la Biblioteca di via Senato Milano mensile anno II n.6 – giugno 2010 Stampe popolari veneziane per celebrare Lepanto Annette Popel Pozzo Giovani, salotti e giornali agli occhi del Duce Byblis, la storia dell’illustrazione francese Chiara Nicolini la Biblioteca di via Senato - Milano MENSILE DI BIBLIOFILIA – ANNO II – N.6/13 – MILANO, GIUGNO 2010 Sommario 4 I Diari di Mussolini in BvS / 3 IL DUCE SU FORMAZIONE, CULTURA, INFORMAZIONE 14 BvS: una chicca per veri bibliofili LA VITTORIA DI LEPANTO IN UN FIORIR DI CANZONI di Annette Popel Pozzo 21 Tutti gli scritti del suo archivio/3 PER UNA BIBLIOGRAFIA DI CURZIO MALAPARTE di Matteo Noja 25 inSEDICESIMO – le rubriche IL TEATRO DI VERDURA, CATALOGHI, RECENSIONI, ASTE E MOSTRE 42 Libri illustrati in BvS LA “BYBLIS” DELLA ILLUSTRAZIONE FRANCESE, UNA RACCOLTA DE LUXE di Chiara Nicolini 52 BvS: il libro ritrovato L’OFFICINA DI PASOLINI E SOCI, «UNA RIVISTA POLIVALENTE» di Chiara Bonfatti 58 Il sogno di Virgilio, la IV ecloga L’ANNUNCIO DI UN’ ETÀ DELL’ORO NEL PIENO TUMULTO DELLA GUERRA* di Paolo Fedeli 62 BvS: un’utopia sempre in fieri RECENTI ACQUISIZIONI DELLA NOSTRA BIBLIOTECA di Chiara Bonfatti, Giacomo Corvaglia e Annette Popel Pozzo 64 La pagina dei lettori BIBLIOFILIA A CHIARE LETTERE * tratto da L’Erasmo n.27 luglio/settembre 2005, Guerra e Pace Consiglio di amministrazione della Fondazione Biblioteca di via Senato Marcello Dell’Utri (presidente) Giuliano Adreani, Carlo Carena, Fedele Confalonieri, Maurizio Costa, Ennio Doris, Paolo Andrea Mettel, Fabio Perotti Cei, Fulvio Pravadelli, Carlo Tognoli Direttore responsabile Angelo Crespi Segretario Generale Angelo De Tomasi Responsabile pubblicità Margherita Savarese Collegio dei Revisori dei conti Achille Frattini (presidente) Gianfranco Polerani, Francesco Antonio Giampaolo Fotolito e stampa Galli Thierry, Milano Fondazione Biblioteca di via Senato Elena Bellini segreteria mostre Chiara Bonfatti sala Campanella Sonia Corain segreteria teatro Giacomo Corvaglia sala consultazione Marcello Dell’Utri conservatore Margherita Dell’Utri sala consultazione Claudio Ferri direttore Luciano Ghirelli servizi generali Matteo Noja responsabile dell’Archivio e del Fondo Moderno Donatella Oggioni responsabile teatro e ufficio stampa Annette Popel Pozzo responsabile del Fondo Antico Gaudio Saracino servizi generali Stampato in Italia © 2010 – Biblioteca di via Senato Edizioni – Tutti i diritti riservati Ufficio di redazione Matteo Tosi Direzione e redazione Via Senato, 14 – 20121 Milano Tel. 02 76215318 Fax 02 782387 [email protected] www.bibliotecadiviasenato.it Progetto grafico e impaginazione Elena Buffa Bollettino mensile della Biblioteca di via Senato Milano distribuito gratuitamente Referenze fotografiche Saporetti Immagini d’Arte Snc, Milano L’editore si dichiara disponibile a regolare eventuali diritti per immagini o testi di cui non sia stato possibile reperire la fonte Immagine in copertina: Frontespizio de la Canzone nella felicissima Vittoria christiana contra infideli, di Alessandro Guarnelli Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana Reg. Trib. di Milano n. 104 del 11/03/2009 Editoriale C on delibera del 03 giugno 2010 il Comune di Trezzo sull’Adda ha concesso in custodia per 50 anni il Fondo di Mario e Ada De Micheli alla nostra Biblioteca. La notizia è stata riportata sul Corriere della Sera del 17 giugno scorso. Gioxe De Micheli, figlio di Ada e Mario De Micheli, in una lettera indirizzata e pubblicata sul “Corriere della Sera” nei giorni scorsi, proprio mentre l’imponente e preziosa raccolta dei genitori giungeva alla Biblioteca di via Senato, così scrive: «Leggo nell’articolo di Armando Torno, “Libri e carte di De Micheli alla Fondazione Dell’Utri” (Corriere della sera, 17 giugno 2010) una dichiarazione del senatore Dell’Utri: “Accettiamo a braccia aperte l’archivio De Micheli. Alla Biblioteca di via Senato tutto ciò che è cultura, da qualunque parte provenga, è benedetto” e ancora, “La politica senza cultura non ha speranza”. E come non essere d’accordo con il senatore: lo sarebbe stato anche mio padre Mario che della passione culturale e civile ha permeato tutta la sua vita. […] Nel 1984 mio padre e mia madre donarono la loro gigantesca biblioteca al Comune di Trezzo sull’Adda, città natale di mia nonna paterna, e in quell’occasione scrissero: “L’idea che ci ha guidato è stata quella di mettere a disposizione di tanti possibili lettori un tesoro di conoscenza raccolto in almeno cinquant’anni di vita. Abbiamo cioè deciso che non fosse giusto conservare privatamente un tale tesoro, anche perché questo era un modo per continuare in quell’azione culturale che è stata ed è tuttora un aspetto fondamentale del nostro impegno civile”. Ora mi auguro, e non ho motivo di dubitarne, che questo “tesoro di conoscenza” rimanga, come è stato sino a quando si è trovato presso la Biblioteca di Trezzo sull’Adda, a disposizione di studiosi, storici, studenti e di tutti quelli che avranno ancora amore per l’arte e la cultura». Il fondo è composto da circa 24.000 volumi sulla storia dell’arte e sugli artisti del Novecento, varie riviste d’arte e letteratura del Novecento, moltissime foto e diapositive di quadri e d’artisti (che, una volta schedate, costituiranno un ricco repertorio iconografico, utile non solo agli studiosi e ai critici, ma anche ai collezionisti e ai galleristi). A tutto ciò si devono aggiungere gli articoli e i saggi scritti da De Micheli in varie occasioni. Mario De Micheli (Genova, 1 aprile 1914 – Milano, 17 agosto 2004) scrittore e critico militante, dal dopoguerra sino alla fine del secolo ha sostenuto appassionatamente un’arte di impegno sociale e civile. Laureatosi con una tesi sui poeti surrealisti alla fine degli anni Trenta, partecipò al gruppo di Corrente con Guttuso, Sassu, Migneco, Treccani e Cassinari. Fondò numerose riviste d’arte, per decenni fu il critico ufficiale del quotidiano “l’Unità”. Molti gli artisti italiani e straneri che da lui furono fatti conoscere e che, sempre da lui, ricevettero aiuti e consigli. Attento cultore della letteratura di ogni paese, in Italia si fece promotore di scrittori e poeti provenienti da culture poco note, soprattutto dall’Est europeo. La sua critica, improntata alla difesa e al sostegno dei valori umani e al riscatto delle classi sociali più deboli, non fu mai ideologicamente settaria, fu, anzi, rispettosa della pluralità dei linguaggi e della molteplicità delle tendenze culturali. Questo atteggiamento, di sostanziale obiettività, rende Mario De Micheli oltremodo attuale anche oggi, come attuale è la conoscenza che ci trasmette attraverso la sua biblioteca, che accogliamo veramente “a braccia aperte” come sua autentica e grande eredità culturale e civile. Questo patrimonio a disposizione di studiosi e ricercatori è collocato accanto all’Archivio Malaparte di cui abbiamo qui in corso l’originale Mostra (fino al 26 settembre 2010). giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 5 I Diari di Mussolini in BvS / 3 IL DUCE SU FORMAZIONE, CULTURA, INFORMAZIONE Tre pagine di grande attualità su giovani, “salotti” e giornali opo il Mussolini “lettore” del numero di aprile e dopo i suoi secchi giudizi su Hitler, pubblicati nella scorsa uscita, il nostro bollettino presenta una nuova selezione di pagine in anteprima tra le quasi duemila che compongono le discusse cinque agende da poco arrivate a Milano. Tre pagine molto diverse tra loro, questa volta – sia per temi che per toni –, ma tutte accomunate da posizioni di sorprendente modernità nel giudicare la società italiana in senso lato e quella a lui più vicina in particolare: la passione per i giovani e per la loro sete di novità, l’insofferenza verso quell’intellighenzia autoreferenziale e borghese che animava i cosiddetti D salotti culturali della Capitale e non solo, e soprattutto la lungimiranza “editoriale” di un capo di Governo, già giornalista, annoiato dalle continue celebrazioni dedicategli dalla “propria” testata, Il Popolo, che lui vorrebbe «come gli altri giornali», non solo meno servile, ma anche più agile e fresco, capace di catturare l’attenzione del lettore comune, con cronaca, sport e cultura in gran spolvero. Certo, ne esce pure il ritratto di un uomo attento a tutte le facce della Propaganda ma, come scrisse Ugo Finetti aprendo queste nostre anteprime, è innegabile che da queste pagine si ricavi «non una versione benevola, ma non “demoniaca” di Mussolini». 6 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 15 maggio 1936 (12 maggio) La stampa di tutto il mondo tesse il mio elogio – Dice che in quattordici anni ho plasmato i giovani – Ho dato loro la coscienza nazionale – la disciplina l’ordine la pratica dello sport – l’amore per le imprese audaci – ho insegnato ai giovani a non aver paura di niente – a dispregiare la vita comoda… e… e… un lungo elenco di pratiche di insegnamenti di regole di progetti di scopi ecc… ecc… In un certo senso mi accusano di essermi occupato principalmente dei giovani – ed è giusto che siano gli stessi ad avventurarsi nei compiti di domani – ed è giusto che a loro siano affidate le nuove forze della Nazione – e che inizino presto ad assumersi delle serie responsabilità – Ma si – è vero. Io ho molta fiducia nei giovani – I vecchi! – ma si, saranno saggi – strasaggi, meriteranno un illimitato rispetto – ma poi, … fino a un certo punto – ma sono lenti, pesanti nell’anima, barbosi – e hanno quella stanchezza naturale verso le novità, verso le conquiste.... hanno abbandonato il coraggio che spinge i giovani nella meravigliosa avventura della vita! 8 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 21 dicembre 1936 Il “Popolo” va ridimensionato – rinnovato. Troppi quelli che in questi ultimi tempi si erano “seduti”. Oggi il giornale è un lacrimevole esempio di esaltazione per il fascismo. No – non lo voglio così. Deve dare al lettore tutte le informazioni e le immagini della vita italiana – come gli altri giornali – Basta con i mattoni a sfondo politico basta con le elucubrazioni dei giullari del fascismo che fanno crescere la barba perfino alle rotative – Articoli brevi conclusivi efficaci scattanti che suscitino l’immediata curiosità del pubblico – Evidenza ai grandi servizi degli inviati speciali (Appelius – Barzini) Cronaca di Milano chiara efficace fedele al vero. Sport diffuso – Escludere le tragicommedie della vita quotidiana – le tirature alla Carolina Invernizzio – Richiedere gli articoli di “Farinata” sempre validi per l’alto contenuto culturale – Apprezzatissimi i disegni di Sironi – bastano quelli – I miei articoli sempre anonimi – Bene – ne ho sempre scritti e ne scriverò – Saranno come il formaggio grattuggiato sulle tagliatelle – ne aumentano il sapore – 10 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 12 maggio 1937 Una nota per i posteri Sappiano che odio i convegni di società i “salotti” come si suol chiamare quei locali privati ove si radunano persone apparentemente o validamente (è facoltativo) amiche dove trionfa il mondo scelto o la comune borghesia pretenziosa Dove le assemblee citate consumano indegnamente una quantità imprecisata di tempo in conversari inutili, maldicenti, pettegoli, dove si parla a “schiovere” come si dice a Napoli – Tutti si sentono sapienti interessanti e importanti – Vengono distribuite delle libagioni e dei dolciumi malefici – Si accendono e si spengono sigarette – Si ride, si sorride ci si gongola di scemenze Non ho altro da dire tª%JTOFZtª%JTOFZ1JYBStª1MBZ&OU.POEP)PNF&OU t5."UMBOUZDB4Q""OJNBUFE4FSJFTª"UMBOUZDB4Q".PPOTDPPQ4"4"MMSJHIUTSF DPODFQUDBSEBOEVTFECZ)JEEFO$JUZ(BNFTVOEFSMJDFOTFXXXCFMMBTBSBDPNtª(JPDIJ1SF[JPTJ4QBBOE.BSBUIPO TFSWFE tª)JEEFO$JUZ(BNFT*ODªoDPODFQUDBSE"MMSJHIUTSFTFSWFE#&--"4"3"JTBUSBEFNBSLPG giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 15 BvS: rarità per veri bibliofili LEPANTO NELLA STAMPA POPOLARE VENEZIANA Odi, prose e poemetti illustrati per celebrare la storica vittoria ANNETTE POPEL POZZO a battaglia di Lepanto, avvenuta il 7 ottobre 1571, si inserisce nell’insieme delle guerre turche che dalla caduta di Costantinopoli nel 1453 e nel progressivo avanzamento degli ottomani tiene il mondo cristiano in continua paura. Soprattutto la Serenissima – la più grande potenza nel Mediterraneo – vide numerose perdite territoriali e dunque di aree di influenza. L’assedio a Famagosta nel 1570 (ultima piazzaforte veneziana rimasta sull’isola di Cipro) diede inizio alla quinta guerra veneziana che si concluse con il celebre scontro di Lepanto, nel golfo di Corinto, tra la flotta dell’impero ottomano e le flotte cristiane riunite nella Lega Santa (foto 1 raffigurante il Golfo di Lepanto, in: Tommaso Porcacchi, L’isole piu famose del mondo, Venezia, 1576, Biblioteca di via Senato). L’unione dei principi cristiani sotto il comando di Don Giovanni d’Austria (figlio illegittimo di Carlo V), di Marcantonio Colonna (ammiraglio della flotta papale) e Sebastiano Venier (capitano generale della flotta veneziana) sconfisse a sorpresa le navi ottomane comandate da Alì Pascià, che morì nella battaglia. L La vittoria, sebbene fosse una conferma della permanenza di un forte pericolo da parte dei turchi, venne celebrata a Venezia con moltissimi festeggiamenti ufficiali e spontanei. Oltre a cortei, processioni e una “mascherata” allestita per il Carnevale del 1572, il successo navale, con un impatto psicologico notevole, si riflesse in numerose opere d’arte commissionate per chiese e palazzi e naturalmente nella letteratura. Molte le rievocazioni ufficiali, come quella dello storiografo veneziano Paolo Paruta, che nella sua Storia della guerra di Cipro (contenuta nella Historia vinetiana) descrive il successo militare con toni drammatici: “s’udì da quelli della galea gridare ad alta voce, vittoria, vittoria; & in un punto volando questa nuova per tutta la Città, tirò subito da ogni parte il popolo alla piazza San Marco”. Ma fiorisce soprattutto la stampa popolare come espressione di una spontanea gioia che andava ben al di là di quanto auspi- Come aneddoto va ricordato che Miguel de Cervantes partecipò alla battaglia su una nave della Lega Santa, rimase ferito e perse per sempre l’uso della mano sinistra, cosa che gli valse il soprannome “el manco de Lepanto”. Allegoria della Battaglia di Lepanto di Paolo Veronese (1528-1588) Venezia, Galleria dell’Accademia 5 16 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 1 cato dalle gerarchie ecclesiastiche e politiche e univa la cultura popolare nei festeggiamenti della vittoria. La maggior parte delle plaquettes dedicate alla battaglia di Lepanto è censita in pochissime copie e alcune addirittura in esemplare unico e poiché il Fondo antico della Biblioteca di via Senato ne conserva un numero notevole è opportuno fare in questa sede delle osservazioni di carattere testuale e bibliografico. Le varie pubblicazioni tra orazioni, canzoni e altre composizioni in versi e prosa, sono quasi tutte stampate a Venezia, già nel 1571 o nel 1572 (anche se molte sono prive di note editoriali); spesso sono in formato quarto e composte da poche carte, un fatto che spiega perché siano perlopiù legate in miscellanea, come avviene per le copie della nostra Biblioteca. L’apparato illustrativo spazia da qualche fregio, marca tipografica o impresa fino a una vignetta, veduta o illustrazione allegorica. L’ordine delle galere et le insegne loro di Giovanni Francesco Camocio (Venezia, nessun editore, 1571) mostra un’allegoria della Lega Santa sul frontespizio e un’allegoria della vittoria in fine (foto 2 e 3). L’immagine allegorico-araldica del nemico personificato in drago venne ripresa poeticamente da Ortensia Aliprandi Nuvoloni nella Canzone […] per occasion della Vittoria, là dove si parla di “empio Dragon”, da Giovanni Mario Verdizzotti nella Novissima canzone (Venezia, Guerra, 1571) a proposito del “drago Ottoman”, da Alessandro Guarnelli, che canta il “Serpe d’Oriente”, e da Egidio Gravazzi nella Nuova canzone (Venezia, 2 Giovanni Bindoni, 1572), che af- giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano fianca all’“empio Serpente, con venenoso dente” dei “gran Pithoni armati”. L’Elegia per la Vittoria navale di Santa Lega di Pietro Leone Casella (Napoli, Giuseppe Cacchi, 1572) comunica efficacemente l’idea che la vittoria fosse dovuta alla grazia di Dio rappresentando gli stemmi della Lega Santa sormontati dal crocefisso nella vignetta sul frontespizio (foto 4); mentre lo stemma papale sul frontespizio e quelli di Venezia e di Giovanni d’Austria sul verso decorano l’edizione Ad deum gratiarum actio pro victoria di Lorenzo Gambara (probabilmente stampata a Venezia nel 1571). Venetia trionfante di Vincenzo Marostica (Venezia, Domenico Farri, 1572) rappresenta un’allegoria di Venezia incoronata e affiancata dal leone di San Marco sul frontespizio (foto 5), motivo ripreso anche da Camillo Ballini per immortalare la vittoria in un affresco a Palazzo Ducale, mentre la Canzone nella felicissima Vittoria christiana contra infideli di Alessandro Guarnelli (Venezia, Domenico & Giovanni Battista Guerra, 1571?) porta il titolo entro un’elaborata cornice con veduta di Venezia (foto 6). Nel Pianto, et lamento de Selin, drian imperador de Turchi […] Con un’esortation a Occhialì (probabilmente opera di Antonio Molino che nella veste di mercante di professione viaggiò anche in Oriente; Venezia, Andrea Muschio, 1571) vediamo la xilografia di un turco sul frontespizio (foto 7). Il nome dell’ammiraglio turco Oluch Alì viene storpiato dai veneziani in “Occhialì” o “Occhialin”. Epiteti ingiuriosi contro gli ottomani si trovano in citazioni come “Selim bestia”, “sti Turchi cani”, “quel poltron de Portaù”, “quel can de Caracossa” (Giovanni Battista Maganza, Frotola de Magagnò per la Vittuoria de i nuostri Segnore contra i Turchi, probabilmente stampata da Andrea Muschio a Venezia nel 1571) o “fatte menar davanti quel Mustafà che ha rotto el sagramento” (Giovanni Locadello?, Nuova canzone, Venezia, Domenico Farri, 1572). 