la Biblioteca di via Senato
Milano
mensile
anno II
n.6 – giugno 2010
Stampe popolari
veneziane per
celebrare Lepanto
Annette Popel Pozzo
Giovani, salotti
e giornali agli
occhi del Duce
Byblis, la storia
dell’illustrazione
francese
Chiara Nicolini
la Biblioteca di via Senato - Milano
MENSILE
DI
BIBLIOFILIA
–
ANNO
II
–
N.6/13
–
MILANO,
GIUGNO
2010
Sommario
4 I Diari di Mussolini in BvS / 3
IL DUCE SU FORMAZIONE,
CULTURA, INFORMAZIONE
14 BvS: una chicca per veri bibliofili
LA VITTORIA DI LEPANTO
IN UN FIORIR DI CANZONI
di Annette Popel Pozzo
21 Tutti gli scritti del suo archivio/3
PER UNA BIBLIOGRAFIA
DI CURZIO MALAPARTE
di Matteo Noja
25 inSEDICESIMO – le rubriche
IL TEATRO DI VERDURA,
CATALOGHI, RECENSIONI,
ASTE E MOSTRE
42 Libri illustrati in BvS
LA “BYBLIS” DELLA
ILLUSTRAZIONE FRANCESE,
UNA RACCOLTA DE LUXE
di Chiara Nicolini
52 BvS: il libro ritrovato
L’OFFICINA DI PASOLINI
E SOCI, «UNA RIVISTA
POLIVALENTE»
di Chiara Bonfatti
58 Il sogno di Virgilio, la IV ecloga
L’ANNUNCIO DI UN’ ETÀ
DELL’ORO NEL PIENO
TUMULTO DELLA GUERRA*
di Paolo Fedeli
62 BvS: un’utopia sempre in fieri
RECENTI ACQUISIZIONI
DELLA NOSTRA BIBLIOTECA
di Chiara Bonfatti, Giacomo
Corvaglia e Annette Popel Pozzo
64 La pagina dei lettori
BIBLIOFILIA
A CHIARE LETTERE
* tratto da L’Erasmo n.27 luglio/settembre
2005, Guerra e Pace
Consiglio di amministrazione della
Fondazione Biblioteca di via Senato
Marcello Dell’Utri (presidente)
Giuliano Adreani, Carlo Carena,
Fedele Confalonieri, Maurizio Costa,
Ennio Doris, Paolo Andrea Mettel,
Fabio Perotti Cei, Fulvio Pravadelli,
Carlo Tognoli
Direttore responsabile
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Margherita Savarese
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© 2010 – Biblioteca di via Senato
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Frontespizio de la
Canzone nella felicissima Vittoria
christiana contra infideli,
di Alessandro Guarnelli
Questo periodico è associato alla
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Reg. Trib. di Milano n. 104 del
11/03/2009
Editoriale
C
on delibera del 03 giugno 2010 il Comune di
Trezzo sull’Adda ha concesso in custodia per
50 anni il Fondo di Mario e Ada De Micheli
alla nostra Biblioteca. La notizia è stata riportata sul
Corriere della Sera del 17 giugno scorso.
Gioxe De Micheli, figlio di Ada e Mario De Micheli,
in una lettera indirizzata e pubblicata sul “Corriere
della Sera” nei giorni scorsi, proprio mentre
l’imponente e preziosa raccolta dei genitori giungeva
alla Biblioteca di via Senato, così scrive:
«Leggo nell’articolo di Armando Torno, “Libri e
carte di De Micheli alla Fondazione Dell’Utri”
(Corriere della sera, 17 giugno 2010) una
dichiarazione del senatore Dell’Utri: “Accettiamo a
braccia aperte l’archivio De Micheli. Alla Biblioteca
di via Senato tutto ciò che è cultura, da qualunque
parte provenga, è benedetto” e ancora, “La politica
senza cultura non ha speranza”. E come non essere
d’accordo con il senatore: lo sarebbe stato anche mio
padre Mario che della passione culturale e civile ha
permeato tutta la sua vita. […] Nel 1984 mio padre e
mia madre donarono la loro gigantesca biblioteca al
Comune di Trezzo sull’Adda, città natale di mia
nonna paterna, e in quell’occasione scrissero: “L’idea
che ci ha guidato è stata quella di mettere a
disposizione di tanti possibili lettori un tesoro di
conoscenza raccolto in almeno cinquant’anni di vita.
Abbiamo cioè deciso che non fosse giusto conservare
privatamente un tale tesoro, anche perché questo era
un modo per continuare in quell’azione culturale che
è stata ed è tuttora un aspetto fondamentale del
nostro impegno civile”. Ora mi auguro, e non ho
motivo di dubitarne, che questo “tesoro di
conoscenza” rimanga, come è stato sino a quando si è
trovato presso la Biblioteca di Trezzo sull’Adda, a
disposizione di studiosi, storici, studenti e di tutti
quelli che avranno ancora amore per l’arte e la
cultura».
Il fondo è composto da circa 24.000 volumi sulla
storia dell’arte e sugli artisti del Novecento, varie
riviste d’arte e letteratura del Novecento, moltissime
foto e diapositive di quadri e d’artisti (che, una volta
schedate, costituiranno un ricco repertorio
iconografico, utile non solo agli studiosi e ai critici,
ma anche ai collezionisti e ai galleristi). A tutto ciò si
devono aggiungere gli articoli e i saggi scritti da De
Micheli in varie occasioni. Mario De Micheli
(Genova, 1 aprile 1914 – Milano, 17 agosto 2004)
scrittore e critico militante, dal dopoguerra sino alla
fine del secolo ha sostenuto appassionatamente
un’arte di impegno sociale e civile. Laureatosi con
una tesi sui poeti surrealisti alla fine degli anni
Trenta, partecipò al gruppo di Corrente con Guttuso,
Sassu, Migneco, Treccani e Cassinari. Fondò
numerose riviste d’arte, per decenni fu il critico
ufficiale del quotidiano “l’Unità”. Molti gli artisti
italiani e straneri che da lui furono fatti conoscere e
che, sempre da lui, ricevettero aiuti e consigli.
Attento cultore della letteratura di ogni paese, in
Italia si fece promotore di scrittori e poeti
provenienti da culture poco note, soprattutto dall’Est
europeo. La sua critica, improntata alla difesa e al
sostegno dei valori umani e al riscatto delle classi
sociali più deboli, non fu mai ideologicamente
settaria, fu, anzi, rispettosa della pluralità dei
linguaggi e della molteplicità delle tendenze culturali.
Questo atteggiamento, di sostanziale obiettività,
rende Mario De Micheli oltremodo attuale anche
oggi, come attuale è la conoscenza che ci trasmette
attraverso la sua biblioteca, che accogliamo
veramente “a braccia aperte” come sua autentica e
grande eredità culturale e civile.
Questo patrimonio a disposizione di studiosi e
ricercatori è collocato accanto all’Archivio Malaparte
di cui abbiamo qui in corso l’originale Mostra (fino al
26 settembre 2010).
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
5
I Diari di Mussolini in BvS / 3
IL DUCE SU FORMAZIONE,
CULTURA, INFORMAZIONE
Tre pagine di grande attualità su giovani, “salotti” e giornali
opo il Mussolini “lettore” del numero
di aprile e dopo i suoi secchi giudizi su Hitler,
pubblicati nella scorsa uscita, il nostro
bollettino presenta una nuova selezione di pagine
in anteprima tra le quasi duemila che compongono
le discusse cinque agende da poco arrivate a Milano.
Tre pagine molto diverse tra loro, questa volta
– sia per temi che per toni –, ma tutte accomunate
da posizioni di sorprendente modernità nel giudicare
la società italiana in senso lato e quella a lui più vicina
in particolare: la passione per i giovani e per la loro
sete di novità, l’insofferenza verso quell’intellighenzia
autoreferenziale e borghese che animava i cosiddetti
D
salotti culturali della Capitale e non solo, e soprattutto
la lungimiranza “editoriale” di un capo di Governo,
già giornalista, annoiato dalle continue celebrazioni
dedicategli dalla “propria” testata, Il Popolo, che lui
vorrebbe «come gli altri giornali», non solo meno
servile, ma anche più agile e fresco, capace di catturare
l’attenzione del lettore comune, con cronaca, sport
e cultura in gran spolvero.
Certo, ne esce pure il ritratto di un uomo attento
a tutte le facce della Propaganda ma, come scrisse Ugo
Finetti aprendo queste nostre anteprime, è innegabile
che da queste pagine si ricavi «non una versione
benevola, ma non “demoniaca” di Mussolini».
6
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
15 maggio 1936
(12 maggio)
La stampa di tutto il mondo tesse il mio
elogio – Dice che in quattordici anni ho plasmato
i giovani – Ho dato loro la coscienza nazionale –
la disciplina l’ordine la pratica dello sport –
l’amore per le imprese audaci – ho insegnato
ai giovani a non aver paura di niente –
a dispregiare la vita comoda… e… e…
un lungo elenco di pratiche di insegnamenti
di regole di progetti di scopi ecc… ecc…
In un certo senso mi accusano di essermi
occupato principalmente dei giovani –
ed è giusto che siano gli stessi ad avventurarsi
nei compiti di domani – ed è giusto che a loro
siano affidate le nuove forze della Nazione –
e che inizino presto ad assumersi delle serie
responsabilità –
Ma si – è vero. Io ho molta fiducia nei
giovani –
I vecchi! – ma si, saranno saggi – strasaggi,
meriteranno un illimitato rispetto – ma poi, …
fino a un certo punto – ma sono lenti, pesanti
nell’anima, barbosi – e hanno quella stanchezza
naturale verso le novità, verso le conquiste....
hanno abbandonato il coraggio che
spinge i giovani nella meravigliosa
avventura della vita!
8
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
21 dicembre 1936
Il “Popolo” va ridimensionato – rinnovato.
Troppi quelli che in questi ultimi tempi si erano
“seduti”. Oggi il giornale è un lacrimevole
esempio di esaltazione per il fascismo.
No – non lo voglio così. Deve dare al lettore
tutte le informazioni e le immagini della vita
italiana – come gli altri giornali – Basta
con i mattoni a sfondo politico basta
con le elucubrazioni dei giullari del fascismo
che fanno crescere la barba perfino alle rotative –
Articoli brevi conclusivi efficaci scattanti
che suscitino l’immediata curiosità del pubblico –
Evidenza ai grandi servizi degli inviati speciali
(Appelius – Barzini) Cronaca di Milano chiara
efficace fedele al vero. Sport diffuso – Escludere
le tragicommedie della vita quotidiana –
le tirature alla Carolina Invernizzio –
Richiedere gli articoli di “Farinata” sempre
validi per l’alto contenuto culturale –
Apprezzatissimi i disegni di Sironi – bastano
quelli – I miei articoli sempre anonimi – Bene –
ne ho sempre scritti e ne scriverò –
Saranno come il formaggio grattuggiato
sulle tagliatelle – ne aumentano il sapore –
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la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
12 maggio 1937
Una nota per i posteri
Sappiano che odio i convegni di società
i “salotti” come si suol chiamare quei locali
privati ove si radunano persone apparentemente
o validamente (è facoltativo) amiche
dove trionfa il mondo scelto o la comune
borghesia pretenziosa Dove le assemblee citate consumano
indegnamente una quantità imprecisata
di tempo in conversari inutili, maldicenti,
pettegoli, dove si parla a “schiovere” come si dice
a Napoli –
Tutti si sentono sapienti interessanti
e importanti – Vengono distribuite delle libagioni
e dei dolciumi malefici – Si accendono
e si spengono sigarette – Si ride, si sorride
ci si gongola di scemenze
Non ho altro da dire
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giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
15
BvS: rarità per veri bibliofili
LEPANTO NELLA STAMPA
POPOLARE VENEZIANA
Odi, prose e poemetti illustrati per celebrare la storica vittoria
ANNETTE POPEL POZZO
a battaglia di Lepanto, avvenuta il 7 ottobre
1571, si inserisce nell’insieme delle guerre turche che dalla caduta di Costantinopoli nel 1453 e
nel progressivo avanzamento degli ottomani tiene il
mondo cristiano in continua paura. Soprattutto la Serenissima – la più grande potenza nel Mediterraneo – vide
numerose perdite territoriali e dunque di aree di influenza. L’assedio a Famagosta nel 1570 (ultima piazzaforte veneziana rimasta sull’isola di Cipro) diede inizio
alla quinta guerra veneziana che si concluse con il celebre scontro di Lepanto, nel golfo di Corinto, tra la flotta dell’impero ottomano e le flotte cristiane riunite nella Lega Santa (foto 1 raffigurante il Golfo di Lepanto,
in: Tommaso Porcacchi, L’isole piu famose del mondo, Venezia, 1576, Biblioteca di via Senato). L’unione dei
principi cristiani sotto il comando di Don Giovanni
d’Austria (figlio illegittimo di Carlo V), di Marcantonio
Colonna (ammiraglio della flotta papale) e Sebastiano
Venier (capitano generale della flotta veneziana) sconfisse a sorpresa le navi ottomane comandate da Alì Pascià, che morì nella battaglia.
L
La vittoria, sebbene fosse una conferma della permanenza di un forte pericolo da parte dei turchi, venne
celebrata a Venezia con moltissimi festeggiamenti ufficiali e spontanei. Oltre a cortei, processioni e una “mascherata” allestita per il Carnevale del 1572, il successo
navale, con un impatto psicologico notevole, si riflesse
in numerose opere d’arte commissionate per chiese e
palazzi e naturalmente nella letteratura. Molte le rievocazioni ufficiali, come quella dello storiografo veneziano Paolo Paruta, che nella sua Storia della guerra di Cipro
(contenuta nella Historia vinetiana) descrive il successo
militare con toni drammatici: “s’udì da quelli della galea gridare ad alta voce, vittoria, vittoria; & in un punto
volando questa nuova per tutta la Città, tirò subito da
ogni parte il popolo alla piazza San Marco”. Ma fiorisce
soprattutto la stampa popolare come espressione di una
spontanea gioia che andava ben al di là di quanto auspi-
Come aneddoto va ricordato che Miguel de Cervantes partecipò alla battaglia su una nave della Lega
Santa, rimase ferito e perse per sempre l’uso della mano
sinistra, cosa che gli valse il soprannome “el manco de
Lepanto”.
Allegoria della Battaglia di Lepanto di Paolo Veronese
(1528-1588) Venezia, Galleria dell’Accademia
5
16
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
1
cato dalle gerarchie ecclesiastiche e politiche e univa la
cultura popolare nei festeggiamenti della vittoria.
La maggior parte delle plaquettes dedicate alla battaglia di Lepanto è censita in pochissime copie e alcune
addirittura in esemplare unico e poiché il Fondo antico
della Biblioteca di via Senato ne
conserva un numero notevole è opportuno fare in questa sede delle osservazioni di carattere testuale e bibliografico. Le varie pubblicazioni
tra orazioni, canzoni e altre composizioni in versi e prosa, sono quasi
tutte stampate a Venezia, già nel
1571 o nel 1572 (anche se molte sono prive di note editoriali); spesso
sono in formato quarto e composte
da poche carte, un fatto che spiega
perché siano perlopiù legate in miscellanea, come avviene per le copie
della nostra Biblioteca.
L’apparato illustrativo spazia da qualche fregio,
marca tipografica o impresa fino a una vignetta, veduta
o illustrazione allegorica. L’ordine delle galere et le insegne
loro di Giovanni Francesco Camocio (Venezia, nessun
editore, 1571) mostra un’allegoria della Lega Santa sul
frontespizio e un’allegoria della vittoria in fine (foto 2 e 3). L’immagine
allegorico-araldica del nemico personificato in drago venne ripresa
poeticamente da Ortensia Aliprandi Nuvoloni nella Canzone […] per
occasion della Vittoria, là dove si parla
di “empio Dragon”, da Giovanni
Mario Verdizzotti nella Novissima
canzone (Venezia, Guerra, 1571) a
proposito del “drago Ottoman”, da
Alessandro Guarnelli, che canta il
“Serpe d’Oriente”, e da Egidio Gravazzi nella Nuova canzone (Venezia,
2
Giovanni Bindoni, 1572), che af-
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
fianca all’“empio Serpente, con venenoso dente” dei
“gran Pithoni armati”. L’Elegia per la Vittoria navale di
Santa Lega di Pietro Leone Casella (Napoli, Giuseppe
Cacchi, 1572) comunica efficacemente l’idea che la vittoria fosse dovuta alla grazia di Dio rappresentando gli
stemmi della Lega Santa sormontati dal crocefisso nella
vignetta sul frontespizio (foto 4); mentre lo stemma papale sul frontespizio e quelli di Venezia e di Giovanni
d’Austria sul verso decorano l’edizione Ad deum gratiarum actio pro victoria di Lorenzo Gambara (probabilmente stampata a Venezia nel 1571). Venetia trionfante
di Vincenzo Marostica (Venezia, Domenico Farri,
1572) rappresenta un’allegoria di Venezia incoronata e
affiancata dal leone di San Marco sul frontespizio (foto
5), motivo ripreso anche da Camillo Ballini per immortalare la vittoria in un affresco a Palazzo Ducale, mentre
la Canzone nella felicissima Vittoria christiana contra infideli di Alessandro Guarnelli (Venezia, Domenico &
Giovanni Battista Guerra, 1571?) porta il titolo entro
un’elaborata cornice con veduta di Venezia (foto 6). Nel
Pianto, et lamento de Selin, drian imperador de Turchi […]
Con un’esortation a Occhialì (probabilmente opera di Antonio Molino che nella veste di mercante di professione
viaggiò anche in Oriente; Venezia, Andrea Muschio,
1571) vediamo la xilografia di un turco sul frontespizio
(foto 7). Il nome dell’ammiraglio turco Oluch Alì viene
storpiato dai veneziani in “Occhialì” o “Occhialin”.
Epiteti ingiuriosi contro gli ottomani si trovano in citazioni come “Selim bestia”, “sti Turchi cani”, “quel poltron de Portaù”, “quel can de Caracossa” (Giovanni
Battista Maganza, Frotola de Magagnò per la Vittuoria de i
nuostri Segnore contra i Turchi, probabilmente stampata
da Andrea Muschio a Venezia nel 1571) o “fatte menar
davanti quel Mustafà che ha rotto el sagramento” (Giovanni Locadello?, Nuova canzone, Venezia, Domenico
Farri, 1572).
