CENTENARIO DI GIOVANNI pASCOLI Ce Discorsetti su Verga / 1 Gl’intellettuali siciliani per Verga si stracciano le vesti Il magma pensante di Arsenij Tarkvoskij Levi scrittore e testimone Metastasio, riformatore del melodramma Il Prometeo male incatenato di Gide LA FIERA LIBRARIA - ANNO XXXII - Nº 289 - ApRILE 2012 LA FIeRA LIbRARIA Mensile d’informazione bibliografica, politica e culturale SOMMARIO Le Penseur de Notre-Dame de Paris eDITORIALe Gl’intellettuali siciliani per Verga si stracciano le vesti di Luigi Castiglione 3 PeRISCOPIO Van Gogh e il viaggio di Gauguin Discorsetti su Verga 1 Direttore responsabile Luigi Castiglione Vicedirettore Massimo Ubaldi GALLeRIA Il magma pensante di Arsenij Tarkvoskij di Osvaldo Ruggeri Primo Levi, scrittore e testimone di Mario Danesi Metasyasio, rformatore del melodramma di Ofelia Calabresi 7/9 10 13 13 Art Director Valérie Larbaud Amministrazione Laura Castelli Iscr. Registro della Stampa e Tribunale di Roma nº 278/1981 Copyright & Protezione dei dati ex art 10 legge 675/1996 Amministrazione Via Alatri, 30 00171 ROMA / Italia Centro direttivo europeo email: [email protected] Anno XXXII - Nº 289 Aprile/Maggio 2012 LeTTURA DeL MeSe Prometeo, male incatenato di André Gide 17 CeNTeNARIO DI PASCOLI La sensibilità dell’uomo di Angelica Desantis La forza del sentimento di Domenico Macrì Poeta, nient’altro che poeta di Giovanni Papini 22 23/26 SCAFFALe (Cotte, Chiesa, Papa) 30/31 22 INSERTO EDIZIONI LOGOS, 34/39 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 EDITORIALE Gl’intellettuali sicliani per Verga si stracciano le vesti «Resteranno in Sicilia le lettere che Giovanni Verga scrisse al fratelloMario. Lo ha dichiarato l’assessore regionale ai beni culturali, accogliendo l’appello degli intellettuali siciliani». Così si scrisse nell’aprile duemilaotto. Superando infinite tribolazioni, quelle lettere ritornarono in Siciia, ma non per interessamento dei politici, bensì per la perseveranza di colui che, volendole pubblicare con una sua neonata casa editrice, era riuscito ad acquistarlo (direttamente dall’erede legittimo procuratore delle cose verghiane, pagapandogli milioni, allora; ma questo soltanto una persona glielo riconobbe, gli altri ne erano quasi scandalizzati, muovendo qualche pesante pedina. Eppure anche quelle lettere (ma non quelle «spigolate» e vendute all’asta da Bolaffi) erano state offerte alla Regione Sicilia, che non diede nessuna risposta; anche una seconda offerta è stata fatta, in tempi più recenti, alla Regione siciliana, tramite la Biblioteca regionale di Catania, la cui direttrice, entusiasta di poterle ac-quisire, venne certamente bloccata. Un politico interessato consigliò di metterle all’asta sottovalutando il fatto che potessero venire comprate da privati e che le aste costano intorno al venticinque per cento in più all’acquirente, ossia allo Stato, e intorno al dieci o più per cento al venditore che ha già speso per salvar- le la prima volta e poi continuato a spendere per mantenerle in buono stato. Miopia ed arroganza. Ma gl’intellettuali siciliani si sono sempre prodigati, con gl appelli, secondo la convenienza, le amicizia, soprattutto, l’altezzosità. Il primo degli intellettuali siciliani è il direttore e proprietario del quotiano «La Sicilia», dottor cavaliere Mario Ciancio; il secondo è il direttore dell’altro quotidiano, ‹Il Giornale di Sicilia›. Seguono tutti gli appassionti verghiani, i patiti di Verga, gl’innammorati, gli studiosi, gl’ispiratori, gli organizzaori, i buggettari, tutta una gran folla senza che sia soltanto folla, ma élites che in fondo sono i sacerdoti verghiani, che costituiscono una specie di ordine, di fraticchioni, che vanno in cerca di denaro per Verga, denaro per festeggiare Verga, denaro perfestivaleggiare Verga, denaro per fare le visiste dei luoghi di Verga, denaro per diffondere il pensiero che Verga non ebbe, denaro per fare dei convegni europei verghiani, denaro per ripercorrere gli itinerari di Verga, denaro per rappresentare il teatro di Verga, denaro per il gran numero d’impiegati che tirano il pesante carrozzone sociopolitico verghiano, denaro tutto per Verga, niente per sé. I politici? Disinteressati, disinteressati, verbalmente, ma interssatissimi (quando si avvìcinano le elezioni per la tomba di Verga, per la casa di Verga, per la Fondazione verghiana, per tutto ciò che ritorna loro in voti). Gl’intellettuali siciliani per Verga si stracciano le vesti... Gl’intellettuali siciliani per Verga si strappagono i capelli... Gl’intellettuali e i politici siciliani per Verga ignudi rimangono... Gl’intellettuali e i politici siciliani per Verga tignosi rimangono... Gl’intellettuali e i politici siciliani per Verga non ci vedono dagli occhi, stravedono,... Gl’intellettuali siciliani per Verga imminchioniscono... Luigi Castiglione LA FIERA LIBRARIA La foire du livre La feria del libro A feira do livro Book Fair Bokmessen The book fair Knižní veletrh ブックフェア Targi książki Η έκθεσ βιβλίου Liber pulchra Targul de carte Bogen fair Kirjamessut Bokmessen P.S.- La storia della corrispondenza verghiana è ancora tutta da scrivere, l’aveva cominciata Gino Raya, qualcun altro si spera la porti a compimento (contribuirà moltissimo alla conoscenza dell’uomo Verga...) De boekenbeurs 3 LA FIERA LIBRARIA LA FIERA PERMANENTE DEI LIBRI CENTENARIO DI PASCOLI 6 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 pERISCOpIO ebOOKS LOGOS / Novità Charles Péguy La nostra giovinezza Georges bernanos Il Cammino di Cruz das Almas Léon bloy Nelle tenebre A cura di Massimo Ubaldi A cura di Luigi Castiglione Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È una parola difficile questa nel caso di Péguy, che il «capolavoro» in realtà non lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per cui la sua fama non oltrepassò determinati ambienti), ma certo essa è una delle opere sue più salde, per fedeltà a un tema centrale e per costanza di ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle dispersioni e quei ristagni che pesano sovente sulla sua opera, raggiungendo così una sua completezza, che permette di presentarla, in qualche modo, come esemplare.... «I proscritti che errano oggi attraverso il mondo, e che non trovano asilo in nessun luogo, con il pretesto che il loro passaporto non sia in regola, permettono di ben prevedere i nuovi metodi mediante i quali sarà nel futuro attuata la lotta per la vita. si può peccare per azione e per omissione; è ugualmente facile sterminare con l’azione e con l’omissione. L’eccessiva ricchezza ha fatto diventar folli le patrie. La miseria le farà diventar feroci. Lo svolgimento degli effetti e delle cause potrà ormai essere arrestato soltanto con un altro miracolo, simile a quello che fu annunciato, venti secoli fa, da un angelo ad alcuni pastori. Il fronte della cristianità è stato rotto, non mi stancherò di scriverlo, la sconfitta delle coscienze è un fatto smisurato, dalle conseguenze incalcolabili. nessuno sembra dubitarne, i pastori contano le loro pecore e si rassicurano pensando che il loro numero non sia diminuito come prevedevano i profeti di sciagure come me... Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte a scandali più grandi, intollerabili, non è stata mantenuta, i cristiani hanno agito ciascuno per sé... L’umanità riscattata, resa partecipe della divinità come c’insegna la liturgia della messa, è inchiodata alla croce, ma che gliene importa ai Farisei dal momento che hanno pagato la decima e rispettato il sabato?» Ecco la filosofia del Bloy. È la filosofia della Bibbia, dei mistici, delle anime semplicemente e profondamente religiose; la filosofia che gravita intorno ai due fatti fondamentali della storia religiosa dell’umanità: la Caduta dell’uomo, esiliato in terra, il cui metaforico sonno è attraversato dalle immagini semicancellate del perduto Eden; e la Redenzione, monologo divino nella storia umana, che fa del sublime Crocifisso il centro ed il lume della vita. Intorno a questi due elementi, si inseriscono motivi di colore mistico, come la dottrina giovannea del tralcio e della vite, il paolino «Unus estis in Christo» (Gal., 3, 28), cioè degli uomini membra sostanziali del corpo mistico di Gesù; mo-tivi di tendenza mistica con sviluppi pratici, come la dottrina della Comunione dei Santi, chiamante all’integrale corresponsabilità degli atti umani; motivi infine schiettamente etici come quello della libertà. La libertà («questo dono prodigioso, inqualificabile, con cui ci è dato di vincere il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, di uccidere il Verbo incarnato... etc.) è per il Bloy il dono divino che più di ogni altro conferisce dignità all’uomo, ma al (tem-po stesso il più terrificante, perchè solo in forza della libertà fu possibile crocifiggere il Salvatore — come è possibile ora continuare ad offenderlo... Bergson da parte sua riconosceva scrivendo di Péguy in questi termini: «Aveva una straordinaria capacità di andare oltre la materialità degli esseri, superarla e giungere alla loro anima. È così ch’egli ha penetrato il mio pensiero più segreto, come io avrei voluto e non ho saputo esprimerlo ». Polemista d’indubbia coerenza, creatore del romanzo teologico, poeta della grazia come nessun altro scrittore moderno, Georges Bernanos (1888-1948) fu uomo che «non barò mai in un mondo in cui tutti barano». rinunciò alla Legion d’onore, rifiutò l’accademia francese, respinse la poltrona di ministro scegliendo di essere — com’ebbe a scrivere stanislas Fumet — «un esplosivo, un vulcano ch’eruttava disprezzo come lava, e non certo con la ponderatezza di Léon Bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso era il ribollimento, l’effervescenza». Tra le opere pubblicate dalla Logos Domenico l’incendiario, Scandalo della verità, I ragazzi umiliati,Il signor Ouine, Mouchette, La gioia, La grande paura dei benpensanti, Nuova visione cattolica del reale (Satana e noi), Diario della guerra di Spagna... [email protected] – edilogos.com Introduzione di Vittorio di Giacomo ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 7 8 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 pERISCOpIO EBOOKS LOGOS / Novità SØREN KIERKEGAARD Scritti sulla comunicazione Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro Originale figura di uomo e di pensatore, spirito squisitamente poetico e profondamente religioso, propugnatore di una nuova religiosità integralmente vissuta in contrasto sia con l’idealismo hegeliano che con il protestantesimo ufficiale, Kierkegaard è scrittore di gran classe, di finissima penetrazione analitica e di straordinaria potenza dialettica. Nelle sue numerose opere, quasi tutte più o meno autobiografiche, si riflettono le esperienze della sua vita mondana, le ansie del cristiano di fronte al problema della salvezza, le polemiche giornalistiche. Ma proprio su quest'incandescente materia autobiografica si costruisce la sua riflessione: audace e geniale visione filosofico-religiosa della vita, dove il valore assoluto della verità personale e concreta del cristianesimo si afferma contro la verità generale e razionale dei sistemi filosofici. Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro, questi scritti hanno infatti la peculiarità d’introdurre al senso di tutta l'imponente produzione letteraria del terribile contestatore cristiano. SØREN KIERKEGAARD Scritti sulla comunicazione / 1 1. La dialettica della comunicazione etica ed etico-religiosa 2. Sulla mia vita letteraria - 3. Il punto di vista della mia attività letteraria. Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio Fabro - Pagine 216, €. 16 SØREN KIERKEGAARD Scritti sulla comunicazione / 2 4. Due piccole dissertazioni etico-religiose (E' lecito ad un uomo farsi uccidere per la verità? - Della differenza fra un genio ed un apostolo) - 5. La neutralità armata, ossia la mia posizione come scrittore cristiano nella cristianità - 6. La risposta al "pastore di campagna" - 7. Testi complementari sulla comunicazione - Postilla ermeneutica del traduttore. Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio Fabro II ed., eBook, pagine 176, € 16 SØREN AAByE KIERKEGAARD, filosofo e teologo danese, padre dell’esistenzialismo moderno (Copenaghen, 1815-1855). La sua fecondissima attività letteraria è rappresentata da circa trenta volumi, di cui una decina comprende le Opere (Samlede Vaerker) e gli altri venti raccolgono le Carte (Efterladte Papirer). Tra i titoli principali, oltre ad Aut-Aut (1843), Timore e tremore (1843), La ripetizione (1843), Briciole filosofiche (1844), II concetto dell’angoscia (1844), Stadi del cammino della vita (1845), Postilla alle «Briciole filosofiche» (1846), La malattia mortale (1849), La scuola del cristianesimo (1850) e il Diario 1848-1851 (curato in italiano da Cornelio Fabro, la cui introduzione è stata giudicata «quanto di meglio sia stato scritto in Italia» sullo scrittore danese). DISCORSETTI SU GIOVANNI VERGA La Regione ha acquistato le 170 lettere di Verga all'asta che si è tenuta presso la Bolaffi, filiale di Milano. L'acquisto è avvenuto a base d'asta senza rilanci: 150 mila euro, che sono diventati 183.000 per il 22% di competenza della casa d'aste. Quando Bolaffi mise in vendita il carteggio a farsi avanti era stato il senatore Marcello Dell'Utri. Nel frattem! po il nostro giornale aveva dato spazio al grido d'allarme per il rischio che delle lettere così importanti che andavano a completare il carteggio dei veristi finissero in mano a collezionisti privati. Il direttore generale dell'assessorato regionale Beni culturali, Gesualdo Campo, aveva fatto presente che l'asta delle lettere di Verga non era stata affatto ignorata e che anzi c'erano delle trattative avanzate. Quindi argomentava che in fondo il grido d'allarme raccolto dal nostro giornale poteva al limite rivelarsi controproducente perché avrebbe potuto fare aumentare il prezzo. Comunque non è stato così perché la Regione non ha pagato un solo euro in più rispetto alla base d'asta e l'ha vinta esercitando il diritto di prelazione. «Questo è il secondo lotto di lettere dei veristi - dice l'assessore Sebastiano Missineo - e in questo modo completiamo il contesto. Ovviamente le lettere saranno ospitate a Catania, la città verghiana per eccellenza. Credo che abbiamo fatto! un buon affare nonostante le ristrettezze di bilancio». A! bbiamo detto delle 170 lettere di Verga, ma in effetti sono le lettere dei veristi dell'inizio del secolo scorso. Si tratta nel dettaglio di 15 lettere autografe firmate da Verga e indirizzate a Luigi Capuana di cui 6 inedite; 22 lettere di Verga a Federico De Roberto di cui 4 inedite; 1 lettera di Verga a Salvatore Paolo Verdura; 1 lettera di Verga a Emilio Treves inedita; 44 lettere di Verga a Giuseppe Giacosa di cui 37 inedite; 79 lettere e cartoline autografe di Luigi Capuana spedite a Federico De Roberto di cui 52 inedite; 8 lettere o frammenti autografi di Giovanni Verga e Luigi Capuana a destinatari sconosciuti. Sulla destinazione di queste lettere la professoressa Gabriella Alfieri, che presiede il consiglio scientifico della Fondazione Verga, sembra avere le idee chiare: «La destinazione naturale è il Fondo Verga conservato nella Biblioteca regionale universitaria Giambattista Caruso di Catania, custode dei manoscritti originali e di parte del carteggio che! su iniziativa del prof. Francesco Branciforti fu acquisito con finanziamenti regionali nel 1978. La biblioteca conserva anche il Fondo De Roberto con manoscritti e parte delle lettere». Una sede - spiega la studiosa - che possiede le ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 LA FIeRA LIbRARIA unico «luogo d’incontro» permanente degli editori e della cultura europea e iberoamericana strutture adeguate e un personale altamente qualificato per lo studio, la descrizione, l'archiviazione e la digitalizzazione dei documenti. Una grande opportunità «di rendere più completo e organico il Fondo. Acquisirlo e averlo a Catania in un'unica sede è essenziale non solo per gli studiosi, ma anche per tramandarlo ai posteri. E' una scelta di politica culturale. Come la Biblioteca di Brera a Milano conserva i manoscritti originali di Manzoni». La prof. Alfieri per l'acquisizione del carteggio dei veristi ha scritto al presidente Napolitano, al primo ministro Monti e a deputati e senatori: «E' una fase delicatissima: sollecito di esercitare il diritto di prelazione che per gli enti pubblici scade all'apertura dell'asta. Sarebbe depreca! bile se un carteggio inedito di questa importanza finisse in una collez! ione privata in Giappone o negli Stati Uniti». La prof. è stata accontentata dall'assessorato siciliano dei Beni culturali. Su 170 lettere gli studiosi avranno modo di sbizzarrirsi. Ad esempio Verga scrive a Capuana nel novembre del 1914: «Caro Luigi, certamente non avrei voluto mancare di assistere alla rappresentazione del tuo Paraninfo per quanto tu ti dolga, e con ragione, della trasformazione (chiamiamola così) che hanno fatto subire al tuo lavoro. Però il Paraninfo resiste anche a quella dura prova, per quel tal pubblico che l'applaudisce sempre e comunque, anche in quella forma, e pei pochi che sanno distrigarne la bellezza di disegno e di colore che vi sono a piene mani ad ogni scena», E si può notare come un secolo fa un grande scrittore come Verga usasse verbi oggi desueti come «applaudisce» e «distrigarne». Anche a questo servono quelle lettere. Zermo Zoni. Fonte: La Sicilia (continua) *** L’unica rivista che facilita gli scambi delle novità librarie in tutto il mondo Les livres, les idées, la culture des pays de langue allemande, anglaise, espagnole, française, italienne, portugaise... I libri, le idee, la cultura dei paesi di lingua francese, inglese, italiana, portoghese, spagnola, tedesca... Los libros, las ideas, la cultura de los paises de lengua alemana, española, francesa, inglesa, italiana, portuguesa... 9 10 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 pERISCOpIO DA FATTORI AL NOVECENTO Opere inedite dalla collezione Roster, Del Greco, Olschki A cura di Francesca Dini e Alessandra Rapisardi Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1647), a Florentine patrician and great-nephew of the famous artist, was one of the principal poets producing musical spectacles for conspicuous consumption by the Medici grand dukes, collaborating with major composers amid contemporary experiments that becamethe forerunners of early opera and put him at the intersection of powerful forces of patrons and clients. By examining the broader concepts of cultural clientelism and brokerage networks in the early modern process of cultural dissemination, Janie Cole analyzes Buonarroti’s mul- tifaceted roles at Italy’s princely courts, recasting his significant contribution to early seventeenth-centuryItalianmusi- cal spectacle and literature,his critical role as a cultural bro- ker and his involvement with the leading institutions in Florence’s civic life – from literary, musical and artistic academies and confraternities to churches and convents and private house- holds – thus exploring music and poetry’s broader places in the city’s ceremonial practices and cultural discourses and the intersections between court and city, state and church, sacred and secular, and public and private in an intricate world of shifting power dynamics during the late Renaissance and early Baroque periods.Affrontando il concetto di clientelismo nel processo di diffusione culturale nella prima età moderna, l’autrice esamina i molteplici ruoli assunti da Michelangelo Buonarroti il Giovane presso le corti principesche italiane,il suo rilevante contributo alla letteratura e allo spettacolo musicale fiorentino nella sua collaborazione coi maggiori compositori,e il ruolo cruciale che svolse come mediatore culturale in un intricato mondo segnato da mutevoli dinamiche di potere tra la fine del Rinascimento e il primo ’600. Janie Cole, Ph.D., is a scholar of Italian and French music, literature, opera, theatre and culture of the late six- teenth- and early seventeenth centuries.Her publications include A Muse of Music in Early Baroque Florence:the Poetry of Michelangelo Buonarroti il Giovane (Olschki, 2007) and numerous articles. She was awarded a fellowship at The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies and the Stephen Arlen Award from English National Opera. Sup ported by the Getty Foundation/Harvard,Cole is currently working on Medici women patrons,and a book project on South African music, for which she was awarded the 2010 Janet Levy prize from the American Musicological Society. Fondazione Carlo Marchi. Quaderni, vol. 44, 2011, cm 17 ¥ 24, due tomi di xiv-788 pp. con 66 figg. n.t., 5 es. mus. e 16 tavv. f.t. a colori. English Text. LEO S. OLSCHKI EDITORE ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 GALLERIA Il magma pensante di Arsenij Tarkvoskij, Per alimentare quella stima reciproca e quella fiducia che dovrebbe intercorrere tra padre e figlio in una normale situazione famigliare, Arsenij Tarkvoskij, poeta affermato della Russia del secolo scorso, era solito scrivere lettere e poesie al primogenito Andrej che vedeva poco, specialmente durante l'arruolamento nell'esercito russo. Il bambino, curioso delle avventure militari del padre e desideroso di una sua reale presenza, imparava a memoria ogni lettera e ogni lirica portando il suo ricordo sempre con sé. Arsenij lascia la famiglia, divorziando dalla moglie, quando il bambino ha solo tre anni, ma è bastato questo scambio epistolare per far sì che Andrej Tarkovskij ereditasse dal padre quel senso poetico che influenzerà la sua intera vita di regista cinematografico e le sue altre occupazioni artistiche e letterarie. La madre Maja Ivanovna Visnjakova, al contrario, una presenza costante nella sua vita, è diventata una figura fondamentale in tutte le sue opere in particolar modo ne "Lo Specchio" a lei dedicato. E forse la grande devozione della madre alla religione cristiana ha instaurato in Andrej quella visione mistica e spirituale dell'esistenza che diventerà il terreno in cui la sua opera affonderà le radici. Andrej Arsenevitch Tarkovskij nasce il 4 aprile 1932 a Zavroze (Gorki), paesino sulle rive del Volga che oggi è sepolto da un lago artificiale, nella casa del nonno materno Ivan M. Petrov. Nella sua educazione Andrej vanta una incredibile preparazione in campo artistico che spazia dalla musica alla pittura frequentando numerosi corsi durante il liceo. In queste varie esperienze risiede la ricchezza della sapienza artistica di Tarkovskij verso una cultura, quella russa, piena di capolavori e contraddizioni. Nel 1952, dopo l'iscrizione all'Università che non porterà a termine, frequenta un corso di arabo presso l'Istituto di Lingue Orientali di Mosca. All'età di 22 anni Andrej, seguendo il consiglio della madre, va nella taiga siberiana ed inizia a lavorare per tre anni come geologo raccoglitore. L'attenzione ossessiva alla natura, che da sempre contraddistingue le immagini di Tarkovskij, richiama quell'esperienza. o EBOOKS LOGOS / Novità SILVIO BOTERO La coppia umana tra idealità e realtà Nel 1960 con l'aiuto del suo amico e compagno Andrej Mikhalkov Konjalovskij (con cui stringerà un lungo sodalizio produtttivo) Tarkovskij realizza quello che verrà considerato il suo primo film "Katok i skripka" (Il rullo compressore e il violino) che servirà al regista per passare gli esami finali e finalmente diplomarsi. Questo però non è il suo effettivo primo film perché durante gli anni passati al VGIK ha potuto realizzare altri cortometraggi tra cui Segodnja Uvol'Nenija Ne Budet (Oggi non ci sarà libera uscita) e una trasposizione del racconto di Hemingway "The Killer" (Ubijtsi). Il primo lungometraggio, "Ivanovo Detstvo" (L'infanzia di Ivan) compare nelle sale cinematografiche nel 1962 dopo il grande successo alla Mostra di Arte Cinematografica di Venezia dello stesso anno dove si aggiudica il Leone d'oro ex aequo con "Cronaca familiare" di Valerio Zurlini. Il film si inserisce in un contesto cinematografico particolare, quello del cinema sovietico del disgelo post-staliniano in cui si esalta una visione complessiva della società sacrificando una concezione individualistica, come cercava di propagandare la politica del periodo. L'opera infatti narra l'orrore della guerra dagli occhi di un bambino. E per questo il film suscita reazioni contraddittorie dividendo la critica in entusiasti come Jean-Paul Sartre che ne evidenzia la schiettezza e la poesia definendolo una linea feconda di «surrealismo socialista» e diffidenti, come l'italiano Moravia che lo accusa di aver tradito il «realismo socialista» insieme alla maggior GEORGES BERNANOS Il cammino di Cruz das Almas LéON BLOy Nelle tenebre PAUL CLAUDEL La messa laggiù LUIGI CASTIGLIONE Salvarsi dal nulla GIUSEPPE MAZZINI Lettera ai cattolici ChARLES PéGUy La nostra giovinezza A. D. SERTILLANGES Musica e preghiera SILVIO BOTERO La famiglia nel pensiero di Benedetto XVI JACQUES MARITAIN La nuova cristianità 11 12 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 Destino di Péguy Più che mai rivoluzionario, Péguy capi, sul legno della croce che non bisogna aspettarsi da una rivoluzione umana, da sforzi soltanto umani, un cambiamento decisivo. Non è solo l’economicismo ad es-sere insufficiente. Vi è tutto l'umanesimo, tutto l'immanentismo che sono colpiti dalla sterilità. L'unico cambiamento reale è di ordine ontologico, metafisico, religioso, e non può essere operato che da Dio. La rivoluzione sarà l'opera del Paraclito ο non sarà affatto... Contro un cristianesimo disincarnato, Péguy afferma che la rivoluzione del Vangelo non può essere reale se non distrugge realmente i mali e cambia realmente le strutture oppressive. Ma contro un socialismo immanentista, egli afferma anche e dall'inizio che questa rivoluzione non può procedere dalla semplice volontà umana, che essa deve nascere da Dio. Deve certamente prendere a prestito gli itinerari della terra, le dure ed oscure ed ingrate vie umane. Ma essa non verrà da uomini soltanto generosi, morali, altruisti. Ciò che la rivoluzione evangelica reclama, sono uomini nuovi, uomini che ab-biano superato la prova pasquale, uomini morti e resuscitati in Cristo... (dal saggio di Jean Bastaire) Un immenso arazzo diviso in due parti; nella prima campeggia la cattedrale di Parigi e si esprime l'amore di Péguy per la città dove vive, lavora e soffre; il secondo momento è invece scandito dall'alta poesia della Presenfazione della Beauce a Notre-Dame di Chartres, e dalle cinque preghiere nella Cattedrale... Già all'inizio della Presentazione, in cui il poeta prega, ma resta sulla strada, contemplando da lontano, ο nell'albergo ο davanti alla Cattedrale, esplode il «canto profondo dell'anima» e si dimentica la musica «un po' troppo parnassiana» dell'addio a Parigi; e poi l'orchestrazione piena e fascinosa della preghiera dentro Notre-Dame, segno della sua resa totale alla Grazia, che accompagna le confidenze che mettono a nudo il terreno scosceso del suo spirito e della sua carne, il segreto lacerante del suo cuore, e la pace pienamente riconquistata con l'aiuto della «Regina delle paci e dei disarmi». Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È una parola difficile questa nel caso di Péguy, che il «capolavoro» in realtà non lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per cui la sua fama non oltrepassò determinati ambienti), ma certo essa è una delle opere sue più salde, per fedeltà a un tema centrale e per costanza di ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle dispersioni e quei ristagni che pesano sovente sulla sua opera, raggiungendo così una sua completezza, che permette di presentarla, in qualche modo, come esemplare.... Bergson da parte sua riconosceva scrivendo di Péguy in questi termini: «Aveva una straordinaria capacità di andare oltre la materialità degli esseri, superarla e giungere alla loro anima. È così ch’egli ha penetrato il mio pensiero più segreto, come io avrei voluto e non ho saputo esprimerlo ». www.edilogos.com - [email protected] parte dei critici russi. Il film realizzato successivamente è stato forse quello produttivamente più difficoltoso dovendo fronteggiare problemi di distribuzione e censura. "Andrej Rublëv", finito nel 1966 e distribuito tagliato al Festival di Cannes del 1969, arriva nella sale cinematografiche alla fine del 1972 e in quelle italiane nel 1975. Sempre al Festival di Cannes, nel 1972, ottiene il Premio Speciale della Giuria con "Solaris", film tratto dall'omonimo libro di Stanislaw Lem, definito erroneamente da maggior parte della critica la risposta sovietica a "2001: Odissea nello spazio". In effetti non è possibile fare un paragone tra le due opere perché rispecchiano la diversità ideologica dei pensieri di Tarkovskij e Stanley Kubrick. La caratteristica principale del film di Tarkovskij è un'attenzione particolare al soggetto e all'immagine senza la ricercatezza tecnologica di un mondo scientificamente evoluto nel quale è presente ancora un attaccamento alla natura come agente creatore e rinnovatore. Infatti, Solaris è un pianeta interamente ricoperto da acqua, una sorta di magma pensante che è capace di materializzare i desideri degli uomini. Nel 1973 collabora con Bagrat Oganessian per la sua opera prima, "Terkij vinogràd" (Uva aspra) senza apprezzare il suo lavoro che Tarkovskij stesso definisce "mediocre, la sceneggiatura e i dialoghi sono brutti, da far cascare le braccia". Uno degli elementi fondamentali del cinema tarkovskijano è senza dubbio l'elemento autobiografico, presenza costante in tutte le sue opere. Mentre nella maggior parte dei casi questo elemento era presente in un personaggio o in una vicenda, nella sua opera successiva, "Zerkalo", girato nel 1974 dopo rielaborazioni della sceneggiatura e vari problemi produttivi, diventa il nodo centrale, e costituisce un viaggio a ritroso nel subconscio dell'autore stesso. Mai come in questo film si risente dell'influsso che scrittori come Cechov e Dostojevskij hanno avuto sull'opera del regista: qui ne fa principali maestri e li usa per descrivere con un linguaggio sempre più lirico, onirico e nostalgico lo smarrimento dell'uomo russo di fronte agli eventi della storia pubblica russa. La ricezione da parte del pubblico fu varia: da un lato spettatori entusiasti si congratulavano con lui per aver ricreato non soltanto un momento particolare del passato sovietico, ma anche la stessa atmosfera, con le paure e i sentimenti di un popolo che si preparava alla sofferenza politica e personale ponendo le basi della II guerra mondiale; dall'altro spettatori diffidenti vedevano Tarkovskij come un regista che aveva già "fatto il suo tempo". Osvaldo Ruggieri ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 13 GALLERIA Lucio D’Orazi Primo Levi, scrittore Metastasio, riformatore e testimone del melodramma P rimo Levi, scrittore e testimone delle deportazioni naziste, nonchè sopravvissuto ai lager hitleriani, nasce il 31 luglio 1919 a Torino. Di origini ebraiche, ha descritto in alcuni suoi libri le pratiche e le tradizioni tipiche del suo popolo e ha rievocato alcuni episodi che vedono al centro la sua famiglia. Nel 1921 nasce la sorella Anna Maria, cui resterà legatissimo per tutta la vita. Cagionevole di salute, fragile e sensibile, la sua infanzia è contrassegnata da una certa solitudine a cui mancano i tipici giochi condotti dai coetanei. Nel 1934 Primo Levi si iscrive al Ginnasio - Liceo D'Azeglio di Torino, istituto noto per aver ospitato docenti illustri e oppositori del fascismo come Augusto Monti, Franco Antonicelli, Umberto Cosmo, Zini Zini, Norberto Bobbio e molti altri. Si dimostra un eccellente studente, uno dei migliori, grazie alla sua mente lucida ed estremamente razionale. A questo si aggiunga, come poi dimostreranno i suoi libri, una fantasia fervida e una grande capacità d’immaginazione, tutte doti che gli permettono di brillare sia nella materie scientifiche che in quelle letterarie. In prima Liceo, fra l'altro, ha per qualche mese come professore d'italiano nientemeno che Cesare Pavese. E' comunque già evidente in Levi la predilezione per la chimica e la biologia, le materie del suo futuro professionale. Dopo il Liceo si iscrive alla Facoltà di Scienze alla locale Università (dove P ietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi, dal 1715 noto come Pietro Metastasio, traduzione greca del suo cognome, nasce a Roma il 3 gennaio del 1698. Sacerdote, poeta, librettista, drammaturgo, secondo i canoni della musica colta è considerato il grande riformatore del cosiddetto melodramma italiano. Primogenito della famiglia Trapassi, suo padre si chiama Felice e quando il piccolo Pietro Antonio vede la luce è ormai un ex sottufficiale del reggimento dei Corsi di papa Alessandro VIII, al secolo Pietro Vito Ottoboni. La madre, Francesca Galastri, bada alle faccende domestiche, ed è originaria di Firenze, sebbene alcune biografie e cronache dell'epoca ne annotino la discendenza geografica in quel di Bologna. La famiglia abita in vicolo dei Cappellari. Secondo il registro della Chiesa parrocchiale di San Lorenzo in Damaso, il futuro Metastasio riceve il battesimo dal nipote del papa Ottoboni, tale cardinale Pietro Ottoboni, a Palazzo Riario. Stando alle cronache, appena un anno dopo la nascita del drammaturgo, arriva anche un fratellino, Leopoldo, venuto alla luce nel novembre del 1699. Il 13 Giugno del 1702, quando Pietro ha poco più che quattro anni, la madre Francesca muore improvvisamente all'età di soli 24 anni. Prima di congiungersi con la sua nuova moglie, Angela Lucarelli, e di avere da lei due figlie, il padre del Metastasio abita da vedovo con i due figli ancora per qualche anno in via dei Cappellari, luogo nel quale porta avanti anche una piccola attività di commercio di olio e farina. Tuttavia, dall'anno della nascita della pri La morte di papa Luciani (In nome di Dio o del diavolo?) L’opinione pubblica, in seguito anche a dicerie disinvoltamente acuite da certi mezzi di comunicazione di massa, continua ad interessarsi alla causa della morte di papa Luciani. Questo libro ripristina la verità con documenti, testimonianze ed anche giudizi di illustri personalità nel campo della medicina legale, confutando le assurde ipotesi senza le quali una commedia, una trasmissione radiotelevisiva o un film non avrebbero successo. L’autore, che è un autorevole magistrato, scrive perciò bene nella prefazione: «Papa Luciani non avrebbe certamente voluto tutto questo e gli chiedo venia; son perciò certo che, da lassù, mi sta rispondendo con uno di quei suoi arguti sorrisi che lo hanno reso famoso e simpatico a tutti: persino a David Yallop». Lucio D’Orazi, La morte di papa Luciani, (In nome di Dio o del diavolo?), Logos, pagine, EDIZIONI LOGOS [email protected] 14 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 GALLERIA Paul Claudel Cinque grandi odi ...soltanto un raggio d’oro nella vela E quando il suo canto erompe com'esaltazione dell'anima che sente la sua stirpe divina, giuoco o piacere o illusione più non è, ma ebbrezza della virtù che sa di creare, di là dal mondo sensibile, oltre i limiti della contingenza, realtà d'amore che nobilita l'istinto, ansia di protendersi nell'infinito ch’è musica [...] Ed impossibile è non avvertirne quell'armoniosa dolcezza di suono e d'in-flessione e di musicalità ch’avvolge la parola nel suo srotolarsi lungo la magia del canto, contrappuntato da un’uguale ispirazione, da una luce sempre identica e dalla sacralità che misteriosamente la percorre... Ed è la tragedia dell’orgoglio umano, la follia della società iinfollita, la catastrofe del desiderio evaso dalla legge, il canto della vita e della superazione dalla morte... Ed ecco allora le Cinque grandi odi irrompere nel turbinìo delle foglie d'oro, nell'orchestrale giubilo, nel sale del fuoco che schiocca, nell'improvvisa deflagrazione dei versi, nello scoppio della folgore triforcuta, nell'inestinguibil eco... E così l'«ode pura come un bei corpo nudo risplendente di sole» frammischiando si discioglie piedi che fuggono il peso del corpo inerte, Ulisse da caldi dèi inseguito nella notte soltanto un raggio d’oro nella vela, l’oro innato (o l'interiore conoscenza che da sé possiede ogni cosa) nella sostanza umana infuso, l’acclamazione della tromba insieme con il latino del gallo... Paul Claudel, Cinque grandi odi, Testo originale a fronte, traduzione e introduzione di Luigi Castiglione edizioni logos (passa a pagina 18) mogenita della nuova famiglia del padre, il 1708, il giovane Pietro viene affidato in consegna al noto letterato e giurista Gian Vincenzo Gravina. Stando ai racconti, il futuro fondatore dell'accademia dell'Arcadia sarebbe rimasto colpito dal giovane Trapassi durante una delle sue improvvisazioni in versi per strada, nelle quali non di rado si lasciava andare, facendo scegliere un tema alla folla e prendendo a rimare "a braccio". Il talento poetico e la grazia del ragazzo attraggono a tal punto il Gravina da farsi affidare dal padre il giovane Pietro, onde avviarlo agli studi giuridici e letterari. Da questo momento in poi comincia l'ascesa del giovanissimo Trapassi il quale subito, per volere del suo protettore, vede "ellenizzato" il proprio cognome in Metastasio, secondo la moda letteraria e barocca del tempo. Studia il latino e il diritto, ma soprattutto viene portato in giro dai membri dell'Arcadia alla stregua di un bambino prodigio, in competizione con i più celebri improvvisatori d'Italia. Le gare però, minano la salute del ragazzo. Il Gravina se ne rende conto e decide di affidarlo alle cure di un suo parente di Scalea, in Calabria, il filosofo Gregorio Caloprese. L'aria di mare ristora il futuro drammaturgo e librettista, la sua salute migliora e comincia a darsi da fare nelle attività letterarie. All'età di soli dodici anni traduce l'Iliade di Omero in ottave. A quattordici compone una tragedia in stile senechiano, ispirandosi ad un soggetto di Gian Giorgio Trissino. Il lavoro si intitola "Giustino", e il Gravina glielo pubblica nel 1713. L'anno dopo, muore il filosofo Caloprese. Quattro anni dopo, il 6 gennaio del 1718, tocca anche al Gravina, il quale lascia in eredità a Pietro Metastasio una fortuna di ben 18.000 scudi. Quello stesso anno, durante un incontro commemorativo presso l'Arcadia, il figlioccio recita un celebre elogio del proprio mentore. Sono anni difficili a Roma per il protetto del noto critico defunto. Gli accademici dell'Arcadia, ma anche altri letterati, temono il talento del giovane che, sin dalla sua prima opera, ha strabiliato per bravura e potenzialità. Il "Giustino" infatti contiene anche un corpus poetico di tutto rispetto, considerando soprattutto la sua giovane età. La reazione dei "colleghi" nei suoi riguardi è fredda, quando non proprio ostile. Presi i voti minori di abate, senza cui sarebbe stato difficile affermarsi a livello nazionale nelle arti e negli studi giuridici, il Metastasio comincia a lavorare per un avvocato di Napoli, allontanandosi dalla capitale. Nel frattempo nel 1721 compone un epitalamio, con tutta probabilità la sua prima serenata musicale, la quale si intitola "Endimione". L'anno dopo, al compleanno ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO La Collana dei Classici italiani dell’UTeT si arricchisce con una grande e prestigiosa novità MASCHeRe NUDe Opere teatrali di Luigi Pirandello • 3 volumi • 2.330 pagine complessive • 15 tavole fuori testo • edizione coordinata da Angelo R. Pupino • A cura di Guido Nicastro La drammaturgia di Luigi Pirandello (1867-1936) rappresenta una tra le vette più alte della storia del teatro italiano. Il teatro di Pirandello, che si presentò subito come un’assoluta novità, si impone per l’ampiezza della produzione (ben 47 opere) e per il valore dei risultati raggiunti. Fu proprio il teatro infatti che rese lo scrittore siciliano un autore conosciuto in tutto il mondo a partire dal 1921, data della prima rappresentazione dei Sei personaggi in cerca d’autore, la sua opera più rappresentativa. Soprattutto grazie al messaggio geniale della sua produzione teatrale, a Pirandello fu assegnato nel 1934 il Premio Nobel. Le opere teatrali di Pirandello sono divenute parte essenziale della nostra letteratura, del nostro teatro, della cultura e del linguaggio. Non è certo un caso se alcuni suoi titoli – Così è (se vi pare), Il giuoco delle parti, Ma non è una cosa seria – sono diventati modi di dire comuni della nostra lingua. e ‘«pirandelliano» è un aggettivo usato per indicare qualcosa di paradossale: come tutte le situazioni di queste celebri opere teatrali Il grande messaggio di Pirandello nelle Maschere nude è che il teatro non aiuta più l’uomo a dare spiegazione ai suoi conflitti interiori, come succedeva nelle epoche precedenti. L’uomo contemporaneo è infatti come bloccato in una maschera che lo imprigiona e gli rende difficile comunicare e stabilire verità comuni. 