nel
cuore della Chiesa, sua Madre –
l’Amore.
Dall’aprile 1897 la malattia si
aggrava, in maggio compone le
sue ultime poesie. All’inizio di
PELLEGRINAGGI DIOCESANI
Tutte le informazioni sul sito
www.diocesidicomo.it
o telefonando il mercoledì mattina all’Ufficio
diocesano pellegrinaggi allo
031-3312232
PELLEGRINAGGI MARIANI
• Lourdes - Nevers (in pullman):
lunedì 2 - domenica 8 agosto
• Fatima 10-14 settembre
• Lourdes con l’Unitalsi:
sabato 9 - venerdì 15 ottobre (in treno)
domenica 10 - giovedì 14 ottobre (in aereo)
• Lourdes con l’Unitalsi (per i giovani):
martedì 27 luglio - lunedì 2 agosto
• Caravaggio con l’Unitalsi: sabato 15 maggio
• Dongo con l’Unitalsi:
Giornata dell’ammalato 25 settembre
SANTUARI DI FRANCIA:
DAL 20 AL 24 SETTEMBRE
• Il programma prevede la partenza da Semogo (So)
e tappe a La Salette, Dardilly, Ars, Nevers, Paray Le
Monial, Cluny, Lione, Annecy (rientro a Semogo). Quota (a seconda dei partecipanti): da 570 a 605 euro.
giugno riceve l’ordine di riprendere la stesura dei suoi ricordi e
racconta le intuizioni avute negli
ultimi tempi sulla carità fraterna. Le righe sono scritte a matita. Sul letto dell’infermeria, a fine
luglio, il quaderno rimarrà incompiuto. Nei due mesi successivi
soltanto l’acuirsi di una sofferenza che terminerà la sera del 30
settembre 1897 con un ultimo
sguardo al Crocifisso: «Oh! Lo
amo… Mio Dio… io vi amo!».
a cura di
don MICHELE GIANOLA
DAL 3 AL 9 LUGLIO 2010 IL VESCOVO DIEGO
CI VUOLE IN PELLEGRINAGGIO A LISIEUX
• Il 3 luglio, di buon mattino, partiremo alla volta di Nevers e in serata celebreremo la Messa
presso l’urna che custodisce il corpo di Santa Bernadette, la veggente di Lourdes.
• Il 4 luglio riprenderemo il nostro cammino alla volta di Chartres dove sosteremo per la visita
alla cattedrale e per il pranzo. Proseguiremo verso il santuario di Nostra Signora di Montligeon
dove celebreremo la Messa e da qui ci sposteremo ad Alençon.
• Il 5 luglio saremo ad Alençon lungo la mattinata e nel primo pomeriggio. Potremo così visitare,
riflettere e pregare sui luoghi di origine della famiglia Martin e dell’infanzia di Teresina. Nel
tardo pomeriggio partiremo alla volta di Lisieux.
• Il 6 luglio saremo a Lisieux, la meta del nostro pellegrinaggio per sostare sui luoghi della
fanciullezza, della giovinezza e della vocazione di Teresina. Pregheremo nella basilica-santuario
a Lei dedicata e nella cripta che custodisce le reliquie dei suoi genitori.
• Il 7 luglio dopo aver celebrato la Messa continueremo il nostro cammino visitando Caen,
Bayeux, Arromanche (la spiaggia dello sbarco) per giungere in serata a Mont Saint-Michel.
• L’8 luglio dopo aver visitato Mont Saint Michel inizieremo il viaggio di ritorno puntando su
Tours dove giungeremo in tarda mattinata per il pranzo e dove sosteremo sulla tomba di San
Martino per celebrare i Vespri. In serata saremo a Clermont-Ferrand per pernottare.
• Il 9 luglio da Clermont-Ferrand passeremo a Lione dove celebreremo la Messa presso il
Santuario di Notre Dame de La Fourvière, a seguire il pranzo e il rientro.
Iscrizioni al più presto o presso il proprio parroco o direttamente all’agenzia I viaggi di
Oscar, via Pretorio 9, Como, telefono 031-304524.
P A G I N A
14
CHIESA
VOCAZIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
ESERCIZI
SPIRITUALI
UN’OPPORTUNITÀ
PER I GIOVANI...
CALENDARIO
MAGGIO-GIUGNO 2010
CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI
Tutte le info su www.cdvcomo.it
9 MAGGIO
MOLO 14 A BELLAGIO
15 MAGGIO
PELLEGRINAGGI VOCAZIONALI
Ossuccio - Madonna del Soccorso (ore 7.00); Cavona (ore
7.00); Dongo (ore 7.30); Tirano (venerdì ore 20.45); Livigno /
Bormio / Pradelle di Pedenosso (ore 7.00); Lezzeno (ore 8.00);
Mese (ore 7.00); Olcio - Santa Maria (ore 7.00); Sondrio - Sassella
(ore 7.00); Bassa Valtellina; Como - San Giorgio (ore 7.30)
16 MAGGIO
GIORNATA VOCAZIONALE
C
ome ogni anno, la primavera è tempo di programmazione delle attività estive. Che bello se un’attenzione particolare venisse data alla proposta degli Esercizi Spirituali
per 18enni! “Noi non abbiamo 18enni”, “I nostri 18enni
non sono pronti a un’esperienza così forte”, “Purtroppo in quel periodo i 18enni
mi servono per animare il
Grest”… Quante obiezioni
come queste sentiamo fare
spesso. Ma non possiamo
provare ad avere un po’ più
di stima e di fiducia verso i
nostri giovani? Non possiamo osare un po’ di più nelle
proposte che facciamo loro?
Non possiamo avere un po’
più a cuore il loro cammino
spirituale, prima dei nostri
programmi pastorali? Nel box
in questa pagina trovate alcune indicazioni sugli Esercizi. Maggiori informazioni
sono reperibili sul sito diocesano alla pagina www.dio
cesidicomo.it\cdv, nell’area
degli Esercizi per 18enni,
dove è possibile trovare anche una scheda di presentazione, pensata appositamente per un incontro con i giovani ai quali viene fatta la
proposta. Come Centro Diocesano Vocazioni siamo a disposizione per aiutarvi nella
realizzazione di tale incontro,
anche attraverso la testimonianza di giovani che hanno
già vissuto l’esperienza degli
Esercizi.
don ROBERTO BARTESAGHI
GRANDE
CONCORSO
MINISTRANTI
2010
Il 30 aprile è scaduto il
termine per la partecipazione al Grande Concorso Ministranti 2010. Sul
prossimo numero del
Settimanale sarà pubblicata la presentazione del
Gruppo Ministranti vincitore del concorso di
quest’anno. Tutte le altre presentazioni dei
gruppi partecipanti saranno prossimamente
pubblicate sul sito www.
cdvcomo.it!
Gruppi vocazionali: GOV (ragazzi); SICAR (ragazze); Strade
per Scegliere (giovani); Venite e Vedrete (verso il Seminario)
11 GIUGNO
PELLEGRINAGGIO PER I NOVELLI
Rosario e adorazione eucaristica al Santuario della Madonna
del Soccorso alla vigilia delle Ordinazioni Sacerdotali. Inizio
ore 20.45 alla prima cappella
12 GIUGNO
ORDINAZIONI SACERDOTALI
17-20 GIUGNO
ESERCIZI SPIRITUALI PER 18ENNI
Cfr. box nella pagina.
23-26 GIUGNO
CAMPO GOV
Cfr. box nella pagina
GUANELLIANI
ALTRI ISTITUTI
Altre info su www.giovaniguanelliani.it
DISCOTECA DEL SILENZIO
Como - Santuario Sacro Cuore (ore 20.30 Santa Messa, segue
l’esposizione eucaristica fino alle ore 4.00), il 5-6 giugno
WEEK-END VOC “ITINERARIO DAMASCO”
Como – CPF S. Giuseppe il 5-6 giugno
PREGHIERA VOC
Como – Santuario Sacro Cuore il 19 maggio
CENACOLO DI PREGHIERA PER I SACERDOTI
Incontro di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, il terzo
sabato del mese. Como, Santuario Sacro Cuore, 15 maggio
PIME
Altre info su www.pimemilano.com
CAMMINO GIOVANI E MISSIONE 1
CAMMINO GIOVANI E MISSIONE 2
CAMMINO BIBLICO: MAESTRO DOVE ABITI?
Sabato 5 e domenica 6 giugno
Presso Villa Grugana, Calco (Lc) - “Tuttinsieme”; conclusione
dei “Cammini giovani del Pime”
FIGLIE DELLA PRESENTAZIONE
LECTIO DIVINA
SUL LIBRO DEL CANTICO DEI CANTICI
Il 29 maggio: Epilogo (8,5 - 14), “La forza indistruttibile dell’amore”, sabato pomeriggio dalle ore 15.30 alle ore 19.30 Sacra Famiglia, via Dante 94 - Como
GIM (GIOVANI IMPEGNO MISSIONARIO)
MISSIONARI COMBONIANI
Altre info su www.giovaniemissione.it
IN CAMMINO CON IL LIBRO DELL’ESODO,
CON OSTINATA SPERANZA
Domenica 16 maggio, a Venegono Superiore (Va), dalle ore
9.00 alle ore 18.00. Porta con te la Bibbia. Tema dell’incontro:
“Non avrai altri dei” (Es 19-24)
FIGLIE DELLA REGINA DEGLI APOSTOLI
Per giovani oltre i 20 anni in ricerca vocazionale: preghiera e
riflessione sulla consacrazione secolare. Affi (Vr), Villa Elena
(via Persico, 23): 29-30 maggio. Info: telefono 045-7235024
CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
P A G I N A
15
BLEVIO SABATO 8 MAGGIO LA VISITA DI MONS. DIEGO COLETTI
La comunità
del paese
lacustre si
appresta ad
abbracciare
il pastore
tanto atteso.
Tra gli
appuntamenti
in programma
l’incontro con
gli ammalati,
gli anziani
e i giovani
VISITA AL BORGO DEI SETTE PRESEPI
“
L
a settimana prossima vengo a trovarvi!”: Forse un
amico, un vicino di
casa, un collega di
lavoro con la sua famiglia; una
visita attesa, che non pesa ma
ci attiva per una buona accoglienza.
Una visita attesa dunque; va
sempre preparata. Però, dentro questa visita attesa ci può
essere anche qualche cosa che
ci “costringe” a verificare, rivedere e magari sistemare il
nostro modo abituale di vivere. Le occasioni di incontro
non mancano nella vita della
famiglia parrocchiale, anzi ne
sono una parte essenziale: vi-
site gradite, aspettate, incoraggiate; visite che portano la
gioia del vivere ed altre invece fatiche e sofferenze.
Visite che a volte si vorrebbero evitare, ma mai banali e
inutili. Visite di gente, incontro con persone: questo è quello che conta!
La nostra famiglia parroc-
chiale vivrà la visita pastorale del nostro vescovo: una visita annunciata, attesa, preparata dunque.
Una domanda che ha accompagnato il nostro cammino di
preparazione, è stata questa:
“Quale è il significato della
visita pastorale?”
Abbiamo cercato un aiuto
Storia:“dagli ovili alle ville da favola”
Anche se non esistono documenti storici
circa la nascita di Blevio, essa può essere con
ogni probabilità fatta risalire all’epoca
romana.Casolari sparsi lungo la strada militare romana che dalla
punta di Villa Geno,
serpeggiando a mezza
costa lungo il lago, arrivava fino a Bel-lagio.
Si tratta della Strada
Regia, purtroppo interrotta da qualche
decennio da una frana
proprio in territorio di
Blevio.
Essi erano abitati da
pastori, e questo avvalorerebbe la tesi che
fa derivare Blevio dal
vocabolo latino “belevium”(ovile).
La prima notizia certa di Blevio, risale al
1094, anno in cui, secondo quanto riportato in”Historiae Patriae”, dello storico
Comasco Paolo Giovio, il Vescovo Reginaldo donò alla Chiesa di Como le rendite
di sue proprietà in
Blevio. In un documento dell’Archivio Capitolare Comense del
1297, Blevio viene citato come Comune Nei
secoli successivi, Blevio, che faceva parte del
Contado della Pieve di Nesso, seguì la sorte
comune a tutte le comunità di questa sponda
del lago, passando prima al feudo di Lucrezia
di Barnabò Crivelli e successivamente al
Marchesato di Nesso dei Casnedi, che si estin-
PROGRAMMA
Sabato 8 maggio
ore 10.30:
Arrivo a Blevio e saluto agli
Amministratori comunali.
A seguire visita ad anziani e
ammalatioti.
se nel 1787.
Ma per Blevio era allora iniziata una nuova fase della sua storia!
Infatti, intorno alla metà del ‘700, il Viceré
di Milano Ranieri stabilì la sua residenza
estiva sulle rive del
nostro lago, nella Villa del Pizzo di Cernobbio, e tra la nobiltà
si diffuse la voglia di
fare altrettanto.
La sponda bleviana,
che si trova proprio di
fronte, divenne ricercata e preziosa. Le
grandi ville sorsero
una dopo l’altra impadronendosi, con i loro
grandi parchi, di tutta
la riva e lasciando ai
Bleviani soltanto un
breve sbocco, nei pressi della antica Chiesa,
indispensabile per i pescatori e per i trasporti lacuali.
Con l’affermarsi della grande borghesia
continuarono a sorgere ville di grande prestigio, che ospitarono
letterati ed artisti. Lo
sviluppo edilizio, però, non cambia molto la
vita dei Bleviani; forse porta qualche alternativa al duro lavoro agricolo, così come lo
sviluppo dell’industria serica nel territorio
comasco.
Nel secondo dopoguerra Blevio ha iniziato
una nuova fase della sua storia, che stiamo
ancora scrivendo noi.
Ore 15:00
Incontro con bambini e ragazzi
Ore 18.00:
S.Messa nella chiesa di S. Francesco d’Assisi.
Ore 16.00
Incontro con le religiose della
zona Lario.
Ore 19.15:
Cena con i giovani
Ore 17.15
Incontro con i ragazzi della Cresima.
Ore 20:30
Incontro con la comunità
nel libro degli Atti degli Apostoli e abbiamo trovato:
Dopo alcuni giorni Paolo disse a Barnaba: “Ritorniamo a
far visita ai fratelli di tutte le
città nelle quali abbiamo annunciato la parola del Signore, per vedere come stanno”
E nella lettera a Timoteo si
dice: “Custodisci il buon
deposito, rimani saldo in
quello che hai imparato e
di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso”.
Il vescovo viene per vedere
come stiamo anche di salute,
ma soprattutto per vedere se
siamo stati capaci di custodire il buon deposito che abbiamo ricevuto e che abbiamo
conosciuto; il buon deposito
che è diventato parte di noi.
Ed è quello spiegato bene ,
sempre nel libro degli apostoli, dove si dice che i fratelli
erano assidui nell’ascoltare
l’insegnamento degli apostoli,
nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”. Il vescovo viene per dire
che è in cammino con noi.
Si fa nostro compagno di viaggio, magari anche per dirci
che così non andiamo bene o
per dirci di andare avanti.
Il vescovo viene per dirci
che lui sta davanti per aprire
una strada. Non perché è il più
bravo, ma perché ha ricevuto
questo compito e tenta di farlo, per lui e per noi.
Il vescovo viene a trovarci
per dirci che dobbiamo essere
uomini fino in fondo, fedeli alla
nostra umanità, per essere
così fedeli alla nostra fede.
Carissimo vescovo Diego,
noi ti aspettiamo, vieni in
mezzo a noi portando te stesso, la tua parola, la tua fede;
vieni portando a tutti noi, gente in cammino sulle strade del
nostro tempo, il Signore Gesù
in modo che possa così abitare nelle nostre case, nelle
esperienze, nelle nostre situazioni.
don ALESSANDRO ZANZI
PARROCO DI BLEVIO
LA COMUNITA’ SI PRESENTA...
Blevio, chiamato anche il
Borgo “delle sette città” o
“dei sette Presepi”, attende
la visita pastorale del nostro
vescovo Diego per sabato 8
Maggio.
Blevio ha circa 1250 abitanti e una serie di caratteristiche comuni agli altri
paesi del lago. Molte le persone anziane e parecchie di
esse con i conseguenti problemi di salute e di solitudine; e molte giovani coppie
di sposi (27 su 39 matrimoni celebrati) sono costrette
ad “emigrare”, sia perché i
nuovi insediamenti edilizi
hanno prezzi inabbordabili
per la gente comune, sia perché sul territorio le possibilità di lavoro sono minime.
I bleviani sono gente laboriosa e generosa, che ama il
proprio paese, anche se forse, almeno in qualche occasione, con un poco di nostalgia per i tempi passati.
La loro generosità soprattutto si vede sia nell’attenzione e nella vicinanza a
persone portatrici di particolari bisogni, sia nel sostenere la sistemazione delle
opere parrocchiali, le cui
spese sono state tutte sostenute con il contributo della
gente. Esistono in Blevio 14
Associazioni (e forse sono
anche un poco troppe), che
con le loro attività e proposte segnano i vari momenti
della vita del paese: tempo
libero, attività sportive e ricreative, sociali e culturali.
La parrocchia è ben inserita nel tessuto sociale del
paese, ne fa parte e contribuisce al suo camminare;
essa però ha i suoi momenti, le sue proposte, la sua
vitalità. La frequenza alle
funzioni religiose è buona,
le persone impegnate nella
solidarietà e nella carità ci
sono; ci sono anche quelle
impegnate in lavori vari
(manutenzione, pulizie, segreteria, iniziative e feste
varie); e non mancano i catechisti, gli animatori in oratorio e molte persone impegnate nel coro. Tuttavia esiste una qualche difficoltà.
Osservando attentamente si
coglie la fatica di sentire e
vivere la comunità. In questi tempi di diffuso generalizzato individualismo, si
coglie la difficoltà di convincere noi stessi che vivere la
fede non è un fatto privato e che la comunità parrocchiale deve ritrovare il
senso del suo essere e del
suo esserci. E’ un cammino che deve portarci ad
ascoltare e a capire cosa
ci dice la storia, la storia
della nostra gente, delle nostre esperienze, del nostro
territorio, delle nostre comunità, che sono composte
da persone di grande umanità e di grande dignità, che
vanno sì accompagnate sulla strada di Cristo, ma prima vanno accettate e rispettate per quello che sono dentro e poi per quello che fanno. Da tempo, non soltanto
la comunità parrocchiale
ma tutta la comunità in generale, (è previsto infatti
anche un incontro con gli
amministratori comunali)
attende questo evento, che
sicuramente sarà coinvolgente, anche per il fatto che
il vescovo Diego dimostra
chiaramente e sempre di
sentirsi davvero uno di noi.
P A G I N A
16
Domenica
2 maggio
il Vescovo
ha incontrato
la comunità
di Torno.
La pioggia
ha impedito
la processione
del Santo
Chiodo,
tenuta
all’interno
della chiesa,
ma non
l’abbraccio
caloroso
della
comunità
al Vescovo
A
l termine della
messa celebrata
nella storica Basilica di S. Giovanni,
prima della benedizione finale, il nostro vescovo
Diego, ha fatto distribuire da
un gruppo di bambini, una
sacra immagine di Cristo con
il costato trafitto dalla lancia
e con una preghiera sul retro.
Ha quindi invitato tutti i fedeli che gremivano il santuario a recitarla con lui, dicendo che gli era molto cara e
invitando tutti a impararla a
memoria per poterla recitare
con frequenza (vedi testo nel
box).
E’ terminato così il primo
momento di incontro con la
comunità di Torno. Il Vescovo
era stato accolto sulla porta
del santuario dal sindaco Giovanni Sala con accanto tutti i
rappresentanti dei comuni
dell’Unione dei Comuni “Lario e Monti” e la presidente
dell’Unione stessa M. Luisa
Cribioli. Il sindaco Sala, nelle sue parole di benvenuto e
di ringraziamento, ha detto
tra l’altro: “Oggi per noi tornaschi è una doppia festa, perché, oltre alla sua visita, festeggiamo anche il Santo
Chiodo, la cui tradizione è per
noi antica e assai viva.”
Anche la presidente M. Luisa Cribioli, a nome di tutti i
colleghi dell’Unione, ha rivolto al Vescovo un vivo apprezzamento per le sue parole di
speranza e per il suo interessamento alle nostre comunità.Prima dell’inizio della S.
Messa, all’interno del Santuario, anche don Alberto prevosto di Torno, si è rivolto al vescovo Diego dicendo:
“Eccellenza, la visita pastorale che si accinge a compiere in mezzo alla nostra comunità e nella nostra zona pastorale, ha in questa solenne celebrazione eucaristica, la sua
sorgente e il suo culmine. Abbiamo coscienza che essa sarà
l’esperienza e non solo l’occasione di una reciproca testimonianza attraverso la quale,
CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
LA VISITA PASTORALE ALLA COMUNITA’ DI TORNO
CRONACA DI UNA GIORNATA SPECIALE
come singoli e come comunità, saremo invitati a trasmettere e a condividere con Lei
ciò che noi abbiamo ricevuto
in dono da Cristo nella
Chiesa.Vorremmo raccontarle di come, nonostante i nostri limiti, cerchiamo di testimoniare il dono della fede; di
come abbiamo sperimentato
nella nostra carne, che l’incontro con Cristo è capace di rinnovarci e di trasformare la nostra esistenza, rendendola capace anche di opere di carità
e di come le svolte della vita
dipendano dagli incontri che
accadono. E poi vorremmo
ascoltar la sua parola per essere sostenuti e confermati
nella fede - l’esperienza di un
dono ricevuto - che proprio
perché continuamente accolto e ridonato ci educa a stare
nella vita! E ancora vorremmo davvero essere aiutati da
Lei a tenere gli occhi fissi su
Gesù, maestro e modello per
ogni uomo - questo non solo
perché siamo suoi discepoli,
ma perché certi che la vita
con Lui permette all’uomo di
essere più uomo - e andare oltre l’emergenza, oggi anche
educativa, per cogliere tutte
le opportunità che questa
emergenza ci presenta.
Ci auguriamo e le auguriamo di cuore che al termine di
questa visita, congedandosi da
noi possa dire: “Torno”.
LA PREGHIERA
DEL
VESCOVO
Signore Gesù Cristo,
Figlio del Dio vivo,
che per volontà
del Padre
e con l’opera
dello Spirito Santo
morendo hai dato
la vita al mondo,
per il santo mistero
del tuo Corpo
e del tuo sangue
liberami da ogni
colpa e da ogni male,
fa che sia sempre
fedele alla tua legge
e non sia mai
separato da Te.
Alla messa è seguito un incontro con tutta la gente presso l’oratorio; un incontro cordiale e amichevole.
Nella serata, purtroppo a
causa del tempo inclemente,
non si è potuta svolgere la tradizionale processione del Santo Chiodo per le vie del paese. La processione si è svolta
all’interno del santuario e la
visita si è conclusa con il l’affettuoso saluto del vescovo,
che è stato un arrivederci.
La comunità di Torno attende.
FOTOSERVIZIO
ZAMBRA
P A G I N A
18
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
PER QUALIFICARE E REGOLAMENTARE IL SERVIZIO
Badanti:
verso
un albo
provinciale?
L
a popolazione anziana in provincia
di Como cresce.
114.273 risultavano gli anziani sopra i 65 anni al 31 dicembre 2008. Interessante il
dato scorporato per fasce
d’età: 60.703 residenti tra
i 65 e i 74 anni, 39.809 tra
i 75 e gli 84 e 13.761 over
85.
I dati relativi all’ambito territoriale di Como
(che abbraccia 24 Comuni della provincia, tra cui
Como come ente capifila,
per un totale di circa 145
mila abitanti), ci dicono
che, al 2008, la fascia di
popolazione tra i 65 e i 74
anni era l’11,7%, quella
tra i 75 e gli 80 il 5,45%,
quella tra gli 81 e gli 85 il
3,12%, e quella sopra gli
86 2,32%, pari, in quest’ultimo caso, a più di
3350 anziani.
Un’età sempre più avanzata, si sa, fa il paio
con uno stato di salute
progressivamente più
precario, che sovente sfocia nella non autosufficienza.
Nel merito dell’assistenza vale la pena ricordare gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio case
di riposo della provincia
di Como. Al 25 marzo
scorso in tutta la provincia risultavano 56 case di
riposo accreditate, con
una capacità di 4431 posti letto e con un piccolo
esercito di 1703 anziani
in lista d’attesa per una
collocazione.
