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Anno 105 - n. 10 - Ottobre 2014
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La Rivista Anno 105 - n.10 - Ottobre 2014
PER LA SVIZZERA,
PER L’ITALIA,
PER IL TICINO
Aperto a Lugano il nuovo
ufficio operativo della CCIS
Gustala come gli italiani: un filo d’olio d’oliva,
sale e pepe e … buon appetito!
Editoriale
di Giangi Cretti
La Rivista
Editore
Camera di Commercio
Italiana per la Svizzera
Direttore - Giangi CRETTI
Comitato di Redazione
A.G. LOTTI, C. NICOLETTI,
S. SGUAITAMATTI
Collaboratori
C. BIANCHI PORRO, M. CALDERAN,
G. CANTONI, M. CARACCIOLO DI BRIENZA,
C. D’AMBROSIO, V. CESARI LUSSO,
M. CIPOLLONE, P. COMUZZI, D. COSENTINO, A. CROSTI, L. D’ALESSANDRO,
F. DOZIO, F. FRANCESCHINI, T. GATANI,
G. GUERRA, M. LENTO, R. LETTIERI,
F. MACRÌ, G. MERZ, A. ORSI, V. PANSA, C.
RINALDI, G. SORGE, N. TANZI, I. WEDEL
La Rivista
Seestrasse 123 - Cas. post. 1836
8027 Zurigo
Tel. ++41(0)44 2892319
Fax ++41(0)44 2015357
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Pubblicità
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per la Svizzera
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Le opinioni espresse negli
articoli non impegnano la CCIS.
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Periodico iscritto all’USPI
(Unione Stampa Periodica Italiana).
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Appare 11 volte l’anno.
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Minime eppure così potenti. Le preposizioni intendo.
Quella semplice: per, è inequivocabile. In tre lettere sintetizza tutta la
sua forza positiva. La stessa in grado di contrastare il suo corrispettivo
antagonista: contro.
Da sola esprime una scelta netta,
l’appartenenza ad uno schieramento:
che si manifesta nell’essere a favore.
Ne deriva, pertanto, che la sequenza
locutiva Per la Svizzera, Per il Ticino,
Per l’Italia non è solo una dichiarazione d’intenti, racchiude in sé l’assunzione d’impegno.
Lo stesso che lo scorso 25 settembre
a Lugano abbiamo sentito ricorrente
nelle parole pronunciate dal presidente della Camera di Commercio
Italiana per la Svizzera, ogni qualvolta ha illustrato le ragioni che presiedono alla decisione di aprire un
ufficio operativo nella città ticinese.
L’impegno ad agire per contribuire
alla distensione dei rapporti fra Italia
e Svizzera, percepiti con connotazioni di tensione crescente man mano
che ci si avvicina alla frontiera.
Impegno che si traduce nella pratica quotidiana di chi intende offrire
servizi e informazioni, ma anche
promuovere iniziative, nel pieno rispetto delle regole vigenti; laddove
possibile, condividendoli con quanti
già operano perseguendo i medesimi
obiettivi.
Naturalmente, la forza delle parole
(e delle preposizioni) viene meno
se orfana del sostegno della diretta
conferma dei fatti.
Comprensibile che, in assenza di
tangibile verifica (ma 105 anni di
attività sul territorio svizzero dovrebbero pur significare qualcosa),
ci sia spazio anche per la dietrologia: di chi si sente disturbato, di chi
diffida, di chi non crede, di chi dubita, di chi s’interroga. Chissà cosa
c’è dietro?
Nulla di più di quello che viene
esplicitamente dichiarato. Ma anche
nulla di meno.
Non c’è la pretesa di scrivere la
storia. Semmai, e molto più semplicemente, l’intenzione di offrire
numerosi gli spunti per una pagina
di cronaca narrata con i toni confortanti della positività. Anche se
di solito non sono quelle che fanno
notizia.
La CCIS è attesa alla prova dei fatti.
La sfida è stimolante, la posta in gioco troppo importante, perché venga
disputata in un rimbalzo di rivalse
da una parte all’altra della frontiera.
Raccoglierla non è un atto di temerario impulso. Piuttosto un modo per
essere all’altezza del proprio ruolo,
persino della propria ambizione. Che
non supera però l’ambito della propria competenza.
Anche in questo caso: nulla di più.
Ma anche nulla di meno.
Male che vada, valga quello che sottende un moto in dialetto ticinese
(che qui riproduciamo per assonanza):
piutôst ke nagot, mej piutôst. Piuttosto che niente, meglio piuttosto.
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16.09.14 09:25
Sommario
La Rivista
1 Editoriale
4 Sommario
PRIMO PIANO
La CCIS apre a Lugano un nuovo ufficio
operativo
40
17
46
ad offrire la nostra collaborazione
21 Pronti
Intervista con Vincenzo Di Pierri,
presidente CCIS
48
INCONTRI
26 Accedere il desiderio che induce a cedere 50
alla tentazione
L’Ad di Bulgari Ospite della CCIS a Ginevra
l’età l’uomo diventa un “barone” la
28 Con
donna semplicemente invecchia
Donne in carriere: Donatella Cinelli Colombini
52
54
56
57
61
65
70
76
77
CULTURA
Die Schonung der Frauen o la prima Carta
delle donne
Dalla Svizzera degli Stati alla Svizzera federale
Elogio della sobrietà
Giorgio La Malfa, Cuccia e il segreto di
Mediobanca, Feltrinelli (2014)
Pubblicato il Dizionario Enciclopedico delle
Migrazioni Italiane nel Mondo
Max Miedinger, la Nutella e la gloria di
Helvetica
Il designer zurighese e l’arte tipografica
degli anni Cinquanta e Sessanta
Una vetrina d’arte a cielo aperto
Etroubles – Valle d’Aosta
Pierre-Auguste Renoir paesaggista eccelso
e cantore della bellezza femminile
Alla Fondation Pierre Gianadda fino al 23
novembre
La Svizzera e la Grande Guerra al Museo
nazionale Zurigo
Fino al 26 ottobre 2014 al Museo nazionale Zurigo
Appuntamenti con la cultura
DOLCEVITA
Ischia: dove acqua e fuoco si tengono
per mano
La fortuna viene da lontano
Le terme: alchimia del piacere
Grande successo per “Passitaly” a Pantelleria
Figlia del mare e del fuoco
A CARUSA: La Tosatura delle pecore
Un rito annuale che continua nel tempo
Nuova Volvo XC90
Il primo passo verso l’automobile che si
guida da sé
VW La nuova Golf GTE
Sfrutta l’abbinamento tra il TSI e il motore
elettrico
Salone di Ginevra 2015
Il cartellone è pronto
Flagship Store Pirelli – Agom
Il primo Driver Center in Svizzera
82
83
84
85
86
87
IL MONDO IN FIERA
Berufsmesse Zürich : Zurigo,
18 - 22 novembre
Una bussola per orientarsi nella giungla
del lavoro
90
91
Fiera D’autunno: Fiera di Bolzano,
5 - 9 novembre
5 giorni: soluzioni per la casa, sapori e
salute, idee regalo, tanto divertimento!
Fieracavalli: Fiera di Verona, 6 - 9 novembre
Con la valigia in sella
Key Energy: Fiera di Rimini, 5 -8 novembre
Energia e mobilità sostenibile
Sicurezza: Fiera di Milano, 12 - 14 novembre
Sicurezza per il tuo business
L’Artigiano in Fiera: Fiera di Milano
dal 29 novembre - 8dicembre
Viaggio tra le culture di tutto il mondo
Le Rubriche
Sommario
La Rivista
6
9
11
13
15
25
30
32
33
35
IL MONDO IN CAMERA
Casa Italia Atletica a Zurigo
Un’opportunità di promozione del territorio
Il 27 ottobre a Zurigo
Brescia: la Leonessa del gusto
Dal 31 ottobre al 2 novembre a Lucerna
TRAVELexpo 2014
92
94
96
«Meet the chamber premium» Colloqui
individuali su mercato edilizio e appalti
svizzeri
[email protected]: dall’8 al 10 ottobre 2014,
@ CERN
Esposizione delle industrie italiane
Contatti Commerciali
Servizi Camerali
In breve
Italiche
Elvetiche
Europee
Internazionali
Cultura d’impresa
Burocratiche
Normative allo specchio
Angolo Fiscale
Angolo legale Svizzera
36
39
45
49
58
59
70
75
78
Convenzioni Internazionali
L’elefante invisibile
Scaffale
Benchmark
Sequenze
Diapason
Convivio
Motori
Starbene
In copertina: La CCIS apre un suo ufficio Lugano accolta da Madre Helvetia
(rielaborazione grafica su foto originale © Franco Taranto MADRE HELVETIA www.cnms.ch)
In Breve
La Rivista
40’000 i migranti morti
dal 2’000
Secondo le stime presentate nel
rapporto, sono quasi 40mila i migranti morti dal 2000: un dato preoccupante, per cui l’Organizzazione
Internazionale per le Migrazioni
(OIM) rivolge ai Governi di tutto
il mondo un appello a contrastare
questo fenomeno.
“Il nostro messaggio è chiaro: tanti
migranti stanno morendo”, afferma il
Direttore Generale dell’OIM William
Lacy Swing, “è arrivato il momento di
fare di più che contare il numero delle
vittime. E’ tempo di fare fronte comune affinché i migranti in gravi difficoltà non debbano subite violenze”.
Fao, Coldiretti: sprecato
1/3 del cibo, basterebbe
per combattere la fame
Un terzo del cibo prodotto nel mondo
viene sprecato
per un totale di
1,3
miliardi di
tonnellate
che sarebbero ampiamente sufficienti
a sfamare la popolazione che soffre
6 - La Rivista ottobre 2014
Il lavoro di ricerca cha ha portato
alla pubblicazione di Fatal Journeys, rapporto di circa 200 pagine, è cominciato con la tragedia
dell’ottobre del 2013 quando più
di 400 migranti morirono nei due
naufragi vicino all’isola italiana di
Lampedusa.
Lo studio, effettuato nell’ambito del
progetto dell’OIM Missing Migrants
Project, mostra come l’Europa sia la
destinazione più pericolosa al mondo per i migranti “irregolari”: dal
2000 sono oltre 22mila i migranti
che hanno perso la vita durante i
pericolosi viaggi attraverso il mar
Mediterraneo (quasi 4mila decessi
dall’inizio del 2013).
Oltre a raccogliere dati sui migranti morti nel mondo, il Missing
Migrants Project dell’OIM è parte di uno sforzo maggiore volto
ad aumentare l’utilizzo dei social
media per coinvolgere le comunità di tutto il mondo. Con il tragico
naufragio di questo mese a Malta, gli uffici dell’OIM in tutto il
mondo hanno ricevuto chiamate
ed e-mail da tutta Europa e dal
Medio Oriente da parte di familiari alla ricerca di informazioni
sui loro parenti dispersi, molti dei
quali si teme siano deceduti. Inoltre, il Missing Migrants Project
sarà utilizzato come deterrente,
per cercare di evitare che altre
potenziali vittime intraprendano
questi viaggi pericolosi.
“Le persone stanno già cercando su
Facebook informazioni riguardo ai
migranti dispersi. Sappiamo inoltre
che molti migranti diventano vittime di traffico usando Facebook”
riferisce il portavoce dell’OIM Leonard Doyle. “Vogliamo trasformare
#MissingMigrants in uno strumento efficace per scoraggiare i migranti a intraprendere questi viaggi
pericolosi in futuro. Non verranno
utilizzati poster o spot alla radio,
ma si userà il mezzo più efficace e
convincente a disposizione: le voci
dei sopravvissuti e dei familiari dei
migranti dispersi”.
La ricerca dell’OIM riporta anche
che dal 2000 sono avvenuti quasi
6mila decessi lungo il confine tra
Stati Uniti e Messico e che altri
3mila decessi sono stati registrati
in altre aree come Africa Sub-Sahariana e nelle acque dell’Oceano
Indiano. Si ritiene tuttavia che il
numero reale delle vittime sia superiore rispetto a quanto si è riusciti a indicare in Fatal Journeys. Ci
sono poche statistiche dettagliate
a disposizione, poiché la raccolta di
dati sui decessi dei migranti non è
stata finora considerata una priorità dai Governi.
di fame cronica. È quanto afferma la
Coldiretti che, nel commentare i dati
della Fao sul fatto che in 10 anni è
calato di 100 milioni il numero di persone che soffrono la fame, sottolinea
che non è eticamente sostenibile la
realtà che 805 milioni di persone (una
su dieci) non abbiano ancora cibo
sufficiente mentre gli sprechi alimentari hanno raggiunto le 670 milioni di
tonnellate nei paesi industrializzati e
le 630 milioni di tonnellate in quelli
in via di sviluppo. Ogni anno, il cibo
che viene prodotto, ma non consumato, sperpera un volume di acqua
pari al flusso annuo di un fiume come
il Volga, utilizza 1,4 miliardi di ettari di terreno - quasi il 30 per cento
della superficie agricola mondiale
- ed è responsabile della produzione
di 3,3 miliardi di tonnellate di gas
serra. La lotta alla fame si combatte
anche intervenendo con una più atten-ta gestione e distribuzione della
produzione agricola ed alimentare. La
politica e l’economia – denuncia la
Coldiretti - hanno pensato che fosse
possibile la globalizzazione senza globalizzare anche le regole fino ad arrivare a trattare il cibo come una merce
qualsiasi. Il risultato contraddittorio è
stato il diffondersi dell’obesità e dello spreco di cibo nei Paesi ricchi e il
furto delle terre fertili, il cosiddetto
land grabbing (71 milioni di ettari
dal 2000 ad oggi) e il dramma della
fame in quelli poveri. È necessario ora
- conclude la Coldiretti - che i decisori
politici ne tengano conto mettendo ai
vertici della loro agenda la strategicità del cibo e promuovendo politiche
che a livello globale definiscano una
regia di regole per i beni comuni come
il cibo, l’acqua e il suolo.
In Breve
La Rivista
L’UFT firma la convenzione
per il corridoio di 4 metri
sulla linea di Luino
La Svizzera finanzia la realizzazione
di misure di ampliamento in Italia
per consentire che sull’asse del San
Gottardo il trasporto per ferrovia
di semirimorchi con altezza agli
angoli di quattro metri possa essere effettuato fino in Nord Italia. A
questo proposito l’Ufficio federale
dei trasporti (UFT) e Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane), il
gestore delle infrastrutture ferroviarie in Italia, hanno concluso la
convenzione per il finanziamento,
la pianificazione e la realizzazione
degli adeguamenti necessari sulla
linea di Luino.
La Convenzione, conclusa in attuazione dell’Accordo bilaterale che i
due Paesi hanno firmato il 28 gennaio scorso, definisce i requisiti tecnici del corridoio di quattro metri,
da realizzare entro il 2020 tra la
Svizzera e Novara/Busto Arsizio (I), e
disciplina le modalità di sorveglianza del progetto. Stabilisce inoltre le
responsabilità di Rete Ferroviaria
Italiana (RFI) in materia di appalto
ed esecuzione dei lavori. L’UFT, dal
canto suo, garantisce il finanziamento delle misure previste sulla linea di Luino per 120 milioni di euro.
L’ampliamento del profilo di spazio
libero dell’asse ferroviario del San
Gottardo è un elemento importante della politica svizzera di trasferimento del traffico, alla luce del
crescente impiego di semi-rimorchi con altezza agli angoli di quattro metri da parte del settore dei
trasporti e della logistica. A questo
proposito il Parlamento ha approvato un credito complessivo di 990
milioni di franchi, comprendente i
fondi per gli interventi in Italia. In
Svizzera, tra Basilea e il versante
sud delle Alpi, sono complessivamente necessarie 170 misure di
ampliamento (adeguamenti di gallerie, pensiline, linee di contatto,
segnaletica e cavalcavia). L’intervento maggiore è costituito dalla
realizzazione della nuova galleria
del Bözberg, lunga due chilometri.
Il corridoio di quattro metri può
esplicare i suoi effetti unicamente se anche in Italia il profilo sarà
ampliato. Solo così i convogli potranno raggiungere i terminali del
Nord Italia. La Convenzione firmata permette di iniziare la pianificazione e la realizzazione degli
ampliamenti. Grazie ad essa, la
Svizzera potrà influire sulle modalità di realizzazione, precisare i
requisiti tecnici, intervenire nella
procedura di appalto e garantire il
corretto impiego dei fondi.
Anche tra Chiasso e Milano il profilo
sarà ampliata a quattro metri. Questi lavori saranno finanziati dall’Italia (ca. 40 mio. €). I fondi necessari
sono assicurati mediante decreto.
non coincidessero con le festività
natalizie.
Attese da ormai 10 anni, queste
elezioni, presentano una novità
fondamentale: potranno esprimere
il loro voto solo quei cittadini residenti all’estero (iscritti all’AIRE)
che esprimeranno in modo esplicito
la propria volontà iscrivendosi
all’albo degli elettori, compilando un apposito modulo disponibile presso i consolati e (almeno in
parte) recapitato per posta ai vari
domicili. Tale dichiarazione, corredata dalla fotocopia di un documento d’identità deve essere fatta
pervenire (per posta, per fax, per
posta elettronica, consegnata personalmente) entro e non oltre 19
novembre agli uffici consolari della
propria circoscrizione.
Solo coloro che avranno provveduto ad effettuare detta iscrizione
riceveranno il plico elettorale e potranno così esercitare il loro diritto,
esprimendo il proprio voto per corrispondenza.
Pertanto a chi fosse interessato,
resta poco più di un mese per ‘regolarizzare’ la propria posizione.
Il che crea non poche perplessità circa il tasso di partecipazione
alle elezioni che rischia così di esser fortemente penalizzato. Tempi
stretti anche per la formazione
delle liste, che con il corredo delle
firme di sostegno (non inferiore a
50 per le liste che riguardano collettività composte da un numero
di cittadini italiani fino a 50.000
e non inferiore a 100 per quelle
composte da un numero di cittadini italiani superiore a 50.000),
dovranno essere presentate fra il 9
e il 19 ottobre.
Rinnovo dei Comites:
si vota il 19 dicembre
Sono 108 i Comites che verranno rieletti il prossimo 19 dicembre: 50 in
Europa di cui 7 in Svizzera (Basilea,
Berna, Ginevra, Losanna, Lugano,
San Gallo, Zurigo), 14 in Nord America, 30 in Sud e Centro America, 6
in Oceania e 8 fra Asia e Africa.
Manifestando l’urgenza, il decreto
di indizione delle elezioni è stato
firmato subito dopo la discussione
e l’approvazione alla Camera, ma
prima che il decreto ministeriale che proroga le missioni internazionali e contiene anche un articolo
che stabilisce, appunto, le elezioni
dei Comites - passasse anche all’esame del Senato.
Si trattava, verosimilmente, di
consentire che le lezioni per il rinnovo dei Comitati per gli Italiani
all’Estero (Comites), organismi
di rappresentanza delle comunità italiane all’estero, istituiti con
legge dello Stato (nr. 286/2003),
ottobre 2014 La Rivista - 7
SUGHI FRESCHI PER LA PASTA MIGLIORE.
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La Rivista
Italiche
di Corrado
Bianchi Porro
Alla ricerca della credibilità perduta
Il compito di questo Governo non è quello di essere
simpatico, ma di cambiare l’Italia: non ci sottrarremo
a questa sfida, a questa opportunità. Lo ha detto il
ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi nel suo
intervento al Workshop Ambrosetti di Cernobbio in cui
ha sintetizzato il programma del nuovo governo Renzi
. Noi crediamo - ha affermato - che vi possa essere
una crescita duratura perché l’Italia possa tornare a
crescere e ad uscire dalla stasi degli ultimi 15 anni. Per
questo, occorre mettere mano all’architettura istituzionale del nostro Paese e riteniamo centrali le riforme
costituzionali. Oggi, la macchina è ripartita.
Un anno fa, più o meno in questo periodo, un deputato annunciava lo sciopero della fame perché si contrapponeva alla
melina sulla legge elettorale cui assistevamo in parlamento.
Dopo un anno, possiamo discutere sulle modifiche alla legge,
sui possibili emendamenti e soglie, ma abbiamo una legge
elettorale approvata alla Camera che garantisce di governare
a chi vince mentre riforme istituzionali sono già state approvate in prima lettura al Senato.
Quest’anno, per la prima volta, non abbiamo votato per il
rinnovo dei consigli provinciali, siamo partiti con le riforme
istituzionali, ma non solo. Abbiamo presentato una riforma
ambiziosa che cerca di risolvere alcuni problemi che, fin dalla
sua approvazione, presentava la nostra Costituzione: il superamento del sistema del bicameralismo perfetto e quindi
un procedimento lento e farraginoso che ha portato spesso
al ricorso alla decretazione d’urgenza e una divisione delle competenze tra Stato e regioni che, dopo la riforma del
2001, ha portato spesso a conflittualità e controversie. Per
questo la riforma si propone di mettere chiarezza riportando
in capo allo Stato anche alcune competenze a nostro avviso
fondamentali dall’ambiente, all’energia, alle grandi opere infrastrutturali che sono elementi di sviluppo per il Paese. Scelte strategiche che, a nostro avviso, debbono essere compiute
dallo Stato.
È una riforma che supera definitivamente le provincie, abolisce il Cnel, razionalizza il numero dei parlamentari riducendo a 100 i senatori. Non è una scelta contro la politica, ha
detto il ministro, ma in questo momento ridare credibilità
alla politica passa anche dalla riduzione dei parlamentari e
ad una riduzione dei costi, che non è ovviamente l’obiettivo
principale della riforma. Questo governo ha lavorato sostanzialmente in due fasi. Nella fase uno, che ha caratterizzato i
primi 100 giorni, si è puntato sull’approvazione delle misure
di urgenza, la presentazione di riforme che abbiamo aperto
al confronto e alla consultazione pubblica con gli esperti e i
cittadini. E una fase due, quella che abbiamo poi presentato
in settembre, dei 1000 giorni. La prospettiva dei prossimi 3
anni è quella di implementare e dare attuazione a quei provvedimenti. Sapendo purtroppo che ci sono tempi da rispettare, dettati dalle leggi e dai regolamenti che non dipendono
dai singoli ministri e che richiedono un orizzonte più ampio
per il compimento di alcune riforme importanti.
Siamo l’unico Paese accusato di essere contemporaneamente troppo veloci e troppo lenti. Nessuna delle due critiche,
secondo la Boschi, è calzante. Abbiamo sicuramente la necessità di agire con determinazione e una certa rapidità: è
il segno distintivo di questo governo. Ma, nei primi 6 mesi
di attività, abbiamo avviato il decreto legge sul lavoro, quello sulla pubblica amministrazione e misure importanti sulle
infrastrutture, sbloccando alcuni cantieri e il pacchetto giustizia. In sei mesi in cui abbiamo istituito una commissione
anticorruzione che porterà Expo a non bloccarsi. Si aggiunge
la riforma della scuola che abbiamo presentato e si apre un
momento di consultazione nei prossimi due mesi per la riduzione delle tasse dall’Irap, il cuneo fiscale e la riduzione del
costo dell’energia per le PMI. Un programma che ha comportato già oggi l’abbattimento di un terzo dei decreti attuativi
ereditati dai governi precedenti. Un’azione di riforma vera
per il Paese, fatta nell’interesse dei cittadini italiani e portata
avanti in un’ottica di trasparenza e di confronto con l’Europa.
Attendiamo ora gli investimenti che Junker ha promesso
dall’Europa: 300 miliardi di euro. Sappiamo che grazie alle
scelte di Draghi, la BCE ha reso più facile l’accesso al credito.
Noi in Italia però abbiamo il dovere di affrontare le riforme
strutturali. Questo è il compito che ci attende, al quale non
vogliamo sottrarci, perché solo attuando queste riforme avremo una maggior credibilità anche in Europa. E una maggior
credibilità del nostro Paese ci ha concesso di poter indicare
Federica Mogherini come rappresentante italiana per la politica estera dell’Unione ed è un riconoscimento per tutti. Non
condivido le critiche piovute da alcuni perché l’Italia avrebbe
dovuto chiedere un commissario economico per risolvere i
nostri problemi. Noi pensiamo che l’Europa non sia soltanto
la parte economica, non sia solo fiscal compact o conti, ma
un insieme di valori culturali e sociali che ci tiene uniti: per
questo riteniamo importante il ruolo di rappresentanza nella
politica estera. Per noi la politica estera resta importante anche perché oggi essa è rappresentata da una donna, proprio
nell’ottica di valorizzare il nostro ruolo delle donne in ruoli chiave delle Pubbliche Amministrazioni. Sappiamo che ci
sono perplessità e critiche: è normale, ma – ha concluso - il
compito del governo non è di essere simpatico qui o altrove,
ma di cambiare l’Italia e su questo ci giochiamo il nostro futuro. So che potremo perdere le prossime elezioni - ha concluso - ma il nostro compito è rimettere in moto il Paese.
ottobre 2014 La Rivista - 9
La Rivista
Elvetiche
di Fabio Dozio
Scopriamo il mondo della Posta
Lo scorso 18 settembre, in quattro milioni di case svizzere è stato recapitato un opuscolo de “LA POSTA Dinamismo giallo” che contiene “Quattro francobolli gratis
per voi!” Potrebbe sembrare un regalo di un’azienda generosa, ma è bene sottolineare che, se proprio vogliamo
considerarlo un omaggio, il merito è del Sorvegliante dei
prezzi svizzero Stefan Meierhans.
“Scoprite il mondo della Posta” e “Benvenuti nel nostro
mondo” sono gli slogan che salutano il lettore dell’opuscolo che contiene i quattro francobolli, in versione
Webstamp easy, vale a dire che è possibile stamparli a
casa dal sito internet della Posta. Assieme ai quattro
francobolli c’è anche l’immancabile concorso a premi,
che promette un viaggio a Gardaland, del valore complessivo 90 mila franchi.
L’operazione della Posta ha un taglio pubblicitario, in realtà si tratta di un risarcimento ai cittadini. Nel 2012 il
Sorvegliante dei prezzi aveva sollecitato la Posta a concedere una riduzione dei prezzi ai propri clienti, sull’invio
di lettere e pacchi in Svizzera. Dopo un’analisi del settore, Meierhans era infatti giunto alla conclusione che
la Posta applicava prezzi esagerati. La Posta ha respinto
la richiesta del Sorvegliante di contenere i prezzi, perciò
Meierhans ha avviato una procedura formale contro la
grande azienda. La Posta non è stata con le mani in mano,
ma si è rivolta al Tribunale federale amministrativo per
bloccare l’iniziativa di Mister Prezzi. Una prima assoluta
per un’ex Regia federale e per una società anonima con
maggioranza azionaria in mani pubbliche, cioè del Consiglio federale! Il Tribunale amministrativo, nel settembre
dello scorso anno, ha dato ragione al Sorvegliante dei
prezzi, ritenendo che la procedura aperta fosse “nell’interesse di un’efficace protezione dei consumatori”.
All’inizio di quest’anno Mister prezzi e la Posta Svizzera
hanno raggiunto un accordo, che sostanzialmente conferma le richieste del Sorvegliante. Sono previste varie
riduzione di prezzo nonché la rinuncia ad aumenti, per
esempio per gli invii di lettere per posta A e B e per gli
invii domestici di pacchi, almeno fino alla fine di marzo
del 2016. “Abbiamo raggiunto un buon risultato – ha dichiarato Stefan Meierhans – con un accordo di compromesso”. “Il pacchetto concertato con Mister Prezzi ha un
valore di 280 milioni di franchi – ha rivelato il portavoce
della Posta, Oliver Flüeler – ed ha il vantaggio di evitare
una lunga procedura”. Nella decisione presa a gennaio
figurano anche i quattro francobolli che ogni economia
domestica ha ricevuto a settembre, per un valore complessivo di oltre16 milioni di franchi.
Poco prima di distribuire i quattro francobolli ai propri
clienti a mo’ di risarcimento, la Posta ha comunicato che
nel primo semestre 2014 ha conseguito un utile di 370
milioni di franchi, in linea con quello dell’anno precedente (377 milioni). Sono anni che l’azienda chiude con
bilanci rallegranti, tant’è che già nel 2009 la Sorveglianza dei prezzi si è accordata con la Posta su una serie di
misure riguardanti il costo degli invii di pacchi e lettere
che ha garantito una riduzione a favore dei clienti di circa 200 milioni di franchi l’anno. Sempre cinque anni fa,
Mister Prezzi ha invitato, con successo, il Dipartimento
dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e della comunicazione a bloccare l’aumento delle tariffe per la distribuzione dei giornali in abbonamento che beneficiano del
sostegno alla stampa.
La Posta è quindi recidiva. Offre un servizio troppo caro
per intascare profitti elevati. Il Sorvegliante dei prezzi le
tiene il fiato sul collo. Questa situazione è la conseguenza
della trasformazione dell’ex Regia federale. Dal 2010 la
Posta è una società anonima, con la possibilità del Consiglio federale di cedere fino al 49% delle azioni. La prima
tappa di questa trasformazione da servizio pubblico a società anonima avvenne nel 1997, quando Berna affossò
le vecchie PTT, separando il ramo delle telecomunicazioni
(oggi Swisscom) da quello postale. Fino a quel tempo la
Costituzione svizzera prevedeva, all’articolo 36, che “il
prodotto dell’amministrazione delle poste e dei telegrafi
è devoluto alla cassa federale”. Come poteva giustificarsi
la distribuzione di utili ai privati con un simile articolo
costituzionale? “Il Governo chiese un parere giuridico –
scrive il presidente dell’Unione sindacale svizzera (Ticino)
Graziano Pestoni – che giunse alla conclusione che la distribuzione di utili ai privati era compatibile con l’art. 36,
anche se questo affermava il contrario (…). In occasione
della revisione della Costituzione federale in corso in quel
periodo, si decise la soppressione di quel capoverso che
nessuno ormai ricordava. La nuova costituzione fu accolta in votazione popolare il 18 aprile 1999”.
Così è cambiato il mondo della Posta. Chi utilizza i servizi
postali oggi è un cliente, una volta era un utente, ma intanto in questi anni il numero degli uffici postali è stato
drasticamente ridotto: da 4100 nel 1970 a 2500 nel 2012.
ottobre 2014 La Rivista - 11
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La Rivista
Europee
di Viviana Pansa
La nuova Commissione europea
tra “falchi” e “colombe”
È al completo la nuova Commissione europea targata Jean-Claude Junker, una squadra di ultracompetenti che il neo presidente assicura “riporterà l’Europa sul
terreno della crescita e della creazione di lavoro”. Una
rassicurazione quanto mai necessaria in questi tempi di
crisi, formulata da Junker in qualità di “coordinatore tra
i coordinatori”, come egli stesso si è definito, elencando
i membri del nuovo esecutivo europeo ufficialmente in
carica dal prossimo 1° novembre.
Difficile dire se il compromesso trovato sulle principali nomine economiche produrrà l’effetto sperato o finirà col paralizzare l’Europa
nel braccio di ferro tra “falchi” dell’austerità e “colombe” della flessibilità fiscale. Nonostante le resistenze dei Paesi del Nord, infatti,
sarà Pierre Moscovici, già ministro dell’Economia francese, il nuovo
Commissario europeo agli affari economici e monetari; accanto a
lui, come coordinatore delle principali competenze economiche della
Commissione (lavoro, crescita, investimenti e competitività), il rigorista finlandese Jyrky Katainen, che in qualità di vice presidente –
sette in tutto, compresa la nostra Federica Mogherini, nominata Alto
rappresentante della Politica estera europea – avrà potere di veto
sulle decisioni dei Commissari. L’inglese Jonathan Hill sarà invece
Commissario alla stabilità finanziaria. Importante dunque anche
l’accordo sulla nomina proposta dal premier inglese David Cameron – in realtà indicato da quest’ultimo al Commercio, in vista della
chiusura dei negoziati per il Trattato di libero scambio tra Unione
Europea e Stati Uniti, – cui viene affidato, non senza strascichi polemici, uno dei principali portafogli economici del nuovo esecutivo.
Nonostante un primo non proprio empatico botta e risposta tra Katainen e il premier italiano Matteo Renzi ai margini dell’Eurogruppo
di Milano – Eurogruppo che Renzi teme voglia dare “lezioni” all’Italia, mentre il nuovo Commissario ribadisce il suo ruolo di “interprete”
di quanto tutti i Paesi rispettino gli impegni presi e le promesse fatte
– il nuovo esecutivo europeo si è già messo al lavoro per il cambiamento. In un incontro successivo al vertice europeo di fine agosto,
infatti, l’attuale presidente della Commissione, José Manuel Barroso,
il suo successore Junker e lo stesso Katainen avrebbero discusso di
un documento informale contenente diverse opzioni per mitigare
l’austerità sui conti pubblici, forse allarmate dal quadro economico
dell’eurozona emerso nel secondo quadrimestre del 2014, con Italia
e Germania in arretramento e la Francia ferma alla crescita zero.
Le ipotesi al vaglio, che potrebbero mitigare il giudizio della Commissione sulle leggi di stabilità presentate giusto in contemporanea
all’insediamento del nuovo esecutivo, sono il dimezzamento del taglio del deficit strutturale di bilancio, obbligo attualmente fissato
allo 0,5%, o il temporaneo congelamento dell’obbligo di risanamento – uno o due anni – per i Paesi che si impegnino in un serio piano di
riforme strutturali monitorato da Bruxelles. Sarebbe questa seconda
ipotesi quella più accreditata dopo la riunione dell’Eurogruppo, riunione in cui anche il presidente della Banca centrale europea, Mario
Draghi, ha ribadito l’avvertimento che “senza riforme strutturali le
misure della Bce non bastano” – misure, come i prestiti alle banche,
che ad oggi non hanno sortito il riscontro atteso in termini quantitativi e comunque messe in discussione dalla Germania che ritiene una
politica monetaria espansiva un rischio per la stabilità dell’eurozona.
L’adozione di questa seconda ipotesi consentirebbe di liberare più
risorse per investimenti e riforme e si applicherebbe a tutti i Paesi,
anche quelli con un deficit al di sopra del 3%, come Francia, Spagna e Regno Unito. Ad esse si aggiungerebbe il piano di investimenti
pubblici e privati promesso da Junker nel suo discorso al Parlamento
europeo. E per l’Italia si parlerebbe di una decina di miliardi di euro,
essenziali in un contesto macro economico peggiore delle attese,
che rende complicato il rispetto del rapporto deficit/Pil al 2,6%. Il
ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha però ribadito che, nonostante il peggioramento, “l’Italia rispetterà gli impegni presi con
l’Europa sul deficit di bilancio”.
Dopo la doccia fredda di Ferragosto, anche l’Ocse ha recentemente
rivisto le stime di crescita per l’Italia: sarà recessione anche nella
seconda parte dell’anno, per una contrazione complessiva del Pil nel
2014 dello 0,4% (dopo il -1,8% del 2013). Le previsioni iniziali erano
di un +0,5%. Si tratta della revisione peggiore tra i Paesi analizzati,
che attesta anche come l’Italia resti la sola in recessione: gli Stati
Uniti crescono del 2,1%, la Germania dell’1,5% e anche Gran Bretagna e Spagna, nonostante un deficit superiore al nostro, registrano
un segno positivo rispettivamente del 3,1% e dello 0,4%. Crescita zero per Standard & Poor’s, che a sua volta taglia le prospettive
dell’aumento del Pil del nostro Paese nel 2014, inizialmente previste
dello 0,5%. L’agenzia di rating giudica privi di effetto gli 80 euro in
più in busta paga e il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione sulla domanda interna, che viene definita “anemica”. E, in
effetti, una recente ricerca del Censis attesta l’aumento di propensione al risparmio degli italiani – aumentano i soldi fermi sui conti
correnti e accantonati in assicurazioni o fondi pensione, in vista di
problemi persistenti (l’alto tasso di disoccupazione in primis). E non
conforta il segnale di “ripresa” previsto per il 2015: un +0,1%. Più
positive le previsioni del Fondo monetario internazionale: un +1,1%
nel 2015 a fronte di una contrazione di -0,1% nel 2014.
Alla luce di questi dati e in vista di complessi negoziati per la definizione della legge di stabilità, gli occhi sono puntati sul vertice
europeo su occupazione e crescita fortemente voluto da Renzi e dal
presidente francese François Hollande per il cambio di strategia in
Europa e confermato per l’8 ottobre a Milano.
ottobre 2014 La Rivista - 13
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L’alleanza più lunga della storia
Il libro di Malcolm Gladwell intitolato Blink raccoglie
vari episodi in cui l’analisi di una situazione complessa
è anticipata in un batter d’occhio dalla mente umana.
Uno degli episodi riguarda appunto l’esito di un’esercitazione di guerra dell’esercito americano durante
la quale due schieramenti si confrontano: i rossi e i
blu. Siamo ritornati per caso alla logica della Guerra
Fredda? Non proprio. Manca l’elemento ideologico.
Oggi, tuttavia, la Russia è percepita più che mai come
una minaccia. Lo scorso settembre nel Galles, durante
il vertice dei capi di governo dei paesi membri dell’Alleanza Atlantica, vi è stata una dura condanna dell’intervento militare russo in Ucraina.
Il comunicato congiunto dice: “Le azioni aggressive della
Russia nei confronti dell’Ucraina hanno sfidato le fondamenta della nostra visione generale di un’Europa libera e
pacifica. […] Tutti questi elementi possono avere conseguenze di lungo termine per la pace e la sicurezza nella
regione Euro-Atlantica e per la stabilità mondiale. La nostra Alleanza rimane una fonte essenziale di stabilità in
un mondo imprevedibile. Insieme come democrazie forti
siamo impegnati nel rispetto del Trattato di Washington
[N.d.R. il trattato di difesa collettiva alla base della NATO
firmato il 4 aprile 1949] e dei principi della Carta delle
Nazioni Unite. La più grande responsabilità dell’Alleanza
è quella di proteggere e difendere i nostri territori e le
nostre popolazioni contro ogni aggressione, così come
stabilito nell’articolo 5 del Trattato di Washington”.
L’articolo 5 del trattato fu invocato dopo gli attentati
dell’11 settembre 2001 e recita così: “Le Parti convengono
che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa
o nell’America settentrionale, costituirà un attacco verso
tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco
dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto
dall’art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la
parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti,
l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego
della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale […].” Un attacco contro uno dei membri è un attacco contro tutti.
Nel 2001 il politologo Alessandro Colombo pubblicava
il libro La lunga alleanza: la NATO tra consolidamento,
supremazia e crisi (Franco Angeli). L’Alleanza atlantica
è in realtà una storia di un successo. Con oltre mezzo
secolo di esistenza essa è la più lunga alleanza militare della storia. Grazie ad essa si è riusciti in maniera
decisiva a liberare dalla guerra le relazioni tra gli Stati
dell’Europa occidentale. L’Alleanza è sempre stata aperta a nuovi membri. Ha continuato ad allargare il proprio
spazio trasformando la sua caratteristica “atlantica”:
dall’ingresso di Grecia e Turchia nel 1952 fino a quello di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca nel 1999 e
nel 2004 della Romania, Lettonia, Estonia, Lituania e
Bulgaria. Oggi, l’Alleanza ha rinnovato la sua ragione
di esistere. Dopo un periodo di crisi in seguito al crollo
dell’Unione Sovietica, oggi la NATO, vista come alleanza militare integrata e di difesa, ha più senso che mai.
L’obiettivo implicito all’epoca della firma del trattato di
Washington era di contenere l’Unione Sovietica. Allora,
si diceva: “Keep the Russians out, the Americans in and
Germans down”.
NATO significa North Atlantic Treaty Organization ed è
appunto la struttura organizzativa dell’alleanza militare di ventotto paesi dal Nord America all’Europa. La
Svizzera non ne fa parte. Secondo il trattato, il ruolo
fondamentale dell’alleanza è di proteggere la libertà e la
sicurezza dei paesi membri per via politica e militare. La
NATO sta inoltre avendo un ruolo sempre più importante
nella gestione di crisi localizzate in aree remote e nelle
operazioni di peacekeeping.
Per oltre due decenni l’Alleanza ha cercato di costruire
una partnership con la Russia, anche attraverso il meccanismo del Consiglio NATO-Russia (NRC). La Russia non ha
rispettato i suoi impegni di collaborazione militare con la
NATO contenuti nella Dichiarazione di Roma del 2002 e
ha violato il diritto internazionale annettendo la Crimea.
In questo modo è venuta meno la fiducia al centro della
cooperazione con la NATO. La Russia allo stesso tempo si
è sentita minacciata e urtata in seguito all’allargamento
a est dell’Alleanza e ai contatti tra la NATO e l’Ucraina.
Al punto 22 della dichiarazione finale del summit del
Galles si legge: “La NATO continua a credere che la partnership con la Russia, fondata sul rispetto del diritto
internazionale, sarebbe di valore strategico. Gli alleati
continuano ad aspirare a una relazione cooperativa e costruttiva con la Russia[…]. La NATO ha deciso di sospendere ogni cooperazione civile e militare con la Russia. I
canali politici di comunicazione restano tuttavia aperti.”
Pace e bene.
[email protected]
ottobre 2014 La Rivista - 15
La Rivista
Aperto a Lugano
il nuovo ufficio operativo
della CCIS
Per la Svizzera, per il Ticino, per l’Italia
Due momenti beni distinti hanno
caratterizzato lo scorso 25 settembre a Lugano l’apertura di un
ufficio operativo della Camera di
Commercio italiana per la Svizzera.
Al mattino, presso la Sala Carlo Cattaneo
gentilmente messa a disposizione dal Console generale d’Italia Marcello Fondi, i vertici
della CCIS hanno incontrato esponenti delle
Camere di Commercio, delle Aziende Speciali, delle associazioni d’imprenditori operanti
sui territori italiani di confine e limitrofi al
Ticino. Un incontro che avuto lo scopo di illustrare quali sono gli obiettivi e le strategie
che presiedono detta apertura e quali i servizi che la Camera può offrire. Al contempo,
l’incontro ha permesso di raccogliere dalla
voce degli intervenuti quali siano le preoccupazioni, quali le priorità che affollano le
attese degli operatori attivi fra i due Paesi.
All’incontro è intervenuta anche la Consigliera di Stato Laura Sadis, capo del Dipartimento Finanze ed Economia del Canton Ticino.