17 4 Sebbene una grande parte delle edizioni sia scritta in volgare, si nota una presenza della poesia latina (probabilmente per sottolineare l’interpretazione religiosa della vittoria e per raggiungere lettori fuori d’Italia) e soprattutto l’affermarsi di quella dialettale. Oltre al già citato Antonio Molino (ca. 1495-dopo 1571), noto proprio per un suo gergo misto di lingua veneta ad altre, nel Capitolo della Academia de Altin, ditta la Sgionfa, corretto per el Zenzega dottor e legislator poveitto, Sora la Vittoria 6 3 giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano Cristiana (probabilmente stampata a Venezia da Domenico Farri nel 1571), dove il “dottor Zenzega” è verosimilmente da identificarsi con Girolamo Muzio (14961576), autore anche delle Rime […] per la gloriosa Vittoria contra Turchi. Sono molti i riferimenti a temi biblici, salmi e preghiere: basti pensare alla Parafrasi poetica sopra alcuni Salmi di David profeta, molto accomodate per render gratie à Dio della Vittoria donata al christianesmo contro Turchi (Venezia, Giovanni Antonio Bertano & Niccolò Bevilacqua, 1571) o alle Ad deum depraecationes duae, psalmistico ordine, & ex Davidicis psalmis […] Ob partam Victoriam contra Turcas di autore anonimo (Venezia, Andrea Muschio, 1571). Altrettanto numerosi i riferimenti mitologici: Luigi Groto nella sua Oratione […] fatta in Vinegia, per l’allegrezza della Vittoria ottenuta contra turchi dalla Santissima Lega (Venezia, Sigismondo Bordogna & Francesco Patriani, 1571) mette in gioco Venere in un sonetto nel quale la dea implora la vittoria al marito Vulcano e all’amante Marte: “La dea di Cipro poi che vide guasta del suo paese la più bella parte pianse, e ricorse per soccorso à Marte, che le promise oprar la spada, e l’hasta. Indi (perche l’Amante non le basta) si rivoglie al marito, e con dolce arte d’aiuto il pregasi, ch’egli, in disparte spinto ogni odio, à quei preghi non contrasta quinci questi tre Dei d’arme, e di sdegno armati poi contra l’armata foro de gli aversarij nostri à un tempo, e à un loco. Vener nata nel mar rese il suo Regno a Barbari contrario. E contra loro Marte il ferro adoprò, Vulcano il foco”. Tratta comune di quasi tutte le edizioni popolari su Lepanto è la trasformazione della cronaca in mito. Valga per tutti l’esempio di Celio Magno, che ne La bella et dotta canzone sopra la Vittoria dell’armata della Santissima Lega, nuovamente seguita contra la turchesca (pubblicata senza note tipografiche) racconta: “Tutto fu il mar coperto in vista fiera d’ostil sangue, & di corpi: in cui ciascuna spada stimò pietà l’esser crudele. Così giacque il nemico empio infedele: et Vittoria dal ciel con preste penne a far d’uomini Dei per merto venne”. Alla vittoria miracolosa sono attribuiti segni primaverili, nonostante abbia avuto luogo in autunno, quando si parla di “le rose, i gigli, e gli altri fior novelli, c’hanno già, il Verno in Primavera volto” (Canzone al signor Dio di autore anonimo, Venezia, Domenico Farri?, 1572). La produzione delle stampe su Lepanto vide un 19 7 punto fondamentale nella glorificazione degli eroi, in primis Don Giovanni d’Austria, Marcantonio Colonna e Sebastiano Venier. Molte canzoni e orazioni o furono composte specificamente per loro o contengono lodi iperboliche, come quando Giovanni d’Austria viene paragonato al “Spirto Divin, che’n mortal velo avvolto” (Bartolomeo Arnigio, Un’altra canzone, Venezia, Giorgio Angelieri?, 1572), o quando si parla di “Colonna Trionfale” alludendo a Marcantonio Colonna. Altro motivo ricorrente è l’assonanza tra il nome di “Veniero” e “Venere”: “La man di Dio portar lo scudo avanti al fulmineo Veniero, e preservarlo qual già Venere Enea, da strani incontri” (Vincenzo Marostica in Venetia trionfante, Venezia, Domenico Farri, 1572). Diversi testi sono dedicati agli eroi morti in battaglia, soprattutto quello dello storiografo ufficiale Paolo Paruta, Oratione funebre del Mag. M. Paolo Paruta in laude de’ morti della vittoriosa battaglia contra Turchi seguita a Curzolari l’anno 1571 alli 7 d’ottobre (Venezia, Bolognino Zaltieri, 1572). Luigi Groto dedica una Canzone al provveditore generale Agostino Barbarigo, ferito a morte da una freccia avversaria che gli trafisse l’occhio (Venezia, Onofrio Farri, 1572): “Tu Heroe chiudesti gli occhi, anzi quell’hora, che chiuderli mostrasti, in Ciel gli apristi”. Altri testi contengono l’elenco preciso e dettagliato dei capi- 20 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 tani cristiani morti, feriti e fatti schiavi, con una “partitione fatta tra li Cristiani, de tutte le spoglie conquistate, & il numero delli morti, & feriti in questa giornata” (I sette canti della guerra de’ turchi contra gl’illustrissimi signori venetiani,[…] composti per M. Lauro Palionio, stampati ad instantia di Selvaggio Spina; l’edizione non è reperibile bibliograficamente e l’unica copia attualmente nota viene conservata presso la Biblioteca di via Senato). Tra i numerosissimi studi su Lepanto, ci limitiamo a segnalare solo quelli che considerano il fenomeno della stampa popolare, come i due fondamentali di Carl Göllner, Turcica. Die europäischen Türkendrucke des XVI. Jahrhunderts (Bucarest e Berlino, 1961, e Bucarest e Baden Baden, 1968) e Dennis E. Rhodes, La battaglia di Lepanto e la stampa popolare a Venezia. Studio bibliografico (Miscellanea Marciana. Metodologia bibliografica e storia del libro. Atti del seminario sul libro antico offerti a Dennis E. Rhodes, a cura di Alessandro Scarsella, vol. 10-11, 1995-1996, p. 9-63), assieme alla più recente monografia di Cecilia Gibellini, L’immagine di Lepanto, La celebrazione della vittoria nella letteratura e nell’arte veneziana (Venezia, Marsilio, 2008). In particolare, Rhodes sottolinea come molte edizioni prive di note editoriali possano essere attribuite a un tipografo esclusivamente sulla base della marca tipografica usata differenziandola da vignetta o altro motivo decorativo. Confrontando le marche usate anche in edizioni non lepantine, il bibliografo inglese riesce infatti a identificare numerosi tipografi o librai. Il fatto Dall’alto: Jacopo Tintoretto (151815949, ritratto di Sebastiano Venier e Diego Velázquez (1599-1660) ritratto di Don Giovanni d’Austria che vi sia ricorrenza di edizioni con lo stesso identico titolo ma ricomposte e con marche tipografiche diverse indica inoltre che in qualche caso vi sia stato uno scambio almeno parziale di materiale, ma non di marche tipografiche. Per quanto riguarda gli autori citati sopra, la maggior parte acquisì notorietà solo grazie alle opere dedicate alla battaglia di Lepanto: come accadde per Antonio Adrario (1530?-1597), Giovanni Battista Amalteo (1525-1573), Andrea Barbante (poeta di Rovigo e censito soltanto per la Canzone in allegrezza della felicissima vittoria ricevuta dall’armata christiana contro l’armata turchesca, Giovanni Francesco Camocio (m. 1575), Giovanni Battista Caro (nipote di Annibale Caro che curò anche qualche edizione del parente noto), Pietro Gherardi (m. 1580, giureconsulto di Borgo San Sepolcro), Celio Magno (1536-1602), Vincenzo Marostica (censito soltanto per l’edizione Venetia trionfante, Venezia, Domenico Farri, 1572), Giovanni Saetti (poeta originario di Sassuolo vicino a Modena e censito soltanto per l’edizione Sogno di Giovanni Saetti da Sassuolo, sopra la vittoria ottenuta da la Santa Lega contra il Turco, Venezia, Giovanni Comenzini, non prima del 1571). Vanno segnalati infine i casi rari ma significativi di poetesse come Ortensia Aliprandi Nuvoloni e Virginia Salvi Martini. Nel momento di una forte crisi della produzione epica, toccò a eventi esterni di grande impatto – e tale la vittoria di Lepanto fu a tutti gli effetti – dare un segnale per un rinnovamento dell’espressione poetica a tutti i livelli. giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 21 Tutti gli scritti del suo archivio /3 PER UNA BIBLIOGRAFIA DI CURZIO MALAPARTE Un aggiornamento necessario tra opere inedite e articoli MATTEO NOJA pprofittando del lavoro di catalogazione con cui stiamo cercando di schedare le opere presenti nell’Archivio Malaparte - oltre a quello che è stato propedeutico alla realizzazione della mostra –, proseguiamo nel nostro intento di realizzare una bibliografia “definitiva” dello scrittore pratese. A Deux chapeaux de paille d’Italie Paris, Les Éditions Denoël, 1948 155 p.; 19 cm; oltre alla tiratura normale, 30 copie num. con cifre arabe e 20 con numeri romani su carta alfa. Parzialmente pubblicato in Italia su “Tempo”, novembre 1947, col titolo Italia senza maschera. La copertina e il frontespizio, oltre a un disegno nel testo, sono di Orfeo Tamburi. [Gambetti Vezzosi, p. 489; Baroncelli n. 26, p. 285-6] Il Battibecco. Inni, satire, epigrammi Roma-Milano, Aria d’Italia, 1949 206 p.; 21 cm; oltre alla tiratura normale, 100 copie su carta colorata firmate dall’autore, di cui 70 copie num. con cifre arabe e 30 con numeri romani. Il libro, rifiutato da Bompiani che ne aveva criticato stile e contenuti, viene pubblicato da Aria d’Italia: contiene alcune satire corrosive sui personaggi politici e intellettuali del momento. [Gambetti Vezzosi, p. 489; Baroncelli n. 27, p. 286] Du côté de chez Proust Impromptu en un acte avec music et chant In “Opéra. Hebodmadaire du théâtre, du cinéma, des lettre set des artes”, Supplement théâtral n. 1, marzo 1949. [Baroncelli n. 28, p. 286] Das Kapital. Pièce en trois actes In “France Illustration”, Supplement littéraire, n. 36, 11 giugno 1949. Le due opere teatrali verranno pubblicate insieme nel 1951, da Denoël in Francia e da Aria d’Italia (in francese) [357 p.; 19 cm; dell’edizione francese, oltre alla tiratura normale, 85 copie num. di cui 10 su carta Pur Fil Johannot, 50 su carta Chiffon d’Annonay e altre 25 su carta Chiffon d’Annonay in numeri romani; per BVS: MALAPARTE IN MOSTRA l’edizione italiana, oltre alla tiratura Prosegue fino al 26 settembre 2010 normale, 100 copie su carta colorata “Malaparte. Arcitaliano nel mondo”, firmate dall’autore, di cui 70 copie num. con cifre arabe e 30 con numeri la mostra che la Biblioteca di via romani]. Senato dedica al talento dello scrittore [Gambetti Vezzosi cita solo l’epratese e, prima ancora, al fascino dizione delle due opere fatta nel ’51 magnetico della sua figura di uomo da Aria d’Italia, p. 490; Baroncelli n. e di intellettuale sui generis. 29, p. 286] Un inedito allestimento svela così alcune carte del suo archivio personale, lettere e documenti che si affiancano a varie edizioni dei suoi libri e a diverse fotografie scattate dallo stesso Curzio. Per informazioni: 02/76215314-323 La Pelle Roma-Milano, Aria d’Italia, 1949 416 p.; 21 cm; oltre alla tiratura normale, 100 copie su carta colorata fir- 22 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 mate dall’autore, di cui 70 copie num. con cifre arabe e 30 con numeri romani. Nel libro si rivive lo stato d’animo di annichilimento, di deprivazione, di “nausea esistenziale” del popolo vinto. La speranza che nell’ultimo capitolo di Kaputt aveva illuminato la pietosa e sofferente città di Napoli, si era drammaticamente spenta, devastando con la sua assenza l’anima della città, corrompendo l’onore e la dignità delle donne, spingendo alla degradazione fanciulli e uomini. Arrigo Cajumi sarcasticamente scrisse: «Prendete quattro o cinque fatterelli veri, e altrettanti inventati, circa l’occupazione anglo franco americana di Napoli. Giuseppe Marotta li cucinerebbe in salsa sentimentale. Curzio Malaparte li frulla col bianco d’uovo surrealista, mette della vaniglia mondana a profusione, abbonda in pepe per l’oscenità obbligatoria, e serve caldo». [Gambetti Vezzosi, p. 489; Baroncelli n. 30, p. 287291] Storia di domani Milano, Aria d’Italia, 1949 179 p.; 20 cm; oltre alla tiratura normale, 100 copie su carta colorata firmate dall’autore, di cui 70 copie num. con cifre arabe e 30 con numeri romani. Romanzo breve di fantapolitica, Storia di domani uscì a puntate sul settimanale “Tempo” diretto da Arturo Tofanelli, nel gennaio 1949. Il racconto suscitò numerose polemiche. Togliatti si indispettì del tono anticomunista della storia e rivelò di avere un documento di 30 pagine col quale Malaparte chiedeva l’iscrizione al PCI già nel 1945. La tessera allora gli fu negata per il veto posto da Mario Alicata. Togliatti, infine, gliela consegnerà nell’aprile del 1957, pochi mesi prima della morte. Nel Diario di uno straniero a Parigi Malaparte scrisse: «Si è lungamente discusso se il marxismo non fosse una forma di cristianesimo. Io penso che il marxismo sia piuttosto una forma della scristianizzazione dell’uomo europeo sotto la spinta di necessità economiche». Bella sovraccoperta a colori di Federico Pallavicini. [Gambetti Vezzosi, p. 489; Baroncelli n. 31, p. 291] [Gambetti Vezzosi cita anche una brossura illustrata dal titolo Il Cristo proibito, opuscolo pubblicitario per il film realizzato da Malaparte nel 1950, illustrato da Rinaldo Geleng e con fotografie di scena; Roma, Minerva Film, 1951] Anche le donne hanno perso la guerra. Commedia in tre atti Bologna, Cappelli, 1954 (Teatro di tutto il mondo, 5) 196 p.; 20 cm; oltre alla tiratura normale, 1100 copie numerate. Discussa commedia che venne rappresentata al Teatro La Fenice l’11 agosto 1954, nel corso del XII Festival internazionale del teatro della Biennale di Venezia. Fu messa in scena dalla Compagnia italiana di prosa Lilla Brignone, Salvo Randone, Gianni Santuccio, Lina Vo- giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 23 longhi. La vicenda riprende alcuni temi di Kaputt e La pelle, ambientandoli però a Vienna nel 1945. [Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 32, pp. 291-2] Si tratta del Memoriale nella stesura del 1944. [Baroncelli lo cita al n. 35, p. 293-4] Due anni di battibecco. 1953-1955 Milano, Garzanti, 1955 (Memorie e documenti), 395 p.; 20 cm Malaparte tornò a fare il giornalista con una rubrica fissa sulla rivista settimanale “Tempo” diretta da Arturo Tofanelli e pubblicata dall’editore Palazzi. La rubrica dal titolo “Battibecco” gli decreterà una popolarità senza precedenti: era dai tempi di D’Annunzio che un letterato non diveniva così famoso tra i lettori. A migliaia gli scriveranno per porgli domande, chiedere favori, amicizia, aiuto. La rubrica infatti avrà poi come sottotitolo “Scrivetemi e avrete giustizia”: per venire incontro a coloro che gli chiedevano un aiuto, Malaparte, grazie all’amicizia con il ministro Tambroni, fece istituire presso il Ministero un ufficio con quattro impiegati per il disbrigo delle pratiche più urgenti. L’anno dopo il libro fu ristampato da Aria d’Italia. Nel 1967, contemporaneamente, Vallecchi e Aldo Palazzi Editore raccoglieranno tutti gli interventi della rubrica in un volume dallo stesso titolo, Battibecco 19531957 [644 p.; 22 cm] [Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 33, p. 292] Io in Russia e in Cina Firenze, Vallecchi, 1958 XXXII, 350 p.; 19 cm A cura di Giancarlo Vigorelli. [Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 36, p. 294] Maledetti toscani Firenze, Vallecchi, 1956 261 p.; 19 cm Si tratta di una nuova versione del vecchio Viaggio in inferno che, già pronto nel 1943 Vallecchi aveva deciso di non pubblicare. Nel libro, che, ultimo pubblicato in vita, fu un gran successo in Italia, Malaparte scrisse: «[Noi toscani] quando si tratta d’esser migliori o peggiori degli altri, ci basta di non essere come gli altri, ben sapendo quanto sia cosa facile, e senza gloria, esser migliore o peggiore di un altro». [Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 34, p. 292-3] Autobiografia In “Rinascita”, n. 7-8 e 9 XIV (1957), VOLUMI POSTUMI Mamma marcia Firenze, Vallecchi, 1959 331 p.; 19 cm A cura di Enrico Falqui. [Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 37, p. 2945] L’inglese in paradiso Firenze, Vallecchi, 1960 365 p.; 19 cm A cura di Enrico Falqui. [Gambetti Vezzosi, p. 490; Baroncelli n. 38, p. 295] Benedetti italiani Firenze, Vallecchi, 1961 290 p.; 19 cm A cura di Enrico Falqui. [Gambetti Vezzosi, p. 490-1; Baroncelli n. 39, p. 295-6] Il grande imbecille In Don Camaleo e altri scritti satirici Firenze, Vallecchi, 1963 pp. 533-581 [Baroncelli n. 40, p. 296] Viaggio fra i terremoti Firenze, Vallecchi, 1963 410 p.; 19 cm A cura di Enrico Falqui. [Gambetti Vezzosi, p. 491; Baroncelli n. 41, p. 296] Diario di uno straniero a Parigi Firenze, Vallecchi, 1966 315 p.; 19 cm 24 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 Febo cane metafisico Pistoia, Via del vento, 1998 (Ocra gialla, a cura di Fabrizio Zollo, n. 15), 32 p.; 