17
4
Sebbene una grande parte delle edizioni sia scritta
in volgare, si nota una presenza della poesia latina (probabilmente per sottolineare l’interpretazione religiosa
della vittoria e per raggiungere lettori fuori d’Italia) e
soprattutto l’affermarsi di quella dialettale. Oltre al già
citato Antonio Molino (ca. 1495-dopo 1571), noto proprio per un suo gergo misto di lingua veneta ad altre, nel
Capitolo della Academia de Altin, ditta la Sgionfa, corretto
per el Zenzega dottor e legislator poveitto, Sora la Vittoria
6
3
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
Cristiana (probabilmente stampata a Venezia da Domenico Farri nel 1571), dove il “dottor Zenzega” è verosimilmente da identificarsi con Girolamo Muzio (14961576), autore anche delle Rime […] per la gloriosa Vittoria contra Turchi. Sono molti i riferimenti a temi biblici,
salmi e preghiere: basti pensare alla Parafrasi poetica sopra alcuni Salmi di David profeta, molto accomodate per
render gratie à Dio della Vittoria donata al christianesmo
contro Turchi (Venezia, Giovanni Antonio Bertano &
Niccolò Bevilacqua, 1571) o alle Ad deum depraecationes
duae, psalmistico ordine, & ex Davidicis psalmis […] Ob
partam Victoriam contra Turcas di autore anonimo (Venezia, Andrea Muschio, 1571). Altrettanto numerosi i
riferimenti mitologici: Luigi Groto nella sua Oratione
[…] fatta in Vinegia, per l’allegrezza della Vittoria ottenuta
contra turchi dalla Santissima Lega (Venezia, Sigismondo
Bordogna & Francesco Patriani, 1571) mette in gioco
Venere in un sonetto nel quale la dea implora la vittoria
al marito Vulcano e all’amante Marte: “La dea di Cipro
poi che vide guasta del suo paese la più bella parte pianse, e ricorse per soccorso à Marte, che le promise oprar
la spada, e l’hasta. Indi (perche l’Amante non le basta) si
rivoglie al marito, e con dolce arte d’aiuto il pregasi,
ch’egli, in disparte spinto ogni odio, à quei preghi non
contrasta quinci questi tre Dei d’arme, e di sdegno armati poi contra l’armata foro de gli aversarij nostri à un
tempo, e à un loco. Vener nata nel mar rese il suo Regno
a Barbari contrario. E contra loro Marte il ferro adoprò,
Vulcano il foco”.
Tratta comune di quasi tutte le edizioni popolari
su Lepanto è la trasformazione della cronaca in mito.
Valga per tutti l’esempio di Celio Magno, che ne La bella et dotta canzone sopra la Vittoria dell’armata della Santissima Lega, nuovamente seguita contra la turchesca (pubblicata senza note tipografiche) racconta: “Tutto fu il mar
coperto in vista fiera d’ostil sangue, & di corpi: in cui
ciascuna spada stimò pietà l’esser crudele. Così giacque
il nemico empio infedele: et Vittoria dal ciel con preste
penne a far d’uomini Dei per merto venne”. Alla vittoria miracolosa sono attribuiti segni primaverili, nonostante abbia avuto luogo in autunno, quando si parla di
“le rose, i gigli, e gli altri fior novelli, c’hanno già, il Verno in Primavera volto” (Canzone al signor Dio di autore
anonimo, Venezia, Domenico Farri?, 1572).
La produzione delle stampe su Lepanto vide un
19
7
punto fondamentale nella glorificazione degli eroi, in
primis Don Giovanni d’Austria, Marcantonio Colonna
e Sebastiano Venier. Molte canzoni e orazioni o furono
composte specificamente per loro o contengono lodi
iperboliche, come quando Giovanni d’Austria viene
paragonato al “Spirto Divin, che’n mortal velo avvolto”
(Bartolomeo Arnigio, Un’altra canzone, Venezia, Giorgio Angelieri?, 1572), o quando si parla di “Colonna
Trionfale” alludendo a Marcantonio Colonna. Altro
motivo ricorrente è l’assonanza tra il nome di “Veniero”
e “Venere”: “La man di Dio portar lo scudo avanti al fulmineo Veniero, e preservarlo qual già Venere Enea, da
strani incontri” (Vincenzo Marostica in Venetia trionfante, Venezia, Domenico Farri, 1572). Diversi testi sono dedicati agli eroi morti in battaglia, soprattutto
quello dello storiografo ufficiale Paolo Paruta, Oratione
funebre del Mag. M. Paolo Paruta in laude de’ morti della
vittoriosa battaglia contra Turchi seguita a Curzolari l’anno
1571 alli 7 d’ottobre (Venezia, Bolognino Zaltieri, 1572).
Luigi Groto dedica una Canzone al provveditore generale Agostino Barbarigo, ferito a morte da una freccia
avversaria che gli trafisse l’occhio (Venezia, Onofrio
Farri, 1572): “Tu Heroe chiudesti gli occhi, anzi quell’hora, che chiuderli mostrasti, in Ciel gli apristi”. Altri
testi contengono l’elenco preciso e dettagliato dei capi-
20
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
tani cristiani morti, feriti e fatti
schiavi, con una “partitione fatta tra
li Cristiani, de tutte le spoglie conquistate, & il numero delli morti, &
feriti in questa giornata” (I sette canti della guerra de’ turchi contra gl’illustrissimi signori venetiani,[…] composti per M. Lauro Palionio, stampati ad
instantia di Selvaggio Spina; l’edizione non è reperibile bibliograficamente e l’unica copia attualmente
nota viene conservata presso la Biblioteca di via Senato).
Tra i numerosissimi studi su
Lepanto, ci limitiamo a segnalare
solo quelli che considerano il fenomeno della stampa popolare, come i
due fondamentali di Carl Göllner,
Turcica. Die europäischen Türkendrucke des XVI. Jahrhunderts (Bucarest e Berlino, 1961, e Bucarest e Baden Baden, 1968) e Dennis E. Rhodes, La battaglia di Lepanto e la stampa
popolare a Venezia. Studio bibliografico
(Miscellanea Marciana. Metodologia
bibliografica e storia del libro. Atti del
seminario sul libro antico offerti a Dennis E. Rhodes, a cura di Alessandro
Scarsella, vol. 10-11, 1995-1996, p.
9-63), assieme alla più recente monografia di Cecilia Gibellini, L’immagine di Lepanto, La celebrazione della vittoria nella letteratura e nell’arte
veneziana (Venezia, Marsilio, 2008).
In particolare, Rhodes sottolinea come molte edizioni prive di
note editoriali possano essere attribuite a un tipografo esclusivamente
sulla base della marca tipografica
usata differenziandola da vignetta o
altro motivo decorativo. Confrontando le marche usate anche in edizioni non lepantine, il bibliografo
inglese riesce infatti a identificare
numerosi tipografi o librai. Il fatto
Dall’alto: Jacopo Tintoretto (151815949, ritratto di Sebastiano Venier
e Diego Velázquez (1599-1660)
ritratto di Don Giovanni d’Austria
che vi sia ricorrenza di edizioni con
lo stesso identico titolo ma ricomposte e con marche tipografiche diverse indica inoltre che in qualche
caso vi sia stato uno scambio almeno
parziale di materiale, ma non di
marche tipografiche.
Per quanto riguarda gli autori
citati sopra, la maggior parte acquisì
notorietà solo grazie alle opere dedicate alla battaglia di Lepanto: come accadde per Antonio Adrario
(1530?-1597), Giovanni Battista
Amalteo (1525-1573), Andrea
Barbante (poeta di Rovigo e censito soltanto per la Canzone in allegrezza della felicissima vittoria ricevuta dall’armata christiana contro
l’armata turchesca, Giovanni Francesco Camocio (m. 1575), Giovanni Battista Caro (nipote di Annibale Caro che curò anche qualche
edizione del parente noto), Pietro
Gherardi (m. 1580, giureconsulto
di Borgo San Sepolcro), Celio Magno (1536-1602), Vincenzo Marostica (censito soltanto per l’edizione Venetia trionfante, Venezia, Domenico Farri, 1572), Giovanni
Saetti (poeta originario di Sassuolo vicino a Modena e censito soltanto per l’edizione Sogno di Giovanni Saetti da Sassuolo, sopra la vittoria ottenuta da la Santa Lega contra
il Turco, Venezia, Giovanni Comenzini, non prima del 1571).
Vanno segnalati infine i casi rari
ma significativi di poetesse come
Ortensia Aliprandi Nuvoloni e
Virginia Salvi Martini.
Nel momento di una forte crisi
della produzione epica, toccò a
eventi esterni di grande impatto – e
tale la vittoria di Lepanto fu a tutti gli
effetti – dare un segnale per un rinnovamento dell’espressione poetica
a tutti i livelli.
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
21
Tutti gli scritti del suo archivio /3
PER UNA BIBLIOGRAFIA
DI CURZIO MALAPARTE
Un aggiornamento necessario tra opere inedite e articoli
MATTEO NOJA
pprofittando del lavoro di catalogazione con cui
stiamo cercando di schedare le opere presenti
nell’Archivio Malaparte - oltre a quello che
è stato propedeutico alla realizzazione della mostra –,
proseguiamo nel nostro intento di realizzare una
bibliografia “definitiva” dello scrittore pratese.
A
Deux chapeaux de paille d’Italie
Paris, Les Éditions Denoël, 1948
155 p.; 19 cm; oltre alla tiratura normale, 30 copie num.
con cifre arabe e 20 con numeri romani su carta alfa. Parzialmente pubblicato in Italia su “Tempo”, novembre
1947, col titolo Italia senza maschera. La copertina e il
frontespizio, oltre a un disegno nel testo, sono di Orfeo
Tamburi.
[Gambetti Vezzosi, p. 489; Baroncelli n. 26, p. 285-6]
Il Battibecco.
Inni, satire, epigrammi
Roma-Milano, Aria d’Italia, 1949
206 p.; 21 cm; oltre alla tiratura normale, 100 copie su carta colorata firmate dall’autore, di cui 70 copie
num. con cifre arabe e 30 con numeri
romani. Il libro, rifiutato da Bompiani che ne aveva criticato stile e contenuti, viene pubblicato da Aria d’Italia: contiene alcune satire corrosive
sui personaggi politici e intellettuali
del momento.
[Gambetti Vezzosi, p. 489; Baroncelli n. 27, p. 286]
Du côté de chez Proust
Impromptu en un acte avec music et chant
In “Opéra. Hebodmadaire du théâtre, du cinéma, des lettre set des artes”, Supplement théâtral n. 1, marzo 1949.
[Baroncelli n. 28, p. 286]
Das Kapital. Pièce en trois actes
In “France Illustration”, Supplement littéraire, n. 36, 11
giugno 1949. Le due opere teatrali verranno pubblicate
insieme nel 1951, da Denoël in Francia e da Aria d’Italia
(in francese) [357 p.; 19 cm; dell’edizione francese, oltre
alla tiratura normale, 85 copie num. di cui 10 su carta Pur
Fil Johannot, 50 su carta Chiffon
d’Annonay e altre 25 su carta Chiffon
d’Annonay in numeri romani; per
BVS: MALAPARTE IN MOSTRA
l’edizione italiana, oltre alla tiratura
Prosegue fino al 26 settembre 2010
normale, 100 copie su carta colorata
“Malaparte. Arcitaliano nel mondo”,
firmate dall’autore, di cui 70 copie
num. con cifre arabe e 30 con numeri
la mostra che la Biblioteca di via
romani].
Senato dedica al talento dello scrittore
[Gambetti Vezzosi cita solo l’epratese e, prima ancora, al fascino
dizione delle due opere fatta nel ’51
magnetico della sua figura di uomo
da Aria d’Italia, p. 490; Baroncelli n.
e di intellettuale sui generis.
29, p. 286]
Un inedito allestimento svela così
alcune carte del suo archivio personale,
lettere e documenti che si affiancano
a varie edizioni dei suoi libri e a diverse
fotografie scattate dallo stesso Curzio.
Per informazioni: 02/76215314-323
La Pelle
Roma-Milano, Aria d’Italia, 1949
416 p.; 21 cm; oltre alla tiratura normale, 100 copie su carta colorata fir-
22
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
mate dall’autore, di cui 70 copie num. con cifre arabe e 30
con numeri romani. Nel libro si rivive lo stato d’animo di
annichilimento, di deprivazione, di “nausea esistenziale”
del popolo vinto. La speranza che nell’ultimo capitolo di
Kaputt aveva illuminato la pietosa e sofferente città di Napoli, si era drammaticamente spenta, devastando con la
sua assenza l’anima della città, corrompendo l’onore e la
dignità delle donne, spingendo alla degradazione fanciulli e uomini.
Arrigo Cajumi sarcasticamente scrisse: «Prendete
quattro o cinque fatterelli veri, e altrettanti inventati, circa l’occupazione anglo franco americana di Napoli. Giuseppe Marotta li cucinerebbe in salsa sentimentale. Curzio Malaparte li frulla col bianco d’uovo surrealista, mette
della vaniglia mondana a profusione, abbonda in pepe per
l’oscenità obbligatoria, e serve caldo».
[Gambetti Vezzosi, p. 489; Baroncelli n. 30, p. 287291]
Storia di domani
Milano, Aria d’Italia, 1949
179 p.; 20 cm; oltre alla tiratura normale, 100 copie su
carta colorata firmate dall’autore, di cui 70 copie num.
con cifre arabe e 30 con numeri romani.
Romanzo breve di fantapolitica, Storia di domani
uscì a puntate sul settimanale “Tempo” diretto da Arturo
Tofanelli, nel gennaio 1949. Il racconto suscitò numerose
polemiche. Togliatti si indispettì del tono anticomunista
della storia e rivelò di avere un documento di 30 pagine
col quale Malaparte chiedeva l’iscrizione al PCI già nel
1945. La tessera allora gli fu negata per il veto posto da
Mario Alicata. Togliatti, infine, gliela consegnerà nell’aprile del 1957, pochi mesi prima della morte. Nel Diario
di uno straniero a Parigi Malaparte scrisse: «Si è lungamente discusso se il marxismo non fosse una forma di cristianesimo. Io penso che il marxismo sia piuttosto una
forma della scristianizzazione dell’uomo europeo sotto la
spinta di necessità economiche».
Bella sovraccoperta a colori di Federico Pallavicini.
[Gambetti Vezzosi, p. 489; Baroncelli n. 31, p. 291]
[Gambetti Vezzosi cita anche una brossura illustrata dal titolo Il Cristo proibito, opuscolo pubblicitario per il
film realizzato da Malaparte nel 1950, illustrato da Rinaldo Geleng e con fotografie di scena; Roma, Minerva
Film, 1951]
Anche le donne hanno perso la guerra.
Commedia in tre atti
Bologna, Cappelli, 1954
(Teatro di tutto il mondo, 5)
196 p.; 20 cm; oltre alla tiratura normale, 1100 copie numerate.
Discussa commedia che venne rappresentata al
Teatro La Fenice l’11 agosto 1954, nel corso del XII Festival internazionale del teatro della Biennale di Venezia.
Fu messa in scena dalla Compagnia italiana di prosa Lilla
Brignone, Salvo Randone, Gianni Santuccio, Lina Vo-
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
23
longhi. La vicenda riprende alcuni temi di Kaputt e La pelle, ambientandoli però a Vienna nel 1945.
[Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 32, pp.
291-2]
Si tratta del Memoriale nella stesura del 1944.
[Baroncelli lo cita al n. 35, p. 293-4]
Due anni di battibecco. 1953-1955
Milano, Garzanti, 1955 (Memorie e documenti), 395 p.;
20 cm
Malaparte tornò a fare il giornalista con una rubrica fissa
sulla rivista settimanale “Tempo” diretta da Arturo Tofanelli e pubblicata dall’editore Palazzi. La rubrica dal titolo “Battibecco” gli decreterà una popolarità senza precedenti: era dai tempi di D’Annunzio che un letterato non
diveniva così famoso tra i lettori. A migliaia gli scriveranno per porgli domande, chiedere favori, amicizia, aiuto.
La rubrica infatti avrà poi come sottotitolo “Scrivetemi e
avrete giustizia”: per venire incontro a coloro che gli
chiedevano un aiuto, Malaparte, grazie all’amicizia con il
ministro Tambroni, fece istituire presso il Ministero un
ufficio con quattro impiegati per il disbrigo delle pratiche
più urgenti. L’anno dopo il libro fu ristampato da Aria
d’Italia. Nel 1967, contemporaneamente, Vallecchi e Aldo Palazzi Editore raccoglieranno tutti gli interventi della rubrica in un volume dallo stesso titolo, Battibecco 19531957 [644 p.; 22 cm]
[Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 33, p. 292]
Io in Russia e in Cina
Firenze, Vallecchi, 1958
XXXII, 350 p.; 19 cm
A cura di Giancarlo Vigorelli.
[Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 36, p. 294]
Maledetti toscani
Firenze, Vallecchi, 1956
261 p.; 19 cm
Si tratta di una nuova versione del vecchio Viaggio in inferno che, già pronto
nel 1943 Vallecchi aveva deciso di non
pubblicare. Nel libro, che, ultimo
pubblicato in vita, fu un gran successo
in Italia, Malaparte scrisse: «[Noi toscani] quando si tratta d’esser migliori
o peggiori degli altri, ci basta di non
essere come gli altri, ben sapendo
quanto sia cosa facile, e senza gloria,
esser migliore o peggiore di un altro».
[Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 34, p. 292-3]
Autobiografia
In “Rinascita”,
n. 7-8 e 9
XIV
(1957),
VOLUMI POSTUMI
Mamma marcia
Firenze, Vallecchi, 1959
331 p.; 19 cm
A cura di Enrico Falqui.
[Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 37, p. 2945]
L’inglese in paradiso
Firenze, Vallecchi, 1960
365 p.; 19 cm
A cura di Enrico Falqui.
[Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 38, p. 295]
Benedetti italiani
Firenze, Vallecchi, 1961
290 p.; 19 cm
A cura di Enrico Falqui.
[Gambetti Vezzosi, p. 490-1; Baroncelli n. 39, p.
295-6]
Il grande imbecille In Don Camaleo e altri scritti satirici
Firenze, Vallecchi, 1963
pp. 533-581
[Baroncelli n. 40, p. 296]
Viaggio fra i terremoti
Firenze, Vallecchi, 1963
410 p.; 19 cm
A cura di Enrico Falqui.
[Gambetti Vezzosi, p. 491; Baroncelli n. 41, p. 296]
Diario di uno straniero a Parigi
Firenze, Vallecchi, 1966
315 p.; 19 cm
24
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
Febo cane metafisico
Pistoia, Via del vento, 1998
(Ocra gialla, a cura di Fabrizio Zollo, n. 15), 32 p.; 17 cm
A cura di Luigi Martellini.
[Gambetti Vezzosi, p. 491-2]
Muss. Il grande imbecille
Milano-Trento, Luni, 1999 (Biblioteca di Storia Contemporanea, n. 8), 140 p.; 21 cm
Prefazione di Francesco Perfetti; nota al testo di Giuseppe Pardini.
[Gambetti Vezzosi 2007, p. 492]
A cura di Enrico Falqui.
[Gambetti Vezzosi, p. 491; Baroncelli n. 42, p. 296]
Il dorato sole dell’inferno etrusco e altre prose
Firenze, Franco Cesati editore, 1985 (Biblioteca dell’Orsa Minore, a cura di Franco Capelvenere; 2), 99 p.; 19 cm
Introduzione di Luigi Testaferrata.
[Gambetti Vezzosi, p. 491; Baroncelli n. 43, p. 296]
Malaparte e il Corriere
Milano, Corriere della sera, 1986
(1876-1986. Dieci anni e un secolo), 66 p.; 28 cm
A cura di Matteo Collura; presentazione di Arturo Tofanelli.
