Casa di Cura, via Leuca, 133 - Lecce - Tel. 0832.233311 Poliambulatorio, SS 476 per Galatina km. 2,75 - Tel. 0832.228492 Sede Legale: Sint.El.S.r.l. via Leuca, 133 - Lecce + Tel. 0832.233317 edito riale di Maurizio Muratore Scusi: è sicuro che posso curarla? E’ stato pubblicato il 4 dicembre su Adnkronos Salute una sentenza che afferma: al medico “non è attribuibile un generale diritto di curare”. Lo sottolinea la Cassazione secondo la quale se si prescindesse da questa considerazione “non avrebbe alcun rilievo la volontà dell’ammalato, che si troverebbe in una posizione di soggezione su cui il medico potrebbe ad libitum intervenire, con il solo limite della propria coscienza”. Con una sentenza della Quarta sezione penale, la Suprema Corte rileva che al medico deve essere riconosciuta “la facoltà o la potestà di curare, situazioni soggettive, queste, derivanti dall’abilitazione all’esercizio della professione sanitaria, le quali, tuttavia, per potersi estrinsecare abbisognano, di regola, del consenso della persona che al trattamento sanitario deve sottoporsi”. A spingere la Cassazione a chiarire che non esiste per il medico un “diritto generale” di cura, il ricorso presentato da un chirurgo della casa di cura San Gaudenzio di Novara, Napoleone Franco G., condannato a 200 euro di multa per lesioni personali colpose ai danni di Salvatore P. ricoverato presso la clinica in seguito alla comparsa di una lombalgia con irradiazione dolorosa all’arto inferiore destro. Il paziente - ricostruisce la sentenza 45126 di piazza Cavour - il 15 gennaio del 2001 aveva dato il “consenso informato” all’intervento chirurgico ma non vi era traccia di un “ok” anche ad eventuali rischi operatori. In seguito all’intervento chirurgico, il paziente ebbe dei postumi invalidanti. Il chirurgo è stato querelato e la Corte d’appello di Torino, lo scorso aprile, lo ha condannato per lesioni colpose. Contro la condanna, il medico si è difeso in Cassazione, sostenendo che il paziente, “se debitamente e completamente informato, avrebbe scelto di rivolgersi ad un altro specialista, optando per un diverso metodo operatorio”. Piazza Cavour ha respinto il ricorso del chirurgo e ha ricordato che “il consenso informato ha come contenuto concreto la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale”. Di conseguenza, “la mancanza del consenso del paziente o l’invalidità del consenso determinano l’arbitrarietà del trattamento medico chirurgico e, quindi, la sua rilevanza penale, in quanto compiuto in violazione della sfera personale del soggetto e del suo diritto di decidere se permettere interventi estranei sul proprio corpo”. Fissati questi punti chiave, la Cassazione rileva ancora che è “fuori luogo ipotizzare quale potrebbe essere stato il comportamento del paziente” se avesse conosciuto i rischi dell’intervento, “atteso che gli è stata negata la possibilità di optare per una scelta diversa e, in concreto, quella adottata dal medico, in assenza di un consenso informato valido, gli ha procurato i postumi invalidanti”. Mi domando: considerato che il rischio è dietro ogni azione, farmaco, diagnosi, intervento, che cosa bisogna fare per curare un paziente visto che neanche il consenso informato ci cautela? 3 Istituto Santa Chiara Presidio di Riabilitazione Funzionale delle disabilità fisiche, psichiche e sensoriali ex art. 26 L. 833/78. Direttore Scientifico: Dott. Vincenzo Ciccarese L’Istituto Santa Chiara è un Presidio di Riabilitazione Funzionale per soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali dipendenti da qualunque causa, a ciclo diurno ex art. 26 L. 833/78. Eroga prestazioni di riabilitazione per esiti di: vasculopatie cerebrali, traumi cranici e spinali, neoplasie cerebrali operate, malattie degenerative del sistema nervoso centrale e periferico. Svolge inoltre riabilitazione post-operatoria per artroprotesi di anca e/o di ginocchio, per fratture ossee complicate, fratture di femore recentemente osteosintetizzate; linfodrenaggio e bendaggio terapeutici post-chirurgici e/o in seguito a patologie che interessino primariamente il sistema linfo-venoso. Que ste le atti vità prev iste dall’art. 26 tuto: che vengon o svol te all’i nter no dell’Isti Kinesiterap ia mot oria Fisio terapia strumen tale Psic omo tric ità Rieduca zione Log opedica Rieduca zione Neu rops icolo gica Terapia occu paz iona le Psic olog ia/Psico terapia Orie ntamen to Psic oped ago gico Terapia Me dica Inte rve nto soci ale Visi te spec ialis tich e: Neu rops ichi atriche Neu rolo gich e Fisiatriche Pedi atriche Psic olog iche Ort opediche L’Istituto Santa Chiara è una Struttura Privata Accreditata con Determinazione Dirigenziale dell’Assessorato alle Politiche della Salute della Regione Puglia n. 51 del 23 febbraio 2007 e convenzionata con il SSN. Pertanto, le prestazioni sono erogate gratuitamente. In data 8 giugno 2004 ha ottenuto la Certificazione di Qualità ISO 9001/2000 per l’attività di Formazione Sanitaria e per l’attività di Diagnosi e Riabilitazione neuropsicologica e cognitiva. Gestisce inoltre una Scuola di Specializzazione in Psicoterapia CognitivoComportamentale ad Indirizzo Neuropsicologico autorizzata con D.M. 31/7/2003, ed è organizzatore di eventi formativi ECM. Sito web: www.istitutosantachiara.it Via Cicolella 3 (3° e 5° piano) 73100 Lecce Via Arione 63 72100 Brindisi Tel e Fax 0832 348383 Tel 0831 562791 E-mail: [email protected] E-mail: [email protected] la parola ai colleghi editoriale Scusi: è sicuro che posso curarla? 3 di Maurizio Muratore 34 Radioprotezione, liste d’attesa e arte medica di F.A. Lupo, S.C. Perfetto, A. Paladini 38 L’associazione che ti S.a.l.v.a. di Fortunato De Fortunatis il consiglio si presenta 8 42 Rassegna bibliografica sull’evoluzione del pensiero medico di Grazia Maria Mele 46 Perché si diventa obesi di M. Zippo, C. Montinaro focus 48 Tubercolosi polmonare in Italia. I risultati in una ricerca di P. Piscitelli, P. Camboa Un ritorno da superpartes 13 di Maria Luisa Mastrogiovanni la parola ai colleghi Un nuovo triennio. Con i problemi di sempre 16 di Gino Peccarisi 52 comunichiamo che 56 consigli per la lettura Lo screening nella prevenzione delle malattie renali 18 di E. Sozzo, F. Ruggio, B, Gigante Quando lo spermatozoo è stressato 24 di L. Coppola, L. Caputo, G. A. Coppola, D. Montagna, S.P. Provenzano La risonanza magnetica aperta in piedi 28 di R. Calabrese, M.L. Calabrese, G. Berardi RIVISTA UFFICIALE DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI ED ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI LECCE Direzione e Redazione c/o Ordine dei Medici - via Nazario Sauro, 31 Lecce - www.ordinemedici-lecce.it - [email protected] Gennaio-Febbraio 2009 anno XXXII Direttore Responsabile Maurizio Muratore Direttore Editoriale Luigi Peccarisi Editing e coordinamento redazionale Maria Luisa Mastrogiovanni Comitato di Redazione e Comitato Scientifico Tutti i componenti il Consiglio Direttivo, la Commissione per gli iscritti all’albo degli Odontoiatri e il Collegio dei Revisori dei Conti Concessionaria di pubblicità Nerò comunicazione - Casarano Per informazioni Dr. Mario Maffei - 393 9801141 L’immagine di copertina è di Fernando De Filippi Stampa: Stab. grafico della CARRA EDITRICE - Casarano (Le) - Aut. Trib. Lecce N. 3262 Il termine di consegna degli articoli per il prossimo numero è il 31 marzo ta n e s e r p si o i l sig il con eletti sono in alcuni casi delle conferme rispetto al precedente Consiglo, in altri delle novità. Riportiamo di seguito tutti i membri del nuovo Consiglio direttivo, della nuova Commissione odontoiatri e del nuovo Collegio dei revisori dei conti. Nelle giornate del 13-14-15 dicembre tutti i medici della Provincia di Lecce sono stati chiamati alle urne per eleggere il nuovo Consiglio d’Ordine. Ritorna alla carica di presidente Luigi Pepe, che ha già rivestito questo ruolo per 15 anni consecutivi. Gli altri Luigi Pepe Da sempre medico di medicina generale a Surano. E’ specializzato in Igiene, Medicina e Igiene scolastica, Igiene tecnica e direzione ospedaliera. Da circa un trentennio fa parte del Consiglio dell’Ordine dei Medici di cui è stato prima segretario e poi presidente per cinque mandati. Segretario della Commissione Sanità del Senato dal ’94 al ‘96, componente della Commissione affari sociali della Camera e della Bicamerale per l’infanzia dal 2001 al 2006. E’ segretario provinciale generale della FIMMG dal 1981. Consiglio direttivo Salvatore Riccardo Mosellato Francesco Morgante Vicepresidente. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Perugia nel 1978, e specializzato in Endocrinologia nel 1982 presso l’Università di Parma. Direttore Unità Operativa complessa di Entocrinologia presso l’Ospedale civile di Casarano. Laureato in Medicina e Chirurgia e perfezionato in Ecografia ed Eco color doppler in Nefrologia presso l’Università di Pisa. Dirigente medico di primo livello presso la divisione Nefrologia e Dialisi dell’ospedale “Francesco Ferrari” di Casarano. Responsabile di Unità di Ospedalizzazione domiciliare e responsabile del Day Hospital nefrologico. Dal 1984 al 1985 medico a contratto presso il centro di Emodialisi di Otranto e dal 1985 al 1988 direttore sanitario dello stesso centro. Giuseppe Mele Si è laureato in Medicina nel 1977 ed ha conseguito la Specializzazione in Clinica Pediatrica nel 1980. E’ stato medico scolastico di ruolo presso il Distretto di Lecce dal 1978 al 1982; pediatra di famiglia dal 1982 ad oggi nel Distretto di Martano. Ha conseguito il titolo di docente di formazione ECM all’Università degli Studi di Teramo, nel 2004. Dal 1991 è segretario provinciale di FIMP Lecce (Federazione Italiana Medici Pediatri) e dal 2001 ricopre la carica di segretario nazionale. E’ stato nell’esecutivo nazionale come vicesegretario e vicepresidente dal 1996 al 2001. Ha curato diverse pubblicazioni nell’ambito della Pediatria ed ha relazionato in numerosi congressi di Medicina e Pediatria. Domenico Anglana Specializzato in Otorinolaringoiatria e patologie cervico-facciali presso l’Università di Messina nel 1978. Dal 1975 al 2000, ha svolto l’attività di medico specialista presso l’Unità Operativa di ORL dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Dal 2000 è responsabile dell’Unità Operativa di ORL dell’ospedale “Sacro Cuore” di Gallipoli. 8 Raffaele Barbano Luigi Peccarisi Si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Roma e specializzato in Odontostomatologia e Protesi dentaria all’Università di Modena. Presta attività di specialista accreditato con il S.S.R.nella città di Lecce Specialista in Chirurgia generale, svolge l’attività di medico di base e continuità assistenziale presso la sede di Galatina del gennaio del 1987, rappresentando, nel settore, uno dei decani. Attualmente è alla quarta esperienza come consigliere dell’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce. Giuseppe Borruto Gerardo Ricchiuto Specialista in Chirurgia d’urgenza e Tecniche semiologiche speciali; è responsabile della Struttura semplice di Endoscopia digestiva della Chirurgia generale del presidio ospedaliero di Copertino e del Centro enterostomizzati del Distretto di Lecce. Tesoriere. Laureato e specializzato in Malattie dell’Apparato Respiratorio presso l’Università degli Studi di Bari. Dirigente medico di ruolo presso la Struttura complessa di Pneumologia dell’azienda ospedaliera “Cardinale Panico” di Tricase. Socio dell’Aipo (Associazione italiana pneumologi ospedalieri), ove fa parte dei gruppi di studio di Fisiopatologia respiratoria e di Riabilitazione. Autore di diversi lavori scientifici, relatore in convegni e corsi regionali e nazionali sulla patologia respiratoria. Partecipa a studi multicentrici relativi a tale disciplina. Responsabile Ecm in corsi e convegni attinenti la pneumologia e rivolti ai medici di medicina generale. Segretario aziendale della Cimo-Asmd presso l’azienda ospedaliera di Tricase, vice-segretario provinciale vicario, consigliere regionale e nazionale dello stesso sindacato dei medici ospedalieri. Impegnato in campo sociale e culturale, è socio della Società di Storia Patria per la Puglia, sezione di Tricase. Antonio Delli Noci E’ specializzato in Medicina Preventiva Lavorativa e Psicotecnica (1980). E’ funzionario medico legale Inail dall’aprile 1978 e dirigente medico legale di secondo livello per Lecce e Brindisi dal 1993 e per Maglie e Casarano dal 2001. E’ consigliere nazionale SISMLA dall’aprile 2005 e attualmente svolge la libera professione di medico legale per privati, associazioni e Tribunale. Fernando Antonio Monte Specializzato in Ortopedia, svolge l’attività di medico di Medicina generale. E’ vicesegretario provinciale del sindacato FIMMG. Maurizio Scardia Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Bari. Specializzato in Anestesia e Rianimazione presso l’Università Degli Studi di Siena nel 1985, con voti 70/70 e lode. Attualmente direttore dell’U.O.C. “Centrale Operativa Provinciale 118” e Responsabile del DEU 118. Docente e Responsabile in numerosi corsi Ecm di aggiornamento riguardanti l’Anestesia e Rianimazione, il Monitoraggio emodinamico e l’Ecocardiografia. Istruttore IRC-ERC e Direttore di Corso: BLS, BLS-D, PTC-base, PTC-provider, PBLSD, ALS. Direttore scientifico del Centro di Formazione accreditato I.R.C. “LECCESOCCORSO 118”. Docente presso il Corso per Igienisti dentali dell’Università degli studi di Bari. Docente di Anestesia e Rianimazione nel corso di laurea per infermieri dell’Università degli Studi di Bari. Autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali. Direttore dei Corsi di formazione regionale per i medici EMT (118). Dal 2002 responsabile della U.O.C. Centrale Operativa 118 - Lecce. Componente del “Gruppo di Lavoro per il coordinamento ed il controllo del Servizio di Emergenza Sanitaria – 118” presso l’Ares – Puglia. Componente del Gos (Gruppo per la sicurezza ed ordine pubblico) presso la Prefettura di Lecce Componente per la Ausl Lecce presso il Comitato di Protezione civile della Provincia di Lecce. Maurizio Muratore è un reumatologo. Dal gennaio 1999, è dirigente medico di secondo livello di struttura complessa dell’Unità di Reumatologia dell’ASL LE/1 presso l’ospedale Galateo di San Cesario di Lecce, la cui organizzazione prevede oltre al day hospital e all’ambulatorio specialistico, un “Centro per la Prevenzione Diagnosi e Cura dell’Osteoporosi”, la capillaroscopia, l’ecografia articolare. Socio, da diversi anni, della Società Italiana di Reumatologia e del Collegio dei Reumatologi Ospedalieri di cui è stato presidente nell’anno 2001, attualmente è consigliere del Direttivo Nazionale della SIR . L’Unità Operativa di Reumatologia partecipa a numerosi gruppi di studio multicentrici per conto di molte case farmaceutiche, della società di Reumatologia o del Ministero della Salute ed è tuttora inserita in diversi progetti di ricerca e di studio nel settore delle malattie reumatiche. Coautore del libro “Manuale di podologia” (Edizioni Minerva Medica, settembre1998), ha pubblicato più di 200 articoli e lavori scientifici su numerose riviste specialistiche, nazionali ed internazionali, ed ha partecipato e organizzato congressi, convegni, corsi di aggiornamento e giornate di studio anche di richiamo internazionale. 9 Aldo Schiavano Sergio Gianfreda Dipendente di ruolo dal 1981, attualmente è direttore del Distretto S.S. n. 4 di Casarano. Ha sempre svolto la sua attività nei Servizi Territoriali, sviluppando specifiche competenze nella Gestione ed Organizzazione dei Servizi e Legislazione Sanitaria. Specialista in Urologia, Igiene e Medicina Preventiva e Psicoterapeuta in Sessuologia, è segretario provinciale e regionale del Sindacato Medici del Territorio (SIMeT). Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria ed abilitato alla professione nel 1987 presso l'università dell'Aquila ; da quattro anni è segretario sindacale nell'Associazione Italiana Odontoiatri di Lecce; componente della Commissione Albo Odontoiatri di Lecce nel triennio 20032005 e rieletto per il triennio 2006-2008 con la carica di segretario; consigliere dell'Ordine dei Medici, si occupa di problemi sindacali della categoria odontoiatrica; esercita la libera professione a Taviano. il consiglio si presenta Giuseppe Spirto Fernando Renis Laureato e specializzato in Ginecologia ed Ostetricia presso l’Università di Bologna. Dirigente medico nella disciplina di Ginecologia e Ostetricia presso il distretto socio-sanitario di Lecce. Consultore ENDAM in seno alla Consulta Nazionale Fondo Speciale Medici Ambulatoriali. Segretario provinciale e vicesegretario regionale SUMAI. Laureato in Medicina e Chirurgia a Napoli nel 1983; iscritto all’Albo dei Medici Chirurghi e all’Albo degli Odontoiatri. Pratica a tempo pieno la professione odontoiatrica nel suo studio in Lecce dal 1984; inoltre, svolge attività di consulente presso gli studi di altri colleghi in Lecce e Provincia. Ha seguito numerosi corsi di perfezionamento in Chirurgia Orale e Protesi Dentaria. Commissione odontoiatri Fernando Renis Giuseppe Greco Cfr. in alto. Laureato con lode in Medicina e chirurgia pressol’Università La Sapienza di Roma. Perfezionato in Implantologia e Biomateriali presso l’Università di Chieti; in Chirurgia orale presso la stessa Università; in Parodontologia all’Università di Verona e in Posturologia all’Università di Roma Tor Vergata. Presidente del Cos (Cenacolo odontostomatologico salentino), vicepresidente nazionale del Sied (Società di ergonomia dentale), tesoriere nazionale della Coci (Confederazione odontostomatologica dei cenacoli italiani). Svolge attività libero - professionale a Vignacastrisi. Michele Modoni Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma nel 1993 con una tesi sperimentale in Protesi Dentale sulle patologie dell’ATM che ha ricevuto dignità di pubblicazione. Negli anni successivi ha frequentato la Clinica Odontoiatrica dell’Università Cattolica. Ha frequentato programmi di aggiornamento continuo in numerose Università straniere (negli USA, in Francia e in Danimarca). E’ stato autore di pubblicazioni scientifiche e relatore in corsi d’aggiornamento e congressi in Italia e all’estero. Svolge attività di libero professionista occupandosi esclusivamente di chirurgia, parodontologia e protesi fissa o implantosupportata presso il proprio studio e presso l’Unità Operativa di Odontoiatria di una Casa di Cura privata. Roberto Resci Nato nel 1955. