AUSL RAVENNA
Rassegna stampa del 19/10/2011
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INDICE
AUSL RAVENNA
19/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
RAVENNA Sono 328 i progetti per...
6
19/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Come ridurre infortuni, malattie e incidenti sul lavoro
7
19/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Aiutare i bambini disabili in riabilitazione, ecco il progetto per il servizio civile
8
19/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Bollani suonerà per beneficenza
9
19/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
ALVARO Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna , contesta l'enfasi «con cui sono
stati cele...
10
19/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Giunta Casadio, cinque mesi ai raggi x «Poche mosse. E tutte sbagliate»
11
19/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Nozze d'argento per due coppie di amici
12
19/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
Promozione tra i bambini delle letture e della musica
13
19/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
Lavoro a 88 disabili grazie al Siil
14
19/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
«Senza delibere i primi 150 giorni, dovremmo restituire i gettoni»
15
19/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
SE' dura ma si può battere. Penso ad aziende come la Riba. Oppure a un'agenzia
comunale per gli a"tti. O anche al rifacimento del Pronto Soccorso dell' ospedale
civile di Faenza
16
19/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
La Voce Artistica Un convegno di arte e scienza
18
19/10/2011 La Voce di Romagna - Forli
Commissione Sanità del PDCI Federazioni di...
19
19/10/2011 La Voce di Romagna - Forli
Area Vasta Romagnola, specchietto per le...
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AREA VASTA E REGIONE
19/10/2011 La Voce di Romagna - Rimini
Che l'esercizio fisico faccia bene alla...
22
19/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Cesena
«Buoni rapporti con il Comune Stiamo lavorando con gli Scout»
23
19/10/2011 Corriere di Romagna
Teatro civile per parlare di morte
24
19/10/2011 La Voce di Romagna - Rimini
VALMARECCHIA
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19/10/2011 La Nuova Ferrara - Nazionale
Tanta solidarietà grazie alla sagra del pesce azzurro
26
SANITÀ NAZIONALE
19/10/2011 La Repubblica - Genova
Arriva l'influenza pronte 400mila dosi per la vaccinazione
28
19/10/2011 La Repubblica - Genova
Esenti ticket, 70mila tessere non recapitate
29
19/10/2011 La Repubblica - Genova
Sanità, tutti contro Montaldo anche il centrosinistra boccia i tagli
31
19/10/2011 La Repubblica - Torino
"Sanità, Monferino taglia personale e Zanon assume 40 amministrativi"
32
19/10/2011 La Stampa - NAZIONALE
"Vi dicono matti e non lo siete"
33
19/10/2011 Il Messaggero - ROMA
Maxitruffa con false visite a disabili
35
19/10/2011 Il Messaggero - ROMA
Mamma salva la figlia di 15 mesi donandole un pezzo di fegato
36
19/10/2011 Il Messaggero - ROMA
Fazio: tbc al Gemelli un caso di buona sanità e di ottima gestione
37
19/10/2011 Il Giornale - Milano
Una «casa» dentro la Mangiagalli per i genitori dei bimbi prematuri
38
19/10/2011 Il Giornale - Genova
L'assessore certifica la crisi della Sanità: «Può cadere Burlando»
39
19/10/2011 Avvenire - Nazionale
Fazio: «Dal 2014 ticket con quoziente familiare»
41
19/10/2011 Il Sole 24 Ore - Sud
Sanità vicina al giro di boa nel risanamento dei conti
42
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Fatture Ssn, crescono i ritardi
43
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Gli igienisti sulle barricate: Piano vaccini sotto tiro
45
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Il web informerà sui farmaci
46
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Regioni, prime prove di Patto
48
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Corsie più «umane» per i piccoli ma libri e musica ancora latitano
49
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Aborto, il dottore che obietta fa carriera
51
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Riordino territorio, palla alle Regioni
53
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Fare il medico allunga la vita: quasi 1,5 anni di più in camice
55
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Enpam: età della pensione a 68 anni, aumento di contributi e minori rendite
56
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Addio alla coesione sociale»
58
18/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Generalisti e pediatri in fuga dal lavoro
60
AUSL RAVENNA
14 articoli
19/10/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 13
(diffusione:30000)
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RAVENNA Sono 328 i progetti per...
