CENTENARIO DI GIOVANNI pASCOLI
Ce
Discorsetti su Verga / 1
Gl’intellettuali siciliani per
Verga si stracciano le vesti
Il magma pensante
di Arsenij Tarkvoskij
Levi scrittore e testimone
Metastasio, riformatore
del melodramma
Il Prometeo male incatenato di Gide
LA FIERA LIBRARIA - ANNO XXXII - Nº 289 - ApRILE 2012
LA FIeRA LIbRARIA
Mensile d’informazione bibliografica,
politica e culturale
SOMMARIO
Le Penseur de Notre-Dame de Paris
eDITORIALe
Gl’intellettuali siciliani per Verga
si stracciano le vesti
di Luigi Castiglione
3
PeRISCOPIO
Van Gogh e il viaggio di Gauguin
Discorsetti su Verga 1
Direttore responsabile
Luigi Castiglione
Vicedirettore
Massimo Ubaldi
GALLeRIA
Il magma pensante
di Arsenij Tarkvoskij
di Osvaldo Ruggeri
Primo Levi, scrittore e testimone
di Mario Danesi
Metasyasio, rformatore
del melodramma
di Ofelia Calabresi
7/9
10
13
13
Art Director
Valérie Larbaud
Amministrazione
Laura Castelli
Iscr. Registro della Stampa
e Tribunale di Roma nº 278/1981
Copyright & Protezione
dei dati ex art 10 legge 675/1996
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00171 ROMA / Italia
Centro direttivo europeo
email: [email protected]
Anno XXXII - Nº 289
Aprile/Maggio 2012
LeTTURA DeL MeSe
Prometeo, male incatenato
di André Gide
17
CeNTeNARIO DI PASCOLI
La sensibilità dell’uomo
di Angelica Desantis
La forza del sentimento
di Domenico Macrì
Poeta, nient’altro che poeta
di Giovanni Papini
22
23/26
SCAFFALe (Cotte, Chiesa, Papa)
30/31
22
INSERTO EDIZIONI LOGOS, 34/39
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
EDITORIALE
Gl’intellettuali
sicliani per Verga
si stracciano le
vesti
«Resteranno in Sicilia le lettere
che Giovanni Verga scrisse al
fratelloMario. Lo ha dichiarato
l’assessore regionale ai beni culturali, accogliendo l’appello degli intellettuali siciliani».
Così si scrisse nell’aprile duemilaotto.
Superando infinite tribolazioni,
quelle lettere ritornarono in Siciia,
ma non per interessamento dei politici, bensì per la perseveranza di colui
che, volendole pubblicare con una
sua neonata casa editrice, era riuscito
ad acquistarlo (direttamente dall’erede legittimo procuratore delle
cose verghiane, pagapandogli milioni, allora; ma questo soltanto una
persona glielo riconobbe, gli altri ne
erano quasi scandalizzati, muovendo
qualche pesante pedina.
Eppure anche quelle lettere (ma
non quelle «spigolate» e vendute
all’asta da Bolaffi) erano state offerte
alla Regione Sicilia, che non diede
nessuna risposta; anche una seconda
offerta è stata fatta, in tempi più
recenti, alla Regione siciliana,
tramite la Biblioteca regionale di
Catania, la cui direttrice, entusiasta di
poterle ac-quisire, venne certamente
bloccata. Un politico interessato consigliò di metterle all’asta sottovalutando il fatto che potessero venire
comprate da privati e che le aste costano intorno al venticinque per cento
in più all’acquirente, ossia allo Stato,
e intorno al dieci o più per cento al
venditore che ha già speso per salvar-
le la prima volta e poi continuato a
spendere per mantenerle in buono stato.
Miopia ed arroganza.
Ma gl’intellettuali siciliani si sono
sempre prodigati, con gl appelli, secondo
la convenienza, le amicizia, soprattutto,
l’altezzosità.
Il primo degli intellettuali siciliani è il
direttore e proprietario del quotiano «La
Sicilia», dottor cavaliere Mario Ciancio;
il secondo è il direttore dell’altro quotidiano, ‹Il Giornale di Sicilia›. Seguono
tutti gli appassionti verghiani, i patiti di
Verga, gl’innammorati, gli studiosi,
gl’ispiratori, gli organizzaori, i buggettari, tutta una gran folla senza che sia
soltanto folla, ma élites che in fondo sono
i sacerdoti verghiani, che costituiscono
una specie di ordine, di fraticchioni, che
vanno in cerca di denaro per Verga,
denaro per festeggiare Verga, denaro perfestivaleggiare Verga, denaro per fare le
visiste dei luoghi di Verga, denaro per
diffondere il pensiero che Verga non
ebbe, denaro per fare dei convegni
europei verghiani, denaro per ripercorrere gli itinerari di Verga, denaro per rappresentare il teatro di Verga, denaro per il
gran numero d’impiegati che tirano il
pesante carrozzone sociopolitico verghiano, denaro tutto per Verga, niente per sé.
I politici? Disinteressati, disinteressati,
verbalmente, ma interssatissimi (quando
si avvìcinano le elezioni per la tomba di
Verga, per la casa di Verga, per la
Fondazione verghiana, per tutto ciò che
ritorna loro in voti).
Gl’intellettuali siciliani per Verga si
stracciano le vesti...
Gl’intellettuali siciliani per Verga si
strappagono i capelli...
Gl’intellettuali e i politici siciliani
per Verga ignudi rimangono...
Gl’intellettuali e i politici siciliani
per Verga tignosi rimangono...
Gl’intellettuali e i politici siciliani
per Verga non ci vedono dagli occhi,
stravedono,...
Gl’intellettuali siciliani per Verga
imminchioniscono...
Luigi Castiglione
LA FIERA
LIBRARIA
La foire du livre
La feria del libro
A feira do livro
Book Fair
Bokmessen
The book fair
Knižní veletrh
ブックフェア
Targi książki
Η έκθεσ βιβλίου
Liber pulchra
Targul de carte
Bogen fair
Kirjamessut
Bokmessen
P.S.- La storia della corrispondenza verghiana è ancora tutta da scrivere, l’aveva cominciata Gino Raya, qualcun altro si spera la porti a
compimento (contribuirà moltissimo alla conoscenza dell’uomo Verga...)
De boekenbeurs
3
LA FIERA
LIBRARIA
LA FIERA
PERMANENTE
DEI LIBRI
CENTENARIO DI PASCOLI
6
ANNO XXXII
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pERISCOpIO
ebOOKS LOGOS / Novità
Charles Péguy
La nostra
giovinezza
Georges bernanos
Il Cammino
di Cruz das Almas
Léon bloy
Nelle tenebre
A cura di Massimo Ubaldi
A cura di Luigi Castiglione
Notre jeunesse è comunemente posta
fra i capolavori della prosa di Péguy. È
una parola difficile questa nel caso di
Péguy, che il «capolavoro» in realtà non
lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per
cui la sua fama non oltrepassò determinati
ambienti), ma certo essa è una delle opere
sue più salde, per fedeltà a un tema centrale e per costanza di ispirazione. Mentre
possiede alcune fra le pagine bellissime di
Péguy, va relativamente immune da
quelle dispersioni e quei ristagni che
pesano sovente sulla sua opera, raggiungendo così una sua completezza, che permette di presentarla, in qualche modo,
come esemplare....
«I proscritti che errano oggi attraverso il mondo, e
che non trovano asilo in nessun luogo, con il pretesto
che il loro passaporto non sia in regola, permettono di
ben prevedere i nuovi metodi mediante i quali sarà nel
futuro attuata la lotta per la vita. si può peccare per
azione e per omissione; è ugualmente facile sterminare
con l’azione e con l’omissione. L’eccessiva ricchezza
ha fatto diventar folli le patrie. La miseria le farà diventar feroci. Lo svolgimento degli effetti e delle cause
potrà ormai essere arrestato soltanto con un altro miracolo, simile a quello che fu annunciato, venti secoli fa,
da un angelo ad alcuni pastori. Il fronte della cristianità
è stato rotto, non mi stancherò di scriverlo, la sconfitta
delle coscienze è un fatto smisurato, dalle conseguenze
incalcolabili. nessuno sembra dubitarne, i pastori contano le loro pecore e si rassicurano pensando che il loro
numero non sia diminuito come prevedevano i profeti
di sciagure come me... Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte a scandali più grandi,
intollerabili, non è stata mantenuta, i cristiani hanno
agito ciascuno per sé... L’umanità riscattata, resa
partecipe della divinità come c’insegna la liturgia della
messa, è inchiodata alla croce, ma che gliene importa ai
Farisei dal momento che hanno pagato la decima e
rispettato il sabato?»
Ecco la filosofia del Bloy. È la
filosofia della Bibbia, dei mistici, delle
anime semplicemente e profondamente
religiose; la filosofia che gravita intorno
ai due fatti fondamentali della storia religiosa dell’umanità: la Caduta dell’uomo,
esiliato in terra, il cui metaforico sonno è
attraversato dalle immagini semicancellate del perduto Eden; e la Redenzione,
monologo divino nella storia umana, che
fa del sublime Crocifisso il centro ed il
lume della vita. Intorno a questi due elementi, si inseriscono motivi di colore
mistico, come la dottrina giovannea del
tralcio e della vite, il paolino «Unus estis
in Christo» (Gal., 3, 28), cioè degli uomini membra sostanziali del corpo mistico
di Gesù; mo-tivi di tendenza mistica con
sviluppi pratici, come la dottrina della
Comunione dei Santi, chiamante all’integrale corresponsabilità degli atti umani;
motivi infine schiettamente etici come
quello della libertà. La libertà («questo
dono prodigioso, inqualificabile, con cui
ci è dato di vincere il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo, di uccidere il Verbo incarnato... etc.) è per il Bloy il dono divino
che più di ogni altro conferisce dignità
all’uomo, ma al (tem-po stesso il più terrificante, perchè solo in forza della libertà fu possibile crocifiggere il Salvatore
— come è possibile ora continuare ad
offenderlo...
Bergson da parte sua riconosceva
scrivendo di Péguy in questi termini:
«Aveva una straordinaria capacità di
andare oltre la materialità degli esseri,
superarla e giungere alla loro anima. È
così ch’egli ha penetrato il mio pensiero
più segreto, come io avrei voluto e non ho
saputo esprimerlo ».
Polemista d’indubbia coerenza, creatore del romanzo teologico, poeta della grazia come nessun altro scrittore moderno, Georges Bernanos (1888-1948) fu uomo
che «non barò mai in un mondo in cui tutti barano». rinunciò alla Legion d’onore, rifiutò l’accademia francese,
respinse la poltrona di ministro scegliendo di essere —
com’ebbe a scrivere stanislas Fumet — «un esplosivo,
un vulcano ch’eruttava disprezzo come lava, e non certo
con la ponderatezza di Léon Bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso era il ribollimento, l’effervescenza». Tra le opere pubblicate dalla
Logos Domenico l’incendiario, Scandalo della verità, I
ragazzi umiliati,Il signor Ouine, Mouchette, La gioia,
La grande paura dei benpensanti, Nuova visione cattolica del reale (Satana e noi), Diario della guerra di
Spagna...
[email protected] – edilogos.com
Introduzione di Vittorio di Giacomo
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pERISCOpIO
EBOOKS LOGOS / Novità
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione
Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro
Originale figura di uomo e di pensatore, spirito squisitamente
poetico e profondamente religioso, propugnatore di una
nuova religiosità integralmente vissuta in contrasto sia con
l’idealismo hegeliano che con il protestantesimo ufficiale,
Kierkegaard è scrittore di gran classe, di finissima penetrazione analitica e di straordinaria potenza dialettica.
Nelle sue numerose opere, quasi tutte più o meno autobiografiche, si riflettono le esperienze della sua vita mondana,
le ansie del cristiano di fronte al problema della salvezza, le
polemiche giornalistiche. Ma proprio su quest'incandescente
materia autobiografica si costruisce la sua riflessione:
audace e geniale visione filosofico-religiosa della vita, dove
il valore assoluto della verità personale e concreta del cristianesimo si afferma contro la verità generale e razionale dei
sistemi filosofici.
Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro, questi scritti hanno infatti la peculiarità d’introdurre al senso di tutta
l'imponente produzione letteraria del terribile contestatore
cristiano.
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione / 1
1. La dialettica della comunicazione etica ed etico-religiosa 2. Sulla mia vita letteraria - 3. Il punto di vista della mia attività letteraria.
Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio
Fabro - Pagine 216, €. 16
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione / 2
4. Due piccole dissertazioni etico-religiose (E' lecito ad un
uomo farsi uccidere per la verità? - Della differenza fra un
genio ed un apostolo) - 5. La neutralità armata, ossia la mia
posizione come scrittore cristiano nella cristianità - 6. La
risposta al "pastore di campagna" - 7. Testi complementari
sulla comunicazione - Postilla ermeneutica del traduttore.
Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio
Fabro
II ed., eBook, pagine 176, € 16
SØREN AAByE KIERKEGAARD, filosofo e teologo danese,
padre dell’esistenzialismo moderno (Copenaghen, 1815-1855).
La sua fecondissima attività letteraria è rappresentata da circa
trenta volumi, di cui una decina comprende le Opere (Samlede
Vaerker) e gli altri venti raccolgono le Carte (Efterladte Papirer).
Tra i titoli principali, oltre ad Aut-Aut (1843), Timore e tremore
(1843), La ripetizione (1843), Briciole filosofiche (1844), II concetto dell’angoscia (1844), Stadi del cammino della vita (1845),
Postilla alle «Briciole filosofiche» (1846), La malattia mortale
(1849), La scuola del cristianesimo (1850) e il Diario 1848-1851
(curato in italiano da Cornelio Fabro, la cui introduzione è stata
giudicata «quanto di meglio sia stato scritto in Italia» sullo scrittore danese).
DISCORSETTI
SU GIOVANNI VERGA
La Regione ha acquistato le 170 lettere
di Verga all'asta che si è tenuta presso la
Bolaffi, filiale di Milano. L'acquisto è
avvenuto a base d'asta senza rilanci: 150
mila euro, che sono diventati 183.000 per il
22% di competenza della casa d'aste.
Quando Bolaffi mise in vendita il carteggio a
farsi avanti era stato il senatore Marcello
Dell'Utri. Nel frattem! po il nostro giornale
aveva dato spazio al grido d'allarme per il
rischio che delle lettere così importanti che
andavano a completare il carteggio dei
veristi finissero in mano a collezionisti privati. Il direttore generale dell'assessorato
regionale Beni culturali, Gesualdo Campo,
aveva fatto presente che l'asta delle lettere
di Verga non era stata affatto ignorata e che
anzi c'erano delle trattative avanzate.
