Numero Quattordici | Ottobre Novembre Duemilaquattordici | Euro 2,50
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B e r g a m o
C u r i o s a
La rivista bimestrale della Bergamo che...
www.bergame.it
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editoriale
Tiziano Piazza
Direttore responsabile
IN VOLO, USCIAMO DALLO STORMO!
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Paganessi Auto s.r.l.
Via Serio, 17 - 24020 CASNIGO (BG) Tel. 035.72.41.00 - Fax 035.72.40.52
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Recentemente, mi è venuto in mente
un libro che ho letto molto tempo
fa e che mi è rimasto impresso: “Il
gabbiano Jonathan Livingstone” di
Richard Bach. Questo libro parla
della voglia di lottare, di rischiare
per ottenere ciò in cui si crede, e che
spesso, invece, per paura di fallire
o di essere giudicati, non si tenta neppure di intraprendere.
Protagonista è un gabbiano che scopre la bellezza di librarsi
nel cielo, a differenza dei suoi compagni, ai quali interessa
solo poter volare per procurarsi il cibo.
È la metafora della vita: la ricerca della libertà, quella
libertà che ti rende unico, inconfondibile, non omologabile.
Il gabbiano Jonathan comprende che un gabbiano non
vive solo di cibo, ma della luce e del calore del sole, della
brezza del vento, delle onde spumeggianti del mare e della
freschezza dell’aria… Lui desidera solo poter volare e
coinvolgere in questa gioia anche i suoi amici, che però non
lo capiscono, perché pensano solo a quei valori materiali nei
quali intravedono l’unica ragione di vita e arrivano persino a
cacciarlo dallo stormo. Ma lui continua a volare, e a gioire
delle nuove emozioni che percepisce solo volando.
Lui non è un ribelle, ma un giovane gabbiano che fa quello
che si sente, segue il suo istinto, il suo cuore. Dovremmo tutti
avere il coraggio di simili azioni, senza la paura di rimanerne
delusi. Solo così riusciremo a percepire tutte quelle cose che
ci faranno sentire vivi, e saremo capaci di far volare lontano
quel gabbiano che è nascosto nel nostro cuore.
Quel gabbiano parlava di cose molto semplici. Diceva che
è giusto che un gabbiano voli libero nel cielo, essendo nato
per la libertà, e che è suo dovere lasciar perdere e superare
tutto ciò che intralcia, che si oppone alla sua libertà, vuoi il
perbenismo, vuoi antiche abitudini, vuoi qualsiasi altro stile
di vita che ingessa e frena la libera iniziativa. Sorge una
voce dagli altri gabbiani: “Scavalcare anche la Legge dello
Stormo?”. “L’unica vera legge è quella che porta alla libertà”,
disse Jonathan. “Altra legge non c’è”.
Quindi, basta stare timorosi in gruppo, come fanno certi
ciclisti, ma andiamo in fuga; raccogliamo le nostre forze,
andiamo via veloci, lanciamoci verso il traguardo. Lo scatto
in avanti è già un successo.
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LA BERGAMO CHE
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Direttore Responsabile
TIZIANO PIAZZA
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Segreteria
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Web
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Hanno collaborato
Enula Bassanelli,
Federico Biffignandi,
Paolo Ghisleni,
Sara Nicoli,
Claudia Patelli,
Silvia Pezzera
Impaginazione e grafica
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Stampa
Edizioni Erbia S.r.l.
Fotografi
Fabrizio Brena, Foto Studio Fossati (Albino), LO Studio
(linoolmostudio.it), Andrea Mora, mons. Valentino Ottolini, “Maurizio
Torri - Sportdimontagna.com”
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SPECIALE
BANCA POPOLARE DI BERGAMO
Giorgio Frigeri, una vita in banca
SPECIALE
CONI BERGAMO
I 100 anni del CONI
Ricorrenze
I PRODIGI DEL SANTO JESUS
Una festa tra fede e tradizione
Istruzione
A SCUOLA DI VOLO
Istituto aeronautico “Antonio Locatelli”
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Aziende di qualità
LABORATORIO ORTOVIT
L’avanguardia in ortodonzia
SPECIALE
FONDAZIONE CREDITO BERGAMASCO
Collezione Molinari Pradelli
Teatro
CIRCOLO MAYR-DONIZETTI
Quarant’anni in musica
Protagonisti
PIACERE MIO
In onda Gianni Decimo
Sport invernali
FAMIGLIA PASINETTI
I pionieri dello sci bergamasco
SPECIALE
ABBONATO BEATO
Nuova campagna abbonamenti ATB
Sport
LISA BUZZONI
La campionessa di skyrunning
Aziende
DE MITRI - PROFILES INDUSTRY
Leader nei paraspigoli e nei profili
SPECIALE
CONFARTIGIANATO
Export, la sfida del futuro
Energia e risparmio
SUNSAVING
Progettare l’efficienza energetica
Cleaning service
VAVASSORI PULIZIE
L’evoluzione del pulito
SPECIALE
PARCO DELLE OROBIE BERGAMASCHE
Sulle tracce dell’orso
Celebrazioni
CENT’ANNI FA LA GRANDE GUERRA
Associazione Cimeetrincee
Volontariato
COOPERATIVA “LA FENICE”
La cultura della solidarietà
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LA BERGAMO... DELL’ECONOMIA
UNA
VITA
IN
BANCA
GIORGIO
FRIGERI
Entrato in banca nel 1957 come
stagista, ha sviluppato una carriera
prestigiosa, e ora è il presidente della
Banca Popolare di Bergamo
SPECIALE
È un gentiluomo, elegante, fine e
riservato, con uno spirito solidale,
impegnato anche in ambito sociale. Per
BergaMè, Giorgio Frigeri apre
le porte del suo ufficio di Piazza
Vittorio Veneto, a Bergamo.
Sono nato il 15 aprile 1941, a cinque
anni ero già a scuola e a 18 anni e due
mesi ero già diplomato in Ragioneria, al
mitico “Vittorio Emanuele”. La prima volta
che misi piede in banca fu due anni prima,
a 16 anni, nel 1957, per uno stage estivo di
due mesi fra la terza e la quarta ragioneria.
Allora, il lavoro non mancava. Era una
sostituzione di personale che andava in
vacanza, e mi misero al casellario rischi.
Ripetei lo stage fra la quarta e la quinta
ragioneria. Una bella opportunità, che mi
permise di entrare in contatto con la realtà
della banca, anche se per attività minimali.
Quando mi diplomai, nel 1959, fu naturale
per me bussare alla Banca Popolare di
Bergamo: già la conoscevo e già loro mi
conoscevano. Il mio primo incarico fu
proprio al casellario rischi.
Quindi, la laurea in Economia e Commercio,
all’Università Cattolica di Milano.
Mia mamma mi ripeteva spesso che se non
avessi fatto l’università non sarei mai stato
nessuno. Nessun problema, lavoro in banca
al mattino e università alla sera: erano i
primi corsi serali di allora, un’università
a tutto campo, con gli stessi professori dei
corsi diurni. Tanta fatica, fra straordinari in
banca ed esami annuali, ma in cinque anni
mi laureo. Io fui il terzo laureato in tutta la
Banca Popolare di Bergamo.
E così inizia la scalata ai vertici della banca.
Venni subito instradato nei ranghi della
Direzione Generale, quindi segreteria
generale, segreteria fidi, qualche esperienza
legale, e poi ebbi la fortuna di essere
affiancato a Giuseppe Banfi, che poi sarebbe
diventato direttore generale, per una
dozzina d’anni; divenni, in pratica, il suo più
fedele e stretto collaboratore, condividendo
con lui i progetti che avrebbero di lì a poco
portato la Banca Popolare di Bergamo a
diventare una grande banca. La mia carriera
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PROFESSIONISTA
COMPETENTE, È ALLA
GUIDA DEL CONSIGLIO DI
AMMINISTRAZIONE DELLA
BANCA POPOLARE DI
BERGAMO DAL 24 MARZO
2014. MA NON È SOLO
UOMO DI BANCA
è stata ricca di incarichi: sempre più erano
importanti man mano che la banca cresceva
di importanza. Quindi, Direttore di Area dal
1981 al 1986, poi Direttore Centrale nel 1986,
Vice-Direttore Generale dal 1991 e nel 1992
la nomina a Direttore Generale: insomma,
una formazione completa. Fui io a seguire
la fusione con il Credito Varesino, acquisito
pochi anni prima: un’operazione delicata,
che portò forti vantaggi alla banca, tanto
che in tre anni raddoppiammo la nostra
forza. Lasciata la Direzione Generale, nel
2000 sono stato nominato Consigliere di
Amministrazione con deleghe e membro del
Comitato Esecutivo della banca stessa e nel
2003 ho ricoperto la carica di Consigliere di
Amministrazione e membro del Comitato
Esecutivo di Banche Popolari Unite (BPU).
Quindi, sono stato Consigliere di Gestione
di UBI Banca; Presidente di UBI Pramerica
e di altre società del Gruppo, VicePresidente di Centrobanca e Presidente di
B@nca 24-7 e Consigliere di UBI Sistemi
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e Servizi. Ora sono anche Vice-Presidente
del Consiglio di Gestione di UBI Banca. Al
di fuori dell’ambiente bancario sono stato
Presidente di SPM e Consigliere di SESAB.
Ora presiedo l’Istituto Diocesano per il
Sostentamento del Clero.
E, ora, presidente della Banca Popolare di
Bergamo.
Quando mi è stato proposto questo
incarico, non ci ho pensato due volte, ho
accettato volentieri. È stata una grande
soddisfazione, un incarico arrivato alla
soglia dei 73 anni, che ha arricchito
ulteriormente la mia carriera. Peraltro,
andando a sostituire un personaggio come
Emilio Zanetti (ha lasciato dopo 29 anni,
nominato presidente onorario), un uomo
di una grande esperienza. Ma anch’io ho
una certa esperienza in fatto di banca: alla
“Bergamo” ho vissuto per ben 55 anni,
masticando banca tutti i giorni; questo mi
sta avvantaggiando nel nuovo incarico.
Forte di una lunga esperienza bancaria, ha
ben chiaro cosa fare.
Serve una ricetta semplice, ma concreta.
Il primo obiettivo è far capire al territorio
che la banca è presente, lavora, guarda
alle esigenze della clientela. Quindi, forte
presidio delle aree, perché sul territorio di
nostra matrice la gente senta la vicinanza
della banca, soprattutto in questi momenti
di crisi economica, dove ad essere colpite
sono le soprattutto famiglie e le aziende.
Dobbiamo essere pronti a rispondere alle
richieste del territorio, dando appoggio e
sostegno. Ma anche accrescere il senso di
appartenenza alla banca, con uno spirito di
servizio, offrendo serietà e moralità: questo
è il valore di una banca che vuole essere
banca di territorio. Il secondo obiettivo
è monitorare la banca, perché è una
realtà soggetta ad una regolamentazione
complessa e mutevole, che cambia ogni
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anno. Spesso si fa fatica a sapere su quale
modifica è conveniente investire, perché già
si sa che ne sta arrivando un’altra. Pertanto,
serve un continuo monitoraggio, perché la
banca deve essere perfettamente a posto.
Terzo obiettivo, dobbiamo mantenere uno
standing di qualità della banca, guardare al
suo interno, al personale, provvedere ad una
formazione continua. Insomma, i valori del
successo sono fiducia, qualità, trasparenza.
Solo così si trattano bene i clienti. Mai
consigli interessati, ma consigli giusti,
corretti.
Grande attenzione alle aziende.
Il vero problema sono le imprese. La nostra
mission è quella di innovare e trovare nuove
proposte da presentare alle imprese. Infatti,
noi ci possiamo rilanciare, se le imprese
riprendono ad occupare e a produrre. Quindi,
siamo alla continua ricerca di formule
nuove, plafond particolarmente innovativi,
servizi “extra”, sui quali abbiamo avviato
delle nuove piste di servizio, molto vicine
alle imprese. Oggi, ad esempio, le imprese
hanno bisogno di essere formate per seguire
la strada dell’internazionalizzazione: a loro
offriamo servizi che aiutano a studiare i
mercati, a come fare un test di analisi o un
progetto per andare all’estero. Solo con idee
chiare si può partire.
Bisogna capire, poi, che il rapporto fra
capitale e finanziamenti di un’impresa deve
essere equilibrato: non è possibile che le
imprese italiane siamo le meno capitalizzate,
non esiste, non è più così. Quindi, da un
lato gli imprenditori devono riprendere a
rischiare, ad investire un po’ di capitale;
poi, vengano pure in banca, anche di notte,
noi siamo qui per assisterli, a ragionare con
loro, ad aiutarli a crescere. Se loro stanno
bene, anche noi stiamo bene, anche gli
operai e gli impiegati stanno bene, si ricrea
una strada di crescita che porta ad investire
di nuovo soprattutto nell’innovazione.
Qualcosa, però, deve smuoversi dall’alto.
Per il 2015 siamo legati alle prospettive del
governo e dell’Europa. Io mi auguro che il
governo faccia queste benedette riforme,
ma soprattutto abbia la forza di andare fino
in fondo, senza guardare in faccia nessuno,
compreso i sindacati. La Spagna ha fatto le
riforme che servivano, ha sofferto, ma adesso
si sta riprendendo; anche la Germania a suo
tempo le ha fatte; ora tocca a noi. La crescita
dipende da questo fermo atteggiamento del
governo. Non si può più solo annunciare le
riforme, bisogna realizzarle concretamente,
portandole avanti in termini di regolamenti.
E, se è colpa della burocrazia, interveniamo
pesantemente. Soprattutto è fondamentale
la riforma del lavoro, perché vuol dire
stimolare l’occupazione senza tanti vincoli e
garanzie. Certo, qualcuno se ne approfitterà,
lo so, ma, se non partiamo così, non
riusciremo più a risollevarci. E poi non
possiamo più aspettare il sostegno esterno,
della UE o della Banca Centrale Europea.
Una volta tanto dobbiamo dimostrare di
essere capaci di camminare da soli.
Ma dietro le quinte, l’uomo di banca ha uno
spirito solidale.
“Quando uno sposa l’ideale del volontariato,
ispirato al cattolicesimo, quello serio, non
lo perde più. Già da ragazzo frequentavo i
gesuiti in San Giorgio. Ho cominciato a 16
anni ad andare a visitare le famiglie delle
case popolari, in via Carnovali. Il sociale
mi ha sempre coinvolto. Alternandomi, ho
guidato per circa 15 anni la Conferenza di San
Vincenzo, impegnandomi in tante iniziative
di carità e assistenza. Poi, pensando che si
potesse fare di più nel volontariato, e visto
che non mi piaceva stare fermo, ho guardato
più in là. C’era l’Opera Bonomelli che aveva
bisogno di una mano. Nessun problema,
è stata la mia seconda sfida. Ormai, dal
1986 ne sono il presidente. Si è lavorato
tanto, in pochi anni è stata trasformata da
semplici stanzoni, dove la gente andava alla
sera per mangiare un piatto di minestra e
trovare un letto per dormire, in qualcosa di
più dignitoso, più strutturato. Un progetto
importante, reso possibile dal sostegno
di tante persone, benefattori, istituzioni
e associazioni. Come Zaira Cagnoni,
allora assessore ai Servizi Sociali del
Comune di Bergamo; Gianfranco
Mazzoleni che era presidente della
MIA e amministrava anche l’Eca; il
Patronato San Vincenzo; l’Opera
Agostino Vismara. Ora, è una
bella struttura, con 33 persone
a libro paga, e tanti servizi, che
non si fermano solo alla semplice
accoglienza, ma sviluppano
anche progetti di reinserimento
sociale
e
occupazionale.
Insomma, si offre una speranza
concreta, una prospettiva di
rilancio.
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UN SECOLO DI STORIA
SPORTIVA CHE VIVE IN
UN ABBRACCIO INFINITO.
100 ANNI DI EMOZIONI,
DI ESALTAZIONI, DI
GLORIA: UN MAGICO
INCANTESIMO CHE
RIEVOCA SUCCESSI E
CAMPIONI, UOMINI E
DONNE CHE HANNO
FATTO DELLO SPORT IL
LORO STILE DI VITA
SPECIALE
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ANNI
TANTI
AUGURI
CONI
Si dice CONI e si legge “storia dello sport
italiano”. Il Comitato Olimpico Nazionale
Italiano, infatti, rappresenta dal 1914 l’organizzazione nazionale che veglia su tutte le
attività sportive italiane e, di conseguenza,
su tutti gli atleti azzurri che gareggiano in
Italia e nel mondo.
LA STORIA
Il CONI nacque tra il 9 e il 10 giugno di
cento anni fa, a Milano, con l’obiettivo
di potenziare lo sport italiano, favorendo le diverse federazioni sportive, al fine di
consentire ai propri atleti di partecipare alle
Olimpiadi. Sempre con puro spirito olimpico, vero dna del CONI, che punta da sempre
a promuovere tutti quei valori che vengono
Lo sport bergamasco fa festa,
è il centenario del CONI
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acquisiti praticando sport, di qualunque disciplina si tratti.
Il percorso di avvicinamento a quel 1914 è
stato lungo. Dopo che nel 1894 venne costituito il “Comitato Interministeriale dei
Giochi Olimpici” (futuro Comitato Internazionale Olimpico), nel 1904 si formò un
Comitato temporaneo per preparare la partecipazione dell’Italia ai Giochi di St.Louis
(USA). Nel 1907, si costituì il primo Comitato Nazionale Olimpico
(CNO), riconosciuto dal CIO l’anno
seguente: fu questo che preparò la
partecipazione dell’Italia ai Giochi
di Londra (1908) e di Los Angeles
(1912). Quindi, nel 1914, la nascita del
Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), che ebbe come primo presidente il marchese Carlo Compans
de Brichanteau, deputato del Regno
d’Italia, che rimase in carica sino al
1920.
Nel periodo fascista, poi, il CONI venne riconosciuto come ente di diritto
pubblico, il che significò anche la fondazione dei comitati regionali e provinciali, i quali sussistono a tutt’oggi,
seppur con qualche modifica strutturale. Il
secondo dopoguerra, però, segnò un momento molto difficile per il CONI, che tra
il 1944 e il 1946 rischiò di essere liquidato.
Giulio Onesti fu nominato Commissario
Straordinario, incaricato di liquidare l’ente, ma, insieme a personaggi come Adriano
Ossicini, Bruno Zauli, Mario Mazzuca, Bruno Fabjan, Mario Saini, Marcello Garroni,
Luigi Chamblant, Sisto Favre, riuscì a salvare il Comitato e a rilanciarlo con particolari formule del tutto nuove per l’epoca. Ideò,
infatti, la gestione dei concorsi-pronostici
sugli avvenimenti sportivi, attraverso
la SISAL, con l’introduzione del Totocalcio, passato nel 1948 alla gestione
diretta del CONI, essendo venuti a
mancare i contributi statali. Nel 1965,
Onesti ottenne dal Parlamento l’approvazione della legge per la ripartizione degli introiti del Totocalcio,
suddivisi al 50% fra CONI e Stato.
Sotto la presidenza di Giulio Onesti,
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il CONI ottenne risultati prestigiosi: organizzò, nel 1956, a Cortina d’Ampezzo, le
Olimpiadi Invernali; e quattro anni dopo,
nel 1960, le Olimpiadi di Roma. Nel 1966, il
CONI istituì la Scuola Centrale per i maestri
dello sport e due anni più tardi lanciò i Giochi della Gioventù, per promuovere lo sport
tra i giovanissimi.
Il CONI, insomma, è parte integrante della
storia italiana ed ecco perché nel 2014, anno
del Centenario, i vertici hanno voluto organizzare a livello nazionale eventi prestigiosi,
che proseguiranno fino a giugno 2015.
LE CELEBRAZIONI
UFFICIALI
Lo scorso 11 giugno, allo Stadio “Dei Marmi”, a Roma, si è tenuta la festa nazionale,
a cui hanno partecipato tutti i vertici dello
sport italiano e non solo, e ovviamente gli
atleti che hanno fatto grande l’Italia fino
meno recenti per i quali è rimasta intatta la
gratitudine, ma perché il CONI appartiene a
tutti gli italiani e tutti gli italiani possono riconoscersi in questa istituzione della nazione e della Repubblica. È un periodo nel quale
sto frequentando parecchi centenari, addirittura quello del bicentenario dell’Arma dei
Carabinieri, nata addirittura prima dell’Unità d’Italia. Il CONI è nato prima della nostra
Repubblica, prima che l’Italia conoscesse
la Prima Guerra Mondiale e prima di quel
primo dopoguerra che sfociò in un regime
autoritario, quando al CONI fu imposto un
segretario dal partito unico fascista. Siamo
particolarmente vaccinati contro l’irruzione
nello sport della retorica dei nazionalismi.
Una cosa, però, è la retorica, altra è l’orgoglio
nazionale verso quelle atlete e quegli atleti che concorrono con il Tricolore sul petto:
bisogna guardarsi dalla strumentalizzazione
politica di ogni partito, ma dobbiamo sollecitare il massimo dell’attenzione della poli-
Da sinistra: Giuseppe Pezzoli, Thomas Bach,
Giorgio Napolitano e Giovanni Malagò
ad oggi. Giovanni Malagò, presidente del
CONI, ha detto: “Il futuro dell’Italia si deve
legare ai cinque cerchi. Il CONI e la bandiera
olimpica sono nati nel 1914 a distanza di pochi mesi. Prendo questa coincidenza come
un segno del destino, se sapremo fare squadra tutti insieme, con la nostra città, con il
governo e con il Presidente della Repubblica,
che rappresenta l’unità del paese”.
Giorgio Napolitano ha raccolto l’assist del
presidente, osservando: “Sono qui perché
nel CONI si riconoscono non solo i nostri
atleti e campioni, quelli di tempi recenti e
tica per il mondo dello sport, per le sue energie e le sue straordinarie sensazioni”.
Alle celebrazioni c’era anche il presidente del
CIO (Comitato Olimpico Internazionale)
Thomas Bach, il quale ha speso buone parole verso lo sport italiano: “Oggi, festeggiamo
insieme 100 gloriosi anni di ospitalità, di
passione, di eccellenza. E forse potremo ancora vedere, qui a Roma, un altro capitolo da
scrivere della storia olimpica di questa formidabile organizzazione. Sono molto felice
di essere qui, sotto tutti i punti di vista, mi
piace sempre essere in Italia ed incontrare
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NOTTE DI STELLE
100 ANNI DA SOGNO
L’11 ottobre, al PalaCreberg,
“CONIMUSIC”, gran gala dello sport:
brillano le stelle di 100 anni di vibranti
emozioni.
Le luci illuminano la storia, i riflettori del
PalaCreberg esaltano un orgoglioso
tricolore, mai così splendente. È la notte
delle stelle, la festa del centenario del
CONI.
In programma, sabato 11 ottobre, alle
20.30, “CONIMUSIC”, un gran gala dello
sport, una serata da applausi, celebrata
da TV e media, con uno spettacolo
“disegnato” su misura per esaltare i
campioni bergamaschi che hanno scritto
a tinte forti la storia dello sport italiano,
regalando prestigio all’Italia, esportando
l’immagine migliore dell’eccellenza
sportiva bergamasca.
A chiamare sul palco a turno i protagonisti
di un secolo di imprese, rievocando
immagini indelebili e trionfi custoditi
negli annali, sono la giornalista RAI Alma
Grandin e il giornalista sportivo Maurizio
Bucarelli. A loro il compito di sottolineare
le gesta indimenticabili dei vari Felice
Gimondi, Giacomo Agostini, Costantino
Rocca, Daniela Masseroni, Paoletta
Magoni e di tanti altri campioni. Non un
malinconico amarcord, ma un flash-back
carico di significati per esaltare il passato
e lanciare il guanto di sfida al futuro.
“Impossibile chiamare sul palco tutti i
campioni bergamaschi, sono tantissimi
– sottolinea il delegato CONI Bergamo
Giuseppe Pezzoli – Ne abbiamo scelti
una decina, al di là del loro sport di
riferimento, per rappresentare idealmente
tutti gli sportivi bergamaschi e tutte
le federazioni: campioni olimpici e
paraolimpici, campioni del mondo,
d’Europa e d’Italia, che vanno ad
abbracciare 100 anni di competizioni.
Del resto, il Comitato Olimpico Nazionale
Italiano racchiude tutti sotto un’unica
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LOCANDINA_33x70_esec.pdf
18-07-2014
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bandiera, l’inno di Mameli, interpretato
per l’occasione dall’”Anghelion Gospel
Choir” di Nembro. Certamente, sorgerà
in tutti i partecipanti un soave afflato,
da condividere con emozione sincera
e brividi di gloria, complice quel senso
di appartenenza che è un comune
denominatore”.
Ad arricchire l’evento celebrativo per i
100 anni del CONI, un grande concerto
con artisti del calibro di P.Lion, Emanuel
Briccoli, Ilio Balduzzi e Gli Epoca, Elena
Bertocchi, Ephemera (Michele Mutti),
Anghelion Gospel Choir, Paolo Manzolini.
Nel corso della serata, verrà dato un
riconoscimento ai past- president del
CONI Bergamo Alfredo Calligaris, Mario
Mangiarotti e Valerio Bettoni. Inoltre,
tutti i grandi campioni dello sport
bergamasco invitati sul palco riceveranno
una scultura commemorativa dei 100
anni del Coni, realizzata dall’artista Fabio
Agliardi. Di contro, l’artista fiorentino
dell’intarsio Enrico Robotti consegnerà
al CONI Bergamo una sua opera,
realizzata appositamente per la Festa del
Centenario.
Dunque, musica e parole, aneddoti e
trionfi, uomini e sport: una magia infinita.
gli amici del CONI. L’Italia è l’unico Paese
dove sono stato due volte da quando sono
stato eletto. Mi congratulo con il CONI per
il Centenario e gli rendo i miei omaggi per lo
sforzo che lo sport italiano ha fatto in questi
100 anni per tutto il movimento olimpico”.
e questo ci ha fatto tanto piacere. Alterneremo lo sport con tanta musica, per intrattenere il pubblico che, voglio sottolinearlo,
potrà partecipare all’evento gratuitamente,
fino ad esaurimento posti. A tal proposito,
ci tengo a ringraziare tantissimo tutti i sostenitori che si sono messi a disposizione,
per aiutarci ad organizzare questo evento, e
anche il Comune di Bergamo che ci ha dato
il patrocinio e la disponibilità del PalaCreberg. La serata di gala non è un evento singolo, ma si configura come il “gran finale” di
una giornata che prevede al pomeriggio una
serie di manifestazioni sportive che si terranno presso la Cittadella dello Sport, a cui
potranno partecipare bambini e ragazzi che
intendono avvicinarsi a qualche particolare sport. La nostra organizzazione cercherà
di allestire dimostrazioni ed esibizioni di
diverse discipline: in questo, abbiamo ottenuto la partecipazione, oltre che delle Federazioni coinvolte, anche del CSI, del CAI
e dell’Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia. Il tutto per veicolare
il messaggio che ritengo racchiuda lo scopo
del CONI e spieghi al meglio cosa è lo sport
e cosa hanno significato questi cento anni:
“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo”,
disse Nelson Mandela, e questo è da sempre
il nostro “credo”, la molla che ci guida nel
nostro agire”.
“CONIMUSIC”, LA FESTA
BERGAMASCA
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Ora tocca a Bergamo spegnere le cento
candeline del CONI. Sabato 11 ottobre, alle
20.30, al PalaCreberg, il CONI Bergamo
organizza “CONIMUSIC”, il gran gala dello sport “made in Bergamo”: sul palco saliranno i campioni bergamaschi che hanno
scritto la storia dello sport italiano, raccontando le loro imprese, le loro vittorie e il loro
legame col CONI. Le premiazioni saranno
animate da un concerto-spettacolo, a cui
prenderanno parte apprezzati artisti. “Sarà
una bellissima serata di festa – spiega il delegato provinciale CONI Bergamo Giuseppe
Pezzoli – Coinvolgeremo una quarantina
di atleti olimpici e paralimpici, oltre a campioni bergamaschi che si sono distinti nella loro carriera agonistica, portando in alto
nel mondo il nome di Bergamo. Ad alcuni
di loro, i più rappresentativi, faremo raccontare esperienze e aneddoti e chiederemo
di spiegare la loro idea di sport. Tutti quelli
contattati hanno dato ampia disponibilità,
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LA BERGAMO... DELLE RICORRENZE SPECIALI
I PRODIGI DEL
SANTO
JESUS
Fede e tradizione in una festa che mantiene
intatta nel tempo la devozione popolare
A Bergamo l’autunno non
inizia il 21 settembre, ma
una settimana prima, il 15
settembre, festa
del
“Santo
Jesus”,
un
evento
atteso
ogni anno con grande ansia e
trepidazione, in particolare
dagli abitanti della città,
particolarmente devoti alla
preziosa effige. Una vera e
propria festa di comunità, molto
sentita e partecipata, che sa unire
profonda fede e sincera devozione popolare.