La Consigliera di Stato ha sottolineato
come Svizzera e Italia siano strettamente
legate in ambito culturale, economico e sociale, ricordando come, oltre ad avere una
lingua in comune, in Svizzera vivono circa
500’000 cittadini italiani, che formano la
comunità straniera più numerosa nel Paese.
L’Italia rimane il terzo partner commerciale
della Svizzera in ordine di importanza dopo
la Germania e gli Stati Uniti. Non dobbiamo
nasconderci però, ha continuato la signora Sadis, che negli ultimi anni il dialogo e
la collaborazione tra i rispettivi Paesi sono
stati segnati non di rado da tensioni, a tratti
anche intense, come dimostrano i numerosi
dossier tra Svizzera e Italia aperti ormai da
tempo e tuttora inconclusi.
In ambito economico e commerciale, la questione più spinosa resta sicuramente la permanenza della Svizzera nelle liste nere italiane, fattore che tende a creare ostacoli e a
discriminare le aziende svizzere che desiderano operare in Italia, rendendo al contempo
più difficili i reciproci rapporti tra le parti.
In questo contesto, la Consigliera di Sati
si è detta convinta che l’apertura di una
nuova antenna della Camera di commercio
italiana per la Svizzera a Lugano è da salutare positivamente in un’ottica di migliore
conoscenza diretta reciproca, premessa,
questa per una maggiore comprensione e
distensione dei rapporti tra i due Paesi.
D’obbligo un accenno al fenomeno dei
frontalieri, che hanno superato la soglia
delle 62’000 unità, rappresentando ora un
quarto della forza lavoro attiva nel cantone: un’evoluzione che incide notevolmente
sul locale mercato del lavoro e che porta
con sé fenomeni negativi quali il ricorso
speculativo a manodopera frontaliera e il
dumping salariale che in alcuni settori economici ha raggiunto livelli allarmanti.
Per quanto riguarda le nuove aziende provenienti dall’Italia, se da un lato la cosa
rallegra, perché dimostra come l’economia
ticinese sappia essere attrattiva, dall’altro,
porta con sé una serie di problemi legati al
basso valore aggiunto di certi nuovi insediamenti e alla diffusione di abusi soprattutto per quanto concerne le regole lavorative e salariali in vigore nel Paese.
Seppur in una fase difficile, secondo la
Consigliera di Stato,è necessario perseverare nella ricerca di soluzioni serie e condivise, che portino benefici reciproci sia sul
versante svizzero che italiano, ripristinando quel clima di collaborazione che ha da
sempre contraddistinto i rapporti tra i due
Paesi. In tal senso, concludendo, ha espresso l’augurio che l’apertura dell’antenna
ticinese possa favorire questo processo ad
ampio respiro, non limitandosi al Ticino, ma
aprendo lo sguardo anche oltre Gottardo.
Se dichiaratamente operativo è stato l’incontro del mattino, di natura marcatamente politico istituzionale è stato quello del
pomeriggio, che si è svolto presso Il Palazzo
dei Congressi. Introdotti dal presidente della CCIS Vincenzo Di Pierri sul podio dei relatori si sono succeduti autorevoli esponenti
delle istituzioni sia italiane sia svizzere.
Nel suo intervento saluto del Sindaco di Lu-
Madre Helvetia ha fatto gli onori di casa
al palacongressi (© Franco Taranto MADRE HELVETIA www.cnms.ch)
gano Marco Borradori, che ha sottolineato
come nelle relazioni che caratterizzano i
nostri due Paesi vada fatta una distinzione
fra quella che è percezione soggettiva di
determinati fenomeni e quella che invece
è la loro oggettività. Considerazioni condivise dall’Ambasciatore d’Italia in Svizzera
Cosimo Risi, che ha confidato di aver condiviso fin da subito la decisione di aprire un
ufficio della CCIS a Lugano, per molteplici
Anche il Viceministro Morando è stato
accolto a Lugano da Madre Helvetia
(originale © Franco Taranto MADRE HELVETIA
www.cnms.ch)
ottobre 2014 La Rivista - 17
La Rivista
Numeroso e attento il pubblico intervenuto al Palacongressi all’incontro del
Pomeriggio
ragioni, fra le quali, non ultima, il fatto che
rappresenti la terza piazza finanziaria della
Confederazione. Alle parole dell’Ambasciatore hanno fatto eco quelle del Console generale di Svizzera a Milano Massimo Baggi,
che ha portato anche il saluto e gli auguri
dell’ambasciatore di Svizzera in Italia Giancarlo Kessler. Ricordando, tra l’altro, il volume degli investimenti svizzeri in Italiache
nel 2012 hanno superato i 25 miliardi di
franchi corrispondenti a oltre 77’000 posti
di lavoro, a fronte dei 4 miliardi di franchi
investi dalle imprese italiane in Svizzera,
che corrispondono a circa 13’000 posti di
lavoro, il Console Baggi ha espresso l’auspicio che l’apertura dell’ufficio camerale costituisca una reale opportunità di fruttuosa
collaborazione fra i due Paesi.
Dal canto suo, Alberto Mina, Direttore Relazioni Esterne e IstituzionaliPadiglione Italia
– Expo Milano 2015, ha illustrato lo stato
di avanzamento dei lavori di Expo (senza a
quanto pare aver condizionato le decisioni
dei cittadini ticinesi - ndr), con particolare
riferimento al Padiglione Italia.
L’onorevole Gianni Farina, che era presente
con l’onorevole Alessio Tacconi, intervenendo
nel suo ruolo di presidente del gruppo di amicizia interparlamentare Italia-Svizzera, ha
saluto con convinzione l’apertura degli uffici
che testimoniano una volontà di operare per
favorire la distensione delle relazioni fra i
nostri due Paesi a tutto reciproco vantaggio.
Verio Pini che ha portato il saluto della Deputazione ticinese alle Camere federali e
del suo Presidente, il Consigliere nazionale
Fabio Regazzi, ha precisato che l’assenza
dei parlamentari ticinesi non va in alcuno
modo interpretata come una scortesia, ma
semplicemente addebitata ad una causa di
forza maggiore:“gli ultimi giorni della terza
settimana di sessione parlamentare sono
sempre molto intensi, e lo è in particolare
il venerdì mattina, di buon ora, quando si
svolgono i cosiddetti ‘voti finali’, ossia la
serie di votazioni che formalizzano l’accettazione delle leggi o modifiche di legge discusse e finalizzate durante la sessione”. Piniha ribadito che “la Deputazione segue con
18 - La Rivista ottobre 2014
grande attenzione tutti i temi che occupano
e preoccupano i nostri due Paesi. Cerca di
assumere al meglio il ruolo e la rappresentanza di un Cantone di frontiera e a volte di
“spiegare” a Berna o a Roma le peculiarità di
questa posizione, a ridosso della Lombardia,
quando la dimensione statuale che unisce
le due capitali sembra disattenta o tende a
prevalere”. Concludendo il suo intervento,
Pini ha augurato pieno successo alla nuova
sfera d’attività della Camera di commercio,
nella convinzione che contribuirà a rafforzare i legami fra i due Paesi e l’italianità in
Svizzera, contribuendo a progredire insieme
tanto sul versante economico che sul versante culturale.
Delle questioni fiscali si sono occupati gli
ultimi due oratori: il Presidente del Consiglio di Stato del Canto Ticino Emanuele
Bertoli e il Viceministro italiano dell’economia Enrico Morando.
Il primo, senza molto tergiversare, ha elencato i problemi “perché fra vicini ci si parla”, convenendo che esista il binario delle
percezioni: oggettiva e soggettiva, puntualizzando che a creare quella soggettiva
concorrono molto elementi, non ultimo il
modo in cui i media o certa politica racconta ed enfatizza la realtà. Chetale rimane e,
nel nostro caso, che riguarda il fenomeno
dei frontalieri, del dumping salariale, delle
delocalizzazioni, dei ristorni, delle liste nere.
Si è detto consapevole, l’onorevole Bertoli,
che le soluzioni non possono scontentare
solamente una parte,chiarendo, che alla
prima domanda che gli è stata fatta dai
giornalisti al suo arrivo al Palacongressi:“Lei
considerava un problema l’apertura Lugano
dell’ufficio della Camera?”, ha risposto che a
suo avviso non lo è, ovviamente se l’intento
è quello di agire correttamente, con lealtà
nel rispetto delle regole vigenti nel Paese.
Chiudendo la carrellata degli autorevoli
interventi, Enrico Morando - dopo aver ribadito che l’export, e quindi il ruolo della
Camera di Commercio,sia vitale per l’economia italiana, soprattutto in questa fase
di crisi perdurante in cui i consumi interni
sono calati del 10% negli ultimi 7 anni - è
entrato nel cuore del problema che “probabilmente vista più a cuore”.
Manifestando una buona dose di ottimismo
Morando ha detto che i punti fondamentali
dei negoziati tra Italia e Svizzera sono tre:
l’emersione di capitali italiani in Svizzera
non dichiarati, quello dei lavoratori italiani
frontalieri e quello dell’uscita della Svizzera
dalle liste nere italiane.
Il primo è collegato all’approvazione della legge italiana sull’autodenuncia (che
gli italiani chiamano voluntarydisclosure).
Le norme sull’autodenuncia di capitali
non dichiarati depositati in Svizzera (ma
anche in altri Paesi) sono il passo preliminare all’accordo italo-elvetico su questo
capitolo. Malgrado si abbia l’impressione
che sulla questione il Parlamento italiano sia ben lontano dal trovare un’intesa,
il viceministro si è detto convinto che “le
posizioni sono diverse, ma non così distanti” e che si troverà il compromesso. Trovato
questo, i negoziati con Berna subiranno
una notevole accelerazione. D’altronde, il
contesto internazionale, ha detto il viceministro, induce all’accordo: “la Svizzera ha
aderito ai criteri fissati dal G20 e dall’OCSE,
si va quindi verso lo scambio automatico di
informazioni e non vedo su questo terreno
grandi ostacoli”.
Secondo Morando, approvate le norme
sull’autodenuncia e siglato l’accordo sull’emersione di capitali non dichiarati, l’uscita
della Svizzera dalle liste nere italiane sarà
in pratica “automatica”.
Riferendosi alla questione dei frontalieri,
il viceministro ha detto che si è partiti da posizioni molto distanti, ma ora si
converge sul principio di suddividere tra
i due Paesi il diritto di tassazione. Ora “si
devono definire le quote che spetteranno ai rispettivi Paesi: da una parte si dice
80/20 dall’altra 60/40. Io sono fiducioso
che un’intesa si possa trovare”.
In ogni caso, ha concluso Morando, una volta sottoscritto l’accordo sul pacchetto fiscale, il governo italiano non potrà opporsi al
libero stabilimento in Italia di banche e società svizzere attive nel settore finanziario.
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La Rivista
Intervista con
Vincenzo Di Pierri,
presidente CCIS
Pronti ad offrire la nostra collaborazione
di Giangi Cretti
È questo lo spirito con il quale
la Camera di Commercio Italian per la Svizzera ha deciso di
aprire un suo ufficio operativo
anche nel Canton Ticino dopo
oltre un secolo di presenza nella
Confederazione.
Al presidente della CCIS abbiamo chiesto di illustra più nel
dettaglio le ragioni che hanno
indotto a questa decisione.
Una decisione che giunge in
un momento particolare.
Non è un caso, infatti, che la decisione
di aprire il nostro ufficio di Lugano non
sia stata presa a cuor leggero. Il clima
di forte tensione che si è andato generando tra Italia e Ticino negli ultimi
anni e una valutazione dei costi che
questa operazione avrebbe comportato, in un momento in cui le difficoltà
congiunturali non ci aiutano certo ad
accumulare risorse, ci hanno trattenuto
per qualche anno. Dopo ponderata riflessione, alla fine ha prevalso la determinazione a raccogliere questa nuova
sfida, avviando questa operazione, che
sappiamo non essere da tutti condivisa.
Vincenzo Di Pierri accolto a Lugano a
Madre Helvetia (© Franco Taranto MADRE
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economiche tra Italia e Svizzera in generale e Ticino in particolare.
Un obiettivo che suona strategico.
Così è in effetti. E al contempo è un
proposito conciliante con il quale ci
presentiamo agli amici svizzeri, mettendo a disposizione il nostro bagaglio
di esperienza, maturato in oltre un
secolo di attività in questo Paese, che
si assomma alla nostra approfondita
conoscenza del sistema economico e
burocratico italiano, con l’intento dichiarato di contribuire ad individuare
le soluzioni a tutti quei problemi che
sono causa delle tensioni che purtroppo pesano oggi sui rapporti tra Italia e
Svizzera. Tensioni che si percepiscono
più acute nelle zone di confine.
Cosa vi proponete?
Nulla di stravolgente, perché siamo
convinti che limitandoci a far bene
il nostro lavoro quotidiano possiamo
contribuire a stemperare una situazione che è fonte di disagio per tutti.
In che modo?
Ponendoci come fonte di informazioni
rigorosamente corrette ed imparziali,
per le aziende italiane che intendano
operare in Ticino; favorendo investimenti espansivi e ad alto valore e non
delocalizzazione; ostacolando qualsiasi forme di concorrenza sleale; implementando uno spostamento dell’attenzione commerciale delle aziende
italiane verso la Svizzera interna. Naturalmente, intendiamo coordinarci
con quanti già operano egregiamente in questo settore, individuando
concrete opportunità di business per
aziende svizzere sul mercato italiano,
sperando quindi di riattivare un virtuoso processo di investimenti svizzeri
in Italia.
Quali sono le ragioni che hanno rafforzato la determinazione ad affrontare quella che lei
definisce una nuova sfida?
Dopo aver valutato i vari scenari, siamo giunti alla conclusione che questa
iniziativa fosse ormai inevitabile per
adempiere a pieno al nostro compito
di efficace sostegno allo sviluppo delle
esportazioni italiane e contemporaneamente al consolidamento e al miglioramento delle relazioni tra i nostri
due Paesi, precondizione necessaria ad
una salutare crescita delle relazioni
Il presidente della CCIS con il capo del Dipartimento Economia Finanze del Canton Ticino
Laura Sadis, durante gli incontri del mattino con le associazioni di categoria
ottobre 2014 La Rivista - 21
La Rivista
Rilassati dopo l’incontro del mattino
In buona sostanza offrite la
vostra collaborazione?
Esatto. Una collaborazione ad alto
livello, che non possa essere penalizzata dal fenomeno dei padroncini, del
dumping salariale e della delocalizzazione selvaggia, ma che superi queste
distorsioni del mercato. Riteniamo che
tutto questo sia possibile, oltre che
necessario, e noi crediamo fermamente di poter contribuire attraverso la
nostra capacità progettuale.
A questo si aggiunge la nostra disponibilità, o per meglio dire, la nostra
volontà di collaborare, appunto, e
non di competere con quanti, enti ed
istituzioni locali sono attive in questo ambito, consapevoli che così facendo sapremo vincere le diffidenze
che ancora percepiamo nei confronti
dell’operazione che abbiamo deciso di
intraprendere.
Dovrebbe essere scontato, ma ci tengo a precisarlo: non apriamo il nostro ufficio in Ticino per moltiplicare
i problemi, ma per aiutare a risolverli.
I buoni rapporti tra Italia e Svizzera
sono per noi condizione indispensabile
perun buon funzionamento delle relazioni commerciali che per le aziende
italiane, oggi più che in altri momenti,
sono imprescindibili.
Che cos vi spinge?
La convinzione che l’Italia, nonostante
le sue difficoltà sia ancora un grande
paese, ricco di opportunità e molto competitivo in molti settori, sicuri
che un più salutare rapporto tra i due
territori sia non solo auspicabile, ma
sicuramente possibile, oltre che molto vantaggioso anche per gli interessi
economici svizzeri.
Cos’ha oggi l’Italia da offrire?
A parte tutto ciò che figura alla voce
22 - La Rivista ottobre 2014
Made in Italy, l’Italia esporta in Svizzera e nel mondo media ed alta tecnologia nei settori delle macchine industriali, degli strumenti di precisione
e dispone di un esercito di start-up
tecnologicamente innovative che sono
pronte ad avviare collaborazioni con la
Svizzera e con i suoi parchi scientifici e
tecnologici.
Cos’ha la vostra Camera da
offrire?
Meccanica industriale, innovazione
tecnologica, edilizia, innovazione dei
materiali, tessile ed agroalimentare
sono i settori nei quali siamo quotidianamente impegnati: esser capaci
di garantire una serie di servizi alle
imprese tarati sulle esigenze delle piccole e medie imprese di cui entrambi
i paesi sono ricchi può contribuire ad
alzare la qualità dei rapporti economici attualmente in corso.
Ripeto cose note, ma credo sia opportuno farlo: la Svizzera è per l‘Italia il quarto mercato di esportazione
al Mondo e guardiamo con attenzione
alla leggera frenata che quest’anno
hanno avuto i flussi di esportazione
italiani, perché l’export è ormai da anni
l’unica leva di sviluppo dell’economia
italiana, da troppo tempo bloccata da
una profonda e prolungata crisi.
Cosa serve per ridare slancio alle
relazioni fra Italia e Svizzera?
Precisiamo che i rapporti fra i due Paesi sono e restano molto buoni anche in
questa fase. Noi siamo però coscienti
che il recupero della serenità nei rapporti bilaterali sia condizione necessaria per
una ripresa dei flussi di esportazione che
la Camera intende favorire; da questa
consapevolezza quindi deriva il nostro
atteggiamento collaborativo e non da un
generico atteggiamento benevolo che
siamo convinti sarebbe poco efficace.
Del resto, la storia ci insegna che solidi
e pacifici rapporti tra paesi si basano
sempre sul reciproco interesse economico; l’Unione Europea si è fondata
per decenni su questo principio e siamo certi che anche un fruttuoso rapporto tra Italia e Svizzera non possa
prescindere da questo principio.
Una consapevolezza che ha radici remote.
Verissimo. Andando ancora indietro nei
secoli questo territorio ha avuto anche
per gli antichi romani un’importanza
strategica. La storia ci racconta che
l’Elvezia costituiva per Roma un territorio pacifico che faceva da cuscinetto
alle incursioni degli irrequieti Germani
che insidiavano i confini dell’Impero.
Ora come allora noi italiani, impegnati
quotidianamente nel lavoro di sostegno
alle imprese sui mercati esteri, guardiamo con attenzione alla Svizzera non
come territorio cuscinetto, ma come
piattaforma di rilancio internazionale
della nostra industria; la Svizzera, infatti, dispone di una grande competitività di sistema, offre un ambiente favorevole all’apertura di filiali commerciali
e per la ricerca e sviluppo, è un importante paese di trading e logisticamente
molto avanzato, tutti elementi che l’industria esportatrice italiana, la seconda
in Europa e la settima nel mondo, può
sfruttare a suo favore per trovare una
soluzione all’attuale crisi economica.
Insomma, siete animati da
buone intenzioni.
Ottime direi, pronti a dimostrarle sul
campo. È con questi auspici dunque
che, aprendo questa nuova sede, ci rivolgiamo alle istituzioni ed alla comunità di business del Ticino, confidando
vivamente di incontrare lo stesso atteggiamento collaborativo che anima
la nostra azione quotidiana.
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La Rivista
Cultura
d’impresa
di Enrico Perversi
La delega
Cos’è la delega? In quale modo si realizza?
Quali sono i prerequisiti necessari?
“Non ho tempo di pensare al futuro, l’operatività quotidiana mi schiaccia, i miei collaboratori non mi seguono”.
Questi sono i temi che spesso i manager propongono ad
un coach, la soluzione è semplice: delegare, tuttavia spesso
anche professionisti esperti incontrano difficoltà rilevanti.
La costruzione di una squadra efficace passa attraverso l’analisi dei propri collaboratori cercando di adattare lo stile di leadership al livello di maturità di ognuno con lo scopo di ottenere
risultati e favorire lo sviluppo professionale di tutti.
Il rapporto con un collaboratore è un processo evolutivo ed una
delle responsabilità chiave di un manager è proprio lo sviluppo
e la crescita delle persone che dovrà realizzare attraverso il
giusto mix di comportamenti di sostegno e direttivi.
Mi succede spesso di chiedere ai manager con cui discuto questo tema di definirmi la delega ricevendo risposte che vanno
dall’attribuzione di compiti con un metodo definito con cui
svolgerli fino all’assegnazione di obiettivi di lungo periodo.
Qualche responsabile valuta i suoi collaboratori con il criterio
“nuota o annega”, altri li perdono perché non riescono a lasciare loro un minimo di autonomia demotivandoli.
Come operare quindi? Può essere utile fare riferimento ad una
distinzione utilizzata da Stephen Covey che definisce due tipi di
delega: la delega operativa che è sostanzialmente una supervisione di operazioni e metodi da parte di una persona su un’altra
persona, e la delega di responsabilità che invece lascia libertà
di scelta del metodo e assegna unicamente la responsabilità
dei risultati.
La scelta su quale utilizzare deve essere fatta in funzione dei
collaboratori. Nel caso di una persona inesperta o non dotata delle competenze necessarie sarà inevitabile assegnare dei
compiti e spiegare come svolgerli eventualmente addestrandola, il controllo sarà orientato non solo al risultato, ma anche
al processo per raggiungerli, il compito assegnato spesso contribuisce ad un risultato più generale. Si tratta di un notevole
investimento di energie e tempo che si giustifica con la prospettiva della crescita professionale del collaboratore che viene
accompagnato verso l’autonomia, si pensi ad un neolaureato o
ad una persona che entra in un contesto nuovo.
La delega di responsabilità invece viene utilizzata con collaboratori esperti ed autonomi, con un grado di motivazione e
maturità elevato, attenzione però, ci sono alcuni passaggi che
non possono essere elusi. Il primo consiste nella spiegazione
esaustiva dei risultati desiderati, non ci devono essere dubbi
o equivoci sulle aspettative anche perché si tratta di obiettivi
con un orizzonte temporale non immediato.
Il secondo requisito è quello di fornire chiare linee guida con cui
operare, si tratta di definire gli ambiti e le modalità generali di
comportamento quali , per esempio, il rispetto di norme o prassi
consolidate in azienda. Un esempio limite di quello che intendo è
il rispetto della legge: anche se apparentemente scontato è stato
la causa di grandi scandali quando manager hanno compiuto
atti illegali per raggiungere gli obiettivi e relativi premi.
Il terzo aspetto da comunicare chiaramente è relativo alle risorse disponibili perché queste determinano spesso la fattibilità ed il livello di sfida da affrontare. L’ammontare di un budget
o il numero di persone assegnate definisce in termini sostanziali la difficoltà del risultato atteso e nessuna ambiguità deve
fornire alibi per un eventuale mancato raggiungimento.
I criteri di valutazione del risultato sono il quarto punto ineludibile, vorrei dire che devono essere addirittura inclusi nella
definizione stessa dell’obiettivo. La necessità di utilizzare misurazioni quantitative è nata da questo, spesso è necessario
bilanciare esigenze contrapposte quali il tempo utilizzato ed
l’accuratezza, è quindi bene definire il tutto in anticipo.
Infine, ma non meno importante degli altri punti, devono essere definite le conseguenze della valutazione: premi e punizioni
sono parte integrante dell’obiettivo e della responsabilità che
viene assegnata.
Tutto semplice e facile quindi, quasi scontato. Non proprio,
spesso si sente parlare di manager accentratori imputati di
non utilizzare al meglio i talenti a loro disposizione, oppure di
manager lontani accusati di non conoscere la realtà.
La delega è un tema complesso perché richiede di trovare un
equilibrio sottile, il manager si trova a dover lavorare su di sé
prima ancora di occuparsi dei collaboratori, deve identificare
delle condizioni preliminari che lui stesso deve creare per poter
poi operare con successo. Questa nuova visione sui due lati
della relazione, che implica un cambiamento ed uno sviluppo
non solo da parte dei collaboratori ma anche da parte del capo,
apre decisamente nuove prospettive.
Mi piace citare il caso di un cliente che dopo un percorso di
coaching orientato proprio alla creazione della sua squadra, definì, con una sintesi ricca ed efficace, la delega come “libertà e
fiducia”.
[email protected]
ottobre 2014 La Rivista - 25
La Rivista
L’Ad di Bulgari
Ospite della CCIS a Ginevra
Accedere il desiderio che induce
a cedere alla tentazione
Lo scorso 18 settembre, Jean-Christophe Babin amministratore delegato del gruppo
Bulgari, è stato ospite della CCIS
all’Hotel Richmond di Ginevra,
dove, in una sala gremita ha
coinvolto il pubblico in un excursus sul Made in Italy e sul ruolo che in quest’ambito riveste il
gruppo Bulgari in modo particolare nel segmento del lusso.
Quella del Made in Italy, espressione
che oggi evoca in tutto il mondo l’idea dei prodotti italiani, è una storia
millenaria. Artefici della sua affermazione sono, infatti, gli antichi romani.
Ne è convinto Jean-Christophe Babin,
che, a sostegno della sua convinzione, mostra una ricostruzione grafica
che riproduce Roma e Lutetia (l’antica Parigi) come si suppone fossero
più 2000 anni fa. Un confronto impari
fra un centro urbano e culturale monumentale, con gli antichi monili che
testimoniano gusto ed eleganza, e un
villaggio di palafitte.
Una metafora efficace, che mette
tutto il peso della storia – cresciuto
con il passar dei secoli grazie all’indiscussa predominanza culturale - sulla
fama che questa espressione ha acquisito nel tempo, diventando un vero
e proprio marchio che garantisce la
qualità distintiva delle eccellenze artigianali e industriali italiane.
Non vi è dubbio che al di là, o forse
proprio anche per merito, delle contraffazioni, il Made in Italy rappresenta
un esempio positivo di genialità e spirito imprenditoriale, tipico di un`Italia
in pieno sviluppo economico e sociale.
Dalle calzature al pret à porter, dalle biciclette alle automobili, senza
26 - La Rivista ottobre 2014
dimenticare le eccellenze enogastronomiche, i prodotti italiani che si
fregiano di questo titolo sono particolarmente ricercati sui mercati mondiali per la qualità e l’affidabilità, per
la fantasia e l’originalità del design,
per la loro durata e sicurezza, per il
gusto e il sapore inconfondibili.
In virtuoso connubio con l’arte e la
cultura il motivo di una visita in Italia è spesso proprio questo: scoprire
da vicino i luoghi del Made in Italy,
osservare come vengono realizzati i
suoi prodotti, collegarsi alla tradizione e alla cultura che li ha generati. È assai difficile tornare a casa
senza portarne con sé almeno un
ricordo.
Lo scorso 18 settembre la sala dell’hotel
Richmond era gremita
ha dato prestigio ad un marchio, che,
nel mondo è simbolo d’italianità.
Creatività inconfondibile
Eleganza che, nella gioielleria, nasce
dalla combinazione di materiali preziosi e innovativi con modelli esclusivi, con uno stile glamour e originale,
in cui classico e moderno si fondono
in perfetta armonia. Una creatività inconfondibile, che trascende le mode e
il tempo, con richiami espliciti all’antichità classica: fin dal nome che si fa
marchio riproducendo la U dei latini
che graficamente diventa V (BVLGARI), per esprimersi poi nelle forme
ad anfiteatro che ritroviamo in certi
anelli, o nell’architettura della Basilica
Uno slogan che si fa missione
Artigianalità, buon gusto, attenzione
ai dettagli, qualità, creatività, manifattura, passione, stile, unicità: è il
made in Italy che cattura gli scenari
del multiforme panorama della moda,
nazionale e internazionale, con il rischio, qualche volta, di essere così
tanto amato da essere temerariamente imitato e copiato, ma con risultati
sempre inferiori.
A mantenere alta la bandiera del
made in Italy sono i più prestigiosi
marchi della storia del lusso, segnando il trionfo dello stile italiano nel
mondo. La passione, l’amore per la
propria terra e il forte attaccamento ai
valori rappresentano il loro elemento
distintivo, uno dei maggiori punti di
forza nel panorama mondiale. Dietro
il marchio c’è sempre una storia, la
passione, il valore dell’artigianalità, il
talento e la professionalità, insomma:
c’è tutto quello che, appunto, si è soliti chiamare made in italy.
Veicolato talvolta come uno slogan,
per Bulgari come una missione. Che
trova conferma nella produzione che
L’amministratore delegato del gruppo Bulgari, Jean-Christophe Babin durante il suo
intervento
La Rivista
J. C. Babin, in prima fila, con Christian
Grütter, CEO Banque Cramer. Alle loro
spalle Andrea G. Lotti, e Massimo Esposito
Vice-Président, Banque Cramer & CIE SA
di Massenzio resa riconoscibile negli
orologi, dove la straordinaria innovazione e l’impatto emotivo del design
italiano si fondono con la tradizionale
maestria svizzera. Questi capolavori
offrono livelli di precisione assoluti
e soddisfano i più rigorosi standard
qualitativi dell’orologeria svizzera.
Estendendo la propria visione di straordinaria bellezza agli oggetti di uso
quotidiano, Bulgari applica gli stessi
rigorosi standard di design e produzione alle collezioni di accessori sia
da uomo che da donna: cravatte sette pieghe realizzate a mano, foulard
in seta, stole in cashmere, eleganti
gemelli, penne esclusive e occhiali
preziosi. Con un chiaro impegno, restare sempre riconoscibili, perché se
il settore del lusso non vende sogni e
piacere, ma accende il desiderio che,
unico, induce a cedere alla tentazione, è importante che sia inconfondibile l’elemento distintivo.
Fedele allo stesso principio, nel 2001
Bulgari annuncia la nascita di Bulgari Hotels & Resorts: una joint venture
con Marriott International. Il primo
Hotel Bulgari viene inaugurato nel
2004 a Milano, come ultimo tributo
da parte di Bulgari al mondo del lusso. Dopo Milano sono seguiti quelli
di Bali e Londra, mentre già previsto
sono quelli di Shanghai (2016) e Dubai
(2018). Agli hotel si sono già affiancati
i due ristornati di Tokyo e Osaka.
Lusso contemporaneo nell’ospitalità.
Siti unici, design contemporaneo e
un servizio impeccabile sono gli elementi chiave che caratterizzano la
collezione di hotel di Bulgari Hotels
& Resorts. Ogni dettaglio è un tributo
al lusso assoluto: l’architettura che
armonizza cultura e natura, la ricerca
di materiali pregiati, le ricercatezze
culinarie, gli esclusivi trattamenti benessere e i servizi personalizzati. Con
la stessa competenza e propensione
all’eccellenza che lo caratterizzano
in gioielleria, diversificando la propria
attività, Bulgari Parfums si è dedicato
a creare profumi. La storia di Bulgari
Parfums è quella di un’idea: unire designer, artigiani e creativi di talento
con i più prestigiosi profumieri. Ogni
fragranza Bulgari esprime lusso puro
e cattura l’essenza profonda dell’eleganza e della raffinatezza del marchio. Splendidi oggetti di design, le
bottiglie sono l’incarnazione finale
dello spirito raffinato ed essenziale
che caratterizza le creazioni Bulgari.
La gente non può vivere senza
bellezza
Particolare importanza, come ovvio
viene data al modo in cui l’eccellenza
del marchio viene comunicata, nella
piena consapevolezza che, eccezion
fatta per i profumi, in ballo ci sono
parecchi soldi: per chi produce, ma
anche per chi acquista. Per tale ragione particolare cura viene data agli
eventi, che si succedono con frequenza perché costante deve essere la
presenza nella quotidianità: sparire
per un periodo di tempo anche breve
potrebbe pregiudicare la capacità di
attrazione che il marchio vuole mantenere inalterato e semmai potenziare. In tal senso fondamentale anche la
scelta delle testimonial.
“La gente non può vivere senza bellezza”. Sono le parole di Paolo Bulgari,
presidente del gruppo. Lusso e bellezza, due facce della stessa medaglia.
In questo caso dello stesso diamante. E da sempre Bulgari ha legato le
sue creazioni ai personaggi dello star
system internazionale, anche se con
grande garbo e riservatezza. Tra i vip
del passato, impossibile non ricordare Liz Taylor. La famosissima attrice
americana, a cavallo degli anni ’60 e
’70, era un’affezionata cliente della
Maison, e durante il soggiorno romano per le riprese del film Cleopatra si
recava frequentemente con suo marito Richard Burton, nel negozio di via
Condotti per acquistare le magnifiche
creazioni Bulgari. E sono in realtà delle vere e proprie relazioni di amicizia,
quelle che nascono con alcune star,
che da sempre apprezzano lo stile e la
qualità di Bulgari.
In alcuni casi, pezzi di alta gioielleria
creati apposta per grandi celebrità,
hanno ispirato la realizzazione di intere collezioni di grande successo. In
tempi recenti, è da citare invece l’eccezionale collana indossata da Nicole
Kidman agli Oscar 2002, la cui pietra
più preziosa è un diamante giallo di
65 carati.
Per arrivare al giorno d’oggi, Jean-Cristophe Babin, spiega così la scelta di
Carla Bruni come testimoniale di Bulgari: dovevamo scegliere qualcuno
in grado di esprimere al contempo
fascino e capacità d’acquisto, impossibile, pertanto, affidarsi all’immagine
di una giovane che dalla sua potesse
vantare solo freschezza e bellezza.
Optare per l’ex première dame, risponde, tra l’altro, (ma questo Babin
non l’ha detto) anche all’esigenza di
coniugare il presente di una maison
che, se in termini di design, buon gusto, eleganza, creatività, innovazione
da 130 anni è espressione di italianità, per quanto riguarda la proprietà
dal 2012 è saldamente nelle mani
francesi di LVMH.
In ogni caso come dichiarato da Nicola
Bulgari, dopo 130 anni la filosofia resta invariata: “non possiamo limitarci
a glorificare i fasti del passato: sarebbe
insensato. Per avere successo, è necessario combinare passato, presente e
futuro. Questa è la vera sfida, che apre
davanti a noi orizzonti infiniti”.
ottobre 2014 La Rivista - 27
La Rivista
Donne in carriera:
Donatella Cinelli Colombini
Con l’età l’uomo diventa un “barone”
la donna semplicemente invecchia
di Ingeborg Wedel
Fin dal primo contatto,avvenuto a ridosso dell’ultima edizione di VINITALY, abbiamo percepito quanto sia sempre più
importante la presenza femminile alla direzione di un’azienda. È un’impressione che
si può avere anche percorrendo i dettagli importanti della
sua attività, delle sue scelte, di
innovazioni e di altro ancora
come lei stessa,con un pizzico
di cinico distacco, ci racconta.
“Sono nata a Siena il 24 agosto del 1953,
sono sposata con Carlo Gardini ed ho
una figlia che si chiama Violante. Ho iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia
a Montalcino, una fattoria storica nella
produzione di Brunello. In un primo tempo, mentre mi laureavo in Storia dell’Arte medioevale, il mio contributo è stato
saltuario, durante le vacanze e i finesettimana. Dal 1980 la mia collaborazione
è diventata sempre più intensa con la
responsabilità delle PR, delle produzioni di formaggi e salumi, del ristorante e
dell’incoming in cantina.
Nel 1993 ho fondato il Movimento del
turismo del vino ed ho lanciato la giornata delle Cantine aperte, iniziative che
hanno diffuso in Italia la moda dell’enoturismo, portando il business di questo
settore da 200.000€ a 3,5 miliardi di €
in soli 20 anni. Ho pubblicato il Manuale del turismo del vino e, nel 2007, il mio
secondo libro Marketing del turismo del
vino. Oggi insegno turismo del vino in
corsi e master post laurea.
Nel 1998 ho lasciato l’azienda di famiglia
per crearne una mia composta dalla Fattoria del Colle a Trequanda, con cantina
di Chianti, Orcia e centro agrituristico, e
dal Casato Prime Donne a Montalcino
28 - La Rivista ottobre 2014
La Rivista
dove produco Brunello con, caso unico in
Italia, un organico di sole donne.
L’estensione totale dei terreni dell’azienda è di 376 ha di cui 33 coltivati a vigneti. L’enologo che segue è Valerie Lavigne.
La produzione annua dei vini varia da
120.000 a 150.000 bottiglie.
La principale denominazione dell’azienda
è il Brunello di Montalcino, che costituisce il 40% della produzione che comprende anche Chianti Superiore Docg,
Rosso di Montalcino Doc e Orcia Doc. Si
tratta di vini di alta qualità destinati a
un pubblico di appassionati: il 12% viene venduto in cantina ai turisti, il 23% è
commercializzato nel resto dell’Italia, ma
unicamente attraverso ristoranti e negozi specializzati. L’Azienda dispone di una
rete di Agenti in Italia e di importatori
esteri, attraverso i quali i vini arrivano
in oltre 30 Paesi nel mondo. Il mercato
di Cinelli Colombini si riversa per il 50%
della produzione sull’estero. I principali
Paesi importatori sono il Canada, seguito
da USA, Cina e Russia.
Nel 2003 ho vinto l’Oscar di miglior
produttore italiano e nel 2012 mi è
stato assegnato il “Premio Internazionale Vinitaly”.
Dal 2001 al 2011 sono stata Assessore al
turismo del Comune di Siena, dove ho realizzato moltissime iniziative e ho ideato
il “trekking urbano” una forma sostenibile e sportiva di turismo esperienziale. Attualmente, sono presidente del Consorzio
del vino Orcia e vicepresidente dell’Associazione nazionale Donne del Vino”.
Conosciuta per sommi capi il curriculum
professionale di Donatella, adesso siamo
curiosi di sapere come risponderà alle
nostre consuete domande:
Quanto tempo le è servito sentirsi apprezzata in un cotesto
professionale storicamente declinato al maschile?
Tanto. E anche un pizzico di fortuna,
perché il più delle volte si parte da
posizioni marginali e incarichi poco
prestigiosi.
Difficoltà ne ha incontrate?
Tante e a volte insormontabili. Nel mondo del vino le donne sono circa il 30%
del totale degli addetti, ma salendo
nelle stanze dei bottoni scompaiono.
I presidenti e direttori dei consorzi del
vino sono quasi tutti uomini. La donna è
esclusa da quella complicità che lega gli
uomini fra loro, un rapporto che passa
attraverso le partite di calcio, il racconto delle bravate …. È un ambito per soli
uomini, dove nascono anche affari, alleanze, progetti …
In questo mondo, secondo la sua
esperienza quando cessa la diffidenza nei confronti della donna?
Quando porta dei risultati che chiudono
la bocca a tutti.
Quali sono i principali ostacoli
alla carriera professionale?
Per la giovane donna i problemi
sono le gravidanze e i figli piccoli da
consiliare con gli impegni e i viaggi
all’estero, gli incarichi lontano dal
luogo di residenza, le riunioni fuori
orario …. tutto quello che normalmente caratterizza la vita da manager. Poi c’è il problema dell’età:
l’uomo diventa un “barone” la donna
diventa vecchia.
Comunque vada la donna è svantaggia?
Diciamo che alla donna sono preclusi i
lati positivi del successo professionale,
perché tutto il suo tempo libero è assorbito dalla famiglia.
Nessun vantaggio o privilegio?
L’unico che vedo è di essere servita prima
dei maschietti durante i pranzi seduti.
Almeno sul fronte delle intuizioni essere donna qualche vantaggio lo porta…
In genere la donna è più flessibile e
adattabile per cui reagisce meglio a un
periodo di grandi cambiamenti come
quello che stiamo vivendo. Per questo
le imprese dirette da donne sono mediamente più remunerative di quelle dei
colleghi maschi. Va anche detto che le
donne manager hanno, nella stragrande
maggioranza dei casi, un livello di formazione e di capacità molto superiore
agli uomini negli stessi ruoli. Sulle donne, infatti, la selezione è molto più dura.
Quanto conta per la donna in
carriera l’arte della seduzione?
Tanto, c’è ancora una bella fetta di manager in gonnella che ricorrono ad spacchi per mostrare le gambe.
C’è spazio per le soddisfazioni?
Quando?
Quando tua figlia riesce anche meglio
di te come mi sta succedendo con Violante. Adesso lei dirige e molto bene,
la commercializzazione dei vini delle
mie cantine.
Che atteggiamento assume la
donna manager con le sue collaboratrici?
In genere non le ama specialmente se sono
belle e brave. Bisogna arrivare a un alto livello di sicurezza in sé stesse per perdere la
paura verso le possibili “concorrenti”
Lei a che cosa deve rinunciare
per la carriera?
Il poco tempo che rimane dal lavoro è
dedicato ai figli e al marito. Gli amici
sono quelli che si frequentano in ambito
professionale. Per gli hobby, ad eccezione
di un po’ di sport per non stare inchiodata alla scrivania tutto il giorno, bisogna
aspettare la pensione.
ottobre 2014 La Rivista - 29
La Rivista
Burocratiche
di Manuela Cipollone
Il Mae cambia nome
Nasce l’Agenzia italiana per la cooperazione
Il decreto per ridare slancio al tessuto
produttivo del paese
Il Ministero degli esteri cambia nome, entra in vigore
la riforma della Cooperazione internazionale e il decreto
ribattezzato Sblocca Italia.
Sono solo alcuni dei provvedimenti pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, entrambi molto attesi.
Di riforma della Cooperazione si parlava da venti anni.
“Vascello corsaro” le parole usate dal Vice Ministro degli
Esteri Lapo Pistelli per definire il “nuovo corso” della cooperazione allo sviluppo italiana, ridisegnata dalla legge
125 del 2014.
Trentaquattro gli articoli che la compongono: al Ministero degli Esteri, che cambia nome in “Ministero degli
Affari Esteri e della Cooperazione internazionale” (dunque l’acronimo da MAE diventa a MAECI), spetterà la
funzione di regia politica, insieme al Parlamento.
La cooperazione internazionale per lo sviluppo
sostenibile
Viene introdotta la figura di viceministro della cooperazione, quale riferimento politico nel Governo, e istituito il
Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo
(CICS) con il compito di assicurare la definizione strategica,
la programmazione ed il coordinamento di tutte le attività
di cooperazione. La gestione e il controllo delle iniziative di
cooperazione saranno competenza di una nuova struttura
ad hoc, l’Agenzia italiana per la cooperazione, che godrà di
autonomia organizzativa, regolamentare, amministrativa,
patrimoniale, contabile e di bilancio.