Il futuro della gestione
della non autosufficienza
non può, però, né deve fer-
Dalla Provincia
la conferma
della ripresa
dei contatti
per mettere
un po’ di ordine
ad un settore
prezioso
ma ancora
troppo precario
pagina a cura
di MARCO GATTI
[email protected]
marsi alle RSA. Ben lo
sanno lo stesso Ufficio di
Piano, l’Asl, le singole
amministrazioni, il mondo del terzo settore, accomunati dalla percezione
di quanto sia urgente,
oggi, investire idee, energie e risorse sul fronte
della domiciliarità.
Passi in questo senso se
ne stanno compiendo. Lo
stesso Ufficio di Coordinamento del Piano di
Zona di Como reputa
come elemento prioritario
“il rafforzamento di servizi socio sanitari e socio
assistenziali con riferimento alla domiciliarità,
al fine di favorire la permanenza a domicilio della persona non autosufficiente”.
L’intenzione c’è. Le risposte concrete, però, ancora si presentano in forma disorganica, talvolta
slegate l’una dall’altra.
L’ultimo passo, per restare all’Ufficio di Piano di
Como, è il bando pubblico
per l’assegnazione di un
“buono sociale domicilia-
rità” a beneficio di anziani e disabili residenti nell’ambito territoriale di
Como. Altri servizi sono
erogati direttamente dai
Comuni. Iniziative importanti ma che si presentano prive di un reale coordinamento, di una strategia mirata ed efficace.
Coordinamento a cui saranno chiamati i Cead, i
famosi centri per l’assistenza domiciliare istituiti dalla Regione in ogni
distretto.
Come sempre accade,
nell’attesa che il Pubblico faccia, fino in fondo, la
propria parte, il singolo
cittadino è stato, negli
anni , costretto ad organizzarsi a suo modo. La
crescita esponenziale della figura delle badanti,
straniere e sovente non in
regola, è la risposta più
concreta e tempestiva trovata dalla popolazione
per sopperire alle carenze del sistema.
Difficile sapere, oggi,
quante siano le bandanti
in regola o in nero, presenti sul nostro territorio.
Vero è che la loro presenza rappresenta una risorsa preziosa per molte famiglie, sgravate così dal
peso di un accudimento
personale.
Non a caso l’ultima
sanatoria ministeriale ha
riguardato proprio il mondo delle badanti e delle
colf domestiche, una stra-
tegia per farle uscire dal
sommerso. Poco più di tremila le domande di regolarizzazione presentate in
provincia di Como, anche
se un’ampia fetta di sommerso sembra ancora persistere, pur essendo difficilmente quantificabile.
La Romania è, per quanto riguarda la presenza
femminile, la comunità
più numerosa presente
sul nostro territorio, ufficialmente 2464 unità al
31 dicembre 2008, prima
della regolarizzazione.
Facile immaginare, oggi
un numero più consistente. Donne per lo più impegnate proprio sul fronte dell’assistenza domestica.
Ma che cosa si sta compiendo, oggi, per regolamentare e qualificare
questo settore?
Più di un anno fa, nell’ambito di un convegno
sull’immigrazione, l’assessore provinciale ai Servizi Sociali Simona
Saladini lanciò l’idea di
costituire un albo provinciale che raccogliesse badanti e collaboratrici domestiche e ne definisse
adeguati percorsi di formazione. Uno strumento
che permettesse, appunto, di monitorare, sostenere e qualificare il settore.
Il progetto, ambizioso e
interessante, rimase lettera morta a seguito delle note vicissitudini in cui
“IN RETE PER IL MONDO”
UN “VECCHIO” PROGETTO DI CGIL, CISL, UIL, CARITAS, ACLI E API-COLF
È “vecchio” di due anni, ma non ha perso attualità il progetto “In rete per il mondo” elaborato due
anni fa dalle sedi comasche di Cgil, Cisl, Uil, Caritas, Acli e Api-Colf. Un progetto integrato di formazione e orientamento per assistenti familiari proposto agli Uffici di Piano ma da questi pressoché ignorato, preferendo altre vie. Un documento che, comunque, in questa fase di riprogettazione potrebbe tornare utile, non fosse altro per gli spunti che offre. Spunti che non si discostano dalla linea che si va
definendo a livello provinciale.
La struttura principale del progetto prevede la suddivisione delle azioni da compiere in diversi ambiti:
- accoglienza e orientamento: attraverso l’organizzazione di sportelli volti ad accogliere il soggetto coinvolto, dalla famiglia all’assistente familiare e a svolgere il primo colloquio “filtro” d’orientamento ai
servizi del territorio. Lo sportello fornisce informazioni di carattere generale su tutti i servizi svolti ai
migranti e una prima consulenza specifica in ambito socio-assistenziale;
- formazione: il progetto prevede l’organizzazione di un ampio percorso formativo che si occupi in primo
luogo della formazione di base e successivamente di percorsi specializzati;
- inserimento lavorativo (incontro domanda e offerta lavorativa);
- consulenza fiscale: informazioni sul contratto collettivo nazionale del lavoro domestico; redazione del
contratto di lavoro tra le parti; gestione buste paga; legge sull’immigrazione;
- counselling psicologico e mediazione culturale.
Spunti, in buona parte già condivisi, da cui ripartire al fine di rendere un servizio realmente efficace e
dignitoso.
l’assessore fu coinvolto.
Totalmente scagionata e
ritornata al suo incarico,
con Simona Saladini la
macchina ha ricominciato a mettersi in moto. «Da
qualche tempo abbiamo
ripreso contatti con gli
Uffici di Piano del territorio e con le organizzazioni sindacali - ci fanno
sapere dall’assessorato
provinciale ai Servizi Sociali -. L’obiettivo che ci
prefiggiamo, nel breve
termine, è la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con le parti coinvolte,
al fine di strutturare, da
un lato, un adeguato percorso di formazione per
chi ha scelto questo lavoro, e dall’alto di istituire
un albo provinciale che ne
raccolga i nominativi. Il
passo successivo sarà
quello di individuare, in
ogni ambito territoriale,
un apposito sportello
presso cui questi albi saranno depositati. A questi sportelli potrà rivolgersi il cittadino che manifesti la necessità di una
badante, ma anche le badanti stesse che desiderino accedere a percorsi for-
mativi o offrire la propria
disponibilità lavorativa.
Si tratta di un modo per
far incontrare domanda e
offerta, ma anche per
rompere quella coltre di
solitudine che spesso accompagna chi svolge questo impiego. Persone che
possono trovarsi senza
lavoro da un giorno all’altro, per la morte o il trasferimento dell’assistito, e
devono ricorrere al passa
parola per la ricerca di un
nuovo impiego».
Diamoci dei tempi. «Entro metà giugno - ci confermano - il progetto dovrebbe essere meglio definito nelle sue diverse
articolazioni, dopo di che
potremo metterlo in atto.
L’intenzione è di partire
con un percorso di formazione già dal prossimo
settembre. L’idea è poi
quella di favorire una sorta di formazione continua, laddove sia possibile. In seguito, d’intesa con
gli Uffici di piano, i sindacati e le associazioni
del territorio impegnate
su questo fronte cercheremo di costituire gli sportelli territoriali».
UN LAVORO CONDOTTO
NELL’OMBRA...
“Il lavoro nell’ombra. Traiettorie di ricerca sulle
condizioni delle assistenti domiciliari straniere a
Como” il titolo della ricerca, realizzata cinque anni
fa, ma ancora estremamente attuale, da Patrizia
Cappelletti per conto dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Caritas di Como. Un
viaggio dentro un mondo per buona parte ancora
sconosciuto e sommerso al quale la stessa Caritas
da tempo dedica attenzione e interesse.
“La Famiglia R. , residente in un quartiere periferico della città di Como, si è trovata nella condizione di dover trovare un sostegno part time da
affiancare alla mamma anziana, diabetica e
cardiopatica. Attraverso il passa-parola, si è venuti a sapere che una conoscente aveva assunto
un’assistente domiciliare albanese e che l’esperienza si stava rivelando positiva. Ci si è quindi rivolti alla stessa donna albanese per avere qualche
informazione e la donna ha proposto un’amica
polacca sui 55/60 anni, residente in città da tempo e con una buona conoscenza di italiano”…
Come la famiglia R. anche la famiglia T. ha assunto una badante per l’anziana madre, mentre
la famiglia S. si avvale dei servizi di assistenza
domiciliare da diversi anni.
Sono queste soltanto alcune delle tante storie
raccolte in questo volumetto. La fotografia di una
realtà viva e presente che chiede attenzione e dignità.
CRONACA
P A G I N A
19
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
PADRE E FIGLIA IN VIAGGIO DA COMO AL SUDAN
Medici
«con» l’Africa
E
ssere “Medici con
l’Africa”. Sta tutto nella parola
“con” il senso e
la vocazione del
CUAMM, associazione
nata a Padova sessant’anni fa, che lavora per promuovere il diritto alla salute, anche nelle zone più
isolate e impervie del pianeta. Regioni come quella di Yirol, provincia del
Sud Sudan, verso il confine con l’Uganda. Una cittadina, raggiungibile solo
dopo ore di jeep lungo una
pista che corre per chilometri nel cuore della
savana. E’ qui che, per circa un mese, hanno prestato il loro servizio un infermiera e un chirurgo membri di Medici con l’Africa
– Como Onlus. Quest’ultima è un’associazione
comasca formata da una
decina di medici e chirurghi che hanno vissuto
esperienze in Africa con il
CUAMM e che si sono riuniti per sostenere le attività dell’associazione padovana organizzando nel
nostro territorio attività
di formazione e sensibilizzazione. Negli scorsi mesi
hanno tenuto un seminario alla facoltà di medicina della Bicocca e
all’Insubria di Varese,
mentre collaborano a
Como con l’ambulatorio
per extracomunitari e
senza fissa dimora.
Ma c’è un particolare che
Allegato a “Il Settimanale” trovate
un opuscolo che illustra le iniziative
dell’associazione Comasca e il modo
in cui aiutarla a fare sì che il diritto
alla salute, diventi un diritto di tutti
rende la storia di questi
due volontari ancora più
affascinante. Massimo e
Veronica Brenna sono infatti padre e figlia. “Siamo partiti in dicembre
per il Sudan – racconta
Veronica, diplomata in infermeria al S.Anna di
Como e pronta a prendere servizio nel nosocomio
di via Napoleona - perché
mio padre doveva sostituire temporanemente la
chirurga del CUAMM in
servizio nella struttura di
Yirol: l’unico medico di
tutto l’Ospedale”. Il centro con i suoi 50 posti letto e il piccolo pronto soccorso, serve la popolazione delle zone circostanti
(circa 100 mila persone),
abitate in prevalenza da
pastori semi-nomadi. Nonostante la presenza di
alcuni volontari italiani
l’ospedale, aperto nel
2007, rimane una struttura pubblica e la quasi
totalità del personale è locale. “La formazione –
racconta Massimo Brenna, medico chirurgo in forze all’Ospedale Beata Vergine di Mendrisio e diversi anni passati in Africa
sulle spalle – è uno dei
principali problemi del
continente africano. Basti
pensare che negli ultimi
cinquant’anni, anche a
causa delle guerre e
dell’AIDS, l’età media nell’Africa sub-sahariana si
è abbassata. Formare il
personale medico e paramedico, in particolare
infermieristico, diventa
dunque fondamentale”.
Proprio accanto alla
struttura di Yirol sta nascendo, con il contributo
del CUAMM una scuola
per infermieri. “Molti infermieri – racconta
Veronica Brenna – provengono dal vicino
Uganda, perché il personale sudanese è poco preparato. Su alcuni non siamo nemmeno sicuri che
avessero realmente un diploma perché hanno raccontato di averlo perso
durante la guerra che per
vent’anni ha visto contrapposto il nord al sud
del Paese”. Ancora più difficile è trovare medici
sudanesi. L’unica università di medicina del Paese si trova nella capitale
Karthoum e le tensioni
politiche ancora presenti
in Sudan rendono diffici-
Pastori semi-nomadi
del Sud Sudan
le la presenza negli ospedali del Sud di medici provenienti dal Nord. La
guerra è finita nel 2005
con la firma di un accordo di pace ma le tensioni
sono rimaste in varie zone
del Paese. Nel gennaio del
2011 è previsto un referendum in cui il Sud
Sudan potrà scegliere se
diventare indipendente:
un appuntamento che per
molti potrebbe causare
nuovi scontri. Nel frattempo, nonostante la presenza di diversi organismi internazionale, il Paese fatica ad imboccare la
via dello sviluppo. “Nonostante la fine delle ostilità e il tentativo di smilitarizzazione delle varie milizie – racconta il dottor.
Brenna – la maggioranza
degli uomini continuano a
tenere dei fucili e non è
raro dover curare ferite
provocate da armi da fuoco”. Accanto a questi vi
sono problemi e malattie
comuni a molte realtà
Il dottor Massimo Brenna
visita un paziente a Yirol
africane: la malaria, la
tubercolosi ma anche
semplici problemi di igiene. “Ci sono molte donne
– racconta Veronica
Brenna – che facevano
diversi chilometri per poter venire a partorire nel
nostro ospedale”. “Il caso
del Sudan – conclude
Massimo Brenna –
comferma come il diritto
alla salute non è solo un
problema medico ma di
ricchezza o, forse, dovrem-
mo dire di qualità della
vita. In molti casi, in Africa ma non solo, non è la
malattia ad uccidere ma
tutto un’insieme di
concause che possono andare dalla malnutrizione,
alla mancanza di strutture o, anche, di strade. Perché parlando di diritto
alla salute si finisce così
quasi inevitabilmente a
parlare di politica e di sviluppo”.
MICHELE LUPPI
CRONACA
P A G I N A
20
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
DATI CHE FANNO RIFLETTERE
Sei neo mamma?
Lavoro addio...
Sono state 315
le donne
comasche che
hanno lasciato
il loro lavoro
nel 2009, a causa
della maternità,
durante primo
anno di vita
del bambino.
Un fenomeno
preoccupante
di MARCO GATTI
I
l dato, fatto circolare
nei giorni scorsi dalla Cgil di Como, - relativo al report 2009
su maternità e lavoro in Lombardia, riguardante i congedi e i riposi
parentali e le dimissioni
nel primo anno di vita del
bambino - è di quelli che
fanno pensare. 315 le donne comasche che hanno
lasciato il loro lavoro nel
2009, a causa della maternità, durante primo
anno di vita del bambino.
Uno smacco alla tanto
blasonata parità dei sessi, alla tutela del lavoro
femminile.
Tra le 315 donne citate
194 avevano un’età compresa tra i 26 e i 35 anni,
83 tra i 36 e i 45 anni, 184
avevano già un altro figlio; la maggior parte, ovvero 166, lavorava in
aziende fino a 15 dipendenti, 135 avevano fino a
3 anni di anzianità di servizio, 140 donne lavoravano da 4 a 10 anni.
L’aumento della disoccupazione giovanile femminile, che in Lombardia
supera il 25%, ha colpito,
da quanto emerge dalla
ricerca, in particolare le
donne con contratti di lavoro parasubordinato e
atipico che non rientrano
in questi dati, risultando
invisibili. Sommando le
dimissioni nel primo anno
di vita del bambino totalizzate dal 2006 al 2009
si arriva a un numero di
oltre 20.000 donne che
hanno lasciato il lavoro
nella nostra regione.
«Como - ci spiega Gabriella Bonanomi,
membro della segreteria
della Cgil di Como - è oggi
una delle province lombarde - in cui le donne più
facilmente si trovano a rinunciare al lavoro in caso
di maternità, pur avendo
titoli di studio elevato, anche a livello universitario.
Ciò è espressione di una
evidente carenza di servizi a supporto della fami-
glia. Servizi che potrebbero rendere meno problematico, per la donna, il
momento della maternità. La realtà è che il territorio della provincia di
Como offre veramente
poco a sostegno del pianeta famiglia».
«Dai dati del 2009 - prosegue Gabriella Bonanomi - si evince con chiarezza come il fenomeno dell’abbandono lavorativo da
parte di donne in maternità si manifesti soprattutto nelle aziende piccole, laddove i rapporti sono
più diretti e meno impersonali rispetto, magari,
ad aziende di maggiori
dimensioni. Contesti,
dunque, in cui non è facile trovare una sostituzione adeguata. E quando
ciò avviene, per la donna
che ha trascorso a casa il
tempo che la legge le consente ricollocarsi non è
così facile». Quasi ci fosse
una sorta di riserbo, pudore, nel rivendicare lo
spazio lecitamente lasciato per qualche mese. Ed
ecco che la neo mamma,
non di rado, preferisce
così licenziarsi e dedicarsi totalmente alla famiglia. «Eppure la legge è
molto chiara - continua la
sindacalista -. La normativa vigente prevede l’attuazione di buone pratiche in grado di favorire un
positivo reinserimento
nel mondo del lavoro. Purtroppo si tratta di una
legge ancora troppo spesso disattesa, perché molto complessa. Per cui anche il piccolo datore di lavoro che si trova di fronte
a queste situazioni sovente rinuncia».
Quali soluzioni, allora,
per restituire equilibrio,
diritti e dignità alle neo
mamme lavoratrici?
«I dati comaschi e regionali - commenta Gabriella Bonanomi della segreteria della Cgil di Como dimostrano che occorrerebbero interventi strutturali per permettere di
conciliare lavoro e maternità. E con ciò mi riferisco a forme di sostegno
rivolte alla famiglia in
generale, non solo alla
donna. I bambini, del resto, sono un bene sociale.
Intervenire su questo
fronte significa, innanzitutto, affrontare la questione dei nidi, affinchè la
loro presenza sia realmente diffusa e capillare
sul territorio. E ragionare sul loro costo. Un’altra
questione riguarda la necessità di incentivare la
paternità, cioè il fatto che
anche gli uomini possano
usufruire dei benefici concessi dalla legge. Oggi la
condivisione del padre
nell’utilizzo dell’astensione facoltativa dal lavoro
si aggira sempre intorno
a una percentuale inferiore al 5%, dato che non cresce negli anni. Ciò significa che le donne si accollano quasi completamente l’onere della cura
dei figli e della famiglia,
ancora troppo spesso a
scapito della carriera. Si
tratta di una questione
anche economica: secondo
l’Istat le donne percepiscono, in media, il 17% in
meno dello stipendio degli uomini. Ciò significa
che, nel momento in cui ci
si trova a decidere chi dei
due debba rimanere a
casa con i figli, appare
quasi automatico che la
scelta ricada su chi ha
una busta paga più bassa… Eppure basterebbe
pensare, a livello legislativo, di incentivare i congedi parentali anche da
parte degli uomini, magari attraverso degli sgravi
fiscali, rendendoli così
una scelta più “appetibile” e conveniente. Occorre, inoltre, lavorare perché nel tempo si ricostruisca e si consolidi quella
rete di solidarietà di vicinato di cui conserviamo
solo la memoria. Rete necessaria ad accogliere e
sostenere chi ha avuto dei
figli ma desidera anche
restare dentro il mondo
del lavoro. Se penso alla
provincia di Como mi accorgo di quanto pochi siano gli spazi, al di là dei
nidi e della scuole, a cui
la famiglia si possa rivolgere nel bisogno. Pensiamo ai momenti in cui la
scuola è chiusa, a quando
i nidi non funzionano, o
magari il bimbo è mala-
to… Che si fa? Se dal territorio risposte non arrivano ecco che l’unica possibilità è quella di rimanere a casa. Ma perché
non pensare allora, a livello di singole amministrazioni, alla costituzione, per esempio, di un album di baby sitter, con dei
prezzi concordati, a cui
potersi rivolgere in caso
di difficoltà? O ancora,
perché non lavorare davvero insieme per far crescere la presenza dei nidi
sui territori, consorziandosi tra Comuni, vista l’eccessiva onerosità
della loro gestione da parte di una singola amministrazione? Quello di cui
c’è bisogno, in buona sostanza, è la costituzione
di una vera e propria rete,
gestita dal Pubblico, che
permetta di rispondere a
questo bisogno. Purtroppo i segnali vanno in una
direzione diversa. Pensiamo alla scelta di riduzione dei tempi scolastici,
opzione che va tutta a discapito delle donne, molte delle quali costrette ad
accettare il part time per
far fronte a questa novità…»
«Se davvero vogliamo
considerare la famiglia
un bene - conclude Gabriella Bonanomi - allora
dobbiamo adoperarci perché tutto quello che gravita attorno ad essa abbia
un controllo dei costi. Dal
semplice spettacolo teatrale per bambini alle rette dei nidi. Dobbiamo
sgravare la famiglia dal
peso della crisi. Anche
questo è un modo per aiutare la donna e farla sentire meno sola».
DAL 24 MAGGIO AL 5 GIUGNO
Torna la V edizione di “di Parco in Parco”
er il quinto anno
consecutivo dal
24 maggio al
prossimo 5 giugno torna la manifestazione “di Parco in
Parco”, un’iniziativa della Regione Lombardia che
vuole valorizzare e far conoscere al pubblico di tutte le età le grandi aree
verdi del territorio a pochi passi dalle proprie
abitazioni. In occasione
della “Giornata europea
dei parchi”, lunedì 24
maggio, per due settimane si susseguiranno proposte per grandi e piccoli
con l’unico comune denominatore di riscoprire la
natura, stare all’aperto e
in libertà. Ma anche entrare in contatto con una
realtà culturale, manifatturiera, artistica e altro
ancora che spesso è così
vicino a noi, ma sconosciuta. Complessivamente sono stati predisposti
P
Si tratta
di un’iniziativa
della Regione
Lombardia che
vuole valorizzare
e far conoscere
al pubblico di
tutte le età le
grandi aree verdi
del territorio a
pochi passi dalle
proprie abitazioni
programmi che spaziano
dalle visite nelle riserve
naturali agli itinerari
enogastronomici, dalle
biciclettate nelle oasi
faunistiche agli spettacoli teatrali e ai concerti. A
Como, in particolare, “di
Parco in Parco” verrà vissuta nel parco della Spina Verde dove domenica
6 giugno, a Cavallasca in
località Colombirolino,
dalle 9 alle 18, si svolge-
rà “Sport e ambiente in
Spina Verde”. In collaborazione con il Coni di
Como, le Federazioni
Sportive e le Guardie Ecologiche Volontarie è stata
organizzata una festa
che, al mattino, vedrà lo
svolgimento di una gara
provinciale di corsa
podistica lungo i sentieri
del Parco. Per tutto il giorno sarà possibile provare
diversi sport: atletica, tiro
con l’arco, mountain bike,
orienteering. Nel pome-
riggio l’escursione “trekking del Confine” alla scoperta delle trincee della
Linea Cadorna lungo il
Confine nel Parco Spina
Verde, con visita anche
all’area umida di Parè e
alle sorgenti del Seveso.
Previste anche attività di
laboratorio con la natura
per i più piccoli e chiusura con liberazione di uccelli Rapaci. La partecipazione è gratuita mentre
i punti di ritrovo saranno
pubblicati a breve sul sito
www.spinaverde.it. Nell’ambito di “di Parco in
Parco” si svolgeranno anche alcuni eventi speciali
come la premiazione delle classi vincitrici del IV
concorso “Nei parchi per
un anno 2009-2010”, il IV
festival della biodiversità
(in programma al Parco
Nord di Milano), il convegno “Biod – Coltivare la
biodiversità. Agricoltura,
foreste e territorio: con-
servare, innovare, pianificare” (promosso dalle
Direzioni Generali Agricoltura e Qualità dell’Ambiente di Regione Lombardia, per discutere sulle attuali conoscenze, sulle possibili scelte, sulle
probabili prospettive e
cogliere i vantaggi degli
investimenti fatti sulla
biodiversità, come forza
motrice che può contribuire alla creazione di posti
di lavoro, generando vantaggi economici e ambientali a medio-lungo periodo) e l’evento “Foreste da
vivere”, la manifestazione per promuovere e valorizzare il patrimonio
forestale lombardo attraverso spettacoli, mostre,
escursioni, eventi sportivi, degustazioni, attività
di educazione ambientale e tante altre proposte
di svago e di approfondimento.
L.CL.
