GIORNALE LIGUSTICO
D I
ARCH EO LO GIA, ST ORIA E LETTERA TURA
D I R E T T O
DAL PROF.
GIROLAMO <BERTOLOTTO
A
nno
X X II —
F
a s c ic o l o
I-II.
G e n n a io -F e b b ra io 18 9 7
GENOVA
T IP O G R A F IA
R . I S T IT U T O
S O R D O -M U T I
M D C C C X C V II
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Proprietà letteraria
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C0NTR1B0TI AL CATALOGO GENERALE
DEI MONUMENTI E D EGLI O G G ETT I
DELLA
d
’
a RTE
E
d
’ A N TIC H ITÀ
LIGURIA
III (i).
La Pala di fra Gerolamo da Brescia in Savona,
Nella
chiesa
olim
parrocchiale
adibita ad uso di Scuola
di
di S. G io .
Carità per
Ba ttista ,
concessione
o ggi
fattane
nel 18 5 8 dal re Carlo Alberto alla locale Congregazione della
Dottrina C r is tia n i, esisteva ab antico un quadro di singolare
importanza per la storia dell’ arte.
È un dipinto a olio su tavola
rappresentante la
N a tiv ità ,
con in fondo un ridente paesaggio che fa capolino dal rotto
della capanna, e ai
piedi dei
quali,
lati i Santi Francesco
genuflesse
in
e B a r to lo m e o , ai
atto di o ra zio n e, due figure
m in o ri, probabilmente i coniugi com m ittenti del quadro.
Secondo l’ A liz e r i, che parla di questa pala
in term ini del
m aggiore encom io, « v o g li o n o le tradizioni ch’ ella occupasse
« in passato l ’altare de’ Filatori 0 C o r d a i , ma non dicono il
« d o v e .......». O ra se, invece delle tradizioni, egli avesse con ­
f i ) C fr. Giornale Ligustico 1896 pag. 96 e 4 0 1.
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sultato semplicemente l’eccellente Descrizione delle opere d’arte
esistenti nelle due Riviere, pubblicata dal nostro Ratti nel 1780,
avrebbe trovato che la tavola in discorso serviva in quell’epoca
da ancona all’altare della prima cappella a destra nella parroc­
chiale di S. Gio Battista.
Quando sia stata tolta di l à , non consta; nessuno fra i più
longevi
ricordando
d’averla mai vista altrove
che addossata
alla parete a sinistra del presbiterio. Forse il trasloco avvenne
nel 1 8 1 3 , quando ebbe luogo la permuta della parrocchiale di
S. Gio. Battista colla soppressa chiesa di San Domenico. Ciò
che meno si capisce è come, avendo in tale occasione la Fab­
briceria di San Gio. Battista trasportato seco nella nuova sede
una parte della suppellettile artistica dell’antica, fra cui l’insigne
Adorazione de’ Magi di Alberto Durer, non siasi punto curata
di trovare un posto in San Domenico ad una tavola non
inferiore in pregio al trittico stesso del Durer: e come, invece,
divelta dalla nativa sua nicchia, la pala, argomento dei presenti
appunti, sia stata appesa alla parete del presbiterio, senz’ altro
ufficio che quello di far quivi riscontro ad altro quadro del pari
dislocato e negletto, per quanto degno aneli’ esso di miglior
sorte, dico l’ ammirabile San T o m aso del savonese Bartolomeo
Guidobono ( 1 6 5 4 — ! 709).
La pala misura m. 2 ,5 1 di altezza per m. 1,7 5 di larghezza,
e porta, entro un cartellino affisso alla capanna del Presepio,
la firma su tre righe : opus fr is H ieronim i de Brixia carnielile
1 J 1 9 , 28 aprilis.
Di questo fra G irolam o da Brescia, carmelitano, rimasto ignoto
non solo al Vasari e ai suoi continuatori e annotatori, ma perfino
all’ Orlandi,
che pur fu dello stesso ordine, non si conosce
altra opera che una Pietà citata dal Lanzi come esistente nel
chiostro del Carmine a Firenze. Se egli abbia lavorato in L i­
guria, come tanti altri Lombardi nel secolo X V e nel suc­
cessivo, non si potrebbe affermare, non trovandosi altra traccia
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di lui nè a Genova nè in R iv iera, e appalesandosi destituita
d’ ogni fondamento la congettura del p. G . B. Spotorno (S i.
lett. della L ìg . , I V , p. 206), che il frà Girolam o autore della
tavola di Savona abbia insegnato la pittura al
genovese frà Lorenzo
carmelitano
Moreno. Costui, artista mediocre che
operava intorno al 15 4 4 e di cui il Soprani cita due affreschi
eseguiti sulle pareti esterne della chiesa e del convento del
Carmine in Genova, non ebbe, per quanto consta, altri rapporti
con frà Gerolamo da Brescia, da quello infuori d’ aver appar­
tenuto sebbene in tempi e luoghi diversi allo stesso ordine
religioso.
Ma che il quadro sia stato eseguito a Savona o trasportato
quivi da altrove, è , dopo tutto, questione di secondaria inpor­
tanza : la quale può bensì interessare l’erudito, non già il pub­
blico colto, che d’ un’ opera d’ arte ammira a preferenza i pregi
estetici.
Il dipinto è ammirabile per la perfezione del disegno e per
la squisitezza della composizione, non meno che pel sentimento
che anima le diverse figure; e il suo autore, cosi nel fare
come nella tecnica e sopratutto pel magistero della prospettiva,
vi si appalesa educato alle discipline di quel Vincenzo Foppa,
suo concittadino, di cui fu detto a ragione che occupa nelle
scuole pittoriche di Brescia e di Milano quel posto sovrem i­
nente che spetta al sommo Mantegna in quelle di Padova e
di Mantova.
Il quadro appartiene ancora a quel periodo dell’ arte italiana
che il sen. Morelli
chiamava giustamente
esso l’oscuro frà G irolam o, carmelitano,
del carattere : per
si rivela
« d e l bel
numero uno » in quella brillante pleiade pittorica che è la
scuola bresciana, scuola che conta tanti e si illustri campioni a
lui contemporanei, dal Romanino al Savoldo, dal Ferramola al
Moretto, e la cui principale caratteristica fu senza dubbio l’ar­
monia dei colori, portata poi dall’ ultimo dei prelodati pittori
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GIORNALE LIGUSTICO
ad un grado di eccellenza, non che superato, ma nettampoco
mai più raggiunto da altri.
L o stato attuale di questa insigne tavola, del cui possesso
Savona va a buon dritto su p erb a, non può non esser oggetto
di vive apprensioni per parte di tutti coloro cui sta a cuore
la conservazione dei monumenti patrii.
Essa trovasi, infatti, solcata dall’alto al basso da più fendi­
ture con soluzione di continuità, non solo, ma anche chiaz­
zata da una quantità di scrostature che vanno man mano aumen­
tando in numero ed estensione.
Confrontando le condizioni presenti della pala con quelle in
cui si trovava all’ epoca di mia adolescenza, è d’ uopo ricono­
scere che all’odierno stato di degradazione deve
certamente
aver contribuito l’ igrometria dell’ ambiente e , in particolare,
della parete a cui fu per tanti anni
addossata. Il
che si può
d’altra parte arguire anche dal fatto che la già citata tela del
Prete di Savona — 'come chiamano il Bartolomeo Guidobono —
collocata sulla parete dirimpetto e che i miei contemporanei
ricordano aver veduto ancora in buono stato di conservazione,
trovasi di presente in condizioni anche peggiori della tavola
di frà G iro la m o , anzi irreparabilmente sciupata. Aggiungasi
c h e , essendo la chiesa accessibile al pubblico soltanto nelle
poche ore di scuola,
il
quadro vi rimaneva poco men che
ignoto, non pure ai forestieri, ma agli stessi cittadini.
N on manca in Savona una Pinacoteca civica, dove i cimelii
d’ arte e di antichità già presso il Municipio, in un con quelli
derivati dalla soppressione delle corporazioni religiose, a cui
si aggiungono i provenienti da lasciti testamentari, doni
ed
acquisti, sono custoditi convenientemente sotto la direzione
e vigilanza di una speciale Com m issione, oggi presieduta da
chi scrive queste righe. E poiché questa Pinacoteca, stata or
ora traslocata in più adatta sede, nelle migliori condizioni di
spazio, di aereazione e di luce, sta per essere riaperta al pub­
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GIORNALE LIGUSTICO
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blico, era naturale che la Commissione facesse istanza perchè
la pala di frà Girolamo da Brescia venisse tolta dal luogo ove
giornalmente deperiva ed ospitata colle altre della Pinacoteca.
La Giunta municipale, avendo fatto
buon viso
all’ istan7a
della Commissione, venne ufficiato il Ministero dell Istruzione
Pubblica affinchè, in conformità di quanto si e praticato
Genova ed altrove, volesse concedere,
al Municipio la tavola
esistente
Ministro dell’ I. P.
accolse
a titolo di deposito,
nella
essere custodita nella sala della
a
Scuola di Carita, pei
Pinacoteca
Civica. S. E.
favorevolmente
il
la domanda
del
Municipio, e in seguito a formale consegna per parte di un
rappresentante del G overno,
la pala di
soddisfazione dei cultori dell’ arte e
fra
G iro lam o ,
con
delle patrie m em orie , è
venuta ad arricchire la collezione della
Galleria
comunale,
dove si trova in buona compagnia, avendo a coinquilini della
stessa sala due grandiosi poliptici del Quattrocento provenienti
dalla monumentale chiesa di S.
Giacomo — uno dei quali
sottosegnato da Giovanni Mazone di Alessandria
un ancona
di Antonio Sem in o, un quadretto attribuito al Mantegna e
un singolare
Crocefisso
colla
firma
Donatus comes Bardtts
Papiensis, che va certamente registrato fra le primissime pitture
che si conducessero su tela, visto che il suo autore fioriva
nella prima metà del secolo X V ; per tacere di parecchi altri
preziosi dipinti di cui non potrei qui tesser 1 elenco senza
oltrepassare di troppo il limite prefissomi: i quali tutti aspet­
tano dalle cure
d’ un pratico e conscienzioso
restauratore,
quale è reputato il prof. Venceslao Bigoni di Modena a cui
verranno quanto prima affidati, di essere posti in condizione
da opporre un ulteriore resistenza all’ azione dissolvitrice del
tempo. Il che è quanto si può ragionevolmente chiedere all’ opera d’ un restauratore, sia pur valente; andar più in la
equivale a rendersi complici d’ un sacrilegio.
V
it t o r io
P o g g i.
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A l prossimo fascicolo: l i salvacondotto d i un imperatore greco ad un
.... genovese
___ _
nel n o i . Note di paleografia greca e storia genovese, di G. B e r t o l o t t o .
(C on fac-sim ile).
U N ’ O P E R A IN E D IT A
DEL P. DOMENICO INTERIANO
Il P. Agostino Oldoini che nel suo Athenaeum Ligusticum,
stampato a Perugia nel
1 6 8 0 , parla anche degli scrittori vi­
venti, tace affatto del P. Domenico da Genova, al secolo Gio.
Antonio Interiano, che pur fioriva al tempo suo. Degli storici
della letteratura ligure il solo a farne parola è Giambattista
Spotorno, ma ne tocca di sfuggita, scrivendo: « Domenico
» da Genova, cappuccino, di cognome Interiano, oltre a due
» panegirici, pubblicati colle stampe , scrisse un trattato
de’
» Principi della famiglia Cibo, che io credo inedito: fiori circa
» il 16 4 4 » (1)·
De pan eg iric i, uno soltanto
Eccone la descrizione :
me n ’ è venuto
alle mani.
Genova / tlhstrata / Panegirico / di / Gio. A n t o n i o I n t e r i a n o ,
/ Con un Discorso precedente dell’ istes- / so, intorno alla Poesia.
IDedicata
al· Illustriss.
Signor J Ansaldo
Per Pier Giovanni Calenzani. / Con
M - D C - X X X X IV .
In-8.° picc., di
pp. 168
M ari, j In Genova,
licenza
de’ Superiori./
num erate, oltre 8 in fine senza
numerazione. A pp. 3 -4 si trova la lettera dedicatoria al Mari;
a pp. 5-18 il Discorso intorno alla Poesia; λ pp. 19-24 un so­
netto del sacerdote G. B. Martini e due d’ incerto autore in
lode dell’ Interiano; non che un sonetto, un madrigale e un
( 1) S p o t o r n o G . B. Storia letteraria delta L ig u r ia ; V , 28.
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epigramma latino dell’ Interiano ad Ansaldo, e l’ approvazione
della Censura; a pp. 25-147 il Panegirico , che è in sesta rima
e si compone di 368
sestine; a p.
148 un anagramma del
P. Antonio de Crimonei all’ autore; a pp. 1 4 9 - 1 6 8 varie poesie
italiane dell’ Interiano ; poeta, del resto , infelice. Delle 8 pp.
che seguono, e che non son numerate, le prime 6 contengono
l'indice ragionato del Panegirico; le ultime 2 l’ errata-corrige.
In quanto all’ altro panegirico, non posso che ripetere quello
che già ne scrisse il P. Dionisio da Genova nella sua Biblio­
theca Scriptorum Ordinis Minorum S. Francisci Cctpuccinorum ,
che è la fonte a cui
ha attinto lo S po to rn o , e che
dice:
« edidit etiam latine : Orationem ah eo habitam Genuae in ad» ventu P P .
Diffinitorum illius Prouinciae, Mediolani
anno
» 1 6 4 1 » (1). Il P. Dionisio dà poi questo cenno intorno a
lui: « Dominicus Interianus, genuensis, eiusdem Provinciae »
[S. Francisci] « alumnus , ac sacrae theologiae professor, vir
» doctus et eruditus, ad omnes scientias facilis ac prompti in» genii, qui in pluribus Italiae civitatibus facundissimi ac ad» mirandae
» famam
memoriae
». Anche
concionatoris
lui
fa cenno
nomen sortitus est et
dell’ opera sulla
famiglia
Cybo. « Scripsit insuper et elaboravit italico idiomate » (son
sue parole) « volumen in duas partes
distributum sub
hoc
» titulo : Teatro de’ Principi della fam iglia Cibo ».
Due
esemplari
di quest’ opera si conservano
manoscritti
nel R. Archivio di Stato in Massa. Nel frontispizio si legge :
Theatro de Prencipi / ove i fatti illustri rappresentati nelle varie
scene de tempi // sempre corrispondenti alla Grandezza de Prencipi
// da Personaggi della Fam iglia Cvbo // vengono
(1) D io n y s iu s G
e n u e n s is ,
rappresentati di
Bibliotheca scriptorum Ordinis M inorum S . F ra n ­
cisci Capuccinorum, Genuae, Franchelli, 16 8 0 ; pp. 13 6 -15 7 .
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IO
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nuovo con E lo g i Istorici // dal P . D o m e n ic o I n t e r i a n o da Ge­
nova I/ Predicatore Capti cano // Opera dedicala al Serenissimo A l­
berico
Cybo // Primo
Duca di M assa e Prencipt di Carrara //
Duca d’ A iello nel Regno di N apoli // Duca di Fiorenlillo nelV Ombria // e Signor di Padula , etc.
Uno di questi esemplari è in-fol., e si compone di quattro
volum i; 1 altro in-4.0, pieno
zeppo di correzioni di pugno
dell’ A . , e si spartisce in tre tomi di pp. 1-10 0 0 , 1 0 0 1 - 1 9 2 9 , 6
20 0 1-30 0 2 . A pp. 3-9 si legge una lettera dedicatoria deir Inte­
riano ad A lb e r ic o ; a pp. 1 1 - 1 2 P« approvazione » seguente:
L a C a sa In te rian a
p are
d e stin a ta d al C ielo a scrivere per intiero
i fatti d e ’ gran d i. P a o lo In te rian o died e p er il prim o pro va di ciò al
M on do, il quale racco lti i sen tim en ti di m olti an tich i scrittori ha fatto
c o m p a r s e n e ’ n o stri secoli più m o d ern i con in gegn o so stile le azzioni
m e m o rab ili d e ’ G e n o v e si eroi ( 1) . E d in questo
T eatro d e' P r e n c ip i,
che si espone a lla p u b lica p ro sp e ttiv a, siegu en d o il gen io d ’ un autor
così celeb re del suo sa n g u e , il P a d re D om en ico Interiano da G e n o v a,
P re d icato re d e l nostro
O rdine C a p u c c in o , d à a
vedere
descritte le
n o b ilissim e g e sta d e ’ P rin cip i d e lla fam ig lia C yb o , con eloquenza così
su b lim e , a cco p p iata co lla chiarezza, con eruditione sì rara, con prove
sì irrefragib ili e con
1 ’ a p p o g g io di tan ti g ra v i a u to r i, con im m ensa
su a fatica r a c c o lti, c h e , a m io c re d e re , non può dirsi d a chi legge
essere stato secondo n ello scrivere a l p red ecessor di su a C asa, che nel
solo tem po in cui h a scritto.
le espone
C h i d à a lle stam p e istoriche
a ll’ altru i c e n s u r e , le q u ali talv o lta
oscurano
n arrative
il lustro di
veritiere. M a d a q u e sta nota assicu ran o il nostro A u to re tanti autori
di credito, che e g li ad d u ce in p ro va di ciò che scrive. S e rv a adu nque
qu e sta m ia sin cera esp ression e per attestato che
1’ O pera
sua, da me
(1) Il Ristretto delle Istorie Genovesi di Paolo Interiano vide la luce a Lucca,
co torchi di Vincenzo Busdraghi, nel 1 5 5 1 : e, a giudizio del M o r e n i [A nnali
della
Tipografia fiorentina d i Lorenzo Torrentino, Firenze, D addi,
1 8 9 1;
p. X V J « per il carattere tondo », è un’ edizione che gareggia con quelle
elegantissime del Torrentino.
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GIORNALE LIGUSTICO
con diligenza re v ista ed attentam ente con sid erata, è d egn issim a delle
stam pe non solo, perchè non vi è cosa v e ru n a che rip u g n i a lla no­
stra S an ta F e d e ed a ’ b uoni costum i, m a perchè la giu d ico di m olto
utile a chi le g g e e di splendore a tutta la n ostra R e lig io n e .
D a ta nel nostro C onven to d e ll’ Im m aco lata C on cettion e di G e n o v a ,
li 4 G iu gn o 16 6 5 .
Io F r . T
o m aso
da
G enova
T eo lo g o e P redicatore C ap u ccin o .
Segue a p. 13 un’ altra approvazione, sottoscritta da fr. C le­
mente da Genova, « Capuccino e Lettore », riboccante anch’ essa
di lodi
esagerate e immeritate ; poi viene
Γ avvertenza
de
« L ’ Autore a chi legge », avvertenza che abbraccia le pp. 21-39 ,
e la « Tavola degli Elogi istorici », che piglia le pp. 41-57II Duca Alberico, per quanto pregato e ripregato, non consenti
mai che
1’ opera
si desse alle stampe ; e fece bene. Niente ne
avrebbe guadagnato la storia della sua famiglia.
Nel carteggio del P . Angelico Aprosio da Ventimiglia, che
si conserva a Genova nella R. Biblioteca Universitaria, si legge
questa lettera dell’ Interiano :
R .” ° P .“ m io S i g ." P .” “ C o le n d .m°
T ra g li eccessi d e lla som m a b en ig n ità di V . P . R .1" ' scorgo il sop re m o , m entre ricevo 1’ honore d e’ suoi c a r a tte r i, che m i portan o le
sue gratiose dim ostration i d ’ affetto e gen tilissim e co n gratu latio n i in
qu esta prom otione al P ro vin cialato . N on posso sp iegare co lla p en n a
a V . P . R .11’”
1’ aggrad im en to
che ne ho fatto, attesa la
g ran stim a
del som m o m erito di V . P . R . " “ a cui vivo d a longo tem po servitore
di tutta d evotione. R e n d o g li du nq ue h um ilissim e g ratie , e p er ricono­
scim ento delle m ie strettissim e o b ligation i ofìfero tutto m e stesso, con
ogn i m ia hab ilita, sem pre pro n ta a ’ com an d am en ti di V . P . R . “” . E
perchè
no.i cedo
ponto a chi si sia n e ll’ essergli se rv ito re , io
pure
prego a V . P. R .m" felicissim e le san te feste del N a ta le , con un buon
fine del presente e ottim o principio d el nuovo an n o, con la pienezza
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GIORNALE LIGUSTICO
di q u e i b en i e longhezza di p ro sp erità e di v i t a , che
a l m erito di so ggetto sì raro
è più dovuta
e q u a lific a to , co m ’ è V . P . R .'"’ , a cui
ratifican d o sem pre d e vo tam e n te la se rv itù , con riveren te inchino faccio
h u m ilissim a riveren za e b acio le m an i.
G e n o v a , li 2~ xbre 16 7 2 .
D i V . P. R .“
S e r v it o r e d e v o t.n'° et o b lig .'"0 sem pre
P.
G io .
D o m e n ic o
d a
G e n o v a
( i ).
M assa di Lunigiana, 18 febbraio 189 7.
G io v a n n i
Sforza.
A l prossimo fascicolo : Un massese rinnegalo ad A lgeri, di G . Sf o r z a .
CO N TRIBU TI
A L L E R E L A Z IO N I T R A G E N O V A E LISB O N A
Il P. Giovanni
Carlo Emanuelli da G e n o v a , calendarista
cappuccino, nel 18 6 7
mandò al pallio un brevissimo com ­
pendio di notizie religioso-sociali
dei Cappuccini Liguri. A
pag. 10 di detto opuscolo trovasi questo squarcio lusinghiero
sotto tutti i rapporti per i figli del poverello d’Assisi : « Già
dall’ anno 16 46 la nostra Genovese Provincia fra le altre d ’ Italia
tenea una specie di primato nelle Missioni fondate nelle con­
quiste di Portogallo lungo le coste Affricane e specialmente
nel Congo ed Angola. Ebbero i Cappuccini Genovesi in quelle
regioni Ospizii, Case, Prefetture; ed una di queste in Loanda
fondavasi dal P. Paolo Francesco da Portomaurizip. Non tanto
però in quelle -conquiste di Affrica come ben anco nella stessa
capitale del Regno una distinta Missione vi aveva la nostra
( 1 ) Letrere di varii Religiosi a ll’A prosio; codice della R . Biblioteca Uni­
versitaria, segnato E . V . 28.
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GIORNALE LIGUSTICO
IS
Provincia, il P. Paolo da Varazze, già settenne Missionario
in Loanda, portatosi nel 1685 in Lisbona, otteneva da quel
governo di fondarvi un ospizio per Missionari Cappuccini G e ­
novesi, aggiungendovi una scuola per abilitarli alle differenti
lingue. Questo ospizio era chiamato G enovese; e finché ritenne
questo denominativo (fino al principio di questo secolo) era
sotto la giurisdizione del Provinciale di Genova, formandone
esso il numero e la scelta dei soggetti con lettera ubbidienziale; ma divenuto poscia ospizio Italiano cessò ogni autorità
ed ingerenza del nostro Provinciale ».
La verità di quest’ asserzione è pur confermata da Fr. A g o ­
stino da Bologna, Missionario, il quale scrisse nel Congo una
cronaca interessantissima e fino ad oggi sconosciuta che ha
per titolo « Catalogo dei R R . P P . Missionari Apostolici Cap­
puccini mandati alle Missioni delli Regni del C o n g o , Zinga,
Angola, città e terre di conquiste della Maestà del R e di
Portogallo che Iddio guardi molti anni e nell’ Africa Etiopica
meridionale incominciato dal 16 45 sino al 1 7 1 2 ».
La cronaca trovasi inserita in una Miscellanea Cappuccina
nell’Archivio dei PP. di S. Bernardino, e in questo modo
parla dei due Padri Francesco da Portomaurizio e Paolo da
Varazze: « L ’ anno 16 7 8 arrivarono undici.... il M. R . P. Paolo
Francesco da Portomaurizio predicatore provinciale di Genova
ove fu maestro dei novizii.... Nel suo tempo fece rifabbricare
l’ ospitio della città di S. Paolo e di N. S. dell’ Assunta di
Loanda e li confratelli della Congregazione di S. Bonaventura
fecero la capella sontuosa del Santo nella chiesa, vi fecero
sopra detta capella il terazzo e Fr. Francesco da Licodia detto
per antonomasia dal popolo di quella città Fr. Buricco che in
quel tempo viveva, era contrarissimo a tal sontuosità di capella
del che per tre volte di notte tempo andava a disfare la fa­
brica che li operarii nel giorno havevano fatto : nulla di meno
i confratelli volsero farla tenendovi le guardie di soldati la
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GIORNALE
LIGUSTICO
notte acciochè non fosse più disfatto da Fr. Burricco il tra­
vaglio fatto dalli operarii di giorno.....
» Il Padre Paolo da Varazze Predicatore della Provincia di
Genova finito ch’ ebbe il suo settennio fu per Lisbona et ivi
restò essendo stato fatto procuratore dei R ev. Missicnarii che
venivano per queste Missioni di C o n g o , A n gola, Zinga, e
S. T h o m è e procurò l’ Ospitio dos Santos che ora habbiamo
per noi Padri Capuccini Missionarii Italiani .·>.
Le pazienti indagini da me fatte all’ Archivio di Stato ( i )
per viem m eglio illustrare questo contributo alle relazioni tra
Genova e Lisbona non riuscirono
infruttuose, e vennero in
mio aiuto quattro docu m en ti, che piacemi riferire nella loro
integrità, perchè ricchi di particolari e apportatori di nuova luce.
I.
S er.’" ' S ig n o ri,
Sono m oltissim i anni che da Capitani e mercadanti Genovesi fu fondato
un ospizio di Capucini nella città di Lisbona per havere la loro assistenza
ne Sagram enti con che però fra detti Capucini vi dovesse essere di con­
tinuo il Presidente con quattro in cinque altri Capucini nationali Genovesi
ciò che ottenero mediante anco la permissione di quella sacra corona, qual
ospitio viene giornalm ente da medesim i mantenuto di tutto nel loro sosten­
tam ento. Presentono detti Capitani e mercadanti che possano essere ammossi
detto Presidente et altri nationali e che ciò possa provenire da superiori
Capucini non nationali G enovesi abitanti in Rom a per altri loro fini che
però per non restar detti m ercadanti e capitani delusi della loro spirituale
consolatione se ne ricorrono alla somma clemenza di V . S. V . S. umilmente
supplicando degnarsi far scrivere al loro A gente o sia Console commorante
di presente in detta città acciò con ogni m aggior caldezza procuri presso
S. M. di cooperare in modo che non debba essere am m osso detto Presidente
G enovese e sudetti nationali.
Di V . S. V . S.
_________________
(i)
furisdictionalium . A n . 1 7 1 5 ,
Segreto.
Detti supplicanti.
filza segnata —
, foglio 6 2 ,
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Arch.
GIORNALE LIGUSTICO
IS
II.
Motivi che inducono i Capitani e Mercadanti Genovesi di
Lisbona a supplicare il Ser.m0 Senato acciò sia stabilita la di­
mora de PP. Capuccini Genovesi nell’ Ospizio di quella città.
Servendo solamente i PP . Capuccini Italiani da m olti e molti anni a'
R e di Portogallo per le Missioni nelli Paesi delle sue conquiste dovevano
essere perciò proveduti nella Città di Lisbona d’ un qualche albergo per il
loro passaggio : il che per molto tempo è seguito ma variam ente e sempre
con grande incomodo de PP. medesimi sino a tanto che il Padre Paolo di
Varazze Genovese ritornato dalle sue m issioni in Lisbona ottenne e dal
Re e da Roma il consenso di alzare un Hospitio sicome colle lim osine de
Capitani e Mercadanti G enovesi l’ alzò dell’ anno 1690 restandovi destinato
per superiore il Padre medesimo quale finalmente ivi morto venne in suo
luogo surrogato dell’ anno 1692 il P. Paolo Francesco del Portomaorizio
da superiori m aggiori di Rom a m em ori dell’ obligazione e della necessità
che haveva quell’ Ospizio della nazione G enovese. Indi successivamente
furono sostituiti a quel governo altri PP . tutti G enovesi come il P . B er­
nardino della Lengueglia nell’ anno 1696 et il Padre Francesco Antonio da
Genova dell’ anno 1698 e sebene appresso a questi il Nonzio Conte per
favorire le richieste d’ un suo auditore sorrogò un Padre M ilanese, pure
fra poco tempo fu costretto scrivere a Rom a che dovessero provedere quel
Ospizio secondo il solito d’ altro superiore G enovese alegando che non si
sarebbe potuto governare da altri a quali la nazione Genovese superiore
di numero a tutte l’ altre non voleva som m inistrare le lim osine dalle quali
unicamente si haveva il vivere di que Padri. N ell’ anno donque del 170 2
fu provisto secondo la richiesta e vi fu mandato il Padre G irolam o da
Genova che vi continuò per lo spazio di undeci anni nel qual tempo
ristorò quell’ ospizio e chiesa im piegandovi la som m a di 8000 e più pezze
da otto doppo del quale vi sucedette il Padre Giuseppe Maria dal Porto
Maurizio che ancor dura a quel G overno. Ma perchè
parte che non fallisce come i superiori
ora s’ intende da
m aggiori de Capuccini vogliono
levare da Genovesi questa sì antica attinenza per agregarlo alle Provincie
loro nazionali umilmente si suplica di provisione e di riparo per le seguent.
ragioni :
i.° Perchè fu dal R e D. Pietro
11
negato a tant’ altri l ’ assenso e con
cesso al Padre Paolo sudetto Genovese che n’ è stato il fondatore e l’autore.
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ι6
GIORNALE LIGUSTICO
2.° Perchè fu fabricato il sudetto Ospizio colle limosine de Genovesi
come apparisce dalla notizia che si è fatta da parte.
3.0 Perchè da G enovesi è stato per tanti e tant’ anni sostenuto e mi­
gliorato colle loro lim osine.
4.° Perchè il R e m edesim o ha sempre dimostrato gradire più d’ ogni
altro i G enovesi e quando i P P . G enovesi volevano partire per la mutazione
dì quel governo per ordine del R e furono fermati in casa del Segretario di
Stato e poi rim essi a ll’ Ospizio.
5.
Perchè la N azione genovese che ivi habita e viaggia più d’ ogni
altra non ha altro rifugio per il ricevim ento de Santi Sagram enti che que
PP. co quali ha la comm unicazione della lingua.
6.° P er ultimo finalm ente perchè li M issionarii incaminati alla volta
di Portogallo passando per il più per la via di G enova anche in numero
eccedente di quindeci o venti per volta doppo il fermarsi che fanno per
più mesi nel C onvento de Capuccini a m otivo di trovare qualche imbarca­
zione questi poi vengono imbarcati da Capitani Genovesi nelle loro navi
senza pagam ento alcuno di nolo per il loro trasporto anzi ben spesso con
dare anche il vitto gratis alla loro
tavola a qualche d’ uno de medesimi
P I . M issionarii il che non ponno conseguire così facilmente sopra vascelli
d’ altra bandiera.
1 7 1 5 - 18 G iugno. — Letta. Si trasmetta all’ 111."’" et Ecc.n,ù Gionta di
Giurisdizione perchè veda e rifera dove si
Ser.mun Senatum ad Calculos.
possi scrivere
e come. Per
Rapportate al Ser.™0 Senato per parte dell’ Ecc.”" Commissionata le no­
titie date da delti R.^1 Padri per giustificatione del da loro supplicato acciò
con dette cognitioni possa prendere quelle proviggioni e deliberare quelle
lettere che più stim erà.
17 1 5
-
T4
A gosto. — Udito nel Ser.mo Senato quanto è stato riferto per
parte dell’ Ill.” * et Ecc."” G iunta Com missionata. Discorsa la pratica. È stato
deliberato che si trasmetta copia delle notitie somministrate da detti R .<,! Padri
Capucini per giustificatione del supplicato con incaricarlo che quando sussista
0 per traditione o per scrittura che il detto ospitio sia stato eretto con
elemosine per il tutto o per la m aggior parte da nationali e che sia stato
solito che il superiore et altri religiosi stanti in detto ospitio fussero Ge­
novesi e quelli m antenuti con le elemosine de nationali in tal caso a nome
publico .assista detti R .dl Padri presso chi si deve in Corte e facci le oppo­
sitioni instanze appresso il R e perchè siano mantenuti nel possesso del detto
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GIORNALE LIGUSTICO
I?
ospitio i PP. Genovesi tanto rispetto al Superiore quanto rispetto alli altri
religiosi soliti starvi e gli si scriva a dettame
dell’
111.“ °
et Ecc.mo Capo
della detta Ecc.m“ Gionta.
III.
Nota de Capitani et altri Genovesi che sono concorsi colle
loro limosine all’ erigere del nuovo hospitio de Capuccini in
Lisbona nell’ anno 1690.
L i Capitani Gio. Agostino e Gio. Batta G erm ani zio e nipote pezze da
o t t o .......................................................................................................... ...........
L i Capitani Giuseppe e
di S. Felice e più pezze da otto
Capitan Castagneto
oltre
10 0 0
Gio. Stefano fratelli V iviani un quadro grande
.
all’ havere
.
.
.
.
.
1000
proveduta la cucina di ram i nuovi
due statue di marmo di S. Francesco e due quadri grandi con
1’ imagine
di N. S. per la chiesa pezze da o t t o ........................................... 500
Pietro Francesco Viganego Console della Repubblica S e r.m“ in Lisbona ha
somministrato per dare principio alla fabrica pezze da 8 .
.
400
e più molti quadri sedie e tavolini per mobiliare l ’ ospitio.
Pietro Francesco Ravara oltre all’ havere somministrate in ogni tempo limo­
sine sicome tutta via continua fece fare a sue spese un corridore che dal
claostro conduce alla sagrestia alla quale per andarvi bisognava passare
dentro della chiesa che importò la spesa di scuti argento .
.
200
L i altri Capitani e Mercanti Nazionali meno facoltosi de sudetti ogniuno
ha concorso chi più chi meno secondo la loro possibilità
non potendo
acertarsi a quanto sia arrivata la somma del danaro che hanno somministrato.
Di più i Capitani sudetti hanno fatto lavorare n e llO sp iz io i loro Maestri
da legname senza stipendio e somministrate tavole e chiodi che portavano
da Genova per il sudetto Hospitio.
IV.
Copia di lettera scritta dal M. R. P. Procuratore e C o m ­
missario Generale il P. Bernardino da Saluzzo all’ Ill.™0 e R ev .m0
Mons. Conti, Nunzio Apostolico in Lisbona, li 14 Nov. 1 7 0 1 .
G
io r n .
L
ig u s t ic o .
Anno X X I I ,
2
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iS
GIORNALE LIGUSTICO
111..... e Rei’.“<" Sig. Patrone Colendissimo,
Finalm ente doppo molte difficolta che poco alla volta ha bisognato su­
perare si sono fatte le provisioni per cotesto Ospizio conforme all’ intenzione
espressami da V . S
difficoltà
IH "* e R e v ."* : non vi è stato poco che fare atteso le
che m ostravano i PP . G enovesi di venire sotto il governo del
Padre Teodoro da Pavia che da più parti avevano appreso per poco geniale
alla nazione cosa che haveva fatta impressione ne medesimi secolari massime
capitani de vascelli da’ quali v i restava poco da sperare per l’ imbarco de
M issionarii : onde io dirò che Iddio ha inspirato a V . S. Ill.“ * a coman­
darm i di m andare costà i PP. G en ovesi:
perchè con questo io mi sono
reso forte in persuaderli che haverebbero di V. S.
111 .“
la buona grati i e
patrocinio e questo è quello che ha servito a me per argomento et ad essi
per im pulso ad abbracciare
l ' impresa
persuasi che sotto tale patrocinio
havrian o potuto con tutta pace e carità fare costi il servizio di Dio ; onde
io supplico um ilm ente quanto so e posso a far godere a medesimi gli effetti
di quella clem enza che V . S. III."* ha sempre fatto e fa tuttavia sentire
a lla m ia religione ed a quali ho data ferma speranza.
L i P P . G enovesi che saranno i latori deila presente W S . I I I .'- li troverà
R eligiosi di buone qualità e costumi che credo fermamente riusciranno di
buon
esem pio al secolo per gloria di Dio
e servizio della
Religione in
cotesto posto che è quel tanto a che so che mirano le sue sanie intenzioni.
Prego V . S .
111 .*·
a compatire la dilazione delle mie provisioni perchè
già apparirà chiaro che saria stato difficilissima l'accom odam ento delle cose
in altra form a che in quella che Γ istessa prudenza di V. S.
111 .“ ·
ha con­
cepita et espressa. Iddio ha voluto che qu.-stc provisioni incontrassero le
loro difficoltà per ridurle ad un tempo che io sono andato premeditando
ne altro qui mi resta che rendere umilissim e strazi e a V . S
111 .” ·
per il
buon zelo con che s 'è degnata adoperarsi a beneficio della Religione la
quale le v iv e r i eternamente obligata a pregargliene da Dio il meriio ed io
fra tutti sebene il minimo con ragione più di tutti devo confessarmi quale
col farle um ilissima reverenza mi raffermo
K o m i. li 14 Novembre 17 0 1.
Di V . S . IU .~ e R e v . Umil.m· e Ob.m· Servo
F r. Be r n a r d in o
da
S aluzzo
Procuratore e Commessario Generale de Capuccini
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GIORNALE LIGUSTICO
*9
Questa in succinto la prima storia di quella minuscola co­
lonia genovese, da cui partivano nuclei di intrepidi campioni,
che serafici in ardore andavano sventolando la fiaccola della
civiltà in inospite contrade.
E quale stima facesse il Re del Portogallo di questi umili
tìgli di S. Francesco emerge pure da questo fatto che stralcio
di pianta dalla cronaca sopra citata.
« 1682. — Padre Giovanni da B ellun o, Predicatore della Provincia di
V en ezia, finito eh’ ebbe il suo settennio si pose in viaggio storpiato per
sua Provincia et avanti di arrivare a Lisbona mori nel m are e quando li
marinari furono per lavare il corpo suo lo ritrovarono stigmatizato come
il nostro Padre S. Francesco ne piedi m ani e costato e lavato eh’ ebbero
il corpo lo buttarono nel mare. A rrivata in Lisbona la n a v e , fu riferito il
caso 'al Sig. R e Don Pietro Padre del Regnante Don G iovann i quale intese
m alamente che havessero butato il corpo del Padre al m are e subito mandò
a chiamare il Capitano della nave il quale ordinò che fosse inforcato ma
con ogni celerità furono avisati li nostri Padri che assistevano n ell’ ospitio
di Lisbona quali furono a placare S . M. del che si permutò la forca in
carcere per molto tempo acciò s’ imparasse dalli altri che sucedendo altre
volte casi sim igliam i havessero da portare li corpi delli Padri M issionarii
in Lisbona perche li vedesse sua Maestà qual era m olto stim atissim o e
devotissimo di noi Missionarii Capucini Italiani chiamandoci suoi fidelissimi
vassalli delle sue terre di conquista nell’A frica m eridionale e de R egn i di
Congo, Zinga, A ngola etc. »
La chiesa fondata dai Genovesi a Lisbona è ora parocchia,
e s ’ impronta attualmente a quelle linee serie e severe comuni
a tutte le chiese dell’ Ordine, come gentilmente m ’ informa il
Rev. Prof. Cav. Prospero Peragallo, nome ben noto nel campo
della storia.
A rturo
Ferretto.
A un prossimo fascicolo : I l lessicografo Francesco A lberti dei conti di
Villanova, di G . S f o r z a .
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GIORNALE LIGUSTICO
DI U N A P R E S U N T A
D ELLA
E D IZ IO N E G E N O V E S E
D I V I N A
C O M M E D IA
DEI. SE C O L O X V I .
Non credo inutile correggere un errore d’ una certa impor­
tanza nel quale è incorso il compianto Nicolò Giuliani nel
suo pregevole lavoro sopra la Tipografia ligure, pubblicato nel
volume
I X degli Atti della Società Ligure di Storia P a tria ;
tanto più che si tratterebbe d’ una pretesa sconosciuta edizione
del poema dantesco, e , per di più, geno vese; cosa ch e , se
v era , sarebbe un assai lieto avvenimento e un non piccolo
vanto per la Liguria nostra, in questi tempi di novissimo culto
al poema sacro.
Il Giuliani adunque dà come di probabile edizione genovese
una Commedia esistente nella biblioteca della Missione Urbana
di San Carlo ( i) . Egli dice che, non avendola trovata notata
da alcuno dei principali bibliografi, la presume pubblicata dal
Belloni circa l’ anno 1 5 5 0 (2).
Fa meraviglia come il dotto Giuliani abbia potuto affermare
in modo tanto reciso di non averla trovata notata da alcun
bibliografo; perchè, non solo quella edizione della Commedia
è descritta nei lavori speciali di bibliografia dantesca, ma si
trova pure citata in alcune opere di bibliografìa generale.
Ho esaminato l’ esemplare dell’ Urbana, e posso, senza tema
di cadere in errore, affermare che la presunta edizione geno­
(1) Il volum e ύ segnato 16, 2, 1 2 ; è in carta velina cd in buono stato;
lu qualche linea m anoscritta nella carta del frontispizio e nei risguardi,
taglio dorato e sco'pito, legatura in pelle del tem po, mediocrcmcntc con·
s ervata.
(2) Atti della Società L igu re d i Storia Patria, vol. IX , pp. 262, 26}.
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21
GIORNALE LIGUSTICO
vese del Giuliani altro non è che la contraffazione dell’ aldina
del 15 0 2
fatta in Lione probabilmente da Bartolomeo T ro th
nell’ anno stesso o nel seguente.
Nel fatto, ecco come la descrìve il Giuliani :
1 5 5 0 , circa.
« L ’ Urbana conserva una bella edizioncina, in 8.° piccolo,
» della D ivina Commedia, senza alcuna indicazione di lu o g o ,
» d’ anno e di tipografia, e cosi pure senza marca di carta
» od altro segno distintivo.
» Nel frontispizio si legge in maiuscoletto romano :
T
e r z e
di
r i m e
D ante ( 1 )
» Nel tergo:
Lo ’ n f e r n o e ’ l p v r g a t o r i o
e ’l
p a r a d is o
di D a n te
A la g h ie r i
» E subito al principio della terza pagina, segnata a-ii :
Nel mezzo del caniin di nostra vita ecc.
» E sono in tutto nella stessa pagina nove terzine (2 ).
» I canti si succedono senza altro intervallo che la nume» razione romana, talora posta in fin di pagina, sino a G - v i ,
» seerno; tutti gli altri sono quaderni.
» Nel retto dell’ ultima carta, verso la fine, è l’ ultimo v e rs o :
L’ amor, che m uove ’l Sole et l’ altre stelle.
(1) Il Giuliani è qui inesatto, perchè il frontispizio dice L e
di
terze
r im e / /
Dante.
(2) Altra inesattezza del G .: sono dieci e non nove le terzine per ogni
pagina.
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GIORNALE LIGUSTICO
» Sarebbe mai una edizione genovese della prima metà del
» secolo X V I ?
I caratteri mi paiono belloniani; nè io la
» trovo notata da alcuno de’ principali bibliografi ( i ) ».
Ed ora ecco le parole del De Batines che si riferiscono alla
contraffazione dell’ aldina del 1 5 0 2 :
S. D. (15 0 2 circa)
L
e
t e r z e
di
r i m e
D ante
« In 8. piccolo di 244 carte non numerate. Edizione senza
» indicazione d’ anno, nè di luogo, nè di stampatore; il verso
» della carta del frontispizio ha così :
L o ’ NFERNO E ’ L PARADISO
E ’l
di
D
PVRGATORIO
ante
A
l a g h ie r i
» È una esatta e perfetta contraffazione dell’ edizione Aldina,
» col medesimo numero di carte e colla
medesima disposi-
» zione delle parole in ciascuna faccia; non si trascurò περ­
ί) pure la carta bianca che sta nell’ edizione del 15 0 2 dopo la
» Cantica dell’ inferno, e l’ Ancora Aldina fu riprodotta nel
» verso della carta ultim a; unica differenza, l’ ultimo foglio,
» in luogo di esser segnato H 11, è segnato G vj. Il Renouard
» (Annales des A ides, fac. 307) la crede pubblicata a Lione
» da Bartolomeo T ro th nel 1 5 0 2 o nel 15 0 3 al più tardi. I
» caratteri si rassomigliano a quelli di cui si servirono i vecchi
» Giunti di Firenze. N e possiede un esemplare il signor Kirkup
» in Firenze.
» Questa contraffazione è oggidì rara e più difficile a ri» trovarsi che l’ edizione originale » (2).
( 1 ) Alti, ecc. Ibid.
(2) C o lo m b D e B a t in e s , Bibliografia dantesca. P rato 1 8 4 5 , v o i. i . 0,p a g . 6 3 .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
23
Anche il Ferrazzi accenna a questa contraffazione dell Aldina
con queste parole: « Nel 1 503 l’ Aldina del 1 5 0 2 fu esattamente
» contraffatta, e credesi stampata a Lione per Bartolomeo
» Troth » (1).
Nel Brunet trovo le seguenti righe al proposito: « I n - 8 ,
» feuillets non chiffrées. Edition sans date et sans indication
» du lieu, mais contrefaite à Lyon sur celle d'A id e , 1 5 0 2 .
» Un exemplaire sur vélin, partagé en 3 volumes et relié en
» mar. 16 liv. 16 sh. Paris » (2 ).
Nessun dubbio adunque che 1’ esemplare dell’ Urbana possa
essere un’ edizione genovese del X V I secolo, e che non sia
invece la contraffazione lionese della veneziana del 15 0 2 .
Una cosa sola per altro è necessario notare. C o m e abbiamo
veduto, il De Batines dice che in questa contraffazione l'ancora
aldina f u riprodotta nel verso della carta ultima. O r a ,
1 esem­
plare dell’ Urbana non ha l’ ancora aldina nell’ ultima faccia (3 ) .
Ma questa mancanza si spiega facilmente. Si sa infatti che non
tutti gli esemplari dell’ aldina autentica hanno 1 ancoia (che
fu adoperata per la prima volta nella stampa di quest opera);
ciò che fa supporre ai bibliografi che fosse ajoutée dans le cours
du tirage (4).
Quindi è più che naturale fossero a Lione contraffatte le copie
portanti l’ impresa degli Aldi, e quelle che n erano mancanti.
La Spezia, 10 gennaio 1897.
U
bald o
M
a z z in i.
(t ) Manuate dantesco, voi. 1.° , pag. 732.
(2) B r u n e t , Λ ianuet du livraire et de l’ amateur des liv res, 4.™' édition.
Bruxelles, 1838, vol. 2 ° , pag. 12.
(3) Nemmeno un esemplare posseduto da m e, identico a quello dell U r­
bana, ha Γ ancora aldina.
(4) B r u n e t , op. cit., vol. 2.°, pag. 1 1
A l prossimo fascicolo la continuazione dei documenti sulle rappresentazioni
sacre in Liguria.
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24
GIORNALE LIGUSTICO
GLI S V I Z Z E R I IN I T A L I A <■
>
E GENO VA
NEL
i 507
Dopo la preziosa pubblicazione degli Eidgenòssichen Abschiede,
cioè dei processi verbali delle adunanze
dei cantoni elvetici,
io
progressi
studio della storia svizzera ha
fatto
meravigliosi e le relazioni delle varie
potenze vicine hanno
trovato
città
numerosi
veramente
svizzere
e diligenti
con
le
cultori.
G ià V ittoiio Cerésole s era occupato di ricercare negli archivi
di Stato di Venezia quali legami avvinsero la
serenissima ai
cantoni elvetici, specialmente durante il Secolo X V I , e nella
seconda edizione, comparsa pochi anni s o n o , aveva aggiunto
molti nuovi e curiosi documenti ; lo Stricklers ne aveva rac­
colti molti altri nella sua collezione; due anni fa il mio amico
Gaspare AVirz raccolse in un grosso volume tutti i documenti,
che sulle relazioni della Svizzera colla Curia Apostolica potè
trovare
nell A rchivio
Vaticano (Akten über die diplomatiscbe
Be^iebungen der r'òmische Curie
der Schwei%_ — 1 5 1 2 - 1 5 5 2 ) ;
ora Carlo K oh ler, già allievo della celebre École des Chartes,
ci presenta in un grosso volume il frutto delle sue ricerche
sulle campagne degli Svizzeri in Italia dal 15 0 6 al 1 5 1 2 , già
lungamente descritte dal Fuchs (Mailandischen Feldziige), cioè
su quel periodo intricatissimo di storia italiana che dalla spo­
gliazione di Lodovico il M oro per opera di Luigi X I I va fino
al ritorno di
Massimiliano Sforza
L autore si serve
in
sul trono di Lombardia.
parte delle
pubblicazioni italiane
e
straniere su questo periodo di storia, per esempio dell’ inte­
ressantissima
raccolta
del
Müller
(Actenstücke
zur innere
( i j C h . K o h l e r . Les Suisses dans les guerres d’Italie de 150 6 a i f ! 2 . —
G enève, Iullien, [897.
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GIORNALE LIGUSTICO
Geschichte Mailands unter den
25
lezten Sforzas) , delle lettere
del Morone pubblicate dal Promis nella Miscellanea di Storia
Italiana,
del lavoro
del Iàger
Verhaltniss zum Papstthum),
( Uber
Kaiser
della storia
Maximilian’s
di Giulio
II
Brosch e d’ altri lavori minori; ma si fonda specialmente
del
su
tonti importantissime, e finora poco studiate, quali i Diari di
Marin Sanuto, che contengono tante lettere e tante relazioni
di personaggi contemporanei, la cronaca bernese del Riid, cioè
di Valerio Anshelm , la vita di Luigi X I I di Iean d’ Anton,
e finalmente la raccolta dei processi verbali delle diete federali.
Ma a queste fonti già edite, egli ha aggiunto
contributo delle fonti inedite,
svizzeri
da lui
trovate
il
prezioso
negli
archivi
e nella biblioteca nazionale di P a r ig i , istruzioni
Luigi X I I ai suoi ambasciatori ed
agenti
presso
di
i can ton i,
risposte e relazioni di questi, lettere di agenti savo ia rd i, in­
time rivelazioni d’ una politica d’ intrighi sottili, di abili ma­
novre diplomatiche,
per ottenere o per impedire la parteci­
pazione degli Svizzeri alle grandi lotte italiche.
Di
tanto materiale sa abilmente servirsi
il
Kohler
per
istudiare tutte le trattative diplomatiche, corse fra i Cantoni
e le potenze, dal giorno in cui, rotto
il trattato
Massimiliano
agenti
d’ Austria
inviò
i
suoi
di B l o i s ,
alla
dieta
di
Zurigo per chiedere ai deputati svizzeri di violare il trattato
stipulato da loro a Lucerna
il 15
marzo
1499
per
fornire
al re Luigi le loro milizie mercenarie contro qualsiasi nemico
della Casa di Francia, fino al momento in cui, coll’aiuto degli
Svizzeri condotti dal cardinale di S io n , il giovane
principe
Massimiliano Sforza, cacciati i Francesi, riprese possesso dei
paterni domini di Lombardia.
Tutti gli avvenimenti di quel periodo, così ricco
di repentine mutazioni, di intrighi nascosti sono
di fatti,
esposti dif­
fusamente e con singolare chiarezza dall’ Autore, il quale assai
opportunamente sa rannodarli alla politica, non sempre disinte­
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
26
GIORNALE LIGUSTICO
ressata ed onesta, dei cantoni svizzeri, che in quel tempo, in cui
gli eserciti stanziali non erano ancora costituiti, fornirono il nu­
cleo principale di tutte le spedizioni militari nella nostra penisola.
Il racconto ha principio colla sollevazione di G en ova,
av­
venuta nel 1 5 06 contro Filippo di R aven ste in , governatore in
nome di Luigi X I I ; e il K o h le r ,
colla scorta di documenti
in gran parte n u o v i , ci narra come Luigi
X II
riuscisse
ad
ingannare ed a corrompere i magistrati svizzeri e a ottenere
da l o r o , non ostante Γ opposizione di
R o m a n i, che un corpo di oltre
Massimiliano,
quattro
re
dei
mila svizzeri, sotto
la condotta di Giovanni di Bassey prendesse pirte alla spedi­
zione contro Genova e col suo valore contribuisse alla pronta
vittoria dei Francesi ( 1 5 0 7 ) — Prosegue poi a narrarci come
M assimiliano riuscisse dapprima col denaro e coll’abilità diplo­
matico a staccare gli Svizzeri dal servizio del re Luigi ed a
procurarsene l’ aiuto per la spedizione, che egli intendeva di
fare in Italia, e come poi, grazie agli intrighi ed alla corru­
zione esercitata dagli agenti francesi, « qui répandirent les écus
à profusion dans le rues, les carrefours, les villes, les villages,
les bains, les hôtelleris et les marchés, donnant aux femmes,
aux eniants, aux soldats, aux courtisanes » il governo svizzero,
debole, lacerato da interne discordie, non solo negasse quello
che prima aveva concesso, ma di sottomano fornisse
nuove
reclute al re di Francia. Sicché per questa ragione principal­
mente la calata di Massimiliano in Italia non ebbe quell’ effetto,
che l’ imperatore si prometteva e che i suoi nemici temevano,
e si limitò ad una scorreria poco felice sul territorio veneto.
Quando fu conclusa ai danni di Venezia la lega di Cambrai,
papa Giulio I I , il re di
Francia,
quasi contemporaneamente ai
l’ imperatore si rivolsero
cantoni
svizzeri
per ottenere
aiuto contro la Republica di S. M arco, mentre dal canto loro
i Veneziani ponevano in opera tutti i mezzi,
impedire che i mercenari svizzeri
non solo per
ingrossassero le file dei
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
27
GIORNALE LIGUSTICO
loro nemici, ma per guadagnare
alla loro
parte
l ’ aiuto
di
quella solida fanteria, che non aveva allora rivali in Europa,
e per istringere una solida alleanza, da pari a pari, coi can­
toni elvetici. Il K oh ler, esaminando minutamente i processi
verbali delle Diete ed i Diarii Sanutiani, è riuscito a scoprire
le cause per le quali , fra tutti i diplom atici, soltanto i F r a n ­
cesi riuscirono a reclutare circa ottomila volontari, coi quali
vinsero alla
queste cause,
Ghiara
d’ Adda
alle quali
l’ esercito
della
le considerazioni
Republica;
politiche
e
furono
completamente estranee, sono in gran parte da attribuirsi alla
decadenza morale degli S v izze ri, alla
goli cittadini ai decreti
disobbedienza
della confederazione,
dei sin­
all’ avidità
del
lucro, che, nonostante l’opinione delle classi elevate contro il
servizio mercenario , spingeva migliaia di avventurieri ad ac­
cettare le grosse offerte degli arruolatori stranieri.
Durante il periodo, che precedette la conclusione della Lega
Santa, tutte le relazioni tra la Svizzera e il pontefice Giulio l i
furono condotte dall’ ambiziosissimo vescovo di Sion, Matteo
Schinner, più soldato che prete, abile negoziatore ed astuto
cortigiano , il quale riuscì ad ingannare gli Svizzeri sullo scopo
vero che si proponeva il Papa richiedendo il loro aiuto, ed
ottenne una leva straordinaria di dieci mila
virsene contro i Francesi di
Lombardia.
uomini per ser­
Le
insistenze
dei
legati francesi e tedeschi non riuscirono ad impedire che queste
milizie invadessero la Lom bardia; ma la mancanza di capi e
di ordini precisi e le energiche misure prese dal governatore
francese, costrinsero ben presto quei mercenari alla ritirata,
che portò con sè un lungo strascico di querele e di proteste
violentissime di Giulio
II e finalmente la rottura definitiva
delle relazioni tra la Sede Apostolica ed i Cantoni.
Tutto questo
intricatissimo
periodo storico è studiato dal
Kohler con una cura specialissima, non solo
sui
ufficiali, ma colla
M ach iavelli, di
scorta delle
lettere
del
documenti
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28
GIORNALE LIGUSTICO
Luigi X I I , di Massimiliano d’ Austria e del carteggio dei re­
sidenti veneti, pubblicato dal Sanuto, e forma uno dei capitoli
più originali e più interessanti del volume.
N on meno meritevole d’esam e, pei
particolari
nuovi che
ci fornisce e per la genialità della critica comparativa di tante
fonti diverse, è il capitolo
in
cui si
descrive
l’ improvvisa
invasione degli Svizzeri in Lombardia nell’ inverno del 1 5 1 1 ,
che, provocata da alcune offese fatte dai governatori francesi
ad alcuni privad cittadini di Schw itz, poco mancò non facesse
perdere al re Luigi il M ilan ese, ed eccitò tante speranze nell’ animo di Giulio II e dei Veneziani. Fra i documenti note­
v o lissim i, che l’ Autore ha
scoperto
e pubblica,
ricorderò
specialmente il proclama dei capitani svizzeri al popolo mila­
nese per eccitarlo a ribellarsi ai F ran cesi, minacciando altri­
menti « eversionem tocius provinciae ». Ma col solito
mento persuasivo del denaro poterono i Francesi
argo­
parare il
colpo che loro si minacciava riaprendo le trattative coi Can­
toni , i quali nel tempo medesimo accoglievano benevolmente
le offerte di Giulio II e dei Veneziani, fatte per mezzo
del
cardinale di S i o n , e, incerti a quale delle due parti dovessero
concedere la loro alleanza , cercavano di spillar danaro da en­
trambe senza compromettersi troppo. Ma la Lega
Santa,
e
specialmente Venezia, seppe più generosamente e più solleci­
tamente acquistarsi il favore degli Svizzeri, come dimostrano
molti nuovi documenti scoperti dal Kohler intorno alle trat­
tative
della legazione G r a f;
e da quel momento i Cantoni
presero risolutamente parte in favore della Lega e contro la
Francia e sotto la condotta dello Schinner inviarono un iorte
esercito, ch e , ben pagato, meglio nutrito e colmato di pro­
messe e di carezze, libero di saccheggiare a suo talento, oc­
cupò il Milanese in apparente accordo coi Veneziani, scacciò
il La Palice da Pavia, si impossessò di Milano vi proclamò
lo Sforza e favori a Genova il tentativo di Giano Fregoso.
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29
GIORNALE LIGUSTICO
Dolorosa, ma provata da documenti inconfutabili è la storia
delle ruberie, delle prepotenze, delle violenze commesse dalle
masnade svizzere e contro i Milanesi, e contro i propri alleati,
i Veneziani, i quali nello Schinner trovarono un poco fedele e
poco onesto ausiliario. Dopo la vittoria gli Svizzeri non co­
nobbero più freno: essi che dapprima s’ erano accontentati del
modesto ufficio di stipendiari, pretesero di dettar legge
ai
confederati, di disporre a loro talento del Milanese, negozia­
rono ad un tempo coll’ imperatore, col duca
di Savoia,
col
Papa e con Venezia e finirono poi collo strappare al Milanese
il Canton Ticino e la Val d’ Ossola.
Forse l’ analisi, soverchiamente minuta, di tutte le trattative,
le discussioni e le controversie viene a scemare l’effetto delle
ricerche, che non mi sembrano abbastanza lumeggiate
sintesi finale;
qua e là certi
giudizi
(e specialmente
sulla politica di Giulio II e di Ferdinando
sono stoppo esatti e senza ragione si
dalla
quelli
il Cattolico) non
discostano
troppo
da
quelli del Brosch e del nostro De Leva, il quale ultimo scrit­
tore, non so perchè, non si trova mai citato nel volume del
Kohler: infine una certa severità, una carta acrimonia
spe­
cialmente contro i cantoni tedeschi Valdstàtten, trapela fra le
righe dell’ opera.
Ma in compenso la diligenza delle ricerche,
la vasta eru­
dizione, la precisione delle citazioni, l’ interpretazione
sem­
pre corretta e misurata dei documenti, la vivacità dello stile,
fanno di questo lavoro del Kohler un complemento utilissimo
ai Mailandische Feld^Uge del Fuchs ormai troppo antico ed una
pregevole illustrazione a quegli Eidgeriòssichen Abscheide, che
gettano tanta luce sulle relazioni di tutte le potenze europee
colla Svizzera.
C
a m il l o
M
a n f r o n i.
A l prossimo fascicolo un articolo di P . E . G u a k n e rio sopra il trovatore
genovese Simone.
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GIORNALE LIGUSTICO
3°
T O M B E D E I C O L O M B O DI G E N O V A A P A L E R M O
L ’ elegante chiesa di S.
G iorgio dei genovesi a Palermo
è letteralmente lastricata d’ iscrizioni sepolcrali. Son tutti nomi
di famiglie liguri, cospicue come i Pallavicini, i Doria, i Durazzo, modeste com e i Barabino, i Semeria, i Groppo, ma
che pella loro quantità addimostrano l’importanza di quella nostra
colonia Ira la fine del cinquecento e nel seicento. Probabilmente
su questa e sulla chiesa di S. Giorgio ritorneremo altra volta.
P er ora un breve cenno d’ una di quelle tombe. È una di
quelle che più colpiscono 1’ occhio per 1’ area che occupa ed
appartiene ad una famiglia di Colombo che ivi si asseriscono
oriundi di Genova e della stirpe del Cristoforo.
L a riporta in parte il Villabianca nella sua raccolta delle
iscrizioni siciliane (VIS Bibl. Palerm.
seguenti)
Vol.
V i l i fol.
12 3
e
e fu pubblicata pure in parte neH’Archivio Storico
Siciliano ( i ) , e probabilmente trascrivendola dal Villabianca,
con altre pure di genovesi che si leggono in quella chiesa. Non
so tuttavia perchè si l ’uno che l’ altro si limitarono a riferire i sei
versi che si leggono nella parte centrale trascurando l’ iscrizione
principale che è scolpita lungo il margine della lapide rettango­
lare. Perciò mi par interessante pubblicarla ora integralmente.
La tomba dei Colombo è collocata vicino all’ aitar maggiore
sul lato destro della chiesa; tutto intorno leggesi l’ iscrizione
seguente :
N ic o la o
et
P ere
C o lu m b o
p a trib u s
d u lc is s im is
Jo se p h
V . I. D. e t H ie r o n im u s f r a t r e s p iissim e e t
s ib i
s u is
et
o m n ib u s
non
s in e
la c r im is
p o su e ru n t
XX M ARTII ANNO SALUTIS MDC.
( i) A rcb. Siciliano, Nuova Serie, anno III, fase. II, 1878, pag. 226.
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GIORNALE LIGUSTICO
31
Nella parte centrale superiormente si leggono questi versi:
D. Ο. M.
P
T
r i n c ip i u m
r a d id it
P o st
S ic
E s p e r io
nato s
l ig u r i
N
unc
U
t
d e d it
qui
l ib e r o s
ex
m em o r
o rtu
h eu
urbs
genue
nova
( i)
regna
s ic u l is
m o rteq ue
d u l c is
de
s t ir p e
duci
m ih i
su m
p a t r ie
co lu m bi
f in is
in
o r is
s ic u l u s
l ib e r u m q u e
P anorm i
SICULUS LIGURUM CLAUDOR IN ÆDE LIGUR
Sotto a questi
versi campeggia
uno
stem m a,
lo stesso
concesso dai re di Spagna a Cristoforo Colombo, cioè partito
in 4, nel i.° e 2.0 di Leone e di Castiglia, nel 3.0 le isole,
nel 4.0 le ancore, il tutto sormontato da un elmo aperto di fronte,
colla croce per cimiero, precisamente come nello stemma ben
noto dello scopritor dell’America.
L ’ inscrizione come dissi è alquanto danneggiata sebben molto
meno d’altre della stessa chiesa divenute completamente illegibili.
Non pretendo che l’ asserzione di quei Colombo, d’ esser
della stirpe del Cristoforo, debba esser creduta sulla parola
a fronte dei risultati controdicenti delle indagini posteriori.
Ma parmi debba pur darsi un peso al fatto che la Chiesa di
S.
Giorgio fondata dai genovesi a Palermo sullo scorcio del
cinquecento in sostituzione d’ altra cappella più antica, dipen­
deva dal nostro consolato, era amministrata da massari genovesi
(1)
Così il Villabianca e con lui l’Arch. Stor. Sicil. ; io avrei letto invece
post nepos ecc. e la parola nepos mi parve ben chiara; tuttavia siccome
oggigiorno massime nella parte centrale quella incisione è m olto corrosa,
non potendo riconfrontar ora col testo la lezione del V illabianca riporto
questa supponendo che nel secolo scorso quand’ egli la trascrisse fossero
molto più discernibili i caratteri dell’ epitaffio. Non dissimulo tuttavia che
altri errori ho riscontrato nella sua lezione delle iscrizioni di S. G io rg io ,
cosa facile in sim ili grandi raccolte e che si trova anche nel lavoro analogo
del nostro Piaggio, sebbene di mole m olto minore. [Ma nepos, colla e breve
guasta il verso ? N . d. D .]
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GIORNALE LIGUSTICO
32
e genovese dovea esserne perfino il cappellano; s’ aggiunga
che la Sicilia nel 1600 dipendeva dalla corona di Spagna che
a Colombo ed a suoi discendenti avea accordato lo stemma,
i titoli ecc. Ora che una famiglia in faccia a tanti che poteano
smentirla, solo un secolo circa dopo la scoperta dell’ America,
avesse la sfacciatagine d’ asserirsi della stirpe dello scopritore,
d’ usurparne lo stem m a, d’ inquartar le armi di Leone e di
Castiglia, della Corona di Spagna, senza essere almeno agnata
d e l' glorioso genovese parmi pure poco ammessibile.
Ad ogni modo anche quel ramo di Colombiani ora dovrebb’ essere estinto. Non ebbi occasione di far accurate ricerche
per conoscere la sorte del Giuseppe e del Geronimo Colombo
ormai
siciliani, che posero il monumento ai genitori.
Di
Giuseppe tuttavia ne trovai uno messinese citato dal Mongitore
nella sua Bibliografia Siciliana come
autore
S. Calogero anacoreta pubblicata nel 1 6 6 9 ;
d’ una
1’ esser
vita
di
messinese
e la data dell’ edizione escluderebbe la possibilità che fosse
il nostro nel 16 00 già dottore in leggi.
Non è probabile neppure che il Gerolamo, fratello minore
a quel che pare, sia lo stesso sia un R. P. Fabio 0 Fabbiano
Colombo, ma al secolo Gerolamo Colombo, menzionato dallo
stesso M ongitore, benedettino nel convento di S. Martino
della Scala ove sali al grado di decano, magister tyronum
ed economo e mori nel 1 67 5. Egli era bensì palermitano ma
un suo biografo certo Evangelista, lo fa nato precisamente
nel 1600. Egli lo dice nato di prosapia onorata e gentile, ed
infatti il
Convento di S.
Martino
della
Scala
rimase fino
all’ ultimo molto aristocratico, ma non fa cenno dell’ origine
della famiglia genovese. Tuttavia non è da escludersi che fosse
figlio d’ un fratello del Gerolamo nostro, forse dello stesso
Giuseppe, per
1’ uso
comune nelle famiglie d’ imporre ai figli
tanto i nomi dei fratelli come quello del padre del genitore.
U. A.
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GIORNALE LIGUSTICO
33
A d un prossimo fascicolo, uno studio su Ansaldo Cebà di A . G . B a r r il i .
DI UN A L T R O C O D IC E B E R IA N O
DE’ TRIO N FI
DEL
PETRARCA
Se la critica del testo del Cannoniere, come ho provato
recentemente ( i ) , è tutta da fare, quella de’ Trionfi affaticherà,
per non lieve tempo ancora, l’ industria de’ critici. Monsignor
Beccadelli, nelle preziose notizie che ci ha lasciato su la storia
del testo delle Rim e
petrarchesche, osserva
che
il Poeta
« sopravvenuto dall’ infermità della vecchiezza e dal desiderio
di attendere all’ anima, gli lasciò (i Trionfi) imperfetti o non
rassettati» (2). Un’ opera, dunque, non compiuta dall’ autore,
eh’ era incontentabile della finitezza stilistica de’ suoi v e rsi,
e che, morendo, aveva lasciato le sue scritture « invogliate in
più ruotoli e di tante maniere corrette e rimutate » ( 3 ) , si
intende bene che dia molto da fare e rispetto alle varianti
del testo e al loro ordinamento. E il Pasqualigo, in un tempo
in cui la luce della critica non anco aveva rischiarata la que­
stione degli autografi petrarcheschi, collazionando codici e
prime stampe, ritraeva dalla testimonianza beccadelliana, rispetto
all’ ordinamento e alla critica del testo, queste conclusioni. « I
copisti, secondo ogni probabilità, cominciarono dal trascrivere
que’ capitoli che il Poeta stesso avea messi in pulito, comin­
(1) D. G r a v in o . Note Petrarchesche, in Giorn. Ligust. N. S. Anno X X I,
pag. 452 e segg.
(2) B e c c a d e ll i , in Pasqualigo, Trionfi di F r. Petr. - Venezia, 1874 , col. 6.
(3) B ec c a d ell i , ibidem, col. 3.
G i o r n . L i g u s t i c o . A ntio X X I I .
3
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GIORNALE LIGUSTICO
34
ciarono cioè da quel capitolo eh’ è ora il II della Morie, poi
quello che gli tien dietro principiando :
« Nel cor pien d’ amarissima dolcezza »
e , man m ano, gli altri, cercando di disporli ordinatamente.
E il loro manoscritto
riusciva, in questa parte dell’ ordine
de’ capitoli, quale è veramente ne’ più antichi codici. Ma, e
il testo de’ singoli capitoli? Qui era la difficoltà e l ’ imbarazzo
grande. Molti copisti saltaron via addirittura una, tre, otto
terzine, e anche si fermarono a metà de’ capitoli. Chi pigliava
una terzina,
chi un’ altra. Dieci
i copisti e dieci potevano
essere le forme diverse del testo. Di guisa che, dove l’ auto­
grafo era netto di correzioni, tutti i ms. riuscivan concordi...
In que’ passi invece dove eran più fitte, confuse, arruffate le
mutazioni, le interlinee, le aggiunte, la scelta delle terzine,
delle rime, de’ versi e delle parole, era in balia di chi copiava
o faceva copiare i versi » ( i) .
Or, con tutta la gratitudine
che si deve al Pasqualigo, che ingegno e pazienza non scarsi
consumò su la critica del testo de’ Trionfi, non possiamo non
seguire, su l’ ordinamento discrepante de’ codici, l’ opinione
del Mestica. Il quale, facendo de’ codici da esso conosciuti due
categorie, crede che la prima d’esse sia dovuta non al capriccio
d’ un copista,
ma rappresenti
« l’ ordine della prima pub­
blicazione di ciascuno di que’ Canti » (2). Ma 0 che il Mestica
non abbia tenuto in debito conto tutti i codici petrarcheschi,
o che l’ amore della classifica rigorosa gli abbia preso la mano,
cert’ è che a noi non pare di dover attribuire « a eccezionale
bestialità o bizzarria di copisti
tutti que’ mss. ch e ,
(1) P a s q u a l ig o ,
1.
1’ ordinamento
de’ Trionfi di
ne’ primi otto Canti, non s ’ inquadrino
c., col. 1 2 - 13 .
(2) M e s t ic a . L e Rime d i F r . Petr. - Firenze, Barbera, 1896, prêt. X V II
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GIORNALE LIGUSTICO
35
nelle due categorie mestichiane (i). Intorno alla causa di sì fatta
varietà, siam d’ accordo col benemerito editore delle Rime del
Petrarca ; crediamo cioè che, egualmente di quello usasse fare
pel Cannoniere, il Poeta, finito di stendere un Canto de’ Trionfi,
per ragioni varie, lo divulgava subito. Ma, se molti, per po­
sizione privilegiata di potenza o per vincoli d affetto, han
potuto aver,
l’ un dopo l’ altro, appena scritti dal Poeta, i
primi otto Canti de’ Trionfi, non è improbabile che altri molti
abbiano avuto in mano, prima (supponiamo), il V I Canto della
prima categoria del Mestica:
poi, come riescirono a procu­
rarseli, alla spicciolata, gli altri Canti, che trascrissero in se­
guito a quello che, solo in ordine d’ acquisto, rappresentava
il primo. Cosi, dato il caso, veniva a organizzarsi un ms. del
Petrarca che cominciava col terzo Canto del Trionfo d’Amore,
e chi sa quanto bizzarramente aveva poi a continuare. Ma la
bizzarria è nelle circostanze onde venne a mettersi su quella
raccolta, non nel copista inconsciente. Se non c h e , oltre ad
essere
razionalmente
possibile questa
rinsaldata anche da qualche
nostra congettura, è
elemento di
questa specie d’ ordinamento , pur
in
fatto. T r o v ia m o ,
certi
codici
in
cui
qualche postilla finale, di mano del medesimo copista, addimostra che questi sapeva qual fosse 1’ ordimento logico de’
Trionfi. Nel bedano, che descriveremo più oltre, l’ amanuense,
nella postilla finale, conosce che de’ sei Trionfi, petrarcheschi
vien primo quello d'Amore e poi, ordinatamente, quelli della
Pudicizia, della Morie, della Fam a, del Tempo, del « Giudicio » ;
ma, ciò non ostante, nella carta seguente al Trionfo dell’Eternità,
trascrive i primi sette ternari del primo Canto della M orte;
a’ tre Canti della Fam a fa seguire il secondo della M orte,
( i)
G ià, anche intorno all’ ordine de’ primi quattro canti il C esareo crede
bisogni tornare alla V olgata: N. Antologia, 16 Marzo, 1S97.
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36
GIORNALE LIGUSTICO
poi continua col primo Canto rifiutato della F a m a , per ripi­
gliare col quarto Canto d'Amore
« Stanco già di mirar, non sazio ancora ».
E questo prova che l’amanuense del beriano, pur essendone in
grado, forse per rispetto all’ antigrafo da cui copiava, non
ficcò nè punto nè poco la sua ingerenza nell’ ordinamento.
Quindi non capricci nè bizzarrie di amanuensi; ma fedele
trascrizione d’ ogni Canto de’ Trionfi petrarcheschi, a mano
a mano che s ’ arrivava a ottenere.
Ma se questa terza categoria di codici, rispetto all’ ordina­
mento, varia, incerta, oscillante, non soddisfa, da questo lato,
che ad una curiosità scientifica, ne’ riguardi della storia del
testo dev’ essere tenuta in debito conto, come quella che rap­
presenta una redazione quasi sempre primitiva. E anche su
questo bisogna
intendersi. Data la formazione saltuaria, in
ordine di tem po, e casualmente incomposta d’ una tal classe
di codici, non è lecito pretendere che ogni singolo Canto
rappresenti, sempre, una redazione de’ Trionfi primitiva. Se
un possessore di parecchi C anti, è riescito ad aver gli altri,
quando, in tempo posteriore, essi avevano già ricevuto una
seconda o terza mano dall’ autore, par agevole intendere che
ad un tipo di codice siffatto non si possa domandare, in ogni
Canto, delle varianti di stampo primitivo. E il copista, son certo
ne dubitino pochi, non è a credere abbia ottenuto l’ esemplare
de’ Trionfi petrarcheschi, secondo il processo accennato dal
Pasqualigo. Non è possibile ammettere che i codici del P e­
trarca accennati ('ogni tipo cioè da cui derivino gli attualmente
conosciuti) sieno tutti una filiazione delle carte autografe se­
condo furon lasciate dal Poeta, dopo morte, e che la discre­
panza delle varianti debbasi attribuire al vario gusto del copista
che, tra due o tre, preferiva la migliore. Già, un amanuense
non letterato, par certo che, data e non concessa l’ ipotesi
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
37
del Pasqualigo, avesse a preferire la variante più facilmente
decifrabile. Or perchè mai il copista doveva preferire, tra due
varianti, quella già scancellata dal Poeta e lasciar l’ altra lim ­
pida e netta, questo noi non comprendiamo. Così nel primo
Trionfo della Fam a al verso 13 , il Mestica ( 1 ) ci fa sapere che
il casanatense ha questa variante : « così venia et io... » , poi
della voce « io » il Poeta cancellò la vocale « o ». S ’ intende,
data quest’ espunzione, che al Petrarca non garbava quella
vocale accoppiata all’ « i ». Or, ciò posto, mal saprei convin­
cermi perchè un amanuense, come questo del beriano, copiando
di su quell’ autografo, dovesse venir fuori con il seguente
emistichio :
« cotal veniva ë o ! di quali — »,
ciò è con la trascrizione d’ una vocale eh’ è proprio quella
cancellata dal Poeta. Invece la intendo benissimo se immagino
eh’ essa rappresenti la trascrizione del Canto divulgato dal
Petrarca in un momento in cui al « cosi » aveva sostituito
« cotal » e l’ esclamitiva « o ! », non ancor cedeva il posto al
definitivo « or ». Per una serie complessa di simili fatti, dunque,
non è possibile accogliere per buona la congettura del Pasqua­
ligo come causa efficiente delle varianti de’ Trionfi petrarcheschi,
ma al fatto della divulgazione subitanea de’ Canti, appena ela­
borati dal Poeta, rappresenti, quest’ elaborazione, una prima o
una seconda redazione.
Per ciò, noi pensiamo che sia dovere della critica dar fuori
le varianti di tutti i codici delle biblioteche pubbliche e pri­
vate d’ Italia e fu o ri, con intendi serenamente c ritic i, senza
preconcetti e senza nessuno attaccamento, non giustificato,
verso il ms. che s'im pren de a studiare. Solo dopo un lavoro
così paziente e così severo, rannodando le affinità e i legami
(1)
M e s tic a , Rime,
1.
c., p. 605.
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GIORNALE LIGUSTICO
che intercedono tra la numerosa famiglia de’ codici petrar­
cheschi, è possibile determinare la quantità delle redazioni del
Cannoniere e vagliare la qualità del miglioramento stilistico che
il Poeta apportava all’ opera sua. Per i nostri maggiori poeti,
alm eno, la critica italiana deve fare, rispetto alla storia del
testo, quello che, riguardo a’ greci e a’ latini, hanno fatto i
tedeschi e ora, felicemente, fanno anche gl’ italiani.
F o r s e , tra il manoscritto beriano che prendo in esame e
parecchi di quelli coliazionati dal Pasqualigo, parmi aver rin­
venuto traccie non dubbie di comune origine. Il che, mentre
sfata la comoda leggenda eh’ ogni variante d’ un codice ine­
splorato è dovuta al capriccio del copista, infonde non so qual
fiducia
nello studioso
ch e , usando le debite cautele e non
avventurandosi a una corsa sfrenata, potrà disegnare, quando
che sia, una prima linea del grand’ albero genealogico de’ mss.
petrarcheschi ove troveranno il posto gran parte di quelli che
rappresentano una tra le più antiche redazioni. Se non che,
sia perchè in lavori di tal genere bisogna andare col pie’ di
p io m b o , sia perchè attendo a’ resultati che mi daranno tre
altri mss. d’ una biblioteca privata di Genova, rimando ciò a
tempo migliore. N on voglio però nascondere che in parecchi
de’ Canti di questo ms. beriano, là, specialmente, dove si
affollano varianti sopra varianti, parm i, o io m’ ingano, a
una tal quale loro fattura e a certi raffronti, che ci troviam
presente a una tra le prime redazioni de’ Trionfi. Oltre, dico,
a una non saprei qual loro rudezza e pesantezza nella locu­
zione (carattere, per altro, incerto e soggettivo e sul quale
solo non c’ è da fidarsi di soverchio),
mettendo a raffronto
la lezione di questo ms. — che chiamerò B' — con quella
d’ un altro Beriano (di cui le varianti verranno nel libro- del
Pellegrini) — che chiamerò B 2 — , e tutt’ e due con l’ edi­
zione del iMestica, mi parve, in casi non infrequenti* di notare
una certa progressione ascendente, nell’ ordine delle correzioni
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GIORNALE LIGUSTICO
39
dal B 1 al B 2 e da questo alla lezione accettata dal Mestica.
Riferisco qui pochi degli esempi da me notati :
T rio n fo
d e lla
M o rte ,
I, 2 8 .
B .1 : e uno miracolo era a veder ivi
B.2: Era miraeoi novo a veder quivi
Μ. : Era miraeoi grande a veder quivi.
Id. 1. c., 75·
B .1 : di che si maraviglia et si riprende
B .2 : Che or si maraviglia or si riprende
M. : Di che or si meraviglia e si riprende.
Id.
1.
c ., 77.
B .1 : fu stato un poco, ben lo riconosco,
B .2 : Fu stata un poco, ben le riconosco
M. : Fu stata alquanto, « Ben le ricognosco, ».
Id.
1.
c ., 8 1 .
B .1 : pur non sentisti mai qual sia il mio toscho
B .2 : Pur non sentisti mai mio duro toscho
M. : Pur non sentisti già mai del mio tosco.
Id.
1.
c . , 104.
B .1 : e chi ve la pur pon[e] se si ritrova
B .2: ma chi non ve la pone e se si trova
M. : Ma pur chi ve la pon, se poi si trova.
Non vo’ , come potrei, aumentar più cosiffatti esempi : del
resto che, oltre a questo Canto, anche quello della P u d icitia
rappresenti, nel B .1, una redazione primitiva, si riconosce anche
da questo. Il Mestica al primo terzetto di tal Trionfo, annota:
« Qui parecchi codici recano varianti diverse, anteriori tutte-
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
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GIORNALE LIGUSTICO
alla definitiva del nostro testo. Ecco, per es., quella del cod. 45
del Seminario di Padova:
Quando vidi in un puncto et in un luogo
Domo de[Domita] l’ alterezza degli D ei,
Et l ’ orgoglio degli uomini ad un giogo ».
Cosi riferisce il Mestica. Or, meno qualche leggiera e no­
tevole variante, vedasi se il B.- non dà la medesima lezione :
« Quando viddi in nun tempo e in un luogho
domita l’ alterezza delli dei
et l’ orgoglio de g l’ uomini, a un giogho ».
Ma non tutti i Canti de’ Trionfi offerti dal B .1 offrono una
redazione prim itiva: si riconosce, se non foss’ altro, dal numero
delle varianti. Le quali, varie e molteplici in parecchi Canti,
in altri, come nel terzo della F a m a , sono scarsissime e di
valore affatto povero. Dunque, se di quel Canto altri codici
dànno varianti copiose, s ’ ha da d ir e , come affermammo più
innanzi, che la collezione de’ Canti dell’ antigrafo del B .1 s ’ è
fatta in tempi diversi: il possessore del codice è arrivato ad
ottenere il terzo Canto del Trionfo della F a m a , quando esso
era pervenuto già alla redazione dataci dal Mestica. Non è
lecito credere poi che le varianti del B . 1, sien dovute a falsa
lettura o a capricci del copista. Certo qualcosa del copista in
questo codice si scorge, ma non va di là da qualche vocale
ond egli, con pericolo d’ aumentare o scemare di una sillaba
il verso , arricchisce, con pertinace frequenza, qualche voce
ossitona. Ma la più gran parte delle varianti sue son rincalzate
da molti codici esaminati dal Pasqualigo, da qualche prima
stampa ( 1 4 7 2 ) ,
e,
raramente, dall’ autografo bembiano. Del
terzo Canto del Trionfo d ’Amore, ad esempio, il Mestica leg°e
il verso cencinquanta cosi :
« Onde per strette a gran pena si migra »,
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GIORNALE LIGUSTICO
41
e annota: « Nel V 3 ( 3 1 9 7 ) il Bembo aveva scritto con dolor
sì migra, lezione probabilmente del suo antigrafo; p o i, can­
cellato con dolor, sostituì in margine a gran pena ». O r ecco
c o m e , secondo l’ antigrafo avuto dinanzi dal B e m b o , con di
più la variante serrata, legge il B .1 :
« Onde [poi] serrata con dolor se migra ».
Non insistiamo più. Il codice beriano rappresenta, in gran
parte, una redazione primitiva, e , meno qualche svista facil­
mente discernibile, dà varianti delle quali ci possiamo fidare.
Il B.' è un codice miscellaneo del quattrocento ( 2 , 2 , 20)
e misura cm. 25, 5 X 14. Ha sul dorso il titolo « De Varagine Jacobus, Chronica » , che lo comprende in gran parte,
ma è ricco di varie operette d’ importanza minore e , nelle
prime 36 carte contiene i Trionfi del Petrarca. Tu tti i Canti
non hanno alcuna intestazione, solo, in fine al Trionfo dell’Eternità, leggesi: « Francisci petrarce triumphus // Sextus et
ultimus/ / Explicit ». Ciò non toglie, però, che al recto della
carta seguente sieno trascritti i primi sette ternari del Trionfo
della Morte, a cui , nel tergo, segue questa postilla della me­
desima mano: « Messer franciesco petrarcha fece questa hoperetta che s ’ apella triumphi: la quale e’ parte e distingue in
sei triumphi, e quali di grado in grado l’ uno triumpha sopra
l’ altro, fino che viene al sexto e ultimo del giudicio.
» E prima fa triumphare Am ore, mostrando di sua natura
e conditione. E drieto li manda tutti gl’ uomini famoxi che
dallui sono stati alacciati e prexi.
» Nel secondo fa triumphar la pudicitia colle sue sorelle.
Le quali con somma virtù e casta vita da questo amore si
sono difese, e loro sopra di lui inno triumphato.
» Nel terzo fa triumphar la morte la quale senza discretione,
ogni creatura, per virtuosa casta e moderata che s ia , pone
abasso. Et sopra tutte triumpha.
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42
GIORNALE LIGUSTICO
» N el quarto fa triumphar la fam a, che anchora la morte
spengha tanti nobili huomini. E tanta virtù, tutta volta l’ alta
fama appresso morte resta di loro la qual vittoriosa sopra lei
triunpha. E qui fa un discorso di tutti gl’ uomini famoxi sono
stati al mondo, e maxim e Caldei ebrei, Greci e latini, tanto
di scienza quanto d’ arme e d’ ogn’ altro atto virtuoso e lau­
dabile, che per fama anno triumphato sopra cruda sorte.
» N el quinto fa triumphare el tempo, el quale, con corto
o lungo andare, consuma e spegne questa fama, come quello
che consuma e distrugge e sè conserva.
» N el sexto e ultimo triumpha el Giudicio, el quale e fama
e tempo e ogn’ altra cosa a consumare e fondere e recare al
niente è insuperoma (insuperabile?) resta e triumpha ».
Premesso ciò, eccoci, senz’ altro, a dar la lista delle varianti,
ricordando però che non abbiamo insistito su quelle puramente
grafiche che han poca o nessuna importanza. Sia detto una
volta per sempre che la collazione è fatta con la ben nota
edizione del Mestica.
T
12 8
r io n f o
d ’A m o re,
III ( i ) .
Tiepidi — giuochi cibi — | 129 vento che l’ alma sem­
plicetta — I 1 3 1 il di fa vincitor e prongne — | 13 5 che più
de gl occhi il tuo tributo chiede | 13 6 — volse quei d ie
vulgo —
I
139 — di morte (2 ) | 14 0 — all’ arco | 1 4 1 e
( 1 ) Il B ‘ è, sul principio, mutilo, perchè furon strappati, chi sa quando,
dei fogli.
(2) D i morte, verrebbe a far rim a con morte del verso 137 , e , certo, è
svista grave. Ma già nel B 2 abbiamo tro vato, nel sonetto L X X V , che il
secondo e settimo verso finivano con la medesima parola martiri. E cii>
dicemmo indizio di redazione primitiva. P iù , secondo il testo del M estica,
nel Trionfo della fama, canto primo, il Petrarca fa rimare Reina del verso 20
con divina del verso 22. Vedo bene: qui le parole son diverse, ma l ’ asso­
nanza è , certo, molesta assai, cosa che il Petrarca avrebbe tolto, se fosse
tornato a lim are i Trionfi.
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false hopenion sopra le — | 142 — le sale | 143 =
43
145 del
Mestica, e nel 145 torna il 143 — | 14 7 — e furo inganno )
148 Sollecito peccato e virtù pigra | 149 Carcere onde si vien
per strada aperta | 150 onde [poi] serrata con dolor se migra. |
15 2 — torbida | 153 di certo duolo e d’ allegrezza incerta |
15 4 Non bolle sì vulgan[o] lipari ed ischia 1 15 5 Stromboli
|
15 6 onde — I 160 ivi poi — | 16 1 Sentj molt’anni — | 16 2 nè
potei per ingegno il sì far no | 164 ebbi — | 165 — m em o­
rabili — I 1 66 — la vaga vista — | 167 che disir di saper )u
pronto — I 168 — conoscer chi e quanto fusse — | 169 e
mi struggea più ch’ ai sol neve | 1 7 1 — lunga puntura ( 1 )
P u d ic iz ia ,
i
|
Canto unico.
Quando viddi in nun tempo e in nun luogho
domita 1’ alterezza delli dei
et Γ orgoglio de gl’ u o m in i, a un giogho.
4 — assempro — | 5 faciendo
detto iddio e l’ altro
homo
mio
profitto — | 9 1 un[o]
mortale | 10 — a un lacciuolo
Iunone — | 14 giovane — | 16 non è ancor questa gran — |
19 Nè con — I 2 1 eh’ a terra e cielo — [ 2 3 — colei di cui
ragiono | 24 — presta che vapori o venti | 25 non
fa — |
27 Scilla 0 cariddi — | 28 che assai maggior — | 29 non fusse
dal dubioso — | 3 1 — si riteneva in alto | 32 — l’ onor de
1’ ampresa
| 33 I cuor — avean[o] fatto — | 36 — a l’ orec­
chio avea già stesa | 39 — e da catena | 40 che non fusse
paruto lento — | 41 — pronto lei fedire | 42 — al viso di
eh’ io ardo | 43 disire | 45 duro a veder in — [ 4 7 mostrò 111
quel — I 54 — , a chi l’ attende, sì funesto | 55 Io era al fin
(i)
Qui collaziono col testo riprodotto in nota dal Mestica, poiché i versi
15 4 -17 2 , in parecchi codd. e nella stampa del 14 72, si leggono in una reda­
zione, evidentemente anteriore, e che più s’ avvicina al B 1.
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44
de 1 opra intento — | 57 e per non più da lei' star diviso |
61 Tal
67
ero io
a dir, signor,
se vinci | 65 — sarien — |
E già y dorati strali erano stinti
nella tredda onestà accesi in fiamma
73
d’ amorosa biltà in piacer tinti. |
Nè
I 74 contro al — | 75 contra que’ che’ cor vince
c 1 armi smaglia | 76 erano intorno allei tutte le sue | 77 chiare
virtù ! ο — I 79
chastità e vergongna
— | 80 nobili — |
85 Euterpe Lia ( 1 ) — | 86 — a torno a torno — | 87 — e
gran disio — | 88 — canuti e giovenile — | 90 Con somma
pudicitia alma biltate | 9 1 — con si secondo | 93 — non sof­
fersi il
I 94 ivi ben mille gloriose — | 96 e legarli per forza
ambo le palme | 10 4 — o v ’ è (2 ) la vedov’ orba | 105 che
gran —
| 109 — e tanto a piggior — | i n
— suo tutte
ad — I 1 1 6 eh’ i’ vidi e non oso a — | 12 2 catena di dia­
manti — I 12 4
legarlo vidi — | 125 —
a mille alte — |
12 9 — con 1’ altre elette | 1 3 3 — queste e gli strali | 13 4 ha' ean spezato e la faretra allato | 13 6 — apresso al fero — |
1 4 1 Servaron lor[o] — | 14 2 — saggia e casta — | 14 5 — e
con alquante — | 1 5 1 portò del fiume — | 154 — pellegrine |
15 8
la qual vera honestate ha — | 1 6 1 sovr’ arno — | 168 las­
sando,
I 17 5 e la guardia maggior della più bella | 175 nel
tnunpho
I 1 7 7 — e per l’ imperio — | 17 8 ivi giugnenur.o— |
spegner nella mente — | 185 ivi dispose I 187 — gio­
vane — non nascose I 19 3 — io vidi — |
(1) Ben sette mss. consultati dal Pasqualigo hanno questa notevole va­
1
rian te; sol ch’ ei lesse m ale, trascrivendo: Eutrapdia (sic). Petrarca, . c.
p. 6 4 , n.
(2 ) Ο ν l, presente storico, ove fu la vedova orba che fece la memorabile
e gran vendetta.
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T rio n to
ι
Quella
— | 25
d e lla
—
M o rte ,
45
I
(Ο ­
altra arme | 27 â honesto amico |
28 e uno miracolo era a veder ivi | 29 — l’ arme ad am or — |
30 e tay morti dallui, tay presi e vivi | 33 — givano strette |
34 _
perchè rara è vera — | 37 era la loro — | 38 ermel­
lino I 38 c’ oro fino e [di] topazi — | 45 — e di vivuole |
46 — gentil cor — I 47 — venian — | 53 di gioventute e di
belleza — | 56 da v o i, 0 — | 58 I ’ ò — | 62 e giugnend’ io — I 63 ό interotti infiniti — | 64 hora a noi — | 65 —
corso innanzi che — | 66 — dolçe alchuno — | 69 rispose — |
70
altri son che
n’ avran — | 7 1
—
del
mio
viver — |
73 — gl’ occhi tende | 74 e vede quel che prima non iscorse |
75 — si maraviglia et si riprende | 76 — e poi in torse |
77 — stato un poco, ben lo riconosco | 78 disse, e so quando
mio — I 78 poi col ciglio — | 8 1 — sentisti mai qual sia il
mio toscho I 84 — vecchieza e suoi — | 89 et quindi — |
9 1 rispuose — | 93 — può — | 94 — da Cattayo — | 98 — e
regnanti imperadori | 99 — e miseri — | 100 — o ( = u’ B 3)
son I 104 e chi ve la pur pon[e] se si ritrova | 10 7 tutti tor­
nate — I n o — non sien — | 1 1 2 il sogiogar — | 1 1 3 — genti
strane | 1 1 5
12 3
e col
al dubbio
—
sangue
aquistar — | 1 1 7 V ie
| 13 2
—
un lauro
più — |
(d ’ auro?)
crine |
13 6 — lacrimosi — | 1 3 7 fur ivi — begl’ occhi — | 13 8 per
chui lunga stagione cantai e arsi | 139 e tra tanti — | 1 4 1 del
suo ben viver — | 146 — e se cangion —
| 149 per pietà
di quell’ anima gentile | 1 5 1 l’ ora prima era, il di — | 1 5 3 cosi
fortuna— | 15 5 — morte, com ’ i o — | 1 5 8 — ch’ero g iu n to — |
159 nè allei torre ancora sua dengnitate | 160 o qual — quinci
(1)
In questo canto il M. segue il Palatino 195, che innesta sette terzetti:
Quanti g ii ne ecc. alla lezione della Volgata, la quale è riprodotta dal B 1 :
segno anche questo eh’ esso appartiene a una redazione prim itiva.
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46
GIORNALE LIGUSTICO
si stima I 16 0 — pensare— | 16 2 — in versi o rima | 163 virtù
more e bellezza — [ 164 le belle donne intorno — | 165 triste
dicien — j 166 chi vedrà ^mai in — | 16 7 — di saper — |
168 chi ’l canto — intelletto | 17 3 c’ apparisse ivi mai — |
1 75 poiché disposto — | 1 7 7 e per disperazion[e] — | 178 —
che per forza è spenta | 18 0 ne va in pace — | 183 traendo
al fine — | 185 — senza venti — | 189 — gli sciocchi | .
T rio n fo
i
d e lla
Fam a,
I (1).
del volto I — di biltate — | 8 giugner — | 10 come
in sul — I 13 cotale veniva e o di quali — | 14 — discriva — |
x5
— semplici — | 16 — dintorno al — | 17 — il disir ac­
ceso
al
core | 2 1 molti
di quelli — vedi —
| 22 — ove
g l’ occhi in prima porsi | 30 talora 0 per via — o per — |
3 1 — tutti nell’ ordine — j 34 — pispiglio ' 3 5 — ed ecco
a ’ primi due | 36 1’ un[o] seguire — | 37 — alchun pare — j
42 — in tra’ lodati | 43 — a guisa — | 44 — con consiglio — |
48 di rea semenza — | 49 — ebbe a vedere occhi — ( 50 e
uno gran — | 5 1 — Annibaie a — ) 55 Un[o] Mario. Erno
Fabritio assai più belli (2 ) | 58 Cincinnato e ’l soriau — |
6 1 perchè a tanto d’onor — | 62 chella sua virtù — [ 64 — che
figlio percusse | 66 — c’ orba — | 73
M udo, Levinio — |
75 vie più che con pietà il — | 76 eravi que’ — | 78 — il
costrinse — | 79 e que’ — | 80 — e que’ — | 8 e chi —
(1) D i questo Trionfo l ’ abbozzo autografo casanatense dà varianti ne’
soli prim i 36 ve rsi, essendo, nel restante, mutilo. Il Mestica dice bene:
« N ella composizione di questo Quarto Trionfo scrisse (il Petrarca) prima­
m ente il canto N el cor p ien ; poi a meglio svolgere e poeticamente illustrare
la m ateria, lo sostituì con due, il primo Da poi che morte ecc , e il secondo
Pien' d’ infinita ecc. Ma perchè il cominciamento del primo di questi due
canti non si legava strettamente col secondo del Trionfo della Morts, il quale
im m ediatam ente lo precede, prese dal canto scartato i primi 24 versi e li
innestò in quello, eliminandone da esso altrettanti, cioè i primi 24 ». Il B ‘
ha, in quella prim itiva redazione, due, almeno, de’ tre canti.
(2) Questo verso è certo curioso. Se in erno è possibile rinvenire un curio,
dove m ai è andato a pescar un M ario, che tornerà, a suo luogo, in questo
m edesim o ^Trionfo ? È da considerarsi quale una dimenticanza del Petrarca,
o un capriccio del copista ?
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grand’ opra ! — nel nemico — | 88 —
47
conobbi e gl’ occhi
suoi — I 90 e poi viddi un[o] grande — | 92 — fu tra noi |
95 que’ che d’ allor suo destro e legiero | 96 che nome nel
fior — I 98 — que’ che ’l seguio c ’ orbò benigno | 10 2 V olumio
nobil[e] —
| 107 que’ tre scogli e tre folgori —
|
1 1 6 — che non chiaro si vede | 1 1 8 dico Metello, il suo padre
e ’l — I 1 1 9 — e de’ Numidi | 1 2 0 e di creta — adusse — |
12 2
il
buono
e bel — | 156 eh’ ebbon
al meglio il — |
12 7 — oltre — I
Canto II.
5 — gl’ alti molti (?) —
| 7 — disviarmi pelegrini —
|
8 — e quel tanto ne’ versi ( 1 ) | 10 I due — e’ due —
|
17 — A iax — I 20 — che spose | 2 1 ebber poco felici o di
gran risse | 22 Leonides — | 28 Melciade — a’ Greci — |
30 vivo legossi — I 3 1 Theseo themistocles — | 32 A r i­
stides — I 33 — crudel mente — | 36 — intrestitio | 37 — di
sopra I 39 — da l’ opra | 40 — il gran Pirro — | 4 1 — Mas­
sinissa gli era aviso | 43 cosi — | 44 hyero seraghusan conobbi
’l crudo I 45 e — I 46 — nudo | 47 — assempro | 49 — pari
a tale — | 51 — cadde e[gli] sopra ’l delfico — | 53 gl’ oc­
chi' ergho I 55 quel che — il grande — [ 5 9
produsse — |
62 in gratia o in parlar — | 63 — altro, dico, tanto à vanto |
6 5 colla possente lingua — | 67 — che dio ben vole j 68 —
subbietto — I 69 — con semplici — [ 7 2 — già era eletto |
73 sotto — I 74 — spose: saggio | 75 Iosep — lontanarsi
poco I 76 — scendendo — | 77 guardando quanto l’ occhio
oltre travarca | 78 — e Sanson guasto | 80 e que’ — | 82 vidi
il buon Giuda — j 88 — vagho di mirar — | 89 — e Rithia — |
93 ch’ ebbe 1’ una — | 1 0 1 e tra queste una giovane — |
104 con una treccia avvolta — | 105 correr[e] la babilonica
(1) Sarebbe: vidi, prim o, A n n ib aie, e poi quel così grande A chille che
ne’ versi ebbe gran fregi di fama. L ’ espressione, certo, è un po’ contorta;
ma gli è questo segno che accusa una redazione primitiva.
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48
GIORNALE LIGUSTICO
rapina | 10 7 vedi Cleopatra — | 1 1 0 e quanto in più gioventù
e ’ n — I 1 1 2 — fu si gran francheza | x 13 che ’l suo bel viso
e la ferrata coma | r i S — che ’n dir bene — | 1 2 1 — ond’ ogni humana storia | 12 3 chui superbia — | 12 7 — de’
nostri dogi con duro | 1 3 4 e il re arturo — ] 149 — dopo
costoro il — I 15 0 — a’ nostri già vergogna —
15 3 fu a
rengno — | 15 4 guardo — | 159 i qual[i] chiudean — |
Canto III.
i
— di tal — I 8 — umile mente | 13 questi — | 20 — elo­
quentia à tratti — I 25 uno folgor — | 26 seco era Eschin
che poteo — [ 27 già fioco | 35 eh’ è si mal colta e mal — |
36 — di che grecia — | 38 -— gran nome — | 4 2 — pado­
vano I 43 mentre io il mirava — | 54 — cercando in fame
ingiuste I 56 — e 1’ opere — | 60 di trangoli e tondi — |
70 uno di — in lui — | 7 1 — tra noi a lor — | 85 e que’
che vidde i suoi campi disfatti | 86 lieto e diserto — | 92 — e
con l’ ingengni vaghi | 1 1 9 — pinger Cleante ( 1 ) | 12 0 che
trae — |
T rio n fo
3
che
d e lla
M o rte ,
II.
di eh io — I 4 — per l’ayre — | 10 — disiata | 13 — colei
n prima — | 18 ombrata dal bel lauro e verde faggio |
2 1 dim m i, io ti priego, se [tu] se’ morta o viva ] 22 — io,
ma tu
I 27 anzi quel —
| 34 — della prigione schura |
35 a 1 anima gentile, all’ altre è a noya | 4 1 divotamente: poi
mosse in — | 48 — et più la — | 63 c’ amò me — | 67 e
quando — | 74 a dolce albergo — | 75 — di te sol pietà |
89 — datte fii il mio cor — | 9 1 c’ a salvar të e me —
|
92 — giovinetta — ( 9 8 e questo è quel — | 105 — e la tua
vita e ’l mio honore | r i i tussai che m ’ ài — | 1 1 4 chi non
(1) G li ultim i quattro versi di questo canto sono i più ricchi di varianti
che, dice il Mestica, vanno, senza dubbio, riferite tutte all’ autore.
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GIORNALE LIGUSTICO
49
l’ aita s ’ il conosco a’ segni | 1 1 8 cosi, or caldo or freddo, or
nero or bianco | 1 2 1
—
assai
veggio
| 12 3
diss’ io — |
129 — ch’ intorno al collo avei — | 13 6 — zelo | 14 2 — già
fioco I 149 Solo i tuoi — I 15 0 di più | 15 3 — e più ti diedi |
155 — volte, più di I 15 6 rendimi con pietà | 16 2 — in questa
di partenza — | 175 Et coxì sia — | 180 —
oceano sino |
1 8 1 — per partirne | 186 — ni’ è troppo greve j 188 sono
— o per tempo | 189 Et ella mossa già |
T rio n fo
14
della
Fam a, ( i)
— stilo I 19 — insieme | 21 che ciascun ■— | 23 dalla
man — | 24 — in francia e in germania j 27 —
e minor |
29 Curio e fabritio | 3 1 — corvinio | 32 — troppa pietà |
36 — con tardità e | 39 — gli fe’ | 4 1 — contra | 42 che nè
ferro nè foco a virtù | 45 sin[o] che — | 46 — vinse | 48 e’
duo che prima in — | 49 Appio audace — | 5 1 — vinto lor |
54 —
riportar il | 55 — quindi e quinci | 57 — dittatore
Mamilio | 59 — e Volunnio, Gracco e | 62 — con Roman |
64 vidi i due — ( 6 6 — di sua rubello | 7 1 — sengno | 72 —
colla chiara soma | 76 Era un — | 79 E in fra —
| 80 del
sangue della figlia | 84 e Mario il qual — | 105 — forse il
mondo | 106 anco mi | 108 — fu dall’ ombra | n o — pere­
grino I 1 1 4 — e al buon monte | 13 8 Prima a italici regi
era — | 1 1 9 P °i era pico e fauno e Jan[o] — | 120 [e] vidi
pensosi — | 12 4 — al mio | 126 Sicché parëa a veder — |
12 7 — un gran leophante un doge — | 15 0 vidi lacedemonio — |
131
c’ a cruda gente — | 1 3 2 et d’ un[o] nido medesmo uscir
gisippo I 13 3 — eh’ andaron | 135 e qui lasciar di — | 139 A chille, Diomede — | 145 — fece noya | 14 7 apresso, al mar
o v ’ — I 163 — fine vidi Arturo e Carlo |
(1) Collaziono col testo riportato in Appendice dal M estica,
G io r n . L
ig u s t i c o .
1
c., p. 670.
Anno X X 1J.
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4
GIORNALE LIGUSTICO
5°
T rio n fo
2
d e l l ’A m o re,
Canto IV .
or quindi or quinci — | 3 — ricordarle | 6 — dolcemente
lagrimando | 8 — scuro | 10 — chi erano | 16 G uardom nii— |
18 Spiato ày tutti gli affetti — | 19 — non sostiene | 22 —
giunge I 25 Ma dimmi — | 30 — per sforzar | 33 — insegne
io fui I 3Ó — più d’ altro mai | 42 furo a — si brievi e — |
51 che bene è orbo —
prima —
| 54 fü uno scoglo | 60 morire in
| 6 1 — del dolor mio — | 62 — preghi eran[o]
sì — I 68 Lei' e ongni mio — | 7 1 notabil cosa — è breve |
73 Pien di pietate e ripensando al breve | 75 parvemi aver
al sol un cor — | 82 — vogl’ hor che — | 84 e domandane — |
85 A tanto — I 93 — ciaschuno in quel — | 94 Io vidi yre
a man mancha un[o] —
| 9 8 0 grande amor e — | 99 tal
che la stessa — | 1 0 1 — di lor dolci — | 104 eran già — |
1 1 4 gliel diedi —
1 115
Strattonica ebbe nome — | 1 1 8 Che
contenta — | 12 3 — sua sul fiorire era finita | 126 — che lui
soccorse | 129 —
mi poteo — | 13 8 —
noi sofferse — |
140 tanti che — | 1 4 2 — era ivi | 15 3 — altrui davanti a — |
15 4 — per amor vita rincrebbe | 15 5 — rafighurai alchun de’
moderni | 165 da tre — | 17 6 — vago uccello — | 179 — aspra
e silvestra | 186 — cantar per la lor verde — |
T
i
r io n f o
d el
T
em po .
Nel taureo — | 7 — s ’ un che famoso — | 8 della sua — |
2 1 — dico primo — | 25 — quali io veggio — | 29 — notte
e dì rotando | 37 Alloro tenni il — | 40 — terribil vanitate |
45 fondare in — | 49 — e li stesso la | 51 che, pur vedendo,
era mirabil cosa | 52 vedrà quel esser, come là vidi io |
56 — uno gran specchio | 57 nel qual — | 59 — al breve
mio viver — | 62 mobile — fredda — | 64 qui è — | 72 ma
piega — I 80 — u s i, ma volgete — | 8 1 — si può il — |
89 — tener del — | 97 — si radopiava — | 99 d’ alchun de’
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GIORNALE LICUSTICO
suoi volea — | 10 2 — di certi abissi | 1 0 4 —
cerebro |
109 — instabile e sereno | 1 1 2 — vostre grandezze — | 1 1 9 nè
mai s ’ arresta si riposa — | 1 2 2 non è mirabil cosa —
|
1 24 — o sparle | 126 — in fummo — | 129 — nostra cosa — |
1 3 2 — nè ’l crede | 13 6 — felici morti — | 14 2 Tu tto — |
T
9
_
d ell’
r io n f o
E t e r n it à .
non so — I 23 — e si la — | 26 — in in un piè — |
45 — sia memoria — | 50 che chi pone speranza — | 5 1 che
il lieve tempo porta
| — 53 — d’ argomenti | 55 Quei che
’ l mondo governa pur — ! 55 — e quieta — | 60 — stando — |
66 tutta — passerà — j 10 0 — non so; sassel proprio essa |
105 — di rangni | 1 1 3
poi vedrem
prender
ciascun —
|
1 1 4 — scacciata si rimboscha | 1 1 5 — in quel — | 1 2 0 — altra
colpa — 1 12 4 — in disfar — | 1 3 1 — belli tornar | 1 3 5 — a
tutti — I 1 4 1 — ancor il cor — |
« Francisci petrarce triumphus Sextus et Ultimus Explicit ».
M o rte ,
Canto I ( 1 ) .
8 — ma di rivo — [ 9 — fora in verso | 10 Costui ch’ io — |
15
Sengnò — | 16 — chaso | 17 congiungon le lor chiare e
torbide — | 18 la mia chademia e mio parnaso | 19 — un
bel lume — | 20 che le volse a buon porto si ratenne |
D o tt. D
onato
G
r a v in o .
( i j Sono le varianti de’ sette ternari che innestò al principio del primo
canto della Morte.
A l prossimo fascicolo : uno studio del Marchese M a r c e l l o S t a g l ie n o
sopra il giureconsulto L u ig i Corvetto, contenente g li atti di Stato C iv ile e
altre notizie inedite sopra la vita di lui.
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GIORNALE LIGUSTICO
)2
UN GE N T ILU O M O PIEM O NTESE
D E L L A L» M E T À D E L SE C O L O X V I
GIACOMO PROVANA DI LEYNÌ
I.
Il 20 agosto 1 5 1 7 Leone X concesse a Giacomo III Pro­
vana dei signori di Leyni la dispensa apostolica dal 4.° grado
di consanguineità, che lo univa a Filiberta della Ravoira, perchè
potesse colla medesima stringere matrimonio ( 1 ) .
Il Provana apparteneva ad una famiglia nobile molto antica,
che ebbe parte notevolissima nella storia del Piemonte medio­
evale e moderno. Le notizie più remote sui Provana risalgono
con certezza alla metà del sec. X I I I , in cui essi nel solo Pie­
monte costituivano già almeno 10 famiglie ( 2 ) , senza tener
conto dei rami che crescevano in Provenza, nell’ Armenia ed
altrove. Uno dei loro
feudi
principali fu Carignano, ed è
appunto del ramo dei Provana di Carignano che venne quello
dei Provana di Levni. N el 13 0 0 Leyni fu per la prima volta
concessa in feudo a Corrado e Franceschino Provana di Ca-
( 1 ) A rchivio Provana. Provana di Alpignano. Contratti di matrimonio e
m onacazioni, mazzo I, categoria 4 .·, n. 16. — L ’Archivio Provana è a Pia­
nezza in proprietà del signor Agostino Fontana, e debbo alla squisita cor­
tesia del medesimo e della sua gentil.” * Signora il permesso di esaminare
con ogni agio le carte che a me importavano. Debbo pure viva riconoscenza
all’ egregio signor avvocato Giuseppe Bocca, il quale con gentile premura
m i rese facile l’ ingresso a quell’ Archivio.
(2) Α χ g i u s , Fam iglie nobili della monarchia di Savoia, Torino, Fontana e
Isnardi, 18 4 3, vol. I, pag. 12 19 .
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GIORNALE LIGUSTICO
53
rignano durante la signoria dei marchesi di Monferrato. Franceschino non ebbe discendenza. Corrado invece lasciò cinque figli,
di cui tre ebbero prole e furono i capi della nuova famiglia ( i ) .
I due primi, Giacomo o Giacomotto
e Franceschino il 19
gennaio 1 3 3 7 vennero investiti da Giacomo, figlio di T e o d o ro I,
marchese di Monferrato, della parte loro spettante di L ey n i (2 ),
mentre del terzo figlio, Riccardo, è ignoto finora l’ anno d’ in­
vestitura. Col tempo i discendenti dei tre fratelli acquistarono
nuovi feudi. La linea di Giacomotto, biforcatasi, ebbe giuris­
dizione sui feudi di Alpignano e Frossasco, e di Bruent e
Rubbianetta;
quella di Franceschino
fu designata dai feudi
di Bussolino, della Gorra, e poi, dopo l’ estinzione dei SavoiaCollegno, anche dal feudo di Collegno. L a discendenza di R ic ­
cardo fu signora di Faule, Castel Reniero e Castel Brillant.
Dal ramo primogenito, da Giacomotto, discendeva Giacom o.
Unitosi a Filiberta della Ravoira dopo la licenza ottenuta, ne
ebbe un figlio, Andrea, il famoso ammiraglio. In qual anno?
non si sa. Il Tenivelli nella biografia di Andrea Provana ( 3 )
non ne fece ricerca, ed erroneamente lo credette figlio di Anna
Grimaldi di Boglio, moglie in seconde nozze di G ia c o m o ,
come vedremo tra poco. Il chiarissimo Barone Claretta (4)
lo dice « nato nel castello di Leyni intorno al 1 5 1 1 » da
(1) Op. cit., I, 12 34 .
(2) B e n v e n u t o
di
S. G i o r g i o , Cronaca del M onferrato, T o r in o , 17 8 0 ,
pag. 12 5 : « L ’ anno predetto 13 3 7 inditione quinta alli decinove del mese
di gennaio il predetto marchese Giovanni nel castello di Chiavasso diede
in feudo a Franceschino e Giacomotto Provana il castello e terra di Lein ico,
e per rispetto di essa ricognizione feudale giurarono la perpetua fedeltà ad
esso marchese alla presenza di Oberto di T ilio , Francesco di Gabiano, G io ­
vanni Deato di V illa e m olti altri : del che fu rogato istromento a R aim ondello
Bava di Grazano notaio ». L ’ A n g i u s , I, 12 3 4 , sbaglia l’ an n o : scrive 13 2 8 .
(3) Biografia piemontese, decade III, T orino, Soffietti, 17 8 7 .
(4) Dell’ Ordine Mauri\iano nel primo secolo della sua fondazione e del suo
grand’ ammiraglio, Andrea Provana di Leyni, Torino, Bocca, 189 0 , pag. 2.
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54
G IORNALE LIGUSTICO
G iacom o e da Filiberta. Il documento citato della dispensa di
Leone X a Giacomo del 1 5 1 7 distrugge ogni probabilità per
la data 15 i x . Andrea dovette dunque nascere dopo il 1 5 1 7 ,
forse nel 1 5 1 8 , o certo poco dopo, perchè negl’ ultimi anni di
sua vita viene di solito rappresentato come molto inoltrato
negli anni. Inoltre G ia c o m o , nel suo testamento, fatto il 28
aprile 1 5 45 , di cui discorreremo in seguito, mentre dichiarava
di lasciare eredi universali Andrea e Gaspare, figlio avuto da
altre nozze, nomina per quest’ ultimo solo, come minorenne,
vari tutori. Andrea dunque nel 1 5 45 era già in età maggiore,
il che porta la data della sua nascita ni più tardi intorno al 1520.
Oltre ad Andrea Giacom o ebbe da Filiberta della Ravoira
4 figlie, Maria e Violante, già maritate nel 15 4 5 , la prima a
G iorgio di Monluc dei conti di Valperga, e la seconda a V e ­
spasiano Bobba, signore di Lu, e Antonina e Cassandra, che
nel 1 5 45 erano ancora nubili ( 1 ) . Morta Filiberta, Giacomo
sposò in seconde nozze Anna Grimaldi di Boglio, vedova di
Carlo Provana pure dei signori di L e y n i , consanguineo di
Giacom o, e nel 1 5 3 9 dal nuovo matrimonio era già nato un
figlio, Gaspare, poiché in quest’ anno Giacomo come padre e
legittimo amministratore di Gaspare agiva contro Percivalle
Provana, erede del suddetto Carlo per la restituzione della dote
di Anna, ed otteneva il 19 giugno da Carlo III, duca di Savoia,
un prescritto che obbligava Percivalle a cedere (2).
Poco sappiamo della vita di Giacom o prima del 15 4 3 . Ci
risulta che nel 1 5 2 8 egli era scudiero di Beatrice di Portogallo,
sposa di Carlo III, da una patente del 27 luglio di quell’anno,
dove Beatrice lo eleggeva gran castellano e chiavaro di Ciriè
in successione del padre suo Gioanello Provana, morto poco
(i) Anche questo appare nel testamento cit.
(2,1 A rch ivio Provana. Provana di Alpignano. Contratti di matrimonio e
m onacazioni, mazzo I , categoria 4.*, n. 25.
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GIORNALE LIGUSTICO
55
prima ( i ) . Nel 1 5 3 5 poi, come consigliere dì Beatrice, insieme
col conte di Piossasco, presidente del consiglio, ed ai consiglieri
Lamberto di Scalenghe, Antonio di Piossasco e Lelio di Vinovo, ebbe parte nel raccogliere i tre stati, ai quali Carlo III
chiedeva soccorso di denari per difendersi dai Francesi. Carlo V
imperatore combatteva allora in Africa: approfittando della sua
assenza i francesi minacciavano d’ invadere il Piemonte ed il
Milanese (2).
Nel 1 543 i francesi stanziati in Piemonte tentarono l’ occu­
pazione di Nizza, la quale con Vercelli e Cuneo costituiva
1’ ultimo
baluardo del Duca di Savoia. Da lungo tempo essi
agognavano quel possesso, ed in quest’ anno per riuscire con
maggior sicurezza fecero venire nelle acque di Provenza il
temuto ammiraglio dei turchi, Kaireddm Barbarossa, con una
flotta poderosa. Carlo III, che da più dati aveva sentore delle
mosse nemiche, si recò a Nizza, per provvedere alla difesa, e
di là il 6 marzo inviò prima a Genova presso la Signoria ed
il residente cesareo, poi a Milano dal marchese del V a s t o ,
luogotenente cesareo in Italia, Giacomo Provana, allora mastro
di casa di Emanuele Filiberto, principe di Piem onte, per la­
gnarsi delle truppe imperiali in Piemonte, riguardo particolar­
mente al contado di Vercelli, dove esse gravavano senza ritegno
sui poveri paesani ( 3 ) , e probabilmente anche a chiedere aiuto
(1) Archivio di Stato di Torino. Protocolli ducali n. 203 (Laude C hatel
registri) fol. 28. Cham bery 27 luglio 15 2 8 e fol. 29. 8 agosto 152 8 . « Suplicatum quoque dilecti nobis Jacobi de P ro van is, scutisseri nostri dicti Jo hannelli filii..... ». — Il C l a r e t t a , Notizie storiche intorno alia vita ed ai
tempi di Beatrice di Portogallo, duchessa d i Savoia, Torino, Botta, 18 6 3, pag. 12 3 ,
nella lista degli scudieri di Beatrice non nomina Giacom o Provana.
(2) C laretta , op. cit., pag. 89 e 188.
(3) G io f f r e d o , Storia delle A lp i marittime (M on. hist. p a tr., S c rip t., II)
col. 13 7 3 . — Nella Biblioteca di S. M. in T orino si conserva un grosso
manoscritto col titolo: Inventario dell’ archivio del castello d i Κί χ χ α (M ss. d i
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GIORNALE LIGUSTICO
56
per ditendere Nizza. Lo munì inoltre di varie lettere pei go­
m m atori delle citta piemontesi che erano nel suo cammino.
Il
Piovana andò alla sua missione, ed un mese dopo, il 12
aprile ne scriveva il risultato poco felice al Duca da Ivrea.
A v e va presentato le lettere, secondo gli ordini ricevuti, a tutti
fuorché al governatore di \ e r c e lli,c h e era assente nella valle
d Aosta, ed al signor di Masserano, che era stato irreperibile.
Il
marchese del Vasto poi, a cui il Provana doveva parlare dei
« grans desordres » del « pouvre pays qui sont tres piteulx »,
mancava da Milano. Quindi la missione nel suo lato essenziale
falli. Il Provana non potè far altro che rincuorare i governa­
tori ed ufficiali piemontesi, e riceverne le proteste del « bon
\ ouloir qui est de vouloir employer tout le pouvoir jusques
aux femmes et enffants pour vostre service et la recouvrance
de vostre estât ». Sotto questo rispetto il signor di Leyni ri­
mase soddisfatto. « Et vous asseure, monseigneur, quils ont
este tres-aise dentendre vostre bonne voulonté davoir bonne
souvenance de ses subyects avecques bonne voulonté de les
recouvrer et l e s . . . de captivité » ( 1 ) .
La flotta turchesca si appressava, e Carlo si recò personal­
mente a Milano per sollecitare i soccorsi nel luglio di que­
i/o; ia patria n. 594), diviso in quinterni, e con notizie di documenti molto
importanti. F ra
1 altro
nel quinterno 2 ° , n. 7 è scritto che in quell’archivio
esisteva « Un . . . masso di quatro pezze concernenti la memoria data al
s.
Giacom o di L e y n i, mastro di ca si del s.' Prencipe di Piemonte, per
quello dovea fare appresso il M archese del V ast per parte del s.' Duca et
lettere scritte per parte d’ esso Duca al detto Marchese in servitio di Giuseppe Aschieri di Nizza dell anno
1543
” · Feci ricerca di questi documenti
nell Arch. di Stato di Γ orino, dove, secondo che gentilmente mi comunicò
il conte Cais di P ie rlas, furono trasportate tutte le carte di Nizza e del
contado, m a non mi riuscì di scovarle.
1 1) Arch. di St. di T orino. Lettere particolari. Giacom o Provana di Leyni
al Duca. Ivrea 12 aprile 154 3.
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GIORNALE LIGUSTICO
57
st’ anno ( i ) . Di là inviò a Nizza come governatore del Castello
un uomo fido e capace, fra Paolo Simeone dei Balbi, gran
priore di Lombardia (2 ). Il marchese mandò pure un corpo
di truppe nell’Astigiano sotto Oddone Provana, capitano, perchè
ingrossassero il presidio di Nizza (3 ), ma durante i prepara­
tivi di questa spedizione ai primi d’ agosto il Barbarossa colla
(1) Il TosELLl, Précis historique de Nice depuis sa fondation jusqu’en 1860,
vol. I, Nice, Cacuru, M D C C C L X V II, pag. 13 7 , scrive che il Duca quando
s’ era recato a Nizza, provveduto ai bisogni della piazza, tornò in Piemonte
« suivi de son fils le prince Emm anuel-Philibert pour aller à la defense de
la citadelle de V erceil ». Ora Em . Filiberto rim ase a Nizza, e solo quando
la fiotta turchesca fu vicina riparò a G enova. V . Arch. di st. di Venezia.
Capi del consiglio dei Dieci, busta n. 28. Lettere di A m b.ri in Savoia 15 4 3-16 2 6 .
Casale 9 agosto 1543 « Per lettere di G enoa di v i s’ è inteso II Principe
di Piemonte... è ivi già alcuni pochi di havendo preso per ispediente di non
star a Nizza ».
(2) Arch. di St. di T orino. Contado di Nizza, mazzo I d’ addizione. Let­
tere di Carlo III e di Em . Filiberto alla città di Nizza ed a ll’ abate di S. Ponzo
sulle cose del contado (15 4 3 e 1544). C arlo III ai sindaci e com une di Nizza
Milano 7 luglio 154 3. «N ou s avons bien voulsu vous ad v en ir com m e en­
voyons depardella m ons.' le grand prieur de Lom bardie, present porteur,
pour entrer en la charge de notre chateau de Nice. Laquelle lu y avons
comise pource q u e . . . ne scauvions choisir personnaige plus duisant et pro­
pice en telle dignité que ledit grand prieur, qui sûmes asseuré aura l’œuil
à vous garder et preserver suyvant le commandement que lu y en avons
fait...» L ’ abate di S . Ponzio, Onorato M artelli, morto intorno al 15 5 0 , fu
un personaggio notevole nei suoi tempi. V. di lui in Gioffredo, col. 1464.
(3) Id. id. Carlo III ai medesimi. V ercelli 5 agosto 15 4 3 . « D ’aultre part
m ons/ le marquis de mesmes a despeché ung bon nombre de gens pour
vostre aide, ainsi que plus au long pouvrez estre adverty par le s.’ de Pro­
vane, qu’ est allé de nostre part sur l’ Astesane fere le payem ent de la fan­
terie pour puis la garder et conduire a N yce. Si que J ’ espere que aveques
set secours pouvrez aisement obvyer aux iniques entreprinses des ennem ys... »
Il T issera nd , Histoire civile et religieuse de la cité de Nice et du département
des Alpes M aritimes, Nice, Visconti e D elbecchi, 18 6 2 , vo l. I I , pag. 4 4 ,
scrive che al momento dell’ assedio in Nizza a Hommes, femmes, enfants,
se mirent a l ’oeuvre. Jacque Provana, sieur de Lein y, commandait les mous-
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GIORNALE LIGUSTICO
sua flotta entrò nel porto di Nizza e strinse la città di un as­
sedio durissimo ( i ) . C a rlo , di ritorno a Vercelli, mandò in
fretta a Milano il conte di Challant, perchè spingesse il mar­
chese ad un’ azione risoluta (2), ed incaricò il conte di Chatillon, Carlo di Mombello, conte di Frossasco, ed il protonotario
Giambattista Provana dei signori di L ey n i, cugino di Giacomo,
di recarsi a G e n o v a , e chiedere soccorso a quella signoria.
La risposta di Genova fu soddisfacente: rifiutò di prendere
atteggiamento ostile verso i Gallo-Turchi per timore di rap­
presaglie, ma promise in segreto aiuti di danaro, quando il
marchese del Vasto si fosse mosso lungo la riviera a salvare
la piazza ( 3 ) . I tre messi scongiurarono il Duca di fare ogni
sacrifizio per evitare la rovina di Nizza, sciagura alla quale
quetaires, et son frère Otton six cents cavaliers ». È un errore. Nè Giacom o
nè Oddone Provana erano a Nizza in quei g io rn i, e lo vedrem o presto.
Ignoro pure donde il Tisserand abbia tolto che Oddone Provana era fra­
tello di G iacom o
Essi non avevano altro di comune che il cognome.
(1) Lettere cit. di C arlo III e di Em . Fil. alla città di Nizza ecc... Em .
Filiberto ai sindaci e comune di Nizza. Genova 7 agosto 1545 «
11
n’ est
besoing vous fere entendre le regret et peyne ou summes de l’arrivee de
l’arm ee pour sentir nostre part de vostre travail comme de bons et loyaulx
subgects qu’ avez tousiours esté à monseig. et pere... ».
(2) V . lettera del C hallant al Duca. M ilano 15 agosto 1543 in Gioffredo
14 25-26.
(3) A rch. di St. di T orino. G enova. Lettere ministri, mazzo I. Lettere del
protonotario Provana di Leyn i al Duca (15 4 3 )
Provana al Duca. Genova
16 agosto 15 4 3 . a L a responce fu.... que en tout ce que leur scaroyt pos­
sible de fer pour beneffice de v . Ex.* qu’ils le feriont pour l’affection qu’ils
vous portent et qu’ils ont tousjours pourté a vostre mayson. Ne voulsirent
fere aultre déclaration. Despuis y ’ai entendu de bon lieu que, si monsieur
le m arquis fait l’entreprise qu’il a résolu avecques v. E x.·, que ils donneront
ayde d’ argeant secretement et a cest effect il est requis que monsieur le marquis
leur escrive un peu chaudement, sans dedairer ne fere entendre cecy a chascung,
ains le plus secretement que sera poussible ». Pubbl. dal Gioffredo, pag. 1426
e ss. in cui anche pubblica altri documenti sull’ assedio di Nizza.
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GIORNALE LIGUSTICO
59
giammai si sarebbe potato trovar compenso ( i ) . Ed a questo
certo attendeva Carlo con ogni sollerzia ( 2 ) , ma senza le truppe
spagnuole era impotente, e queste indugiavano sempre. Cosi
abbandonata a sè Nizza dopo disperata resistenza cadde e venne
sacchessiata
orrendamente. Solo il castello difeso dal Sim eone
OD
rimase saldo respingendo ogni assalto del nemico. Allora sol­
tanto comparvero le genti spagnuole.
(1) Id. id. « Monseigneur. — Il plaira a v. E x .' voir les advis que m ain­
tenant la segneurie a envoyé a m onseig/ le prince, que grâces a Dieu sont
tels que Ion apersoyt que Dyeu y met sa grâce et son A yd e , dont le debvons bien recconoistre. Et puis que les afferes sont en sy bon termes, nous
vous supplions très humblement que vostre bon plaisir scoyt de accelerer le
secours, et si v. E x .' despendera bien quelque somm e dargent, il lu y plaira
considerer que il ne fust onques temps que maintenant, car il y va lhonneur,
lestât et toute la réputation de v: E x .' et sii advenoyt le m alheur de perdre
a ce cou p, v. E x .' pense que elle perdroyt chose non recuperable et perderoyt avecques Nice tout le susdict. E t vous supplions, m onseig.r, de non
vous arrester ne fier sur aultre, car laffere touche a vous. E t si bien v. E x .'
fera quelque grosse dispance il y plaira considerer ce que la dicte dispance
luj gaignera, joint que les gens que v. E x .' mandera ou conduyra sont pour
ly gaigner de choses que ly payeront bien la dispence a troys doubles.
Nous recommcndant très humblement a vostre bonne gi ace prions nostre
s e i g q u ’il vous doint monseig.' très bonne et longue vie. De Gennes en
haste pour faulte de secretaire. Ce x viii D ’ Aoust 154 3.
T rès humbles et T rès hobeissant subjects
et serviteur Chatillion.
Le prothonot.' provana.
' Charles De Montbel.
Plubb. anche dal
Gioffredo loc. cit., non sempre correttamente.
(2)
Arch. di Stato di Venezia. Capi del consiglio dei Dieci. Lettere di
Am b.rl in Savoia (busta n. 28) lett. cit. da Casale 9 agosto 15 4 3 . « Per
lettere da Vercelli s’ intende la ressolutione presa per s." Imp.“ di non far
per adesso l’ Impresa de Chiavasso, et ch’ el duca di Savo ya deve partir per
Savona per dar quell’ aiuto che potrà a Nizza, della perdita di quale si du­
bita per non vi esser potuto giunger a tempo il soccorso che si m andava
di 8000 fanti Italiani ».
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6o
GIORNALE LIGUSTICO
A v e va
il
marchese
mandato per la via di
Fenestrelle e
S. Martino il nostro Giacom o Provana con 2000 italiani, pel
colle di Tenda altri 500 sotto Oddone Provana, mentre il grosso
dell’ esercito comandato da lui e da Carlo III procedeva lungo
la riviera. Giunto ad Oneglia e conosciuta la partenza dei
Turchi stremati dall’ oppugnazione, il marchese rimandò le sue
genti in Piemonte e col Duca entrò in Nizza ( 1 ) .
Salvato quel castello e rimediato in parte ai gravissimi danni
sofferti dalla misera città, il Duca ed il Marchese assediarono
M o n d o v i, che il 3 novembre s ’ arrese e ricevette
presidio
spagnuolo (2).
A i primi del 15 4 4 troviamo Giacomo Provana in Biella,
mandato dal Duca per provvedere alla sicurezza della città.
(1)
Chronique Niçoise de Jean Badat (15 16 -6 7 ) Pubb. dal C ais
( estratto dalla Romania, tomo X X V (18 9 6 )) pag
de
P ier l a s
38. « Dits Franseses et
Turchs bateron lo castel siei gjours, et non plus, per fauta de monissions.
Interim venget lo secors de 2000 Itallians, de quals era cap lo sig.r Jaques
S / de Leinì, passerom per Fenestras, et autres 500, quals condusia lo sig /
Audum Provana, per quals lo papo Paul paget 60 mille o sus ducats, et lo
camp gros venia per Ribiera [R iviera di Genova] conduch per nostre duca
C arle , due de Savo ia, et venget fins alla v ai de O neglia, et d’ aqui monterom in Piém ont; perche los dits Franseses et Turchs abandonerom la
villa et meterom lo fuec als quatre cantons della villa » . — D al Badat il
G io ffred o , col. 1398, e g li storici di Nizza. T o s e l l i , op. cit. I , 138-39.
D u r a n t e , Histoire de Nice depuis sa fondation jusqu’à TAnnée Ι Ί 9 2 , T u rin ,
Favaie 18 2 3 , tomo II, pag. 3 10 . — La liberazione di Nizza è pure narrata
in una lettera del Calendar o f Letters, Déspatches and State papers helating
to thè negotiations letween England and Spain preserved in thè archives at Simencas, Vienna, Brussels
(1542-43) ed. P a s c u a l
and Elsewhere, vol. V I, part. I I, Henry V III,
de G a y a n g o s ,
London 1895, pag. 497. Carlo V ad
Eustazio Chapuys, Binche 4 ottobre 154 3. Dice che per lettere del marchese
del V asto , del principe Doria e di Gomez Suarez de Figueroa, suo amba­
sciatore a G en ova aveva notizia che il Barbarossa, inteso il loro appressarsi
aveva tolto l ’ assedio al castello di Nizza.
(2) G io e f r e d o , col. 1 4 4 1 .
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6I
GIORNALE LIGUSTICO
Vi si trovava da poco tempo, quando il 26 febbraio, inviata
dal marchese, giunse colà una schiera di spagnuoli, della quale
erano comandanti Cesare Maio da Napoli, famoso maestro di
campo dell’ esercito imperiale, e un capitano Gian Maria, allo
scopo di fortificare la terra ( i ) . Queste genti arrivarono in uno
stato di completo disordine alle 4 di notte. Il Maio trovò il
posto adatto a fortificazioni, sebbene non privo di difficoltà,
e si rivolse ai Biellesi manifestando i suoi intendimenti: « In
quanto alla fortificatione dii loco il cap.n0 Jan Maria con il
sopradetto s. Cesare ano ritrovato il loco belissimo, però non
con quella facilità qual si diceva. Loro mandeno il loro parere
al s / M.e, et starano aspettando risposta di le domande qual
a fato il s.r Cesare a quelj di la tera ». (2).
Giacomo Provana era poco favorevole a questa iermata di
Spagnuoli; egli vedeva troppo bene i danni che la loro per­
manenza avrebbe recato al paese. Consigliò quindi il Duca a
farli ritirare. « Saria bene di
mandar il Capitano di fanteria
[Gian Maria] dal s.r Marchese per risolversi di quanto averano
da fare et cerchar di levar la gente de qui al più presto sarà
possibile » (3). Egli volle intanto rimanere a Biella finché
giungesse la risposta del marchese.
Carlo rispose a Giacomo con
un signor di
T e rn e n g o,
e nella
lettera, che fu recata
quale
lo
autorizzava
da
a
pubblicare un bando in favore del comune, con invito agli
Spagnuoli di partire non appena si fosse dai Biellesi stabilita
(1) Arch. di St. di Torino. Lettere particolari. Giacom o Provan a al Duca.
Biella giorno di carnevale (27 febbraio) 1544. — V . anche copia in Car­
teggio e Memorie dal 15 2 η al 15 9 0 (Ms. della Bi'bl. di S. M. in Torino.
Mss. di storia patria n. 560 in 5 vol.) vol. I, n. 8.
(2) Id. lett. cit.
(3) Lett. cit.
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62
GIORNALE LIGUSTICO
una somma da sborsare ai soldati con viveri e qualche altra
cosa (i).
Pochi anni prima Biella era già stata infestata dai presidi
Spagnuoli.
Nel
1538
alloggio ai soldati,
avevano
per
quanto
i suoi cittadini
dovuto
dar
dal marchese del Vasto ne
avessero ottenuto esenzione. Allora i Biellesi s ’ erano lagnati
col Duca, il quale da Nizza ne scrisse il 23 aprile al marchese,
invitandolo ad esentarli « de tali allogiamenti et d’ ogni altro
carigho
de soldati
et etiamdio de contributioni qualunche
havendo rispetto a la sterilitate di quello cantone qual non
potrebbe patir più avanti » (2).
O ra il caso
si rinnovava in parte.
Giacomo conferì col
M a io , esponendo quanto il Duca gli aveva com m esso, ed il
Maio acconsentì allo sgombro
della città
e del territorio a
patto d’ una contribuzione di 3000 scudi e d’ una certa quan­
tità di viveri con 25 bestie da soma. I Biellesi si rassegnarono.
Si stabili il i.° marzo che di li a 10 giorni essi avrebbero
sborsato metà della som m a, ed alla
fine del mese il resto.
Gli Spagnuoli dovevano
la
allontanarsi
mattina del giorno
seguente, 2 marzo. Giunta l’ ora si diedero a tergiversare, ed
il Maio dichiarò che le sue genti sarebbero partite da Biella,
ma avrebbero fatto sosta ad un terzo di miglio solo dalla città,
e non si sarebbero mossi di là che dopo il pagamento com ­
pleto dei 3000 scudi.
I
consoli ed il consiglio sdegnati scrissero il fatto al Duca,
lagnandosi amaramente che la presenza di quelle truppe nel
loro contado li rovinava non meno della loro permanenza in
(1) Carteggio e M emorie, vol. I , η. η . I consoli ed il consiglio di Biella
al Duca B ie lla , 2 marzo 1544. «Subito gionto il s.r di Ternengo qui con
le lettere di V . E . scritte al s .' di L e in ì, si cercò co U suo mezzo di parlar
al Sig. Mastro di campo per levarne questa giente, e così si rimesse al
detto Sig. di Leinì che facesse bando, secondo V . E. gli haveva scritto.... »
(2) Arch. di Stato di Torino. Registri lettere della corte (15 36 -155 0 ) f. 36.
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GIORNALE LIGUSTICO
63
città. Essi rammaricarono « che quello che si poteva far con
una lettera solamente si sia fatto con tanta giente, et-mandar
li humilissimi et fedelissimi sudditi soi in ultima destruccione
et povertà senza haver noi datto cagione alcuna, anzi sempre
obbedito et fatto in ogni nostro potter quello » che loro era
ordinato dal Duca stesso (1).
Il Provana ed il Maio fecero intanto una corsa a Volpiano,
ed il 6 marzo ritornati a Biella trovarono un ordine del mar­
chese; che ingiungeva al
Maio di fortificare un monastero
della città, deliberazione rovinosa
pei danni che necessaria­
mente si dovevano fare alle case, senza che la fortificazione
riuscisse conforme al desiderio (2). Il marchese, per mostrare
che la decisione era stata presa con prudenza, diceva d’ aver
proceduto in essa d’ accordo coi ministri stessi del Duca. Ma
il signor di Leyni pregò ed ottenne dal Maio che sospendesse
1’ esecuzione dell’ ordine, e scrivesse al marchese « come a luj
par che non sia necessario questa fortificatione per adeso, et
che meglio saria di servirsi di questa gente altrove in qualche
meglior opera che questa ». Egli stesso ne avvertì il D u ca,
ed attese la sua risposta per « far dislogiar la gente al più
presto saria possibile con lo adjuto di Dio » (3). Pare che i
soldati Spagnuoli non si siano appagati delle disposizioni prese
ed abbiano commesso disordini.
Alcuni si ribellarono presso
(1) Lett. cit. dei consoli e consiglio di Biella.