La riforma prevede anche la creazione di un “braccio finanziario” della cooperazione, affidato alla Cassa depositi
e prestiti, con il compito di convogliare in Italia aiuti euro-
30 - La Rivista ottobre 2014
pei, migliorare l’accesso, il controllo e il coordinamento alle
iniziative finanziarie delle banche e dei fondi internazionali
multilaterali. Uno strumento fino a ieri completamente assente in Italia, di cui i principali Paesi partner sono, invece,
da tempo dotati.
All’articolo uno si ribadisce che “la cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile” “è parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia. Essa si ispira ai principi
della Carta delle Nazioni Unite ed alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La sua azione, conformemente
al principio di cui all’articolo 11 della Costituzione, contribuisce alla promozione della pace e della giustizia e mira a
promuovere relazioni solidali e paritarie tra i popoli fondate
sui principi di interdipendenza e partenariato”.
Per sbloccare l’Italia
Atteso anche il cosiddetto “Sblocca Italia” cioè il decreto
che contiene “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la
realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del
Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”.
Norme, dunque, che dovrebbero ridare slancio al tessuto
produttivo del paese.
45 gli articoli che lo compongono e che prevedono lo sblocco delle opere finanziarie e la semplificazione, a cominciare dall’alta velocità per la quale i lavori saranno anticipati
al 2015 per alcune tratte. Per le autostrade saranno invece
sbloccati 10 miliardi nei prossimi 12 mesi attraverso la revisione ed eventualmente la proroga di concessioni.
Altri interventi riguarderanno la banda larga, il gasdotto Tap
che va dall’Azerbaijan alla Puglia e l’edilizia. Vengono modificate anche le norme della Cassa depositi e prestiti che
saranno più simili a quelle degli altri Paesi europei.
Quanto all’ambiente, saranno sistemate le norme sul dissesto idrogeologico le terre e rocce da scavo, mentre per
le aziende del settore agroalimentare si prevede la realizzazione di un segno distintivo unico per il made in Italy e
un potenziamento degli strumenti dell’Italian sounding nel
mondo.
Di questo ultimo punto si occupa l’articolo 30 del decreto
(Promozione straordinaria del Made in Italy e misure per
l’attrazione degli investimenti)
Lotta all’Italian sounding
Si dispone, in particolare, che il Ministero dello Sviluppo
Economico – d’intesa con la Farnesina e con il Ministero
per le politiche agricole - rediga un Piano per la promozione
straordinaria del Made in Italy.
Il Piano dovrà contenere “iniziative straordinarie di formazione e informazione sulle opportunità offerte dai mercati
esteri alle imprese in particolare piccole e medie”; prevedere
il “supporto” di queste imprese alle fiere italiane e internazionali, ma anche azioni che valorizzino le “produzioni di
eccellenza” con conseguente “tutela all’estero dei marchi
e delle certificazioni di qualità e di origine delle imprese e
dei prodotti”.
Il MiSE, poi, soprattutto in vista dell’Expo di Milano, dovrà
realizzare “un segno distintivo unico per le produzioni agricole e agroalimentari al fine di favorirne la promozione all’estero e durante l’Esposizione Universale 2015”. Tra le azioni
indicate anche la lotta all’Italian sounding.
Ente attuatore di questo Piano sarà l’Agenzia Ice, in base ad
una convezione da stipulare con il Ministero dello sviluppo
economico. L’Agenzia – prosegue l’articolo 30 – “svolge l’attività di attrazione degli investimenti all’estero attraverso la
propria rete estera che opera nell’ambito delle Rappresentanze Diplomatiche e consolari Italiane”.
Tra gli accordi internazionali entrati in vigore quello con
la Corea in materia di Vacanze-Lavoro; la Convenzione con
la Repubblica del Congo per evitare le doppie imposizioni
fiscali; l’Accordo di cooperazione con il Niger in materia
di sicurezza, e l’Accordo sulla creazione del blocco funzionale dello spazio aereo BLUE MED tra Italia, Cipro, Grecia
e Malta.
Infine, è stato raggiunto il numero minimo di ratifiche necessario per l’entrata in vigore della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza
nei confronti delle donne e la violenza domestica.
Al comma tre vengono elencati tutti gli aventi diritto che
lavorano alla Farnesina. In determinate circostanze – definite dal decreto – il documento viene rilasciato anche al
coniuge.
Rimanendo in tema-Farnesina, sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti interministeriali che chiudono tre
ambasciate: quelle “reali” – nel senso che esistono – sono la
sede di Santo Domingo e quella di Tegucigalpa, in Honduras,
che chiuderanno il 31 dicembre.
Esisteva solo sulla carta l’Ambasciata a Reykjavik, che “ha
chiuso” il 31 luglio.
Come previsto dal Piano di riorganizzazione della Farnesina,
infine, la Rappresentanza Permanente presso l’Organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la
cultura (UNESCO) a Parigi, è soppressa dal 30 settembre.
Dalla stessa data, le sue funzioni vengono svolte dalla Rappresentanza permanente presso l’OCSE che cambia nome in
“Rappresentanza permanente presso le Organizzazioni Internazionali – Parigi”.
Rilascio dei passaporti diplomatici di servizio
Pubblicate in Gazzetta anche le “Disposizioni per il rilascio
dei passaporti diplomatici e di servizio”. Il decreto è emanato
dal nuovo Maeci, che è l’unico competente al loro rilascio ai
(tanti) aventi diritto: si va dalle più alte cariche dello Stato
– dal Presidente della repubblica in giù, per la durata del
loro mandato – ai membri del Governo, alcuni deputati (i
presidenti delle commissioni affari esteri e commissioni interparlamentari) senza dimenticare il presidente del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti; governatore e direttore
generale della Banca d’Italia; capi di stato maggiore, polizia
e servizi (Aisi e Aise) fino al presidente dell’ICE.
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La Rivista
Normative
allo specchio
di Carlotta D’Ambrosio
Eredi italiani
di un conto corrente svizzero
Breve excursus di casi e relative imposizioni fiscali
Il territorio elvetico si caratterizza per essere composto di
una congerie di popoli diversi. Le motivazioni sono essenzialmente economiche: il Paese, forte di una piazza e un
mercato più sani di altri e assolutamente concorrenziali,
ha rappresentato il luogo dove, recatasi per lavoro, molta
gente, tra cui italiani, vi si sono trasferiti stabilmente con
tutte le conseguenze giuridiche del caso.
Tra queste, interessante è la fattispecie dell’eredità del conto corrente
svizzero da parte di soggetti residenti in Italia. La questione si interseca con quella del segreto bancario in caso di conto corrente bancario
numerato e non nominativo. Nel primo caso appare particolarmente
complesso, in assenza di ulteriori informazioni, individuare l’istituto
di credito di riferimento; saranno dunque gli eredi a dover investigare
per recuperare le giacenze del defunto. In caso di conto nominativo,
invece, la procedura è più facilmente descrivibile.
Alla morte del titolare del conto la banca provvede al congelamento
del rapporto (in caso di cessata attività da parte del titolare per 10
anni, si provvede alla sospensione del conto) sino a che i chiamati
all’eredità non si facciano avanti per conoscere la situazione economica del defunto. Ai fini dell’indagine presso l’Istituto di Credito,
necessaria a decidere se accettare o meno l’eredità, sarà necessario
produrre un atto notorio che dimostri la linea di successione ed il certificato di morte. Una volta accettata l’eredità le ipotesi che si possono profilare sono: che il de cuius abbia un solo erede; che ne abbia
più d’uno; che il conto sia semplice o che il conto sia cointestato.
Accettata l’eredità in caso di conto corrente semplice con un unico erede, questi subentrerà al de cuius nella totalità dei rapporti
giuridici. In caso di conto corrente cointestato al defunto e ad una
o più persone, cadrà in successione solo la percentuale del denaro
depositato nel conto di spettanza del de cuius.
Nel caso di conto cointestato a firma congiunta occorrerà aspettare
l’identificazione dell’erede perché l’altro cointestatario operi come
con il defunto (se opera in autonomia l’erede potrà opporgli il diritto a
rimborsi); nel caso di firma disgiunta si opera come se il conto sia ad
unica firma. In tal caso l’erede agirà solo sulla parte di sua pertinenza.
In caso di conto intestato ad un solo soggetto che vanti una pluralità di eredi, ciascuno può prelevare la quota di sua spettanza indipendentemente dal consenso o dalla contestuale presenza di altri,
secondo i principi che regolano il rapporto debitore-creditore.
In caso di conto cointestato con il coniuge a firma disgiunta, questi, in applicazione del principio di solidarietà attiva, potrà operare
32 - La Rivista ottobre 2014
separatamente sul residuo (art. 1854 c.c.) mentre gli eredi potranno
chiedere la liquidazione parziale della propria quota.
Nel caso il defunto avesse un conto con il coniuge (in regime di separazione) a firma congiunta, questi non potrebbe agire sul residuo,
ma attendere l’identificazione degli eredi e delle quote di spettanza.
In caso di conto cointestato all’interno di un regime di comunione
legale, il coniuge avrà diritto al 50% del saldo del conto intestato solo
all’altro, iure proprio e non iure successionis ai sensi dell’art. 177 c.c..
Se gli eredi del conto corrente svizzero sono in Italia, bisogna valutare
l’aspetto fiscale, perché l’incremento patrimoniale comporta l’applicazione dell’imposta di successione. L’entità dell’imposta dipende dal
rapporto di familiarità tra il defunto e i suoi successori, passando dal
4%, in caso di successione tra coniugi o parenti in linea retta, al 6%
in caso di successione tra fratelli e sorelle oppure tra altri parenti fino
al quarto grado, tra affini in linea retta, oppure tra affini in linea collaterale fino al terzo grado. In ogni altro caso, l’aliquota è attestata
all’8%. Inoltre, nel caso di successione tra coniugi o parenti in linea
retta, ogni successore beneficia della franchigia di un milione di euro:
se il defunto lascia il coniuge e due figli, il valore imponibile dell’eredità è tassato se si supera la soglia di 3 milioni di euro (di un milione
per ognuno degli eredi). Nella successione tra fratelli e sorelle, la franchigia è invece fissata in 100mila euro. Infine vi è una particolare agevolazione per l’erede portatore di un grave handicap: in questo caso,
a prescindere dal rapporto di familiarità tra il defunto e l’erede, questi
comunque beneficia di una franchigia di un milione e 500mila euro.
Per quanto concerne il denaro liquido questo va considerato per il suo
valore nominale e i titoli quotati vanno considerati per il loro valore
di mercato, mentre se nel conto svizzero sono presenti titoli di Stato
italiani essi sono esenti da imposta di successione mentre le quote di
fondo comune di investimento mobiliare vanno considerate al loro
valore corrente, percentualmente diminuito in misura pari al “peso”
percentuale che, nel patrimonio del fondo, hanno i titoli di Stato.
In Svizzera tutti i Cantoni, ad eccezione di quello di Svitto, prevedono imposte su successioni e donazioni, ma in quasi tutti i Cantoni
sono esenti dal pagare le imposte i discendenti diretti e il coniuge.
Dette tasse non sono riscosse a livello federale. Interessante è il caso
in cui l’erede risieda o sia domiciliato oltre che in Svizzera, in Italia
poiché sorgerebbe il problema della doppia tassazione. In tal caso
occorre fare riferimento agli accordi fiscali tra la Svizzera e l’Italia
per mitigare l’incidenza del carico fiscale.
[email protected]
[email protected]
La Rivista
Angolo
Fiscale
di Tiziana Marenco
Imposta preventiva
e procedura di notifica
Quando il Tribunale Federale Svizzero (TF) nel 2011 e nel
2012 (2C_756/2010; 2C_176/2012) decretò che il termine di 30 giorni entro il quale inoltrare la notifica di un dividendo transfrontaliero effettuato invocando il regime madre-figlia era di carattere imperativo e in caso di mancato
rispetto del termine il beneficio dello sgravio dell’imposta
alla fonte era perento e l’imposta preventiva, cioè quell’imposta del 35% dovuta su dividendi e su tutte le prestazioni
valutabili in denaro elargite a favore di soci e persone a
questi vicine, avrebbe dovuto essere versata (interesse di
mora del 5% compreso) e sarebbe stata recuperata - se
del caso - solo su richiesta formale successiva (ovviamente
senza recupero dell’interesse di mora), diversi contribuenti
che sino ad allora non avevano dato importanza al rispetto
del termine dei 30 giorni gridarono allo scandalo, rimproverando al TF di far prova di eccessivo formalismo.
Fatto sta che per le distribuzioni passate non era più possibile
ovviare ad un eventuale violazione del termine.
Ma il peggio doveva ancora arrivare. Le decisioni del TF riguardavano infatti l’applicazione di due ordinanze di applicazione
di Convenzioni sulla doppia imposizione, quindi casi di dividendi transfrontalieri. In seguito l’amministrazione federale delle
contribuzioni svizzera (AFC) costatò che non vi era alcuna ragione per non applicare la stessa prassi ai rapporti madre-figlia
di diritto svizzero (dividendo versato dalla controllata svizzera
all’azionista dominante svizzero in base all’ordinanza di applicazione della legge sull’imposta preventiva).
Così facendo l’AFC modificò la prassi riguardante le distribuzioni dissimulate di utili: Se il rispetto del termine dei 30 giorni
entro i quali notificare il dividendo era di carattere imperativo
e costitutivo per lo sgravio alla fonte, di fatto si rendeva impossibile applicare lo stesso sgravio come sinora alle distribuzioni dissimulate di utile, poiché le stesse, per definizione, non
vengono dichiarate o vengono identificate dalla società o dalle
autorità solo più tardi, in alcuni casi anni dopo nei limiti della
prescrizione dell’imposta.
Se prima quindi il beneficio dello sgravio alla fonte poteva
essere utilizzato dal contribuente come safe haven rule, perché l’AFC di fatto una volta concesso il privilegio non aveva
più alcun interesse ad effettuare controlli, la nuova prassi
eliminava tale effetto.
Un esempio concreto e banale riguarda il controllo di pagamenti
di interessi e commissioni di garanzie e simili pagati all’interno di
un gruppo: Mentre precedentemente alla modifica di prassi grazie
alla decisione formale dell’AFC di concedere lo sgravio fiscale alla
fonte la scoperta di pagamenti considerati fiscalmente eccessivi in
violazione dell’arm’s length principle tra la controllata e la società
holding del gruppo non avrebbe di fatto avuto alcuna conseguenza,
con la nuova prassi pagamenti eccessivi che saranno costatati solo
a conto annuale chiuso e approvato dall’assemblea generale saranno posteriormente tassati (35%) con tanto di interessi di mora del
5%, e anche in un best case szenario in cui la restituzione dell’imposta verrà concessa, non verrà restituito l’interesse del 5%, tasso
antiquato e che nessuna banca più concede sui propri depositi.
Mentre le nostre massime autorità giudiziarie saranno chiamate nei prossimi mesi a decidere se la nuova prassi dell’AFC è
giustificata, e in un caso sono in gioco 60 milioni di franchi
svizzeri di interesse di mora, sono diverse le misure invocate per
alleviare le pene del contribuente:
– Due iniziative di legge inoltrate recentemente in parlamento
sono destinate a modificare leggi e ordinanze nel senso di
dichiarare il termine dei 30 giorni un termine di natura puramente formale, la cui violazione può sfociare in una multa ma
non nella perenzione del diritto allo sgravio alla fonte;
– L’AFC ufficiosamente fa sapere che in caso di scoperta in occasione di un controllo di utili dissimulati versati “in buona fede”,
cioè non facilmente riconoscibili in quanto tali né per la madre
né per la controllata, l’AFC solitamente concede il beneficio della
dichiarazione ulteriore della notifica entro 30 giorni a partire dal
risultato del controllo. Purtroppo questa situazione si contraddistingue per il suo carattere arbitrario. Infatti la distribuzione
dissimulata presuppone la riconoscibilità del carattere della
stessa per gli organi della società. In altre parole, se distribuzione dissimulata è data, l’AFC è in grado di decretare il pagamento
inducendo la mala fede del contribuente. In realtà quindi questa
possibilità non costituisce altro che un biglietto per Canossa.
Non resta quindi che sperare che il parlamento svizzero non si
inceppi sulla modifica di legge sopraccitata.
In attesa delle modifiche di legge, i consiglieri di amministrazione di società di capitali svizzere farebbero bene a non lasciare nulla al caso e verificare gli atti.
[email protected]
ottobre 2014 La Rivista - 33
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Angolo
legale Svizzera
di Massimo Calderan
Tipi di partecipazione alla SA
1a parte
Il diritto svizzero prevede diversi tipi di partecipazione alla società anonima (SA). In questo e nei
prossimi numeri de La Rivista ne descriveremo i
tratti essenziali e l’utilizzo che ne fanno le società
private e le società quotate in borsa.
mediante sottoscrizione del titolo da parte dell’alienante
(la cosiddetta “girata”) e consegna all’acquirente del titolo girato. Lo statuto può, però, prevedere la limitazione
della trasferibilità delle azioni nominative e autorizzare la
SA (normalmente, il consiglio di amministrazione) a non
approvare il trasferimento ad un potenziale acquirente
per motivi ben definiti nello statuto.
Azioni
Il capitale sociale minimo della SA ammonta a CHF
100.000,00. In caso di azioni nominative, sia al momento
della costituzione della SA, sia al momento di aumenti di
capitale sociale, i sottoscrittori devono liberare almeno
il 20% del valore nominale di ogni azione; e comunque
all’atto della costituzione la somma dei conferimenti effettuati non deve essere inferiore a CHF 50.000,00.
Quando si tratta di azioni al portatore, il loro valore deve
sempre essere liberato al 100%. Il conferimento può essere in denaro, in natura o in compensazione di un credito
vantato nei confronti della SA.
L’azionista risponde delle obbligazioni sociali solo ed
esclusivamente nei limiti del conferimento al quale si è
obbligato per liberare le azioni da lui sottoscritte (il cosiddetto “principio della responsabilità limitata”).
Le azioni hanno un valore nominale non inferiore a CHF
0,01. L’assemblea generale degli azionisti può aumentare o
diminuire il valore nominale, rispettando il valore minimo.
Le azioni sono nominative o al portatore. Lo statuto della SA può prevedere l’esistenza contemporanea dei due
tipi. Esso può disporre che azioni nominative possano essere convertite in azioni al portatore e viceversa, previa
decisione dell’assemblea generale degli azionisti. Ad eccezione degli azionisti importanti di SA quotate in borsa,
gli azionisti non sono conosciuti al pubblico, non essendo
registrati al registro di commercio. Nel caso delle azioni
al portatore, i soci possono rimanere anonimi del tutto,
anche nei confronti della stessa SA, mentre nel caso delle
azioni nominative, la SA tiene un libro soci (non conosciuto al pubblico) e, quindi, li conosce.
La SA può emettere i titoli azionari (i “certificati”) o
farne a meno.
Il trasferimento di tutti i diritti inerenti alle azioni al portatore, sia quelli di tipo cosiddetto “sociale”, sia quelli di
tipo patrimoniale, è relativamente semplice: (i) conclusione di un contratto, anche orale; (ii) consegna dei titoli
all’acquirente o a un terzo designato dall’acquirente (ad
esempio una banca); e (iii) diritto del cedente alla cessione dei titoli o, almeno, sussistenza di buona fede dell’acquirente relativa al diritto del cedente alla cessione dei
titoli. In caso la SA non abbia emesso titoli fisici, il diritto
al titolo deve essere evidenziato con altri documenti, ad
esempio con l’atto di costituzione o un eventuale atto
di aumento di capitale, dai quali si evinca chi ha sottoscritto le azioni, e con una dichiarazione di cessione.
Il socio che trasferisce le proprie azioni e l’acquirente
non devono comunicare il trasferimento alla SA. Anche
le azioni nominative sono liberamente trasferibili; tuttavia, se non sono state interamente liberate è necessaria l’approvazione della SA. Il trasferimento è effettuato
Lo statuto può determinare che ogni azione dia diritto ad
un voto, indipendentemente dal suo valore nominale. In
tal caso, le azioni di valore nominale inferiore (azioni con
diritto di voto privilegiato) a quello di altre azioni della
SA possono essere emesse solo come azioni nominative e
il loro prezzo d’emissione dev’essere interamente versato. E’ da notare che il valore nominale delle altre azioni
non può superare più di dieci volte quello delle azioni con
diritto di voto privilegiato. Ad esempio, chi sot-toscrive
dieci azioni del valore nominale di CHF 1,00 ciascuna e
quindi di CHF 10,00 in totale, avrà dieci voti, mentre chi
sottoscrive un’azione del valore nominale di CHF 10,00
avrà soltanto un voto. Il privilegio di voto non ha validità
per quanto riguarda la nomina della società (il “ufficio”)
di revisione della SA, la designazione di periti incaricati di
verificare la gestione della SA o parti di essa, la delibera
se istituire una verifica speciale e la delibera se debba
essere promossa un’azione di responsabilità contro gli
amministratori.
[email protected]
ottobre 2014 La Rivista - 35
La Rivista
Convenzioni
Internazionali
di Paolo Comuzzi
La “estero” vestizione societaria:
considerazioni generali della dottrina
e qualche sentenza di merito
Il tema della “estero” vestizione (della quale ci siamo già occupati) è uno dei temi (insieme al Transfer Pricing ed al beneficiario effettivo cui poi si unisce il tema della stabile organizzazione) che oggi trovano maggiore appeal nelle verifiche fiscali
a carico di soggetti che sono certamente residenti fiscali in
Italia e che controllano soggetti non residenti (ie società Holding che a loro volta controllano altri soggetti o sono dedicati
a svolgere una attività finanziaria o società operative – dicesi
industriali e / o commerciali – deputate allo svolgimento di
funzioni specifiche nell’ambito del gruppo globalizzato)1.
Sul piano teorico il tema della estero vestizione (ovvero della
falsa residenza estere del soggetto IRES) è importante in quanto trascina con se obblighi come quello della presentazione
della dichiarazione dei redditi2 e quello della applicazione delle
ritenute alla fonte e questo sia per quanto riguarda i classici
elementi di reddito che si identificano in interessi, dividendi e
royalties ma anche per quanto concerne il lavoro dipendente
e / o autonomo.
Ecco il perché il tema è certamente importante e può essere
oggetto di analisi in questo contributo che, per stare sul pratico, vuole partire da alcune sentenze di merito (precisamente
quattro sentenze i cui estremi riportiamo nelle conclusioni).
Come si affronta il tema sul piano teorico
Sul piano teorico il tema dell’estero vestizione è un tema di
residenza fiscale e quindi si affronta secondo alcuni passaggi di carattere scientifico che sono chiari ed evidenti:
• il primo di questi passaggi consiste nella determinazione
della residenza fiscale ai sensi della normativa interna
italiana (e quindi si deve guardare agli elementi previsti
nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi per determinare
se il soggetto sia residente fiscale in Italia);
• il secondo di questo passaggi richiede un esame delle
convenzioni contro le doppie imposizioni che sia eventualmente in essere con lo Stato estero che a sua volta
invoca un diritto sulla residenza della società (e ricordiamo per inciso che residenza e beneficiario effettivo sono
concetti tra loro completamente diversi e che si può benissimo essere residenti senza essere beneficiari effettivi
di un determinato reddito).
36 - La Rivista ottobre 2014
In buona sostanza si ha che: a) se il soggetto che viene
esaminato non è residente in ragione della norma interna
lo stesso non sarà mai residente in ragione di una norma
convenzionale in quanto la convenzione contro le doppie
imposizioni che sia eventualmente in essere è solo tesa a
limitare il diritto di tassare e non può mai portare ad una
espansione dello stesso; b) se il soggetto che viene esaminato è residente fiscale ai sensi del diritto interno allora
lo stesso potrebbe non esserlo (rectius non esserlo più) in
ragione di una specifica previsione della convenzione che
consente un esonero.
La dottrina3 che si occupata dell’argomento ha indicato che
“…Viene allora in considerazione, in primo luogo, l’art. 73,
terzo comma, del T.U.I.R., alla stregua del quale si considerano residenti le società e gli altri enti che per la maggior parte
del periodo d’imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato.
Se la società estera alla quale viene contestata la residenza
(anche) italiana è localizzata in un Paese con il quale esiste
una Convenzione contro le doppie imposizioni, sovvengono
poi le disposizioni dettate al riguardo dalla Convenzione applicabile. In dettaglio, l’art. 4 del modello Ocse[14] stabilisce che la residenza di un soggetto deve essere determinata
secondo le regole interne di ciascuno dei due ordinamenti.
Ove l’applicazione di dette disposizioni conduca all’attribuzione di una doppia residenza, entrano in gioco le cosiddette tie-break rules4, ossia criteri volti a stabilire in quale
dei due Paesi debba essere considerata residente la società
interessata. Segnatamente, ex art. 4, comma 3, del modello
«quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona diversa da una persona fisica è residente in entrambi gli
Stati, si ritiene che essa è residente nello Stato in cui si trova
la sede della sua direzione effettiva».
Infine, giova ricordare che l’Italia, nell’approvare il modello
di Convenzione Ocse, ha espresso una riserva all’art. 4, così
testualmente formulata: «L’Italia non condivide l’interpretazione espressa nel paragrafo 24 che precede riguardante
la persona o il gruppo di persone che esercitano le funzioni
di rango più elevato (a titolo esemplificativo un consiglio di
amministrazione) quale esclusivo criterio per identificare la
sede di direzione effettiva di un ente. La sua opinione è che
nel determinare la sede di direzione effettiva deve essere
preso in considerazione il luogo ove l’attività principale e sostanziale è esercitata5»…”.
Sempre la dottrina citata si fa cura di ricordare che “…detta
prova dovrà essere articolata in modo autonomo – e, quindi,
distintamente – per ciascun periodo d’imposta preso in considerazione e avendo cura di dimostrare che le circostanze
addotte coprono, all’interno di ogni annualità, un arco temporale superiore alla metà del periodo…”.
In buona sostanza la prova della non residenza (o della residenza) non vale per sempre ma vale per i singoli periodi di
imposta e quindi una contestazione risoltasi nel nulla con
riferimento al periodo di imposta Z non è detto che debba
risolversi sempre nel nulla nel periodo Z1 (e questa materia
influisce anche sul tema del giudizio e sul problema del cd
giudicato esterno).
In aggiunta diciamo anche che “… Una volta raggiunta tale
evidenza, necessita altresì, alla stregua dell’art. 4, paragrafo
3, della Convenzione modello Ocse, dimostrare che, in base
alle tie break rules, essa (residenza fiscale italiana) “prevale” su quella estera6 ed è, dunque, l’unica rilevante ai sensi
della Convenzione. In dettaglio, ciò dovrà passare attraverso l’individuazione delle più rilevanti decisioni strategiche
e commerciali deliberate dalla società e la prova della loro
assunzione in un luogo sito nel territorio dello Stato …”.
Infine, quantomeno secondo l’interpretazione dell’art. 4 accolta dall’Italia ed esplicitata in apposita riserva apposta al
commentario, nel determinare la sede di direzione effettiva
dovrà essere preso in considerazione il luogo ove l’attività
principale e sostanziale è esercitata.
Per andare in dettaglio su una condizione fondamentale diciamo che “…sul punto, è opportuno riportare la chiara indicazione ricavabile dal commentario all’art. 4 del modello
Ocse: «la sede di direzione effettiva sarà ordinariamente il
luogo in cui la persona o il gruppo di persone di rango più
elevato (a titolo esemplificativo, un consiglio di amministrazione) prende ufficialmente le sue decisioni, il luogo in cui
sono adottate le deliberazioni che devono essere assunte
dall’ente nel suo insieme»; e ancora «una società può avere
più di una sede di direzione, ma una sola sarà la sede di direzione effettiva» …”.
Aggiungiamo anche che “… dal combinato disposto delle
norme interne e convenzionali rilevanti risulta dunque che
per dirimere le controversie in punto di residenza deve seguirsi una sequenza puntuale e progressiva in ordine ai fatti
da dimostrare; scansione alla quale la dialettica probatoria7
non può e non deve sottrarsi …”.
Com’è stato affrontato dai giudici di merito
Possiamo dire che il tema è stato affrontato dai giudici di
merito con qualche incertezza nel suo esame di carattere
teorico (e questo forse nasce da una certa non esperienza
del Giudice tributario che, lo ricordiamo per inciso, in Italia
non ha un carattere professionale e specialistico).
Secondo la dottrina indicata possiamo compiutamente affermare che la sequenza logico-giuridica delineata in precedenza appare chiara alla Commissione tributaria regionale
di Firenze, laddove essa afferma «la continuità è connaturata alla stessa nozione di “sede”, che implica la stabilità del
riferimento e perciò la percettibilità da parte di qualunque
terzo della collocazione indicata quale centro di gestione e
di elaborazione di tutto quanto attiene alla direzione della
società e al dispiegamento della sua attività».
Partendo da questa considerazione la stessa afferma che di
conseguenza, «la prova documentale circa l’esistenza della
sede amministrativa in Italia deve essere tale da dedurre
la continuità di una gestione amministrativa durata ben
quattro anni».
Sempre tenendo conto della opinione espressa in dottrina
possiamo dire che assai meno convincente, invece è la pronuncia n. 75 della Commissione tributaria di primo grado
di Firenze, secondo la quale la circostanza che buona parte della documentazione raccolta dalla Polizia tributaria
concerna anni precedenti a quelli oggetto del verbale di
accertamento, non assumerebbe rilevanza, giacché il fatto
che un ordine si riferisca all’anno prima o a qualche anno
prima non interromperebbe il suo valore presuntivo (ma
questo non è corretto in quanto la situazione deve essere
valutata periodo di imposta per periodo di imposta e non
in un continuo).
Siamo concordi quando l’autore dice “… ora, si può discutere se il fatto noto della richiesta di un’autorizzazione per un
atto di ordinaria amministrazione giustifichi la conclusione
che tutte le decisioni, e perciò pure quelle strategiche, maturate nello stesso arco temporale di quelle ordinarie, siano
state assunte nel medesimo luogo; tuttavia affatto convincente è azzardare che perfino a distanza di anni, cessato il
flusso di autorizzazioni bagatellari, permanga l’attualità
indiziaria del fatto noto …”; è evidente che non è lecito dedurre una situazione dell’anno X da fatti che sono dell’anno
X-1 o peggio X -2 (ovvero anteriori).
Quando poi si parla di istruzioni la questione è molto opinabile ed a conferma dell’opinabilità della questione possiamo dare conto che altro giudice ha inquadrato in modo del
tutto diverso il problema delle dettagliate istruzioni provenienti dall’Italia e riguardanti una pluralità di atti di gestione, osservando che «l’esistenza di un penetrante controllo
di una società nei confronti di altra e perciò l’assoggettamento della società controllata costituisce fenomeno ben
diverso dallo svolgimento delle attività di gestione amministrativa della società controllata. Le due fattispecie non
possono essere né sommate né confuse, perché altrimenti
situazioni giuridicamente rilevanti, fra loro nettamente differenziate, verrebbero rese coincidenti con effetti aberranti
sul piano giuridico».
Questo giudice ha chiarito che non si può «configurare la
collocazione della sede amministrativa di una società presso
un’altra soltanto perché fra le due società vi è uno stretto
collegamento, che riguarda essenzialmente il coordinamento delle rispettive attività e finalità» (così Comm. trib. reg.
Firenze, sent. n. 61/25/07 del 18 gennaio 2008).
Si tratta di uno spunto davvero centrale e da indicare quale
oggetto di approfondimento per un più corretto inquadramento del problema e queste sono affermazioni giudiziarie che meritano le considerazioni svolte dall’autore e sulle
quali concordiamo.
La prima è che, a ben vedere, anche i cosiddetti “fatti noti”,
dai quali muove il ragionamento presuntivo, assumono coloritura diversa a secondo della qualificazione giuridica ad essi
ottobre 2014 La Rivista - 37
attribuita: ad esempio, ricollegandoci alle diverse opinioni
espresse dalle decisioni in rassegna, le autorizzazioni possono essere inquadrate quale esplicazione della funzione di indirizzo e controllo piuttosto che come sintomi della sottoposizione ad eteroamministrazione da parte della controllata.
La seconda concerne i progressi compiuti dalla dottrina che,
studiando il fenomeno del gruppo, ha indagato il contenuto
del potere di direzione e coordinamento sulle controllate.
È stato al riguardo autorevolmente affermato che «attraverso l’obbligo disposto dall’art. 2497-ter (di analitica motivazione delle decisioni influenzate dall’attività di direzione e
coordinamento), si è riconosciuta la legittimità di una direzione unitaria del gruppo, sino al limite che non si verifichi
il conflitto d’interessi: all’interno del limite, ad esempio, si
legittimano i poteri della capogruppo di acquisire informazioni, di dare istruzioni e di esercitare controlli nei riguardi
degli amministratori delle società appartenenti al gruppo
anche al di fuori della tradizionale articolazione degli organi
sociali, e cioè anche al di fuori dell’assemblea, che rimarrebbe invece l’unica sede deputata all’esercizio dei diritti di
socio soltanto per gli azionisti di minoranza»
Di conseguenza una attività della capogruppo che stabilisca una attività di indirizzo strategico non dovrebbe essere
considerata come una direzione che comporta una estero
vestizione della società che la subisce in quanto trattasi di
una attività logica nell’ambito di un gruppo.
Il tema poi ci consente anche digressione su qualche altra
tematica ed in particolare (partendo dalla sentenza di Belluno) possiamo prendere atto che “…Il fenomeno dell’interposizione fittizia del soggetto terzo, che viene fatto apparire
quale soggetto apparentemente percipiente il reddito rispetto a quello cui il reddito deve essere effettivamente imputato
(art. 37, comma 3, del D.P.R. 600/1973), è fenomeno affatto
diverso da quello della cd. “esterovestizione” della residenza
fiscale che, alla stregua dei fenomeni di evasione ed elusione
fiscale, viene effettuata il più delle volte mediante la costituzione all’estero, segnatamente nei Paesi che offrono migliori
condizioni di convenienza fiscale, di società esclusivamente
finanziarie con funzioni di holding o sub-holding di partecipazione, controllate direttamente o indirettamente da società fiscalmente residenti nel nostro Paese …”.
E su questo punto non andiamo a manifestare alcun dubbio tanto lo stesso è ovvio perché è vero che “… Nel primo
caso il soggetto interponente viene fatto apparire come
titolare del reddito che invece va imputato direttamente
all’interposto, nel secondo caso il reddito viene effettivamente percepito dalla società estera che tuttavia non
assolve ai requisiti dell’effettiva residenza estera essendo
carenti i presupposti di essa alla luce della legislazione interna e comunitaria …”.
Quello che non funziona è la frase per cui “… il fenomeno della esterovestizione consente infatti di accentrare in soggetti
giuridici residenti in Paesi a bassa tassazione e con esenzione
di determinati cespiti reddituali le partecipazioni nelle sussidiarie esistenti in Italia o all’estero, in modo tale da garantire
un controllo sugli indirizzi operativi e gestionali delle imprese
situate all’estero, senza che i risultati economici di detta attività si riflettano direttamente sulla casa madre …”.
38 - La Rivista ottobre 2014
Questa frase non funziona perché non tiene conto della
attività di direzione e coordinamento: un conto è dirigere
una società estera stabilendo in modo chiaro che essendo
la stessa parte di un gruppo essa deve muoversi nell’ambito delle direttive impartite e un conto (cosa molto diversa)
e incidere sulla gestione ordinaria della società estera che
di fatto viene vincolata in modo così stretto al socio da
risultare una branchia della stessa società socia8.
Conclusione
Le quattro sentenze cui vogliamo riferirci [Commissione
tributaria provinciale di Firenze, sez. I, 24 settembre 2007,
n. 75 - Commissione tributaria provinciale di Firenze, sez.
XVI, 13 ottobre 2007, n. 108 - Commissione tributaria
provinciale di Belluno, sez. I, 14 gennaio 2008, n. 174 Commissione tributaria regionale della Toscana, sez. XXV,
18 gennaio 2008, n. 61] sono importanti (come indicato
dall’autore) per dare qualche indicazione sul tema.
In generale mi pare che si debba fare una distinzione tra
una attività di direzione e coordinamento intesa questa
come una attività che fornisce indicazioni di carattere
strategico generale (ie non possiamo vendere prodotti a
determinate categorie di clienti) ed una attività specifica che invada e superi il coordinamento generale (ie il
contratto con quel cliente a cui possiamo vendere deve
essere valutato e approvato dalla capogruppo come ogni
atto di gestione).
Un conto è avere una libertà limitata (devi attenerti alla
logica del gruppo) ed un conto è essere vincolati nell’esercizio della propria attività quotidiana e quindi essere
sostanzialmente etero diretti nel proprio procedere giornaliero.
Sarebbe importante che il punto trovasse qualche chiarimento di prassi per impedire che la cd internalizzazione
delle imprese si trasformi in una situazione che genera
incertezza e di conseguenza un contenzioso che anche
un riduttore della capacità di competere delle aziende nei
mercati internazionali.
1
LA SITUAZIONE SOLITAMENTE SI PALESA CON LA FRASE “ … SONO EMERSI ELEMENTI INDIZIARI TALI DA FAR RITENERE CHE LA SEDE DELL’AMMINISTRAZIONE
… SIA DA CONSIDERARSI FISCALMENTE LOCALIZZATA …”
2
LA CUI OMISSIONE E’ UN REATO.
3
CI RIFERIAMO NELLO SPECIFICO A CORDEIRO GUERRA, LA COSIDDETTA ESTEROVESTIZIONE AL VAGLIO DEI GIUDICI DI MERITO, GIUSTIZIA TRIBUTARIA (IN
QUESTO ARTICOLO CHE SI TROVA FACILMENTE IN INTERNET ANCHE ADEGUATE
CITAZIONI DELLA DOTTRINA SULLA MATERIA E QUINDI UNA APPROFONDITA DISAMINA DEL PROBLEMA).
4
SEMPRE CHE LE STESSE SIANO PRESENTI NELLA CONVENZIONE.
5
ATTENZIONE A NON FARE CONFUSIONE PER LE HOLDING.
6
IL DETTATO CONVENZIONALE HA UNA SICURA PREVALENZA SULLA NORMA
INTERNA.
7
ED ANCHE IL GIUDICE SIA DETTO CHIARO.
8
IMPOSTAZIONE QUESTA TEORICAMENTE LECITA CON LA CONCLUSIONE CHE
LA SOCIETA’ CONTROLLATA (MAGARI SITA IN SVIZZERA) SAREBBE DA CONSIDERARE UNA STABILE ORGANIZZAZIONE DELLA SOCIETA’ ITALIANA CON LA
CONSEGUENZA CHE SI DETERMINA IL REDDITO DELLA STESSA SECONDO LA
NORMATIVA ITALIANA E LE IMPOSTE ASSOLTE IN SVIZZERA VENGONO ANCHE
ACCREDITATE CONTRO LA IMPOSTA IRES DOVUTA IN ITALIA. OVVIAMENTE ESSENDO L’IRES MAGGIORE DELLA IMPOSTA ASSOLTA IN SVIZZERA ESISTE UNA
DIFFERENZA DA SALDARE CON LE CONSEGUENTI SANZIONI.
La Rivista
L’elefante
Invisibile1
di Vittoria Cesari Lusso
Comunicazione in famiglia e nuove
tecnologie: meglio o peggio di prima?
Qual è il contributo delle nuove tecnologie alla quali-
tà della comunicazione interpersonale in famiglia? I nuovi mezzi
rendono sicuramente più facili e rapidi i contatti, ma a prezzo di
qualche non trascurabile rischio (elefante più o meno visibile). Una
delle caratteristiche salienti di tali mezzi è di consentire il contatto continuo con individui e realtà esterne. Una vera trappola per
le relazioni familiari.
Basta osservare cosa succede al ristorante. La scena quasi classica
oggigiorno è la seguente. I figli più piccoli totalmente catturati da
una magica scatolina con irresistibili video giochi. I ragazzi e le
ragazze adolescenti con cuffie, cuffiette e cuffione alle orecchie.
Impermeabili a qualsiasi evento esterno. Neanche un forte terremoto potrebbe smuoverli. La madre freneticamente affaccendata
con la tastiera del suo smartphone per mandare messaggi e tweets a destra e manca. Il padre, tecnologicamente ancora più avanzato, sembra presente con la mente ma in realtà sbircia continuamente il suo smartwatch, prodigioso orologio da polso collegato
a internet che gli segnala tutte le chiamate e i messaggi in arrivo.
Il nonno e la nonna tentano invano di piazzare una frase. La loro
espressione è rassegnata in partenza. Sanno già di non trovare
ascoltatori, ma pateticamente ci provano ugualmente.
Nelle riunioni di famiglia in casa succede ormai la stessa
cosa. Un vero e proprio fenomeno di impoverimento comunicativo
tra presenti. Un furto perpetrato collettivamente nei confronti di
un bene ormai rarissimo: momenti comuni e condivisi di reciproca
attenzione.
In effetti, attorno al tavolo dove si pranza non ci sono più soltanto le persone in carne e ossa, ma un numero imprecisato di
interlocutori invisibili esterni. Ogni commensale tra un boccone e
l’altro non è impegnato ad ascoltare e a conversare con chi gli sta
vicino, ma a interloquire con il proprio mondo fuori dalla stanza.
“Quando tu sei qui con me questa stanza non ha più confini”, dice
una celeberrima canzone di Gino Paoli del 1960. Ma forse si riferiva a un’altra cosa, non al fatto che i telefonini squillavano in
continuazione. Per completare il quadro, i pasti vengono inoltre
spesso accompagnati dalla colonna sonora a pieno volume della
televisione accesa.
È poi qualcuno osa affermare che le moderne tecnologie facilitano la comunicazione! Forse con gli assenti! Il poco dialogo che
viene instaurato con i presenti è continuamente interrotto da interferenze con il mondo esterno. Una buona regola di igiene relazionale sarebbe quella di depositare i vari aggeggi in anticamera
prima di sedersi a tavola.
Anche nella mia famiglia ormai si fa un grande uso dei
nuovi canali, in particolare tra genitori senior, genitori junior e
nipoti. Per quanto concerne ad esempio la posta elettronica questa sta praticamente soppiantando il telefono. È stato mio figlio a
favorirne anni fa un uso più esteso. Capitava a volte che dopo aver
preso accordi al telefono rispetto a qualche questione lui concludeva la telefonata dicendomi “Per cortesia mamma, mandami una
mail, così non me ne dimentico”.