CRONACA
P A G I N A
21
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
IL DIBATTITO NON SI FERMA
La “Movida”
continua
a far rumore
A
Como è ormai
battaglia tra
residenti del
centro storico e
proprietari dei
locali notturni. Venerdì,
30 aprile, nella centrale
piazza Mazzini, è stato
presentato il primo comitato di residenti della città murata che sostiene attraverso una petizione già firmata da 250 residenti - la chiusura anticipata dei locali notturni,
entro la mezzanotte. Un
possibile freno alla “movida”, la vita notturna del
centro, condannata dai
proprietari dei locali che
vedono nella limitazione
degli orari un freno tale
alla propria attività da
metterne a rischio l’esistenza. A fare da arbitro
sono gli amministratori
cittadini, in primis il sindaco Stefano Bruni, che
ad oggi non hanno ancora preso una posizione
chiara.
La questione Movida
nasce circa un mese fa
quando dall’Ufficio Commercio del Comune di
Como trapela, a seguito
delle lamentele di diversi
residenti del centro, per la
prima volta l’idea di una
bozza di ordinanza per la
chiusura anticipata dei
locali. A pochi giorni di distanza, quando ancora il
Sindaco non si è espresso
sull’argomento, entrano
in scena i proprietari dei
locali che, attraverso l’ex
Consigliere Comunale,
Alessandro Nardone e
Matteo Basile, presentano a Palazzo Cernezzi
una petizione, firmata da
oltre tre mila persone, in
Nei giorni scorsi
la costituzione
di un comitato
di residenti
per sostenere
la chiusura
anticipata dei
locali notturni
pagina a cura
di MICHELE LUPPI
cui chiedono di “ritirare
l’ordinanza con la quale
s’intende chiudere i locali pubblici a mezzanotte”.
E’ così che inizia tra residenti e gestori un braccio
di ferro fatto di articoli sui
giornali e lamentele. Fino
alla scorsa settimana
quando gli stessi residenti hanno deciso di organizzarsi per dare più forza alla loro voce. “Ormai
è da tempo che i rumori
notturni nel centro della
città sono diventati insostenibili”, ha commentato Roberto Salvio, portavoce del Comitato, dal
1998 residente in piazza
Mazzini. “I locali sono
aperti fino alle 2 di notte
- ha aggiunto - ma da
maggio a settembre, decine di giovani stazionano
davanti ai locali e per le
vie del centro ben oltre
l’orario di chiusura, rendendo di fatto impossibile dormire. Questo non
capita solo nei fine settimana ma, sempre più
spesso, dal mercoledì alla
domenica. E noi la mattina dobbiamo alzarci per
andare a lavorare”. Sono
esasperati i residenti. I
loro racconti parlano di
musica alta e di schiamazzi, all’interno di un
DANIELE BRUNATI:
“LA COMO TURISTICA
NON C’ENTRA”
clima di degrado in cui
non mancano attivi vandalici e, persino, intimidazioni nei confronti di
quanti provano a lamentarsi. “Per noi è un pericolo mettere la nostra faccia, ma lo facciamo, perché non se ne può più”, ha
detto Rosi Casati che abita in piazza Cavour.
“Quante volte - ha aggiunto - mi è capitato di
essere additata dai proprietari dei locali, davanti ai loro clienti, come
quella che vuole costringerli a chiudere”. Alcuni
mesi fa, dopo l’ennesima
lamentela agli uffici comunali, Roberto Savio ha
chiesto l’intervento dell’ARPA (l’ente regionale
per l’ambiente) per valutare il livello dei rumori
notturni. “L’esito - spiega
Savio, stringendo in pugno il rapporto dell’ente parla di livelli superiori al
limite consentito di 50
decibel con punte vicine ai
70. Per questo abbiamo
accolto con favore la possibile ordinanza per la
chiusura anticipata e rimaniamo sconvolti di
fronte alla levata di scudi in senso contrario. Noi
chiediamo solo che venga
tutelato il nostro diritto al
riposo”. Una situazione
che - ha detta dei residenti - può portare a veri e
propri “danni biologici”
ma non solo. “Dormire
male - ha spiegato il dott.
Adriano Cremona, residente in via Grassi - crea
dei problemi al sistema
immunitario per non parlare dello stress e delle
conseguenze sulla pressione. Specialmente se la
situazione persiste nel
tempo”. “Inoltre - ha spiegato Massimo Mascetti,
presidente della Circoscrizione 7 - negli ultimi
anni gli immobili del centro si sono fortemente deprezzati perché nessuno
vuole più venirvi ad abitare. Senza dimenticare
la fuga di diversi inquilini che preferiscono spostarsi in zone periferiche.
Cresce, invece, la popolazione di extracomunitari
che sono attirati dal calo
degli affitti”. Rimane,
però, un’ultima questione
toccata solo marginalmente dai residenti: il
problema sociale. “La
maggior parte di questi
giovani - conclude Mascetti - sono adolescenti o,
comunque, ragazzi sotto i
“Per favore nessuno tiri in ballo il turismo per
giustificare l’apertura dei locali nelle ore notturne. Anche perché Como non è Barcellona e noi
siamo per una città viva, ma in cui si rispettino
le regole”. Daniele Brunati, coordinatore del Consorzio Como Turistica ha deciso di intervenire
direttamente nella questione “Movida” schierandosi al fianco dei residenti. Un modo per rispondere a quanti avevano dichiarato che la chiusura
dei locali avrebbe compromesso la vocazione turistica della città. “Noi non vogliamo alimentare
il divario generazionale - ha spiegato Brunati,
intervenendo alla presentazione del Comitato dei
residenti - ma siamo convinti che il problema
del turismo debba essere trattato al di fuori della questione sull’apertura dei locali nelle ore notturne. Le persone che frequentano i locali non
sono turisti ma, in prevalenza, giovani della città o dell’hinterland. Il turismo incide per il 2025% sull’economia cittadina ma solo una piccola
parte è legata ai locali notturni. Le persone che
vengono a visitare Como lo fanno in particolare
per il lago e le sue bellezze paesaggistiche e culturali”. “Senza dimenticare - ha continuato - che
anche in grandi città come Milano o Barcellona
la vita notturna è concentrata in alcune zone che
difficilmente coincidono con il centro storico”. Un
ragionamento che culmina in una domanda lapidaria quanto retorica: “E’ meglio salvaguardare
l’interesse degli avventori maleducati e degli esercizi che non rispettano le regole o quelli dei residenti che alla mattina si alzano per andare a lavorare e far girare l’economia?”.
vent’anni che passano le
serate a bere finendo
spesso per ubriacarsi.
Una situazione favorita
dai bassi prezzi degli alcolici in alcuni locali”.
INTERVISTA AL SOCIOLOGO COMASCO MAURO MAGATTI
Sullo sfondo un conflitto tra generazioni
A
l di là di quella che è la
“questione
movida” con
la contrapposizione tra esercenti e residenti ci sembra
di cogliere una più generale battaglia tra generazioni. Da cosa nasce questa difficoltà di
confronto?
“Per prima cosa bisogna
dire che il conflitto tra
generazioni è sempre esistito e quindi non credo si
debba enfatizzarlo. Certamente oggi notiamo una
separazione tra questi
due mondi, quello dei giovani che in questo caso
sono spesso giovanissimi,
poco più che adolescenti,
e gli adulti, in molti casi
anziani. Vi è un’incomunicabilità e una mancanza di conoscenza reciproca che può essere superata solo se si riuscirà a definire dei terreni comuni
di confronto e dialogo”.
E’ per questo che abbiamo la sensazione
che non si possa trovare una soluzione condivisa, ma vi debba per
forza essere un vincitore e un vinto?
“Il semplice fatto di essere mondi separati favorisce la contrapposizione.
Ognuno dei due gruppi
tende a costituirsi come
un gruppo di interesse
arroccato sul proprio punto di vista e poco propen-
so a cercare una mediazione”.
Chi potrebbe svolgere questo ruolo di mediatore?
“E’ fondamentale stabilire delle vie di comunicazione, trovando qualcuno capace di ascoltare le
due parti e di prendersi in
carico il problema creando un luogo di confronto.
In questo credo che le istituzioni possano svolgere
un ruolo molto importante, ma non sono i soli.
Questo, però, presuppone
la capacità di venirsi incontro: i giovani non possono pretendere di rimanere nel centro storico
fino alle tre di notte così
come i residenti non pos-
sono pretendere che alle
dieci di sera ci sia il silenzio assoluto”.
E’ anche un problema di regole che non ci
sono o, se ci sono, non
vengono fatte rispettare?
“E’ necessario chiarire
una cosa: non è che si possa regolamentare tutto.
Questo credo sia un buon
esempio per capire come
ciascuno abbia un proprio
diritto da salvaguardare
ma vi sia, in ogni situazione, anche un altro punto di vista diverso dal nostro.
Dobbiamo essere disposti a capire che ci siamo
noi ma anche gli altri e
che la loro esistenza rap-
presenta un limite alla
nostra libertà. Una limitazione che non è affatto
negativa, tutt’altro, perché rappresenta una componente essenziale dello
stare insieme, del far parte di una stessa comunità”.
Sullo sfondo emerge
però anche un problema sociale più ampio.
Quello di una generazione di giovanissimi
che bevono sempre
prima e sempre di più.
Come intervenire?
“Di fronte ad un problema demografico con l’invecchiamento della popolazione e la diminuzione
del numero dei giovani è
sconfortante vedere come
non solo i giovani siano
pochi, ma siano sempre
più abbandonati a se stessi. Questo credo sia solo
un piccolo indicatore di
un problema sociale più
ampio che deve spingerci
a farci carico delle nuove
generazioni. Un compito
che deve interessare tutti dalle famiglie alle Istituzioni, passando per parrocchie e associazioni. E’
una responsabilità da cui
non ci si può sottrarre.
Ma se il mondo degli
adulti preferisce spendere il suo tempo in altre
attività, ritenute più importanti. Poi non ci si può
lamentare che il mondo
giovanile sia abbandonato”.
CRONACA
P A G I N A
Como
22
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
UNA SETTIMANA DI CELEBRAZIONI
Comocuore
in festa
per i 25 anni
n cuore che
batte da 25
anni”. Con
questo slogan l’associazione comasca “Comocuore” si appresta a
celebrare 25 anni di vita
nel Comasco con una settimana di eventi.
“Comocuore onlus - associazione Gianmario
Beretta per la lotta contro l’infarto” nasce nel
1985 da un gruppo di
amici accomunati dall’idea di lanciare la sfida
contro le malattie cardiovascolari. Da allora ad
oggi non si contano le vite
salvate grazie alle numerose iniziative di sensibilizzazione promosse, gli
screening e la diffusione
di defibrillatori sul territorio. Proprio grazie all’
“Operazione Salvagente”,
lanciata nel 2000 per la
diffusione di defibrillatori
in ambiente extraospedaliero, sono 135 i defibrillatori ad oggi presenti in alcuni dei luoghi di
principale transito del
territorio. E tra questi c’è
anche il Duomo di Como.
Ad esserne dotate, sempre grazie a Comocuore,
sono oggi anche tutte le
“Croci” legate al servizio
di emergenza del 118.
«Grazie alla diffusione di
questo apparecchio - spiega il dott. Giovanni
Ferrari, medico chirurgo,
presidente di Comocuore
- ad oggi sono 340 i soggetti che è stato possibile
salvare con un intervento tempestivo dopo un attacco cardiaco». È proprio
la tempestività d’intervento una della chiavi su
cui si sono concentrate le
campagne di Comocuore
U
“
L’associazione per la lotta contro
l’infarto celebra il quarto di secolo
con svariati eventi e lanciando un
nuovo screnning. La parola d’ordine
è, come sempre, prevenzione
in questi anni. Tempestività possibile laddove vi
siano gli strumenti adatti per intervenire, ma
concretizzabile anche attraverso un’adeguata formazione e sensibilizzazione del territorio. Da
qui il via a campagne
come “MiniAnne” che
hanno permesso di avvicinare migliaia di studenti alla pratica del massaggio cardiaco in situazioni
di emergenza.
Ma che cosa farà “Comocuore” per salutare
degnamente i suoi 25 anni? A spiegarlo è lo stesso
Giovanni Ferrari: «Un
convegno medico in cui
verranno trattati i principali temi della prevenzione e le cure più aggiornate per l’infarto e ictus,
una grande tenda per una
settima in piazza Cavour.
Queste le principali iniziative per festeggiare i
25 anni di Comocuore, con
un pensiero a Gianmario
Beretta, l’amico cui l’associazione per la lotta
contro l’infarto fu dedicata».
Il convegno avrà luogo
presso il Teatro Sociale
nei giorni 6 e 7 maggio e
sarà dedicato a medici,
infermieri e farmacisti,
ma sarà aperto al pubblico nel pomeriggio del 6,
alle ore 17.30, per l’inaugurazione con le autorità
e la lezione magistrale del
14 MAGGIO ORSOLINE S. CARLO
Educare
all’aiuto tra
famiglie
Nell’ambito del ciclo d’incontri “Educazione e
famiglie in rete: perchè creare associazioni?” promosso dal Forum delle associazioni familiari di
Como per promuovere e sostenere le associazioni che si occupano di questioni familiari, si ricorda che il prossimo incontro è programmato per
venerdì 14 maggio, alle ore 20.45, presso l’istituto Orsoline di S. Carlo, in viale Varese, a Como.
Si parlerà del tema: “Educare all’aiuto tra famiglie: una risorsa sociale”. Interverrà la dott.ssa
Lucia Angelini, assistente sociale e formatrice,
con la testimonianza dell’Azione cattolica Equipe famiglia.
prof. Giuseppe Mancia,
illustre clinico, che aggiornerà i presenti sullo stato della prevenzione e sul
rischio di andare incontro
ad un incidente cardiovascolare.
«Nella giornata successiva di venerdì - prosegue
il dott. Ferrari -si svolgeranno diverse sessioni
per addetti ai lavori su
argomenti che, da sempre, costituiscono campo
di interesse per l’associazione. La grande tenda in
piazza Cavour ospiterà
incontri con la popolazione, conferenze, attività di
valutazione del profilo di
rischio cardiovascolare,
musica e anche teatro…
Sempre di musica si parlerà la sera del 7, alle 21,
in sant’Abbondio, con un
concerto di musica sacra
tenuto dal “Coro Città di
Como».
Comocuore: baluardo
della prevenzione e della
cura, ma da sempre anche
vicino ai temi della cultura e dell’arte. Da qui la
scelta di una riedizione,
in formato ridotto, del libro “Lo spazio armonico”
edito in veste pregiata nel
1987, sui pittori e architetti razionalisti del
“Gruppo Como”.
Il 25° di Comocuore non
sarà, però, solo un momento di festa. Fedele alla
tradizione che vuole questo sodalizio una realtà
pratica e proiettata verso
il futuro questa settimana di eventi sarà anche
l’occasione per lanciare
AAA, uno screening nella
popolazione dai 65 agli 80
anni per la ricerca dell’aneurisma dell’aorta addominale. Una patologia
che interessa circa 84
mila persone in Italia, con
27 mila nuovi casi diagnosticati ogni anno e che si
manifesta con un incidenza stimata tra i 4 e l’8%
negli uomini e lo 0,5 e
l’1% nelle donne oltre i 60
anni. «L’aneurisma - spiega il dott. Ferrari - che è
una dilatazione dell’aorta, in questo caso nel tratto addominale, decorre
quasi sempre in modo silente fino alla diagnosi
occasionale o alla manifestazione clinica delle
complicanze. Quando si
verifica la rottura l’80%
dei pazienti muore prima
di raggiungere l’ospedale,
dove la mortalità degli
interventi in emergenza è
del 50%, mentre se il trattamento chirurgico viene
programmato la mortalità è del 3%. Oggi la diagnosi di questa patologia
è molto semplice, bastano
pochi minuti di un esame
ecografico dell’addome
per metterla in evidenza…»
Un modo in più per permettere alla popolazione
comasca di stare meglio.
GLI EVENTI IN BREVE
Ecco, in estrema sintesi, gli eventi in programma per celebrare i 25 anni di Comocuore.
Giovedì 6 maggio, presso il Casino Sociale, alle
ore 12 workshop “Mini Anne” “Sai salvare una
vita?”. Com’è noto MiniAnne è il manichino studiato per apprendere i rudimenti della
rianimazione che Comocuore sta portando nelle
scuole lombarde affinchè gli studenti sappiano
diventare i primi “animatori” in caso di necessità
e in presenza di arresto cardiaco.
Giovedì 6 e venerdì 7 maggio, presso il Teatro
Sociale, convegno “Prevenire e curare le malattie
cardiovascolari oggi”.
Venerdì 7 maggio: concerto in S. Abbondio del
coro “Città di Como”;
6-11 maggio: presso la tensostruttura realizzata in piazza Cavour, una settimana di eventi denominata: “A tutto cuore con la gente”. Si tratterà di un vero e proprio “laboratorio” medico-scientifico al quale tutti potranno accedere per effettuare una sorta di screening del rischio
cardiovascolare globale. All’interno della
tensostruttura saranno allestite delle vere e proprie “isole” della salute sulle quali saranno presenti medici cardiologi che si alterneranno nei
controlli. Quattro le isole previste: l’isola del cuore, l’isola delle arterie, l’isola carotidea e l’isola
nutrizionale;
domenica 9 maggio: spazio anche al grande
schermo per un doppio appuntamento di alto livello: domenica 9 alle 21 nello spazio apposito di
piazza Cavour verrà proiettato il film “Questioni
di cuore”,
lunedì 10 maggio, alla stessa ora, sarà la volta
della pellicola “La forza della mente”;
domenica 9 maggio lancio del gioco “scopri e vinci con il cuore”. Previsto, lo stesso giorno, anche
uno speciale annullo postale.
martedì 11 maggio: sempre sotto la
tensostruttura avrà luogo il Convegno nazionale
degli infermieri
CAMNAGO VOLTA IN CAMMINO
1 maggio Festa del lavoro, festa di una comunità
che nel lavoro trova momenti di aggregazione,
socializzazione e divertimento nello scoprire le bellezze dell'arte nella storia della fede. La giornata,
turbata dalle singole preoccupazioni di una possibile pioggia, è iniziata con il sorriso di un sacerdote
pronto a dare il benvenuto ad ogni gitante, indaffarato nel trovare la giusta collazione per un viaggio
che si annunciava pieno di sorprese. La Venaria
Reale di Torino, prima tappa della giornata, ha dato
a noi Camnaghesi l'immagine e la magia di un unico mix, dove la natura diventa bellezza
architettonica in uno spazio immenso, sovrastato
dalla Reggia che, pur non potendola visitare, ha dato
a ciascuno una singola emozione del vivere quotidiano di quel tempo. Sì il tempo, che è sembrato
scorrere a tutti noi anche in questa giornata dove
le paure di una possibile pioggia, lasciavano spazio
ad una certezza di sole che ha accompagnato la comitiva al ristorante, adagiato su uno splendido lago.
Come in tutte le occasioni, la tavola unisce e sposa
argomenti che fanno di una giornata la giornata
delle confidenze, delle confessioni e dell'amicizia; è
con questo sentimento che siamo ripartiti verso la
Sacra di S. Michele. Giunti sul luogo sacro, siamo
stati avvolti dalla misticità del luogo e subito si è
percepito l'importanza che, nel tempo, ha assunto
questo luogo fatto di preghiera, lavoro e dedizione.
Arrivata la pioggia nel frattempo, l'ingresso diventava sollievo e felicità per aver demonizzato una
giornata che tutti davano impossibile; dopo esserci
sistemati nella chiesa ricavata per le celebrazioni
di comitive come la nostra, Don Andrea Messaggi,
ideatore della giornata ha spiegato nell'omelia già
prefestiva, la fede di chi questo luogo ha vissuto nel
quotidiano e nell'accoglienza, rifugio di spiritualità
nella ricerca di Cristo. Terminata la celebrazione,
la visita alla Sacra ha aperto il cuore della fede di
ognuno di noi nell’osservare, vedere ed ascoltare la
storia che è fede, fede che ogni giorno ha trovato
l'alba sino ad oggi, al giorno in cui Camnago ha dato
con la propria visita la testimonianza che l'unità di
più cuori, passa da chi quel cuore ha donato per la
salvezza dell'uomo. Tornati a Camnago, soddisfatti
per una giornata davvero carica di spiritualità non
ci è restato che ringraziare l'organizzatore instancabile Piero Canu, attento a dare ad ognuno la risposta che ogni gitante attende: Piero ora dove andiamo?
ROBERTO TODESCHINI
CRONACA
P A G I N A
23
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
CONVEGNO AL DON GUANELLA
Dignità e diritti
per la disabilità
L
a Provincia Sacro
Cuore - Opera Don
Guanella, tramite
la propria Commissione Disabili,
in collaborazione con l’associazione “Mediterraneo
senza Handicap”, organizza per giovedì 13 maggio presso l’Auditorium
“Don Guanella” (via T.
Grossi 18, Como, ampio
parcheggio interno), un
convegno che ripropone a
livello territoriale lombardo il tema dell’importante convegno internazionale dal titolo “Dignità e diritti di cittadinanza reale della persona con disabilità”,
svoltosi a Marsiglia nell’aprile scorso.
L’iniziativa si inserisce
nel solco della lunga tradizione guanelliana di
accoglienza e servizio alle
Il 13 maggio
un convegno
ripropone
i contenuti
di un interessante
incontro svoltosi
a Marsiglia
nell’aprile scorso
persone disabili, in particolare quelle con problemi a livello intellettivo (o,
per usare dei possibili sinonimi, mentale o psichico, che don Guanella
chiamava affettuosamente “buoni figli”). Oggi, continuando l’intuizione del
fondatore, i suoi confratel-
li, le sue suore e i laici
guanelliani sono ancora
in prima linea accanto ai
disabili, in particolare in
Lombardia con le comunità dei Servi della Carità
di Lora (la “Casa di Gino”,
presenza storica nella città di Como), di Cassago
Brianza (LC), di Voghera
(PV), di Nuova Olonio
(SO), paese fondato proprio da don Guanella con
un gruppo dei suoi “buoni figli”, e delle Figlie di
Santa Maria della Provvidenza di Ardenno (SO)
e Verdello (BG).
La giornata inizierà
alle ore 10.00 con i saluti
di don Remigio Oprandi,
Superiore provinciale dei
Servi della Carità, suor
Michela Carrozzino, presidente dell’Associazione
“Mediterraneo senza
Handicap” e di don Cesa-
re Perego, responsabile
del Settore Disabili della
Provincia Sacro Cuore Opera Don Guanella e
coordinatore del Convegno. Seguiranno le relazioni del prof. Adriano
Pessina, filosofo, direttore del Centro di Bioetica
dell’Università Cattolica
del Sacro Cuore (“Etica,
disabilità e giustizia nella condizione umana”) e
della prof.ssa Matilde
Leonardi, neurologa, do-
cente presso l’Università
Cattolica del Sacro Cuore (“Disabilità oggi tra
convenzione ONU e classificazione ICF”), con il dibattito; alle ore 12.30
pausa per il pranzo (costo
10 euro, da prenotare).
Alle ore 14.00 si riprenderà con gli interventi del
prof. Vittore Mariani,
pedagogista, docente all’Università Cattolica del
Sacro Cuore (“Servizi per
la promozione integrale
LA RSA COMASCA CON LA CASA DEL GIOVANE PAVESE
Guanella: gemellaggio Como-Pavia
I
l 27 aprile, si è tenuto un gemellaggio tra
la RSA “Don Guanella” di Como e la
Casa del Giovane
di Pavia. È un progetto
che ha visto impegnata la
comunità pastorale formativa San Giuseppe dell’opera Don Guanella. La
Casa del Giovane è una
realtà fondata da don
Enzo Boschetti e lavora
nell’ambito del disagio
giovanile. Dopo opportuni contatti tra le due
equipe educative qui a
Como lo scorso 27 gennaio si era fissato l’appuntamento per il 27 aprile.
La finalità era chiara
dal principio permettere
un confronto tra una generazione (quella anziana) al tramonto e quella
Si è svolto il 27
aprile scorso,
a conclusione
di un progetto
che ha visto
impegnata
la comunità
pastorale
formativa
San Giuseppe
dell’opera
Don Guanella
(giovane) che cerca un inserimento nella realtà sociale, a volte con molte
difficoltà. L’obiettivo sembra raggiunto perché i
giovani e gli anziani hanno vissuto nella mattina-
ta un momento di confronto sul tema del tempo libero. Lo slogan è stato: “Passatempi nei tempi”. Particolare l’abilità di
Silvia Bianchi (educatrice
della RSA), affiancata
dagli animatori Matteo
Brumana e Angelo Cassaro.