Quindi argomentava che in fondo il grido
d'allarme raccolto dal nostro giornale poteva al limite rivelarsi controproducente perché avrebbe potuto fare aumentare il prezzo. Comunque non è stato così perché la
Regione non ha pagato un solo euro in più
rispetto alla base d'asta e l'ha vinta esercitando il diritto di prelazione.
«Questo è il secondo lotto di lettere dei
veristi - dice l'assessore Sebastiano
Missineo - e in questo modo completiamo il
contesto. Ovviamente le lettere saranno
ospitate a Catania, la città verghiana per
eccellenza. Credo che abbiamo fatto! un
buon affare nonostante le ristrettezze di
bilancio».
A! bbiamo detto delle 170 lettere di
Verga, ma in effetti sono le lettere dei veristi
dell'inizio del secolo scorso. Si tratta nel
dettaglio di 15 lettere autografe firmate da
Verga e indirizzate a Luigi Capuana di cui 6
inedite; 22 lettere di Verga a Federico De
Roberto di cui 4 inedite; 1 lettera di Verga a
Salvatore Paolo Verdura; 1 lettera di Verga
a Emilio Treves inedita; 44 lettere di Verga
a Giuseppe Giacosa di cui 37 inedite; 79
lettere e cartoline autografe di Luigi
Capuana spedite a Federico De Roberto di
cui 52 inedite; 8 lettere o frammenti autografi di Giovanni Verga e Luigi Capuana a
destinatari sconosciuti.
Sulla destinazione di queste lettere la
professoressa Gabriella Alfieri, che presiede il consiglio scientifico della
Fondazione Verga, sembra avere le idee
chiare: «La destinazione naturale è il Fondo
Verga conservato nella Biblioteca regionale
universitaria Giambattista Caruso di
Catania, custode dei manoscritti originali e
di parte del carteggio che! su iniziativa del
prof. Francesco Branciforti fu acquisito con
finanziamenti regionali nel 1978. La biblioteca conserva anche il Fondo De Roberto
con manoscritti e parte delle lettere». Una
sede - spiega la studiosa - che possiede le
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
LA FIeRA
LIbRARIA
unico «luogo d’incontro»
permanente degli editori
e della cultura europea
e iberoamericana
strutture adeguate e un personale altamente qualificato per lo studio, la
descrizione, l'archiviazione e la digitalizzazione dei documenti. Una grande opportunità «di rendere più completo e organico
il Fondo. Acquisirlo e averlo a Catania in
un'unica sede è essenziale non solo per gli
studiosi, ma anche per tramandarlo ai posteri. E' una scelta di politica culturale.
Come la Biblioteca di Brera a Milano conserva i manoscritti originali di Manzoni».
La prof. Alfieri per l'acquisizione del
carteggio dei veristi ha scritto al presidente
Napolitano, al primo ministro Monti e a
deputati e senatori: «E' una fase delicatissima: sollecito di esercitare il diritto di
prelazione che per gli enti pubblici scade
all'apertura dell'asta. Sarebbe depreca!
bile se un carteggio inedito di questa
importanza finisse in una collez! ione privata in Giappone o negli Stati Uniti». La
prof. è stata accontentata dall'assessorato
siciliano dei Beni culturali.
Su 170 lettere gli studiosi avranno modo
di sbizzarrirsi. Ad esempio Verga scrive a
Capuana nel novembre del 1914: «Caro
Luigi, certamente non avrei voluto mancare di assistere alla rappresentazione del
tuo Paraninfo per quanto tu ti dolga, e con
ragione, della trasformazione (chiamiamola così) che hanno fatto subire al tuo
lavoro. Però il Paraninfo resiste anche a
quella dura prova, per quel tal pubblico
che l'applaudisce sempre e comunque,
anche in quella forma, e pei pochi che
sanno distrigarne la bellezza di disegno e
di colore che vi sono a piene mani ad ogni
scena», E si può notare come un secolo fa
un grande scrittore come Verga usasse
verbi oggi desueti come «applaudisce» e
«distrigarne». Anche a questo servono
quelle lettere.
Zermo Zoni. Fonte: La Sicilia
(continua)
***
L’unica rivista
che facilita gli scambi
delle novità librarie
in tutto il mondo
Les livres, les idées, la culture des pays de
langue allemande, anglaise, espagnole, française, italienne, portugaise...
I libri, le idee, la cultura dei paesi di lingua
francese, inglese, italiana, portoghese, spagnola, tedesca...
Los libros, las ideas, la cultura de los paises
de lengua alemana, española, francesa, inglesa,
italiana, portuguesa...
9
10
ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
pERISCOpIO
DA FATTORI AL NOVECENTO
Opere inedite dalla collezione Roster,
Del Greco, Olschki
A cura di Francesca Dini e Alessandra
Rapisardi
Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1647), a Florentine patrician and great-nephew of the famous artist, was one of the principal
poets producing musical spectacles for conspicuous consumption by
the Medici grand dukes, collaborating with major composers amid
contemporary experiments that becamethe forerunners of early opera
and put him at the intersection of powerful forces of patrons and
clients. By examining the broader concepts of cultural clientelism and
brokerage networks in the early modern process of cultural dissemination, Janie Cole analyzes Buonarroti’s mul- tifaceted roles at Italy’s
princely courts, recasting his significant contribution to early seventeenth-centuryItalianmusi- cal spectacle and literature,his critical role
as a cultural bro- ker and his involvement with the leading institutions
in Florence’s civic life – from literary, musical and artistic academies
and confraternities to churches and convents and private house- holds
– thus exploring music and poetry’s broader places in the city’s ceremonial practices and cultural discourses and the intersections
between court and city, state and church, sacred and secular, and
public and private in an intricate world of shifting power dynamics during the late
Renaissance and early Baroque periods.Affrontando il concetto di
clientelismo nel processo di diffusione culturale nella prima età moderna, l’autrice esamina i molteplici ruoli assunti da Michelangelo
Buonarroti il Giovane presso le corti principesche italiane,il suo rilevante contributo alla letteratura e allo spettacolo musicale fiorentino
nella sua collaborazione coi maggiori compositori,e il ruolo cruciale
che svolse come mediatore culturale in un intricato mondo segnato da
mutevoli dinamiche di potere tra la fine del Rinascimento e il primo
’600.
Janie Cole, Ph.D., is a scholar of Italian and French music, literature, opera, theatre
and culture of the late six- teenth- and early seventeenth centuries.Her publications
include A Muse of Music in Early Baroque Florence:the Poetry of Michelangelo Buonarroti
il Giovane (Olschki, 2007) and numerous articles. She was awarded a fellowship at The
Harvard University Center for Italian Renaissance Studies and the Stephen Arlen Award
from English National Opera. Sup ported by the Getty Foundation/Harvard,Cole is currently working on Medici women patrons,and a book project on South African music, for
which she was awarded the 2010 Janet Levy prize from the American Musicological
Society.
Fondazione Carlo Marchi. Quaderni, vol. 44, 2011, cm 17 ¥ 24, due
tomi di xiv-788 pp. con 66 figg. n.t., 5 es. mus. e 16 tavv. f.t. a colori.
English Text.
LEO S. OLSCHKI EDITORE
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
GALLERIA
Il magma
pensante
di Arsenij
Tarkvoskij,
Per alimentare quella stima reciproca e
quella fiducia che dovrebbe intercorrere
tra padre e figlio in una normale situazione
famigliare, Arsenij Tarkvoskij, poeta affermato della Russia del secolo scorso, era
solito scrivere lettere e poesie al primogenito Andrej che vedeva poco, specialmente durante l'arruolamento nell'esercito
russo. Il bambino, curioso delle avventure
militari del padre e desideroso di una sua
reale presenza, imparava a memoria ogni
lettera e ogni lirica portando il suo ricordo
sempre con sé. Arsenij lascia la famiglia,
divorziando dalla moglie, quando il bambino ha solo tre anni, ma è bastato questo
scambio epistolare per far sì che Andrej
Tarkovskij ereditasse dal padre quel senso
poetico che influenzerà la sua intera vita di
regista cinematografico e le sue altre
occupazioni artistiche e letterarie.
La madre Maja Ivanovna Visnjakova, al
contrario, una presenza costante nella sua
vita, è diventata una figura fondamentale
in tutte le sue opere in particolar modo ne
"Lo Specchio" a lei dedicato. E forse la
grande devozione della madre alla religione cristiana ha instaurato in Andrej
quella visione mistica e spirituale dell'esistenza che diventerà il terreno in cui la
sua opera affonderà le radici.
Andrej Arsenevitch Tarkovskij nasce il 4
aprile 1932 a Zavroze (Gorki), paesino
sulle rive del Volga che oggi è sepolto da
un lago artificiale, nella casa del nonno
materno Ivan M. Petrov. Nella sua educazione Andrej vanta una incredibile
preparazione in campo artistico che
spazia dalla musica alla pittura frequentando numerosi corsi durante il liceo. In
queste varie esperienze risiede la ricchezza della sapienza artistica di Tarkovskij
verso una cultura, quella russa, piena di
capolavori e contraddizioni.
Nel 1952, dopo l'iscrizione all'Università
che non porterà a termine, frequenta un
corso di arabo presso l'Istituto di Lingue
Orientali di Mosca. All'età di 22 anni
Andrej, seguendo il consiglio della madre,
va nella taiga siberiana ed inizia a lavorare
per tre anni come geologo raccoglitore.
L'attenzione ossessiva alla natura, che da
sempre contraddistingue le immagini di
Tarkovskij, richiama quell'esperienza. o
EBOOKS
LOGOS /
Novità
SILVIO BOTERO
La coppia umana
tra idealità e realtà
Nel 1960 con l'aiuto del suo amico e
compagno Andrej Mikhalkov Konjalovskij
(con cui stringerà un lungo sodalizio produtttivo) Tarkovskij realizza quello che
verrà considerato il suo primo film "Katok i
skripka" (Il rullo compressore e il violino)
che servirà al regista per passare gli
esami finali e finalmente diplomarsi.
Questo però non è il suo effettivo primo
film perché durante gli anni passati al
VGIK ha potuto realizzare altri cortometraggi tra cui Segodnja Uvol'Nenija Ne
Budet (Oggi non ci sarà libera uscita) e
una trasposizione del racconto di
Hemingway "The Killer" (Ubijtsi). Il primo
lungometraggio,
"Ivanovo
Detstvo"
(L'infanzia di Ivan) compare nelle sale cinematografiche nel 1962 dopo il grande
successo
alla
Mostra
di
Arte
Cinematografica di Venezia dello stesso
anno dove si aggiudica il Leone d'oro ex
aequo con "Cronaca familiare" di Valerio
Zurlini.
Il film si inserisce in un contesto cinematografico particolare, quello del cinema
sovietico del disgelo post-staliniano in cui
si esalta una visione complessiva della
società sacrificando una concezione individualistica, come cercava di propagandare la politica del periodo. L'opera infatti
narra l'orrore della guerra dagli occhi di un
bambino. E per questo il film suscita
reazioni contraddittorie dividendo la critica
in entusiasti come Jean-Paul Sartre che
ne evidenzia la schiettezza e la poesia
definendolo una linea feconda di «surrealismo socialista» e diffidenti, come l'italiano
Moravia che lo accusa di aver tradito il
«realismo socialista» insieme alla maggior
GEORGES BERNANOS
Il cammino di Cruz
das Almas
LéON BLOy
Nelle tenebre
PAUL CLAUDEL
La messa laggiù
LUIGI CASTIGLIONE
Salvarsi dal nulla
GIUSEPPE MAZZINI
Lettera ai cattolici
ChARLES PéGUy
La nostra giovinezza
A. D. SERTILLANGES
Musica e preghiera
SILVIO BOTERO
La famiglia nel pensiero
di Benedetto XVI
JACQUES MARITAIN
La nuova cristianità
11
12
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
Destino di Péguy
Più che mai rivoluzionario, Péguy capi, sul
legno della croce che non
bisogna aspettarsi da una
rivoluzione umana, da sforzi soltanto umani, un cambiamento decisivo. Non è solo
l’economicismo ad es-sere
insufficiente. Vi è tutto l'umanesimo, tutto l'immanentismo che sono colpiti dalla
sterilità. L'unico cambiamento reale è di ordine
ontologico, metafisico, religioso, e non può essere operato che da Dio. La rivoluzione sarà l'opera del
Paraclito ο non sarà affatto...
Contro un cristianesimo
disincarnato, Péguy afferma
che la rivoluzione del
Vangelo non può essere
reale se non distrugge realmente i mali e cambia realmente le strutture oppressive. Ma contro un socialismo immanentista, egli afferma anche e dall'inizio
che questa rivoluzione non
può procedere dalla semplice volontà umana, che
essa deve nascere da Dio.
Deve certamente prendere
a prestito gli itinerari della
terra, le dure ed oscure ed
ingrate vie umane. Ma essa
non verrà da uomini soltanto generosi, morali, altruisti.
Ciò che la rivoluzione evangelica reclama, sono uomini
nuovi, uomini che ab-biano
superato la prova pasquale,
uomini morti e resuscitati in
Cristo... (dal saggio di Jean
Bastaire)
Un immenso arazzo diviso in due parti; nella
prima campeggia la cattedrale di Parigi e si esprime
l'amore di Péguy per la
città dove vive, lavora e
soffre; il secondo momento è invece scandito dall'alta poesia della Presenfazione della Beauce a Notre-Dame di Chartres, e
dalle cinque preghiere nella Cattedrale...
Già all'inizio della Presentazione, in cui il poeta
prega, ma resta sulla strada, contemplando da lontano, ο nell'albergo ο davanti alla Cattedrale, esplode il «canto profondo
dell'anima» e si dimentica
la musica «un po' troppo
parnassiana» dell'addio a
Parigi; e poi l'orchestrazione piena e fascinosa
della preghiera dentro Notre-Dame, segno della sua
resa totale alla Grazia, che
accompagna le confidenze che mettono a nudo il
terreno scosceso del suo
spirito e della sua carne, il
segreto lacerante del suo
cuore, e la pace pienamente riconquistata con
l'aiuto della «Regina delle
paci e dei disarmi».
Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È
una parola difficile questa
nel caso di Péguy, che il
«capolavoro» in realtà non
lo scrisse mai (ed è una delle
ragioni per cui la sua fama
non oltrepassò determinati
ambienti), ma certo essa è
una delle opere sue più
salde, per fedeltà a un tema
centrale e per costanza di
ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle
dispersioni e quei ristagni
che pesano sovente sulla sua
opera, raggiungendo così una sua completezza, che
permette di presentarla, in
qualche modo, come esemplare....
