ABBIAMO BISOGNO DI 2.000.000,00 DI EURO ENTRO IL 30 NOVEMBRE PER SOPRAVVIVERE CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,30 IN SICILIA CON L'ISOLA POSSIBILE + EURO 1 SPED. IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN 0025-2158 ANNO XXXVIII . N. 255 . DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 EURO 1,20 ABBIAMO BISOGNO DI 4.000.000,00 DI EURO ENTRO IL 31 DICEMBRE PER VIVERE 40.000,00 22.500,00 5.000,00 FOTO AP LA TRAPPOLA AFGHANISTAN Giuliana Sgrena N on occorre che le truppe italiane si spostino a sud nella zona dei combattimenti per entrare direttamente in guerra con i taleban, sono i taleban, e i loro nuovi adepti, che si sono installati sulle montagne vicino a Herat. L’attentato suicida che ha colpito ieri mattina due tank italiani ferendo, fortunatamente solo «lievemente», sei militari ne è la riprova. Quello di ieri mattina è l’86mo attentato del genere dall’inizio dell’anno in Afghanistan, il secondo contro le forze dell’Isaf (di cui fanno parte anche 2.400 italiani) in sole ventiquattro ore. Un segnale preoccupante di escalation mentre sarebbero in corso trattative del governo di Karzai, sempre più debole, ed esponenti taleban vicini alla guida spirituale mullah Omar, con la mediazione di Stati uniti e Gran Bretagna. Contro la possibilità di un accordo e decisi a combattere fino alla morte se le truppe straniere non lasceranno il suolo afghano sono invece i nuovi seguaci dei taleban. Un gruppo di mujahidin, una sessantina o forse più, raggruppati intorno a quello che è considerato da al Jazeera il più potente comandante taleban della zona di Herat, Ghullam Yahya Akbari. Che conosce molto bene la zona essendo stato il sindaco di Herat dal 1992 al 1996, dopo la fine dell’occupazione sovietica e fino all’arrivo dei taleban. Fuggito allora in Iran era rientrato in Afghanistan con l’arrivo di Karzai. Ma il presidente l’ha deluso: è troppo debole, tanto è vero che i venti deputati di Herat sono in sciopero perché non si sentono protetti dal governo. Dunque Akbari ha preso il comando di un gruppo di mujahidin pronti a sacrificarsi in nome di Allah contro le truppe infedeli e ha costruito intorno a Herat venti basi di addestramento, alcune già funzionanti ai tempi della «guerra santa» contro gli occupanti comunisti, per vecchi e nuovi combattenti. Che vivono tra le montagne senza confort, si nutrono di pane secco e non chiedono altro, ma hanno a disposizione le tv satellitari. «Rifugiandosi tra le montagne i mujahidin sostengono di voler evitare vittime civili adottando tattiche di guerriglia. A continuare a mietere vittime civili sono invece i bombardamenti americani, che servono solo ad aumentare il sostegno ai combattenti, taleban o loro alleati. La sfida per gli italiani diventa quindi molto più ardua con la scesa in campo dell’ex sindaco di Herat Akbari, la guerra afghana assomiglia sempre di più a quella degli anni Ottanta contro l’Armata rossa, e la fine di quella occupazione è ben nota. Come quella dei precedenti tentativi britannici. Non a caso è proprio un generale britannico, Mark Carleton Smith, a dire oggi che la guerra in Afghanistan è perdente, mentre il nuovo candidato alla Casa bianca, John Mc Cain, pensa che bastino altri 30.000 uomini per vincere la prima guerra della Nato fuori dai confini «istituzionali». Gli americani probabilmente sposteranno truppe dall’Iraq all’Afghanistan, ma nel loro riposizionamento sono stati già preceduti da al Qaeda che ha riciclato i propri jihadisti, messi in difficoltà in Mesopotamia dai gruppi sunniti, sul terreno più favorevole dell’Afghanistan, che gode anche di un ampio e controllato retroterra nelle zone tribali del Pakistan. La scadenza elettorale negli Usa si avvicina, le scelte dei candidati alla presidenza sull’Afghanistan non sembrano molto diverse, chiunque vinca dovrà far fronte a una cocente sconfitta. Nessuna forza straniera ha mai vinto sull’impervio terreno dell’Afghanistan. L’inferno può attendere Il governo Berlusconi chiede un anno di stop per valutare costi e benefici del «pacchetto clima». Sfida all’Europa. Domani a Lussemburgo il vertice dei ministri dell’ambiente cercherà un accordo. L’opposizione alza la voce PAGINE 2, 3 GUERRA | PAGINA 10 TELEVISIONE | PAGINA 4 CRISI GLOBALE | PAGINA 8 Herat, attacco kamikaze contro gli italiani: 5 feriti La Russa invia i Tornado Fazio ospita Veltroni e la destra insorge: spot gratuito per il 25 Allarme del Nomisma: l’incubo mutui tormenta le famiglie italiane L’ambiente non è solo un costo. L’Europa fermi l’Italia CLIMA Massimo Serafini a pagina 2 ALL’INTERNO VERSO LA MADDALENA VOI SIETE QUI No, non si può dire solo no Alessandro Robecchi Benedetti ragazzi, ascoltate la saggia voce che scende dal colle. È la voce del capo dello stato, mica del primo Cicchitto che passa, e dunque ascoltare, riflettere, pensare. Bene. Lo faremo. Le solenni parole presidenziali a proposito della riforma della scuola del ministro Tremonti (mandante) e della ministra Gelmini (esecutrice materiale) suonano in questo modo: «Non si può dire solo no». Ha ragione. Davanti alla proposta che per migliorare l’unica scuola che funziona degnamente (le elementari) bisogna cacciare 87 mila maestre e ridurre le ore di insegnamento, non si può dire solo no. Si può anche dire: «No, siete dei banditi!». Concordo che dire solo no non basta. Conosco precari che nella scuola non entreranno mai, i quali dicono addirittura: «No, manco morti!». E so di persone moderate e responsabili che di fronte alla proposta delle classi di concentramento per bambini stranieri hanno addirittura sbottato: «No, vaffanculo!». Ma poi, preso da un brivido, sono andato a controllare tutte le volte che si è detto sempre no, o solo no, insomma che si è detto di no. Il lodo Alfano, per esempio. Il no è suonato talmente alto e vigoroso che il lodo Alfano è legge, e tanti saluti al processo per corruzione del solito noto. Sulla truffa Alitalia (i debiti a noi e gli affari agli amichetti), il no ha tanto rimbombato che persino il capo dell’opposizione si è vantato di aver detto sì. Sarò smemorato, ma non riesco a farmi venire in mente quando e come si è detto no l’ultima volta. CONTINUA |PAGINA 6 La polizia studia per il G8: scuola genovese Da domani via alle lezioni in vista del meeting del 2009. Ma tra gli istruttori figurano alcuni dirigenti finiti nei guai per le violenze di Genova 2001 PAGINA 5 STATI UNITI L’«Elefante rosa» che fa il tifo per John McCain La Women Coalition, militanti devote alla Bibbia, si schiera con il candidato repubblicano. Difendono con furia la scuola privata contro l’istruzione pubblica PAGINA 9 pagina 2 il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 CONTROPIANO FOTO MAURIZIO DI LORETI/EMBLEMA Un anno per mo Lo scontro tra due Europe Massimo Serafini F ermi tutti per un anno, è la richiesta di Berlusconi all’Europa sul clima. Prima falsano i conti poi da irresponsabili chiedono di aspettare America e Cina e di non agire. Lo scontro è fra due Europe: una avanzata e una arretrata. Alla prima appartengono coloro che vogliono procedere subito con la decisione unilaterale e vincolante di ridurre, entro il 2020, le emissioni climalteranti del 20%. La seconda, di cui l’Italia, grazie a Berlusconi, è la guida è quella che considera una sciagura che l’Europa proceda da sola e pensa che l’ambiente sia solo un costo. Il fatto che questa scelta di stare con gli arretrati sia stata voluta da Confindustria la dice lunga sul futuro del nostro apparato produttivo e sulla sua vocazione a garantire la propria competitività solo tagliando i costi del lavoro e dell’ambiente. Dietro le dispute sul prezzo delle «tre venti», che hanno contrapposto numerosi ministri italiani (Ronchi, Prestigiacomo e l’ex socialista Brunetta) al commissario all’ambiente Dimas, c’è questa sostanza. Giustamente Dimas fa notare al nostro governo che, essendo l’Italia un paese pieno di sole e vento, dovrebbe rallegrarsi e non protestare che la direttiva europea sul clima vincoli gli stati membri ad aumentare del 20% nei prossimi dodici anni la produzione di elettricità e calore da queste fonti. Quale straordinaria occasione, ci ricorda, per mettere a lavorare tante donne ed uomini a eliminare gli sprechi energetici rendendo superfluo il 20% dell’energia che oggi ci è invece necessaria per illuminare, riscaldare e rinfrescare. E infine liberare per primi dal carbonio il sistema produttivo, sapendo che questa scelta offre grandi vantaggi e non solo costi a chi la fa. La stessa critica all’unilateralismo in nome della quale si chiede di rinviare le decisioni di un anno non si misura con la drammatica accelerazione avuta dal cambio di clima a cui si contrappone un immobilismo della politica che solo una scelta unilaterale può rompere e costruire le condizioni per un accordo globale e vincolante il prossimo anno a Copenaghen, a cui è augurabile venga per gli Usa Obama. Questi argomenti non hanno convinto né il nostro governo né la Confindustria. Per loro incentivare il fotovoltaico è un costo, meglio usare quelle risorse per il nucleare; incentivare la popolazione a risparmiare energia sono soldi buttati e profitti in meno per Enel ed Eni, tanto che nelle scorse settimane hanno bocciato un emendamento dell’opposizione che prolungava di qualche anno la deduzione del 55% delle spese per riqualificare energeticamente la propria abitazione. Nel truccare i conti si sono poi rivelati maldestri visto che si sono dimenticati di detrarre anche i benefici delle minori importazioni di petrolio. Stanno portando il paese in rovina e bisogna fermarli. Le opposizioni si uniscano e facciano crescere un movimento che dia un segnale all’Europa che c’è un’altra Italia che non vuole né sconti né moratorie, ma al contrario conquistarsi un’altra economia e un futuro auspicabile applicando le tre venti su emissioni, efficienza e rinnovabili. AMBIENTE EDITORIALE il manifesto DIRETTORI mariuccia ciotta, gabriele polo CAPOREDATTORI marco boccitto, giulia sbarigia massimo giannetti POLITICA andrea fabozzi ECONOMIA antonio sciotto SOCIETÀ angelo mastrandrea MONDO marina forti CULTURA benedetto vecchi VISIONI arianna di genova Consiglio di amministrazione PRESIDENTE valentino parlato CONSIGLIERI marco bascetta - emanuele bevilacqua - sergio cusani francesco mandarini ivano motta - norma rangeri sergio serafini DIR. TECNICO claudio albertini DIR. RESPONSABILE sandro medici il manifesto coop editrice a r.l. REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, 00153 roma via A. Bargoni 8 fax 06 68719573, tel. 06 687191 E-MAIL REDAZIONE [email protected] E-MAIL AMMINISTRAZIONE [email protected] SITO WEB: www.ilmanifesto.it TELEFONO: 06 68719.1 TELEFONI INTERNI SEGRETERIA 576, 579 LETTERE 578 AMMINISTRAZIONE 690 ARCHIVIO 310 - POLITICA 530 MONDO 520 - CULTURE 540 TALPALIBRI 545 - VISIONI 550 SOCIETÀ 588 - ECONOMIA 587 SEDE MILANO via pindemonte, 2 20129 milano TELEFONO 02 77396.1 AMMINISTRAZIONE 210 REDAZIONE 240 FAX 02/7739.6261 SEDE FIRENZE via maragliano, 31a TELEFONO REDAZIONE 055 363263 fax 055 354634 iscritto al n.13812 del registro stampa del tribunale di roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di roma n.13812 ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 07-08-1990 n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L’ITALIA annuo euro 220 semestrale euro 110 i versamenti c/c n.00708016 intestato a “il manifesto” via A. 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RIVENDITE, ABBONAMENTI: reds, rete europea distribuzione e servizi, viale bastioni michelangelo 5/a 00192, roma tel. 06 39745482 fax 06 39762130 certificato n. 5981 del 04-12-2006 Alberto D’Argenzio BRUXELLES R oma riparte all’attacco contro il Pacchetto clima, chiede un anno di stop, 12-15 mesi per «assicurare un’analisi costi-efficacia». E così, in vista del consiglio dei ministri dell’ambiente di domani a Lussemburgo, il governo italiano mette sul tavolo un’altra proposta potenzialmente indecente, quella di approvare il Pacchetto a dicembre, ma sottoponendolo ad una clausola di «revisione» da realizzare «nel corso del 2009». In sostanza approvare uno scatolone mezzo vuoto, un’idea che è destinata, presumibilmente, a scontrarsi con la determinazione di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, fino ad ora ben convinti che l’Europa debba arrivare al vertice di Copenaghen del dicembre 2009 con i compiti fatti e non a metà. Già prima del vertice di mercoledì e giovedì la diplomazia italiana aveva puntato sulla tattica dilatoria, chiedendo una valutazione di impatto delle 4 direttive che compongono la strategia europea per la lotta al riscaldamento del pianeta. Alla fine la Presidenza francese aveva ribadito che l’accordo va trovato entro dicembre, inserendo nelle conclusioni del Consiglio solo un richiamo all’analisi costi-benefici, un richiamo vago che non diluiva e non diluisce obiettivi e tempi. Ora il governo cerca di sfruttare questa finestrella per riprovare a ritardare l’attuazione del Pacchetto. L’analisi su costi e benefici, recita la proposta italiana «non può essere conclusa in modo definitivo entro la fine del 2008» e pertanto «sarà necessario un arco di tempo non inferiore a 12-15 mesi». Una vera e propria richiesta di stop. Otre a ciò l’Italia chiederebbe anche altre cose: sostituire agli obiettivi annuali previsti per i settori agricolo, civile e dei trasporti con un solo obiettivo intermedio vincolante al 2017; prevedere un’adeguata tutela per tutti i settori nei confronti del rischio di «carbon leakage», cioè la delocalizzazione delle imprese a maggiore intensità energetica e, infine, elevare dal 3 al 10% la quota di energia verde prodotta da propri progetti in paesi in via di sviluppo e calcolabile all’interno del computo delle rinnovabili. Poi Roma vorrebbe anche un ingresso soft del settore termoelettrico all’interno della borsa delle emissioni, non il 100% a partire dal 2012, come prevede il Pacchetto clima. Dopo le dure parole di venerdì del commissario all’ambiente Stavros Dimas, Bruxelles risponde questa volta con più diplomazia, ma con la medesima fermezza. La Commissione, ha detto ieri Jens Mester, uno dei portavoce di Barroso, «è consapevole che alcuni Stati membri hanno preoccupazioni», ma continua ad essere «fiduciosa» che verrà trovata una soluzione «costruttiva» e che un «accordo complessivo» sul pacchetto climaenergia sarà trovato entro dicembre. Dalla Commissione fanno anche sapere che domani a Lussemburgo ci sarà modo di chiarire con il governo italiano le divergenze in modo da lavorare per superarle. Da Roma non mancano invece le parole ancora di fuoco, come quelle di Brunetta: «L’Europa ha poco da bacchettare perché il ’20-20-20’ è una follia. L’Italia bene ha fatto a rallentare i processi decisionali anche perché sarebbero costati dieci miliardi di euro in più fino al 2020. Non ce lo possiamo permettere». L’Italia, almeno per il momento, non ha rallentato un bel niente. «Quella del rinvio è una bufala», taglia corto Monica Frassoni, capogruppo dei verdi al Parlamento europeo. Domani a Lussemburgo il faccia a faccia tra Prestigiacomo e Dimas. STIME SEMPRE DIVERSE QUI ROMA Da 8 a 18 miliardi Quanto ci costa? La destra rivendica: Pd contro le imprese E Schifani si schiera Quanto costerebbe all’Italia l’adozione del pacchetto Ue sul clima? Le stime divergono. Molto alte quelle del governo italiano che su quella base motiva il suo no, più basse quelle dell’Unione europea, più basse ancora quelle delle Legambiente. Per il ministero italiano dell’ambiente «avvicinarsi» agli obiettivi del pacchetto significherebbe spendere qualcosa come 18,2 miliardi di euro l’anno per dieci anni con una incidenza sul Prodotto interno lordo (Pil) pari all’1,14%. Niente affatto: secondo le stime del commissario europeo per l’ambiente, il greco Stavros Dimas, i costi per l’Italia sarebbero contenuti tra i 9,5 e i 12,3 miliardi l’anno con un’incidenza sul Pil anno per anno variabile tra lo 0.51% e lo 0,66%. Ancora inferiore la valutazione di Legambiente. Secondo l’associazione ambientalista italiana per il nostro paese adottare il pacchetto 20-20-20 costerebbe non più di 8 miliardi euro l’anno, fino al 2020. Il governo Berlusconi chiede 12-15 mesi di tempo per valutare i «costi-benefici» del pacchetto clima. Uno stop che l’Europa non intende accettare, anche se si dice «fiduciosa». Domani a Lussumburgo si cercherà l’accordo alla riunione del consiglio dei ministri dell’Ambiente tiratura prevista 76.300 musica.ilmanifesto.it P er nulla in imbarazzo di fronte alle critiche dell’Unione europea, il governo Berlusconi si trova bene nel ruolo di unico esecutivo schierato contro il pacchetto ambientale e anzi passa all’attacco dell’opposizione: «Veltroni è irresponsabile, è contro le imprese italiane». E a sorpresa, visto il ruolo istituzionale che dovrebbe ricoprire, il governo trova un alleato nel presidente del senato Renato Schifani. Che non si preoccupa neanche di smentire il capo dello stato che aveva invitato a non trascurare i problemi dell’ambiente. «Credo che la posizione italiana sia la più corretta - dice Schifani - perché in tema di costi si attesta sulla posizione più rigorosa». «Il governo - dice il capogruppo del Popolo delle libertà alla camera, Fabrizio Cicchitto - sta lavorando per difendere le imprese italiane in un momento assai difficile. L’attacco di Veltroni su questo terreno è anche un attacco irresponsabile all'impresa italiana: Pecoraro Scanio ha trovato il suo sostituto nel Pd». All’offensiva anche il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta: «L’Europa ha poco da bacchettare, quel piano sarebbe una follia, L’Italia ha fatto bene ha fatto a rallentare i processi decisionali anche perché sarebbero costati dieci miliardi di euro in più al 2020. Non ce lo possiamo permettere e non è giusto». Invece per il ministro-ombra dell’ambiente, Il Pd Ermete Realacci, «il nostro paese è fra quelli che hanno i requisiti maggiori per orientare il sistema produttivo su basi ambientali. Peccato che il nostro premier, unico fra i leader dei grandi paesi europei anche di centrodestra, continui ad inchiodare l'Italia in una posizione di retrovia rispetto al resto d'Europa». DOMENICA presentazione CD TÊTES DE BOIS Avanti Pop Historias I Diari del Camioncino 19 OTTOBRE con Dacia Maraini IN CONCERTO LUCCA, ore 21 LuccAutori Palazzo Ducale EDOARDO DE ANGELIS questo numero è stato chiuso in redazione alle 21.30 ROMA PIEDICASTELLO (TN) ore 20.30 Galleria ex Tangenziale il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 pagina 3 CONTROPIANO rire avvelenati L’ATTACCO DI ITALIA NOSTRA Inquinamento, «chiedendo la deroga il governo guarda al passato» «Con la decisione di chiedere una deroga alla Ue sugli impegni per tagliare le emissioni di gas serra, l'Italia si pone automaticamente alla testa di quei Paesi che guardano al passato e non al futuro del nostro pianeta. Stiamo diventando un vero e proprio freno per quei processi virtuosi che possono limitare il surriscaldamento terrestre». Così il presidente nazionale di Italia Nostra, Giovanni Losavio, aprendo ieri mattina al Teatro Bibiena di Mantova il convegno sulla qualità dell'aria in Valpadana, che ha dato il via al congresso nazionale di Italia Nostra, la cui conclusione è prevista per oggi. Giovanni Zenucchini, segretario della sezione di Brescia di Italia Nostra, ha illustrato un suo studio, basato sull'analisi dei dati di 50 centrali dell'Arpa diffuse su tutta la Lombardia, in cui viene messo in evidenza come negli ultimi tre anni gli ossidi di azoto nella valle Padana abbiano sistematicamente superato «anche in misura doppia» il limite imposto dalle leggi italiane ed europee. «I dati sull'inquinamento dell'aria padana parlano da soli - ha detto Franco Belosi dell'istituto di Scienze dell'Atmosfera del clima del Cnr -. E quindi bisogna partire dai numeri per trovare le soluzioni». STATI UNITI Contro la crisi, la California sceglie Kyoto EUROPA · Su energia e clima si gioca una delle più grandi sfide del futuro La quarta rivoluzione industriale e una fabbrica-mondo del secolo scorso Gianni Mattioli e Massimo Scalia P rima sono andati col cappello in mano in giro per l’Europa a chiedere degli sconti per l’Italietta, poi si sono schierati con la arretrata Polonia dei due gemelli per cercare di fermare l’Europa che avanza verso i tre 20%. Il governo Berlusconi non arretra di fronte a nulla, pur di restare saldamente attaccato a una Confindustria che, con la sua piattaforma generale, si muove al confine tra il XIX e il XX secolo, provincialmente ignara che siamo da tempo entrati nella terza, se non quarta, rivoluzione industriale. Certo, si è dovuto ricorrere, come d’abitudine, all’arsenale dei dati truccati. Ma in Europa il bluff viene smascherato con tanto di giusta reprimenda del commissario Ue all’ambiente. Del resto, nessuno ha gridato: «Millantatore!» quando Scajola se ne è uscito fuori proponendo la sua linea sull’energia con un 25% di nucleare da fare entro il 2020, cioè almeno dieci centrali nucleari da 1600 megawatt (tipo l’Epr francese di Flamaville). Sul legame energia-cambiamenti climatici si gioca una delle più grandi sfide, forse la più grande di questo secolo e l’Europa si è messa in pole position. I «benaltristi», che ironizzano sulla portata limitata degli effetti dei tre 20% europei, fingono di ignorare che quando Zapatero pretende il «sorpasso» sull’economia italiana non è certo estraneo il fatto che la Spagna ha già installato il quintuplo dell’eolico dell’Italia e ci sta dando una pista su tutti i tipi di energia solare. Fingono di ignorare che la Germania ha aperto negli ultimi dieci anni oltre 250mila nuovi posti di lavoro proprio nel settore delle energie dolci, che Mac Cain propone nel suo programma il 60% Obama il 90% - di abbattimento della C02 entro il 2050. Anche la Marcegaglia dovrebbe capire che questo obiettivo sarebbe impossibile se al traguardo del 2020 gli States non avessero raggiunto il 20% che si propone l’Europa. Certo il XXI secolo è quello della rivoluzione del web, della autostrade informatiche, ma queste procedono quasi per conto loro, hanno alle spalle quella dematerializzazione delle produzioni preconizzata trent’anni fa dal rapporto Saint Geours dell’allora Cee. Più complessa e radicale la «rivoluzione energetica» europea. Da un lato essa incontra la resistenza «locale» delle industrie grandi consumatrici d’energia, che vogliono perseguire, come è evidente nel consorzio per la centrale nucleare finlandese di Olkiluoto 3, i loro interessi contro le regole della concorrenza (ma non è affatto detto che la Ue darà a suo tempo il via libera). E sul piano «globale» ci sono sempre le grandi multinazionali dell’energia che vogliono essere loro a decidere modalità e tempi per l’ineluttabile cambiamento del modello energetico. Per questo non esitammo a definire «rivoluzionaria» l’azione europea lanciata nel marzo del 2007 dalla «ragazza dai capelli rossi», Angela Merkel, la democristiana dell’ex Ddr, che riuscì a convincere i riottosi paesi dell’Est. Perché il passaggio da un modello ad alta densità d’energia - quello attuale - a un modello di energia diffusa sul territorio apre non soltanto all’innovazione tecnologica e a una nuova economia, ma anche a forme nuove di par- tecipazione, di responsabilità concreta, di controllo e di cultura, in una parola gli elementi fondamentali di una società sostenibile. Ma lottare per quello che servirà ai nuovi assetti produttivi delle società e ai conseguenti stili di vita richiede visione di futuro e superamento di vecchie concezioni «industrialiste», ancora fortemente radicate e non davvero solo a destra. Eh sì, perché la miseria delle azioni di questo governo forse farà aprire qualche occhio anche in Italia, ma il complesso del centro sinistra sta anche lui indietro di lustri e sembra non voler cogliere la grande occasione, l’altra faccia dei drammatici sconvolgimenti climatici. La sinistra, quella che si è auto pensata radicale, ha colto in queste grandi tematiche l’aspetto strumentale di battaglie settoriali, giustapponendole a un vetusto armamentario di lettura della società. Il Partito Democratico, inceppato oltretutto da un inopportuno perbenismo istituzionale, non ha capito, al di là di qualche sortita interessante, che è impensabile un riformismo del XXI secolo che non abbia al centro le politiche della sostenibilità, proprio a partire dal link energia ambiente. Solare, ma anche nucleare non regge da nessun punto di vista, risorse economiche e organizzative, impegno industriale, gestione amministrativa, modello di società: è l’esempio più netto di come il riformismo, per essere tale, deve essere capace di radicalità.C’è da augurarsi che in una battaglia ampia perché la Ue batta Berlusconi tutta la sinistra trovi finalmente la sua strada. QUI PARIGI · Il pacchetto sulle emissioni nocive al centro della presidenza di turno della Ue. E la Francia si adegua Sarkozy fa l’ambientalista, l’Assemblea vota il «Grenelle» Anna Maria Merlo PARIGI L’ Italia e la Polonia, avanguardia della retroguardia dei paesi con l’industria più arretrata nella Ue (Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e i baltici), hanno imposto il voto all’umanimità, a dicembre, sul pacchetto «clima-energia», uno dei progetti più importanti della presidenza francese dell’Unione europea, che si conclude a fine anno. «Non sarà facile - ammette Sarkozy, far passare questo progetto, che dovrebbe porre l’Unione europea in posizione trainante nel mondo. Nel frattempo, vari paesi hanno già intrapreso la strada legislativa per tradurre a livello nazionale gli impegni presi dalla Ue fin dal marzo del 2007, quando aveva promesso una riduzione unilaterale del 20% delle emissioni ad effetto serra entro il 2020 (rispetto a quelle del ’90). In Francia, martedì prossimo l’Assemblea voterà solennemente il «Grenelle 1», cioè il progetto di legge che riafferma gli obiettivi del cosiddetto «3 volte 20»: 20% di riduzione del consumo di energia, 20% di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e 20% di energie rinnovabili nel consumo energentico nazionale nel 2020. Il «Grenelle», cioè la grande discussione nazionale sull’ambiente, è iniziata in Francia un anno fa. Le ambizioni sono state un po’ ridotte dalla discussione parlamentare, dove i deputati di destra hanno frenato. Ma Sarkozy si è schierato con il ministro dell’ambiente, Jean-Louis Borloo, che si sente spuntare le ali per entrare nella rosa dei nomi che potrebbero sostituire in seguito il primo ministro François Fillon. Borloo ha parlato ieri, dopo la discussione degli articoli del «Grenelle 1», di «un grandisimo testo, assolutamente essenziale per l’avvenire». La sottosegretaria Kosciuko-Morizet af- ferma che la Francia è di fronte a «una rivoluzione copernicana». Ma il vero test sarà all’inizio del 2009 il «Grenelle 2», la legge di applicazione del catalogo di intenzioni che sarà votato martedì, quando verranno precisati i finanziamenti, messi in difficiltà dalla crisi finanziaria. Il «Grenelle» prevede 280 diverse misure, per un impegno di 19 miliardi di euro nella finanziaria del 2009. Sarkozy aveva promesso di raddoppiare la fiscalità ecologica nel quinquennato, ma per ora avanza con i piedi di piombo. Anche se gli ecologisti fanno valere che la protezione dell’ambiente va di pari passo con la crescita economica. Secondo lo studio tedesco Wuppertal, se la Ue economizzerrà il 20% dei consumi di energia, potrà economizzare fino a 220 miliardi di euro (con barile di petrolio a 100 dollari). Inoltre, ci sarà un impatto favorevole sull’occupazione: «L’Europa è leader mondiale nel campo dell’economia di energia e i servizi energetici hanno in gran parte carattere locale. Questo significa la creazione di numerosi nuovi posti di lavoro altamente qualificati» scriveva il Libro verde della Commissione europea nel 2005. Nel 2012, tutte le nuove costruzioni abitative in Francia dovranno rispondere a criteri di basso consumo d’energia. verranno dati incentivi ai privati per mettersi a posto con le nuove norme. Sarkozy ha confermato che poco per volta verrà applicato il principio del bonus-malus, per orientare i consumatori verso prodotti meno inquinanti: ma per il momento Borloo ha dovuto rivedere al ribasso le proprie ambizioni su questo fronte, a causa della crisi finanziaria e del deficit pubblico. Per i trasporti, verrà imposta una tassa sui camion dal 2011 e verranno costruite altri 2 mila chilometri di linee Tgv. E le famiglie pagheranno sui rifiuti in rapporto alla quantità prodotta. *NEL GIORNO DI USCITA ABBINATA OBBLIGATORIA CON IL MANIFESTO: 2,50 EURO. 1,30 EURO PIÙ IL PREZZO DEL GIORNALE NEGLI ALTRI GIORNI. IN EDICOLA PER TUTTO IL MESE* PALESTINA Gaza contro Ramallah Amira Hass WALL STREET Un giorno arrivò il socialismo… Frédéric Lordon ELEZIONI USA I democratici puntano all’Ovest Serge Halimi PAKISTAN Arrivano i Taleban Syed Saleem Shahzad LOW COST Volare, pagando i passeggeri Yves Kengen MIGRANTI Guantanamo in Mauritania Zoé Lamazou AUTOMOBILE Testacoda dei Giapponesi in Asia Odaira Namihei AMAZZONIA Gli affari della “foresta verde” Jacques Denis CASA BIANCA La politica estera del futuro Michael T. Klare CONTROTERRORISMO Il mercato globale della paura Didier Bigo Luca Celada Los Angeles L a California ha ribadito la tabella di marcia per l’implementazione del Global Warming Solutions Act, la legge varata nel 2006 per allineare lo stato più popoloso dell’Unione con il protocollo di Kyoto già respinto da Washington. Si tratta del più ambizioso programma americano per la salvaguardia del clima e prevede l’eliminazione dall’atmosfera di 174 milioni di tonnellate di gas serra entro il 2020. La legge firmata da Arnold Schwarzenegger due anni fa prevede di riportare i livelli di emissione di Co2 e altri gas nocivi ai livelli del 1990 attraverso una varietà di misure che vanno dall'ottimizzazione di consumi e dei trasporti, l’incentivazione di energie alternative e l’istituzione di un mercato industriale dei crediti di inquinamento che costituiscono uno dei pacchetti più ambiziosi al mondo. Più della metà delle riduzioni dovranno provenire da norme per l’efficienza architettonica e di elettrodomestici e da nuove severe normative sugli scarichi automobilistici imposti ai costruttori - quelle stesse che avevano provocato le querele