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" nel 1982 con una tesi sperimentale in chirurgia maxillo-faciale. Per alcuni anni è stato medico di base e di guardia medica.Ha conseguito il diploma di specializzazione in odontostomatologia nel 1989 presso la stessa Università'88 dove ha frequentato il reparto di chirurgia maxillo-faciale. Autore di diverse pubblicazioni, da oltre venti anni svolge attività'88 libero-professionale nei propri studi in provincia di Lecce. Attualmente è presidente dell' A.N.D.I. (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), sezione provinciale di Lecce, e Vicepresidente regionale. Sergio Gianfreda Cfr. in alto. 10 Collegio dei revisori dei conti Antonio Antonaci Debora Gravili 44 anni, sposato, due figli, medico di famiglia a Galatina. Già sindacalista Fimmg per il 118 e la guardia medica, lo è attualmente per la Medicina generale. Dal 2000 è presente nel Consiglio dell’Ordine dei medici di Lecce, prima come revisore e poi come consigliere. Oggi è eletto presidente del Collegio dei revisori dei conti. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Chieti e specializzata in Ginecologia ed Ostetricia presso la stessa Università, ha partecipato al centro studi universitario di Chieti sulla Menopausa con coordinamento del relativo ambulatorio. E’ stata dirigente medico presso gli ospedali di Galatina, Maglie, Gallipoli nelle discipline di Medicina d’Urgenza, Pronto Soccorso e Chirurgia generale dal 1996 al 2002. Dal 2002 è dirigente medico di ruolo presso l’Unità Operativa di Ginecologia ed Ostetricia presso l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Nell’ambito della sua attività professionale si occupa in particolare di Fertilità e Sterilità di coppia di primo livello. Ha effettuato numerosi corsi di ultraspecializzazione in particolar modo in Ecografia transaddominale e transvaginale, in Endocrinologia, in Colposcopia ed in Tecniche inseminative. E’ fondatrice e, da anni, presidente, della sede provinciale dell’Associazione nazionale onlus per la lotta alle leucemie e linfomi (Ail). E’ inoltre membro del comitato esecutivo per la pastorale sanitaria della diocesi di Lecce. Francesco Farì Laureato a Bari nel 1979, e specializzato in Ortopedia e Traumatologia nel 1982 ed in Fisioterapia nel 1992, sempre presso l’Università di Bari. Dal 1980 presta servizio, quale ortopedico ospedaliero, presso il presidio ospedaliero di Poggiardo, dove attualmente dirige l’Unità Operativa semplice di Fisiokinesiterapia. Ernesto Mola Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Milano e specializzato in Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Bari. Esperienze lavorative Dal 1978 medico di Medicina generale del SSN convenzionato con l’Asl Lecce/1. Dal 1994 tutor per il corso di formazione dei medici di medicina generale. Dal 2000 docente al corso di formazione specifico in medicina generale coordinato dall’Ordine dei Medici di Lecce. Docente della scuola di formazione della società scientifica Assimefac. Coordinatore delle attività teoriche interdisciplinari per il corso di formazione specifica in Medicina Generale di Lecce 2008-2011. Dal 1987 al 1994, segretario nazionale del sindacato medico Cumi-Aiss. Dal 1994 al 2003 presidente Nazionale delle stesso. Dal 2004 al 2008 presidente nazionale della Associazione scientifica interdisciplinare e di Medicina di Famiglia e di Comunità – Assimefac e dal 2008 responsabile della Sezione Medicina di Famiglia e di Comunità della Società Scientifica. Referente italiano per la traduzione e validazione del questionario europeo sulla soddisfazione dei pazienti “EUROPEP” di EQUIP – 2004 e membro del team di revisione 2006. Coordinatore della ricerca italiana “CIS: Questionario sulla comunicazione interprofessionale in Sanità” – 2005. Responsabile dello studio di fattibilità presso l’Azienda USL Lecce/1 “Progetto Leonardo – Diesease and care management”, 2006-2007. 11 ARCOVECCHIO Rosso ARCOVECCHIO Rosato AL pranzo di PASQUA BRINDA CON IL MIGLIOR VINO DELLA TRADIZIONE SALENTINA Cooperativa tra Produttori Agricoli di Matino 73046 Matino (Le) - Via Vittorio Veneto, 44 - Tel. 0833.506704 - Fax 0833.507049 www.cantinedelmatino.com .cantinedelmatino.com - vendit [email protected] [email protected] www Un ritorno da superpartes TRA LE PROBLEMATICHE PIÙ SENTITE, LA SCARSA SICUREZZA DELLE SEDI DI GUARDIA MEDICA E LA ECCESSIVA BUROCRATIZZAZIONE DELL’ATTIVITÀ DEL MEDICO di Maria Luisa Mastrogiovanni Medico di medicina generale, specializzato in tutte le branche dell’Igiene, iscritto all’Ordine dal 1972, subito dopo la laurea conseguita a Bologna all’età di 25 anni; segretario provinciale generale della Fimmg, la Federazione italiana di medici di Medicina generale, per la quale ha ricoperto anche la carica di segretario regionale. Con le elezioni per il rinnovo del Consiglio del 13-14-15 dicembre, Luigi Pepe, 62 anni, sposato con tre figli, è ritornato per la sesta volta alla presidenza dell’Ordine dei medici della Provincia di Lecce. Carica ricoperta per 15 anni consecutivi a partire dal 1987, ma poi abbandonata per sopraggiunti impegni di natura politica, quando, dopo aver rassegnato le proprie dimissioni, rivestì il ruolo di vicepresidente al fianco del presidente Leo. Il suo impegno per l’Ordine dei medici, ad ogni modo, non si è esaurito con l’attività di presidente, in quanto egli ha svolto anche il compito di segretario del Consiglio per una legislatura. Pepe ritorna alla guida dei medici leccesi con lo stesso entusiasmo di sempre, “per onorare – spiega - la fiducia che i colleghi hanno riposto in me”. Ritorna, dice, da “superpartes”, ovvero riservando pari attenzione per tutti i colleghi, a qualunque categoria essi appartengano. Intanto, negli anni, la figura del medico ed il suo rapporto con il paziente sono cambiati. La prima necessità oggi è restituire ai sanitari la sicurezza ed il decoro sul luogo del lavoro. Su questo punto, Pepe è già al lavoro. Presidente, quali problematiche ha affrontato nel corso di 18 anni di attività all’interno dell’Ordine e che cosa è cambiato nel tempo? “I tempi sono cambiati ma i problemi sono i medesimi e riguardano principalmente la sicurezza e il decoro delle sedi, trascurate spesso colpevolmente anche dagli amministratori e dalle Asl. Le ho personalmente visitate tutte più volte, anche di notte, fotografandole. Mi rendevo conto che il lavoro di questi colleghi non fosse tranquillo; essi spesso subiscono delle aggressioni e vivono un clima spesso non sereno. Eclatante è stato il caso dell’omicidio della collega Maria Monteduro, ma sono numerose le aggressioni, meno manifeste, che si Luigi Pepe, presidente dell’Ordine dei medici 13 verificano sul territorio. La mia attenzione, in questo senso, è rivolta soprattutto ai medici e al personale femminile, ma anche a coloro che svolgono la propria professione costantemente su strada, come i sanitari del 118 nel pronto soccorso dei vari ospedali. Ho già ripreso, quindi, le visite notturne, durante le quali annoto le condizioni lavorative dei medici di Continuità assistenziale. Credo che debba essere questo il punto di partenza dell’attività dell’Ordine: mettere in campo le giuste strategie per poter garantire ai colleghi un clima sereno sul luogo di lavoro, a tutto vantaggio della prestazione offerta ai pazienti. Ritengo di grande importanza, inol- focus tre, il rapporto tra medici territoriali e medici ospedalieri; tra questi è necessaria un’integrazione di competenze e responsabilità, a favore del cittadino utente-malato. La miglior sinergia tra territorio ed ospedale, associata all’assunzione delle relative responsabilità, può dare frutti importanti. La mia attenzione in questo senso è sempre la medesima. Del resto, posso contare su validi collaboratori che mi permetteranno di portare a compimento del programma presentato. Lavorerò nel solco della precedente consiliatura, alla quale va riconosciuto un ottimo lavoro, e, coadiuvato dal consiglio, riporrò grande attenzione alla formazione. Il nostro Ordine può vantare formatori di alto livello sia all’interno del Consiglio sia all’esterno”. Quali esigenze di formazione avverte? “La formazione è un punto fondamentale per ogni categoria, ma per i medici assume un valore ancora maggiore. Il medico deve infatti essere quanto più qualificato possibile per poter rappresentare un vero punto di Dopo aver guidato l’Ordine per 15 anni consecutivi, Luigi Pepe torna a ricoprire la carica di presidente dei medici salentini riferimento per il paziente. Occorre, dunque, essere propositivi e puntare all’eccellenza. Per raggiungere questo obiettivo punterò sull’impegno massimo dei consiglieri ma anche di tutte quelle professionalità che certamente metteranno a disposizione di tutti le proprie competenze”. Da punto di riferimento e confidente per la famiglia e per la cittadinanza intera a professionalità troppo burocratizzata, spesso vincolata dalla compilazione di ricette e dalla risoluzione di pratiche. Trova che la figura del medico sia cambiata negli anni e che cosa farà l’Ordine per tutelarne l’attività? “Si tratta di una realtà analizzabile da due punti di vista differenti, quello puramente sindacale, legato alla difesa 14 dei diritti, e quello che attiene all’aspetto etico e professionale. L’Ordine può occuparsi, com’è ovvio, del secondo. Purtroppo è vero: oggi il medico è oberato dalla burocrazia; ciò rappresenta una condizione di disagio, in particolar modo per il medico di Medicina generale, che è per natura e per vocazione al fianco al paziente, ma troppo spesso condizionato, nella sua attività, dall’eccessivo carico burocratico che gli viene imposto”. Da che cosa è scaturita questa eccessiva burocratizzazione dell’attività medica? “Da una serie di misure calate dall’alto. Purtroppo spesso lo Stato impone ‘contratti e convenzioni’ non valutando le conseguenze che essi possono determinare e tralasciando di considerare che il medico dovrebbe occuparsi di diagnosi e cura più che delle ‘carte’; la compilazione delle quali sottrae tempo prezioso al sanitario. Tutto ciò comporta per il medico non soltanto un dispendio di energia e tempo, ma anche delle conseguenze di natura economica. Egli, infatti, paga caro ogni eventuale errore burocratico, e qualora sia costretto a rimborsarlo, viene mortificato professionalmente. Nonostante le numerose introduzioni burocratiche, tuttavia, la percezione che i pazienti anno del medico di famiglia non è mutata; egli è visto ancora oggi come un punto di riferimento ed è senza dubbio la figura di medico più gradita dai cittadini. Come presidente dell’Ordine dei medici e come segretario della Fimmg, il sindacato di categoria più corposo, difenderò con convinzione la dignità, il decoro e i diritti dei medici a qualunque categoria essi appartengano. E’ inolatre modo che nel rappresentare la categoria, amo sempre evidenziare l’ineludibile rispetto dei doveri difendendo comunque i sacrosanti diritti”. Negli ultimi anni si sono verificati numerosi episodi di aggressione presso le sedi di guardia medica, Pronto soccorsi, ospedali. Che cosa si è incrinato nel rapporto tra medico e paziente e che cosa può fare l’Ordine per rinsaldarlo? “L’Ordine ha sempre dimostrato di essere molto vicino ai cittadini, ma ha anche il dovere di tutelare i medici. Di fronte a episodi di aggressione, sebbene questi possano avere un substrato comprensibile, non è comunque accettabile che dei sanitari siano totalmente esposti ai rischi. Presso il Pronto soccorso di Bari, per esempio, si verificano quasi quotidianamente aggressioni ai medici; ciò non è giustificabile nemmeno in nome della disperazione. L’Ordine non può tollerare tale malcostume. Cercheremo di comunicare con l’esterno tramite proposte, iniziative, puntando sul concetto che il medico è un ‘servitore’, ma che dal suo servizio vuole essere gratificato sia professionalmente sia umanamente. Bisognerebbe far capire che, come i pazienti, “Ritengo di grande importanza il rapporto tra medici territoriali e medici ospedalieri; tra questi è necessaria un’integrazione di competenze e responsabilità, a favore del cittadino utente-malato. Una efficace sinergia tra territorio ed ospedale può dare frutti importanti” anche i medici, a fronte di numerosi doveri, hanno dei diritti: all’incolumità, a lavorare in condizioni ottimali che gli servono per rendere al meglio. Se questo concetto fosse chiaro, allora i cittadini comprenderebbero la necessità di un atteggiamento differente, a volte anche di comprensione, nei confronti dei professionisti. Ribadisco, ad ogni modo, che il rapporto con il Tribunale per i diritti del malato sarà salvaguardato nel più assoluto rispetto reciproco”. Passiamo al nuovo Piano sanitario di Vendola. Che cosa ne pensa? “Preferirei non scivolare nel politico. I Piani sanitari sono sempre og- 15 getto di discussione, a volte anche mirata ed orientata. Non è il mio caso; io ritengo che un Piano sanitario vada elaborato con attenzione, dopo aver recepito tutte le problematiche delle categorie professionali che operano quotidianamente sul territorio. Spesso però i Piani rispondono ad esigenze di bilancio e il bilancio, si sa, è come una fisarmonica: si espande e si restringe a seconda delle linee programmatiche che si intende portare avanti. Questo è l’aspetto puramente politico, su cui ritengo di non dover intervenire. Mi farebbe piacere, però, che al nostro territorio, a medici e pazienti venisse garantito almeno l’indispensabile.” Quali sono i tre punti imprescindibili del suo programma su cui si misurerà il successo della sua presidenza? “Tutelare l’indipendenza e l’autonomia del medico nel più rigoroso rispetto del codice deontologico. Ho sufficiente esperienza per non dover immaginare di dover fare verifiche, ma certamente uno dei punti è il mio impegno totale. Punterò molto anche sulla formazione, sulla difesa della dignità e del decoro della classe medica nel rispetto dei doveri, sulla garanzia della sicurezza ai colleghi che sono più esposti ai pericoli. A questo proposito, nei giorni scorsi ho proposto all’Assessorato della Sanità di valutare insieme agli organismi di sorveglianza, l’aspetto della sicurezza delle sedi di guardia medica. Siamo già al lavoro sul primo obiettivo”. ola r a p la i h g le l o ai c di Gino Peccarisi Un nuovo triennio. Con i problemi di sempre LE SPERANZE E LA FIDUCIA, COME SI ADDICE AD OGNI APPUNTAMENTO DI “RINNOVO”, DEL CONSIGLIERE PIÙ ANZIANO L’augurio con cui si intraprende un nuovo triennio è che finalmente si cerchi di ridurre il divario economico tuttora esistente tra medici prevedendo forme di equiparazione e ruoli definiti dai parametri della dignità professionale e della lotta alla precarizzazione nella categoria S ono passati molti anni da quando per la prima volta mi fu concesso l’onore di rappresentare i colleghi nel Consiglio dell’Ordine dei medici. Dopo tanto tempo mi ritrovo a essere il consigliere più anziano dopo il presidente, Luigi Pepe, che sostenni negli anni Ottanta e col quale continuo a collaborare, godendo ancora, credo, della sua fiducia. E’ immutato l’entusiasmo col quale inizia un nuovo triennio anche se molte rivendicazioni sono le stesse di sempre. La medicina territoriale non ha più le caratteristiche della sua nascita, tanti cambiamenti sono sopravvenuti e il tentativo di aggregare le singole attività sembra avviato a compimento. Medici in rete, gruppi, supergruppi, Cpt, sono coinvolti nel tentativo di organizzare un baluardo all’uso improprio dell’ospedale. L’obiettivo è l’appropriazione della cronicità della malattia, la riabilitazione dopo l’acuzie, la gestione del malato diabetico, bronchitico cronico e quant’altro possa essere circoscritto in quel comparto di pertinenza della medicina territoriale. Solo la sua caratterizzazione potrà contribuire a ottimizzare la spesa sanitaria. L’obbligatorietà delle forme associative, meglio se complesse, la trasmissione telematica della ricetta elettronica, dei dati dei pazienti e delle visite, saranno mezzi di controllo grazie ai quali le Regioni potranno monitorare la spesa e programmare i bilanci finalizzati al risparmio. L’assunzione di nuovi compiti da parte del medico e l’aggravio di pratiche burocratiche hanno comportato malumori fra le sigle sindacali che fra astensioni e “firme tecniche” si preparano alle trattative regionali, le uniche in grado di avviare la nuova stagione nella Sanità. Nell’ottica organizzativa l’ex Guardia Medica continua ad essere esclusa o, comunque a non essere considerata per come merita. A livello regionale saranno messi a disposizione sistemi informativi che costituiranno l’amalgama attorno alla quale tutti i medici, rinunciando alla loro individualità, saranno parte di una integrazione più o meno complessa. Appropriatezza clinica, uniformità di comportamenti, erogazione di servizi pensati secondo criteri più moderni, costituiranno i mezzi per garantire una assistenza uniforme ed efficace per tutti. 