Merito anche di un rinnovato interesse,
promosso soprattutto negli ultimi anni, dal
2008, dopo l’arrivo nella chiesa di S. Maria
Immacolata delle Grazie del nuovo parroco
mons. Valentino Ottolini, che ha dato un
grande impulso al recupero e al rilancio delle
celebrazioni per il Santo Jesus. Tanto che
ora è operativo anche un Centro Culturale
delle Grazie, che punta a mantenerne vivo il
ricordo e la venerazione.
14
“Ogni anno, cerchiamo di promuovere nuove
iniziative religiose e ricerche storiche –
spiega mons. Valentino Ottolini – Ma anche
approfondimenti e incontri culturali, mostre
d’arte, serate musicali con brani scritti per
il Santo Jesus, conferenze teologiche e di
sindonologia, visite guidate alla chiesa delle
Grazie, a cura del Coordinatore del Centro
Culturale delle Grazie prof. Fabrizio Brena
e dell’Archivista Parrocchiale dott. Andrea
Mora. Senza dimenticare gli appuntamenti
religiosi, sempre molto partecipati e vissuti
dalla comunità: apertura della cappella,
ostensione dell’icona, Messa solenne,
processione per le vie della parrocchia con
l’effigie miracolosa”.
Un po’di storia
La tradizione vuole che il 26 febbraio
1422, a seguito della predicazione di San
Bernardino da Siena, che allora risiedeva
a Bergamo come guardiano del convento
di San Francesco in Città Alta, un uditore,
un certo Pietro d’Alzano, rimasto colpito
dalle parole di pace del Santo (la città
era dilaniata da lotte tra avverse fazioni),
decidesse di donare un campo ed alcune
case per edificare una chiesa da dedicare a S.
Maria delle Grazie e un convento da affidare
ai Frati Minori Osservanti Riformati di S.
Francesco. Il 27 giugno 1422 venne posta la
prima pietra della chiesa, consacrata poi il
27 aprile 1427 (di questa chiesa si possono
ammirare gli affreschi rimasti nella cappella
del Sacro Cuore, opposta alla cappella del
Santo Jesus). Anche il convento venne
presto costruito: ne restano oggi poche
vestigia nel chiostro delle Grazie, l’attuale
Oratorio. All’esterno del muro di cinta
che delimitava il convento venne dipinta
l’immagine di Gesù caduto a terra, mentre
porta la croce verso il Calvario.
È bello immaginare quante persone,
passando all’esterno del muro di cinta del
Convento, andando dal Borgo Palazzo al
Borgo San Leonardo, avranno ammirato
la figura del Cristo Portacroce, nell’atto di
cadere sotto il peso del duro tronco, che con
la mano destra poggiata sopra un masso di
pietra quasi cercasse di sostenersi per non
stramazzare a terra.
Tale immagine diventò ben presto il centro
non solo di intensa devozione, ma anche di
numerosi prodigi.
LA VENERATA IMMAGINE
DEL “SANTO JESUS” SI
TROVA NELLA BELLA E
SPAZIOSA CAPPELLA CHE
SI APRE ALLA DESTRA DEL
PRESBITERIO DELLA CHIESA
PARROCCHIALE DI
S. MARIA IMMACOLATA
DELLE GRAZIE, IN
BERGAMO. UN SANTUARIO
NEL SANTUARIO
Il primo prodigio: 1544
Il 1° maggio 1544 il volto dell’immagine del
Cristo Portacroce viene visto sanguinare da
numerosi testimoni. Il vescovo coadiutore
Vittore Soranzo, da poco chiamato a
governare la diocesi per conto del cardinal
Pietro Bembo, vescovo titolare, fa istituire
una commissione di inchiesta su tale
miracolo, chiamando a deporre diversi
testimoni, che riferiscono anche di
guarigioni prodigiose avvenute davanti a tale
immagine. Gli atti dell’inchiesta si trovano
negli archivi del Sant’Uffizio a Roma, e sono
stati pubblicati a cura di Massimo Firpo
e Sergio Pagano nel 2004, insieme con i
processi inquisitoriali a cui fu sottoposto il
Soranzo, che era stato in seguito accusato di
eresia e condannato all’abiura.
Il secondo prodigio: 1575
Il 5 aprile 1575 il Cristo dipinto di nuovo
sudò prodigiosamente sangue (il fatto è
descritto nell’opuscolo “Della origine della
serafica Religione Francescana”, di Padre
Francesco Gonzaga, Ministro Generale
dell’ordine di San Francesco e Vescovo di
Mantova, edito nel 1587). L’arcivescovo di
Milano San Carlo Borromeo, che in qualità
di Delegato apostolico stava visitando la
diocesi di Bergamo, fatte le più accurate
investigazioni, sancì la genuinità del
miracolo.
15
Il terzo prodigio: 1608
Il 15 settembre 1608, alle 10 del mattino,
due ragazzi, Francesco e Domenica Brecci,
fermatisi a pregare davanti al cancelletto
della cappelletta, videro la figura di Cristo
alzarsi in piedi, spostare la croce dalla spalla
sinistra alla destra e nuovamente sudare
sangue, mentre il mantello, in origine rosso
e blu, divenne bianco bordato di oro; apparve
un’aureola attorno al suo capo e i segni della
Passioni sulle mani e sui piedi. L’immagine
del Cristo Portacroce si trasfigurò quindi nel
Cristo Risorto.
Questo evento prodigioso, chiamato “della
trasfigurazione prodigiosa”, è stato illustrato
da Padre Candido Brugnoli, insegnante
di teologia al convento delle Grazie e poi
Definitore dell’Ordine, che vi ha dedicato
il libro L’immagine del Re supremo del 1669, e
la sezione “Le virtù miracolose della Croce” del
trattato Alexicacon (Difesa dai Malefìci) del
1668.
La cappella del Santo Jesus
Così trasfigurata, l’icona miracolosa del
Santo Jesus anche in seguito continuò a
dispensare grazie. E, per corrispondere alla
continua e intensa devozione dei fedeli,
attorno all’immagine venne eretta una
cappella, addossata al muro del convento.
Nell’opuscolo “Breve notizia dell’Immagine
di Nostro Signore detta il Gesù delle Grazie in
Bergamo”, edito nel 1890 dalla tipografia
S.Alessandro in Bergamo, si narra della
grande devozione dei bergamaschi
verso l’effige, tanto che si pensò di “…
innalzare alla santa Immagine un nobile
ed ornato altare, con decorosa Cappelletta
ed adiacente oratorio onde provvedere
insieme al maggior comodo di chi voleva
trattenersi a far le sue preghiere”. “…dopo
i prodigi, cominciarono a comparire nella
16
Cappelletta più frequenti le tavole votive,…
ne furono coperte le pareti...”. “…verso la
metà del 1700 venne eretto, dirimpetto alla
Cappella, alto e spazioso portico, il quale,
nell’anno 1811 in cui si rifacevan le strade di
circonvallazione, per ordine del Governo fu
demolito, appunto per ampliarvi la strada
che in quel sito era troppo angusta”.
La chiesetta-oratorio del “buon Gesù delle
Grazie”, che sorgeva all’angolo delle attuali
vie Taramelli e Camozzi, per vari decenni ha
attirato la devozione di quanti, passando dal
IL VOLTO
DI GESÙ
Il volto del Gesù delle Grazie si ispira alla tipologia
della tradizione del cristianesimo orientale, come si
rileva anche dalla Sindone di Torino, forse all’origine
di tutta l’iconografia orientale del volto di Cristo. È
un volto di grande dolcezza, per chi lo guarda, e di
grande consolazione.
Proprio per approfondire questo aspetto
iconografico, lo scorso anno, presso il Centro
Culturale delle Grazie, si è svolta una conferenza
sul tema “Presenza di particolari sindonici
sul Santo Jesus di Bergamo”, a cura di Nello
Balossino, Vicedirettore del Centro Internazionale
di Sindonologia di Torino, e di Sergio Rabellino
e Alex Cordero, del Dipartimento di Informatica
dell’Università degli Studi di Torino. È stata
analizzata l’immagine della Sindone e affrontato uno
studio fotografico-informatico del Santo Jesus di
Bergamo. Il confronto dell’immagine sindonica con
quella del Jesus evidenziò che su quest’ultima sono
presenti particolarità ed elementi che richiamano
quelle del “sacro telo” torinese. Certamente,
interessanti coincidenze, sulle quali però non
sono state formulate ipotesi, ma fornite solo delle
segnalazioni.
Borgo San Leonardo al Borgo Palazzo lungo
il percorso esterno alle Muraine, sostavano
volentieri davanti all’immagine di Gesù
Sofferente.
Ma venne purtroppo anche il tempo della
demolizione della chiesetta, per, come si
legge su L’Eco di Bergamo del 22-23 marzo
1889 “…l’allargamento che si dovrà fare
della via che dalla circonvallazione mette
al Macello, le nuove costruzioni del locale
dalla Casa di Ricovero, il rettifilo che è
andato diventando sempre più conveniente
in quella località, fece sorgere il pensiero di
trasportare la venerata immagine del “Santo
Jesus” in luogo migliore e più adatto…”.
Quindi, “…nella Chiesa parrocchiale di
S. Maria Immacolata delle Grazie, per
essere collocata nella cappella a destra del
presbiterio...”.
Il 5 aprile 1889, pertanto, la cappella
che custodiva l’affresco fu abbattuta,
e l’immagine fu strappata dal muro.
Dopo una solenne processione, venne
collocata nell’apposita cappella della
Chiesa di S.Maria Immacolata delle Grazie
(consacrata come santuario diocesano
nel 1875, sostituiva una precedente chiesa
intitolata alla Beata Vergine delle Grazie,
annessa al convento dei Frati Minori), e
collocata su un pregevole altare ligneo,
opera di Caterina Caniana, proveniente
dalla chiesa delle Monache Francescane di
Rosate in Città Alta, ora distrutta.
“È quasi naturale chiedersi cosa significhi
oggi il miracolo della trasfigurazione
di Cristo – continua il parroco mons.
Valentino Ottolini – Cosa dimostra il
Cristo che, da inginocchiato sotto il peso
della croce, si alza e se la pone sulla spalla
indossando la tunica bianca del Risorto? Ci
dimostra che bisogna portare con dignità la
croce e con fierezza camminare con Cristo,
la vera vita, per compiere grandi cose. La
festa del Santo Jesus ha la forza di recuperare
un’antica tradizione di fede e di devozione
cittadina. Occorre ogni giorno incarnare
e rendere vivo il suo messaggio, per essere
veri cristiani al servizio del bene comune”.
SANTO
JESUS 2014
“Quest’anno la festa del Santo Jesus
si è celebrata dal 6 al 15 settembre –
sottolinea mons. Valentino Ottolini – A
parte le funzioni religiose, avviate con
l’apertura della cappella e la Messa
solenne davanti all’icona (6 settembre)
e succedutesi con la Messa cantata e la
processione (13 settembre) e conclusesi
con la solenne concelebrazione nell’ora
del miracolo (15 settembre), sono state
diverse le iniziative musicali e culturali,
promosse in collaborazione con il Lions
Club “Città dei Mille” e Bergamo on Pipes”,
particolarmente gradite e apprezzate dalla
platea dei fedeli: esibizione di cornamuse
e percussioni della “Orobian Pipe Band” (6
settembre), anteprima delle serate musicali
del Teatro alle Grazie (8 settembre),
conferenza di mons. Goffredo Zanchi del
Seminario di Bergamo e del prof. Fabrizio
Brena sul tema “Il Santo Jesus e il vescovo
di Bergamo Soranzo (1544 – 1558)” (10
settembre), elevazione musicale con
lettura drammatizzata dalla “Scrittura
Rossa” di Bonvesin de la Riva (1274
circa), per la regia di Virginio Zambelli (15
settembre). Inoltre, nel chiostro si è svolta
la mostra di giovani artisti “BergArte” (6 – 7
settembre), la mostra di pittura “Quattro
nell’Armonia” (dal 9 al 14 settembre). E
grande partecipazione alle visite guidate al
chiostro e alla chiesa delle Grazie, a cura
di Fabrizio Brena e Andrea Mora”.
C..P
.
17
LA BERGAMO... DELLE SCUOLE DI QUALITÀ
SCUOLA PARITARIA “ANTONIO LOCATELLI”
ISTITUTO TECNICO – LICEO AERONAUTICO
A SCUOLA DI VOLO
Unica realtà scolastica ad indirizzo aeronautico esistente sul
territorio bergamasco
Era il 1990 quando il prof. Giuseppe
Di Giminiani, già insegnante di
matematica nei licei della Bergamasca,
si convinse che Bergamo aveva
bisogno di una scuola diversa
dalle altre sia come indirizzo
scolastico che, soprattutto, come
modo di approcciarsi agli studenti e di
indirizzare loro verso una condotta rigorosa
tra i banchi e nella vita di tutti i giorni. E, così,
dopo anni di progetti su quest’idea, che aveva
cominciato a frullargli in testa ad inizio degli
anni ‘80, il prof. Di Giminiani riuscì a fondare
l’Istituto Aeronautico Paritario “A. Locatelli”.
La prima sede fu istituita a Sorisole, dove
l’Istituto rimase fino al 1993, quando si
trasferì nella vicina Ponteranica; poi, dopo
altri tre anni fuori dalla città, si trasferì
definitivamente in via Carducci 1, dove
ancora oggi funziona a ritmi elevati, tanto da
18
qualificarlo come l’Istituto Aeronautico più
apprezzato del nord Italia.
“Vedevo un sistema scolastico in costante
calo e così decisi che bisognava fare qualcosa
per il bene dei nostri giovani – spiega il
preside Giuseppe Di Giminiani - Scelsi di
dar vita ad un Istituto Aeronautico sia per
il fascino di cui questo tipo di scuola gode
da sempre sia per l’offerta formativa che
ritenevo, e ritengo, completa e soprattutto
specifica, tanto da dare modo agli studenti
che si diplomano da noi di trovare subito
posti di lavoro prestigiosi. La scelta di creare
una scuola per come la vedevo io, ovvero che
si rifacesse un po’ di più al sistema applicato
quando ero io studente, nacque anche dal
fatto che la qualità dei professori, la loro
preparazione, ma ancor di più la loro capacità
di intraprendere rapporti umani costruttivi
con gli allievi, stava venendo meno in modo
vistoso. Volevo una scuola in
cui il rapporto tra professore e
studente fosse molto stretto:
intendo dire che ritenevo
molto importante per la
crescita personale di ogni
studenti che questi avessero
una guida importante, come
deve essere un professore,
che potesse insegnar loro
non solo la didattica,
ma anche la disciplina,
il modo di comportarsi, la
voglia di imparare, il sacrificio e
l’educazione, oltre al rispetto delle
regole, dei compagni e del proprio dovere
di studente”.
Negli anni, l’Istituto, come del resto tutte
le altre scuole, ha dovuto inseguire le
tendenze e i cambiamenti dettati dagli
sviluppi imposti dalla società, e così molto
è cambiato, anche se l’impianto di base, le
fondamenta su cui si è sempre sorretta, sono
rimaste sempre le stesse.
“Già ai tempi della fondazione eravamo
piuttosto avanti rispetto alle altre scuole –
ricorda il preside - Il badge per l’ingresso a
scuola degli studenti era già un meccanismo
ben avviato da noi, mentre adesso chi
lo introduce sembra che abbia scoperto
l’acqua calda. Per il resto, il cambiamento
maggiore è stato dettato dall’introduzione
della tecnologia e dell’informatizzazione
degli strumenti didattici. Da cinque anni,
ormai, dotiamo ogni studente, sin dal
primo giorno della 1^ classe, di un Ipad,
TANTI I “PLUS” DELLA SCUOLA:
INFORMATIZZAZIONE DEGLI
STRUMENTI DIDATTICI, PARTICOLARE
ATTENZIONE AL RAPPORTO FRA
SCUOLA E MONDO DEL LAVORO,
ALTA PROFESSIONALITÀ DEI DOCENTI,
RESPONSABILIZZAZIONE DEGLI
STUDENTI, STRETTO RAPPORTO FRA
SCUOLE E FAMIGLIE, DISPONIBILITÀ DI
UN “COLLEGE” COME ALLOGGIO
ma soprattutto sono ormai quattro
anni che registriamo ed archiviamo
tutte le lezioni di ogni corso, in modo tale
che chiunque possa rivederle. Un’iniziativa
rivolta fatto soprattutto agli studenti, che così
possono andare a riprendersi alcuni concetti
che sono sfuggiti loro in classe oppure a
quegli studenti che si assentano e possono,
da casa, rivedere ciò che è stato spiegato in
classe. Siamo l’unica scuola in Italia che ha
adottato questo sistema e tutto questo non
può che essere motivo di orgoglio, autostima
e incentivo per continuare a migliorarci.
Oltre a questo aspetto, abbiamo potenziato
anche l’insegnamento delle lingue, diventato
ormai obbligatorio, e poi, dall’anno
scolastico 2013-2014 abbiamo inserrito la
grande novità del Liceo Coreutico. Si tratta
di un corso organizzato in collaborazione
con l’Accademia Nazionale di Danza, Istituto
di Alta Cultura. Il piano di studi prevede
una ripartizione tra discipline curriculari,
insegnate da docenti del liceo scientifico “A.
Locatelli”, e discipline coreutiche, insegnate
da docenti diplomatisi presso l’Accademia
19
GLI INDIRIZZI
DELL’ISTITUTO
“L’Istituto Aeronautico “A. Locatelli” vuole essere
un centro educativo, che si prefigge la crescita
culturale e umana degli alunni e l’instaurarsi di
rapporti di stima e rispetto reciproci fra coloro che
vi operano”.
Da sinistra: Giuseppe Di Giminiani e Maria Teresa Ruta
Nazionale di Danza. L’orario curricolare è
articolato in cinque giorni con chiusura al
sabato. Per quest’anno scolastico abbiamo
15 alunni iscritti, tutte ragazze: mi piace dire
che, se all’Istituto Aeronautico i nostri ragazzi
imparano a volare nei cieli, al Liceo Coreutico
imparano a volare sul palco, danzando al
ritmo di musica classica e contemporanea”.
Dietro a queste novità, però, come accennato,
l’impalcatura rimane sempre la stessa.
“Noi vogliamo essere diversi dagli altri
– continua Di Giminiani – E per farlo
vogliamo essere attenti all’evoluzione
dei ragazzi, accompagnandoli nel loro
percorso di crescita personale. Dobbiamo
farci carico anche dei loro problemi fuori
dalla scuola, perchè riteniamo che la scuola
debba fare anche questo, e pensiamo che
la vita quotidiana fuori dai banchi possa
influenzare anche il rendimento didattico.
Questo vale soprattutto per i tanti studenti
che vengono da altre province o addirittura
altre regioni d’Italia e sfruttano il nostro
convitto di Madone per alloggiare più vicini
alla scuola. Sono adolescenti ancora in
cerca di un’identità precisa ed è normale
che stare fuori casa nove mesi all’anno non
sia facile, anche perchè in tanti sentono il
peso della responsabilità per i genitori che
li mantengono sia con la retta scolastica che
con l’alloggio e le spese di vita quotidiana.
Succede spesso che io stesso mi fermi a
cenare con loro, proprio lì nei loro alloggi, per
far sentire la nostra presenza, per rassicurarli
e capire eventuali difficoltà. Con orgoglio
dico che conosco nomi, cognomi e situazioni
personali e famigliari di ogni nostro studente;
20
Istituto Tecnico Aeronautico
“Compito dell’istituto è quello di formare il “Perito
Aeronautico” per la “Navigazione Aerea” e per
l’”Assistenza alla Navigazione Aerea” (Progetto
Alfa). Coloro che frequentano questo indirizzo di
studi devono acquisire la conoscenza di norme e
regole del traffico aereo, dei sistemi di navigazione,
delle leggi della meccanica del volo, della
meteorologia aeronautica e del funzionamento delle
apparecchiature radio-elettriche: sono tutti elementi
necessari per la preparazione del personale addetto
a fornire i servizi di assistenza al volo. La scuola
si propone di far acquisire ai ragazzi un sicuro
metodo di lavoro ed una buona cultura di base per
affrontare gli studi universitari di qualsiasi facoltà”.
Liceo Scientifico Indirizzo Aeronautico
“Per offrire una migliore bilanciatura fra le materie
umanistiche e quelle tecnico-scientifiche, dall’anno
2002-2003, presso la sede dell’istituto è stata
attivata una sezione di Liceo Scientifico ad Indirizzo
Aeronautico, organizzata secondo il modello del
Liceo Scientifico Tradizionale. A parità di obiettivi
didattici e formativi, e con lo stesso carico settimana
dell’indirizzo tecnico, la nuova proposta didattica
è rivolta ad una più ampia formazione scolastica,
caratterizzata da una programmazione diversificata
e comprendente materie tipicamente culturali,
quali il latino, la filosofia e la storia dell’arte,
opportunamente inserite nel quadro di una migliore
educazione della mente”.
questo grazie anche ad uno “stage” iniziale,
in cui conosciamo i ragazzi e cominciamo
ad inquadrarli, a capire i loro pregi e i loro
difetti, le loro attitudini, le loro tendenze, le
loro capacità e i loro punti deboli. Con tutto
questo non vogliamo dire che coccoliamo i
nostri alunni, perché noi diamo loro molto,
ma pretendiamo anche moltissimo. E poi c’è
la questione della loro responsabilizzazione:
aver scelto di dare loro la divisa, è successo
a fine anni ‘90, ha significato dire loro, senza
ricordarlo ogni giorno, che rappresentano un
Istituto e un polo importante per Bergamo.
Indossare l’uniforme per le strade della
città dà modo a loro di essere riconosciuti,
identificati, apprezzati, ma anche osservati
e spinti indirettamente a comportarsi in
un certo modo. Solitamente chi sceglie la
nostra scuola ha già dentro di sé la vocazione
per questo tipo di percorso e ha già una
struttura personale di base, che gli permette
di essere pronto a seguire un certo tipo di
comportamento”.
Parlando invece dell’aspetto prettamente
didattico, i numeri, la quantità e la qualità
dell’offerta formativa sono sicuramente
invidiabili.
“Possiamo contare su un bacino di circa
600 alunni – prosegue Di Giminiani –
Un bacino costante, se non in crescita,
alimentato ogni anno dall’ingresso di circa
120 alunni. Il 30% di questi nuovi innesti
proviene da fuori provincia e si affida al
“college” come alloggio, sfruttando per altro
il servizio-navetta che la nostra scuola mette
a disposizione per il tragitto college-scuola.
La nostra offerta formativa dà la possibilità
di scegliere o per il Liceo Scientifico o per
l’Istituto Tecnico: la tendenza dei ragazzi è
di scegliere l’Istituto Tecnico, soprattutto
perchè il corso non prevede l’insegnamento
del latino, ma anche perchè ci sono materie
più pratiche e, appunto, tecniche, che
attirano maggiormente. Per quanto riguarda
i professori, il nostro corpo docenti è
formato da una settantina di insegnanti, tutti
professionisti, ed è impreziosito dalle lezioni
di alcuni personaggi importanti come il Col.
Mario Giuliacci. Ci affidiamo anche a loro,
non solo per la loro preparazione specifica,
ma anche per la loro esperienza, cioè per il loro
dover fare i conti anche con responsabilità
che vanno al di là del mestiere, come l’essere
un personaggio pubblico e dover affrontare la
notorietà oppure le telecamere durante una
diretta tv. A tal proposito, è giusto sottolineare
che i nostri ragazzi sono protagonisti di una
trasmissione di meteorologia che va in onda
su SeilaTv: questa opportunità serve a loro
per mettere in pratica quello che imparano sui
banchi di scuola, preparando la trasmissione
e dovendo fare i conti con l’emozione e l’ansia
di parlare davanti ad una telecamera in modo
estremamente corretto e dettagliato”.
La curiosità è capire quel è il futuro degli
studenti, una volta che si diplomano.
“Quasi tutti seguono la carriera indirizzata
dal nostro liceo – sottolinea Di Giminiani
– Infatti, solo il 4-5% dei nostri studenti
sceglie altre strade. Chi prosegue diventa
pilota, ingegnere aerospaziale, assistente di
volo, controllore di volo o anche osservatore
meteo. All’aeroporto “Il Caravaggio” di Orio
al Serio, ad esempio, ci sono una decina di
nostri ex-alunni che svolgono il ruolo di
controllori di volo. In loro c’è passione per
la disciplina e, in qualche caso, anche una
spinta della famiglia ad intraprendere questo
tipo di carriera”.
Il prossimo 19 ottobre, poi, si svolgerà la
consueta cerimonia di consegna dei diplomi
che, ogni anno, rappresenta un modo
per ritrovarsi, per condividere la fine di
un’esperienza, dando vita ad uno show da star.“
Quest’anno presenzierà Roby Facchinetti e
la cantante Roberta Bonanno– conclude Di
Giminiani - Tutti agli ordini di quella che
ormai è diventata la nostra madrina, ovvero
Maria Teresa Ruta, che dal 2012 presenta la
serata di gala, che si tiene al PalaCreberg.
È il decimo anno che organizziamo questo
evento, a cui hanno preso parte personaggi
importanti, del calibro di Massimo Boldi,
Cristina Parodi e Iva Zanicchi. L’obiettivo
è promozionale: veicolare il messaggio
valoriale e professionale che il nostro Istituto
vuole lanciare su tutto il territorio nazionale”.
Federico Biffignandi
Scuola Paritaria “A.Locatelli”
Istituto Tecnico – Liceo Aeronautico
Via Carducci, 1
24100 Bergamo
Tel. 035.401584
www.istitutoaeronautico.it
21
LA BERGAMO CHE… LOVES THE NATURE
Porte aperte per il Parco
delle Orobie Bergamasche
all’Expo 2015
SULLE TRACCE
DELL’ORSO
SPECIALE
22
IL PROGETTO DI
PARTECIPAZIONE DEL PARCO
ALL’ESPOSIZIONE UNIVERSALE
DI MILANO È PATROCINATO
DIRETTAMENTE DA EXPO.
IL SIMBOLO È L’ORSO,
UN ANIMALE DA SEMPRE
VISSUTO SULLE OROBIE, CHE
RAPPRESENTA IL FASCINO DI
UNA STORIA ANTICA
La carta di Bergamo da giocare per l’Expo
2015, in tema di ambiente e turismo, si
muove “Sulle tracce dell’orso”. Questo il
nome del progetto ideato e promosso dal
Parco delle Orobie Bergamasche per far
conoscere e apprezzare le bellezze delle
Orobie ai turisti che parteciperanno all’Expo
2015. Come? Partendo dall’immagine
dell’orso bruno come
simbolo del territorio
delle Orobie.
Come già successo in Trentino e in
altri Paesi europei e americani, dove l’orso
è il simbolo di quei territori, il Parco delle
Orobie Bergamasche ha voluto valorizzare
le caratteristiche ambientali e naturalistiche
delle Orobie, particolarmente idonee
per l’orso, che qui, in mezzo ai boschi
che sono tornati ad espandersi con lo
spopolamento delle zone alpine, può
trovare un’elevata disponibilità di fonti
alimentari. Caratteristiche che non solo
hanno permesso all’orso di tornare a
transitare sulle montagne bergamasche
negli ultimi anni, ma che hanno consentito
di individuare itinerari turistici modulati…
“Sulle tracce dell’orso”, cioè percorsi
culturali, enogastronomici, naturalistici
che, con un forte coinvolgimento delle
amministrazioni locali, gli enti territoriali, le
23
L’ORSO
È DI CASA
A BERGAMO
documentata l’uccisione di un orso da parte di don
Angelo Molinari.
La presenza dell’orso viene anche confermata da
una serie di editti e avvisi emanati dalle autorità e da
toponimi come “Passo dell’orso” (Dossena), “Baita
dell’orso” (San Pellegrino), “Cà dell’orso” (Rota Imagna),
frazione “Orso” (San Pellegrino), “Piazza dell’orso”
(Alzano Lombardo), “Valle dell’orso” (Valgoglio, Lovere,
Oneta, Rogno). L’iconografia e l’araldica riportano
spesso immagini di orso: gli stemmi dei paesi di
Schilpario e Vilminore di Scalve, il dipinto della casa
Milesi a Cassiglio, il portale della chiesa di Santa Maria
Maggiore di Bergamo con scene di caccia a orsi e lupi
e lo stemma delle famiglie Tiraboschi (Oltre il Colle,
Oneta, Serina), Alzani (Alzano Lombardo), Albertoni
(Vertova).