17 cm A cura di Luigi Martellini. [Gambetti Vezzosi, p. 491-2] Muss. Il grande imbecille Milano-Trento, Luni, 1999 (Biblioteca di Storia Contemporanea, n. 8), 140 p.; 21 cm Prefazione di Francesco Perfetti; nota al testo di Giuseppe Pardini. [Gambetti Vezzosi 2007, p. 492] A cura di Enrico Falqui. [Gambetti Vezzosi, p. 491; Baroncelli n. 42, p. 296] Il dorato sole dell’inferno etrusco e altre prose Firenze, Franco Cesati editore, 1985 (Biblioteca dell’Orsa Minore, a cura di Franco Capelvenere; 2), 99 p.; 19 cm Introduzione di Luigi Testaferrata. [Gambetti Vezzosi, p. 491; Baroncelli n. 43, p. 296] Malaparte e il Corriere Milano, Corriere della sera, 1986 (1876-1986. Dieci anni e un secolo), 66 p.; 28 cm A cura di Matteo Collura; presentazione di Arturo Tofanelli. [Gambetti Vezzosi, p. 491] Il meglio dei racconti di Curzio Malaparte Milano, A. Mondadori, 1991 (Oscar narrativa, 1157), 309 p.; 19 cm A cura di Luigi Martellini. [Baroncelli n. 45, p. 296-7] Battibecchi Firenze, Shakespeare and Company Florentia, 1993, 380 p.; 21 cm A cura di Enrico Nassi. [Gambetti Vezzosi, p. 491] Lotta con l’angelo Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1997 (Pubblicazioni dell’Istituto per gli Studi di Letteratura Contemporanea. Inediti, n.10), 200 p. più 8 c. di tav.; 21 cm. Soggetto cinematografico rimasto incompiuto; a cura di Luigi Martellini [Gambetti Vezzosi, p. 491] Viaggio in Etiopia e altri scritti africani Firenze, Vallecchi, [2006] (Off the Road) 198 p.; 16 cm A cura di Enzo R. Laforgia Il compagno di viaggio Milano, Excelsior 1881, 2007 (Inediti & Ritrovati, 4) 98 p.; 19 cm Soggetto cinematografico inedito del 1956, già pubblicato parzialmente in “Prospettive Libri”, n. 10, ottobre 1981 [Baroncelli lo cita in questa versione al n. 43, p. 296] Coppi e Bartali Milano, Adelphi, 2009 (Biblioteca minima, 35) 56 p.; 17 cm Con una nota di Gianni Mura. L’unico titolo, citato solo nel Gambetti Vezzosi [p. 488], che non abbiamo inserito perché non riteniamo sia dello scrittore pratese è: Vita di Pizzo-di-Ferro detto Italo Balbo. Seguono le relazioni sulla Gesta atlantica (Roma, Libreria del Littorio, 1931, 152 p., più [3] c. per le tavv.; 22 cm). Attribuito originariamente a Malaparte e a Enrico Falqui, si è ora propensi ad attribuirlo o al solo Falqui, o a questi con la collaborazione di Elio Vittorini; ultimamente alcune voci indicano Vitaliano Brancati come autore solitario. L’opera è stata avvicinata a Malaparte per la feroce critica satirica che viene fatta all’amico (o ex), celebre trasvolatore oceanico, Italo Balbo. Questa e altre colpe Malaparte sconterà con il confino a Lipari. Il quadrumviro, da parte sua, “pagherà” fama e popolarità di cui godeva in quel momento, tali da offuscare quelle di Mussolini, con il governatorato della Libia. Morirà nel cielo di Tobruk vittima del fuoco “amico” di un sommergibile italiano. giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 25 inSEDICESIMO IL TEATRO DI VERDURA, DAVIDE RONDONI, I CATALOGHI, L’INTERVISTA D’AUTORE, LE RECENSIONI, LE ASTE E LE MOSTRE UN’ESTATE AL TEATRO DI VERDURA “Libri in scena” e serate dedicate alla poesia, ma anche arte, musica e serate per ragazzi di sonia corain l Teatro di Verdura, giunto quest’anno alla tredicesima stagione, ha alzato come di consueto il sipario agli inizi di giugno e prosegue con due/tre appuntamenti settimanali per tutti i mesi estivi, fino alla fine di settembre. Il cartellone, anche per questa estate 2010, è ricco di appuntamenti per tutti i gusti, accomunati come sempre dall’amore per il “libro”. I Ad aprire la Stagione è stata una grandissima signora del teatro italiano: Valentina Cortese, con la lettura del carteggio tra la Divina Eleonora Duse, Arrigo Boito e Gabriele D’Annunzio. Numerosi i Libri in scena, come recita il sottotitolo della Rassegna: si va dalla grande letteratura italiana con una serata di Alessio Boni e Marcello Prayer dedicata a Cesare Pavese, a quella straniera, con una rivisitazione di Amleto, Il Principe, di una giovane compagnia di Palermo; da una serata su Chekov al Don Chisciotte tra sogno e realtà, nuova avventura teatrale presentata in anteprima da Corrado d’Elia. Ampio spazio viene poi dato alla letteratura contemporanea con una serata di Stas’ Gawronski sull’opera di Vasilj Grossman e un omaggio a Salinger, il controverso quanto celebre autore del Giovane Holden, a pochi mesi dalla sua scomparsa. Oltre alla prosa, numerose serate sono dedicate alla poesia: un appuntamento con la lirica italiana presentato da Davide Rondoni, Sotto: alcune immagini dello spettacolo Alice nel Paese delle Meraviglie, con la Compagnia Puntozero e i ragazzi del Carcere Beccaria di Milano, andato in scena venerdì 11 giugno (fotografie Fabio Schiano) 26 la Luna come fonte di ispirazione musicale e poetica con Alessandro Quasimodo e Mario Cei, Poesia al fuoco della controversia, un incontroconversazione con Elio Giunta, e ancora la poesia come viaggio incantato con Giuseppe Cederna. Quest’anno il Teatro di Verdura propone anche serate dedicate all’arte: una conferenza della professoressa Alberta Gnugnoli in collaborazione con il Mart di Rovereto, in concomitanza con la grande mostra sull’Arte Americana degli anni 18501960 con i capolavori della Philips Collection di Washington; un omaggio a Modigliani con Davide Rondoni e Beatrice Buscaroli e una serata con Philippe Daverio. Non mancherà, poi, la musica: Sopra: Ble Blem, fiu fiu, dum dum!, con l’Orchestra Maniscalchi, Gianluca De Martini e le Sorelle Marinetti, andata in scena con grandissimo successo il 24 giugno (fotografia Fabio Schiano) A destra: Valentina Cortese durante lo spettacolo Dolce creatura crudele, andato in scena il 9 giugno la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 un appuntamento con il sound raffinato del “gentilhomme italien” Roberto Sironi, e una frizzante serata di jazz Anni Trenta con le Sorelle Marinetti e l’Orchestra Maniscalchi. Come ormai consuetudine, una mini-rassegna viene dedicata anche alle famiglie e ai ragazzi, al termine dell’anno scolastico e all’inizio di quello nuovo: vengono proposti come sempre i testi letterari che i ragazzi affrontano sui libri di testo e nelle antologie, così che “vivendoli” possano apprezzarli nel loro reale valore letterario. Si va dai Promessi Sposi raccontati in un’ora da Teatro Invito, all’intenso percorso sulla Divina Commedia di Lucilla Giagnoni, Vergine Madre, e dal Barbiere di Siviglia in musica e parole per i più piccoli, all’Alice nel Paese delle Meraviglie dei ragazzi del Carcere Beccaria di Milano con l’Associazione PuntoZero e alla protagonista anoressica di Quasi perfetta di Quelli di Grock, che tornano quest’anno per parlare ancora a ragazzi e adulti di tematiche sempre più attuali e stringenti. Novità della Stagione, l’orario di messa in scena di alcuni degli appuntamenti per i ragazzi: a settembre, infatti, verranno proposte alcune matinée, così da consentire oltre alle famiglie anche alle scuole di partecipare alle rappresentazioni teatrali. Volendo dare un’unità alle molteplici offerte culturali che la Biblioteca di via Senato propone, alcune serate del Teatro di Verdura sono inoltre legate alle mostre in corso: Amado mio presentato da Glossateatro e Petrolio, uno studio di Enrico Zaccheo sull’ultimo incompiuto e controverso libro di Pier Paolo Pasolini; la proiezione di due film di Malaparte, La Pelle e Il Cristo Proibito, e il suo unico lavoro teatrale, Anche le donne hanno perso la guerra. Dopo il grande seguito suscitato l’anno scorso, e mantenendo fede all’attenzione suscitata dalla pubblicazione su questo nostro bollettino, due serate con Antonio Zanoletti saranno infine l’occasione per proporre altre pagine inedite dei Diari di Mussolini. Una Stagione ricca di proposte culturali per chi della cultura, anche d’estate, non può proprio fare a meno. giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 27 RONDONI PRESENTA SE STESSO E LE SUE SERATE DI ARTE E POESIA La parola a un amico del Teatro di Verdura di davide rondoni L’OMAGGIO A MODIGLIANI E QUELLO ALLA LIRICA ITALIANA, VERA METAFORA DELLA NOSTRA PATRIA Italia è una poesia. Lo è nella sua storia, poiché dai poeti è venuto innanzitutto il sogno dell’Italia e la sua lingua. Sogno parlante, creante e dunque non sogno chimera. Ma è come se l’Italia, appunto, fosse da ascoltare sempre per essere compresa e ricompresa, nella lingua segreta che rilascia dai suoi poeti, dalle sue opere d’arte, dai suoi monumenti. Così come la serata dedicata a Modigliani (svoltasi mercoledì 16 giugno) è stata l’omaggio a un autore grandissimo, memore della scultura romana cercata nuovamente nella grande Parigi di inizio secolo attraversata da tutte L’ © Giulia Cotti le suggestioni dell’esotico e dell’erotico, la serata di poesia per l’Italia (in cartellone per giovedì 15 luglio) sarà l’antiretorica dell’amore appassionato per luoghi e scorci inimitabili da parte di voci della poesia del Novecento e recente e, da ultimo, la mia. Modigliani portava sempre con sé una edizione della Commedia di Dante e ne sapeva interi canti a memoria. Questo agiva nel suo cercare l’immagine invisibile, come tratto dalla indicazione dell’arte italiana e dalla voce del poeta che ha parlato dell’indicibile. L’Italia, ha detto Mario Luzi in un suo intervento, è sempre una aspirazione. Quando cessa di esserlo e viene ridotta a retorica del già saputo, del già combinato, del già conosciuto, si riduce ad arnese e a pura parola per contese politiche e faziose. L’aspirazione non è una astrazione. È invece la cosa più reale, perché trae le energie migliori per realizzare opere e progetti. E senza aspirazione un Paese, come ogni singolo uomo, diviene fiacca ripetizione di se stesso, fino alla noia. Non stupisca dunque se, quasi in un impeto visionario e febbrile, due intellettuali come Cardarelli (poeta) e Longanesi tenevano una rubrica sulla rivista “L’Italiano” in cui – con citazioni ed esempi - speravano che l’Italia autonoma per cultura da ogni tutela straniera vaghegiata da Leopardi divenisse il faro per orientare la politica italiana di quei duri e contrastati decenni tra le due Guerre. La serie di poesie che presento, con una ouverture straniera in un magnifico testo di Ezra Pound dedicato a Venezia, è un esempio breve ma significativo di parole che hanno reso omaggio all’aspirazione Italia rendendo omaggio alle sue caratteristiche di bellezza, di dramma, di grazia oltraggiata, di incanto. «Italia sempre ferita e che non muore», ebbe a scrivere F.T. Marinetti nelle sue ultime pagine. La parola dei poeti eredi estremi della poesia e della lingua che ha fondato la letteratura mondiale con quella doppia straordinaria fornace costituita da Dante e Petrarca ha ancora cercato parole per dire questa aspirazione. E continuano a cercarle i poeti di oggi, numerosi e viventi in questa terra che stupisce e fa disperare e rilancia. Da Bertolucci a Pasolini, da Ungaretti a Quasimodo, da Saba a Sereni, da Rebora a Campana, nella felice e irriducibile varietà di stili e accenti, la poesia diviene uno dei modi più profondi e antiretorici per accostarci al segreto di tale aspirazione. 28 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 IL CATALOGO DEGLI ANTICHI Libri da leggere per comprare libri di annette popel pozzo NEL TEMPIO DELLA SCIENZA, CIÒ CHE FU DI WALTER PAGEL Roger Gaskell Rare Books Catalogue 42: Books from the Library of Walter Pagel (1896-1983) – Part II Roger Gaskell, libraio antiquario inglese specializzato in libri di scienza, medicina e tecnologia, ha presentato puntualmente per la mostra di Olympia a Londra in giugno il secondo e ultimo catalogo dedicato alla biblioteca di Walter Pagel, che comprende libri stampati dal 1600 in poi. Una prima parte con libri stampati dal 1483 al 1600 fu presentata l’anno scorso. Storico della medicina, Walter Pagel fu studioso internazionalmente riconosciuto di Paracelsus (1493-1541), William Harvey (1578-1667) e Jean Baptiste van Helmont (1577-1644). Si trovano infatti varie edizioni e traduzioni dell’opera principale Exercitatio anatomica De motu cordis et sanguinis in animalibus di Harvey nel presente catalogo (edizioni stampate a Padova, Sardi e Rizzardi, 1643, £6.000; Rotterdam, Arnout Leers, 1648, £4.000; Londra, R. Danielis, 1660, venduto; Londra, Lowndes e Gilliflower, 1673, £4.000). La scoperta sulla circolazione sanguigna, pubblicata in prima rarissima edizione nel 1628, viene considerata un pilastro della storia di medicina. Il fatto della presenza delle numerose edizioni nella biblioteca di Pagel riflette lo studio scientifico dello storico. Da indicare è anche l’unico testo di Tommaso Campanella (15681639) dedicato esclusivamente alla medicina. La prima edizione di Medicinalium, stampata a Lione presso Caffin e Plaignard nel 1635 si trova nel catalogo per £2.000. In vendita da Gaskell anche la seconda edizione aumentata di Giovanni Keplero (1571-1630), Prodromus dissertationum cosmographicarum, continens Mysterium Cosmographicum (Francoforte, Kempffer e Tampach, 1621, £35.000). L’Autore espone nell’opera i suoi primi risultati sullo studio del Sistema solare. Un’opera curiosa e difficile da reperirsi sul mercato è l’Amphitheatrum sapientiae aeternae (Hanau, Wilhelm Antonius, 1609 nel colophon e 1602 sul frontespizio inciso, venduto) di Heinrich Khunrath (1560-1605). Si tratta dell’edizione definitiva di una delle più straordinarie opere dell’intera letteratura cabalisticoalchemica, considerata rara, ammettendo come autentiche, ancorché, parziali, quella di Amburgo 1595 e quella, dubbia, del 1602. Il curioso e occulto testo prende spunto dal commento esoterico ad alcuni versetti biblici tratti dai Proverbi di Salomone e dalla Sapienza. Umberto Eco, con riferimento alle tavole, indica che «le rettangolari rappresentano paesaggi surreali, itinerari iniziatici, e culminano nell’accesso alla Porta Amphitheatri, una sorta di ascesa dantesca verso un varco magico che, come vedremo, ricorda a molti la tomba di Christian Rosencreutz» (Lo strano caso della Hanau 1609). Roger Gaskell Rare Books 17 Ramsey Road, Warboys – Cambridgeshire PE28 2RW, UK www.RogerGaskell.com giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano IL CATALOGO DEI MODERNI Libri da leggere per comprare libri di matteo noja CAPOLAVORI ILLUSTRATI E SUCCULENTE OCCASIONI Libreria Antiquaria Grimaldi Libri rari e pregiati Catalogo con 120 illustrazioni (maggio-settembre 2010) Spigolando nel catalogo della Libreria Grimaldi, senza rimanere abbagliati dai meravigliosi libri illustrati come Campi Phlegræi di William Hamilton [1776-1779], o Italian Scenery [1823], o di De Jorio La mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano [1832], si possono trovare alcune cose minori di grande sapore. Vorrei iniziare con un libro “succulento”, quello di Ippolito Cavalcanti Cucina teorico-pratica [settima edizione, 1852, €750,00 e nona edizione, 1865, €520,00]. Ippolito, duca di Buonvicino, discendeva direttamente dal celebre Guido Cavalcanti, sodale di Dante e poeta del dolce stilnovo; nella sua opera seppe, con stile semplice e immediato, raccontare la cucina napoletana. La prima edizione della sua opera fu stampata nel 1837 ed ebbe immediatamente grande successo, anche perché redatta parte in italiano, sezione dedicata ai nobili e ai ricchi borghesi, e parte in napoletano, sezione destinata al popolo e alla bassa borghesia che usava il dialetto come linguaggio quotidiano. Le edizioni migliori saranno quelle successive alla seconda. Tra i piatti più suggestivi il sartù di riso e il celebre ragù alla napoletana. Cavalcanti insegnò tra i primi a condire la pasta con il pomodoro, pasta che fino ad allora vedeva come condimento principe il formaggio, e per primo inserì in un menù destinato alle feste la pizza con il pomodoro. Altro libro da segnalare è una pregiata edizione del romanzo di Theophile Gautier [1811-1872] Jettatura [Paris, A. Romagnol (Collection des Dix) con i disegni e le incisioni a colori di François Courboin; €1.100], con una “magnifica legatura in pieno marocchino color carota, firmata da Max Fonseque, ai piatti intarsi policromi in pelle con figurazioni allusive” al romanzo. Gautier in poche pagine riesce a evocare un’atmosfera caratteristica della Napoli dell’Ottocento [non molto dissimile da quella di oggi], intessuta di credenze e superstizioni che a volte condizionavano le frequentazioni, le amicizie e gli amori tra le persone. Si potrebbero segnalare anche alcune edizioni di Croce, di Gino Doria, del televisivo Alessandro Cutolo, o un dizionario siciliano-italiano di Luigi Mortillaro. Finiamo invece con due libri non rarissimi, ma neppure comunissimi, di Luigi Rasi, Il libro dei monologhi unito a Il secondo libro dei monologhi [Milano, Hoepli, 1888 e 1893, entrambi in prima edizione; €160,00]. Luigi Rasi, [18521918] fu attore, insegnante di recitazione, autore drammatico e storico del teatro italiano; nato a Ravenna, si affermò ancora giovane con varie compagnie drammatiche. Traduttore di Catullo, divenne noto proprio per questi 29 Monologhi che incontrarono grande successo. A Firenze, dove insegnò nella Scuola di recitazione fino a diventarne direttore, fondò una Biblioteca e un Museo del teatro. Alla sua morte la raccolta, offerta invano al Ministero della Pubblica Istruzione, venne acquistata dalla Società degli Autori ed Editori. Quando la Società si trasferì da Milano a Roma, ottenne dal Comune di Roma il Palazzetto del Burcardo per ospitare la raccolta Rasi che divenne quindi il primo nucleo della Biblioteca del Burcardo, inaugurata nel 1932. L’opera maggiore del Rasi rimane I comici italiani, un dizionario biografico degli attori italiani dal Rinascimento in poi edito dai Fratelli Bocca, a dispense, a partire dal 1895. Libreria Antiquaria Grimaldi Riviera di Chiaja, 215 – 80121 Napoli Tel. 081.406021 – Fax 081.421610 www.grimaldilibri.com UNA CHICCA DEDICATA AGLI SCATTI DI SIGMAR POLKE ART BASE (books & research) Sigmar Polke Ci giunge per mail l’offerta del libraio tedesco Peter Below. La segnaliamo perché riguarda un artista deceduto proprio in questi giorni: Sigmar Polke. Si tratta di un portfolio di 14 fotografie riprodotte litograficamente dal titolo Hoehere Wesen befehlen (Higher Beings Command) stampato da Edition René Block, Berlin, 1968 [prezzo a richiesta]. L’artista, uno dei maggiori esponenti della Pop art europea è morto il 10 giugno scorso. ART BASE (books & research) Gabelsbergerstr. 