E io da brava mamma comprensiva nei confronti di un figlio che
ha mille impegni, mandavo una mail.
Per gli adulti, genitori e nonni, le nuove tecnologie com-
portano una complicazione in più in fatto di educazione di bambini e adolescenti. Si pone quotidianamente la questione di come
aiutarli a fare un uso equilibrato di computer, tablet, telefonini,
cuffie, nonché dei social network. Sempre che lo sappiano fare
anche loro. Non è minimamente pensabile di introdurre forme di
neo proibizionismo, poiché si tratta di risorse divenute ormai indispensabili. Le nuove generazioni non possono neanche concepire
un mondo senza tali mezzi. Il compito educativo degli adulti è fare
in modo che non si creino dipendenze da schermo tali da nuocere
al necessario sonno e al benessere fisico e psichico dei più giovani.
Sempre più insegnanti si lamentano che gli allievi dormono in
classe poiché sono stati svegli fino alle ore piccole a chattare con
amici, compagni e innamorati del momento.
Un’altra subdola trappola delle moderne tecnologie è
la possibilità di inviare risposte immediate. Si riceve il messaggio,
si legge (di solito molto frettolosamente) e si digita all’istante la
risposta. Magari dopo aver interpretato in modo distorto il testo
appena ricevuto. L’imperativo odierno è la velocità di reazione.
La comunicazione interpersonale deve essere fast. In sostanza la
tecnologia non rende più capaci di ben comunicare, aumenta solo
la quantità dei messaggi e la velocità di trasmissione. Anche delle
eventuali cavolate.
In altri termini, velocità e l’immediatezza di questi mezzi amplificano a dismisura i rischi di scontri relazionali, proprio come l’uso
di una vettura potente aumenta il rischio di collisione stradale se
non si conoscono e rispettano le regole di base.
Chissà che un giorno non si riesca di nuovo a valorizzare
la slow communication, concedendosi il lusso di riflettere e ragionare un po’ sulle emozioni e implicazioni in gioco prima di
cliccare la risposta.
[email protected]
1
Una vecchia leggenda indiana narra di un elefante che pur muovendosi tra la folla
con al sua imponente mole passava comunque inosservato. Come se fosse invisibile…
Dirige le collane Jonas: studi di psicoanalisi applicata (Franco Angeli) e Arcipelago:
ricerche di psicoanalisi contemporanea
ottobre 2014 La Rivista - 39
La Rivista
Dalla Svizzera
degli Stati a quella federale
Die Schonung der Frauen
o prima Carta delle donne
di Tindaro Gatani
La scorreria dei Gugler (vedi La
Rivista nr. 9, settembre 2014)
aveva dimostrato che la partita
con gli Asburgo non era ancora del tutto chiusa, né per i tre
Paesi forestali, fondatori della
Confederazione, né, soprattutto, per i loro alleati. Poiché gli
Asburgo miravano a stabilire
un corridoio tra i loro possedimenti austriaci e i loro vecchi
feudi in Alsazia, paese d’origine della famiglia, attraversando la Svizzera e la Germania Meridionale, si formarono
nuove alleanze antiasburgiche,
che avrebbero avuto la loro
sintesi nella Lega di Costanza.
Il grande scisma d’Occidente
Alberto III d’Asburgo (1348-1395) e il
fratello Leopoldo III (1351-1386), succedendo al padre Alberto II lo Sciancato,
con il trattato di Neuberg del 1379, si
erano divisi titoli ed eredità, dando origine rispettivamente alla linea albertina e leopoldina del Casato. Alberto III,
sposatosi nel 1365 con Verde o Viridis
Visconti, figlia di Bernabò, signore di
Milano e di Betarice della Scala, ottenne l’Austria e a Leopoldo III toccarono il
Tirolo, la Stiria, la Carinzia, la Carniola,
le marche della Slovenia e dell’Istria,
quello che ancora restava dei possedimenti asburgici in Svizzera, che si aggiungevano alla contea di Feldkirch nel
Vorarlberg, che egli aveva comprato nel
1375 dai Montfort. Il suo più ambizioso
progetto era di rafforzare il potere sui
domini svizzeri e, soprattutto, di riappropriarsi di quelli che si erano dichiarati indipendenti.
Il suo primo approccio mirava a un’intesa
40 - La Rivista ottobre 2014
Eroico gesto di Arnold von Winkelried a
Sempach, in un dipinto di Konrad Grob
(1828-1904).
pacifica anche perché la situazione politica non gli permetteva di alzare la voce.
L’Europa era stata improvvisamente divisa in due parti contrapposte dal Grande
scisma d’Occidente, con l’elezione, nel
1378, di due Papi: Urbano VI (Bartolomeo Prignano) e Clemente VII (Roberto
di Ginevra), che fu costretto a rifugiarsi
ad Avignone, già residenza pontificia dal
1309 al 1376. La doppia elezione papale
divise tutta la Chiesa: la Francia, l’Italia
meridionale e la Scozia aderirono al Papa
avignonese; l’Inghilterra, l’Italia centrale
e settentrionale e l’Imperatore designato
del Sacro Romano Impero, re Venceslao
di Lussemburgo e di Boemia (13611419), succeduto al padre Carlo IV nel
novembre dello stesso 1378, si dichiararono fedeli al Papa romano. Gli Asburgo,
avendo aderito al partito avignonese, non
potevano quindi contare sul sostegno
dell’Imperatore designato.
Anche la Svizzera, soprattutto a causa
della sua posizione geografica, fu fortemente toccata dallo scisma con vescovadi che parteggiarono per gli avignonesi (Ginevra) o per i romani (Como e
Milano, delle cui diocesi faceva parte il
Ticino), mentre tutti gli altri si divisero al
loro interno per l’uno o per l’altro Papa,
aprendo un contenzioso religioso che
durerà decenni.
Approfittando della momentanea debolezza degli Asburgo, le milizie di Zurigo, di
Zugo e di Lucerna, sul finire del 1385, attaccarono le loro fortezze di Rapperswil,
di Sankt Andreas presso Cham (Zugo),
di Rotenburg e Wolhusen, che furono
in parte distrutte insieme ad altri fortini
austriaci minori. Dalle prime scaramucce si passò allo scontro aperto quando
Lucerna, «ancora de jure sotto il dominio
austriaco, concluse patti di comborghesia
dapprima con l’Entlebuch e la piccola città di Sempach» e poi «con le cittadine di
Meienberg, Richensee e Willisau» (Dizionario storico svizzero, DSS online).
La battaglia di Sempach
I funzionari asburgici risposero attaccando con un loro piccolo contingente
il presidio istituito a Meienberg da Lucerna, che chiese l’aiuto di Zurigo e dei
Paesi forestali. Ogni tentativo di riportare la calma, dopo un breve armistizio,
fu vano. Leopoldo III, per non perdere la
faccia e quello che gli restava ancora
della Svizzera, fu costretto ad accettare
la sfida. Raccolto un esercito di 6 mila
uomini, composto da svevi, alsaziani,
argoviesi, turgoviesi, tirolesi e da mercenari italiani, francesi e tedeschi, nella
primavera del 1386 raggiunse Brugg, da
dove si mosse, attraversando Zofingen
e Willisau, che per la sua infedeltà fu
saccheggiata, e Sursee verso Sempach,
dove ad aspettarlo c’erano 1.500 uomini di Uri, Svitto, Unterwalden, Lucerna,
Zurigo, Glarona e Zugo, mancava Berna
che si era defilata e quindi non aveva risposto alla chiamata alle armi. Lo scontro avvenne il 9 luglio, a circa un miglio
da Sempach, vicino alla strada per Hildisrieden. Nonostante fossero appena un
quarto degli avversari e si trovassero in
posizione sfavorevole, i Confederati, comandati da Petermann von Gundoldingen, sconfissero gli Austriaci, che ebbero 676 morti, tra i quali anche lo stesso
Leopoldo III e «molti esponenti della nobiltà regionale, tra cui vari membri delle famiglie d’Aarberg, von Baldegg, von
Bechburg, von Büttikon, von Eptingen,
von Falkenstein, von Reinach e von Rotberg». Tanto che «i cavalieri e l’élite cittadina alleati con l’Austria subirono un
pesante tracollo» (DSS). Con il passare
del tempo, la vittoria di Sempach avrebbe portato alla consacrazione del mito
di Arnold von Winkelried, che, quando
gli asburgici stavano per vincere, si sarebbe gettato nel folto della mischia e,
spronando i suoi, avrebbe permesso, con
il sacrificio della propria vita, lo sfondamento delle difese avversarie. Il suo
La Rivista
Arnold von Winkelried in un ritratto immaginario di Heinrich Füssli (1750 ca.).
nome sarebbe stato fatto, tuttavia, per
la prima volta nella cronaca di Egidio
Tschudi, che è del 1564, non ne parlano
invece le cronache precedenti di Benedicht Tschachtlan del 1470 e di Diebold
Schilling il Vecchio del 1485.
Il duca Alberto III d’Asburgo aveva intanto assunto, provvisoriamente, la
guida dell’intero casato, in attesa della
maggiore età dei figli del fratello morto a Sempach. La successione della linea leopoldina degli Asburgo si sarebbe
quindi sviluppata con il secondo e il terzogenito di Leopoldo III e Verde Visconti,
Leopoldo IV (1371-1411) ed Ernesto I
d’Asburgo (1377-1424), e poi con il figlio di quest’ultimo Federico III d’Asburgo (1415-1493) e suo nipote Massimiliano I d’Asburgo (1459-1519), che sarà
Imperatore del Sacro Romano Impero.
Approfittando della morte di Leopoldo
III, i Glaronesi, resi baldanzosi dalla
vittoria di Sempach, avevano occupato, nello stesso anno 1386, la fortezza
asburgica di Weesen posta allo sbocco
della loro vallata, sulla riva destra del
fiume Linth. Nella notte tra il 21 e il 22
febbraio del 1388 (Mordnacht von Weesen), un drappello di soldati asburgici
provenienti da Rapperswil e Winterthur
e alcuni traditori del posto, uccisero i
31 uomini della guarnizione e rioccuparono Weesen.
La battaglia di Näfels
Dopo la riconquista di Weesen, le truppe asburgiche, formate in larga parte
da soldati arruolati nei territori svizzeri
ancora fedeli agli Asburgo, si prepararono per l’attacco finale alla valle di
Glarona. Lo scontro avvenne il 9 aprile
1388 nei pressi del villaggio di Näfels,
dove circa 400 Glaronesi, al comando
di Matthias Ambühl e aiutati da alcune dozzine di Urani e Svittesi e da
altri pochi armati, sbaragliarono i circa 5.000 uomini agli ordini del conte
Donat von Toggenburg e del cavaliere
Peter von Thorberg e 1.500 soldati che,
agli ordini del conte Hans von Werdenberg-Sargans, erano intervenuti dalla
parte del Kerenzerberg. I morti furono
alcune centinaia tra gli Austriaci e 54
tra i Glaronesi e i loro alleati.
Il futuro destino della Confederazione sarebbe stato segnato, nello stesso
anno, dagli avvenimenti storici della
Germania meridionale, dove, il 4 luglio
1376, 14 città imperiali si erano unite sotto la guida di Ulm in una lega
cittadina a termine fino al 1380, per
opporsi alla politica espansionistica
dei principi di Württemberg e di Baviera e alla loro vendita o cessione in
pegno praticata da re Venceslao di
Lussemburgo, sempre più bisognoso di
Petermann von Gundoldingen, scoltetto
di Lucerna ed eroe di Sempach, ritratto
immaginario, incisione del 1780..
denaro per sostenere la sua Corte e le
sue imprese.
Dopo aver battuto il conte Ulrich von
Württemberg nella battaglia di Reutlingen (14 maggio 1377) e aver ottenuto garanzie di indipendenza da parte di
re Venceslao, la Lega delle città sveve si
unì a quella delle città renane (17 giugno 1381), formando un’aggregazione
di 40 città tra cui c’erano anche Basilea e Wil. Le due leghe, renana e sveva,
il 21 febbraio 1385, si unirono, a loro
volta, nella Lega di Costanza con Zurigo, Berna, Soletta e Zugo in un’alleanza difensiva con l’obbligo di reciproco
intervento in caso di attacco esterno
(Karl Heinz Bürmeister, DSS).
La Lega di Costanza comprendeva 54
città imperiali ed era delimitata dal
perimetro
Basilea-Strasburgo-Magonza-Francoforte-Norimberga-Augsburg-Lindau. La sua esistenza fu tuttavia effimera e si sciolse già nel 1386 a
meno di un anno dalla sua costituzione.
Approfittando del favorevole momento,
i principi di Württemberg e di Baviera sconfissero la Lega delle città della
Germania meridionale negli scontri di
Döffingen (23 agosto 1388) e di Worms (6 novembre 1388). Le città furono
costrette a sottoscrivere la pace mentre
re Venceslao, divenuto imperatore nel
1378, vietava la creazione di nuove leghe cittadine.
Quelle di Döffingen e Worms furono
battaglie che cambiarono per sempre
anche la storia e il destino della Svizzera. Esse esercitarono, infatti, «un influsso pari a quello di Sempach e di Näfels»,
perché segnarono «la definitiva separazione fra la Confederazione e la Svevia»
(William Martin, op. cit., p. 44). Fu, infatti, in quell’occasione che si staccarono per sempre dalle città sveve «quelle
poi divenute svizzere di San Gallo e Wil
e, indirettamente, anche l’Appenzello»
(Ulrich Im Hof, op. cit., pp. 37-38).
ottobre 2014 La Rivista - 41
La Rivista
La Battaglia di Sempach in un affresco
nella Cappella di Sempach (1886).
Quella di Näfels era stata l’ultima battaglia del lungo conflitto tra gli Asburgo
e la Confederazione. Per celebrare il primo anniversario e ricordare per sempre
l’importanza di quella vittoria, il 2 marzo
1389, la Landsgemeinde di Glarona stabilì, per decreto, di fare erigere, a Sendlen, teatro della battaglia, una cappella
in onore dei caduti.
L’affare Schöno e il nuovo Patto
federale
L’avvenimento è ricordato ancora oggi,
ogni primo giovedì di aprile, con una
festa cantonale e un pellegrinaggio sui
luoghi dello scontro (Näfelser Fahrt),
dove, nel 1888, è stato innalzato un
obelisco realizzato da Alfred Romang.
A un anno dalla battaglia Näfels, il 1°
aprile 1389, tra i Confederati e gli Asburgo fu firmata, a Zurigo, la Pace dei Sette
Anni, poi ratificata dallo stesso duca Alberto III d’Austria (23 aprile 1389), che
prevedeva appunto un armistizio di sette anni. L’ultimo decennio del XIV secolo
fu ricco di avvenimenti che avrebbero
rinsaldato l’alleanza e favorito l’espansione della Confederazione.
Dopo la vittoria di Näfels, il Canton Glarona, grazie alla mediazione del Gran
Consiglio di Zurigo, nel marzo del 1390,
si affrancava dalla dipendenza dell’abbazia di Säckingen, con una transazione
una tantum da pagare alla badessa di
quel convento per quanto riguardava i
tributi fondiari.
Il 24 novembre 1392, con la pace tra il
vescovo di Sion e la contea di Savoia, il
Vallese veniva diviso in Oberwallis, libero
e indipendente, e Untervallis savoiardo.
Nel giugno del 1395, i Glaronesi si affrancavano di altre gravose imposte, rimanendo debitori del convento di Säckingen
solo per alcune tasse che avrebbero pagato ancora fino al momento dell’occupazione napoleonica nel 1798.
Sul fronte sud-est si poneva intanto
42 - La Rivista ottobre 2014
fine, il 14 febbraio 1395, al lungo contenzioso che aveva opposto per molto
tempo l’abbazia di Disentis con i signori
di Sax-Mesocco e di Rhäzüns e i loro
sudditi, dando origine a un primo nucleo
dei futuri Grigioni.
A ovest, Berna concludeva, 12 agosto
1397, un accordo con i Comuni dell’Obervallis e dell’Eschentals, per la sicurezza delle vie commerciali attraverso i
passi del Grimsel e del Gries verso la Pianura Padana. Nello stesso anno 1397, gli
Ebrei furono di nuovo cacciati via da Basilea. Il 31 maggio dell’anno 1399, Berna
e Soletta concludevano con il margravio
Rudolf von Hochberg e i signori di von
Röteln e Sausenberg un trattato per la
sicurezza delle vie commerciali.
L’episodio più qualificante e risolutivo per le sorti della Confederazione fu,
però, quello che seguì al «cosiddetto affare Schöno». Dopo che, il 4 luglio 1393,
Zurigo, sotto la guida del suo borgomastro Rudolf Schöno, aveva stipulato con
il duca d’Austria Alberto III e suo nipote
Leopoldo IV d’Asburgo un’alleanza con
la quale i contraenti si impegnavano al
reciproco scambio di assistenza e aiuto,
la cosa fu vista come un tradimento alla
loro causa da tutti gli altri Confederati, che appoggiarono la rivolta del ceto
popolare zurighese. Il borgomastro filoasburgico Schöno fu immediatamente
deposto e l’alleanza con l’Austria sciolta.
Già sei giorni dopo, il 10 luglio 1393, la
Confederazione degli Otto Cantoni (Lucerna, Berna, Zugo, Zurigo, Uri, Svitto,
Unterwalden e Glarona) più Soletta, in
quanto legata a Berna da un patto perpetuo, sottoscriveva a Zurigo la cosiddetta Convenzione di Sempach, con la
quale i firmatari stabilivano una disciplina di guerra comune, con la proibizione
di ogni atto di violenza tra i Confederati;
garantivano la sicurezza dei commerci;
si impegnavano a estradare e a condannare i disertori e i predatori; proibivano,
in caso di vittoria, il saccheggio di chiese
e conventi (DSS, Sempach, convenzione
di, http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/
I9804.php?topdf=1 (30/11/2011).
La fine della dominazione
asburgica
Il 27 luglio 1393, i cittadini di Zurigo
giuravano una nuova Costituzione, il
terzo patto giurato («den dritten geschwornen Brief»), dopo il primo di adesione alla Confederazione e quello della
Convenzione di Sempach (Sempacherbrief). Onde evitare, in futuro, equivoci
e rinsaldare l’intesa, a un mese dalla
Convenzione di Sempach, il 10 agosto
1393, «gli otto Cantoni, di nuovo, e solennemente giurarono le alleanze, questa formalità racchiudeva una realtà
profonda. Un nuovo Stato era sorto. Per
questo era occorso un secolo» e «in questa occasione si può dire che venne creata la Confederazione» (William Martin,
op. cit., p. 45).
La Convenzione di Sempach è detta anche Carta delle donne, perché in essa,
come ci ricorda Guido Calgari, c’è «una
clausola particolare», riguardante il rispetto per le donne non belligeranti
(Schonung der Frauen, die nicht an Kriegshandlungen beteiligt sind). Per la prima volta, veniva solennemente stabilito
di portare riguardo alle «donne e zitelle
altrui», come «le proprie care donne»;
salvo nel caso in cui «la femmina nemica
strillasse tanto, da tradire la presenza dei
Confederati e da metterli in pericolo…».
E sarebbe stato un punto di vista etico
sempre rigorosamente rispettato dagli
Svizzeri anche nel futuro secolare servizio mercenario all’estero.
Per secoli le armate mercenarie svizzere
avrebbero osservato il disciplinare della
Convenzione di Sempach e mai sarebbero stati segnalati saccheggi di chiese e
conventi o violenze sulle donne da parte
loro. E questo non è un fatto da poco. La
La Rivista
Rappresentazione della Battaglia di
Näfels (1388) nella Spietzer Chronik di
Diebold Schilling (1485).
Svizzera può essere considerata dunque,
a ragione, la culla della legislazione sul
rispetto e la protezione della donna nei
conflitti militari.
La Convenzione di Sempach è dunque
«un primo codice militare e, in egual
tempo, il primo tentativo di coordinare
la politica estera», con essa «i firmatari s’impegnarono a non intraprendere
guerre di propria iniziativa (“muotwillenklich”) prima di aver accertato l’ostilità del nemico, conformemente alla
procedura prevista nelle singole alleanze; venne stabilita dunque la procedura
di una guerra eventuale e quella per la
conclusione della pace; erano prove della
crescente solidarietà tra gli Svizzeri che
compresero come non ci potesse essere
sicurezza collettiva senza un minimo di
coordinazione politica» (Guido Calgari,
op. cit., p. 142).
Forti della ritrovata compattezza e
unità, il 16 luglio 1394, gli Otto cantoni confederati, più Soletta, sottoscrissero con l’Austria, da pari a pari,
la Pace dei Vent’anni, così chiamata
perché stabiliva appunto un armistizio per la durata di due decenni e
«Zurigo ebbe un ruolo determinante
come garante della buona condotta
dei Cantoni della Svizzera centrale»
(DSS). Con quella Pace, gli Asburgo
mettevano termine «praticamente
per sempre, alla loro dominazione sui
paesi situati tra il Reno e le Alpi, ma
non ai loro tentativi per riconquistarli»
(William Martin, op. cit., p. 44). Un’impresa ritenuta, però, ormai difficile se
non impossibile perché la vittoria di
Sempach aveva portato alla definitiva
affermazione della «reputazione militare degli Svizzeri», dando loro «quella
fiducia in se stessi che non avevano
fino allora conosciuto» e «una superiorità sull’avversario austriaco che
non verrà smentita» (Charles Gilliard,
op. cit. , p. 28).
Ritratto di Massimiliano I d’Asburgo (1459-1519), in un quadro di Albrecht Dürer (1519).
I Confederati possedevano ormai «una
potenza territoriale e militare quasi
unica in Europa». Anche «se non erano
ancora il grande Stato che, col ferro e
col fuoco, avrebbero creato nel secolo
seguente… posti al centro dell’Europa,
in una fortissima posizione strategica, sia in caso di attacco sia di dife-
sa, in mezzo a paesi finanziariamente
e militarmente a terra, gli Svizzeri,
grazie al servizio obbligatorio», erano gli unici che potevano «chiamare
alle armi 80.000 uomini» nel corso di
pochi giorni e avere «la possibilità di
imporsi ai loro vicini» (William Martin, op. cit., p. 46).
ottobre 2014 La Rivista - 43
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La Rivista
Scaffale
Andrea Camilleri
Donne
(Rizzoli pp. 210; € 17,50)
Donne fiere che non cedono a minacce né a lusinghe, pronte
ad affrontare il loro destino. Donne misteriose che compaiono e
scompaiono nel volgere di un viaggio in nave. Donne soavi e inebrianti, come la Sicilia. Donne scandalose, perché non hanno paura di prendere ciò che è loro, compresa la libertà. Semplicemente,
donne. Sono loro le protagoniste di questo libro, viste da un Andrea
Camilleri in carne e ossa, prima di diventare lo scrittore più amato
d’Italia. È il ragazzino timido che scopre il piacere di riaccompagnare a casa una compagna di classe, magari tenendola per mano.
È il diciassettenne che di fronte al volto intenso e tenero di una
diva del cinema scoppia in lacrime e decide di abbandonare la sua
terra. È il giovane che in piena notte corre ad Agrigento in bicicletta, sotto il diluvio, per raggiungere una statuaria bellezza tedesca
ossessionata dall’igiene. È il marinaio improvvisato che, nell’estate del ‘43, durante un bombardamento soccorre una bambina, e
grazie al miracolo di un abbraccio riesce a dimenticare orrori e
distruzione. Un intimo, giocoso catalogo delle donne che nel corso
dei secoli gli uomini hanno di volta in volta amato e odiato. Un
viaggio di scoperta della seduzione, del sesso e di quel formidabile,
irrisolvibile enigma che è l’universo femminile.
Oramai qualsiasi testo abbia il suo nome in copertina sale direttamente nella classifica dei best seller. Ma questo è un libro insolito
nella bibliografia di Camilleri. Lo scrittore siciliano raccoglie trentanove figure femminili. Ritratti di signore che hanno avuto una
qualche importanza nella sua vita.
Personaggi letterari (Antigone, Elena di Troia, Beatrice), ma anche
donne realmente conosciute (la nonna, le fidanzate del giovane
Andrea, l’amica Elvira Sellerio).
Roberto Costantini
Il male non dimentica
(Marsilio pp. 525, € 19,00)
Libia, 31 agosto 1969. La madre di Mike, Italia Balistreri, precipita
da una scogliera, e quella notte Muammar Al Gheddafi rovescia la
monarchia prendendo il controllo del Paese. Suicidio o delitto? Per
oltre quarant’anni la risposta a quella domanda rimarrà nascosta al
centro di una rete inestricabile di menzogne, tradimenti e lotte per
il potere. Roma, estate 2011. Mentre la Primavera araba scuote il
Medio Oriente e la Libia precipita nella guerra civile, il feroce omicidio della giovane Melania Druc e di sua figlia fa rincontrare Michele
Balistreri, ora commissario capo della Omicidi, e la giornalista Linda
Nardi, cinque anni dopo la conclusione della caccia all’Uomo Invisibile. Ma l’indagine, che Linda vuole e Michele no, finirà per travolgere la parvenza di serenità conquistata da un uomo stanco di vivere,
costringendolo ad affrontare un passato mai veramente sepolto. E
questa finale discesa agli inferi, che lo riporterà in una Tripoli devastata dalle bombe della Nato, sarà per Balistreri l’ultima occasione
per guardare finalmente negli occhi il ragazzo che era stato e una
verità che ha inseguito e sfuggito per tutta la vita.
Costantini è professore universitario, consulente d’aziende e da
qualche anno, con pregevoli risultati, anche scrittore. Questo è il suo
terzo giallo dopo Tu sei il male (premio Scerbanenco per l’opera prima nel 2011) e Alle radici del male. Il nuovo romanzo segue le orme
dei due titoli precedenti, in cui le indagini del commissario Balistrieri
incrociano la storia politica recente dell’Italia e della Libia, dove peraltro l’autore è nato nel 1951.
Federico Rampini
Rete padrona.
Amazon, Apple, Google & co. Il volto oscuro della rivoluzione digitale
(Feltrinelli pp.278; € 18,00)
“Mi trasferii a San Francisco nel 2000 per vivere nel cuore della
Silicon Valley la prima rivoluzione di Internet. Ci ritorno oggi da
New York e ho le vertigini, e un senso d’inquietudine. La velocità
del cambiamento digitale è stata superiore a quello che ci aspettavamo e ormai la Rete penetra in ogni angolo della nostra vita:
il lavoro, il tempo libero, l’organizzazione del dibattito politico e
della protesta sociale, perfino le nostre relazioni sociali e i nostri
affetti. Ma la Rete padrona ha gettato la maschera. La sua realtà
quotidiana è molto diversa dalle visioni degli idealisti libertari che
progettavano un nuovo mondo di sapere e opportunità alla portata
di tutti. I nuovi Padroni dell’Universo si chiamano Apple e Google,
Facebook, Amazon e Twitter. Al loro fianco, la National Security
Agency, il Grande Fratello dell’era digitale. E poi i regimi autoritari,
dalla Cina alla Russia, che hanno imparato a padroneggiare a loro
volta le tecnologie e ormai manipolano la natura stessa di Internet.
Con questo libro vi porto in viaggio con me nella Rete padrona. È
un viaggio nel tempo, per confrontare le speranze e i progetti più
generosi di un ventennio fa con le priorità reali che plasmano oggi
il mondo delle tecnologie. È un viaggio tra i personaggi che hanno
segnato quest’epoca, da Bill Gates a Steve Jobs, a Mark Zuckerberg,
e tra tanti altri profeti e visionari meno noti, che già stanno progettando le prossime fasi dell’innovazione.”
Amazon, Apple, Google, Facebook... Federico Rampini dedica il suo
nuovo saggo al “volto oscuro della rivoluzione digitale”: dieci anni
fa i guru del web si facevano profeti di una Internet destinata ad
essere il miglior strumento al servizio della libertà delle persone.
Oggi, invece, la Rete sembra dominata dalle grandi multinazionali
della tecnologia. Con un linguaggio comprensibile anche ai meno
informatizzati, il giornalista spiega che cosa è cambiato. E indica i
rischi del futuro.
ottobre 2014 La Rivista - 45
La Rivista
Giorgio La Malfa,
Cuccia e il segreto di Mediobanca,
Feltrinelli (2014)
Elogio della sobrietà
di Paolo Comuzzi
In questo libro abbiamo una descrizione della storia economica
italiana, una storia raccontata da
una persona (La Malfa) che l’ha
vissuta e che racconta, con ricordi di fatti vissuti in prima persona
e non per sentito dire, le vicende
di un grande banchiere (Enrico
Cuccia) che ha percorso da assoluto protagonista la vita economica italiana dai primi giorni del
dopoguerra (quando l’Italia era
un paese essenzialmente agricolo) ai giorni nostri (in cui l’Italia
vive una crisi industriale che nasce da anni precedenti).
Enrico Cuccia ha percorso la storia economica italiana partendo, per dirla con
Pasolini, dai giorni del “lodo De Gasperi”
(siamo nel 1948) per arrivare ai giorni nostri in cui tutto è completamente
cambiato sul piano sociale; dai tempi in
cui le società non redigevano il conto
economico a quelli in cui la trasparenza
è diventata un elemento essenziale.
Non siamo in presenza di un libro che
parla della sua creatura ovvero di Mediobanca (i cui archivi sono comunque
in fase di riordino e si spera che qualche
studioso di provata capacità venga poi
messo nella condizione di poterli visionare e quindi di scrivere in modo chiaro
la storia delle operazioni), ma di un libro
che parla di una persona che per un lungo tempo ha guidato questo importante
istituto e mediante questo ha potuto
certamente contribuire allo sviluppo
economico del nostro paese.
Grande modernità
Colpisce in primo luogo la modernità di
Cuccia che, fin dagli anni trenta, aveva
46 - La Rivista ottobre 2014
avuto la possibilità di vivere in contesti
internazionali (come Parigi e Londra) e
quindi estranei a forme di mero localismo (diciamo di autarchia) e colpisce
anche la determinazione della persona
che nell’immediato Dopoguerra ritiene
fondamentale giungere alla formazione di una banca che sia in grado di accompagnare le imprese italiane nel loro
sviluppo e quindi di prestare il denaro a
medio / lungo termine (un prestito, quello a medio / lungo termine, necessario in
una situazione di borsa asfittica).
Colpisce anche l’attenzione (potremmo
dire immediata) di Cuccia agli aspetti
internazionali che sono rilevanti per la
banca: non dimentichiamo che aveva
favorito l’apertura a soggetti esteri del
capitale di Mediobanca e questo molto
prima che si parlasse della globalizzazione (e quindi era molto più moderno di
quanto altri volessero far apparire) e lo
aveva fatto proprio per avere un punto
di appoggio internazionale e quindi per
meglio lavorare.
Leggendo il libro di La Malfa il lettore
trae di Cuccia l’immagine di un banchiere di grande cultura (come del resto era il custode del patto di sindacato
Mediobanca ovvero il giurista Ariberto
Mignoli), un banchiere che ha del tutto chiaro come il mercato delle imprese
italiane debba essere il mondo intero e
come sia necessario per le aziende avere
una guida sicura che non tenga conto di
un breve presente, ma abbia sempre la
determinazione, la volontà e la forza di
guardare lontano nel tempo.
Nomi e cognomi
Da sottolineare che non siamo in presenza di un libro di pettegolezzi sulle
operazioni condotte da Mediobanca e
/ o sulle idee che Enrico Cuccia abbia
manifestato verso fatti e persone (chi
scrive ha diretto una importante impresa di sartoria e conosce, per averlo
visto talvolta di persona, i silenzi della
persona ed anche la serietà ed il rispetto che Cuccia aveva anche per i lavori
più lontani dal suo) e questo è molto
positivo anche se potrebbe lasciare insoddisfatto qualche lettore sempre alla
ricerca del non detto o del non scritto.
In questo modo il libro esprime idee e
porta a meditare.
Rimane che l’autore non si fa problemi
a fare qualche nome (e anche cognome) di persone che non hanno avuto
con Cuccia rapporti sempre amichevoli
e se qualche persona respinta dal dottor Cuccia era certamente un “malandrino” (come viene definito Sindona)
altri forse erano anche in buona fede
nell’avere opinioni diverse (e del resto
l’autore fa trasparire che in qualche
caso lo scontro non è tanto tra le persone in senso fisico, ma tra le diverse
culture che le stesse rappresentano e
che le avvicinano su certi valori ma le
allontano, qualche volta di molto, su
altri).
Il libro descrive bene la fondazione
dell’istituto, i rapporti con una persona
come Raffaele Mattioli e quindi i difficili rapporti sorti con il mondo della
politica che viene descritto come desideroso di espandersi nella economia
privata, forse venendo meno a quei
principi di efficienza e di efficacia della
azione amministrativa che avrebbero
dovuto essere sempre considerati.
A questo dispiegarsi di interessi politici viene attribuita anche le necessità
di procedere con la privatizzazione di
Mediobanca, una privatizzazione tesa a
salvare l’Istituto da mire che non erano quelle di migliorare la sua efficienza
gestionale.
Figure importanti del secondo
dopoguerra
Nel volume, accanto a Cuccia, emergono figure importanti per l’Italia del
gidio Reale
un’espresa una realtà
à è morale,
lontà e sulla
nza, a rigor
ò parlare di
del sorgere
e. E tuttavia
curiosità di
opoli abitasetico fin dai
nde… rifletmescolanza
costumi, di
dalla quale
lo svizzero
rsi magari o
nel constao spirituale
ne abbia suze fisiche di
ido Calgari
dopoguerra come Adolfo Tino (avvocato e presidente di Mediobanca), come
Ugo La Malfa (padre dell’autore) ed in
generale come le persone che durante
il secondo dopoguerra hanno espresso
quelle idee riassunte dal Partito d’Azione, idee che poi si sono disperse in mille
rivoli diversi lasciando comunque una
eredità morale.
Molto bella nel volume è la parte dedicata al rapporto umano e professionale intercorso tra Cuccia ed il nuovo
Amministratore Delegato di Mediobanca (Maranghi), una persona cresciuta
con lui e della quale resta come immagine indelebile la sua uscita dalla
stessa Mediobanca con la sola liquidazione che gli spetta per legge (ovvero
senza chiedere alcuna remunerazione
aggiuntiva ma la semplice tutela per
coloro che avevano lavorato con lui).
Coloro che vorranno leggere questo
agile volume saranno certamente chiamati a meditare con attenzione non
La Svizzera
prima della Svizzera
Alla Svizzera prima della Svizzera risalgono anche le tre più avvincenti e
convincenti ipotesi sull’origine della croce federale, detta greca per la sua
forma: «La prima ne postula la derivazione dalla Legione tebana, il cui culto
era molto diffuso specialmente nel Regno di Borgogna; la seconda ne individua
l’origine nella bandiera di guerra del Sacro Romano Impero, la cui esistenza è
attestata sin dal XII secolo; la terza la fa risalire ai simboli della Passione di
Cristo, le Arma Christi, particolarmente venerati nella Svizzera centrale, e che
i Cantoni primitivi sembra potessero apporre a partire dal 1289 sulle loro bandiere rosse (dette “bandiere di sangue”», come era il caso di Schwyz (Svitto)
il cui stemma era ed è ancora uno scudo rosso con una croce bianca in alto a
destra (Fonte DSS: Dizionario Storico della Svizzera).
La bandiera rossocrociata fu, comunque, usata per la prima volta dai Bernesi
(alleati con gli Urani, Svittesi, Untervaldesi e Solettesi) nella battaglia di Laupen (21 giugno 1339). Per l’occasione queste truppe, comandate da Rudolf von
Erlach, adottarono un vessillo rosso con due strisce di stoffa bianca, estese fino
ai bordi, per distinguersi da quelle asburgiche, alleate di Friburgo e dei vescovi
di Basilea e di Losanna, che portavano la croce rossa di San Giorgio.
Quella della battaglia di Laupen, che si concluse con la sconfitta degli
“Austriaci”, non può essere considerata ancora bandiera svizzera, in quanto
Berna sarebbe entrata a far parte della Confederazione 14 anni dopo, nel 1353.
La bandiera, come la conosciamo oggi, è stata adottata ufficialmente il 12 settembre 1848, ma le sue caratteristiche furono fissate dal Consiglio federale il 12
dicembre del 1889: «Lo stemma della Confederazione è una croce bianca verticale, libera, in campo rosso, i bracci della quale, eguali fra loro, sono un sesto più
lunghi che larghi» (art. 111 della Raccolta sistematica del diritto federale).
Il formato della bandiera non è fissato da nessuna legge federale, tanto che
la Svizzera è l’unica Nazione che, oltre alla quadrata (come la vaticana), ne ha
una anche rettangolare, quella navale adottata nel 1941.
Il colore standard dello sfondo rosso è stato stabilito per legge soltanto il
1° gennaio 2007: esso deve corrispondere al rosso Pantone 485, che equivale
a 100% di magenta e 100% di giallo.
Tindaro Gatani
Pubblicato il volume
Non si può parlare di Storia della Svizzera senza conoscere gli
avvenimenti che precedettero la formazione del primo nucleo
della Confederazione Elvetica, nel lontano 1291. Bisogna, infatti, avere un quadro, anche se solo per sommi capi, di quei
fatti che furono all’origine del lungo e difficile percorso che,
dopo oltre cinque secoli, avrebbe portato all’unità geografica e
politica di questo Paese nei suoi confini attuali.
Storia molto complessa e ancora più affascinante, se si considera che il suo territorio non ha costituito «mai un’unità né
politica né linguistica», né «culturale o economica».
C’è dunque una Storia della Svizzera prima della Svizzera, che
bisognaconoscere per capire a fondo gli avvenimenti che hanno portato poialla formazione e al duraturo mantenimento, nei
secoli, della ConfederazioneElvetica.
Tindaro Gatani, nostro prezioso collaboratore, ricercatore e appassionato studioso dei rapporti italo-svizzeri, ha raccolto l’invito di realizzare una sintesi* della
storia di questo Paese dalle
**
originiTindaro
alla fondazione
della Confederazione.
Gatani, siciliano di Librizzi (ME), vive e lavora in Svizzera da
Il risultato
di questo
lavoro
sono
le della
13 Camera
puntate
apparse sulla
quasi cinquanta
anni, collabora
con «La
Rivista»
di Commercio
per la Svizzera, diretta da Giangi Cretti, con il trimestrale «Civis» di
RivistaItaliana
da gennaio
2012 a febbraio 2014, che, dopo un’attenTrento, fondato e diretto da Domenico Gobbi e con il Corriere degli Italiani
ta revisione,
anche alla
richiesta
di molti
di Zurigo. Sirispondendo
occupa di rapporti italo-svizzeri,
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della cartografia
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La Svizzera prima della Svizzera
i origine, di
religione, la
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te se non in
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na semplice
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na struttura
stume, una
di vita, una
dotta indivie e politica».
La Rivista
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di CHF 25.- (+ costi di spedizione) inviando una mail a: [email protected] oppure telefonando allo 044 289 23 19
solo sulla storia economica del nostro
paese ma anche sullo stile di vita di
Enrico Cuccia la cui sobrietà era nota
a tutti e si tratta di una sobrietà che
oggi dovrebbe essere presa in grande
considerazione. In questo senso il libro
si rivolge anche ai giovani che oggi lavorano nella finanza e una lettura serve
per trarne qualche considerazione su
valori che, come disse Spadolini erano
tipici della destra storica ovvero onestà
correttezza e competenza.
Tindaro Gatani
La Svizzera
prima
della Svizzera
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stito, ma senz
federale che
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Prima che nas
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Dio, la Svizze
già stati molti
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Gli Svizzeri d
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Sulla copertina
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spazio, rappres
unione politica
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gono i Roman
giogo dopo ave
glia di Agen ne
lare di un quad
tela, di Charle
1806 – Parigi 1
Dizionario
Enciclopedico
delle Migrazioni Italiane
nel Mondo
Il Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane
nel Mondo (DEMIM) è un’opera ideata e diretta da
Tiziana Grassi, con il coordinamento scientifico di
Delfina Licata, la direzione editoriale di Enzo Caffarelli e la collaborazione della Fondazione Migrantes.
Il volume si articola in 1.500 pagine con 700 lemmi-articoli e 160 box di approfondimento, 17 appendici monotematiche, 500 illustrazioni a colori e
in bianco e nero. È frutto del lavoro di 168 autori,
per lo più docenti universitari e rappresentanti di
istituzioni e associazioni impegnate nell’àmbito delle migrazioni italiane all’estero, supervisionati da un
consiglio scientifico di 50 esperti che rappresentano
l’Italia e numerose altre nazioni.
Dizionario Enciclopedico
delle Migrazioni Italiane
nel Mondo
ItaliAteneo ®
Il Dizionario racconta una pagina fondativa della storia
italiana quale è stata la Grande Emigrazione tra Otto e
Novecento e che giunge fino ai nostri giorni con migliaia
di italiani che continuano a muoversi verso altre terre.
Una pagina fatta di coraggio, sacrifici, sogni, conquiste
e che ha visto partire oltre 27 milioni di connazionali,
che oggi esprimono un portato di circa 80 milioni di
oriundi (gli “italiani col trattino” sparsi nel mondo).
concreti, ben circoscritti nel tempo e nello spazio. Del
resto gli emigrati partivano con la paura e con il passaporto, con la speranza e con i ricettari per continuare a
mangiare cibi all’italiana; e hanno trovato la solitudine
e il carbone delle miniere, la discriminazione e la carne che in Italia non potevano permettersi, la voglia di
tornare in patria e il denaro da rimettere alle famiglie
rimaste al paese d’origine.
Il taglio è scientifico, nel senso che i testi sono opera
di studiosi esperti che hanno approfondito quasi ogni
aspetto possibile del grande tema dell’emigrazione italiana con gli strumenti analitici, le fonti accreditate, i
richiami bibliografici, insomma i ferri del proprio mestiere.
Il Dizionario è strutturato in ordine alfabetico. Molti
sono i rimandi, per facilitare il lettore nella ricerca di
articoli che potrebbero presentarsi con l’uno o l’altro
nome. Le appendici tematiche riguardano, tra l’altro,
l’emigrazione interna; il viaggio, le statistiche, la corrispondenza, l’alimentazione, la genealogia, la lingua,
l’onomastica, la letteratura, la musica, il cinema, la fotografia, la devozione, l’associazionismo.
