Capitolo 19
Spesa e produzione
nel breve periodo
NB: Per tutta la parte di macroeconomia (e, in particolare,
per questa lezione e le successive) è utile il seguente testo:
Capolupo R., De Arcangelis G. e Ferri G. (2004), Eserciziario
di Macroeconomia, Bologna, Esculapio [testo reperibile
presso libreria Cacucci]
Principi di economia
Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
Copyright © 2004 - The McGraw-Hill Companies, srl
In questa lezione
Ipotesi Keynes: D si adegua a S a prezzi fissi
Spesa aggregata programmata: i) spesa
programmata e spesa reale; ii) spesa e
produzione; iii) produzione di equilibrio di
breve periodo; iv) gap di produzione; v) il
moltiplicatore keynesiano.
Politica fiscale e stabilizzazione spesa: i) G e
spesa; ii) T e spesa.
Tre limiti stabilizzazione fiscale: i) lato offerta;
ii) disavanzi; iii) rigidità politica fiscale
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Ipotesi Keynes: D=S a prezzi fissi
Nel breve periodo, le imprese soddisfano ogni
aumento di domanda producendo di più
senza aumentare i prezzi
Ma perché le imprese accettano di produrre di
più e aumentare le propria offerta senza
accrescere i prezzi?
Una spiegazione possibile è che esistano costi
di aggiustamento dei prezzi (es. i costi delle
modifiche del listino) … ma ciò vale solo nel
breve periodo
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Ipotesi Keynes - 2
Le ipotesi del Modello di breve periodo:
Prezzi e salari fissi → non potendo aumentare
prezzi, imprese adattano la produzione alla
domanda (aggregata)
Conseguenze:
Al livello di prezzi e salari prefissati possono
esistere fattori disoccupati (es. lavoro)
Il livello della produzione viene unicamente
determinato dalla domanda aggregata
Non serve analizzare lato dell’offerta aggregata
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Ipotesi Keynes - 3
Modello domanda aggregata proposto nel ‘36
da economista inglese Keynes nell’opera:
Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta
Keynes si contrapponeva ai neoclassici per
diversa visione funzionamento economia:
Neoclassici: l’economia tende sempre ad autoequilibrarsi al livello di pieno impiego → non
vi può essere carenza di domanda;
Keynesiani: l’economia può trovarsi in equilibri
con disoccupazione “involontaria”, se politica
economica non stimola domanda aggregata.
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Spesa aggregata programmata
La spesa programmata ha 4 componenti:
- C i consumi (famiglie → beni e servizi finali);
- I gli investimenti (imprese → immobili,
impianti e scorte; famiglie → abitazioni);
- G la spesa pubblica (Stato → infrastrutture
per servizi pubblici, stipendi pubblici,
interessi sul debito pubblico, trasferimenti ai
privati come pensioni ecc.);
- NX le esportazioni nette (export – import)
NB: variaz. scorte spesso  da programmate
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Spesa aggregata e reale – 1
C = consumi di beni e servizi da parte delle
famiglie. Dipendono dal reddito disponibile
corrente (YD).
YD = reddito disponibile delle famiglie che dà
luogo a consumo o risparmio:
YD  Y – T + TR
dove Ttasse e TR  trasferimenti. Per
semplicità nella nostra analisi assumiamo:
YD  Y – T
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Spesa aggregata e reale – 2
IP = investimenti, le spese desiderate imprese
in beni capitali (macchinari, immobili); li
denominiamo investimenti programmati
Nella contabilità nazionale gli investimenti totali
includono la variazione delle scorte oltre a
quelli programmati: I  IP + var(scorte)
Le scorte sono merci e fattori della produzione
da vendere o impiegare in futuro
Gli IP dipendono dalle previsioni circa il livello
della domanda futura e dal tasso di interesse
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Spesa aggregata e reale – 3
Equilibrio: situazione ove gli agenti sono soddisfatti
delle loro scelte. Cioè, scelte C e S delle famiglie
perfettamente compatibili con scelte di produzione
e investimento delle imprese
Imprese: scelgono IP e la produzione totale Y
Famiglie: programmano C, in base a YD
(PAE  C+IP+G+NX) è la spesa totale programmata
Fissi i prezzi, produzione si adegua alla domanda
Per avere equilibrio occorre che la produzione Y
(visto dal lato delle imprese) sia uguale ad PAE,
quindi Y = C+IP+G+NX
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Spesa aggregata e reale – 4
Le pure identità contabili (uguaglianze vere per
definizione) si identificano con il segno 
In contabilità: Y  C + I + G + NX, dove I ora
comprende anche la variazione delle scorte;
possiamo anche scrivere I  Y – C – G – NX
Il reddito può essere consumato o risparmiato,
per cui, trascurando G e NX, possiamo
scrivere: Y  C + S, quindi S  Y – C
Quindi: S  I equilibrio contabile
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Spesa aggregata e reale – 5
Per determinare Y di equilibrio (sempre trascurando
G e NX) deve essere che: Y = C+IP
Sottraendo C da ambedue i lati otteniamo:
Y – C = IP ovvero: S = IP
La relazione Risparmio=Investimento deve valere
nei modelli di equilibrio del reddito.