15, 97318 Kitzingen (D) tel. +49(0)9321/26 88 55 www.artbase-books.de L’impegno di Med 6.000 spot gr iaset per il sociale atuiti all’anno 6.000 i passaggi tv che Mediaset, in collaborazione con Publitalia’80, dedica ogni anno a campagne di carattere sociale. Gli spot sono assegnati gratuitamente ad associazioni ed enti no profit che necessitano di visibilità per le proprie attività. 250 i soggetti interessati nel 2008 da questa iniziativa. Inoltre la Direzione Creativa Mediaset produce ogni anno, utilizzando le proprie risorse, campagne per sensibilizzare l'opinione pubblica su temi di carattere civile e sociale. 3 società - RTI SpA, Mondadori SpA e Medusa SpA costituite nella Onlus Mediafriends per svolgere attività di ideazione, realizzazione e promozione di eventi per la raccolta fondi da destinare a progetti di interesse collettivo. 32 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 L’intervista d’autore LA LIBRERIA FUTURISTA DI PABLO ECHAURREN È PROPRIO ROCK di luigi mascheroni a perdizione? È una rara edizione, risponde per le rime Pablo Echaurren, bibliomane, bibliomaniaco, anzi bibliofago come confessa, dall’alto della sua vertiginosa e invidiatissima futur-biblioteca, nelle sue recenti memorie libresche: “Nel Paese dei bibliofagi. Giornale di bordo di un collezionista futurista” (Biblohaus). Pittore e disegnatore in primis, e poi autore di fumetti, romanziere, illustratore, persino gastronomo, Echaurren, figlio d’arte (del surrealista cileno Sebastian Matta), ha esposto le sue opere in mostre e esposizioni di mezzo mondo, da Parigi a New York. E l’altro mezzo l’ha battuto - almeno attraverso i cataloghi librari - alla disperata ricerca di “pezzi” - libri, manifesti e documenti vari - dispersi del movimento di Marinetti&compagni. Dalla metà degli anni Settanta, quando iniziò l’ossessione, vive una dispendiosa esistenza di collezionista «condannato a completare l’album della propria alienazione». Ma intanto è diventato il (gelosissimo) possessore della più importante raccolta futurista privata esistente. Un pezzo glorioso di cultura del Novecento che non solo ha maniacalmente ordinato sugli scaffali della propria casa romana. Ma che ha studiato a lungo e a fondo, con l’aiuto della moglie, Claudia Salaris, grande storica del movimento futurista. L o Depero stampate – chessò? – in spagnolo o tedesco. La sua biblioteca futurista ormai è una sorta di mito bibliofilo. Ma cosa c’è dentro esattamente? Quanti “pezzi”, e quali? Con precisione, non so. Certo non è completa: come la maggior parte delle collezioni ha delle lacune, che riscontro confrontandola con quelle dei miei nemici collezionisti… Diciamo che i libri sono oltre il migliaio. Poi c’è una sezione di manifesti, volantini, giornali e riviste, cose ancora più difficili da trovare, perché materiale che a differenza dei libri si tende a buttare. Solo le riviste sono circa 150, e poi cartoline, lettere, programmi di serate, fogli volanti e anche alcuni manoscritti. Tutto rigorosamente futurista. Colleziono solo libri dei futuristi italiani, nelle prime edizioni, o libri che parlano del futurismo italiano. Ciò significa anche saggi russi o giapponesi sul futurismo, oppure le opere di Marinetti Quando ha iniziato? Nel 1977. All’epoca il futurismo era relegato all’inferno: qualcosa di fascista e trombonesco, al limite folcloristico. Qualcosa di cui vergognarsi, sopratutto per uno di sinistra come me. All’epoca ondeggiavo tra Lotta continua e gli Indiani metropolitani. Realizzavo giornali e fanzine e lo facevo “giocando” con disegni e illustrazioni che occhieggiavano al dada e al surrealismo. I miei amici, tutti “compagni”, mi accusavano di marinettismo: «Tu pensi che quello che stai facendo sia di sinistra - mi dicevano – invece è cripto-fascismo». E allora volli capire cosa fosse davvero il futurismo. Ne parlai con il mio amico Renato Palazzi, che mi rassicurò sul fatto che Marinetti non fosse del tutto cretino. «Vieni – mi disse – andiamo a cercare dei libri futuristi. Vedrai che troveremo anche qualcosa di buono». Aveva ragione. Il suo primo pezzo? È una storia curiosa. A quei tempi, con il mio lavoro di pittore non disponevo di grandi cifre da spendere. Anche se le “cose” futuriste non costavano ancora care, per me lo erano, eccome. Un giorno mi imbattei nel volantino del “Manifesto dei pittori futuristi” del 1910. Solo che in calce al testo le firme non erano quelle canoniche, riportate da tutti i manuali giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano di storia, e cioè Russolo, Carrà, Boccioni, Severini e Balla. Al posto degli ultimi due c’erano Romolo Romani e Aroldo Bonzagni. Il venditore voleva 20mila lire, una cifra forte per l’epoca. Io presi tempo, preferivo controllare, non mi fidavo. Poi scoprii la verità: si trattava della prima rarissima stesura del “Manifesto”, con le firme dei firmatari originali: pochi mesi dopo ci fu la defezione di Romani e Bonzagni, sostituiti da Severini e Balla. Cosa di cui i critici dell’arte erano a conoscenza, ma di cui non si aveva la prova cartacea. Quello fu il mio primo acquisto. Il libro più prezioso? Premesso che nel caso del collezionismo librario la rarità non sempre coincide con la preziosità, posso dire di possedere alcuni pezzi unici di cui sono molto orgoglioso. Tra questi, il libretto anonimo stampato dall’Istituto di cultura proletaria a Torino, nel 1922, intitolato “Dinamite. Poesie Proletarie. Rosso + Nero”. Una raccolta di versi di tre futuristi-proletari, che non si firmano, “pro vittime politiche”. Quando il libretto fu pubblicato, prima ancora che fosse distribuito, fu stroncato dalla rivista “Comunista”, organo ufficiale del partito: era impossibile e vergognoso che un “compagno” potesse pubblicare cose futuriste, cioè fasciste. Quindi fu distrutto. La mia, quando la trovai, era una copia unica. E qual è il pezzo a cui dà maggiormente la caccia? Non lo dovrei dire, altrimenti il libraio che ce l’ha me lo fa pagare caro. Comunque mi piacerebbe mettere le mani sul libretto di Armando Cavalli, un poeta faentino, “Il giallo e l’Azzurro”, stampato a Faenza dalla Tipografia Novelli e Castellani nel 1915. E peraltro uno dei primissimi libri di cui si è occupata da studiosa mia moglie, che l’ha fatto ristampare in fotocopia dall’originale di un amico. Oltre all’universo futurista, cosa c’è nella sua biblioteca? Cataloghi di chitarre elettriche, in tutte le lingue. Sono più rari dei libri futuristi, mi creda. E ho anche una corposa sezione dedicata alla controcultura in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta. Io allora realizzavo fanzine, riviste e libri della contestazione, dai beat agli Indiani metropolitani. Non mi interessa l’aspetto politico-ideologico di quel periodo, ma quello creativo: le riviste, i poster, le copertine dei dischi e dei libri… A proposito, fu lei a disegnare quella di “Porci con le ali”.. Sì, ma quel libro non c’entra niente con la controcultura. E non sono mai andato fiero di quel mio lavoro. 33 Consideravo il libro una cosa triste. Un voyeurismo per adulti: si vendeva ai grandi la possibilità di spiare dal buco della serratura il mondo del sesso dei ragazzi… Disegnai la copertina senza neppure leggere il libro. Il cui fantasma mi ha inseguito fino a oggi… Cos’è la bibliomania? Da una parte una malattia, dall’altra un tentativo di salvare brandelli di storia, quindi un atto eroico, perché ne va delle proprie finanze, e lodevole, perché si fa del bene al sapere. E che non sia una cosa del tutto disdicevole, lo prova il fatto che l’istinto a collezionare risale all’uomo preistorico il quale raccoglieva conchiglie e sassolini colorati, li teneva con sé e se li portava nella sua grotta, magari anche a centinai di chilometri di distanza dal luogo in cui li aveva trovati. Perché lo faceva? Risposta: perché gli piacevano. Tutto qui. A sinistra: Pablo Echaurren al Vittoriale di Gabriele d'Annunzio, accanto alla tomba del futuraviatore Guido Keller (foto Claudia Salaris); sotto con Claudia Salaris (foto Antonella Di Girolamo) 34 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 PAGINE CHE PARLANO DI LIBRI Gli esordi del mitico Giangiacomo, i librai indipendenti che resistono a Milano e ancora di matteo noja e matteo tosi FELTRINELLI, I PRIMI 10 ANNI TRA NECESSITÀ E STRATEGIA «Poiché la micidiale proliferazione della carta stampata rischia di togliere alla funzione di editore qualsiasi senso e destinazione ritengo che l’unico modo per ripristinare questa funzione sia una cosa che, contro la moda, non edito a chiamare “moralità”: esistono libri necessari, esistono pubblicazioni necessarie» [riportato da Carlo Feltrinelli in Senior Service, Milano, Feltrinelli, 1999]. Quando Giangiacomo Feltrinelli nel 1954 fonda la casa editrice che porta il suo nome ha già avuto diverse e notevoli esperienze lavorative, non solo in campo editoriale. Erede di una solida fortuna industriale, dieci anni prima, all’indomani della fine della Guerra, si era occupato della riorganizzazione delle aziende famigliari, occupandosi di tutti gli aspetti manageriali e amministrativi. La militanza nel PCI, poi abbandonato, lo aveva portato a ricoprire incarichi culturali non solo come finanziatore. Gli fu affidata la gestione della Cooperativa del Libro Popolare e della collana Universale Economica del Canguro [i cui titoli diventeranno poi l’ossatura della sua prima collana economica]. Nel 1950 aveva fondato la Biblioteca Feltrinelli, che nel corso del tempo diventerà istituto e poi fondazione. Oltre alle esperienze maturate, saranno la sua connaturata vivacità e la sua innata curiosità a fargli cogliere nell’Italia di quegli anni quei mutamenti che si riveleranno decisivi per la storia della nazione. Il volume di Roberta Cesana, dottore di ricerca in Scienze bibliografiche, esperta nella storia dell’editoria italiana del Novecento, ripercorre gli esordi della casa editrice Feltrinelli - dalla formazione del suo fondatore alla costituzione di una redazione di “intellettuali-editori” di grande livello [Gian Piero Brega, Luciano Bianciardi, Fabrizio Onofri, Marcello Venturi, Valerio Riva, Giorgio Bassani, Nanni Balestrini], che sarà una delle ragioni del successo immediato del marchio -, indagando il peso e il valore delle collane letterarie all’interno del catalogo nei primi dieci anni di attività. Tredici collane di letteratura contro ventidue di saggistica, sette di edizioni scientifiche, due collane economiche e quattro dedicate al mendo dell’arte, sono indice della vera natura della casa editrice che attraverso queste numerose collane di saggistica voleva divulgare alcune ben precise e schierate idee. Eppure, prescindendo dai due best seller mondiali della casa [Il Dottor Zivago, 1957, e Il Gattopardo, 1958] che pur contribuirono in maniera decisiva all’affermarsi del nome Feltrinelli, le collane letterarie permisero di avvicinare un pubblico eterogeneo che la saggistica da sola non avrebbe mai avvicinato. Feltrinelli stesso era convinto che la letteratura definita d’evasione o di consumo non rappresentasse solo un metodo di evasione, ma che fosse essa stessa una “necessità”. Questo atteggiamento fino ad allora impensato, gli permise in poco tempo di conquistare una solida reputazione di editore. Attraverso lo studio della Cesana, non solo è possibile ricostruire la storia di ogni libro di letteratura uscito per Feltrinelli, ma anche vedere evidenziato il percorso dei vari autori presentati, sia italiani sia stranieri, la loro promozione all’interno delle varie collane, il loro crescere di importanza. Arricchito da un denso apparato di note e dalle citazioni di recensioni, di azioni e promozioni editoriali, il volume si presenta come un punto di riferimento imprescindibile per chi voglia approfondire la storia della casa editrice Feltrinelli, ma anche per capire quella giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano di tutta l’editoria italiana della “ripresa”, nel decennio 1954-64. Importante il capitolo dedicato all’attività editoriale di Giorgio Bassani. L’attività culturale di Giangiacomo Feltrinelli nacque per un insieme di bisogno e di desiderio, come lui stesso ammise, dal desiderio e dal bisogno di restituire una “moralità” all’editoria, di proporre “libri necessari”. Quanto siano necessari i libri per la formazione di una personalità individuale come collettiva, e che questa loro necessità aumenti proprio nei momenti di crisi, di trasformazione radicale della società, è stato sottolineato egregiamente da così tanti intellettuali che ci pare inutile ribadirlo. Ci limitiamo a sussurrarlo, affinché, magari, altri intellettuali, con idee nuove, diverse a quelle tragicamente datate di Feltrinelli, se ne ricordino. Roberta Cesana, “Libri necessari. Le collezioni letterarie Feltrinelli” (1955-1965), Milano, Edizioni Unicopli, 2010; pp.584., €20,00 35 LE PUBBLICHE RELAZIONI IN STILE ROLLING STONES Non è un saggio né un romanzo l’ultimo libro di Enrico Accettola, ma un vero e proprio glossario di comunicazione integrata, Vi mostriamo la lingua (Lupetti editore, Milano 2010, pp. 168, €13,00). La raccolta “ragionata” dei 735 termini più in voga nel variegato mondo della comunicazione: advertising, marketing, web & multimedia, relazioni pubbliche. Un dizionario, dicevamo, e non un saggio, anche se l’assioma di partenza di questa ricerca è tutt’altro che meramente utilitaristica, prendendo le mosse dalla consapevolezza che comunicare significhi sopratturro “mettere in comune qualcosa con qualcuno”. Gergo specifico, definizioni analitiche, citazioni e curiosità, il tutto accompagnato da un ottimo “pay off” esplicativo e perfettamente sintetizzato nello spirito da un acuto pensiero di Vecchiato: «La grande rivoluzione dell’ascolto ha portato i destinatari al centro dei processi comunicativi e relazionali. Nel passaggio dal monologo al dialogo, le relazioni pubbliche hanno quindi assunto la funzione di aiutare le organizzazioni a governare le relazioni con i propri pubblici. Attorno alla professione c’è però ancora tanta confusione, alimentata dall’errata convinzione che comunicare significhi solamente trasferire messaggi unidirezionali e persuasivi». Enrico Accettola, “Vi mostriamo la lingua”, Lupetti Editore, Milano 2010; pp.168., €13,00 PER SCOPRIRE I LUOGHI, LE OCCASIONI E LE PERSONE CHE FANNO E HANNO FATTO DI MILANO UNA “CITTÀ DI LIBRI” L’ULTIMO EROE DI DAN FANTE È UNO SCRITTORE COME JOHN i intitolava “Librerie luoghi della mente, itinerari della psiche” la serata in cui Anna Albano - insieme Il padre, John, ha costruito la propria fama di narratore romanzando la propria vicenda di scrittore alle prese con le difficoltà del mestiere e con la ricerca di editori, e anche lui, Dan Fante, sembra volersi accostare al tema. Bruno Dante, infatti, protagonista del suo ultimo romanzo, è un altro grafomane fiaccato dall’alcool e dai vizi, che si riscatta con un servizio di limousine per vip veri o presunti, ma sempre e comunque viziosi e umanamente aberranti. S a Giulia Daniela Ferri, Massimo Roccaforte ed Emanuela Di Lallo ha presentato il proprio “Milano città di libri” (NdA Press, Cerasolo Ausa di Coriano 2010, pp.200, €13,90). Una guida “diversa” per scoprire un “altro” capoluogo lombardo e viverlo nel segno dei libri. Sondando così l’anima realmente letteraria della capitale dell’editoria italiana grazie a un itinerario che tocca tutte le librerie indipendenti ancora esistenti in città ed elenca le attività e i servizi che i loro proprietari si inventano di giorno in giorno per fidelizzare i propri clienti e resistere, così, alla concorrenza delle grandi catene. Completa il tutto, una mappa ad hoc. Dan Fante, “Buttarsi”. Marcos y Marcos, Milano 2010; pp.272., €16,50 36 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 LE ASTE DI INIZIO ESTATE Appuntamenti soprattutto a Londra, ma si guarda anche a Parigi, Berlino, Milano di annette popel pozzo IL 30 GIUGNO, PARIGI Asta – Photographies de Jeanloup Sieff, Collection Gert Elfering www.christies.com Sessantasette lotti dedicati esclusivamente alle fotografie del francese Jeanloup Sieff (1933-2000). Il suo nome è particolarmente legato alle