(2) Arch. di Stato di T orino. Lettere particolari. G iacom o Provana al
Duca. Biella 7 marzo 154 4 (v. copia in : Carteggio e M emorie, cit. I, n. 13)
« Erj sera jonsemo in questa tera di ritorno da V o lp ian o , dove avem o
fatto quello che eramo andatj per fa r e , com e farò intendere a V . E x .1* al
mjo ritorno, qual spero sarà presto, et jonti che siam o stati qua avem o
ritrovato litere dal S .r Marchese del V asto al majstro di campo che deba
fortificare uno monastero qual saria la rujna di questa tera, perchè andarjano
rujnate la bontà de le case di questa tera, et il loco saria di poco s e rv itio ... »
(3) Lett. cit. del Provana.
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la città, ma già il 22 marzo erano stati ridotti al dovere ( 1 ) .
N on so poi come sia finita questa faccenda per Biella.
Di Giacom o Provana in quest’ anno non ho altre notizie;
bensì per l’ anno seguente. Carlo III dopo l’ assedio di Nizza
aveva sentito un lieve miglioramento nella sua posizione; aveva
ricuperato Carmagnola e V ig o n e, sebbene S. Germano fosse
caduto
1
in possesso
dei
Francesi.
Di
più nell’ aprile
15 4 4
esercito imperiale, sebbene vinto a Ceresole, aveva occupato
successivamente Carignano, A lb a , Sant’Albano e gran tratto
del Monferrato (2). Solo una flotta di Turchi nelle acque di
Tolone minacciava nuovamente Nizza, e Carlo III preoccu­
pato chiese soccorso alla dieta di Spira raccolta allora. La
dieta lo raccomandò il 4 febbraio al papa, che per unica
concessione lo autorizzò a riscuotere varie decime ecclesia­
stiche (3). Sentenziò anche la dieta il 5 aprile che gli Svizzeri
dovessero restituirgli i paesi da lungo tempo occupati; ma
essi non ne tennero conto, e nessuno volle costringerli. Intanto
1
imperatore il 18 settembre faceva col re di Francia la pace
di C résp y , con patto, tra l’ altro, che venisse il Duca rein­
tegrato nei suoi stati; ma questa condizione rimase lettera
morta, e sebbene i
Francesi
sgombrassero
alcune
piazze,
essendovi subito entrati gli Spagnuoli, l’ autorità del Duca
rimase non meno nominale (4).
Fu allora che
Carlo
III
decise
d’ inviare
alla dieta di
W orm s del prossimo anno Emanuele Filiberto, appena dicia­
settenne, con un seguito di 40 personaggi, fra cui tenevano
il primo posto Giambattista Provana, l’ antico protonotario
i) Carteggio e M em orie, I. Tom m aso V alperga, governatore di B iella,
al Duca. Biella 20 marzo
1544.
Id. Pietro Gazino al Duca. Biella 22
marzo 154 4 .
(2
3
( >
14 '
R i c o t t i : Storia della monarchia piemontese, I , 2 73.
MId
I , 274 -7 5.
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GIORNALE LIGUSTICO
65
apostolico, ora vescovo di Nizza, Aim one di L u llin , gover­
natore del giovane Principe, ed il nostro Giacom o P rovan a,
maggiordomo del medesimo. Si noti pure che questi tre per­
sonaggi erano
tra
quelli che Carlo III nel suo testamento
del 27 febbraio 15 4 0 aveva eletto consiglieri del figlio, quando
egli fosse mancato ( 1 ) .
Segretario
del
Principe
in questa
legazione era Ugo Michaud, ciambellano e poi gran scudiero
Carlo di Mombello,
conte di
Frossasco,
e tesoriere Gio.
Francesco Rebuffi.
Giacomo Provana teneva
in
questi giorni il governo del
castello di Lanzo. Dovendo partire col Principe incaricò del
comando durante la sua assenza
questo ufficio aiutato pure
dal
un gentilu om o, che fu in
fratello di G ia c o m o , Carlo
Provana, abate della N ovalesa, zelantissimo per gli interessi
del Duca (2).
(1) G u ic h e n o n : Histoire généalogique de la maison de Savoye, pag. 656
e nelle:
Preuves pag. 503-4, dove pubblica il testamento di Carlo. Iv i è
ricordato « Iacopo de Provanis ex dom inis Leinicij », v . anche T o n s o : De
vita Emanuelis Phililierti, T o rin o ,
15 9 6 ,
pag. 35. D e M o n p l e in c h a m p :
L ’ histoire d 'Em . Philibert, duc de Savoye, gouverneur generai des Pais-bas,
Am sterdam , Jack le N o ir, 16 9 3 , pag. 54.
(2) Questo s’ apprende da una lettera di C arlo Provana che riproduco.
(Arch. di Stato di Torino. Lettere particolari). È diretta al Duca.
« Μ."10 et ecc.” '’ s. s .' mio oss.” ° — Nel gionger mio qua il gentilhuomo
lassato da mio fratello alla custodia del castello di Lanz m ’ ha fatto intender
esser fornita la paglia delli soldati ordinati da v. ecc.* in quel presidio, et
1
perchè mi credevo eh’ ’ s.r Thom as di V alperga al suo ritorno da M ilano
mandaria l ’ ordine neccessario, h o voluto per servitio di v. ec.* intratener
detti soldati sia eh’ io g le le havesse dato a v is o , attiò la si degni comandar
a detto s / Thom as provveda secondo il buon piacer et ordine di v. Ecc.”’*
Et perchè mio fratello mi fece intender quella haver ordinato a quelli di
Lanz provedessero di letti
et altre cose necessarie per el dorm ire d ’ essi
soldati, per non haver lassato el s. Marchese cosa alcuna nel detto C astello,
non di meno sia al presente non si è
fatta da essi huom ini provisione
alcuna, et li soldati dormeno in terra. Sarà del buon piacer di v. ecc.*
G i o r n . L i g u s t i c o . A nno X X I I .
5
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66
GIORNALE LIGUSTICO
Inoltre G iacom o dettò il suo testamento il 28 aprile di
quell’ anno in Levni al notaio Bernardo Jaini di C hieri ( 1 ) .
N om inò eredi universali Andrea e Gaspare, suoi figli, dedotta
la som m a di 6000 scudi che lasciò in parti uguali alle due
figlie non ancora m aritate, Antonina e Cassandra, quando
prendessero marito (2 ). A lle altre due g ii m aritate, Maria e
Y’ iolante, conferm ò solo la dote già data all’ epoca del matri­
m onio, raccom andando loro espressamente di contentarsene (3).
farli scriver non li voglino m an clu re , per non esser cosa di gran costo. —
Ho fatto diligentia per haver qualche fasanotti fossero sufficienti, n u sin al
presente non ho trovata cosa per mandar a v. ecc.'** Perhò la supplico
h avem ii per iscusato et quanto più presto trovarò cosa buona non m.mcharò
sodisfar a parte dii debito mio. N è altro occorrendomi bascio humilmentc
le mani di v . Ecc.* E t N. S. la prosperi sempre felice.
Da V olpiano alli 15 di giugno M D X LV
N elli C om m .’* et Servi ti j di v. Ecc.*
Humil et fideliss.· subdito et s e r." C arlo Provana.
Notizie e documenti su C arlo Provana diede il C h ia r ." Prof. C ipolla:
B re v i appunti d i storia novaheienst, T o rin o , C la u sc n , 1896 (estratto dalle
M em orie della R . Accad. delle Scienze, serie I I , tomo X L X j pag. 176 .
C arlo Provana fu uomo notevole pei suoi tempi.
(1) A rch ivio Provana. Eredi Provana di A lpign an o, v o l
1,
n. 17. Il
documento è noto a ll'A n g iu s: op. cit., I , 1 1 5 6 : ma vien solo citato.
(2) « Item instituit memoratus dominus testator et Jure particularis Insti­
tutionis sibi heredes particulares fecit nobiles et generosas dominus Anthoninam et C assan d ram , ipsius dom ini testatoris filias Icgipiimas el naturales
in scutis iribus millibus pro qualibet earum eisdem dandis et solvendis per
cius heredes universales infrascriptos, quotienscumque ad actum matrimonii
devenerint ».
(3) o ------vo lu it, iuasit et ordinavit dominus testator easdem Mag “ *
dominus M ariam et Violandam
fore et esse tacitas et co n ten u s, et nil
aliud petere, e x ig e re , consequi vel habere posse ia bonis et hereditatibus
eiusdem
dam ini
testatoris
et
preiaie
Mag.“
domine
Fhiliberic
m a tris. . . . »
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earum
6?
GIORNALE L1GUSTIGO
A Gaspare lasciò la dote
della m adre,
Anna Grimaldi
di
Boglio, che era di 3000 scudi, e per giustizia stabili pure
che si prelevasse ugual somma dal patrimonio a favore di
A n d re a , come dote di Filiberta della R a v o ir à , madre del
medesimo, sebbene nell’ istrumento dotale di lei tale somma
non apparisse. In caso poi si spegnesse la linea di Andrea e
Gaspare, Carlo Provana,
abate della Novalesa,
fratello
di
G iacom o, doveva esserne l’ erede, ed alla sua morte le quattro
figlie del testatore avrebbero diviso i beni campestri (« in
omnibus bonis rusticalibus » ), mentre nei beni feudali sarebbe
succeduto Niccolò Provana di L e y n i,
parente pur esso di
Giacomo. Siccome poi Gaspare era ancora minorenne, Gia­
como
nominò tutori
l’ abate C a r lo , Giambattista Provana,
vescovo di Nizza, suo cugino, e Niccolò Provana.
In questo testam ento, fatto con molta serenità di mente e
cautela, G iacom o pensò alla possibilità di m orire fuori del
suo paese (a si contingat eundem dominem testatorem dece­
dere extra ducalem Sabaudie patriam » ) ; e dispose perchè in
tal caso si celebrassero messe per Γ anima sua nella chiesa
del luogo dove fosse defunto, e che 25 poveri colle torcie
accese seguissero il suo feretro durante il trasporto alla chiesa
predetta. 1 suoi figli poi non
dovevano trascurare le messe
ed altri divini uffizi ogni anno nella chiesa di S . M aria delle
Grazie di Chieri. Se la morte l’ avesse colto invece nella
p atria, il corpo suo doveva venir seppellito in quella chiesa
di S. Maria delle Grazie di C h ieri, nella cappella appartenente
a lui ed al fratello C a rlo , abate, dove già riposavano le ossa
di Gioanello Provana di Leyn i, padre del testatore. Si dovevano
celebrar messe per l’ anima sua da un sacerdote, scelto dai
suoi figli e pagato in seguito con 2 scudi d’ oro. R accom an­
dava in ultimo esplicitamente ai figli di pagare i debiti ch ’ egli
potesse lasciare.
(Contìnua).
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68
GIORNALE LIGUSTICO
C O M U N I C A Z I O N I ED A P P U N T I
Dove è nato Antonio Bonum bre? Si sapeva da qualche anno che un
Antonio Bonum bre, V escovo d’ Accia in Corsica, era stato ambasciatore o
altrim enti incaricato d’ una missione ecclesiastica od anche pontificia, in
Russia, nella seconda m età del secolo X V , ma non se ne aveva altra no­
tizia personale.
L ’ illustre padre Pierling, a cui si deve tale scoperta e che ne ha parlato in
uno de suoi opuscoli, ove si occupa appunto di tali relazioni colla Russia,
sua patria, scriveva, non è molto, da Parigi al comm. Cornelio Desimoni
aver trovato, in seguito ad ulteriori ricerche, che il Bonumbre era origina­
rio di S a v o n a , e che prima di essere Vescovo di A ccia, che è quanto dire
anteriorm ente al 4 M aggio 1467, era stato Arciprete della Parrocchia, non
sapeva bene se di Vado o di R ad o :
sul che chiedeva qualche informa­
zione.
Rispondeva il D esim oni trattarsi indubbiamente del nostro Vado, aggiun­
gendo che si sarebbe rivolto al comm. Vittorio Poggi, civico bibliotecario
a Savon a, per chiedergli se gli annali o altre memorie savonesi accennas­
sero più o meno a tali fatti o, quanto meno, all’ esistenza d’una famiglia
di questo nome.
Le indagini praticate in proposito non hanno finora approdato ad alcun
risultato positivo.
In una discussione svoltasi su questo argomento, nell’ ultima seduta della
Società Storica Savonese (vedi più sotto) è risultato che « la cognominazione di Bonumbre non figura nell’ elenco delle famiglie savonesi, avendosi
fra queste i Bono, i D eibuono, i Buonfiglio, i Bongiovanni ed altri,
ma
non un casato che corrisponda a quello in questione o almeno vi rasso­
m igli)). [ E
i Bonora, del qual cognome fu appunto l’arciprete di Vado
un decennio f a ? ] C ’ è tra i lettori del Ligustico chi sappia dar notizie di
questo personaggio ?
L a So cie tà S to ric a S avo n ese tenne adunanza il giorno
2 aprile, della
quale assunse la presidenza l’onorevole Paolo Boselli.
Erano presenti m olti soci.
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69
GIORNALE LIGUSTICO
Venne comunicata lettera del ministro dell’ istruzione intorno a un sussidio
assegnato alla Società, mercè i buoni uffici del Presidente, al quale l’assem ­
blea tributa vivi ringraziamenti.
Il segretario Bruno da schiarimenti sulla pratica circa la cessione
degli
avanzi della Siracusa del Chiabrera alla Società, la quale ha già ottenuto
l’adesione del Ministero.
Dopo osservazioni dell’ on. Boselli, del comm. Poggi, del prof. C astelli,
del cav. Acquarone, l’assemblea, delibera unanime di instare nuovam ente
perchè siano rimessi al più presto alla Società quei locali, pregando
nel
tempo stesso il patrio municipio a volere interessarsi della cosa ed aggiun- .
gere a tali istanze il suo voto.
Il comm. P oggi accenna come il Corpus Inscriptionum, da lui annunziato
nella seduta antecedente, sia pressoché pronto: e ne rileva l ’importanza per
la nostra storia, la quale avrà nello stesso il più fido documento. L ’ egre­
gio socio fa anche assegnamento sulle comunicazioni che a ll’uopo potranno
fargli i colleghi e quelle persone che possedessero elem enti tali da poter
utilmente contribuire all’opera. L ’assemblea delibera la stampa di questo
Corpus in volume separato.
Lo stesso comm. Poggi comunica pure la domanda
dell'illustre
padre
Pierlin g, relativa al vescovo Antonio Bonumbre (vedi sopra) e infine, sulla
relazione del socio avv. Pessano, viene dopo qualche discussione, approvato
il nuovo Statuto della Società, nel quale
furono introdotte dalla speciale
commissione incaricata notevoli modificazioni in confronto dell’antico.
In o n o r e d i G IU S E P P E F A N T U Z Z I
Il Prof. Guido Bigoni del nostro Liceo C olom bo, fin
dal 27 Gennaio
scorso, faceva pubblica, a mezzo del Cajfaro, una sua proposta perchè la
Società Ginnastica Cristoforo Colombo promotrice delle feste per il centenario
della bandiera tricolore, cogliesse l’occasione propizia e la nostra città ono­
rasse la memoria di Giuseppe F a n t u r i morto nell’assedio mem orando
del
1800. Sapevam o che la Società aveva avviàta qualche pratica col Municipio
perchè dal nome del Fantuzzi venga denominata una strada e siano ricor-
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
70
GIORNALE LIGUSTICO
date in acconcia iscrizione le benemerenze e la morte del prode bellunese.
O ra siam o lieti di potere annunciare che la iniziativa del prof. Bigoni
è stata, nella sua prima parte, coronata da felice esito; giacché la Giunta
Municipale nella sua seduta del 2 1
corr. A p rile ,
deliberava di dare il
nom e di Giuseppe Fantuzzi al tratto di V ia Milano che va dal Tunnel
alla Lanterna.
L a demostocraxia del generale bellunese è rimasta un ricordo storico per
gli eruditi, m a l’ esempio d’ una vita nobilissima per ogni rapporto (e lo sa
chiunque ha letto g li elogi che scrissero del Fantuzzi Ugo Foscolo e Luigi
Carrer)
è
degno d’essere ricordato al popolo in occasione delle feste cen­
tenarie del tricolore. D all’ opera manuale sulle zattere del patrio Piave e
dall’ ozio delle feste veneziane fu riscosso il giovane al grido di libertà che
i rib elli m agnanim i di Kosciuszko mandarono sulla V istola, al grido di
libertà e al rullo dei tam buri di Bonaparte, che dall’ Adda e dal Mincio
fugarono le m ilizie deU’ Austria. G enerale m aggiore in Polonia, Ajutante
generale a G enova nel 1800, Giuseppe FantuxTj cade di palla austriaca al­
l’assalto della Coronata il M aggio del 18 0 0 : al rullo di quei tam buri, al­
l ’ om bra di quel vessillo tricolorato rinasceva la coscienza della Italia mo­
derna. M em orabile com battim ento, osserva il Belgrano nelle sue Imbreviature d i G iovanni Scriba (pag. 2 57 ), in forza del quale dalle milizie dell’ ala
diritta fu ripresa la posizione dei Due F ratelli, e sgomberata dagli insorti
polceveraschi e dagli austriaci l’ intera linea che si stende da questo monte
fino alla C o ro n ata: linea im portante, come quella cui si rannodavano es­
senzialm ente le zone difensive di levante e di ponente (30 aprile, 1 e 2
m aggio). Il generale Gazan, l’ aiutante Thiebault, il F oscolo, Antonio Gasparinetti, capitano e poeta egli pure, toccavano gloriose ferite ( 1 ) ; e il
prode Fantuzzi, colpito in fronte da una palla di fucile, cadea fra le braccia
(1) T
h ie b a u l t ,
Jou rn al, I . 2 3 7 ; Giornale, p ag. 16 ^ - 8 3 . P
nova; G e n o v a , P o rc ile e C ., 1 8 0 0 ; p ag . 8 1 . K
och,
e t r a c c h i,
Istoria del Blocco di Ge­
Mémoires di Massaia, IV . 1 4 8 - 5 7 . — Q ue­
s t’ u ltim o loda i g e n o ve si, i q uali racco lsero i feriti con sollecitudine fraterna , e dal Massena
furono rin g ra z ia ti con un p roclam a.
Nè
m ancò lo ro un C om itato di so c co rso , composto delle
g entild onn e A n ton ietta C o s ta , Fe lic in a T e a ld i. T e re sa Parodi e C ollettin a D urazzo. V ed . C l a VA.RIN0, A n n ali, I I I .
10 1.
D el F an tu zzi fa a ltresì o n o re vo le m enzione il B ossi,
Ligustico d e llo sco rso anno p. 3 5 3 . C fr . il diario
nel
Diario che abbiam o pubblicato nel
di G raberg di H em so negli Atti di S . L . di
S . P . X X I I I . 11 M a r b o t n elle sue mémoires racconta l ’ assalto della C oronata (Monte C orona)
m a m entre si diffonde in p artico lari sopra il ferimento e la cattura del suo com patriota generale
So u lt, al quale
vo rrebbe
attribu ire tu tta
la
g loria di q uella g iornata, non parla d ell’ italiano
F a n tu zz i. M a di qneste « patriottiche preterizio n i » non c ’ è da stupire.
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GIORNALE LIGUSTICO
dell’ am ico; il quale, poco stante, gli consacrava generose parole nella
Oratione a Bonaparte pel Congresso di Lione. Imperocché, intendendo Ugo a
rintuzzare l’ audacia di coloro, i quali, « insultando alla fortuna da tanti
secoli avversa agli italiani », osavano chiamarli « degeneri degli avi »,
dirige qui una calda invocazione ai caduti nelle italiche pugne . « H
o*
(esclamai, e voi, che da’ ricuperati colli di Genova accompagnaste alle sedi
degli eroi lo spirito di Giuseppe Fantuzzi, gridate voi tutti: Forti, terribili,
e a libera morte devoti furono i nostri petti ; benché pochi, ignudi e spre­
giati » (i). Ma anche più tardi piacque al Foscolo di celebrare quel valo­
roso ; e scrisse in una lettera ad Isabella Albrizzi : « Io avevo per consiglio
e conforto nella m ilizia il generale Fantuzzi ed il generale T e u liè ; l’ uno
morì sui colli di Genova fra le mie braccia, ed il secondo m i fu rapito
lontano da me. Mi lasciarono tutti due 1’ esempio delle loro sciagure e la
memoria delle loro virtù » (2).
Chi legge ora più la risposta data dal bellunese al problema : Quale dei
governi liberi meglio convenga alla felicità della Italia, problema posto dalla
Am m inistrazione Generale della Lom bardia il primo di Ottobre del 179 6 ?
Eppure sulla stessa questione di Oriente, il Fantuzzi, che avea conosciuto
i Russi in Polonia, intuisce verità delle quali fu poi dato esclusivo merito
al Mazzini e al Balbo, nè gli sfugge la connessione fra la questione d’ Oriente stessa e quella, per lui fondamentale della integrità e della indipendenza
della nazione italiana.
Pensatore dunque questo soldato morto l’anno terribile e glorioso per la
nostra città.
Il
(1)
F o s c o l o , Prose Politiche, p ag . 5 0 . —
m orte vedesi an nunciata dal
« L ig u s t ic o » .
]1 Fantuzzi era nato a Bellu n o nel
Monitore Ligure del 3 m aggio (p a g . 2 5 7 ).
17 6 1
Il Pecchio
e la sua
ram m enta
anche di a ve r veduto il nom e del prode gen erale « in scritto in una di quelle ta n te piram idi p o­
sticce, che in tu tti quei posticci G o vern i si facevano per on orare la m em oria dei b ra vi » ;
ma
non se ne intese più p arlare durante l ’ im p ero, « in cui il colosso di N apoleone cop riva c o ll im ­
m ensa sua om bra ogn i a ltro nom e » (V ita ecc., p ag. 4 8 ) .
( 2 ) P e r o s ih o , Lettere e c c ., p a g . 2 8 0 .
A l prossimo numero un articolo sopra la recente pubblicazione storica
documentata su G a vi del venerando Com m .
C o r n e l io
D e s im o n i.
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GIORNALE LIGUSTICO
72
SOCIETÀ LIGURE DI STO RIA PATRIA
Nel corrente anno furono
Signori :
Prof. Guido Bigoni.
—
nom inati nuovi soci effettivi della Società i
C an.
Bobbi Cesare. — Busni Guglielm o. —
Can. Pietro C astellini. — Federico Castello. — March. A vv. Giacomo Cat­
taneo.
A v v . Com m . Maurizio Caveri. —
Prof. G aetano Cogo. —
Club A lpino
C av. Ernesto Chiossone. —
Italiano.
— Em ilio D all’ Orso. —
Conte Eugenio F ig o li des G eneys. — D ’ O ria March Ing. Giorgio. — A v v.
N icolò D rago. — A v v . Paolo F allabrini. — Don Giovanni G hio. — Prof.
Com m . A rturo Issel. — M ongiardino Com m . Ing. Em ilio. — R ev. Tom aso
O lcese. — P allavicino
March. Alessandro. — Parodi Tortello Silvio. —
C arlo Pendola. — Sauli M arch. Am brogio. — March. Bernardo Sopranis. —
C onte C om m . Edilio R aggio Dep. al Pari. — Comm. Arm ando Raggio.
Fu
nom inato socio onorario
(dall’ Assem blea del
5 Febbraio 1897) il
M arch. Com m . G . D oria Senatore del R egn o, Pres. della Società Geografica
Italiana. — Corrispondente il Conte Comm. Carlo Cipolla.
*
* +
Riform e dello Statuto. — L ’Assem blea Generale
dei
soci radunatasi il
7 Febbraio fu im portantissima perchè in essa si discusse e si approvò il
nuovo Statuto della Società.
Im portantissim e sono le
modificazioni apportate. Il Consiglio Direttivo
viene ad essere costituito da un Presidente, 2 Vice-Presidenti, 12 Consi­
g lie ri: tra essi poi viene scelto dal Consiglio un T esoriere, un Delegato
alla C ontabilità, un B ibliotecario, un Segretario G enerale. Il Vice-Segretario
G enerale viene nominato dal C onsiglio Direttivo.
L a Società si suddivide in cinque Sezioni : Storia — Legislazione e G iu­
risprudenza Storica — Paletnologia — Archeologia — Belle A rti.
Si determ inò la nomina di 3 R e viso ri dei conti e si disciplinò in modo
vigoroso l ’ esercizio della contabilità sociale, ecc.
L a com m issione per la compilazione dello Statuto era composta dei socii:
A v v . G . Balbi. — A v v . M arch. Paolo Spinola. — A v v. P. G. Breschi relatore.
*
**
Nomine sociali. —
N ell’ Assem blea Generale
del
14 Febbraio dopo la
commemorazione del compianto Don Amedeo V igna fu costituito il nuovo
ufficio di Presidenza come segue :
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GIORNALE LIGUSTICO
73
Presidente: March. Comm. A vv. Cesare Imperiale dei Principi di S. A ngelo
Deputato al Parlamento.
Vice-Presidenti: Comm. Prof. A . G. Barrili — C av. Prof. A v v . E . Bensa.
Consiglieri : A v v . Giulio Balbi — A v v. P. G . Breschi
pora — Comm. A v v. L. Centurini
Comm. Francesco Costa
Prof. G . Cam-
— Cav. Luigi Augusto Cervetto
— Arturo Ferretto
—
Francesco Podestà
March. Cav. Marcello Staglieno, Tesoriere — March. A v v . Paolo Spinola,
Delegato alla Contabilità
— Prof. Cav. Dott. Girolam o Bertolotto, Biblio­
tecario — Prof. Sac. C av. Luigi Berretta, Segretario Generale.
Vice-Segretario Generale: Giambattista Canevari.
Se^iom di Belle A rti.
Prof. Comm. A . G. B arrili, Presidente. —
Cav. L . A . C ervetto, Vice-
Presidente. — A v v. A . Filippi, Segretario. — Pietro F ig a ri, Vice-Segretario.
Sezione di Storia.
Sac. Cav. Prospero Peragallo, Presidente. — L e Mesurier Edoardo, VicePresidente. — Prof. Cam illo M anfroni, Segretario. — A v v . D ionigi C o rsi,
Vice-Segretario.
Sezione di Archeologia.
March. Cav. Uff. M. Staglieno, Presidente. — Prof. G . C am pora, VicePresidente. — Prof. M. A . Crotta, Segretario. — Prof. A . M assa,
Vice-
Segretario.
Sezione di Legislazione.
Cav. A v v. E. Bensa, Presidente. — Prof. A v v . A . R ossello, Vice-Presi­
dente. — A vv. Gaetano Poggi, Segretario. — A larico C alvini, Vice-Segretario.
Sezione di Paletnografia.
Prof. Comm. Arturo Issel, Presidente. — Cav. E . D ’ A lb ertis, Vice-Pre­
sidente. —
Dott. Fausto F a g g io li, Segretario. — Cap. Cesare B ald u in o ,
Vice-Segretario.
Revisori dei Conli.
Generale Comm. Ugo Assereto (i). — March. Vittorio Centurione. —
March. A vv. Girolam o Deferrari.
( i ) Dim issionario
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GIORNALE LIGUSTICO
74
*
**
Il Consiglio direttivo nella sua adunanza del 27 febbraio ha nominato
membro della Commissione per l ’ esposizione generale di T orino del 1898
(presso la Cam era di Commercio) il socio consigliere
comm. Francesco
Costa. N ella stessa tornata ha nominato a suo vice-segretario generale il
socio M. Giam battista Canevari.
*
**
Radunanza dell’Assemblea. — N el corrente mese di Aprile sarà radunata
l ’ Assem blea Generale per l’ approvazione del Bilancio Consuntivo e della
Relazione dei Revisori dei Conti.
Inoltre sarà all’ ordine del giorno una pratica importantissima per la
Società: il voto dell’Assem blea circa la costituzione in Ente morale della
Società.
Una apposita Commissione composta degli A vvo cati: E . Bensa — P. E.
Bensa — E . Zunini — C . Carcassi — C. Astengo — si occupa attivamente
della importante pratica.
Il C av. Prof. A v v .
Enrico
Bensa
ha presentato le dimissioni da V ice-
Presidente della Società e non ostante le gentili pressioni del Presidente e
del Consiglio tutto le ha mantenute : l ’Assem blea generale è chiamata a
surrogarlo.
*
♦*
Commemorazione. — Il 14 G iugno data della memorabile Caduta della
Repubblica Genovese verrà comm em orata solennemente dal socio Anton Giulio
B arrili nel grande salone del Palazzo Ducale.
*
+♦
L a nuova Com m issione nom inata dal Consiglio
direttivo della Società
per effettuare la gita archeologica a N oli è riuscita così eomposta : March.
A v v. Paolo Spinola —
A v v . P . G . Breschi — M. Giambattista Canevari.
11
(sezione ligure) prenderà pure parte alla gita che
Club Alpino Italiano
non potrà riuscire che imponente anche per la gentile adesione che già si
ha di alcune signore.
*
* *
Gite sociali. — L a Presidenza della Società ha accolto di buon grado
l’ idea di gite archeologiche di istruzione. Una prima gita si effettuerà a N oli
nella seconda quindicina di Luglio. A . G. Barrili illustrerà sul luogo le
antichità della vetusta Repubblica.
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GIORNALE LIGUSTICO
75
Era già stata lo scorso anno nominata una Com missione composta dei
socii: Cav. A v v. Prof. Enrico Bensa — Prof. Angelo Mosso — Giam bat­
tista Canevari — È però dimissionaria in om aggio al nuovo Consiglio
Direttivo che provvederà al più presto un’ altra Commissione. S i effettuerà
poi una gita a Libarm i ed una terza a S. Fruttuoso d i Capodimonte.
*
**
Cospicuo dono. — Dal Ministero degli A ffari Esteri per gentile interpo­
sizione del socio onorario March. Senatore Giacomo D ’ Oria fu fatto dono
alla Società della splendida pubblicazione: A lti della Regia Commissione
Colombiana.
*
* *
Assemblea Generale. — Ecco
1’ ordine
del giorno dell’Assem blea generale
ordinaria della Società che avrà luogo domenica 25 aprile alle ore 14 :
1. Comunicazioni della Presidenza;
2. Dimissioni da Vice-Presidente del C av. Prof. A v v . Enrico B en sa;
3. Elezione di un Vice-Presidente in sostituzione del dim issionario;
4. Relazione dei Revisori dei Conti ;
5. Approvazione del Bilancio consuntivo e Relazione del delegato alla
contabilità ;
6. Parere dell’Assem blea circa 1’ erezione della Società in Ente Morale.
*
**
Necrologia. — Ed ora la nota triste. N el corrente anno la morte ha mietuto
numerose vittime tra i socii. L a Società ha perduto: il Com m. Contram m .
Vittorio Francesco Arm injon — il R ev. Padre Cav. Am edeo V ig n a, Rettore
del Collegio di Barolo — il Cav. Prof. Gian Carlo D e-Sim oni, Direttore
della Scuola Tecnica Mameli — Il Prof. Cav. Carlo Giuseppe Chinazzi.
Deponiamo un fiore sulle loro bare.
G . B. C.
E appena trascorso un mese dacché la Società nostra e la cit­
tadinanza tutta salutava con esultanza lo splendido plebiscito con
cui il Primo Collegio di Genova eleggeva nei comizi del 2 1 marzo
u. s. a suo rappresentante nel Parlamento nazionale il Marchese
C e s a r e Im p e r ia le
Ed ora la
di S a n t ’A n g e lo ,
nostro Presidente effettivo.
Società nostra e Genova tulta assiste con viva
trepidazione allo svolgersi di una
terribile malattia che, dopo
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ηβ
GIORNALE LIGUSTICO
aver messo in forse la vita del nuovo eletto, lo travaglia accani­
tamente.
S. E . il Presidente del Consiglio, on. R u d in i, S. E. il Presi­
dente della Camera dei Deputati, on. Zanardelli ed altre notabilità
parlamentari e scientifiche hanno
telegraficamente chiesto notizie
dell’ illustre infermo, ed e veramente straordinario il concorso di
cittadini, ogni ordine e ceto che — per lo stesso scopo — si affol­
lano a p a l a l o .
N o i confidiamo che la forte fibra del Marchese varrà a supe­
rare i ripetuti attacchi del fiero malore, e rivolgiamo a Dio un
fervido voto affinchè non solo una sì nobile esistenza, cosi pro­
mettente di splendido avvenire, venga conservata alla Patria, ma
che presto si apra il periodo
della convalescenza e Cesare Impe­
riale venga restituito agli studi e agli alti uffici che la Nazione e
la Città natale g li hanno con legittima fiducia affidati.
20 aprile 189η.
N. d. D.
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
Canonico St efa n o C u n e o . Storia dell’ insegne Santuario di Montallegro. —
T ra g li ecclesiastici lig u ri, che fanno onore agli studi in genere ed alle
storiche discipline in ispecie, deve annoverarsi il canonico Stefano Cuneo
di R a p a llo , altrettanto dotto e geniale scrittore, quanto modesto e affabi­
lissimo sacerdote.
Profondo conoscitore delle lettere latine e italian e, valente epigrafista,
poeta semplice e grazioso, pedagogista antico e saggio, raccoglitore appas­
sionatissimo di lib ri, per cui un giorno acquisterà nuovo titolo di gratitu­
dine dalla sua R apallo, possedeva egli veramente tutte le doti per iscrivere
il volum e ponderoso e nello stesso tempo geniale, che usciva sullo scorcio
del passato a n n o , in
veste m agn ifica, dalla Tipografia Arcivescovile di
Genova.
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GIORNALE LIGUSTICO
77
11 titolo dell’ opera potrebbe forse, a prima giunta, ingenerare il sospetto,
che si tratti di uno dei tanti funghi storici, che nascono con tanta facilità
a proposito di certi argomenti, una filastrocca di m iracoli, narrati in forma
più o meno secentistica e petulante ; invece 1’ opera del
nico Cuneo, mentre manifesta il sacerdote innamorato
venerando
cano­
delle glorie della
sua Madonna e del Santuario di Lei, al quale tanta parte della sua vita e
delle sue sostanze dedicava, palesa anche 1’ uomo nudrito di forti studi, che
la fede circonda costantemente dei lumi della ragione e del sorriso delle
lettere.
Perciò le affermazioni, i racconti, le descrizioni, che compongono ben
460 pagine, sono condotte con metodo rigorosamente scientifico: la tradi­
zione esaminata , passata al crogiuolo della critica , confermata con argo­
menti dedotti da scrittori sacri e profani, greci, latini e italiani.
L ’ autore fa tesoro di quanti lavori furono già pubblicati sul tema suo e,
in tanta mole di materia, sa infondere una vita tutta propria, plasmandola
come sa fare un vero artista. Sicché, anche quando tu vegga la fede prender
la mano alla ragione ed il sacerdote allo scienziato, pure lo scrittore non
ti annoia nè ti sdegna, ma passi oltre volontieri, dilettato, sen non altro,
dalla musica della sua parola , che ti richiama alla mente la soavità del
Cantico al sole di S. Franeesco d’ A ssisi; una fede, insom m a, che fa bene
anche a chi non ne abbia o 1’ avesse perduta.
L ’ opera è divisa in due parti. Nella prim a, che l’ autore intitola « Un
Cenno su Rapallo a , sono esposte le vicende principali della città, dai tempi
più remoti, quando si reggeva a Repubblica come g li altri Comuni Italiani,
fino a quando si assoggettava volontariamente alla Repubblica di G en o v a;
la quale inscriveva nel suo libro d’ oro non poche famiglie di quella terra,
quali dei D’A s te , dei Barbagelata, dei Canessa, dei C osta, dei M olfin o, e
di molte altre.
A questo Cenno, che è una vera storia compendiosa m a ben organata
e condotta m irabilm ente, seguono due note importanti : una sull’ antico
nome T igu lia; l’ a ltra , topografica, sopra una battaglia dai Rom ani com­
battuta contro i Liguri accampati e forti sul Monte Leto, nome tradotto
poi in Laetus e quindi in Montallegro. A questo proposito, m i parrebbe che
l’ argomento, che il eh. Autore deduce da Livio, Deca V ,
1.
I, c. X , riu­
scirebbe più evidente ed efficace, se l ’ aggettivo latino perpetuo ( . . . quod
eos montes perpetuo dorso inter se iu n g it. . . ) fosse, anzi che per lunghissimo,
tradotto per continuo, non interrotto.
Le vicende di Rapaflo s’ in trecciano, oltre che con quelle di G e n o v a ,
con quelle di Pisa e in generale d’ Italia, specialmente dei tempi sciagurati
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
78
GIORNALE LIGUSTICO
della spedizione di Carlo V ili.
Qui l’ A atore ha bellissime pagine , dove ,
con tacitiano v ig o r e , riproduce le lotte sanguinose combattute in Rapallo
nel 1494 e
1495 tra fautori e nemici
di
Carlo V i l i : fatti in generale
poco conosciuti e che tanto importano alla conoscenza della Storia , non
solo della Liguria, ma dell’ Italia tutta.
Cosi si apprende, come le lotte di Carlo V e Francesco I si ripercuo­
tessero sulla nostra R iv ie ra, specialmente su R a p a llo ; la quale, per essere
uno dei centri più importanti , era
anche spesso presa di mira dai p irati,
specialm ente dal feroce Dragut, che nel Luglio del 1549 la mandava a ferro
e a fuoco.
Quindi il eh. Autore passa a parlare delle Chiese di Rapallo, degl’istituti
di Beneficenza e di Educazione e, poscia, nella II parte, da pag. 77 alla
fin e, del Santuario di M ontallegro.
In una serie di 23 capitoli, dalla guerra degli imperatori greci contro il
domina delle sacre im m agini e dalla apparizione della Vergine sul Monte, alle
Indulgente concesse dai sommi Pontefici a favore di quella Chiesa , l ’Autore
rac co lse , in forma sempre piana ed ele g an te , quanto riguarda l’ insigne
Santuario, non dimenticando m ai tutto ciò che avesse attinenza alla Storia
C iv ile e che valesse ad illustrare i singoli avvenim enti.
L ’ appendice intitolata e Gita d.i Rapallo al Santuario di Montallegro —
Incantevole panorama che presenta il Golfo Tigullio » è 1’ ultima pennel­
lata del quadro grandioso e magnifico, degno veramente di ornare la casa
di ogni persona amante delle patrie memorie.
C am ogli, 15 A prile.
Prof. P. S t u r l e s e .
E u g è n e J a r r y — Les origines de la domination Française a Gines ( 13 9 1-
14 0 2). — Paris — Picard, 1896.
L a politica interna della repubblica di Genova nel secolo X IV offre largo
argom ento di in d agin i, di raffronti e di considerazioni agli storici ed ai
filosofi.
M entre, con audaci imprese si estende il dominio ed il traffico della città
nelle colonie di Oriente, mentre le relazioni commerciali coi popoli dell’ occidente divengono più frequenti e più proficue, e da Tana e da Caffa
fino ai Paesi Bassi ed a ll’ Inghilterra la croce di San G iorgio, rispettata e
temuta, protegge i G enovesi trafficanti ed industri, mentre infine la guerra
di Chioggia rivela il valore, la sapienza, la costanza dei marinai e degli
am m iragli, il governo interno della città subisce rapidissime ed improvvise
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
79
mutazioni, le fazioni si lacerano a vicenda, i dogi, succeduti ai capitani ed
ai podestà, veggono continuamente minacciata 1’ autorità loro ; guelfi e ghi­
bellini, nobili e plebei, si succedono al potere, e la Repubblica non riesce
a trovar quiete e riposo, se non rinunziando al più prezioso dei beni, alla
libertà, e ricercando la protezione e la ferrea mano di sign ori fo restieri,
che dalle cittadine discordie traggono profitto per aprirsi un varco fino al
mare e per assicurarsi una fortissim a base d’ operazione per altre im prese,
per altre conquiste.
A lla dominazione viscontea, cominciata dopo l’ infausta battaglia d’Alghero,
succede un breve periodo di libertà, funestata da ferocissime lotte tra po­
polani e nobili, tra antichi guelfi e antichi ghibellin i, tra ambiziosi e pre­
potenti cittadini che si contendono il seggio dogale, appoggiandosi per aiuto
a questo ed a quello del principi stranieri, e specialmente alla casa di
Francia che finisce poi collo stabilire su G enova il proprio dominio.
Il signor Ja rr y , che già altri studi aveva fatto sulla politica del duca
Lu igi d’ Orléans in Italia, si é accinto adesso allo studio minuto e parti­
colare delle cause che produssero ed affrettarono lo stabilimento della do­
minazione francese sulla fine del X IV se c o lo , quella dominazione che
causò poi tanti guai a Genova per opera del Boccicaldo (Boucicault) e
che i Genovesi si scossero dal collo pochi anni dopo. Ma e g li non si oc­
cupa di tutto il periodo della dominazione e si lim ita soltanto agli anni
che precedono la venuta del Boucicaut.
I documenti dei quali Γ Α . si serve nel suo studio sono in parte tolti da
recenti pubblicazioni di altri autori, in parte raccolti dall’autore stesso nel
nostro Archivio di G enova, in quello di T o rin o , n ell’A rchivio e nella B i­
blioteca Nazionale di Parigi; e di questi i più importanti sono pubblicati
in Appendice, altri invece sono com pendiati, altri infine citati soltanto.
Dell esame coscienzioso e diligente di tutte queste carte, finora sconosciute,
lo Ja rr y si serve per rifare di sana pianta la storia del decennio 1 392-1402,
dal giorno cioè in cui Carlo M alocello, G iovanni Lom ellini, Luca G rim aldi,
Adam o Spinola e Raim ondo Fieschi a nome loro e di altri nobili genovesi
« per Γ evidente onore, per la stabilità, durata, profitto, utilità e sicurezza
di Genova e dei suoi abitanti » offrirono a re C arlo V I l’alto dominio su
Genova a ll’ insaputa di Antoniotto Adorno, doge, fino al momento in cui,
dopo le deboli amministrazioni del conte di Saint-Pol, del Luxem bourg,
e di Colart de C olleville, il m arecciallo Boucicaut venne a prendere le
redini del potere (Ottobre 14 0 1).
Fra le pagine più notevoli notiamo quelle che si riferiscono alle tratta­
tive con Gian Galeazzo Visconti, in gran parte nuove, quelle sulla campagna
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
8o
condotta, a nome del duca di O rléans, dal prode Enguerrand de C oucy,
le cui imprese a Savona e nella riviera di Ponente sono illustrate con do­
cumenti nuovi, quelle in cui si espongono le discussioni avvenute a Genova
in seno alle varie assem blee, secondo i verbali conservati nell'Archivio
Nazionale di Parigi e pubblicati in Appendice, e finalmente le bellissime
pagine, in cui si esamina l ’effetto prodotto dall’ occupazione di Genova sulle
relazioni internazionali della Francia.
Noi avrem m o però desiderato in uno studio cosi diligente e cosi minuto
una m aggiore imparzialità ; avrem m o voluto che 1’ egregio autore si fosse
mostrato altrettanto spassionato, quanto dotto; non avesse giudicato i fatti
con criteri esclusivam ente francesi, procurando di scusare e di attenuare le
colpe (e ve ne furono delle gravissim e) degli emissari e degli agenti fran­
cesi, non avesse gravato la m ano, ogni volta che glie se ne porgeva il
destro, su G enova e sui Genovesi.
Potrem m o citar infiniti esempi di questa parzialità ; basterà però uno solo,
di tutti il più evidente.
Quando nel 17 Novem bre 139 4 i Savonesi si diedero al duca di Orléans,
il C oucy solennemente promise loro a name del suo signore molte cose e
fra le altre di difenderli contro Genova e di mantenere la loro indipendenza.
Queste promesse non furono nè ratificate nè mantenute ed il signor Jarry
(pag. 92 e seg.) quasi giustifica e loda la mancanza di fede, mentre scaglia
tutti i fulmini della sua retorica contro l’ Adorno, che non mantenne i patti
promessi al re C arlo e si rivolse a Gian Galeazzo (pag. 179)·
E un’ altta cosa ancora avrem m o desiderato, che Γ Α . si fosse soffermato
un p o ’ più a lungo sull’ immenso vantaggio che la casa di Francia ritraeva
dal possesso di Genova, e come base d’ operazione per le pretese angioine
sul reame di Napoli e come centro di commercio e via di comunicazione
col Levante. I danni che la dominazione francese recò a Genova ed al
suo comm ercio ad esclusivo profitto di M arsiglia e degli altri porti di Francia
meriterebbero di essere studiati sul serio; il materiale storico non manche­
rebbe nel nostro A rch ivio ; e noi crediamo che non sarebbe difficile dimo­
strare che, accettando il dominio di Genova, il re C arlo V I non si sobbarcava
ad un peso cosi ingrato, non compiva un’ opera cosi nobile e disinteressata,
come il signor Ja rry a più riprese e con insistenza dichiara nel suo volume.
C a m il l o
Prof.
G ir o la m o
B e r to lo tto
M a n f r o n i.
Direttore Responsabile.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
8I
UN GENTILUOMO PIE M O N T E SE
D E L L A I.* M E T À D E L SE C O L O X V I
GIACOMO PROVANA DI LEYNÌ
( C o n t i n u a e fine vedi pag. 6 7 ).
II.
%
Il 27
maggio
1545
Emanuele Filiberto col suo
seguito
partì da Vercelli ( 1 ) , ed ai primi di giugno arrivò a Trento.
Di qui diede notizie sue a! padre (2).
Procedendo quindi in
Germania alla fine di luglio, il 28, in W orm s presentò a
Carlo V un memoriale ( 3 ) , dove facendo presenti le condi­
zioni infelicissime del ducato e di suo padre Carlo I I I , che
aveva dovuto impegnare persino le sue gioie, ed ora si trovava
« tellement estonné qu’il n’a moyen
de vyvre et survenir
audict Prince son fils » ; pregava Γ imperatore di far pagare
al Duca la pensione ch’ egli aveva sul ducato di M ilano, ad
impedire che i soldati Spagnuoli installati nel contado d ’Asti
e nel marchesato di Ceva pretendessero dagli abitanti contri­
buzioni , anzi ad obbligarli alla restituzione di quanto avevano
preso. Chiedeva
poi
il Principe
che Vercelli fosse lasciata
libera in mano del Duca, o che almeno fosse ridotto il pre­
sidio della cittadella a 50 uomini, e si pagassero gli stipendi
del castello di Nizza. « Finablement, Sire, » conchiudeva il
fi) D e M o n plein ch a m p , pag. 34 , v. sul passaggio di Em anuele Filiberto
a T ren to, una nota del ch.m° Prof. C. Cipolla nell’Archivio Trentino.
(2) Arch. di Stato di Torino. Minute lettere della corte (15 4 5 -16 38 ). R e ­
gistro di lettere dirette al Duca di Savoia, 7 giugno 1545 a 19 dicembre 154 7,
fol. 4 , Emanuele Filiberto al Duca T ren to , domenica 7 giugno 15-15. —
Di questo registro esistono 2 copie m anoscritte, una nell A rch. stesso
fRegistro lettere della corte 1548-50 [mazzo da riordinare]), l’ altra nella
Bibl * di S. M. col titolo: Lettres d’Em. Pbil. et des Seig.’ de son Conseil au
duc Charles, à l’empereur Charles V ecc. (mss. di st. patria n. 7 8 1).
(3) Id. Registro cit. fol. 7-12. W orms 28 luglio 154 5. Questo m em oriale
fu pubblicato dal R i c o t t i : Degli scritti di Em. Filiberto, documento 3.°,
in: Memorie della R. Accademia delle Sciente di Torino, serie I I , tom o X V I,
v. anche: Storia della mon. piem ., I; 275-76.
G io r n .
L ig u s tic o .
Anno X X I I .
6
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
82
GIORNALE LIGUSTICO
m em oriale, « pour ce que ledict s.r Duc
et ses pouvres
subyeets ont tousjours heuz expoir que la venue dudict Prince
de Piémont au service de vostre Majesté seroit le principal
et vra}' moyen d’obtenir quelque bonne provision pour la
consolation dudict Seig.r Duc son pere, et soulaigement du
desoulé pays, ledict supplie en tout humilité vostre Majesté,
qu’il luy plaise porveuoir de sorte lesdictes articles que ledict
Seig.r Duc son pere et ses pouvres subyects se puissent appercevoir que sadicte venue et l’affection qu’il a de vous fere
treshumble service, bien joinct le vray del voir qu’a toujours
rendu le pere a esté de quelque service ».
Carlo V alle umili e dolorose domande del Principe rispose
con prom esse, ma ricevette l’ ultima con notevole freddezza.
« Su M aà por lo que deve al
padre y
por intercession dii
Ill.m° p rincipe mirarà lo que se pudiere llazer en esto » (i).
Però acconsentì a tenere presso di sè il giovane Principe, e
questa fu la più
importante
delle concessioni ottenute da
Carlo I I I , perchè quanto al resto l ’ imperatore non andò al
di là delle promesse. Carlo V volle che Emanuele Filiberto
fosse chiamato col titolo di Altezza (2), ed il 10 settembre
in Bruxelles gli espresse apertamente la sua soddisfazione (3),
e gli stabilì poco dopo uno stipendio di 6000 scudi sullo stato
di Milano (4). Questo stipendio venne pagato tutt’ altro che
puntualmente: solo a stento e dopo reiterate domande e sup­
pliche il Principe ne ottenne per gli anni che seguono qualche
porzione. E si noti che già nell’ ottobre 1 5 4 5 , nei primi mesi
cioè del suo soggiorno in Germania, era in gravi strettezze,
e senza un imprestito avuto da Francesco de la Beaume, signore
di Montfalconnet, maggiordomo dell’ imperatore. « il falloit
(1) Id. Registro cit. fol. 12 « Responces faictes par l’Empereur sur les
precedens articles» .
(2) R i c o t t i : Storia della mon. piem ., I I , 1 1 .
(3) Registro cit. fol. 22-24 II consiglio a Carlo III. Bruxelles 10 settembre 1545(4) R i c o t t i : op. cit. II 1 1 .
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G IORN ALE LIGUSTICO
83
v e n d r e les ch e v au lx et vasseille ou demeurer la, chose que
e n tel te m p s que l’on est a present ne seroit point a propoz
p ou r le s e r v i c e de m on dict S e ig r, les afferes du quel vouldroyent
que
mondict s.r le Prince ne habandonast de veue
l ’ e m p e r e u r un
seul pas », secondo scriveva il consiglio del
P r in c ip e al D u c a in un m em oriale in cui esponeva gli ultimi
a v v e n im e n t i ( 1 ) . Portò questo memoriale a Carlo III il conte
di F r o s s a s c o . — P er convincere il Duca delle numerose ed
in evita b ili
spese,
il consiglio
ne dava
1
elenco : In tutto
s ’ a v e v a u n ’ uscita mensile di 13 8 6 scudi per il vitto, alloggio
e stip en d io delle 67 persone
all’ anno
1 6 7 5 2 scudi. Erano anche classificati gli stipendi dei
p rinc ip ali
som m a:
che servivano il Principe, cioè
gentiluom in i
q u in d i
prima
del
s e g u ito , secondo
era
nominato il vescovo di Nizza,
1 entità della
G ia m b a ttis ta P rovan a, il cui stipendio era di 90 scudi al mese,
p oi il g o v e rn a to re del P rin c ip e , Aimone di Lullin dei conti di
G in e v r a p e r 60 scudi, il conte di Frossasco per 20, M onsJ di
L e y n i, G i a c o m o Provana per 1 2 , e mons.r di Nerieu per 20.
M a i s o c c o r si mandati dal Duca furono pochi e scarsi, ed
E m a n u ele F ilib e rto dovette diminuire il suo seguito, rinviando
parecchi g e n tilu o m in i in Piem onte, tar continui debiti, e lasciar
trasp arire tro p p o spesso questa sua difficile condizione in una
corte c o s i sfarzosa con i’ era quella di Carlo V. Frequenti do­
lori q u in d i, frequenti umiliazioni pel giovine principe.
V e n n e il
1 5 4 6 e dalla dieta, che doveva quest’ anno racco­
g lie rsi a R atisb on a, speravano Carlo III ed Emanuele Filiberto
u n m i g lio r a m e n t o
q u e ll’ an n o
il
delle loro condizioni. Già nel marzo di
principe con tutto il seguito era nella città ,
a n s io s o di c on oscere le decisioni della dieta. E di qui il nostro
G i a c o m o P r o v a n a informava il Duca degli avvenimenti (2).
l i ) R e g is tr o cit. fol. 2 9 , G and 3 1 ottobre 15 4 5 .
(2 , A r c h . d i S ta to di T o rin o . V ienn a. Lettere ministri, mazzo I. Lettere
di G . P r o v a n a d i Leyn \ al Duca.
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GIORNALE LIGUSTICO
«4
IU.ra0 et E x .mo s.r mio oss.roo —
Questa sarà per adviso
a v. Ex.* come ogi è jonto in questa citi il Re de Romani
et domani si aspeta il duca di Bavera. Sei altri principi lute­
rani vengono come fa la bisa alineata; però se dice che ve­
nerano. Venendo io spero che si risolvarà le cose di maniera
che s a r i il bene di S. M .u et de v. Ex.*, et fin a tanto che
siamo fori di questa benedetta dieta non si po sapere se siamo
in cielo o intera. Dio per sua santa gratia li meti la mano.
Il s.r principe suo figlolo fu di subito a basiar le mani al
sopradeto re, il qual li fece grandissime caricje et lo retenj
a disnare con lui nominandolo sempre per suo tìglolo. S / mio,
el parirà a v . ex.* che le cose vano ala longa, come fano per
certo. Però conviene che sua m.IJ provedi ale cose che sono
de più importanza de prima, adejo che le altre com più fa­
cilità et manco dano si possano risolvere. Il tratado dacordo
che si demenava de li douj re di Francia et Ingletera si dice
essere roto et se sono partiti più inimici che de prim a, dii
che ne siamo molto aiegri et contenti. Venendo qualche altre
nove d’ importanza non mancharò di darnj adviso a v. ex.%
a la quale umilmente basandoli la mano prcgarò Dio che lo
prosperi e contenti, da Ratisbona alj 28 di marzo del 1546.
Credo che v. e x · sarà jà stata advertita come il conte
Palatino
si è fatto luterano novamente da poi la partita di
sua m.'* de Spira, di che nc siamo stati non poco admirativj
et è stato causa dela retardacjone tanto grande et corno se
dice è dubio che non venera a questa dieta, perchè a mandato
qua ja molti suj imbasciatori per comparjrc in la deta dieta
humilmo subdito et servitore
Jaco b o
I
de
le ix v .
timori del maggiordomo di Emanuele Filiberto s ’ avve­
rarono. I principi protestanti unitisi a Smalkalden fecero atto
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G IO R N A L E LIGUSTICO
d ’ap erta rib e llio n e all’ im p eratore, e la dieta di Ratisbona de­
c ise la g u e rra con tr’ essi.
E m a n u e l e Filiberto ardeva dal desiderio di prendervi parte,
e d o p o q u alch e difficolti n ’ ottenne dal padre e da Carlo V
licen za
(i).
Un
intoppo gravissim o ai suoi disegni era la
m an c a n z a di danaro. Il
s u j
consiglio ne scrisse appositamente
al D u c a m an dand o il s.r di Nerieu a portare la lettera ( 2 ) :
c o s ì pure fece istanza G ia c o m o Provana (3 ). Il tesoriere del
p rin c ip e , G i o . Francesco Rebuffi, assicurò il Duca che riusciva
im p o s s ib ile
procedere oltre (4).
La pensione sul ducato di
M ila n o , nonostante le continue lettere dell'imperatore al nuovo
lu o g o te n e n te suo in Italia, D. Ferrante Gonzaga, non era mai
pagata. D a n a r o a prestito non se ne trovava più dopo l’esempio
a v u to dal baron e di Montfalconnet a pource qu’ il n’a encoures
restò re lle v é de la fiance qu’il feist de mil escus..., dont il en
est fort m a r r y », e perchè ora si vedeva intentata una causa
da un m e rc a n te d’ An versa, il quale aveva dato i mille scudi
so tto la cau zio n e del barone (5 ).
E m a n u e le F ilib e r t o , prevedendo che i soccorsi del padre
s a r e b b e r o stati scarsi, si rivolse al re di Portogallo, suo zio,
p er d argli su e notizie a et dirli come io son sempre qua ap­
p re s s o a S o a M a.u con anim o di acquistar tanta virtù che a
quella ed a V . A . io puossa dar la contentezza et anche alF IU.mo S i g / m io padre, li negotii del quale sono ancora in
q u i l l a lon gu e zza et per la inala ventura di tempi maggior che
n on v u o r r e b b e r o li passati travagli suoi, di modo che mancan­
dog li le facoltà di potermi socorrer, me trovo et dubito troit) R
ic o t t i,
op. cit., II, i l .
12 ) R e g is tro c it., fol. 74-75, 76-70, Ratisbona 1 luglio 1546.
<31 A r d i , d i Stato di T o rin o . V ienna. Lettere ministri, mazto L Lettere
di G ia c o m o P ro v a n a , Ratisbona, 1 lu glio 1546.
(4
Id . L e tte re d i G . F . Rebuflì al Duca (15 4 5 -5 ?
Inspruch, 6 luglio 1546.
(5 ) L e tt. cit. del Rcbufìi.
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86
GIORNALE LIGUSTICO
v arm i sempre più in tal necessiti et bisogno che l’aggiuto delli
miei buoni S ig ." et parenti mi saria più che necessario » (i) .
Il medesimo press’ a poco scrisse a D. Luigi di Portogallo ed
al cardinale di Portogallo, fratello del re (2).
Ignoro quale sia stata la risposta di questi principi. Certo
è che nel frattempo giunse una lettera del Duca a Giacomo
Provana, piena di lagnanze per « la dispense grande qu’il se
faict en son hostel » la quale a lui riusciva incomprensibile.
« N ous vous prions », conchiudeva il Duca, « tenir mans a
tellement la mitiguer, que telle charge puisse d u r e r » , perché
egli
aveva « peu moyens de satisfaire » ( 3 ) . Il Duca av­
verti anche il Rebuffi
perchè
mandasse i conti
delle spese
fatte : « vous n’oublierez aussi d’envoyer vos comptes au plustost que pouvrez, car nous ne pouvons persuader que la
despance soit si grande, comme nous exripvons a mons/ de
L eyn i » (4). Mandarono il Rebuffi ed il signor di Leyni i
loro conti il 3 1 luglio per mezzo del vescovo di Nizza che
rimpatriava (5).
Emanuele Filiberto allora, stretto dalla necessità, si risolse
ad
un
ultimo
passo. Mandò a Trento presso il cardinale
Cristoforo Madruzzo il Ri-buffi con una lettera, in cui scon­
giurava il cardinale a soccorrerlo in qualche modo (6). Il
Madruzzo diede al giovane principe una dimostrazione d’ a­
( 1 ) R egistro cit., fol. 82. Ratisbona, 14 luglio »546.
( 2 ) Id. fol. 8 ? . Ratisbona, 13 luglio 1 5 46.
(3) Arch. di Stato di T orin o. Registri lettere della corte, t)3<v$o, fol. 1 27.
A τη. de L ein v, 20 luglio 154 6 .
(4) Id. id. Lettera del duca al Rehuffi.
(5) ld. V ienna. Lettere m in istri, mazzo I. Giacom o Provana al Duca.
Ratisbona, 31 luglio «546. Id. id. G io. Battista Provana, vescovo di Nizza
al Duca. 29 luglio 1 546.
(6
Arch. di Stato di T orino. Registro c i t , fol. 84. Emanuele Filiberto
al Madruzzo. Landsut, agosto 1546.
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GIORNALK
LIGUSTICO
8?
m ic iz ia v e r a m e n t e rara. Fece al Rebuffi buonissima accoglienza,
m a n d ò ad im pegnare a V en ezia le sue gioie, e forni al teso­
r ie r e d u e m ila scudi ( 1 ) . A n ch e il colonnello Battista dell’ isola,
v e n u t o allo ra dal Piem on te, aiutò il principe e riuscì a tro­
v a r g li cin qu ecen to scudi ad imprestito. Il debito doveva essere
p ag ato c o i denari che Em anuele Filiberto aspettava dal padre.
G i u n s e r o questi danari, ma furono cosi scarsi, che il Dell’ Isola
n on v o lle privarne il principe, e persuase il creditore a farsi
p ag are
a
M ilan o sulla
pensione dovuta a quello, e si rese
in oltre m alle v ad o re di duecento scudi per abiti e merci varie
c o m p e r a t e dal principe e dalla sua casa ( 2 ) .
C o s i E m a n u e le Filiberto libero d’ ogni intoppo, rinforzato
1
) Id . V ie n n a . Lettere m in is tri, mazzo I. Rebufii al Duca. Dal campo
p resso In g o lsta d t, 8 settem bre 1 5.46. o Monseigneur. — Par le paquet qu'on
e n v o y a s t d ern iè rem e n t a v. E x .' quant il pleust a monseigneur le Prince
v o tre (ils m e dcspechcr devers m o n s/ le R
cardinal de
'1 rento
pour le
p rie r d e sa sa part d 'y vo u loir prester jusques a la somme de deux mil
escu s p o u r se co u rir a partir de son besoing et soulaiger dulcement vostre
E x .*, Il y
d o n n a y ad vvs de m on allée et depugs estant la de mon cxploict
a v c c q u c s le d ic t s .' cardinal par v o y e des postes. E t maintenant que su yi
j c y d e re to u r j ’ a y pareillem ent pense vous en ad v en ir et de rcchcfs vous
c o m m e m o re r la grande et incom parable a lìcci ion, amor et cordialité qu'ay
tro u v e au d ict s.* C ardinal en vers votre E x.i( et mondict s.' le prince d'y
fere s e rv ic e . L a quelle affection certes n'est point scullcmcnt de perfaxt
a m is, a in s d e v r a y frerc aux grands offres et démonstrations* qu' i! a falci
a son I£ x .« q u an t il s'est trouvé avccqucs elle, et a m oy a nom d’ycclle,
a la q u e lle si libcralcm cn tc q u'il soit possible dire a preste· lesdieu deux
m il escu s a lu y requis. Lesquels, so y trouvant sa s .'" R ." ' du tout des*
s e re rs e d 'a rg e n ts pour lors, a cause des grands frais qu'elle disoit avoir
s u p p o r t e r . . . . devers le pape, l'em pereur que pour aultres charges de la
p re se n te g u e r re , plustost que de saillir de fere le service comply a mondict
s e ig n e u r p rin c e pour la dicte som m e, il l'a mande (rendre en presi sur
u n e p a rtie d e son argenterie a V e n is e ... ».
(2)
A r c h . di Stato di T o rin o . R egistro cit., fol 8}-8S. Emanuele l iliberio
a l D u ca L e n d su t (a I^ n sio t ni t ì agosto 1546.
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88
GIORNALE LIGUSTICO
dai danari del Madruzzo, potè seguire l ’ esercito imperiale che
marciava alla volta di Ingolstadt.
Carlo V lo aveva pochi
giorni prima, nella metà d ’ Agosto, nominato capitano della
sua casa e generale della cavalleria fiamminga e borgognona ( i ) .
Il 27 agosto 1 esercito giunse presso Ingolstadt, e pose il
campo di fronte a quello dei protestanti, alla distanza di tre
miglia. Il 30 del mese i nemici s ’ accostarono ad un miglio,
e nel giorno seguente tempestarono il campo imperiale di
cannonate. Emanuele Filiberto diede prova in questa occasione
di un sangue freddo ammirabile, ed in modo degno si com ­
portarono anche il Lullin, il conte di Frossasco ed il nostro
G iacom o Provana. Lascio la parola al conte di Stroppiana,
ambasciatore del Duca in Germania (2).
« A l principio di questa festa et ne la furia che l ’ artegliaria
tirava ne li nostri squadroni disse [l’ imperatore] al’ archiduca (3) et mons.r il Principe: « Mei nepoti, voi vedete nel
periculo eh io, voi e tuto questo esercito siamo. Se temeti
di star in questo luogo per rispetto di queste balle che vi
salutano, io vi ne rim overò, et vi manderò in la terra o in
altro luogo sicuro. Et non haveti vergogna, de dinne vostra
voluntade, che non sarà viltade quando ben vi retirasti ».
Non so quello che li respondesse
1’ archiducca
che parlò in
allemano. Ma mons/ el Principe li disse: « Io delibero, Sire,
starmene
qua con mio squadrone, et vivere et morire con
v. m .ta a qual s ’accadesse qualche sinistro non vorei trovarme
vivo ». Del che sua m.'·1 gli ne mostrò una fasia aiegra, et de
haverne havuto grande piacere. V. E. non sapria assai credere
(1) Id. Vienna. Lettere m inistri, mazzo II. Gio. Tom m aso Langosco di
Stroppiana al Duca. Ratisbona, 16 agosto 1546.
(2) Id. id. Stroppiana al Duca. Ingolstadt, 6 settembre 15 4 6 ; cit
dal Ricotti, II, 14.
(3) Massimiliano, figlio di Ferdinando re dei Romani.
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anche
G IO RN A LE LIGUSTICO
89
in e s t im a re con quanto ardire et francho animo et saldo stazesse e s s o m o n s .r Principe tuto quel giorno e li altri sequenti
s e m p r e ridendo. S,ì che un minimo segno di timore non fu
d e p re h e n so in lui com e in qualche altro principe. Monstrava
si p o c h o c u ra r s i delle balle com e sua m.,A In questa corte non
si parla d ’altro, et è m araviglia per essere questa sua prima
g u e r ra , in
qual
però ha già visto più che grandi conduteri
altre v o lte n on hanno visto in una etade, et etiamdio per ri­
spetto di periculi grandi, dove fu che per sin a tre o quattro
balle gli v e n e te r o tra li piedi del cavallo et alla volta della
testa.... S e v. E. havesse visto mons/ il Governatore (i) ar­
m ato a tute arm e et belissim e stare sempre apresso mons/
il P r in c ip e con una franchessa
d’ animo che dava cuore et
a n im o a tuta la compagnia, penso che ne starla ben consolata
et contenta. C erto che m o n s / de Granvella (2) mi ha ditto
che è un delli boni homini d’ arme che sia in quel squadrone,
M o n s / de Fru zasch o, m o n s / il Mestro (3 ) et tuti li gentilhom in i de m o n s / il Principe furono assidui apresso di sua ecc.la
et r e n d e te r o ben suo debito » (4).
( 1) A im o n e d i Lu llin .
(2) P r im o m in istro di C arlo V .
( 3 ) Il n o stro G iacom o P ro van a, m aggiordom o o maestro di palazzo del
p rin cip e.
(4) V . a n c h e A rc h . di Stato di T o rin o . Vienna. Lettere ministri, mazzo I.
L e tte re
di G io .
B attista P r o v a n a ,
del conte di Frossasco e del Lullin
( 1 5 4 6 - 5 3 ) . Il L u llin ed il Frossasco al duca. Ingolstadt, 1 1 settembre 1546.
« E t le d e rn ie r du m oys a une heure de nuyt se trouvèrent en bataille
si près de n o s encom m encees trenchees que des le matin jusques a la nuyt
ils c a n o n a re n t a grand roydeur nostre camp, et nous de nostre cousté feism es le se m b la b le dans le leur. D e m aniere que ce Jour en bataille au
tre n c h e e s, la ou m onseigneur le P rin ce vostre fils pour le commencement
d é m o n tra q u ’il a v o it bon cueur. C a r il s’ esbahit et estonna moins que homme
de la
c o m p a g n je ,
et n’y
avo it visaig e plus alegre que le syen, combien
que en so n sq u ad ro n les puvres tom bassent comme pluye. Et est a louer
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90
GIORNALE LIGUSTICO
La fermezza dell’ esercito imperiale in quel giorno intimorì
i protestanti. Stettero i due campi a fronte ancora
alcuni
giorni, ma non diedero alcuna battaglia. Intanto nei primi di
settembre il Lullin, governatore del principe, per ubbidire ai
desideri del Duca e del Principe stesso, propose al conte di
Frossasco, a Giacom o Provana ed al conre di Chatellard di
scegliere un giorno della settimana,
il sabato, per rivedere
insieme i conti delle spese ( i ) . Forse
il modo col quale il
Lullin espresse le sue intenzioni a Giacomo Provana non fu
il migliore, per quanto esso affermasse poi il contrario. Certo
e che il nostro maggiordomo
se l’ ebbe a male parendogli
che il governatore agisse verso di lui con un tono di supe­
nostre s.r que a jour il fusi present de santé, car estant luy en l’esquadron
et ne faisant que soy renvier dung lieu en aultre, a cinq pas p rès, il ne
fust point si tost disparty que en ce mesnie Instant tombast en la place ou
il estoit une balotte de canon, oultre que plusieurs pouvres passarent ce
jour par dessu la teste de l ’empereur, de messieurs les archiducs, cardina'x
Farnese, Auguste et Syenne, qu’ estoient ensemble. Quest bien signe que
Dieu le veult preserver a m eilleur effets pour son sainct service ». — V.
an ch e: Venetianische Despechen vom Kaiserhofe (editi dalla lmp. Acca­
demia di \ ’ ienna) vol. I, W ien, 1889, pag. 663. A lvise Mocenigo al Doge.
Ingolstadt, 2 settembre 154 6 « . . . la artegliaria de nemici arriva per tutto,
la qual ha dato nel padiglione del principe di Savoia et nelle tende del-
1 Arciduca M assimiliano, essendovi sotto sua Illustr.ma signoria, della quale
spezzò 1 arm atura che in quella era attaccata ». — V . naturalmente per la
storia di questo periodo De L eva : Storia documentata di Carlo V, vol. IV
e V.
(1)
Arch. di Stato di Torino. Vienna. Lettere ministri, mazzo I. Lullin
al Duca. Ingolstadt, 13 settembre 1546. « Mais, monsegneur, afin que vostre
excellence cognoisse que Je ne me veulx en rien escuser de vous obéir et
faire service, Je a y ouvert.... a messieurs de Frussas, de L en y et de Chastellard, que s ils veuillent que tous les sam edys de la sepmaine eulx et
m oy tout quatre voyons et corrigeons s’il y ’a ryen de surpens tant sur la
despence de sa bourse, de l ’escuyerie, de l’argenterie... E t cela se conduyra
sans aulcunne gelozie ».
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G IORN ALE
LIGUSTICO
9:
r io rità ch e egli non amm etteva, non riconoscendosi obbligato
a r e n d e r e i conti che al Duca od al Principe. Inoltre credette
ch e s ’ a v e s s e r o dubbi sulla bontà della sua amministrazione.
Q u in d i sd eg n ato rifiutò d’ aderire alla p r o p o s t a del Lullin (i ),
e s c ris s e al Duca offrendo le sue dimissioni nel caso che la
m o s s a del L u llin fosse proprio stata da lui ispirata (2).
M o n tres redoubte segneurs tant et si très humllement que
fere puiss a vostre bonne grâce me recommande.
M o n s e ig n ie u r . — Contenant la lettre commans ce que a
esté
fay t
en
ce camp jusques auhourdhuy, ce seroyt vous
d on n er fâch erie le vous replicquer par ceste mieme. Il souffira
s eu llem en t que je vous advertisse comme le jour que les en-
( 1 ) Id . id. P o scritto alla lettera cit. del Lu llin : « Monseigneur. Depuis
una le ttre
fa icte
a y faict la
dicte ouverture audict s.” de Frussas et de
L e n y p ou r a d v is e r sur la dicte despence et en la presence de vostre am­
b assad eu r [lo Stroppian a] et de m ondict.... du Chastellard, qui a fait sem­
b lab le o ffre, L e quel dict s e ig .r de L e n y a fait responce qu’il n’avoit a
re n d re co m p te a nulle personne et attendu que vostre excellence luy a com­
m an d é m a n ie r seu l ladicte despence, et avoit tres-grand tort de respondre
qu’ il ne v o it re n d re com pte, car il ne lu y en avoys point tenu de propos,
et n e
n ’ a p p a rtie n t donner les comptes synon
co m m e ctre , ain s
ceulx a qui vous plaict le
lu y avo yt faict offre de regarder tout quatre ensemble
co m m e la d ic te despence se co n d u yt, soit pour y mettre et bien requis,
q u o y que je p e n se qu’ il se soit aequiter en homme de bien. La quelle dicte
ou ffre le d ic t s .r d e L e n y n ’a voulu accepter comme bien en est adverty
m o n d ict se ig n e u r et prince et les aultres s ." y nommes. Et m’a fait plaisir
po u rve u q u ’ il ne vous deplaise, pource que en riens de vos commandes, je
ne m e v e u lx e xcu ser ung trés-grant plesir pource que je me mettoys en
bien g ra n t d a n g e r de tesm ognev de chose de quoy aulcunement Je ne me
su is m e slé ju sq u es au present, n y que en riens ne ayt esté apercibiser. Et
d oit estre la d icte despence beaucoup moindre qu’elle ne seloit tant pource
que n io n s .' de N y c e , m astre Jaques Bost, Genin et aultres s’ en sout ailes,
qui en sp o rte plu s de septvingt escus le m o i s . . . ».
(2) Id . Id . G ia c o m o Provan a di L e y n i al Duca. Ingolstadt, 7 settembre 1546.
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92
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
nemis s ’approcharent près nos tren ch ees m o n s ig n i e u r le p rince
vostre fils dem onstrat q u ’il a et aura bon c u e u r , c a r il n ’y avoyt hom m e en toutte la c o m p a g n ie , qui m o n s t r a t m e illie u r
et plus aiegre en cere sans ja m a y s s ’ esbahir, c h o s e don l ’enipereur en eut m erveillieux con ten tem en t, c o m m e je v y alh o rs
et que despuys j ’a)' sceu par ge n s qui le lu y o n t
doy
d y re .
J ’espere au createur que jorn ellem en t v o u s au res d ’estes afferes
plus de satisfaction. Il se porte tres-b ièn g r â c e
au
et tâcheron de y entretenir. —
m o n sig n eu r,
A u d em eu ran t,
createu r,
ayant pieu a V . E .ce ne c o m m e c tr e auprès de m o n d y t s e ig n e u r
le prince pour m aystre d ’ hostel ave c q u es c h a r g e de c o n d u y r e
la despance de sa m ayson , c o m m e a ce office a p p a r t i e n t , et
nous trouvant ensem ble
pour
les affares
et
regarder
qu’est pour vostre serv ice c o m m e fayson s s e lo n s
les
en
ce
occur­
rences. Me faisant entendre m o n seu r le g o u v e r n e u r , q u ’ il a v o y t
quelque charge de vou s de reg ard er sur la d y te d e s p e n c e , je
luy ay fayt responce que je n ’ e n t e n J o y s ren dre c o m t e de m a
charge a aultre que a cellu}' qui
me
p o u v o is c o m m a n d e r .
Parquoy, monsigneur, quant ainsi s e r o y t que v o s t r e e x . “
en-
tendys me y donner supérieur ce que je ne p e n s a y o n c q u e s ,
je vouldroys
bien vous supplier t r e s h u m lle m e n t
q u ’il
vous
pleut y pourveo)rr de quelque aultre, car je s u y s tant h o m m e
de bien et de telle qualité que je ne v o u d r o y s en d u r e r un g
tel escorne de m esm es que j ’ a y rendu et rends en
ma
d y te
charge, tel delvoir, que je ne m erite c o rre cteu r et je ne l ’a u r a y
pource de su y vre m ondict s ig n ie u r le
p rinc e
pendant ceste
guerre et luy fere le service que m e sera possible, p o u r a v o y r
touiours vostre bonne g râ c e ; a la quelle très h u m b le m e n t de
rechief me recomm ande, priant D ieu vo u s d on n er, m o n s ig n e u r ,
bonne vie et longue. — A u cam p près Ingolstat le V I I . e de
septembre 15 4 6 .
V ostre tres h u m iles tre s h o b e is sa n t
subgect et serviteur. — J a c q u e s
de
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
le in y
GIORNALE LIGUSTICO
93
C o m e ben si vede il nostro maggiordomo s’ era ingrossata
la cosa, dandole un’ importanza eccessiva. Il Duca s ’ affrettò
a rispondergli il 26 dello stesso mese cercando di calmarlo,
ma confermando pure quanto aveva detto il Lullin ( 1 ) .
A L e in y — Le Due de Savoie. — Très cher bien aimé
conseiller. N ous avons reçu vostre lettre, et quant a ce que
vous escripvez des propos quont esté entre le gouverneur et
vous, vous scavez que le plus grant regret que scaurions avoir
seroit de vou s veoir en division, et puisque vous avons tous
deux constitué au près de la personne de mon fils, vous debvez
aussi estre conformés de voulenté a celle, fin que ses affayres
soyent m y e u lx guider. V ray est qu’il nous a escript
le tout
en bonne part, affin que s ’il y a eu la dispence de mon fils
chose qui
merite rebactement, l’on y pourvoye, n’entendant
pour le . . . qu’ayez a luy rendre compte, car c ’est l’office du
tresourier, com m e il dist, ne le pensa onques parquoy pour
redduyre
toutes choses a leur d e b v o ir . . . que une foys ou
deux la septmaine vous doibiez trouver avec le gouverneur
et le com te de Fruzasche ensemble le s.r de Chastellard pour
tous d ’ung accord adviser sur ce que sera requis pour le bien
et honneur de mondict fils et soullaigsment de desp en ce. . .
vous advisant qu’ainsi que au service d’icelluy, nous donnerez
occasion de vivre plus joyensement et de vous en scavoir
bon gré.
V ous disant adieu, qui vous ait en sa garde. —
A V erceil le X X V I e de septembre 1546.
G ia c o m o
Provana
non rimase più a lungo in Germania.
Nella seconda metà d’ ottobre
dello stesso anno egli ed il
conte di Frossasco furono rinviati in Piemonte per mostrare
(1)
A rch . di Stato di Torino. Registri lettere della corte, 15 3 6 in 155 0 ,
fo l. 14 8 .
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94
G IORN ALE LIG U ST IC O
al Duca i conti del tesoriere e rappresentare al m e d e s im o le
strettezze che affliggevano
il principe. P a s s a n d o p e r
visitarono D. Ferrante G o n z ag a , a cui d o v e v a n o
Milano
c h ie d e re
il
pagamento della pensione che E m a n u ele F ilib e r t o a v e v a sullo
stato di M ilano ( i ) . Ignoro se la visita dei due ufficiali pie­
montesi al G on zaga abbia prodotto qualche m i g l i o r a m e n t o alle
condizioni
del
principe.
So
che
a V ercelli il D u c a
rim ase
poco soddisfatto dei conti m ostratigli. T r o v ò le s p ese eccessive
e se ne lagnò ( 2 ) .
Giacom o
Provan a doveva tornare presso il p rin c ip e subito
dopo la sua missione. I n v e c e , quand’ ebbe a d e m p it o ai suoi
incarichi, rinunziò al ritorno. F o rse gli screzi a v u ti c o l Lullin
e le continue lagnanze del D uca sulle spese n o n fu ro n o estra­
nei
alla
sua
decisione ;
s ’ aggiungano
tamigliari che probabilm ente,
poi
stando anche
i
suoi
a
interessi
q uan to
disse
egli stesso, richiedevano la sua presenza in P i e m o n t e . Quindi
il 2 marzo 1 5 4 7 Em anuele Filiberto pregò il p ad re a nomi5___________________________________
(1) C a p p e l l i : Lettere inediti d i L odovico, M argh erita, C a rlo I I I , Em anuel
Filiberto e Carlo Em anuele I de’ P rin c ip i d i Savoja. M o d e n a, C a p p e lli, 1860,
pag. 9. E m anu ele Filib erto a D. F e rran te G o n zag a. — A la (S v e v ia ) 18 ot­
tobre 15 4 6 . « 111."» et E c c .m° S i g / — A n d an d o da Γ
1’ essibitori
111.”***
S . ° r m io Padre
di questa, il conte de Fru zasch o m io g ran scu d er, et s .' di L e y n v
m aestro di casa, g l ’ ho im puosto passar per V . E cc ■ et v is ita r la per parte
m ia, con dirli il desiderio che tengo di p u oterli far in q u a lc h e cosa conoscer
l ’am or mio, qual g li prego accettar in luogo di 1 ’ effetto ch e se g u irà ogni
vo lta che v i sarà occasione, et al resto d a rg li fede sopra q u an to g li diranno
a nom e m io circa il bisogno et necessità ove so m e r itro v o p e r non esser
pagato della pensione assignatam i per soa M aestà, a n c o ra ch e q ua m i sia
dato ad intender la vo lun tà et ordine di Su a M aestà e s se r e h ’ io sia sodis­
fatto. Et soccorrendom i v. Ecc." in questo m io estrem o b iso g n o , io l ’havrò
tanto a charo quanto che se del suo proprio m e ’ l d o n a s s e , com e più a
com pim ento li prefati g li diranno, alli q uali m e rim etto ».
(2) A rch . di Stato di T o rin o . R egistro di lettere al d u ca cit., fo l. 94-96.
Em anuele Filiberto al D uca « A ies » (A la ; 18 dicem bre 15 4 6 .
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GIORNALE LIGUSTICO
95
nargli un successore nella carica di maggiordomo, e propose
il S . r di Burges. Nulla impediva al Provana, quando avesse
term inato le sue occupazioni; di ritornare all antica carica ( i ) .
« M o n se ig n e u r, —
Encoures que le S .r de L eyn i heust
desir de v e n ir rendre sou debvoir a mon s e rv ic e, et que sa
presence m e fust agreable pour les qualités et vertus syennes,
considerant que en si peu de temps il ne seauroit avoir donné
ordre a ses afferes et voyant que j’ay ordonné au S .' de
Burges de servir, il me semble, pour donner des S . r de Leyni
plus de tem ps de faire ce que convyent du brèn de ser afferes,
qu’ il so u ffira, qu’il vyenne finye l’ alternative dudict Bourges.
L e tout toutteffois
vostre
e x e, au bon plaisir de la quelle me remect toujours.
P o c h issim o
so g gio rn o
marzo
connue il plaira et semblera meilleur a
sappiamo di Giacom o Provana durante il suo
in Piemonte.
15 4 8 ,
C i giunse un permesso dato il io
dove esso veniva autorizzato a scegliersi
un
confessore che potesse assolverlo anche nei casi riservati (2).
Inoltre ci è noto che il Duca continuò in questi anni a sentire
m olto affetto per lui e per i suoi. Nel 1549 essendo vacante
il v esc o va to di Nizza Carlo III cercò di far concedere quella
dignità a C a r lo , fratello del nostro personaggio, e cedette
solo quando a R o m a fu nominalo Francesco L am b ert, figlio
dell’ antico
S av o ia
(3).
ricevitore
C iò
generale
della
camera
spiacque molto ai ministri
dei
conti
di
im periali, che
( 1) A rch . di Stato di T orino. R egistro di le : ter e al Duca cit. fol. 10 5
E m an u e le F ilib erto al D uca « A i e s .»
(2 ) A rch . P ro v a n a . Provan a
(A la) 18 dicembre 1546.
di A lpignano. Bolle pontificie mazzo
II
categ. 3“ n. 7.
( 3 ) F r a n c o i s M u g n i e r : M arc-Claude De Buttit poète Savoigien (X V I siècle)
P a ris Cham pion 18 9 6 . D à parecchie notizie sul Lam bert sulla sua fam iglia
vpag. 19 4 - 9 5 ) ·
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G IO R N A L E
L IG U S T IC O
vedevano di mal occhio il L a m b e r t , m a il D u c a , p e r q u a n t o
favorevole al Provana, non v o lle a tte g g ia r s i ad o p p o s i t o r e dei
voleri pontifici ( i ) .
( i)
A questo proposito il prim o m in istro di C a r lo V , il
G r a n v e lle ,
fece
allo Stroppiana, am basc. di C arlo III, u n a v e r a sfu riata. A r c h . d i S t . di T o r in o .
Vienna, Lettere m in istri, m azzo II S tro p p ia n a a l D u ca, B r u x e lle s 2 7 m a g g io
1549 ® A vant hieri fui da M ons. di G r a n v e lle e se co r a g io n a i b en a lu n g o
sopra il fatto dii vescovato di N izza, co n fo rm e a q u an to V . E s ’ h e d ig n a ta
mandarme per sue litte re , facendolo
non era vacato se ben era m orto
ben
cap ace sì c o m e q u e l v e s c o v a t o
l ’ u ltim o
p o sse sso re
d ’ -e ss o ,
a tte so il
regresso che sopra li teneva il cad.'° C ap p o di F e rr o , et c o m e M o n s .r d e lla
Novalesa non li h ave v a rag gio n e nè p er v ig o r e
di r e s i g n a t io n c , n è p e r
collatione pontificia, nè m ancho per p ro v isio n e di V . E . in v ir t ù d e l su o
indulto sopra la henifficìj lim itrophi, q n a l non ha lu o g o in q u e s to c a s o , p e r
rispetto dii detto re g re sso , et che m e n tre ch e la cosa ch e h e s ta t a in te g r a
he rem ediabile, che V . E . ha tenuto se m p re q uod o in f a v o r ir il p re d e tto
M ons/ della N o v a le sa , tanto apresso di su a S a n tità et d ii c a r
et car.'· Cappo di F e rr o , com e qua v e rso
figlio M ons/ d ’A rra s.
vato in persona
V.
dii
Ma
che
abbreviator
E . , nipuote del quondam
vitore di sua m
.·4
com e
he
et passata la cosa
he
p ro v isto
buon
et
fu
ta n to
la
d ii
d e tto
iid e le
p er c o n sis to rio ,
stata \ . E. interpellata e nom inata p er d o i b re v i
obedientia che
F ra n ce se
sua m .1·' e t d ’ e s s o e t d i su o
sta
L a m b e rto ,
p re sid en te ,
.' 0
vesco­
su b d itto
a fie ttio n a to
et
da
poi
p a p a li
in
v ir tù
deve alla s .u sede a p o s to lic h a , et s o tto
pena
di
se r­
e s se re
d illa
di
ex-
comunicatione et altre censure di d are il possesso dii v e s c o v a t o a l d e tto
Lamberto canonicam ente e le tto , esser statta co n stretta d i a b b a n d o n a r e il
Navalese che non li teneva ra g g io n e , et non h a v e re p o ssu to fa r di m e n o
d obedire et di consentire alla giu sticia a dare il d itto p o s s e s s o rio . L i r e mostrai di più el desiderio grande ch e V . E . te n e di se r\’ ir e t o b e d ir e a
sua m
.'1
et che s’ havesse possuto p er q u alc h e le g ittim o a tta c o o h o n e s to
colore di prohibire il detto possesso al m e m o rato L a m b e rto , c o n fo r m e a
quanto sua m .'i era statta servita di s c riv e r li p e r doe lit te r e e t m a n d a r li
dire per via del s /
Ma che non poteva
D on Ferrante
senza
ch e
incorrere
1’
n on h a v e r ia
m a n ch a to
e x co m u n ic a tio n e
di
fa r lo .
m a g g io r e
qual
ipso iure incorrono qnelli che prohibiscono la potestà o r d in a r ia d ii p a p a ,
oltra il pericolo de altre censure et iu terd itti, et irritarsi e l p ap a c o n tu tto
il colleggio di car." et senza m anifesta d e n e g a tio a e di g iu s tic ia . E t c h e V . E .
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*
GIORNALE LIGUSTICO
P o co prima di questo fatto Giacom o Provana era ritornato
in G erm ania.
nuove
Egli
da Bins scrivendo al Duca in risposta a
raccomandazioni
di
parsimonia,
lo pregò
mandasse
F elenco dei gentiluomini che dovevano lasciare il servizio del
principe
per diminuire le spese. Anzi per contribuire meglio
a tale risparm io si dispose ad inviare in Inghilterra il figlio
suo, secondo scrive nella lettera. Questo figlio non può essere
che An drea, poiché l’ altro, Gaspare, aveva intrapreso la car­
riera sacerdotale, ed
è poco probabile fosse compagno del
padre in G erm ania ( i).
non puoteva credere che per esser V . M .'4 principe tanto equo e giusto,
che se la
fosse statta ben inform ata dii negotio che g li havesse scritto in
quella m aniera, in esso avesse consentito a cosi fatte litte re , m a che più
presto si haverebbe usato in la m anera eh’ ella ne h aveva fatto, pregandolo
a vo lerlo far tro vare buono a sua m .'4 a tal non pensasse che questo fosse
statto fatto per disobedirla o in contempto, cosa che V . E . non vorebbe
fare in pensare. A questo stette sopra se alquanto indignabundo, che ben
m ostrava la sua grande collera, et poi me disse cose dii diavolo, qual non
ho tem po di vin ere a minuto per adesso, atteso che il correro voi partire,
ma d iroli le principale et he che sua m .<A non poteva nè vo lev a im pedire
che V . E . non facesse dii suo a suo bon piacer, et come ne vo rrà fare
m a che e lla non le consence non se ne trovarebbeno m eglio, E t che biso­
gn eria che la trovasse form a di pagar il presidio dii castello di Nizza con
altro dinaro da quel di sua m .,;‘ qual li am pliava al più fino et sicuro che
1’ h a v e sse , et non si poteva dare pace che una persona suspetta com ’ esso
fosse
sta
aducessa al ditto possesso in
luogo cho tanto im porta. Non
m anchai di ben risponderli et di rim orere ogni suspetto dal ditto Lam berto
et proporceli partiti pieni d’ ogni sicurezza, com ’ a dire che lui si starebbe
a R o m a al suo ufficio, et mentre che durarebbeno le cose in la sorte che
stano che pigliaria li suoi frutti et regerebbe la sua giesa per vicario con­
fidente. M a si più s’ exasperava, e però tuttavia con vive e ben fondate
rag gion e lo andava repigliando, di modo che a puoco a puoco si andò
m itigando di m anera che al ultim o quasi che excusava V . E .;l1 ».
d i Id. Id. Mazzo I G iacom o Provana al Duca Bins 29 agosto
G io rk . L ig u s tic o .
1549·
Am o XXII.
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9S
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
Ill.m° et E x . mo S . r m jo o s s .mo —
P e r r a o n s / di P o j r j n o h o
riceputo una di V . E x.® et in te s o q u e llo ch e in e s a si c o n t je n e
et in lo bigleto, et circha il d is c a r ig o di la c a s a d e l s . r prjncjpe suo figlolo
mi
pare c h e
numero che
a scriptor.
mandar quell
li piacerà
Ex.
starà h o n o r e v o l m e n t e di quel
R e s t a s o lo c h e la si d e g n i c o ­
ch e stia n o et queli li p i a c e r à se ne
vadino, che a il rolo de tutj quelj ch e li s o n o , q u al h o m a n ­
dato, e per co m m en sar al d is c a r ig o io m a n d o m j o fig lo lo in
Inghilterra fin a tanto Ij sia m e g lo il m o d o , c h e al p r e s e n te
he. Prom eto
a V . E x . a che q u an d o d e z in o d e s in a t o n o n sa-
pemo dove prendere la c e n a , et si V . E x . a n o n li da altro
remedio non
bisognerà
saremo constreti
benissimo,
tor
fatiga
di casarsi
da
di
noi
casa r
nesuno,
m e d e s im j.
perchè
S u a M . tA sta
et cosi fano lj p r in c jp i, et s o n o q u a a fa r li p iù
belj fatj d’ arm e che poseno v e d e r e . D a quj su a i n . tA c o n tuta
la compagnia si parteno per A n v e r s a , d o v e se lj è p r e p a r a t o
una belissima intrata per il p rjn c jp e et a n c o r a lj si fa r a n o di
beljsime feste, qual fate, m a sua m .tà se ne r it o r n a in B r u c e l e s
et il prjncjpe se ne va in H o la n d a, Z elan d a, in F r i s a et G e l d r e s .
La volontà di sua m .tà era ch e il s i g n o r p r in c ip e s u o fig lo lo
non lo abandonasi,
però
ne
b is o g n e r à far c o m e p o s j m o , et
non come serja nostra volontà. D i q u elo ch e o c o r e di n o v o
in queste bande V . E. ne sarà ap ien o r a g u a g la ta p e r la ljte ra
del s.r Inbassator suo (lo S tr o p p ia n a ), al q uale m i r i m e t o p e r
non eserli più p ro lis o ,
et
u m ilm e n te
R a c o . mi in
su a
bona
gracja prego nostro s.r che lo p ro sp erj et co n ten ti c o m e d e s id e ra .
Da Bjns alj 29 agosto del 1 5 4 9
H u m j l i s s .mo s u b d ito et s e r v i t o r e
J a c o b o di l e i n y
Gravi dunque,
com e
ben
si
vede,
e ra n o le s tre ttezz e di
Emanuele Eiliberto, il cui stip en d io di 6 0 0 0 s c u d i n o n v e n iv a
pagato che a lunghi intervalli ed in parte. Il D u c a p e r ò v e r ­
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
99
sava in condizioni se non peggiori, almeno uguali. E gli scriveva
di continuo
perchè
gli
al figlio, al Lu llin, al Provana, allo Stroppiana,
facessero
ottenere dalla corte imperiale qualche
parte della pensione a lui pure stabilita sullo stato di Milano,
m a sem pre invano.
Nella
fine dell’ anno Γ imperatore con tutta la corte era a
Bruxelles in procinto di partire per la Germania, Emanuele
Filiberto, inceppato dalla mancanza di danaro, non sapeva come
tenergli dietro, quando un’ indisposizione al braccio indusse
C arlo V a sopendere la partenza e passare anzi l’ inverno a
Bruxelles ( i ) . Emanuele Filiberto ed i suoi ufficiali impiega­
rono quei lunghi mesi in suppliche di ministri imperiali perchè
facessero
passare al duca la sua pensione, ma sempre senza
risultato (2).
« Ill.mo et E x .mo s. s. mio oss.mo — Sua m .tà a ritardato
la sua partita per Alemagna fin al presente a causa de la gota
qual lo avja tolto in una spala, et poi li veni in una gamba,
però ai presente Γ è assai ben veduto et se dice partjrà infra
( t ) Id. Id . G iacom o Provana al Duca. Bruxelles 9 dicembre 154 9 «
111.™°
et E x c .rao f.r s.1 mio oss.'"° — Questa sarà per advisar v. Ex.* com e il s.r
principe suo figlolo per gratia di Dio sta benissimo. Sua m .tà a la gota in
un brazo, per il che a diferito la sua andata di A lam agna fin pasati li re.
E t poi secondo le nove et m ovim enti che si farano in questa creazione
d jl n ovo pontjfice, si determinarà di quanto averà da fare. Q uesta retardacjone de la partita di sua m .li si è stata ben a proposito, per che non
sapevam o com e partirsi da qui. V . Ex* li provederà .com e m eglo li parjrà,
et secondo che li tempi richedano. D i novo non vj è altro salvo che anglesi ano fato pasar qualche numero di gente verso B ologna [Boulognesur-Mer] et C ales [Calais], et bravegeno. Vederem o quelo saperan fare. N è
altro njocore per il presente, salvo che umilmente racom andandom i in sua
bona gratia
prego nostro s.r che lo prosperi et contenti. D a Bruceles alj
9 di x br<= del 154 9 .
(2) Id. Id. G iacom o Provana al Duca.
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100
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
octo jorni non succedendo a ltro . S u a A lt e z a ( i )
et il s . r p r jn ­
cjpe stano benisim o per gratia di D io . Il s .r I n b a s c i a t o r n o n
inanella, et tuti n o i , di solicitarlj de li djecj m jlja s c u t i p e r
V. E x .” P erò
fin al presente
non
li v e d o , c h e p a r o l e . N o n
si mancharà di farlj quela diligen sa ch e seli c o n v i e n e . I o a s p e to
lo ordine di v. e x .a, co m e
m i s c r ip se , p er r j f o r m a r il s ta to
del s.r prjncipe, al qual non si m a n c a r à di u b e d j r e t o s e r v a r
secondo sarà il suo bon p iacer. Il s .r g o v e r n a t o r è b e n g u a r jt o
et sta benjsimo et poterà ben s e r v ir , c o m e s c r i p s i a V . E x . ’
Et per manco spesa di quel c h e o c o r e dj n o v o la in te n d e r à
per la litera del s.r Inbasiator, a la qual r e m e t e n d o m i n o n li
sarò più proliso, et raco.mi u m ilm e n t e in su a b o n a g r a t i a p r e g o
nostro s.r che lo
prosperi et con ten ti. D a B r u c e l e s li 2 6 di
marzo del 1 5 5 0 . —
Di V . E x . 1
H u m i l i s .0 s u b d jto et s e r v i t o r e
J a c o b o di l e i n y
A i primi di
marzo di q u e s t ’ an n o E m . F i l i b e r t o , p r i v o di
mezzi, si rivolse al padre
a pregarlo di qualche
salivano alla venuta
m andando
il c o n te di C h a t e ll a r d
s o c c o r s o , p o ic h é gli u l t im i d a n a r i r i ­
di G i a c o m o
P r o v a n a , c i o è a p iù d ’ un
anno (2). Il D uca altro non fece ch e r a c c o m a n d a r e al f ig lio ,
ed in lettera speciale anche
Stroppiana,
di ottenere dallo
sua pensione. L a
Augusta, dove
corte
al
L u l l i n , al
ed
allo
im p e r a t o r e il p a g a m e n t o della
in quei
g io r n i
raccoglievasi la dieta
Stroppiana si recarono
Provana
s ’ era
t r a s p o r t a t a ad
annuale.
Il L u l l i n e lo
dal v e s c o v o d ’ A r r a s , f ig lio d e l s . r di
Granvelle, e suo successore in q u e ll’ a n n o s t e s s o n e lla c a r ic a
( 1 ) Don Filippo, figlio di C a rlo V .
(2) Arch. di Stato di T o r . C a rte g g io d e lla corte. E m . F ilib e r t o . L e tt e r e ,
15 5 1-6 0 n. .1 E m . F ilib erto al D u ca. B ru x e lle s 8 m a rz o 1 5 5 0 . G l i u ltim i
danari risalgono alla « ven ue de m o n s .r de L i n y q u ’ est u n e a n n e e p a s se e » .
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GIORN ALE LIGUSTICO
di p rim o
ministro dell’ impero, ed esposero le domande del
Duca. N ’ ebbero
d’ A u gu sta
(i)
ΙΟ Ι
risposta poco incoraggiante ( 1). Dalla dieta
sperava Carlo III
di trarre qualche vantaggio, e
A rc h . di Stato di T o rin o . V ienn a Lettere ministri mazzo I. L u llin al
D uca. A u g u sta
3 agosto
15 5 0 « Su yvant la lettre conme il vous a pleu
escripre audicts s / A m b .1, a m on s.' le m astre L ein y et a m oy, le dict s .r
am b .' et m o y avo n s esté par ensem ble devers m ons.' d’ A rras pour le faict
de dix m ils escus qu’ il vous plait nous escripre et des quels cy souvent en
avo n s faict poursuicte, et dont l ’on nous a faict plusieurs infortables responser.
V ra y
est que le s.r d ’ A rras nous a concludement respondu qu’ il y a faict
tout son pou voir sans y congnoistre gueres de bon m oyen ( ? ) . . » . — Id. Id.
m azzo II Stroppian a al Duca. Augusta 3 1 luglio 155 0 . « C ercha quel che
ne scrive a m o n s.r il G overnatore et m on s/ il Mestro et a m e tutti insieme,
et m assim e d e lli 10 m . scuti dell’assignatione, si come li scrissi per Buon­
giorn o [ Bonjou r, messo ducale], aspettava di parlarne a m ons.' di G ranvella,
m a il buon s .ro sem pre he statto al letto m ale de hjdropisia, com e se dice,
et non senza p e ric o lo .......... Per questo andando la cosa alla lo n g a , se
riso lve m o M on s.r il G overnatore et io de andarne parlare a M ons.r d’A rras,
e t cosi fecem o, et prometto a v. E . che g li dissemo tutto quello che si
podeva dire per com uovere a com passione una pietra. In som m a m e disse
ciò che m ’ h a v e v a ditto in Manstrecht et a Spira, che se n’ era scritto al
s.r D on
F e rra n te di buona m anera, che vedesse con tutti li m odi possibili
di p agarli q u e lli scuti 10 m . N oi li resposemo che sua m .tà non m andava
sopra che se
havevano da pigliare, non ne farebbe altro. M e repplicò:
« E sso lo d eve
m eglio sapere che sua m."4 et io ». E t poi so ggiu n se:
« Q u e lla cam era he totalm ente exhausta per la manutentione dii Piem onte
et dii m edem o stato di M ilano, sì che sua m .” non ne cava m ai un scudo,
anci già b isogn a che supplisca de denari de altrove E t quando sua m .tà assign ò la pensione di sua ecc.‘“ a M ilano pensò che quel statto le potesse
portare, m a h ora cognoxe dii contrario, per questo che l’entrade sono tutte
im pegn ate
per
la
suditta causa et carigi ordinarij » . N oi repplicassimo
quanto c o n ve n e va con im properarli la perdita dii statto per servitio di sua
m.sà et d irli che s’ el statto era tanto carigato che non potesse portare tutta
quella p e n sio n e , che alm eno ne pagasseno una buona parte. Rispose che
D io vo lesse ch’ e l fosse in sua m ano, che non sol parte, m a tutta la farìa
pagare
P o i disse : Cercha li se. 10 m. fatte un mem oriale a sua m .'4 et
lassati fare a m e, che la posserò tanto che spero farà qualche cosa ». A l
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102
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
specialmente la restituzione dei su o i stati. Il L u l l i n , lo S t r o p ­
piana ed il P r o v a n a non m en o del p rin c ip e se n e o c c u p a r o n o ( i ) ,
ma ancora nel
m ese d ’ o tto b re i risultati e r a n o n u lli
(2), e
ben presto 1 a cosa passò in ta c e re .
Per quanto frustrato in tutti
mezzi, il D uca
non
d im e n tic ò
qual m em oriale non m an ch erem o, et
i
suoi
desid eri
i
b is o g n i del f i g l i o , e n ella
e tia n d io
e s c a r s o di
d ’ o g n i s o lic it a t io n e , e t se
m on s/ de G r a n v e lla p ig liarà bona v o lt a g li n e p a r le r e m o a n c o r a lu i, co n
tutta quella in stan tia et so llecitu d in e ch e d o v e m o ».
( 1) Id. Id. Stroppian a al D uca, le tt.
cit. « A
m on s/
d’ A rras
a n c h o ra
parlassem o eh’ el vo lesse portare le co se di V . E . in Γ o c c a s io n e d i q u e s ta
dieta, et se adesso sua m .*4 non li m e tte v a la m a n o
c h e V . E . e t tu tti li
suoi vassalli et afflitti subditi perd ereb b en o o g n i s p e ra n z a e t fe d e c h e te n ­
gono in sua p .“ m .'4 M e rispuose il m e d e m o et ne p iù n ò m e n o c h e n e
h aveva ditto sua M / 4 ». —
Id. Id . m azzo I G ia c o m o
P ro van a
di L e y n i
al Duca. A ugusta 10 lu glio 15 5 0 . « D a v a n ti jerj Jo n s e B o n jo r co n le lit e r e
quai a piacjuto a v. ex.* di sc rive re .
E t d al c a n to m io n o n m a n c h a r ò di
far quanto v. ex.* m i a scrjpto et s o ljc jta r p er la re s titu c jo n e d i su o s ta to
dove m eglo m i p arjrà n ecessarjo. E t V . E x . · si po a s sic u ra r c h e il
S/
p rjn c jp e
suo figlolo et tutj noi non lj m a n ch ja m o di tu to il n o s tro p o t e r e . — Il s /
prjncjpe suo figlolo ven j un Jo m o
in an zi di su a m.<4 in q u e sta te ra per
basjar le manj al s .r»° re de R accan i, il q u a le li fece ta n te c a r jc je , c h e fu
cosa grande, et non
ne potò far d e pjù a l p rjn cip e di S p a g n a . D a p o j lo
andò aco m p agn ar. . . di sua m/'> de le
p ro m e sse et b e le p ro fe r te q u a l li
fece furono grandi. Starem o a ve d e r li e fe tj, d e li q u ali s e n e d a r à a d v js o
a v. ex.* ».
Il
Duca non si stan cava di in sistere co l P r o v a n a p e r la re s titu z io n e dei
suoi stati. Il 29 lu g lio (A rch . di st.
*
5 3 ^*5°»
di T o r .
R e g is tri
le t t e r e d e lla c o rte
fol. 2 9 8 ; da V e rc e lli g li in d iriz z a v a d in u o v o u n a le t te r a su q u e l-
l’ argomento. « E t puis que sa m.*® est a rr iv e e a la d ie te , n o u s v o u s p rio n s
solleciter mon
fils de p arler a sa m .*4 a u x p rin se s et é le c te u r d e P a m p ire
et aux ministres de sa dicte m.*= p ou r î’ efFect d e n o stre r e in t e g r a tio n . . . » .
E poi dinuovo il 6 settem bre (id. fo l. }o 8 ).
(2) Arch. di st.
di T o r .
V ien n a,
L e tte re
Provana al Duca. A u gu sta 8 ottobre 1 5 5 0
questa dieta sia
m in istri, m a z z o I, G ia c o m o
«...
et ho fe d e ch e in a n s i c h e
finita che li darà fil p rin cip e ] q u alch e b o n e n o v e c irc h a
ala restitutjone dii suo stato ».
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GIORN ALE
IO3
LIGUSTICO
fine di luglio gli mandò qualche som m a di danaro ( 1 ) . Emanuele
Filiberto
s ’ era trovato in dure circostanze; e senza la gene­
rosità di
Maria, regina dei Raccani, e lo zelo della contessa
d’ E n t r e m o n t , il soccorso paterno sarebbe giunto in ritardo
per im pedirgli qualche dolorosa umiliazione (2). Im pedì non­
dim eno che il caso si rinnovasse.
N eg li
ultimi del
1550
Giacom o Provana abbandono una
seconda volta la Germania. Il principe gli consegnò un m e­
m oriale su quanto doveva comunicare al Duca. Ivi si parlava
degli sforzi fatti per ottenere il pagamento della pensione,
delle solite
strettezze economiche e di varie altre cose di
m inore importanza (3).
(1) id. R egistri, lettere della corte 1 5 3 6 - 5 0 fol. 298. A G iacom o Provana
V e rc e lli 28 lu glio
1 550. « Par Bonjour nous avons receu vostre lettre et
entendu la bonne santé de sa m .,c de son A ltesse et de m on fils, que nous
a esté sin gu lier plaisir. E t d’ ailleurs nous a despieu grandem ent que n ayons
encoures e n v o y é secours d’ argent a mondict fils pour le grant besoins que xavons
il eu a, ce que n’ est procedô par faculté de bonne sollicitation, m ais . . . . qui
v e r r i par la lettre que le s r de Chatellard escript.
1
outteffois nous donnerous
ordre qu’ il partira le plustost avecques la m eilleur somme que nous sera possible.
(2 ) Id. V ie n n a Lettere m inistri mazzo I, Giacom o P rovan a al
Duca.
A u gusta 1 ° lu glio 1 550. « N el partir di sua m.'·' di Bruceles io scripsi a
v . ex * per via de le poste al logo nel term jne qual si ritrovava il s.r
principe suo figlolo, il qual era di grande compassione. Però con lo ajuto
di D jo et di m adam a d’ Anterm ont, la quale fece intendere a la regina
M arja la calam jtà et conpasione qual era in noj che f e c e . . . a uno m arcadante di A n v e r s a . . . . sopra la pensione di questo a n o . . . . L i quali (?)
ano pagato in parte di nostri debiti e m iei infin qua. A deso siamo a rjcom in cjar sensa un quatrjno, et avem o m angiato il nostro gran in erba D el
tuto ne parse darlj advjso adejo. V . Ex* li provedi come m eglo lj p a rjrà » .
(3)
L ettere di Andrea Provana (m s. della Bibl. di S. M. fra i mss. di
storia patria^ Augusta 5 dicembre 15 50. V . anche Arch. di St. di Tor. Lettere
partie. N iccolò Balbo al principe di Piemonte. \ ercelli 2 1 dicembre 1 5 5 °
« H o veduto quanto ha piaciuto a V . Ecc.* scriverm i per il s.r de L e yn i
et anchora inteso quello m ’ ha explicato a nome d’ essa ».
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I04
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
III.
Il
Provana si recò diretta m en te a V e r c e l l i e d
carico affidatogli. T o rn a to a L a n z o , di cui e r a c a s t e l la n o
dal 15 4 5 ( i ) ,
oltre
a provvedere
intraprese a riord in are il suo
alla
s ic u r e z z a
p a t r im o n io
m o lto
del
parecchi
persuase a non ritornare
in
fin
lu o g o ,
d an n eg giato
dalle frequenti gu erre e dalla sua lo n ta n a n z a. Q u e s t e
zioni richiedevano
1’
esegui
occupa­
m e s i di c o n tin u o l a v o r o .
G e rm a n ia , per quanto
C i ò lo
il
Duca
glie ne facesse viv a istanza. A n z i eg li lo p r e g ò a n o m i n a r g l i
un successore nella carica d i m a g g i o r d o m o ( 2 ) .
« Ill.mo et E x . mo s .r s .r m io
o s s .m0. H o g i
ho
r ic e p u c o
la
di v. ex.a et per quela inteso q u an to la m i c o m a n d a , s ì c h e
per il grande desiderio che te n g o di u b ed irla et s e r v i r l a n o n
mancharò di usar ogni diligen cia di d a r e s p e d i c i o n e ale c o s e
mie che mi sarà posibile, m a p e r e s s e r e d ig n e la im p o r t a n z a
che feci intendere a v. e x .a n o n p o t e r ò fo r s i c u sì p r e s t o e s e g u i r
suo comandamento, co m e se ria il m i o d e s id e r io , p e r la g r a n d e
dificultà qual ho trovato del d in aro , et ch e i n s o m m a n o n p o t e r ò
venir a la esecutione de le c o s e m ie ch e n o n v e n g i a la a lie n a
de qualche beni, qual non si po far sen sa t e m p o , c o m e m e g l i o
ne sarà informata dal s .r di N o v a l e s a ,
m io
si
che
dubito che di tre o quattro
p osi v e n i r a la
m ia
m esi
non
fra te llo ,
debita servitù, co m e desidero. P e r il ch e la s u p lic o u m i l m e n t e
si degni havermi per iscuso ch e al più p resto m i s a r à p o s s i ­
bile aver espedito non m an carò al d e b ito m io . In t a n t o p e r la
necessità qual tiene il s.r principe su o figlolo di a v e r q u a lc h e
( 1 ) V . pag. 14 .
(2) Arch. di Stato di T o rin o . L e tte re
p a r t ic o la r i,
G ia c o m o
P ro van a
Le_\ ni al Duca, Lan zo 5 genn aio 1 5 5 1 .
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di
in ­
GIORNALE
10)
l ig u s t ic o
persona degna et clarificata in suo servitio, come li feci in­
tendere a la mia venuta in V erceli, serei di opinione che
v. e x .a cercase di provederli quanto più presto li sarà possibile,
come ancor mi dise di farlo, et dal canto mio dato recapito
a le cose mie che tanto me importano, non mancharò di
satisfar al debito mio. Et non occorrendomi altro a dirli per
il presente umilmente racomendandomi in sua bona gratia,
prego nostro s.r che felice lo conservi et prosperi. Da Lanzo
ali 5 di Zanaro nel 1 5 5 1 .
Humiliss.0 subdito et servitor
Ja c o b o
d e le in y .
N on rim ase Giacom o Provana a lungo tranquillo in Lanzo.
Il maresciallo di Brissac, succeduto al principe di Melfi nel
comando nei Francesi in Italia, si mostrava risoluto a ripren­
dere le ostilità. Tutto lo favoriva. D. Ferrante Gonzaga con
una spensieratezza maravigliosa aveva sguernito di truppe il
Piem onte e la Lombardia per combattere il Duca di P a rm a ,
Orazio Farnese. Il Brissac quindi, rompendo la tregua ai primi
di s e t te m b r e , ebbe comodità di estendersi senza incontrare
seri ostacoli. Il primo giorno della guerra riusci a catturare
per mezzo d’ alcuni suoi soldati il nostro Giacomo Provana,
che partito da Lanzo si recava
a Vercelli ( 1 ) .
Nei giorni
seguenti occupò Chieri, S. Damiano e Dronero (2).
( 1 ) A rch . di St. di T orino. V ienna. Lettere ministri, mazzo II. Stroppiana
al principe di Piem onte. Augusta 24 settembre 1 5 5 1
« H ora li dirò cose
che non pocco li dispiacerano. M ons.' il mestro de L eyn i venendo da Lanzo
a V erce lli il prim o giorno della rottura della trega fu fatto prigione da quatro
s c ilz i nem ici, m entre discese da cavallo per urinare presso una certa capsina dove
erano im boscati, et Γ hano condutto in V erolengo in m ane de B iragi » cioè
di L u d o vico e C arlo B irago, nobili lom bardi al servizio del re di Fran cia.
(2) Il 3 settem bre e seguenti, V . Memorie di un terrazzano d i R ivo li del
i
al
i j
S6 in Miscellanea d i storia italiana, V I, pag. 6 19 .
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ιο6
G IO R N A L E
Quanto sia
L IG U S T IC O
durata la p rig io n ia
del
sign or di
Leyni
non
saprei dire. C e rto fu breve, p e r c h è d o p o la p r e s a di D r o n e r o
egli col maresciallo di C hallant in iziò
Brissac che non
t r a tt a t iv e
di
r iu s c ir o n o , p e r c h è il c o m a n d a n t e
credendo D. F errante ancora so tto P a r m a , s t i m ò
niente proseguire nelle ostilità. I n v e c e
nella
1
ad
avanguardia del
G on zaga
com parve
quando già il sop ravven ire della s ta g io n e
pace
col
fran cese,
p iù c o n v e ­
m età
d ’ ottobre
A le ssa n d ria ,
fr e d d a
però
t r o n c a v a le
operazioni m ilitari ( i ) .
Ma per poco
novembre
il
tem po
B r is s a c ,
rip o s a ro n o
raccolti
le
a r m i.
6000
N e lla
u o m in i
e
12
m età
di
c an n o n i,
quando D. Ferrante meno se l ’ as p e tta v a , parti da C h i e r i alla
volta di Lanzo.
P och e
difese a v e v a questa città , r ip a r a t a da
un semplice m uro piuttosto d e b o le ;
la
sua
f o r z a s t a v a nella
cittadella, la quale dalla parte della città era i n e s p u g n a b ile , ed
aveva la fronte coperta da forti baluardi. S o l o le s p a lle o f f r i ­
vano una possibile offesa, p u rch é
si
t r a s c in a s s e r o
a r t ig l i e r ie
sulle alture che le dom inavano per più di 3 0 0 0 m e t r i
salita difficilissima. C o m a n d a v a
la
piazza G i a c o m o
d ’ una
P rovan a,
tornatovi dopo la breve p rigion ia.
L avanguardia dei Francesi
g iu n ta a L a n z o
o c c u p ò s u b ito
la città non ostante una v ig o r o s a so rtita del P r o v a n a . Il B r is s a c
poi sopravenendo fece trascinare 4 pezzi sulla
spalle della città. Due giorni du rò
da quella posizione 1 Francesi
q uesto
a p r ir o n o
m o n t a g n a alle
la v o ro , m a
un
fu o c o
infine
m i c id ia le
sulla cittadella. A ltre due batterie, una n ella c i t t à , l ’ a ltra nel
basso della valle furono erette, m a non d ied e ro a lc u n r is u lta to .
Cerco il Provana di ripararsi dal fuoco della m o n t a g n a in n a l­
zando blinde, m a questa p recauzione
riu s ce n d o
i n s u f f ic i e n t e ,
tu costretto a capitolare.
g io r n i
r e s is te n z a
( i j A l es s a n d r o S a l u z z o ,
vol. II, i t o - t i .
Dopo
otto
di
il
H istoire m ilitaire de Piém o n t. T o r i n o , 1 8 5 9 ,
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GIORNALE
IO 7
LIGUSTICO
Provana alzò bandiera bianca, sgombrò la cittadella, e cedette
anche il castello di Viù, che in suo nome era governato dal
capitano Freylin o Provana di Carignano (1).
(1) V . la descrizione minuta dell’ assedio di Lanzo in
m entaires,
M o n tlu c:
Com­
P a r is , M D C C X L V I, tom e I , pag. 383-99. D a lui il Saluzzo:
op. c it., vo l. I I , 1 1 1 - 1 3 .
Solo il Saluzzo aggiunge che il Provana ottenne
l’ onore delle arm i. Ma il Montluc non dice nulla di ciò e narra così la
resa della piazza (pag. 399): « L e matin du point du iour on tira trois ou
quatre vo lées à la m u raille, qui la perçoient, et à travers les escuries en­
troient dans la basse cou rt, et de là donnoient dans le logis du chasteau.
M onsieur le M areschal avoit faict m ettre aussi trois canon b a s, du costé
d’ou nous ven ions battaus contre mont, pour les intim ider; car le dom m age
ou ne leu r en pou voit faire. Mais comme nostre artillerié eust tiré trois ou
quatre v o ilé e s , ils com m ençerent à faire la chamade et puis se rendirent ».
Q uanto dice il M ontluc coincide col racconto fatto dal terrazzano di R i­
voli (M ise, d i st. ital. V I, 620). Scrive questi che il Brissac aveva assoldato
m olte com pagnie di Piem ontesi « de’ quali furono capitani M ichele V inca,
N icolò di B u cin o , G iovanni B rigla d’A v iglian a e più a ltri, et avendo esso
V in e a per luogotenente il capitano G iovan n i A ngelo Pessinis, fuoruscito di
L an zo, com e pratico del luogo, per suo mezzo il predetto signor di Brissac
fatta m ontar l’ artiglieria appresso il castello di Leanzo dalla parte dell’ occi­
d en te , luogo im pensato, e sparate alcune cannonate, il signor Giacom o
P rovan a di L e y n i , che n’ era il g o v e rn ato re , lo rim ise al predetto signor
di Brissac insiem e al castello di V iù , quale al suo nome governava il ca­
pitano F re y lin o Provana di C arignano m onocolo, e pose in detto castello
di V iù il capitano T o n à di R iv o li, il quale per ordine del Brissac lo fece
dem olire ». D al M ontluc trae anche il R uffia (Historico discorso Scriptores I,
1 102-3 ' n M onum enta historiae patriae). Q uanto all’ epoca di questo fatto
d’ arm i, il terrazzano di R iv o li lo pone nel 1 5 5 1 , m entre il Saluzzo scrive
che l’ avan guardia del Brissac occupò Lanzo il 19 , che il Brissac vi giunse
il 20, e che il Provan a capitolò il 28 gennaio 1 552.
O ra
abbiamo prove
certe che il Saluzzo s’ ingannò. Anzitutto il Provana proprio il 20 gennaio
1 5 5 2 era a V o lp ia n o , non in L a n z o , come si scorge in una lettera sua
scritta in quel giorno e da quel lu o g o , della
quale parlerem o in seguito.
Inoltre il 2 genn aio di quest’ anno il Duca scrivendo alla Stroppiana (Arch.
di St. di T o r.
V ienna. Lettere m in is tri, mazzo II. Minute del D uca
allo
Stroppiana) da V ercelli diceva : « Le s.r de L e in y maistre d’hostel de mon
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ιο8
G IO RN A LE
L IG U S T IC O
Don Ferrante si m osse quando g ià L an z o e r a s t r e t t a m e n t e
assediata, ed incaricò il m arch ese di P e s c a ra di s o c c o r r e r l a e
di rinforzare la guarnigione di V iù . M a per q u a n t a d ilig e n z a
ponesse il Pescara nella marcia, giu n to a R i v a r o l o s e p p e ch e
il nemico s ’ era già insignorito
di
tutta
la v a l la t a di L a n z o
e lo minacciava direttamente. A v e n d o solo con s è 2 0 0 0 u o m in i
dovette ritirarsi con molta celerità ( 1 ) .
IV .
Già prima della caduta di L a n z o tra il D u c a ed il
B r is s a c
s ’ erano riappiccate trattative di pace. N e lla fine p o i d e l 1 5 5 1 ,
contemporaneamente, o subito
dopo
la
p erd ita di L a n z o ,
il
signor di 1 aurines, inviato del D u ca , rip ortò dal B r i s s a c p r o ­
poste di pace, m a molto pretensiose. Il m a r e s c ia llo c h ie d e v a
che gli Spagnuoli sgom brassero il P ie m o n te , r i s e r b a n d o s i poi
egli di restituire a sua volta le terre occupate. I n o l t r e , s e m b r a
che, conchiusa la pace, dovessero strin g ersi le n o z z e tr a E m a ­
nuele Filiberto e M argherita
di
F ran cia ,
rico II (2). M a queste proposte
fils et m o n sr de N ovallese
son
frerc
non
so n t
s o r e lla
del
re E n ­
p ia c q u e r o al D u c a , il
ic y ,
le s
q u e ls
to u ttc ffo is
ne
m ont encoures inform ò com m e le ch atéau de L a n z s 'e s t p e rd u e t c o m m e
que e stait----- qu’ il ait esté perdu bien m alh e u re u se m e n t » . Q u e s te p a ro le
del Duca tolgono ogn i
dubbio.
L a caduta di L a n z o è d e l
15 5 1,
e
fo rse
del dicembre, 0, con m aggiore probabilità, d egli u ltim i d i n o v e m b r e , co m e
prova il seguente docum ento: C ale n d ar o f S ta te papers. F o r e i g n S e r ie s of
thè Reign o f E d w ard V I ( 1 5 4 7 - 5 3 )
London,
Longm an,
Peter \ annes al C ouncil. V enezia 5 d icem b re 1 5 5 1
1861,
pag. 2 0 1.
« T h e S e ig n io ry have
received letters from Piedm ont to th è effect th at thè F r e n c h h a v e ta k e n b y
assoult and battery a strong castle 12 m iles from T u r in , a p la c e o f im p o rta n c e
for their purpose ». Q uesto castello non può essere che q u e llo d i L a n z o .
(i) Montluc, op. cit., 399.
(21 Questo deduco da una lettera d e llo
S tro p p ian a da In s p ru c h
17 gen­
naio 1 552, di cui fra poco.
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GIORNALE LIGUSTICO
quale s ’ affidò al tatto del nostro Giacomo P rov an a, uscito
allora da Lanzo, per ottenere patti migliori.
Il
2 gennaio Giacom o era di ritorno a V e rc e lli, e faceva
la sua relazione al Duca. Il re di Francia per bocca del Brissac
consentiva a restituire la Savoia e la Bressa e ad adoperarsi
perchè gli Svizzeri sgombrassero i baliaggi da lunghi
anni
occupati. Il re prometteva inoltre un compenso in cambio
delle terre
piemontesi che voleva ritenere, e prometteva la
mano di Margherita ad Emanuele Filiberto ( i ) .
C arlo I I I fu poco lusingato anche di queste proposte, per
quanto m igliori di quelle fatte al Taurines, e mando il conte
Lu d o v ico di Chatellard ad Inspruch, dove si trovava in quei
giorni la corte imperiale, perchè comunicasse ogni cosa al­
l’ im peratore
ed al vescovo d’ Arras. Cosi fece egli insieme
allo Stroppiana (2).
Il D ’ Arras approvò il rifiuto
del Duca
( 1 ) A rch . di Stato di T orin o. V ienna. Lettere ministri, mazzo IL Minute
di lettere del D uca allo Stroppiana (1546-53).
V ercelli 2 gennaio 1 552.
« R apport de m ons.r de L e in y : Que ayan t esté licentié de m ons.r de Brissac,
le dict s.r m anda ung après luy; le priant de la part d’ icelluy s’en retourner
vers lu }' qu’ il avoit oblyé lu y
dire auchune chose.
Lequel faist et luy
dist ledict s .' qu’ il vouloit qu’ il dormist là celle nuyt. A
quoy le dict
s .' de L e in y fast cousté avec quelques excuser qu’ il sceust fere. E t rentrant
en m atere ledict s.' lu y dist qu’ il avoit mandé vers le R o y sur les propos
qu’ il eurent ensem ble. Que le R o y se contentoit rendre
tout la Savoye
avec la B r e s s e , et se perforeroit (?) que les Suisses rendroyent
ce
qu’ ils
tien n en t, en donnant recompense du Piém ont et madame sa seur en ma­
riage a m o n seig r le Prince. E t pria ledict s.r de L ein y fere effectuer ses
recom m an dation s a mondict s.r le Prince, le priant se souvenir des propos
qu’ il lu y
tin t a Ratisbone pour le 'bien et le repos de m onseigneur son
pere et sien, desquels il estoit treshumble serviteur ».
(2) Id. Id. L ettera del Duca allo Stroppiana.
« Real serviteur:
Despuis
l’ aultre despeche fait nous a sem blé vous adven ir comme le s.' de Lein y,
m aistre d 'hostel de mon fils, et nions.' de N ovallese, son frere, sont ic y ,
les quels toutteffois ne m’ ont encoures ènformé comme le chateau de Lanz
s’ est perdu, et com me que e s ta it. . . . qu’ il ait esté perdu bien malheureu-
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G IO R N A L E
L IG U S T IC O
alle proposte riportate dal T a u r i n e s , e t r o v ò c h e le a ltr e del
Provana non m eritavano m ig lio r a c c o g lie n z a ( i ) .
sement. Au dem eurant
nous
vous
envoyons
le
ra p p o rt
Ma
g ià
il
q u e n o u s a fa it
ledict m .' d’hostel de quelques propos te n u s d u d ict m .' d ’ h o s te l » a ffin c h è
li riferisca all’ im peratore. II D uca d ic h ia ra di
c re d e re q u e s t e
p ro p o ste d el
Brissac « toutes b ayes «. L a lettera è d ata a V e r c e lli 2 g e n n a io
Da questa lettera e dal Rapport
1552. —
del P r o v a n a so p ra tra s c r itto p a r r e b b e ch e
il Provana, quando venne rilasciato in lib e rtà d al B ris s a c , d a c u i e r a s ta to
preso nella resa di Lanzo, ricevesse le p ro p o ste di pace d a llo s te s s o m a r e ­
sciallo, e la sua prigionia fino a llo ra g li a v e s s e im p e d ito d i p r e s e n t a r e la
relazione della caduta di Lan zo a l D u ca. S e m b ra p u re c h e C a r l o ,
l ’ a b a te
della Novalesa, suo fratello, g li fosse co m p a g n o a L a n z o e n e lla p r ig io n ia ,
perchè, secondo il D u ca , am bid u e, n on
G ia c o m o s o lo ,
av re b b e ro
d o v u to
in ormarlo esattam ente di quella sv e n tu ra .
Id. Lettere particolari. G io. T o m m a s o L a n g o s c o di S t r o p p ia n a
Inspruch 12 gennaio 1 5 5 2 :
al D uca.
« Il C h a t e lla r d .... m i pare n o n p r e te r m e tt e s s e
cose che convenesse dirsi, et con tutto q u e sto p a rv e ch e s u a m . tA p ig lia s s e
ogni cosa in bona parte con rim etterse p e rò a M o n s .r d ’ A r r a s
rispuosta sopra qual si possa far fo n d a m e n to .
P erò
s" el
si
sen za
ha
a ltr a
da h a v e r e
speranza in negotiatione, si debbe h a v e re in q u esta c o n s id e ra ta la m in a (sic)
di sua m.“ , et an co ra, com e g li ho scritto a v . E , h a v e s s e fa tt o
in te n d e r e
a sua m .'i per m on s.' d’A rras il rap o rto ch e fa c e v a m o n s .' d i T a u r in e s in
la pratticha adrizata per
lui. Però
non
ho
m a n ch a to ,
fin ito
ch e
ebbe
mons.' de Chatellard il suo parlare, ric e rc h a re l ’ in te n d e re d ’ e s s a q u e l c h e
si doveva fare et suo buon p iacere,
mons.' dè Leini sopra
l’ istessa
in s ie m e
co n
d irli il n o v o r a p o r t o di
p ra ttic h a , e t a n c h e d e p a r la r li d e lle
del castello di N izza....... Me disse:
page
« P a r la te n e co n m o n s .' d ’ A r r a s e t p e r
lui haverete la resolutione d’ ogni cosa ».
^
Id. \ ienna. L ettere m inistri, m azzo II. S tro p p ia n a a l D u c a . In s p ru c h
17 gennaio 1 5 5 2 :
« M ons.' d’A rra s a l n o m e d i su a
m .'·1 m i r e s o lv e t e in
tutti li tre poncti de la sorte che se g u e . E t q u an to a l p .° d ic e c h e .... t r o v a
fuor d ogni raggione il rapporto dii d etto T a u r in e s , co n ciò s ia c h e p e r e s so
non suol si vogli m ettere in dilatione e du bb io la re s titu tio n e d i q u e l ch e
il re tanto indebitamente occupa a v. E . , m a an c h e si c e r c h i di le v a r li ciò
che li he restato e deffenduto sotto la p ro te ttio n e di sua
habbia più modo di farli far quel che v o rr à e sso
dilatione nel m ariaggio di M adonna M a r g e r ita ,
ρ .,Λ m .’ ·*,
a
ta l
R e,
qual
anche
m e tte
q u al
ta n te
v o lt e
l ’h an o
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GIORNALE LIGUSTICO
Duca le a v e va respinto, e mandato Γ 8 gennaio il Provana a
Volpiano per comunicare il suo rifiuto al Brissac ( i ) .
offerto, sì che declara assai di qual manera la vorrìa trattare s’ el si fosse
im patronito di quei luogi che ancora tene e quasi sua m .tà non doverla
rim ettere per tal non se ne servesse esso re contro di lei. E t per questo
che si cognosce
assai la pocca voluntà eh’ el tene di volere venire ad
accordo alcuno con V . E . et dice che v. m .'4 ha trovato le rispuoste che
ella ha fatto al ditto Taurines savie e buone, ma il predetto rapporto he
statto tanto absurdo che non m eritava rispuosta, nè
così pocco d’ esser
sentuto ni m andato qua. Quanto a quel di M ons/ di Leyn i dice che non
ne ha possuto
anchora
far rellatione a sua m .^ , ma m i ha dimandato
com e V . E . si contenterà di prendere ricompensa dii Piem onte, et come
si tro verà sicura quando g li lo cedesse. Io respuosi che v . E . persisteva
sem pre
alchuna
in
dom andar
rico m p en sa,
l’ integra
sua
restitutione
senza
volere
accettare
et che haveva mandato qua il rapporto dii detto
m o n s.' de L e y n i, a tal che sua m .tà restasse avertita delle prattiche che
francesi fano, et di quel che sino a quest’ hora si he passato con loro ».
( i) A rch . di Stato di T orin o. V ienna. Lettere ministri, mazzo II. Minute
del D uca a llo Stroppiana. Il Duca a ? (D. Ferrante G o n zag a?,:
« M olto m ag .co s.r - Sto di continuo aspettando rispuosta di v. s.ria con
la risolutione sopra ciò che s’ è trattato qua a beneficio delli mei sudditi,
qual prego la in viarm i quanto più presto. L a recordarò parimente che voglia
tener m em oria de miei bisogni apresso sua Ecc.*, come confido in v. s.u.
Il s .r de L e in y è andato sino a V ulpiano, e da lì
spedisse uno suo far
risoluta rispuosta secondo li ragionam enti stati tra v. s.ia et m e , et sim il­
m ente ne dò aviso al Stropiana, Am bassiator mio presso sua M .'à perchè
ne la in form i. V . S .ia m i farà gratia con la prima occasione dar recapito
al incluso suo p lico , et con questo fine ricomendandomi a V . S .'1 pregarò
u S .r Iddio che la contenti. D i V ercelli alli v ili di Zenaro 1 5 5 2 ».
Id. Id. Il D uca allo Stroppiana:
« Féal conseiller - D ernièrem ent par
le s .' de C h astellard vous avous envoyé la copie du rapport avois fait par
M. de L e in y des propos a lu y L ein y par mons ' de Brissac. Maintenant
vous e n v o y o n s la copie de la responce q u e .. dont vous informerez v. Μ .'έ.
Et nous advertirez du contentement qu’elle eu aura bien q u e ... attendre
que la dicte response est conforme aux precedentes. Nous receusimes vostres
lettres avan t h ier du x ix de decem bre, et avous esté bien asé entendre
b.uayes hen les cent escuz. Par le dict Chastellard nous vous en avons
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112
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
Giacomo P rovan a, giunto a V o l p i a n o , s ’ a ffr e t tò a m a n d a r e
al Brissac un gentiluom o per tale s c o p o , e n e l
attesa di ostilità
s ’ adoperò
tuttavia che i Francesi
non
a
r a ffo rz a re
avessero
in
frattem p o
q u e lla
q u ei
terra.
gio rn i
in
P are
alcu n a
intenzione minacciosa ( i ) .
«
111.'110
et E x . mo s.r m io o s s .mo —
gentilomo qual ho mandato
far
la
Io a s p e to il r i t o r n o del
r isp o sta q u a l m i c o m i s e
v. E x .a et subito sarà ritornato m e n e an d a rò d a q u e l la .
In queste bande non vi è altro di n o v o s in o c h e si a s p e t t a
bandere de S v ic e r quali deven o jo n g e r e p resto .
Francesi si sono un poco
che si è provisto
in questa
re fre d iti di lo r o
t e r a , ch e
he
c o l e r a da p o i
adeso
12 0 0
boni
soldati, et così si sarebeno re fre d ito p e r il p a s s a t o c h i a v e s s e
provisto neli altri logi.
Nè a ltro
mi
ocore per
il
p resen te,
salvo che um ilm ente ra c o m e n d a rm i in sua b o n a g r a t i a . P r e g o
nostro s.r che lo prosperi
et con ten ti.
Da V u lp ia n o
ali 2 0
di zanaro del 52.
H u m i l i s s .0 su b d ito e t s e r v i t o r
Ja c o b o
envoyé cinquante aultres que lu y d o n n a sm e s
de
le in y .
c h a rg e p re n d re a M ila n . E t
pour ce que par lu y nous avous a m p lie m e n t escript ne n o u s o c c o u r e v o u s
fere aultre responce fors que vous
p rie r
co n tin u e lle m e n ts
des occourrences, que avez accom plis et fet et que fe re s.
nous
a d v e r t ir
D e V e r c e i l le
v in .” de Janvier 1 5 5 2 ».
Ecco la risposta
mons.r de L ein y lu y
latta
al
B riss a c :
« Q u e m o n s e ig n e u r a a u u y c e
a dict de la p art de
m o n s .r de B r i s s a c , le s
duquel sont bien.... des responses que c y -d e v a n t
lu y
o n t e s té
que
p ro p o s
fa ic te s
en
escript. Les quelles responses sont te lle s que q u an t a la r e s titu tio n d e T e s tâ t
mondict seigneur heust ung peu de p atie n ce , et quan t au m a r ia g e q u ’ o n se
parleroit avec le tem p. D e recom pense du P ié m o n t m o n d ic t
s e ig n e u r
est
resoulu de non y vouloir entendre en au lcu n e m a n ie re ».
(1)
Arch. di Stato di T o rin o
L e tte re
p a rtic o la ri.
G ia c o m o P r o v a n a
Duca. Volpiano 20 gennaio 1 552.
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al
GIORNALE LIGUSTICO
'13
Alcuni giorni dopo lo raggiungeva il fratello Carlo, l’abate
della N o v a le s a , troppo tardi per partecipare egli pure alle
trattative di
Giacomo col Brissac, come pare fosse la sua
intenzione ( i ) .
« Ill.m0 et ecc.m0 s.r mio oss.mo — Gionsi hier sira q u a ,
et piacesse a Dio lj fosse gionto otto di più presto, ch’averei
sperato averlj fatto un qualche segnalano servitio secondo le
occasioni si son offerte. Pur spero in Dio se me ne offerirà
delle altre per servirla come dessidero.
Si partono le compagnie di Caselle et Lanz per passar di
là de monti oggi con altre compagnie vecchie, et s ’ aspettano
doe altre nove per questi presidij. Non ho possutto sin hor
intender altro per esser gionto troppo tardi. Mio fratello verrà
in breve da v." ecc.* che li apportarà quello che di più occor­
rerà. N è per hor ho altro che dirlli, suol che suplicarla si
degni consservarm i nella sua buona grafia come fidell.m° subditto
et ser.re che li suono. N. S .or conservi suoa Ill.ma persona come
dessidera et meritta. Da Volpiano li 29 gienaro 1 5 5 2 .
Humil et fidell.m0 ser.ra
C
Il
a rlo
P rovana.
30 luglio di quest’ anno ritroviamo Giacomo a Volpiano,
la cui posizione diventava pericolosa. Mille fanti e 2 compagnie
di cavalli dell’ esercito francese sotto Ludovico Birago ed il
cap. Francesco Vimercato avevano fatto portare tutte le vetto­
vaglie del Canavese in Chivasso, perchè i difensori di Volpiano
non se ne potessero servire. Il Provana non sapeva darsi pace
che un pugno di Francesi bastasse a trattenere tutto
1 esercito
di D . Ferrante (2).
(1) Id . Id. C arlo Provana al Duca. Volpiano 29 gennaio 15 52 (2) Id. Id. G iacom o Provana al Duca. V olpiano 30 luglio 1 55 2.
G iorh. Ligustico. Anne
X X II.
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*
ιι4
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
« 111."10 et e x .m0 s .r et p adron m i o o s s .mo —
Io
di ritorno da v. E x . a se non fo s e la v e n u ta d e l
sarei
già
s.r L u d o v ic o
Birago et il cap.° F ran cisco V i m e r c h a in S o g l i s o , c o n c i r c b a
mile fanti et dove com p ag n ie di c a v a li, q uali f a n o p o r t a r tute
le vituarie del C anaves in C h i v a s o , a d c jò c h e n o i n o n s e ne
possiamo p r e v a le r e , et mi p a re c on s u p p o r t a c i o n e
una gran verg o gn a
ali
che
g li
è
m in istri di sua m . td di p a t i r c h e tr e
gate vengano a far tanto dano s o p ra il n o s t r o . . . , et p e r e s s e r e
nel più bel loco che potessero e s s e r e p e r d is fa r li. S . r m i o , se
avesemo auto
il m odo di la g e n t e , c o m e si e r a m a n d a t o a
domandar al s.r don F ern an d o si s e r ia fato d e b e le i m p r e s e ,
però per non av e r auto il m o d o si è s o p r a s e d u t o
se ne verà più tal c o m o d ità , c o m e
v. ex.a trovandom i
da le i,
com e
umilmente basiandoli le m a n i ,
farò
s p e ro
prego
il
et n o n
tuto
di f a r
so
in tend ere a
in b r e v i . E t
n o s tr o s . r la c o n s e r v i .
Da Volpiano ali 30 di lujo 1 5 5 2 . D i v . E x . a
u m i l i s s .0 s u b d ito e t s e r v i t o r
Ja c o b o
de
Nuli’ altro sappiam o di G i a c o m o P r o v a n a .
finito la vita sua o negli
u ltim i
m e s i di
le in y .
E g li
q u e llo
deve
aver
stesso
anno
1 5 5 2 , 0 nel seguente, perchè il 3 0 g e n n a io 1 5 5 4
in u n a lite
tra i suoi figli, Andrea e G a s p a r e , c o n tr o P i e t r o ed A n t o n i o
Cornetti, che pretendevano
d ’ aver
r a g io n e
sopra
certi beni
di loro proprietà, egli viene n o m in a t o c o m e d e fu n t o ( 1 ) .