[Gambetti Vezzosi, p. 491]
Il meglio dei racconti di Curzio Malaparte
Milano, A. Mondadori, 1991 (Oscar narrativa, 1157), 309
p.; 19 cm
A cura di Luigi Martellini.
[Baroncelli n. 45, p. 296-7]
Battibecchi
Firenze, Shakespeare and Company Florentia, 1993, 380
p.; 21 cm
A cura di Enrico Nassi.
[Gambetti Vezzosi, p. 491]
Lotta con l’angelo
Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1997
(Pubblicazioni dell’Istituto per gli Studi di Letteratura
Contemporanea. Inediti, n.10), 200 p. più 8 c. di tav.; 21
cm. Soggetto cinematografico rimasto incompiuto; a cura di Luigi Martellini
[Gambetti Vezzosi, p. 491]
Viaggio in Etiopia e altri scritti africani
Firenze, Vallecchi, [2006] (Off the Road)
198 p.; 16 cm
A cura di Enzo R. Laforgia
Il compagno di viaggio
Milano, Excelsior 1881, 2007 (Inediti & Ritrovati, 4)
98 p.; 19 cm
Soggetto cinematografico inedito del 1956, già pubblicato
parzialmente in “Prospettive Libri”, n. 10, ottobre 1981
[Baroncelli lo cita in questa versione al n. 43, p. 296]
Coppi e Bartali
Milano, Adelphi, 2009 (Biblioteca minima, 35)
56 p.; 17 cm
Con una nota di Gianni Mura.
L’unico titolo, citato solo nel Gambetti Vezzosi [p. 488],
che non abbiamo inserito perché non riteniamo sia dello
scrittore pratese è: Vita di Pizzo-di-Ferro detto Italo Balbo.
Seguono le relazioni sulla Gesta atlantica (Roma, Libreria del
Littorio, 1931, 152 p., più [3] c. per le tavv.; 22 cm).
Attribuito originariamente a Malaparte e a Enrico Falqui,
si è ora propensi ad attribuirlo o al solo Falqui, o a questi
con la collaborazione di Elio Vittorini; ultimamente alcune voci indicano Vitaliano Brancati come autore solitario.
L’opera è stata avvicinata a Malaparte per la feroce critica
satirica che viene fatta all’amico (o ex), celebre trasvolatore oceanico, Italo Balbo. Questa e altre colpe Malaparte
sconterà con il confino a Lipari. Il quadrumviro, da parte
sua, “pagherà” fama e popolarità di cui godeva in quel momento, tali da offuscare quelle di Mussolini, con il governatorato della Libia. Morirà nel cielo di Tobruk vittima
del fuoco “amico” di un sommergibile italiano.
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
25
inSEDICESIMO
IL TEATRO DI VERDURA, DAVIDE RONDONI, I CATALOGHI,
L’INTERVISTA D’AUTORE, LE RECENSIONI, LE ASTE E LE MOSTRE
UN’ESTATE AL TEATRO DI VERDURA
“Libri in scena” e serate dedicate alla poesia,
ma anche arte, musica e serate per ragazzi
di sonia corain
l Teatro di Verdura, giunto
quest’anno alla tredicesima stagione,
ha alzato come di consueto il sipario
agli inizi di giugno e prosegue
con due/tre appuntamenti settimanali
per tutti i mesi estivi, fino alla fine
di settembre. Il cartellone, anche
per questa estate 2010, è ricco
di appuntamenti per tutti i gusti,
accomunati come sempre dall’amore
per il “libro”.
I
Ad aprire la Stagione è stata
una grandissima signora del teatro
italiano: Valentina Cortese,
con la lettura del carteggio tra la Divina
Eleonora Duse, Arrigo Boito e Gabriele
D’Annunzio.
Numerosi i Libri in scena, come
recita il sottotitolo della Rassegna:
si va dalla grande letteratura italiana
con una serata di Alessio Boni
e Marcello Prayer dedicata a Cesare
Pavese, a quella straniera,
con una rivisitazione di Amleto,
Il Principe, di una giovane compagnia
di Palermo; da una serata su Chekov
al Don Chisciotte tra sogno e realtà,
nuova avventura teatrale presentata
in anteprima da Corrado d’Elia.
Ampio spazio viene poi dato
alla letteratura contemporanea
con una serata di Stas’ Gawronski
sull’opera di Vasilj Grossman e un
omaggio a Salinger, il controverso
quanto celebre autore del Giovane
Holden, a pochi mesi dalla sua
scomparsa.
Oltre alla prosa, numerose
serate sono dedicate alla poesia:
un appuntamento con la lirica italiana
presentato da Davide Rondoni,
Sotto: alcune immagini dello spettacolo Alice nel Paese delle Meraviglie, con la Compagnia Puntozero e i ragazzi del Carcere Beccaria di Milano,
andato in scena venerdì 11 giugno (fotografie Fabio Schiano)
26
la Luna come fonte di ispirazione
musicale e poetica con Alessandro
Quasimodo e Mario Cei, Poesia al fuoco
della controversia, un incontroconversazione con Elio Giunta,
e ancora la poesia come viaggio
incantato con Giuseppe Cederna.
Quest’anno il Teatro di Verdura
propone anche serate dedicate all’arte:
una conferenza della professoressa
Alberta Gnugnoli in collaborazione
con il Mart di Rovereto, in
concomitanza con la grande mostra
sull’Arte Americana degli anni 18501960 con i capolavori della Philips
Collection di Washington;
un omaggio a Modigliani con Davide
Rondoni e Beatrice Buscaroli
e una serata con Philippe Daverio.
Non mancherà, poi, la musica:
Sopra: Ble Blem, fiu fiu, dum dum!,
con l’Orchestra Maniscalchi,
Gianluca De Martini e le Sorelle Marinetti,
andata in scena con grandissimo successo
il 24 giugno (fotografia Fabio Schiano)
A destra: Valentina Cortese durante
lo spettacolo Dolce creatura crudele,
andato in scena il 9 giugno
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
un appuntamento con il sound raffinato
del “gentilhomme italien” Roberto
Sironi, e una frizzante serata di jazz
Anni Trenta con le Sorelle Marinetti
e l’Orchestra Maniscalchi.
Come ormai consuetudine,
una mini-rassegna viene dedicata anche
alle famiglie e ai ragazzi, al termine
dell’anno scolastico e all’inizio di quello
nuovo: vengono proposti come sempre i
testi letterari che i ragazzi affrontano sui
libri di testo e nelle antologie, così che
“vivendoli” possano apprezzarli nel loro
reale valore letterario.
Si va dai Promessi Sposi
raccontati in un’ora da Teatro Invito,
all’intenso percorso sulla Divina
Commedia di Lucilla Giagnoni,
Vergine Madre, e dal Barbiere di Siviglia
in musica e parole per i più piccoli,
all’Alice nel Paese delle Meraviglie
dei ragazzi del Carcere Beccaria
di Milano con l’Associazione
PuntoZero e alla protagonista
anoressica di Quasi perfetta
di Quelli di Grock, che tornano
quest’anno per parlare ancora
a ragazzi e adulti di tematiche
sempre più attuali e stringenti.
Novità della Stagione, l’orario
di messa in scena di alcuni degli
appuntamenti per i ragazzi: a settembre,
infatti, verranno proposte alcune matinée,
così da consentire oltre alle famiglie
anche alle scuole di partecipare
alle rappresentazioni teatrali.
Volendo dare un’unità alle
molteplici offerte culturali che
la Biblioteca di via Senato propone,
alcune serate del Teatro di Verdura
sono inoltre legate alle mostre in corso:
Amado mio presentato da Glossateatro
e Petrolio, uno studio di Enrico Zaccheo
sull’ultimo incompiuto e controverso
libro di Pier Paolo Pasolini;
la proiezione di due film di Malaparte,
La Pelle e Il Cristo Proibito,
e il suo unico lavoro teatrale,
Anche le donne hanno perso la guerra.
Dopo il grande seguito
suscitato l’anno scorso, e mantenendo
fede all’attenzione suscitata dalla
pubblicazione su questo nostro
bollettino, due serate con Antonio
Zanoletti saranno infine l’occasione
per proporre altre pagine inedite
dei Diari di Mussolini.
Una Stagione ricca di proposte
culturali per chi della cultura, anche
d’estate, non può proprio fare a meno.
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
27
RONDONI PRESENTA SE STESSO
E LE SUE SERATE DI ARTE E POESIA
La parola a un amico del Teatro di Verdura
di davide rondoni
L’OMAGGIO A MODIGLIANI
E QUELLO ALLA LIRICA
ITALIANA, VERA METAFORA
DELLA NOSTRA PATRIA
Italia è una poesia. Lo è nella
sua storia, poiché dai poeti
è venuto innanzitutto il sogno
dell’Italia e la sua lingua. Sogno
parlante, creante e dunque non sogno
chimera. Ma è come se l’Italia, appunto,
fosse da ascoltare sempre per essere
compresa e ricompresa, nella lingua
segreta che rilascia dai suoi poeti,
dalle sue opere d’arte, dai suoi
monumenti. Così come la serata
dedicata a Modigliani (svoltasi
mercoledì 16 giugno) è stata l’omaggio
a un autore grandissimo, memore
della scultura romana cercata
nuovamente nella grande Parigi di inizio
secolo attraversata da tutte
L’
© Giulia Cotti
le suggestioni dell’esotico e dell’erotico,
la serata di poesia per l’Italia
(in cartellone per giovedì 15 luglio) sarà
l’antiretorica dell’amore appassionato
per luoghi e scorci inimitabili da parte
di voci della poesia del Novecento
e recente e, da ultimo, la mia.
Modigliani portava sempre con sé
una edizione della Commedia di Dante
e ne sapeva interi canti a memoria.
Questo agiva nel suo cercare l’immagine
invisibile, come tratto dalla indicazione
dell’arte italiana e dalla voce del poeta
che ha parlato dell’indicibile.
L’Italia, ha detto Mario Luzi
in un suo intervento, è sempre
una aspirazione. Quando cessa
di esserlo e viene ridotta a retorica
del già saputo, del già combinato,
del già conosciuto, si riduce ad arnese
e a pura parola per contese politiche
e faziose.
L’aspirazione non è una astrazione.
È invece la cosa più reale, perché trae le
energie migliori per realizzare opere e
progetti. E senza aspirazione un Paese,
come ogni singolo uomo, diviene fiacca
ripetizione di se stesso, fino alla noia.
Non stupisca dunque se, quasi
in un impeto visionario e febbrile, due
intellettuali come Cardarelli (poeta)
e Longanesi tenevano una rubrica sulla
rivista “L’Italiano” in cui – con citazioni
ed esempi - speravano che l’Italia
autonoma per cultura da ogni tutela
straniera vaghegiata da Leopardi
divenisse il faro per orientare la politica
italiana di quei duri e contrastati decenni
tra le due Guerre.
La serie di poesie che presento,
con una ouverture straniera
in un magnifico testo di Ezra Pound
dedicato a Venezia, è un esempio breve
ma significativo di parole che hanno
reso omaggio all’aspirazione Italia
rendendo omaggio alle sue
caratteristiche di bellezza, di dramma,
di grazia oltraggiata, di incanto.
«Italia sempre ferita e che non
muore», ebbe a scrivere F.T. Marinetti
nelle sue ultime pagine. La parola
dei poeti eredi estremi della poesia
e della lingua che ha fondato
la letteratura mondiale con quella
doppia straordinaria fornace costituita
da Dante e Petrarca ha ancora cercato
parole per dire questa aspirazione.
E continuano a cercarle i poeti di oggi,
numerosi e viventi in questa terra
che stupisce e fa disperare e rilancia.
Da Bertolucci a Pasolini,
da Ungaretti a Quasimodo, da Saba
a Sereni, da Rebora a Campana,
nella felice e irriducibile varietà di stili
e accenti, la poesia diviene uno
dei modi più profondi e antiretorici
per accostarci al segreto di tale
aspirazione.
28
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
IL CATALOGO
DEGLI ANTICHI
Libri da leggere
per comprare libri
di annette popel pozzo
NEL TEMPIO DELLA SCIENZA,
CIÒ CHE FU DI WALTER PAGEL
Roger Gaskell Rare Books
Catalogue 42: Books from the Library of
Walter Pagel (1896-1983) – Part II
Roger Gaskell, libraio antiquario
inglese specializzato in libri di scienza,
medicina e tecnologia, ha presentato
puntualmente per la mostra di Olympia
a Londra in giugno il secondo e ultimo
catalogo dedicato alla biblioteca
di Walter Pagel, che comprende libri
stampati dal 1600 in poi. Una prima
parte con libri stampati dal 1483
al 1600 fu presentata l’anno scorso.
Storico della medicina, Walter
Pagel fu studioso internazionalmente
riconosciuto di Paracelsus (1493-1541),
William Harvey (1578-1667) e Jean
Baptiste van Helmont (1577-1644).
Si trovano infatti varie edizioni
e traduzioni dell’opera
principale Exercitatio
anatomica De motu
cordis et sanguinis in
animalibus di Harvey
nel presente
catalogo (edizioni
stampate a Padova,
Sardi e Rizzardi,
1643, £6.000;
Rotterdam, Arnout
Leers, 1648, £4.000;
Londra, R. Danielis, 1660,
venduto; Londra, Lowndes e
Gilliflower, 1673, £4.000).
La scoperta sulla circolazione
sanguigna, pubblicata in prima
rarissima edizione nel 1628, viene
considerata un pilastro della storia
di medicina. Il fatto della presenza delle
numerose edizioni nella biblioteca di
Pagel riflette lo studio scientifico dello
storico. Da indicare è anche l’unico
testo di Tommaso Campanella (15681639) dedicato esclusivamente alla
medicina. La prima edizione di
Medicinalium, stampata a Lione presso
Caffin e Plaignard nel 1635 si trova nel
catalogo per £2.000.
In vendita da Gaskell anche la
seconda edizione aumentata
di Giovanni Keplero (1571-1630),
Prodromus dissertationum
cosmographicarum, continens
Mysterium Cosmographicum
(Francoforte, Kempffer e Tampach, 1621,
£35.000).
L’Autore espone nell’opera
i suoi primi risultati sullo studio
del Sistema solare. Un’opera curiosa
e difficile da reperirsi sul mercato è
l’Amphitheatrum sapientiae aeternae
(Hanau, Wilhelm Antonius, 1609
nel colophon e 1602 sul frontespizio
inciso, venduto) di Heinrich Khunrath
(1560-1605).
Si tratta dell’edizione definitiva di
una delle più straordinarie opere
dell’intera letteratura
cabalisticoalchemica,
considerata rara,
ammettendo
come
autentiche,
ancorché,
parziali, quella
di Amburgo
1595 e quella,
dubbia, del 1602.
Il curioso e occulto
testo prende spunto dal
commento esoterico ad alcuni
versetti biblici tratti dai Proverbi di
Salomone e dalla Sapienza. Umberto
Eco, con riferimento alle tavole, indica
che «le rettangolari rappresentano
paesaggi surreali, itinerari iniziatici,
e culminano nell’accesso alla Porta
Amphitheatri, una sorta di ascesa
dantesca verso un varco magico che,
come vedremo, ricorda a molti la tomba
di Christian Rosencreutz» (Lo strano
caso della Hanau 1609).
Roger Gaskell Rare Books
17 Ramsey Road, Warboys –
Cambridgeshire PE28 2RW, UK
www.RogerGaskell.com
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
IL CATALOGO
DEI MODERNI
Libri da leggere
per comprare libri
di matteo noja
CAPOLAVORI ILLUSTRATI
E SUCCULENTE OCCASIONI
Libreria Antiquaria Grimaldi
Libri rari e pregiati
Catalogo con 120 illustrazioni
(maggio-settembre 2010)
Spigolando nel catalogo
della Libreria Grimaldi, senza rimanere
abbagliati dai meravigliosi libri illustrati
come Campi Phlegræi di William
Hamilton [1776-1779], o Italian Scenery
[1823], o di De Jorio La mimica degli
antichi investigata nel gestire napoletano
[1832], si possono trovare alcune cose
minori di grande sapore.
Vorrei iniziare con un libro
“succulento”, quello di Ippolito Cavalcanti
Cucina teorico-pratica [settima edizione,
1852, €750,00 e nona edizione, 1865,
€520,00]. Ippolito, duca di Buonvicino,
discendeva direttamente dal celebre
Guido Cavalcanti, sodale di Dante e poeta
del dolce stilnovo; nella sua opera seppe,
con stile semplice e immediato,
raccontare la cucina napoletana. La prima
edizione della sua opera fu stampata
nel 1837 ed ebbe immediatamente
grande successo, anche perché redatta
parte in italiano, sezione dedicata ai nobili
e ai ricchi borghesi, e parte in napoletano,
sezione destinata al popolo e alla bassa
borghesia che usava il dialetto come
linguaggio quotidiano. Le edizioni migliori
saranno quelle successive alla seconda.
Tra i piatti più suggestivi il sartù di riso
e il celebre ragù alla napoletana.
Cavalcanti insegnò tra i primi a condire
la pasta con il pomodoro, pasta che fino
ad allora vedeva come condimento
principe il formaggio, e per primo inserì
in un menù destinato alle feste la pizza
con il pomodoro.
Altro libro da segnalare
è una pregiata edizione del romanzo
di Theophile Gautier [1811-1872]
Jettatura [Paris, A. Romagnol (Collection
des Dix) con i disegni e le incisioni
a colori di François Courboin; €1.100],
con una “magnifica legatura in pieno
marocchino color carota, firmata da Max
Fonseque, ai piatti intarsi policromi in
pelle con figurazioni allusive” al romanzo.
Gautier in poche pagine riesce a evocare
un’atmosfera caratteristica della Napoli
dell’Ottocento [non molto dissimile
da quella di oggi], intessuta di credenze
e superstizioni che a volte
condizionavano le frequentazioni,
le amicizie e gli amori tra le persone.
Si potrebbero segnalare anche
alcune edizioni di Croce, di Gino Doria,
del televisivo Alessandro Cutolo,
o un dizionario siciliano-italiano di Luigi
Mortillaro. Finiamo invece con due libri
non rarissimi, ma neppure comunissimi,
di Luigi Rasi, Il libro dei monologhi unito a
Il secondo libro dei monologhi [Milano,
Hoepli, 1888 e 1893, entrambi in prima
edizione; €160,00]. Luigi Rasi, [18521918] fu attore, insegnante di recitazione,
autore drammatico e storico del teatro
italiano; nato a Ravenna, si affermò
ancora giovane con varie compagnie
drammatiche. Traduttore di Catullo,
divenne noto proprio per questi
29
Monologhi che incontrarono grande
successo. A Firenze, dove insegnò
nella Scuola di recitazione fino
a diventarne direttore, fondò una
Biblioteca e un Museo del teatro. Alla sua
morte la raccolta, offerta invano al
Ministero della Pubblica Istruzione, venne
acquistata dalla Società degli Autori
ed Editori. Quando la Società si trasferì
da Milano a Roma, ottenne dal Comune
di Roma il Palazzetto del Burcardo
per ospitare la raccolta Rasi che divenne
quindi il primo nucleo della Biblioteca
del Burcardo, inaugurata nel 1932.