RAVENNA Sono 328 i progetti per l'inserimento lavorativo di persone con disabilità e 23 quelli di persone in
situazione di svantaggio o difficoltà realizzati nel 2010 dal Siil (Sostegno integrato per l'inserimento
lavorativo). "Solo nel 2010 abbiamo avuto un incremento delle prese in carico del 37,8% per un totale di 129
persone - spiega Emiliano Galanti, presidente di Fare Comunità, consorzio che gestisce il servizio - Tra
queste ben 88 hanno trovato il lavoro". Il Siil è un servizio gratuito della Provincia di Ravenna che, dal 1998,
sostiene e accompagna le imprese e le persone disabili nell'inserimento lavorativo. "Fanno riferimento al Siil
gli iscritti alla lista di collocamento provinciale in base alla Legge 68/1999 - evidenzia Galanti - Un'apposita
commissione stabilisce, per ogni singola persona, quando vi sono le condizioni per realizzare un percorso di
inserimento lavorativo ed è appunto il Siil a realizzare la mediazione tra la persona e l'azienda attraverso
l'apporto di tutor individuali". "L'integrazione tra soggetti pubblici e privati nei servizi di sostegno
all'inserimento lavorativo dei disabili ha radici storiche spiega Francesco Rivola, assessore provinciale alla
formazione professionale - Nel momento in cui le funzioni del collocamento - anche dei disabili- sono state
trasferite dal Ministero del Lavoro alle Province è stato normale per la Provincia di Ravenna valorizzare le
esperienze positive". Dati alla mano nel 2010 sono state 235 le aziende che hanno instaurato relazioni con il
Siil e 218 quelle che hanno realizzato progetti con il servizio. In molti casi il rapporto con il Siil ha portato alla
stipula di contratti a tempo determinato (64,4%) e nel 17,8% dei casi anche a rapporti a tempo indeterminato.
L'attività del Siil è per la Provincia un investimento, infatti annualmente la Provincia impegna nel progetto tra
700 e 800mila euro.
AUSL RAVENNA
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19/10/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 14
(diffusione:165207, tiratura:206221)
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L'EVENTO LA SICUREZZA COMPORTAMENTALE: COSÌ SI MOTIVA L'ATTEGGIAMENTO SICURO
NELLE ORGANIZZAZIONI
Come ridurre infortuni, malattie e incidenti sul lavoro
MISSION Steve Elettro System è una azienda fondata nel gennaio 1995 a Molinella e poi, nel gennaio 1996,
trasferitasi a Conselice. Mission Steve Elettro System nasce da un'idea, ovvero da un progetto, come tanti,
nato parlando tra due cugini, uno dei quali è l'attuale titolare, con l'obiettivo di soddisfare tutte le esigenze in
materia di sicurezza ed automazione in ambito civile ed industriale, proponendosi come 'specialist' del
settore. Con un obiettivo ben specifico però: differenziarsi per qualità di servizio, competenza e serietà
professionale. Ovvero diventare una azienda top level. Entrambi provenienti da una formazione teorica e
pratica pluriennale nel settore dell'automazione industriale presso importanti aziende dell'indotto bolognese, il
passo dei fondatori è stato quasi naturale. Purtroppo, la nascita di questa azienda è stata posticipata a causa
di un incidente stradale che ha visto la scomparsa di uno dei potenziali fondatori. Superato lo sconforto, a
distanza di circa tre anni, Roberto Carlini, ha deciso così di realizzare il progetto in solitario, per poi trovarsi di
fronte alla necessità di una espansione in tempi brevi. «Ci siamo trasferiti da Molinella a Conselice - ha
spiegato Roberto Carlini - ove abbiamo trovato le migliori condizioni di crescita che ci eravamo prefissati. Il
nostro obiettivo è stato raggiunto grazie alla costante formazione tecnica del personale selezionato, nel
frattempo assunto, nonché al passaparola dei nostri clienti. In tempi brevi, abbiamo raggiunto notorietà nel
settore, grazie alle caratteristiche professionali e a quelle dei prodotti che noi proponiamo e forniamo». Le
conoscenze professionali? «Sì sono importantissime; nel corso del tempo, ci vengono richieste pure nel
settore del conto lavorazione industriale elettromeccanica, con risultati di eccellenza nella qualità e nel
servizio. I nostri clienti appartengono al mondo dell'automazione industriale, del packaging, della lavorazione
del tabacco, della trasformazione del terreno, delle attrezzature per centri Spa. Tra questi, nel nostro
portafoglio, in conto lavorazione e in conto pieno, ci sono, fra le altre, TetraPak, Dale, Curti, Meccanica
Imolese, Marposs». MISSION Steve Elettro System si sviluppa su una struttura di 500 metri quadrati, in
un'area di circa duemila metri quadrati, completamente autonoma, che consente di modificare la logistica
interna ed esterna adeguandola alle esigenze del cliente. E la crisi? «Nel corso degli anni - ha concluso
Carlini - abbiamo incontrato molti momenti di difficoltà dovuti alle crisi cicliche del settore che si sono
succedute, ma siamo sempre riusciti ad affrontarle, differenziando le offerte di lavoro, riducendo i costi di
gestione e le spese superflue».