Si è riusciti a far scaturire una discussione in
cui tutti sono voluti intervenire e confrontarsi. Lo
sport è stato l’elemento
comune che ha animato il
confronto. Si è parlato di
grandi figure del passato
e dello sport come veicolo
di messaggi di solidarietà e di pace. I giovani hanno voluto visitare il Santuario e pregare sulla
tomba di don Luigi Guanella. Colpiti dalla figura
LA PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE:
CICLO DI CONFERENZE IN CIRCOSCRIZIONE 7
L’associazione NèP (Nessuno è perfetto), con il patrocinio della
Circoscrizione 7 di Como presenta un ciclo di conferenze dedicate alla promozione della salute mentale presso la sede della
Circoscrizione 7, in via Collegio dei Dottori 9, a Como, con inizio alle ore 21.
“Guarda che ti riguarda” il titolo del percorso.
A guidare le serate saranno il dott. Gianmaria Formenti, psichiatra e specialista in psicologia, in qualità di relatore, e Valeria Piccardo in qualità di lettrice.
Il primo appuntamento, in programma venerdì 21 maggio, avrà
per titolo: “Quando la fantasia diventa delirio: il senso
della psicosi”.
I prossimi appuntamenti sono in programma con le seguenti
date:
venerdì 25 giugno Di notte guardando il soffitto: insonnia,
ansia, fobie e ossessioni.
venerdì 24 settembre Chi troppo… e chi troppo poco: il mondo dei disturbi del comportamento alimentare.
venerdì 29 ottobre La depressione è sempre una malattia?.
Si ricorda che l’ ssociazione NèP Onlus ha sede in via Vittorio
Emanuele 112, Como. Per informazioni: www. associazione
nep.it, e-mail [email protected]
di questo Santo, si sono
promessi di visitare
quanto prima il Museo. Il
pomeriggio dopo il pranzo ci si è svagati con il
Karaoke. Canti di ieri e di
oggi si sono susseguiti per
un’ora nel salone della
RSA. Prima della Messa
dopo una bella merenda
insieme c’è stato il momento toccante del cuore.
Posto in mezzo al salone
un cuore grande i giovani
e gli anziani hanno messo in risalto le emozioni
della giornata e tutti hanno voluto esprimersi in
maniera differente su
questa giornata, veramente significativa. La
Messa è stato un momento forte, dove don Giuseppe Galli ha aiutato a
guardare alla luce della
Parola di Dio a Gesù, il
buon pastore e attraverso Lui al Paradiso con gli
occhi di Don Guanella e
di Don Enzo Boschetti.. Al
termine dell’Eucarestia i
giovani hanno lasciato la
struttura per il rientro a
Pavia.
Un arrivederci alla
Casa del Giovane è stato
l’invito lanciato da don
Arturo. Giovani e anziani si sono sicuramente
arricchiti di quest’esperienza di confronto in cui
il rapporto è stato di dare
e avere in maniera reciproca e fatta con molta
semplicità uscendo da
luoghi comuni.
Il cammino è iniziato
ora tocca solo portarlo
avanti.
MICHELE CERUTTI
CON I PARKINSONIANI
GITA AL SANTUARIO
DELLA MADONNA
DEL BOSCO
TULLIO CAIROLI:
RACCOLTA FONDI
Giovedi 6 maggio la sezione di Como
dell'associazione Parkin-soniani in collaborazione con la Classe 1941 della
Stecca di Como organizzano una gita
al Santuario della Madonna del Bosco,
il traghetto di Imbersago, Ponte di
Paderno d'Adda e una visista alla
Chiesa di Sartirana (Merate) progettata dal famoso arch. Mario Botta.
La partenza è prevista per le ore
9,15 con il Pullman dalla sede dei
Parkinson in Como piazza San Rocco
39 e il ritorno è previsto per le ore
19,00.
Le adesioni entro lunedi 3 maggio;
il costo della gita è di 40 euro. Per informazioni tel 031-241917 oppure
Franzoso 329-4311411 oppure Classe
1941 presso Vittorio Laurora (3338327746) oppure Pia Pullici (031440023).
L’associazione “Tullio Cairoli”, benemerita per il sostegno da
anni fornito al servizio
d’oncologia medica dell’ospedale S. Anna, si
propone anche quest’anno alla popolazione di Como per la raccolta di fondi con la
consueta vendita di
roselline per la festa
della mamma. Lo
stand sarà allestito in
piazza Duomo a Como,
sabato 8 maggio, dalle
9 alle 19. Inoltre nella
medesima data vi sarà
un punto vendita anche nell’atrio del monoblocco dell’ospedale S.
Anna di Como.
delle persone disabili”) e
del dott. Antonio Valentini, pedagogista, responsabile dei servizi per
disabili di Nuova Olonio
(“Presentazione di un’esperienza”); seguiranno il
dibattito e le conclusioni.
La partecipazione è
gratuita. Per informazioni e iscrizioni (obbligatorie): tel. 333.8641093; email: mariani.vittore@g
uanelliani.it.
S. F.
MONDO TURISTICO
E MAMO
IN VISITA
A VILLA OLMO
L’Associazione Culturale “Mondo Turistico”,
in collaborazione con il
Gruppo MAMO, organizza per sabato 15 maggio
una visita guidata per
famiglie alla Mostra
“Rubens e i fiamminghi”,
allestita a Como presso
Villa Olmo. L’appuntamento è per le ore 14.30
davanti all’ingresso della Villa.
Saranno presenti due
guide: una condurrà gli
adulti alla scoperta di
Rubens, artista barocco
caratterizzato dalla pennellata esuberante e dal
grande vigore espressivo. La seconda guida invece si prenderà cura dei
più piccoli, portandoli
alla scoperta di quest’arte ricca di vita, di colori
e di movimento. Alla fine
del percorso, i bambini
potranno sviluppare la
loro fantasia e sensibilità dedicandosi ad un laboratorio creativo.
La quota di partecipazione è di 12 euro per gli
adulti soci, di 13 euro per
gli adulti non soci (ingresso incluso), di 9 euro
per i bambini figli di soci
e di 10 euro per i bambini figli di non soci (compreso l’ingresso e il materiale per il laboratorio).
“Mondo Turistico” organizza anche una visita guidata alla Mostra
“Rubens e i fiamminghi”
per domenica 16 maggio
alle ore 18.00; la quota
di partecipazione è di 12
euro per i soci, di 13 euro
per i non soci.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie):
Mondo Turistico, tel.
339-4163108; e-mail:
[email protected].
CRONACA
P A G I N A
Como
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
ALLA SCOPERTA DELLA COOPERAZIONE/221
Dentro stampa e
serigrafia con
Lo scopo è quello
di inserire in
questi settori
persone
svantaggiate,
giovani e adulte
difficile fase economica
che stiamo vivendo:
BiTipo nasce come impresa e cerca spazio nel mercato proprio mentre altre
aziende chiudono, riducono il personale e lasciano
a casa anche persone
disabili che finora avevano trovato una collocazione dignitosa e soddisfacente.
Per far fronte a questa
doppia sfida, BiTipo conta sull’entusiamo e la
competenza dei suoi soci
e promotori; si affida però
anche all’intelligenza e
alla sensibilità di un contesto sociale in grado di
dar credito e fiducia a una
buona idea.
pagina a cura
del Consorzio Eureka
Ser vizi alla Cooperazione
e al Terzo Settore
www.eurekacomo.it
B
“
iTipo” è nata
con la precisa
intenzione di
essere una
cooperativa
di tipo “B” per occuparsi
di inserire al suo interno
persone svantaggiate,
giovani e adulte, nel settore della stampa e della
serigrafia.
Le premesse si creano
all’interno del “ “Gabbiano” di Cantù, cooperativa
che da quasi trent’anni si
occupa di persone disabili, favorendo processi di
autonomia e di inserimento sociale. Nel corso
di tutto il 2007 infatti un
gruppo di amici avvia una
serie di contatti alla ricerca di un’opportunità da
cogliere. L’occasione si
presenta alla fine di quello stesso anno quando alcune circostanze favore-
voli consentono la concretizzazione del progetto.
Siamo nell’aprile 2008
e, grazie al contributo di
nove soci fondatori tra i
quali figura anche il Gabbiano, si decide di dar vita
a questa nuova cooperativa, il cui nome gioca con
le parole “tipografia” ma
anche “tipo B”, riferendosi alla sua natura di cooperativa sociale finalizzata all’inserimento lavora-
ECCO QUALI SERVIZI PUÒ OFFRIRE
BiTipo è in grado di realizzare lavori di:
Litografia (stampa su carta)
· stampa di brochures, volantini, manifesti
· stampa di dépliants, cataloghi, libri
· stampa di carta da lettera e buste intestate,
biglietti da visita
Serigrafia (stampa su qualsiasi tipo
di materiale)
· stampa su legno, pvc e altro materiale.
· stampa su abbigliamento sportivo: T-shirt, divise
da gioco, felpe, pettorine, tute, k-way, giacconi,
borse, cappellini, bandane
· stampa su abbigliamento da lavoro
· stampa su articoli promozionali
· transfer e scritte adesive prespaziate
Progettazione grafica di:
· logotipo
· coordinati aziendali (fogli lettera, biglietti
da visita e buste)
· brochures, dépliants, manifesti, locandine,
volantini
· striscioni pubblicitari, cartelli, insegne
· decorazione automezzi e vetrine
Tampografia (stampa su qualsiasi tipo
di materiale con superficie irregolare)
· stampa su penne, matite, accendini
· stampa su mouse, portapenne
· stampa su articoli promozionali e gadgets
con superficie non piana
Stampa digitale (su carta e pvc)
· stampa su pvc adesivo per etichette e cartelli
· stampa su banner per striscioni anche stradali
· stampa su carta a basse tirature
· adesivi prespaziati per decorare automezzi,
vetrine, insegne anche luminose.
tivo di persone svantaggiate.
Viene offerto in comodato d’uso uno stabile e
messa a disposizione una
sovvenzione iniziale per
l’avvio e l’acquisto di alcuni macchinari di stampa tra nuovi e usati.
Nel maggio 2008 BiTipo diventa operativa e
l’anno successivo essa è
già in grado di ampliare
il proprio organico operando il primo inserimento lavorativo di una persona disabile, inizialmente sotto forma di tirocinio.
L’impegno di BiTipo è
significativo soprattutto
per la funzione sociale che
la cooperativa svolge: accanto alla quotidiana attività imprenditoriale che
la vede impegnata nella
partecipazione a bandi e
progetti e forniture di vario tipo, essa ha rilevanza
perché è in grado di dare
una concreta possibilità
alle persone disabili, di
concerto con i servizi territoriali, di effettuare al
proprio interno tirocini e
borse lavoro, oltre che laboratori di cartotecnica
per realtà esterne.
Alla base del percorso
di inserimento lavorativo
vi è in BiTipo la volontà
di diversificare, al proprio
interno, i servizi offerti a
seconda della tipologia di
lavoro, con la possibilità
di impiegare le persone
disabili in attività adeguate alle loro diverse
capacità lavorative, quali ad esempio la realizzazione di campionari, calendari o manufatti di
cartotecnica (cornici portafoto, agende e quaderni,
bomboniere per cerimonie, e molto altro.). La persona disabile è costantemente accompagnata da
personale professionale
preparato ed esperto in
grado di garantire non
solo l’adeguatezza del percorso formativo ma anche
la qualità finale dei prodotti realizzati.
Sta in questa doppia
natura la scommessa di
BiTipo, come di ogni altra
cooperativa sociale. Da
una parte, essa nasce con
l’obiettivo primario di offrire opportunità di lavoro a persone che difficilmente riescono ad accedere ai contesti lavorativi
offerti dal mercato, pur in
una zona ricca di lavoro
come la nostra. Dall’altra
parte, BiTipo ha l’ambizione di essere un’azienda in senso proprio: intende offrire prodotti complessi e di qualità a prezzi di mercato, raggiungere obiettivi di produttività e di redditività tali da
poter “reggere” in modo
autonomo dal punto di
vista economico e produttivo, trovare un equilibrio
adeguato tra valore economico e valore sociale.
Questa sfida è doppiamente impegnativa perché somma alle difficoltà
di ogni inizio attività
quelle che derivano dalla
A CHI SI
RIVOLGE
Per la sua specificità,
BiTipo rivolge i suoi
servizi anzitutto a
quelle aziende del territorio che si sentono
interessate ad operare
in una logica di responsabilità sociale, senza
per questo derogare
alle esigenze di efficacia ed efficienza quali
convenienza, puntualità, qualità, ecc.; si rivolge poi anche alle amministrazioni locali; alle
associazioni e alle realtà del territorio appartenenti al mondo del
volontariato e della cooperazione, ma anche a
gruppi sportivi, oratori, parrocchie, ecc.
PER SAPERNE DI PIÙ
Per maggiori informazioni e per avere
preventivi senza impegno:
BiTipo
Società Cooperativa Sociale Onlus
Strada Provinciale Novedratese 14/16
22060 - NOVEDRATE (CO)
Tel. 031.787968
Fax 031.4451842
E-mail: [email protected]
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Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
90 MILA I COLPITI IN LOMBARDIA
Epilessia: nasconderla
non serve
È
il disturbo cerebrale più comune
del mondo ma è
anche il più frainteso e trascurato,
spesso circondato da pregiudizi e false credenze.
L’epilessia, infatti, è molto più diffusa di quanto
generalmente si pensi,
colpisce almeno 90mila
persone in Lombardia,
500mila in Italia, oltre
6milioni in Europa. Probabilmente tutti conoscono qualcuno affetto da
questa sindrome anche se
spesso non sono informati sulla sua condizione.
L’epilessia può colpire
chiunque in qualsiasi momento, può insorgere ad
ogni età, tuttavia in circa
l’80% dei casi le crisi iniziano prima dei 20 anni,
nell’infanzia e nell’adolescenza, di solito non può
essere guarita ma grazie
all’uso dei farmaci può
quasi sempre essere facilmente controllata. Proprio per aiutare chi è colpito da questa malattia
che condiziona non soltanto molti aspetti della
salute ma anche lo stile
di vita, ovvero le relazioni sociali, la carriera, lo
studio e gli hobby, anche
a Como è attiva la Sezione dell’E.L.O. (Epilessia
Lombardia Onlus) che si
prefigge soprattutto di
sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sulle vere caratteristiche di
questa patologia e di impedire che la famiglia si
chiuda in sé stessa occultando con tutti i mezzi ai
vicini, a volte agli stessi
parenti o amici, la persona affetta da epilessia.
PERCHÈ SI
MANIFESTA
“Per comprendere la
natura e le manifestazioni delle crisi epilettiche precisa Antonella Di Leo,
responsabile della Sezione provinciale di Como
dell’ E.L.O. - è necessario
conoscere a grandi linee
il funzionamento del Sistema Nervoso Centrale.
Esso è costituito da tante
minuscole unità, le cellule nervose, che come tante piccole pile emettono
segnali di tipo elettrico.
Le cellule nervose sono
collegate fra loro da sottili cavi, e sono raggruppate in centri o insieme di
cellule che presiedono alle
varie attività dell’organismo. Esistono perciò centri che regolano il movimento, centri che regolano la parola, altri la vista,
l’udito, il gusto e l’olfatto,
centri per l’equilibrio, la
memoria, le emozioni,
l’attenzione, centri regolatori del ritmo sonno veglia, e così via. Abitualmente l’attività di questi
centri si svolge in maniera coordinata e armonica,
Si tratta
del disturbo
cerebrale più
comune al mondo.
Anche a Como è
attiva una sezione
dell’E.L.O.
di PAOLO BORGHI
adattandosi alle necessità dell’ambiente e regolando di conseguenza il
funzionamento dell’organismo. Il soggetto può così
muovere un braccio quando desidera afferrare un
oggetto, emettere la voce
quando desidera parlare,
addormentarsi quando è
stanco, e così via. La crisi
epilettica è scatenata da
un’improvvisa iperattività, cioè da un incontrollato eccesso d’attività
delle cellule cerebrali. Le
crisi di epilessia, quindi,
possono essere paragonate ai disturbi di funzionamento di una complicatissima apparecchiatura
elettronica, per esempio
alle “scariche” di una radio o di un televisore”.
ESSERE COLTI
DI SORPRESA
Il termine “epilessia”
deriva dal greco “epilambanein” (essere sopraffatti, essere colti di sorpresa) e sta ad indicare proprio una modalità del sistema nervoso centrale a
diversi stimoli. La maggior parte delle crisi epilettiche, che possono
essere isolate o in serie,
durano da pochi secondi
a pochi minuti e sono caratterizzate da una serie
di segnali che si manifestano insieme e costituiscono una particolare condizione clinica: la loro
classificazione permette
di indirizzare ad una cura
e determinare la prognosi. Si distinguono epilessie generalizzate e localizzate, sintomatiche (dovute a malformazioni, traumi, tumori) e idiomatiche
(causate da un difetto genetico). La diagnosi dipende innanzitutto dalle
informazioni ottenute
dopo una dettagliata intervista del paziente e dei
testimoni della crisi, cui
segue un esame neurologico. Bisogna identificare
il tipo di crisi (focale o generalizzato) attraverso i
sintomi che si sono manifestati, individuando gli
eventuali fattori scatenanti. Per effettuare
un’indagine accurata delle cause della malattia è
necessario una risonanza
magnetica in grado di
evidenziare la presenza
di probabili lesioni responsabili dell’epilessia.
Il malato si trova esposto
nibili a condividere e migliorare il mondo dell’epilessia e ci rivolgiamo alle
persone direttamente
coinvolte ma anche alla
collettività, a specifiche
categorie professionali
quali ad esempio gli insegnanti, i rappresentanti
delle Forze dell’Ordine, i
medici, gli infermieri e le
altre professionalità socio
- sanitarie - educative
operanti sul nostro territorio”.
SAPERENE DI PIÙ
per una manifestazione
che dura pochi attimi ai
rischi ambientali legati
ad un’improvvisa sospensione della coscienza ed
all’esibizione pubblica
della sua infermità. Per
questo motivo è essenziale che medico e psicologo
agiscano congiuntamente
sin dall’inizio della patologia epilettica perché un
risultato terapeutico brillante è inutile se non si
accompagna alla riabilitazione relazionale e sociale del paziente e al sostegno psicologico della
famiglia. Oggi esistono
diversi farmaci per la terapia dell’epilessia ed in
alcuni casi il giusto
abbinamento di diversi
fra loro porta al controllo
delle crisi. In sette casi su
dieci si ottiene un controllo della sintomatologia se
ad una corretta diagnosi
segue la prescrizione di
una terapia farmacologia
adatta. I soggetti con epilessia devono e possono
condurre una vita uguale
a quella delle persone
senza epilessia. Dopo due
anni senza crisi è possibile ottenere il rilascio
della patente di guida e
una donna con epilessia,
anche se in trattamento,
può portare a termine
una gravidanza senza
problemi, purché sia seguita da persona competente.
NE È COLPITO
L’1%
“Recenti studi - spiega
Di Leo - dimostrano che
almeno l’1% della popolazione italiana è affetta da
forme epilettiche, ma nonostante Ippocrate già
nel V secolo a.C. affermas-
se che l’epilessia non aveva nulla di sacro e di
demoniaco, ma la stessa
doveva essere considerata come tutte le altre malattie, ancora oggi è motivo d’emarginazione e di
pregiudizio sociale. Eppure è una malattia neurologica che non comporta
deficit mentale, prova ne
è che sia illustri uomini
“d’azione” quali Napoleone Buonaparte, Giulio
Cesare, Pietro il Grande,
che di “pensiero” come
Cesare Beccaria, Giacomo Leopardi, Vittorio Alfieri, Dante Alighieri,
Leonardo Da Vinci, Vincent Van Gogh, Petrarca,
Flaubert, Newton, Caravaggio, Beethoven, furono affetti da forme
d’epilessia. Possiamo
quindi affermare che questa malattia non impedisce l’espressione del genio
che c’è in ognuno di noi!.
La Sezione di Como è stata costituita come associazione di volontariato a
livello provinciale nel
2002 ed è legata alla Sezione Regionale Lombarda di Milano che da 35
anni si occupa di epilessia. Noi operiamo proprio
per creare una nuova e
corretta cultura dell’epilessia, contrastando ciò
che ancora oggi, nell’immaginario collettivo, viene vissuto come un male
oscuro, il “Mà Brutt”.
Troppo spesso l’epilessia
è tenuta nascosta da chi
ne soffre e dai propri familiari, in quanto motivo
di vergogna e d’emarginazione. La nostra associazione vuole essere un
punto d’informazione, riferimento e supporto in
cui trovare persone dispo-
La prima volta che si
assiste ad una crisi
convulsiva si può rimanere impressionati, ma questa sensazione è dovuta
solo alla scarsa conoscenza del significato delle crisi che non sono mai dolorose per chi le subisce e
mai pericolose per chi vi
assiste. Contrariamente a
quanto spesso si crede la
lingua non “cade all’indietro” e quindi il soggetto
non va incontro a soffocamento. Quando un familiare o un conoscente ha
una crisi, è necessario non
spaventarsi ma assumere un atteggiamento pratico e utile al paziente. Se
la perdita di coscienza è
preceduta da sintomi
premonitori, vi è in genere il tempo per far coricare il soggetto in un luogo
dove non si faccia male
durante le convulsioni,
per esempio un letto, un
divano, un tappeto morbido, o anche semplicemente a terra. Se la perdita
di coscienza avviene improvvisamente e non si
riesce a prevenire la caduta bisogna cercare di
evitare altri pericoli. E’
opportuno perciò aprire le
vesti strette, specialmente intorno al collo (aprire
quindi colletti e cravatte)
pulire la bocca dalla saliva per permettere al soggetto di respirare più liberamente, non tenerlo
sdraiato sul dorso bensì
metterlo su di un fianco
per facilitare il deflusso
della saliva che potrebbe
ostacolare la respirazione. Bisogna evitare di
mettere in bocca oggetti
di qualsiasi tipo (nell’inutile tentativo di evitare
una morsicatura della
lingua, la quale, se deve
verificarsi, è già avvenu-
LA SEDE
DI E.L.O.
La sede della Sezione provinciale
dell’E.L.O. è presso
la Biblioteca della
Circoscrizione N.8 di
Como-Tavernola in
via Polano 63 ed è
aperta in base alla
programmazione
dell’attività. Per fissare un appuntamento o ricevere informazioni si può
chiamare il 3392949042 o inviare
una e-mail
ad
[email protected]
ta) e lasciare che le scosse della convulsione avvengano liberamente senza trattenere gli arti perché questo potrebbe provocare delle fratture o
delle lesioni muscolari.
Dopo la crisi convulsiva il
soggetto può impiegare
parecchi minuti a risvegliarsi e potrà essere, all’inizio, confuso e disorientato. In pratica l’unica condizione che impone
una cura urgente si verifica quando le crisi convulsive sono molto lunghe, oppure si ripetono
l’una dopo l’altra quasi
senza interruzione, ma
questo accade soprattutto in occasione di brusche
interruzioni della cura o
in bambini molto piccoli.
UNO SPORTELLO
DI ASCOLTO
“La nostra Sezione aggiunge Antonella Di
Leo - dispone di uno sportello d’ascolto e d’orientamento telefonico dove è
possibile avere colloqui
individuali e familiari soprattutto per conoscere e
affrontare tutte le terapie
mediche ma anche per risolvere i problemi legati
all’inserimento scolastico
e lavorativo, alla copertura assicurativa, all’ottenimento dell’invalidità civile e all’esenzione dai ticket sanitari. Inoltre organizziamo incontri d’aggiornamento e di formazione aperti a tutti, con la
partecipazione di medici
e tecnici ospedalieri del
territorio, attività ricreative e socializzanti (corsi
di informatica, cucina,
ballo, ginnastica, cucito).
Siamo sempre alla ricerca di nuovi volontari disponibili ad aiutarci, secondo le proprie attitudini e disponibilità di tempo, nella promozione e
nella realizzazione delle
iniziative rivolte alle persone epilettiche, con particolare attenzione al
gruppo dei più giovani
(uscite serali, passeggiate, feste, corsi, gite ed
escursioni). Noi vogliamo
far capire che da soli non
si può fare nulla, ma tutti insieme ci si può unire
e continuare a lottare aiutando chi soffre d’epilessia ed i loro famigliari.
Unificandoci possiamo
favorire lo sviluppo di
nuove ricerche e cercare
di eliminare i pregiudizi
sociali. Per questo motivo
lo slogan della nostra associazione è “Epilessia:
nasconderla non serve,
affrontarla sì, insieme è
meglio!”.