16 zione. Coloro che richiedono il completamento orario d’altra parte attendono di vedere la loro mansione legittimata e non più caratterizzata dalla provvisoria richiesta del momento. I sindacati hanno il dovere di prestare adeguata attenzione ai destini della Continuità Assistenziale e a prevederne un’adeguata collocazione in una Sanità che si vuole diversa e innovativa. Con speranza e fiducia, come in ogni appuntamento di rinnovo contrattuale precedente, ci si augura che questa sia la volta buona. Se non lo fosse, anche se gli anni passano e si comincia a diventare vecchi, riporremo le attese in una prossima occasione. Si concepisce una popolazione assistita fino a 30mila utenti con un minimo di medici impegnati non inferiore a venti, inclusi quelli della Continuità Assistenziale con un ruolo, però, non ben definito. I colleghi di Guardia medica con un numero di scelte limitato quando saranno in collaborazione con medici massimalisti faranno evidenziare la disparità di trattamento economico. Rimarrà infine il dubbio se sarà possibile migliorare il proprio stato secondo quali regole e con quali prospettive. Viviamo già la fase in cui sembra che manchino medici disponibili; si avvicina il momento in cui è atteso il saldo negativo fra coloro che andranno in pensione e i colleghi che subentreranno nel convenzionamento col Ssn (Sistema sanitario nazionale). Una maggiore attenzione, allora, dovrebbe essere rivolta per ridurre il divario economico esistente prevedendo forme di equiparazione e ruoli definiti dai parametri della dignità professionale e della lotta alla precarizzazione nella categoria. Per garantire un adeguato salario al medico di Continuità Assistenziale nel nostro Salento si sono sperimentate, con successo, forme di intervento finalizzate a colmare i deficit di altri settori. Ne è esempio l’utilizzo presso i Pronto soccorsi ospedalieri, nei Sert, nell’assistenza turistica e quant’altro. Il completamento orario nelle stesse sedi di Guardia Medica, se supplisce in modo temporaneo a un trattamento economico poco dignitoso, dall’altro crea professionisti stressati, senza possibilità di riposo o di ferie. E’ fuori dubbio che, se gli accordi regionali saranno un banco di prova è in quella occasione che se ne dovrà affermare il ruolo. Purtroppo la caratteristica difforme di ogni figura professionale in quel contesto non prevede una soluzione univoca. I sindacati dovranno farsi carico delle diverse problematiche. E’ auspicabile, comunque, che cominci a maturare la coscienza della necessità di eliminare le diversità. Gli innumerevoli colleghi impegnati sia nella medicina di base che nella Continuità Assistenziale, in una eventuale scelta del ruolo unico, non dovranno essere penalizzati né per la qualità del lavoro e tanto meno nella retribu- 17 Lo screening nella prevenzione delle malattie renali UN’ARMA EFFICACE PER CONOSCERE IN TEMPO LA “SALUTE RENALE” la parola ai colleghi di Efisio Sozzo, Francesco Ruggio, Biagio Gigante* N La progressione della malattia renale verso l’insufficienza renale cronica e quindi verso l’uremia terminale rappresenta un problema di salute pubblica di prima grandezza largamente sottovalutato egli ultimi due decenni si è assistito ad un preoccupante aumento delle malattie renali a livello mondiale. Si calcola, infatti, che circa il 10% della popolazione generale presenti un danno renale molto spesso misconosciuto. La progressione della malattia renale verso l’insufficienza renale cronica e quindi verso l’uremia terminale che necessita di trattamento sostitutivo rappresenta, attualmente, un problema di salute pubblica di prima grandezza largamente sottovalutato dagli organi di governo della gran parte delle nazioni, incluse quelle economicamente sviluppate. Le implicazioni che questo problema comporta sono di vario tipo. nefropatici in terapia sostitutiva sono oltre 4mila, pari al 10% circa del totale nazionale ed oltre 1.015 i trapiantati renali, poco meno del 6% della media italiana. Il Cdc (Center for Disease Control and Prevention) ha pubblicato un documento nel quale si evidenzia che negli Usa nel periodo 1999-2004 il 17% degli adulti presentava una malattia renale cronica (Mrc) e/o evidenza di danno renale. Nell’insieme da questo documento emerge che il 9,6 % della popolazione adulta nord-americana soffriva di Irc ed il 6% ha una funzione renale inferiore al 50%. In Europa dati ricavati da uno screening di popolazione in Spagna, in Irlanda, in Inghilterra ed in Olanda indicano una prevalenza di malattia renale del 12% con il 6% dei pazienti con funzione renale inferiore al 50% della norma. In Italia pur non avendo a disposizione specifici studi di popolazione, adottando le proporzioni rilevate negli Epidemiologico La stima attuale è che nel mondo ci siano 2 milioni di pazienti in dialisi per insufficienza renale cronica. Si calcola oggi che in media 220 pazienti per milione di abitanti richiedono ogni anno l’inizio del trattamento con rene artificiale. In Italia sono circa 400mila i malati renali, oltre 45mila le persone - uomini, donne, e bambini – in dialisi e più di 8mila i nuovi dializzati dell’ultimo anno; 8816 le iscrizioni nelle liste di attesa per un trapianto renale. Nelle strutture dialitiche di Puglia e Basilicata i 18 malattie cardiovascolari; i pazienti con diabete, ipertensione, malattie cardiache, obesità, età elevata, fumatori hanno maggiore probabilità di essere affetti da Mrc (Tab. 1) Attualmente nel mondo ci sono 2 milioni di pazienti in dialisi per insufficienza renale cronica. Si calcola che in media 220 pazienti per milione di abitanti richiedono ogni anno l’inizio del trattamento con rene artificiale Tab 1. Fattori di rischio classici per la comparsa/progressione della MRC Usa è stimabile che ci siano circa 4-5 milioni di persone con insufficienza renale cronica lieve–moderata. • Età avanzata (>60 a) • Obesità • Ipertensione arteriosa • Fumo • Dislipidemia • Vita sedentaria • Diabete mellito • Storia familiare di CVD Risultano, pertanto, indispensabili adeguati Programmi di prevenzione e di trattamento precoce delle nefropatie (prevenzione primaria), di rallentamento della loro evoluzione (prevenzione secondaria) e di gestione corretta delle devastanti complicazioni cardiovascolari innescate dalla Irc (prevenzione terziaria). Nel 2004 una cooperazione internazionale promossa dalla American Kidney Foundation ha varato l’iniziativa Kdigo (Kidney Disease Improving Global Outcome) con il preciso scopo di fare una ricognizione del problema su scala internazionale e di risolvere problemi attinenti la definizione dell’insufficienza renale proponendo una classificazione unica, semplice e applicabile su scala mondiale. Gli esperti che hanno aderito all’iniziativa hanno prodotto una classificazione delle malattie renali basata su esami semplici e poco costosi (filtrato glomerulare calcolato in base alla creatinina plasmatica, esame delle urine, ecografia, alcuni esami ematici) che è stata accettata dalle maggiori società scientifiche nazionali che si occupano delle malattie renali. Questa classificazione (Tab 2) ha il pregio fondamentale di consentire rilevazioni epidemiologiche coerenti in varie realtà sanitarie permettendo di studiare su vasta scala le dimensioni del fenomeno e le sue dinamiche. Sociale L’aspettativa e la qualità di vita dei pazienti uremici cronici in terapia dialitica sono nettamente ridotte rispetto alla popolazione generale di pari sesso ed età e la patologia cardiovascolare ne rappresenta la principale causa di morte. Inoltre, è ormai dimostrato, come la Mrc è spesso un segnale di malattie cardiovascolari; alterazioni della funzione renale o dell’esame urine possono comparire ben prima che il paziente avverta sintomi di cardiopatia ischemica o che indagini strumentali o laboratoristiche possano evidenziare la malattia cardiovascolare. Un intervento precoce centrato sui pazienti con Mrc aumenta le possibilità di successo della prevenzione e della cura delle malattie cardiovascolari. Economico – Finanziario Le spese sanitarie per ogni paziente che raggiunge i gradi più severi della Irc sono dell’ordine di 40mila euro/anno pari, in Italia, a circa il 2/3 % della spesa sanitaria nazionale; ed inoltre, il costo delle ospedalizzazioni per complicazioni cardiovascolari nei pazienti con Irc è superiore a 500mila euro/anno. I fattori di rischio per la comparsa/ progressione della Mrc sono in gran parte comuni a quelli per le 19 Tab 2. Stati originali della CKD della NFK e modificazioni proposte dalla KDIGO Stadio Descrizione GFR (ml/min/1.73 m2) 1 Danno renale con GFR normale > 90 Albuminuria, proteinuria, ematuria 2 Danno renale con lieve riduzione GFR 60 - 89 Albuminuria, proteinuria, ematuria 3 Riduzione moderata del GFR 30 - 59 Insufficienza renale cronica Insufficienza renale iniziale 4 Riduzione grave del GFR 15 - 29 Insufficienza renale cronica Insufficienza renale terminale pre-ESRD 5 Insufficienza renale < 15 (o dialisi) Termini correlati Insufficienza renale, uremia ESRD la parola ai colleghi NFK, National Kidney Foundation; CKD, malattia renale cronica: KDIGO, Kidney Disease Improving Global Outcome internazionali come l’International Society of Nephrology e l’International Federation of Kidney Foundation, hanno promosso, per il terzo anno consecutivo, un’iniziativa congiunta per attirare l’attenzione sulle malattie renali: la terza Giornata mondiale del rene, svoltasi il 13 marzo 2008. La Società italiana di Nefrologia (Sin), la Fondazione italiana del rene (Fir) e l’Associazione nazionale emodializzati (Aned) sono le organizzazioni che, in Italia hanno promosso campagne di sensibilizzazione sulla “salute renale” in coincidenza della Giornata mondiale del rene, attraverso numerosi progetti (“Progetto camper”, “Progetto scuole”, “Progetto Nefrologie aperte”). Per la prevenzione primaria e secondaria della malattia renale è fondamentale, senza ombra di dubbio, mettere in campo vaste politiche di screening della popolazione e di trattamento precoce dei fattori di rischio che accelerano la progressione verso l’insufficienza renale e l’uremia terminale o che aggravano le complicazioni cardiovascolari. Nell’ambito della prevenzione primaria, la diffusione di conoscenza e la sensibilizzazione della popolazione al problema delle malattie renali e ai fattori di rischio rappresenta l’obiettivo fondamentale. Per tali motivi, due grandi organizzazioni nefrologiche “Nel mondo 1 persona su 10 ha un problema renale. I tuoi reni sono OK?” E’ questo lo slogan scelto per il 13 marzo. Fig. 1 poster Giornata mondiale del rene, 13 marzo 2008 20 • esame urine estemporaneo, microalbuminuria; • misurazione della pressione arteriosa, • rilievo del peso corporeo, circonferenza addome e calcolo dell’indice di massa corporeo (bmi). Progetti di prevenzione delle malattie renali attuati presso la nostra Unità operativa complessa di Nefrologia nell’ambito della terza Giornata mondiale del rene PROGETTO “NEFROLOGIA APERTA” Rivolto sia ai familiari dei nefropatici (in terapia conservativa, in dialisi o trapiantati di rene) che presentano un rischio più alto di quello che si riscontra in famiglie senza malattie renali che a tutta la popolazione del territorio. Realizzato dal 10 marzo 2008 al 14 marzo 2008 dalle ore 9.00 alle ore 11.30 presso l’ambulatorio nefrologico della Unità operativa complessa di Nefrologia e Dialisi del presidio ospedaliero di Galatina, questo progetto prevedeva, rispetto a quello rivolto agli studenti, anche il dosaggio della creatininemia, per poter calcolare in modo indiretto, tramite formule matematiche (come quella di Cokroft e Gault) il filtrato glomerulare, indice fondamentale della funzione renale. Per il secondo anno consecutivo la Unità operativa complessa di Nefrologia e Dialisi del presidio ospedaliero di Galatina, diretta da Biagio Gigante, con il patrocinio della Ausl di Lecce, dell’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce e del Comune di Galatina, ha aderito all’iniziativa della giornata mondiale del rene, attraverso la realizzazione di due progetti: 1) progetto “Prevenzione delle malattie renali nelle scuole” 2) progetto “Nefrologia aperta” PROGETTO “PREVENZIONE DELLE MALATTIE RENALI NELLE SCUOLE” Rivolto agli studenti delle scuole medie superiori ed inferiori dell’ultimo anno di corso. Scuole coinvolte: liceo scientifico “Vallone” di Galatina il 13 marzo 2008; scuola secondaria di 1° grado di Novoli il 14 marzo 2008. In entrambi gli istituti scolastici che hanno aderito, dopo brevi relazioni medico-scientifiche da parte dei nefrologi della Unità operativa di Nefrologia e Dialisi del presidio ospedaliero di Galatina aventi come obiettivo la divulgazione della massima sensibilizzazione ai giovani studenti riguardo la corretta applicazione delle principali misure preventive sulle patologie renali veniva offerto uno screening gratuito, previo consenso, che prevedeva: 21 la parola ai colleghi Ad ogni partecipante allo screening di entrambi i progetti veniva consegnato, un opuscolo informativo offerto dalla Fir onlus (Fondazione italiana del rene) associata alla “Internatiol Federation of Kidney Foundation” dal titolo “Conoscere i reni”, con l’obiettivo di divulgare la massima sensibilizzazione a tutti i cittadini, delle diverse fasce di età, riguardo la corretta applicazione delle principali misure preventive sulle patologie renali. Ha partecipato allo screening una popolazione di 204 soggetti, 96 di sesso maschile e 108 di sesso femminile che è stato possibile suddividere in tre gruppi differenti, come emerge nella Tab. 3. La Prevenzione in Nefrologia La Nefrologia è la specialità della medicina che ha come scopo la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie renali. La prevenzione delle malattie renali rappresenta una delle priorità della Nefrologia e va attuata su tre livelli. a) Prevenzione primaria La diffusione di conoscenze e la sensibilizzazione della popolazione al problema delle malattie renali e ai fattori di rischio insieme alla messa in campo di piani di rilevazione e screening del fenomeno sono le armi migliori che al momento consentono di affrontare questa vera e propria epidemia sanitaria. La Sin (Società italiana di nefrologia) e la Fir (Fondazione italiana del rene) hanno promosso specifiche campagne di informazione in occasione di eventi di vasta portata mediatica nel 2006, 2007 e 2008 come la Giornata mondiale del rene alla quale la nostra Unità operativa di Nefrologia ha sempre aderito. b) Prevenzione secondaria Per l’individuazione ed il trattamento precoce delle malattie renali è fondamentale sviluppare un’integrazione tra la Nefrologia e la Medicina generale creando momenti di comunicazione e condivisione di percorsi diagnostico-terapeutici. In considerazione dei dati epidemiologici in merito alla prevalenza della Mrc nella popolazione italiana risulta evidente come i nefrologi non possono prendersi carico da soli di tale condizione; la collaborazione con la medicina del territorio assume un ruolo cruciale nell’individuazione dei pazienti a rischio, nella impostazione degli esami laboratoristici e strumentali, volti a caratterizzare la nefropatia e a stratificare il rischio cardiovascolare, e nel gestire, in collaborazione con il nefrologo, gli aspetti terapeutici nel corso del follow-up. c) Prevenzione terziaria Per la ricerca ed il controllo dei fattori di peggioramento delle malattie renali e prevenzione delle Tab 3. popolazione che ha aderito allo Screening delle malattie renali Progetto Maschi Femmine Totale 33 49 82 Liceo Scientifico Galatina 29 29 58 Scuola Media - Novoli 34 30 64 TOTALE 96 108 204 Nefrologia aperta Scuola Nei casi in cui si sono evidenziati valori patologici, si sono consigliati degli ulteriori approfondimenti diagnostici che potevano essere effettuati, gratuitamente, presso la nostra Unità operativa di Nefrologia del presidio ospedaliero di Galatina. I numerosi dati ed i risultati acquisiti durante lo screening sono stati inviati alla Società italiana di Nefrologia ed alla Fondazione italiana del rene, le quali hanno elaborato tutti i risultati dei centri italiani che hanno aderito allo screening. Tali dati, successivamente, sono stati trasmessi alla International Kidney Foundation americana che ha il compito di rendere noto alla fine dell’anno il quadro epidemiologico delle malattie renali a livello mondiale. 22 relative mortality risk with mild-to-moderate chronic kidney disease decreases with age. Nephrol. Dial. Transpant. 2007 iul 12 3) Foley RN, Parfrey PS, Sarnak MJ.: Clinical epidemiology of cardiovascouar in chronic renal disease, Am J Kidney Dis. 1998; 32 ( 5 Suppl. 3) : S 112-119 4) Go As, Chertoww GM, Fan D, McCulloch CE, Hsu CY: Chronic kidney disease and the risk of death, cardiovascular events, and hospitalization. N.Engl. J Med 2004; 351(13); 1296-305. 5) Levey AS, Eckart KU, Tsukamoto Y et al.: Definition and classification of chronic Kidney disease: a position statement from Kidney Disease: Improving Global Outcomes ( KDIGO 9. Kidney Inter. 2005; 67: 2089-2100 6) Hallan SI, Dahl K, Oien CM. Et al.: Screening strateges for chronic kidney disease in the general population: followup of cross sectional health survey. BMJ2006 Nov. 18; 333( 7577 9: 1047. 7) Cokroft DW, Gault MH. Prediction of creatine clearance from serum creatinine. Nephron. 1976; 16: 31-41. 