15 16 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO OpERE DI LÉON BLOY le grandi opere, e le più belle pagine, di Léon bloy tradotte e presentate da Luigi Castiglione, uno dei massimi specialisti di letteratura francese in Italia www.edilogos.com: leggi in LeGGeRe la voce Léon bloy ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO LeTTURA DeL MeSe ...dal libro Prometeo, variazioni sul mito di escilo, Goethe, Shelley, Gide, PvPavese Gide / Prometeo male incatenato TOMBS OF ILLUSTRIOUS ITALIANS AT ROME Questo volume speciale del «Bol-letttino d’arte» della Royal Library di Windsor, intitolato Tombs of Illustrious Italian at Rome (Casa Editrice Olschki) contiene esclusivamente disegni di lastre tombali e di monumenti romani, dovuti a più autori ed eseguiti con tecniche diverse. La raccolta rappresenta un unicum nel panorama delle campagne di documentazione della prima metà del Seicento e fornisce preziose testimonianze sull’aspetto di sepolture andate perdute o a noi giunte in assetti pesantemente alterati. Tradizionalmente incluso nel Museo Cartaceo di Cassiano dal Pozzo, l’album è invece da riferireVallo storico Costantino Gigli (circa 1590–1666), figura fino ad oggi poco nota che condusse ricerche sulla storia delle fa-miglie nobili romane e delle istituzioni civiche capitoline e collaborò alla realizzazione del trattato Delle memorie sepolcrali del collezionista Francesco Gualdi (circa 1574 - 1657). Il volume di Windsor è pertanto da intendere come «strumento di lavoro» dal carattere e-minentemente privato e non sistematico, che Gigli assemblò a partire da un precedente silloge, costituita in gran parte da disegni di buona qualità radunati al principio del Seicento da un ignoto personaggio, in cui è forse da riconoscere lo stesso Gualdi o il padre di Costantino, Giovanni Battista. Le tombe riprodotte nei disegni risalgono ad un periodo molto ampio, che va dal Duecento ai primi decenni del XVII secolo; particolarmente ben» rappresentati sono le lastre terragne tre/quattrocentesche, i monumenti parietali di epoca rinascimentale, i grandi depositi della seconda metà del Cinquecento. Non parlerò di moralità pubblica, perché non esiste. Ma, a questo proposito, un aneddoto: – Quando dall'alto del Caucaso, Prometeo ebbe provato e riprovato sulla propria pelle che cjkene, cavicchi, camicie di forza, barriere e tutti gli altri accorgimenti, tutto sommato, gli impedivano i movimenti, per cambiare posizione si sollevò sul lato sinistro, stese il braccio destro e un autunno, tra le 4 e le 5, scese il viale che va dalla Madeleine all'Opera. Varie celebrità parigine fecero a gara per passare davanti ai suoi occhi. "Dove vanno?", si chiedeva Prometeo e, sedu¬ tosi a un caffè davanti a ima birra, chiese: «Cameriere, dovevanno?». «STORIA DEL CAMERIERE E DEL MIGUONARIO» «Se il signore li vedesse, come me, passare e ripassare tutti i giorni», disse il cameriere, «potrebbe altrettanto legit* Anche nell'originale francese il termine Miglionnaire gioca sulle parole milionario e miglio, con riferimento tanto alla parabola del grano e del loglio citata nella dedica, quanto al ruolo di "seminatore" che il personaggio si attri¬buirà in seguito (n.d.t). 155 Prometeo sembrava un po' stanco. Ma il cameriere: «Un'azione gratuita! Non le dice proprio niente? A me sembra straordinario. Per molto tempo ho pensato che la differenza tra uomini e animali stesse proprio qui: nell'azione gratuita. Chiamavo l'uomo: l'animale capace di un'azione gra¬tuita. In seguito ho invece radicalmente cambiato idea: era l'unico essere incapace di agire in modo gratuito. In modo gratuito! Ci pensi: senza una ragione - sì, capisco cosa vuole dirmi - allora diciamo: senza un motivo. Incapace! E allora questo ha cominciato a irritarmi. Mi dicevo: perché fa questo? Perché fa quello?... E non è che io sia un determinista... Ma, a questo proposito, un aneddoto: «Ho un amico, signore, non lo crederà, che è Miglionario. Ed è pure intelligente. Si è detto: un'azione gratuita? Come fare? E, lei capisce, non bisogna qui intendere un'azione che non ha conseguenze, perché altrimenti... No, gratuito, invece: un atto che non ha nessuna motivazione. Capisce? Guadagno, passione, niente. L'atto disinteressato, nato da sé, l'atto senza scopo e, quindi, senza padrone; l'atto libero, l'atto sponta¬neo». «Eh?», fece Prometeo. «Stia baie attento», disse il cameriere. «H mio amico scen¬de, un mattino, portando con sé una banconota da cinque¬cento franchi dentro una busta e con la mano pronta a dare uno schiaffo. Deve trovare qualcuno senza sceglierlo. Perciò, per strada, lascia cadere un fazzoletto, e, a chi glielo raccoglie (un bonaccione, visto che lo raccoglie); il Miglionario: «"Scusi, signore, conoscerebbe mica qualcuno?", ν «E l'altro: "Certo, più d'uno". Λ «Il Miglionario: "Allora, signore, spero vorrà avere la cor¬tesia di scrivere il suo nome su questa busta; ecco penna, inchiostro, una marita...". «L'altro, sempre bendisposto, lo scrive e poi: "Adesso, signore, vorrà spiegarmi...". «E il Miglionario risponde: "È per principio", poi (ho dimenticato di dirvi die è bello robusto) gli molla la sventoPrometeo sembrava un po' stanco. Ma il cameriere: «Un'azione gratuita! Non le dice proprio niente? A me sembra straordinario. Per molto tempo ho pensato che la differenza tra uomini e animali stesse proprio qui: nell'azione gratuita. Chiamavo l'uomo: l'animale capace di un'azione gratuita. In seguito ho invece radicalmente cambiato idea: era l'unico essere incapace di agire in modo gratuito. In modo gratuito! Ci pensi: senza una ragione - sì, capisco cosa vuole dirmi - allora diciamo: senza un motivo. Incapace! E allora questo ha cominciato a irritarmi. Mi dicevo: perché fa questo? Perché fa quello?... E (passa a pagina 21) 17 18 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO dell'imperatrice Elisabetta Cristina di Braunschweig-Wolfenbüttel, il giovane librettista e compositore viene incaricato di scrivere una serenata, a patto di restare anonimo. È la volta de "Gli orti esperidi", musicato da Nicola Porpora e cantato dal castrato Farinelli, il quale da questo momento si lega a lui in una duratura amicizia, anche grazie al successo ottenuto. Nel ruolo di primadonna c'è la cosiddetta "Romanina", Marianna Bulgarelli, la quale in breve tempo scopre l'autore della splendida opera e lo convince a dedicarsi agli studi musicali. Pietro Metastasio intuisce la propria vocazione e comincia a frequentare la casa della Romanina, conoscendo i più grandi compositori del tempo, tra i quali Porpora, da cui studia musica, Johann Adolf Hasse, Giovan Battista Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Leonardo Vinci, Leonardo Leo, Francesco Durante e Benedetto Marcello. Da questo momento in poi, questi musicisti cominciano a mettere in musica le opere del poeta romano. Vivendo presso la casa della Romanina, insieme con la sua famiglia, Pietro Metastasio ne subisce tanto il fascino che l'influenza poetica. Presso la dimora scrive le sue opere più celebri, come La "Didone abbandonata", la quale vede la luce nel 1724, dandogli una improvvisa fama. Seguono anche "Catone in Utica", nel 1727, "Ezio", nel 1728, e molte altre. Nel settembre del 1729 il poeta romano decide di lasciare la casa della cantante, ormai lontana dalle scene anche a causa della sua età. Accetta l'offerta per il posto di poeta di corte al teatro di Vienna, succedendo ad Apostolo Zeno. L'anno dopo l'artista è a Vienna, dove deve dividere la casa con Niccolò Martines, maestro di cerimonie del Nunzio apostolico a Vienna. Nel decennio che va dal 1730 al 1740 il Metastasio dà fondo a tutta la sua arte, la quale trova espressione per il Teatro Imperiale di Vienna. È il suo periodo aureo. Scrive "Demetrio" nel 1731 e "Adriano in Siria" nel 1732, due opere importantissime, ma anche "Issipile", "Demofonte", "Olimpiade", oltre ad opere composte in tempi record, come "l'Achille in Sciro" (nel 1736) in soli diciotto giorni, e "l'Ipermestra", in nove. Ma non solo. Torna ai testi sacri e già nel 1730 compone "La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo", un successo senza precedenti nel XVIII secolo. Anche per ovviare al fatto che non fosse di nascita nobile, Pietro Metastasio comincia a frequentare intimamente la contessa Althann. Intanto la Romanina lo rivuole dalle sue parti e, come viene scritto in alcune cronache dell'epoca, per convincerlo si mette in viaggio per Vienna. Ofelia Calabresi Georges bernanos Il cammino di Cruz das Almas Luigi Castiglione Consolazioni agli imbecilli Polemista d'indubbia coerenza, creatore del romanzo teologico, poeta della grazia come nessun altro scrittore moderno. Georges bernanos (1888-1948) fu uomo che «non barò mai in un mondo in cui tutti barano». Rinunciò alla Legion d'onore, rifiutò l'Accademia francese, respinse la poltrona di ministro scegliendo d'esser – come ebbe a scrivere Stanislas Fumet – «un esplosivo, un vulcano ch'eruttava disprezzo come lava, e non certo con la ponderatezza di Léon bloy, suo maestro di vociferazioni e di dottrina, perché lui stesso era il ribollimento, l'effervescienza». È questo bernanos che c'è anche in questo libro… Quasi un seguito ai « prolegomeni agli infami », questo libro di CastigÌione persegue quell’imbecillità e stoltezza o stupidità, che implica « freddezza del cuore » (Leopardi), « fa muovere l’uomo a carponi » (Anosto) e tale induce un « traviamento del giudizio » (Cicerone) da sfociare spesso nell’oligofrenia più aberrante... Opponendo così dunque ancora una volta all’iniquità la bontà, all’ottusità l’acutezza e la sagacia, la perspicacia, all’ebetismo l’intelligenza, mediante quel suo peculiare modo d’interrogare indirettamente, o scavare interiormente, voci perlopiù discordi, se non dissonanti, di scrittori che, in un certo qual senso onirico, gli sono stati più o meno congeniali tra i tanti con i quali, lungo i secoli, ha trovato la possibilità di colloquiare, egli perviene ad ipostatizzare alcune tra le aberrazioni più devastanti d’oggi... Fino a quel Baudelaire le cui bestemmie si risolsero infine come in una catarsi corale, espressa nell’accorata implorazione : « Car c’est vraiment, Seigneur, le meilleur témoignage / Que nous puissions donner de notre dignité / Que cet ardent sanglot qui roule d’âge en âge / Et vient mourir au bord de votre étemité »... Georges bernanos, Il cammino di Cruz das Almas, vol. I, ebook, pagine 196, € 18 Luigi Castiglione, Interrogativi indiretti a Šolochov, Malraux, Papini, Greene, Asturias, Hauthorne, Gide, Baudelaire, Milosz, ebook, pagine 160, € 16 edizioni logos ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO TRIONFI di Francesco Petrarca Riproduzione in facsimile del Manoscritto Cod. 2581 (Les Triumphes de Petrarque) conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek (Biblioteca Nazionale Austriaca – Vienna) Testo in francese - commento di Bernardo Glicino Tiratura limitata e numerata di 499 esemplari in numeri arabi di cui 20 FC e 299 esemplari in numeri romani Riproduzione in facsimile fedele all’originale in ogni particolare 1 Volume di grande formato di cm 32,5X21 - 590 pagine 86 grandi miniature tutte inserite in eleganti cornici dorate Oltre 1.800 capilettera dorati Coperta in pelle pieno fiore a concia vegetale Legatura artigianale con cucitura eseguita con ago e filo di canapa Applicazione manuale del colore oro in due tipologie: in lamina nei capilettera e in polvere nelle miniature - Elegante cofanetto - Dedica personalizzata trascritta da calligrafo - Volume di Commentario con la Prefazione dell’ Ambasciatore d’Austria in Italia Christian B.M. Berlakovits - Pagine totali: 590 - Richiedi informazioni su questo prodotto 19 20 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO La «trilogia dell’effimero» di Luigi Castiglione Luigi Castiglione Clinton, le pene Luigi Castiglione Diana, la favola Luigi Castiglione Il Piccolo dittatore (Clonare Starr) (In nome di Sua Maestà) (Berlusconi, atto primo) Pagine 254, € 18 Pagine 256, € 18 Pagine 290, € 23 Romanzo o storia romanzata, affabulazione, oppure semplice «divertissement»? Forse una favola in cui, come l’autore scrive, «l'ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la parodia, la risata non son che l’altra faccia della tristezza» in un mondo in cui «si vive tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...» Cos'è alla fin fine una favola se non una narrazione in cui parlano ed operano anche animali ed esseri inanimati ed immaginari sempre (fate, gnomi, streghe ed alberi, serpenti e rane e fiori...) con lo scopo di trarne una morale, ο la rappresentazione scenica, oppure l'intreccio d'un dramma ο d'un poema, e l'illusione altresì, il dramma creato dalla vita? È la favola di queste pagine, che non configurano una biografia, ma soltanto brandelli di carne d'una vita che, volendo viversi in tutte le implicanze, non lo fu che nell'immagine falsata e latente, fugace, nell'apparenza ingannevole, nel rincorrere l'effimero, l'inconsistenza, la futilità, la debilità dell'essere, ove il nulla profonde ha le radici... La triste, breve favola in cui una principessa si muove e muore, nel dramma d'una vita, tra fiori e rose, tra i fiori e le rose, e tra le spine... « ...in quello che doveva essere il periodo di transizione al bipolarismo alternativo, si