CRONACA
P A G I N A
26
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
CANTÙ PERCORSI DI COESIONE SOCIALE
Quale
integrazione:
una, nessuna,
centomila
uale integrazione:
una nessuna, centomila”.
Quattro giornate, da giovedì 6 maggio a domenica 9 maggio, (alla Corte
San Rocco in via Matteotti a Cantù) dedicate a riflessioni, approfondimenti ed esperienze di integrazione tra e con persone di diverse provenienze e culture.
Si tratta del momento
conclusivo del progetto
per la costruzione di percorsi di coesione sociale finanziati dal Bando Volontariato 2008 con il contributo di Csv Lombardia e
Fondazione Cariplo e re-
Q
“
Quattro giornate,
da giovedì 6
a domenica 9
maggio, dedicate
a riflessioni,
approfondimenti
ed esperienze di
integrazione tra
e con persone
di diverse culture.
alizzato da Centro di
Ascolto di Cantù e Mariano, Associazione ASPEm,
Spazio Donne, Il Ponte.
La “quattro giorni” con
l’inaugurazione di una
mostra fotografica a
tema, seguita, alle ore 21,
dall’incontro “L’informa-
CON IL VESCOVO DIEGO
UNITALSI A CARAVAGGIO
L’Unitalsi diocesi di Como, insieme alla
Pastorale della salute , organizzano l’annuale pellegrinaggio al Santuario della beata vergine di Caravaggio sabato 15 maggio, presieduto dal vescovo di Como mons.
Diego Coletti. Il programma prevede alle
7.00 la partenza , ore 9.00 accoglienza a
Caravaggio, possibilità di confessioni, ore
10.00 passaggio alla fonte, ore 11.00 Santa
Messa presieduta dal vescovo Diego, ore
12.15 pranzo, ore 15 funzione mariana ore
16. 30 partenza da Caravaggio per Como.
Il pellegrinaggio è aperto in modo particolare alle persone anziane e disabili che
saranno accompagnate dai volontari dell’associazione.
Per informazioni: Unitalsi 031-304430 la
sede di via Rodari 1 è aperta il martedì dalle 14.00 alle 16.00 il giovedì dalle 14.00 alle
18.00.
zione che unisce” con
Miriam Giovanzana direttore editoriale di Terre di Mezzo. Seguiranno,
nelle giornate successive,
spettacoli di teatro, animazioni per bambini,
musica e diversi momenti di aggregazione aperti
a tutti..
«Il progetto - spiega
Antonella Albarti del
Centro di Ascolto di Cantù e Mariano - ha visto
svolgersi in questi mesi
già una serie di iniziative: tra ottobre e novembre una rassegna cinematografica sul tema dell’integrazione della seconda
generazione di persone
immigrate. In seguito abbiamo incontrato le
classi delle
scuole superiori della zona di
Cantù dove si so-no
svolti approfondimenti e
attività di
promozione del volontariato.
Per gli adulti a
febbraio
abbiamo
incontrato Lorenzo Guadagnucci, autore di “Lavavetri, il prossimo sono
io”.
Ai ragazzi abbiamo pro-
posto anche un percorso
teatrale. Si è formata così
una piccola compagnia
che rappresenterà il suo
spettacolo sabato 8 maggio alle 17.30 in collaborazione con l’associazione
Quia Non».
IUBILANTES
E LA CHIESA
DI S. CECILIA
“CAMPIONE D’ ITALIA: FESTA DELLA MAMMA
ARRIVA IL MERCATINO IN PIAZZA ROMA”
Trentacinque espositori e un repertorio merceologico che spazia
dall’agroalimentare alla bigiotteria, dalla ceramica alle porcellane. Sarà
praticamente impossibile non trovare qualcosa che incuriosisca e interessi
al mercatino del prossimo 9 maggio, in piazza Roma, a Campione d’Italia.
Complice la ricorrenza della Festa della mamma, l’occasione consentirà di
unire al dilettevole l’utile, dato sia il ventaglio di offerte, sia la qualità delle
proposte che sono sotto il segno della migliore tecnica artigiana e delle migliori materie prime, oppure riguardano gli ambiti del collezionismo e presentano sia pregevoli pezzi d’antiquariato sia singolarità di modernariato.
Il Mercatino campionese della Festa della mamma, voluto dalla locale Azienda turistica che ha chiamato a raccolta espositori che uniscono all’esperienza una rara competenza, costituisce anche una colorita vetrina per una
produzione che proprio in circostanze come questa ha modo di imbandire
una varietà sorprendente di prodotti in una colorita cornice dove la dimensione umana non è sacrificata dalla serialità e la creatività conserva la
prerogativa che le compete. Tanto per gli espositori quanto per i visitatori,
insomma, sarà un modo diverso di partecipare alla Festa della mamma:
dalle 10 alle 19 l’invito vale per tutti, tale è la dovizia, dalle composizioni
floreali ai gioielli, dai profumi alle tovaglie, per tacere degli articoli gastronomici, del più bel mercatino di questa primavera. Per informazioni ulteriori si può telefonare all’Azienda turistica di Campione d’Italia (+41 91
649 50 51).
Sabato 8 maggio, alle
ore 16.00, l’Associazione
culturale Iubilantes propone la visita guidata alla
chiesa di Santa Cecilia (o
chiesa dell’Adorazione) a
Como, in via Cesare
Cantù, con lo storico dell’arte prof. Alberto Rovi.
La partecipazione è libera; è richiesto un contributo di 5 euro a sostegno
delle attività di Iubilantes, in particolare le adozioni a distanza di ragazzi e anziani assistiti dalla Caritas Georgia.
Per informazioni: Iubilantes, Via Vittorio Emanuele II° 45, Como; tel.
031.279684;
e-mail:
[email protected];
sito internet: www.iubi
lantes.eu.
FINESTRA SUL CAMPIONATO: IL COMO ATTENDE IL LECCO PER CONQUISTARE LA SALVEZZA
Saranno 90 minuti decisivi sia per il Como sia per il Lecco quelli in programma domenica allo Stadio Sinigaglia per la 34^ giornata di campionato. Complice
la sconfitta rimediata domenica scorsa in quel di Cremona, infatti, gli azzurri
devono conquistare la vittoria contro i cugini blucelesti per raggiungere la salvezza ed evitare le “forche caudine” dei play-out. Ma il Lecco non può , a sua
volta, perdere perché in caso di sconfitta tante sono le probabilità di finire all’ultimo posto in classifica, ovvero l’unica posizione che comporta la diretta retrocessione in II Divisione. E’ questa la situazione che caratterizza l’ultimo (si spera) match della stagione al quale, salvo ripensamenti dell’ultima ora tuttora al
vaglio da parte delle autorità competenti, non potranno assistere i supporter
blucelesti perché, contrariamente alla partita d’andata disputata al “RigamontiCeppi”, l’Osservatorio del Viminale per le partite di calcio ha giudicato ComoLecco match ad alto rischio di incidenti e quindi vietato la trasferta ai tifosi
ospiti. Il Como arriva a questo incontro dopo essere stato sconfitto allo Zini di
Cremona domenica scorsa dalla compagine grigio rossa che, con questa vittoria,
vede aumentare le proprie possibilità di chiudere la stagione regolare al secondo posto il che gli permetterebbe di avere qualche vantaggio in vista dell’avvio
dei play-off che decreteranno la squadra che farà compagnia al Novara nel prossimo campionato di serie B. Il gol partita per la Cremonese è arrivato al 13°
minuto della ripresa per un errore della difesa del Como. Il grigio rosso Fietta,
infatti, dopo aver raggiunto il limite dell’area e puntato a fondo campo, lascia
partire un cross che il compagno Musetti scaglia in rete. E dire che il Como
avrebbe anche avuto una bella occasione per pareggiare: punizione dal limite di
Gonnella per fallo su Zerzouri al 67°. Il portiere è battuto ma la traversa respinge il pallone. A nulla ha portato, poi, l’assalto disperato negli ultimi minuti di
gioco da parte dei giocatori azzurri. La 34^ ed ultima giornata sarà dunque
decisiva per il campionato di Prima divisione rinvia tra sette giorni ogni decisione. In testa come in coda. Un ultima giornata “da brividi”. Attualmente la classifica vede Como e Viareggio a 37 punti, Foligno a 36, Pergocrema 35, Pro Patria
32, Lecco 31 e Paganese 30. Il Viareggio va a Benevento con i campani alla
ricerca di punti per entrare nei play-off mentre il Foligno è ospite del Perugia. Il
Pergocrema ospita in casa il già salvo Sorrento mentre il Como dovrà mantenere i nervi saldi per battere il Lecco e mettersi al sicuro a quota 40 punti. I blucelesti
arrivano sul Lario in profonda crisi e forse anche senza allenatore. Invernizzi,
infatti, ha presentato le dimissioni dopo la sconfitta casalinga di domenica col
Varese anche se, al momento di andare in stampa, la società sarebbe intenzionata a confermargli la fiducia.
Per il Lecco, ricordiamo, una sconfitta domenica e la contemporanea vittoria
della Paganese con il già promosso Novara significherebbe la retrocessione in
Seconda divisione proprio del Lecco. Diretta, senza quei play-out che il Como
vuole a tutti i costi evitare.
L.CL.
CRONACA
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
P A G I N A
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SEGNALI SEMPRE INCORAGGIANTI
Turismo:
avanti così
ncora segnali positivi dal fronte turistico in Provincia di Como. Il primo trimestre 2010 ha infatti fatto registrare, per quanto riguarda il settore
alberghiero ed extralberghiero, un + 7,47% sul
fronte degli arrivi, e un + 9,02% su quello delle
presenze. Dato reso ancora più importante dal fatto che in
questo periodo, a differenza del 2009, non era incluso il week
end pasquale.
Per entrare nel dettaglio dei numeri sono stati 118.874
gli arrivi registrati sul Lario da gennaio a marzo 2010, contro i 110.615 dello scorso anno; 225.369 mila invece le presenze, contro le circa 206.765 mila del 2009.
A farla da padrone sono stati soprattutto i turisti provenienti dalla Germania e dal Regno Unito. Dalla Germania
si è registrato un + 34,37% sul fronte degli arrivi e un 60,46%
su quello delle presenze. Per quanto riguarda il Regno Unito: arrivi: + 30,38%, presenze: + 64,61%. Dati positivi anche
da Svizzera e Liechtenstein, Francia, Paesi Bassi, Spagna,
Russia. In forte calo il turismo giapponese, con un - 24,67%
per quanto riguarda gli arrivi e un - 28,79 per quanto riguarda le presenze.
Più contenuta, ma sempre contraddistinta da segni meno,
la presenza statunitense (arrivi: -8,84%, presenze: -1,21%).
Importante anche il calo dell’Irlanda, con un -41,36% rispetto
allo scorso anno per quanto riguarda gli arrivi ed un – 43,05
sul fronte delle presenze.
“Siamo di fronte ad un dato parziale ma certamente significativo - il soddisfatto commento dell’assessore provinciale al Turismo Achille Mojoli -. Se il trend attuale dovesse
essere confermato sarebbe estremamente importante per
la nostra economia. Credo si stiano raccogliendo i frutti non
solo della bellezza dei nostri luoghi ma anche di un lavoro
sinergico, fatto di numerose iniziative, portato avanti insieme a Camera di Commercio e Associazione albergatori”.
A
TORNA IL CONCORSO “CER.CO.BAND” PER I NUOVI MUSICISTI COMASCHI
CHE QUEST’ANNO DIVENTA ANCHE “ON VIDEO”
Dopo il successo dello scorso anno la primavera in città si muove sulle note musicali con la seconda
edizione del concorso “Cer.Co.Band”, riservato a musicisti e band composte da giovani under 30 del
territorio comasco promosso, nell’ambito del progetto “Musica in Rete”, da parte dei Comuni di Como
e Cernobbio. Evento che, quest’anno, si presenta con una novità che caratterizza anche il titolo della
stessa iniziativa che è “Cer.Co.Band on video”. Infatti i partecipanti vedranno pubblicata su una
sezione del sito www.musicainretecomo.com la propria esibizione che potrà essere votata per proseguire il suo cammino nel concorso. Questa e le altre novità del progetto Musica in Rete sono state
presentate la scorsa settimana presso la sala Prove di via Castelnuovo dagli assessori alle Politiche
Giovanili del Comune di Como, Maurizio Faverio, e di Cernobbio, Simone Braglia. «”Cer.Co.Band on
video è un concorso che presentiamo, sempre in collaborazione con il Comune di Cernobbio, e che si
presenta quest’anno con alcune interessanti novità che sicuramente lo renderanno ancora più popolare tra i giovani – ha commentato Maurizio Faverio -. Infatti i video partecipanti saranno soggetti sì
alla valutazione di una giuria tecnica ma potranno superare la prima fase di selezione anche grazie al
voto on-line. Tutte i brani partecipanti al concorso, confidiamo in circa 40 e che quest’anno dovranno
essere esclusivamente originali, saranno infatti ospitati da un’apposita sezione del sito
www.musicainretecomo.com ed alla fase finale ne accederanno 15 individuati dalla giuria insieme ai
5 più votati su internet. Spero che questa novità venga apprezzata dai ragazzi». Entusiasta dell’iniziativa anche l’assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Cernobbio, Simone Braglia: «Questo
concorso rappresenta un’opportunità per i giovani da realizzare tramite la musica. E mi preme ricordare, Villa Erba di Cernobbio, a metà del prossimo mese di settembre, ospiterà la Festa della Musica
con la finale a livello insubrico di “Cer.Co.Top Band”. A questo evento parteciperanno tutte le band
che hanno vinto i singoli concorsi locali di questa seconda edizione, e quindi anche di “Cer.Co.Band on
video”, della manifestazione ed avranno anche la possibilità di confrontarsi con gli artisti che si presenteranno alla Festa della Musica oltre a suonare prima del concerto conclusivo della rassegna di
Davide Van de Sfroos». All’edizione 2010 del concorso possono quindi accedere tutti i giovani musicisti, cantautori, band e gruppi musicali di ogni genere, con o senza contratti di produzioni. I solisti
dovranno avere l’età massima di trent’anni compiuti, mentre le band dovranno avere un’età media
non superiore a trent’anni. I partecipanti dovranno essere residenti in provincia di Como; per le band
è necessario che più di metà della band sia residente in provincia. Per partecipare è necessario presentare almeno un brano di propria composizione ed avere un repertorio live non inferiore a trenta
minuti. Quest’anno, infatti, non sono ammesse cover di canzoni già famose. L’iniziativa è totalmente
gratuita e per iscriversi occorre scaricare il regolamento sul sito www.musicainretecomo.com compilare la scheda di adesione ed inviarla entro il 15 maggio a [email protected]. Info: cell. 3355471154; [email protected]. Le band selezionate verranno contattate dall’organizzazione. In
palio ci sono numerosi premi: innanzitutto la registrazione gratuita di un proprio brano live alla sala
prove di Como (fino a 40 selezionati); la realizzazione di un video-playback gratuito del proprio brano
alla sala prove di Como (20 finalisti); la possibilità di tenere un concerto in piazza Cavour all’interno
di ES.Co, Estate a Como, la rassegna di eventi estivi della città (6 finalisti). I tre vincitori della fase
finale potranno registrare professionalmente un proprio brano e potranno realizzarne il videoclip con
il supporto del centro “Gira & Volta”. La finalissima di Cer.Co.Band on video si terrà presso la sala 3D
dell’UCI Cinemas di Montano. Il gruppo vincitore riceverà un buono di 500 euro in strumenti musicali e la possibilità di partecipare a Cer.Co.Top.Band all’interno della grande fiera della musica a Villa
Erba in programma, come detto, il prossimo mese di settembre.
L.CL.
CRONACA
P A G I N A
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Lago&Valli
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
TAVERNERIO INCONTRO PUBBLICO VENERDÌ 7 MAGGIO
Fra le stelle
sul Galbiga
Foto
Gruppo Astrofili Lariani
enerdì 7 maggio, dalle ore
21.15 presso il
Centro Civico
“Rosario Livatino” di Tavernerio, il
Gruppo Astrofili Lariani
organizza una serata dal
titolo “La stagione 2010
fra le stelle sul monte
Galbiga”, durante la quale il Vicepresidente del sodalizio, Marco Papi, presenterà le attività organizzate quest’anno presso l’Osservatorio sul monte Galbiga (o Calbiga), in
Comune di Lenno. Si tratta dell’osservatorio amatoriale più “alto” della
Lombardia, situato a
1607 metri di altitudine:
una singolare particolarità che la nostra provincia
può vantare.
La struttura è stata realizzata dall’Amministrazione comunale di Lenno,
in collaborazione con la
Banca di Credito Cooperativo di Lezzeno, la Comunità Montana Lario
Intelvese e, appunto, il
Gruppo Astrofili Lariani
e inaugurata nel 2002.
Durante la fase di progettazione - effettuata tramite ripetuti contatti tra
l’Associazione e il Comune - venne riservata una
particolare attenzione per
ridurre al minimo l’impatto ambientale della
struttura. Dopo alcuni
studi, si decise di costruire l’osservatorio all’interno di una delle trincee
della O.A.F.N. (impropriamente conosciuta come
“Linea Cadorna”) presenti nella zona, in modo tale
che solo la cupola sarebbe stata visibile all’esterno.
L’osservatorio dispone
di una potente strumentazione di proprietà del
Gruppo - un rifrattore da
12 cm di lente e un riflettore Newton-Cassegrain
da 30 cm di specchio - installati all’interno della
V
L’iniziativa
è del Gruppo
Astrofili Lariani.
Nel corso della
serata verranno
presentate
le attività
organizzate
quest’anno presso
l’osservatorio
amatoriale
più alto della
Lombardia, posto
a quota 1607
metri, in comune
di Lenno
SILVIA FASANA
cupola.
L’attività della specola
si suddivide fra ricerca
scientifica - per dare un
significativo apporto allo
studio dell’astronomia - e
divulgazione, per far conoscere questa affascinante scienza dalla storia
millenaria.
Il Gruppo Astrofili Lariani, che ha in gestione
la struttura, predispone
annualmente un calendario di serate nelle quali
l’osservatorio viene aperto al pubblico per osservazioni del cielo, in particolare della Luna. Generalmente queste serate si
susseguono con cadenza
mensile, tranne nei mesi
invernali durante i quali
raggiungere l’osservatorio può essere difficoltoso.
Particolare attenzione è
dedicata anche alle visite
delle associazioni e soprattutto delle scolaresche.
L’osservatorio può essere raggiunto da S. Fedele
Intelvi, seguendo la strada per Pigra, proseguendo fino al Rifugio Boffalora e quindi all’Alpe di
Lenno, dove la strada asfaltata finisce. Da qui, in
una ventina di minuti ad
andatura blanda, si arriva al rifugio Venini-Cor-
nelio e, prendendo la strada che passa sul retro del
rifugio, dopo altri cento
metri si raggiunge l’Osservatorio.
Luigi Viazzo, responsabile del settore educazione del Gruppo Astrofili
Lariani, ci illustra in sintesi il calendario della
stagione 2010.
«Per sabato 22 maggio è prevista la prima
apertura ufficiale dedicata all’osservazione della
Luna e delle meraviglie
(galassie ammassi stellari e nebulose) del cielo
primaverile, con un’anticipazione di quelle del cielo estivo.
Sabato 19 giugno
sarà dedicato all’osservazione della Luna al Primo
Quarto, di Saturno e, nella seconda parte della serata, delle meraviglie del
cielo estivo.
Sabato 10 luglio è in
programma la terza apertura interamente dedicata all’osservazione dei
meravigliosi oggetti del
cielo estivo (ammassi e
nebulose) e alla caccia dei
quattro satelliti galileiani
che “danzeranno” nel corso della notte attorno a
Giove.
Sabato 31 luglio è riservato agli appassionati
di cielo profondo alla ricerca di nebulose e ammassi stellari; “fari” puntati anche su Giove e, per
i più assidui, appuntamento con le galassie
M31-32-33-110 “anticipatrici” del cielo autunnale.
Domenica 1 agosto,
in occasione della Festa
degli Alpini Sezione di
Lenno, è prevista, la mattina, un’apertura straordinaria per la visita alla
struttura e l’osservazione
del Sole (inizio visite e
osservazioni a partire
dalle ore 10.00).
Sabato 28 agosto, sarà
dedicato, nella prima parte della serata, a Giove e
agli oggetti del cielo estivo. Poi spazio alla Luna e
alla geografia selenica.
Sabato 18 settembre
è prevista la penultima
apertura riservata all’osservazione di Giove (che
raggiunge in questo mese
l’opposizione), alle ombre
e i crateri lunari e alle
meraviglie del cielo
autunnale.
Il 9 ottobre, sabato,
ultima apertura del 2010,
sarà invece dedicato all’osservazione di Giove,
delle meravigliose galassie e degli splendidi ammassi stellari del cielo
autunnale».
In caso di maltempo gli
IL 1° MAGGIO E IL CORTEO ACQUATICO PER LA “COLOMBO”
È letteralmente “sbarcata” a Como, lo scorso 1° maggio, la protesta contro il trasferimento della storica azienda nautica Colombo (33 dipendenti) da Bene Lario a Capriolo
(Brescia). Un corteo di barche, partito da
Menaggio, è approdato in piazza Cavour, per
unirsi al corteo organizzato per celebrare la
Festa del Lavoro.
Sui motoscafi dei “pirati” della Colombo
c’arano anche il presidente della Comunità
montana Marco Braga e il consigliere regionale Luca Gaffuri.
“Il corteo acquatico del 1° maggio - spiegano gli organizzatori - che si è unito al corteo
tradizionale in piazza Cavour, ha unito l’acqua alla terra. Ha espresso un senso di collegamento tra i lavoratori della Colombo e la
loro lotta e tutti coloro che vivono in una situazione di crisi occupazionale. E’ il simbolo
di un territorio che deve sapere unire condizioni diverse, per cultura, provenienza, appartenenza... Il lavoro unisce e questo 1°
maggio lo ha dimostrato».
appuntamenti saranno
annullati. Tutte le serate
avranno inizio dalle ore
21.00. Gli organizzatori
raccomandano di portare
con sé abbigliamento invernale, dato che le temperature nelle ore serali
possono essere rigide.
Per ulteriori informazioni, la sede del Gruppo
Astrofili Lariani si trova
in via Risorgimento 21 a
Tavernerio, presso il Centro Civico “Rosario Livatino”; tel. 328-0976491
(dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 21); e-mail:
[email protected];
sito internet: www.astro
fililariani.org. In particolare, altre notizie sull’attività dell’osservatorio
possono essere reperite
alla pagina web http://
www.astrofililariani.org/
osservatoriocalbiga/informazioni.
CRONACA
Lago&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
P A G I N A
29
GENERAZIONI CHE SI INCONTRANO
Prima Comunione
il filo dei ricordi
P
omeriggio di
pioggia… Sembra novembre,
invece è maggio
e si sente ancora volentieri il calore di
un focherello. In un pomeriggio inoltrato un gruppo di ragazzini giocano
volentieri a oca sul tavolino piccolo, mentre le
nonne intorno al tavolo
grande sono concentrate
a giocare a scala quaranta e ad ascoltare di riflesso la conversazione
che si svolge tra le mamme che si sono ritirate in
un angolo a preparare la
merenda per tutti, e a discutere sul vestito più
adatto da far indossare
alle ragazzine sotto il saio
in occasione della cerimonia della prima Comunione.
E da questo soggetto
nasce il filo che lega i
cambiamenti intercorsi in
poco più di cinquanta
anni su questo tema.
Le nonne posano le carte, i ragazzi, forse stanchi di giocare o attirati
dalla torta servita per
merenda, si avvicinano
ad ascoltare. Le mamme
interrompono il dialogo e
avvicinano le sedie. Chi
incomincia? La domanda:
qual è il ricordo più bello
della vostra prima Comunione? Naturalmente incomincia la nonna più
Il primo incontro
con Gesù.
Un’esperienza
indimenticabile
che resta
nel cuore.
La condivisione
in un piovoso
pomeriggio
di primavera
vestito d’autunno
di RINA CARMINATI FRANCHI
chiacchierona…
Torniamo indietro ben
sessantasette anni: siamo
nel 1943 in pieno tempo
di guerra. Quello era l’anno della mia prima Comunione. Metà di noi avevano il babbo militare, ma
forse ero io che pativa di
più di questa lontananza.