Tuttavia il taglio è anche divulgativo, perché questi ricercatori e docenti universitari e gli altri studiosi che
hanno raccolto anche solo per passione o ricordi personali una messe di testimonianze, illustrazioni, documenti, hanno evitato un linguaggio troppo tecnico e
cercato una dimensione di servizio. E così hanno reso un
servizio prezioso alle comunità degli italiani all’estero,
ai discendenti degli emigrati rimasti o tornati in Italia,
a quel tesoro di cultura, di storia e di società rappresentato dalle tante migliaia di associazioni di italiani
espatriati; nonché alle pubbliche amministrazioni e a
tutti gli italiani desiderosi di sapere qualcosa di più di
quei milioni di italiani e di oriundi che popolano Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada, Australia, Germania,
Francia, Belgio, Svizzera, ecc.
Gli argomenti trattati appartengono tanto agli aspetti
teorici, ai sistemi di valori, ai segni e ai simboli, ai sentimenti, alla psicologia, quanto a luoghi, fatti, oggetti
48 - La Rivista ottobre 2014
Articoli e appendici sono accompagnati da un ricchissimo corredo di illustrazioni, documenti storici di grande
valore. Il Dizionario è rivolto a un pubblico vasto ed
eterogeneo: a scuole, giovani, amministratori pubblici,
operatori culturali e commerciali.
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La Rivista
Benchmark
di Nico Tanzi
Questo.
Una bella idea per liberarsi dall’ubriacatura “social”
Chi passa un po’ del suo tempo su Facebook o
Twitter ha provato di sicuro, una volta o l’altra
(se non tutti i giorni) la sensazione di essere sopraffatto dalla quantità di post, fotografie, video
e links di ogni genere che affollano la propria
bacheca. Per molti è una sensazione che più passa
il tempo più si fa intensa: se non si resiste alla
tentazione di mettere “like” più o meno alla rinfusa sulle pagine più disparate, o di accettare un
numero sempre più alto di “amici”, il sovraffollamento non è un rischio, ma una certezza. E visto
che solo una piccola parte dei materiali postati
da altri ci interessa, il risultato è presto detto:
fatica, perdita di tempo e di energie, e un senso
di inutilità compensato solo di rado da un post o
un link davvero interessante.
Il prezzo da pagare per quel singolo contenuto apprezzabile comincia però a essere troppo alto. E l’insofferenza diffusa genera frustrazioni e dubbi: è davvero il
caso di continuare a essere immersi in questo gigantesco flusso comunicativo planetario? Perderemmo
davvero qualcosa di fondamentale tirandocene fuori?
Se per gli “apocalittici” – quelli che da sempre hanno rifiutato la dimensione dei social network per non
sottrarre spazio e importanza al contatto diretto,
personale, “fisico” con il mondo reale – la risposta
è scontata, per tutti gli altri (e sono la maggioranza
ormai) si tratta di un interrogativo non di poco conto.
Io, per esempio, frequentando i social sia per lavoro che per interesse personale, mi trovo sempre più
spesso a far scorrere elenchi interminabili di cose del
tutto prive di interesse, nonostante il ricorso continuo
al tasto “non seguire più”, e a chiedermi se tutto ciò
abbia davvero un senso. E sono sicuro di essere in ottima compagnia.
Intanto, sono passati dieci anni dalla nascita di Facebook, e poco più di un anno da quando è diventato il
sito web più frequentato al mondo: e chi si domanda quale sarà la “next big thing”, l’invenzione che ne
segnerà il declino, continua a non trovare risposta.
I segnali di insofferenza non mancano; ma niente e
nessuno sembra al momento in grado di scalzare il
giocattolo globale inventato da Mark Zuckerberg. Un
mondo senza “like” non ci sembra ancora possibile.
Però c’è qualche segnale interessante. Proprio il sovraffollamento dei contenuti, la grande confusione
nelle bacheche e, appunto, l’insofferenza per il tempo
buttato via alla ricerca dell’ago nel pagliaio, ha portato un esperto di comunicazione digitale, l’americano
Andew Golis, a lanciare un piccolo progetto che potrebbe dare una risposta concreta all’esigenza di qualità sempre più diffusa fra i critici del mondo social.
Golis, che non è proprio l’ultimo arrivato (è nell’elenco dei “30 under 30” nel mondo dei media della rivista
Forbes), sta cercando di lanciare una nuova piattaforma sociale. Il suo nome è This. (il punto fa parte del
nome). Nasce da un’idea semplice ma potenzialmente
dirompente: consentire ai membri di postare un solo
contenuto al giorno. “Parlandone – ha dichiarato Golis in un’intervista alla rivista Wired – ho detto a un
collega che avrei voluto ricevere tutte le sere un’email
da una persona che stimavo e della quale mi fidavo,
con solo scritto: This, questo, e un link da leggere. Così
è nata l’idea”.
Non correte su internet a cercare This. Attualmente è
in versione Beta, vi si accede solo per invito e non è
ancora aperto al pubblico. Golis sta cercando di perfezionare l’idea per poi cercare i finanziamenti; ma è un
esperto di start-up e non farà di certo fatica a trovarli, se il risultato della fase di test sarà incoraggiante,
come peraltro sembra che sia, stando ai primi riscontri. Non so voi, ma io faccio un tifo sfrenato per lui.
ottobre 2014 La Rivista - 49
La Rivista
Max Miedinger,
la Nutella e la gloria di Helvetica
Il ruolo decisivo del designer zurighese
nell’evolversi dell’arte tipografica degli
anni Cinquanta e Sessanta
Scena dal film Bianca di Nanni Moretti,
1984: il protagonista Michele Apicella
(Nanni Moretti) attinge da un enorme
barattolo di Nutella
di Giuseppe Muscardini
Partiremo da un tema apparentemente effimero, e cioè dal successo conseguito da un prodotto
alimentare italiano molto amato
dai ghiottoni e contestato dai
salutisti: la Nutella.
Ma tanto effimero l’argomento non è, se per
i cinquant’anni della supercrema Poste Italiane ha disposto pochi mesi fa l’emissione
di un francobollo commemorativo da 0,70
centesimi. Su fondo dorato campeggia il
contenitore di vetro con la nota scritta bicolore e le date 1964-2014, a rammentarci
che il primo barattolo della gustosa crema di
cioccolato prodotta dalla Ferrero di Alba, ha
visto la luce esattamente mezzo secolo fa. E
a giudicare dal consumo che oggi se ne fa
nel mondo - siamo sull’ordine delle 250.000
tonnellate ogni anno - si può parlare di vera
gloria senza tema di essere smentiti.
Quando la Ferrero iniziò la commercializzazione della Nutella, si trovò nella necessità di ideare un logo efficace che potesse
avere un impatto sull’acquirente scettico o
indeciso. Coinvolgendo grafici accreditati,
furono tentate diverse soluzioni, ma l’orientamento della ditta era quello di utilizzare
un marchio duraturo, segno distintivo della
qualità del prodotto che solo un carattere
“pulito” e un corpo tipografico appropriato
avrebbero potuto evidenziare. Si andava imponendo all’epoca l’Helvetica disegnata da
Max Miedinger nel 1957, di facile lettura e
ben rispondente ai requisiti di immediatezza
visiva. Il carattere fu quindi adottato dalla
ditta di Alba nella variante cosiddetta “a bastone”, che privilegiava le lettere minuscole
senza impreziosirle con le cosiddette “grazie”, tipici abbellimenti di rifinitura estetica.
Francobollo postale commemorativo del cinquantenario della nascita della Nutella 1964-2014
citario e turistico di tutto il mondo. Di fatto
oggi il nome di Meidinger è indissolubilmente legato a quel carattere tipografico, conosciuto anche come swisstype. Analogamente
a quanto è avvenuto di recente per la Nutella,
nel 2010 è stato emesso negli Stati Uniti un
francobollo commemorativo da 0,40 cente-
simi di dollaro per onorare degnamente l’abile designer, recante al centro il suo nome, la
data 1957, un profilo a silhouette della città
natale e in basso a destra la scritta Zurich,
Switzerland. L’emissione filatelica americana
celebrava così il centenario dell’intuitivo progettista nato a Zurigo il 24 dicembre 1910,
la vigilia di Natale, quasi ad annunciare, nel
paragone evangelico, una lieta novella che
vedrà il suo compimento cinquant’anni più
tardi. Una prima formazione come tipografo lo portò all’età di vent’anni sui banchi
della Kunstgewerbeschule di Zurigo, dove
frequentò i corsi serali. Dotato di ingegno,
curiosità e attitudine creativa, al termine dei
corsi ottenne un impiego di tipografo presso
i Grandi Magazzini Globus, e successivamente presso la Schriftgieβerei Haas’sche
di Münchenstein. Fu Edouard Hoffmann,
direttore della Fonderia Haas, ad affidargli il
compito di disegnare una nuova linea di caratteri tipografici. Il risultato fu felice e il carattere ideato da Miedinger acquisì il nome
di Neue Haas Grotesk, per poi essere ribattezzato Helvetica in seguito alla commercializzazione del prodotto da parte delle ditte
tedesche Stempel e Linotype. Adottato ben
presto su scala mondiale, negli anni Sessanta
Rivoluzione stilistica
Nel caso dell’intuizione di Meidinger si deve
parlare di vera gloria, perché l’impiego di
Helvetica ebbe ben presto una larghissima
diffusione nel settore nel comparto pubbli-
50 - La Rivista ottobre 2014
Francobollo USA emesso per il centenario della nascita di Max Miedinger
La Rivista
Max Meidinger al tavolo da lavoro
richiedevano a uno stile tipografico. È dimostrata la presenza fino ad anni non troppo
lontani di due contrapposte maniere di intendere i dati visivi della stampa: chi vedeva
in Helvetica i canoni della semplicità e della
precisione e chi invece avrebbe preferito ingemmare la lettura di un rigo con l’aggiunta
di orpelli inchiostrati.
Immagine di copertina dell’opuscolo intitolato Helvetica / Neue Haas Grotesk, progettato
da Hans Neuburg e Nelly Rudin nel 1963
e Settanta Helvetica godette di un diffusissimo impiego in ogni settore in cui la grafica
veniva applicata quale elemento indispensabile per la comunicazione. Il che equivale a
dire ovunque servisse un’interazione visiva
favorita da segni e lettere chiaramente decifrabili: aeroporti, alberghi, metropolitane,
autostrade e personal computers. Una vera
rivoluzione stilistica di cui Max Miedinger fu
il principale artefice, raccogliendone i frutti
con la nomina a consulente di vendita fino
all’8 marzo 1980, quando si spense a Zurigo,
non ancora settantenne.
Raccolti attorno a un grande barattolo
Senza nutrire velleità celebrative, che comunque non spetterebbero a noi, con l’animo dei giornalisti spesso ricurvi su un computer portatile, o alle prese con il familiare
carattere di stampa di cui si parla, piace
oggi volgere la mente a Max Miedinger.
Piace pensarlo nel pieno degli anni giovanili, quando tra il 1926 e il 1930 apprendeva a Zurigo il mestiere di tipografo e si
preparava a spiccare quel volo che fece di
lui un capacissimo designer, per diventare
nel tempo esempio del rapido evolversi della
grafica sulla spinta di tecnologie sempre più
avanzate. E poiché non c’è limite alla fantasia, piace ancora pensare che Max Miedin-
ger sia davvero l’autore di stravaganti versi
che qualche burlone, firmandosi con il suo
nome, ha voluto riversare nel web: Quando diventerò Presidente del Mondo / tutto
quanto sarà scritto in Helvetica / e quando
dico tutto, intendo proprio tutto, / volantini,
giornali, certificati di nascita e di morte, / fumetti, bibbie e affini, / manifesti, sms, segnali
stradali, / libri, post-it, interfacce grafiche,
/ tutti scriveranno in Helvetica / e forse un
giorno / riuscirò a farvi parlare in Helvetica, /
così non potrete dire che non ve l’avevo detto. Non fosse altro che per gli anacronismi
presenti nel testo, con riferimenti ad atemporali sms, post-it e interfacce grafiche, si
potrebbe pensare a un autentico messaggio
neofuturista concepito negli anni Ottanta.
Ma svelata la burla, resta il divertente paradosso secondo cui un giorno sarà possibile
parlare in Helvetica. Se questo non avverrà,
il linguaggio universale sarà dettato dagli
estimatori della supercrema di Alba, raccolti attorno a un grande barattolo di Nutella,
come sembra suggerire con ironia Nanni
Moretti nella scena di un celebre film del
1984, intitolato Bianca.
Chiarezza e sobrietà
Una seria preparazione professionale di base
e un’idea appropriata, decretarono il successo dell’ideatore di Helvetica. Ma quando gli
uomini devono riconoscere l’operato di altri
uomini, accade loro di soprassedere ingenerosamente sui meriti effettivi. Non a caso un
editore di libri d’arte come Lars Müller, dedicando nel 2002 alla storia dell’innovativo
carattere un bel catalogo dal titolo Homage to a typeface, scrisse testualmente nella
prefazione: Canto la gloria di Helvetica e
dei suoi ideatori dimenticati… Parafrasando
l’incipit dell’Eneide di Virgilio (Canto l’armi e
l’eroe, che primo dai lidi di Troia, profugo per
fato…), Müller prendeva posizione contro i
grafici poco entusiasti della linea troppo essenziale del carattere, schierandosi in favore
della chiarezza e della sobrietà e non della
personale ed emotiva suggestione che molti
Note book di Miedinger aperto alla pagina con data del 7 maggio 1957,
dove si documenta lo sviluppo tipografico di Helvetica
ottobre 2014 La Rivista - 51
La Rivista
Etroubles – Valle d’Aosta
Una vetrina d’arte a cielo aperto
La piccola realtà italiana di Etroubles che si “Nutre” d’Arte
e Cultura, quest’anno ha aperto le braccia ad artisti internazionali e transfrontalieri. Un bell’esempio da imitare
per incoraggiare il mondo dell’arte che non ha frontiere.
di Marco Patruno
Una vetrina d’arte a cielo aperto.
La mostra si è svolta durante tre
giorni, dal venerdì 15 agosto scorso fino alla domenica 17, nei vicoli
e nelle piazzette di questo gioiello
di comune medievale valdostano.
Certamente, questa piccola agglomerazione, situata in prossimità del
mitico colle del Gran San Bernardo, in Valle d’Aosta, non cesserà di
stupirci per le sue molteplici attività artistiche e culturali di qualità. In effetti, grazie al dinamismo
del suo Sindaco Massimo Tamone,
iniziative importanti prendono corpo, durante tutto l’anno, al fine di
continuare a promuovere l’arte e la
cultura con una visione avanguardista. Da ricordare particolarmente
La piazzetta del Borgo Medievale con alcune
sculture
Mery Rigo l’artista dell’Estrattismo le cui originali opere sono state molto apprezzate
L’intesa con la “Fondazione Pierre Gianadda”
Quest’avvenimento, ha costituito una nuova perla da incastonare nella già ricca attività artistica e culturale sviluppata negli
anni da questo comune, in collaborazione
con la celeberrima Fondation Pierre Gianadda di Martigny, e con il suo presidente
Léonard Gianadda. Il Sindaco di questo
piccolo Borgo Medievale, infatti, già nel
2005, con lo scopo di rilanciare il paese,
ormai vittima della mancanza di neve per
le attività sciistiche, prese l’opzione di creare un Museo a Cielo Aperto, in loco. Una
scelta che negli anni si è rivelata vincente,
anche grazie, come detto, all’appoggio del
Mecenate di Martigny che aveva molto investito in quest’ambizioso progetto.
Una fruttuosa collaborazione internazionale
Angie Chicco una giovanissima artista della
Valle d’Aosta con una delle sue opere
52 - La Rivista ottobre 2014
Con queste premesse, quest’anno, il Sindaco ha delegato Tatiana Petrucci, artista originaria di Marina di Pietrasanta,
in Toscana, e villeggiante a Etroubles,
dove possiede una piccola dimora, al fine
di organizzare una mostra pittorica e di
sculture a cielo aperto con artisti provenienti da diversi orizzonti. Tatiana, che ha
una personalità poliedrica e passionale,
ci ha confidato che quest’avvenimento,
s’iscrive in un disegno artistico culturale
a largo respiro, per avvicinare l’arte e la
cultura al grande pubblico. Inoltre, per
dare un valore aggiunto a quest’azione,
si è premurata di prendere contatto con
i responsabili del Gruppo Culturale Internazionale di sede a Martigny in Svizzera
e più precisamente, con il loro collaboratore culturale Prof. Gianfranco Cencio che
è anche il titolare della Galleria “Mosaico Artistico” a Fully. Questi, accogliendo
con entusiasmo l’invito a partecipare a
tale manifestazione artistico-culturale
in territorio italiano, ha coinvolto anche
altri artisti facenti parte del GCI: pittori e
scultori le cui opere erano già state esposte con successo nelle cimesi della sua
Galleria.
Più di quaranta artisti
Tra questi creatori d’arte amici del GCI,
citeremo: Gianfranco Cencio, scultore in
ceramica, che ha presentato le sue ultime opere, Philippe Buil, Egle Gay, Abdul
Gandema, Adelaide Cencio, Luigi Mella e
ancora Sophie Moisan pittrice canadese e
le sue creazioni ispirate alla “Dolce Vita”;
Chantal Orsat con le sue poetiche immagini del deserto, Anne Claude Olivary con
i suoi intriganti paesaggi e ancora Ruth
Nardo e i suoi soggetti della vita quotidiana. Un’altra pittrice interessante da segnalare è stata Houda Piota, alias Ritasso,
con le sue tele ispirate alla “Primavera
Araba”; poi la vallesana Magalie Comte e
la sua scultura rappresentante L’Homme
bâton. A questi artisti si sono aggregati
La Rivista
L’artista Houda Piota alias “Ritasso” presenta le sue opere ispirate alla
“Primavera Araba”. La giovane artista ha vissuto per 11 anni a Firenze
gli amici provenienti dal Piemonte, prima fra loro Mery Rigo, le
cui magnifiche opere prendono spunto dal Manifesto sull’Estrattismo la corrente pittorica di cui lei è l’ispiratrice. Della stessa
corrente: Alan Sardella, Maurizio Rivetti, Franco Negro, Giovanni
Borgarello, Attilio Lauricella e Cinzia Grandi, senza dimenticare
Nadia Camposaragna, bravissima fotografa di origini genovesi,
che completa questa ricca rappresentanza d’artisti che gravitano
intorno al GCI, tutti uniti dall’ideale comune di portare l’arte in
mezzo al popolo.
Un bilancio positivo che fa ben sperare per il futuro
Durante queste giornate, i numerosi visitatori, hanno così potuto incontrare artisti di diverse nazioni e apprezzarne i loro lavori, nonché le loro qualità umane. Noi abbiamo incontrato due
giovani pittrici Angie Chicco e Ylenia Barnette, valdostane DOC
che hanno portato una ventata di gioventù a questa manifestazione con le loro proposte artistiche oltremodo interessanti. Il
tempo clemente e soleggiato, ha fatto il resto, creando un’atmosfera ideale ove arte e convivialità sono entrate in perfetta simbiosi. Il Sindaco Massimo Tamone, promotore, e Tatiana
Petrucci, l’organizzatrice, da noi interpellati hanno espresso la
loro soddisfazione per questa prima esperienza, il cui bilancio è
decisamente positivo. Un impulso in più per riproporlo regolarmente in avvenire.
Il Prof. Gianfranco Cencio, scultore, intento a spiegare le sue opere e la
sua tecnica ai visitatori
Disponibili nelle
ottobre 2014 La Rivista - 53
tabaccherie svizzere
La Rivista
Alla Fondation
Pierre Gianadda
fino al 23 novembre
Pierre-Auguste Renoir paesaggista
eccelso e cantore della bellezza femminile
di Augusto Orsi
La pittura di Pierre-Auguste Renoir (Limoges 25 febbraio 1841Cagnes 3 dicembre 1919) non è
nuova alla Fondation Gianadda
di Martigny, anzi direi è una presenza ricorrente. Di lui nel 1988 si
erano ammirate opere provenienti
dal museo di San Paolo del Brasile,
nel 2004 dalla Philips Collection di
Washington, nel 2005 dal Museo
Pouchkine di Mosca e nel 2011
nell’esposizione da Renoir à Safran.
Un panorama intimo
La mostra attuale, nell’ambito della prossima ricorrenza dei 40 anni della Fondazione è, secondo Léonard Gianadda, fondatore e presidente della Fondazione “…
un panorama intimo, ma al tempo stesso
inedito delle opere di Renoir”. Infatti molte di esse non sono mai state esposte.
Pur essendo un assiduo frequentatore
della Fondazione Gianadda, devo dire
che non ho mai visto un pubblico così
numeroso. Nemmeno per le mostre di
Amedeo Modigliani e di Van Gogh che
detengono il primato di affluenza di visitatori. Per Renoir, fino a domenica 24
agosto a due mesi dall’apertura, vi erano
stati 87mila visitatori. L’esposizione è
stata inaugurata venerdì 20 giugno.
Complice il cattivo tempo, la media è stata
fin lì di 1300 persone al giorno provenienti in gran parte dalla Svizzera, ma anche
dalla Francia e dall’Italia, poiché Martigny
è crocevia tra queste tre nazioni. Gli orari
continuati della Fondazione: tutti i giorni
dalle 9 alle 19 ne facilitano le visite.
Il bello e il piacevole
L’ispirazione e la maestria pittorica di
questo maestro dell’impressionismo, fedele al suo credo d’artista, riprodurre
il bello e il piacevole, eccelle nei nudi,
54 - La Rivista ottobre 2014
Fanciulla con cappello nero e fiori rossi
(1890 circa)
Bagnate con i capelli lunghi (1895 circa)
sovente giunonici. Sontuosa la galleria
delle affascinanti donne da lui ritratte
nelle tele di singoli personaggi e gruppi
familiari. Non ho mai visto un tal numero
di presenze femminili in una esposizione!
I suoi paesaggi coniugano le stagioni con
naturalezza e realismo e le piccole Alice
et Elizabeth Cahen d’Anvers in Rose et
Bleu sono naturali e adorabili nella pacatezza delle atmosfere di gioia familiare.
Pierre-Auguste Renoir immortala nelle
sue tele una borghesia spensierata e felice che, in parte, vedrà la sua fine insieme
al suo mondo durante gli avvenimenti
tragici della prima guerra mondiale.
Museo Thyssen-Bornemisza, Palazzo del
Principe di Monaco; Musée d’Orsay, Orangerie, Petit Palais e Marmottan, Parigi; Fondation Ephrussi de Rothschild / Académie
des Beaux-Arts, Saint-Jean Cap Ferrat)
così come da istituzioni svizzere (Ginevra,
Basilea, Berna, Losanna, Winterthur, Fondation Bührle et Kunsthaus Zurigo), che
permettono di scoprire una visione nuova
della sua opera nel cuore dell’impressionismo francese. Due sculture monumentali
raramente esposte (Vénus Victrix del Petit
Palais, Parigi e La grande laveuse accroupie
della Fondation Pierre Gianadda) chiudono
il percorso della mostra.
La scelta delle opere nella quale il visitatore
ritrova l’immaginario dell’artista, ma anche
tele poco - se non del tutto sconosciute interesserà il pubblico europeo che confluisce alla Fondation Gianadda di Martigny.
L’esposizione evidenzia il talento plastico
dell’allievo del pittore, di origine svizzera,
Charles Gleyere come cantore della bellezza
femminile, celebri le variazioni attorno ai Nus.
Revoir Renoir
Un’esposizione di più 100 opere che narrano la storia di sessant’anni di creatività
ma anche la diversità della sua ispirazione. Il dettagliato percorso cronologico
propone nelle sue fasi la rappresentazione del paesaggio, geografico e spirituale,
l’amata Provence, l’eterno femminino, le
scene del genere e le nature morte in una
serie di capolavori conosciuti ed amati.
Si tratta in gran parte di opere provenienti
da collezioni particolari raramente prestate
ma anche di numerosi dipinti provenienti
dai più grandi musei del mondo (Museo
Pushkin, Museo di San Paolo del Brasile,
Rose e Bleu: le signorine Cahen d’Anvers
(1881)
La Rivista
Autoritratto con cappello bianco (1910)
Renoir lavora “con grandi pennelli di martora e pennelli piatti di seta” e impiega soprattutto - dice - “il bianco argento, il giallo
cromo, il giallo Napoli, l’ocra gialla, il terra
di Siena, il vermiglio, la lacca di Garance, il
verde Veronese, il verde smeraldo, il blu cobalto, il blu oltremare“, senza dimenticare il
nero, che definisce “la regina dei colori”.
Il catalogo
Il catalogo dell’esposizione, che si concluderà il 23 novembre, conta diversi testi,
dovuti a una decina di specialisti, storici
dell’arte e testimoni della vita dell’artista
parigino.
Dal punto di vista museale Daniel Marchesseau, curatore della mostra, propone un’analisi tematica dei dipinti in esposizione,
mentre il critico d’arte Lukas Gloor inquadra
la comparsa delle opera del maestro nelle
collezioni svizzere nel XX secolo e Cécile
Bertran, conservatrice del museo Renoir, rivela, grazie ad una ampia serie di fotografie
acquisite nell’autunno 2013 dalla città di
Cagnes-sur-Mer, la vita familiare dell’artista
nella sua proprietà Aux Collettes.
Renoir al cinema
Renoir di Gilles Bourdos, biopic del
2013 narra gli ultimi anni della vita di
Renoir a Cagnes-sur Mer, con 500mila
entrate in Francia e miglior film francese negli Stati Uniti, è stato candidato come film straniero agli Oscar 2014.
Girato nel Var e non nella villa di Aux
Collettes, la pellicola, che ha come
protagonista Michel Bouquet nelle vesti di Renoir, pur ben filmato e fedele
come biografia, manca di vivacità narrativa e pathos.
ottobre 2014 La Rivista - 55
La Rivista
Fino al 26 ottobre
2014
La Svizzera e la Grande Guerra
al Museo nazionale Zurigo
La Prima Guerra Mondiale (1914-1918) ha cambiato il
mondo come nessun altro evento bellico precedente, provocando anche nella Confederazione
profondi sconvolgimenti le cui
conseguenze continuano ad avvertirsi ancora oggi. Fino al 26
ottobre 2014, la mostra «14/18
– La Svizzera e la Grande Guerra»
al Museo nazionale Zurigo mostra l’impatto di questo conflitto
sulla Confederazione.
La mostra itinerante è un progetto
dell’associazione «La Svizzera nella Prima
Guerra Mondiale».
Sebbene neutrale, e quindi risparmiata
dagli scontri armati, la Svizzera fu enormemente toccata sia a livello politico sia
economico e sociale dagli effetti della
guerra. Le tensioni tra la Svizzera francese e la Svizzera tedesca furono una dura
prova per la coesione interna, e per i leader politici ed economici i quattro anni
di combattimenti implicarono costanti
sforzi per far fronte giorno dopo giorno a
un contesto sempre più caotico.
Riflettori puntati sugli aspetti
sociali
La mostra è incentrata sulle conseguenze della Grande Guerra per la Svizzera e
tematizza non tanto gli aspetti militari
quanto piuttosto quelli umani e sociali:
l’esperienza di una radicale incertezza,
la minaccia per la coesione nazionale, le
fragili basi della neutralità – spesso violata sia all’interno che all’esterno – e l’aumento delle tensioni fra i ceti sociali. Nel
periodo bellico l’approvvigionamento di
generi alimentari diventa infatti sempre
più difficile e nell’estate del 1918 circa
700 000 persone dipendono dagli aiuti
56 - La Rivista ottobre 2014
La stazione centrale di Zurigo presidiata da
truppe della «Landsturm», 1914-1918. Sullo
sfondo il Museo nazionale Zurigo. (Archivio
federale svizzero, Berna: E27 14095 480)
Capannone di montaggio per la produzione
di spolette nella fabbrica di automobili e
macchinari Piccard, Pictet & Cie. a Ginevra
(Museo nazionale svizzero LM-102442.29)
Manifestazione contro l’aumento dei
prezzi a Berna, 15.05.1915 (Archivio di
stato del Canton Berna: T.137_6)
pubblici. Inoltre, il potere di acquisto dei
salari di operai e lavoratori diminuisce costantemente. L’escalation della crisi sfocia nello sciopero generale del novembre
1918 che allargherà per anni il fossato tra
la sinistra e la destra. Solo la minaccia
della Germania nazista porterà a un avvicinamento. Le conseguenze e gli sconvolgimenti vissuti dalla Svizzera durante la
Prima Guerra Mondiale furono più gravi
di quelli del secondo conflitto armato.
La struttura della mostra
La mostra illustra i cambiamenti provocati dai quattro anni del conflitto mediante
una ventina di postazioni tematiche, avvalendosi di fotografie, film e documenti in gran parte inediti. Postazioni audio
presentano pareri controversi su temi
come neutralità, “Röstigraben”, inforestieramento e politica economica, mentre
ritratti di personalità come Else Züblin,
la fondatrice delle Case del Soldato, o il
Consigliere federale Gustav Ador, presidente del CICR, propongono argomenti a
tutt’oggi di grande attualità. Installazioni
e oggetti approfondiscono temi importanti come l’internamento di ufficiali e
soldati degli stati belligeranti e gli scambi
economici con questi ultimi.
Progetto itinerante
La mostra itinerante è un progetto dell’associazione «La Svizzera nella Prima Guerra
Mondiale» e potrà essere visitata nelle seguenti località: Basilea, Zurigo, San Gallo,
Neuchâtel, Frauenfeld e Losanna,secondo
il calendario indicato qui in basso:
HMB – Museum für Geschichte / Barfüsserkirche, Basilea
23.08.2014-15.02.2015
Historisches- und Völkerkundemuseum
San Gallo
08.05.2015-28.02.2016
Musée d’art et d’histoire Neuchâtel
15.05.2015-19.10.2015
Museum Burg Zugo
03.-12.2016
Historisches Museum Thurgau, Frauenfeld
04.-10.2016
Musée historique de Lausanne
11.2016-03.2017
La Rivista
Annunciati a Milano i vincitori dei Premi Balzan 2014
destinare dai premiati a progetti di ricerca. Un
milione di franchi svizzeri (830.000 euro) sono
in dotazione per il premio per la pace
I quattro premi annuali hanno un valore di
750.000 franchi svizzeri (620.000 euro) per
ciascuna delle quattro materie. Metà da
Sono stati annunciati a Milano, nella Sala
Buzzati della Fondazione Corriere della Sera, i
nomi dei vincitori dei Premi Balzan 2014:
Mario Torelli (Italia), Università di Perugia, per
l’archeologia classica
Ian Hacking (Canada), University of Toronto,
per l’epistemologia e filosofia della mente
G. David Tilman (USA), University of Minnesota,
per l’ecologia delle piante (pura e/o applicata)
Dennis Sullivan (USA), City University of New
York, per la matematica (pura o applicata)
Il Premio Balzan per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli è stato assegnato a Vivre
en famille (Francia).
I Premi Balzan annuali hanno un valore
di 750.000 franchi svizzeri ognuno (circa
620.000 euro). La metà di ciascun premio
dovrà finanziare, su indicazione del premiato,
progetti di ricerca svolti da giovani studiosi e
ricercatori; quello per l’umanità, la pace e la
fratellanza tra i popoli ha un valore di un milione di franchi svizzeri (circa 830.000 euro).
I premi saranno consegnati il 20 novembre a
Roma dal Presidente della Repubblica italiana.
Nella foto: l’archeologo italiano Mario Torelli
La delegata federale al plurilinguismo in conferenza a Basilea
L’associazione Svizzera per i rapporti culturali
ed economici con l’Italia di Basilea organizza
giovedì 23 ottobre 2014 alle ore 18.15 in
un’aula dell’Università di Basilea (Petersplatz
1) una conferenza con Nicoletta Mariolini,
Delegata federale al plurilinguismo, dal titolo:
“Plurilinguismo: le sfide per l’Amministrazione federale”
Il Consiglio federale ha recentemente adottato nuove misure per rafforzare la promozione
del plurilinguismo nell’Amministrazione federale. La modifica dell’ordinanza sulle lingue
nazionali e la comprensione tra le comunità
linguistiche e la revisione totale delle Istruzioni
del Consiglio federale puntano a migliorare la
rappresentanza delle minoranze linguistiche,
in particolare tra i quadri, ad ampliare le competenze linguistiche del personale e a facilitare
l’accesso ai corsi di lingua.
In questo modo il Consiglio intende dare il
buon esempio e contribuire fattivamente alla
promozione delle lingue nazionali e al rafforzamento della coesione nazionale.
L’Amministrazione federale è in contatto
permanente con i Cantoni, i Comuni, le organizzazioni private e la cittadinanza e abbraccia i principali ambiti dell’azione dello
Stato. Per queste ragioni il suo plurilinguismo contribuisce in modo determinante alla
coesione nazionale.
Nicoletta Mariolini è nata nel 1964, lavora
e vive tra Berna e Lugano. Dopo la laurea in
scienze economiche all’Università di Losanna
ed un master in mediazione sociale all’Università Cattolica di Milano, ha lavoratoin seno
all’amministrazione cantonale ticinese Eletta
nell’esecutivo comunale di Lugano, è stata anche deputata nel Gran Consiglio ticinese. Nominata dal Consiglio federale, dall’agosto 2013
è Delegata federale al plurilinguismo.
Cucina all’opera: musica e cibo a Thun
Il cibo rende omaggio alla musica Venerdì 24
ottobre, ore 19:00, al ristorante Beau Rivage di
Thun (Hofstettenstrasse 6)
La serata intitolata Cucina all’opera prende
spunto dall’omonimo libro scritto da Giancarlo Fre, appassionato gastronomo e blogger,
pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna,
per rendere omaggio al mondo musicale,
nel corso del bicentenario verdiano. Il libro
offre un viaggio attraverso due tradizioni quella musicale e quella gastronomica - con
esplorazioni e incursioni ai fornelli di Frescobaldi, Corelli, Mozart, Verdi, Rossini, il vegetariano Wagner, Mascagni, Toscanini, Pavarotti
e Maria Callas, delineando un intreccio tra le
vicende biografiche e professionali dei musicisti e le ricette prescelte.
Alla presentazione del libro (in italiano e
in tedesco) seguirà una cena ispirata dal
libro e preparata dal noto chef Enrico Bergonzi di Parma, con vini in abbinamento
ad ogni portata.
L’iniziativa, organizzata con la collaborazione,
è patrocinata dall’Ambasciata d’Italia a Berna.
Il Menù
Scaglie di parmigiano reggiano 30 mesi con
aceto balsamico tradizionale di Modena 12 anni
Culatello di Zibello dop Podere Cadassa 30 mesi
con riccioli di burro
Prosciutto crudo di Parma dop 28 mesi con
gnocco fritto di Luciano Pavarotti
Salame strolghino naturale con piadina alla
moda di Arcangelo Corelli
Tortelli d’erbetta Arturo Toscanini
Pisarei e fasò alla Giuseppe Verdi
Spalla cotta di San Secondo calda servita con
una mostarda amata da Giuseppe Verdi
Zabaione semifreddo profumato al liquore di
noci di Girolamo Frescobaldi.
Caffè espresso con le piccole specialità di
Gioachino Rossini
Vini in abbinamento
Fontana del Taro Cantine Bergamaschi
Malvasia dei Colli di Parma doc Cantina Monte
delle Vigne
Lambrusco vivace Cantina Monte delle Vigne
Gutturnio Piacentino doc Cantina La Tosa
Moscato dei colli Cantina Lamoretti
Costo: CHF 80.– (vini e bevande incluse)
È richiesta la prenotazione entro il 19 ottobre:
Tel.: 033 221 41 10
[email protected]
ottobre 2014 La Rivista - 57
La Rivista
Sequenze
di Jean de la Mulière
The Cut
di Fatih Akin
Mardin, 1915. Una notte la polizia turca fa irruzione nelle case
armene e porta via tutti gli uomini della città, incluso il giovane fabbro Nazaret Manoogian (Tahar Rahim), che viene così
separato dalla famiglia. Anni dopo, sopravvissuto all’orrore del
genocidio, Nazaret, che ferito alla gola era rimasto muto, viene
a sapere che le sue due figlie sono ancora vive. L’uomo decide
così di ritrovarle e si mette sulle loro tracce. La ricerca lo porterà dai deserti della Mesopotamia e da l’Avana alle desolate
praterie del North Dakota. In questa odissea, che non a caso
dura 10 anni, l’uomo incontrerà molte persone diverse: figure
angeliche e generose, ma anche incarnazioni demoniache.
Il film è diviso in capitoli da carte che menzionano luoghi e
periodi: struttura e tempo mettono insieme momenti di speranza e delusione in un ritmo regolare, che in alcuni passaggi
rendono macchinoso l’avanzamento del film, se non addirittura ripetitivi, che però nulla toglie all’efficacia narrativa del
dramma storico che il film mette in scena con grande forza
emotiva, all’attenzione di tutti.
La settima arte non ha mai raccontato il genocidio armeno,
avvenuto nel corso della Prima guerra mondiale. Fatih Akin lo
fa a modo suo con un taglio molto personale. The Cut è un film
epico, un dramma, un’avventura e un western al contempo. Il
film sarebbe potuto essere ambientato cento anni fa, ma non
potrebbe essere più attuale: è un racconto di guerra e di esodo,
oltre a mostrare il potere dell’amore e della speranza che ci
permette di raggiungere l’inimmaginabile.
Saint Laurent
di Bertrand Bonello
A soli tre mesi dal passaggio a Berlino del film “YSL” di Jalil Lespert, è stata presentata al Festival di Cannes un’altra
pellicola biografica dedicata a Yves Saint Laurent., che ora
arriva anche sugli schermi svizzeri. Si tratta di Saint Laurent
del regista Bertrand Bonello, interpretato da Gaspard Ulliel. Il
film, ripercorre la vita pubblica e privata dello stilista, concentrandosi nel decennio d’oro, tra metà anni ‘60 e metà anni ‘70
riuscendo a dare l’affresco di un mondo e di un’epoca.
Apprezzato dal pubblico francese, il film non è però piaciuto
alla Maison che non condivide come il regista abbia raccontato uno dei coutourier più amati in Francia. Quasi un falso,
58 - La Rivista ottobre 2014
dicono Yves Sant Laurent come un visionario, un romantico,
un artista prima ancora che un designer, che nasconde un forte lato oscuro.
Considerato che fosse l’altro il film ‘ufficializzato’ dalla maison ha permesso al regista di sentirsi completamente libero,
ritenendo però di aver fatto un lavoro rigoroso, che non è un
documentario. Nelle due ore e mezza (troppe per la verità) del
film emerge tutta la complessità di questo geniale stilista e il
suo rapporto con l’epoca degli anni. La sua omossessualità è
centrale per capirne la figura ma anche la sua idea di bellezza,
influenzato dalla grande passione per l’arte, per il cinema e per
la musica che è il sottofondo sonoro delle sue creazioni.
Il film riesce ad andare oltre la sequenza dei fatti storici - le
collezioni di successo, il marketing opera altrettanto geniale
di Berge - che portò la YSL nel mondo dagli smalti alle borse,
il passaggio di proprietà, la riconquista del nome per esteso per approfondire la sua personalità. in ogni caso a chi ama la
moda questo film non dispiacerà.
Schweizer Helden
di Peter Luisi
Sabine, una casalinga frustrata, da poco separata dal marito, abbandonata dalle figlie e dalle amiche si ritrova improvvisamente sola nel periodo natalizio. Per guadagnarsi
l’approvazione della famiglia e delle amiche, decide di mettere in scena con un gruppo di richiedenti l’asilo, la storia di
Guglielmo Tell. Tra drammi personali, difficoltà linguistiche
e Guglielmi Tell neri, che si stagliano sul bianco della neve,
l’impresa si rivela più difficile del previsto… risolvendosi tra
umorismo e serietà.
Schweizer Helden non è un film politico, vuole raccontare
esperienze umane, per conoscerle e capirle meglio. Affrontando questo importante tema sociale, il regista non è infatti voluto salire su un piedistallo, al contrario, si è immerso fra queste persone: ha raccolto diverse esperienze visitando e vivendo
in alcuni luoghi d’incontro, lavorando poi con alcuni di loro.
Film centrati sul racconto dell’identità di un paese che cambia nel rapporto con le figure “altre” o “straniere”, senza rimuovere il graffio dei problemi, ma al tempo stesso mantenendo quei toni leggeri che consentono di scandagliarne la
radice umana attraverso l’imbuto di una commedia sociale
capace di mettere sulla stessa frequenza reazioni divertite
e riflessioni appuntite. S’inserisce idealmente così, in quel
lungo corridoio storico del cinema svizzero che spazia da
capisaldi come Die Schweizermacher di Rolf Lyssy fino alla
Beresina di Daniel Schmid.
Il film ha vinto il premio del pubblico, dotato dio 30’000
franchi, all’ultimo festival del film di Locarno.
La Rivista
Diapason
di Luca D’Alessandro
Mario Venuti
Poor Man Style
Il nuovo cd di brani inediti di Mario Venuti s’intitola Il
tramonto dell’occidente, anticipato in radio dal primo
singolo Ventre della città. Il cd è composto di brani
scritti dall’artista stesso in stretta collaborazione con
Francesco Bianconi, cantautore italiano e frontman
del gruppo toscano Baustelle, e con altri ospiti come
Franco Battiato, Alice e Giusy Ferreri. Venuti è un autore completo, conosciuto per i suoi testi, che invitano alla riflessione, e la sua voce solida ed eclettica.
Come meritato riconoscimento per la sua ventennale
carriera di solista, il cantautore siciliano ha ricevuto,
proprio in occasione della pubblicazione di questo LP,
il premio speciale al Meeting delle etichette indipendenti MEI di Faenza.
Nel presente caso, il reggae viene sottoposto ad una revisione: se ne occupano i Poor Man Style di Torino nel loro
nuovo album che si definisce una caricatura provocatoria
di un sotto genere del reggae, il cosiddetto Rub a Dub Style.
È un lavoro di protesta che contiene una miscela di sonorità dub e testi diretti. Il gruppo si è dedicato alle registrazioni del disco tra ottobre del 2013 e del maggio del 2014
nelle strutture del Natty dub studio di Vinovo e dell’AV7
Sound di Torino, mentre nel mese passato è avvenuta la
pubblicazione presso l’indie-label di Bologna, la Irma Records. Con i Poor Man Style, lo si può senz’altro dire, l’Italia
ha un altro gruppo che si oppone a ogni conformismo. La
loro è una sorta di protesta, che in quest’epoca di crisi
risuona nel pubblico suscitando notevole interesse.