Bergson da parte sua
riconosceva scrivendo di
Péguy in questi termini:
«Aveva una straordinaria
capacità di andare oltre la
materialità degli esseri, superarla e giungere alla loro
anima. È così ch’egli ha penetrato il mio pensiero più
segreto, come io avrei voluto e non ho saputo esprimerlo ».
www.edilogos.com - [email protected]
parte dei critici russi. Il film realizzato successivamente è stato forse quello produttivamente più difficoltoso dovendo fronteggiare problemi di distribuzione e censura. "Andrej Rublëv", finito nel 1966 e distribuito tagliato al Festival di Cannes del
1969, arriva nella sale cinematografiche
alla fine del 1972 e in quelle italiane nel
1975.
Sempre al Festival di Cannes, nel 1972,
ottiene il Premio Speciale della Giuria con
"Solaris", film tratto dall'omonimo libro di
Stanislaw Lem, definito erroneamente da
maggior parte della critica la risposta sovietica a "2001: Odissea nello spazio". In
effetti non è possibile fare un paragone tra
le due opere perché rispecchiano la diversità ideologica dei pensieri di Tarkovskij e
Stanley Kubrick. La caratteristica principale
del film di Tarkovskij è un'attenzione particolare al soggetto e all'immagine senza la
ricercatezza tecnologica di un mondo scientificamente evoluto nel quale è presente
ancora un attaccamento alla natura come
agente creatore e rinnovatore. Infatti,
Solaris è un pianeta interamente ricoperto
da acqua, una sorta di magma pensante
che è capace di materializzare i desideri
degli uomini.
Nel 1973 collabora con Bagrat
Oganessian per la sua opera prima, "Terkij
vinogràd" (Uva aspra) senza apprezzare il
suo lavoro che Tarkovskij stesso definisce
"mediocre, la sceneggiatura e i dialoghi
sono brutti, da far cascare le braccia". Uno
degli elementi fondamentali del cinema
tarkovskijano è senza dubbio l'elemento
autobiografico, presenza costante in tutte le
sue opere. Mentre nella maggior parte dei
casi questo elemento era presente in un
personaggio o in una vicenda, nella sua
opera successiva, "Zerkalo", girato nel
1974 dopo rielaborazioni della sceneggiatura e vari problemi produttivi, diventa il nodo
centrale, e costituisce un viaggio a ritroso
nel subconscio dell'autore stesso.
Mai come in questo film si risente dell'influsso che scrittori come Cechov e
Dostojevskij hanno avuto sull'opera del regista: qui ne fa principali maestri e li usa per
descrivere con un linguaggio sempre più
lirico, onirico e nostalgico lo smarrimento
dell'uomo russo di fronte agli eventi della
storia pubblica russa.
La ricezione da parte del pubblico fu
varia: da un lato spettatori entusiasti si congratulavano con lui per aver ricreato non
soltanto un momento particolare del passato sovietico, ma anche la stessa atmosfera, con le paure e i sentimenti di un popolo che si preparava alla sofferenza politica e
personale ponendo le basi della II guerra
mondiale; dall'altro spettatori diffidenti
vedevano Tarkovskij come un regista che
aveva già "fatto il suo tempo".
Osvaldo Ruggieri
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
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GALLERIA
Lucio D’Orazi
Primo Levi, scrittore Metastasio, riformatore
e testimone
del melodramma
P
rimo Levi, scrittore e testimone
delle deportazioni naziste, nonchè
sopravvissuto ai lager hitleriani,
nasce il 31 luglio 1919 a Torino.
Di origini ebraiche, ha descritto in alcuni
suoi libri le pratiche e le tradizioni tipiche
del suo popolo e ha rievocato alcuni episodi che vedono al centro la sua famiglia.
Nel 1921 nasce la sorella Anna Maria,
cui resterà legatissimo per tutta la vita.
Cagionevole di salute, fragile e sensibile, la
sua infanzia è contrassegnata da una certa
solitudine a cui mancano i tipici giochi condotti dai coetanei.
Nel 1934 Primo Levi si iscrive al
Ginnasio - Liceo D'Azeglio di Torino, istituto noto per aver ospitato docenti illustri e
oppositori del fascismo come Augusto
Monti, Franco Antonicelli, Umberto Cosmo,
Zini Zini, Norberto Bobbio e molti altri. Si
dimostra un eccellente studente, uno dei
migliori, grazie alla sua mente lucida ed
estremamente razionale.
A questo si aggiunga, come poi dimostreranno i suoi libri, una fantasia fervida e
una grande capacità d’immaginazione,
tutte doti che gli permettono di brillare sia
nella materie scientifiche che in quelle letterarie.
In prima Liceo, fra l'altro, ha per qualche
mese come professore d'italiano nientemeno che Cesare Pavese.
E' comunque già evidente in Levi la
predilezione per la chimica e la biologia, le
materie del suo futuro professionale.
Dopo il Liceo si iscrive alla Facoltà di
Scienze alla locale Università (dove
P
ietro
Antonio
Domenico
Bonaventura Trapassi, dal 1715
noto come Pietro Metastasio,
traduzione greca del suo cognome, nasce a
Roma il 3 gennaio del 1698. Sacerdote,
poeta, librettista, drammaturgo, secondo i
canoni della musica colta è considerato il
grande riformatore del cosiddetto melodramma italiano. Primogenito della famiglia
Trapassi, suo padre si chiama Felice e
quando il piccolo Pietro Antonio vede la luce
è ormai un ex sottufficiale del reggimento
dei Corsi di papa Alessandro VIII, al secolo
Pietro Vito Ottoboni. La madre, Francesca
Galastri, bada alle faccende domestiche, ed
è originaria di Firenze, sebbene alcune
biografie e cronache dell'epoca ne annotino
la discendenza geografica in quel di
Bologna. La famiglia abita in vicolo dei
Cappellari.
Secondo il registro della Chiesa parrocchiale di San Lorenzo in Damaso, il futuro
Metastasio riceve il battesimo dal nipote del
papa Ottoboni, tale cardinale Pietro
Ottoboni, a Palazzo Riario. Stando alle
cronache, appena un anno dopo la nascita
del drammaturgo, arriva anche un fratellino,
Leopoldo, venuto alla luce nel novembre
del 1699. Il 13 Giugno del 1702, quando
Pietro ha poco più che quattro anni, la
madre Francesca muore improvvisamente
all'età di soli 24 anni. Prima di congiungersi
con la sua nuova moglie, Angela Lucarelli, e
di avere da lei due figlie, il padre del
Metastasio abita da vedovo con i due figli
ancora per qualche anno in via dei
Cappellari, luogo nel quale porta avanti
anche una piccola attività di commercio di
olio e farina.
Tuttavia, dall'anno della nascita della pri
La morte
di papa Luciani
(In nome di Dio
o del diavolo?)
L’opinione pubblica, in
seguito anche a dicerie disinvoltamente acuite da certi
mezzi di comunicazione di
massa, continua ad interessarsi alla causa della morte di
papa Luciani.
Questo libro ripristina la verità con documenti, testimonianze ed anche giudizi di illustri personalità nel campo
della medicina legale, confutando le assurde ipotesi senza
le quali una commedia, una
trasmissione radiotelevisiva
o un film non avrebbero successo.
L’autore, che è un autorevole magistrato, scrive perciò
bene nella prefazione: «Papa
Luciani non avrebbe certamente voluto tutto questo e gli
chiedo venia; son perciò certo
che, da lassù, mi sta rispondendo con uno di quei suoi
arguti sorrisi che lo hanno
reso famoso e simpatico a
tutti: persino a David Yallop».
Lucio D’Orazi, La morte
di papa Luciani, (In nome di Dio
o del diavolo?), Logos, pagine,
EDIZIONI LOGOS
[email protected]
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GALLERIA
Paul
Claudel
Cinque
grandi
odi
...soltanto un raggio d’oro nella vela
E quando il suo canto erompe com'esaltazione dell'anima che
sente la sua stirpe divina, giuoco o piacere o illusione più non è,
ma ebbrezza della virtù che sa di creare, di là dal mondo sensibile, oltre i limiti della contingenza, realtà d'amore che nobilita
l'istinto, ansia di protendersi nell'infinito ch’è musica [...]
Ed impossibile è non avvertirne quell'armoniosa dolcezza di
suono e d'in-flessione e di musicalità ch’avvolge la parola nel
suo srotolarsi lungo la magia del canto, contrappuntato da
un’uguale ispirazione, da una luce sempre identica e dalla
sacralità che misteriosamente la percorre...
Ed è la tragedia dell’orgoglio umano, la follia della società iinfollita, la catastrofe del desiderio evaso dalla legge, il canto della
vita e della superazione dalla morte...
Ed ecco allora le Cinque grandi odi irrompere nel turbinìo
delle foglie d'oro, nell'orchestrale giubilo, nel sale del fuoco che
schiocca, nell'improvvisa deflagrazione dei versi, nello scoppio
della folgore triforcuta, nell'inestinguibil eco...
E così l'«ode pura come un bei corpo nudo risplendente di
sole» frammischiando si discioglie piedi che fuggono il peso del
corpo inerte, Ulisse da caldi dèi inseguito nella notte soltanto un
raggio d’oro nella vela, l’oro innato (o l'interiore conoscenza che
da sé possiede ogni cosa) nella sostanza umana infuso, l’acclamazione della tromba insieme con il latino del gallo...
Paul Claudel, Cinque grandi odi, Testo originale a fronte,
traduzione e introduzione di Luigi Castiglione
edizioni
logos
(passa a pagina 18)
mogenita della nuova famiglia del padre, il
1708, il giovane Pietro viene affidato in consegna al noto letterato e giurista Gian
Vincenzo Gravina. Stando ai racconti, il
futuro fondatore dell'accademia dell'Arcadia
sarebbe rimasto colpito dal giovane
Trapassi
durante
una
delle
sue
improvvisazioni in versi per strada, nelle
quali non di rado si lasciava andare, facendo scegliere un tema alla folla e prendendo
a rimare "a braccio". Il talento poetico e la
grazia del ragazzo attraggono a tal punto il
Gravina da farsi affidare dal padre il giovane Pietro, onde avviarlo agli studi giuridici e letterari. Da questo momento in poi
comincia l'ascesa del giovanissimo
Trapassi il quale subito, per volere del suo
protettore, vede "ellenizzato" il proprio cognome in Metastasio, secondo la moda letteraria e barocca del tempo. Studia il latino
e il diritto, ma soprattutto viene portato in
giro dai membri dell'Arcadia alla stregua di
un bambino prodigio, in competizione con i
più celebri improvvisatori d'Italia. Le gare
però, minano la salute del ragazzo. Il
Gravina se ne rende conto e decide di affidarlo alle cure di un suo parente di Scalea,
in Calabria, il filosofo Gregorio Caloprese.
L'aria di mare ristora il futuro drammaturgo
e librettista, la sua salute migliora e comincia a darsi da fare nelle attività letterarie.
All'età di soli dodici anni traduce l'Iliade di
Omero in ottave. A quattordici compone una
tragedia in stile senechiano, ispirandosi ad
un soggetto di Gian Giorgio Trissino. Il
lavoro si intitola "Giustino", e il Gravina
glielo pubblica nel 1713.
L'anno dopo, muore il filosofo Caloprese.
Quattro anni dopo, il 6 gennaio del 1718,
tocca anche al Gravina, il quale lascia in
eredità a Pietro Metastasio una fortuna di
ben 18.000 scudi. Quello stesso anno,
durante un incontro commemorativo presso
l'Arcadia, il figlioccio recita un celebre elogio del proprio mentore.
Sono anni difficili a Roma per il protetto
del noto critico defunto. Gli accademici
dell'Arcadia, ma anche altri letterati, temono
il talento del giovane che, sin dalla sua
prima opera, ha strabiliato per bravura e
potenzialità. Il "Giustino" infatti contiene
anche un corpus poetico di tutto rispetto,
considerando soprattutto la sua giovane
età. La reazione dei "colleghi" nei suoi
riguardi è fredda, quando non proprio ostile.
Presi i voti minori di abate, senza cui
sarebbe stato difficile affermarsi a livello
nazionale nelle arti e negli studi giuridici, il
Metastasio comincia a lavorare per un
avvocato di Napoli, allontanandosi dalla
capitale. Nel frattempo nel 1721 compone
un epitalamio, con tutta probabilità la sua
prima serenata musicale, la quale si intitola
"Endimione". L'anno dopo, al compleanno
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IN pRIMO pIANO
La Collana dei Classici italiani dell’UTeT si arricchisce
con una grande e prestigiosa novità
MASCHeRe NUDe
Opere teatrali di Luigi Pirandello
• 3 volumi • 2.330 pagine complessive • 15 tavole fuori testo
• edizione coordinata da Angelo R. Pupino
• A cura di Guido Nicastro
La drammaturgia di Luigi Pirandello (1867-1936) rappresenta una tra le vette più alte della storia
del teatro italiano.
Il teatro di Pirandello, che si presentò subito come un’assoluta novità, si impone per l’ampiezza della
produzione (ben 47 opere) e per il valore dei risultati raggiunti. Fu proprio il teatro infatti che rese lo
scrittore siciliano un autore conosciuto in tutto il mondo a partire dal 1921, data della prima rappresentazione dei Sei personaggi in cerca d’autore, la sua opera più rappresentativa. Soprattutto grazie al
messaggio geniale della sua produzione teatrale, a Pirandello fu assegnato nel 1934 il Premio Nobel.
Le opere teatrali di Pirandello sono divenute parte essenziale della nostra letteratura, del nostro
teatro, della cultura e del linguaggio. Non è certo un caso se alcuni suoi titoli – Così è (se vi pare), Il
giuoco delle parti, Ma non è una cosa seria – sono diventati modi di dire comuni della nostra lingua. e
‘«pirandelliano» è un aggettivo usato per indicare qualcosa di paradossale: come tutte le situazioni di
queste celebri opere teatrali
Il grande messaggio di Pirandello nelle Maschere nude è che il
teatro non aiuta più l’uomo a dare spiegazione ai suoi conflitti interiori, come succedeva nelle epoche precedenti.
L’uomo contemporaneo è infatti come bloccato in una maschera
che lo imprigiona e gli rende difficile comunicare e stabilire verità
comuni.