Le notizie adunque giunteci di G i a c o m o P r o v a n a , p e r q u a n t o
non numerose, ci mostrano a sufficien za c o m ’ e g li f o s s e d e g n o
padre di quell’ insigne a m m ira g lio e u o m o di S t a t o c h e fu il
suo primogenito, A ndrea. E g li
1’ avversa
(1)
servì
con
fe d e ltà e z e lo nel-
fortuna il povero D u c a C a r lo I I I , s p o g l i a t o d e i s u o i
Archivio Provan a. Lanzo e V a lle . M in ie re , ben i ed e ffe tti, m a z z o I I ,
cat.‘ i.*, n. 2.
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GIORNALE LIGUSTICO
" 5
Stati ed abbandonato da molti nobili del paese, aiutò coll’ opera
e col consiglio Em. Filiberto , e combattè da valoroso, quando
1’ occasione
gli si presentò. La fama di Andrea eclissò quella
del p ad re, talché di Giacomo Provana finora quasi il nome
stesso si ignorava. Era debito di giustizia togliere dall’ obblio
la m em oria di un uomo che ebbe meriti così notevoli e rari
pei tempi in cui visse ( i ) .
Dott. A r t u r o S e g r e .
LE
D ELLA
BA N D IE R E
B A T T A G L IA
D EL
GENO VESI
F IN A L E
NEL
17 4 6
AL SANTUARIO DI VARALLO
Il
Finale, ora Finalborgo nel littorale ligustico di ponente,
già antico feudo degli Aleramidi, marchesi Del Carretto, posto
quasi nel bel mezzo dei dominii della repubblica di G e n o v a ,
fu di continuo preso di mira da questa, bramosa sempre di
venirne in possesso. Dopo varie discordie e contese tra quei
m archesi, la Repubblica e i finalesi stessi, furono stipulate le
famose
convenzioni cesaree in forza delle quali l’ imperatore
Massimiliano II aveva dato autorità ai finalesi di avere una certa
indipendenza nell’ esercizio della loro amministrazione, mentre
che Finale fu riconosciuto capo di tutto il marchesato, sotto­
mettendosi però ai vicarii imperiali in rapporto di quanto si
riferisse alla giustizia ed al governo della forza armata. E tali
norm e a un di presso si mantennero sino al 17 9 7 .
(1)
Debbo v iv a riconoscenza al mio venerato Maestro, Prof. Conte C arlo
C ip o lla , che esaminò questo mio lavoro e mi fu largo del suo prezioso
consiglio.
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g io r n a li; lig u s t ic o
Non per questo il
Fin ale a c a g io n
d ella
sua
g ia citu ra, e
qual punto di com u n ic azio ne fra la S p a g n a e l o s t a t o di M i ­
lano, tenuto da questa (che a v e v a io a v u t o ai t e m p i d i F i l i p p o I I I ,
per investitura dell’ im p erato re M a t tia nel 1 6 1 9 ) d o p o la m o r t e
del marchese A lfo n s o II D el C a r r e t t o fu p a r e c c h i e v o l t e o c c u ­
pato dalle sue
soldatesche. C a r l o V I p o i ,
av e n d o lo
alien ato
nel 1 7 1 3 a G e n o v a , non c o n tr ib u ì p e r nulla a lla s u a s i c u r e z z a
e tranquillità, poiché s o r g e v a n o di c o n t in u o g r a v i l i t i g i f r a la
Repubblica e quella popolazione. C o l trattato di W o r m s in fin e
Maria Teresa, non ostante la v e n d it a fatta da s u o p a d r e , a l ie ­
nava hinale al R e
allora la celebre
di S a r d e g n a
guerra
C a rlo
d e ll’ a n n o
E m an u ele III.
17 4 6 ,
in c u i i
Sorse
genovesi
unitisi ai gallispani che p u g n a v a n o in P i e m o n t e p e r la c o n t e s a
della successione austriaca, p r o v v e d e v a n o a t u t e la r s i d e l p r e t e s o
marchesato, che ben v e d e v a n o , c o m e in
m a n o di S a r d e g n a
avrebbe servito a questa di p o r t o cap a ce ad a t t i r a r g l i il c o m ­
mercio dell’ Inghilterra.
N o n è il c a s o di q u i
rip ete re
cose
note e seguire i progressi della g u e r r a ch e g i à n e l l ’ a n n o a n ­
tecedente non accennava a buoni au s p ic ii p e r C a r l o E m a n u e l e ,
che oltre alla S a v o ia ed al N i z z a r d o v i d e in p o t e r d e i n e m i c i
il Piacentino, il T o rto n e se , il N o v a r e s e , il M o n f e r r a t o , l ’ A s t i giano e l’A lessan drin o al di fu o ri della sua c it ta d e lla .
L ’ esercito assottigliato , i c o lle g a t i au s tria c i
sco ra g gia ti
ed
impari a far fronte ai gallispani d a v a n o assai ad i m p e n s i e r i r e
ai nostri.
Q uindi
con
poco
bu on
p r o n o s tic o
successiva cam pagna, intrapresasi d o p o m o lti
c o m i n c i a v a la
n ego ziati te n u ­
tisi nel verno fra i plenipotenziari d elle p o t e n z e
in t e r e s s a t e .
in mezzo alle difficoltà che s o r g e v a n o n o n l i e v i , ed a n c h e
all’ abbandono di quanti nelle città o c cu p a te s i l a s c i a v a n o c o ­
gliere al laccio
dei n e m ic i, g r a t o
sentimento di fedeltà dalla
lo n ta n a
g iu g n e v a
V alsesia.
a lla
corona
un
C o l t r a tt a t o di
Utrecht dell’ undici aprile 1 7 1 3 era stata c o n f e r m a t a c o l r e g n o
di Sicilia, basso M o n ferrato , L o m e l l i n a , A l e s s a n d r i n o la c e s -
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g io r n a l e
117
l ig u s t ic o
sione della Valsesia, aggiudicata alla Sardegna sino dal trattato
di V ien na del 1703
I V alsesiani adunque, che uniti ai dominii di S avoia dopo
un periodo di nemmeno cinquantanni si potevano ritenere fra
i popoli nuovi, e desiderosi di aver motivi per dar prova delΓ attaccamento, al nuovo sovrano, non lasciavano sfuggire oc­
casioni per assicurarlo dei sentimenti che li faceva partecipi,
com e delle pene, così delle sue glorie.
N el furor dunque della guerra del 1 7 4 6 , ricominciata con
avventurosi successi del noto barone di Leutrum, che con un
colpo di mano, preparato con somma segretezza, già nel marzo
guidando i piemontesi riusciva felicemente nella tentata im ­
presa di A s t i , le sorti sembravano
arridere
felici ai nostri :
com e lo furono colla liberazione della cittadella di Alessandria.
L o annunziava la leggenda stessa della medaglia coniatasi per
ricordare la difesa della cittadella d’Asti. Recava essa nel dritto
il ritratto
di Carlo
Emanuele, nell’ esergo una bilancia, un
bacino della quale conteneva la fortezza di Alessandria prepon­
derante, l ’altro le armi di Francia, Spagna, Napoli col motto
Et G enva e la leggenda Attamen non sufficit.
Dopo tali s u cc e s si, in breve il Piemonte rimaneva libero :
e Valenza era
dal Leutrum ridotta a capitolare
nel marzo.
G li sforzi dell’ armi erano ridotti sul Piacentino : e nel maggio
seguiva la celebre
battaglia di Piacenza, ottenendone gli au­
striaci la vittoria.
A n im ati da siffatti successi i reggenti la Valsesia chiesero
al R e che volesse loro concedere alcuna delle bandiere tolte
ai nemici
per
riporle quale trofeo
nel celebre santuario di
Varallo.
S em b ra che così pio e innocente desiderio dovesse venire
tosto soddisfatto.
Eppure siccome invale in genere l’ uso di
essere talora restii a concedere liberamente quanto si prodiga
allorché non viene chiesto, il segretario di stato per gli interni,
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118
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
il 5 luglio cosi scriv ev a a quei m a g is t r a t i... « D a l c o m p i t i s s i m o
foglio di V V . S S . Ill.m* dei 7 h o a v u t o c a m p o di r i c o n o s c e r e
come un effetto del loro zelo p e r la p r o s p e r i t à d e lle a r m i di
S. M. il desiderio di cotesti p o p o li d ’ a v e r e n e l s a n t u a r i o del
sacro Monte qualche stendardo p r e s o s o v r a i n e m i c i . A f f i n c h è
però venir possa si lodevole b r a m a a d e m p it a d e v o n o i n c e s s a n ­
temente pregar il s o m m o D i o di c o n c e d e r e al n o s t r o S o v r a n o
nuove vittorie, nel qual caso n o n si o m m e t t e r à d i f a r p r e s e n t e
alla M. S. la suddetta d im a n d a , m e n t r e
p o trà
esservi
a llo r a
luogo a soddisfarla, tro van d o si p r e s e n t e m e n t e d o v e h a n n o da
rimaner collocati li già rip ortati t r o f e i... » ( 1 ) .
Le
supplicazioni
dei buoni
e d e v o ti
avere tale efficacia, che in b r e v e
v alsesian i
dovevano
C a rlo E m a n u e le I I I
poteva
ottenere N o v i, occhio della L i g u r i a , e le cui p o r t e i c i t t a d i n i
stessi paventosi che la città fo s s e s o g g e t t a a b o t t in o , g li a p r i ­
rono. Riacquistati quindi i castelli di V i ll a f r a n c a e d i M o n t a l bano il Re riav e va
pur N izza c o n
q u an to e r a g l i
nei fatti precedenti ; e cosi il m a r c h e s a t o
stato
di F i n a l e .
t o lt o
Q u in d i
il venti agosto il m inistro s c r iv e v a al s e g r e ta r io di s t a t o C a u d a ...
« La felicità dell’ arm i della M . S . ed i r e n d i m e n t i di g r a z i e
che ne hanno fatte all’ O n n ip o te n te
hanno dato luogo a quei
reggenti
i s u d d iti d e lla V a l s e s i a ,
di u m ilia r e
loro suppliche acciò si c o m p ia c e s s e d e c o r a r e
a lla M . S . le
quel lo ro s a n ­
tuario della m iraco losa B e a t is s im a V e r g i n e c o n q u a l c h e
sten ­
dardo preso a nem ici per rip o n e rlo in quella c h i e s a , ed a v e r e
sempre presente l ’ assistenza
d iv in a
causa di S.
ch e la
M.
H o stimato
ch e ha p r o t e t t a la g i u s t a
m e d e s im a
non
sgra d irà
questa rappresentanza che p r o c e d e da un p o p o lo m o l t o affe tto ,
zelante ed ubbidiente a regi c o m a n d i : il ch e V . S . { l l . ma si
contenterà riferire alla M . S . ( 2 ) ».
( 1) Archivio di Stato di T o rin o . C o rris p o n d e n z a d e lla s e g r e t e r ia di S t a t o .
(2) Archivio di S ta to : luogo citato.
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GIORNALE LIGUSTICO
C o m e si vede, anche allora non men d’ oggidì la burocrazia
procedeva lentamente nelle sue avviluppate forme. G ià erano
scorsi due m esi che i buoni Valsesiani avevano manifestato quel
loro pio desiderio al pio Re, e questi non aveva ancora preso
decisione alcuna; e soltanto al cader dell’ agosto si dava autorità
al segretario di stato
Cauda di fargli nuova
rappresentanza.
Anzi bisognava che trascorresse ancor un altro mese prima che
si decidesse di finalmente conferirne col Re. Il 20 settembre
infatti si scriveva al Cauda.... « Conimi vous m avez écrit que
Ion a p ris s ix drapeaux Génois à la reddition des chateaux de
F i n a l, il fa u t monsieur, que vous ayez l honneur de ressouvenir
le Roy des très humbles detnandes que les Regens de la Valsesia
ont faites pou r avoir quelques trophées a mettre dans leur Sanc­
tuaire de V arai. S. M . pourroit leur fa ire ressentir des effets de
ses graçes dans cette occasion, si elle vouloit ordonner qu on leur
remit deux de ces drapeaux. C’ est ce que vouz aurez l’honneur de
L u i représenter, et en attendant les déterminations qu il lui plaii a
de donner à cet effet j ’ e vous réitéré... ( i ) ».
D el resto il governo era ben disposto ad appagare a così
buon m ercato quei buoni Valsesiani; e già il ventisette dello
stesso m ese scrivevasi all’ or accennato segretario di stato....
« H o avvisato il tappezziere di S. M . Lauro di metter a posto
due bandiere genovesi pel Santuario di Varallo ; e scriverò a
quei reggenti la grazia che gli viene accordata dalla M. S.
acciò mandino a levare dette bandiere per affigerle in detto
Santuario ( 2 ) ». E colla stessa data veniva trasmesso a quei
reggenti la partecipazione, come si dice volgarmente, ufficiale
« ...D a lla premura delle SS. V V . Ill.me d’ aver in cotesto San­
tuario qualche contrassegno de’ felici successi delle armi della
M. S. per renderne continue grazie all’ altissimo, si è la me­
l i ) Id.
(2) Id.
1.
1.
c.
c.
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120
desima
GIORNALI-
benignamente
L IG U S T IC O
degnata
a c c o rd a re
a V.
S . Il ] .m*
bandiere delle sei prese n e ’ castelli del F in ale. H o
due
il v a n t a g g i o
di darlene l ’av v iso acciò elleno p o ssan o i n d i c a r m i a c h i d o v r ò
tarle rimettere per cautelatamente co stà c o n d u r le , e p o s c i a riponerle com e
trofeo in cotesto
S a n tu a rio .
N el
recare
con
somma soddisfazione questo an n un zio a V V . S S . I l l . mi... ( i ) » .
Senonchè, o per la deviazione della reale c o r r i s p o n d e n z a , o
per la difficoltà del cam m ino, n o t e v o le c o n s id e r a n d o s i a q u e i dì
la distanza da T o r in o a V a r a llo , fatto è ch e t r e d i c i g i o r n i d a l -
1
invio di quel dispaccio, non era a n c o r g iu n ta
a lla C a p i t a l e
la risposta dei reggenti della V a ls e s ia . Q u in d i è c h e n o n s e n z a
sorpresa, il dieci di ottobre il m in ist r o s c r i v e v a n u o v a m e n t e
a loro, affine di non differire... « m a g g i o r m e n t e d i r a s s e g n a r e
a S. M. i loro umili rin graziam en ti p e r tale d i s t i n t i v o a c c o r ­
datoli... ».
L a lettera della s e g r e te ria di stato d e l 2 2 o t t o b r e
prova poi che i buoni V alsesian i a v e v a n o
risp o sto
s i n o dal
quattro di quel m ese : il perchè o g n i c o sa era in r e g o l a . M a
nella risposta inviata loro da T o r i n o si dà un t o c c o d e lla p o c a
premura
loro di non
essere
in
grado
di
fa r r i t i r a r e
quei
vessilli sino alla metà del su c c e s siv o n o v e m b r e . D e l r e s t o e c c o
le parole del
m inistro... « P e r
ho ricevuto il com pitissim o
l ’ es p re s s o
che
si
risp ed isce
foglio di V V . S S . IIl.mc d e i 2 0
senz essermi pervenuto 1’ altro d e ’ 4 cad en te
m an d a tom i ora
per duplicato, e da cui o ss e rv o i v iv i lo r o s e n t i m e n t i di g r a ­
titudine per le consapute bandiere da S . M . a c c o r d a t e a c o testo Santuario.
E non sen dovi m o t iv o p e r c u i n o n
differire di mandarle a prendere
s in o alla
m e t à del
p o ssin o
ven tu ro
novembre, passo... ».
In tal guisa rim anevano
appesi alla v o lta
artistico santuario \ alsesiano i v essilli
di
d e llo
s t o r i c o ed
quel F i n a l e , i cui
abitanti avevano salutato il R e di S a r d e g n a , l o r o l i b e r a t o r e ,
(D Id. L c.
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I 2I
GIORNALE LIGUSTICO
angariati, c o m ’ essi si dicevano, dall’ ingordigia genovese. Ed
egli v ’ istituiva una giunta pel suo governo economico e giu­
diziario in un con quello del littorale. Senonchè quell’acquisto
era sol passeggero, ed in forza delle stipulazioni del trattato
di À ix - L e -C h a p e lle il Finale venne restituito a G enova, di cui
seguì le sorti sino al 18 1 4 .
G. C
laretta
.
IL LESSICOGRAFO FRANCESCO ALBERTI
i.
Il
nom e dell’abate Francesco Alberti de’ conti di Villanova,
nato a Nizza il 2 1 settembre 1 7 3 7 , morto a Lucca il 1 5 di­
cembre 1 8 0 1 , per quanto adesso dimenticato, ha diritto di fi­
gurare nella storia della nostra letteratura. T r a le sue opere ( 1 ) ,
le due principali: il Dizionario italiano-francese e francese-italiano,
e il D izionario universale critico della lingua italian a, quando
vennero fuori per la prima volta, segnarono addirittura un
(I)
Appena com parve in Francia il
Dizionario del cittadino,
l’ A lberti lo
tradusse in lingua italiana; traduzione che fu pubblicata a N izza, co’ torchi
di G ab riele Flotcront, il 176 2, in due volum i in 8°. Per festeggiare le nozze
dell’ avv. P ietro R icci con Marianna De G regori-M artin en go, stam p ò , co’
La vite.
Si ha di lu i anche un
p o e m e tto , ma ignoro quando venne fu ori,
non essendomi riuscito
m edesim i torchi, un poemetto intitolato :
altro
Dell’educazione fisica e morale, ossia dei doveri
dei padri, delle madri e de' precettori cristiani nell’ educazione de’ figlioli ,
contro i principii del sig. Rousseau di Ginevra, uscì alla luce in T orin o,
dalla Stam peria R eale, il 176 7, in due tometti in 12°. T rad usse le N otti
di tro varlo. L a sua opera:
di Y o u n g , e due volte
fecero in pubblico la propria com parsa, a M ar­
siglia, il 17 7 2 , co' tipi di Giovanni M ossy ; a Napoli, nel 17 9 3 , per cura di
Giuseppe M aria Porcelli.
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î 22
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
progresso n e’ nostri studi le s sic o g ra fic i.
Il
p rim o
a
scrivere
dell’ Alberti fu il Ginguené, ch e ne dette un m a g r i s s i m o c e n n o ,
non scevro d’ errori ( i ) ; più d iffu sam en te ne t r a tt ò il m a r c h e s e
Cesare Lucchesini ( 2 ) ; e m e g lio l ’abate F r a n c e s c o F e d e r i g h i ,
il quale, per sua stessa c o n fession e, le g a to a ll’A l b e r t i d i « le ale
intrinseca amicizia
λ,
negli u ltim i an n i della v i t a g l i fu c o m ­
pagno inseparabile ( 3 ) .
C o p ia r o n o
e
co m p en d iaro n o
q u e llo
che avevano detto il G in gu en é e il L u c c h e s i n i , c o n g a r b o il
Cardella ( 4 ) ; sciattamente, al su o so lito , il L o m b a r d i ( 5 ) .
Afferma il G in guen é che l ’ A l b e r t i è a u to re
« du m e ille u r
» Dictionnaire français et italien, italien et f r a n ç a i s , q u e n o u s
» ayons »; giudizio
trova d’ accordo
autorevole
sulla
sua
bocca.
Con
lu i si
il m archese C e s a r e L u c c h e s i n i , c h e s c r i v e :
« il libro di cui possiam o g lo r ia r c i è il D iz i o n a r io d e l l ’ A l b e r t i ,
» a tutti noto . . . Son o circa q u a r a n t ’ anni p a s s a ti d a c h e e s s o
» venne in luce la prim a v o l t a ,
» sono uscite in Italia e in
» larvi considerevoli
e
in
F r a n c ia
em endazioni
e
tante e d i z i o n i c h e
non si
ne
è m ai d ovu to
acc rescim en ti.
E sso
ha
(1) Uscì fuori, prim a nella Biographie u n iverselle; poi n e lla G a lerie h isto­
rique des contemporains.
(2) L u c c h e s in i C . Illustrazione delle lingu e antiche e m odern e, e p rin c ip a l­
mente dell’italiana, procurata nel secolo X V I I I d a g li ita lia n i, L u c c a , tip .
Baroni, 1 8 19 ; Part· h Pag- 75 e seg g ·
(3) F e d e r ig h i F . M em orie dell’ab. Francesco de A lb e r ti; n e lla s e c o n d a
edizione del D izionario universale critico enciclopedico della lin g u a ita lia n a ,
Milano, per G aetano C airo, 18 2 5 , con r it r a t t o ;
edizione, M ilano, per G io van n i S ilv e s t r i,
e , a c c r e s c iu te ,
18 3 4 ;
poi in
De
n e lla
te rz a
T ip a ld o
E.
Biografia degli italiani illu stri nelle scienze, lettere ed a r ti d e l secolo X V i l i e
dei contemporanei; vol. V , pp. 1 0 4 - 1 0 9 ; e fin alm e n te n e ll 'A lb u m , d i R o m a ,
n. i [1839].
(4) C a r d e l l a G . M.
Compendio della storia della bella le tte ra tu ra ;
to n i. I l i ,
part. III, pp. 364-366.
(5) L o m b a rd i A .
Storia della letteratura italian a del secolo X V I I I ;
t o n i. I V ,
pp. 20-22.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
123
GIORNALE LIGUSTICO
» fatto dimenticare gli altri dizionari, ed a chi volesse succe» dergli non ha lasciata molta speranza di far cosa migliore.
» N ato essendo nel contado di Nizza, erano a lui naturali le
» due lingue italiana e francese, nelle quali inoltre pose molto
» studio finché visse; quindi colle acquistate cognizioni e co
» dizionari della Crusca e deil’Accademia Francese potè fai e
» un’ opera utile e degna di vivere lungamente ».
E
qui è
da sapersi che l’ Alberti, dopo avere per un tratto di tempo
abitato nella Polonia, dove ottenne il titolo di canonico onorario
del Capitolo di Varsavia, non che una pingue pensione da un
ricco Principe di quel regno, si trasferì a Parigi, poi fece ri­
torno nella nativa sua Nizza. Si mise allora a rivedere e ac­
crescere
il Dizionario francese italiano
dell abate
Annibaie
A n to n in i; ma, per testimonianza del Federighi, « le giunte e
» le correzioni furono tali e tante, che invece di ristamparlo
» col nom e di lui, vi appose, con più di ragione, il proprio »;
e lo pubblicò a Marsiglia, nel 1 7 7 2 , co’ torchi di Giovanni
M ossy.
D el Dizionario universale critico enciclopedico della lingua ita­
liana il
Ginguené dette questo giudizio : « est fort estimé
» et peut tenir lieu, à des étrangers,
du dictionnaire
de
» L a Crusca ». Peraltro, più che quello del Ginguené, è no­
tevole il giudizio che di quest’ opera dette il Lucchesini, perche
rispecchia il pensiero de’ dotti d allora. « L Accadem ia della
» Crusca », così scrive, « nel suo Vocabolario poche parole
» aveva registrate spettanti alle scienze e alle arti; quelle cioè
» solamente che, 0 sono più comuni, 0 si trovano negli autori
» approvati ; dicendo che di queste far si dovea un Vocabo» lario separato. Conosceva essa certamente le difficoltà che
» nel raccogliere queste voci si dovevano incontrare. L e dif» ficoltà non sgomentarono l’ Alberti. Egli esaminò i libri mi» gliori che trattano di queste facoltà, viaggiò per le città
» della Toscana, visitò le officine degli artefici ed ogni altro
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
124
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
» luogo da cui trar potesse siffatte v o c i , e ne a r r i c c h ì il s u o
» Dizionario ( i ) . N è trascurò p u re le altre p a r o le c h e a s c i e n z e
» ed arti non appartengono, m a un n u m e r o
g ra n d issim o
ne
» radunò traendole dagli autori citati nel V o c a b o l a r i o d e l 1 7 2 9
» e dallo stesso V ocabolario n ella p refazio n e , o n e l le s p i e g a » zioni delle voci che dagli a c c a d e m ic i n on f u r o n o r e g i s t r a t e .
» A queste aggiunse egli altre fonti di n u o v i
a c c re sc im e n ti,
» che furono: r.° G li autori a p p r o v a t i c o l p a r t i t o c h e d ic e s i
» preso dall’ Accadem ia F io re n tin a nel 1 7 8 6 ( 2 ) ;
l i ) Il Federighi così racconta il fa tto :
« N e l 17 9 3
» della Toscana; visitò le fabbriche d e lla se ta , d e lla
2 .0 L a
v ia g g iò
la n a ,
per
del
de­
le
c ittà
fe r r o ,
del
» sale e di altre arti, tenendo discorso c o g li arte fici n e lle o ffic in e d e lle lo r o
» manifatture, osservan done la esecuzione e g li stru m e n ti ; e s e a lc u n a c o s a
» di singolare g li a v v e n iva di sco rgere, ch e m e g lio fo sse s t a t o
» t’ occhio, ne form ava di sua m ano in c a rta il d ise g n o ( e
avere
m o lt i
so t-
ne
fe c e
» d’ ogni sorta), apponendo alle parti ed a l tutto q u e l n o m e c o n c h e o g n i
» cosa udiva chiam ata. A d assicu rarsi poi
d e ll’ esatte zza
» nome, con industria usò spesso di ad d im a n d a rn e a ltri
e p r o p r ie t à d e l
a r t e f ic i
d e ll’ a r te
» medesima, ed in città diverse, m o stran d o lo ro , o d e s c riv e n d o s o lt a n t o la
» cosa che bram ava di riudire n o m in ata, aste n e n d o si p e rò
e g li
d a l n o m i-
» narla. In Livorno raccolse i vo cab o li di n au tica e di p e s c a , e v e r ific ò
» quelli che già raccolti aveva a ltro ve , e re g is tra ti. In F ir e n z e si tr a t te n n e
» più lungo tempo che in altro lu o g o ,
o ccu p an d o si p a r t ic o la r m e n t e
» voci di uso, e consultando alcuni dei p rin cip a li a c c a d e m ic i d e lla
d e lle
C ru sca
» sopra diversi oggetti di lingua ».
(2)
Il Granduca Pietro
Leopoldo
fin d a l 17 8 4
aveva
so p p re sso
le tre
Accademie della Crusca, Fiorentina e d e g li A p a tisti, fo rm a n d o n e u n a s o l a ;
cosa che, al dire d ell’ab. F r a n c e s c o B e c a t t i n i [ Vita
p u b b lica e p r iv a ta d i
Pietro Leopoldo d ’A u stria Granduca d i Toscana, p o i im peratore L eopoldo I I ,
Siena, M D C C X C V II. A ll’ insegna del M a n g ia ; p. 1 9 7 ] , 5 « in c o n t r ò b ia s im o
» universale presso tutte le persone di buon se n so » . V it t o r io
A lf ie r i
col
sonetto:
L’ idioma gentil, sonante e puro
e coll’ epigramma :
Boreal scettro inesorabil duro
fece le vendette della Crusca.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
125
» rivazione delle voci adottate, cioè i superlativi, diminutivi,
» accrescitivi, vezzeggiativi, diminutivi di diminutivi, peggio» rativi, avvilitivi, participii, verbali ed altri som iglianti, se» guendo in ciò l’autorità della Crusca medesima nella pre» fazione al Vocabolario del
16 9 1
e del V arch i; 3.0 Altri
» autori non mai citati dalla Crusca, che furono però per la
» m aggior parte toscani, o annoverati fra gli accademici, e a
» suo giudizio scrissero in purgata favella ».
Il Lucchesini mena buoni all’ Alberti gli accreseimenti che
derivò
dalle
prime
due fonti. Non gli fa colpa
« quando
» prende alcune voci spettanti a scienza dall Alghisi, dal dott.
» Bastiani, dal Biringucci, dal p. Bonanni, dal Ceracchini, dal
» Mattioli, dal Vallisneri e da altri » ; e neppure gli muove
rim provero quando toglie « dalla raccolta di bandi, editti, ecc.
» pubblicati in Toscana nel secolo X V I e dalla tariffa delle
» gabelle
della Toscana certe voci spettanti a manifatture,
» com m ercio e simili ». Lo rim provera, per altro, d aver
preso de’ vocaboli dagli scritti di Pietro A re tin o , « autore
» scorretto
quanto altri
mai
» ; dalle
opere del R u s c e lli,
« scorretto
altresì » ; non che del Dolce e di più altri ; lo
rim provera « per soverchia scarsità di esempi », e « per la
» negligenza
da lui usata nelle citazioni », e per avere regiD O
strate nel Dizionario alcune parole che « da altri forse si po» tranno credere men degne di quest onore : tali, per esempio,
» abbonamento e abbonare, toletta, altarizzare> regretto e regret» tare, deserta, ecc. ». Conclude però che il Dizionario
Γ Alberti « è pregevolissimo
» studiare
del-
e necessario a chiunque vuole
la lingua toscana » ,
e che il Cesari « di molte
» voci e maniere di dire avrebbe arricchita la sua edizione
« del
Vocabolario della C ru sca, se l’ avesse veduto ». Del-
l’ averlo però ripreso « per soverchia scarsità d’ esempi » , il
Lucchesini quasi se ne scusa, con dire, a giustificazione dell’ Alberti, che « l’angustia somma a cui negli estremi del viver
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
1 26
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
» suo l’ avevan condotto le v i c e n d e della p a t r ia , c a d u t a m i s e » ramente sotto il gio go della r iv o lu z io n e , fu f o r s e la c a g i o n
» principale che
lo consigliò
a
d im in u ir e
il
num ero
d e g li
» esempi, per diminuire il n u m e r o d e ’ v o l u m i » .
L· un’ accusa e una giustificazione, ch e n è 1 ’ u n a , n è
reggono a martello. N on re g g e
l ’ a cc u sa , perchè
l ’ a ltr a
quando
si
tratta di lingue v ive, non son g li s c r itt o r i c h e d e t t a n o la l e g g e ,
ma la bocca del popolo. N on r e g g e la g i u s t i f i c a z i o n e , p e r c h è ,
come già ebbe a scrivere il
F ed e righ i,
« p iù d i s c r e t i
e
p iù
» ragionevoli sarebbero stati i c e n s o r i , se p o n d e r a t a m e n t e
» con animo spregiudicato ne a v e s s e r o letta la
» ben addentro fossero entrati n ello sp irito
e
p refazio n e , e
d ell’ au tore.
» poi, per esperienza p ro p ria, e p er quella a n c o r a
di
» aveva osservato in altre o p e re le q uan te v o l t e s o n o
E g li
a ltru i,
le
ο ­
υ tazioni sbagliate, e quanto fa c ilm en te lo p o n n o e s s e r e p e r
» incuria o degli amanuensi, o d eg li s ta m p a to r i ; e q u a n t o le
» poche volte venga il bisogno o la v o g lia di r i s c o n t r a r l e ......
» Oltre di che, l ’Alberti era di m a s s i m a che in u n D i z i o n a r i o
» di lingua viva gli esempi
» autore, riconosciuto
tr a r
di p urg ata
si p o t e s s e r o d a q u a l u n q u e
favella
dalla
com une
dei
» dotti scrittori, e quindi in utili r ip u ta v a le c i t a z i o n i ; e s e
» s’ indusse a seguitar il sistem a d egli A c c a d e m i c i d e lla C r u s c a ,
» lo fece si, ma di mala v o g l i a ; e p e r c iò non v o l l e g i a m m a i
» allegare il libro, il capitolo, il canto, ecc. d e ll’a u t o r e d a lui
» citato, e cancellolli nel suo m a n o s c rit to d o v e n o t a t i g li a v e a .
» Fu dunque effetto di sua m a s s im a il co n d u rs i in ta l m o d o ,
» e non di angustia che lo c o n s ig lia s s e a d i m i n u i r e il n u m e r o
» de’ volumi, per render l ’ o p era m e n o c o s t o s a : g i a c c h é le
» vicende della sua patria, caduta so tto il g i o g o
d e lla r i v o l u -
» zione, noi ridusse mai a tale di a v e r b is o g n o di c h e p r o v » vedere alla propria sussistenza ».
11
Dizionario dell’ Alberti ha p e rò un m e rito , d a l L u c c h e s i n i
e dal Federighi non avvertito; ed è quello d ’a v e r , p e r il p r i m o ,
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
127
GIORNALE LIGUSTICO
fatto una qualche parte, sebbene non grande, alla lingua viva
e parlata; d’ essere stato, per conseguenza, in certo modo, un
tantino rompitore di que’ freni dentro i quali la Crusca v o r ­
rebbe, com e in un cerchio di ferro, ristretta e fossilizzata la
lingua d’ Italia; che è lingua non di morti, ma ricca di po­
tenza e di vita e padrona di sè e de’ suoi destini.
II.
Delle grandi strettezze, in mezzo alle quali il povero Alberti
finì la vita, per
quanto
dal Federighi
negate (1), fa parola
anche un altro lucchese, il cav. Giacomo Sardini, il quale fu
in qualche
famigliarità
seco, appunto nel tempo della sua
dimora in Lucca. Il Sardini, noto come bibliografo, principal­
mente per V Esam i sui principii della francese e italiana tipo­
grafia, ovvero storia di Niccolao Jcnson, lasciò inedite le memorie
della propria famiglia ( 2 ) ,
dove non solo discorre de
suoi
antenati, ma anche di sè stesso, de’ suoi tempi e degli amici
che ne frequentavano la casa, abbellita dalle virtù della colta
e gentile sua moglie, T e re s a Talenti. Parlando dunque degli
infortuni dell’ Alberti, ecco quello che scrive: « Faceami affli» zione la sua disgrazia, poiché dopo aver quasi compito con
» incredibile fatica il manoscritto del gran Dizionario della
» lingua francese, col quale non avrebbe dovuto questa lingua
» più invidiare il Dizionario nostro della Crusca, avvicinatisi
( 1) T o rn a a negarlo anche in un altro luogo delle sue M em orie intorno
a lla vita d ell’ A lberti. Infatti dopo aver detto che a Lucca « prese alloggio
» in casa di L u igi e Rosa coniugi Gam bogi, pagando la convenuta dozzina
» di scudi quindici al mese, e con esso loro dimorò fino che visse, e in
» m orte gratificolli pur anco della somma di scudi cento »; so ggiu n ge:
« V u o isi ciò avvertire a toglier d’ inganno chi credette l’ A lberti ridotto in
» m iseria per le sciagure di Nizza, prodotte dall’ invasione francese ».
(2) È un vo i. in fol. di pp. 477, che ha per titolo : Memorie della fam iglia
Sa rd in i. S i conserva manoscritto presso il nipote, comm. G iacom o Sardini,
che ebbe la cortesia di trascriverm i i brani riguardanti l’ A lb erti.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
128
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
» i francesi a Nizza, lasciando ben c u st o d it o il s u o l a v o r o in
» casa sua, si portò p r e v e n tiv a m e n te a T o r i n o .
M a per
non
» essere ascritto in ogni even tu a lità nella lista d e g l i e m i g r a t i ,
» (riconoscendo negli av v e n im e n ti
» che il terrorism o non
lasciava
del t e m p o di R o b e s p i e r r e
lu o g o
ad a l c u n a
g i u s t if ic a -
» zione) era in cam m in o per to r n a r e al su o d o m i c i l i o , q u a n d o
» incontrò molti che fu g g iv a n o , p er e s s e r e g i à e n t r a t i i fra n » cesi. Una donna di sua m o lta
f a m ig lia r it à ,
che
» fuggiva, lo distolse dalla p resa d e t e r m i n a z i o n e
essa
sin o
pure
a
che
» non si avessero opportuni r isc o n tri. N e l f r e t t o l o s o c o n s i g l i o ,
» tenuto sulla strada, la di lei c a m e r i e r a fu s c e l t a p e r a n d a r e
» a verificare c o l i ciò che im m e d ia t a m e n t e a c c a d e v a . Q u e s t a
» donna, assai destra, in abito da u o m o , n ella
» seguente cacciossi
sconosciuta
nella
folla
n otte
del
clu b,
d ’ un
di
ove
» senti nominare la sua p adro na fra le p e r s o n e c h e t u m u lt u a » riamente venivano condannate alla
g h i g lio t t in a .
»> avvisò di c i ò ; e l’ Alberti s c else il partito di
» caldamente i suoi scritti
Sul
punto
raccom andar
ad un a m i c o , il q u a le p o i t r o v ò
» la casa con la porta sfondata, tutto, o tolto, o d il a p i d a t o , e
» solo sparso a terra qualche f r a m m e n to di q u e l l ' o p e r a , su lla
» quale il desolato autore a v r e b b e p otuto c o n t a r e la s i c u r e z z a
» d’ una futura com oda sussistenza ».
Anche il Federighi parla del « s a c c o » d a to a lla c a s a delΓAlberti quando nel 1 7 9 2
dice che in
quel
sacco
i Francesi
an dò
entrarono
d is p e rs o
il
a
N iz z a , e
m an o scritto
di
0 un’ opera diplomatica », g ià c o m p o s t a da lui d u r a n t e il s o g ­
giorno di Parigi, non che il m a n o s c r it to di v a r i i
« d isc o rsi,
panegirici e poemetti », ma di q u ello del « g r a n
D iz io n ario
della lingua francese » non fa m o tto alcun o . In c h e c o n s i s t e v a
questo 0 gran Dizionario » ? si trattava di un
la v o ro
a ffatto
nuovo, 0 piuttosto di correzioni e di a g g iu n te al v e c c h i o , di
cui già n’ erano uscite fuori tre edizion i ? In c lin e r e i a c r e d e r e
si trattasse del vecchio, che r is ta m p ò m i g l io r a t o a M a r s i g l i a ,
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
I2 9
GIORNALE LIGUSTICO
per la quarta volta, nel 1796. Del resto, fu fortuna e grande
per l’ Alberti (lo attesta il Federighi; che all’ arrivo in Nizza
de’ giacobini francesi, si trovasse « fuori di città, in un suo
luogo di delizie », tutto intento all’ arduo e faticoso lavoro
del Dizionario universale della lingua italiana. Potè dunque
fuggir via, « recando seco il manoscritto non anche ultimato »
di quel
D izion ario, che poi intitolò al cardinale Giovanni
Andrea Archetti, in segno d’affetto riconoscente per
1 ospita­
lità avuta in Bologna da lui per più mesi, dopo tanti trambusti
e pericoli e spaventi e dolori.
Durante il soggiorno dell’Alberti a Firenze, (anche questa
è una notizia che dà il Federighi) fu proposto di ristampare
il V ocabolario della Crusca « colle giunte ed ammende » di
lui, λ e secondo il piano da lui formato, e sotto la direzione
» su a ; ma le condizioni non gli piacquero », e per conse­
guenza determinò di trasferirsi a Lucca, dove giunse ai primi
d’agosto del 17 9 6 , per dare alla luce da per sè e a proprie
spese l’ opera, che fu l’ occupazione prediletta e costante, la
gioia e il conforto degli estremi anni della sua vita. Del de­
terminarsi a venire a Lucca, e di stamparvi il Dizionario, due
dovettero essere le ragioni : la quiete che allora si godeva
nella piccola Repubblica, e la fama grande che aveva per il
lavoro de’ suoi torchi. Infatti, fu « sul principio del settecento
» che essendo caduta in basso Γ arte della seta, già principa» lissim a per i lucchesi, si volsero questi in cerca di nuovi
» traffici ; e alquanti capitali, rimasti senza impiego, vennero
» in sussidio dell’ arte tipografica, di cui
si
aprirono
nuove
» officine, d ’ onde uscirono moltissimi libri, ed opere di tanta
» m o le ,
che
oggi sgomenterebbero le più
celebrate stam-
» perie » ( 1 ) . Basta ricordare gli Annales del Baronio e del
(1) Bongi S. L ’ Enciclopedia in Lucca ; nell’Archivio storico italiano, Serie III,
tom o X V I I I , pp. 64-90.
Giorni. L ig u « tic o . Λ » ·« X X I I
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALI·:
>50
L IG U S T IC O
Rainaldo, com presi in quarantadue p o d e ro s i v o l u m i , c h e v e n ­
nero iuori
dal
17 3 S
al
e la f a m o s i s s i m a Enciclopédie,
17 5 7
ristampata tra il 1 7 5 8 e il 1 7 7 1 , in lin g u a f r a n c e s e , c o l m e ­
desimo corredo di tavole in cise, im it a n d o in t u t t o , a n c h e n e lla
forma materiale, il testo p a r ig in o . D i q ueste c o m p a g n i e t i p o ­
grafiche lucchesi, ove alcune d elle f a m ig lie p r i n c i p a l i t e n e v a n o
investito il proprio danaro, e ch e in p erso n a v i g i l a v a n o
e d i­
rigevano, le tre di m aggior p o ls o fu r o n o q u e lle c h e d a l n o m e
modesto degli stampatori, so tto il quale
si
n a s c o n d e v a n o , si
dissero del Venturini, del G iu n t in i e del M a r e s c a n d o l i .
Appunto alla Ditta tipografica M a r e s c a n d o l i , d e lla q u a l e e r a
uno degli azionisti il Sardini, fece c ap o P A l b e r t i p e r la s t a m p a
del suo Dizionario universale. H a da q u e s to r a d i c e la r e l a z i o n e
passata tra loro. G ia c o m o , nel p arlare d e ’ v e g l i a t o r i d e lla s u a
casa, cosi scrive di lui : « P iù
m odernam en te
era
» nuto il sig. abate A lberti, ch e qua s t a m p a v a il
sopravve-
Di^io-
suo
» nario italiano; e passando c o n noi c o n t in u o c o m m e r c i o
di
» ufficiosità, e col debito qui da e s s o c o n t r a t to c o l s u o s t a m » patore e nella strettezza di a s s e g n a m e n ti, g i a c c h é n o n
per-
» cepiva quasi altro se non q u e llo c h e p e r v e n i v a l i d a lla v e n d i t a
» di buon num ero di copie d ’ a ltre su e e d iz io n i, e r a m i in te r » posto col marchese G ir o la m o L u c c h e s in i ( 1 ) p e r fa r e r i v i v e r e
» un suo credito molto pericolan te
nella
P o lo n ia
P ru ssian a.
» A veva io preso inoltre gran parte in uno s t r a t t a g e m m a di
» far consegnare, com e
per
casu alità,
dal n o s t r o
In viato a
\ icnna, Ferrante Sbarra, p o c h e rig h e di c o m p l i m e n t o , s c r i t t e
» da!.'Alberti, alla Principessa L u b o r m i s c k a , la q u a l e di P o l o n i a
» erasi stabilita in quella D o m i n a n t e ; s i g n o r a r i c c h i s s i m a e
» molto a lui affezionata fin da q uan do su o o s p i t e
era
con-
» dotto a permanere lungamente a V illa fra n c a , l u o g o di d e liz ie
■) G irolam o,
lY u »ia.
il
noto
confidente
e
d ip lo m atico
di
F e d e ric o
II re di
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
'3'
del re Stanislao I I ; sperava egli che da certi misteriosi
termini potesse la benevola Principessa apprendere le sue
angustie, nel qual caso non dubitava di venire generosa­
mente sovvenuto. L ’abate Alberti conosceva per esperienza
meglio d’ ogni altro le rovine che portavano alle nazioni
civilizzate le vigenti dottrine filosofiche. Ma fin dalla sua
prima gioventù imbevuto delle medesime, mostrava
molta
inclinazione verso certi principii, dei quali erangli poi odio­
sissim e alcune immediate e legittime conseguenze.
Com e
accade pur troppo a molti, non erasi mai formato un si­
stema suo proprio. Bastandoli d’esser buon amico e di pro­
fessare alcune virtù sociali, si prefiggeva di contradire a
tutti
i sistemi , sebbene lo facesse con una cert’ aria di
am ich evole disinvoltura e molto cautamente. V i sono certi
luoghi
comuni, rispetto ai quali, se ciò che proviene da
bigottismo, o dalle passioni umane, volesse ascriversi ad un
atto di
religione, ci sarebbe giusto motivo da reclamare.
A v e v a io sentito proferir dall’ Alberti sopra di ciò alcune
proposizioni che poteansi sostenere con una destinazione,
ma perchè appunto questi stessi luoghi comuni sono un in­
dizio significante, erami alquanto alienato da lui. Una sera
venne egli dalla mia moglie, e volendo promuovere il buon
um ore della compagnia, si avanzò a qualche tratto di quelli
che
falsamente nel mondo si chiamano di spirito, e che
alla
medesima dispiacque, dimodoché teceli capire che la
di lui maniera di pensare poco si confaceva colla sua, e
che, andando in questo modo le cose, faceali maggior fi­
nezza a non ritornare più da lei. Parve che Γ Alberti ne
rim anesse al vivo mortificato, ed a norma dell’ intimazione
più non provossi a ritornare. Disgraziatamente per lui, non
aveva egli
incontrato questa decisa e risoluta franchezza
nell’altre case che frequentava, ed io medesimo ebbi a co­
noscere quanto doveva in questo caso imparare dalla mia
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
1 32
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
» moglie. Fatto sta, che l ’ A l b e r t i , i n fe r m a t o s i d ’ in d i a p o c o
» d un guaio d ’ orina ( i ) , e dal s u o a m i c o a b . F e d e r i g h i , c h e
» lo aiutava
nell’ edizione del
D iz io n a r io
( 2 ) , c o n sig liato a
(i) Da qualche anno soffriva d i m a l d i v e s c ic a ; m a le c h e a l p r in c ip io d e l
1S0 1 si rese più m olesto e più d o lo ro so . C h ia m ò a llo r a
un
m e d ic o
e due
chirurghi, e riconobbero che si tra tta v a di m a l di p ie tra. P e r q u a n to rip e tu ta mente ne facesse is ta n z a , non v o lle r o
accelerargli la m orte. F atta poi la
in d u rsi
se z io n e del
a
o p e r a r lo ,
tem en d o
cad av ere, tro v a ro n o
di
n e lla
vescica « due pietre incarcerate, g ro sse c o m e un a n o c c iu o la » (so n p a r o le d e l
Federighi) a e osservarono tutte le a ltr e p arti sc e v re a ffa tto d a o g n i m a lo r e ;
» per lo che i professori furono quasi p e n titi d i non
» brame di lui ».
-
aver
c o n d is c e s o
a lle
L Alberti attese da per sè a lla sta m p a d e ’ d u e p r im i v o l u m i , c h e
uscirono fuori nel 17 9 7 . 11 te rzo , b en ch é
porti
la
d ata
del
17 9 8 ,
ven ne
alla luce dopo la m orte d e ll’ autore. « N e l 17 9 8 » (sc riv e il F e d e r ig h i) « e ra
stampato per m età il tom o terzo, q u an d o l'A lb e r ti s o s p e s e la s ta m p a p e r
» imprcvedute circostanze econom iche, p ro n to a ria s s u m e rla t o s to c h e a v e s s e
» potuto. In questo frattem po co n tin u ò ad o cc u p arsi d e l
su o
* c lo condusse al term ine in quel m o d o ap p u n to in c u i
m a n o s c r it t o ;
venne
poi
d a to
» alla luce ». A g g iu n g e inoltre : 0 c o n fe sso con in g e n u ità , c h e p a s s a to n e lle
» mie mani il restante del m a n o scritto ,
per g ra z io so d o n o
fa tto m e n e
da
» lui con pubblico istnim ento, e tro v a n d o m i io so lo a ffa tto e o c c u p a tis s im o ,
» per tacere di ciò che dovetti s a g rific a re , atte se le c r itic h e c ir c o s t a n z e po* litiche di quel tem po, fui più p re m u ro so di p resto r ia s s u m e r e la s ta m p a ,
» di già ritardata di troppo, di q u e llo ch e di rie s a m in a r e
con
a c c u ra te z z a
* il manoscntto ; e quindi tal q uale m i a ffre ttai di c o n s e g n a r lo a i to r c h i » .
11
Federighi, nato a Lucca nel
17 6 6 ,
era
sa g re sta n o d e lla C o lle g ia t a d i
S. Pietro M aggiore e teneva le v e c i di B ib lio te ca rio p u b b lic o o g n i v o lt a
che il titolare, C a rlo A m b ro gio \ e cch i, si a sse n ta v a
d a lla
c itt à .
A p p u n to
nella Biblioteca conobbe 1 A lb erti, ch e v i a n d a v a o g n i g io r n o , e s trin s e am icu ia con lui, e per cinque anni g li fu « a iu ta to re in d e fe s so a d o r d in a r e e
* trascrivere » il Dizionario. Il m a n o scritto , la sc ia to g li, e r a b e n sì c o n d o tto
a termine, ma « in abbozzo e d iso rd in atam e n te » ; e n e l d a r lo a lle s ta m p e
ebbe a faticare non poco. · Mi n a rra v a il F e d e rig h i » ( s o n p a ro le d e l s u o
biografo Gio. Fran cesco R am b elli) « a v e r co rse ta lv o lta le in te r e s e t tim a n e
» scrivendo continuam ente le 14 e 1 6 o re del d i, a p p e n a r ifo c illa n d o s i co n
■ qualche cioccolatte, con parchissim i p asti a lla sera e co n b r e v is s im i s o n n i,
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
I 33
» mettere in sesto le partite dell’ anima, e pensandovi sopra
» e piangendo, disse di farlo. Questo gran passo si andava
» procrastinando, tanto più che egli solitario erasi
ritirato a
» m iglior aria in una villa suburbana, cedutali dalla casa Micheli.
» M a nell’ urgenza del male, con le nuove e sempre più forti
» riflessioni dell’ amico, il quale talora portavasi a ritrovarlo,
» pose finalmente la sua coscienza nelle mani d un dotto
» religioso, e passò gli estremi suoi giorni in una fin allora
» sconosciuta consolazione, quantunque fra i dolori del suo
» male, con le nuove e sempre più forti riflessioni, alternando
» fervide preghiere ad alta voce, finché, munito dei santi sa» gram enti
della Chiesa, volò a miglior vita. Rapporto al-
» l’ Alberti
mi sarò forse esteso di soverchio; m a egli sarà
» un uo m o sempre memorabile per le sue utili produzioni;
» e può forse la divina misericordia, pel non preveduto mezzo
» della m ia moglie, avergli somministrato un primo impulso
» alle di lui finali ed utilissime e salutari determinazioni ».
L ’ Alberti
ebbe così pronta e felice la m em oria, da non
trovarsene Γ uguale. « Con frequenza è accaduto a me » (scrive
il F ed e righ i) « di aver sott’ occhio un esempio di pochissime
» righe mancante di citazione, e solo che a lui lo leggessi
» due o tre volte, bastava perchè tosto egli fra i molti autori
» di lingua, mi indicasse l’ autore dell’ esempio, e il libro, il
» capitolo, la novella, la stanza e tante volte perfino la pagina,
» senza sbagliare giammai ». Fu di mezzana statura, e d’ una
carnagione bianchissima, che tirava al pallido, ebbe alta la
fron te; cerulei e vivi gli occhi, non grandi; e folte e spor-
» presi sulla sedia medesima. Per tal modo potè trarre dal confuso am ·
» m asso delle schede deH’ Alberti i rim anenti volumi e giungere a riv a di
»> si g ra v e intrapresa ». Cfr. Ram belli G. F . Memorie risguardanti Γ ab.
Francesco Fed erigh i; nella Pragmaìogia cattolica, di Lu cca; tom . X X I X ,
pp. 1 0 6 - 12 2 .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
*34
G IORN ALE
L IG U S T IC O
genti le sopracciglia, che gli davano una guardatura severa ;
quasi rotondo il mento; e il naso un po’ cadente verso la
bocca, piccola e tagliata all’ingiù.
G io v a n n i
S fo rza.
Ad un prossimo fascicolo, oltre gli articoli già promessi :
uno scritto storico-bibliografico di G. S f o r z a , sovra Agostino
Falconi da Marola.
LA R O S A D E I V E N T I
NE L XIV S E C O L O
Nella filza 35.* dei notari ignoti di questo Arch. di Stato,
a tergo d un atto che porta la data del 133...., trovai alcuni
versi latini contenenti la descrizione della rosa dei venti, se­
guiti da un piccolo diagramma esplicativo.
lale rosa concorda in massima con quella citata dal D’Avezac
come usualis a proposito della descrizione dei venti d’Alberto
Magno, ne suoi Aperçus historiques sur la rose de vents , pub­
blicati nel Bollettino della Società Geografica del 1874, lavoro
che non conosceva e che ru’ additò e mi procurò 1’ illustre
Comm. Desimoni. Soltanto una differenza si riscontra, che
nella rosa da noi riportata il boreas corrisponde al greco-tra­
montana e 1aquilo al nord, mentre in quella citata dal D’Avezac
come usualis i posti sono invertiti. Osservo però che il di­
zionario Forcellini — de Vit traduce boreas per greco-tram ontana ,
ma viceversa lo fa sinonimo di aquilo. Nell’ adriatico il greco­
tramontana tuttavia conserva il nome di bora.
Sembrandomi che i versi mnemonici e sopratutto i due finali
nonchu il diagramma dell’ ignoto notaro abbiano una certa
importanza per ben precisare il vero nome e 1’ andamento suc­
cessivo dei venti collaterali , pubblico qua sotto i primi.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
' 35
P er m aggior
chiarezza avrei desiderato pubblicar pure la
figura dell’ ignoto notaro ma 1’ indole del giornale non com ­
portando incisioni supplisco invece con un quadro ove a fronte
di ciascheduno dei nomi dei venti della rosa dodecagona notai
il nom e italiano e moderno del vento corrispondente approssi­
mativamente nella rosa a 16 punte. Dico approssimativamente
perchè nella rosa di 1 2 venti tracciata nella figura del notaro
genovese i venti non sono
intervallati equidistantemente ma
ripartiti in quattro gruppi o fasci di tre venti ciascheduno, un
principale e due collaterali.
I
collaterali
del
levante e
del
ponente fissati nella direzione dei levanti e ponenti solstiziali
variamente distanti secondo le latitudini dal levante e ponente
equinoziali ; la direzione dei collaterali settentrionali ed australi
stabilita relativamente al nord ed al sud per analogia a quella
dei venti collaterali orientali e occidentali. Percio ne risulta
una ineguaglianza fra le aree assegnate ai diversi venti ed una
certa indecisione nella corrispondenza dei nomi latini ai nomi
italiani e stranieri ora in uso per designare i venti ed avviene
che secondo i casi si possa trovar indicato per es.
1
Affricus
come mezzogiorno-libeccio 0 come libeccio o garbino, il Circius,
il mistral dei provenzali, come ponente-maestro o come maestro.
E quel che si riscontra cercando i nomi latini dei venti nei
dizionari.
C o ll’ aiuto dell’ elenco che faccio seguire ai versi dell’ ignoto
notaro chiunque potrà da se stesso sopra una rosa
moderna
dei venti a 16 punte trovar subito i corrispondenti nomi la­
tini in uso nella nostra marineria nel secolo X I V e scrivendoveli accanto avrà ricostituito il diagramma che nell’ originale
fa seguito alle seguenti linee :
Infrascripti versus continent quot et qui sunt venti quorum xij
quatuor scilicet principales et octo collateralles.
Quatuor e quadro consurgunt undique venti
Hos circum gemini dextra levaque premuntur
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
136
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
Et sic bissextii tenent hoc o rd in e m u n d u m .
Sunt subsolanus vu ltu rn u s et eu ru s eo o
C ircius occasum zefìru squ e et fa v o n iu s a ffla n t
Sed ven iun t aquilo b o re a s e t ch o ru s ab a lt o
D enique de m edio nothu s e x it et affricu s a u s t e r .
O rd o ven toru m in cip ie n s a se p te n trio n e e t v a d e n s
V ersus austrum et occid en s d e n iq u e v e n it a d se .
Sep.
bo reas, v u lt u r
, su bso l. eu . n o th us
A f f r ic u s e t z e p h ir u s f a v o n i u s
e t
c ir c iu s q u e
a u ster
ch o ru so u e.
Sep. e septen trio siv e a q u ilo
Corrispondenza dei nomi latini ai n o m i d e i v e n ti nella m a r in e r ia it a lia n a :
Chorus 'i
Tram ontana-m aestro
Aquilo
(septentrio)
Boreas ^
NNO
Tram ontana
N
G r e c o - t r a m .B o r a n e ll'A d r i a t 0 N N E
..............
Greco
Vulturnus
j
Subsolanus
(orien s)
Eurus
NE
G reco-levante
EN E
L eva n te
)
E
L eva n te-scirocco
..............
ESE
Scirocco
•v‘ otus
i
M exjogio rn o -sciro cco
Auster
(m eridies)
Affricus
SE
M ezzogiorno
*
S
M ezzog io rn o-libeccio
..............
Libeccio o G a rb in o
Zephirus
j
(occidens;
Ponente
Circius
Ponente-m aestro
..............
M aestro
Genova,
SSO
SO
Ponente-libeccio
Favonius
SSE
O SO
Ο
ΟΝΟ
NO
Aprile 1897.
U.
APPUNTI
i n t o r n o
Ho raccolto,
colla
a
A.
E DO CUM ENTI
L u i g i
cooperazione
C o r v e t t o
del
m io
an tico
am ico
avvocato Luigi Centurini, alcune n otizie e gli atti d e llo s t a t o
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GIORNALE LIGUSTICO
civile
137
del nostro concittadino conte Luigi
C o r v e t t o , e mi
piace renderli di pubblica ragione, essendo sempre interessante
conoscere le particolarità tutte che si riferiscono alla vita degli
uomini illustri.
C o m e è n o t o , Luigi Corvetto nacque in Genova addì 1 1
luglio 1 7 5 6 . I registri parrocchiali della chiesa di S. Andrea,
ora sop p ressa, che conservansi nell’ archivio di quella di Santa
Maria dei S e r v i , così ne fanno menzione:
17 5 6 die 16 Iulii.
« R . A n d reas Palarella curatus, baptizavit infantem natum die undecima
» huius, ex D. Dominico Crovetto A n ton ii, et M agdalena T o rp ia Antonii
» con iu gib u s,
cui
nomen
imposuit
A loysius
Em m anuel.
Patrini
fuere
» D. Em m anu el Bozano qm. T h o m ae, ex nostra, et D. M agdalena uxor
» M artini D e M artinis ex paroecia S. S iri ».
L a famiglia di lui era originaria di Nervi o terre circonvi­
cine , dove ancora trovansi moltissimi di cognome Crovetto
o C o r v e t t o , im perocché, secondo l’ uso dialettale che pro­
nuncia « crovo » invece di « corvo », dicevasi
primamente
Crovetto, com e leggesi nella fede di battesimo.
Suo padre
Domenico Crovetto di Antonio, sotto la data
del 27 luglio 17 5 2 nella dizione della parrocchia della Maddalena, si sposava con Maria Maddalena Torpia di Antonio.
Detto Dom enico abitava assieme a suoi genitori, Antonio
Crovetto
del
quondam
Gio.
Battista,
e Teresa
Pitto
del
quondam Stefano, in una casuccia alla sinistra in ascendere
nel vico della Celsa, presso la salita di Ripalta.
Infatti questa famiglia trovasi così registrata nel libro dello
stato delle anime di suddetta parrocchia di S. Andrea per
l’ anno 1 7 5 6 , compilato, secondo l’ uso, nel tempo quaresimale:
(In vico della Celsa).
« A ppartam ento libero a piano di strada.
» A n ton io Crovetto qm. Gio. Batta.
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'38
G IO RN A L E
L IG U S T IC O
» Teresa P itta qm . Stefan o, m o g lie 56. (an n i)
» Domenico C rovetto di detti.
» Maddalena d ’ A n ton io T o r p ia , m o g lie .
» Carlo A ntonio loro figlio, 1 a n n o » .
In questa registrazione non
Emmanuele,
perchè
nato
a p p are
q u attro
della stessa; vi è però notato
un
a n c o r a il n o s t r o L u i g i
m e si
su o
dopo
la
fratello
re d a zio n e
m a g g io re ,
a
nome Carlo A n to n io , allora di un anno.
Ma nel libro del 1 7 5 7 si t r o v a n u o v a m e n te r e g i s t r a t a tu tta
la famiglia nello stesso vico della C e l s a , ed a l l o r a v i c o m p a ­
risce il piccolo E m m a n u e le , s e g n a to sen za il p r i m o n o m e di
Luigi, e come di mesi sette.
Nel libro poi dell’ anno se g u e n te tale f a m i g l i a n o n s i t r o v a
più registrata in quel v i c o , s e g n o
e v id e n te
che
aveva
cam ­
biato di abitazione.
Ma da quanto sopra si è detto c h ia r a m e n t e s i c o n o s c e c h e
il Luigi Emanuele è nato in una casa del v i c o
d e l la C e l s a , e
precisamente in un appartam ento a p ian o di s t r a d a , c o n p o r t a
libera. Detto appartamento p o i , a v u to rig u a r d o a lle m o l t e c a s e
a sinistra che lo precedono
nella
in dicazion e d ei c i t a t i l i b r i ,
doveva essere quasi in fondo e p o co lon tan o d a l p u n t o i n c u i
ha fine il vico Celsa e si c o n g iu n g e alla salita d i R o m p i c o l l o .
Del padre di lu i, che alcuni d ic o n o arc h ite tto c i v i l e , n e s s u n a
notizia ho tro v ato , e non so
quale
v a lo r e
si
debba
dare
a
tale affermazione.
Il Luigi Emm anuele fece il c o r s o c l a s s i c o , il s o l o
usato a
quei tempi, e quindi studiò le g g i nella patria u n i v e r s i t à , o v e
tu laureato addi 29 agosto 1 7 8 1 .
Nelle filze del Collegio dei D o t t o r i , ch e
chivio di S ta to , e w i tutto lo in c a rto
serban si
n ell’A r -
re la t iv o a l la l a u r e a
da
lui conseguita.
Messosi a far l’ a v v o c a to ,
non
nome nel fo ro , e poiché non gli
tard ò
ad
m ancava
a c q u ista re
un
p o ’ di
buon
a m b i­
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GIORNALE LIGUSTICO
zione,
1 39
e desiderava distinguersi, nel 1788 fece domanda al
governo
onde gli fosse concesso il privilegio onorifico ed il
titolo di magnifico.
Il privilegio onorifico era una specie di nobiltà personale
che
concedeva
allora la repubblica, e che in certo modo
equiparava ai nobili coloro che ne erano favoriti, permettendo
loro di usare del titolo di magnifico, e di star seduti e col
capo coperto dinanzi ai magistrati.
La
Sign oria a di 28 aprile 17 8 8 prese in esame la sua
domanda, ma nulla allora decise, perchè prima di concedere
questa onorificenza, usavansi prendere le più minute informa­
zioni dal Magistrato degli Inquisitori di Stato.
L a relazione di costoro per quanto riguarda il Corvetto fu
favorevolissim a. Si legge nella stessa come egli era di onesti
natali, provveduto di sufficienti
beni di fortuna, dotato di
talento, laureato l’ anno 1 7 8 1 , che esercitò lodevolmente la
curia del vicariato di Polcevera l’ anno s c o rs o , e ne riportò
patente di primo grado, per cui i Collegii addì 17 marzo 1789
gli deliberavano il domandato privilegio.
N el frattempo egli si era ammogliato con Marianna Schiaf­
fino di A n to n io , ed i libri parrocchiali di S. Sabina cosi ne
segnano il matrimonio:
1788 die 2. Octobris.
« D . A lo y siu s Corvetto D. Dominici Ianuen. ex paroecia S. Andreae, et
» D. A n n a Schiaffino filia qm. D. Antonii huius paroeciae S. Sabinae,
» om issis solitis proclaniationibus de licentia R.m i D. Ioannis Lucae Solarii
» V icarii gen eralis sub die 4 septembris p. p.ti, quam penes me servo,
» m atrim onium inter se contraxerunt per verba de presenti, cum bencdictione
« nuptiali juxta ritum S. R . E. coram R . D. C arlo Torpia specialiter delegato,
» presentibus testibus D Antonio Boggiano qm. D. Laurentii, et D. Francisco
» V en antio Bianchi qm. D. Ioannis Baptistae ».
E da questo si conosce come allora avesse ancora vivente
il padre e come abitasse tuttora sulla parrocchia di S. Andrea,
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140
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
dove era nato. Il R . Carlo T o r p i a p o i , ch e
d e leg ato
a s s is t e
al matrimonio era certo qualche fratello o a l t r o p a r e n t e d ella
madre di lui Maddalena T o r p i a .
Luigi C orvetto continuò n e ll’ es e rc iz io della s u a p r o f e s s i o n e
di avvocato, m a la rivoluzione del 1 7 9 7 lo f e c e d i v e n t a r e un
uomo politico. A llora prese
parte
ai
d iversi
g o v e r n i c h e si
succedettero, distinguendosi p a r t ic o la r m e n te p e r l a t e m p e r a n z a
delle opinioni e dim ostrandosi in tutto e c o n tu tti c o n c i l i a n ­
tissimo.
Aggregata la Ligu ria
all’ I m p e r o
fran cese
Napoleone al C onsiglio di S ta to e p o ic h é
fu
ch ia m a to
da
e r a , a c a g i o n e del
suo ingegno e de’ suoi m odi, g r a n d e m e n te s t i m a t o , fu d a lu i
colmato di favori e di onorificenze.
In prima lo c reò cavaliere d e ll’ I m p e r o , c o n
del 28 maggio
18 0 8 ,
le t t e r e p aten ti
e con le m e d e s im e g l i c o n c e s s e u n o
stemma che e r a : scaccato d ’ o r o e di a z z u r r o ,
rosso carica della
stella dei
a lla
c a v a lie ri della l é g i o n
f a s c ia
di
d’ on ore,
della quale era stato decorato dalle m an i s t e s s e d i N a p o l e o n e ,
nel
18 0 5 , quando questi v e n n e a G e n o v a p o c o d o p o la d e ­
dizione di questa alla Francia.
Poscia ebbe il titolo di c o n t e , e la
p r im a
v o lta
che
ap­
pare indicato collo stesso, è nel M oniteu r del 2 7 d i c e m b r e 1 8 0 9 ,
e la nostra
G a ie t t a
cenno. Le patenti
d i G en ova del 3 g e n n a io
imperiali
della
la data del 14 febbraio 1 8 1 0 ,
c o n c e s s io n e
p e r c h è sp e s s o
18 10
però,
dal
ne fece
hanno
d ecreto
di
nomina, alla spedizione delle patenti p a s s a v a n o d i v e r s i m e s i .
E con queste gli fu ap provato lo s te m m a , a l q u a n t o m u t a t o
dal primo, e così
com posto:
s c a c c a to d ’ o r o e di r o s s o ,
al
quartier franco dei conti co n siglieri di s t a t o , c h e e r a s c a c c a t o
d’ oro e d’azzurro, bordato di a r m e ll i n o ; ed in fin e c o n le tt e r e
patenti del 30 giugno 1 8 1 1
venne
n o m in a t o
com m en d atore
della légion d’onore.
Caduto il regim e napoleonico e ritorn ati i B o r b o n i , C o r v e t t o
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GIORNALE LIGUSTICO
rimase in
I4I
Francia e naturalizzato francese, fu il ristoratore
delle Finanze di quel regno.
Degli onori avuti sotto la ristorazione mi taccio. Solo dirò
come per le benemerenze che si era acquistato verso gli im ­
piegati
dell’ ufficio della moneta, costoro gli offrirono una
medaglia d’oro, espressamente coniata.
Essa è del diametro di millimetri 37 e del peso di gram m i 42.
N el diritto offre in rilievo uno scudo colla corona co m itale,
ed avente nel campo, che è d’ azzurro, come indicano le linee
orizzontali da cui è segnato, le lettere iniziali del nome del
Crovetto intrecciate, ed all’ intorno dello scud o, pendenti
le
insegne della légion d’onore.
N el rovescio vi si legge la seguente iscrizione :
A
s.
EXC.
M.GR , L E
. C O M T E
CO RVETTO
M IN IS T R E . D ES . F IN A N C E S
L E S . F O N C T I O N N A IR E S
D E S . M O N N A IE S
M AI . 1 8 1 7
e nel contorno dello spessore:
D O M IN E . S A L V U M . F A C . R E G E M .
D opo la morte del Corvetto la moglie di lui Anna Schiaf­
fino fece dono della suddetta medaglia, e di altra consimile
in argento, del peso di grammi 25, a suo nipote il generale
M ario Schiaffino; e queste, lui morto nel 1893, passavano in
possesso del figlio di una sua sorella, il generale G io . Battista
R ossi, il quale interprete del desiderio dello zio, nel novembre
dell’anno medesimo, le offriva al Municipio di G e n o v a , che
religiosam ente le conserva, ed ora trovansi nel civico museo.
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142
G IO R N A L E
Corvetto si
occupò
degli
L IG U S T IC O
affari
regno di Francia fino a ’ p r im i
p u b b lici
di
e
f in a n z i a r i ! del
d ic e m b r e d e l
18 18 ;
ma
affaticato dall’ im m enso lav o ro ed affranto da u n a m a l a t t i a
cuore, che da qualche te m p o
più esser utile alla sua n u o v a
lo
torm en tava, non
p a t r ia , d o m a n d ò
di
potendo
ed otten n e
dal re Luigi X V I I I di essere c o llo c a t o a r i p o s o .
Egli ritirossi in prim a in un a l lo g g i o m e s s o g l i a s u a d i s p o ­
sizione dal re, e quindi trasferissi nel m e z z o g i o r n o d e lla F r a n c i a ,
coll idea di sta b ilirvisi; ma la sua salute a n d a v a s e m p r e
p iù
deperendo.
Sperò allora che
1’ aria
della terra natia p o t e s s e
e s s e r g l i di
sollievo, e si decise a rim patriare. «Nel g iu g n o p e r t a n t o d e l 1 8 2 0
ritornò a Genova, e prese stanza p re s s o sua f i g l i a M a d d a l e n a ,
moglie del barone Giuseppe S c h i a f f i n o ,
co n so le
g e n e r a l e di
Francia in G en ova.
Giuseppe Schiaffino abitava ed a v e v a gli u ffiz ii d e l
lato in Via N u o v a , ora V ia G a r i b a l d i , nel
p ian o
C onso­
n o b ile
del
palazzo Doria. In questo pertanto p a ssò gli u l t i m i m e s i d e lla
sua vita, meno qualche po’ di t e m p o ch e stette a N e r v i , o v e
venne trasportato nell’ autunno del 1 8 2 0 , s e m p r e c o l l a s p e r a n z a
che il soggiorno in quel tepido
c lim a
potesse
recar
qu alch e
refrigerio a suoi mali, ed in q u esto palazzo m o r i .
Fece testamento nel 1 8 2 0 , p o c h i m e s i d op o il s u o r i t o r n o
dalla Francia.
Egli
d’ Appello, com e
voleva p resen ta rlo
al
S e n a to , ora C o rte
perm ettevano le d isp o sizio n i
leg islativ e
allora, ma non potendo a causa della sua m a la t tia
di
recarsi a
Palazzo, faceva istanza per m e z z o del su o p r o c u r a t o r e , o n d e
fosse da quel magistrato deputato alcu n o a r i c e v e r l o .
Il Senato addi 18 luglio del 1 8 2 0
senatore Cotardo S o l a r i , am ico
com m ise
l’ in ca rico
in t im o del C o r v e t t o .
al
E g l i il
di appresso si recò da lui, o, c o m e dice il v e r b a l e di p r e s e n ­
tazione, recossi nell’ abitazione del ba ro n e G i u s e p p e S c h i a f f i n o ,
console generale di Francia in V i a N u o v a , ed iv i
d a lle m a n i
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GIORNALE LIGUSTICO
143
stesse del Corvetto riceveva il testamento in un plico chiuso
e sigillato con parecchi
sigilli, collo stemma della
famiglia
Schiaffino.
L ’ atto di apertura di esso porta la data del 28 aprile 18 29 ,
e così nove anni dopo la morte di lui : e noi non possiamo
spiegar tanto ritardo se non colla sapposizione che la moglie
e le figlie di lui ben conoscendo che di nessuna sostanza egli
aveva disposto (non avendone alcuna e non vivendo che della
pensione
di riposo concessagli dal re Luigi X V I I I ) , abbiano
voluto risparmiare le spese ed i fastidii dell’ apertura.
L a m orte di Luigi Corvetto così è segnata nei registri dei
decessi della parrocchia della, Maddalena sotto la giurisdizione
della quale cadono le abitazioni di V ia N uova:
Die 23 Maij anni 18 2 1.
« D iuturna, ac molestissima aegritudine patientissime tollerata, tranquillam
» in com m unione fidelium mortem opetiit, extremis omnibus Ecclesiae sa» cram entis pie susceptis, eximius jam primum juris doctor, subinde vero
» suprem us in G allia publici aerarii administrator, nec non totius Francorum
» ditionis apud Christianissim um Regem minister, aulici privative consilii
» m em brum , decorum magni cordigeri insigne promeritus eius legionis cui
» nom en honoris adscribitur, Ferree demum coronae eques excellentissimus
» D . C om es A loysiu s Em m anuel Corvetto qm. D. A nton ii, annos natus
» 65 c irc ite r, et honorifice sepultus est in ecclesia S. S y ri, loci N e rv ii,
» G enu ensis ditionis ».
Delia morte di lui è fatto cenno nella G a ie t t a di Genova
del 26 m ag gio di detto anno, la quale poi ne riporta la ne­
crologia a ’ 3 1 maggio seguente.
Il corpo trasportato a Nervi fu sepolto in quella chiesa par­
rocchiale, ed i registri di essa ne fanno memoria con queste
parole :
26 Maij 1 8 2 1.
« C orvetto D . D. Alojsius minister S. M. Christianissimae
sexagesim o
» tertio aetatis suae anno circiter, omnibus infirmorum sacramentis robo» ratus atque refectus die 23 dicti Genuae in paroecia S. M ariae M agda-
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G IO R N A L E
Γ4 4
L IG U S T IC O
» le n a e , in sinu S. M atris E cc lesiae q u ie v it, cuius c o rp u s in h a c N e r v ie n s i
» ecclesia, ubi solatii causa per a liq u o t
m e n se s
c o m m o r a v it,
» sepultum, et in deposito novo p ro p e ia n u a m m a io r e m
,
Da un libro poi della fa b b ricie ria di detta
h o d ie
fu it
c o llo c a t u m » .
c h i e s a di N e r v i
risulta che tale sepoltura o d ep o sito fu v e n d u t o p e r l i r e c e n t o ­
cinquanta abusive di G en o v a e p a g a to a ’ 6 di a g o s t o d e l 1 8 2 1 .
Corvetto nel suo testamento a v e v a e s p r e s s o il d e s i d e r i o di
essere seppellito nella chiesa sotto la cui g i u r i s d i z i o n e s a r e b b e
morto. Ma forse in seguito m u tò p arere , ed i n d i c ò a lla f a m i g l i a
la chiesa di N e r v i , com e lu o g o di sua s e p o lt u r a .
Questa trovasi in fondo alla c h ie sa
non
m o lto lu n g e ed a
sinistra della porta m aggiore, e v i si le g g e la s e g u e n t e i s c r i z i o n e :
A.
Ω.
L U IG I C O R V E T T O
G IU R E C O N S U L T O
PER
IN T E G R IT À
E
E
S T A T IS T A
PER
D O T T R IN A
C H IA R IS S IM O
NATO
IN
GENO VA
NEI
IL
DÌ
II
R IV O L G IM E N T I
R E G G E N T E
LA
DI
L U G L IO
CO SA
17 5 6
17 9 7
D EL
P U B B L IC A
B E N M E R IT Ò D E L L A P A T R I A
A SSU N TO
G IO V Ò
N EI
C O N S IG L I
D EL
SU O
SEN N O
DAL
RE
PREPO STO
L U IG I
AL
DA LEN TO
CERCANDO
IL
C R E D IT O
OTTAVO
F IN A N Z E
E R A R IO
DI
Q U EL
CO N SU N TO
AURE
C O N FO RTATO
SU O I N O N
N A T IV E
MA
UN
ESEM PI
E
DA
C R IS T IA N E
L A S C IA N D O
QUI
TESO RO
UN
PRESSO
R IP O S A N O
CHE
Q U ELLE
GLI
FU
DI
LE
DI
AVERI
AFFETTI
D ’ IN C O R R O T T A
D ELL’ UOMO
R IS T O R O
1821
SPERA N ZE
E R E D IT À
DI
REAM E
R IM P A T R IÒ
M A PO C O S T A N T E M O R IV A N E L
A
I
L E G IS L A T IV A
D ELLE
l ’ e sa u sto
M ORBO
NELLE
N APO LEO N E
D E C IM O
M IN IS T E R O
R IC O S T IT U IV A
RESTA U RAV A
DA
L ’ O PERA
V IR T Ù
CENERI
IL L U S T R E
ANNA
D EGN A
S C H IA F F IN O
C O N SO RTE
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GIORNALE LIGUSTICO
I45
L ’ autore di questa iscrizione non ho potuto conoscere ; ma
10 crederei che sia stato l’ avvocato Antonio Crocco, che era
in grande relazione colla famiglia. Certo essa fu collocata dopo
11 1 8 3 4 ,
anno in cui mori la moglie del Corvetto, come
d’altronde risulta dalle ultime quattro righe.
Il suddetto
avvocato Antonio Crocco scrisse l’ elogio del
C orvetto per la Raccolta degli elogi dei Liguri illustri pubbli­
cata in prim a dal Gervasoni nel 18 2 3 e continuata nel 18 3 0
dal Ponthenier, e nella seconda edizione di quest opera fatta
dal prete Lu ig i Grillo nel 1 8 4 6 , aggiunse una iscrizione in
latino scritta dal Gagliuffi, e destinata per la tomba che doveva
erigersi al Corvetto nella chiesa di Nervi.
Infatti in diverse epoche si trattò dai generi di innalzarvi
un m odesto
monumento al Co rvetto; ma la cosa non ebbe
effetto: per cui l’ iscrizione del GagliufE non fu mai scolpita.
Su questa iscrizione poi devo osservare che l’ indicazione della
nascita, segnata I V idus quintiles, che corrisponderebbe ai 1 2
di luglio, è sbagliata, dovendo esservi V idus quintiles, che è
P ii
di luglio, la vera data; ma forse è un errore di stampa.
Quella della morte X Kalendas lu n ia s , 22 m aggio, è giusta.
L u ig i Corvetto, come vedemmo dagli stati delle anime della
parrocchia di S. An drea, per gli anni 17 5 6 e 1 7 5 7 , aveva
un fratello maggiore a nome Carlo Antonio, ma nulla più se
ne conosce.
D i diverse sorelle, una andò sposa col dottore in medicina
Pietro Serravalle, amicissimo di lui, e come tale indicato nel
suo testamento.
L a m oglie Anna Schiaffino di Antonio, mori il 4 di aprile
18 3 4 sulla parrocchia di N. S. delle Vigne, ed il 6 seguente
fu sepolta assieme al marito, qualmente segnano i registri par­
rocchiali di Nervi.
Dal suo m atrimonio, Corvetto ebbe due figlie, Maddalena,
G iorn. Ligustico. Anno
X X II.
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10
1 46
G IO R N A L E
moglie del barone Giuseppe
L IG U S T IC O
S c h ia ffin o
di N i c o l ò ,
e
presso
di lei, come sopra dissi, m o r ì . E s s a n on l a s c i ò c h e u n a fig lia ,
sposata con Stefano G i u s t in i a n i, la d is c e n d e n z a d e l la q u a l e è
tuttor viva.
L ’ altra, a nom e
Anna C a t t e r i n a , s p o s ò il c o n t e
Tom aso
Littardi di Porto Maurizio, ed a n c h ’ e ssa l a s c i ò u n a f i g l i a s o l a ,
maritata col marchese N icola S a u li, dal q u ale e b b e u n f i g l i o ,
premorto giovinetto ai gen itori, e sen za d i s c e n d e n z a .
Corvetto non
ebbe m a s c h i ,
c o s ic c h é
il s u o
cognom e
si
estinse con lui.
M. S
A LBERO D ELLA
t a g l ie n o
.
F A M IG L IA C O R V E T T O
A nton io C r o v e t t o d i G io . B a ttis ta
con T e re sa P itto d e l fu S te fa n o .
!
D o m e n ic o
con M addalena T o r p ia di A n t o n io ,
il 27 lu glio 1 7 5 4 , p a rro c c h ia d e lla M a d d a le n a .
L u igi E m anu ele C r o v e t t o e poi C o r v e t t o
nato 1 1 lu glio 17 5 6 , p a rro c c h ia di S . A n d r e a ;
morto 23 m aggio 1 8 2 1 , p a rro c c h ia di N . S . d e lle V i g n e ,
con A n n a S c h ia ffin o d i A n to n io ,
il 3 ottóbre 17 8 8 , p a rro cch ia S . S a b in a .
M addalena
con Giuseppe Schiaffino di N icolò.
I
Anna
con Stefano G iustiniani,
morta 30 aprile 18 4 1
la discendenza della quale continua.
A n n a C a t t e r in a
con T o m a s o L it t a r d i
I
T eresa
con N ic o lò S n u li
m o rta s e n z a d is c e n d e n z a
a 8 g e n n a io 1 8 9 2 .
C risto fo ro G a s p a r e T o m a s o
n . 1 2 a p r ile 1 8 3 1
m . a T o lo n e a 2 7 n o v e m b r e 1 8 4 7 ,
se n za d is c e n d e n z a .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
147
GIORNALE LIGUSTICO
UN AUTOGRAFO DI NICOLÒ PAGANINI
D el celebre Nicolò Paganini scrissero parecchi autori. I bio­
grafi di lui più conosciuti sono il G io. Carlo Conestabile ed
Elisa Polko.
Nel 18 8 2 , coi tipi dei Sordomuti, in una selva
di scritti di L . T . Belgrano intitolata « Imbreviature di Gio.
Scriba » sono inseriti ventisei paragrafi dal titolo « Spigola­
ture nella corrispondenza di Nicolò Paganini ».
In
questi
sono svolte con metodo chiaro e ordinato le principali vi­
cen d e, anche intime, della vita
di quel sommo, togliendole
da una raccolta di lettere autografe dal medesimo indirizzate
all’ A v v . L u ig i Guglielmo
nello
stipo
dei
G e r m i,
documenti
raccolta che si conserva
preziosi nel Gabinetto dell’ A r ­
chivio civico. Nel § 2 1 è riportata la lettera
scritta ai Sindaci della Città di G en ova,
del
dalla
Paganini
sua villa di
G aion e (su quel di Parma) il 2 1 novembre 18 3 4 in risposta
agli officii rivoltigli perchè volesse dare un’ accademia a Genova
durante il soggiorno dei Sovrani di Sardegna Carlo Alberto
e M aria T e resa. La lettera nella sua aurea semplicità dice:
« A d e risco con vera gioia alle brame degli
111.™'
Signori
» Sindaci e sebbene io mi trovi alquanto indisposto di salute,
» partirò
immancabilmente
» lunedì sera. Intanto
domani,
1’ accademia
per essere
a
Genova
al teatro Carlo Felice pos-
» sono fissarla in quella sera che piacerà a Sua
Maestà.
Il
» p rogram m a di detta accademia lo comporremo in patria.
» Q u i sono impegnato a corte per il giorno 1 2 (Dicem bre)
» e ciò serva per norma ».
N ello stesso paragrafo è dato cenno dell’ Accademia avve­
nuta in m odo splendidissimo alla presenza dei reali la sera
del 30 novem bre di quell’ anno, e di altro concerto dato in
seguito dal Paganini a totale benefizio dei poveri della città
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148
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
il venerdì 5 dicem bre s u cc e ssiv o . E si s o g g i u n g e c h e in q u e l la
occasione il
C o rp o
decurionale
gli
d e lib e r ò
una
m ed a glia
d’ onore, la quale avea nel d ir itto lo s t e m m a c i v i c o e le p a r o l e
O
rdo . d e c u r .
G
enu
e nel c a m p o
.
del
ro vescio
la
segu en te
dedicatoria :
N ic .
P a g a n in o
F id ic in i
C v i . ΝΕΜΟ . PAR . FU IT
c iv iq u e
B ene
. m eren ti
M D C C C X X X IIII
a
Segue quindi il tenore della le tte ra dei S i n d a c i al P a g a n i n i
in data 14 m aggio 1 8 3 5 con cu i g li a c c o m p a g n a v a n o l ’ o m a g g i o
della medaglia in 1 0 esem plari
d’ o r o ,
20
d ’ argen to
e
40
di rame.
Però, giunto il Belgrano a q u esto p un to, m e n t r e s i o c c u p a
di altra epigrafe e di un busto in n alzato al s o m m o v i o l i n i s t a
dal patrizio G io . C arlo D in e g r o n ella su a v i ll a s o p r a l ’ A c q u a sola, tronca, per così dire, o g n i altra n otizia e l a s c i a a l l e t t o r e
sospettare che il P aga n in i, c o l s u o s i le n z i o , n o n
appieno soddisfatto dell’ o m a g g io r e s o g li
con
sia rim a s to
ta n ta
so len n ità
dal Corpo decurionale.
La fortunata scoperta della
Paganini ai Sindaci
lettera
di G e n o v a ,
giorni, ci pone in grado
di
di
risp osta
a v v e n u ta
colm are
la
in
scritta
questi
la c u n a
dal
u ltim i
an zid etta
e
crediamo che il pubblicarla n o n s o lo v a lg a a r e n d e r n o t o un
atto patriottico del so m m o
artista,
ma
a
far c o n o s c e re lo
squisito senso di gratitudine c o n cui il P a g a n i n i a c c o l s e
testato dell’ o m a ggio
resogli
dalla
ra p p r e s e n ta n z a
d e lla
città natale.
Ecco il tenore della lettera :
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1’
at­
sua
149
GIORNALE LIGUSTICO
« Ill.mi Signori S in d a c i,
» Annunciavasi già come distinto quel tratto della sorte
» che chiam ava un cittadino ad esprimere coll arte sua allo
» A u gu sto Monarca un senso di devozione della sua patria;
» m a distinto sopra qualunque altro io lo reputo allorquando
» i Padri della città decretarono di rendere perpetuo il testi» m onio d’ onore che si degnarono deliberarmi.
» Q uesto pegno prezioso della munificenza dell
111.
Corpo
» decurionale viene dal mio cuore accolto con vero figliale
» rispetto, nè mai potrei andarne io glorioso
senza il più
» intimo ed indivisibile sentimento di ossequiosa ed egual» mente perenne riconoscenza che supplico V V . S S . Ill.mc,
» alle quali rassegno l’ omaggio della venerazione, di rendere
» manifesta.
D elle S S . Loro Ill.m£
G e n o v a 16 m aggio 1835.
U m il.”10 D ev.” ° Servitore
N. P a g a n i n i .
L a lettera anzidetta è nella filza N. 22 dei documenti re­
lativi alla Biblioteca e Accademia di belle arti 18 16 -4 6 .
A n g e l o B o s c a s s i.
UN MASSESE RINNEGATO AD ALGERI
Nel Cinquecento sulle spiaggie del Principato di Massa e
C a rr a r a , signoria della famiglia genovese dei Cybo, come, del
resto, su tutte le spiaggie del Mediterraneo, spesso infestavano
i Barbareschi. Un bel giorno, ecco che un contadino del Mir-
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ijo
G IO RN A LE
l ig u s t ic o
teto, villaggio appunto del P r in c ip a to di
M a s s a , v ien
preso,
fatto schiavo e menato ad A l g e r i . R in n e g a la f e d e d e g l i a v i ,
si fa mussulmano, ed entra
nelle
g r a z ie
del
padrone:
dimentica però la patria lo n ta n a ; e , q uan d o g l i
non
rie sc e , pro­
tegge, aiuta, benefica i com paesani s u o i , p e r l o r o m a l o r a tra tti
anch’ essi in servitù sulle coste di B a rb é r ia . Il g r i d o di q u e s t o
figlio lontano, che si riteneva p e r s e m p r e p e r d u to , c o r r e a n c h e
a Massa, e giunge fino agli o r e c c h i del P r i n c i p e , A l b e r i c o I .°
Cybo-Malaspina, che non sdegna en trare in c a r t e g g i o c o n l u i ,
e valersene per riscattare altri sudditi s c h ia v i e f a r e
di cavalli arabi, una delle p assion i sue. A
a c q u isto
M assa, nel R . A r ­
chivio di Stato, si conserva la c o p ia delle le tt e r e c h e A l b e r i c o
scrisse ad A li Piccinin : questo fu
il
nom e che
il
rin n eg a to
massese pigliò ad A l g e r i ; m a d isg ra zia tam e n te le r i s p o s t e s u e
sono andate
perdute.
Pubblico le lettere del M a l a s p i n a
che
non mancano di curiosità e d ’ in teresse.
Massa di Lu nigiana, 8 aprile 18 9 7 .
G io v a n n i
S fo rza.
I.
Alberico C v b o Malaspina P r in c ip e d ’ i m p e r i o e t di M a s s a ,
Marchese di Carrara, etc.
A .............. ( 1 ) dal M orteto, s c h ia v o del R e d ’ A l g i e r i .
M ag." nostro carissimo. C o n d is p ia c e re n o s t r o i n t e n d e m m o
molti anni sono la perdita in m a r e d ’ alcuni n o s t r i v a s s a l l i di
Massa et Carrara, per i quali, s ’ h a v e s s i m o p o t u t o , o i n t e s o di
loro in tempo, non h avressim o m a n c a to di p o r g e r l i o g n i p o s ­
sibile aiuto, per Γ am ore che
g iu s ta m e n te p o r t i a m o a tu tti i
nostri sudditi. H o r a , havendo in teso da una c e r t a P o l i s e n a da
Carrara et da uno del M o r t e t o , liberati
p er m e z z o v o s t r o ,
( 1) Lacuna d ell’ originale.
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GIORNALE LIGUSTICO
il buon portamento che vi fa il Re d’ Algieri, padrone vostro,
havem o voluto dirvi con questa che commendiamo et laudiamo
infinitamente
l’ amorevolezza vostra usata verso l o r o , come
faremo se farete il medesimo verso gli altri subditi
n o s tri,
che per disgratia fussero capitati, o per 1 avvenir capitassero
costì, tenendone sempre grata m em oria, non solo con \ o i ,
ma con i parenti vostri di qua. Et perchè possiate sapere alla
giornata quali essi siano, saprete che, oltre a questi di qua, habbiamo nel R egn o di Napoli, in Calabria, presso la Manthia, il
Marchesato d ’ A y e llo , Mota del Lago et altri luoghi circomv i c i n i , et nel paese di Roma il contado di Firentillo : però
d’ ogni benefitio che si facesse loro, per mezzo et autorità
vostra, ci sarà sì grato che, come habbiamo detto, ne mostre­
rem o sem pre a voi et a’ vostri ogni amorevole dimostratione
et buoni effetti.
Inoltre desideriamo grandemente un cavallo di quelle parti
di B arberia, che sia non manco bello, che buono; il quale se
possete haver dalla liberalità et cortesia del vostro R e , come
con fidiam o , ci sarà oltra modo graditissimo; et quando non
si p o ssi, vedete che noi 1’ habbiamo in ogni m odo, che lo
pacherem o qua a vostro fratello, apportatore della presente; et
indrizzatelo con nave che venga a Genova, o M arsilia, che il
detto fratello vostro et suo parente, che viene con esso, n haranno cura et guardia. Et con questo fine vi preghiamo da
Dio salute.
Di M assa, nel nostro palazzo, i6 d’ 8bre 15 70 .
I l P r in c ip e d i M a s s a .
II.
A li P icinin , in Algieri.
A li carissimo,
S i è ricevuto la vostra de’ 27 del passato, per la quale s ’ è
inteso volentieri che vi sia stata consegnata la moneta d’ oro
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
152
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
che vi mandai. In quanto a q u e l P A n d r e a di I o . ,
m io v assallo
di Massa, se bene il padrone ch e lo tien e c o s ì s c h i a v o
non
1 ha voluto per anco relassare p e r li cen to s c u d i o f f e r t il i
v o i, desidero nondim eno ch e p e r s e v e r ia te in
da
fare o g n ’ opera
perchè egli sia relassato et m a n d a to qua in l i b e r t à ; p o i c h é v i
faccio fede e h ’ è p o v e r is s im o , et q uello
ch e s i
potrà
pagare
per suo ricatto si caverà d’ e le m o s in e . N e l p a r t i c o l a r e p o i del
cavallo c’ havete a ordine p e r m io s e r v it io , p e r c h è s a r ì a c o s a
troppo lunga d’ aspettare il r it o r n o in A l g i e r i d i q u a l c h e g i a n ­
nizzero liberato di qua, per o tte n e re , col m e z o s u o la l ic e n z a ,
vedete di procurarla con l ’ autorità di M a h a m e t L e m b a s i a f ì n c b è
si possa estraere et im b a rc a rlo ; al q uale p e r c iò s c r i v o 1 ’ a llig a t a ,
quale presenterete. N è altro. S ta te sano.
Di Genova, 25 ottobre 1 5 9 0 .
Avisatemi se la lettera sc rittam i è di v o s tr a m a n o , s e h a v e t e
moglie et figlioli et della età v o s t r a et c o m e f u s t i p r e s o .
Il
P r in c ip e
d i M assa.
III .
Mahamet L em basi C a p .n0 di G ia n n iz z e r i in
A lg ie ri.
Strenuo et valoroso Capitano. M i s c r iv e A l ì P i c i n i n c h e t i e n e
a ordine un cavallo per mio
s e rv itio , m a
che non
ha
però
potuto sin hora haver licenza di estraerlo et m a n d a r m e l o , o n d e
prego lei che voglia
operare c o n 1’ au to rità
sua
che
concessa la licenza che ci b is o g n a , ric o r d a n d o le a n c o
gli
s ia
1 ’ a lt r o
cavallo che aspetto dalla cortesia sua, et i n s ie m e c h e s i v a g li a
di me dalle bande di qua in alcun a co sa di s u a s o d i s f a t t i o n e .
Che Dio la guardi.
Di Genova, 25 ottobre 1 5 9 0 .
P r o n t is s im o al s u o s e r v i t i o
Il
P r in c ip e
di
M assa.
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GIORNALE LIGUSTICO
I 53
IV.
A d A lì Piccinino rinegato di Massa.
Molto m ag.co carissimo. Alcune urgenti occasioni c’ ho havute
da molti mesi in qua, et particolarmente della morte di D. F e r­
rante, mio amatissimo figliuolo, d’anni 22 in circa (1), m ’ hanno
talmente renduto travagliato, che non ho potuto pensar di
far compire con v o i, oltre alli cinquanta scudi, già pagatevi,
al resto che vi si deve per conto del riscatto di quel Gio. da
M assa; il quale, dopo il suo ritorno, assai presto morì, senza
haver lasciato cosa alcuna; et essendo anco i suoi poverissimi,
converrà c h ’ esca da me questo restante di denari, si come a
me è toccato di sodisfarvi gli altri.
D i Genova, 16 luglio 15 9 3.
Saranno d’ oro in oro, et di più quanto volete, ch’ io non
guardo a simile minutie; nè si mancherà tener m em oria
di
voi nelle vostre occorrenze.
A
l b .°
C
ybo
.
L’ ANTICA CAPPELLA DE' GENOVESI A PALERMO
Nella capitale della Sicilia,
prima che la munificenza di
Stefano Bozolo vi erigesse l’ elegante chiesa tuttora conosciuta
come S. G iorgio de’ Genovesi (2), questi già possedevano una
( 1) Nacque il 26 dicembre 1568 e portò il titolo di M archese d’ A ie llo ;
non m orì nel 15 9 $, come affermano il Manni e a ltri, ma
il
30 gennaio
del 1 5 9 3 , come sta scritto sulla sua sepoltura nella cappella sotterranea
de’ C yb o in S. Francesco a Massa.
(2) L a chiesa di S. Giorgio fu ultimata soltanto nel 159 1 m a fin dal 15 7 6
circa fu aperta al culto e nel
1579 vi si tumulò prima una donna, certa
C aterina M am brila.
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G IO R N A L E
154
cappella dedicata allo stesso
Chiesa di S . F ra n c e s c o ,
L IG U S T IC O
s a n t o , in un lo c a le a t t i g u o a lla
qual
lo c a le poi p er q u a l c h e t e m p o
servì di sacristia a questa chiesa e tuttora ne è d e s i g n a t o c o m e
Γ antica sacristia.
I
mercanti genovesi
fon darono
q uesta
c a p p e lla
il
23
a-
prile 1480 con licenza del v i c e r é G a s p a r e de S p e s . E s s i v i
convenivano liberamente con fac o ltà di a p rire
porte perchè allora quel locale
era
e
segregato
c h iu d e re
le
dal c o n ven to .
Perciò pagavano al P. G u ardian o una s o m m a a n n u a n e l la q u a le
comprendevasi il ccnso pel l o c a l e , la s p esa d ’ u n a l a m p a d a e
un correspettivo per il padre ch e il c o n v e n t o e r a o b b l i g a t o a
provvedere per vigilare
il s e r v i z io
r e lig io s o
messa nei giorni festivi. Il 1 8 d ic e m b r e
e
ce le b ra re
il
co n so le
i4 8 6
la
dei
genovesi, Oberto Spinola, ottenne di p o te r n o m i n a r e u n c a p ­
pellano nella persona di uno di q u ei padri ( 1 ) .
Allorché m i recai a visitar q u e ll’ an tica
c ap p ella
la
trovai
ingombra di legnam i sicché non p otei e s a m in a r t u t t e le i s c r i ­
zioni che probabilmente ne d e c o r a n o a n c o r a le p a r e t i .
Due soltanto potei
le g g e r n e ;
Domenico Basadonne mercante
un a
è
sulla
genovese;
tom ba
porta
lo
di
un
stem m a
della famiglia e v ’ è detto che e r e s s e r o quella t o m b a i fr a te lli
dell’ estinto, Sim on e e G io v a n n i, n el 1 5 1 6 .
Un’ altra tomba porta lo s t e m m a colla band a s c a c c a t a d e g l i
Adorno e vi si legge l’ iscrizione seg u en te c h e r i p o r t o n e lla
sua ortografia poco ortodossa :
v
D. Ο . M .
HIC FRATRIS P IE T A E JA C E S F R A N C IS C E SU B
A LB O
M ARM ORE
PRO
LACHRIMIS HEC MONUMENTA D E D IT F R A T E R E R A T C O N S U L L IG U R U M
GALVANUS ADORNUS E T GEN ERE E T P A T R IA C L A R U S U T E R O Z L IG U R .
M D L ΙΠ Ι.
1 1) Sac. V ino . P a r a d is i , D eseriζ. d ella R . C hiesa d i S . G io r g i o d e i
geno­
vesi. Palermo, 18 7 8 . — È nn cenno b re v issim o .
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GIORNALE LIGUSTICO
* 55
Ma la più bella decorazione dell’ antica cappella dei genovesi
era fino a qualche tempo fa lo splendido altare in marmo
scolpito da Antonello Gaggini. È un basso rilievo rappresen­
tante il solito S. Giorgio a cavallo che uccide il d ra go, di
proporzioni alquanto inferiori al naturale ed è contornato da
medaglioni con teste di santi.
Sotto si legge la seguente inscrizione :
DIVO
GIORGIO HOC SACELLUM DICATUM ET OPUS MARMOREUM
CONSUMATUM
EST JANUENSIUM MERCATORUM IMPENSA ET IACOBI
DE
TUNC
NIGRONO
CONSULIS
CURA
POST
PARTUM VIRGINIS A.
M D X X V I
Non
SO
per quali ragioni dopo
la costruzione del nuovo
tempio dei genovesi dedicato pure a S. Giorgio non vi sia
stato trasferito quell’altare, che ne sarebbe riuscito il più bello
ornamento.
Certo continuò a rimanere nell’ oscuro e ormai
negletto locale pel quale era stato scolpito sinché recentemente,
dopo la formazione del regno d’ Italia, quel magnifico lavoro
— fatto impensa mercatorum januensium — fu tolto e trasportato
nel Museo nazionale di Palermo ove molti lo ammirano ma
non tutti badano all’ epigrafe che ne spiega Γ o r i g i n e ----U. A.
L ’ egreg io U . A . ci manda il seguente trafiletto che pubblichiamo di
buon g r a d o , pur mantenendo le riserve già fatte sulla
anzi aum entandole ora sull’ autenticità del composto
quantità di
postnepos
C fr.
nepos ,
Giorn.
L ig ., XXI, p. 31.
N el m io scritto sulle tombe dei Colom bo di Palerm o n el quarto verso
dell’ epigrafe invece di
sic ligur ex ortu
fu stampato
sic liguri ex ortu;
ciò
guasta alquanto il concetto di quei d istic i, i quali a noi pare dovrebbero
postnepos de stirpe Columbi qui tradidit regna nova duci
esperio, urbs Genuae dedii principium, finis (dedit) liberos in oris siculis. Sic
sum ligur ex ortu et siculus (ex) morte. N u nc, memor patriae heu duìcis et
liberorum, ut siculus ligur claudor in aede iigurum Panormi.
U. A .
ricostruirsi cosi :
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G IO R N A L E
L IG U S T IC O
V A R IET À
LA PRESA DI VOLTAGGIO N E L 1625
La presa di Voltaggio (in dialetto: Ottaggio) nel 1 6 2 j per
parte delle truppe di Carlo Emanitele I , è ampiamente narrata
e descritta, oltrecch'e dall’ annalista Filippo Casoni, anche da pa­
recchie cronache manoscritte. D i queste non darò Γ elenco, avendolo
già abbonato prima di me il -conivi. Jacopo V irgilio nel capitolo
che al medesimo avvenimento ha consacrato in un opuscolo edito
sotto il pseudomino di Alberto L ib r i col titolo « V allecalda e la
Vittoria » (Genova, Schenone, i S y y , p. 65 e sgg.).
Anche piti diffusa è la notizia bibliografica che stilla guerra
di quell’ anno dà il comm. Cornelio Desimoni, ne’ recenti suoi
Annali Storici di Gavi,
pag. 2 2 } , opera che si potrebbe dire
maravigliosa per un uomo della sua età, se la vita del venerando
vegliardo non fosse essa stessa una serie di m araviglie in fatto
di dottrina e di operosità.
Fra i manoscritti provenienti da casa Spinola e acquistati
l'anno scorso dalla Biblioteca Civica Berio ho trovato una rela­
zione sincrona di quel memorabile fatto d ’ arme che doveva pre­
ludere alla resa di Gavi avvenuta poco dopo. L a rela z io n e, come
si rileva dalle ultime righe, fu certamente scritta da persona che,
testimonio oculare del fatto, non nasconde le sue simpatie per
Carlo Emanuele di Savoia. Si potrebbe an f i sospettare scritta da
qualche genovese del partito del D uca: dessa é ora
adespota,
ma forse in origine portava in fronte il nome dell’ estensore; almeno
si può arguire da un taglio, molto prudentemente dato a l margine
superiore della
/.*
carta, e che lascia tuttavia trasparire le traccie
di alcune lettere. In questa relazione i nomi dei prigionieri del­
l'armata spagnuola e di quelli genovesi sono più dettagliatamente
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GIORNALE LICUST 1CO
I S?
enumerati che nel Casoni e vi sono parecchi altri particolari nuovi,
per cui ho creduto non inutile pubblicare questo documento.
Esso ha in Biblioteca la segnatura j i . D .b" 6 . 5 . 1 1 .
R
G . B.
e l a t io n e
del successo nell’ acquisto della villa e Castello di Ottaggio
fa llo d a ll’A . Ser.ma di Carlo Emanuele Duca di Sauoia
li <? Aprile 1 6 2 5 .
C o m e s ’ auisò, che il sig. Contestabile s ’ era accostato a’
Gaui con intentione di forzarlo, et che S. Al.21 s’auanzaua per
congiongersi seco col suo esercito, questo (1) in sugli otto
del corr., però per esser tutta l’ armata del R e alloggiata ne
i contorni di essa piazza uerso lo stato di Milano, e Monfer­
rato ; S. A l .“
d e s id e r ò
d ’ auanzarsi dall’ altra parte, che restaua
frontiera di quello di Genoua, massime essendosi saputo che
il Duca di feria haueua soccorso quella città con circa sei milla
huomini del regimento del Guasco Parmeggiani, e Modanesi,
la m ag gior parte de’ quali oltre li Corsi, e sudditi di Genoua
s ’ erano auanzati ad Ottaggio, pensando di far iui un fronte
gagliardo, si per soccorrer Gaui da quella parte, come impedir
che non si passasse più oltre, hauendo rotto a questo effetto
li ponti, e passi, e fortificatione, alcuni, come a basso s’ in­
t en d erà; essendosi dunque S. A . alloggiata a Carosio luogo
uicino ad Ottaggio due miglia, non più discosto da Gaui di
uno, uedendo l’ inimico cosi uicino ed auanzato con trinchiere
sino a uista
del suo alloggiamento, desideroso d’ affrontarsi
seco fece guadagnare quelle prime trinchiere da’ Piemontesi
del regim ento della sua guardia condotti dal Santena loro capo
et l’ uno dei Maestri di campo dell’ armata di S. A . doppo
d’ hauer combattuto con gran ualore circa due hore, s ’ impa­
( i) M anca una parola, tagliata via dal legatore: probabilmente incorse.
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G IO R N A L E
L IG U S T IC O
dronirono a uiua forza di d u e fo rti fatti c o n s t r u e r d a l n e m i c o
ad un ponte stretto di m an iera situ ati, e f o r t i f i c a t i , c h e p a r e v a
impossibile poterli
forzare s e n z a Γ a r t ig lia r la .
In d i essendosi
rinforzati li nem ici con n uo va g e n t e , S . A . a n c o r a f e c e l ’ i s t e s s o
a suoi con li regim enti di M o n s . di F i o r i , e p o i d i q u e l l i di
Mons. di San R e a n , e di
C h i e n é , et da tu tti g l i
sostenuti, che marchiauano a m e z z a c o llin a , e l a
a ltri suoi
c a u a lle ria a
basso spalleggiata anco dall’ in fa n teria , t r a p a s s a t o c h e si fu d u e
moschettate dalli forti si s c o p e r s e q u attro s q u a d r o n i d i c a u a l ­
leria nemica in una bellissim a p ia n u ra a c a n t o d e l la V i l l a
di
Ottaggio, et al fauor suo e del C a s te llo p o sto s o p r a u n r o c c o
che la domina, fu rinforzata la zuffa da tutte le p a r t i s ì f a t t a m e n t e
et con tanto ualore, et ardore c o m b a tt u to d a’ n o s t r i , c h e fu il
nemico rotto, e m esso in f u g a , g u a d a g n a to le s u e t r i n c h i e r e ,
e cacciato a forza nel b o r g o , et la cau alleria n e m i c a
m essasi
talmente in fuga, che non potè dalla n o stra a l c a n z a r e ( i ) ,
aggiùngere, et saluandosi di là dal fiu m e
ne
p r e s e r o il c a m i n o
uerso Genoua. D ell’ infantaria n e re s tò gra n p a r t e m o r t a s o p r a
la piazza et nell’ ingresso della V i l l a , gli altri si
r i t i r o r n o in
una parte di essa, che è serrata et diuisa dal B o r g o
c o n un
fiume et colà uoltando faccia o stin a ta m e n te d i f e s e r o q u e i p o s t i
per lo spatio di due hore senza ch e
p o te s s e ro
h um an am en te
scacciarsi. Onde risolutasi S. A . di hauerli fece p a s s a r e li r e g ­
gimenti del Marchese di P e u e r a g n o , et del s i g . di
S a u in e s,
per l’ altra parte della villa, et fattala attaccare d a ll e d u e t e s t e ,
e dal fianco; fu questo esseguito con tanto u a lo re , e r i s o l u t i o n e ,
che infine fu sforzata abbandonandola il n e m i c o , e t f u g g e n d o
verso il Castello, ma prima di lasciarla m is e r o il f u o c o a t r e
mine che haueuano fatto nell’entrata di essa le q u a l i n o n f e ­
cero gran danno
a ’ nostri, e segu ita n d oci
li P i e m o n t e s i , e
Mons. di Flandres con una parte del r e g g i m e n t o di M o n s . di
( i ) Sic, forse incalzare.
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I59
GIORNALE LIGUSTICO
S. R e a n , i quali hauendo guadagnato
1’ alto
della montagna,
s ’ erano accostati al Castello per la sommità di certe rocche,
che quasi
erano all’ istesso paralello li condussero battendo
sino al piede di esso, doue facendo mostra di
parlamentare
per rendersi a’ nostri diedero fuoco ad una mina la qual più
danno fece a loro stessi ricoueratisi sotto al Castello, che a’
nostri, se non ui fusse restato Mons. di Flandres, la cui per­
dita non solo S. A., ma anche tutta l’armata ha sentito gran­
demente per esser huomo di ualore e di comando; pero questo
non ostante stringendo i nostri il Castello più uiuamente, si
rese infine alla discretione di S. A. se ben da tutti era com munemente giudicato non si potesse hauere senz il cannone.
D e ’ nostri
mico se ne
ue ne sono restati ben pochi m orti, ma del ne­
uidde gran quantità all entrar delle tiinchiere e
borgo, et dentro di esso si sono guadagnate 1 insegne e pri­
gioni che sono il sig. Tom aso Caracciolo, napolitano loro
G en era le, il maestro di Campo
35 huomini Ludovico
de’ milanesi
d’ un terzo di
Guasco, il mastro di Campo de
Ge­
novesi F r. Camillo Cattaneo et li altri Capitani e persone di
qualità, com e per la qui gionta lista si uedra, senz altri uffi­
ciali e mille soldati prigioni. Di quello succederà seguitando
l’ impresa
s ’ anderà auisando,
credendo che a questi
buoni
principii debba seguitare un’ ottimo fine.
N o t a de’ prigioni di consideratione fa lli nella rotta
d ’ Ottaggio
da S . A . Ser.ma li 9 Aprile 16 2 j , rompendo Γ inimico, fo r ­
cando la Villa e rendendosi il Castello et combattendo dalle
due bore di giorno sino al tramontar del sole.
U
f f ic ia l i
d ell’ arm ata
spag n u o la.
Il sig. T o m a s o Caracciolo Mastro di campo del consiglio
di G uerra di S. Μ .α Cat.“
et Cap.no Gnle de’ Genovesi.
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G IO R N A L E
L IG U S T IC O
Il sig. Ludouico G u asco M a s t r o di c a m p o d i t r e m i l l a fan ti
Milanesi.
Il sig. Fran co Visconte.
Il sig. Scipione Inuitiato.
Li sig. fra.lli
P om p eo e G i a c . mo A r e z it u t t i
cam erade
del
Mastro di campo Guasco.
Il sig. Sargente M a g g .re B a r t o l o m e o P o r r o .
Il Cap. P orro suo fratello.
Il Cap. Soppa.
Il sig. G io : Batta Bertoldi C a p . no delle tru p p e d e ’ M o d e n e s i .
Il Cap."0 Cassola delle truppe di P a r m a .
Il sig. Matteo Manfreddi C r e m o n e s e fratello d e l C a p . G e o r g i o .
Il sig. G ieronim o Giglio d ’ A le s s a n d r ia .
Il sig. Domenico Pagno A l f ie r del C a p . L u i g g i B a r u s o
del
3·° del Mastro di campo G u a s c o .
Il Cap. T ro tto d’ Alessandria.
Il sig. Hortensio Guaruacha C r e m o n e s e e
Il sig. Fran.co Rasinotti di R au en n a .
G
e n o v e s i.
Il sig. Stefano Spinola.
Il sig. Agostino Spinola.
Il sig. Gentile Doria.
Fra Camillo Cattaneo M astro di c a m p o d e’ G e n o u e s i .
Paolo Antonio
Clauesana
C a m e r a t a del
M astro
di c a m p o
Cattaneo.
Fr. Alessandro Gentile C apitan o.
Il sig. Marc’ Antonio Gentile P r o u e d ito r e d e l u i u e r e .
Il sig. Paolo Oddone, Cap. del r e g g im e n to d e l C a t t a n e o .
Cap. Leonardo Rauaschiero del r e g g im e n to d e l C a t t a n e o .
Il sig. Giacomo Spinola, S e r g e n t e m a g g io r e .
Il sig. Gio : Baratta Cap. di G a le re .
Il sig. Giacinto Oregno A lfiere.
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GIORNALE LIGUSTICO
PER
UN
LEO NE E PER
UNA
MANO
Un am ico ci manda, con particolare istanza di pubblicazione,
Γ articoletto seguente, ritagliato dal Farifulla di R o m a :
*
* *
« N e ll’ ultim o libro di Giuseppe Caprin : I l Trecento a Trieste, opera degna
dell’ elegante illustratore delle Marine Istriane e delle A lp i Giulie, è ripor­
tata l’ im m agine di un leone di San Marco, che i genovesi del 138 0 tolsero
a T rie s te , quando Gasparo Spinola occupava la città, allora dominata da
V en e zia, e ne faceva prigioniero il podestà. Il leone, portato con altra
preda a G e n o v a , venne murato sul palazzo Giustiniani, e fu aggiunta al
disotto la seguente scritta:
« Iste lapis in quo est figura S. Marci
« de Venetiis fuit de Tergesto capto a nostris
« M C C C L X X X ».
Q uesto leone esiste ancora al posto in cui venne murato.
A lla scoperta del Caprin si commosse Trieste tutta, ed unanime fu il
pensiero di chiedere a G en o v a, sorella, quel ricordo d’ italian ità, che i
tempi delle m alaugurate lotte avevano a Trieste tolto.
« R itorn i il leone di San M arco, che sarà per noi un nuovo tesoro da
« d ifen d ere, un nuovo simbolo da invocare nelle continue lotte per l’ ita» lianità » .
·
Ma non saprei m eglio descrivere
e patriottico
1’ entusiasmo,
destato da questo gentile
avvenim en to, che riportando l’ appello a G e n o v a, pubblicato
sull’ Indipendente, il valoroso giornale, che da oltre vent’ anni è la sentinella
avanzata di ogn i nobile pensiero italico :
« e , per voce
n ostra, Trieste si rivolge a Genova e la prega, ove
G io r n . L i g u s t i c o . Anno X X I I .
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11
G IO RN A LE
L IG U S T IC O
» non le sia discaro un sacrificio p e r accre sc e re le m e m o r ie
» in questo paese dalle stirpi stran iere a s se d ia to , di v o le r
d e l l ’ it a lia n it à
r e s t it u ir e
» il leone dì San M arco , la piccola la p id e ch e ci h a t o lt o
d a lla
a
noi
p r in c ip a l
» torre del nostro porto. C om piano i g e n o v e s i il s a c r ifiz io d i s m u r a r e
dal
» palazzo Giustiniani l ’ im presa v e n e ta
p iù
e d i fa rn e
dono
a
T rie s te :
» idealmente b ella sarà la pietra c o m m e m o r a tiv a ch e e s s i p o t r a n n o m u r a r e
» nel vacuo, a ricordare 1’ esistenza d e ll’ an tic a la p id e
e
a
ra c c o n ta re
in
» quali condizioni ed in quali giorn i essa fu re stitu ita a T r i e s t e .
» Noi dal canto nostro, se questo atto di co rte sia g e n e r o s a
» cittadini di G e n o v a ,
provvederem o
con
e n tu sia sm o
» lapide fra i cim elli dei nostri m u s e i, m a a re s titu irla
avrem o
non
al
a
dai
r ip o r r e
s o le
la
a p e r t o ed
» al cospetto dell’ A d ria tico , in lu o g o o v e sia d ai c itta d in i e d a i
fo r e s t ie r i
» veduta come un em blem a della v it a ita lic a d e l C o m u n e n e l l ’ E v o M e d io ,
» nella tenebrosa cu lla delle m odern e n azio n i.
» Con questo pensiero, noi facciam o a G e n o v a v iv a is t a n z a
« affinchè accondiscenda a spogliarsi di poco
e
p er a r r ic c h ir e
p r e g h ie r a
di
m o lt o
la
» città nostra, che ha bisogno d’ e sten d e re n e lle sue v e c c h ie p ie t r e i l c a r a t» tere del suo passato, la tradizione a d ria tic a d i S a n M a r c o » .
A questa nobile in vocazione, il p o p o lo g e n o v e se r is p o n d e r à d e g n a m e n t e .
Giorgio D’ O ria, nipote di quel se n a to re D ’ O r ia , c h e le s t o r ic h e c a te n e
fece restituire a Pisa (or sono 37 a n n i — su o n av an o
a llo r a ,
a
campane della lib e rtà), il gentile G a n d o lin , e q u an ti in s o m m a
d is te s a
ha
le
G enova
migliori, commossi dall’ appello dei trie stin i, fan n o, e s u i g i o r n a l i e p re s s o
le autorità, attiva propaganda perchè n essu n
al più presto, nel m odo il più s o le n n e ,
leone di San M arco.
o staco lo a b b ia
G enova
a
re s titu is c a
so rg ere
a
ed
T rie s te
il
*
Sarà un avvenim ento che toccherà il cu ore di tutti g l i i t a l i a n i ,
i rappresentanti di G enova riporteran n o
a lla
s o re lla
a b b ru n a ta
quando
il
s a c ro
simbolo !
S ic .
Senza voler entrare nella p o le m ic a insorta p e r q u e s t a q u e ­
stione fra i giornali
cittadini, e quantunque
poco
co n vin ti
della opportunità della restituzione r ic h ie s t a , a b b i a m o a c c o l t o
P articolo s u rriferito , in vista della sua attinenza c o l le r i c e r c h e
storiche; manteniamo però il « G io r n a le L i g u s t i c o » a s s o lu t a mente estraneo a qualunque m an ifestazion e
p o l i t ic a si v o g l i a
dare al riscatto del leone di T r i e s t e .
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GIORNALE LIGUSTICO
Il
quale richiama alla memoria
nostra un’ altra reliquia la
cui restituzione ci sembra, per tanti rispetti,
più
opportuna
e d o verosa: ed è la mano del padre Antonio Cesari, strappata
indegnamente al cadavere del dotto scrittore veronese.
Essa
giace ora negletta, neppure onorata di quella iscrizione, che
imponeva, in apposita clausola testamentaria, colui che ebbe la
bizzarra idea (per dirla con un bravo contemporaneo del Cesari)
di farne dono alla nostra città.
Ma essendosi già ampiamente discusso questo argomento
sulla N u ova Rassegna di R o m a, quattro anni or sono, ripor­
tiamo
parte
della discussione
svoltasi
su quell’ importante
rivista, tra il nostro Direttore e il signor Federico Fabbri ( 1 8 9 3 ,
pag. 5 9 2 , 6 2 2 , 702).
*
**
Q uattro anni or sono, mentre attendevo a raccogliere m ateriali per una
storia della Biblioteca Beriana di G e n o v a , mi venne vaghezza di appurare
una notizia che io avevo appresa dalla bocca di qualche erudito gen ovese,
ma
che
non
trovavo confermata da alcun documento nè aU’ A rchivio di
città , nè presso la Biblioteca medesima. E la notizia era questa : « la m ano
destra che si con serva, sotto una campana di vetro, in una sala della Be­
riana , è quella del celebre scrittore veron ese, il padre Antonio C e s a r i, il
chiosatore di Dante ». Siccome nessuna delle tante biografìe del C esari fa
cenno di m utilazioni subite dal dotto scrittore, n è ‘durante la sua v ita , nè
dopo la m orte di lu i, e d’ altra parte si sa che venne tum ulato a Classe
presso R ave n n a , mi punse una forte curiosità di sapere qualche cosa
di
più preciso circa le vicende che la salma di lui potè subire dopo la tumu­
lazione ; vo lli
vedere in qual modo la sua destra troncata
abbia
potuto
capitare a G enova. Un po’ scettico, a dir vero, davanti a tutte le tradizioni,
com inciai a dubitare sul serio dell’ autenticità di quella m ano. Esposi per­
tanto questa m ia curiosità e questi miei dubbi in una lettera al professore
G . B ia d e r ò , direttore degli
antichi Archivi e della
Biblioteca
comunale
di V e r o n a , il quale trovandosi appunto nella città che die’ culla e lungo
soggiorno ad Antonio C e sari, mi fornisse qualche notizia
più diffusa di
quelle date dai soliti biografi.
Ed il B iadego, con quella cortesia che lo distingue, mi rispose sollecita­
m ente il 20 febbraio 1893 : « . . . .
Mi fa sorpresa la notizia che codesta
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
164
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
Biblioteca Berio possieda la m ano d e stra del p ad re A . C e s a r i , p e r c h è io h o
sempre saputo che la salm a del C e s a r i
e ra
sta ta
s e p p e llit a
in te g r a
n e lla
chiesa di Classe a R aven n a. N on ho tra la sc ia to tu tta v ia d i c o n s u lt a r e n o v e
o dieci delle m igliori
biografie
del
C e s a r i.
Ho
in t e r r o g a t o i p r e t i d e lla
Congregazione d e ll’ O ratorio, alla q u a le , c o m e e lla sa, a p p a r t e n n e il C e s a r i.
Ho interrogato qualcuno
biografie, nè
dai
dei
più v e c c h i
F ilip p in i, nè
d ai
le tte ra ti di V e r o n a , m a n è d a lle
le tte ra ti h o a v u to la c o n fe r m a d e lla
notizia. Della m ancanza della m ano d e stra a lla s a lm a d e l C e s a r i n o n
p a r la
\'atto ufficiale della tumulazione d i lu i eseguita in R a v e n n a il 2 7 m a g g i o 1 8 5 3
(V erona, tip. A n t o n e lli, 1 8 5 3 , e stratto dal Collettore d e ll’ A d i g e , p a g .
10 ) .
Nel maggio 188 6, convertendosi in M u se o la ch iesa di C l a s s e , il c a d a v e r e
del Cesari venne, a cura del m u n icip io di R a v e n n a , t r a s p o r t a t o n e l d u o m o
di quella città. N on so se in quest’ o c c a sio n e sia si fatta u n a n u o v a r ic o g n i­
zione del corpo, o se questo sia stato le v a to e tra s p o rta to c h iu s o n e lle d u e
casse entro le
quali
era
stato
s e p o lto .
P r o v i a s c r iv e r e in p r o p o s it o a l
municipio di R aven n a. C erto la n o tiz ia m e rita di e sse re a p p u r a t a . . . » .
Cosi il Biadego.
Ed a Ravenna si scrisse ; ma di
là
—
p ro b a b ilm e n te
p erch è
n u lla d i
nuovo si è trovato — non si è avu to m a i risp o sta a lc u n a . I n t a n t o è fa c ile
immaginare quanta fiam m a la le ttera d e l B ia d e g o v e n is s e a d a g g i u n g e r e a
quel mio scetticismo cui accennavo in p rin cip io .
La
c u r io s it à s i r a d d o p p iò
e con essa io raddoppiai le mie in d a g in i, le q u a li m ir a v a n o
a stabilire le relazioni
passate tra il C e s a r i e m o n s ig n o r e
s p e c ia lm e n t e
S te fa n o
R o s s i,
giacché la tradizione designava appunto co stu i co m e il d o n a t o r e d e lla m a n o ..
Certamente la
quistione
sarebbe
sta ta
su b ito
s c io lta
se
avessi
a v u to
davanti agli occhi il testam ento del R e s s i, m a d o v e e c o m e s c o v a r lo , n o n
avendo la Biblioteca — com e ho d etto — n è l ’ A r c h iv io , d o c u m e n t i r e l a ­
tivi di sorta? T u ttav ia il com m . B e lg ra n o , che m i o n o r ò d e l s u o p r e / io s o
aPP°ggio >n queste com e
in
altre
rice rch e
p er
illu s tr a r e la s t o r ia d e lla
Biblioteca, potè fac ilm e n te , m ediante le sue e stesissim e r e la z i o n i c o i d o tti
e cogli eruditi d ’ ogni parte d’ Ita lia , c a v a rm i ben p re sto d ’ im p ic c io .
Il testamento lu trovato.
Nel frattempo io aveva continuato le m ie rice rch e su l R o s s i e s u l C e s a r i.
Nacque il Rossi a C o lla o, com e si d isse dopo il 18 5 8 , a C o l d i r o d i , p a e ­
sello della Liguria occidentale, ed iv i m ori il 7 lu g lio 1 8 5 7
d o p o u n a v it a
avventurosa ed attivissim a.
Sostenute con onore varie cariche e m issio n i p o litich e s o t t o i p r e c e d e n ti
pontefici, fu da Pio IX , dopo la re stau razio n e d e l d o m in io p a p a le , n o m in a t o
dapprima preside della II C am era
n el
I rib u n ale
su p rem o
di
a p p e llo e
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GIORNALE
LIGUSTICO
l6 >
C om m issione crim inale della Sacra Consulta ; da ultimo, per i buoni nffici
del cardinale Antonelli, fu inviato delegato apostolico a R a v e n n a , dove si
adoperò affiché quel teatro si dedicasse all’ A lig h ie ri, le cui ossa appunto
colà giacciono, e dal quale pure s’ intitola la piazza vicina.
E fu appunto
disfazione di
in Ravenna eh’ era riserbata a monsignor
Rossi la sod­
poter erigere u n . sontuoso monumento sepolcrale al padre
Antonio C esari.
Com e sia m orto il Cesari, giova qui appena ricordarlo.
Quando reggeva il Collegio di Ravenna Pellegrino F arin i, uno dei più
eleganti scrittori di questo secolo, il padre Cesari volle andarlo a visitare;
m a sorpreso da subito malumore mentre da Faenza avvicinavasi alla villa
suburbana di S. Michele, ove coi suoi alunni ospitavalo il Farini, aggravatosi
il m ale, m oriva di una sinoca il i.° ottobre 1828. Fu quello un giorno di
lutto
per
R a v e n n a , la quale mentre si era fatta lieta di accogliere nelle
sue m ura P egregio chiosatore di Dante, dovette invece riceverne le spoglie
m ortali. Sorse subito l’ idea di innalzare al defunto un monumento, m entre
si depositava la salm a del Cesari « chiusa in duplice cassa di piombo e di
quercia » n ella chiesa urbana di San Romualdo di Classe , eh’ era in antico
la tom ba dei m onaci Camaldolesi. Il progetto
del monumento
illanguidì
per le vicende del 18 3 1 e 1 8 3 2 , e quantunque non del tutto posto nel
dim enticatoio , si fini col riporre solamente
1’
effigie del Cesari in quella
Accadem ia di Belle Arti.
Ma
quando
monsignor Stefano Rossi an d ò, come si è d e tto , delegato
apostolico a R avenn a, volle egli mettere in esecuzione il progetto accennato,
am m iratore com ’ era del Cesari e delle cesariane eleganze im itatore, come
si scorge dalle
sue prose. E fu commesso ad Enrito Pazzi il monumento
che ven iva più tardi inaugurato nel 18 5 3 . Ma poiché occorreva prim a to­
gliere i resti m ortali del Cesari da un avello com une, annuente
1’ autorità
m unicipale e l’ arcivescovo F alcon ieri, fu sul vespero del 27 m aggio 1853
estratto il feretro del padre Cesari dalla sepoltura dei m onaci ove giaceva
da cinque lustri e dove in quell’ anno di soverchie pioggie lo stesso piombo
s’ era per
1’ um idità
ossidato e corroso. Il Rossi fece tosto cercare ai fianchi
ed ai piedi del defunto se eravi tubo che contenesse qualche carta scritta,
m a indarno. « Volle allora — scrive la G a ie tta di Bologna 1’ 8 luglio 18 5 3 —
che quelle venerande ossa coperte della sacra tonaca dei figliu oli di S. Filippo
N eri fossero legalmente riconosciute da tre persone clic nel tempo della morte
V avevano coi p ro prii occhi veduto a seppellire in quella doppia cassa e con
quel vestimento ed in quel luogo, e recitate le esequie e ribenedettele coll’ acqua
lu stra le,
accompagnolle al nuovo apposito e ben murato avello. Adagiate costì
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G IO RN A L E
L IG U S T IC O
anche le casse e messovi a p ied i entro un tubo d i vetro fa s c ia t o
una pergamena
riferente le memorie d i quella traslazion e ,
V ultima volta il teschio in cui s’ accolse
tanto
di
b an d on e
con lem p iò e g li p e r
se n n o , e la bocca
d o n d e uscì
tanta evangelica sapienza e tanta copia d i care elegan ze d i n o stra f a v e l l a , ed
in ultimo velò colle sue m a n i, merci un bianco p a n n o lin o , i l v o lto
d e ll’ uom o
famoso, tributo estremo d i religiosa fig lia le p ietà » .
E fu certamente in questa occasione
monsignor Rossi
che
Γ e n tu sia stic a
a m m ir a z io n e di
verso il Cesari ra g g iu n s e il d e lirio d e l fa n a t is m o s in o a
trascinarlo ad un atto che a me sa d i s a c rile g a p ro fa n a z io n e : q u e llo d i r e ­
cidere al morto appunto quella m ano d e stra ch e
tan te d o t t e p a g in e a v e v a
vergate in vita.
Dice appunto il testam ento del R o s s i :
v Lascio alla Biblioteca
C ivica di G e n o v a
P. Antonio Cesari da V e r o n a , e ch e
traslato e riconosciuto il cadavere
io
so tto
la
p re si
il
Ravenna nella chiesa del collegio n e l 1 8 5 3
m an o
d al
d ir it t a
suo
m o n u m e n to
del
co rp o
che
c h .m o
q u a n d o fu
g li
a lz a i
in
( 1 ) ».
Dopo queste m ie ricerche credo (e co n m e lo c re d e rà , s p e r o , a n c h e il
Biadego) che resti assodata
1’ auten ticità
d e lla m a n o , la q u a le s i c o n s e r v a
alla Beriana. Piuttosto mi dom ando o r a : È p ro p rio un a B ib lio t e c a il d e p o s ito
adatto ad una tale reliquia ? È vero ch e la M e d ic e o -L a u r e n z a n a d i F ir e n z e
conserva anch’ e s s a , e sotto
iden tica
c a m p a n a di v e t r o , q u a lc h e
c o s a di
simile : il cervello di N iccolini, se ben ric o r d o . S o p erò c h e a m e , fr e q u e n ­
tatore, in tempi ora pur troppo lo n t a n i, d e ll’ in s ig n e b ib lio t e c a fio r e n t in a *
(t) Si confrontino i seguenti* bran i della d is c u s s io n e a v v e n u t a p e r q u e s t a c l a u s o l a n e l C o n s i g l i o
Municipale di Genova nel 18 5 7 e 18 5 8 , che v e n n e r o a n o s t r a c o n o s c e n z a
p iù
ta rd i e tro n c a n o
ogni dubbio sulla question e ( C fr . Processi ve rb a li del M u n ic ip io d i G e n o v a , 1 8 5 7
« S i legge una relazion e del Sin d aco con c u i s i fa c o n o s c e r e a l C o n s ig l io
ebe
Ρ Λδ · 3 9 e 2 S 7 ) ·
M o n s ig n o r S t e ­
fano Rossi ha legato a lla c iv ic a B ib lio te ca la m a n o d e s tr a d e l d o t t is s im o p a d r e A n t o n i o
C esari
colla condizione di nna lapid e m arm orea che r ic o r d i i l d o n o , s e n z a del c h e il l e g a t o p a s s e r e b b e
alla Laurenziana di F iren z e
Il Sindaco mentre adduce le ra g io n i che d e v o n o p e rs u a d e r e il C o n s ig l io a d a c c e t t a r e c o n r i c o ­
noscenza, salvo l ’ a u to rizzazio n e su p erio re , q u e sto p r e z io s o a v a n z o d e l l ’ i l l u s t r e r e s t a u r a t o r e d e lla
lingua italiana nel n o stro s e c o lo , fa p erò o s s e r v a r e c h e fin o ra n o n ha p o t u t o a v e r e , s e b b e n e n e
facesse richiesta dall’ e secu to re te sta m e n ta rio , u n a c o p ia d e l t e s t a m e n t o d i M o n s i g n o r R o s s i .
Il Cons. Crocco si unisce al Sin d aco per ra c c o m a n d a re a l C o n s ig lio 1’ a c c c t t a z i o n e d e l l e g a t o
ricordando anche 1’ esem p io del d ito del G a lile i ch e r e lig io s a m e n t e si c o n s e r v a n e l l a M a g l i a b e c chiana di Firenze. M a, aven do il C o n s. A c c am e o s s e r v a t o c h e p rim a d i a v e r e s o t t ’ o c c h i i l t e s t a ­
mento non è conveniente di prendere d e lib e ra z io n e a lc u n a , ii C o n s ig lio
a lla
m a g g io r a n z a d i
17
voti contro 8 adotta la p rop osta fatta dal m e d e sim o di s o p ra s s e d e r e fin o a c h e n o a s i s i a r i c e v u t o
la copia del testamento
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GIORNALE
qnella
cam pana
faceva sempre
LIGUSTICO
■67
una brutta impressione : non m inore nè
certo più favorevole moto dell’ animo provo ora alla vista di questa che
ci conserva ischeletrita la destra del Cesari.
G ir o l a m o B e r t o l o t t o .
*
**
Queste ricerche furono avvalorate
da altre testimonianze
espresse dal Signor Federigo Fab bri, in una lettela diretta a
Luigi L o d i , direttore della « N uova Rassegna » , della quale
riportiamo alcuni tratti, fra i meno violenti contro Mons. Rossi.
*
M onsignor Stefano Rossi disse il vero quando, testando, afferm ò di avere
m utilato il cadavere del Cesari, profanandolo indegnamente.
Perché
appena conosciuto il testamento ed il lascito fatto da co stu i, il
G onfaloniere di R a v e n n a , che era allora , se non e rro , il conte
P a so lin i,
Giuseppe
divenuto poi senatore e ministro degli affari esteri del Regno
d’ Italia, protestò altamente e purtroppo inuti'mente contro la profanazione,
ed in van o chiese a Genova che la re-furtiva fosse restituita.
D el resto che monsignor Stefano R o s s i, delegato apostolico, fosse uomo
di pochi scru p oli, è provato anche dal modo da lui tenuto per raccogliere
il denaro necessario a erigere il monumento al padre Cesari.
M andò egli, capo onnipotente e temuto della Provincia una lettera circo­
lare ai sindaci, scritta con istile pomposo e ricercato per affermare il dovere
I l C o n s . Crocco dice che, per quanto possa parere bizzarra Γ idea di M onsignor R o ssi di m 'itilare il cad avere
del P . Anton io C esari per conservarne
una m em oria, cion o n ostan te
non
si
potrebbe rifiu ta re il legato senza mancare a i rig u ard i dovuti ad una p erson a che m orendo v o lle
m o stra re il su o a ffe tto per la n ostra C ittà, legand o
re liq u ia,
a lla
B ib lio te c a
a lla
d ell’ U niversità dei p reg e vo li
B iblio teca C ivica una per lui preziosa
ni in o scritti e a ll’ A ccadem ia
delle B elle
a rti dei q u a d ri di distinti p itto ri. Il rifiuto d ’ altron d e potrebbe essere sin istram en te in te rp reta to ,
q uasi si fa cesse p oco cale delle reliquie di un uom o illu stre , il quale ripose 111 fio re lo studio del
n o stro bello id io m a . Se n e lla Laurenziana (?) di Firen ze si conserva con ven erazio n e un dito di
G a lile o , la n ostra Biblioteca si può ben onorare di possedere una mano del P . C e s a ri, quantun­
que q u esto u ltim o sia m olto distante dalla grandezza del filosofo T o scan o.
I l C o n s . Federici sarebbe d’ accordo col C ons. C rocco se la destra del P . C esa ri
le g a ta da lu i m edesim o
alla C iv ic a
B ib lio te c a ; ma partendo invece il
»’ im p ossessò della sua mano in un modo che tutti non possono
fosse
stata
le g a to da un a ltro che
a p p la u d ire , g li pare che non
abbia q u e l v a lo re .
11 C o n s . Crocco, dopo alcune p arole del Sin d aco con cui viene a con fortare le «ue, propone
1’ a ccettazio n e del legato di M onsignor R o ssi a lla condizione dal medesimo scritta n el suo testa­
m e n to ; e q u esta p rop osi» viene approvata alla m a g g io ran z a di 17 voti contro 12 ; un C o n sig lie re
essendosi a ste n u to dal votare ».
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r
G IO RN A L E
L IG U S T IC O
che s imponeva a tutti i cultori d e lle le tte r e ita lia n e , di c o n c o r r e r e a q u e s t o
omaggio a colui che aveva ricon dotto
a lla
su a
p u re z z a
1 ’ e le g a n z a
d e lla
lingua di Dante, e chiedendo che q u e sto d o v e r e fo sse s o d d is f a t t o , lu i in iz ia ­
tore, dai Comuni posti sotto la su a tu te la .
Inutile dire che tutti m andarono o b b e d ie n ti il d e n a r o ; l a q u a l c o s a n o n
impedì all arguto prelato, dettando l ’ is c r iz io n e d a s c o lp ir s i s u l m o n u m e n t o
di dire che in quello riposavano le o s s a di A n t o n io C e s a r i d a V e r o n a , d a
lui, pioprio da lui Stefano R ossi, fa tto in n a lz a r e aere su o ! .......
DoP° avere indicato le prove d e lla p ro fa n a z io n e d e lla t o m b a d e l C e s a r i,
non ho inteso certo di sostenere ch e q u e lla p ro fa n a z io n e s i a r i p a r a t a ......
.....
con°bbi m olte gesta di q u esto u o m o , e m i s o n o p a s s a t i s o t t o g l i
occhi i documenti del suo governo in R o m a g n a .
Il futuro biografo potrà leggerne u n a p a rte n e lla r a c c o lt a c h e n e fe c e il
Gennarelh nel 186 0
per incarico d e l d itta to re
d e ll’ E m i l i a .
L u ig i
C a r lo
Farini. E . . . . io fui della com m issione in c a ric a ta di r a c c o g l i e r l i .
F e d e r ic o
F a b b r i.
*
**
Luigi Lodi concludeva con q u e ste p aro le :
Senza voler prolungare la d isc u ssio n e ,
conto della onesta e raccom andabile
noi
non
in te n z io n e
p o s s ia m o
da
cu i
il
ottenere, c io è , che quella m a n o sia re stitu ita a l l a
e rimanga insieme a tutto ciò ch e a v a n z a
a venta si tratta di far rispettare —
legge del rispetto ai m orti ».
per
d e llo
q u a n to
Alla dimanda del Ligustico se vi sia q u a lc u n o
d o n d e fu
vero n ese,
ta r d i —
che cinsero Γ infula episcopale di A c c ia , risp o n d o a v e r e
la s a n t is s im a
ig u s t ic o
».
(14 6 7 -14 8 0 )
tra i l e t t o r i
n e lla
fu
b ara
D I A C C IA
dar notizie di questo personaggio, ch e n o n fig u ra
te n e r
s c r itto r e
Il « L
PER A N TO N IO B O N O M B RA V E S C O V O
non
B e r to lo tto
s e rie
che
s a p p ia
dei
p r e la t i
r a c im o la t o d a p a ­
recchio tempo alcuni documenti, alcu n i d ei q u a li fu ro n o d a m e c o m u n ic a t i
a nostro egregio Marchese M arcello S ta g lie n o , ch e a su a v o l t a
al Padre Pierling.
l i t r a s m is e
Il primo atto che riguarda, il b en em erito V e s c o v o è u n a p r o c u r a s t ip u la t a
1 30 Gennaio del 1454. Da essa em erge ch e V en erabilis V i r d o m in u s F r a t e r
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GIORNALE
169
LIGUSTICO
Antonius Bonumbra Archipresbiter ecclesiarum Sanctorum Ióhannis et Salva­
toris de Vado saonensis diocesis ordinis Sancti Augustini elegge suo procura­
tore il sacerdote Bartolomeo da Lonato della diocesi di V ercelli e domici­
liato in Genova !i).