8) Zoccali C, Caridi G, Cambareri F: L’epidemia d’insufficienza renale cronica. Un sottovalutato problema sanitario di prima grandezza. Giornale Italiano di Nefrologia S - 38 settembre - ottobre 2007 S3-S7. complicanze della insufficienza renale la Nefrologia ha un ruolo fondamentale. Oltre alla collaborazione con i medici di Medicina generale, acquista rilievo la collaborazione con le specialità che trattano patologie frequentemente associate a disfunzione renale o ad insufficienza renale o nelle quali la presenza di danno renale aggrava la morbilità e la mortalità. Tra loro primariamente la Diabetologia e la Cardiologia, ma anche l’Urologia e la Chirurgia vascolare. Conclusioni L’insufficienza renale cronica è un problema di salute pubblica di prima grandezza. Esami di laboratorio semplici e di basso costo ne consentono la diagnosi. Un trattamento adeguato può prevenire o ritardare la malattia renale cronica e la morbilità e mortalità cardiovascolare che ne derivano. La diffusione di conoscenze e la sensibilizzazione della popolazione al problema delle malattie renali e ai fattori di rischio insieme alla messa in campo di piani di rilevazione e screening del fenomeno sono le armi migliori che al momento consentono di affrontare questa vera e propria epidemia sanitaria. Programmi di collaborazione tra medici di Medicina generale, gli altri specialisti ed i nefrologi rappresentano un passo fondamentale per dare all’epidemia di insufficienza renale la centralità sanitaria che merita. Giovedì 13 marzo 2009 è la data fissata per la quarta Giornata mondiale del rene. L’unità operativa di Nefrologia continuerà la collaborazione con Sin, Fir e Kidney Foundation americana promuovendo campagne di sensibilizzazione sulla “salute renale” rivolte a tutta popolazione del territorio. Un sincero e dovuto ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato alla Terza Giornata Mondiale del Rene 2008: Dr. Domenico Mangione, Dr. Cosimo Montagna, Dr. Giovanni Sandri, Dr.ssa Caterina Pati, Dr. Elio Montagna, Dr. Salvatore Stefanizzi. Infermiera Prof.li Onore Mariangela ( Caposala ), Larini M.Luisa, Leopizzi Raffaele, Giandico Alessandra, Toma Patrizia. Dietista: Pellegrino Vincenza Tecnici di Laboratorio: Perrone Antonella, Polimeno Antonella Ausiliario OTA : Santoro Bruno Direzione Sanitaria P.O di Galatina : Dr. De Maria Giuseppe Direzione Sanitaria ASL Lecce : Dr Sanapo Liceo Scientifico “Vallone” di Galatina: Preside: Dr. ssa Ciliberto Licia Scuola Secondaria di 1° Grado di Novoli: Preside: Dr. Spagnolo Gilberto, Dr.ssa Zullo Carmela Comune di Galatina: Dr.ssa Antonica Sandra (Sindaco), Dr. Montagna Cosimo (Ass.re) Comune di Novoli: Dr. Marzo Vetrugno Oscar Bibliografia 1) Center for Disease Control and Prevention (USA).: Prevalence of Chronic Kidney and Associated Risk Factors – United States, 1999-2004. MMWR 2007;56;161 – 165 2) Raymond NT, Zehnder D, Smth SC, et al.: Elevated *Unità Operativa Complessa di Nefrologia e Dialisi Presidio Ospedaliero “Santa Caterina Novella” Galatina (Le) Direttore: Biagio Gigante 23 Quando lo spermatozoo è stressato RADICALI LIBERI, ROS E STRESS OSSIDATIVO SONO TERMINI ENTRATI NEL LINGUAGGIO COMUNE, SPESSO ASSOCIATI A FENOMENI DI INVECCHIAMENTO CELLULARE. ECCO CHE COSA SUCCEDE SE LA CELLULA COINVOLTA IN QUESTI PROCESSI È LO SPERMATOZOO la parola ai colleghi di Lamberto Coppola, Luigi Caputo, Giovanni Andrea Coppola, Daniela Montagna, Sara Pinto Provenzano* H ai la pelle invecchiata? È colpa dei Ros. Sono comparse le rughe nella zona del contorno occhi? È colpa dei Ros. E la macchie sulla pelle? È colpa dei Ros. Ti senti stanco? È tutta colpa dei Ros. Tumori ed infarto? Per qualcuno è anche colpa dei Ros. Non riesci ad avere un figlio? Andiamo a vedere i Ros. I radicali liberi fanno parte di due grandi famiglie di specie ossidanti: Ros (Reacting Oxygen Species, specie reattive dell’ossigeno) e Rns (Reacting Nitrogen Species, specie reattive dell’azoto). L’associazione tra l’eccessiva produzione di queste sostanze e l’inefficienza della barriera antiossidante è causa di stress ossidativo, una condizione che insorge a livello cellulare e che può estendersi a tessuti, organi e, nei casi più gravi, colpire l’organismo a vari livelli. Il meccanismo è noto: i radicali liberi vengono costantemente prodotti durante il normale metabolismo cellulare ed una certa quantità risulta fondamentale per l’espletamento di alcune funzioni. Il mantenimento di livelli normali di queste sostanze è reso possibile dalla barriera antiossidante, la cui integrità ed efficienza d e v o n o e s s e re L’associazione tra l’eccessiva produzione di Ros ed Rns e l’inefficienza della barriera antiossidante è causa di stress ossidativo, una condizione che insorge a livello cellulare e che può estendersi a tessuti, organi e, nei casi più gravi, colpire l’organismo a vari livelli sempre assicurate poiché i radicali hanno la caratteristica di moltiplicarsi rapidamente e di innescare un meccanismo a catena che si autoalimenta, amplificando a dismisura gli effetti deleteri sull’organismo. Sono numerosi i fattori esterni e le condizioni cliniche che possono contribuire a far incrementare la produzione fisiologica di radicali liberi allargandone, quindi, lo spettro d’azione: inquinamento ambientale (radiazioni ionizzanti, raggi Uv, inquinamento atmosferico), stati fisiologici (gravidanza, sforzo fisico eccessivo), stati patologici (traumi, infiammazioni, infezioni, vasculopatie, neoplasie, ischemie, infarto), stili di vita (sedentarietà, tabagismo, uso di droghe, diete ipercaloriche e/o iperlipidemiche, abuso d’alcool), fattori iatrogeni (terapie farmacologiche, radio e chemioterapie, raggi X), fattori psicologici (stress psicoemotivo). 24 Lo stress ossidativo che colpisce i gameti maschili è una condizione in grado di alterare sia la motilità e la morfologia della cellula, sia la stabilità del Dna. Tutto questo si traduce in una ridotta capacità fecondante dell’uomo, in aborti precoci o, in alcuni casi, in mutazioni genetiche dell’embrione Stress ossidativi e fertilità maschile Meno conosciuta è l’influenza negativa che i radicali liberi possono esercitare sulla capacità fecondante di una coppia nel cui partner maschile si genera una condizione di stress ossidativo. Se da un lato una certa quota di radicali liberi prodotta dagli stessi spermatozoi è importante per il loro processo di maturazione e per la fecondazione, da un altro punto di vista bisogna tener presente che lo spermatozoo è una cellula priva di quei meccanismi difensivi che caratterizzano le altre specie cellulari e quindi maggiormente suscettibile alle alterazioni causate dagli effetti negativi di queste reazioni ossidative. I radicali in eccesso, molti dei quali prodotti dai leucociti presenti nel plasma seminale o dagli spermatozoi immaturi rilasciati precocemente dai tubuli seminiferi, stressano i gameti maschili alterandone, in alcuni casi, le caratteristiche morfologiche (struttura della testa o della coda), ma soprattutto influenzando negativamente l’espressione e la stabilità dell’anima dello spermatozoo: il codice genetico. Dal punto di vista pratico, quindi, lo stress ossidativo che colpisce i gameti maschili è una condizione in grado di alterare sia la motilità e la morfologia della cellula, sia la stabilità del Dna. Tutto questo si traduce in una ridotta capacità fecondante dell’uomo, in aborti precoci o, in alcuni casi, in mutazioni genetiche dell’embrione. Le situazioni in grado di indurre una condizione di stress ossidativo seminale sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare (fig.1). Patologie a carico dell’apparato riproduttivo (varicocele, prostatiti, epididimiti, vesciculiti), particolari stili di vita (fumo, alcool, droghe), inquinamento ambientale ed alimentare (radiazioni, smog, gas industriali, dieta sbilanciata ricca di grassi), rappresentano le principali fonti di stress per gli spermatozoi. Da tutto ciò si evince quanto sia importante monitorare il livello di radicali nel liquido seminale. In attesa di mettere a punto una metodica che ne consenta la determinazione in maniera diretta, oggi è possibile una valutazione indiretta dell’effetto che queste specie in eccesso possono avere sugli spermatozoi. Visto che “l’apparenza inganna” e “l’abito non fa il monaco”, è utile sottolineare che dinanzi ad una sterilità di coppia di natura inspiegata, l’esecuzione di un semplice spermiogramma in grado di valutare solo l’aspetto esteriore dei gameti, spesso non basta per inquadrare correttamente la causa andrologica di 25 la parola ai colleghi I parametri seminali migliorano in seguito a terapie basate sulla somministrazione di sostanze antiossidanti, le quali sembrano avere effetti più che positivi, non solo sulla qualità del liquido seminale, intesa come motilità e morfologia degli spermatozoi, ma anche sulla integrità del Dna a terapie basate sulla somministrazione di sostanze antiossidanti, le quali sembrano avere effetti più che positivi, non solo sulla qualità del liquido seminale, intesa come motilità e morfologia degli spermatozoi, ma anche sulla integrità del Dna. Fra gli antiossidanti che hanno dato buoni risultati ricordiamo il Glutatione, la Vitamina E (β-tocoferolo), la Vitamina C, il Licopene, il β-carotene, l’Astaxantina ma anche oligoelementi come lo Zinco, spesso associati in specifiche formulazioni farmaceutiche, sotto forma di integratori alimentari. Oltre alla natura dell’antiossidante assunto, di particolare importanza sembra essere la durata della terapia. Recenti studi hanno osservato che il tempo minimo affinché si possano osservare miglioramenti, soprattutto a livello del codice genetico, sia di sei mesi. un’infertilità di coppia. Oggi un moderno laboratorio andrologico deve essere attrezzato per eseguire indagini seminali che siano in grado di valutare anche lo stato di salute e l’intima struttura degli spermatozoi, soprattutto quando l’osservazione microscopica dei gameti crea al medico l’illusione di una situazione seminale apparentemente accettabile. La medicina al servizio della coppia Lo spermatozoo è uno dei due protagonisti coinvolti nella formazione di una nuova vita, ma lo stress ossidativo del liquido seminale non danneggia solo il maschio. Lo stress emotivo derivante da un mancato concepimento investirà inevitabilmente entrambi i partner amplificando le condizioni di stress biologico. Curare la patologia andrologica in una coppia infertile, quindi, significa curare contemporaneamente la coppia, gettando le basi per la nascita di una nuova e desiderata vita. Come curare lo spermatozoo stressato Non è il caso di disperare quando si ha una diagnosi di spermatozoo stressato. Esistono infatti terapie mirate al problema che risultano molto spesso efficaci. In letteratura vi sono numerose evidenze che riportano il miglioramento dei parametri seminali in seguito 26 Oltre alla natura dell’antiossidante assunto, di particolare importanza è la durata della terapia. Il tempo minimo affinché si possano osservare miglioramenti è di sei mesi Occhio al “fai da te” È fondamentale affidarsi ad un medico realmente preparato sull’argomento per non rischiare di essere vittime di quel frequente luogo comune che recita “tanto si tratta di prodotti naturali, che male possono fare?”. In realtà l’assunzione in eccesso di alcune di queste sostanze potrebbe svelarne il loro lato oscuro, ovvero la capacità di comportarsi paradossalmente come agenti pro-ossidanti, ottenendo, così, risultati opposti. È molto importante che sia l’andrologo a decidere la giusta miscela di sostanze antiossidanti, il dosaggio e la durata del trattamento. Inoltre, durante la terapia, sarebbe opportuno monitorare il livello degli agenti antiossidanti nel plasma seminale, in modo da accertarsi che le sostanze somministrate raggiungano le vie seminali svolgendo correttamente il loro ruolo. semplice cercare di evitarli piuttosto che ricorrere ai ripari. L’alimentazione gioca un ruolo predominante non solo nell’ambito della prevenzione, ma anche in quello della terapia. Vale la pena sottolineare il ruolo essenziale della nostra dieta mediterranea, uno stile che tutto il mondo ci invidia e che ci consente di combattere lo stress ossidativo ricorrendo semplicemente ai piaceri della tavola. I colori accesi dei frutti della nostra terra sono una vera e propria terapia preventiva: nel rosso dei pomodori si nasconde un’importante fonte di Licopene; nell’arancione dei mandarini, delle arance e dei pompelmi si cela un’ottima fonte di vitamina C; nelle carote abbonda il β-carotene; il giallo-oro dell’olio d’oliva fornisce importanti quantità di polifenoli e di Vitamina E; i frutti del nostro mare assicurano buone quantità di Zinco; l’Astaxantina è una naturale fonte di carotenoidi ed è responsabile della colorazione rosa delle carne di salmoni, trote, aragoste e gamberi. può essere esaltato da un buon calice di vino, ricordiamoci che anche nel nettare degli dei, specialmente se rosso, ritroviamo quegli elementi antiossidanti essenziali per ripulire le arterie e per rendere le nostre cellule più vitali. Avevano ragione i nostri nonni quando sapientemente dicevano che “il vino rosso fa buon sangue”. attenzione, perchè anche in questo caso est modus in rebus: il troppo stroppia… e fa male alla coppia. Prevenzione e terapia: anche a tavola Molte delle cause eziologiche dello stress dei gameti maschili derivano da errati stili di vita e sarebbe più * Centro Medico Biologico Tecnomed, Nardò (Lecce) - Università del Salento - Casa di Cura Fabia Mater, roma Cause di stress ossidativo nell’uomo 27 La risonanza magnetica aperta in piedi LA NUOVA FRONTIERA NELLA DIAGNOSTICA PER IMMAGINI la parola ai colleghi di Ruggiero Calabrese, Maria Luisa Calabrese e Giampiero Berardi* L a tomografia a Risonanza magnetica, inventata da Raymond V. Damadian e presente sul mercato da più di 25 anni, è una metodica d’imaging non invasiva che si è conquistata un ruolo di primo piano nella diagnosi di numerosissime patologie. I ricercatori nel corso della sua evoluzione tecnologica hanno risolto molteplici problematiche tecniche legate sia all’hardware sia al software. Anche la morfologia delle apparecchiature è progressivamente variata divenendo sempre più compatta, basti pensare alle prime Rm (Risonanze magnetiche) cilindriche superconduttive che presentavano una lunghezza più che doppia rispetto ad una di ultima generazione. Sono stati, inoltre, studiati magneti a geometria aperta per pazienti claustrofobici, obesi e bambini, le cui prestazioni diagnostiche hanno oramai colmato il gap qualitativo rispetto alle attrezzature cilindriche. Tuttavia a prescindere dalla forma del magnete, la posizione del paziente rimaneva obbligatoriamente orizzontale non potendo il lettino essere inclinato. Oggi, grazie alle continue ricerche e innovazioni in campo medico, è stato messo a punto un nuovo tomografo a risonanza magnetica, per certi aspetti rivoluzionario in quanto in grado di esaminare la colonna vertebrale e le articolazioni in posizione verticale, aprendo le porte ad una nuova e interessante visione del corpo umano ricca di informazioni di biomeccanica. La G-Scan, ultimo ritrovato per la diagnostica per immagini, è “made in Italy” ed è rivoluzionaria: permette di esaminare la colonna vertebrale e le articolazioni in posizione verticale, aprendo le porte ad una nuova e interessante visione del corpo umano ricca di informazioni di biomeccanica E’ noto a tutti i radiologi, specie quelli che si cimentano in studi ortostatici Rx dello scheletro o funzionali dell’apparato digerente e urinario, quanto possono essere risolutive per una diagnosi alcune proiezioni inclinando il tavolo porta-paziente mediante l’utilizzo di ortoclinoscopi o telecomandati. La posizione in piedi del tutto naturale, permette di osservare i rapporti tra le varie strutture muscolari, ossee, cartilaginee e legamentose, ma so- 28 La risonanza magnetica aperta in piedi è disponibile solo in 46 centri del mondo, undici in Italia. Tra questi, il centro Diagnostica per Immagini e Poliambulatorio “Calabrese” di Cavallino. Unico in Puglia prattutto chiarisce come tali strutture interagiscono sotto il peso corporeo. Ciò rappresenta un valido aiuto diagnostico in quanto può fornire ulteriori informazioni rispetto al sistema tradizionale che prevede l’esecuzione della Rm solo a paziente disteso sul lettino. Eseguire un esame Rm in piedi consente di studiare il corpo umano nella posizione che solitamente causa l’accentuarsi dei dolori ed è quindi senz’altro più idoneo rispetto alla ordinaria posizione distesa. Ciò permette un nuovo punto di vista nello studio delle compressioni gravitazionali sul rachide e ginocchia. Quello che il radiologo non poteva finora analizzare, perché non era in grado di osservare con i tradizionali tomografi a lettino orizzontale, oggi può essere studiato. il magnete da 0 a 90° con il paziente sul lettino. E’ provvisto di un magnete da 0,25 Tesla permanente con gradienti da 25 mT/ms con rapporto segnale rumore molto favorevole grazie alla implementazione di bobine, dedicate alle singole articolazioni, amplificate multicanale tipo “phased array”. In rapporto alla potenza del magnete le possibilità di impiego sono limitate a scheletro e muscoli escludendo gli esami dell’encefalo, dell’addome e angiografici. Trattandosi di un’apparecchiatura aperta è inoltre ideale per chi soffre di ansia e claustrofobia potendo il paziente affrontare l’esame in tutta tranquillità e relax. Caratteristiche tecniche del GScan L’ultima frontiera della tomografia a risonanza magnetica si chiama G-Scan, ed è “made in Italy”, prodotta dall’azienda Esaote. E’ disponibile solo in 46 centri del mondo, undici in Italia tra i quali, unico per la Regione Puglia, a Cavallino, presso il nostro Istituto (reference site Esaote per il Sud Italia). Le caratteristiche tecniche vincenti non sono ascrivibili alla potenza, ma alla possibilità di ruotare (tilting) Indicazioni Il G-Scan rappresenta dunque la più avanzata apparecchiatura dedicata per lo studio delle patologie 29 la parola ai colleghi ANTEROLISTESI ESAOTE Esame condotto in clinostasi A ed ortostasi B metameri sostanzialmente in asse. Anterolistesi di L4 su L5 con pseudo protrusione associata. mente attenuate o addirittura abolite nelle Rm convenzionali a causa del lettino rigido posto in posizione orizzontale. La possibilità di visualizzare l’effettivo ruolo delle fisiologiche curvature rappresenta solo il più intuitivo dei vantaggi; la posizione eretta infatti ci consente di valutare anche l’effetto del carico, sia fisiologico dovuto al peso del capo del collo e del tronco, sia con carichi aggiuntivi in modo da documentare dettagliatamente eventuali patologie che si manifestano, in alcuni casi, esclusivamente sotto carico