L’opera maggiore del Rasi rimane
I comici italiani, un dizionario biografico
degli attori italiani dal Rinascimento
in poi edito dai Fratelli Bocca, a dispense,
a partire dal 1895.
Libreria Antiquaria Grimaldi
Riviera di Chiaja, 215 – 80121 Napoli
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UNA CHICCA DEDICATA AGLI
SCATTI DI SIGMAR POLKE
ART BASE (books & research)
Sigmar Polke
Ci giunge per mail l’offerta
del libraio tedesco Peter Below.
La segnaliamo perché riguarda un artista
deceduto proprio in questi giorni: Sigmar
Polke. Si tratta di un portfolio di 14
fotografie riprodotte litograficamente dal
titolo Hoehere Wesen befehlen (Higher
Beings Command) stampato da Edition
René Block, Berlin, 1968 [prezzo a
richiesta]. L’artista, uno dei maggiori
esponenti della Pop art europea è morto
il 10 giugno scorso.
ART BASE (books & research)
Gabelsbergerstr. 15, 97318 Kitzingen (D)
tel. +49(0)9321/26 88 55
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L’impegno di Med
6.000 spot gr
iaset per il sociale
atuiti all’anno
6.000
i passaggi tv che Mediaset, in collaborazione con
Publitalia’80, dedica ogni anno a campagne di carattere sociale.
Gli spot sono assegnati gratuitamente ad associazioni ed enti
no profit che necessitano di visibilità per le proprie attività.
250
i soggetti interessati nel 2008 da questa iniziativa.
Inoltre la Direzione Creativa Mediaset produce ogni anno,
utilizzando le proprie risorse, campagne per sensibilizzare
l'opinione pubblica su temi di carattere civile e sociale.
3
società - RTI SpA, Mondadori SpA e Medusa SpA costituite
nella Onlus Mediafriends per svolgere attività di ideazione,
realizzazione e promozione di eventi per la raccolta
fondi da destinare a progetti di interesse collettivo.
32
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
L’intervista d’autore
LA LIBRERIA FUTURISTA DI PABLO
ECHAURREN È PROPRIO ROCK
di luigi mascheroni
a perdizione? È una rara
edizione, risponde per le rime
Pablo Echaurren, bibliomane,
bibliomaniaco, anzi bibliofago come
confessa, dall’alto della sua vertiginosa
e invidiatissima futur-biblioteca,
nelle sue recenti memorie libresche:
“Nel Paese dei bibliofagi. Giornale
di bordo di un collezionista futurista”
(Biblohaus). Pittore e disegnatore
in primis, e poi autore di fumetti,
romanziere, illustratore, persino
gastronomo, Echaurren, figlio d’arte
(del surrealista cileno Sebastian
Matta), ha esposto le sue opere
in mostre e esposizioni di mezzo
mondo, da Parigi a New York. E l’altro
mezzo l’ha battuto - almeno attraverso
i cataloghi librari - alla disperata
ricerca di “pezzi” - libri, manifesti
e documenti vari - dispersi del
movimento di Marinetti&compagni.
Dalla metà degli anni Settanta,
quando iniziò l’ossessione, vive una
dispendiosa esistenza di collezionista
«condannato a completare l’album
della propria alienazione». Ma intanto
è diventato il (gelosissimo) possessore
della più importante raccolta futurista
privata esistente. Un pezzo glorioso di
cultura del Novecento che non solo ha
maniacalmente ordinato sugli scaffali
della propria casa romana. Ma che ha
studiato a lungo e a fondo, con l’aiuto
della moglie, Claudia Salaris, grande
storica del movimento futurista.
L
o Depero stampate – chessò? –
in spagnolo o tedesco.
La sua biblioteca futurista ormai
è una sorta di mito bibliofilo.
Ma cosa c’è dentro esattamente?
Quanti “pezzi”, e quali?
Con precisione, non so. Certo non
è completa: come la maggior parte delle
collezioni ha delle lacune, che riscontro
confrontandola con quelle dei miei
nemici collezionisti… Diciamo che i libri
sono oltre il migliaio. Poi c’è una sezione
di manifesti, volantini, giornali e riviste,
cose ancora più difficili da trovare,
perché materiale che a differenza dei
libri si tende a buttare. Solo le riviste
sono circa 150, e poi cartoline, lettere,
programmi di serate, fogli volanti e
anche alcuni manoscritti.
Tutto rigorosamente futurista.
Colleziono solo libri dei futuristi
italiani, nelle prime edizioni, o libri
che parlano del futurismo italiano. Ciò
significa anche saggi russi o giapponesi
sul futurismo, oppure le opere di Marinetti
Quando ha iniziato?
Nel 1977. All’epoca il futurismo era
relegato all’inferno: qualcosa di fascista
e trombonesco, al limite folcloristico.
Qualcosa di cui vergognarsi, sopratutto
per uno di sinistra come me. All’epoca
ondeggiavo tra Lotta continua e gli
Indiani metropolitani. Realizzavo giornali
e fanzine e lo facevo “giocando” con
disegni e illustrazioni che occhieggiavano
al dada e al surrealismo. I miei amici,
tutti “compagni”, mi accusavano
di marinettismo: «Tu pensi che quello che
stai facendo sia di sinistra - mi dicevano –
invece è cripto-fascismo». E allora volli
capire cosa fosse davvero il futurismo.
Ne parlai con il mio amico Renato Palazzi,
che mi rassicurò sul fatto che Marinetti
non fosse del tutto cretino. «Vieni –
mi disse – andiamo a cercare dei libri
futuristi. Vedrai che troveremo anche
qualcosa di buono». Aveva ragione.
Il suo primo pezzo?
È una storia curiosa. A quei tempi,
con il mio lavoro di pittore non disponevo
di grandi cifre da spendere. Anche se
le “cose” futuriste non costavano ancora
care, per me lo erano, eccome. Un giorno
mi imbattei nel volantino del “Manifesto
dei pittori futuristi” del 1910. Solo che
in calce al testo le firme non erano quelle
canoniche, riportate da tutti i manuali
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
di storia, e cioè Russolo, Carrà, Boccioni,
Severini e Balla. Al posto degli ultimi
due c’erano Romolo Romani e Aroldo
Bonzagni. Il venditore voleva 20mila lire,
una cifra forte per l’epoca. Io presi tempo,
preferivo controllare, non mi fidavo.
Poi scoprii la verità: si trattava
della prima rarissima stesura
del “Manifesto”, con le firme dei firmatari
originali: pochi mesi dopo ci fu
la defezione di Romani e Bonzagni,
sostituiti da Severini e Balla. Cosa di cui
i critici dell’arte erano a conoscenza,
ma di cui non si aveva la prova cartacea.
Quello fu il mio primo acquisto.
Il libro più prezioso?
Premesso che nel caso
del collezionismo librario la rarità non
sempre coincide con la preziosità, posso
dire di possedere alcuni pezzi unici
di cui sono molto orgoglioso. Tra questi,
il libretto anonimo stampato dall’Istituto
di cultura proletaria a Torino, nel 1922,
intitolato “Dinamite. Poesie Proletarie.
Rosso + Nero”. Una raccolta di versi di tre
futuristi-proletari, che non si firmano,
“pro vittime politiche”.
Quando il libretto fu pubblicato, prima
ancora che fosse distribuito, fu stroncato
dalla rivista “Comunista”, organo ufficiale
del partito: era impossibile e vergognoso
che un “compagno” potesse pubblicare
cose futuriste, cioè fasciste. Quindi
fu distrutto. La mia, quando la trovai,
era una copia unica.
E qual è il pezzo a cui dà
maggiormente la caccia?
Non lo dovrei dire, altrimenti il
libraio che ce l’ha me lo fa pagare caro.
Comunque mi piacerebbe mettere le mani
sul libretto di Armando Cavalli, un poeta
faentino, “Il giallo e l’Azzurro”, stampato
a Faenza dalla Tipografia Novelli
e Castellani nel 1915. E peraltro uno
dei primissimi libri di cui si è occupata
da studiosa mia moglie, che l’ha fatto
ristampare in fotocopia dall’originale
di un amico.
Oltre all’universo futurista, cosa
c’è nella sua biblioteca?
Cataloghi di chitarre elettriche,
in tutte le lingue. Sono più rari dei libri
futuristi, mi creda. E ho anche una corposa
sezione dedicata alla controcultura in
Italia tra gli anni Sessanta e Settanta. Io
allora realizzavo fanzine, riviste e libri della
contestazione, dai beat agli Indiani
metropolitani. Non mi interessa l’aspetto
politico-ideologico di quel periodo, ma
quello creativo: le riviste, i poster, le
copertine dei dischi e dei libri…
A proposito, fu lei a disegnare
quella di “Porci con le ali”..
Sì, ma quel libro non c’entra niente
con la controcultura. E non sono mai
andato fiero di quel mio lavoro.
33
Consideravo il libro una cosa triste.
Un voyeurismo per adulti: si vendeva
ai grandi la possibilità di spiare dal buco
della serratura il mondo del sesso dei
ragazzi… Disegnai la copertina senza
neppure leggere il libro. Il cui fantasma
mi ha inseguito fino a oggi…
Cos’è la bibliomania?
Da una parte una malattia,
dall’altra un tentativo di salvare brandelli
di storia, quindi un atto eroico, perché
ne va delle proprie finanze, e lodevole,
perché si fa del bene al sapere. E che non
sia una cosa del tutto disdicevole, lo prova
il fatto che l’istinto a collezionare risale
all’uomo preistorico il quale raccoglieva
conchiglie e sassolini colorati, li teneva
con sé e se li portava nella sua grotta,
magari anche a centinai di chilometri
di distanza dal luogo in cui li aveva
trovati. Perché lo faceva? Risposta: perché
gli piacevano. Tutto qui.
A sinistra: Pablo Echaurren al Vittoriale di Gabriele d'Annunzio, accanto alla tomba
del futuraviatore Guido Keller (foto Claudia Salaris); sotto con Claudia Salaris (foto Antonella
Di Girolamo)
34
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
PAGINE CHE PARLANO DI LIBRI
Gli esordi del mitico Giangiacomo, i librai
indipendenti che resistono a Milano e ancora
di matteo noja e matteo tosi
FELTRINELLI, I PRIMI 10 ANNI
TRA NECESSITÀ E STRATEGIA
«Poiché la micidiale proliferazione
della carta stampata rischia di togliere
alla funzione di editore qualsiasi senso
e destinazione ritengo che l’unico modo
per ripristinare questa funzione sia una
cosa che, contro la moda, non edito
a chiamare “moralità”: esistono libri
necessari, esistono pubblicazioni
necessarie» [riportato da Carlo Feltrinelli
in Senior Service, Milano, Feltrinelli, 1999].
Quando Giangiacomo Feltrinelli
nel 1954 fonda la casa editrice che porta
il suo nome ha già avuto diverse
e notevoli esperienze lavorative, non solo
in campo editoriale. Erede di una solida
fortuna industriale, dieci anni prima,
all’indomani della fine della Guerra, si era
occupato della riorganizzazione delle
aziende famigliari, occupandosi di tutti
gli aspetti manageriali e amministrativi.
La militanza nel PCI, poi abbandonato,
lo aveva portato a ricoprire incarichi
culturali non solo come finanziatore. Gli
fu affidata la gestione della Cooperativa
del Libro Popolare e della collana
Universale Economica del Canguro [i cui
titoli diventeranno poi l’ossatura della
sua prima collana economica]. Nel 1950
aveva fondato la Biblioteca Feltrinelli,
che nel corso del tempo diventerà istituto
e poi fondazione. Oltre alle esperienze
maturate, saranno la sua connaturata
vivacità e la sua innata curiosità a fargli
cogliere nell’Italia di quegli anni
quei mutamenti che si riveleranno
decisivi per la storia della nazione.
Il volume di Roberta Cesana,
dottore di ricerca in Scienze
bibliografiche, esperta nella storia
dell’editoria italiana del Novecento,
ripercorre gli esordi della casa editrice
Feltrinelli - dalla formazione del suo
fondatore alla costituzione di una
redazione di “intellettuali-editori”
di grande livello [Gian Piero Brega,
Luciano Bianciardi, Fabrizio Onofri,
Marcello Venturi, Valerio Riva, Giorgio
Bassani, Nanni Balestrini], che sarà una
delle ragioni del successo immediato
del marchio -, indagando il peso
e il valore delle collane letterarie
all’interno del catalogo nei primi dieci
anni di attività.
Tredici collane di letteratura contro
ventidue di saggistica, sette di edizioni
scientifiche, due collane economiche
e quattro dedicate al mendo dell’arte,
sono indice della vera natura della casa
editrice che attraverso queste numerose
collane di saggistica voleva divulgare
alcune ben precise e schierate idee.
Eppure, prescindendo dai due best seller
mondiali della casa [Il Dottor Zivago,
1957, e Il Gattopardo, 1958]
che pur contribuirono in maniera decisiva
all’affermarsi del nome Feltrinelli,
le collane letterarie permisero
di avvicinare un pubblico eterogeneo
che la saggistica da sola non avrebbe
mai avvicinato.
Feltrinelli stesso era convinto
che la letteratura definita d’evasione
o di consumo non rappresentasse
solo un metodo di evasione, ma che fosse
essa stessa una “necessità”.
Questo atteggiamento fino ad allora
impensato, gli permise in poco tempo
di conquistare una solida reputazione
di editore.
Attraverso lo studio della Cesana,
non solo è possibile ricostruire la storia
di ogni libro di letteratura uscito
per Feltrinelli, ma anche vedere
evidenziato il percorso dei vari autori
presentati, sia italiani sia stranieri, la loro
promozione all’interno delle varie collane,
il loro crescere di importanza.
Arricchito da un denso apparato
di note e dalle citazioni di recensioni,
di azioni e promozioni editoriali, il volume
si presenta come un punto di riferimento
imprescindibile per chi voglia
approfondire la storia della casa editrice
Feltrinelli, ma anche per capire quella
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
di tutta l’editoria italiana della “ripresa”,
nel decennio 1954-64.
Importante il capitolo dedicato
all’attività editoriale di Giorgio Bassani.
L’attività culturale di Giangiacomo
Feltrinelli nacque per un insieme
di bisogno e di desiderio, come lui stesso
ammise, dal desiderio e dal bisogno
di restituire una “moralità” all’editoria,
di proporre “libri necessari”.
Quanto siano necessari i libri
per la formazione di una personalità
individuale come collettiva, e che questa
loro necessità aumenti proprio
nei momenti di crisi, di trasformazione
radicale della società, è stato sottolineato
egregiamente da così tanti intellettuali
che ci pare inutile ribadirlo. Ci limitiamo
a sussurrarlo, affinché, magari, altri
intellettuali, con idee nuove, diverse
a quelle tragicamente datate di Feltrinelli,
se ne ricordino.
Roberta Cesana, “Libri necessari.
Le collezioni letterarie Feltrinelli”
(1955-1965), Milano, Edizioni
Unicopli, 2010; pp.584., €20,00
35
LE PUBBLICHE RELAZIONI
IN STILE ROLLING STONES
Non è un saggio né un romanzo
l’ultimo libro di Enrico Accettola, ma un
vero e proprio glossario di comunicazione
integrata, Vi mostriamo la lingua (Lupetti
editore, Milano 2010, pp. 168, €13,00).
La raccolta “ragionata” dei 735 termini più
in voga nel variegato mondo della
comunicazione: advertising, marketing,
web & multimedia, relazioni pubbliche. Un
dizionario, dicevamo, e non un saggio,
anche se l’assioma di partenza di questa
ricerca è tutt’altro che meramente
utilitaristica, prendendo le mosse dalla
consapevolezza che comunicare significhi
sopratturro “mettere in comune qualcosa
con qualcuno”. Gergo specifico, definizioni
analitiche, citazioni e curiosità, il tutto
accompagnato da un ottimo “pay off”
esplicativo e perfettamente sintetizzato
nello spirito da un acuto pensiero di
Vecchiato: «La grande rivoluzione
dell’ascolto ha portato i destinatari al
centro dei processi comunicativi e
relazionali. Nel passaggio dal monologo
al dialogo, le relazioni pubbliche hanno
quindi assunto la funzione di aiutare le
organizzazioni a governare le relazioni
con i propri pubblici. Attorno alla
professione c’è però ancora tanta
confusione, alimentata dall’errata
convinzione che comunicare significhi
solamente trasferire messaggi
unidirezionali e persuasivi».
Enrico Accettola, “Vi mostriamo
la lingua”, Lupetti Editore, Milano
2010; pp.168., €13,00
PER SCOPRIRE I LUOGHI, LE OCCASIONI E LE PERSONE
CHE FANNO E HANNO FATTO DI MILANO UNA “CITTÀ DI LIBRI”
L’ULTIMO EROE DI DAN FANTE
È UNO SCRITTORE COME JOHN
i intitolava
“Librerie luoghi
della mente,
itinerari della psiche”
la serata in cui Anna
Albano - insieme
Il padre, John, ha costruito
la propria fama di narratore romanzando
la propria vicenda di scrittore alle prese
con le difficoltà del mestiere e con la
ricerca di editori, e anche lui, Dan Fante,
sembra volersi accostare al tema. Bruno
Dante, infatti, protagonista del suo ultimo
romanzo, è un altro grafomane fiaccato
dall’alcool e dai vizi, che si riscatta
con un servizio di limousine per vip veri
o presunti, ma sempre e comunque
viziosi e umanamente aberranti.
S
a Giulia Daniela Ferri,
Massimo Roccaforte
ed Emanuela Di Lallo ha presentato il proprio
“Milano città di libri”
(NdA Press, Cerasolo
Ausa di Coriano 2010,
pp.200, €13,90).
Una guida “diversa”
per scoprire un “altro”
capoluogo lombardo
e viverlo nel segno dei
libri. Sondando così
l’anima realmente
letteraria della capitale
dell’editoria italiana
grazie a un itinerario
che tocca tutte le
librerie indipendenti
ancora esistenti in città
ed elenca le attività
e i servizi che i loro
proprietari si inventano
di giorno in giorno
per fidelizzare i propri
clienti e resistere, così,
alla concorrenza delle
grandi catene.
Completa il tutto, una
mappa ad hoc.
Dan Fante, “Buttarsi”. Marcos y
Marcos, Milano 2010; pp.272., €16,50
36
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
LE ASTE DI INIZIO ESTATE
Appuntamenti soprattutto a Londra,
ma si guarda anche a Parigi, Berlino, Milano
di annette popel pozzo
IL 30 GIUGNO, PARIGI
Asta – Photographies de Jeanloup Sieff,
Collection Gert Elfering
www.christies.com
Sessantasette lotti dedicati
esclusivamente alle fotografie
del francese Jeanloup Sieff (1933-2000).
Il suo nome è particolarmente legato alle
immagini di moda.