Il significato è però diverso perché non è più
un’identità contabile ma una relazione di equilibrio
che è verificata quando il risparmio programmato
dalle famiglie è pari alla spesa di investimento
programmata dalle imprese
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Spesa aggregata e reale – 6
La differenza tra I e IP è pari alla variazione
delle scorte → rappresentano la correzione
delle imprese per la mancata realizzazione
dei loro piani
Le scorte aumentano quando le imprese hanno
prodotto di più della domanda realizzata
Le scorte diminuiscono quando la domanda è
stata superiore alle attese
La variazione delle scorte raccorda la
contabilità con le relazioni di equilibrio
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Funzione del consumo
C può essere rappresentato in forma lineare in
funzione del reddito disponibile corrente:
C = c0 + c (Y – T)
Dove c=C/Yd è la propensione marginale al
consumo (0< c<1) e c0 è il consumo
autonomo, che non dipende dal reddito ma
da altri fattori (es. ottimismo consumatori)
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Figura 19.1 - Una funzione del consumo. La funzione
del consumo mette in relazione la spesa per consumi
delle famiglie, C, col reddito disponibile, Y–T. L’intercetta
verticale della funzione del consumo è la componente
esogena del consumo, c0, e la pendenza della linea è
pari alla propensione marginale al consumo, c.
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Figura 19.2 - La funzione del consumo in Italia, 19802003. Ogni punto di questa figura rappresenta una
combinazione di consumo reale aggregato e di reddito
reale aggregato disponibile per un determinato anno
compreso tra il 1980 e il 2003. Notate la forte relazione
positiva tra il consumo e il reddito disponibile.
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Produz. Aggreg. breve periodo – 1
Come si raggiunge l’equilibrio di breve periodo
tra PAE e Y:
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Figura 19.3 - La determinazione della produzione di equilibrio di
breve periodo (croce keynesiana). La linea a 45° rappresenta la
condizione di equilibrio di breve periodo Y = PAE. La linea PAE = 960
+ 0, 8Y nota come linea di spesa, mostra la relazione tra la spesa
aggregata programmata e la produzione. La produzione di equilibrio
di breve periodo (4800) si ha all’intersezione fra le due linee, il punto
E. Questo tipo di diagramma prende il nome di croce keynesiana.
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Spesa e gap di produzione
Cosa succede se, improvvisamente, c0 si
riduce (es. perché i consumatori diventano
più pessimisti)?
Cioè, cosa accade se PAE cala sotto Y?
Y non è più in condizione di equilibrio di breve
periodo e si dovrà ridurre → nell’immediato si
apre un gap di produzione (in eccesso
rispetto a PAE; cfr. grafico e tabella seguenti)
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Figura 19.4 - Un calo della spesa programmata causa una
recessione. Un calo della volontà di spesa dei consumatori a ogni
livello corrente di reddito disponibile riduce la spesa autonoma
disponibile e sposta la linea di spesa verso il basso. Il punto di
equilibrio di breve periodo diminuisce da E a F, riducendo la
produzione e innescando un gap recessivo.