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OpERE DI LÉON BLOY
le grandi
opere,
e le più belle
pagine,
di Léon bloy
tradotte
e presentate
da Luigi
Castiglione,
uno dei massimi
specialisti
di letteratura
francese
in Italia
www.edilogos.com: leggi in LeGGeRe la voce Léon bloy
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LeTTURA DeL MeSe
...dal libro Prometeo, variazioni sul mito di escilo, Goethe,
Shelley, Gide, PvPavese
Gide / Prometeo male
incatenato
TOMBS OF ILLUSTRIOUS
ITALIANS AT ROME
Questo volume speciale del «Bol-letttino d’arte» della Royal Library di Windsor,
intitolato Tombs of Illustrious Italian at
Rome (Casa Editrice Olschki) contiene esclusivamente disegni di lastre tombali e di
monumenti romani, dovuti a più autori ed
eseguiti con tecniche diverse.
La raccolta rappresenta un unicum nel
panorama delle campagne di documentazione della prima metà del Seicento e
fornisce preziose testimonianze sull’aspetto di sepolture andate perdute o a noi
giunte in assetti pesantemente alterati.
Tradizionalmente incluso nel Museo
Cartaceo di Cassiano dal Pozzo, l’album è
invece da riferireVallo storico Costantino
Gigli (circa 1590–1666), figura fino ad
oggi poco nota che condusse ricerche sulla
storia delle fa-miglie nobili romane e delle
istituzioni civiche capitoline e collaborò
alla realizzazione del trattato Delle memorie sepolcrali del collezionista Francesco
Gualdi (circa 1574 - 1657).
Il volume di Windsor è pertanto da intendere come «strumento di lavoro» dal
carattere e-minentemente privato e non
sistematico, che Gigli assemblò a partire
da un precedente silloge, costituita in gran
parte da disegni di buona qualità radunati
al principio del Seicento da un ignoto personaggio, in cui è forse da riconoscere lo
stesso Gualdi o il padre di Costantino,
Giovanni Battista.
Le tombe riprodotte nei disegni risalgono ad un periodo molto ampio, che va dal
Duecento ai primi decenni del XVII secolo; particolarmente ben» rappresentati
sono le lastre terragne tre/quattrocentesche, i monumenti parietali di epoca
rinascimentale, i grandi depositi della seconda metà del Cinquecento.
Non parlerò di moralità pubblica, perché non esiste. Ma, a questo proposito,
un aneddoto:
– Quando dall'alto del Caucaso,
Prometeo ebbe provato e riprovato sulla
propria pelle che cjkene, cavicchi, camicie di forza, barriere e tutti gli altri accorgimenti, tutto sommato, gli impedivano i
movimenti, per cambiare posizione si
sollevò sul lato sinistro, stese il braccio
destro e un autunno, tra le 4 e le 5, scese
il viale che va dalla Madeleine all'Opera.
Varie celebrità parigine fecero a gara
per passare davanti
ai suoi occhi. "Dove vanno?", si chiedeva Prometeo e, sedu¬
tosi a un caffè davanti a ima birra,
chiese: «Cameriere, dovevanno?».
«STORIA DEL CAMERIERE E DEL
MIGUONARIO»
«Se il signore li vedesse, come me,
passare e ripassare tutti i giorni», disse il
cameriere, «potrebbe altrettanto legit* Anche nell'originale francese il termine Miglionnaire gioca sulle parole
milionario e miglio, con riferimento tanto
alla parabola del grano e del loglio citata
nella dedica, quanto al ruolo di "seminatore" che il personaggio si attri¬buirà in
seguito (n.d.t).
155
Prometeo sembrava un po' stanco. Ma
il cameriere:
«Un'azione gratuita! Non le dice proprio niente? A me sembra straordinario.
Per molto tempo ho pensato che la differenza tra uomini e animali stesse proprio
qui: nell'azione gratuita. Chiamavo l'uomo: l'animale capace di un'azione
gra¬tuita. In seguito ho invece radicalmente cambiato idea: era l'unico essere
incapace di agire in modo gratuito. In
modo gratuito! Ci pensi: senza una ragione - sì, capisco cosa vuole dirmi - allora
diciamo: senza un motivo. Incapace! E
allora questo ha cominciato a irritarmi.
Mi dicevo: perché fa questo? Perché fa
quello?... E non è che io sia un determinista... Ma, a questo proposito, un aneddoto:
«Ho un amico, signore, non lo crederà,
che è Miglionario. Ed è pure intelligente.
Si è detto: un'azione gratuita? Come fare?
E, lei capisce, non bisogna qui intendere
un'azione che non ha conseguenze, perché altrimenti... No, gratuito, invece: un
atto che non ha nessuna motivazione.
Capisce? Guadagno, passione, niente.
L'atto disinteressato, nato da sé, l'atto
senza scopo e, quindi, senza padrone; l'atto libero, l'atto sponta¬neo».
«Eh?», fece Prometeo.
«Stia baie attento», disse il cameriere.
«H mio amico scen¬de, un mattino, portando con sé una banconota da
cinque¬cento franchi dentro una busta e
con la mano pronta a dare uno schiaffo.
Deve trovare qualcuno senza sceglierlo.
Perciò, per strada, lascia cadere un fazzoletto, e, a chi glielo raccoglie (un bonaccione, visto che lo raccoglie); il
Miglionario:
«"Scusi, signore, conoscerebbe mica
qualcuno?", ν
«E l'altro: "Certo, più d'uno". Λ
«Il Miglionario: "Allora, signore,
spero vorrà avere la cor¬tesia di scrivere
il suo nome su questa busta; ecco penna,
inchiostro, una marita...".
«L'altro, sempre bendisposto, lo scrive
e poi: "Adesso, signore, vorrà spiegarmi...".
«E il Miglionario risponde: "È per
principio", poi (ho dimenticato di dirvi
die è bello robusto) gli molla la sventoPrometeo sembrava un po' stanco. Ma
il cameriere:
«Un'azione gratuita! Non le dice proprio niente? A me sembra straordinario.
Per molto tempo ho pensato che la differenza tra uomini e animali stesse proprio
qui: nell'azione gratuita. Chiamavo l'uomo: l'animale capace di un'azione gratuita. In seguito ho invece radicalmente
cambiato idea: era l'unico essere incapace
di agire in modo gratuito. In modo gratuito! Ci pensi: senza una ragione - sì, capisco cosa vuole dirmi - allora diciamo:
senza un motivo. Incapace! E allora questo ha cominciato a irritarmi. Mi dicevo:
perché fa questo? Perché fa quello?... E
(passa a pagina 21)
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IN pRIMO pIANO
dell'imperatrice Elisabetta Cristina di
Braunschweig-Wolfenbüttel, il giovane
librettista e compositore viene incaricato di
scrivere una serenata, a patto di restare
anonimo. È la volta de "Gli orti esperidi",
musicato da Nicola Porpora e cantato dal
castrato Farinelli, il quale da questo
momento si lega a lui in una duratura amicizia, anche grazie al successo ottenuto.
Nel ruolo di primadonna c'è la cosiddetta
"Romanina", Marianna Bulgarelli, la quale
in breve tempo scopre l'autore della splendida opera e lo convince a dedicarsi agli
studi musicali.
Pietro Metastasio intuisce la propria
vocazione e comincia a frequentare la casa
della Romanina, conoscendo i più grandi
compositori del tempo, tra i quali Porpora,
da cui studia musica, Johann Adolf Hasse,
Giovan Battista Pergolesi, Alessandro
Scarlatti, Leonardo Vinci, Leonardo Leo,
Francesco Durante e Benedetto Marcello.
Da questo momento in poi, questi musicisti
cominciano a mettere in musica le opere
del poeta romano.
Vivendo presso la casa della Romanina,
insieme con la sua famiglia, Pietro
Metastasio ne subisce tanto il fascino che
l'influenza poetica. Presso la dimora scrive
le sue opere più celebri, come La "Didone
abbandonata", la quale vede la luce nel
1724, dandogli una improvvisa fama.
Seguono anche "Catone in Utica", nel
1727, "Ezio", nel 1728, e molte altre.
Nel settembre del 1729 il poeta romano
decide di lasciare la casa della cantante,
ormai lontana dalle scene anche a causa
della sua età. Accetta l'offerta per il posto di
poeta di corte al teatro di Vienna, succedendo ad Apostolo Zeno. L'anno dopo
l'artista è a Vienna, dove deve dividere la
casa con Niccolò Martines, maestro di cerimonie del Nunzio apostolico a Vienna.
Nel decennio che va dal 1730 al 1740 il
Metastasio dà fondo a tutta la sua arte, la
quale trova espressione per il Teatro
Imperiale di Vienna. È il suo periodo aureo.
Scrive "Demetrio" nel 1731 e "Adriano in
Siria" nel 1732, due opere importantissime,
ma anche "Issipile", "Demofonte",
"Olimpiade", oltre ad opere composte in
tempi record, come "l'Achille in Sciro" (nel
1736) in soli diciotto giorni, e "l'Ipermestra",
in nove. Ma non solo. Torna ai testi sacri e
già nel 1730 compone "La Passione di
Nostro Signore Gesù Cristo", un successo
senza precedenti nel XVIII secolo.
Anche per ovviare al fatto che non fosse
di nascita nobile, Pietro Metastasio comincia a frequentare intimamente la contessa
Althann. Intanto la Romanina lo rivuole
dalle sue parti e, come viene scritto in
alcune cronache dell'epoca, per convincerlo si mette in viaggio per Vienna.
Ofelia Calabresi
Georges bernanos
Il cammino
di Cruz das Almas
Luigi Castiglione
Consolazioni
agli imbecilli
Polemista d'indubbia coerenza,
creatore del romanzo teologico,
poeta della grazia come nessun altro
scrittore moderno.
Georges bernanos (1888-1948) fu
uomo che «non barò mai in un
mondo in cui tutti barano».
Rinunciò alla Legion d'onore, rifiutò l'Accademia francese, respinse la
poltrona di ministro scegliendo
d'esser – come ebbe a scrivere
Stanislas Fumet – «un esplosivo, un
vulcano ch'eruttava disprezzo come
lava, e non certo con la ponderatezza
di Léon bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso
era il ribollimento, l'effervescienza».
È questo bernanos che c'è anche
in questo libro…
Quasi un seguito ai « prolegomeni agli
infami », questo libro di CastigÌione persegue
quell’imbecillità e stoltezza o stupidità, che
implica « freddezza del cuore » (Leopardi),
« fa muovere l’uomo a carponi » (Anosto) e
tale induce un « traviamento del giudizio »
(Cicerone) da sfociare spesso nell’oligofrenia
più aberrante... Opponendo così dunque ancora una volta all’iniquità la bontà, all’ottusità
l’acutezza e la sagacia, la perspicacia, all’ebetismo l’intelligenza, mediante quel suo
peculiare modo d’interrogare indirettamente,
o scavare interiormente, voci perlopiù discordi, se non dissonanti, di scrittori che, in un
certo qual senso onirico, gli sono stati più o
meno congeniali tra i tanti con i quali, lungo i
secoli, ha trovato la possibilità di colloquiare,
egli perviene ad ipostatizzare alcune tra le
aberrazioni più devastanti d’oggi... Fino a
quel Baudelaire le cui bestemmie si risolsero
infine come in una catarsi corale, espressa
nell’accorata implorazione : « Car c’est vraiment, Seigneur, le meilleur témoignage / Que
nous puissions donner de notre dignité / Que
cet ardent sanglot qui roule d’âge en âge / Et
vient mourir au bord de votre étemité »...
Georges bernanos, Il cammino
di Cruz das Almas, vol. I, ebook,
pagine 196, € 18
Luigi Castiglione, Interrogativi indiretti a Šolochov, Malraux, Papini, Greene, Asturias, Hauthorne, Gide, Baudelaire, Milosz, ebook, pagine 160, € 16
edizioni
logos
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
IN pRIMO pIANO
TRIONFI
di Francesco Petrarca
Riproduzione in facsimile del Manoscritto Cod. 2581 (Les Triumphes de Petrarque)
conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek
(Biblioteca Nazionale Austriaca – Vienna)
Testo in francese - commento di Bernardo Glicino
Tiratura limitata e numerata di 499 esemplari in numeri arabi di cui 20 FC
e 299 esemplari in numeri romani
Riproduzione in facsimile fedele all’originale in ogni particolare
1 Volume di grande formato di cm 32,5X21 - 590 pagine
86 grandi miniature tutte inserite in eleganti cornici dorate
Oltre 1.800 capilettera dorati
Coperta in pelle pieno fiore a concia vegetale
Legatura artigianale con cucitura eseguita con ago e filo di canapa Applicazione manuale del colore oro in due tipologie: in lamina nei
capilettera e in polvere nelle miniature - Elegante cofanetto - Dedica
personalizzata trascritta da calligrafo - Volume di Commentario con
la Prefazione dell’ Ambasciatore d’Austria in Italia Christian B.M.
Berlakovits - Pagine totali: 590 - Richiedi informazioni su questo
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ANNO XXXII
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La «trilogia dell’effimero»
di Luigi Castiglione
Luigi Castiglione
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Luigi Castiglione
Diana, la favola
Luigi Castiglione
Il Piccolo dittatore
(Clonare Starr)
(In nome di Sua Maestà)
(Berlusconi, atto primo)
Pagine 254, € 18
Pagine 256, € 18
Pagine 290, € 23
Romanzo o storia romanzata,
affabulazione, oppure semplice
«divertissement»?
Forse una favola in cui, come
l’autore scrive, «l'ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno,
il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la
parodia, la risata non son che
l’altra faccia della tristezza» in
un mondo in cui «si vive tra
vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...»
Cos'è alla fin fine una favola se non
una narrazione in cui parlano ed operano anche animali ed esseri inanimati
ed immaginari sempre (fate, gnomi,
streghe ed alberi, serpenti e rane e
fiori...) con lo scopo di trarne una
morale, ο la rappresentazione scenica,
oppure l'intreccio d'un dramma ο d'un
poema, e l'illusione altresì, il dramma
creato dalla vita? È la favola di queste
pagine, che non configurano una
biografia, ma soltanto brandelli di
carne d'una vita che, volendo viversi in
tutte le implicanze, non lo fu che nell'immagine falsata e latente, fugace,
nell'apparenza ingannevole, nel rincorrere l'effimero, l'inconsistenza, la futilità, la debilità dell'essere, ove il nulla
profonde ha le radici...
La triste, breve favola in cui una
principessa si muove e muore, nel
dramma d'una vita, tra fiori e rose, tra i
fiori e le rose, e tra le spine...
« ...in quello che doveva essere il
periodo di transizione al bipolarismo
alternativo, si son moltiplicati i partiti
trasversali, i partiti strumentali, i partiti
estraparlamentari (dei magistrati, dei
giornalisti, degli azzeccagarbugli, degli
intellettualoidi, degli imbecilli, degli infami...)