Quest’ atto pone in rilievo che il Bonombra apparteneva al clero regogolare e precisamente all’ ordine
che reggeva l ’ Abbazia di O u lx , dalla
quale dipendeva la chiesa di Vado.
A d un processo redatto il 7 Settembre del 1459
Bartolom eo Pamm oleos
Prevosto di S. Pietro di Banchi d’ ordine del pontefice Pio II per collazione
della m inuscola chiesa rurale di S. Luca di Albaro è presente quale testi­
mone discreto v iro domino Antonio
Bonumbra Archipresbitero
ecclesiarum
de Vado (2).
Segue un terzo documento dell’ 8 Luglio 14 6 1. Sotto tale data Leonardo
de’ F orn ari dottor di decreti, canonico della cattedrale di G enova (più tardi
V escovo di M ariana), Vicario di Paolo Campofregoso A rcivescovo di G e­
nova, dichiara aver emanato il giorno 12 Giugno alcune lettere monitorie
subscriptas manu Antonii Bonumbra apostolica auctoritate notarii perchè sotto
pena di scomunica non si trattenessero alcune somme appartenenti ai nobili
Fieschi. (3).
Un quarto atto infine del 9 Ottobre del 1462 fa conoscere qualmente
l’A rcivescovo Paolo Campofregoso conferì
1’ ospedale
coll’ annessa chiesuola
di S. Biagio di R ivarolo, fondato dai nobili Leccavela . . . . dilecto nobis in
Christo venerabili viro Antonio Bonumbra Archipresbitero ecclesiarum Sanctorum
Ióhannis et Salvatoris de Vado Saonensis diocesis a monasterio Uìciensi ordinis
Sancti A ugustini Thaurinensis diocesis dependentium (4).
Il compianto sacerdote Angelo Remondini che lasciò manoscritta la Cronotassi dei prelati liguri (5) parla del Bonombra in questi te rm in i:
« F r. A ntonio Bonumbra Vescovo d’Accia 14 5 1.
Il Sim idei in quest’ anno 14 5 1 segna ad Accia l’ elezione di Mons. A n­
tonio. In un documento di Venezia fu trovato al 1472 un A ntonio Bonombre
ligure V escovo d’ Accia. Il Belgrano assevera che il casato Bonom bre nel
X V I secolo era in Vado. A l 1480 ha il successore Pam oleo. Il G am s però
( 1 ) A tti del N o t. Andrea de C airo, filza io , fo glio 35. Archivio di S tato in G e n o va . S a la 6 .*,
S c a n zia 7 2 .
( 2 ) N o t. idem , filza 15 , foglio 266, 1. c.
( 3 ) N o t. id em , filza 17 , foglio 17 9 , 1. c.
(4 ) N o t. idem , filza 18 , foglio 160, 1 c.
( 5 ) T r o v a s i o ra nella Biblioteca d e ll'Istitu to dei F ig li di M aria.
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170
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
al 14 5 1, 17 Marzo ha F r. A nton io d.i O m e ssa O . S . D . t r a s lo c a t o a d A t e n e
e lu il successore P aolo F regoso nel 1 4 5 2 ».
Fin qui il Rcm ondini, il quale ebbe in p arte
q u e sta
c o m u n ic a z io n e d a l
compianto Prof. B elgran o.
È inutile far noto che l ’ anno
145 1 attrib u ito a ll’ e le z io n e d e l B o n o m b r a
è errato, unto più che ebbi la buona v e n tu ra di tro v a re la b o lla d e l P o n ­
tefice Pio II, diretta il 17 G enn aio d e l 1 4 6 1
a ll’ A r c iv e s c o v o d i G e n o v a , in
virtù della quale ven iv a eletto alla se d e d i A c c ia F r . G io . A n d r e a d e ’ B u s s i
di Vigevano, Abbate Benedettino di S . G iu s tin a d i S e z z è , e s s e n d o r im a s t a
vacante la sede per m orte del V e sc o v o A n geletto ( 1 ) .
Lo stesso de’ Bussi in un altro atto d e ll’ 8 L u g lio
14 6 6 è c h i a m a t o V e ­
scovo di Accia, vicario lateranense e co m m e n d a to re d e lla c h ie s a d i S . M a r c o
in Genova (2).
Egli perdurò n ella sede sino al 14 6 7 e sse n d o tra s la to a l l a s e d e d i A l e r i a .
Rimasta vacante la
cattedra di A c c i a , il P o n te fic e
sguardo al nostro Bonom bra e il 4 M a g g io
su
P a o lo
re la z io n e
II
v o ls e
lo
d e ll’ A r c iv e s c o v o
di Avignone, lo eleggeva in V esco v o di d e tta se d e , c o m e r i s u lt a d a l l a s e ­
guente nota com unicata dallo stesso P . P ie r lin g a l M a rc h e s e S t a g l i e n o .
« Obligationes t. 8 5 , p. V I tergo A c c ia m
Eadtm die et consistorio (4 M aii
A r c h . V a t ic a n o .
14 6 7 ) idem S a n c tissim u s D . N . a d re la -
t onem Rev.m’ Dom ini Avinionensis p ro m o v it a d ecclesiam A c c ie n s e m D o m tn u m
Antonium de Bona Umbra A rchipresbiterum
V a d i vacan tem p e r tra n s la tio n e m
R .m‘ Patris Domini Ióhannis A ndree a d E cclesiam A le rie n s e m » .
Il Principe C olonn a C esari-R occa , il q u a le s u
c o lle z io n a n d o
un
c o d ic e
diplomatico corso, m i diede avviso a v e r t o lto d a sch e d e d e l l ’ A r c h i v i o
Va­
ticano, sotto la R ubrica Corsica, l’ e le z io n e fatta n e l 1 4 7 0
An­
del
n o stro
tonio Vescovo di A ccia a collettore di tu tte le d e cim e d o v u t e a lla c a m e r a
apostolica nell' Isola dì Corsica.
Si consideri questa m issione e
1 ’ a ltra
savonese Sisto IV , di accom pagnare
ch e il B o n o m b ra e b b e d a l p o n te fic e
c io è
n el
Icotoga, che andava sposa al re di M o s c a , e
14 7 2
la p r in c ip e s s a Z o e P a -
di le g g ie ri
si
co n o scerà
stima e la fiducia che questo prelato g o d e v a p re sso i p o n te fic i
P a o lo
la
II e
Sisto IV.
Il
Bonombra m ori prim a del 15 A p r ile 14 8 0 , c o m e a p p a r e d a q u e s t 'a l t r a
nota dovuta alla gentilezza del prelo d ato p.tdre P ie r lin g .
O ) Aiti 4«i N i!
AnJrc-t de C airo , A lta iS , lo g lio 10 4 .
( i ) K01 kJct.. f i l a a i. fo g lio 17 .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
'71
LIGUSTICO
« O bligationes t. 83 p. 66 t. Accien. Arch. Vaticano.
Eadem die (Veneris X I I I mensis aprilis 14 8 0 ) et consistorio Sanctissimus
D . N . ad relationem R ev.'"' Sancti Georgii providit ecclesie Acciensi de persona
R ev. P . D om ini Bartholomei Pammoles vacantem per obitum dom ini Antonii
M alubra (sicj extra romanam curiam deffuncti ».
1
Con questa data s’ accordano pure ’ Ughelli (i) e il Gam s (2).
N el R e v. Sancti Georgii dei documento devesi riconoscere il C ardinale
savonese R affaele Riario, che appunto in quel tempo possedeva il titolo di
S. G iorgio in Velabro.
In quanto alla patria del Bonombra mi pare che la dichiarazione rilasciata
dal B elgrano al Remondini e il documento di Venezia, che lo dice lig u re ,
sia valida prova per chiamarlo benemerito figlio di Vado.
Se il B elgrano asseri che nel secolo X V I il casato Bonombre era in Vado,
non ha certam ente parlato a casaccio e qualche atto notarile, attinto al no­
stro A rch ivio di Stato, l’ avrà messo in grado di pronunciare tale asserzione.
A rtu ro F er r et t o .
CONTRIBUTO ALLA BIOGRAFIA
DI A Z Z O -G IA C IN T O M A L A SP IN A M A R C H E SE DI M U LA ZZ O
Il
conte
Eugenio
Prima
Pompeo Litta Γ 1 1 aprile del
1844 scriveva ad
Branchi, in quel tempo Auditore del Tribunale di
Istanza di Pontremoli: « Gli ultimi « [Malaspina] di
» Mulazzo sono tre fratelli. Il prim o, marchese Azzo
Gia-
» cin to , fu deportato dagli Austriaci, siccome partigiano di
» repubblica, a Sebenìco nel 1799. Sono incerto sulla di lui
» fine. A me pare che fosse tradotto in Venezia, rinchiuso
» in S. G io rg io in Alga, e che calatosi con una fune, per
» fuggire, annegasse. Però non sono certo.
Comunque sia,
η amerei di verificare la sua m orte, e mi pare che in Pon» tremoli si possa, più facilmente che in qualunque altro luogo,
(1) Ugbclli, lu ti» S ie ri, vol. IV, <ol. 909.
(a) G*tm. Serie# epicoporum ri.·, p g 766
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
172
GIORN ALE
L IG U S T IC O
conseguire. Io preparerò anche le tav o le
de’ M ala sp in a
di
Mulazzo, e appena avrò un ritaglio di t e m p o t u t t e le a ltr e .
L ’ impegno della pubblicazione
della
Casa
di
S a v o i a , che
ho per le mani, ora mi tiene m o lto v i n c o l a t o »
Soltanto nel 1 8 5 2 il Litta s ta m p ò
il
brano
( 1 ).
rigu ard an te
Vlalaspina di Mulazzo, che fo r m a le tavo le V I - V I I I
i
d e l la g e -
ealogia di quella illustre fam iglia. A r r i v a t o ad A z z o - G i a c i n t o ,
ìglio del Marchese C a r lo - M o r e llo e di C a t e r i n a d i G i a m b a t sta Melilupi (Marchese di S o r a g n a , c o sì ne r a c c o n t a la v i t a :
Nato in Mulazzo nel 174(3, 2 3 d ic e m b r e . E r a p r i m o g e n i t o .
Andò ragazzo in S icilia,
c o n d o tto v i
rimase molti anni presso quel
dal
v ic e r é
padre,
che
colà
F o g lia n i,
zio
d e lla
moglie Caterina. F u condotto a casa nel 1 7 6 3 ,
in c u i p e r
le raccomandazioni del Fog lian i ottenne il g r a d o d i c a p i t a n o
nelle guardie del Duca di P a r m a .
gentiluomo di camera.
N el
M alc o n ten to
17 7 0
fu
n o m in ato
di p a s s a r e f o r s e
t u t ta
la sua vita in quel piccolo t e a t r o , ch ie se al p a d r e d i p o t e r e
andare al servizio di Spagna, s ic u r o di p a s s a re in A m e r i c a ,
dove gli spagnuoli si battevano c o n tro gli i n g l e s i ; m a , fa t ta s i
in quei giorni la pace, rim ase alla C o r t e di P a r m a , p e r c h è
mancavagli
un
ragionevole
onore. Nel 1 7 7 4
ebbe
m o tivo
per
d istaccarsen e con
alterco p er la sua p r o m o z i o n e ,
e
chiese la sua dimissione, che gli fu con ced uta, c o n o r d i n e c h e
non fosse più chiamato al s e r v iz io di C o r te di g e n t i l u o m o
di camera. Morto in allora il p a d r e , e d i v e n u t o
M arch ese
di Mulazzo, scelse la T o scan a a suo s o g g i o r n o . C o l à d i v e n t ò
molto intrinseco del granduca » [P ietro ]
« L e o p o ld o , gran
persecutore de’ pregiudizi e degli a b u s i ,
e c h e in f a t t o
di
riforme ecclesiastiche, a cui si era con tanto i m p e g n o c o n ­
sacrato, parlava a’ suoi popoli col m ez zo
( 1) L ’ autografo di questa lettera si co n se rv a n e l R .
del
V escovo
A r c h iv io
di
di
S ta to
in Massa.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
[ 73
GIORNALE LIGUSTICO
Pistoia, Ricci.
11
Malaspina ne’ suoi domini segui l’ esempio
delle riforme toscane. Nel 1784
proibì l’ osservanza della
Bolla Extravagante ambitiosae, pubblicata già da tre
secoli
da Paolo I I , e che era ritornata in iscena per confondere
l’ idea delle due potestà. Nello stesso anno spogliò d’ ogni
giurisdizione temporale i tribunali ecclesiastici, e restituì al
popolo l’ antico diritto dell’ elezione dei parrochi. Non seppe
tollerare con rassegnazione tali disposizioni il V escovo
di
Sarzana, capo della diocesi in cui si comprendeva Mulazzo.
Scoppiava intanto la rivoluzione
in Francia,
presto si pronunziò con grande entusiasmo
ed
il
egli ben
veneratore
delle massim e che servirono di norma alle sapientissime
leggi dell’ Assemblea Legislativa di Parigi, fatte ad esterminare i disordini
Scesi
i
che la rivoluzione avevano provocato.
Francesi in Italia il
17 9 6 , egli unitamente,
ai
Marchesi di Fosdinovo, di Pallerone e d’ O l i v o l a , spedì
una deputazione a Bonaparte generale degli eserciti e inal­
berò sulle rocche il vessillo tricolore. Mulazzo fu, per or­
dine del Direttorio di Francia, aggregato alla Repubblica
Cisalpina, con ordine che i Malaspina fossero rispettati nelle
persone e nelle proprietà.
Quest’ uom o, che tante
strazioni faceva in favore
del sistema repubblicano, ben
dimo­
comprese che si sarebbe trovato a cattivo partito, quando
nel 1 7 9 9 , espulsi dall’ Italia i Francesi, cambiarono le cir­
costanze; ond’ egli, dalla Lombardia, invasa dagli imperiali,
ove dimorava, col fine di evitare ogni molestia, si trasferì
in To scan a. Ma anche quivi non era sicuro, mentre anche
in T o sc an a le opinioni nuove avevano molti partigiani, alla
persecuzione de’ quali si era formata una massa di forsen­
nati , c h e , in nome della Santa Fede e de’ miracoli della
M adonna, commettevano le più grandi iniquità, fino ad ab­
bruciare gli ebrei. Alla guida di questi scellerati era una
M ari d’ Arezzo, donna maschio per animo e per coraggio.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
Costei era stata Γ amante del M a l a s p i n a , c h e
per
fed e t r a ­
dita l’ aveva da sè allontanata. E n t r a v a in F i r e n z e n e l 1 7 9 9 ,
7 luglio, l’ a m a z z o n e ,
p re c e d u ta da un f r a t e f r a n c e s c a n o ,
seguita da un’ orda are tin a, ed era a c a v a l l o
e il Ministro d’ Inghilterra
diletto suo am ante,
ma c h e
tra
il m a r i t o
W in d h a m , in a l l o r a
p ia m e n te
non
fu
ancora
l’ u ltim o ;
e
vedendo essa il Malaspina sulle g r a d in a t e del p a l a z z o S t r o z z i ,
gli slanciò terribile sguardo. N e l la ste ssa n o t t e
luglio 1799 il bargello
di F i r e n z e
com parve
S ’ affrettò il fratello Luigi di v e n ir e in su o
di fatto m esso in
libertà.
Lento
del 7
a
a ll’ 8
c arc erarlo .
s o c c o r s o , e fu
a fu g g ire,
fu
rip reso
e
tradotto a Firenze nella F o r t e z z a da B a s s o , p o i a M a n t o v a .
Dopo la battaglia di M are n g o fu tr a s fe r ito a V e n e z i a , q u i n d i
nelle carceri di Cattaro. In c o n s e g u e n z a d e ’ t r a t t a t i d o v e v a
finalmente essere liberato. F u di fatto c o n d o t t o a V e n e z i a ,
e nel 1800 , 5 settembre , t r o v a v a s i
rin ch iu so
a l l ’ i s o l a di
S. Giorgio in Alga. In qual m o d o t e r m i n a s s e
i su o i gio rn i
è oscuro. Sem bra che colla r o ttu r a d ’ u n ’ i n f e r r i a t a t e n t a s s e
la fuga, e annegasse nella la g u n a . Il s u o t e s t a m e n t o , s c r i t t o
nell’ anno V I , 2 fructidor, o s s ia n el
17 9 8 ,
pubblicato per ordine
di
del
trib u n a le
19
agosto,
M assa
nel
30 luglio. V i annulla le d is p o s iz io n i fatte in f a v o r e
antichi vassalli di Mulazzo, P a r a n a ,
M o n tereg io
d im o s t r a z io n e
chiama erede il fratello A l e s s a n d r o ,
di
18 0 2 ,
d e ’ suoi
e Pozzo;
per la loro ingratitudine; e d ic h ia r a n d o s i c a t t o l i c o ,
di esser sepolto senza alcuna
fu
o rd in a
cu lto .
Vi
che
per
a n n u n z ia n d o
dispotismo ministeriale era in p rig io n e . E r a u o m o e n t u s i a s t a ,
dedito al bel sesso, e di q uan do in quan do s i s e n t i v a M a l a ­
spina e feudatario, il che quasi è in s e p a ra b ile
d a lla
co n d i­
zione della nascita; ma di g r a n c u o r e , d ’ a n i m o g e n e r o s o ,
caldo d’ amor di patria; e q u e sto basta ».
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GIORNALE LIGUSTICO
'7 5
Fin qui il Litta, il quale non ha fatto altro che compendiare
le copiose
notizie che gli aveva trasmesso
il Branchi ( i ) .
( i ) D ag li Spogli manoscritti del Branchi tolgo le seguenti notizie, che
nel 184 4 raccolse in Lunigiana dalla tradizione popolare :
*
**
« Il M archese Azzo Giacinto, da giovinetto, recatosi in F ran cia, volle
» visitare il sig. di Voltaire. Portatosi al luogo della sua abitazione, insieme
» con altri g io van i signori, fu fatto passare in un giardino, ove, senza
» vedere il V oltaire, fu fatto trattenere sino ad ora di pranzo. Giunta questa,
» fu cogli altri invitato a pranzo e fatto passare in un appartamento a ciò
» destinato. C om parve V oltaire, accompagnato da un ex gesuita, suo se» gretario , portante un gran libro sotto il braccio. Dopo pochi complimenti,
« 1’ ex gesuita cominciò a leggere la vita del santo che c o rre v a , che non fu
» term inata col desinare. Finito questo, il sig. Voltaire, senza aver m ai fatto
» parola ai suoi ospiti, li congedò con questa espressione: adieu, étudié{
» mes infants.
Così non ebbero il vantaggio che credevano quei giovani
» curiosi, quello cioè di parlare con V oltaire; e se non quello di vederlo ».
*
**
« Il detto M archese abolì per gli ecclesiastici il privilegio
del foro; le
« confraternite laicali le sottrasse dall’ influenza e dipendenza dell’ Ordi» nario e dei parrochi; e per sostenere la propria autorità contro le inva» sioni della C hiesa ebbe molto che fare con il Vescovo di Sarzana ».
*
**
« P er tradizione di un suo parente, il Marchese Azzo Giacinto si dice
» che m orisse sotto il bastone di un aguzzino ».
*
**
« N arra la m oglie del cameriere Bianchi , che ai primi del 1 8 1 5 , o sul
» finire del 1 8 1 4 , il N ovelli di Calice seppe da un uffiziale
» G en ova
avere
» M archese
francese in
questi veduto in uno spedale della bassa G erm ania il
A zzo
Giacinto
gravemente infermo ; avere avuto da lui con-
» tezza del proprio s ta to , che era prigioniero, estratto poco in n an zi, solo
» per g ra v e inferm ità, da una profonda prigione, pregava, passando da Parm a,
» cercasse di un tal suo am ico, gli narrasse del suo stato e lo pregasse lo
» facesse
per
» trovato
Γ am ico indicato.
mezzo dei suoi liberare ; che giunto a Parm a
» avendo
om esso il nome dell’ uffiziale francese e quello
» l’ o sp e d ale , il
11
non aveva
N ovelli scrisse al cameriere B ia n c h i, ma
del
buon volere degli aderenti del M archese,
luogo del-
dopo
alcune
» inutili in d ag in i, rimase senza effetto ».
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
176
G IO R N A L E
Cominciò esso col rivolgersi
L IG U S T IC O
a ll’ a v v .
F erd in a n d o
M ich e io n i
di Mulazzo, e n’ ebbe questa c u r io s a risp osta, c h e si c o n s e r v a
autografa tra le carte del R. A r c h i v i o di S t a t o in M a s s a .
Illustrissimo Signore ,
L e rimetto u n a S to r ia an tic a d i L u n i g i a n a , n o n
che
a l c u n i a lb e r i
genealogici d e lla fa m ig lia M a la s p in a , d a i q u a li p o t r à a c q u i s t a r e
poche cognizioni, ch e fo rse n on a v e a ; e q u a n to a l l ’ u l t i m o
non
M arch ese
Azzo Giacinto M a la s p in a di M ulazzo , le d irò tu tto q u e l t a n t o
che
è
pervenuto a m ia cogn izion e p er l a b o c c a d i u n d i l u i s e g r e t a r i o , c h e
fu testimonio o cu lare d e g li u ltim i g i o r n i d i q u e ll’ u o m o
sv e n tu ra to .
Azzo G iacin to M a la s p in a e ra u o m o d i r a r e q u a l i t à ,
p e r c h è fo r n it o
d’ ingegno distinto , d ’ an im o g e n e r o s o , le a le ; a m a v a
la
g i u s t iz i a ,
e
questa con ogn i p otere p ro m o v e a , m a (c o lp a d e ll’ e d u c a z i o n e f e u d a l e )
era di carattere p re p o te n te , a r d im e n to s o , e q u a s i d e g e n e r a n t e
dacia , e sprezzatore d i tutto ciò c h e s i fo s s e o p p o s t o
anche di solo d iletto . C o n q u e ste
d o ti
e
q u e s to
a lle
ca ra ttere
naturale che d o v esse essere a n c h e a m b iz io s o , e lo e r a
alla forza di q u e sta p assio n e s o c c o m b e n d o ,
era si
in a u ­
su e
di
m ir e ,
e ra
ben
fa tto ,
p ro cu ra ta
la
ed
c o r r i­
spondenza d egli u o m in i più illu s tri d e ’ s u o i t e m p i, a n c h e o l t r e m o n t a n i ,
fra i quali a n n o v e ra v a il dotto e le g g i a d r o
s c ritto re
di
F ern ey,
col
quale era legato con vin co li di a p p a r e n t e a m ic iz ia .
L a scuola cu i d u n q u e
Azzo
G ia c in t o
a p p a rte n e v a ,
i
p r in c ip i,
m assime religiose e p olitich e ch e e s so q u a l d is c e p o lo V o l t e r r i a n o
blicam ente p ro fe s sa v a , lo fa c e v a n o r ig u a r d a r e c o m e p e r n i c i o s o
le
pub­
nova­
tore, e già l ’ im p e ria le G o v ern o a s o s p e t to lo a v e v a .
D àvasi poco pen siero di q u a n to d i lu i p o t e v a d ir s i, e p r o g r e d e n d o
n e’ suoi principi e p ratich e , d ire tte a l l a p o lit ic a n o v a z io n e e r i f o r m a ,
fu uno dei prim i e c a ld i settari d e lla s c u o la o lt r e m o n t a n a , e n e
prova irrefragabile
allo rch é
n e ll’ a n n o
17 9 6
a b b r a c c ia v a
dava
con
ta n to
entusiasmo il re p u b b lic a n o G o v e r n o , s e b b e n e te n d e n t e f o s s e a p r i v a r lo
dei titoli, delle d istin zio n i, p re r o g a tiv e e b e n i, a l f e u d a l e
d is p o tis m o
oltre ogni dire carissim i.
Inebriato d a ll’ id ea di a p p a rte n e re a d u n
conda de’ suoi se n tim e n ti, d el su o g e n i o ,
G o vern o
fo rm a to
d e ’ su o i p r i n c i p i ,
a
se­
e fo r s e
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
177
GIORNALE LIGUSTICO
del suo sperato in teresse,
non pensava
più
che
a b b a n d o n a rsi alle
dilettazioni d e lla vita privata. Contento del m o d e sto , e in un n o b ile ,
titolo di c itta d in o , sul finire dell’ anno 17 9 8 p artiva d a
M ulazzo ed
in F ire n ze c a p it a v a , onde in questa etrusca città p assarsi lib e ra
in uno g io io sa
vita. Disgraziato ! ign orava
che
dovea
v e d e rla
ed
p er
1’ u ltim a vo lta.
U n a sig n o ra , g io van e , per venustà sorpren den te, e p e r n a ta li illu ­
strissim a, te n ta invano il cuore di Azzo G iacin to .......... E s s o s o g g ia c e
a lla più te n e ra
e più rovinosa
delle p assio n i, l’ am ore.
Oh ave sse
am ato esso solo ! m a la giovane donna erasi accesa di un fuoco forse
più in ten to e la passione in questa era più viva, la se n tiv a più p ro­
fo n d am en te in cuore.
In tan to Azzo G iacin to, com e che volubile in tali b iso g n e si fo s s e ,
ab b a n d o n a v a si in braccio ad altra am an te, e quasi d im e n tica to d e lla
corrispon den za d ella d a m a , o non la c u r a v a , od anzi la disprezzava.
L ’ am ore
d e lla donn a non
si
offende
m ai
im p u n em en te.
Di
fatti
qu esta, in odio con vertiva l ’ am o re, ed ove prim a in te n d e v a ren d e re
la v ita di Azzo G iacinto lieta
e
p ia c e v o le ,
pensava
ora
a v v o lg e rlo
fra le m ise rie e g li affanni. U n gen erale ungherese p e rv e n iv a a
F i­
renze, fa c e v a conoscenza della nobile dam a, se ne in v a g h iv a , e ch ie ­
sta le co rrisp o n d e n za, la otteneva.
T u tto
ve d e v a Azzo G ia c in t o , m a
n ep p u re a questo sfregio si scu o te : la su a non c u ran za,
il
suo d i­
sp regio
la
p r im a ,
eran o
risposta a tale
insulto ; e nel m entre
sì
che 1’ altro eran o in lui estrem i, m ortalm ente in im ica v a si
co n q u e lla
sig n o ra, d ’ altro n d e speranzata di ricondurlo devoto a l di le i cu lto co l
mezzo d e lla g e lo sia ; avvilita e piena di dispetto, non p e n s a v a più che
a ll’ u ltim a ro v in a di lui, e com e q u ella cui eran noti i p rin cip ii e le
pratich e di lu i politiche, tutto com u nicava al nuovo a m an te a le m a n n o ,
che m osso in parte dalla gelosia, in parte dal proprio d o v e re , d e te r­
m in ò fra se stesso di perdere un tanto form idabile riv a le . N o i con o­
sce v a di p e r s o n a ,
ma
l’ adorata
am an te
si in caricava
d ’ in d ic arlo .
In un g io rn o di fatto Azzo G iacin to p asse g g iava acco m p a g n a to d a lla
su a n u o v a ad o ra ta , e la dam a col tedesco guerriero g o d e v a di e g u a le
d ive rtim e n to , qu an d o incontratesi queste due coppie n e m ic h e , q u e lla
sig n o ra fa c e v a cenno d ’ intelligenza col di le i bracciere, e d in d ic a v a g li
Azzo G ia c in to .
G iorn. Ligustico. Anno
X X II.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
12
178
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
Un tale cen n o n on s fu g g iv a a l l a s a g a c i a e d a v v e d u t e z z a
d e l serv o
di Azzo G iacin to , che a p o ca d is t a n z a q u e s t i s e g u i v a ; p e r c u i , a v v i cinatoglisi, n o n solo g li r a p p o r t a v a q u a n t o v e d u t o
pavagli
tim ori
sco n so lan ti
su l
di
lu i
c o n to ,
avea,
ma
p r e g a n d o lo
abbandonare F ire n z e a ll'is t a n t e , e d a r ifu g ia r s i in q u a l c h e
più per esso lu i sicu ro. Azzo G i a c in t o
p a rte c ia
v o le r e
a lt r o lu o g o
rid e v a p e i t im o r i d e l s e r v o
su o
affezionatissimo, lo ra ssic u ra v a a l l a m e g lio c h e p o t è ; e p e r t i n a c e , i n s i ­
steva a voler rim a n e re a F ir e n z e .
A b it a v a
un
c a s in o
di
cam pagna
assai vicino a q u e sta ca p ita le , v i s i r e c a v a a l l a s e r a d i q u e s t o
istesso, ma p a ssa ta d i poco la m e t à d e lla n o t te , il c a s i n o
da guerrieri u n g h e re si, la p o rta d ’ in g r e s s o a t t e r r a v a s i ,
cinto, quest’ u om o cotan to in s e s t e s s o s i c u r o ,
dopo
villan ie, dopo u n a fu ria di v io le n z e
per
in c r e d ib ili
soldatesca sofferte, v e n iv a a r r e s t a t o , l e g a v a s i
g io rn o
c irc o n d a v a s i
ed
A zzo
m ille
o p e ra
G ia ­
in s u lt i e
di
q u e lla
s t r e t t is s im o , e s o p r a
una vettura, g ià p ro n ta , fa c e v a s i t a n t o s t o s c o r ta r e
a
V e n e z ia
in
di
uno
al suo servo.
Nelle carceri p o litich e di S . G i o r g i o ,
g iu n t o
racchiuso, e q u ivi dopo q u a lc h e t e m p o t e n t a v a
in
V e n e z ia ,
fu g g irn e .
pronti i m ezzi; il tem p o , il lu o g o , il m o d o e r a n o
g ià
quattro gon dolieri ro b u sti s ta v a n o
n e lla
p e r a c c o g lie r lo
v e n iv a
G ià
e ran o
c o n c e rta ti;
lo r o
g ià
b a rca ,
ove dovea perven ire a mezzo d i u n a c o r d a , e d o v e a q u i n d i n e l l ’ i s o l a
di Corsica essere trasp o rtato .
T a le
dappoiché il v ig ila n te G o v e r n o ,
d is e g n o
g li a n d a v a
ig n o r a s i c o m e , a d
p e rò
fa llit o ,
in s a p u ta
di
A zzo
G iacinto, di o g n i occorren za e ra in fo r m a t o .
F u in questo frattem p o che v e n n ç in t e r d e t t o a l s u o
serv o
visitarlo, e p a rla rg li, e ch e gli v e n n e in g iu n t o d i p a r t i r e
da
di
p iù
V e n e z ia ,
come partì, ig n a ro d e lla sorte d e l s u o p a d r o n e . R a c c o n t a p e r ò , a p p o g ­
giato a buone c o n g e ttu re , che il G o v e r n o A u s t r ia c o , v e n u t o i n c o g n i ­
zione della fu g a che effettu are d o v e a s i d a A z z o G i a c i n t o ,
c o l c a la r s i
mediante fune n e lla g o n d o la d e i q u a t t r o m a r i n a r i ; i l G o v e r n o s t e s s o ,
fatti arrestar q uesti, e sp e d iti in lo r o v e c e a lt r i q u a t t r o , g l i o r d i n a s s e ,
che quando il p rigio n iero stesse p e r b a lz a r e s u lla g o n d o l a c h e r i p u t e ­
rebbe amica, q u e sta ve n isse s o t tr a tt a , e il p r ig io n ie r o s t e s s o s i l a s c i a s s e
così calare ed affo g are in m a re ; e c h e
co sì a v v e n iss e l a d i lu i m o r te ,
perchè avendo in vig ilato , c o l m ezzo d i a lt r i s u b c o m m i s s i o n a t i , v i d d e r o
questi la gondola a g g ira rs i a l d iso tto d e lla fin e s t r a p e r l a q u a l e
dovea
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GIORNALE
179
LIGUSTICO
c a la r Azzo G ia c in t o , m a viddero che i marinari, che la
g u id a v a n o ,
non eran o q u e lli del complotto ; ed altronde viddero a certa ora della
notte
a llo n ta n a rs i
la
gon dola senza aver veduto prim a
alcu n o d a lla finestra del carcere.
sicu ro
ch e
n el p ro prio
il
M archese Azzo G iacinto venisse
su o
discendere
R acco n ta quindi essere
q u a si più
piuttosto stran g o lato
c a rc e re , com e , a di lui sa p u ta , era an teriorm en te
avv e n u to a d altri politici detenuti.
Q u e s to , o S ig n o re , è quanto nel 17 9 9 si ritiene avven isse in V e ­
nezia a d Azzo G iacin to ; e che o n e ll’ uno, o nell’ altro m odo, rim a­
nessero e stin ti i giorni di vita di questo, d ’ altronde illustre feu datario.
S e v a lg o m i com andi, m entre m i sarà sem pre cosa g ra ta il poterle
d im o strare co l fatto che sono quale m i protesto
M u lazzo, 10 m aggio 18 4 4 .
di L e i ob b.“ ° devotissim o servitore
A w . F e r d in a n d o M ic h e l o n i.
Azzo Giacinto ebbe sei fratelli e sei sorelle. D e ’ fratelli,
quattro m orirono in tenera età : Luigi-Stefano, AlessandroEugenio, Federico e Vincenzo.
Gli sopravvissero, Luigi e
A lessan d ro , il noto e sventurato viaggiatore.
Delle
sorelle,
V irg in ia , T e r e s a e Luisa si fecero monache nel convento delle
Murate a Firenze ; e delle tre che si maritarono, non lasciò
prole la Lu crezia ,
Chiaram onte
che sposò il conte Domenico Eugeni di
perugino, nè la
Marianna che
fu
moglie di
Lorenzo Cam bi fiorentino. Ebbe una sola figlia la Matilde,
che nel 1 7 7 8 dette l’ anello a Francesco
de’ m archesi di Roiano, il quale
Recupito Ascolesi
mori nel 17 8 5 .
E
questa
figlia, di nom e Teresa, che sposò il marchese Francesco Mosti
di Be n e v en to , fu l’ erede de’ due zii materni
Luigi e A les­
sandro Malaspina e in lei andarono a raccogliersi tutte quante
le sostanze de’ feudatari di Mulazzo,
non escluso il ricco
A rch iv io domestico, che peraltro disgraziatamente venne sm em ­
brato. Una parte infatti restò nella villa di G ro p p o li, antico
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
iSo
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
feudo de’ Bugnole-Sale di G e n o v a ( i ) , e v ’ è a n c h e
ad e sso ,,
proprietà della famiglia Zini.
Di parecchie carte, e assai im p o r ta n ti, ne d i v e n n e p a d r o n e ,,
e ne ignoro il m odo, E leo n o ro U g g e r i di P o n t r e m o l i . I l p iù
e il meglio dell’A r c h iv io fu p e r ò tra sp o rta to a B e n e v e n t o , e
si conserva con molto amore d a gli ered i della T e r e s a . I g n o r o
in qual nnno avvenisse questo t r a s p o r to ; m a d u b i t o a s s a i c h e
già tosse seguito nel 1S 4 4 , q uan d o il B r a n c h i si m i s e
a cercare
e a raccogliere notizie in servizio del Litta. In fatti h a s f r u t t a t o ,
sia le carte rimaste a G r o p p o l i, sia q uelle p a s s a t e n e l l e m a n i
dell L g g e ri; ma n e’ suoi sp ogli e n e ’ su o i l a v o r i , d e l le c a r t e
di Benevento mi sembra non v e n e sia tr a c c ia . E
il B r a n c h i
non solamente si valse d e’ d o c u m e n ti di p r o p r i e t à d e l l o Z i n i
e dell Uggeri, per le inform azioni c h e s o m m i n i s t r ò a l L i t t a ;
ma se ne valse, e più co p io sa m en te an c h e , p e r la Storia della
Lunigiaria fendale, nella quale p re s e lui pure
a
raccon tare
le
disgraziate vicende dell’ ultimo feu d ata rio di M u l a z z o ( 2 ) ; n o n
senza però che in quello che d ic e non
v i sia
da
ag g iu n g ere
e da correggere assai, solito c o m ’ è a b e v e r g r o s s o , a r a c c a t t a r
tutto, a non vagliare le notizie ad u n ate, a n o n r a v v i v a r l e c o l
so.no animatoje della critica, f o n d a m e n t o e l u m e d e l l a s t o r i a .
I- Uggeri non solo fu largo al B r a n c h i
spiniane che possedeva, ma a sua
d e lle
p r e g h ie ra
carte
dettò
m ala-
anche
la
vita d Azzo G ia c in to , lavoro p e r più conti i m p o r t a n t e , e in
(t) Groppoli, nel 15 7 7 * fu venduto da A n to n
M aria M a la s p in a a F r a n ­
cesco I de Medici, G ran d u ci di T o s c a n a ; ed il su o s u c c e s s o re F r a n c e s c o I ,
il 4 luglio
1592 lo dette in feudo a G iu lio
Ebbe esso un unica
fig lia ,
per
nom e
di
N ic o lò S a l e d i G e n o v a .
G ir o la m a , c h e
p ig liò
p e r m a r it o
Gio. i r.incesco Brignole, ceppo de’ B r ig n o le - S a le ; che si e s t in s e c o ll e d u e
figliuole di A n to n io , am basciatore del R e di S a r d e g n a a P a r i g i , u n a d e lle
quali sposò Raffaele De F errari, Γ a ltr a il D u ca L o d o v ic o M e lz i.
(-) Cfr. Br a n c h i E . Storia della L n m g ia u a fe u d a le , P i s t o i a , B e g g i T o n i
maso editore, coi tipi di G . F io ri, 1 8 9 7 ; v o l. I , pp. 4 5 2 - 4 7 1 .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
18 1
GIORNALE LIGUSTICO
qualche punto fecondo di luce nuova, che ritengo utile stam­
pare , traendone copia dall’ autografo, che si conserva
R. A rc h iv io di Stato in Massa.
nel
E qui non sarà nè disutile,
nè sgradito il dare un breve cenno intorno all’ autore.
La famiglia U ggeri, estinta con Eleonoro, è
una tra le
antiche e ragguardevoli di Pontremoli, e dette due V escovi a
Brugnato, A n to n io , già rettore della chiesa di Pracchiola, e
B a rto lo m m eo, già Pievano di Saliceto, che amministrò poi
anche la Diocesi di Bologna, prima per conto di Filippo Calandrini, poi di Francesco Gonzaga; il quale lo spedi a Cento
com e
suo
Com m issario, e vi spiegò tale e tanta severità
nel punire , che la popolazione indignata, il 14 7 9 , lo tolse
di vita ( 1 ) .
Medico di qualche
fiorito in quello stesso secolo.
vaglia fu Antonio
Angiolo,
pur degli
U gg eri,
U g g e ri,
corredò di un ampio repertorio il commento che Lodovico
Bolognini, suo maestro, fece all’ apocrifo privilegio
di
Teo­
dosio II imperatore (2 ). Il nostro Eleonoro, figlio di Giulio
e di Caterina de’ conti Noceti, vide la luce P 8
luglio del
1799 a P a rm a , dove il padre, pontremolese per nascita e per
d im ora, si era posato per breve tempo; tenne la
direzione
dell’ A rch iv io Notarile di Pontremoli dal 1820 al 1 8 8 0 ; e di
Pontremoli fu poi Gonfaloniere dal 1846
al
1849 , Sindaco
dal 18 66 al 1870. Da Carlo III, Duca di Parma, ebbe la croce
di cavaliere di S. Lodovico,
dal
Re Vittorio quella de’ S S.
Maurizio e Lazzaro e della Corona d’ Italia. Ricopri per lunghi
anni la carica di Presidente della
Congregazione di Carità;
ma degli uffici da lui sostenuti, in questo mostrò, alla stregua
de’ fatti, che non aveva il taglio d’ un abile am m inistratore;
c o m e , pur troppo, tornò a mostrarlo quando, come
(I)
Si
m eria
erede
G . B. Secoli cristiani della L ig u ria ; I I , 16 8 -16 9 .
(2; Si or7.a G. Epistola Peregrini Je Bchtwssrris ponlramdensis, Lucae, 1880,
np. 6-9.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
I82
GIORN ALE
L IG U S T IC O
fiduciario del canonico don A n t o n i o B o n a v e n t u r i , e b b e n e l l e
mani le sostanze da lui destinate alla c h ie s a d ella M i s e r i c o r d i a .
Mori il 7 maggio del 1S 8 9 , d ’ o ltre n o v a n t ’ a n n i !
Massa di Lutiigian a, 3 giugno 18 9 7 .
G io v a n n i
BIOGRAFIA
DI AZZO G IA C IN T O M A L A S P IN A
S C R IT T A
IN ED ITA
M ARCH ESE DI M U LA ZZO
DA E L E O N O R O
UGGERI
Della vita dell' ultimo ram p ollo c h e d o m in ò
nel
Feudo
Mulazzo scrivo quello che io h o p otuto alla m e g l i o
zare dall avv.
Maracchi
S fo rz a .
Francesco
di
raccapez­
P o n tre m o li ,
ottuagenario, ma della più felice m e m o r i a ,
di
uom o
c h e fu A u d i t o r e
nel suddetto Feudo.
Il Marchese Azzo Giacinto
chiamato soltanto G iacinto,
M alasp in a,
più
fu il p r i m o g e n i t o
co m u n em en te
del
M arch ese
Carlo Morello, avuto in costanza di m a t r i m o n i o d a l l a M a r c h e s a
Caterina Melilupi dei Principi di S o r a g n a . II D u c a
F o g lia n i,
di lui zio materno, nominato alla c a ric a di V i c e R e d i S i c i l i a ,
seco condusse tutta la famiglia del M a r c h e s e C a r l o
M o re llo ;
viaggio e dimora che s c o m p o sero le finanze di q u e l f e u d a t a r i o ,
e che in seguito portarono l’ a lie n a z io n e dei F e u d i
di
C a lic e
e di Madrignano, comprati dal G r a n D u c a di T o s c a n a .
Il nostro Marchese Azzo G i a c i n t o ,
n ipo te
di
q u ell’ A z z o
Giacinto che lu paggio alla C o r t e di C a r l o s e s t o i m p e r a t o r e ,
respirando l’ aria siciliana ne
r ip o r t ò un c a r a t t e r e r i s o l u t o e
fiero. Scoppiata la rivoluzione in S i c i l i a ,
il
V ice
Re
ed
il
Marchese Carlo iMorello r ito rn aro n o alle a n t ic h e s e d i .
Il Marchese Azzo Giacinto fu p o s to alla C o r t e d e l l ’ I n f a n t e
don I ilippo di Parma col g ra d o
di c ap itan o .
decorato della chiave di g e n t ilu o m o
di
N el
Cam era
17 7 0
del
fu
D uca.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
183
LIGUSTICO
Sul finire d ell’ anno stesso si dirigeva al padre, pregandolo di
acconsentire che passasse col grado di capitano al servizio di
qualche generale, onde potersi distinguere , non presentando
la C o rte di Parm a una carriera agli avanzamenti, e segnatamente dom andava di passare sotto un ammiraglio in A m erica.
N el 17 7 i cam biò di opinione, stante la pace fra la tran cia e
P In gh ilterra, determinandosi di pazientare fino a nuove cose,
che non credeva lontane. N ell’ anno stesso determinò di ab­
bandonare la Corte di Parma e di tornare al feudo, doman­
dando im periosam ente al padre quartiere ed assegno. Irritato
il padre da una domanda che lasciava scorgere il desiderio di
separazione dalla famiglia, gli rispose, che esso
era
per par­
tire per F iren ze, dove gli avrebbe dato tutto, tavola ed assegno
proporzionato al miserabile stato di un padre di fam iglia, della
piacevolezza del quale si era ab usato, ne aveva
tradite
le
aspettative, e che finalmente si sarebbe prevalso di mezzi più
atti a rep rim ere un’ audacia senza esempio.
N el 17 7 4 vacando nella R. Guardia del Duca di Parma
posto di
il
m aggiore e di tenente colonnello sembra che alla
prim a aspirasse il M archese, e che nominato altro
soggetto
per opera del colonnello cav. di Virieu si credette leso nei
suoi d ir it ti, e che gli fosse usata un’ ingiustizia.
Il M archese Canossa, Ministro della Guerra, col mezzo del
M inistro di Stato Conte S a c c o , fece tenere al
Malaspina la
patente di tenente colonnello, facendogliela pervenire mentre
si trovava in conversazione dalla Marchesa bogliani, sperando
di contentarlo con una simile gentile sorpresa. Rifiutò brusca­
mente, dicendo che non voleva gradi di grazia, ma di giustizia,
e che non voleva servire sotto un colonnello che aveva co­
mandato per dieci anni. Furono messi in opera tutti gli ar­
gom enti possibili perchè accettasse, ma non giunsero che ad
ottenere un’ apparente accettazione, per conseguire una partico­
lare udienza dal Duca, che in caso diverso non avrebbe avuta.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
i
84
G IORN ALE
L IG U S T IC O
Ottenne di latto la prem editata u d ie n z a ,
e
ad
onta
preghiere degli amici e paren ti, d o m a n d ò al P r i n c i p e
dimissione, col permesso
di
p o rta re
Γ u n ifo rm e ,
d elle
la
sua
ch ied en d o
una lettera comendatizia presso q u alch e altro s o v r a n o . I l M a g ­
giore Marchese Serafini, per o rd in e del c o l o n n e l l o ,
g li
fece
avere la dimissione., che S. A . R . gli a c c o r d a v a , c o l p e r m e s s o
soltanto di poter portare Γ u n ifo r m e delle G u a r d i e .
f u allora che domandò che al c o n g e d o f o s s e
servito, ma 1 Infante era i n d ig n a t o , ed il G r a n
u n ito
il ben
C ia m b erlan o
iviaichese Pallavicini ebbe Γ o rd in e di non
più
servizio di Cam era. — Supplicò
per otten ere
1 Infante
P Infanta
n o m in arlo
al
dal ■
udienza , ma tutto fu inutile.
Dopo tanti fieri risentimenti del M a r c h e s e c o n t r o la C o r t e
di Parma, dopo aver ottenuto
il su o c o n g e d o ,
dopo
essere
stato abilitato a servire altro P r in c ip e , m i s o r p r e n d e s e n t i r l o
pentito, dichiararsi che parte
da
Parm a
cuoie. per essergli vietato di b a c ia re
con
la
una
m ano
e
sp in a
nel
dom andar
protezione all Infante. Nel 1 7 9 1 d iresse una p e t i z i o n e al D u.ca,
nella quale gli esterna il suo a tta c c a m e n to
e rico n o sce n z a , e
riguarda 1 epoca più lortunata della sua v ita q u e l la n e lla q u a le
ebbe 1 onore di servire
d oro ed il
nelle
g u ard ie,
di
avere
la
c h ia ve
rango di tenente c o lo n n e llo , e q u i n d i di c o l o n ­
nello graduato. Espose che non a v r e b b e
m ai
dover rinunziare a tanto fa v o r e ,
fu
e
ch e
dalle circostanze della sua fa m ig lia , dalla
im m a g in a to
di
c o s tr e tto a farlo
q u a l it à d i v a s s a l l o
imperiale, e dall' avere i suoi red d iti nella D e p o s i t e r i a
G ran­
ducale di Toscana, per cui si era d e te rm in a to a f i s s a r e la s u a
dimora in Pisa, e che dopo q u alch e
viag gio
avrebbe
te rm i­
nata la sua vita in detta città.
Domandava finalmente nella m e d e s i m a di p o t e r s i d i m e t t e r e
dalla chiave di Gentiluomo di C a m e r a ,' e dal r a n O
g o di c o l o n nello per poter essere ciam berlano del G r a n d u c a d i T o s c a n a ,
e per vestire Γ abito di S. Stefano .
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GIORNALE
Questi fatti
1 85
LIGUSTICO
meriterebbero qualche dilucidazione, poiché
questo appellerebbe all’ epoca del 17 9 1, quando abbiamo che
precedentemente aveva di già ottenuto il suo c o n g e d o , nè
abbiamo mai conosciuto che progredisse dal grado di tenente
colonnello al grado di colonello.
Nella sua dimora in Parma fu uno dei partitanti più animati
della Marchesa Annetta Malaspina, moglie del Marchese della
Bastia, dama di Corte, servita da Dutillot all’ epoca della D u­
chessa Maria Amelia, sorella di Giuseppe secondo Imperatore,
figlia di Francesco e Maria Teresa. Detta dama, per intrighi
di Corte, fu scacciata dal servizio, e relegata alla sua villa del
Pantaro, per cui il Marchese di Mulazzo ebbe diversi dispiaceri.
Fra gli aneddoti accadutigli farò memoria di uno, sebbene
non dia la pena di scriverlo ; pure per il rumore che menò
in Parm a ne faccio parola.
Era d’ intima relazione della casa Ferroni in Parma , che
professava principi repubblicani,
e perciò non gradita dalla
Corte. Una mattina che il Marchese si trovava
a
pranzo in
detta casa viene annunziato un messo di Corte, con un pre­
sente per il Marchese.
Sebbene si trovasse con persone non favorevoli ai regnanti,
pure per quell’ orgoglio che anima quasi tutti gli u o m in i, se
ne tenne colla brigata, e pose in mezzo della tavola il pre­
sente, che era un pasticcio, superbamente lavorato. Si
venne
ad incignarlo ed era riempito di sterco , ed esalò gli odori i
più disgustosi. I Ferroni, che sospettarono momentaneamente
che nell’ onta vi fosse mischiato il Marchese, corsero alle armi
contro il m ed esim o, ma nell’ istante istesso poterono conoscere
che ciò partiva dalla Corte, e si calmarono, e tornarono in pace.
Si sospettò che fosse una vendetta della Infante, poiché in
detta casa vi erano delle giovani, ma il sospetto non ebbe il
benché minimo fondamento, e la maggior parte più sanamente
lo ripeterono da qualche secondaria rivalità del Marchese.
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1 86
GIORN ALE
L IG U S T IC O
Questo è quanto ho potuto r il e v a r e
da
a lc u n i
f o g l i , e da
notizie di uomini contem poranei.
Dopo la morte del padre, p a s s ò al d o m in i o d e ’ s u o i f e u d i ;
ma io non potrei precisarne Γ e p o c a .
V edo
soltan to
c h e nel
1775 emanava ordini n e’ suoi feu d i, e s e g n a t a m e n t e u n a c i r ­
colare ai Parrochi nell’ epoca
di
un
suo dominio, seguitando le dottrin e
m orbo c o n ta g io s o .
del
V escovo
R ic c i ,
e
in q u ie tò
m o lto
il
mal copiando le disposizioni
L e o p o ld i n e ,
Vescovo di Luni e S arz an a,
c o ll’ ab o liz io n e
ambitiose, col
togliere la g iu r is d iz io n e
ai
N el
d e ll’ ex tra va g a n te
trib u n ali e c c le s ia ­
stici, colla remozione de’ p arroch i, co lla s o s t i t u z io n e d i n u o v i
a scelta dei popoli e sua.
Ebbe in Toscana la grazia di L e o p o l d o ,
ed
ebbe l’ onore
dell’ anticamera. Fece dividere il P r i o r a t o di F i l a t t i e r a
in
tre
Commende; priorato che di diritto s a re b b e stato d e l M a r c h e s e
Tommaso di Villafranca, com e e r e d e del M a r c h e s e d i C a s t e voli, quando quest’ ultimo non fo s s e stato a s s is t it o d a l l ’ a v v o ­
cato Lodovico M araffi, poco e s p e r to in s im ili
cose,
m a da
persona più avveduta.
Poco però si seppe conservare la g r a z ia di q u e l l ’ i l l u m i n a t o
Sovrano, che demeritò per sue p rep o ten z e in a f f a r i d i g i u r i s ­
dizione, per cui fu avvertito e c o n s ig lia to di a b b a n d o n a r e
la
Toscana.
Intraprese allora il viaggio di C o n s t a n tin o p o li c o m e c a v a l i e r
di compagnia del Bailo di V e n e z i a , e n ’ eb be d a l G r a n
S u l­
tano la pellicia d’ onore.
Ritornato in patria, e sperando c o n s e g u ir e o n o r i
e con ten ­
tare le sue mire ambiziose, nella lu s in g a di e s s e r e f a t t o il G o ­
vernatore Generale di tutta quanta la L u n ig i a n a , s i
partito della dem ocrazia, ed in c o m in c iò
la
sua
d e d i c ò al
c a rrie ra
dal
comparire in pubblico vestito alla d e m o c ra tic a .
Di queste sue disposizioni d e m o c r a t ic h e p o c o s e n e p e r s u a ­
sero i suoi popoli, e nei
moti
r iv o lu z io n a ri
di
quei
tem pi
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GIORNALE LIGUSTICO
passarono ad ogni eccesso contro la sua persona, i suoi beni,
e lo stesso suo palazzo marchionale.
Per seguitare le notizie, mi conviene premettere che egli
era stato uno dei partitanti della famosa Mari ; e, o l ’ im m agi­
nasse, o fosse di fatto, si credette distinto nella sua grazia. Nel
tempo che godeva favore in Toscana aveva potuto ottenere
il posto di capitano al di lei marito, e da quanto ho potuto
sapere dal di lui fido cameriere Vincenzo Bianchi erano nati dei
disgusti colla medesima ai Bagni di Pisa per causa e motivo
del Ministro Inglese, che il superava in splendidezza e galanteria.
I
rivoltosi tempi avevano obbligato il Marchese a ritirarsi
in Massa al suo casino della Madonna delle Grazie.
I
popoli soggetti ai Malaspina si erano fatti i prim i rivolu­
zionari d’ Italia, e ad onta delle sue disposizioni
cose,
questi
popoli
alle
nuove
Γ odiavano. I Governi pure aristocratici
erano venuti in sospetto sopra il conto s u o , cosicché non
trovava più appoggio in nessuna classe, sebbene si mantenesse
d’ opinione favorevole ai nuovi sistemi.
Quando
m ed esim o ,
Napoleone si trovava a Montebello , si portò dal
insieme
all’ avv.
Chiocca, ma nulla si è potuto
rilevare della sua conferenza col Generale dell’ armata d’ Italia.
Passò quindi alla sua casa di Pisa, e da Pisa andò a Firenze.
V iaggio facendo col suo fido cameriere, trovarono molti ca­
riaggi , e domandandogli quest ultimo cosa fo s s e , sospirando
risp ose: i Francesi
hanno perduto la battaglia della Trebbia.
Soggiunse allora il cameriere : torniamo addietro , che siamo
anche in tempo ; ma egli non
acconsenti, e disse : voglio
andare alla mia villa ; e vi andò difatto.
Avendo sentito che
gli Aretini si avvicinavano a F ire n z e , vi volle
andare , e si
fermò sulla gradinata del palazzo Strozzi a vedere passare gli
Aretini.
Passò la Mari a cavallo, con sciabola sgu ain ata, in
mezzo al Ministro Inglese e ad un cappucino. Essa fieramente
lo adocchiò, e quindi disse alcune cose al Ministro Inglese.
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ι 88
G IORN ALE
L IG U S T IC O
Il cameriere sospettò che il d is c o r s o della M a r i c o l M i n i s t r o
Inglese riguardasse il M a r c h e s e , e co lle l a g r i m e a g l i o c c h i
di
nuovo lo pregò a partire, m a fu in utile.
Volle tornare di nuovo a v e d e r e le tru p p e A r e t i n e s c h i e r a t e ,
e poi si portò presso un p russiano o v e si t r a t t e n n e p e r m e z z ora, e ritornò alla sua villa.
C e n ò in s ie m e c o l c a m e r i e r e ;
questi rinnovò le sue prem ure p e r c h è a b b a n d o n a s s e F i r e n z e ,
ma inutilmente. Si ritirò nella sua stanza p i u t t o s t o i n q u i e t o ,
ed andò in letto.
Erano appena
le
due
ore
iumorosamente fu bussato
campanelli. Si
alza
il
dopo
alla
la
p orta ,
padrone
m ezzan otte ,
con
gli dicono : «. V ien i con noi
prese alcuni
fogli
che
erano
s u o n o di tutti i
ed il c a m e r i e r e ,
porta, e si presentano due sq u ad re di b irri
col
g ia c o b in fottu to » .
nella
q Lian do
aprono
la
ten en te ,
e
Il
ten en te
s t a n z a , e c o n d u s s e r o il
Marchese ed il cameriere in due se p a ra te s e g r e t e . I l M a r c h e s e
ebbe per compagno di carcere il V e s c o v o S c i p i o n e d e ’ R i c c i ,
ed il cameriere ebbe due ladri ed un p rete g i a c o b i n o .
Il
cameriere subì un esame, ch e si r a g g i r ò
politici ; se mangiavano di gra s s o n ei
so p ra d isco rsi
g io r n i di m a g r o , e s e
alle feste sentivano la messa.
Dopo
1
esame il cameriere B ia n c h i fu m e s s o in l i b e r t à , ed
esiliato a dieci m iglia da F iren ze .
Stante le premure del fratello M a r c h e s e L u i g i , e la m a l l e v a ­
doria del medesimo, il M archese A z z o G i a c in t o fu m e s s o
in
libertà. Il Marchese Luigi fece r a c c o g lie r e tutti g l i s c r i t t i d e l
fratello, che poteva avere in L u n i g i a n a e s e g r e t a m e n t e li f e c e
porre in custodia presso Γ a v v o c a to B o n zan i di P o n t r e m o l i .
Frattanto im plorò
ed
ottenne
dal
G overno
fio re n tin o
il
ritorno del suo cam eriere, col quale si ritirò alla s o l i t a s u a v illa .
Non cessò mai il cameriere
giocando una sera
di
c o n s ig lia r lo
a
p a rtire , e
assieme a p ic c h e tto m e d i t a v a n o al m o d o
di fuggire. In principio trovò il p a d ro n e r e n ite n te p e r la m a l ­
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
189
GIORNALE LIGUSTICO
levadoria prestata dal fratello Luigi, ma fu vinta la renitenza
dall’ amore della propria salvezza.
Tro p p o tardi si determinò di aderire alle brame del fido servo.
Erano le ore undici di sera, e si presenta un uffiziale, che
1’ arresto
intima
al Marchese.
Esso rispose : « come si può
arrestare in Toscana un ciamberlano dell’ imperatore? '>. Ed
il tenente rispose : « è quegli appunto che si cerca ».
S ’ impadronisce della sua scrivania, ma vedendo l’ impossi­
bilità di trasportare i fogli, la sigillò, e poi rivolto al came­
riere gli disse : « Voi resterete responsabile della sicurezza di
questi sigilli ». Il cameriere che penetrava potessero
esistere
dei fogli pericolosi al suo padrone, studiò il modo di aprire
la scrivania dalla parte di dietro, e levati e bruciati quei fogli
che credette, la riportò al suo luogo.
Nella
mattina susseguente una Commissione
s ’ impadroni
dei fogli restanti, e furono portati in Firenze.
Il
M archese fu posto nella Fortezza da Basso e fu permesso
al cameriere di visitarlo in presenza di guardie. Ebbe il per­
messo di scrivere pei suoi affari, colla presenza di un uffiziale,
e colla rivista delle lettere fatta dal Generale.
Il
detto cameriere, di ordine suo, si portò in Lunigiana, e
mentre esso si trovava a Mulazzo, il suo padrone fu trasportato
a Mantova.
Non tardò il Bianchi di portarsi in quella città, ma il rigore
col quale era guardato il Marchese lo pose nella disperazione
di non più vederlo.
A forza di denaro gli riuscì guadagnare
un secondino , e gli venne fatto di scriverli, e riceverne le
risposte.
P e r scrivere gli fece avere del latte e della china
in polvere.
Non potei però sapere sopra che si raggirasse il
carteggio, dicendomi il Bianchi che questo era un segreto che
depositava
nella tomba.
Insistei, facendogli conoscere
che
erano cose ormai remote, ed esso mi rispose: vivono molti
ancora, ed io stesso sono vivo.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
190
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
Da Mantova tu trasportato a V e n e z ia .
Q ui p u re lo v o le v a
seguire il fido , e ricorse al fratello M a r c h e s e L u i g i p e r a v e r
mezzi per portarsi colà, ma se b b e n e n on li f o s s e r o n e g a t i , la
lentezza con cui si procuravano d e t e r m i n a r o n o
il c a m e r i e r e a
rivolgersi al Marchese A z zolin o di F o s d i n o v o e d a l C a i a n i di
Sarzana, che immediatamente gli p r o c u r a r o n o u n a c a m b i a l e i n ­
definita per Venezia, oltre a v e r g li d ato del d e n a r o p e r il v i a g g i o .
Vi si portò di fatto ,
ma
nulla
p otè
rin v e n ire
in
q u e lla
avveduta città, e Γ oro non s e r v ì a o tte n e re la b e n c h é p i c c o l a
notizia, e soltanto gli fu detto c h e era fu g g ito . D o p o
m o lte
ed
inutili premure, rese inefficaci, il B i a n c h i , t e m e n d o d e l l a a v v e ­
dutezza di quel geloso G o v e r n o , p en sò c o sa p r u d e n t e r i t o r n a r e
in patria, non avendo punto profittato della c a m b i a l e r i c e v u t a .
Dalla sortita da Mantova in poi n on è s ta to
p iù
p o ssib ile
avere alcuna notizia sul di lui d estin o , a m e n o c h e v a g h e
ed
insussistenti.
Aveva il
Marchese
nel
p rim o
g e r m in a le ,
Repubblica, fatto il suo testa m e n to in M a s s a ,
notaro Rocco V a c c à , pure di M a s s a ,
anno
6 d e lla
con segn ato
il 2 f r u t t i d o r o ,
al
anno
suddetto, quale conteneva d iv e r s e d i s p o s i z i o n i , f r a le q u a l i l a
revoca delle disposizioni fatte in P i s a nel 1 5
favore dei suoi
p o p o li, attesa la più n era
suoi concittadini di M u le t t o ,
P a ra n a,
otto b re
in g ra titu d in e
M on ter e g g io
Ordina che m o r e n d o , o fra Γ a r m i in s o c c o r s o
0 in impieghi
p o litic i, di essere
17 9 6
e
d e lla
a
dei
Ρ ο ^ ζο.
p a tria ,
tu m u la t o in u n g i a r d i n o
pie’ di un albero, senza il ben ch é m i n i m o s e g n o
a
di c u lt o , o
accompagnamento ; lasciando ai su o i fratelli d ’ a r m e i p i ù b r a v i
lire venti per cadauno in m e m o r ia del lo r o c o m p a g n o e d a m i c o .
Lascia alla sorella Matilde v e d o v a R e c u p it o
60
z e c c h i n i , ed
all’ altra sorella donna Giulia n e lle M u ra te z e c c h i n i
20.
L a sc ia
alcuni legati alla Chelussi, sua don n a di g o v e r n o , e d a l L o r e n zelli suo agente. A l cameriere B ia n c h i un a s s e g n o
v ita liz io per
averlo seguito in lunghi e p ericolosi v i a g g i , ed i l s u o
o ro lo g io
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GIORNALE LIGUSTICO
d’ oro. Ai Gnetti 1’ anello colla sua cifra e contorno di brillanti.
Nomina erede il cittadino Alessandro Malaspina, suo fratello,
brigadiere
alla marina di Spagna, e prigioniero di Stato per
dispotismo ministeriale. Dichiara che la Chelussi non possa
conseguire i legati, se non se stando separata dal m arito; e
riunendosi, che s’ intenda priva. Esecutore testamentario nomina
il suo buon amico Agostino Caiani di Sarzana, incaricando il
suo erede di fargli un regalo con tutta delicatezza e generosità.
A PROPOSITO
D E L L A « S T O R IA D E L L A M A R IN A IT A L IA N A »
dal
1453 AL 1 573 C1 )
U no dei periodi storici più momentoso e più denso di fatti
è quello che muove dalla caduta di Costantinopoli, e si chiude
con la battaglia di Lepanto, perchè determina il sorgere ed
il costituirsi in Europa di una nuova potenza,
la quale per
origine, per indole, per condizione politica e religiosa essendo
in aperto contrasto con tutte le altre nazioni, accende una
lotta v i v a , continua ed audace, i cui effetti si fanno sentire
anche oggi. La sua conquista, agognata da secoli e sempre
in van o, le dà modo di assidersi immediatamente arbitra sui
mari interni, donde traggono vita economica, sostegno e pre­
ponderanza politica quelli stati eh’ ebbero il massimo impero
sul m editerraneo, e tennero alto e rispettato dovunque, col
vessillo delle città marinare, il nome italiano.
Senonchè
la
ragione principale del fatto che colpì direttamente l ’ Italia, e
com m osse l’ Europa, va appunto ricercata nella politica egoi­
stica e bruttamente interessata, seguita in ispecial modo da
( 1)
M a n f r o n i , Storia .della marina
italiana dalla caduta d i Costantinopoli
alla battaglia d i Lepanto, Rom a, Forzani e C . , 1897 in 8.° di pp. X V II-53 4 .
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192
G IO RN A L E
quelle repubbliche; le quali
L IG U S T IC O
per
i
p o s s e d im e n ti
oriente, e per la grande influenza c o m m e r c ia le
c o lo n ia li
in
e s e r c it a t a
in
que’ territori, avrebbero d ovu to e p o t u t o , o p p o r r e u n a r g in e
termo e sicuro alla espansione
d e g li
in fe d e li.
mancò la con cord ia: e la sete sm o d a ta
d el
Ma
lu c r o
a farsi anzi ausiliatrici delle im p r e s e , p e r le q u a li
ad
le
esse
in d u s s e
fu s e g n a t a
la loro decadenza, e che le tra s s e ro p oi a m is e r a n d a r o v in a .
Perchè i tu rch i, quando eb bero
p o sto
europeo, e in una posizione
tan ta
di
immediatamente di im padron irsi
piede
su l
c o n t in e n t e
im p o r t a n z a , c e r c a r o n o
d e ’ m a g g io ri
em p o ri
com ­
merciali, non solo per far lor p r ò ’ d elle r ic c h e z z e e i n g r a n d ir e
il dominio, ma per togliere e z ia n d io a c o lo ro c h e b e n p r e v e ­
devano avrebbero avuti n em ici im p la c a b ili, i c e s p it i p r in c ip a li
della vita econom ica.
Nè, d’ altro canto, i cristiani m in accia ti s e p p e r o o p p o r r e a lla
nuova ed inaspettata baldanza tan ta v irtù di s e n n o
e d i v i r i li
propositi, da allontanare un p e r ic o lo , ch e d o v e v a t o r n a r e c o s i
esiziale ai loro in teressi, fino a v e d e r an n u lla ta
q u asi
in t e r a ­
mente la potenza e la sign oria d el m a r e , o n d e p e r 1 ’ in n a n z i
aveano tratto e fama e ricchezza.
buon fine le im prese tentate,
e
P e r c iò non a p p r o d a r o n o a
i
d ise g n i
m a tu r a ti;
p erch è
mancò innanzi tutto la chiara v is io n e d elle fo r z e c h e s c e n d e ­
vano a combattere, e la tabe d e lle re c ip ro c h e g e l o s i e r e s e g li
animi tiepidi e p au rosi, in c h in e v o li più p resto a b la n d ir e
ed
accarezzare il nem ico in pro’ di p a rtic o la ri i n t e r e s s i , a n z ic h é
stretti lealmente nell’ intento di
v in c e rlo
e
d e b e lla r lo .
C o sì
venne rapidamente accrescendosi il d o m in io dei t u r c h i, i q u a li,
pur non abbandonando que’ m eto d i
di
gu erra
che
fu r o n o
sempre lor proprii, seppero tu tta via d a r n u o v o a s s e t t o a l l ’ a r ­
mata, rendendola, per num ero e q u alità di n a v i, p e r f o r n im e n t i
ed ordinanze, per accortezza ed a u d acia di c a p it a n i, p o d e r o s a
e temuta. Onde non è m era vig lia se n ella
lo tta
per
la
ege­
monia, accesasi fra le potenze o c c id e n ta li, en tra p e r g r a n p a r t e ,
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193
GIORNALE LIGUSTICO
ed ha sì gran peso la influenza e la supremazia acquistata dai
m usulmani, in ispecie quando, con l’occupazione dell’Egitto, ven­
nero a m inacciare l’ equilibrio del mediterraneo, che doveva
d’ indi
in
poi
essere teatro delle fortunate
loro
Im prese fortunate non tanto per il loro valore,
im prese.
ma
più
e
m eglio per la gelosia e la discordia delle potenze cristian e,
per una politica tortuosa ed im belle,
per la inazione o 1’ i-
gnavia nelle opportunità più favorevoli, donde lo scredito e
la corruzione dello spirito militare e quindi il convincim ento
della propria pochezza di fronte nd un nemico
invincibile.
U nico fatto grande e generoso la vittoria di Lepan to, tanto
più celebrato, quanto meno preveduto ed aspettato. U tile cer­
tamente , perchè rialza gli animi abbattuti e ripristina la co­
scienza della propria forza; sterile
nelle conseguenze per il
m alvolere degli alleati, e le infeconde contese dei capitani.
Chi si fa a considerare con
occhio
vigile ed
acuto
gli
avvenim enti che si svolgono in questo periodo d’ oltre un
seco lo , rileva assai facilmente quale e quanta parte in essi
competa alla marina italiana, la quale pur troppo volge a deca­
denza, dopo avere esercitato una vera e propria preponderanza
quando più luminosa rifulse la stella di Venezia, o quella di
G enova. P erciò lo storico
della
nostra m arina,
denom inato da quelle due città gloriose
dopo
aver
i primi periodi dei
suoi fasti, deve riconoscere che il terzo, di cui abbiam o sopra
toccato, vuoisi necessariamente chiamare della preponderanza
ottomana, com e il seguente, fino a’ nostri giorni, potrà dirsi
del risorgim ento.
Q uesto lo schema che il recente storiografo della marina
italiana si è proposto; il quale, mentre s’ appresta a colorire
il vasto d isegn o, or ce ne porge una parte; quella cioè c h e ,
e per opportuna preparazione, e per compiutezza d’ indagini,
e per studi
speciali da lui stesso pubblicati, gli parve abba­
stanza m atura, e tale da affrontare con sicurezza il giudizio
G iorni. L i o u m c o . A nno X X / / .
*5
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
194
G IORN ALE
della critica.
Anche
L IG U S T IC O
questo tratto
ha
in
se
una
p artizio n e
necessaria, che emana naturalm ente dallo s v o l g e r s i
d e i fa tti ,
dalle cagioni onde derivano, e dal co n c e tto p o l i t i c o
in to rn o a
cui si aggruppano. E ra d’ uopo innanzi
tutto
d e t e r m i n a r e in
qual guisa i turchi salirono a c o s ì alto g r a d o
di
p oten za
da
rendersi padroni di Costantinopoli, r ic e r c a n d o n e le i n t i m e c a u s e
nella condotta politica delle r e p u b b lic h e m a r i n a r e ,
che con
le
fiorenti loro colonie esercitavano in o rie n te u n a v e r a e p r o p r i a
egemonia. Esse stesse cospirarono alla lo r o r o v i n a , n e l l a q u a le
più presto si videro travolte le G e n o v e s i an z ic h é l e V e n e z i a n e ;
e ciò per due ragioni; la p r im a v u o is i r i c o n o s c e r e n e l l a p o s i ­
zione geografica di quest’ u l t i m a ,
la
se c o n d a
n e lla m a g g i o r e
forza e vitalità della repubblica di S. M a r c o a p e t t o
a l la
sua
rivale, stremata dalle fazioni in te s t in e , e m i n a c c i a t a d a e s t e r n i
nemici. D’ altra parte se l’ una p o te v a
v a n tare
mata propria e sempre assai p o d e r o s a ,
ancora u n ’ a r­
1’ altra n e e r a a ffa t to
priva, nè le restava in quelle d istrette danaro b a s t e v o l e
curarsi le galee de’ privati.
E c c o p e rc h è
nei
a pro­
te n ta tiv i c o n i
quali s’ intese a combattere , m e r c è alleanze n o n s e m p r e le a l i
e felici, i musulmani, il vessillo
di
V e n ezia
tien
s e m p r e il
primato, come quello che solo è r im a s t o in q u e s t i t e m p i c a l a ­
mitosi a rappresentare il sim b o lo della m a r in a i t a l i a n a . M a s e
Genova, invano lusingata, vid e an d a re
a
vu o to
t u t t e le s u e
pratiche, non sempre dignitose, p e r te n ersi a m i c i g l i i n f e d e l i ,
e s’ ebbe presto ad accorgere in qual co n to d o v e s s e t e n e r e la
lor fede, Venezia nulla ottenne
con
le
im p rese
di
guerra,
dalle quali uscì diminuita d’ im p o r ta n ti p o s s e d i m e n t i e fu c o ­
stretta a subire una pace o n ero sa.
D i qui le n u o v e
degli audaci nem ici, fatti m in a c c io s i
a ll’ Italia
b ra m o sie
su ll’ Iso n zo
e
nel mare Adriatico.
Senonchè a questo punto, là d o v e sul d e c l i n a r e
si chiude la prima parte dell’ o p e r a s u a ,
necessità di arrestarsi nel r a c c o n to
dei
lo
del s e c o lo
sto rico
sen te
la
fatti m i l i t a r i , p o i c h é
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
19 5
GIORNALE LIGUSTICO
alla sua mente s ’ impongono altri avvenimenti
grandiosi,
i
■quali, preludendo ad un’ epoca nuova, esercitano non piccola
influenza sulle condizioni politiche generali e speciali, e svol­
gendosi anch’ essi sul m a r e , non possono sfuggire alla sua
osservazione. Intendiamo accennare alle grandi scoperte, onde
si aprono nuove vie alle espansioni commerciali.
stando interessi di capitale importanza, vengono
Esse spo­
d’ un tratto
a diminuire la già scarsa potenza delle repubbliche marinare
italiane,
mentre accrescono a gran pezza quella delle
mo­
narchie occidentali. È quindi opportuno considerare quali fos­
sero le condizioni
quattrocento,
del commercio
degli italiani
affinchè più chiari appariscano gli
durante il
effetti
che
derivarono dalle scoperte in ispecie del Capo di Buona Spe­
ranza e dell’ America, seguite da tutte quelle altre in cui Γ in­
gegno e 1’ attività degli italiani ebbe così larga parte, e, pur
troppo, non a benefizio della madre patria. Nè meno importa
conoscere i mezzi dei quali si giovavano i navigatori, sia che
si apprestassero a solcare i mari
per ragione di
commerci,
sia che armassero naviglio in guerra, chè legame assai stretto
intercede, singolarmente in questi tempi, fra la marina mercan­
tile e quella di combattimento.
Perciò
utilissime
le notizie
sulle diverse modalità delle navi, sulla ioro struttura e sulla
potenzialità ; intorno all’ armamento ed all’ approvigionamento;
sulla formazione dell’ equipaggio e delle ciurme; sopra i sistemi
d’ appalto ; infine sull’ arte del navigare. Notizie tutte le quali
rendono più chiari nel loro svolgimento i fìtti marinareschi,
e danno lume a giudicare delle forze de’ com battenti, del1 ’ ordine delle battaglie, della distribuzione
del naviglio, del-
l’ im piego del materiale.
Ed ora torniamo agli avvenimenti politici, ne’ quali non è
a riscontrare una qualsiasi soluzione di continuità, ma da ri­
conoscere invece quella trama che li governa e li ricongiunge.
Noi abbiamo veduto com e, ad onta delle sue molte e gravi
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h ;6
GIO RN A LE
L IG U S T IC O
traversie, 1' unico stato che a n c o ra r a p p re s e n ta ss e p r o p r ia m e n t e
la marina italiana tosse V en ezia , alla q u ale e ra s e r b a t o il t r is t e
ufficio di m uovere per la p rim a g li a p p etiti di F r a n c i a e s c h iu ­
dere cosi la via all’ intervento s tr a n ie r o ; c o lp a p o l it ic a p a g a ta
assai cara, quando vide con tro
a
le i
c o s p ir a n t i
le
potenze, aizzatrici palesi o c o p e rte a su o d a n n o
di Costantinopoli. E tu jattu ra
g r a v is s im a ,
m a g g io r i
del
p erch è
repubblica soltanto, e per tra d iz io n i g lo r io s e ,
e
s ig n o r e
a
q u e lla
per
in t e r n a
consistenz.i, e per liberi istituti, e p e r c o m p a g in e s c h ie t t a m e n t e
italiana, poteva ancora spettare il c o m p ito
tenere e sviluppare fra noi
il
p rin c ip io
Condannata per contro ad e siz ia li
g e n e ro so
d e lla
di m an
in d ip e n d e n z a .
d e s t r e g g ia m e n t i,
c o stre tta
ad una inazione pericolosa, ch iu sa in una d is d ic e v o le n e u t r a lit à ,
0 tratta ad alleanze da cui u scì q u asi s e m p re d im in u it a , a n d ò
incontro da se stessa alla fatale
decaden za,
modo di rilevarsi. C erto co n trib u ì a rid u rla
onde
non
ebbe
in
fa tta
con­
si
dizione la politica p rovocatrice da lei se g u ita , il d e s i d e r io
allargare il suo dom inio in te r r a fe r m a ,
la m a n c a n z a
di
di
fe r­
mezza e di propositi virili in m o m e n ti s u p re m i ; e in t a n t o le
sfuggiva il dom inio del m are, e v e n iv a p e rd e n d o il p r im a t o a
cui, mercè tante e si splendide p r o v e , era s a lita .
Di
qui
insuccessi, di qui la sfiducia in filtra rsi a p o co a p o c o
nuno dei suoi uom ini di m are ,
che
co rro m p e
e
g li
n e ll’ a -
d is c r e d it a
1 armata, a gran gioia de’ suoi e m u li, i q u ali, g e l o s i d a lu n g a
mano della potenza su a ,
come dall’ abbassamento
son
fatti si c ie c h i
di lei
d eb ba
da
non
s p e c ia lm e n te
ved ere
d e r iv a r e
I ardito accrescim ento dei m u s u lm a n i, ch e s c e n d e v a n o
rosi a contendere il dom inio
del m e d ite rra n e o .
Ed
pode­
a p p u n to
per rintuzzare la loro audacia fo rtu n ata si c o m b a t t e r à p e r tu t to
il secolo X \ I, a line di ristabilire sul n o stro m a r e l ’ e q u ilib r io
fatalmente perduto.
Intorno a questo concetto s to r ic o si ra g g r u p p a n o p r in c ip a l­
mente tutti gli avvenim enti ch e p o rg o n o a r g o m e n t o
a lla
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se-
I9 7
GIORNALE LIGUSTICO
concia parte della storia della marina italiana ; italiana non già
perchè sia mossa da un alto sentimento
nazionale
e dritta­
mente levi le armi a conseguire un fine patriottico ; ma perchè
in gran parte italiane sono le galere che costituiscono Γ armata,
e d’ italiani in buon dato sono guernite pur quelle apprestate
dallo straniero cui P Italia soggiace. Se non che la lotta che
si com batte sul mare si collega e si compenetra nelle sue fasi,
con quella durata sì lunga fra le due maggiori
monarchie
occidentali per la supremazia europea. La Francia, impossente
a contendere con la rivale, specie dopo la perdita di G enova
e del D ’ O r ia , stringe alleanza col turco,
il quale in questa
guisa si sente più forte e acquista il diritto di
far pesare la
sua spada nelle acque del mediterraneo.
se ne giova
Ed ei
per allargare i suoi dominii non solo nell’ Egeo e nell’ Ionio,
ma sulla costa settentrionale dell’ A ffrica,
a snidarlo le imprese di
dove
non valgono
Carlo V ; eccolo perciò
continua alla Spagna e all’ Italia, ed
minaccia
è gran m ercè se
ardisce gettarsi sulla Sicilia e sulla Sardegna.
non
T a ce Venezia,
che ha ripiegato il vessillo, assistendo passiva allo
svolgersi
degli avvenim enti ; paurosa di rompere la pace ricercata e ot­
tenuta dagli infedeli a stento e con suo danno ; diffidente delle
arti onde e Francia e Spagna tentano trarla a loro prò’ . N è
senza ragione, chè allorquando pur alla fine è trascinata, no­
lente e suo malgrado, a rinnovare la guerra, entrando in lega
con l’ im peratore, si vede, con inqualificabile inganno, abban­
donata alla Prevesa e prova duramente qual fede
m eriti
la
politica spagnuola trescante, pe’ suoi fini particolari, col temuto
e corruttibile pirata. Perchè ormai si disegnano ben chiari ed
aperti gli interessi peculiari onde e la Spagna e Venezia son
m osse a desiderare la disfatta del comune nem ico ; interessi
che avrebbero dovuto congiungerle strettamente in un intento,
in uno sforzo suprem o, e invece per il geloso egoism o, per
le incertezze
paurose
del
p o i, le tengono
disgiunte
e
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
in
198
G IO RN A LE
L IG U S T IC O
contrasto ; all’ una importa so p r a tu tto r i p r e n d e r e i n
dominio perduto,
all’ altra
o rie n te
sp a z z a re d a ll’ A f f r i c a il n u o v o
incomodo padrone. Di qui le c o n t e s e ,
le
d isco rd ie ,
ignobili, le viltà. Intanto il fatto a v e a r e s o
le
m an ife sto
il
ed
a r ti
che
i
cristiani erano fuggiti al cospetto dei t u r c h i, e n e l l ’ a n i m o
dei
marinai s’ era radicata la p e rs u a s io n e c h e c o s t o r o
in ­
fo sse ro
vincibili. Perciò, mentre V en ezia , trad ita in un t e m p o d a S p a g n a
e da Francia, piega il capo ad una p ace g r a v o s a ,
dalla lotta, ben ferma a guardarsi
con
p iù
e si r i t r a e
o c u la ta
vigila n z a
dagli inganni di amici e n em ici, fa llis c e alla S p a g n a l ’ i n t e n t o
di ristabilire sul mare il desiderato d o m in i o , m a f r a t t a n t o r a f ­
ferma la sua preponderanza in E u r o p a co n la s o v r a n i t à d i p o s ­
sesso e di influenza che in v ir tù dei trattati e s e r c i t a in I t a l i a .
L ’ infausta rotta delle G e r b e ,
esem p io
in sign e
denza, di pochezza e di a v v ilim e n to , ap re
d ’ im p re v i­
q uest’ u ltim a parte
della storia marinara, persuadendo alla S p a g n a c h e l e s u e f o r z e
non valgono a contendere il d o m i n i o a g li in fe d e l i , e g e t t a
disordine, lo sconforto e lo s c r e d it o n e ll’ a r m a t a
degli italiani.
I
pirati solcano a lo r
p osta
il
il
racc o g liticia
m e d ite rra n e o ,
danneggiano il commercio, r e c a n o il f e r r o , il f u o c o e la s t r a g e
dovunque lor talenti d’ investire
intanto si affilano le arm i,
e
si
le
coste.
A
C o sta n tin o p o li
d is e g n a n o n u o v e
co n q u iste.
Malta questa volta è il punto a cui m ir a n o i t u r c h i ;
ma
la
strenua difesa dei cavalieri, e l ’ a u s ilio
d e ll’ a r m a t a c r i s t i a n a , ,
dove rifulse singolarmente il v a l o r e
l’ a rd ir e d e g l i i t a l i a n i ,
mandarono a vuoto l’ im p r e s a ,
e
r in g a g lia r d e n d o
dando buona speranza per 1’ a v v e n i r e . E
fosco quando \ 7enezia alle in tim a z io n i
gli
1’ a v v e n i r e
del
a n im i
e
si p r e s e n ta
su ltan o
non
più sfuggire la guerra, resa o r m a i n e c e s s a ria e z i a n d i o
può
d a l d i­
sagio in cui politicamente e c o m m e r c ia lm e n t e s i t r o v a n e ’ s u o i
possessi marittimi. La guerra di C i p r o p o n e la r e p u b b l i c a n e l l a
necessità di stringere alleanze , di r ic e r c a r e a iu ti ;
prime non sono
sollecite e leali ,
i secondi
si
ma
se
le
ch ia risc o n o
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199
GIORNALE LIGUSTICO
insufficienti e studiosamente inefficaci. La fatale politica tene­
brosa di Spagna, secondata dalle gelosie, dalle rivalità, dagli
odi vecchi e n u o v i , paralizza ed annulla i generosi conati,
le gloriose speranze. Intanto gli infedeli s’ avanzano e vincono,
e sul punto in cui Venezia sta per accogliere proposte di pace
mercè la mediazione francese, si riesce a R om a, non senza
fatica e superando difficoltà gravissime,
a conchiudere final­
mente la lega alla quale era riserbata una splendida vittoria.
Le arti di Filippo II e de’ suoi ministri per ventura si infran­
gono dinanzi alla baldanza giovanile, al desiderio di gloria del su­
premo capitano, e 1’ animo fieramente commosso dalle stragi
inaudite di Famagosta chiude l’ orecchio agli astuti avvolgi­
menti d’ interessata politica, acceso soltanto dalla sete di ven­
detta. I turchi 'sono sgominati. Ma la disfatta non è completa;
nel concerto delle forze navali un de’ comandanti ha defezio­
nato, ponendo a grave
rischio la riuscita della memorabile
impresa ; egli solo in questo frangente ha obbedito alle istru­
zioni del re che lo paga, e non ha voluto combattere Γ infesto
pirata, col quale già correva trattato segreto, perchè abbando­
nasse il sultano. È la ripetizione della Prevesa ; i personaggi
sono gli stessi, soltanto i nomi diversi: là si
chiam avano,
Carlo V , Andrea D ’ Oria, e Barbarossa; qui Filippo II, Gian
Andrea D ’ Oria, e Ulugh-Alì. Se gli entusiasmi furono grandi,
nessun frutto si ritrasse da sì fatta vittoria; le discordie fra
i collegati ebbero maggior vampo
di
prima,
si
fecero
più
acute, e mandarono in miserando sfacelo la poco salda allea nza
I vinti ne trassero astutamente lor prò’ aiutati
cui premeva indebolire la rivale;
da Francia,
Venezia ne fu la vittima.
La pace fermata col turco tolse alla sua corona la più splendida
gemma ; C ip ro andò perduta,
nè fu il solo sacrificio : essa
vedeva orm ai aperta quella via che, malgrado
gli
eroismi e
le generose riscosse, doveva condurla ad uscire dal
novero
delle potenze marittime.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
200
G IO RN A L E
L IG U S T IC O
La battaglia di Lepanto segn a n e l l ’ o rd in e
d e ’ f a t ti m a r i n a ­
reschi un punto importante e d e c i s i v o ; p o ic h é m e n t r e d a un
lato riconduce negli animi de’ c ristia n i la fid u c ia e la c o s c i e n z a
della propria forza, dall’ altro d e te r m in a la fine d i q u e l l a e g e ­
monia che gli ottomani
s ’ erano
v e n u ti a r r o g a n d o n e l m e d i ­
terraneo ; può quindi con essa c o n s id e r a r s i c h i u s o , p e r r i s p e t t o
della nostra m a r in a ,
un
p eriod o s t o r ic o
ch e
porta
con
se
nell’ ultima evoluzione i g e rm i di una n u o v a e r a , i q u a l i , l e n ­
tamente svolgendosi, daranno lu o g o
al
risveg lio
f e c o n d o di
utili risultati nel lontano av v e n ire .
Un quadro così vasto e c o m p l e s s o ,
in
cu i t a n t i
e lem en ti
diversi si trovano in giuoco, d o m a n d a una m e n t e
eq u ilib rata
e serena, la quale sappia disciplinare
una
la m a t e r i a ;
sicura atta a convenientemente c o lo r irla . E in n a n z i
porta la piena, la lunga, paziente p re p a ra z io n e ,
storico nulla rim anga
possibilm ente
tutto im ­
a f f i n c h è a l lo
sco n o sciu to
concerne l’ argomento del suo r a c c o n t o , e n o n
di
quanto
so lo
ad alcuni avvenimenti più n o te v o li o r u m o r o s i ,
m ano
risp etto
m a altresì a
que’ fatti di minore importanza ch e nelle lo r o fa s i p a r t i c o l a r i
e minute possono apparire t r a s c u r a b i l i ,
m e n tr e
v a lg o n o
in ­
vece a dare ai primi rilievo, e ben sp e s s o p o r g o n o il f i lo p e r
meglio intenderne le cause, e r i c o n o s c e r n e
le
re laz io n i.
Nè
basta, chè in questa grande c o n g e r ie la critica s e v e r a e d e q u a ­
nime deve, con l’ opera lum inosa dei con fron ti , d e i r i c h i a m i
e dell’ interpretazione, sceverare
tutto
risalto e piena di luce alla v e rità ,
quanto c o s p i r a
dalla
parte
m en
a
dar
buona e
non accettabile. Donde la n ecessità di m ettersi a l l ’ o p e r a c o n
la visione chiara e ben determ inata dei m e z zi e d e l fin e , s e n z a
preconcetti come senza pregiudizi, s p o g li d ’ o g n i p a s s i o n e , n o n
legati a scuole o a sistem i,
o ss e q u ie n ti a ll’ a u t o r i t à a l t r u i fin
dove non contrasti alla ragione
ed
al v e r o .
La
sto ria
marina italiana com e è stata i m m a g in a ta dall’ a u t o r e
complesso,
e
nel
notevolissim o
sag gio
che
ne
d e lla
nel
ha
suo
d ato ,
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
201
GIORNALE LIGUSTICO
risponde secondo il nostro parere a questi intendimenti, segue
gli accennati dettami. Sono state con ogni
cura
ricercate le
fonti dirette e indirette, non trascurando le indagini d’archivio,
e su d’ esse venne eseguito uno studio diligente e m etodico,
a fine di vagliarle in ogni minima parte e trarne affermazioni
econseguenze plausibili e sicure. E poiché l’autore si è trovato più
d’ una volta dinanzi a scrittori, pur gravi e rispettabili, i quali
hanno voluto far servire i documenti e le prove a certi speciali
preconcetti, egli ha pazientemente riscontrate le citazioni, spesso
riconosciute manchevoli, infedeli e fallaci. N è men guardingo gli
fu d’uopo procedere in mezzo a narrazioni contradditorie, a pareri
diversi, a speciosi giudizi, affine di non essere quasi inconscia­
mente
trascinato ad errori di fatto
e di raziocinio.
Perciò
egli non ha esposto soltanto gli avvenimenti, secondo gli sono
apparsi alla mente nella loro essenza e
ma ha stimato suo debito corroborarli
zioni critiche, le quali discutono
nell’ intimo
mediante
largamente le
legam e,
argomenta­
ragioni
per
cui fu indotto a scegliere quella via , a fermarsi su quei ri­
sultati. Non è quindi a meravigliare se 1’ opera sua assume un
carattere polemico, qualche volta troppo ampio e sottile, perchè
alcuni punti capitali si presentavano
pur se m p r e , malgrado
fossero già da altri trattati, o appunto per questo, assai con­
troversi o non sufficientemente chiariti. E convien confessare
come in generale egli abbia dato prova di acutezza,
ed equanimità. Merito non lieve, in quanto che
diffìcile allo studioso,
per quanto
faccia,
m isura,
riesce assai
di sottrarsi ad un
certo senso di simpatia per l’ una o l’ altra parte,
dal
quale
alcuna volta vien trascinato ad uscire, suo malgrado, da quella
imparzialità che si è proposta ; or qui questo difetto non ap­
parisce, quantunque rimanga nell’ animo del lettore
l’ im pres­
sione di una tal qual benevolenza per Venezia, che invero è
giustificata dalle condizioni e dai fatti : anch’ essa
tuttavia
fatta segno al biasimo che le spetta.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
è
202
GIORN ALE
L IG U S T IC O
Non pochi sono i punti sto rici c h e r i c e v o n o l u m e
todo critico seguito dall’ au to re,
e
la s c ia n d o
stare
minore importanza, ci piace a d d ita r n e in i s p e c i a l
dal m e ­
q u e lli
di
m o d o tre,
i quali, e per la grande influenza c h e e s e r c it a n o s u l l o s v o l g i ­
mento della marina italiana, e p e r e s s e r e stati a r g o m e n t o
studi e di dibattiti
anche recen ti ,
avevano
d’ uopo
di
di
una
trattazione più accurata e più am p ia. I n t e n d ia m o d e l l e d u e i m p r e s e
della Prevesa, delle Gerbe, e d ella b a tta g lia di L e p a n t o .
i risultati ci sembrano tali da r it e n e r e c h e sia d e t t a
parola. Potranno forse venire alla lu c e n u o v i
o serviranno a m aggior c o n ferm a
O rm ai
1’ u ltim a
d o c u m e n ti,
d e ll’ a ssu n to ,
o ,
ma
com e
è
avvenuto, a dar ragione ad ip o te s i felic i ; ch e s e a n c h e m o d i ­
ficassero alcuni dei particolari,
non
rom peranno
la
sald ezza
delle linee generali e delle illazioni defin itive.
E ciò che si dice dei fatti d e v e
mini ; esempio An drea D ’ O ria.
altre sì
ap p lic a rsi a g li u o ­
E g li, ch e ha r i e m p i t o d e l s u o
nome quasi tutto il suo secolo, e s c e da q u este p a g i n e a l q u a n t o
diminuito; ma se perde una fr o n d a di q u ella c o r o n a c h e l ’ a d u ­
lazione dei contemporanei e la v a n a g lo r i a dei p o s t e r i s i c o m ­
piacque d’ intessere pom posam ente in to r n o al s u o c a p o , a c q u i s t a
in compenso una personalità
p iù
vera,
tempi, all’ indole sua, all’ am b ien te
in
più
cui
con sen tan ea
ai
t r a s s e la m a g g i o r
parte della sua vita.
E qui cade in acconcio
un’ o s s e r v a z i o n e .
fatti attinenti esclusivamente alla m a r in a
monco e incompiuto, se lo s t o r ic o
si
Il
raccon to
m il i t a r e
dei
riu sc ire b b e
argom entasse
di
non
dover tenere nel debito conto le c o n d iz io n i p o l i t i c h e g e n e r a l i ,
a cui essi si riferiscono,
e
dalle
quali
sovente
son
m o ssi.
Errore in cui per lo più caddero c o l o r o c h e s i t e n n e r o p a g h i
del campo ristretto e limitato alle im p r e s e
m arin are sch e ,
si
curarono delle minute descrizioni, d ella s t r a t e g i a , d e g l i o r d i n i
militari, e sim ili,
ma
trascu ra ron o
di
ricercare
la
ra g io n e
degli avvenimenti, le intime r e la z io n i, le u lt im e c o n s e g u e n z e .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
203
GIORNALE LIGUSTICO
In ciò meglio avveduto il recente scrittore, pur non allonta­
nandosi dal suo tema, ha tenuto sempre presente
gli anda­
menti della politica europea, che determinano , spiegano ed
illustrano le fasi diverse delle azioni navali.
Quindi
la sua
esposizione per omogenea fusione, e per non ordinaria
piutezza assume un carattere nuovo , originale,
com ­
donde ritrae
indiscutibile importanza.
Allorquando il proposto disegno sia condotto al suo termine,
e con le altre parti ricomparirà pur questa, curata anche ne’
minimi particolari ( 1 ) , l’Italia potrà compiacersi di possedere,
come altre nazioni, la storia della sua marina ( 2 ) .
A
c h il l e
N
e r i.
( 1 ) Indico qui alcune piccole sviste 0 scorrezioni tipografiche. A
n. 3 non è detto da qual’ opera del Sansovino è tolta la
p. 60
citazione;
p. 203 n. i il duca Gonzaga, va corretto in marchese, e poi da
a
p. 253
n. 3 il duca di Modena in di Ferrara e cosi sempre; a p. 2 5 6 , il 1 6 1 7
in 1 5 1 7, a p. 2 9 1 il 1430 in 1530, a p. 299 n. 5 il 15 3 0 iti 15 3 3 , a p. 300
η. i il 1 5 3 1 in 1 5 3 3 , a p. 4 16 il 10 mar-φ in maggio; a p. 397 n. 4 in
luogo di traduzione di Belgrano, deve dire di W o lf, come
a p. 9 n. 2.
L ’ indice alfabetico andrebbe rifatto, mettendo la paginazione.
(2) Sarebbe vivamente desiderabile che il governo incoraggiasse l’ autore
al compimento di un’ opera così ampia ed importante, promuovendone egli
stesso la stam pa. [Ci consta che il desiderio espresso dal signor A. N. è stato
esaudito ed è in via di attuaiione. N. d. R.].
A d un prossimo fascicolo; una recensione del bel volume ulti­
mamente pubblicato dal ncstro A . Ferretto sopra il Santuario di
Montallegro.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
204
G IORN ALE
L IG U S T IC O
IL DUOMO DI S. LO RENZO A T R A P A N I
G IÀ C H I E S A
N A Z IO N A L E
D E’ G EN O V ESI
Le cappelle degli A n fu sso , dei V e n t o , d e g li
A recco o d e i R e c c o
e la cappella d i S . G io rg io .
Visitando il duomo di T r a p a n i
d e d ic a to a S . L o r e n z o
colpi un quadro rappresentante il so lito S . G i o r g i o
che ferisce il drago,
Entrato in quella
sull’ altare
cappella
di
osservai
un a
che
mi
a ca v a llo
c a p p e l la a s i n i s t r a .
sopra
uno
dei
la ti
figurava lo stemma di Genova s o r m o n t a t o dalla c o r o n a
d u cale
non chiusa e sostenuto
rilie v o
dai
g r i f o n i , il tutto a b a s s o
sulla pietra.
Certo ormai che quella cappella d o v e a in a l t r i t e m p i e s s e r
stata proprietà dei nostri cittadini n e c h ie si i n f o r m a z i o n i , m a
non potei apprendere se non ch e la tela r a p p r e s e n t a n t e S a n
Giorgio era fattura del C arreca ,
b u on
artista
sic ilia n o ch e
dipinse fra lo scorcio del X V I ed il p rin c ip io d el X V I I
e potrebbe anche
discendere
da
una
d elle
v a rie
seco lo
fam ig lie
Carrega che altre volte v iv e v a n o , e alcun e t u t t o r a v i v o n o
in
Liguria sia nel patriziato che nel p o p o lo .
Cercai allora notizie su quella
panesi le compilazioni
dei
c a p p e lla n e g li
an n alisti t r a ­
quali si c o n s e r v a n o
m an o sc ritte
in quella Biblioteca Fardelliana, e t a lu n e , c o m e il S o r b a
e d il
Nobile, furono anche pubblicate, e q u alc h e i n f o r m a z i o n e
ho
potuto raccogliere.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
2O5
GIORNALE LIGUSTICO
Premetto che le relazioni di Genova
colla Sicilia dopo il
mille e sino a tutto il X V I I I secolo erano molto più impor­
tanti di quello che non furono al principio del secolo attuale.
È un soggetto che meriterebbe ampio trattamento; qualche
cosa ne s c r is s e , bene e con molta benevolenza verso di noi,
il signor
Fodera nelle Nuove Effemeridi siciliane (Serie 2.%
Vol. I, sett.-dic. 1874), ma l’ argomento è ben lungi dall’ es­
sere esaurito.
Trapani, di cui la monografia
del
Fodera
non
s ’ occupa
specialmente, oltre all’ importanza che aveva pel com m ercio
del Mediterraneo all’ epoca delle
Crociate
ed
in
generale
per le relazioni colla Tunisia frequenti e cordiali, sinché quella
regione non cadde in potere dei turchi, ne avea una specia­
lissima pei genovesi
che coi
Serenissimi re di T u n isi
della
dinastia degli Hafsidi conservarono buoni rapporti di amicizia,
solo interrotti
(1)
per
brevi tratti e tosto riannodati ( 1 ) e che
È noto che i genovesi furono malcontenti allorché
seppero che la
spedizione di S. Luigi dovea dirigersi contro Tunisi per tim ore che ciò
potesse arrecar danno ai molti loro compatrioti colà stabiliti. P er giudicare
dell’ importanza, nel medio evo, di quella nostra colonia ed in generale di
quella del commercio italiano in Barberia è utile consultar un fascicolo
di atti conservati nel nostro Archivio e rogati a Tunisi nel 1288-89 da
un notaro Pietro Battifolio genovese. D agli stessi scorgesi che colà trovavansi veneziani, pavesi, fiorentini, lucchesi, pistoiesi, siciliani, che vi aveano
consoli, il re di Sicilia anzi un inviato (misaticus), fondaci ecc.
Per quel che riguarda la colonia genovese particolarm ente, tro viam o che
in quell’ epoca, a breve distanza dalla infelice crociata, il 15 genn aio 12 8 9
Forchetto Pign olo, nostro ambasciatore, avea potuto concludere un vantag­
gioso trattato
con quel re, assicurando ai negozianti genovesi il diritto
d’ importar m erci senza pagar dogana se entro sei mesi non eran state
ven dute,
d’ estrarne senza sottostare a diritti d’ uscita; al nostro co n so le,
allora Ballano Em b ron o , concesse due udienze reali ogni m ese.
V ed iam o
che presso il console v’ era un consiglio della colon ia, che un g e n o v e s e ,
Beltram ino F errario , avea la gabella magna dei vin i per la quale corrispon­
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
206
GIORN ALE
L IG U S T IC O
già ai principi della seconda m e tà del s e c o lo X V
possedevano
il castello di Marsacalexi (già M a r s - al - K a l e x
d eg li
arabi ,
ora La Calle) dove avevano un g o v e r n a t o r e p e r F a p p a lto d e i
coralli ( i ) .
Più tardi, dal 1 5 4 1 e per due s e c o l i , s p e c u l a t o r i g e n o v e s i
furono proprietari di Tabarca. In se g u ito , a d a t a r e d a l l a p r i m a
metà del X V I I secolo, il g r u p p o d elle E g a d i o d i F a v i g n a n a ,
proprio in faccia e a poche
m i g l i a da T r a p a n i ,
fu p o s s e s s o
successivamente di due fam iglie g e n o v e s i , i B r i g n o n e
p rim a
che 1 ebbero
(2),
per
poco
deva ben 18 m ila bisanti alle
te m p o
co n
truppe c ristia n e
tito lo
b a ro n a le
i
d e l re m u s s u l m a n o , c h e i
genovesi possedevano a Tunisi due fo n d aci, il v e c c h io e d i l n u o v o , e n e l
primo di essi una chiesa
B. Maria, della
quale
propria
era allora
co n
d iritto di s e p o ltu r a , d e d ic a t a
a lla
ca p p e lla n o un p rete T e a l d o ; c h e v i s i
trovavano contemporaneam ente due n o ta ri n o stri o ltre q u e s t o d i c u i s o n o
i rogiti, i notari Leon e Sigem baldo e M e rv a ld o de P a x a n o , c h e l a c o lo n ia
infine era numerosissima e vi figu ravan o m e m b ri d e lle p iù i l l u s t r i f a m i g li e
di Genova: oltre i nom in ati, Cibo, S ig n o ra n d o , V e d e r e to , B a lb o d e C a s t r o ,
Tavani, Drago, E m b riaco , T r a v e r s io , A l a r d o , A u r i c o la , F o r n a r i o , V e n t o ,
Pedicola, Panzano, Ususm aris, Porco, N e g r o n o , d e V in e is , R i p a r o l i o , F i g a i o ,
de Monella, Carenzono, Caparagia e di p a re c c h ie a ltre f a m i g l i e a n c o r a .
(1) A Marsacalexi trovai sopratutto
lig u r i d e lla r iv ie r a d i
p o n e n te , da
Varazze a Diano e Porto M aurizio.
(2) Vedi nel V illa b ia n c a , Sicilia n o b ile , V o l. II, p ag. 2 4 5 , l ’ in s c r iz io n e
sepolcrale in S. A ntonino dei P P . R ifo rm a ti a P a le r m o a J a c o p o B r i g n o n i
genuensi, F a v i g itane, Formiche, L e v a n s i etc. p r im o b aro n i, m o r t o
di 5 5 anni
nel 164...
Un Giacomo Brignone, forse lo ste sso , è n o tato fra g li o b l a t o r i a l l ’ A n n u n ­
ziata di Trapani « per un’annello del v a lo r e d ’ o n ze 1 3 » . M a la f a m i g l i a d o v e a
esser già stabilita colà da qualche tem p o p e rch è n e l 1 6 0 0 v e n ’ è u n o fr a i
giudici. Colla data del 1 6 1 9 nel ch io stro d e lla d e tta c h ie s a d e l l a A n n u n z ia t a
leggesi un’ iscrizione così con cep ita: A d hoc unde m ater d o m in i m e i v e n ia t a d
me Franciscus B rig n o n i, con uno ste m m a p o rta n te un a lb e r o
so ste n u to d a
due leoni affrontati senza indicazione di s m a lt i; p o tre b b ’ e s s e r e d ’ u n
F ran ­
cesco Brignoni che il F ardella nota fr a i g iu d ic i d e l m a g is t r a t o
16 4 3 .
nel
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
207
GIORNALE LIGUSTICO
Pallavicini in seguito che ne furono investiti con titolo
co­
mitale e solo se ne spogliarono per vendita non son ancora
molti anni.
Perciò si comprende che antichissime e frequenti, più che
con altre regioni d’ Italia, siano state e siansi conservate le
relazioni
di Trapani
con
Genova.
Infatti trovo
numerosi
nostri cittadini stabiliti colà in tutte le epoche e non man­
cano trapanesi a Genova, ove pure venivano colle loro navi
i Fardella , i Catalano ed altri. E Γ amicizia con quella città
premeva tanto al nostro comune che nel 1406 il maresciallo
Boucicault a nome
alla
Madonna
dello stesso spediva un grosso donativo
dell’ Annunziata , il palladio dei tra p a n e si, i
quali impadronitisi, nel duecento, di quel simulacro trasportato
ivi da un tempiario pisano di nome Guerraccio, più noi v o l­
lero restituire e lo conservano tuttora nella grandiosa chiesa
om o n im a, poco distante dall’ antica cinta murale.
Ma delle relazioni fra Genova e Trapani e della famiglie
genovesi che vi si stabilirono accennerò altra volta: per ora
mi limito ad alcuni cenni sull’ antica chiesa o cappella
dei
genovesi in quella città, dedicata a S. Lorenzo , c h e , molto
più antica della chiesa di S. Giorgio a Palermo , ebbe sorte
tanto
diversa : sicché, ristaurata ed ampliata, divenne chiesa
vescovile
quando sul principio di questo secolo
la diocesi
di Trapani venne separata da quella di Mazzara.
G io. Francesco Pugnatore 0 Pognitore, nella sua H istoria di
Trapani { MS . Biblioteca Fardelliana di quella città), nella parte III,
cap. V IU , scrive ehe il consolato dei genovesi si stabilì colà
fin dal tempo del re Ruggiero
insieme
con
1’ ospedale
, la
cappella e la loggia: « il console genovese, egli dice, aveva
» la casa presso la chiesa di S. Lorenzo, la qual
allora era
» la sua cap p ella, si come in fin hora ( terminò di scrivere
» nel
IJ91
circa)
ne mostrano
segno le croci della loro
» insegna, che son rosse in campo bianco, dipinte in alcuni
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
2oS
G IORN ALE
L IG U S T IC O
» capitelli di t r a v i , che il tetto
» tuttavia quell’ altra
» era che ivi
vecch io
sosten gon o,
cappella p u r l o r o di S .
hoggi si vede.
M a non
dove
G io rg io
ancor
era la lo ro p r in c ip a le
» (la cappella di S. Giorgio) siccom e credono a lc u n i essendo essa
» sì piccola che restava incapacissim a dei m olti g e n o v e s i che a llo r a
» in Trapani stavano ».
A questo punto
però
d e v o n o tare c h e
cenno della chiesa di S. L o r e n z o
dei
non
trovai
G enovesi
notarili rogati in quella c it t à , a T r a p e n a
alcu n
n eg li
com e
a t ti
d ic e v a n o
nostri, sullo scorcio del 1 2 7 0 e nei p r im i m e s i d e l
un notaro g e n o v e s e , che p are e s s e r e il n o t a r o
12 7 1
R o lla n d o
i
da
di
S. Donato, il quale acc om p a gn ava T a r m a t a n o s t r a a s e r v i z i o
della crociata di S. Luigi ( 1 ) ; a b b i a m o
anzi
due
del testamento di un G u g lie lm o M a l f a r n e , u n o
re d a zio n i
dei g e n o v e si
eh’ erano stati a T u n isi con q u e l la sp e d iz io n e , in c u i d i s p o n e
per la sua tumulazione
nella
ch ie sa
di
S.
Francesco
minori osservanti di T r a p a n i , m a n on fa il m i n i m o
della cappella di S. Lorenzo.
e in parecchi
altri
degli
atti
dei
cenno
P e r c o n t r o in q u e l t e s t a m e n t o
sopra
in d icati
sono
citati
il
console dei genovesi, la l o g g i a : logia ja n u e n s iu m , l a c e n tr a ta
logie januensium ed anche s o l a m e n t e centrata ja n u e n s iu m
(2).
Che l’ attuale chiesa di S. L o r e n z o , q u a l u n q u e s i a p u r e la
data della sua fondazione, fosse 1’ an tica c h ie s a d e l l a c o l o n i a
genovese di Trapani, già fin d ’ a l l o r a dedic ata a S . L o r e n z o ,
(1) Questi atti rogati a T rapan i so n fra m m is ti a q u e lli d e l n o t a r o G i o a ­
chino Nepitella; una 2.* copia del te s ta m e n to d e l G u g lie lm o M a lfa r n e t r o ­
vasi nella filza 35 .* dei notari ignoti.
2
Particolare curioso : l’ antica contratti lo g ie ja n u e n s iu m
s u c c e s s iv a m e n t e
ampliata tanto da diventar la p rin cipale di T r a p a n i , c o n s e r v ò il n o m e d i
logia sino a che, pochi lustri or sono, fu rib a tte z z a ta C orso V itto r io E m a n u e le ,
pur continuando a chiam arsi la loggia n e ll’ u so p o p o la re . In u n ’ a t t o n o t a r ile
rogato da un not. genovese a T ra p e n a
nel
14 14
è m e n z io n a t a
la lo g ia
januensium sita in carrubeo redo diete terre.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
è un fatto confermato da tutti i cronisti trapanesi ( i ) ; certo
fu poscia successivamente ampliata:
Γ Orlandini
( Trapani
descritta, pag. 20) citato dal Can. Mondello (Le iscrizioni delie
Chiese in
Trapani,
» riferiscono
ms.), dice che « le cronache
cittadine
che ove oggi esiste la chiesa di S. L orenzo
» sorgeva nel 1 1 2 9 la loggia del consolato de’ genovesi col» Γ annessa cappella dedicata all’ illustre martire. Abbandonata
» dal console di quella nazione,
» in casa spettante a Giacomo
» autentiche
scritture pubbliche
questa loggia fu convertita
Orlandini
come
ricavasi da
degli anni 1 4 6 2 - 6 4 ; passò
» dippoi alla famiglia Struppa e finalmente divenne proprietà
» dei Gerbasi ». L ’ Orlandini a quanto dice il Fardella ( A n ­
nali di Trapani, MS. Biblioteca Fardelliana), scriveva nel 1 5 7 6
e da quel che dice parrebbe che prima di diventar, da chiesa
de’ genovesi, chiesa parrocchiale di Trapani, quella di San
Lorenzo fosse soltanto una modesta cappella; ma la sua asser­
zione non è molto
che chiesa
attendibile perchè già quando non era
nazionale dei genovesi vi troviamo vari altari
o
cappelle, tre almeno, di proprietà di famiglie private: locchè
dimostra che l’ antica chiesuola, se pure in principio modesta,
avea ricevuto dagli
stessi genovesi
considerevole
E la testimonianza del Pugnatore già riportata, che
aumento.
1 attuale
cappella di S. Giorgio non fosse che piccola parte del tempio
genovese, è confermata dal fatto stesso, della esistenza in questo
di varie cappelle
particolari.
Basterebbe d’ altra parte consi­
derare che quella chiesa potè essere convertita in pairocchia
senza che occorressero immediati ampliamenti per convincersi
che doveva già sin d’ allora essere un locale vasto abbastanza
e non una semplice e modesta cappella.
(1) V . anche D . Vinc. Nobile, I l tesoro nascosto, a pag. 723 « S . Lorenzo,
» chiesa un tempo di consoli di Genova la cui cattedrale è consacrata
» medesimo santo, ecc. ».
G h»n.
L ig u s tic o . Λ ηηο X X II.
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al
21 0
GIORN ALE
L IG U S T IC O
Secondo gli
annali
del
avrebbe fatto
erigere
la chiesa di S . L o r e n z o in
a petizione dei
F a r d e lla , il re A l f o n s o
giurati e del
p op olo
d’ A ragon a
p arro cc h ia
trapanese
nel
14 35 ,
precisamente P anno della battaglia di P o n z a , a l l o r c h é
il c o n ­
sole dei genovesi per la gu erra s c o p p ia ta
fra q u e s t i
ed
il r e
d’ Aragona si ritirò da T ra p a n i. L ’ an n a lis ta s i c i l i a n o a s s e r i s c e
di aver appreso
il
tatto , del re s to p r o b a b i l i s s i m o , « d a lli
» manuscritti del C a v . Porto e C a v . N o b i l i , e s i s t e n t i
presso
» il Cav. Gius. Sieripepoli, b a r o n e di R a b i c i , v i v e n t e a l p r e » sente 1 8 10 », epoca in cui s c r i v e v a il F a r d e l l a .
E così dal 1 4 3 5 , o all’ i n c i r c a , i n ostri c i t t a d i n i c e s s a r o n o
di possedere una chiesa
p ropria a T r a p a n i e s o l t a n t o , q u a s i
un intero secolo più t a r d i, o t te n n e r o di n u o v o u n a
m odesta
cappella nell’ antica chiesa già e s c l u s iv a m e n t e l o r o .
Prima di occuparmi di questa n u o v a c a p p e lla d e i g e n o v e s i
dedicata a S. G io r g io , spenderò q u a lc h e p a r o la s u l l e t r e c a p ­
pelle 0 altari di proprietà
p rivata
d e l l ’ an tica
c h ie sa
di S a n
Lorenzo, delle quali già ho fatto c e n n o .
La prima cappella in ordin e di da ta di cui t r o v a s i
zione è quella già appartenente ad un n o b ile
Anfuso, che
nel
suo
testam ento
d e ll’ a n n o
m en­
G ra z ia n o
14 0 2
de
d isp o n e
perchè sia celebrata settim analm ente u n a m e s s a s o p r a
un’ al­
tare di sua proprietà nella chiesa di S . L o r e n z o . I l t e s t a m e n t o
e trascritto nel Rollus privilegio ru m
C ivita tis
D rep a n i
conserva presso il municipio di T r a p a n i e c h e è u n a
c h e si
co p ia
eseguita d’ ufficio nel 1 6 0 1 d’ a ltro v o l u m e più a n t i c o .
Sia pel fatto
della
proprietà di u n ’ alta re
n e lla
c h ie sa
di
S. Lorenzo, sia per quella d’ un a s u a p n tia ( b o t t e g a ) m e n z i o ­
nata pure nel testamento e ch e
1’
A n fu so
possedeva
la logia di li ginuisi di la parte d i liv a n t i, n o n m i
che lo stesso fosse di famiglia
Anfussio, A nfn sio,
originarii
oriu n d a
lig u re .
in c a n tu
p a r d u b b io
G li
A n fu s s o ,
p r o b a b i lm e n t e di T a g g i a , o r a
Anfossi, dei quali un ramo en trò , n el sec. X I V ,
n e ll’ alb e rg o
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g io r n a l e
l ig u s t ic o
Italiano poi Interiano , sono antichissimi a Genova : già nel
1 1 8 1 è menzionato Paulo de Anfussio
banchiere a G en o v a
(M S. C ic a la , arch. municip.).
genovese
Ritengo
quel Comes Anfussus (1) che nel 12 04
origine
alm eno di
con G io. de
Turca, Ugolino di Levanto, Guglielmo Porco, Gio. da Cam ulio
e molti altri mercanti genovesi concorse ad armare la squadra
•che sotto gli ordini di Enrico conte di M alta, altro oriundo
genovese, battè i pisani e quale anche più tardi è menzionato
come stabilito a Messina e gran favoreggiatore dei genovesi.
Nel not. Simone de Albario, vol. I, trovo nominato un Gio.
de Anfusio che nel 12 9 1 possedeva stabili in Sicilia, a S a le m i;
nel 1 3 1 3
(N ot. Gioach. Nepitella, vol. II), un G u glielm o de
Podio banchiere nomina suo procuratore per certo contratto
di granaglie
col re Fed e rico, un Gabriel Anfussus
cittadino
genovese , il qual pertanto probabilmente dovea dim orare in
Sicilia. A titolo di curiosità aggiungo che fra le tombe di
S. G io rg io a Palermo ve ne ha una del 1749 di un P. Nicola
Anfossi, palermitano, già cappellano di quella chiesa : ove era
T uso che il cappellano di S. Giorgio, se non cittadino geno­
vese, fosse almeno di famiglia oriunda del genovesato.
U n ’ altra cappella privata nella chiesa di S. Lorenzo , inti­
tolata a S. S te fa n o , sul principio del secolo X V ,
possedeva
Francesco Vento q. Lanzone, signore di Bordino, senatore di
Trapani più volte, capitano di Monte Erice nel 1 4 1 5 e 1 4 1 9 ,
(i) Cardinale, Marchese {Marchese in volgare e non soltanto Marchio per
Melchio, com e appare dai rogiti di Giov Scriba) Marchesina, Cojite, Contessa,
Contessimi e Visconte sono prenomi abbastanza comuni in L igu ria, nel medio
evo in vece dei patronimici battesimali e divennero occasionalmente cognom i
di fam iglie che nulla aveano di feudale ; Γ ultimo anzi non è ancora per­
fettamente dismesso.
Un Comes Anfussus, trovasi pure nella genealogia dei Conti di V en tim iglia pubblicata dal Desimoni in appendice alla sua m em oria su lle M arche
(Atti St. Patr., vol. X X V III). Qui invece par si tratti di titolo e non di prenom e.
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- 12
G IORN ALE
L IG U S T IC O
Portulano nel 1 4 2 1 , A m b asciato re al V i c e r é n e l
14 2 3.
Annali del F ard ella,
tal ca p p e lla
apprendiam o
c h ’ eg li
dotò
D a g li
nella quale erano sepolti i suoi m a gg io ri.
I Vento, una delle più illu stri
n o s tr e
fam ig lie
co n so lari ,
padroni per qualche tempo di M e n t o n e e di R o c c a b r u n a , si
diramarono in Sicilia e in P r o v e n z a ( 1 ) . C o l l a
S ic ilia fu ro n o
dei primi, tra i n o stri, ad a v e r r a p p o r t i ; g ià u n
G u g lie lm o
Vento è nel 1 1 5 6 fra gli am b asciato ri al re G u g l i e l m o
ottennero franchigie pei ge n o v e s i. A
che
ne
T r a p a n i s e n e s t a b i l i un
ìamo con Nicolo e Ricardo V e n t o , q uesti c a s t e l l a n o d i M o n t e
Elice pel re P ietro II, l ’altro a m m i r a g l i o a T r a p a n i p e i D o r i a ,
grandi ammiragli del regno di S ic ilia . C o s ì p a rte d e l l a f a m i g l i a
rimase siciliana e parte
genovese;
n el
14 14
N ic o la
V en to
di Trapena è console dei g e n o v e s i in q uella t e r r a , n e l t e r z o
decennio del secolo X V un I-r a n c e s c o V e n t o c itta d in o tra p a n e se
è console a Trapani dei ge n o v e s i e un G i o r g i o V e n t o c itta d in o
genovese è il console del re di C a s t i g l i a a G e n o v a a l q u a l e
ricorre fra gli altri un Fard ella di T r a p a n i .
Delle vicende dei
Venti d iv en tati
s icilia n i a T r a p a n i
ebbero molte cariche e la b a ro n ia d ella
è qu: il caso di o cc u p arm i,
noterò
s a lin a d i
Reda
ove
non
s o lt a n t o c h e l a f a m i g l i a
s’ estinse in qnella città nel X V I I s e c o l o c o n u n
D.
\ ento, vicario generale della d io c e s i di M a z z a r a
G asp are
e parroco
precisamente della chiesa di S . L o r e n z o , l ’ a n t i c a c h i e s a d e i
suoi antenati genovesi.
L ’ essere 1 V ento
di Trapani
salvo la loro cappella
d iv e n ta ti
c it ta d in i
dalla s o r t e di q u e lla di c u i
trap an esi
p a rlerem o
appresso e la loro scacchiera, a r g e n t o e r o s s o , f i g u r a
tu tta via
nell’ attuale cattedrale scambiata da talu n i p e r q u e l l a
poli, argento e nero.
dei
Pe-
(1)
Nel secolo X V I trovai un Vento con un L e v a n t o ed u n o A l t o v i t i f r a
gli scabini di Marsiglia.
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213
GIORNALE LIGUSTICO
U n ’ altra
cappella
particolare
esisteva
infine
certamente
nella chiesa di S. Lorenzo prima che cessasse di appartenere
ai ge n o v esi: quella degli eredi di un Cristoforo de A re cc o di
di cui troviam o menzione nel 14 3 8 o 39. Gli A re cco sono
antica famiglia
genovese, tuttora abbastanza numerosa nella
Liguria, che prese il cognome (come gli Anfossi, i C apu rro,
i Bonaparte e tante altre)
Arech
dal prenome
nel caso nostro : prenome
di
non raro
un’ ascendente ,
nel
genovesato
nel medio evo, sebbene poi (appunto come Capurrus e Bonapars)
caduto in disuso.
L a cappella di Cristoforo Arecco soffrì m aggiori peripezie
delle due precedenti. Il re Alfonso, a quanto p a r e ,
sempre
scottato dalle battoste toccate a Bonifacio ed a Ponza, spogliò
della cappella gli eredi di Cristoforo Arecco, facendone dono
alla città di T ra p an i; il rescritto relativo, controfirmato R o g ­
gero de Paruta e datato da Palermo, 8 dicembre indiz. II, è
trascritto
nel già citato Rollus privilegiorum al foglio 1 1 4 e
dice testualmente: « attendentes juspatronatus cappelle q. X fo r i
» de
(2)
Arecco
(2) site in ecclesia
S. Laurenti
diete
terre
Una copia di quel rollus (volgarmente il Registro rosso dei p riv ileg i) che
conservasi nella Bibl. Fardelliana, dice invece X fori de Avretto m a m i attengo
alla dizione della copia esistente nell’Archivio Comunale sia perchè ufficiale
sia perchè de Avretto in Liguria, non ne conosco nemmeno fra le fam iglie
estinte. — D evo però notare che inclino a ritener sbagliata anche la lezione
del testo municipale e che parmi invece di Christoforus de Arecco debbasi leg­
gersi Christoforus de Recco, errore facile sia da parte dell’amanuense trapanese,
come anche del cancelliere palermitano trattandosi nel primo caso di fam iglia
estinta a T rapani, nel secondo di nome forestiero. A ciò m i induce il fatto
che fra i nom i di moltissimi mercanti genovesi stabiliti a T rapan i nel
14 14 che trovai in alcuni atti rogati in quella città (Filza Not. G io. Balbi)
non vi è nessun Arecco, ma vi è invece un Xforus de Recho che per l ’ epoca
combinerebbe precisamente col nostro. — I Recco com’ è noto son fam iglia
popolare che trasse origine dal borgo omonimo, cominciò ad elevarsi nel
X IV secolo e nel 1528 ebbe vari suoi membri aggregati n e ll’albergo Cibo.
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214
G IORN ALE
L IG U S T IC O
» (Trapani) e x quo heredes ip siu s q. C h r i s t o f o r i q u i b u s s p e c » tabat sunt januenses inimici r e g i e m a je s ta tis f u i s s e t e t e s s e t
» regie curie devolutum tam quam b o n a r e g i o r u m
in im ico ru m
» et volentes prout equum est o p u s p iu m et e c c l e s i a s t i c u m p i i s
» actis deputare tenore p resentibus p r o v i d i m u s
» quantum ad nos spectat q u o d de c e te r o
» sepulture et fovee in ea e x is te n t e s
et o rd in a m u s
c a p p e lla
d e p u ta n t u r
ip sa
et
et s e r v ie n t
» in sepultura fidelium Christianorum p e r e g r i n o r u m . I t a q u o d
» deinceps fovee ipse elargiantur ad a r b itr iu m
» giurati, magistrato
m unicipale
di
T ra p an i)
vestrum
in
(dei
se p u ltu ra
» peregrinorum predictorum et p r o p te re a ut p r e m i s s a v a l e a t i s
» habeatisque prosequi
et a d im p le r e
om ne jus
quem
( ? ) et
» quod regia curia habuit et h a b et et h a b ere p o t e s t in c a p p e l l a
» predicta et jure patronatus ip sius v o b is dictis j u r a t i s n o m i n e
» et vice et pro parte dicte u n iv e rs it a t is e ju s d e m
terre
(T ra-
» pani) quo melius possumus et v o l u m u s c o n c e d e n t e s e t c . » .
Così il rancore dell’aragonese si s f o g a v a a n c h e s u l l e p o v e r e
ossa degli antichi
patroni
della
cap p ella ch e d o v e a n o
dissotterrate per far posto a q u elle
traccia di possesso
lunghi anni
genovese
scomparve.
dei
esser
p e lle g rin i e 1 ’ u lt im a
n ella c h ie s a di S .
Lorenzo
N è p a re c h e le a n t ic h e
per
a m ic h e v o li
relazioni sieno state riprese tanto p r e s t o ; anzi u n ’ a n n a l i s t a l o c a l e
nota che non
ostante non v i fo sse
navi genovesi fecero
atti d’ o stilità
guerra nel
contro
14 8 0
alcu n e
trapanesi
n e lle
acque di quella città. Osservo t u tta v ia ch e il F a r d e l l a a l l ’ a n n o
1496 nota che un negoziante g e n o v e s e , G . B . T r u p p i a n o , (?)
si stabilì colla famiglia in T r a p a n i , lo c c h è
fareb be
supporre
rapporti meno tesi.
Ma il ristabilimento del c o n s o la to
stesso scrittore
non
genovese a d etta
avvenne ch e n el 1 5 2 6 .
È
p o sitiv o
d e llo
che
dopo che Genova, regnando C a r l o V , s ’ a c c o s tò a lla S p a g n a ,
le relazioni fra essa e la Sicilia r i p r e s e r o fre q u e n ti e d a n z i g r a n
parte delle famiglie originarie della L i g u r i a ch e s ’ i n n e s t a r o n o ,
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
215
G IORN ALE LIGUSTICO
nella aristocrazia siciliana, molto più numerose di quanto si
c r e d e , lo fecero sotto la denominazione spagnuola, nei secoli
X V I , X V I I e X V I I I . Non possiamo qui occuparcene di pro­
posito ma nemmeno nascondiamo che, se Γ antica emigrazione
genovese anteriore al sec. X V I si può ritenere abbia giovato
all’ isola, non cosi può dirsi di questa più recente. I rappre­
sentanti della'Liguria in Sicilia negli ultimi tempi non sono
più gli energici mercanti guerrieri dell’ X I , X II e X I I I secolo
e nemmeno gli
arditi negozianti del X I V , X V e anche del
secolo X V I . Poco a poco fra essi s’ infiltrano speculatori che
cercano trar profitto dalle spogliazioni degli spagnuoli ; questi
studiavano ogni mezzo per spillar denaro e perciò imponevano
tasse ed infeudavano
borghi e citta sempre
state
iegie
cioè
libere, diritti, privilegi, tutto, anche uffici pubblici ( 1 ) e poi
ogni cosa vendevano coll’ aggiunta d un titolo
nobiliare, gli
speculatori genovesi anticipavano le rendite delle tasse, acqui­
stavano feudi e titoli, industriandosi poi per ricavar il maggior
frutto possibile del denaro sp eso, tosando di seconda mano in
nome di S. M. cattolica e mungendo pertanto inesorabilmente
le popolazioni. Discendenti delle antiche famiglie nobili alcuni,
altri membri del nuovo, molto eterogeneo, patriziato instituito
nel
15 2 8 ,
di famiglie che s’ elevavano allora dal p o p o lo ,
della borghesia come si dice ora, i più. M arassi, Schiattino,
Castello, Massa, ecc. entravano nell’ aristocrazia siciliana dis­
simulando
l’ origine
modesta
sotto i nuovi
manti
ducali e
principeschi, magari profittando di un’ omonimia di cognome
per appiccicar la loro genealogia a quella di antiche famiglie
illustri genovesi;
ma questa trasfusione di sangue
nuovo e
popolare nelle classi dominanti della Sicilia non fu a \antaggio
(1)
Un
Gaetano di Lorenzo q. G io. Batta Celesia
genovese acquistò,
nel 16 50 circa, in feudo la carica di notaro del senato di P ale rm o ; è l’ an­
tenato dell’ attuale cardinale arcivescovo di quella città.
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2I 6
GIO RN A LE
L IG U S T IC O
dell isola disgraziata , chè i n o stri
c o n c itta d in i a l l ’ a v i d i t à
dei
guad-igni, che non di rado a d o m b r a le belle q u a l i t à d e i l i g u r i ,
nel mutato ambiente
aggiu nsero il fasto e Γ a l b a g i a
dei
do­
minatori spagnuoli.
Ad ogni
modo
la colonia
g e n o v e s e di T r a p a n i
sotto
la
dominazione spagnuola, pur m a n ten en d o si a b b a s t a n z a n u m e r o s a
lino alla fine del secolo scorso, n o n r a g g iu n s e p iù Γ i m p o r t a n z a
dell antica: arrogi
che per gli in te re s si
gen erali
di
G enova
1 rapani avea perduto gran p arte del v a lo r e c h e a v e v a
sotto i N orm an n i, gli S v e v i , g li A n g i o i n i e a n c h e
avu to
s o t t o g li
Aragonesi nel primo periodo di q u e s ti, p e r c h è c e s s a t i , o q u a s i ,
i commerci nostri colla T u n isia d a c c h é questa e r a
mano dei tu rc h i,
barbareschi, gli
c a d u t a in
malsecuro il m a r e p e r Γ i n f e s t a r d e i p i r a t i
interessi
privati di
qualche f a m i g l i a , c o m e
quelli dei Lomellini a Tabarca e dei P a lla v ic in i a F a v i g n a n a ,
non bastavano da soli che ad a lim e n ta r e una c o r r e n t e
m eno
importante d’ emigrazione e s c a m b i ( i ) .
Pertanto se « venuto il regno
di
C a rlo V i g e n o v e s i c h e
» ne seguivano le parti tornarono a m an d a re a T r a p a n i
» ritenervi al modo di prima
» qual posero rimpetto
una
c o n s o la r
p ro p ria
alla ch ie sa di S . L o r e n z o
ed a
c a s a , la
e quasi
in
» quel medesimo luogo dove p u re la t e n e v a n o in p r i m a ( 2 ) » ,
non vi riebbero tuttavia nè 1’ o s p e d a le , nè
meno la chiesa
la qual
1) Non è a tacer tuttavia
era
d iv en tata
che q u alch e
la l o g g i a
e tan to
p arrocch ia e q u a lc h e
fa m ig lia
g e n o v e s e c o n t in u ò ad
acquistar importanza nel com m ercio a T r a p a n i , cito fra le a l t r e u n a fa m i­
glia Carrosio che nel secolo scorso died e il su o n o m e , t u t t o r a c o n s e r v a t o ,
ad una strada
Le antiche relazioni fu ro n o in te rro tte d e l t u t t o a l lo r c h é il
Genovesato, prima com e Repubblica L ig u r e poi co m e p a r t e d e l l ’ i m p e r o ,
passò sotto il dominio francese, m entre la S ic ilia , o v e s ’ e ra r i d o t t a la d in a s t ia
borbonica, rimase sotto l ' influenza in g le se. N ò più m a i si r i a n n o d a r o n o t a n to
strette come lo erano state nei secoli p re ce d e n ti.
(2) P0GNIT0RE, già citato, parte V , cap . V i l i .
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217
GIORNALE LIGUSTICO
anno più tard i, nel 1 5 7 1 fu ampliata; ma questa volta con
denaro dei fedeli trapanesi.
Ottennero però, piccolo compenso, i genovesi la restituzione
della cappella già di Cristoffaro Arecco, o Recco, o almeno l ’uso
della medesima « sulla qual chiesa di S. Lorenzo », dice sempre
il Pognitore « ebbero da trapanesi licenza di poter
i giorni
» della sua festa celebrare le solennità loro dentro la cappella
» di S. Giorgio posta nella chiesa
» per essere tale
medesima, massim amente
cappella stata ad altri tempi quivi da un
» suo nazionale fondata ».
È probabile che da quell’ epoca dati la intitolazione di quella
cappella a S. Giorgio, contemporanea pressapoco all’ erezione
dell’ altare del Gaggini a P a le r m o , dedicato
patrono;
allo
stesso loro
certo vi collocarono i genovesi, dopo che n ’ ebbero
ripreso possesso, il loro stemma in pietra ed il quadro di San
G iorgio che ne decora Γ altare, dei quali accennai in principio.
Tranne questi due ricordi e lo scudo dei Vento, nessun’ altra
traccia dell’ antico possesso genovese potei scorgere nell’ attuale
duomo di Trapani; aggiungerò anzi che forse più scarse che
in altre chiese della stessa città vi trovai le tombe di famiglie
liguri; non ricordo che quella del 1769 di un Gaetano Maria
C l a v i c a , cav. dei SS. Maurizio e L a z z a r o , di un ram o della
nostra antica e distinta famiglia omonima che stabilitosi prima
a Marsala poi passò a Trapani ove s ’ estinse ( 1 ) .
In questi ultimi tempi poi
ben pochi
anche, a Trapani,
sanno che 1’ attuale cattedrale è 1’ antica chiesa nazionale dei
genovesi. E nella chiesa stessa la cappella di S. G io rg io , non
ostante la nostra croce e l’ immagine tanto famigliare a noi del
martire della Cappadocia, non ferma quasi mai
dei genovesi che si trovano a T ra p an i!
1’ attenzione
U . A.
(1) Trapani nello stalo presenti· del P. Benigno Agostiniano (M S. Bibliot.
Fardelliana).
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-
18
G IORN ALE
L IG U S T IC O
C O M U N IC A Z IO N I E D A P P U N T I
Nella Chiesa del S S . Gio. B attista e D o m e n ico in S a v o n a s i s o n o te s té
intrapresi importanti lavori di restauro.
Questa chiesa, fondata per cura dai R R . P P . D o m e n ic a n i d e l 1 5 6 7 e , d o p o
la prima soppressione delle C orporazion i M o n astic h e , d iv e n u t a p a r r o c c h i a l e ,
è ben conosciuta dagli intelligenti p er i p re zio si c im e lii d ’ a r t e c h e in e s s a
si ammirano; com e la celebratissim a ta v o la d e ll’ A lb e rto D u r e r ò r a p p r e s e n ­
tante i Tre re M ag i,
1’
altra
d ell’A n to n io
S e m in o
lasciò scritto : « Convien vederne la N a tiv ità
d e lla q u a le
il L a n z i c i
che dipin se a S . D o m e n ic o d i
Savona, per restare convinto che egli em ulò anco F e rin o e R a ffa e llo
islesso » ,
la Madonna del R osario di T eram o P ia g g ia d e lla scu o la d e l B r e a e c o n d i­
scepolo del sullodato S e m in o , diversi q u a d ri ad o lio
d e l D o m e n ic o
P io la ,
del Robatto, del Bruschi e di quest’ u ltim o g li affresch i d e l S a n c t a S a n c t o ­
rum , dipinto che
a ragione ritiensi
uno
dei
m ig lio r i d i s if fa t t o
g en ere
esistenti in Liguria nostra (che pur di a ffre sc h i è tan to r i c c a ) l a v o r o d i c u i
forse mi permetterò intrattenere a ltra v o lta i b e n e v o li
le t t o r i
d e ll’ A r t e e
Storia.
Già nel 1880 questa Chiesa ven iva c o r re tta ed a b b e llita n e l l a s u a a r c h i­
tettura; ne era rifatto il pulpito ed il p a v im e n to , il tutto s o t t o la d ir e z io n e
e su disegni dei com pianti A rch itetti c a v . G iu se p p e
A n g io lo
C o rte se
padre e figlio che, con am ore e d isin teresse, g r a tu ita m e n te a v e v a n o
ed
p re sta ta
Γ opera loro.
Orbene questa C h ie s a , tranne nel S a n c ta S a n c to ru m e r a s c ia lb a e p r i v a
nelle volte delle tre navate di q u alsiasi
diede incarico al pittore prof. D
dipinto per la nave
o rn a m e n to ,
o n d e l a F a b b r i c e r ia
B u s c a g lia di p re s e n ta re u n p r o g e t t o
di
principale e tal p ro g e tto n on so lo v e n ia s t u d ia t o , m a
ora è in corso d’ esecuzione.
La composizione è dello
stile
d ella
C h ie s a
m e d e sim a
c io è
del
16 0 0 ,
ispirato sulla scuola dei fratelli C a rlo n i, d e l D e fe r r a r i, d e l S e g h e z z a e d e ll'Ansaldi. Comprende questa tre t a v o le , d u e di M . 4. 50
teste, ed una di M. 9. 00 x
X
M . 4 . 0 0 s u lle
5 .0 0 n e l m e zzo .
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GIORNALE LIGUSTICO
I
temi delle
219
due minori sono la Visitazione di M. SS. a S. E lisa b e tta ,
la Decollazione del Precursore e , della principale, il battesim o di G . C.
L ’ esecuzione venne allogata al pittore storico S a v o n e se , prof. Lazzaro
Demaestri, che con tutto impegno ne va compiendo g li studi.
Quattro grandi figure di Profeti fanno parte della com posizione orna­
mentale ed otto gruppi di angeli nelle lunette rompono la severità delle
linee prospettiche e della intonazione generale delle t in te , armonizzando
con m olta leggiadria col colorito delle medaglie.
T a li angioli sono stati già eseguiti da un distinto allievo del B arabino,
il prof. Lu igi Gainotti da Genova il quale ne riscosse l’ approvazione degli
intelligenti, che amanti di primizie, si sono dati vaghezza di salire fin d’ ora,
sull’ impalcatura.
Speriam o che nella prima metà del venturo anno 1’ opera sarà compiuta
e non mancherà di dorature negli stucchi della trabeazione, dei capitelli e
delle imposte, dorature che contribuiranno all’ accordo generale d ell’ opera.
Scoperta artistica. — È ancor fresca la notizia data della
scoperta di
dipinti architettonici sepolcrali nella Cappella del SS. Sacram ento in S. L o ­
renzo , ed ecco che altre decorazioni architettoniche del secolo X V a zone
di marmo bianco e nero sono comparse negli assegni testé praticati to­
gliendosi Γ intonaco dal frontone della Cappella a sinistra di quella m o­
numentale di S. Giambattista della stessa chiesa.
Noi facciam o voti che, tenuto conto dello stile delle nuove decorazioni,
nonché dei ricordi storici associati alla Cappella che le rig u ard a, di giuspatronato della nobile famiglia de Marini, la Commissione preposta al re­
stauri della
Metropolitana vorrà conservarle nella loro in te g rità , e non
permetterà che vi si apportino modificazioni o si nascondano sotto altri
fregi come pur troppo, con dolore di tutti gl’ intelligenti, si ebbe a lam en­
tare di quelle della Cappella del SS. Sacramento state nuovam ente celate
alla vista del pubolico colla sovrapposizione di quadri.