immagini di moda. IL 3 LUGLIO, BERLINO Asta – Wertvolle und seltene Bücher www.jvv-berlin.de Tra i libri antichi segnaliamo una prima edizione di Andrea Bacci, Le XII pietre preziose, edizione partagée tra Grassi, Accolti e Martinelli e stampata a Roma nel 1587 (la copia in vendita proveniene dalla raccolta di Giuseppe Martini, lotto 3, stima €3.000), e la prima edizione nella traduzione di Gian Giorgio Trissino del Dante, De la volgare eloquenzia (Vicenza, Tolomeo Gianicolo, 1529, lotto 6, stima €12.000). L’esemplare si presenta in strepitosa legatura cinquecentesca veneziana, eventualmente attribuibile a Bartolomeo di Giovanni da Fino. Importante anche l’incunabolo dell’opera di Apuleius (Vicenza, Henricus de Sancto Ursio, 1488, lotto 13, stima €10.000, senza la prima e l’ultima carta bianca). Si tratta della seconda edizione dopo la famosa del 1469 di Sweynheym e Pannartz. IL 6 LUGLIO, LONDRA Asta – Western Manuscripts and Miniatures www.sothebys.com Quaranta lotti esclusivamente dedicati a manoscritti e miniature in gran parte proveniente dalla collezione americana di Robert J. Parsons. Molto graziosa una miniatura attribuita a Nerio da Bologna e databile al 1310 circa, che riflette l’influenza bizantina (244x162 mm, lotto 10, stima £12.00018.000). Importante un manoscritto su pergamena di sant’Egesippo, De excidio iudeorum, di 185 carte, probabilmente composto attorno al 1460 a Padova. Firmato da Petrus Lomer, si tratta probabilmente dell’unica copia del testo rimasta presso una raccolta privata (lotto 33, stima £60.00080.000; il manoscritto reca lo stemma dei Visconti come aggiunta settecentesca). IL 7 LUGLIO, LONDRA Asta – The Arcana Collection: Exceptional Illuminated Manuscripts and Incunabula, Part I www.christies.com Soltanto quarantotto lotti, ma di eccezionale importanza: sarà venduta la prima edizione di Giovanni Boccaccio, Delle donne illustri (De claris mulieribus, Ulm, Johann Zainer, 1473; si tratta della prima biografia dedicata esclusivamente a donne, una di tre copie conosciute in prima tiratura, lotto 3, stima £250.000-350.000); sempre di Boccaccio la prima edizione italiana illustrata del Decamerone e la prima illustrata del Novellino (Venezia, Johannes e Gregorius de Gregoriis, 1492, lotto 4, stima £220.000-280.000). Bellissima una copia della prima edizione di Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili (Venezia, Aldo Manuzio, 1499) appartenuta a Jean Grolier (in legatura coeva di Gommar Estienne) e successivamente a Lord Spencer; lotto 5, stima £220.000- giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 260.000), come del resto un esemplare illuminato per l’aristocratico veneziano Candiano Bollani della Historia naturalis in prima edizione italiana di Plinio (Venezia, Nicolaus Jenson, 1476; lotto 16, stima £250.000-350.000). Di una bellezza straordinaria anche il Libro delle Ore di Francesco I di Francia (Parigi o Tours, 1539-1540; lotto 47, stima £300.000500.000), miniato dal Maestro di François de Rohan. L’11 LUGLIO, MILANO Mostra mercato - Vecchi Libri in Piazza http://maremagnum.com/Diaz/ IL 15 LUGLIO, LONDRA Asta – Books for Cooks www.sothebys.com Di interesse culinario la presente raccolta di oltre 150 lotti contenenti libri gastronomici: segnaliamo una prima edizione di Cristoforo da Messisbugo, Banchetti compositioni di vivande, et apparecchio generale (Ferrara, Giovanni Buglhat & Antonio Hucher, 1549; lotto 5; stima £10.000-15.000), e la prima edizione di Mattia Molinari, Il Trinciante (Padova, Pasquati, 1636; lotto 15; stima £6.000-9.000). L’edizione non viene censita nell’opac delle biblioteche italiane. Importante anche il testo di Antonio Latini, Lo scalco alla moderna, Napoli, 1692-1694; lotto 36; stima £10.00015.000). L’Autore fu un noto scalco presso la corte di Napoli. La presente opera è una sorta di riepilogo della letteratura gastronomica dei secoli precedenti. 37 IL LIBRO NASCOSTO. LA STORIA QUASI DA FAVOLA DI UN PERRAULT CHE RISCHIAVA D’ESSERE REGALATO hi non conosce I racconti di mamma Oca, che con La bella addormentata, Cappuccetto rosso, Barbablù, Cenerentola, Pollicino e Il gatto con gli stivali sono tra le fiabe più note al mondo. L’autore è il francese Charles Perrault (1628-1703; anche conosciuto come iniziatore nel 1687 della famosa Querelle des Anciens et des Modernes), che le pubblicò nel 1697 sotto il titolo Histoires ou Contes du temps passé, avec des Moralitez, presso Claude Barbin a Parigi. L’opera in formato 12mo ebbe un inaspettato ma enorme successo, cosa che diede alla fiaba cittadinanza tra i generi letterari (Brunet IV, 507-508). Perrault si serve di storie tradizionali provenienti dalla cultura popolare, ma le arricchisce con nuovi dettagli che comprendono siti e luoghi effettivamente esistenti in Francia, e momenti precisi del suo tempo. All’editio princeps C di estrema rarità (una mostra organizzata nel 2001 alla Bibliothèque Nationale, Il était une fois les contes de fées, ne censiva solo otto copie presso raccolte pubbliche e private) si affianca un’edizione non autorizzata identicamente rara, stampata sempre nel 1697 con indicazione dell’autore (a differenza della princeps) e “suivant la copie à Paris”, ma in realtà pubblicata ad Amsterdam da Jacques Desbordes. Negli ultimi trent’anni sono apparse soltanto cinque copie della prima edizione, vendute in asta nel 1977, 1982, 1988, 2001 (copia in seconda tiratura senza l’errata, appartenuta a Hayoit e venduta presso Sotheby’s per $249.000) e nel 2010 (esemplare sempre in seconda tiratura e contenente l’antiporta in facsimile presso Christie’s per €133.000). Una copia dell’ugualmente rara edizione non autorizzata fu offerta recentemente in una vendita della casa d’asta milanese Finarte. Nascosto in un piccolo gruppo di circa cinquanta libri, insieme a quadri e mobili, e con una descrizione molto minimale, l’esemplare fu battuto dalla Libreria Antiquaria Mediolanum per €60.000 (diritti d’asta esclusi), partendo però da una stima da favola di €250-350. Inutile sottolineare che anche il valore dell’edizione non autorizzata è superiore al prezzo d’asta. Una volta di più si rivela che tesori nascosti si trovano ancora. 38 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 ANDANDO PER MOSTRE Isgrò il cancellatore, un omaggio a Testori, scatti di vita italiana e altri racconti di matteo tosi 150 ANNI DOPO GARIBALDI, LO SBARCO DI EMILIO ISGRÒ iuseppe Garibaldi sbarcò a Marsala l’11 maggio di 150 anni fa, aprendo di fatto la campagna che portò l’intero Regno delle Due Sicilie a unirsi al Piemonte e all’Italia. Sulle sue tracce, oggi, G per questo centocinquantesimo anniversario. Un evento assolutamente non rinnegato - come lascerebbe intendere quel “Disobbedisco” del titolo, ma anzi, semmai, volutamente difeso da chi ha voluto travisarne lo spirito. Al di là del tema “unitaristico” o prettamente siciliano, quello che tocca particolarmente le nostre corde è Qui sopra: Sicilia, 1970, china su carta geografica, cm.40x52. A destra in alto: Agamennone, 2005, libro e tecnica mista, cm.57x72. Sotto a destra: A.C., 2006, acrilico su tela montata su legno, cm.80x150 il sicilianissimo Emilio Isgrò, che ritorna sulla propria Isola riunendovi per la prima volta tutte le opere a essa dedicate. In un percorso né lineare né coerente, però, e fatto semmai di continui scarti e ritorni, dove ogni opera e ogni sala rivendicano la propria autonomia concettuale. Su tutte l’ultima, “Sbarco a Marsala”, la grande installazione espressamente concepita l’attenzione sistematica che Isgrò dedica al linguaggio e alla parola scritta, come elemento cardine di tutti i processi di comunicazione (anche prettamente visiva), punto di partenza fondamentale per ogni riflessione, apertura o verifica immaginativa. Scrittore discretamente prolifico e lettore a suo stesso dire di grande assiduità, infatti, Isgrò è andato EMILIO ISGRÒ. DISOBBEDISCO. SBARCO A MARSALA E ALTRE SICILIE MARSALA, CONVENTO DEL CARMINE, FINO AL 19 SETTEMBRE Info: tel. 0923/711631 a caratterizzare nel tempo la propria opera soprattutto come un gioco di cancellature - operato tanto sui libri quanto sulle carte geografiche - mirato non tanto a indebolire quanto a proteggere l’intensità e la forza evocativa della parola scritta, sottraendola così ai più diversi fraintendimenti e all’usura del tempo. Il cortocircuito tra parola e immagine, inoltre, strizza senza dubbio l’occhio a quel gioco degli opposti che fa splendidamente convivere memoria storica e presenza “mitica”, verità e falsificazione, integrità e commistione. Tematiche e istanze che lui ha sempre declinato a partire dalla storia e dalle tradizioni della sua Sicilia e del Mediterraneo, non mare ma “terra fatta di acqua”. giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 39 L’ARCHITETTURA POCO ALPINA DELLE NOSTRE MONTAGNE LE GRANDI DIVE DEL NOSTRO NOVECENTO PAPARAZZATE DA RINO BARILLARI, ER KING àclav Sedy è uno dei più affermati fotografi di architettura che lavora per le principali riviste di settore in Europa e nel mondo. E oggi è stato chiamato dalla Galleria Credito Valtellinese di Sondrio per raccontare l’evoluzione novecentesca delle architetture “di montagna” con particolare riferimento all’influenza di queste “forme nuove” sull’immagine del n occasione del Lucca digital Photo fest, Palazzo Guinigi ospita (fino al 22 agosto; info: www.ldpf.it) “DIVAS: dalla Dolce Vita agli ultimi scoop”, una grane mostra dedicata al lavoro di Rino Barillari, “the king of Paparazzi”. Fotoreporter V I che ha saputo raccontare un’epoca e le sue atmosfere attraverso scatti rubati e non, Barillari è davvero una delle più vivide memorie storiche del nostro Paese dagli anni Cinquanta a oggi, avendo collaborato con infinite testate e avendo immor- paesaggio alpino. Un caso assolutamente interessante e studiato, in catalogo, anche da due lunghi saggi scritti apposta per l’occasione, vista l’assoluta mancanza di “pittoresco” e di “tipico” nelle costruzioni più signifgicative e importanti di questi ultimi cento anni. Gli oltre 120 scatti in bianco e nero del maestro praghese, allora, indagano a fondo (e non senza sorprese) gli esiti migliori di questo secolo, dalla varietà ornamentale dei primi edifici in stile eclettico, quasi sempre centrali idroelettriche, fino al candore purista talato una serie innumerevole di personaggi dello spettacolo. Qui, in mostra, il glamour e il fascino delle sue “dive”. degli stessi edifici anni Cinquanta a firma Giò Ponti. Ma riassume anche il confronto tra la ricerca solitaria di Giovanni Muzio e del suo “stile Novecento”, o di Ugo Martinola, rispetto all’imperante approccio razionalistico di uegli stessi anni, con particolare attenzione, qui, per gli aspetti più intimi e privati del tesuto urbano, ville e piccole abitazioni in testa, ma anche per quegli edifici simbolo della comunità. Quanto al razionalismo tout court, poi, ampio spazio all’opera di architetti DE-SCRIVERE IL PAESAGGIO ITALIANO ATTRAVERSO I SITI UNESCO. LUCA CAPUANO SULLE TRACCE DEI LETTERATI DEL GRAND TOUR ono ben 44 i siti italiani inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’U- S manità, e sono tutti protagonisti nella grandiosa mostra fotografica firmata da Luca Capuano e ospitata (fino al 16 luglio) presso la “Casa italiana Zerilli Marimò della New York University. La composita testimonianza di una sorta di Grand Tour letterario (e non solo) in chiave contemporanea, ricca di migliaia di scatti di cui oltre 400 esposti in questa occasione. Dalle Dolomiti alla Sicilia, l’omaggio alle italiche terre si compone di paesaggi naturali, scorci mozzafiato, centri storici, palazzi, monumenti, santuari e villaggi industriali, immortalati ben al di là della semplice “testimonianza”, ma con un approccio assolutamente intimo ed evocativo, in grado di raccontare anche la cultura e il sentire dei loro “creatori”. come Mario Cereghini nell’Alto Lario e anche ad alcuni centri della Valmalenco, senza tralasciare nemmeno il “neorealismo” di Caccia Dominioni o di Marco Bacigalupo e Ico Parisi. 40 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 22 ARTISTI IN OMAGGIO A GIOVANNI TESTORI AL MARCA, LE NUOVE ALCHEMICHE UTOPIE DI ALESSANDRO MENDINI, IL VISIONARIO n grande evento espositivo anima la casa novatese che fu di Giovanni testori nell’attesa che la stessa trovi una definitiva destinazione per tramandare e consolidare al meglio l’eredità materiale e spirituale dei uno dei più significativi intellettuali del nostro recentissimo passato, scrittore, drammaturgo, poeta, critico letterario, attore, regista e storico dell’arte. La mostra organizzata dall’Associazione che porta il suo nome, intanto, nasce sotto l’egida di un titolo in perfetto spirito testoriano, “Giorni i intitola “Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie” la grande mostra con cui Alberto Fiz e il nuovo museo di Catanzaro (fino al 25 luglio; info: tel. 0961/746797) rendono omaggio all’eccentrico talento creativo di U S Alessandro Mendini, architetto, artista e designer che potrebbe essere raccontato come l’ultimo dei Futuristi o il primo dei Nuovi Futuristi. Oltre settanta le opere esposte tra dipinti, sculture, disegni, mobili, oggetti e progetti ancora inediti in Felici” (Novate Milanese, Casa Testori, fino all’11 luglio; info: tel. 02/552298370; www.casatestori.it), ormai appuntamento “consueto” dell’estate meneghina. Per il secondo anno di fila, infatti, 22 artisti (alcuni ormai celeberrimi e altri in via di affermazione - da Enzo Cucchi e Armin Linke a Davide Nido e Elena Monzo, e da Alessandro Mendini al duo J&Peg, passando per Pippa Bacca, Gianni Dessi, Youssef Nabil, Turi Simeti e Giovanni Vitali) sono stati chiamati a “popolare” con le loro opere le 22 stanze Italia, un percorso che testimonia in particolare la sua capacità di collaborare con tutti i maestri dell’arte internazionale. della casa, quasi sempre con piccole installazioni pensate ad hoc per l’evento e per trasformare la villa, cucina e bagni compresi, in una vera e propria Kunsthaus di stampo mitteleuropeo. Tecniche e linguaggi diversissimi tra loro, per rendere omaggio al talento multuforme di Testori e per attrarre sempre più persone e sempre più realtà verso il composito patrimonio culturale che lo stesso ci ha donato, sapendo collaborare egli stesso in prima persona con artisti e intellettuali molto diversi tra loro, da Roberto Longhi a Luchino A RAVENNA, TUTTA LA POESIA DI TONINO GUERRA ATTRAVERSO LE SUE OPERE D’ARTE E UNO SPETTACOLO TRATTO DAL SUO MIELE on sono un pittoe, sono un poeta che vuole lasciare dei segni». Così diceva di sé Tonino Guerra, che per i suoi «N novant’anni riceve l’omaggio del Museo d’arte della città di Ravenna (fino al 25 luglio, info: tel. 0544/482017) e del curatore Bertrand Marret, “antico amico”, che gioca proprio con le sue parole per disegnarne il titolo, “Tonino Guerra poeta pittore”. Circa cinquanta le opere esposte, per tracciare un ritratto il più esaustivo possibile del suo interesse verso le arti figurative: dipinti su tela, affreschi, collages, pastelli, acquerelli, disegni, chine, inchiostri e anche un mosaico, in perfetta sintonia con la storia della città che lo ospita. E che, l’8 luglio porterà in scena “Il Miele”, uno spettacolo teatrale tratto dall’omonimo poema di Tonino Guerra e curato dal 93enne LJubimov. Visconti e da Pier Paolo Pasolini a Franco Branciaroli. Elasticità che Testori dimostrò sempre e comunque, a partire da quella devozione per l’arte antica e classica che, però, non gli impedì di conoscere e abbracciare anche la contemporaneità. 