come ernie discali, listesi, instabilità, stenosi, variazioni dimensionali di voluminose cisti perineurali di Tarlov ecc. E’ stato coniato il termine di “ernia discale occulta” quando essa è dimostrata esclusivamente dal confronto di un esame Rm condotto in fase ortostatica rispetto alla negatività della fase in clinostasi, probabilmente intere pagine di medicina legale sul colpo di frusta rispetto alle più recenti comprensioni di patogenesi andranno riscritte. Dunque la Rm eseguita a confronto tra clino e ortostatismo consente di identificare direttamente eventuali modificazioni delle dimensioni di ernie discali, oltre a rivelare ernie non evidenti in condizioni di scarico del rachide, per la riduzione della pressione del disco e della fisiologica curvatura con comprensione della patogenesi responsabile del dolore. E’ pertanto possibile effettuare una valutazione del rachide cervicale, lombosacrale, dell’arto superiore inclusi mano, polso, avambraccio, gomito braccio, spalla, dell’arto inferiore inclusi piede, caviglia, polpaccio, ginocchio, coscia ed anca monolaterale. Le indicazioni sono le medesime delle attrezzature Rm convenzionali; a queste tuttavia vanno aggiunte quelle in cui l’osservazione sotto carico può essere dirimente per una diagnosi. Vediamo in dettaglio, per singoli distretti articolari, in quali casi è maggiormente indicato un esame a paziente in ortostasi. a. RM rachide cervicale e lombosacrale in ortostasi Il costante interesse della letteratura internazionale nei confronti degli studi funzionali del rachide è legato principalmente alla dimostrazione di alte percentuali di falsi negativi delle tecniche di studio Tc e Rm standard. Alcune attuali statistiche hanno evidenziato un 30% di falsi negativi. Da ciò si desume che, in circa un terzo dei casi, la Rm in clinostasi non è in grado di dirimere i quesiti del paziente, dell’ortopedico e del neurochirurgo. Lo studio del rachide in ortostatismo può fornire validi aggiuntivi elementi diagnostici, in quanto consente di effettuare uno studio funzionale. Le lordosi cervicale e lombare vengono notevol- 30 Nella RM rachide cervicale e lombosacrale in ortostasi, la possibilità di visualizzare l’effettivo ruolo delle fisiologiche curvature rappresenta solo il più intuitivo dei vantaggi; la posizione eretta infatti consente di valutare anche l’effetto del carico e documentare eventuali patologie che si manifestano, in alcuni casi, esclusivamente sotto carico approfondita della sede, estensione, rapporti topografici, occupazione dello speco vertebrale e dei recessi laterali. Nel sospetto di instabilità vertebrale da cause congenite, traumatiche o post-chirurgiche è utile effettuare l’esame in verticale in modo da evidenziare spondilolistesi ed impigment radicolari affiliati, non sempre dimostrabili con uno studio in clinostasi. L’effettivo grado di stenosi del canale rachideo viene dimostrato in ortostasi, frequentemente sottostimato in clinostasi in quanto accompagnato ad un certo grado di instabilità delle faccette articolari su base artrosico-degenerativa che cedono diastasandosi impercettibilmente sotto la spinta delle forze gravitazionali. Tutti i pazienti con crolli vertebrali andrebbero valutati sia in posizione orizzontale che verticale al fine di dimostrare i rapporti del muro somatico posteriore rispetto al parenchima midollare al variare della postura. La possibilità di eseguire sequenze Stir amplia ulteriormente le indicazioni, potendo essere usata nella selezione dei pazienti, con cedimenti somatici su base osteoporotica, candidati al trattamento di vertebroplastica. Anche i controlli post-chirurgici di stabilizzazione con placche e viti transpeduncolari possono essere effettuati con un duplice vantaggio, controllo della tenuta sotto carico e scarsissimi artefatti ferromagnetici legati alla ridotta potenza del magnete. Controlli pre e post-chirurgici con distanziatori di diam al fine di dimostrare il reale grado di decompressione e ampliamento dello spazio intersomatico in ortostasi. b. Rm ginocchio in ortostasi Il moltiplicarsi dell’attività sportiva e l’allungamento della vita rappresentano le principali cause responsabili dell’aumento delle patologie delle ginocchia di tipo sia traumatico sia degenerativo. L’esame in piedi cambia la prospettiva aumentando le capacità di percezione del radiologo. La diagnosi traumatica di rottura del legamento crociato anteriore risulta con Rm relativamente facile GINOCCHIO COR ESAOTE Sezione coronale in clinostasi. Sezione coronale in ortostasi: valgismo sotto carico, responsabile di meniscosi interna e condromalacia delle giustapposte superfici articolari. 31 la parola ai colleghi per un esperto diagnosta quando essa è totale o subtotale, viceversa quando residuano fenomeni distrattivi con lassità legamentosa questa ultima risulta di difficile identificazione e quantificazione, facilmente obiettivabile solo dai colleghi ortopedici con alcune manovre funzionali. La differenza tra sezioni, sagittali T1 e T2, condotte a paziente in posizione sdraiata ed in piedi consente finalmente anche al radiologo di valutare funzionalmente il L.C.A. e di stabilire il grado di lassità legamentosa, oggettivandolo con una indiscutibile iconografia. Anche il ginocchio varo e valgo trova indicazione; l’ortostasi consente di individuare le asimmetriche alterazioni di carico e spiegare come legamenti ma soprattutto cartilagini e menischi vengono alterati dall’errato baricentro, in particolare possono essere svelate le lussazioni meniscali responsabili di sintomi da “blocco articolare” spesso non spiegati con un esame Rm in clinostasi. E’ palese che una Rm tradizionale al grado di flessione consentita dall’indagine possa, nelle iperpressioni rotulee, sottostimare o addirittura non dimostrare l’impigment, rimanendo non chiarite le cause di dolore anteriore ed impotenza funzionale. e la possibilità di analizzare il paziente in posizione sorgente di dolore e sintomatologia. Questo sistema aperto, senza effetti claustrofobici, genera immagini a relativamente alta risoluzione con scarsi artefatti ferromagnetici legati a materiali ortopedici. Il principale limite di tale indagine è rappresentato dalla necessaria collaborazione del paziente affetto da dolore lombare o gonalgia, a mantenere l’immobilità durante la posizione eretta. L’esperienza del nostro Istituto conferma che, sebbene alcune volte la qualità delle immagini possa essere parzialmente sminuita dall’intensificazione del dolore, per piccoli movimenti durante la posizione in piedi, le informazioni ottenute forniscono, in ogni caso, ragguagli utili alla risoluzione del quesito clinico. Siamo certi che l’utilizzo sempre più diffuso di tali studi migliorerà e approfondirà le conoscenze e le sempre crescenti capacità del radiologo a smascherare le patologie rachidee e articolari. Bibliografia Gilbert JW, Wheeler GR, Lingreen RA, Johnson RR: Open Stend-up MRI: a new instrument for positional neuroimaging. J Spinal Disorder 2006, 19: 151154. Jinkins JR, Dworkin JS, damaniana RV: Upright, weight bearing, dynamic-kinetic MRI of the spine: initial results. Eur Radiol 2005, 15: 1815-1825. Jeroen J., Nikken, Edwin H.G. et al: Acute ankle trauma: value et a short dedicated extremity MR imaging examination in prediction of need for treatment: Radiology 2005, 234:134-142. Imaging del rachide: il vecchio e il nuovo. Springler 2008 cap 9 pg 128-134. C. Faletti-C. Masciocchi: Trattato di Diagnostica per Immagini nella Patologia muscolo-scheletrica, UTET 2005 vol III pg 65-84, 207-234. In conclusione Abbiamo iniziato ad utilizzare la nuova tilting Rm da poco tempo; tuttavia siamo sostanzialmente conformi alle indicazioni dell’esame definite dalla letteratura internazionale e dai pochi lavori nazionali pubblicati. Recentissime relazioni divulgate al congresso biennale della Sirm (Società italiana di Radiologia medica) svoltosi a Roma nel mese di maggio 2008, hanno confermato il notevole fermento scientifico legato all’utilizzo del tomografo ancora in work in progress. In conclusione, i potenziali vantaggi dello studio Rm in ortostatismo, sotto carico e dinamico contro il routinario esame in clinostatismo, comprendono la dimostrazione di patologia occulta e da movimento *Diagnostica per Immagini e Poliambulatorio “Calabrese” sede s.s. Lecce-Maglie Cavallino (Le) Km 1,5 tel. 0832613111 www.xraycalabrese.it e-mail: [email protected] 32 Radioprotezione, liste d’attesa e arte medica SULLA REALE NECESSITÀ DI TANTI ESAMI DIAGNOSTICI CHE FANNO USO DI MEZZI FISICI PER L’ESTRAZIONE D’IMMAGINI la parola ai colleghi di Fernando A. Lupo, Salvatore C. Perfetto, Adriana Paladini* N L’apparente facilità con la quale, grazie all’imaging, è possibile giungere in tempi brevi a complesse diagnosi, ha generato un incremento smodato della domanda, non sempre giustificata e spesso non compensata dall’incremento dell’offerta. Da ciò il naturale formarsi di lunghe liste di attesa egli ultimi trent’anni, il tumultuoso sviluppo tecnologico in campo medico, se da un lato ha consentito il ricorso a tecniche di estrazione di imaging diverse da quelle ottenute con le tradizionali radiazioni ionizzanti, dall’altro ha modificato in maniera sostanziale il rapporto medico–paziente e l’approccio alla malattia. Infatti, sulla base dei principi della Evidence Based Medicine (Ebm), la semeiotica strumentale gioca un ruolo sempre più indispensabile nella diagnostica e nel follow-up delle svariate patologie. L’apparente facilità con la quale, grazie all’imaging, è possibile giungere in tempi brevi a complesse diagnosi, ha generato un incremento smodato della domanda, non sempre giustificata e spesso non compensata dall’incremento dell’offerta. Da ciò il naturale formarsi di lunghe liste di attesa. L’approvazione e validazione delle Linee guida nazionali di riferimento in diagnostica per immagini è avvenuta nel 2004 (vedasi Linee guida nazionali riportate nell’allegato A dell’atto conferenza Stato-Regioni n° 2113 del 28-10-2004) ma, nonostante la loro importanza, validità e utilità, continuano, spesso, ad essere ignorate, sebbene pubblicate in allegato a riviste scientifiche nazionali. Ma tanti esami diagnostici che fanno uso di mezzi fisici per l’estrazione d’immagini sono poi sempre necessari? Forse è utile sottolineare alcuni punti: a. l’utilizzo delle radiazioni ionizzanti nella pratica clinica segue le norme della Direttiva 97/43 Euratom del Consiglio europeo recepite nel D.Lg. 187/2000 in cui si stabiliscono principi generali di protezione sanitaria delle persone contro i pericoli delle radiazioni ionizzanti in rapporto alle esposizioni mediche; b. il facile ricorso a tecniche di imaging che utilizzano radiazioni ionizzanti determina obbligatoriamente ed inevitabilmente una notevole dose di radiazioni al paziente che diviene “indebita” tanto più se il ricorso alla metodica è stato inappropriato. Ciò comporta un aumento della dose collettiva alla popolazione con danni per la salute; c. il principio di appropriatezza delle prestazioni su cui si fondano i Lea (livelli essenziali di assistenza) si 34 Tab 1. Procedura diagnostica Torace Colonna lombare Colanna dorsare Anca Bacino Cranio Addome Esofago baritato Transito baritato Prime vie dig.ti Clisma opaco Urografia richiama alle disposizioni seguite all’emanazione del decreto di riordino della disciplina in materia sanitaria; vedi Accordo Stato-Regioni del 22-11-2001 propedeutico al D.P.C.M 29-11-2001, punto 4.3 “Definizione dei livelli di assistenza” ed allegato allo stesso D.P.C.M. L’obiettivo primario delle linee guida consiste nella riduzione di esami radiologici richiesti ed eseguiti in modo inappropriato. Sono inappropriati gli esami che non aggiungono valore al sospetto diagnostico, che non lo correggono, che non sono utili a modificare la gestione clinica del paziente e che non portano beneficio rispetto al danno da esposizione a radiazioni ionizzanti (danni deterministici e danni stocastici). Tutto ciò comporta spreco di risorse ed allungamento delle liste d’attesa. Le linee guida rappresentano un valido strumento di lavoro per tutti i medici che operano nella gestione clinica dei malati e che prescrivono indagini diagnostiche. Costituiscono un valido riferimento per i medici specialisti in radiologia e in medicina nucleare, ma non vanno interpretate come regole inflessibili o standard di riferimento legale, né devono essere usate a tal fine. Infatti il giudizio di appropriatezza delle indagini diagnostiche per immagini spetta allo specialista medico radiologo/nucleare il quale prenderà le decisioni con giusta motivazione, sulla base della clinica relativa al paziente specifico. Altro obiettivo delle linee guida è costituito dallo stimolo ad uno scambio tra medico curante e medico specialista finalizzato all’ottimizzazione di percorsi diagnostici ed al migliore uso di risorse con rilevante positiva ricaduta sui benefici individuali e sui costi a carico del SSN. Spesso si fa un perverso uso dell’imaging, data la facilità di approccio alla metodica, trascurando i costi in termini di rischi per il paziente, in termini economici per la società e in base al comune credo che la buona iconografia è sinonimo di buona diagnosi. La Tomografia Computerizzata (Tc) rappresenta a volte un esempio aberrante di tale malcostume. Infatti, l’introduzione e rapida diffusione delle tecnologie Dose efficace (mSv) Equivalente a numero di radiografie toraciche 0.02 1.3 0.7 0.3 0.7 0.07 1.0 1.5 3 3 7 2.5 1 65 35 15 35 3.5 50 75 150 150 350 125 Tc ha modificato il ricorso alle tecniche di diagnostica per immagini, determinando una netta riduzione di indagini radiologiche “convenzionali” o ecografiche; a ciò va aggiunto che nel giro di pochi anni si è passati da sistemi Tc monodetettore a sistemi con multislice in cui l’acquisizione spirale ha migliorato il postprocessing dei dati diretti, ma ha determinato un maggior carico di dose di radiazioni per ogni singolo esame, tant’è vero che, almeno nella diagnostica del polmone, sono stati messi a punto protocolli “low dose” per i casi di screening del nodulo polmonare. Ma insieme alle tecnologie Rx e Tc si sono sviluppate quelle ad ulltrasuoni (Ecotomografia, Eco- e Colordoppler, ...), e quelle che utilizzano campi magnetici con la Risonanza magnetica nucleare (Imaging, Angio, Funzionale) con potenze di campo che vanno dal basso, al medio, all’alto campo, introducendo nuovi problemi di protezionistica e norme di accesso dedicate ( D.Lg. 257 del 19.11.2007 pubblicato in G.U. N 9 del 11-1-2008). Non è un caso che nelle linee guida si sia voluto porre attenzione alle dosi efficaci relative ad alcune indagini con radiazioni ionizzanti di più frequente richiesta e svolgimento (nella tabella 1) ed un confronto molto semplificato ma altrettanto chiaro, tra le dosi 35 Tab 2. Indagine TAC Cranio Colonna cervicale Colonna dorsale Torace Addome Colonna lombare Pelvi Dose efficace (mSv) Equivalente a numero di radiografie toraciche 1.7 1.7 4.4 7.7 7.8 5.1 8.8 85 85 220 385 390 255 440 Bibliografia 1. Dixon A.K.: Evidence – based radiology. Lancet 1997 350: 509-12 2. Dubois R.W.: Should radiologists embrace or fear practice guidelines? Radiology 1994. 192: 43-46A. 3. Field MJ., Lohr KN. (eds) : Guidelines for clinical practice: from development to use. National Academy Press. Washington D.C., 1992. 4. Grimshaw J.M., Freemantle N., Wallace S.et Al: Developing ad implementingclinical practice guidelines. Effective Healh care 1994. 8: 1-12. 5. Grimshaw JM, Winkens RAG, Shirran L, Cunningham C, Mayhew A, Thomas R, Fraser C. Interventions to improve outpatient referrals from primary care to secondary care. Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 3, Art. No.: CD005471. DOI:10.1002/14651858.CD005471, 2005. 6. Hadorn DC and the Steering Committee of the Western Canada Waiting List Project. Developing priority criteria for magnetic resonance imaging: results from the Wester Canada Waiting List Project. Can Assoc Radiol J, 53 (4): 210-218, 2002. 7. Hadorn DC and the Steering Committee of the Western Canada Waiting List Project. Setting priority for waiting lists: pointcount systems as linear models. J Health Serv Res Policy, 8 (no.1): 48-54, 2003. 8. Hanning M. Maximum Waiting-Time Guarantee – A Remedy to Long Waiting Lists ? Uppsala Universitet, 2005. 9. Le raccomandazioni SIQuAS – VRQ (Società Italiana per la qualità dell’assistenza Sanitaria ) : Raccomandazione I tempi e le liste d’attesa del 27-2-2008. 10. Leung D.P.Y., Dixon A.K.: Clinico-radiological meetings: are they worthwhile? Clin.Radiol.1992, 46: 279-80. 11. National Radiological Protection Board and the Royal College of Radiologists. Patient dose reduction in diagnostica radiology (ISBN 0 85951 327 0) HMSO London 1990. 12. National Radiological Protection Board. Protection of the patient in x-ray computer tomography. (ISBN 0 85951 345 8) HMSO, London, 1992. 13. National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE): Referral guidelines for suspected cancer. NICE, Londra, June 2005. 14. Roberts, C.J.Towards: The more effective use of diagnostic radiology. A review of the work of the RCR Working Party on the more effective use of diagnostic radiology 1976-86. Clin.Radiol. 1998,39:3-6. 