Son in verità caduti falci, martelli,
rose, garofani, biancofiori, querce ed
altro, ma son nati ulivi e margherite e
persino asinelli, e spine, rovi, tanti...
Sicché l’acheronteo tragittatore e dantesco, nella fossa i felini se l’è infine
ritrovati d’ogni parte convenuti...
Come perciò non credere nei vichiani
«corsi e ricorsi storici»? Quel che successe allora contro quest’uomo passionale, coerente, quest’uomo forte, sta
succedendo anche oggi: lo stesso identico copione! Gli stessi cani politici, gli
stessi pupazzi, le stesse marionette (con
altra maschera) aizzati contro il
Governo, e il suo Presidente, qualsiasi
cosa faccia, qualsiasi cosa dica! Gli
stessi scioperi «manovrati»... Le stesse
sceneggiate televisive (uno pro, un altro
contro...)
Chi ne tiene i fili è sempre lo stesso
Puparo internazionale (la preminenza
delle privatizzazioni, il culto del «massimo profitto», la dittatura del mercato...)
Fino all’abuso di potere, alla soppressione dei diritti umani a scopo di rapina
politica, fino all’omicidio... (da «I colori
della tristezza», presentazione...)
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(Sommario) la voce Luigi Castiglione
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE 2012
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IN pRIMO pIANO
non è che io sia un determinista... Ma, a
questo proposito, un aneddoto:
«Ho un amico, signore, non lo crederà,
che è Milionario. Ed è pure intelligente. Si
è detto: un'azione gratuita? Come fare? E,
lei capisce, non bisogna qui intendere un'azione che non ha conseguenze, perché altrimenti... No, gratuito, invece: un atto che
non ha nessuna motivazione. Capisce?
Guadagno, passione* niente. L'atto disinteressato, nato da sé, l'atto senza scopo e,
quindi, senza padrone; l'atto libero, l'atto
spontaneo».
«Eh?», fece Prometeo.
«Stia bene attento», disse il cameriere.
«Π mio amico scen* de, un mattino, portando con sé una banconota da cinquecento
franchi dentro una busta e con la mano
pronta a dare uno schiaffo. Deve trovare
qualcuno senza sceglierlo. Perciò, per strada, lascia cadere un fazzoletto, e, a chi glielo raccoglie (un bonaccione, visto che lo
raccoglie); il Miglionario:
«"Scusi, signore, conoscerebbe mica
qualcuno?", γ
«E l'altro: "Certo, più d'uno". x
«Il Miglionario: "Allora, signore, spero
vorrà avere la cortesia di scrivere il suo
nome su questa busta; ecco penna, inchiostro, una matita...".
«L'altro, sempre bendisposto, lo scrive e
poi: "Adesso, signore, vorrà spiegarmi...w.
«E il Miglionario risponde: "È per principio", poi (ho dimenticato di dirvi die è
bello robusto) gli molla la sventoPrometeo sembrava un po' stanco. Ma il
cameriere:
«Un'azione gratuita! Non le dice proprio
niente? A me sembra straordinario. Per
molto tempo ho pensato che la differenza
tra uomini e animali stesse proprio qui: nell'azione gratuita. Chiamavo l'uomo: l'animale capace di un'azione gratuita. In seguito ho invece radicalmente cambiato idea:
era l'unico essere incapace di agire in modo
gratuito. In modo gratuito! Ci pensi: senza
una ragione - sì, capisco cosa vuole dirmi allora diciamo: senza un motivo. Incapace!
E allora questo ha cominciato a irritarmi.
Mi dicevo: perché fa questo? Perché fa
quello?... E non è che io sia un determinista... Ma, a questo proposito, un aneddoto:
«Ho un amico, signore, non lo crederà,
che è Miglionario. Ed è pure intelligente. Si
è detto: un'azione gratuita? Come fare? E,
lei capisce, non bisogna qui intendere un'azione che non ha conseguenze, perché altrimenti... No, gratuito, invece: un atto che
non ha nessuna motivazione. Capisce?
Guadagno, passione, niente. L'atto disinteressato, nato da sé, l'atto senza scopo e,
quindi, senza padrone; l'atto libero, l'atto
spontaneo».
«Eh?», fece Prometeo.
«Stia baie attento», disse il cameriere.
«H mio amico scende, un mattino, portando con sé una banconota da cinquecento
franchi dentro una busta e con la mano
pronta a dare uno schiaffo. Deve trovare
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le «Delibere» della Cei; ampio «Indice analitico»...
Beneplacito della Conferenza episcopale italiana
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 448, € 26 / 13
«Quest’edizione italiana del Codice di diritto canonico presenta alcune caratteristiche che ci piace mettere in risalto [...] La versione italiana curata da Luigi
Castiglione, è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’Ueci, ma
anche perché condotta con criteri più moderni (per esempio, uno tra centinaia,
«potestas» è resa con «potere» e non con «podestà» [...] Per tutte queste caratteristiche positive [...] essa merita la più ampia diffusione e utilizzazione da parte
degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa
(e.M. Lisi, «La Scala»).
edizioni
logos
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ANNO XXXII
Sans titre
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
IN pRIMO pIANO
CENTO ANNI FA LA MORTE DI PASCOLI
La sensibilità
dell’uomo
G
iovanni Placido Agostino
Pascoli nasce a San Mauro di
Romagna il 31 dicembre
1855. All'età di dodici anni perde il
padre, ucciso da una fucilata sparata da ignoti; la famiglia è costretta a
lasciare la tenuta che il padre
amministrava, perdendo quella condizione di benessere economico di
cui godeva.
Nell'arco dei sette anni successivi, Giovanni perderà la madre, una
sorella e due fratelli. Prosegue gli
studi prima a Firenze, poi a
Bologna. Nella città emiliana
aderisce alle idee socialiste: durante
una delle sue attività di propaganda
nel 1879 viene arrestato. Consegue
la laurea in Lettere nel 1882.
Inizia a lavorare come professore:
insegna greco e latino a Matera,
Massa e Livorno; suo obiettivo è
quello di riunire attorno a sè i membri della famiglia. In questo periodo
pubblica le prime raccolte di poesie:
"L'ultima passeggiata" (1886) e
"Myricae" (1891).
L'anno seguente vince la prima
delle sue d'oro al concorso di poesia
latina di Amsterdam; parteciperà
varie volte negli anni, vincendo in
totale 13 medaglie d'oro.
Dopo un breve soggiorno a Roma
si trasferisce a Castelvecchio di
Barga, piccolo comune toscano
dove acquista una villetta e una
vigna. Con lui vi è la sorella Maria da lui affettuosamente chiamata
Mariù - vera compagna della sua
vita, considerato che Pascoli non si
sposerà mai.
Ottiene un posto per insegnare
all'università, prima a Bologna, poi a
Messina e infine a Pisa. In questi
anni pubblica tre saggi danteschi e
varie antologie scolastiche.
La produzione poetica prosegue
con i "Poemetti" (1897) e i "Canti di
Castelvecchio" (1903). Convertitosi
alle correnti nazionaliste, raccoglie i
suoi discorsi sia politici, che poetici e
scolastici nei "Miei pensieri di varia
umanità" (1903).
Ottiene poi la prestigiosa cattedra
di Letteratura italiana a Bologna,
prendendo il posto lasciato da Giosuè
Carducci.
Nel 1907 pubblica "Odi ed inni", a
cui seguono "Canzoni di re Enzo" e i
"Poemi italici" (1908-1911).
La poesia di Pascoli è caratterizzata da una metrica formale fatta di
endecasillabi, sonetti e terzine coordinati con grande semplicità. La forma
è classica esternamente, maturazione del suo gusto per le letture
scientifiche: a tali studi si ricollega il
tema cosmico di Pascoli, ma anche la
precisione del lessico in campo
botanico e zoologico.
Uno dei meriti di Pascoli è stato
quello di rinnovare la poesia, toccando temi fino ad allora trascurati dai
grandi poeti: con la sua prosa
trasmette il piacere delle cose semplici, usando quella sensibilità infantile
che ogni uomo porta dentro di se.
Angelo Desantis
Domenico Magrì: La forza del sentimento
La tragedia della sua fanciullezza segnù di un’orma incaccellabile di
tristezzacancellabile di tristezza tutta la vita del Pascoli, senza che per
altro, malgrado i frequenti tentativi (Il giorno dei morti, 10 agosto. La la
cavallina storna, Il nido dei dei farlotti, La torre...); riuscisse mai ad
esprimersi e a liberarsi in opera di perfetta poesia. Agli uccisori dèi padre,
che la giustizie umana non seppe ο non volle identificare, egli non perdonò mai; eppure, quando dal suo caso particolare volle levarsi a siderazioni più generali sul problema del male, ch'è nel mondo, non seppe se
non affermare che il male è frutto della perversione' degli uomini e che
esso deve essere vinto col bene e con l’amore: via via levandosi — effetto indubbio di quel soggettivismo, ohe rende impossibile la precisazione
obbiettiva delle responsabilità — sino ad un vasto compianto, che
abbraocia insiieme malvagi e buoni, oppressi e oppressori. Questo è
sembrato francescanesimo, ma soltanto a coloro che di di San Francesco
vagheggianola soltanto la solita immagine oleografuca.
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IN pRIMO pIANO
IL GIUDIZIO DI PAPINI
Giovanni Pascoli fu poeta
e null’altro che poeta
P
oeta sempre, anche quando
fantastica ed oracoleggia in
prosa, anche quando commenta e traduce i poeti e si aggira, rabdomante e negromante
commosso, nella medieval foresta
incantata della poesia dantesca.
Ma il suo linguaggiò naturale è il
verso; il suo idiòma nativo è la
poesia in versi È una specie medium tra la ricchezza della natura
e la ricchezza delle parole, medium in perpetuo trance. Alle sorelle
manda poesie al posto di lettere;
scrive liriche assai più facilmente
e volentieri che articoli; pensa in
versi, compone poesie anche in
sogno, còme confidò un giorno
all'amico Vittorio Cian, un dei
pochi dotti che noiaspettarono la
morte per ammirarlo.
Fuor dell'espressione poetica
era sacrificato, non era più veramente lui. Faceva pensare a un
angelo avvezzo a volare e che
invece fosse costretto a calzare gli
stivaletti per camminare sulle dure
strade della terra. E ricordava quei
muti che barbugliano e soffrono se
devono discorrere e che articolano perfettamente ogni parola
se cantano. Se il canto fu, come
alcuni pensano, il primo linguaggio degli esseri umani, il fanciullo
Pascoli fu anche in questo, un
primitivo.
Era di continuo assediato da
temi, da spunti, da motivi di poesie: se l’ avesse potute scriver
tutte l'opera sua sorpas
serebbe, per numero di versi,
quella del fecondissimo Victor
Hugo.
«Quante poesie ho per la testa!
- scriveva al Mercatclli nel 1897.»
- Non mi lasciano bene aver né
giorno né notte.» E al Micheli nel
1898: "La poesia sgorga impetuosa. Non farci che versi! 1500
poesie ho da fare prima di morire.
Dio mi conceda la grazia di farle
tutte". E nel 1907 confidava al
Bianchi: «Sto faceftdo il primo dei
cento ο dugento poemi patriottici».
Una tale incalzante copiosità di
vena farà sorridere i nostri ultimissimi verseggiatori che penosamente
distillano quei lor poemini corti
come le loro idee e oscuri come le
loro intenzioni. Ma il poeta di natura
non è, per fortuna, un alchimista
addetto alla trasmutazióne degli
elementi verbali; non è un operaio
cosmatesco che ricopi con tasselli
lucenti il bigiume della malta; non è
il fabbricatore di filtri e di oppiati che
larvora colle bilancine e col contagocce.
Ci sono più specie di poèti: c'è ilpoeta di sorgente - còme il Pascoli
- e c’è il poeta di storta e di alambicco; il poeta, come dicono,
sorvegliato e controllato e che a
forza di sorveglianza e di controlli
finisce còl non sentir più la voce
interna del nume e non sa abbandonarsi a quella «mania» che i
greci riconobbero riconobbero qua!
sacro morbo dei poeti.
C’è il poeta vegetaleifè, che lussureggia e si alza come quercia nel
bosco e c’è il poeta minerale che
attraverso gemicazini lunghe ti offre
talvolta la vividagemma. Il Pascoli
fu dei primi e pose le sue prime
poesie sotto il segno degli umilivergiliani: arbusta iuvant humilesque
myricae.
E ben per lui e per noi se non
avesse cercato ispiraziom fuor di
quello ch'era il suo regno: la campagna. Ma il suo entusiasmo di
umanista di umanista lο portò anche à risuscitare immagini e miti
dell’antichità; il suo amor di patria lo
condusse a cantare ricordi e gesta
di storia; le sue ambizioni di guida
spirituale lo spinsero a comporte
qualcuno senza sceglierlo. Perciò, per strada, lascia cadere un fazzoletto, e, a chi glielo raccoglie (un bonaccione, visto che lo raccoglie); il Miglionario:
«"Scusi, signore, conoscerebbe mica
qualcuno?", ν
«E l'altro: "Certo, più d'uno". Λ
«Il Miglionario: "Allora, signore,
spero vorrà avere la cortesia di scrivere il
suo nome su questa busta; ecco penna,
inchiostro, una marita...".
«L'altro, sempre bendisposto, lo scrive
e poi: "Adesso, signore, vorrà spiegarmi...".
«E il Miglionario risponde: "È per
principio", poi (ho dimenticato di dirvi
die è bello robusto) gli molla la sventola che teneva pronta nella mano; quindi ferma una carrozza e sparisce.
«Capisce? Due azioni gratuite in un
colpo solo: il biglietto da cinquecento
franchi a un indirizzo che lui non ha scelto, e un ceffone a qualcuno che si è scelto
da solo, raccogliendogli il fazzoletto. No,
dico! Cosa c'è di più gratuito? E la relazione! Scommetto che la relazione non le
appare in tutta la sua chiarezza. Per il
fatto stesso di essere gratuito, l'atto è come diciamo qui - reversibile. Uno riceve cinquecento franchi a causa di uno
schiaffo, un altro riceve uno schiaffo a
causa di cinquecento franchi..., e poi non
si sa più niente... non si riesce a proseguire. - Ci pensi, un'azione gratuita! Non c'è
niente di più demoralizzante. - Ma il
signore comincia ad avere fame. Chiedo
scusa: ci si perde nelle chiacchiere... H
signore mi farà la cortesia di dirmi il suo
nome, per le presentazioni...».
«Prometeo», disse semplicemente
Prometeo.
«Prometeo! Lo dicevo io che il signore
non era di qui... e il signore di cosa si
occupa?».
«Di niente», disse Prometeo.