L’ultimo orso catturato risale al 1914. Da allora non si
Attraverso fonti storiche (archivio storico de
“L’Eco di Bergamo”, archivio di Stato, registri
parrocchiali, verbali delle autorità sanitarie
e di pubblica sicurezza dal 1750 al 1850,
pubblicazioni specifiche riguardanti editti,
premi in denaro per catture e uccisioni,
richieste di autorizzazioni alla caccia e
racconti popolari), si ha notizia che l’alta
Val Brembana è la zona dove l’orso era più
diffuso: 11 Comuni erano interessati dalla sua
e l’uccisione di un cucciolo avvenuta il 15 marzo
1914 a Foppolo (Corriere della Sera XXXIX n. 77,
18 marzo 1914) testimonia l’ultima riproduzione
sulle Orobie ed in tutta l’area alpina lombarda;
negli anni successivi, in alta Valtellina ed in Val
Camonica, si accerta la presenza di alcuni orsi,
ma si trattava comunque sempre di individui adulti
verosimilmente provenienti dal Trentino o dalla
bassa Engadina (Oriani A., Atti del convegno “Il
territorio lombardo: prospettive di ricerca storiconaturalistica dal Medioevo all’età contemporanea,
Natura, 1996).
Si ha notizia che già nel 1500 si commerciava
carne di orso per uso commestibile a Gromo in Val
Seriana. Uno dei primi avvistamenti documentati
(un’orsa con due cuccioli) risale al 1761, in Val
di Scalve; nel 1778, per la prima volta, viene
presenza e si è reperita la documentazione di
ben 70 orsi accertati, tra il 1707 ed il 1914, su
81 complessivamente rintracciati nell’attuale
provincia di Bergamo.
Per la prima metà dell’800 sono stati reperiti
pochissimi dati e nella seconda metà la specie
non era ormai più comune come un secolo
prima: sono stati accertati infatti solo una
decina di individui. La piccola popolazione
dell’alta Val Brembana era contigua alla
vitale popolazione ancora ampiamente
diffusa sul versante valtellinese delle Orobie
e beneficiava di questa presenza (Oriani A.,
Indagine storica sulla distribuzione dell’orso
bruno nelle Alpi Lombarde e in Svizzera, Il
Naturalista Valtellinese, Morbegno, 1991).
In alta Val Brembana l’orso si riproduceva
24
hanno più notizie certe della sua presenza, per cui se
ne può presumere l’estinzione in provincia di Bergamo.
Ma attenti. Grazie al progetto Life Ursus, promosso
dal Parco Adamello-Brenta, tra il 1999 e il 2002,
vengono rilasciati in Trentino nove orsi provenienti
dalla Slovenia: viene ricostituita così una piccola
popolazione (attualmente di circa 30 esemplari),
la quale tende ad ampliare l’areale, espandendosi
in Lombardia nelle province di Brescia, Bergamo e
Sondrio.
Ed eccoci al 2008, quando la Provincia di Bergamo,
dopo quasi cent’anni di assenza, vede l’arrivo di
un orso sulle sue montagne; le indagini genetiche
rivelano l’esistenza di un solo individuo negli
anni 2008 e 2009, l’orso JJ5, giovane maschio
proveniente dal Trentino, di un secondo individuo
non genotipizzato (cioè, è stato possibile accertare
l’appartenenza del campione biologico alla specie
orso, ma non ad un individuo preciso) nell’anno 2010
e, infine, dell’orso M7 nell’autunno 2012 e nell’autunno
2013. Inoltre, recentissima la “visita” di un altro
esemplare, nel settembre scorso, a Piazzatorre, in Val
Brembana. Calorosa è stata l’accoglienza
agli orsi che si sono susseguiti in
territorio bergamasco dal 2008 a oggi,
testimoniata da numerosi servizi della
stampa locali, che hanno confermato il
valore dell’orso come “animale bandiera”,
simbolo di un ambiente incontaminato,
ma non solo. Nell’immaginario collettivo,
infatti, questo straordinario animale
rappresenta varie condizioni:
orso come specie ombrello: l’orso ha
esigenze ecologiche elevate, richiedendo
habitat vasti e di qualità, conservare i
suoi habitat vuol dire tutelare tutte le altre
specie che in essi vivono;
orso come specie indicatrice: l’orso
è considerato un ottimo bioindicatore
di naturalità e qualità dell’ambiente,
preservare gli habitat dove vive vuol dire
tutelare territori di notevole importanza;
orso come specie chiave: l’orso
occupa una posizione importante per
l’equilibrio dell’ecosistema, la scomparsa
dell’orso può far mancare un elemento
fondamentale per l’ambiente.
25
A sinistra Chiara Crotti e Claudia Rota,
collaboratrici del Parco delle Orobie
associazioni e i privati,
possono
diventare
un’opportunità
di
rilancio per un territorio ricco di risorse
turistiche, che però fanno ancora fatica ad
esprimersi in tutto il loro potenziale.
Il progetto è stato diretto dallo stesso
presidente del Parco Yvan Caccia e
sviluppato dalle collaboratrici del Parco
Chiara Crotti e Claudia Rota.
Expo 2015 per lo sviluppo delle Orobie
“L’Esposizione Universale del 2015 è un
appuntamento imperdibile ed irripetibile
per Bergamo e per le sue istituzioni, scuole
comprese – spiega il presidente del Parco
delle Orobie Bergamasche Yvan Caccia - Le
caratteristiche naturali, culturali, storiche,
paesaggistiche e ambientali che rendono
unico il Parco sono in perfetta sintonia con
lo spirito e la filosofia che ispirano questo
grande evento internazionale, riassunte
nello slogan “Nutrire il pianeta, energia per la
vita”, e possono rappresentare un’occasione
per sperimentare in concreto i grandi temi
trasversali all’Expo stessa: innovazione,
sostenibilità e partecipazione. Icona
che unirà le tre valli bergamasche (Valle
Brembana, Valle Seriana e Valle di Scalve,
ndr) e mascotte del progetto è appunto
l’orso, animale simbolo dell’incredibile
biodiversità del Parco delle Orobie
Bergamasche, attorno al quale sono stati
costruiti alcuni percorsi guidati e iniziative
inedite per creare nuove opportunità per
far scoprire il patrimonio che lo rende
unico a livello ambientale. L’Expo 2015
è un’opportunità unica di riscatto per
un territorio caratterizzato da enormi
potenzialità attrattive durante tutto il corso
dell’anno, dal trekking allo sci, dagli eventi
culturali alle sagre enogastronomiche,
capaci di soddisfare tutti i gusti e le più
26
svariate esigenze del turista moderno,
ma che non riescono ad esprimersi
completamente. Le presenze turistiche
sulle Orobie, infatti, sono solo un terzo
rispetto a quelle della vicina Valtellina
e ben undici volte meno rispetto al
Lago di Garda. Solo 445.000 sono
infatti le presenze turistiche registrate
ogni anno nelle tre valli, a fronte di un
bacino d’utenza potenzialmente molto più
elevato, soprattutto se si considera che ogni
anno circa 8 milioni di passeggeri sbarcano
all’aeroporto di Orio al Serio, distante meno
di un’ora dalle principali mete turistiche del
Parco.
A questo deficit turistico bisogna aggiungere
una polverizzazione di Enti a cui è affidata la
gestione del territorio: Regione, Provincia,
Comunità Montane, Parco e 44 Comuni,
pari a circa un Ente ogni 890 abitanti. Una
frammentazione amministrativa che si
riflette anche in una forte disomogeneità
comunicativa, riscontrabile sia nella grafica
che nei contenuti, che genera confusione
nell’informazione e nell’offerta dei servizi.
Il risultato è una mancanza di ricettività
di qualità che è sia causa che conseguenza
di un progressivo invecchiamento e
spopolamento di un territorio abitato da
poco più di 45.000 persone con una bassa
densità demografica”.
“Il Parco delle Orobie Bergamasche, invece,
ha fatto un salto in avanti – aggiunge
Yvan Caccia - Ha avuto la prontezza e
l’intelligenza di sfruttare un’occasione
unica di rilancio per il futuro di Bergamo,
quale è appunto Expo 2015, e, insieme a
44 Comuni, ha presentato un progetto di
promozione turistica, partendo proprio dal
suo ambiente naturale, scrigno di tesori dal
forte potere attrattivo, con mascotte l’orso.
Un progetto ad hoc, dedicato proprio alla
partecipazione del Parco all’Expo, “vetrina”
ideale per promuovere e pubblicizzare il
Parco stesso e le attività delle sue valli,
legate fondamentalmente a una centenaria
tradizione alimentare, ad una radicata
tutela dell’ambiente e ad una storia, fatta di
cultura, arte e tradizioni. Chiaro l’obiettivo:
mettere in mostra le Orobie con tutti i loro
IL COMMENTO
L’obiettivo del Parco è portare l’attenzione su
quelle aree dove è testimoniata la presenza
storica dell’orso. Il progetto mette in luce la
significativa coincidenza tra le località in cui
un tempo era presente la specie e i luoghi di
passaggio recente grazie a un’evoluzione attuale
che ha portato ad una situazione ambientale più
simile a quella storica, limitatamente al territorio
alpino. Infatti, l’abbandono della montagna,
che si è verificato dagli anni ’50, ha portato ad
un’espansione dei boschi e ad un recupero
della naturalità dell’ambiente; inoltre, vi è stato
un recupero notevole delle comunità di ungulati
selvatici sia come numero di specie, sia come
densità delle popolazioni. Si intende, quindi,
valorizzare e sostenere il territorio delle Orobie
Bergamasche, che possiede caratteristiche
ambientali idonee all’orso; esso, infatti, può
trovare un’elevata disponibilità di fonti alimentari
diversificate. Tali caratteristiche permettono di
individuare itinerari turistici che si muovono…
“Sulle tracce dell’orso”, cioè percorsi culturali,
enogastronomici, naturalistici studiati e definiti in
collaborazione con le amministrazioni comunali,
gli enti territoriali, i privati e, più in generale, tutti i
soggetti attivi dei territori vallari.
In sintesi, il progetto “Sulle tracce dell’orso”
si configura come un vero e proprio progetto
di “Distretto Turistico” e vede un vero
coinvolgimento di tutti i portatori d’interesse oggi
scollegati tra loro (salvo qualche raro esempio,
vedi Promoserio o Alto Brembo), per tentare
di fare “sistema”, convinti che l’Esposizione
Universale del 2015 sia un appuntamento
imperdibile ed irripetibile per il rilancio delle
nostre valli.
“tesori”, ad oggi ancora poco conosciuti,
per creare un turismo consapevole, ecosostenibile e di qualità. E la bontà del
progetto è stata apprezzata, tanto che Expo
l’ha condiviso e la Regione ne ha finanziato
i primi passi con un finanziamento pari a
380.000 euro di cui 40.000 a sostegni di
azioni di comunicazione.
L’orso porta il Parco all’Expo 2015
Simbolo della naturalità della Valle
Brembana, Valle Seriana e Valle di Scalve
è l’orso. La presenza storica dell’orso
in Bergamasca è radicata nella cultura
locale, la sua immagine è una costante
nelle tradizioni, nella geografia (nella
toponomastica), nell’arte, nell’araldica
e nell’onomastica e in molti altri aspetti
culturali bergamaschi. Del resto, l’orso è
uno degli animali che ha lasciato i segni
più profondi nella cultura umana: i culti, su
di esso incentrati, affondano le loro radici
nella preistoria, attraversano il mondo
classico con i miti greci dell’Arcadia e di
Artemide, che nell’ambiente celto-romano
diventa la dea Artio (la radice Art identifica
ancora oggi l’orso in varie lingue celtiche e
si pensi che i nomi Arturo e Bernardo non
sono altro che la variante del nome Orso
rispettivamente nelle lingue celtiche ed
anglosassoni) e giungono fino ai giorni
nostri con alcune “relitte” feste dell’orso
che si celebrano alla fine dell’inverno e che,
cristianizzate, si stemperano nelle feste
della Candelora e del Carnevale (Oriani A.,
Indagine storica sulla distribuzione dell’orso bruno
nelle Alpi Lombarde e in Svizzera, Il Naturalista
Valtellinese, Morbegno, 1991).
La mascotte ufficiale, l’orso, ha sempre fatto
parte della storia di questi luoghi e negli
ultimi anni è tornato ad abitare le montagne
bergamasche. Quindi, attorno all’orso,
alla sua storia, ai suoi spostamenti e al suo
habitat sono stati costruiti alcuni percorsi
guidati e iniziative turistiche, per far scoprire
il Parco delle Orobie Bergamasche.
C..P
.
Yvan Caccia,
presidente del Parco delle Orobie Bergamasche
27
LA BERGAMO CHE…CHE CELEBRA LA STORIA
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28
La passione è il motore di ogni
cosa. Senza di essa molte realtà
storico-culturali non esisterebbero
nemmeno, concedendo un piatto
panorama alla vita di ogni giorno. E
il cuore dell’Associazione Storica
Cimeetrincee è formato proprio da
un piccolo esercito di appassionati
volontari, riunitosi attorno all’interesse
nei confronti della
Prima
Guerra
Mondiale.
Lo sanno bene i ragazzi della “Ridotta
Lombardia”, come amano definirsi in chiave
scherzosa, ovvero alcuni iscritti lombardi
di questa importante associazione. Con la
preziosa collaborazione del gruppo Alpini
di Azzano S. Paolo, dell’A.N.A. di Bergamo
e della Commissione del Premio I.F.M.S.,
portano avanti da mesi un progetto del tutto
particolare e innovativo, iniziato ben prima
delle manifestazioni commemorative sulla
Grande Guerra che oggi spuntano numerose
A pag. 28 I componenti della “Ridotta Lombardia”, presso la sede
degli alpini di Azzano S. Paolo
presso le nostre istituzioni.
“Cent’anni fa…la Grande Guerra”, è
il prodotto del loro lavoro di squadra,
assolutamente volontario e dal carattere
itinerante. Si tratta di una mostra nuova,
realizzata sia in pannelli espositivi che
rivista, dedicata alle terribili vicende della
Prima Guerra Mondiale, di cui ricorre
proprio nel 2014 il suo centenario. Nuova
appunto, perché incentrata su un solo
anno per volta (ora tocca al 1914), per
giungere così a un perfetto raffronto tra la
vita di oggi e quella di cento anni addietro.
I colori vivi e intensi delle cartoline, messe
a disposizione dai collezionisti del gruppo
insieme a fotografie inedite, restituiscono
il carattere originario dei tempi e attirano
l’attenzione del visitatore. Ciò dimostra
che la condivisione è un altro elemento
fondamentale di questa iniziativa, capace
di andare oltre le difficoltà e le divergenze di
pensiero.
Una mostra visiva, quindi, retta da immagini
che permettono d’immergersi in una storia
fondamentale e ancora attuale del nostro
recente passato. Ridotti all’essenziale i testi,
29
scelta dovuta al desiderio di raggiungere il
maggior numero di persone possibile, non
soltanto i pochi ed esperti addetti ai lavori.
A Mauro Marchi, bergamasco di Cene,
va il merito d’aver ideato tale iniziativa,
raccogliendo a sé un gruppo eterogeneo di
appassionati provenienti dai quattro angoli
della Lombardia, mossi dalla passione
comune per un periodo storico tanto
complesso. Ogni componente possiede
un compito specifico, in base alle proprie
capacità o interessi. Fra essi alcuni esperti
di oggettistica militare, come Daniele Terzi,
Danilo Ganzerla ed Elio Parsani, coadiuvati
dai grafici Danilo Morell, Eugenio
Ghisalberti e Fabrizio Peli. I testi e la ricerca
storica vengono affidati a Daniele Lissoni,
Fabio Terzi, Gianfranco Sonzogni, Luca
Agosti, Michele Tofanelli e Marco Baggi.
Quest’ultimo, affiancato dal ben più famoso
Alberto Merisio, ricopre anche il ruolo di
illustratore.
Scrittori, storici, grafici, collezionisti e
appassionati, uniti dalla medesima voglia di
creare qualcosa d’innovativo che permetta
di ricordare cosa accadde “Cent’anni fa”.
Perché lavorando sulle coscienze d’oggi è
COS’È
CIMEETRINCEE
L’Associazione Storica Cimeetrincee è nata nel 2007
da un’idea di tre persone, Daniele Girardini, Riccardo
Fortunato e Roberto Belvedere. Tre amici uniti dal
desiderio di condividere le proprie conoscenze sulla
Grande Guerra.
Obiettivo primario dell’associazione è quello di
divulgare e promuovere lo studio della Prima
Guerra Mondiale, nei suoi diversi aspetti, per tutti
coloro che si avvicinano all’argomento. Essa mette
a disposizione un’immensa banca dati, gratuita e
perfettamente fruibile per ogni genere di ricerca.
Oltre a questo, pone tra i suoi principali obiettivi
la preservazione della memoria, affinché tragedie
portate dalle guerre non accadano mai più.
Sul sito www.cimeetrincee.it (on-line dal lontano
2002) si può trovare tale documentazione, in
costante aggiornamento. Trattati, testimonianze,
immagini, disegni e itinerari di una storia da
mantenere sempre viva, come recita d’altronde il
suo motto “Per non dimenticare”.
Dal 2010, inoltre, l’associazione ha uno spazio
espositivo permanente, presso il poligono di tiro
di S. Nicolò del Lido di Venezia. Nel medesimo
anno ha ricevuto il premio I.F.M.S. (International
Federation of Mountain Soldiers), indetto
dal Gruppo Alpini di Azzano S. Paolo, con
la motivazione di essere divenuta un punto
di riferimento irrinunciabile per le ricerche
28 giugno 1914, l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria, viene a� a� inato
storico-militari sul web.
da alcuni nazionalisti Serbi. L'Europa su� 'orlo del baratro.
Altro punto forte di tale passione, le
numerose iniziative legate al mondo
della scuola. Da diversi anni, infatti,
Cimeetrincee organizza incontri con le
scolaresche (sia elementari che medie),
raccontando, attraverso i cimeli storici,
curiosità e nozioni sulla Grande Guerra.
In particolare, molti di questi incontri sono
stati tenuti dallo stesso Mauro Marchi, in
strutture di tutta la Bergamasca, anche
prima di formare il gruppo di lavoro della
mostra.
Una risorsa aggiunta, dunque, per la
scuola, che può contare soprattutto
sull’appoggio della “Ridotta Lombardia”,
attivissima su tali eventi del territorio. Un
modo nuovo per integrare il lavoro degli
insegnanti e formare le coscienze del
futuro.
1914
L’attentato
di
Sarajevo
LL’attentato
attentato di
diSarajevo
Sarajevo
4
possibile scongiurare eventi tragici come
quelli passati, da cui l’uomo sembra non
voler imparare mai.
La mostra tematica 2014 ha già iniziato a
viaggiare nei Comuni aderenti all’iniziativa.
Dopo la sua inaugurazione, a luglio, ad
Azzano San Paolo, la mostra si è spostata,
ad agosto, a Gromo. Ora, andrà a Grumello
del Monte , mentre a novembre farà tappa ad
Albino e poi a Bergamo. Oltre alla ventina di
pannelli, fanno bella mostra reperti storici
esposti dai componenti del gruppo. Molto
importanti, inoltre, le iniziative collaterali
alla mostra, fra cui presentazioni librarie
(nel gruppo sono presenti alcuni scrittori),
incontri con le scolaresche e altre proposte
legate all’argomento.
Un percorso lungo cinque anni (tanto durò
la Grande Guerra), che impegnerà a fondo
il tempo libero dei partecipanti all’impresa,
e non solo. Gli stessi visitatori si vedranno
coinvolti in tale progetto, in una crescita
culturale e personale.
Per chi volesse incontrare la storia non ci
sono più scuse. E il caro vecchio adagio “Per
non dimenticare”, non è mai stato tanto
attuale.
3
2014: È L’ANNO DEL CENTENARIO
DELLA GRANDE GUERRA
(1914-1918). PER “RIDOTTA
LOMBARDIA”, UN GRUPPO DI SOCI
DELL’ASSOCIAZIONE STORICA
CIMEETRINCEE, NON SIGNIFICA
SOLO COMMEMORARE L’EPOPEA
DEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE,
MA ANCHE GUARDARE AL FUTURO,
PROMUOVENDO OCCASIONI DI
INCONTRO CON I GIOVANI, IN
PARTICOLARE LE SCOLARESCHE
L'Arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia
hanno appena preso posto sulla ve�ura
Dopo il fallito a�entato della ma�nata, le uniche misure di sicurezze prese
furono quelle di posizionare uno dei funzionari militari di Francesco Ferdinando
sul predellino della ve�ura a sinistra come protezione delle stesso arciduca.
Inoltre, venne deciso inspiegabilmente di non richiamare i con�ngen� dell'esercito
che stazionavano fuori dalle ci�à, affidandosi soltanto alla protezione dell'esigua
forza di polizia di Sarajevo.
L'Arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia all'uscita del Municipio di Sarajevo
Prussia
Orienale
Visibilmente
teso e stanco dopo esser scampato a un primo a�entato nella ma�nata,
l'arciduca erede al trono si congeda da un ricevimento programmato all'interno
del Municipio di Sarajevo e si dirige verso la ve�ura su cui poco dopo troverà la morte.
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Z
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A
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L'a�entato di Sarajevo in un'illustrazione dell'epoca
Lo studente serbo Gavrilo Princip spara con una pistola semiautoma�ca Browning Mod. 1910,
calibro 7,65×17 mm, colpendo a morte l'arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia.
Subito dopo l'a�entato, il governo austriaco, deciso a stroncare senza remore il nazionalismo slavo,
inviò alla Serbia un Ul�matum con il quale pra�camente le imponeva di farsi complice della
monarchia danubiana nell'opera di repressione e prevenzione contro gli Slavi ribelli.
Di fronte allo scontato rifiuto da parte della Serbia, l'Austria – Ungheria passò senza esitazione alla
dichiarazione di guerra, il 28 luglio 1914, un mese esa�o dopo l'a�entato di Sarajevo.
O
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Museo
A lpino
SezioneA.N.A.
B e r g a m o
Come si presenta oggi l'angolo di Sarajevo dove avvenne l'a�entato.
Un piccolo museo posto al piano terra dell'edificio ricorda che da quella ci�à
dei Balcani scaturì la fiammata che incendiò l'intera Europa. Dopo la dichiarazione
di guerra dell'Austria alla Serbia, come un effe�o domino, in virtù del complesso
sistema di alleanze vigen�, tu�e le cancellerie dei principali sta� Europei
procede�ero a consegnarsi reciprocamente le varie dichiarazioni di guerra.
Fu così che l'Europa, nel mese di agosto 1914, si ritrovò in guerra.
I.F.M.S
30
Commissione Premio IFMS
Gruppo Alpini Azzano San Paolo
L'a�entatore Gavrilo Princip viene arrestato dalla polizia di Sarajevo
All'a�entato presero parte almeno 6 nazionalis� serbi, membri della �Mlada Bosna” (Giovane Bosnia),
un gruppo poli�co che mirava all'unificazione di tu� gli "jugoslavi" (Slavi del sud). Essi dovevano
operare divisi in vari gruppi, ma solo Nedeljko Čabrinović ed in seguito Gavrilo Princip riuscirono
materialmente a recare offesa al corteo imperiale.
Se Čabrinović fallì, colpendo con una bomba l'auto che seguiva quella dell'arciduca, ebbe miglior
fortuna Princip, che riuscì a uccidere a colpi di pistola Francesco Ferdinando e la moglie.
A sinistra: un pannello della mostra
C..P
.
6
3 Il capogruppo degli alpini di Azzano S. Paolo, Mauro
Bettoni, alla consegna del premio I.F.M.S. 2014 e alla
contemporanea presentazione della mostra “Cent’anni
fa…” dei soci lombardi di Cimeetrincee. Alla sua sinistra, lo
storico e scrittore Marco Cimmino.
4 Marco Baggi e Mauro Marchi
5
Associazione Storica
Cimeetrincee
www.cimeetrincee.it
5 Lo storico (e sindaco di Albino) Fabio Terzi
6 Inaugurazione della mostra “Cent’anni fa…”, presso la
sede degli alpini di Azzano S. Paolo.
31
25
LA BERGAMO... CHE FA VOLONTARIATO
ANNI DI
SOLIDARIETÀ
Un lavoro fatto bene è un
lavoro che fa bene!
Fino ad una
trentina
di
anni fa i termini “terzo settore”, “privato
sociale”, “no profit”, “onlus” erano
sconosciuti ai più. Le Cooperative sociali
stavano nascendo, anche se
confinate ai margini del mondo
economico. Da allora, le cose
sono cambiate e la cooperazione
sociale è diventata un settore importante
dell’economia nazionale, oltre che un’area
sociale interessante per molte persone che
vi hanno trovato lavoro e passioni. La storia
della Cooperativa Sociale onlus La Fenice
è un esempio di questa trasformazione e
racconta di un gruppo di persone che ha
deciso di mettersi alla prova nel settore
dell’educazione
e
dell’integrazione
sociale, promuovendo la realizzazione
di interessanti iniziative, talvolta anche
fronteggiando difficoltà non indifferenti,
in ogni caso cercando di fornire una
interpretazione e un contributo al sistema
del nostro welfare.
La storia
La società cooperativa sociale onlus “La
Fenice” nasce ad Albino, nel 1989, anni
32
ancora pionieristici per il mondo delle
cooperative. Un po’ alla volta la cooperativa
delinea la sua “mission”, orientata all’azione
di ideare e gestire senza scopo di lucro
servizi socio-assistenziali ed educativi,
perseguendo la promozione umana e
l’integrazione sociale dei cittadini, nel
contesto dell’interesse generale della
collettività. Da subito sono chiaramente
definiti i valori fondanti della “mission”:
attenzione alla persona, importanza di
soci, lavoratori, utenti e committenza;
valore dell’imprenditorialità che implica
sia la capacità di rispondere ai bisogni
del territorio con buoni progetti sia la
valorizzazione del patrimonio societario
(un riguardo preciso alla sostenibilità
economica, mantenendo gli impegni
anche quando i margini economici sono
piuttosto ristretti); forte convinzione della
collaborazione con l’amministrazione
pubblica; esclusivo interesse verso la
propria territorialità, attraverso l’ascolto
continuo delle domande che emergono dal
territorio della Val Seriana.
La cooperativa nasce intorno a un progetto
speciale, l’inserimento di studenti con
disabilità alla scuola media superiore,
un progetto che allora aveva ancora un
carattere sperimentale e che solo nel
1992 la Corte Costituzionale legittimerà
facendo diventare un diritto riconosciuto
la frequenza delle scuole superiori con
programmi individualizzati. Quel progetto
indica anche la scelta di campo originaria
fatta dalla cooperativa per la gestione di
servizi educativi a favore delle persone
con disabilità o in situazione di disagio,
lavorando in convenzione con i Comuni
del territorio (e, successivamente, con la
Società Servizi Valseriana, braccio operativo
dell’Ambito dei Comuni per la gestione del
Fondo Sociale) e con l’ASL (a quei tempi
ancora USSL), puntando alla realizzazione
di programmi individualizzati nel campo
dell’assistenza educativa nei diversi ordini
di scuola: il completamento dei programmi
di alfabetizzazione della scuola dell’obbligo,
la maturazione dell’identità personale e
l’orientamento post-scolastico. Su queste
strade la cooperativa individua anche
forme di gestione, quali l’Associazione
Temporanea di Impresa con altre
cooperative del territorio, promuovendo reti
di intervento che possano offrire solidità e
strategie gestionali diversificate, volta per
volta più adatte ai servizi in appalto.
Nuove “strade” negli anni ‘90
Negli anni ’90, nascono nuove piste e
nuovi impegni: l’Assistenza Domiciliare
Minori (intervento ai minori in difficoltà
e integrazione di studenti con disabilità
sensoriali nelle scuole, per conto della
Provincia di Bergamo) e, nel 1993 (per
durare fino al 2006), la gestione dei
programmi educativi del Centro di
Riabilitazione Motoria di Albino, un
istituto residenziale della C.R.I. dedicato
alla disabilità grave e medio-grave, dove,
accanto alla riabilitazione fisiatrica,
si promuove la riabilitazione psicosociale, mediante attività di gruppo e
laboratori di animazione musicale e
psicomotoria.
Sono anni di apertura verso nuove
strade: nel 1994, si avvia la gestione
dei C.S.E. (Centri Socio-educativi,
LAVORA CON GLI
STRUMENTI DELL’IMPRESA
SOCIALE, CERCANDO DI
MIGLIORARE, ATTRAVERSO
LE SUE COMPETENZE, IL
TERRITORIO IN CUI OPERA.