son moltiplicati i partiti trasversali, i partiti strumentali, i partiti estraparlamentari (dei magistrati, dei giornalisti, degli azzeccagarbugli, degli intellettualoidi, degli imbecilli, degli infami...) Son in verità caduti falci, martelli, rose, garofani, biancofiori, querce ed altro, ma son nati ulivi e margherite e persino asinelli, e spine, rovi, tanti... Sicché l’acheronteo tragittatore e dantesco, nella fossa i felini se l’è infine ritrovati d’ogni parte convenuti... Come perciò non credere nei vichiani «corsi e ricorsi storici»? Quel che successe allora contro quest’uomo passionale, coerente, quest’uomo forte, sta succedendo anche oggi: lo stesso identico copione! Gli stessi cani politici, gli stessi pupazzi, le stesse marionette (con altra maschera) aizzati contro il Governo, e il suo Presidente, qualsiasi cosa faccia, qualsiasi cosa dica! Gli stessi scioperi «manovrati»... Le stesse sceneggiate televisive (uno pro, un altro contro...) Chi ne tiene i fili è sempre lo stesso Puparo internazionale (la preminenza delle privatizzazioni, il culto del «massimo profitto», la dittatura del mercato...) Fino all’abuso di potere, alla soppressione dei diritti umani a scopo di rapina politica, fino all’omicidio... (da «I colori della tristezza», presentazione...) www.edilogos.com: leggi in LEGGERE (Sommario) la voce Luigi Castiglione [email protected] ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE 2012 21 IN pRIMO pIANO non è che io sia un determinista... Ma, a questo proposito, un aneddoto: «Ho un amico, signore, non lo crederà, che è Milionario. Ed è pure intelligente. Si è detto: un'azione gratuita? Come fare? E, lei capisce, non bisogna qui intendere un'azione che non ha conseguenze, perché altrimenti... No, gratuito, invece: un atto che non ha nessuna motivazione. Capisce? Guadagno, passione* niente. L'atto disinteressato, nato da sé, l'atto senza scopo e, quindi, senza padrone; l'atto libero, l'atto spontaneo». «Eh?», fece Prometeo. «Stia bene attento», disse il cameriere. «Π mio amico scen* de, un mattino, portando con sé una banconota da cinquecento franchi dentro una busta e con la mano pronta a dare uno schiaffo. Deve trovare qualcuno senza sceglierlo. Perciò, per strada, lascia cadere un fazzoletto, e, a chi glielo raccoglie (un bonaccione, visto che lo raccoglie); il Miglionario: «"Scusi, signore, conoscerebbe mica qualcuno?", γ «E l'altro: "Certo, più d'uno". x «Il Miglionario: "Allora, signore, spero vorrà avere la cortesia di scrivere il suo nome su questa busta; ecco penna, inchiostro, una matita...". «L'altro, sempre bendisposto, lo scrive e poi: "Adesso, signore, vorrà spiegarmi...w. «E il Miglionario risponde: "È per principio", poi (ho dimenticato di dirvi die è bello robusto) gli molla la sventoPrometeo sembrava un po' stanco. Ma il cameriere: «Un'azione gratuita! Non le dice proprio niente? A me sembra straordinario. Per molto tempo ho pensato che la differenza tra uomini e animali stesse proprio qui: nell'azione gratuita. Chiamavo l'uomo: l'animale capace di un'azione gratuita. In seguito ho invece radicalmente cambiato idea: era l'unico essere incapace di agire in modo gratuito. In modo gratuito! Ci pensi: senza una ragione - sì, capisco cosa vuole dirmi allora diciamo: senza un motivo. Incapace! E allora questo ha cominciato a irritarmi. Mi dicevo: perché fa questo? Perché fa quello?... E non è che io sia un determinista... Ma, a questo proposito, un aneddoto: «Ho un amico, signore, non lo crederà, che è Miglionario. Ed è pure intelligente. Si è detto: un'azione gratuita? Come fare? E, lei capisce, non bisogna qui intendere un'azione che non ha conseguenze, perché altrimenti... No, gratuito, invece: un atto che non ha nessuna motivazione. Capisce? Guadagno, passione, niente. L'atto disinteressato, nato da sé, l'atto senza scopo e, quindi, senza padrone; l'atto libero, l'atto spontaneo». «Eh?», fece Prometeo. «Stia baie attento», disse il cameriere. «H mio amico scende, un mattino, portando con sé una banconota da cinquecento franchi dentro una busta e con la mano pronta a dare uno schiaffo. Deve trovare LOGOS / OFFeRTA SPeCIALe La Logos offre eccezionalmente il «Codice di diritto canonico» a € 13 anziché a € 26* Le condizioni di vendita restano quelle usuali con pagamento anticipato mediante versamento sul ccp n° 64725005 intestato alle Edizioni Logos Via Alatri, 30 - 00171 ROMA (Italia) * 10 copie, € 100 Contributo spese d’invio, rispettivamente 2/6 CODICE DI DIRITTO CANONICO Testo italiano con le «Interpretzioni autentiche»; le «Delibere» della Cei; ampio «Indice analitico»... Beneplacito della Conferenza episcopale italiana A cura di Luigi Castiglione Pagine 448, € 26 / 13 «Quest’edizione italiana del Codice di diritto canonico presenta alcune caratteristiche che ci piace mettere in risalto [...] La versione italiana curata da Luigi Castiglione, è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’Ueci, ma anche perché condotta con criteri più moderni (per esempio, uno tra centinaia, «potestas» è resa con «potere» e non con «podestà» [...] Per tutte queste caratteristiche positive [...] essa merita la più ampia diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa (e.M. Lisi, «La Scala»). edizioni logos 22 ANNO XXXII Sans titre - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO CENTO ANNI FA LA MORTE DI PASCOLI La sensibilità dell’uomo G iovanni Placido Agostino Pascoli nasce a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855. All'età di dodici anni perde il padre, ucciso da una fucilata sparata da ignoti; la famiglia è costretta a lasciare la tenuta che il padre amministrava, perdendo quella condizione di benessere economico di cui godeva. Nell'arco dei sette anni successivi, Giovanni perderà la madre, una sorella e due fratelli. Prosegue gli studi prima a Firenze, poi a Bologna. Nella città emiliana aderisce alle idee socialiste: durante una delle sue attività di propaganda nel 1879 viene arrestato. Consegue la laurea in Lettere nel 1882. Inizia a lavorare come professore: insegna greco e latino a Matera, Massa e Livorno; suo obiettivo è quello di riunire attorno a sè i membri della famiglia. In questo periodo pubblica le prime raccolte di poesie: "L'ultima passeggiata" (1886) e "Myricae" (1891). L'anno seguente vince la prima delle sue d'oro al concorso di poesia latina di Amsterdam; parteciperà varie volte negli anni, vincendo in totale 13 medaglie d'oro. Dopo un breve soggiorno a Roma si trasferisce a Castelvecchio di Barga, piccolo comune toscano dove acquista una villetta e una vigna. Con lui vi è la sorella Maria da lui affettuosamente chiamata Mariù - vera compagna della sua vita, considerato che Pascoli non si sposerà mai. Ottiene un posto per insegnare all'università, prima a Bologna, poi a Messina e infine a Pisa. In questi anni pubblica tre saggi danteschi e varie antologie scolastiche. La produzione poetica prosegue con i "Poemetti" (1897) e i "Canti di Castelvecchio" (1903). Convertitosi alle correnti nazionaliste, raccoglie i suoi discorsi sia politici, che poetici e scolastici nei "Miei pensieri di varia umanità" (1903). Ottiene poi la prestigiosa cattedra di Letteratura italiana a Bologna, prendendo il posto lasciato da Giosuè Carducci. Nel 1907 pubblica "Odi ed inni", a cui seguono "Canzoni di re Enzo" e i "Poemi italici" (1908-1911). La poesia di Pascoli è caratterizzata da una metrica formale fatta di endecasillabi, sonetti e terzine coordinati con grande semplicità. La forma è classica esternamente, maturazione del suo gusto per le letture scientifiche: a tali studi si ricollega il tema cosmico di Pascoli, ma anche la precisione del lessico in campo botanico e zoologico. Uno dei meriti di Pascoli è stato quello di rinnovare la poesia, toccando temi fino ad allora trascurati dai grandi poeti: con la sua prosa trasmette il piacere delle cose semplici, usando quella sensibilità infantile che ogni uomo porta dentro di se. Angelo Desantis Domenico Magrì: La forza del sentimento La tragedia della sua fanciullezza segnù di un’orma incaccellabile di tristezzacancellabile di tristezza tutta la vita del Pascoli, senza che per altro, malgrado i frequenti tentativi (Il giorno dei morti, 10 agosto. La la cavallina storna, Il nido dei dei farlotti, La torre...); riuscisse mai ad esprimersi e a liberarsi in opera di perfetta poesia. Agli uccisori dèi padre, che la giustizie umana non seppe ο non volle identificare, egli non perdonò mai; eppure, quando dal suo caso particolare volle levarsi a siderazioni più generali sul problema del male, ch'è nel mondo, non seppe se non affermare che il male è frutto della perversione' degli uomini e che esso deve essere vinto col bene e con l’amore: via via levandosi — effetto indubbio di quel soggettivismo, ohe rende impossibile la precisazione obbiettiva delle responsabilità — sino ad un vasto compianto, che abbraocia insiieme malvagi e buoni, oppressi e oppressori. Questo è sembrato francescanesimo, ma soltanto a coloro che di di San Francesco vagheggianola soltanto la solita immagine oleografuca. ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 23 IN pRIMO pIANO IL GIUDIZIO DI PAPINI Giovanni Pascoli fu poeta e null’altro che poeta P oeta sempre, anche quando fantastica ed oracoleggia in prosa, anche quando commenta e traduce i poeti e si aggira, rabdomante e negromante commosso, nella medieval foresta incantata della poesia dantesca. Ma il suo linguaggiò naturale è il verso; il suo idiòma nativo è la poesia in versi È una specie medium tra la ricchezza della natura e la ricchezza delle parole, medium in perpetuo trance. Alle sorelle manda poesie al posto di lettere; scrive liriche assai più facilmente e volentieri che articoli; pensa in versi, compone poesie anche in sogno, còme confidò un giorno all'amico Vittorio Cian, un dei pochi dotti che noiaspettarono la morte per ammirarlo. Fuor dell'espressione poetica era sacrificato, non era più veramente lui. Faceva pensare a un angelo avvezzo a volare e che invece fosse costretto a calzare gli stivaletti per camminare sulle dure strade della terra. E ricordava quei muti che barbugliano e soffrono se devono discorrere e che articolano perfettamente ogni parola se cantano. Se il canto fu, come alcuni pensano, il primo linguaggio degli esseri umani, il fanciullo Pascoli fu anche in questo, un primitivo. Era di continuo assediato da temi, da spunti, da motivi di poesie: se l’ avesse potute scriver tutte l'opera sua sorpas serebbe, per numero di versi, quella del fecondissimo Victor Hugo. «Quante poesie ho per la testa! - scriveva al Mercatclli nel 1897.» - Non mi lasciano bene aver né giorno né notte.» E al Micheli nel 1898: "La poesia sgorga impetuosa. Non farci che versi! 1500 poesie ho da fare prima di morire. Dio mi conceda la grazia di farle tutte". E nel 1907 confidava al Bianchi: «Sto faceftdo il primo dei cento ο dugento poemi patriottici». Una tale incalzante copiosità di vena farà sorridere i nostri ultimissimi verseggiatori che penosamente distillano quei lor poemini corti come le loro idee e oscuri come le loro intenzioni. Ma il poeta di natura non è, per fortuna, un alchimista addetto alla trasmutazióne degli elementi verbali; non è un operaio cosmatesco che ricopi con tasselli lucenti il bigiume della malta; non è il fabbricatore di filtri e di oppiati che larvora colle bilancine e col contagocce. Ci sono più specie di poèti: c'è ilpoeta di sorgente - còme il Pascoli - e c’è il poeta di storta e di alambicco; il poeta, come dicono, sorvegliato e controllato e che a forza di sorveglianza e di controlli finisce còl non sentir più la voce interna del nume e non sa abbandonarsi a quella «mania» che i greci riconobbero riconobbero qua! sacro morbo dei poeti. C’è il poeta vegetaleifè, che lussureggia e si alza come quercia nel bosco e c’è il poeta minerale che attraverso gemicazini lunghe ti offre talvolta la vividagemma. Il Pascoli fu dei primi e pose le sue prime poesie sotto il segno degli umilivergiliani: arbusta iuvant humilesque myricae. E ben per lui e per noi se non avesse cercato ispiraziom fuor di quello ch'era il suo regno: la campagna. Ma il suo entusiasmo di umanista di umanista lο portò anche à risuscitare immagini e miti dell’antichità; il suo amor di patria lo condusse a cantare ricordi e gesta di storia; le sue ambizioni di guida spirituale lo spinsero a comporte qualcuno senza sceglierlo. Perciò, per strada, lascia cadere un fazzoletto, e, a chi glielo raccoglie (un bonaccione, visto che lo raccoglie); il Miglionario: «"Scusi, signore, conoscerebbe mica qualcuno?", ν «E l'altro: "Certo, più d'uno". Λ «Il Miglionario: "Allora, signore, spero vorrà avere la cortesia di scrivere il suo nome su questa busta; ecco penna, inchiostro, una marita...". «L'altro, sempre bendisposto, lo scrive e poi: "Adesso, signore, vorrà spiegarmi...". «E il Miglionario risponde: "È per principio", poi (ho dimenticato di dirvi die è bello robusto) gli molla la sventola che teneva pronta nella mano; quindi ferma una carrozza e sparisce. «Capisce? Due azioni gratuite in un colpo solo: il biglietto da cinquecento franchi a un indirizzo che lui non ha scelto, e un ceffone a qualcuno che si è scelto da solo, raccogliendogli il fazzoletto. No, dico! Cosa c'è di più gratuito? E la relazione! Scommetto che la relazione non le appare in tutta la sua chiarezza. Per il fatto stesso di essere gratuito, l'atto è come diciamo qui - reversibile. Uno riceve cinquecento franchi a causa di uno schiaffo, un altro riceve uno schiaffo a causa di cinquecento franchi..., e