A ltra scoperta artistica veline fatta verso la metà di m aggio u. s. nel
palazzo Forcheri in piazza De Ferrari, sull’ angolo di vico del Fondaco, della
quale dovrà certamente occuparsi la nostra Commissione provinciale per le
belle arti e la conservazione dei monumenti. Eseguendosi attualm ente dei
restauri alla facciata di quasto palazzo, vennero in luce due m edaglioni in
alto riliev o , condotti in gesso con rara perizia, dalla mano di un artefice
del quale fino adesso è rimasto ignoto il nome rappresentanti due amazzoni
a cavallo. Siccome pare che altri rilievi ed ornati fregiassero anticam ente
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
220
G IORN ALE
L IG U S T IC O
tutta la facciata, il signor F orcheri fa p ro se g u ir e lo s c r o s t a m e n t o c o n m o lt a
cautela, per non guastare le opere d ’ a rte ch e s i t r o v a s s e r o
an c o ra
even­
tualmente coperte.
Questo palazzo che appartenne a n tic a m e n te
ai
D o ria
sopratutto per uno stupendo lo g g ia to , a p p a rte n e v a
marchesa Livia O riettina D oria fu
C esare
e
che
em e rg e v a
an co ra, n el
L a m b a , m o g li e
del
Francesco Serra-G erace; nel 1 8 1 4 il p a la z z o v e n n e e r e d ita to
Domenico Carrega, che lo vendette n e l 1 8 2 6 a F r a n c e s c o
1 7 4 2 , a lla
m a rch ese
d a l m a rc h ese
P e lo s o
fu
G io ­
vanni Matteo, con rogito del notaro C e n t u r in i; p assò , n e l 1 8 3 4 , p e r e r e d it à ,
a Giambattista P eloso fu Luigi, forse n ip o te d e l F r a n c e s c o p r e c e d e n t e .
Nel 1864, con rogito del notaro R a v e n n a
venne
a c q u is t a t o d a i f r a t e l l i
Giacomo e Giovanni C h iarella, quest’ u ltim o a n c o ra v iv e n t e e p r o p r ie t a r io
del Politeama Genovese; nel 18 7 2 d iv e n tò p ro p rie tà , p er d i v i s i o n e d i e r e d it à ,
delle sorelle C am illa ed Eugenia C h ia r e lla (r o g ito n o ta ro P a l a d i n o ) e f i n a l­
mente nel 1884 lo com però, dalle s o re lle C h ia r e lla , il s ig n o r G i a m b a t t is t e
Forcheri, negoziante sarto in piazza
F o n ta n e
M aro se, e
ste se
l ’ atto di
compera il notaro Carosio.
*
**
A proposito di questa scoperta, l’ a m ic o n o s tro c a v . A n g e l o B o s c a s s i, c i v ic o
archivista, ci comunica gli appunti ch e se g u o n o .
11
2 1 luglio 18 2 7 , il signor F ran cesco P e lo s o , p ro p rie ta rio d e l p a la z z o
principio a Salita del F o n d a c o , p rese n tav a
dom anda
tetto Ippolito C rem o n a, per il restauro d e lla
fa e c ia ta
in
e d i s e g n o d e l l ’ a r c h i­
di d e t t o p a la z z o .
Il disegno recava fra g li ornati i due m e d a g lio n i r a p p r e s e n t a n t i a m a z z o n i
e due nicchie sottostanti, nelle quali d o v e v a n o esse re c o llo c a t e le s t a t u e d i
Ercole e Diana.
L 8 agosto 18 2 7 il Consiglio d’ orn ato m u n ic ip a le , e s a m in a t a F is t a n z a e
il disegno, trovò i restauri poco co n face n ti a lle re g o le
a r tis tic h e , e
v i si
dichiarava contrario.
Fu allora che il signor Francesco P e lo s o , il q u a le
nel fr a tte m p o
aveva
già fatto eseguire i m edaglioni, li fece co p rire con c a lc e e m a t t o n i .
La Società sto rica
Savonese
tenne i l 2 g iu g n o 18 9 7 u n a s e d a t a n e l l a
quale presiedeva l ’ on. deputato P ao lo
B o s e lli
ed
comm. Poggi, cav. prof. F o ld i, cav. a v v . C a p p a ,
dott. G. Solari, cav. prof. C a ste lli, c a v . F .
e ra n o
p re se n ti
i
soci
p ro f. G . B . G a r a s s i n i ,
B ru n o , cav. m a g g .
P a s q u a li,
cav. prof. Angeli, cav. uff. Brignoni, p ro f. B u s c a g lia , m a rc h , d o t t . A s s e r e t o ,
prof. Richieri, P. Lam berti, cav. Bruno.
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22!
GIORNALE LIGUSTICO
In seguito alla riforma dello Statuto della so cietà, si procederà a ll’ ele­
zione delle cariche, e Γ amministrazione, secondo il risultato delle votazioni
fatte in parte per acclamazione, in parta a schede, risultava cosi com posta
nel sessennio 18 9 7 -19 0 3: Presidente: Comm. Deputato Paolo B o se lli; Vice
Presidente :
Com m . Vittorio
Poggi ;
Segretario generale :
B run o; Vice Segretario generale: Prof. G . B. Garassini.
C av.
A gostino
C o n sig lie ri:
C av.
Uff. avv. B rignoni, Cav. Federico B run o, Cav. canonico A ndrea A stengo,
C av.
avv. Francesco C appa, Capitano G . B. M inuto, A v v . E . Pessano ;
Cassiere : Dott. G. Solari.
Il segretario generale presentava quindi una pubblicazione storica del
distinto avv. F. G . B ig lia ti, porgendo un cenno inform ativo sul nuovo
lavoro. Accennava come il eh. autore si presenti ora per la prim a
volta
nell’ arringo storico con profondità di studio, con assennato giudizio. Inda­
gando colla scorta di documenti e dei più celebrati scrittori
1’ o r ig in e , il
carattere ed i rapporti tra loro dei due enti feudi e comuni nel M onferrato,
egli ne trae argomenti giuridici in ordine ai Comuni di Pareto e di Pontin v re a , tra i quali verte quisjione da lungo tempo per divisione di beni
non unica in Italia dopo le molteplici vicende politiche ed am m inistrative
che modificarono grandemente l’ jus primitivo di taluni istituti sotto Γ in­
fluenza
d’ una nuova vita. Il Bigliati ha saputo valersi di tutto
poteva chiarire i punti oscuri od indeterminati nella storia
quanto
del diritto, e
ne ha tratto conseguenze che costituiranno una base apprezzabile
n elle
disquisizioni di sim il genere. Corretta è la forma del la v o ro , sebbene essa
ritragga
alquanto dell’ aura forense, cosa naturalissim a, quando si sappia
che l’ idea del lavoro medesimo venne all’ autore, come egli stesso afferm a,
e che è un distinto avvocato, da uno spoglio che gli occorse fare dei do­
cumenti bine inde prodotti nella quistione anzidetta.
Si procedette qu indi alla nomina a soci effettivi dei signori : prof. L u ig i
Marenco, Antonio Meinardo, dott. Gaetano Bernardini, Antonio Pessano.
S i dà partecipazione di un recente assegno ottenuto testé presso il M i­
nistro dell’ Istruzione dell’ onor. Presidente a favore della società.
Ed in ultimo
l ’ A ssem blea, apprezzando la mozione di alcuni s o c i,
esprime voto che vengano ricordate sopra pubblica lapide le attestazioni di
Diego M endez, Rodrigo Barreda ed a lt r i, fatte con solenne giuram ento nell’ anno 15 3 5 in Madrid, ed affermanti la savonesità di Cristoforo Çolom bo (1).
R **
( 1 ) V en ivitamen dico xo bis. . . N on sarebbe tem po dì lasciare in pace i « C a v a lie r i di S a n ­
tiag o » e il lo ro estim atore chiarissimo, sign or U h ag o n ?
S ’ è fo rse cavato un ragno da un buco con tutte codeste testimonianze g iu ra te ....... n el 1 5 3 5 ?
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222
G IO RN A LE
1654·.
Una poesia sto ric a del
—
ha gentilmente favorito un piccolo
L IG U S T IC O
L ’ e g r e g io
a v v o c a to F . G . B i g l i a t i , ci
m a n o s c ritto in 4 .° d e lla
se c o n d a m e tà
del secolo X V II proveniente dalla p riv a ta lib r e ria d e i s ig n o r i C a s t i g li o n e .
Esso contiene uno scherzo in d ialetto p re se n ta to n e l 1 6 5 4 ,
della sua incoronazione a D o g e , al s e re n iss im o A le s s a n d r o
in o c c a s io n e
S p in o la , e da
questo, a quanto pare, m olto agg rad ito .
È intitolata appunto così :
* Nella Creatione del Serenissim o
D u ce
A le x a n d r o S p i n o l a
|
P o lo n ia
Bada in lingua de Pontezeillo ò R a v e c c a ».
La poesia, irta di frasi ed espressioni to lte a l g e r g o p iù s e r r a t o d e l v e r n a ­
colo secentista parlato nelle pue p o p o la rissim e lo c a lità s o v r a c c e n n a t e , c o n ­
tiene molte allusioni ai principali p e rs o n a g g i (s p e c ia lm e n te n o b il i) d i q u e l
tempo. Interessantissime
sono queste v e n ti o tta v e d a l la t o
La scrittura è faticosa
a
leggersi
per
Γ e s ig u ità
appena il tempo e lo spazio ce ne o ffrirà
abbiamo depositato
l’ originale
a lla
a g io
la
B ib lio te c a
dei
d i a le t t o lo g ic o .
tra tti
c a lli g r a f i c i ;
p u b b lic h e r e m o .
C iv ic a
B e r io
In ta n to
col
d u p lic e
intento di assecondare il voto d ell’ e g r e g io d o n a to re e di i n v o g l i a r e q u a lc h e
studioso della dialettologia genovese a c o n su lta re il c u rio so p o e m e t t o .
Storie genovesi di Giannozzo M anetti. — N e lle
« V it e d i U o m in i illu s t r i
del secolo X V » scritte da V espasian o d a B is tic c i, r iv e d u te s u i m a n o s c r it t i
da Ludovico F ratti
e pubblicate n e lla
« C o lle z io n e
di
O p ere
in e d it e
rare ecc., · dal R om agn oli-D all’A cq u a di B o lo g n a ( 1 8 9 3 ) , a p a g .
è dato il catalogo degli scritti di G ia n n o z z o
M a n e tti
(m o rto
19 5
nel
o
sgg.
14 5 9 ).
Pra essi si trovano indicati :
a) una Lode de’ Genovesi m andata a m e sse r
T om aso da C am p o F re -
goso. Lib. I.
b) una Istoria de’ Genovesi m andata a l d etto . L ib . II.
Ora uno studioso
fiorentino si è riv o lto a l n o stro
notizie più ampie sopra
g i o r n a le
quelle due o p e re . S i so n o fa tte n e lle
genovesi e presso i nostri eruditi a c cu rate
si è potuto saper nulla. È credibile
q u in d i
per
avere
b ib lio t e c h e
in d a g i n i, m a d a n e s s u n a p a r t e
ch e
q u e lli
s c ritti
non
s ia n o
stati mai pubblicati, e giacciano ig n o rati fra i m a n o scritti d i q u a lc h e p r iv a t a
libreria.
Saremo grati a chi potesse darci in fo rm a z io n i in p ro p o s ito .
Per Arcola. — Dal chiarissimo sig n o r c a v a lie r e A n g e lo B o s c a s s i , a r c h i­
vista al Municipio e nostro carissimo c o lla b o ra to re , r ic e v ia m o e p u b b lic h ia m o
di tutto buon grado :
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
223
GIORNALE LIGUSTICO
Illustrissimo signor Direttore,
F ra le carte vecchie ritirate dai fondi del palazzo detto « la C olom biera »
in Vezzano ligure ( 1 ) , già del compianto Marchese Giovanni R ic c i, ora
proprietà del Municipio di Genova, fu trovato uno zibaldone
di ricordi
casalinghi, in assai cattivo stato di conservazione.
In esso, fra varie note di poca importanza ed altri scritti curiosi relativi
a maniere di preparare composte di frutta, salcicce, ecc.,
rinvenni la se­
guente m em oria che non è priva d’ interesse, specialmente per la data
storica della consacrazione della Chiesa di Arcola. Si è per questo che io
credo utile di comunicarla alla S. V.
111.
pel caso che la giudicasse degna
di essere pubblicata sul « Giornale Ligustico ».
Con distinta considerazione
G enova 5 Maggio 1897.
Suo devotissimo
A n g .
B o s c a s s i .
Yhs
Sia nocto et manifesto a chi lezerà la presente come a di V III de zunio
del 15 3 4 nostro S .r Episcopo lunense et sarz.s' vene a A rchula a sacrar la
eccl/ nostra sive S .1" Margarita aut S.t0 Stephano et postea ven e a d exinar
dentro in la terra in casa nostra, et poi dexinar a recresem ar tutto il po­
pulo in la clexia de S.'° Nicolao; et patrini furno a la cresem a Jo . Jacom o
figlio de Jeronim o de S. Pelegro, et Ant.° figlio de Johan Dom ." de Sen exo,
et la m ogliera de m .' Simone de pasquale de Pinelli et il figliolo de Jo h .”
A nt.° de la casa de Pinelli.
Ego Petrus de Visdomini de Archula scripsi manupropria.
Un autografo del Borgo al Fed erici. — Pietro Battista B orgo è ricordato
dallo Spotorno (Storia lett. d. Liguria III, 5 1) fra li storici del secolo X V I I
per i suoi « Com mentarii de bello svescico » : di lui parla altresì fra g li
scrittori politici di quell’ età, insieme a Federico Federici, per aver composto
l’ opera De dignitate Genuensis reipublicae, pubblicata nel 1646, e l ’ altra D e
Dominio Reipublicae Genuensis in mari Ligustico impressa a R o m a nel 1 6 4 1 .
Si riferisce appunto a questo ultimo volum e una lettera autografa che
(1)
V ed i L ig u stic o X X I , p. 466.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
224
G IORN ALE
L IG U S T IC O
accompagnava l’ invio di un esem plare a l d o ttissim o F e d e r i c o F e d e r i c i , a lle
cui pubblicazioni di storia patria allu d e c h ia ra m e n te l ’A u t o r e .
La lettera è ora alla Biblioteca B e r ia n a , d o n d e la t r a s c r iv ia m o .
n i."'0 sig. e P(adro)ne Col."“>
Inuitano le dottissim e com positioni d i V . S . I l l . m a, d a t e in lu c e in p r ò
della Patria, 1’ anim o di ogni cittadino b en e affetto a m i l i t a r
so tto
la
su a
insegna, et a m agnificar le gloriose im p re se de n o stri m a g g i o r i . H o h a u u t o
111."“
ambitione di essere annouerato tra q u e lli ch e a m m ira n d o in V . S .
profonda dottrina, et una eloquente e ru d itio n e , c o n g iù n ta
con
una
un a rd en te
zelo di giovare alla Patria procurano d i s e g u ire le sue o r m e , e s e r u i r a n c h e
essi alla Rep(ubblica); e p'er)ciò ho
s c ritta
Dominio del m ar Ligu stico, nella q fu a )le
1’
o p e re tta , c h e le
111.™*
h a u e rà V . S .
in u io , del
o c c a sio n e di
condonare col desio che ho di seruir a lla P a tr ia e m o lti a m o l t i e r r o r i , c h e
hauerò commessi. Gradisca V . S.
sopratutto essere am m esso tra
111.1” *
q u esto p icco lo d o n o
’l n u m e ro dei su o i
di
più d e v o t i
chi
d e s ia
s e r u i( t o r i)
mentre le faccio h u m i l i......................
2 Settembre 1 6 4 1
Di v . s. m .H utn . et o b l . " '° s e r u i{d o r e )
P ie r
Mercoledì 9 giugno cessava di viv e re il p refetto
Batta
d e lla
B u r g h i.
n o stra
P r o v in c ia
Comm. David S ilvagni. Fu un p atriota n e l più puro s e n s o d e lla
un funzionario imparziale e sagacissim o in m o m e n ti
d iffic ili
p a r o la ,
n e lla
sto n a
del patrio risorgimento. A lieno da q u alu n q u e p artito , e g li t e n n e i l g o v e r n o
della Provincia per poco più di un a n n o , m a in cosi
cattivarsi la simpatia
e la stima u n iv e rs a le .
Fu
b re ve
citta d in o
te m p o
e s e m p la r e
egregio cultore delle discipline storich e, cui d ed icò co n v i v o
poche ore che le sue gravi occupazioni
lasciavano libere. I suoi dotti volum i
secoli scorsi, sono ricercatissim i, ed e ra
p o litich e
su lla
n el
C o rte
ed
sep pe
a m m in is tr a tiv e
R om ana
ed
in t e r e s s e le
d e g li
g li
u lt im i
d esid erio di m o l t i c h e p r e s t o
ne uscisse una nuova edizione.
Recentemente era stato nominato S o c io O n o ra rio d e lla S o c i e t à L i g u r e d i
Storia Patria.
L ’ accompagnamento della salm a a lla S ta z io n e P rin c ip e e b b e l u o g o
1’
11
giugno in forma privata per desiderio d e llo stesso e stin to . V ’ i n t e r v e n n e la
Scuola Magistrale con b an d iera, un p e lo tto n e di G u a rd ie
M u n ic ip a li, u n a
squ.idra di Fattorini notturni ed il clero. Il c a rro di p rim a c la s s e a q u a t t r o
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
225
GIORNALE LIGUSTICO
cavalli era seguito dai figli dell’ estinto, dalla Magistratura, dai generali di
divisione e di brigata, da ufficiali d’ ogni arma , dal Sindaco
assessori
e
Consiglieri comunali e provinciali, dai Sindaci della provincia, dai D eputati
e Senatori presenti a Genova, dal Questore e da numerosissimi am ici.
Venivano inoltre sette carri di corone.
A lla stazione parlarono: Lanzara, per la m agistratura; Chiappori, p e r la
provincia ; il Sindaco Pozzo, per la cittadinanza e D e -B e n e d e tti, capo
gabinetto, che ringraziò gli intervenuti a nome della fam iglia.
L a salm a giunse a Roma alla Stazione di Term ini alle ore 1 1 .
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
Notes et correspondance du Baron
R edo n
B e l l e v il l e
de
, Consul de la
République française à Livourne et à Gênes du 1 7 pluviose an I V au 2 1 fru ctidor
an X , réunies et mises en ordre par son petit-fils H. D u
C hano y
, chevalier
de la Légion d’honneur, avec une préface de M .
Ba pst ,
membre de
G e r m a in
la Société des Bibliophiles françois. P aris, Librairie Techener [C h ate an d u n ,
imprimerie J . P ig e le t], 1892. Due vol. in-8.° di pp. X V III — 378, 2 1 4 , con
ritratto e fac-simili.
L a Correspondance de Napoléon I .!r , che fu pubblicata, per com ando
del
nepote, durante il secondo Impero, ha fatto cadere in dim enticanza un’opera,
per più conti n o tevo le, stampata a P a rig i, per cura del P an ck o u ck e, ne’
primi tem pi della Restaurazione : Correspondance inèdite officielle et confiden­
tielle de Napoléon Bonaparte avec les Cours étrangères, les Prin ces, les M in i­
stres et les Généraux français et étrangers en Italie, en Allemagne et en Egypte.
È una dimenticanza giustificata soltanto in parte. Certo, le lettere di N apo­
leone I non sono più a cercarsi, nè a consultarsi nell’ edizione del P an ­
ckoucke; bensì nell’ edizione im periale, tanto più copiosa e accurata. M a
le lettere a Napoleone non si trovano che lì, e v i si trovano con un’ in ­
finita quantità d’ a ltre , prezioso elemento di storia de’ tem pi napoleonici.
In quella raccolta parecchie se ne leggono anche del Redon di B elle v ille ,
di cui appunto addesso è venuto fuori il carteggio; ricco , tra l’ altre cose,
dell’ « Histoire financière de la campagne d’ Italie » del 17 9 6 e 1 7 9 7 , che
dà luogo e modo di studiare quel fatto , così grande per sè e anche per
gli effetti che produsse, da un lato affatto nuovo.
G iorn. Ligustico. Anno
X X II.
15
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
226
G IO R N A L E
L IG U S T IC O
Il 1821 1 Huët di Coëtlissan ne fece q u e sto r it r a t t o :
« M.
» avait reçu de la nature et recu eilli d ’ u n e é d u c a tio n
d e B e lle v ille
s o ig n é e
to u te s
le s
» qualités qui réusissent dans le g ra n d in o n d e et to u s le s t a le n t s q u ’ e x ig e n t
» les grandes affaires: un esprit v if, un e tê te a r d e n te , u n
co eu r gén éreu x
» et un âme é le v é e , un jugement s a in , un cou p d ’ o e il r a p i d e , l ’ a m o u r d e
» 1 ordre et du travail, de la ferm eté san s ru d e sse , d e la p r u d e n c e s a n s h é » sitation, de l ’ activité sans
turbu len ce » . N a to a T h o u a r s
il
2 g e n n a io
del 1748, studiò prim a ingegnerìa, poi m e d ic in a , e finì c o l c h i e d e r e u n im ­
piego nella marina. L ’ ebbe invece a l c o n tro llo g e n e r a le , p o i n e l d e m a n io ,
nell 80 fu fatto segretario dell’ In te n d e n te g e n e r a le d e lle f in a n z e . U n fie r o
alterco che ebbe con un potentissim o p e rs o n a g g io tra le q u i n t e
nell 88, lo forzò a pigliar la via d e ll’ e s ilio , e si rid u s s e
in
del
te a tro
Ita lia , sog­
giornando successivamente a R om a, a N a p o li, a F ire n z e . E n t r ò n e l l e g r a z i e d e l
Granduca di Toscana, che si valse di lu i p e r p ro g e tti d ’a g r ic o lt u r a e d i f in a n z a ,
e a ogni costo lo vo leva al proprio se rv iz io . F o r s e avre b b e fin it o c o l l ’ a c c e t t a r e ,
se il desiderio di rivedere la patria, d ’ o ffrirle il su o b ra c c io , n o n lo in d u c e v a
a partire. Sorpreso da una tempesta, la fe lu ca ch e lo t r a s p o r t a v a fa n a u f r a g io ,
e lui perde ogni avere. Si ferma a G e n o v a e tro v a un i m p i e g o
famiglia de’ C am biaso, che lo m andan o in N o r m a n d ia
ad
loro vasti possessi. Ecco che la R e p u b b lica è p ro c la m a ta in
Saint-Just, che teneva il portafogli d e g li
p re sso
la
a m m in is t r a r e i
F r a n c ia , e
il
a ffa ri e s te r i, m a n d a il B e l l e v i l l e
a Napoli con una missione pericolosa, d iffic ile e d e lic a ta : q u e l l a d i fa r r i ­
conoscere dal R e il nuovo G overno. L a flo tta , so tto g li o r d in i d e l L a t o u c h e Irè v ille , incrocia m inacciosa dinanzi a N a p o li, e il B e l l e v i l l e s b a r c a s o l o ,
vestito da guardia nazionale p arigin a; la fo lla g li si a c c a lc a o s t ile i n t o r n o ,
e lui la tiene in freno col suo contegno s e v e ro e c a lm o ; e n t r a n e l l a r e g g i a ,
s abbocca col R e , m inaccia un b o m b ard am en to , n o n g li d à c h e p o c h e o r e a
decidersi, e detta legge, e la Fran cia è ric o n o sc iu ta . V ie n
a llo r a
m a n d a to
a Venezia e a R o m a ; ma Venezia rifiu ta di r ic e v e r lo ; il P a p a
l ’ a c c o g lie
con cortesia, e niente concede. T o rn a in
d e l ’g ó
F ra n c ia . N e l g i u g n o
mandato Console a Livorno, posto a l q u a le le m o sse m ilit a r i d e ’
in Italia davano allora grande im p o rta n z a ; fu lì che r i v i d e
lo
è
F ran cesi
sc o ro n a to
Pio VI e cercò per quanto poteva di c o n so la rn e e a lle g g e r ir n e le d i s g r a z i e ;
fu li che conobbe Bonaparte, col quale poi di co n tin u o r i m a s e in c a r t e g g io .
Nel settembre del
179 7 venne n om in ato C o n s o le g e n e r a le
di
G enova, e
concorse con tanto zelo e sagacia alla sp e d izio n e d ’ E g itto , c h e d a M a lt a il
Bonaparte gliene espresse per lettera la so d d isfa z io n e più v i v a . I l '9 9
c a m b iò
la carica di Console in quella d’ in caricato d ’ a ffa ri, e m o lto g i o v ò a m a n t e ­
nere in buona amicizia la Repubblica L ig u r e col P ie m o n te . D a l P r i m o C o n ­
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
22η
GIORNALE LIGUSTICO
sole è rimandato a Livorno nel novembre del 1800 col titolo di C om m issario
generale delle relazioni commerciali e con una giurisdizione che da N apoli
si stendeva fino alla Spezia. Il 18 0 1 lasciò per sempre Γ Italia.
L a corrispondenza del Belleville è divisa in tre parti. L a prim a abbraccia
il suo primo soggiorno a Livorno dal 17 Piovoso dell’ anno I V
al V en d e m ­
m iale dell’ anno V I ; la seconda il suo soggiorno a G en ova dal
18
V en­
dem m iale dell’ anno V I al 7 Brumaio dell’ anno I X ; la terza e ultim a il
secondo soggiorno a Livorno dal 7 Frim aio
dell’ anno IX
a l 9 Pratile
dell’ anno X . È. una corrispondenza del più vivo interesse, che sparge nuova
luce sulla conquista d’ Italia fatta da’ Francesi, e principalm ente sulla cam ­
pagna famosa del 1796, della quale (giova ripeterlo) con questi docum enti
si rifà addirittura la storia. Splendida è
1’ edizione ;
sim ili, fatti con squisita-bravura.
F il ip p i G io v a n n i.
ricca d indici e fa c -
G io v a n n i S f o r z a .
— Studi di Storia Ligure. I. (Savona), R o m a , 18 9 7 . —
Un libro nostro, proprio nostro per l ’ argom ento di cui tra tta , per g li
intenti a cui m ira, per tutto il complesso di fatti ed avvenim en ti storici
che ci narra o sui quali indaga, è il votume che il prof. G iovan n i Filippi ha
pubblicato col titolo : Studi di storia ligure, per cura della
benem erita
Società Editrice Dante Alighieri di R om a.
L ’ autore, un simpatico subalpino che con mano felice
1’ on.
G alim berti
scelse a far parte dell’ eletto personale nel suo Gabinetto di sotto-segretario
pel ministero della pubblica istruzione, ha raccolto in questo vo lu m e parec­
chi studi già pubblicati qua e là in riviste e atti di Società Sto rich e; li ha
ritoccati e ordinati e ce li presenta unitamente ad un suo lavo ro n u ovis­
simo relativo alla cessione della L ig u ria, fatta da quella buona lana di
Luigi X I, re di Francia, a Francesco Sforza, duca di M ilano.
Con pensiero gentile e di devota amicizia, il proi. Filippi dedica il volum e
all’ on. Galimberti. E
non potrebbe essere m eglio scelta la persona in tel­
ligente a cui dedicare scritti storici riguardanti una regione com e la nostra
Liguria; giacché fu appunto fra noi, a Savona, dove il G alim berti compiè
gli studi giovanili, lasciando di sè tanto grato ricordo fra m aestri e con­
discepoli. Il Filippi fu pure insegnante in quello stesso L iceo , e raccolse
appunto colà, nella storia scolastica di quell’ Istituto, il vivo perenne om ag­
gio che a sè aveva saputo cattivare il Galim berti. Cosi lo studente d altri
tempi e il professore del liceo di Savona sono avv in ti, m ercè g li studi e
gli affetti, alla ridente regina del Letim bro.
I
diversi lavori riuniti dal prof. Filippi nel suo pregevole volum e com ­
prendono pagine storiche pochissimo note e sulle quali h a portato luce di
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
228
G IO R N A L E
nuove indagini
1
autore
L IG U S T IC O
paziente, e r u d it o , c o m p u ls a t o r e d i a r c h i v i . O g n i
studio io lo definirei brano in teressan te d i un m o sa ic o c o s t it u e n t e n e l s u o
complesso 1 in tera, grande pagina
occidentale.
d e lla s to ria lig u r e , s e g n a t a m e n t e d e lla
La lettura del libro è , a d iversità
d i q u e lla
di
t a n ti
e t a n t i li b r i d e l
genere, interessante, non avendo la p lu m b e a g r a v it à a c c a d e m i c a n è l ’ a r i­
dità quasi indivisibile ai lavori storici o di c ritic a s to ric a . E p p e r ò
seguendole con attenzione le n arrazio n i d e lle co n tese t ra
nel secolo decimoquinto, delle re la z io n i tra
Savona
e
le g g o n si
G en ova e Savona
F ir e n z e n e ll’ a n n o
14S7, del convegno in Savona tra F e rd in a n d o il C a tto lic o e L u i g i X I I .
E a>n interesse vivo si leggono i c a p ito li s u ll’ arte d e lla l a n a in S a v o n a
(già pubblicati in questo Giornale L ig u s tic o n e l 18 9 6 ) e s u g l i S t a t u t i d e g li
s: eziali, nonché la storia della terra d i V e z z i che ·« ta n to a lu n g o e s e n z a
contrasti restò sotto la giurisdizione d i S a v o n a , a lla q u a le fu s e m p r e , p e r
varia ragione, proficua ed utile. »
Corredano il volum e parecchi d o cu m e n ti, d a ll’au to re e s t r a t t i c o n d i lig e n z a
paziente dai nostri ricchi, inesauribili a rc h iv i lig u ri e d a g li A r c h i v i d i S t a t o
di Milano.
Colla sua pubblicazione il prof. F ilip p i h a co m p iu to u n ’ o p e r a b e n e m e r it a
per gli studi storici che hanno fra n o i v a le n t i e c o s c ie n z io s i c u lt o r i . E g l i ,
modesto e studioso, dalle native sue b alze su b a lp in e h a p o r t a t o l a p e r t i n a c i a
intelligente, fecondata a ll’ aure dolci e g e n t ili di L ig u r ia e d i T o s c a n a o v e
lu parecchi anni insegnante discipline sto ric h e n e i li c e i; e c i h a d a t o p r e ­
gevoli lavori illustranti periodi di sto ria lo c a le .
A Savona specialm ente, dove da G iu r ia a B o s e lli , a B e r t o lo t t o e d a lt r i
e£ regi> il culto della storia Ligustica rifio ris c e g a g lia r d o , q u e s t o li b r o d e l-
1 ^ e g io
autore sarà degnamente acco lto . E d in q u esto a u g u r i o s i a b b ia i l
prof. Filippi il plauso di un ligure ric o n o sc e n te .
F. O.
Rom a, 1 7 . V I. ’ 97
E u g e n io
B r a n c h i.
— Stona della L u n ig ia n a fe u d a le .
V olum e p r i m o .
P isto ia ,
Beggi Tommaso, editore coi tipi di G . F io r i, 18 9 7 , i n - 1 6 .0 d i p p . X V I - 6 9 0 .
L opera sarà compresa in tre volum i e q u esto è il p r im o . U l t i m a t a c h e
sia, ne faremo soggetto di una rassegna c o sc ie n z io sa e d i lig e n t e . P e r a d e s s o
basti il dire che il volum e presente a b b ra c c ia
la
P a rte
I
e
il
p r in c ip io
della Parte II.
La Parte I tratta « del governo feu d ale in Ita lia
e
della Lunigiana », e si spartisce in due li b r i; il p rim o
dei
p r i m i fe u d a t a r i
d e ’ q u a li s i o c c u p a
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
229
GIORNALE LIGUSTICO
« dell’ origine de’ feudi in Italia e loro politica costituzione » e il secondo
« dei primi e più antichi feudatari della Lunigiana ».
L a Parte II ha per soggetto i « Feudi della Lunigiana (destro lato della
M agra) sotto i Marchesi Malaspina dello spino secco » ; e de’ V II lib ri, in
cui è spartita, dà intanto i tre prim i, de’ quali il primo e il secondo si
occupano del feudo di Mulazzo ; il terzo de’ feudi di G io n a g a llo , G odano
e B olano, Calice e Veppo e M adrignano, G roppoli, M onteregio e Pozzo ».
G . S.
SO C IE T À
Ecco
1’ elenco
L IG U R E DI S T O R IA
P A T R IA
dei nuovi Soci entrati a far parte della Società :
Com m . Dott.
A ngelo
Verdese. — A v v .
C av.
Enrico Brusco. — C av.
A v v . U go Carcassi — M arch. A v v . Giulio Cattaneo. — T om aso G higlino
<21 A prile 1897). — Conte Carlo
Alberto
Solaroli. — Italo M olfino (29
A prile 1897). — Francesco Fontana. — Società del C asino di R icreazione
(3 G iugno 1897).
A SSEM BLEA G E N E R A L E .
Tornata del 2 5 Aprile 18 9 7. — Presidenza - B a r r il i - Vice presidente.
L a seduta è aperta alle ore 14 , 25 dal vice-presidente com m . prof. A nton
G iulio B a rrili, assistito dai mem bri del C onsiglio D irettivo Sigg. A v v . G iulio
B a lb i, prof. cav. L u igi B e re tta , segretario generale ; prof. cav. G irolam o
Bertolotto, bibliotecario della Società.
Consiglieri : A v v . P ie r Giulio B re sc h i, prof. G io. C am p o ra , comm. avv .
L . Centurini, cav. Lu igi Augusto C ervetto, com m . Francesco C osta, signor
A rturo Ferretto, sig. Francesco Podestà, march, cav. uff. M arcello Staglieno
(Tesoriere), m arch, a v v . Paolo Spinola (delegato alla contabilità).
Il vice-segretario fa
1’ appello
nom inale dei soci presenti.
Dichiarata valida l’ adunanza, il Presidente invita il Segretario a leggere
il processo verbale della seduta an tecedente, che è approvato.
Il P resid en te, comunicato il bollettino medico della salute del m archese
onor. Im periale, s’ alza in piedi e pronuncia le seguenti parole :
'/ « Non v i vorrete m aravigliare se oggi presiederò io l’ Assem blea G e n e ­
rale della Società. Son certo che ognuno avrebbe desiderato di rim andare
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
230
G IORN ALE
L IG U S T IC O
Γ odierna adunanza, e lo avrem m o fa tto se ce lo a v e s s e p e r m e s s o lo S t a t u t o
Sociale che deve essere
scrupolosam ente
o s s e r v a to da c h i a m m in is t r a
una
Società. A malincuore piegamm o a lla su a fe rre a d is p o s iz io n e , d e s id e r o s i d i
ritardare, anzi avvo lti in ansie dolorose p e r ta n ti g io rn i in t o r n o
a l l a s a lu t e
del nostro illustre ed amato P resid en te, a n sie d o lo ro s e c u i p a r t e c ip ò l 'i n t e r a
città e che m’ è ora
som m am ente
g r a to
cessate. Lieto di tali notizie son certo d i
p o te r a n n u n c ia r e
in te rp re ta re
i
essere
v o stri
facendo voti che non pure ricuperi la su a p re zio sa s a lu te , m a
tornare ai nostri lavori ed a quelli
più
o rm ai
s e n t im e n t i
p o ssa p re sto
m o m e n to si cui i l v o t o s o l e n n e d i
Genova lo ha recentem ente chiam ato ».
//
Le parole del Presidente sono a c co lte d a v iv is s im i, u n a n im i a p p la u s i.
Il
socio Garibaldi crederebbe opportu n o di in v ia re a n o m e d e l l a S o c ie t à
affettuose felicitazioni per Γ avviata
g u a r ig io n e , e s p r im e n d o il p e n s ie r o d i
rivederlo presto alla Direzione della S o c ie tà .
La proposta è approvata per acclam azio n e.
Dopo la commemorazione dei soci d e fu n ti, o n . c o m m . D . B e r t i s e n a t o r e
del Regno (corrispondente) e cav. p ro f. G . C h i n a n t i , e d o p o
a lc u n e
a lt r e
comunicazioni della Segreteria, il P re sid e n te a v v is a ch e s i d o v r e b b e p a s s a r e
alla nomina di un Vice-presidente d e lla S o c ie tà : cre d e re b b e p e r ò o p p o r t u n o d i
rimandare questa pratica come atto d i d e fe re n z a v e r s o i l m a r c h . I m p e r i a le .
L ’Assemblea approva questa proposta a l l ’ u n a n im ità .
Il
Presidente invita quindi il D e le g a to a lla c o n ta b ilità a d a r le t t u r a d e l
Bilancio consuntivo e della Relazione ch e p re ce d e il b ila n c io , e d i R e v i s o r i
dei conti a dar lettura della loro R e la z io n e ( G e r o la m o D e - F e r r a r i re la to re ).
Si approva senza discussione).
Il
1’
Presidente esprim e infine le pratich e fatte d a l C o n s ig lio p e r
in ente morale della Società : L a cosa p rim a n e ce ssa ria è i l v o t o
e r e z io n e
d e ll’A s ­
semblea generale.
A questa importante pratica pren dono la p a ro la il C o n s i g l i e r e
il socio avv. Gaetano P o ggi facendo
d e lle
o p p o rtu n e
p ro p o ste
B a lb i ed
ch e
son o
in
e n te
mandate a studiare al C onsiglio.
L ’Assemblea ad
unanim ità dà p a re re
fa v o re v o le
a ll’ e re z io n e
morale della Soeietà.
Dopo di che essendo esaurite le p ra tich e
is c ritte
a ll’ o r d in e
del
g io rn o
la seduta è tolta alle ore 16, 15
*
**
Per deliberazione del Consiglio d ire ttiv o d e lla S o c ie tà è s t a t a r i m a n d a t a
a Novembre la solenne
Comm emoratione
della
R ep u b b lica
G enovese,
che
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
23I
GIORNALE LIGUSTICO
doveva fare nel grande salone del Palazzo Ducale il com m . prof. A nton
Giulio Barrili.
*
**
Gite archeologiche. — Per la prolungata
m alattia
del
Presidente
della
Società non si è potuto ancora effettuare la annunciata gita archeologica
a N oli che il Consiglio fu costretto di rim andare
a l prossim o
ottobre.
V erranno però nel frattempo fatte alcune gite di minim a im portanza dirette
alla ricerca di monumenti ed avanzi rom ani che sono num erosi nella Liguria.
*
*
*
Per la morte del prefetto, comm. David S iivagn i
il C onsiglio di P resi­
denza tenne seduta il 10 corrente giugno e d eliberava:
1.° D i mandare una lettera di condoglianza alla
sign ora M arianna
vedova Silvagni.
2.° Di inviare una corona funebre in onore del defunto.
3.° D i fare rappresentare la Società al C orteo dal m arch, cav. ufficiale
M arcello Staglieno.
_
G . 13. L .
Siamo lietissimi di annunciare che Γ on. marchese Cesare Impe­
riale di Sant’ A ngelo, Presidente effettivo della S. L . d. S. P . è
guarito dalla lunga malattia da cui era stato colpito. E g li si
ritirerà per qualche tempo in campagna allo scopo di completare
la convalescenza e riacquistare quella robustezza alla quale spe­
cialmente, oltre alle cure assidue dei dottori, della consorte e della
fa m ig lia , deve la riportata vittoria sul grave morbo che per tanto
tempo tenne in pensiero la cittadinanza.
24 Giugno '97.
N . d. D.
O P E R E P E R V E N U T E A L « L IG U S T IC O »
[ L e recensioni a i prossim i fa scico li]
C ravino (dottor Donato). —
Saggio
d’ una storia dei vo lgarizzam enti
d’ opere greche nel secolo X V . — N apoli, tip. Giannini, 1896.
In memoria di Gian Carlo Desimoni. — Genova, tip. Sordo-m uti, 18 9 7 .
Guarnerio (Pier Enea). — G li apparecchi fisici ed il loro ufficio n ello
studio storico della parola. — G enova, Cim inago, 1897·
C laretta (Gaudenzio). — D i alcuni agnati di A ntonio R osm ini a T o rin o
sul principio del secolo X V III. — Torino, Clausen, 18 9 7 .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
232
GIORNALE
L IG U S T IC O
Bigliati (F. G .). — Feudi e C o m u n i n e l M o n fe rra to e le v i c e n d e s t o r ic o giuridiche di Pareto e Pontinvrea. — C a sa le , tip . B e r t e r o , 1 8 9 7 ,
Parodi (mons. D om enico). — L a q u istio n e p o rtu aria a l M u n i c i p io d i G e ­
nova. — Genova, tip. delle « L ettu re ca tto lich e » , 1 8 9 7 .
Saccheri (Alessandro). — Patrioti e B rig a n ti. — G e n o v a , t ip .
Sambolino.
Agatone (Iereo). — G li italiani e la in d ip e n d e n z a del P a p a , —
tip. della Gioventù', 1897.
d i G io .
G enova,
Mencioni (E n ric o ).— M edaglioni. — F ir e n z e , R . B e m p o r a d e f i g li o , 1 8 9 7 .
Cimato (Domenico). — Saggi di critica [E m ilio Z o la - L a s u a a r t e Lourdes - R om a: L ’ evoluzione d e lla p o e sia e la s c ie n z a - C o s m o p o lis m o
e razionalismo in arte], — Rom a, S o c ie tà E d itr ic e D a n te A l i g h i e r i , 1 8 9 7 .
Della Rocca (Generale Enrico). — A u to b io g ra fia d i u n v e t e r a n o . — R i ­
cordi storici e aneddotici (18 0 7 -18 5 9 ). C o n ritra tto d e ll’ a u t o r e e d u e c a r t e .
— Bologna, Zanichelli, 1897.
De Amicis (Edm ondo). — G li azzu rri e i ro ssi. C o n d i s e g n i d e l p it t o r e
Raffaele Faccioli e numerose fototipie. — T o r in o , F . C a s a n o v a , 1 8 9 7 .
Finali (G.). — Cristoforo Colom bo e il v ia g g io di U lis s e [ n e l l a C o lle z io n e
di opuscoli Danteschi inediti o rari fo n d ata e d ire tta d a C . L . P a s s e r in i,
1I.°,
23]. — Città di C astello, S. L a p i e d ito re -tip o g ra fo , 1 8 9 6 .
Montanari (Antonio). — Lezioni s u lla filo so fia d e lla s t o r ia c h e p r e c e d o n o
lo studio comparativo delle tre gran di c iv ilt à m o n d ia li. — B o l o g n a Z a n i­
chelli, 1897.
Vi viglio (Alberto). — Come si p a rla a T o r in o —
gli. — Torino, S. Lattes e C ., 18 9 7 .
I m p r e s s io n i e s c a n d a ­
Gatta (avv. Lodovico). — M ilano e i n o m i d e lle su e v i e , p e r s o n a g g i
illustri e benemeriti, mom enti storici. — M ila n o , F r a t e lli B o c c a , 1 8 9 7 .
Filippi (Giovanni). — Sjudi di S to ria L ig u r e (S a v o n a ). — R o m a , S o c ie t à
editrice Dante A lighieri, 1897.
Vaggioii (Don Felice). — Il san tuario di M aria P ia , o s s ia C e n n i s t o r i c i
di Nostra Signora di Finalpia nella L ig u r ia O c c id e n ta le . — S a v o n a , tip .
Bertolotto, 1897.
La Marmora (Alfonso). — Un episodio d e l R is o rg im e n to I t a l i a n o
[I m o ti
di Genova nel 1849 ]. — Firenze, B a rb e ra .
Lorigiola (dottor Gualtiero). — [D o tto r W a lte r]. C r o n is t o r ia d o c u m e n ­
tata dei fatti avvenuti in G enova nel M a rz o -A p r ile 18 4 9 , c o r r e d a t a d a o lt r e
300 documenti inediti. — Sam pierdarena, G . P a lm ie r i e f i g l i [ in c o n t in u a ­
zione, a dispense].
Caprin (G.). — Il trecento
a T rie s te ,
con
illu s tra z io n i
p o li c r o m e . —
Trieste, G. Caprin, 1897.
Harrisse (Henry). — Joh n Cabot th è d is c o v e ry o f N o r t h - A m e r i c a a n d
Sébastian his Son. A chapter o f thè m a ritim e h is to r y o f E n g l a n d u n d e r
thè Tudors 14 9 6 -1557 . — London, 18 9 6 .
Ferretto (Arturo). — Codice diplom atico d e l san tu ario d i M o n t a lle g r o . —
Genova, 1897.
( C o n t in u a ) .
Prof. G ir o l a m o B f. r t o i .o t t o D iretto re R esponsabile.
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GIORNALE LIGUSTICO
i '
LA CADUTA DELLA REPUBBLICA DI GENOVA
NEL I 7 9 7
Und das Band der Staaten war gehoben,
Und die alten Formen stürzten ein.
S c h il l e r .
Le ricerche d’ archivio, fatte da valenti italiani e stranieri,
continuano a gettar luce su quest’ importante
periodo
della
storia italiana col quale si chiur-e il secolo decim ottavo, e i!
fervido ridestarsi degli studii intorno a Napoleone e ai tempi
suoi meglio ne
mette in chiaro i pensieri, i sentimenti, le
responsabilità rispetto ai varii Stati in che dividevasi l’ Italia,
patria nostra e sua. Si ha, in questi ultimi tempi, ripreso in
mano il grande , il sempre più grande incartamento di questo
processo per trarne la verità o nel com plesso, o per quanto
riguarda qualche fatto speciale. Il Bonnal ha dettata la migliore
monografia sulla caduta della repubblica di Venezia: la caduta
della repubblica di Genova non tu ancor narrata ( 1 )
in uno
studio completo e protondo come Γ argomento richiederebbe.
(1)
U n racconto
aneddotico del grande avvenim ento, scritto da un con­
tem poraneo e testimonio oculare di m olte scene ivi descritte, sebbene non
scevro da parzialità, abbiamo nel manoscritto che si conserva alla Beriana
(n. 10 7 (D .Ws 2, 5, 54), Storia /filo so fica ed imparziale / della Rivoluzione
d i Genova / li 22 maggio 17 9 7 / E de’ fatti pili rim archevoli, che V hanno
preceduta;
col D iario della
Controrivoluzione / de’ 4 e f J tre detto anno /
Opere / Corredate d i fa tti e documenti autentici (Cartaceo , sec. X V III- X IX .
voi. i.° ; in 8.° (2 1 ‘/ 2 X 1 5 ’/k cm .) cn. 180.
Esso è proveniente dalla collezione dell' avv. A vignone, ben noto cultore
delle patrie indagini. È adespoto, e , a quanto ho potuto asso dare, ignoto
sin qui agli studiosi. A ltri m an oscritti, di minore im portanza, si trovano
alla stessa biblioteca, sul medesimo argomento. [Nota della D ].
G iorn. Ligustico. Anno
X X II.
1^
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
234
GIORNALE LIGUSTICO
L e vive pagine delle Imbreviature (2) fecero sperare per poco
che il Belgrano avrebbe potuto accingersi all’ opera; ma troppo
attraeva le sue simpatie l’ età di mezzo, e la mano del valen­
tuomo ricadde moribonda sulle prove di stampa del secondo
tomo del suo Caffaro.
Attendendo
che siavi chi voglia dare tempo e lavoro a
quest opera fruttuosa, non parmi inutile far conoscere alcuni
documenti inediti dell’ archivio genovese che servono a rischia­
rare le cose del 17 9 7 e a far comprendere e sentire
meglio
i sentimenti e i pensieri d’ un secolo fà. Le lettere di G. B.
e di G ero lam o Serra, e h ’ io vi taccio seguire, ho tradotto dal
mancese, nè ho soppresso ogni francesismo per lasciarvi certo
colore del tem po ; 1 edizione Panckoucke della corrispondenza
napoleonica non è molto famigliare tra noi, e non dispiacerà
ai lettori del Giornale Ligustico
udire i più illuminati e indi-
pendenti dei novatori di G en ova, come si rivolgessero al gene­
rale Bonaparte, che cosa da lui aspettassero per Genova non
so lo ,
ma per
che il sei
1
Italia tutta. Non è forse Giambattista Serra
Messidoro
(2 4
Giugno)
scrivendo a quello che
Mêlas chiamerà 1 uomo del destino, cosi s ’ esprime: « Secondo
i vostri consigli noi non stabiliremo da noi società popolari,
imiteremo in ciò la costituzione francese. Esse non ci potreb­
bero essere utilissime che in un caso: quando avessim o bi­
sogno di vincere i pregiudizi di campanile per riunirci al resto
dell Italia libera, supposizione ancora lontana, ma che il vostro
genio potrebbe acc elerare?» ( 1 ) E il diciassette di Messidoro
(2)
B e l g r a n o . Im breviature d i G iov. Scriba. G e n o v a , T ip. Sordo-m uti,
18 8 2 , pp. 99 -16 6 col titolo Aneddoti sugli anni della repubblica d i Genova.
(i) Q uesto periodo della storia italian a, intorno a cui dettò eloquenti
pagine il C a r d u c c i nella prefazione al 1 . · volum e delle sue Letture del
Risorgimento Italiano (B o lo g n a , Zanichelli, 1896) (v. specialmente tutto il
j
111
da p. XXVI a p. x x x v n ) , « dev’ essere oggetto di attento e minuto
studio per chi am i rintracciare, nelle sue origini psicologiche, la storia del
patrio R isorgim ento ». Cosi diceva ultimamente il F r a n c h e t t i , da cui si
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
(5 Luglio) non termina egli
1’ altra
23 5
sua lettera, scritta egual­
mente da G en o va , con quelle parole: « Mi lusingo che non
sareste
malcontento in mezzo a n o i;
voi
vi confermereste
nell’ idea che gli Italiani non sono quali i pregiudizii gli dipin­
gono ,
ma se quest’ idea non può realizzarsi non dimenticate
che se la Cisalpina è la vostra figlia primogenita, la Liguria
è la vostra Beniamino., o piuttosto fate in modo che le due
sorelle non vengano prese da uno spirito di reciproca anti­
patia. Io lo temo
questo
spirito che ha perduta
medio e v o ? » N è io voglio
Giambattista
dire
che
nel
17 9 7
Γ Italia nel
fosse solo
Serra a cosi pensare, anzi dirò meglio a così
italianamente p ensare, nè a ricordare : « Quanto ai n o m i , è
buono in tempo di rivoluzione
c a n g ia rli, perchè gli antichi
essendo avviliti non hanno il rispetto
della
moltitudine che
delle cose giudica dal nome », o a confessare (preziosa con­
fessione anche per capire la storia che va dal 1 8 1 5 al 1848)
che « 1’ Italia non ha saputo fare ella stessa una rivoluzione ».
Le condizioni di Genova, che erano, con non grandi diffe­
renze, quelle dell’ Italia, Giambattista Serra le intuiva, o piutattende con desiderio Γ edizione nuova della Storia dal 17 8 9 al i8 S p
per la Italia del V allardi. V . L e relazioni diplomatiche fra la Corte d i N apoli
t la Francia dal 7 79 1 al i j g ) », nei fascicoli V II ed V i l i della prim a
annata della R iv. Stor. del Risorgimento Italiano. L e m onografie d ello stesso
autore nella N uÿva Antologia del 1889 com pletano utilm ente quanto è
narrato nel primo volum e della Storia citata. C h i scrive se n’ è g io ­
vato anche in un opuscolo del 18 9 1 dal titolo « Un corrispondente na­
poletano d i Francesco Apostoli », che qui si cita perchè a pag. 5, n. x v ’ ha
accenno alla propaganda del famoso T il ly che era console di F ran cia a
G e n o v a , e a cui « facevano capo tutti i novatori d’ Italia » (V en ezia ,
Visentini, 18 9 1). Detta Rivista del prof. M anzone e la Biblioteca storica del
Risorgimento, e i lavori del Casini e del Fiorin i, senza dim enticare i m olte­
plici scritti di Alberto Lum broso, m olto contribuiscono a rischiarare il pe­
riodo che va dal 178 9 al 1 8 1 5 come preparazione a ll’ opera d’ indipendenza
e d’ unificazione della penisola. N è spiaccia che qui io citi le pubblicazioni
fattesi pel centenario del tric o lo re , nè eh’ io ricordi la com partecipazione
di G enova ai festeggiam en ti, se a R eggio e a G enova h a n n o , per questa
solennità, parlato Giosuè Carducci e A nton G iulio B a rrili.
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G IORN ALE LIGUSTICO
tosto le aveva studiate anche sotto il rispetto della religione
e delle temute innovazioni: « A l c u n i dei miei colleghi, ch’ io
ho già v e d u ti, sono d’ unanime avviso di non toccare affatto
la religione nem m eno indirettamente, perchè a Genova siamo
in una situazione unica: o sì è cattolici o filosofi.
I p rim i,
c o m ’ è naturale, vogliono il solenne esercizio del loro culto
che è il solo seguito dalla massa
(voglio dire la universalità
della n a z io n e ); gli u ltim i, liberi dagli impacci d’ un governo
bigotto devono sorridere e non urtare di fronte la superstizione
p op olare, e rispettano nella religione la morale su cui è fon­
data , e veggon o inoltre nell’ esercizio del culto cattolico uno
spettacolo
innocente che diverte il popolo senza alcuna mala
conseguenza
immediata.
I nostri
preti e monaci
r i c c h i , per fortuna ; essi non saranno
non
sono
decisamente contro la
rivoluzione , se non nel caso che noi andiamo a imbarazzarci
colle quistioni teologiche, sovra tutto se noi accordiamo ai preti
e frati che lasciano Γ abito, i diritti civili, mentre ne saranno
privi quelli che entreranno negli ordini dopo la costituzione ».
Quanto alla prima lettera di Girolamo Francesco Serra, che
incomincia coll’ esprimere il suo entusiasmo per aver apposto
il suo nom e accanto a quello del pallido generale sulla con­
venzione di Montebello, e termina col fare la storia e chiedere
l’ annessione dei feudi imperiali, essa è scritta da Milano T i r
Pratile (30 M aggio), ossia tre giorni appena dopo della con­
venzione stessa; d’ essa notò l’ importanza non solo il nostro
Fran ch etti, ma anche il Sorel nel secondo
lui pubblicati or son due anni
degli articoli da
nella Revue de deux Mondes:
è infatti molto caratteristica. Leggendola e penetrandone l’ en­
tusiasmo si comprende c o ire il vincitore di Lodi abbia potuto
confessare che a Montebello
appunto sentì prima accendersi
nell anim o la favilla della sterminata sua ambizione. « Epami­
nonda , M ilz ia d e ,
Senofonte
repubbliche e i loro
nomi
hanno combattuto per piccole
stanno alla pari (sic) cogli eroi
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
237
dell’ impero rom ano; vincitore dei Piemontesi e degli Imperiali,
pacificatore
dell’ Europa
questi
titoli vi son assicurati e vi
eguagliano o vi mettono al disopra di ciò che 1’ antichità ha
di più grande ».
Non
par d 'in traved ere fin d’ ora il bronzo
olimpico di Antonio Canova nel palazzo di Brera ?
La seconda lettera di Girolam o Francesco Serra a Bonaparte
reca la data del i .° Vendem m iaio ( 2 2 Settem bre); per poter
meglio apprezzare
cosi questa che le precedenti di lui e del
fra te llo , conviene
richiamarsi
alla
mente il modo c o m ’ era
avvenuta la rivoluzione di M aggio e quali erano stati 1 primi
atti del G overno
P rovvisorio.
Io
dovrò
dunque
rifarmi un
poco addietro, e procurerò, nell’ esposizione dei fatti precedenti,
di riassumere rapidamente i più n o t i, rettificando la narrazione
di certi particolari
fare colla
scorta
avvenimenti
quando mi pare di poterlo
dell’ epistolario napoleonico, degli A v v is i e
di documenti inediti o poco noti.
Ingrossare questo studio ripubblicando , per e s e m p io , tutte
le carte giustificative che servono d’ appendice alla tendenziosa
Relazione di Stefano Poussielgue, parvemi perfettamente inutile;
ma dal Poussielgue, e dal Bastide, e dal suo traduttore e dal
Desodoards e da altri contemporanei sceverare la v e rità , ho
creduto si potesse ( 1 ) .
M ’ hanno a ciò grandemente giovato
i documenti dell’A rchivio nostro che do in Appendice e che,
( i)
Relation de la revolution de Gênes (G ên es, I. B . C affarelli
1797»
ari· r or
de la Liberté). D alle iniziali sottoposte alla perorazione con cui si chiude :
E. P . apparisce chiaro che
1’ autore
è il segretario del F aypoult, cioè il ben
noto Stefano Poussielgue. I documenti
giustificativi vanno da p 43 a 72.
V . per l’ attribuzione al detto autore: A . A . B a r b i e r . Dictionnaire des œuvres
anonymes, tome IV , col. 2 17 (P a ris, Fechoz e Lethouzey,
188 2).
R endo
grazie di questa e d’ altre in dicazioni, utili per questi appun ti, al chiar.""’
C av. Pagliain i e all’ egregio sig. Lu igi N e r i, della R . Biblioteca U niversitaria
di G enova. E gu ali grazie qui m i è caro rendere al Com m . De Simotai, al
C av. G rillo e agli altri preposti all’ A rchivio di Stato in questa città.
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238
G IO RN A LE
LIGUSTICO
quantunque io ben sappia che sono appena una parte di quelli
onde si servirà chi voglia
dettare una completa
m onografia,
V . p u re : L ibere riflessioni sulla rivoluzione d i Genova, tradotte dal francese
con annotazioni e aggiun te
del trad u ttore, P a r ig i, 17 6 8 (L a data è falsa
e deve leg g e rsi in vece : G en o va). L a nota del traduttore a p. 49 ne indica
Γ Α . che è il
B a s t id e ,
accusato da
quello di calunniare tutti i consoli di
F ra n cia ch e , essendo a G e n o v a , non si son serviti di lui e di sparlare di
G e n o v a per non essere riuscito, a spacciarvi, lui un autore di 600 volum i!
la sua ciarlatanesca letteratura.
V . sul Bastide stesso e sulla sua « Storia...
di G e n o v a » più sotto, p. 2 4 4 , nota.
G.
Compendio della storia di Genova dal 1777 al 175;17 (G e­
G a g g ie r o .
n o v a , tip. C o m o , 1851). Q uesto valente e sincero continuatore deH’ A ccinelli
fu pubblicato
d all’ O u lif e d all’ A lizeri.
N è di q u e sta , nè della precedente
opera, ci consta che m olti scrittori italiani e stranieri, i quali hanno trattato
l ’ arg o m e n to , si siano serviti.
D eso d o ard s
A n to n io .
Istoria della Repubblica d i Genova (G enova 1799),
e Storia filosofica ed im parziale delle rivoluzioni d i F ra n c ia , d i Venezia, di
Genova (G e n o v a , D elle P ia n e ,
1798-1802), volum i 22 di cui il 15.°, che
contiene m olte aggiun te del traduttore, trovasi pure indicato col titolo del1’ opera precedente.
A n n a li della repubblica ligure (1797-1805). G e n o v a , B o tto ,
C la v a r in o .
in 5 vo lum etti.
M i astengo dal citare i luoghi particolari del Botta e del Coppi. Ricorderò
il
, autore di libro , com ’ egli m odestam ente disse, fatto sui lib ri
T iv a ro n i
ma
poderoso
e
im portantissim o,
Storia
critica del risorgimento italiano.
L ' Italia durante il dominio fra n c e s e , tom o I ; l’ Italia settentrionale (T orin o,
R o u x , 1887), pp. 493-503 e il
F ra n c h e tti
nella prim a edizione della già
F
V a lla rd i, senza d ata', p. 22, 79-80,
265-268, e il più recente m a m eno
com pleto, per l ’ assunto da lui preso
citata Storia d ’ Italia ecc. (M ilan o ,
a tra tta re ,
C a r u tti,
Storia della Corte d i Savoia durante la Rivoluzione e
l ’im pero francese (T o r in o , R o u x , 1892). Le notizie date dal Carutti, come
dal Bianchi e da altri storici della
im portanza per essere state
cose genovesi non
m onarchia di S a v o ia , hanno spesso
tratte dagli A rch ivi di T o rin o ; i giudizi sulle
s o n o , pur questo è n o to , sempre imparziali. V oi. ( ,
p. 60, 206-207, 2 43 ) 275-286, 296-297 e 307-313, 397.
Non
indicherò i com pendiatori più o m eno felici ed esatti fra i quali il
G a f f a r e l , Bonaparte et les républiques italiennes, 1796-1799, P a ris, A lcan ,
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
offro per ciò che
possono
come omaggio a una
v a l e r e , e licenzio
cara
239
LIGUSTICO
queste
memoria ( 1 ) e come
pagine
contributo
alla commemorazione centenaria che la Società Ligure di Storia
Patria ha stabilito di fare della caduta della repubblica aristo­
cratica di Genova.
Poiché la Repubblica Francese per bocca di Danton aveva
proclamato
eh’ essa
faceva la guerra ai re e non ai p o p o li.
interpretando alla lettera
poteasi
credere che nulla da parte
della Francia avessero a temere le repubbliche nostre, avanzi
. del medio evo tuttora sopravviventi nel secolo di Giuseppe II
e di Rousseau. Democratica la minuscola San M arin o; aristo­
cratiche: L u c c a , V en ezia, Genova. Lucca ove « il Senato se­
deva a permanenza anche la notte, per decidere se si dovesse
1895),
che della
Repubblica L igu re e della sua fondazione
s occupò nel
secondo capitolo del suo volum e (Vedine un nostro cenno critico nel fasci­
colo 3 - 4 della citata R iv . Stor. del Risorg. I t a l, pp. 36 1-3 6 2 .
per la prim a volta da me citato Γ A vviso
Ivi fu pure
genovese anonimo pervenuto ai
Sigg. Sindacatori il 26 m aggio 179 7 che qui ora si pubblica).
M eritano invece m enzione, tra i Francesi che s’ occuparono della caduta
della repubblica di G enova, il P elle t in uno dei volum i delle sue Variétés
révolutionnaires scritto breve che non conosco ma , conoscendo
1 A u to re ,
credo encom iabile, e L u d o v ic S c io u t , L a république franç. et la république
de Gênes in Revue des questions historiques, Jan v . 1889· ^ ■ pure dello stesso
i sottocitati luoghi del vol. II
della
Le Directoire (Paris, D idot, 18 9 5 )
sua opera in corso di pubblicazione .
Lo Sciout è fieramente antinapoleonico,
egli è veram ente agli antipodi del nostro Silvagni ; m a i documenti da lui
pubblicati sono importanti.
Q uelli adoprati o pubblicati da noi in appendice son tratti dall A rch ivio di
Stato di G enova. S a la , 5 0 ; 494. F (Repubblica Ligure) altri degli Appunti
storici e documenti citati dal Belgrano e che si serbano nella Biblioteca della
U n iversità, altri da altre fonti che saranno, a m ano a m an o , indicate per
non fare più lunga questa nota, che lo è già abbastanza.
(1) L a m em oria del prof. L a m b e r t o B ig o n i , fratello d ile ttissim o , a cui
questo Studio è dedicato. (V . l ’ epigrafe dedicatoria negli estratti).
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
240
G IO RN A LE
LIGUSTICO
oppur no pensionare un sergente » ( 1 ) . Venezia ove il F u rla n
salito alla dignità dogale pareva ai rappresentanti della nobiltà
antica indizio di prossim a fine, G e n o v a
chezza di capitali
pure l ’ edifizio
e
m aggiore
eretto dal
dove c ’ era più r i c ­
gagliardia di fibra , ma dove
Doria
sotto
l ’ alta
protezione di
Spagna, m ostrava d’ ogni parte le crepe, e Francia da più che
cinquant’ anni subentrata a Spagna in quella protezione, prima
alleata e tutrice nella guerra contro gli A u s tr o -S a rd i , alleata
poi a dom are i C ò rsi
ribelli e occupatrice della fiera isola a
tempo indeterminato, poteva diventare esigentissima e prepo­
tentissima, anche senza darsi la pena di salvare (com e si dice)
le forme. Il go vern o
non
aveva
forza,
non
aveva
militare
ordinam ento, due gravissim i difetti con quelle tempeste che
il secolo cadente
merci
dalle
p reparava; se fino a tutelare i liguri c o m ­
rapine barbaresche si ricorreva a F ra n c ia , come
non vedea la repubblica che questa si sarebbe fatto pagar caro
il s e r v i z io , secondo che già aveva
fatto in Corsica ? È vero
che il g o v e r n o , se da un lato era premuto dalla F ran cia , lo
era dall’ altro dall’ Inghilterra e , debole tra i forti, nè armato
d altro
che
minacciose
del
suo
buon diritto
incombeano
per
contro le prepotenze che
m are e per
terra,
provvedeva
volta a volta non senza dig n ità, non senza abilità, ma scen ­
deva sempre più mostrando viem m aggiorm ente che una forte
scossa l ’ avrebbe senz’ altro fatto precipitare. La mano poderosa
che diede questa scossa fu precisamente la mano d’ un Còrso,
nè si deve dimenticare che il padre di Napoleone
Bonaparte
era stato segretario di Pasquale Paoli.
« T e a tro primo delle sue vittorie » (2) si compiacque egli
(1) F . S. N i n i . La trasformazione sociale, nelle conferenze fiorentine La
vita italiana durante la rivoluzione ecc., V ol. II, p. 294 (M ilano, T rev es, 1897).
(2) A . G . B a r r i l i ,
(ediz. cit.).
Napoleone in conferenze su ccitate, V ol. I , p. 1 1 9
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GIORNALE
24I
LIGUSTICO
più tardi chiamare la Liguria, e se contro Γ annessione all’ Im ­
pero di Francia un no si registrava, quello d’Agostin o Pareto,
e da Am burgo
giungeva a Genova
una
protesta
sdeg n o sa,
quella di Don Eustachio Degola, il Doge e i Senatori ripeteano
compiacenti il motto di C esa re, delle
cui
vittorie
era stata
la Liguria primo teatro, e chiedeano come grazia quello che
Cesare aveva im posto: Genova diventasse parte della Francia,
così questa avrebbe avuto de marinai. Erano lontane ancora nel
179 6 queste cose, nè prevedibili tutte; nel 17 9 7 a Mombello
chi avesse
generale,
potuto
scrutare la faccia
misteriosa del giovane
senza lasciarsi vincere dal fascino che n ’ em anava,
avrebbe potuto prevederne
parecchie , specialmente se avesse
avuta in mente la carta geografica e avesse ridato un’ occhiata
al trattato di Cherasco.
La guerra
contro gli A u stro -S ard i
aveva
già
vessato in
cento modi la riviera di Ponente, anche quando le milizie di
Francia erano comandate dallo Schérer. La neutralità disarmata
lasciava esposta la repubblica
a sopportare
gli
orrori
della
guerra nelle terre esposte verso la contea di Nizza, conquistata
dai Francesi per ridare alla Fran cia le frontiere naturali; quanto
poi alla spontaneità con
cui
quelle
quelle della Savoia , aveano votato
(quantunque di recente
popolazioni , e così pure
1’ annessione
n’ abbia la terza
celebrato il centenario),
avrebbe
il Saliceti ai suoi amici
che
potuto
aveva non
alla Francia
repubblica
dirne
francese
qualche cosa
iscarsi a G e n o v a :
Gaspare Sauli, il futuro giornalista della rivoluzione genovese,
e Gian Carlo
Serra
e
il
vecchio
farmacista
Morando
e i
medici Figari e Mongiardini e Vaccarezza e Repetto coi loro
soci. Alcuni di questi aveano a Genova stessa subito il p ro­
cesso e la cattura nel 17 9 4
per avere
scoperti
troppo
quei
loro maneggi col Saliceti e col famoso T illy , m a , del resto,
breve era stata la pena e grande il clamore che se n ’ era fatto
perchè il governo
era
d e b o le , arditi i novatori e il T i l ly
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
G IORN ALE LIGUSTICO
242
astuto e insolente con diplomatica insolenza. A mano a mano
che i Francesi vinceano, e particolarmente dopo la battaglia di
L o a n o , la occupazione militare
aveva un altro effetto nel P o ­
nente: quello di diffondere qua e là, dove trovava il terreno
adatto le nuove idee della democrazia francese ; così era per
il go vern o doppio il pericolo.
L e filze D iversorii ni della Sala Serenissimi Collegi nel nostro
A rc h iv io di S ta to , parecchie delle quali, che si riferiscono a
questi anni, mi furono liberalmente comunicate dal marchese
Staglieno,
contengono
rapporti in gran num ero di Vincenzo
■Spinola, C o m m issario Generale a S. R e m o , di Ignazio R eggio
da A lb e n g a ,
di
Gaspare
Galliani
da P i e t r a , di Ferdinando
de’ Marini dal Finale che si riferiscono alle prepotenze solda­
tesche dei Francesi alle « penose circostanze di questi popoli »
quantunque il R e g g io
proclama
del
il
Generale
pene ad ufficiali e soldati
10
dicembre 17 9 5 comunicasse un
Schérer
che
minacciava
gravissime
indignato che « molti di questi si
fossero disonorati con eccessi di furto, d’ incendio e con cattivi
trattamenti verso le donne » ( 1 ) . C o si la neutralità, in difesa
della quale aveano si vigorosam ente
perorato al cospetto del
D ra k e, fin dall’ Ottobre del 1 7 9 3 , i due S e r r a :
e
G irolam o
con
N icolò
Grillo
C a ttan eo,
Gian
G io rg io
Carlo
D o r ia ,
Bernardo Pallavicini e N icola de Mari ( 2 ) , lasciava svolgersi
( 1) D iversorum cit., A n n o 179 5 in Filza 3."; 10 dicem bre 179 5 . V . dello
stesso il dispaccio 29 luglio 1 7 9 5 , in F ilza 2.* e quello 19 dicembre 17 9 5 ,
in F ilza 3.*. V incenzo Spinola
protesta da S. R em o contro la pretensione
dei soldati d’ aver allogg io in case particolari il 16 dicembre
filza 3.*. — Il
29
m aggio del 17 9 7 il R eggio era ancora
17 9 5 .
Ib i,
Com m issario a
San R em o com e risulta dal docum ento che diamo in appendice.
(2) V . la M em oria da loro sottoscritta a proposito del famoso fatto della
Modesta.
P are an o
presaghi quei patrizi genovesi che la
Francia se ne
sarebbe lungam ente ricordata e avrebbe, finché il governo non fosse caduto,
inveito, a tem po e lu o g o , contro « les oligarques qui laissèrent égorger la
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
243
GIORNALE LIGUSTICO
la guerra
e la
la diplomazia,
diplomazia a beneplacito di Francia.
perchè,
quantunque Bertrando
Anche
Barère avesse
dichiarato alla Convenzione che « quella scienza menzognera
ed astuta doveva sparire davanti al diritto eterno delle nazioni
e
gli
imperiosi
zione
bisogni
della
libertà »
(1)
la
Conven­
prima e il Direttorio p o i, spinti irresistibilmente dalla
guerra
difensiva
all’ offensiva
e
dai
confini
naturali
della
Francia alla conquista al di là delle Alpi e del Reno, aveano
anche pensato che quella scienza menzognera ed astuta potesse
preparare la vittoria non meno che il valore de’ soldati e la
perizia dei generali. Anacarsi Clootz
poteva
proclamare lui
pure la fine del diritto internazionale; il Direttorio s’ ispirava
piuttosto alle necessità pratiche de’ suoi rapporti
cogli
Stati
nemici e neutrali, e continuava, anche diplomaticamente per
quella via
che
vulsionario
vista (2).
della
gli
uomini di S t a t o , pur
nel periodo con­
riv olu z ion e, non avevano
mai perduto di
Consoli o inviati straordinari sono diplomatici non
novellini che vengono mandati a Genova e , si capisce bene,
con assai più larghi intenti che quelli di tutelare le relazioni
commerciali.
Sfilano parecchi che son tutti notevolissimi : il
Sémonville respinto da Napoli e cui l’ Austria prepara la cat­
tura di Chiavenna e il carcere di Mantova, a lui eh’ era uno
Modeste » V . la lettera di Bonaparte a Faypoult del 12 G erm in ale (1 A prile
1796) (ed. im p „ vol. I , N . 1 13 ) . Detta M em oria che protesta contro la vigliac­
cheria e l’atrocità dell’ attentato si legge nei sottocitati
Appunti storici e
documenti ms. nella Biblioteca U niversitaria V I, p. 1 1 8 e segg.
(1) V . la relazione della seduta 26 G e rm in ale , A nn o I I , nel Journal des
Débats et des Décrets. A n . II, p. 427.
(2) Sui diplom atici della rivoluzione e
sul
Dipartim ento
degli
affari
esteri in quel periodo sono noti g li im portantissimi studi di F. M asson.
V . le citazioni in F r a n c h e t t i , op. cit. passim
dell’ estratto
e specialm ente
p.
13 ,
Le relazioni diplomatiche fra la Corte di Napoli e la Francia ,
cit. a p. 2 3 4 , n. i.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
G IORN ALE
244
LIGUSTICO
d e’ gran confezionatori di progetti per la liberazione d ’ It a lia ;
il T i l l y l’ ex nobile che verrà richiamato da G en ova per avere
speso troppo e forse per avere scoperto troppo il suo giuoco,
sia di fronte
alla
Serenissim a che al re di Sardegna; e poi
Doroteo V illars che procede più cautamente perchè la Francia
vuol avere G e n o v a am ica e fedele finché non sia ben avviata
la guerra contro gli A u s tr o - s a r d i; finalmente Faypoult o Faipoult, l’ am ico di Bon ap arte, il fidissimo
suo,
una volpe e destinato a
com porre poco
onoratamente nella
b a ra,
venuto da M om bello, l’ aristocrazia
secondo
l’ ordine
astuto
come
genovese. Il suo panegirista egli l’ ha trov ato; è quel Gianfrancesco
Bastide che
ha voluto,
poco
prima di passare a
m iglior vita, scrivere il ducentesimo de’ suoi opuscoli intito­
landolo Libere riflessioni sulla rivoluzione d i G en ova; ma nelle
bibliografie francesi cerchiamo in v a n o , fra le congerie d ’ altri
scritti che gli piovevano dalla penna e da cui sperava indarno
1
im m ortalità, l’ indicazione di quest’ operetta. Il Belgrano, di
sulle notizie raccolte all’ A r c h iv io di Stato dal march. Staglieno,
l ’ ha quasi completamente identificato questo letterato faccen­
diere, e nelle lodate Im breviature ha pure trattato d’un certo
suo disegno per costituire una Società o Circolo. I Serenissim i
deliberarono colla nota form ula: N il actum, cioè colla rejezione
pura e sem plice ( i ) .
C h e peccato non poter adoprare quella
formula anche contro Bonaparte !
( i)
Il nom e G ian fran cesco,
che non trovo nel B elgrano e che permette
di identificare il Bastide e distinguerlo dai m olti altri letterati francesi di
quel cognom e. V . in cit. D iversorum 1 7 9 5 , filza 2 .·; istanza del 17 giugno
e deliberato. V . per la biografia e le altre pubblicazioni del Nostro (nato a Marsiglia, 17 2 4 e m orto a M ilano, 17 9 8 1, i Siècles littéraires (ed. d. 1800) e la Bio­
grafia U niversale (V enezia, M issiaglia) advocem. Quanto alla Storia di G enova
da lui scritta nel 17 9 4 - 17 9 5 e che fu tosto tradotta dal francese in italiano,
è vero che nel frontespizio essa è dedicata ai Sig. V olontarii (?) (V . la cit.
in B elg ran o , op. cit.). m a il terzo volum e, che fu pubblicato nel 17 9 5 , porta
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GIORNALE
24 5
LIGUSTICO
T r a il Bastide e il suo traduttore non si peritano di lasciarci
uno schizzo sem i-satirico degli ultimi Dogi : Michel Angelo
Cambiaso
« benefico,....
in un’ aurea
destinato
dalla
natura
a
vegetare
» superbissimo
mediocrità » , Giuseppe Doria
onest’ u o m o , superbo dei natali e più dei parenti,...
T i l ly
che
in un
minacciava un d’ O ria non vide più che un suo
nemico personale e un’ audacia soggetta al suo giusto risenti­
mento », G iacom o
Maria Brignole « poco spirito
coll’ aria
d’ averne molto... probità sterile. Nessuna dignità nei discorsi ;
una ributtante alterigia 0 una giovialità buffonesca; doge quasi
ridicolo ». N è s ’ ignora che il Doria avea « più giorni rifiutato
il dogato, una resistenza affettando alle comuni preghiere che
avea
sembianza d’ oltraggio » ( 1 ) .
mandargli gli alabardieri alla villa
poco non si dovette
Infatti
s ’ aveano
dovuto
per farlo decidere, e per
ricorrere a questo
spediente
estremo
anche col Brignole, quando si pensò — poiché nessuno voleva
addossarsi il grave pondo — di far doge lui, che nuovo non
era all’ ufficio.
C o s i , per la prima
volta dopoché f u , com e
dice Γ iscrizione sepolcrale di lui , trasferita 1’ autorità dogale
dal popolo ai patrizi ( 2 ) , l’ impari uomo nuovamente si trovò
invece la dedica ai Signori della Società Patria che —- dice m odestam ente
Γ Α . — « potevano — quei fatti — scriverli m eglio di lui ». T erm in a detto
volum e
colla pace d’ Acquisgrana ( 1 7 4 8 1
e quantunque sia
detta storia
« m olto enfatica e punto critica » (come ben disse il Belgran o) non m ancò
il traduttore italiano di aggiungere ai fatti della m em oranda guerra , con
cui si chiude il volum e, qualche rettifica e ricordo personale. Ma il tradut­
tore chi è ? È il traduttore stesso delle Libere riflessioni? È forse lo Sbertoli
seniore ? Sono costretto, per ora, a rivolgere io stesso queste dom ande agli
eruditi lettori del Giornale Ligustico.
(1)
Libere riflessioni cit.
(2) M. S t a g l i e n o .
( B a s t i d e I, pp. 3 6 - 3 9 , 68-69.
L’ epigrafe sepolcrale dell’ ultimo Doge della Serenissima
in questo Giornale Ligustico (N uova Serie) I, 3, pp. 2 2 - 2 4 . N ato a G enova
nel 1 7 2 4 mori il Brignole
m onaco a
Firenze nel
1801
« Ducis — dice
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
246
G IO R N A L E
rivestito
punto
I
del
so m m o
sul quale
LIGUSTICO
potere.
Nè
concordano
tutte
è a dimenticare
le
fonti
un altro
contemporanee.
patrizii che il G a g g ie r o chiam a « devoti t u t t i , tenacissimi
de’ proprii titoli e poco
ripugnavano
politici
dalle
vantaggi
C am biaso
è
intenditori
innovazioni
econom ici
accusato
dei
perchè
tempi
nuovi » ( 1 ) ,
traevano dai privilegi
molteplici e importantissimi. Il
d ’ aver « tirata a Palazzo
la celebre
Banca dello Sconto », il Brignole « riguardava con orrore la
rivoluzione di Fran cia
perchè
del C o m m e r c i o , la quale
govern o
m algrado
serviva
favoriva
tutto si stava
d’ intoppo
all’ avidità
doppiamente la sua », il
cucito a doppio filo colla
F ra n c ia , perchè i traffichi con quel paese erano frequentissimi
nè si v o l e v a , con aperta guerra, vederli tronchi d’ un tratto.
L ’ avidità della classe dominante
destava
l’ invidia dei nobili
poveri a cui, ceduta la Corsica, erano venuti a mancare uffizi
ove disfogare alla lor volta la duplice smania
di prepotere e
di arricchire. D estava poi la com une indignazione la venalità
nei giudizi civili e criminali « l’ impunità all’ ordine del giorno
in modo che era proverbio che bisognava essere grandemente
disgraziato 0 aver com m esso
cento assassinii per incorrere a
subire la pena capitale ». L e quali ultime parole sono di quel
D om enico Sbertoli che ha lasciato manoscritto nella Biblioteca
della R . U niversità di G en ova un importante Diario delle cose
avvenute nella città gli anni 1 8 1 4 e 1 8 1 5 (2) e vi ha premesso,
l ’ iscrizione — bis G e n u e n siu m ,
quod
post rem publicam a popularibus ad
optim ates tran slatam nulli alii contigit ». Invece
C am b iaso , che in età g io van ile
era
Γ e x-d o ge
M ichelangelo
stato avviato per la via ecclesiastica,
term inò m arito, padre e conte d ell’ Im pero creato da Napoleone.
(1) G a g g i e r o . Op. cit., p. 88.
(2) Memorie storiche p er servire a un D iario dei successi (sic) in Genova
negli anni 1 8 1 4 e 1 8 1 5 com pilato d all’ A w . G io . D o m e n ic o S b e r t o li, ms.
in Biblioteca
S b e r to li
U n iv e rs ita ria , B. V . 30 . Il figlio Abate P a s q u a le A n t o n io
(Giornale
degli Studiosi, diretto da L. G r illo , A n n o I I , 1 8 7 0 ,
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
247
GIORNALE LIGUSTICO
sulle cause del 17 9 7 alcuni cenni che mirabilmente concordano
con quelli famosi che inserì nel suo testamento il corrispon­
dente di V oltaire,
1’ ex-m inistro
di Genova a T o r i n o : G i r o ­
lamo Gastaldi ( 1 ) .
p. 225 e segg.), dettando un cenno biografico sul famoso A c c in e lli, dice
che suo padre « sebbene nato in paese estero allo
Stato della Repubblica
di G en ova, era qui venuto a dim orare per attendere allo studio del diritto,
presso il celebre giureconsulto abate Francesco M aria C am osci e dove
solennem ente conseguì il dottorato nella chiesa M etropolitana di S. Lorenzo
e vivev a tuttavia a quel tempo I’ Accinelli ».
C i ha
detto
altrove
stesso che questo mori in V ico Tacconi nel Borgo di Prè il 7 ottobre
egli
1777 »
dunque da oltre vent’ anni trovavasi lo Sbertoli seniore a G en o va quando
scoppiò la rivoluzione. Il figlio fu più tardi
proposto da
G irolam o
Serra
per un posto alla Segreteria della Società Ligure di Storia P atria, secondo
che abbiamo dai documenti del Serra
pubblicati dal B elgrano n ella sua
m onografia.
(1)
Un corrispondente genovese del Voltaire in questo Gior­
A c h i l l e N e ri.
nale Ligustico (A nno X I, 1884, p. 442 e seguenti). La conoscenza di questo
pregevole
opuscolo m i mette in grado di rettificare qualche notizia e sup­
posizione sul G astaldi da m e trasmessa a un am ico sulla fede del zibaldone
di G iu l i a n o N ic o lò .
Albo letterario della Liguria (G e n o v a , M a rz o , 188 5)
ad vocem; quantunque sia vero che il G iu lia n o è , in questo p u n to , m e n o
inesatto e incompleto dello Spotorno. V . sul G astaldi, in Arcadia Sinopio
Atteo, e su altri poeti genovesi del tem po: E . B e r t a n a .
Gli sciolti sulla Guerra
di G . P a r in i in Giorn. stor. della letter. ital. (voi. Χ Χ λ I I , p. 344 e segg.).
N on
aveva
dubitato il Gastaldi
d ’ evocare « il m em orabil ponte. E Sala-
m in a e le famose strette » cantando
lu i
p u re , com e
parecchi
altri
del
te m p o , l’ insurrezione di G enova contro l’Austria , per cui tutto ra celebra
la città la data del 10 dicembre. Delle poesie scritte per la fausta occasione
già dava un saggio il com pianto G . De C a s t r o nel suo libro su «
Milano
nel settecento » a pag. 170 .
Il G astaldi, avvocato e venuto a G enova dalla nativa T a g g ia , successe al
V illavecchia
com e Ministro
alla Corte di T o r in o , ove stette dodici anni
dal 17 5 4 al 1 7 6 6 , tutelando gli interessi non
meno che la dignità della
Repubblica. G ià vecch io , aspirando ad uno de' posti vacanti di Segretario,
s’ acconciò
con denaro
prestatogli dagli amici a tòr di m ezzo un compe-
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
248
G IORN ALE LIGUSTICO
A n ch e lo Sbertoli aggiunge alle anzidette cause di discordia,
la questione grave che avvenne per certa ereditiera che avrebbe
dovuto andare sposa ad uno dei figli di Giacom o Serra, uno
dei dotti, com e li chiam avano, della Porta di Vacca e invece
era stata maritata in casa Pallavicini.
Questione
d’ eredità e
di m aritaggi, non m eno di quello che fosse avvenuto a Firenze
nel secolo X I I I fra Buondelmonti e Am edei, nel X V fra Pazzi
e M edici. M a i tempi « più leggiadri e men feroci » non ci
faranno assistere ad ammazzamenti e a sanguinose
congiure.
Bensì il traduttore del Bastide aggiungerà a quel conflitto, di
cui parlano i cronisti tutti, un altro analogo: « Sedotto male
da queste idee (che poco valessero i nemici dell’ aristocrazia)
il cittadino G . B. G rim aldi q. P ierfran cesco ,
marito ad una delle sue figlie, il cittadino
ricusò dar per
Gianluca
Gentile
di Pietro, perchè si diceva aver questi delle idee men favore­
voli al metodo
aristocratico ». Ciò pareva più strano perchè
pochi anni addietro aveva data 1’ erede Γprimogenita
al maggiore
O
DO
appunto di quei fratelli Gentile, e aveva detto dapprima ai suoi
famigliar! che riteneva
potersi fare anche il secondo matri-
titore cui prem eva più la pecunia che
1’ ufficio.
E di questo lo biasimerei,
ciò che il N eri non f a , e più sin ceri e giusti m i suonerebbero i rimbrotti
contro la classe dom inante eh’ egli inserì nel fam oso suo testam ento. Certo
e gli ricordava che oltraggiato da un Senatore m ai aveva
potuto ottenere
giustizia, onde sciam ava « in questo paese l’ amicizia non si estende oltre
certi nom i ; e fuori del libro d ’ oro n a ta li, p ro b ità, talenti nulla giovano
per m ettere al coperto
d’ una
offende g li anim i delicati.
certa differenza di modi e di vocaboli che
Il vizio accom pagnato colla
nobiltà , colle ric­
chezze non è m ai posto a conto di demerito e la violazione delle leggi e
la oppressione non rende gli uomini odiosi, nè g li allontana dalla dignità
patria » v. Appendice alle Libere riflessioni cit. (B a stid e ) p. 75 e seguenti.
O ttenne sì il G astald i Γ am bito posto, e morì in carica nel marzo del 17 7 2 .
Q uanto alla profezia contenuta nel suo testamento e alla pubblicazione di
questo rifatta nel 17 9 7 , vedi più innanzi p. 3 10 e nota 2.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
249
GIORNALE LIGUSTICO
monio. « Ecco così aggiunta alle prime un’ altra Elena nuova
e fortificato il partito... dell’ accorto Giancarlo Serra ».
N è mancavano a soffiare nel fuoco
donnesche; venuta da Toscana
altre
bizze e invidie
colla bellezza, la m aestà, la
dolcezza dell’ eloquio Anna Pieri Brignole, incatenava tutti gli
uomini e delle donne parecchie, ma non quelle che mal soffe­
rivano sentirla chiamare « la regina Arnia » (1) e le erano nemiche furiose. Primeggiava essa nel gentil sesso, come nell’ altro
Giancarlo Serra, il maggiore dei Gracchi. Perchè anche questo
litro soprannome
aveano
per
distinguerli
dai
ricchi, 1 figli
di Domenico, futuri conti dell’ impero Napoleonico e senatori
del Regno di Sardegna prima, e d’ Italia poi.
Di questi Serra
dotti e liberali è tempo che si dica
ora
qualche cosa, con minor brevità; chè se di Giambattista non
molto fu potuto raccogliere, ben più certo intorno a Giancarlo
e G irolam o il primo ed il secondogenito;
taccio
degli
altri
tra i quali Vincenzo che fu poi Rettore dell’ Università di G e ­
nova e che (quantunque già ventenne)
rivolgimenti
della
repubblica
di
cui
non ebbe parte ne’
stiamo
parlando
(2).
Erano stati i due fratelli inscritti nel Libro d’ oro il 1 2 S et­
tembre 1 7 8 3 ,
essendo di soli ventitré
anni Giancarlo e di
(1) Libere riflessioni cit. (B astid e I, p. 65.
(2) O ltre alla monografia del
Belgrano su G irolam o
S e r r a , alla
quale
rimando specialmente per ciò che riguarda gli anni posteriori al 179 8 ,
λ', le notizie comunicate dal benemerito L u ig i G r i l l o al Boccardo per la
Enciclopedia — ad voces
- ma poiché
leggonsi in questa m utile e , in
qualche luogo importante, sconciate (p. e., nel titolo dell’ opuscolo polem ico
di
G iancarlo
sull’ autorità
papale), conviene completarle
colle biografie
dettate dal G rillo stesso nel citato Giornale degli studiosi nel N. 4 del 1869
quella del G ia n ca rlo , nel N . 5 dell’ anno stesso quella di G iro la m o ; nel
N. 2 1 del 18 70 quella di Vincenzo.
Interessante per noi è pur quella del
Patrizio A vvocato Luigi Carbonara nel N. 14 del 1870.
G io r n . L ig u s t ic o .
Anno X X I I .
A ltri
articoli del
.17
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
2 50
ventidue
G IO RN A L E LIGUSTICO
G ir o la m o ,
già
stimati per il casato, per gli uffizi
sostenuti dal padre G iac om o ( i ) ch’ era stato e dei Protettori
delle C o m p ere
e degli
Inquisitori
di Stato
e dei
Supremi
Sindacatori della Repubblica, e più che tutto per gli studi che
avevano fatti a Milano prima e poi al Teresianèo di V ienna;
è pur da notare che a
gesuiti de
M ilano aveano
quali uno solo :
il Pozzo
avuti maestri tre e x ­
m ilan ese, gli altri due
stranieri, cioè il Calm ont francese e greco il Delenda, sbale­
strati probabilm ente nella metropoli lombarda dalla tempesta
antigesuitica del se co lo ;
tu studiata
due
della
falange che ultimamente
anche in Italia per il vantaggio che ne ritrassero
le lettere nostre.
m edesim o periodico , più im portante che conosciuto , ci hanno servito e a
m ano a m ano saranno indicati. A lcu n i di questi erano stati già prim a dal
G rillo
stesso in altra form a
disposti nell 'A b b o n o d i un calendario storico­
letterario. V . a p. 289 -29 1 di questo, p. e. la iscrizione sepolcrale di G ian­
carlo a D resda che, del resto, tro vasi riprodotta anche nel Belgrano.
(1)
G iacom o
Serra
(17 2 9 -18 10 )
ebbe
da Lau ra
Serra
una
num erosa
iìgliuolanza. Q ui noterem o ;
G ia n C a r l o
n. 29 A gosto 17 6 0
G ir o la m o Fr.sco L u c ia n o »
G io . B a t t a
V in c e n z o
»
»
22 Lu glio 17 6 1
16 M aggio 176 8
17 Lu glio 17 7 8
m. 27 Ottobre 18 13
» 3 1 M arzo 18 3 7
» 24 Ottobre 1855
» 19 Ottobre [846
Fu V incen zo il solo di questi che abbia contratto m atrim onio e lasciata
discendenza.
U ltim o di quei fratelli e degli
a ltri,
che non furono sopra
m enzionati e chiam avansi G ia m p ie tro , Francesco e Am brogio, sopravvisse
G iam battista che m orì nel 18 5 5 ed è l’ autore di due delle lettere a Bona­
parte che qui si danno in appendice e che di solito i biografi trascurano
di ricordare. L ’ antico « se g re tario di R o b esp ierre» , così a G enova lo chia­
m avano, lasciò poi sostanza e carte, forse molto importanti per la storia, ad
altra fam iglia dalla sua, dice il G r illo , ma quale sia questa non sappiamo
finora.
C erto gran peccato è che G irolam o
non abbia dettata quella vita
del fratello G ian carlo che aveva disegnato e non abbia lasciato della parte
rappresentata da lui e dagli altri fratelli in sulla fine del passato secolo
qualche più diffusa notizia.
Forse
qualche considerazione
politica non fu
estranea a questa trascuranza così di Girolam o che di Vincenzo-
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
I
altre
alla
rapporti cogli stranieri, la dimora in Vienna, i viaggi in
regioni della Germania
aveano
aperto
altro
orizzonte
mente de’ due gio van i; di spiem onti^arsi e disvassallarsi
non aveano
bisogno
come
Γ astigiano, nè Genova
mare e di commerci era si chiusa a ciò che fuor
città
di
s ’ agitava
quanto il Piem onte, ma certamente quando i due Serra torna­
rono in patria erano più maturi assai che Γ età non com p or­
tasse; a cose di marina e di guerra più inclinato il secon do,
il primo più a studii di diritto e di politica ;
colle
muse
amoreggiavano ambedue, più dolce il secondo anche v e r s e g ­
giando in italiano; il prim o, d’ ebraico e di greco intenditore
e maestro, non isgradevolmente dettava versi in queste lingue,
mentre nella lingua del Petrarca e deH’Ariosto non gli riusciva
di scrivere che aspre strofe; della storia appassionati ambedue
e il Botta che le cose genovesi seppe e appuntino dal Littardi,
il genero di Luigi Corvetto , ben disse che aveano Γ animo
più da storico che da poeta. Qui dovrei parlare dell’ opuscolo
di Giancarlo
inscrizione
pubblicato a Vienna l’ anno precedente alla sua
nel
Libro
d’ O r o ,
cioè nel 17 8 2 .
S ’ intitolava:
« Est-ce que c’est que le pape n’ est r ie n i » par Jean P r io n ;
egli aveva voluto grecizzare
almeno nel p seudo nim o, eh’ era
poi la versione del suo cognome, e polemizzava col canonista
Giuseppe Valentino E yb e l, che aveva sostenute le idee giuseppine in altro opuscolo
dal titolo « Ouest-ce que c’ est que Je
pape? » Mi sarebbe stato caro render conto di quell’ operetta
del giovane Serra il quale ebbe l’ onore di vederne impedita la
diffusione per ordine dell’ imperatore sagrestano; ma finché non
sia riordinata la Biblioteca della Missione Urbana di Genova,
ove se ne trova una copia, dobbiamo stare col desiderio così
io che il benigno lettore.
Dirò pure che m ’ era
cresciuto il
desiderio di leggere Γ opuscolo dopo studiata la corrispondenza
del D e g o l a , del Solari e degli
altri
sac e rd o ti, specialmente
liguri, e tutti ricciani e giansenisti del tempo, secondo che la
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
G IO RN A LE
LIGUSTICO
trasse il De Gubernatis di sulle carte serbate da Fanny Mas
succo D e g o la ,
Gubernatis
chè
preti
molti di quelli
costituzionali
che
erano
chiam erem o col De
non
meno
avversi ni
principio (non dogm a ancora) della infallibilità pontificia che
fanatici delle riform e giuseppine. Sicché anche su questo punto
pare che il Serra facesse parte da se stesse, come su altri punti
di politica. A suo tem po sarà quest’ originalità che gli conci
lierà « la m aggiore
stim a e il più
gran
attaccamento » del
p rim o console , secondo che scriveva il F ravega a Genova il
i . ° N o v e m b r e del 18 0 0 ( 1 ) .
Il G o v e r n o che mandò precisamente
1’ autore
di detto opu­
scolo , Giancarlo Serra , con tre galere e una feluca nel golfo
della Spezia il febbraio del 1 7 8 4 a incontrare Giuseppe II (2)
pare che avesse m aggiore stima del fascino·del giovane patrizio
che non della m em oria dell’ Imperatore. Fatto sta che questi,
aborrendo il m a r e , si fece scortare
per
terra dalla Spezia a
G e n o v a , dove arrivò il 1 5 di quel m e s e ; alloggiare volle alla
locanda di Santa Marta vicino al palagio dei Serra eh’ era ed
è tuttora a Santa S a b in a , la sera andò al teatro S. Agostino
nel
palco
quando
della
poi
Marchesa
lasciò
Angelina Serra in Durazzo (3) e
G en ova , si
diceva per la città che non
av e va fatto a Giancarlo alcun dono, nemmeno d’ uno spillo.
(1) B e lg r a n o . Im breviature cit., p. 248-249.
(2) V . A v v is i del 14 febbraio
1784 ·
( 3 ) D elle sorelle dei S e r ra , V ittoria (n. 17 6 2 )
G iuseppe C assine
C en turion e;
andò
sposa al marchese
d’ A le ssan d ria; M addalena in. 1764) al march. Lodovico
G iovan n a al m archese M arcello Durazzo fn
1 7 7 1) . A ngelina
Serra in Durazzo, di cui g li A v v is i, probabilm ente apparteneva alla casata
dei Serra ricchi. — L a araldica e le ricerche storiche annesse intorno alla nobiltà
di G e n o v a sino a’ tem pi attuali, ossia anche dopo il bruciam ento del libro
d’ oro, verranno illustrate ben presto da apposita opera del march. M arcello
Stag lien o , che q u i,
per l ’ aiuto datoci in queste
ricerche con singolare
com petenza e squisita cortesia, nuovam ente ed espressamente ringraziam o.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
2 53
GIORNALE LIGUSTICO
Scoppiata la rivoluzione di
Francia
furono
tra
i
patrizi
Gaspare Sauli ( i j e Giancarlo Serra quelli che specialmente
se ne accesero. Questi meditò pure promuovere nei Consigli
tumultuariamente un mutamento della costituzione che meglio
rispondesse ai tempi
coi medici e gli
nuovi e conveniva , in parecchi p u n t i,
altri
borghesi
della
spezieria
Morando. È
noto che il Governo fece chiudere q uesta, processare e impri­
gionare anche parecchi de’ morandisti. Ma tocco a Giancarlo
miglior sorte che al Contarini, al Querini, al Pisani, agli altri
giacobini di Venezia forse perchè Francia era a Genova più
vicina e la voce di S. Just che aveva fatto revocare a Gen ova
il T illy (2 )
vi giungeva più minacciosa.
Giancarlo
passava
Un giornalista della rivoluzione genovese in N . B e r ­
Guida della stampa periodica (Lecce, 1890), p. 4 37 · V . pure Libere-
(1) A c h i l l e N e r i.
n a r d in i.
riflessioni (B a s tid e ) p. 3 1 . — Ivi è un ritratto, utile a leggersi, del Sauli,
a cui il traduttore aggiunse : « G . Sauli non avrà certo a dolersi del nostro
autore. Non si poteva dire di più. M a chi lo ha conosciuto ben davvicino
e seguitato m ai sempre in tutte le sue vicende, ha preteso di vedere in lui
il carattere d’ O ttaviano Cesare in miniatura ».
(2) F r a n c h e t t i. Storia d’Italia cit., p. 13 7 , n. 3 , e il passo colà riferito
dalle m em orie importantissime del Costa de Beauregard su ll’ opera di T il ly
a G enova e su quello che l ’ ex-nobile aveva lasciato sperare. Il B a s tid e
(op. cit.), p. 24-29 riferisce
pranzo dato
dal Sém onville
un aneddoto
caratteristico
a proposito d ’ un
promosso am basciatore a C o stan tin o p o li, la
piccola figlia del q u a le , eccitata dal Bastide stesso , scherzava per la nera
parrucca del T illy
e questi era a
lei indicato dal Bastìdc per homme-
tnarin ou homme malin. Scoppiettio di spirito francese nelle sale che udivano
il gobbo Gianni e il famoso M ollo gareggiare d’ im provvisi e , poco dopo,
il giovane Corvetto ripetere verso per verso quanto
visato.
avean quelli
im prov­
Di volterianesim o discreto sa pure la novella di K u rli ^?) « dalla
storia segreta di A g ra « : K urli uno degli Omrah che doveva aver salva
la vita fu soltanto bandito per lo spirito della Sultana che disse : « K urli
è troppo goffo per essere molto m alvag io ; nondimeno saria m eno m alvag io
se fosse ancor meno goffo ». Ma era francese o genovese
questo
signore
indicato col nome di K urli ?
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G IO RN A LE LIGUSTICO
254
a Milano donde
sarebbe
G e n o v a , e questa volta
tornato il 27
N o vem b re
17 9 6
a
scortando non più il sacro romano
imperatore d’ ordine del G o v e r n o , ma di sua volontà accom­
pagnando
Giuseppina
Bonaparte.
Quante cose in quei due
anni fra il processo e il ritorno !
A v e v a ben avuto ragione F ra Benedetto, vescovo di N o l i ,
di scrivere al padre T o m m a s o V ignoli , in quella
appunto del 1 7 9 4 « non possiamo
primavera
contare sulle deboli forze
della R epubblica, che forse partecipa al nostro pericolo anche
per la propria esistenza » ( 1 ) . L e riviere, l’ una perchè confinante
con Fran cia tim orosa del re di Sardegna, occupata in parte da
Francesi; l’altra perchè volta verso Toscan a, desiderosa di traffici
m aggiori, attaccata ai Serra e al partito loro, indignata contro i
go vern atori della tempra di Francesco Maria Spinola che erano
cosa dei Pallavicini e del partito con servatore; le due riviere,
d ic e v o , ambedue davano segno d ’ impazienza e di agitazione.
Intanto g l’ Inquisitori si affaccendavano intorno a certi sonetti
« empi e scandalosi » che giravano per la città e che tutti
attribuivano al poeta Gianni precettore dei nepoti del cavaliere
Di N e g r o , ma s’ affaccendavano senza venir a capo di nulla.
(1)
Per
alcuni punti im p o rta n ti,
che
riguardano lo stato del clero in
L igu ria ne’ primi anni che precedettero il 17 9 7 , e in quelli che successero
per un quarto del secolo n o stro , riteniam o utilissimo il già citato libro del
D e G u b e r n a t is , che di solito si studia solo nella seconda parte che si rife­
risce
alla
conversione
della
fam iglia
M anzoni: Eustachio D egola, il clero
coitiluiionale e la conversione della fa m iglia M anzoni (Firenze, Barbera, 1882).
V . per la m enzionata lettera colla data: Noli 23 A prile 179 4 , p. 18 6 · Per
la discussione sul principio d ell’ infallibilità
papale e sulle riform e giusep-
pine passim m a sp ecialm en te, a p. 245 e segg., la lettera diretta al Degola
dal fam oso prof. T am bu rin i a proposito « dell' idea di Giuseppe II di sta­
bilire un Sem inario
generale di tutti i chierici della Lom bardia sulla (sic)
U niversità di P a v ia ».
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GIORNALE
Il poeta
avea
tanti
LIGUSTICO
protettori! ( i) .
2)5
L eg g o
una
sua lettera
apologetica stampata a Genova appunto nel 17 9 5 e vedo che
tra sè e i suoi nemici
e l’ avvocato
egli
chiama
giudici
Giancarlo Serra
Corvetto. Apro il volume fiorentino
poesie complete e leggo
non
senza
della fantasia (il cuore e la ragione
diletto
degli
delle
sue
orecchi e
lasciamoli lì) Beverley 0
il giocatore, tema proposto da Giancarlo S erra, la battaglia di
Maratona da Michelangelo Cambiaso Γ ex d o g e , la distruzione
di Cartagine da Doroteo Villars, inviato straordinario di Francia :
tutti nostre
vecchie
conoscenze ! N è mancavano Anna Pieri
Brignole la bella dei saluti che gli dà per tema dell’ im provviso
la morte di Beatrice Cenci, e Camilletta (Lilla) Cam biaso ch e ,
indulgendo
alPArcadia
della scienza (2), lo fa poetare
elettricità. E scorrendo il detto
volume
altre
sulla
notevoli figure
genovesi di quel tempo ci tornano al pensiero, tra cui
seppe Cam biaso, che in onor del poeta dava
così
G iu ­
sontuosi
ricevimenti nella sua villa di Sestri, e Luigi Serra, l’ olivetano
che a suo
tempo
gitterà la tonaca e diventerà l’ innograto
( 1) In parecchie delle
179 4 e 1795
citate filz e ,
Diversorum Serenissim i C ollegi del
sono documenti che riguardano il famoso rivale del M o n ti:
in filza i (1 marzo 1795) un anonimo avverte g li Inquisitori che i sonetti
sono a lui attribuiti. In filza 2.* ( 1 1 Maggio) questi
dichiararono
di non
esser giunti a scoprire il vero autore e nella stessa (22 giugno) la bolletta
di soggiorno è prorogata al poeta per cui non il solo Di N egro, ma tutta
G enova, quella alm eno che si m oveva intorno al Serra e alla futura dam a di
Maria Luisa Im peratrice, stava garante. V . pure L . V ic c h i. Vincenzo Monti ecc.
(Sessennio 17 9 4 -17 9 9 , volum e IV ), sul soggiorno del Gianni
pp. 19 5 -3 15 e G ia n n i.
a Genova
Galleria dei ritratti poetici ( 17 9 6 , 24 pp. in 24.
Luchi di F ir e n z e , libraio in faccia al fisco) e Poesie (voi. 3 , in uno ; F i­
ren ze, C iard etti, 18 2 7 ). V . pure da p. 50 a 63 dell’ opuscolo anonim o, ma
che certamente è di lui : Agli autori delle lettere sulla prefazione degl’ im­
provvisi di Francesco Gianni (G enova, Tessera, 1795).
(2) V eram ente
Arcadia nella scienza la chiamò il citato m io am ico
E. B e r t a n a n ell’ importante e curioso suo libro sull’ argom ento.
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2 )6
GIORN ALE
LIGUSTICO
della libertà di Giano e il satirico dei N ovem viri ( i ) .
Questi
salotti e queste figure e figurine genovesi, che nelle scritture
del tempo appariscono cosi vive, si protraggono fino al terribile
m illeottocento, quando i lurori della fame e della guerra sono
impotenti a distruggere
l’ estro e le grazie del capitano Ugo
ι,ι) T re d ici sono i citati R itra iti poetici in tredici ottave, a cui altri tre
tengono dietro in altro
m etro , e sono tutti di donne , toltine quello del
poeta, del C a v . V enturi, del C am biaso e del S e rra , i quali ultimi due tra­
scriviam o qui in n o t a , e faranno riscontro in due che ci lasciò in prosa il
Bastide : del S e rra e del Pareto :
Per il C a m b i a s o :
Vasto di mole, d’animo gigante,
Fronte solcata dai pensier d ’Astrea,
Occhi cilestri, sguardo fiammeggiante
Di quell’ ira immortai che Flacco ardea,
Bocca dond’ esce limpida e sonante
Eloquenza che abbatte, annulla e crea,
Virtute ond’ havvi universa! penuria;
Il Demostene tuo vedi o Liguria.
Per D . L u i g i S
erra
: D ’ a lt a s t a t u r a , di capegli neri,
Fronte accigliata dove han fermo loco
D ’Archimede e d ’Apolline i pensieri,
E guance tinte del color del foco ,
Labbri del vero interpreti sinceri,
Libero cor che pago è sol di poco,
Zoroastro cosi Fama dipinse,
Fortuna il vide e di rossor si tinse.
Su l C am biaso ( 17 4 1- 18 2 6 1 v. pure il citato Giornale degli studiosi tan. II,
■ 8 7 0 , p. 97
e segg.). Sul
Serra passim
genovesi e le stampe del tem po.
tu tte ,
si può d ire , le
carte
T raccia d' un suo discorso per una festa
n ella m etropolitana di S. Lorenzo nell’ estate del 179 6 è nei citati D iver­
sorum (ad a n n u m , 30 agosto 1796).
Serra
com e giacobino è
A rdizzone nel 1 8 1 3 ,
decennio ( 1 8 0 3 - 18 13 )
nella U niversità
Affatto deficien te, e si cap isce, sul
Γ Elogio dettatone in
quando l’ ex
frate m o ri,
professore di matematica
lingua
latina
da Niccolò
essendo stato
n ell’ ultimo
e geografìa com m erciale
(G e n o v a , B on au d o , 18 14 ). Sulla
Lanterna Magica e sui
m anoscritti N o v em v iri, V . più sotto p 2 8 8 ; nota 1.
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257
GIORNALE LIGUSTICO
F o sc o lo , di Angelo
Petracchi,
che nella
G alleria L ig ia e ci
lascierà i ritratti di ventuna beltà della superba, e di quel Giuseppe
Ceroni, veronese, che nel
atteggierà
con
P a ppa g a llet t o
satira fra graziosa
interessante e pieno di vita
rivoluzione, che Ferdinando
e
altre di quelle belle
mordace ( 1 ) .
de’ costumi
italiani
Aspetto
durante
la
Martini a torto ha trascurato
nell’ arguta, ma incompleta conferenza da lui tenuta sull’ a rg o ­
mento (2).
Fra quelle figure e figurine (e non neghiamo che ci fosse
anche qualcuna simile più ad ombra che a cosa salda) Giancarlo
S erra, che il Bastide ha cosi delineato: « uno spirilo... freddo
per la buona opinione di sè medesimo , ostinato e decisivo
per quel coraggio di spirito che eccita 1’ alterezza dell’ animo,
repubblicano in ispirilo
(ter)
come
in
p olitica, moltissimo
lìlosofo, di mire elevate, di sentimenti veri, lontanissimo dalla
falsa importanza , dalla puerilità dei piccoli
p regiu d izi, dalla
( 1) Il P a p p a g a lle t t o , v. ripubblicato con n o te , senza le quali m al si
comprenderebbero le a llu sio n i, nelle citate Imbreviature. Sul Ceroni è ben
importante la monografia di G u id o M a z z o n i, Un commilitone di Ugo Foscolo
in A lli del R. Islil. Veneto, 1892-93. V ol. I, p. 3 2 1. Non m ancano accenni
a cose genovesi anche nella successiva
rinetti.
m onografia dello stesso sul Gaspa-
Un altro commilitone di Ugo Foscolo in Atti del R. Istituto Veneto,
18 9 3-9 4; vol III, p. i) 3 2 . D ’ un quarto veneto che era pur cultore di lettere,
se non di p oesia, amico de’ sullodati poeti-soldati, e morì a G enova aiu­
tante generale (propriamente all’ assalto di Coronata il 2 m aggio 1800) fu
la m em oria da me ravvivata
in questa c ittà , festeggiandosi il centenario
del tricolore nazionale. Mi sia permesso qui ringraziare la Spettabile Giunta
Municipale che dal nome di Giuseppe Fantu\ji acconsenti ch e , in questo
anno 18 9 7 , una via della città fosse denominata. V . su di lui il Giornale
Ligustico (Nuova serie), I I , fase. 1 - 2 , pp. 6 9 -7 1.
(2)
V . il cit. vol. II, Delle conferente fiorentine, p. 339 « Donne, salotti e
costumi » di F.
M a r tin i.
— N el volum e successivo, che è da pubblicarsi fra
poco, può darsi che la lacuna sia stata, per qualche parte, colm ata dal Masi
e dal C hiarini, che hanno rispettivamente trattato del Monti e del Foscolo.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
258
GIORNALE LIGUSTICO
tirannia delle piccole e grandi cariche ; che vedeva la sventura
del suo paese e il bisogno d’ una rivoluzione, che era capace
di rischiar tutto per renderla
possibile; ma che la voleva da
cittadino, non da co sp irato re, per patriottismo non per ambi­
zione, che
conosceva la necessità
dissimulazione
della
della
m oderazione,
pazienza. Il suo carattere freddo , osser­
vatore e malizioso gli facilitava quella
condotta composta di
cui conosceva il bisogno ». E Agostin o
trad u tto re, « pieno di
di comparire
della
fuoco
e
di
Pareto,
secondo
il
m atem atica, avidissimo
nell’ ampia scena del mondo , e perfettamente
montato (sic) sul moderno tuono
stranissimo della più vasta
dottrina, entro ancor egli in quel ballo ( 1 ) e con i suoi greci
elem enti,
colla
finezza
dell’ algebra,
colla
sottigliezza
della
metafisica e con un pronto soccorso d’ antica storia e moderna,
giovine ma dignitoso, cerim onioso ma cauto, spedito e pronto,
ma esatto...
figurò molto bene e... acquistò molto credito ».
M eno famigliare anzi più schivo di questi circoli, tra m on­
dani, politici e letterari, dove il Brusasco
accompagnava col
suono g l ’ im provvisi del G ian n i, Giancarlo Serra
usciva dal-
l’ abituale silenzio per dire ch ’ era tempo pensassero a destarsi
anche
gli
Italiani
tutti
e non i Gen ovesi soltanto,
poiché
Francia colle nuove idee rinfocava le vecchie smanie di con­
quista europea;
G irolam o
Serra
socio e presidente d’ acca­
demie, versi e prose dettava, dissertava sulla nuova invenzione
(1)
V . L ibere riflessioni cit. A ggiun te del traduttore p. 6 6 ; il ballo di cui
si parla è certa unione di A n n a Pieri B rignole colle due T e re s e : la Doria
c la P allavicini. —
Ma le allusioni a bizze d o n n esch e, di cui abbondano
così il Bastide che
l’ ignoto suo trad u ttore, non sono facili a cogliersi. Il
Bastide esagera probabilm ente anche Γ influenza attribuita da lui alle varie
m ogli
dei C onsoli di F ran cia.
Curioso l'a cce n n o a ripicchi tra la m oglie
del F ayp ou lt e quella del segretario
P o u s s ie lg u e ,
perfino
nella
fam osa
Relation di questo, che tanto soddisfece il Bonaparte. V . Relation cit. p. 2 0 ;
nota e più avanti in questo studio, nota 2 a p. 30 3.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
LIGUSTICO
degli areostati, pur quella francese, e delle cure della marina
e della milizia, si confortava con questo ( i ) .
In gegn o meno
potente di quello di Giancarlo, indole aveva più atta a conciliarsi
le simpatie di tutti, e gli erano grati a Genova c h e , mentre
il
fratello spesso faceva sbalorditi
capire più
che
non
gli ascoltatori
isvelasse la sterminata
lasciando
vastità de’ suoi
disegni, egli nelle tradizioni del suo casato e nelle storie della
Liguria
antica e della
repubblica, cercasse i titoli de’ suoi
remoti concittadini alla stima dell’ Europa, e insieme i moventi
a progredire, secondo ch’ esigevano i tempi; perchè se (caduta
la Bastiglia)
un’ óra nuova sorgeva nella storia del mondo ,
vi sostenesse la patria sua quella parte che un glorioso passato
imponeva come un dovere. E non dissimile dai patrizi antichi
della repubblica aveva Girolamo in quegli ultimi anni più volte
incrociato
colle
galere genovesi
sulle coste di Barberia per
tutelare i patrii commerci dalle continue piraterie.
N el 17 9 3
tenente colonnello del nuovo qorpo dei Cacciatori, nel 17 9 4
mandato
alla
Spezia col titolo di
Commissario Generale del
Golfo e dei Porti, in quello e nell’ anno successivo aveva con
energia imposto agli Inglesi e particolarmente all’ am m iraglio
Hotam di rispettare la neutralità della repubblica. Probabilmente
(1)
V . oltre alle fonti citate per la sua biografia : Snggio delie poesie dei
poeti ligu ri viventi del G ia c o m e tti (G e u o v a , S c io n ico , 178 9 ) e Versi scelti
d i poeti lig u ri viventi nell’ anno ιη8<) raccolti da Ambrogio Balbi (Genova,
178 9 , per G io. Franchelli. Stamperia Camerale). Non si dim entichino queste
parole di Girolam o S e r ra , in fine d’ un iscrizione latina da lui dettata per
Jacopo Serra cardinale di Santa Chiesa (15 7 0 -16 2 3) la quale leggesi sotto
il busto del cardinale in una villa
dei Serra a S. Jacopo di C ornigliano.
Esse si riferiscono all’ uso del latino e ricordano il fam oso sonetto
Foscolo 0 T e nudrice alle M u s e ............... »:
del
« principalmente non disdire
agli italiani l’uso d’una favella, la quale in ogni suo detto ricorda ciò che esst
furono un tempo, e che potrebbero essere ancora
».
V.
B e lg ra n o ,
m onografia
cit., p. 15 6 .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
260
G IO RN A L E
LIGUSTICO
fra gli studii e le armi più si trovava a suo agio che nel Minore
Consiglio e nel Collegio dei M agnifici trenta ( i ) dove le idee
di riform a c h ’ egli vagheggiava e che gli pareano le sole che,
attuate, avrebbero
trovavano
salvato
una indomabile
superare il suo amato
Gen ova
dall’ imminente pericolo,
opposizione e per averla
voluta
Giancarlo era stato sottoposto a pro­
cesso e , se non fuggiva a M ila n o , sarebbe anche stato con ­
dannato ( 2 ) .
È noto che quelle
idee
d’ una
riforma
democratica della
costituzione erano vecchie di mezzo secolo almeno , e che il
tentativo di attuarle si connetteva con quell’ episodio che è il
più fulgido non solo della storia genovese del secolo passato,
ma
della
storia
italiana di molti secoli e , per molti t r a tt i,
sembra quasi un’ eroica anticipazione delle insurrezioni di un
secolo
di poi.
parlando
del
O nde
l’ autore
ministero
civile
del
Panegirico di N apoleone,
delle
arti
nell’ Accadem ia di
Bologna il 26 Giugno 18 0 6 , « non ritenni — esclama
lagrime
vedendo la
im agine
del
fortissimo
e
della
— le
patria
amantissimo giovinetto Pietro Canevari che lietamente cadde
vincendo presso la ròcca di T o r r ig lia , non
ancora
compiuti
E le g g e v a questo ogni anno i membri dei C onsigli della repubblica.
( il
G ian Benedetto Pareto, di cui il docum ento X I da N ovi, appartenne a tal
C o llegio nel 179 6 .
(2)
L a difesa di G iancarlo
assai volum inosa e m olte lettere di lui e di
G aspare S au li, nonché del Robespierre il giovane e d’ altri agitatori che corri­
spondevano da Nizza col Sauli e con altri, v. in cit. Appunti storici
e docu­
menti in Biblioteca U niversitaria, tom o Χ Π . Fin dal 179 4 in certe anonime
accuse
che
colà si leggono a p. 5 5 , G iancarlo è accusato d’ ambizione e
indicato per G iuliano il filosofo ( l’ apostata imperatore « Serenissim i Signori
term inava
l’ anonim o — siam o alla
non si r im e d ia , saranno
vigilia
V V . S S . Serenissim e
d’ una guerra civile e , se
tutti
scannati chi da un
partito, chi da un a ltro ; chi chiam a alcuni di V V . SS. Serenissim e oligar­
ch ici, chi dem ocratici e chi im becilli e pusillanimi ». V . pure più avanti
in questo studio p. 297 e nota.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
261
LIGUSTICO
ventidue anni », e , dopo ricordato l’ atto eroico di G iacom o
Lomellino proteso innanzi alla bocca del cannone che la plebe
inferocita avea puntato contro il palazzo reale, « discorsi
prosegue — nella mente i più gloriosi tempi di Grecia e di
Roma ; quale troverai che vada innanzi al Canevari ? e che
stia appresso al Lomellino ? E
non
sono
da lontana
fama
aggranditi, ma propinqui alla memoria nostra e quasi ancora
sugli occhi
di
non
pochi
ancora
viventi; chè a m e , a me
stesso furono Canevari e Lomellino raccontati da coloro che
li videro ; onde
pur
mi
giova
avere il materno
quella città che sino agli estremi
di virtù italiana..... » (1).
Nè
tempi
raccese
dimenticava
sangue di
alcuna face
la cacciata degli
Austriaci Francesco A p o sto li, ven ezian o, dettando
carcere
di
Corcira
e augurando agli
le Epoche politiche dell’ èra
dal
volgare
suo >
(2)
Italiani del suo tempo che combattevano
contro l’ Austria pari fortuna a quella dei Genovesi nel 17 4 6.
L ’ esempio dei quali è pur additato in certo
e lingua milanesa riferito
dal
De Castro
Discors en rima
affinchè t u t t i , pur
donne e fanciulli e preti, insorgessero e cacciassero via questi
avi ovì.
Sì precisamente
spadroneggiavano
nel bel
quelli che , parlando la lingua d oil
paese,
Francesi
a d e s s o , anziché
Tedeschi come quelli del Botta A d orn o, ma tut^i stranieri e
contro tutti dunque s’ aveva a trarre , come aveva detto A l ­
fonso d’ Este
alla battaglia di Ravenna.
Così dall Adriatico
all’ Olona i fasti genovesi del 17 4 6 erano ricordati e ammirati.
Il governo cercava farli dimenticare; qualcuno appena di fronte
alla burbanza di Lavallette cercherà ricordarli, ma sarà troppo
tardi. Non voleva il governo mostrar di favorire , con quelle
( 1 ) In cit. Letture dei Risorgimento del C a r d u c c i , vo l. cit., p. 279.
(2) Cod. C ic o g n a , N. 2 30 7, nel Museo Correr di V enezia.
V . pure la
sua « Rappresentazione del secolo X V I I I » M ilano 18 0 1. V o l. I I ,
p. 63 e
il citato mio opuscolo sull’ autore, p. 15 - 16 e nota.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
2 62
G IORN ALE
LIGUSTICO
storiche evocazioni, i risentimenti contro il re di Sardegna o
contro Γ Impero ; meno
ancora
democrazia che aveva fatto
mezzo
secolo
di favorire il risveglio della
temer tanto le classi privilegiate
innanzi. Dei m agnanim i del Quartier Generale
del popolo non uno ricordato; il Canevari so lo , patrizio e figlio
d un e x doge ( i ) .
Bensì la storia
deH’Accinelli, bruciata in
piazza per mano del carnefice il i o gennaio 1 7 5 2 , secondochè
volle ed ottenne il marchese di Sartirana, Ministro di S. M. il
re di Sardegna (2). Sequestrate le copie tutte d’ un opuscolo
dell’ abate Del V e c c h io ,
che
dallo studio de’ fatti del 17 4 6
era salito a considerazioni di filosofia politica ed aveva affer­
mato, ben prima che si pubblicasse il Contratto Sociale, la dot­
trina della sovranità
mancò
non
popolare.
lasciasse
in
L ’ autore
prigione
imprigionato poco
la vita.
Certo
iMaggiolo
« pure passando per indiavolato ed ossesso tentò ravvivarne
le idee » ; la famiglia di questo, anziché corda e capestro, ebbe
carezze e lu s in g h e ;
ascritta alla nobiltà dopo il 17 8 0 d ied e ,
innanzi al 1 7 9 7 , un senatore ed un vescovo (3).
(1) V . cit. Im breviature del B e lg r a n o
Cosi disar-
conclusione del citato cap ito lo ; e
il tratto riferitone in questo studio; p. 3 1 1 , nota.
(2). F . Ai. A ccin tili di P a s q u a le A n t o n i o S b e r t o l i
in
citato Giornale
degti studiosi (A n n o II, 18 70 ), p. 2 3 0 - 2 3 1.
(3) Q ueste curiose notizie a pp. 59-63 delle Aggiunte del traduttore alle
citate Libere riflessioni (B a stid e ).
citato
articolo
del
Sul D el V ecch io ,
un
cenno anche nel
N eri che tratta dal G astaldi. V . r e tr o , p. 2 4 7 , nota.
Su lle carceri di S. D om enico
d ell’ Inquisizione, S b e r to i.i s e n io re , Diario
m s. cit. ( Bibìiot. Universitaria) p. 10 . Iv i si parla anche del fam oso medico
R iv a di Sestri Ponente, di cui il L a la n d e nel suo Viaggio in Italia, e del
m onaco di S. Bernardo : il R icolti da C astellato P o n e n te , detto il Bernard on e; di questo pure il P o u s s ie lg u e . Relazione cit. p. 13 ove però è chia­
mato erroneam ente Ricorsi. Più tardi questo Ricolti prese m oglie e propria­
m ente sposò una Franzoni nata D oria, secondo che riferisce il C lavarin o —
C h e , per econom ia, la Inquisizione cedesse parecchi de’ suoi detenuti al
governo perchè g li im barcasse sulle
galere è cosa che su più documenti
dell’A rchivio fu accertata dal m arch. Staglieno.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
263
mati gli avversari del governo e g l’ inopportuni rammentatori
del quarantasei, gli uni colla prigionia e le minacce, gli altri
colle lusinghe e gli onori, la ruota andava ancor nel suo giro,
ma nessuno sapeva prendere provvedimenti per i tempi grossi
che s’ avvicinavano, e il rimbrotto che avea fatto il Foscarini
a Venezia , al ritorno della Dalmazia sulla « comune son n o­
lenza di chi presiede alla repubblica », se non poteva in tutto
applicarsi al governo di G en o v a , si poteva però dire anche di
questo, ciò che del veneziano
scriveva
tembre del 1 7 8 2 : « come ogni
il Gòthe ai 29 S e t ­
altro essere, cede alla forza
del tempo ».
E la forza del te m p o , nel 1796 si chiamava
Bonaparte
e
con questo, irritata da nuove prepotenze britanniche che più
odiose rendeano le nappe nere ( 1 ) , senza
colorate (chè a Genova
vecchi
dilettissimi
colori guelfi , bianco
e
far amare le tri­
a lungo
rosso,
rimasero i due
e pur
in questi si
tinse quel famoso palo che Pietro V'erri non capiva che cosa
ci avesse a lare colla libertà), trattò la Repubblica per mezzo
di Vincenzo
S p in o la , già ai Francesi
non
isgradito fin da
quando era Com m issario a San Rem o, cugino dei Serra, che
nella sua villa appunto sulle Mura di S. Chiara in Carignano
nel N ovem bre del 17 9 6 , invitarono la cittadina Bonaparte ad
una sfarzosissima e lietissima festa. Il Cattaneo stesso, reduce
da M o m b e llo , primeggiava
insieme coi Serra fra coloro che
faceano liete accoglienze alla moglie del petit ginèral e tra le
dame primeggiavano Lilla Cambiaso e Annetta Brignole Sale,
maestosa, altera del nome e degli studii precisamente come la
canterà il Ceroni nel Pappagalletto. I morandisti (cosi si chia­
mavano i
democratici)
mostravano
pur nel costume
certa
tendenza a gallicizzare, e s ’ aggiravano fra i nobili del Portico
(t) Su queste n ap p e, e sulle dimostrazioni ostili alle con traddan ze, che
si chiam avano inglesi, fin dal 17 9 4 , v. G a g g ie r o , op. c it , p. 10 2 -10 5 .
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264
GIORN ALE
vecchio e del nuovo
coll’ aria
L IG U S T I C O
d’ uomini
che s’ accingono a
guadagnare il tempo perduto (1 ) .
A l V illars, dopo breve tempo in cui l ’ ufficio fu sostenuto
dal Cacault (2), era successo
il Faypoult
come
Ministro di
Francia ( 3 ) . Bonaparte se ne fidava m oltissim o, ed era questa
una ragione, che la repubblica moltissimo ne avesse a diffidare,
ma era il diplomatico
d’ una così straordinaria abilità e cosi
bene sapeva insinuarsi presso i Serenissimi di qualunque colore
(1)
N ell Archivio d i Stato (Sala c it., 494, 3, F .), V . le richieste di passa­
porti per M .a Bonaparte e la sua fam iglia. Ibi poi D iversorum etc. cit. 1796
(5 dicembre) N. 3 9 4 , sono notizie su ll’ arrivo a G en ova in quel giorno di
G iu se p p e , il fratello m aggiore
del G enerale , e sulla festa da ballo che il
Fayp ou lt dava in suo onore. Il palazzo Spinola della legazione di Francia
era quello di Piazza Fontane M arose o v ’ è ora la Società d i Letture. Vedasi
PoussiELGUE, Relazione cit., p. 26.
(2 ; È abbastanza sin golare che dal fam oso T illy e dal Sém onville , che
poi l’A u stria dovea rinchiudere a M antova nella stessa stanza del castello,
ove fu rinchiuso l ’A postoli (v. la IV delle Lettere Sirm iensi) fino al Cacault,
passino per G enova
parecchi di quei tali che nel 179 4 e lì intorno erano
andati a gara ad ideare disegni per la liberazione d’ Italia.
questi c’ era anche il giovan e
generale
protetto da
È noto che fra
Robespierre
e che
M adam e di Stael chiam erà a suo tem po dal nom e del terribile protettore.
F r a n c h e tti.
(3)
I popoli d ' Italia ecc., cit. in N . A n t , 16 dicem bre, 1889.
V . in Appendice storica e documenti, ms. n ella Biblioteca Universitaria
citata, Supplemento I , p. 4 3 1 , il discorso tenuto dal F ayp ou lt all’ udienza
del doge il giorno 5 A p rile 17 9 6 (16 G erm inale dell’ anno IV ). L e citate
Libere riflessioni (B a s tid e ) a p. 52 contengono un elogio
entusiastico di
lui come a p. 39-42 hanno elogio non meno vivo del segretario del T illy
« furente am atore di libertà, un Seide meno il pugnale », il V illetard che
tanta parte ebbe e non tutta ignobile nella caduta dell’ altra Serenissim a.
Il Botta che lo am ò e lo
am m irò
n ’ ebbe notizie
im portanti sulle
cose
veneziane, com e sulle genovesi n ’ ebbe dal Littardi. Su ll’ autorità del Botta
per la storia di questo tem po, e sui documenti di cui si è servito, vedansi le
giustissim e osservazioni del F r a n c h e t t i . Storia cit., p. 307, n. 2. — Vedasi
anche la nota 2 a pag. 290 di questi appunti.
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GIORNALE
265
LIGUSTICO
essi fossero, così bene sapeva mostrare che quanto
avveniva
dipendeva dalla forza delle cose, non dalla volontà del Gene­
rale di cui egli era esecutore, che la sua finezza, non meno
che le intimazioni
del Lannes
nei
del
feudi
Murat ( 1 6 Giugno)
imperiali, doveano
e le
per
fucilazioni
diversi mezzi
condurre allo scopo stesso « lo stretto vassallaggio con c u i ,
dice bene lo Sciout, la repubblica spera aver allontanato ogni
pericolo
mentre
non
ci
ha
guadagnata
che
una
dilazione
d’ alcuni mesi » ( 1 ) .
È vero che cogliere bene il pensiero di Bonaparte rispetto
a G en ova, sia nelle lettere ufficiali eh’ egli scrive al Direttorio,
sia in quelle confidenziali che dirige al Faypoult, non è molto
facile; ma bisogna tener
conto di due cose:
primavera del 179 6 in sul principio
cioè che nella
della campagna
egli
si
preoccupa solo di questo: d’ aver i genovesi a m ic i; e se esce in
qualche
scatto furioso
(come
quello
riguardante
il G irola,
Ministro Imperiale a G e n o v a , o i feudi imperiali), è soltanto
coll’ intenzione
di
facilitare
le
operazioni
dell’ esercito e a
questo stesso mostrare eh’ egli può imporre a’ governi tenten­
nanti non lascino assassinare i suoi soldati alla spicciolata (2).
(1) S c io u t. Op. cit., p. 62.
(2) N e lla lettera al F . da T ortona 27 Pratile ( 15 G iugno
1796), scrive
che m anda Murat a G enova colla fam osa lettera della stessa data perchè
« il est nécessaire d’établir une communication plus prompte qui électrise
davantage ces messieurs ». Continua poi « Faitez placer à N ovi un gou­
verneur m ilitaire m eilleur
que celui qui y est. Je
n entends pas que le
Sénat laisse assassiner nos troupes en détail. Je lui tiendrai parole ». E nella
lettera succitata che il Murat recò al Senato diceasi « che il cadavere d’ un
solo francese assassinato
non
1’ aveano
avrebbe recato sciagura agli interi comuni che
protetto ». V . Corrisp. (ed imp.), T . I , nn. 640-641. —
proclama ai Feudi stessi, che leggesi in quel tomo della
al n. 6 5 4 ,
comprende sei a rtico li,
11
Corrispondenza
l’ ultimo de’ quali m inaccia di fuoco i
villaggi che entro ventiquattr’ ore non si sarebbero arresi, e ordina siano
im m ediatamente spezzate le cam pane che hanno suonato a m artellò contro
G iù * * . I-ievvrico. Λ η » ύ X X I I .
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lS
266
G IORN ALE LIGUSTICO
Poi che in sul principio della campagna egli non sa ancor bene
quali siano , rispetto a G en ova, le idee del Direttorio e, non
avendo
ancora
debellato il
n e m ic o , non è sicuro ancora di
poter im porre al Direttorio le proprie. E cco quindi che scri­
vendo al Faypou lt da Bologna il 2 2 Giugno 17 9 6 (4 M essi­
doro), vuol essere « instruit dans le plus grand détail de ce
qui concerne notre position avec le Sénat de Gênes » e nello
stesso tempo dice di conoscere « trop bien l’esprit du perfide
gouvernem ent de Gènes » ( 1 ) .
Nel Settembre di quell’ anno
scrivendo invece al Berthier, dopoché la Repubblica ha stretto
per mezzo dello Spinola l’ accordo, vuole c h ’ egli
negozianti
genovesi
che si sono
rifugiati
rassicuri i
a M ilan o, e che
ordini loro di uscire tosto dalla Lom bardia , assurda
essendo
la corsa voce ch’ egli avesse in mente di bombardare Genova.
Notizia
questa non
senza
importanza, ove si pensi che vivi
erano tuttora a Genova i ricordi di quel terribile bombarda­
mento
d’ un
secolo
francese. « A l bravo
innanzi
per opera
d’ un
altro
despota
popolo di Genova — continuava Bona-
i francesi. A l n. 280 leggiam o una lettera diretta al F . da Acqui tino dal
12 F io rile ( 1 M aggio 179 6 ), la quale com incia a dire che « Beaulieu fait
si vite
que nous
ne pouvons
l ’attraper » e conclude col farsi
m andare
« une note géo g rap h iq u e , h isto riq u e , politique et topographique sur les
fiefs im périaux
qui avoisinen t
contenute a M ilano e nelle
G ênes » e poi altra
città
dell' E m ilia
fino
nota
a
d’ opere
Bologna
d’ arte
compresa.
Fortu na che, per il m om ento, pensava sì a far com prare a G en ova i pezzi
e le m unizioni delle
batterie
francesi stabilite sulla
R iviera
(v. la lettera
al F . del 15 G iu gn o ), m a non a ruberie d’ opere artistiche da farsi nella
superba. Più tardi ci penserà pur troppo , per m ostrare il suo gradim ento
che la città sia entrata a far parte dell’ Impero ! V . Le spoglie della Liguria
a Parigi nel secolo X IX , in cit. Giornale degli studiosi ove credo che g li
articoli anonim i , com e q u e sto , siano del Direttore L . G
r illo .
(Anno I ,
18 6 9 , N . 25).
(1) Corrispondenza (cd. e T . cit., N . 6 7 1).
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
267
GIORNALI? LIGUSTICO
parte in quella
obbligazioni
lettera al
Berthier — Γ armata
d’ Italia
ha
essenziali sia per i grani che ci ha procurati in
momenti di strettezze, sia per Γ amicizia che da tanto tempo
ha mostrato alla Repubblica ». Cacciato, Girola, chiusi i porti
agl’ Inglesi « ils ont des droits plus particuliers à la protetion
de la République » ( 1 ) .
Il fatto era che « i! tempo
venuto » e che
il
Faypoult
di
Genova
non
doveva « endormir
era
ancora
le
Sén at,
jusqu’au moment du réveil » (2). Abbiam o detto che, per far
questo, era il Faypoult un’ artista consumato. Quanto al Doge,
se egli non era svenuto, come Ludovico Manin, al momento
dell’ elezione, però sappiamo con quale riluttanza aveva assunto
l’ ufficio
avervi
e poteva d ire ,
sempre
come il suo collega di Venezia, di
avuto una « nota insuperabile
È interessante vedere che fin dal 18 N ovem bre
alienazione ».
del 1 7 9 5 , il
D o g e , eletto la vigilia, rinnova la domanda d’ essere dispen­
sato dall’ alto uffizio per la malferma salute, e adduce la fede
medica relativa del
dottore
primavera di quell! anno 179 6
Giambattista Schiaffino; e nella
si concedeva al Doge
s te ss o ,
di cui era stata respinta la più grave istanza precedente, la
facoltà d’ uscire due volte la settimana in carrozza « per una
(1) Corrispondenza (ed. cit., T . II, N. 10 37 ). D ata da M ilano 6 V en dem ­
m iaio (27 Settem bre 1796).
Sul Girola « anim ai senza sp irito , un povero
untorello per cui s’ era fatto sì gran fracasso.
stile in Libere riflessioni cit. (B a st id e ), p. 5 6 ;
V . un accenno nel solito
nota dell’A utore.
Q uanto
all’ occupazione di C apraja per opera del N elson, che così protestava contro
il nuovo accordo franco-genovese. V . G a g g ie r o , op. cit., p. 1 2 8 ,
detto che il Com m issario
ov’ è
dell’ isola A ir o li, il m aggiore Bossi del R e g g i­
mento R eai Palazzo e la guarnigione d ell'iso la, appena sbarcarono, vennero
tosto, per ordine del go v e rn o , tenuti prigioni.
(2) Corrispondenza (ed. cit., T . I , N. 7 5 3 ) Bonaparte a F . 213 M essidoro
fu
Luglio 1796).
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
268
GIORNALE LIG U ST IC O
gita in. qualche luogo riservato in città per passeggiare » ( i ) .
Gran
cure
Faypoult
oppiati
richiedeva
per
lui
e
la salute
per
malferma
i Serenissim i
secondo le istruzioni
del
tutti ,
che venivano
D o g e , e il
preparava gli
dal
teatro
della
guerra. In questo teatro decideasi una grossa p artita, decideasi
pure quando sarebbe venuto per il G overn o di Genova « le
m om ent du réveil », quel tale momento di cui avevr parlato
la lettera dell 1 1 Luglio.
risveglio ! I Serra
E allora
desiderosi
sarebbe
d’ un
stato
mutamento
secondo i principii del 17 8 9 appariscono
un
di
brutto
governo
sempre p iù , come
dice il B o t t a , abbagliati da quella gloria di Bonaparte. Aveano
accolto, dicevam o sopra , nella villa di Vincenzo Spinola ove
davasi festa in onore della cittadina
Beauharnais
moglie del
Generale, parecchi de’ morandisti a’ quali, colla convenzione
ultima, il governo avea dovuto concedere amnistia completa.
E fra questi, accanto al vecchio speziale, appariva influentis­
s im o , e pieno
di
meridionale
eloquenza
e
slancio e sottili
artifizi certo Vitaliani, napoletano, del cognom e stesso e delle
stesse idee di quel V incenzo che col De Deo e il G iu lia n i,
fu uno de’ primi martiri del 17 9 3 (2 ).
C o si il mezzogiorno, che avea mandato a Genova l’ im prov­
visatore
col
Gaspare M ollo de’ Duchi di Lusciano a gareggiarvi
Gianni
e
col
C a m b ia s o ,
mandava
ora
un’ altra
testa
( 1 ) D iversorum . Filza cit. n ell 'A rch ivio d i Stato, 18 N ovem bre e 24 N o­
vem bre 179 5 (F ilza 3.· ad annum ) e 9 M aggio 1796 .
di Palazzo
carrozza
per la
Porta di San
D om enico
11
D oge doveva uscire
i n ‘ portantina, e salire poi in
Doc. cit. del 9 M aggio.
(2) G . P o m p ili.
L a repubblica partenopea in Conferente fiorentine cit. I I ,
p. 240 « tre in n o ce n ti, colpevoli solo di speranze e d’ o p in io n i, V incenzo
G iu lia n i, \in c e n z o V ita lia n i,
Em anuele
de D e o ,
la cui m em oria non
m orrà sopra quella terra che uno di essi baciò prima di salire il patibolo ».