15. Royal College of Radiologists: Making the best use of a Departement of clinical Radiology : Gidelines for Doctors. Fourth edition. Royal College of Radiologists (ISBN I 872599 37 0). London, 1998 16. Willcox S, Seddon M, Dunn S, Edwards RT, Pearse J, Tu JV. Measuring And Reducing Waiting Times: A Cross-National Comparison Of Strategies. Health Affairs 26, no. 4: 1078-1087; 10.1377/hithaff.26.4.1078, 2007. la parola ai colleghi efficaci di alcune indagini Tac e l’equivalente a numero di radiogrammi del torace (vedi tab 2). Questa tabella è molto significativa e fa capire come le dosi di radiazioni ionizzanti debbano essere paragonate a vere e proprie dosi di farmaci, ben sapendo che ognuno di essi ha un proprio range terapeutico, e quando il farmaco supera la dose diviene pericolosamente tossico. Se nella medicina moderna è valido l’antico aforisma ippocratico secondo il quale una diagnosi corretta equivale già al 50% della terapia, non bisogna mai dimenticare il concetto fondamentale di Ippocrate: “Primum non nocere”. Da queste brevi considerazioni ne deriva che le indagini strumentali debbono essere usate con parsimonia, non devono rappresentare una moda, devono produrre belle immagini solo per fini diagnosticoterapeutici e non fini a se stesse, non devono apportare danni al paziente, non devono essere usate come riscontro oggettivo di malattia. Per raggiungere tali obiettivi è necessario: la chiarezza di ruoli fra il clinico che propone il sospetto diagnostico ed il medico radiologo che indica la migliore metodica che, con minori rischi e minori costi conduce rapidamente alla diagnosi (vedi D.Lg. 187/2000 ); valutare i bisogni del paziente e garantire le prestazioni in base alle priorità cliniche (Siquas); ristabilire il rapporto di fiducia medico–paziente mediante il quale il medico non è più il burocrate che asseconda i desideri del paziente, ma torna ad essere il consigliere, l’amico che, attraverso l’arte medica della valutazione clinica, partecipa alla gestione del paziente ed alla sua patologia. *Segreteria Regionale SNR (Sindacato Nazionale area Radiologica) Puglia 36 di Fortunato De Fortunatis* L’associazione che ti S.a.l.v.a. la parola ai colleghi UNO SGUARDO SULL’ATTIVITÀ SOCIO-ASSISTENZIALE La Salute: diritto per tutti al di là di ogni Differenza S.a.l.v.a. è una associazione di volontariato che si occupa fondamentalmente di assistenza medico-farmaceutica ad indigenti. Essa è stata fondata nel 1992 da un gruppo di donne medico tra le quali vanno ricordate, anche se oggi non direttamente impegnate nell’attività dell’associazione, Maria Aguglia, Elvira De Marino, Cristina Mattia. Dal dicembre 1995, Salva è regolarmente iscritta nel Registro regionale delle associazioni di volontariato: ad essa aderiscono alcuni medici locali coadiuvati da un certo numero di volontarie: l’associazione pratica assistenza medica generale e specialistica nell’ambito delle specialità dei suoi medici (pneumologia, dermatologia, medicina interna, pediatria), con fornitura delle medicine necessarie: il tutto in modo assolutamente gratuito e senza gravami burocratici. Nata nel 1992, Salva è iscritta nel Registro regionale delle associazioni di volontariato dal dicembre 1995. Ad essa aderiscono alcuni medici locali coadiuvati da un certo numero di volontarie; l’associazione pratica assistenza medica generale e specialistica nell’ambito delle specialità dei suoi medici, con fornitura delle medicine necessarie in maniera gratuita 38 L’ambulatorio medico di Salva è frequentato prevalentemente da immigrati residenti a Lecce, ma anche nella provincia: da qualche anno sta continuamente aumentando il numero degli italiani che si rivolgono alla nostra associazione, probabilmente perché lo scadimento delle condizioni economiche di molte famiglie italiane rende praticamente impossibile pagare il ticket per accertamenti, specialistici o di laboratorio, o per le medicine: la gratuità delle prestazioni, ma soprattutto l’assenza di ogni gravame burocratico, in uno spirito di solidarietà, facilitano quanti versano in difficoltà di ogni genere, specie quando ad esse si aggiunge il distacco dalla propria terra, dai propri cari e dalle proprie costumanze, e le difficoltà che si incontrano in un ambiente nuovo e sconosciuto, a volte anche ostile. L’ultima relazione permette di rilevare che nel corso dell’anno 2007 sono state assistite persone appartenenti a 36 etnie diverse Nel logo dell’associazione è presente un simbolo del lavoro del medico, il fonendoscopio, circondato da volti di colore diverso a significare, anche visivamente, che il medico sa superare, nel concreto della sua attività giornaliera, ogni limite di razza e di frontiera, per una operatività che non esclude nessuno. Lo slogan che sottende l’immagine “La salute: diritto per tutti al di là di ogni differenza” non solo conferma il senso ed il significato dell’immagine sovrastante, ma indica anche un obiettivo per il raggiungimento del quale l’associazione, naturalmente nel suo infinitamente piccolo, si sente impegnata. L’attività di un anno A conclusione di ogni anno viene compilata una relazione sull’attività svolta nel corso dello stesso: lo studio comparativo di tali relazioni è molto significativo, anche se esso, ovviamente, permette di conoscere solo una parte della patologia presente nella popolazione immigrata che vive e lavora nella nostro territorio accanto ai cittadini locali. L’ultima relazione permette di rilevare che nel corso dell’anno 2007 sono state assistite persone appartenenti a 36 etnie diverse, delle circa 80 nelle quali si identificano i circa quattromila immigrati presenti nella città di Lecce e i circa diecimila residenti nell’intero territorio provinciale: sempre dall’ultima relazione si evince che le etnie che hanno maggiormente usufruito dell’opera di Salva continuano ad essere la senegalese, la marocchina, l’albanese, la rom, la indiana, la keniota, cioè quelle tradizionalmente più assistite da Salva, anche perché essendo quelle di più antica permanenza nel territorio, e con 39 la parola ai colleghi organizzazioni associative a volte ben consolidate (per esempio le comunità keniota e senegalese), meglio e più di altre riescono ad utilizzare le opportunità che il territorio offre. Le stesse opportunità in genere sono ignote alle etnie composte da pochi elementi dispersi sul territorio e quindi molto isolati. La patologia riscontrata nel corso nell’anno 2007 è quanto mai varia: essa coinvolge in vario modo ed in misura diversa tutti gli organi ed apparati con le più svariate affezioni. La maggior parte della patologia che riusciamo a trattare, dal punto di vista diagnostico e terapeutico, nel nostro ambulatorio è quella che non richiede particolari approfondimenti: nonostante, infatti, tutti i bei programmi di cui si sente parlare in giro, la realtà è che molto spesso la popolazione immigrata non riesce a superare agevolmente il muro di difficoltà rappresentato dalla liste di attesa, dalla burocrazia e dal pagamento di ticket, a volte abbastanza onerosi: difficoltà che da qualche tempo stanno diventando abbastanza significative anche per un numero sempre crescente di famiglie italiane. di violenze subite. Tutti hanno parlato di cadute accidentali in tenerissima età, spiegazione questa assolutamente non adeguata rispetto alla morfologia delle cicatrici riscontrate. Considerazioni tratte dalla lunga attività assistenziale Dalla osservazione condotta nel corso dell’anno 2007, che sostanzialmente non si differenzia da quella degli anni precedenti, si possono trarre le seguenti deduzioni: - i soggetti di più recente arrivo in Italia non presentano, in genere, manifestazioni patologiche di cospicua Qualche osservazione significativa Non mancano, nella pratica giornaliera, osservazioni importanti. In modo particolare, in questo intervento, si vorrebbe ricordare: - una donna di provenienza africana presentante quattro seni allineati orizzontalmente, due per lato, alquanto più piccoli i due laterali. Quando si stavano per prendere contatti per uno studio del caso condotto da collega specialista la paziente non si è fatta più vedere; - nel corso degli ultimi due anni sono stati osservati almeno quattro soggetti con manifestazioni cutanee attribuibili a probabili esiti di violente scudisciate e di lesioni come da sigarette spente sulla cute: interrogati con il doveroso tatto ed anche con l’assicurazione che sarebbe stato garantito il segreto professionale e che nessuna conseguenza ne sarebbe derivata, non si è riusciti ad ottenere dagli interessati alcuna conferma 40 Una volta che l’informazione, la gratuità delle prestazioni e l’assenza di vincoli burocratici fanno sì che gli immigrati raggiungano il laboratorio di Salva, essi mostrano di apprezzare la medicina italiana, di osservare le indicazioni dei sanitari e delle collaboratrici e di riporre molta fiducia nei farmaci entità e/o comunque pericolose per la popolazione locale. Ciò a conferma della osservazione frequentemente fatta secondo la quale sono i soggetti più determinati e fisicamente sani sono quelli che decidono, più degli altri, di intraprendere una nuova vita in un ambiente nuovo e diverso dal proprio; - col prolungarsi della permanenza nel nuovo paese si cominciano a riscontrare manifestazioni soprattutto a carico dell’apparato osteo-articolare, respiratorio, gastrointestinale, in genere di non cospicuo spessore patologico. Queste manifestazioni sono molto frequentemente in rapporto alle condizioni di domicilio, di alimentazione, di igiene nelle quali vivono quasi tutti gli immigrati specie nei primi tempi della loro permanenza in Italia e comunque sino a quando non riescono a conquistare più dignitose condizioni di esistenza; - sono piuttosto frequenti, sia in soggetti di recente arrivo che in quelli di più antica permanenza tra noi, manifestazioni cutanee di natura micosica, favorite anche dal sovraffollamento dei locali di abitazione, oltre che dal difficile rispetto di norme igieniche generali; - una volta che l’informazione, la gratuità delle prestazioni e l’assenza di vincoli burocratici per loro spesso difficilmente superabili, fanno sì che gli immigrati raggiungano il nostro ambulatorio, essi mostrano di apprezzare la medicina italiana, di osservare diligentemente le indicazioni dei sanitari e delle collaboratrici volontarie e soprattutto ripongono molta fiducia, spesso eccessiva, nei farmaci, come se la possibilità di avere un farmaco fosse un equivalente delle molte cose di cui si sono dovuti privare o fosse uno degli obiettivi della loro nuova condizione di vita; - è frequente il riscontro, nella popolazione immigrata già da tempo residente in Italia, di ipertensione arteriosa e di diabete mellito. L’osservazione è empirica ma sarebbero molto utili in proposito studi ed approfondimenti anche allo scopo di verificare se, in che misura, e con quali meccanismi, le nuove condizioni di vita, e soprattutto di alimentazione, possano avere influenza eziologica su soggetti le cui relative abitudini sono ben diverse; - non sono mancati casi di interesse oncologico (quattro nel 2007) e di senologia (cinque nel 2007, otto nel 2006): tutti hanno potuto avere adeguato, anche se talora non del tutto completo, approfondimento diagnostico e terapeutico grazie alla collaborazione delle organizzazioni di volontariato oncologico esistenti nella nostra città, in modo particolare della sezione di Lecce della Lega Italiana Lotta contro i Tumori; - molto frequenti, specie tra gli extracomunitari di provenienza africana, le affezioni di tipo asmatico. La circostanza che la quasi totalità dei soggetti non abbia mai fumato e la negatività dell’anamnesi remota indurrebbe a considerare tale patologia in buona parte in rapporto all’inquinamento delle nostre città; - nel corso della sua poliennale attività, Salva ha incontrato difficoltà per il trattamento della patologia odontoiatrica, anche se non è mai mancata una generosa e gratuita collaborazione da parte di specialisti locali. Da un anno una grossa mano, in questo campo, la sta dando la Sezione di Lecce della Sipo (Società italiana per la prevenzione in Odontostomatologica). *presidente di S.A.L.V.A. sede ed ambulatorio medico in Lecce, via Tasselli, 10 41 Rassegna bibliografica sull’evoluzione del pensiero medico DA “L’APPROCCIO MERCEOLOGICO-TECNOLOGICO ALLA MEDICINA DEL LAVORO” ALLA CONCEZIONE DI “SVILUPPO SOSTENIBILE” la parola ai colleghi di Grazia Maria Mele* Da sempre, nel concetto di “natura ostile” (si pensi per esempio a Lucrezio) è stata ampiamente presentata la foresta, con i suoi alberi giganteschi, con le sue terribili fiere, con il suo minaccioso incombere su ogni opera dell’Uomo Dalla lotta alla foresta alle turbative degli equilibri biologici “Da sempre la saggezza popolare insegna che ogni medaglia ha il proprio rovescio e non vi è dubbio che non fa eccezione a questa regola il sistema di produzione, da sempre vanto dell’Uomo e indubbio benemerito autore del progresso che viviamo” (1). Sin dagli albori del suo cammino, per forza di cose l’Uomo ha fondato il proprio sistema di produzione sulla lotta alla foresta, cioè alla distribuzione del manto verde della terre emerse, che è stata intensivamente praticata dapprima per la produzione agraria e per l’allevamento del bestiame e successivamente per insediare industrie per la fabbricazione di laterizi, poi di metalli, infine di tutti gli altri prodotti; ancora: sin dai primordi si sono abbattute foreste per ottenere spazi per insediamenti umani, per costruire navi e altri manufatti, per realizzare vie di comunicazione, per produrre legna da ardere destinata a cucinare cibi e riscaldare ambienti, per altri scopi ancora. destinata ad essere invasa ed inglobata. Questa concezione è ben presente in descrizioni anche recenti, o addirittura contemporanee, di orgogliosi manufatti dell’Uomo, come intere città Maya o Atzeche, invasi e cancellati dalla foresta. Dobbiamo dunque registrare in primo luogo che il sistema produttivo dell’Uomo non solo ha vinto la foresta, che infatti è ampiamente diminuita rispetto ad un tempo, ma ha portato a una concezione profondamente errata sul piano scientifico e quindi infelicemente scorretta sul piano economico, perché la vittoria sulla foresta ha significato inaridimento o franca desertizzazione di gran parte delle terre emerse dei tre continenti del vecchio mondo (Europa, Asia, africa), né la situazione è molto diversa, oggi, nel cosiddetto nuovo mondo, cioè in America e in Oceania. Va subito detto, a riguardo, che queste gravi tur- Lotta alla foresta, si diceva: da sempre, infatti, nel concetto di “natura ostile” (si pensi per esempio a Lucrezio) è stata ampiamente presentata la foresta, con i suoi alberi giganteschi, con le sue terribili fiere, con il suo minaccioso incombere su ogni opera dell’Uomo, che dalla foresta sembrava ineluttabilmente 42 Gravi turbative degli equilibri naturali sono fonte di gravissimi danni, anche economici, tra i quali spiccano l’erosione del suolo, le alluvioni, l’impoverimento in ossigeno dell’atmosfera bative degli equilibri naturali sono fonte di ulteriori, gravissimi danni – anche economici - tra i quali spiccano l’erosione del suolo, le alluvioni, l’impoverimento in ossigeno dell’atmosfera e qui mi fermo perché non è mia intenzione trattare il tema “danno alla natura = danno economico”, tema che mi porterebbe un po’ fuori argomento. Tuttavia sarei inadempiente nei confronti del lettore se non sottolineassi che il sistema produttivo dell’Uomo lamenta una sorta di peccato originale, essendo stato impostato – sin dal suo sorgere - su un atteggiamento predatorio nei confronti della natura. Questo atteggiamento fu obbligato, ma risulta antieconomico nel lungo periodo: si vuol dire insomma che l’Uomo è da sempre aduso a porsi in atteggiamento predatorio nei confronti della natura, avendo di necessità fondato la propria sopravvivenza, e poi la propria espansione, sulla caccia, sulla pesca, su la cattura e l’addomesticamento degli animali, sullo sfruttamento intensivo di ogni risorsa accessibile, inclusi i propri simili (non va dimenticato che l’Uomo ha inventato la schiavitù ben prima di inventare la scrittura); ancora: si vuol dire che è ormai tempo, si comprenda, che le basi sulle quali il sistema produttivo dell’Uomo è nato (e si è lentamente evoluto per numerose migliaia di anni, sino a raggiungere gli attuali traguardi) sostanziano un atteggiamento, anche mentale, da rapace predone e che tale atteggiamento – ovviamente riprovevole sul piano etico - è anche dannoso sul piano economico, avendo portato al sempre più massiccio insudiciamento dell’aria, delle acque, del suolo, dei viventi, uomo incluso. Insomma, qui non si vuole interrogarsi se l’uomo sia o meno il “re del creato”, ma si vuol sottolineare che è ormai evidente che l’Uomo non può sopravvivere né come ristretto campione né come popolosa specie se non attraverso un dosato equilibrio con la natura: se dunque è “re” e ha “diritto” alla sottomissione della natura, tale sottomissione deve essere intesa non come cieca oppressione e brutale predazione, ma come lucida razionalizzazione che onori il nome specifico – sapiens - con cui l’Uomo stesso si è autobattezzato per mano del naturalista Carlo Linnéo, certa- 43 la parola ai colleghi mente sapiente ma forse troppo ottimista nei confronti della generalità dei propri simili (il genere umano, appunto). “Questa prospettiva è peraltro ben chiara – almeno da 150 anni, proprio ai naturalisti, che parlano di equilibri biologici, e, più estesamente, di equilibri naturali, precisamente per indicare le complesse, reciproche interazioni dei vari componenti, viventi e non viventi dell’ambiente. La risultante di tutte queste forze, di tutte queste molte implicazioni reciproche, è appunto un equilibrio, che è dinamico, cioè fluttua entro certi limiti, ma tende ad automantenersi, cioè a non uscire dagli estremi di variazione, salvo eventi eccezionali che scardinino il vecchio, complesso equilibrio e ne creino uno nuovo” (1). Esemplare è al riguardo quanto accaduto a causa dell’impiego indiscriminato in agricoltura di antiparassitari particolarmente attivi, come il DDT e gli esteri fosforici. Le gravi turbative degli equilibri biologici che ne furono causate vennero evidenziate sin dagli anni ’40 del Novecento da G.S. Caldura: si citano qui di seguito, testualmente le parole al tema - e all’Uomo - dedicate a Giovanni Liotta, entomologo dell’Università di Palermo (3). “Il Caldura già nel 1949, ad appena