41 SHARON STONE WEARS ROSE COLLECTION - WWW.DAMIANI.COM giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano MILANO: VIA MONTENAPOLEONE • ROMA: VIA CONDOTTI • FIRENZE: VIA DE’ TORNABUONI • VENEZIA: SALIZADA SAN MOISÈ SAN MARCO • NAPOLI: VIA FILANGIERI • PORTO CERVO: PIAZZETTA PORTOCERVO • TORINO: VIA ROMA • VERONA: VIA MAZZINI • BOLOGNA: VIA FARINI • IN TUTTI I NEGOZI ROCCA E IN SELEZIONATE GIOIELLERIE 1 giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 43 BvS: libri illustrati La “Byblis” dell’illustrazione francese, una raccolta de luxe Il ricercato trimestrale ispirato ai tesori della Chalcographie / 1 CHIARA NICOLINI R iassumere in poche pagine dieci anni di articoli dedicati all’arte dell’incisione, del libro, dell’illustrazione, della legatura e della tipografia è compito arduo. Eppure questo è quanto cercherò di fare parlandovi della rivista “Byblis”. Miroir des Arts du Livre et de l’Estampe pubblicata a Parigi dalle Éditions Albert Morancé tra il 1922 e il 1931. Mi ha guidata nella scelta degli argomenti il desiderio di trovare risposte alle numerose domande che si affollavano nella mia mente men- tre sfogliavo il periodico: chi erano gli autori di questa rivista così ricca nei contenuti e nell’apparato grafico? Che cosa si diceva all’epoca di artisti a tutt’oggi celebri e collezionati come François-Louis Schmied e Jean-Émile Laboureur? Quali libri venivano allora considerati capolavori? Mi sono lasciata guidare anche (e soprattutto) dalla bellezza delle immagini, pur consapevole che si tratta di una selezione soggettiva, basata sulla mia predilezione per l’illustrazione di taglio decorativo. Byblis usciva con cadenza trimestrale, e quindi i numeri della rivista sono in tutto 40. La Biblioteca di via Senato ne possiede l’intera collezione, rilegata in dieci volumi in mezzo marocchino rosso nei quali sono conservate le brossure originali in semplice cartoncino avorio con i titoli impressi in nero. Descritto dai suoi creatori come un “in-4to carré” di 28 x 22 cm, ogni fascicolo contiene circa 50 pagine, circa 6 incisioni originali (molte delle quali firmate in calce, a mati- 2 3 4 44 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 5 ta, dall’artista), varie riproduzioni a piena pagina di illustrazioni di testi antichi e di libri di recente o prossima pubblicazione, e due o più carte di specimen tipografici. Intenti e struttura della rivista sono descritti nell’articolo di apertura del primo fascicolo, dove il fon- datore e direttore Pierre Gusman definisce Byblis un periodico specialistico a carattere storico-tecnico, destinato a soddisfare il forte desiderio di conoscenza e approfondimento del crescente pubblico di bibliofili francesi. Nel 1922, in Francia, il libro d’arte stampato in edizione limi- tata con caratteri mobili su carta pregiata, illustrato da grafiche originali, e conservato all’interno di legature “di design”, era tra i beni di lusso prediletti. Gusman, appassionato bibliofilo, incisore, pittore e critico d’arte, cavalcò l’onda di questo successo creando una rivista anch’essa “d’arte”, pubblicata in edizione limitata a 100 copie su “vélin d’Arches” più 600 copie su “vélin Lafuma”, e decorata dai più grandi illustratori del presente e del passato. I cento esemplari de luxe, tiratura cui appartiene l’intera collezione custodita nella nostra Biblioteca, sono dedicati ad personam a ciascun sottoscrittore e sono arricchiti da un’incisione originale su rame o su legno, in due stati, posta al frontespizio del primo numero di ciascuna annata, e da vari stati d’impressione delle tavole originali accluse. Scopo principale di Byblis era raccontare la storia e descrivere le tecniche dell’arte dell’incisione in Francia, con un occhio particolare ai tesori della Chalcographie Nationale du Louvre, senza tuttavia trascurare i più interessanti sviluppi dell’incisione straniera. La struttura della rivista proposta da Gusman nel suo editoriale, e rievocata al recto di tutte le brossure posteriori, prevedeva due articoli su due artisti moderni in apertura, seguiti da un pezzo su un artista del passato, uno sulla Chalcographie du Louvre, uno su un libro d’arte di recente o prossima pubblicazione, uno su un libro del passato, uno su una tecnica incisoria e, infine, un articolo dedicato a un carattere tipografico. Lo schema fu in genere rispettato durante i dieci anni di pubblicazione anche se, occasionalmente, il periodico ospitava pezzi su argo- giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 45 8 menti che non rientrano in nessuna delle categorie elencate, ma comunque attinenti all’arte del libro (ad esempio l’articolo sulle carte marmorizzate nel n. II, o quello sulle legature di Pierre Legrain nel n. XIII). Data la natura specialistica della rivista, Gusman volle accanto a sé collaboratori esperti quali Robert Burnand, archivista-paleografo, Clément Janin, direttore del Dipartimento stampe della Bibliothèque d’Art et d’Archéologie, Émile Dacier, conservatore alla Bibliothèque Nationale e specialista dell’incisione del XVIII secolo, e Loys Delteil, incisore, editore e storico dell’arte. Gusman, Burnand, Janin, Dacier e Delteil, assieme al segretario di redazione P.-J. Angoulvent, ai critici d’arte Georges Denoinville e Claude Roger-Marx, a Marcel Valotaire e a Paul Magnus furono gli autori più assidui; ma il numero complessivo di coloro che contribuirono a Byblis ammonta a circa un centinaio di autori. Tra cui spiccano famosi scrittori come Romain Rolland, Louis Artus, Claude Aveline, Maurice Gene- 9 voix e Pascal Pia. Tra i rari collaboratori stranieri (meno di dieci) troviamo ben due italiani: Attilio Rossi, pittore, grafico e direttore della Calcografia Nazionale, e Luigi Servolini, grande maestro dell’incisone su legno. Rossi contribuì con un pezzo sulla Calcografia Reale di Roma, 11 Servolini con un articolo sull’artista rinascimentale Ugo da Carpi e l’arte del chiaroscuro. La rivista era patrocinata, tra gli altri, da Louis Barthou, membro dell’Académie Française e presidente della Société du Livre Contemporain, da Henri Beraldi presidente della Société des Amis des Livres, da Émile Male, professore di storia dell’arte alla Sorbona, da François Courboin, conservatore al Gabinetto delle Stampe della Bibliothèque Nationale, e da Jean Guiffrey, conservatore alla Chalcographie du Louvre. Facevano parte del comitato di direzione l’incisore Porcabeuf e François-Louis Schmied. Nel 1922, il frontespizio riservato all’edizione di lusso, La Salute a Venise, fu realizzato dallo stesso Pierre Gusman: si tratta di un’acquaforte lavorata al bulino e colorata con il metodo camaïeu, cioè con una tavola xilografica impressa sull’immagine ottenuta dalla stampa della lastra di rame (Fig 1). Del direttore Gusman (1862-1942), parla P.-J. Angoulvent nell’articolo Pierre Gusman peintre- 10 giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 47 6 graveur et historien d’art (n. 7, 1923, pp. 85-90), che lo descrive come un uomo dagli interessi straordinariamente variegati, animato da una vitalità instancabile e contagiosa. Dopo avere studiato con il padre Adolphe, stimato incisore e collaboratore di Gustave Doré, e con il maestro di disegno Fernand Cormon, Gusman visitò vari Paesi europei assimilandone storia e tecniche artistiche. La pratica dell’incisione, del disegno e della pittura fu presto affiancata dalla stesura di vari trattati di storia dell’arte e dell’incisione. «Et un jour hereux – scrive Angoulvent – sa pensée, complétée et mûrie, nous valut Byblis, cette dixième Muse, sœur des figures éthérées qui folâtrent dans les paysages pastoraux de l’artiste». L’articolo di Angoulvent ha un taglio decisamente apologetico/liri- co, come parecchi altri brani di Byblis che mi è capitato di leggere (ad esempio quelli di Clément Janin). Certe descrizioni entusiastiche, ma prive di vera sostanza sono tuttavia controbilanciate dai competenti articoli di taglio tecnico, che analizzano i metodi incisori a partire dalle tavole accluse, realizzate secondo i procedimenti descritti. Un esempio è Une pseudo-gravure en taille-douce (n. 4, 1922, pp. 178-180) scritto da Paul Magnus e illustrato da tre tavole del padre di Pierre Gusman, Adolphe, nel quale viene spiegata una tecnica xilografica che imita il taglio dolce. Il termine “taglio dolce” indica tutte le incisioni su rame effettuate mediante l’impiego diretto di utensili come il bulino (cioè senza il ricorso a mordenti chimici). Una tecnica molto duttile, che permette di modellare agevol- 7 mente le figure, cosa impossibile nell’incisione su legno. Tuttavia, se uno incide un blocco di legno con tagli tracciati nel senso della fibra (Fig 2), ricalca una prova di questa prima incisione su un secondo blocco e lo lavora in senso inverso (Fig 3), e poi stampa le due tavole in sequenza, può ottenere un’immagine che sembra provenire da una lastra di metallo (Fig 4). I due artisti contemporanei presentati nel primo numero di Byblis sono Auguste Lepère e François-Louis Schmied. Di entrambi, come di molti altri incisori, vengono accluse tavole che ritraggono paesaggi campestri, scelta probabilmente dettata dai gusti di Gusman, che amava la natura e la ritraeva costantemente nei suoi quadri e nelle sue incisioni. La xilografia a tre colori di Schmied, L’Arbre (Fig 5), è 48 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 12 un’immagine ancora lontana dalle iridescenti stilizzazioni geometriche che siamo abituati ad associare al grande artista svizzero. Ma Schmied era all’epoca appena agli inizi della sua carriera: sebbene si fosse già distinto per le incisioni e la stampa dei disegni realizzati da Paul Jouve per Le Livre de la Jungle di Kipling (Paris, Société du Livre Contemporain, 1919), non aveva ancora illustrato nessun volume (il primo, la Salammbô di Falubert, sarebbe apparso nel 1923). Clément Janin, l’autore dell’articolo, intitolato François-Louis Schmied peitre-graveur-typographe (n. 1, 1922, pp. 10-14), descrive il Livre de La Jungle come uno dei più bei libri del tempo assieme all’edizione di A Rebours illustrata da Lepère (Paris, pour Les Cent Bibliophiles, 1903) e ai famosi Fioretti di San Francesco figurati da Maurice Denis (Paris, J. Beltrand, 1913). «Bello, ma non perfetto», precisa tuttavia Janin. Infatti, il critico, che pure delinea con acume ciò che avrebbe reso Schmied famoso – e cioè il suo sentimento romantico nei confronti della natura unito a una straordinaria capacità di sintesi, e la sua abilità tecnica – non si astiene dal rimproverarlo per avere «coperto tutta la tavola, senza lasciare spazio al bianco della carta, che deve essere considerato come un colore e una luce». Janin conclude comunque con una frase profetica: «Il faut aimer M. Schmied. Il possède de si belles ressources, que son art en demeure rayonnant. Puis, qui sait où l’avenir le conduira?» Una prima risposta la troviamo già in un secondo articolo su Schmied, Les tendences modernes dans les livres de F.-L. Schmied di Jean Guiffrey, conservatore al Museo del Louvre (n. XI, 1924, pp. 95-98). Guiffrey elogia Schmied per avere rivoluzionato l’arte della xilografia, non più «parente povera» dell’incisione su metallo, ma tecnica che ora consentiva di creare libri che rivaleggiavano in splendore con i manoscritti miniati medioevali. Per Guiffrey la Daphné di Vigny pubblicata da Schmied nel 1924 è un’opera che segna un punto d’arrivo nella storia del libro d’arte; è un capolavoro di pura astrazione, nel quale l’artista svizzero ha raggiunto un perfetto equilibrio tra il testo, le immagini e i bianchi della pagina. Il primo articolo dedicato alla Chalcographie du Louvre, scritto da Gusman, parla dell’incisore Jacques Rigaud (1681-1754) e fornisce una breve introduzione alla stessa Chalcographie. Gusman la descrive come un’inestimabile e ancor poco conosciuta collezione di tavole. Iniziata ai tempi di Luigi XIV, essa contava all’epoca della stesura dell’articolo più di 10.000 rami incisi al bulino o all’acquaforte. Byblis ne avrebbe analizzati parecchi, concentrandosi soprattutto sulle incisioni originali. Le illustrazioni a mio avviso più belle del secondo numero della rivista sono la xilografia A Liverdun- giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 49 13 sur-Moselle (Fig 6) del contemporaneo Paul-Émile Colin e l’acquaforte Vue du Château de Nemours (Fig 8) dell’incisore romantico Eugène Bléry. Loys Delteil parla di quest’ultimo come di un artista quasi dimenticato e giudicato molto “di maniera”, sebbene in grado di rendere la natura con vibrante intensità. Clément Janin elogia la poesia agreste che anima le immagini di Colin, e la sua capacità di trasformare qualunque dettaglio naturale in elemento decorativo. Profondo sentimento della natura, sensibilità alla luce e ritmo grafico sono prerogative che Janin attri- buisce anche a un altro artista contemporaneo, Jean-Baptiste Vettiner, presentato nel terzo numero della rivista, con acclusa la xilografia La Rhüne (Fig 7). In effetti, le due immagini di Colin e Vettiner sono molto simili: stessa tecnica e soggetto simile, reso con più vigore da Colin, con più dolcezza da Vettiner. Ma la ricorrenza di certi temi non deve trarre in inganno: Byblis è rivista eclettica, come dimostrano le splendide tavole che illustrano due dei molti articoli tecnici scritti da Gusman. Il primo, La gravure originale en manière noire (n. II, 1922, pp. 75-78) analizza il procedimento del- la maniera nera, che Gusman, per renderne più comprensibile la descrizione, assimila all’esecuzione di un disegno con mollica di pane su un foglio scurito con carboncino. L’articolo è adornato da un’incisione del contemporaneo Raphaël Drouart, immagine piena di mistero, dai toni apertamente simbolisti (Fig 9). La gravure en taille d’épargne sur métal (n. III, 1922, pp. 118-124) è invece illustrato da L’Annonciation (Fig 10), riprodotta da una tavola originale del XV secolo conservata al Louvre, realizzata con il metodo dell’incisione a fondo punteggiato che Gusman spiega nel suo breve saggio. 50 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 15 Chi ama i libri da collezione non può non essere innamorato anche delle carte marmorizzate che ne adornano le sguardie da secoli e con una varietà quasi infinita di motivi colorati. Gaston Labatie, ingegnere chimico, ne racconta la storia e i metodi di fabbricazione in Les papiers marbrés modernes (n. II, 1922, pp. 8387). Nel XVI secolo, in Francia esistevano già corporazioni di dominotiers, cioè miniatori e “marmorizzatori” di carte, ma la tecnica è di origine persiana. Il procedimento, spiega Labatie, consiste nel preparare un contenitore riempito con una miscela di sostanze che gonfiano nell’acqua (colle, gomme, farine) e che for- mano un liquido vischioso sul quale vengono fatte cadere gocce di diversi colori ottenuti mescolando cera, colorante e acqua. Il loro galleggiamento è garantito dall’aggiunta di bile di bue alla miscela. La gocce galleggianti vengono lavorate con strumenti appositi, ad esempio il pettine, a seconda del motivo desiderato. Dopodichè si adagia un foglio di carta sullo strato di colori, che vi restano così impressi. L’articolo è illustrato da due tavole con specimen di carte marmorizzate (Fig 11). Oltre al già citato saggio sulle tendenze moderne nei libri di Schmied, nel volume che raccoglie i quattro numeri del 1924 si trovano altri due articoli di particolare interesse: J.-E. Laboureur, graveur moderne, di Claude Roger-Marx (n. IX, pp. 5-8), e Wladislaw Skoczylas et la Renaissance de l’art Polonais, di Angoulvent (idem, pp. 24-27). Di Laboureur, Roger-Marx offre un ritratto intenso e acuto, definendo le sue incisioni al bulino «poemi lineari», sottilmente strutturati da una salda costruzione architettonica (linee orizzontali, verticali, parallele, diagonali), che non segue le regole della prospettiva; le tavole di Laboureur denotano un repertorio di segni nuovo e sorprendente, senza che equilibrio ed eleganza classici vengano meno (Fig 12, Sur la Marne). giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano L’arte xilografica di Wladislaw Skoczylas è stata per me una folgorante scoperta, forse perché sono rimasta colpita dalla bellissima tiratura a colori, riservata agli esemplari di lusso, dell’incisione Brigands portant un trésor (Fig 13). Angoulvent spiega che il singolare soggetto di questa e di molte altre simili xilografie realizzate da Skoczylas deve la sua origine al fatto che l’artista, dopo aver studiato a Vienna, in Italia e a Parigi, ottenne la cattedra di disegno in un piccolo paese dei Carpazi (Zakopane), dove si diceva fosse vissuto il mitico eroe/bandito Janosik (una specie di Robin Hood), difensore dell’indipendenza locale e protettore degli oppressi. Skoczylas tradusse tutto lo spirito di quel villaggio sperduto sui monti, quasi fermo nel tempo ma ricco di folklore, in incisioni su legno che hanno un tratto vigoroso ma fluido, e un primitivismo che è solo di maniera. La litografia Dans la rue di Jan Rambousek (Fig 14) è un’altra delle rare tavole originali a colori che adornano questi primi numeri di Byblis. Essa appare all’interno dell’articolo La gravure en Bohême, jadis et aujourd’hui (n. XIV, 1925, pp. 4350) nel quale Angoulvent traccia una breve storia dello sviluppo dell’incisione in Boemia, patria di uno dei più grandi incisori del XVII secolo, Wenceslas Hollar, e di Alois Senefelder, che nel 1798 inventò la litografia. Ai tempi della scrittura dell’articolo, Praga era un centro importante per l’incisione, che veniva praticata in tutte le sue forme (xilografia, acquaforte, litografia, ecc.) Il giovanissimo Rambousek era uno degli artisti emergenti, molto apprezzato per le sue rappresentazioni della popolazione delle periferie in- 51 14 dustriali, nelle quali l’influenza di Daumier, sia nel soggetto, sia nello stile, è evidente. Vorrei terminare questa prima parte del mio lavoro dedicato a Byblis con un accenno all’articolo Les reliures de Pierre Legrain di Christian Zervos (n. XIII, 1925, pp. 36-38), perché alcune osservazioni del critico sul grande legatore sono davvero interessanti. Secondo Zervos, le legature di Legrain fondono perfettamente la tradizione, rappresentata da una perizia tecnica di origini antichissime, e l’innovazione, vista invece nella scelta dei materiali utilizzati (Galuchat, cioè pelle conciata di squalo Scyliorhinus canicola, pelle di squalo della Cina, metalli, ecc.) e soprattutto nell’originalità dei motivi decorativi. In passato l’ornamentazione delle legature era un elemento a sé stante, che aveva poco o nulla a che vedere con i contenuti dei libri. Legrain la concepisce invece come una prefazione al libro, o un riassunto, che deve evocarne i contenuti attraverso materiali, colori, struttura, spirito. Gli elementi decorativi devono essere spogli da dettagli inutili, pleonastici, casuali; devono avere una funzione evocativa, come la stilizzata foresta di palme al piatto anteriore de L’Immoraliste di Gide, o i tre cubi/dadi su quello del Cornet à Dès di Max Jacob (Fig 15). 