dei big three di Detroit nonché quella del governo di George Bush che contestava alla California il diritto di porre limiti ambientali propri, considerandoli esclusiva prerogativa federale. Contro il progetto anche le associazioni industriali, che hanno nuovamente attaccato la legge come un giogo alle imprese e al commercio dell’«azienda California», un’economia da $1.5 trilioni che è tuttora la sesta economia mondiale (presa da sola contribuisce i 15% al pil americano). Un’economia che versa peraltro in gravi ristrettezze a causa della crisi finanziaria, che solo la scorsa settimana sembrava provocasse la bancarotta dello stato, impossibilitato a ricevere i crediti bancari che permettono l’ordinaria amministrazione pubblica (la crisi è stata risolta con una vendita straordinaria di buoni del tesoro). Per il governatore Schwarzenegger, repubblicano, l’agenda ambientale rimane però di assoluta priorità «malgrado una contingenza difficile, è essenziale che procediamo. Il piano produrrà decine di migliaia di posti di lavoro e sul lungo termine incrementerà il prodotto dello stato» ha sostenuto il governator grande fautore dell’industria high tech e della riconversione del know-how di Silicon Valley alle applicazioni tecnologiche ambientali. Lo stato incentiverà inoltre l’eolico e il solare (e a novembre si voterà un referendum sull’obbligo per le utilities di acquistare il 15% delle energia da fonti pulite entro il 2012). Abituata a giocare d’anticipo, la California è entrata in recessione prima del resto del paese, come ha rilevato di recente il Wall Street Journal, è questo lo stato dove più era cresciuta la bolla immobiliare e creditizia all’origine di gran parte degli strumenti «tossici» subprime che hanno avvelenato la finanza mondiale. Invece di decurtare i programmi ambientali, però, il governo ha deciso di incentivarli. pagina 4 il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 POLITICA E SOCIETÀ LODO FEDE - EUROPA 7 Altroconsumo ricorre alla commissione Ue Un sollecito alla commissione europea per la concorrenza per chiedere, con «estrema urgenza», «il rispetto delle regole di concorrenza nel mercato televisivo italiano», visto che il passaggio delle televisioni dal sistema analogico a quello digitale peggiora la qualità del pluralismo e del servizio televisivo in Italia. Lo ha inviato negli scorsi giorni l’associazione Altroconsumo, che già nel 2005 aveva firmato il ricorso contro la legge Gasparri. E così, in attesa della sentenza del consiglio di stato italiano, entra in campo un altro attore nella battaglia che oppone in questi mesi Rai, Mediaset e governo alla tv ’fantasma’ Europa 7, che aspetta da dieci anni le frequenze tv che si è aggiudicata con regolare gara nel ’99. Lo scorso 8 ottobre i consumatori hanno impostato una nuova lettera alla commissaria Neelie Kroes. Chiedendo un intervento urgente perché le operazioni di switch off al digitale in Italia sono iniziate dal 15 ottobre in Sardegna, «peraltro con una campagna di informazione agli utenti che è apparsa sino ad ora a dir poco precaria», sostiene Altroconsumo. Nel passaggio al digitale infatti, all’opposto di quello che afferma la legge Gasparri (già censurata dalla corte di giustizia europea), «eventuali posizioni dominanti o oligopolistiche dei titolari delle frequenze potranno determinare effetti distorsivi ed anticoncorrenziali anche sui nuovi mercati dei servizi a valore aggiunto che verranno commercializzati attraverso le frequenze digitali». In pratica, sostiene l’associazione, con il digitale si moltiplicano i canali, ma anche «il rischio che la disciplina nazionale della materia produca o comunque consenta il prodursi di effetti distorsivi della concorrenza in un mercato nevralgico per lo sviluppo economico e culturale del paese», con conseguente «violazione dei diritti fondamentali degli utenti e consumatori». d.p. CAMORRA Maroni si smentisce: nulla contro Saviano Ilaria Urbani NAPOLI L o Stato, le forze dell’ordine e gli imprenditori sono il vero bersaglio della camorra, gli scrittori rimangano al loro posto. Questo in sostanza il messaggio che il ministro dell’interno Maroni aveva lanciato venerdì da Napoli allo scrittore Roberto Saviano, sotto protezione perché minacciato di morte dalla camorra. Ma il titolare del Viminale ieri ha corretto il tiro e, da Saint Vincent dove era ospite di una tavola rotonda sulla sicurezza, ha detto: «Su Saviano sono stato mal interpretato, frainteso, ho voluto fargli un favore, dirgli che lo stato gli è vicino, che gli garantiamo il massimo livello di sicurezza - ha spiegato - ma anche affermare che non spetta solo a lui farsi carico della lotta alla criminalità». Maroni aveva spiegato venerdì di non voler ridurre lo stato e la sua azione a una personificazione, e dunque Saviano all’unico simbolo della lotta contro la criminalità precisando ieri che sarebbe un rischio maggiore per l’autore di Gomorra apparire come l’unico depositario delle verità sul contrasto alla camorra e ai suoi affari illeciti su scala internazionale. «Conosco Saviano - ha aggiunto il ministro - è un ragazzo molto coraggioso, non credo però che sia bene per lui caricargli addosso tutte queste responsabilità. Perché non lo fanno vivere bene. La semplificazione non fa onore alle migliaia di persone, magistrati e forze dell’ordine, che tutti i giorni combattono contro la criminalità». Saviano intanto non ha ancora deciso se trasferirsi all’estero mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarietà nei suoi confronti. Oltre cento parlamentari ieri hanno sottoscritto l’appello del deputato Franco Laratta del Pd per invitarlo in parlamento, il sociologo Domenico De Masi propone l’autore di Gomorra per il premio Nobel per la Pace e lo scrittore Salman Rushdie lo mette in guardia «perché la camorra è peggio della fatwa». La Fnsi, su proposta dell’Associazione Napoletana della Stampa, ha deciso di tenere il 30 ottobre a Caserta una riunione straordinaria della sua giunta nazionale in sostegno di Saviano e degli altri cronisti minacciati dal clan dei Casalesi. Dello stesso avviso Giuseppe Giulietti di Articolo 21: «Vorremmo che simbolicamente Casal di Principe diventi il luogo in cui promuovere importanti iniziative di sensibilizzazione». DOMENICA OUT · Il segretario del Pd: tv schierata come mai visto Il Pdl attacca Fazio: «Uno spot per Walter» WALTER VELTRONI NEGLI STUDI DI RAIUNO FOTO AP IN ALTO IL DIRETTORE DEL TG4 EMILIO FEDE Micaela Bongi I l governo ha troppo spazio nei telegiornali, dice l’Authority per le comunicazioni chiedendo un riequilibrio. «Il trattamento che diversi media italiani riservano al premier è vicino a livelli di adulazione nordcoreani», rilancia il Financial Times, in una corrispondenza da Roma dedicata all’attuale «luna di miele» del Cavaliere con l’elettorato. Eppure al Pdl non basta. I forzisti, in particolare, non sopportano l’idea che il segretario del Pd Walter Veltroni sia ospite, quuesta sera, del programma di Fabio Fazio Che tempo che fa in onda su Raitre. Il leader del Pd ha dovuto rinunciare all’invito di Monica Setta a Domenica in, sempre per oggi. Improvvisamente il direttopre di Ra- www.ilmanifesto.it Fateci uscire iuno Fabrizio del Noce si è accorto che esiste una delibera della commissione di vigilanza Rai, datata 2003, che limita la presenza dei politici nelle trasmissioni di intrattenimento. In base a quell’atto di indirizzo, tale presenza, che andrebbe «normalmente evitata», deve comunque «trovare motivazioni nella competenza e responsabilità degli invitati su argomenti tratatti nel corso del programma stesso». I politici devono inoltre essere collocati in «finestre informative» da realizzare all’interno del programma. Insomma, non esattamente un divieto. E infatti la delibera, fino a questa settimana, non aveva impedito ospitate di politici nella stessa Domenica in (la rubrica di Monica Setta del resto si chiama Domenica in politica). Il 5 ottobre c’erano il presidente del senato DOMENICA 19 OTTOBRE RIMINI, ore 18.30 CENTRO GIOVANI DI SANTA GIUSTINA via Montiano 14 RAI-CONSULTA IMPASSE PECORELLA-ORLANDO E DI PIETRO NON SI FIDA DEL PD Riprenderanno domani pomeriggio le votazioni per l’elezione del giudice costituzionale di nomina parlamentare che manca da oltre un anno. Ma sarà quasi certamente un’altra fumata nera: il Pdl insiste con Gaetano Pecorella, il Pd replica ancora con Fassino che serva un candidato «sul quale non sussistano ostacoli di natura giudiziaria o politica». Ma il no a Pecorella significa anche la bocciatura di Leoluca Orlando, esponente dell’Italia dei Valori di Di Pietro e candidato del Pd, alla presidenza della commissione di vigilanza Rai. Ragione per cui è prevedibile che anche la convocazione della commissione di domani sera, la 24esima, si risolverà in un nulla di fatto. A questo punto Di Pietro comincia a non fidarsi più: teme che il Pd possa finire col mollare Orlando, favorendo anche quanti nel Pdl non vedono di buon grado Pecorella: con due candidati nuovi l’accordo si potrebbe trovare facilmente. «Berlusconi - attacca Di Pietro - vuole mandare alla Corte costituzionale il suo avvocato, ma anche il Pd fa l’opposizione del giorno dopo che non serve a niente». CALABRIA DE MAGISTRIS, NUOVE ACCUSE: MOLTI MAGISTRATI COLLUSI «Una parte rilevante della magistratura calabrese non è affatto estranea al sistema criminale che gestisce affari di particolare rilevanza in Calabria». Luigi de Magistris, l’ex sostituto procuratore di Catanzaro che aveva portato avanti inchieste delicatissime sulle truffe ai fondi europei, la massoneria deviata e i politici corrotti in Calabria torna a lanciare le sue accuse. Lo fa da Napoli, dove nel frattempo è stato trasferito dal Csm su richiesta dell’ex ministro della giustizia Clemente Mastella, da lui indagato nell’inchiesta Why not. «Senza una parte della magistratura collusa la criminalità organizzata sarebbe stata sconfitta - ha detto de Magistris a Sky Tg24 - e il collante in questo sistema sono i poteri occulti che gestiscono le istituzioni. Io stavo indagando su questo fronte ed è uno dei motivi principali del fatto che io sia stato allontanato dalla Calabria». De Magistris è adesso giudice del riesame a Napoli. RIFORMISTI ANGIUS RIABBRACCIA IL PD E I SOCIALISTI SI ARRABBIANO Un addio con rabbia. Non tanto di Gavino Angius, che ieri a Roma ha ufficializzato il suo «ritorno a casa» annunciando la confluenza di una piccola componente riformista al Pd. Quanto dei socialisti del Ps che si sentono abbandonati e che quasi per la totalità decidono di non seguirlo. Se Angius, e con Lui Franco Grillini e Alberto Nigra, approfittano del convegno «Unire le forze del riformismo italiano» per incassare la solidarietà di Piero Fassino e Goffredo Bettini annunciando l’adesione alla manifestazione del 25, dai socialisti arrivano bordate. «Nessun socialista che provenga dalla tradizione del Psi se ne va sbattendo le porte - dice il segretario del Ps Riccardo Nencini - il fatto che gli ex diessini abbiano deciso di mollare non lo consideriamo esiziale per il partito». Rincara la dose l’eurodeputato Ps Battilocchio: «In termini di militanti e consenso gli ex Ds erano riusciti a portare davvero poco». E Bobo Craxi ricorrendo a metafore paterne aggiunge: «Spingere il Pd al cambiamento è cosa ben diversa dall’abbandonare una nave che seppure per un breve tratto si è contribuito a guidare». Angius lasciò i Ds al congresso di Firenze nel 2007 rifiutandosi di aderire al Pd. MERCOLEDÌ 22 OTTOBRE BOLOGNA SALA DEL BARACCANO, via Santo Stefano 119, ore 21.00 Serata di solidarietà con il manifesto "Libertà vo cercando ch'è si cara..." Introduce Raffaele K. Salinari; intervengono: Cristiano Zecchi (il "Domani"), Marco Trotta ("Carta"), Sergio Bellucci ("Liberazione"), Elfi Reiter ("il manifesto"), Alfredo Pasquali ("Radio Città Fujiko"); conclusioni di Gabriele Polo (direttore de "il manifesto") SALA A CELESTE, via Marconi 67 - Cgil, ore Campagna di sottoscrizione straordinaria ECCO COME POTETE PARTECIPARE: ON LINE CON CARTA DI CREDITO SUL SITO WWW.ILMANIFESTO.IT, TELEFONICAMENTE CON CARTA DI CREDITO, AL NUMERO 06/68719888 O VIA FAX AL NUMERO 06/68719689. BONIFICO BANCARIO PRESSO BANCA POPOLARE ETICA - AGENZIA DI ROMA - INTESTATO A IL MANIFESTO - IBAN IT40K0501803200000000535353. CONTO CORRENTE POSTALE NUMERO 708016, INTESTATO A IL MANIFESTO CCOP ED ARL - VIA BARGONI 8 - 00153 ROMA. PER INFORMAZIONI [email protected] Schifani (che proprio da quegli schermi aveva attaccato Veltroni) e il ministro Brunetta. Poi è arrivata la nuova circolare. La commissione di vigilanza non è operativa perché non ha il presidente, urge correre ai ripari. Ci sarebbe lo zampino di Silvio Berlusconi, che a quanto pare della vigilanza può far benissimo a meno. Certo, oggi a Domenica in doveva andare anche la ministra Mara Carfagna, che di fronte alle porte chiuse degli studi Rai è rimasta delusa. Nessun problema, ha potuto agilmente «ripiegare» verso Mediaset, Canale 5: oggi pomeriggio sarà con Paola Perego a Questa domenica. Tutto a posto. Ma poi esce la lista degli ospiti che oggi saranno da Fazio (Carlo Petrini, Alessandro Baricco e appunto Veltroni) con gli argomenti trattati (compresa la manifestazione del Pd del 25 ottobre) e il Pdl si agita: «La spregiudicatezza del signor Fabio Fazio va al di là di ogni rispetto delle regole per un dipendente del servizio pubblico. Già nel maggio scorso invitò nel suo programma, senza alcuna logica, il signor Travaglio che attaccò a testa bassa il neo-eletto presidente del senato Schifani. Adesso arriva l'invito a Veltroni in un programma fintamente solo d'intrattenimento, ma che fa politica costantemente al fianco della sinistra», tuona Giorgio Lainati, della vigilanza. «La presenza di Veltroni da Fazio a meno di una settimana dalla manifestazione del 25 ottobre ha un solo obiettivo: farsi pubblicità con i soldi di chi paga il canone. Questa volta non credo si leveranno voci di protesta da parte di chi invoca par condicio e una Rai veramente servizio pubblico», insiste Maurizio Lupi. Ma quello di Fazio non è un programma di intrattenimento, è una trasmissione culturale - ribatte il capostruttura di Raitre Loris Mazzetti - che può ospitare politici, come ha stabilito anche il Tar dopo che, in una della tante polemiche sulla questione, era intervenuta l’Authority. «Avevamo invitato anche Silvio Berlusconi, che ha preferito andare alla puntata d’esordio di Porta a Porta, mentre Gianfranco Fini ha accolto il nostro invito e dobbiamo decidere il giorno della sua partecipazione», prosegue Mazzetti. La partecipazione di Veltroni a Che tempo che fa ha avuto anche l’ok della direzione generale di viale Mazzini, che ha dato invece parere negativo su Domenica in. Mazzetti parla anzi di «richiesta» del dg di ospitare il segretario del Pd, che comunque era già invitato: «E’ giusto che ci sia par condicio dentro l’azienda». Dal canto suo, Veltroni «riscopre» la televisione (che durante la campagna elettorale aveva detto di voler evitare, pur non riuscendoci). «Dobbiamo andare un po’ in tv - dice il segretario del Pd, parlando al circolo romano di San Basilio, alla luce dei dati dell’Agcom sui tg - perché il sistema dell'informazione italiana è quello che è. Ci sono dati allucinanti, dove la presenza del governo e della maggioranza è al 70%, ecco perché il consenso è così grande. È uno squilibrio inaccettabile. La tv è schierata come mai visto». A cura della redazione politica 17.00 "Diritti e libertà" la Cgil incontra il manifesto Buona musica dal vivo e "cena dla ligaza" a sostegno de il manifesto Dibattito con Gabriele Polo (direttore de il manifesto), Cesare Melloni (segretario generale Camera del Lavoro-Cgil) e Danilo Barbi (segretario generale Cgil Emilia Romagna) LIVORNO, ore 20.30 LA SGRANATA, via di Salviano 43 (accanto al bar "Veloce") Cena di finanziamento Per prenotazioni: andreamorini(at)newglobal.it o tel. 3478822846 il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 pagina 5 POLITICA E SOCIETÀ SI FRONTEGGIANO POLIZIOTTO E MANIFESTANTE FOTO MERCADINI. SOTTO IMMAGINI DAL G8 DI GENOVA 2001. DALL’ALTO FOTO REUTERS, AP E REUTERS IN ULTIMO LA MADDALENA SEDE DEL PROSSIMO G8 AP 2001-2009 PUBBLICA SICUREZZA Dalle violenze genovesi all futuro sull’isola sarda DOPO GENOVA · In vista del vertice della Maddalena il Viminale organizza «corsi di ordine pubblico» La polizia a scuola di G8 I responsabili sono ancora tutti in carica, ma per non ripetere gli errori del 2001 la Ps punta sulla formazione di 200 funzionari. Peccato che tra gli insegnanti ci siano anche dirigenti finiti nei guai per gli scontri di Genova e del Global meeting di Napoli. Anche allora era stato tentato un addestramento speciale e persino distribuito un opuscolo agli agenti dove si spiegava che «i manifestanti non sono tuoi nemici». Com’è andata a finire si sa Sara Menafra INVIATA A GENOVA D i punire o cacciare i responsabili delle violenze all’ultimo g8 italiano non se ne parla. Ma visto che un nuovo meeting dei potenti si avvicina - questa volta ospitato dall’isola della Maddalena - la polizia italiana ha deciso di correre ai ripari. Da domani, e per dieci settimane, saranno convocati al Viminale venti funzionari di polizia alla volta per seguire un vero e proprio corso di «ordine pubblico», in cui analizzare gli errori del passato e provare a far meglio. Peccato, però, che alcune delle lezioni saranno tenute da dirigenti di polizia finiti nei guai per gli scontri del g8 di Genova e del Global meeting di Napoli. E che all’epoca di quei fatti al- cuni di loro abbiano fatto davvero una pessima figura. L’idea è stata di Oscar Fioriolli, Direttore centrale per gli istituti di istruzione presso il Dipartimento di Ps ed ex questore di Genova subito dopo il g8 del 2001. Che ha puntato tutto sulla formazione dei funzionari di polizia, convocando lezioni settimanali per analizzare i video degli scontri fatti in passato e provando a spiegare che sta ai poliziotti più qualificati e non ai singoli agenti del reparto mobile far sì che si svolga tutto con calma e senza incidenti. Al momento di organizzare le lezioni, però, qualcosa non ha funzionato. E infatti ai corsi ci saranno almeno due dirigenti di polizia che di problemi in fatto di ordine pubblico ne hanno avuti più d’uno: alle lezioni dello psichiatra Vittorino Andreoli sui meccanismi della paura e dell’attuale responsabile dell’antiterrorismo dell’Ucigos, Ignazio Coccia, seguiranno quelle organizzate da Raffaele Aiello e Mario Mondelli. Entrambi, in fatto di piazza, no global e scontri hanno un passato a dir poco burrascoso. Aiello, che oggi è il Direttore dell’ufficio ordine pubblico del dipartimento di pubblica sicurezza è stato a capo del Quarto reparto mobile di Napoli dal 1998 al 2002. Il 17 marzo 2001, il giorno del Global forum napoletano, era in piazza Municipio, nel mezzo degli scontri che molti considerarono l’ouverture delle violenze genovesi. Aiello era tra i dirigenti che pianificarono gli schieramenti delle forze in piazza sia a Napoli sia quando, alcuni mesi dopo, fu spedito a Genova col suo reparto. La jeep magnum che passò davanti alla scuola Diaz poco prima della violenta perquisizione nel dormitorio - e che secondo la polizia fu danneggiata dai manifestanti che stazionavano lì di fronte - era della sua squadra e fu lui a vistare la relazione che parlava dei danni. Dopo il g8 e dopo il ritorno a Napoli, Aiello è andato al Viminale e oggi, oltre a dirigere l’ufficio ordine pubblico, è tra i membri dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Curriculum discutibile anche quello di Mario Mondelli, capo del Reparto mobile di Roma, il dirigente di polizia che dovrebbe occuparsi di chiarire tutti i problemi nel rapporto tra ordine pubblico e polizia. All’epoca del g8 genovese era vicequestore di Cuneo e fu «aggregato» sotto la lanterna, con lo specifico compito di gestire la piazza in cui sfilavano le ex tute bianche. Era il dirigente più alto in grado quando partirono le cariche di via Tolemaide, quelle del caos, di manifestanti e giornalisti pestati e della morte di Carlo Giuliani, nella poco distante piazza Alimonda. Al processo contro i no global condannati per devastazione e saccheggio, parlò di «oggetti lanciati dal corteo» e della furia della manifestazione, senza convincere i giudici della corte, che il 14 dicembre 2007, nel firmare la sentenza contro alcuni partecipanti al corteo, ha mandato la sua deposizione alla procura di Genova per falsa testimonianza. Prima del g8 genovese, delle sue cariche e degli abusi in piazza e non, la Polizia pensò (male) di addestrare militarmente il VII Nucleo sperimentale antisommossa e distribuire a tutti gli altri un opuscolo di una decina di frasi come: «Coloro che manifestano non sono tuoi nemici, stanno esprimendo le loro idee». Oppure: «Agisci con tolleranza anche di fronte allo scherno e agli insulti». E: «Il tuo lavoro deve consentire le manifestazioni pacifiche di chi non condivide gli obiettivi del Summit», tutti materiali che l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro presentò in sua difesa davanti all’inchiesta parlamentare dell’estate 2001. Stavolta le intenzioni sembrano diverse. Ma luglio è sempre più vicino. Al via il corso del Viminale per formare i funzionari di polizia sui problemi di ordine pubblico. Il progetto è nato nel tentativo di preparare il prossimo g8, quello della Maddalena. Anche otto anni fa, la polizia di stato provo a formare i poliziotti in piazza. Gli spedì persino un opuscolo in cui spiegava cose tipo: «Coloro che sfilano in piazza non sono tuoi nemici, esprimono le loro idee. Non assumere atteggiamenti provocatori né iniziative autonome». Non funzionò. UNO DEI POLIZIOTTI DI VIA TOLEMAIDE Tra i docenti del corso c’è anche Mario Mondelli, vicequestore aggiunto ai tempi del g8 genovese. Era il poliziotto più alto in grado tra quelli presenti in via Tolemaide, la strada al centro degli scontri più gravi, poco distante da piazza Alimonda e dal luogo della morte di Carlo Giuliani. Alla fine del processo contro i manifestanti accusati di devastazione e saccheggio la sua deposizione è stata spedita alla procura genovese per falsa testimonianza. Un anno dopo non si sa ancora se l’indagine su di lui è partita, o bisognerà aspettare ancora. A NOVEMBRE LA SENTENZA DIAZ Il tribunale di Genova ha fissato per il prossimo 7 novembre la sentenza per i fatti della Diaz. La notte del 21 luglio 2001, la scuola che ospitava il dormitorio del Genoa social forum fu perquisita con violenza e molti degli ospiti massacrati di botte. Tra gli imputati, oltre ai protagonisti dell’incursione, ci sono alcuni dei più importanti dirigenti della polizia di stato. Accusati di aver falsificato i verbali della perquisizione. Nelle scorse settimane gli avvocati della polizia hanno respinto per l’ennesima volta ogni accusa. L’avvocato di stato se l’è presa con i manifestanti e le loro violenze. E l’avvocato incaricato da Francesco Gratteri, oggi capo dello Sco, ha detto che «sì, la costituzione quella notte fu violata. Perché i poliziotti furono costretti a fuggire via mentre lavoravano» G8 DELLA MADDALENA A luglio l’Italia ospiterà nuovamente il G8. Questa volta il governo ha scelto di far svolgere i lavori in Sardegna, sull’isola della Maddalena, decisamente più isolata del capoluogo ligure, anche se sono già previste manifestazioni a Cagliari. Il consiglio dei ministri, nel disegno di legge della finanziaria 2008-2010 nazionale, ha previsto un primo stanziamento di alcuni fondi (circa 30 milioni di euro) volti a coprire le prime spese per le infrastrutture che l'isola mettera' a disposizione. Silvio Berlusconi ha provato più volte a proporrre di spostare i lavori a Napoli. Ma il Viminale ha respinto gli inviti, preoccupato per l’ordine pubblico. Anche l’idea di far viaggiare gli otto grandi su una nave diretta nel capoluogo partenopeo sembra essere definitivamente naufragata. pagina 6 il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 POLITICA E SOCIETÀ GUARDIA PADANA IN AZIONE /FOTO EMBLEMA IN BASSO LEGHISTI ALAL CONQUISTA DELL’EMILIA /FOTO DE LUCA SICUREZZA Nascono al Nord «associazioni volontarie di cittadini per la legalità». In attesa che il parlamento discuta l’emendamento leghista che vuole fare della «guardia nazionale padana» una forza di polizia. Ma nel capoluogo giuliano anche il sindaco, del Pdl, è contrario: sono inutili CAMICIE VERDI · Bossi vuole «legalizzarle»» Ronde anche a Trieste Obiettivo gli ambulanti Alessandro Braga C he efficienza questi padani. L’emendamento della Lega Nord al disegno di legge sulla sicurezza che mira all’ufficializzazione delle «ronde padane» (permettendo a Comuni e Province di «avvalersi della collaborazione di guardie giurate particolari, nonché di associazioni tra cittadini, per segnalare a polizia e carabinieri eventi che possano arrecare danno o disagio alla sicurezza urbana») è ancora in discussione nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato, ma loro hanno pensato bene di portarsi avanti. E così, da ieri, anche Trieste ha la sua «brava» pattuglia di cittadini volontari pronti a vegliare su sicurezza, buoncostume e decoro della città. Non che sia una novità assoluta, per carità. Le prime ronde verdi in Padania risalgono addirittura al 1989 e, di anno in anno, in un’escalation sempre crescente, sono diventati ormai circa 200 i Comuni, la metà in Veneto, che si sono dotati di formazioni di solerti difensori della «legalità». Gli obiettivi sempre differenti, a seconda del momento storico contingente. Alle origini, a essere presi di mira dalle camicie verdi, erano i meridionali. I buoni, cari, vecchi «terroni». Poi, i migranti. Senza distinzione. Marocchini e africani in genere prima. In seguito, albanesi, slavi. Rom. Se c’era la possibilità, durante le loro scorribande, di dare «una spazzolatina» anche a qualche comunista (o presunto tale), ben venga. Che non si dica poi che sono razzisti. Ora, se il Parlamento arriverà a dar loro una sorta di legittimità istituzionale, c’è da aspettarsi che prolifichino come i funghi. Tanto che, appunto, nella città giuliana ci hanno già pensato. Per ora i volontari sono una trentina. Il loro scopo, ha spiegato Giorgio Marchesich, coordinatore provinciale triestino dell’Associazione per la tutela del territorio e della legalità, «garantire, previo avviso alle forze dell’ordine, un presidio civile nelle zone della città più penalizzate dalla microcriminalità, dalla droga e DALLA PRIMA Alessandro Robecchi Ci penso da due giorni, sta diventando un’ossessione: cazzo, abbiamo detto no? M«a quando? Su cosa? Sulla base di Vicenza? Sull’esercito nelle strade? Sulle cretine ordinanze in materia di sicurezza? Sull’espulsione e sulla galera per i clandestini ha detto no l’Europa, sempre sia lodata se ha fatto girare i maroni a Maroni. Ma altri no alle porcate di questi sei mesi non ne ho sentiti. Ieri l’altro erano in piazza in mezzo milione. Non dicevano solo no. Dicevano: «No, e mo’ basta!». Un brivido antico, che è bene riprovare. dalla prostituzione». Garantiranno la loro presenza anche al di fuori delle scuole della città per «dissuadere i ragazzi dall’eventuale spaccio di sostanze stupefacenti». E, ovviamente, si impegneranno «nella segnalazione di commercianti ambulanti abusivi» che, parole loro, «vendendo articoli illegali costituiscono problemi per il commercio locale già in crisi». Proprio per questo, durante la loro conferenza di presentazione, hanno invitato i cittadini anche a non andare a cena in ristoranti etnici dove, sempre parole loro, sotto mentite spoglie rischierebbero di vedersi servire «carne di cane». Altro che involtini primavera insomma, molto meglio i cevapcici (salsicce piccanti cotte alla griglia) o piuttosto un bel piatto di fagioli alla smolz. Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza (centrodestra), ha ufficialmente preso le distanze dall’iniziativa: «Mi dissocio nel modo più assoluto da questa idea delle ronde. Trieste è una città sicura, non c’è delinquenza, non abbiamo bisogno di squadre di cittadini volontari per la sicurezza, la nostra polizia è già più che sufficiente». Il capogruppo in consiglio comunale del Partito democratico, Fabio Omero, li ha definiti addirittura «utili idioti, promotori di un’idea che farebbe ridere se non ci fosse l’obiettivo di colpire gli ambulanti di colore che è in puro stile razzista e fascista». Persino la Lega ha cercato di tenersi in disparte. Il segretario provinciale del Carroccio, Massimiliano Fedriga, ha smentito che ci siano collegamenti tra queste persone e il suo movimento. Peccato che ieri questi «buontemponi» si siano presentati alla conferenza di presentazione con la bandiera dell’associazione «Volontari verdi». Il simbolo, un sole delle alpi affiancato da un elmetto stile Asterix. Sul loro sito ufficiale, linkato a quello della Lega Nord nel gruppo «associazioni padane» campeggia questa scritta: «Volontari verdi, l’associaizone voluta e fondata dall’onorevole Mario Borghezio». Che è tuttora il loro presidente. Nonché europarlamentare leghista. Sotto la linea del Po batte un cuore verde Viaggio a cavallo tra l’Emilia, la Lombardia e il Veneto Nelle vecchie «isole» rosse oggi la Lega fa proseliti Sebastiano Canetta Ernesto Milanesi «D al Po in giù, l’Italia non c’è più»: agli albori, la miccia del secessionismo si è accesa con il coretto da stadio dei "tifosi" dell’Etna in eruzione. La mitologia padana attecchisce proprio grazie al fiume-simbolo del Nord, dall’ampolla del Monviso fino alla laguna del leòn che ruggisce contro Roma, i "sudici", i negri, gli islamici, i clandestini e gli zingari. E il Lombardo-veneto diventa così il regno padano che sogna il federalismo in chiave fiscale, spinge il Carroccio a sfondare nell’elettorato di Berlusconi, rilancia il benessere con il fazzoletto verde all’occhiello e mette spalle al muro la credibilità di un’alternativa "resistente". Ai piedi del mitico Nord-est Ma sotto l’asta del Po cosa succede? È la domanda che porta ad avventurarsi ai margini della "cassaforte" post-industriale, in terre di pianura che un tempo erano anche "isole rosse", lungo arterie tracciate da comunicazioni senza tempo. Il Po come confine lascia ancora galleggiare il salvagente della diver- sità rispetto all’ideologia vincente (e convincente) delle tante destre? Si parte soltanto con la curiosità di attraversare la periferia della sponda meridionale. Luoghi sideralmente lontani da Milano, Venezia o Bologna. Un po’ il cono d’ombra di altrettante geografie distanti dal profilo dei monti. Nomi dai caratteri minuscoli nelle cartine stradali per comuni spesso più piccoli di un quartiere. Forse, l’ultimo argine di contenimento. Forse, già terra di conquista. Forse, tessere di un vecchio mosaico senza più disegno. Un viaggio a cavallo di Emilia, Lombardia e Veneto. Lontano dall’autostrada, seguendo nastri d’asfalto disegnati mai troppo fuori mano rispetto ad un’ansa del fiume. Il paesaggio sotto il Po «stacca» rispetto al villaggio indistinto di capannoni, villette e insegne pubblicitarie. Cambia anche il traffico: accanto ai bisonti e ai furgoni che spostano merci, in strada rispuntano trattori con il rimorchio e perfino scooter "storici" insieme alle biciclette. È un piccolo universo destinato a restare fuori dalle inquadrature televisive, al piede delle pagine interne di cronaca locale, con municipi e urbanistica dell’altro secolo. Dà l’impressione dell’ultima "riserva" in qualche modo con i piedi per terra. In apparenza, vita di paese che sfoglia il calendario della natura più che il listino della borsa. Di certo, borghi che non sentono bisogno dell’esercito e sindaci cui non occorre la scorta di portaborse. Ai piedi del "mitico Nord Est", distanti dai simulacri del potere e dell’economia, oltre il Po con i suoi ponti, ci si tuffa davvero nella campagna che dal Polesine sconfina nel Ferrarese e dalla Bassa veronese entra ed esce dal Mantovano. La politica si affaccia con le scritte a caratteri cubitali, propaganda leghista alla Padania che ha ormai scacciato la concorrenza dei "serenissimi" partiti con il tanketo alla conquista del campanile di San Marco da paesini simili, sulla sponda padovana dell’Adige. Altrimenti, solo la bandiera gialla della Coldiretti: sventola sul ciglio della provinciale, sopra le cassette di frutta e verdura. Tutto ad un euro in nome del chilometro zero fra pro- duttore e consumatore. Ma anche sintomo di tasche vuote, in fattoria come a casa. Alla foce del Po, spiaggiano prima dell’autunno i detriti di Wall Street. Mantova ha già lo stesso incubo di Parma. Una dozzina di risparmiatori alle prese con il crac Lehman Brother’s si è rivolta a Federconsumatori. Potrebbe diventare un fiume in piena. Gente con in portafoglio obbligazioni, polizze, bond. L’idea che siano carta straccia fa tremare le vene dell’operaio che ha investito 26 mila euro quanto alla famiglia-tipo che ha messo nelle mani della banca un patrimonio a sei cifre. Federalismo rurale Alle spalle ormai il Veneto del distretto del mobile di Cerea con la falegnameria d’ogni dimensione e per tutti i gusti. Vetrine da anni 60 di fronte a loft espositivi: chilometri dello specchio di una crisi che riflette l’implosione della società a dimensione familiare. Poco più in là, invece, tutto ruota intorno al vialone nano. Il riso di Isola della Scala è di nuovo politicamente leghista. Qui nel 1999 erano meno di cento i fedelissimi di Bossi nel segreto dell’urna. Alle amministrative 2001 il balzo oltre la soglia del 10% che diventa 15,6% alle Regionali 2005. Ma fa davvero impressione la "rivoluzione elettorale" che ormai terrorizza gli stessi berluscones: 961 voti pari al 13,3% nelle Politiche 2006 che sono esplosi in 2.514 preferenze cioè il 34,9% ad aprile. A qualche decina di chilometri, si scopre la "capitale morale dell’emigrazione mantovana". Le 1.781 anime di Magnacavallo non dimenticano la valigia di cartone e da 18 anni si cimentano con le nuove frontiere. L’ultima edizione della festa è servita ad approfondire l’informazione nel mondo e la nuova normativa di Maroni alla luce dei trattamenti sanitari obbligatori. Qui la gente si "controlla" praticamente da sola: 655 famiglie con 687 abitazioni. Il reddito medio di 15.861 euro consola i figli di chi ha dovuto lavorare all’estero. E il sindaco Andrea Pinotti, 49 anni, psichiatra, si prende cura di una comunità che non si è scossa più di tanto nemmeno quando nel 2003 c’era chi si divertiva ad avvelenare l’acqua minerale. Lo sguardo torna a perdersi fino all’orizzonte sgombro da ciminiere, mentre i giganteschi centri commerciali cedono il passo ai dimenticati supermarket e ai presidi dei consorzi agrari. L’edilizia testimonia che non è tramontata l’epoca delle case rurali appoggiate alle stalle, con l’aia che separa le galline dall’orto. La piazza resta il cuore di questi paesi all’ombra del campanile. Non manca l’alternativa fra bar centrale e bar sport, anziani che giocano a briscola e giovani tifosi di calcio. I negozi sono ancora "normali", quanto vestirsi al mercato ambulante o sorseggiare bicchieri di vino. Fa sorridere l’isola pedonale in versione paesana: non servono varchi elettronici per i quattro passi intorno al monumento ai caduti. Bergantino, il paese luna park Il Po se non si vede, bagna comunque un argine o irriga coltivazioni di mais, tabacco, meloni. Sotto il fiume, sponda polesana, è come stare dentro un film di Carlo Mazzacurati o ascoltare Natalino Balasso. D’improvviso brilla la catena di montaggio artigianale dei fuochi d’artificio e dei luna park. Bergantino, poco più di 2 mila abitanti con un sindaco Under 40 (Antonio Fabbri, geometra, lista civica di centrosinistra), è il paese dei giostrari. Nel senso che qui si inventano e producono i più classici divertimenti non solo per bambini. E a Bergantino sono abituati ad avere nel portafoglio clienti le famiglie di nomadi con la loro carovana di luna park. Un bel paradosso nel Veneto degli sceriffi e delle rivolte anti-zingari. Ma qui chi non piega la schiena nel solco dell’aratro si applica alle tecnologiche giostre di vertigine, ai lussuosi caravan, all’ultima novità degli impianti di illuminazione o di diffusione acustica, ai carri speciali per allestire e trasportare divertimento da una festa all’altra. Bergantino ospita di conseguenza un vero e proprio museo, unico in Italia. Palazzo Strozzi (che risale al ‘700) è la sede del Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare che ricostruisce la storia delle "macchine del divertimento" dall’originale presenza nelle fiere paesane fino ai moderni luna park. Un archivio prezioso che coltiva legittimamente l’ambizione di centro culturale. La giostra a Bergantino diventa un po’ il simbolo della nostra storia. Come il fiume che cerca la via del mare, il piccolo paese palesano documenta la "cultura di piazza" storicamente sopravvissuta all’alluvione catodica e alla siccità di regime. Come il Po tanto caro a Bossi, da queste parti però sono sempre pronti i fuochi d’artificio spettacolarmente simili ai "botti" di Napoli. (1 - Continua) il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 pagina 7 POLITICA E SOCIETÀ VERONA, LA CURIA REVOCA L’AUTORIZZAZIONE Salta la messa del vescovo «nero» Juan Rodolfo Laise, «emerito» vescovo argentino amico dei torturatori, che stamattina doveva celebrare messa (in rito romano antico) e cresime nella chiesa di Santa Toscana a Verona, non verrà. A seguito delle proteste scatenate dalla notizia del suo arrivo – l'indignazione della comunità italo-argentina, un presidio spontaneo convocato dai cittadini antifascisti (confermato), una lettera aperta firmata da intellettuali ed europarlamentari – il vescovo di Verona Giuseppe Zenti ha revocato l'autorizzazione concessa per la cerimonia. La Curia aveva già espresso il proprio imbarazzo con una nota in cui dichiarava di non conoscere il prelato e di non avergli conferito un incarico personale, specificando che, alla luce dei fatti, si sarebbe riservata di riconsiderare la questione. I fatti evidentemente sono risultati sufficientemente chiari: basta entra- re in rete, cliccare «obispo laise pedro de rivera» sul motore di ricerca Google e poi il secondo riferimento che appare nella lista. Si apre la pagina web di un sito cattofascista spagnolo, in cui, tra materiale vario, appaiono le foto di gruppi di ragazzotti a braccio levato e una foto del suddetto vescovo che celebra la messa secondo il rito latino di «san Pio V». Una chicca mediatica confermata da altre notizie su Laise: la sua vicinanza a TFP-Tradizione famiglia e proprietà, la conduzione della diocesi di San Luis, ereditata da un vescovo sostenitore del Concilio Vaticano II amatissimo dai suoi fedeli e trasformata in una specie di «Stato parallelo» con tanto di guardie armate (pare che il suo segretario girasse con una colt 45 alla cintura), il rifiuto di ricevere le famiglie dei desaparecidos, la richiesta della sua presenza a deporre nel processo che si apre lunedì prossimo a San Luis per l'assassinio di Graciela Fiochetti. E, infine, il fatto di essere stato invitato dagli integralisti cattolici nostrani, con cui la Chiesa ufficiale tenta di convivere ma che certamente sono, anche dal punto di vista evangelico, impresentabili. Paola Bonatelli «NO-GELMINI» PARIGI · Oggi manifestazione nazionale contro la politica del governo sulla scuola Ottomila studenti in corteo a Firenze L’école francese in piazza Riccardo Chiari Tagli al bilancio e posto a rischio per decine di migliaia di insegnanti FIRENZE A ncora una volta a Firenze sono scesi in piazza a migliaia gli studenti medi, nella terza grande manifestazione organizzata nel giro di otto giorni, salutata da non meno di 8mila fra ragazze e ragazzi. Mentre a Pisa, dopo la prima iniziativa pubblica di venerdì salutata da un corteo di duemila under 19, potrebbe seguire la prossima settimana una interessante forma di protesta: una tre giorni di cogestione fra prof e studenti all’interno di licei e istituti, con approfondimenti dei decreti Gelmini e Aprea. Vere e proprie lezioni insomma, con invitati docenti universitari di diritto pronti a tradurre e spiegare più chiaramente leggi e regolamenti. Storici in grado di tracciare il percorso delle riforme scolastiche avvenute nell’ultimo mezzo secolo. Altri prof impegnati nell’analisi dei mutamenti intercorsi nello specifico settore universitario. Se ci sarà il via libera dei consigli di istituto delle scuole interessate – si va dal classico Galilei allo scientifico Dini, dall’altro scientifico Buonarroti all’istituto Magistrale, fino al classico-scientifico 25 Aprile di Pontedera – si avvierebbe un’esperienza che potrebbe interessare anche altre realtà scolastiche della penisola, dove progressivamente si sta allargando la protesta contro i provvedimenti governativi. «Abbiamo presentato le richieste – sintetizza Stefano Spinelli, 17 anni, dello scientifico Dini – e vorremmo fossero accolte. Al tempo stesso continueremo con altre forme di protesta ‘visibile’. Come ad esempio l’entrata con un quarto d’ora di ritardo in classe, per manifestare in strada davanti alle scuole nel momento in cui gran parte dei cittadini stanno andando al lavoro». Intanto a Firenze si celebra un nuovo No Gelmini day, aperto da uno striscione che segnala «Cambiano i governi continuano gli sbagli, per gli studenti sono sempre tagli». Un mare di ragazze e ragazzi, alunni dei circa 30 istituti superiori occupati in città, sfila per il centro storico. Al loro fianco non mancano gruppi di genitori e anche alcuni insegnanti, nel solco di quella contaminazione fra i diversi attori della scuola che ha contraddistinto fin dall’inizio del mese il movimento fiorentino. «La legge l’abbiamo studiata e ristudiata» raccontano i ragazzi, che rispondono così alle ultime dichiarazioni della ministro Gelmini sulla presunta ignoranza della base scolastica sulla reale natura della riforma. «I ragazzi hanno ragione - confermano i genitori presenti al corteo in questi giorni di occupazioni si sono impegnati ad approfondire i contenuti dei decreti». Un’attività che ha contrassegnato le occupazioni e le autogestioni della quasi totalità degli istituti, anche se non sempre c’è stata la ricerca di un’intesa con i prof per far assumere alla protesta quella dimensione «scientifica» progettata ora a Pisa. Nella vicina Sesto Fiorentino intanto altri 600 studenti dei tre istituti cittadini sfilavano in corteo fino al palazzo comunale, accolti dal sindaco Gianassi che solidarizzava ufficialmente con la mobilitazione scolastica. Per tutta l’area fiorentina ora l’appuntamento più vicino è fra due giorni, martedì, giorno della protesta regionale universitaria di piazza sia dei sindacati confederali di categoria, che di quasi tutte le organizzazioni studentesche più attive dei tre atenei toscani, oltre che dei lavoratori stabilizzati e dei precari degli enti di ricerca e dell’Afam, senza dimenticare i ricercatori. Si attendono nel capoluogo decine di migliaia di partecipanti. FOTO AP Anna Maria Merlo PARIGI O ggi la scuola francese scende in piazza, con una manifestazione nazionale a Parigi (da place d’Italie alla Bastiglia), dietro lo slogan «Un paese, una scuola, il nostro avvenire». E’ il primo appuntamento di protesta dopo lo scoppio della crisi finanziaria. Insegnanti, genitori e studenti dei licei chiedono conto al governo, che da un lato concede 360 miliardi alle banche e dall’altro taglia personale e budget alla scuola. Il 69% dei francesi approva la protesta, una percentuale che non si era vista da anni a sostegno di una manifestazione, che ha raccolto l’adesione di 47 organizzazioni, dai sindacati della scuola fino a Attac e alla Lega dei diritti dell’uomo. La marcia spera di pesare sulla discussione della finanziaria, prevista all’inizio di novembre all’Assemblea nazionale. In cima alle rivendicazioni c’è la questione dei posti di lavoro. Il ministro dell’Educazione nazionale, Xavier Darcos, ha usato l’accetta: 8500 posti di insegnanti in meno nel 2007, 11.200 quest’anno, 13.500 nel 2009, e la deva- ISTRUZIONE · Il ministro: «Sembriamo di sinistra» Nessuno, tra le migliaia di studenti che hanno sfilato venerdì a Roma, ha capito che Mariastella Gelmini sta dalla loro parte. Di più: «Questo governo sembra essere un governo di sinistra per come ha a cuore i bisogni della gente», ha detto ieri il ministro dell’Istruzione. Maestro unico, voto in condotta, classi ad hoc per gli immigrati, trasformazione delle università pubbliche in fondazioni, taglio dei fondi alla ricerca: eccoli i provvedimenti di... sinistra. E poi il nuovo annuncio: «Entro ottobre presenterò la riforma del reclutamento dei ricercatori e dei docenti. In particolare sarà presentato un progetto di legge per privilegiare e favorire l’assunzione di giovani nelle Università». Vista l’area che tira in questi giorni a viale Trastevere, gli interessati già fanno gli scongiuri. E ieri perfino il placido Veltroni è entrato a gamba tesa contro la neoministra. «So per certo che molte scuole chiuderanno e questa riforma favorirà la dispersione scolastica - ha tuonato il leader del Pd - Hanno fatto tagli agli unici due settori dove non si dovevano fare: scuola e sicurezza». E ancora: «Cosa vuol dire che un immigrato non può stare in classe con gli italiani, queste classi differenziate sono un atto di chiusura che farà crescere gli immigrati nell’odio. Non ci si ricorda che noi siamo un Paese di immigrati». stazione dovrebbe continuare fino al 2012, cioè fino alla conclusione del mandato di Sarkozy all’Eliseo. I tagli al personale si fanno sentire sul terreno, soprattutto nelle scuole situate nei quartieri difficili. Diminuzioni delle «opzioni», classi con più allievi, meno ore di insegnamento, meno insegnanti di appoggio: ci sono tutti gli ingredienti per una revisione al ribasso della funzione di servizio pubblico della scuola. Per gli organizzatori, il governo «vede nell’Educazione nazionale solo un mezzo per fare delle economie. Secondo la Fsu, il principale sindacato della scuola, «ci sono tutti gli ingredienti per mettere in atto una scuola a due velocità, in una società già minata dalle diseguaglianze. L’inquietudine è reale. I recenti annunci sui tagli al bilancio fanno temere il peggio, in un clima già teso. Assistiamo a una rottura di fondo nella priorità che lo stato accordava alla scuola in Francia». Per Jean-Baptiste Prévost, segretario dell’Unef, la principale organizzazione degli studenti, «una politica di rigore rischia di aggiungere crisi alla crisi». Per il ministro Darcos il rischio maggiore è che la manifestazione di oggi segni l’inizio di un periodo di mobilitazione nei licei. Sul tappeto ci sono anche le riforme dei programmi. Darcos ha imposto una riforma alle elementari e adesso si appresta a fare la stessa cosa per i licei. Nelle elementari, ha generalizzato a tutte le scuole la settimana di 4 giorni, giudicata inadatta dagli esperti, ma demagogicamente adottata dal ministro (pensando di venire incontro alle esigenze delle famiglie, liberando anche il sabato, oltre al tradizionale mercoledì). Le ore di sostegno (due alla settimana) si sono così accavallate con l’orario già molto serrato, diventando praticamente controproducenti per i più piccoli. Giovedì scorso c’è stato uno sciopero nelle elementari parigine contro questa riforma. Per i licei la discusisone è in corso, ma sembra partita male. Darcos vuole eliminare i licei tradizionali (S, L, Es, cioè scientifico, letterario e economico-sociale), per sostituirli con dei percorsi individualizzati. La riforma dovrebbe già venire applicata nel prossimo anno scolastico, ma gli insegnanti frenano, perché temono che alcune materie (come la filosofia) non vengano più considerate obbligatorie, in un calcolo complesso tra insegnamenti «generali» (il 60%), «complementari» (20%) e «di accompagnamento» (20%), accentuando di fatto la scuola a più velocità. La scuola è sotto accusa nell’era Sarkozy. Il presidente ha accusato il ’68 di tutti i mali, ha affermato che l’autorità deve tornare nelle aule, dove gli allievi devono essere obbligati «ad alzarsi quando entra il professore». Un richiamo all’autorità per mascherare meglio la miseria di mezzi stanziati, denunciano sindacati e associazioni. a cura della red. soc. MEREDITH IL PM: «ERGASTOLO PER RUDY GUEDE» Ergastolo per Rudy Guede uno dei tre giovani accusati dell’omcidio di meredith Kerker. la richeista è stata avanzata ieri dal pubblico ministero di Perugia Giuliano Mignini al termine della requisitoria pronunciata davanti al gup Paolo Micheli. Il magistrato perugino, che ha coordinato l'inchiesta per l'omicidio della studentessa inglese, ha riconosciuto il ruolo attivo dell'ivoriano nell'omicidio della studentessa inglese. «Quella dell'ergastolo è una richiesta che ci aspettavamo visto il capo di imputazione, ma in sede di discussione replicheremo punto su punto, quindi siamo pronti per la discussione serenamente», ha commentato il legale del giovane ivoriano, l'avvocato Walter Biscotti. Alla richiesta della reazione mostrata da Rudy l'avvocato Biscotti ha risposto: «era preparato, glielo avevamo detto che con quel capo di imputazione la richiesta di pena sarebbe stata severa, ma si aspetta un giudizio diverso dal giudice, perché lo ripetiamo, Rudy non ha ucciso Mez». IMMIGRAZIONE MARONI: «LIBIA RISPETTI PATTI SUL CONTROLLO DELLE COSTE» Al ministro degli Interni Bobo Maroni l’entrata, come maggiore azionista, del governo libico nella banca Unicret non va proprio giù. Perché distrae il paese africano dal vero compito: quello di pattugliare le coste per evitare il traffico dei migranti. «C'è un modo per contrastare gli sbarchi di immigrati che provengono dalla Libia ha spiegato il ministro - e c'è in questo senso un accordo tra Italia e Libia che era stato stipulato dal ministro Amato, gliene do atto, e che prevede il pattugliamento davanti a coste libiche. Solo a tre miglia dalla costa, infatti, e non in alto mare, si possono rimandare indietro i barconi di clandestini». ASTI BIMBO MAROCCHINO PICCHIATO PER UNA LITE SULL’AUTOBUS Un bimbo marocchino picchiato in strada da un uomo, nel centro di Asti, che lo riteneva colpevole di aver spintonato la moglie su u autobus stracolto di passeggeri. L'episodio è stato denunciato da Luca Robotti, presidente del gruppo piemontese del Pdci, intervenuto egli steso per aiutare il piccolo. «E' una delle scene piu' brutte cui abbia mai assistito – ha detto Robotti, che presentera' un'interrogazione in consiglio regionale - quel bambino era picchiato selvaggiamente da un uomo, che poi si è rivelato essere un pregiudicato, tra l'indifferenza dei passanti». ROMA PRESIDIO DELLA DESTRA CONTRO UN CAMPO ROM Una manifestazione di una cinquantina di persone, e capeggiata dai consiglieri municipali del Pdl, per chiedere lo smantellamento del campo nomadi del Casilino 900. Destra in movimento ieri a Roma con un’azione imprevista che ha spiazzato gli abitanti rom che stavano in quel momento nel campo. «All’improvviso abbiamo sentito urla e insulti», racconta uno, «ci siamo spaventati, abbiamo temuto un assalto». Cosa non successa. Il presidio infatti è durato un’oretta ed è rimasta pacifico. Tra gli striscioni esposti dai manifestanti svettava «Alemanno mantieni le tue promesse». Una delegazione rom ha incontrato i consiglieri del Pdl, riaffermando le proprie ragioni: «Neanche noi vogliamo vivere in uno stato di crisi permanente igienico-sanitaria, ma la soluzione non è cacciarci». RIFIUTI · I cittadini di Albano, alle porte di Roma, protestano contro l’impianto: «È inutile e dannoso» In corteo contro il mega-inceneritore della regione Lazio Andrea Palladino ALBANO (ROMA) U n futuro nero si prepara per la regione Lazio, che ha appena approvato la costruzione di uno degli inceneritori più grandi d’Italia. Lo chiamano gassificatore, lo costruirà un consorzio tra Acea, Ama e la Pontinia Ambiente dell’avvocato dei rifiuti Manlio Cerroni, mentre la procedura per l’approvazione è avvenuta nei corridoi della presidenza della Regione Lazio in silenzio, evitando troppo rumore. Ad Albano Laziale - a pochi chilometri dal raccordo anulare - però troppo silenzio i cittadini non lo vogliono. Una manifestazione preparata da due mesi è arrivata al momento più opportuno, due giorni dopo l’annuncio del presidente Marrazzo, che - forse messo alle strette da chi ha mano il fututo economico della Regione - ha annunciato la firma dell’autorizzazione per la costruzione del mega inceneritore alle porte di Roma. Nella città dei Castelli romani hanno sfilato ieri per due ore i tanti cittadini che da mesi si battono contro il progetto. «Abbiamo un’aria già carica d’inquinanti, una discarica a ridosso della città, non possiamo accettare altri impianti che solo aggraveranno la situazione», racconta il coordinamento «No inc», che riunisce la sinistra e gran parte dell’ambientalismo dei Castelli romani. L’inceneritore, oltre ad essere dannoso, è in sostanza inutile. Oggi i tre impianti esi- stenti nel Lazio - Colleferro, San Vittore e quello in via di apertura di Malagrotta - sono in grado di accogliere abbondantemente il combustibile da rifiuti prodotto nella regione. Le 185.000 tonnellate di Cdr prodotto ogni anno potrebbero essere facilmente smaltite nell’impianto del consorzio Gaia di Colleferro, che ha un potenziale di 260.000 tonnellate l’anno. In realtà la costruzione di nuovi inceneritori si spiega con l’ipotesi - sempre più probabile - di destinare agli impianti del Lazio i rifiuti prodotti da altre regioni, ecoballe napoletane incluse. La stessa procedura di approvazione dell’impianto di Albano è perlomeno sospetta. Ad aprile la valutazione d’impatto ambien- tale era stata negativa. Nei giorni delle elezioni fu il presidente Marrazzo a sospendere l’iter del progetto, che stava andando incontro ad una bocciatura. In pochi giorni il consorzio guidato dalla coppia romana Acea-Ama presentava ulteriori documenti, mai resi pubblici. Nel silenzio estivo la valutazione negativa si trasformava in una approvazione, che sta creando non pochi malumori nella giunta guidata da Marrazzo. «Ci dovrà essere un vero confronto all’interno della maggioranza», ha spiegato Filiberto Zaratti, assessore regionale all’ambiente dei Verdi, presente alla manifestazione di ieri ad Albano contro l’impianto. Un confronto - quello sulle tematiche ambientali - forse rimandato per troppo tempo. pagina 8 il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 CAPITALE E LAVORO CARA CASA: PANORAMICA ROMANA /FOTO DI ATTILIO CRISTINI LAVORO MORTALE Ancora un morto. E Schifani se la prende con gli operai Anche di sabato si lavora e anche di sabato si muore. Dopo la strage di venerdì ieri ha perso la vita Lucio Caruso, titolare (come spesso avviene soprattutto nell’edilizia) di una piccola ditta che a san Sosti, nell’entroterra cosentino, stava ristrutturando, in appalto, una basilica. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo è caduto da un gabbione ed è rimasto schiacciato. E’ invece fortunatamente vigile e risponde agli stimoli l’operaio ventisettenne che ieri, in seguito a un malore, è caduto da un ponteggio nel cantiere Enel di Torrevaldaliga. Ma il presidente del senato, Renato Schifani, dopo avere definito «inaccettabile» lo «stillicidio di morti», non esita a dire che «occorre fare in modo che la stessa classe operaia venga formata ed educata al rispetto delle regole». La responsabilità, insomma, sarebbe più dei lavoratori che delle imprese. Attacca il governo, la Cgil, chiedendo la piena applicazione della legge 123. a cura di red.econ. PETROLIO L’OPEC: TAGLIAMO LA PRODUZIONE I tagli alla produzione dell'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) devono essere «importanti». Lo ha dichiarato, scrive Aps, il ministro algerino dell'Energia, Chakib Khelil, presidente dell'Opec, durante un visita di lavoro a Tamanrasset, nel Sahara algerino, 2000 km a sud di Algeri. Durante la riunione straordinaria dell'Opec il 24 ottobre verrà decisa «una riduzione della produzione e deve essere una riduzione importante per riequilibrare la domanda e l'offerta», ha detto Khelil. «Se la riduzione deve essere di 1,5 milioni di barili al giorno» ha aggiunto, «sarà di 1,5 milioni di barili. Se deve essere di 2 milioni sarà di 2 milioni».