Stefano Bollani
Fabi Silvestri Gazzé
Jesper Bodilsen, Morten Lund e Stefano Bollani nel 2002
hanno iniziato la loro collaborazione in seguito a una tournée con Enrico Rava, famoso compositore e trombettista
di origine triestina. Oggi, Stefano Bollani stesso è ritenuto
un bandleader in alta considerazione, gode di credibilità e
autorevolezza, ed è stimato dal pubblico jazzistico in tutto
il mondo. Joy in Spite of Everything, il suo ultimo album, è
firmato ECM, e contiene un elenco di brani scritti da Bollani in persona. Sono pezzi leggeri, che riflettono un savoir
vivre sul piano musicale molto particolare, insomma: rispecchiano l’essenza del jazz. I brani vengono interpretati
da un quintetto che comprende il trio di base Bollani-Bodilsen-Lund e la partecipazione speciale del chitarrista statunitense Bill Frisell e del sassofonista Mark Turner. L’opera
è stata registrata nei rinomati Avatar Studios di New York
City, sotto la direzione di Manfred Eicher.
Per questa volta non abbiamo dinanzi un trio jazzistico, ma uno composto di tre notevoli esponenti
della musica pop italiana: Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè. I tre si sentono legati uno con
l’altro, per cui non stupisce che questo progetto sia
nato in seguito a un viaggio insieme in Sud Sudan.
I tre hanno realizzato un progetto che ciascuno di
loro, da solo, non avrebbe mai osato. Un album con
dodici brani, che parlano di divertimento, passione,
armonia e amore inesistente, ribellione alla statistica
e nel senso lato alle convenzioni: “Sentivamo la voglia
di confrontarci, contaminarci e tirare fuori qualcosa
di completamente nuovo per noi.” Il loro modo di argomentare e di esprimere i propri sentimenti avviene
con attenzione, prudenza ed intelletto. Un album da
scoprire, senza dubbio.
Il Tramonto dell’Occidente
(Microclima)
Joy In Spite Of Everything
(ECM)
Rabbia Dub Style
(Irma)
Il Padrone Della Festa
(Sony)
ottobre 2014 La Rivista - 59
La Rivista
Ischia:
dove acqua e fuoco
si tengono per mano
Tra le incantevoli isole che chiudono a cerchio il golfo di Napoli,
Ischia non è soltanto la più grande, ma è anche la più varia per
le tante e continue scoperte che
riserva a chi è veramente intenzionato a conoscerla a fondo.
Quest’isola, di forma trapezoidale,
gode di una tra le più privilegiate
posizioni geografiche del mondo
ed è uno dei luoghi più favoriti
dal punto di vista climatico. In
essa spiagge ampie e assolate si
alternano a riposanti pinete mentre la campagna e le verdi colline,
le balze rocciose del dominante
monte Epomeo, creano una varietà infinita di paesaggi da godere e offrono molteplici possibilità
di ritempranti passeggiate e attraenti escursioni. L’isola d’Ischia,
di origine vulcanica, racchiude
infine nel suo sottosuolo, come
affermava già Strabone, autentiche “miniere d’oro” per la straordinaria efficacia curativa dei suoi
otto bacini termominerali e delle
sue ancor più numerose sorgenti,
stufe, fumarole ed arene.
Il “Giardino d’Europa” o “Isola Verde” sono
solo alcuni dei nomi con i quali Ischia si è
fatta conoscere nel mondo come località
turistica di alto pregio, dove nulla è scontato, dove la natura ha voluto mostrare il
risultato del connubio tra acqua e fuoco.
L’isola d’Ischia è uno spettacolo di diversità biologiche, paesaggistiche, storiche,
culturali e turistiche. Per dare un’idea
rapida dell’isola d’Ischia basta dire che
conta un’altissima concentrazione di
60 - La Rivista ottobre 2014
hotel, parchi termali, chiese e spiagge:
forse le più alte d’Italia considerando la
superficie relativamente esigua dell’isola.
Ci sono infatti quasi 400 strutture ricettive tra piccole, medie e grandi, sul mare
o in montagna, pensioni e hotel di lusso.
Pithecusa Aenaria Iscla
Ischia è stato solo l’ultimo di una serie di
nomi attribuiti ad essa, infatti, compare
per la prima volta nell’anno 813 in una
lettera inviata da Papa Leone III a Carlo Magno. Il più antico nome attribuito
ad Ischia fu quello di Pithecusa che può
significare, in un’interpretazione piuttosto fantasiosa, terra delle scimmie (secondo il mito degli abitanti trasformati
in scimmie da Eracle) oppure luogo dei
manufatti in creta, ossia vasi (Pythos),
che si realizzavano sull’isola. I latini la
chiamavano Aenaria, che potrebbe essere identificato sia con “scimmie” che con
Enea (che qui sbarcò con la sua flotta).
Per quanto riguarda il suo nome attuale
Lacco Ameno visto dalla terrazza
dell’Hotel San Montano
l’ipotesi più probabile è quella che ci indica la derivazione dal latino insula, che
poi diventa Iscla... fino a divenire Ischia.
L’isola sorge nel Golfo di Napoli dalla quale
dista 29 km, mentre dalla costa dista solo
10 km. Fa parte delle Isole Flegree insieme a Procida, Vivara e Nisida e conta sei
comuni: Ischia (comune omonimo dell’intera isola), Casamicciola Terme, Lacco
Ameno, Forio, Serrara Fontana e Barano
d’Ischia. Negli ultimi anni ha preso forma
il progetto del Comune unico che prevede
l’istituzione di un solo comune in luogo
delle sei amministrazioni attuali. Il che
probabilmente faciliterebbe le iniziative
di promozione turistica che rappresentano la principale fonte di sostegno economico dell’isola e che negli ultimo anni è in
perdita di velocità. Questo progetto che,
ha portato alla fondazione, l’11 novembre 2001, dell’Associazione per il Comune
Unico, è culminato in un referendum popolare che, tenutosi il 5 e 6 giugno 2011,
non ha però superato il quorum.
La fortuna viene da lontano
È abbastanza frequente che la fortuna di una località turistica dipenda dall’intervento di personaggi estranei a essa, né Ischia si è sottratta a tale principio. A
scoprirne le potenzialità turistiche, negli anni Cinquanta, fu l’editore milanese
Angelo Rizzoli, il cui interessamento, già rifiutato da Pozzuoli e da Casamicciola, grazie al provvidenziale incontro col sacerdote archeologo don Pietro Monti, mutò radicalmente il volto di Lacco Ameno, ma finì per incidere, altrettanto
radicalmente, sulla tendenza dell’isola al turismo.
Terme e alberghi sorsero nel comune di Lacco - sotto il nome della regina
Isabella -, accompagnati da manifestazioni musicali, a beneficio dei turisti, e
anche le altre strutture - già esistenti, ovvero trainate dalla politica inaugurata
dall’industriale lombardo - dovettero mettersi al passo, in quel comune, come
negli altri, facendo compiere all’intera isola il salto di qualità.
Tanti ricordano ancora le due imbarcazioni gemelle, ormeggiate nel porto d’Ischia, la Regina Isabella e il Sereno, destinate la prima al trasporto dei turisti
da Napoli a Ischia, la seconda al diporto della famiglia Rizzoli.
Un’altra personalità che ha legato il proprio nome a Ischia è Luchino Visconti,
il quale scelse di trascorrervi lunghi periodi, nella torre di monte Vico, che
aveva acquistato e fatto trasformare in abitazione, conosciuta oggi come Villa
Colombaia e trasformata in museo. Non v’è dubbio che questa sua scelta abbia
contribuito, non poco, al salvataggio di quello splendido angolo dell’isola.
La Rivista
La penisola di Monte Sant’Angelo
L’intera isola ha un’estensione di 46,5
kmq, un perimetro di 34 km ed il Monte Epomeo, in realtà la punta emersa di
un vulcano sottomarino, che si erge dal
mare per 789 m. Con i suoi 62.027 abitanti (ISTAT 2009) è la terza più popolosa
isola italiana, dopo Sicilia e Sardegna.
Bellezza e varietà ovvero varietà
della bellezza
La varietà di elementi di cui Ischia è costituita, rapisce anche il visitatore più distratto. Scenari naturali mozzafiato, fonti
termali spontanee, strutture alberghiere di
primordine, cucina mediterranea e storia
sono solo alcuni degli elementi che attraggono sull’isola turisti da tutto il mondo.
Prettamente di origine vulcanica, Ischia
si è costituita dal sollevamento di rocce
verificatosi negli ultimi 150.000 anni, con
depositi di eruzioni effusive ed esplosive
(l’ultima è avvenuta nel 1301) che hanno generato scorci celestiali, baie, coste
e spiagge di uno splendore assoluto ma
anche vette e colline ricoperte da pinete
e boschi di castagno che hanno donato
ad Ischia l’appellativo di “Isola verde”.
Ne sono splendida testimonianza anche
i giardini privati divenuti delle vere e
proprie attrazioni. Il più famoso è quello della Mortella: il termine, nel dialetto
napoletano, indica il “mirto divino” (Myrtus communis), una pianta che spunta
con grande abbondanza tra le rocce della collina su cui si sviluppa il giardino e
che rivestiva notevole importanza nella
mitologia greco-romana, a volte rappresentando la bellezza o la verginità, altre
volte l’amore o la fortuna pagana.
È stato creato dal musicista inglese William Walton che nel 1949 decise di stabilirsi nell’isola con la moglie argentina
Susana. I coniugi costruirono ai piedi
del monte Zaro una villa circondata da
un grandioso giardino botanico. La realizzazione del giardino (la cui ideazione
risale al 1956) fu affidata, negli anni’60,
all’architetto paesaggista Russell Page, il
quale disegnò tutta la sistemazione del
giardino a Valle, integrandolo fra le pittoresche formazioni rocciose.
Oggi La Mortella consta di due zone profondamente diverse: la Valle, appunto,
caratterizzata da un clima subtropicale,
umida e protetta dal vento, e la Collina
o giardino superiore, interamente ideato
e sviluppato da Lady Walton, con zone
assolate e battute dal vento e caratterizzate da vegetazione proveniente dalle
aree mediterranee. Nel giardino superiore
sono presenti la sala Thai, circondata da
fiori di loto, bambù e aceri giapponesi, il
tempio del Sole, arricchito da bassorilievi
di Simon Verity; la cascata del Coccodrillo; il Ninfeo; il Teatro greco e la roccia
di William, un masso trachitico posto su
di un promontorio a circa 120 metri dal
livello del mare, dove sono custodite le
ceneri dell’artista. Il giardino si sviluppa
su un’area di circa 2 ettari e raccoglie più
di 3000 specie di piante esotiche e rare.
È inoltre arricchito da ruscelli e laghetti,
fontane, piscine, corsi d’acqua che permettono la coltivazione di piante acquatiche come papiro, fior di loto e ninfee
tropicali, mentre dai terrazzamenti delineati sui muri a secco mediterranei è
possibile godere di una delle più suggestive viste della baia di Forio.
Originali, e di recente apertura (2005)
sono i giardini di Villa Ravino (con annesso un piccolo residence), costituiti da
un parco botanico tropical-mediterraneo,
che raccoglie una delle più vaste e varie
raccolte di piante succulente d’Europa.
Un affascinante percorso nel verde alla
scoperta di scenari sorprendenti ed esemplari botanici rari e preziosi. La ricca collezione di Succulente coltivate all’aperto,
costantemente arricchita di nuove specie
provenienti da tutto il mondo, è il frutto
della passione naturalistica di Giuseppe D’Ambra, marittimo di lungo corso e
grande appassionato di piante succulente
e palme, il quale ritornava a Forio dai suoi
lunghi viaggi intorno al mondo con borse
piene di talee e semi di piante rare.
Simbolo di Ischia è senza dubbio Il
Castello Aragonese, che con le torri saracene e gli scavi greco-romani
Le cactee nei giardini Ravino
ottobre 2014 La Rivista - 61
La Rivista
Vista su Forio
confermano poi gli importanti trascorsi
storici dell’isola nello scenario mediterraneo. Meritano una visita particolare
la penisola e la baia di Monte S’Angelo
la Chiesa del Soccorso a Forio, mentre
altra attrazione dell’isola sono il gran
numero di cetacei popolano le acque
al largo delle coste ischitane a riprova
della qualità del mare circostante, da
sempre ritenuto florido e pescoso.
Air Berlin collega con un volo diretto
Zurigo a Napoli fino al 19 di ottobre e
poi durante il periodo natalizio.
Informazioni dettagliate sul sito:
www.airberlin.com
Le terme: alchimia del piacere
Nella sua costante ricerca di benessere
psico-fisico l’uomo ha da sempre focalizzato l’attenzione sulle acque e sul fango
termali, anche grazie alla loro assoluta origine naturale, che contribuisce in
modo determinante a produrre profondi
e molteplici effetti benefici, riconosciuti
da tempo anche a livello scientifico internazionale. Nell’immaginario collettivo
oggi il termalismo rappresenta un mondo
senza tempo, in cui l’iconografia potrebbe appartenere a qualsiasi epoca storica: dall’era Etrusca a quella Romana, da
quella Rinascimentale ai primi del ‘900.
Le immagini-simbolo non hanno una
datazione: atmosfera rilassata e soffusa,
dolci e piacevoli suoni ovattati, scorrere
cristallino delle calde acque termali, vapori insinuanti e misteriosi, corpi avvolti
in candidi lenzuoli sotto i quali il fango
bollente sviluppa la sua azione rigenerante e riattivante, mani sapienti, lievi,
capaci di rilassare i livelli più remoti del
soma e della psiche, aromi diffusi, delicati ma penetranti. È difficile esprimere attraverso le parole le sensazioni che il termalismo segretamente sa donare, forse
perché è difficile spiegare come, al di là
delle pur accurate e affidabili trattazioni
scientifiche, questi due potenti elementi
della natura, le acque e i fanghi termali,
posseggano un cocktail di sostanze minerali, un’alchimia di componenti solidi,
liquidi e gassosi, in grado di originare un
tale potere rilassante, rigenerante, defatigante, guarente. L’Isola d’Ischia, già
ricchissima di sorgenti di acque termali
dalle innumerevoli virtù terapeutiche,
consente in ogni stagione dell’anno di
vivere questa esperienza. Infatti, non vi è
un luogo in cui vi sia una così alta concentrazione di sorgenti e di stabilimenti
termali come l’isola d’Ischia. Le acque di
quest’isola vulcanica e ribollente di energia naturale sono note in tutto il mondo
per la loro efficacia terapeutica. Alcune di
esse, ancora oggi, sono fruibili liberamente, così come sgorgano dal sottosuolo e dal
fondo marino: calandosi in vasche naturali
ricavate sulle spiagge, ci si può immergere
in acque marine miscelate a quelle termali.
E non è difficile imbattersi, nel corso di un
trekking sui monti dell’Isola, in una naturale scultura di terra argillosa e biancastra
dalla quale esalano lievi getti di vapore
sulfureo, che va respirato a bocca semi-aperta, come se fosse un grande e naturale
apparecchio inalatorio. Com’è noto, le cure
termali sono una meta obbligata per chi
voglia ricaricarsi e lasciarsi alle spalle lo
stress della vita quotidiana, sono validissime per combattere tanti disturbi fisici grazie ai bagni vapore, ai massaggi, alla fangoterapia, ai trattamenti con oli aromatici
e persino con le pietre posizionate in punti
energetici del nostro corpo. Esse costituiscono un rimedio semplice e naturale per
difendersi da raffreddori e bronchiti, tipici
mali della stagione invernale. Al contempo,
un valido aiuto per combattere i problemi
ginecologici viene dalle acque termali
salsobromoiodiche. Infatti, bagni, fanghi
pelvici, irrigazioni vaginali e aerosol locali
contrastano molti disturbi cronici di carattere infiammatorio. Inoltre, è pratica ormai
diffusa recarsi in un centro termale per
migliorare il benessere della propria pelle.
Sono moltissime le malattie della pelle che
traggono giovamento dalle cure termali:
psoriasi, eczemi, dermatiti, ma non solo.
Le acque termali dell’Isola d’Ischia sono
ben conosciute ed utilizzate fin dall’antichità, come dimostrano i numerosi reperti archeologici conservati presso il Museo
Archeologico di Villa Arbusto a Lacco
Ameno. I Greci infatti utilizzavano le acque termali per ritemprare lo spirito ed il
corpo e come rimedio per la guarigione
dei postumi di ferite di guerra attribuendo alle acque poteri soprannaturali.
Non a caso presso ogni località termale sorgevano templi dedicati a divinità
come quello di Apollo a Delfi. Se i Greci
furono i primi popoli a conoscere i poteri
delle acque termali, i Romani le esaltarono come strumento di cura e relax
attraverso la realizzazione di Thermae
pubbliche ed utilizzarono sicuramente
e proficuamente le numerose sorgenti
dell’Isola.
Il declino della potenza di Roma coincise
con l’abbandono dell’uso dei balnea anche ad Ischia: non ci sono infatti tracce
dell’uso delle acque nel Medioevo.
Di terme e termalismo si riprende attivamente a parlare nel Rinascimento ed un
impulso decisivo alla moderna medicina
termale venne dato da Giulio Iasolino,
un medico calabrese, docente presso l’Università di Napoli, che verso la fine del
1500, affascinato dal clima e dai fenomeni di vulcanismo secondario (fumarole ed
acque termali), intuendo le potenzialità
terapeutiche del mezzo termale, effettuò
un meticoloso censimento delle sorgenti,
ne individuò la composizione delle acque
e compì dettagliate osservazione circa gli
effetti delle stesse su numerose patologie
che affliggevano i suoi contemporanei.
62 - La Rivista ottobre 2014
LA REGINELLA
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Una vacanza là, dove Ischia mostra il suo
lato migliore. Nella splendida località di
Lacco Ameno, l’Hotel Reginella s’immerge
completamente nel paesaggio mediterraneo, offrendo ai suoi ospiti una affascinante ambientazione all’insegna del relax.
L’amabile località è caratterizzata da variopinti negozi, locali e trattorie tipici e un’accogliente centro dove passeggiare.
L’hotel è situato nel cuore di Lacco Ameno,
soltanto poche centinaia di metri separano
l’Hotel e la spiaggia sabbiosa. È caratterizzato
da due grandi complessi e una reception, da
un ristorante, una stanza tv e un fornito bar;
offre, inoltre, agli ospiti uno spazio esterno
dotato di piscina termale e di un paradisiaco
giardino anche durante i mesi più freddi.
Il parco termale è l’insegna dell’hotel, a
disposizione degli ospiti dalle prime ore
del mattino fino a tarda sera. Dotato inoltre di una sauna naturale e di una piscina
coperta in una suggestiva ambientazione
contornata da piante tropicali. Grazie alla
Jacuzzi riscaldato è possibile godere dei benefici termali anche durante l’inverno.
Ischia con le sue 103 sorgenti termali e 69
fumarole è la capitale europea dei centri
termali. Con la sua ampia offerta di massaggi, fanghi e bagni termali rilassanti assicura
soddisfa anche la clientela più esigente.
SAN MONTANO
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L’elegante Resort & Spa San Montano è situato sulla cima del Monte Vico, dove vi aspetta
un panorama mozzafiato. Ad est la frastagliata costa delle isole, Napoli, il Vesuvio e la
penisola sorrentina; a sud l’abbondante vegetazione del Monte Epomeo; ad ovest le colline, incorniciate da un mare blu dove spesso le
isole Pontine sono visibili in lontananza.
Situato a 1 km circa dal centro di Lacco
Ameno (servizio navetta offerto a orari prestabiliti), l’hotel è provvisto di ristorante con
terrazza, diversi bar, pianobar e salone. Il
giardino è a disposizione degli ospiti con una
piscina termale con idromassaggio attrezzata
Per info e prenotazioni:
italtours ag Effingerstrasse 14a
3011 Bern
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www.italtours.ch / [email protected]
con lettini e ombrelloni. L’Hotel dispone di
73 camere di diverse categoria, dalla camera
classic alla delux suite caratterizzate da uno
stile che ricorda quello marinaio, con legno
di mogano, la cui bellezza è esaltata dalla
luminosità naturale delle camere e dai vivaci
colori delle piastrelle contribuendo a creare
un ambiente rilassante per i nostri ospiti.
La spiaggia dista circa 1 km raggiungibile con
servizio navetta offerto a orari prestabiliti; a
disposizione lettini e ombrelloni inclusi nel
prezzo. L’hotel dispone di bagno turco e sauna naturale finlandese, moderne cure termali, cristalloterapia, aromaterapia, fanghi, terapie per il rilassamento e solarium. Dispone
inoltre di centro bellezza e massaggi.
La Rivista
Grande successo
per “Passitaly”
a Pantelleria
di Rocco Lettieri
Si è felicemente conclusa la
prima edizione di Passitaly, la
rassegna interamente dedicata
ai vini naturali dolci del Mediterraneo e alle bellezze naturalistiche, storiche e gastronomiche dell’isola di Pantelleria
con manifestazioni congressuali e visite alle aziende produttrici di Passito DOC
Pantelleria, isola tra terra e mare, tra
natura e cultura, ha accolto, per 5
giorni, oltre 50 giornalisti (30 italiani e
20 provenienti da Paesi esteri), 40 produttori di vino e istituzioni nazionali
e regionali per mostrare e raccontare
alcuni degli aspetti più belli dell’isola,
da quelli più conosciuti, come le produzioni di vini passiti naturali e dei
capperi panteschi, a quelli meno noti,
come i siti archeologici di epoca fenicia e romana.
Una manifestazione che per la sua
prima edizione ha potuto contare
sulla presenza di Maurizio Martina,
Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il quale ha iniziato
ufficialmente la vendemmia 2014 a
Pantelleria tagliando il primo grappolo
d’uva zibibbo della stagione, in località Punta Karace nel terreno di Giovanni Maddalena, un giovane viticultore e produttore di passito naturale.
Il ministro era arrivato nell’isola due
ore prima per aprire ufficialmente al
castello medioevale la prima edizione
di Passitaly, rassegna dei vini passiti
naturali del Mediterraneo, promossa
dall’Assessorato regionale dell’agricoltura dello sviluppo rurale e della pesca
Mediterranea, dal Comune di Pantelleria, dall’Istituto regionale vini ed oli
di Sicilia e dal GAL delle isole minori.
Passiti in bella mostra
Molti i relatori partecipanti ai vari
convegni a partire da Luca Bianchi,
Pier Luigi Petrillo, Ezechia Paolo
Reale, Nelli Scilabra, Pietro Alagna,
Graziella Pavia, per arrivare, in altri
momenti, a Rosaria Barresi, Antonio
Rallo (presidente CdA DOC SICILIA
e titolare dell’azienda Donnafugata
di Marsala e in Pantelleria), Ornella
Laneri, Cristian Del Bono, Ermanno
Paladino, Peppe D’Aietti, Antonio
Parrinello, Antonio Di Giacomo. A
costoro si sono affiancati, per le degustazioni di Passito: Andrea Gabbrielli, Giovanni Giardina e Donato
Lanati (fondatore di Enosis Meraviglia di Cuccaro in Piemonte e considerato uno dei più grandi enologi
a livello mondiale inserito nella rosa
dei cinque per il premio Wine Enthusiast’s Star Award 2014 dal Wine
Enthusiast Magazine).
Cambiare le sorti dell’isola
“Abbiamo accolto la stampa nazionale e internazionale – ha affermato
Salvatore Gino Gabriele, Sindaco di
Pantelleria – per raccontare la storia,
lo stile di vita e le produzioni di questa isola situata tra l’Europa e l’Africa.
Desideravamo far conoscere le reali e
autentiche potenzialità di questo territorio che ha raggiunto la fama mondiale grazie alle produzioni di Passito
e al turismo di alto livello. Ma Pantelleria è in grado di offrire ancora di
più di quanto conosciuto fino ad oggi
a livello internazionale; c’è, infatti, un
patrimonio storico e culturale enorme
e una varietà di produzioni agroalimentari assolutamente caratterizzanti
e legate alle coltivazioni e alle varietà
autoctone”.
Lo stesso sindaco aveva in precedenza
illustrato il programma del Passitaly
Il lago di Venere
ottobre 2014 La Rivista - 65
La Rivista
Visita al cappereto di Pietro Bonomo
L’esclusiva qualità dei prodotti
Una cucina schietta
che prevedeva itinerari non solo nelle
cantine, ma anche archeologici, architettonici e naturalistici. “Pantelleria
ospita ambienti di eccezionale valore
naturalistico-paesaggistico.
Salvaguardare l’agricoltura pantesca equivale a salvaguardarne il paesaggio e la sua
popolazione. Per cambiare le sorti dell’i-
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sola e dell’agricoltura c’è bisogno di ripensare al ruolo di ogni singolo partecipante alla “filiera territoriale”. Sono nati
in questi anni tanti piccoli viticoltori
che con le grandi ditte presenti nell’isola devono agire in sinergia per ampliare
e migliorare l’offerta in un mercato che
diventa sempre più globale”.
La Rassegna dei Passiti dolci del Mediterraneo ha focalizzato in diversi momenti l’esclusiva qualità dei prodotti
dell’isola. Giorni intensi, pieni di appuntamenti, di progetti e di aspettative, dove è stato messo in risalto che il
futuro di Pantelleria sta nella sua agricoltura e nella sua economia. Più volte
è stato detto che tutto è importante, ma che la differenza viene svolta
dall’uomo e dalla sua tenacia nel fare,
dalla sua capacità di mettersi gioco.
A riprova di ciò l’impegno e la fatica gratuita fatta con entusiasmo da
chi ha potuto offrire gusti e delizie
esclusive: caponata, insalata pantesca, couscous, insalata di polipo, olive, pomodori secchi, patè, formaggi,
ambrosia d’uva, biscotti, cascatelle
ripiene di ricotta e cioccolato, pane
al sesamo ripieno di ogni ben di Dio
e in abbinamento vini secchi da uve
zibibbo, che volendo o no stanno aumentando in numero di bottiglie. Un
vino che piace e che non fa guerra al
Passito che tutti vorrebbero per fare
da traino al settore.
Così pure per un futuro agricolo dell’isola, abbiamo sentito che si stanno
approntando vini spumanti ottenuti dai racemi rimasti sulla pianta. Le
prime bottiglie stappate hanno dato
buoni segnali per proseguire. E non
è una cosa da niente se si pensa che
su ogni pianta si possono raccogliere
circa 1,5-2 kg di uva che moltiplicati per 3000 piante ettaro si arriva ad
avere ben 5-6.000 kg di uva per ogni
ettaro che sarebbe stata dimenticata
in pianta.
Due gli appunti da farsi ai panteschi.
Il primo è quello di non credere nella
bontà della loro frutta, infatti, mai che
presentino in tavola un cesto di uva, di
pere, o che offrano un bel piatto colmo
di fette di melone giallo ben freddo o di
La Rivista
Uva Zibibbo
fichid’India già pronti per essere mangiati da chi non ha possibilità di farlo
nei propri paesi. Il secondo è quello di
continuare a credere anche nell’altro
vino DOC: il Moscato di Pantelleria,
meno caro, aromatico, profumato di
fiori di arancio e di erbe mediterranee
e gustoso di acidula freschezza e fragrante di frutti tropicali. Dal piacevole
tenore alcolico è un perfetto vino da
dessert e nei pomeriggi estivi è ottimo
dissetante con frutta fresca tagliata e
aggiunta nel bicchiere con una foglia
di menta.
La visita alle aziende
L’accoglienza delle aziende è stata a
dir poco fantastica, sia a pranzo dove
dire light lunch è un’eresia bella e
buona, e sia a cena dove ha operato
il fior fiore di chef locali, ma anche di
brave “cuoche di casa”. Ho ricordi entusiasti di: caponata tiepida di verdure; parmigiana di melanzane; insalata
pantesca; ciaki-ciuka; gambero rosso
crudo alla gelatina di passito; insalata
di polpo alla pantesca; cous-cous di
pesce alla pantesca; calamari ripieni; involtini di pesce spada; paccheri
al pesto pantesco; ravioli di ricotta e
menta; spaghetti con zucchine fritte,
menta e mandorle; coniglio con pomodori secchi e capperi; polpettine
al sugo rosso e, in chiusura, d’obbligo
i dessert: mustazzuoli; baci di Pantelleria; gelati, sorbetti e granatine a
piacere. Una cucina, quella pantesca,
autentica espressione della dieta mediterranea tanto celebrata.
La prima sera di arrivo sull’isola tutti
siamo stati ospiti a Kamma dalla famiglia Rallo, proprietaria dell’azienda
Donnafugata. Ha cucinato piatti di assoluta tipicità pantesca lo chef Gianni
Busetta del Ristorante La Nicchia di
Scauri, con una serie impressionante di vini in abbinamento sia siciliani
Visita in azienda
che isolani panteschi di Donnafugata.
Chiusura con il mitico Passito di Pantelleria DOC Ben Ryè delle vendemmie
2012 – 2011 e il superlativo 2008,
edizione limitata a 6.465 bottiglie riportando in etichetta la firma del fondatore Giacomo Rallo, a siglare la ventesima vendemmia sull’isola, di questo
“figlio del vento”.
Nei quattro giorni a seguire, divisi in
due gruppi, i giornalisti hanno potuto visitare alcune delle aziende che
producono Passito di Pantelleria DOC.
Per quanto riguarda le case vinicole assegnatemi ho potuto visitare e
godere della loro ospitalità o diurna
o serale di: Salvatore Murana (www.
vinimurana.it), Abraxas (www.abraxasvini.com), Vinicola Minardi (www.
viniminardi.it), Cantina Basile (www.
cantinabasile.com), Bukkaram della
Famiglia De Bartoli (www.marcodebartoli.com), Salvino Gorgone (www.
passitodietrolisola.it), Carol Bouquet
(www.sanguedoro.it) e Coste Ghirlanda di Katherina Pazienza Gelmetti
(ultima azienda arrivata sull’isola con
cantina in costruzione e seguita come
enologo da Lorenzo Landi) (www.costeghirlanda.it).
Inoltre si è potuto visitare il famoso
cappereto ad anfiteatro di Pietro Bonomo, l’azienda di Bonomo&Figlio di
Scauri Alto ([email protected]) e
la Cooperativa Agricola Produttori Capperi di Scauri Basso (www.capperipantelleria.com). Una veloce visita mattutina anche al Vivaio Paulsen di Ghirlanda per degustare vini sperimentali
non ancora in commercio: novità di cui
sentiremo parlare tra qualche anno. Infine, da citare, l’accogliente serata of-
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La Rivista
Uve di Zibibbo stese al sole da Basile
ferta da La Scuola di cucina - L’Arte di
cucinare (www.artedelcucinare.it) con
Maria Rita Barracco e Manila Foresti
Sancinelli, che oltre ai gustosi antipasti
hanno mostrato tutta la preparazione
del cous cous pantesco, naturalmente
a base di pesce, poi degustato con vino
Grillo Mothia Biancomaggiore 2013
dell’azienda Rallo Vesco di Marsala.
Una cucina schietta senza
fronzoli
La fortuna della cucina siciliana deve
molto all’impiego di aromi, condimenti e spezie. A Pantelleria tutte le erbe,
dal prezzemolo al rosmarino, dalla
nepitella al basilico, hanno un profumo intenso che la magia del clima e
la virtù del terreno esaltano in misura
maggiore che altrove. Quindi possiamo affermare senza ombra di dubbio
che la cucina di Pantelleria è una cucina schietta, diretta, senza fronzoli e
senza sofisticherie. Si mangia quello
che offre l’isola e quello che “regala” il
mare. Prodotti che vengono preparati
nella maniera più semplice e con risultati sorprendentemente mediterranei:
gustosi piatti dove l’olio, il pomodoro,
i capperi, l’origano sono onnipresenti.
Coltivate nella dura roccia lavica
frantumata, sono famose le lenticchie, piccolissime e saporitissime,
che non hanno bisogno di essere
messe a mollo. Il mare offre cernie,
canocchie, dentici, polpi, seppie, ricciòle, aragoste e spigole che vengono
servite nel modo più semplice e naturale con un condensato di profumi,
colori e sapori che sono un’esaltazione delle tradizioni. Di chiara derivazione araba è il cous cous: granelli
di semola cotti al vapore conditi con
sugo di pesce e serviti con verdure
quali patate, melanzane, peperoni,
carote, piselli insaporiti tutti insieme
e ravvivati all’ultimo momento con
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l’aggiunta di alcuni spicchi d’aglio
crudi e peperoncino.
Una citazione a parte merita il cappero (capparis rupestris) che è una pianta
di origine africana che ha trovato il suo
abitat naturale sull’isola. Pianta a piccolo cespuglio fornisce i frutti che altro
non sono se non gemme, cioè i boccioli ancora chiusi, che dopo la raccolta
vengono conservati sotto sale marino.
La coltivazione del cappero permette a
molti abitanti di poter sbarcare il lunario degnamente e la richiesta è sempre
più crescente, in quanto il cappero viene
considerato dai cuochi una vera sorta di
“caviale vegetale”. Acquista importanza
fondamentale in alcune salse, in particolare per quella da usarsi per il vitello
tonnato, ma non può mancare in piatti, dove entra già l’acciuga. Molti chef
emergenti hanno pure scoperto i “frutti
del cappero”, molto più grossi, con un
peduncolo quasi fossero cetriolini, che
danno alle pietanze un gusto ancora più
determinato.
Pantelleria è anche arte
Nel corso delle quattro giornate di
Passitaly, giornalisti e turisti sbarcati
sull’isola per l’occasione, (avevano a
disposizione tre itinerari studiati appositamente per loro) hanno avuto
modo di partecipare ad un calendario
fittissimo di appuntamenti senza dimenticare anche spazi per l’arte. Tre
interessanti mostre in contemporanea,
di cui le ultime due al Castello Barbacane. La prima, Universi II di Michele
Cossyro è stata allestita nei locali della Mediateca Comunale, recentemente
consegnata e restituita alla comunità,
fortemente voluta dal Comitato Preziosa Pantelleria che ha inteso inaugurare la propria attività sull’isola
rimarcando le finalità legate alla promozione dell’arte e della cultura, per
il rilancio e la valorizzazione dell’isola
verso percorsi oltre confine. La mostra
coniuga un fantastico approfondimento delle tematiche che il maestro
Cossyro ha realizzato a Pantelleria, sua
inesauribile fonte ispiratrice. Molte
delle opere ricomposte sulle pareti e
valorizzate singolarmente da una luce
appositamente studiata, affascinano
per la centralità del colore che attira
lo sguardo, quasi a prenderti per mano
per portarti poi lungo sfumature che si
spengono là dove iniziano le emozioni.
La seconda: Elogio dell’Imperfezione
– La complessità della semplicità di
Giovanna Lentini che ha esposto lavori dove “…stoffe e fili imbastiscono
un racconto poetico fatto di linee e
tasselli di colore in apparenza vaganti come guidati dal caso ma in realtà
assemblati secondo una logica che il
tempo paziente dell’intervento scopre
nella sua manipolazione geometrica,
quasi geografie congettuali…I fili delle cuciture sono frasi misteriose in un
racconto aperto di controllata imperfezione che coinvolge l’osservatore”.
www.giovannalentini.it.
Infine, interessantissima, Nero Pantelleria – Il linguaggio della pietra mostra
di sculture di Maria Teresa Illuminato,
catanese di nascita, artista e docente
di Ecodisegn presso l’Accademia delle
Belle Arti di Brera. Della sua mostra
il prof. Thomas Schaefer dice che “…
il vero nero non esiste in Pantelleria.
L’isola offre tanti neri, dal nero lucido
dell’ossidiana della Balata de li Turchi,
al condensato di basalto di Kharuscia,
fino e al leggero e poroso tufo nero-verde di San Marco. E tutte
queste pietre mostrano delle caratteristiche forme e strutture molte diverse
tra loro pur essendo tutte di origine vulcanica. Sotto la mano dell’artista le pietre irregolari diventano un modo nuovo
per capire veramente cos’è il “nero pantesco” in tutta la sua varietà”.
La Rivista
L’isola vista dall’areo
Figlia del mare
e del fuoco
Pantelleria, figlia del mare e del
fuoco, nasce negli abissi marini del Canale di Sicilia, a duemila metri di profondità, da un
magma sommerso. Un’isola, a
detta dei geologi, giovane, che
non supera i duecentomila anni.
Adagiata al centro del Mediterraneo, tra due continenti, l’Africa e l’Europa, dista dalla Tunisia
75 Km. e dalla Sicilia 105 Km.
La sua superficie è di 83 Kmq e
la sua altezza massima è data
dalla Montagna Grande (836 m.
s.l.m), residuo di un antico cratere vulcanico spento, attorno
alla quale si irradiano altri 24
crateri e sbocchi minori, detti
“cuddìe”.
Il nome, Pantelleria, dal latino
panthera (tenda), sembra dovuto
al profilo capriccioso delle colline intorno alla Montagna Grande che si “tendono” come reti
per catturare gli uccelli e l’isola,
in effetti, si trova sulla rotta di
molti pennuti migratori. Per i Fenici fu Hiranim, per gli Arabi fu
Bent el Rhia, “l’isola del vento”,
Cossyra per i Romani.
Bellissima, unica, esclusiva, sta
soffrendo il malcostume, il menefreghismo e l’abusivismo edilizio. Ma Pantelleria conserva
un cuore verde intatto: eriche giganti dalle fioriture spettacolari,
ginepri, corbezzoli, gialle ginestre
spinose, rosmarini e mirti profumati formano quella che è ritenuta dai naturalisti la vera macchia
mediterranea.
Le case coloniche, autosufficienti,
chiamati “dammusi ”, intonacate
di bianco e rosa, sono una specie di parallelepipedo dal tetto
piatto o leggermente a cupola
per convogliare l’acqua piovana
nelle cisterne interrate, con forno
e talvolta con mulino, accostati l’un l’altro in modo casuale in
un armonico alternarsi di linee e
angoli retti, che sopravvivono alla
trasformazione moderna dell’agricoltura.
Una terra coltivata col sudore,
perché è così accidentata, terra
lavica e durissima, che nella maggior parte dei casi esclude l’aiuto di qualsiasi mezzo meccanico.
Un’agricoltura che è dovuta venire
a patto con i venti, con l’acqua
che non c’è, col sole che brucia.
Ma nessun problema: i panteschi
hanno insospettate virtù innate
ed hanno negli anni sviluppato
un’agricoltura specializzata particolarissima, unica nel suo genere,
con colture basse o striscianti, che
ricordano un po’ l’arte del bonsai.
Viti nane, capperi striscianti, olivi potati bassi, dove ciascuno dei
prodotti finali racchiude in sé un
vero concentrato di sapori, gusti
e aromi mediterranei. Non a caso
i vini, le uve, i capperi e l’olio di
Pantelleria sono particolarmente
pregiati e lo zibibbo e il moscato
godono di rispettabilissima fama.
Tutta la vita a Pantelleria è una
conquista. Persino l’accesso al
mare. Tranne le vie naturali di
Cala Levante, Gadir, Sataria e
Scauri, le altre bisogna comunque inventarsele: scendere e risalire lungo ripidi sentieri di sassi e di roccia per potersi alla fine
tuffarsi nel colore straordinario
di questo mare, godere delle sue
fiabesche trasparenze, avere la
visione del vento che ti parla, di
continuo, perennemente.
L’isola è piena di spigoli della sua
lava più dura ed è fatta pertanto
per quei turisti, convinti, decisi, che la vogliono capire. Una
vacanza tra maggio e giugno o
tra settembre e ottobre è un’esperienza indimenticabile. 14
Km. di lunghezza, 8 Km. di larghezza, 51 Km. di circonferenza,
200 Km. di strade permettono di
scoprire villaggi di dammusi, le
famose coste di Mueggen, i resti
preistorici di Mursia, le tombe di
Monastero e Piano della Ghirlanda, i sepolcri di Gibbiuna e lo
specchio di Venere, (incantevole
laghetto nascosto da un giro di
colline nelle cui calde acque vi
sono fanghi solforosi e “caldarelle” in continua ebollizione).
Scopriamo Pantelleria ma non
sciupiamola. Pantelleria è un
museo marino aperto come pochi al mondo. Avviciniamola ma
con il dovuto rispetto.
ottobre 2014 La Rivista - 69
La Rivista
Convivio
di Domenico Cosentino
A CARUSA: La Tosatura delle pecore
Un rito annuale che continua nel tempo
Avevo accolto molto volentieri l’invito dell’azienda agricola Rotiroti di Novalba di Cardinale, che la famiglia mi
aveva fatto recapitare tramite l’amico Prof. Piero Martelli. Si trattava, almeno così aveva letto il viaggiatore
goloso nell’invito, di trascorrere una domenica in piena
campagna e vivere, una giornata insieme ai pastori, in
occasione della “Carusa”, la tosatura delle pecore. Appuntamento rituale in programma, ogni anno, tra la fine
di aprile e maggio, per consegnarle alla bella stagione
alleggerite nel peso e nel calore (l’umidità nel pelo e nel
cibo è un nemico giurato della loro salute).
Diecimila anni di storia
A differenza dei pastori di D’Annunzio che in settembre lasciano
gli stazzi e vanno verso il mare(…), i pastori del viaggiatore goloso, non fanno transumanza, ma pascoli continui tra le valli delle
Serre calabresi, ad un’altitudine di 600 - 800 metri; almeno dove
ancora resiste questa pratica antica, che risale a circa diecimila
anni fa, quando iniziò la domesticazione dell’ovis aries – ariete
montone per il maschio, pecora per la femmina, in grado non
soltanto di darci latte, burro e formaggi di una qualità e ricchezza organolettiche irraggiungibili a valle, ma anche di svolgere
un ruolo ecologico nel mantenimento di pascoli e aree montane
altrimenti difficilmente ipotizzabile.
Pertanto, se il viaggiatore goloso, avesse voluto assistere alla tosatura delle pecore e capre, avrebbe dovuto abbandonare il mare
(il litorale jonico) e salire fin su a Novalba di Cardinale, nel cuore
delle Serre appenniniche catanzaresi, percorrendo una delle diverse strade che portano fino a Serra San Bruno, cittadina a 800
metri sul livello del mare e nota per la celebre Certosa, avvolta
nel silenzio, immersa tra secolari, giganteschi faggi e querce.