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Il gap di produzione recessivo
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Il moltiplicatore della spesa – 1
Perché un calo di PAE (cioè di c0) di 10 dà
luogo a una riduzione di Y in equilibrio di 50?
Ogni variazione autonoma (cioè indipendente
da Y) della spesa produce una variazione
maggiore nel reddito di equilibrio secondo un
coefficiente di proporzionalità che è detto:
moltiplicatore
Il calo (aumento) di PAE fa calare (aumentare)
Y ma poi il calo (aumento) di Y fa di nuovo
calare (aumentare) PAE, che a sua volta …
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Il moltiplicatore della spesa – 2
Questo processo trova un nuovo equilibrio in
cui Y si è ridotto (aumentato) della variazione
iniziale di PAE moltiplicata per 1/(1 – c)
Dunque, il moltiplicatore = 1/(1 – c)
dipende dalla propensione marginale al
consumo (c)
Vediamo più in dettaglio come ciò avviene
mediante un esempio numerico
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Il moltiplicatore della spesa – 3
• Il calo di 10 di c0 riduce PAE, quindi la
produzione e il reddito di 10 unità: Y= –10
• I consumatori riducono C di un ammontare
pari a PMCY
• Se PMC=0,8, PAE cala di 8 unità
• Le imprese riducono la produzione di 8
• Ora PAE cala di 8*0,8=6,4 unità
• Le imprese riducono la produzione di 6,4
• Ora PAE cala di 6,4*0,8=5,12 unità
• E così via finché l’effetto si esaurisce
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Il moltiplicatore della spesa – 4
• Occorre sommare tutti i cali di Y:
-10-(0,8*10)-(0,8*0,8*10)-(0,8*0,8*0,8*10) -……
• Che possiamo riscrivere come:
-10*(1+0,8+0,82+0,83+0,84+……)
• Si tratta di infiniti termini di una serie geometrica di
ragione pari a 0,8 (ovvero la PMC). La somma di
tutti questi termini è:
ΔY = [1/(1 – c)] * (-10)
Che è proprio il prodotto del calo iniziale di PAE per il
moltiplicatore
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Politica fiscale e spesa – 1
• Nel modello di breve periodo, quando
l’economia entra in recessione e si ha un gap
di produzione, una politica fiscale espansiva
può eliminare il gap recessivo
• Un aumento di G provoca un aumento di Y e,
facendo crescere C, un aumento di PAE;
• Un calo di T provoca un aumento di Yd e,
facendo crescere C, un aumento di PAE;
• Poiché vale il moltiplicatore, sono sufficienti
un aumento di G o una riduzione di T minori
della riduzione complessiva di Y vista sopra
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Figura 19.5 - Un incremento della spesa pubblica elimina un gap
recessivo. Dopo un calo di 10 unità nella parte autonoma della spesa
per consumi C, l’economia si trova nel punto F, con un gap recessivo
pari a 50 unità (Figura 19.4). Un incremento pari a 10 unità della
spesa pubblica accresce la spesa autonoma di 10 unità, riportando la
linea di spesa nella sua posizione originale e innalzando il punto di
equilibrio da F a E. Nel punto E, in cui la produzione è pari alla
produzione potenziale (Y = Y* = 4800)
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Figura 19.6 - La spesa militare statunitense come quota del
PIL, 1940-2001. La spesa militare come percentuale del PIL è
cresciuta durante la II guerra mondiale, la guerra in Corea, la guerra
in Vietnam e lo sviluppo militare di Reagan agli inizi degli anni ’80.
L’aumento della spesa militare si accompagna normalmente a
un’espansione dell’economia e a un calo della disoccupazione. Le
aree in grigio indicano i periodi di recessione.
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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Politica fiscale e spesa – 2
• Tre limiti stabilizzazione fiscale:
i) Lato dell’offerta – un elevato prelievo fiscale
scoraggia l’investimento e riduce produttività
e crescita del sistema economica;
ii) Disavanzi – il deficit di bilancio fà crescere il
debito pubblico che dovrà essere ripagato;
iii)Rigidità politica fiscale – non è facile
praticare una politica fiscale anticiclica per i
ritardi di decisione e attuazione (→ ruolo
stabilizzatori automatici)
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Robert H. Frank, Ben S. Bernanke
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