Il mio papà era infatti di
stanza a Bologna. Continuavo a stressare la mia
mamma perché gli scrivesse che almeno per quel
giorno venisse a casa e
pregavo Gesù perché questo avvenisse. Mia mamma cercava in tutti i modi
possibili di farmi capire
che il mio papà sarebbe
venuto a casa molto volentieri, ma non dipendeva da lui. Ed era anche
pericoloso perchè gli aerei mitragliavano i treni
che… Ma io mi rifiutavo
di sentire ragioni. Il mio
più grosso desiderio era
che nel momento in cui
avrei ricevuto per la prima volta Gesù lui fosse
lì dietro di me.
E Gesù ascoltò le preghiere di una piccolina. In
chiesa avevo ancora gli
occhi bagnati dalle lacrime dalla delusione perché, fino ad allora, il miracolo non si era compiuto. Ad un tratto, però, girandomi vidi mio padre
entrare dal portone, tutto affannato per il ritardo. Vestito da militare e
inzaccherato, ma era proprio lui...
Era arrivato in tempo
superando ostacoli quasi
insormontabili. Questo è
il mio ricordo più bello legato alla mia prima Comunione.
Ora tocca a una mamma raccontare: negli anni
settanta del secolo scorso
fu introdotta la regola del
saio uguale per tutti i
comunicandi. Di solito,
quasi per tradizione, i
vestitini bianchi con il
velo per le bambine ce li
prestavamo le une con le
altre e questo cambiamento ci sconcertò tanto,
perché ci domandavamo
cosa avremmo potuto indossare sotto “la divisa
bianca”. A questo punto le
mamme si misero d’accor-
gata. Quando, dopo poco
più di un mese andai a
cercare il mio vestito “bello” nell’armadione per indossarlo ad andare a
Messa, non lo trovai più.
Ne chiesi la ragione alla
mia mamma, che mi spiegò cosa era successo: una
signora povera di un altro paese che aveva tanti
figli glielo aveva chiesto
in prestito per la sua piccola che doveva fare la
prima Comunione, e dato
che loro non avevano ancora il saio, lei non avrebbe potuto acquistarlo. La
mia mamma glielo prestò
volentieri. Ma quando
venne il momento di renderlo, la signora le fece
sapere che un’altra piccola avrebbe avuto il piacere di metterlo, così lei
glielo aveva donato. Si
trattava di persone di una
Valle notoriamente più
povera della nostra e così
non riuscimmo nemmeno
più sapere quante ragazzine avevano indossato il
PELLEGRINAGGIO A PIEDI
DA CHERBOURG A MONT ST MICHEL CON IUBILANTES
IL 15 MAGGIO IL “DIZZASCO
RAGA ROCK FESTIVAL”
L’Associazione Amici di Dizzasco e Muronico propone, con il patrocinio del Comune e della parrocchia, il “Dizzasco raga rock festival”.
Ecco il programma della manifestazione prevista per sabato 15 maggio presso l’oratorio di Don
Bosco di Dizzasco:
ore 15.30 apertura manifestazione e presentazione;
ore 16.00 suonerà il gruppo Anger della scuola
Notasunota di Como;
ore 16.30 suonerà il gruppo Crazy Kids della
scuola Notasunota di Como;
ore 17.00 merenda per tutti;
ore 17.30 suonerà il gruppo Atomic Sound della
scuola media Ugo Foscolo di Como Borgovico;
ore 18.00 question time - Domande ai musicisti.
do per un vestitino semplice, anche per ragioni di
economia. Ma poco tempo
prima dell’evento fece
scalpore che il negozio più
esclusivo del paese avesse esposto in vetrina un
ricco vestito, adatto sì per
una festa così bella, ma
con un prezzo da mezzo
infarto. Nessuna delle
nostre famiglie sarebbe
stata in grado di spendere una cifra simile. Le
donne della mia famiglia
passarono così al contrattacco. Con un pezzo di
raso la mamma tagliò un
bellissimo vestito, la nonna lo confezionò, la cugina lo ricamò rendendolo
prezioso e alla mattina
del grande giorno, sotto
il saio, io avevo un abitino tanto originale e bello
da sentirmi tanto elegante da incontrare Gesù.
Pensavo di vantarmi con
le mie compagne in un
prossimo futuro, ma qui
accadde una cosa strana
che non mi sono mai spie-
L’associazione culturale Iubilantes propone dal 15 al 26 luglio 2010 un gradevole pellegrinaggio a piedi da Cherbourg a Mont St Michel per arrivare alla
splendida abbazia il 25 luglio, in concomitanza con il grande giubileo
compostellano. È un viaggio pensato da Iubilantes per tutti quelli che vogliono provare l’esperienza di un pellegrinaggio a piedi, ma temono un percorso
troppo lungo e impegnativo; quelli che vorrebbero andare a Santiago ma temono l’affollamento del Cammino nell’Anno Santo compostellano; quelli che
desiderano conoscere il Mar di Normandia e vivere l’emozione della traversata a piedi della baia di Mont St Michel; e quelli che vogliono vivere l’esperienza antica e sempre nuova dei “michelot”, i pellegrini inglesi che dalla Gran
Bretagna si recavano in pellegrinaggio nei luoghi dell’Arcangelo Michele.
Il programma completo è pubblicato sul sito www.iubilantes.eu. Le iscrizioni dovranno essere fatte al più presto (e comunque non oltre il 23 maggio)
telefonando al numero 031-279684 o mandando una mail a
[email protected], indicando il proprio nominativo, completo di luogo e
data di nascita e versando un acconto di 200 euro, previa contatti con la sede
Iubilantes.
L’ISM0 CONTRO IL BULLISMO
Nuova opportunità per “essere felici a scuola”. Ismo propone infatti l’ultimo
laboratorio del progetto di intervento sugli insegnanti mirato a sviluppare la
loro capacità di relazione e comunicazione fra colleghi e con gli studenti, presupposto per un efficace rapporto educativo.
Obiettivo di questo percorso è la prevenzione del bullismo e del disagio giovanile in Lombardia. L’iniziativa “Essere felici a scuola” a partire dai primi mesi
del 2008 ha già coinvolto 185 docenti di 75 scuole elementari, medie inferiori e
superiori delle province di Milano, Lodi, Pavia, Como e Bergamo.
Il Laboratorio, totalmente gratuito, guidato da formatori professionisti, dura
4 giorni e si svolge al di fuori delle scuole di appartenenza perché le persone
possano confrontarsi con esperienze diverse. I professori sono supportati dai
formatori nell’attuazione sul campo di quanto appreso nei Laboratori, vengono
aiutati a superare le difficoltà che inevitabilmente incontrano, diventando testimoni per i loro colleghi e formando così una comunità di docenti capaci di essere
“agenti di relazione”. Il prossimo Laboratorio esperienziale – quello che concluderà il progetto iniziato nel 2008 - si terrà dal 25 al 28 Maggio 2010 a Rota
d’Imagna.
Per informazioni e iscrizioni al laboratorio contattare Ismo: Elena Meneguzzo
[email protected] tel 02-72000497-fax 02-89010721 -p.zza
Sant’Ambrogio 16, 20123 Milano.
mio vestito. Forse era il
castigo perché avevo fatto un piccolo peccato di
vanità. Io però conservo
ancora una bella foto, che
mi è preziosa, con quell’abitino e ora che sono
grande penso che se
l’avessi tenuto solo per me
non lo ricorderei così bene
e che quel vestito, confezionato con tanto amore
dalle donne della mia famiglia, abbia fatto felice
altre piccole nel giorno
bellissimo dell’incontro
con Gesù...
I ragazzi tacciono. Loro
non hanno ricordi, ma noi
abbiamo, in questo pomeriggio di pioggia, ubbidito a una raccomandazione che ci viene nientemeno dal libro dei salmi :
Cio che abbiamo udito
e conosciuto - e i nostri
padri ci hanno raccontato - non lo terremo nascosto ai nostri figli - racconteremo alle generazioni
future - le gloriose e potenti azioni del Signore…
A LENNO “COME
SOPRAVVIVERE
ALLO SPETTACOLO
DI FINE ANNO”
Venerdi 7 maggio
alle ore 21.00 presso la
Biblioteca “Vittorio
Antonini” di Lenno si
terrà la serata: “Come
sopravvivere allo spettacolo di fine anno!”,
consigli per allievi, genitori , insegnanti per
affrontare al meglio il
nostro saggio (di danza, musica, teatro...)e...
ricominciare se si rivela un disastro.
Parlerà la giornalista e ballerina classica
Gigliola Foglia.
Seguirà una breve
presentazione della
Collana di libri e giochi “Ballerine” (edita
da Il LaboratorioBlu di
Como) e dei suoi progetti di solidarietà.
ASCOLTO
L’associazione Ascolto di
Como ricorda l’appuntamento di lunedì 10 maggio, alle ore 21, presso
l’Auditorium Collegio
Gallio di Como sul tema:
“La morte in croce e la resurrezione”. Relatore:
mons. Bruno Maggioni.
L’iniziativa è nell’ambito
del Corso biblico 20092010 su “Il Vangelo di
Matteo.
P A G I N A
30
Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
SONDRIO LA PREMIAZIONE DELLE TESI CON LA FONDAZIONE MELAZZINI SUL TEMA DELLE FAMIGLIE STRANIERE
La «disabilità» nei propri figli
L
o scorso 23 marzo il
Consiglio di Amministrazione della
Fondazione Anna e
Michele Melazzini
aveva deliberato di conferire il premio per tesi di
laurea sulla famiglia ex
aequo a Elenora Cortesi
e a Francesca Rossi, entrambe laureatesi con il
massimo dei voti rispettivamente con le tesi La famiglia immigrata di fronte
alla nascita di un figlio
disabile: le risorse e le sfide
di una difficile transizione
e La famiglia affronta
l’autismo. Analisi delle relazioni familiari e della loro
relazione con l’emotività
espressa. Giovedì scorso la
sala consiliare della Provincia, intestata allo stesso Melazzini, ha ospitato
la presentazione e la premiazione delle due tesi da
parte delle autrici introdotte da Francesco Mazza,
presidente della Fondazione, e da Delfo Bonenti, direttore sociale dell’Asl di
Sondrio. Il primo ha sottolineato come la premiazione manifesti la sollecitudine della Fondazione per le
tematiche familiari come
indicato nello statuto stesso; il secondo, dopo aver
esposto le motivazioni che
hanno portato alla premiazione ed aver indicato che
nelle tesi la famiglia è vista come un sistema di re-
rischio è che il genitore sia
tanto preso dalla cura del
figlio disabile da abbandonare a se stesso il o gli altri figli sani. A sua volta,
Rossi, parlando di autismo, ha osservato che oggi
dire autismo è dire tutto,
ma anche niente, poiché
ancor oggi questa malattia
è in corso di definizione dal
punto di vista eziologico,
lazioni al proprio interno e
di interrelazioni con i sistemi esterni e che per ristabilire l’equilibrio familiare bisogna mirare a gestir
bene le potenzialità di ciascuna persona, si è soffermato sull’autismo, che ormai ha una lunga storia di
studi, che però non sono tuttora pervenuti a soluzioni
adeguate alle attese delle
famiglie. Concludendo il
suo intervento ha ricordato alcuni dati riguardanti
persone in età evolutiva seguite dall’Aovv per autismo. Si tratta di dati incompleti - 34 casi nel 2008
e altri 15 che hanno ricevuto solo ricoveri -, poiché le
persone escono anche dalla provincia per ricevere
assistenza. Per quanto riguarda invece i disabili in
famiglie di immigrati, nel
2009 sono stati accertati in
provincia 21 casi su un totale di 263 inseriti nelle
scuole. Di questi, il gruppo
più consistente (dieci) viene dal Marocco; quasi tutti
gli altri sono singoli casi
appartenenti a differenti
nazionalità. Della relazione di Cortesi, molto ricca
sotto il profilo tecnico
scientifico, ricordiamo che
è stata condotta su otto genitori migranti (cinque
madri e tre padri), per indagare come viene affrontata la nascita di un figlio
disabile. Dalla ricerca è
emerso che nelle rappresentazioni grafiche del
bambino la madre è una
figura molto presente,
mentre il padre è marginale. Per comprendere questo
dato, la relatrice ha suggerito che la nascita di un
bambino disabile richiede
più impegno e affetto da
parte della madre, mentre
il padre sta in disparte,
perché si sente ferito nella
sua paternità. Inoltre, un
essendole attribuita un’eziologia multifattoriale
(all’autismo si riconoscono
diversi fattori causali), e
della nosografia (cioè la
descrizione della malattia). Superate ormai le teorie degli anni ’70, ora si è
stabilito che l’autismo è
dovuto ad una grave e generalizzata compromissione dello sviluppo che
genera problematiche familiari, legate ai disturbi
relazionali, ai limiti della
comunicazione e del linguaggio, ai comportamenti, ecc. Attualmente, i risultati della ricerca scientifica sono approdati a risultati che aprono a nuove
e promettenti prospettive
cliniche.
PI.ME.
GLI APPUNTAMENTI DI UNITRE A SONDRIO E A TIRANO
Questi gli appuntamenti della prossima settimana presso la sede di Unitre
di Sondrio in via Cesare Battisti 29: lunedì 10 alle ore 15.30, un tecnico
della Fondazione Fojanini guiderà la proiezione-conferenza del film documentario di Ermanno Olmi, Rupi del Vino, viaggio tra i filari della Valtellina;
venerdì 14 alle ore 15.30, Corrado Fabi, già presidente di Confindustria
di Sondrio e titolare di IMI Fabi Spa, con proiezioni in power-point illustrerà Il volto della Corea di oggi; lunedì 17 alle ore 15.30, in occasione della
chiusura dell’anno accademico, si terrà la sfilata di abiti d’epoca Il nobil
vestir in Valtellina e Valchiavenna, progetto realizzato dal Gruppo Sarti
dell’Unione Artigiani della provincia di Sondrio e Confartigianato Imprese.
Due gli appuntamenti di Unitre di Tirano nello stesso periodo: martedì 11
alle ore 15.00, Enzo Brè, presidente del Circolo filatelico numismatico di
Tirano intratterrà su “Tirano - Francobollo che passione!”; martedì 18
alle ore 15.00, Franco Visintin, già direttore tecnico della Rai di Milano,
parlerà de Il passo del Bernina dalla via degli xenodochi al trenino rosso.
Come sempre, gli incontri si tengono presso la sede del Credito Valtellinese
in Piazza Marinoni.
VISITA AL SANTUARIO DELL’ASSUNTA A MORBEGNO
La Società Storica Valtellinese promuove per sabato 8 alle ore 15.00 la
visita al santuario della Madonna Assunta di Morbegno, che sarà guidata
da Simonetta Coppa, membro della Soprintendenza per il Patrimonio
Storico Artistico e Etnoantropologico di Milano, e da Giulio Perotti, direttore responsabile del periodico Le Vie del Bene. L’iniziativa è rivolta a
tutti e il ritrovo è nei pressi del santuario.
SONDRIO IN MEMORIA DI PADRE ABBIATI
Guardando ai più poveri
associazione Solidarietà Terzo Mondo e La Bottega
della Solidarietà
di Sondrio, in collaborazione con la Biblioteca civica “Pio Rajna di
Sondrio” e gli Amici della
Biblioteca di Sondrio, hanno pensato di rendere omaggio alla memoria di
padre Giovanni Abbiati,
missionario saveriano deceduto in un incidente stradale in Bangladesh il 5 ottobre 2009, organizzando
per venerdì 14 maggio alle
ore 21.00 un incontro presso la biblioteca sondriese.
Sarà presentato il libro
“Biglietto di Terza classe” della canadese Heather Wood, della cui vicenda editoriale parlerà in
modo più esteso nel corso
della serata Massimo
Mandelli, che lo editò nel
1994 attraverso l’Officina
del libro. Il testo racconta
il viaggio di un gruppo di
anziani di un villaggio del
Bengala in un vagone ferroviario di terza classe attraverso l’India, reso possibile grazie alla generosità di una ricca signora con
l’intento di dare un’opportunità di conoscenza
alla gente più emarginata ed isolata, aiutandola
ad uscire dalla propria limitata miserabile realtà.
L
’
Giovanni Abbiati ha tradotto il libro in italiano per
contribuire a diffondere la
conoscenza della realtà del
Bangladesh, cercando di
trasmettere le grandi doti
di umanità, umiltà, co-
raggio e genialità della
gente di quella regione e
aiutando a superare gli
stereotipi negativi. Nel corso della serata si parlerà
di viaggi che cambiano la
vita. Giovanni Abbiati è
partito ragazzo dalla
Valtellina, è arrivato nel
1975 nell’altra parte del
mondo ed è riuscito a strutturare un’attività di artigianato gestita da donne
musulmane insieme a donne hindù e cristiane. Donne che hanno saputo acquisire dignità ed autonomia attraverso il loro
lavoro, che ha trovato uno
sbocco di mercato nel commercio equo e solidale italiano ed europeo. Desideroso di testimoniare in prima persona non solo carità, povertà ed accoglienza,
ha iniziato la sua opera
missionaria occupandosi
in modo concreto del disagio di migliaia di donne rimaste vedove e sole dopo
una gravissima alluvione,
per arrivare alla realtà
odierna che vede coinvolte
circa diecimila donne in 15
gruppi di artigianato. In
questi 35 anni i viaggi
sono stati molti: di Giovanni in Italia per riuscire a
sviluppare i contatti commerciali e a perfezionare
l’invio di container di artigianato (fino a 30 all’anno).
Di volontari della Bottega
della Solidarietà di Sondrio
che, per mantenere i contatti diretti, continuativi e
propositivi con la realtà
delle cooperative, si recano annualmente a proprie
spese in Bangladesh.
Una di questi è Lidia Perucconi, la più assidua ed
appassionata, che porterà
la sua testimonianza sulle Donne bengalesi:
sguardi, voci e mani. Anche rappresentanti donne
delle cooperative artigianali del Bangladesh sono
state invitate più volte in
Italia per parlare della loro
esperienza e di quanto l’attività di artigianato abbia
cambiato loro la vita e quella delle loro famiglie. Si
sono espresse così: “Ci stimiamo di più”, “Ora abbiamo un posto nella società”,
“Con il poco che guadagniamo possiamo mandare i
nostri figli a scuola senza
pesare sul bilancio della
famiglia”, “Abbiamo qualche cosa che ci interessa e
facciamo parte di un gruppo”. Sono tutte testimonianze raccolte direttamente dalle artigiane coinvolte nel progetto di padre
Giovanni.
Benedetto Abbiati, reduce da un recente viaggio in
Bangladesh, dove ha raccolto testimonianze toccanti dell’eredità di affetti
lasciata dal fratello, parlerà di: Giovanni Abbiati
e il Bangladesh. Il viaggio terreno di Giovanni
Abbiati si è concluso tragicamente, ma continua in
tutti quelli con cui ha lavorato, che l’hanno conosciuto e ai quali ha contribuito
a cambiare la vita.
Dal 10 al 14 maggio verrà allestita nella Stua
della biblioteca un’esposizione di manufatti del
Bangladesh.
CRONACA
P A G I N A
Valchiavenna
31
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
MESE UNA MESSA CON IL VESCOVO PER RICORDARE I CENTO ANNI DALLA NASCITA
Nel ricordo di suor Tomasina
ta la gioia degli organizzatori quando i posti previsti si dimostrarono insufficienti ed insufficienti le seggiole reperite in
casa.
Il coro parrocchiale
San Vittore di Mese, fondato da don Primo, ha
animato la santa messa
presieduta dal vescovo e
concelebrata da ventiquattro sacerdoti, tra i
quali i parroci di Uggiate
Trevano e di Mese, alcuni parroci della valle,
due vicari della diocesi e
rappresentanti della comunità religiosa guanelliana e salesiana.
Va ricordata la presenza delle autorità civili, i
sindaci di Uggiate Trevano, Mese e Piuro e il
presidente della Comunità montana.
Il parroco di Mese don
Casimiro Digoncelli, nel
saluto rivolto al vescovo,
ha evidenziato come la
casa di Mese sia sorta
per la Bontà infinita del
Signore Gesù e come
don Primo l’abbia maturata con ore di Adorazione. Sulla sua scia incontriamo Suor Tomasina,
costruita da Gesù Eucaristia e da Gesù Vittima.
Nell’omelia mons. Coletti ha ricordato che il
concilio Vaticano II ha
considerato la santità
non un privilegio per pochi, ma una grazia offer-
IL CANTAUTORE RON A CHIAVENNA
IN RICORDO DI SUOR MARIA LAURA
Ci sarà anche Ron a Chiavenna per ricordare
suor Maria Laura Mainetti a dieci anni dalla
morte. Venerdì 7 maggio, alle ore 21, il cantautore andrà in scena al cineteatro Victoria di
Chiavenna portando la sua “testimonianza musicale” in memoria della suora uccisa il 6 giugno
del 2000.
CHIAVENNA
TORNA “LE CHIAVI D’ARGENTO”
Torna la rassegna “Le chiavi d’Argento”, giunta alla sua XXIX edizione. Sabato 8 maggio a
Chiavenna, nella chiesa di S. Fedele, si esibiranno il “Piccolo Coro Artmemìa” di Torviscosa
(Udine), diretto da Denis Monte, e il coro “Torino Vocalensemble” di Torino, diretto da Carlo
Pavese. (Si veda approfondimento in Mass Media)
UN LIBRO PER I “CENTO DIESIS”
DELLA BANDA MUSICALE DI GORDONA
All’oratorio parrocchiale San Martino di
Gordona verrà presentato, domenica 9 maggio,
alle ore 21, il libro “Cento Diesis, oltre un secolo
di storia della banda musicale di Gordona”.
ta a tutti perché filtrata
dai comportamenti e dagli esempi del vivere la
carità quotidiana. Sono
i santi conosciuti solo a
Dio e che testimoniano
come sia possibile, quando si vive a contatto con
il Signore, diffondere
ovunque serenità, speranza e ottimismo.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
M
artedì 27
aprile nella
cappella dell’Istituto
Sacra Famiglia, le suore di don Primo hanno ricordato i
cento anni della nascita
di suor Tomasina, la giovane che il fondatore
aveva accolto, il 27 aprile del 1932, su raccomandazione del parroco
don Giovanni Tam, “[…]
per vedere se fosse possibile assecondare i voti
e le aspirazioni di questa
buona giovane”.
A ricevere mons. Coletti, con le suore e gli
amici dell’associazione di
don Lucchinetti, c’era
tantissima gente che lo
ha accolto con un caloroso applauso di benvenuto. Persone provenienti dalla Valchiavenna e dal paese natale di
suor Tomasina.
Tutti si sono soffermati
sulla tomba della suorina per affidare a lei una
preghiera e la richiesta
di una raccomandazione
da portare alla Vergine.
Per quanto fosse prevedibile l’insufficienza
degli spazi in chiesa, si
confidava nella piazza
antistante che, appositamente allestita, avrebbe
consentito ad almeno
200 persone di seguire
su uno schermo la santa Messa. Grande è sta-
All’offertorio sono stati portati all’altare i doni
della comunità: il pane
e il vino, la copia del certificato di nascita e una
lampada per spezzare le
tenebre (dono della comunità di Uggiate Trevano) e un porta “candele votive” (dono della comunità di Mese).
Al termine della cerimonia commovente e significativo è stato l’abbraccio fra il Vescovo e
la superiora generale
suor Fedele. Un abbraccio di gratitudine, di speranza e di continuità
nella fedeltà alla chiesa
e al vescovo sull’esempio del fondatore che,
prima di rendere pubblica un’azione pastorale,
la presentava al vescovo
per l’approvazione.
Ora è giusto chiedersi: perché don Primo e
suor Tomasina vivono
ancora nel ricordo della
gente?
Guardando i loro volti
nella cappella dell’Istituto Sacra Famiglia, dove
riposano, e ripensando
alle loro vite e al loro
abbandono totale a
Gesù, si rimane stupiti,
ammirati ed attirati fino
a piegare le ginocchia.
A Mese don Primo e
suor Tomasina avevano
portato: il sacerdote la
Parola di Dio, l’amore
per la sua gente e un’
incrollabile fede; la suora la docilità, un animo
semplice e umile, uno
stato cagionevole di salute, uno scarso quoziente intellettivo e un
grande amore per Gesù.
Oggi diremmo cose di
poco valore, ma che loro
trasformarono in santità.