I pastori tosano le pecore
stradale dell’ANAS, posto all’ingresso del Paese. Il perché questo
piccolo paese calabrese di cinquecento abitanti, sia diventato
famoso in tutto il mondo, e si dica che probabilmente conosca le
nanoscienze meglio di molti istituti universitari, è stato spiegato
più tardi, al viaggiatore goloso dall’amico Prof. Martelli: “Qualche anno fa, l’illustre direttore del Methodist Reserch Institute di
Houston, U.S.A, Mauro Ferrari, con la moglie, ha scoperto Gagliato, se n’è innamorato e ha deciso di riunire lì, una volta all’anno, le migliori menti internazionali che operano nel campo delle
nanotecnologie. Potrai anche non crederci, caro Domenico – ha
concluso l’amico Martelli - ma è così: “La Calabria ti sorprende
sempre, come tu spesso sostieni!”
A Novalba: dalla pecora “carusata”(tosata)…
Quando finalmente il viaggiatore goloso è giunto a Novalba, i
pastori del territorio, avevano già iniziato la tosatura. Montoni,
pecore, agnelli e capre, ormai “carusati” e così “nudi”, sembravano
Gagliato: Il paese delle “Nanoscienze”
Essendo uno dei luoghi più alti della spiritualità calabrese, lungo
tutta la costa jonica si dice che: “Tutte le strade portano a Serra”.
Il viaggiatore goloso, però, ha scelto la sua. Ha imboccato la 182
è passato da Soverato Sud, ha dato uno sguardo prima alle case
che scendono giù fino alla riva del mare a cascate, poi all’arenile
battuto dalle onde e dal vento, e solo quando gli è parso di sentire una voce, proveniente dalle serre, che gli ricordava di essere in
ritardo, ha lasciato la statale 106. Salendo da questa parte delle
Serre, attraverso la 182,il viaggiatore goloso ha incontrato prima
Gagliato: ”Il paese delle Nanoscienze”. Così ha letto sul segnale
70 - La Rivista ottobre 2014
I pastori a pranzo dopo il duro lavoro
Formaggio caprino e formaggio pecorino
Il Prof. Piero Martelli, guida e maestro del viaggiatore goloso
rinati. Poi, sottobraccio al Prof. Martelli, che gli ha fatto da guida
per tutto il soggiorno a Cardinale, il viaggiatore goloso ha visitato
le stalle e si è spinto – attraverso una piacevole passeggiata - fino
al noccioleto, coltivato nei terreni dell’azienda Rotiroti. Ed è proprio lì, in quella macchia di verde incontaminata, dove tutto profumava di querce, faggi e castagni, che l’amico Piero , che sa tutto
di pascoli, alpeggi, transumanze e allevamenti di ovini, ha colmato
l’ignoranza del viaggiatore goloso, che è sempre assetato di sapere, spiegandogli che: ”la sfortuna della pecora è quella di essere
troppo buona. È un animale mite, non si arrabbia mai ed è rispettosa del gregge, che può contare anche migliaia di esemplari. È quindi
facile da allevare – vuoi per il buon carattere, vuoi per la capacità di
adattarsi ad ambienti e climi diversi – da essere praticamente ubiquitaria nella geografia agricola mondiale. Basta lasciarla brucare,
con la millenaria assistenza di un cane da pastore, in un terreno
ampio a sufficienza per sfamarla: in cambio arriveranno latte, carne e lana. Unica regola da rispettare quella tramandata da infinite
generazioni di pastori: la pecora rende quello che mangia, adattamento ovino dell’umano: “Siamo quello che mangiamo”.
...alla pecora nel piatto
Se la tosatura delle pecore, nelle stalle dell’azienda Rotiroti era
stata opera dei pastori (veri esperti, ma tutti maschi!), a cucinare
la pecora(e non solo) e poi servirl nel piatto, ci hanno pensato “I
fimmani”: nonne, mamme, suocere, nuore e zie, tutte e solo donne appartenenti alla famiglia Rotiroti che, con la loro sapienza
Ricotta di pecora e miele di zagara
contadina ed esperienza ai fornelli, hanno preparato piatti (per
ca. 120 persone) semplici, ma ricchi di profumi e sapori forti e
ruvidi, che il viaggiatore goloso non gustava ormai da anni.
Seduto ad un tavolo accanto all’inseparabile Prof. Martelli, che
continuava a ripetergli che la pecora anche se mite non è stupida, il viaggiatore goloso ha iniziato dal buffet dei salumi, affettati a coltello come vuole la tradizione: capicollo, soppressata,
prosciutto crudo e fette di lardo di maiale nero. E poi le olive: al
forno, schiacciate, in salamoia o alla monacale. Non sono mancate le ricottine, servite con i miele di zagara e i formaggi: pecorino e caprino. Dopo la zuppa di ceci al profumo di rosmarino,
ecco le pennette con il ragù di capra, seguite dallo stufato di
pecora, soffritto con scorza di limone e rosolato con vino rosso e
sugo di pomodoro. E se il cosciotto di agnello giovane lo avevano cotto al girarrosto, gli arrosticini erano dei cubettini di carne
di pecora infilati negli spiedini di legno, marinati in olio extravergine d’oliva, limone e pepe, cotti alla brace e serviti caldissimi, accompagnati da gigantesche fette di pane di Cardinale.
Tanti i dolci e tutti basati sulla ricotta di pecora, l’ingrediente
tra i dolci più buoni del mondo, dalla pastiera alla cassata, o ai
tortini di ricotta preparatiti con le nocciole di Cardinale.
La Trasversale delle Serre: un’opera incompiuta
Alle falde del Monte Cucco, adagiato in una conca nella media valle del fiume Ancinale, c’è Torre di Ruggero. È il paese nativo dell’amico e guida Piero Martelli. Il quale finita
ottobre 2014 La Rivista - 71
Le zeppele friggono
Il buffet di salumi
72 - La Rivista ottobre 2014
la tosatura e il lungo convivio, ha condotto il viaggiatore
goloso fin su nel centro storico, parlandogli della storia e
delle antiche tradizioni che sono ancor custodite nei palazzi e nelle chiese. Con lui ha visitato anche i vecchi mulini
ad acqua, ormai in disuso, il chiostro del Monastero degli
Agostiniani, la Torre di Ruggero il Normanno e il Santuario
della Madonna delle Grazie, visitato, ogni anno, nella prima
domenica di settembre, da migliaia di pellegrini, provenienti
da tutta la Calabria.
Nel riscendere a valle, il prof. Martelli ha ripercorso la
strada che passa per Cardinale. È passato sotto un enorme cavalcavia, e qui, ad un tratto, al viaggiatore goloso è
apparso un nastro stradale, un troncone di superstrada o
strada monca, incompiuta. Curioso di sapere cosa fosse,
il viaggiatore goloso ha domandato al suo maestro come
mai quella strada non fosse finita. Piero Martelli spense
il motore della sua auto, parcheggiò al lato della strada,
ridacchiò fra sé, e con grande senso umoristico, cercando
anche di imitare Sherlock Holmes, personaggio scaturito dalla penna di Arthur Conan Doyle, disse: “Elementare
Watson! Molto semplice caro Domenico, si tratta della costruenda Trasversale delle Serre. Un tracciato della strada
di collegamento che doveva connettere lo Jonio al Tirreno,
Soverato con Tropea. I lavori sono iniziati cinquant’anni fa,
ma non sono mai finiti. I pochi chilometri costruiti, sono
costati 575 milioni di euro per avere un altro Ecomostro di
cemento armato incompiuto, che crea un orrendo impatto sull’ambiente, oltre al disagio e al disorientamento tra
le popolazioni interessate al tracciato. Hai proprio ragione
tu, caro Domenico, quando dici:” La Calabria, nel bene e nel
male, ti sorprende sempre!”.
LA GASTRONOMIA ITALIANA IN SVIZZERA
Viva la cucina italiana !
La Ricetta
Da noi vi offriamo le vere specialità italiane. Lasciatevi incantare
dal nostro ambiente mediterraneo, dalle nostre eccellenti pizze
con il marchio « vera pizza napoletana DOC », dalle tipiche pietanze
a base di carne o di pesce, nonché dalla nostra prelibata pasta
fresca e dai succulenti dolci. Il tutto accompagnato da una vasta
selezione di vini provenienti da tutte le regioni d’Italia.
Buon appetito !
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i membri su presentazione della tessera della Camera di
Commercio Italiana per la Svizzera uno sconto del
10% su tutte le consumazioni !
Ragù di carne di pecora
(come la fanno a Cardinale)
Ingredienti:
800 gr di carne di pecora tagliata a pezzi con il coltello,
1 cipolla di Tropea,
1 litro di passata di pomodoro,
40 gr di olio extravergine d’oliva,
1 bicchiere di vino bianco e secco,
1 peperoncino piccante,
un rametto di origano, alcune foglie di basilico.
Come lo preparano:
affettano la cipolla di Tropea la fanno rosolare con l’olio d’oliva in un recipiente di terracotta, fino a quando
prende un colorato dorato. Aggiungono la carne di pecora tagliata a pezzi e fanno rosolare per alcuni minuti. Versano il vino bianco e fanno sfumare. Coprono la
carne con la passata di pomodoro, aggiungono l’origano
secco e le foglioline di basilico e il peperoncino piccante. Aggiustano di sale. Quando il ragù inizia a bollire,
abbassano la fiamma e lasciano cuocere (o pippiare) per
almeno due ore fino a quando la carne diventa tenerissima. Servono la carne a tavola con il suo sugo ristretto
o ci condiscono la pasta fatta in casa, come è successo
a Cardinale.
Il Vino:
Un Colle Barabba, un Savuto Rosso, prodotto da uve
Arvino, Greco Nero, Magliocco Canino e Nerello Cappuccio, dell’Azienda Agricola Mauro Colacino, Marzi,
Cosenza.
MOLINO Basilea
Steinenvorstadt 71
4051 Basilea
T 061 273 80 80
MOLINO Montreux
Place du Marché 6
1820 Montreux
T 021 965 13 34
MOLINO Berna
Waisenhausplatz 13
3011 Berna
T 031 311 21 71
MOLINO Thônex
Rue de Genève 106
1226 Thônex
T 022 860 88 88
MOLINO Crans-Montana
Rue de Pas-de-l’Ours 6
3963 Crans-Montana
T 027 481 90 90
MOLINO Uster
Poststrasse 20
8610 Uster
T 044 940 18 48
MOLINO Dietikon
Badenerstrasse 21
8953 Dietikon
T 044 740 14 18
MOLINO Vevey
Rue du Simplon 45
1800 Vevey
T 021 925 95 45
MOLINO Friborgo
93, rue de Lausanne
1700 Friborgo
T 026 322 30 65
MOLINO Winterthur
Marktgasse 45
8400 Winterthur
T 052 213 02 27
MOLINO Molard, Ginevra
Place du Molard 7
1204 Ginevra
T 022 310 99 88
MOLINO Zermatt
Bahnhofstrasse 52
3920 Zermatt
T 027 966 81 81
MOLINO La Praille, Ginevra
Centre Commercial La Praille
1227 Carouge
T 022 307 84 44
MOLINO Select, Zurigo
Limmatquai 16
8001 Zurigo
T 044 261 01 17
LE LACUSTRE, Ginevra
Quai Général-Guisan 5
1204 Ginevra
T 022 317 40 00
MOLINO Stauffacher, Zurigo
Stauffacherstrasse 31
8004 Zurigo
T 044 240 20 40
MOLINO Glattzentrum
Einkaufszentrum Glatt
8301 Glattzentrum
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ottobre 2014
La Rivista - 73
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La Rivista
Motori
di Graziano Guerra
Nuova Jeep Renegade
La prima Small SUV della Marca
“Determinazione, competenza e desiderio di far parte di
un’unica solida squadra: sono questi gli ingredienti più
importanti che hanno portato alla realizzazione della nuova Renegade, il primo veicolo di Fiat Chrysler Automobiles
sviluppato in collaborazione da progettisti e ingegneri italiani e americani e il primo modello nella storia del marchio ad essere costruito in Italia, presso il rinnovato stabilimento SATA di Melfi in Basilicata” ha dichiarato Chris
Ellis, Head of Jeep Brand EMEA, alla presentazione della
nuova Jeep alla stampa internazionale.
le dimensioni compatte e il passo da 2570 mm la rendono agile e
molto maneggevole. Il volante risulta di buon polso e molto preciso sullo sterrato, specialmente a buona andatura. Ovviamente non
mancano le versioni che offrono un’autentica capacità off-road in
stile Jeep, che l’innovativa architettura «4x4 Small Wide» unisce a
un’eccellente dinamica di guida su strada.
Oltre al cambio automatico a 9 marce, un’altra dotazione inedita
nel settore è il dispositivo di disconnessione dell’asse posteriore,
che migliora l’efficienza nei consumi e utilizza la modalità 4x4
solo quando necessario. La nuova è disponibile con i due avanzati
sistemi 4x4 permanenti: Active Drive, optional su tutti i modelli
e Active Drive Low, di serie su Trailhawk e a richiesta su Limited.
Design originale, elementi stilistici del Marchio e
contenuti Hi Tech
La nuova piccola Renegade segna l’ingresso del marchio Jeep in un
segmento fra i più combattuti, e in più rapida crescita del settore
automobilistico: gli Small SUV. La nuova, che andrà a competere
con Opel Mokka, Suzuki Sx4 S-Cross, Peugeot 2008, Skoda Yeti,
Suzuki Sx4, Renault Captur, si presenta con contenuti tecnologi di
sicurezza, motoristici e di trasmissione all’avanguardia. È la prima
Small Suv dotata di cambio automatico a nove rapporti, in alternativa a un docile cambio manuale a sei marce dagli innesti precisi e silenziosi. La gamma motori prevede un benzina MultiAir2 e
due turbodiesel Multijet II, con potenze da 110 a 170 CV. Dura e
seria a prima vista, si rivela giocosa e porta in dote una notevole
carica di allegria. Le sue capacità off-road, sul nuovo tracciato di
prova del Centro Sperimentale di Balocco, hanno entusiasmato
specialisti e profani.
Chi ama la guida open-air potrà scegliere fra due speciali configurazioni di tetto apribile, uno è l’esclusivo ‘My Sky’, unico nel
segmento. Gli interni esprimono un look dinamico con dettagli
essenziali e funzionali. I materiali sono di alta qualità, e i colori
suggestivi. I contenuti tecnologici sono all’avanguardia, spicca un
touchscreen Uconnect da 5” e un quadro strumenti con display a
visualizzazione multipla a colori da 7”. Sotto la voce sicurezza si
trovano avanzati sistemi, di serie e su richiesta. 6 airbag di serie,
controllo elettronico di stabilità (ESC) con sistema elettronico antiribaltamento (ERM), telecamera posteriore ParkView, sistema di
frenata assistita e di avviso di uscita dalla corsia. L’Adaptive Cruise
Control sarà disponibile nel 2015.
In Svizzera è commercializzata da questo ottobre, negli allestimenti Sport, Longitude, Limited, Opening Edition e Trailhawk, con
i motori a benzina 1.4 e diesel CRD 1.6 FWD, diesel CRD 2.0 4WD,
con prezzi da CHF 28’150. La versione base con motore 1.6 E-Torq
da 110 CV sarà disponibile a giugno 2015, da CHF 24‘950.
Una Jeep a trazione anteriore: inconcepibile!
E invece è proprio vero, la nuova piccola entra alla grande nel
segmento delle SUV compatte e lo fa con una variante finora
inimmaginabile per la Casa che ha nel suo DNA il gene del fuoristrada. Nella giungla cittadina la versione FWD si muove felpata,
ottobre 2014 La Rivista - 75
La Rivista
Auto Moto
News
Nuova Volvo XC90
Il primo passo verso l’automobile
che si guida da sé
Volvo Cars ha presentato a Stoccolma, nella splendida cornice dell’Artipelag, in prima mondiale, la nuova XC90. Una vera sette posti di grandi
dimensioni che alza l’asticella nel segmento SUV, sia per quanto riguarda
l’estetica e la sicurezza sia per le nuove tecnologie del gruppo motore/
trasmissione, ma non solo. Presenta un mix di lusso che cerca confronti
anche per versatilità, sicurezza e la nuova Architettura di Prodotto Scalabile (SAP). Spiccano le linee del cofano più ampio, la linea di cintura
e la fiancata affilata che termina nel profilo stilizzato dei nuovi gruppi
ottici posteriori. Aggiungono aggressività i nuovi cerchi, disponibili fino
a 22”. La piattaforma SPA permette flessibilità e spaziosità nell’abitacolo,
associate all’agilità di auto molto più compatte. La nuova propone diversi motori da 2 litri a 4 cilindri, in grado di fornire eccellenti prestazioni
e bassi consumi. Il top di gamma, Twin Engine che associa un 2.0 turbo
a benzina sovralimentato a quattro cilindri a un motore elettrico, è un
connubio perfetto di potenza e ecologia: circa 400 CV con emissioni di
CO2 ridotte a circa 60 g/km (ciclo di omologazione NEDC). Il pacchetto
sicurezza riserva due prime mondiali: la protezione in caso di uscita di
strada e la frenata automatica agli incroci. Di serie c’è il «City Safety»,
sinonimo di frenata automatica, aggiornata per rilevare, di giorno e di
notte, la presenza di ciclisti, pedoni e ostacoli in genere davanti alla
vettura. La XC90 rappresenta pure un primo passo verso l’autoguida,
grazie a una nuova funzione che in situazioni di traffico con frequenti stop&go segue automaticamente la vettura che precede. La nuova
è disponibile da ottobre 2014, prezzo d’entrata 69’600 franchi. I primi
veicoli in svizzera saranno consegnati ai clienti da maggio 2015.Nuovo
Freemont Cross è un alto di gamma destinato a un pubblico attento che
cerca il migliore equilibrio tra funzionalità e design. Si caratterizza per
l’aspetto grintoso, per i nuovi paraurti con dettagli Platinum Chrome,
griglia anteriore nero lucido e cerchi in lega Hyper Black da 19” a 5
razze. Le cornici nere dei gruppi ottici rivelano un carattere pronto per
ogni strada. Gli interni sono esclusivi e spaziosi e con contenuti di serie
quali navigatore satellitare touchscreen Uconnect da 8.4”, telecamera
posteriore di parcheggio e impianto audio Premium Alpine con 6 speaker, amplificatore da 368 watt e subwoofer. La nuova versione top di
gamma è disponibile con il 2.0 Multijet II da 140 CV, cambio manuale a
6 rapporti e trazione anteriore; con il 2.0 Multijet II da 170 CV, sia nella
versione 4x2 e cambio manuale sia in quella integrale attiva AWD con
cambio automatico a 6 marce.
VW La nuova Golf GTE
Sfrutta l’abbinamento tra il TSI
e il motore elettrico
In quegli anni dorati che furono i ’60, furoreggiava un ritornello rimasto famoso: “20 chilometri al giorno, 10 all’andata e 10 al ritorno …”, ma
i chilometri quotidiani che il cittadino medio percorre per il tragitto casa
- lavoro sono aumentati, le statistiche di mezzo mondo dicono che oggi, in
media, sono circa una quarantina. Cittadino che con la famiglia, nell’weekend parte spesso per una scampagnata, e di Km ne fa altri 150. Ecco che
si arriva a un rapporto che per tre quarti della percorrenza settimanale,
un’autonomia elettrica di 50 Km, che toglie rumore e inquinamento dagli
agglomerati urbani, è più che sufficiente. Inoltre consente un notevole
risparmio sui costi, alla faccia delle tasse sul carburante. A Zurigo i dirigenti di Wolfsburg della Volkswagen hanno presentato alla stampa internazionale la nuova Golf GTE in sessione dinamica. La sigla Gran Turismo
è sinonimo da anni di sportività e con la Golf si è via via arricchita della
lettera I, poi della D e oggi della E, che sta per elettrica! La nuova si distingue proprio per questa eccezionale caratteristica: unisce la sportività delle
GTI e delle GTD alla possibilità di circolare con emissioni Zero per 50 chilometri. La GTE può essere guidata in cinque modalità, sul display si vede
quale è attiva. Con la messa in moto si trova automaticamente in E-Mode.
Passando a potenza elevata il sistema di trazione va sul modus Battery
76 - La Rivista ottobre 2014
Hold in automatico, la E-Mode si disattiva e la GTE si comporterà come
una classica full-hybrid. L’unione dei due motori la rende molto grintosa,
grazie a ben 350 Nm di coppia. La prima Golf ibrida plug-in porta in dote
204 CV e un’autonomia complessiva di circa 940 km; colpisce per i bassi
consumi: 1,5 l/100 km e 11,4 kWh/100 km nel ciclo NEDC* (nuovo ciclo di
guida europeo per vetture con propulsione ibrida plug-in), tale consumo
corrisponde a 35 g/km di emissioni di CO2. Con il solo motore elettrico si
raggiungono i 130 km/h. Il cambio è un automatico DSG a doppia frizione
e frizione di separazione a 6 marce, sviluppato per l’impiego ibrido. La
batteria si ricarica utilizzando la presa di casa, occorrono circa 3 ore e 45
minuti (100% di capacità), mentre con il wall box o colonnine di ricarica
pubbliche, il “pieno” richiede circa 2 ore e 15 minuti. La possibilità di gestire l’energia permette di mantenere la carica fino alla fine del viaggio,
per circolare a emissioni zero in un’area urbana, per esempio. L’abitabilità
interna non è limitata dalla batteria. L’allestimento è sportivo, la dotazione
di serie comprende, tra l’altro, fari a LED, cerchi in lega da 16 pollici (fino a
18”). In Svizzera la Golf GTE è in vendita con prezzi da CHF 46’650 (garanzia di 8 anni/160’000 km per la batteria), e sarà sul mercato svizzero dalla
fine di gennaio 2015 presso 70 concessionari PHEV selezionati.
Salone di Ginevra 2015
Il cartellone è pronto
Per l’85° Salone internazionale dell’automobile di Ginevra – in cartellone
da 5 al 15 marzo 2015 – il manifesto è pronto e sarà utilizzato per la
campagna promozionale nazionale e internazionale del Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra del 2015.
È stato realizzato dagli studenti della scuola superiore dell’Arte e della
Comunicazione visiva di Zurigo (Zürcher Hochschule der Künste ZHdK),
sotto la guida di Jonas Voegeli, docente e responsabile ZHdK, nell’ambito di un concorso, al quale hanno preso parte una ventina di studenti,
indetto dai dirigenti del Salone ginevrino. I vincitori, Monika Regina Nef
e Nico Bucci hanno trattato il tema dedicando attenzione ai dettagli di
un’automobile. Lo sguardo al futuro è rappresenta dall’illustrazione di
un potente faro.
“Abbiamo esaminato ogni elemento di un’autovettura, perché spesso
sono i dettagli a renderla unica ed elegante. La dinamica dei colori –
hanno detto i due giovani - può essere interpretata in diversi modi. Il
riferimento visivo a una camera a infrarossi enfatizza l’aerodinamica e la
potenza di questi dettagli.”
Jonas Voegeli, docente di Comunicazione visiva e professore associato
di Bachelor e Master of Art di design editoriale ZHdK, che ha accettato la sfida nel giugno scorso, integrando il concorso nel programma
di formazione, ha dichiarato. “Il team Nef/Bucci ha realizzato un’opera
dalla grafica semplice e molto efficace, di immediata ricezione. Il soggetto molto contemporaneo saprà sedurre un pubblico giovane e moderno”.
È secondo anno che la direzione del Salone commissiona il manifesto
a una scuola d’arte svizzera. Quello del 2014 era stato realizzato dalla
Scuola Superiore di Arte e Design di Ginevra (HEAD).
Flagship Store Pirelli – Agom
Il primo Driver Center in Svizzera
Il produttore italiano di pneumatici premium Pirelli e la sua organizzazione
commerciale AGOM, dispone nell’emergente business area del comune zurighese di Wallisellen, del suo primo Driver Center in Svizzera. Un’officina
multifunzionale che ricorda un box della Formula 1.
Ispirato al successo del Pirelli Driver Center di Francoforte, che ha aperto i
battenti un anno fa, e ha conferito una nuova dimensione e valorizzazione
all’esperienza d’acquisto degli pneumatici e servizi, il nuovo punto vendita
è stato progettato da Pirelli Tyre (Suisse) SA e dal Gruppo Agom. Il Driver
Center è un punto vendita con officina. Il suo concetto innovativo di store
propone un ambiente di stile, dove è proposta una larga offerta di servizi
Iveco e lo sport
Christian Stucki testimonial Iveco
Christian Stucki è uno dei migliori lottatori svizzeri, è stato finalista alla Festa della Lotta Federale - Festival delle Alpi a Burgdorf nel 2013 e nel 2014
Stucki ha ottenuto diversi successi. A giugno ha vinto a Stoos, nel mese di
luglio si è classificato secondo alla manifestazione del Brünig e all’inizio di
agosto ha vinto la lotta della Svizzera Nord-Occidentale a Zuchwil contro
il mitico campione Nöldi Forrer (Schwingerkönig 2001). “Christian Stucki è
camionista, e guida da anni veicoli commerciali Iveco. Avere a bordo un tale
professionali attorno allo pneumatico e agli accessori. Molti elementi di
lounge e design rispecchiano il target premium del Marchio e dei servizi.
Il Driver Center di Wallisellen è una filiale della società Agom che appartiene a Pirelli Tyre (Suisse) SA. Agom è organizzata e diretta in modo indipendente. Con 18 punti vendita in Svizzera e oltre 100 collaboratori, Agom appartiene alle aziende leader nel settore degli pneumatici, accessori e servizi.
personaggio parla per il nostro
Marchio. Christian corrisponde
a molte caratteristiche di Iveco:
affidabilità, correttezza, passione e di natura forte”, ha spiegato
Cristina Saegesser-Micheletti,
Marketing & Communication
Manager di Iveco Svizzera. Christian Stucki dal canto suo: “Guido un Iveco da anni, e mi ha
assolutamente convinto. Sono
felice di questa collaborazione e
di sostenere in futuro l’immagine
di Iveco”.
ottobre 2014 La Rivista - 77
La Rivista
Starbene
È lo zucchero e non il sale
il vero nemico della
pressione alta
Sarebbe lo zucchero e non il sale, come invece si è sempre pensato, il vero nemico di chi soffre di pressione alta. Il saccarosio,
infatti, sembrerebbe anche in virtù di studi svolti su larga scala
avere una correlazione molto più stretta del sodio con la pressione alta, perché se assunto in quantità elevate stimolerebbe
un’area del cervello chiamata ipotalamo, che provocherebbe
a sua volta un aumento del battito cardiaco e della pressione
sanguigna. È quanto emerge da una ricerca Usa, guidata dal
Saint Luke’s Mid America Heart Institute in Kansas City, pubblicata sull’American Journal of Cardiology.
In particolare, ad essere messe sotto accusa dagli studiosi
sono le bevande gassate zuccherate di cui si fa spesso un largo
consumo, responsabili secondo i dati della ricerca di picchi di
ipertensione che portano a un’estrema quanto pericolosa variabilità nella pressione arteriosa, che può aumentare anche le
possibilità di andare incontro a un infarto.
Secondo il dottor James Di Nicolantonio, che ha condotto lo
studio, “già solo per questo lo zucchero deve essere considerato
un predittore di rischio cardiovascolare, per questo bisognerebbe
consigliare a chi soffre di pressione alta di tagliare lo zucchero e
non il sale”. Nel dubbio meglio non eccedre con entrambi.
Cresce in fretta ma poi si
ferma: il cervello inizia a
rimpicciolire già a 20 anni
Cresce dall’infanzia all’età dello sviluppo, ma poi a un certo punto si
ferma. “E intorno ai 20 anni il volume cerebrale inizia a ridursi, all’inizio molto lentamente e poi, dopo i 40-50 anni, più velocemente. È un processo invisibile a occhio nudo, ma le macchine e uno
speciale software ci dicono che perdiamo lo 0,2-0,3% di volume
cerebrale l’anno. Io in 10 anni ho perduto il 3,5%”. Parola di Nicola
De Stefano, neurologo dell’Università di Siena che ha ideato il metodo Siena e l’algoritmo per quantificare con precisione la perdita
di volume cerebrale.
Un sistema realizzato insieme all’Università di Oxford, che oggi è
il più usato per calcolare l’evoluzione del danno inferto da malattie come sclerosi multipla e Alzheimer. “In un malato di sclerosi
multipla la perdita di volume cerebrale è doppia rispetto a una
78 - La Rivista ottobre 2014
persona sana: siamo intorno allo 0,5-0,6-0,7% l’anno. Mentre
nell’Alzheimer schizza al 2-3%”.
“Se le persone sane perdono sia materia grigia che bianca, nel caso
di anziani e malati di sclerosi viene ‘eliminata’ più materia grigia”.
Ma come si misura il rimpicciolimento? “Occorre eseguire due risonanza magnetiche con alcuni criteri, poi il computer grazie al
software esegue il calcolo”. Il metodo Siena, che, pur essendo stato
messo a punto proprio nella città toscana da cui prende il nome,
è al contempo un acronimo (Structural Imagine Evaluation using
Normalization of Atrophy), è oggi la chiave per valutare l’andamento di molte patologie “e gli effetti protettivi dei farmaci studiati per contrastare la perdita di volume cerebrale” nella sclerosi
multipla, conclude il ricercatore.
Aumentano tumori,
Alzheimer e demenze senili
Nel 2013, in Italia, quasi una persona su due (46,9%) in una lista
di 23 patologie ne ha indicato almeno una cronica. Le patologie
più frequenti nel totale della popolazione sono nell’ordine: l’ipertensione arteriosa (17,1%), l’artrosi/artrite (16,2%), le malattie
allergiche (13,7%), cefalea/emicrania ricorrente (10,8%).
Ad eccezione delle malattie allergiche, più diffuse tra bambini
e giovani, la maggior parte delle patologie, soprattutto quelle
molto severe, presentano prevalenze che aumentano con l’età. È
quanto emerge dal rapporto Istat su “Tutela della salute e accesso alle cure”. Di conseguenza, nella popolazione anziana (65 anni
e più), circa una persona su due soffre di artrosi/artrite o ipertensione (rispettivamente 49,4% e 48,4%), il 24,2% di osteoporosi
e il 17,6% di diabete; il 13% dichiara di soffrire di depressione o
ansietà cronica.
La graduatoria delle prevalenze delle varie patologie croniche si
differenzia per genere. Tra le donne anziane, le patologie più frequentemente riferite sono artrosi/artrite (59,4%) e ipertensione
(50,9%), seguono osteoporosi (39,5%), diabete (16,8%) e ansia/
depressione (16,7%). A parità di età, tra gli uomini di 65 anni e
più le patologie più frequenti sono l’ipertensione (45,8%) e l’artrosi/artrite (38,9%); seguono, con prevalenze più basse, diabete
(18,3%), bronchite cronica/enfisema (14,3%), infarto (10%) e altre malattie del cuore (13,6%).
Rispetto al 2005, a parità di età aumentano i tumori maligni
(+60%), le malattie della tiroide (+52%), l’Alzheimer e le demenze senili (+50%), l’emicrania ricorrente (+39%), l’allergia (+29%)
e l’osteoporosi (+26%), mentre diminuiscono le prevalenze di
bronchite cronica/enfisema (-24%) e dell’artrosi/artrite (-18%).
Queste variazioni nel tempo, oltre alla longevità, riflettono l’impatto di molti fattori, tra cui i progressi della medicina e il miglioramento delle capacità diagnostiche, la migliore consapevolezza
e informazione dell’intervistato sulle principali patologie rispetto
al passato, i cambiamenti epidemiologici in atto in una popolazione che invecchia e progredisce in termini di istruzione.
Migliora la salute fisica,
Fastreset:
peggiora quella psicologica ovvero governare
le emozioni
Nel 2013, la prevalenza, standardizzata per età, di chi dichiara di stare male o molto male, rimane stabile al 7,3%
nella popolazione di 14 anni e più (era il 7,4% nel 2005).
Si accentuano le differenze di genere a svantaggio delle
donne, già marcate nel 2005. Fa eccezione la provincia
autonoma di Trento, dove sono gli uomini che dichiarano
più frequentemente di stare peggio delle donne. Il 20,1%
delle persone anziane esprime un giudizio negativo delle
proprie condizioni di salute, un dato complessivamente
stabile rispetto al 2005.
Nel tempo, per le dinamiche territoriali si osservano andamenti opposti, con miglioramenti nel Centro-nord e
peggioramenti nel Mezzogiorno e un ulteriore incremento delle disuguaglianze territoriali. In regioni come Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, con prevalenze di cattiva
salute già elevate nel 2005 rispetto alla media nazionale,
continua nel 2013 il trend di crescita e si raggiungono
quote rispettivamente del 30%, 29,7%, 27,4% e 26,7%.
In Sardegna, pur con una prevalenza in calo, si registra
una quota elevata (26,6%). Le quote più basse si osservano nella provincia di Bolzano (6,9%), dove continua a
diminuire la prevalenza malgrado fosse già fra le più basse nel 2005; seguono la provincia di Trento (12,6%), Lombardia (14,2%) e Veneto (14,4%). Si rileva inoltre un ulteriore incremento nelle percentuali di anziani multicronici
nelle regioni del Mezzogiorno, tra le quali la posizione
di maggiore svantaggio si registra in Sardegna, con una
quota pari a 51,5%, che tra le donne raggiunge il 61,4%.
Complessivamente, rispetto al 2005, migliora lo stato di
salute fisica nella popolazione di 14 anni e più - l’Indice dello stato di salute fisico PCS aumenta in media di
0,8 punti - ma peggiora il benessere psicologico - l’Indice MCS sullo stato di salute psicologico si riduce della stessa entità, -0,7. Il decremento dell’indice di stato
psicologico si rileva soprattutto tra i giovani fino a 34
anni (in particolare fra i maschi, -1,2) e negli adulti di
44-54 anni (-1,3). Tra gli anziani, lo stato di salute fisico
migliora complessivamente di più (in media +1,2 punti)
mentre l’indice di stato psicologico non mostra flessioni.
Le regioni in cui migliora lo stato di salute fisico, rispetto al 2005, sono Toscana (+1,4), Marche e Molise (+1,3)
e Veneto (+1,2). La variazione più negativa dell’indice di
stato psicologico si rileva, invece, in Campania (-1,3), che
si posiziona quasi in fondo alla graduatoria delle regioni,
ma valori di poco superiori si registrano anche in Valle
d’Aosta (-1,3), Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo, in particolare tra gli uomini (-1,5).
Un tema che era emerso in occasione dell’uscita del primo volume (FastReset), scritto da Maria Grazia Parisi
creatrice del metodo detto appunto FastReset, che ora
si arricchisce di un secondo atto. Un atto più pratico e
d’immediata fruizione da parte di tutti – anche senza
necessariamente ricorrere allo specialista o frequentare
un corso.
FastReset, anche se ha un nome evocativo e significativo, è anche l’acronimo di Focused Awareness Shift Technique Reprocessing Emotional Subjective Experience
Traits. È in sostanza una tecnica piuttosto semplice nella sua applicazione pratice, ma che si avvale per contro
di un serio e sostanzioso background, che si prefigge di
far riconoscere, integrare e trasformare le emozioni che
possono influenzare in negativo la nostra vita, in tutti
i suoi aspetti.
Queste emozioni sono spesso causa di ansia, fobie e
paure, attacchi di panico, dipendenze, conflitti nelle relazioni con gli altri – che siano partner, genitori, figli,
colleghi e così via – che ci rendono difficile la vita.
Con l’uscita recente di questo secondo volume dal titolo La soluzione FastReset (Sperling & Kupfer), l’autrice
aggiunge preziose informazioni e soluzioni pratiche. Si
tratta di un vero e proprio manuale pratico. In pochi
passi possiamo infatti farci un’autoterapia che può aiutare a superare molti dei problemi comuni che affliggono le persone. Non solo ansie e paure dunque, ma anche
insonnia, sovrappeso e problemi alimentari, rabbia, risentimento, malumore e forme depressive, tic nervosi,
compulsioni e comportamenti negativi. Insomma, tutto quello che ha origine nelle emozioni e nei processi
automatici acquisiti nel tempo o a causa di un evento
particolare. Il nostro corpo infatti tende ad agire per
riflesso condizionato come i famosi cani di Pavlov, che
iniziavano a sbavare non appena sentivano il suono del
campanello che annunciava l’arrivo del cibo – anche se
il cibo non c’era. Ecco, gli schemi ormai acquisiti ci fanno, per esempio, reagire con rabbia, paura, ansia o altro
a un evento che per un’altra persona invece potrebbe
essere insignificante. Come dire che: suona il campanello e noi iniziamo a sbavare.
Iniziamo allora a riconoscere le emozioni, quali di queste ci comandano e poi sbarazziamocene. La nostra vita
prenderà probabilmente la giusta piega, quella che da
sempre abbiamo desiderato.
ottobre 2014 La Rivista - 79
L A
C O N V E N I E N Z A
F O R Z A
È
L A
N O S T R A
M O T R I C E .
P i ù d is p a r a t i s o n o i s e t to r i d ’i m p i e go e l e m e r ci d a t r a s p o r t a r e , p i ù a m p ia è
la n u ov is s i m a g a m m a d i m e z z i I ve co : co n g li i n n u m e r e vo li m o d e lli d is p o n i b ili – d a l
f u r go n e d i s u cce s s o DA I LY a ll ’a u to c a r r o S T R A L I S – of f r e i nf a t t i s o l u z i o n i
s u m is u r a e q u i n d i d av ve r o co nve n i e n t i p e r o g n i i n c a r i co d i t r a s p o r to. Pe r o g n i c a r i co
e o g n i d e s t i n a z i o n e , I ve co co nv i e n e s e m p r e .
I V E CO ( Sv i z ze r a ) S A , O b e r fe l d s t r a s s e 16 , 83 02 K l o t e n , t e l . 0 4 4 8 0 4 7 3 7 3 , w w w. i ve co . c h
La Rivista
Mondo
in Fiera
Berufsmesse Zürich : Zurigo, 18 - 22 novembre Key Energy: Fiera di Rimini, 5 -8 novembre
Una bussola per orientarsi nella giungla del lavoro Energia e mobilità sostenibile
Fiera D’autunno:
Fiera di Bolzano, 5 - 9 novembre
5 giorni: soluzioni per la casa, sapori e salute,
idee regalo, tanto divertimento!
Sicurezza: Fiera di Milano, 12 - 14 novembre
Sicurezza per il tuo business
L’Artigiano in Fiera:
Fieracavalli: Fiera di Verona, 6 - 9 novembre Fiera di Milano dal 29 novembre - 8dicembre
Con la valigia in sella
Viaggio tra le culture di tutto il mondo
ottobre 2014 La Rivista - 81
La Rivista
Berufsmesse Zürich:
Zurigo, 18 - 22 novembre
Una bussola per orientarsi
nella giungla del lavoro
Il futuro è fatto di incognite. Lo
si costruisce poco a poco, compiendo una serie di decisioni talvolta impegnative, soprattutto se
ricche di ricadute importanti. Tra
queste rientra anche la scelta della professione.
La domanda-cliché “Cosa vuoi fare da
grande?” può risvegliare, in determinati momenti della vita, un certo grado di
inquietudine e tanti dubbi. In una realtà
lavorativa sempre più frammentata e specializzata capita spesso di trovarsi spaesati, attratti da una moltitudine di settori
d’inserimento o frastornati da una tale
varietà di possibilità e, quindi, incapaci di
orientarsi verso una precisa carriera.
A venire in soccorso dei giovani è la
Berufsmesse Zürich, un concentrato di
stand, attività e incontri sul tema del lavoro e della formazione. Per approfittarne basta recarsi dal 18 al 22 novembre
2014 presso il centro fieristico di Zurigo, aperto ogni giorno dalle 08:30 alle
17:00 (eccetto il sabato, che vede l’apertura ritardata alle ore 10:00). In questo
contesto tutti gli interessati possono
conoscere più da vicino le peculiarità di
determinati percorsi sia occupazionali
che formativi.
Il primo passo per districarsi nella giungla delle professioni è costituito dal
prendere atto dei propri interessi, dei
propri punti di forza e delle proprie
capacità. Per farlo si può ricorrere al
Berufsmesseheft, un quadernino stampabile da completare in preparazione
82 - La Rivista ottobre 2014
alla manifestazione. Il secondo passo è
invece quello di individuare i possibili
ambiti di applicazione e fare una verifica
pratica. Per questo in fiera sarà possibile
raccogliere abbondante materiale informativo, testare dal vivo le sfide intrinseche a ogni lavoro, simulare colloqui di
lavoro ed entrare in contatto diretto con
gli esperti del settore, pronti a rispondere
alle domande del pubblico. Orientamento e consulenza sono infatti le colonne
portanti dell’evento.
La fiera del lavoro di Zurigo non è però un
appuntamento dedicato solo ai ragazzi
in cerca di un lavoro o un apprendistato e alle aziende in cerca di nuove leve,
ma si rivolge anche a genitori, docenti e
tutti coloro che desiderano riqualificarsi professionalmente, cambiare lavoro
o riprendere e approfondire la propria
formazione. In particolare, chi desidera
informarsi su corsi di aggiornamento
e perfezionamento può beneficiare di
un’area apposita (Treffpunkt Weiterbildung) accessibile nelle giornate del 21 e
del 22 novembre.
Tantissime sono inoltre le informazioni
messe a disposizione del grande pubblico sul sito ufficiale (www.berufsmessezuerich.ch) in forma di pdf scaricabile o
di collegamento ipertestuale a pagine ad
hoc. A ciò si aggiungono le interazioni
che si tengono su canali paralleli particolarmente usati dalle nuove generazioni, quali Facebook, Twitter, YouTube e
specifiche app per smartphone.
Durante la nona edizione nel 2013 si
erano contati complessivamente 125
espositori ed erano stati presentati 540
possibili percorsi. Dei 44’420 visitatori – provenienti da 10 cantoni diversi
– oltre un terzo (38%) era costituito da
studenti. Sono cifre importanti, che hanno generato grande risonanza a livello
mediatico e che testimoniano il valore
di simili manifestazioni fieristiche. Alcuni ritengono addirittura che la Berufsmesse sia un fondamentale trampolino
di lancio per una carriera di successo.