quattro-cinque anni dall’uso dei prodotti fosforiti e clorurati, si rende conto che la strada imboccata dalla difesa fitosanitaria comincia ad essere pericolosa. Da un canto mette in relazione i gravissimi attacchi di Ragno rosso con l’uso dei nuovi fitofarmaci, dall’altro esprime tutta la sua preoccupazione per quello che va accadendo. La sua non è una preoccupazione passiva e desolata, ma è accompagnata da proposte che a distanza di 50 anni appaiono tuttora attuali, specialmente in questi ultimi tempi in cui sempre più spesso si parla di residui tossici nei prodotti agricoli, derivati dall’uso non razionale dei prodotti fitosanitari… L’anno successivo (1950) il Caldura pubblica un lavoro dal titolo significativo: Fauna-flora armonica. Malefatte nel frutteto di insetti, di acari e di antiparassitari nuovi, in cui viene denunciata la rapida rarefazione nei frutteti di parassitoidi e altri insetti utili, come i predatori e gli impollinatori, “in seguito all’uso su vasta scala degli esteri fosforici e altri prodotti organici di sintesi” e vengono messi in evidenza “l’incremento, l’aggressività e la virulenza di acari e insetti che prima erano contenuti nella loro moltiplicazione per cui non erano risultati quasi mai agrariamente dannosi”. Vengono citate, tra l’altro, una decina di specie di tortricidi che “sono divenute improvvisamente dannosissime perché liberate dai loro nemici naturali”. È tra i pochi responsabili della difesa fitosanitaria a suonare, in quel periodo, il campanello di allarme, anche se rimasto inascoltato, nella falsa convinzione che non rispondesse alle esigenze di un’agricoltura moderna e competitiva. A distanza di mezzo secolo le preoccupazioni di Caldura riacquistano l’originaria validità e, anzi, sono alla base di un’agricoltura sostenibile ed ecocompatibile, ottenuta nel rispetto dell’ecosistema, dell’interesse dell’agricoltore e della salute del consumatore. Col suo grido d’allarme Candura precede di 12 anni la pubblicazione di Rachel Carson Silent Spring (=Primavera Silenziosa) che vastissima eco avrà in tutto il mondo e che inviterà a riflettere sulle conseguenze negative dell’uso indiscriminato dei prodotti fitosanitari” (3). Desidero concludere riportando quanto G.S. Caldura lasciò scritto in quello che è lecito considerare il di Lui testamento spirituale: 44 “Non sembra lecito passare sotto silenzio il dato seguente: l’attuale progressivo deterioramento delle condizioni ambientali del pianeta non è che il frutto dell’atteggiamento da vorace e insaziabile predone assunto dall’uomo –o meglio, da taluni uomini- verso la natura, atteggiamento che ha portato, sin dal lontano passato, a un saccheggio insano e irragionevole della natura stessa. Questo sfruttamento intensivo delle ricchezze naturali, che ha condotto taluni uomini (non pochi…) alla depredazione e allo sfruttamento degli stessi loro simili, in passato ha portato – tra l’altro al disboscamento e all’agricoltura di rapina – cause della desertizzazione di intere regioni del pianeta- e oggi, attraverso una dissennata industrializzazione, porta al progressivo avvelenamento delle acque, del suolo, dell’aria, e dei viventi. È preciso dovere dell’Uomo di scienza e del docente liberi da condizionamenti far rilevare tutto ciò per quanto possibile, poiché l’unica speranza di poter far cessare questo scempio è che la gran massa degli uomini acquisti consapevolezza del problema nei suoi termini reali: è con orgoglio che io vi dico, a esemplificazione di quanto sopra, di aver dovuto subire una vera persecuzione da parte di gruppi che si vedevano lesi nei loro interessi, per essermi opposto con tutte le mie forze all’impiego indiscriminato di questi antiparassitari, che appunto sono attivi anche contro gli insetti non nocivi e utili e quindi sono agenti di gravissimi turbamenti degli equilibri naturali” (2). Se l’uomo è “re” ed ha “diritto” alla sottomissione della natura, tale sottomissione deve essere intesa non come cieca oppressione e brutale predazione, ma come lucida razionalizzazione che onori il nome specifico – sapiens con cui l’Uomo stesso si è autobattezzato per mano del naturalista Carlo Linnéo massiccio insudiciamento dell’aria, delle acque, del suolo, dei viventi, Uomo incluso. Questa prospettiva era nota da almeno 150 anni ai naturalisti, che sin da allora avevano suonato i primi campanelli d’allarme, parlando della necessità del rispetto degli “equilibri naturali”, e quanto mai oggi risulta attuale, nella necessità di promuovere un’agricoltura sostenibile de ecocompatibile, ottenuta nel rispetto dell’ecosistema, dell’interesse dell’agricoltore e della salute del consumatore. Bibliografia CANDURA Francesco e Stefano Massimo “Elementi di tecnologia industriale a uso dei cultori di medicina del lavoro”. IV Edizione, CasaEditriceLaTribuna, Piacenza 2002, pagg. XVII-XVIII. Riassumendo CANDURA Giuseppe Salvatore “Lezioni di ecologia attuale e biodinamica”. Edizione Università degli Studi di Bari, 1964. LIOTTA Giovanni “Commemorazione del Professore Giuseppe Salvatore Caldura nel centenario della nascita”. Edizione Municipio di Barrafranca, 8 giugno 1999, pagg. 4-6. Il sistema produttivo dell’Uomo è stato impostato, da sempre, su un atteggiamento predatorio nei confronti della natura, atteggiamento di certo obbligato, avendo l’Uomo da sempre fondato la propria sopravvivenza e poi la propria espansione sullo sfruttamento intensivo di ogni risorsa a Lui accessibile, inclusi i propri simili. Atteggiamento purtroppo dannoso sul piano economico, avendo portato al sempre più *medico chirurgo specialista in Medicina del Lavoro Allergologia e immunologia Professionale 45 Perché si diventa obesi I RISULTATI DI UN’INDAGINE CONDOTTA NELL’UNITÀ OPERATIVA DI DIETETICA E NUTRIZIONE CLINICA DELL’ASL LE/1 - AMBULATORIO DI OBESIOLOGIA la parola ai colleghi di Marcello Zippo e Cristiano Montinaro U n’indagine epidemiologica sull’obesità è stata svolta di recente da Marcello Zippo, dirigente medico dell’ambulatorio di Obesiologia e Nutrizione clinica, con la collaborazione di Cristiano Montinaro, biologo nutrizionista. L’indagine che ha riguardato un campione di 500 persone (310 donne, 190 uomini) si è resa necessaria, per via delle continue prestazioni ambulatoriali richieste dagli assistiti dell’Asl Le/1, allo scopo di studiare le cause che portano all’obesità. Dall’elaborazione dei dati rilevati dall’indagine è stato osservato che: 6) nella valutazione soggettiva del proprio stato di salute (quadro clinico) i soggetti in eccesso di peso ponderale, accusano seri problemi sia di autostima sia patologici; 7) il 70,16% della popolazione campionata avverte complicanze sia cardiovascolari sia muscoloscheletriche, nonché diabete, malattie del fegato o colecisti, ipertensione arteriosa, ipo/ipertiroidismo, ipercolesterolemia, disturbi neuropsicologici, cancro; 8) diversi soggetti presentano già una predisposizione alla malattia correlata a scorrette abitudini alimentari (elevato introito calorico) e stili di vita sedentari, accrescendo così il rischio di diventare obesi (si osservano soggetti che arrivano ad un Bmi>35); 1) l’incidenza della malattia, dovuta ad eccesso di peso e conseguente accumulo di grasso corporeo viscerale, è pari al 70,16% della popolazione campionata; 2) tenendo conto del Bmi (indice di massa corporea), la malattia aumenta con l’aumentare dell’età (dai 50 anni in poi); 3) l’obesità colpisce in egual misura sia gli uomini sia le donne ma si rileva sensibile nell’elevata correlazione tra di essi e le condizioni socio-economiche (eccesso ponderale di peso e bassi livelli di istruzione); 4) l’obesità risulta più accentuata tra le donne (Bmi da 30 a 34,9); 5) le donne controllano, almeno una volta al mese, il proprio peso e mostrando con ciò maggiore attenzione degli uomini; 46 Concludendo: l’obesità è il risultato di un cattivo bilancio energetico determinato da fattori ambientali, metabolici, dietetici e genetici, che con il suo prolungato squilibrio ed asintomatologia mette a dura prova lo stato di salute. Riportiamo l’andamento epidemiologico della popolazione campionata attraverso l’osservazione di pazienti maggiormente esposti al sovrappeso ed obesità di 1° grado. 9) il 20% degli assistiti, affetti da ipertensione arteriosa ed ipercolesterolemia non familiare, subito dopo il trattamento dietoterapico ha mostrato un miglioramento fisico e del quadro clinico (rilevazione diagnosi di laboratorio), consentendo l’interruzione della terapia farmacologica con conseguente economia di spesa familiare. Qui di seguito si evidenziano gli effetti della dietoterapia e del Bmi su variabili diverse del quadro clinico dei pazienti durante i primi sei mesi: Aumento Diminuzione Pressione arteriosa Trigliceridi Hdl colesterolo Ldl colesterolo Colesterolo totale = stazionario Fig. 2 Diagramma di prevalenza della patologia nella popolazione campionata Autostima Stato di salute Fig. 1 Esame emocromocitometrico sei mesi dopo il trattamento dietoterapico L’obesità è il risultato di un cattivo bilancio energetico determinato da fattori ambientali, metabolici, dietetici e genetici, che con il suo prolungato squilibrio ed asintomatologia mette a dura prova lo stato di salute dell’individuo 47 Tubercolosi polmonare in Italia. I risultati una ricerca ASSISTENZA SANITARIA ALLA POPOLAZIONE IMMIGRATA E PREVENZIONE DELLE MALATTIE EPIDEMICHE la parola ai colleghi di Prisco Piscitelli* e Pierluigi Camboa** L’ La tubercolosi non è una malattia eradicata. Negli ultimi decenni abbiamo assistito al suo forte riaffermarsi in tutta Europa e in generale nel mondo, con un numero di ricoveri impensabile solo 25 anni fa A.Pu.Di.D. presidente dell’Associazione pugliese direttori e dirigenti di distretto socio-sanitario) ha commissionato a Prisco Piscitelli un lavoro di ricerca finalizzato a fare il punto sulla diffusione della tubercolosi polmonare in Italia, cercando di verificarne anche una possibile correlazione con il fenomeno dell’immigrazione ed, in particolare, di quella cosiddetta clandestina. Infatti, la Tbc è una malattia che si presta molto bene come modello di diffusione, date le sue caratteristiche. Peraltro, un assai contestato emendamento appena approvato dal Senato ha soppresso il comma 5 del DLgs 25 luglio 1998, n. 286 “T.U. di disciplina dell’immigrazione”, nel quale si leggeva: “L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”. Gli effetti sulla salute collettiva di tale emendamento saranno legati alla “naturale” drastica riduzione della possibilità di garantire un’adeguata sorveglianza sanitaria e, poiché le malattie infettive non sono tenute al rispetto del visto di soggiorno, esse potrebbero dar corso allo sviluppo di gravissime ed estesissime epidemie che si riteneva ormai del tutto relegate a reperti storici confinati in polverosi archivi delle biblioteche della medicina. Il lavoro di ricerca La ricerca sulla diffusione della tubercolosi polmonare in Italia ha utilizzato come fonte dei dati l’archivio nazionale delle schede di dimissione ospedaliera (Sdo) e, pertanto, i risultati dell’indagine possono essere considerati assolutamente attendibili. La nostra ricerca ha preso il via dopo le rivelazioni dell’ultimo congresso della Società europea di Microbiologia clinica e Malattie infettive, in cui è apparso chiaro che non è affatto vero come si pensava che la tubercolosi sia una malattia quasi eradicata. Infatti, negli ultimi decenni abbiamo assistito al suo forte riaffermarsi in tutta Europa e in generale nel mondo, con un numero di ricoveri impensabile solo 25 anni 48 fa. La tubercolosi colpisce ovunque e si calcola che un terzo di tutta la popolazione mondiale sia entrata in contatto con il micobatterio responsabile di quest’infezione. Ogni anno, 8,8 milioni di persone vengono infettate dal Mycobacterium tuberculosis e 1,6 milioni di pazienti muoiono. Può essere sorprendente, ma anche in Europa si continua a morire per tubercolosi. Il Portogallo è il Paese occidentale con il maggior numero di casi di tubercolosi (31casi/100,000 abitanti), mentre nei Paesi dell’Europa orientale (specialmente nei paesi baltici) l’incidenza è di circa 13 casi/100,000 abitanti. Non esiste nessun Paese al mondo dove sia stata completamente eliminata e nessuna nazione che sia vicina a raggiungere questo obiettivo. L’Italia non fa certo eccezione e sorprenderà l’opinione pubblica sapere che nel 2000 si sono registrati nel nostro Paese ben 5.441 ricoveri per tubercolosi polmonare (3.674 uomini e 1.767 donne). Nel 2005 in Italia (ultimo anno disponibile per la consultazione dell’archivio nazionale ricoveri Sdo) ci sono stati 4.421 ricoveri per tuberocolosi polmonare (2.828 uomini e 1.593 donne, per lo più adulti in età lavorativa). Il dato appare pressoché stazionario e con Nel 2005 in Italia ci sono stati 4.421 ricoveri per tuberocolosi polmonare; di questi 2.828 uomini e 1.593 donne, per lo più adulti in età lavorativa una lieve tendenza alla riduzione rispetto al precedente anno 2004 (4.492 ricoveri, di cui 2.933 uomini e 1.559 donne). Se il dato complessivo nazionale sembrerebbe confermare il calo dei ricoveri per tubercolosi polmonare, ci sono almeno tre motivi per non cantare vittoria. Il calo dei ricoveri per tubercolosi che si è avuto tra il 2005 e il 2004 è praticamente insignificante rispetto alla riduzione del numero di ricoveri che si è avuta anno dopo anno a partire dal 2000. Quindi il dato d’incidenza della malattia tubercolare polmonare sembra oramai essersi stabilizzato nel nostro Paese. Il secondo motivo di preoccupazione consiste nel fatto che in alcune regioni d’Italia il numero di ricoveri per tubercolosi polmonare non è affatto diminuito, ma risulta in aumento tra il 2004 e il 2005: in Lombardia i ricoveri per tubercolosi passano da 807 a 911 (+11,4%), mentre in Lazio si passa da 591 a 637 casi (+7,3%). Aumenta il numero di ricoveri dovuti a tubercolosi polmonare anche in Campania (da 288 a 294 casi; +2%), Abruzzo (da 128 a 130 casi; +1,5%), Umbria (da 40 a 44 casi; +9,1%), Basilicata (da 15 a 25 casi; +40%). Solo la sensibile riduzione del numero di ricoveri per tubercolosi in Veneto (da 401 a 336 casi; -16%) e Piemonte (da 405 a 369 casi; -9%) ha consentito di mantenere in ribasso la tendenza del dato nazionale complessivo. Con queste cifre non c’è da stare tranquilli, specialmente all’indomani dell’approvazione della norma che scoraggia gli immigrati clandestini a ricorrere alle strutture del servizio sanitario nazionale. L’allarme Tbc in Europa è reso ancora più grave dall’emergere di ceppi più pericolosi di mycobacterium tuberculosis che hanno sviluppato resistenze batte- 49 prevenire un pericoloso aumento numerico dei casi di Tbc pressoché intrattabili. Il messaggio ai medici è di non escludere mai la possibilità dell’infezione tubercolare al momento di esaminare pazienti europei o stranieri con febbre e sintomi respiratori. È altresì necessario sviluppare strumenti diagnostici in grado di identificare rapidamente i nuovi casi di Tbc. la parola ai colleghi Le cattive condizioni di vita degli immigrati causano la riattivazione di un complesso tubercolare primario già presente nei loro polmoni, a causa del contatto col micobatterio avvenuto nei loro Paesi Tubercolosi ed immigrazione Nell’aumento dei ricoveri per tubercolosi polmonare svolge un ruolo importante l’immigrazione da aree dove la malattia è endemica, ma la maggioranza degli immigrati sviluppano l’infezione tubercolare dopo aver lasciato i loro Paesi nativi e soprattutto a causa delle cattive condizioni igieniche e socio-economiche in cui vivono nei Paesi ospitanti. Infatti, sono le cattive condizioni di vita degli immigrati a causare la riattivazione di un complesso tubercolare primario già presente nei loro polmoni (a causa del contatto col micobatterio avvenuto nei loro Paesi). In ogni caso la tubercolosi rappresenta una vera e propria epidemia emergente in molte grandi città europee ed è forte la correlazione con l’aumento dell’immigrazione dall’Asia, dall’Africa e dal Sud America. Un totale di 399 casi sono stati riportati a Barcellona tra il 2002 ed il 2005, mentre in uno studio greco si riscontrava una positività alla tubercolina in circa 100 soggetti su 1.460 persone legalmente immigrate, di età compresa tra 15 e 65 anni, trasferitesi ad Atene tra il 2005 e il 2006. Tuttavia, la recrudescenza della tubercolosi è in parte attribuibile anche al crescere del numero di persone immunocompromesse a causa dell’Aids, dei trapianti d’organo, delle terapie a base di corticosteroidi e dell’ampio uso di farmaci cosiddetti “biologici” (anti-TNF?) utilizzati per la cura di diverse malattie reumatologiche. Si capisce che proprio le fasce d’immigrazione più fragili, come i clandestini, sono i più vulnerabili potenzialmente a questo tipo di rischio ed è possibile che scoraggiando il ricorso ai servizi sanitari si possa riche particolarmente forti. Le nuove forme di tubercolosi sono denominate “tubercolosi multi farmaco resistenti”, in caso di batteri resistenti a 2 o 3 antibiotici di prima linea, e “tubercolosi estremamente antibiotico-resistente” (Xdr-Tb), caratterizzata da una resistenza a 4-7 antibiotici di prima e seconda linea. Questa pericolosa tubercolosi Xdr è più frequente nei pazienti infettati dal virus Hiv e negli emigranti provenienti dall’Europa dell’est. Il tasso d’incidenza della Xdr-Tbc oscilla tra il 3% e l’11% in Francia, Belgio e in Gran Bretagna, ma raggiunge il 50% in Portogallo. Anche in Italia nel 2007 sono stati registrati alcuni decessi (almeno due) dovuti a questa forma estremamente resistente alla terapia antibiotica, che può essere considerata quindi come malattia pressoché intrattabile. L’aumento dei casi di Xdr-Tbc è particolarmente preoccupante nei pazienti con infezione da Hiv, dal momento che il tasso di mortalità per i pazienti affetti da Aids in cui sopraggiunge una Xdr-Tbc è vicina