MARCO SARTORI
CARITAS IL CENTRO DISTRIBUZIONE VIVERI DELLA PARROCCHIA DI MESE
Una realtà al servizio della Valle
opo aver mosso i primi passi in ambito
strettamente
parrocchiale,
per rispondere cristianamente alle più urgenti
richieste di persone che
si trovavano in situazione di necessità, la Caritas parrocchiale di Mese
offre oggi il proprio servizio a persone in difficoltà economica residenti in tutti i Comuni della
Valchiavenna.
In accordo con il Centro di Ascolto Caritas di
Chiavenna e in collaborazione con la Caritas di
Sondrio e il Banco Alimentare della Lombardia, dal luglio 2004 essa
ha infatti aperto un servizio di distribuzione vi-
D
veri agli indigenti dell’intera Valchiavenna
contando attualmente
sulla disponibilità di
quindici volontari (incaricati dell’approvvigionamento, della distribuzione, dei contatti con Enti,
della rendicontazione).
Tale servizio è realizzato in uno spazio messo gratuitamente a disposizione dal Comune
di Mese, precisamente
nell’edificio delle ex
Scuole Elementari, e viene effettuato ogni martedì mattina dalle ore
8.30 alle ore 9.30.
Le segnalazioni delle
famiglie che necessitano
di aiuto vengono fatte
dal Centro di Ascolto
(CdA) Caritas di Chiavenna, dal Centro di Aiu-
to alla Vita (C.A.V.) di
Chiavenna, dai Servizi
Sociali di base, dalle Parrocchie: è pertanto a
queste istituzioni che
deve rivolgersi ogni persona o nucleo familiare
in difficoltà economica
per accedere al servizio
e dunque per poter avere un pacco viveri.
Al fine di salvaguardare la privacy degli interessati, la consegna degli alimenti avviene tramite i volontari o gli operatori delle istituzioni
sopra nominate; la consegna può essere fatta
anche direttamente agli
interessati, ma solo in
seguito all’accreditamento del nucleo familiare stesso, ovvero dietro presentazione del fo-
“LA CASA E’ UN DIRITTO”
DODICI APPARTAMENTI A CANONE SOCIALE A CHIAVENNA
Dodici appartamenti a canone sociale in un nuovo stabile di via Mosca.
Sabato scorso a Chiavenna c’è stato un taglio del nastro atteso da diverse
famiglie della città. Affitti medi di circa 100-150 euro, meno della metà dei
prezzi di mercato. Bastano poche cifre per spiegare l’importanza del ruolo
svolto da Aler in un contesto - la Valchiavenna - dove l’edilizia popolare ha
un’importante tradizione. In alcuni casi, per i nuclei familiari con redditi
estremamente ridotti, l’affitto è ancora più basso, in altri cresce proporzionalmente al reddito. Al di là di queste variabili, è certo che la richiesta
di questo tipo di opportunità è sempre presente in città. Lo ha confermato
nel corso dell’inaugurazione il sindaco di Chiavenna Maurizio De Pedrini,
affiancato dal vice Gianfranco Cerfoglia e dal presidente della Comunità
montana Severino De Stefani. «E’ uno dei momenti più positivi di questa
nostra esperienza amministrativa - ha sottolineato il primo cittadino -.
Nei nostri primi undici mesi di attività in municipio, la nostra giunta ha
raccolto quasi quotidianamente moltissime richieste da parte di cittadini
che ci chiedono un aiuto per la casa, un bisogno che spesso è anche un
sogno. Spesso diamo per scontato che sia un diritto, in realtà in molti casi
è una grande fatica per molte persone che vivono nel nostro comune.
Questa situazione dimostra che il lavoro di Aler è sempre prezioso e che
ogni sforzo in questa direzione è motivato». E’ stata evidente anche la
soddisfazione delle persone che, a volte dopo una lunga attesa, hanno
ricevuto le chiavi degli appartamenti. «Dobbiamo rilevare che le case Aler
possono contare su un’ottima qualità», ha concluso il sindaco.
S.BA
glio di segnalazione rilasciato dalle istituzioni
sopra nominate. Ogni famiglia può ricevere il
pacco viveri ogni quindici giorni. Gli alimenti
che vengono distribuiti
provengono in parte dalla raccolta che viene effettuata nella Giornata
Nazionale della Colletta
Alimentare o dalla Comunità Economica Europea; in parte invece
sono acquistati grazie al
contributo fornito da
quei Comuni della Valchiavenna, che hanno risposto positivamente all’appello della Parrocchia di Mese a collaborare; in parte anche grazie al contributo della
Parrocchia stessa di Mese, la quale attinge dalle offerte dei parrocchiani. Da segnalare che alcune persone in difficoltà economica di diverso
genere sono state quest’anno aiutate anche
grazie al Fondo diocesano di solidarietà, frutto della raccolta di offerte promossa dal nostro
Vescovo per andare incontro con concreto spirito cristiano ai bisognosi. Attualmente sono seguiti dalla Caritas Parrocchiale di Mese ben
quarantaquattro nuclei
familiari per un totale di
centonove persone, sia
immigrate che locali.
Dunque anche vicino a
noi ci sono persone che
tendono una mano, che
chiedono di essere sostenute. Lasciamoci tutti
interpellare e, per quanto a ciascuno è possibile, aiutiamo ad aiutare!
Il gruppo Caritas
parrocchiale di Mese
P A G I N A
32
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
SONDRIO INCONTRO CON DON NANDINO CAPOVILLA
Racconti da Gaza...
L
a verità è sempre
difficile da affrontare. Perché si
scontra con le nostre idee, i nostri
pregiudizi, le nostre paure. I condizionamenti
che quotidianamente subiamo. La verità richiede libertà. La libertà del
cristiano. La libertà del
cuore che, sprigionato,
può amare e comprendere. Con tre libri “Un parroco all’inferno”, “Via
Crucis in Terra Santa”,
“Bocche scucite. Voci dai
territori occupati” (tutti
Edizioni Paoline) e con
un video “Piazza pulita.
Memoria di un popolo
oppresso che vuole resistere” (realizzato per la
divulgazione nelle scuole), don Nandino Capovilla, coordinatore
nazionale di Pax Christi
e referente della campagna “Ponti e non muri”,
promossa da Pax Christi
International per la pace
in Terra Santa, gira l’Italia per divulgare la verità sulla questione palestinese, una verità ignorata dai media oppure oscurata dalla disinformazione. Armato di fede e
di passione, lo scorso
giovedì 29 aprile ha portato la sua testimonianza a Sondrio, dove ha raccontato quanto accade
oggi in Palestina, la terra dove Gesù è nato,
è vissuto, è morto in
croce. Perché al di là di
ogni possibile ragione, la
guerra tra Israele e i
guerriglieri di Hamas
coinvolge una popolazione che non ha commesso crimini, un popolo
inerme di uomini, donne, bambini. Non sono
soltanto musulmani. Tra
loro, infatti, ci sono anche 3.000 cristiani. Per
tutti, il dolore e l’umiliazione sono una realtà quotidiana e la
Terra Santa un calvario di paura e di insicurezza costanti.
La Striscia di Gaza
è una prigione a cielo
aperto. Il Muro di otto metri, che la separa dal mondo circostante, segna un invalicabile confine, che si
estende per decibe di
chilometri e rinchiude i suoi abitanti in
un tragico isolamento, costringendoli a
vivere sotto embargo. Senza corrente elettrica, senza cibo, senza
medicine, senza possibilità di fuga. Unica possibilità di sopravvivenza, i rifornimenti
che, attraverso i tunnel scavati sottoterra, riescono a oltrepassare la barriera.
Centinaia di check
points frantumano, invece, la Cisgiordania,
isolano i villaggi, spezzano le comunità. Sono
ostacoli esasperanti per
chi li deve attraversare
ogni giorno ed è costretto a sottoporsi a prostranti e umilianti ore di
attesa e di controlli per
spostarsi, ad esempio, da
Betlemme a Gerusalemme, per poter andare al
lavoro, a scuola, ad incontrare un amico, una
fidanzata, per essere trasportato in ospedale.
Il film proiettato da
don Naldino mostra
anche le immagini di
morte e distruzione del
conflitto del 2009, quei
22 giorni durante i quali
CON IL GRUPPO DOPOTRAUMA, PIANTINE PER LA PRIMAVERA
La primavera è ormai arrivata e negli orti iniziano a spuntare le prime piantine. È così anche a
Morbegno dove il gruppo Luogo Comune della Cooperativa Insieme, come ogni anno, ha prodotto
diverse piantine da orto, piante aromatiche e fiori, ora in vendita. I vegetali sono stati coltivati,
all’interno del progetto Dopotrauma, da persone disabili con esiti da trauma cranico, dovuti a incidenti, ictus o aneurisma. L’obiettivo è quello di aiutare queste persone ad accrescere la propria autonomia attraverso il lavoro nell’orto, mentre il ricavato della vendita verrà utilizzato per finanziare
l’attività del prossimo anno. Le piante sono prenotabili e acquistabili chiamando i seguenti numeri di
telefono: 0342-614587 o 348-7461047.
I DIPENDENTI DELLA OXIVAL DI PIATEDA TORNANO AL LAVORO
Da lunedì i 33 dipendenti della ditta Oxival di Piateda potranno riprendere il lavoro. La decisione è
emersa dal tavolo di confronto di mercoledì 28 aprile chiesto alla Provincia dai sindacati e dal sindaco
di Piateda, Aldo Parora, e presieduto dal presidente Massimo Sertori. Alla concertazione hanno preso
parte, oltre al Dirigente del Settore Programmazione Integrata, Turismo, Cultura e Ambiente, l’Asl,
l’Arpa, e i referenti dell’Azienda. Si è giunti così alla revoca temporanea della precedente sospensiva
emanata dagli Uffici di Palazzo Muzio lo scorso 20 aprile, decisa in seguito all’esito dei rilevamenti
eseguiti dall’Arpa. Il tavolo, dunque, ha proposto che l’Azienda da subito si attivasse per sottoscrivere
un piano di adeguamento attraverso il quale si definiscono tempi e modi per la messa a norma della
struttura e del comparto produttivo. La sospensione temporanea del precedente dispositivo resterà in
vigore fino al 30 giugno prossimo, entro quella data la ditta Oxival dovrà provvedere alla sistemazione
della canna fumari dell’impianto termico e soprattutto all’installazione e messa in esercizio di un
idoneo sistema di aspirazione dei fumi delle vasche di ossidazione. Da subito, invece, la ditta fornirà a
tutti gli operai i dispositivi di auto protezione necessari a operare in sicurezza e si impegnerà a utilizzare processi chimici a bassa concentrazione. Nel corso di questi due mesi Provincia, Arpa e Amministrazione Comunale di Piateda effettueranno un costante monitoraggio dei lavori. Il 30 giugno, inoltre, si procederà a un sopralluogo di verifica. Entro la fine dell’anno, la ditta Oxival si è impegnata a
eseguire tutte le altre prescrizioni richieste dalla Provincia su indicazione dell’Arpa. Soddisfatto il
Presidente della Provincia. «In questo momento di crisi - ha dichiarato Massimo Sertori - è più che
mai necessario percorrere la via del confronto e della concertazione per non lasciare soli sia i lavoratori e le loro famiglie sia le aziende. Ritengo che attraverso queste modalità e grazie al costante
ascolto delle difficoltà sia possibile superare i momenti di difficoltà tutelando in questo caso sia la
sicurezza di chi lavora sia il rispetto dell’ambiente. Un gesto di responsabilità e di fiducia che chiama
tutti gli attori coinvolti in questa delicata questione ad assumersi le proprie responsabilità».
VIABILITÀ DI COLLEGAMENTO PER LA VALMASINO
Dallo scorso 29 aprile il ponte sul torrente Cavrucco in Valmasino è transitabile. In tarda serata è
stato aperto al traffico anche il ponte sul Masino. Le certificazioni comprovanti l’idoneità delle due
strutture, attese dopo il collaudo statico della settimana scorsa, sono state consegnate a Palazzo
Muzio. Le due opere realizzate in tempi stretti dopo le frane dello scorso dicembre consentiranno di
percorrere in tutta sicurezza la pista provvisoria tracciata nei giorni dell’emergenza. Ora sono stati
programmati i lavori per la messa in sicurezza della Strada Provinciale, ancora chiusa al traffico.
le forze israeliane fecero strage di civili palestinesi disarmati, distruggendo migliaia di abitazioni. Millequattrocento
morti, di cui quattrocento bambini, seicentomila
tonnellate di macerie.
«Un inferno di orrore e
distruzione, di lutti, dolore e odio si è abbattuto in quelle ore sulla
Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente», racconta Manuel
Musallam, il parroco che
per quattordici anni ha
vissuto a Gaza. «Durante l’attacco, cristiani e
palestinesi pregavano
insieme, uniti cercavano
di resistere», racconta
ancora. «La loro è stata
una resistenza non violenta, evangelica». Anche la tecnologia è venuta in soccorso. Per spezzare l’assedio e creare
comunione, il parroco
mandava a tutti ogni
giorno una frase del Vangelo attraverso il cellulare. «Certo il mondo è
stanco di questo conflitto. Il silenzio, però, non
si può giustificare. La
Chiesa e i cristiani hanno l’obbligo di affrontare e denunciare la grave situazione in Palestina. Cristo crocifisso è il
simbolo di tutti gli oppressi. La sua resurrezione è un impegno di
riscatto dell’oppresso
che ci chiama sempre in
causa», dice ancora don
Nandino. Pax Christi
promuove periodici viaggi di conoscenza in Terra Santa. Questi speciali pellegrinaggi, definiti
“di giustizia”, seguono
circuiti alternativi a
quelli imposti da Israele
ai pellegrini cristiani,
che escludono la popolazione palestinese. I viaggiatori di Pax Christi,
invece, incontrano i palestinesi, cristiani e musulmani. «Non siamo
terroristi, vogliamo vivere, amiamo la vita», è
l’invocazione che proviene dal giovane popolo di
Gaza. (il cinquanta per
cento dei palestinesi di
Gaza ha meno di quindici anni). We cry in silence, piangiamo in silenzio,
ha scritto qualcuno sul
muro di un check point.
Mentre un gruppo di studenti a Gerusalemme
canta la canzone di John
Lennon: And one day
the world will be one. Un
giorno il mondo sarà uno
solo. Per tutti.
MILLY GUALTERONI
PROGETTO SOSPESO PER IL PARCO
EOLICO DEL PASSO SAN MARCO
Semaforo rosso per il nascituro parco eolico presso il
passo san Marco, il giogo che segna il confine fra le
province di Sondrio e Bergamo, fra bassa Valtellina e
Valbrembana, una zona a protezione speciale e, dal
2000, sottoposta ai vincoli europei di Rete Natura. A
restare in sospeso la realizzazione di quattro pali alti
100 metri, per una potenza complessiva di circa 6
Mega watt. Da progetto, dovevano essere edificate fra
Bema e Albaredo. Lo stop è arrivato dalla conferenza
dei servizi. Oltre all’ente Provincia di Sondrio, si sono
espressi negativamente sui quattro generatori (che in
un primo tempo dovevano essere addirittura sei) anche l’ente Provincia di Bergamo, il Parco delle Orobie
Bergamasche e quello valtellinese, i sindaci di una
trentina di Comuni della Bergamasca, che hanno presentato una raccolta firme. Sembrerebbe tutto da rifare. La conferenza è stata perentoria: o si presentano, entro 60 giorni, alternative progettuali che prevedano compensazioni ambientali idonee al territorio come la riduzione del numero o delle dimensioni delle
pale o la diminuzione della produzione energetica oppure tutto viene affidato alla Regione Lombardia.
Fra due mesi gli enti torneranno a riunirsi per valutare le nuove proposte. Tanti i motivi del no. Oltre alla
presenza ingombrante e inquinante dei mezzi pesanti del cantiere, a sollevare perplessità è la potenza, la
rumorosità e l’impatto visivo e ambientale delle pale,
davvero molto pericolose per la fauna locale, specie
quella aviaria.
A CONTATTO CON LA NATURA
All’interno del progetto In campo, promosso dall’Associazione VentiVenti, proseguono le azioni educative
rivolte agli alunni delle scuole primarie del mandamento di Morbegno gestite in collaborazione con la
Cooperativa Sociale Insieme. L’intervento si sta realizzando in 10 classi e sta raggiungendo circa 250 bambini e 20 insegnanti. Dal 19 aprile sono partiti gli
Orti socio-didattici, ovvero la preparazione e la cura
degli spazi per ogni scuola adibiti ad orto in cui bambini, insegnanti, operatori del progetto, genitori e volontari stanno cooperando in un’esperienza di produzione orticola.
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
P A G I N A
33
SONDRIO IL CONVEGNO SULL’ECONOMIA VERDE ORGANIZZATO DA POLITEC VALTELLINA
Risparmio energetico: proposte
C
ome da tradizione, in concomitanza con l’Assemblea Ordinaria
dei Soci, il Polo
Tecnologico della Valtellina è solito organizzare un
convegno su argomenti
“caldi” con relatori di
spessore. Dopo banda larga e telemedicina, il workshop 2010 - tenutosi venerdì pomeriggio presso
la Sala Martinelli della
Camera di Commercio di
Sondrio - è stato incentrato sul tema dell’Energia.
Con l’amministratore delegato di Politec Stefano
Besseghini nel ruolo di
moderatore, al tavolo dei
relatori sono intervenuti
Gildo de Gianni (vicepresidente GME), Eros Gotti
(presidente EnerGE),
Simone Meroni (amministratore delegato di Servitec) e Alessandro Pascucci (FederESCO Italia)
- quest’ultimo via skype
grazie alla connessione
WiMAX gentilmente offerta da Politec Bandalarga -.
Visto il grosso impiego
di fonti non rinnovabili, i
costi elevati e le inevitabili ricadute negative a livello ambientale, i diversi relatori sono stati una-
nimi nel promuovere la
nascita di una ESCO a livello locale che possa dare
efficaci risposte su scale
profondamente diverse:
dal singolo privato nella
propria abitazione, alla
grande centrale a ciclo
combinato.
Sulla scorta delle positive esperienze maturate
nel mondo anglosassone,
infatti, anche il nostro
paese sta riconoscendo un
ruolo preminente a delle
società di servizi che si
occupano della gestione di
interventi di risparmio
energetico, premiandone
l’operato con il riconoscimento della gestione dei
cosiddetti certificati bianchi.
Politec, in tal senso, si
sta attivando per la costituzione di una ESCO territoriale in grado di operare quale punto di accumulazione delle possibilità di intervento, sia nel
INAUGURATO A CHIAVENNA IL NUOVO FABBRICATO ALER
È stato inaugurato lo scorso 30 aprile il nuovo fabbricato Aler a Chiavenna, in via
Giuseppe Mosca 14, composto da 12 appartamenti e 6 autorimesse. L’intervento
era iniziato il 24 novembre 2008 ed ha avuto un costo complessivo di 930mila
euro, la Regione Lombardia lo ha finanziato per 667mila euro in attuazione del
programma regionale per l’edilizia residenziale pubblica 2007-2008. Le opere principali sono state appaltate all’impresa edile GI.MA.CO. Costruzioni s.r.l. di Delebio.
La progettazione è stata curata dall’Ufficio tecnico dell’Azienda Lombarda per
l’Edilizia Residenziale che ha seguito anche la direzione lavori con l’architetto
Antonio Saligari ed il geometra Andrea Giugni. All’inaugurazione sono intervenuti il presidente Aler Gildo De Gianni, il sindaco di Chiavenna Maurizio De
Pedrini, il presidente della Cm Severino De Stefani e anche i consiglieri regionali Ugo Parolo e Angelo Costanzo. Oltre alla consegna delle chiavi alle famiglie c’è stata la benedizione del parroco don Giuseppe Paggi. “Questo intervento
- le parole del presidente De Gianni - offre risposte ad una richiesta di case a
canone sociale che per Chiavenna è arrivata a 71 domande. Occorre quindi che lo
Stato e la Regione continuino a finanziare l’edilizia sociale al fine di consentire
alle Aler di dare risposte concrete ai bisogni abitativi delle fasce deboli della popolazione. Noi faremo fino in fondo la nostra parte nel rendere disponibili alloggi a
canone sostenibile, nel migliorare la qualità del nostro patrimonio edilizio riducendo così le spese che le famiglie devono sostenere. In particolare voglio sottolineare che il fabbricato che oggi andiamo a consegnare è stato studiato e realizzato
utilizzando le nuove tecniche di contenimento energetico. Infatti è dotato di pannelli solari che contribuiranno al contenimento delle spese per la produzione di
acqua calda, con un impianto di riscaldamento a pavimento che crea un comfort
interno all’alloggio più alto rispetto ai tradizionali termosifoni”. Secondo De Gianni
“la sfida che ci vede protagonisti nel cercare di dare risposte sempre più appropriate
alle famiglie potrà essere perseguita con la collaborazione delle amministrazioni
comunali. Pertanto ringrazio il sindaco De Pedrini per la condivisione del progetto
e per la collaborazione prestata. Un ringraziamento va poi alla nostra Regione,
qui rappresentata dai nuovi consiglieri eletti, che ha sostenuto economicamente
questo intervento. A loro chiedo anche a nome di tutta la nostra provincia, sempre
più attenzione e appostamento di risorse affinché Aler e Comuni possano dare
risposte sempre più adeguate a chi richiede un alloggio di edilizia residenziale
pubblica”. Infine il presidente De Gianni ha ricordato come la realizzazione di
Chiavenna vada di fatto a concludere positivamente una serie di interventi dell’Aler
nella zona. “Ci tengo a sottolineare che dal 1976 ad oggi nel quartiere sono stati
costruiti da Aler 45 alloggi in affitto e 22 in vendita. Alle famiglie che oggi prendono possesso del fabbricato rivolgo i migliori auguri confidando che possano vivere
in armonia questa nuova avventura”.
CENTO ANNI DELLA FERROVIA DEL BERNINA:
A TIRANO INIZIATIVE CULTURALI DAL 6 AL 9 MAGGIO
Cento anni fa entrava in funzione la linea del Bernina, dallo scorso anno parte
integrante del Patrimonio mondiale Unesco. Il treno diretto tra St. Moritz e Tirano è circolato per la prima volta il 5 luglio 1910: 61 chilometri di raffinata ingegneria edile davanti al monte più alto dei Grigioni. Da quel momento in poi si è
registrato un continuo successo per questa ferrovia che attraversa le Alpi e circola
durante tutti i giorni dell’anno. Nel 2010 la ferrovia centenaria mostra il suo lato
migliore, con una ricca offerta di eventi lungo tutto l’anno. In questi giorni, dal 6 al
9 maggio, i festeggiamenti si svolgono a Tirano.
A SONDRIO IL 7 MAGGIO LA GIORNATA DELL’ECONOMIA
Venerdì 7 maggio la Camera di Commercio di Sondrio, a partire dalle ore
15.00, presso la Sala Martinelli, ospita l’ottava giornata dell’economia. Nel corso del pomerigigo saranno presentati i dati congiunturali relativi all’anno 2009.
Inoltre ci saranno le relazioni del prof. Alberto Quadrio Curzio e dell’economista
Dario Di Vico. Filo conduttore della giornata sarà: Oltre la crisi. Su quali basi?
settore pubblico, sia in
quello imprenditoriale. Il
progetto, comprende inoltre la costituzione di un
centro di competenza che
sia in grado di interfacciarsi con il mercato nel
fornire risposte metodologiche, tecniche e finanziarie.
Richiamando una discreta partecipazione di
pubblico (una sessantina
di spettatori), il workshop
di Politec ha permesso ai
presenti di farsi un’idea
chiara e concreta di quali
siano le effettive possibilità offerte da queste società di servizi specializzate nell’effettuare interventi nel settore dell’efficienza energetica. Non
solo, il convegno si è pure
rivelato un’ottima occasione di confronto per
prendere spunto da realtà già operanti e per fotografare quella che è la realtà provinciale.
Ciò che ne è emerso ha
dipinto un settore privato spesso attento a quelle
che sono le innovazioni in
ambito tecnologico, energetico e ambientale - soprattutto quando quest’ultime coincidono con
un effettivo risparmio sui
consumi -, e un settore
pubblico dove ancora molto resta da fare, sia in ambito pratico che di sensibilizzazione. Tra le varie
conclusioni, degna di nota
quella di Gildo De Gianni
che, plaudendo all’iniziativa di Politec e sponsorizzando la creazione di una
ESCO Territoriale, ha
però nel contempo sollecitato le banche locali a
facilitare l’accesso al credito per la realizzazione
di interventi che riguar-
dino l’adattamento delle
imprese alle normative
vigenti sul risparmio
energetico.