FORTE DI UN CENTINAIO
DI SOCI, GARANTISCE
UNA RETE DI INTERVENTI
E SERVIZI RIVOLTI A
DIFFERENTI FASCE DI ETÀ E
DI CONDIZIONI DI BISOGNO
E DI FRAGILITÀ
diventati oggi C.D.D., Centri Diurni per
Disabili) di Nembro e Gandino, due centri
diurni per la disabilità grave, gestione
proseguita fino all’oggi tranne che per il
triennio 1997-99. Nel 1995, poi, la C.R.I.
di Bergamo chiede alla cooperativa di
prendere in mano la gestione del Centro
di Riabilitazione Equestre “Pim pi caalì”
di Torre Boldone, destinato a chiudere per
difficoltà economiche. La cooperativa, in
accordo con l’Associazione delle famiglie nel
frattempo costituitasi, riesce ad evitare la
fine dell’esperienza gloriosa dell’ippoterapia
a Bergamo (il centro era nato nel 1981,
grazie alle cure del compianto prof. Baldis)
e, attraverso una grande ristrutturazione,
rimette in gioco il centro, ancor oggi
frequentato da un centinaio di persone
(riabilitazione equestre e animazione del
tempo libero).
Nel 1998, nasce a Fiobbio la prima Comunità
33
Alloggio per Handicap, oggi Comunità
Socio-Sanitaria Deinos. Poi, accanto alla
residenzialità per la disabilità grave, ecco
un servizio di “residenzialità leggera”,
gli Alloggi protetti, nove appartamenti
dislocati ad Albino e Nembro, e riservati
a persone a rischio di emarginazione o a
disabili parzialmente autonomi. Da qui
nasce, nel 2002, la cooperativa “Chimera”,
che si dedica alla residenzialità, come spinoff de La Fenice, rappresentando un segnale
preciso della volontà di non far crescere
una “grande cooperativa”, ma di contribuire
allo sviluppo di “nuove responsabilità su
nuovi progetti”. Per questo, a quel tempo,
si conviene sull’opportunità di una nuova
amministrazione per le nuove responsabilità
derivate dai progetti di residenzialità.
Servizi per la prima infanzia e i minori
Nello 1998, si apre la nuova strada dei
servizi educativi per la prima infanzia. In
Val Gandino, amministrazioni comunali
e associazioni del volontariato locale
chiedono alla cooperativa di collaborare
per sviluppare il progetto Sentieri sensibili,
primo nucleo del nido comunale per 40
bambini, che crescerà nel giro di pochi anni e
affidato in appalto alla cooperativa. L’idea di
un servizio per bambini fino a tre anni viene
esportato anche a Ranica dove, su richiesta
dell’amministrazione comunale nasce La
34
tana dei cuccioli, un servizio per la prima
infanzia, molto utile per le famiglie che, pur
non avendo bisogno di un nido, ritengono
importante che i propri figli crescano
insieme ad altri bambini, diversificando i
ruoli educativi degli adulti.
La progettazione sui minori è il risultato di
esperienze di “scuola attiva” e di gestione
del tempo libero dell’infanzia, messe in
campo dai soci negli anni ’70 e ’80. In questo
ambito sono nate numerose proposte:
Scuola Popolare di Musica Amadeus di
Nembro (in seguito diventata autonoma
dalla Cooperativa), Spazi-Gioco e/o SpaziCompiti, animazione del tempo libero,
Centri Ricreativi Estivi e programmi
specifici per adolescenti e giovani.
Con gli anni 2000, la Cooperativa apre nel
2006 un proprio nido ad Albino, La Casa dei
bambini; e nel 2008, ad Alzano, Il Guscio,
rilevandolo da una cooperativa in difficoltà.
Si fa largo l’idea che la formula dell’appalto
non sia una buona soluzione; infatti, durano
al massimo tre anni, mentre gli investimenti
nei servizi hanno bisogno di tempi più
lunghi per lasciar intravedere dei risultati.
Ecco, quindi, la formula dell’accreditamento
regionale dei servizi, sperimentata per i due
CDD di Nembro e Gandino.
Nuovi investimenti per nuovi servizi
Un passo importante per la Cooperativa, nel
2000, è l’ingresso nel consorzio provinciale
del SOL.CO e nel 2001 la fondazione del
Consorzio Il Sol.Co del Serio. Del 2000
è anche la partecipazione all’iniziativa
Progetto Fertilità del Ministero del Lavoro
per la costituzione di nuove cooperative.
Negli stessi anni si procede al risanamento
di una cooperativa sociale di tipo B, la
Lottovolante, nata all’interno dell’ospedale
psichiatrico di Borgo Palazzo, per
individuare spazi di inserimento lavorativo
per i malati psichiatrici. La cooperativa si
trasferisce ad Albino e diventa partner de La
Fenice in progetti occupazionali per persone
di fasce deboli: pulizie, trasporti e gestione
di impianti sportivi.
Tra il 2004 e il 2007 vengono aperte due
nuove Comunità Alloggio, la Kairòs dedicata
ai “casi a cavaliere”, e la
Guido e Maurizio Perani
dedicata alle persone con
sindrome autistica. Sono
investimenti importanti
che arricchiscono il
sistema dei servizi
residenziali per
la
disabilità,
facendo
della
Val Seriana un
territorio capace
di rispondere in
maniera articolata
ai bisogni della
popolazione.
Nel
2007,
il
Comune
di
Bergamo
promuove
una
gara in Financing
Project per ristrutturare la palazzina exFilati Lastex a Redona e insediare due
importanti servizi: il nido, che il quartiere di
Redona chiede da trent’anni, e una Comunità
Alloggio per persone con disabilità, l’unica
della città. La coop. La Fenice vince la
gara con un progetto che prevede anche
due alloggi protetti (sul modello di quelli
già collaudati in Val Seriana) e un Centro
Benessere aperto al quartiere. Per problemi
amministrativi, il progetto partirà solo nel
2014.
La “pista” culturale
La cooperativa, poi, guarda anche
alla cultura. L’acquisto del Convento
quattrocentesco della Ripa è una nuova
svolta che permette di aprire, ad Albino,
il progetto Diaforà: promuovere la
costituzione di un Centro di studio, di ricerca
e di formazione sulla differenza. Obiettivo:
far rinascere la sua antica vocazione di
centro propulsore di vitalità economica
e motore delle risorse del territorio,
testimonianza oggi dei rapporti che i luoghi
religiosi intrattenevano con le comunità
e il territorio circostante, segno della loro
capacità progettuale e dell’attenzione anche
politica che riservavano all’educazione e alla
cultura. Questo progetto vede l’adesione
dei Comuni di Albino, Clusone, Ardesio
e Nembro, dell’associazione Promoserio
e
dell’associazione
Arte-LavoroTerritorio, oltre alle cooperative Chimera
e Lottovolante. Il progetto, dal titolo Val
Seriana: un sistema che fa differenza, è
sostenuto dalla Provincia di Bergamo e nel
2012 ottiene un cospicuo finanziamento
dalla Fondazione Cariplo, diventando il
volano di varie iniziative in Val Seriana:
finanziamento di quattro percorsi di ricerca,
guidati dal prof. Carlo Sini, su economia, arte
e biologia, e psicologia e musica giovanile;
gestione integrata di alcuni musei etnoantropologici della valle; rappresentazione
teatrale sull’antico mondo delle filande;
mostra fotografica sul lavoro che si rinnova
in Val Seriana; convegno nazionale sulle
nuove tecnologie nella didattica; conferenze
sul tema della differenza; corso sulle
differenze geo-morfologiche della valle;
corso di formazione sulla conservazione e
manutenzione programmata degli edifici
antichi.
Nasce anche l’associazione Diaforà, con il
compito di approfondire la ricerca di risorse
e collaborazioni, in vista del ripensamento
della nozione stessa di identità, interrogata
a partire dalla differenza per evitare il rischio
della semplificazione.
In un’ala del Convento partono i lavori di
ristrutturazione per la realizzazione di un
ostello, da utilizzare anche come foresteria
per il centro Diaforà. L’ostello, sostenuto
dalla Regione Lombardia, prevede 50
posti-letto con annessa sala-ristorante.
L’inaugurazione è in programma per questo
mese di ottobre, mentre la gestione è
affidata alla cooperativa sociale Diagramma
(neonata cooperativa di giovani under 35).
“La Fenice” oggi (con un fondino colorato)
La Fenice, una bella storia di 25 anni,
soprattutto perché, raccontata in sintesi come
abbiamo fatto, dimentica i passaggi difficili,
stempera le battute d’arresto, scavalca gli
appalti persi. “Occorre però sottolineare –
rimarca il presidente Fabrizio Persico - che
la crescita che oggi abbiamo registrato viene
da un paio di punti fermi: innanzitutto,
35
Silvia Pezzera
da 25 Anni
leader nella fornitura e posa
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del parquet
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realizzare”.
Oggi, la cooperativa è alle prese con tre
strade da percorrere: la prima è la riapertura
del Convento al territorio e il ripristino
della sua agibilità dopo cinquant’anni di
chiusura, così da far proseguire il progetto
Diaforà. Il tema della differenza è nevralgico
per il nostro tempo e la cultura fa essa
stessa differenza. Se è vero che la cultura
non può essere soltanto un costo, ma deve
davvero diventare un investimento, capace
di restituire le risorse profuse, allora vanno
individuate prospettive nuove di lettura del
paesaggio, occorre imparare a valorizzare la
cultura materiale, occorre ripensare le radici
del passato per avere memoria del futuro.
Dopo il progetto Val Seriana servono nuove
risorse per inoltrarsi su questa pista.
La seconda strada va nella direzione della
prosecuzione della ricerca sulla sindrome
autistica, già avviata e adesso da continuare
con nuove idee da sperimentare e esperienze
da ripensare: Diaforà è anche la volontà
di rimettere al centro la questione delle
pratiche. La terza strada intende proseguire
il tema del lavoro, sulla base delle iniziative
già avviate nel progetto Val Seriana: si tratta
di approfondire le nuove opportunità che
in questi tempi di crisi possono aprirsi
nella Valle Seriana. C’è qui l’idea forte che
investire nella cultura sia investire nel
futuro. E “futuro” vuol dire “giovani”, ai quali
Diaforà guarda con particolare attenzione.
lev
la valorizzazione del patrimonio di idee,
persone, professionalità, competenze che
in cooperativa sono confluite. Certamente,
non sono mancati gli entusiasmi, ma il
ringraziamento è soprattutto al valore delle
intelligenze che si sono trovate insieme, a
volte per coincidenza o per affinità elettive
o per la simpatia che si è subito tradotta
in capacità di lavorare insieme. E questo
va detto ancora più forte oggi, a distanza
di quattro mesi dalla morte del nostro
vice-presidente, il M° Carlo Dal Lago,
protagonista splendido e pieno di grazia di
tante vicende dentro questa storia”.
“Il secondo punto - prosegue Persico riguarda la territorialità, la consapevolezza
cioè che la cooperativa ha sempre
considerato
importante
mantenere
profonde radici nella comunità in cui
lavora, riconoscerne i bisogni e cercare di
interpretarne le domande, collaborando con
l’ente pubblico per trovare le risposte”.
Oggi, la rete di servizi è ampia e diversificata:
centri diurni e residenziali, comunità
alloggio, servizi di assistenza specialistica
e di sostegno alla famiglia, nidi e centri per
la prima infanzia, spazi di aggregazione
giovanile e per l’inserimento lavorativo oltre
ai luoghi per l’iniziativa culturale, formativa
e per il tempo libero. La cooperativa può
contare su un centinaio di soci, attivi e
dinamici. Inoltre, con le tre consociate
Chimera, Lottovolante e Diagramma, dà
lavoro a più di 200 dipendenti.
“Fare il presidente non è difficile –
prosegue Persico – quando intorno ci sono
collaboratori intelligenti e autonomi, capaci
di interpretare le risorse della cooperativa in
funzione dei progetti condivisi che sono da
PROSSIMA APERTURA LABORATORIO
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36
37
LABORATORIO
LA BERGAMO… DELLE AZIENDE DI QUALITA’
SPECIALIZZATO IN
ORTODONZIA FISSA
E MOBILE, “ORTOVIT”
È UNA STRUTTURA
ALL’AVANGUARDIA,
UN PUNTO DI
RIFERIMENTO TECNICO
SUL TERRITORIO, PER
LA PRODUZIONE DI
DISPOSITIVI VOLTI
A CORREGGERE LE
MALFORMAZIONI
DENTALI E
SCHELETRICHE
L’A V A N G U A R D I A
IN ORTODONZIA
38
ORTOVIT
Come raggiungere il successo
puntando su un bel sorriso
Laboratorio
odontotecnico
specializzato in ortodonzia, “Ortovit”
ha sede a Gorle. È una struttura
all’avanguardia che, fin dalla sua
fondazione, ha puntato sulla qualità
dei suoi prodotti, sui metodi e le
tecniche di lavorazione e sui materiali
utilizzati. Abbiamo intervistato il
fondatore
del
laboratorio,
Camillo Viotti, per
conoscere meglio l’attività che
vi si svolge.
Quando è stato fondato il laboratorio?
Nel 1968: inizialmente, è nato come
laboratorio
odontotecnico,
dedicato
all’odontotecnica generale, per poi
specializzarsi in ortodonzia e, nel 1979,
assumere
l’attuale
denominazione
“Ortovit”. In altre parole, una graduale
evoluzione che ha portato la struttura
a dedicarsi all’ortodonzia, cioè a quella
branca dell’odontoiatria focalizzata sulla
correzione delle malformazioni dentali e
scheletriche.
Come è proseguita l’attività del laboratorio?
Poco tempo dopo la fondazione, negli
anni ‘70, il laboratorio ha compiuto passi
notevoli. In particolare, dal 1970 al 1973,
abbiamo seguito il laboratorio dell’istituto
“Beretta” di Bologna, diretto dal professor
May, per apprendere le nuove tecniche
utilizzate nell’ambito dell’ortodonzia.
Tre anni dopo, nel 1976, poi, ci siamo
recati a Madrid, per seguire il laboratorio
odontotecnico del professor Cervera, per
conoscere le metodologie utilizzate in
Spagna. E proprio l’esperienza spagnola ci
ha spinto ad utilizzare nuove tecniche e ad
utilizzare materiali di nuova concezione, che
abbiamo introdotto nel nostro territorio.
Oltre alla Spagna, anche gli Stati Uniti erano
all’avanguardia nell’ortodonzia, per cui nel
1979 mi sono recato oltre-oceano, perché
avevo capito che la tecnologia specializzata
sarebbe provenuta da quel Paese.
39
Ma il suo percorso formativo non si è
fermato, vero?
Esattamente. Un anno dopo, nel 1980,
ho seguito un corso di formazione nei
laboratori dell’Azienda TP Orthodontics a
La Porte, negli Stati Uniti, per apprendere la
fabbricazione di nuovi dispositivi. Quindi,
ho ricevuto l’esclusiva per l’Italia per la
costruzione del “Positioner”, un apparecchio
individuale di riposizionamento dentale.
È stato l’anno della svolta che, sul piano
tecnico, ci ha aperto le porte dei massimi
esperti e delle strutture all’avanguardia,
quelle più aggiornate a livello mondiale.
L’attività del laboratorio, quindi, è cresciuta
ulteriormente. A coronare questo traguardo,
nel 1981, è stato un evento speciale: a Roma,
ho ricevuto dal prof. Cervera la medaglia
d’oro per la messa a punto di nuove
tecniche ortodontiche. Fu una piacevole
sorpresa e, nell’occasione, arrivai quasi a
commuovermi.
Poi, l’attività del laboratorio ha continuato
ad espandersi…
Nel 1988, in seguito alla collaborazione con
40
il dottor Per Varde, un esperto ortodontista
svedese, siamo giunti alla messa a punto
del “Water Byte System”, un nuovo sistema
di rilevamento del morso di costruzione,
per una migliore definizione del “Tooth
Positioner”. Poi, negli anni ‘90, entra in
“Ortovit” mia figlia Alessandra, che segue
le mie orme: insieme abbiamo seguito un
corso di aggiornamento riguardante le
apparecchiature mobili per la correzione
delle labiopalatoschisi, tenuto del
prof. Latham all’University of Western
Ontario, in Canada, nel 1999. Negli anni
precedenti, intanto, mi sono dedicato
anche all’insegnamento, come professore
all’Università degli Studi Policlinico di
Milano (1994/1995) e all’Università degli
Studi Policlinico di Bari (1998/1999 e
1999/2000). Sono state esperienze che mi
hanno dato molto, sia a livello professionale
che umano; infatti, era motivo di grande
soddisfazione potermi trovare davanti a
200 medici specialisti, ai quali insegnare
l’utilizzo delle tecniche ortodontiche
relativamente alla costruzione di nuovi
dispositivi: per me è stato un forte stimolo,
che mi ha spinto ad andare sempre più
alla ricerca di nuovi materiali e metodi.
Inoltre, sono stato relatore di diversi corsi
di aggiornamento e conferenze: a Parigi,
41
Cagliari, Zagabria e Chieti. Le ultime
evoluzioni del laboratorio, infine, sono
storia più recente.
Ad esempio, avete avviato un’importante
collaborazione con la Germania…
Sì, insieme agli Stati Uniti, la Germania
è il Paese maggiormente all’avanguardia
in ortodonzia. Così, nel 2003, abbiamo
stipulato con la ditta tedesca ScheuDental un contratto per la costruzione e
la commercializzazione di un dispositivo
orale denominato “T.A.P.”, per la cura delle
roncopatie associate ad apnea notturna.
Generato da un’ostruzione delle vie aeree
durante il sonno, questo fenomeno può
ripetersi numerose volte nel corso della
notte, causando momentanee mancanze
di ossigeno, con possibili conseguenze
per l’organismo. Infine, nel 2011, Ortovit,
unitamente ad un gruppo di laboratori
distribuiti sul territorio nazionale, ha
messo a punto una nuova sistemica per la
Da qualche mese stiamo producendo
protettori dentali, denominati anche
paradenti individuali, per le persone che
praticano sport, per proteggere i denti e
la struttura buccale da possibili traumi.
Nel nord-Europa e in Francia, indossarli
è già obbligatorio, mentre da noi non
lo è ancora. La loro applicazione, però,
è estremamente importante: stiamo
organizzando una campagna per portare
a conoscenza dei medici dello sport e
delle società sportive la grande utilità di
questi prodotti, che possono difendere i
denti ma anche evitare disarticolazioni
alla mandibola. Dispositivi che, appunto,
essendo individuali, vengono costruiti in
base alla propria e unica conformazione
della bocca e non standardizzati. Ognuno,
infatti, ha una struttura buccale diversa e
applicare prodotti standard può causare
anche danni scheletrici. Per informare gli
atleti di questa opportunità, l’11 ottobre
2014 prenderemo parte, al PalaCreberg
di Bergamo, a “CONIMUSIC”, la festa del
Centenario del CONI, allestendo un nostro
stand e tenendo incontri ad-hoc.
Per concludere, quali sono le prospettive
per il futuro?
Il prossimo futuro sarà caratterizzato da
una nuova modalità di costruzione dei
dispositivi, basata principalmente sul
sistema 3D: a breve, infatti, sarà possibile
effettuare addirittura scansioni intraorali
direttamente nella bocca del paziente che
si reca dal dentista evitando così la “presa
dell’impronta dentale” con il sistema
tradizionale della pasta e del portaimpronte.
produzione e commercializzazione dei nuovi
dispositivi chiamati “Allineatori Invisibili
Arc Angel”, dedicati prevalentemente
all’ortodonzia in dentizione adulta. Il
progetto che stiamo seguendo si avvale della
collaborazione in rete con altri laboratori
specializzati “Arc Angel”.
Recentemente state dedicando particolare
attenzione anche al mondo dello sport…
42
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43
LA BERGAMO… DELLE MOSTRE D’ARTE
INCANTI
BAROCCHI
A L PA L A Z Z O C R E B E R G
SPECIALE
Sempre intensa l’attività della Fondazione Credito
Bergamasco nella promozione dell’arte e della cultura
L’esposizione, che va in scena nel Palazzo
Storico del Credito Bergamasco, dal 4 al
24 ottobre, si struttura in una straordinaria
selezione di opere d’arte antica, raccolte dal
raffinato uomo di cultura durante tutta la
sua vita.
C’è di mezzo l’Appennino e il Po, ma il
dettaglio geografico non rappresenta una
barriera. Anzi... pare quasi un ponte ideale
fra Firenze e Bergamo, città artisticamente
accomunate dai “passaggi” del grande
direttore d’orchestra Francesco Molinari
Pradelli, là al Teatro Comunale qui al Teatro
Donizetti.
Una sublime collezione
Bolognese di origine, ma cosmopolita
nell’animo, nonché direttore d’orchestra
in più edizioni del Festival del Maggio
Musicale Fiorentino, dal 1942 al 1974,
Francesco Molinari Pradelli era un fine
uomo di cultura, che sapeva spaziare
dalla musica, alla scultura
e alla pittura, convinto
44
che godere della bellezza di un’opera d’arte
costituisse qualcosa di più del semplice
appagamento dei sensi, ma fosse anche
occasione di ascolto e riscoperta di sé
stessi e della realtà circostante. Il Bello
soggettivo, e non quello suggerito dai
manuali di storia dell’arte, è la fiamma che
muoveva la sua ansia di collezionista di
opere d’arte. Non casualmente, a formare
la sua collezione concorrono nomi di
pittori poco noti al grande pubblico, scelti
da Molinari Pradelli per l’appagamento
estetico che gli suscitavano, e da vero
collezionista si circondava di opere che
potessero riservargli le stesse emozioni
stratificate che gli venivano dall’ascolto
di una sinfonia o dalla lettura di una
poesia.
Un omaggio alla personalità del
grande direttore d’orchestra
bolognese scomparso nel 1996,
per tutta la vita innamorato
della pittura, che ebbe però
con Firenze un rapporto
BERGAMO RENDE
OMAGGIO AL
GRANDE DIRETTORE
D’ORCHESTRA
BOLOGNESE
FRANCESCO MOLINARI
PRADELLI CON LA
MOSTRA “CAPOLAVORI
DELLA COLLEZIONE
FRANCESCO MOLINARI
PRADELLI. DAGLI UFFIZI
A PALAZZO CREBERG”
Dall’alto in senso orario
• Sacra Famiglia con Sant’Anna - Sebastiano Ricci, 1708 circa
• Ratto d’Europa - Guido Cagnacci, 1650-1655 circa
• Socrate vessato da Santippe (particolare) - Luca Giordano, 1662-1665 circa
Nella pagina precedente: Angelo Piazzoli
45
durato oltre trent’anni, a partire dal 1942,
come direttore dell’orchestra del Teatro
Comunale.
Ancora oggi qualcuno racconta che quando
il maestro Molinari Pradelli usciva da un
teatro, a fine concerto, ci fosse sempre
almeno un antiquario ad attenderlo per
proporgli dipinti e opere d’arte. Ma lui
sceglieva solo quelli che lo colpivano, non
andava alla ricerca della firma prestigiosa o
delle opere di museo.
Era un collezionista spregiudicato, che si
faceva guidare solo dal proprio istinto.
Agiva sulla spinta che univa al piacere del
possesso e all’apprezzamento estetico il
desiderio di conoscenza, sollecitato dalle
visite ai musei e alle mostre nelle città in cui
il “podio” e la sua bacchetta lo portavano.
Era un uomo di grandissima sensibilità,
innamorato della pittura, non uno
specialista del settore. Ciò nonostante, negli
anni era riuscito a mettere insieme dipinti
di grande “poesia” e valore, che la critica ha
rivalutato successivamente.
A partire dagli anni ’50, poi, coltivò
una crescente passione per la pittura,
raccogliendo
dapprima
dipinti
dell’Ottocento, poi del periodo barocco,
mosso da un’attrazione, per quegli anni, del
tutto originale verso il genere della natura
morta, i cui studi erano allora alle origini.
Molinari Pradelli, però, non prediligeva
solo il barocco, ma amava anche la scuola
emiliana, veneta, lombarda e napoletana.
Tra i pezzi forti della sua collezione, due
quadri di Luca Giordano, un Sebastiano
Ricci, il Ratto di Europa di Cagnacci e tele
di Carlo Magini, Luca Forte, Giuseppe
Ruoppolo, Jacopo da Empoli, oltre a nature
morte di grande qualità.
“La Bellezza salverà il mondo”. Questo sembra
essere l’afflato che muove dalle splendide
tele raccolte nel corso della vita da Francesco
Molinari Pradelli.
Una mostra di brividi ed emozioni
La collezione in mostra a Palazzo Creberg,
curata da Simone Facchinetti e Angelo
Piazzoli, si compone di 16 opere. Assieme
alle celebri nature morte, sono stati
selezionati bozzetti, paesaggi e dipinti
46
ELENCO DEGLI ARTISTI
IN MOSTRA
• Jacopo Negretti detto Palma il
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Giovane
Pietro Faccini
Alessandro Turchi detto l’Orbetto
Anonimo caravaggesco “Maestro
del vasetto”
Jacopo Chimenti detto l’Empoli
Luca Forte
Guido Cagnacci
Luca Giordano
Marcantonio Franceschini
Sebastiano Ricci
Vittore Ghislandi detto Fra’
Galgario
Bartolomeo Nazari
Domenico Gargiulo detto Micco
Spadaro
Carlo Bonavia
Gaetano Gandolfi
di figura. Tra tutti spicca l’intenso Ratto
d’Europa di Guido Cagnacci, di una bellezza
esaltante, con la fanciulla rapita da Zeus
che spicca sull’azzurro del cielo, splendido
nudo carnale e spirituale insieme. È stato
detto che il maestro d’orchestra aveva
l’orecchio assoluto. Tramite una sguardo
alla sua collezione si può estendere la
considerazione anche all’occhio, esercitato
a riconoscere e scegliere la bellezza.
Nella selezione delle opere particolare
risalto è stata data alle scuole veneta e
lombarda, tramite i nomi di Jacopo Palma il
Giovane, Fra’ Galgario e Bartolomeo Nazari.
Quest’ultimo, nato a Clusone e operante a
Venezia nel corso del Settecento, è presente
con un superbo autoritratto.
“La mostra è un inno alla bellezza di rara
intensità – afferma il Segretario Generale
della Fondazione Creberg Angelo Piazzoli
- La Fondazione Creberg è orgogliosa di
presentarla al pubblico, quale segno della
sua passione verso il territorio in cui vive e
opera, nella ferma convinzione che per poter
riemergere dagli abissi della crisi – che per
la nostra civiltà occidentale ha assunto
una connotazione non soltanto economica
ma anche sociale, etica e culturale – è
indispensabile un’opera attenta e costante
di promozione della cultura. Peraltro,
durante la mostra verrà distribuito un album
che illustra, con dettagli di grande impatto
visivo, i capolavori della collezione Molinari
Pradelli”.
“Non si tratta di una mostra qualsiasi –
continua Angelo Piazzoli – È una mostra
di altissima qualità, recentemente esposta
a Firenze, presso la Galleria degli Uffizi.
Chi l’avrebbe mai detto, o solo pensato,
pochi anni fa: una grande mostra “dalla
Galleria degli Uffizi al Palazzo Storico del
Credito Bergamasco”. Invece, ecco qui il
nostro regalo. Peraltro, doveroso tributo a
un personaggio di caratura internazionale,
che già nel 1939, giovanissimo, calcò il
palcoscenico del Teatro Donizetti. La sua
partecipazione è puntualmente registrata
dalle cronache del tempo anche per la
stagione lirica del 1941. Inoltre, nel corso
del dopoguerra, la sua presenza a Bergamo
divenne più assidua. Nel 1952, infatti,
diresse Arlecchino Re e nel 1954 si cimentò
con Lucia di Lammermoor, interpretata da
una star internazionale quale Maria Callas.
In tali occasioni le scenografie furono
realizzate rispettivamente da Erminio
Maffioletti e Trento Longaretti, artisti
cari al pubblico del Palazzo Creberg. Nella
prefazione all’album della mostra, lo storico
dell’arte Angelo Mazza spiega chiaramente
quali sono stati i momenti in cui si è formata
la collezione di Francesco Molinari Pradelli,
ancora oggi rimasta indivisa grazie alle
generose cure degli eredi”.
C..P
.