V . pure il C olletta nel luogo
citato dal V a n n u c c i.
I m artiri della libertà
Italiana (Livorno, P o ligr. italiana, 1849), P· 16 -18 .
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269
GIORNALE LIGUSTICO
calda, e a quel fuoco s’ accendeva pure un giovane dei Doria,
d’ altro casato, come sembra, da quello del Principe, e desti­
nato
a crudel
morte
dalla
controrivoluzione
genovese
del
M aggio 17 9 7 ( 1 ) . Ben uniti con questi stavano i condannati
del 1 7 9 4 , che la Francia aveva fatto amnistiare, un Valentino
L o d i,
un
medico
B o n o m i,
qualche
abate
Gente
questa
il Cuneo e il Giustiniani (2 ).
o
prete
come
amantissima di
n ovità, continuamente catechizzata dal Saliceti, che Bonaparte
avea mandato perchè, non essendo rivestito di carica ufficiale,
potesse operare più liberamente.
Per
mezzo loro
da Milano stampe e termometri e mercurii d’ ogni
affluivano
maniera e
qualcuno con supplementi speciali per Genova ed aggiungevano
(1) È curioso che a Venezia P im posizione al D oge di rinunziare a ll’ uf­
ficio nel M aggio 179 7 venne da un Z o rz i, di fam iglia che aveva dato dei
dogi (egli alm eno a quella diceva d’ appartenere) e di professione era, come
il M orando, speziale. A ltr i più riscontri fra le cose genovesi e le veneziane
si potrebbero fare , se non fossero già troppo lunghi e il testo e le note
M eridionale e propriamente siciliano dal cognom e e dall'uffizio parrebbe
pure quel « citoyen
R om ei ancien chancellier du Consulat de France à
Paierm e » che andò latore di pericoloso m essaggio dalla Legazione a P a ­
lazzo il 22 M aggio 179 7 .
P o u ss ie lg u e .
Relazione cit., p. 17 . — D el pro­
fessore Sanseverino e del Mollo dicevasi che fossero segretamente attaccati
alia regina di N apoli e all’Arciduca d i Milano. Non giacobini dunque questi
ultim i secondo le Libere riflessioni citate (B a stid e ), p. 5 9 ; m a piuttosto
complici del G irola. È
noto che nel 178 5 la R egin a e il Re di Napoli
erano stati a G enova sfarzosamente accolti e. fra altre feste, aveano anche
assistito all’Acquasola a una gara del pallone, quel nostro gioco che Edm ondo de
Am icis vuol richiam ar in m aggior onore coll’ ultimo suo lib ro ; v. G a g g ie r o ,
op. cit., p. 36 e segg.
(2)
Il cognome di quest’ ultimo nel T i v a r o n i , op. cit., p. 4 9 7 , il quale
però si fida troppo del non im parziale Varese. U n sacerdote, M ichele G iu­
stiniani, è indicato nei citati Appunti storici e documenti (Ms. cit. della B ib l.:
U nivers.) (X I, 37) a proposito
della
deposizione ch’ egli fece di d iscorsi'
sovversivi pronunciati da Em anuele Scorza e dal medico Repetto.
Proba­
bilmente è la stessa persona.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
esca al fuoco. Si ripubblicavano alla macchia i vecchi opuscoli
sovversivi cento volte bruciati, e le scritture che erano state
dettate pei mostrare i diritti del portico nuovo contro le usur­
pazioni del vecchio, rivedevano la luce per spargere disprezzo
ed odio sovra tutta la nobiltà. Nelle riviere preti e frati per­
seguitati da qualche C o m m issario più duro e alle novità con­
trario si
buttavano
a
predicare
democrazia
ed
eguaglianza
\olute cosi dalla Francia che dal V a n g e lo ; le dottrine pistojesi
com e le chiam avano dal fam oso
sedotti
paiecchi de
gesuiti
soppressi
Scipione dei R i c c i , aveano
più illuminati sacerdoti che aborrivano i
com e
o r d i n e , ma non
come individui ; e
insiem e avrebbero voluto che una bolla o un decreto abolisse
molti
antichi
privilegi
patriziato ( i ) .
molte
più
antiche arroganze
del
Alcuni de’ preti stessi non erano immuni dal
sospetto di « insinuare
quiete
e
pubblica
del
ai penitenti
massim e
contrarie
paese in cui Iddio li ha fatti
alla
nascere e
innalzati alla dignità sacerdotale ». C osi almeno conclude una
notevole lettera di fra Benedetto S olari, vescovo di N oli, che
all abate
Eustachio Degola scriveva fin dal i Giugno 1 7 9 3 :
« Ringrazio
V . S.
1
sfogo intorno
righe
del
di quel
poco
che
ha
aggiunto
educazione dei figli di mio fratello.
secondogenito
aggiunte
nelle lettere
al m io
Qualche
che
ricevo
dalla di lui madre in questo tempo d’ assenza di mio fratello
dalla c i t t à , che esageravano le notizie favorevoli a ’ f r a n c e s i,
m i avevano
potuto
messo
m eglio
in sospetto di ciò che V . S. a voce ha
scoprire.
Dissimulando
ciò che ho da V. S.
(1) L o S b e r t o l i , Diario cit., m s. nella Biblioteca Universitaria, nota che
i b ir r i, grandem ente aborriti dalla plebaglia , erano spesso con fam igliarità
trattati dai patrizi che « li faceano fino sedere vicino a loro a prendere il
cioccolatto » e questo urtava m olto i non n o b ili, come visibile segno che
g li agenti della pubblica forza erano veram ente gli agenti della sola classe
che aveva nelle m ani il governo, p. 9 e 10 .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
inteso, ho solamente comunicato a mia cognata il m io sospetto,
insinuando alla stessa di far apprendere al figlio, quando trovi
sussistente il mio sospetto , la deformità morale de
che portano
crazia fran c ese, e le tristi
temere.
principii
presentemente molti saputelli a lodare la d em o­
N on
conseguenze che se ne possóno
credo che i maestri ex gesuiti e il canonico
Ferri, del quale non conosco i sentimenti teologici, loderanno
l’ eguaglianza ». C osi il Solari nel 1 7 9 3 ; nel 17 9 7 dem ocra­
tizzata la repubblica, per salvare la religione s acconcierà lui
stesso a lodare l’eguaglianza, e il Degola sani della Deputazione
de’ missionarii italiani ( 1 ) .
Se lo spazio ci avesse consentito
di trascrivere tutta quella lettera e altre di sacerdoti di quel
tempo che indichiamo, nel citato volume, a chi voglia di ciò
tare uno studio speciale, avrem m o potuto notare anche meglio
come la vecchia lotta fra giansenisti e gesuiti non terminata
colla bolla di Clemente X I V nel 1 7 7 3 , e la scissura fra l ’alto
e il basso clero abbia, fra noi pure, non meno che in Fiancia,
quantunque con
politiche che
secolo
altre
m a n ie r e ,
contribuito
sconvolsero la patria
passato.
Del
r e s t o , tutto
alle
rivoluzioni
nostra in sulla
s o m m a t o , la
fine
del
popolazione
rimaneva in Genova devota al G overno e i patriot ti cresciuti
di numero e più di baldanza, doveano però andare guardinghi
e star attenti alla parola d’ ordine del Faypoult che raccoman­
dava prudenza fino al momento
fa n a tic i. come li chiamerà
senza
opportuno.
cerimonie
Ma gli imbecilli
un
agente
del
Direttorio, sarebbero stati sempre obbedienti? N e ’ corpi stessi
de’ Cadetti, de’ L ig u r i, dei Castellani, de’ M erciai
guardie
civiche
istituite
nel 1 7 9 1 sotto
specie di
la sorveglianza de’
C o lle g i, le idee nuove aveano fatto qualche strada , e spesso
( i)
De G u b e r n a tis , op cit., pp. 158-159 e G r i l l o . G. Carlo Serra arti­
colo citato; in nota, ove sono tutti i nomi di detti M issionari; essi doveano
portare sospeso al collo un crocifìsso con nastro bianco e rosso.
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2η2
GIORNALE
dove faceano le esercitazion i,
LIGUSTICO
qualche improvvisato tribun o,
come il S a u l i , avea perorato in loro presenza perchè colà si
adunasse l’ assemblea del popolo Ligure ( i ) .
del Ça-ira e della M arsigliese
dalle
milizie
che
canterellata sotto voce
andavano a montare
Reale o alle fortificazioni;
in c e n d ia r ii,
ven iva
divorati
cresceva
Qualche strofa
la
guardia al Ponte
l ’ inondazione
specialmente da giovani ;
aveano un doppio scopo
di
scritti
e da Milano
mandandoli a Genova per rivoluzio­
narla (era il gergo del te m p o ): rendersi accetti alla repubblica
madre e spiare, quando fosse avvenuto un rivolgimento, 1’ op­
portuna
occasione
per
distendersi
(ad
esempio)
attraverso
Modena e la Lunigiana, fino a Spezia e alla R iviera di Levante:
tutta o parte.
le
notizie
E non si può dire che mancassero ai cisalpini
geografiche
com e al Direttorio , che in certe sue
meditate combinazioni dimenticava gli stati intermedii d’Italia,
per sognare la fusione de’ più lontani.
di
Bonaparte
colm ò
È
parecchie di quelle
vero
lacune
che la spada
geografiche
colla soppressione degli in te r m e d ii, e parecchi di quei sogni
fece diventare realtà; ma il desiderio della Cisalpina
rispetto
alla Spezia rim ase insoddisfatto (2).
L a fulminea rapidità delle vittorie del Generale, il dilagare
per le provinole
conquistate
d’ idee
e
di
costumanze
tutte
contrarie alle antiche , e possenti per fervore di giovinezza e
bizzarra novità che feriva le fantasie, anche quando non convincea le menti e non
rnettea
radice
nella
vita
de’ popoli
(1) C arte sul Sau li già citate in Appunti storici e documenti della Biblioteca
Universitaria. Il luogo era la C ava, di triste m em oria dopo il 18 3 0 per i
m artiri della « G iovan e Italia ». V edasi su quei corpi di m ilizie G a g g ie r o ,
p. 50-Ì4 e sulle gelosie dei C astellani Libere riflessioni ìB a s tid e ', note e
aggiunte del traduttore, p. 7 1-7 2 .
(2) λ e Ja n si i tratti della
Jettera del Faypoult a Bonaparte contro la
cessione della Spezia (2 Pratile) 2 1 M aggio 17 9 7 , piti srtto p. 304, nota.
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GIORNALE LIGUSTICO
italiani ( i )
27 3
(cosi li chiamo an c o ra, chè il popolo italiano del
Lom onaco e dell’ Alfieri è ancora in via di formazione), non
poteva in quei primi mesi del 17 9 7
lasciare
vernanti di G e n o v a , malgrado le dolcezze
tranquilli i g o ­
del Faypoult, che
in tutto erasi attenuto alle istruzioni del generale ( 1 1
1796) e non avea « dimenticato
circostanza
alcuna
Lu glio
per
iar
rinascere la speranza nel cuore del Senato ». Fin dal 24 Di­
cembre (4 N evoso) del 1 7 9 6 , agenti
del
Direttorio
annun­
ziavano ch e , malgrado il trattato di O tto b re , il governo era
tornato all’ antico , amico e fautore de’ cittadini più noti per
l’ avversione loro alla
Francia
aveva
riammesso alle cariche
perfino Agostino Spinola di A rq uata, già dannato dal Lannes
alla fucilazione, che era poi
la insurrezione ne’ feudi
stata
commutata nel bando per
imperiali (2).
erano (poteva dirsi) gli amici della
trenta e nel Consiglietto.
Dal
quale
Meno
d un
quarto
Francia nel Collegio dei
rapporto
di molti documenti di questo biennio 1 7
e
dall’ esame
9 17 9 V
c ' Pare di
poter concludere che ne’ Collegi stessi la parte conservativa
era molto più numerosa a G en ova che a V e n e z ia , e se era
« poco intenditrice de’ tempi nuovi » come dice il G aggiero
appunto
per q u e s to , co’ suoi vivamaria
abilmente
diretti
ed
avrebbe potuto se non vincere la Francia ,
almeno prolungare il conflitto.
appoggiarsi
energicamente
all’ Inghilterra
C e r t o , per questo conveniva
e disdire ogni accordo
stipulato
(1) V. retro n. 2 a p. 267.
(2) T arda resipiscenza del G overno che lasciando condannare da F ran cesi,
su territorio genovese e con legge m arziale un suo feudatario avea d a to ,
della sua debolezza un docum ento, che Bonaparte dovea ricordare anche
troppo! V. il documento citato a filza 3.*, 66 in S c io u t ; op.cit, p. 62-63.
Su trenta probiviri ne notava 1’ agente segreto sette soli all opposizione e
sui duecento del Consiglietto
appena 40 am ici di Francia.
riammessi alle cariche per la convenzione d’ Ottobre solo
Indicava fra i
due
buoni (se­
condo il p.irer suo) Felice e Stefano O rigo (0 C arrega?).
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
274
G IORN ALE LIGUSTICO
dallo Spinola.
alla slealtà
chiamava
Ma forse non sarebbe stata la risposta logica
e alla
in
prepotenza
quest’ anno
d e ll'a ra des hommes, com e lo
l’ autore
di
Paolo
e
V i r g i n i a , di
Bonaparte insom m a che appena caduta Venezia aveva scritto
al F ay p o u lt:
«
La
piena
deve trarsi di dietro
conviene
caduta
quella
del
govern o
dell’ aristocrazia
di
Venezia
g e n o v e s e , ma
aspettare quindici giorni finché le faccende di V e ­
nezia siano ultim ate? » ( i ) . A h i , restano le lettere immortali
di Ja c o p o O rtis a dire com e furono queste faccende ultimate !
E il D irettorio? Il D irettorio avea trattato nel 17 9 6 anche
con C arlo Em anuele I V , per trafficare il territorio di G en ov a ,
precisamente com e trafficò
Bonaparte
coll’Austria rispetto a
Venezia. Facesse pure il Generale purché la Francia, acquistata
la Lom bardia, non perdesse il Belgio, chè questo era il punto
essenziale. D el resto se non il Sièyès, come voleva il Bonaparte,
il Talleyran d gli teneva pronti sempre de’ valentuomini con­
fezionatori di costituzioni, p. e., Beniam ino Constant, perchè
egli potesse di lor confezioni
fare
dono grazioso alle repub­
bliche di recente fondate o democratizzate !
recchiava
Gen ova si appa­
purtroppo ad entrare in quest’ ultima categoria. Le
notizie di quello eh’ era avvenuto a Venezia giunsero fulminee
ad accendere
nei
pochi
audaci
smodate
speranze; gli altri
Corrispondenza citata (ed. im p .j, I I I , N. 1 8 0 1 , p. 48. È sullo scorcio
(1)
del 17 9 7
(19 Settem bre
ossia 3 com plem entare)
nella
fam osa
lettera
al
T alle yra n d ( Ibi, n. 2 2 3 , p. 4 17 ) ch’ egli insiste sulla necessità di dare alla
Cisalpina ed a G en ova una costituzione che loro
convenga
se no « la F ran ce n ’en tirera aucun
P er questa
avantage ».
anche
perchè
costituzione
dell Italia « plus analogue aux moeurs de ses habitants, aux circonstances
locales et peut-être m êm e aux vrais principes » Bonaparte trovava oltrem odo
opportuno in
Italia
la presenza
di
Sièyès.
larghezza di concetti che apparisce dalla
G enerale quante
della Francia.
È innegabile
la giustezza e
m aggior parte delle lettere del
volte non vi si opponga la sua am bizione e l’ interesse
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
stavano perplessi, il Governo
ordinava
275
tridui e divini uffizii
e accresceva i poteri agl’ Inquisitori di Stato ; tardivo rimedio
questo e imprudente perchè bastò che questi
acciuffassero il
bel Vitaliani, che, come addetto all’ uffizio della sua ambasciata,
il Faypoult lo fece scarcerare. Del resto, quando avea lasciato
venire le cose a tal punto, qualunque cosa avesse fatto il G o ­
verno, sempre avrebbe dato alla Francia il desiderato pretesto
di intervenire.
Stavano le faville per dar fuoco
Avrebbero i giacobini di Genova
lasciati
alle
polveri.
passare i quindici
giorni di cui parlava il 1 5 di Maggio Bonaparte ? È vero che
egli preparavasi a recare in Francia, oltre al testo del trattato
di Campoformio, anche la Geometrìa del compasso del M asche­
r o n i, ma poteva darsi che cosi lui come il Faypoult, il caro
Faypoult a cui, dopo Lodi, avea mandati in regalo due cavalli
e serbava una s p a d a , avessero
commesso un piccolo errore
di calcolo ( 1 ) .
I
partigiani del vecchio speziale erano capaci di tutto, anche
di alzare il sipario prima
del
tem po, e inalberare coccarde
francesi lasciando credere (2) (vedi suprema menzogna !) che
( 1 ) Corrispondenza cit. (ed. imp.) M ilano 2 pratile (2 1 M aggio). I cavalli
erano « pour le dissiper des énnuis et des étiquettes du pays ou il était n. È
noto che quando
m essere Faypoult se ne andò da G enova fu detto — e
trovasi riferito nel V erri — eh’ ebbe il donativo d’ un m ilione. L a Repub­
blica L igu re sarebbe stata pur larga ! Ben più anzi di Bonaparte.
L a cosa
però non ha prove finora. — Larghezza n ell’ edificare non ebbe, ben diversa
in ciò dall’ antica repubblica e dalla m oderna G enova. P er quanto riguarda
l’ edificio ad uso di pubblico lavatoio in via dei S e rv i, mi basta rinviare a
quello che ne ha detto nella
(ingl.) il chiariss. Sig. E . A
Storia d i Genova scritta nei suoi monumenti
L e M e s u r e u r . Genoa. H er history as written
in her buildings. (G enova. D onath, 1889), p. 183.
(2) Che a Londra p. e. lo si sia creduto, e a ragione allora e poi, appar
chiaro dalla lettera del B o r g o
successo a Cristoforo S p in o la , M inistro di
G enova presso il governo britannico. Lettera 22 Agosto
1797
( D ° c- X V ,
in Appendice, Archivio d i Stato di Genova, loco ibi cit.). Quanto alla rapidità
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
2?6
g io r n a l i;
L IG U S T IC O
in quel tumulto per democratizzare la repubblica
c ’ entrasse
per qualche cosa la Francia e il suo M in istro! Il 18 Maggio
in seguito a rissa e tumulto avvenuto all’ Acquasola fra alcuni
giocatori di pallone e altri che giocavano alle b a rre , fu arre­
stato certo Isolabella e un altro de’ morandisti ( i ) . Si diceva
apposta provocato il tumulto per dare principio alla rivoluzione;
cresceva per la città il fremito e il governo deputò Gianluca
Durazzo e Francesco Cattaneo a cercare aiuto in que’ fran­
genti proprio là o v ’ era stata 1’ officina prima, e non in tutto
segreta , de’ moti
rivoluzionarli. Era il sabato 20 Maggio. Il
2 1 e il 2 2 la città venne
che la penna del Botta
ha
funestata da quei
con
eloquenza
fatti
sanguinosi
grande e grande
efficacia narrati, e che qui non è il luogo di ripetere. Filippo
Doria
venne
ucciso e sconciamente
trofeo
cru en to,
poi
dilaniato e tratto,
per la città da una folla che gridava Viva
M a ria e c h e , colla lettera del beato Leonardo, sperava avere
sovrum ana forza a vincere i suoi nemici. Ma il governo che
nel 1 7 4 6
era
parso
incerto se chiamare amico o nemico il
Botta A d o r n o , ora lo era rispetto a Faypoult e alla Fran cia ,
tanto più che la flotta di questa nazione era in vista, e solo
con cui in città di com m ercio, venivano dai corrispondenti di fuori le no­
tizie politiche ; v. la giusta osservazione del P o u s s ie lg u e . Relazione citata
p. 8 « A ucune ville n’ est plus prom ptem ent et plus généralnient instruite
des événem ents intéressants qui arrivent que Gènes ; c’est une des prem ières
Banques de l ’E u ro p e ; presque
tous ses habitants sont ou b anquiers, ou
négociants ; le succès de leurs spéculations , l ’art de les bien
combiner,
tiennent à ce qu’ ils soient instruits avec autant de célérité qui d ’éxactitude,
de tout ce qui peut influer sur leur commerce ; ils ont de correspondants
par tout ».
(1) B o t t a . Storia d ’Italia dal 17 S 9 al 1 S 1 4 (Italia M D C C C X X IV ) tomo II,
parte I I , p. 297.
V. pure un articolo com m em orativo di P. G . B r e s c h i .
L a caduta della Serenissima (14 G iugno 1797)
nel
Secolo X I X
del
G iugno 189 7.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
14-15
277
GIORNALE LIGUSTICO
per interposizione del Faypoult stesso s ’ allontanò un poco se
non del tutto. La conclusione del moro galeotto : Cristiani star
m atti, appariva molto sensata se si pensa che in due g io r n i ,
malgrado
P imprudenza
de’ patriotti, tutto si può dire ,
era
stato deciso , perchè Bonaparte, dopo i fatti del 2 1 e 2 2 , si
era determinato
a quella
intimazione di cui il Lavallette fu
latore, e alla quale egli ben sapeva che il governo non avrebbe
resistito. Com e avrebbe resistito se il Faypoult, che al dir del
Gaggiero « di bei modi
graziosamente
aveva
non
aveva
penuria
poteva dirsi piuttosto
ottenuto, a mano
e
nel porgere
inimitabile che solo »,
a m a n o , tutto quello che aveva
richiesto, perfino la liberazione dei carcerati ? A
quella um i­
liazione ultima di confessare che i Francesi non avevano avuta
parte nel tumulto del go v ern o , per vero non aveva dapprima
voluto discendere, e aveva mandato Cesare Doria e Gerolam o
Durazzo a Mombello.
Ma il Generale
irritato che i patrioti
di Genova si fossero cosi mal condotti, secondochè scriveva il
Faypoult, che per poco poteva dirsi che erano stati essi la causa
della controrivoluiione
(queste
erano le parole d’ un agente
secreto del Direttorio ed esprimeano il comune sentimento) ( t ) ,
( 1) La lettera dell’ agente
all’ invio di Stefano
colla data 10 pratile (29 M aggio) si riferisce
R ivarola inviato straordinario che la Repubblica m an­
dava a P arig i; mentre al Bonaparte aveva
inviato i patrizi suindicati con
certo C alvi, negoziante, su cui vedansi i documenti in appendice. Archivio
d i Stalo, Diversorum cit., anno 179 7 filza u ltim a, 29 M aggio.
« Si faccia al M inor Consiglio la proposta di accordare al
Magnifico
Stefano Rivarola il titolo di Patrizio Deputato e di deliberare al Medesimo
la som ma di L . 20,000 su f. b.
Per Serenissima C ollegia ad calculos
M ox
Approvato dal Μ r C .0 — Si rim etta la suddetta deliberazione del M .' C '
agli Ecc.™1 Cam erali Deputati alla scrittura per la di lei esecuzione.
Per S e r."· C ollegia ad calculos.
Francesco M aria ( R u z z a ).
Ora
1’ agente
del Direttorio scrive
d’ aver profittato della
partenza del
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
27S
GIORN ALE
LIGUSTICO
mandò, come il Junot a Venezia, il Lavallette, latore di tale
superbo
m essaggio
ebbe
dire
a
che
ch e , le tto lo , il Faypoult
mai
innanzi a ’ C o lle g i
stesso
esitante
erasi data lettura
di tali documenti. E a lui il Lavallette diede quella risposta
caratteristica, che mai nem m eno
erasi
udito
dire
che
non
fosse eseguito un ordine di Bonaparte. E l’ ordine fu eseguito
di fatti. M a
in quel
funesto
giorno
29 di M aggio il punto
dell’ arresto dei colpevoli : Nicolò Cattaneo e i due Inquisitori
di
S tato ,
(colpevoli
Francesco
li
M aria
chiamava
Spinola
Bonaparte),
e
Francesco
Grimaldi
sollevò ■— come scrisse
all’ indomani lo stesso Lavallette — gravi dibattiti, a L e bruit
public est que le conseil a dit que les charbonniers ayant bien
pu en 17 4 9 (sic) chasser de Gênes
70,0 00
A u trich ien s, ils
pourraient bien en faire autant des français et il s ’est écrié assez
fort pour être entendu des gens de dehors: ci batteremo » ( 1 ) .
Sciaguratam ente,
com e avea
scritto a metà di Marzo da
M inistro Straordinario per m andare al Moniteur (colla data di M ilano) una
relazione degli avvenim enti. « L ’ expérience a prouvé ce que j’avais toujours
dit que les patriotes
G énois n ’étaient pas en état de faire une révolution
par eux, et que les am is de M orando qui s’étaient érigés en chefs étaient
encore m oins en état de les conduire. Si la Fran ce ne vient à leur sécours
direct ou indirect, il sera vrai de dire que ces im becils fanatiques ont fait
une contrerévolution ». S c io u t . V ol. e loc. cit.
Il R iv a ro la poi e V incenzo
Spinola
vennero
richiam ati da P a r ig i, lasciando colà il g ià
Botta era ben in fo rm ato , come
dal
G overno Provvisorio
ricordato Boccardo. Su ciò il
apparisce da una lettera di Bonaparte al
M inistro degli Esteri. Corrispondenza cit. (ed. im p.). M ilan o , 24 Messidoro
(12 Luglio), N . 2006, p. 236 .
( 1) V . lettera 30 M aggio ( 1 1 Pratile), .1 p. 334
del volum e IV ,
della
Corrispondenza (ed. Panckoucke sottocitata). Bonaparte lanciò rimbrotti al
F a yp o u lt, nello sdegno vero o simulato ond’ era p reso , quando seppe che
questi avea m andato il Console Lachèze al Bruyes perchè la flotta francese
si scostasse. I l Botta è dunque esatto anche in ciò come apparisce dalla
lettera di Bonaparte del 25 Pratile (13 Giugno). Corrispondenza cit. (ed. imp.).
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
279
GIORNALE LIGUSTICO
Judenburg il Generale all’ altra Serenissima
« non eravamo
più ai tempi di Carlo V i l i » morto era Pier Capponi, morti
gli altri della sua tempra; alle frasi non rispondevano i fatti;
taceano le campane in sulla torre del Comune e se i carbonaj
inferociti
andavano per afferrarne le fun i, il Governo faceva
uscire addosso a loro le guardie
aver
potuto
per
punirli
col
carcere di
credere che si vecchi e tarlati edifìci per forza
d’ uomini e di carattere si potessero salvare.
Con un degno
mezzo bensì avea pensato il Governo che ciò si potesse fare,
tanto perchè il famoso tentativo del nobile Querini presso il
corruttibilissimo Barras, avesse un suo lontano riscontro anche
a Genova. Certo negoziante, Adamo Calvi, suggerisce ai S e ­
renissimi, che temono ad ogni momento g li sbari delle armi
francesi (m eno per timidità come a Venezia, che pel disturbo
avrebbero recato ai loro lavori e commerci)
due spedienti :
chiamare al Governo i rappresentanti delle Arti e della cittadi­
nanza borghese, e « trovare qualche meigo pecuniario d’affezio­
narsi quelle persone le quali potessero coadiuvare l’ intento ».
Si sapeva che tra queste avrebbe potuto essere perfino la citta­
dina Bonaparte. Non adoprava essa la boìle da viaggio, che già
aveva Maria Antonietta di Francia donata a Beatrice
e che questa,
fuggendo da Milano
col
marito
d’ Este
Ferdinando,
colà aveva lasciato ? Il cittadino Calvi doveva « spendere per
detti oggetti fino alla somma di lire centomila » ( 1 ) .
Infatti
egli andò a Mombello coi Magnifici Durazzo e D o ria ; doveano
questi mostrare « che è contro tutti i diritti e i ragionamenti il
pretendere che si pongano in libertà i detenuti, qualora tosT o m e IIP , N . 1 9 1 2 ; p. 15 3 . — Il generale che avea recato a V enezia la
terribile lettera del 20 G e rm in a le , la quale ricordava che « non eravam o
più a’ tempi di C arlo V III ». ( T iv a r o n i, op. e vol. cit., p. 435), era Junot;
la voce Augerau
come leggesi nel F r a n c h e t t i.
Storia cit., p. 266, è do­
vuta certamente a un lapsus calami.
(1) V . Appendice a questo studio: Documento I (26 e 27 M aggio 1797).
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
G IORN ALE
2§0
LIGUSTICO
sero rei, perchè ritornassero a praticare i com m essi eccessi ».
L e ragioni esposte nel M inore Consiglio dall’ Eccellentissim o
Michelangelo
C am biaso
doveano
essere
centomila lire già accennate. Bonaparte
corroborate
rispose
dalle
mandando il
Lavallette che due giorni dopo era a G e n o v a ; non pure libe­
rare i prigionieri d o v e a s i, ma imprigionare g l ’ Inquisitori e —
diceva orm ai
il C a l v i ,
chiaramente il F a y p o u lt, com e avea
forse indettato da lui — dare
suggerito
adito ai popolari di
partecipare al G o v e rn o . Resistette due giorni la S e ren issim a,
mentre venivano dalle riviere e da oltre G iog hi novelle gravi,
e le fantasie e le lingue
compre o in teressate, più gravi
ne
foggiavano e diffondevano. Pronti i cavalli e i bagagli teneva
il M inistro
di Francia per abbandonare la città se gli ordini
di Bonaparte non erano eseguiti; non avea bisogno di r ico r­
dare ai Serenissim i la conclusione
della
famosa
le tte ra , chè
questi l’ aveano fitta in mente con chiodi, quasi fossero parole
dell’ antico Pericle. Milizie s ’ appressavano da C rem ona e dal
P ie m o n te , ormai essendo anche i soldati di Carlo Emanuele IV
a discrezione di Bonaparte; il Bru yes
tanto
allontanato da non accrescere
Sa v o n a , F in a le ,
colla
que’ già
Portom aurizio, i luoghi
flotta non s ’ era
grandi
timori.
che da più tempo
erano stati preparati dalle milizie di Francia , innalzano 1’ albero
della libertà. Il
29
M aggio da Albenga il capitano
Lorenzo
Di N egro parla dell’ albero stesso che fu piantato alla Pieve,
e il Governatore di San R e m o ,
Ignazio
R egg io,
comunica
correr voce che scendano quattro o cinque mila armati verso
il Finale. Il dì dopo uno dei feudatarii, Giovanni dei Signori
della Lengueglia ( 1 ) , segnala da Alassio la venuta di truppa da
C eva diretta a P o r n a s s io , da Cosio e Mandatica riferisce che
gli si domandano rinforzi per fronteggiare bande di ribelli
che pullulano da ogni
parte per quei monti. « Serenissimi
( 1 ) Len gueggia in dial. genov. ; oggi Laigueglia.
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GIORNALE LIGUSTICO
Signori — egli conclude — il fuoco è troppo esteso e merita
li più grandi provvedimenti »; gli spiace « osservare in quei
luoghi del
Dominio
un’ inerzia
pericolosa » chiede
aiuti e
senza indugio, come per espresso già altre volte in que’ giorni
gli ha richiesti ( i ) .
quella stampa
Giambenedetto Pareto
manda
da N ovi
caratteristica che colà è stata affìssa
sovra il
proclama del Doge e nella quale si reclama il potere usurpato
dai patrizi per il popolo non di Genova sola, ma di tutto lo
Stato : a Desideriamo che il popolo si governi
una
v o l t a , che
l’ abate di Polcevera
e di
da sè come
Bisagno entrino
anch’ essi nel Governo, come prima » (2); forse era stata diffusa
anche a N ovi la ristampa del famoso opuscolo dell’ Accinelli
su\YArtificio con cui il Governo democratico di Genova passò al
l'aristocratico (3 ). Certo l’ oligarchia era da cento parti aggredita
in prosa e in versi ; 1’ abate Cuneo e Γ ex olivetano il famoso
Luigi S erra, come invasati e istancabili, all’ avida folla davano
un diluvio di discorsi e di strofe. La folla s ’ inebriava; era quella
istessa che in grandi applausi erasi sfogata quando s ’ era assi­
curata
che il Faypoult non p artiva, e mentre si dissellavano
i cavalli e si ritiravano i bagagli dalla Piazza
il palazzo
dell’ ambasciata , aveva
Spinola , entro
assordato l’ aere
gridando
evviva a Faypoult, alla Francia, a Bonaparte. S ì, era veramente
così. Il Governo
Gerolamo
aveva
Francesco
ceduto; andavano Luigi C a rbon ara,
Serra
e
Michelangelo C a m b ia s o , già
intermediari fra il Senato e il Ministro di Francia in quelle
tristi
giornate di M aggio,
andavano a Mombello a prendere
ordini per modificare la Costituzione.
( 1 ) V . Appendice, documenti IX , X da A lb en ga, da A lassio.
(2) Ibi. Documento X I da Novi.
(31 (G en ova, per il Com o, stampata dal cittadino Giuseppe Tubino, 179 7).
Non è senza significato che il Dagnino ne abbia fatta una edizione nuova
nel 1849.
G io rn . Ligustico. A une X X I I .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
l9
282
G IO RN A LE LIGUSTICO
« È il tempo — scriveva un anonimo ai Signori Sindacatori
fin dal 26 M aggio ( 1 ) — di gittare lo sguardo
dei
buoni
cittadini , su dei cittadini
prudente su
fedeli , forniti di giusta
dottrina e profondi nel sapere, prima che g l’ intricanti facciano
loro la scelta, e servirsi
pubblico...
con
dei medesim i...
occupandoli al ben
aggregandoli al corpo legislativ o , se abbisogna, e
questi
governano
levare le tanle z ucc^e 0 affamati che al presente
seduti ai vari Tribunali ».
N on si può
dire che
l’ anonim o non parlasse chiaro; esaltato non era, com e quel
tale della stampa di N o v i ; « sono — diceva e possiamo cre­
dergli nella sua rozzezza — cittadino
su p e r b ia , Γ oligarchia
egualmente
affezionato ,
aborro la
che la troppa
libertà ed
innovazione, vizi tutti che alla fin fine conducono al precipizio
e all’ esterminio ».
« Questo
è il tempo di pensare a cose
gran di, a pensare a mettere in attività il vasto mare che p o s ­
sediamo ed ivi im piegare i molti oziosi che qui molestano »,
nel che
1’ anonim o
si palesava più sensato e patriotta di Bona­
parte, che i duecentomila poltroni d’ Italia ( 2 ) voleva impiegare,
ma per farne soldati che s ’ ammazzassero servendo 1’ ambizione
sua e le smanie conquistatrici della grande nation. « Monopoli,
estorsioni, inganni della C u ria ..... la strettezza delle abitazioni
in città,
l ’ enormità delle pigioni di casa » sono punti gravi
a cui egli
vuole
che il G o v e rn o provveda, e « protegga il
com m ercio e lo renda florido ed im ponente, dipendendo da
questo la felicità della patria » ( 3 ) . E queste, sì erano quasi
1 1)
A i Suprem i Sindacatori fa elogio anche lo S b e r t o li, Diario cit. p. 8.
Dice che essi vegliavan o che gli altri governanti giudici e funzionari non
eccedessero i loro
p o te ri,
e che · il corpo dovea riconoscersi
composto
« d’ uomini d’ esperienza e probità eminente ». V . l’ anonim o docum. IV ,
in Appendice.
(2) B a r r i l i , Conferen\u cit., p. 99.
(31 Appendice, doc. IV , p. 319 .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
le
parole
della
283
LIGUSTICO
lettera che Bonaparte
diresse
al
Governo
P rovvisorio il 16 Giugno (28 Pratile) secondo che più sotto
vedrem o.
Altri biglietti di calice, intorno a quei giorni, insistono su
argomenti
già toccati da quest’ a n o n im o , come il caro dei
generi
prima
di
necessità,
l’ errore
di
provvedimenti
che
danno vantaggio ai rivenditori anziché ai consumatori, e tor­
nano
sovra un punto che dallo Sbertoli non fu trascurato e
nemmeno da certi
nel 17 9 8
marinai, che di ciò ebbero a discorrere
col poeta Casti che veniva a Genova sul loro na­
v ig lio : « Si amministri —
dicesi in uno di quelli che con
altri meno importanti, ma caratteristici, il lettore troverà in
appendice — la giustizia prontamente e rettamente e segnatamente dai Giusdicenti delle R iv ie r e , varii de’ quali smungono
il povero ; che non si commettano tante angherie
e inservienti
delle
dai
gabelle, che le pigioni dei poveri
birri
siano
diminuite e che finalmente si castighino li perturbatori della
vita e sostanze dei cittadini ». Questi
anonimi
erano
più
assennati e più pratici del famoso Serra Luigi a cui bastava
che « il cittadin rinato in tal momento » giungesse « dei
Bruti ad imitar l’ esempio » ( 1 ) ; più assennati e pratici del
minorità Cesare Cerruti, che con Gaspare Sauli era « instan­
cabile dicitore
che « dopo
delle turbe festanti » e di quel prete Filippi
aver
fatto
tanto
tribolare i frati e rovinato il
convento di Noli » voleva rizzare l’ albero a R iva di T a g l i a
(1)
In n i ed inscrizioni patriottiche pe.r il giorno 1 4 Luglio (G en ova, Caffa-
relli, 179 7).
(Musica del maestro Stefano Cristiani, cittadino bolognese). Il
sonetto onde sono le
frasi citate è quello « Occhi m iei non vedrete in
cielo sorta » e vi è premessa questa nota :
« L ’ autore degli Inni colpito
da un accesso penoso di flussione d’ occhi non vedrà il giorno 14 ». Sul­
l’ a u to re , v. retro n. a p. 256.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
284
GIORN ALE
LIGUSTICO
e « s arrabbiava di non essere stato a Genova coi rivoluzio­
narli » ( 1 ) .
Il
Serra (G iro la m o ), il Carbonara, il Cam biaso erano partiti
per Mom bello il
31
M aggio per accordarsi col Generale. In­
fatti il Direttorio due giorni prima ( 1 0 Pratile) aveva mandate
al Faypoult istruzioni, non si frammettesse nelle cose interne
della
repubblica; salvo che ciò avesse
importato
alla
salute
dell esercito; « à la distance où le Directoire se trouve placé il
lui est impossible de lui tracer exactement la route qu’il doit
su iv re;... il compte beaucoup sur sa prudence et sur celle du
général Bonaparte avec lequel il aura soin de se concerter le
plus fréquemment possible; que le Directoire ne peut empêcher
Γétablissement de la démocratie représentative dans Gênes, attendu
qu’elle est dans ses principes, mais qu’étant en parfaite neutra­
lité il ne peut prendre part au mouvement insurrectionel, ni
s im m iscer dans les affaires de G è n e s , à moins que la salut
de l’arm ée ne pût être com prom ise..... quant à la cession de
la Spezzia le Directoire s ’ en rapporte à sa prudence et à celle
du général Bonaparte » (2 ).
È chiaro che queste
lasciavano ogni libertà al Generale di far nascere
istruzioni
1’ occasione
d intervento; e ne trasparisce ben chiara pur quella che eg re­
giamente il l·ranchetti ha chiamato « contraddizione inevitabile
fra la prima
idea universale
d’ una
rivoluzione
rimasta ornai soltanto ne’ manifesti e discorsi
u m a n itaria,
pubblici, e la
(1) V . in Appendice il citato doc. V I , anonimo « Non si firm iam o (sic)
conclude — perchè lo stesso è il pronatore (forse napoletano per eccitatore)
di questi banditi e ci farà levare la vita sapendolo » R iva di T a g g i a , 29
M aggio.
Il G overn o rim ise la cosa al Governatore «li S. R em o perehè
assumesse inform azioni. La indicazione del Cerruti è negli A v v is i ad ann.
p. 187.
(2) \ . in nota a p. 304 la lettera del Faypoult e i consigli da lui inviati
*1 G enerale su quest’ ultimo punto.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
285
GIORNALE LIGUSTICO
ragione di Stato che aveva
gli atti del Governo ».
preso il sopravvento e regolava
Non ,è che tenendo conto di questa
contraddizione che si possono conciliare i dispacci del Direttorio
al Clarke , nel
del 17 9 7 .
altro
elemento
sarebbe
Novembre del 179 6 , con questi al Faypoult
N e ’ rapporti con Genova p oi, come con Venezia,
perturbatore, senza tener
impossibile
raccapezzarsi,
conto
del
quale
la volontà di Bonaparte:
calcolo ed impeto insieme che lasciava stupiti i contemporanei
quasi fenomeno nuovo e sovrannaturale ( 1 ) .
Il
5 e 6 Giugno ( 1 7
e
18
Pratile)
da Bonaparte e da
Faypoult per la Repubblica Francese e dai Delegati del Minor
Consiglio
per la Repubblica di G e n o v a ,
venne
firmata
la
famosa Convenzione di Mombello ( 2 ) , Gerolamo Serra nella
entusiastica sua lettera al G e n e ra le , avea affermati i titoli de’
Genovesi
alla
preferenza
del
« Pacificatore
dell’ Europa
»
« per i principii di libertà che hanno sempre serbato fra un
servaggio
quasi
generale, per la forza del loro carattere e i
vantaggi della loro posizione » e mentre gli parea venir meno,
come in principio fu detto, « per Γ inatteso onore di apporre
alla Convenzione la sua firma accanto a quella del Generale »
non
dimentica
rivelandosi
in questo, si come il suo
tratei
maggiore, storico più che poeta, di chiedere l’ arrotondamento
degli Stati genovesi coll’ annessione di « quegli abitanti degli
Appennini che il dispotismo ha cacciati tra i feudi imperiali...
misere
nomi
castella
superbi
delle nostre
montagne » a cui furon
dati
di contee e m archesati, « e d’ allora P aquila
bicipite prese il posto delle insegne della libertà ». « I Signori
fecero omaggio delle loro terre all’ Im pero, e G e n o v a , dila­
(1) Le lettere di G irolam o e di G . B . Serra uomini, il primo specialmente,
tutt’ altro clic esaltati, ci ponno dare la m isu ri di questo stupore e di questo
entusiasm o.
(2) Corrispondenyï cit. ;ed imp.), T om e I I I ', N. 18 6 9 , p. 12 ? e segg.
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286
niata
de
G IORN ALE
dalla
discordia, non seppe impedire lo sm em bram ento
suoi Stati » Erano
cratica
LIGUSTICO
questi feudi che la repubblica dem o­
chiamerà monti L ig u ri :
O tton e,
C arrega e C ro ce ;
G a rb ag n a , Rocchetta ed Is o la ; S. Stefano, Cabella e R o n c o ;
T o rrig lia, Mongiardino, Roccaforte ed Arquata.
quell a n n o ,
domini
alla
per fare
qnando
consenti
il
Generale l’ uriione di
Repubblica e questi
adesione al nuovo
L ’ A g o sto di
mandarono i loro
quei
deputati
G o v e r n o , un gran banchetto fu
dato in quella stessa villa di Vincenzo Spinola sulle M ura di
Santa Chiara in C a r ig n a n o , di cui fu parlato a proposito delle
leste in onore
della cittadina Bonaparte ; la sera vi fu anche
ballo grande, e tutta G en ova seppe che, per segno di dem o­
crazia, s erano adoprati nel banchetto solamente i cucchiai di
legno!
T o r n ia m o a cose più serie. G irolam o Serra era fin dal 22
m em bro di quella giunta di patrizi, che coi delegati de’ nego­
zianti doveano provvedere al governo in quel periodo confuso,
che non si sapeva allora, ma si vide ben presto a che doveva
condurre. Erano gli altri Gianluca Durazzo, Gerolam o Durazzo,
Giambattista
Serra
di Dom enico e Gerolam o Balbi.
Giunta con quella de
negozianti,
Questa
cinque essi p u r e , tra cui
prim eggiavano Emanuele Balbi e Giambattista Rossi che creb­
bero
poi
anche più
di
nom e
e di
importanza durante
G overn o d em ocratico, col nome collettivo di Giunta
v iso ria, insieme
col
Palazzo esercitarono
D oge e coi
il
G o v e rn o
due
Senatori
il
Prov­
residenti
a
fino al 14 Giugno « ces­
sando per sempre Γ autorità del Minor Consiglio e dei C o l-
legi » ( 1 ) .
Così
(1)
potevasi
dire
veramente che la parola
libertas dello
G a g g i e r o , op cit., p. 160 . Da p. 166 a 169 puoi leggervi anche la
versione italiana della citata Convenzione.
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GIORNALE
stemma genovese
287
LIGUSTICO
aveva assunto un nuovo e inatteso
ficato ( 1 ) .
Di Prè
1’ antico
signi­
borgo
Il ciel conservi in pace,
Di Libertà la face
Qui splende e splenderà !
Cosi un vecchio nonagenario cantava : il reverendo Giacom o
Grasso detto il Prete del popolo. N è mancava chi desse alla
voce Libertà il significato d’ indipendenza :
Sul torbido Danubio
Pende l’ austriaca spada,
N ell’ itala contrada
Mai più lam peggierà (2).
E qui dicevasi
precisamente
itala e non genovese , il che
significa che Giambattista Serra, nella lettera citata in principio
di questo studio, non era il solo che da Genova allargasse il
pensiero alla patria tutta, intendendo per nazione, lo diremo
coll’ Alfieri « una moltitudine d’ uomini per ragione di clima,
di luogo, di costumi, di lingua fra loro diversi; ma non mai
due borgherti o cittaduzze che per essere gli uni
pertinenza
ex gr. di Genova, gli altri di P iem on te, stoltamente adastian-
( 1) È
curiosa l ’ impressione che si riporta esaminando
il Calendario
genovese del 179 7 improntato a tutti gli uffici e caratteri della costituzione
del 15 7 6 , e mirando in testa al ben adorno frontespizio il doppio stem m a:
la croce guelfa da un lato
e dall altro la fascia trasversale
colla
parola
stessa che leggiamo tuttora sullo stem m a di Bologna. V . « Calendario di
Genova sopra l’ anno /797, contenente le Notizie ecc. ecc. N ella
stam peria
F ruconi sulla Piazza della Posta Vecchia con privileggio ».
(2) P. A . S b e r t o l i , scrit. cit. in Giornale degli Studiosi ( li , anno 1870),
p. 228 e 2 37. Notevole copia di consimili strofe, fra cui un sonetto di rin gra­
ziamento al Faypoult, leggesi in fondo al citato tomo del Desodoards.
Per
Giambattista Serra (17 6 8 -18 55) del quale, con nostro dispiacere, non restano
notizie biografiche, ci sembra che le sue idee concordino con quelle di G iancarlo.
V. retro in questo studio p. 234-238 e le due lettere nella seconda Appendice.
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288
G IORN ALE
LIGUSTICO
dosi fanno coi loro p ic c io li, inutili e impolitici sforzi
ridere
e trionfare gli elefanteschi lor comuni oppressori » ( i ) .
(i)
V.
I l MisogciUo (L on d ra, 179 9). Prosa I , p. 12 n o ta , v. pure
A l f ie r i.
la nota - j p. 1 3 ,
o\ è detto che « per quanto si vadano aborrendo fra
loro ex gr. i G en ovesi e i P iem o n tesi, il dire tutti e due S i li m anifesta
entram bi per italiani e condanna il loro odio ». D e’ sanguinosi episodii, a
cui quest odio ha dato luogo nel 17 9 8 , nella recente sua opera ha toccato
il
Carutti
(loco
sovraccitato) e già a v e v a , tra a lt r i, trattato il
op. sottocit., tom o I I . cap. X V I che s’ intitola « T ra m e
B ia n c h i,
cisa lp in e , liguri e
francesi nel 179 8 ». V . pure la strofetea m essa in bocca al B occardo, uno
dei N o v em v iri n e ll’ om onim o dram m a eroico-com ico del P . Luigi S e rra :
Voi reggerete il trono
Le leggi meditando,
Coi miei mostacci e il brando
II trono io reggerò.
D i mille rischi a fronte
Nel ligure Ponente
L ’ impeto mio bollente
Piemonte assai provò.'
A ltri d e’ novem viri sono il C uneo, il G ia n e llo , il T an lo n go , il R u z z a ,
il M ontebruno
qualche
personaggi
notizia.
D etta
di
cui in
questi
appunti o
nei docum enti è
C om m issione dei nove è quella succeduta nel D i­
cem bre 1799 al D irettorio. Il dram m a, m ordacem ente satirico com ’ è , non
fu stam pato che nel 186 5 in una stren n a, ma più copie m anoscritte se ne
tro van o nelle
biblioteche genovesi ;
rappresentato.
Q uesto
è — scrisse
nem m eno
E rn esto
sembra che m ai sia stato
M a si.
Parrucche e sanculotti
(M ilano, T r e v e s , 18 8 6 , p. 338) — « uno ilei pochi esempi del teatro gia­
cobino ribellantesi al proprio governo ».
La
gazzarra
dei
nove chiudesi
colla venuta del M assena e con quelle parole di Giacinto G ian ello :
. . .
via gente scellerata,
Questa b . . . a alfin é terminata ».
A n ch e in questo dram m a certam ente si meritò il Serra il doppio rim pro­
vero che g li fa il C l a v a r i n o per la Lanterna M agica (op. cit. V ,
m a è innegabile
che
di m olte
figure
p.
14 0 ),
e figurine del tempo ci lasciò de’
ritratti satirici m olto utili a chi li prenda non come storia, ma com e s;>
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
289
LIGUSTICO
Senza elevarsi a quest’ altezza il popolo applaudiva la rivo­
luzione avvenuta per le quattro ragioni che il Casti udiva dai
marinai nel 1798 : primo, perchè non sarebbe stato più pelato
dai nobili mandati a governare le riviere ; secondo, perchè a
ognun de’ loro figli era dato salire alle somme
quali (si noti) era annesso
un
pingue
cariche alle
em olum ento; terzo,
perchè sarebbe cessata la sfacciata venalità de’ giudizi ; quarto,
perchè « non essendo stato trovato alcun denaro nelle case di
S. G io r g io , aveano tutti per articolo di tede che tra loro se
lo fossero spartito gli ex-governanti ». Questo g l’ importava :
eguaglianza,
finanza,
amministrazione, giustizia; del resto i
rappresentanti del Governo
Provvisorio
scrivessero
Bonelli da Udine che l’ Austria non lo volea
com e il
ric o n o sce re, o
come il Borgo da Londra, che le male lingue
svisavano il
carattere della rivoluzione di M a g g io , o come il Conti man­
dassero relazione intorno alla rettifica del confine cogli Stati
di Sua Altezza Serenissima il Duca di P arm a, questo non gli
premeva gran fatto ( 1 ) .
Il clero, toltone pochi invasati che, imitando gli esempi di
tira. V. p es. questo del Corvetto con cui term iniam o la nota già troppo
lunga :
Corvetto ognor mellifluo
È un fiorellin di Maggio
Cangiante, carezzevole,
Che agli altri soprastà ;
In molle arena — non mai sirena
Muovere ingannevole (sic)
Fu vista b. . . ar con maggior grazia ;
Sempre a prometter facile
A mantener difficile,
Fa bella colle lagrime
La sua mobilità.
(ii V. in Appendice i documenti X IV , X V e X V I del 9 e 22 A gosto e
del 2 Settembre.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
290
G IO RN A LE LIGUSTICO
Lom b ardia e di V en ezia , aveano gittata la veste e il nicchio,
e irrompeano com e liberati da strette catene nelle cosi dette
feste patriottiche, era avverso alle cose nuove. Alcuni
bensì
non mancavano che salutassero con sentimento più degno la
democrazia e la religione strette in un vincolo so lo , com e il
v escovo di N o l i , Benedetto S o la ri, una lettera del quale sulle
processioni non sarebbe forse inopportuno ripubblicare anche
oggi ( 0 > e com e il Degol.i che dal Giugno del 17 9 7 al Di­
cem bre
17 9 9
pubblicò
quegli
A n n a li politico-ecclesiastici che
contengono notevoli documenti e « in cui tolse principalmente,
a dim ostrare che i m igliori
tello
ordini civili trovano valido pun­
nelle dottrine cattoliche ».
m od erati,
vide
con
lieto
« Messosi
animo
dalla
parte dei
quel rivolgim ento da cui
sperava che dovesse venire nuova prosperità a tutta la Liguria,
predicò unione e concordia,
s ’ adoperò a reprimere odii e a
conciliare opinioni ». Ardua opera questa, nella quale non pare
che lo aiutassero m o lti, almeno in sulle prime.
A quest’ opera sarebbero stati pari gli uomini del G overn o
c h e , a modo
quali
francese fu detto
il G en era le,
voluto
1’ ex -d o ge
P r o v v iso rio , e alla testa dei
anche a G en ova com e a V e n e z ia , avea
G iac om o Maria Brignole ?
Erano essi ven-
tidue e salirono poi a ventitré. Il Botta ( 2 ) gli disse « uomini
(1)
Du
G u b e k n a t is,
op. c it , p. 209 e seguenti. Pastorale
del
cittadino
V escovo colla data 5 G iugno 179 8 anno prim o della Repubblica e l ’ inte­
stazione solita : L ibertà, eguagliatila e fraternità.
(2) Mentre
ripulisco
questi
appunti trovo
l’ opuscolo Lettere d i
Carlo
Botta al conte Tommaso L ittard i (Genova, Sordo-m uti, 1873,1 ove 110,1 pure
leggesi nuova protesta per le « ampie e scellerate cose fatte da lui (B ona­
parte) in
Ita lia ,
m assim am ente
contro
Venezia e contro G enova » ma
abbiamo la prova dei volum i della Corrispondenza di Bonaparte n ell'edizione
1 anckoucke,
e delle annate della G a ie tta di Genova e d’ altre carte geno-
\esi che il genero del C orvetto mandò a ll’ insigne storico a P a rig i; vedasi
passim, ma specialm ente pp. 15 , i 7 , 1 9 , 2 0 , 51 e su N apoleon e, tutta la
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
29I
GIORNALE LIGUSTICO
prudenti e lontani da voglie estreme » ( 1 ) . I loro nomi sono
ben n o ti: Giacomo Maria Brignole, Doge e Presidente; Carlo
C a m b ia s o , Luigi Carbonara (2 ), Giancarlo Serra di Giacom o,
Francesco Cattaneo, Stefano C a rreg a (3), Luca Gentile, A g o ­
stino P areto, Luigi
C orvetto, Francesco Maria Ruzza ( 4 ) ,
lettera X IV , p 80 e segg. A ltre carte ebbe il Botta da G i o v a n n i G r o c c o
il fondatore della Gazzetta stessa e già autore d’ un’ ode non cattiva fra le
innum erevoli sul soggetto: « L a nascita del re di Rom a ». V . sul G rocco
pure C a n t ù .
Monti e l’ età che fu sua (M ilano, T r e v e s , 18 7 9 ), p. 74 con
alcuni versi di detta ode.
( 1) V . pure la lettera di Bonaparte al Direttorio nel 15 Pratile (3 G iugno;
Corrispondenza c it , ed. im p., n. 18601. E g li vi dice ripromettersi di com ­
porre le cose genovesi cosi che dalla parte di Genova
tutto
fosse ormai
tranquillo e non fossero più a concepirsi tim ori.
(2) L u igi C arb o n a ra (17 5 3 -18 2 6 ) già Senatore e Protettore di S. G iorgio,
iam osissim o avvocato; più tardi Conte
dell’ im pero
e C onsigliere della
Corte di Cassazione. Casato estinto.
m
Questi è certamente
1'O rig o
di cui l’Agente francese del D irettorio
(V. retro nota 2 a p. 273). Ben supponevamo errore di cognome. D ’ un Felice
C arrega la villa in A lbaro
trovasi
indicata negli scontri di guerra contro
gli insorti del Bisagno nel mese di Settembre. Felice è 1’ altro
O rigo ivi
m enzionato e che dapprincipio mi aveva fatto pensare ad un O rengo.
(4)
È questi il Segretario di Stato da cui sono
firmati alcuni dei docu­
menti da noi dati in Appendice. Nato nel 17 3 7 , aveva sessant’ anni dunque
al tempo di cui parliam o. AH’ Archivio d i Stato [Diversorum cit., anno 17 9 2 1
filza 1 ) ,
v ’ è un grosso pacco di carte che si riferiscono alla
sospensione
dall’ ufficio (forse per sospetti politici?) da cui fu colpito in quell’ anno.
N eW Archivio
lettere
Municipale d i Genova pure si serbano due volum i di sue
di ufficio.
Il Ch.m“ Sig. Prefetto Comm. Colucci che, sappiamo,
attende ad un lavoro sulla storia diplomatica di questo tempo, potrà darci
m aggiori notizie di questo e d’ altri uomini genovesi del principio del secolo,
che più meritano d’ essere conosciuti. Felice Giacinto Gianelli (o Gianello)
di cui si toccò sopra, parlando de’ N ovem viri e su cui vedasi anche
sie lg u e
P ous­
, op cit.. Pièce 8 , a p. 49-51, era egli pure segretario o reggente.
N ei documenti che leggonsi in fine del tomo X V della citata edizione ita­
liana del Desodoards è chiam ato: Felice Giacinto Gianelli Castiglione. Di
Corvetto e Pareto, come ben n o ti, è inutile qui far altre parole.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
292
G IORN ALE LIGUSTICO
Emanuele B a lb i, A g ostin o M ag lio ne, Gian Antonio Mongiardino m ed ic o , Francesco Pezzi ufficiale del g e n io , G . B. Rossi,
Luigi L u p i ,
Gianfrancesco
De A lb ertis,
colonnello del R egg im en to
Rapallo, G . B. Durand
Sarzana,
Bacigalupi
Giuseppe
di Porto M au rizio,
tenente
Assereto di
l’ avvocato
B e r­
tuccioni di Sarzana, il capitano Ruffini da O vada che fu am ­
messo in luogo di G . B. C e ru ti, e finalmente Marco Federici
della Spezia ( 1 ) . Q u est’ ultimo, secondo che scrive il Ghirardi
in certe sue inedite Annotazioni, che sfortunatamente cessano
col 2 2 G iu gn o del 1 7 9 7 , « era nelle viste di Bonaparte, ma
con intelligenza
coi
deputati
della
Repubblica (Carbonara e
Serra che avevano firmata la Convenzione), di poterlo esclu­
dere » ( 2 ) .
Era sincero Bonaparte accordando questa facoltà
d’ esclusione, dopo udite le rimostranze dei due patrizi geno­
vesi ? O
conosceva il suo
uomo e sapeva
eh’ egli
conscio
« d essere nelle viste del Bonaparte » non si sarebbe lasciato
escludere ?
Fatto sta che avendo il Generale intimato al Doge Presi­
dente che pel 1 4 G iu gn o il G overno
colsero i membri
alle
sei
fosse insediato, si rac­
pomeridiane
seduta durò fino alle otto della
mattina
del
giorno 13 e la
successiva.
Non si
i) Non m i fu sinora possibile, nemm eno per mezzo d ell’ erudito signor
U. M azzin i, della Spezia, che qui ringrazio, vedere i cenni sul Federici che il
B elgrano scriveva essersi pubblicati anni addietro nella Strenna di quella città
detta il Battiston. \ . intanto
1 opuscolo
di A . N e r i. Aneddoti Sar^anesi nel
tempo della Repubblica L igu re. Sarzana, lip. Lu nense; p. I I , pp. 19-22 e passim
12)
V . Appunti storici e documenti cit., ms. nella R. Biblioteca Universitaria
di G enova. Suppi. I , p. 4 73.
Sul privilegio
onorifico a Luigi e Benedetto
figli di C arlo G hirardi. V . D iversorum cit., filza 3 (Anno 17 9 3 ). A nzi ivi
si parla anche della stessa concessione fatta a quel T an lon go che fu pure
dei novem viri. Q uattro anni prima detto onore era stato conferito al C or­
vetto. v. M. S t a g l i e n o . Appunti e documenti intorno a L . Corvetto in questo
Giornale (fase. 3-6 del 18 9 7 ), p. 136 e segg.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
293
LIGUSTICO
può dire che non cominciassero ad attendere seriamente alle
cure dello Stato. Il Còrso gli avea svegliati tutti, anche quelli
che
avrebbero
Reale
detto
preferito
poi
dormire.
Si
radunarono al Palazzo
Nazionale, nella sala d’ udienza
e di là passarono nel
salotto grande
del
del
Doge
suo appartamento
« essendo il Doge vestito coll’ abito ducale » ma invece del
robone portava la robetta.
Entrando a palazzo aveano potuto
ancora i nuovi governanti ammirare le statue colossali dei due
Doria che faceano guardia, con fiero cipiglio, all’ ingresso,
nè prevedeano che due giorni dopo esse sarebbero state dalla
turba furibonda abbattute e tratte per la città a ludibrio, e le
marmoree
teste
di
Andrea
e
Giovannandrea
offerte quasi
trofeo del « dispotismo debellato » a’ piedi dell’ altare della
libertà ( 1).
(1 )
V.
A.
N e r i.
La statua e una medaglia d i A . Doria nel Giornale L i ­
gustico, I, Serie, X IV (anno 1887), p. 22. È ben nota la lettera di Bona­
parte al G overno
Provvisorio colla data del r.° Messidoro ( 19 Giugno ,
(Corrispondenza cit., ed. im p., n. 1938), che fu dal Neri riscontrata nel
nostro Archivio (Governo Provvisorio, mazzo 13). V oleva Bonaparte fosse
nuovamente innalzata la statua dell’ uomo che fu « gran m arinaio e grande
uomo di Stato », asseriva che « Γ aristocrazia era la libertà del suo tempo »
si offriva a sopportare parte della spesa. Per le lettere del Faypoult che
hanno lo scopo di giustificare il Governo Provvisorio se non aderisce al
desiderio
di
P· 3 )4 3 5 7 ;
B on ap arte, v.
Corrispondenza (ed.
Pan ckoucke,
V ol.
IV ,
U Neri ha rettificato a questo proposito le osservazioni del
Petit e dimostrato che la lettera del Faypoult concorda con quella mandata
dal G overno e che fu veramente scritta dal Corvetto. Il governo deplorava
1’ accaduto,
m a m ostrava a Bonaparte che sarebbe stato inconsulto, in quel-
l’ eccitamento degli animi, istruire il popolo a rovescio delle lezioni che da
un decennio quasi gli avevano impartito i banditori della nuova dem ocrazia;
m ostrargli che libertà fosse quella che il Fieschi aveva v o lu to , distinguere
nel Doria il padre della patria dal fondatore della aristocrazia. Più
in più tranquilli m o m en ti, anche la statua del D o ria , opera
ta rd i,
egregia del
M ontorsoli, avrebbe potuto essere da altro scalpello riprodotta e , insiem e
a quella del Colom bo essere innalzata a perpetuo decoro di qualche pub­
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
%
294
GIORN ALE LIGUSTICO
Durava nel salotto grande dell’ appartamento ducale la seduta;
non era Ira i convenuti il Federici, ma inviava frequenti istanze
adducendo d’ avervi diritto. Conoscendone
le gesta giacobine
nella riviera di Levante, molti lo volevano escluso e adduceano
esservi incompatibilità, poiché era egli vice console di Francia.
Ma finalmente si presentò lui stesso a palazzo con gran corteo
di seguaci
che
gridavano
e p laudivano, nè dovea
parergli
piccol segno de’ tempi mutati c h ’ egli fosse anche nella superba
cosi acclamato com e alla Spezia. Dichiarò eh ’ egli avea rinun­
ziato
all’ ufficio di vice
console e venne
sedette nel G o v e rn o Provvisorio.
in quella
notte
Fra
tosto
introdotto e
le deliberazioni
prese
memoranda sopra il Mercordi 14 di Giugno
fu l’ amnistia per i prigionieri politici,
gran
parte de’ quali
erano addensati in una chiesa (difficilmente quella di S. Andrea,
ancor unita , mediante un voltone e un passaggio coperto, al
reale palazzo; più probabilmente
che
quella
inclusa nel bastione
chiudeva il cortile del palazzo ste sso ); ma provvedendo
agli spari delle artiglierie e alle pompe della festa della libertà,
il G o v e rn o
eseguire
avea
dimenticato di stabilire
le norme
con cui
1’ 01 dine d’ am nistia, e si ebbe poi funestata la sera
del giorno
bruciamenti
blico edificio.
quattordici da qualche cosa più grave che non i
innocui
di
Piazza Acquaverde :
voglio
dire
la
Q uanto alla statua di G iannandrea, opera quell.1 di T addeo
C a rlo n e , non ne parlava il Bonaparte
e tanto m eno quindi il G overno.
I resti m utilati delle due statue fu ro n o , com ’ è n o to , dopo mezzo se c o lo ,
ricovrate p .r cura dei D o r ia , nel chiostro
della
Chiesa gentilizia di San
M atteo, dove narra
acconcia iscrizione
Γ abbattimento e il lungo ludibrio
e Γ ultim o rifugio.
I vuoti piedistalli in sulla fronte
del Palazzo Ducale
attendono ancora quelle statue del Caffaro e dell’ Em briaco che ben augu­
rava A nton G iulio B arrili avessero a sorgervi per narrare le più antiche,
le più pure glorie del Com une di Genova.
S u ll’ abbattimento della statua di S. G iorgio a Sarzana nel di 20 G iugno,
λ '. A . N e r i . Aneddoti cit., p. 1 1 .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
295
GIORNALE LIGUSTICO
liberazione dei prigionieri a forza di popolo.
sieme
F u questa , in­
all’ abbattimento delle statue dei Doria , la parte fosca
di quella giornata : piccola parte e che attestava civiltà molta
del popolo, se la paragoniamo alle scene sanguinose
città e regioni
d’ Italia in questo
periodo.
d’ altre
Quanto ai roghi
dell’Acquaverde e al decreto (8 Giugno) per fare della casa
dello speziale Morando
nazionale
monumento, come aveano
tatto gli Svizzeri della casa di Guglielmo T e li , le chiamò il
T iv a ro n i « fanciullaggini adottate da per tutto da popolo ine­
sperto, d’ improvviso chiamato a stato n u o vo » (1 ) . Però non
(1 )
T iv a r o n i,
op. cit., p.
500.
Il
D esodoards
(tomo X V cit. della trad.
ital. p. 95) riferisce l’ iscrizione che fu apposta alla casa del M orando. V . pure
A.
N e r i.
G li alberi della libertà a Genova nel ! ’]<)'], in questo Giornale L i­
gustico , A nn o
1876,
p. 391.
Per la festa del 14 Luglio sappiamo chi forni il legnam e, cioè il cittadino
G B. Gam baro e lo Sbertoli nel suo Diario ha notati 22 luoghi o piazze dove
le antenne furono innalzate; ma quattro antenne furono prese di sera, altre
ne’ giorni festivi ; e il cittadino Gambaro, che tenea deposito di legnam e, non
sa dove queste abbiano precisamente servito. P e r l’ albero innalzato nel gran
cortile dell’ U niversità, possiamo leggere un’ ode del prete Bertora, professore
di G ram m atica n e ll’ Università stessa, in una Miscellanea della Biblioteca della
Missione Urbana (30, I, 44). Nella Miscellanea stessa è pure un Cantico del
cittadino Am brogio Viale. (In G enova, 1797. Presso il cittadino G . B. Caffarelli), che si chiude, dopo fatto 1’ elogio de’ generali di Francia, coi versi :
E te dirò, per cui tanti fur porti
Mai visti esempi alla stupita terra,
N011 minor Bonaparte, onor dei forti
Astro di pace e fulmine di guerra.
T ra le fanciullaggini noteremo questa riferita dal P o u s s i e l g u e (Relai- cit.,
p. 3 6 , n. 2 ) , mentre i vestiti di parata del Doge si recavano in Piazza
d’ Acquaverde
poi detta della Libertà : « Lorsque le cortège passait, un
homme très bien mis fût touché par les habits du Doge qu'on portait sur
un brancart.
Sur le champ il défit son h ab it, et le jetta sur le brancart
en disant qu’il ne voulait pas être souillé par le contact de ces restes
impurs de l’ oligarchie expirante ».
Parla
il
V arese
, nella
Storia
,
della
repubblica di
Genova
dalla
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
sua
296
GIORN ALE LIGUSTICO
vi difettava certa poesia ( 1 ) , nè mancò un tratto caratteristico
di G e n o v a ,
quando
sottratti al rogo
e lo scettro e la spalliera
del trono
l’ ombrellino del Doge
ducale, fu stabilito che
avessero questi a recarsi pel divin culto alla cattedrale; e in
fatto
l ’ ombrellino
ducale servi
non
più
a
covrire
m agi­
strato o princip e, ma bensì il S S . Sacramento. Del G overno
assistevano all’ Acquaverde due soli , e ambedue della R iviera
di Levante : il Bertuccioni
di Sarzana e il famoso
Federici
della Spezia.
« Il gio rno sedici - opportunamente conclude il Clavarino si vide sminuire
sensibilmente quel grande
entusiasmo e si
ricom inciarono i lavori ». Se ancora scoppiò qualche disordine
e la Guardia N az io n ale, per la provvisoria sua organizzazione,
si m ostrò inabile a domarlo da sola, essa fu aiutata — possiamo
crederlo
all’ annalista — dalla
da quella
popolazione e particolarmente
Giunta commerciale di cui si è già
quale fino dal 5 Giugno
facevano
Balbi e Giambattista Rossi
saliti
parlato e della
parte, oltre ad Emanuele
poi al G o v e r n o , Venceslao
Pic card o , Emanuele Scorza ed Emanuele Gnecco.
Il decreto
che vi si riferisce si troverà fra i documenti in Appendice.
Una Giunta criminale composta di cinque avvocati : Langland,
origine sino al 1 S 1 4
(Y ves G ra v ier
libraio. G enova
1838). T o m o V i l i ,
p. 3 0 7 , di certo notaro già beneficato dai nobili e a questi già devotissim o,
che a nom e
del popolo chiese
a
Palazzo il
Libro d ’ oro per portarlo a
bruciare. C hi era costui?
ti) V . p. es. l ’ episodio degli schiavi barbareschi liberati
nella festa del
14 L u glio co ll’ im posizione del berretto frigio. Sventuratam ente il bey non
vo lle rendere il con traccam bio, dicendo che a lui erano ben utili i prigio­
nieri cristiani ! Cosi
il com ico succedeva al dram m atico, com e in molti
episodi di quegli anni fortunosi, v. L .
schiavi.
G r il l o .
I Turchi liberi e i Genovesi
Episodio storico del 14 Luglio 179 7 , in citato
Giornale degli Stu­
diosi, IV (18 7 2 ), p. 4 0 1.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
2 97
LIGUSTICO
Co sta, Sartorio, Laberio e Rivara dovea vegliare
insieme al
Comitato di polizia e procedere con giudizio marziale contro
chi attentasse
alle persone 0 alle proprietà,
particolarmente
poi al Palazzo Nazionale o alla Casa di S. Giorgio. Il Comitato
degli esteri era
composto di Carbonara, Ruzza e C o rve tto ;
quello di polizia di Cambiaso, Mongiardino e Pareto. Perchè
questa esclusione dei Serra e particolarmente di G ian carlo ?
S o p r a , per difetto di
spazio,
io
non ho indicati i membri
di tutti i comitati, ma soltanto de’ principali dove avrem m o
dovuto trovare i rappresentanti di quella famiglia, che avea
singolarmente primeggiato
che
tero
s’ era
in
come
quest’ o p e r a ,
nei
mesi
nel
promuovere
cosi
negli
che seguirono
le
anni
novazioni
che
e
precedet­
la rivoluzione del 2 1
e 22 M aggio, attirate simpatie grandi
e diffidenze ed odii
anche maggiori. I nobili minacciati fin dal 17 9 4 d’ andar tutti
scannati, come diceano i citati biglietti di calice, perchè odiati
tutti « o come
aristocratici
o come
dem ocratici,
o come
imbecilli e pusillanimi » ( 1 ) , accusavano i Serra e principal­
mente
Giancarlo, l’ amico di Robespierre il g io v in e , d’ aver
contribuito a fomentare 1’ odio e il dispregio
contro tutta la
classe loro. I borghesi, gli avvocati, i commercianti volevano
l’ eguaglianza, ma per tradizione aveano
maggiore
rispetto
pei Doria ed i Brignole, l’ uno dei quali con esempio
unico
nella storia della Repubblica aristocratica, era stato Doge due
volte, che non per i giovani Serra, teste calde che lavoravano
contro
l’ interesse
del ceto loro. I nobili aderenti a Francia
e a Bonaparte mal vedevano l’ ambizione di Giancarlo che,
accusato
in altro tempo come
nuovo
Duca
di
O r le a n s ,
ora aveano in timore e dispetto quasi s’ atteggiasse a R obe­
( 1)
n
Appunti storici citati, ms. nella
Biblioteca
Universitaria , tom o X I I ,
2 6 , p. 55.
Giorn. Ligustico.
A nno X X I I .
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
20
29 S
GIORN ALE
spierre e , non meno
LIG U ST IC O
de’ conservatori,
gli auguravano forse
in cor loro di iar la fine dell’ uno e dell’ altro. Bonaparte,
conoscitore acuto ed estimatore
degli
in g e g n i, apprezzava il
S erra, ma faceva conto anche più della concordia nella repub­
blica beniamina, e il suo uomo lo troverà, non nel Serra, ma
in quell’altro ingegnoso, m aneggevole e duttile : l’avvocato Luigi
Corvetto ( 1 ) . N o n erano dunque concordi nemmeno i novatori,
e ciò dava tanta m aggiore forza al rappresentante della Francia,
che era uom o avuto in conto d’ abile diplomatico dal Bonaparte
più del Clarke e del M iot — secondo che egli stesso ebbe a
confessare — voglio dire il famoso Faypoult o Faipoult, come
è sempre
scritto nel P an ckou cke,
le
lettere
del
quale
da
G en ova nel 17 9 6 e 1 7 9 7 non sono meno importanti a con­
sultare , P abbiamo già detto, che quelle del Bonaparte stesso
per
capire
la
politica del Generale e del Direttorio rispetto
alla
Serenissim a Repubblica di
Gen ova
e poi
al
Governo
P rovvisorio ( 2 ) . La lettera di G ero lam o Francesco Serra del
i .° V en dem m iaio ( 2 2 Settembre), prega il Generale perchè
« il Faypoult si ristringa
all’ esercizio
delle
sue
funzioni »
Giambattista o anche Giancarlo , di cui io credo , quello che
era entrato nella C om m issione Legislativa, interpretava le idee,
1) Su l C orvetto
abbiamo più scritti, m a tutti poco si diffondono
opera sua (diciam olo col tem po) in democrazia v. p. e. B a r o n
sulla
de N e rv o .
Le Comte Corvetto etc. ( P a r is , L é v y , 1869), in principio e le osservazioni
sull’ opera stessa del B e l g r a n o in A rchivio storico ital. Serie III, tom o X I,
parte I. — D ocum enti im portanti
per la biografia diede ultim am ente in
lu ce , in questo Giornale L igu stico , il march. M. S t a g l i e n o
secondo che
sopra fu detto.
(2)
Non sia discaro al lettore lo spoglio delle
lettere al Bonaparte non
pure dei S e rra, m a del F ayp ou lt, del Lavallette e dei due generali Duphot
e Lannes che riguardano le cose genovesi del 17 9 7 . Mi servo del IV vo­
lume del citato Panckoucke « Correspondance inedite officielle et confidentielle de
Napoléon Bonaparte avec les Cours étrangères, le princes, les m inistres et les
généraux etc., en Italie, en A llem agn e et en E g yp te . P a ris, c. L . F . Pan-
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
i quali meno temeano lo scendere a quistioni di persone, e
parlavano ben chiaro anche in casi siffatti, avrebbero accusato
senz’ altro il Faypoult
d’ inframmettenza e di complicità col
ckou cke, 1 8 1 9 » , vol. IV , livre troisième. Affaires particulières de Gênes et
d’ Ita lie , p. 2 9 3 - 4 14 .
Faypoult
2
»
3
4
4
4
7
»
8
»
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»
»
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9
»
11
Lavallette
11
F ayp ou lt
12
Pratile A nn. V
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»
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21 Maggio p.
312
22
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23
23
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»
320
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»
321
23
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322
»
»
27
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»
323
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»
»
Faypoult
25
27
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» 332
30
))
334
30
)) 338
31
» 340-•42
30
r 3 Giugno » 342
1
» 345
17
)
>
» 347 - 54
24
»
rt 354 - 57
28
S Luglio » 357 - 59
5 settembre » 359
«
)) 360
6
»
» 363
6
»
)) 365
9
))
» 366
II
»
»
13
))
»
367
Lannes
28
»
»
14
»
»
369
complem.
»
20
»
»
372
I Vendemm iajo Ann. V I 22
»
))
376- 78
7
»
))
28
»
»
379
»
12
»
»
3
Ottobre
»
38 1
»
23
»
»
14
»
!3
5
(*) G . F . Serra II
Faypoult
»
25
29
(*) G . B . Serra 6 Messidoro
»
(*) Faypoult
IO
»
(*) G . B . Serra 17
»
r 9 Fruttidoro
»
))
20
»
Duphot
20
»
Faypoult
2?
Duphot
Faypoult
O G . F . Serra
F aypoult
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4
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»
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»
Brumajo
»
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»
))
»
>
))
383
3 Novembr. »
403
))
)) 413
25
L e lettere dei fratelli Serra qui tradotte in Appendice ho segnato con
Annebbiatore
»
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
300
GIORN ALE
LIGUSTICO
Duphot nel reprim ere nel sangue le rivolte non sapute pruden­
temente prevenire. M a il Faypoult era a Bonaparte carissim o;
Gerolam o Serra che lo sa p e v a , e forse
dalla
bocca
dello
stesso Generale l ’ avea sentito dire a M ombello, usò frase più
diplomatica; ma il senso tornava lo stesso. I Serra volevano
trasformato il g o v e r n o , ma
ristretto e tem perato;
entusiasti
del Bonaparte ma gelosi dell’ indipendenza dello Stato, volevano
serbarne alcune delle form e e delle tradizioni in cui stava
il suo
furia
carattere,
di
non
che
tutto andasse travolto
distruzione del passato eh’ era
stata
da quella
così
terribile
nella Francia. L ’ idea di Giancarlo Serra ( i ) , di far predicare
il verbo
democratico da preti liberali
mandati al popolo de’
villaggi e de’ paesi su per le tre valli e lungo le due riviere,
quasi la spiegazione del vangelo, dopo le religiose funzioni di
ogni d om e n ica , poteva
essere discussa; in pratica si mostrò
cattiva e provocatrice di disordini essendo il popolo, special­
mente nelle cam pagne, irritato per altre novità decretate dalla
Costituzione : cioè che alla nazione spettavano i beni
siastici
e che doveano
esser
ecclesiastici
e di
tolte
alle
ordinare
gli
disordini
erano scoppiati nelle valli ed
curie
conferire
i
le
facoltà di
beneficii.
erano
eccle­
stati
Ma
i
repressi
fieramente dal Duphot per più profonda causa che non le coc­
un asterisco
così pure
quella
del F ayp ou lt alla quale si riferiva il N eri
nel suo articolo sulla statua di A ndrea D oria. (V. retro nota a p. 293).
(1) V . quel che n ’ è detto nella lettera di G. B Serra (II, in Append. II)
e V . pure : Piano della missione patriotica da eseguirsi nella città e nelle riviere
di G . C . Serra approvato
dal
Lu glio e firmato dal Corvetto.
G overno Provvisorio
11
nella
Sessione del 4
25 di quel mese fu introdotta la Deputa­
zione dei missionari nazionali fra cui erano (abbiamo detto) il D egola e il
Montebruno. — In quest’ anno
abbiamo pure di G . C.
S e rra
il Discorso
sullo stabilimento della municipalità provvisoria di tutta la Repubblica Ligure
stampato dal G overno Provvisorio. E ra la prim avera del favore di G ia n c a rlo ,
che svanì ben presto.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
3OI
LIGUSTICO
carde de’ delegati governativi volute dal S erra; al più potrà
dirsi che questa era stata la scintilla che aveva fatto divampare
l’ incendio. La ragione era che dei quattordicimila fusili tratti
via dallo arsenale di P alazzo, nella
rivoluzione
di M a g g i o ,
ben pochi erano stati riportati, quantunque il G overno avesse
promesso quattro lire per ognuno.
Il
fremito dei vivamaria non
città dov’ era maggiore
erasi ancora chetato fuor di
il fan atism o, minore
lavoro e la preoccupazione degli interessi
l’ assiduità al
economici.
Parte ,
d icea si, dei fucili erano stati venduti a padroni di bastimenti
che gli aveano recati a Livorno, molti distribuiti per le valli
dove vegliavano i paesani armati ed attoniti
v ed en d o , per il
momento, i loro nobili e i loro preti fraternizzare coi morandisti e coi giacobini, cogli accoliti del Saliceti e del \^italiani ;
stavano ad osservare ove andasse a finire simil gio co, e diffi­
davano
molto.
Che
eccitatori vi fossero fra i patrizi
stessi
spogliati del potere non esiteremo a crederlo. In sui primi di
G iu g n o , Francesco Cattaneo, che il Governo per compiacere al
Faypoult teneva guardato in casa, elusa la sorveglianza della
polizia, era corso in Portoria a distribuire denaro a’ carbonari
per eccitarli a nuova
rivoluzione e , catturato era venuto in
tanto furore che aveano dovuto
le g a r g li, non pure le m a n i ,
ma anche le braccia stesse ; eravi dunque ancora nel patriziato
qualche
amatore feroce della costituzione antica che avrebbe
voluto muovere il popolo, e contro i Francesi fare nel 17 9 7
quello che cinquantanni prima erasi fatto contro gli Austriaci.
Ma
1’ aristocrazia
non feroce nel suo complesso come chiama­
vaia Labindo, F amico de’ fratelli Boccardi ( 1 ) , ma insipiente,
(1) B e l g r a n o . Im breviature più volte citate, p. 14 4 nota e passim. Di
Antonio e più di Bartolomeo Boccardo « uomo di non mediocre ingegno »
come diceva il B otta, successo al Massuccone quale Ministro di G enova a
P a rig i, diede parecchie notizie il Belgrano. A Parigi questi
a v e v a , egli
dice « zelati più g i’ interessi della dem ocrazia, che quelli della nobiltà »
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
G IO RN A LE
LIGUSTICO
co m e la chiamò, correggendo, il Belgrano, avea perduta ogni
ragion d essere ed ogni forza dopo la Convenzione di Mombello. Poteano
insorgere
bensì i valligiani
del
Bisagno
voce di Marcantonio da S o ri e tentare gli insorti
alla
di Polce-
vera d aggredire la batteria di S. Benigno ; Duphot batteva gli
uni e gli altri ad A lb a r o , allo Sperone e alla batteria stessa.
O nde i conservatori furono del tutto disanimati, erano i primi
del S ettem bre , e rim aneva
partito
dei
Serra ;
ma
Carbonara a cui aderiva
M olti
scrittori
lo
padrone della
bensì
quello
Michelangelo
chiam avano
sarebbe il dire che questo
di
situazione , non il
R uzza, Corvetto e
Cam biaso
partito fran cese; più
partito
riteneva
G o v e r n o se fosse stato più largo e avesse
ghesia il m odo di ritemprare
l ’ ex-Doge.
col
suo
esatto
tanto migliore il
lasciato
alla bor­
vigore la invecchiata
macchina go v ern ativa ; riteneano d’ altra parte che se era vero,
e lo era pur troppo, che comandava ora la sciabola de’ generali
francesi, meglio valeva cercare di tenergli a m ic i, e colle blan­
dizie
impedire
le prepotenze e i danni che coi
la resistenza sarebbero
e specialmente
stati
Giancarlo
maggiori.
rinfrescavano
dispetti
e
O nde contro i Serra
le
vecchie accuse e
nuove ne avven tavan o; tra le vecchie quella dei settantaseimila
franchi
guadagnati
nell acquisto
d’ una fregata inglese, nel-
1 anno 1 7 8 8 , acquisto fatto di sotto mano per mezzo di terzi
affine di rivendere poi la fregata
alla Repubblica ( 1 ) ; fra le
D i ciò avevasi sentore a G e n o v a e il 29 M aggio, fondandosi sulla fuga di
un altro fratello B o c c a rd i, di nom e Francesco, D irettore dell’ Ufficio delle
Poste si trattò
di richiam are
il Boccardi da Parigi.
V . in Appendice il
docum ento III, ove parlasi anche d’ un altro Boccardi loro parente. Noterò
pure che nel documento il cognom e è sempre dato nella forma Boccardo,
non in quella che trovo nel B e l g r a n o . V. anche retro, p. 277-278 in nota).
(1)
G a g g ie r o
, op cit., p. 54. L acquisto della fregata faceva parte d’ un
complesso d’ arm am enti fatti nel 1788 per le minacce del re di Sardegna
alla R iv iera di Ponente.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
3°3
nuove quella di aver fatto sospendere in quel Settembre 17 9 7
il processo contro il figlio dell’ ex-Doge Francesco Brignole ,
compromesso gravemente nei moti dei valligiani di Bisagno
e di Polcevera.
Erano il Ruzza e il Corvetto
per dargli ragione
stati
mandati a Bonapaite
de’ tumulti destati a Genova dalla nuova
costituzione. Possiamo argomentare dalle lettere di Bonaparte,
che leggiamo nelle due collezioni, che cosa rispose il G e n e ­
rale ai due deputati. Non
credessero eh egli favorisse i di­
segni ambiziosi del Serra, se pur questi ne avea, si fidassero
del Faypoult, uomo
della
Francia
amantissimo di Genova non meno che
e fossero
concordi ( 1 ) . « La
république
de
Gênes n’existe que par le com m erce, le commerce n’ existe
que par la confiance. Il n’y a pas de confiance sous un gou­
vernement faible, il n’y a pas de confiance
il y a des factions ».
Raccomandava
dans un p a}s ou
energia e avvedutezza
paragonando il giovane stato a vascello sbattuto dai flu tti, se
parte del carico andava perduto, egli ne avrebbe dato colpa a
chi
stava al timone.
Quanto a’ pirati
barbareschi
avrebbe
pensato la flotta francese a purgarne il Mediterraneo, e assi­
curare i liguri commerci.
appunto Poussielgue
Non
aveva egli mandato a Malta
lo storico o cronista, che lo volessero
chiamare, della rivoluzione genovese (2) per vedere quali disegni
(1) Convien dire che ben s’ apponeva
italiani due cose di cui massimamente
Bonaparte nel raccom andare agli
difettavano : arm i e concordia. Le
parole trascritte sono nella lettera da lui diretta al G overno Provvisorio
il 28 Pratile (16 Giugno). V . Corrispondenza cit. (ed. im p.), n. 1933 (2) <1 Je connais, scriveva Bonaparte al P o u s s i e l g u e parlando della sua
Relation de la revolution de Gênes, peu d’ ouvrages aussi sim p le s, aussi vrais
et aussi persuasifs » Ibi, n. 2 16 9 , colla data 23 Fruttidoro
(9 Settem bre).
Colla stessa data (Ibi, N. 2 17 0 ), Bonaparte scrive al F ayp o u lt d’ acquistarne
cinquecento 'copie « Je vous prie d’envoyer les trois cents autres à tous nos
m inistres en E urope, à tous les ministres de^ affaires
étrangères des gou-
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORN ALE
LIGUSTICO
convenisse colorire rispetto a quella importantissima posizione ?
Si rassicurassero che, quantunque per un verso Sardegna a m ­
bisse impadronirsi della riviera
per 1 altro ( i ) nientemeno
vernem ents
ita lie n s,
aux
di
che
Ponente,
della
e
Sp e zia,
la
Cisalpina
egli
vegliava
m em bres les plus m arquants de tous les partis
du C onseil des 50 0 , des 2 5 0 , aux
C ongrès
des G r is o n s , aux principaux
Cantons de la Suisse et à nos principaux consuls en Espagne ». È questa
la Relation di cui fu parlato di sopra a p. 2 3 7 in nota).
(i) F in dal Settem bre del 17 9 6 C larke a nom e del Direttorio avea trattato
per vendere G en o va al re di Sardegna
contro
quest’ isola
som m a di denaro. Ma questa pratica non ebbe seguito.
P'
e seoo·
ch iam ata
e una grossa
op. cit., Il,
S c io u t,
Q uanto alla Spezia (che in queste lettere francesi è sempre
Spezzia)
interessantissim a è la lettera del F ayp ou lt a Bonaparte
del 2 P ratile ( 2 1 M aggio) ( Corrispondenza, ed. Panckoucke, IV , p. 3 1 2 , la
prim a del quadro suesposto). N e traduco qualche tratto : « . . .
altro aspet­
tando v in tra tte rrò , g e n e r a le , della vostra idea d’ annettere il golfo
Spezia alla repubblica lom barda. Io capisco quanto
sarà
prezioso
della
per lei
d avere la posizione più m agnifica che possa trovarsi per un porto m ilitare
e com m erciale. Ma se voi le date V enezia, ovvero de’ porti suU’Adriatico,
non sarà questo sufficiente per la necessità indispensabile delle sue comu­
nicazioni m arittim e ; e aum entando g li organi di queste com unicazioni non
darete voi a questa repubblica (che presto o tardi dovrà inghiottire il P ie ­
m onte e Parm a) i mezzi d ’ alzare un giorno sul M editerraneo una bandiera
che sugli scali del Levan te acquisterebbe una considerazione troppo grande
per il nostro com m ercio di M arsiglia ? Se
Lom bardia resta
1
un
approvvigionam ento
il com m ercio
m arittim o della
po’ ristre tto , facile sarà a M arsiglia di m antener lei
delle
popolazioni
dell" Insubria
colle
derrate
del
L evan te e d A m erica. — Se a ll’ incontro la Spezia si alza ai successi com­
m erciali che e lecito presum ere per lei, la navigazione lom barda appoggiata
su due m ari, potrà rivaleggiare col mezzogiorno nostro e bastare da sè per
im portazioni, che, senza di ciò sarebbero, in parte, rimaste in nostra mano.
E c c o , generai mio , delle considerazioni com m erciali sulle quali darete la
\o stra
d ecisio n e,
com e su ogni
altra
co sa;
nessun argom ento è nuovo o arduo per voi ».
cessive il M inistro g li scrive
perchè si sa per prova
In una
che
delle lettere suc­
che sarebbe il Ponente più incline a darsi a
Francia, ma il Levante no ; an\i dicono alla Spezia che vogliono sovra tutto
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GIORNALE LIGUSTICO
in favore della Liguria
aveva
dovuto
30)
e ciò non si sarebbe fatto mai. Egli
confessare anche
l’ anno precedente che « a
Genova il Governo avea più nerbo che non si credesse » ( 1 )
non per merito dei governanti, chè erano stati pessimi finché
l’ aristocrazia non era caduta,
spera, laboriosa e ricca.
alcuna
la città era pro­
« Venezia — ha scritto il
fondandosi sulle memorie del
ispirava
ma perchè
T h iers,
Conte di Montholon — non
stima a Bonaparte sotto un rapporto molto
essere italiani. Le quali parole ricordano il giudizio già
Lachèze nel Vendem m iajo del
nationaux, A F . 3, 66 cit., in
cessione della Spezia
1796
S c io u t ,
pronunciato dal
sui patriotti genovesi (V . Archives
op. cit., I I , pp. 61-62 e segg). Sulla
desiderata dalla Cisalpina. V. pure
op. cit.,
Sy b e l ,
V , p. 159, ove citasi il documento in parte sopra tradotto.
Quanto poi alle considerazioni com m erciali, esse perm anevano tali nel
1798 e il nostro
F ranchetti
ha daW Archivio d i Genova
tLett
M inistri.
Mazzo 29, Cat. 34 8 , disp. 12 Febbraio e 3 1 Marzo 17981, tratti i dispacci
c h e , quasi con identiche p aro le, mandavano ai governi loro il λ isconti
Ministro della Cisalpina e il Massuccone Ministro della Repubblica Ligure
a Parigi. « Il Direttorio voleva bensì spargere in Italia le
m assim e
del
repubblicanism o, ma non mai lasciarvi formare una repubblica sola e po­
tente , capace col tempo di gareggiare nelle arm i e nel com m ercio
colla
repubblica I-'nmcese ». È noto che tale fu pure il concetto del prim o Console
e dell’ Imperatore, e alla futura Napoleonopoli, che dovea sorgere presso le
Grazie nel golfo della Spezia, egli soltanto pensò dopoché anche la Liguria
fu annessa all’ Impero. E dell’ annessione (25 M aggio 1805) grande m ani­
polatore fu il S a lice ti, che avea ben lavorato a rigenerare G en ova
anche
nel 1 7 9 7 , un Còrso lui pure come Bonaparte. V eram ente ha singolari
vendette la storia!
( i)
V . lettera al Direttorio dell’ 8 G erm inale, anno IV (28 M arzo 1796).
Corrispondenza cit. (ed. imp.), N. 94. L a lettera è scritta da N izza, e il
Generale la conclude annunziando che entro quattro giorn i avrebbe tra­
sportato il suo quartier generale ad Albenga. A llora probabilm ente
aveva
apprezzato le larghezze usate a’ suoi soldati da Vincenzo Spinola e ben lo
ricordava oltre un anno di poi (V. la lettera al Faypoult del 15 V endem ­
m iajo, 6 Ottobre 1797, che sarà citata più sotto).
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3o 6
GIORN ALE
LIGUSTICO
importante a ’ suoi o c c h i: la potenza » ( i ) .
a G en ova
da’ suoi
c’ era ;
Questa
potenza
era rappresentata da’ suoi commercianti e
banchieri ; per ciò il Generale le usò sempre
certi
riguardi. Il C o rvetto avvocato, specialmente reputato appunto
nelle cause com m erciali « ingegnoso - come dice il Botta e giusto
mente
estimatore delle cose del mondo » seppe avvedutaconferm are questa idea
nella mente del
Generale e
nel G ennaio del 1 7 9 8 , quando la costituzione fu cangiata, il
Presidente del Direttorio fu appunto lui.
C he un mutamento
nella costituzione fosse necessario lo vedeva anche il Generale.
Molti degli inconvenienti che Gerolam o Serra lamentava nella
lettera del 2 2 Settembre, che qui si ripubblica, erano reali e
non im m aginarli.
Erro re e non piccolo era stato certamente
quello di tassare le casate antiche : Doria, Pallavicini, Durazzo,
Fieschi, Gentili, Spinola, S au li, ecc. ecc., per i quattro milioni
che il G o v e rn o aristocratico aveva pagato alla Francia, come
indennità in seguito all’ incidente della Modesta. Questa perso­
nale
responsabilità che il G o v e rn o
P rovvisorio
addossava a
tutti i componenti la vecchia aristocrazia per una deliberazione
regolarm ente presa e riguardante cosa di Stato, questa retro­
attività,
per
cosi
confisca
contro
dire, data
alla pena,
questa
minaccia di
coloro c h e , non pagassero era esplosione di
vendetta, pericolosa perchè le vecchie casate aveano numerose
clientele e ne doveano
derivare — pensava
Bonaparte — i
torbidi che di fatto seguirono. Cinque dei Durazzo e quattro
dei D oria ( 2 ) , oltre a qualcuno di tre altre antiche fa m ig lie ,
(1) T
h iers.
Histoire de la révolution française, livre X X X V I ; tome V , p. iy 6 (e d .
B ru xelles, 184 6 ). A p. 1 7 8 , il T h ie rs notava come Bonaparte com piacevasi
d avere ridestato lo spirito guerresco fra gli italiani. V . pure p. 80, sulle repres­
sioni di Duphot a G en ova e sui consigli di Bonaparte al G overno Provvisorio.
(2) È
curiosa la notizia che troviam o nel citato libro del C a n t ù : che
il fam oso S a lfi, a M ilan o, non si salvò invece dalla bordaglia reazionaria,
che lo vo leva morto, se non facendosi credere un Doria di G enova.
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307
GIORNALE LIGUSTICO
erano stati arrestati per i tumulti destati dalla proclamazione
della costituzione democratica; ma la radice prima della loro
opposizione stava precisamente in quella impolitica e vendi­
cativa decisione del Governo Provvisorio.
Occorreva dunque
un più savio procedere, occorreva, com ’ egli aveva scritto al
Governo stesso fin dal 28 Pratile ( 1 6 Giugno), non prendere
consiglio che dalla salute pubblica e dall’ interesse della patria.
E al Governo
medesimo
scriveva il 24 Fruttidoro
( 10 Set­
tembre) ( 1 ) , da Passariano nello stesso giorno in cui rispon-
(1)
Corrispondenza cit. (ed. imp.) N. 19 33 e N. 2 18 2 . A proposito della
lettera del Bonaparte all’ arcivescovo L e r c a ri, si noti che anche nel 179 6
a proposito del vescovo di B ergam o , egli aveva lodato il clero italiano e
dichiarato che se tale fosse stato il francese « la religion n ’aurait subi
aucun changement en France ». Egualm ente lodava il cardinale M attei e
i vescovi di Bologna e Modena, Pavia e P is a , discorrendo coi quali eragli
sembrato trovarsi « au première siècles de l’ église ». L a pastorale del Lercari
è riprodotta in parte nel
C l a v a r in o .
Ann. cit., appendice al vol. V , p. 18 .
N ella citata risposta di Bonaparte, verso la fine, egli parla di altri prelati
ch e , alla pari dell’ arcivescovo Lercari « ispiravano il rispetto, obbligavano
i nemici a stim arli, ad ammirarli », « Vous convertissez — continuava —
même l’ incredule. J ’espère sous peu être à G ên es; un des mes plus grands
plaisirs sera de vous voir. Un prélat comme F é n e lo n , l’ archevêque de
Milan , l ’archevêque de Ravenne rend la
religion aimable en pratiquant
toutes les vertus qu’elle enseigne, et c’est le plus beau présent que le ciel
puisse faire à une ville et à un gouvernement ». Quanto, scrivendo queste
v e r ità , egli fosse sincero è un secreto che è rimasto fra il grand’ uomo e
Dio. M algrado tanti documenti esplorati, la certezza eh’ egli fosse costan­
temente menzognero e intento a servirsi di tu tto , anche della
per il suo scopo d’ ambizione, non Γ abbiamo acquistata.
re lig io n e ,
Certo in questa
sua prima m aravigliosa campagna del 1796 l’ ambizione non l’ aveva ancora
del tutto acciecato, nè pareva così sordo come fu poi a « quelque criaille
d’italiens » secondo che cinicamente
s’ esprimeva T alleyran d a proposito
del trattato di Campoformio. « Nous l’avons vu naguère — scriveva il
Sybel
(ed. e trad. cit., p. 408) concludendo quello che riguarda la politica
di Bonaparte rispetto alla Chiesa — qualifier le sentiments religieu x de
faiblesse dont un souverain habile pouvait tirer parti pour s'em parer des
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3o 8
G IORN ALE
deva la lettera
Genova,
LIGUSTICO
famosa a M onsignor
L erca ri, A rciv e sco v o di
compiacendosi della sua pastorale dove
entendre un de douze
apôtres ».
avea « cru
Raccomandava al G overn o
agisse con forza, facesse disarmare i villaggi ribelli, arrestare
i principali colpevoli : « faitez remplacer les mauvais prêtres,
ces lâches qui au lieu de prêcher la morale
de l’Evangile
prêchent la tyrannie : chassez les curés , ces scélérats qui ont
amené le peuple et armé le bon
paysan
contre sa propre
cau se; que l’archevêque nous fournisse des prêtres qui, com m e
l u i , nous rétracent toutes les vertus des Pères de l’Église ».
E su questo
punto di dare al popolo
de’ buoni
curati
egli
torna il 15 V en d em m iaio (6 Ottobre), ricordando al Governo
che se a G e n o v a
egli
p lu s , la superstition
l’emportera
dans
metteva « la religion , je dirai même
aux
prises avec la liberté, la première
l’esprit du peuple ».
L ’ idea stessa e colle
stesse parole egli esp rim eva, scrivendo nel medesim o giorno
al Fay p o u lt; e in questa
lettera
gli
raccomandava Vincenzo
Spinola, ricordando che, quand’ era governatore di San R em o,
era stato
largo di denaro coi soldati
non obliava i servigi
e
F a y p o u l t , rim proverava
a
occuparla
siccome
perfino
militarmente
dopo
ne
della
aveva
Repubblica.
avuti
Egli
anche da
Lannes , mandato a Genova
l’ insurrezione
dei
paesani,
perchè aveva trattato con poco riguardo il ministro di Francia,
am ico
del
generalissimo.
Ma se Girolam o Serra diceva del
Duphot che « abilissimo per organizzare milizie, non è fatto
per il posto che circostanze imprevedute gli hanno assegnato »
hom m es et les diriger ».
« Il n ’avait que du mépris pour les idéologues
qui pensaient que le droit et la liberté, loin de nuire au pouvoir souverain,
ne pouvaient que le consolider ». Senza sconoscere la giustezza di queste
osservazioni e delle altre da noi stessi fatte nella nota alla seconda lettera
di G . F . S e rra , ci sembra che la m alattia di quell’ anima non fosse ancora
cosi grave nel tempo del quale stiamo parlando.
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GIORNALE LIGUSTICO
il
Lannes
alla sua
volta scrive
pronto a far il generale
a Bonaparte
dichiarandosi
dove e come gli si com a n d av a, ma
non a governare quella gente ingovernabile ». Perchè la trovava
tale
1’ antico
esecutore
delle feroci
ad Arquata e negli altri leudi
sentenze di Bo n ap arte,
imperiali ? Per « le caractère
italien, dont il faut toujours se méfier » come
confidenzial­
mente avea scritto il 23 Fruttidoro (9 Settembre) il Generale al
Faypoult ( 1 ) , lui che pure italiano era di nascita e di schiatta,
nè prevedeva che il Michelet e il Taine, a’ nostri di, andassero
fantasticando per lui non so che origini puniche e saracene ?
Perchè,
confessava fin dal Term idoro del 179 6
il console
Lachèze al Direttorio « noi siamo entrati da loro da conquistatori e padroni , gli spogliamo del loro oro e dei loro monu­
menti artistici e , ciò che ancor più gli r iv o lta , essi sono in
preda alle concussioni dei nostri agenti militari ». Intatti il 17
Nevoso del 1796 avendone il Bonaparte trovato uno d’ onesto
« S ’ il y avait — aveva scritto — à l’armée une quinzaine de
commissaires de guerre comme celui là, vous pourriez leur
faire présent de cent mille
gagné
é c u s à chacun et nous
une quinzaine de millions » (2).
aurions
« Odiando — ripi­
gliava il Lachèze — le nostre persone, essi non sono portati
ad ammettere i nostri principii ». E il 20 Vendemmiaio ( l i
Ottobre 18 9 6 )
dir vero
esprime lo stesso concetto del Lannes che a
onora la popolazione di cui
che se non era libera in fatto , come
parlavano e mostrava
diceano a p a ro le , non
(1) Corrispondenza cit. (ed. im p), N. 2168.
(2) Da una lettera del tomo II della Corrispondenza cit. (ed. imp.), p. 230,
citata in
S c io u t
, op. vol. cit., p. 1 33.
La
corruzione dilagava da Parigi
seguendo il triplice esercito : della Sam bra e M o sa, del R e n o , delle Alpi.
L a condotta di Barras e il famoso episodio Q uerini-Barras
noti. Sulla venalità a P arigi, vedasi pure
N ico m ed e
B ia n ch i.
sono troppo
Storia della
monarchia piemontese dal 1 7 7 } al 18S1, tomo II, p. 453-457.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
Λ
310
G IORN ALE LIGUSTICO
languiva no, ma fremeva , secondo che voleva , in un suo fa­
m oso
v e r s o , il fiero Astigiano.
« Bisognava
diffidare
della
energia popolare — continuava il Lachèze — com e se prevedesse
che alla voce di Marcantonio da Sori , avessero
potuto ripe­
tersi altri V esp ri o altre Pasque funeste ai F ran c esi; contare
sovra un partito a Genova era un errore, ostili i nobili, sco­
raggiati i c o m m e r c ia n ti, gli
stessi
patriotti
gridano : siamo
prim a Genovesi, e Francesi poi » ( i ) .
E qui, commentando, lo Sciout s ’ affrettò a concludere che
è per questo che il rovesciam ento
differito.
dell’ aristocrazia era stato
N oi abbiamo invece veduto che era nella mente di
Bonaparte cadesse prima 1’ aristocrazia di Venezia e poi quella
di G e n o v a , tutto ciò poi era subordinato all’ esito della cam ­
pagna contro l’ Austria. Caduta M an tova, molto, tutto poteva
ottenere una semplice staffetta dagli avviliti g o v e r n i , alla testa
de’ quali stavano Lodo vico Manin e Giacom o Maria Brignole.
N on accuseremo il Lachèze di non essere salito dove saliva
l’ occhio di Bonaparte, lo loderemo d ’ avere — e convien dire
che anche il Faypoult non è affatto indegno di questa lode —
parlato de’ diritti delle popolazioni e degli Stati d’ Italia con ac­
centi che lontanamente sì, ma pure ricordano quelli del Foscolo
e del Barzoni; gli terrem o conto d’ aver preveduto la furia dei
vivam aria e temuto che essa
più lunga e terribile.
Lo
potesse
essere per gli stranieri
sarebbe stato con un G overno che
meno avesse temuto il ripetersi del 1 7 4 6 , che meno si fosse
meritate le accuse c h e , m o r e n d o , gli moveva nel suo testa­
mento il segretario Girolam o Gastaldi. « V a la ruota ancor nel
suo giro, ma solo va per la spinta che le fu data a principio
e langue ormai nel suo moto » (2).
(1)
S c io u t ,
Non somigliano queste
opera, luogo e documento sopra citati.
(2) V . Appendice alle Libere riflessioni cit., p. 78 e segg.
perdonati — diceva con
« Mi saranno
profetico accento il Gastaldi nel testam ento —
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GIORNALE LIGUSTICO
parole
d’ un commentatore del famoso testamento , a quelle
che, della Repubblica di V en ezia, avea dette Paolo
R e n ie r ?
Il 29 di Maggio di quell’ anno memorando, quando il Senato
e il Doge ricevettero il Lavallette latore della intimazione del
Bonaparte, temettero d’ aver addosso precisamente « l’armée »
di cui avea parlato il vincitore di Arcole e di R iv o li: « une
simple
éstafette à Gênes vaudra la présence d’ une armée ».
E se l’ inviato uscendo dalla sala dove avea letta la irriverente
epistola potè udire anche le gagliarde parole « ci batteremo »,
queste
veramente non erano nè le parole , nè il sentimento
della maggioranza. Il Doge non
si lasciò no sfuggire il fem­
mineo lamento di Lodovico Manin, gli apparve forse lo spettro
di Pier Maria Canevari ( 1 ) , forse gli echeggiò pure nell’ animo
la voce lontana di Giovanni Carbone, quel garzone d’ osteria
questi liberi sentimenti nel momento in cui è permessa la libertà. Se si
pon freno alla prepotenza, alla smania di governare , al sordido desiderio
di arricchire sarà questo un governo felice ; in altro modo i G e n o v e si,
infelici al di dentro, diverranno l’ obbrobrio di tutte le nazioni ». Su l G a ­
staldi vedasi pure indietro, p. 247 , n. 1.
(i)
B e lg ra n o ,
op. cit., p. 16 4 -16 6 , concludendo il capitolo « I giacobini
ligu ri », nota che nei moti del 1746-47 non poteva disconoscersi « un tenta­
tivo d’ allargam ento del governo , chiam andovi il popolo a parteciparne ».
« Anzi cotesti moti riguardati da questo punto di vista
farebbero cessare
le m eraviglie di quanti non sanno spiegarsi perchè la Signoria sovvenisse
tiepida e più per mostra che per realtà il popolo insorto. C osi egualmente
si spiegherebbe perchè g li attori precipui di quel
dram ma che valse la
liberazione di Genova, venissero taciuti o quasi nelle pubblicate carte, tanto
che sarebbero rimasti come miti nella tradizione pop .ilare, se dalla studiata
dimenticanza non gli avesse ristorati largam ente quella che il B o tta , con
giustissima espressione, chiamava la penna di ferro dell’ A canelli. U n’ eccezione
fecero i governanti e fu a prò’ di Pier Maria
Canevari che pugnò invero
da eroe, m a apparteneva al patriziato ed era figlio
un doge ». Un busto
del Canevari, opera e dono dello scultore Cevasco. adorna oggi il superiore
loggiato di palazzo T u rsi, sede del Municipio di G .n o v.i.
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312
GIORN ALE LIGUSTICO
che le chiavi ricuperate dal popolo avea
lazzo nel
1747;
riconsegnate a P a ­
ma la decisione fu che conveniva sottomettersi,
e se Bonaparte voleva repubblica su modello francese, così si
facesse.
Il leone di S. Marco avea ben voltata la pagina del Vangelo
per farvi leggere al popolo rigeneralo ( 1 ) le parole del verbo
n u o v o ; così volevano i fati; anche la Repubblica di S. G iorgio
confessava di non essere
E cco
perchè
quando
abbastanza gagliarda per resistervi.
leggiam o nel Botta: « a questo modo
periva l’ antica Repubblica di G e n o v a , feroce, an im osa, san­
guinosa ed impaziente, non um ile,
non
lacrimosa
come
la
Veneziana », ci pare che il desiderio di scrivere una bella anti­
tesi abbia spinto lo smrico non a falsare, ma a caricare le tinte.
B e n s ì , com e vino troppo
forte per disavvezzi
organismi ,
la libertà toglieva senno a molti in piazza ed in curia.
fine di quell’ anno
1797
Sulla
ebbe
Giancarlo Serra a provare più
acerbamente la furia de’ suoi
a v v e r s a r li, la cecità della ple­
baglia , 1’ arresto che lo indusse a volontario
esiglio
d o n d e,
ch’ io sappia, a Gen ova non è più tornato (2 ). L a vigilia del
(1) V olen te o nolente fu cosi, per opera di B onaparte, rigenerato anche
il popolo della piccola repubblica di N oli, che pure a Bonaparte, venuto a
recare libertà a tante g e n t i, chiedeva « serbare volesse a N oli la libertà
di cui godeva » . P revalse anche qui la volontà di Bonaparte e (diciamolo
pure) la forza dei tem pi m utati. V . g l’ interessanti cenni dati dal
B ertolotto
nel G iornale Ligustico del 18 9 1 (p. 3 1 1 )) riferendo sopra un opuscolo stam ­
pato per le nozze di Cesare Salvarezza con A n gela Boccalandro.
(2) G irolam o
1’ E gitto
pure venne b an d ito , dopo la partenza di Bonaparte per
e tornò a G enova
solam ente durante il C onsolato. Se poi Luigi
Bossi a i u i alludesse, o a C arlo, o a Battista, parlando di coloro che nella
prim avera del 179 9 in Francia e a Genova anelavano a ll’ unità della patria.
« C icognara, Serra, S. A n gelo, Dandolo, Alessandri ecc. », non saprei ora.
M elzi.
M emorie e documenti, I, 2 3 1 . Certo che unitari erano tutti tre, m a
specialm ente G iancarlo e Giam battista del quale u ltim o , sventuratam ente ,
sappiam o appena quel tanto che basta ad acuire il desiderio del rim anente.
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GIORNALE LIGUSTICO
3 13
2 1 Dicembre all’ uscire dalia cattedrale per recarsi a Palazzo
(aveva
assistito alla funzione
Governo Provvisorio) ( i )
religiosa
come
m em bro
del
venne egli dalla folla minacciato e
insultato. Un Calafatti, ottuagenario,
prete
nell’ ospedale de’ pazzi,
medico
istigato
dal
e già rinchiuso
Trucco
aveva
pubblicato certo anonimo libello col titolo Le prim e fila della
controrivoluzione del 4 - / - 6 Settembre dove , con iscandalosa
menzognera stoltezza,
accusavasi Giancarlo
del
L ’ ex nobile Vincenzo
moto
de’ paesani.
come
istigatore
Lomellini era
pure coinvolto nell’ accusa. La s e r a , in piazza della L i b e r t à ,
oratori invasati
e faziosi
eccitarono la folla a chiedere
al
Governo, com ’ essi dicevano, giustizia, e il Tru cco poi senza
altro tentava di spingere la masnada contro il palazzo dei
Serra a Santa Sabina per recarvi
fuoco e saccheggio (2).
Il
Governo fece arrestare i due ex-nobili, Serra e L o m e llin i, e
l’ accusatore Trucco insieme. Nel Grillo troviamo pure riferiti i
nomi dei componenti la Commissione che dovea giudicare, e tra
questi era l’ abbate Nicolò Mangini, che di Giambattista Serra
era collega nella Commissione Legislativa e sapeva qual fosse
la mente, quale il carattere di lui e dei fratelli. Rim ase agli
arresti
Giancarlo dal 23 Dicembre al 13 G en n aio ;
in
quel
giorno finalmente la G a ie tt a Nazionale annunziò che la Com-
( i j Giancarlo Serra Dominici era invece della Municipalità e del C o m i­
tato di Pubblica beneficenza. Questo è il ram o decorato di corona com itale
da Napoleone, e che tuttora possiede il palazzo in Via N uova, il quale già
fu del mentovato ambasciatore Cristoforo Spinola. A l i z e r i , G uida d i Genova
(Genova, Sambolino, 1875), p. 18 2-185.
(2)
Palazzo dei discendenti di Vincenzo Serra, fratello dei Gracchi di cui
abbiamo parlato, e che Giacomo loro padre « intorno al 17 8 0 , coi tipi del
Pellegrini . . . avanzò di vastità
piacesse abitarvi in comune ».
e d’ eleganza, per ciò solo che ai figli
A liz e r i,
le effigie dei nostri Serra, ivi serbate, v.
op. cit., p. 404-405. Sui ricordi e
Belgrano,
m onogr. citata p. 12 4
e passim.
Giorw.
Ligustico.
Anno X X I I .
2j
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORN ALE LIGUSTICO
3Μ
mission z per atto di mera giustizia 1’ avea prosciolto dall’ arresto
e decretato che dovesse rientrare nel Governo ( i ) .
E gli invece
lasciò G en ova e la casa che il padre Giacom o avea fatta più
ampia ed adorna « per ciò solo che piacesse ai figli abitarvi
in comune », andò in Francia e colà rappresentò la Repubblica
L ig u r e , più crediamo per volere di Bonaparte, il quale molto
10 stim ava ed a m a v a , che non della Repubblica ste ssa , e fu
con questo
quum
stesso
rerum
ufficio
potiretur
alla Corte di Spagna. « Postremo
Napoléon — come
fratello G irolam o — apud Sarm atas,
lasciò
scritto
il
V in d elico s, Saxones »,
rappresentò P Imperatore, e per lui P anno delle battaglie che
da Dresda
appunto
e
imperii
fato » essendo
seppesi
n em m eno
da
Lipsia presero il nome, « labente
Dresda
assediata dai coalizzati, non
se di ferro o di v elen o , fu sp en to: il 27
Ottobre del milleottocentotredici. Insigne per virtù d’ ingegno
e d’ anim o e degno di quell’ antica Repubblica di cui il fratei
suo tracciò la storia , raccomandò (nel vano
turbinio di fatti
e di nom i di quel periodo dominato dal Còrso), la sua fama
ai due Com m entarii « de bello Germ anico », « de bello Sar­
matico » ove ben
gli
parve
usare la lingua di Cesare e di
T a c ito a incidere le belliche imprese dell’ Imperatore (2).
( 1) N ella citata sua lettera del 30 G iugno 1798 il Casti fa a G B. Rossi
quondam V a le n tin o , già m enzionato e che scherzosamente chiam ava sè
stesso M inistro della M iseria anziché della Finanza,
1’ elogio
d’ essere stato
sem pre « m oderato . . . uno di quei pochi che impedirono il m assacro dei
sessanta
nobili chiusi nel Palazzo per ostaggio il dì 4 , 5 settem bre e che
11 popolo fanatico vo leva assolutam ente m assacrare prim a d ’ andare a com­
battere i contadini sollevati dagli ex nobili e dai preti ». Questo tratto, che
la riscontro
a ll’ episodio
riguardante
Ginncarlo S e r r a , si chiude con una
osservazione caratteristica: « nonostante, in un rovescio, sarà uno dei primi
ad essere sacrificato ».
(2)
Commentariorum De b. G . Partes duae. Auctore J . C. Serra. Parisiis
Excudebat P . Didot M D C C C V II. — Id . De b. S. Liber unicus (senza nome
d’ A ), Dresdae. T y p is G àrtnerianis. Edebat J. B. Costa. Nelle observations
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
SIS
GIORNALE LIGUSTICO
Le imprese genovesi del tempo
lingua e più dimesso
stile.
meritavano , ahimè ! altra
A i cittadini
e ai
deputati delle
riviere che venivano a fraternizzare nell’ antica dominante , il
Governo
Provvisorio
s’ era rivolto dicendo che solo restava
« a fabbricare sugli avanzi della debellata aristocrazia, Γ edificio
immutabile
Quanto
ai fatti
della pubblica felicità: la nostra costituzione ».
all’ immutabile cosi andarono le cose , che in seguito
del Settembre,
la costituzione fu modificata soppri­
mendo Doge e Senato e dando il potere
esecutivo a un D i­
rettorio ( 1 ) . Fu nelle popolari assemblee votata questa nuova
costituzione
secondo la libertà
consentita dai
fucili
e
dai
sur Vouvrage en général, che tengono dietro a un breve dizionario de’ nom i
geografici adoperati, parlando della riuscita dell’ opera « il faudrait — egli
dice — l’attribuér uniquement a ce que l’histoire présentait pour ainsi dire,
sur le même plan, les Scipions donnant la paix à l ’Asie ébranlée et N apo­
léon
recueillant à la fois l ’admiration et la réconnaissance de l’Europe
qu’il pacifiait à T ilsitt » (De b. S., pp.
77 ' 7 8)·
11 C a n t ù che nella citata
sua opera sul Monti (p. 83), parla di più latinisti del tem p o , e nem m eno
dimentica quel G ag liu ffi, che in versi latini ridusse il codice n ap o le o n ico ,
non ricorda il nostro Giancarlo. Dal quale non vogliam o staccarci senza
d a re ,
non
l’ epigrafe
che
Francesco
Carrega
dettò
per
la
tom ba
di
Dresda e che il lettore può trovare nel Belgrano , m a l’ indicazione della
n uscita trascritta
dal
Libro
sità ( Liber aur. nob. Genuae,
d’ Oro
nella
Biblioteca
della
R.
U n iver­
a P. Didaco Maria C lavarensi Min
Obs.)
__corretto da Nicola Melchiorre Longo con quello dell’ E c c e ll."· Giovanni
T orriglia quondam Paolo Gerolam o — ad vocem Serra « Jo . Car. Franc,
nat. et baptiz. domi de licentia 29 Aug., et suppletae sacrae
cerem oniae
in ecclesia parochiali S. Siri, 6 Septembris 17 6 0 » .
Segue la stessa indicazione per G irolam o: « Hier. Franc. Lu cian us, n. 22
et baptiz. Ju lii (sic) 17 6 1 in ecclesia etc. ut supra ».
(1) Senza dimenticare sulle costituzioni italiane di questo tem po i dotti
e precisi articoli inseriti nella Nuova Antologia da Lu igi Palm a, attendiam o
da T
o m m aso
C a s i n i la pubblicazione : Governi e assemblee in Italia dal 179 6
al 1 8 1 4 , che sarà il volume 8.“ della utilissima Biblioteca storica del risor­
gimento italiano, edita dalla Società editrice « Dante A ligh ieri ».
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
3 ι6
GIORN ALE LIGUSTICO
cannoni del Lannes, e i due Consigli nominarono il Direttorio
nel Gennaio del 17 9 8 .
Fu Presidente
sciam o
Luigi Corvetto e de’ personaggi
salirono ai ministeri :
G. B. Rossi
per le finanze o m i s e r i e , con i’ ei
soleva
che
cono­
del q. Valentino
c h ia m a r le , M arco
Federici per la guerra e m arina, Francesco Maria Ruzza per
gli affari esteri e la giustizia.
Ma quanto riguarda le vicende
del nuovo G o v e rn o esce dai limiti che ci eravam o
imposti ;
e q u i, per ora, dobbiamo arrestarci.
A P P E N D I C E I.*
DOCUMENTI
I (i).
V e n g o n o s u g g e riti d a l S ig . C a l v i due esp ed ie n ti d a p re n d e rsi
dal
S e r ." ° G o v e r n o p e r im p e d ire ch e d al G e n e ra le B o n a p a rte v e n g a sp in ta
tru p p a v e rso G e n o v a . Il p rim o : di ch iam are li C o n so li d e lle A r ti ed
a ltri D e p u ta ti p e r p arte d e i C itta d in i p er in terp e llare
li m e d e sim i se
il p o p o lo d e sid e ri c a m b ia m e n ti n e l G o v e rn o e q u a li, e p er rim ettere
poi a l detto G e n e ra le il risu lta to . Se c o n d o : d i tro vare q u a lc h e mezzo
p e cu n ia rio d ’ affezion arsi q u e lle p e rso n e le q u ali p otessero c o a d iu v a re
1’ in te n to .
11 su d d e tto p ro cu rerà
la dilazion e di q u alch e m ese a lle risoluzioni
di detto G e n e ra le .
26 Maggio.
S i p ro p o n e di m a n d a re a l G e n e ra le B o n ap arte il n ego zian te C a lv i
co n u n patrizio e co l C a v . L o m e llin o , oppure solo, affin ch è il G e n e ­
ra le B o n a p a rte non p re n d a in geren za relativam en te al G o v e rn o d e lla
(1) Arch. di Stato di Genova. Sala 50 (494). Rcg. 5 : Scansia F.
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GIORNALE LICUSTICO
3 '7
R e p u b b lic a di G en o v a, per ottenere che non v e n g a d a esso G e n erale
sp ed ita tru p p a verso G e n o v a « restringen do a questi d u e soli so ggetti
tutte le incom benze del patrizio e del negoziante C a lv i, oltre il C o m ­
p lim en to per la Pace. E di autorizzare detto negoziante C a lv i a poter
sp en d ere p er detti oggetti sino alla som m a di L ire cento m ila » .
S i propone poi « di aggiu n gere
n e lla
istruzione
la
inform azione
d e lla p ratica p ortata questa sera a l M in. C on s.° corrob oran d ola colle
ra g io n i d e l discorso d e ll’ E c c .m° M ichel A n g elo C am b iaso ( i ) , facendo
valere an che che è contro tutti i diritti e rag io n am en ti il preten dere
che si p o n g an o in libertà i detenuti qu alo ra fossero rei, p erch è ritor­
nassero a praticare i com m essi eccessi » .
II.
27 Maggio.
A l Sig. Generale in capo della Repubblica Francese,
Il
go v e rn o d e lla Seren issim a R e p u b b lica di G e n o v a h a d ep u tati li
patrizj G e ro lam o Durazzo e C esare D ’ O ria e il cittadino A d a m o C alvi
con in carico di portarsi appresso il S ig . G e n e rale in cap o p er rin n o ­
v are un atto d i rispettoso attaccam ento ed am icizia verso la R e p u b ­
b lica fran cese
ed in siem e d ell’ alta considerazione che p ro fe ssa verso
il di L e i gra n d e G en erale (2).
(1) G ià doge; personaggio di cui fu più volte parlato. Mori Γ anno stesso di G .
C. Serra (1813). Casato estinto. Era stato nominato Senator Deputato a Bonaparte
nel Giugno 1797.
Con suo biglietto al Doge del 13 di quel mese prega d’ esserne
esonerato « per la imminente cessazione dell’ attuale governo e per la podagra da cui
era travagliato » (Arch. di St. di Genova, loc. cit.). Noteremo che il Brignole con­
tinuò a chiamarsi Presidènte-doge soltanto sino ai primi del mese successivo annunziando
gli Avvisi dell’ i l di Luglio che da alcuni giorni aveva smesso quell’ ultimo titolo, ormai
superfluo.
(2) V . il testo a p. 279-280 e sull’ esito della missione la lettera di Bonaparte al D i­
rettorio del 13 Pratile (1 Giugno) Corr. cit. (ed. imp.) N. 1853; pp. n o - m
del
vol. III. Il generale vi unisce anche copia d’ una lettera che il Senato di Genova scri­
veva ai deputati inviati a lui e che era stata intercettata a Milano (!) « M M ., continua,
Doria
Durazzo et le négociant Calvi sont venus pour me sonder de la part du Sénat.
Je leur ai dit que l’intention du gouvernement français n’était pas de souffrir que
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
318
GIORN ALE LIGUSTICO
S o n o a ltre sì in ca rica ti di ra p p re se n ta re a l S ig . G e n e r a le a lc u n i o g ­
g e tti ch e fo rm an o le a ttu a li so lle citu d in i d e l G o v e r n o S e re n issim o , e
p er ciò il sottoscritto h a
1’
on ore di p re g a re
lo stesso
S ig . G e n e ra le
d i a c c o g lie re su d d e tti D e p u ta ti co n la g ià sp e rim e n ta ta su a b e g n in ità ,
e d i p re sta r p ie n a fe d e a q u an to essi saran n o
per
e sp o rre in n o m e
d e lla R e p u b b lic a di G e n o v a .
C. F
ra n cesco
M. R
uzza
Segretario di Stato,
III ( i ) .
(28 M aggio).
R ile v a t o n e l circo lo S e re n issim o che tra li d e te n u ti p e r i fatti oc­
co rsi il g io rn o 2 2 e 23 corren te si ritro va un B o cca rd o che è p are n te
im m e d ia to
E ssere
d e l M ag n ifico
v o ce
co m u n e ch e
B arto lo m e o B o c c a r d o , M in istro
il M .c0 F ra n c e sc o B o cca rd o
l ’ U ffizio d e lle P o s te e frate llo
di detto
M in istro
in P a rig i.
d irettore del-
B o c c a rd o
siasi a s ­
se n ta to d a lla città senza sa p e rsi il lu o g o ove siasi rifu g iato , ch e tale
a sse n z a se g u ita im m e d ia ta m e n te dopo la n o ta R iv o lu zio n e
d a v a fo n ­
d a to m o tiv o d i cred ere ch e detto M ag n ifico F ra n c e sc o p o ssa a v e r avu to
p arte n e lla m e d e sim a e che ta le e ra 1 ’ opin ion e g e n e ra le : ch e pertan to
les petites puissances d’ Italie continuassent plus longtemps à manquer à la grande re­
publique, que le sang français avait coulé dans les rues de Gênes, que l’ on n ’avait
rien fait de ce qu’ il fallait pour donner satisfaction au Ministre Faipoult; que le peuple
maltraitait dans les rues les Français, d’ où il fallait conclure ou que le Gouvernement
était sans pouvoir, ou qu’ il avait des mauvaises intentions et que, dans l ’un et l’autre
cas, il fallait 10,000 français en garnison a Gênes. » U na lettera che è falsa tutta,
fuorché nella conclusione che a Genova egli voleva mettervi soldati francesi.
E lui
stesso che la cacciata del re di Sardegna dal Piemonte attribuiva se non erro , « alla
differenza delle organizzazioni fisiche » d’ un pigmeo che trovisi alle prese con un gi­
gante! Come il Saint Pierre non vedeva Hobbes qui dentro?
(1) F u di questi fratelli Boccardi toccato nel testo. Q u i si dirà solo che Francesco
erasi riparato sotto la robusta egida di Faypoult nel palazzo Spinola P o u s s i e l g u e , Relat.
cit. pag. 28 e che nelle più volte citate filze Diversorum (Sala Serenissimi Collegi) è un
documento che comprova l ’ arresto di Antonio Boccardi, il terzo fratello che era da
poco tempo (10 G iugno 1797) Commissario al Lazzaretto del Varignano. Arrestato per
rivoluzionario, colla data suesposta si deliberò che fosse rilasciato (Filza ult. ad annum).
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GIORNALE LIGUSTICO
si fa c e v a riflettere non essere assolutam ente conveniente la con tin u a­
zione del M agnifico Boccardo
in P a rig i in qu alità di M in istro
d e lla
S e ren issim a R e p u b b lica. Propongo di deliberare, atteso di a v e r term i­
nato il M agn ifico B occardo il tem po prefisso d alla l e g g e , ch e si ri­
m an din o
al
m edesim o
le di lu i lettere
ricredenziali
m o tivan d o
al
M agn ifico B occardo la trasm issione di suddette lettere con il m otivo di
sg ra v a re la C am era d a una doppia spesa visto che il pu b blico E rrarlo
deve su p p lire alli due Μ. M . C om m issarii che si trovano in P a rig i.
F ran cesco
M a r ia
(Ruzza).
IV ( i ) .
«
Pel Magistrato Illustrissimo dei Signori Supremi Sindacatori
da comunicarsi ai Serenissimi Collegi ».
(26 Maggio 1797).
P e r ab bu so di fatto in G en ova tutto si adu la, m ai sin ceram en te si
m anifestano 1’ un 1’ altro le proprie salutari riflession i,
tan to
queste ra g ira r si devono in cose critiche e dolorose ,
non
più
si
se
vu ole
per carattere m elanconico proprio dei G en ovesi, Sig n o ri, non si vu ol
sentir rag io n are di cose triste ne di gu ai. E p p u re e n ecessario an che
di q u esti ra g io n a re ; per difetto di costum e ogni cosa si term in a con
lu sin g h e : non è più questo il tem po di lu sin garsi, è n ecessario p e n ­
sare, riflettersi, risolversi. T a l pratica di lu sin g a è gen erale, lo vediam o
fare tra p riv a ti ed ugualm ente si osserva nel governo. C o sì si rag io n a
in q u e lla casa dicendo 1’ am alato non si frastorni, non si agitino tutti
i suoi di c asa, forse risanerà, stiam o a ve d e re ;
e con tale pratica il
m edico m edesim o 0 tace , o lu sin ga, e frattanto il m alato si a g ra v a e
m uore, senza avvedersene.
L ’ istesso che accade
ad
un
p rivato
ri­
gu ard o a lla propria salute, accade al governo per la salu te p u b b lica.
P e r q u esta non tutti i tem pi sono di salute, vengono g li attacch i, le
m alattie sue proprie, e a queste non si p e n s a , rincresce d isc o rre rn e ,
(1) V. il testo a p. 282. Sui Supremi Sindacatori v. l’ opinione dello Sbertoli alla
nota i della stessa pagina.
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320
G IORN ALE LIGUSTICO
c re sco n o le m e d e sim e , e non si rip aran o ; si fan n o g r a v i ,
occu pan o
il c u o re , m elan con izzan o m a non se ne vu o l sen tir p a r la r e , ed il ri­
m e d io altro non è se non ch e q u e llo di sem pre r ip e te r e . F o r s e non
s a r à n u lla , v o g lio l u s i n g a r m i che non a c c a d rà . A m a n o d ’ essere lu ­
s in g a ti
ed
in g a n n a ti
nel
p ro prio m a le ,
ed in tal m odo la m a la ttia
cre sce , d i m a n ie ra ch e è im p o ssib ile a r ip a ra r la , p er cu i b en
presto
v ittim a si re sta d e lla m e d e sim a senza avv e d e rse n e , in d eb o lisce il g o ­
ve rn o e p e risc e . C h e lu s in g h e ! che sp e ran ze ! v i vo g lio n o
lu zion i, d e ll e n e r g ia ! È
d elle
riso­
n e ce ssario ved ere, sen tire, riflettere, scru tin are
ed in d i d e lib e ra re e rip a ra re . E n e r g ia per un pronto p ro v v e d im e n to ;
e n e r g ia p er un g iu sto e ra g io n a to stab ilim en to .
L u n g i d a noi
1’
o li­
g a r c h ia , il b a rb a rism o , la v e n d e tta ; si cerchi l ’ e q u ità, la giustizia, la
r a g io n e ,
ed ecco b en presto la m a la ttia risa n a ta , il popolo contento
e più ch e m a i atta cca to a l su o go v e rn o . Q uesto è il tem p o di risol­
ve rsi io n ferm ezza;
è tem p o
q uesto di gittare
lo
sg u ard o
pru dente
su d e i b u o n i c ittad in i, su dei cittad in i fedeli, forniti di g iu s ta d ottrina
e p ro fo n d i n e l sa p e re , p rim a ch e li in trican ti faccian o loro la scelta,
e s e rv irs i d e i m e d e sim i citta d in i fedeli, occu p an d o li a l b en pu b blico
e a v a n ta g g io d e l G o v e rn o a g g r e g a n d o li al corpo le g isla tiv o , se ab ­
b is o g n a , e con q u esti le v a re le tan te z u c c h e , o a ffam ati ch e
al pre­
se n te g o v e rn a n o sed u ti a varii trib u n ali. Q uesto è il tem po di pen sare
a cose g r a n d i, a p en sare a m ettere in attività il vasto m are che pos­
se d ia m o , e d iv i im p ie g a re i m olti oziosi che q u i m o le sta n o ; si ren d a
il m ed esim o u tile e p o ten te, com e lo fu nei tem pi a n tic h i, e ne sa ­
rem o co n te n ti. Q uesto è il tem po di por fine a lle vere oppression i che
soffre il p o p o lo ,
di por fine e rip arare a ll’ avarizia e a ll’ in g o rd ig g ia
e stre m a d e i ricch i e p o ssid e n ti usata a danno del popolo suddetto, di
so lle v a rlo d a lle a n g u stie che so ffre ; b iso g n a far seria riflession e su lla
strettezza d e lle ab itazio ni in città, s u ll’ enorm ità delle p ig io n i di casa
che o g n i g io rn o cresco n o e rip ararvi. Q uesto è il tem po fin alm en te di
p ro te g g e re il C o m m ercio , di p en sare a ren derlo florido, ed im pon ente,
d ip en d e n d o d a q uesto la felicità d e lla P atria.
Q uesto è il tem p o di sistem are ogn i cosa la più tra sa n d a ta , ed or­
d in a re un rib asso di tutti q u e i gen eri di prim a necessità, in cariti al-
1
eccesso e q u a si d iven u ti, pel loro prezzo, com e cosa di lusso. Q uesto
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
321
GIORNALE L 1GUSTIGO
sì, questo è il tem po ancora di togliere di mezzo tanti m o n o p o g li e
tanti in trichi, estorsioni ed inganni d ella cu ria.
A p rite g li occhi un a
v o lta ed agite con lum e, con cognizione, con saggezza, con risoluzione
e con disinteressam ento, energicam ente. Stab ilite in so m m a un govern o
che sia ferm o, retto ed im parziale;
e senza
dubbio tutto il M ondo
sarà vostro ; dico 1’ affezione avrete di quei popoli re g o lati d alle vostre
le g g i ; e con ciò riprenderete quella salute, che ora an d ate perd en d o,
e non avrete più tim ore di perderla.
N on sono un nem ico della P atria io che p a rlo , m a son
cittadino
affezionato, abborro la superbia, l ’ olligarch ia, ugu alm en te che la troppa
libertà ed in novazione; vizii tutti che a lla fin fine con ducon o a l p re ­
cipizio, a ll’ esterm inio. Ponderate seriam en te quan to sop ra ed ho finito.
V.
Biglietto d i calice.
prima del 6 G iu gn o.
Q uei can noni postati alla porta di mezzo in q uietan o
ogn i ceto di
cittadini e devono m aggiorm ente in quietare V V , S S . ; g ià due volte
è venuto il m om ento di farne uso per sbaglio. R iflettan o a l pericolo.
S i faccia intendere a ll’ lll.m° G en erale di dare g li ordini a lli U ffi­
ciali di Palazzo di non dover far uso dei can noni che si tro van o posti
a ll’ im b occatu ra del R astello se non che nel caso d ell’ u ltim a n ecessità,
e di non ab u sare della m iccia ad ogn i piccolo m om en tan eo in cid en te
che occorre.
F e lic e
G ia c in to
(Gianello').
V I (c. s.).
prima del 6 G iugn o.
L a dim inu zion e, Serenissim i S ig n o ri,
delle
G a b e lle non è q u e lla
che faccia il van taggio del popolo m inuto, m a form a u tile alli riven­
ditori com e s ’ è veduto nell’ adizione delle C arn i ; è sta ta u tile invece
la dim inuzione nella ven dita dell’ oglio, del vino , ed il
crescim ento
del pane ; che si am m inistri la G iustizia prontam ente e re ttam en te, e
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
322
G IORN ALE LIGUSTICO
s e g n a ta m e n te d ai G iu s d ic e n ti n e lle R iv ie re , varii dei q u a li sm o n g o n o
il P o v e r o , ch e n on si co m m e ttin o tan te a n g h e rie
d a B irri
ed in ser­
v ie n ti d e lle G a b e lle , ch e le p ig io n i dei p o ve ri sian o d im in u ite
fin a lm e n te si c a stig h in o li P e rtu rb a to ri d e lla vita e so stan za
e che
dei
cit­
t a d in i.
S e re n issim i S ig n o ri. —
S e n o n si riscu oton o le g a b e lle
non
è in
caso la re p u b b lic a di m a n te n e re li in servie n ti sì m ilita ri ch e civili
e
fa re le c o n tin u e sp e se ch e o cco rro n o g io rn a lm e n te . L a cessazione dei
dazii im p o s s ib ilita 1’ a m m in istrazio n e p u b b lic a a m a n te n e re fede verso
p a rtic o la ri p e r co rrisp o n d e re g li a n n u a li frutti e loro ca p ita li e L u o g h i
d i S . G io rg io ( i ) .
« R ile v a to ch e le G a b e lle p er q u an to
n e c e s s a r ie ,
p o ich é co stitu isco n o il p a trim o n io d el p rin cip ato , p u re c o n ve rre b b e che
si d im in u ire b b e ro
(sic) q u e lle ch e cad on o
so p ra
li g e n e ri
di
prim a
n e c e s s ità , e s p e c ia lm e n te d e l g ra n o e del v in o , col 'c a ric a rsi in vece
le a ltre ch e p e rcu o to n o g li artico li di lu sso » .
« S i rim e tta il b ig lie tto e le carte an n esse a i D e p u ta ti
a g li affari
d e lle S e re n is s im e C o m p e re di S . G io rg io , affin chè colla G iu n ta pro v­
v iso ria p re n d a n o le o p p o rtu n e delib erazion i » .
V I I (c. s.).
S i se n te ch e il M ag n ifico B e n d in e lli N eg ro n e sia p er organizzare p u r
esso u n a
p a ttu g lia .
S e q u e sto possa con ven ire i Sere n issim i Sign o ri
lo g iu d ic h e ra n n o .
S i te m e p u re che d op o pran zo d eb b a esservi u n a n u o va rivoluzione
d a co m in cia re a ll’A c q u a v e r d e ; p reved iam o (?) qu esta fosse cosa d ’ alcun
effetto , m a ci vu o le p recau zion e e prudenza.
( i ) Nel 1798 il Corvetto
pubblicò il suo Saggio sul Banco di S. Giorgio al qual
Banco avrebbe dovuto serbarsi un miglior avvenire.
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323
GIORNALE LIGUSTICO
4 G iugno.
S i com unichi codesto biglietto al G en erale il q u ale, fatto c h iam are
il M agnifico B en d in elli N egrone gli dirà esser m ente dei S ig n o ri che
non si form i alcu n a pattuglia.