«Oh, no! No!», disse il cameriere con
un sorriso dolce. «Basta vedere il signore
per capire che fa qualcosa».
«È passato tanto di quel tempo», balbettò Prometeo.
«Pazienza, pazienza», continuò il
cameriere. «D'altra parte, il signore stia
pur tranquillo, nelle presentazioni, se si
vuole, faccio i nomi, ma la professione,
mai! - Vediamo un po': il signore faceva...».
«Fiammiferi», mormorò Prometeo
arrossendo.
Ci fu un momento di silenzio un po'
imbarazzato. Il cameriere capiva che
aveva sbagliato a insistere, e Prometeo
che aveva sbagliato a rispondere.
«Ma insomma, il signore non ne produce più!», il cameriere riprese il discorso con un tono incoraggiante. «Ma allora,
cosa? Devo pur scrivere qualcosa, non
posso mettere solo: Prometeo. E basta. Il
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ANNO XXXII
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IN pRIMO pIANO
ebOOKS LOGOS / Novità
San Bonaventura
Silvio Botero Giraldo
A.D. Sertillanges
Le sei ali
del serafino
La coppia umana
tra idealità e realtà
Preghiera
e musica
Il pensare di Bonaventura è sempre un
pensare «biblico», la sua espressione
tende sempre a riprendere le parole
della Scrittura, inserendole con singolare
naturalezza nel contesto del suo discorso. Ciò però non significa che ci sia mai
in Lui un incriteriato fideismo; anzi,
seguendo la Bibbia egli tende ad assimilare alla vita dell'Essere, cercando agostinia-namente di intendete, nella partecipazione della Luce divina, il senso profondo della vita come dono, al fine di
partecipare più intensamente di Dio. In
questo medesimo senso Bonaventura
propone la lettura dell'opuscolo Le sei ali
del Serafino. Sei sono le ali dei Serafini,
delle più alte creature angeliche che,
secondo Isaia (6,1 ss.), stanno direttamente innanzi a Dio. Bonaventura
intende che come il Serafino ha sei ali,
con il prelato, colui che ha la gravissima
responsabilità non solo della sua personale salvezza, ma anche della vita di
coloro che gli sono affidati e che deve in
nome di Dio liberare dal peccato per renderli operai nella messe divina, debba
avere sei virtù fondamentali. Tali sei virtù
sono : 1) lo zelo della giustizia; 2) la religiosa pietà; 3) la pazienza; 4) una vita
esemplare; 5) l'acutezza e la sensatezza
nelle diverse situazioni della vita; 6) la
devozione vers o Dio.
L’essenza del sacramento del matrimonio non è l’unione legale tra un uomo e
una donna per una inseparabile comunanza di vita, come finora s’era andato
sostenendo, bensì il reciproco amore tra i
coniugi. Il farsi l’uno carne dell’altro, il
divenire una sola carne, come se fossero
un unico essente. E un teologo gesuita,
già negli anni trenta del passato secolo,
l’aveva scritto: « ...quando tra un uomo e
una donna c’è il vincolo dell’amore allora il
matrimonio c’è»; e Giovanni Paolo II, nella
sua prima enciclica, l’aveva ribadito:
«L’uomo non può vivere senza amare; la
sua vita sarebbe priva di senso, se non
fosse riamato, se non sperimentasse
l’amore». Sicchè il sacramento finisce
quando l’amore muore... In sostanza è
questa la tesi sostenuta dal Botero che,
basandosi anche su recenti sentenze
rotali, non fa altro in questo suo nuovo
magistrale libro che ripercorrere l’iter del
sacramento matrimoniale dal punto di
vista storico, morale, giuridico.
La preghiera è musicale per natura;
come ogni parola che si esalta, essa va
incontro al canto. «La parola è un suono
in cui è pri-gioniero il canto» dice Grétry.
Vi è prigio-niero come la statua nel
marmo, sotto le mani di Michelangelo;
ma per scioglierla basta un lieve
accrescimento di vita, perchè qui lo scultore è a casa sua.
La parola esprime un pensiero; ed in
se stessa una parola non è una musica;
ma a questo pensiero è sempre legato
uno stato d’animo, un alone di fantasia,
un gioco di fantasmi dalle tendenze
dinamiche, di cui ritmo e melodia sono la
legge, per quanto poco esso si acceleri.
J. Silvio Botero Giraldo è sacerdote redentorista.Si è licenziato in Diritto canonico e in
Teologia dogmatica nell’Università «Comillas»
(Madrid). Laureato in Teologia morale nell’Accademia alfonsiana dell’Università lateranense di
Roma. Ha insegnato in diverse Università pontificie della Colombia. Professore di Teologia morale
del matrimonio e della famiglia dal 1987 nel-l’Accademia alfonsiana. Collabora con la Cathedra di
teologia morale, con Itepal, l’Istituto del Celam a
Bogotà. È autore di una quarantina di libri e una
cinquantina di saggi pubblicati in riviste dell’Europa e dell’America Latina. La Logos, che ne pubblicherà tutte le opere in esclusiva, ha già in corso
di stampa un settimo volume.
[email protected] – edilogos.com
«La musica prolunga gli effetti dell’anima», dice il De arte musicae, attribuito
(del resto a torto) a san Tomaso d’Aquino.
«Il canto è l’espressione eroica della
parola», dice Carlyle.
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
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IN pRIMO pIANO
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TRA IDEALITÀ E
REALTÀ
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PERFEZIONE COME COPPIA UMANA (FONDAMENTI E
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26
ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
IN pRIMO pIANO
poemetti tra il inistico e il filosofico
e ad interpretare simbolicamente
eventi é figure del tempo suo. E
siccome era poeta per grazia e
artista finissimo nei Poemetti, in
Odi e Inni e nei Poemi Conviviali
vi sono, qua e là, passi e riflessi di
vera poesia, e spesso armoniosissima efficacia di evocazione plastica, anche, ad esempio, nel
calunniato e torturato Paulo
Uccello, chenon è il suo caoiavoro
ma neanche trippa da buttar già a
lacerti, ai gatti miagolatori della
dispettosa letteratura.
Ma è pur vero che il Pascoli
genuino il Pascoli genuino, il
Pascoli grande e puro, il Pascoli
georgico, il Pascoli che ascolta i
sussurri, i canti, i gorgheggi, le
voci, i tuoni, i mormorii della gran
materna. La Grecia e l'Italia lo
ispirano, talvolta, felicemente,
perché conosce ed ama profondamente il mondo antico e la
patria; mai, però, come le umili
contrade villerecce e boscherecce
della Romagna e della Lucchesìa.
Un poèta come il Pascoli che
verseggia cosi agevolmente come
un dì noi cammia e respira, e ha la
mano abile e pronta, è sollecito a
dirci quasi istigato da tutti gli
argomenti possibili e non sempre
sa conoscere i pròpri limiti. Nella
campagna che solum è sua il
Pascoli è grande poeta; fuor di lì
è, secondo i casi, grande buono e
talora, mediocre Sognò, forse, di
essear riconosciuto, dopo il
Carduccii, il grande aedo nazionale, se non il poeta cesareo
Grande Proletaia, è invece sarà
immortale soltanto come il poeta
della rondine e dell’dell'allodola,
della boscalia e della montagna.
Quando il fanciullo è solò, tra l’
erbe e le fronde, sotto la protezione lucida del cielo, nel vento
lieve, nella luce tiepida, e può
manifestare col canto le malinconie e le gioie dell attimo, allora
soltanto Dio è accanto a lui, allora
soltanto è poeta assoluto:
A simile conclusione son giunti i
più giudiziosi •critici della poesia
poesia pascoliana e ricercarne a
ogni costo altre sarebbe fregola
vana di aleatoria originalità. Né qui
conviene rifare analisi e comparazioni tante volte fatte e rifatte; con
lusso talvolta anche fastidioso di
sottigliezzei di sottigliezze esegetiche.
Alla gloria del Pascoli, invece,
gioverebbe, assai più che la ristampa ristampa dell'intera opera poetica, dove sempre più si avvertono le
incrinature e ingrinzimenti del
tempo, una scelta severa e parsimoniosa che offrisse soltanto quei
poemi, o frammenti di poemi - che
non temono le ingiurie degli anni né
degli avversari, quelle liriche che
formano per l’eternità aspetti etèrni
del mondo con purezza greca,
sobrietà latina, con soave e raffinata musica italiana e moderna.
Il pericolo e il castigo dei poeti
istintivi è di abbondante vena è
quello espresso icasticamente dal
Manzoni: «Molto fieno e pochi
fiori». Ma bisogna aggiungere che
se nin avessero obbedito sempre a
ogni richiamo dell’estro non sarebbero giunti neanche a quei vertici.
Chi troppo si misura non non dura.
Ma non c'è poeta, per grande che
non abbia bisogno, un certo momento, della crudele pietà delle forbici.
La fortuna postuma del Pascoli
richiede una antologista di buon
gusto e di buona fede, amoroso ma
rigoroso, che raccolga in piocciol
volume soltanto quelle poesie, ο
parti di poesie, dove il poeta è veramente lui, dove si esprime compiutamente e liberamente, senza
intoppi di pensiero e interpi di letteratura, la schietta anima poetica di
questo fanciullo campagnolo.
Saranno magari soltanto cento
pagine ο poco più, invece delle milletrecento dell’ultima ristampa ma
in quelle pagine risplenderà finalmente, liberata dal vano e dal troppo, una corona di il poesia limpida e
pretta, sentita e riuscita, vincente e
convincente, che potrà esser messa alla pari, e forse più in su d'altri
poeti più celebrati e fortunati di
Giovanni. [1940]
Giovanni Papini
L’idea cristiana
della’amore
di Max Scheler
Sembra che sia
venuto il momento di
un nuovo spirito finora solo presumibile di
primavera. Comincia
lentamente l'oscillazione scettica di
questa civiltà, il dubbio su se stessa e
sulle idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più
forte e più urgente. Nel suo cuore germoglia già una nuova volontà di penitenza e di pentimento e di grande
delusione per tutto quello che una volta
aveva adorato e seguito con animo vittorioso. Questo germe, quando i popoli
si renderanno lentamente conto di
quello che hanno fatto, diventerà una
forte e grande corrente di lacrime. Però
soltanto il pentimento è la via al rinnovamento, la via alla rinascita non solo
per i singoli, ma per la società intera. In
questo momento conta moltissimo che
anche i cristiani ascoltino quel grido di
aiuto, e che tutti, facendo rivivere la
propria fede prima nel proprio cuore,
spalanchino questi cuori per riversare
la corrente di fede e di amore, che segretamente scorre nella Chiesa cristiana, riversarla nel mondo, in un
mondo che ha bisogno di questa fede e
di questo amore — che comincia a
desiderarli — che li desidera come non
mai nel passato.
Filosofo tedesco fra i più brillanti
della scuola fenomenologica, Max
Scheler (1874-1928) orienta i suoi
interessi principalmente nel campo
della filosofìa morale, della filosofìa
della religione e della sociologia. Il
diverso modo di concepire la metafìsica, elemento portante dei tre periodi in
cui si può dividere la sua produzione,
provoca le varie risposte: tendenzialmente vitalista nel primo (1899-1913),
crea-zionista e perciò teista e cristiano
nel secondo (1913-1922) e panteista
nel terzo (1922-1928).
eDIZIONI LOGOS
[email protected]
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
IN pRIMO pIANO
La piaga
della droga
La piaga della droga, che
colpisce soprattutto ingiovanì, rischia di mettere in
pericolo l'esistenza della
prossima generazione.
Combatterla è lo scopo di
questo volume che, avvalendosi di un originale metodo
d'indagine, offre un'esatta
diagnosi di quello che si può
ormai chiamare il "male del
secolo". Nel contempo dà
anche un volto ben preciso
alla "multinazionale della
droga", di cui disvela i centri
di produzione, il controllo del
mercato, le banche che ne
gestiscono gli enormi
proventi, i collegamenti con
il crimine organizzato, la corruzione delle forze politiche
che ne reclamano la liberalizzazione, le istituzioni che ne
elaborano la cultura...
Droga S.p.A. (La guerra
dell'oppio)
K. KALIMTGIS, D. GOLDMAN, J. STEINBERG
Droga S.p.A. (La guerra dell’oppio)
Pagine 446, 76 foto, 10 tavole prospettiche, € 26
edizioni logos
27
28
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
SCAFFALE
EDITRICE OLSChKI / Novità
MUSICA
E SPETTACOLO
Janie Cole
Music, Spectacle
and Cultural Brokerage
in Early Modern Italy
Michelangelo
Buonarroti il Giovane

Michelangelo Buonarroti il Giovane
(1568-1647), a Florentine patrician and
great-nephew of the famousartist, was one of
the principal poets producing musical spectacles for conspicuous consumption by the
Medici grand dukes, collaborating with
major composers amid contemporary experiments that became the forerunners of early
opera and put him at the intersection of powerful forces of patrons and clients. By examining the broader concepts of cultural clientelism and brokerage networks in the early
modern process of cultural dissemination,
Janie Cole analyzes Buonarroti’s multifaceted roles at Italy’s princely courts, recasting
his significantcontribution to early seventeenthcenturyItalianmusi- cal spectacle and
literature,his critical role as a cultural broker and his involvement with the leading
institutions in Florence’s civic life – from literary, musical and artistic academies and
confraternities to churches and convents and
private house- holds – thus exploring music
and poetry’s broader places in the city’s ceremonial practices and cultural discourses
and the intersections between court and city,
state and church, sacred and secular, and
public and private in an intricate world of
shifting power dynamics during the late
Renaissance and early Baroque periods.
Fondazione Carlo Marchi. Quaderni,
vol. 44, 2011, cm 17 ¥ 24, due tomi di
XVI-788 pp. con 66 figg. n.t., 5 es. mus.
e 16 tavv. f.t. a colori. English Text.
LE PAySAGE
SACRÉ
sous la direction de Denis
Ribouillault et Michel
Weemans
Filippo de Pisis
botanico flâneur
A
̀ rebours des études sur le paysage qui
furent longtemps mar- quées par le préjugé
du «paysage autonome», ce livre révèle
l’impor- tance de la conception religieuse et
spirituelle de la nature sur la représentation
et la construction du paysage dans l’Europe
de la
Contrary to landscape studies that
have long been marked by the preconception of an ‘autonomous landscape’, this
book under- scores the importance of sacred
conceptions of nature for the depiction and
construction of landscape in Early
première modernité. A
̀ travers une variété
d’approches allant de la littérature aux
jardins, de la peinture à la microarchitecture,
il propose de regarder le paysage de cette
période comme l’interpréta- tion par les
artistes du Livre de la Nature écrit par le
doigt de Dieu.