«La proposta dell'Iran, per la riunione d'urgenza dell'Opec, è che l'approvvigionamento di petrolio sia ridotto proporzionalmente alla domanda», ha detto anche il rappresentante iraniano presso l'organizzazione di Vienna, Mohammad Ali Khatibi, definendo il calo dei prezzi «inquietante». Dal record dello scorso giugno sopra i 147 dollari, il petrolio è sceso di circa il 50% poco sopra i 70 dollari. Il prezzo della benzina alla pompa sta scendendo, ma è ancora stimato alto. BENZINA IL PREZZO È ANCORA TROPPO ALTO I prezzi di benzina e gasolio sono scesi, ma i ribassi potrebbero essere decisamente più consistenti. Secondo una rilevazione di Nomisma Energia ci sarebbero ancora oltre 7 centesimi di troppo per la benzina e oltre 6,6 centesimi in più per il gasolio. Rilancia così, Nomisma, quanto sostenuto da tempo dalle associazioni dei consumatori che rivendicano ribassi più consistenti a fronte di un forte calo delle quotazioni dell’oro nero. La rilevazione di Nomisma si basa sulla comparazione tra i prezzi attuali alla pompa e quelli «ottimali», ottenuti sommando al costo della benzina sul mercato internazionale un margine lordo a copertura di tutti i costi, dal trasporto alla pubblicità. MUTUI BANCHE TEDESCHE UNITE NELLA LOTTA Le banche tedesche avrebbero intenzione di fare ricorso al pacchetto di aiuti predisposto da Berlino tutte insieme, per evitare di arrivare in ordine sparso mettendo in evidenza le difficoltà di singoli istituti di credito di fronte alla crisi. Lo scrive la rivista Focus. Il parlamento tedesco ha adottato un piano di sostegno al sistema finanziario che stanzia 480 miliardi di euro, fra possibili ricapitalizzazioni e garanzie di prestiti, per fare scudo alle banche tedesche di fronte alla crisi del credito. CRISI GLOBALE Il fallimento degli Stati uniti? «Non è più solo un’ipotesi di scuola» Parvus L’ NOMISMA · Effetto crisi: diminuiscono le compravendite e calano i prezzi Sette miliardi di sofferenze L’incubo del caro mutui Sara Farolfi ROMA U n incubo tormenta almeno 3,2 milioni di famiglie italiane. Si chiama «mutuo», non è conteggiato nel paniere Istat del carovita, e rischia di far crollare (ma qui non c’è nessun «aiuto di stato» pronto a intervenire) parecchi bilanci familiari. Oltre 7 miliardi, il 2,5% dell’ammontare complessivo dei mutui erogati. A tanto ammonteranno le «sofferenze immobiliari» nel 2008, secondo uno studio dell’istituto di ricerca bolognese Nomisma, che parla dichiaratamente delle «recenti difficoltà delle famiglie a rispettare i pagamenti della rata». E che definisce «sottodimensionato» il dato di 5,6 miliardi di sofferenze riconducibili al settore immobiliare elaborato dalla Banca d’Italia. Un dato «preoccupante», secondo Nomisma, anche alla luce dei tempi di esecuzione immobiliare del nostro paese (6 anni in media) che «rischia di avere un impatto negativo sulla liquidità, o anche solo sulla percezione di solvibilità, del sistema bancario italiano». In pratica si tratta di famiglie che decidono di allungare i tempi di pagamento del prestito o che addirittura si trovano nell’impossibilità di fare fronte al pagamento delle rate e che perciò si sono viste costrette a ricorrere alla sostituzione ipotecaria o all’inadempienza. E si badi bene che questa è una diretta conseguenza della crisi finanziaria che da oltre un anno imperversa nel globo. La maggior parte dei mutui italiani sono infatti stati sottoscritti ad un tasso variabile, quando forse questo era conveniente rispetto al tasso fisso. Ma la crisi di liquidità innescata dalla vicenda dei subprime statunitensi (stante il fatto che la finanza è la cosa più globale che ci sia) ha veicolato sui mercati creditizi europei un’ondata di pessimismo, accompagnata da timori di fallimento (a ragione, tra l’altro), che hanno fatto impennare i valori dell’Euribor (il tasso a cui le principali banche europee si prestano soldi a vicenda, e al quale sono agganciati la maggior parte dei mutui italiani). Solo negli ultimi giorni, il sistema creditizio sembra avere ripreso un po’ di fiato e i valori dell’Euribor sono tornati a scendere. E’ perciò conseguenza diretta degli Questione di Fondo Il direttore del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Khan è sotto inchiesta per abuso di potere. Ha favorito o no una ex economista del Fmi ed ex sua amante per andare alla Bers di Londra? Il suo predecessore, Paul Wolfovitz, fu costretto alle dimissioni perché aveva assegnato a una dipendente sua amante carica e stipendio da 200.000 dollari. Si balla ed altro, sul Titanic. TLC · Rapporto 2007 per l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni L’Italia dell’Adsl spaccata in due C on un bacino di 20 milioni di utilizzatori di internet l'Italia punta sulla nuova generazione di banda larga, accorcia le distanze nelle classifiche dei paesi europei, ma lancia un allarme: lo sviluppo di internet «veloce» non è ancora omogeneo, resta condizionato «innanzitutto da logiche di redditività degli investimenti», con investimenti e nuove infrastrutture dove ci sono più clienti, nelle grandi città, a discapito delle altre aree del paese. È il quadro che emerge dal rapporto curato dalla società di consulenza Between per l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Serve, viene sottolinea- to, «un intervento di sistema». Altrimenti «si intravede non solo una spaccatura in due del paese tra le aree a maggiore potenziale e quelle meno attrattive ma anche uno sviluppo ritardato delle infrastrutture di rete più innovative». Sotto accusa anche il ruolo degli «operatori alternativi» entrati in un mercato che, con la liberalizzazione avviata dieci anni fa, usciva lentamente dal monopolio. Avrebbero dovuto spingere lo sviluppo con l'arma della concorrenza, rileva il rapporto di Between, ma «i piani finora presentati evidenziano un consolidamento degli investimenti e la focalizzazione sulle aree a maggio- re potenziale di mercato» puntando così solo sul «50% della popolazione», quella «concentrata nelle aree urbane maggiori». A fine 2007 erano circa 10,1 milioni gli accessi a larga banda in Italia, con una copertura dei servizi Adsl «sostanzialmente raddoppiata» rispetto al 2001. Lo sviluppo della larga banda nei prossimi anni sarà sostenuto da prezzi in calo: la stima per il 2010 è di oltre 14 milioni di accessi, l'85% per la clientela residenziale. Il bacino di tutti gli utilizzatori di internet è intanto salito da 14 milioni nel 2002 a circa 20 milioni nel 2007. alti tassi d’interesse, oltre che della tradizionale ’prudenza’ degli istituti di credito nostrani, il calo registrato nelle rischieste di mutui che, nel primo trimestre 2008, e per la prima volta da dieci anni, sono scese dell’1,3% sul trimestre precedente. Complessivamente, per il 2008, Nomisma stima 90 mila compravendite in meno nel solo comparto residenziale, mentre per i prezzi (gonfiatisi negli anni della bolla) è prevista una discesa media, in termini reali, tra il 3 e il 5% rispetto al 2007. In questo quadro di «fragilità e incertezza», solo un ulteriore allentamento della politica monetaria risulterebbe in grado di allentare i vincoli che limitano la capacità di spesa delle famiglie. Tenendo conto però della gradualità con cui l’euribor si adegua alla riduzione del tasso ufficiale di sconto (il tasso al quale cioè la Bce presta soldi alle altre banche): lo scostamento tra i due tassi, in condizioni normali, dovrebbe infatti essere minimo, negli ultimi mesi invece le due curve sono andate progressivamente scostandosi sempre di più. Più in generale, conclude il rapporto, «l’Italia può dirsi salva da una crisi endogena, ma resta evidentemente esposta al tracollo finanziario statunitense, nonchè fragile per una economia reale che restituisce segnali di recessione»: «Gli effetti della stretta creditizia scaturita dalla crisi sono allarmanti, ancorchè parzialmente celati da un sistema di rilevazioni che non consente di cogliere appieno l’entità della trasformazione in atto». euforia di borsa seguita agli interventi del G7 e dell’Unione Europea è durata poco. I listini di borsa sono di nuovo in profondo rosso, e la crisi sembra ormai avvitarsi in una spirale di svalutazioni patrimoniali, razionamento del credito e fallimenti. A questo punto anche la parola «recessione», a lungo bandita dalle cronache e tornata di prepotenza sui titoli dei giornali nelle ultime settimane, rischia di suonare eufemistica. Le dighe erette dagli stati si rivelano insufficienti contro la marea del debito. Anche perché è lecito il sospetto che le mirabolanti cifre stanziate siano un bluff. Un operatore di borsa che ha titoli bancari in portafoglio può essere felice di apprendere che il governo italiano pone a disposizione per ricapitalizzare banche in difficoltà sino a 20 miliardi di euro (la cifra è stata fatta filtrare ma non confermata ufficialmente). Ma può anche essere tentato di chiedersi dove diavolo potrebbero essere reperiti tutti questi soldi se servissero sul serio: soprattutto in un paese come l’Italia, dove il governo ha appena deciso di tagliare le spese destinate alla scuola di 3 miliardi di euro nei prossimi anni. Anche ammesso che quelle cifre siano realmente disponibili, si apre un altro capitolo: la crescita del debito pubblico. A cominciare da quello degli Stati Uniti, per i quali l’ipotesi di un fallimento non è più solo un’ipotesi di scuola. Lo dice impietosamente il prezzo dei credit default swaps (cds), che coprono chi detiene obbligazioni dal rischio di fallimento dell’emittente. I cds sul debito Usa costano il doppio di quelli sul debito tedesco, perché il rischio di fallimento degli Usa è ritenuto due volte più probabile. In prospettiva, problemi simili a quelli degli Stati Uniti rischiano di averli diversi degli stati che lo scorso fine settimana si sono uniti nella Santa Alleanza contro la crisi finanziaria. Ma ci sono anche paesi in cui il rischio di default è addirittura imminente. In Asia, Cina e Thailandia. Ma molti si trovano in Europa. Islanda, Ucraina e Ungheria hanno già chiesto l’aiuto del Fondo monetario internazionale. In Islanda il sistema dei pagamenti è praticamente bloccato, da quando il governo ha intrapreso misure d’emergenza a difesa della valuta locale (sono stati anche congelati i conti in valuta estera aperti nelle banche islandesi). In Ungheria, dove l’85% del mercato creditizio è nelle mani di sussidiarie di banche straniere, la Bce ha dovuto aprire una linea di credito di 5 miliardi per evitare il deflusso di euro. Ma più o meno tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale si trovano in difficoltà. Destinatari di finanziamenti esteri per oltre 1.000 miliardi di dollari soltanto lo scorso anno (in buona parte procurati da banche dell’Europa occidentale quali Unicredit, Erste Bank e Swedbank), questi paesi hanno enormi deficit di bilancio, un credito interno in forte espansione e notevoli bolle immobiliari. Con casi limite come quello di Kiev, dove gli immobili per uffici sono affittati agli stessi prezzi di Londra. Non solo: in Polonia e Ungheria il 50% dei mutui sono stati contratti in valuta straniera (in genere euro), in Croazia addirittura il 75%. E una marcata svalutazione delle valute di questi paesi è già in atto. Questa settimana in Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Ucraina le cose sono andate molto male non soltanto per i listini azionari, ma anche per le valute locali: il fiorino ungherese, ad esempio, nella sola giornata di mercoledì ha perso oltre il 7% nei confronti dell’euro. Non diversa è la situazione dei paesi baltici. Per molti di questi paesi non sono da escludere scenari da crisi dell’Asia del 1997/8: rapido deflusso dei capitali stranieri, forte svalutazione, crisi economica più o meno generalizzata. Se questi rischi si materializzassero, sarebbe minacciata la convergenza delle monete locali verso l’euro e la stessa stabilità politica dell’Europa a 27 sarebbe sottoposta a forti tensioni. La debolezza dell’euro nelle ultime settimane ha verosimilmente anche questa origine. Lo storico spauracchio dell’Unione Europea - shock asimmetrici e differenziali tra le economie che si ampliano anziché ridursi - è già una realtà se confrontiamo i paesi della zona euro con quelli che ne sono fuori. È tutt’altro che escluso che la stessa situazione si riproponga anche all’interno dell’eurozona. Inutile dire che il candidato numero uno al ruolo di peggiore performer economico è l’Italia del cav. Berlusconi, completamente impallata e ormai gestita da un comitato d’affari di arroganza pari all’incapacità. Si pensi alle sparate contro il presunto pericolo rappresentato dai fondi sovrani per le imprese italiane, a un giorno di distanza dall’ingresso della Libia nel capitale di Unicredit (e a poche settimane dal viaggio di Berlusconi in Libia). «Il patriottismo», diceva Samuel Johnson, «è l’ultimo rifugio dei mascalzoni». il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 I L M A N I F E S T O I N T E R N A Z I O N A L pagina 9 E DA JOE THE PLUMBER A SARAH PALIN, L’ELETTORATO REPUBBLICANO IN MASCHERA PER MCCAIN PER MCCAIN A CONCORDE, NORTH CAROLINA/FOTO AP Fanno parte della Women Coalition, sono scrittrici di libri cristiani che difendono con furia la scuola privata, giovani studentesse attiviste in carriera politica. Intanto in campo democratico cresce la paranoia di chi sta per vincere ma teme i colpi bassi dell’ultimo momento L’AMERICA Santa Fe la snob tra atomiche, quiz e infinito deserto M. d’E. INVIATO A SANTA FE (NEW MEXICO) S Elefanti ROSA SHOCKING Marco d’Eramo INVIATO AD ALBUQUERQUE (NEW MEXICO) «S ono una scrittrice di libri cristiani» mi dice Penny Rose, volontaria per la campagna del candidato repubblicano John McCain. Penny ha tre figli dai 22 ai 18 anni, la maggiore è già laureata. «Ho cominciato a fare la volontaria a giugno, all’inizio mi prendeva solo un’ora la settimana, ora mi prende dieci ore, a volte anche 17». Magra, occhi azzurri, capelli biondi tagliati corti, Penny Rose è texana, ma ha vissuto tutta la vita qui in New Mexico. Le chiedo cosa intende per «libri cristiani»: testi non di narrativa, ma «bibbie devozionali». Controllerò su Amazon.com e verranno fuori questi titoli: Vivi intimamente: lezioni dalla stanza di sopra; Vivi senza paura: uno studio sul libro di Giosuè; Sentiero verso il piano divino: Ruth ed Ester; la maggior parte di questi volumi sono scritti in collaborazione con Leyna Hetzig (dalle evidenti origini tedesche), un’alta donna bionda che ci si avvicina poco dopo e s’inserisce nellla conversazione. POLITICA USA · Un voto a pezzi Non c’è solo la coalizione delle donne di cui fa parte la scrittrice di libri cristiani Penny Rose. La lista dei gruppi che appoggiano John McCain, quale risulta dal sito repubblicano, indica fino a che punto l’elettorato viene segmentato, scomposto e mirato: indica cioè come si fa politica negli Usa. Ecco la lista: coalizione degli afroamericani; indiani-americani per McCain, disabili americani per McCain; arabi-americani per McCain, asiatici-americani per McCain; motociclisti per McCain, cattolici per McCain; democratici e indipendenti per McCain; gestione ambientale per McCain; team delle fattorie e dei ranch; futuri leaders per McCain; operatori della sanità; comitato per elezioni aperte e oneste; ispanici per McCain; coalizione consultativa ebrea; avvocati per McCain; libanesi-americani per McCain; fans delle corse per McCain; dirigenti di piccole imprese; sportivi per McCain; veterani per McCain; donne. (m. d’e.) NEW MEXICO, VOCI DI DONNE CHE TIFANO PER MCCAIN Come mai una scrittrice di libri cristiani s’impegna in una campagna elettorale? «Al college le mie materie erano inglese come prima e scienze politiche come seconda». Le ragioni del suo sostegno a McCain? Mi cita subito entusiasta la politica dell’istruzione, e cioè i vouchers, tagliandi che rimborsano ai contribuenti quella parte di tasse che andrebbe in istruzione pubblica, perché con questi soldi ogni genitore possa mandare i figli alla scuola privata che desidera. Quando obietto che i vouchers sono più consistenti per chi paga più tasse e quindi i ricchi avrebbero a disposizione rimborsi per mandare i figli in scuole più costose e migliori, l’ aria serafica cede il posto alla furia, e gli occhi cominciano a lampeggiare aggressivi: «Io non avevo i mezzi per affrontare una scuola privata, ma due miei figli hanno ottenuto borse di studio per frequentarla; e la scuola pubblica dove è stata l’altra mia figlia era pessima, orribile, ho dovuto tirarla fuori». Come ha scritto Albert Hirschman, questo è un meccanismo infernale: più i ricchi mandano i figli alle private, più le pubbliche peggiorano perché i genitori degli allievi sono più poveri e non hanno mezzi per farsi valere. Passo a un argomento meno scottante e chiedo a Leyna e Penny come mai in New Mexico il tema degli immigrati clandestini non è così scottante come nella vicina Arizona. In effetti sui depliants dei candidati di entrambi i partiti non compare più «l’impegno a rendere più sicuro il confine», immancabile in Arizona. Anche i repubblicani sembrano più miti degli arizoniani, di fronte a cui i nostri leghisti paiono benefattori dei clandestini. Leyna prima fa l’ipotesi che Albuquerque e Santa Fe, dove vive la stragrande maggioranza dell’esigua popolazione del New Mexico, sono più lontane dalla frontiera rispetto alle città dell’Arizona. Penny sostiene che qui non c’è la pressione economica che c’è invece a Phoenix. Non c’è l’idea che gli immigrati ti rubino il lavoro. Leyna ha un’altra ipotesi, più interessante: che gli ispanici siano così tanti in New Mexico (42% della popolazione) da rendere impossibile una discriminazione. Penny e Leyna fanno parte della Women Coalition, una delle tantissime «coalizioni» in cui i partiti disarticolano i propri sostenitori (vedi il box accanto). «È elettrizzante fare campagna tra le donne: parli con donne che non si sono mai interessate alla politica e fai capire loro quanto è importante per le loro vite». La Women Coalition è chiamata anche «l’Elefante rosa» (l’elefante è il simbolo del partito repubblicano). E scarpe rosa shocking a punta lunga e tacchi ha spillo porta ai piedi Shira Rawlinson, paffuta, bionda, gentilissima addetta stampa del Gop (Grand Old party) che mi aveva chiesto efficiente: «Quanti volontari vuole intervistare?» «Magari qualche giovane» le dico e subito – siamo nel quartiere generale per il New Mexico della campagna McCain-Palin – mi presenta Heather Hall, 22 anni, studentessa in scienze politiche e storia. «Ho cominciato a fare politica quando avevo 18 anni, per la campagna di Bush nel 2004: mi sono entusiasmata. Come volontaria organizzo soprattutto banchi nel campus. In futuro voglio fare la manager di campagna, fare politica» dice con l’accurata, linda nettezza di una giovanissima in carriera. Heather non è scoraggiata dai sondaggi che in New Mexico dànno Obama al 52% e McCain al 45% (la soglia del 50% è decisiva nei sondaggi e conta più del vantaggio): «Anche Reagan e Bush erano in svantaggio venti giorni prima del voto e poi hanno rimontato. McCain è uno specialista in rimonta. L’anno scorso lo davano perdente alle primarie.» Ma il clima qui è teso, come quando una squadra è sotto di tre gol però i giocatori ce la mettono tutta lo stesso. Una curiosa assenza in questo quartier generale è che non si vede nessuna foto di Sarah Palin, candidata alla vicepresidenza. Un chiaro riferimento alla Palin lo si legge invece sul muro nell’atrio della sede del Partito democratico del New Mexico. «Notifica a Sarah Palin: Gesù era un community organizer e Ponzio Pilato era un governatore». La frecciata alla fondamentalista cristiana Palin si riferisce al fatto che alla Convention repubblicana lei aveva sfottuto Obama perché community organizer, «attivista sociale», e al fatto che Palin è governatrice dell’Alaska. Qui l’atmosfera è contraria: tanto i repubblicani erano gentili, tanto i democratici sono scortesi. Gli addetti alla comunicazione si rifiutano di comunicare: «Francamente mi dicono che non hanno tempo perché sono concentrati sulla stampa statunitense che porta voti, invece i giornalisti strnaieri…» mi dice l’anziana signora che mi filtra. Quando insisto, adduce «cattive esperienze fatte in passato, quando alcune frasi sono state distorte». La verità è che qui si respira la paranoia di chi sta per vincere ma teme un colpo basso dell’ultimo momento. Tanto più che la campagna di McCain moltiplica gli attacchi personali, le botte proibite. È violenta la campagna contro l’associazione non profit Acorn per aver iscritto ai registri elettorali cittadini inesistenti. Continua l’attacco al «terrorista Obama» perché ha incontrato un ex terrorista che aveva compiuto attentati nel 1969, quando Obama aveva otto anni. In New Mexico i democratici sono un po’ delusi perché il governatore democratico Bill Richardson non è stato scelto per la vicepresidenza: Richardson aveva molti atout: è uomo del sud ( ambedue i candidati democratici sono ora del nord); ha una mamma messicana (e gli ispanici sono un gruppo difficile per Obama), ha grande esperienza internazionale (è stato ambasciatore all’Onu con Bill Clinton); è stato il primo dei grandi clintoniani ad aver tradito Hillary. Ma qui si consolano sperando che a Richardson sia assegnato un ministero in caso di vittoria di Obama. La difficoltà di Obama con l’elettorato latino è riscontrabile nel gap di popolarità tra lui come candidato alla presidenza e il democratico Tom Udall, candidato al senato: mentre Obama è in testa per 7 punti (52% a 45%), Udall è in vantaggio di 20 punti sul suo avversario (57% a 37%). La differenza tra 7 e 27 misura il fattore razziale. Ma dalla rarità con cui McCain si è fatto vivo qui, si capisce che per i repubblicani le «coeur n’y est pas». Ansia di perdere per i repubblicani, terrore di non vincere per i democratici che si aggrappano a Tom Udall per conquistare una solida maggioranza al senato. ono già spruzzate di neve le cime (a 4.000 m.) delle montagne Sangre de Cristo, sulle cui pendici meridionali si poggia la cittadina di Santa Fe, capitale amministrativa del New Mexico (la città più importante è Albuquerque, 90 km più a sud e 500 m più in basso). Il centro di Santa Fe si dà arie di un villaggio francese della Provenza, senza essere francese né essere in Provenza, ma comunque i suoi ristoranti hanno tutti il mignolo alzato. Il suo nome completo, impostole dagli spagnoli quando la fondarono nel 1610, è «La Villa Real de la Santa Fé de San Francisco de Asís», ma ora è una di quelle città false, di solito dichiarate Monumenti dell’Umanità dall’Unesco, svuotate di vita reale, e ridotte a residence per turisti. In questo caso una Disneyland a metà di indiani Pueblos e la Nuova Castiglia. Per decenni Santa Fe è stata centro bohémien, meta di pittori e scultori, e ora intasca i dividendi di questo investimento artistico. E da buona affarista, continua a investire nell’arte e mantiene un teatro dell’Opera che è worldclass, per usare un termine per cui gli americani vanno matti. «Santa Fe non ha ancora sentito la recessione», mi dice Julia Goldberg, direttrice del settimanale alternativo SantaFeReporter: «Noi abbiamo un forte turismo internazionale che il dollaro basso ha molto aiutato nell’ultimo anno. Ed è abbastanza impermeabile alla crisi anche l’altro motore economico della città, l’apparato dello stato del New Mexico», dipartimenti, parlamentari, personale amministrativo. «Certo il settore immobiliare ha già preso un colpo, ma la situazione non è ancora drammatica». A soli 50 km da quest’isola d’irrealtà, i grandi laboratori atomici di Los Alamos, creati nel 1943 col Progetto Manhattan per costruire la prima bomba atomica. Ti dici che in questa steppa sperduta furono decisi i destini del mondo, e ti rendi conto che nell’autostrada dall’Arizona a qui sei passato per Socorro, a solo 40 km in linea d’aria dal sito, nel deserto di Alamogordo, dove nel 1945 fu fatta scoppiare la prima atomica. La prima bomba atomica, le riserve indiane con i loro casinos (case da gioco), lo sterminato deserto in cui – su una superficie pari a quella italiana – vivono 1,9 milioni di persone, meno di un trentesimo della nostra densità. Ovunque ti si manifesta un improbabile impasto di modernità e arcaismo, inattesa centralità nella storia del mondo e inesorabile provincialismo. Niente te lo dice meglio della toponomastica. Gli Stati uniti sono un paese in cui spesso i nomi ti fanno venire un groppo alla gola: Gravity, Confidence, ma anche Mystic, Promise city, Chariton, Hopeville (Borgosperanza). Nomi gravi, religiosi, che oggi suonano irrisori, quando lo straniero abbandona la strada principale e si avvia su diramazioni deserte. Qui nel sud del New Mexico c’è un borgo che si chiama Animas, e ti chiedi che ne avrebbe pensato Nikolai Gogol. Nel New Mexico centrale c’è un altro borgo che si chiama Thoreau, ma niente nel suo paesaggio ricorda Walden. C’è poi un centro termale dal nome più incredibile di tutti. Si chiama «Truth or Consequences» (anche se i newmexicans lo chiamano «T or C», tiorsi), nome che a prima vista mi sembra biblico, minaccioso, tanto più che proprio vicino a «Verità o Conseguenze» mi becco una multa per eccesso di velocità, come sanzione divina (le «Conseguenze»). In realtà la storia di questo nome è più bizzarra, e istruttiva. Il paese si chiamava Hot Springs («Le Terme») fino al 1950, quando un animatore televisivo annunciò che avrebbe condotto il suo quiz show – dal titolo Truth or Consequences – nella prima città che avrebbe adottato il suo titolo come proprio nome. Hot Spring in New Mexico arrivò per prima e ospitò lo show per i successivi 50 anni. Ecco l’improbabile cocktail di fisica nucleare, quiz a premi, parcheggi di stucco, smisurato deserto. pagina 10 il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 INTERNAZIONALE SOLDATI ITALIANI DELL’INTERNATIONAL SECURITY ASSISTENCE FORCE (ISAF) NATO SUL VEICOLO ATTACCATO IERI DA UN KAMIKAZE/FOTO AP IRAQ Decine di migliaia contro gli Usa a cura della redazione esteri Decine di migliaia di sciiti iracheni, sostenitori del leader religioso Muqtada al-Sadr, sono scesi in piazza a Baghdad per chiedere il ritiro delle forze americane dall'Iraq e denunciare l'accordo Sofa (Status of Forces Agreement) raggiunto con gli Stati uniti, sostenendo che riuscirà solo a prolungare l'occupazione dell'Iraq. Un messaggio di AlSadr è stato letto dallo sceicco Hadi al-Mahdawi di fronte a una folla di circa 50mila persone con le bandiere irachene che hanno scandito slogan antiamericani come «No No No all'America», «No No No a Israele» e «Fuori gli occupanti». AUSTRIA FUNERALI SOLENNI A KLAGENFURT PER HAIDER Funerali solenni ieri a Klagenfurt per il controverso leader dell'estrema destra in Austria e governatore della Carinzia, Joerg Haider, morto a 58 anni la notte di sabato scorso in un incidente d'auto dopo una serata di eccessi, alcool e folle velocità al volante. Alla cerimonia funebre, durata oltre quattro ore, hanno preso parte circa 25.000 persone: ospiti illustri dall'Austria e dall' estero. Fra loro tutta la classe dirigente austriaca, a cominciare dal presidente Heinz Fischer, il cancelliere Alfred Gusenbauer, il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Saif, grande amico di Haider dai tempi dello studio, e persino il governatore di Sverdlovsk, Siberia. SOLIDARIETÀ BIPARTISAN Auguri e due tornado. Così il Palazzo archivia la guerra SOMALIA SCONTRI A MOGADISCIO 20 MORTI ALL’AEROPORTO Almeno 23 persone sono rimaste uccise in una cruenta battaglia nella zona dell'aeroporto di Mogadiscio, dove gli insorti hanno attaccato una base delle forze di pace dell'Unione africana e delle truppe etiopi in Somalia. Testimoni oculari hanno riferito che molti civili, almeno 16, sono rimasti uccisi nei combattimenti. Uno di essi ha raccontato di aver visto morire almeno un ribelle e quattro civili, tra cui una donna. Daniela Preziosi ROMA G li auguri ai feriti, la soddisfazione per lo scampato pericolo. La retorica sui «nostri» impegnati per ridare «la pace» all’Afganistan. Dalla notizia dell’attacco al contingente italiano a Herat, ieri mattina, i politici, della maggioranza soprattutto, hanno fatto una gara di solidarietà - di parole - verso i sette feriti e le loro famiglie. Poche le considerazioni sull’escalation degli attentati contro gli italiani e della novità di un attacco suicida ai danni dei ’nostri’. L’analisi del precipitare dell’inferno afghano, delle stragi dei civili, del record degli attacchi contro le Ong, ormai è tema del tutto assente dal dibattito del Palazzo. Il presidente della camera Gianfranco Fini unisce «l’inquietudine» per l’intensificarsi degli attentati contro gli italiani «impegnati a ridare pace e sicurezza» all’«orgoglio per la grande professionalità dimostrata». Questo perché le ricostruzioni ufficiali parlano di un’abile sterzata del pilota del blindato Lince (una manovra «evasiva», in gergo) che ha salvato i soldati da conseguenze ben peggiori. «Siamo con i nostri militari al cento per cento, con la testa e con il cuore», dice il centrista Pierferdinando Casini. Roberta Pinotti, Pd, non va oltre gli auguri di guarigione per i militari che «mantengono aperta una speranza di pace in un paese che sembra non trovarla». L’ex ministro degli esteri Piero Fassino, anche lui Pd, chiede maggiori misure di sicurezza per gli italiani, e di accelerare «l’individuazione di una strategia politica per dare alla crisi afgana una soluzione, stante che è ormai riconosciuto da tutti che la presenza militare è necessaria, ma da sola non basta». Non proprio da tutti, però: ieri il Pdci ha rinnovato la richiesta di ritiro delle truppe dal «pantano Afghanistan». Sinistra radicale a parte, qualche perplessità sulla strategia del governo viene dalla stessa maggioranza: Margherita Boniver chiede più tutele per i militari, ma soprattutto di «avviare una politica di conciliazione con la parte di talebani disposta a un armistizio». Il suo ex compagno di partito Bobo Craxi chiama il governo a riferire alle camere. Risponde il ministro della difesa Ignazio La Russa: ammette «l’innalzamento del livello qualitativo dell’attacco contro le forze internazionali» e la «modalità d’azione rara». Si tratterebbe però di una prova dell’efficacia dell’azione delle truppe: «L’aumentata attività di contrasto nel sud del paese ha esposto le zone più a nord alla presenza di terroristi». I livelli di sicurezza verranno rafforzati, assicura il ministro, forse però anche la potenza di fuoco dell’offesa. «Sono pronti a partire quattro tornado», annuncia. Carichiamo di mezzi la nostra già ’pesante’ missione militare (tra Kabul e Herat gli italiani sono 2400)? Macché, giura lui, i cacciambombardieri avranno «solo funzioni solo di monitoraggio del territorio». AFGHANISTAN · I taleban si sono rafforzati, la guerra coinvolge anche il Pakistan Attacco suicida a Herat, feriti 5 soldati italiani Marina Forti U n convoglio di militari italiani è stato preso di mira con un attacco suicida all’alba di ieri presso Herat, la città occidentale afghana sede del comando delle forze Isaf-Nato per l’Afghanistan occidentale (di cui l’Italia ha il comando). Cinque soldati italiani sono rimasti feriti, per fortuna in modo non troppo grave. Herat è considerata relativamente tranquilla rispetto ad altre città afghane, ma non è questo il primo segnale di come i ribelli abbiano esteso la propria area d’azione ben oltre le tradizionali roccaforti nelle province meridionali e orientali (a maggioranza pashtoon). L’attacco è avvenuto di prima mattina ieri nei pressi dell’aeroporto di Herat, quando un’auto imbottita di esplosivo si è buttata contro un veicolo Lince (un gippone blindato) che faceva parte di un convoglio Isaf (forza interna- ISLAMABAD FA ARMI USA Secondo quanto afferma Asia Times Online, il Pakistan starebbe costruendo diversi equipaggiamenti - fra cui in particolare 1000 humvee - da destinare alle forze statunitensi impegnate in Afghanistan contro i taleban. Gli Humvee saranno costruiti da un’industria situata a 35 chilometri da Islamabad, che è anche il principale centro di produzione per gli equipaggiamenti delle forze armate pakistane. Secondo Asia Times, gli Humvee sono solo l’inizio di una commessa più ampia, che riguarda altri equipaggiamenti per le forze armate americane in Afghanistan. zionale di stabilizzazione dell’Afghanistan). Due veicoli sono stati coinvolti; il bilancio per i soldati italiani è stato probabilmente contenuto dalla prontezza del militare alla guida del gippone, che con una brusca sterzata ha evitato l’impatto diretto con l’esplosione. Il convoglio attaccato era parte di una squadra Omtl, team formati dai reparti di élite che stanno addestrando l’esercito afghano. I taleban afghani hanno lanciato decine di attacchi suicidi quest’anno, con un ritmo crescente, e almeno la metà sono stati diretti contro convogli delle truppe internazionali. Va detto che solo il 4% delle vittime di questi attacchi sono soldati stranieri, secondo esperti in sicurezza: l’80% dei morti invece sono civili afghani. Sono dunque i civili a pagare il prezzo più alto degli attacchi ribelli. Civili sono spesso anche vittima delle operazioni militari delle forze internazionali, al punto da suscitare le rimostranze del presidente Hamid Karzai a Kabul. Dall’inizio dell’anno circa 4.000 persone sono morte in episodi di violenza, secondo una stima dell’Onu, e almeno un terzo sono civili. Ora sembra che si prepari un inverno «caldo» in Afghanistan: le operazioni militari dei ribelli sono intense, nonostante sia già cominciata la stagione in cui di solito le armi tacciono. Nell’ultimo mese i taleban hanno mostrato di essere in grado di ammassare contingenti di guerriglieri notevoli - come quando hanno lanciato un assalto a basi militari americane nelle province del Nuristan e di Khost, il tentativo di assediare Kandahar nel sud, o di attaccare la base britannica a Lashkar Gah (il capoluogo del Helmand) la settimana scorsa. Ogni volta i ribelli hanno lasciato decine di propri combattenti sul terreno e alla fine hanno avuto la peggio, ma rappresentano ormai una forza di disturbo notevole: ciò che ha fatto dire a molti, anche nei ranghi dei comandi occidentali, che la guerra non si potrà vincere solo con le armi. Così molti invocano il «dialogo», che si è tradotto per ora in colloqui tra esponenti del governo di Karzai e ex esponenti del vecchio governo taleban (quello fatto cadere nel dicembre 2001), avvenuti alla Mecca con la mediazione dell’Arabia saudita. L’esito politico di una simile mediazione è incerto; soprattutto non è evidente che un dialogo con ex dirigenti taleban ora definiti «moderati» abbia l’effetto di fermare i ribelli che stanno combattendo