IL 3 LUGLIO, BERLINO
Asta – Wertvolle und seltene Bücher
www.jvv-berlin.de
Tra i libri antichi segnaliamo una
prima edizione di Andrea Bacci, Le XII
pietre preziose, edizione partagée tra
Grassi, Accolti e Martinelli e stampata
a Roma nel 1587 (la copia in vendita
proveniene dalla raccolta di Giuseppe
Martini, lotto 3, stima €3.000),
e la prima edizione nella traduzione
di Gian Giorgio Trissino del Dante,
De la volgare eloquenzia (Vicenza,
Tolomeo Gianicolo, 1529, lotto 6, stima
€12.000). L’esemplare si presenta
in strepitosa legatura cinquecentesca
veneziana, eventualmente attribuibile
a Bartolomeo di Giovanni da Fino.
Importante anche l’incunabolo dell’opera
di Apuleius (Vicenza, Henricus de Sancto
Ursio, 1488, lotto 13, stima €10.000,
senza la prima e l’ultima carta bianca). Si
tratta della seconda edizione dopo la
famosa del 1469 di Sweynheym
e Pannartz.
IL 6 LUGLIO, LONDRA
Asta – Western Manuscripts
and Miniatures
www.sothebys.com
Quaranta lotti esclusivamente
dedicati a manoscritti e miniature in gran
parte proveniente dalla collezione
americana di Robert J. Parsons. Molto
graziosa una miniatura attribuita
a Nerio da Bologna e databile al 1310
circa, che riflette l’influenza bizantina
(244x162 mm, lotto 10, stima £12.00018.000). Importante un manoscritto
su pergamena di sant’Egesippo,
De excidio iudeorum, di 185 carte,
probabilmente composto attorno
al 1460 a Padova. Firmato da Petrus
Lomer, si tratta probabilmente dell’unica
copia del testo rimasta presso una
raccolta privata (lotto 33, stima £60.00080.000; il manoscritto reca
lo stemma dei Visconti come aggiunta
settecentesca).
IL 7 LUGLIO, LONDRA
Asta – The Arcana Collection: Exceptional
Illuminated Manuscripts and Incunabula,
Part I
www.christies.com
Soltanto quarantotto lotti,
ma di eccezionale importanza: sarà
venduta la prima edizione di Giovanni
Boccaccio, Delle donne illustri (De claris
mulieribus, Ulm, Johann Zainer, 1473;
si tratta della prima biografia dedicata
esclusivamente a donne, una di tre copie
conosciute in prima tiratura, lotto 3,
stima £250.000-350.000); sempre
di Boccaccio la prima edizione italiana
illustrata del Decamerone e la prima
illustrata del Novellino (Venezia, Johannes
e Gregorius de Gregoriis, 1492, lotto 4,
stima £220.000-280.000).
Bellissima una copia della prima
edizione di Francesco Colonna,
Hypnerotomachia Poliphili (Venezia, Aldo
Manuzio, 1499) appartenuta a Jean
Grolier (in legatura coeva di Gommar
Estienne) e successivamente a Lord
Spencer; lotto 5, stima £220.000-
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
260.000), come del resto un esemplare
illuminato per l’aristocratico veneziano
Candiano Bollani della Historia naturalis
in prima edizione italiana di Plinio
(Venezia, Nicolaus Jenson, 1476; lotto 16,
stima £250.000-350.000). Di una bellezza
straordinaria anche il Libro delle Ore di
Francesco I di Francia (Parigi o Tours,
1539-1540; lotto 47, stima £300.000500.000), miniato dal Maestro di François
de Rohan.
L’11 LUGLIO, MILANO
Mostra mercato - Vecchi Libri in Piazza
http://maremagnum.com/Diaz/
IL 15 LUGLIO, LONDRA
Asta – Books for Cooks
www.sothebys.com
Di interesse culinario la presente
raccolta di oltre 150 lotti contenenti libri
gastronomici: segnaliamo una prima
edizione di Cristoforo da Messisbugo,
Banchetti compositioni di vivande, et
apparecchio generale (Ferrara, Giovanni
Buglhat & Antonio Hucher, 1549; lotto 5;
stima £10.000-15.000), e la prima
edizione di Mattia Molinari, Il Trinciante
(Padova, Pasquati, 1636; lotto 15; stima
£6.000-9.000). L’edizione non viene
censita nell’opac delle biblioteche italiane.
Importante anche il testo di Antonio
Latini, Lo scalco alla moderna, Napoli,
1692-1694; lotto 36; stima £10.00015.000). L’Autore fu un noto scalco presso
la corte di Napoli. La presente opera è
una sorta di riepilogo della letteratura
gastronomica dei secoli precedenti.
37
IL LIBRO NASCOSTO. LA STORIA QUASI DA FAVOLA
DI UN PERRAULT CHE RISCHIAVA D’ESSERE REGALATO
hi non conosce
I racconti
di mamma Oca,
che con La bella
addormentata,
Cappuccetto rosso,
Barbablù, Cenerentola,
Pollicino e Il gatto con
gli stivali sono tra le
fiabe più note
al mondo. L’autore
è il francese Charles
Perrault (1628-1703;
anche conosciuto
come iniziatore
nel 1687 della famosa
Querelle des Anciens
et des Modernes), che
le pubblicò nel 1697
sotto il titolo Histoires
ou Contes du temps
passé, avec des
Moralitez, presso
Claude Barbin a Parigi.
L’opera in formato
12mo ebbe
un inaspettato ma
enorme successo, cosa
che diede alla fiaba
cittadinanza tra
i generi letterari
(Brunet IV, 507-508).
Perrault si serve
di storie tradizionali
provenienti dalla
cultura popolare,
ma le arricchisce
con nuovi dettagli che
comprendono siti e
luoghi effettivamente
esistenti in Francia,
e momenti precisi
del suo tempo.
All’editio princeps
C
di estrema rarità (una
mostra organizzata nel
2001 alla Bibliothèque
Nationale, Il était une
fois les contes de fées,
ne censiva solo otto
copie presso raccolte
pubbliche e private)
si affianca un’edizione
non autorizzata
identicamente rara,
stampata sempre nel
1697 con indicazione
dell’autore (a
differenza della
princeps) e “suivant
la copie à Paris”, ma
in realtà pubblicata
ad Amsterdam da
Jacques Desbordes.
Negli ultimi trent’anni
sono apparse soltanto
cinque copie della
prima edizione,
vendute in asta
nel 1977, 1982, 1988,
2001 (copia in
seconda tiratura senza
l’errata, appartenuta
a Hayoit e venduta
presso Sotheby’s per
$249.000) e nel 2010
(esemplare sempre
in seconda tiratura
e contenente
l’antiporta in facsimile
presso Christie’s per
€133.000). Una copia
dell’ugualmente
rara edizione non
autorizzata fu offerta
recentemente in una
vendita della casa
d’asta milanese
Finarte. Nascosto
in un piccolo gruppo
di circa cinquanta
libri, insieme a quadri
e mobili, e con una
descrizione molto
minimale, l’esemplare
fu battuto dalla
Libreria Antiquaria
Mediolanum per
€60.000 (diritti d’asta
esclusi), partendo però
da una stima da favola
di €250-350. Inutile
sottolineare che anche
il valore dell’edizione
non autorizzata
è superiore al prezzo
d’asta. Una volta
di più si rivela
che tesori nascosti
si trovano ancora.
38
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
ANDANDO PER MOSTRE
Isgrò il cancellatore, un omaggio a Testori,
scatti di vita italiana e altri racconti
di matteo tosi
150 ANNI DOPO GARIBALDI,
LO SBARCO DI EMILIO ISGRÒ
iuseppe Garibaldi sbarcò
a Marsala l’11 maggio di 150
anni fa, aprendo di fatto
la campagna che portò l’intero Regno
delle Due Sicilie a unirsi al Piemonte
e all’Italia. Sulle sue tracce, oggi,
G
per questo centocinquantesimo
anniversario. Un evento assolutamente
non rinnegato - come lascerebbe
intendere quel “Disobbedisco” del titolo,
ma anzi, semmai, volutamente difeso da
chi ha voluto travisarne lo spirito.
Al di là del tema “unitaristico”
o prettamente siciliano, quello che tocca
particolarmente le nostre corde è
Qui sopra: Sicilia, 1970, china su carta geografica, cm.40x52. A destra in alto: Agamennone,
2005, libro e tecnica mista, cm.57x72. Sotto a destra: A.C., 2006, acrilico su tela montata su
legno, cm.80x150
il sicilianissimo Emilio Isgrò, che ritorna
sulla propria Isola riunendovi
per la prima volta tutte le opere a essa
dedicate. In un percorso né lineare
né coerente, però, e fatto semmai
di continui scarti e ritorni, dove ogni
opera e ogni sala rivendicano la propria
autonomia concettuale. Su tutte
l’ultima, “Sbarco a Marsala”, la grande
installazione espressamente concepita
l’attenzione sistematica che Isgrò dedica
al linguaggio e alla parola scritta, come
elemento cardine di tutti i processi
di comunicazione (anche prettamente
visiva), punto di partenza fondamentale
per ogni riflessione, apertura o verifica
immaginativa.
Scrittore discretamente prolifico e
lettore a suo stesso dire di grande
assiduità, infatti, Isgrò è andato
EMILIO ISGRÒ.
DISOBBEDISCO.
SBARCO
A MARSALA E ALTRE
SICILIE
MARSALA, CONVENTO
DEL CARMINE,
FINO AL 19 SETTEMBRE
Info: tel. 0923/711631
a caratterizzare nel tempo la propria
opera soprattutto come un gioco di
cancellature - operato tanto sui libri
quanto sulle carte geografiche - mirato
non tanto a indebolire quanto a
proteggere l’intensità e la forza
evocativa della parola scritta,
sottraendola così ai più diversi
fraintendimenti e all’usura del tempo.
Il cortocircuito tra parola
e immagine, inoltre, strizza senza
dubbio l’occhio a quel gioco degli
opposti che fa splendidamente
convivere memoria storica e presenza
“mitica”, verità e falsificazione, integrità
e commistione. Tematiche e istanze che
lui ha sempre declinato a partire
dalla storia e dalle tradizioni della
sua Sicilia e del Mediterraneo,
non mare ma “terra fatta di acqua”.
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
39
L’ARCHITETTURA POCO ALPINA
DELLE NOSTRE MONTAGNE
LE GRANDI DIVE DEL NOSTRO NOVECENTO
PAPARAZZATE DA RINO BARILLARI, ER KING
àclav Sedy è uno dei più
affermati fotografi di architettura
che lavora per le principali riviste
di settore in Europa e nel mondo.
E oggi è stato chiamato dalla Galleria
Credito Valtellinese di Sondrio per
raccontare l’evoluzione novecentesca
delle architetture “di montagna” con
particolare riferimento all’influenza di
queste “forme nuove” sull’immagine del
n occasione del Lucca
digital Photo fest, Palazzo Guinigi ospita
(fino al 22 agosto; info:
www.ldpf.it)
“DIVAS:
dalla Dolce Vita agli ultimi scoop”, una grane mostra dedicata al lavoro di
Rino Barillari, “the king of
Paparazzi”. Fotoreporter
V
I
che ha saputo raccontare
un’epoca e le sue atmosfere attraverso scatti rubati e non, Barillari è davvero una delle più vivide
memorie storiche del nostro Paese dagli anni Cinquanta a oggi, avendo
collaborato con infinite
testate e avendo immor-
paesaggio alpino. Un caso assolutamente
interessante e studiato, in catalogo,
anche da due lunghi saggi scritti apposta
per l’occasione, vista l’assoluta mancanza
di “pittoresco” e di “tipico” nelle
costruzioni più signifgicative
e importanti di questi ultimi cento anni.
Gli oltre 120 scatti in bianco
e nero del maestro praghese, allora,
indagano a fondo (e non senza sorprese)
gli esiti migliori di questo secolo, dalla
varietà ornamentale dei primi edifici
in stile eclettico, quasi sempre centrali
idroelettriche, fino al candore purista
talato una serie innumerevole di personaggi dello
spettacolo. Qui, in mostra, il glamour e il fascino delle sue “dive”.
degli stessi edifici anni Cinquanta
a firma Giò Ponti. Ma riassume anche
il confronto tra la ricerca solitaria
di Giovanni Muzio e del suo “stile
Novecento”, o di Ugo Martinola, rispetto
all’imperante approccio razionalistico
di uegli stessi anni, con particolare
attenzione, qui, per gli aspetti più intimi
e privati del tesuto urbano, ville
e piccole abitazioni in testa, ma anche
per quegli edifici simbolo della
comunità.
Quanto al razionalismo tout court,
poi, ampio spazio all’opera di architetti
DE-SCRIVERE IL PAESAGGIO ITALIANO ATTRAVERSO I SITI UNESCO.
LUCA CAPUANO SULLE TRACCE DEI LETTERATI DEL GRAND TOUR
ono ben 44 i siti
italiani inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’U-
S
manità, e sono tutti protagonisti nella grandiosa
mostra fotografica firmata da Luca Capuano e
ospitata (fino al 16 luglio) presso la “Casa italiana Zerilli Marimò della
New York University. La
composita testimonianza
di una sorta di Grand Tour
letterario (e non solo) in
chiave contemporanea,
ricca di migliaia di scatti
di cui oltre 400 esposti in
questa occasione.
Dalle Dolomiti alla Sicilia,
l’omaggio alle italiche
terre si compone di paesaggi naturali, scorci
mozzafiato, centri storici,
palazzi, monumenti, santuari e villaggi industriali,
immortalati ben al di là
della semplice “testimonianza”, ma con un approccio assolutamente
intimo ed evocativo, in
grado di raccontare anche la cultura e il sentire
dei loro “creatori”.
come Mario Cereghini nell’Alto Lario e
anche ad alcuni centri della Valmalenco,
senza tralasciare nemmeno
il “neorealismo” di Caccia Dominioni o di
Marco Bacigalupo e Ico Parisi.
40
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
22 ARTISTI IN OMAGGIO
A GIOVANNI TESTORI
AL MARCA, LE NUOVE ALCHEMICHE UTOPIE
DI ALESSANDRO MENDINI, IL VISIONARIO
n grande evento espositivo
anima la casa novatese che fu
di Giovanni testori nell’attesa
che la stessa trovi una definitiva
destinazione per tramandare
e consolidare al meglio l’eredità
materiale e spirituale dei uno dei più
significativi intellettuali del nostro
recentissimo passato, scrittore,
drammaturgo, poeta, critico letterario,
attore, regista e storico dell’arte.
La mostra organizzata
dall’Associazione che porta il suo nome,
intanto, nasce sotto l’egida di un titolo
in perfetto spirito testoriano, “Giorni
i intitola “Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove
Utopie” la grande mostra
con cui Alberto Fiz e il
nuovo museo di Catanzaro (fino al 25 luglio; info:
tel. 0961/746797) rendono omaggio all’eccentrico talento creativo di
U
S
Alessandro Mendini, architetto, artista e designer che potrebbe essere
raccontato come l’ultimo
dei Futuristi o il primo dei
Nuovi Futuristi. Oltre
settanta le opere esposte
tra dipinti, sculture, disegni, mobili, oggetti e progetti ancora inediti in
Felici” (Novate Milanese, Casa Testori,
fino all’11 luglio; info: tel. 02/552298370;
www.casatestori.it), ormai
appuntamento “consueto” dell’estate
meneghina.
Per il secondo anno di fila, infatti,
22 artisti (alcuni ormai celeberrimi
e altri in via di affermazione - da Enzo
Cucchi e Armin Linke a Davide Nido e
Elena Monzo, e da Alessandro Mendini
al duo J&Peg, passando per Pippa Bacca,
Gianni Dessi, Youssef Nabil, Turi Simeti e
Giovanni Vitali) sono stati chiamati a
“popolare” con le loro opere le 22 stanze
Italia, un percorso che testimonia in particolare la
sua capacità di collaborare con tutti i maestri dell’arte internazionale.
della casa, quasi sempre con piccole
installazioni pensate ad hoc per l’evento
e per trasformare la villa, cucina e bagni
compresi, in una vera e propria
Kunsthaus di stampo mitteleuropeo.
Tecniche e linguaggi diversissimi
tra loro, per rendere omaggio al talento
multuforme di Testori e per attrarre
sempre più persone e sempre più realtà
verso il composito patrimonio culturale
che lo stesso ci ha donato, sapendo
collaborare egli stesso in prima persona
con artisti e intellettuali molto diversi
tra loro, da Roberto Longhi a Luchino
A RAVENNA, TUTTA LA POESIA DI TONINO GUERRA ATTRAVERSO
LE SUE OPERE D’ARTE E UNO SPETTACOLO TRATTO DAL SUO MIELE
on sono un
pittoe, sono
un poeta che
vuole lasciare dei segni».
Così diceva di sé Tonino
Guerra, che per i suoi
«N
novant’anni riceve l’omaggio del Museo d’arte
della città di Ravenna
(fino al 25 luglio, info:
tel. 0544/482017) e del
curatore Bertrand Marret, “antico amico”, che
gioca proprio con le sue
parole per disegnarne il
titolo, “Tonino Guerra
poeta pittore”.
Circa cinquanta le
opere esposte, per tracciare un ritratto il più
esaustivo possibile del
suo interesse verso le arti figurative: dipinti su
tela, affreschi, collages,
pastelli, acquerelli, disegni, chine, inchiostri e
anche un mosaico, in
perfetta sintonia con la
storia della città che lo
ospita. E che, l’8 luglio
porterà in scena “Il Miele”, uno spettacolo teatrale tratto dall’omonimo poema di Tonino
Guerra e curato dal
93enne LJubimov.
Visconti e da Pier Paolo Pasolini a Franco
Branciaroli.
Elasticità che Testori dimostrò
sempre e comunque, a partire da quella
devozione per l’arte antica e classica
che, però, non gli impedì di conoscere e
abbracciare anche la contemporaneità.
41
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giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
MILANO: VIA MONTENAPOLEONE • ROMA: VIA CONDOTTI • FIRENZE: VIA DE’ TORNABUONI • VENEZIA: SALIZADA
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1
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
43
BvS: libri illustrati
La “Byblis” dell’illustrazione
francese, una raccolta de luxe
Il ricercato trimestrale ispirato ai tesori della Chalcographie / 1
CHIARA NICOLINI
R
iassumere in poche pagine
dieci anni di articoli dedicati
all’arte dell’incisione, del libro, dell’illustrazione, della legatura
e della tipografia è compito arduo.
Eppure questo è quanto cercherò di
fare parlandovi della rivista “Byblis”.
Miroir des Arts du Livre et de l’Estampe
pubblicata a Parigi dalle Éditions
Albert Morancé tra il 1922 e il 1931.
Mi ha guidata nella scelta degli
argomenti il desiderio di trovare risposte alle numerose domande che
si affollavano nella mia mente men-
tre sfogliavo il periodico: chi erano
gli autori di questa rivista così ricca
nei contenuti e nell’apparato grafico? Che cosa si diceva all’epoca di artisti a tutt’oggi celebri e collezionati
come François-Louis Schmied e
Jean-Émile Laboureur? Quali libri
venivano allora considerati capolavori? Mi sono lasciata guidare anche
(e soprattutto) dalla bellezza delle
immagini, pur consapevole che si
tratta di una selezione soggettiva,
basata sulla mia predilezione per l’illustrazione di taglio decorativo.