Se anche così non fosse, considerando
che l’offerta tematica è ampia e adatta
a tutti i gusti e le propensioni, la qualità
è elevata, l’ingresso è gratuito e il divertimento assicurato, vale comunque la
pena approfittare dell’occasione, provare
a metterci il naso e cercare di trovare in
fiera il giusto consiglio o, quanto meno,
un’ispirazione rispetto al proprio futuro.
Per scoprire programma e highlights
(ospiti, concorsi, seminari e altre attività concomitanti) basta consultare il sito
dell’evento:
www.berufsmessezuerich.ch
Per maggiori informazioni:
Luigi Palma
Camera di Commercio Italiana
per la Svizzera
Seestrasse 123, 8002 Zurigo
Tel. 0041/44/289 23 29
Fax 0041/44/201 53 57
[email protected]
www.ccis.ch
La Rivista
Fiera D’autunno:
Fiera di Bolzano, 5 - 9 novembre
5 giorni: soluzioni per la casa, sapori e
salute, idee regalo, tanto divertimento!
Dal 5 al 9 novembre torna la
Fiera d’Autunno, quest’anno
alla 67° edizione, accompagnata da Nutrisan e Biolife:
perfetta combinazione tra informazione, intrattenimento e
possibilità di acquisto.
L’ampia area a disposizione ha accolto nel 2013 oltre 260 espositori e
45.000 visitatori di tutte le età.
L’artigianato, l’arredamento e le
tecnologie per la casa, il salone
Alto Adige, i sapori locali e mediterranei sono i principali temi di
riferimento della tradizionale Fiera
d’Autunno a Bolzano. Un’ampia ed
articolata vetrina di prodotti, un
programma d’intrattenimento ideato per l’informazione e il divertimento del pubblico: nel grigiore
novembrino la rassegna promette
di essere un multicolore punto di
riferimento per moltissimi visitatori attesi anche da oltre i confini
provinciali.
Il segreto del successo della fiera
campionaria, “Madre di tutte le fiere
regionali”, è sicuramente la varietà e
pluralità dell’offerta, che nuovamente darà occasione agli innumerevoli
visitatori di informarsi e fare acquisti
di vari prodotti tipici, locali, tradizionali e innovativi, e molto gustosi.
Ma non è finita qui, l’edizione 2014
vedrà diverse iniziative per i bambini e un palco eventi con sfilate di
moda, balli, intrattenimento e molto
altro ancora...
Per ulteriori informazioni:
Camera di commercio italiana
per la Svizzera
Ufficio di Ginevra
Rue du Cendrier 12/14
Case postale – 1211 Genève 1
Tel: 0041 (0) 22 906 85 95
Fax: 0041 (0) 22 906 85 99
[email protected]
www.ccis.ch
ottobre 2014 La Rivista - 83
La Rivista
Fieracavalli:
Fiera di Verona,
6 - 9 novembre
Con la valigia in sella
Da oltre un secolo Fieracavalli accende i riflettori sul mondo equestre, riunendo a Verona più di 158
mila visitatori che, in soli quattro
giorni, rivivono le tradizioni più
nobili ed antiche legate al cavallo,
scoprendone al tempo stesso gli
aspetti più innovativi: dall’ippoterapia fino all’equiturismo.
E proprio su questo aspetto punta la
116^ edizione della manifestazione
veronese con un padiglione, il 4, a disposizione di appassionati e curiosi per
scoprire, in sella all’animale che da sempre accompagna l’uomo, le bellezze del
nostro Paese e non solo.
Fieracavalli, ogni anno, riunisce a Verona
più di 3.000 cavalli, 35 associazioni allevatoriali, 650 espositori mostrando - con
più di 180 iniziative tra gare, mostre e
spettacoli - il mondo equestre in tutti i
suoi aspetti. Per la 116a edizione decide di puntare tutto sull’affinità naturale
che lega l’uomo, il cavallo e il territorio
per far scoprire, ad appassionati e curiosi, le bellezze di ciascun luogo, insieme
ai suoi prodotti tipici, restando in sella
al cavallo!
Il padiglione 4, sviluppato in collaborazione con E.A.R.T.H. Academy, è la piazza
principale dove conoscere il meglio delle
proposte ippo-turistiche nazionali ed internazionali, con la presenza di tutte le
strutture (alberghi, maneggi, agriturismi
e ippovie) messe a sistema, in grado di
84 - La Rivista ottobre 2014
parlare tra loro e di offrire una rete di
servizi dedicati per chi va a cavallo o per
chi desidera vivere questa esperienza per
la prima volta.
L’intrattenimento per tutta la famiglia,
infine, parte dal Villaggio del Bambino,
che offre ai più piccoli spettacoli, percorsi e dimostrazioni su come avvicinarsi
e interagire con il cavallo. Le esibizioni
degli artisti e le animazioni folkloristiche
sono poi la compagnia perfetta per tutta la famiglia e, una volta tramontato il
sole, si alza il sipario sul Gala d’Oro 2014,
“Visions” – diretto da Antonio Giarola.
Per ulteriori informazioni:
Camera di commercio italiana
per la Svizzera
Ufficio di Ginevra
Rue du Cendrier 12/14
Case postale – 1211 Genève 1
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Fax: 0041 (0) 22 906 85 99
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La Rivista
Key Energy:
Fiera di Rimini,
5 -8 novembre
Energia e mobilità sostenibile
Key Energy è la manifestazione
protagonista da 8 anni nel settore dell’Energia e della Mobilità
Sostenibile in Italia.
Insieme ad Ecomondo, Fiera Internazionale del recupero di Materia ed Energia e
dello Sviluppo Sostenibile, è la piattaforma di riferimento per il bacino del Mediterraneo dedicata alle principali strategie
europee ed internazionali sulle soluzioni
green. Key Energy pone da sempre come
caposaldo della propria crescita l’innovazione e gli studi confermano che l’efficienza energetica sia un’ottima opportunità anche per far ripartire l’economia.
Il raggiungimento del mercato potenziale
«atteso» darebbe luogo ad un giro d´affari medio annuo da qui al 2020 di oltre 7
miliardi di euro, di cui circa 2 riferibili alla
parte elettrica e 5 alla termica.
La manifestazione promuove tre progetti:
• Key Energy (Bio-Green Processing),
• Key Wind( Energia Eolica),
• Key Energy White Evolution
(Efficienza Energetica).
Anche quest´anno i padiglioni della
fiera di Rimini ospiteranno i principali
operatori e produttori delle tecnologie
di questi impianti e durante le 4 giornate di manifestazione, avranno luogo anche numerosi convegni, incontri
istituzionali, corsi di formazione e
approfondimenti legati alle tematiche di settore.
Per ulteriori informazioni:
Camera di commercio italiana
per la Svizzera
Ufficio di Ginevra
Rue du Cendrier 12/14
Case postale – 1211 Genève 1
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ottobre 2014 La Rivista - 85
La Rivista
Sicurezza:
Fiera di Milano,
12 - 14 novembre
Sicurezza per il tuo business
Sicurezza, manifestazione internazionale leader in Italia nei
settori antintrusione, antincendio, difese passive, home & building automation, cyber security,
intelligence e antiterrorismo,
prodotti e servizi per forze di
polizia e vigilanza privata, torna
a Fiera Milano dal 12 al 14 novembre 2014.
La manifestazione è oggi il principale appuntamento italiano dedicato alla security e uno dei primi al mondo e, sullo sfondo di un
mercato dove la parola d’ordine
è integrazione, la nuova edizione
propone un’offerta espositiva ancora più ampia, in grado di soddisfare a 360° le esigenze di installatori, progettisti, responsabili
della sicurezza, security manager,
risk manager e grandi utilizzatori
finali.
Un’opportunità unica per incontrare gli operatori del settore, presentare i prodotti e le soluzioni più
innovative, analizzare i trend e le
prospettive di un mercato che punta con decisione alla ripresa.
Sicurezza, oltre a favorire l’incontro
tra espositori e operatori del settore
italiani ed esteri cui illustrare novità e vantaggi delle novità disponibili sul mercato, attira l’attenzione
di istituzioni nazionali e internazionali sul settore della sicurezza
e sull’importanza di un approccio
corretto e globale alle nuove tecnologie e offre occasioni concrete di
aggiornamento e formazione professionale attraverso l’offerta delle
aziende presenti in mostra e dei
partner dell’evento.
Per ulteriori informazioni:
Camera di commercio italiana
per la Svizzera
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86 - La Rivista ottobre 2014
La Rivista
L’Artigiano in Fiera:
Fiera di Milano dal
29 novembre - 8dicembre
Viaggio tra le culture di tutto il mondo
L’artigiano in Fiera si avvicina
alla 29esima edizione, in programma dal 29 all’8 dicembre
2014 a Fieramilano (Rho-Pero)
e radunerà anche quest’anno oltre 2.900 espositori, con
prodotti provenienti da 113
Paesi del mondo, distribuiti su
150.000 metri quadri.
L’Artigiano in fiera è un evento unico al mondo: momento di incontro
per conoscere e abbracciare le tradizioni e le culture del lavoro di oltre cento Paesi, in un’atmosfera di
festa e condivisione. Un luogo dove
il visitatore può entrare in contatto
diretto con il mondo degli artigiani e
sentirsi a casa.
La manifestazione infatti rappresenta ancora oggi una ricchezza per il
paese, la sua genialità è di riuscire a
comunicare a tutti una bellezza che
solo un prodotto fatto interamente
a mano è in grado di conservare e
quindi trasmettere al visitatore.
Il meglio dell’artigianato mondiale
sarà protagonista assoluto per dieci giorni, all’interno di uno spazio
espositivo organizzato in tre aree
geografiche (Italia, Europa e Paesi del Mondo), ognuna suddivisa in
settori dedicati alle diverse regioni,
nazioni, continenti.
Presenti anche 59 punti di ristoro, tra
locali tipici, italiani e internazionali,
e aree di degustazione con specialità
enogastronomiche di tutto il mondo.
Tra le grandi novità della fiera, ad
ingresso gratuito, vi è il prolungamento dell’orario. Il successo di pubblico delle scorse edizioni, infatti,
ha indotto l’organizzazione a fissare
l’apertura tutti i giorni dalle ore 10
alle ore 22,30, anziché, come avveniva negli anni passati, dalle ore 15
nei feriali.
Per maggiori informazioni:
Camera di Commercio Italiana
per la Svizzera
Ufficio di Ginevra
Rue du Cendrier 12/14
Case postale – 1211 Genève 1
Tel: 0041 (0)22 906 85 95
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ottobre 2014 La Rivista - 87
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La Rivista La Rivista
Mondo
in Camera
Casa Italia Atletica a Zurigo
Un’opportunità di promozione del territorio
«Meet the chamber premium»
Colloqui individuali su mercato edilizio
e appalti svizzeri
Il 27 ottobre a Zurigo
Brescia: la Leonessa del gusto
[email protected]: dall’8 al 10 ottobre 2014, @ CERN
Esposizione delle industrie italiane
Dal 31 ottobre al 2 novembre a Lucerna
TRAVELexpo 2014
Contatti commerciali
Servizi camerali
ottobre 2014 La Rivista - 89
La Rivista
Casa Italia
Atletica a Zurigo
Un’opportunità di promozione
del territorio
(VdP) - In un momento in cui il
dato sulle esportazioni è l’unico
che faccia ben sperare sul futuro
dell’economia italiana (sono di
ieri i dati Eurostat che danno il
surplus delle esportazioni italiane
verso il resto del mondo al quarto posto all’interno dell’Eurozona
con 14,1 miliardi di Euro), la Camera di Commercio Italiana per la
Svizzera è decisa ad utilizzare ogni
opportunità per creare opportunità di vendita sul mercato elvetico
per le aziende del Bel Paese.
Proprio questo è accaduto dall’11 al
17 agosto, quando in pieno periodo di
festività estive, la città di Zurigo ed in
particolare il prestigioso edificio dello
Zunfthaus zur Saffran, ha ospitato “Casa
Italia Atletica”, la kermesse dedicata alla
promozione dell’atletica italiana in occasione dei campionati europei di atletica leggera.
Casa Italia è una struttura itinerante
che oltre ad ospitare gli atleti della nazionale italiana negli intervalli del fitto
calendario di gare che li vede protagonisti durante le manifestazioni ufficiali
internazionali come i Campionati Europei di atletica leggera di Zurigo, funge da
piattaforma promozionale per prodotti,
sponsor e territori italiani che vogliano
approfittare della straordinaria visibilità
offerta da questa struttura per promuovere esportazioni di prodotti e flussi in
entrata di turisti stranieri.
Quest’anno il mercato target era la
Svizzera perché proprio a Zurigo si sono
svolti gli Europei di atletica leggera e
la Camera di Commercio Italiana per
la Svizzera è stata incaricata di coordinare l’importazione, la distribuzione,
la logistica dei prodotti alimentari fatti
90 - La Rivista ottobre 2014
giungere dall’Italia e le attività di comunicazione e promozione a favore di Casa
Italia e delle regioni coinvolte.
La partnership tra Camera di Commercio Italiana per la Svizzera e Federazione
Italiana di Atletica Leggera, ente gestore di Casa Italia, ha consentito di creare
un dinamico ed innovativo connubio tra
passione sportiva, promozione territoriale ed agroalimentare.
Sono state coinvolte 6 regioni (Veneto,
Friulia Venezia Giulia, Umbria, Campania, Molise Puglia e Calabria) che hanno
fornito prodotti alimentari e materiale
promozionale distribuito poi in 5 ristoranti italiani di alta qualità (Ristorante
Chianalea, Ristorante St. Georg, Ristorante Toscano, Ristorante La Tavola,
Ristorante dal Nastro) ed in parte appartenenti alla rete dei ristoranti certificati Ospitalità Italiana. Decisivo è
stato infatti il contributo organizzativo
e finanziario di ISNART che da Roma ha
affiancato la CCIS nel coordinare le comunicazioni tra produttori e ristoranti
affiliati alla rete OI.
La settimana ha visto un susseguirsi di
presentazioni regionali e conferenze
stampa presso Casa Italia Atletica allo
Zunfthaus zur Saffran e la creazione di 5
menu regionali dedicati a 5 delle regioni
partecipanti presso i ristoranti italiani
coinvolti.
Questo innovativo connubio tra sport e
promozione si è rivelato una chiave interessante di approccio al mercato come
quello svizzero che, pur essendo dinamico ed attento ai prodotti di qualità provenienti dall’Italia, richiede un’attività di
promozione non tradizionale ed in grado
di suscitare interesse e curiosità anche
presso un pubblico giovane e sportivo.
La Rivista
Il 27 ottobre a Zurigo - Brescia: la Leonessa del gusto
Per la prima volta la «leonessa d’Italia» (cosi
come è cantata Brescia dal poeta Giosuè Carducci per l’eroica resistenza opposta agli austriaci nel 1849 durante le guerre d’indipendenza
italiana) approda in Svizzera grazie alla partnership tra la Camera di Commercio Italiana per la
Svizzera e Pro-Brixia, Azienda Speciale di Commercio di Brescia.
L’evento prevede una serie di degustazioni ed
incontri tra importatori, ristoratori ed operatori
svizzeri del comparto alimentare e produttori
bresciani che arriveranno a Zurigo per far degustare vini e prodotti tipici della loro terra.
Il Programma prevede:
ore 12:00 - 13:30: Degustazione guidata per
stampa, ristoratori, gestori di punti vendita,
sommelier e soci CCIS con buffet in piedi con
prodotti tipici bresciani
ore 14.00 - 18.00: Incontri b2b tra produttori
bresciani e operatori specializzati svizzeri (Importatori, HORECA, Sommelier, Consulenti)
ore 18.00 - 20.00: Degustazione pubblica per
wine lovers, blogger e soci della CCIS
L’ingresso è gratuito.
Per iscrizioni (necessarie), inviare una mail a
Bruno Indelicato ([email protected]) e sarete richiamati per ulteriori dettagli sulla Vostra
partecipazione.
Dal 31 ottobre al 2 novembre a Lucerna - TRAVELexpo 2014
La fiera al pubblico di Lucerna (31 ottobre - 2 novembre) rappresenta un evento importante e una grossa opportunità
per la destinazione Italia per proporsi ad
una clientela elvetica attenta e ben disposta a visitare la nostra penisola.
Per l’occasione la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS),
grazie all’accordo di partner esclusivo
TRAVELexpo per la destinazione Italia,
offre condizioni particolari sull’acquisto di spazi, sia come soluzione desk
nell’ambito dello stand collettivo che
come presenza singola. L’offerta CCIS
prevede inoltre la possibilità per gli
espositori di ottenere ulteriori servizi
nell’ambito dell’assistenza e comunicazione pre/durante/post fiera nonché
l’organizzazione di eventi (trade e/o
cliente finale).
La CCIS offre agli espositori diverse interessanti possibilità di presenza a TRAVELexpo:
a) Spazio c/o stand collettivo
b) Spazio stand singolo
Contatto CCIS
Antonio Iacovazzo,
Tel +41 44 289 23 20
[email protected]
Claudia Spörndli,
Tel +41 44 289 23 19
[email protected]
Informazioni su TRAVELexpo
Orari di apertura fiera
Venerdi 31 ottobre 13.00-20.00
Sabato 01 novembre 10.00-18.00
Domenica 02 novembre 10.00-18.00 !
www.travelexpo.ch
«Meet the chamber premium»
Colloqui individuali su mercato edilizio e appalti svizzeri
Colloqui di consulenza individuale a Zurigo
per facilitare l’accesso delle aziende associate
al mercato edilizio, dell’arredamento e degli
appalti pubblici in Svizzera
La Camera di Commercio Italiana per la Svizzera arricchisce il suo programma di colloqui
di consulenza individuale gratuita per i soci
«Meet the Chamber» con gli incontri a pagamento «Meet the chamber premium».
Questi incontri sono riservati ai soci CCIS interessati ad approfondire due aspetti specifici
relativi al mercato svizzero :
- Il funzionamento del mercato dell’edilizia e
dell’arredamento in Svizzera
- Le modalità di accesso al sistema degli appalti pubblici in Svizzera
Su richiesta delle aziende e previo invio di un
elenco di domande specifiche sul tema d’interesse, la Camera calendarizzerà degli incontri
di consulenza con due professionisti (inizialmente solo sulla piazza di Zurigo):
- Uno studio di architettura di Zurigo per le aziende interessate ad approfondire la loro conoscenza
delle dinamiche di funzionamento del mercato
dell’edilizia e dell’arredamento in Svizzera
- Uno studio legale specializzato di Zurigo per le
aziende interessate ad approfondire la loro conoscenza delle possibilità di accesso al sistema degli
appalti pubblici federali e cantonali in Svizzera.
Ad ogni colloquio sarà presente un’unità di
personale della Camera in affiancamento al
professionista coinvolto.
Ai propri soci, la Camera applicherà la tariffa
oraria di Franchi 200 per il colloquio individuale sul mercato dell’edilizia e dell’arredamento e
Franchi 350 per il colloquio individuale sul sistema degli appalti pubblici svizzeri.
Le tariffe andranno ad esclusiva remunerazione
del lavoro dei professionisti coinvolti e se dovessero subire variazioni a causa di un elenco
di quesiti particolarmente impegnativi, l’azienda
verrà avvisata in anticipo e potrà eventualmente
disdire l’incontro.
Le modalità e i costi per l’associazione alla Camera sono invece specificati nella scheda che
trovate sul cisto camerale: www.ccis.ch.
Per informazioni:
[email protected]
[email protected]
[email protected]
ottobre 2014 La Rivista - 91
La Rivista
[email protected]:
dall’8 al 10 ottobre 2014,
@ CERN
Esposizione delle industrie italiane
La mostra „[email protected]“ è
in programma presso la sede del
CERN-Meyrin dall’8 al 10 Ottobre 2014. La manifestazione è
organizzata al CERN dall’Industrial Liasion Officer (ILO) con la
collaborazione della Camera di
Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) e il supporto della Rappresentanza Permanente d’Italia
presso le Organizzazioni internazionali di Ginevra.
del CERN potenzialmente interessati
alla loro attività.
Gli stand saranno sistemati nel “Corridoio dei passi perduti” nel Main
Building del CERN. L’area disponibile
ha permesso la disposizione di ventinove stand per trenta aziende.
Mentre l’ufficio ILO svolge la funzione
istituzionale di rappresentanza dell’industria italiana all’interno del CERN,
al fine di difendere il giusto ritorno, la
CCIS offre l’opportunità, alle aziende
che lo desiderano, di esplorare il mercato svizzero e stabilire contatti con
potenziali clienti al di fuori del CERN.
Il programma della manifestazione:
Mercoledì 8 Ottobre 2014
09:15 - 09:25 Saluto di benvenuto,
Maurizio Biasini (Addetto scientifico)
15:00 – 19:00 Esposizione delle Industrie italiane
17:00 – 18:30 Visita guidata agli
esperimenti ATLAS per gli espositori (per
gruppi di 12 persone)
20:00 – 22:00 Concerto “Associazione
Musicale Bel Canto”
Giovedì, 9 Ottobre 2014
09:00 – 19:00 Esposizione delle Industrie Italiane
10:15 - 12:30 Visita guidata agli
esperimenti ATLAS per gli espositori (per
gruppi di 12 persone)
09:40 - 10:10 Le Procedure di acquisto,
Dante Gregorio (CERN)
20:00 – 22:00 Concerto “Duo Poem”
11:00 - 11:10 Saluto di benvenuto, Rolf
Heuer (Direttore Generale del CERN)
92 - La Rivista ottobre 2014
13:00 – 15:00 Pranzo offerto dalle
Industrie Italiane (solo su invito)
09:25 - 09:40 ILO Report, Sandro Centro
(Industrial Liaison Officer)
10:00 - 10:40 Trasferimento tecnologico
e di conoscenze, Giovanni Anelli (CERN)
L’evento si svolge periodicamente,
con cadenza biennale o triennale, e
quest’anno coincide con il 60esimo
anniversario del CERN. La manifestazione è intesa come vetrina dell’industria italiana, durante la quale le
aziende partecipanti espongono i
propri lavori, prodotti e materiale divulgativo: un’occasione imperdibile
per stabilire contatti con potenziali
acquirenti. In quest’ottica è stato segnalato il profilo delle aziende partecipanti a buyers, ricercatori e tecnici
11:50 – 12:50 Visita degli stand
dell’Industria Italiana da parte delle
autorità
11:10 - 11:20 Discorso di Sergio
Bertolucci (Direttore per la Ricerca e il
Calcolo Scientifico del CERN)
11:20 – 11:30 Discorso di Maurizio
Enrico Serra (Ambasciatore dell’Italia
all’Unesco)
11:30 – 11:40 Discorso di Fabrizio Macrì
(Segretario Generale della CCIS)
11:40 – 11:50 Discorso di Fernando
Ferroni (Presidente dell’INFN)
Venerdì, 10 Ottobre 2014
09:00 – 12:50 Esposizione delle Industrie Italiane
12:50 – 13:00 Chiusura dell’evento
Per maggiori informazioni:
Camera di Commercio Italiana
in Svizzera
Seestrasse 123 | CH – 8027 Zurigo
Tel . +41 44 289 23 23
Fax: +41 44 201 53 57
[email protected] | www.ccis.ch
Rue du Cendrier 12/14 | 1211 Genève 1
Tel: 0041 (0) 22 906 85 95
Fax: 0041 (0) 22 906 85 99
[email protected] | www.ccis.ch
ITALY AT CERN
8–10 OCTOBER 2014
Design and construction of mechanical components for scientific research and
for the most qualified industrial vacuum sectors.
www.alcatechnology.com/
Leader on market of resistive and superconducting magnets for high energy
physics and thermonuclear fusion applications.
www.as-g.it/
Data-Acquisition Electronics, Power Supply Systems and Powered Crates.
www.caen.it/
Performing precision mechanical machining of medium and large-sized
components that require high quality standards
www.castellini.it/
Production and turnkey solutions for synchrotron light and particle accelerator
research equipments.
www.cinel.com/
World leader in leading edge magnesium diboride (MgB2) technology.
www.columbussuperconductors.com/
Industrial automation components supplies for the distribution of high quality
and reliable products.
www.comer-italia.com/
Cryogenics and high vacuum equipment, heat exchangers and superconducting
cables.
www.criotec.com/
RF power amplifiers, solid state or tube technology for particle accelerators and
medical accelerators.
www.db-science.com/
General contractor specialized incivil works and in high tech electrical and
HVAC installations.
www.gruppodimensione.com/
Designs, develops, manufactures and assembles products in stainless steel and
special alloys for Scientific Research & Industry.
www.ecor-research.com/
Mechanical working and dimensional test, until large dimension.
www.euromecsrl.eu/
Designer and manufacturer of customized plants, structures and mechanisms for
physics and nuclear fusion research.
www.fantinispa.it/
Italian industry leader in harnesses and electrical panels.
www.htcsrl.com
Industrial Engineering, Electrical & Mechanical Design, PCB Design &
Manufacturing.
www.linkengineering.it/
Engineering numerical analysis services.
www.ltcalcoli.it/
Expert provider of services for the development and production of PCBAs and
mechatronic assemblies.
www.me-vinco.it/
Electric motors, generators, power electronics, industrial control systems for
Metals, Oil & Gas, Energy and heavy duty industries.
www.nidec-asi.com/
Power supplies for Research and Biomedical Particle Accelerators; RF turn-key
systems.
www.ocem.com/
Specialized in Earth Moving Machines and Aerial Platforms project engineering
and manufacturing.
www.palazzani.it/
PCB provider that is specialized in prototypes, small series of high technology.
www.phoenixpcb.it
Research Purity Specialty Gases and Mixtures, Cryogenic and Packaged Gases,
Gas Delivery Systems and Equipment.
www.rivoiragas.it
Development and production of NEG solutions and CapaciTorr® and
NEXTorr® pumps families for UHV-XHV systems.
www.saesgroup.com/
Special cables manufacturer for main industrial application.
www.sami.it/
Engineering and manufacturing of special plants for high energy research.
www.sea-alp.com
Safe energy preservation and renewable energy.
www.sielups.com/
Leader manufacturer of copper and optical cables, flame retardant, halogen-free,
fire restistant for harsh environment.
www.tecnikabel.it/
Designing plastic products and designing, manufacturing and supplying moulds for
plastics.
www.unitekitalia.com
Leader manufacturer of critical mechanical equipment for Power, Oil&Gas,
Petrochemical and Food & Pharma markets.
www.waltertosto.it/
CONTATTI
COMMERCIALI
Dal mercato italiano
OFFERTE DI MERCI E SERVIZI
Raccorderia idraulica
Frabo spa
Via Benedetto Croce 21/23
I – 250275 Quinziano d’Oglio BS
Tel: 0039/030 9925711
Fax 0039/030 9924127
E-mail: [email protected]
www.frabo.net
Prodotti da forno
ORO.PAN
C/da San Giuliano-zona P.I.P.
I - 85050 Brienza PZ
Tel. 0039/3297113688
Fax: 0039/0975381158
E-mail:fragranze [email protected]
Automazione industriale
Proteo Engineering srl
Via S. Vito 693
I – 41057 Spilamberto MO
Tel. 0039/059 789611
Fax 0039/ 059 789666
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Detergenti
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Via V. Arici 104 - S.Polo
I - 25134 BRESCIA
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Fax. +39.030.2307281
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Tappeti
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I – 25060 Collebeato BS
Tel. 0039 030 25 11 965
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Pesce surgelato
Skalo Spa
Via dell’Industria, 8
I - 60028 Ancona
Tel. 0039/071 781027
Fax 0039/071 781615 E-mail:
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Pavimentazioni in cotto
Kamares snc
Via Meucci 6
I – 41028 Serramazzoni MO
Tel. 0039/0536 955205
Fax. 0039/0536 950055
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Arredosanitari
Eurosanitari srl
Loc. Mandro, 17
I - 25060 Lodrino BS
Tel. 0039 030 8950117
Fax 0039 030 8950118
E-mail: [email protected]
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Stampi per pressofusione materie
plastiche
SPM s.p.a.
Via Bargnani, 7
I - 25132 S.Eufemia BS
Tel: 0039/ 030 3363211
Fax: 0039/030 3363226
E-mail: [email protected]
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Valvole in ottone ed acciaio
Enolgas Bonomi spa
Via Europa 227 I – 25062 Concesio BS
Tel. 0039 030 2184311
E-mail: [email protected]
www.enolgas.it
Abbigliamento e moda
Teddy Spa
Via Coriano 58 - Grosrimini - Blocco 97
I – 47900 Rimini
Tel. 0039/0541 301480
Fax 0039/0541 383430
E-mail: [email protected]
www.teddy.it
94 - La Rivista ottobre 2014
Fax 0039/059 566999
E-mail: [email protected]
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Arti grafiche
Leva Spa
Piazza Amendola 12
I – 20149 Milano
Tel. 0039/02 24127.1
Fax 0039/02 24127130
E-mail: [email protected]
www.leva.it
Specialità alimentari altoatesine
Knodus srl
Via San Giovanni 8
I – 39030 Valle Aurina BZ
Tel. 0039/0474 402096
Fax 0039/0474 401984
E-mail: [email protected]
www.knodus.it
Vini altoatesini
Josef Brigl spa
Via Madonna del Riposo 3
I – 39057 San Michele/Appiano BZ
Tel. 0039/0471 662419
Fax 0039/0471 660644
[email protected]
www.brigl.com
RICHIESTE DI RICERCA
AGENTI-RAPPRESENTANTI
Lamiere forate
SCHIAVETTI Lamerie forate srl
Viale della Vittoria 4
I – 15060 Stazzano AL
Tel. 0039/0143 607911
Fax 0039/0143 61297
E-mail: [email protected]
www.schiavetti.it
• Unifer S.p.A. si è imposta nel settore siderurgico, garantendo alla propria clientela
prodotti di qualità, proponendo soluzioni
specifiche nella produzione dei manufatti,
offrendo il relativo supporto tecnico. Abbiamo riunito uno staff dotato di competenze
di altissimo livello, in grado di interpretare
le rinnovate esigenze del mercato, e spesso di anticipare le richieste di prodotti che
consentano soluzioni innovative nella prefabbricazione e nell’edilizia industrializzata.
Lo spirito dinamico ed innovativo dell’azienda si integra con le competenze ed
esperienze dei comparti produttivi, nella
realizzazione di prodotti di elevato standard qualitativo.
Con impegno ed entusiasmo stiamo progettando e realizzando tecnologie di nuova concezione, rivolte alla immissione sul
mercato di materiali finalizzati a rinnovate
e competitive metodologie di costruzione.
Complementi di arredo urbano
SMEC
Via Vivaldi 30
I – 41019 Soliera MO
Tel. 0039/059 566612
• Torri S.p.A. con sede a Torri di Quartesolo (VI) a pochi chilometri da Venezia,
azienda certificata ISO 9001:2008, produce da oltre 40 anni scaffalature industriali
per soluzioni logistiche integrate. Il loro
programma offre: soluzioni innovative
per lo stoccaggio di qualsiasi prodotto,
un’ampia gamma di prodotti progettati
secondo le norme FEM e UNI TS attualmente in vigore, la consulenza professionale per la progettazione di impianti
logistici; l’impiego delle migliori materie
prime per garantire un prodotto di qualità
ed un ufficio ricerca e sviluppo dedicato
alle esigenze specifiche del cliente.
• A pochi chilometri dall’aeroporto internazionale di Milano Malpensa, sull’asse
autostradale che collega Milano con Varese, i laghi e la Svizzera c’è la principale
azienda italiana che produce salmone affumicato: la Fjord SpA.
L’azienda iniziò nel 1969 la prima attività
italiana specializzata nell’affumicazione
del salmone , oggi a oltre 40 anni di distanza ha saputo conquistare la leadership di
settore che la annovera tra le più importanti aziende europee di salmone affumicato ed è a tutti gli effetti una azienda a ciclo completo nella lavorazione del salmone.
La linea affumicati comprende oltre al salmone, tonno, spada, storione e altri ittici.
Il processo di affumicazione avviene in
maniera tradizionale, e richiede non meno
di 12 ore. Il prodotto affumicato viene presentato sul mercato in una vasta gamma
di formati e confezioni tali da soddisfare
le più svariate esigenze del consumatore.
L’azienda è interessata a entrare in rapporti di affari con agenti / distributori
interessati a vendere i suoi prodotti sul
mercato svizzero.
• La ditta Baraclit Spa è l’azienda leader
sul mercato italiano per la realizzazione di prefabbricati in cemento armato.
Fondata nel 1946 nella provincia di Arezzo, grazie all’impiego di sistemi prefiniti
all’avanguardia della tecnica e di soluzioni
costruttive adatte ad ogni esigenza, dalle
piccole realizzazioni agli edifici più complessi ha raggiunto livelli di eccellenza assoluta nel suo settore. Con una superficie
produttiva di 300.000 mq e oltre 350 dipendenti l’azienda serve tutto il territorio
nazionale e i mercati esteri limitrofi dallo stabilimento di Bibbiena, il più grande
centro di prefabbricazione italiano.
Per le richieste di cui sopra rivolgersi a:
Camera di Commercio
Italiana per la Svizzera
Seestr. 123, casella postale,
8027 Zurigo - Tel. 044/289 23 23
Fax 044/201 53 57
e-mail: [email protected]
www.ccis.ch
Dal mercato svizzero
RICERCA DI MERCI E SERVIZI
Vasi per confetture
Familie Hager
Wängistrasse 43
CH – 9547 Wittenwil
Tel. 0041 79 567 16 26
Set medici usa e getta
Galmag AG
Eichstrasse 3
CH – 5417 Untersiggenthal
Tel: +41 56 288 20 66
Fax +41 56 288 26 41
E-mail: [email protected]
www.galmag.ch
Per ulteriori informazioni rivolgersi alla:
Camera di Commercio
Italiana per la Svizzera
Seestr. 123, casella postale,
8027 Zurigo - Tel. 044/289 23 23
Fax 044/201 53 57
e-mail: [email protected]
www.ccis.ch
OFFERTE DI MERCI E SERVIZI
Trasporti internazionali
Huber Transport AG
Riedstrasse – PF
CH – 6343 Rotkreuz
Tel.: ++41 417901188
Fax: ++41 417901061
[email protected]
www.hubertransport.ch
Trasporti internazionali
Planzer Transport AG
Lerzenstrasse 14
CH - 8953 Dietikon
Tel: +41 447446222
E-mail: [email protected]
www.planzer.ch
Per ulteriori informazioni rivolgersi
alla: Camera di Commercio
Italiana per la Svizzera
Seestr. 123, casella postale,
8027 Zurigo
Tel. 044/289 23 23
Fax 044/201 53 57
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OCCASIONE
Vendesi bellissima residenza, immobile con
appartamento grande e bungalow – due locali (ufficio – negozio), due grandi vetrine,
una stanza polifunzionale con installazioni
sanitarie e predisposizione anche uso ufficio,
vari altri locali uso magazzino e cantina.
Müstair – GR: il punto più orientale della
Svizzera, situato a Sud della cresta principale delle Alpi, ed è la piattaforma ideale per il
mercato europeo.
Per maggiori informazioni contattare:
Jürg Baeder - Tel: 0041818503810
Mail: [email protected]
Energyntegration S.r.l. - STI
Energyntegration S.r.l. - STI www.energyntegration.com produce elementi di copertura
brevettati con funzioni PV, solare Termica, e Ibrida (PV+Termica), altamente
integrati architettonicamente-cromaticamente; per il settore residenziale, sia nuovi immobili che ristrutturazioni edilizie, specie in presenza di vincoli
architettonici/paesaggistici.
ottobre 2014 La Rivista - 95
ATTIVITÀ E SERVIZI
Con i suoi circa 800 Soci la Camera
di Commercio Italiana per la Svizzera,
fondata nel 1909, è un‘associazione
indipendente ai sensi del Codice Civile
Svizzero. Il suo compito precipuo consiste nella assistenza alle imprese dedite all‘interscambio tra Italia, Svizzera ed il Principato del Liechtenstein. La
gamma dei suoi servizi, certificati ISO
9001, è molto variegata e comprende
tra l‘altro:
• Ricerche su banche dati di produttori,
importatori, grossisti, commercianti,
agenti/rappresentanti dei seguenti
Paesi: Italia e Svizzera
• Informazioni riservate su aziende
italiane: visure, bilanci, assetti societari,
protesti, bilanci, rapporti commerciali,
ecc. (disponibili on-line in giornata)
• Segnalazioni di potenziali fornitori ed
acquirenti
• Ricerca e mediazione di partners com
merciali italiani e svizzeri
• Organizzazione di incontri e workshop
tra operatori, con l‘ausilio di servizi di
interpretariato e segretariato
• Recupero di crediti commerciali, con
particolare riguardo alla ricerca di
soluzioni amichevoli e extragiudiziali
• Recupero dell‘IVA svizzera in favore
di operatori italiani, nonché dell‘IVA
italiana per imprese elvetiche
• Consulenza ed assistenza legale in
materia di diritto commerciale,
socitario e fiscale
• Assistenza e consulenza in materia
doganale
• Informazioni statistiche ed import/
esport
• Informazioni finanziarie e riservate
sulla solvibilità di imprese italiane e
svizzere
• Ricerca di prodotti, marchi di
fabbricazione e reperimento di brevetti
• Azioni promozionali e di direct
marketing
• Arbitrato internazionale
• Informazioni relative all‘interscambio,
normative riguardanti gli insediamenti
in Svizzera ed in Italia
• Seminari e manifestazioni su temi
specifici di attualità
• Traduzioni
• Viaggi di Studio
• Certificato di Italiano Commerciale
rilasciato in collaborazione con la
Società Dante Alighieri di Roma
96 - La Rivista ottobre 2014
• Swiss Desk Porti italiani
• La CCIS fornisce informazioni su
Fiere e Mostre italiane. Rappresentanza
ufficiale di Fiera Milano e di Verona Fiere
PUBBLICAZIONI
• La Rivista periodico ufficiale
mensile (11 edizioni all‘anno)
• Calendario delle Fiere italiane
• Annuario Soci
• Indicatori utili Italia-Svizzera
• Agevolazioni speciali per i Soci
• Recupero crediti in Svizzera
• Regolamento di Arbitrato e di
Conciliazione della Camera Arbitrale
della CCIS
• Compra-vendita di beni immobili in
Italia
• Costituzione di società affiliate di
imprese estere in Italia
• Il nuovo diritto societario italiano
• Servizi camerali
Rue du Cendrier 12-14,
Casella postale, 1211 Ginevra 1
Tel.: +41 22 906 85 95,
Fax: +41 22 906 85 99
E-mail: [email protected]
IVA-Nr. 326 773
Seestrasse 123,
Casella postale, 8027 Zurigo
Tel.: +41 44 289 23 23
Fax: +41 44 201 53 57
E-mail: [email protected]
www.ccis.ch
IVA-Nr. 326 773
RICERCA DI PARTNER COMMERCIALI
Grazie alla propria rete di contatti e alla conoscenza delle esigenze e
dei bisogni del mercato elvetico e di
quello italiano, la Camera di Commercio offre ad imprese sia svizzere
che italiane intenzionate ad esportare
RECUPERO IVA ITALIANA
Il servizio, offerto a condizioni molto
vantaggiose, è rivolto sia alle imprese
svizzere che recuperano l’IVA pagata in Italia
che alle imprese italiane che recuperano
l’IVA pagata in Svizzera.
Grazie agli accordi di reciprocità tra l’Italia e
la Svizzera, la legislazione italiana consente
agli imprenditori svizzeri di ottenere il
rimborso dell’IVA italiana. La CCIS:
• fornisce la necessaria documentazione;
• esamina la documentazione compilata;
recapita l’istanza di rimborso in Italia
all’Autorità fiscale competente;
• avvia e controlla l’iter della Vostra
pratica tramite il suo ufficio di Pescara;
• fornisce assistenza legale
RECUPERO IVA SVIZZERA
Grazie agli accordi di reciprocità tra
Italia e Svizzera la legislazione svizzera
consente agli imprenditori italiani il
rimborso dell’IVA svizzera. La CCIS:
• fornisce un servizio di informazione e
prima consulenza;
• diventa il Vostro rappresentate fiscale;
• esamina la completezza della Vostra
documentazione;
• invia la documentazione alle autorità
svizzere e segue l’iter della vostra pratica.
Informazioni più dettagliate contattare
la Camera di Commercio Italiana per la
Svizzera, Tel.: +41 44 289 23 23
i propri servizi e prodotti all’estero un’accurataricerca di controparti
commerciali. Attraverso un’analisi
sistematica del mercato obiettivo ed
identificati i partner commerciali ritenuti più idonei per le imprese a diventare affidabili interlocutori nel settore
di riferimento, viene organizzato un
incontro presso le aziende target così
selezionate permettendo alle imprese
italiane o svizzere un rapido ed efficace ingresso sui rispettivi mercati di
riferimento.
Per ulteriori informazioni ed un preventivo sul servizio, potete contattarci al
seguente indirizzo mail [email protected]
Gustala come gli italiani: un filo d’olio d’oliva,
sale e pepe e … buon appetito!
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limitata è vostra per breve tempo e unicamente
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e leasing al 3,9%. Maggiori informazioni
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prezzo di listino CHF 37 400.–, prezzo di acquisto in contanti (netto) CHF 37 400.–. Contiene optional del valore di CHF 3 500.– (allestimento in pelle, sedili anteriori riscaldabili, cerchi in lega 18", sistema
di navigazione con touch screen da 6,5", carrozzeria bi-colore con tetto nero, volante riscaldabile in pelle, porta USB). Media delle emissioni CO2 di tutti i veicoli nuovi di tutte le marche in commercio in
Svizzera: 148 g/km. Con riserva di modifiche di prezzo. Offerta valida per prime immatricolazioni fino a revoca. Per le offerte di leasing vale quanto segue: rata leasing mensile da CHF 339.–, pagamento
straordinario CHF 9 462.–, durata 48 mesi, 10 000 km/anno, interesse annuo effettivo 3,9%, assicurazione casco totale e sulle rate obbligatoria ma non inclusa. Prezzo consigliato non vincolante. Fidis
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PER LA SVIZZERA,
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PER IL TICINO
Aperto a Lugano il nuovo
ufficio operativo della CCIS
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