52 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 BvS: il libro ritrovato L’Officina di Pasolini e soci, «una rivista polivalente» Tutti i numeri del “fascicolo bimestrale di poesia” CHIARA BONFATTI Pasolini, Pier Paolo (1922-1975); Roversi, Roberto (1923-); Leonetti, Francesco (1924-) et al. Officina. Bologna poi Milano (Nuova Serie), Calderini Arti Grafiche poi Bompiani (Nuova Serie), 1955-1959. 14 fascicoli: 12 fascicoli della prima serie e 2 fascicoli della nuova serie. 215x140 mm; prima serie: 40; 41-84; 85-124; 125-166; 167208; 209-252; 253-298; 299-338; 339-414; 415-474; 475-554 p.; nuova serie: 48, [2 pubblicità editoriale]; 49-112 p. Esemplari intonsi. Brossura editoriale grigio (cartoncino da imballaggio) con titolo e indice impressi ogni mese in colore diverso per la prima serie. La nuova serie legata con brossure nere e con il titolo impresso in bianco. I fascicoli sono conservati in un cofanetto in cartonato. Brossure della prima serie e della nuova serie a confronto N ella sezione Emeroteca della Biblioteca di via Senato, quasi contemporaneamente all’apertura della mostra Immagini corsare - Ritratti e libri di Pier Paolo Pasolini, è venuta ad aggiungersi una rara presenza bibliografica, che va ad arricchire la già sostanziosa raccolta di opere di Pier Paolo Pasolini e a rinnovare l’interesse che la Biblioteca ripone nella sua figura di intellettuale poliedrico. Si tratta di un cofanetto che racchiu- de e protegge i rari numeri di Officina, fascicolo bimestrale di poesia come si autodefinisce già dal primo numero - che nasce dalla collaborazione di letterati sodali che ne sono anche i principali redattori, ovvero Francesco Leonetti, Pier Paolo Pasolini e Roberto Roversi, quest’ultimo anche editore. La rivista è infatti finanziata dalla libreria Palmaverde di Bologna, libreria antiquaria di Roversi, e si avvale della gerenza di Otello Ma- giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano setti, capocommesso della Libreria Cappelli di Bologna e amico di Roversi. La stampa viene affidata invece alle Arti Grafiche Calderini con una gestione di tipo preindustriale. Si opta per una tiratura d’élite, limitata a 600 copie. Il prezzo di ogni fascicolo è fissato a lire 300, mentre l’abbonamento annuale è di lire 1500. A partire dal 1957, per sollevare Roversi dal gravoso impegno finanziario, i redattori cercano di richiamare l’attenzione di diversi editori finchè non si giunge alla trattativa con Bompiani, che aumenta la tiratura a 1000 copie e ne ammortizza i costi grazie alla pubblicità. Il sodalizio con Bompiani ha però breve durata e due soli fascicoli della nuova serie vedono la luce. L’interruzione è determinata da una vera e propria rottura con l’editore a causa della pubblicazione di A un papa, epigramma che Pasolini scrive per la morte di papa Pio XII. Tale episodio provocherà un conseguente esaurimento delle copie e determinerà l’estrema odierna rarità della collezione completa della rivista. La prima serie e la nuova serie della rivista sono organizzate in due diversi ordini di sezioni e per la prima serie è offerto un Compendio descrittivo redazionale nel quale vengono spiegate le diverse parti che compongono i fascicoli: «Officina è divisa 53 in quattro sezioni, che mentre dànno una struttura rigorosa a ciascun fascicolo, vogliono essere intese come temi continui e costanti del lavoro. LA NOSTRA STORIA. In questa prima sezione, che dichiara, nella nuova “letteratura militante”, un ampio interesse storiografico, metodologico e critico […]. TESTI E ALLEGATI. Questa sezione, né antologia né solo documento, è indicativa e aperta nelle sue scelte, e vorrebbe inoltre stimolare i collaboratori a una nuova definizione della propria opera […]. LA CULTURA ITALIANA. In un attento e libero esame, cerca di chiarire in senso ideologico, o in sede polemica, ma 54 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 55 Gli epigrammi di P. P. Pasolini Ai redattori di «Officina», Alle case degli antichi, Alla Francia, e il famigerato A un papa contenuti nel fascicolo Numero 1. Nuova serie (marzo-aprile 1959) alle p. 36-37 con lo sforzo di un’incessante elaborazione, i problemi letterari […]. APPENDICE» (Numero 4, p. 166). L’amicizia fra i tre principali fondatori e redattori risale agli anni del Liceo Galvani di Bologna e prosegue negli anni universitari, come testimonia lo stesso Pasolini nella prefazione di una sua raccolta di poesie: «Dal ’37 al ’42, ’43, vissi il grande periodo dell’Ermetismo, studiando con Longhi all’università, e vivendo ingenue relazioni letterarie coi miei coetanei che si interessavano di queste cose: due di essi sono Francesco Leonetti e Roberto Roversi» (Al let- tore nuovo, pref. di Pasolini alla raccolta antologica delle sue Poesie, Milano, Garzanti, 1970, p. 7). Verso la metà degli anni ’50 i tre amici si frequentano sempre più spesso, tra Bologna e Milano, città dove Pasolini faceva spesso tappa per incontrare il suo editore Garzanti. Da queste frequentazioni e dal reciproco scambio di correzioni dei loro testi saggistici e poetici nasce l’idea e l’impostazione dei vari numeri che compongono Officina, rivista che fin dal principio è aperta a collaborazioni esterne. Roberto Roversi inserisce Gianni Scalia che a sua volta, con l’appoggio di Roversi, introdurrà Franco Fortini. Pasolini determina invece l’ingresso di Angelo Romanò e richiama numerose collaborazioni di nomi importanti dell’ambiente letterario di quegli anni. Scalia, Fortini e Romanò si aggiungono al comitato di redazione della nuova serie della rivista edita da Bompiani e viene con essi inserita la figura di segretario di redazione nella persona di Fabio Mauri. La rivista è connotata da dicotomie e dissensi interni che quasi anticipano il venturo conflitto tra neopositivismo e marxismo. La figura 56 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 più determinante resterà sempre e comunque quella di Pier Paolo Pasolini, sia per il suo legame con gli intellettuali dell’epoca, sia per la sua polemica con il Pci, sia per i suoi personali e articolati discorsi letterari tramandati attraverso saggi e poesie. Ed è proprio lui ad inaugurare la rivista con un saggio su Giovanni Pascoli, autore al quale aveva già dedicato la propria tesi di laurea. Le tante firme che contribuiscono al pregio della rivista, oltre a quelle lodevoli dei redattori, sono quelle di Carlo Emilio Gadda, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Giorgio Bassani, Giorgio Caproni, Camillo Sbarbaro, Paolo Volponi, Cesare Vivaldi, Clemente Maria Rebora, Leonardo Sciascia, Sandro Penna, Italo Calvino, Alberto Arbasino, Edoardo Sanguineti, Elio Pagliarani, Brunello Rondi, Michele L. Straniero, Cesare Garboli, Massimo Ferretti, Mario Diacono, Luciano Erba, Giuseppe Ungaretti e Alberto Moravia. INDICE Numero 1, maggio 1955: La nostra storia: P. P. Pasolini: Pascoli. Testi e allegati: R. Roversi: Il margine bianco della città; F. Leonetti: La nuda primavera. La cultura italiana: A. Romanò: Analisi critico-bibliografiche (I); G. Scalia: Un paradigma: l’attualità di De Sanctis; F. Leonetti: «Due versi sulle viole». Appendice: C. E. Gadda: Il libro delle furie (I). Numero 2, luglio 1955: La nostra storia: F. Leonetti: Leopardi. Testi e allegati: P. P. Pasolini: I campi del Friuli. La cultura italiana: A. Romanò: Analisi critico-bibliografiche (II); F. Leonetti, R. Roversi, G. Scalia: Prospetto delle riviste di letteratura nell’ultimo decennio (I). Botteghe Oscure; La Chimera; L’Esperienza poetica; Momenti; Nuova Corrente. Appendice: C. E. Gadda: Il libro delle Furie (II). mbre 1955: Numero 3, settem La nostra storia: A. Romanò: Manzoni. Testi e allegati: A. Bertolucci: Fogli di un diario delle vacanze; P. Fortini: Versi seguiti dall’Allegato: L’altezza della situazione, o perché si scrivono poesie. La cultura italiana: F. Leonetti, R. Roversi, G. Scalia: Prospetto delle riviste (II). Galleria; Itinerari; Letteratura; Il Mulino; Nuovi argomenti; L’Ultima. Appendice: C. E. Gadda: Il libro delle Furie (III). Numero 4, dicembre 1955: La nostra storia: G. Scalia: Serra. Testi e allegati: M. Luzi: Conversazione durante il viaggio; G. Caproni: La piccola porta; G. Bassani: Poesie del ‘46 seguite da un Allegato di C. Garboli. La cultura italiana: A. Romanò: Analisi critico-bibliografiche (III); F. Leonetti, R. Roversi: Prospetto delle riviste (III). Digressione per “I gettoni”. Appendice: Una lettera di C. E. Gadda a Leone Traverso, datata Milano, 29 Febbraio 1940 Numero 5, febbraio 1956: La nostra storia: P. P. Pasolini: Il neo-sperimentalismo. Testi e allegati: C. Sbarbaro: Scampoli; P. Volponi: La vita; C. Vivaldi: Partendo da Imperia; M. Ferretti: Falloforia del principe. Appendice: C. E. Gadda: Il libro delle Furie (IV). Numero 6, aprile 1956: La nostra storia: F. Leonetti: Il decadentismo come problema contemporaneo. Testi e allegati: R. Roversi: Il tedesco imperatore e Periferia. La cultura italiana: A. Romanò: Analisi critico-bibliografiche (IV); P. P. Pasolini: Bozzetti e scherme. La posizione. Indice dell’anno primo. Numero 7, novembre 1956: La nostra storia: A. Romanò: La Scapigliatura. Testi e allegati: C. M. Rebora: I canti dell’infermità seguiti dall’Allegato di F. Leonetti: da «Le miserie» e «La vita comune»; P. P. Pasolini: Una polemica in versi. La cultura italiana: L. Sciascia: La sesta giornata. Numero 8, gennaio 1957: La nostra storia: G. Scalia: I Crepuscolari. Testi e allegati: S. Penna: Solfeggio e La lezione di estetica; A. Romanò: Il fiume; P. Volponi: Le catene d’oro; F. Fortini: Al di là della speranza (Risposta a Pasolini). La cultura italiana: A. Romanò: Analisi critico-bibliografiche (V). Appendice: I. Calvino: I giovani del Po (I). Numero 9-10, giugno 1957: Testi e allegati: P. P. Pasolini: La libertà stilistica; Piccola antologia neo-sperimentale: L’apprendista Tebaide di A. Arbasino, Erotopaegnia di E. Sanguineti, Due trascrizioni di E. Pagliarani, Il dialetto di B. Rondi, Razionamento di M. Diacono, Poema dei giorni lavorativi di M. L. Straniero, In trattoria e Primo ritorno all’università di M. Ferretti; A Bertolucci: Primi versi d’un racconto; L. Erba: «Super flumina»; R. Roversi: La raccolta del fieno. La cultura italiana: F. Leonetti: Proposizioni per una teoria della letteratura. Appendice: I. Calvino: I giovani del Po (II-III). giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano Numero 11, novembre 1957: La nostra storia: A. Romanò: Osservazioni sulla letteratura del Novecento. Testi e allegati: G. Ungaretti: Cantetto senza parole; F. Leonetti: Nuovo saggio (che contiene: L’inizio, Mattino, Le cave di marmo e I cristiani tratti da La vita comune, I-II, XVII e da Le miserie, 10); E. Sanguineti: Una polemica in prosa; ***: Nota. Appendice: I. Calvino: I giovani del Po (IV). Numero 12, aprile 1958: La nostra storia: F. Leonetti: Due versi sulla rivoluzione. Testi e allegati: P. P. Pasolini: Da “La religione del mio tempo”; R. Roversi: Pianura padana (I e unico). La cultura italiana: F. Fortini: Verso libero e metrica nuova; G. Scalia: Per uno studio sulla cultura di sinistra nel dopoguerra; ***: Bozzetti e scherme. «Il diavolo nella firma». Appendice: I. Calvino: I giovani del Po (V). Indice della serie (1955-1958). La rivista viene sospesa per alcuni numeri e poi l’editore diviene Bompiani con la nuova serie. Nuova serie. Numero 1, marzo-aprile 1959: Il nuovo impegno: F. Fortini: Contro un’idea di lirica moderna; A. Romanò: Di qua e di là dal neorealismo; G. Scalia: Una prefazione a Spitzer; F. Leonetti: La struttura di una rivista (letteraria); R. Roversi: Lo scrittore in questa società. Discorso critico: F. Leonetti: Il metodo del tardo idealismo. Testi e note: A. Bertolucci: Piccola ode a Roma; P. P. Pasolini: Umiliato e offeso (Epigrammi); A. Romanò: Una domenica a villa Carlotta; F. Leonetti: «La paura» (Nota per Volponi) e «Dell’immobilità del mutamento» (Un verso di Luzi). Nuova serie. Numero 2, maggioo-giugno 1959: Il nuovo impegno: G. Scalia: La letteratura di partito; R. Roversi: Il linguaggio della destra; F. Leonetti: La poesia come cultura; P. P. Pasolini: “Marxisants”; A. Moravia: Aforismi linguistici. Discorso critico: F. Fortini: Lukács in Italia. Testi e note: F. Leonetti: Un atto di rinuncia; F. Fortini: Nuovi consigli. Officina ospita per la prima volta le poesie La religione del mio tempo, Una polemica in versi, e gli epigrammi di Umiliato e offeso. Nel Numero 1, Nuova serie di marzo-aprile 1959 compaiono i famigerati XVII epigrammi di Pasolini, che contengono lo scottante A un papa, che determinò la chiusura della rivista dopo l’uscita del Numero 2 della nuova serie. A seguito si intende riportare l’elenco completo dei titoli di tali epigrammi: A Costanzo, A Gerola, Ai critici cattolici, A dei piccoli potenti, A Page, Ai Radicali, Al principe, A me, A C.P., A J.D., A un figlio non nato, A Barberi Squarotti, A Cadoresi, Ai redattori di «Officina», Alle case degli antichi, Alla Francia, A un papa. Carlo Emilio Gadda vi pubblica per la prima volta in 4 puntate Il libro delle furie, libello antimussoliniano in seguito ripubblicato da Garzanti nel 1967, con l’aggiunta di molti brani, nella collana “Romanzi moderni” e con il titolo Eros e Priapo. 57 Da furore a cenere. Nel Numero 4 del dicembre 1955 l’Appendice contiene una lettera di Gadda all’amico traduttore Leone Traverso. In calce alla lettera i redattori riportano il motivo della presenza di questo testo epistolare al posto dell’attesa IV parte del testo Il libro delle Furie, pubblicata poi nel numero successivo: «Gadda è mortificato di non poter dare in tempo, corretta, la puntata del “Libro”: malanni fisici e circostanze nemiche gliel’hanno impedito. Intanto, per non deludere i lettori che si aspettano delle sue storie, riprendiamo una sua vecchia pagina». Nel Numero 11 del novembre 1957 in calce al testo Cantetto senza parole di Giuseppe Ungaretti (p. 446), i redattori pubblicano la lettera con la quale l’Autore accompagnava il suo componimento inviandolo a Officina. La riproponiamo qui a seguito: «Roma, ottobre 1957. Cari amici. Le cose che ho sono forse molte, ma tutte ancora “informi”, e sono, preso da mille scocciature, nell’impossibilità di lavorarci. Eccovi il Cantetto. Ci penso da qualche anno, ripensando, per la struttura, a quelle poesie nate a Rimbaud e a Verlaine nel viaggio da Parigi al Belgio a Londra. Non so che roba sia, forse nulla. Il motivo mio è quel motivo che è dentro la mia poesia dai tempi del Dolore, e che ha dettato il Dolore, e che sarà ormai il mio motivo sempre. Ungaretti». Italo Calvino pubblica I giovani del Po, scritto tra il 1950 e il 1951 con protagonista Nino, eroe positivo del Comunismo. La miglior definizione di questa rivista dalla vita breve sarà forse Pier Paolo Pasolini a darla alcuni anni più tardi, interrogato da Gian Carlo Ferretti, quando dirà: «Che cosa è stata Officina? È stata una rivista polivalente in cui la poesia non era più solamente lirica ma era attraversata da tanti altri segni». Bibliografia: Gian Carlo Ferretti, Officina, cultura, letteratura e politica negli anni cinquanta. Torino, Einaudi, 1975. giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano 59 l’Erasmo: pagine scelte L’annuncio di un’età dell’oro nel pieno tumulto della guerra Le Bucoliche di Virgilio e il misterioso sogno della IV ecloga PAOLO FEDELI niziate a ridosso di Filippi (42 a.C.), dove si era compiuta l’eliminazione dei cesaricidi, le virgiliane Bucoliche riflettono le ansie e le aspirazioni di un periodo d’instabilità, di paure, di speranze: e se nella I Titiro (ossia Virgilio) può rallegrarsi di aver salvato il proprio podere dalle confische a favore dei veterani, nella IX i pastori Meri e Menalca devono allontanarsi dalle loro terre ormai perdute. Irrisolto resta il problema della cronologia delle due ecloghe, anche se appare probabile che essa corrisponda alla loro collocazione nella raccolta: se così è, le fondate speranze della I ecloga nel mantenimento delle terre grazie all’intervento decisivo di un illustre personaggio (probabilmente Ottaviano) risulterebbero poi frustrate e la IX ecloga esprimerebbe la delusione I A sinistra: Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, La Sibilla Cumana, 1651, olio su tela, Londra, Collezione Denis Mahon. A destra: Jean-Auguste-Dominique Ingres, Ottaviano Augusto, in Virgilio legge l’Eneide a Livia e Augusto, (part.) 1819; olio su tela, Bruxelles, Musée des Beaux-Arts del poeta per l’infelice conclusione della vicenda personale. Nel periodo fra il 42, anno d’inizio, e il 39 a.C., anno di pubblicazione delle Bucoliche, si capì ben presto che la fragile intesa fra Antonio e Ottaviano non era destinata a durare a lungo, perché entrambi aspiravano a raccogliere l’eredità di Cesare e a impadronirsi del potere. Divergenze profonde si manifestarono subito dopo Filippi e in più d’una circostanza lo scontro apparve inevitabile; solo all’ultimo momento le controversie furono composte per intercessione di amici e parenti comuni: così avvenne nel 40 a.C., quando fu Asinio Pollione, console in carica e illustre protettore del Virgilio bucolico, a far concludere a Brindisi fra i contendenti una pace che però si sarebbe rivelata effimera. Proprio a partire da quel momento, Asinio Pollione, inizialmente avverso a Ottaviano, prese