A p. 46: Natura morta di frutta e fiori - Luca Forte, 1640-1650 circa
Sopra: Estasi di Santa Maria Maddalena (particolare) Marcantonio Franceschini, 1680 circa
SEDE E ORARI
DELLA MOSTRA
Palazzo Storico del Credito
Bergamasco
Largo di Porta Nuova, 2 - Bergamo
Dal 4 al 24 ottobre 2014
Da lunedì a venerdì
(8.20 – 13.20 e 14.50 – 15.50)
Sabato 4, 11 e 18 ottobre
(14.30 – 20.30)
con visite guidate gratuite ogni ora, a
partire dalle 14.30
Domenica 5, 12 e 19 ottobre
(10.30 – 19.30)
con visite guidate gratuite alle 10.30,
alle 11.30 e ogni ora a partire dalle
14.30
Ingresso libero
Per informazioni:
www.fondazionecreberg.it
47
PROGETTO “GRANDI RESTAURI”
PALMA
IL VECCHIO
IN VETRINA
È ormai diventata una consuetudine vedere in anteprima
opere d’arte restaurate provenienti dal territorio e
riportate al loro splendore grazie al sostegno della
Fondazione Credito Bergamasco
Negli ultimi anni la
Fondazione Creberg ha
recuperato e restaurato
molti
capolavori
bisognosi di cure, che
vengono poi presentati al
pubblico presso il Palazzo
Storico del Creberg. La
formula di ospitare in sede
queste opere, restaurate o in
via di restauro, prima di farle tornare nel
loro luogo d’origine, sta ottenendo grande
successo, con visite frequenti e numerose.
Un’operazione di servizio alla comunità, per
valorizzare il patrimonio storico e artistico
del territorio e, più in generale, promuovere
l’arte e la cultura.
In contemporanea con l’esposizione
“Capolavori della collezione Francesco
Molinari Pradelli. Dagli Uffizi a Palazzo
Creberg”,
la
Fondazione
Credito
Bergamasco presenta al pubblico, presso
la Sala Consiliare di Palazzo Creberg,
due capolavori di Palma il Vecchio in
corso di restauro. Si tratta del Polittico
della presentazione della Vergine della
Parrocchia S.Maria Annunciata di Serina e
dell’Adorazione dei pastori della Parrocchia
San Lorenzo Martire di Zogno.
Questi restauri – curati e sostenuti dalla
Fondazione stessa – si inseriscono nel più
ampio progetto relativo alla prima mostra
internazionale dedicata a Palma il Vecchio,
promossa dalla Fondazione Creberg, e in
locandina nella prossima primavera, in
48
occasione di Expo 2015. Le predette opere,
infatti, saranno riposizionate, al termine del
restauro, nelle chiese di origine, offrendo
possibilità di percorsi territoriali paralleli
alla grande mostra, volti alla valorizzazione
culturale, turistica ed economica delle
località stesse.
Durante tre weekend (4-5, 11-12 e 1819 ottobre) saranno presenti i Maestri
restauratori, i quali illustreranno ai visitatori
le tecniche e gli esiti degli interventi di
ripristino, rispondendo direttamente ai
quesiti del pubblico.
“Nelle nostre esposizioni – spiega il
Segretario Generale della Fondazione
Creberg Angelo Piazzoli - il pubblico può
interloquire con i restauratori, ammirare
le opere da vicino (come mai per esse è
stato possibile) e approfondire le tematiche
storico-artistiche tramite le visite
guidate al nostro “laboratorio di restauro
permanente”, rintracciato in uno dei più
significativi ambienti di rappresentanza
dell’Istituto di Credito, la Sala Consiliare.
Questa modalità operativa fa sì che, come
si diceva, periodicamente presso il Palazzo
Storico del Credito Bergamasco vengano
organizzate esposizioni, al fine di far
conoscere i lavori in corso. Sul piano della
comunicazione questa scelta si è dimostrata
di particolare importanza e di grande
efficacia. Migliaia di persone sono accorse
a vedere capolavori della pittura sottoposti
a interventi conservativi. I vantaggi sono
evidenti: chiunque può entrare in un
luogo generalmente riservato (di norma
accessibile solo agli addetti ai lavori),
chiunque può conoscere le operazioni
alle quali le opere sono state sottoposte,
rendendosi conto direttamente dei risultati
conseguiti. Del resto, la sensibilizzazione
verso il nostro patrimonio storico-artistico
passa attraverso la sua conoscenza.
Perciò i Maestri restauratori vengono
costantemente messi a disposizione
durante numerosi e periodici incontri
pubblici; i principali esiti degli interventi
e delle ricerche diagnostiche preliminari
sono raccolti in specifiche pubblicazioni;
la divulgazione è capillare e frequente in
un’operazione che non è solo di ripristino
ma, nel contempo, culturale e sociale. Nello
specifico, nella Sala Consiliare del Palazzo
Storico, dal 2008 ad oggi sono transitati oltre
venti dipinti bisognosi di cure, ripristinati in
modo rigoroso da professionisti qualificati
sotto l’autorevole direzione dei competenti
funzionari della Soprintendenza preposta;
e le connesse iniziative espositive hanno
avuto un crescente successo tanto che
negli ultimi anni – per ogni occasione
espositiva semestrale (ottobre/maggio)
– si sono contati in media da 12.000 a
15.000 visitatori, con punte di assoluta
straordinarietà (16.000 persone) per
l’ostensione dell’”Ultima Cena” di Allori,
capolavoro monumentale “dimenticato”
al Palazzo della Ragione di Bergamo Alta e
pressoché sconosciuto al grande pubblico,
ora riscoperto da Bergamo proprio grazie
alle nostre iniziative”.
Dopo varie opere di Giovan Battista Moroni,
numerosi di dipinti di Lorenzo Lotto, uno
splendido Moretto, il dipinto di Alessandro
Allori, tocca ora alle due suggestive ed
emozionanti opere bergamasche di Palma
il Vecchio: il Polittico della presentazione
della Vergine della Parrocchia S.Maria
Annunciata di Serina (restauratori,
Alberto Sangalli e Minerva Tramonti
Maggi) e l’Adorazione dei pastori della
Parrocchia San Lorenzo Martire di Zogno
(restauratrice, Eugenia De Beni).
“Queste opere – prosegue Piazzoli - saranno
riposizionate, al termine del restauro (inizio
2015), nelle chiese di origine, offrendo
possibilità di percorsi territoriali paralleli
alla grande mostra, volti alla valorizzazione
culturale, turistica ed economica delle
località stesse; un’occasione non solo per
Bergamo, ma per tutta la Bergamasca che
potrà essere scoperta dal turismo nazionale
e internazionale e riscoperta dagli stessi
abitanti, troppo spesso indifferenti alla
bellezza che li circonda”.
A p. 48: Adorazione dei pastori - Zogno, Parrocchia San Lorenzo Martire
Sopra: Polittico di Serina - Parrocchia S.Maria Annunciata (particolare prima e dopo il restauro)
C..P
.
49
LA BERGAMO… DELLA BUONA MUSICA
COMPLEANNO PER IL CIRCOLO MUSICALE
MAYR-DONIZETTI
“Tutto ciò che vale merita l’attesa.
Nell’attesa possiamo sognare.
Ma non basta! Se ognuno di noi
facesse qualcosa di utile, il sogno
si potrebbe trasformare in realtà”.
I 40 anni di storia del Circolo
Musicale Mayr-Donizetti stanno a
indicare che ciò è possibile
Ente senza fini di lucro, attivo sul territorio
bergamasco dal 1975, organizza periodicamente, in collaborazione con istituzioni e
altre associazioni, concerti ed eventi artistici rivolti a tutta la comunità, così da poter
diffondere la cultura musicale in modo ampio ed efficace.
Nei primi anni,
il Circolo aveva un
carattere familiare.
Era un punto d’incontro tra quelli che conoscevano il pentagramma
con quelli che suonavano “ad orecchio”.
50
Venivano proposti piccoli concerti a cadenza settimanale, in cui si esibivano soprattutto artisti locali. E spesso si esibivano
anche spettatori che si cimentavano in arie
d’opera improvvisate. Il pubblico dell’epoca,
comunque, ha assistito nientemeno che al
debutto di artisti poi diventati famosi, come
Denia Mazzola Gavazzeni, Marzio Giossi,
Fabio Armiliato, Alberto Gazale, Stefano
Secco, Fernanda Costa e José Cura. In seguito, il Circolo si è evoluto, introducendo
serate con selezioni d’opera in forma di concerto. Recentemente, le rappresentazioni si
sono progressivamente strutturate, quando anche scene e costumi sono diventati la
norma della proposta musicale, che ora si
caratterizza nell’allestimento di
opere liriche (“opere in musica”), trovando apprezzamento
da parte di pubblico e critica.
Se i numeri contano qualcosa,
quest’anno, il Circolo Musicale Mayr-Donizetti festeggia il
40° anniversario di fondazione
con una stagione operistica di
grande richiamo ed interesse, presso l’appena rinnovato
Teatro San Giovanni Bosco di
Bergamo (Colognola), consolidandosi come crogiolo di nuove
voci.
La “locandina 2014” prevede un
concerto e cinque opere in forma integrale e scenica, con allestimenti originali (ricorrendo il
90º anniversario della morte di
Giacomo Puccini, grande attenzione sarà data al compositore
lucchese):
CHI È
DAMIANO MARIA
CARISSONI
Direttore musicale, concertatore al pianoforte e direttore
d’orchestra
Diplomato in pianoforte con il
massimo dei voti presso l’Istituto
musicale G.Donizetti di Bergamo con
Carlo Pestalozza, ha conseguito il
diploma di Musica Corale e Direzione
di Coro presso il Conservatorio
G.Verdi di Milano. Ha seguito il corso
triennale di direzione d’orchestra
con Gelmini e nel 2009 si è
diplomato in direzione d’orchestra con Agiman, sempre presso
il Conservatorio di G.Verdi di Milano. Ha tenuto concerti come
solista e in varie formazioni cameristiche e, dopo aver seguito
i corsi di perfezionamento dei maestri Jablonski, Masi, Carnelli
(per musica da camera), Soresina, Scalera, Rovaris (basso
continuo), da più di vent’anni si esibisce soprattutto come
accompagnatore al pianoforte, presso diverse associazioni
liriche e in città italiane, svizzere, tedesche, ed ha effettuato
varie tournèe in Giappone (fra i più importanti concerti quello
alla Casals Hall di Tokio).Ha accompagnato in concerto, tra gli
altri, artisti di fama internazionale, quali Aldo Protti, Carlo Zardo,
Denia Gavazzeni Mazzola, Josè Cura, Pietro Ballo, Salvatore
Licitra, Ambrogio Maestri, Alberto Gazale, Franco Vassallo,
Svetla Vassileva, Stefano Secco, Silvio Zanon, Ivan Inverardi,
Fabio Armiliato, Daniela Dessì. È stato maestro collaboratore
di sala e palcoscenico in diversi teatri italiani, lavorando con
vari direttori, tra cui Gavazzeni, Marin, Carminati, Rovaris,
Campanella, Tolomelli, Desderi, Martinenghi e con artisti come
Serra, Ricciarelli, Dara, Alaimo, La Scola, Florez, Antonacci,
Scarabelli. È stato secondo maestro del coro e maestro di
sala al Nuovo Teatro Piccolo di Milano e al Teatro Valli di
Reggio Emilia per l’opera Così fan tutte di Mozart (regia di G.
Strelher), maestro di palcoscenico presso il Teatro F. Parenti di
Milan, oltre che maestro di sala e maestro suggeritore in varie
produzioni all’estero (Austria per La traviata e Tosca, Danimarca
per Rigoletto ed altre). Ha collaborato, come pianista, in RAI, in
programmi di Paolo Limiti. E, come pianista accompagnatore,
con diverse scuole di canto, come quelle di Giulietta Simionato,
Katia Ricciarelli, Renata Scotto, Franco Corelli e Carlo Bergonzi.
Recentemente, è stato pianista accompagnatore in una Master
Class tenuta dal soprano Daniela Dessì a Brescia. Dal 2000
collabora con la Scuola Civica di Milano. E ricopre la cattedra
di accompagnatore al pianoforte, presso il Conservatorio L.
Marenzio di Brescia (1° posto al concorso ministeriale statale).
Nel 2008 ha conseguito a pieni voti il diploma in direzione
d’orchestra e da allora è sempre più attivo in questa veste.
51
PROGRAMMA
venerdì 24 ottobre 2014
concerto pucciniano (omaggio a Giacomo
Puccini, con arie e scene d’opera);
venerdì 14 novembre 2014
Madama Butterfly di Giacomo Puccini;
venerdì 12 dicembre 2014
Manon Lescaut di Giacomo Puccini;
venerdì 13 febbraio 2015
Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi;
venerdì 20 marzo 2015
Norma di Vincenzo Bellini;
venerdì 17 aprile 2015
Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus
Mozart.
È possibile accedere agli spettacoli con
l’abbonamento alla stagione (70 €) o con
singoli biglietti d’ingresso (18 €). La serata
inaugurale di venerdì 24 ottobre 2014 sarà,
invece, come tradizione, ad ingresso libero.
Come sempre il pubblico sarà accompagnato alla comprensione dei titoli dal direttore
di palcoscenico e musicologo prof. Valerio
Lopane, che curerà le note di regia, diffuse
tramite newsletter periodiche.
“Chiari gli obiettivi del Circolo – spiega il
presidente Federico Gamba, che nel 1975
era già presente come “voltapagine” – Innanzitutto, proporre il genere operistico in
Bergamasca. Quindi, garantire, con prezzi
contenuti, l’accesso al mondo del melodramma anche ad un pubblico giovanissimo, e sostenere l’accesso di un numero
crescente di giovani artisti (anche tramite
audizioni conoscitive), in produzioni nuove
ed originali, affidate alla guida del maestro
Damiano Maria Carissoni (direttore musicale) e del regista Valerio Lopane (direttore
di palcoscenico). E ancora, favorire l’incontro tra giovani artisti e personalità affermate del mondo dell’opera; promuovere un
legame tra il mondo dell’arte e le scuole del
territorio, mediante stage. Di rilievo sono le
collaborazioni con l’I.F.P. Istituto scolastico
Sistema (trucco e acconciatura degli artisti), che si avvia al quarto anno, e la collaborazione con il Liceo Musicale Secco Suardo
(collaborazioni musicali), avviata nel 2014,
i cui gli allievi, sotto la guida dei docenti e
della direzione artistica del Circolo, hanno
l’occasione di far emergere il loro talento. La
52
particolare cura degli allestimenti è apprezzata da un pubblico eterogeneo e competente, ma anche dagli stessi artisti, che possono
così confrontarsi tra loro e perfezionare la
dizione e l’arte scenica, oltre naturalmente
agli aspetti musicali”.
“Il Circolo – continua Gamba – intende anche dar spazio a letture registiche nuove ed
originali che, pur nel rispetto della volontà
degli autori, invitano il pubblico ad una fruizione consapevole, nuova e profonda del
melodramma, stimolando il dibattito culturale. E proprio la 40ª Stagione operistica
coinvolge personalità affermate del mondo
dell’opera, a cui sono affiancati giovani artisti, espressioni del territorio locale. Anche
tra le maestranze particolare attenzione è
rivolta a giovani che intendono frequentare
accademie e scuole di settore. Da oltre cinque anni, poi, le “stagioni” del circolo sono
riconosciute da giovani artisti e studenti di
conservatorio, come
autentico trampolino
verso il mondo dell’opera. Ciò è confermato
dai numerosi accessi e
contatti, anche dall’estero, sui portali di
Youtube (www.youtube.com/mayrdonizetti), Facebook (www.
facebook.com/groups/
mayrdonizetti) e del
sito web del Circolo
(www.mayrdonizetti.it), che offrono una
significativa selezione
delle produzioni”.
“Moltissima cura è posta nella scelta dei
cast – sottolinea il direttore musicale, nonché concertatore al pianoforte e direttore
d’orchestra, Damiano Maria Carissoni Particolare attenzione è rivolta ai giovani,
soprattutto se legati al nostro territorio.
Questa funzione di crogiolo di nuova linfa
è particolarmente sentita dal Circolo, che
vede come risultato lusinghiero il fatto che
alcuni giovani artisti, che
hanno debuttato sul palcoscenico del “Mayr-Donizetti”, hanno esteso poi la
propria carriera presso enti
importanti, anche stranieri. Per esempio, Gabriele
Sagona e Diego Cavazzin
stanno ora avendo successo in
molti enti lirici prestigiosi. Lo
stesso vale per il baritono Roberto Maietta che, dopo aver debuttato al “Mayr-Donizetti” in
Carmen, Bohème, La figlia del
reggimento e Don Giovanni, ha
recentemente debuttato al Teatro
Carlo Felice di Genova. Un altro giovane artista che ha mosso
i primi passi da noi e ha appena
ottenuto un importante incarico in Giappone è il basso Fulvio
Valenti. Tra gli artisti già noti
che collaborano stabilmente con
il “Mayr-Donizetti” ricordiamo
Carlo Morini, Michele Govi, Luigi Albani,
Linda Campanella, Matteo Peirone, Angela
Alessandra Notarnicola, Livio Scarpellini,
Giovanni Guerini. Una menzione a parte va
al soprano giapponese Yuko Sakaguchi che,
da me notata al Conservatorio di Milano,
dapprima ha debuttato presso il circolo in
diversi ruoli (Lucia di Lammermoor, L’elisir d’amore, La Traviata, Rigoletto, Norma
(Adalgisa), La Bohème (Musetta), L’italiana
in Algeri (Elvira), Don Pasquale, La serva
padrona, La figlia del reggimento), mentre
ora è protagonista nei più grandi teatri nipponici”.
Il Circolo è stato, in qualche modo, una
grande opportunità anche per lo stesso
Damiano Maria Carissoni (spesso impegnato con master class periodiche presso la
Kansai Opera di Osaka e diverse università
giapponesi), e per il direttore di palcoscenico e musicologo Valerio Lopane, che sta
attualmente perfezionando un incarico musicologico nientemeno che a Cambridge.
CHI È
VALERIO
LOPANE
Direttore di palcoscenico, musicologo e
regista
Dopo la maturità classica al Liceo Classico
“Paolo Sarpi” di Bergamo, si laurea, a pieni
voti, alla facoltà di Storia della Musica, Storia
del Teatro e Discipline dello Spettacolo,
presso la Facoltà di Lettere dell’Università
Statale di Milano, dove redige, con il
coordinamento dei professori Francesco
Degrada ed Emilio Sala, una tesi sulla vocalità
tenorile ottocentesca, incentrata su un
cantante bergamasco dal titolo: “Luigi Bolis,
una voce nella crisi del belcantismo italiano”,
poi pubblicata nel 2005, per il centenario
della morte del grande tenore.
Intraprende l’attività di musicologo nel 1995,
collaborando subito con il Circolo MayrDonizetti. Nel 1998 ottiene una borsa di
studio e frequenta corsi di Storia della Musica,
Armonia, Contrappunto e Vociologia presso
la Frei Universität di Berlino, dove sostiene
esami e scrive saggi sull’opera italiana e
la vocalità tenorile. Critico musicale per
quotidiani e periodici, ha tenuto diversi corsi
di storia della musica e collabora, poi, con la
Fondazione Umberto Giordano, scrivendo
saggi e tenendo conferenze sulla vocalità
verista tardo-ottocentesca; inoltre, conferenze
sulla figura del ferrarese Aureliano Pertile,
ricerche sul tenore bergamasco Alessandro
Dolci; studi monografici sul soprano vicentino
Marcella Pobbe. Dal 1998 è musicologo e
regista per l’Associazione Amici della Lirica
Giulietta Simionato di Filago (BG) e per
l’Associazione musicale KALOS di Zevio,
Città della Callas (VR). È regista per il teatro
di Valeggio sul Mincio, il centro congressi
europei di Montegrotto Terme e l’associazione
benefica Tiziana di Casalserugo (PD).
Sara N icoli
53
LA BERGAMO… DEI PROTAGONISTI
G I A N N I D E C I M O P R E S E N TA
PIACERE
”
MIO
È nato a Bergamo mercoledì 2 agosto 1978,
sotto il segno del Leone, con ascendente in
Vergine; lo stesso giorno e lo stesso mese
dell’indimenticabile Corrado Mantoni, il
suo esempio di stile, eleganza e ironia, un
uomo di spettacolo come non ce ne sono
più. È cresciuto a Caprino Bergamasco, “la
piccola Parigi d’Italia”, secondo una felice
definizione del poeta scapigliato Antonio
Ghislanzoni; un piccolo paese della Valle San Martino, oggi poco considerato, ma
squisito dal punto di vista paesaggistico,
dalla finissima architettura e di notevole
spessore storico e culturale.
Gianni Decimo, però, ha vissuto fin da subito la sua Città, a cominciare da Bergamo
Alta, dove ha
frequentato
con
successo il prestigioso liceo
classico statale Paolo Sarpi,
prendendo la maturità nel 1997. È
cominciata qui, subito
dopo il liceo, la sua passione per il mondo della
televisione, con una piccola
54
”
In onda, in tutto il nord Italia, sul canale 116 del digitale terrestre
produzione Mediaset dal titolo Laboratorio 5, a cura di Maurizio Costanzo (all’epoca direttore di rete, ndr), per la ricerca e
la formazione di giovani talenti da istruire
giorno dopo giorno, affinché divenissero i
professionisti della televisione del futuro.
Gianni, però, non si é limitato a frequentare
la scuola aziendale di Cologno Monzese, per
quanto importante, formativa e prestigiosa
fosse, e, secondo la migliore tradizione artistica italiana, per lo meno quella di una volta, ha vinto lo storico Festival di Castrocaro
Terme voci & volti nuovi; la finale in cui l’artista bergamasco si aggiudicò il primo posto per la categoria volti nuovi fu trasmessa
in prima serata da Rai Uno sabato 7 luglio
2001. Quella sera ad accompagnare Gianni
Decimo sul palco, conferendogli il “patentino” della conduzione televisiva, c’erano
Amadeus, Alessandro Greco, Tosca D’Aquino, Samantha De Grenet, il Duo Battaglia &
Miseferi, Luca Barbarossa, Paola & Chiara e
Iva Zanicchi.
“Erano tempi - ci racconta - in cui la televisione italiana prendeva una pessima piega,
il cui amaro scotto stiamo ancora pagando:
!
quella del Grande Fratello e dei suoi miserevoli derivati. Programmi avvilenti per chi vi
partecipa e squalificanti per la dignità e l’autostima di chi li guarda; squallide storture di
questo assurdo tempo fondate sulla volgarità. All’epoca si trattava, per me, di scegliere
se finire nel tritacarne di questi meccanismi
beceri, scalmanati e sempre più gaglioffi, o
deviare verso una tv locale, ma di contenuto”.
Arrivò così Bergamo Tv, storica emittente
fondata nel 1976, dove Gianni ha condotto
La classe non é acqua, programma d’interviste
realizzato in collaborazione con l’Università
degli Studi di Bergamo; più di recente é stato anche l’autore, sempre per Bergamo Tv, de
Il Bepi Quiss, fortunatissimo gioco a premi,
molto seguito, condotto da Tiziano Incani
in arte Il Bepi. Davvero interessante e degna
di nota, poiché proiettata nell’immediato
futuro della comunicazione multimediale, é
stato l’esperimento con Sei la Tv (giovanissimo Gruppo Editoriale nato a Treviolo nel
2011, ndr), dove Gianni ha condotto tre edizioni di Piacere Mio e un’edizione de La Fisica
del Miao; in totale quasi cento puntate in due
anni, tutte trasmesse in mondovisione via
internet e sul canale 216 del digitale terrestre. Accanto a sé ha voluto un cast di tutto
rispetto: il Prof. Aristide Malnati dottore in
lettere classiche, archeologo, specializzato
in egittologia e papirologia; la dottoressa in
fisica teorica Monica Marelli, divulgatrice
scientifica; Francesca Aceti, oggi apprezzata fotomodella internazionale e ragazza immagine; Stefania Cattaneo, conduttrice televisiva e oggi esperta meteo nel gruppo di
Paolo Corazzòn; Elena Morali di Italia Uno,
dove ha partecipato a Colorado e La Pupa & il
secchione.
Da qualche giorno Gianni Decimo ha cambiato editore ed é tornato in tv sul canale 116
del digitale terrestre con una nuova edizio-
L’ARTISTA DI BERGAMO
TORNA IN TV CON IL
SUO PROGRAMMA
D’INTERVISTE
ne, riveduta e corretta, di Piacere mio. Lo incontriamo a Vigevano nei nuovissimi studi
di TelePAVIA, emittente nata nel 2010, il cui
segnale é ormai capillarmente diffuso in
tutto il nord Italia, fino a Reggio nell’Emilia;
la scommessa del direttore generale Marco
Pugno é quella di diventare la tv di riferimento proprio del nord Italia.
Di cosa tratta questa nuova edizione, Gianni?
“È una trasmissione d’interviste dal taglio
divulgativo in cui ospitiamo giovani talenti emergenti in diversi campi della vita sociale: dallo sport alla cultura, dall’arte allo
spettacolo, dalla scienza alla moda. Una
tantum inviteremo anche personaggi molto noti e già affermati nella loro arte; sarà
interessante confrontare come si emergeva
ieri e come invece ci si afferma oggi. Banditi
calcio e politica, non li seguo e non m’interessano”.
Sarai solo nella conduzione?
“Accanto a me ci sarà una ragazza
bellissima, elegante e molto fine.
È diplomata in ragioneria, laureata in psicologia, studentessa di
criminologia presso l’Università
di Torino. Arriva da Gianna Tani
Web Channel e sarà una bella sorpresa per tutti. Si chiama
Cristina Anzanello”.
CRISTINA ANZANELLO
È nata a Treviglio il 12 febbraio 1991, sotto il segno dell’Acquario.
È diplomata in ragioneria, laureata in psicologia, studentessa di criminologia
presso l’Università di Torino. Ha debuttato su Gianna Tani Web Channel e
affiancherà Gianni Decimo nella conduzione di Piacere mio.
55
Come mai proprio TelePAVIA?
“In un momento come questo in cui la televisione italiana é ferma da anni, non investe, non rischia, non cambia una virgola nei
palinsesti e non lancia volti nuovi, Media
Team Communication con sede a Vigevano
è un piccolo grande miracolo in fatto di coraggio, sperimentazione, creatività e lungimiranza. Farà molta strada, ve lo posso garantire, é davvero una bella scommessa. Se
io fossi un imprenditore del nord Italia desideroso di dare visibilità alla mia azienda,
investirei qui in pubblicità”.
tina ti svegli artista, stai giocando a fare
l’adolescente; ma se vuoi essere un professionista devi studiare molto. Secondo, di
farsi sempre pagare senza accettare mai, per
nessuna ragione al mondo, di lavorare gratis; la preparazione e lo studio costano tanti
anni di fatica e di sacrifici alle famiglie. Se
un editore vuole una consulenza artistica o
d’autore, deve pagarla; gratis ci lavori lui, se
lo ritiene edificante. Bisogna fare molta attenzione a quei barattieri che s’improvvisano editori, offrendo un quarto d’ora di falsa
gloria in cambio di niente”.
Che tipo di televisione é la tua?
“Parlata e non urlata, per certi aspetti di
nicchia ma con un linguaggio intellegibile e
accessibile a tutti, senza dubbio divulgativa;
volendo trovare una definizione che contenga tutte le altre direi una televisione cultural
chic, il cui obiettivo é la fruibilità dei contenuti”.
Chi sono i tuoi telespettatori?
“Se dovessi citare le ricerche di mercato, direi liceali, universitari, professionisti in genere, di cultura medio alta; io prendo queste
statistiche con beneficio d’inventario e mi
piace pensare che a seguirmi sia gente che
dalla televisione esige prima di tutto rispetto. Basta farsi un giro sulle principali televisioni commerciali italiane per capire che di
rispetto ce n’é ben poco per il telespettatore,
che viene considerato un sottoproletario del
prodotto. È una cosa deprimente e diabolica
allo stesso tempo, se consideriamo il disegno che ci sta dietro: panem et circenses”.
A chi devi la riconoscenza per quello che fai
oggi?
“Senza dubbio a mio padre Angelo che andava in fabbrica per farmi studiare. Alla mia
fidanzata Orietta il cui talento impreziosisce i miei programmi e la mia persona”.
Pensi alle nozze con Orietta?
“Ci stiamo organizzando per sposarci presso la Città del Vaticano”.
Appuntamento dunque con Gianni Decimo,
ogni mercoledì sera alle 21.10 su TelePAVIA,
canale 116, con PIACERE MIO. Chi volesse
può anche visitare il suo sito internet personale all’indirizzo www.giannidecimo.com
Quando sei a casa cosa guardi in tv?
“Rai Tre, Rai Storia, Rai News”.
Nel tempo libero invece cosa fai?
“Roma ormai é casa mia, per motivi di lavoro. Londra anche, per motivi personali”.
Cosa consiglieresti a un adolescente che volesse intraprendere questa carriera?