Q uanto a lla seconda
parte del b iglietto
il S ig . G e n e ra le
p re n d a
in telligen za dai C om m issarii del Q uartiere di P rè e fa c cia g ira r e an ch e
in questo dopo pranzo verso
1’ A cq u averd e
tutte q u elle P a ttu g lie che
crederà opportune a riparo di qualu nqu e inconveniente.
Vili.
Riva di Taggia 29 Maggio.
A l Serenissimo Doge ed Eccellentissimi Governatori
per la Serenissima etc.
L e facciam o presente come
S . S te fa n o ,
1’ ex
fratato Prete A g o stin o
F ilip p i di
quello che ha fatto tanto tribu lare i frati e ro vin ato
il
1
alb ero
d e lla L ib e rtà francese (1). L o stesso dice m ale e del G o v e rn o
e del
con vento di N oli, tenta di far partito n ella R iv a per alzare
P rin cipe e dei Senatori, e si arrabbia di non essere stato in G e n o v a
con questi rivoluzionari. L o facciam o pertan to presente a L o ro S ig n o ri
acciò
le
prendano
pronto
riparo. N on si (sic) firm iam o
p erch è
lo
stesso è il prettatore di questi b anditi e ci farà levare la v ita sa p e n ­
dolo e con profonda stim a siam o
Dev.’"’ et Aff.”"
N. N.
S u questa e altra del giorno 28 che
den u n ciava
d etto
prete per
G iaco b in o è notato il provvedim ento.
2 G iugno.
S u a S e ren ità e gli E ccellen tissim i di Palazzo hanno o rd in ato : si ri­
m ettano suddetti anonim i a ll’ Illustrissim o S ig . G o v ern ato re di S . R e m o
in caricand olo ad assum ere le opportune cognizioni di cu i so p ra.
(1)
Sugli atteri a Genova V. la nota a p. 295 del testo e sulla pratica corsa fra il
Conti Ministro di Genova in Toscana e il Fossombroni per certo albero, di cui quelli
di S. Stefano di Magra minacciavano i toscani di Albiano, V . il documento X I II .
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GIORNALI·
324
LIGUSTICO
I X ( i) .
(Da Albenga 29 Maggio).
Il C a p . L o re n zo di N e g ro in fo rm a i S e re n issim i S ig n o ri d e lla fu g a
di d u e su o i fig li d a P i e v e , e sse n d o stato co là in n alzato l ’ a lb e ro d e lla
L ib e r tà . Il C o m m ." G o v e rn a tiv o R e g g io (2 ) co n fe rm a tale notizia, agg iu n g e in o ltre di a v e r sa p u to d a i g io v a n i D i N e gro
ch e
n e lle
vici­
nan ze di P ie v e sono sta ti o sse rv a ti 2 5 0 u om in i arm ati, e ch e si vo ci­
fe ra v a
p o te r sce n d e re 4 0 5 m .
uom ini verso F in a le . A v v is a in oltre
d a v e r a v u to n otizia d a l B o rg h e tto d i un prete con c o c c a rd a fran cese
il q u a le s p ia v a la b a tte ria di S . S p irito .
X.
(Da Alassio jo Maggio).
D o m e n ic a or sco rsa a lle ore 2 3 ricevei lettera d al m io lu o g o te n e n te
d i C o sio d a t a ta in P o rn a scio a ’ 2 8 M a g g io , e fu risco n trato ch e per
e sp re sso v e n u to in q u e lla n otte d a C e v a eran o co là
d ire tte p e r P o rn a sc io ; n o v ità che si in tese
anche
d a varie
a sc e n d e re a m ig lia ja li so ld ati e s te ri;
su q u e i p a ssi p e r essere
a rriv a te
m e g lio assicu rato
stim ai
p arti
tru ppe
facen d osi
dunque
d e ll’ in gresso di
sp ed ire
su d d etta
tru p p a e g ià si fac ev an o nei m iei feudi re g o la ri p a ttu g lie dirette a lla
v ig ila n z a e a l b u o n o rd in e. A lla v o lta di detto gio rn o
di D o m e n ica
circa le ore d u e ritorn ò un o di q u e lli d a me spediti ai p assi, assicu ­
ra n d o m i
essere g iu n ti in P o rn ascio d a circa 2 0 0 fran cesi p ro ven ien ti
d a l P ie m o n te , ch e d ice van o di ven ire nel paese G e n o v e se p e r il buon
o rd in e p ro m etten d o di fu cilare sul cam p o
c h e g g i. S tim a i
tic h e , la sc ia n d o
dunque
di
chi si
fosse d ato
ai s a c ­
a sse n tarm i d ai feu di p er certe risse
p oli­
però g li o p p o rtu n i ordini al m io C o m m issario d ’ in ­
v ig ila re a lla p u b b lica tran q u illità
con q u e lla
pru denza
e
delicatezza
ch e e sig e v a n o le circostan ze. Ieri poi ebbi avviso d al m io C o m m issario
su d d etto , d a i Μ . M . C o n so li d e lla P ieve, e da varie p arti, che la d etta
(1) V. per i documenti IX, X e XI a pag. 280-281.
(2) V. suoi rapporti del 1795 cit. a pag. 242 del testo.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
325
tru ppa non era altrim enti francese m a collettizia asso ld a ta d ai n u o vi
R ib e lli, che C osio e M andatica erano g ià alle
prese
co n
quei
p e r­
versi p regan d o m i di m andar colà di rinforzi, la qual co sa m i vien re­
p licata con altro espresso in questa notte per parte dei C o n s o li stessi
di C osio e M andatica, come
m eglio
S S . V V . Sere n issim e
p o tran n o
rilevare d a lle acchiuse copie.
Seren issim i S ig n o ri, il fuoco è troppo esteso, e m erita li p iù g ra n d i
pro vvedim en ti e g ià ho rassegnato con altri espressi a V V . S S . S e re ­
nissim e un tal punto. R iparto ora per i feudi per assicu rarm i se po ssa
fare la spedizione richiesta anche prim a di avere quelle istru zion i, che
ho ad d im an d ate , spiacendom i intanto di osservare in q u e sti L u o g h i
del loro D om inio un’ inerzia pericolosa e con
profondo
risp etto
ho
1’ onore di essere
D . V V . S S . Seren issim e
U fttil.0 D e v .mo Obbl.mo S e r v it o r e
F e d e lis sim o S e r v it o r e
G i o v a n n i de’ Sign o ri d e lla L e n g u e g l i a .
(A cclu se le copie di tre lettere pervenute a l L e n g u e g lia su q u e i fatti).
R etro 3 1
M aggio. Letta ai Serenissim i C o lle g g i, per il solito mezzo
si risponda al C onte L en gu eglia essergli già state p arte cip ate le d e li­
berazioni di L o r S S . Serenissim e le q u a li g li ven gon o a d e sso con fer­
m ate , e se g li segn i in qualunque caso di andare d ’ in te llig e n za colΓ
111. "
G overnatore di A lb e n g a e anche con quello di F in a le ch e re­
stano instruiti opportunam ente, aven do altresì date le o p p o rtu n e istru ­
zioni agli altri G iusdicenti finitimi a lla Pieve e P o rn assio . S i rim etta
a lla E c c .~ G iu n ta de' Confini perchè ne ab bia
p a rte , e si le g g a
M aggior C onsiglio.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
al
326
G IORN ALE
LIGUSTICO
XI.
4 G iu g n o .
A ffisso a sta m p a in v ia t o d a G ia n B en ed etto P a r e t i d a N o v i o v ’ e ra
stato a p p lic a to la notte s o v r a i l p r o c la m a d e l D o g e così d a c o p r ir n e
i l titolo.
A v v is o
A i bu on i G enovesi
L ib e r t à
N o i n on ce rch iam o
E g u a g lia n z a
altro ch e di restitu ire
a l b u o n p op olo
di G e ­
n o v a e d e lle R iv ie re i d iritti ch e i n ob ili g li h an n o u su rp ato .
d e ria m o ch e il p op olo si g o v e rn i d a sè com e u n a v o lta , ch e
D e si­
1 ’ A b a te
d i P o lc e v e ra e di B is a g n o e n trin o a n c h ’ e ssi nel g o v e rn o com e prim a.
S i d e vo n o le v a r tan te g a b e lle ch e i N o b ili
h an n o
m esse.
N on
vo­
g lia m o più n o b iltà. V iv a il p o p o lo di G e n o v a ! V iv a il p op olo d i tutto
10 S t a t o ! U n iam o ci tu tti a ssie m e , non ci lasciam o vin ce re d a l d en aro
e d a lle b u o n e p aro le. I N o b ili cercan o tutti i mezzi d i d isu n irci. A t ­
ten ti b u o n i G e n o v e s i!
X II ( i) .
ç Giugno.
In se g u ito d e ll’ in vito fatto d a S u a S e re n ità in q u e sta m attin a a d un
n u m ero d i N e g o z ia n ti, affin ch è si portassero in S a n S iro a ll’ o g g e tto
d i co a d iu v a re a l b u o n ord in e di un a rad u n an za di citta d in i che co r­
re v a vo ce a n d a sse a fo rm arsi, si sono p resen tati a l S e re n issim o D o g e
11 n egozian ti V in c isla o P ic c a rd o , E m m a n u e le Scorza, E m m a n u e le G n e cc o
ed E m m a n u e le B a lb i i q u ali rifferiscono ch e in d e tta rad u n an za sono
stati li m ed esim i ele tti un itam en te al negoziante G . B . R o ssi q .” V a-
(i) Questo Avviso è dato pure nel P o u s s i e l g u e , Relat. cit. Pièce N. 15, p. 61-65
voluto letteralmente in francese. Qui é riprodotto di sul testo originale italiano. In
testa reca le parole « Doge, governatori, procuratori della Rep. di Genova. ».
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
327
GIORNALE LIGUSTICO
len tin o per servire
da organo in term ediario
d a co n ciliare
le in q u ie­
tu d in i del S e r .m° G overn o colli desiderii ed ansietà d e i cittad in i sul1’ oggetto d e lla pub blica tran quillità e sicurezza delle person e.
In fo rm ati N oi, per parte di S u a Seren ità, di quanto so p ra, ab b iam o
d elib erato an che ad istanza dei suddetti D ep u tati, che ch iu n q u e com ­
m etterà violen za od offesa contro le persone di cittadini ed ab itan ti,
o m an o m etterà le loro pro prietà,
sarà im m ediatam ente
punito m ore m ilit a r i sino alla pen a di m orte
arrestato
in clu sivam en te
n u o va E c c .m* G iu n ta Provvisoria, a cu i se ne conferisce la
e
d a lla
coeren te
faco ltà.
R e n d ia m o inoltre noto che non cessiam o
di occupare seriam en te
d e ll’ ulteriore rilascio di tutti coloro che, arrestati n ei p a s sa ti g io r n i,
risu lteran n o in colpevoli degli occorsi disordini. N otifichiam o altresi che
v an n o
celerità
a form arsi ad istanza dei m edesim i D ep u tati co lla m aggio r
altre C om pagn ie
di b uoni C ittad in i
intenti
an ch essi
a lla
cu stod ia d e lla città e al m antenim ento del buon ordine e d e lla p u b ­
b lica tran q u illità, quali C om pagnie e loro U fficiali d a ap p ro v a rsi d alla
1
su accen n ata E c c .mi e M. G iu n ta Provvisoria resteran n o sotto
zione d e ll’
111 m°
F in a lm e n te
is p e ­
G en erale delle A rm i.
per far noi conoscere quan to concorriam o a lla
denza dei D ep u tati dei C ittadini, in vitiam o ed autorizziam o
tati m edesim i a conferire ed unirsi co lla suddetta E c c .
con fi­
i
D epu­
M.
G iu n ta
P ro vv iso ria per g li oggetti suindicati.
Dato dal nostro Reai Palazzo li 5 Giugno 1797.
F ran cesco
M a r ia
(R u z z a
Segr.).
X III ( 1) .
R ela z io n e presentata a l F o sso m bro n i i l 2 1 Agosto.
Con lettera del 14 A gosto s’ è avu to notizia che verso le ore 9 */a
della sera d e l giorno (sic) precedente
trenta o q u aran ta
persone
di
(1) Questo documento XIII e l'altro al N.° XVI trovansi nell’ Arch. di Stato alla
stessa Sala 50; ma al N. 495 Reg. 2.°; Scuisia F. 0 Missione del C.° Paolo Conti per
la demarcazione de* confini ». Ivi è pure un biglietto del Conti da Firenze riguardo
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
3 28
G IO RN A L E LIGUSTICO
S . S te fa n o , lu o g o d e l G e n o v e sa to lim itrofo a lla T o s c a n a , s ’ in cam in assero co n u rli e c a n ti verso A lb ia n o
e retro ced essero
(d ic e si) d e l l ’ a v v iso stato re c a to loro ch e g li ab ita n ti
p o i, in se q u e la
di
A lb ia n o
a l­
la r m a ti si fo ssero posti in stato di d ifesa.
N on
si
S. S te fa n o ,
sa q u a l
fo sse
1’
o g g e tto
s ’ eran o
p refisso
q u e lli
di
m a è d a a v v e rtirs i ch e p rim a si era s p a rs a la vo ce che
a lc u n i di q u e g li a b ita to ri a v e sse ro
p ia n ta re
che
1’ a lb e ro
m an ifestato
la loro id e a
di
vo ler
di lib e rtà in A lb ia n o e che la m a ttin a d e l 14 su d ­
d etto v i fu ch i si p ortò in A lb ia n o p er assicu rarsi
la n o tte p re ce d e n te v i fo sse stato eretto
1’
se su ssiste sse che
A lb e ro di L ib e r tà d a quelli
di S . S te fa n o , co m e e ra sta to su p p o sto .
X I V ( i) .
D a l l in c a ric a t o B o n e lli d a
U d in e.
L)a tutto q u an to è fin q u i accad u to parm i risu ltare ad evid e n za che
il M in istro Im p e ria le ben lu n g i d a ll’ essere in disposizione
di ricon o­
scere il G o v e r n o P ro v v iso rio d e lla L ig u r e R e p u b b lic a ha preso perfino
tutte le m isu re
per im p e d ire a ll’ in caricato
d ’ affari
d e lla
m ed esim a
di a rr iv a re a V ie n n a e p re se n tarsi a q u e l R e g io M in istro.
Im p e ria le si è e g u a lm e n te
dì V e n e z ia .
11
ricu sa ta di ricon oscere
il
R . “ M in istro h a ricu sato asso lu tam e n te
La
n u ovo
di
C orte
go vern o
ricevere le
c re d e n ziali d el C ittad in o G ra d e n ig o In caricato di A ffa ri per il G o v ern o
di V en ezia.
Udine q Agosto '97.
a certo fra le Pc^uolo che badando alla data (9 Settembre) potrebbe essere quel parroco
d’ Albaro (cosi alcuni lo chiamano) che con arringhe aveva eccitato ad insorgere i Bi­
sagnini. · Per convenzione del 178} le città di Genova e Livorno sono eccettuate
dall’ estradizione . . . se s’ inoltrasse in altre parti del Granducato furono dati ordini
alla Polizia s’ arresti e sia a disposizione della Rep. Ligure · .
Stavano per cominciare quelli che in detta sala al N. 550. Scansia F si chiamano
• tempi vivi dal 26 Ottobre 1797 al 15 Gennaio 1798. ·
(1) Per i documenti XIV, XV, XVI, Vedi p. 289 del testo.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
329
GIORNALE LIGUSTICO
XV.
D a l m in istrò B orgo d a L o n d ra .
22
A g O S tO
I7 9 7 .
N on posso tralasciare di far noto al com m itato che si è q u i cercato
di sn atu rare la gloriosa nostra rivoluzione con spargere n on essere la
stessa stata 1’ opera della nazione, m a 1’ effetto d e ll’ im p erio sa in flu enza
del G e n e ra le B uonaparte e del M inistro F a y p o u lt, vo len d o far credere
che il popolo non vo leva alcun can giam en to e v an tan d o p e r un atto
di sp o n tan eità
1’ operato
nel giorno 2 1 e 22 M aggio d e lla tu rb a prezzo­
la ta e d elu sa. N on ho m ai m ancato di sm entire p u b b licam en te q u e sta
falsa ed assu rd a asserzione artificiosam ente m essa in circolazion e.
C.
A n g elo
Ministro
genovese
B o rgo
a
L o n d ra .
X V I.
M issio n e d e l C ’ P aolo C on ti p e r la d em a rca z io n e d e i c o n fin i
P ro c la m a .
Il
G o v ern o Provvisorio della R e p u b b lica L igu re
in ten to
a
co n ser­
vare la in tegrità del di lei territorio com e la b uona am icizia e corri­
spondenza verso i popoli che con e ssa co n fin an o , e passato a ratificare
la C onvenzione colla R e a i C orte di P arm a del tenor s e g u e n te :
L a lin ea di dem arcazione dei due Stati è fissata n e lla sentenza del
1 6 1 1 e, in sostanza, com e se g u e :
L a lin ea di confine descritta in detta sentenza in com in cia
m in e del M onte C ento C r o c i, ascende
al
al
ter­
P o gg io d i S a n ta m b ro g io
poi a l F o p p o di B ella F a n tin a e con tinuando per co sta di m on ti e
per i lu o gh i chiam ati A rsegg ie, Pianazzo, Pescino e m on te C ollero a r­
riva a l term ine di Pian Pintardo. D a questo discende ai d u e term ini
situati ai B o rri, entra nel rivo R e ra rio sino al T a ro e , passato questo
fium e cam m in a al sito detto il Pontone dal quale ascen d e a lla p ietra
d e ll’ A lta re , poi al term ine del colle di N assea, e p ro segu en d o per la
Giorni. L i g v i t i c o .
Anne X X I .
22
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
330
co sta d e l R iv o S e tte ro n e a rriv a a l term in e del p ian o di C o s in a , d al
q u a le a sce n d e a M o n te n e gro e q u in d i p assan d o p e r i lu o g h i il Pozzo
e C o lle del S a m b u g o a rriv a a lla so m m ità d e lla P e n n a don d e d iscen d e
al M onte C a v a llin o , poi n e l R io R avezza sino in T a r o ,
fium e co n tin u a a ll’ in sù fin o a l rio C h ilin e llo .
p er
il q u al
-Da detto R io asce n d e
p e r la c o sta di M on te P e la n o e di M onte D è , a rriv a a l colle dei C a ­
p rio li, e p a ssa n d o p e r la co sta C avan u zza p o rtasi a lla
lin e a
se g n a ta
dai tré te rm in i e siste n ti al di sotto d ella strad a che v a d a V a re s e a
M o n te m o g g io e ,
se g u e n d o
p er
d etta lin e a fino a l rio di M alan o tte
d isc e n d e p e r q u esto sin o a lla T a ro la
gano
e fin a lm e n te
o v ’ esiste
il cosid etto L a g o P a ­
a sce n d e n d o per d etta T a r a la e qu in d i
p e r i P r a ti F r i g id i, p er la costa di G ro p p o
M arcio
p assan d o
e di C o sta G ro-
p a ro la a rr iv a a l sito d e n o m in a to il B occo.
Chiavari 2 Settembre 1797.
A n d r e a
G a m b in i
Comm.° Incaricato per il G .° Provv.° della Rcp.‘ Ligure.
G iu se p p e
C o c c o n c e lli
Cap.° Ing.* c 00111111.° per la Reai Corte di Parma.
A P P E N D I C E II.·'
L E T T E R E DEI FRATELLI SERRA
AL
GENERALE
BONAPARTE
1.
DI
G IR O LA M O
FRANCESCO
SERRA
(i).
Milano 1 i Prat ile anno $ [ 30 - 5- 97 ]
Ho
1’ o n o re
di rim e tte rvi i due esem p lari d e lla con venzione se g re ta.
A v re te la co m p iacen za di firm are e rinviarm i la co p ia ch e dob biam o
sp ed ire a l nostro g o v e rn o . Il nom e di B o n ap arte
u n a c a rta d a cui d ip en d e il destino
unito
d ella m ia p atria !
al
m io ,
Q uesta
in
id ea
(1) Le indicazioni del volume (Panckoucke) da cui sono prese le quattro lettere,
V. nella nota a p. 298-299.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
33I
GIORNALE LIGUSTICO
co sì g ra n d e , così in attesa da parte m ia , s’ im p ad ron isce
di
tu tta la
m ia an im a e in gran disce la sfera delle sue facoltà. Q u an d o si n u o ta
n e ll’ e n tu siasm o , si perde la coscienza d e’ rapporti
in d iv id u a li
e
si
p arla ai g ra n d ’ uom ini com e se loro si rassom igliasse. S c u s a te d u n q u e
la m ia tem erità e degnatevi di le g g e re
tutta
intera
la
m ia
lette ra.
V o i non siete fatto, g e n e ra le , per la prosperità d ’ un so lo p o p o lo , e
la differenza fisica delle nazioni non può influire sui vo stri sen tim e n ti.
E p a m in o n d a , M ilziade, Senofonte
hanno
com b attuto
per
p iccole
repu bb liche e i loro nom i stanno a lla pari (sic) co gli ero i d e ll’ im pero
rom ano ; vincitore dei Piem ontesi e degli Im p e ria li, p acificato re
1’ E u ro p a
del-
questi titoli vi sono assicurati e v i e g u a g lia n o o v i m ettono
a l di sopra di ciò che 1’ antichità h a di più g ra n d e ;
m enti v i sono per voi, cioè di fare altri felici.
I
ma
a ltri g o d i­
G e n o v e si m eritano
forse la vostra preferenza per i principii di libertà ch e h an n o sem pre
serbato fra un servaggio quasi g e n e r a le , per la forza d e l loro
ca ra t­
tere e i va n ta g g i della loro posizione. V o i state per d a r loro un nuovo
governo ; aggiu n gete qualche cosa che faccia loro ten er cara q u e st’ ep o c a , arrotondate uno stato che non ha fo rm a , u n ite a
ab itan ti d e ll’ A p p e n n in o , che il dispotism o
ha
ca cc ia ti
loro q u e g li
tra
i
feudi
im periali e che la natura ha circondato di m on tagn e e d i m a r i,
finchè form assero cogli altri L ig u ri un a sola fam iglia.
1’
poche parole la loro origine. I b arb ari che invasero
so ggio gate le provincie dell’ im pero R om an o
non
T ra c c ie rò
a f­
in
Ita lia dopo a ve r
poteron o
stab ilirsi
n ella L ig u ria m arittim a. Parecchie città elessero loro m a g istra ti, altre
si diedero a signori.
avere
dei
vasce lli,
G e n o v a , la più potente di tu tt e ,
essa
divenne
bentosto
una
com in ciò ad
poten za m arittim a.
L e altre città a lei s’ un irono, parte per tim ore, p arte p er in teresse.
I sign ori fecero om aggio dei loro feudi e divennero
cittad in i.
T u tto
ciò che ora chiam asi col nom e d i feudi im periali, tutto ciò ch e tien e
al presente il re di Sard egn a al di là della Scrivia e d e lla B o rm id a ,
fece parte d ella repubblica di G en ova. Bentosto le fazioni d e ’ G u e lfi
e dei G h ib ellin i richiam arono g l’ im peratori tedeschi in I t a lia ,
i p re-
giudizj più che la forza dell’ arm i sostennero le folli loro pretensioni.
E ssi diedero il nom e di contee e di m archesati a lle
m isere ca ste lla
delle nostre m ontagne, e d ’ allora 1 ’ aq u ila bicipite prese il posto delle
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
3 32
GIORNALE LIGUSTICO
in s e g n e d e lla lib e rtà . 1 sig n o ri fecero o m a g g io d e lle loro terre a ll’ im ­
pero e G e n o v a , d ila n ia ta d a lla d isco rd ia, non potè im p e d ire lo sm em ­
b ra m e n to d e ’ suoi stati. È
tem p o c h e l a F ra n c ia , ch e il cap o d e ll’ a r­
m a ta d ’ Ita lia , ch e un p o litico illu m in a to com e vo i sie te , m io g e n e ra le ,
ris ta b ilis c a le cose s u ll’ a n tico p ie d e .
O so lu sin g a rm i ch e vo i m e ne
d a re te 1 ’ assicu razio n e ; i m ie i c o lle g h i,
buoni
p atrio tti q u a n to m e e
in fin ita m e n te p iù illu m in a ti e più s a g g i , l ’ atten d o n o con im pazienza
d a lla v o stra g e n e ro sità . V o i n o n ism e n tire te
quel
chezza e d i v e r a gran d e zza che è in d ip e n d en te
ca ra tte re
di fra n ­
d a g li a v v e n im e n ti, e
ch e m a e sto sa m e n te s o rp a s s a tu tti g li ostacoli.
Ho
1’ o n o re
di e sse re, etc.
IL
DI
G.
B.
S E R R A .
G e n ov a 6 Messidoro anno 5 [ 2 4 -6 -9 7 J .
C re d e re i d i m a n c a re
a lla
ricon oscen za
che
o gn i
b uon
G e n o v e se
d e v e a l g e n e r a le B o n a p a rte , s ’ io tard assi a te stim o n iarg li 1’ esp ression e
d e ’ m ie i se n tim e n ti in d iv id u a li. P a r e v a che dopo
aver
forzato
p e rato re a lla p a c e , e lib e ra ta u n a p arte d e lla b e lla I t a li a ,
1’
Im ­
n u lla più
v i re s ta s se d a fare ; a l vo stro g e n io e a ll’ a sce n d e n te d e l vo stro nom e
e ra se rb a to d ’ o p e rare la p iù b e lla d elle rivoluzioni. N o n
una
go ccia
d i s a n g u e h a lo rd ato il ca m b ia m e n to d ’ un govern o che d u ra v a d a se­
coli e fo n d a v a s i su
in v e te ra te
ab itu d in i. I c o m b a ttim e n ti, g li a ssa s­
sin i , il terro re q u a si d a p e r tutto precedo no e se g u o n o
d e lla ca ta stro fe ; la
felice L ig u r ia
è lib e ra tra le feste e
il m om en to
1’ allegrezza
u n iv e rsa le ed è a B o n a p a rte e h ’ essa deve il suo felice cam b iam e n to .
D a d ie c i g io rn i n u lla h a alte rato il raro sp ettaco lo
di un
p opolo
lib e ro sen za licen za. U n a fratellan za che a v e v a i se g n i tu tti d e lla sin ­
ce rità a n im a v a tu tti i c itta d in i; g e n te che a p p e n a si co n o sc ev a , s ’ a b ­
b ra c c ia v a n o g li un i g li a ltri
e si felicitavan o
d’ una
così
co m p leta
m e tam o rfo si. 1 tre q u arti d e i prigion ieri, che la falsa vo ce d ’ u n ’ am ­
n istia g e n e ra le a v e a la sc ia ti e vad ere, si sono d a
sè
costitu iti in p ri­
g io n e , c irc a cen to d ieci su cen tosessan ta che p o tevan o esse re in tu tti,
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GIORNALE LIGUSTICO
333
e con rassegnazione attendono ciò che la saviezza del g o v e rn o
deci­
d e rà s u lla loro sorte.
L ’ avv e n ire
ci presen ta
un a
pro spettiva altrettan to
so d d isface n te .
Il lavo ro ed il com m ercio hanno ripreso la loro solita a n d a tu ra ; tutto
v a in ordine ; alcu n e pattuglie qua e là più frequenti, a lc u n i co rp i di
g u a rd ia rinforzati rassicurano q u e lli che non possono a n c o ra co n ce p ire
com e un così gran d e cam biam ento
ab b ia
potuto farsi senza scosse.
G li stem m i ab battu ti per fare om aggio
a lla so vran ità d e l p opolo
ann unziano a ll’ estero che 1’ egu aglian za s’ è assisa per se m p re
fra le
nostre m u ra. Il G overno P rovvisorio, che continua a g o d e re la fid u cia
d e lla n azion e, lavo ra senza cessa a provvedere a tutto ciò ch e 1 ’ a n ­
tico go v e rn o a v e v a n egletto o lasciato interrotto. A lc u n i n o b ili recen ti
d im en tican d o c h e , per il m om ento, essi debbono usare g ra n d e circo­
spezione n ella loro condotta, s ’ erano lasciati im p ru d en tem en te n o m i­
nare cap itan i di certe co m p agn ie; fra questi erano alc u n i m ostratisi
sem pre nem ici d ella repubblica fran cese;
ciò
ha dato
o ccasio n e ad
alcu n i la g n i d a parte dei patriotti. Il governo ha rim ed iato a q uesto
in con ven ien te adottando un modo d ’ organizzazione m ilitare
lasci presa a ll’ intrigo e alle antiche ab itu d in i; alcu n e
ch e non
teste
ard en ti
avreb b ero voluto che facesse anche di più, m a finalm ente h an n o in teso
la voce d ella ragion e e la persuasione h a preceduto 1 ’ au to rità.
Il
popolo g e n o v e se , m aturo per la lib e r tà , desidera la rivoluzione
pien a ed in te r a , m a la vuole sp ogliata di quei mezzi o d io si, ch e in
F ra n c ia
han n o procurati tanti
nem ici
alla
più
b e lla
d e lle
cau se.
Il vostro nom e e le conosciute vostre intenzioni ; la saggezza e
g e g n o del cittadino F a y p o u lt, che di giorno in giorno
ben em erito del popolo genovese ;
l ’ egid a
potente
1
si ren de
d e lla
in­
più
re p u b b lica
francese ci garantiscono la durata della felice nostra situazione.
L a com m issione legislativa è stata n o m in ata, m i si h a
fatto
1’
o-
nore di chiam arm i fra i suoi m em bri ; cercherò di giustificare m eglio
che m i sarà possibile la confidenza d e’ m iei concittadini. L a nazione
tutta s’ attende m utam enti grandi n elle sue leggi politich e c iv ili, cii. m in ali, econom iche. D om ani com incierem o a tenere la
p rim a n ostra
seduta e poi lavorerem o per finire a l più presto, nel term in e prescritto
il codice rigeneratore d ella patria nostra.
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GIORNALE LIGUSTICO
In ta n to io ho a lc u n e id ee a so tto p o rvi ch e m i se m b ran o essen ziali
p e r il su cc e sso d e ll’ im p o rta n te n ostro com p ito.
A lc u n i d e ’ m ie i c o lle g lli, c h ’ io ho g ià v e d u t i,
a v v is o di n on to ccare a ffatto
la
re lig io n e
sono
n em m en o
p e rch è a G e n o v a sia m o in u n a situ azione u n ica :
o
d ’ u n a n im e
in d ire tta m e n te ,
si
è catto lici o
filosofi. I p rim i, c o m ’ è n a tu ra le , vo g lio n o il so le n n e esercizio d e l loro
cu lto ch e è il so lo se g u ito
d a lla
m a ssa (v o g lio
dire
la
u n iv e rsa lità
d e lla n a z io n e ); g li u ltim i, lib eri d a g li im p a c c i d ’ un g o v e rn o b ig o tto ,
d e vo n o so rrid e re e n on u rtare d i fronte là superstizione
p o p o la r e , e
risp e tta n o n e lla re lig io n e la m o ra le su cui è fo n d ata e v e g g o n o in oltre
n e ll’ esercizio p u b b lic o d e l cu lto c a tto lic o ,
uno
sp e ttaco lo
in n o ce n te
ch e d iv e rte il p o p o lo sen za a lc u n a m ala con segu en za im m e d ia ta .
I n o stri p re ti e m o n a c i non so n o ricchi p er fo rtu n a ; e ssi non s a ­
ra n n o d e c isa m e n te con tro
la
a n d a s s im o a im b arazzarci co lle
rivoluzione
se
non
n el
q u estio n i te o lo g ic h e ,
caso ch e noi
so v ra
tutto se
a c c o rd ia m o a i preti e frati che la scia n o 1’ abito i d iritti civ ili, m entre
n e s a ra n n o p riv i q u e lli ch e e n tre ra n n o n e gli ordin i d op o
lo
s ta b ili­
m e n to d e lla costitu zion e.
S e c o n d o i s a g g i vò stri c o n sig li noi non stab ilire m o d a noi società
p o p o la ri, im ite re m o in ciò la costitu zion e fran cese.
E s s e non
tre b b e ro e sse re u tilissim e ch e in un c a s o ;
ave ssim o b iso gn o
qu an d o
ci
po­
d i v in c e re i p regiu d izj di c a m p a n ile per un a r iu n io n e c o l resto d e lla
I t a l i a l i b e r a , s u p p o s iz io n e a n c o ra lo n t a n a ,
ma
che i l v o stro g e n io
p o treb b e a c c e le r a r e ( i ) . Q u an to a ll’ o ggetto essen ziale d e lla istruzione
d e lla p a rte d e l p o p o lo n on illu m in a ta , io a v re i u n ’ id e a
ch e vi pre­
sen to , b u o n a o c a ttiv a e h ’ e ssa sia .
S a re b b e ch e in o g n i circoscrizione m u n icip ale, i giorn i di D o m e n ic a,
d op o la m e s s a , cioè
dopo
m e zzo d ì,
alcu n e
persone
in caricate
dal
g o v e r n o , m a vo lo n ta ria m e n te facessero per la re p u b b lic a e la riv o lu ­
zione q u e llo ch e i cu rati fan n o
n e ’ loro serm oni
p er la re lig io n e ; oltre un discorso c iv ic o ,
si
e
altre
cerim on ie
potreb b e le g g e rv i
un a
(0 Nei ben noti Studii retrospettivi. Unità e Federazione del D’ A n c o n a in Varietà
stor. e letter. (Milano, Treves, 1885), Serie II.*, p. 509 e segg. ov’ é l'esame di più
stampe genovesi del tempo e de'.!’ opuscolo sulla « Lega Italica » di Benedetto Boselli
da Savona, non trovo fatto cenno di quest’ importante lettera di G. B. Serra.
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♦
GIORNALE LIGUSTICO
33 5
gazzetta istru ttiva o degli estratti di libri in te re ssa n ti; si co m in cie re b b e
e finirebbe con un po’ di m usica ecc. C iò d iffo n dereb be se n za spese
e person alità le idee dem ocratiche
e,
con uno sp ettaco lo
istru ttiv o ,
farebbe attaccato il popolo a lla repu bblica.
L e persone co lte , anche quelle che
non
son o
stra o rd in a ria m e n te
disposte verso il nuovo ordine di cose, au gu rerebb ero ch e la co m m is­
sione le g isla tiv a avesse la facoltà d i non tenersi
rig o ro sa m e n te
a g li
articoli d e lla convenzione di M ontebello.
i)
È im possibile a un piccolo paese com e il nostro d av e re u n a
rappresen tanza di quattrocentocinquanta persone, che b is o g n a p a g a re
bene o m a le , sotto pena
di sostituire l’ autorità
q u e lla d e lla nobiltà e red itaria,
e
se
si com pon e
delle
la
nazionale di persone non p a g a te , non vi saran n o
zianti in picciol num ero
e
alcuni
b orgh esi
che
ricchezze
a
rap p re se n ta n z a
che
alc u n i n e g o ­
vo rran n o
e n tra rv i;
q u elli delle riviere non verrebbero senza u n ’ in d e n n ità, e se ven issero ,
le riviere a capo d ’ alcu ni anni
perderebbero
che le ab ita e non potrebbero , dopo
tutta
tre o quattro
la
g e n te
a g ia ta
a n n i, d are più
rappresen tan ti.
L a prim a vostra idea di stabilire
uno
d e’ co n sigli d i se ssa n ta e
l ’ altro di trenta era eccellen te; il num ero è proporzionato a lla n o stra
popolazione e ha la com odità grande
di essere
m ultiplo
di
tre ,
e
questo ci perm ette di rinnovare per terzo, che è u n a d elle id ee m i­
gliori d ella costituzione francese.
Sareb b e oltrem odo van taggioso che fosse il m ultiplo tre a n c h e pel­
le altre m agistrature m eno n u m erose,
portando il num ero dei m em bri
del
e
questo
potere
sareb b e
esecutivo
facilissim o
da
tred ici a
quindici.
Q uanto ai nom i è buono in tem po di rivoluzione ca n g ia rli, perchè
gli antichi essendo avviliti
non
hanno
il rispetto d e lla m oltitu d in e,
che delle cose giudica d al nom e.
Per ciò noi vorrem m o sostituire altro nome per i m em bri d e l p o ­
tere esecutivo. R im pian go il nome di Senato che la R o m a n a re p u b b lic a
ha reso sì m aestoso ; m a cercherem o, intanto, un’ a ltra denom in azion e,
salvo
a
rialzar
quella
quando B onaparte
a v rà
rig e n e ra ta
e
tutta l’ Italia.
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u n ita
336
2)
GIORNALE LIGUSTICO
V ’ è un altro p u n to a n c h e più im p o rtan te ;
r ig u a rd a il porto fran co e la b a n c a
di
S . G io rg io .
in g iu sto sa re b b e p er le riv ie re di d o v e r p a g a re
ed
è qu ello che
T ro p p o
d u ro
le im p o ste
com e
c a p ita le , e c o n tin u a re ad e sse r p riv e d e i v a n ta g g i d e ’ co m u n i.
e
la
M età
d e lla riv ie ra d i P o n e n te in virtù d ’ an tich e co n v e n z io n i, g o d e v a d ’ esen zion e d i q u a s i tutte le im p o ste ; se e ssa h a d a p a g a r e in p ro p o r­
zione d e ’ su o i c ó lti e d e lla su a ricchezza te rrito ria le , b is o g n a c h ’ e lla
tro visi c o m p e n s a ta d a lla su a co m p artecip azio n e a l co m m e rcio fin qui
e s c lu siv o n e lla c a p ita le . O sse rv a te a n c o ra che G e n o v a non può re tro ­
ce d e re ; a l co n tra rio e ssa sta p e r d ive n tare più fioren te ch e m ai, p er
1 in flu e n z a c h e a v r a n n o i n ego zian ti nel g o v e rn o , e p e r la fra n ch ig ia
d e lla b a n d ie r a , ch e con a lc u n i sacrifizj p e cu n iarj e la protezione d e lla
più g r a n d e re p u b b lic a p o ssiam o otten ere ,
so vra
tutto se B o n a p a rte
v u o l c o n tin u a re a fav o rire il p op olo G e n o v e se com e h a fatto fin q u i.
C re d o ch e , n e ll’ a lto d estin o che vi è p rep arato , v i si rise rb a , com e
a P o m p e o , d i p u rg a re il M e d ite rran e o dai p irati. S a re b b e fare il b en e
d e l co m m e rcio in g e n e r a le , e n e llo stesso tem po
il
coste d ’ A fr ic a ch e il co m m e rcio arric ch ire b b e m olto
v a n ta g g io
più
d elle
d e lla còrsa
in fa m e ch e le d iso n o ra.
E co sì d ic a si d e lla b a n c a di S . G io rg io . N e l suo stato a ttu a le e ssa
a d e m p ie tre d istin te fu n zio n i; se rv e d a b a n ca di d e p o s ito , d a b a n ca
di tra sfe rta e d a c o m p a g n ia fin an ziaria. E c c e lle n te sotto i d u e p rim i
r a p p o r ti, s e m p lific a n d o la , e ssa
non
p o treb b e co n tin u are a tira n n e g ­
g ia re il n ostro siste m a eco n o m ico com e h a fatto sin o ra, senza p e rp e ­
tu are u n ’ aristo crazia p e g g io re di q u e lla
che a v e te distru tto
m ettere un o staco lo ad o gn i id e a rig e n e ratrice .
E ra
e senza
un o stato n ello
sta to , che 1 ’ ig n o ran za d e g li scrittori su p erficiali e stra n ie ri h a p re co ­
nizzato sen za co n o sc erlo etc.
F in is c o la lu n g a m ia le tte ra co n
un voto
ch e
è
m io
p erso n ale .
V o rrei, d op o a v e r con trib u ito a rige n e rare la costituzione g o tic a d e lla
m ia p a tria e a re d ig e re un cod ice di le g g i che po ssa fare il b en e sse re
d e ’ m iei c o n c itta d in i, vo rrei dico ven ire vicin o a voi p er iscrivere la
vo stra sto ria d a filosofo in d ip e n d en te . M olti fran cesi lo ten te ran n o con
più o m en o ta le n to ; m a non ci sarà che un italian o senza pregiudizio
che p o trà b en e scriv e rla senza passione o adulazione.
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337
GIORNALE LIGUSTICO
Io
non ho senza dubbio i talenti che occorrebbero
aven d o avu to il van taggio di conoscervi d a lu n go
essend o stato in
grado di vedervi in
per
ciò ;
ma
tem p o d a v v ic in o ,
un a gran d e
v a r ie tà
di
circo­
stan ze , io ho alcu n i dati più che g li altri.
D el resto la vo stra vita non è an cora term in ata ;
sono an cora assai b elle pagine
da
riem pire ; vo i
p e n sa te ch e vi
g ra n d issim e
cose
avete fatte, noi ancora più grandi ne atten diam o da B o n a p a rte .
III.
D I
G.
B.
S E R R A .
Ge nova 17 Messidoro. Anno 5 [ $ - 7 - 9 7 ] ·
L a nostra rivoluzione continua a presentare
lo
san te d ’ un popolo libero senza licenza. F in o ra
non h a tentato d ’ arrestare
sp ettaco lo in te re s­
1’ aristocrazia
L e teste cald e sono contenute
d alla
gran d e
m aggio ran za dei b u on i
cittadin i, che sentono vivam ente il b isogno d e ll’ ordine
e d e lla tran ­
q u illità in un paese che vive di com m ercio e d ’ in d u stria.
tendono con im pazienza
u m iliata
i progressi d ella rigen erazion e g e n o v e se .
che
la
T u tti a t­
com m issione le g isla tiv a a b b ia finito
il suo lavoro ; secondo tutte le apparenze noi avrem o finito nel m ese
che la convocazione di M ontebello a v e v a prescritto.
N oi abbiam o seguito in gran parte la costituzione fra n ce se . L a so la
differenza essenziale è nel potere esecutivo
che è più n u m eroso che
non n ella costituzione francese , ciò che m eglio con vien e a lle nostre
ab itud ini. Secondo la larghezza che il cittadino F a y p o u lt ci h a a cco r­
dato, d a tredici noi siam o saliti a quindici ; così il terzo può e sa tta ­
m ente cam b iarsi ogn i tre anni.
N oi avrem m o anche vo luta provare una giuria costitu zion ale, istitu ­
zione
che sarebbe forse essenziale
per
decidere
d elle
con testazioni
che ponno sorgere fra i due poteri ; m a finora niente v ’ h a di deciso.
Secondo i saggi vostri consigli abbiam o adottati g li a rtico li d e lla co­
stituzione del 17 9 5
sulle società popolari
e
così
pure s u g li a sse m ­
bram enti.
Ciò è tanto più essenziale nel nostro paese ove la b o n tà d e l clim a
offre a i predicatori il mezzo facile d ’ avere
d egli
asco ltato ri, a i q u ali
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
53^
G IORN ALE LIGUSTICO
si p u ò , o p e r calo re o p e r c a ttiv a in ten zion e, s u g g e rire le m isu re più
ille g a li.
Io
sp e ro ch e tu tto in q u in d ic i g io rn i sa rà term in ato .
R e ste r e b b e r o
a e s a m in a rsi d u e p u n ti e s tre m a m e n te essen ziali, su i q u a li io sa re i ben
lie to d ’ u d ir 1 ’ o p in io n e d i c o lu i a cu i noi d o b b iam o
la
n o stra
rig e ­
n e razio n e, e ch e ci h a risp a rm ia to tan te scia g u re che ci m in a c c ia v a n o :
1 ’ un o s u l m o d o d i a c ce ttazio n e
e
1’ altro
su lle
p rim e elezion i : du e
p u n ti e s tre m a m e n te d e lica ti.
Q u an d o il n o stro la v o ro s a rà fin ito, noi ci farem o un d o v e re e un
p ia c e re d i p r e s e n ta r lo , p e r m ezzo d ’ uno
di
n o i,
al
lib e ra to re
d e l-
l ’ Ita lia .
S ’ è s p a rs a a G e n o v a u n a vo ce
d e l p ro ssim o vo stro rito rn o
tro p p o p re m a tu ro ; p o ich é
in
che m ’ in q u ie ta :
F r a n c ia .
1’ Ita lia
riv o lu z io n e , è più u tile che m a i
Ve
lo
la
supposizion e
c o n fe sse rò :
sare b b e
non h a sap u to fare e lla ste ssa un a
che
voi
term in ate
l’ opera
vo stra.
V o i a v e te b en d istru tte le aristo crazie e cacc iati i b a rb a ri d a lla b e lla
Ita lia ;
m a d u e re o cc u p a n o a n c o ra le estrem ità e p o n n o m in a ccia re
la c u lla o n d e g g ia n te a n c o ra d e lle n u o ve rep u b b lich e.
G e n o v a fa re b b e v o ti d i v e d e r il g e n e ra le B o n a p a rte a c c o m p a g n a to
so ltan to d a lla s u a g lo r ia ; io d a p arte m ia m i lu sin g o
sare ste m a lc o n te n to in mezzo a n o i ;
eh e
voi v i co n ferm ereste
vo i
non
n e ll’ id ea
ch e g l ’ it a lia n i n on so n o q u a li i pregiudizj g li d ip in go n o ; m a se q u e ­
s t’ id e a n on p u ò realizzarsi non d im en ticate che se la C is a lp in a è la
v o stra fig lia p rim o g e n ita , la L ig u r ia è la vo stra B e n ia m in o , o piuttosto
fate in m odo ch e le due so re lle non ven gan o
di
1’
re c ip ro ca
a n tip a tia .
Io
lo
prese
tem o questo spirito
da
ch e
uno spirito
ha
p erd u ta
Ita lia n e l m e d io evo .
IV .
DI
G IR O LA M O
FRANCESCO
SERRA.
G e n ov a i vendemmiajo. Anno 6 [ 22 ~ 7b re - ’ 97]
Q u an d o ho a v u to l ’ onore di scrìvervi la m ia p rim a le tte ra , q u an d o
la c a lm a più p e rfe tta p a re v a reg n are n ella
m ia
p a tria ,
io
era
lu n g i d al p re v e d e re i g u aj che d o vean o scendere sopra di lei.
n atism o g li h a fatti n a s c e re ,
il
fanatism o
gli
alim en ta
e
ben
Il fa ­
vo rreb be
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
perpetuarli per arricchirsi e regnare. Io non
339
ve
ne
farò la d olorosa
enum erazione ; m a chi potrebbe tacere che un m inistro re p u b b lic a n o
e fran ce se , che un generale della vo stra a rm a ta , m a lg ra d o
sub lim i di moderazione e virtù che avreb b e
dovuto
voi ( 1 ) , protegge un partito disorganizzatore
e
le lezioni
a p p re n d e re
im p ed isce
il
da
ritorn o
d ell’ ordine e della tran quillità ? D eg n ate vi, cittadino g e n e ra le , d i o c­
cu p arvi di noi, e ancora un a volta la m ia p atria sarà s a lv a . È in d i­
spen sabile, è urgentissim o di dar forza a l G o v ern o P ro v v iso rio ; esso
avrà forza appena voi g li avrete testim oniata p u b b licam en te la v o stra
stim a, e fatto intendere al m inistro F a y p o u lt di ristrin g e rsi a ll’ e se r­
cizio delle sue funzioni,
e avrete
richiam ato
il
g e n e ra le
Questo gen e rale , abilissim o per organizzare m ilizie, non
il posto che circostanze im prevedute
è
g li han n o assegn ato .
tem po d a perdere ; la spada degli scan n ato ri
pende
g ià
D u p h o t.
fatto p er
N on
c è
s u lla testa
degli uom ini per bene. L e m isure d a m e in dicate sve n te ran n o i loro
progetti sangu inarj.
A l più è utilissim o, com e voi
1’ avete
osservato, che la costituzione
sia differita sino a l vostro ritorno d a U d in e.
Q uantu nque
sia
q u e lla
il grido di collegam ento degli e sasp e rati, m olta gente cred e con m e
che bisognerebbe correggerla sotto m olti rapporti.
M io fratello G iam battista non fu a sco ltato , e i suoi
c o lle g h i le g i­
slatori hanno seguito ciecam ente le tracce d ’ u n a costituzione stra n ie ra
o urtato di fronte i principii più chiari
di politica
e m o rale ; senza
finanze non v ’ h a stato, e il governo costituzionale costerà un m ilione
d u egen tom ila franchi m entre 1’ antico non ne costava la s e sta parte.
Senza governo vigoroso non c’ è stato, e la
costituzione stab ilisce
un D irettorio di quindici m em bri. Senza un giu ri co stitu z io n a le , non
lib e rtà; una rivoluzione ne segue un’ altra
e
un a
reazione co n tin u a
( i ) Se lo spazio consentisse molti luoghi di questa e delle tre lettere precedenti
avrebbero ad essere commentati, e con frutto lo sarebbero. Queste « sublim i lezioni di
moderazione e virtù » di cui il Serra loda il generale nell’ anno del trattato di C am poformio (taccio la Convenzione di Mombelio) provano solo che abbagliati erano in ciò
i Serra, come ben diceva il B otta; e assai, assai più Girelam o che G iam battista e G ia n ­
carlo; forse per ciò appunto fu più crudele poi la delusione del primo che non dei due
suoi fratelli.
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340
G IORN ALE
LIGUSTICO
d em o ralizza il p o p o lo e fa tace re le le g g i.
Q uesto
d e p lo re v o le
vu o to
d e lla costitu zion e fra n ce se è stato g e lo sa m e n te se rb ato n e lla n o stra .
D e b b o io a g g iu n g e re ch e il m ilio n ario sp e rg iu ro p o trà a s sid e rs i su l
b a n c o d ire tto ria le
e
il
m ilio n a rio o n e st’ u om o
ne
s a rà
per
se m p re
e sclu so ; ch e la sp o sa fe c o n d a a v r à u n a p ic co la p orzione d e i b e n i del
m arito e la d o n n a a v a r a ch e a v r à soffocato i g e rm i d e lla s u a fe c o n d ità
ne in g h io ttirà la m e tà ? Io n o n ho b iso g n o
di
sc e n d e re
a m a g g io ri
p a r t ic o la r i; m io frate llo G ia m b a ttis ta v e li d a rà a v iv a v o c e , e se m a i
v i g r a d is s e u d irli d a m e , se p o te ste
a v e r caro
di
co n o sc e re
le
m ie
id ee s u u n a costitu zion e, io a v re i b en presto 1 ’ onore d i so tto p o rv e le .
C iò e h ’ io p iù d e s id e r o , c ittad in o g e n e r a le , è ch e u n a
pace
g lo rio sa
o u n a ra p id a v itto ria a n oi v i ra v v ic in i. Se v o i v i a ffre ttate a d e s a u ­
d ire i m ie i v o ti, un co lp o d ’ occhio b a ste rà p er so ste n ere e a b b e llire
1’ o p e ra v o stra . G ià g o d e la F r a n c ia il frutto d e lla v o stra devozion e,
1’ E u r o p a p a c ific a ta ra c c o g lie rà q u e llo d elle im m o rtali v o stre v itto rie ,
e tu tto 1’ a n tic a L ig u r ia a tte n d e d a lla vo stra saggezza.
LA
STRAGE
D E ’ M A R C H E S I M A L A S P IN A D E L L A V E R R U C O L A
(1 4 18 )
Nel giugno del 1 4 1 8 cominciò a correre il grido per tutta
la Lunigiana che Bartolommeo Malaspina Marchese della Verrucola e di Fivizzano fosse stato ucciso a tradimento, insieme
colla moglie Margherita Anguissola,
due o tre de’ suoi
figlioletti.
gnavano autori Leonardo
che era gra v id a, e con
Dell’ atroce misfatto si desi­
Malaspina Marchese
del Castello
dell’ Aquila e il suo fratello Galeotto. Si diceva essere soltanto
scampati alla strage, ma prigionieri degli uccisori, il vecchio
padre della vittima e i due figli di essa,
cioè Spinetta, che
aveva venti mesi e si trovava a balia,7 e la Giovannina 1 O
sio-
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GIORNALE LIGUSTICO
vinetta sul fiore dell’ età, che Leonardo,
34I
a quanto sembra,
vagheggiava far moglie di Galeotto; si aggiungeva che in mano
di costoro erano cadute le terre e castella che form avano il
feudo marchionale della Verrucola.
Alta pietà e vivo raccapriccio destò per ogni dove il fero­
cissimo caso. Il Comune di Firenze vi pose risolutamente le
mani, e gliene correva non solo
il diritto, ma l’ obbligo.
Signore delle terre di Caprigliola, d’ Albiano e di Stadano, che
erano la chiave della Valdimagra, cercava con ogni potere di
estendere la propria influenza nel resto della Lunigiana, e così
controbilanciare, e all’ occorrenza sorpassare, quella che vi eser­
citavano i V iscon ti, alleati
di parecchi
de’ Malaspina ;
dei
quali fino dal 29 settembre del 1 4 1 7 , Firenze, che de’ Malaspina
di parte guelfa era stata sempre protettrice ed am ica, aveva
preso sotto la sua accomandigia e protezione appunto il tru­
cidato Bartolommeo e l ’ ottuagenario padre di lui N iccolò, l’ ar­
civescovo Aragone, Azzo e Bartolommeo di Malgrate, Antonio
Alberico di Fosdinovo, Bernabò e Niccolao di Filattiera, Gio.
Lodovico e Bernabò di Castiglione del T e r z ie r e , e lo stesso
Leonardo di Castel dell’ Aquila e il suo fratello Galeotto ( 1 ) .
Pertanto il 7 di luglio inviò
in tutta fretta in Lunigiana
Guidaccio Pecori e Felice Brancacci con queste istruzioni :
« Sarete con Antonio Alberico Marchese Malaspina da Fosdi» novo, et con Alberigo Malaspina del T e r x ie r e , et con gli
» altri loro congiunti guelfi, et di messer Niccolò, et con loro
» vi dorrete, dietro delli saluti et conforti fatti per parte della
» Signoria nostra, delle crudeltà et tradimenti fatti per Lio» nardo Marchese et per gli altri contro a messer N iccolò et
» figliuolo et nepoti; confortandogli et ammonendogli viril» mente alla conservatione et
( 1 ) G u a s t i U.
1 Capitali del
mantenimento dello stato et
Comune di Firenze, inventario e regesto;
666 e seg.
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1.
G IO RN A LE
LIGUSTICO
honore loro et della loro casa. Et che per questo vogliano fare
ogni cosa possibile, et per la liberatione delle persone del M ar­
chese ÌSiccolò et de’ nepoti nulla lasciare, chiarificandoli della
nostra perfetta et buona dispositione.
Et insieme con loro
conferite di modo che sieno utili per lo effecto
»
per la recuperatione
delle
castella
et
ingegnandovi havere da loro il più
cose
detto et
occupate,
et
che potrete intorno a
ogni parte. Et mostrerete loro, come veduta la crudeltà et
tradimenti usati verso messer Bartolommeo et figliuoli, siamo
stati sospesi più dì ad examinare quale sia più utile via per gli
decti effecti; et che ultimam ente,
dubitando
della vita di
messer N iccolò et de’ nepoti, è paruto più utile et di meno
pericolo con parole cortese la liberatione de’ predetti et la
recuperatione delle castella et cose
occupate per Lionardo
et per gli altri ; chiarificandogli, che
ove
per questa via
non venissono a fare quello di che gli richiederete, con forza
et per ogni altro modo noi siamo disposti
per
gli effecti
predetti et per honore nostro, il quale vogliam o per ogni
modo conservare, nulla lasciando adietro. I subditi, huomini
et luoghi
di
messer
N iccolò
conforterete conservarsi alla
devotion e, obedientia et fideltà sua et de7 suoi nepoti, et
com m enderetegli della loro buona fede, certificandogli che
da noi saranno conservati et aiutati, et simile della nostra
intentione in fatto di messer Niccolò et
de’ nepoti et de’
luoghi occupati. In quello luogo vi parrà utile per la Signoria
nostra, et per quello havete a fare et parerà, voi v ’ ingegnerete
operare con Lionardo Marchese et con gli altri. Et con loro vi
dorrete delle cose scellerate et abominevoli per essi loro facte in
loro infamia et vituperio sempiterno; mostrando loro quanto
appresso Dio et a tutto il mondo sono
quelle parole, et altre che vi
in
odio.
Et
parrà, gli conforterete
con
et
richiederete che prestamente voglino et debbano liberare et
relasciare messer Niccolò et suoi nepoti, et mettergli in loro
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GIORNALE LIGUSTICO
« libertà; et le castella et altre
cose
343
iniustamente
occupate
» restituire. In fine certificandogli ove non venissono a fare
» quanto sopra diciamo, saremo costretti, per nostro honore
» et debito, fare ogni cosa et nulla lasciare adietro perchè la
» nostra iusta et honesta intentione et volontà abbia perfec» tione. Et se a loro, o altri, dispiacerà,
non
sarà nostro
» difetto, ma essi del tutto saranno cagione, et a loro defetto
» sarà imputaro, et noi in etterno nel cospetto
di ciascuno
» iustamente saremo commendati d’ avere fatto quello richiede
» la iustitia, la fede, il nostro debito et honore ». Inoltre ordinavasi ai due ambasciatori: « Nel paese domanderete della
» conditione di Gianpiero da R ivo da Verrucola, Cancellieri
» di messer Niccolò Marchese, il quale qua abbiamo detenuto;
» et se si sente lui essere colpevole in alcuna cosa, et in che,
» et di tutto subito ne avisate ( i ) ».
L ’ otto di luglio si misero in viaggio, e il 20 il Brancacci
tornò a Firenze riferendo alla Signoria: « Lionardo rispuose
» non essere vivo messer N iccolò, n è ’ l fanciullo, ma si
la
» fanciulla; la quale a lui più che a niuno altro s ’ aspettava
» la c a r d i a e la cura; e che l’ aveva promessa dare per sposa
<D
» a Galeotto, suo fratello. Le castella e luoghi disse che a
» lui s’ appartenevano innanzi a ogni altro, sì per la coniun» tione del parentado e sì per testamento facto per lo sopra» detto messer N iccolò; scusando la sua innocenza della morte
de’ sopradetti,
et accusandone
Giovanni
M araccio, loro
» congiunto ».
Questa risposta pose il colmo allo sdegno della S ign oria,
la quale il 18 d’ agosto rimandò in Valdimagra il Brancacci,
alla testa di
milledugento fanti,
con
le istruzioni che se­
guono: « Quando sarai in Lunigiana, vicino alle terre tiene
(i) I documenti riportati in questo scritto sono tutti inediti e si conser­
vano nel R . Archivio di Stato in Firenze.
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GIORNALE LIGUSTICO
344
Lion ardo M arch ese, gli farai sentire, per
quello modo ti
parrà, o per lettera, o voce viva, come tu se’ là mandato
per la Signoria nostra, et per nostra parte il richiederai che
prestamente et sansa exceptione, o dilatione, debba liberare
li figliuoli di m esser Bartolom m eo Marchese, et le castella
et altre cose occupate et tolte
di
messer N iccholò et di
messer Bartolom m eo restituire ; et ove questo voglia f a r e ,
et
rimettersi
nelle
mani
della
Signoria
m e d e s im a ,
lo r ic e v e r e m o , et verso lui ci porteremo per
noi
m odo,
che
m eritam ente, appresso Dio et nel cospetto di ciascuno, ne
sarem o lodati et com endati, et cognoscerassi
la clementia
della Signoria nostra, et esso iustamente ne dovrà rimanere
patiente et contento. Et ove infra uno dì naturale non li­
berasse con effetto i soprascritti, et le fortezze et le cose
tolte non restituisse, siamo disposti trattarlo in ogni cosa
com e ribello, inimico et traditore di questa
S ig n o ria ;
et
così a lui assegnerai il detto term ine, notificandogli co r.e
con alcuna piccola scorta per
biam o
quanto
tendere
attendere contro a lui t’ a b ­
m andato, et che disposti siam o, non facendo esso
di
alla
sopra
ruina
Γ arai
et
r ic h ie sto ,
exterminio
per
ogni
suo ;
gratia di Dio et nella nostra iustitia
et
modo
sperando
at­
nella
nella impresa et
condotta per lui usata, che presto la nostra intentione avrà
Γ effetto desiderato.
Se
Lionardo
ti
desse p a r o l e , et che
volesse fare et dire et rimettersi nella Signoria n o s t r a , in
nulla prestare fede, se non libera li presi et restituisce le
cose occupate. Et così passato
il
detto
tem p o ,
per ogni
modo possibile et con ogni industria et sagacità, attenderai
a ’ danni et offese di Lionardo et delle cose sue.
Et
delle
terre et luoghi che furono di messer N icch o lò, che per lui
si possedessono, t ’ ingegnerai con lusinghe, o fferte, trattati
et per ogni modo
possibile,
levargli dalla sua obedientia
et reducergli alla nostra et di chi rimanesse de’ discendenti
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GIORNALE LIGUSTICO
345
» di messer Niccholò; mostrando la buona signoria et l’ amore
» di messer Niccholò et li tradimenti et condotta di Lion ard o;
» et con tutte le ragioni et persuasioni ti sforzerai inducergli
» contro a Lionardo. Et se fosse bisogno per Castellani
che
» fossono nelle fortezze, o per altre simili c a g io n i, pagare
» alcune quantità di denari per questi effetti, il f a ;
et
An-
» tonio Alberigo pagherà il denaro. Et come ti diciamo delle
» fortezze et luoghi che furono di messer N ic c h o lò , cosi an» cora t’ ingegna, per trattati et per
ogni
m o d o , di quelle
» sono proprie di messer Lionardo et del fratello. Et per gli
» effetti predetti non omettere alcuna cosa che utile s i a , ma
» con ogni diligentia et ponderatione possibile attendi conti» nuamente, sì che, per effetto,
veggiamo
quello speriamo
» dalla tua virtù; ogni offesa et danno possibile facendo contro
» a Lionardo et le cose sue. Giovan Luigi del Fiesco, signore
» di Pontremoli, et gli altri gentiluomini del paese farai chiari
» della nostra dispositione et volontà contra a L io n ard o , et
» loro richiederai, concerterai et procurerai che in favore, o
» a richiesta di Lionardo, non vogliano dire o fare alcuna cosa,
» ma che noi ci rendiamo certi, che essendo con noi contro
» a lui richiesti, ci servirebbono;
et così con tale speranza,
» quando il caso occorresse, gli richiederemmo, perchè siamo
»
certi amano più la Signoria nostra che Lionardo et
i
suoi
» tradimenti. Et con queste et con altre parole t ingegnerai
» conducergli in odio a Lionardo.
Alberigo
Marchese e gli
» altri Marchesi del Terziero et Antonio Alberigo et gli altri
« nostri raccomandati et amici del Fiesco
richiederai a fare
» guerra et ogni cosa possibile con tutta loro potentia contro
» a Lionardo ».
Delle cose operate dal Brancacci
ecco
la relazione che
ne dava egli stesso alla Signoria il 24 dicem bre: « N el mio
» tornare in Lunigiana, trovai a Pisa,
che
già,
per
mezzo
» d’ un Antonio Rosso, il detto Lionardo Marchese rimandava
G io r n . L ig u s tic o .
Anno X X II-
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G IORN ALE
346
LIGUSTICO
» il fanciullo m asch io; e seguitando io c o ’ fanti, che furono
» in num ero di M C C , giogn em o in paese , dove non prima
» fumo giunti, che gli uomini di Fivizzano mandorno per me
» et eh ’ io gli soccorressi che g l’ erano alle mani colle genti
» di Lion ardo M archese ; e così n ’ andai là, dove mi fu dato
» Γ entrata della terra ;
et
in
quel dì e nell’ altro seguente
» fornii di racquietare tutte le terre che furono del sopradetto
» m esser N iccolò, che furono dicesette.
Et
trovando
morto
» m esser N iccolò, radomandai la fanciulla, la quale riebbi, et
» a P iero Cavalcanti e a Borghino
» detta fanciulla,
la
quale
ne
di
Zanobi consegnai la
menoro
a
Firenze.
Di
poi
» seguitò la ribellione delle terre di Lionardo Marchese, delle
» quali sei se ne dierono al Com une di Firen ze : cioè furono
» Ch odip on te, C ascian o, E qui, Aiolà, Monzone e V incha ; e
» nove se ne dierono a Antonio Alberigo in diversi dì ; ciò
» fu r o n o : Secu ran o,
Ugliano,
Ghisolano,
V ian o ,
» A r g ig lia n o , O liv o la , Pallerone e Bigliolo ;
e due
Gassano,
altre si
» dierono a Spinetta, figliuolo del predetto m esser Bartolom» m e o , e fu R om eta e Magliano.
Solo
restò delle terre di
» Lionardo Marchese il Castello dell’ Aquila, intorno del quale
» lasciai in campo i soldati del Comune ». Non tardò, peraltro,
ad arrendersi, « havendo il Marchese di F erra ra, così richie» stone da’ Fiorentini, per mezzo di Frossino da Verrazzano »,
(son parole dell’ A m m ira to ) « fatto levar di quel castello la
» soldatesca, con la sua bandiera, che vi havea intromesso il
» suo Podestà di V arano ».
La Repubblica, con paterno affetto, si prese cura dell’ edu­
cazione degli orfani; da sei cittadini
fece amministrare i ca­
stelli e le robe di Spinetta, fin che non fu uscito di minorità;
diè in moglie al Marchese Antonio Alberico di Fosdinovo la
G io va n n in a; e sempre si compiacque d’ avere speso il danaro
e impiegate le armi « ad vindicandum innocentem sanguinem
» virorum nobilium Nicholai Marchionis Malespine de Ver-
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
347
« rucola Bosorum, dominique Bartholomaei filii eius, nec non
» domini Bartholomaei uxoris et filiorum plurium parvorum ,
» immaniter atque proditorie effusum per viros
scelestes et
» omni in perpetuum turpissima notatos infamia Leonardum
» et Galeottum Marchiones Malespinas eorundum uccisorum
» affines et coniunctos ».
G
io v a n n i
S fo rza.
UN GENOVESE A BISANZIO
GUGLIELMO CACALLARO oppure C A V A L IE R E ?
Fra i documenti greci pubblicati dai professori Miklosich e
Mtiller ( i ) , parecchi ve ne sono che hanno importanza par­
ticolare per la storia di Genova, come quelli che illustrano
le origini e lo sviluppo delle relazioni dell’ antico C o m u n e
cogli imperatori di Costantinopoli. E di ciò era tanto convinto
il compianto abate Angelo Sanguineti che, non solo fece, da
quel valente ellenista ch’ egli era, una diligente traduzione dei
testi greci, ma, con una pazienza singolare, trascrisse e colla­
zionò tra loro gli originali e le traduzioni ufficiali che ci re­
stano nei diversi esemplari; curò sopratutto la esatta lettura
dei nomi proprii di persone e di luoghi, ove 1’ errore, se scu­
sab ile, è assai frequente; nè riusci sempre, come
(i)
v e d re m o ,
Acta et diplomata graeca res graecas italasque illustrantia e tabulariis
anconetano, fiorentino melitensi taurinensi veneto vindobonensi etc. edd. F r .
M ik lo sisc h
et Ios. M ü lle r (Vindobonae M D C C C LX V ) III, p. 48.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
348
GIORNALE LIGUSTICO
ad evitarlo il M üller ( i ) . P er tal guisa, il venerando nostro
Cornelio Desim oni, che di tali trascrizioni potè gio varsi nella
compilazione della sua dotta mem oria sui quartieri
Gen ovesi
a Costantinopoli nel secolo X I I ( 2 ) , si augurava, fino dal 18 7 4 ,
che G en ova avrebbe avuto aneli’ essa, in tempo non lontano e
per cura della Società L igu re di Storia Patria, il suo Codice
Diplom atico Ligure-Bizantino.
Disgraziatamente, la morte del Sanguineti venne a troncare
codesta speranza : i materiali da lui adunati restarono sin qui
inediti e negletti, e soltanto l’anno scorso la ricostituita Società
deliberò la semplice pubblicazione dei documenti, che, contro
ogni merito mio si volle affidata alle mie cure. R im ando però
a tempo m igliore (o a persona meglio indicata di m e) il c o m ­
mento illustrativo.
P e r il m io ufficio, volli rivedere sul testo originale greco quei
documenti che ritornarono, poco dopo il 18 6 0 , al nostso A r ­
chivio, e sorse subito in me la convinzione
più per la pochezza del
che (certamente
tempo disponibile, che per manco
di perizia paleografica, che in lui
era
p ro fo n d a),
il Müller
non sempre ci ha dato una lezione sicura : perciò non sempre
sono rigorosam ente sinceri i lemmi da lui apposti ai singoli
documenti.
Scelgo il documento seguente.
X . ( 6 7 0 9 - 1 2 0 1 ) mense aprili ind. IV .
Im perator A lexius I I I . Angelus fidem dat publicam Guilelmo Cacallaro mer­
cede conducturo piratas Ianuenses.
-j- Έ π εΙ άνέμαθεν ή βασιλεία μου, δτι άπό τών μερών τής Σικε­
λίας άπέπλευσαν πλοία και κάτεργα κουρσαρικά γεννουΐτικά, φρονοϋντα
( ι) T r a g li altri, cam bia perseverantem ente il nom e del podestà M anegoldo
(Tetoccio) in Μανεχόλδος , per la nota confusione dei
nessi paleografici
ν γ , ντ.
(2 ) Cfr. G iornale Ligustico, 18 74 , p. 168.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
349
κατά των χωρών τής βασιλείας μου καί τής'Ρωμανίας καί εις λύμην αυτών άφορώντα, τό παρόν τής βασιλείας μου σ ι γ ί λ λ ι ο ν
έπεδόθ-η τω Κακαλλάρφ Γιλιέλμψ τώ Γεννοϋίττ], ώς &ν τή τούτου
έμφανεία διέλθης άκωλυτως πάντη καί άπαρεμποδίστως έν πάσαις
ταΐς κατά πάροδον χώραις τής βασιλείας μου, καί άναψηλαφήσ^ς καί
εύρήσης τους κόμητας τών τοιούτων κουρσάρικων κάτεργων γεννουϊτικών καί πλοίων, καί κατασκεύασες αυτους πάντως καταλαβείν προς
την βασιλείαν μου καί τυχεΐν τυπωμάτων έτησίων, καθ’ώς καί οί λοιποί
οί
άπό τοΰ γένους τών Λατίνων τή βασιλεία μου διά στοιχημάτων εκοου-
λεύουσι, μή τινες (ι) τών ένεργούντων έν ταΐς χώραις τής βασιλείας μου
ή τών έξυπηρετούντων αότών όφειλόντων παρεμποδίσαι σοι
αναλα-
βέσθ·αι άπό σοϋ τι χάριν ποριατικών ή διαβατικών διδώνται δέ σοι
και άλογα κατά διαδοχάς καί διοικήσεις παρά τών κατά χωράς ενεργούντων, ετι δε καί έξελαστικα, εί δεήσει. εις τό τάχιον έφευρείν τα
τοιαϋτα γεννουϊτικά πλοία καί κάτεργα, και πρός την βασιλείαν μου
άγαγεΐν, άφ’ ών μερών παραπλέουσι ταΰτα, τοϋ κατατολμήσοντος
ποιήσαι παρά τήν περίληψιν τοΰ παρόντος σ ι γ ι λ λ ί ο υ τής βασιλείας
μου σφοδράν ύφορωμενου την έξ αυτής άγανάκτησιν. έπΐ τούτω γαρ
καί το τοιοΰτον τής βασιλείας μου σ ι γ ί λ λ ι ο ν έπεδό·θ·η αύτω.
f
Μ η ν ! ά π ρ ι λ λ ί ω I ν δ ι κ τ ι ώ ν ος δ’ j .
Orig. cart. bornb. F r . equitis Ansaldi.
Ed ecco la traduzione datane dal Sanguineti, il cui autografo
è presso di me :
( 6 7 0 9 - 1 2 0 1 ) . Mense Aprili ind. IV .
Imperator Alexius I I I Angelus fidem dat publicam Guilelmo Cacallaro
mercede conducturo piratas Genuenses.
Quoniam innotuit majestati meae quod ex partibus Siciliae
solverunt naves et triremes piraticae genuenses cogitantes ad­
versus regiones imperii mei et Romaniae et ad vastationem
(1) Il Müller, per errore tipografico, ha τίνος che non darebbe senso.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
350
G IORN ALE LIGUSTICO
ipsarum respicientes, praesens imperii mei Sigillum traditum
est G uilelm o Cacallaro G en u en si, ut hujus adspectu transeas
libere quacumque et sine impedimento in omnibus juxta tran­
situm regionibus imperii mei et attingas et invenias navarchos
talium piraticarum trirem ium et navium genuensium et com ­
pares eos ut se obligent erga imperium
meum et accipiant
diplomata annualia sicut et reliqui qui de genere Latinorum
imperio m eo per pacta inserviunt, ne quis eorum qui operantur
in regionibus imperii m ei, vel qui ministrant ipsis debeant tibi
esse im pedim ento vel sumere quidquam a te causa eundi vel
transeundi. Dentur vero tibi et equi per vices et provincias ab
iis qui
per regiones
officia ex ercen t, insuper et vehicula si
oportuerit, ut citius invenias
triremes
et ad imperium
hujusmodi Genuenses naves et
meum adducas ex quibuscumque
partibus navigent ipsae. Qui ausurus fuerit facere praeter sum ­
m am praesentis diplomatis cum sigillo majestatis meae, vehe­
menter vereatur ex
ipso indignationem. Super hoc
enim et
hoc majestatis meae sigillum traditum est ei.
-j- Mense Aprili indictione I V -jOrig. chart. botnb. F r. equitis Ansaldi.
Non so se il Sanguineti abbia visto l’originale del documento:
dalla sua traduzione, che è fedelissima al testo dato dal Müller,
parrebbe di no.
Il M üller dice di aver letto il documento presso il cav. Fr.
Ansaldo e v ’ acconsente la
versione
del
Sanguineti.
Io
ho
potuto rinvenire Γ originale di esso fra le pergamene della
Società, alla quale deve averlo donato il cav. Franco Ansaldo,
(uno
dei
benemeriti
socii
fondatori) che
potè
venirne in
possesso per opera del fratello cav. G io v a n n i, appassionato
cultore delle cose patrie ( i ) . È un foglio di carta cosidetta
C1 ) L egg o infatti nel vol. I fase. II degli A t t i della Società L ig u re d i
Stona Patria, pag 4, questo ricordo di F r Ansaldo. « L ’ottim o, e carissim o
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
35 1
GIORNALE LIGUSTICO
bombicina, oblunga, di c m . 2 1
d’ altezza X 27
di larghezza.
L a scrittura è di inchiostro gialliccio, tranne che la parola
σιγίλλοον, che ricorre tre volte, è scritta in inchiostro rosso
come la data, conforme all’ uso della corte imperiale di auten­
ticare con quel mezzo le proprie missive.
Paleograficamente non presenta nulla di straordinario dagli
altri diplomi im periali, di cui ha le abbreviazioni solite ed i
soliti compendii. Non è quindi, punto, di difficile lettuia per
chi conosca i primi rudimenti di paleografia greca e daolm i
non poter accompagnare queste mie note da un fa c s im ile , che
del resto vedrà presto la luce negli A t t i . Osservo intanto che
un possessore (certamente anteriore agli A n sald o, anzi del
secolo scorso) potè scambiare quei caratten per turcheschi.
» mio fratello G iovanni essendo nel 1855
in Parigi a visitare la grande
» Esposizione industriale, volle vedere il prezioso Codice del Caffaro che è
» custodito in quella Biblioteca Im periale : lo esaminò attentam ente, ne cavò
» copiosissime n o te, non chè i facsim ile di alcune miniature che sono in
» esso, e reduce in patria tutto mi donò a dimostrazione d affetto ». A l
quale
accenno seguono in nota questi appunti biografici, che, dall esem ­
plare della Beriana, appaiono dettati dall’ Abate Scaniglia. « Il C a v . G iovan n i
» Ansaldo genovese fu diligente ed am oroso cultore delle cose d A rte e
» Storia Patria, nelle quali solevasi dilettare grandem ente, quando riposava
» da fatiche più gravi, e da studii più severi. Professò M atem atica, e delle
» arti sorelle, l ’Architettura. Am m aestrò e diresse con affetto di padre le
» classi operaie nel nostro Istituto Tecnico, chiamato da R e C arlo Alberto
λ ad iniziarvi il progresso delle arti meccaniche. Insegnò la G eom etria
» Descrittiva e l ’Analisi Infinitesim ale in questo R . A teneo. Ebbe per oltre
»> sei anni la sovraintendenza dello Stabilimento M etallurgico industriale in
» Sampierdarena, e presto lo condusse a tale da gareggiare coi più rino» mati di Francia e d’ Inghilterra. D a R e Vittorio Em anuele m eritò segno
» di onorificenza: da’ concittadini, fino dal 18 4 8 , voto concorde e ripetuto
» perchè siedesse nel Consiglio Comunitativo, dove integro e franco mostrò
» perizia d’ ingegno e bonti di cuore. Fu pensatore profondo; dicitore netto
» e stringente: di parole e di modi dignitoso, modesto e soave. Mori con
» pubblico dolore di 40 anni appena il 27 aprile 18 5 9 ! »
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352
GIORN ALE LIGUSTICO
D ice infatti una postilla del verso: sera turchesca =
turchesca !
Io
scrittura
ho dunque potuto esaminare, a tutto mio agio, l’ originale
e trarne notevoli varianti, di cui diro poi. Ma anche prima
di avere sotto occhio l ’originale, non appena lessi il testo dato
dal M üller ed il lemma appostovi da lui e accettato dal Sanguineti, non potei a meno di arrestarmi insospettito davanti a
quel cognom e Cacallaro, che sarebbe un’ assoluta novità n el1 onomastica ligure, nonché genovese.
L ispezione accurata dell’ originale mi fece accorto che
la
parola precedente il nome di Guglielmo non è affatto un co­
gnome, ma titolo di dignità o cavalleresco. Invece di Κακαλλαριος bisogna leggere Καβαλλάρως. L ’ errore c om m esso
dal
M üller deriva dal solito scambio di un K con U , forma che
assume il β nel minuscolo c o rsiv o ( i ) , per lo meno sino dal
I X secolo in giù e che si adoperò poi promiscuamente col­
l ’ altro tipo.
11 documento è dunque un passaporto rilasciato ad un genovese
cavalier Guglielmo perchè induca alcune navi genovesi a met­
tersi al soldo dell’ imperatore,
colle stesse condizioni offerte
agli altri latini. In che senso s ’ abbia a prendere quell’ ignoto
« cavaliere » c ’ è da scegliere fra queste tre accezioni in cui
è usato quel vocabolo nell’ idioma greco bizantino.
— O
è titolo professionale, trovandosi K αβαλλάρως * =
Caballarius =
eques, nel senso di colui che sta a ca va llo : il
lessico manoscritto di Cirillo (di cui tanti esemplari ebbi oc­
casione di collazionare, nei bei tempi giovanili, alla Mediceo
Laurenziana di Firenze) spiega appunto καβαλλάριος =
Ιφιππος,
ó έν Γππω καθήμένος, Κάβαλλος γάρ δ ίππος.
2.
Ο
è in senso militare
Καβαλλάριοι =
(in
opposizione
milites seu militari cingulo
a
πεζός)
d o n a ti, francese
( i) Cfr. G a r d t h a u s e n ; GriechiScbe Paleographie, tav. 5.
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GIORNALE LIGUSTICO
353
chevaliers; ed in tal senso l’ adopera appunto Anna Comnena
(lib. 1 3 , p. 4 1 1 ) : 'όσοι oà άπώσι των ήμών ιππέων καί οπλιτών
οδς Καβαλλαρίους σύνηθες καλοΰμεν.
3- — Ο come titolo puramente di dignità ( 1 )
in Georgio Pachymeres (lib. 4, c. 3 1 )
trovandosi
ricordato un Καβαλ-
λάριος Αλέξιος, άνηρ γεννάδας και ανδρικός che verrebbe proprio
in buon punto a fare il paio con il καβαλλάριος Γιλίελμος del
nostro documento.
E, in questo ultimo caso, codesto antico « cavalier Guglielm o
genovese », che si fa intermediario fra i proprii concittadini e
l’ imperatore, richiama alla mente 1’ uffizio non molto differente
assuntosi nelle ultime imprese africane da un altro c a v a li e r e moderno. In altre parole, chi non vede nel cav.
Guglielm o
un cav. Felter dell’ antichità?
Ma chi era l’ imperatore che concesse al nostro concittadino
il suo salvacondotto?
Ecco un’ altra domanda che non si è fatta il Sanguineti
il
quale ha accettato, ad occhi chiusi, la data del 1 2 0 1 e il nome
dell’ imperatore Alessio III fissati dal Müller.
In verità, dall’ originale non mi sembra che noi possiamo
ricavare nè la prima nè il secondo.
Infatti
a) Manca il nome dell’ imperatore ;
b) Manca l’ indicazione dell’ anno ;
c) Abbiamo solo l’ indizione 4, il mese (A prile).
Ora se noi avessimo il nome dell’ anno (che in tal caso
nel testo greco dovrebbe essere ,ςψθ') dato l’ anno e l’ indizione,
noi potremmo dedurne il nome dell’ imperatore allora regnante.
Cosi pure, se avessimo nel documento il nome dell’ im p e­
ratore, dalla indizione potremmo inferirne l’ anno.
(1) D u c a n g e ; Καβαλλάριος recensetur 87 inter Dignitates Palatinas in
Catalogo Offic. Palat et ms. Reg. sed quale illius fuerit munus, non liquet.
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GIORN AL E LIGUSTICO
354
M a mancando uno di questi dati , necessarii alla soluzione
del problema
c ro n o lo g ic o , non
mi sembra possibile , o io
m ’ inganno, che dal solo accenno al mese e all’ indizione si
possa fissare T a n n o e l ’ imperatore.
N è la scrittura presenta, com e già ho detto, peculiari par­
ticolarità paleografiche per cui non possa anche assegnarsi ad
un secolo anteriore com e al posteriore, potendo essere tanto
della fine del X I I quanto del principio del X I I I .
Del resto, che il Müller abbia dovuto leggere il docum ento
con molta fretta (ed era scusabilissimo trovandosi a
di passaggio) mi viene ora accertato da persona
G en ova
degnissim a
di fede, sotto i cui occhi egli decifrò e trascrisse rapidissim a­
mente l’ originale g r e c o ; ed alla fretta sono pure da imputarsi
altre inesattezze di lezione, di cui risente anche la traduzione
del Sanguineti.
Il salvacondotto
è rilasciato dall’ imperatore a G u glielm o
com e a persona presente έπεδόθη σοι. Nel testo
del
M üller
manca il σοι e il Sanguineti traduce sigillum traditum est G uilelm o,
mentre va tradotto traditum tibi Guilelmo ecc. C o si nell’ ultima
riga έπεδόθτ) αϋτω va letto έπεδόθτ) σοι, e la traduzione va m o­
dificata. Più sotto è fatta menzione
di
κουρσαρικών κατέργων
γεννουιτικών καί [των] πλοίων. L ’articolo è om m esso dal M üller,
che inoltre trascrive con κατασκευάστε il chiarissimo παρασκεύασες
dell’ originale. Più sotto ancora noto un διαβατικών dove è da
leggersi διαβατών
e anzi
è degno di rilievo che
in questo
vocabolo il β ha la stessa forma di u che presenta il καβαλ­
λάριος letto κακαλλάριος dal Müller.
Stabilite queste varianti, ecco la versione più cauta che a
me sembra possa darsi al nostro documento.
Giacché la M ia Maestà ha appreso che dalle p arli della S icilia
hanno salpato navi e triremi corsare genovesi malintenzionate contro
le terre del Mio Impero e contro la Romania e m iranti a danno
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3S5
GIORNALE LIGUSTICO
di esse, il presente Sigillo della M ia Maestà e stato rilasciato a T e,
cavaliere Guglielmo Genovese, affinchè alla presentazione di esso tu
passi liberamente per ogni dove e senza impedimenti lungo il per­
corso in tutte le terre dell’ impero della M ia M aestà, e cerchi e
trovi i còmiti di codeste triremi corsare genovesi e delle navi, e ti
accinga a ridurli del tutto alla M ia Maestà e ottenere contratti
annuali, come g li altri di stirpe latina che obbediscono per patti alla
M ia Maestà. Non debbano alcuni di quelli che hanno uffici nelle
terre della M ia Maestà o da coloro che da essi dipendono fa re a
Te impedimento nè esigere da Te alcuna cosa, a titolo di passaggi
o di tragitti. Siano anzi date a te bestie, per cambio, di provincia
in provincia da coloro che hanno uffici, e inoltre anche veicoli, se
abbisognerà, per trovare più presto codeste navi e triremi genovesi
c addurle alla M ia Maestà da quelle parti dove navigano esse.
Osando alcuno di agire contro il contenuto del presente sigillo della
M ia Maestà tema da essa terribile sdegno. Giacché a tale scopo
questo sigillo della M ia Maestà è stato consegnato a Te.
N el mese di Aprile indizione quarta.
E il lemma dovrebbe venir modificato così:
Anno ? — Un imperatore greco dà a un cavaliere G uglielm o genovese
un salvacondotto perchè tragga al servizio di Sua M aestà alcune navi e
triremi corsare genovesi, che erano nel mar di Sicilia.
Per le condizioni fissate a codesto assoldarsi
di
genovesi
nell’ armata bizantina, può servir di commento la Convenzione
fatta dai genovesi con Demetrio Metropolite (o Macrembolite)
a nome e come ambasciatore di Manuele C o m n en o ,
impe­
ratore di Costantinopoli, nel 1 1 55 ( 1 ) : « . . . quod omnes
ianuenses qui in terris imperii inventi fuerint debent intrare
in galeis imperatoris cum soldis quos latinis dare solitus est et
( 1 ) Arch. i i Stato, Materie Politiche, mazzo I. Cfr. anche A t t i della So­
cietà Ligure di Storia Patria, vol. X X V III, pag. 346.
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G IORN ALE LIGUSTICO
ire contra stolum ac servicium illud complere exceptis h o m i­
nibus viginti qui pro custodiendis navibus remanere debent
sicut convenisti illud et in grisoboli logo continetur expresse
illud complere possis et firmare... ».
T o rrig lia, 24 L u g lio 189 7.
G ir o l a m o B e r t o l o t t o .
AGOSTINO FALCONI DI MAROLA
E I S U O I S C R I T T I E D IT I E IN E D IT I
Il 26 febbraio del 18 8 2 , colpito da congestione cereb rale,
cessava di vivere Agostin o Falconi.
Al
tristo
annunzio , sentii una
stretta al cuore.
P o v e ro
A gostin o ! M i par di vederlo anche adesso: basso e tarchiato,
con un pizzo e un paio di baffi lu n g h i, fo lti, c a n d id is s im i,
che facevano apparire più brune le maschie fattezze del volto,
su cui
lam peggiavano
due occhi , pieni di fuoco e di vita.
E ra sem pre in moto ; intrecciando
nuovi progetti d’ escava-
zioni di marmi, collo scrivere nuove poesie, col rovistare ar­
chivi e biblioteche; continuamente in traccia di n o tizie, per
illustrare la storia del pittoresco G o lfo della Spezia, che stava
in cima ad ogni suo pensiero e che gli fu un culto d’ am ore
per tutta la vita.
V ide la luce a M arola
1’ 8
gennaio del 1 8 1 6 da D om enico
Falconi e Lau ra M o r i; e nella vicina Spezia fece i primi studi,
che seguitò poi a Sarzana sotto quel valentuomo di Bartolommeo G essi, e compì a Genova. Datosi al com m ercio de’
m armi, scoperse nuove cave sui monti Spezzini; e per « am ­
mazzare il tempo », come confessava lui stesso con ingenua
schiettezza , si mise a com porre
versi , senza mai per altro
diventare poeta , sebbene l’Arcadia
1’ accogliesse nel proprio
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357
GIORNALE LIGUSTICO
grembo col nome pastorale di Eucrute Dasèo ! P o v e ro d im ­
maginazione e mancante
versi affogava
d’ eleganza
nella fo rm a , ne
suoi
sempre il pensiero in tale e tanta erudizione
storica e con nudità così aperta, che il conte T u llio Dandolo
nelle sue Corse estive alla Spezia li ebbe a chiamare « versi
archeologici » ; definizione giusta e spiritosa. Il Falcon i era
ricercatore diligente, appassionato e amoroso di storia, e ap­
punto come studioso di cose patrie ha un qualche valore ; e
se avesse lasciato in pace la poesia per consacrarsi
esclusi­
vamente all’ erudizione, meglio provvedeva alla propria fama.
Il suo primo
lavoro fu la canzone intitolata : Un idea del
Golfo di Spezia.
La mise alla luce nel ' 4 5 , ed ebbe quattro
edizioni. Recatosi ali’ V i l i Congresso degli Scienziati italiani,
che fu tenuto a Genova il
1846 , nell adunanza de
settembre vi lesse una Memorili sulle
rovine della
21
di
chiesa di
S. Pietro di Portovenere e nell’ adunanza del 25 del m ese stesso
una Memoria storica sul castello di Lerici. Tutte e due vennero
fuori il medesimo anno in un volume di Rime , che stampò
a Lucca; e ne fece anche una tiratura a parte. Invece restò
inedita un’ altra Memoria, che pur lesse al Congresso genovese,
quella sulla scavazione del marmo mischio di Portovenere ( 1 ) .
Essendo peritissimo della lingua in g le s e , che a testimo­
nianza degli inglesi stessi (in questo non facili lodatori), par­
lava e scriveva con proprietà elegante, pregato da Odoardo
Lester, Console generale degli Stati Uniti d A m erica in G e ­
nova, dettò in quella lingua una descrizione del Golfo della
Spezia
e la pubblicò col titolo : Sea-turn about
of S p ez ia , originally discribed en thè englisch
Americani
vagheggiavano
allora il disegno
di
thè
G u lf
language. G li
mettere nel
Golfo uno stabilimento per le loio navi da g u e rra ; disegno
( 1) Cfr. M azzini U . Agostino Falconi, memorie biografiche e critiche, L a
Spezia, Tipo-Litografia F. Zappa, 18 9 4 ; p. 19.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
358
GIORN ALE LIGUSTICO
che poi non ebbe effetto ,
stran ieri !
e
fu bene. Lontani
sem pre
gli
Nel 1 8 5 0 stampò a T o r in o un volum etto di R im e inedite,
da cui trasse poi L ’ A dd io del Crociato d i M arola, che ripro­
dusse, con correzioni e aggiunte, nel ' 5 5 ; e nello stesso anno
pubblicò la Raccolta delle iscrizioni del Golfo d i S p e z ia , della
quale fece poi a Pisa, nel '7 4 , una seconda ed iz ion e, molto
accresciuta. L· questo uno de’ lavori migliori del nostro A g o ­
stino ; ma non manca di difetti. Spesso non è fedele nel tra­
scrivere le is c r iz io n i, com e
compianto
ebbe dottamente
archeologo M arcello
Interpretazione d i due antiche
a
Remondini , che
p rovare
nella
il
sua
epigrafi esistenti a Trebbiano ed
alla Spezia, impressa nel Giornale Ligustico [I I , 2 7 7 - 2 9 5 ] , ne
reintegra parecchie che nell’ edizione falconiana erano
sp ro­
positate a segno che non se ne ricavava senso alcuno. E poi,
tra le iscrizio n i, varie ne alloga A g o s tin o , che
mai non si
sono sognate d’ esser tali. Divisava di far seguire alla Raccolta
una serie di Lettere esplicative « allo scopo » (son sue parole)
« di mettere le iscrizioni in correlazione colla storia e di far
« meglio conoscere gli avvenim enti ai quali si riferiscon o ».
Era un pensiero felice, ma pur troppo non lo pose a effetto;
come non tirò a fine nè le Memorie sulle fortificazioni del Golfo
della Spezia, nè le Notizie relative al cappuccino f r . F e'ice M aria
da M arola, nè la raccolta de’ Documenti relativi alla
chiesa
parrocchiale della Spezia, nè la Memoria su ll’ ubicazione d i T ig u lia , nè la Storia de’ P isani a L e v ic i, nè le Memorie
sulle
cave marmoree del Golfo della Spezia , nè le Notizie relative a
S. Venerio, eremita sull’ isola del Tino, nè la Storia d i M arola
e della sua giurisdizione, nè le Ricerche su ll’ antico porto d i L u n i
ad oriente del Capo del Corvo , nè la
raccolta d e’ Documenti
relativi al Golfo della Spezia, nè la Memoria sulle strade romane
tra L u n i e Genova, nè le Lettere critiche sugli errori pubblicati
intorno al Golfo della S p ez ia , nè la Memoria su ll’ eversione d i
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
359
GIORNALE LIGUSTICO
Càrpena, nè YApologia di Bartolommeo Fazio : lavori in parte
ideati soltanto , in parte appena abbozzati.
Il
’ j6
pubblicò
a Genova
l’ ode :
Una scena nel Forte
Santa-M aria al Golfo di Sp ezia; e nel '59 la ca n z o n e : O r­
lando da
L ecca, prigioniero nel Castello
di L erici. L anno
dopo , chiamato a far parte della Giunta di statistica, compilò
le Notizie statistiche circa la popolazione del Comune di Spezia,
con un cenno storico intorno alle parrocchie che lo com p on ­
gono; e n’ ebbe in premio dal G overno una medaglia d’ argento.
Il '63 dette mano a un’ opera di lunga l e n a : le Memorie
sui monumenti del Golfo di Spezia, e ne incominciò la stampa
a M assa; ma troppo ristretto fu il numero degli associati, e
ne uscì un solo fascicolo di trentadue pagine. Ritentò la prova
a Sarzana il '69 ; e al secondo
fascicolo , scorato
e deluso
per l’ incuria del pubblico, bisognò di nuovo lasciasse in tronco
il lavoro, che era pur frutto di lunghi sudori ! D oveva spartirsi
in due volumi. Nel primo si proponeva d’ illustrare i m onu­
menti occidentali del Golfo, dal promontorio de
fino allo scoglio
Cappuccini
del Tinetto ; nel secondo quelli
del
lato
orientale, dal promontorio stesso fino a S. Croce in bocca di
Magra.
Sorte infelice ebbe pure un’ altra sua opera : le Effemeridi
del Golfo di Spezia, di cui intraprese la stam pa, per associa­
zione, a Genova
nel '66 e a Pisa nel ' 7 5 ; tutte e due
le
volte non mandandone fuori che il primo fascicolo per saggio.
Delle Effemeridi, per altro, non è da rimpiangere la perdita.
Il raggruppare
sotto mesi e giorni
avvenimenti di
epoche
svariate, è un capriccio , una bizzarria. La storia vuole
che
il racconto sia filato, che da un fatto si passi cronologicamente
a un altro : altrimenti come si fa a intenderne le cause , a
vederne gli effetti?
Il
'6 6 , co’ torchi modesti d’ una tipografia sorta pur allora
a Ponzano Superiore, stampò una Raccolta delle descrizioni poe-
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
360
GIORNALE LIGUSTICO
fiche del Golfo d i S p e z ia ; nel ’ 68 , ripresa tra m ano la vecchia
O d e : Una scena nel Forte S a n ta -M a ria , la r ifu s e , l ’ a m p l i ò ,
la corresse. È quella che fece la sua com parsa a C a r r a r a col
titolo: F a sti L ig u ri. L ’ anno appresso volle tentare di scrivere
poeticamente nel vernacolo nativo, e la prova riusci bene. É
la preghiera d’ una ragazza di M arola alla M adonna , perchè
le faccia trovare marito. Sento proprio la voglia di riprodurne
qualche strofa :
M ad ò n a, a ve l’ ho ditto,
A vò retorno a dì :
E h fem ela sta grazia,
M andèm e ’ n po’ mari.
E eh’ a v e ’ n diga n ’ atra ?
( L ’ è v e ro , stè segura)
E n letto cosi sola
Ho fina ’n po’ paura.
Pazienza, s ’ ô n’ è ric c o ,
P azien za, s’ ò n’ è b eo,
P azienza, s 1 ô ne porta
A
1’ orza
o sè capéo.
Pazienza, s’ ò ne batta
En po’ de fantasia.
M andèm elo, m andem elo
C h ’ Ô sia come se sia.
Nel dialetto di M arola tradusse anche la n ovella
IX
della
giornata prima del Decamerone.
Il
' 7 1 stampò a Prato Cinque odi e cinque sonetti; e l ’ anno
dopo le F a s i della giurisdizione di Spezia; breve
som m ario
delle vicende di quel paese , divenuto di un um ile villaggio
una fiorente città, che ha innanzi a sè un brillante e lusin­
ghiero avvenire.
nel '4 9 :
Con parola fatidica scriveva M ichele Erede
« Il gran concetto di Napoleone I , che voleva fare
del nostro Golfo il secondo porto militare della F r a n c ia , va
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
361
ad attuarsi sotto migliori auspici, e fra pochi anni sulla ròcca,
compita, della Castellana sventolerà il vessillo tricolore, indi­
cante che P Italia de’ secoli è finalmente risorta ».
La serie degli scritti a stampa di Agostino Falconi si chiude
con una breve Memoria sulla condizione della fam iglia di Bartolommeo Fazio e colla Parte I della sua Guida del Golfo di
Spezia. Pochi giorni innanzi di morire mi scriveva : « Sono
» attorno a ristampare i Fasti L ig u ri, con aggiunte e molte
» note. Presto ricomincierò la pubblicazione delle Effemeridi
» e quella delle Lettere esplicative delle iscrizioni del Golfo. Sto
» compilando la Storia della Fortezza di Santa M aria ».
È morto sulla breccia, da buon veterano. La Lunigiana ha
perduto un tìglio operoso.
G
io v a n n i
S
fo rza .
Elenca degli scritti di Agostino Falconi
1 . — U n ’ id ea // del // Golfo di Spezia // canzone // di // A g o s t in o
F a l c o n i // d a
M arola. // Spezia
18 4 5 . // T ip o g ra fia
P rovin ciale
di
G io van n i A rgiro ffo // con perm issione. — In -8 .° di p p. 20.
2. — R im e /I di // A g o s t in o F a l c o n i // da // M aro la. // L u c c a //
coi tipi B acce lli e F o n ta n a // 18 4 6 .
— In - 8 .° di pp. 3 0 4 .
3. — L a // chiesa di S . Pietro j j ed // il castello
di L e ric i // nel
G olfo di Spezia. // [ I n f i n e : ) L u c c a / / T ip o g rafia B a c c e lli e F o n t a n a //
18 4 6 . — In 8 .° di pp. 24.
4. — Se a-tu rn // about // thè G u lf o f Spezia // o rig in ally d escribed //
in thè english
la n g u a g e / / b y / / A u g u s t i n
F a l c o n i / / o f M a ro la ./ /
L u c c a II P rin ted b y B accelli and F o n ta n a // 18 4 6 . — I n - 1 2 .0 di p p . 1 2 0 .
*
A p . 48 term ina la descrizione in lin gu a in glese del G o lfo d e lla
Spezia e segu e con frontespizio a s è :
U 11' id ea // d e l // G olfo d i S p e z ia
I l C anzone // d i // A g o s t in o F a l c o n i // d a M a ro la // — // Seconda
ed iz io n e // con v a r ie a g g iu n te . // — // L u c c a // T ip . B a c c e lli e F o n ­
ta n a l j 18 4 6 . *
( ìio r n . L ig u s t ic o . Anno X X I I .
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362
GIORNALI-:
5. —
R im e in ed ite // di // A
L IG U S T I C O
go stin o
F
alconi
// di M a ro la // socio
o rd in ario d e ll’ A c c a d e m ia Serrav e zzese // d e g l’ Iniziati // co rrisp o n d e n te
d e l l 'in stitu to d e ’ F ilo m a ti di L u c c a // e fra g li A rc a d i // E u c ra te D asèo
I l m em b ro d e lla G iu n ta di S ta tistic a // d ella P r o v in c ia d e l L e v a n te //
lu o g o te n e n te
n e lla
G u a rd ia
N azion ale. // T o rin o // T ip o g r a fia
stellazzo e D e g a u d e n z i // 1 8 5 0 . —
6.
I n - 1 2 .0 di pp. 4 4 .
— R a c c o lta // d e lle // iscrizioni
di /I A
g o s t in o
F
a lco n i
/ del golfo di
S p e zia // o p era //
// d a M arola // m em bro d e ’ C o n g re ss i scien ­
tifici ita lia n i // socio d e lle
A c c a d e m ie
L u c c a I/ e fra
ro m an i // E u c ra te
g li
C a-
A rc a d i
letterarie // di S e rrav ezza
D a sè o // m em b ro
e di
d e lla
G iu n t a d i S ta tis tic a // d e lla P ro v in cia di Spezia //. L u c c a / / d a lla tip o­
g r a fia B a c c e lli // 1 8 5 5 . —
7. —
ln - 8 .° di pp. 58 .
U n a s c e n a // n el // F o rte S an ta-M aria // al G o lfo d i Sp e zia //
od e // d i ,// A
g o s t in o
F
alco n i
// da M arola. // G e n o v a // Stab ilim e n to
T ip o g ra fic o P o n t h e n ie r // 18 5 6 . —
8. —
O rlan d o
da
I n - 1 2 . 0 di pp. 3 2 .
L e c c a // p rigion iero // nel
c an zo n e // di // A g o s t i n o F
alco n i
ca ste llo
di
L e ric i //
// d a M arola // fra g li A rc a d i ro­
m a n i /I E u c r a t e D a sé o // G e n o v a // T ip o g ra fia di G . B . F . D a g n in o //
18 5 9 . —
9. —
I n - 1 6 .0 di p p . 1 8 .
N otizie statistich e // circa // la popolazione d e l C o m u n e / / d i
S p e zia // ra c co lte // d a // A g o s t i n o F a l c o n i // m em b ro // d e lla G iu n ta
d i S t a tis tic a . // [seg u e la c ita z io n e : S c ir e tu u m ιιι/ ιιΐ est, n is i te sc ire
hoc s c ia i a lt e r . // / ί .
cesco A rg iro ffo . —
10 . —
A
P ers.
S a i.
/ .] S p e z ia , 18 6 0 .
T ip .
di
I· ran-
In - 8 .° di pp. 16 .
S u i // m o n u m en ti / del // G o lfo di Spezia / / m e m o r ie / / d i //
g o s t in o
F
a l c o n i.
// P a rte p rim a // vo lu m e prim o. // M a ssa -C a rra ra //
R e g ia T ip o g r a fia F r e d i a n i // 1 8 6 3 . — In-8.° di p p . 3 2 .
* R e sta r o n o in tronco a l prin cipio del capitolo X . *
11.
c o n i.
—
E ffe m e rid i // del // G o lfo di S p e zia// per (
A g o s t in o F a l ­
// G e n o v a // T ip o g ra fia di G a e ta n o S ch en o n e // 18 6 6 .
In-8.
di p p . 1 6 .
* R e sta ro n o in tronco, per m ancan za d ’ associati. N e lla B ib lio te c a del
R . A rc h iv io di Stato in M assa se ne trova un e se m p la re , p ien o zeppo
d i p o stille e correzioni au to g rafe d e ll’ A u to re. *
1 2 . — F a sti liguri // canzone // di // A g o s t i n o F a l c o n i // d a Ma-
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
363
GIORNALE LIGUSTICO
ro la I/ fra g li A rcad i rom ani // E u crate D asèo. // C a rra ra // Stab ilim e n to
tipografico il C arrion e // 18 6 8 . — I n - 1 2 .° di pp. 36 .
13 . —
P er le fauste n o z z e / / di G io van n i Sforza
c o ll’ E lis a
P ie -
ran to n i // om aggio // d e ll’ A rcade E u c ra te D asèo. // S o n etto . // P isa , T ip .
N istri [ 18 6 9 ] . — In -8 .“ di pp. 4 n. n.
14 . — S u i // m onum enti // del // G olfo di Spezia // m em o rie // di
A g o s t in o F
a l c o n i.
/ / P arte prim a // V o lu m e I ./ / S a r z a n a / / T ip o g r a fia
C iv ica di G iu sepp e T e llarin i // 18 6 9 . — In-8.° di p p . 48.
* R im aste in tronco, a l solito, per m ancanza d ’ a sso cia ti. *
1 5 . — D escrizioni // del // G olfo di Spezia //ra c co lte e co m m en tate
I l d a / / A g o s t in o F a l c o n i . // P rato // T ip o g ra fia
B ru z z i// 1 8 7 0 .
—
d ivid ersi in
due
ln -8 .° di pp. 16 .
* È il prim o fascicolo soltanto. L ’ opera d o veva
parti. L a prim a contenere le descrizioni del G o lfo , scritte a tutto il
secolo X V 1I 1 ; la seconda quelle uscite a stam pa nel se co lo che corre. *
16 . —
S u l // G olfo di Spezia // canzone // di // A g o s t i n o F a l c o n i
/ / f r a g li A rc a d i rom ani // E ucrate
D a s è o ./ / E dizion e
q u a r t a / / con
aggiu n te e v a riazio n i./ / Prato / / T ip o g ra fia Bruzzi // 1 8 7 0 . — I n - 1 6 .0
di pp. 4 0.
1 7. — S a g g io del dialetto // di M arola // antico p aese d el G o lfo di
Spezia. / / ( / «
f i n e : ) Sarzan a, T ip . C iv ica di G .
T e lla r in i/ / [ 1 8 7 0 ] .
— In -8 .° di pp. 4 n. n.
18 . — C in q u e odi // e // cinque sonetti // di // A
g o stin o
F alconi
// fra g li A rc a d i rom ani // E u crate D asèo. // [Segu e la citazion e] : / /
tempo j/ I n qu alche onesto studio s i con verta // P e t r a r c a . // P ra to //
T ip o g ra fia B ru z z i// 18 7 0 . — In-8.° di pp. 6 2.
19 . —
F a s i/ / d ella // giurisdizione
di
Spezia // p e r // A
g o s t in o
F a i .CONI. // G e n o v a //T ip o g ra fia di L u ig i S a m b o lin o // 1 8 7 2 . — I n - 1 2 .0
di pp. 64.
20. —
Iscrizioni // del // Golfo di Spezia // raccolte
p e r c u ra // di
A g o s t in o F a l c o n i . // P isa // T ip o g rafia U ngher // 1 S 7 4 . — In -8 .° di
pp. 12 6 .
2 1. —
s t in o
Effem eridi storiche // del // G olfo
di
Spezia // per // A
go­
F a l c o n i . // Parte prim a // contenente i m esi // di g e n n a io , feb­
braio, m arzo, aprile, // m aggio e giu gn o. // P isa // T ip o g ra fia U n g h e r //
18 7 5 .
In-8.° di pp. 16 .
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G IO R N A L E LIGUSTICO
364
* P u b b lic a z io n e rim a s ta in tronco e che con tien e le so le effem eridi
d e ’ g io rn i 1 - 1 0
22. —
g e n n a io . *
C in q u e odi // e // cin q u e son etti // di // A
g o s t in o
F
alco n i
// fra // g li A r c a d i ro m an i // E u c ra te D asè o . // P isa // T ip o g r a fia U n gh e r
// 1 8 7 5 . —
I n - 1 2 .0 di p p . 64.
* E c c o il titolo d e lle odi : L ' a d d io a l C rociato , O r la n d o d a L ecca ,
La
vedova
d e l n a u f r a g o , L a p a r t e t iz a , I l r is o d e l d o rm ie n te . I so ­
n e tti h a n n o
R im in i,
p er so g g e tto : I l
v e r t i o , L a p r i m a v e r a , F r a n c e s c a da
O n o r i p o s t u m i, e L a sto ria . *
23. —
[L a
n o v e lla I X d e lla G io rn a ta
p rim a d e l D e c a m e ro n e
di
G io v a n n i B o c c a c c i tra d o tta n e l d ialetto di M aro la].
=
n e ll’ o p e ra : I p a r l a r i i t a li a n i in C e rta ld o a lla f e s t a d e l V cen­
t e n a r io d i G io v a n n i B o c c a c c i o m a g g io , d i G i o v a n n i P a p a n t i , In L i­
v o r n o , co i tip i di F ra n c e sc o V i g o , 1 8 7 5 ; pp. 2 3 2 - 2 3 3 .
24. —
S tr e n n a // d e l // G o lfo di Spezia // p e r // 1’ a n n o b ise stile //
1 S 7 6 . // S p e zia // T ip o g ra fia M on ticon i // 1 8 7 5 . —
I n - 1 6 .0 di pp. 4 8 .
* N e fu ed ito re il F a lc o n i e v i raccolse scritti d ’ a ltr i e su o i. Q uesti
u ltim i tu tti g ià sta m p a ti, a ll’ infuori d e ll’ Im ita z io n e d e lla d e sc riz io n e
d e l G o lfo d i S p e z ia fa t t a in v e r s i e s a m e tri d a V e n tu ra P e c c m i , che
è a pag. 39 . *
25. —
D escrizio n i poetiche // d e l // G o lfo di Sp e zia // ra c c o lte per
c u ra // d i // A g o s t i n o F
P a t r i a e /]
—
P on zan o
a l c o n i.
// [S e g u e la citazion e : D u lc is a m o r
S u p e rio re // T ip o g ra fia
d e ll’ Im m a c o la ta // 18 7 6 .
In -8 .° d i p p . 20.
2 6 . — G u id a // d e l // G o lfo di Sp ezia // p er // A
g o s t in o
F
a l c o n i.
//
P a r te p rim a . // T o rin o // T ip o g ra fia R o u x e F a v a ie // 1 8 7 7 . — In - i6 .°
di pp. 14 2 .
2 7 — S u lla // con dizione d e lla fam ig lia // di // B a rto lo m e o F a z io // di
S p e zia H m e m o ria j j d i // A g o s t i n o F a l c o n i . // — // D e d ic a ta a ll’ O no­
re v o le S ig n o r M arch ese / / B a ld a s s a r e C asta g n o la D e p u ta to a l P a rla m e n to .
// S p e zia 1 8 7 8 . /I T ip o g ra fia del C ircon dario d e g li E r e d i A rg iro ffo . //
V ia d e l P rio n e , n . 3 7 . —
28. —
I l p e r // A
I n .8." di pp. 3 6 .
G u id a // d e lla // città di Spezia // e d e’ lu o g h i d e l su o golfo
g o s t in o
F
a l c o n i.
// Spezia // A ssociazion e m u tu a
tip o g ra­
fica I/ 1 8 7 9 . — In -8 .° di p p . 16 .
* A l s o lito , dopo il prim o fo g lio , ne fu sm essa la sta m p a . *
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365
GIORNALE LIGUSTICO
A G G IU N T A
in t o r n o
La
a
AGLI
L U IG I
APPUNTI
CORVETTO
pubblicazione dei precedenti
Appunti ( 1 )
conte Luigi Corvetto, mi ha procurato
intorno
al
alcune osservazioni
da parte di amici e benevoli m iei, i quali mi mostrarono
desiderio sia di conoscere ancora altre particolarità della vita
di quel dotto giureconsulto e statista, sia di aver qualche
notizia sopra i suoi ritratti.
Procurerò
con questa breve
aggiunta di
soddisfare, in
qualche modo, agli espressimi desiderii ; devo però, .prima di
ogni cosa, dichiarare che con quello scritto non fu mia intenzione
di scrivere una biografia completa del Corvetto, ma soltanto
di accennare,
colla scorta di documenti,
ad
alcuni
punti
della sua vita poco noti od affatto ignorati, e di pubblicarne
gli atti dello
Stato Civile.
Per la qual cosa a chi desidera
maggiori notizie sopra del m edesimo, specialmente per quanto
riguarda la sua vita pubblica, non ho che ad indicare i libri
che trattano di lui.
Ecco pertanto la lista dei medesimi:
Elogio del Conte Lu igi Corvetto.............. scritto dal senatore
Cotardo Solari. 1 volume in 8U di pag. 1 3 1 , G e n o v a , stam­
peria Pagano
m d c c c x x iv .
Di questo Elogio fu fatt;i una seconda edizione , lo stesso
( 1) Cfr. pag. 136 del presente Giornale.
Intanto segno alcuni errori ed inesattezze che scivolarono nei suddetti
Appunti :
Pag. 1 3 9 , lin.
9 : Marianna Schiaffino, m eglio Anna Schiaffino.
»
1 4 3 , lin.
5 : nove ann i, leggi otto anni.
«
1 4 3 , lin. 2 2 : qm. Antonii, correggi in qm. Dominici.
»
1 4 7 , l 'n· 20 : parrocchia d i N .S . delle Vigne, correggi della Maddalena.
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366
GIORNALE LIGUSTICO
anno 1 8 2 4 , dalla medesima tipografia P a g a n o ,
del
Saggio sulla Banca d i S . G iorgio, in un
di pagine 1 1 9 ,
coll’ aggiunta
volum e in
8°
e col ritratto inciso in ram e , di cui parlerò
in appresso.
Nella Biographie nouvelle des contemporains etc. etc. . . . par
M. M . A . V . A r n a u l t ............A .
S a y ...............E . J o u y ...............
I. N o r v i n s ............pubblicata a Parigi dal 18 2 0 al 1 8 2 5 in 20
volum i
in 8° con r itratti,
dalla
stamperia
De
P la s s o n , a
pagina 7 4 del volum e V , trovansi alcuni cenni biografici del
Corvetto.
Un altro breve cenno biografico è nel Discorso per l ’annuale
apertura del R eai Senato di G enova,
(novembre 1 8 2 3 ) ,
del
Conte G io . Batta Som is di Chiavrie. Quel d iscorso, che ha
per tito lo :
D ello allegare nel foro i dottori, ofi're, nelle note
dei brevi cenni biografici dei più distinti giureconsulti geno­
v e s i, e forma un volume in 40 di pagine 1 1 5 , pubblicato in
G en ova dalla tipografia Ponthenier c io ic c c c x x m . Il cenno sul
C orvetto vi si legge a pagina 53.
L ’ avvocato Antonio C r o c c o , come già dissi, scrisse VElogio
del C orvetto stampato nella Raccolta degli Elogi e Ritratti di
Ligu ri illustri, cominciata dal Gervasoni nel 18 2 3 e continuata
dal Ponthenier nel 1 8 3 0 , in un grosso volume in-folio, senza
numerazione e con ritratti in litografia.
L ’jElogio fu ristampato nella seconda edizione di detta Rac­
colta,
fatta da prete Luigi Grillo in 3 volumi in 8°, i primi
due stampati a Genova dalla tipografia Ponthenier nel 1 8 4 6 ,
ed il terzo a T o r in o dalla tipografia Fontana, pure nel 1S46.
In questa Y Elogio si trova a pagina 18 0 del terzo volum e,
ed è seguito dalla epigrafe in latino del prof. Faustino Gagliuffi,
preparata
pel
monumento
che
dovevasi
erigere
al
Corvetto nella chiesa di N e r v i , e che non fu poi eseguito.
Il Barone De N ervo
le notizie sul C o rve tto ,
raccolse con molto affetto e pazienza
specialmente per quanto si riferisce
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
367
GIORNALE LIGUSTICO
all’ opera finanziaria di lui in Francia, le quali
pubblicò
a
Parigi presso i fratelli Lév y nel 1869, in un grosso volume
in 8° di pagine 784 e con ritratto in fotografia.
Il volume è dedicato alla città di Genova e porta il t ito lo .
Le comte Corvetto . . .
sa vie — son temps — son ministère.
Di questo lavoro fece una relazione il già nominato Antonio
C ro cco, letta nella adunanza della Società di Storia Patria
li 1 1 febbraio 1869 e pubblicato poi nella Rivista Universale, ed
il prof. Belgrano, nelle due adunanze della suddetta Società, delli
1 1 e 15 gennaio 18 70, ne lesse una recensione, la quale vide
la luce nell’Archivio Storico Italiano, serie III, vol. I X , parte I.
Anche il marchese Massimiliano Spinola fece alcune osser­
vazioni al lavoro del Nervo, le quali lesse nella tornata della
suddetta Società del 5 marzo 18 7 0 , muovendo alcuni appunti
alla vita
politica del conte Corvetto,
che furon o, seduta
stante, combattuti dai socii Antonio Crocco, avvocato Enrico
Peirano e marchese Antonio
ed appunti furono
Carrega.
Queste
osservazioni
pubblicati p o i , col titolo 1 Studio intorno
alla vita politica del conte Luigi Corvetto, in un fascicolo
in
8° di pagine 5 1, Genova, tipografia Sordo-muti 18 70 .
Nella suddetta Società di Storia Patria, in sua adunanza
del 30 luglio 1 8 7 0 , il marchese Antonio Carrega lesse alcuni
Accenni sul conte Luigi Corvetto, ed ugualmente
adunanza delli 1 1 marzo 1 8 7 1
1
fece
nella
avvocato Enrico Bensa.
A complemento di queste notizie bibliografiche aggiungerò
ancora: YElogio funebre scritto dall’ avvocato Nicolò Ardizzoni,
manoscritto in 8° di pag. 26 , cioè facciate 5 2 , esistente nella
Biblioteca Fransoniana.
L ’ Ardizzoni era professore di Pandette nella R . Università
di Genova, ed aveva avuto l’ incarico di scrivere l’ elogio del
Corvetto
dall’ Ordine degli avvocati.
Ma questo suo lavoro
non riuscì di alcuna importanza storica, non essendo che una
raccolta di frasi comuni di encomio, adattate al soggetto.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
368
G IORN ALE LIGUSTICO
Una nota apposta in capo del frontispizio segna la prove­
nienza del manoscritto dicendo : E x dono rev.’"' dom ini Laurentii
B ia ìe , canonici Praepositi Metropolitanae Ecclesiae Janiiensis.
O ra ai ritratti.
La seconda edizione dÛY Elogio del conte C o rvetto , scritto
dal senatore Cotardo S olari, oltre che del Saggio sulla Banca
d i San G iorgio,
fu pure
opuscolo del C o rve tto ,
accresciuta
del
divenuto
ritratto di l u i , come
rarissim o,
rilevasi
dalla
prelazione. Ma questo non fu fatto incidere proprio per quella
edizione, perchè venne adoperato un rame intagliato qualche
anno
p r im a , e del
quale
eransi
tirati
diversi
esemplari su
foglio a grande form ato, distribuiti fra gli amici ed am m ira­
tori del Corvetto.
Esso era stato inciso da Giuseppe Piaggio
nel 1 8 1 9 sopra disegno di Delpino, che lo trasse dal ritratto
dipinto da Q u a glia, il tutto
come
dice la scritta che corre
intorno al medesimo.
Il ritratto poi, grande all’ incirca come la suddetta incisione,
è una splendida miniatura fatta da Ferdinando Q u a glia, pia­
centino, valentissimo in tal genere di pittura, e che stabilito
a Parigi vi eseguiva quelli dell’ imperatrice Giuseppina
e
di
altri illustri personaggi.
Oltre che al Corvetto, il Quaglia
faceva
pure
il
ritratto
della moglie di lui, della figlia Anna Catterina, e del genero
conte T o m a s o Littardi.
Essi
ora
Giovanni
sono
Diom ede
presso
dell’ egregio
Badano, consigliere
m agistrato,
della
cavaliere
nostra
Corte
d’ A p p ello, il quale come erede della marchesa T e re s a Sauli
nata
L it t a r d i, possiede
molte
carte,
d ip lo m i,
m e d a g lie ,
decorazioni, ed altri cimelii appartenenti al C o r v e tt o , nonché
al suddetto genero di lui, che invero potrebbero formare un
Museo.
Tutti i ritratti che si conoscono del Corvetto furono cavati
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
dalla suddetta miniatura del Quaglia,
Piaggio.
cenni
369
LIGUSTICO
o dall’ incisione del
Tale è quello che vedesi di fronte ai sopra
biografici
inseriti
nel
volume
V
della
Universelle des contemporains, inciso a contorno
quello in litografia nella prima
Elogi di Liguri
disegnato
Del R e , e l’ altro
l’ opera del barone De N ervo,
Bibliographie.
da
Frem y,
edizione della Raccolta degli
illustri edita da Ponthenier
da Daniele
citati
e
Gervasoni ,
in fotografia
per
pubblicata a Parigi nel 1869,
accennato più sopra.
Il ritratto del Corvetto in un busto in marmo fatto eseguire
dal governo
francese fu, come dissi negli Appunti collocato
al Ministero delle Finanze a Parigi con quelli dei più illustri
finanzieri della Francia. Ma credo che ora sia perduto, giacché
1’ antico
palazzo del Ministero delle Finanze in via Rivoli venne
distrutto, incendiato dalla Comune di P arigi, nel maggio del
18 71.
Un altro busto pure in marmo ne fu eseguito dal distinto
scultore Salvatore R evelli, per commissione del conte Littardi,
genero del Corvetto e mecenate
dello scultore , e trovasi a
Porto Maurizio presso del sopra citato consigliere Badano.
Un terzo poi esiste in Genova nel palazzo di Città, fattura
dello scultore Gio. Battista Cevasco, il quale ne faceva dono
al Municipio
nel dicembre del
1869.
Ed in tale occasione
veniva stampato un opuscolo in 40 grande di pagine 1 2 , col
titolo: I l conte Luigi Corvetto, busto in marmo di G. B . Cevasco,
dal medesimo offerto in dono al Municipio di Genova; G e n o v a ,
tipografia Lavagnino 18 7 0 , nel quale opuscolo sono pubblicati
la deliberazione del Municipio in data 27 dicembre 1869 con
cui accettava il dono dello scultore Cevasco, ed altri docu­
menti relativi, ed è adorno della
riproduzione del busto in
fotografia.
Ma già da quattro anni, e precisamente sotto la data del 6
luglio 1 8 6 5 , la Giunta Municipale aveva deliberato di intito­
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
G IORN ALE
370
lare al nome
del
LIGUSTICO
C orvetto la nuova
A ss a ro tti, la quale p o i, accresciuta
risultante dai demoliti
arconi
piazza in fondo di via
in
gran
parte
dell’ area
dell’ Acquasola , e conveniente­
mente sistem ata, riuscì una delle più belle di G enova.
A nche il Com une di N ervi non im m em ore di aver ospitato
Γ egregio personaggio diversi mesi prima della sua morte , e
di conservarne
nella
chiesa
parrocchiale le sp o g lie, addì 16
n ovem bre
18 8 * , voleva
fregiata col nome di lui la strada,
nel centro
dell’ abitato, già distinta
di P on ticello, e che da piazza
coi
Cavour
nomi della Posta e
s’ incontra
col
viale
V ittorio Emanuele.
E qui farò p u n to , ben lieto se con
queste
n uove
notizie
ed indicazioni avrò appagato 1’ onesta curiosità di chi me ne
fece richiesta.
M. S t a g l i e n o .
CRISTOFORO COLOMBO NELL’ODE DEL PARINI
SULL’ INNESTO DEL VAIUOLO
Sem bra destino che del Colom bo
non si possa scrivere
senza alcun grave errore. (Spotorno, Delie orìgini e della patria
di C. Colombo, Genova, Frugoni 1 8 1 9 , a pag. 4 3).
L a critica storica non crede ai poeti, giudica e manda se­
condo che i documenti impongono. (Chinazzi,
nascila di Colombo. Conferenza,
G en ova,
D el luogo di
Cim inago 1 8 9 5 , a
pag. 12 ) .
G ioachino Ponta, genovese, chiaro naturalista, autore del noto poemetto
in sei canti in ottava rim a II trionfo della
Vaccinia, P a rm a , Stam peria
R e a le , 1 8 1 0 , nella nota 12 al canto IV di quel suo elegante lavoro ac­
cenna a Savona quale patria di C olom bo, e ad
una lezione originaria
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
371
diversa nel primo verso della celebre ode del Parini su ll’ innesto del
vaiuolo. Ecco la nota:
12 ) « Letimbro fiume che lambe le sponde occidentali di S av o n a,
» patria di C olom bo, benché altri lo vogliono nativo di C o g o le to , picciol
» paese distante di Savona quattro leghe, altri di Cogoreto (sic) in Pie» monte ma senza1 alcun fondamento. Dai documenti che io ho raccolto
» io lo credo di Savona e tale lo chiama (sic) Parini nella sua bellissim a
» Oda sull’ innesto del vaiuolo :
0 Savonese ove ne v a i? qual raggio
Brilla di speme su le audaci antenne ?
Or noi non vogliamo indagare quali potrebbero essere e di qual valore
i documenti da lui raccolti che lo trassero nella convinzione che il Colom bo
fosse nato in Savona, ma vogliamo soltanto rilevare la sua affermazione
che il Parini abbia chiamato Savonese il Colombo.
zione del Ponta non sappiamo se abbia richiamato
Questa recisa afferm a­
1’ attenzione
dei savonesi
e dei critici di quel tem po, ma certo pose sull’ avviso alcuni savonesisti
dei nostri giorni, i quali, trovato nelle edizioni posteriori alla m orte del
Parini stampato 0 Genovese invece dell’ 0 Savonese segnalato dal P o n ta ,
incolparono di quel cambiamento i polenti che la vincono sui deboli . . . .
caso che si verificò per il celebre Giuseppe Parini, il quale scrisse e si stam pò
nelle prime impressioni delle sue classiche opere che il Colombo era savonese,
e tale lo chiamava, mentre si vide poi nelle edizioni posteriori alla sua morte
il Savonese cambiato in Genovese. (Vedansi Crist. Colombo e la sua patria
per G. A . R ., Savona, Ricci, 1892 a pag. 9 - 10 ; le Osservazioni intorno alla
patria di C. Colombo del canonico Saonino, Savona, Bertolotto
189 2
a
pag. 74 in nota; ed ibid. in fondo alla pag. 89 il passo non sempre i po­
tenti . . . .
di Paolo G. del Letimbro). E qui non v ’ ha dubbio che data
la verità della accennata sostituzione di parola sareobe questa una slealtà
altamente riprovevole.
Ma non sarebbe questo un caso uguale a quello del famoso dente d’ oro?
Prima dunque di discutere sul processo della sua formazione constatiamo
1’ esistenza di questo dente singolare, verifichiam o cioè la prim a impressione
di questa ode del Parini, e le successive edizioni delle sue Odi raccolte in
volumetti speciali tutti anteriori alla sua morte e vediamo se quelle prim e
impressioni leggono veramente
0
Savo n ese.
Il Parini compose questa Ode nel
1765
e l ’ indirizzò manoscritta
al
medico Bicctti dei Buttinoni che fu a quel tempo tra i primi sanitari di
Lombardia a diffondere quel nuovo trovato preventivo contro il vaiuolo ;
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
372
GIORN ALE LIGUSTICO
ed il m edico ben grato alla gentilezza del poeta prepose q u ell’ O de in capo
ad un suo opuscolo su ll’ innesto del vaiuolo, M ilano, G aleazzi 17 6 5 . E noi
abbiam o avuto la soddisfazione per cortese premura del S ig . Bibliotecario
d e ll’ U n iversità di P av ia di avere in mano quel raro opuscolo e di consta­
tare coi nostri occhi che la lezione originaria era O G e n o v e s e .
E gu ale
testim onianza
ci
venne
contem poraneam ente
dalla
Biblioteca
com unale di B ologna ove si conserva un altro esem plare di qu ell’ opuscolo
del Bicetti com e sopra, M ilano, Galeazzi, 17Ò5.
L ’ intestazione d e ll’ O de è questa :
A l Signor Dottore
G iovan n i Maria Bicetti
de’ Buttinoni
Che
Con felice successo
E s e g u is c e
e p r o m u lg a
L ’ innesto del vaiuolo
Canzone
Di Giuseppe Parini.
M a non sofferm iam oci a questa prim a impressione del
17 6 5 .
T rascorsi
venticinque anni com parve in M ilano una raccolta di Odi del Parin i, fatta
per cura di A gostin o G am b arelli, col titolo di Odi già divolgate, M ilan o,
M a re lli, 17 9 1 ; ed in quella prim a edizione della raccolta
l’ O de sull’ in­
nesto del vaiuolo com incia appunto coll’ 0 G enovese proprio com e n e ll’ opuscolo del B icetti del 176 5 ( 1) .
Se non che n e ll’ indice alla fine del libricciuolo si leggono diverse anno­
tazioni d ell’ editore G am barelli
fra le quali la seguente
relativa
a ll’ O
G en o vese :
« C ristoforo Colom bo quantunque nato in Savona viene qui giudiziosa» m ente (sic) per m aggiore nobilitazione (sic) denominato dalla metropoli
» a cui era suddito ».
Evidentem ente
1’ editore
G am barelli non aveva letto sul C olom bo che la
Canzone del C h iab rera; m a questa sua stessa noterella è una prova che il
Parini ha scritto proprio 0 Genovese e non Savonese, e che il Ponta ha
preso una lucciola per una lanterna.
( 1 ) Un esem plare di quella prima edizione delle
Odi si conserva nella
Biblioteca dell’ U niversità di Bologna.
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GIORNALE
373
LIGUSTICO
Di quella prima edizione delle Odi del P arin i,
colle
annotazioni del
Gam barelli, se ne fecero subito tre ristam pe: Piacenza r 7 9 1 ; Parm a 1 7 9 1 ;
ed una terza alla macchia senza data di luogo e d’ anno della quale evvi
un esemplare nella civico-Beriana qui in G en ova, e tutte tre coll O G e ­
n o v e s e ( 1 ).
Se ne ha poi una quarta di Milano presso il Belzani senza data di anno
(come ne accerta il Melzi nel suo Dizionario delle opere anonime, V o l. I l i ,
supplemento pag. 289), e coll’ aggiunta delle tre Odi a N ice, a S ilv ia , e
alla Musa, composte dal Parini la prima nel 1793 e
a^ re due ne^ 1 795 >
ma in questa quarta ristampa non sappiamo se il Belzani abbia conservato
1’ 0
Genovese, ma non esitiamo a crederlo perchè il Melzi fa osservare che
il Belzani riproduce la raccolta del 1 79 1
Gam barelli colle sue annota­
zioni.
Finalmente una quinta ristampa è quella del Pirola, M ilano 1 7 99 > c^ e c'
vien segnalata dal prof. Alfonso Bertoldi a pag. 12 0 delle O di del Parini,
da lui illustrate e commentate, Firenze, Sansoni, 1890. M a il Bertoldi ci
assicura che anche questa è una riproduzione esatta della raccolta Gam barelliana del 17 9 1 colla aggiunta delle tre ultime Odi come sopra.
Passiamo al secondo periodo.
Il Parini morì in Agosto 1799. Due anni dopo il noto critico^ R ein a in­
traprese la sua splendida edizione di tutte le opere in prosa e
in
verso
dell’ illustre poeta, Milano, volumi sei, 18 0 1- 18 0 4 ; e circa le O di egli ci
avverte in una sua prefazione di aver seguito religiosam ente una scelta
m. s. autografa del poeta che doveva servire
di testo per una prossima
pubblicazione che volea fare il poeta stesso. Or bene il R eina nel primo
verso dell’ Ode sul vaiuolo ripete la lezione O G e n o v e s e com e la trovò
nell’ autografo e della noticina del Gam barelli non ne
fa
conto alcuno.
Silenzio eloquente. L ’ ingenua trovata adunque che i potenti genovesi abbiano
indotto il Reina e gli altri editori posteriori a correggere il preteso 0 Sa­
vonese del Parini resulta destituita di fondamento e ci si perm etta dirla
— abbastanza am ena! I summentovati critici savonesi del 189 2 riconoscano
almeno di aver bevuto troppo largo alle affermazioni del Ponta.
Ma con ciò non intendiamo che Γ apostrofe del P arin i O G e n o v f s e av­
valori le ragioni di Genova nella questione della patria di C o lo m b o ; Mai
nò — i genovesi non hanno bisogno di testimonianze di poeti.
(1)
Di ciascuna delle due ristampe di Piacenza e di Parm a se ne trova
una copia nella Biblioteca comunale di Bologna, e quella di Parm a abbiamo
avuto il piacere di averla sott’ occhio per cortesia di un am ico di colà.
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G IORN ALE
374
LIGUSTICO
O r qui poniam fine a questo cenno bibliografico delle p rim e impressioni
d e ll’ O de in discorso, segnalando al lettore il caso sin golare del P. Spotorno
che n el suo aureo libro D ella p atria d i C. C . , 1 8 1 9 , m entre contrappone
ai partigiani di Cuccaro e di Piacenza un elenco di circa duecento scrittori
che dicono il C olom bo nativo del G enovesato si
del P a rin i; e del Ponta ne tocca
della pagina 37. Però
è
soltanto
di
lascia
sfu ggire
volo in una
giusto soggiungere eh’ egli
se
il nome
noticina appiè
ne ricordò
nella
sua Storia letteraria della L ig u ria , V o l. V postumo, G en ova, Schenone 1858,
a pag. 14 in nota. « Prem etto, ivi dice a proposito delle surriferite parole
» del P o n ta , che nel P arin i si legge O G e n o v e s e ,
e
poi osservo che il
» Pon ta dim entica G en o va quasi nessuno le avesse m ai attribuito quello
» E roe, e crea un C ogoreto nel Piem onte ignoto ai piem ontesi. Ecco i do­
it cumenti raccolti dal Ponta ad onor di S av o n a:
un luogo che non esiste
» ed un verso infedelm ente trascritto ».
Genova, Luglio 1^97.
L . C.
LQ SCULTORE FERDINANDO PELLICCIA
DI
CARRARA
Nella mostra di belle arti che fu tenuta a R o m a nella pri­
m avera del 1 8 3 2 , sopra ogni altro lavoro, attirava lo sguardo
degli intelligenti un Ciparisso, graziosa statua d ’ un giovane car­
rarese, che
appunto in quel tempo faceva ritorno alla nativa
c i t t à , dopo essersi
perfezionato nell’ arte sotto
il magistero
del Teneran i.
Era Ferdinando P e llic c ia , che nato d’ un sangue in cui è
tradizionale 1’ amore e il culto per la scultura si rivelava artista
valente.
Quel Ciparisso per R om a fu un avvenimento. N e parlò con
lode il T iberino, giornale in voga a que’ giorni. Il Tenerani
scriveva al Pelliccia : « non cesso
mai di riscuotere per voi
» i dovuti e n c o m i, che si fanno continuamente
alla nostra
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GIORNALE
375
LIGUSTICO
» bella statua, ammirata da tutti per la più bella cosa del» l’ esposizione ( i ) » · Al padre
di lui diceva in una lettera:
« colla dolcezza del carattere il suo figlio si
è acquistato
» Γ amore di chi lo ha conosciuto, e colle sue opere la stima
» universale..... Ha un figlio di costumi sì savio, e così esperto
» nell’ arte da lui professata , da cui può attendersi ogni sorte
» di consolazione » (2).
A Ferdinando, venuto al mondo (3 ) il 24 aprile del 1808,
pose in mano il mazzuolo Domenico Andrea Pelliccia , suo
avo, autore della statua colossale del Granduca Pietro L e o ­
poldo, che abbellisce il Lazzaretto di Livorno (4). Nel 1 8 1 9
fu ammesso
come alunno di scultura nella patria Accademia
di Belle Arti. Per il disegno d’ una testa , fatta sotto la dire­
zione del prof. Carlo Prayen, discepolo dell’Appiani, gli toccò
il premio d’ incoraggiamento nel primo anno di studio ; quattro
ne guadagnò ne’ successivi. Nel concorso d invenzione del 24,
il suo disegno, rappresentante la morte di V i r g in ia , ebbe il
( 1 ) R a g g i O r e s t e , Sopra due sculture del giovine Ferdinando
Pelliccia;
nel Tiberino, ann. I [18 3 3 ] , n.
Di queste due statue, una è il Ciparisso, l ’ altra una N in fa Cfr. an ch e:
Ciparisso, statua del sig. Ferdinando Pelliccia da Carrara pensionato dall’ A c­
cademia d i quella città [disegno a contorni, con una breve illustrazione ano­
nim a]; nel Giornale di Belle Arti, di R om a, ann. 18 30 . pag
83.
(2) X . Y . Z. [G io v a n n i S fo r z a ] , Galleria de’ çontemporanei lunigianesi.
V II. Ferdinando Pelliccia; nel giornale Sarzanese La L un igiana; ann. X III,
n. 20, 14 maggio 1882.
(3) Nacque da Carlo-Antonio di Andrea [n. 18 dicembre
1 7 7 4 ; m. 20
dicembre 1 8 5 1] e da Maria Caterina O livieri; il 26 aprile del 18 35 sposò
Anna Micheli-Pellegrini.
(4) La famiglia carrarese de’ Pelliccia, oltre Domenico A ndrea e il nostro
Ferdinando, conta cinque altri scultori, Andrea, Fabrizio, M atteo, IacopoAntonio e Carlo Antonio, il padre del nostro Ferdinando. Ctr. C a m p o r i G .
Memorie biografiche degli scultori, architetti, pittori, ecc. nativi d i C arrara e di
altri luoghi della Provincia di Massa: Modena, Vincenzi, 18 7 3 ; pp
17 0 -18 0 .
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G IORN ALE
LIGUSTICO
secondo premio della grande medaglia d’ argento. N el nono
concorso del '2 7 meritò il primo premio della medaglia d’ oro
per il disegno che raffigura la difesa del corpo di Leonida al
passo delle T erm opili. L ’ anno appresso ottenne per concorso
la triennale pensione a R o m a ; e l’ ottenne col G iu nio B ru to,
che condanna a morte i figli ; basso rilievo d’ invenzione che
era una bella promessa e un lieto augurio per 1’ arte.
A R o m a fece dimora dal dicembre del '28 al m aggio del
’ 32. E di là mandò all’Accademia, come primo saggio del suo
progetto, un Fauno in rip o so ; poi il Ciparisso, già ricordato.
V i fece anche una Pastorella che s ’ incorona di fio ri; e tanto
piacque, che ben quattro volte la riprodusse in m a r m o ; e di
quattro esemplari, uno è in Austria, tre sono in Francia.
Ritornato sulle sponde del Carrione, scolpiva per il duomo
di Bastia S. Giovanni che battezza, il Salvatore ; per il palazzo
deH’ A m m iragliato a Sebastopoli diverse statue e bassi rilievi,
che dopo
1’ espugnazione
portati a Parigi
Baccante. ( 1 )
d ’ A dam o,
come
di quella fortezza, venner da’ Francesi
trofeo di guerra.
L a v o rò
che suona il flauto , ed i gruppi la
1’ Educazione
pure
una
Creazione
materna e la Liberatione d ' Italia. Mae­
stosamente severa è nel primo di questi gruppi la figura del-
1’ Onnipotente,
bellissimo di forme l’ A d a m o ; nel secondo spira
gentile e soave tenerezza la madre, la quale al figliolino, che
tien seduto sulle ginocchia, accenna il cielo; nel terzo il Re
Galantuomo spezza con uu colpo di spada le catene all’ Italia.
Singolare è il contrasto delle tre fignre che formano il gruppo:
il croato , dal ceffo feroce; l’ Italia piena di speranza e di fede,
ma pur macerata da’ lunghi dolori ; Vittorio dalla maschia
tempra di cittadino e di soldato.
( i ) R a g g i O r e s t e , Baccante di Ferdinando Pelliccia, statura alta metri 1,48.
(Nello studio dell’ autore in Carrara) ; nell’ Ape italiiina delle belle a rti, di
R om a, tom . II [ 1 8 3 5 ] , p. 19, con tavola incisa a contorni.
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377
II Teneram
è bellissima lode) riguardava il Pelliccia
(ed
non solo come il prediletto de’ suni scolari, ma come il mi­
gliore di tutti.