Byblis usciva con cadenza trimestrale, e quindi i numeri della rivista sono in tutto 40. La Biblioteca
di via Senato ne possiede l’intera collezione, rilegata in dieci volumi in
mezzo marocchino rosso nei quali
sono conservate le brossure originali in semplice cartoncino avorio con i
titoli impressi in nero.
Descritto dai suoi creatori come un “in-4to carré” di 28 x 22 cm,
ogni fascicolo contiene circa 50 pagine, circa 6 incisioni originali (molte delle quali firmate in calce, a mati-
2
3
4
44
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
5
ta, dall’artista), varie riproduzioni a
piena pagina di illustrazioni di testi
antichi e di libri di recente o prossima pubblicazione, e due o più carte
di specimen tipografici.
Intenti e struttura della rivista
sono descritti nell’articolo di apertura del primo fascicolo, dove il fon-
datore e direttore Pierre Gusman
definisce Byblis un periodico specialistico a carattere storico-tecnico,
destinato a soddisfare il forte desiderio di conoscenza e approfondimento del crescente pubblico di bibliofili
francesi. Nel 1922, in Francia, il libro d’arte stampato in edizione limi-
tata con caratteri mobili su carta pregiata, illustrato da grafiche originali,
e conservato all’interno di legature
“di design”, era tra i beni di lusso
prediletti. Gusman, appassionato
bibliofilo, incisore, pittore e critico
d’arte, cavalcò l’onda di questo successo creando una rivista anch’essa
“d’arte”, pubblicata in edizione limitata a 100 copie su “vélin d’Arches” più 600 copie su “vélin Lafuma”, e decorata dai più grandi illustratori del presente e del passato. I
cento esemplari de luxe, tiratura cui
appartiene l’intera collezione custodita nella nostra Biblioteca, sono dedicati ad personam a ciascun sottoscrittore e sono arricchiti da un’incisione originale su rame o su legno, in
due stati, posta al frontespizio del
primo numero di ciascuna annata, e
da vari stati d’impressione delle tavole originali accluse.
Scopo principale di Byblis era
raccontare la storia e descrivere le
tecniche dell’arte dell’incisione in
Francia, con un occhio particolare ai
tesori della Chalcographie Nationale du Louvre, senza tuttavia trascurare i più interessanti sviluppi dell’incisione straniera.
La struttura della rivista proposta da Gusman nel suo editoriale,
e rievocata al recto di tutte le brossure
posteriori, prevedeva due articoli su
due artisti moderni in apertura, seguiti da un pezzo su un artista del
passato, uno sulla Chalcographie du
Louvre, uno su un libro d’arte di recente o prossima pubblicazione, uno
su un libro del passato, uno su una
tecnica incisoria e, infine, un articolo dedicato a un carattere tipografico. Lo schema fu in genere rispettato durante i dieci anni di pubblicazione anche se, occasionalmente, il
periodico ospitava pezzi su argo-
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
45
8
menti che non rientrano in nessuna
delle categorie elencate, ma comunque attinenti all’arte del libro (ad
esempio l’articolo sulle carte marmorizzate nel n. II, o quello sulle legature di Pierre Legrain nel n. XIII).
Data la natura specialistica
della rivista, Gusman volle accanto a
sé collaboratori esperti quali Robert
Burnand, archivista-paleografo,
Clément Janin, direttore del Dipartimento stampe della Bibliothèque
d’Art et d’Archéologie, Émile Dacier, conservatore alla Bibliothèque
Nationale e specialista dell’incisione del XVIII secolo, e Loys Delteil,
incisore, editore e storico dell’arte.
Gusman, Burnand, Janin, Dacier e
Delteil, assieme al segretario di redazione P.-J. Angoulvent, ai critici
d’arte Georges Denoinville e Claude Roger-Marx, a Marcel Valotaire e
a Paul Magnus furono gli autori più
assidui; ma il numero complessivo di
coloro che contribuirono a Byblis
ammonta a circa un centinaio di autori. Tra cui spiccano famosi scrittori come Romain Rolland, Louis Artus, Claude Aveline, Maurice Gene-
9
voix e Pascal Pia. Tra i rari collaboratori stranieri (meno di dieci) troviamo ben due italiani: Attilio Rossi,
pittore, grafico e direttore della Calcografia Nazionale, e Luigi Servolini, grande maestro dell’incisone su
legno. Rossi contribuì con un pezzo
sulla Calcografia Reale di Roma,
11
Servolini con un articolo sull’artista
rinascimentale Ugo da Carpi e l’arte
del chiaroscuro.
La rivista era patrocinata, tra
gli altri, da Louis Barthou, membro
dell’Académie Française e presidente della Société du Livre Contemporain, da Henri Beraldi presidente
della Société des Amis des Livres, da
Émile Male, professore di storia dell’arte alla Sorbona, da François Courboin, conservatore al Gabinetto
delle Stampe della Bibliothèque Nationale, e da Jean Guiffrey, conservatore alla Chalcographie du Louvre. Facevano parte del comitato di
direzione l’incisore Porcabeuf e
François-Louis Schmied.
Nel 1922, il frontespizio riservato all’edizione di lusso, La Salute a
Venise, fu realizzato dallo stesso Pierre Gusman: si tratta di un’acquaforte
lavorata al bulino e colorata con il
metodo camaïeu, cioè con una tavola
xilografica impressa sull’immagine
ottenuta dalla stampa della lastra di
rame (Fig 1). Del direttore Gusman
(1862-1942), parla P.-J. Angoulvent
nell’articolo Pierre Gusman peintre-
10
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
47
6
graveur et historien d’art (n. 7, 1923,
pp. 85-90), che lo descrive come un
uomo dagli interessi straordinariamente variegati, animato da una vitalità instancabile e contagiosa.
Dopo avere studiato con il padre Adolphe, stimato incisore e collaboratore di Gustave Doré, e con il
maestro di disegno Fernand Cormon, Gusman visitò vari Paesi europei assimilandone storia e tecniche
artistiche. La pratica dell’incisione,
del disegno e della pittura fu presto
affiancata dalla stesura di vari trattati
di storia dell’arte e dell’incisione.
«Et un jour hereux – scrive Angoulvent – sa pensée, complétée et mûrie, nous valut Byblis, cette dixième
Muse, sœur des figures éthérées qui
folâtrent dans les paysages pastoraux
de l’artiste».
L’articolo di Angoulvent ha un
taglio decisamente apologetico/liri-
co, come parecchi altri brani di Byblis
che mi è capitato di leggere (ad
esempio quelli di Clément Janin).
Certe descrizioni entusiastiche, ma
prive di vera sostanza sono tuttavia
controbilanciate dai competenti articoli di taglio tecnico, che analizzano i metodi incisori a partire dalle tavole accluse, realizzate secondo i
procedimenti descritti.
Un esempio è Une pseudo-gravure en taille-douce (n. 4, 1922, pp.
178-180) scritto da Paul Magnus e
illustrato da tre tavole del padre di
Pierre Gusman, Adolphe, nel quale
viene spiegata una tecnica xilografica che imita il taglio dolce. Il termine
“taglio dolce” indica tutte le incisioni su rame effettuate mediante l’impiego diretto di utensili come il bulino (cioè senza il ricorso a mordenti
chimici). Una tecnica molto duttile,
che permette di modellare agevol-
7
mente le figure, cosa impossibile
nell’incisione su legno. Tuttavia, se
uno incide un blocco di legno con tagli tracciati nel senso della fibra (Fig
2), ricalca una prova di questa prima
incisione su un secondo blocco e lo
lavora in senso inverso (Fig 3), e poi
stampa le due tavole in sequenza,
può ottenere un’immagine che sembra provenire da una lastra di metallo (Fig 4).
I due artisti contemporanei
presentati nel primo numero di
Byblis sono Auguste Lepère e François-Louis Schmied. Di entrambi,
come di molti altri incisori, vengono
accluse tavole che ritraggono paesaggi campestri, scelta probabilmente dettata dai gusti di Gusman,
che amava la natura e la ritraeva costantemente nei suoi quadri e nelle
sue incisioni. La xilografia a tre colori di Schmied, L’Arbre (Fig 5), è
48
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
12
un’immagine ancora lontana dalle
iridescenti stilizzazioni geometriche che siamo abituati ad associare al
grande artista svizzero. Ma Schmied
era all’epoca appena agli inizi della
sua carriera: sebbene si fosse già distinto per le incisioni e la stampa dei
disegni realizzati da Paul Jouve per
Le Livre de la Jungle di Kipling (Paris,
Société du Livre Contemporain,
1919), non aveva ancora illustrato
nessun volume (il primo, la Salammbô di Falubert, sarebbe apparso nel
1923).
Clément Janin, l’autore dell’articolo, intitolato François-Louis
Schmied peitre-graveur-typographe
(n. 1, 1922, pp. 10-14), descrive il Livre de La Jungle come uno dei più bei
libri del tempo assieme all’edizione
di A Rebours illustrata da Lepère (Paris, pour Les Cent Bibliophiles,
1903) e ai famosi Fioretti di San
Francesco figurati da Maurice Denis (Paris, J. Beltrand, 1913). «Bello,
ma non perfetto», precisa tuttavia
Janin. Infatti, il critico, che pure delinea con acume ciò che avrebbe reso
Schmied famoso – e cioè il suo sentimento romantico nei confronti della
natura unito a una straordinaria capacità di sintesi, e la sua abilità tecnica – non si astiene dal rimproverarlo
per avere «coperto tutta la tavola,
senza lasciare spazio al bianco della
carta, che deve essere considerato
come un colore e una luce». Janin
conclude comunque con una frase
profetica: «Il faut aimer M.
Schmied. Il possède de si belles ressources, que son art en demeure rayonnant. Puis, qui sait où l’avenir le
conduira?»
Una prima risposta la troviamo già in un secondo articolo su
Schmied, Les tendences modernes dans
les livres de F.-L. Schmied di Jean
Guiffrey, conservatore al Museo del
Louvre (n. XI, 1924, pp. 95-98).
Guiffrey elogia Schmied per avere
rivoluzionato l’arte della xilografia,
non più «parente povera» dell’incisione su metallo, ma tecnica che ora
consentiva di creare libri che rivaleggiavano in splendore con i manoscritti miniati medioevali. Per Guiffrey la Daphné di Vigny pubblicata
da Schmied nel 1924 è un’opera che
segna un punto d’arrivo nella storia
del libro d’arte; è un capolavoro di
pura astrazione, nel quale l’artista
svizzero ha raggiunto un perfetto
equilibrio tra il testo, le immagini e i
bianchi della pagina.
Il primo articolo dedicato alla
Chalcographie du Louvre, scritto da
Gusman, parla dell’incisore Jacques
Rigaud (1681-1754) e fornisce una
breve introduzione alla stessa Chalcographie. Gusman la descrive come un’inestimabile e ancor poco conosciuta collezione di tavole. Iniziata ai tempi di Luigi XIV, essa contava
all’epoca della stesura dell’articolo
più di 10.000 rami incisi al bulino o
all’acquaforte. Byblis ne avrebbe
analizzati parecchi, concentrandosi
soprattutto sulle incisioni originali.
Le illustrazioni a mio avviso
più belle del secondo numero della
rivista sono la xilografia A Liverdun-
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
49
13
sur-Moselle (Fig 6) del contemporaneo Paul-Émile Colin e l’acquaforte
Vue du Château de Nemours (Fig 8)
dell’incisore romantico Eugène
Bléry. Loys Delteil parla di quest’ultimo come di un artista quasi dimenticato e giudicato molto “di maniera”, sebbene in grado di rendere la
natura con vibrante intensità. Clément Janin elogia la poesia agreste
che anima le immagini di Colin, e la
sua capacità di trasformare qualunque dettaglio naturale in elemento
decorativo.
Profondo sentimento della natura, sensibilità alla luce e ritmo grafico sono prerogative che Janin attri-
buisce anche a un altro artista contemporaneo, Jean-Baptiste Vettiner,
presentato nel terzo numero della
rivista, con acclusa la xilografia La
Rhüne (Fig 7). In effetti, le due immagini di Colin e Vettiner sono molto simili: stessa tecnica e soggetto simile, reso con più vigore da Colin,
con più dolcezza da Vettiner.
Ma la ricorrenza di certi temi
non deve trarre in inganno: Byblis è
rivista eclettica, come dimostrano le
splendide tavole che illustrano due
dei molti articoli tecnici scritti da
Gusman. Il primo, La gravure originale en manière noire (n. II, 1922, pp.
75-78) analizza il procedimento del-
la maniera nera, che Gusman, per
renderne più comprensibile la descrizione, assimila all’esecuzione di
un disegno con mollica di pane su un
foglio scurito con carboncino. L’articolo è adornato da un’incisione del
contemporaneo Raphaël Drouart,
immagine piena di mistero, dai toni
apertamente simbolisti (Fig 9).
La gravure en taille d’épargne sur
métal (n. III, 1922, pp. 118-124) è invece illustrato da L’Annonciation (Fig
10), riprodotta da una tavola originale del XV secolo conservata al
Louvre, realizzata con il metodo dell’incisione a fondo punteggiato che
Gusman spiega nel suo breve saggio.
50
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
15
Chi ama i libri da collezione
non può non essere innamorato anche delle carte marmorizzate che ne
adornano le sguardie da secoli e con
una varietà quasi infinita di motivi
colorati. Gaston Labatie, ingegnere
chimico, ne racconta la storia e i metodi di fabbricazione in Les papiers
marbrés modernes (n. II, 1922, pp. 8387). Nel XVI secolo, in Francia esistevano già corporazioni di dominotiers, cioè miniatori e “marmorizzatori” di carte, ma la tecnica è di origine persiana. Il procedimento, spiega
Labatie, consiste nel preparare un
contenitore riempito con una miscela di sostanze che gonfiano nell’acqua (colle, gomme, farine) e che for-
mano un liquido vischioso sul quale
vengono fatte cadere gocce di diversi
colori ottenuti mescolando cera, colorante e acqua. Il loro galleggiamento è garantito dall’aggiunta di
bile di bue alla miscela. La gocce galleggianti vengono lavorate con strumenti appositi, ad esempio il pettine,
a seconda del motivo desiderato.
Dopodichè si adagia un foglio di carta sullo strato di colori, che vi restano
così impressi. L’articolo è illustrato
da due tavole con specimen di carte
marmorizzate (Fig 11).
Oltre al già citato saggio sulle
tendenze moderne nei libri di
Schmied, nel volume che raccoglie i
quattro numeri del 1924 si trovano
altri due articoli di particolare interesse: J.-E. Laboureur, graveur moderne, di Claude Roger-Marx (n. IX,
pp. 5-8), e Wladislaw Skoczylas et la
Renaissance de l’art Polonais, di Angoulvent (idem, pp. 24-27). Di Laboureur, Roger-Marx offre un ritratto intenso e acuto, definendo le
sue incisioni al bulino «poemi lineari», sottilmente strutturati da una
salda costruzione architettonica (linee orizzontali, verticali, parallele,
diagonali), che non segue le regole
della prospettiva; le tavole di Laboureur denotano un repertorio di segni
nuovo e sorprendente, senza che
equilibrio ed eleganza classici vengano meno (Fig 12, Sur la Marne).
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
L’arte xilografica di Wladislaw
Skoczylas è stata per me una folgorante scoperta, forse perché sono rimasta colpita dalla bellissima tiratura a colori, riservata agli esemplari di
lusso, dell’incisione Brigands portant
un trésor (Fig 13). Angoulvent spiega che il singolare soggetto di questa
e di molte altre simili xilografie realizzate da Skoczylas deve la sua origine al fatto che l’artista, dopo aver
studiato a Vienna, in Italia e a Parigi,
ottenne la cattedra di disegno in un
piccolo paese dei Carpazi (Zakopane), dove si diceva fosse vissuto il mitico eroe/bandito Janosik (una specie di Robin Hood), difensore dell’indipendenza locale e protettore
degli oppressi. Skoczylas tradusse
tutto lo spirito di quel villaggio sperduto sui monti, quasi fermo nel tempo ma ricco di folklore, in incisioni
su legno che hanno un tratto vigoroso ma fluido, e un primitivismo che è
solo di maniera.
La litografia Dans la rue di Jan
Rambousek (Fig 14) è un’altra delle
rare tavole originali a colori che
adornano questi primi numeri di
Byblis. Essa appare all’interno dell’articolo La gravure en Bohême, jadis
et aujourd’hui (n. XIV, 1925, pp. 4350) nel quale Angoulvent traccia una
breve storia dello sviluppo dell’incisione in Boemia, patria di uno dei
più grandi incisori del XVII secolo,
Wenceslas Hollar, e di Alois Senefelder, che nel 1798 inventò la litografia. Ai tempi della scrittura dell’articolo, Praga era un centro importante per l’incisione, che veniva
praticata in tutte le sue forme (xilografia, acquaforte, litografia, ecc.) Il
giovanissimo Rambousek era uno
degli artisti emergenti, molto apprezzato per le sue rappresentazioni
della popolazione delle periferie in-
51
14
dustriali, nelle quali l’influenza di
Daumier, sia nel soggetto, sia nello
stile, è evidente.
Vorrei terminare questa prima
parte del mio lavoro dedicato a Byblis
con un accenno all’articolo Les reliures de Pierre Legrain di Christian
Zervos (n. XIII, 1925, pp. 36-38),
perché alcune osservazioni del critico sul grande legatore sono davvero
interessanti. Secondo Zervos, le legature di Legrain fondono perfettamente la tradizione, rappresentata
da una perizia tecnica di origini antichissime, e l’innovazione, vista invece nella scelta dei materiali utilizzati
(Galuchat, cioè pelle conciata di
squalo Scyliorhinus canicola, pelle di
squalo della Cina, metalli, ecc.) e soprattutto nell’originalità dei motivi
decorativi. In passato l’ornamentazione delle legature era un elemento
a sé stante, che aveva poco o nulla a
che vedere con i contenuti dei libri.
Legrain la concepisce invece come
una prefazione al libro, o un riassunto, che deve evocarne i contenuti attraverso materiali, colori, struttura,
spirito. Gli elementi decorativi devono essere spogli da dettagli inutili,
pleonastici, casuali; devono avere
una funzione evocativa, come la stilizzata foresta di palme al piatto anteriore de L’Immoraliste di Gide, o i
tre cubi/dadi su quello del Cornet à
Dès di Max Jacob (Fig 15).
52
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
BvS: il libro ritrovato
L’Officina di Pasolini e soci,
«una rivista polivalente»
Tutti i numeri del “fascicolo bimestrale di poesia”
CHIARA BONFATTI
Pasolini, Pier Paolo
(1922-1975);
Roversi, Roberto (1923-);
Leonetti, Francesco
(1924-) et al.