Modern Europe. By examining a variety
of media – from literature to gardens,
from painting to microarchitecture – it suggests that land- scape in this period should
be considered as the artists’ interpretation of
the divinely created Book of Nature.ata.
Giardini e paesaggio, vol. 29, 2011,
cm 17 ¥ 24, XXXIII-368 pp. con 83
figg. n.t. e 28 tavv. f.t. a colori. [isbn
978 88 222 6126 7]
La Tradizione galileiana
e lo sperimentalismo naturalistico
d’età moderna
Atti del seminario internazionale di
studi (Milano, 15-16 ottobre 2010)
A cura di Maria Teresa Monti
Il volume raccoglie contributi di micro
e macrostoria, storia delle idee e storia
materiale dello sperimentalismo naturalistico d’età moderna. I saggi rilanciano la
necessità di un’‘autopsia’ della categoria
in questione, che è infatti ‘se- zionata’
nelle sue componenti riconducibili
all’‘occhio’ e alla ‘mano’. «Osservazione» e «esperienza» si mostrano
infatti con grande chiarezza termini tecnici già per i protagonisti dell’epoca, che
li usarono con cautele (e ambiguità) troppo spesso trascurate anche dalla ricerca
storica recente.
The volume gathers contributions on
microhistory and macrohistory, history of
ideas and material history of naturalistic
experimentalism in the modern period.
The essays reiterate the need for an
‘autopsy’ of this category, which is
indeed ‘dissected’ in its ‘eye-and-hand’
compo- nents.The scientists of the time
clearly used «observation» and «experience» as technical terms, with a cautious
(and ambiguous) approach too often
neglected even in recent historical
research.
Maria Teresa Monti, Introduzione
Domenico Bertoloni Meli, Reliability
and generalization in early modern
anatomy • Marco Bresadola, L’occhio e
la mano: l’osservazione scientifica della
natura in Marcello Malpighi • Paolo
Mazzarello, Il viaggio a Costantinopoli di
Lazzaro Spallanzani • Ma- ria Teresa
Monti, Spallanzani, la respirazione animale e la fisiologia del corpo ‘dis-organizzato’ • Marc J. Ratcliff, Maîtriser l’expérience du texte: John Turberville
Needham face à la tradition expérimentale, 1745-1780 • Dario Generali,
Baconismo, polemica contro la generazione spontanea e modelli della classificazione nei primi scritti scientifici di
Antonio Vallisneri • Benedino Gemelli,
Alla confluenza del discorso medico, scientifico e filosofico: Francis Bacon e
Antonio Vallisneri • Guido Giglioni,
«Storie» e «storiette» della natura.
Motivi baconiani e galileiani nella storia naturale di Antonio Vallisneri •
Lucio Fregonese, Il poemetto fisicochimico giovanile di Alessandro Volta:
considerazioni storiografiche.
Edizione nazionale delle
opere di Antonio Vallisneri.
Biblioteca, vol. 8, 2011, cm 17
X 24, xii-226 pp. con 6 figg. n.t.
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
29
IN pRIMO pIANO
state vittime. Nel suo principio
essenziale
questa
forma,
quest'ideale di vita comune che
si chiama democrazia deriva dall'ispirazione evangelica, senza la
quale non può sussistere: ed in
virtù della cieca logica dei conflitti storici e dei meccanismi della
memoria sociale, che non ha
nessun rapporto con la logica del
pensiero, si sono viste le forze
direttive delle democrazie moderne rinnegare, per tutto un secolo, il Vangelo e il cristianesimo,
in nome della libertà umana, e le
forze direttive degli strati sociali
cristiani combattere, per tutto un
secolo, le aspirazioni democratiche in nome della religione».
Jacques Maritain
La Tragedia
della democrazia
«La tragedia delle democrazie
moderne consiste nel fatto che
non siano ancora riuscite a realizzare la democrazia.
Molte sono le cause di questo
fallimento. Anzitutto i nemici dell'ideale democratico non hanno
mai deposto le armi; i loro risentimenti, il loro odio per il popoo e
per la libertà non hanno mai cessato di crescere via via che le
debolezze e gli errori delle democrazie moderne offrivano loro
più numerosi pretesti...
Un'altra grande causa del fallimento delle democrazie moderne
per attuare la democrazia è il fatto
che quest'attuazione esigeva ineluttabilmente che fosse compiuta
sia nell'ordine sociale che nell'ordine politico, e che quest'esigenza non sia mai stata adempita...
Ma la causa principale è d'ordine spirituale: consiste nell'intima
contraddizione e nel tragico malinteso di cui le democrazie moderne, so¬prattutto in Europa, sono
Jacques Maritain, nato a Parigi
il 18 novembre del 1882. discepolo di Bergson, fu presto conquistato dalla filosofia tomistica,
diventandone battagliero apostolo. Nel 1912 insegna filosofia a
Parigi, nel 1933 a Toronto, nel
1939 negli Stati Uniti (Princeton,
Columbia University. New york).
Dal 1945 al 1948 è ambasciatore
di Francia presso il Vaticano. Nel
1960 si ritira a vivere in un convento di Tolosa, dove muore il 18
aprile 1973, lasciando innumerevoli opere su problemi
metafisici, gnoseologici, morali,
estetici, politici, sociali, mistici e
pedagogici. Qualche anno prima,
scrivendo a Cocteau, François
Mauriac osservava: «Il male esiste, e tu ben lo sai. Tutti lo sappiamo. Ma esiste anche il bene, e
tu hai potuto scorgerlo nello
sguardo di p. Charles de Foucauld e in quello di Jacques Maritain».
Jacques Maritain
Primato
dello spirituale
Libro polemico, a ben guardare,
anche nel clima culturale degli anni
'70, in relazione a quello che è stato
chiamato - con probabile, anche se
implicito e forse inconsapevole riferimento proprio a Maritain – il "primato
del temporale".
Ma la breve stagione di questa
teologia politica imperniata sul «primato del temporale», soprattutto se
ciò sia inteso nel senso riduttivo di una
lettura esclusivamente politica del
Vangelo, si è forse già conclusa, non
senza lasciare ampi spazi vuoti nella
cultura politica dei cattolici; mentre si
profila, nella prospettiva degli anni '80,
un cristianesimo "più religioso", e
forse più intimistico, se non del tutto
disimpegnato rispetto alle realtà terrestri.
In questo contesto la rilettura del
libro può offrire ancora oggi utili punti
di riferimento per il recupero di un
«primato dello spirituale» che non s'identifichi con una religiosità astratta e
disincarnata ma sia sempre sorretto
da una robusta attenzione alla storia.
(dalla prefazione di Giorgio Campanini)
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
SCAFFALE
Caravaggio e lo stupore nell’arte
Ancora oggi Caravaggio è capace di
destare interesse grazie alla forza delle
sue opere. Accade così che la ricerca sul
suo lavoro venga attualizzata conducendo
molti studiosi ad indagare sulla sua vicenda che è densa di episodi romanzeschi. In
questa prospettiva Arsenale Editrice ha
lavorato a lungo per proporre un libro su
Caravaggio che ne presentasse l’opera
senza concessioni a temi che esulassero
dall’opera stessa. Grazie all’autorevolezza
di Rodolfo Papa il risultato è un libro che
parla di Caravaggio restituendoci una lettura attenta del suo lavoro corredata da un
prezioso apparato iconografico.
LA SCUOLA
EDITRICE
Uno dei pregi del libro di Rodolfo Papa
è non soltanto quello di evidenziare la
modernità del pittore, ma soprattutto – con
una operazione rara solitamente – di restituirlo ai suoi tempi. Una restituzione che il
libro pone in atto illustrando come lo straordinario talento del pittore gli abbia permesso di sfidare alcuni dei più tenaci valori
culturali del suo tempo e lo abbia fatto
apprezzare dai potenti del tempo.
Penso che un libro di storia dell’arte
debba necessariamente ricostruire, per
quanto possibile, il mondo nel quale collocare l’autore o l’opera di cui si tratta. Nel
caso di Caravaggio è addirittura obbligatorio per sottrarlo da una serie abbastanza
cospicua di fraintendimenti causati da un
eccessivo punto di vista “nostro contemporaneo”. Caravaggio è stato troppo spesso
associato con esperienze artistiche novecentesche che nulla hanno a che fare con
il mondo culturale e religioso italiano a cavallo tra i secoli XVI e XVII. Certamente
Caravaggio commise errori e fece dei torti
a molti, ma non può essere in alcun modo
associato ad esperienze artistiche come
quelle di Francis Bacon, o di altri artisti nostri contemporanei dove il disagio mentale è
una componente costitutiva del proprio fare.
Caravaggio è certamente uno dei grandi
interpreti dei mutamenti culturali e sociali
del suo tempo e per questo fu molto apprezzato non solo nella penisola italiana, ma in
tutto il mondo di allora. Uno degli elementi
che più colpiscono nella biografia di
Caravaggio è la sua “trasversalità”
nazionale: in altre parole, si tratta di un
artista che, partendo dalle esperienze formative lombarde, matura però il suo stile a
Roma e lo diffonde poi in Sicilia (oltre che a
Malta). Si può dire che l’arte di Caravaggio
sia come un epicentro di esperienze che
cambieranno per sempre l’arte italiana e,
persino, europea?
Caravaggio, raccoglie il testimone dei
suoi grandi predecessori e lo trasmette
arricchito della sua esperienza alle generazioni successive. Egli sa comprendere fino
in fondo il linguaggio dell’arte, tanto da riorganizzarne alcuni aspetti linguistici, ma
senza intraprendere, come spesso si sente
dire, “rivoluzioni”. Niente di più lontano dalla
mentalità del tempo, niente di più lontano
dalla concezione dell’arte di Caravaggio è il
termine “rivoluzione”. Egli semmai è l’esatto
contrario è un “innovatore”, egli si pone in
continuità con i maestri a lui precedenti,
come Raffaello, Leonardo, Tiziano e
Michelangelo, tanto per fare i nomi dei più
grandi. Lo scopo della sua arte, della sua
“schola”, è quello di tradurre, ovvero di innovare, cioè di rendere contemporaneo il linguaggio dei grandi maestri alla luce delle
novità sociali, culturali e religiose scaturite
ChIARE
LETTERE
editore
multimediale
indipendente
ANNO XXXII
31
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
SCAFFALE
La Principessa
di Martin Kemp
e Pascal Cotte
dal Concilio di Trento e diffusesi nella società del tempo.
Egli risponde a queste esigenze culturali appunto con la sua maestria e con una
operazione di sintesi delle “maniere” e
della “natura”. Per rispondere alla seconda
parte della sua domanda, si può affermare
che ciò che Caravaggio compie è descrivibile in termini linguistici come una “risemantizzazione di segni” altrui, in un
composto linguistico complesso, innovativo, ma con lunghe e profonde radici nella
tradizione artistica dei secoli precedenti.
Attraverso questo gesto conquista non
solo giudizi positivi in Italia, ma anche nel
resto d’Europa. Anche se avversato da
colleghi invidiosi del suo successo, è da
questi imitato, perché ormai la sua cifra ha
fatto scuola al tal punto che in molti si
recarono a Roma per conoscere e studiare le sue opere e intraprendere il sentiero
da queste tracciato. Artisti tedeschi, olandesi, francesi e spagnoli impararono da
quel modo di dipingere tanto nuovo, quanto antico, che fu l’innovativo stile di
Caravaggio.
L
a sorprendente scoperta di
un’opera finora
sconosciuta di
Leonardo da Vinci
viene ricostruita in
questo volume da
Martin Kemp, uno
dei massimi
esperti leonardiani
mondiali. È il
ritratto di profilo di
una giovane
abbigliata secondo la moda milanese del xv sec., la “bella
Principessa” appunto, sul quale Kemp ha
condotto le proprie ricerche e ha coordinato
il lavoro di numerosi specialisti provenienti
dal campo dell’indagine storico artistica e
delle analisi scientifiche.
Inizialmente attribuito per errore a un anonimo artista tedesco dell’Ottocento, il ritratto
si è invece rivelato come un disegno a colori su pergamena opera di Leonardo, realizzato quando l’artista si trovava a Milano alla
corte di Ludovico Sforza. Raffigura, con ogni
probabilità, Bianca Sforza, figlia di Ludovico.
Pensato inizialmente come illustrazione di
un codice miniato in onore della famiglia
Sforza, il ritratto della “bella Principessa”
venne poi asportato dal volume e utilizzato
come opera a sé stante.
Non è facile risalire all’attribuzione di
un’opera così particolare ma Martin Kemp e
il gruppo di professionisti che hanno lavorato insieme a lui hanno pazientemente
ricostruito tutte le prove tecniche e storiche
rintracciando persino il volume originale,
oggi conservato in Polonia, da cui era stato
staccato il ritratto.
Tutte le analisi e le prove sono presentate
nel volume con chiarezza di dettagli e con
un linguaggio rivolto al grande pubblico.
Questa sorprendente scoperta che ha già
messo a rumore il mondo della storia dell’arte e che ha ottenuto il consenso dei massimi esperti mondiali, ci offre oggi in questo
volume la certezza del ritrovamento di un
altro capolavoro di Leonardo.
Mandragora, 2012, pp. 172, 133 ill., € 18
Elementi di critica
testuale
di
Pietro Chiesa
Chiesa P.
Elementi di
critica testuale.
Seconda edizione
Materia:
Lingua e letteratura classica
Testi e manuali
per l'insegnamento universitario del Latino
n. 72
Sommario:
La critica testuale: il problema; l’edizione
critica; la critica testuale e le altre discipline; la formazione del metodo filologico l’originale non conservat tradizione e
trasmissione; storia della tradizione e critica del testo; la ricognizione dei testimoni;
la collazione; recensio e constitutio textus:
la recensio; la constitutio textus; casi particolari di documentazione; i limiti del metodo stemmatico; metodi ricostruttivi non
stemmatici; metodi non ricostruttivi; è
sempre esistito un originale?; diversità di
problemi, elasticità di metodo - filologia
dell’originale: testimoni d’autore; varianti
d’autore; filologia d’autore e libro manoscritto; filologia dei testi a stampa - anatomia dell’edizione critica: testo critico e
apparato critico; edizioni comparative; edizioni diplomatiche, facsimili, edizioni interpretative; gli elementi di support introduzione e indici; lo stemma codicum; il
conspectus siglo rum - presente e futuro
della critica testuale: il punto d’approd la
critica testuale oggi; le prospettive: informatica e critica testuale; la produzione del
testo nell’era informatica; l’edizione critica
elettronica; l’informatica al servizio della
filologia – tavole - nota bibliografica indice analitico. Per poter essere utilizzato
come documento storico e letterario, un
testo ha bisogno di essere presentato in
una forma che studiosi e lettori possano
considerare affidabile e autorevole. Per la
massima parte delle opere antiche e per
molte fra quelle medievali si tratta di
ricostruire, per quanto è possibile, un originale perduto; altre volte, soprattutto per
testi più recenti, l’originale è conservato,
ma occorre valutare la sua qualità e collocarlo esattamente all’interno del processo
32
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
INTERVALLO
GeORGeS MAX SCHeLeR
beRNANOS L'IDeA
LA GIOIA CRISTIANA
DeLL'AMORe
CLAUDeL
Opere a cura
di Luigi Castiglione
Giovanna d’Arco al rogo
Il libro di Cristoforo Colombo
Il festino della saggezza
La messa laggiù
Signore, insegnaci a pregare
Un romanzo
drammatico,
sconvolgente,
turgido di luci e
d’ombre.