a schierarsi decisamente dalla parte di quel giovane, che in un simile clima di angoscia per la possibile ripresa della sanguinosa guerra civile aveva saputo abilmente concentrare su di sé le attese e le speranze non solo di tipo politico, ma anche di carattere religioso. Alla breve stagione d’illusoria tranquillità appartiene la più singolare e per più d’un aspetto misteriosa fra le ecloghe: nella IV, infatti, la cui redazione è fissata con certezza al 40 a.C. dall’accenno ad Asinio Pollione quale console in carica, il poeta assume un ruolo profetico e vaticina l’avvento di una nuova èra, felice come quella del regno di Saturno. L’inizio della nuova età dell’oro coinciderà con l’imminente nascita di un puer, proprio sotto il consolato di Asinio Pollione. Dopo un’invocazione alla Musa di Sicilia – doveroso atto d’omaggio nei confronti del siracusano Teocrito, da Virgilio preso a model- 60 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 Dalla tradizione manoscritta più antica e autorevole, la IV ecloga virgiliana è presentata come saeculi novi interpretatio, e realmente essa è il canto di un’età nuova e di un rinnovato ciclo del mondo. Non sorprende l’atteggiamento di Virgilio: negli anni della declinante repubblica, infatti, il successo della Stoa e dell’Accademia aveva ampiamente diffuso a Roma la dottrina del Grande Anno, secondo la quale – al termine di una successione di cicli contraddistinti dal nome dei vari metalli – l’umanità sarebbe tornata all’inizio, cioè all’età dell’oro. Jacopo Zucchi (1540-1596), L’età dell’oro, Firenze, Galleria degli Uffizi lo nelle Bucoliche – e una preghiera a Diana Lucina perché benevola assista il fanciullo che nascendo porterà con sé una nuova età dell’oro, il poeta si rivolge ad Asinio Pollione e gli predice lo straordinario destino del puer e dei tempi nuovi: col suo consolato prenderanno a scorrere i grandi mesi – grandi perché destinati a formare un millennio –, sarà bandita ogni nefandezza, finiranno le guerre esterne e interne, libere saranno le terre da paure e angosce. Quanto al fanciullo, la sua vita sarà la stessa degli dèi e degli eroi: avendo ereditato le virtù paterne, sarà in grado di reggere il mondo, pacificato per opera del padre. Le varie fasi della sua vita, dall’infanzia all’adolescenza e alla virilità, s’identificheranno con altrettante età, in cui si affermerà il nuovo regno della pace e della prosperità: in esse i popoli sapranno mondarsi di ogni colpa del passato per divenire degni dell’età dell’oro. Al nascituro il poeta si rivolge come a un nuovo simbolo cosmico, esprimendo la sua aspirazione a cantare il nuovo secolo a gara con i più insigni cantori mitici. Il rinascere delle speranze nell’infuriare delle guerre civili spiega l’atmosfera messianica del carme e il desiderio in esso manifesto di una pace duratura, accompagnata da una rinnovata prosperità. Speranze di palingenesi, d’altronde, erano molto diffuse nell’Impero, in particolare fra i popoli orientali costretti a subire il dominio di Roma. Profeti e oracoli si premuravano di accendere tali speranze di miracolosi rinnovamenti, di nuove età felici, ricche e pacifiche. Maghi e astrologi ebbero momenti di grande fortuna, che durarono sino al 33 a.C., quando Agrippa con un editto li cacciò da Roma. È in questa atmosfera che va collocata la IV ecloga, che da un oracolo attribuito alla Sibilla cumana prende le mosse e dà viva voce a tanto intense speranze di pace: lo stile stesso è volutamente oscuro e involuto, perché ricalca quello degli oracoli e dei vaticini. L’identificazione del misterioso puer ha costituito l’oggetto di un’appassionata controversia sin da epoca antica. A diversificare in mo- giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano do sostanziale le ipotesi in proposito, concorre in primo luogo l’interpretazione del puer, secondo alcuni come un dio salvatore del mondo (teoria che ha una sua giustificazione nel senso religioso del carme e nei rapporti fra umano e divino in esso evocati), secondo altri come un uomo in carne e ossa (ipotesi che trova un suo fondamento se non altro nei tratti umani con cui il puer è caratterizzato nel corso dell’ecloga). I sostenitori dell’identificazione con un personaggio reale hanno pensato al figlio di uno dei protagonisti della scena politica del tempo: si sarebbe trattato del figlio atteso dalle nozze di Ottaviano e Scribonia o da quelle di Antonio e Ottavia, sorella di Ottaviano. Più probabili, le ipotesi legate al ruolo di Asinio Pollione quale pacificatore, oltreché alla sua presenza nelle Bucoliche, in particolare nella IV (egli è citato nel v. 12 e a lui si allude anche nel v. 3): la testimonianza di Servio nel commento alla IV ecloga è in favore di un figlio di Asinio Pollione, chiamato Salonino, che sarebbe nato allorché, dopo la presa di Salona in Dalmazia, il padre ottenne il consolato. Tuttavia, anche se il ritmo del carme è fortemente encomiastico e induce a pensare a un atto d’omaggio verso un qualche uomo politico importante, non è peregrina l’ipotesi di quanti vedono nel puer il simbolo della stessa età dell’oro, oppure l’aspirazione a un mondo pacificato dopo le lunghe e cruente guerre civili. Significativa, in tale panorama, l’interpretazione del Carcopino, secondo cui l’ecloga si ispirerebbe a concezioni di stampo pitagorico nell’istituire un legame fra il puer e il nuovo ciclo cosmico. 61 Jean-Auguste-Dominique Ingres, L’età dell’oro, (part.) 1842-1849. Château de Dampierre (Yvelines) Una grande fortuna per tutta la tarda antichità e il Medio Evo ha avuto l’interpretazione messianica dell’ecloga, secondo la quale l’avvento del puer starebbe a prefigurare la nascita di Gesù: essa risale a Lattanzio, a Eusebio di Cesarea e a sant’Agostino, e valse a Virgilio la fama di profeta del Cristianesimo oltreché un prestigio duraturo. A essa credette Dante, che attribuì la presunta conversione di Stazio alla fede cristiana all’influsso su di lui esercitato da alcuni versi della IV ecloga. E Solo con l’Umanesimo vennero messe definitivamente da parte sia l’interpretazione in chiave cristiana del carme, sia la concezione di Virgilio quale annunciatore della nascita di Gesù. In mancanza di testimonianze sicure il mistero della IV ecloga è destinato a rimanere irrisolto, e non è escluso che Virgilio stesso abbia voluto che fosse così: d’altronde un annunzio di tipo oracolare deve essere sempre circondato da un’atmosfera d’impenetrabile mistero. 62 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 BvS: un’utopia sempre in fieri Recenti acquisizioni della Biblioteca di via Senato Saggistica, storia, prosa e poesia dal Settecento al secolo scorso Chiara Bonfatti, Giacomo Corvaglia, Margherita Dell’Utri e Annette Popel Pozzo Baffo, Giorgio (1694-1768). Le poesie di Giorgio Baffo patrizio veneto. Catania, Libreria Tirelli di F. Guaitolini, 1926. Uno dei 100 esemplari della tiratura su carta comune. Edizione limitata con il testo ricavato dall’edizione di Venezia stampata nel 1771. Le licenziose poesie di Giorgio Baffo sono quasi esclusivamente sonetti (CLVIII), ma vi si aggiungono anche Versi Marteliani del suddetto autore, tre Canzoni, una Traduzione della Priapeide e una Lettera ad un amico in lode dell’Ostaria. Bourdon de Sigrais, Claude Guillaume (1715-1791). Histoire des rats, pour servir a l’histoire universelle. Ratopolis [i.e. Parigi?], s. n., 1737. Prima edizione completa di tutte le incisioni, ovvero dell’antiporta calcografica non firmata, ma incisa presumibilmente da Schmidt su disegno di Charles-Nicolas Cochin, della tavola raffigurante Apollo che tiene in mano un topo e della vignetta al frontespizio, raffigurante dei topi che leggono in biblioteca e con il motto: «Suis parcent fastis». Si tratta inoltre della prima opera satirica dell’Autore, pubblicata anonima e con falso luogo di stampa, che aveva l’intento di rispondere all’opera Histoire des chats di FrançoisAugustin de Paradis de Moncrif. Cattaneo, Carlo (1801-1869). Notizie naturali e civili su la Lombardia. Volume primo. Brescia, Servizi Turistici dell’Azienda Servizi Municipalizzati, 1972. Ristampa anastatica della prima edizione di Milano presso Bernardoni (distribuzione Marenesi e Macchi) del 1844. Il primo volume è l’unico pubblicato. Durante, Castore (15291590). Il tesoro della sanità. Roma, Stabilimento Tipografico Julia, 1965. Riproduzione in facsimile in tiratura limitata dell’edizione di Roma, Francesco Zanetti, 1586. Classico della letteratura gastronomico-medica, è un trattato sugli effetti del cibo e del vino sulla salute. Ferrari s.p.a. La Ferrari. Modena, Arbe Officine Grafiche, 1982. Pieghevole pubblicitario, tutto a colori che illustra le attività della Ferrari attraverso fotografie e testi esplicativi in italiano, inglese, francese e tedesco. Immagine di Enzo Ferrari con sua firma autografa. Il dépliant, inviato allo scrittore Rolando Sensini di Macerata, è inserito nella sua busta intestata “Ferrari” con timbro postale, datato Maranello 15/9/1982, e relativo annullo raffigurante il Cavallino rampante. Foscolo, Ugo (1778-1827). Alcuni scritti e dettati inediti di Ugo Foscolo. Lugano, Giuseppe Ruggia & C., 1829. Seconda edizione, fatta su quella di Piacenza del 1825, dell’orazione pronunciata presumibilmente dopo il 6 giugno 1809, quando ormai la cattedra di Eloquenza presso l’Università di Pavia era stata abolita dal governo francese, che vedeva con sospetto il poeta e la sua opera poetica. L’orazione, se pur poco nota, risulta di grande importanza perché ritrae l’evoluzione delle idee politiche del poeta che giugno 2010 – la Biblioteca di via Senato Milano pare sostituire le illusioni libertarie e giacobine della fine del Settecento con un più meditato realismo politico e una pessimistica visione dell’uomo. Giannotti, Donato (14921573). Della Repubblica fiorentina di messer Donato Giannotti libri quattro. Venezia, Giovanni Gabriele Hertz, 1722. Prima edizione nella variante B, con la data di stampa 1722 anziché 1721, del celebre trattato di Donato Giannotti, fiorentino costretto all’esilio per le sue idee repubblicane. L’Autore propone per la città di Firenze una forma di governo che si ispiri a quella veneziana, opponendosi alla signoria dei Medici. Questi ultimi, oltre a bandirlo da Firenze, si impegnarono affinché la sua opera non venisse pubblicata affatto, e per esserlo dovette attendere quasi due secoli. Houlbert, Constant Vincent (1857-1947). Les insectes ennemis des livres. Leurs mœurs - Moyens de les détruire par C. Houlbert docteur èssciences membre de la société entomologique de France professeur de sciences naturelles au Lycée de Rennes. Parigi, Alphonse Picard & fils (Grande imprimerie de Blois), 1903. Prima edizione dell’importante saggio di entomologia dedicato a 60 specie di insetti “nemici della carta” e illustrato da 59 figure nel testo raffiguranti prevalentemente diversi tipi di insetti e con III tavole fuori testo che contengono riproduzioni fotografiche di casi di libri e manoscritti intaccati da insetti. L’opera fu scritta da Houlbert in occasione di un concorso di studio sugli insetti nemici dei libri per il premio Marie Pellechet e si aggiudicò il secondo posto e il premio di 500 franchi. Interessante anche il capitolo X, dedicato alla costruzione e alla gestione delle biblioteche, alla fabbricazione e alla scelta della carta e dei materiali per la legatura dei libri. Il secentenario della morte di Dante 1321-1921 celebrazioni e memorie monumentali per cura delle tre città Ravenna-Firenze-Roma. Roma, Milano e Venezia, Bestetti & Tumminelli, [1924?]. Opera suddivisa in tre parti in cui vengono prese in rassegna le celebrazioni ravennate, fiorentina e romana del seicentenario della morte di Dante Alighieri. Il capitolo intitolato L’Italia irridenta alla tomba di Dante raccoglie alcune testimonianze di partecipazione alle celebrazioni dantesche e a p. 105-106 si ritrova un messaggio al sindaco di Ravenna di Gabriele D’Annunzio, che così diede inizio al suo discorso: «Al popolo di Fiorenza che mi faceva il grande onore d’insistere perché io commemorassi la morte di Dante dalla Loggia dei Lanzi, dall’ombra del Perseo mozzatore, io risposi: “Non sono degno” […] Col medisimo sentimento io mando al popolo di Romagna la medesima parola». Niccolini, Giovanni Battista (1782-1861). Opere di G.-B. Niccolini. Edizione ordinata e rivista dall’autore. Quarta impressione. Firenze, Felice Le Monnier, 1858. 3 volumi. Edizione delle opere del Niccolini, contenente tutte le tragedie, varie poesie e molti saggi di critica letteraria e sull’arte. Il primo volume si apre con un 63 Discorso sull’Agamennone d’Eschilo e sulla tragedia de’ greci e la nostra; il secondo volume contiene una tavola fuori testo con il ritratto di Giovanni da Procida fatto aggiungere da Felice Le Monnier, come l’editore stesso dichiara nell’Avvertimento al lettore del primo volume. Si tratta di un’edizione sconosciuta all’Andreani che cita al n. 7 l’edizione del 1844 e altre successive. Sanfelice, Giuseppe (16651737). Riflessioni morali, e teologiche sopra l’istoria civile del Regno di Napoli esposte al publico in più lettere familiari di due amici. Da Eusebio Filopatro… Colonia [i.e. Roma], s.n. [i.e. Girolamo Mainardi], 1728. 2 volumi. Le Riflessioni morali del gesuita napoletano rappresentano una dura critica all’opera Dell’istoria civile del regno di Napoli di Pietro Giannone (Napoli, 1727), e sono composte da 32 lettere - tra le quali l’interessante lettera XXX dal titolo Si scuopre un altro artifizio con cui i fautori della storia civile confondono l’odio che in questa s’insinua contro la S. Inquisizione colla semplice ripugnanza ch’ebbe sempre la nostra città a ammettere quel tribunale - e altre 3 aggiunte. Il secondo volume contiene anche un Indice delle proposizioni, che nella Storia civile più spiccano meritevoli di censura; e che si ribbattono à suo luogo. Si possiede un esemplare della variante A, ovvero della tiratura con l’errata corrige a p. 413. Melzi, I, p. 414: «Il Giannone rispose a questo libro ironicamente colla Professione di fede scritta da P. Giannone al p. Giuseppe Sanfelice per la cui santità e fervorato zelo e calde esortazioni si è il medesimo convertito ecc.». 64 la Biblioteca di via Senato Milano – giugno 2010 La pagina dei lettori Bibliofilia a chiare lettere Una “richiesta speciale” e come partecipare alle nostre attività Come responsabile dell’Archivio Parrocchiale del Duomo di Oderzo, volevo chiedere se c’è la possibilità di avere una scansione o copia di un documento conservato nella vostra Biblioteca. Un libro segnalato nella vostra rivista di maggio, a pagina 63, ultima colonna: «Seneca Lucios Annaeus. Letere di L. Annèo Seneca in italiano dal commendatore Annibal Caro e per la prima volta pubblicate nelle nozze Michiel e Pisani. Venezia, Carlo Palese, 1802». Un documento per noi importante poiché l’antico possessore Giulio Bernardino Tomitano era opitergino, di una famiglia che nel 1600 si spostò da Feltre a Oderzo, dove costruì una chiesa e una tra le più belle case della città, con una biblioteca di oltre 5.000 volumi e carte antiche di molto pregio. Premetto che tale copia sarà conservata nel nostro archivio solo a fini culturali e di studio, e che rimanderemmo alla vostra sede tutti coloro che ne facesseroo richiesta per altri motivi. Maria Teresa Tolotto La Biblioteca di via Senato consente di consultare, su appuntamento, i propri volumi e documenti d’archivio. Ma di fronte a un interesse così specifico e motivato, e soprattutto in virtù di una richiesta così appassionata, oltre a ricordarle la suddetta possibilità, sarà nostra cura prepararle una scansione del frontespizio origina- cora più partecipi delle attività da voi svolte. Elisa Piacentini Se volete scrivere: [email protected] Tutti i numeri sono scaricabili in formato pdf dal sito www.bibliotecadiviasenato.it Navigando all’interno del sito internet della Fondazione BvS – www.bibliotecadiviasenato.it – troverà tutte le informazioni nella sezione “amici della biblioteca”. Confermiamo fin da subito, comunque, che è possibile associarsi alla Fondazione (con un prezzo speciale riservato ai ragazzi fino a 26 anni, oppure con un contributo annuale compreso tra i 100 e i 500 euro) e usufruire di diverse agevolazioni: dall’invito alle inaugurazioni a uno sconto sulle nostre pubblicazioni, passando dall’ingresso gratuito a ogni mostra o visita guidata e dai posti riservati per l’intero cartellone del Teatro di Verdura. le e dell’intera nota manoscritta dal vostro antico concittadino. Mi piacerebbe essere presente ad alcuni spettacoli del Teatro di Verdura e, se possibile, volevo chiedere perché da alcuni anni è cambiata la modalità di prenotazione. Daniele Vincenzi Alcuni giorni fa, ho visitato le due mostre dedicate a Pasolini e Malaparte, e ho lasciato il mio indirizzo di posta elettronica per ricevere informazioni relative ai vostri prossimi eventi. Vorrei però anche chiedere se esiste una qualche forma di associazione alla vostra Fondazione per essere an- Per prenotarsi ai vari spettacoli (tranne quelli in agosto, per cui non è richiesto) deve chiamare lo 02.76318893 a partire dal giorno precedente l’appuntamento stesso. Modalità che è divenuta “unica” per garantire a tutti una conferma certa e in tempo reale.