Officina. Bologna poi Milano
(Nuova Serie), Calderini Arti
Grafiche poi Bompiani (Nuova
Serie), 1955-1959. 14 fascicoli:
12 fascicoli della prima serie
e 2 fascicoli della nuova serie.
215x140 mm; prima serie: 40;
41-84; 85-124; 125-166; 167208; 209-252; 253-298; 299-338;
339-414; 415-474; 475-554 p.;
nuova serie: 48, [2 pubblicità
editoriale]; 49-112 p.
Esemplari intonsi.
Brossura editoriale grigio
(cartoncino da imballaggio)
con titolo e indice impressi ogni
mese in colore diverso
per la prima serie.
La nuova serie legata con
brossure nere e con il titolo
impresso in bianco.
I fascicoli sono conservati
in un cofanetto in cartonato.
Brossure della prima serie
e della nuova serie a confronto
N
ella sezione Emeroteca
della Biblioteca di via Senato, quasi contemporaneamente all’apertura della mostra
Immagini corsare - Ritratti e libri di
Pier Paolo Pasolini, è venuta ad aggiungersi una rara presenza bibliografica, che va ad arricchire la già sostanziosa raccolta di opere di Pier
Paolo Pasolini e a rinnovare l’interesse che la Biblioteca ripone nella
sua figura di intellettuale poliedrico.
Si tratta di un cofanetto che racchiu-
de e protegge i rari numeri di Officina, fascicolo bimestrale di poesia come si autodefinisce già dal primo
numero - che nasce dalla collaborazione di letterati sodali che ne sono
anche i principali redattori, ovvero
Francesco Leonetti, Pier Paolo Pasolini e Roberto Roversi, quest’ultimo anche editore.
La rivista è infatti finanziata
dalla libreria Palmaverde di Bologna, libreria antiquaria di Roversi, e
si avvale della gerenza di Otello Ma-
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
setti, capocommesso della Libreria
Cappelli di Bologna e amico di Roversi. La stampa viene affidata invece
alle Arti Grafiche Calderini con una
gestione di tipo preindustriale. Si
opta per una tiratura d’élite, limitata
a 600 copie. Il prezzo di ogni fascicolo è fissato a lire 300, mentre l’abbonamento annuale è di lire 1500. A
partire dal 1957, per sollevare Roversi dal gravoso impegno finanziario, i redattori cercano di richiamare
l’attenzione di diversi editori finchè
non si giunge alla trattativa con
Bompiani, che aumenta la tiratura a
1000 copie e ne ammortizza i costi
grazie alla pubblicità. Il sodalizio con
Bompiani ha però breve durata e due
soli fascicoli della nuova serie vedono la luce. L’interruzione è determinata da una vera e propria rottura
con l’editore a causa della pubblicazione di A un papa, epigramma che
Pasolini scrive per la morte di papa
Pio XII. Tale episodio provocherà
un conseguente esaurimento delle
copie e determinerà l’estrema odierna rarità della collezione completa
della rivista.
La prima serie e la nuova serie
della rivista sono organizzate in due
diversi ordini di sezioni e per la prima serie è offerto un Compendio descrittivo redazionale nel quale vengono spiegate le diverse parti che compongono i fascicoli: «Officina è divisa
53
in quattro sezioni, che mentre dànno
una struttura rigorosa a ciascun fascicolo, vogliono essere intese come
temi continui e costanti del lavoro.
LA NOSTRA STORIA. In questa
prima sezione, che dichiara, nella
nuova “letteratura militante”, un
ampio interesse storiografico, metodologico e critico […]. TESTI E
ALLEGATI. Questa sezione, né antologia né solo documento, è indicativa e aperta nelle sue scelte, e vorrebbe inoltre stimolare i collaboratori a una nuova definizione della
propria opera […]. LA CULTURA
ITALIANA. In un attento e libero
esame, cerca di chiarire in senso
ideologico, o in sede polemica, ma
54
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
55
Gli epigrammi di P. P. Pasolini Ai redattori di «Officina», Alle case degli antichi, Alla Francia, e il famigerato A un papa
contenuti nel fascicolo Numero 1. Nuova serie (marzo-aprile 1959) alle p. 36-37
con lo sforzo di un’incessante elaborazione, i problemi letterari […].
APPENDICE» (Numero 4, p. 166).
L’amicizia fra i tre principali
fondatori e redattori risale agli anni
del Liceo Galvani di Bologna e prosegue negli anni universitari, come
testimonia lo stesso Pasolini nella
prefazione di una sua raccolta di poesie: «Dal ’37 al ’42, ’43, vissi il grande
periodo dell’Ermetismo, studiando
con Longhi all’università, e vivendo
ingenue relazioni letterarie coi miei
coetanei che si interessavano di queste cose: due di essi sono Francesco
Leonetti e Roberto Roversi» (Al let-
tore nuovo, pref. di Pasolini alla raccolta antologica delle sue Poesie, Milano, Garzanti, 1970, p. 7).
Verso la metà degli anni ’50 i
tre amici si frequentano sempre più
spesso, tra Bologna e Milano, città
dove Pasolini faceva spesso tappa per
incontrare il suo editore Garzanti.
Da queste frequentazioni e dal reciproco scambio di correzioni dei loro
testi saggistici e poetici nasce l’idea e
l’impostazione dei vari numeri che
compongono Officina, rivista che fin
dal principio è aperta a collaborazioni esterne. Roberto Roversi inserisce Gianni Scalia che a sua volta, con
l’appoggio di Roversi, introdurrà
Franco Fortini. Pasolini determina
invece l’ingresso di Angelo Romanò
e richiama numerose collaborazioni
di nomi importanti dell’ambiente
letterario di quegli anni. Scalia, Fortini e Romanò si aggiungono al comitato di redazione della nuova serie
della rivista edita da Bompiani e viene con essi inserita la figura di segretario di redazione nella persona di
Fabio Mauri.
La rivista è connotata da dicotomie e dissensi interni che quasi anticipano il venturo conflitto tra neopositivismo e marxismo. La figura
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la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
più determinante resterà sempre e
comunque quella di Pier Paolo Pasolini, sia per il suo legame con gli intellettuali dell’epoca, sia per la sua
polemica con il Pci, sia per i suoi personali e articolati discorsi letterari
tramandati attraverso saggi e poesie.
Ed è proprio lui ad inaugurare la rivista con un saggio su Giovanni Pascoli, autore al quale aveva già dedicato
la propria tesi di laurea.
Le tante firme che contribuiscono al pregio della rivista, oltre a
quelle lodevoli dei redattori, sono
quelle di Carlo Emilio Gadda, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Giorgio
Bassani, Giorgio Caproni, Camillo
Sbarbaro, Paolo Volponi, Cesare Vivaldi, Clemente Maria Rebora, Leonardo Sciascia, Sandro Penna, Italo
Calvino, Alberto Arbasino, Edoardo
Sanguineti, Elio Pagliarani, Brunello Rondi, Michele L. Straniero, Cesare Garboli, Massimo Ferretti, Mario Diacono, Luciano Erba, Giuseppe Ungaretti e Alberto Moravia.
INDICE
Numero 1, maggio 1955:
La nostra storia: P. P. Pasolini: Pascoli.
Testi e allegati: R. Roversi: Il margine bianco
della città; F. Leonetti: La nuda primavera.
La cultura italiana: A. Romanò: Analisi
critico-bibliografiche (I); G. Scalia: Un
paradigma: l’attualità di De Sanctis; F.
Leonetti: «Due versi sulle viole».
Appendice: C. E. Gadda: Il libro delle furie (I).
Numero 2, luglio 1955:
La nostra storia: F. Leonetti: Leopardi.
Testi e allegati: P. P. Pasolini: I campi del
Friuli.
La cultura italiana: A. Romanò: Analisi
critico-bibliografiche (II); F. Leonetti, R.
Roversi, G. Scalia: Prospetto delle riviste di
letteratura nell’ultimo decennio (I). Botteghe
Oscure; La Chimera; L’Esperienza poetica;
Momenti; Nuova Corrente.
Appendice: C. E. Gadda: Il libro delle Furie (II).
mbre 1955:
Numero 3, settem
La nostra storia: A. Romanò: Manzoni.
Testi e allegati: A. Bertolucci: Fogli di un
diario delle vacanze; P. Fortini: Versi seguiti
dall’Allegato: L’altezza della situazione,
o perché si scrivono poesie.
La cultura italiana: F. Leonetti, R. Roversi,
G. Scalia: Prospetto delle riviste (II). Galleria;
Itinerari; Letteratura; Il Mulino; Nuovi
argomenti; L’Ultima.
Appendice: C. E. Gadda: Il libro delle Furie (III).
Numero 4, dicembre 1955:
La nostra storia: G. Scalia: Serra.
Testi e allegati: M. Luzi: Conversazione
durante il viaggio; G. Caproni: La piccola
porta; G. Bassani: Poesie del ‘46 seguite
da un Allegato di C. Garboli.
La cultura italiana: A. Romanò: Analisi
critico-bibliografiche (III); F. Leonetti,
R. Roversi: Prospetto delle riviste (III).
Digressione per “I gettoni”.
Appendice: Una lettera di C. E. Gadda
a Leone Traverso, datata Milano,
29 Febbraio 1940
Numero 5, febbraio 1956:
La nostra storia: P. P. Pasolini:
Il neo-sperimentalismo.
Testi e allegati: C. Sbarbaro: Scampoli; P.
Volponi: La vita; C. Vivaldi: Partendo da
Imperia; M. Ferretti: Falloforia del principe.
Appendice: C. E. Gadda: Il libro delle Furie
(IV).
Numero 6, aprile 1956:
La nostra storia: F. Leonetti: Il decadentismo
come problema contemporaneo.
Testi e allegati: R. Roversi: Il tedesco
imperatore e Periferia.
La cultura italiana: A. Romanò: Analisi
critico-bibliografiche (IV); P. P. Pasolini:
Bozzetti e scherme. La posizione.
Indice dell’anno primo.
Numero 7, novembre 1956:
La nostra storia: A. Romanò:
La Scapigliatura.
Testi e allegati: C. M. Rebora: I canti
dell’infermità seguiti dall’Allegato di F.
Leonetti: da «Le miserie» e «La vita comune»;
P. P. Pasolini: Una polemica in versi.
La cultura italiana: L. Sciascia: La sesta
giornata.
Numero 8, gennaio 1957:
La nostra storia: G. Scalia: I Crepuscolari.
Testi e allegati: S. Penna: Solfeggio e
La lezione di estetica; A. Romanò: Il fiume;
P. Volponi: Le catene d’oro; F. Fortini: Al di là
della speranza (Risposta a Pasolini).
La cultura italiana: A. Romanò: Analisi
critico-bibliografiche (V).
Appendice: I. Calvino: I giovani del Po (I).
Numero 9-10, giugno 1957:
Testi e allegati: P. P. Pasolini: La libertà
stilistica; Piccola antologia
neo-sperimentale: L’apprendista Tebaide
di A. Arbasino, Erotopaegnia di E.
Sanguineti, Due trascrizioni di E. Pagliarani,
Il dialetto di B. Rondi, Razionamento
di M. Diacono, Poema dei giorni lavorativi di
M. L. Straniero, In trattoria e Primo ritorno
all’università di M. Ferretti; A Bertolucci:
Primi versi d’un racconto; L. Erba: «Super
flumina»; R. Roversi: La raccolta del fieno.
La cultura italiana: F. Leonetti: Proposizioni
per una teoria della letteratura.
Appendice: I. Calvino: I giovani del Po (II-III).
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
Numero 11, novembre 1957:
La nostra storia: A. Romanò: Osservazioni
sulla letteratura del Novecento.
Testi e allegati: G. Ungaretti: Cantetto senza
parole; F. Leonetti: Nuovo saggio (che
contiene: L’inizio, Mattino, Le cave di marmo
e I cristiani tratti da La vita comune, I-II, XVII
e da Le miserie, 10); E. Sanguineti: Una
polemica in prosa; ***: Nota.
Appendice: I. Calvino: I giovani del Po (IV).
Numero 12, aprile 1958:
La nostra storia: F. Leonetti: Due versi sulla
rivoluzione.
Testi e allegati: P. P. Pasolini: Da “La religione
del mio tempo”; R. Roversi: Pianura padana
(I e unico).
La cultura italiana: F. Fortini: Verso libero e
metrica nuova; G. Scalia: Per uno studio
sulla cultura di sinistra nel dopoguerra; ***:
Bozzetti e scherme. «Il diavolo nella firma».
Appendice: I. Calvino: I giovani del Po (V).
Indice della serie (1955-1958).
La rivista viene sospesa per alcuni numeri
e poi l’editore diviene Bompiani
con la nuova serie.
Nuova serie. Numero 1,
marzo-aprile 1959:
Il nuovo impegno: F. Fortini: Contro un’idea
di lirica moderna; A. Romanò: Di qua e di là
dal neorealismo; G. Scalia: Una prefazione
a Spitzer; F. Leonetti: La struttura di una
rivista (letteraria); R. Roversi: Lo scrittore
in questa società.
Discorso critico: F. Leonetti: Il metodo
del tardo idealismo.
Testi e note: A. Bertolucci: Piccola ode
a Roma; P. P. Pasolini: Umiliato e offeso
(Epigrammi); A. Romanò: Una domenica
a villa Carlotta; F. Leonetti: «La paura» (Nota
per Volponi) e «Dell’immobilità del
mutamento» (Un verso di Luzi).
Nuova serie. Numero 2,
maggioo-giugno 1959:
Il nuovo impegno: G. Scalia: La letteratura
di partito; R. Roversi: Il linguaggio della
destra; F. Leonetti: La poesia come cultura;
P. P. Pasolini: “Marxisants”; A. Moravia:
Aforismi linguistici.
Discorso critico: F. Fortini: Lukács in Italia.
Testi e note: F. Leonetti: Un atto di rinuncia;
F. Fortini: Nuovi consigli.
Officina ospita per la prima volta le poesie
La religione del mio tempo, Una polemica
in versi, e gli epigrammi di Umiliato e offeso.
Nel Numero 1, Nuova serie di marzo-aprile
1959 compaiono i famigerati XVII
epigrammi di Pasolini, che contengono
lo scottante A un papa, che determinò
la chiusura della rivista dopo l’uscita
del Numero 2 della nuova serie.
A seguito si intende riportare l’elenco
completo dei titoli di tali epigrammi: A
Costanzo, A Gerola, Ai critici cattolici, A dei
piccoli potenti, A Page, Ai Radicali, Al
principe, A me, A C.P., A J.D., A un figlio non
nato, A Barberi Squarotti, A Cadoresi, Ai
redattori di «Officina», Alle case degli antichi,
Alla Francia, A un papa.
Carlo Emilio Gadda vi pubblica per la prima
volta in 4 puntate Il libro delle furie, libello
antimussoliniano in seguito ripubblicato
da Garzanti nel 1967, con l’aggiunta
di molti brani, nella collana “Romanzi
moderni” e con il titolo Eros e Priapo.
57
Da furore a cenere. Nel Numero 4
del dicembre 1955 l’Appendice contiene una
lettera di Gadda all’amico traduttore Leone
Traverso. In calce alla lettera i redattori
riportano il motivo della presenza di questo
testo epistolare al posto dell’attesa IV parte
del testo Il libro delle Furie, pubblicata poi
nel numero successivo: «Gadda è
mortificato di non poter dare in tempo,
corretta, la puntata del “Libro”: malanni
fisici e circostanze nemiche gliel’hanno
impedito. Intanto, per non deludere i lettori
che si aspettano delle sue storie,
riprendiamo una sua vecchia pagina».
Nel Numero 11 del novembre 1957 in calce
al testo Cantetto senza parole di Giuseppe
Ungaretti (p. 446), i redattori pubblicano la
lettera con la quale l’Autore accompagnava
il suo componimento inviandolo a Officina.
La riproponiamo qui a seguito: «Roma,
ottobre 1957. Cari amici. Le cose che ho
sono forse molte, ma tutte ancora “informi”,
e sono, preso da mille scocciature,
nell’impossibilità di lavorarci. Eccovi
il Cantetto. Ci penso da qualche anno,
ripensando, per la struttura, a quelle poesie
nate a Rimbaud e a Verlaine nel viaggio
da Parigi al Belgio a Londra. Non so che
roba sia, forse nulla. Il motivo mio è quel
motivo che è dentro la mia poesia dai tempi
del Dolore, e che ha dettato il Dolore, e che
sarà ormai il mio motivo sempre. Ungaretti».
Italo Calvino pubblica I giovani del Po,
scritto tra il 1950 e il 1951 con protagonista
Nino, eroe positivo del Comunismo.
La miglior definizione di questa rivista dalla
vita breve sarà forse Pier Paolo Pasolini
a darla alcuni anni più tardi, interrogato
da Gian Carlo Ferretti, quando dirà: «Che
cosa è stata Officina? È stata una rivista
polivalente in cui la poesia non era più
solamente lirica ma era attraversata da
tanti altri segni».
Bibliografia: Gian Carlo Ferretti, Officina,
cultura, letteratura e politica negli anni cinquanta. Torino, Einaudi, 1975.
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
59
l’Erasmo: pagine scelte
L’annuncio di un’età dell’oro
nel pieno tumulto della guerra
Le Bucoliche di Virgilio e il misterioso sogno della IV ecloga
PAOLO FEDELI
niziate a ridosso di Filippi (42
a.C.), dove si era compiuta l’eliminazione dei cesaricidi, le virgiliane Bucoliche riflettono le ansie e
le aspirazioni di un periodo d’instabilità, di paure, di speranze: e se nella I Titiro (ossia Virgilio) può rallegrarsi di aver salvato il proprio podere dalle confische a favore dei veterani, nella IX i pastori Meri e
Menalca devono allontanarsi dalle
loro terre ormai perdute.
Irrisolto resta il problema della cronologia delle due ecloghe, anche se appare probabile che essa
corrisponda alla loro collocazione
nella raccolta: se così è, le fondate
speranze della I ecloga nel mantenimento delle terre grazie all’intervento decisivo di un illustre personaggio (probabilmente Ottaviano)
risulterebbero poi frustrate e la IX
ecloga esprimerebbe la delusione
I
A sinistra: Giovanni Francesco
Barbieri, detto il Guercino, La Sibilla
Cumana, 1651, olio su tela, Londra,
Collezione Denis Mahon.
A destra: Jean-Auguste-Dominique
Ingres, Ottaviano Augusto, in Virgilio
legge l’Eneide a Livia e Augusto, (part.)
1819; olio su tela, Bruxelles,
Musée des Beaux-Arts
del poeta per l’infelice conclusione
della vicenda personale.
Nel periodo fra il 42, anno d’inizio, e il 39 a.C., anno di pubblicazione delle Bucoliche, si capì ben presto che la fragile intesa fra Antonio e
Ottaviano non era destinata a durare a lungo, perché entrambi aspiravano a raccogliere l’eredità di
Cesare e a impadronirsi del potere.