“Innanzitutto, di fare gli studi classici, così
da avere un solido bagaglio culturale. Se
passi la vita a vendere i telefoni e una mat-
56
57
FAMIGLIA
PASINETTI
LA BERGAMO... CHE PROMUOVE LO SCI
...E SAI CHE NEVE!
Realtà “pioniera” nello sviluppo del “circo
bianco” nel cuore delle Orobie
GRAZIE A 50 ANNI DI ESPERIENZA, LA FAMIGLIA
PASINETTI HA LANCIATO IL COMPRENSORIO
PRESOLANA-MONTE PORA NELL’OLIMPO DELLE
STAZIONI SCIISTICHE LOMBARDE
Flussi stranieri come valore aggiunto.
Grandi spazi, cime arrotondate, piste
soleggiate e panoramiche che uniscono
caratteristici villaggi di baite con moderne
strutture dotate di tutti i
comfort. Il comprensorio
sciistico
PresolanaMonte Pora è tra i più importanti della
Bergamasca. Merito della vastità e varietà
dell’areale montano che riesce a soddisfare
sia gli sciatori più esigenti, grazie a piste
lunghe ed impegnative, sia chi si avvicina
per la prima volta al mondo dello sci. Due
i poli di riferimento: la Cantoniera della
Presolana e il Monte Pora, territorialmente
ben distanti fra loro, ma uniti da una
storia comune. Quella della famiglia
58
Pasinetti, protagonista da cinquant’anni
dello sviluppo sciistico del comprensorio
Presolana-Monte Pora.
Certo, la Conca della Presolana non ha
bisogno di presentazioni particolari. Chi non
conosce il Pizzo della Presolana, una delle
montagne più belle delle Alpi Orobie, meta
ambita di alpinisti e rocciatori; o il Passo
della Presolana, chiamato anche “Il Giogo”,
che collega la vicina Valle di Scalve; o ancora
il Monte Pora, un pianoro fra i più raffiniti a
livello sciistico. Tutti elementi che fanno del
comprensorio una delle più famose stazioni
invernali della Bergamasca. Ma attenti,
dietro questo successo turistico c’è il lavoro,
forte e caparbio, di una famiglia che, mossa
da una grande verve imprenditoriale, ha
investito mezzi e risorse su questo angolo di
Orobie, lanciandolo in breve alla ribalta del
“circo bianco” nazionale ed internazionale.
Per conoscere lo stretto rapporto che lega
la famiglia Pasinetti al comprensorio
Presolana-Monte Pora abbiamo intervistato
Lorenzo
Pasinetti,
amministratore
delegato di IRTA (Impianti di Risalita
Turismo e Ambiente) spa, che gestisce gli
impianti del Monte Pora, nonché socio di
NEVE (Nuovo Esercizio Vetture Elettriche)
srl, che gestisce gli impianti della Presolana.
Quando inizia…a colorarsi di bianco la
storia dei Pasinetti?
La famiglia Pasinetti ha iniziato ad occuparsi
di stazioni invernali dal 1965, al Donico,
in Presolana. Merito di papà Alessandro
e degli zii Giacinto e Fedele che, tornati da
un’esperienza di lavoro in Svizzera, mettono
in pratica quanto visto e appreso al di là
delle Alpi. Erano contadini, avevano diversi
terreni, peraltro mai sviluppati con strutture
immobiliari, e su uno di questi installano il
primo impianto di risalita, una manovia,
cioè un trattore con una corda, che portava
in quota gli sciatori. Passano tre anni ed
ecco il primo vero impianto di risalita. Così,
inizia l’avventura.
In Presolana, però, l’attività sciistica
era già iniziata da tempo. Già dai primi
anni del ‘900; la Presolana era un punto
di riferimento per il turismo, sia estivo
che invernale. I turisti “pionieri” sono i
rappresentanti di alcune delle famiglie
più facoltose di Bergamo, che iniziarono a
costruire i primi alberghi e le prime case di
vacanza, bellissime ville, alcune delle quali
si possono ammirare ancora oggi. Nel 1913,
poi, il Club Alpino Italiano, organizzò gare
nazionali di sci, alle quali seguirono altre
manifestazioni sportive molto importanti.
Fra queste, la “Coppa Principe di Piemonte”,
59
di vecchie lire. Intanto,
continuiamo
gli
investimenti
per
l’installazione di nuovi
impianti di risalita. Nell’85,
viene potenziato l’impianto
di
innevamento,
verso
lo Scanapà. Nell’88 viene
installata la prima seggiovia
quadriposto in Italia, a morsa
fissa, collaudata nel 1990. Nel
’92, realizziamo l’impianto di
innevamento programmato in
Presolana: del resto, il nostro
problema è sempre stato la mancanza
d’acqua.
La società NEVE srl vede mio padre
Alessandro come amministratore
delegato, con soci il sottoscritto, mio
fratello Fulvio e gli zii Giacinto e Pierina.
E dopo la Presolana, ecco il Monte Pora…
Tutto inizia nella stagione ‘91-’92, quando
entriamo in società con i gestori di allora
dell’area. Qui, infatti, già dal ’67, erano stati
realizzati impianti, in località Cima Pora, da
parte di una società formata da un centinaio
di soci aderenti, coordinati dalla famiglia
Razza, di Milano, che aveva realizzato un
grande complesso immobiliare, attualmente
esistente. Una chiara speculazione edilizia.
Infatti, dopo un avvio convincente, dal
punto di vista delle vendite, a cui però si è
affiancato un decennio disastroso in termini
di innevamento, pian piano l’iniziale spinta
immobiliare è andata scemando e la società
è entrata in crisi. In questo periodo, nella
stagione ’91-’92, siamo subentrati noi,
acquisendo, insieme ad un altro socio, il
50% della società, quella relativa al ramo
aziendale, cioè la gestione degli impianti di
risalita. In seguito, nel 2000, acquisiamo il
rimanente 50% della società.
Il passo fondamentale per lo sviluppo del
Monte Pora, però, arriva nel 2005-2006,
quando, con l’entrata in società di Angelo
Radici dell’immobiliare Percassi e di un
imprenditore della zona, trasformiamo la
società da srl a spa. Ed ecco che nasce IRTA
(Impianti di Risalita Turismo e Ambiente)
I
Negli anni ’70 arrivano altri investimenti…
Nel ’72, la società “Sciovie Fratelli Pasinetti”
ritira, allo Scanapà, la società NEVE
(Nuovo Esercizio Vetture Elettriche) srl,
proprietaria della “storica” slittovia, che già
nel ‘58 era stata trasformata in seggiovia,
addirittura collaudata da Ardito Desio.
Dall’unione nasce la società NEVE spa. Poi,
nelle stagioni ’73 e ’74, i primi esperimenti,
in assoluto, di innevamento artificiale. Per
non rimanere scottati dalla mancanza di
neve, evento che si era manifestato in tutta
la sua crudezza nel 1980, decidiamo di
acquistare, nella stagione ’81-’82, la prima
macchina sparaneve, proveniente dagli
Stati Uniti. Dotata di motore diesel, ancora
oggi funzionante, era costata 100 milioni
O SC
DELL
MPO
L’OLI
una gara a livello nazionale, disputatasi
il 5 febbraio 1928. Nel 1930, si costituisce
la “Pro Castione”, un sodalizio che diede
l’avvio ad un’attività promozionale del
turismo locale. E nello stesso anno venne
fondato anche lo “Sci Club Presolana” che,
oltre a piste di discesa e di fondo, realizzò
anche un trampolino di salto, in località
“Romentarek”: ancora oggi si può notare,
ai piedi del Monte Scanapà, la vecchia
costruzione che serviva a far muovere
la slittovia, una sorta di “chiatta” della
neve, montata su pattini, con una navetta
che saliva e una che scendeva; poteva
trasportare una quindicina di sciatori su
due panche. Nel 1938, infine, in Presolana
venne installata una slittovia: un evento
per Bergamo, perché si trattava del terzo
impianto di risalita in Italia.
Da allora fu un susseguirsi di iniziative
turistiche, che lanciarono la Presolana nel
ristretto novero delle più raffinate stazioni
invernali della Lombardia. A supporto,
nel secondo dopoguerra, l’apertura di una
strada carrozzabile, che consentì un facile
inserimento nella Conca della Presolana
nella maglia stradale della Val Seriana e
della Val Borlezza. E il successo aumentò
ancora.
In questo contesto di turismo invernale ormai
consolidato s’inserisce l’imprenditorialità
della famiglia Pasinetti.
IMPIANTI
Monte Pora-Cima Pora
M
Colle Vareno-Monte Pora
H
Malga Pora-Pian del
N
Termen
Pian dell'Asen "A"
I
Pian dell'Asen "B"
L
Valzelli
P
Magnolini
Q
Sella di Vareno
G
PISTE
TIPO
Seggiovia quadriposto
Seggiovia biposto
Seggiovia quadriposto
Sciovia biposto
Sciovia biposto
Seggiovia biposto
Sciovia
Tappeto
DIFFICOLTÀ
IMPIANTI IN
PRESOLANA
11
Muro del Vareno
Nera
12
Crinale
Blu
13
Rossa
14
Canalone del Vareno
Stradina del Vareno
Variante del Vareno
Rossa
B
15
16
Baby Vareno
Blu
C
17
Pian dell'Asen sinistra
Pian dell'Asen destra
Rossa
Rossa
D
Stradina Pian dell'Asen
Coppa Europa 1
Blu
E
Coppa Europa 2
Cima Pora sinistra
Rossa
Blu-Rossa
24
Cima Pora destra
Pratone del Pora
25
Termen
Rossa
26
Boschetto
Blu
27
Baita Termen
Blu
28
Valzelli
29
Magnolini
18
19
20
21
22
23
IMPIANTI
A
Rossa
Rossa
Rossa
Rossa
Rossa
Blu
IMPIANTI IN
MONTE PORA
F
R
PISTE
TIPO
Sciovia
monoposto
a
Donico V linea B Sciovi
monoposto
iovia
Donico-Paghera Segg
iposto
adr
qu
Giogo
iov
Segg ia
Scanapà
biposto
Sciovia
Giogo
monoposto
Manovia
Campo scuola
via
Pista estiva Bob Mano
DIFFICOLTÀ
Donico V linea A
1
Donico
Blu
2
Donico alto
Rossa
3
Bosco
Rossa
4
Panoramica
Blu
5
Scanapà 1
Rossa
6
Scanapà 2
Rossa
7
Muro del Giogo
Rossa
Blu
9
Panoramica
Scanapà
Giogo
10
Muro Scanapà
Itinerario sciistico
8
Blu
A p. 61: Lorenzo e Fulvio Pasinetti
60
61
passo, diluendo gli investimenti negli anni.
Non come Colere o Foppolo, che sono stati
costretti a rinnovare tutto insieme. Una
scelta ponderata e lungimirante, quindi, che
evidenzia la nostra tipologia di gestione, a
carattere familiare, che è premiante a lungo
andare.
A p. 62:
Alessandro Pasinetti
spa, dove la nostra famiglia è in quota al 60%:
30% NEVE srl, di proprietà della famiglia
Pasinetti, più un altro 30% suddiviso fra
me e i miei fratelli Fulvio e Giovanna. Il
restante 40% vede presente una finanziaria
di Angelo Radici dell’immobiliare Percassi e
due imprenditori, di cui uno locale.
Quanti interventi in questi anni?
Tanti. Dal ’98, quando è stato realizzato
il rifugio Pian del Termen, al Monte Pora,
abbiamo investito circa 20 milioni di
euro, soprattutto per l’innevamento e,
in particolare, nell’area del Monte Pora.
Significativo l’investimento nella stagione
2005-06, quando sono stati rinnovati due
impianti, con l’installazione della seggiovia
quadriposto a morse fisse “Pian del Termen”,
in sostituzione di una vecchia seggiovia
monoposto, e la sostituzione della seggiovia
biposto “Valzelli”. Inoltre, abbiamo messo
in rete l’impianto di innevamento un po’
su tutta l’area; realizzato nuovi sistemi di
lettura dei biglietti; migliorato le piste, con
nuove semine e livellamenti.
La nostra strategia è stata quella di rinnovare
il parco impianti gradatamente, passo dopo
62
La verve imprenditoriale della famiglia
Pasinetti c’è, è indubbia, ma incombe
sempre, ad ogni stagione, la spada di
Damocle di Giove Pluvio: la carenza di neve
è sempre dietro l’angolo…
Il nostro è un lavoro duro, siamo sempre alla
mercè del meteo. Tre anni fa, nella stagione
2011-2012, per la mancanza di neve abbiamo
perso circa 600.000 euro. La stagione 201213, poi, è partita tardi, sempre per colpa
della mancanza di neve. Mentre lo scorso
anno è andata abbastanza bene, anche se
siamo stati condizionati dal maltempo nei
fine settimana.
Qual è il target dei turisti in Presolana e sul
Monte Pora?
Queste
località
sono
frequentate
mediamente da 150.000 sciatori all’anno,
fra passaggi giornalieri, settimane bianche e
turismo da oltre-frontiera, soprattutto Gran
Bretagna e Irlanda. In giornata, vengono
soprattutto famiglie e giovani.
Due località, due target diversi: la Presolana
è la “palestra dello sci”, il regno dei bambini.
Al Monte Pora, invece, c’è un’offerta più
ampia e articolata: tanto sole, piste di
diversa difficoltà, il “Pora Park”…e il Rifugio
Pian del Termen, che funziona molto bene.
All’inizio l’abbiamo dato in gestione a terzi,
ora lo gestiamo direttamente noi, con una
bella squadra di ragazzi motivati e preparati.
E un’ottima cucina, che propone piatti tipici
con prodotti esclusivamente del territorio.
Qual è il suo sogno nel cassetto?
Certamente, sviluppare l’area sciistica
della Presolana, ancor di più improntata
ai bambini, e destagionalizzare la
proposta turistica. Già abbiamo la pista di
pattinaggio, l’anello per lo sci di fondo, il
tiro con l’arco, il circuito di mini-bike per i
bambini, le ciambelle, lo snowpark, la pista
di bob estivo, funzionante già dal 1992. Dal
2006, poi, ogni venerdì sera, si può praticare
sci in notturna, sulla pista Malga Pora-Pian
del Termen. Ma abbiamo in mente altre
cose: per esempio, un parco avventura. In
verità, l’avevamo già proposto nel 1996, ma
l’amministrazione comunale di allora non
ce l’ha accettato. Poi, vorremmo potenziare
i percorsi per le mountain bike, perché la
grande idea è quella di organizzare una gara
di regolarità in MTB, cioè replicare quello
che si fa in motocicletta, con i controlli orari
e le prove speciali in discesa e risalita, o una
gara di endurance (24h), cioè di durata, che
già da anni vanta un campionato italiano.
Ma il grande sogno è realizzare un campo
da golf al Monte Pora, sui prati che si aprono
davanti al rifugio Pian del Termen. Ormai,
il progetto è in fase avanzata, corredato
dal necessario accordo di programma, già
inoltrato presso la Regione Lombardia: si
attende soltanto l’ok; credo che ci vorrà un
anno di tempo.
Tante opportunità, per attirare ancora di
più la clientela…
Noi abbiamo puntato sui servizi e non sul
consumo del territorio come altre realtà
imprenditoriali, che hanno investito per
costruire solo case e condomini. Certo,
con le case il guadagno arriva subito, ma
poi? Noi invece siamo qui a godere di un
paesaggio fantastico, di dolci pianori, di
prati verdi d’estate e bianchi d’inverno. È
una fortuna, in un comprensorio turistico
così antropizzato, disporre di un così grande
polmone verde, che curiamo e miglioriamo
sempre. Bisogna dare atto a mio padre
Alessandro e ai miei zii che hanno visto
lungo: hanno fatto una scelta lungimirante,
che negli anni ha premiato i loro sforzi.
Hanno puntato sui servizi, creando quindi
molti posti di lavoro. Le nostre società
hanno circa 60 dipendenti: una dozzina
fissi, mentre gli altri sono stagionali, con
contratti a chiamata (impiantisti, personale
del rifugio,…).
C..P
.
63
SPECIALE
TB
A
n
o
c
o
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n
a
“Un
a…
it
v
la
ia
b
m
ca
ato
in bene. Pecc
non farlo”
ABBONATO
BEATO
Atb, abbonamenti al via. Un servizio capillare, comodo, ecologico.
Molte le opzioni per gli utenti.
Due studenti, un’aureola
disegnata a gesso
sullo sfondo di una
lavagna e lo slogan
“ABBONATO BEATO.
Un anno con ATB cambia
la vita…in bene”, sono gli
ingredienti della campagna
di comunicazione ATB 2014, che
invita a scegliere tutto l’anno i servizi di
trasporto pubblico offerti da ATB.
Una campagna dal carattere “urban” che con
ironia allude alla beatitudine dell’abbonato
ATB, testimone in prima persona dei
vantaggi del trasporto pubblico come stile
di vita.
Alla
viralità
dell’#PeccatoNonFarlo
il compito di diffondere e ribadire il
messaggio attraverso le piattaforme social
e di coinvolgere l’utenza degli studenti e
dei giovani sul loro terreno d’elezione. Il
ricorso all’hashtag permette, infatti, sia di
evidenziare l’effettiva convenienza della
proposta, sia di dare ai ragazzi l’opportunità
di essere testimonial della campagna
attraverso commenti e foto.
64
LE TIPOLOGIE DI ABBONAMENTO
- Abbonamento annuale Studenti: dedicato
agli studenti fino a 26 anni non compiuti e
scontato del 20% rispetto all’abbonamento
ordinario. Gli abbonamenti sono validi 12
mesi a partire dal 1° settembre 2014, 7 giorni
su 7 e per un numero illimitato di viaggi
nella tratta scelta.
ATB ha stipulato una convenzione con
alcuni Comuni che danno la possibilità ai
propri residenti di avere uno sconto ulteriore
per l’acquisto di un abbonamento di:
•€ 35 per la tariffa A -una zona
•€ 45 per la tariffa B -due zone
•€ 50 dalla tariffa C -tre zone alla tariffa
intera rete
Per usufruire della convenzione è necessario
che il genitore o lo studente maggiorenne
dichiarino sotto la propria responsabilità la
residenza dell’abbonato.
I Comuni che aderiscono all’iniziativa
sono: Bergamo, Azzano San Paolo, Curno,
Grassobbio, Lallio, Mozzo, Orio al Serio,
Paladina, Pedrengo, Ponte San Pietro,
Scanzorosciate, Seriate, Stezzano, Torre
Boldone, Treviolo e Valbrembo. L’elenco dei
Comuni è disponibile anche sul sito www.
atb.bergamo.it alla pagina “Abbonamento
annuale Studenti”.
Si consolida inoltre la partnership tra
ATB e l’Università degli Studi di Bergamo
con l’obiettivo di facilitare la mobilità
degli studenti e agevolare le condizioni
economiche di acquisto degli abbonamenti
annuali studenti, per incentivare l’utilizzo
dei mezzi pubblici di trasporto. La novità
è infatti rappresentata dall’abbonamento
annuale dedicato agli studenti iscritti
all’Università degli Studi di Bergamo, che
possono acquistare l’abbonamento annuale
alla tariffa speciale di € 200.
L’abbonamento è disponibile da una
a cinque o più zone, valido nella tratta
indicata dall’abbonato e cumulabile con la
convenzione comunale.
Gli studenti interessati devono presentare il
modulo di rinnovo abbonamento compilato
ed esibire il MAV d’iscrizione all’a.a.
2014/2015.
La nuova tipologia di abbonamento è stata
introdotta grazie al contributo economico
sostenuto dall’Università degli Studi di
Bergamo.
- Abbonamento annuale Under 14 e Over
65: dedicato ai ragazzi fino ai 14 anni di età
(non compiuti alla data di inizio validità
dell’abbonamento) e ai 65enni (compiuti), è
scontato del 50% rispetto all’abbonamento
annuale ordinario, ed ha la stessa validità 7
giorni su 7, festivi compresi, per 12 mesi.
- Abbonamento annuale Ordinario:
dedicato a chi si sposta per motivi personali
o di lavoro e vuole viaggiare 12 mesi
pagandone 9, 7 giorni su 7, festivi compresi.
- Sconti e vantaggi anche per imprese, studi
libero-professionali, esercizi commerciali,
associazioni, enti e istituzioni: chi conduce
un’attività professionale, collaboratori
compresi, può spostarsi in città e nelle aree
servite da ATB e TEB a prezzi convenienti
grazie all’Abbonamento Impersonale che
può essere utilizzato da più persone (non
contemporaneamente).
- Anche per le famiglie numerose
l’abbonamento continua ad essere più
conveniente: dal 3° componente in poi,
ATB offre uno sconto di oltre il 65% rispetto
all’abbonamento ordinario.
65
ABBONAMENTO ANNUALE
- Creberg Teatro
Con l’abbonamento annuale si ha diritto
allo sconto del 15% sul biglietto di ingresso
e sull’abbonamento agli spettacoli e ai
concerti della stagione Creberg
Teatro 2014/2015. Inoltre,
è possibile acquistare
tre ingressi a spettacoli
selezionati
dalla
Direzione del Creberg
Teatro, al prezzo speciale
di € 10 l’uno (escluso il
costo di prevendita).
B-CARD: DOVE E
COME ABBONARSI
La tessera di riconoscimento
“b-card” accompagna
tutti
gli
abbonamenti
ATB. È semplice
da
utilizzare,
perché
con
un
unico
documento
66
Tutte le informazioni dettagliate su
costi, modalità di rinnovo o rilascio degli
abbonamenti e sulle speciali iniziative e
convenzioni ATB sono disponibili sul sito
www.atb.bergamo.it o presso l’ATB Point,
in Largo Porta Nuova, 16 a Bergamo, aperto
da lunedì a venerdì, dalle 8.20 alle 18.45, e il
sabato dalle 9.30 alle 14.30.
Per informazioni: 035.236026 oppure
[email protected]
Per rimanere sempre in contatto con ATB e
ricevere tutti gli aggiornamenti e le novità ci
si può iscrivere alla Newsletter e alla pagina
di Facebook ATB – Azienda Trasporti
Bergamo.
NUOVE TARIFFE ATB PER
L’AREA URBANA DI
BERGAMO
Sono entrate in vigore le
nuove tariffe del trasporto
pubblico locale. Recepite
le prescrizioni regionali
(delibera del 1° agosto 2014),
in merito all’adeguamento
tariffario per l’anno 2014,
l’amministrazione comunale
di Bergamo ha provveduto a
modificare il prezzo
delle
tariffe
del
trasporto
pubblico locale
per
l’area
urbana di
Bergamo,
#
ABBONAMENTI
- Carrefour Market e Carrefour Express
Acquistando un abbonamento annuale si
ha diritto a un buono valido 1.000 punti
Payback, più un carnet di buoni sconto
mensili del valore di € 5 ciascuno per un
totale di € 35, spendibili con una spesa
minima di € 50 (con scontrino unico) e
validi dall’1 ottobre 2014 sino al 30 aprile
2015 nei punti Carrefour Market e Carrefour
Express aderenti all’iniziativa.
I buoni sono distribuiti all’ATB Point
di Largo Porta Nuova e alla Biglietteria
della Stazione Autolinee. Per coloro che
rinnovano l’abbonamento on-line e presso
le filiali del Credito Bergamasco, è possibile
ritirarli unicamente all’ATB Point.
STUDENTI
CAMPAGNA
Con l’abbonamento annuale ATB si ha diritto
a sconti e vantaggi offerti da Carrefour
Market, Carrefour Express, Creberg Teatro
fino al 30% del valore dell’abbonamento.
ci si sposta su tutti i mezzi, autobus, tram
e funicolari, nelle zone scelte. È comoda,
perché si paga una volta sola all’ATB Point,
alla biglietteria della Stazione Autolinee,
presso le filiali Creberg di città e provincia.
L’abbonamento ATB si può rinnovare, anche
on-line sul sito www.atb.bergamo.it con
il servizio ATB@home e direttamente da
smartphone con l’App ATB Mobile, senza
commissioni né costi aggiuntivi. Il servizio
è riservato ai titolari di carte di credito.
#PeccatoNonFarlo
GLI SCONTI RISERVATI AGLI
ABBONATI ATB
lo
NonFar
o
Peccat
TARIFFE IN VIGORE
DAL 1° SETTEMBRE 2014
A
una
zona
B
due
zone
C
tre
zone
D
quattro
zone
E
cinque o
più zone
intera
rete
Studenti
€ 240
€ 296
€ 344
€ 400
€ 452
€ 504
Studenti convenzionati*
€ 205
€ 251
€ 294
€ 350
€ 402
€ 454
Dedicati agli studenti fino a 26 anni
non compiuti e scontati del 20% rispetto
all’abbonamento ordinario.
Gli abbonamenti sono validi 12 mesi a
partire dal 1° settembre 2014, 7 giorni
su 7 e per un numero illimitato di viaggi
nella tratta selezionata. ATB ha stipulato
una convenzione con alcuni Comuni* che
danno la possibilità ai propri residenti di
avere uno sconto ulteriore per l’acquisto
di un abbonamento di:
• €35 per la tariffa A-una zona
• €45 per la tariffa B-due zone
• € 50 dalla tariffa C-tre zone alla tariffa
intera rete
* Comuni convenzionati: Bergamo, Azzano S. Paolo, Curno, Grassobbio, Lallio,
Mozzo, Orio al Serio, Paladina, Pedrengo, Ponte S.Pietro, Scanzorosciate, Seriate,
Stezzano, Torre Boldone, Treviolo, Valbrembo.
Tutti gli studenti iscritti all’Università degli
Studi di Bergamo possono acquistare
l’abbonamento annuale alla tariffa speciale
di €200.
ABBONAMENTO ANNUALE
UNIVERSITÀ
#
Farlo
oNon
Peccat
TARIFFE IN VIGORE
DAL 1° SETTEMBRE 2014
A
una
zona
B
due
zone
C
tre
zone
D
quattro
zone
E
cinque o
più zone
intera
rete
Studenti iscritti
all’Università degli
Studi di Bergamo
€ 200
€ 200
€ 200
€ 200
€ 200
-
Studenti residenti nei
Comuni convenzionati con
ATB iscritti all’Università
degli Studi di Bergamo
€ 165
L’abbonamento è disponibile da Una
a Cinque o più Zone e vale nella tratta
indicata dall’abbonato.
Gli studenti interessati devono presentare
il MAV d’iscrizione all’a.a. 2014/2015
allegandolo al modulo di rinnovo
abbonamento.
In collaborazione con
€ 165
€ 165
€ 165
€ 165
-
ABBONAMENTO ANNUALE
UNDER 14, OVER 65
E FAMIGLIE
arlo
#
NonF
o
Peccat
TARIFFE IN VIGORE
DAL 1° SETTEMBRE 2014
A
una
zona
B
due
zone
C
tre
zone
D
quattro
zone
E
cinque o
più zone
intera
rete
Under 14 e Over 65
€ 150
€ 185
€ 215
€ 250
€ 282,50
€ 315
TARIFFE IN VIGORE
DAL 1° SETTEMBRE 2014
A
una
zona
B
due
zone
C
tre
zone
D
quattro
zone
E
cinque o
più zone
intera
rete
Dal terzo componente
familiare
€ 105
€ 130
€ 150
€ 170
€ 185
€ 210
ABBONAMENTO ANNUALE
ORDINARIO
rlo
# PeccatoNonFa
TARIFFE IN VIGORE
DAL 1° SETTEMBRE 2014
A
una
zona
B
due
zone
C
tre
zone
D
quattro
zone
E
cinque o
più zone
intera
rete
Ordinario
€ 300
€ 370
€ 430
€ 500
€ 565
€ 630
L’abbonamento annuale Under 14 e
Over 65 è dedicato ai ragazzi che non
hanno compiuto quattordici anni alla data
di inizio validità dell’abbonamento, ed alle
persone che hanno compiuto i 65 anni.
Costa il 50% in meno dell’abbonamento
annuale ordinario.
ABBONAMENTO ANNUALE
FAMIGLIE
Gli abbonamenti dedicati alle famiglie
numerose sono ancora più convenienti,
con uno sconto del 65% rispetto all’abbonamento ordinario dal 3° componente e
oltre che si abbona ad ATB.
Come gli abbonamenti annuali ordinari
le due tipologie valgono 7 giorni su 7
per 12 mesi a partire dal primo giorno del
mese di decorrenza.
L’abbonamento annuale ordinario è
dedicato a chi si sposta per motivi personali
o di lavoro e vuole viaggiare 12 mesi, 7
giorni su 7, festivi compresi, pagandone 9.