Il merito, peraltro, di lui non consistè nel
maestria lo scarpello; fu anche un
per ben
m an egg iare
valentissim o
con
insegnante; e
anni seppe dirigere l’ Accademia di Belle Arti di
Cai rata con tale e tanto amore, con zelo cosi indefesso, intel­
ligente e operoso da rendersene addirittura benemerito. L ’ A c ­
cademia stette sempre in cima ad ogni pensiero del Pelliccia,
ad ogni suo
E f fe tt o ;
l’ abile artista visse in lei
e per
lei.
Fondata nel 1769 da Maria Teresa, ultimo fiato de’ Cybo,
prosperò rigogliosa sotto la mano benefica di Elisa Baciocchi,
che tanto ritraeva del fratello Napoleone ne’ lineamenti del
volto, nell’ animo e nell’ ingegno. Durante il governo di essa,
l’ Accademia ebbe a maestro di scultura il Bartolini; per se­
gretario, Labindo; per direttore, Lazzaro Papi, il traduttore
di Milton; per allievi, Pietro Tenerani e Carlo Finelli.
Fu
un lampo di vera gloria. Peraltro, caduta Carrara negli artigli
Estensi,
1 rancesco
quarto, prima diminui il valore de’ premi,
poi li tolse affatto; la pensione di Roma ridusse a così scarsa
moneta, che era impossibile il viverci; a sè p o i, non più
agli insegnanti, la scelta del giovane da pensionarsi; non più
1 ingegno e lo studio titolo per conseguirla, ma le fedi del
parroco e il benservito della Polizia (1 ) .
( i ) L a z z o n i E m i l i o , Curi"tiru t iti sua Accademia di Belle Arti riassunto
storico, Pisa, Nistri, 1869; in-8.”
Atti della R. Accademia di Belle Arti di Carrara preceduti da un sunto
storico della stessa Accademia e da altri componimenti nella solennità del suo
primo centenario, Carrara, Stabilimento tipografico il Carriore, 18 6 9 ; in-8.°
Raggi
O reste,
Della R. Accademia di Belle Arti di Carrara, memoria
per la grande Esposizione di Vienna del 1 873, con appendice di lettere inedite
di famosi artisti e letterati suoi soci, Roma, tipografia di E. Sinim bergbi, 18 7 3 ;
in-8.·
G iu r n
L ig u s t ic o .
Anno XXII.
25
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
G IORN ALE
378
LIGUSTICO
A questo erano ridotte le cose quando nel '46 il Pelliccia
fu chiamato
a dirigerla. Il primo
suo
atto fu di chiedere
l ’ abolizione del Regolam ento del 18 3 2 , che stabiliva tali enorm ezze; e se Francesco quinto, pur allora succeduto al padre,
non cacciò
via il Pelliccia per quella dom anda, fu cosa be­
n ign a, e ne va lodato.
Chiese pure il nuovo
Direttore che
nell’ A ccadem ia si aprisse una scuola serale di disegno per gli
artigiani ; e che gli si desse modo di restaurarne
il palazzo.
Q uesto soltanto ottenne, ma con quella grettezza che era pro­
pria del Duca. Poi nel '4 7 , a furia di chiedere, ebbe la con­
solazione d i v e d e r ripristinati i p r e m i, e così ridestata l’ emu­
lazione, che è tanta parte degli studi.
N el ’ 6o potè ottenere dal Dittatore Luigi Carlo Farini che
la pensione a R o m a fosse quasi raddoppiata, e che le scuole
serali più non fossero un desiderio.
Due sole volte
vide il buon Pelliccia la sua
Accademia
deserta, vuote e abbandonate le stanze. Non se ne dolse : ne
provò invece una consolazione ineffabile. I suoi scolari, gettato
via lo scarpello e afferrato lo schioppo , erano corsi a c o m ­
battere per l’ indipendenza d’ Italia.
È un’ idea del Pelliccia il monumento agli illustri carraresi,
che
abbellisce l’ Accadem ia ( 1 ) ; merito suo se di essa fu ce­
lebrato
( i)
il primo centenario; se il suo atrio è convertito in
Lazzoni
E.
Nell’ occasione della solenne distribuitone de’ premi agli
alunni della R Accademia di Belle Arti di Carrara e dell’ inaugurazione del
monumento onorario innalzato nell' Istituto istesso ad onore dei glandi con­
temporanti carr.tresi Pellegrino Rossi, Angelo l ìelliccia, Carlo F nielli, Pietro
'Tenerani, Emanuele Repetii, Domenico Cuccbtari discorso letto il 7 giugno
i S6j
,
M assa-Carrara, R egia Tipografìa Fred ian i, 18 6 3 ; in-S.”
R a g g i
O .
Di un monumento a sei celebri carraresi contemporanei innalzato
dai loro concittadini, lettera al cav. Giulio Rezasco , M assa-Carrara , R egia
Tipografìa F red iari, 18 6 3 ; in -16 .·
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GIORNALE LIGUSTICO
379
un Museo d’ Antichità ( i ) , dove campeggia il basso rilievo
de’ Fanti scritti, a testimoniare com e, fino dai tempi della
vecchia Roma, Carrara fornisce il suo marmo alle arti ( 2 ) .
Cessò di vivere alle tre del mattino del 13
febbraio '92.
» Amantissimo del proprio paese, schiettamente liberale, cre» dente senza pregiudizi, nella sobrietà della vita, nella sem» plicità dei costumi, nell’ intemerato candore del convivio
» domestico, nell’ assenza assoluta di ogni brama per lucri
» affannosi, mise in mostra, non ricercata, tutto il calmo
» splendore delle sue private virtù. Era una seconda famiglia,
» per lui amata di eguale affetto, la variabile e lunga schiera
» dei suoi discepoli, del cui profitto e della cui fortuna arti» stica si compiaceva e gloriava come scintilla spiccatasi dalla
» propria luce.
Si
dedicò all’ insegnamento com e
ad
una
» missione sacra, e le voci del dovere mancato non ebbero
» mai suono nell’ animo suo. Insignito di onorificenze cavalle» resche, socio dell’Accademia di S. Luca e di altri Istituti
» artistici, mai non rivelò dall’ animo modesto nessuna vanità
» di ambizione. Egli, dopo tanti anni di gloriosa carriera,
» mostravasi soltanto preso dal nobile orgoglio di portare
» splendente in fronte la mistica corona di Direttore della
» R. Accademia, che cingeva come serto reale, ma non potè
» sentir consolato il suo crine canuto negli ultimi giorni di
» sua vita, senza che una mano infausta (3 ) non gli strap-
( 1 ) Cfr. A n d r e i P ie t r o ,
Di tre iscrizioni italiane del secolo decimoquarto
in Carrara; nel periodico bolognese II Propugnatore, studi filologici, storici e
bibliografici ; vol. II, pp.
(2) A ll’Accademia il Pelliccia fece dono di quattro busti in m arm o da lui
scolpiti, che rappresentano il dott. Angiolo Pelliccia, Bernardo Fabbricotti,
Oreste R aggi e Giovambattista Del Monte.
(3) A l principio del gennaio del '92 gli fu intimato di dim ettersi dal­
l ’ ufficio di Direttore dell’Accademia; e ne provò un dispiacere così grande,
che di 11 a poco cadde malato e più non si riebbe. Quel com ando di dim et­
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GIORN ALE LIGUSTICO
380
» passe quel serto, che dovea onorarne la tomba ». È il ri­
tratto che fa di lui un suo concittadino ( 1 ) ; ritratto colto dal
ve ro !
Ebbe splendidi funerali ( 2 ) ; e il 20 ottobre del 1895
fu inaugurato un busto nell’Accademia di Belle
dove
ha speso la
v ita ;
là,
dove ha legato
il
con nodo in d issolu bile, il ritratto dell’ operoso
gli
Arti. E là,
suo
nome
Direttore è
nobile ricordo e imitabile esempio.
G io v a n n i S f o r z a .
tersi, non giustificato da una ragione al mondo, nascondeva sotto un turpe
in trig o ; e certo non torna a lode nè del Prefetto di M assa d’ allora, nè di
chi era allora M inistro dell’ Istruzione Pubblica 1’ avervi prestato mano.
(1) Se ne legge una m inuta descrizione nel n. 8 dell’ ann. V i l i d ell ’ Eco
del Carrione. V i erano rappresentati gli Istituti di Belle A rti di F ire n z e ,
R o m a, L u c c a , Parm a e N ap o li, l’ Accadem ia Albertina di T o r in o , I Acca­
dem ia Ligustica di G enova, l ’A ccadem ia di S. Luca di R om a, le Accadem ie
di B elle A rti di Modena e di Bologna 1’ Istituto R affaello di Belle Arti
d’ U rbino. A lla fam iglia m andarono telegram m i di condoglianza il Ministro
d ell’ istruzione pubblica Pasquale V illari, Cesare Cantù, Ettore F e rra ri, G.
Is o la , T u llio M assarani, Stefano U ssi, G iovanni C ap ellin i, Ettore Xim enes
e altri.
D e’ discorsi pronunziati sulla sua salm a videro la luce nel giornale car­
rarese Lo Svegliarino [ann. X V I I , n. 8 2 1
febbraio 18 9 2] quello del prof.
Andre.* Frediani e quello dell’ ing. U golini.
(2) X X ottobre M DCCCXCV. Inaugurandosi nella R. Accademia di Belle
Arti di Carrara un busto alla memorili dell' esimio statuario comm. Ferdinando
Pelliccia V amore della figlia
A dele
questi versi ispirava, C arrara, 10-95, T ip.
D . Sanguinetti e fig li; in 4 ° di pp. 4 n. n.
Dott.
A c h ilie
belle arti
L o m b a r d in i
professore di anatomia nella R. Accademia di
Commemorazione del prof. comm. Ferdiiuwdo Pelliccia, M ilan o,
tipografia A . Lom bardi di M. Bellinzaghi, 18 9 7 ; ΐη-δ.1’ di pp. 16.
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GIORNALE LIGUSTICO
381
VARIETÀ
P E R G IO V A N N I E S E B A S T IA N O C A B O T O
Come molti tra i nostri lettori sanno,
è stato recentemente inaugurato
in Halifax un monumento a questi illustri navigatori, im prontato dagli
stemmi di Venezia e d’ Inghilterra. In tale occasione venne fatta preghiera
alla Società Storica Savonese di occuparsi della controversia intorno alla
loro patria; Savona negli anni scorsi dedicò, come si s a , una sua via a
Giovanni Caboto, come a suo concittadino.
L ’ egregio cav. A . Bruno, a nome della Società di cui è segretario generale,
ci comunica un suo scritto in cui rileva che la Società Storica Savonese
« non ha mai dimenticato quella controversia, in merito alla quale si sono
manifestati autorevolmente molti eruditi, tra i quali il D ’A vezac, il Colucci,
il Gennesi, il Desimoni : ma siccome la verità storica, più che dalle discus­
sioni accademiche, deve emergere dai documenti, la Società è obbligata ad
andare molto lenta nelle ricerche e negli studi, non avendo d ’ altronde
mezzi adeguati per procedere come vorrebbe. L ’ intitolazione a G iovanni
Caboto della via, che dalla piazza del Duomo va ad incontrare la via G iuria,
data dal 18 8 1, dopo una pubblicazione fatta dal chiarissimo D esim oni, che
dimostrò essere i Caboti di origine ligure e probabilmente savonesi. L a
proposta di massima partì da Pietro Sbarbaro e dall’ on. Paolo B oselli :
il consiglio comunale l’ accolse con plauso, dopo le belle e degne parole
della commissione incaricata di riferire in proposito, composta del sena­
tore Luigi C orsi, del deputato Boselli e dell’ arch. Giuseppe C ortese, alle
quali fece eco con entusiasmo cittadino il compianto cons. Garibaldi.
Ma contro alla probabilità di Savona stanno le pretese di V en ezia: nè
sono le sole, perchè anche gli inglesi entrarono nella contesa, la quale
non potrà certamente essere risolta a forza di monumenti o di denom ina­
zioni. Vero è però che le ragioni dell’ una e degli altri nulla hanno
guadagnato da molto tempo a questa parte, mentre quelle di Savona si
avvalorano sempre più. Il Bruno ha raccolto importanti note sui Caboto di
Savona, le quali potrebbero servire di elemento ad una com pleta m ono­
grafia di quella famiglia nostrana, che se non è, forse, quella dei navigatori,
ha indubbiamente stretta parentela con essi : ed in ciò diverge dall’ ipotesi
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G IORN ALE LIGUSTICO
d ell’ illustre D esim oni che pensa poter anche essere Cabotus un derivativo
di Gavotus.
T ro v a si in fatti, già sin d all’ anno 1 1 7 8 un Oberto C aboto possessore di
terre a Legin o , che avea un fratello di nom e G iovann i, alcuni figli, e testò
nel
1 18 0 . N el 1 1 8 1
v ’ era
una
torre
nom inazicne.
esisteva in Savona un Giacom o C abuto : e nel 1 1 7 9
di Caboto ed un castagneto nel contado colla stessa de-
Saltando altre
citazio n i, è noto quel Sebastiano eh’ era fab­
bricatore di bom barde sotto lo Sperone tra il secolo X V ed il X V I ed ebbe
diversi incarichi.
Ma la quistione è per ora im m atura assai : tanto più che nei registri di
contabilità
del com u n e, sotto l ’ anno
14 6 8 , si è rinvenuto un G iacom o
C abuto de sancto Benedicto, conduttore di bottega presso le porte di piazza
C o lo m b o , ciò che può m ettere sulla traccia di altre e più prom ettenti in­
dagini per chi avrà vo glia e tem po di farle.
L a So cietà Storica non può effettuare i suoi studi come vorrebbe ; ed il
m otivo
principale
m enti utilissim i
sta
alla
in
ciò che il campo dal quale potrebbe trarre ele­
patria sto ria,
al nom e ed al decoro della città di
Sav o n a, è ancora disordinato. Infatti l'arc h ivio degli antichi notari vorrebbe
essere
bella
tolto
ed
rim ane
a ll’ oblio
onorevole
perciò
in
cui giace, perchè nello stesso sta sepolta la più
parte della
vita
dell' antico
com une Savonese. Non
che a far voto affinchè abbia luogo finalm ente il suo ordi­
nam ento, ed allora la Società Storica e qualunque studioso avrann o mezzo
di cooperare alla risoluzione di quella e di tante altre con troversie le quali
interessano ognuno che sente am ore per la terra nativa.
S u llo stesso argom ento, riproduciam o ben volentieri il seguente articolo
d ell’ am ico cav. L . A . C ervetto :
I
giorn ali, annunziando il quarto centenario del celebre navigatore G io ­
vanni Caboto, lo qualificano per ven ezian o, m entre egli in vece
è gloria
della nostra Liguria.
D ei Cabuti o C aboti si trova già traccia in G enova nel secolo X I I ; Rubaldo
e G u glielm o nel 1 1 5 7 figurano tra i cittadini che giurarono l’ alleanza con
il R e di S icilia, e nel 1 1 8 8 sottoscrissero per la pace con i pisani.
In un atto rogato nel 1 1 6 0 dal notaio G . Scriba, Rubaldo e G u glielm o
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GIORNALE LIGUSTICO
385
compariscono quali testimonii e quale testimonio appare altresì G iovanni
in un rogito steso nel 116 2 dallo stesso notaro (1).
Nel secolo medesimo i Cabuto compariscono nel territorio di P orto M aurizio,
ed il compianto amico nostro avv. Doneaud, in un suo scritto, ricorda com e
un Bonanato Cabuto a dì 7 maggio 12 52 venisse ammesso alla cittadinanza in
quel Comune, e Giorgio, pure di Porto Maurizio, fosse eletto nel 14 34 alΓ uffizio di scrivano a Calvi in Corsica.
In Savona i Caboti sono ricordati nel secolo X IV . Appaiono tra i m er­
canti e gli uomini di mare e i documenti fanno menzione delle navi da
essi possedute. E, cosa strana, mentre in certi rogiti tu trovi individui ap­
partenenti a questa famiglia appellati Cabuti, in altri li vedi nom inati G avoti
o Gavotto, come Bernardo nel 1454, Lorenzo nel 14 9 6 , N icolò nel 14 39
e, 48. Negli atti del notaio Angelo Corsaro nel 1478 è m enzione com e
Giacomo Cabuto, savonese, si obbligasse a consegnare a quel C om une quattro
bombarde nei modi specificati nel contratto.
I
discendenti proseguirono 1’ arte del fonditore, come rilevasi dalle
m e­
morie che tuttora si hanno.
Provata in modo così chiaro, così luminoso, l’origine ligure della fam iglia
in discorso, non si potrà dunque ascrivere alla Liguria il celebre scopritore
del Labrador e di altre regioni dell’alta Am erica settentrionale,
G iovann i
Caboto, contemporaneo di Colombo, che il Boccardo nella sua Enciclopedia
disse veneziano ?
— Sì, a questa domanda è facile dare risposta e dire :
— Giovanni Caboto è non solo originario, ma nativo della Liguria. I do­
cumenti scoperti recentemente in Italia, in Ispagna, in Inghilterra
e posti
in bella luce dagli studiosi, comprovano tale affermazione.
Giovanni Caboto, nella cui persona si riscontra tutto quell’ ardire, tutta
quella tenacità di propositi, che formava la prerogativa dei m arini genovesi
nei secoli X III, X IV e X V lasciata la natia riviera ligustica nel 1460 si
recava ad abitare in Venezia, e dopo quindici anni profittando della legge
veneta, che, al pari della genovese, favoriva le naturalizzazioni chiedeva il
titolo e i privilegi di cittadino veneziano.
( 1 ) Fr« le istruzioni date aU'ambasciatore G rim ald i nella sua legazio n i del 1 1 7 +
è com presa
una lunga lista di persone per le quali il Comune reclam ava indennizzi d a ll’ Im p e ra to re di C oM .intinopoli. F ra queste troviam o :
Pro Cabuto perperot cclxxv
> ju o ì
npud Costantinopclim perdidit.
La lista, indicata ma ommessa nella pubblicazione del Sauli ( Delle cohnie dei Genovesi in
Galaia. l i , 187) vede ora la prima vo lta la luce f r i i documenti lig u ri
compianto Abate Angelo Sanguineti ed
a
mia cura pubblicati nel v o l.
b iz a n tin i
X X V 111,
rac co lti
fase.
Atti della Società l.^u re di Storia Patria, ora in corso di stampa (vedi a p.ig. S 9 S )·
II
dal
d eg li
dtl D ·
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
384
GIORNALE LIGUSTICO
Esiste il decreto il quale reca la data del 28 marzo 14 7 6 ed è cosi con­
cepito : Q uod fia t privilegium
civilitatis de intus et extra Jo a n i Caboto per
habitationem annorum X V , iuxta consuetum. Erano presenti in
Senato 14g,
com preso il Doge, e i voti lurono unanim i, indizio della stim a che i veneziani
avean o per questo capitano ligure che andavano orgogliosi di considerare
com e cittadino
O ra questo decreto, il quale viene precisamente a provare l’ origine stra­
niera del Caboto, poiché se fosse stato altrim enti, egli non avrebbe dovuto
ricorrere al decreto per farsi naturalizzare, indusse più di uno scrittore a
dire essere il Caboto d origine venet 1, ma mentre noi non
contrasterem o
a lla regina d e ll’ Adriatico il vanto di aver dato i natali ai figliuoli di G io ­
van ni, tra cui al celebre Sebastiano, col De Sim oni, con l’am ericano Harrisse,
col tedesco Paschel, col francese D ’ Avezac, con lo spagnuolo Pedro d’A y a la ,
cogli italiani Lu igi Hugues, A
Zeri e professor Morchio, andrem o lieti di
poter dire : G io van n i Caboto appartiene alla Liguria.
Intorno
ai
prim i tempi della carriera marinaresca del C aboto, nulla è
dato di co n o scere; certo da quello che dopo com piè, è dato argom entare
che egli fosse espertissim o alla navigazione sino dal
principio.
Le
storie
nostre raccontano com e Γ attivo com m ercio tra la Spagna, le isole B ritan­
niche, le coste d ell’ A sia e d ell’ A frica spingesse i liguri m arini a guidare le
prore delle n avi cariche di preziose merci, in quelle spiaggie, in quoi porti,
e il C aboto non può non aver seguito le tr.iccie dei n avigatori suoi con­
cittadini
L ’abate R aim ondo di Sancir.o am basciatore per il Duca
C orte di Londra, in una lettera in data 17
dicembre
di
14 9 7 ,
M ilano
alla
parlando
di
G iovan n i C aboto, dice che è un uom o di gentile ingegno e peritissim o nella
navigazione « et che altre volte è stato alla Mecca, dove per carovan e sono
portate le speciaric ».
R ecatosi a V enezia sposava una veneziana, e nel 1496, com e appare da
docum enti, avea già tre figliuoli, Lodovico, Sebastiano e San to.
In quei tem pi le sorti delle repubbliche di Venezia e di G en o v a, a causa
della perdita delle colonie del Levante, correvano poco propizie pei nostri
navigatori, e il Caboto recavasi in Ispagna, ed avendo trovato, com e opina
il chiar
D esim oni, fredda accoglienza a Siviglia e a Lisbona, dove il ter­
ren o-era già preoccupato da Cristoforo Colom bo, con il quale n u lla di più
facile abbia egli conferito, p ;r non intralciare i disegni del silo conn izionale,
passava in Inghilterra dove ottenne l’agognato favore.
Il t .- m u preciso in cui Giovanni Caboto si recò in
ben in dicato
Inghilterra
non
è
Probabilmente fu nel 14 9 1, in cui comincia in quel regno la
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
38 )
GIORNALE LIGUSTICO
serie delle sue escursioni. Pietro di A yala, ambasciatore del re Ferdinando
di Spagna alla corte di Enrico VII d’ Inghilterra, in una lettera del
luglio 1498 informa il suo monarca che già da sette anni quei di
25
Bristol
vanno annualmente armando quando 2, quando 4 caravelle per andare in
cerca del Brasile e delle sette città, scaldati dalla fantasia deste gerì ves corno
Colon, il quale genovese era stato a Siviglia e a Lisbona, chiedendo favori
al suo disegno, 0, come dice l’ Ayala, procurando haver quien le ayudasse a
esta invention
Lo scopo principale del viaggio del Caboto era quello di scoprire il pas­
saggio libero per mare alla Cina e alle Indie, da cui pervenivano la ricche
mercanzie che egli aveva visto portare alla Mecca da carovane provenienti
da lontanissimi paesi. La sua tenacità, veramente am m irabile, in mezzo agli
ost.icoli, alle molteplici peripezie che dovette incontrare, ebbe un premio
sul far del giorno 24 giugno 1494. Erano le 5 del mattino quando i m a­
rinai di vedetta gridarono: « Terra, T erra ». Difatti presentavasi agli sguardi
dei marinai attoniti due isole, e in quel momento di sublim e trepidazione,
la mente del Caboto si elevò al cie lo , e pensando che appunto
in quel
giorno corrcv.i la festa caramente diletta al cuore d’ ogni ligure, decise di
appellare col nome di S. Giovanni Battista l ’ isola, sulla quale poneva p ied e;
l’altra chiamava Prima vista.
Come ò bello, come è caro il ricordare questi sublimi slanci di fede in
uomini, il cui nome, le cui opere saranno in eterno am m irate !
Rimandando al pregevole volume che l'Harrisse pubblicò intorno ai viag g i
di questo celebre navigatore, ed ai non meno pregevoli scritti che il Desimoni stampò nel X V volume degli « Atti della Società Ligure di Storia Patria »,
i lettori che fossero vaghi di conoscere i viaggi e le interessanti scoperte
operate da Caboto e dai suoi figliuoli, io sono lieto d’ aver qui ricordato
come Giovanni Caboto sia gloria della nostra Liguria.
L. A . C e r v e t t o .
*
**
A questo articolo vanno aggiunti come appendice le seguenti osserva­
zioni di A. Bruno predetto.
*
**
Il Secolo X IX accennando ad un articolo del chiar. L . A . C ervetto sul
Cittadiuo di Genova a proposito del IV centenario di G iovann i Caboto, si
mostra convinto, senz’ altro, della savonesità dello scopritore
delle terre
nord-am ericane, e desidererebbe che Savona, a mezzo della sua società
storica, rivendicasse quella nostra gloria italiana.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
386
G IO RN A LE LIGUSTICO
B isogna esser grati a ll’ egregio articolista del Secolo X I X per la sua be­
n evola m anifestazione verso questa
città che annovera tante altre glorie
m arinaresche : m a ritenga il cortese scrittore che 1’ afferm are al m om ento
d ’ oggi essere savonese G iovan n i
Cabotto è correre forse troppo , nè a ciò
autorizza sinora alcun docum ento positivo.
V i sono induzioni, m a queste non bastano : ed infatti il chiar. C ervetto
si è lim itato solam ente nel suo dotto articolo a dim ostrare che il celebre
navigatore appartiene alla L ig u r ia , lasciando agli studi ed alle ricerche sto­
riche le ulteriori notizie. E g li è d’ accordo in ciò
coll’ illustre
D esim o n i,
co ll’ H arrisse c con quanti altri si occuparono assiduam ente della questione:
m a nessuno può sino ad ora andare più in là ; e Savona sarebbe ben lieta
e superba se, com e avven n e nel 18 9 2 coi documenti m adrileni che dim o­
strano la savonesità di C ristoforo Colom bo ( 1 ) si potesse oggi con un solo
docum ento
riconosciuto
ed
autentico come q u e lli, dim ostrare che
anche
G io van n i C aboto è savonese.
La società storica non può dunque, allo stato delle cose, che continuare
nelle sue in d a g in i, le quali le sarebbero agevolate
razionale del prezioso archivio
sinora
in esp lo rato :
assai d a ll’ ordinam ento
degli antichi n o ta ri, nella m assim a
ed an zi, a questo ultim o
parte
proposito, io sono lieto di
poter afferm are che un’ autorevole e dabben cittadino ha rivo lto il pensiero
a tale bisogna.
S i vedrà dai risultati di quelle indagini e dagli studi che
ne seguiranno com e si possano com battere efficacem ente g li errori di storie
com pendiose, di lessici e di enciclopedie, non solo intorno ai C ab o to , ma
a tante altre individualità che onorano la terra ligure ; e si potrà solo al­
lo ra , g io va sp e rarlo , dissipare tante nebbie che hanno regnato sin qui nel
cam po storico.
E giacché ho preso parola, non tralascerò di rilevare in argom ento com e
Γ accenno
(atto dal
C ervetto
che i Caboto sono ricordati in S avo n a -nel
secolo X IV non sia com pleto. Perchè, com e ebbi occasione di afferm are in
altre circostan ze, la fam iglia dei C abliti, che per me si tratta della stessa
cognom inazione, com parisce negli atti dei nostri notari sin dal secolo X II.
Infatti, n ella Carta A nseim i et IV. de Pand ulci dell’ anno 1 1 7 8 nel registro
cu m anense,
figura
com e consenziente ad un atto di ven dita di beni un
Oberto Cabuto m arito di MateUIa. Costui possedeva a Legino in costa A le xandrorum e ciò
deduco dalla carta Gisulfi B ava dello
stesso anno
nel
registro anzidetto. Mori nel n 8 o , lasciando prole. La carta Benvenute filie
(1) Abbiamo gii altrove espresso la nostra opinione tuli' Autorità di coJctti documenti ma
drilcni, Cfr.
L ig u stico
XXII, p.
221
nota.
N.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
d
D.
I87
GIORNALE LIGUSTICO
q. IV. Pangioni è stipulata ante domum Cabuti, nell’ anno successivo. È certo
che 1’ Oberto aveva due fratelli, l’ uno di nome Giovanni l’ altro Giacom o,
e ciò risulta dalla laus Oberti Spa\anlis , alla quale intervennero i consoli
Arnaldo Labello, Ponzio De Guasco e Bonavida De R ustico ; nonché dalla
laus lacobi Cabuti con cui i consoli medesimi riconoscono ed approvano la.
cessione dal Giovanni fatta al Giacomo di un oliveto con topiale, sito n ella
Fossavaria. M a, a provare l’ antichità in Savona della fam iglia dei Caboti
v’ ha di più, e cioè la denominazione identica di una torre nel tem po a c­
cennato, la qual torre giaceva ad portam buellariam, com e
apparisce dal
testamento Pondi Cullianigra e dalla carta Engelfredi De Richi.
I
Caboti sono sparsi negli anni e negli atti successivi e, com e si sa, o ggi
ancora abbiamo in Savona delle famiglie di tal nome, non credendo io che
si possa notare differenza tra quello ed il moderno appellativo di Cabutti.
Ma le linee discendenti dalli stipiti noti del secolo X II e loro
attinenze
collaterali sono ancora un segreto, nascosto probabilmente n elle filze polve­
rose dello antico archivio, del quale converrebbe, per far più presto, esam i­
nare per ora i cosidetti bastardella, spogliandone gli indici.
L ’ archivio genovese al quale sopraintende il venerando
D esim oni avrà
certamente notizie importanti da far luce sulla questione : m a non si creda
che per il fatto che i Caboti compariscono fra noi come uom ini di m are
e come mercanti, e perchè ebbimo nel secolo X V un G iacom o
Cabuto
fen a riu s e fabbricatore di bombarde sotto l’ antico castello dello Sp ero n e,
nominato dal notaro Angelo Corsaro ed anche dal Tom m aso M onelia, siasi
a capo del gomitolo.
Io
posso aggiungere ehc nel cartulario de’ luoghi del com une
savonese
dall’ anno 1468 sino al 1472 e cioè press’a poco nel tempo istesso, risulta
un Iacobus Cabutus de Sancto Benedicto, il quale conduceva una
bottega
presso le porte della piazza Colombo, e credo si tratti dell’ identica persona.
Noto che Caboto Sebastiano ebbe nel 1 5 1 8 la riconferm a dal com une del
Γ affinamento d’ una bottega, non è detto dove : che lo stesso fu ascritto
nel 1474 all’ ordine degli artisti, ed ebbe diversi incarichi pubblici, tali quello
di ufficiale d ' abbondatila, di regolatore dei capitoli dell’ a r ti, ecc. : e trovo
anche che il comune nel 1550 concedette al costui figlio
Bernardino un
sito al molo per fabbricarvi la sua officina, esercitando com e il padre l ’arte
di ferraio.
*
**
A . B runo .
Riferendosi alle feste pel centenario delle scoperte di G iovan n i C ab o to ,
qualche giornale si è occupato della patria del grande N avigatore, riven di­
cando quest’ altra gloria alla terra di Colombo.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
388
1’ essersi
C h e G io v a n n i Caboto sia ligure orm ai sem bra fuori dubbio;
sem pre ritenuto figlio della Laguna dipende da ciò che e g li, dopo 1 5 anni
di dom icilio , fu fatto cittadino veneziano. Questo errore passò accreditato
fino ai nostri g io r n i, com e si ritiene ancora dai più che i C aboto abbiano
dato il nom e alla parola cabotaggio, mentre questo vocabolo deriva dalla
voce spagnuola cabo (capo , promontorio) sicché cabotaggio significherebbe,
navigazione da capo a capo.
M a quale terra di Liguria ha dato i natali a ll’ ardito esploratore? Finora
sono a disputarsi questo vanto Savon a e Porto M aurizio. F in dal 18 8 1 un
nostro concittadino, appassionato indagatore delle patrie m o m o rie, il com ­
pianto
a v v . G io van n i D oneaud — rinveniva in G enova , n e ll’ A rch ivio di
S t a t o , alcuni docum enti com provanti Γ esistenza della fam iglia Caboto in
Portom aurizio fino dall’ anno 12 5 2 e giù, per una serie interrotta di gene­
razioni fino al secolo X V . N e l 12 7 6 si trova nom inato un Bonanato Caboto
n e ll’ elenco delle fam iglie che godevano per anni della esenzione delle tasse
ed ag g ra v i pubblici, per essere andate a stabilirsi nella colon ia di S . L o ­
renzo. N el 14 2 5 un G iorgio C aboto di Porto Maurizio era cancelliere della
curia di C a lv i in Corsica e un A ntonio Caboto, figlio del G iorgio, fu fatto
prigioniero dai c a ta la n i, segno che navigava. N ell’ epoca in cui
G iovanni
salpava dalle coste liguri, Porto M aurizio era fiorente di esperti e valorosi
uom ini
di m a re : basti citare P ietro A lc a r d i, sopranom inato Scarituio e
G iacom o R am baldi.
In un libro pubblicato in G en ova nel 184 5, autore G . Banchcro, si legge:
o Pietro A icard i e G iacom o
Ram baldi comandante di
vascello
ambi di
P o rto M au rizio , con molti m arinai dello stesso lu ogo, si trovarono sulla
flotta
genovese ( : ; com andata dal celebre am m iraglio A s s c r e to , il quale
sconfisse
l’ arm ata d’ A ragon a, liberando G aeta dall'assed io ecc. ». E più
oltre : v L a
m arineria
delle
due
riviere gareggiò
in valore con
quella
della m etropoli ; i detti capitani A icardi e Ram baldi fecero abbassare le vele
a m olti legni nem ici » — Il principe Giovanni d A ngiò — scrisse il Ferrari
—
usando ogni suo sforzo prese al suo soldo
M aurizio e con
1’
Pietro A icard i
da
Porto
aiuto di R inaldo governatore d’ A s ti, si difese valorosa­
m ente dagli attacchi di Francesco Sforza e Pietro F re g o so , già doge della
Repubblica, a E più
in n an zi: » Pietro
A ica rd i, uomo valoroso e m olto
esperto ed intendente delle cose m arittim e, che vi condusse due galee ca­
( 1)
11 comune di
Porto Maurizio concorse più volte volontariamente nelle tpeve per Γ arma»
mento della flotta genovese.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE
389
LIGUSTICO
riche di gente avvezza tutta nelle battaglie, chè in quei tempi Porto M au­
rizio fiorì di uomini bravi nelle faccende di mare ».
Dal qui esposto non si può dedurre che i Caboto di Porto M aurizio fos­
sero della medesima famiglia onde nacque il Giovanni. Ma ho voluto che
si sapesse che anche Porto Maurizio è candidato all’ onore di aver dato i
natali allo scopritore del Labrador ed altre terre deU’ Am erica settentrionale.
Credo inutile difendermi dalla eventuale accusa di voler fare de! campanalismo; la consorella Savona, patria di nobili ingegni, sarà ugualm ente
superba di questo figlio della Liguria nostra.
D ’ altronde, tali nomi irradiano sì viva luce da spandersi al di là dei’
confini angusti di questa o quella regione — la loro gloria
patria comune.
è gloria della
G . R ic c i .
La polemica, a base di affermazioni gratuite, va continuando sulla stampa
quotidiana della nostra Liguria, e troppo lunga cosa sarebbe il riportare
tutti gli articoli pubblicati su tale soggetto da A. G. R occa, ad
un
pseu­
donimo Sagone e all’ amico dott. G. B. Garannini, col quale concordiam o
nel raccomandare ai bigotti della Savonesità di Caboto m eno
fretta
nel
progettar monumenti e più' zelo nel ricercar documenti.
C O M U N IC A Z IO N I E A P P U N T I.
Per due cimelii artistici. —
Un assiduo
del Secolo X I X ,
devole sollecitudine, segnalava n ella prim a q uindicin a
L u glio di quest’ an n o , la scom parsa,
dal luogo
m onum enti che hanno non piccolo interesse
per
di
la
del
con lo ­
m ese
di
o r ig in e , di d u e
sto ria
artistica
d ella nostra regione.
Il primo è un bassorilievo in pietra di prom ontorio d e l seco lo X V ,
rappresentante un vescovo seduto in atto
di
scrivere (S. A g o stin o )
che ancora due anni or sono, vedevasi m urato sopra l ’ in g re sso d ’ un a
bottega posta nella Salita A rcivescovile di proprietà d e l s ig n o r G . B .
T e sta fu L u ig i, che procedendo al restauro di q u ell’ edifizio to lse d a
esso la scu ltu ra, in questione.
L* altro consiste in una statuta
di
m arm o rap p re se n tan te
O rietta
D ’ Oria, fatta eseguire per ordine del Sen ato e m u ra ta n e lla c a s a di
lei in capo alla scalinata di M orcento, ora in dem olizione.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
G IORN ALE LIGUSTICO
390
P o ssia m o assicu rare i nostri letto ri ch e i due fra m m e n ti d ’ arch eo ­
lo g ia lo c a le sono
in
sic u ra
stan za
a llo g a ti,
lu n g i d a lle
in g iu rie
del
tem p o e d el v a n d a lism o m o d e rn o , e cioè a l M useo C iv ic o d i Palazzo
B ia n c o .
Genova nel 184-9. —
Coi tipi dell’ editore Palm ieri di Sam pierdarena
sono testé com parse alla luce le prim e dispense della Cronistoria documentata
dei moti d i Genova nel mar^o ed aprile 18 49 , scritta dal dottor G ualtiero
L origiola noto nel cam po giornalistico e letterario col pseudonim o di dottoi
W alter.
L e prime puntate contengono la cronologia degli avvenim en ti politico­
m ilitari svoltisi in Italia ed in ispecie a G enova dal prim o gennaio 1848
al 25 marzo 1849.
A l L a M arm ora che nel 1875 pubblicò il suo Un episodio del risorgimento
italiano è stato
m osso appunto di aver falsato cause ed effetti e di aver
scritto poi più per lodare le proprie gesta che per esporre i fatti quali
avvennero.
Il dottor W a lte r, che potè trascrivere oltre a 300 docum enti esistenti
n e ll’ archivio m unicipale di G e n o v a , nonché i verbali delle sedute consigliari dell’ epoca, si propone di ricostruire colla scorta di e ssi, con tutta
im parzialità g li avvenim enti di quegli anni.
Il vo lu m e, di circa 400 pagine in 8° grande, oltre alla prem essa cro­
nologia consterà di sei p arti, così d iv ise :
1.* Due parole per intenderci.
2." Cause ed effetti o uom ini e fatti. 3.“ Il libro di Lam arm ora. 4 .” A G enova
dal 26 marzo a ll’ 1 1 aprile 18 4 9 : ancora del libro di L am arm o ra. 5.* Dan­
neggiati ed episodio Pasini. 6.’ Strascichi e triste epilogo — Sentenze di
m orte.
Le associazioni a ll’ opera si ricevono presso
1’ Editore
Palm ieri in S am ­
pierdarena nonché presso la Libreria Sordo-Muti in G enova. — Il prezzo
del volum e è di L . 4.
Monumento nazionale a Giuseppe P arin i. — N el sesto num ero del gior­
nale didattico
L a Scuola Secondaria Italiana il Prof. A van cin io A vancini
pubblicava un articolo su Giuseppe Parini, invitando gli Italian i ad erigergli
in M ilano un m onum ento, nel i.° Centenario deila sua m orte, che ricorre
il 15 A gosto 1899.
L a stam pa
m ilanese accolse con grande interessam ento la proposta e i
giornali di tutta l’ Italia le fecero eco, dimostrando quanta venerazione sia
dovunque per 1’ autore del G io rn o , per 1’ educatore della nostra gioventù
e rigeneratore dei nostri costumi.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
191
Animati da questo primo buon successo, i Redattori e Collaboratori della
Scuola Secondaria si riunivano per costituire in Milano un C om itato pro­
motore.
Nella sua prima riunione il Comitato deliberava di costituire sottocom itati
in tutte le provincie, e il lavoro ha proceduto e procede con m olta alacrità,
essendo universale Γ accordo perehè il primo centenario della
m orte
del
Parini non passi senza che lo scopo sia stato raggiunto.
In pari tempo si stabiliva di mettere l ’ impresa sotto il patrocinio di un
Comitato onorario composto dei signori:
Visconti-Venosta nob. comm. Gino, Presidente, Brentari prof. dott. Ottone
e Rostagno prof. cav. Luigi, V. Presidenti, Avancini dott. prof. A vancinio,
Segretario, Pietrasanta prof. Pagano, Cassiere.
Am ati comm. Amato, Bara valle prof. cav. Carlo, Barbiera cav. R affaello,
Bardelli prof. comm. Giuseppe, Berti prof. C andido, Bognetti prof G iovanni,
Campani prof. Annibaie, Carotti dott. cav. G iu lio , Colom bi dott. Gaspare,
Concari prof. Tullo, Crepas prof, Em ilio, De Castro prof. cav. G io v a n n i,
Ferrari prof. Vittorio, Gabba prof cav. Luigi, Grassi prof. Francesco, M arcati
prof cav. G. A ., Martinazzoli prof. A ntonio, Fanzini prof. A lfredo, Retali
prof. V irginio, Ruggero magg. prof. cav. Giuseppe, Rolando prof. cav. A n ­
tonio, Ronchetti prof. comm. Anseimo, Scherillo prof. M ichele, V anni prof.
M anfredo, Venturi prof. Giovanni Antonio.
Ora il Comitato promotore si rivolge alla stampa perchè voglia iniziare
pubbliche sottoscrizioni, avvertendo che le somme raccolte dovranno essere
inviate all’ Economato del Collegio Nazionale Longoni e R . Liceo Parini di
M ilano; ed è convinto che nessun giornale italiano vorrà negar Γ opera sua a
questo nobile intento, affinchè le onoranze da tributarsi al grande Maestro
riescano solenni e degne non meno di lui che della patria.
Per P. Giuria. — Il 3 giugno 1888 Savona vide sorgere un monumento
ad uno dei più illustri suoi figli, Pietro Giuria, al quale già si era dedicata
una via.
La mas'chia figura del poeta, del pittore, del letterato, del filosofo, del­
l'integerrim o cittadino, dell’ottimo padre di famiglia e del coraggioso cristiano,
sorge infatti nel giardinetto di piazza Sisto IV , all’ ombra di un alto euca­
lyptus e circondata da altre piante.
Guarda sul Corso Principe Amedeo, e sul piedistallo porta la scritta se­
guente :
A PIETRO
GIURIA
M D C C C LX X X V III
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392
G IORN ALE
LIGUSTICO
Recentem ente, con R eale D ecreto, la nostra R . Scuola T e c n ic a , veniva
denom inata d all’ illustre nostro concittadino.
M unicipio e G overno com presero adunque Pietro G iu r ia , e m eritam ente
ne onorarono la m em oria.
O ra, non sia discaro ai lettori del Ligustico se, da quest’ ultim o om aggio
tributato alla m em oria del grande savon ese, prendiam o argom ento
per e-
sprim ere un nostro voto, che è condiviso dai nostri concittadini
Insigni personaggi afferm arono che un altro bello ed elegante m onum ento,
sarebbe la ristam pa di tutte le
quali affatto irreperibili !
opere bellissim e del G iu ria , talune delle
P ietro G iu ria, vero patriota e cristian o , consacrò l’ ultim o periodo della
sua vita in difesa di quei principii religiosi che soli
possono garan tire la
pace e la prosperità della patria nostra.
E g li scese anim osam ente a com battere il m aterialism o, l ’ ateism o e la li­
bertà m ale intesa e peggio
feroce.
applicata, che
era convertita
in despotismo
Propugnò 1 insegnam ento religioso nelle scuole, condannò com e
V ictor
Hugo la scuola atea, combattè il socialism o, difese il V a n g e lo , fulm inò la
corruzione alta e bassa, in n eggiò al vero am or di patria in m olte cantiche
e poesie lirich e , come ne fanno fede le sue opere, delle quali m eriterebbero
speciale ristam pa le seguenti :
Poesie liriche — Cantiche e poesie liriche — M elodie sacre e profane —
Inni italici — R acconti storici e rom antici — Silvio Pellico e il suo tempo
— L ’ U om o —
Il Cristianesim o religione di progresso
— L a C iviltà e i
suoi m artiri — L ’ A ustria e i trattati del 18 15 — Storia aneddotica dell’ oc­
cupazione austriaca in Piem onte nel 18 59 — Storia popolare di C asa Savoia
— L ’ U om o nella creazione e il m aterialism o
nella scienza
m oderna
—
L U om o, la scienza e la società. — L ’ insegnam ento religioso nelle scuole
dello Stato — Necessità dell’ insegnam ento religioso nelle scuole — Lettera
agli elettori politici — M elodie sacre e profane della letteratura inglese —
R ovin e di antiche città — Monumenti di tutti i popoli — C apanna dello
zio T o m — Bellezze del Bosforo — La Spugna — G uida di T o rin o . —
L e opere di Pietro G iuria, se ristam pate, colm eranno
una
grave
lacuna,
soddisfacendo nel tem po stesso al vivissim o desiderio dei concittadini nostri.
Esse dovrebbero andare per le m ani di tutti, ma specialm ente dei giovani
studiosi, insidiati tuttodì dai briganti della penna.
N oi facciam o voti che la nostra benemerita Società Storica S av o n ese,
della quale fanno parte tanti eletti ingegni, che già contribuirono potentemente a ll’ increm ento delle lettere e delle scienze, assuma 1’ onorifico in-
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GIORNALE LIGUSTICO
393
carico della ristampa delle opere dell’ affezionato amico, al simpatico poeta
saluzzese.
Sarebbero cosi appagati i desiderii degli studiosi che vedrebbero
tolti
dall' oblio i pregiati lavori dell’ immortale cantore di Marco Botzaris, e la
Società Storica Savonese, rispondendo ad un sentito bisogno, avrebbe il plauso
e la lode degli ammiratori del nostro grande concittadino.
G. E .
B azzano .
*
**
Scritti inediti di A. Manzoni. — Con un volume prossimo ad
uscire
alle stam pe, si compirà la serie delle Opere inedite n rare del Manzoni
pubblicate da Roggero Bonghi a cura del senatore Pietro Bram billa Questo
volume, lasciato in tronco dal Bonghi, conterrà scritti sulla lingua italiana.
Compiutasi questa serie, la quale, pur troppo! non ebbe tutte le cure
che dal Bonghi potevansi e dovevansi aspettare, e che il Manzoni m eritava,
ne verrà cominciata un’ altra che il senatore Brambilla
ha
affidata al
cav. uff. Giovanni Sforza, Direttore del R . Archivio di Stato in M assa, il
quale già pubblicò diligentemente due volumi dell’ Epistolario. L ’ Epistolario
sarà riprodotto e accresciuto, con aggiunta di molte lettere al M anzoni; e
comprenderà quattro volumi. Un altro volume conterrà
un saggio
della
prima forma de’ Promessi Sposi quali furono scritti nel 1 8 2 1 , e della se­
conda, che servì poi, ma con modificazioni rilevanti, all’ edizione del 18 2 7 :
e ciò mostrerà, come a dire, il processo di formazione del libro im m ortale.
Si raccoglieranno anche le Pastille ad opere storiche, varii motti per Album
e le Iscrizioni. Si darà uno studio sui materiali che servirono alla Colonna
infame, e un’ edizione critica della Lettera sul Romanticismo. Il saggio sulla
Rivoluzione Francese verrà riprodotto con brani inediti : e così
Poesie giovanili, in sostituzione della stampa troppo affrettata
anche
le
fattane dal
Bonghi, con aggiunta di cose inedite. Chiuderà la pubblicazione un volum e
di Memorie e documenti sulla vita e sulle opere del Manzoni.
Noi ci congratuliamo col Brambilla di questa sua determinazione ; colla
quale generosamente provvede alla gloria del suo grande concittadino e
congiunto; e siamo sicuri che lo Sforza, compreso dell’ importanza
1’ opera
del-
a lui affidata, farà opera degna del nome del Manzoni
A lessan d ro
D ’A nco n a.
*
* *
L ’ ispettorato governativo sulle biblioteche. — Dopo il rigetto del sistema
di classificazione decimale proposto da M elvil D ew ey e dopo l’ approvazione
di un repertorio a schede di tutti gli scrittori italiani, il primo Congresso
Giorni. L i g u s t i c o . An no X X I .
26
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GIORNALE LIGUSTICO
394
bibliografico, testé chiusosi in M ilan o , discusse e fini col raccom andar al
M inistero il ripristino dell’ ispettorato regio nelle biblioteche non governative.
V eram ente codesta
questione era stata già discussa nel V I Congresso
storico Italiano tenutosi a R om a nel 18 9 5 ; ma la relazione, in allora stesa
dal prof. Filippo S e n si,
se
era
lodevole
per diligenza e per erudizione,
esprim eva tuttavia dei v o ti poco pratici.
C i sem brano invece m olto più vicine alla
realizzazione le proposte del
Congresso di M ilano, vuoi per l ’ indiscutibile competenza del relatore signor
p ro f G . F u m a g a lli, vuoi per le qualità dell’ uomo che presiedette il Con­
gresso, e che
Il
è
ben addentro alle segrete cose della M inerva ( 1) .
F u m agalli com incia a studiare la questione dal lato del diritto e in ­
daga per quali vie il governo possa ficcare il naso in casa altrui, cioè nelle
biblioteche non g o v e rn ative , entrandovi, quando non sia possibile per la
porta, anche dalla finestra, e vedrem o come siffatte finestre possano essere
di varia specie.
Il
F u m ag alli fa anzitutto un rapido confronto tra g li ordinam enti delle
B iblioteche in Fran cia e quello delle biblioteche Italiane.
In F ran cia recentem ente il m inistro Rambaud, stabiliva, con decreto del
i.° luglio, che tutte le biblioteche comunali hanno per fondo principale un
fondo
di stato e che
perciò
m antenere in quelle raccolte
il G overno
ha il diritto di interven ir? per
« 1’ ordine , Γ insiem e e la regolarità » ; lo
stesso m inistro riconosce nei cim elii e nei m anoscritti delle
biblioteche il
carattere di dem anialità, cioè di beni imperscrittibili ed in a lie n a b ili, e si
riserva il diritto di nom inare delle
Com m issioni d’inspection et d ’acbat per
tutte le biblioteche pubbliche m unicipali e di m andarvi ispettori: esige che
i bibliotecarii
abbiano il diploma
della
Ecole des chartes, dim ostrino per
esam e di essere idonei al loro ufficio.
Q uesto in F ra n c ia ; m a in Italia le cose sono ben diverse e, in massima,
le biblioteche m unicipali sono libera proprietà dei Com uni, sulle quali non
ha alcuna ingerenza neppure quella Giunta
am m inistrativa stabilita dal-
l ’ articolo 16 6 della legge com unale e provinciale.
S ta b en e: le porte son dunque chiuse al governo, ma g li restano aperti:
delle finestre.
( 1 ) L e sedute pubbliche del C o n g re sso nei g io rn i 2 3 , 24 , 25 settem bre u. s. fu ro n o presiedute
d all’ o n . F e rd in an d o M artin i, e x -m in istro della
P . Istruzione,
che a v e v a
a
vice-p resid en te
il
veneran do sen a to re e g lo tto lo g o G ra z ia d io A sco li. Al banco d ella Presiden za e com e segretari»
sedevano il p rof. c a v . C aputo d-.lla R . U n iversità di Modena c il d o tt. c av. G iro la m o B erto lo tto
d e lla C iv ic o -B e ru n a di G e n o v a . 1 co .igressisti eran o circa 200.
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GIORNALE LIGUSTICO
39 5
V i sono delle biblioteche provinciali e comunali che in origine erano
governative e furono dal governo cedute sub conditione (ad es. quella di
Mantova) e sono quindi sottoposte alla vigilanza m inisteriale, quantunque
quella testé citata non ne abbia bisogno.
Vi sono biblioteche comunali che per effetto della legge del 7 lu glio 1866
ebbero origine oppure forte incremento per la soppressione delle C orpora­
zioni religiose. I comuni cessionarii assumevano all’ atto delle singole ces­
sioni l’ obbligo della conservazione ad uso pubblico della suppellettile libraria
e si assoggettavano allo stanziamento annuo di una somma non inferiore
alle lire 100 sotto pena della retrocessione del materiale depositato.
Evidentemente su queste ha diritto di ispezione 1’ autorità governativa.
Vi sono altre biblioteche pubbliche che fruiscono di un assegno governa­
tivo, come le biblioteche cosidette popolari e quelle delle varie A ccadem ie.
Oltrecchè si è indagato anche se non sia il caso di applicare alle biblio­
teche (come custodie di cimelii preziosi) le disposizioni vigenti intorno alla
conservazione e alla tutela delle opere d’ arte e dei monumenti storici e
artistici; ma i diversi progetti per fissare in tal senso una le g g e unica (che
è un obbligo d’ onore per l’ Italia nuova) non hanno approdato sin qui,
benché sporadicamente vigano nelle diverse regioni ordinamenti sp e ciali,
come Γ editto del card. Bartolomeo Pacca per le provincie Rom ane, e nelle
provincie Venete e Lombarde le Sovrane Risoluzioni del 16 e 17 febbraio
18 19 , modificate nel marzo 1827.
Intanto per una delle finestre citate è già entrato il Ministero co ll’ ispe­
zione affidata nel 1888 al dottor Torello Sacconi che visitò quasi tutta la
Sicilia, l’ Umbria e la Liguria con risultati in massima buoni e beneficii
notevoli.
Ma l’ ispettore di cui si propone oggi al Ministero il ripristinam ento do­
vrebbe avere un mandato ancora più largo. Egli potrebbe studiare le spe­
ciali condizioni di origine e di incremento delle diverse biblioteche
e più
di una volta le tavole di fondazione, osserva il Fum agalli, e le successive v i­
cende legittimerebbero una più diretta tutela.
G . L ib r i.
*
La lapide dei Colombo di Palermo. — Come noi abbiamo in due note
osservato, la spiegazione della lapide colombiana in Palermo data dal nostro
collaboratore U. A. idi cui nel Ligustico di quest’ anno a pag. 31 e 15 5 )
non é tale da persuadere tutti e per ogni verso. Noi opponevam o ragion i
di prosodia e di latinità, più 0 meno offesa. Ma ora il
nostro egregio
cooperatore L. C ., ristabilendo il testo della iscrizione quale è stato dato
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GIORNALE LIGUSTICO
dal V illab ian ca, e rigettando la variante nepos, ci offre una interpretazione
più convincente.
« Io non mi preoccupo, egli scrive, della breve o lunga d ell’ e di Nepos.
« U no strappo alla prosodia potrebbe
to llerarsi, se questo giovasse qui a
« render chiara la lapide ; ma questo ntpos o postnepos non mi pare adatto.
« Secondo il m io avviso, il senso della lapide è questo:
« Urbs G enue dedit principium [m ilii] de stirpe C o lu m b i, qui tradidit
« nova regna duci esperio.
« Post natos liberos (Dopo che io ho avuto fig li colà in
L ig u ria )
mihi
« finis [fuit] in oris siculis — Sic ligur ex ortu, m orteque sum siculus.
« N unc m em or heu dulcis patriae et liberorum (qui pare che i fig li siano
« lontani da Palermo) ut siculus ligur claudor in aede ligurum Pan orm i ».
Due m anoscritti im portanti. — Presso una primaria Ditta m ilanese trovansi in vendita due m anoscritti molto interessanti per la storia di Genova.
L ’ uno è affatto sconosciuto anche ai più distinti bibliofili genovesi e porta
questo titolo :
C a m p o s t a n o M. A n t . , D escrizione dell’ origine della libertà di G enova,
suoi diversi stati e successi fino alla guerra col duca di Savoja seguita
nel 1695 (sic. 16 2 5 ), in-fol. Pelle.
M ss. d i 2 4 5 pag. del sec. X V I I .
Un po’ d i guasto negli ultim i 1 1 fo gli.
N ella prim a carta su cui appare il nome dell’ autore è detto che tale raccolta
venne fatta per la Marchesa Balbi.
L ’ altro ha invece l’ indicazione seguente :
R
o c ca ta g lia ta
A
n t .,
Cronologia storica genovese dall’anno 5 00 a ll’anno
1 528. Im portante manoscr. cartaceo del sec. X V I in-fol. di 808 cart. Perg.
Appartenne al celebre storico della Corsica Michele Merello. Buona conser­
vazione.
Forse il M ichele M erello, che figura come uno dei possessori del Codice,
deve essere l’ autore dell’ opera Della guerra fatta dai fra n c e s i, e dei tu­
multi suscitati poi da Sam pitro della Bastiglia in Corsica, stam pati in G enova
dal P av o n i nel 1607. Era precisamente il nipote di A ntonio Roccatagliata
(come afferm a il Soprani) e non è improbabile che il m anoscritto sia l’ au­
tografo. A ntonio era tutto inteso ad illustrare le m em orie della patria, ed
ebbe a questo suo desiderio assai propizia la sorte, perciocché essendo egli
patrizio, e non scarso dei beni della fortuna, ed avendo per ben 13 anni
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GIORNALE LIGUSTICO
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servito la Repubblica nel grado di segretario, potè penetrare n egli archivi
e da ogni parte raccoglier notizie: e quanto v i trovò di notabile lutto ristrinse
in quattro grossi volumi, che segnati col suo nome si conservano
nell'archivio del ΡαΙαχχο Reale. Questo viene affermato dal
manoseritti
Soprani e sulla
autorità di lui ripetuto dallo Spotorno {Storia lei. di Lig. I l i , 48) il quale
tuttavia pare che non abbia mai visto i quattro famosi volum i.
*
**
Sullo stesso argomento possiamo dare oggi ulteriori notizie, avendo avuto
la sorte di consultare i due manoscritti.
Da molti anni era ricercatissimo tra i bibliofili genovesi un m anoscritto
di Antonio Roccatagliata, cronista del secolo X V II, di cui sono a stam pa
gli Annali della Repubblica di Genova, dal 15 8 1 al 1607, editi dall’ editore
Vincenzo Canepa nel 1873, a cura del marchese Marcello Staglieno. Invece
il manoscritto di cui era così vivo il desiderio doveva contenere la croni­
storia del 500 d. C. al momentoso anno 1528.
Già fin dal 1896, per espresso desiderio del venerando com m . D e Sim oni
e della Presidenza della Società Ligure di Storia Patria, si erano attivate
indagini per la scoperta ed il ricupero del prezioso cimelio ; m a sem pre con
risultato negativo.
In occasione della i.· Riunione Bibliografica di Milano (Settem bre '97)
il nostro Direttore potè aver indizii che il manoscritto tanto ricercato do­
vesse trovarsi a Milano, anche per certe indagini da lui intraprese in pro­
posito, e specialmente presso la libreria antiquaria del comm. U lrico Hoepli,
della quale è direttore Γ egregio bibliografo signor Augusto Stulpnagel.
Questi dà il manoscritto come già appartenente al celebre storico della
C orsica,
Michele Merello che di
Antonio
Roccatagliata
fu
nepote
e
segretario
Ma, dopo aver visto il codice, poco crediamo a questo particolare. D alla
postilla scritta nel i.° foglio appare che (oltre il volume in questione) chi
scrisse tale nota ne conosceva altri due. Probabilmente dovevano essi riem ­
pire la lacuna della cronologia (0 cronistoria) dal 1528 al 15 8 1 , anno da
cui cominciano, come si è detto, gli annali conosciuti a stam pa.
Tuttavia quando si pensi alle qualità del Roccatagliata, (rilevate del resto
dal Soprani, dallo Spotorno e dallo Staglieno) che fu ricco di censo e pa­
trizio e per tredici anni cancelliere e segretario del Com une, e che perciò
potè attingere a fonti primarie, anche questo unico vo lum e, ora ritrovato,
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
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GIORNALE LIGUSTICO
costituisce una vera preziosità per la nostra storia patria e saggiam ente
1 autorità m unicipale ne ha deliberato l’ immediato ricupero.
+
* *
L ’altro m anoscritto, che dal catalogo di Hoepli è dato com e
opera di
A . M. C am postano, tratta il periodo di storia genovese che va dal 16 25 al
16 3 3 . C osì, com e è indicato e specialm ente per il nome d e ll’autore, sarebbe
un’ assoluta novità per la bibliografia genovese. Però abbiam o
bilire (dopo pazienti ricerche) che —
potuto sta­
salvo m olte e notevoli varianti
—
è la stessa opera registrata dallo Spotorno, nella sua Storia Letteraria della
L igu ria al tom o V , pag. 30, come opera di un A . M. Costa.
T u ttav ia il fatto che nell’ esem plare della libreria antiquaria Hoepli si
trova detto nom e indicato colle iniziali A . M. C. : che una postilla lo di­
chiara esplicitam ente composto dal Campostano per uso di una marchesa
B a lb i : che vi si scorge ancora il nome di un altro Cam postano com e pos­
sessore : tutto ci fa ritenere che quell’ esem plare, invece di doversi consi­
derare com e un doppione, sia invece un libro tale da poter dom ani fornire
oggetto di discussioni ; tanto più dopo che al recente Congresso bibliografico
di .Milano si è deliberato la form azione di un repertorio generale a schede di
tutti g li autori delle singole regioni d’ Italia. Speriam o che anche il secondo
sia ricuperato e conservato da Genova.
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
G i r o l a m o R o s s i . — Glossario Medioevale L igure. — T o r in o , Stam peria
R eale della Ditta G . B.. Paravia e C ., 1896.
È troppo noto nella repubblica letteraria e storica il
nom e del Prof.
G erolam o Rossi, Preside del Ginnasio di V entim iglia, perchò con
fronzoli
io lo presenti ai lettori. E gli scaldato a quell’ am ore nobilissim o di studi,
che per varie guise levossi in questi ultimi tempi in L ig u r ia , da parecchi
anni si propose di arricchire lo storico patrimonio di questa elettissim a parte
d’ Italia con una messe fruttuosa, che gli procurò il plauso un iversale. Le
storie di V en tim iglia, A lbenga, S. Rem o, Dolceacqua, le m onete del P rin ­
cipato di M onaco, gli Statuti della Liguria, le numerose m o n o g rafie , illu­
stranti con precisione fatti e cose della R iviera Occidentale, com parse ora
negli Atti della Società L ig. d i St. P ai., ora nell 'A rchivio Stor. It. e ora in
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
GIORNALE LIGUSTICO
399
altri periodici, fecero sempre conoscere come il Rossi si abbia fatta una
divisa di quel detto del Sismondi e ripetuto in alt a forma dal C ard u cci,
cioè che non potrà mai darsi una perfetta storia d’ Italia, prima che
ciascun Municipio non ne possegga una propria.
Il
più nobile contributo alla storia della Liguria, dello svolgim ento curioso
degli usi e costumi, della glottologia e filologia e della letteratura m orta in
questo ameno lembo d’ Italia, ci è dato col sullodato glossario.
Son quasi 2000 voci e locuzioni, che ci presenta l’ autore, avendo tratta
la maggior parte di questa suppellettile scientifica da rozze pagine di codici
statutarii, 0 da rottami di atti notarili, voci e locuzioni che sfuggirono alle
indagini di tanti altri studiosi, quali il Ducange, il Flechia, il L agom aggiore,
il Parodi ecc. ecc., e che se pure furono conosciute, passarono nel patri­
monio raccolto con significato diverso.
L ’ autore promise nella sua eloquente prelazione che ogni vocabolo avrebbe
avuto a corredo uno o più esempi estratti da codici e carte inedite, poiché,
a dirla con Emmanuele Rocco, un vocabolario di lingue, senza esem pi, è
come un’ accozzaglia d’ ogni specie di animali, gettati alla rinfusa e scompigliatamente, in cui si volesse che altri studiasse l'anatom ia. L a promessa
fu mantenuta, onde al lettore resta cosi agevolato il modo di riscontrare
i brani citati.
Arrogi che all’ opera è aggiunta una raccolta di vocaboli del dialetto
nostro i quali (son parole dell’autore) non ebbero più tempo di farsi latini,
pel fatto, cioè, che essendo cessato per legge tanto nei tribunali quanto
presso i mallevadori della fede pubblica Γ obbligo di valersi della lingua
latina, tali voci, quali scorie del dialetto, rimasero nello stato em brionale
senza forma e senza desinenze classiche, vedendosi in tal modo condannate
a rimanere convolvi quelle che erano destinate ad esser gigli.
Si trovano così riunite colle voci nostre, altre ancora che sono sem ivive
e che possono giovare alla formazione di un vocabolario del dialetto ligure.
Corona finalmente 1’ opera un indice dei vocaboli di bassa la tin ità , che
si trovano negli esempi dall’ autore addotti, i quali, perchè già n o ti, servono
per istudi comparativi con glossarii d’ altre regioni italiche.
In un lavoro di tanta mole era facilissimo cadere in qualche piccolo
errore.
Così non ci sembra troppo giusta la versione data al tubeta (pag. 10) in
famiglio del magistrato, tanto più che il Rossi aggiunge che i Tubete ( Tubecte
secondo il Ducange) doveano stare agli ordini del console ed aveano obbligo
d i suonare.
Parecchi atti del not. Tommaso Casanova del secolo X I V son ro gati in
Genova in contrata tubetarum.
11 29 Marzo del 1438 un buon numero di tubete, quasi tutti forestieri,
chiedono al Doge e al Consiglio degli Anziani di avere i proprii capìtoli
come gii altri artefici (Diversorum Comuni Ianue, Filza 10 , A rch . di Stato).
Di alcuni vocaboli poi l’autore non pone l ’ equivalente corrispondenza,
perchè di essi si smarrì il ricordo nella riviera occidentale,
onde
invano
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
400
G IO RN A LE LIGUSTICO
cercheresti il signilìcato di rondinus (pag. 85) tolto dall’ esem pio p ro duobus
rondinis vitreis positis cancellis sale, m entre nei paesi della riviera orientale
riondin suona ancor adesso per dim inutivo di rotando e com e tale è re g i­
strato pure dal dizionario genovese del Casaccia.
A lla parola arm orinus (pag. 20) che il Rossi traduce col nom e generale
di sorta d i pianta selvatica corrisponde il nom e particolare di arm oin —
corbezzolo, e che sentesi in parecchi villaggi della riviera orientale.
D ella parola bechunnus (pag. 2^) l’autore non ci dà il significato. Noi
sulla scorta di atti notarili sfogliati a ll’ A rch ivio di Stato, dei quali per ora
non abbiam o in pronto un esem p io , possiam assicurare che con tal n o m :
si indicavano le p elli del becco.
Del resto questi piccoli nei non dim inuiscono punto la bontà intrinseca
e l'e c c e lle n z a del la v o ro , frutto di lunghe ricerche e di pazienti studi,
nello stesso m odo che una nuvola non conturba la serenità di un am pio
orizzonte
L ’ autore con questa nuova opera ha fatto ancora em ergere una volta il
suo bell’ in gegn o e la sua infaticabile attività
A . F eru etto .
L IB R I P E R V E N U T I A L L I G U S T I C O
B e r t a r e l l i (A ch ille). — G li ex-libris. Appunti b ib lo grafici. (P er la prima
R iunion e Bibliografica Italiana. M ilan o, settembre 189 7). - M ilan o ,
tip. Bernardoni di C . Rebeschini e C. 18 9 7 (Edizione fuori commercio)
B e n s a (prof. E n rico . — I l collegio dei giurisperiti d i Genova. (P er la solenne
aggregazione alla Facoltà di Giurisprudenza n ell' U niversità di G enova) G en ova, F .lli Pagano, 189 7 (*).
B r u n o (H.
— I francesi tuli’ antico dipartimento d i Montenotte. N ote poli­
tiche ed am m inistrative dal 1805 al 1 8 14 . - Savona, tip. B ertolotto e C.
'897
(*)·
prof. Guido).
tip. R icci 18 9 7
B ic o n i
—
La
geografia
nelle scuole classiche.
-
F ire n ze ,
Pianta d i M ilano, col piano regolatore e la nuova cinta daziaria. (R icordo
offerto alla prim a Riunione Bibliografica Italiana dalla D itta Antonio
V allard i, M ilano).
Cronache Savonesi dal 150 0 al 15 7 0 di Agostino Abate accresciute di docu­
m enti inediti pubblicate ed annotate dal dott. G . A ssereto. - S a v o n a ,
tip. B ertolotto e C . 1897 (*).
( ') La recensione al prossimo fascicolo.
P rof. G
ir o l a m o
B e r t o l o t t o D i'ettore Responsabile.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
-(ΟΙ
GIORNALE LIGUSTICO
GIORGIO CRISTOFORO MARTINI
DETTO
IL
SA SSO N E
E IL SU O V IA G G IO IN I T A L I A
[17 2 1-17 4 5 ]
Nell’ autunno del 1743 il dott. Giovanni Targioni Tozzetti
di Firenze ( 1 7 1 2 - 1 7 8 3 ) , reduce dal suo viaggio scientifico per
le alpi di Barga e Pietra Pania e per il capitanato di Pietra­
santa , giunse a Lucca e vi si trattenne fino al 3 1 d’ ottobre.
« Gustosissima e molto istruttiva » gli riusci quella dimora
« per le belle cose » che osservò e « per la erudita conver« sazione » che godè di « molti letterati lucchesi », ma soprat­
tutto del « sig. Cristoforo Martini, detto il Sassone dalla sua
» patria Gothen, celebre pittore , e oltre di ciò adorno di ogni
» più scelta erudizione; per le quali belle doti, e singolarmente
» per la sua probità, era amato dalla Nobiltà Lucchese ».
Racconta che il Martini « aveva fatte bellissime osservazioni fì» siche, antiquarie e letterarie in tutto lo Stato della Serenissim a
» Repubblica di Lucca e le aveva registrate in forma di diario
» nella sua lingua nativa ». E aggiunge : « vi aveva descritti e
» disegnati in acquerello, tra le altre co s e , tutti i più bei
» ponti che sono nello Stato di Lucca, e che sono de
più
» bizzarri e belli che si possano vedere. Fra questi mi ricordo
» vi era una veduta mirabile del Ponte a M oriano, coi monti
» adiacenti, e col passo dell’ esercito tedesco, seguitovi poco
» avanti ». Il
« cortesissimo » pittore
si prese
« grande
» incomodo » per mostrargli « quanto di più bello racchiude
» in sè » Lucca; e « le sere a veglia » gli « fece godere quasi
» tutte le belle descrizioni che egli aveva latte in tedesco
» delle cose più notabili non solo della città, ma anche di
G i o » * . L i g u s t ic o .
Anno XX.II.
*7
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
402
GIORN ALE
» quasi tutto il suo Stato.
LIGUSTICO
Egli con som m a
diligenza
aveva
» descritte e disegnate le fabbriche più raggu ardevo li, si pub» b liche,
che
p rivate, le scolture,
le pitture,
» copiato le iscrizio n i, ecc. A v e v a ,
ecc.
A veva
oltre di c i ò , descritti e
» disegnati g l ’ insetti terrestri, i pesci, i testacei, i fossili, ecc.
» Sicché i molti
» utilissime ».
suoi zibaldoni sono un tesoro
di notizie
G li mostrò pure diverse « produzioni pregia-
» bilissim e » ; e gli fece « vedere un gran num ero di statuine
» di bronzo antiche di Dei L a r i , simili nella figura a quelle
» rappresentate nel Museo Moscardo, ma assai più goffe, pic» cole e sottili. Esse erano senza
dubbio state tutte gettate
» nella m edesim a form a, e siccome erano state tutte trovate
» insiem e in certe rovine sulla strada che da Pisa conduce a
» Lucca per monte S. Giuliano, cosi egli pensava che là fosse
>' stata qualche
bottega dove simili idoletti si gettassero per
» v e n d e rs i, com e sarebbe presso a poco oggidì una bottega
» di medagliai.
Molti
altri
idoletti e molte medaglie
aveva
» com prate il medesimo sig. M artini, state trovate da conta» dini nel territorio
lucchese, ma non
sapeva
precisamente
» dove » ( i ) .
Col
1’ ab.
Martini
G iov a n n i
questo
fu in carteggio
altro
letterato
to s c a n o ,
Lam i ( 1 6 9 7 - 1 7 7 0 ) , che di lui ci ha lasciato
ricordo : « Cristoforo
» eccellente
un
Martini di Sassegotta
era un
pittore, il quale faceva la sua dimora in Lucca.
» Ma egli per essere
eccellente nella sua professione non si
» contentò di saper disegnare e colorire, come fanno i pittori
» dozzinali ; volle
saggiamente
» dipingere la cognizione
congiungere
delle scienze
più
alla
facoltà
di
belle, e fu un
» attento e acuto speculatore della natura. Pratico della storia
(1) T
a r g io n i- Τ ο ζ ζε τ π
G . Relazioni d i alcuni viaggi fatti in diverse parti
della Toscana per osservare le produzioni naturali e g li antichi monumenti d i
essa. 2 .· edizione); V , 2 8 7 ; V I I , 4 4 , 8 1 e 86.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
4O3
GIORNALE LIGUSTICO
» e dell’ antica mitologia, godeva di raccorre i pregiati avanzi
» dell’ antichità erudita, e se ne dimostrava intendentissimo.
» Fece egli diverse scoperte considerabili nella nostra T o sc a n a ,
» e traile altre osservò le vecchie
e dismesse
m iniere di
» marmi del Monte Pisano; le vestigia del tempio
d’ E rcole
» sulla marina tra Luni e l’ A r n o , commemorato da T o l o m e o ;
» e dalla forma e dagli avanzi ravvisò 1’ anfiteatro che era in
» Lucca, e dimostrò che in verità fosse tale. Io lo conobbi
» in Lucca nel 17 4 0 , ed a mia istanza fece vari
disegni di
» antichi monumenti e di edifizi, e , tra gli altri, m i mandò,
» in tre carte distinte, il disegno scenografico dell anfiteatro
» lucchese, quale ora ci rimane , e il disegno dello spaccato
» di una delle volte, che andando a scarpa verso il podio
»
sostenevano i sedili » (1).
(1) Il Martini accompagnò a! Lami i disegni colla lettera seguente :
« Intorno a quelle famose ruine, che le Prigioni vecchie oggidì si chia-
» mano, è la quistione se sia stato anfiteatro, ovvero semplice teatro. I teatri
» avevano un solo semicircolo de’ sedili, ma g li anfiteatri avevan o i sedili
w tutto intorno, e di là la lor forma specifica e nome traevano. I t e a t r i,
» destinati principalmente per le recite, avevano di bisogno del proscenio,
» il quale era posto, come ancora si vede ne
moderni te a tri, incontro
» all'u d ien za; a sedili tutt’ intorno invece g li
anfiteatri,
» il giuoco de’ gladiatori, per le caccie delle fiere
ed
labbricati per
altri
» che potevano esser visti tutt’ intorno. Se dunque potrem o
e s e rc iz i,
m ostrare
ji clic la sopradetta ruina abbia avuto i sedili tutt intorno , io credo per
» certo che per anfiteatro e non p ir teatro si debba tenere.
O ra
quasi
» tutt’ in un lato della linea parabolica dell’ ovato, forma solita degli anfi» teatri, esistono ancora quasi tutte le vo lte, che andando a scarpa \e rso
» il podio sostenevano li questionati se d ili, come lo spaccato di una di
» dette volte rappresenta il disegno n. 3 , con un sedile in cim a, che è
» l’ unico che di tanti è rimasto al suo posto. Questo spaccato
si
vede
» dietro al Fornaro sul canto del B uon visi, e si accosta verso la parte
». appuntata dell’ anfiteatro che guarda la piazza di S. F re d ia n o . Incontro
« a questo spaccato, in casa d’ una tessitora, accanto a S . Sita , che si
» accosta nell’ altra parabolica molto verso la punta dell istesso anfiteatro,
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
404
D i questi
G IORN ALE LIGUSTICO
d is e g n i, quello rappresentante « Γ avanzo meno
» deformato dell’ anfiteatro », dal L a m i venne « gentilmente »
favorito al T a r g i o n i - T o z z e t t i , che lo fece
incidere in ra m e ,
per abbellirne le Relazioni de’ suoi viaggi ; nelle quali riporta
anche un altro disegno del M artini, da lui pur fatto incidere
in ram e, l’ alzata delle terme di Massaciuccoli ( i ) .
Il L a m i
17 4 7 :
p roseg u e; e si noti
che
« il Martini due anni s o n o ,
scriveva nel m aggio del
avendo già deliberato di
» tornarsi alla patria , ci fu rapito dalla morte , non essendo
» neppure in età m olto avanzata. Benché avesse passata una si
» gran parte della sua vita ne’ paesi cattolici, e fosse adorno
» di m olte
laudabili
qualità, pure
morì
protestante e nella
» com unione de’ suoi maggiori » (2 ). Infatti cessò di vivere
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
si vede un’ altra vòlta, che scendeva verso il podio e sosteneva i sedili.
Le medesime vòlte si vedono alla parte appuntata, che volta a levante,
cioè opposta a quella sopradetta, che volta a S. Frediano. Questa parte
viene rappresentata dal disegno n. 1, dove si vede l’ ingresso che negli
anfiteatri soleva distinguersi per un arco maggiore degli altri, come per
appunto questo supera gli altri quasi di due braccia, perchè per questo
arco i gladiatori, pomposamente vestiti, facevano il loro solenne ingresso. Ora tutto quel che si vede sul disegno, tanto sotto il n. 1, quanto
sotto il n. 2 , non era mica la maggior circonferenza di detta maestosa
fabbrica, ma era solamente il corridore interno, come il principio degli
archi caduti, che guardano verso la strada, e sopra le lor imposte di marmo
posano, ci dimostra. Tutte le case, che oggidì fanno corona a questa
preziosa ruina, sono fondate sopra i fondamenti del recinto esterno del
detto anfiteatro, come in alcune o se i muri antichi ho osservato. Siccome
il corridore interno, come i vestigi mostrano, era tutto di marmo, neccssariamente il suo recinto doveva esser dell’ istessa materia : molte
colonne se ne vedono sparse per diverse chiese. La brevità del tempo
non mi permette di dame ulteriore particolarità, sottoponendo il mio
debolissimo parere al suo dottissimo parere #.
( 1 ) T a r g i o n i - T o z z e t t i G . Op. cit., I, tav. I li, a p. 4 5 3 ; e V i l i , tav. I,
a p. 46.
(2) Novelle letterarie del?anno M D C C X L V I I , num. 19 , del 1 2 m a g g io ,
cc. 2 9 9 -3 0 }.
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GIORNALE LIGUSTICO
il 2 1 dicembre del 1745, e il suo cadavere fu trasportato a
Livorno, dove gli vennero celebrati i funerali e data sepoltura
nel cimitero protestante.
Degli « Zibaldoni », ossia « Diario nella sua lingua nativa
» tedesca », dove « erano molte cose degne della pubblica luce »,
al Targioni-Tozzetti non riuscì mai sapere « che uso ne sia
» stato fatto dopo la di lui morte ». Ci mise subito su le
unghie la Repubblica di Lucca, e anche adesso si conservano
nel R. Archivio di Stato di quella città. E « questo deposito »,
per testimonianza di Salvatore Bongi, « fu eseguito probabil» mente brevi manu e senza solennità, non essendoci riuscito
» di trovarne il menomo cenno ne’ documenti. L a tradizione
» dell’ Archivio è, che la Repubblica credette bene di ritirare
» presso di sè questi manoscritti, perchè il Sassone vi aveva
» largamente, e crediamo anche liberamente , discorso delle
c'
7
» persone di L u c c a , e aveva descritta anche col
mezzo di
» disegni accuratissimi dei telari e di altre macchine , 1 arte
» della seta e della tessitura; tutte materie di som m a gelosia
» per quel governo ». Del manoscritto ne fa
poi
questa
descrizione:
N . 10 4.-106 . [T it. est.] Cristoforo Sassone, V ia g g i, D e scriz io n i, e cc.
V oi. I-III. — In fogl. Volum i tre, com posti ed in titolati c o m e s e g u e :
I. R eise tiac/i Italien [V iaggio in Italia]. T esto , p p .
175
num e­
rale, e L X V figure. Con indice n. n.
II. R u ck R eise ( 1 ) voti N eapo lis nach R o v i
[ V ia g g io di rito rn o
d a N apoli a R om a]. Testo, pp. num. 268 e L X X X fig u re . C o n in d ic e
n. n.
III. R eise von R om , nach L iv o r n o u n d d u rc h T o sca n a [ V ia g g io
d a R om a a Livorno per la T oscana]. T e sto , pp. num . 3 4 2 , e fig u re
num . L X X V I.
( 1 ) Correggi: Rùckreise.
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40 6
G IO RN A LE LIGUSTICO
O ltre le ta v o le fig u ra te e sta c c a te d a l testo, son o s p a rs e nel mezzo
a q u e sto m o lte a ltre f i g u r e , d i s e g n i , sc h iz z i, co p ie d ’ is c r iz io n i, ecc.
S o n o p u re q u a e là in se rti p ic co li fo g li, con n o t e , e cc.
È
tu tto ra
p re sso ch é
s c o n o sc iu ta
q u e sta
r e la z io n e , c h e fece n e lla
lin g u a n a tiv a dei su o i v ia g g i ita lia n i, la q u a le ce rta m e n te m e ritereb b e
d i e s se re , n o n so lo c o n su lta ta , m a fatta so g g e tto d i p a rtico la rissim o
stu d io . A n c h e e s a m in a ta , p e r così d ire, e ste rn a m e n te , si sc o rg e che
l ’A . v i tra ttò la s u a m a te ria n e l m od o più la r g o ,
ra c c o n to
n a tu ra li
del
e
v ia g g io
1’ a sp e tto
la
c o n tin u a
osservazion e
p itto rico d e l p aese ,
aven do
so p ra
un ito
al
le condizioni
so p ra i su o i e d if iz i, su lla
sto ria e s u lle a n tic h ità , s u lle a rti e le in d u strie , i c o stu m i, le p erson e,
l a co stitu zio n e p o litic a , ed o g n i a ltra cosa in so m m a, c h e p u ò in te re s­
s a re un v ia g g ia to r e a v v e d u to e cu lto . A ciò si a g g iu n g a , ch e essen d o
v ia g g ia to r e e p itto re a d un te m p o , potè il S a sso n e co rre d a re l’ o p era
d i m o lte e b e lle
fig u re fatte su l lu o g o ,
to c c a te a se m p lic e m a tita .
Da
p arte
a ll’ a c q u a re llo , parte
u n ’ o cch iata su p e rfic ia le d e l lib ro a b ­
b ia m o r ic a v a to p u re ch e esso e n tra v a in Ita lia d a lla p a rte d e l T iro lo
n el
17 2 1
[ I , 7 1 ] , e ch e d a tal an n o p ig lia le m o sse il su o racco n to ,
il q u a le p o i s e g u ita p re sso a poco p er tu tlo il tem p o ch e l’ A . rim ase
in v ita . N e ll’ u ltim o v o lu m e tie n e u n a p arte p re v a le n te la descrizion e
d i L u c c a e d e l p a e se v ic in o , ch e q u esti eb b e a g io d i co n o sc ere a p ­
p ie n o , p e r a v e re e le tta la s u a stan za fra noi, d o v e poi m o r i, la scia n d o
1 ’ o p e ra in te rro tta .
N o n è a n otizia n o stra se in G e r m a n ia ,
dove
n a c q u e e v isse un
te m p o , e se n e lle a ltre c ittà d ’ Ita lia ch e visitò , sian o rim a ste m em orie
d i q u e sto
te d e sc o , fra noi g e n e ra lm e n te ch iam ato C ris to fo ro Sansone
o il P i l l o r S a sso n e. In a tte sa ch e altri a b b ia tem p o e v o g lia d i c e rcarn e
in fo rm azio n i, so p ra ttu tto in q u e sti vo lu m i, d irem o b re v e m e n te ciò che
ci è v e n u to fatto di sa p e rn e d a altri d o cu m en ti lu cch e si. S i c h ia m a v a
G io r g io C risto fo ro M artin i ed e ra nativo d e lla p ic co la c ittà di L a g e n saltz n e l D u c a to di S a s s o n ia G o th a . V en u to in L u c c a , a p e rse stu d io
o s c u o la d i p ittu ra e v i e sercitò
1’ arte , in cui p a r e , d a te le co n d i­
zioni e d i g u s ti dei te m p i, che fosse v alen te ; b en ch é il T r e n ta , n e lla
s u a s c ia ttis sim a e m ise ra
sto ria d elle arti in L u c c a , lo m e n to v i so lo
p e r dire ch e n e l 1 7 2 5 e b b e tra i suoi scolari G iu s e p p e A n to n io L u c h i
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
I
GIORNALE LIGUSTICO
4O7
detto il Diecim ino ( 1) . D a varie scritture d ell’ Offizio s u lle N u o v e A r ti,
d ell’ anno 1 7 4 5 , s’ ricava che provvedeva
a lla
scu o la
del
oggetti di studio , specialm ente gessi e rilievi di statu e
non apparisce se avesse altre ingerenze
d ise g n o
a n tic h e ; m a
n e ll’ in seg n am e n to
p u b b lic o .
L a sua dimora in L u cca non fu però costante, poiché p e r u n te m p o
fu in V ienn a insiem e coll’ am basciatore C arlo M a n si, n e lla q u a lità di
segretario (2 ). Non pare che avesse nè m o g lie , nè fa m ig lia co n s è ,
perchè furono eredi taluni di Lan gensaltz, che elessero p e r p ro cu ra to re
un tal C raffert, stabilito in L ivo rn o ; e questa eredità fu o cc asio n e ch e
m andassero lettere alla
G otha ed il Consiglio
R e pu b b lica, F e d e rig o III D u c a di S a s s o n ia ed
il Senato
di L a g e n s a ltz , i q u a li
u ltim i
scrivevano in goffissimo e stranissim o gergo italiano (3 ).
Fin qui il Bongi (4) ; il quale, per a ltr o , ignora
che
il
Martini non solo fu un pittore e un antiquario valente , ma
anche un valente naturalista, e che ce ne ha dato un saggio,
che è alle stampe. Infatti nel primo tomo delle M emorie sopra
la fisica e istoria naturale di diversi valentuom ini, che u sci­
rono alla luce in Lucca il 1 7 4 3 ,
co’ torchi de
Salani e
Giuntini, si trova un’ Osservazione intorno ad una specie di
cimici sabatiche non alate, del sig. Crisioioro Ma> tini di SaxenGotha. Nell’ avvertenza agli amatori della fisica e istoria naturale
(1) T ren ta T .
Noti{ie di pittori, scultori e architetti lucchesi p er servire
alla storia delle belle arti ne' secoli X V I I e X V I I I ;
nelle
M em orie e docu­
menti per servire all’ istoria del Ducato di Lucca; V ili, 169 .
(2) Che il Sassone fosse segretario del Mansi a Vienna è ripetuto in più
lettere che il Duca di Sassonia Gotha ebbe a scrivere
sua eredità.
11
a proposito
della
Mansi era stato ambasciatore residente a V ie n n a dal 17 3 6
al 1742 e straordinariamente nel 174 5. N egli atti pubblici non si ha traccia
però di questo segretario; che (u probabilmente della com pagnia
privata
dell’ ambasciatore, che se ne sarà valso soprattutto per interprete.
(3) Questi carteggi degli anni 1 7 4 6 , '47 e '4 8 ,
sono alla
serie
Anziani al tempo della Libertà, n. 567.
(4)
Bongi
S. Inventario del R. Archivio di Stato in L u c c a ; IV ,
degli
3 4 I~343 ·
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
4 oS
de
g io r n a l e
collettori delle
lig u s t ic o
M em orie, di cui fu l'anima quel colto in­
gegno di Carlantonio Giuliani, le quali le intitolò a monsignor
Gioacchino
Fernandez Portocarrero, Patriarca d’Antiochia, si
legge : « Del sig. Cristoforo Martini di Saxen-Gotha è l a .....
» Osservazione sovra le uova d’ una spezie di cimice salvatica
» non alata. V i si scorgeranno dentro alcune nuove scoperte,
» che fanno conoscere quanto sia esatto e diligente in questi
» studi, per mezzo de’ quali ha egli osservate alcune cose di
» gran
m o m e n to , che se
acconsentirà di darle al pubblico,
» gli acquisteranno un gran credito, e porgeranno non pochi
» lum i per rischiarare una parte d’ un altro studio non per
» anche ben delucidata » ( i ) .
(i) M em orie // sopra // la fisica // e // istoria // naturale // di diversi /
valentuomini. // Tomo primo. // In Lucca e b b C C X L III. // Per li .Salani,
e G iuntini. C on
netti Libraio.
Lie, de’ Sup. // Si vendono da Giuseppe Maria // Anto-
In-8.° di pp. xxxv iii-32 2 , con sei tavole. A pp. iii-ix si legge una lettera
di C arlantonio Giuliani, con cui dedica la raccolta// Sua Eccellenza Monsignor
Gioacchino Fern an de1 Portocarrero, Conte di Palma, Marchese di Monte chiaro
e di A lm enara, Balio dell’ Ordine Gerosolimitano, Grande d i Spaglia, Patriarca
d i Antiochia, ecc., ecc., ecc.', a pp. xi-xxiv, Agli amatori della fisica e istoria
naturale 1 C ollettori; a p. x x v si trova un avviso di Giuseppe Maria Antonetti a ’ le tto ri; a p. x x v i l’ errata-corrige ; a p. xxvii Vindice ragionato delle
fig u re d i questo prim o tomo; a pp. xxviii-xxxvii la Dichiarazione necessaria
di alcune fig u r e ; a p. xxxv iii η. n. l’ imprimatur. Seguono con numerazione
separata :
P e t r i // T a b a r r a m // lucensis // observationes anatomicae
Academ iae // Instituti Scientiarum
j j in Bononiensi
Philosophico p r i - / vaio conventu jam
habitae, // modo vero ab auctore quibusdam aliis a d a u - l
ctae &
variis
Annotatio - / tiibus illustratae ; pp. 1-62.
Problem a // mecanicum // de solido maximae attractionibus // solutum j a P.
R o g e r i o J o s e p h o // B o s c o v ic h // Soc. Jesu // Publico Professore Matheseos //
in Colleg. R om an o; pp. 63-88.
Ragionamento // filosofico-pastorale // Recitalo in Arcadia // Nel risorgimento
della medesima // il di
1 2 . Settembre // dell’ anno / 7 ; 7 // dal P. Abate //
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GIORNALE
409
LIGUSTICO
L ’ abate Giovanni Lam i s’ affrettò a farne
N o t iz ie lettera rie
t o m o , arrivato al lavoro
così
del
prese a scrivere : « La
» discorso
» alate,
intorno ad
fatta dal
» sig. Cristoforo
» molto
gli
elogi
nelie
che pubblicava a Firenze, e parlando di
pittore
settima
quel
e naturalista sassone ,
M em oria
contiene
un
una spezie di cimici salvatiche non
signor
Cristoforo
Martini
Martini , che è pittore
di
Sassegotta.
tempo fa la sua dimora in L u c c a , ed alla
» che possiede e che esercita in grado
» studio di tutte l’ arti
Il
p ro fessio n e, da
pittura,
eccellente , unisce lo
lib e r a li, compiacendosi
anche
non
D. D ie g o R e v i l l a s // Geronimino // Professore di Matematica nella Sapienza //
di Roma ; e membro della Regia Socie - // tà d’ Inghilterra , dell’ Accademia
delle // Sciente d i Bologna, della Regia
Etrusca d i Cortona;
pp
P e - / j lontana d i
M essina, e della
89-121.
F r a n c i s c i M a k ia e // M a z z u o li // civis senensis l j
Philosophiae, & M edi­
cinae Doctoris I/ Academici Physiocritici // In Senensi Im periali Universitate
Histo— / / ride Naturalis
Publici Professoris // Dissertationes binae // A h a
tumpe de Coralliorum N atura, // Analysi, & vero usu in M edicina : // Altera
vero Epistolaris de Fungorum
//
origine
//
Italico sermone scripta;
p p . 125-174.
De quibusdam // Conchis // minus notis // epistolae binae //, Q uarum al­
tera // a J o a n n e
P h ilip p o
B r e y n io , // Altera vero // a J a n o P l a n c o
conscripta. // Quibus accedit de ventriculis
Bovis
//
/ accendio // J o h a n n i s
B ia n c h i / / ariminensis / / brevis descriptio; p p . 1 7 4 - 2 1 1 .
Memoria // del signore //
D e Sauvages
Ed alla maniera più sicura d i // allevarli ;
// intorno // a' Bachi // da seta //
pp.
215-245.
Osservazione // Intorno ad una specie di j l cimici selvatiche // non alate //
Del Signor // C r i s t o f o r o // M a r t i n i di Saxen-Gotha;
pp.
247-267.
Discours II Concernant les différents change- // menti qui arrivent // a la
circulation // du sang // du foetus // renfefmè dans le sein // de sa mere, //
Par P. S. R o u h a u l t // Chirurgien du Roy de Sardaigne, j j Professeur dans
l'Universiti Ro-/l vale de T u rin , Chirurgien Ju ré // de P a r is , de l’Academie
R o y a fl le des Sciences;
pp.
269-296.
Misura // della velocità, // e del tempo // In cui una data quantità d ’ acqua //
non perenne di un L ig o , 0 d ’ altro // ricettacolo esce dall’ Incile // del mede­
simo. Il Coll' aggiunta di altre considerazioni // intorno la stessa materia // del
signor II
T om m aso
// N a r d u c c i Patricio Lucchese;
pp.
297-322.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
410
GIORNALE LIGUSTICO
poco di quello dell’ antichità, avendo una non dispregevole
raccolta
di
erudite.
Ma
delle
cose
medaglie
imperiali
e greche e
d’ altre cose
principalmente egli si compiace nello studio
della n atu ra, e massimamente di quella degli
insetti, su’ quali egli ha fatte molte diligenti osservazioni,
alcune delle quali non erano note nemmeno a’ più diligenti
osservatori
alcuno
del nostro
che
perciocché
un pittore
per
essere
secolo.
entri
Non si dee
maravigliare
nello studio di tante cose,
valente in quella professione
non
basta saper conoscere dalla sola corteccia le c o s e , ma con
occhio filosofo bisogna penetrare più addentro; e non solo
nella mitologia e nella storia de’ fatti umani essere addot­
trinato, come il più de’ volgari dipintori fanno, ma bisogna
sapere la notomia del corpo umano, la meccanica di esso
e degli animali, Γ ottica, la prospettiva, insomma ogni altra
scienza um ana, fisica e morale. Di tal genere di scienza è
da credere
che fossero gli antichi Apelli e Zeusi , e cosi
n e’ secoli a noi più vicini i Raffaelli di Urbino e l’immor­
tale nostro Michelangelo Buonarroti; de’ quali ora in Italia,
per la diversità degli studi, premono le vestigia e il signor
Ercole Lelli in Bologna e il nostro sig. Cristoforo Martini
in Lucca
Egli dunque qui ci dà una sua nuova osservazione
intorno ad una sorta
salvatica non alata.
cipalmente
d’ in setto, che
egli
chiama cimice
Questo insetto getta le sue uova prin­
sopra Γ ontano , ossia Γ olmo de’ botanici, e
ordinariamente ne getta 1 4 in un mucchio, dalle quali poi
esce l’ anim ale; il quale, per non aver ali, nè guscio duro,
non si può riferire, nè alle mosche, nè alle farfalle, nè agli
sc a r a b e i, ma giustam ente, a cagione del puzzo che di lui
viene nello schiacciarlo, dal sig. Martini alle cimici s a b a ­
tiche non alate si riferisce » ( 1 ) .
( 1) Novelle letterarie, n. 16, 19 aprile 174 3, c. 246-247.
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GIORNALE
Il
4II
LIGUSTICO
Sassone si recò in Italia in compagnia di tre de’ suoi
« conoscenti e buoni amici », il « celebre pittore di miniature
e di sm alti» Mytens, svedese, il T re n tw et figlio del pittore
di
Corte
del
Principe Eugenio, e l’ orefice W eissbecker di
Württenberg. Da Vienna presero la via del T ir o lo , visitarono
Venezia e si recarono a Napoli, toccando Bo lo gn a, R im i n i,
Ancona, Foligno, T ern i, Civitacastellana e Pozzuoli. Napoli
gli sembrò un paradiso abitato da’ diavoli ; e della plebe na­
poletana ne
dice corna. Correva allora in proverbio che i
flagellatori di Cristo fosser tutti di Napoli, ma specialmente
delle Calabrie ; e trova cbe nessuna nazione al mondo sarebbe
stata così
adatta a quel turpe ufficio, quanto i napoletani,
« vera schiuma di malfattori », « materia la più adatta a fare
unguento da cancheri ». A R o m a dimorò due anni e due
mesi ; poi si ridusse a Livorno, non già per terra, ma per
mare, che i vetturini colta P occasione del giubileo, invece
de’ consueti nove scudi, ne volevano trenta per trasportare
un viaggiatore da Rom a a Firenze. S ’ imbarcò a Ripa grande
sopra una tartana, e da Fiumicino a Livorno, dove giunse il
27 giugno del
17 2 5 , spese due scudi. F a uua descrizione
minuta di Civitavecchia e del littorale, poi molto si allarga
intorno a Livorno, a Pisa, a Firenze. Finisce col mettere sta­
bile dimora a Lucca, e prende a illustrare la città e il territorio.
È curioso quello che scrive della Valdilina e della marina
della Versilia ; parla anche di Massa, di Carrara, d’ Avenza,
di Luni e di Fosdinovo ; e a Luni soprattutto lo colpisce
una fabbrica ovale in rovina, intorno alla quale si vedevano
di qua e di là de’ sedili rotti, con uno degli archi tuttora in
piedi ; fabbrica che, ingombra com ’ era
dalla
terra e dalle
macerie, restò in dubbio se fosse un teatro, o un anfiteatro,
coni’ è realmente. T ra le sculture cristiane attirò la sua at­
tenzione un basso rilievo che raffigura i dodici apostoli ; nè
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
412
GIORNALE LIGUSTICO
trascurò di pigliar nota delle iscrizioni che gli capitarono sotto
gli occhi, o che ebbe in copia da amici ( i ) .
I
Viaggi del
Martini
giacciono
manoscritti e dimenticati
nell Archivio di Lucca, ed è certo a rimpiangere che nessuno
fino a qui
gli
abbia fatti soggetto di uno studio diligente,
c o m p iu t o , accurato.
È
un pittore di vaglia che ha ritratto
all acquerello e a matita
gran
parte dell’ Italia ; che ne ha
descritto i monumenti, gli usi, i costum i; ne ha raccolto le
vecchie iscrizioni; senza trascurare neppure gli animali e i
minerali. Insomma si tratta di un abbondante materiale, affatto
inesplorato , che può riuscir fecondo di nuova luce alle belle
arti, all archeologia e alle scienze naturali.
M assa di L u n ig ian a, 26 giugno 1897.
G io v a n n i
S forza.
APPENDICI
I.
Della Serenissima Repubblica d i Lucca
Potentis.™' IU .’m et E c c .mi S S .ri S S .ri Anziani Gonfaloniere e Senatori.
Nel presentar |a V V . E E .
111." ·
e Potentiss.™' questa umiliima et devo­
tissim a L ettera, intendiamo unicamente di dare a divedere a Loro la nostra
ossequiosa venerazione che costantemente per li Vostri Potentiss.™1 et Ecc.rai
Personi nudrischiamo e di sotisfare insieme al desiderio e prieghi istanti
d’ alcuni nostri cittadini G iovanni Henrico Schumann e consorti. Questi nostri
Cittadini ci anno rapportati et avvisati come nel 2 1 giorno del mese De­
cembre dell’ anno
174 $
passato sia stato morto in Lucca il S .re Giorgio
Cristoforo M artini fa Secretario
della sua Eccellenza d’Ambassadore del
S ” C onte M an zi, di quale e li nostri Cittadini ed alcuni altri della C ività
(1) In uno dei prossimi fascicoli tratterò delle varie iscrizioni lunensi
dal Martini trascritte.
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GIORNALE LIGUSTICO
4*3
di G o th a, di O hrdruff, di Erffurth et Illm enan sariano li prossim i e legit­
tim i Eredi. Eglino e tutti g li altri Eredi del defunto Secretario Martini
facevano i suoi ringraziam enti um iliim i all’ E E . V V .
111.™'
a causa di aver
ben graziato commandati che 1’ eredità di detto Secretario M artini sia stata
rendita al Matthia Beckmann mercante di Livorno nel raccomm andando se
umillamente alla buona grazia di V V . E E .
111.”1'
Ma come sino adesso no
averebbero ricevuti la detta eredità del Matthia Beckmann e come questo
Beckmann la non voleva rendere a loro avanti di aver lui pagato
179
Lovis d’ ors, ci anno pregati d’ interpor i nostri ufficii per loro.
C i prendiamo dunque 1’ ardine d’ interceder per loro con questa nostra
um iliim a lettera pregando le V V . E E .
111."°
umillamente di compatirci gli
favori e lasciarci inform ar:
l.° Se et quanti dinari Matthia Beckm ann di Livorno abbia paggato in
Lucca.
2
0 Se le spese dei funerali del S . " M artini abbia pagato il Matthia
Beckm ann overo siano rabbattato della som m a di eredità.
3.° Quanto sia 1’ eredità del morto Sig. Secretario Martini nel invian­
doci se compiace l ’ Inventario overo consignazione di eredità del Sig. Mar­
tini perchè il Matthia Beckmann afferma che non abbia ricevuto un inventario
ma solamente 13 Balla con mobile.
4.0 Se queste Balle siano tradito al Matthia Beckm ann sigillati o no.
P oten tisml IU.ml et Ecc
S S ." questa è la nostra um illim a intercessione
che ci facciamo per gli eredi di defunto Sig. M artini nel supplicar per loro
di voler bene aver la grazia et commandar che ci sarem o inform ati sopra
sot delli 4 questioni affinchè possiamo sotisfar al desiderio et prieghi di
eredi di Sig.” Martini. Del resto raccomandandoci nella
V V. EE.
111."’·
buona grazia di
preghiamo solamente di perdonar Γ ardire che ci prendiamo
con questa nostra umillima intercessione e lettera di preghiere, mentre
baciandovi le mani profondamente con tutta la riverenza c’ inchiniamo.
Potentis.” '
111." 1 et Ecc.” ‘ S S .'1 S S ." Anziani G onfaloniere
111.” 1 Republica di Lueca.
e Senatori della
Serenissima et
A di Langensalza li 13 M aggio 1748.
U m il.” ' Dev.” 1 Obi.” 1 Servitori Sig.ri* di Consoli e Senato di Langensalza
Città della sua Reai Maestà del Re di Polonia et Elettore di Sassonia.
C h r is t ia n o L u d o v ic o T h il o D ott." di Legge e Borgom astro m . p.
C h r is t ia n o M e n t z Licentiato et Borgomastro m . p.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
4M
GIORNALE LIGUSTICO
II.
I II.1" ' S S .ri S S .rÌ Padroni c o l.'" 1
Servendo
io
a questa Serenìssim a
Republica
in qualità di Maggiore
C an celliero, ò l’ onore di render risposta, in nome del Supremo Magistrato
della m edesim a, al com pitissim o foglio
111." ·
delle S S . V V .
in data delli
13 m aggio , con significarle che ad oggetto che possino le SS .rl' L L .
111." ·
restare pienam ente informate dello stato dell’ eredità del fu Giorgio Cristofano M artini detto il Sassone, morto in questa c ittà , si è stimato proprio
di trasm etter loro un esatto inventario degli effetti della medesim a, insieme
con una m em oria di quanto è accaduto dopo la morte del medesimo M artin i,
quali riceveranno con la presente (*), e dalla loro lettura potranno ritrarne
quei lu m i e chiarim enti che desiderano su questo affare.
Si persuadono questi E cc.mi S S .rl di detto Supremo Magistrato di avere in
tal form a sodisfatto al desiderio delle S S .'1' V V .
una tale com m issione, godo il vantaggio
111." · ;
ed io, nell’ eseguire
di poter rassegnare Loro i miei
ossequiosi rispetti, e con la dovuta stima mi confermo
D elle SS ri« L L . IH ."·
Lu cca , 2 a g o sto 17 4 8 .
D ev."° et obb."° servitore
G. V .
N ic o l in i
Cancelliere M aggiore.
(*) D e ll’ in ve n ta rio non si tro v a copia tra le carte del R . A rch ivio
di
Stato in
Lucca. La
m em oria è del segu en te tenore :
« i . M attia Beckm ann non ha p a g a to , nè dovuto pagare in Lucca alcuna somma di denaro
» p er le spese occorse p er la m orte del S ig . M a rtin i, o per debiti da lui la sc ia ti, perchè con li
» denari tro v a tis i n e lla sua e re d ità , esistente in Lucca , è sta to sodisfatto a tutto.
» 2 , L i fu n erali al prefato S ig . M artini sono stati fatti in L iv o rn o , dove da Lu cca è stato
» trasp ortato il suo cadavere ; e siccom e un tal cadavere
fu diretto al
detto B eck m an n , cosi
» credesi che possa e g li a v e r fatte le spese d elli funerali occorse in Livo rn o.
» 3 . Q uanta sia l’ eredità del detto S ig . M artini lo dim ostra l ’ accluso in ve n ta rio , che si
» trasm ette ; assicurando che tutti li capi conten uti in detto inventario sono stati consegnati e
» respettivam en te r ic e v u ti; anzi che d a lli atti della nostra C an celleria risu lta
che ad ogni capo
» contenuto in detto in ven tario ne è stata fatta la ricevuta di mano e carattere del S ig . Lorenzo
» A nton io C ra ffert di L iv o r n o , come procu rato re eletto dagli eredi, come tali dichiarati ed auto» rizzati con le tte ra speciale del S ig . Duca di S axen g o tta del mese di X b re 17 46 .
N on è però
» a notizia n o stra se detto Beckm ann abbia ricevu to 11,0 13 balle di robe attenenti a l detto S ig .
» M artin i,, p oich é le dette robe sono state consegnate al suddetto S ig . Lorenzo Antonio C raffert
» scio lte e non im b allate, assiem e con una nota, o sia copia d ell’ in ventario delle medesime.
» 4. E però non sappiam o se le dette balle siano state consegnate
al
M attia
Beckn:ann
» s ig illa te , o no ».
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GIORNALE
L IG U S T IC O
415
UNA RELAZIONE DI GIAMBATTISTA BALIANI
S U L PORTO D I GENOVA
Gio. Batta Baliani di Niccolò nacque in Genova nel 1 5 8 2
di famiglia patrizia la quale si estinse nei figli di lui.
Egli sorti da natura un ingegno superiore e fu tra i coetanei
assai stimato per la perspicacia e la riflessione con cui scru­
tava le cause di ogni minimo fenomeno che gli cadea sotto
i sensi e coll’acutezza della mente ne deduceva le leggi recon­
dite stabilite dal Creatore.
Di buon’ ora si applicò agli studi filosofici, prediligendo le
scienze speculative e le matematiche, nelle quali riusci sommo.
Sparsasi in breve la fama di sua capacità, fu dal governo del
suo paese assunto a varie cariche importanti. F u Commissario
della fortezza di Savona;
fece
parte del Magistrato
delle
Galere e di quello dei Padri del Co m u n e; fu anche Capitano
di Polcevera e Sargente maggiore della Città, ne’ quali ufficii,
rese colla sua sagace attività, servizii non comuni.
È in Savona,? mentre fungeva
da Commissario nel 1 6 1 1
O
che, osservando il moto e la caduta dei proiettili delfartiglieria,
intravvide la legge che regola la caduta dei gravi, di cui scrisse
al Galilei prima che costui la illustrasse. Trovandosi nel 1 63 7
al Magistrato delle Galere ideò una riform a,
adottata dalla
Capitana di Genova e quindi dalle galere di altre nazioni,
colla quale si rendea più facile il re m ig a re , aumentandone
l’ impulso. Egli fu autore
di altre, e non poche,
scoperte
scientifiche: i suoi scritti potrebbero dirsi enciclopedici, tanti
e di svariato argomento ei ne lasciò : dal libro de motu soli­
dorum et fluidorum, al trattato della pestilenza, a quello sul­
l’amicizia, sulle onde del mare, sulla lettera di cambio
ecc.,
alla Relazione politica sul regno di C o rsic a , editi i p r im i,
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GIORNALE LIGUSTICO
manoscritta quest’ ultima, allegata a un Codice della raccolta
Molfino del nostro Archivio civico. Genova pianse la perdita
di un cittadino tanto benemerito nel 1666.
T r a le filze degli Atti de’ Padri del Comune si conservano
di lui varie lettere e relazioni sopra negozii, che per ragione
degli uffizii da lui sostenuti, gli occorse trattare.
C iterem o fra altre, le lettere del 16 4 2 circa l'argine o molo
costrutto a T eglia, mentr’ era Capitano di Polcevera e due
relazioni del 1649 da lui scritte mentre fungeva da Sargente
maooiore
della città,> sul restauro del Molo vecchio e sulla
OO
necessità d’ un molo in Bisagno a difesa delle nuove mura
della Città.
Sfogliando questi Atti c’ imbattemmo in una sua relazione
del 1 656, la quale, per l’argomento e pei dati preziosi che
racchiude, nonché per le sue conclusioni, ci parve di non
poco interesse per la storia del nostro porto.
È
innegabile che per Genova, tutto ciò che ha relazione
alla conservazione del suo p orto,
è argomento di vitalità.
Gli antichi Genovesi mostrarono di esserne ben convinti,
colle vigili e indefesse cure da essi poste a mantenerlo e a
renderlo comodo e aperto alla navigazione: epperò profusero
tesori nella riparazione e costruzione de’ p on ti, de’ moli e
degli arsenali; nei ripetuti scandagli e nelle frequenti escavazioni per tenerne il fondo libero dagl’ interrimenti.
L a relazione che più sotto pubblichiamo è appunto uno
degli studi accurati di questo genere, affidato all’esperimentata
competenza del nostro Baliani, profondo conoscitore d’ inge­
gneria e d’ idraulica. Ed è pregevolissimo il metodo da lui
tenuto, del confronto degli scandagli operati in varii tempi
per rassicurare il Magistrato de’ Padri del Comune, che non
era poi tanto da allarmarsi se in
un periodo
il
massimo, cresciuto
fondo
del
porto
non e r a , al
di
60 anni,
palmo.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
d’ un
GIORNALE LIGUSTICO
417
Singolare, non diremo, coincidenza, ma riscontro
simativo, quello che corre fra gli scandagli
appros­
d’ allora, e i
recenti compiuti dall’ Ufficio idrografico della R . Marina e
pubblicati nel 1 8 8 7 !
Singolare, ripetiamo, se vogliamo tener conto dei mezzi
meschini d’una volta adoperati nelle escavazioni subacquee,
in confronto dei moderni ordigni e macchine a vapore che ope­
rano da circa un trentennio nel nostro porto. E valga il vero :
i rilievi recenti presi sulla stessa linea retta (ingegnosamente
fissata dal Baliani) fra la piattaforma del Molo vecchio e il
bastione di S. Tommaso (ora scomparso) vengono a superare
di 6, di 8 0 10 palmi al più, la profondità media delPacque
attuali in confronto de’ scandagli d’ una volta nel bacino del
vecchio porto, reso naturalmente ora più ristretto nella su­
perficie aquea, dalle grandi costruzioni di ponti e calate sor­
tevi tutto attorno.
Infatti riducendo le misure de’ rilievi attuali alla ragione
di 4 palmi circa per ogni metro ( 1 ) , si avrebbero i dati
seguenti :
Profondità dell’ acqua fra la calata del Molo vecchio e il
Ponte Federico Guglielmo, in prossimità del quale, a levante
esisteva il bastione di San Tommaso:
in palmi
in metri
2 5.6
6,8
7
9.5
9 .6
.
2 7.2
■
28
·
.
38.4
38
(i) 11 palmo genovese secondo il ragguaglio colle nuove misure decimali
adottato dalla Camera dei Conti di Torino nell’ anno 18 18 , dietro il pa­
rere avutone dall’ Accademia delle Scienze del 19 marzo 18 16 , corri­
sponde a m. 0,24.808
G io ì» . L i g u s t i c o . A m o X X II.
aS
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
41 8
GIORNALE
LIGUSTICO
in metri
in p a lm i
9 .9
9 >6
9. 6
..................................................... 39 · 6
9.
6
..................................................... 38 -4
......................................................38·
4
38· 4
34-4
8.
6
8
......................................................32
È quindi ben meritevole di venir dissotterrata dagli scaffali
del civico A rchivio una relazione che tanto illustra il ricordo
di un chiarissimo nostro Concittadino, mentre ci porge tanta
copia di dati, dal confronto de’ quali possiamo rassicurarci
che il nostro p orto, malgrado il periodo già trascorso di
oltre due secoli e mezzo, può dirsi, nel fatto della sua pro­
fondità, non deteriorato ma migliorato assa.
G enova, 4 novembre 1897.
A ngelo
B o sc a ssi.
Ecco il documento tolto dalla filza 225 Pratiche pubbliche
del Magistrato
« Padri del Comune » degli anni
1649-56
N . 2 7 7 dal titolo:
Scritto presen tato d a l M agnifico G io B a tta B allan o per ricon oscere
e ritro vare l ’ avanzo 0 discapito d el porto dal 15 9 5 in quà.
L a v e ra fo rm a di assicu rarsi d ella variatione che fan n o i fo n di nel
nostro porto, stim o che s ia , il farvi spesso i sc a n d a g li, dei q u ali io
ritru ovo esserne stati fatti dodici in va ri tem pi : cioè il prim o l ’anno
1 59 5 e poi 1 6 0 5 , 7 , 14 , 1 8 , 2 1 , 3 3 , 3 4 , 4 8 , 50 , 54 et uno che non
si sa q u an d o
sia
v a ria tio n e , se
non fosse che più volte non si è osservato di fargli
fatto. D a essi ci verrebbe
dato
assicu rarci d ella
so p ra le stesse lin e e , e sopra g li stessi punti : oltre che alle volte
n on
si fa m entione
di quanto
sia la lunghezza di dette lin e e , e
q u an to d a un punto di esse a ll’altro, e se pur si dice esservi cento
p a lm i, n e ll’ istessa lin ea
si ritro vano
hor p iù , hor m eno m isure di
essi cento p a lm i; il che è forza che dipen da, da che, n el m isu rar la
fu n e, che fo rm a la linea, si sian fatti i palm i, hora m aggio ri et hora
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
4 19
GIORNALE LIGUSTICO
m inori, per essere hor più lenta, hor più tirata. Onde ne nasce, che
non possiam o assicurarci che i scandagli fatti in varij tem pi siano
tutti sopra g li stessi punti, come sarebbe necessario, a chi volesse
sap er precisam ente il miglioramento o peggioramento de i fo n di sudetti.
Io pertan to, riveduti tutti i detti scandagli, ho scelto u n a lin e a, che
è , si può d ire , in tutti i scandagli sopra nom inati, o poco
d iv e rs a :
perciocché com incia in ogn’ un di loro dalla piattaform a, e n ei nove
prim i v a a term inare alla scaletta di F assolo, e ne’ tre ultim i term ina
non m olto d a essa discosto, cioè al baluardo S. Tom aso, e per quanto
ini hanno perm esso gli errori sopra accennati, ho procurato d i m etter
per ordine i scandagli fatti sopra essa linea in tutti i detti te m p i;
acciocché si possa vedere in un occhiata, in qualunque punto di essa,
quanto ii fondo habbia variato, il che non sarebbe per avv e n tu ra m ale,
ordinar, che si facesse in tutte le altre linee : acciocché più a g e v o le ei
riesca, in qualsivoglia parte del porto, vedere qual variatio n e di fondo
v i sia s ta to , in tutti quei tempi che si son fatti i sca n d a g li.
S i può intanto vedere che dalla diligenza usata intorno a i scan d ag li
di q u esta so la lin e a , il porto non ha fatto quel peggioram en to che
altri crede, perciocché lontano dalla piattaform a 4 in 50 0 p a lm i (che
è lo spazio ove sogliono dimorar le navi) a capo di 60 an n i, il suolo
si è innalzato pochissimo cioè un palm o o due (fuori ch e
nel
16 5 4
in tem po che il mare era più basso poco più di un palm o) più che
nei sca n d a g li precedenti. E se si usasse la stessa diligenza s o p r i tutte
le altre linee, si verrebbe in cognitione della variatione d e l suolo in
q u ella parte d e l nostro porto.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
4 20
1 5 9 5
GIORNALE
LIGUSTICO
1 6 0 5
1 6 0 7
1 6 1 4
6. 2
A cque basse
(Ο
2 6 .6
7
2 5 .9
18
22. 2
29. 6
22
26. 7
27. 6
32
29. 6
3 1.6
32
3 1.6
27
30
3 0 .4
31
30. 8
30. 6
29.
2 9 .4
30. 6
29. 8
2 8 .6
29. 6
29. 2
27. 8
28
28.
27. 2
27. 6
2 8 .3
26. 6
27
26. 6
27.
18
25
33
3 1. 6
30. 6
29. 6
30
2 8 .8
27
2 8 .6
27
27
25. 6
26
23. 6
IO
27
26. 7
26
25
26.
24. 4
23
25. 6
23. 6
23
22. 6
24. 2
2 3 .3
22. 6
24. 2
2 3 .4
22. 6
22. 4
22. 6
24
2 3.
22. 9
22. 6
23.
23. 6
22. 6
22
2 3.
II
2 5 .4
22. 8
24
II
25
24. 3
Λ
f
IO
30.
25 8
23. 8
25
4
16. 4
l9
9
1 6 1 8
I
25. 2
II
IO
22. 6
IO
1 9 .9
2 1. 6
8 .4
13 .6
Tutte queste misure sono sopra una stessa linea, cioè :
dalla Piattaform a alla scaletta, fuor che le 3 ultime.
( 1)
S i noti che tutte le m isure degli scandagli di cui so p ra, sono in palm i g e n ovesi.
nota precedente re la tiva a lla corrispondenza m etrica del palm o genovese.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
V ed i,
42I
GIORNALE LIGUSTICO
1 6 2 1
4
1 6 3 3
1 6 3 4
1 6 4 8
1 6 5 0
3· 5
3· 5
l9
19
1 6 5 4
4 .6
4 .2
4
1 6 .8
20
22. 2
22. 8
2 2. 9
24
23
18
2 7 .6
26. 6
28
26
2 4. 8
22. 5
OO
18. I O
‘Λ
28
25
31
31
30
27. 6
31
30
2 9 .6
27
2 9.5
29
2 8. 8
2 6 .8
32. 6
30. 8
3 1· 3
3 1 .6
3 0 .7
30 . 2
30
29
2 8 .6
29
29
28
27. 8
28. 5
27. 3
27. II
26. 6
O
31
30
30
27. 6
28
26. 7
28
26. 6
2 5 .9
27
27
27
2 6 .2
27
26. 6
25. 6
2 5 . 10
2 5.5
26
26
24. 8
26. 6
2 5 .4
2 4 .9
26
25. 6
24. 6
25. 8
24. 8
24. 2
25
25
to
v»
Ο
O
30. 2
30 . 2
V >J
2 8 .8
3 2 .5
V-M
9 .8
25. 6
24. I
2 3 . IO
25
2 4 .6
2 3 .4
24
23
2 3 .6
22. 8
2 4 .9
23. 6
2 3 .8
24
2 4 .3
2 3 .5
2 3 .8
23
2 3 .7
OO
27
2 5 .2
22. 2
24
23
23
23
23. 8
22. I I
2 3 .4
23
23
2 9 .7
23. 2
2 3.3
23
22. 6
23. IO
2 3 .2
2 4 .4
22
22
20. I I
2 0 . IO
20. i o
2 1 .6
20. I I
23. 5
2 5 . 10
23
24. 6
2 3 .7
26. 7
24
24
19
23
22
24. 8
22
21
2 2 . IO
2 4 .5
21
19
20
2 4 .5
.8
18
19 . IO
17
18
1 6 .8
i)
13
25.2
1 9 .4
2 4 .9
17
IS
8. 2
Queste tre misure sono dalla Piat­
taforma al baluardo di S. T om aso.
Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2012
422
GIORNALE LIGUSTICO
16 5 6 . 2 7 G e n a ro
L e tto il scritto sudetto presen tato d al M .co G . B .
B a lia n o ,
ch ia­
m ato p er con su ltare la fo rm a de riparare il nu ovo m o lo , e sentito
an ch e tutto ciò che h a so ggiu n to in voce, si è deliberato che il P r .m0
S ig . G io S tefan o S p in o la facci fare le
diligenze
con ten ute in detto
scritto, serven d osi di q u e lli architetti che le p arrà in q u e lla m an iera
e fo rm a che stim e rà più a proposito sentito il d .° M .co G io B a tta .
P e r I ll.mo
A d calcu lo s
GLI STATUTI DEI CANONICI DI RAPALLO
Vuoisi che Eusebio, il santo V escovo di Vercelli, sia stato
il primo che nel secolo I V abbia congregato il clero della
sua città in una stessa casa e alla medesima mensa, e l’ abbia
is tra la to , con regole di austera disciplina, all’ esercizio della
v irtù , onde i chierici suoi non erano da meno dei monaci e
la sua casa si poteva ben dire un monastero.
C o m e sia nato il nome di Canonici non si può facilmente
dimostrare. Pensano alcuni che fossero cosi chiamati, perchè
ascritti al canone, ossia alla matricola della chiesa e alimentati
con le rendite di essa; pensano altri che abbiano assunto tal
nome dalla rigida osservanza dei canoni, 0 delle regole canoniche,
oppure perchè canonicamente, ossia regolarmente vivean la vita,
per distinguersi dagli altri del clero , c h e , non obbligati da
regola alcuna, vivevano nelle proprie case.
A m e basta di far conoscere che furon chiamati
canonici
coloro che professavano la regola dei c h ie rici, facevano vita
comune in un chiostro, cantavano in coro i divini uffizi e fa­
cevano le altre ecclesiastiche funzioni, rimanendo secolari e
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423
GIORNALE LIGUSTICO
non monaci, quantunque si studiassero di imitare in gran parte
la vita di monastica disciplina.
Pipino
e Carlo
Magno si studiarono bensì di estendere
l’ istituto dei canonici e di ben formare la loro vita, ma l’im­
peratore Ludovico Pio, figlio di Carlo, con singolare premura
procurò di dilatare questa forma di vivere non
solo per la
Francia, ma anche per l’ Italia.
Tanta cura del piissimo Imperatore e la premura dei Padri
del Concilio di Aquisgrana (an. 8 16 ) furono cagione che a
poco a poco si istituissero anche in mezzo a noi collegi di ca­
nonici, sicché non vi fu col tempo cattedrale alcuna che non
ne fosse decorata.
In quanto all’ Istituzione dei Canonici di Genova così di­
scorre il Negrotto :
V uole l ’ Accinelli che (l’ istituzione) si debba al Vescovo
V iatore di
Genova il quale viveva nell’ anno 732. Abbiamo però monumento antico
dell’ anno 1200 , da cui si può inferire la loro istituzione anche forse prim a
dell’ anno 700, perchè fu in detto anno 1200 sentenziato a favore del C a­
pitolo e canonici nostri contro l’Arcivescovo di Milano della prestazione di
un annuo censo da darsi ai medesimi con la condizione che più non in­
quietassero gli Arcivescovi di Milano per la pretesa di certe pensioni di case
del Brolio di S. Ambrogio, salve però tutte le ordinazioni state fatte nel
700 dall’ Arcivescovo di Milano. Fa creder suddetto istrumento le condizioni
contratte fra l’Arcivescovo e il Capitolo suddetto e già per conseguenza esi­
stessero i Canonici della nostra Cattedrale (1).
Ciò che però non è discutibile è un atto del
9 5 2 > emanato
da Teodolfo Vescovo di Genova. Egli, in virtù di detto atto,
rivendica alla propria Chiesa una vigna, già da lui conceduta
ne’ principii del suo episcopato a certo prete Silvestro, e posta
(1)
N egrotto, Notizie storiche della Metropolitana, pag. 4 1 , M. S. alla
Biblioteca della R. Università.
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424
GIORNALE LIGUSTICO
presso le mura e Γ atrio di S. S i r o , facendo ciò in presenza
di quattro canonici, tra i quali figura già l’ arcidiacono ( i ) .
Non
fu poi lieve impresa
Γ istituzione di q u e s ti, molto
essendo occorso pel fondo e per gli alimenti di essi canonici,
ma i V escovi di allora non
parte delle loro
dubitarono di spogliarsi di una
ren d ite, acciocché si formassero sì lodevoli
collegi, concedendo ad essi canonici, a titolo di benefizii, chiese
di città e ville, cioè pievi, parrocchie e oratorii onde servissero
loro di prebenda e di sostentamento della mensa comune.
O r come le cattedrali, fra le altre appellazioni, ebbero non
infrequentemente quella di cardines, che è quanto dire princi­
p ali o primarie, cosi cardinales ed anche cardines
o
de car­
dine si chiamarono i preti o chierici costituiti negli ordini
diaconale e suddiaconale, che
medesime.
ministravano al servizio delle
Per ciò Teodolfo, V escovo di Genova, nel 980 commette
nostro cardinali presbitero Bruningo di stender Γ atto di con­
cessione dei redditi della ■villa Matuziana e di T aggia per i
suoi chierici cardinali , o can o n ic i, tra i quali son
segnati i
due che rivestivano la dignità di arciprete e di arcidiacono (2).
Agli stessi canonici nel dicembre del 10 8 7 il vescovo C o r­
rado donava la chiesa dei S S. Genesio e Alessandro in G e ­
nova coi redditi e le oblazioni
relative alla medesima ( 3 ) ,
aggiungendo poi nell’ agosto del 1 1 1 6
il V escovo Airaldo la
(1) Deza, Monete della F am iglia Spinola, p. 3 13 ; A tti Soc. L ig. St. Pat.,
pag. 279, V ol I , e V o l. I I , P. II, p. 4 12 .
(2) L iber Iurium Reipublicae Ianuensis, V ol. I, c o l 7 ; Banchero, Il Duomo
di Genova illustrato e descritto, pag. 2 1 3 ; A tti della Soc. L ig. di St. Pat.
V ol. II, Parte I , pag. 439 e Parte I I , pag. 424.
(3) Ughelli, Italia Sacra, V ol. IV , col. 8 4 6 ; Cappelletti. Le Chiese d’Italia,
λ ol. X III, pag. 293-294; Banchero, Il Duomo di G e n o v a, pag. 2 1 5 - 2 1 6 ;
A tti Soc. Lig. St. Pat. V ol. II, Parte II, pag. 442.
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GIORNALE LIGUSTICO
42J
decima del sale da percepirsi sopra le navi provenienti dalla
Sardegna o dalla Provenza (1).
E allorché il 14 Aprile del 1 1 5 0 il Pontefice Eugenio
111
prese sotto la protezione il Capitolo della Cattedrale, oltre a
confermargli la donazione del Conte Raimondo di Barcellona,
enumerava le chiese già fin d’ allora spettanti al Capitolo, tra
le quali notavansi S. Maria Maddalena, S. Salvatore di Sarzano,
S. Giacomo di Carignano in Genova, S. Bartolomeo di Sta­
glieno , S. Maria della Castagna di Quarto e S. Stefano di
Panesi (2 ).
Cosi stando le cose, nel Luglio del 1 1 7 8 l’ Arcivescovo Ugone
della Volta stabiliva che i canonici non sorpassassero il nu­
mero di diciotto ( 3 ) , quantunque più tardi il Pontefice G r e ­
gorio I X con bolla del 21 Aprile del
1233
confermasse lo
statuto, fatto dal prevosto e dal capitolo, di dare cioè due delle
prebende, istituite in cattedrale, a sei mansionarii, continuamente deputati al servizio della chiesa, rimanendo i canonici
in numero di quattordici (4).
In tal modo cementossi il genovese capitolo, destinato a
servir di modello a tanti altri capitoli minuscoli, che viveano
(1)
Cuneo, Memoria sopra l’ antico debito pubblico, pag. 2 3 8 -2 3 9 ; Cap­
pelletti, 1. c . , pag. 304-305; Banchero, 1. c., 232-234 ; A tti,
1.
c . , pag. 443.
(?) Arch. S. Lorenzo, Cod. P. A. ro6, e Cod. Ρ B , pag. 3 3 ; Negrotto,
1.
c ., p. 16 7 ; Giscardi, Storia ecd. all’ an. 117 8 . M. S alla Biblioteca dei
Missionarii Urbani : Ughelli, Italia Sacra IV, 863 ; Migne, Patrologiae cursus
Tom . C L X X X , p. 1 4 1 1 ; Iaffè Regesta Pontificum, N. 6 5 1 4 ; Ia ffè - L ò wenfeld, Regesta Pontificum, NI
9380; Desim oni, Regesti delle Lettere
Pontificie, N. 119 .
(3) Negrotto,
1.
c ., p. 69. Lo stesso Arcivescovo stabili che 12 fossero i
canonici di N. S. delle Vigne, il che fu confermato dal Pontefice O norio III
con bolla del 4 ottobre 12 21 scritta da Laterano (Pressuti, Regesta H onorii I I I ,
Voi. Il, n. 3542)
(4) Ughelli, Italia Sacra, IV, 885; Negrotto, 1. c., p. 2 5 9 ; Potthast, Re­
gesta Pontificum, N. 9 15 4 ; Auvray, Les Registre de Grégoire IX , N. 1249.
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GIORNALE
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LIGUSTICO
nei chiostri di p i e v i , le sole c h ie s e , ove si amministrava il
battesimo, e dette perciò battesimali ( 1 ) , onde i V e s c o v i, come
saggiamente osserva il Muratori (2), posero ogni studio, accio
nelle città, nei borghi più insigni ed anche nelle campestri ville
si fondassero nuove e sontuose collegiate, tanto più che nel
Concilio Lateranense, seguito nel 1 0 6 9 , venne ad istanza di
S. P ier Damiani proclamato un decreto, nel quale si coman­
dava che i Chierici dovessero osservare una perfetta
nanza di studi e di vita , abitando un medesimo
comu­
chiostro e
seguendo le stesse regole d’ interna disciplina.
L o stesso avea proclamato Papa Eugenio II nel Concilio
R o m a n o , da lui convocato nell’ anno 826.
. . . .
necessaria
res extitit ut juxta ecclesiam claustra constituantur in
quibus clerici disciplinis ecclesiasticis vacent. Itaque omnibus unum sit refecto­
rium et dormitorium (3).
*
* *
Premesse queste osservazioni necessarie, parlerò degli Statuti
dei canonici della chiesa dei S S . Gervasio e Protasio di R a ­
pallo, non senza aver
prima fatto osservare che
l’ ala edace
del tempo ha coperto di un fìtto velame i primi fasti di
questa Pieve, che una continua tradizione, alla quale i più vetusti
documenti han dato il suggello di certezza, ci dice aver sur­
rogata la prevostura di S. Stefano, prima chiesuola, che i Rapallesi dedicassero al primo martire della fede.
Il Belgrano, cui pienamente aderisco, si compiace nell’ affer­
( 1) Solo nel concilio romano tenuto nel’ 826 ed in quello ticinese del-
1’ 875
sono ricordate le ecclesie baptismales que plebes appellant (Gerolam o
R ossi, Il Rito Am brosiano nelle chiese suflfraganee della L igu ria, in Atti
della Soc. Lig. di St. Pat. V ol. X IX , pag. 528).
(2) Muratori, Antiquitates Italicae M edii Aevi, Disertatio, L X I I , pag. 186 e
segg. T om . V .
(3) M uratori,
1.
c.
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GIORNALE
mare
LIGUSTICO
che la pieve di Rapallo sia stata costituita nell epoca
del soggiorno dei V escovi Milanesi in Genova (A n. 568-644) (1).
L ’ antichità e importanza di essa emerge
pure dal posto
onorifico, che spettava al suo arciprete nei sinodi
genovesi.
E g li, dopo l’ arciprete di Lavagna, avea la precedenza su tutti
i parroci della diocesi genovese.
Dalla suppellettile , che arricchisce l’ A rch ivio
parrocchiale
nulla togliemmo, che faccia fede dell’ anchità del capitolo rapallese , e tutto forse andò preda del terribile in cen dio, che
per opera dei Pisani desolò Rapallo nel maggio del 10 7 9 (2 ).
I
Rapallesi però si diedero in breve a fabbricar la lor pieve,
che veniva
solennemente
consacrata
1’
1 1 Ottobre del
1118
dal Pontefice Gelasio II (3 ).
(1) A tti della Soc. L ig . di St. Pat. V ol. II, P. I , p. 272 .
(2) An. M L X X V IIII... Pisani ad Rapallum viriliter perrexerunt et castrum
igne succenderunt et plurimos corum gladio interfecerunt viros ac m ulieres
manibus post tergum ligatis captivos tripudiantes perduxerunt. T u n c hoc
triumpho revertentibus Ianuensibus obviaverunt et pene usque
ad domos
eorum fortiter illos infugaverunt Hoc fuit II Id. M aii. (Cronache Pisane in
Ughelli, Italia Sacra, Tom. X , pag.
9 8 , in M uratori, R . I . S. Tom. V I ,
p. 10 8, in Arch. Stor. It. Vol. V I, P . I I , pag. 6, in Pertχ , Monum. G erm .
H ist., Tom. X V I I I , pag. 239).
(3) I Rem ondini (Parrocchie dell’A rd i /.diocesi Reg. I V , pag. 1 6 ) affermano
che il Pontefice trovandosi il giorno 10 a G e n o v a , dove consacrò la catte­
drale, non poteva l’ indomani trovarsi a R ap allo, essendo la funzione della
consecrazione lunghissima e faticosa. Il M olfino, che fiorì nella 2 / m età
del secolo X V II, dice che il tempio « è consecrato come si stim a da Papa
Gelasio II del 1 1 1 8 d’ Ottobre ». (Meni. Isloriche d i Monte A llegro, Ragio­
namento, I I I , $ I , pag. 12 ). Il cronista Lam berto (Historia Mediolanensis in
P erti, Monum. Germ. Hist.. Tom. X X , pag. 47) dice · · · Gelasius I I cum
navigio Pisas Ianuam pluresque civitates et loca super mare posita quesivit.
1
Regesti pontificii pubblicati dal Ia ffè , dal Lòw en feld e dal D esim oni
non ci danno punti di fermata di detto Pontefice se non che P isa, L u c c a ,
Genova e M arsiglia; ma nelle parecchie città e luoghi posti al m are m i
pare di intravedere Rapallo. Infatti una tradizione non m ai interrotta, registrata
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GIORNALE LIGUSTICO
La jattura delle antiche memorie mi toglie di potere stabilire
con precisione 1’ epoca, nella quale fa capolino il Capitolo della
Pieve di Rapallo e solo qua e là in atti del secolo X I I trovansene pallidi accenni.
Dall’ atto di ripartimento delle decime di Rapallo, fatto nel
novembre
del
114 3,
apparisce
ben
chiaro che
i canonici
godevano delle decime, delle quali una parte spettava alla pieve
di Rapallo
insieme ai Fieschi Conti di Lavagna , che le r i ­
scuotevano nel primo dei quattro quartieri
in cui dividevasi
il territorio di Rapallo, quartiere che andava da S. Pietro di
Rovereto sino al fiume M em o, che con tal nome viene indi­
cato il torrente di Monti, linea di divisione dell’ odierno quar­
tiere di Borzoli.
E appunto nel quartiere di Borzoli trovavasi la terra, spet­
tante ad una prebenda canonicale.
Cosi nell’ altro quartiere, che correva dal fiume Memo ad
flumen Bolagi (l’ odierno Boeùgo) alla pieve spettavano parti 4 Σ/ 2
di decime e alla prevostura di S. Stefano 5 ‘ /2 ( 1 ) .
E appunto in detto quartiere trovavasi la località di C asella,
di proprietà di una altra prebenda canonicale.
Parimente i canonici aveano diritto a quelle decim e, che
riscuoteva PArciprete a metà del secolo X I I .
L ’ Arcivescovo Siro, che sì largamente avea beneficato i suoi
canonici di Genova, nel maggio del 1 1 5 2 pensò alla pieve di
Rapallo, onde a titolo di gastaldico locava a Giberto (2 ) A rci­
pure da lapidetta, accomodata a ll’ architrave nella parte interna della sacristia
della parrocchia, ci addita Rapallo, quale punto di soggiorno di detto Pontefice.
( 1) i.° R eg. A rciv, in A tti Soc. L ig . S . Pat. V ol. II, pag
16.
(2) È il primo Arciprete di R a p a llo , di cui si abbia contezza. V iv ev a
ancora nel 11 7 4 , giacché il 3 luglio di detto anno insieme con prete O ttone,
canonico di detta pieve, assisteva all’ imposizione della prim a pietra della
chiesa di S. Giacom o di Gattorna nella valle di Fontanabuona (2.° R e g .
A rciv. in A tti Soc. L ig. St. Pat. V oi. X V I li , pag. 47).
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GIORNALE LIGUSTICO
prete la decima del mare, che la Chiesa genovese possedeva
in Rapallo e principalmente quella che gli doveano gli uomini
non rapailesi, ma che navigavano coi Rapallesi
da Rapallo
sino al T evere e di ritorno facevano porto in Rapallo. Nello
stesso tempo gli accordava la decima , che doveangli i R a ­
pallesi, e quelli che con essi volevano andare in Provenza ,
Sardegna, Corsica, Messina, Napoli e in qualsiasi parte fuori
detti confini e che al ritorno faceano porto in Rapallo.
L ’ Arcivescovo gli ingiungeva di riscuotere le decime
con
fedeltà, cedendogli la decima parte, restituendo alla Curia le
nove parti rimanenti. Lo investiva solennemente di dette de­
cime , salvi però volendo i diritti di Portofino ( 1 ) .
Il documento ci fa pur conoscere il commercio, che fioriva
in questo piccolo emporio ligustico, e le grandi relazioni, che
correvano tra Rapallo e altre parti d’ Italia.
Canonico della pieve di Rapallo era certamente quel R ai­
mondo , sebbene ami chiamarsi col semplice nome di presbiter
plebis de Rapallo, presente all’ atto, in cui Ottone Vescovo di
Bobbio e Pietro Cardinale del titolo di S. Cecilia, il 16 Maggio
del 1 1 9 0 decisero nella lite vertente tra l’Arciprete di N ervi
e i fratelli del S. Sepolcro (2).
Da altro documento poi del 2 Dicembre 1209 si viene a
conoscere che un tal Ferrario, canonico della pieve, teneva in
prestito un Lucano (3), segno evidente che, se gli studi nel
(1) i.° Reg. Arciv. in Atti Soc. Lig. St. Pat. V ol. II, P. II. Quasi tutto
1’ atto è a pag. 384 e la chiusa a pag. 404.
(2) Originale in pergamena in Arch. di S. Lorenzo; Poch, M iscellanea.
M. S. alla Biblioteca Civico-Berio, Vol. V, pag. 305 ; Pflugh-Harthung. A ita
Pontificum Romanorum inedita, Vol. II, pag. 399.
(3) « Ego Presbiter Guiliemus prepositus ecclesie sancti Stephani de R a­
pallo rerum mearum talem facio disposicionem. Iohanni canonico sancti
Stephani dimitto lectum guarnitum de sacone et culcitra et copertorio et
cosino et linteaminibus. Item dimitto ei Lucanum meum de quo Ferrarius
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capitolo della cattedrale genovese erano affidati al Magiscola
o maestro di scuola, nel nostro capitolo di Rapallo non erano
del tutto trascurati, come trascurati non lo erano nella vicina
prevostura collegiata di S. Stefano, come non lo erano in altre
collegiate e monasteri di Genova nostra (i) .
Non è mio scopo di porre in rilievo gli atti della gestione
del capitolo rapailese, che nel secolo X I I I avea il diritto in­
sieme coll’ arciprete di eleggere tutti i parroci delle 17 chiese,
che formavano allora la plebania di Rapallo, che estendeva la
sua giurisdizione da Portofino a S. Pietro di Rovereto , nè
canonicus plebis habeat licentiam operandi usque ad tempus quod Iohannes