contro le truppe straniere. Venerdì a Berlino il ministro degli esteri tedesco si è dichiarato «scettico» sul dialogo con i taleban. Va detto che nel frattempo gli Stati uniti progettano di rafforzare la loro presenza in Afghanistan con una brigata (5.000 uomini) entro gennaio e altre in primavera. Le truppe Usa inoltre hanno intensificato gli interventi oltre la frontiera pakistana: in un caso (il 3 settembre) sul terreno, da allora con attacchi aerei di droni telecomandati. La guerra dunque coinvolge ormai anche il Pakistan. E non solo nei distretti semiautonomi delle tribù pashtoon, da sempre il retroterra logistico dei ribelli (i taleban sono un movimento essenzialmente pashtoon). L’azione dei ribelli è ormai estesa anche al Pakistan vero e proprio, e pone una sfida politica al nuovo governo di Islamabad. Un esempio è la valle dello Swat, nella provincia nord-occidentale, da un anno teatro dell’avanzata di una milizia affiliata ai «taleban pakistani». Un accordo di pace negoziato con i ribelli l’estate scorsa è fallito; proprio ieri l’esercito pakistano ha affermato di aver ucciso almeno 60 ribelli nell’ultimo attacco aereo lanciato contro postazioni taleban nello Swat settentrionale, dove un ingegnere cinese rapito in agosto dai ribelli è stato recuperato vivo. ZIMBABWE NEGOZIATI PER GOVERNO CAMBIANO SEDE «I negoziati stanno proseguendo. Non direi proprio che siamo di fronte a uno stallo»: così il principale mediatore africano nei colloqui tra i principali partiti dello Zimbabwe, l'ex-presidente sudafricano, Thabo Mbeki, ha smentito le informazioni in circolazione sulla stampa internazionale riguardo a uno stallo o a una crisi nei negoziati per la spartizione dei ministeri del prossimo governo d'unità nazionale. Parlando brevemente coi giornalisti, per la prima volta dal suo arrivo ad Harare la scorsa settimana, Mbeki ha espresso ottimismo sul prosieguo del negoziato sul governo d'unità nazionale, evidenziando che «sulle altre questioni le parti sono ormai capaci di risolverle facilmente da sole». Il mediatore ha poi informato che da lunedì i negoziati si sposteranno in Swaziland, uno dei tre membri della 'troika' incaricata dalla Comunità di sviluppo dei paesi dell'Africa australe (Sadc) della questione dello Zimbabwe RUSSIA ATTACCO CONTRO POLIZIOTTI IN INGUSCEZIA, 2 MORTI L'attacco di un gruppo armato contro un convoglio del ministero degli interni ha provocato in Inguscezia - Caucaso russo - la morte di due agenti di polizia e un numero imprecisato di feriti, fino a dieci stando ad alcune fonti. Lo riferiscono le agenzie russe. Nel frattempo, nel villaggio inguscio di Kantishevo, una bomba è esplosa al passaggio di un'automobile, provocando la morte del conducente: gli inquirenti ritengono che l'ordigno sia esploso prima del previsto. Nella regione la tensione resta alta, e si è fatta incandescente nelle ultime settimane, dopo la morte di noto oppositore locale, avvenuta mentre questi era nelle mani della polizia, per un colpo a dire degli agenti esploso per errore il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 pagina 11 INTERNAZIONALE europa DIYARBAKIR Arresti a manifestazioni pro-Ocalan Numerose persone sono state fermate ieri dalla polizia nel corso di due manifestazioni organizzate nel sud-est della Turchia a maggioranza kurda, dopo che erano circolate notizie su presunti maltrattamenti ai danni di Abdullah Ocalan, il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) che sta scontando una condanna all'ergastolo. Come ha constatato un giornalista dell’agenzia France Presse, a Diyarbakir, la città principale del sudest dell'Anatolia, più di 5 mila persone si sono radunate nel centro della città scandendo slogan a favore di Ocalan. «I kurdi vedono il Pkk come una garanzia. Lo stesso Pkk ha detto che se gli attacchi contro di loro cesseranno e i diritti democratici saranno garantiti, è pronto a deporre le armi» KURDISTAN La guerra d’Oriente negata sia da Ankara che da Bruxelles I UNA MANIFESTAZIONE DI KURDI A ISTANBUL. NEI CARTELLONI È SCRITTO: «BASTA. VOGLIAMO UNA SOLUZIONE». NELLA FOTO PICCOLA, LEYLA ZANA /FOTO AP TURCHIA · La ex deputata, condannata a quindici anni di carcere, comincia oggi una visita in Italia Leyla Zana, orgoglio kurdo Orsola Casagrande A vederla questa donna minuta, i capelli corti corti, il sorriso di una dolcezza disarmante, si fa fatica a capire perché incuta tanto timore. Perché di paura di tratta. Il governo turco ha cercato di «cancellarla» infliggendole quindici anni di carcere e tenendola segregata per dieci. Ma il nome e la voce di Leyla Zana sono rimasti nei cuori e nelle menti dei kurdi e non solo. Quando Leyla parla lo fa con un tono dolce ma determinato al tempo stesso. E quando parla, parla. La passione detta parole ferme e pesanti come macigni. Mai insulti, ma la verità. La spietata analisi della realtà. Allora si capisce che cos’è che fa così paura all’establishment turco. Leyla Zana è una donna libera. La sua mente è libera. L’immagine macha e militaresca dell’establishment turco vacilla di fronte a questa donna. Perché parla, pensa e perché è donna. Da oggi Leyla Zana sarà in Italia, per un breve giro di incontri e conferenze. Da quando è uscita di prigione, nel 2004, la ex deputata kurda non si è mai fermata. Nonostante i segni indelebili che i dieci anni di carcere hanno lasciato a lei, come ai suoi tre compagni ex deputati. Orhan Dogan è morto, il suo cuore non ha retto gli sforzi, durante la campagna elettorale del 2007 che ha portato in parlamento venti deputati kurdi. Hatip Dicle e Selim Sadak continuano la loro attività politica. Leyla Zana è stata tra i fondatori del partito Dtp (Demokratic Toplum Partisi, partito della società democratica). «Sappiamo tutti – dice – che una Turchia paci- REP. CECA Elezioni regionali, vincono socialisti Il partito socialdemocratico (Cssd) è il più votato nelle elezioni regionali che si sono svolte negli ultimi due giorni nella Repubblica Ceca. È al 36 per cento, a fronte del 14 per cento registrato quattro anni fa, secondo quanto ha reso noto ieri in serata la commissione elettorale a Praga, dopo lo spoglio di oltre la metà dei voti. A perdere terreno è stato il Partito Civico Democratico del primo ministro Mirek Topolanek, passato dal 36% delle ultime regionali al 23%. ficata sarebbe la più grande garanzia di pace in Europa, in Medioriente e nel mondo». Parla in kurdo, Zana, come fece al momento del giuramento in parlamento, dopo la sua elezione, nel 1991, auspicando fratellanza e pace tra i popoli kurdo e turco. Per questo «oltraggio» venne condannata per separatismo. Non è cambiato molto in questi 27 anni: la repressione contro il popolo kurdo continua e nemmeno sul fronte della lingua si registrano molti progressi. «Trovo che sia motivo di grande imbarazzo per la Turchia – dice Zana – che centinaia di persone continuino a subire processi perché si esprimono nella loro madrelingua». Nelle zone kurde la campagna per il diritto a parlare in kurdo è di nuovo in primo piano: ci sono state proteste e iniziative nelle scuole, i sindaci kurdi sfidano quotidianamente (come gli studenti e la popolazione) le autorità. «I kurdi sono il fuoco: se ci avvicina in maniera giusta al fuoco ci si scalderà, ma se ci si avvicina al fuoco nel modo sbagliato ci si brucia», ha detto Zana in occasione delle celebrazioni del Newroz, il capodanno kurdo. Per quel discorso è stato aperto un nuovo (l’ennesimo da quando è uscita dal carcere) procedimento contro di lei. «I kurdi oggi – dice ancora – non sono soltanto sotto attacco da parte della Turchia, della Siria e dall’Iran. I kurdi oggi stanno subendo un attacco internazionale. Quando si parla di questione kurda, quando si chiede di affrontare la questione kurda, vengono immediatamente dimenticati i protocolli e le legislazioni internazionali. Si dimenticano i diritti umani e perfino la democrazia». Ma per affrontare la questione kurda I comunisti del Kscm sono al momento al 15%, e i democristiani del Kdu-Csl al 6%. Il resto dei partiti, tra i quali i Verdi, non sarebbero riusciti a superare lo sbarramento del 5%. L'affluenza alle urne è stata del 39% secondo dati ancora provvisori. Per i 675 seggi nelle giunte corrono 60 raggruppamenti politici con 8.250 candidati. Per i 27 seggi al Senato sono invece in lizza 200 candidati di 35 partiti e movimenti politici. In queste ultime elezioni parziali perché riguardano 27 seggi su 81 del senato nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta e quindi si andrà al ballottaggio nel prossimo fine settimana. in maniera efficace, sottolinea Zana «bisogna comprendere davvero la questione, definirla nei termini corretti per poterla affrontare». Perché se la questione kurda fosse soltanto «una questione di povertà e sicurezza, i metodi utilizzati da oltre mezzo secolo non avrebbero forse portato qualche risultato?». I metodi a cui si riferisce Zana sono «i pestaggi, la tortura, l’arresto indiscriminato, le esecuzioni, le migrazioni forzate, gli omicidi extra giudiziari, le evacuazioni dei villaggi, le guardie di villaggio». Ma «distruzione e negazione – dice Zana – non possono essere l’unico modo per affrontare il problema». L’accordo, il negoziato cui bisogna arrivare per l’ex parlamentare kurda deve essere «prima l’ammissione del fatto che non si può risolvere un problema attraverso una politica di condanna, chiudendo i partiti politici, aumentando il numero di arresti e processi, impedendo la crescita della politica della società civile e soprattutto considerando la morte di centinaia di esseri umani come puro dato statistico». Zana è chiara nella sua richiesta di soluzione negoziata al conflitto. E ripete quello che va ripetendo da tempo. «I kurdi vedono il Pkk come una sorta di garanzia. Lo stesso Pkk ha dichiarato che se le soluzioni necessarie verranno fornite e gli attacchi contro di loro cesseranno e i diritti democratici saranno garantiti, è pronto a cessare il fuoco e deporre le armi. I kurdi – dice Zana – non hanno una passione per le armi. Se ci fosse un progetto reale e entrambe le parti fossero pronte a negoziare, allora le attività armate cesserebbero. Se il dialogo e la riconciliazione sono richiesti, allora è necessario parlare a tutti i kur- di e non soltanto a una parte di essi». Le sue parole, i suoi discorsi continuano a essere usati dall’establishment turco per aprire processi contro di lei. A settembre sono stati chiesti complessivamente sessant’anni di carcere per nove discorsi diversi pronunciati in questi mesi da Zana. L’Alta Corte di Diyarbakir ha chiesto quarantacinque anni di carcere perché «l’imputata in ogni riunione a cui partecipa sostiene di non ritenere il Pkk un’organizzazione terrorista e di considerare il leader del Pkk, Abdullah Ocalan, come il leader del popolo kurdo oltre a sostenere che la lotta del Pkk è una lotta per la democrazia e la libertà». L’accusa mossa a Zana è di «fare propaganda terroristica». Leyla Zana è nata a Bahce. Oggi quel villaggio non c’è più, è stato distrutto (come altri quattromila) dall’esercito turco. Era un villaggio dove il patriarcato era molto forte e la vita delle donne piena di castighi. Leyla il castigo non lo voleva. Fin da bambina le mettevano il velo e lei se lo strappava. Si sposa con l’ex sindaco di Diyarbakir, Mehdi Zana, giovanissima perché così vuole la famiglia. Il marito, uomo colto e sensibile, diventerà il sostenitore della moglie ormai decisa a intraprendere la battaglia per la difesa dei diritti del suo popolo. La coppia va a vivere a Amed, Diyarbakir, e Mehdi viene eletto sindaco nel 1977. Il golpe del 1980 porta Mehdi Zana in carcere condannato a 30 anni e Leyla, madre di due figli, continua instancabile la sua campagna per i diritti del suo popolo. Diviene la portavoce delle donne che avevano figli, mariti, fratelli in carcere, ma lei era convinta anche della necessità dell’autorganizzazione delle donne per i propri diritti. È la direttrice di una rivista che le autorità turche non tardano a chiudere, ma lei continua a lottare. Viene eletta al parlamento nelle fila del Dep. È candidata a Diyarbakir dove prende una marea di voti. Ma subito dopo viene privata dell’immunità e arrestata. Così l’establishment turco pensava di liberarsi di un «nemico». Ma in realtà Leyla Zana è diventata il simbolo della lotta di liberazione del popolo kurdo. E della liberazione delle donne. «Non dimentichiamoci – dice Zana – che noi soffriamo due volte, anzi tre. In quanto kurde, in quanto proletarie e in quanto donne». In un dibattito recente una femminista inglese ha chiesto a Zana del suo rapporto con gli uomini. «Beh – ha risposto lei – francamente mi chiedo e vi chiedo, preferite che gli uomini continuino a camminare davanti a voi, oppure dietro di voi? Io – ha concluso – preferisco che gli uomini camminino al fianco delle donne. Per questo è importante che le donne, le madri, crescano i loro figli con questo spirito di uguaglianza». n Turchia il simbolismo delle immagini è forte. A volte le immagini parlano più delle parole. L’immagine del capo delle forze armate, generale Ilker Basbug, attorniato da quattro ufficiali, alla conferenza stampa in cui ha dichiarato guerra anche ai media che «osano» pubblicare verità scomode, è densa di messaggi non detti. Incutere paura è certamente uno di questi messaggi. Far vedere che l’esercito non solo non si tocca ma che è proprio l’esercito a dettare legge in Turchia. Nello specifico, l’ira di Basbug era rivolta contro il quotidiano Taraf diretto da Ahmet Altan, reo di aver pubblicato le prove del fatto che l’esercito sapeva che ci sarebbe stato un attacco alla caserma di Bezele (Haktutun, vicino a Hakkari) il 3 ottobre scorso e nulla ha fatto per impedirlo. In quell’attacco i guerriglieri del Pkk hanno ucciso 17 militari. Il giorno dopo, il capo dell’aviazione è stato fotografato mentre giocava a golf. Due giorni dopo è cominciata una nuova, violenta operazione militare contro il Pkk. In realtà contro villaggi kurdi, di qua e di là del confine. Il parlamento ha votato per continuare a bombardare il nord Iraq. Con buona pace della sovranità nazionale. Il Pkk ha sferrato un nuovo attacco alle forze di sicurezza, a Diyarbakir, assalendo un mezzo della polizia e uccidendo cinque poliziotti. Ieri nuovi scontri, nuovi morti. Una escalation dura. È la guerra negata dai turchi (e pure, con complicità, dall’Europa) che di tanto in tanto riemerge in superficie, tristemente perché il numero di bare è tale da non poter essere nascosto. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan comincia a dare segni di insofferenza e non soltanto perché sul piano militare la lotta contro il Pkk non sta andando bene. Il governo dice di aver speso fin qui trecento miliardi di dollari per annientare i guerriglieri kurdi. L’economia del paese non gode di buona salute. Si è cercato di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi economici puntando sulla saga di Ergenekon. Rivelazioni «mirate», arresti eccellenti, per dimostrare l’estensione della cosiddetta Gladio turca (oggi si apre il primo dei processi) e per confondere ancora di più le acque già molto torbide della politica di questo travagliato paese. Il governo nei giorni scorsi ha offerto pubbliche scuse alla famiglia di un giovane di sinistra morto a causa delle torture subite in carcere, e nel paese torna (in realtà mai se n’è andato) lo spettro delle morti per tortura. Il presidente della repubblica Abdullah Gul con un sorriso forzato ha annunciato alla Buchmesse di Francoforte (la Turchia è ospite d’onore) che libertà di espressione e di stampa sono ormai garantite. Lo smentiscono implacabilmente, dati alla mano, il Nobel Orhan Pamuk, il più grande scrittore kurdo,Yasar Kemal, l’assalto da parte di un gruppo di fascisti allo stand degli scrittori kurdi. E lo smentiscono le centinaia di procedimenti aperti contro scrittori, giornalisti, artisti che hanno osato criticare le forze armate, le istituzioni statali. Erdogan freme. Ha un problema soprattutto. Il prossimo anno in Turchia ci saranno le elezioni amministrative. L’Akp credeva di poter fare il pieno anche nelle zone kurde. Non sarà così, infatti nelle città kurde il partito è fortemente in calo. Per la prima volta dalle elezioni politiche dello scorso anno, i sondaggi parlano di un Akp in crisi. In ottobre, secondo la rilevazione della Metropoll Research Company, l’Akp hA perso ben 16 punti, attestandosi sul 35%. In settembre secondo la stessa compagnia, il partito di governo godeva del 51% dei consensi. Erdogan cerca di correre ai ripari. In questo senso va anche letto il viaggio del ministro degli esteri Babacan in Iraq dove ha incontrato Masoud Barzani. Si parla con insistenza di una possibile amnistia per i guerriglieri kurdi. Un modo per riconquistare consensi. Non a caso Babacan ha sottolineato che «una soluzione militare non è una soluzione». O. C. pagina 12 il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 IL MANIFESTO PER MAGGIORI INFORMAZIONI CONSULTATE IL SITO WWW.ILMANIFESTO.IT ECCO COME POTETE PARTECIPARE ALLA NOSTRA CAMPAGNA DI SOTTOSCRIZIONE: on line, versamenti con carta di credito sul sito www.ilmanifesto.it, ed è il metodo più veloce ed efficace. Telefonicamente, sempre con carta di credito, allo 06-68.719.888, o via fax allo 06-68.719.689. Potete telefonare anche per COMMENTO ______________________________________________________________________________________________________________________ CRISI FINANZIARIA, UN’OCCASIONE PER TUTTA LA SINISTRA Un cambiamento di più soggetti Dino Greco O ra che il crollo del castello di carte della finanza speculativa travolge l’economia mondiale, ora che la già precaria esistenza di alcuni miliardi di persone viene scaraventata in un vicolo cieco, ora che si palesa il carattere intrinsecamente fraudolento del capitalismo reale, tutto dovrebbe apparire più chiaro e offrire solidi argomenti a una critica radicale del modello che ha messo a mercato tutto l’esistente generando povertà, disuguaglianza, ingiustizia e guerra. Dovrebbe cioè più agevolmente comprendersi come il cortocircuito non sia un inciampo provocato dalla cattiva finanza, ma da una resa dei conti del sistema. E’ l’occasione che si offre a una rediviva sinistra: rinascere dall’esito di una sconfitta epocale che ne ha divelto pensiero, ruolo, certezze, rappresentanza. Cammino quanto mai impervio perché l’egemonia del capitale ha in questi anni scavato trincee, disarticolato idee e progetti antagonistici, almeno in occidente. Come dimostra il fatto che i medici accorsi al capezzale del malato, i soli di cui si oda voce, sono gli stessi che ne hanno provocato la bancarotta e che ora si affannano per rimettere sui binari il convoglio deragliato. Con un range che va dai mercatisti puri ai mercatisti spuri, che invocano il soccorso gregario dello stato, semmai promettendo per il domani nuove regole capaci di rattoppare e rilanciare il sistema del quale non sanno vedere alternative. Invece in Italia, a sinistra, presa in senso lato, vediamo la patetica rincorsa consociativa di un Veltroni che, con afflato patriottico, si accinge a depotenziare la già tiepidissima protesta del 25 ottobre. E poco importa che al suo querulo «vengo anch’io» Berlusconi risponda con uno sberleffo, perché la riedizione in chiave grottesca della solidarietà nazionale è il solo orizzonte possibile per l’italico riformismo. Più sulla mancina mentre si infrangono le magnifiche sorti e progressive del capitalismo e il fantasma di Karl Marx torna a aggirarsi per il mondo, c’è chi bolla il comunismo come parola indicibile, incomprensibile, specie ai giovani. Per cui il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente viene derubricato a propensione intimistica, privato e incomunicabile atto di fede: un comunismo mimetico, vergognoso di sé, prodromo di una sostanziale rimozione, di una ritirata, non solo strategica, ma culturale e politica, atto di resa a una realtà nella quale si è subita una sconfitta introiettata come definitiva. Ebbene, se dalla grande manifestazione di sabato 11 non poteva scaturire un programma politico, da lì è però venuta una replica, ancora volontaristica, ma incoraggiante alla depressione: c’è vita a sinistra, non un popolo rassegnato. Poi c’è il sindacato, diciamo pure la Cgil. Alla quale si presenta l’occasione di rimeditare una strategia da molti anni incline a subire una politica di moderazione salariale e di flessibilità del lavoro, nella persuasione implicita che per quella via passino investimenti e sviluppo quando, per dirla con le parole di Marco D’Eramo, sono proprio i bassi salari, le pensioni sempre più striminzite, i lavori precari, i licenziamenti più facili, a costituire l’enzima del liberismo, a avere generato, alla lunga, la contraddizione che la finanza speculativa ha creduto di eludere con un gioco di prestigio, la corda a cui il capitalismo ha appeso se stesso. Allora, bisogna cominciare a dire che è mettendosi al servizio dei lavoratori che si salva il paese, non viceversa. E’ ora di riscoprire che non esiste un mitico interesse «generale» sovrastante che si opponga a una redistribuzione del reddito a beneficio del lavoro, la sola che può ridare fiato all’economia reale. Poi serve molto altro. Ma intanto, occorre interrompere il negoziato con Confindustria che, con quei contenuti, è quanto di più anacronistico e autolesionistico possa esservi, per i lavoratori e, dunque, per il paese. E rispondere chiamando alla mobilitazione e allo sciopero contro l’accordo separato (perché di questo si tratta) sottoscritto da Cisl e Uil. Non è buona tattica indugiare ancora a quel tavolo e subire l’offensiva di una consorteria che ha da tempo sepolto la piattaforma sindacale unitaria e che ora si accinge a stringere d’assedio la Cgil. Non si viene a capo di una rottura senza precedenti con qualche escogitazione diplomatica e con un conflitto a bassa intensità. O sconfiggiamo quella linea sul campo oppure essa prevarrà. E allora da questa crisi drammatica si finirà prima o poi per uscire, ma all’indietro, sul piano sociale e sul piano democratico. Ho regalato un abbonamento web e fatto una sottoscrizione. E’ troppo importante, di questi tempi, l’esistenza di uno spazio, per gente di sinistra, per la ricerca di analisi, progetti e stili di vita alternativi, magari superando alcuni schemi intoccabili del passato. La pur gloriosa classe operaia non è sufficiente, non abbiamo lavorato abbastanza sull’operaio sociale, né investito con coraggio e determinazione per una coscienza di classe dei lavoratori salariati nel loro complesso. Penso alle troppe volte che abbiamo utilizzato parole d’ordine che ci garantivano facili consensi ma che non hanno aiutato a creare presupposti per un allargamento della coscienza di classe e l’esplorazione di percorsi di società alternativi. Il cambiamento (e una azione rivoluzionaria) devono e possono partire da più e diversi soggetti. Con l’augurio di lottare ancora insieme a lungo, fraterni saluti. Sergio Tonioli, bancario segnalare, suggerire e organizzare iniziative di sostegno. Con bonifico bancario presso la banca popolare etica - Agenzia di Roma - intestato a: il manifesto, IBAN IT40K0501803200000000535353. Con conto corrente postale numero, 708016 intestato a: il manifesto Coop. Ed. arl., via Bargoni 8 - 00153 Roma. POSTA Prioritaria _____________________________________________________________________________________________________________________ na. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti, molte cose sono cambiate in peggio nella sinistra e nella società italiana; tra le poche cose buone rimasteci, sicuramente, il manifesto. Voce critica libera e indipendente in un deprimente panorama giornalistico e informativo italiano, che nessuna legge o decreto può tacitare. E’ compito di tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e il pluralismo dell’informazione impegnarsi, secondo le personali possibilità economiche, per scongiurare la sua chiusura. Armando Bronzi Come Emergency da Fazio? Non si potrebbe lanciare una richiesta tipo quella che viene ospitata spesso da Fazio nel programma che tempo che fa a favore di Emergency? Da Fazio sono stati ospitati personaggi Una voce preziosa Da anni vi compriamo tutti i giorni, ma non ci siamo mai abbonati. Ora, vista la difficile situazione, ho deciso di fare un abbonamento sostenitore, anche se non sempre sono d'accordo con voi, in particolare per il modo in cui affrontate l'argomento dei rapporti tra Israele e Palestinesi. Ritengo comunque che la vostra voce sia preziosa, in un momento di cappa di piombo come questo. Vi auguro buon lavoro e spero di continuare a leggervi per molto tempo ancora. Lia Tagliacozzo Tanti auguri Auguri bà, storico indefesso lettore del manifesto e grande padre. Ivan Antoniozzi, sottoscrittore Una storia oltre Wall Street Caro Valentino, già da tempo azionista del manifesto, ho sottoscritto in questi giorni un abbonamento sostenitore. E continuerò a comprare la mia copia quotidiana in edicola. Una mia piccola economia per sostenere - insieme spero - un’altra economia. Perché in questa débâcle globale forse è ora di muovere i nostri «globuli rossi» verso una strada che tenti di superare (con un occhio a Latouche?) questo mostro cannibale che da troppo tempo divora il mondo. (E’ fuori moda chiamarlo capitalismo?). Perché la storia non si ferma a Wall Street - e tanto meno a Arcore. Un forte abbraccio a voi tutti che continuate a mantenere viva la passione e l’orgoglio di questa nostra extra-sinistra. Resistete! Franca Catri, Roma Per il pluralismo Un contributo di 50 euro e l’impegno morale di comprare tutti i giorni una copia del giornale, la vostra e nostra battaglia per la sopravvivenza di questo glorioso quotidiano. Ho 54 anni e ho cominciato a interessarmi di politica leggendo gli articoli di Luigi Pintor, Lucio Magri, Rossana Rossanda, Valentino Parlato, Luciana Castelli- – com/adsense insomma, sarebbe un metodo per chiedere e ricevere soldi dai lettori senza far loro sborsare nemmeno un cent (mentre in media si ricevono dai 10 ai 50 cent per clic). In bocca al lupo. Claudio Rocchetti, Berlino Anche se solo on line Per Rosanna Ho sottoscritto 100 euro in ricordo di Rosanna Rizzo già azionista della coop. e sostenitrice da sempre del quotidiano. Perché il giornale esca ogni giorno per diffondere una informazione libera. Auguri. Franco Un piccolo contributo di 180 euro dal personale dell’Osservatorio astronomico di Torino. Sperando di poter continuare a leggervi. Ciao. Antonio Volpicelli Ci sono anch’io Ho sottoscritto 50 euro. Saluti. Claudio Fasce, Camogli (Ge) Per un mondo migliore Soltanto l’articolo di fondo di domenica 12 ottobre meriterebbe un abbonamento sostenitore! Ve lo sottoscrivo con convinzione visto che il momento economico è così difficile per il mondo e per voi sperando che lo sforzo di tutti noi lettori supporti il vostro sforzo al giornale per contiFOTO EIDON nuare a cercare di costruire un di un certo peso che potrebbero fare un appelmondo un po’ migliore. Auguri. lo per sostenere il manifesto, chiedendo di verMarco Panella, Torino sare un euro tramite sms al numero di cellulare In barba a Berlusconi indicato. Se Emergency ricorre a questo tipo di Dai, che anche stavolta ce la facciamo, in bariniziativa significa che funziona, che le persone ba a Berlusconi! rispondono positivamente, in fondo costa poco ps: io i miei 150 euro li ho versati sul c.c.p. mandare un sms che costa poco. O è una iniMarco Caberlotto, Venezia ziativa troppo «politica» per poter essere ospitata in un programma Rai? Ma allora vorrebbe diLa classe degli anni settanta re che la battaglia per la libertà di stampa è già Cari compagni, 100 euro a sostegno del quotipersa in partenza e la sopravvivenza del manifediano. E’ il risultato di una colletta dopo una sto solo una questione di tempo. cena tra ex-studenti e compagni del Comitato Anna Cappelli di base dell’Itc P.F. Calvi di Padova degli anni Un clic da cinquanta centesimi 1970-76. In ricordo dei vecchi tempi e per non Un metodo per risollevare di un po’ le finanze far peggiorare lo stato presente delle cose. Che del giornale potrebbe essere quello di usare i il manifesto viva! Un caro saluto e tanti auguri. banner Google sul sito. Voi direte, bella scoperLuciano Rubini Padova ta. In effetti nulla di nuovo, ma in pochi sanno Un web dalla Spagna quanto può fruttare una strisciata di banner! Grazie per mantenere viva la speranza. Tant’è che in più gli utenti web del manifesto Il mio contributo è un nuovo abbonamento sanno benissimo che cliccare sulla pubblicità web annuale. Un abbraccio dalla Spagna. di Google significa un introito diretto e immediaFrancesco Cortese, Madrid to per il giornale..a buon intenditor...google. – Razzismo, le reticenze della chiesa cattolica Filippo Gentiloni Il problema degli immigrati sta mettendo in crisi non solo lo stato ma anche la chiesa. Nessuno può chiamarsene fuori o delegare a altri. Gli episodi di razzismo più o meno evidente e diffuso chiamano inevitabilmente in causa l’educazione, la mentalità, la civiltà: proprio quegli aspetti che nel nostro paese si dichiarano cristiani. Lo sono veramente? Il problema è sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Con alcune punte più vistose e tragiche. Basti pensare, da una parte, ai tragici sbarchi a Lampedusa e dintorni, e, dall’altra, alla vita nei campi rom che a decine circondano le nostre città. Ogni giorno episodi di razzismo più o meno diffuso, anche se spesso nascosto. Proprio il contrario di quella accettazione - carità - che l’educazione cristiana - cattolica - degli italiani dovrebbe favorire. Non che la chiesa non intervenga. Lo stesso pontefice invita «a essere solidali con questi nostri fratelli e sorelle, perché la chiesa è aperta a tutti, formata da credenti senza distinzione di cultura e di razza». Ma sul problema dell’immigrazione e della razza il cattolicesimo interviene con una certa debolezza, soprattutto se si confrontano gli interventi contro il razzismo con altri interventi, più decisi e vigorosi. Penso, fra gli altri, a quelli contro l’aborto o anche contro certi atteggiamenti intorno al testamento e alla morte. Come anche agli interventi che mettono la custodia della famiglia tradizionale in primo piano.In questi casi il cattolicesimo ufficiale interviene più