IMPERSONALE
L’abbonamento annuale impersonale è
dedicato alle imprese, agli studi liberoprofessionali, agli esercizi commerciali,
alle associazioni, agli enti e Istituzioni o
a chiunque voglia un titolo di viaggio
che può essere utilizzato da più persone
(non contemporaneamente) per muoversi
liberamente in città e nelle aree servite da
ATB e TEB a prezzi convenienti.
Vale 12 mesi a partire dal primo giorno del
mese di decorrenza fino all’ultimo
67 giorno
del dodicesimo mese.
comprendente Bergamo e i 30 Comuni
limitrofi, con un incremento medio dello
0,84%, contenendo in particolare i prezzi dei
titoli di viaggio obliterabili.
Le variazioni riguardano: i biglietti di una e
tre zone che aumentano rispettivamente di 5
e 10 centesimi, e il tesserino 10 corse di una e
tre zone che aumenta di 50 centesimi.
Rimangono invariati i biglietti e i tesserini 10
corse di due, quattro e cinque zone, i biglietti
turistici e quelli dedicati alle comitive.
Le variazioni interessano anche gli
abbonamenti da uno a quattro zone: i mensili
aumentano di 1 euro, gli annuali ordinari di
5 euro e gli annuali studenti di 4 euro.
Gianni Scarfone, direttore ATB
Il Comune di Bergamo, così come altri
Comuni dell’area servita da ATB, intende
partecipare, anche quest’anno, alla
spesa delle famiglie per l’acquisto degli
abbonamenti annuali studenti con un
contributo pari a € 35 per la tariffa A, € 45 per
la tariffa B ed € 50 per le tariffe successive.
“Per quello che riguarda la variazione delle
tariffe – spiega l’assessore alla mobilità
Stefano Zenoni – si tratta di aumenti
imposti dal contratto di servizio e definiti
dalla Regione Lombardia, ma l’azienda ha
cercato di contenere il più possibile i costi
per gli utilizzatori abituali e di distribuire
al meglio gli aumenti in modo da ridurre
l’impatto sull’utenza. Accanto a questo
aumento inevitabile, ATB ha predisposto
alcune migliorie che vanno incontro
alle richieste dell’amministrazione per il
potenziamento del servizio esistente: 21
nuovi autobus in servizio entro il 2014,
potenziamento al sabato sera delle linee
6 e 8 e incremento della frequenza della
stessa linea 6 nelle mattine feriali (a partire
dall’entrata in vigore dell’orario invernale)
e, nei prossimi mesi, installazione a bordo
degli autobus di nuove emettitrici; tutte
migliorie che si affiancano all’applicazione
inaugurata poco prima dell’estate e che
sta riscontrando buon successo. A breve,
inoltre, ATB e l’amministrazione comunale
si incontreranno per discutere future
soluzioni riguardo il servizio notturno.”
68
69
LA BERGAMO…CHE FA SKYRUNNING
QUANDO LA GARA È...
I N FA M I G L I A
LISA
BUZZONI
Casa, lavoro e poi di corsa sui sentieri di montagna
“Mi
definirei
una
“mamma atletica”. Perché,
per riuscire a fare tutto,
bisogna correre! Le giornate
hanno solo 24 ore; ho una
famiglia, una bimba di due
anni, un lavoro, la passione
per lo sport e per la natura,
amo la vita all’aria aperta. Ho
deciso di concentrarmi sulla corsa
in montagna (skyrunning). Per
farcela...è bene essere allenate!”.
La vitalità di Lisa Buzzoni è contagiosa.
Successi e medaglie riempiono il suo
70
cui sono cresciuta”.
Dal karatè alla montagna. A un certo punto,
infatti, lo sport in palestra ha iniziato ad
andarle stretto. “Preferivo l’aria aperta, stare
a contatto con la natura. Nello stesso periodo, ho
conosciuto colui che sarebbe diventato mio marito,
Paolo, che già praticava lo skyrunning. Ho provato
anche io a calzare le scarpette da corsa, un po’ per
gioco. Era il 2006”. Da quel momento quelle
scarpe non se le è più tolte. E i risultati
sono arrivati. Non è raro, in una stessa gara,
È UNA DELLE PIÙ FORTI
SKYRUNNER ITALIANE.
GRINTA E SPIRITO DI
SACRIFICIO NON LE
MANCANO. LA SUA CLASSE
STA EMERGENDO IN TUTTA
LA SUA FRESCHEZZA.
ORMAI, È AL TOP DELLA
SPECIALITÀ
vederli entrambi (marito e moglie) salire sul
primo gradino del podio: “Tra noi è sempre una
sfida in famiglia!”.
Due anni fa è nata Irene, che già segue le orme
di mamma e papà. “È abituata alla montagna,
corre nei prati, gioca nei ruscelli”. Alle gare è
sempre presente. “Sta imparando a fare il tifo
a tutti i concorrenti! Per portarla con noi abbiamo
due possibilità. Ci alterniamo mio marito ed io
(uno corre una domenica, l’altro quella successiva)
oppure ci seguono i nonni, anch’essi appassionati,
che nel tempo della competizione stanno con Irene
e poi si passa il resto della giornata insieme”. Lisa
e Paolo però raramente corrono insieme
durante la settimana. “Abbiamo ritmi
decisamente differenti e quindi sarebbe
poco allenante per lui e troppo per me.
Mio marito comunque mi dà dei consigli e
solitamente ci confrontiamo a tavola...”. La
specialità di Lisa in cucina sono le lasagne.
Sforna un sacco di torte preparandole con
Irene (“Ci divertiamo entrambe!”).
Perito chimico in una ditta di Orio al Serio,
ha la mattina libera e rientra tardi la sera:
“Faccio un orario che può essere definito una sorta
di secondo turno”. Di solito la tv in casa Gotti-
curriculum di atleta delle corse a fil di cielo.
Lo scorso anno, rientrata dopo la maternità,
ha inanellato una serie di vittorie in gare
come la Maga Skyrace in Val Serina, la
Roncobello Laghi Gemelli e la Maratona
delle Alpi in Valchiavenna, tanto per citarne
alcune. Nel 2014, ha replicato il successo a
Roncobello e in Valchiavenna.
Da quattro anni vive a Villa d’Almè, sposata
con uno skyrunner altrettanto quotato,
Paolo Gotti.
“Inizio a sentirmi a casa in quel di Bruntino, anche
se rimango affezionata a San Pellegrino, il paese in
71
CHI È
LISA BUZZONI
Lisa Buzzoni è nata il 23 febbraio 1987,
cresciuta a San Pellegrino Terme e
residente a Bruntino (Villa d’Almè) da 4
anni. Sposata con Paolo Gotti, ha una
bambina di 2 anni, Irene. Ha praticato per
anni il karatè per poi passare agli sport di
montagna, la corsa e lo scialpinismo.
Campionessa italiana di skyrunning
a coppie nel 2008 e 2009; nel 2011,
seconda all’Orobie Vertical (Valbondione),
ottava alla Valmalenco Valposchiavo
valida come campionato europeo; prima
alla mezza maratona del Sentiero 4 Luglio
(Corteno Golgi – Aprica); prima alla Tre
Laghi Tre Rifugi (Valbondione); prima
all’Orobie Skyraid (Presolana); prima alla
skyrace del Trofeo Kima (Valmasino);
prima al Trofeo Longo (Carona).
Si è fermata un anno per la maternità
e poi nel 2013 seconda alla
Skyrace del Segredont (Vertova);
prima alla Cancervo Venturosa
(San Giovanni Bianco); terza alla
ResegUp (da Lecco al Resegone);
prima alla skyrace del Gir di Mont
(Premana); prima alla Maratona
delle Alpi (Valchiavenna); prima
alla Roncobello Laghi Gemelli;
prima alla Maga Skyrace (Serina);
diciassettesima alla finale del
mondiale di skyrunning a Limone
sul Garda.
72
Buzzoni resta spenta. “Non la guardiamo
molto e in materia di film sono poco
preparata. Generalmente mi addormento
durante il primo tempo! Mi piace invece
leggere, scegliendo libri che raccontano
storie di alpinisti oppure argomenti storici”.
Sui sentieri scarica le tensioni degli impegni
quotidiani. “Correre è il mio modo per
trovare tranquillità e riequilibrare corpo e
mente. Riesco a staccare dalla frenesia della
nostra società. Amo anche la competizione,
ma di base c’è il piacere della corsa all’aria
aperta, lontano dal traffico”.
In gara Lisa Buzzoni è una che non molla
mai, da sola contro tutte, la maggior parte
delle volte; poi però capita anche di correre
in coppia e scoprire il valore dell’amicizia
fuso con l’agonismo. Come quella volta che
sui monti di Valbondione si è messa in gioco
insieme a Stephanie Jimenez. “Io e lei in
coppia vincemmo la skyrace Tre Laghi Tre Rifugi
nel 2011. La prima staffettista faceva la salita e la
seconda frazionista – io in questo caso – portava
a termine la salita nel tratto più in quota per poi
affrontare la lunga discesa dal Rifugio Barbellino
a Valbondione. La mia compagna era in testa
quando mi ha dato il cambio. Le nostre avversarie,
che personalmente non avevo mai battuto, erano
in ritardo solo di pochi secondi. Erano le
favorite. Ricordo di avere dato tutto per portare
a casa una bellissima vittoria in coppia con una
grande atleta che tutt’ora è un’amica. Quella
gara mi è rimasta nel cuore”.
Tesserata fino allo scorso anno per
la formazione bergamasca Altitude
Race, ora è approdata in una
squadra di livello internazionale,
il Team La Sportiva. “Far parte
di questo gruppo è uno stimolo
non indifferente. Nessuno pretende
risultati, si fa quello che si può cercando
di dare il meglio. Con me ci sono atleti più
esperti e altri più giovani, ci si confronta e
ci si scambia suggerimenti. Sono felice, è un
bel team”.
Ma come si fa a stringere i denti
e sopportare la fatica per tutta la
gara? “Basta pensare che in realtà...ti stai
divertendo un sacco!”.
Enula Bassanelli
Claudio Rota si racconta
...ripercorrendo il sentiero della memoria
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Un’azienda leader nella produzione e vendita di paraspigoli
e profili per l’edilizia
L’UNICO PRODUTTORE
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EUROPROFILES IN ITALIA
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74
Presente da trent’anni nel mercato
dell’edilizia, ha acquisito clienti e commesse
sempre più importanti, sia in Italia che
all’estero, divenendo portabandiera del
“made in Italy” nel proprio settore. Qualità,
innovazione, sicurezza ed investimenti
in nuovi prodotti e nuove tecnologie
produttive, sono alla base della strategia
imprenditoriale dell’azienda che, ad oggi, si
contraddistingue sul mercato italiano come
unico membro di EUROPROFILES e come
produttore certificato con il logo di qualità.
Il comparto delle finiture per edilizia è un
settore in continua evoluzione e le richieste
di materiali di qualità e di nuova concezione
sono alla base delle necessità del mercato.
Un mercato che ogni giorno esige soluzioni,
spesso e volentieri calibrate sulle richieste
dei singoli operatori. Fra le molteplici
categorie di prodotto, il paraspigolo è
divenuto una componente indispensabile
per la finitura nelle varie lavorazioni di
intonaco, cartongesso ed isolamento
termico a cappotto. La “DE MITRI profiles
industry” di Albano Sant’Alessandro ha
perfettamente compreso l’importanza
del proprio prodotto all’interno dei vari
cicli applicativi e ha reso disponibile alla
propria clientela una vasta gamma di
prodotti tecnici, da utilizzare anche in fasi
di lavorazione diverse da quelle solitamente
riscontrabili, al fine di ottimizzare risultati,
tempo e fatica per i propri clienti.
Del resto, la “DE MITRI profiles industry” è
un’azienda fortemente specializzata che ha
saputo distinguersi sul territorio nazionale
ed approcciare con successo il mercato
internazionale, sempre innovandosi e
mantenendo un presidio tecnologico
all’avanguardia. Ne sono dimostrazione i
numerosi brevetti depositati.
Quest’anno, inoltre, ricorre il 30°
anniversario della fondazione dell’azienda.
La storia
Era il lontano 1994, quando Fernando
De Mitri diede il via alla sua avventura
imprenditoriale, sviluppando l’attività del
padre Giuseppe che nel 1984 aveva avviato
Giuseppe De Mitri
un’impresa individuale artigiana, per la
produzione di profilati per l’edilizia, con sede
sotto la sua abitazione, a Pedrengo. Aveva
26 anni. Prima, però, aveva vestito per sei
anni la divisa di Carabiniere, un’esperienza
che lo aveva formato e maturato.
Fernando trasferisce le sue competenze e
la sua verve imprenditoriale nell’attività
75
IL “PROFILO” SPORTIVO DI
FERNANDO
DE MITRI
Fernando De Mitri e lo sport: un binomio
molto stretto ad Albano Sant’Alessandro,
che corre sui binari del sostegno
economico a tanti eventi sportivi, nazionali
ed internazionali, e della sponsorizzazione
di squadre ed atleti che praticano sport
a livello agonistico. E, infatti, da diversi
anni il logo “DE MITRI profiles industry”
campeggia sui brand exposure di bordo
campo degli stadi, come a San Siro (Milano);
sulle maglie di squadre di calcio: si pensi
alla Tritium nel campionato di Lega Pro
Prima Divisione 2011-2012 e 2012-2013;
sulle maglie di squadre di pallavolo, come
la De Mitri Urbino, che ha militato nei
campionati di serie B2, B1 e A femminile;
sulle canotte di atlete di beach-volley, che
partecipano al campionato nazionale; e
perfino sui fianchi dei bolidi della Formula
1 della motonautica, che partecipano al
campionato italiano e del mondo delle
categorie endurance e off-shore.
Non solo imprenditorialità industriale,
quindi, ma anche vicinanza al mondo dello
sport, con il sostegno all’attività agonistica e
la promozione di importanti eventi sportivi.
76
DE MITRI
E LO
SPORT
77
paterna che, in breve, guadagna subito
un notevole impulso. In pochi anni, la
produzione cresce e si diversifica, si rende
necessario rintracciare nuovi spazi e così,
nel 1997, la “DE MITRI” si trasferisce in
un capannone in via Galvani, ad Albano
Sant’Alessandro. Si acquistano nuovi
macchinari, i dipendenti sono ormai una
dozzina. L’azienda struttura il processo
produttivo, affina e amplia la gamma dei
prodotti, specializzandosi sempre di più e
trovando apprezzamento a livello nazionale
ed internazionale. Logico un ulteriore salto
in avanti, con un altro trasferimento, in
spazi più grandi e funzionali. Ecco, quindi,
che nel 2005 la “DE MITRI” si trasferisce
nella nuova sede di via Spallanzani, da
dove ora continua la sua produzione di
profili e paraspigoli, distinguendosi per
gamma completa, soluzioni innovative e
specializzazione assoluta.
professionisti del settore. Innovatrice,
perché, se da un lato siamo all’ascolto delle
esigenze del mercato che per caratteristica
intrinseca è sempre in evoluzione, dall’altro
cerchiamo di anticiparle. Flessibile,
perché grazie all’investimento continuo in
moderni impianti e l’impiego di tecnologie
all’avanguardia consentiamo la massima
personalizzazione e rapidità di realizzazione.
Quali sono gli ingredienti giusti per
differenziarsi sul mercato?
I clienti finali hanno bisogno di operare
con aziende serie e affidabili, in grado di
rispettare i tempi previsti e le modalità
concordate, quindi standard qualitativi
Qual è oggi la vostra mission?
La nostra mission segue una strada a doppia
corsia: da un lato l’ampliamento della gamma
di prodotti già disponibili e l’introduzione di
nuovi prodotti ad hoc, per essere sempre al
passo con le richieste del mercato; dall’altro,
l’affermazione del brand “DE MITRI profiles
industry” anche all’estero. Del resto, la crisi
dell’edilizia e del settore immobiliare in
Italia è forte ed evidente: la strada obbligata
è l’internazionalizzazione del mercato.
Ormai, il 50% della nostra produzione va
oltre frontiera. E, recentemente, abbiamo
aperto un canale di vendita per l’Africa.
Chi è il vostro cliente finale?
Il nostro target principale sono tanto i
professionisti del settore (progettisti,
architetti, designer, etc.) quanto industria,
grossisti, magazzini e rivendite di materiale
edile. Entrambi, ovviamente, sia a livello
nazionale che internazionale.
Se dovesse descrivere la “DE MITRI” con
tre aggettivi quali userebbe? E perché?
Affidabile, innovatrice, flessibile. Affidabile,
perché con una rete capillare di rivenditori
e agenti garantiamo il giusto supporto ai
78
sempre di alto livello. A dimostrazione
della nostra affidabilità, basta dire che
la “DE MITRI profiles industry” è l’unica
azienda italiana che fa parte di “Europrofiles”,
un super-gruppo di aziende europee del
settore.
Parliamo di prodotti. Quali sono i vostri
prodotti di punta?
La nostra core competence è centrata sui
profili, con particolare attenzione ai profili
per intonaci premiscelati, cartongesso
e sistema a cappotto, a cui l’azienda ha
dedicato numerose gamme prodotto,
accompagnate da attenti studi e ricerche,
per fornire soluzioni sempre innovative e di
rilevanza pratica. Attualmente, la gamma
dei prodotti “DE MITRI profiles industry”
conta oltre 140 articoli.
Come si sono evoluti i prodotti negli anni?
Le evoluzioni hanno riguardato soprattutto
l’aspetto tecnologico e applicativo. Siamo
sempre all’avanguardia nell’ideazione
di soluzioni nuove ed esclusive, con
all’attivo una serie di
importanti brevetti ed
invenzioni d’innovativa
realizzazione. Oltre ai
tradizionali paraspigoli
per
intonaco
e
cartongesso
con
fori piccoli, medi e
grandi, offriamo anche
paraspigoli martellati
e
bocciardati
per
cartongesso e rasature:
paraspigoli innovativi,
coperti da brevetto.
Inoltre, paraspigoli a
4, 5, 6 maglie retinati
rinforzati;
paraspigoli
e
parabordi
flessibili
modellabili per archi e
semicerchi;
paraspigoli
in alluminio e PVC con
applicata rete in fibra di
vetro certificata; paraspigoli
in PVC rompigoccia con
applicata rete in fibra di
vetro certificata. Inoltre,
i
principali
processi
produttivi vengono testati
e certificati, con particolare
riferimento alla qualità,
alle leghe utilizzate ed
alla componentistica dei
materiali.
Macchinari importanti, dunque?
Tutto viene realizzato nello stabilimento
aziendale, grazie ad attrezzature sofisticate
e ad avanzati macchinari a controllo
numerico, che consentono di monitorare
l’intero processo produttivo, oltre che
realizzare prodotti particolari su richiesta
dei nostri clienti. Nessuna speculazione sul
costo prodotto, per offrire sempre il meglio:
materie prime rigorosamente certificate,
garanzia di elevate performances di
resistenza e stabilità nel tempo; processi
produttivi, lavorazioni e qualità testate;
sezioni opportunamente studiate e spessori
importanti, per assicurare un’ottima
resistenza meccanica e tenuta del profilo.
Come è strutturata la sua azienda?
L’alta qualità e la vasta scelta non sono gli
unici vantaggi, perchè la “DE MITRI profiles
industry” offre altri indispensabili servizi. Il
reparto commerciale, altamente preparato,
è in grado di comprendere, consigliare e
soddisfare qualsiasi esigenza del cliente;
inoltre, in contatto diretto con l’azienda
attraverso una rete informatica dedicata,
gestisce gli ordini, per garantire le consegne
nel rispetto dei tempi. Il settore della
logistica, poi, ampliato e flessibile secondo i
più moderni criteri organizzativi, garantisce
magazzino e consegne tempestive,
ottimizzando i carichi. Un ulteriore valore
aggiunto è l’alto livello di professionalità
conseguito, grazie a cospicui investimenti
nell’ambito della formazione del personale.
Quali sono i progetti per il futuro?
Puntare sempre alla qualità. L’azienda
cerca di comprendere le esigenze del
cliente e mantenere le promesse. Inventa,
progetta, concretizza idee e costruisce
prodotti per migliorare la tecnica di posa
e di costruzione: soluzioni innovative che
qualificano il lavoro, dettagli che fanno la
differenza e soddisfano il cliente.
C..P
.
DE MITRI profiles industry
via Spallanzani n° 11 (angolo via Galvani)
24061 - Albano Sant’Alessandro (Bg)
Tel. 035.582032
79
SPECIALE
EXPORT
LA SFIDA DEL FUTURO
L’internazionalizzazione al
centro del dibattito della 27^
Conferenza Organizzativa
È
l’internazionalizzazione
delle imprese artigiane il tema
della 27^ Conferenza
Organizzativa
di
Confartigianato
Bergamo, tenutasi venerdì
19
settembre,
presso
l’auditorium di via Torretta
Inunmondosemprepiùconnessopossiamo
ancora credere che l’internazionalizzazione
non ci tocchi? È la domanda provocatoria
proposta in occasione dell’annuale meeting
dedicato alla definizione delle linee
politico-programmatiche per lo sviluppo e
la trasformazione delle imprese artigiane,
80
che negli scorsi anni ha avanzato riflessioni
su temi come le aggregazioni, la persona,
il welfare. La Conferenza Organizzativa
2014, dal titolo “Impresa e mercato
globale: Davide contro Golia?”, ha visto la
compartecipazione e l’intervento di esperti
e docenti dell’Università degli Studi di
Bergamo, la presentazione dei risultati di
un sondaggio realizzato in collaborazione
con Confartigianato Lombardia, nonchè
testimonianze dirette di imprenditori.
“Il termine internazionalizzazione –
afferma il presidente Angelo Carrara
- dovrebbe ormai rientrare nella nostra
terminologia quotidiana, senza più
meravigliarci. La divisione tra mercato
interno ed internazionale, che oggi
perdura, è solo formale più che sostanziale
e bisogna ormai considerare il mercato
come un unico contenitore con diverse
sfaccettature; insomma, operare in modo
globale. Ma la domanda sulla quale le
nostre imprese artigiane devo riflettere
è: l’internazionalizzazione è un concetto
imprescindibile o possiamo farne a meno?”.
Alla base del dibattito c’è stato un lungo
e importante percorso di ricerca e analisi,
svolto dall’Ufficio Internazionalizzazione
di Confartigianato Bergamo, che opera
per impostare strategie, nuovi servizi e
UN ARGOMENTO STRATEGICO,
DI IMPORTANZA DECISIVA,
ALLA LUCE DEGLI ATTUALI
CAMBIAMENTI SOCIOECONOMICI. UNA TEMATICA
DI STRIDENTE ATTUALITÀ,
CHE PUÒ CONDIZIONARE IL
DESTINO DI MOLTE AZIENDE,
ANCHE DEL TERRITORIO
BERGAMASCO
progetti studiati ad hoc per sostenere
questo “cambiamento di mentalità” che va
nella direzione del mercato internazionale.
Un progetto studiato con la collaborazione
dal tavolo di lavoro coordinato dal membro
di giunta Lorenzo Pinetti, che così è
intervenuto nel corso dell’assemblea:
“Le condizioni del lavoro oggi fanno sì
che non esista una ricetta specifica per
il buon funzionamento di quest’ultimo.
È un bene riflettere sul concetto di
internazionalizzazione, che può riaccendere
la speranza e la voglia di mettersi in gioco.
Infatti, ogni giorno, siamo di fronte a
scenari nuovi e imprevedibili, che creano
situazioni destabilizzanti per le imprese,
le quali tuttavia possono reagire dotandosi
di strumenti nuovi e innovativi, ma senza
dare nulla per scontato, ad esempio le
agevolazioni che i mezzi di comunicazione
possono offrire. Insomma, come recitava
lo slogan della scorsa Assemblea Generale,
cambiamo prospettiva, e facciamolo di
nuovo, subito e insieme”.
Un valido spunto per le imprese artigiane
che vogliono riproporsi e rilanciarsi, cui
ha fatto seguito l’intervento del Magnifico
Rettore dell’Università degli Studi di
Bergamo, prof. Stefano Paleari: “Viviamo
in una società nella quale, al giorno d’oggi,
bisogna affermare la propria identità in
un concetto globale, investendo risorse
nel futuro e, di certo, non nel passato,
soprattutto in un Paese che ha più bisogno
di realtà che di illusione. Ma per fare questo
dobbiamo crescere, e crescere non è facile”.
81
Il direttore di Confartigianato Bergamo Stefano Maroni e il rettore
dell’Università di Bergamo Stefano Paleari
Il Magnifico Rettore, poi, ha continuato,
lanciando una provocazione su tre fattori
chiave che portano un Paese alla crescita:
la demografia, intesa come crescita
demografica; la natura compositiva, ossia
chi consuma di più cresce maggiormente
rispetto agli altri Paesi; e infine l’innovazione,
che significa ottenere maggiori risultati con
il minore impiego possibile di risorse.
Paleari, inoltre, ha asserito: “Per quanto
riguarda l’innovazione, ci sono zone del
Paese che ci hanno visto lungo, una di
questi è il territorio bergamasco, che si
configura leader in molti settori innovativi.
Caso, questo, dimostrato dalla “Settimana
per l’Energia”, di prossimo svolgimento”.
Il Rettore, infine, si è detto soddisfatto
del connubio tra Università di Bergamo e
Confartigianato, che perdura ormai da 5
anni: un’alleanza nata per portare avanti
insieme un progetto di formazione.
A seguire, la Conferenza ha visto
l’intervento del docente dell’Università
degli Studi di Bergamo e presidente Cyfe
(Center For Young & Family Enterprise)
Lucio Cassia, che ha affrontato il tema
dell’interdipendenza,
sottolineando
come questo termine possieda un valore
maggiore rispetto al simile concetto di
indipendenza, in quanto nessuno più ha la
capacità di vivere autonomamente e senza
scambi con altre entità. Infatti, ciascuno
è interdipendente da qualcun altro, basti
pensare alla costruzione di un aereo Boeing
82
787, i cui componenti sono prodotti in
diversi Paesi. “Viviamo in un mondo
definibile interconnesso – ha affermato
Cassia – nel quale sarebbe impensabile fare
a meno di ricevere prodotti e servizi da altri
Paesi. L’internazionalizzazione ci tocca,
eccome. E non possiamo tornare indietro”.
Il professor Cassia ha continuato, spiegando
che l’uso della combinazione “ci tocchi”
nella domanda provocatoria, può altresì
significare “tocca a me”, nella misura in cui
per ogni impresa è arrivato il proprio turno
di internazionalizzarsi. Infine, l’utilizzo
strategico del morfema “ancora” sta ad
indicare come tutti fino ad ora abbiamo
preso consapevolezza della questione,
tuttavia senza metterla in pratica.
Si è quindi passati all’analisi dell’utilizzo
della metafora “Davide contro Golia”,
il leggendario scontro biblico tra un
giovane pastore che uccide un gigante,
durante la battaglia tra israeliti e filistei.
In altre parole, il più piccolo che vince
sul più grande; l’innovatore che vince sul
conservatore, il più determinato sul più
esitante. È questo l’esempio chiave che le
imprese di oggi devono seguire: avere la
caparbietà di usare strumenti innovativi
per battere i competitors e farsi valere.
Infatti, l’innovazione è il fulcro attorno al
quale ruota l’internazionalizzazione, e con
la capacità di innovare, sostenuta dal “fare
rete”, si può comunicare e fare accoppiare le
idee.
Ed eccoci alla seconda parte della
Conferenza Organizzativa, che ha visto
l’intervento della dott.ssa Licia Redolfi,
ricercatrice dell’Osservatorio
Mpi
Confartigianato
Lombardia, che ha
presentato il risultato
di un sondaggio web
che ha coinvolto
324
imprenditori.
Dall’analisi è emerso
che sul territorio
operano settori molti
dinamici sul mercato
estero: in particolare,
il legno-arredo e la
Il presidente di Confartigianato Bergamo
Angelo Carrara
UNO SGUARDO SU EXPO 2015
Un meeting nato per offrire alle imprese la possibilità
di conoscere il mondo della green economy. È in
quest’ottica che si svilupperà la 6^ edizione della
“Settimana per l’Energia”, la manifestazione in favore
dello sviluppo sostenibile per le imprese e per il
territorio, promossa da Confartigianato Bergamo,
in collaborazione con Confindustria Bergamo e
il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia e
Comune di Bergamo.
L’evento, che avrà luogo dal 19 al 26 ottobre, si
snoderà tra convegni, seminari, incontri a tema,
visite guidate a impianti d’eccellenza, laboratori
sull’efficienza energetica e spettacoli, dedicati in
modo particolare ai ragazzi delle scuole.