poi non si sa più niente... non si riesce a proseguire. - Ci pensi, un'azione gratuita! Non c'è niente di più demoralizzante. - Ma il signore comincia ad avere fame. Chiedo scusa: ci si perde nelle chiacchiere... H signore mi farà la cortesia di dirmi il suo nome, per le presentazioni...». «Prometeo», disse semplicemente Prometeo. «Prometeo! Lo dicevo io che il signore non era di qui... e il signore di cosa si occupa?». «Di niente», disse Prometeo. «Oh, no! No!», disse il cameriere con un sorriso dolce. «Basta vedere il signore per capire che fa qualcosa». «È passato tanto di quel tempo», balbettò Prometeo. «Pazienza, pazienza», continuò il cameriere. «D'altra parte, il signore stia pur tranquillo, nelle presentazioni, se si vuole, faccio i nomi, ma la professione, mai! - Vediamo un po': il signore faceva...». «Fiammiferi», mormorò Prometeo arrossendo. Ci fu un momento di silenzio un po' imbarazzato. Il cameriere capiva che aveva sbagliato a insistere, e Prometeo che aveva sbagliato a rispondere. «Ma insomma, il signore non ne produce più!», il cameriere riprese il discorso con un tono incoraggiante. «Ma allora, cosa? Devo pur scrivere qualcosa, non posso mettere solo: Prometeo. E basta. Il 24 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO ebOOKS LOGOS / Novità San Bonaventura Silvio Botero Giraldo A.D. Sertillanges Le sei ali del serafino La coppia umana tra idealità e realtà Preghiera e musica Il pensare di Bonaventura è sempre un pensare «biblico», la sua espressione tende sempre a riprendere le parole della Scrittura, inserendole con singolare naturalezza nel contesto del suo discorso. Ciò però non significa che ci sia mai in Lui un incriteriato fideismo; anzi, seguendo la Bibbia egli tende ad assimilare alla vita dell'Essere, cercando agostinia-namente di intendete, nella partecipazione della Luce divina, il senso profondo della vita come dono, al fine di partecipare più intensamente di Dio. In questo medesimo senso Bonaventura propone la lettura dell'opuscolo Le sei ali del Serafino. Sei sono le ali dei Serafini, delle più alte creature angeliche che, secondo Isaia (6,1 ss.), stanno direttamente innanzi a Dio. Bonaventura intende che come il Serafino ha sei ali, con il prelato, colui che ha la gravissima responsabilità non solo della sua personale salvezza, ma anche della vita di coloro che gli sono affidati e che deve in nome di Dio liberare dal peccato per renderli operai nella messe divina, debba avere sei virtù fondamentali. Tali sei virtù sono : 1) lo zelo della giustizia; 2) la religiosa pietà; 3) la pazienza; 4) una vita esemplare; 5) l'acutezza e la sensatezza nelle diverse situazioni della vita; 6) la devozione vers o Dio. L’essenza del sacramento del matrimonio non è l’unione legale tra un uomo e una donna per una inseparabile comunanza di vita, come finora s’era andato sostenendo, bensì il reciproco amore tra i coniugi. Il farsi l’uno carne dell’altro, il divenire una sola carne, come se fossero un unico essente. E un teologo gesuita, già negli anni trenta del passato secolo, l’aveva scritto: « ...quando tra un uomo e una donna c’è il vincolo dell’amore allora il matrimonio c’è»; e Giovanni Paolo II, nella sua prima enciclica, l’aveva ribadito: «L’uomo non può vivere senza amare; la sua vita sarebbe priva di senso, se non fosse riamato, se non sperimentasse l’amore». Sicchè il sacramento finisce quando l’amore muore... In sostanza è questa la tesi sostenuta dal Botero che, basandosi anche su recenti sentenze rotali, non fa altro in questo suo nuovo magistrale libro che ripercorrere l’iter del sacramento matrimoniale dal punto di vista storico, morale, giuridico. La preghiera è musicale per natura; come ogni parola che si esalta, essa va incontro al canto. «La parola è un suono in cui è pri-gioniero il canto» dice Grétry. Vi è prigio-niero come la statua nel marmo, sotto le mani di Michelangelo; ma per scioglierla basta un lieve accrescimento di vita, perchè qui lo scultore è a casa sua. La parola esprime un pensiero; ed in se stessa una parola non è una musica; ma a questo pensiero è sempre legato uno stato d’animo, un alone di fantasia, un gioco di fantasmi dalle tendenze dinamiche, di cui ritmo e melodia sono la legge, per quanto poco esso si acceleri. J. Silvio Botero Giraldo è sacerdote redentorista.Si è licenziato in Diritto canonico e in Teologia dogmatica nell’Università «Comillas» (Madrid). Laureato in Teologia morale nell’Accademia alfonsiana dell’Università lateranense di Roma. Ha insegnato in diverse Università pontificie della Colombia. Professore di Teologia morale del matrimonio e della famiglia dal 1987 nel-l’Accademia alfonsiana. Collabora con la Cathedra di teologia morale, con Itepal, l’Istituto del Celam a Bogotà. È autore di una quarantina di libri e una cinquantina di saggi pubblicati in riviste dell’Europa e dell’America Latina. La Logos, che ne pubblicherà tutte le opere in esclusiva, ha già in corso di stampa un settimo volume. [email protected] – edilogos.com «La musica prolunga gli effetti dell’anima», dice il De arte musicae, attribuito (del resto a torto) a san Tomaso d’Aquino. «Il canto è l’espressione eroica della parola», dice Carlyle. ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 25 IN pRIMO pIANO Le grandi opere di Silvio Botero pubblicate in eBooks dalla Logos Silvio Botero Giraldo LA FAMIGLIA DALLA RALTÀ AL MISTERO Silvio Botero Giraldo LA FAMIGLIA COMUNITÀ D’AMORE (Dialettica tra unità/fecondità) Pagine 224, € 18 Pagine 256, € 18 Silvio Botero Giraldo L’ETICA DELLA COPPIA NELLA POSTMODERNITÀ PROPSETTIVE) Pagine 280, € 18 Pagine 296, € 18 Silvio Botero Giraldo LA COPPIA UMANA TRA IDEALITÀ E REALTÀ Silvio Botero Giraldo UNA NUOVA MORALE MATRIMONIALE Pagine 168, € 18 Pagine 296, € 18 Silvio Botero Giraldo ChIAMATI ALLA PERFEZIONE COME COPPIA UMANA (FONDAMENTI E Nuove frontiere dell’etica www.edilogos.com - [email protected] 26 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO poemetti tra il inistico e il filosofico e ad interpretare simbolicamente eventi é figure del tempo suo. E siccome era poeta per grazia e artista finissimo nei Poemetti, in Odi e Inni e nei Poemi Conviviali vi sono, qua e là, passi e riflessi di vera poesia, e spesso armoniosissima efficacia di evocazione plastica, anche, ad esempio, nel calunniato e torturato Paulo Uccello, chenon è il suo caoiavoro ma neanche trippa da buttar già a lacerti, ai gatti miagolatori della dispettosa letteratura. Ma è pur vero che il Pascoli genuino il Pascoli genuino, il Pascoli grande e puro, il Pascoli georgico, il Pascoli che ascolta i sussurri, i canti, i gorgheggi, le voci, i tuoni, i mormorii della gran materna. La Grecia e l'Italia lo ispirano, talvolta, felicemente, perché conosce ed ama profondamente il mondo antico e la patria; mai, però, come le umili contrade villerecce e boscherecce della Romagna e della Lucchesìa. Un poèta come il Pascoli che verseggia cosi agevolmente come un dì noi cammia e respira, e ha la mano abile e pronta, è sollecito a dirci quasi istigato da tutti gli argomenti possibili e non sempre sa conoscere i pròpri limiti. Nella campagna che solum è sua il Pascoli è grande poeta; fuor di lì è, secondo i casi, grande buono e talora, mediocre Sognò, forse, di essear riconosciuto, dopo il Carduccii, il grande aedo nazionale, se non il poeta cesareo Grande Proletaia, è invece sarà immortale soltanto come il poeta della rondine e dell’dell'allodola, della boscalia e della montagna. Quando il fanciullo è solò, tra l’ erbe e le fronde, sotto la protezione lucida del cielo, nel vento lieve, nella luce tiepida, e può manifestare col canto le malinconie e le gioie dell attimo, allora soltanto Dio è accanto a lui, allora soltanto è poeta assoluto: A simile conclusione son giunti i più giudiziosi •critici della poesia poesia pascoliana e ricercarne a ogni costo altre sarebbe fregola vana di aleatoria originalità. Né qui conviene rifare analisi e comparazioni tante volte fatte e rifatte; con lusso talvolta anche fastidioso di sottigliezzei di sottigliezze esegetiche. Alla gloria del Pascoli, invece, gioverebbe, assai più che la ristampa ristampa dell'intera opera poetica, dove sempre più si avvertono le incrinature e ingrinzimenti del tempo, una scelta severa e parsimoniosa che offrisse soltanto quei poemi, o frammenti di poemi - che non temono le ingiurie degli anni né degli avversari, quelle liriche che formano per l’eternità aspetti etèrni del mondo con purezza greca, sobrietà latina, con soave e raffinata musica italiana e moderna. Il pericolo e il castigo dei poeti istintivi è di abbondante vena è quello espresso icasticamente dal Manzoni: «Molto fieno e pochi fiori». Ma bisogna aggiungere che se nin avessero obbedito sempre a ogni richiamo dell’estro non sarebbero giunti neanche a quei vertici. Chi troppo si misura non non dura. Ma non c'è poeta, per grande che non abbia bisogno, un certo momento, della crudele pietà delle forbici. La fortuna postuma del Pascoli richiede una antologista di buon gusto e di buona fede, amoroso ma rigoroso, che raccolga in piocciol volume soltanto quelle poesie, ο parti di poesie, dove il poeta è veramente lui, dove si esprime compiutamente e liberamente, senza intoppi di pensiero e interpi di letteratura, la schietta anima poetica di questo fanciullo campagnolo. Saranno magari soltanto cento pagine ο poco più, invece delle milletrecento dell’ultima ristampa ma in quelle pagine risplenderà finalmente, liberata dal vano e dal troppo, una corona di il poesia limpida e pretta, sentita e riuscita, vincente e convincente, che potrà esser messa alla pari, e forse più in su d'altri poeti più celebrati e fortunati di Giovanni. [1940] Giovanni Papini L’idea cristiana della’amore di Max Scheler Sembra che sia venuto il momento di un nuovo spirito finora solo presumibile di primavera. Comincia lentamente l'oscillazione scettica di questa civiltà, il dubbio su se stessa e sulle idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più forte e più urgente. Nel suo cuore germoglia già una nuova volontà di penitenza e di pentimento e di grande delusione per tutto quello che una volta aveva adorato e seguito con animo vittorioso. Questo germe, quando i popoli si renderanno lentamente conto di quello che hanno fatto, diventerà una forte e grande corrente di lacrime. Però soltanto il pentimento è la via al rinnovamento, la via alla rinascita non solo per i singoli, ma per la società intera. In questo momento conta moltissimo che anche i cristiani ascoltino quel grido di aiuto, e che tutti, facendo rivivere la propria fede prima nel proprio cuore, spalanchino questi cuori per riversare la corrente di fede e di amore, che segretamente scorre nella Chiesa cristiana, riversarla nel mondo, in un mondo che ha bisogno di questa fede e di questo amore — che comincia a desiderarli — che li desidera come non mai nel passato. Filosofo tedesco fra i più brillanti della scuola fenomenologica, Max Scheler (1874-1928) orienta i suoi interessi principalmente nel campo della filosofìa morale, della filosofìa della religione e della sociologia. Il diverso modo di concepire la metafìsica, elemento portante dei tre periodi in cui si può dividere la sua produzione, provoca le varie risposte: tendenzialmente vitalista nel primo (1899-1913), crea-zionista e perciò teista e cristiano nel secondo (1913-1922) e panteista nel terzo (1922-1928). eDIZIONI LOGOS [email protected] ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 IN pRIMO pIANO La piaga della droga La piaga della droga, che colpisce soprattutto ingiovanì, rischia di mettere in pericolo l'esistenza della prossima generazione. Combatterla è lo scopo di questo volume che, avvalendosi di un originale metodo d'indagine, offre un'esatta diagnosi di quello che si può ormai chiamare il "male del secolo". Nel contempo dà anche un volto ben preciso alla "multinazionale della droga", di cui disvela i centri di produzione, il controllo del mercato, le banche che ne gestiscono gli enormi proventi, i collegamenti con il crimine organizzato, la corruzione delle forze politiche che ne reclamano la liberalizzazione, le istituzioni che ne elaborano la cultura... Droga S.p.A. (La guerra dell'oppio) K. KALIMTGIS, D. GOLDMAN, J. STEINBERG Droga S.p.A. (La guerra dell’oppio) Pagine 446, 76 foto, 10 tavole prospettiche, € 26 edizioni logos 27 28 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 SCAFFALE EDITRICE OLSChKI / Novità MUSICA E SPETTACOLO Janie Cole Music, Spectacle and Cultural Brokerage in Early Modern Italy Michelangelo Buonarroti il Giovane  Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1647), a Florentine patrician and great-nephew of the famousartist, was one of the principal poets producing musical spectacles for conspicuous consumption by the Medici grand dukes, collaborating with major composers amid contemporary experiments that became the forerunners of early opera and put him at the intersection of powerful forces of patrons and clients. By examining the broader concepts of cultural clientelism and brokerage networks in the early modern process of cultural dissemination, Janie Cole analyzes Buonarroti’s multifaceted roles at Italy’s princely courts, recasting his significantcontribution to early seventeenthcenturyItalianmusi- cal spectacle and literature,his critical role as a cultural broker and his involvement with the leading institutions in Florence’s civic life – from literary, musical and artistic academies and confraternities to churches and convents and private house- holds – thus exploring