decisamente. Eppure il razzismo colpisce direttamente al cuore lo spirito I TAGLI NASCOSTI ALLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE Raffaele K. Salinari Purtroppo, stando noi in Sicilia, possiamo leggere il manifesto solo on line (e la nuova grafica con gli articoli che continuano sulle due pagine centrali è davvero antipatica), ma ci siamo manifestati, perché non possiamo pensare di stare in questo paese con anche la disgrazia di non avere questo quotidiano. Buon lavoro Sara e Saro, Modica Un sostegno dalle stelle DIVINO COMMENTO cristiano. Come mai una certa debolezza cattolica? Forse il desiderio di non contrastare il mondo della Lega che si proclama e cattolico e anche razzista. Nel mondo della Lega si arriva a proporre classi scolastiche separate. Il ministro Maroni: «Il governo non sottovaluta i recenti episodi di razzismo, ma bisogna evitare strumentalizzazioni». Forse una certa reticenza cattolica è dovuta al desiderio di non contrastare più decisamente il governo di centrodestra che promette di mantenere - e anche di accrescere - i vantaggi del cattolicesimo nel paese. In realtà alcune voci di stampa parlano di una «tensione strisciante» tra governo e Vaticano, dovuta proprio al razzismo. Ma in realtà fra gli oppositori del razzismo i cattolici non sempre figurano in primo piano. A ppoggio fattivamente il manifesto perché è il solo quotidiano indipendente che pubblica questo tipo di notizie: nelle nebbie della crisi finanziaria mondiale, tra piani di recupero delle banche e assicurazioni di salvaguardia dei depositi, l’attenzione internazionale si è spostata, ancora una volta, sui destini delle popolazioni ricche del Nord del mondo, sull’impoverimento della classe media, sulla perdita di posti di lavoro, sul calo di potere d’acquisto dei salari, sul calo dei consumi e via enumerando. Tutti temi importantissimi ovviamente che, però, hanno visto pochissimi analisti appuntare la loro attenzione alle conseguenze che questa crisi del capitalismo finanziario mondiale ha, e continuerà per molto tempo, a avere sulle politiche e gli impegni verso al lotta alla povertà, e sulla condizione materiale non nuova nella quale vivono e continuano a morire oltre un miliardo di esseri umani. Parlare delle «nuove povertà» in relazione al Sud del mondo, infatti, sarebbe importante anche per far capire a molti cittadini nostrani, immersi nella depressione finanziaria, che siamo sulla stessa barca di chi, sino a oggi, per venire a cercare un destino migliore in casa nostra, sulle barche ci moriva. Ma non sembra che questa semplice constatazione voglia essere messa alla portata della pubblica opinione che, anzi, viene spinta dalla politica governativa, e anche dalla sostanziale indifferenza del maggior partito di opposizione, a giustificare un riflesso di chiusura verso i temi della solidarietà internazionale, diventati, mercé la crisi finanziaria, ancora più irrilevanti. Non si spiega altrimenti il fatto che la Finanziaria, ulteriormente perfezionata nell’iter governativo delle ultime settimane, abbia tagliato drasticamente i fondi per la cooperazione internazionale allo sviluppo e il sostegno alle iniziative di lotta alla povertà, portandoli alla miserabile cifra di 320 milioni di euro, meno dello 0,1% del nostro Pil, l’equivalente di una giornata di guerra in Iraq per le truppe americane o, per restare in casa nostra, qualche metro di quell’alta velocità che oramai è diventata il peggior intralcio alla circolazione del treni. E dunque l’Italia di Berlusconi, che aveva promesso nel tragico G8 di Genova ben l’1% del Pil per un nuovo «Piano Marshall» per l’Africa, batte tutti i record di miserabilismo e miopia politica e economica, portandosi all’ultimo posto tra i donatori industrializzati e, quel che è peggio, senza che voci autorevoli e qualificate del «governo ombra» si siano alzate in difesa di impegni internazionali che, lo ripetiamo, oggi significherebbero dimostrare una solidarietà che, in periodo di crisi, diventa una maniera di affermare una visione del mondo diversa da quella che ha portato alla tempesta finanziari attuale. Certo, quando le Ong internazionali fanno notare il baratro, peraltro noto agli addetti ai lavori, nel quale è caduta la nostra cooperazione, le solite voci amiche si levano a promettere ciò che ci si aspetta da un quindicennio: la riforma della legge di cooperazione, l’aumento dei fondi sino al fatidico 0,7% in ottemperanza agli impegni presi in sede Onu, e il pagamento delle quote del Fondo di lotta all’Aids, Tbc e malaria, verso il quale l’Italia è inadempiente. E allora, come è possibile trovare, alla domanda delle banche, milioni di euro e piangere miseria quando si tratta di lotta alla povertà? Da dove vengono i soldi che si diceva di non avere? Forse si dovrebbe chiedere all’opposizione politica, del Pd e della sinistra extraparlamentare, di spingere il governo affinché, nelle more di questa crisi finanziaria si «rilanci» sulla cooperazione internazionale e sulla lotta alla povertà, che si considerino questi obiettivi del Millennio come un orizzonte praticabile per una nuova politica internazionale basata sulla solidarietà e sul sostegno alle economie più deboli, e infine, che se ne torni a discutere come motivo di ricostruzione di un’opposizione sui temi della politica internazionale, che non sia limitata ai cerotti sulle ferite dei «poveri » di Wall Street. * pres. Terre des hommes international il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 I L M A N I F E S T O C U L T U R A & V I S I O pagina 13 N Si chiude questa sera la kermesse di Francoforte. Che disegna un mondo, anche in campo editoriale, diviso tra pochi grandi e molti piccoli, più o meno desiderosi di emergere UNO SGUARDO TRA LE PIEGHE DELLA FIERA Maria Teresa Carbone Q ual è il titolo su cui l’editoria del Kazakhstan punta in questa Buchmesse 2008? La corpulenta signora, intenta ad allineare con cura sugli scaffali del minuscolo stand kazako alcuni volumi andati misteriosamente fuori posto, assume un’aria sorpresa, addirittura indignata, come di fronte a una domanda sconveniente: il Kazakhstan non ha nessun titolo su cui puntare e anzi, a pensarci bene, non si è mai presentato nessun agente o editore straniero per accaparrarsi i diritti di uno dei libri esposti. Anche se forse – il tono è quasi di cospirazione – «qualcosa di buono nel campo dell’editoria per l’infanzia lo avremmo». Se sulla base degli stand della Buchmesse si dovesse disegnare uno di quei planisferi tematici che vanno di moda, nei quali i paesi occupano uno spazio proporzionale alla produzione o al consumo di un determinato bene, il mondo avrebbe due superpotenze, gli Stati Uniti e la Germania STUDENTESSE DELL’UNIVERSITÀ DI BUDAPEST IN UN MARE DI LIBRI / FOTO AP L’ALTRA Buchmesse (padrona di casa, ma anche sede di un’editoria ancora sana, almeno all’apparenza), affiancate da una Gran Bretagna tornata ai fasti dell’impero, da un muscoloso conglomerato ispanico in fase di continua espansione, da una Francia – e in misura minore da una Italia – che non rinunciano a occupare il loro posto al sole. Tutto intorno, sterminati oceani chiazzati da isole minuscole. Prendiamo la Russia, che è il paese più grande del mondo e, crisi permettendo, ben determinata a non farsi relegare in un posto di secondo rango. Qui a Francoforte, però, l’area delle case editrici russe è a dir poco misera. Gli stand sono piccoli, allestiti in modo sciatto e banale, le persone che se ne occupano sembrano capitate per caso, i libri infine paiono gli stessi che si potevano vedere cinque o dieci anni fa, come se a Mosca o a Pietroburgo nel frattempo non si fosse pubblicato niente. Nel minuscolo spazio dell’editore Tekst, vent’anni di attività e un catalogo fitto di classici del INTRAPRESE Una nuova sigla araba per l’inglese Bloomsbury Non si sa se l’esempio sia stato preso dall’italiana e/o che, dopo avere lanciato negli Stati Uniti la sua «filiale» americana Europa Editions, si è affacciata l’anno scorso sul Medioriente e sul Maghreb varando Sharq/Gharb (in italiano, est/ ovest), prima casa editrice italiana a pubblicare in arabo. Sta di fatto che Bloomsbury – editore britannico di solida tradizione e di ancor più solide finanze, soprattutto dopo avere pubblicato nel Regno Unito la saga di Harry Potter – ha approfittato della Buchmesse per annunciare la nascita di una nuova sigla, la Bloomsbury Qatar Foundation Publishing, che avrà sede a Doha e pubblicherà libri in inglese e in arabo per i lettori mediorientali. Realizzata in joint venture con l’organizzazione privata Qatar Foundation, la nuova casa editrice proporrà volumi di narrativa e di saggistica, manuali, testi accademici e libri per bambini a partire dal 2010. ’900, una coppia ingrigita, lei con un cappello color tortora a tesa larga simile a quello che avrebbe potuto portare Greta Garbo in Ninotchka, mormora sprezzante: «Di giovani autori interessanti in Russia non ce ne sono». L’unico brivido viene dalla presenza di Mikhail Gorbaciov che nello stand della casa editrice Ves’ mir, giusto a fianco, è venuto a presentare i primi cinque volumi della sua opera omnia. Un dépliant spiega come l’ambizioso progetto sia diviso in due parti, la prima dedicata agli anni fra il ’61 e il ’91, ventidue volumi in tutto, in uscita entro il 2009, e la seconda, di ampiezza ancora imprecisata, dal ’92 a oggi, che sarà pubblicata a partire dal 2010. Per qualche istante la «zona russa» della Buchmesse si anima, bodyguards mastodontici, flash di fotografi, una signora sulla sessantina che si lamenta a voce alta perché ha conosciuto Mikhail Sergeevic nel 1973 e adesso non la lasciano passare. E in mezzo a tutto questo, un Gorbaciov sorridente ma appannato, che dimostra ben più dei suoi settantotto anni. Dieci minuti dopo questa area, ficcata in fondo al padiglione 5, praticamente sottoterra, senza nessun viavai di visitatori, è ricaduta nel suo torpore abituale, accentuato dalla voce melensa di un cantante chiamato ad accompagnare una festa in corso nel contiguo stand della Croazia. Si festeggia molto, in ogni angolo della Buchmesse, ma forse anche più spesso in queste plaghe appartate, quasi a compensare un minore passaggio di presenze esterne. (Gli altri, gli editori tedeschi o americani o francesi preferiranno brindare la sera, a fine orario, nelle decine di party che fioriscono negli alberghi e nei locali di Francoforte). Insiste per esempio perché i visitatori assaggino almeno un pezzettino del dolce tipico della festa del Tet (pasta morbida, intorno a un ripieno croccante) il signor Pham Tran Long, in rappresentanza dell’editoria vietnamita. Sorridente e orgoglioso, spiega in un inglese piuttosto rudimentale che finora in Vietnam le case editrici sono di proprietà dello stato, ma che forse l’anno prossimo non sarà più così. Vino e torta (lontana cugina del ciambellone) anche nello spazio collettivo della Slovenia. Che, insieme a quello della Serbia, è uno dei punti più animati nella zona destinata ai paesi dell’est europeo vicino e lontano, e non solo per i bicchieri colmi, ma perché la proposta dei titoli da esportare si basa su una strategia accorta. Non solo sul banco che fronteggia lo stand sono impilati, a disposizione dei visitatori, diversi fascicoli che propongono – in buona traduzione inglese e con una veste grafica curata – racconti, poesie e brani degli autori sloveni suddivisi per fasce d’età, compresi i «giovani» nati dopo il ’69. Ma la solerte signora dietro il banco annota anche su un’agenda gli indirizzi di tutti quelli che appaiono interessati, promettendo l’invio di vere e proprie antologie pubblicate appunto per «vendere» al meglio la letteratura slovena. Si capirà tra qualche anno se questi sforzi verranno ricompensati. Dove però gli investimenti sono più sostanziosi, e a prima vista incuranti del credit crunch, è nello stand della Book Fair di Abu Dhabi. Anche qui è in corso una festa – e che festa! – per celebrare la crescita esponenziale della fiera, la cui diciannovesima edizione, realizzata in collaborazione con la Buchmesse, si terrà nel marzo 2009. Il dottor Wisam Al-Hariri – che il biglietto da visita definisce operations manager – è raggiante: «Presto ci si renderà conto che grazie alla nostra Book Fair e agli accordi con i grandi musei come il Louvre e il Guggenheim, Abu Dhabi è diventato uno dei nuovi poli della cultura mondiale». Ma le glorie, anche quelle culturali, vanno e vengono. Viene un po’ di malinconia a visitare l’elegante stand della casa editrice Kastanioti di Atene, una sorta di Adelphi greca, e a chiacchierare con Anteos Chrysostomidis che in un italiano impeccabile (è, fra l’altro, il traduttore di Antonio Tabucchi) commenta i dati disastrosi sulla lettura nel suo paese, così simili a quelli italiani. Ha calcolato, Chrysostomidis, che il mercato editoriale greco si basa in tutto e per tutto su seimila lettori «fortissimi». Sembra impossibile, ma i conti tornano: considerando che la Grecia ha undici milioni di abitanti, circa un quinto della popolazione italiana, gli irriducibili ellenici amanti della lettura corrispondono ai trentamila lettori che reggono le sorti della nostra editoria. IN VETRINA Per gli ospiti d’onore un bilancio in chiaroscuro M.T. C. A lla fine della Buchmesse, come nelle fiere di tutti i settori, ci si ritrova fra le mani una quantità spropositata di biglietti da visita. Ai suoi interlocutori, per esempio, Lluis Pagès ne distribuisce tre diversi, uno come direttore della casa editrice che da lui prende il nome, la Pagès editors, il secondo come responsabile di un’altra sigla, la Editorial Milenio, e il terzo infine come presidente della Associació d’editors en llengua catalana – la persona giusta, in ogni caso, per capire, a un anno di distanza, se la vetrina d’onore dedicata nel 2007 dalla Fiera di Francoforte alla cultura catalana abbia portato buoni frutti. Ma la risposta è tanto smaccatamente entusiasta, che la sensazione è di avere chiesto a un oste se il suo vino è buono: «Erano vent’anni che aspettavamo questa occasione, e i risultati sono stati eccellenti», afferma Pagès, citando il fatto che «nel 2007 le vendite di diritti di libri in lingua catalana sono triplicate rispetto all’anno precedente» e posando sul tavolo, come prova concreta, una copia del saggio di Francesc Torralba L’art de saber escoltar, grande bestseller due anni fa a Barcellona e dintorni, e tradotto poi in diversi paesi (anche in Italia, da qualche mese, per Rizzoli, con il titolo L’arte di ascoltare). Eppure i cartelloni con i volti dei più famosi scrittori catalani, che campeggiano alle sue spalle, raccontano una storia un po’ diversa: tutti infatti, da Carme Riera a Quim Monzò, a Baltasar Porcel per non parlare della grande Mercé Rodoreda di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, si erano conquistati una fama più o meno grande all’estero già prima che la Buchmesse ospitasse la Catalogna. Né si può dire che in questo ultimo anno – per lo meno in Italia – si sia fatta conoscere, grazie alla vetrina di Francoforte, una nouvelle vague catalana. La questione è meno oziosa di quanto possa sembrare a prima vista. Quello dei paesi «ospiti d’onore» alla Buchmesse (e in misura minore nelle varie manifestazioni analoghe) è diventato un giro ricchissimo, nel quale denari e interessi, politici ed economici, si muovono vorticosamente. Mesi fa, proprio a Francoforte, era scoppiato l’affaire Finlandia: al paese scandinavo era stata promessa, ma solo ufficiosamente, la vetrina 2011. Gioia e tripudio a Helsinki, tanto che già si parlava di uno stanziamento di dodici milioni di euro per essere rappresentati degnamente. A sorpresa però, quando è venuto il momento dell’annuncio ufficiale, la scelta è caduta sull’Islanda, vuoi per ripicca contro la Nokia, che nel frattempo aveva annunciato la decisione di chiudere la sua fabbrica di cellulari in Germania per migrare verso la meno costosa Romania, vuoi perché si vociferava che Reykjavik avesse promesso cifre ancora più sostanziose (e se fosse così, sarebbe interessante capire cosa succederà adesso, con la crisi che sta appiattendo come uno schiacciasassi l’economia islandese). Insomma, la domanda è questa: vale la pena scucire così tanti quattrini per essere presenti in pompa magna alla Buchmesse? Risponde di sì Pagès, ma risponde di sì – sia pure più cautamente – anche Can Öz, giovane direttore della casa editrice Can, fondata venticinque anni fa da suo padre a Istanbul, sede nel bel quartiere di Galatasaray, un catalogo «einaudiano» che va da Primo Levi a Ian McEwan. Secondo Can, per un paese come la Turchia aggiudicarsi la vetrina di Francoforte può avere una doppia valenza positiva: sul piano editoriale, in termini di scambio dei diritti, e in linea più generale, perché serve a riequilibrare una immagine troppo sbilanciata in senso negativo. «Non che la Turchia non si sia largamente meritata questa sua cattiva fama – aggiunge Can, che ha molto apprezzato i toni polemici del discorso inaugurale di Pamuk a Francoforte – ma i media di tutto il mondo a loro volta hanno abusato degli stereotipi, senza rendersi conto che la nostra situazione è ben più complessa di come loro la descrivono». Proprio questo, secondo l’editore turco, è il vero motivo per cui vale la pena spendere soldi e energie pur di ottenere il palcoscenico della Buchmesse. Sul versante più strettamente editoriale, invece, Can è meno ottimista: la lingua rappresenta ancora un ostacolo enorme, e per quanto il Nobel a Pamuk o il successo internazionale di Elik Shafak abbiano fatto molto per accostare un pubblico più ampio a una letteratura fino a poco tempo fa semisconosciuta, «l’azione più efficace sarebbe quella di promuovere le traduzioni dal turco verso altre lingue, attraverso contributi, ma più ancora sostenendo l’apertura di scuole di lingua e traduzione». Un tema, questo, che tocca poco la Cina e l’Argentina, rispettivamente paese d’onore alla Buchmesse nel 2009 e nel 2010, visto che cinese e spagnolo (castigliano) sono le due lingue più parlate al mondo, e in grande ascesa nelle scuole e nelle università dei cinque continenti. I pagina 14 il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 Benedetto XVI ha deciso, per il momento, di non recarsi in Israele. Il motivi dell’annullamento del viaggio è dovuto a una didascalia presente al museo Yad Vashem di Gerusalemme, dove si può leggere che Pio XII non fece nulla per impedire la deportazione degli ebrei italiani nei lager nazisti. È da decenni che tra il Vaticano e gli storici israeliani è in corso una dura polemica sulle responsabilità di Pio XII. Polemica con alti e bassi e che si era placata con le scuse di Karol Wojtyla sulle responsabilità storiche della chiesa cattolica nell’antisemitismo. Ma anche in questo caso furono molti gli studiosi che criticarono la timidezza, se non la reticenza di Giovanna Paolo II sull’operato di Pio XII. E quando nelle settimane scorse il rabbino capo di Haifa, invitato al Sinodo dei Vescosi, ha dicharato che Pio XII non andava beatificato, i già freddi rapporti tra il Vaticano e Israele sono diventati glaciali. a teatro LE RESPONSABILITÀ DI PIO XII NELLA SHOAH Benedetto XVI annulla il viaggio in Israele MATERIALI · Il razzismo differenzialista di Ernest Renan L’orientalismo precoce di un filosofo eccentrico ERNEST RENAN, SCRITTI FILOSOFICI, BOMPIANI, CON TESTO IN FRANCESE A FRONTE, PP. 1433, EURO 34 Augusto Illuminati D ire Ernest Renan è dire orientalismo. Stupisce anzi che il tema sia solo sfiorato nell’ampia introduzione di Giuliano Campioni e nelle note di Sergio Franzese e Domenico Paone agli Scritti filosofici del filosofo francese e pensare che già nel 1883 la polemica fra al-Afghânî e Ernest Renan aveva posto i termini del problema, rivendicando il leader modernizzatore salafita l’originalità e la razionalità del pensiero arabo contro la separazione, presunta dal francese, fra una positiva eredità greco-sassanide e una generalizzata ostilità propriamente araba alla scienza e alla filosofia. Non c’era bisogno di aspettare l’influente ricerca di Edward Said, che definì, appunto, Renan il padre della seconda generazione di orientalisti dopo quella romantica di Sylvestre de Sacy. Militante della filologia, intesa come successore della religione nella conoscenza e dominio della storia unitaria dello spirito umano, letteralmente un farlo parlare attraverso lo studio delle lingue, Renan sviluppa un razzismo culturale in cui la lingua assume un ruolo centrale rispetto alle differenze genetiche e il superiore sapere occidentale diventa un pilastro del potere coloniale. Ne è esempio la classificazione del semitico come inorganico rispetto all’organicità delle lingue indoeuropee. La fecondità degli studi semitici diventa pertanto uno strumento prezioso per l’egemonia nel Medio Oriente, proprio nella misura in cui si includono, senza disprezzarle, le caratteristiche del colonizzato in un progetto di assimilazione subalterna. I curatori dell’edizione italiana di Renan hanno preferito far cadere l’accento sulla deriva antiegualitaria e antidemocratica presa dal suo congenito elitarismo culturale. Deriva del tutto evidente nei Dialoghi filosofici, scritti a Versailles nel 1871, dopo la sua fuga dalla Parigi comunarda. Renan vi proclama apertamente l’ineguaglianza delle razze, dei sessi e delle classi, deplora l’istruzione elementare obbligatoria, esalta il grande uomo che si sviluppa sacrificando le masse, critica la mediocrità sociale e le aspirazione al godimento materiale, suggerisce la selezione razziale su base social-darwinista, invita allo sterminio dei bruti e dei sovversivi, ipotizza l’imposizione di una tassa sulla maggioranza (egoista e materialista ) della popolazione per finanziare lo sviluppo spirituale di un’élite, attribuendo al popolo il ruolo del domestico dell’umanità (cioè dell’aristocrazia dei savants), fino a vagheggiare una quasi-schiavitù del proletariato industriale simile a quella dei costruttori delle piramidi. Bisogna «ripulire la sentina dell’umanità», sopprimere i popoli inferiori, «l’Africa è il male» – a metà strada fra il Kurtz conradiano e il ripassare le banlieues al Karcher di Sarkozy. Come è concepibile tenere insieme questo deplorevole razzismo e le nobili aspirazioni progressiste dell’Avenir de la science o l’europeismo come sintesi dei grandi nazionalismi finora contrapposti, sulla base della celebre formula «culturale» per cui la nazione non è affare di sangue o di territorio ma un «plebiscito quotidiano»? Sebbene Renan sia un eclettico in filosofia (mescolando Malebranche, Spinoza, Herder, Kant, Hegel, Fichte, Cousin) e si contraddica frequentemente in termini biografici e politici (prete, incredulo con sfumature da «ateo devoto», bonapartista poi rallié alla III Repubblica, ecc.), non è questa la spiegazione. Proprio in una prospettiva «orientalista» si ristabilisce la coerenza fra un programma di esaltazione della spiritualità e dell’umanità nel divenire perpetuo, che cancelli le divisioni fratricide in Europa, e la feroce discriminazione geopolitica; la stessa già quasi nietzschiana deplorazione del degrado entropico della civiltà impone di arrestare il livellamento verso il basso che spinge l’organico in direzione dell’inorganico. L’assoggettamento semi-schiavistico delle razze inferiori (con lingue «inorganiche») spinge al contenimento dei barbari interni (barbares du dedans), il proletariato materialista, la moltitudine comunarda, consentendo la fraternizzazione delle élites europee nel segno di una scienza integrata da un afflato religioso immanente, di cui è simbolo il Gesù del tutto umanizzato della celebre Vita. Il nisus vitale spinge l’umanità a farsi Dio; Dio è anzi organizzato dal progresso umano, sia pure nei limiti della transitorietà di un mondo destinato prima o poi a spegnersi. Questa mistica razionale sorge sul terreno «realistico» di una presa d’atto dei rapporti di forza che è, innanzi tutto, consolidamento di un regime coloniale e di divisione in classi della società dominante: i rapporti sono determinati culturalmente e non geneticamente, secondo un embrione di razzismo differenzialistico che diverge dalle considerazioni coeve di Gobineau. La conquista del Maghreb è il suo atto di nascita e il soffocamento della Comune la sua riprova. Idee non dissimili da quelle di altri contemporanei – pensiamo a Flaubert, in primo luogo – ma con un risvolto paradossale. Il contributo scientifico più notevole di Renan fu infatti la tesi di dottorato su Averroè e l’averroismo, che allo stesso tempo riscopriva con grande perizia filologica e sincero entusiasmo la filosofia araba e insieme la confinava a episodio irripetibile destinato a fruttificare solo se trasferito in ambito occidentale. Ebbene, il nucleo generativo di tutta la visione evolutiva e panteistica che Renan ha dell’universo (l’infinito polipaio in cui tutti gli esseri sono radicati vivendo nello stesso tempo una vita propria e una vita della totalità) sta nella dottrina averroista dell’unità dell’intelletto possibile e della sua possibilità di congiunzione con il divino. L’orientalista è caduto prigioniero del suo oggetto, lo ha reso inservibile per l’egemonia occidentale, pur tingendolo dei colori dell’idealismo filosofico europeo. Malgrado tutto, la rinascenza araba cominciò a rendersene conto e a farsene un’arma. UNA SCENA DA «MANGEL PLATZ» DI CRISTOPH MARTHALER; IN ALTO, «HELL» DI EMIO GRECO E A DESTRA, «WARUM WARUM» DI PETER BROOK IN SCENA · «Manca spazio» di Marthaler alla Maison de la Culture Mc93 di Bobigny Se l’espianto di organi è un’asta planetaria FESTIVAL D’AUTOMNE: MANGEL PLATZ DI CRISTOPH MARTHALER Gianfranco Capitta PARIGI U n nuovo lavoro di Christoph Marthaler risulta sulle prime sempre difficile da definire. All’apparenza sono opere leggere le sue, che mescolano parole e canzoni in ambienti vagamente collettivi e conosciuti, su drammaturgie il più delle volte originali, stimolate dallo stesso regista creatore. E sempre con la sua banda affezionata di presenze sceniche, che dal solido mestiere appreso magari ancora nella Ddr da cui qualcuno proviene, si sono trasformate oggi in uno dei più solidi e applauditi ensemble della scena europea. Che può raccontare allo stesso modo il trapasso drammatico da due Germanie a una, o il crack della Swissair. Ma ogni volta, le creazioni dell’artista svizzero riescono a provocare ondate successive di scoperta e di riflessione, che rendono le prime risate amarissime e le prospettive dell’intero pubblico catastrofiche, come quelle dei personaggi dello spettacolo. Succede così, regolarmente, anche in questo Mangel Platz (Manca spazio) presentato alla Maison de Culture Mc93 di Bobigny dal Festival d’Automne. Presentazione casualmente caduta proprio nei giorni in cui il bellissimo spazio funzionale che ROMA Franca Valeri, parole e note sparse insieme a un certo numero di donne S olo la voce la tradisce qualche volta, ma solo quella. Franca Valeri, ottantotto anni e una testa che è un vulcano di idee, affronta il pubblico con piglio deciso sul palcoscenico della piccola bomboniera del Teatro della Cometa a Roma (nel pomeriggio oggi alle 17 l’ultima replica) per presentare la versione aggiornata di un suo antico cavallo di battaglia, quel «Carnet de Notes» che nel dopoguerra riproponeva nei teatri italiani insieme a Vittorio Caprioli e Alberto Bonucci. Lo mise in scena con loro per la prima volta a Parigi, dove si racconta che ad applaudirla accorse Edith Piaf, un titolo voluto - recita oggi come allora l’attrice milanese «per preservarci dalle minacce del secolo». Ma ha ancora un senso ripresentare i ritratti di queste donnine che lei stessa definisce «in preda a una crisi di nervi»? Ce l’ha eccome, e lo dimostra riattualizzando testi che sono autentici meccanismi di perfetta orologeria, che comprendono pezzi noti tratti dal suo inesauribile archivio, scherza lei, di «lavoratrice del monologo». Sono donne, qualche volta allegramente virago, caratteri sempre sopra le righe, come la Patrick Sommier ha portato a una assoluta centralità del grande teatro mondiale, ha rischiato di venire assorbito come «terza sala» dalla vorace e potente Comédie Française. Pericolo per il momento scongiurato, grazie a una ferrea dichiarazione «di lealtà» da parte degli attori/soci della Comédie, che però è servito a logorare ancora una volta rapporti e fiducia nell’ambiente, essendo progredita la cosa ai soli livelli di vertice e di politica («ma queste cose non succedevano solo in Italia?», chiedono i francesi tra il malizioso e l’ipocrita). Mangel Platz, per tener fede alla caustica poetica di Marthaler, si apre comunque nel più lieve e caciarone dei modi. Ovvero con l’arrivo di un gruppo di signori e signo- signora che ha sposato in seconde nozze un miliardario ma che esasperata dall’eccessiva accondiscendenza dell’uomo lo trascina dal medico («come è ordinato, troppo. Gli va bene tutto»), salvo poi scoprire che è morto stecchito in sala d’attesa. A dividere con lei la scena una pianista (Ida Iannuzzi) e tre giovani e belle voci liriche (Eleonora Caliciotti, Edoardo Milletti, Emanuele Casani), con i quali alterna i monologhi ad arie di Verdi («O terra addio» dall’Aida), Mozart («Dalla sua pace» da Don Giovanni), Rossini («Non si dà follia maggiore» da Il turco in Italia, «Io!» da Il viaggio a Reims), Puccini («D’onde lieta uscì» dalla Bohème) e Donizetti («Tornami a dir che m’ami» da L’elisir d’amore), l’altra sua grande passione di vita. «L’opera mi ha sempre impressionato – spiega – e questa scelta viene anche dalla convinzione che la parola teme il potere della musica, le sue infinite aperture alla fantasia». Ma lei non ha nulla da temere, e con arguzia tratteggia abitudini di ieri e di oggi, mettendo a raffronto nel momento più irresistibile dello spettacolo due lettere «di rottura»; quella aulica della madre e quella sboccata della figlia, oppure quando fa strame della «Voce umana» di Cocteau dove fa dire alla protagonista già con i barbiturici in mano: «Li ho comprati la sera che ci siamo conosciuti. Sarà stato un presagio?». Si ride, anche sull’onda degli inevitabili ritorni della signorina Snob e della Sora Cecioni, di un universo femminile piccolo borghese, che resiste come in una fortezza senza accorgersi dello sfascio che gli sta attorno. Stefano Crippa il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 pagina 15 CULTURA&VISIONI TORINO «Hell», stato interiore per danzatori sospesi tra estasi e tormento DANZA: HELL E (PURGATORIO)POPOPERA DI EMIO GRECO Francesca Pedroni TORINO SOUL IN LUTTO Addio a Levi Stubbs, favoloso baritono dei Four Tops Levi Stubbs, lo splendido baritono voce solista dei Four Tops, se ne è andato venerdì all'età di 72 anni. I Four Tops sono stati fenomeno musicale e commerciale nei 60, 40 top ten e decine di milioni di dischi venduti sono cifre che parlano da sole. Dalla voce di Levi dai caldi toni blues e dalle armonizzazioni dei compagni Lawrence Payton, Abdul «Duke» Fabkir e Renaldo «Obie» Benson sono uscite canzoni intramontabili come : «Reach Out (I’ll be there), (che da noi i Nuovi Angeli e Jimmy Fontana tradussero in «Gira Gira» e nei 70 Gloria Gaynor trasformò in classico disco), «Baby I Need Your Loving» e «I Can't Help Myself (Sugar Pie, Honey Bunch)». Nel 1990 hanno fatto il loro ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame. Sulla breccia da più di mezzo secolo, senza mai cambiare, i Four Tops si definivano semplicemente «operai della canzone» cantavano ma non intervenivano mai nella fase compositiva. I loro successi fecero grande (e molto ricca) la Motown, ma soprattutto traghettarono la musica nera dalle chiese ai club. Mai nel tempo i componenti furono tentati dall’idea di ritagliarsi spazi personali o incidere album solisti. C i sono spettacoli che a distanza di anni sono ancora lì, nella memoria, un frame che contiene intatti impatto e motivazione. Scommettiamo che accadrà con HELL di Emio Greco e Pieter Scholten seguito da (purgatorio) POPOPERA, tappe di un progetto cominciato nel 2006 e che si concluderà nel 2010, mosso nei due artisti dal viaggio dantesco tra Inferno e Paradiso. Tutto fuorché un percorso didascalico, piuttosto un incalzare di squarci visionari, abitati da una dinamica drammaturgica battente che ci fa precipitare verso il confronto con una danza scossa da interrogativi estremi. HELL è di due anni fa ma non si era ancora visto in Italia: imbarazzanti ritardi nostrani a cui Torinodanza festival d’Autunno ha dato risoluzione, presentandolo al teatro Astra insieme alla prima nazionale di (purgatorio) POPOPERA, debutto mondiale il giugno di quest’anno ad Amsterdam e spettacolo coprodotto dal festival sabaudo. Un rapporto di fiducia e collaborazione che dovrebbe portare a Torino la compagnia fondata a Amsterdam da Greco e Scholten per tre anni. Greco, di Brindisi, Pieter Scholten, olandese, danzatore e coreografo il primo, regista il secondo, ruoli in realtà tutt’altro che separati, lavorano insieme dai primi anni 90. Un graffio di danza chiamato extremalism, una riflessione intellettuale corposa per Inferno e Purgatorio anche nella pubblicazione di due magazine. HELL è uno stato della mente, il nostro Inferno interiore. 