“Fin dalla prima edizione – sottolinea il presidente di
Confartigianato Bergamo Angelo Carrara - l’obiettivo
principale è stato quello di dare la possibilità alle
imprese di conoscere nuove opportunità di sviluppo
nel settore dell’energia, che spesso viene etichettata
unicamente come un costo aziendale. Al contrario,
se sfruttata intelligentemente, può trasformarsi in un
importante investimento per competitività e crescita
del nostro sistema territoriale, peraltro coinvolto
ampiamente nel programma della manifestazione.
Ma quest’anno, in modo particolare, la “Settimana
per l’Energia” ha deciso di ampliare questi concetti
all’ambito internazionale, estendendo lo sguardo
verso il più importante evento del nostro Paese degli
ultimi anni, ovvero l’Expo di Milano 2015. Peraltro, già
il 2014 è l’“anno europeo dell’economia verde”, una
straordinaria occasione per rilanciare la competitività
delle imprese italiane e dell’economia generale, a
partire dalla sostenibilità ambientale e dalla green
economy, e offrire una interessante prospettiva
lavorativa anche ai giovani. Insomma, un ulteriore
stimolo per motivare il percorso della “Settimana per
l’Energia”, che cresce d’interesse ad ogni edizione”.
Il programma prenderà il via il 19 ottobre con un
convegno co-organizzato con BergamoScienza,
meccanica, per un totale del 58%. Queste
aziende effettuano soprattutto l’export
diretto di beni e servizi, specialmente
in Svizzera, Francia e Germania, ma
vorrebbero raggiungere anche i Paesi del
cosiddetto BRICS: Brasile, Russia, India,
Cina e Sud Africa. Inoltre, dal 2004 al
2014, si è registrata una forte crescita di
export verso i Paesi extra Unione Europea,
anche se di certo non mancano le difficoltà,
dovute particolarmente alla dimensione
d’impresa e alle questioni burocratiche.
Un ulteriore dato importante riguarda la
percentuale di imprese bergamasche che ha
utilizzato i servizi di internazionalizzazione
dell’associazione per la ricerca di partner
o per la realizzazione di missioni aziendali
all’estero: un bel 40%, che supera la media
lombarda che si attesta al 33,8%.
In seguito all’intervento di Redolfi, il docente
dell’Università degli Studi di Bergamo
Gianpaolo Baronchelli ha illustrato il
panorama del mercato internazionale in
termini di opportunità e difficoltà: “Non
dobbiamo trascurare le notevoli opportunità
che può offrire il mercato internazionale,
come l’ampliamento dei clienti, dei fornitori
e dei finanziatori, l’aumento della vendita
definita e-commerce e le tempistiche
dei pagamenti, per le quali di certo in
Italia siamo avvantaggiati (tempistiche
più lunghe rispetto agli altri Paesi UE).
Ma non dobbiamo altresì trascurare le
difficoltà: prima fra tutte la concorrenza
sui mercati esteri. Tutti gli imprenditori
possono fare internazionalizzazione. Basta
essere vincenti, competenti e audaci,
avere prodotti unici e innovativi, oltre
che soddisfacenti, e ampliare il network”.
Lorenzo Pinetti e Lucio Cassia
83
Quindi internazionalizzarsi per cogliere
le opportunità e superare le difficoltà, ha
concluso Baronchelli.
La dott.ssa Mara Brumana, ricercatrice
universitaria,
ha
poi
presentato
il
tema
“Imprese
famigliari
e
internazionalizzazione”: “Queste sono
una delle forme maggiormente diffuse di
organizzazione e sono caratterizzate da
famiglie, proprietà e business. Negli ultimi
anni, peraltro, si è registrata una crescita
di questo tipo di impresa, anche se i dati
mostrano che è solo con la presenza di
un membro esterno che vi è propensione
agli investimenti all’estero, in genere
prediligendo l’Europa Occidentale” Nel
contesto di questo progetto elaborato dalla
dott.ssa Brumana, Giampiero Borgonovo,
direttore finanziario della Calvi Holding
s.r.l., multinazionale nei settori meccanico
e metallurgico, ha presentato il caso
della sua azienda, nata negli anni ‘50
con una dimensione molto piccola e ora
divenuta leader a livello mondiale, grazie
all’internazionalizzazione, all’innovazione
di prodotti e servizi e all’importanza
del cliente finale. A conclusione della
Conferenza, all’interno del programma
“testimonianze di imprenditori”,
sono intervenuti due rappresentanti
di aziende che si sono evolute
al quale seguiranno altre convention di
formazione e aggiornamento sulle principali
tematiche energetiche. All’argomento sviluppo
sostenibile e conseguente valorizzazione delle
risorse per il futuro dell’energia sarà dedicato il
convegno conclusivo del 25 ottobre, realizzato
in collaborazione con l’Università degli Studi
di Bergamo, parte attiva dell’organizzazione
tecnico-scientifica, unitamente a Bergamo
Sviluppo, agli Ordini degli Architetti e
degli Ingegneri, all’Ufficio Scolastico per la
Lombardia e a BergamoScienza.
Invece, nei giorni 20, 21 e 22 ottobre i
protagonisti saranno i ragazzi delle scuole,
che verranno coinvolti con un seminario
organizzato dall’Ufficio Scolastico Territoriale,
inerente le professioni future dei giovani, con
corredo di una visita guidata alla centrale
idroelettrica Enel di Zogno e uno spettacolo a
tema per le scuole primarie e le scuole medie
inferiori.
Oltre a scuole e professionisti, anche la
cittadinanza sarà chiamata ad assistere a
incontri ed eventi, nelle piazze della città
di Bergamo. Tra queste, un “road-show
sull’efficienza energetica”, uno scenografico
allestimento sulla produzione e, appunto,
l’efficienza energetica, aperto per l’intera
durata della Settimana dell’Energia. Fuori
provincia è prevista una visita guidata al “Parco
Tecnologico Padano” (Cascina Codazza, a
Lodi), con presentazione del progetto “Expo
Factory”, a cui seguirà un convegno sul
biogas; e un convegno a “Lario Fiere” (Erba
– Como), in occasione della Mostra Mercato
dell’Artigianato.
“L’annuale “Settimana per l’Energia” – continua
il presidente Carrara - si è consolidata nel
tempo come esempio tangibile di sinergia e
cooperazione tra le eccellenze del territorio
bergamasco, coinvolgendo trasversalmente
i diversi attori politici, economici e sociali,
in un insieme definito “Sistema Bergamo”.
Ma è altresì sempre importante il contributo
di tutti coloro che credono nello sviluppo
sostenibile e nello sviluppo “smart” delle
imprese e dell’economia del territorio. Si pensi
al successo dell’edizione 2013, traducibile in
questi numeri: 12 convegni in Bergamo e uno
fuori provincia, 20 eventi dedicati alle scuole,
tra i quali un convegno, uno spettacolo e 18
laboratori, 7 eventi collaterali in aggiunta alle
iniziative in locandina. I partecipanti, poi, sono
stati oltre 4.000, dei quali circa 2.000 studenti.
Inoltre, ben 76 i relatori di convegni, tra cui
esperti, docenti, moderatori e rappresentanti
di istituzioni; e 21 gli enti e gli organismi che
hanno contribuito alla realizzazione della
manifestazione in qualità di partner o sponsor”.
grazie all’internazionalizzazione. Remigio
Cantamesse, della ditta C.M.G. Quadri, che
si occupa di progettazione e applicazione
nel campo dell’elettromeccanica; e Pietro
Trapletti, della Balsamo s.r.l., ditta di
noleggio di veicoli con conducente in
favore di personaggi famosi. A moderare il
dibattito c’era il direttore di Confartigianato
Bergamo Stefano Maroni.
Bilancio positivo per questa 27^ Conferenza
Organizzativa, che ha lanciato un assist
alle piccole e medie imprese artigiane
che vogliono “osare fuori confine”, per
mettersi in gioco, per valorizzarsi e crescere
professionalmente, attuando il grande
progetto dell’internazionalizzazione. Una
strategia da attuare per emergere da una
società che ragiona ancora in termini di
mercato interno ed esterno, in un epoca
nella quale, invece, è utile, se non necessario,
operare in modo globale.
Quindi, proviamo a rispondere alla
domanda iniziale: “in un mondo sempre
più connesso possiamo ancora credere che
l’internazionalizzazione non ci tocchi?”.
Silvia Pezzera
Il direttore di Confartigianato
Bergamo Stefano Maroni
84
85
LA BERGAMO... CHE RISPARMIA ENERGIA
SUNSAVING
progetta
L’EFFICIENZA
Fornire energia elettrica
puntando al risparmio
energetico e rendere anche
più efficiente il processo
produttivo delle aziende
86
LA CRISI ECONOMICA HA SPINTO IL
MONDO PRODUTTIVO AD INVESTIRE
NELL’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO
DELLA FILIERA PRODUTTIVA
Suntrading e Sunsaving di
Nicola Scandella e Alessandro
Petrò,
organizzano
il
prossimo
16
ottobre,
presso la Sala Mosaico (exBorsa Merci), a Bergamo,
il convegno “Progettare
l’efficienza”, per presentare
modalità, regole e casi concreti
di risparmio energetico in ambito
aziendale e pubblico.
Un convegno per incontrarsi, per
condividere esperienze e competenze, per
mettere in pratica quel concetto di rete tanto
perseguito oggi in ambito imprenditoriale
come soluzione alla crisi economica. Un
convegno strategico, ideato e promosso, per
permettere a diverse realtà del territorio di
confrontarsi, portando sul tavolo una serie
di esperienze concrete di efficientamento
e di risparmio energetico, ovviamente in
ottica sostenibile.
Sunsaving, nata nel 2011 come estensione
logistico-operativa di Suntrading, è una
società ESCo (Energy Service Company)
che si occupa di studiare e progettare
meccanismi di efficientamento energetico
nei processi produttivi. Un lavoro in
crescita, nato grazie ai problemi messi a
nudo dalla crisi economica e dalla concreta
esigenza di migliorare i piani energetici
aziendali, il che ha permesso a Suntrading e
Sunsaving di passare in poco più di due anni
da un fatturato iniziale di 10 milioni di euro
fino agli attuali 80 milioni, con margini di
crescita ancora ampi.
Ad aprire il convegno saranno Nicola
Scandella e Alessandro Petrò, dirigenti di
Suntrading, che lasceranno poi la parola ad
altri relatori che forniranno una panoramica
sulle regole e le modalità di efficientamento
energetico in Italia, per poi passare ad
illustrare alcuni esempi concreti.
Daniele Rossetti di Icenova presenterà una
“case history”, focalizzandosi sull’intervento
effettuato per le piscine di Villongo con
l’installazione di un cogeneratore. Farà anche
una panoramica sull’attuale situazione
legislativa che riguarda questo settore, per
esporre le possibilità di efficientamento che
un’impresa può cogliere, al fine di migliorare
la propria attività produttiva.
“Ritengo sia molto positivo scambiarsi
idee in queste occasioni - spiega Rossetti
- soprattutto perché il convegno è molto
specifico e consente a diversi attori di capire
meglio questo mondo. È fondamentale
87
sottolineare che, nel caso delle piscine
di Villongo, si parli di piccole quantità di
cogenerazione, ma bisogna rapportare le
quantità a diversi contesti, e tutto questo
non fa che ampliare ovviamente il bacino
di interesse da parte delle altre aziende.
Nel caso specifico delle piscine di Villongo,
spiegheremo quali sono i vantaggi che può
offrire un simile sistema: è una tecnologia
che permette di produrre in contemporanea
energia termica ed elettrica, utilizzando
gas metano come materia prima, non per
produrre solo calore, ma anche energia
elettrica. In questo modo si abbassano
i consumi, ma soprattutto i costi,
ottimizzando l’uso dell’energia”.
In programma altri interventi, che
completeranno la panoramica su quello che è
possibile fare oggi per risparmiare energia. È
molto importante spiegare con casi concreti
quali sono le soluzioni e le opportunità che
le aziende hanno a disposizione per ridurre
i consumi energetici. Ci sono diverse vie
che possono essere perseguite, ad esempio,
i TEE (Titoli di Efficienza Energetica),
che incentivano l’investimento energetico
e sono molto sfruttati: hanno raggiunto,
infatti, i 10 milioni da febbraio 2013 a luglio
2014. A questo punto si inserisce molto
bene il ruolo delle ESCo, come Sunsaving,
impresa specializzata nell’identificazione
e conseguimento del risparmio energetico,
la quale spiegherà la sua operatività:
realizzazione del progetto, determinazione
dei costi, valutazione dei risultati, analisi
dei risparmi prima e dopo l’intervento.
L’efficientamento riguarda in primis
le aziende, ma dovrebbe soprattutto
88
riguardare le amministrazioni pubbliche,
le quali, tuttavia, sembrano spesso essere
ancora troppo distanti dall’attualità dei
fatti per capire quanto un tale investimento
possa far ottenere, sul lungo periodo,
risparmi consistenti e lanciare, così, alla
cittadinanza un messaggio importante
per la diminuzione delle emissioni
nell’atmosfera.
Di questo aspetto relazionerà al convegno
l’Ing. Diego Ardizzone dello Studio
Ardizzone: “Il convegno farà emergere un
dato: oggi esistono molte proposte, ma
poche di qualità. Quasi tutte, infatti, si
concentrano sul risparmio. Il concetto, però,
in ambito di Pubblica Amministrazione,
è fuorviante. Dietro alla realizzazione di
un intervento, infatti, ci sta uno studio
dettagliato della volontà e della necessità:
il piano economico è il frutto di un’analisi
approfondita degli impianti attuali e
di quelli futuri. Ad esempio, i costi che
comporta l’illuminazione pubblica sono
facilmente ricavabili in termini di energia,
ma tutto quello che serve per realizzare
concretamente gli impianti, troppo spesso
finisce in secondo piano, rischiando così di
far saltare il piano economico. È impossibile
basarsi su dati statistici, perché, per quanto
le analisi siano state effettuate su 100
Comuni, le variazioni, sia di risparmio che di
costo, sono estremamente sensibili. I costi,
a loro volta variabili a seconda delle norme e
delle necessità, e dipendono dal momento in
cui si decide di intervenire. Intervenendo su
impianti vecchi, ad esempio, è impensabile
allestire corpi illuminanti nuovissimi su
un sostegno fatiscente che, quindi, va
cambiato, e ciò comporta costi aggiuntivi.
Al contrario, riqualificare impianti
relativamente recenti è più economicamente
vantaggioso. Sunsaving fa parte di quelle
realtà che operano in modo serio perché
considera ogni minimo particolare che
bisogna valutare nel momento in cui si
interviene per efficientare un impianto.
Ogni Amministrazione Pubblica deve
rendersi conto che non può migliorare
qualcosa senza sapere cosa effettivamente
si va a fare. Parte degli amministratori di
aziende, pubbliche e private, hanno ancora
una visione poco lungimirante, perché
la loro visione è limitata a pochi anni di
distanza; si fanno abbagliare dal risparmio
immediato che attira nel breve periodo, ma
questo rischia di essere controproducente
in futuro”.
Uno dei casi più significativi che verranno
presentati al convegno sarà quello di
Smi Group di San Giovanni Bianco uno
dei maggiori produttori di macchine
per l’imbottigliamento e l’imballaggio
secondario. Suntrading non ha solo
provveduto a fornire energia elettrica
all’azienda, ma tramite Sunsaving ha
valutato risparmi derivanti da una
riqualificazione degli impianti. Come?
Attraverso uno studio dettagliato, in cui
sono stati presi in considerazione numerosi
fattori ed è stata analizzata a lungo la
tipologia di attività dell’azienda.
Sunsaving ha stabilito quali
fossero le modifiche necessarie:
è stato installato un nuovo
impianto di riscaldamento,
sono stati isolati gli edifici e
sono stati rinnovati gli impianti
di illuminazione.
L’esperienza di risparmio di una terza realtà
bergamasca e le conclusioni di Nicola
Scandella, amministratore del gruppo
Suntrading, concluderanno il convegno.
L’efficienza energetica, dunque, sarà al
centro dei diversi interventi che hanno
in sé l’obiettivo di creare consapevolezza,
produrre conoscenza e “Progettare
l’efficienza”.
Appuntamento per il 16 ottobre, ore 17, alla
Sala Mosaico di Via Petrarca 10 (Piazza
della Liberta), a Bergamo.
Federico Biffignandi
SUNSTRADING & SUNSAVING VI INVITANO AL CONVEGNO
SALA MOSAICO (EX BORSA MERCI)
VIA PETRARCA 10 - P.ZA DELLA LIBERTÀ
PROGETTARE L’EFFICIENZA
GIOVEDÌ 16 OTTOBRE
INCENTIVI, REGOLE E SOLUZIONI PER “UN’IMPRESA COMPIUTA”.
ORE 17.30
IL CONVEGNO PRESENTERÀ
REGOLE, MODALITÀ
E ALCUNI CASI CONCRETI
DI RISPARMIO
ED EFFICIENTAMENTO
ENERGETICO IN AMBITO
AZIENDALE E PUBBLICO.
89
LA BERGAMO... DEL CLEANING SERVICE
I
R
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A
VAV
PULIZIE
PULITO
L
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L
O
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L’
Soddisfare le esigenze del cliente,
garantendo la massima serietà e
professionalità. È questa la filosofia che
guida “Vavassori Pulizie s.n.c.”, impresa di
Nembro che, da 28 anni su tutto il territorio
di Bergamo, effettua pulizie distinguendosi
per efficienza ed elevati standard di qualità.
Con un’esperienza quasi
trentennale e personale
qualificato,
offre
una
vasta gamma di servizi,
prestando
particolare
attenzione ad adoperare
detergenti e attrezzature,
prodotti
e
metodi
all’avanguardia e che
possano garantire
la perfetta igiene di
qualsiasi
locale,
da mio fratello Stefano e da mia moglie
Floriana, tre soci che, con incarichi e ruoli
diversi, gestiscono l’azienda. L’impresa
conta sulla collaborazione di una trentina
di dipendenti che, grazie alla formazione
acquisita, garantiscono l’ottimizzazione
delle prestazioni e la qualità del servizio. Dal
febbraio 2003, poi, l’attività si è insediata
in una nuova struttura, trasferendosi da
Alzano Lombardo a Nembro, dove è oggi
operativa una sede funzionale a garantire
ottima organizzazione e capacità di
intervento. La formazione professionale del
personale è sempre stata una priorità della
società che nella nuova sede ha attrezzato
un’apposita sala-corsi per la preparazione
tecnica dei dipendenti.
pubblico e privato.
Abbiamo intervistato il responsabile
commerciale
dell’azienda,
Vincenzo
Tiraboschi, per conoscere meglio l’attività e
l’ampia offerta che propone.
DA 28 ANNI L’IMPRESA
“VAVASSORI PULIZIE”
DI NEMBRO EFFETTUA
SERVIZI DI PULIZIE,
DISTINGUENDOSI
PER SERIETÀ,
PROFESSIONALITÀ E
PUNTUALITÀ
favorisce la creatività,
Un ambiente pulito e sano
enti, ma soprattutto il
l’accoglienza di ospiti e cli
rna
benessere di chi vi soggio
Quando è nata “Vavassori Pulizie”?
“Vavassori Pulizie s.n.c.” è nata nel
1986 come ditta individuale di Floriana
Vavassori. Nel tempo, l’azienda si è
ampliata e si è trasformata fino ad assumere
l’attuale struttura sociale, composta da me,
90
91
Qual è la filosofia che guida il vostro lavoro?
L’impresa garantisce serietà, professionalità
e tempestività: la nostra filosofia trova la sua
ragion d’essere nella fornitura di un servizio
efficiente e di elevato standard qualitativo.
In modo particolare, prestiamo attenzione
alla formazione continua del personale,
mirata non solo alla preparazione tecnicopratica relativa all’esecuzione dei singoli
interventi, perfettamente aderenti alle
normative vigenti in tema di sicurezza, ma
informata altresì di nozioni fondamentali,
quali correttezza, disponibilità e cortesia sul
luogo di lavoro, che meglio rappresentano la
nostra cultura aziendale
di fondo. Altro aspetto che ci caratterizza
è l’offerta di servizi “personalizzati”, cioè
pensati in base alle esigenze del singolo
cliente, che può puntualmente verificare il
lavoro svolto.
In che modo?
Quando ci viene chiesto di effettuare
interventi
ordinari
e
periodici,
predisponiamo delle tabelle di lavoro,
relative ad ogni cliente: queste vengono
compilate dal nostro dipendente che annota
l’attività svolta. Concluso l’intervento,
inviamo al cliente un’informativa
contenente una dettagliata reportistica, per
una corretta e precisa informazione
sul lavoro effettuato, in modo che
possa esserne verificata l’effettiva
realizzazione. Inoltre, il cliente può
contare sulla presenza degli stessi
dipendenti per lo svolgimento di
lavori ordinari, in modo da costruire
un rapporto di fiducia.
Una qualità che è stata certificata
anche da molti riconoscimenti, non
è vero?
Sì, l’Associazione Artigiani di
Bergamo, dal 1996 ininterrottamente,
ci concede il riconoscimento di
“pulitore
qualificato”,
attestato
rilasciato alle aziende impegnate
in attività di formazione continua.
92
Un traguardo raggiunto
anche grazie a uno sguardo
sempre attento alle novità
tecnologiche e di prodotto,
attraverso visite a fiere di
settore nazionali ed estere,
e la frequentazione di
corsi specializzati. Così,
possiamo
mantenerci
continuamente aggiornati
sulle
più
moderne
tecnologie. La nostra
azienda, poi, nel dicembre
2009
ha
ottenuto
il
riconoscimento
di
“eccellenza”
previsto dal progetto
“BenchArt”
promosso
da Regione Lombardia,
classificandosi al 3° posto
nella categoria “Qualità
e Innovazione nei Servizi” per le
imprese artigiane che adottano un sistema
di gestione aziendale efficiente. Vavassori
Pulizie inoltre è stata riconosciuta come
azienda di eccellenza artigiana nell’ambito
ValSeriana Industry dall’agenzia di sviluppo
locale della Valseriana Promoserio, nata
dalla sinergia di pubbliche amministrazioni,
imprese, aziende, associazioni di categoria
ed operatori turistici del territorio seriano.
Da sempre attenti ai temi della qualità, altra
importante certificazione che abbiamo
ricevuto per la progettazione e l’erogazione
di servizi di pulizie è quella rilasciata da
Cersa, organismo di Certificazione, in
data 6/12/2013, in cui viene attestato che
“Vavassori Pulizie S.n.c.” applica un sistema
di gestione per la qualità conforme alle
norme UNI EN ISO 9001:2008. Attraverso
questa qualifica, siamo certi di dare un
valore aggiunto alla nostra azienda, al
nostro personale e ai nostri clienti.
Che tipo di servizi offrite?
La nostra offerta è ampia e si rivolge
dal pubblico al privato: uffici di piccole,
medie e grandi dimensioni, negozi, centri
commerciali e boutique, ma anche edifici
industriali, fabbriche, cantieri, palestre,
mense, scuole, magazzini e strutture
sanitarie. La società è specializzata in
servizi di alta qualità che comprendono
anche la disinfezione, la disinfestazione e
l’igienizzazione di superfici ad alta frequenza
di passaggio, come centri commerciali, aree
vendita e gallerie commerciali. l servizi di
igienizzazione sono garantiti anche durante
gli orari extra-lavorativi, prima dell’apertura
o dopo la chiusura delle attività: rivolgersi
a specialisti del settore per mantenere
perfettamente pulito e igienizzato il luogo
di lavoro garantisce benessere e salute agli
stessi fruitori degli ambienti. Tra i servizi
offerti dalla nostra impresa, infine, ci sono
anche le pulizie straordinarie, come fine
cantieri, ristrutturazioni, lavori urgenti a
causa di incendi e allagamenti, ecc. Inoltre,
una squadra specializzata esegue, per ogni
genere di pavimentazione, trattamenti
rigeneranti di vecchie pavimentazioni e
trattamenti protettivi di vecchi e nuove
pavimentazioni: l’azienda è particolarmente
efficace anche quando i normali prodotti di
pulizia non porterebbero grandi risultati o
quando le superfici sono talmente vaste che
non potrebbero essere trattate con metodi
tradizionali.
93
Accanto alle pulizie industriali, vi dedicate
anche ai condomini?
Esattamente: è un settore nel quale vantiamo
grande autorevolezza, con interventi
ordinari e periodici, con un servizio
personalizzato per ogni condominio, volto
a garantire la massima igienizzazione delle
parti comuni. Inoltre, offriamo anche il
servizio di trasporto dei rifiuti condominiali
dal locale immondizia al ciglio della strada,
seguendo scrupolosamente il calendario
di raccolta rifiuti di ogni singolo Comune.
Particolare cura viene data anche nella
disinfezione dei locali immondizia dopo
aver trasportato all’esterno i rifiuti e bidoni,
che in seguito al loro svuotamento vengono
puliti e ripristinati.
Va evidenziato, poi, che l’azienda non
manca di sensibilità sociale…
Sì, in quanto l’azienda crede nello sport
come strumento di aggregazione e di
formazione per i giovani. Quindi, da anni,
continuano le molteplici sponsorizzazioni
Vavassori Pulizie nel settore sportivo
giovanile. È una testimonianza di una forte
passione ed entusiasmo per lo sport locale,
quale atletica, ciclismo, nuoto e basket.
Per concludere, quali progetti avete per il
prossimo futuro?
Continuare l’azione intrapresa a favore
di un ambiente sempre più “green”: il
nostro parco auto già ora funziona al 50%
a metano. E, poi, utilizziamo detergenti
concentrati, atti a diminuirne l’ingombro
nei trasporti e, quindi, la parte inquinante
nel trasporto stesso. A breve, infine, verrà
rinnovato il locale lavanderia con nuove
lavatrici e asciugatrici, per un minor
impiego di corrente elettrica e di acqua,
grazie a cicli più brevi, ma più efficaci.
Inoltre, la professionalità di tali macchine
permetteranno una migliore qualità del
cotone lavato.
Ora, “Vavassori Pulizie s.n.c.” si pone come
importante soluzione per tutte quelle
aziende e imprese che necessitano di un
94
servizio di pulizia professionale con
prestazioni di qualità, seguendo le tecniche
più innovative ed impegnandosi per la
massima soddisfazione del cliente anche,
e soprattutto, sotto il profilo della fiducia.
Grazie alla filosofia aziendale basata
sull’attenzione alla clientela, l’azienda
è in grado di offrire un livello elevato di
servizi, unitamente alla garanzia di ottima
capacità organizzativa e professionalità
nello svolgimento del lavoro.
La fine dell’anno si avvicina, è generalmente
motivo per valutare i propri fornitori,
allora perchè non chiedere una consulenza
gratuita alla “Vavassori Pulizie s.n.c.”? …
per i nuovi clienti che sottoscriveranno
un contratto per tutto il 2015, le forniture
igieniche saranno omaggiate.
Paolo Gh isleni
Vavassori Pulizie s.n.c.
via Lombardia, 12B
24027 Nembro (BG)
Tel. 035.470473
www.vavassoripulizie.it
[email protected]
95
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Oltre alla normale distribuzione nelle edicole di
Bergamo e provincia, BERGAMÈ si può richiedere
presso i seguenti Bergamè Point:
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Viale Vittorio Emanuele II, 23
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Via San Vincenzo de Paoli, 4
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prossimo
numero
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La magia dell’intarsio
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Via Spluss, 240
Si consiglia una telefonata di preavviso al numero
0346 74844 al fine di assicurarsi l’apertura degli uffici.
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96
97
Capolavori della collezione
Francesco Molinari Pradelli
DRIVEPD
Dagli Uffizi a Palazzo Creberg
Il Palazzo Creberg apre le sue porte per una
visita ai Capolavori della collezione di Francesco
Molinari Pradelli. Il celebre direttore d’orchestra ha raccolto, durante la sua vita, una
straordinaria selezione di opere d’arte antica.
Le principali scuole pittoriche italiane sono
rappresentate, da quella napoletana a quella
emiliana, da quella veneta a quella lombarda.
Un inno alla bellezza di rara intensità.
Bergamo, Largo Porta Nuova 2
4 - 24 ottobre 2014
98
Orari:
Da lunedì a venerdì, durante l’apertura della filiale (8.20 – 13.20
e 14.50 – 15.50);
sabato 4, 11 e 18 ottobre dalle ore 14.30 alle ore 20.30 (per chi lo
desidera, visite guidate gratuite dedicate con inizio alle ore 14.30
- 15.30 - 16.30 - 17.30 - 18.30 - 19.30);
domenica 5, 12 e 19 ottobre dalle ore 10.30 alle ore 19.30 (per chi lo
desidera, visite guidate gratuite dedicate con inizio alle ore 10.30
- 11.30 - 14.30 - 15.30 - 16.30 - 17.30 - 18.30).
Ingresso libero
www.fondazionecreberg.it
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