music and poetry’s broader places in the city’s ceremonial practices and cultural discourses and the intersections between court and city, state and church, sacred and secular, and public and private in an intricate world of shifting power dynamics during the late Renaissance and early Baroque periods. Fondazione Carlo Marchi. Quaderni, vol. 44, 2011, cm 17 ¥ 24, due tomi di XVI-788 pp. con 66 figg. n.t., 5 es. mus. e 16 tavv. f.t. a colori. English Text. LE PAySAGE SACRÉ sous la direction de Denis Ribouillault et Michel Weemans Filippo de Pisis botanico flâneur A ̀ rebours des études sur le paysage qui furent longtemps mar- quées par le préjugé du «paysage autonome», ce livre révèle l’impor- tance de la conception religieuse et spirituelle de la nature sur la représentation et la construction du paysage dans l’Europe de la Contrary to landscape studies that have long been marked by the preconception of an ‘autonomous landscape’, this book under- scores the importance of sacred conceptions of nature for the depiction and construction of landscape in Early première modernité. A ̀ travers une variété d’approches allant de la littérature aux jardins, de la peinture à la microarchitecture, il propose de regarder le paysage de cette période comme l’interpréta- tion par les artistes du Livre de la Nature écrit par le doigt de Dieu. Modern Europe. By examining a variety of media – from literature to gardens, from painting to microarchitecture – it suggests that land- scape in this period should be considered as the artists’ interpretation of the divinely created Book of Nature.ata. Giardini e paesaggio, vol. 29, 2011, cm 17 ¥ 24, XXXIII-368 pp. con 83 figg. n.t. e 28 tavv. f.t. a colori. [isbn 978 88 222 6126 7] La Tradizione galileiana e lo sperimentalismo naturalistico d’età moderna Atti del seminario internazionale di studi (Milano, 15-16 ottobre 2010) A cura di Maria Teresa Monti Il volume raccoglie contributi di micro e macrostoria, storia delle idee e storia materiale dello sperimentalismo naturalistico d’età moderna. I saggi rilanciano la necessità di un’‘autopsia’ della categoria in questione, che è infatti ‘se- zionata’ nelle sue componenti riconducibili all’‘occhio’ e alla ‘mano’. «Osservazione» e «esperienza» si mostrano infatti con grande chiarezza termini tecnici già per i protagonisti dell’epoca, che li usarono con cautele (e ambiguità) troppo spesso trascurate anche dalla ricerca storica recente. The volume gathers contributions on microhistory and macrohistory, history of ideas and material history of naturalistic experimentalism in the modern period. The essays reiterate the need for an ‘autopsy’ of this category, which is indeed ‘dissected’ in its ‘eye-and-hand’ compo- nents.The scientists of the time clearly used «observation» and «experience» as technical terms, with a cautious (and ambiguous) approach too often neglected even in recent historical research. Maria Teresa Monti, Introduzione Domenico Bertoloni Meli, Reliability and generalization in early modern anatomy • Marco Bresadola, L’occhio e la mano: l’osservazione scientifica della natura in Marcello Malpighi • Paolo Mazzarello, Il viaggio a Costantinopoli di Lazzaro Spallanzani • Ma- ria Teresa Monti, Spallanzani, la respirazione animale e la fisiologia del corpo ‘dis-organizzato’ • Marc J. Ratcliff, Maîtriser l’expérience du texte: John Turberville Needham face à la tradition expérimentale, 1745-1780 • Dario Generali, Baconismo, polemica contro la generazione spontanea e modelli della classificazione nei primi scritti scientifici di Antonio Vallisneri • Benedino Gemelli, Alla confluenza del discorso medico, scientifico e filosofico: Francis Bacon e Antonio Vallisneri • Guido Giglioni, «Storie» e «storiette» della natura. Motivi baconiani e galileiani nella storia naturale di Antonio Vallisneri • Lucio Fregonese, Il poemetto fisicochimico giovanile di Alessandro Volta: considerazioni storiografiche. Edizione nazionale delle opere di Antonio Vallisneri. Biblioteca, vol. 8, 2011, cm 17 X 24, xii-226 pp. con 6 figg. n.t. ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 29 IN pRIMO pIANO state vittime. Nel suo principio essenziale questa forma, quest'ideale di vita comune che si chiama democrazia deriva dall'ispirazione evangelica, senza la quale non può sussistere: ed in virtù della cieca logica dei conflitti storici e dei meccanismi della memoria sociale, che non ha nessun rapporto con la logica del pensiero, si sono viste le forze direttive delle democrazie moderne rinnegare, per tutto un secolo, il Vangelo e il cristianesimo, in nome della libertà umana, e le forze direttive degli strati sociali cristiani combattere, per tutto un secolo, le aspirazioni democratiche in nome della religione». Jacques Maritain La Tragedia della democrazia «La tragedia delle democrazie moderne consiste nel fatto che non siano ancora riuscite a realizzare la democrazia. Molte sono le cause di questo fallimento. Anzitutto i nemici dell'ideale democratico non hanno mai deposto le armi; i loro risentimenti, il loro odio per il popoo e per la libertà non hanno mai cessato di crescere via via che le debolezze e gli errori delle democrazie moderne offrivano loro più numerosi pretesti... Un'altra grande causa del fallimento delle democrazie moderne per attuare la democrazia è il fatto che quest'attuazione esigeva ineluttabilmente che fosse compiuta sia nell'ordine sociale che nell'ordine politico, e che quest'esigenza non sia mai stata adempita... Ma la causa principale è d'ordine spirituale: consiste nell'intima contraddizione e nel tragico malinteso di cui le democrazie moderne, so¬prattutto in Europa, sono Jacques Maritain, nato a Parigi il 18 novembre del 1882. discepolo di Bergson, fu presto conquistato dalla filosofia tomistica, diventandone battagliero apostolo. Nel 1912 insegna filosofia a Parigi, nel 1933 a Toronto, nel 1939 negli Stati Uniti (Princeton, Columbia University. New york). Dal 1945 al 1948 è ambasciatore di Francia presso il Vaticano. Nel 1960 si ritira a vivere in un convento di Tolosa, dove muore il 18 aprile 1973, lasciando innumerevoli opere su problemi metafisici, gnoseologici, morali, estetici, politici, sociali, mistici e pedagogici. Qualche anno prima, scrivendo a Cocteau, François Mauriac osservava: «Il male esiste, e tu ben lo sai. Tutti lo sappiamo. Ma esiste anche il bene, e tu hai potuto scorgerlo nello sguardo di p. Charles de Foucauld e in quello di Jacques Maritain». Jacques Maritain Primato dello spirituale Libro polemico, a ben guardare, anche nel clima culturale degli anni '70, in relazione a quello che è stato chiamato - con probabile, anche se implicito e forse inconsapevole riferimento proprio a Maritain – il "primato del temporale". Ma la breve stagione di questa teologia politica imperniata sul «primato del temporale», soprattutto se ciò sia inteso nel senso riduttivo di una lettura esclusivamente politica del Vangelo, si è forse già conclusa, non senza lasciare ampi spazi vuoti nella cultura politica dei cattolici; mentre si profila, nella prospettiva degli anni '80, un cristianesimo "più religioso", e forse più intimistico, se non del tutto disimpegnato rispetto alle realtà terrestri. In questo contesto la rilettura del libro può offrire ancora oggi utili punti di riferimento per il recupero di un «primato dello spirituale» che non s'identifichi con una religiosità astratta e disincarnata ma sia sempre sorretto da una robusta attenzione alla storia. (dalla prefazione di Giorgio Campanini) 30 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 SCAFFALE Caravaggio e lo stupore nell’arte Ancora oggi Caravaggio è capace di destare interesse grazie alla forza delle sue opere. Accade così che la ricerca sul suo lavoro venga attualizzata conducendo molti studiosi ad indagare sulla sua vicenda che è densa di episodi romanzeschi. In questa prospettiva Arsenale Editrice ha lavorato a lungo per proporre un libro su Caravaggio che ne presentasse l’opera senza concessioni a temi che esulassero dall’opera stessa. Grazie all’autorevolezza di Rodolfo Papa il risultato è un libro che parla di Caravaggio restituendoci una lettura attenta del suo lavoro corredata da un prezioso apparato iconografico. LA SCUOLA EDITRICE Uno dei pregi del libro di Rodolfo Papa è non soltanto quello di evidenziare la modernità del pittore, ma soprattutto – con una operazione rara solitamente – di restituirlo ai suoi tempi. Una restituzione che il libro pone in atto illustrando come lo straordinario talento del pittore gli abbia permesso di sfidare alcuni dei più tenaci valori culturali del suo tempo e lo abbia fatto apprezzare dai potenti del tempo. Penso che un libro di storia dell’arte debba necessariamente ricostruire, per quanto possibile, il mondo nel quale collocare l’autore o l’opera di cui si tratta. Nel caso di Caravaggio è addirittura obbligatorio per sottrarlo da una serie abbastanza cospicua di fraintendimenti causati da un eccessivo punto di vista “nostro contemporaneo”. Caravaggio è stato troppo spesso associato con esperienze artistiche novecentesche che nulla hanno a che fare con il mondo culturale e religioso italiano a cavallo tra i secoli XVI e XVII. Certamente Caravaggio commise errori e fece dei torti a molti, ma non può essere in alcun modo associato ad esperienze artistiche come quelle di Francis Bacon, o di altri artisti nostri contemporanei dove il disagio mentale è una componente costitutiva del proprio fare. Caravaggio è certamente uno dei grandi interpreti dei mutamenti culturali e sociali del suo tempo e per questo fu molto apprezzato non solo nella penisola italiana, ma in tutto il mondo di allora. Uno degli elementi che più colpiscono nella biografia di Caravaggio è la sua “trasversalità” nazionale: in altre parole, si tratta di un artista che, partendo dalle esperienze formative lombarde, matura però il suo stile a Roma e lo diffonde poi in Sicilia (oltre che a Malta). Si può dire che l’arte di Caravaggio sia come un epicentro di esperienze che cambieranno per sempre l’arte italiana e, persino, europea? Caravaggio, raccoglie il testimone dei suoi grandi predecessori e lo trasmette arricchito della sua esperienza alle generazioni successive. Egli sa comprendere fino in fondo il linguaggio dell’arte, tanto da riorganizzarne alcuni aspetti linguistici, ma senza intraprendere, come spesso si sente dire, “rivoluzioni”. Niente di più lontano dalla mentalità del tempo, niente di più lontano dalla concezione dell’arte di Caravaggio è il termine “rivoluzione”. Egli semmai è l’esatto contrario è un “innovatore”, egli si pone in continuità con i maestri a lui precedenti, come Raffaello, Leonardo, Tiziano e Michelangelo, tanto per fare i nomi dei più grandi. Lo scopo della sua arte, della sua “schola”, è quello di tradurre, ovvero di innovare, cioè di rendere contemporaneo il linguaggio dei grandi maestri alla luce delle novità sociali, culturali e religiose scaturite ChIARE LETTERE editore multimediale indipendente ANNO XXXII 31 - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 SCAFFALE La Principessa di Martin Kemp e Pascal Cotte dal Concilio di Trento e diffusesi nella società del tempo. Egli risponde a queste esigenze culturali appunto con la sua maestria e con una operazione di sintesi delle “maniere” e della “natura”. Per rispondere alla seconda parte della sua domanda, si può affermare che ciò che Caravaggio compie è descrivibile in termini linguistici come una “risemantizzazione di segni” altrui, in un composto linguistico complesso, innovativo, ma con lunghe e profonde radici nella tradizione artistica dei secoli precedenti. Attraverso questo gesto conquista non solo giudizi positivi in Italia, ma anche nel resto d’Europa. Anche se avversato da colleghi invidiosi del suo successo, è da questi imitato, perché ormai la sua cifra ha fatto scuola al tal punto che in molti si recarono a Roma per conoscere e studiare le sue opere e intraprendere il sentiero da queste tracciato. Artisti tedeschi, olandesi, francesi e spagnoli impararono da quel modo di dipingere tanto nuovo, quanto antico, che fu l’innovativo stile di Caravaggio. L a sorprendente scoperta di un’opera finora sconosciuta di Leonardo da Vinci viene ricostruita in questo volume da Martin Kemp, uno dei massimi esperti leonardiani mondiali. È il ritratto di profilo di una giovane abbigliata secondo la moda milanese del xv sec., la “bella Principessa” appunto, sul quale Kemp ha condotto le proprie ricerche e ha coordinato il lavoro di numerosi specialisti provenienti dal campo dell’indagine storico artistica e delle analisi scientifiche. Inizialmente attribuito per errore a un anonimo artista tedesco dell’Ottocento, il ritratto si è invece rivelato come un disegno a colori su pergamena opera di Leonardo, realizzato quando l’artista si trovava a Milano alla corte di Ludovico Sforza. Raffigura, con ogni probabilità, Bianca Sforza, figlia di Ludovico. Pensato inizialmente come illustrazione di un codice miniato in onore della famiglia Sforza, il ritratto della “bella Principessa” venne poi asportato dal volume e utilizzato come opera a sé stante. Non è facile risalire all’attribuzione di un’opera così particolare ma Martin Kemp e il gruppo di professionisti che hanno lavorato insieme a lui hanno pazientemente ricostruito tutte le prove tecniche e storiche rintracciando persino il volume originale, oggi conservato in Polonia, da cui era stato staccato il ritratto. Tutte le analisi e le prove sono presentate nel volume con chiarezza di dettagli e con un linguaggio