100 minuti che ti agganciano senza un attimo di noia: un ritmo magistrale nelle pause e nelle riprese. In scena, un albero secco sulla sinistra, un arco di lucette sulla destra che crea una porta, un varco dantesco. È un Inferno aperto dai danzatori che si presentano ballando canzonette pop, un cabaret della seduzione da cui si precipita in un nuovo girone. Non si indugia nelle scelte, i quadri si consumano, sobbalzano, ci trascinano giù tra canzoni pop, stridori che sfociano in quel da da da da del destino della Quinta Sinfonia di Beethoven, straziato infine dalle chitarre elettriche. La danza attraversa tutti i registri, i sette della compagnia di Greco e Scholten vanno al di là delle tecniche, mischiando con scioltezza entrechats classici a movenze stile disco, tutto con un perché. Sono massa infernale e singoli individui e poi c’è Greco, in nero con parrucca, figura dannata ma anche guida, ombra nella quale si mischia Dante al ruolo del maestro coreografo, una scheggia di energia instabile corpo-anima che si avvinghia su se stesso e nello spazio mentre la danza degli altri affonda negli abissi fino a quel quadro livido, tutti nudi in gruppo davanti all’albero spoglio, prima del finale sulla Quinta. Ci sono anche le chitarre elettriche nere, adagiate dai danzatori, in fila, in proscenio. Oggetto feticcio che diventa protagonista in (purgatorio) POPOPERA, musica di Michael Gordon. I danzatori suonano Gordon ballando con le chitarre al collo, urlo fibrillante di anime sospese tra l’Inferno e l’estasi purificante di un Paradiso ancora in via di conquista. Il clima di (purgatorio)POPOPERA è portavoce di uno stato irrisolto. Siamo in un luogo di passaggio: ce ne parla la danza agitata internamente da qualcosa che squarcia e attende, ce ne parlano quelle chitarre suonate come pianti, fatte tutt’uno con i corpi seminudi, i costumi di maglia trasparente che di alcuni rivestono anche il volto, ce ne parla la voce senza tempo della cantante che prima in nero poi in lamé si muove tra e con i danzatori. Greco anche qui ha un ruolo a parte, di guida, maestro, incanto: ha il suo apice nel duo con il giovanissimo Victor Callens, simbolo efebico di uno stato sul limen tra due mondi. Uno spettacolo che crea aspettative per il Paradiso del 2010: è valso ai due artisti l’ospitalità per dieci giorni a dicembre al Théâtre de la Ville di Parigi dove andrà in scena insieme a l’assolo con Greco IN VISIONE che completa il dittico sul Purgatorio. re, di qualche pretesa e di grande loquacità, in un ambiente a metà tra la casa di riposo e il centro termale di bellezza. Cantano canzoncine anni sessanta e settanta, quando non attingono ai motivetti tradizionali di sapore alpino, bavarese o tirolese o dei Grigioni che sia. Sempre a Zurigo, come molti suoi altri titoli, nasce del resto lo spettacolo di Marthaler, ma prodotto non più dal potente Schauspielhaus da cui fu estromesso perché poco affidabile rispetto ai poteri costituiti, ma dalla Rote Fabrik (oltre che dai molti festival europei che il regista si contendono e si disputano, italiani esclusi, forse sempre a motivo di quella pretesa sua «inaffidabilità»). Il canto di quei bislacchi personaggi è dapprima ironico (racconta che lo spettacolo è finito, invece che appena iniziato) ma poi cerca di essere seduttivo verso gli spettatori, millantando il favore e la convenienza di investire in certi fondi finanziari già proiettati non solo in una grande remuneratività, ma addirittura «nell’al di là», unendo forze bancarie ed ecclesiastiche, grazie a certe operazioni possibili solo in quella miracolosa e accogliente «clinica degli alti e dei bassi». Vediamo così lungo due ore tirate, come a quelle proposte reagiscono i convitati ricchi di ciccia e pellicce, e aiutati a movimentare la loro escalation finanziaria e «morale» da una teleferica che li trasporta su e giù dalla scena. E mentre avanza la crudeltà delle richieste e delle necessità per realizzare l’affare, essi alternano le loro canzoncine pop a passaggi furiosi dentro le cabine «termali» dei trattamenti. Che si capisce gradualmente contemplino l’espianto di organi. Ma non sarà la cosa più grave in un ordine che strutturandosi mostra chiara l’impronta dittatoriale e nazista (si cita subito Rommel, come esempio morale), ma le maniere sono «morbide», l’apparenza quasi glamour, i riti svagatamente mondani. Una «piacevolezza» atroce segna quell’ospizio di mondo che sembra partorito da una fiction tv, o almeno ne ripete gesti, valori e creduloneria di chi vi si uniforma. E quel fascino totalitario induce all’entusiasmo del sacrificio o dell’amputazione o dell’espianto, così che entusiasti usciranno gli ospiti dell’asilo da quelle fatali cabine («a luci rosse», in senso letterale), anche se, ancor più letteralmente, «a culo nudo». Ma continueranno a cantare, mentre i loro organi partono per aste planetarie di bond destinati ovviamente all’insolvenza, perché la piacevolezza obbediente e cieca è il comportamento ormai naturale e necessario. Non è un pianeta di marziani, ma lo specchio della nostra quotidianità. Che vista oggi alla luce del crack mondiale della finanza, conferisce amarezza profetica quanto facile a questo Mangel Platz che ha debuttato diversi mesi fa. Ma che in ogni caso conquista per la sua ferocia spietata, seppure appena mascherata dietro la gaudente insensatezza di quella comitiva giocherellona e canterina. In molti angoli d’Europa intolleranza e imbroglio indossano abiti di società per millantarsi migliori di come sono. Non c’è sempre Marthaler a smascherarli con il suo sorriso sornione. MODENA · Romeo Castellucci e Peter Brook L’inferno non più dantesco e la marionetta di Miriam FESTIVAL VIE: INFERNO DI CASTELLUCCI E WARUM WARUM DI PETER BROOK, MODENA Gianni Manzella MODENA C ome sia che l’Inferno assomigli tanto a un purgatorio e il Purgatorio sia un vero e proprio inferno, era la questione che ci si poneva l’estate scorsa a Avignone, dove ha debuttato la trilogia dantesca di Romeo Castellucci. Anche per questo si attendeva di vedere come il regista avrebbe ri-creato il suo personalissimo Inferno domestico, lontano dalle seduzioni spaziali della corte d’onore del Palazzo dei papi (altra compattezza e compiutezza ha il Purgatorio che si rivedrà sul palcoscenico del Valli di Reggio Emilia fra una settimana). E ci si interrogava intanto sul tempo che i diversi tratti di quest’altra «commedia» potevano mettere in gioco, su un presente teatrale che si apre un varco come tempo vissuto fra passato prossimo e futuro anteriore. Ma se questa era l’aspettativa, è difficile nascondere la delusione di fronte a ciò che si è visto a Modena. Castellucci sembra essersi limitato a stipare sul palcoscenico del Comunale quel che ci stava della creazione originaria, tirando via tutto ciò che non era facilmente riproducibile (il pianoforte in fiamme, il velario teso sugli spettatori, la lenta scalata della facciata del palazzo che pure tanto aveva emozionato qualche ammiratore...). Davanti a un fondale mobile si impone soprattutto la dolente massa corale che circola con tempi dilatati in una selva oscura di suoni e bagliori. Da cui si staccano per brevi istanti le figure che danno origine ai gesti condivisi, anche amplificando però l’aspetto patetico di quelle cerimonie degli abbracci, quelle uccisioni rituali, quell’ondeggiare fra donne diverse. Mentre sbiadisce il senso della riflessione sulla condizione dell’artista nella società contemporanea cui poteva condurre l’apparizione di Andy Warhol, ridotta qui a sbiadita icona. Non delude invece Peter Brook. E come potrebbe del resto? Il vecchio maestro inglese ha da lungo tempo elaborato un’idea di teatro cui si attiene con rigoroso partito preso. Immutabile come l’immagine che offre di sé – la stessa camicia azzurra che ha in tutte le fotografie, notava qualcuna l’altra sera a Carpi. Un teatro immediato e privo di artifici, il suo, concepito in uno «spazio vuoto» che a quarant’anni di distanza dalla prima evocazione resta il cardine del pensiero teatrale del regista. Quel che conta è l’arte dell’attore, la regia finisce per scomparire al momento di andare in scena. E infatti è prima di tutto un accattivante ritratto dell’attrice come commediante questo Warum Warum di cui è vera artefice Miriam Goldschmidt, attrice di pelle scura fuggita dal noioso teatro tedesco degli anni sessanta del secolo scorso per rifugiarsi alla corte parigina di Brook, e da allora presenza costante nelle sue creazioni. L’ingresso in scena è ieratico, le braccia levate, elegantissima nel turbante rosso che fa pendant con lo scialle sull’abito scuro, sul petto un diadema dorato. Ma bastano poche frasi della sua voce fumosa per dare la giusta piega al lavoro. Da un grande rettangolo vuoto, da uno spazio ancora senza forma prende avvio anche il testo curato dallo stesso Brook insieme a Marie-Hélène Estienne. Che attinge alla tradizione novecentesca, da Craig a Artaud, per costruire un’immaginaria autobiografia artistica. Perché perché, si chiede l’attrice. E la risposta è tutto nel suo essere lì, e solo lì viva, mentre mima entrate e uscite di scena e dialoga con le sonorità impalpabili che un musicista cava da una sorta di sfera sonora. O gigioneggia nella tirata del Mercante di Venezia, shalom. Un po’ diva e un po’ marionetta. In fondo, ci ricorda, all’attore cinese bastava per morire il cadere di un velo di seta. MODENA · All’interno del festival «Vie» l’ultima creazione del teatro Albe, «Sterminio» e la danza di «Ali» L’incubo borghese resta chiuso in una scatola nera T ra i moltissimi spettacoli visti all’edizione 2008 del festival Vie concluso ieri, ce ne sono alcuni destinati a girare a lungo in Italia, altri che piacerebbe rivedere presto e numerosi infine che hanno lasciato solo un valore di testimonianza e conoscenza. Nel primo gruppo va certo l’ultima creazione del Teatro delle Albe: dopo il crudele testo «condominiale» di Werner Schwab Sterminio, Marco Martinelli usa ancora lo stesso dispositivo scenico (una scatola nera che inghiotte attori e pubblico) per un testo di Antonio Tarantino non meno drammatico, Stranieri. Prende corpo sugli incubi di un pensionato non bisognoso, che se ne sta asserragliato dentro casa a difendersi da rumorose invasioni da fuori, sicuramente presenza pericolose ed extracomunitarie che minano le sue piccole sicurezze borghesi. Attraverso filmati e poi in carne ossa, quelle due presenze che dal pianerottolo passano nella camera del vecchio, si rivelano sua moglie e suo figlio, morti dopo esser state sue vittime, eppure ora presenti per portare lui con sé. Testo scabroso, forse con qualche incongruenza giustificata dalla torrenziale caratterialità del protagonista, ma che Martinelli rende consequenziale nella sua follia e nelle sue immagini. E un’altra famiglia ha lasciato il segno nel pubblico modenese, quella argentina de La omision de la familia Coleman. Claudio Tolcachir firma testo e regia di uno spettacolo indiavolato, di eccessi e tenerezze, di peccati gravi e di ingenui innamoramenti. Quello appunto dato dalla famiglia del titolo, tre generazioni di natalità incerte e di handicap vistosi, di fisicità esasperata e di mesta rinun- cia al piacere. Una nonna svanita che allunga qualche peso a tutti, una madre rimasta bambina e fantasiosamente plurima, quattro figli di padri alterni. E poi amici e amanti. Non per un mosaico di decadenza morale, ma per dare corpo all’Argentina di oggi, tra crisi economica, memoria morale, fine dell’attenzione ai grandi temi. Infine lo spettacolo forse più emozionante in assoluto, 25 indimenticabili minuti di Ali. Sono quelli che il geniale Mathurin Bolze restituisce al collega Hedi Thabet, danzatore anche lui, ma che ha perso una gamba. Insieme ballano, mimano, fanno acrobazie, elaborano una grammatica del corpo che supera la disabilità dell’uno, ponendo attraverso l’arte i fondamenti di una convivenza diversa. Un sogno che fanno vivere come realtà, e dando una speranza ad ogni spettatore. G. Cap. CINEMAMBIENTE XI Daryl Hannah a Torino. Lezione di ecologia dolce Francesca Angeleri TORINO U na campagna assolata, insetti e farfalle colorate che allegramente si godono i petali dei fiori, natura incontaminata. Tutto scorre morbido e delicato per alcuni minuti fino a quando piomba sulla scena un terribile rombo d’auto. Nera e aggressiva si impone sullo schermo, una minaccia ai nostri fiorellini. Da questa scende una tipica bellezza bionda, anche lei si muove aggressiva. Si è fermata per fare benzina. Attacca la pompa prima al bocchettone e poi, inaspettatamente, versa quello stesso liquido giallastro in un bicchiere. Come una vampira ne beve il contenuto, leccandosi i baffi. Il volto ambientalista di Daryl Hannah, madrina dell’XI edizione di Cinemambiente, è quello con cui inizia Bio Diesel, un corti del suo sito internet Dh Love Life, dove si affronta una delle problematiche a lei più care, quella dei carburanti di origine fossile. Il Bio diesel di cui si parla non è, infatti, quello che noi ci illudiamo di trovare dal benzinaio, ma deriva dalla trasformazione dell’olio usato per friggere le patatine. È sempre bella Hannah, fa molto Chigago, per niente diva. Il suo è un attivismo militante e sincero, proprio per questo l’atteggiamento con cui parla dei molti progetti che la vedono impegnata è gradevole e non grave. «Sono una ragazza pratica, con i piedi per terra. Amo la vita e amo vivere. Mi piace mangiare cibi sani, respirare aria pulita, bere acqua pura. Vorrei prolungare la mia vita il più possibile e mi piacerebbe che tutti potessero fare la stessa cosa. Ho il desiderio di vivere in armonia con me stessa, il genere umano e tutte le altre specie. Per questo motivo ho deciso di mettere in atto dei comportamenti che mi permettano di perseguire questi obiettivi». E sembra veramente pratica quando spiega, in modo semplice e con tono dolce, che questa crisi finanziaria è si una disgrazia, ma ci fa capire che in un certo senso qualcosa di buono può venirne fuori, permettendo che ci si ponga di fronte a nuove sfide a livello locale, per creare nuovi sviluppi di comportamento sostenibile a tutti i livelli. A chi le chiede cosa ne pensi di Sarah Palin che propone di andare a trivellare l’Alaska, risponde: «Non amo dichiarare pubblicamente per chi voterò, per due motivi. Non ho fiducia nella classe politica e ho molta più fiducia nella responsabilità individuale di ognuno di noi. Per quel che riguarda i carburanti fossili, a volte non mi capacito di quanto la razza umana possa essere tanto stupida. Non solo essi hanno una durata limitata ma soprattutto hanno un impatto sulla terra totalmente distruttivo, dal punto di vista ambientale e politico. Liberarsi da questa dipendenza orribile avrebbe automaticamente un effetto benefico a cascata». Su Dh Love pubblica un video blog settimanale sui temi a lei più cari come il cibo biologico, l’architettura e i trasporti sostenibili, le lotte ambientaliste e anche svariati consigli per una vita più ecocompatibile. Del sito si occupa personalmente, senza l’ausilio di un vero e proprio team. Negli spazi tra i suoi impegni - sta girando a Londra Love and Virtue, un thriller psicologico di Raul Ruiz - cerca di realizzare il maggior numero di documentari che abbiano al centro le problematiche di sostenibilità a lei care. Tra i molti presenti sul sito, Cinemambiente propone Eviction, Bike Culture, Rwanda e Carbon Neutral, ai quali si aggiunge l’anteprima nazionale di Garbage! The Revolution starts at home. «La rete è una risorsa indispensabile per lo sviluppo dell’informazione e della comunicazione. Per questo mi piacerebbe prima o poi riuscire a creare una community in cui le persone possano interagire su questi argomenti. Allo stesso modo anche il cinema rappresenta una grande opportunità di comunicazione. I film sono come sogni. Il cinema ha una grande importanza nel permettere la riscoperta della comprensione e della compassione verso realtà altre. Il pianto, la risata, l’emozione che suscita, sono livelli diversi che permettono l’apertura del cuore e rendono comprensibili le problematiche a livello mondiale. Io sto andando in questa direzione». pagina 16 il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 SPORT SERIE B Il Grosseto ne fa sei e vola al comando. Il Parma risorge Il Grosseto strapazza la Salernitana per 6-2 (i campani erano in vantaggio di due gol) e raggiunge al primo posto della serie B l’Empoli, battuto a Parma per 1-0. Guidolin, così, conquista la prima vittoria da quando è sulla panchina gialloblù. Non ne approfitta il Sassuolo sconfitto 2-1 in casa dal Mantova, che esce così dalla crisi. Balzo in avanti del Vicenza che ne fa quattro in casa dell’Albinoleffe e raggiunge, nella sesta partita di fila senza subire gol, al terzo posto la Triestina, sconfitta 3-2 a Brescia. Si ferma il Bari, che perde 2-1 ad Avellino (prima vittoria per gli irpini). Il Frosinone batte 3-1 il Rimini con il brasiliano Eder grande protagonista (un gol e un rigore provocato) il Pisa vince negli ultimi minuti 2-1 con il Treviso. Pari a reti inviolate tra Cittadella e Livorno. Stasera posticipo tra Piacenza e Ascoli. I risultati: Ancona-Modena 3-1; Albinoleffe-Vicenza 0-4; Avellino-Bari 2-1; Brescia-Triestina 3-2; Cittadella-Livorno 0-0; Frosinone-Rimini 3-1; Grosseto-Salernitana 6-2; Parma-Empoli 1-0; Pisa-Treviso 2-1; Sassuolo-Mantova 1-2; Lunedì: Piacenza-Ascoli. OMOFOBIA INGLESE «Tanti gay in Premier, nascosti per paura» Nella Premier League «conosco una dozzina di calciatori che sono gay e capisco perché loro non vogliano dirlo ma, al pari del razzismo, non c’è posto per l'omofobia nello sport». La denuncia dell’ex stella, ora 44enne, dell'Under 21 e del Chelsea, Paul Elliott, lancia il dibattito sul rapporto in Inghilterra tra omosessualità e football. E se i giornali più gossipari partono con la caccia al giocatore gay, altri si chiedono i motivi dell’intolleranza. «La reazione omofoba dei tifosi», spiega Elliott è uno dei principali motivi della paura di uscire allo scoperto. Ma non il solo. Infatti è la cultura inglese, come tantissime altre, non pronta a accettare l’omosessualità. Justin Fashanu fu, nel 1990, il solo giocatore a fare «coming out», ma la sua confessione fu accolta con ostilità sia dal mondo sportivo che dalla comunità nera britannica, al punto che un settimanale parlò di «affronto» e di «danno d’immagine patetico ed imperdonabile». Fashanu entrò così in una crisi senza fine, che lo portò nel 1998 al suicidio. UNA BUFFA ESPRESSIONE DEL COACH NERAZZURRO, VINCITORE DI TORNEI NAZIONALI (CHELSEA) E CHAMPIONS (PORTO) CALCIO · È uscita la «biografia ufficiale» del tecnico portoghese, tanto bravo quanto presuntuoso L’agiografia di Mourinho Massimo Raffaeli N on si lasci ingannare l’eventuale acquirente di Mourinho (trad. di E. Scoziero, Mondadori “Ingrandimenti”, pp. 293, euro 17), il libro a firma di un giornalista portoghese, Luìs Lourenco, che brandisce in copertina il solenne sottotitolo La biografia ufficiale dello Special One: intanto non si sa cos’abbia essa di «ufficiale« se non l’inserto di pagine autografe di Mourinho medesimo (e tuttavia, riferendosi ad un star mediatica, si dovrebbe parlare di biografia «autorizzata», cioè direttamente pilotata dal suo stesso oggetto); né si tratta di una «biografia» in senso proprio. Il libro infatti esce in Portogallo nel 2004 e racconta, mescolando la conversazione al reportage, non la vita di José Mourinho (perché nulla o quasi viene detto della giovinezza e della sua formazione) ma semplicemente l’esordio da allenatore in seconda nel Barcellona, la trafila in provincia e il biennio di successi sulla panchina del Porto (2002-’04), dove vince due campionati, una Coppa nazionale, una Coppa Uefa e una Champions League. Si aggiunga che è un libro tradotto in maniera scolastica, che è stampato su carta dozzinale, che la resa delle foto in biancoenero è indecente: forse qualcuno alla Mondadori ritiene che al pubblico degli appassionati di calcio si possa ammannire qualunque cosa e che i lettori abituali, per esempio, della “Gazzetta dello sport” siano indegni per definizione di qualunque filologia e civiltà tipografica, anche se poi è proprio un giornalista della “Gazzetta dello sport”, Fabio Licari, a scrivere la Introduzione all’edizione italiana, trenta pagine di grande misura e limpidezza (specie per la puntualità dei rilievi tecnico-tattici) che se non bastano a giustificare il prezzo di copertina servono almeno, come si dice, a salvare il salvabile. Dopo di che, quando uno abbia letto la lunga vociferazione di Mourinho, suoi autografi inclusi, ne sa esattamente quanto già ne sapeva dalle sue, annose e talora verbose, dichiarazioni sui giornali e in tv; scopre cioè come nello stesso individuo possano convivere, o meglio alternarsi, un tecnico di eccezionale caratura e un uomo di intollerabile superbia. Come dire un genio e un pallone gonfiato. Quanto al professionista, nel volume è riportata per esteso ciò che lui umilmente definisce la Bibbia: «In relazione agli aspetti pratici di una squadra di cal- ROMA-INTER · Posticipo serale con prova di fuga Di nuovo Roma-Inter. La gara in assoluto più giocata nelle ultime stagioni - grazie anche alle quattro finali di coppa Italia di fila e altrettante finali di supercoppa di lega - è di scena stasera all’Olimpico. Negli scorsi due campionati proprio lo stadio capitolino è stato, con due vittorie (0-1 nel 2006, 1-4 nel 2007), il trampolino di lancio per la fuga nerazzurra alla conquista dello scudetto. A sentire Mourinho però quello con la Roma è un match come un altro perché, si vince o si perde, per il tricolore la strada è ancora lunga. «Ho vinto quattro campionati - ha detto Special one durante la conferenza stampa - e so come si vincono. Non quando hai vinto un derby o uno scontro di cartello, ma quando sei arrivato all’ultimo giorno con più punti». Non fa una piega. L’importante è non avere paura. «Paura? Cosa significa nel calcio? Non conosco questa parola». Anche se di Spalletti non si fida «parla il suo lavoro e io credo che abbia ragione la signora Sensi che appoggia la qualità del lavoro dell’allenatore». Il mister di Certaldo ringrazia il collega senza fidarsi troppo: «Se, come ha detto, lui non è un pirla, a noi a Roma non ci piace facce cojonà, quindi su questo siamo d’accordo». E neanche "rosica". «Di lui - aggiunge - non invidio nulla», anche se la stima verso il portoghese c’è: «È uno sveglio, che ha vinto, sa farsi rispettare ed ha personalità. La sua è una squadra tosta e compatta, che gioca un calcio abbastanza moderno». Insomma, pre-gara col fairplay a go-go, per una partita che quasi sicuramente rivedrà il ritorno in campo di Francesco Totti per la gioia dei tifosi giallorossi. Ancora da capire se dal primo minuto, o in corso d’opera. Domanda: Basterà per fermare Ibra e compagni? cio, mi attenevo, fra gli altri, ai seguenti principi: giocatori portoghesi in squadra, o se preferite, ‘portoghesizzazione della squadra; lavoro verso una media giocatori più bassa; contratti basati sul raggiungimento dell’obiettivo; acquisto di giocatori da squadre inferiori i cui guadagni professionistici sono meno alti, ma con maggiori ricompense in caso di vittoria; target basati sul trofeo e target basati sul tempo di gioco». E’ in realtà l’applicazione al calcio del Modello Toyota, che il Porto di Mourinho ha incarnato in maniera esemplare: dedizione totale al gioco di squadra e duttilità assoluta del modulo, ora un 4-4-2 più cauto e portato al possesso della palla, ora invece un 4-3-3 più aggressivo e talora frenetico nei rovesciamenti di fronte. Non è un caso che il Porto gli abbia dato i maggiori successi: lì Mourinho aveva dieci ottimi giocatori vincolati al modulo, più un solo fuoriclasse cui dare liberamente corda, il grande giocoliere Anderson Luiz de Sousa detto Deco; al Chelsea, da ri-adattare, ne aveva già una mezza dozzina; all’Inter, adesso, ha la rosa al completo… Nemmeno è un caso che colui che si è autodefinito The Special One non sia un cieco offensivista ed abbia in grande stima il calcio all’italiana di Giovanni Trapattoni, di Marcello Lippi e di Fabio Capello. Fondato sulla costante equidistanza fra i reparti, il suo modulo, come lo spiega Fabio Licari, si propone di creare «una fitta ragnatela di triangoli immaginari che coprono tutto il campo e offrono alla sua squadra il predominio dello spazio e il controllo della palla». Dei suoi diretti maestri, Robson e Van Gaal, ha saputo dedurre l’essenziale: da Robson (quasi un Nereo Rocco anglosassone) l’ideologia dello spogliatoio, l’attitudine a un rapporto diretto e costante con i calciatori; da Van Gaal (che è un Sacchi meditabondo, guarito dall’isteria) la capacità di programmare una squadra nonché di progettare nel minimo dettaglio la partita di calcio. Per questo, nonostante l’invadenza mediatica e l’enorme massa di devoti, Mourinho non ha nulla del vecchio Mago Helenio Herrera, parvenu dagli ambigui natali, totalmente autodidatta, rivoluzionario sublime e cialtrone. Il curricolo accademico del portoghese appare viceversa irreprensibile, da vero e proprio mago, semmai, della Postmodernità, cioè freddo, distaccato, cosmopolita, come lo può essere soltanto chi è frutto dei più sofisticati innesti culturali e linguistici. Molti soggiacciono al suo cosiddetto carisma e lodano, nel paese dell’ipocrisia cattolica, lo stile sardonico ed una facciatosta che nel mondo del calcio, pieno di sepolcri imbiancati, in effetti non sembra avere eguali; altri si spingono a dire che le uscite insolenti, vale a dire le provocazioni che danno forma di spettacolo alle sue conferenze-stampa, sarebbero riprova di una vocazione critica, anzi di una presenza meteoritica all’interno del sistema-calcio. Ma l’eccezione di José Mourinho, circonfusa di glamour e di esotica raffinatezza, serve invece a confermare come probabilmente nessun altra la regola, in tutto sordida, del calcio attuale. Se ne renda conto o no, Mourinho è alla lettera un alibi, dunque un personaggio insostituibile, uno dei pochissimi davvero essenziali alla legittimazione e alla stessa riproduzione del sistema-calcio: qui sul serio può dirsi The Special One. La superbia, i toni sprezzanti, la postura altezzosa, lo smaccato snobismo, insomma tutto ciò che non gli viene perdonato da chi lo detesta, sono tratti di per sé scarsamente significativi, e si direbbe recessivi. Col tempo, saprà smaltirli o comunque acclimatarli. Peraltro è uno che non scherza, se dopo appena cinque mesi già parla un italiano, figurarsi, che Lippi e Ranieri se lo sognano. Imparerà, c’è caso, persino a limitare o a rinunciare alla boria, quando il suo precettore (dev’essere uno bravo quasi quanto lui) gli dirà che il più grande filosofo italiano del secolo scorso diffidava i grandi uomini proprio dalla tentazione della boria: per quel nano ignaro di football, Benedetto Croce, la boria corrispondeva infatti a segnalata coglioneria. BAOBAB INTERNATIONAL ORCHESTRA TRIBAL CONCEPT 10,00 euro TRIBAL CONCEPT è il primo lavoro dell’ensemble multietnico BAOBAB INTERNATIONAL ORCHESTRA. Il lavoro rappresenta un percorso musicale giocato continuamente su contrasti moderni, lirici, meditativi e psichedelici. Il tribalismo è collocato come un aspetto della cultura intellettualmente “migrante”. B.I.O. coniuga la musica contemporanea d'arte con la musica etnica di derivazione mediaterranea, sub sahariana e indiana. PICCOLA ORCHESTRA LA VIOLA AROVÁ 10,00 euro “Arovà” riassume le sensazioni, le emozioni e le esperienze di oltre un decennio di questa attivissima orchestra. I brani contenuti sono di ispirazione popolare, con uno sguardo attento al futuro, all’innovazione musicale, alla sperimentazione. Al disco partecipano anche molti ospiti. Spiccano Daniele Sepe, Peppe Barra, Riccardo Tesi, Mohsen Kasirossafar, Lino Cannavacciuolo, Piero Ricci, Massimo Carrano, Maria Rosaria Omaggio e il Quartetto Flegreo. ASSALTI FRONTALI UN’INTESA PERFETTA 10,00 euro "ECCOCI DI NUOVO, IL DISCO NUMERO SETTE ESCE DAL MIO COVO". Con queste parole inizia "Un'intesa perfetta", il ritorno di Assalti Frontali con il nuovo cd. Le rime di Militant A, l'ironia di Pol G e Glasnost, le basi di Bonnot, la postproduzione di Casasonica, ci regalano una nuova splendida pagina della migliore rap poetry urbana e militante che l'Italia conosca. IN CATALOGO: HLS - Mi sa che Stanotte euro 10,00 EDOARDO DE ANGELIS HISTORIAS 10,00 euro Historias ci conduce per mano nel folto della cultura musicale latinoamericana, cui rende omaggio e da cui trae musicalmente forza espressiva e colori. La straordinaria vena narrativa di De Angelis ci regala una collezione di immagini che, con l’aiuto di tre inediti e di una interpretazione di un brano di Cesaria Evora, ripercorre il percorso di uno dei più sensibili cantautori italiani, da “Lella” a “La casa di Hilde” a “Sulla rotta di Cristoforo Colombo”. I cd sono in vendita presso le librerie FELTRINELLI, RICORDI MEDIASTORE, IL LIBRACCIO e MELBOOKSTORE. Per informazioni sui cd, gli artisti, i concerti e molto altro consultate: musica.ilmanifesto.it il manifesto DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 pagina 17 MAGICO MEDIA CLASSICO LAVORATORI EDILI RAITRE SPECIALE OKKUPATI Ultimo appuntamento dell'anno (12.50) con «Okkupati». Anche in quest'ultima puntata la conduttrice Federica Gentile da studio lancia i quattro servizi che i videoreporter di Okkupati hanno realizzato in giro per l'Italia: - Le opportunità di lavoro nel settore del packaging. Le aziende sono alla ricerca di figure professionali come periti meccanici ed elettromeccanici, che spesso progettano macchine altamente evolute e tecnici del montaggio, che ne testano e ne affinano la funzionalità. E poi un’indagine sul «consulente del lavoro», il servizio racconta una professione che richiede competenza e disponibilità a ritmi di lavoro sostenuti. Poi un esempio di reinserimento sociale attraverso la formazione al lavoro. È quello dei detenuti del carcere di Paliano, che, grazie a progetti promossi dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Frosinone, durante il periodo di detenzione stanno apprendendo lavori come il piastrellista e l'agronomo. Infine si parla di Conservatori di Musica riconosciuti come Istituti per l'Alta Formazione Artistica e Musicale e, al pari delle Università, rilasciano diplomi accademici triennali e biennali di specializzazione. Il Conservatorio Pollini di Padova si è adeguato al mercato del lavoro. Nel servizio, le storie di giovani diplomati inseriti nel mercato del lavoro. BELLO COSÌ COSÌ SOPORIFERO RIVOLTANTE LETALE telefilm programmi di domenica INSOSTENIBILE DOMENICA CULT 15:30 BONES FOX LIFE 15:40 ELI STONE FOX 16:10 FARSCAPE FANTASY CHANNEL 16:20 LAW & ORDER JIMMY 16:25 LA SIGNORA IN GIALLO FOX CRIME 16:25 BONES FOX LIFE 16:30 THE CLOSER AXN 17:10 LAW & ORDER JIMMY 17:15 SQUADRA MED - IL CORAGGIO DELLE DONNE AXN 17:15 BONES FOX LIFE 17:20 POIROT FOX CRIME 17:25 FRIENDS FOX 17:50 FRIENDS FOX 18:10 UNA MAMMA PER AMICA FOX LIFE 18:25 IL TENENTE COLOMBO RETEQUATTRO 18:50 THE COLLECTOR FANTASY CHANNEL 19:00 I SOPRANO CULT 19:10 LA VITA SECONDO JIM FOX 19:10 L’ISPETTORE BARNABY FOX CRIME 19:35 LA VITA SECONDO JIM FOX 19:40 CHARLIE JADE FANTASY CHANNEL 20:00 PILOTI RAIDUE 20:00 I SOPRANO CULT 20:05 WILL & GRACE FOX LIFE 20:07 PILOTI RAIDUE 20:15 PILOTI RAIDUE 20:23 PILOTI RAIDUE 20:30 TUTTO IN FAMIGLIA FOX LIFE 20:35 VAMPIRE HIGH FANTASY CHANNEL 21:00 N.C.I.S. RAIDUE 21:00 C.S.I. NY FOX CRIME 21:00 MEDIUM FOX LIFE 21:05 VENERDÌ 13 FANTASY CHANNEL 21:50 CRIMINAL MINDS RAIDUE 21:55 C.S.I. NY FOX CRIME 21:55 MEDIUM FOX LIFE 22:15 RUNAWAY FOX 22:45 MEDIUM FOX LIFE 22:50 C.S.I. NY FOX CRIME 23:00 IN TREATMENT: LAURA CULT 23:05 RUNAWAY FOX 23:30 IN TREATMENT: ALEX CULT 23:45 C.S.I. FOX CRIME 00:00 HEROES ITALIA 1 00:00 LOST FOX 00:00 IN TREATMENT: SOPHIE CULT 00:30 IN TREATMENT: JACK ED AMY CULT 00:40 DONNE ASSASSINE FOX CRIME 00:45 LOST FOX 00:50 THE BLACK DONNELLYS ITALIA 1 LUNEDI 17:00 BEASTMASTER FANTASY CHANNEL 17:10 LAW & ORDER JIMMY 17:15 UGLY BETTY FOX LIFE 17:20 THE DISTRICT RAIDUE 17:30 QUANTUM LEAP AXN 17:35 DAWSON’S CREEK FOX 17:50 VAMPIRE HIGH FANTASY CHANNEL 18:00 I ROBINSON JIMMY 18:15 LAW AND ORDER SVU FOX CRIME 18:20 FARSCAPE FANTASY CHANNEL 18:20 SQUADRA MED - IL CORAGGIO DELLE DONNE AXN 18:30 I ROBINSON JIMMY 18:55 LA VITA SECONDO JIM FOX 19:00 ENTOURAGE JIMMY 19:00 STARGATE SG-1 LA7 19:05 TUTTO IN FAMIGLIA ITALIA 1 19:10 CLOSE TO HOME FOX LIFE 19:10 C.S.I. MIAMI FOX CRIME 19:15 THE COLLECTOR FANTASY CHANNEL 19:25 LOST FOX 19:30 ENTOURAGE JIMMY 19:30 I SOPRANO CULT 19:35 SQUADRA SPECIALE COBRA 11 RAIDUE 20:05 SEVEN DAYS AXN 20:05 TUTTO IN FAMIGLIA FOX LIFE 20:05 C.S.I. FOX CRIME 20:10 CHARLIE JADE FANTASY CHANNEL 20:20 WALKER TEXAS RANGER RETEQUATTRO 20:30 IN TREATMENT: LAURA CULT 20:35 WILL & GRACE FOX LIFE 21:00 BLACKJACK JIMMY 21:00 IN TREATMENT: LAURA CULT 21:00 BONES FOX LIFE 21:00 NUMB3RS FOX CRIME 21:05 VENERDÌ 13 FANTASY CHANNEL 21:10 GREY’S ANATOMY ITALIA 1 21:15 DURO A MORIRE FOX 21:55 BONES FOX LIFE 21:55 NUMB3RS FOX CRIME 22:05 DURO A MORIRE FOX 22:05 CRIMINI BIANCHI ITALIA 1 22:45 BONES FOX LIFE 22:50 C.S.I. FOX CRIME 22:55 BRIGADA JIMMY 23:05 NIP/TUCK ITALIA 1 23:20 THE SHIELD AXN 23:40 CLOSE TO HOME FOX LIFE 23:45 C.S.I. MIAMI FOX CRIME 00:00 THE SHIELD AXN 00:10 CALIFORNICATION ITALIA 1 00:35 MISSING FOX LIFE 00:40 C.S.I. FOX CRIME 00:50 G-SPOT JIMMY 00:50 LOST FOX 01:20 LE AVVENTURE DI BRISCO COUNTY JR. JIMMY 01:30 IN TREATMENT: LAURA CULT 01:35 LAW AND ORDER SVU FOX CRIME Rai1 06:00 QUELLO CHE Attualità 06:30 SABATO & DOMENICA Attualità Conduce Sonia Grey, Franco Di Mare 08:00 POLE POSITION Rubrica sportiva 09:00 MONDIALE FORMULA 1 2008 GRAN PREMIO DELLA CINA Evento sportivo 10:25 SANTA MESSA E RECITA DELL’ANGELUS Evento 12:20 LINEA VERDE Rubrica Conduce Massimiliano Ossini 13:30 TELEGIORNALE BENJAMIN Notiziario 14:00 DOMENICA IN - L’ARENA Varietà Conduce Massimo Giletti 15:15 DOMENICA IN...SIEME Varietà Conduce Monica Setta, Luisa Corna 16:25 CHE TEMPO FA 16:30 TG1 L.I.S. Notiziario 16:35 DOMENICA IN - 100 E LODE Varietà Conduce Lorena Bianchetti 18:00 DOMENICA IN - 7 GIORNI Varietà Conduce Pippo Baudo. Regia di Stefano Gigli 20:00 TELEGIORNALE Notiziario 20:35 RAI TG SPORT Notiziario sportivo 20:40 AFFARI TUOI Gioco Conduce Max Giusti 21:30 RACCONTAMI CAPITOLO II Fiction Con Massimo Ghini, Lunetta Savino, Mariolina De Fano, Giorgia Cardacci, Carlotta Tesconi, Edoardo Natoli 23:20 TG1 Notiziario 23:25 SPECIALE TG1 Attualità 00:25 OLTREMODA Attualità Conduce Katia Noventa. Regia di Roberto Ferranti 01:00 TG1 - NOTTE - BENJAMIN Notiziario 01:15 CHE TEMPO FA 01:20 CINEMATOGRAFO Rubrica Conduce Gigi Marzullo 02:20 COSÌ È LA MIA VITA... SOTTOVOCE Attualità Conduce Gigi Marzullo 03:20 RAINOTTE Varietà contenitore 03:21 SUPERSTAR Rubrica 03:50 TENTAZIONE MORTALE FILM Con Burt Reynolds Rai2 Rai3 Rete4 Canale5 06:45 MATTINA IN FAMIGLIA Attualità Conduce Tiberio Timperi, Adriana Volpe. Regia di Marco Aprea 10:05 RAGAZZI C’È VOYAGER Attualità 10:25 MONDIALE FORMULA 1 2008 GRAN PREMIO DELLA CINA Evento sportivo 10:55 POLE POSITION Rubrica sportiva 11:30 LE RAGIONI DI PENIA Evento Conduce Francesca Nocerino. Regia di Adolfo Conti 13:00 TG2 GIORNO Notiziario 13:25 TG2 MOTORI Rubrica 13:35 TG2 EAT PARADE Rubrica 13:45 QUELLI CHE ... ASPETTANO Varietà sportivo 15:30 QUELLI CHE IL CALCIO E... Attualità Conduce Simona Ventura, Max Giusti 17:05 RAI SPORT STADIO SPRINT Rubrica sportiva Conduce Enrico Varriale 18:00 TG2 Notiziario 18:05 METEO 2 Previsioni del tempo 18:05 90° MINUTO Rubrica sportiva Conduce Franco Lauro 19:00 MONDIALE FORMULA 1 2008 GRAN PREMIO DELLA CINA Evento sportivo 20:00 PILOTI Telefilm 20:30 TG2 Notiziario 06:00 FUORI ORARIO. COSE (MAI) VISTE Programma generico 07:00 ASPETTANDO E’ DOMENICA PAPÀ Ragazzi contenitore 09:10 IL GRAN CONCERTO Evento Conduce Alessandro Greco 09:45 ZUM ZUM ZUM, SARÀ CAPITATO ANCHE A VOI FILM Con Peppino De Filippo, Lino Banfi 11:15 TGR BUONGIORNO EUROPA Rubrica 11:45 TGR REGIONEUROPA Rubrica 12:00 TG3 Notiziario 12:05 RAI SPORT NOTIZIE 12:15 TELECAMERE SALUTE Attualità Conduce Anna La Rosa 12:50 OKKUPATI Rubrica Conduce Federica Gentile 13:20 TIMBUCTU Documentario 13:55 APPUNTAMENTO AL CINEMA Rubrica 14:00 TG REGIONE Notiziario 14:15 TG3 Notiziario 14:30 IN 1/2 H Attualità Conduce Lucia Annunziata 15:00 TG3 FLASH L.I.S. 15:05 ALLE FALDE DEL KILIMANGIARO Attualità Conduce Licia Colò 18:00 PER UN PUGNO DI LIBRI Culturale Conduce Neri Marcoré con Piero Dorfles 18:55 METEO 3 19:00 TG3 Notiziario 19:30 TG REGIONE Notiziario 20:00 BLOB Varietà contenitore 20:10 CHE TEMPO CHE FA Attualità Conduce Fabio Fazio 06:55 TG4 RASSEGNA STAMPA Notiziario 07:05 MEDIASHOPPING 07:25 SEI FORTE MAESTRO Telefilm italiano Con Emilio Solfrizzi, Gaia De Laurentiis, Gastone Moschin 09:30 MEDIASHOPPING 09:35 MAGNIFICA ITALIA Documenti 10:00 S. MESSA Evento 11:00 PIANETA MARE Documenti Conduce Tessa Gelisio 11:35 TG4 Notiziario 11:38 VIE D’ITALIA NOTIZIE SUL TRAFFICO Notiziario 12:10 MELAVERDE Documenti Conduce Edoardo Raspelli 13:30 TG4 Notiziario 13:54 METEO 14:05 JOSÉ MARIA ESCRIVÀ L’INFANZIA DI UN SANTO Film 14:40 TGCOM - METEO Notiziario 15:35 DALLE ARDENNE ALL’INFERNO FILM Con Frederick Stafford, Daniela Bianchi, Michel Constantin 16:25 TGCOM - METEO Notiziario 18:05 ASPETTANDO IL CONCERTO IN OMAGGIO A PAVAROTTI Musica 18:25 IL TENENTE COLOMBO Telefilm Con Peter Falk 18:55 TG4 Notiziario 19:19 METEO 06:00 TG5 - PRIMA PAGINA Notiziario 07:55 TRAFFICO Notiziario 07:57 METEO 5 08:00 TG5 MATTINA Notiziario 08:51 LE FRONTIERE DELLO SPIRITO Rubrica religiosa Conduce Monsignor Ravasi e Maria Cecilia Sangiorgi 09:42 TGCOM Notiziario 09:45 VERISSIMO - TUTTI I COLORI DELLA CRONACA Attualità Conduce Silvia Toffanin con la partecipazione di Alfonso Signorini 13:00 TG5 Notiziario 13:39 METEO 5 13:40 BELLI DENTRO Telefilm Con Geppi Cucciari, Brunella Andreoli 14:10 AMICI Reality show Conduce Maria De Filippi. Un programma di Maria De Filippi, Chicco Sfondrini, Luca Zanforlin 16:30 QUESTA DOMENICA Varietà Conduce Paolo Perego 18:50 CHI VUOL ESSERE MILIONARIO Gioco Conduce Gerry Scotti 20:00 TG5 Notiziario 20:39 METEO 5 20:40 PAPERISSIMA SPRINT Varietà Conduce Juliana Moreira con il Gabibbo 21:00 N.C.I.S. Telefilm Con Mark Harmon, Michael Weatherly, Pauley Perrette, David McCallum, Sean Murray, Brian Dietzen, Sasha Alexander 21:50 CRIMINAL MINDS Telefilm Con Joe Mantegna, Thomas Gibson, Shemar Moore, Matthew Gray Gubler 22:35 LA DOMENICA SPORTIVA Rubrica sportiva Conduce Massimo De Luca 00:30 LA DOMENICA SPORTIVA SPRINT Rubrica sportiva 01:00 TG2 Notiziario 01:20 PROTESTANTESIMO Rubrica religiosa 01:50 L’ISOLA DEI FAMOSI Reality show Conduce Filippo Magnini 21:30 REPORT Attualità 23:20 TG3 Notiziario 23:30 TG REGIONE Notiziario 23:40 TATAMI Attualità Conduce Camila Raznovich 00:40 TG3 Notiziario 00:40 TG3 NIGHT NEWS Attualità 00:50 TELECAMERE SALUTE Attualità Conduce Anna La Rosa 01:00 METEO 3 01:25 APPUNTAMENTO AL CINEMA Rubrica 01:35 RAINOTTE Varietà contenitore 20:35 KAROL UN UOMO DIVENTATO PAPA Fiction Con Piotr Adamczyk, Ennio Fantastichini, Malgosia Bela, Ken Duken, Hristo Shopov, Violante Placido, Matt Craven, Olgierd Lukaszewicz 22:40 CONTROCAMPO POSTICIPO Rubrica sportiva 22:50 CONTROCAMPO Rubrica sportiva Conduce Alberto Brandi con la partecipazione di Cristina Chiabotto, Giampiero Mughini, Maurizio Mosca 01:10 FUORICAMPO Rubrica sportiva 01:35 SIPARIO NOTTE Rubrica Conduce Emilio Fede, Raffaella Zardo 21:30 TI AMO IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO FILM Con Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini, Giorgio Panariello, Rocco Papaleo, Francesco Guccini, Giulia Elettra Gorietti, Marjo Berasategui, Elisabetta Rocchetti, Barbara Enrichi, Nicolas Vaporidis. 22:30 TGCOM - METEO 5 Notiziario 23:40 MAURIZIO COSTANZO SHOW Talk show Conduce Maurizio Costanzo 01:30 TG5 - NOTTE Notiziario 01:59 METEO 5 02:02 MEDIASHOPPING 02:15 UN TOCCO DI SPERANZA FILM Con Anthony Michael Hall, Abraham Benrubi, CCH Pounder, Fay Masterson, Sean O’Bryan Italia1 La7 06:15 MOTOMONDIALE 2008 GP DELLA MALESIA: GARA CLASSE 250 CC Evento sportivo 08:00 MOTOMONDIALE 2008 GP DELLA MALESIA: GARA CLASSE MOTO GP Evento sportivo 09:05 FANTASMI ALLA RISCOSSA FILM Con Joe Pichler, Christopher Lloyd 10:02 TGCOM - METEO 10:50 RAVEN Telefilm 11:20 WILLY, IL PRINCIPE DI BEL AIR Telefilm 11:50 GRAND PRIX Rubrica sportiva Conduce Andrea De Adamich 12:25 STUDIO APERTO Notiziario 12:58 METEO 13:00 GUIDA AL CAMPIONATO Rubrica sportiva Conduce Mino Taveri 14:00 MOTOMONDIALE 2008 GP DELLA MALESIA: GARA CLASSE MOTO GP Evento sportivo 15:00 GRAND PRIX - FUORI GIRI Rubrica sportiva Conduce Franco Bobbiese 15:50 SHEENA, REGINA DELLA GIUNGLA FILM Con Ted Wass, Tanya Roberts, Trevor Thomas, Donovan Scott 17:05 TGCOM - METEO 18:25 SVICOLONE Cartoni animati 18:30 STUDIO APERTO Notiziario 18:58 METEO 19:00 RITORNO AL FUTURO FILM Con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson 19:57 TGCOM - METEO 21:30 LA MUMMIA FILM Con Brendan Fraser, Rachel Weisz, John Hannah, Arnold Vosloo, Kevin O’Connor, Oded Fehr, Jonathan Hyde, Erick Avari 22:27 TGCOM - METEO Notiziario 00:00 HEROES Telefilm Con Milo Ventimiglia, Adrian Pasdar, Ali Larter, Masi Oka, Hayden Panettiere 00:50 THE BLACK DONNELLYS Telefilm Con Michael StahlDavid, Jonathan Tucker 01:40 STUDIO SPORT Notiziario sportivo 06:33 TRAFFICO Notiziario 07:00 INFORMAZIONE Notiziario 07:00 OMNIBUS WEEKEND Attualità Conduce Luisella Costamagna 09:20 LA SETTIMANA Attualità Conduce Alain Elkann 09:35 ANIMAL TREASURE Documentario 10:30 UN’ADORABILE IDIOTA FILM Con Brigitte Bardot, Anthony Perkins, Grégoire Aslan, Denise Provence, Jean-Marc Tennberg, Hans Verner, Hélène Dieudonné 12:30 TG LA7 Notiziario 12:55 SPORT 7 Notiziario sportivo 13:00 IN TRIBUNALE CON LYNN Telefilm Con Kathleen Quinlan 16:00 LA PIÙ BELLA AVVENTURA DI LASSIE FILM Con James Stewart, Mickey Rooney, Stephanie Zimbalist, Michael Sharrett, Lane Davies, Gary Davis, Alice Faye, William Flatley 18:00 CHE COSA HAI FATTO QUANDO SIAMO RIMASTI AL BUIO? FILM Con Doris Day, Robert Morse, Terry Thomas, Patrick O’Neal, Lola Albright, Steve Allen 20:00 TG LA7 Notiziario 20:30 SPORT 7 Notiziario sportivo 20:35 CHEF PER UN GIORNO Real Tv 21:30 CROZZA ITALIA LIVE Varietà Conduce Maurizio Crozza con Ambra Angiolini, Carla Signoris 23:30 REALITY - REPORTAGE DI NEWS & SPORT Attualità 00:30 SPORT 7 Notiziario sportivo 01:00 TG LA7 Notiziario 01:25 COMMISSARIATO DI NOTTURNA FILM Con Rosanna Schiaffino, Luciano Salce, Gastone Moschin, Gisela Hahn, Carlo Giuffrè, Emma Danieli, Giacomo Furia, Alfredo Varelli, Giorgio Ardisson, Maurice Ronet, Bruno Scipioni, Nerina Montagnani, Antonio Casagrande, Lorenzo Piani, Liana Trouché programmi di lunedì Rai1 Rai2 Rai3 Rete4 Canale5 06:10 INCANTESIMO 9 Soap opera. 06:30 TG1 Notiziario 06:40 VIAGGIARE INFORMATI Rubrica 06:45 UNOMATTINA Attualità Conduce Michele Cucuzza, Eleonora Daniele 10:00 VERDETTO FINALE Attualità Conduce Veronica Maya. Regia di Gianfranco Di Pasqua 10:50 APPUNTAMENTO AL CINEMA Rubrica 11:00 OCCHIO ALLA SPESA Attualità Conduce Alessandro Di Pietro 11:25 CHE TEMPO FA 11:30 TG1 Notiziario 12:00 LA PROVA DEL CUOCO Attualità Conduce Antonella Clerici 13:30 TG1 Notiziario 14:00 TG1 ECONOMIA Notiziario 14:10 FESTA ITALIANA Attualità Conduce Caterina Balivo. Regia di Salvatore Perfetto 16:15 LA VITA IN DIRETTA Attualità Conduce Lamberto Sposini. Regia di Giuseppe Bucolo 16:50 TG PARLAMENTO Attualità 17:00 TG1 Notiziario 17:10 CHE TEMPO FA 18:50 L’EREDITÀ Gioco Conduce Carlo Conti. Regia di Maurizio Pagnussat 20:00 TG1 Notiziario 20:30 AFFARI TUOI Gioco Conduce Max Giusti 06:55 QUASI LE SETTE Attualità Conduce Stefania Quattrone 07:00 CARTOON FLAKES Ragazzi contenitore 09:30 SORGENTE DI VITA Rubrica religiosa 09:55 METEO 2 Previsioni del tempo 10:00 TG2PUNTO.IT Notiziario 10:55 186A ANNUALE DI FONDAZIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO Evento Conduce Maurizio Martinelli. 11:45 INSIEME SUL DUE Attualità Conduce Milo Infante 13:00 TG2 GIORNO Notiziario 13:30 TG2 COSTUME E SOCIETÀ Rubrica 13:55 MEDICINA 33 Rubrica 14:00 SCALO 76 CARGO Varietà Conduce Paola Maugeri 14:45 ITALIA ALLO SPECCHIO Attualità Conduce Francesca Senette 16:15 RICOMINCIO DA QUI Attualità Conduce Alda D’Eusanio 17:20 THE DISTRICT Telefilm 18:00 METEO 2 18:05 TG2 FLASH L.I.S. 18:10 RAI TG SPORT 18:30 TG2 Notiziario 18:50 L’ISOLA DEI FAMOSI Reality show Conduce Filippo Magnini 19:35 SQUADRA SPECIALE COBRA 11 Telefilm 20:30 TG2 - 20.30 Notiziario 06:45 ITALIA, ISTRUZIONI PER L’USO Attualità 07:30 TGR BUONGIORNO REGIONE Attualità 08:00 RAI NEWS 24 MORNING NEWS Attualità 08:01 IL CAFFÉ DI CORRADINO MINEO Attualità 08:15 LA STORIA SIAMO NOI Rubrica Conduce Giovanni Minoli 09:15 VERBA VOLANT Rubrica 09:20 COMINCIAMO BENE - PRIMA Attualità Conduce Pino Strabioli 09:55 COMINCIAMO BENE Attualità Conduce Fabrizio Frizzi ed Elsa Di Gati 13:05 TERRA NOSTRA Telenovela 14:00 TG REGIONE Notiziario 14:15 TG REGIONE METEO 14:20 TG3 Notiziario 14:40 METEO 3 14:50 TGR LEONARDO Rubrica 15:00 TGR NEAPOLIS Rubrica 15:10 TG3 FLASH L.I.S. 15:15 LA TV DEI RAGAZZI Ragazzi contenitore 17:00 COSE DELL’ALTRO GEO Documentario Conduce Sveva Sagramola 17:50 GEO & GEO Documentario Conduce Sveva Sagramola 18:55 METEO 3 19:00 TG3 Notiziario 19:30 TG REGIONE Notiziario 19:55 TG REGIONE METEO 20:00 BLOB Varietà contenitore 20:10 AGRODOLCE Soap opera 20:35 UN POSTO AL SOLE Soap opera 21:05 TG3 Notiziario 06:30 MEDIASHOPPING 07:05 I ROBINSON Telefilm 07:30 CHARLIE’S ANGELS Telefilm 08:30 HUNTER Telefilm 09:30 FEBBRE D’AMORE Soap opera 10:30 BIANCA Soap opera 11:30 TG4 Notiziario 11:38 VIE D’ITALIA NOTIZIE SUL TRAFFICO Notiziario 11:40 MY LIFE Soap opera 12:40 UN DETECTIVE IN CORSIA Telefilm Con Dick Van Dyke, Scott Baio, Barry Van Dyke. 13:30 TG4 Notiziario 13:54 METEO 14:00 SESSIONE POMERIDIANA: IL TRIBUNALE DI FORUM Attualità Conduce Rita dalla Chiesa. Regia di Elisabetta Nobiloni Laloni 15:00 HAMBURG DISTRETTO 21 Telefilm 15:55 OSSESSIONE DI DONNA FILM Con Susan Hayward, Stephen Boyd, Barbara Nichols, Dennis Holmes 17:30 TGCOM - VIE D’ITALIA NOTIZIE SUL TRAFFICO Notiziario 18:40 TEMPESTA D’AMORE Soap opera 18:55 TG4 Notiziario 19:19 METEO 19:35 TEMPESTA D’AMORE Soap opera 20:20 WALKER TEXAS RANGER Telefilm 06:00 TG5 - PRIMA PAGINA Notiziario 07:55 TRAFFICO Notiziario 07:57 METEO 5 07:58 BORSA E MONETE Notiziario 08:00 TG5 MATTINA Notiziario 08:40 MATTINO CINQUE Attualità Conduce Barbara D’Urso e Claudio Brachino 10:00 TG5 - ORE 10 Notiziario 11:00 FORUM Real Tv Conduce Rita Dalla Chiesa 13:00 TG5 Notiziario 13:39 METEO 5 13:40 BEAUTIFUL Soap opera Con Katherine Kelly Lang, Ronn Moss, Susan Flannery, John McCook, Winsor Harmon, Hunter Tylo, Jack Wagner. 14:10 CENTOVETRINE Soap opera Con Luca Biagini, Alessandro Mario, Pietro Genuardi, Segio Troiano 14:45 UOMINI E DONNE Talk show Conduce Maria De Filippi. Regia di Laura Basile 16:15 AMICI Reality show 16:55 POMERIGGIO CINQUE Attualità Conduce Barbara D’Urso e Claudio Brachino 17:55 TG5 MINUTI Notiziario 18:50 CHI VUOL ESSERE MILIONARIO Gioco Conduce Gerry Scotti 20:00 TG5 Notiziario 20:30 METEO 5 Previsioni del tempo 20:31 STRISCIA LA NOTIZIA - LA VOCE DELLA SUPPLENZA Attualità Conduce Ezio Greggio e Enzo Iacchetti 21:10 OVUNQUE TU SIA FILM Con Lucrezia Lante Della Rovere, Fabio Sartor, François Montagut, Emanuele Bosi, Ploy Jindachot, Richard Low 23:25 TG1 Notiziario 23:30 PORTA A PORTA Attualità Conduce Bruno Vespa. Regia di Marco Aleotti 01:00 TG1 NOTTE Notiziario 01:10 TG1 LE IDEE Attualità 01:30 CHE TEMPO FA 01:35 APPUNTAMENTO AL CINEMA Rubrica 01:40 SOTTOVOCE Rubrica Conduce Gigi Marzullo. Regia di Sabrina Salvatorelli 02:10 RAI EDUCATIONAL IN ITALIA Culturale 21:05 L’ISOLA DEI FAMOSI 2008 Reality show Conduce Simona Ventura con Filippo Magnini. Un programma di Angelo Ferrari, Celeste Laudisio, Tiziana Martinengo, Simona Ventura 23:45 TG2 Notiziario 23:55 TG2 PUNTO DI VISTA Rubrica 00:00 SCORIE Attualità Conduce Nicola Savino con Digei Angelo 01:15 TG PARLAMENTO Attualità 01:25 PROTESTANTESIMO Rubrica religiosa 01:55 ALMANACCO Varietà Conduce Alessandra Canale 21:10 CHI L’HA VISTO? Attualità Conduce Federica Sciarelli 23:10 RAI SPORT REPLAY Rubrica Conduce Marco Civoli 00:00 TG3 LINEA NOTTE Notiziario 00:10 TG REGIONE Notiziario 00:40 METEO 3 01:00 APPUNTAMENTO AL CINEMA Rubrica 01:10 FUORI ORARIO. COSE (MAI) VISTE Documenti 01:11 MACCHINA ITALIANA - THE ITALIAN MACHINE Corto Con Gary McKeehan, Frank Moore, Hardee T. Lineham, Chuck Shamata 21:10 KAROL UN UOMO DIVENTATO PAPA Fiction Con Piotr Adamczyk, Ennio Fantastichini, Malgosia Bela, Ken Duken, Hristo Shopov, Violante Placido, Matt Craven, Olgierd Lukaszewicz 23:15 CINEMA FESTIVAL Rubrica 23:20 CARLITO’S WAY FILM Con Al Pacino, Sean Penn, Penelope Ann Miller, John Leguizamo, Ingrid Rogers, James Rebhorn, Joseph Siravo, Viggo Mortensen, Richard Foronjy 00:35 TGCOM - METEO Notiziario 02:00 TG4 RASSEGNA STAMPA Notiziario 21:10 ZELIG Varietà Conduce Claudio Bisio e Vanessa Incontrada 23:30 MATRIX Attualità Conduce Enrico Mentana. 01:30 TG5 - NOTTE Notiziario 01:59 METEO 5 Previsioni del tempo 02:00 STRISCIA LA NOTIZIA - LA VOCE DELLA SUPPLENZA Attualità Conduce Ezio Greggio e Enzo Iacchetti 02:32 MEDIASHOPPING 02:45 AMICI Reality show 03:30 MEDIASHOPPING 03:42 TG5 - NOTTE Notiziario 04:12 METEO 5 Italia1 06:30 MEDIASHOPPING 06:35 CARTONI ANIMATI 09:05 STARSKY & HUTCH Telefilm 10:05 MEDIASHOPPING 10:10 SUPERCAR Telefilm 11:10 PACIFIC BLUE Telefilm 12:15 SECONDO VOI Attualità 12:25 STUDIO APERTO Notiziario 12:58 METEO 13:00 STUDIO SPORT Notiziario sportivo 13:35 MOTOGP - QUIZ Gioco 13:40 WHAT’S MY DESTINY DRAGON BALL Cartoni animati 14:05 ONE PIECE - TUTTI ALL’ARREMBAGGIO Cartoni animati 14:30 I SIMPSON Cartoni animati 15:05 PASO ADELANTE Telefilm 15:55 CARTONI ANIMATI 18:30 STUDIO APERTO Notiziario 18:58 METEO 19:00 MEDIASHOPPING 19:05 TUTTO IN FAMIGLIA Telefilm 19:35 LA TALPA Reality show 20:15 LA TALPA - LIVE Reality show 20:30 LA RUOTA DELLA FORTUNA Gioco Conduce Enrico Papi con Victoria Silvstedt 21:10 GREY’S ANATOMY Telefilm Con Ellen Pompeo, Sandra Oh, Katherine Heigl, Justin Chambers, T.R. Knight, Chandra Wilson, James Pickens Jr. 22:05 CRIMINI BIANCHI Telefilm Con Daniele Pecci, Ricky Memphis, Christiane Filangieri, Micaela Ramazzotti, Antonio Manzini, Claudio Angelini 23:05 NIP/TUCK Telefilm Con Dylan Walsh, Julian McMahon, John Hensley, Joely Richardson 00:10 CALIFORNICATION Telefilm Con David Duchovny, Natascha McElhone 00:45 STUDIO SPORT Notiziario sportivo 01:10 MEDIASHOPPING 01:15 STUDIO APERTO - LA GIORNATA Notiziario La7 06:20 INFORMAZIONE Notiziario 07:00 OMNIBUS Attualità Conduce Antonello Piroso, Gaia Tortora, Andrea Molino 09:15 OMNIBUS LIFE Attualità Conduce Tiziana Panella, Enrico Vaime 10:10 PUNTO TG Notiziario 10:15 2’ UN LIBRO Culturale Conduce Alain Elkann 10:25 MAI DIRE SÌ Telefilm Con Pierce Brosnan, Stephanie Zimbalist, Doris Roberts. 11:30 MATLOCK Telefilm Con Andy Griffith, Nancy Stafford 12:30 TG LA7 Notiziario 12:55 SPORT 7 Notiziario sportivo 13:00 CUORE E BATTICUORE Telefilm Con Robert Wagner, Stefanie Powers, Lionel Stander. 14:00 I PAPPAGALLI FILM Con Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Maria Fiore, Peppino De Filippo, Maria Pia Casilio, Titina De Filippo, Elsa Merlini 16:05 MC GYVER Telefilm Con Richard Dean Anderson 17:05 ATLANTIDE - STORIE DI UOMINI E DI MONDI Documentario Conduce Francesca Mazzalai 19:00 STARGATE SG-1 Telefilm Con Amanda Tapping, Christopher Judge, Michael Shanks, Richard Dean Anderson, Don S. Davis. 20:00 TG LA7 Notiziario 20:30 OTTO E MEZZO Attualità Conduce Lilli Gruber e Federico Guiglia 21:10 L’INFEDELE Attualità Conduce Gad Lerner 23:30 LA STORIA PROIBITA DEL ’68 Documentario 00:30 TG LA7 Notiziario 00:55 OTTO E MEZZO Attualità Conduce Lilli Gruber e Federico Guiglia 01:35 L’INTERVISTA Attualità Conduce Alain Elkann 02:05 STAR TREK DEEP SPACE NINE Telefilm Con Avery Brooks, Rene Auberjonois, Cirroc Lofton, Alexander Siddig, Colm Meaney, Armin Shimerman, Nana Visitor, Terry Farrell, Michael Dorn la radio RADIODUE Puntata di grandi nomi quella odierna di «Fegiz Files» (22.30) condotto da Mario Luzzato Fegiz. Ornella Vanoni presenterà il suo nuovo disco «Più di me», contenente duetti con Mina, Eros Ramazzotti, Carmen Consoli, Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Giusy Ferreri e i Pooh. RADIO 3 Domani 20 (21.00) in diretta dalla Sala A di via Asiago va in onda il primo dei nove appuntamenti della stagione teatrale di Radio3, dal vivo ogni mese. Dal poema di William Shakespeare, Valter Malosti costruisce uno spettacolo «a solo» di cui è traduttore, regista e unico interprete. RADIO 3 Perché i neonati si svegliano così spesso durante la notte? E perché invece dai tre anni in su si dorme con maggiore regolarità? Se un sonno tranquillo non è sempre un sonno senza interruzioni e viceversa, che cosa è che definisce il riposo? Il sonno cambia e cresce con noi? Lunedì 20 ottobre a «Radio3 Scienza», dalle 10.50 alle 11.30, Elisabetta Tola ne parla con Alessandro Cicolin, responsabile del Centro per i disturbi del sonno dell'Ospedale Le Molinette di Torino e con Annamaria Moschetti, pediatra dell’Associazione culturale pediatri. E ancora a Radio3 Scienza, Mauro Mandrioli, docente di genetica animale all’Università di Modena e Reggio Emilia, ci racconta della Wolbachia pipientis, il batterio queer che altera la determinazione del sesso negli organismi che infetta. RADIO 24 Il nuovo direttore di Radio 24, Gianfranco Fabi dal lunedì al venerdì propone «Dietro la notizia», nuovo programma di approfondimento sui temi dell'attualità e di dialogo con gli ascoltatori, che va in onda dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 9.00. L’appuntamento prenderà spunto da un editoriale del Sole 24 Ore o di un altro quotidiano, che verrà commentato assieme all’autore. Subito dopo linee aperte per le telefonate e le domande degli ascoltatori. domenica LA MUMMIA di Stephen Sommers, Usa 1999 (125’) ORE 21.30 - ITALIA 1 Se dovessimo raccontare bene La Mummia dovremmo parlare solo di effetti visuali, gli effetti speciali e gli effetti della creatura live-action. Si tratta in ogni caso di una commedia senza atmosfera, di un horror senza paura, di un film d'avventura senza movimento. Ripetitiva baracconata colonialista e nostalgica. Con Brendan Fraser, Rachel Weisz, John Hannah. 6 IN & OUT di Frank Oz, Usa 1997 (90’) ORE 21.00 - RAI 4 Questo film sprigiona un fluido energetico e utopistico. È il racconto di un giovane elegante professore di inglese (Kevin Kline) innamorato di Barbra Streisand, adorato dai suoi concittadini che, a una settimana dal matrimonio, viene definito «gay» in mondovisione da un ex allievo mentre riceve l'Oscar. Copione perfetto, battute ben congegnate e incandescenti. In chiaro sul digitale terrestre. 7 CROZZA ITALIA VARIETÀ ORE 21.30 - LA7 Riecco Maurizio Crozza dopo la parentesi estiva, con altre otto puntate del suo show di satira politica. Oltre all’imitazione di Veltroni, «new entry» quella di Renato Brunetta. Tra gli altri ospiti: Piero Fassino, Claudio Santamaria, Mietta, Alan Friedman, quello vero, Daniele Capezzone e Federico Rampini. Al fianco di Crozza interverranno Ambra Angiolini, Ivan Scalfarotto, Antonio Cornacchione e Carla Signoris. PER UN PUGNO DI LIBRI DOCUMENTI ORE 18.00 - RAITRE Torna «Per un pugno di libri», la trasmissione dedicata ai libri e condotta da Neri Marcorè e Piero Dorfles. Giunta alla sua dodicesima edizione il programma, scritto da Gabriella Oberti, Alessandro Rossi e Igor Skofic che firma anche la regia, vedrà come sempre due squadre composte da studenti liceali che si affrontano a colpi di titoli di classici della letteratura mondiale e i premi conseguiti saranno libri. lunedì CARLITO’S WAY di Brian De Palma, Usa 1993 (141’) ORE 23.20 - RETE 4 Carlito nel Bronx è il «re dell’eroina», ma in galera ha cambiato vita. Il suo nuovo obiettivo di vita è quello di trovare i soldi per scappare nei Tropici, con Gail. Ma qualcosa non va per il verso giusto, il suo amico avvocato ruba un milione di dollari alla mafia italiana. Grande Pacino, De Palma gira meravigliosamente bene. 8 PRENDIMI L’ANIMA di Roberto Faenza, Italia 2002 (102’) ORE 21.00 - IRIS Emilia Fox interpreta Sabina Spielrein, Iain Glen è Carl Gustav Jung. Nell'ospedale psichiatrico di Zurigo ebbe inizio una tra le vicende più tormentate della storia della psicoanalisi. Roberto Faenza ha lavorato sui documenti trovati per caso nel '77 negli scantinati del Palais Wilson a Ginevra, un tempo sede dell'istituto di Psicologia. In chiaro sul digit. terrestre. 7 GWEN STEFANI MUSICA ORE 21.00 - MTV Uno special interamente ricalcato su Gwen Stefani. Prima con i No Doubt e dopo con tre album solisti, la cantante ha dimostrato di sapersela cavare da solo nel dorato mondo del pop. Ma ora ha deciso di tornare con gli antichi compagni di viaggio e ha riformato i No Doubt, con i quali è entrata in sala di registrazione. In coda, una serie dei suoi clip più famosi. DURO A MORIRE TELEFILM ORE 21.15 - FOX Mescola azione e adrenalina, sparatorie e inseguimenti la nuova serie in onda su Fox (canale 110 di Sky) con un doppio episodio. L’attore protagonista Jeffrey Donovan nella parte di Michael Westen; un ex agente segreto senza «licenza di uccidere» che si ritrova a Miami senza più un lavoro. E con a carico una madre ingombrante. La componente energia è parte delle condizioni economiche di riferimento per il mercato domestico definite e aggiornate dall’Autorità. Tale componente rappresenta, al netto delle imposte, il 65% circa della spesa complessiva della bolletta per una famiglia tipo, con consumi annui pari a 2.700 kWh (3 kW di potenza impegnata) nell’abitazione di residenza. 800 900 700 CON TE 7 GIORNI SU 7, DALLE 8 ALLE 22. www.eni.it