al 100%. Questi dati si comprendono ancora meglio se si considera che il 17% dei pazienti con diagnosi di tubercolosi presenta una contemporanea infezione da Hiv. In un prossimo futuro, le tecniche genetiche e molecolari potrebbero esserci d’aiuto nel predire in quali soggetti, tra quelli con l’infezione latente, svilupperanno la malattia attiva e dovrebbero essere quindi sottoposti a terapie preventive. Solo questo tipo di misure potrebbero evitare lo svilupparsi di ulteriori resistenze del Mycobacterium tuberculosis al fine di 50 favorire una notevole diffusione della malattia. Già oggi passano settimane o mesi prima che questi pazienti manifestino sintomi tali da portarli all’osservazione clinica nei nostri servizi di pronto soccorso e quindi ad una diagnosi appropriata. E’ in questo modo che aumenta la probabilità di diffusione della tubercolosi nella popolazione generale. Il problema è che esiste un intervallo di sei mesi durante il quale i soggetti che sviluppano la malattia attiva infettano almeno altre dieci persone e quindi il ciclo si ripete. Questo è il motivo per cui se ci focalizziamo esclusivamente sul trattamento dei casi attivi, la tubercolosi non sarà mai sotto controllo. Bisognerebbe eseguire uno screening per la tubercolosi nei gruppi a maggior rischio, considerando anche la possibilità di somministrare terapie preventive ai soggetti con una recente infezione tubercolare. Di certo è rischioso scoraggiare il contatto con i servizi sanitari proprio nelle categorie di immigrati più a rischio, dal momento che i clandestini sono coloro che possono più frequentemente sperimentare condizioni igienico-sanitarie e deficit nutritivi più gravi. Al contrario, gli immigrati ben inseriti nei nostri sistemi produttivi e nelle nostre città non rappresentano un rischio per la diffusione della tubercolosi. Conclusioni La drastica riduzione della sorveglianza sanitaria prodotta dall’emendamento al DLgs 25 luglio 1998, n. 286 rappresenta un gravissimo pericolo per la tutela della sanale della popolazione nazionale, per l’elevatissimo rischio di sviluppo di epidemie di tubercolosi polmonare, senza escludere la possibilità della diffusione di epidemie di malattie a ciclo oro-fecale, a trasmissione sessuale e persino di malattie tropicali. Peraltro, se è vero che il provvedimento lascia teoricamente aperta la possibilità della mancata segnalazione, è bastato che esso venisse semplicemente annunciato per produrre una drastica riduzione dell’accesso ai servizi sanitari da parte di extracomunitari, pari ad oltre il 30% negli ultimi due mesi, in base ai dati forniti dal dr. Foad Hodi, presidente dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi). In conclusione, quindi, si auspica una urgente revisione del provvedimento, alla luce delle fosche prospettive “annunciate” dal presente lavoro di ricerca. *epidemiologo dell’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo - Isbem; **presidente dell’associazione pugliese direttori e dirigenti di distretto socio-sanitario 51 Medici, clienti privilegiati del Centro Mobili di Nardò La ditta Centro Mobili di Maria Caputo con sede a Nardò (via A. Moro n. 82), in qualità di rivenditore autorizzato “Berloni S.p.A.”, azienda leader nella produzione e commercializzazione di arredi per la casa, ha comunicato il proprio impegno a riconoscere a tutti gli iscritti all’Ordine dei Medici della Provincia di Lecce e a tutto il personale afferente e alle relative famiglie, speciali condizioni da “cliente privilegiato”. Ciò vuol dire: progettazione e preventivazione delle soluzioni di arredo, gratuite; garanzia di dieci anni su tutte le cucine; consegna, montaggio e collaudo (escluso elettrodomestici) a domicilio, gratuiti; sconto del 30+5% sul prezzo di listino ufficiale Berloni in vigore al momento della sottoscrizione dell’ordine (operazione non cumulabile con eventuali altre iniziative in corso). La convenzione avrà validità annuale (scadenza al 31 dicembre 2009) e si intenderà tacitamente rinnovata senza obbligo di disdetta tra le parti. Per usufruire delle suddette condizioni basterà semplicemente qualificarsi presso il punto vendita autorizzato Berloni (tel/fax: 0833/578775; cell: 320/2322171). Sconti all’hotel Alius L’hotel Alius, centro di ricezione turistica nella città di Roma, offre agli iscritti presso l’Ordine dei medici della Provincia di Lecce uno sconto del 30 per cento sui prezzi di listino in alta stagione ed il 40 per cento sui prezzi in bassa stagione. Di seguito, il prospetto riassuntivo delle tariffe riservate ai medici. Alta stagione (Dall’1 novembre al 28 febbraio; dall’1 luglio al 31 agosto) Singola: 84 euro invece di 120 euro Doppia: 97 euro invece di 139 euro Tripla: 111 euro invece di 159 euro Quadrupla: 125 euro invece di 179 euro Bassa stagione (Dall’1 marzo al 30 giugno; dall’1 settembre al 31 ottobre) Singola: 48 euro invece di 80 euro Doppia: 54 euro invece di 90 euro Tripla: 66 euro invece di 110 euro Quadrupla: 84 euro invece di 140 euro Sono esclusi dall’offerta i giorni festivi ed i week end dal venerdì al sabato incluso. 52 Crediti Ecm 2008-2010 operatori sanitari con doppia iscrizione all’Albo (chirurghi ed odontoiatri). Riportiamo di seguito la lettera dell’Ordine e la risposta dell’Ufficio del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, arrivata lo scorso settembre In una lettera inviata lo scorso febbraio 2008 alla segreteria della Commissione nazionale per la formazione continua del Ministero della Salute, l’Ordine dei medici di Lecce aveva chiesto se la Commissione avesse stabilito le quote percentuali di crediti Ecm per il triennio 2008-2010 per gli L’Ordine scrive... Spett.le MINISTERO DELLA SALUTE SEGRETERIA DELLA COMMISSIONE NAZIONALE PER LA FORMAZIONE CONTINUA Lungotevere Ripa, 1 00153 ROMA Si gradirebbe conoscere se codesta Spett.le Commissione ha determinato le quote percentuali, distinte per argomentazione o tipologia, di crediti ECM per il triennio 2008-2010, per gli interessati che, iscritti per doppia iscrizione all’Albo (Chirurghi e Odontoiatri) o nell’elenco degli Psicoterapeuti, sono tenuti ad acquisire, indipendentemente dall’attività professionale che intendono espletare. Si chiede inoltre, stante l’obbligatorietà dell’acquisizione dei predetti crediti ECM, quali misure sanzionatorie e da chi sarebbero adottate nei confronti degli inadempienti. In attesa di un cortese cenno di riscontro con quanto innanzi, si ringrazia e si porgono distinti saluti. Il Presidente (Dott. S.Riccardo Monsellato) 53 Il Ministero risponde comunichiamo che Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Lecce Via Nazario Sauro 31 73100 LECCE In riferimento alla nota di codesto Ordine dell’11 febbraio 2008, trasmessa tramite posta elettronica allo scrivente il 9 settembre 2008, si fa presente quanto segue. Il sistema nazionale di educazione continua in medicina è disciplinato sulla base dell’Accordo Stato – Regioni del 1 agosto 2007 concernente il “Riordino del sistema di Formazione continua in medicina”. In ordine al quesito sulle quote percentuali dei crediti da conseguire, distinte per argomento e tipologia, si fa presente che il richiamato accordo rinvia alla Commissione nazionale per la formazione continua la definitiva determinazione delle stesse e che, allo stato, la Commissione dovrà avviare un confronto con i soggetti interessati al fine di definire le proposte in ordine al sistema degli incentivi e sanzioni. Si fa presente altresì che la problematica relativa all’acquisizione dei crediti per gli operatori sanitari che hanno doppia iscrizione all’Albo (chirurghi e odontoiatri) saranno oggetto di trattazione da parte della Commissione. Sarà cura dello scrivente Ufficio comunicare le determinazioni che verranno assunte dalla Commissione. IL DIRETTORE DELL’UFFICIO (dott.ssa Maria Linetti) 54 Via Ruffano 55B • Casarano (Le) info 0833.512198 • w w w. c e n t r o o l i s t i c o f e n g s h u i . i t ra u t t le a l r pe i l g i s con L’abuso di esami radiologici ALCUNE CONSIDERAZIONI di Mariano Dimonte* Il decreto legislativo 187 del 26 maggio 2000 riguardante la protezione della popolazione dai rischi legati agli esami radiologi prevede serie sanzioni a chi non rispetta i principi di giustificazione e di ottimizzazione I l principio di fondo che dovrebbe guidare la pratica medica - a allo stesso tempo salvaguardarci da contenziosi medico-legali in ambito di responsabilità professionale - è il primum non nocere. Ogni attività deve essere cioè improntata al rapporto rischio/beneficio e proiettata alla dimensione collettiva della salute. Fatta questa doverosa premessa, si può ragionevolmente supporre che il serio fenomeno dell’abuso di esami radiologici rifletta alcune dinamiche che imperversano nella nostra complessa società: l’iperconsumismo di generi sanitari associato al processo di medicalizzazione della vita, per cui per vivere normalmente ognuno necessita di una buona scorta di farmaci e prestazioni varie, mentre la prevenzione viene affidata alla diagnosi strumentale della malattia iniziale; l’impoverimento della cultura umanistica e relazionale (clinica) ad opera dell’innovazione tecnologica: sensi, empatia, creatività e arte del ragionamento atrofizzati dai media elettronici, dai segni e dalle immagini (imaging) mostrate dai monitor (leggi anche la medicina che si basa sul visibile, ovvero sulla superficie delle cose); l’accresciuta conflittualità sociale, per cui i medici sperano di evitare guai giudiziari raccogliendo quanti più dati “obiettivi” possibili (“medicina difensiva”). Dalla quarta di copertina: La Diagnostica per Immagini svolge un ruolo determinante nella pratica clinica, permettendo terapie sempre più precoci e mirate. Tuttavia non bisogna sottovalutare che il fenomeno della crescita esorbitante del numero di esami radiologici e scintigrafici eseguiti quotidianamente, in buona percentuale inutili o inappropriati a fini clinici, conduce ad una crescente esposizione della popolazione alle radiazioni ionizzanti, e quindi a rischi iatrogeni che su larga scala non sono certo trascurabili. Il presente testo, pensato in primo luogo per studenti e operatori in campo odontoiatrico, oltre a fornire imprescindibili mozioni sui processi di produzione dell’iconografia diagnostica, punta a fornire una maggiore consapevolezza sui problemi radio protezionistici e più in generale riguardanti la sostenibilità organizzativa, sociale e ambientale dell’attività lavorativa. Questa sensibilità necessariamente passa da una formazione che oltre al sapere nozionistico e al saper fare deve includere un saper essere, cioè un atteggiamento critico e responsabile che possa modificare pratiche quotidiane consolidate, ma spesso insensate, irrazionali e per giunta pericolose. 56 Il medico prescrittore, a parte dover indicare sulla ricetta il sospetto diagnostico (e non un semplice sintomo), è tenuto a conoscere gli effetti collaterali (come per i farmaci) degli esami strumentali che “ordina” chiaramente indicare sulla ricetta il sospetto diagnostico (e non un semplice sintomo), è tenuto a conoscere gli effetti collaterali (come per i farmaci) degli esami strumentali che “ordina”. Dal canto loro i medici dell’imaging, assicuratisi delle effettiva necessità clinica del test proposto (giustificazione), devono provvedere ad informare più accuratamente i pazienti sul rischio cancerogeno e sugli effetti nocivi a breve e lungo termine dei mezzi di contrasto per poi scegliere la metodica più idonea rispetto al quesito clinico e attuare le procedure tecniche che minimizzino tali rischi (ottimizzazione). Fare prevenzione (oncologica) primaria significa quindi anche adoperarsi per evitare esami radiologici inutili; sostituirli possibilmente con esami ugualmente informativi ma molto meno rischiosi come ecografia e RM; finalizzare le tecniche all’ottenimento di precise informazioni in modo da rispondere ad un problema clinico ben circostanziato. Appropriatezza, dosimetria, radioprotezione, efficienza organizzativa sono le parole chiave per una pratica diagnostica sostenibile. Lo spreco infinito di risorse, come l’abuso di esami radiologici, è un lusso che questa società, in preda a derive di varia natura, non può più concedersi. Il punto è che radiografie, TC, scintigrafie e PET, oltre ad essere prestazioni che gravano sempre più pesantemente sulla spesa sanitaria, espongono chi vi si sottopone ad un rischio cancerogeno. Tale rischio, pur statisticamente minimo in termini individuali, diventa significativo su scala di popolazione, considerato l’enorme numero di esami radiologici effettuati annualmente. Il contributo della sanità, in termini di iatrogenicità e sprechi di risorse, all’insostenibilità del sistema è rilevante. Eppure in campo radiologico le linee-guida e le leggi in vigore parlano chiaramente. In particolare il Decreto L.vo 187 del 26.5.2000 riguardante la protezione della popolazione dai rischi legati agli esami radiologi prevede serie sanzioni a chi non rispetta i principi di giustificazione e di ottimizzazione. In sintesi, il medico prescrittore, a parte dover *medico e sociologo specialista in Radiodiagnostica e in Medicina nucleare. International Society Doctors for Environment (ISDE)-Italia Riferimenti bibliografici Dimonte M. Sostenibilità in medicina. Contrastare la crescita di esami radiologici inutili e inappropriati. GEA, Giornale Europeo di Medicina Ambientale 2007, 2:47-53 Dimonte M. L’abuso di esami radiologici come metafora della società post-moderna, dei nuovi media e dei consumi. Recenti Progressi in Medicina 2008, 3:125-128 Dimonte M. Elementi di imaging e radioprotezione per operatori sanitari in campo odontoiatrico. Competenze per una organizzazione sostenibile. Levante Ed., Bari, 2009 57 SALENTO MEDICO SI RINNOVA Grazie alla collaborazione tra Carra Editrice e Nerò Comunicazione, la rivista ufficiale dell’Ordine dei Medici della provincia di Lecce, da quasi trent’anni un punto di riferimento per la categoria, propone ai suoi lettori alcune novità: - un maggior numero di pagine, - il miglioramento di veste grafica, - la periodicità bimestrale (il giorno 15, a mesi alterni), - l’aumento delle copie stampate, - una più capillare distribuzione, - l’introduzione di alcuni articoli di taglio divulgativo. A fronte di tante innovazioni, il tariffario per le inserzioni pubblicitarie subirà un lieve ritocco. Questi i costi per singola uscita: • mezza pagina: € 230 + Iva • pagina intera: € 400 + Iva • seconda/terza di copertina: € 550 + Iva • quarta di copertina: € 700 + Iva Sono previsti sconti significativi nel caso di contratti annuali. Dai prezzi sono esclusi: esecutivi bozzetti, fotolito, fotografie, che verranno forniti dal committente o fatturati a parte, al costo, se eseguiti a parte. Concessionaria di pubblicità: Nerò Comunicazione – piazza Diaz 5 Casarano - tel/fax 0833 599238. Responsabile: dr. Mario Maffei (393 9801141) Copie Per motivi tecnici non possono essere forniti estratti dei lavori pubblicati. Saranno inviate copie del Bollettino, fino ad un massimo di 30, agli Autori che ne faranno espressa richiesta al momento dell’invio dei lavori. Gli Autori dovranno far pervenire alla Direzione fotocopia della ricevuta del versamento su: Iban: IT22 A010 1004 1971 0000 0301 010 presso Banco di Napoli SpaLecce, intestato a “Ordine dei Medici della Provincia di Lecce” pari al numero delle copie richieste per l’importo dovuto, tenuto conto che il costo di una copia è di € 2,60. Foto e profilo Gli autori, a corredo dell’articolo, devono inviare anche una propria foto a colori insieme ad un breve profilo professionale. Liberatoria L’invio degli articoli vale come tacita liberatoria per eventuali tagli nel testo e/o modifiche nella titolazione proposta qualora il comitato di redazione e il direttore responsabile della rivista Salento Medico (ai sensi della legge 47/48 sulla stampa) lo ritenessero necessario a fini redazionali. Il termine di consegna degli articoli per il prossimo numero è il 31 marzo Gli articoli vanno firmati con nome e cognome per esteso Centro di Ricerca in Scienza delle Immagini S.r.l. S.S Lecce-Maglie s.n.c. 73020 Cavallino (Le) Tel. 0832.613111 - Fax. 0832.613125 - [email protected] - www.xraycalabrese.it Direzione sanitaria Dott. Gianpiero Berardi OCULISTICA NEUROLOGIA Visita oculistica, Tonometria, Pachimetria, Esame Fundus, Oculi, Visita Ortottica, Pupillometria digitale. NUTRIZIONISTA Visita nutrizionale, CYTOTOXIC TEST. OSTEOPATIA Visita osteopatica Trattamenti di osteopatia ECOCOLORDOPPLER Visita specialistica vascolare, Ecocolordoppler TSA, Ecocolordoppler arterioso e venoso arti superiori e inferiori, Ecocolordoppler aorta addominale. UROLOGIA Visita urologica, Uroflussometria, Ecotomografia renale, Ecotomografia Addome inferiore, Ecotomografia trans – rettale, Ecotomografia testicolare, Ecocolordoppler testicolare. DERMATOLOGIA Visita Dermatologica TILTING MR da 0° a 90° POSIZIONE DI STUDIO RACHIDE LOMBARE IN ORTOSTASI Visita Neurologica, EMG arti Superiori e/o inferiori, EMG facciale, EMG per anastomosi nervosa e post-interventi neurochirurgici, EMG per polineuropatie, Medicina del sonno e polisonnografia, Diagnosi e cura delle cefalee. ECOTOMOGRAFIA Ecotomografia addome superiore e Inferiore, Ecotomografia del collo, Ecocolordoppler tiroideo. CARDIOLOGIA Visita Cardiologica, ECG, Ecocolordoppler cardiaco, Holter Pressorio e cardiaco, Ecostress, Elettrocardiogramma da sforzo. PODOLOGIA Visita podologica Trattamento delle unghie incarnite, di micosi ungueali e di ipercheratosi plantari Rieducazione ungueale Prevenzione e cura del piede diabetico, del piede doloroso e artosico e del piede piatto infantile Ortesi digitali in silicone per dita a martello o per alluce valgo Linfodrenaggio Massoterapia Esame baropodometrico POSIZIONE DI STUDIO RACHIDE LOMBARE IN CLINOSTASI POSIZIONE DI STUDIO RACHIDE CERVICALE IN ORTOSTASI