ESCO è l’abbreviazione o l’acronimo, di “Energy Service Company”, ovvero Società di Servizi
Energetici. Storicamente
le prime Esco sono nate
in America a cavallo del
1980 per rispondere alle
esigenze di risparmio
energetico e risorse, nei
settori pubblici e privati
con alti consumi.
L’originalità dell’attività della Esco consiste nel
fatto che gli interventi
materiali e ûnanziari necessari a conseguire gli
obiettivi di risparmio
energetico sono sostenuti
dalle stesse Esco e non
dal cliente o utente ûnale.
L’utente energetico è
sgravato da ogni forma di
investimento, e non dovrà
preoccuparsi di ûnanziare gli interventi migliorativi dell’efficienza dei
propri impianti. La Esco
si ripaga l’investimento, e
il costo dei servizi erogati, con una parte del risparmio energetico effetto dell’intervento. Il risparmio energetico è
quello rilevato a consuntivo e non quello teorico.
FONDI E AIUTI DALLA FONDAZIONE PRO VALTELLINA
Il Consiglio di Amministrazione della Pro Valtellina, presieduto da Marco Dell’Acqua, ha deliberato i contributi ai progetti presentati nell’ambito del Primo
Bando 2010 finalizzato alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico e allo
sviluppo della comunità attraverso la promozione artistico-culturale e l’educazione ambientale. Tra le decine di richieste avanzate da associazioni, Enti Pubblici e organizzazioni non profit che operano in Valtellina e Valchiavenna ne sono
state selezionate 41 che rispondono ai requisiti indicati dal bando. Sono stati
ripartiti 300 mila euro che consentiranno ai beneficiari di realizzare le iniziative
presentate, finanziati fino a un massimo del 50% del loro costo complessivo e per
un importo non superiore ai 25 mila euro. “Abbiamo ricevuto moltissimi progetti,
a conferma del dinamismo e dell’impegno del mondo del volontariato e degli Enti
Pubblici nei settori dell’arte e della cultura – sottolinea il presidente Marco
Dell’Acqua –. I bisogni sono molti e non si limitano alla conservazione e al restauro dei beni architettonici, cresce la voglia di sperimentare in campo culturale
che si realizza attraverso proposte di eventi, di corsi, di visite guidate che coinvolgono bambini, giovani e adulti. Un segnale importante per il nostro territorio che
sempre più si apre alla cultura e all’arte. Un discorso a parte merita l’ambiente,
al quale pure il bando si rivolgeva: cresce la consapevolezza nei confronti del
nostro patrimonio naturalistico e aumentano le iniziative di sensibilizzazione
per la sua salvaguardia. Con questi 300 mila euro crediamo di aver dato un aiuto
concreto ad associazioni così attive che tanto si impegnano per la crescita del
nostro territorio”.
Com’è consuetudine, i beneficiari dovranno a loro volta coinvolgere la comunità
locale raccogliendo il 20% di quanto loro assegnato che Pro Valtellina destinerà
al Fondo patrimoniale per raggiungere i 5 milioni di euro che faranno scattare il
premio di Fondazione Cariplo: altri 5 milioni di euro che, aggiungendosi alla dotazione iniziale, faranno lievitare il patrimonio a 15 milioni. Questo Primo Bando 2010 svilupperà donazioni per 60 mila euro ai quali la Pro Valtellina confida
di aggiungere i contributi del cinque per mille. “Nell’approssimarsi delle scadenze fiscali – dichiara il presidente Dell’Acqua – non posso esimermi dal sottolineare l’importanza di devolvere il cinque per mille alla nostra fondazione. Un’altra possibilità è rappresentata dalla creazione di fondi: il nostro consigliere
Piergiordano Pasini, ad esempio, ne ha creato uno in memoria dei propri genitori.
Sarebbe non soltanto un aiuto concreto ma anche un modo per sostenere la nostra attività. La sfida dei cinque milioni di euro deve diventare la sfida di tutti e
ciascuno può donare piccole o grandi somme partecipando a un progetto importante per la nostra provincia. Una fondazione ancora più solida dal punto di vista
patrimoniale sarà in grado di fornire le risposte che il territorio attende per soddisfare bisogni nei settori del sociale, della cultura, dell’arte e dell’ambiente”.
Lo scorso 29 aprile, invece, a Sondrio, si è svolta la cerimonia di consegna dei
contributi assegnati da Fondazione AG&B Tirelli e Pro Valtellina nell’ambito del bando congiunto per il settore del sociale. Ventuno contributi a diciannove
tra associazioni, scuole e cooperative che operano sul territorio che serviranno a
realizzare progetti di sostegno e di aiuto alle persone in stato di bisogno: disabili,
anziani, minori e famiglie. L’erogazione era compresa tra i 600 e i 15 mila euro.
Ciascun progetto è stato finanziato fino a un massimo del 70% del suo costo totale. Tra le iniziative premiate figurano percorsi di educazione e di istruzione per i
figli di genitori in difficoltà economiche, l’accoglienza di persone bisognose attraverso la realizzazione e l’ammodernamento di servizi e strutture, sostegno ai
disabili, laboratori. Sono stati chiamati uno ad uno i rappresentanti dei 19
beneficiari: il III Circolo Didattico di Sondrio, l’associazione Tremenda XXL, le
cooperative sociali Arca, Insieme, Nicolò Rusca e Verde Agricola, il Centro Risorse Handicap, Aias, Anffas, le associazioni Fiori di Sparta, Prometeo e Quadrifoglio, il Consultorio La Famiglia e il Centro di aiuto alla vita di Sondrio, la scuola
dell’infanzia Sacro Cuore, Bambini nel mondo, Fantamici, Alomar e il Gruppo
volontariato vincenziano. Aias e Fantamici hanno ricevuto ciascuna due contributi per altrettanti progetti distinti.
P A G I N A
34
MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
DUE CORI IN CONCERTO A CHIAVENNA
“Le chiavi d’argento”
G
li organizzatori della rassegna culturale “Le Chiavi d’Argento” – Incontri corali “G. D’Amato”
hanno scelto di presentare, per
la XXIX edizione del tradizionale concerto vocale che si terrà sabato 8 maggio alle ore 21 presso la chiesa di San Fedele in
Chiavenna, due formazioni corali molto rinomate: il “Piccolo
coro Artemìa” di Torviscosa (UD)
diretto dal M° Denis Monte e accompagnato al pianoforte da Patrizia Dri e il “Torino Vocalensemble” diretto dal M° Carlo
Pavese.
In apertura di serata i fanciulli
di Torviscosa propongono l’esecuzione di quattro canti popolari
tradizionali del Friuli (La sclava,
Un doi tre, Staimi a tenz, Il
calderin) armonizzati per coro a
tre voci dal compositore friulano
Orlando Dipiazza: una danza,
una conta, un canto natalizio e
una “villotta” tipiche delle valli
dell’Alto Friuli. Terminata la
parentesi popolare si procede con
una ricca scaletta di pezzi
spazianti dal primo Ottocento al
Novecento tra cui spiccano
“Spring”, un inno alla primavera
scritto per coro a tre voci pari dal
compositore ungherese Bela
Bartok (1881-1945), “Die Nacht”,
un emozionante lied di Franz
Schubert (1797-1828) su testo di
Friedrich Adolf Krummacher,
originariamente per coro maschile, proposto a quattro voci
pari, “Maria Mater Gratiae”, un
delicato mottetto per coro a due
voci e pianoforte di Gabriel
Faurè (1845-1924) e “Nachthelle”, Lied per solo, coro a quattro
voci e pianoforte di Schubert, il
cui testo dice: “La notte è lieta e
pura, nel più luminoso splendore; le case guardano meravigliate completamente inondate d’argento. Il chiarore in me è così
meraviglioso, così pieno e traboccante e dentro rende tutto libero
e limpido, completamente senza
dolore e rancore. Nella dimora
del mio cuore non posso trattenere tutta questa luce, vuole uscire,
deve uscire e infrange l’ultima
barriera”.
In chiusura della prima parte
sarà possibile ascoltare tre brani tratti dalla celebre “A Ceremony of Carlos” op. 28 del compositore inglese Benjamin Britten
(1913-1976).
Il giovane ensemble di Torino
diretto da Carlo Pavese ha scelto di approfondire un repertorio
meno frequentato, ma alquanto
suggestivo, quasi del tutto dedicato ad autori contemporanei.
Un orientamento di studio, questo, che per l’efficacia della profondità interpretativa, ha porta-
to il gruppo all’attenzione del
panorama corale internazionale.
Dopo una raffinata apertura dedicata a Felix Mendelssohn
Bartholdy, con l’esecuzione del
Salmo “Warum toben die
Heiden” Op.78 n°1 per doppio
coro, sarà possibile ascoltare: “O
domine” per mezzosoprano e coro
di Thomas Jennefelt (1954), “Ave
Maria” per doppio coro di Sven D.
Sarmströn (1942), “Four Shakespeare Songs” di Jakko Mäntyjärvi (1963) e “Water night” di Eric
Whitacre (1970). Di quest’ultimo
giovane autore americano, personalità di spicco nell’ambito della coralità mondiale, è già stato
possibile conoscere ed apprezzare lo stile suggestivo dalle complesse architetture accordali grazie all’esecuzione di un altro suo
brano, “Sleep”, avvenuta nella
scorsa edizione della rassegna ad
opera del coro “Calycanthus” di
Parabiago (MI). Ingresso libero.
ELENA OREGGIONI
Tele
IL
comando
Domenica 9. Le frontiere dello Spirito, C5,8,50.
Intervista a padre Samir
islamista sull’importanza del
dialogo tra le religioni. A sua
immagine, Rai1, 10,30.
L’ispettore Barnaby, La7,
13,35. Viaggio nel mondo
che non c’è, It1, 14,00. Film
tv canadese per ragazzi.
Una ragione per vivere e
una per morire, R4, 16,15.
Western con Bus Spencer. El
Cid, La7, 17,00. Film d’avventura con S. Loren. Le carte di Moro, RaiStoria, 21,00.
Doc. NCIS, Rai2, 21,00.
Telefilm polizieschi. Tutti
pazzi per amore 2, Rai1,
21,30. Fiction di successo . I
delitti del cuoco, C5, 21,30.
Con Bud Spencer. NCIS,
Rai2,
21,00.
Telefilm.
Report, Rai3, 21,30. A misura d’auto. L’auto e gli italiani.
La cena per farli conoscere, C5, 23,30. Bel film di Pupi
Avati. Speciale Tg1, Rai1,
23,45. Glob l’osceno del villaggio, Rai3, 23,35. Si parla
di comunicazione con ironia.
Lunedì 10 Montalbano, Rai1, 21,10. Fiction: Il
cane di terracotta. L’infedele, La7, 21,10. Attualità con
G. Lerner. Chi l’ha visto?,
Rai3, 21,05. Attualità.
Italia’s got talent, C5,
21,10. Spettacolo alla ricerca di
talenti. La 2° guerra mondiale a colori, RaiStoria, 21,00.
Doc. Il comandante Florent,
R4, 21,10. Poliziesco.
Martedì 11. Garibaldi,
RaiStoria, 19,00. Doc. Voglia di
aria fresca, Rai1, 21,10. Varietà con C.Conti. Ballarò, Rai3,
21.10. Attualità. Vite straordinarie: I Savoia, R4, 21,10. Documenti. Senza traccia, Rai2,
21,05. Guerre, bugie e Tv,
RaiStoria 21,00. Doc. Missione
Natura, La7, 21,10. Documentari.
Mercoledì 12. Il papa e i
segreti di Fatima, Rai1, 21,10.
Speciale Porta a porta. Scoop,
R4, 21,05. Film commedia di
Woody Allen. Tetris, La7, 21,10.
Attualità. La mia super ex ragazza, Rai4, 21,10. Film commedia con U. Turman. Sfida senza
regole, Rai3, 21,10. Thriller di
Avnet con Al Pacino e R. De Niro.
Giovedì 13. Donne detective 2, Rai1, 21,10. Fiction. Destini incrociati, R4, 21,10.
Thriler con H. Ford. Law &
Order, Rai3, 21,10. I delitti del
cuoco, C5, 21,10. Fiction italiana.
SOS Tata, La7, 21,10. Reality
istruttivo. Parla con me, Rai3,
23,20. Spettacolo.
Venerdì 14. Lo specchio
della vita, R4, 16,20. Film
drammatico di D. Sirk. Mi man-
da Raitre, 21,10. Attualità.
Crimini 2, Rai2, 21,05. Film
tv giallo. La questura di
Perugia è sulle tracce di una
banda di criminali. Exit,
La7, 21,10. Attualità con
I.D’Amico. Don’t say a
word, R4, 21,10. Thriller con
M.Douglas. CSI, It1, 21,10.
Poliziesco. Tv7, Rai1, 23,20.
Attualità. Nerone, RaiStoria, 21,00. Fiction della serie
Imperium.
Sabato 15. Sulla via di
Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Poirot la parola alla difesa, R4, 15,05.
Giallo. Camp rock, It1,
14,10. Film musicale per ragazzi. A sua immagine, Rai,
17,10.Attualità religiosa. Ti
lascio una canzone, Rai1,
21,10. Spettacolo con A.
Clerici alla ricerca di nuovi
talenti. Sky hig, scuola di
superpoteri, It1, 21,10.
Film fantastico con K. Russel. Ulisse, Rai3, 21,30. Inventori ed invenzioni (
Leonardo, Edison, Marconi e
altri). L’ispettore Barnaby, La7, 21,35. poliziesco inglese. Bones, R4,20,30.
Telefilm. Tg2 Dossier, Rai2,
23,35.
il settimanale
il settimanale
a cura di
TIZIANO RAFFAINI
LUGANO: PROSEGUE LA RASSEGNA
“CELEBRATING CHOPIN”
Un pubblico attento ha accolto con calorosi applausi il quarto concerto della rassegna “Celebrating Chopin – Le forme e gli amici” proposto nel pomeriggio di domenica 25 aprile presso l’Auditorio Stelio
Molo di Lugano. “Celebrating Chopin” è un’iniziativa culturale promossa dalla “International Piano Association Switzerland” in collaborazione con RSI Rete Due e la prestigiosa “International Piano
Academy – Lake Como” che si propone di far meglio conoscere la figura del celebre compositore polacco e l’ampio panorama culturale
– musicale che lo ha stimolato nel suo percorso creativo.
Fryderyk Chopin è considerato uno dei massimi esponenti del mondo musicale della prima metà dell’Ottocento e, in particolare, della
letteratura per pianoforte a cui dedicò quasi tutte le sue composizioni. Il quarto appuntamento, dall’efficace titolo “Sera, notte e alba”, è
stato affidato al pianista sudcoreano Hong – Chun Youn, che ha interpretato un intenso e ben strutturato percorso volto anche ad approfondire una delle forme compositive più care a Chopin: il Notturno. Sono stati eseguiti il Notturno n°4 di J. Field ( Dublino 1782 –
Mosca 1837), il Notturno n°6 in re bemolle maggiore di G. Fauré (
Pamiers, Ariège 1845 - Parigi 1924) e il Notturno in Do diesis minore
di F. Chopin. Una scelta efficace con la quale è stato possibile apprezzare l’evoluzione della forma del Notturno e il gusto stilistico dei tre
compositori: Hong – Chun Youn ne ha dato un’attenta lettura, valorizzando fraseggio e cantabilità delle linee melodiche, ponendo una
ricercata cura anche nel suono, sempre morbido e ricco di sfumature. Con energia, creatività interpretativa e ricercatezza timbrica è
stata affrontata la celebre Sonatan°3 in si minore op.58 : un turbinio
di suoni e temi malinconici hanno conquistato l’attenzione del pubblico in un’atmosfera che raramente si ha la possibilità di percepire
durante un concerto.
Il prossimo appuntamento con la rassegna è previsto per domenica
30 maggio e avrà come protagonista la promettente giovane pianista
russa Iulianna Avdeeva, che propone per l’occasione un repertorio volto ad approfondire la forma Sonata e a confrontarne due magistrali
esempi: la Sonata n°2 in si bemolle minore Op. 35 di F. Chopin (comprendente la famosissima “Marcia funebre”) e la Sonata n°1 in fa
diesis minore op.11 di R. Schumann. Per ulteriori informazioni ed approfondimenti è presente in rete il sito www.pianoassociation.ch .
Tutti i concerti hanno inizio alle ore 17 e sono in diretta radiofonica.
ELENA OREGGIONI
Bellini
Bianca e Fernando
B
ianca e Fernando è un
melodramma in due
atti di Vincenzo Bellini
(1801-1835) su libretto
di Domenico Gilardoni,
che si cimentava per la prima
volta nel genere operistico. Il
suo libretto presenta infatti
una struttura più letteraria
che teatrale. La prima rappresentazione, che ottenne un
grande successo di critica e di
pubblico, ebbe luogo al Teatro
San Carlo di Napoli il 30 maggio 1826. Di primissimo ordine
il cast degli interpreti: Henriette Méric-Lalande (Bianca),
Giovanni Battista Rubini
(Fernando) e Luigi Lablache
(Filippo). Al suo debutto, per un
riguardo al principe Ferdinando di Borbone, il titolo fu cambiato in Bianca e Gernando. Il
soggetto è stato tratto da Bianca e Fernando alla tomba di
Carlo IV, duca d’Agrigento,
dramma di Carlo Roti. La
partitura, purtroppo incompleta, si trova oggigiorno al Conservatorio di San Pietro a
Majella di Napoli. Alcune copie
si trovano nello stesso Conservatorio e al Museo belliniano di
Catania. Nel 1828, in vista di
una ripresa al Teatro Carlo
Felice di Genova, Bellini diede
origine a una seconda versione.
Il libretto fu modificato da Felice Romani (librettista con il
quale il musicista collaborò per
la maggior parte delle sue opere) e da un anonimo poeta milanese. La partitura della nuova versione può essere ricostruita quasi completamente (è
priva dell’allegro della Sinfonia) sulla base di varie fonti,
incluse le copie della prima versione su cui Bellini annotò alcune modifiche. Bianca e
Fernando, opera poco conosciuta, contiene in nuce vari tratti
tipici della personalità del musicista. L’arte di Bellini emerge
negli episodi cantabili, come
nella Romanza di
Bianca Sorgi, o padre.
Questo lamento in
sol minore,
accompa- A L L ' O P E R A
gnato dall’arpa, è un
c h i a r o
esempio
della sua GRAMMA
vena lirica.
Cosa abbastanza inconsueta è fra le poche opere,
alle soglie del romanticismo,
senza una trama d’amore.
Il talento di Bellini, già presente nel compositore venticinquemme, è soprattutto dedito alla vena melodica che conserva, ancora oggi, un’aura di
magia. Legato a una concezione musicale antica, basata sul
primato del canto, sia esso vocale che strumentale, il compositore siciliano portò prima a
Milano e poi a Parigi un’eco di
quella cultura mediterranea
che l’Europa romantica aveva
idealizzato nel mito della classicità. Il giovane Wagner ne fu
tanto abbagliato da ambientare, proprio in Sicilia, la sua seconda opera, Il Divieto d’amare, additando la chiarezza del
canto belliniano come esempio
per gli operisti tedeschi e tentando di seguirlo a sua volta.
GUIDA
PEN
TA
Atto I: A tanto duol (cavatina
di Fernando); Ah! Che l’alma
invade un gel! (concertato).
Atto II: Sorgi, o padre (romanza di Bianca); T’inoltra…
No! Mia suora più non sei
(duetto fra Bianca e Fernando);
Tutti siam? (coro); Da gelido
sudore (romanza di Carlo).
a cura di
ALBERTO CIMA
P A G I N A
35
LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 8 MAGGIO 2010
CHE COSA È «POLITICA»?
C
aro Direttore, ti scrivo
perché ritengo di poter
chiarire una volta per
tutte ciò che intendo per
“politica”. Lo faccio soprattutto anche in considerazione che ritengo giusto sgomberare il campo da ogni equivoco rispetto a ciò che dissi qualche settimana fa sulla politica.
Parlare di politica e dei problemi della gente non è certamente
cosa da poco! E accade sovente
che chi cerca di svolgere veramente, con immensa saggezza,
questo determinato ruolo rispettando i dettami della Costituzione Repubblicana, viene quasi ingiustamente deriso o eccessivamente contestato. Anzi, dirò di
più: se qualcuno cerca di mettere in campo le sue qualità, viene
immediatamente zittito con mille pretesti. Dunque, da questa
breve ma logica considerazione,
nasce il solito punto interrogativo: “Ma, allora, decidiamoci una
volta per tutte! Che cosa vuole
questa società? Vorrebbe soltanto far valere gli interessi particolari e schiacciare le persone che
studiano e che lavorano con fatica
per arrivare alla fine del mese?”
GIANNI NOLI - Fino Mornasco
TELEVISIONE DISEDUCANTE
LE PUPE E I SECCHIONI...
entilissimo direttore,
vorrei sottoporle un
quesito - ma forse la
mia domanda è retorica - circa un programma televisivo che va in
onda su Italia 1 la domenica
sera: “La pupa e il secchione”:
non le sembra che si riduca la
donna ad “oca” e l’uomo a “imbranato” offrendo così uno spettacolo deleterio e diseducante?
Che cosa penseranno i nostri giovani di questo programma? Le
ragazze studieranno tutte da
“pupe” e i ragazzi tutti da “secchioni”, creando nella realtà
quello che è solo uno stereotipo
televisivo? Spero ardentemente
che non sia così.
G
LETTERA FIRMATA - Como
Ammetto che il programma non l’ho visto e
mai lo vedrò. Mi reputo
ancora fortunato perché so
spendere meglio la mia
domenica sera... Caro lettore,
in effetti la sua prima domanda è retorica: un simile programma - che conosco per
quanto ne hanno scritto i
giornali e per quei pochi
siparietti che ti costringono a
vedere tra un programma e
l’altro durante i giorni della
settimana - è diseducante, ma
è soprattutto stupido. Ed è
esattamente ciò che vogliono
quelli che lo hanno inventato e
che lo mandano in onda, con
lo scopo di svagare il pubblico.
Essi sanno che possono
contare su un uditorio altrettanto stupido e diseducato, e
gli indici d’ascolto e di visione
la dicono lunga circa il
successo di simili programmi.
Non so se a guardarli siano i
giovani, i bambini, o qualche
adulto un po’ frustrato, stanco
magari delle polemiche
calcistiche... Comunque, lo
stereotipo della donna formosa
e ignorante e dell’uomo
intelligente e imbranato è
davvero irreale, e credo che gli
stessi concorrenti del programma giochino a stare dentro il
format loro imposto.
Nella vita vera le cose vanno
diversamente: sia chiaro, c’è
anche di peggio, ma la realtà
è migliore della fiction!
PER LA FESTA DELLA MAMMA
UNA LETTERA SPECIALE PER RICORDARTI
È
passato un anno da quando ci hai lasciato e il dolore sempre c’è nel nostro
cuore. Quando viene a
mancare la presenza della mamma, la vita cambia ed è
duro da sopportare.
Volevamo fare qualcosa di speciale per ricordarti. Così abbiamo deciso di scrivere due righe
per parlare di te. Cara mamma,
tu ci hai insegnato, donato, amato. “Mamma” è una semplice parola, eppure è tanto importante
da pronunciare. Quante volte noi
lo abbiamo invocato. Nei momenti bui della nostra vita, tu
c’eri sempre, la tua mano era lì
pronta a sorreggerci e a consolarci. Le tue parole erano per noi un
incoraggiamento. Ti ammiravamo per la tua dedizione alla famiglia, l’amore per il nostro
papà. Tu ci hai insegnato i veri
valori della vita: la generosità, la
bontà, l’altruismo, l’amore per il
prossimo, aiutare, confortare; ma
soprattutto la fede in Dio.
Ogni mattina ti alzavi molto
presto (pioggia - vento - freddo -
stanchezza - malattia) per recarti alla S. Messa nella chiesetta di
S. Eusebio tanto amata: niente ti
ha fermata.
E adesso il vuoto. Troviamo
conforto solo nella preghiera
come tu ci hai sempre raccomandato, con la speranza che un giorno ci ritroveremo, per poterti dire
ancora una volta “ti vogliamo
bene” con tutto il nostro amore e
il nostro grazie. Unica e speciale
mamma. Con affetto.
Le tue figlie Giuliana, Donatella,
Simonetta, M. Rosa
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