rivolto al grande pubblico. Questa sorprendente scoperta che ha già messo a rumore il mondo della storia dell’arte e che ha ottenuto il consenso dei massimi esperti mondiali, ci offre oggi in questo volume la certezza del ritrovamento di un altro capolavoro di Leonardo. Mandragora, 2012, pp. 172, 133 ill., € 18 Elementi di critica testuale di Pietro Chiesa Chiesa P. Elementi di critica testuale. Seconda edizione Materia: Lingua e letteratura classica Testi e manuali per l'insegnamento universitario del Latino n. 72 Sommario: La critica testuale: il problema; l’edizione critica; la critica testuale e le altre discipline; la formazione del metodo filologico l’originale non conservat tradizione e trasmissione; storia della tradizione e critica del testo; la ricognizione dei testimoni; la collazione; recensio e constitutio textus: la recensio; la constitutio textus; casi particolari di documentazione; i limiti del metodo stemmatico; metodi ricostruttivi non stemmatici; metodi non ricostruttivi; è sempre esistito un originale?; diversità di problemi, elasticità di metodo - filologia dell’originale: testimoni d’autore; varianti d’autore; filologia d’autore e libro manoscritto; filologia dei testi a stampa - anatomia dell’edizione critica: testo critico e apparato critico; edizioni comparative; edizioni diplomatiche, facsimili, edizioni interpretative; gli elementi di support introduzione e indici; lo stemma codicum; il conspectus siglo rum - presente e futuro della critica testuale: il punto d’approd la critica testuale oggi; le prospettive: informatica e critica testuale; la produzione del testo nell’era informatica; l’edizione critica elettronica; l’informatica al servizio della filologia – tavole - nota bibliografica indice analitico. Per poter essere utilizzato come documento storico e letterario, un testo ha bisogno di essere presentato in una forma che studiosi e lettori possano considerare affidabile e autorevole. Per la massima parte delle opere antiche e per molte fra quelle medievali si tratta di ricostruire, per quanto è possibile, un originale perduto; altre volte, soprattutto per testi più recenti, l’originale è conservato, ma occorre valutare la sua qualità e collocarlo esattamente all’interno del processo 32 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 INTERVALLO GeORGeS MAX SCHeLeR beRNANOS L'IDeA LA GIOIA CRISTIANA DeLL'AMORe CLAUDeL Opere a cura di Luigi Castiglione Giovanna d’Arco al rogo Il libro di Cristoforo Colombo Il festino della saggezza La messa laggiù Signore, insegnaci a pregare Un romanzo drammatico, sconvolgente, turgido di luci e d’ombre. N’è protagonista Chantal, eroina della grazia, nuova santa Teresa. In lei si svolge la lotta tra la grazia e il male, ch’ella espia, vittima dei perversi Il simbolismo di La Salette Cinque grandi odi Processionale per salutare il secolo nuovo Amo la bibbia logos Georges bernanos, La gioia, con una nota di Ferdinando Castelli, edizioni Logos, pagine 256, € 18 Sembra che sia venuto il momento di un nuovo spirito finora solo presumibile di primavera. Comincia lentamente l'oscillazione scettica di questa civiltà, il dubbio su se stessa e sulle idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più forte e più urgente [...] Questo germe, quando i popoli si renderanno lentamente conto di quello che hanno fatto, diventerà una forte e grande corrente di lacrime. In questo momento conta moltissimo che anche i cristiani ascoltino quel grido di aiuto, e che tutti, facendo rivivere la propria fede prima nel proprio cuore, spalanchino questi cuori per riversare la corrente di fede e di amore, che segretamente scorre nella Chiesa cristiana, riversarla nel mondo, in un mondo che ha bisogno di questa fede e di questo amore – che comincia a desiderarli – che li desidera come non mai nel passato; M a x S c h e l e r, L’idea cristiana dell’amore, a cura di Ubaldo Pellegrino, Logos , p. 112, € 10 LUIGI CASTIGLIONe CLINTON, Le PeNe (Clonare Starr) Romanzo o storia romanzata, affabulazione, oppure un semplice «divertissement»? Forse una favola in cui, come l’autore scrive, «l’ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la parodia, la risata non son che l’altra faccia della tristezza» in un mondo in cui «si vive tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...» Fa parte della sua «Trilogia dell’effimero»... Luigi Castiglione, Clinton, le pene (Clonare Staar?), edizioni Logos, pagine 256, € 18 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 33 SCAFFALE un libro sempre attuale TeOLOGI IN RIVOLTA I testi e i documenti integrali della «contestazione nella Chiesa» con i commenti di Alberigo, Baget Bozzo, Bouchard, Camon, Cardia, Costa, Davi, Del Noce, Del Rio, Delumeau, Di Fazio, Egidi, Fabbretti, Ferraudo, Filippi, Gentilonì, Giussani, Greinacher, Guasco, Kasper, Küng, Lehmann, Marengo, Margiotta Broglio, Melina, Molari, Negri, Poletti, Quinzio, Rossi, Ruggeri, Santini, Spiazzi, Strazzari, Svidercoschi, Testa, Tettamanzi, Vassallo, Zizola Saggio introduttivo di Angelo Scola edizioni logos edilogos.com [email protected] TeOLOGI IN RIVOTA «La Chiesa è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica alimentata dal colloquio tra le diverse membra e mancherebbe qualcosa alla sua vita se l'opinione pubblica le venisse a mancare». PIO XII «Coloro che si dedicano alle scienze sacre usufruiscono di una giusta libertà di ricerca ed anche di esporre con prudenza il loro pensiero sulle materie in cui sono competenti, mantenendo il dovuto rispetto nei confronti del magistero della Chiesa». CODICE DI DIRITTO CANONICO «Ho avuto sempre più conferma che solo nell'obbedienza che nasce dall'amore si può diventare intelligenti di quell'avvenimento che ci è stato donato e che supera ogni intelligenza». LUIGI GIUSSANI «La Chiesa viene ammonita «a non farsi condizionare dalla logica mondana»;, mi domando quanto questo condizionamento non abbia invece agito su molti intellettuali che intendono interpretare "lo spirito" piuttosto che la lettera del Concilio (o indirettamente su tutti)». AUGUSTO DEL NOCE «Considero la «Dichiarazione di Colonia» inaccettabile per la Chiesa, sia per la sua forma, sia per il contenuto. Ciò non esclude che dietro di essa non vi siano desideri giustificati e problemi aperti sui quali si deve discutere». WALTER KASPER «Tutto quanto è accaduto, sotto gli occhi di tutti, fra teologi è solo un fenomeno che induce tristezza. Se i maestri, anziché essere innanzitutto testimoni di una profonda appartenenza alla Chiesa si trasformano in un ceto d'intellettuali, più preoccupati delle proprie opinioni, allora l'annuncio al cuore dell'uomo, che non attende sapienze umane (neanche "teologiche") ma solo la Parola, fatta carne in Cristo, si fa meno forte. LUIGI NEGRI «Il maldestro tentativo del Vaticano di ridurre l'episodio a un "fatto locale", non riesce certo a diminuire la rilevanza di un'iniziativa che afferma l'obbligo di chi è al servizio della Chiesa di esprimere critiche pubbliche e mettere in evidenza gli "abusi" del potere centrale». FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO 34 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 VeTRINA LOGOS Gli EBOOKS della LOGOS si possono agevolmente leggere sul monitor del proprio computer, se ne può ingrandire e rimpiccolire il testo e renderlo anche più oppure meno luminoso, secondo le proprie esigenze visive, senza ricorrere ad ulteriori spese... ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 JACQUES MARITAIN KAROL WOJTyLA PRIMATO DELLO SPIRITUALE EDUCAZIONE ALL’AMORE eBook, II ed., pp. 296, € 18 ATTRAVERSO IL DISASTRO Introduzione di Pietro Prini V Ed., pagine 160, € 16 eBook, pp. 160, € 16 IL BUON PASTORE (Scritti, discorsi e lettere pastorali) ANTIMODERNO (Rinascita A cura di Gino Concetti Pagine 160, € 16 del tomismo e libertà intellettuale) Pagine 264, € 18 DA BERGSON A TOMMASO D’AQUINO (Saggi di metafisicae di morale) Pagine 240, € 18 IL DOTTORE ANGELICO eBook, pagine 160, € 16 LA TRAGEDIA DELLE DEMOCRAZIE ChIAMATI ALL’AMORE A cura di Gino Concetti Pagine 160, € 16 MAX SChELER Introduzione di Pietro Palazzini Pagine 256, € 18 IL POTERE E LA CROCE Introduzione di L. Castiglione Pagine 160, € 16 LA BOTTEGA DELL’ORAFO eBook, Pagine 128, € 13 Pagine 128, € 13 RELIGIONE E CULTURA eBook, pp. 136, € 13 35 L’IMMORTALITÀ DELLA PERSONA A cura di L. Castiglione eBook, pagine 160, € 16 SAGGI SU LÉON BLOy eBook, pagine 160, € 16 www.edilogos.com - [email protected] 36 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 FRANçOIS MAURIAC LUIGI CASTI GLIONE LA CARNEE IL SANGUE PIO XII E IL NAZISMO Traduzione di L. Castiglione ii, ed., Pagine 184, € 18 II ed., pp. 336, € 23 TUTTO IL CONCILIO IV ed., pp 484, € 26 TeaTro SE FOSSE UN SOGNO ASMODEO eBook, , III ed., p. 160, € 16 AMARSI MALE SANTI, DITTATORI E MALFATTORI IL FUOCO SULLA TERRA Traduzioni di L. Chiarelli, Cesare Vico Lodovici, G.V. Sampieri A cura di L. Castiglione Pagine 276, € 18 SALVARSI DAL NULLA GLI EROICI FERVORI TriLogia DeLL’effimero MARGhERITA DA CORTONA Traduzione di L.Castiglione CLINTON, LE PENE eBook, III ed., pp.160, € 16 DIANA, LA FAVOLA IL MALE IMPLACABILE eBook, pp. 196, € 16 IL PICCOLO DITTATORE (Berlusconi, atto primo) IL FIUME DI FUOCO eBook, pp. 176, € 16 LA RAGIONE IMPURA eBook, III Ed., 160, 16 LE VIE DEL MARE eBook, pp. 160, € 16 PROLEGOMENI AGLI INFAMI eBook, II ed, pp. 160, € 16 LA FOLLIA DI LEAR IL PROFETISMO DI BLOy LA POETICA CLAUDELIANA IL PARADISO DELL’AMORE L’ÈVE DI PÉGUy UN PAPA A RITROSO (Il «Ressourcement» di Benedetto XVI) Pagine 196, € 18 www.edilogos.com - [email protected] ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 DOMENICO GIULIOTTI GEORGES BERNANOS POLVERE DELL’ESILIO SCANDALO DELLA VERITÀ A cura di Massimo Baldini Pagine 192, € 18 Pagine 112, € 12 LE DUE LUCI (SANTITÀ E POESIA) DOMENICO L’INCENDIARIO A cura di Massimo Baldini Pagine 128, € 16 Pagine 88, € 10 L’ORA DI BARABBA A cura di Luigi Castiglione Pagine 336, € 26 PENSIERI D’UN MALPENSANTE A cura di Massimo Baldini Pagine. 104, € 13 IL MERLO SULLA FORCA A cura di Luigi Castiglione eBook, pp. 160, € 16 RACCONTINI ROSSI E NERI Pagine 208, € 18 I RAGAZZI UMILIATI Pagine 160, € 16 NUOVA VISIONE DEL REALE (SATANA E NOI) Postfazione di Albert Béguin Pagine 296, € 18 IL CAMMINO DI CRUZ DAS ALMAS eBook, Vol. I, pp. 192, € 18 IL SIGNOR OUINE Pagine, 304, € 18 LA GIOIA Con una nota di Fernando Castelli eBook, II ed., pp. 256, € 16 IL DIALOGO DELLE CARMELITANE www.edilogos.com - [email protected] 37 Testo originale a fronte eBook, pp. 192, € 18 * Tutte le opere di Georges Bernanos sono curate da Luigi Castiglione, tranne Una visione cattolica del reale, tradatta da Mario Spinelli e Franco Mercuri www.edilogos.com - [email protected] 38 ANNO XXXII - LA FIERA LIBRARIA - N. 289 - ApRILE/MAGGIO 2012 PAUL CLAUDEL GABRIEL MARCEL CINQUE GRANDI ODI Testo originale a fronte Pagine 192, € 18 L’UOMO PROBLEMATICO (in preparazione) IL LIBRO DI CRISTOFORO COLOMBO Pagine 88, € 16 DIALOGO SULLA SPERANZA A cura di Enrico Piscione Pagine 112, € 16 GIOVANNA D’ARCO AL ROGO Testo originale a fronte Pagine 128, € 16 SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE Pagine 128, € 13 LACRIME DI LUCE (Il simbolismo di la Salette) Pagine 80, € 12 L’ANNUNCIO A MARIA Testo orinale a fronte eBook, pp. 196, € 18 AMO LA BIBBIA eBook, pagine 160, € 16 IL DECLINO DELLA SAGGEZZA Traduzione di Carmela Cossa Pagine 128, € 13 L’IRRELIGIONE E LA FEDE (in preparazione) TEATRO E FILOSOFIA (In preparazione) GLI UOMINI CONTRO L’UMANO A cura di Enrico Piscione Pagine 232, € 19 * Tutte le opere di Paul Claudel sono curate da Luigi Castiglione www.edilogos.com - [email protected] edizioni logos CODICe DI DIRITTO CANON ICO edizione tascabile con la nuova traduzione italiana di Luigi Castiglione Alcuni giudizi della stampa: «Quest'edizione italiana presenta alcune sue caratteristiche che ci piace mettere in risalto: la versione italiana dei canoni, curata da Luigi Castiglione. è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’UECI, ma anche perche condotta con criteri più moderni (per es. potestas è resa con «potere» non con «potestà»); il commento è alquanto più aggiornato se non altro perché tiene conto delle interpretazioni autentiche date dall’apposita Commissione pontificia dal 1984 ad oggi. Per tutte queste caratteristiche positive sia deìl'edizione originale sia di quella italiana, riunite insieme in quest'opera, essa merita la più larga diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa» (N. Lisi, La Scala). A T R 26 E F LE a € F O IA iché in EC anz SP€ 13 a «Sono molte le pubblicazioni e i commenti ai Codice di diritto Canonico che sono state curate o da singoli o da gruppi di specialisti. Questa edizione, commentata da esperti competenti, mi sembra una delle migliori. I pregi sono tanti...» (A.P., Vita Pastorale). «Il commento è fatto con grande competenza dottrinale e giuridica, con chiarezza espositiva e puntualità di riferimenti... Il curatore, Luigi Castiglione, ha contribuìto in modo egregio a mantenere le doti di chiarezza del testo originale, per cui sembra che il merito vada equamente diviso fra gli autori del testo e il curatore...» (Orizzonti Cristiani, Radio Vaticana), CODICE DI DIRITTO CANONICO - Testo italiano con le «Interpretazioni autentiche», le «Delibere» della Cei e un ampio «Indice analitico» – Beneplacito della Cei — A cura di Luigi Castiglione – Pagine 448, € 26 CODICE DI DIRITTO CANONICO - EDIZIONE BILINGUE CON TESTO ORIGINALE A FRONTE TRADUZIONE E INTRODUZIONE DI LUIGI CASTIGLIONE - IN RISTAMPA LA VI EDIZIONE ,