N’è protagonista
Chantal,
eroina
della grazia,
nuova santa
Teresa.
In lei si svolge
la lotta
tra la grazia
e il male,
ch’ella espia,
vittima
dei perversi
Il simbolismo di La Salette
Cinque grandi odi
Processionale
per salutare
il secolo nuovo
Amo la bibbia
logos
Georges
bernanos,
La gioia,
con una nota
di Ferdinando
Castelli,
edizioni
Logos,
pagine
256,
€ 18
Sembra che sia venuto il
momento di un nuovo spirito finora solo presumibile
di primavera. Comincia
lentamente l'oscillazione
scettica di questa civiltà, il
dubbio su se stessa e sulle
idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più forte e più
urgente [...] Questo germe,
quando i popoli si renderanno lentamente conto di
quello che hanno fatto,
diventerà una forte e
grande corrente di lacrime.
In questo momento conta
moltissimo che anche i
cristiani ascoltino quel
grido di aiuto, e che tutti,
facendo rivivere la propria
fede prima nel proprio
cuore, spalanchino questi
cuori per riversare la corrente di fede e di amore,
che segretamente scorre
nella Chiesa cristiana,
riversarla nel mondo, in un
mondo che ha bisogno di
questa fede e di questo
amore – che comincia a
desiderarli – che li desidera
come non mai nel passato;
M a x S c h e l e r,
L’idea cristiana
dell’amore, a cura
di Ubaldo Pellegrino, Logos , p.
112, € 10
LUIGI
CASTIGLIONe
CLINTON,
Le PeNe
(Clonare Starr)
Romanzo o storia
romanzata, affabulazione, oppure un
semplice «divertissement»?
Forse una favola in
cui, come l’autore
scrive, «l’ironia, il
sarcasmo, il dileggio,
il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo,
lo scherno, la derisione, l’irrisione, la
parodia, la risata non
son che l’altra faccia
della tristezza» in un
mondo in cui «si vive
tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e
depravati, perversi e
pervertiti, infetti ed
appestati...»
Fa parte della sua
«Trilogia dell’effimero»...
Luigi Castiglione, Clinton, le pene (Clonare Staar?), edizioni Logos, pagine 256, €
18
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
33
SCAFFALE
un libro
sempre
attuale
TeOLOGI IN
RIVOLTA
I testi e i documenti
integrali
della «contestazione nella
Chiesa»
con i commenti di Alberigo,
Baget Bozzo,
Bouchard, Camon, Cardia,
Costa, Davi,
Del Noce, Del Rio,
Delumeau, Di Fazio,
Egidi, Fabbretti, Ferraudo,
Filippi, Gentilonì, Giussani,
Greinacher, Guasco,
Kasper, Küng, Lehmann,
Marengo,
Margiotta Broglio, Melina,
Molari, Negri, Poletti,
Quinzio, Rossi, Ruggeri,
Santini, Spiazzi, Strazzari,
Svidercoschi,
Testa, Tettamanzi,
Vassallo, Zizola
Saggio introduttivo
di Angelo Scola
edizioni logos
edilogos.com
[email protected]
TeOLOGI
IN
RIVOTA
«La Chiesa è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica alimentata dal
colloquio tra le diverse membra e mancherebbe qualcosa alla sua vita se l'opinione
pubblica le venisse a mancare».
PIO XII
«Coloro che si dedicano alle scienze sacre usufruiscono di una giusta libertà di
ricerca ed anche di esporre con prudenza il loro pensiero sulle materie in cui sono
competenti, mantenendo il dovuto rispetto nei confronti del magistero della Chiesa».
CODICE DI DIRITTO CANONICO
«Ho avuto sempre più conferma che solo nell'obbedienza che nasce dall'amore si
può diventare intelligenti di quell'avvenimento che ci è stato donato e che supera
ogni intelligenza».
LUIGI GIUSSANI
«La Chiesa viene ammonita «a non farsi condizionare dalla logica mondana»;, mi
domando quanto questo condizionamento non abbia invece agito su molti intellettuali che intendono interpretare "lo spirito" piuttosto che la lettera del Concilio (o indirettamente su tutti)».
AUGUSTO DEL NOCE
«Considero la «Dichiarazione di Colonia» inaccettabile per la Chiesa, sia per la sua
forma, sia per il contenuto. Ciò non esclude che dietro di essa non vi siano desideri
giustificati e problemi aperti sui quali si deve discutere».
WALTER KASPER
«Tutto quanto è accaduto, sotto gli occhi di tutti, fra teologi è solo un fenomeno che
induce tristezza. Se i maestri, anziché essere innanzitutto testimoni di una profonda appartenenza alla Chiesa si trasformano in un ceto d'intellettuali, più preoccupati
delle proprie opinioni, allora l'annuncio al cuore dell'uomo, che non attende sapienze umane (neanche "teologiche") ma solo la Parola, fatta carne in Cristo, si fa meno
forte.
LUIGI NEGRI
«Il maldestro tentativo del Vaticano di ridurre l'episodio a un "fatto locale", non riesce
certo a diminuire la rilevanza di un'iniziativa che afferma l'obbligo di chi è al servizio
della Chiesa di esprimere critiche pubbliche e mettere in evidenza gli "abusi" del
potere centrale».
FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO
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ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
VeTRINA
LOGOS
Gli EBOOKS della LOGOS si possono agevolmente
leggere sul monitor del proprio computer, se ne può
ingrandire e rimpiccolire il testo e renderlo anche più
oppure meno luminoso, secondo le proprie esigenze
visive, senza ricorrere ad ulteriori spese...
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
JACQUES
MARITAIN
KAROL
WOJTyLA
PRIMATO
DELLO SPIRITUALE
EDUCAZIONE
ALL’AMORE
eBook, II ed., pp. 296, € 18
ATTRAVERSO
IL DISASTRO
Introduzione di Pietro Prini
V Ed., pagine 160, € 16
eBook, pp. 160, € 16
IL BUON PASTORE
(Scritti, discorsi
e lettere pastorali)
ANTIMODERNO (Rinascita
A cura di Gino Concetti
Pagine 160, € 16
del tomismo e libertà
intellettuale)
Pagine 264, € 18
DA BERGSON
A TOMMASO D’AQUINO
(Saggi di metafisicae
di morale)
Pagine 240, € 18
IL DOTTORE
ANGELICO
eBook, pagine 160, € 16
LA TRAGEDIA DELLE
DEMOCRAZIE
ChIAMATI ALL’AMORE
A cura di Gino Concetti
Pagine 160, € 16
MAX SChELER
Introduzione di Pietro Palazzini
Pagine 256, € 18
IL POTERE E LA CROCE
Introduzione di L. Castiglione
Pagine 160, € 16
LA BOTTEGA
DELL’ORAFO
eBook, Pagine 128, € 13
Pagine 128, € 13
RELIGIONE
E CULTURA
eBook, pp. 136, € 13
35
L’IMMORTALITÀ
DELLA PERSONA
A cura di L. Castiglione
eBook, pagine 160, € 16
SAGGI
SU LÉON BLOy
eBook, pagine 160, € 16
www.edilogos.com - [email protected]
36
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
FRANçOIS
MAURIAC
LUIGI
CASTI GLIONE
LA CARNEE IL SANGUE
PIO XII E IL NAZISMO
Traduzione di L. Castiglione
ii, ed., Pagine 184, € 18
II ed., pp. 336, € 23
TUTTO IL CONCILIO
IV ed., pp 484, € 26
TeaTro
SE FOSSE UN SOGNO
ASMODEO
eBook, , III ed., p. 160, € 16
AMARSI MALE
SANTI, DITTATORI
E MALFATTORI
IL FUOCO
SULLA TERRA
Traduzioni di L. Chiarelli, Cesare
Vico Lodovici, G.V. Sampieri
A cura di L. Castiglione
Pagine 276, € 18
SALVARSI DAL NULLA
GLI EROICI FERVORI
TriLogia DeLL’effimero
MARGhERITA DA
CORTONA
Traduzione di L.Castiglione
CLINTON, LE PENE
eBook, III ed., pp.160, € 16
DIANA, LA FAVOLA
IL MALE IMPLACABILE
eBook, pp. 196, € 16
IL PICCOLO DITTATORE
(Berlusconi, atto primo)
IL FIUME DI FUOCO
eBook, pp. 176, € 16
LA RAGIONE IMPURA
eBook, III Ed., 160, 16
LE VIE DEL MARE
eBook, pp. 160, € 16
PROLEGOMENI
AGLI INFAMI
eBook, II ed, pp. 160, € 16
LA FOLLIA DI LEAR
IL PROFETISMO DI BLOy
LA POETICA CLAUDELIANA
IL PARADISO DELL’AMORE
L’ÈVE DI PÉGUy
UN PAPA A RITROSO
(Il «Ressourcement»
di Benedetto XVI)
Pagine 196, € 18
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ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
DOMENICO
GIULIOTTI
GEORGES
BERNANOS
POLVERE DELL’ESILIO
SCANDALO
DELLA VERITÀ
A cura di Massimo Baldini
Pagine 192, € 18
Pagine 112, € 12
LE DUE LUCI (SANTITÀ
E POESIA)
DOMENICO
L’INCENDIARIO
A cura di Massimo Baldini
Pagine 128, € 16
Pagine 88, € 10
L’ORA DI BARABBA
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 336, € 26
PENSIERI
D’UN MALPENSANTE
A cura di Massimo Baldini
Pagine. 104, € 13
IL MERLO SULLA FORCA
A cura di Luigi Castiglione
eBook, pp. 160, € 16
RACCONTINI ROSSI
E NERI
Pagine 208, € 18
I RAGAZZI UMILIATI
Pagine 160, € 16
NUOVA VISIONE DEL
REALE (SATANA E NOI)
Postfazione di Albert Béguin
Pagine 296, € 18
IL CAMMINO DI CRUZ
DAS ALMAS
eBook, Vol. I, pp. 192, € 18
IL SIGNOR OUINE
Pagine, 304, € 18
LA GIOIA
Con una nota di Fernando
Castelli
eBook, II ed., pp. 256, € 16
IL DIALOGO DELLE
CARMELITANE
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Testo originale a fronte
eBook, pp. 192, € 18
* Tutte le opere di Georges
Bernanos sono curate da Luigi
Castiglione, tranne Una visione
cattolica del reale, tradatta da
Mario Spinelli e Franco Mercuri
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38
ANNO XXXII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012
PAUL
CLAUDEL
GABRIEL
MARCEL
CINQUE GRANDI ODI
Testo originale a fronte
Pagine 192, € 18
L’UOMO PROBLEMATICO
(in preparazione)
IL LIBRO DI CRISTOFORO
COLOMBO
Pagine 88, € 16
DIALOGO
SULLA SPERANZA
A cura di Enrico Piscione
Pagine 112, € 16
GIOVANNA D’ARCO
AL ROGO
Testo originale a fronte
Pagine 128, € 16
SIGNORE, INSEGNACI
A PREGARE
Pagine 128, € 13
LACRIME DI LUCE
(Il simbolismo di la Salette)
Pagine 80, € 12
L’ANNUNCIO A MARIA
Testo orinale a fronte
eBook, pp. 196, € 18
AMO LA BIBBIA
eBook, pagine 160, € 16
IL DECLINO DELLA
SAGGEZZA
Traduzione di Carmela
Cossa
Pagine 128, € 13
L’IRRELIGIONE E LA FEDE
(in preparazione)
TEATRO E FILOSOFIA
(In preparazione)
GLI UOMINI
CONTRO L’UMANO
A cura di Enrico Piscione
Pagine 232, € 19
* Tutte le opere di Paul Claudel
sono curate da Luigi Castiglione
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edizioni
logos
CODICe
DI DIRITTO
CANON ICO
edizione tascabile con la nuova
traduzione italiana di Luigi Castiglione
Alcuni giudizi della stampa:
«Quest'edizione italiana presenta alcune sue caratteristiche che ci piace mettere in risalto:
la versione italiana dei canoni, curata da Luigi Castiglione. è
nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’UECI,
ma anche perche condotta con criteri più moderni (per es.
potestas è resa con «potere» non con «potestà»); il commento è alquanto più aggiornato se non altro perché tiene
conto delle interpretazioni autentiche date dall’apposita
Commissione pontificia dal 1984 ad oggi. Per tutte
queste caratteristiche positive sia deìl'edizione originale
sia di quella italiana, riunite insieme in quest'opera, essa
merita la più larga diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della
Chiesa» (N. Lisi, La Scala).
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«Sono molte le pubblicazioni e i commenti ai Codice di diritto Canonico che
sono state curate o da singoli o da gruppi di specialisti. Questa edizione, commentata da esperti competenti, mi sembra una delle migliori. I pregi sono tanti...» (A.P., Vita
Pastorale).
«Il commento è fatto con grande competenza dottrinale e giuridica, con chiarezza espositiva e puntualità di riferimenti... Il curatore, Luigi Castiglione, ha contribuìto in modo egregio a mantenere le doti di chiarezza del testo originale, per cui sembra che il merito vada
equamente diviso fra gli autori del testo e il curatore...» (Orizzonti Cristiani, Radio
Vaticana),
CODICE DI DIRITTO CANONICO - Testo italiano con le «Interpretazioni autentiche»,
le «Delibere» della Cei e un ampio «Indice analitico» – Beneplacito della Cei
— A cura di Luigi Castiglione – Pagine 448, € 26
CODICE DI DIRITTO CANONICO - EDIZIONE BILINGUE CON TESTO ORIGINALE A FRONTE TRADUZIONE E INTRODUZIONE DI LUIGI CASTIGLIONE - IN RISTAMPA LA VI EDIZIONE
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La Fiera Libraria - Aprile / Maggio 2012