Divergenze profonde si manifestarono subito dopo Filippi e in più
d’una circostanza lo scontro apparve inevitabile; solo all’ultimo momento le controversie furono composte per intercessione di amici e
parenti comuni: così avvenne nel 40
a.C., quando fu Asinio Pollione,
console in carica e illustre protettore del Virgilio bucolico, a far concludere a Brindisi fra i contendenti
una pace che però si sarebbe rivelata
effimera. Proprio a partire da quel
momento, Asinio Pollione, inizialmente avverso a Ottaviano, prese a
schierarsi decisamente dalla parte di
quel giovane, che in un simile clima
di angoscia per la possibile ripresa
della sanguinosa guerra civile aveva
saputo abilmente concentrare su di
sé le attese e le speranze non solo di
tipo politico, ma anche di carattere
religioso.
Alla breve stagione d’illusoria
tranquillità appartiene la più singolare e per più d’un aspetto misteriosa fra le ecloghe: nella IV, infatti, la
cui redazione è fissata con certezza
al 40 a.C. dall’accenno ad Asinio
Pollione quale console in carica, il
poeta assume un ruolo profetico e
vaticina l’avvento di una nuova èra,
felice come quella del regno di
Saturno. L’inizio della nuova età
dell’oro coinciderà con l’imminente nascita di un puer, proprio sotto il
consolato di Asinio Pollione.
Dopo un’invocazione alla
Musa di Sicilia – doveroso atto d’omaggio nei confronti del siracusano
Teocrito, da Virgilio preso a model-
60
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
Dalla tradizione manoscritta
più antica e autorevole, la IV ecloga
virgiliana è presentata come saeculi
novi interpretatio, e realmente essa è
il canto di un’età nuova e di un rinnovato ciclo del mondo. Non sorprende l’atteggiamento di Virgilio:
negli anni della declinante repubblica, infatti, il successo della Stoa e
dell’Accademia aveva ampiamente
diffuso a Roma la dottrina del
Grande Anno, secondo la quale – al
termine di una successione di cicli
contraddistinti dal nome dei vari
metalli – l’umanità sarebbe tornata
all’inizio, cioè all’età dell’oro.
Jacopo Zucchi (1540-1596), L’età dell’oro, Firenze, Galleria degli Uffizi
lo nelle Bucoliche – e una preghiera a
Diana Lucina perché benevola assista il fanciullo che nascendo porterà
con sé una nuova età dell’oro, il
poeta si rivolge ad Asinio Pollione e
gli predice lo straordinario destino
del puer e dei tempi nuovi: col suo
consolato prenderanno a scorrere i
grandi mesi – grandi perché destinati a formare un millennio –, sarà
bandita ogni nefandezza, finiranno
le guerre esterne e interne, libere
saranno le terre da paure e angosce.
Quanto al fanciullo, la sua vita
sarà la stessa degli dèi e degli eroi:
avendo ereditato le virtù paterne, sarà in grado di reggere il mondo, pacificato per opera del padre. Le varie
fasi della sua vita, dall’infanzia all’adolescenza e alla virilità, s’identificheranno con altrettante età, in cui
si affermerà il nuovo regno della pace e della prosperità: in esse i popoli
sapranno mondarsi di ogni colpa del
passato per divenire degni dell’età
dell’oro. Al nascituro il poeta si rivolge come a un nuovo simbolo cosmico, esprimendo la sua aspirazione a cantare il nuovo secolo a gara
con i più insigni cantori mitici.
Il rinascere delle speranze nell’infuriare delle guerre civili spiega
l’atmosfera messianica del carme e
il desiderio in esso manifesto di una
pace duratura, accompagnata da
una rinnovata prosperità. Speranze
di palingenesi, d’altronde, erano
molto diffuse nell’Impero, in particolare fra i popoli orientali costretti
a subire il dominio di Roma.
Profeti e oracoli si premuravano di accendere tali speranze di miracolosi rinnovamenti, di nuove età
felici, ricche e pacifiche. Maghi e
astrologi ebbero momenti di grande
fortuna, che durarono sino al 33
a.C., quando Agrippa con un editto
li cacciò da Roma. È in questa atmosfera che va collocata la IV ecloga,
che da un oracolo attribuito alla
Sibilla cumana prende le mosse e dà
viva voce a tanto intense speranze di
pace: lo stile stesso è volutamente
oscuro e involuto, perché ricalca
quello degli oracoli e dei vaticini.
L’identificazione del misterioso puer ha costituito l’oggetto di
un’appassionata controversia sin da
epoca antica. A diversificare in mo-
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
do sostanziale le ipotesi in proposito, concorre in primo luogo l’interpretazione del puer, secondo alcuni
come un dio salvatore del mondo
(teoria che ha una sua giustificazione nel senso religioso del carme e
nei rapporti fra umano e divino in
esso evocati), secondo altri come un
uomo in carne e ossa (ipotesi che
trova un suo fondamento se non altro nei tratti umani con cui il puer è
caratterizzato nel corso dell’ecloga). I sostenitori dell’identificazione con un personaggio reale hanno
pensato al figlio di uno dei protagonisti della scena politica del tempo:
si sarebbe trattato del figlio atteso
dalle nozze di Ottaviano e Scribonia
o da quelle di Antonio e Ottavia, sorella di Ottaviano.
Più probabili, le ipotesi legate
al ruolo di Asinio Pollione quale pacificatore, oltreché alla sua presenza
nelle Bucoliche, in particolare nella
IV (egli è citato nel v. 12 e a lui si allude anche nel v. 3): la testimonianza di Servio nel commento alla IV
ecloga è in favore di un figlio di
Asinio Pollione, chiamato Salonino, che sarebbe nato allorché, dopo
la presa di Salona in Dalmazia, il padre ottenne il consolato.
Tuttavia, anche se il ritmo del
carme è fortemente encomiastico e
induce a pensare a un atto d’omaggio verso un qualche uomo politico
importante, non è peregrina l’ipotesi di quanti vedono nel puer il simbolo della stessa età dell’oro, oppure l’aspirazione a un mondo pacificato dopo le lunghe e cruente guerre civili. Significativa, in tale panorama, l’interpretazione del Carcopino, secondo cui l’ecloga si ispirerebbe a concezioni di stampo pitagorico nell’istituire un legame fra il
puer e il nuovo ciclo cosmico.
61
Jean-Auguste-Dominique Ingres, L’età dell’oro, (part.) 1842-1849. Château de
Dampierre (Yvelines)
Una grande fortuna per tutta
la tarda antichità e il Medio Evo ha
avuto l’interpretazione messianica
dell’ecloga, secondo la quale l’avvento del puer starebbe a prefigurare la nascita di Gesù: essa risale a
Lattanzio, a Eusebio di Cesarea e a
sant’Agostino, e valse a Virgilio la
fama di profeta del Cristianesimo
oltreché un prestigio duraturo.
A essa credette Dante, che attribuì la presunta conversione di
Stazio alla fede cristiana all’influsso
su di lui esercitato da alcuni versi
della IV ecloga. E Solo con l’Umanesimo vennero messe definitivamente da parte sia l’interpretazione
in chiave cristiana del carme, sia la
concezione di Virgilio quale annunciatore della nascita di Gesù.
In mancanza di testimonianze
sicure il mistero della IV ecloga è
destinato a rimanere irrisolto, e non
è escluso che Virgilio stesso abbia
voluto che fosse così: d’altronde un
annunzio di tipo oracolare deve essere sempre circondato da un’atmosfera d’impenetrabile mistero.
62
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
BvS: un’utopia sempre in fieri
Recenti acquisizioni della
Biblioteca di via Senato
Saggistica, storia, prosa e poesia dal Settecento al secolo scorso
Chiara Bonfatti,
Giacomo Corvaglia, Margherita
Dell’Utri e Annette Popel Pozzo
Baffo, Giorgio (1694-1768).
Le poesie di Giorgio Baffo patrizio veneto. Catania, Libreria Tirelli di F.
Guaitolini, 1926.
Uno dei 100 esemplari della
tiratura su carta comune. Edizione
limitata con il testo ricavato dall’edizione di Venezia stampata nel
1771. Le licenziose poesie di Giorgio Baffo sono quasi esclusivamente
sonetti (CLVIII), ma vi si aggiungono anche Versi Marteliani del suddetto autore, tre Canzoni, una Traduzione della Priapeide e una Lettera ad un
amico in lode dell’Ostaria.
Bourdon de Sigrais, Claude
Guillaume (1715-1791). Histoire des
rats, pour servir a l’histoire universelle.
Ratopolis [i.e. Parigi?], s. n., 1737.
Prima edizione completa di
tutte le incisioni, ovvero dell’antiporta calcografica non firmata, ma
incisa presumibilmente da Schmidt
su disegno di Charles-Nicolas Cochin, della tavola raffigurante Apollo che tiene in mano un topo e della
vignetta al frontespizio, raffigurante dei topi che leggono in biblioteca
e con il motto: «Suis parcent fastis».
Si tratta inoltre della prima opera satirica dell’Autore, pubblicata anonima e con falso luogo di stampa, che
aveva l’intento di rispondere all’opera Histoire des chats di FrançoisAugustin de Paradis de Moncrif.
Cattaneo, Carlo (1801-1869).
Notizie naturali e civili su la Lombardia. Volume primo. Brescia, Servizi
Turistici dell’Azienda Servizi Municipalizzati, 1972.
Ristampa anastatica della prima edizione di Milano presso Bernardoni (distribuzione Marenesi e
Macchi) del 1844. Il primo volume
è l’unico pubblicato.
Durante, Castore (15291590). Il tesoro della sanità. Roma, Stabilimento Tipografico Julia, 1965.
Riproduzione in facsimile in
tiratura limitata dell’edizione di
Roma, Francesco Zanetti, 1586.
Classico della letteratura gastronomico-medica, è un trattato sugli effetti del cibo e del vino sulla salute.
Ferrari s.p.a. La Ferrari. Modena, Arbe Officine Grafiche, 1982.
Pieghevole pubblicitario, tutto a colori che illustra le attività della Ferrari attraverso fotografie e testi esplicativi in italiano, inglese,
francese e tedesco. Immagine di
Enzo Ferrari con sua firma autografa. Il dépliant, inviato allo scrittore
Rolando Sensini di Macerata, è inserito nella sua busta intestata “Ferrari” con timbro postale, datato
Maranello 15/9/1982, e relativo annullo raffigurante il Cavallino rampante.
Foscolo, Ugo (1778-1827).
Alcuni scritti e dettati inediti di Ugo
Foscolo. Lugano, Giuseppe Ruggia
& C., 1829.
Seconda edizione, fatta su
quella di Piacenza del 1825, dell’orazione pronunciata presumibilmente dopo il 6 giugno 1809, quando ormai la cattedra di Eloquenza
presso l’Università di Pavia era stata
abolita dal governo francese, che
vedeva con sospetto il poeta e la sua
opera poetica. L’orazione, se pur
poco nota, risulta di grande importanza perché ritrae l’evoluzione
delle idee politiche del poeta che
giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano
pare sostituire le illusioni libertarie
e giacobine della fine del Settecento
con un più meditato realismo politico e una pessimistica visione dell’uomo.
Giannotti, Donato (14921573). Della Repubblica fiorentina di
messer Donato Giannotti libri quattro.
Venezia, Giovanni Gabriele Hertz,
1722.
Prima edizione nella variante
B, con la data di stampa 1722 anziché 1721, del celebre trattato di
Donato Giannotti, fiorentino costretto all’esilio per le sue idee repubblicane. L’Autore propone per
la città di Firenze una forma di governo che si ispiri a quella veneziana, opponendosi alla signoria dei
Medici. Questi ultimi, oltre a bandirlo da Firenze, si impegnarono affinché la sua opera non venisse pubblicata affatto, e per esserlo dovette
attendere quasi due secoli.
Houlbert, Constant Vincent
(1857-1947). Les insectes ennemis des
livres. Leurs mœurs - Moyens de les détruire par C. Houlbert docteur èssciences membre de la société entomologique de France professeur de sciences
naturelles au Lycée de Rennes. Parigi,
Alphonse Picard & fils (Grande imprimerie de Blois), 1903.
Prima edizione dell’importante saggio di entomologia dedicato a 60 specie di insetti “nemici
della carta” e illustrato da 59 figure
nel testo raffiguranti prevalentemente diversi tipi di insetti e con III
tavole fuori testo che contengono
riproduzioni fotografiche di casi di
libri e manoscritti intaccati da insetti. L’opera fu scritta da Houlbert
in occasione di un concorso di studio sugli insetti nemici dei libri per
il premio Marie Pellechet e si aggiudicò il secondo posto e il premio
di 500 franchi. Interessante anche il
capitolo X, dedicato alla costruzione e alla gestione delle biblioteche,
alla fabbricazione e alla scelta della
carta e dei materiali per la legatura
dei libri.
Il secentenario della morte di
Dante 1321-1921 celebrazioni e memorie monumentali per cura delle tre
città Ravenna-Firenze-Roma. Roma,
Milano e Venezia, Bestetti & Tumminelli, [1924?].
Opera suddivisa in tre parti in
cui vengono prese in rassegna le celebrazioni ravennate, fiorentina e
romana del seicentenario della
morte di Dante Alighieri.
Il capitolo intitolato L’Italia
irridenta alla tomba di Dante raccoglie alcune testimonianze di partecipazione alle celebrazioni dantesche e a p. 105-106 si ritrova un
messaggio al sindaco di Ravenna di
Gabriele D’Annunzio, che così diede inizio al suo discorso: «Al popolo
di Fiorenza che mi faceva il grande
onore d’insistere perché io commemorassi la morte di Dante dalla
Loggia dei Lanzi, dall’ombra del
Perseo mozzatore, io risposi: “Non
sono degno” […] Col medisimo
sentimento io mando al popolo di
Romagna la medesima parola».
Niccolini, Giovanni Battista
(1782-1861). Opere di G.-B. Niccolini. Edizione ordinata e rivista dall’autore. Quarta impressione. Firenze,
Felice Le Monnier, 1858. 3 volumi.
Edizione delle opere del Niccolini, contenente tutte le tragedie,
varie poesie e molti saggi di critica
letteraria e sull’arte.
Il primo volume si apre con un
63
Discorso sull’Agamennone d’Eschilo e
sulla tragedia de’ greci e la nostra; il secondo volume contiene una tavola
fuori testo con il ritratto di Giovanni da Procida fatto aggiungere da
Felice Le Monnier, come l’editore
stesso dichiara nell’Avvertimento al
lettore del primo volume. Si tratta di
un’edizione sconosciuta all’Andreani che cita al n. 7 l’edizione del
1844 e altre successive.
Sanfelice, Giuseppe (16651737). Riflessioni morali, e teologiche
sopra l’istoria civile del Regno di Napoli esposte al publico in più lettere familiari di due amici. Da Eusebio Filopatro… Colonia [i.e. Roma], s.n.
[i.e. Girolamo Mainardi], 1728. 2
volumi.
Le Riflessioni morali del gesuita napoletano rappresentano una
dura critica all’opera Dell’istoria civile del regno di Napoli di Pietro
Giannone (Napoli, 1727), e sono
composte da 32 lettere - tra le quali
l’interessante lettera XXX dal titolo
Si scuopre un altro artifizio con cui i
fautori della storia civile confondono
l’odio che in questa s’insinua contro la
S. Inquisizione colla semplice ripugnanza ch’ebbe sempre la nostra città a
ammettere quel tribunale - e altre 3
aggiunte.
Il secondo volume contiene
anche un Indice delle proposizioni, che
nella Storia civile più spiccano meritevoli di censura; e che si ribbattono à suo
luogo. Si possiede un esemplare della variante A, ovvero della tiratura
con l’errata corrige a p. 413. Melzi, I,
p. 414: «Il Giannone rispose a questo libro ironicamente colla Professione di fede scritta da P. Giannone al p.
Giuseppe Sanfelice per la cui santità e
fervorato zelo e calde esortazioni si è il
medesimo convertito ecc.».
64
la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010
La pagina dei lettori
Bibliofilia a chiare lettere
Una “richiesta speciale” e come partecipare alle nostre attività
Come responsabile dell’Archivio
Parrocchiale del Duomo di Oderzo,
volevo chiedere se c’è la possibilità di
avere una scansione o copia di un documento conservato nella vostra Biblioteca. Un libro segnalato nella vostra rivista di maggio, a pagina 63, ultima
colonna: «Seneca Lucios Annaeus.
Letere di L. Annèo Seneca in italiano dal commendatore Annibal Caro e per la prima volta pubblicate
nelle nozze Michiel e Pisani. Venezia, Carlo Palese, 1802».
Un documento per noi importante poiché l’antico possessore Giulio
Bernardino Tomitano era opitergino,
di una famiglia che nel 1600 si spostò
da Feltre a Oderzo, dove costruì una
chiesa e una tra le più belle case della
città, con una biblioteca di oltre 5.000
volumi e carte antiche di molto pregio.
Premetto che tale copia sarà conservata nel nostro archivio solo a fini
culturali e di studio, e che rimanderemmo alla vostra sede tutti coloro che
ne facesseroo richiesta per altri motivi.
Maria Teresa Tolotto
La Biblioteca di via Senato
consente di consultare, su appuntamento, i propri volumi e documenti d’archivio. Ma di fronte a
un interesse così specifico e motivato, e soprattutto in virtù di una richiesta così appassionata, oltre a
ricordarle la suddetta possibilità,
sarà nostra cura prepararle una
scansione del frontespizio origina-
cora più partecipi delle attività da voi
svolte.
Elisa Piacentini
Se volete scrivere:
[email protected]
Tutti i numeri sono scaricabili
in formato pdf dal sito
www.bibliotecadiviasenato.it
Navigando all’interno del sito internet della Fondazione BvS –
www.bibliotecadiviasenato.it – troverà tutte le informazioni nella sezione “amici della biblioteca”.
Confermiamo fin da subito, comunque, che è possibile associarsi
alla Fondazione (con un prezzo
speciale riservato ai ragazzi fino a
26 anni, oppure con un contributo
annuale compreso tra i 100 e i 500
euro) e usufruire di diverse agevolazioni: dall’invito alle inaugurazioni a uno sconto sulle nostre pubblicazioni, passando dall’ingresso
gratuito a ogni mostra o visita guidata e dai posti riservati per l’intero cartellone del Teatro di Verdura.
le e dell’intera nota manoscritta
dal vostro antico concittadino.
Mi piacerebbe essere presente ad
alcuni spettacoli del Teatro di Verdura
e, se possibile, volevo chiedere perché da
alcuni anni è cambiata la modalità di
prenotazione.
Daniele Vincenzi
Alcuni giorni fa, ho visitato le due
mostre dedicate a Pasolini e Malaparte, e ho lasciato il mio indirizzo di posta
elettronica per ricevere informazioni
relative ai vostri prossimi eventi.
Vorrei però anche chiedere se esiste una qualche forma di associazione
alla vostra Fondazione per essere an-
Per prenotarsi ai vari spettacoli (tranne quelli in agosto, per cui
non è richiesto) deve chiamare lo
02.76318893 a partire dal giorno
precedente l’appuntamento stesso.
Modalità che è divenuta “unica”
per garantire a tutti una conferma
certa e in tempo reale.
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