AUSL RAVENNA
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QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 15
(diffusione:165207, tiratura:206221)
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AUSL DUE LE PROPOSTE DELL'AZIENDA
Aiutare i bambini disabili in riabilitazione, ecco il progetto per il servizio
civile
L'AUSL anche quest'anno si rivolge ai ragazzi tra i 18 e i 28 anni con due progetti per il servizio civile. Sono
disponibili due posti per l'iniziativa 'Supercalifragilistichespiralidoso' che ha l'obiettivo di migliorare
l'accoglienza e la permanenza dei bambini disabili durante la riabilitazione, e tre posti per 'Ospedale fonte di
vita', che promuove il patrimonio artistico di proprietà dell'Ausl e vuole organizzare eventi pubblici culturali. Il
termine per le domande è il 21 ottobre (vanno inviate a: AuslRavenna, via De Gasperi 8, 48121).
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QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 21
(diffusione:165207, tiratura:206221)
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AL 'MASINI'
Bollani suonerà per beneficenza
LA GRANDE musica italiana con l'Istituto oncologico romagnolo contro il cancro. Uno dei massimi esponenti
italiani del jazz, il pianista Stefano Bollani sarà ospite del teatro Masini, il 9 dicembre, per un concerto
organizzato per raccogliere fondi da destinare allo Ior, l'Istituto oncologico romagnolo. L'evento è organizzato
in collaborazione tra Casa della Musica e Supersound.
AUSL RAVENNA
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19/10/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 9
(diffusione:165207, tiratura:206221)
ALVARO Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, contesta l'enfasi «con cui sono stati celebrati i pretesi
successi delle politiche ambientali del Comune di Ravenna certificati dalle graduatorie sull'Ecosistema urbano
2010». Scrive: «La registrazione Emas ottenuta dal Comune nel 1999, non certifica la qualità delle politiche
ambientali dell'amministrazione, ma più modestamente le pratiche ecologiche introdotte a Palazzo Merlato.
Siccome lo frequento spesso, avrei molto da dire al riguardo. Per esempio, il Comune non ricorre alla
rigenerazione dei consumabili per le stampanti dei propri computer, che l'Ausl invece realizza in tutti i suoi
uffici. Che la registrazione Emas sia entusiasmante è contraddetto dal fatto che sulle 1036 attribuite in Italia a
tutto il 2009, oltre il 20% riguarda enti pubblici. Nella graduatoria dell'Ecosistema urbano, Ravenna non è
nella top ten di tutte le città capoluogo di provincia, bensì al 16°. A settembre dell'anno scorso, Ravenna era
al 5° posto. L'attuale posizione solo relativamente alta è merito soprattutto dei primi posti assoluti ottenuti:
quello per numero di aziende in possesso della certificazione ambientale Iso 14001, non certo merito del
Comune e quello per la certificazione ambientale interna agli uffici comunali, della cui irrilevanza ho già detto.
Le graduatorie stroncano i successi nella dotazione di verde pubblico. Siamo al 65° posto per il verde fruibile,
ora distinto dall'insieme del verde, per il quale siamo al 12° (2.991 ettari, in massima parte pinete, che il
Comune ha solo devastato). Grottesco il 32° posto per le Ztl, nelle quali a Ravenna circolano liberamente
migliaia di autoveicoli autorizzati e centinaia di maxiautobus di Atm».
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
ALVARO Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna , contesta l'enfasi «con
cui sono stati cele...
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QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
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(diffusione:165207, tiratura:206221)
Pdl, Lega e Udc attaccano i vertici della Provincia: «Il primo bilancio? Deludente»
LE TRE FORZE di opposizione in consiglio provinciale (Pdl, Lega e Udc) parlano a una sola voce per
denunciare «l'immobilismo che ha caratterizzato i primi 150 giorni della giunta Casadio». Quello delle
minoranze - che ieri hanno voluto convocare una conferenza stampa unitaria - è un attacco a tutto campo
contro l'amministrazione di centrosinistra: dalla questione delle autorizzazioni a impianti ritenuti impattanti sul
territorio (come la centrale a biomasse di Russi o il gassificatore di Roncalceci) all'aumento delle aliquote Rc
auto. «LA PRIMA novità è la sintonia fra i tre gruppi di opposizione», ci tiene a sottolineare il capogruppo del
Pdl Massimo Mazzolani. Che infatti tira subito fuori dal mazzo un tema caro innanzitutto al Carroccio: «La
Regione Romagna è un nostro obiettivo comune - assicura. - Già oggi alcuni servizi funzionano in un ambito
di area vasta, ma questo principio va esteso a molti altri settori». Altro punto di contatto, l'ordine del giorno
sull'agricoltura, votato all'unanimità dal consiglio comunale, su iniziativa dell'opposizione. Anche se dall'odg è
stata stralciata la parte sulle responsabilità del mondo cooperativo e della grande distribuzione organizzata.
«È uno dei pochi provvedimenti di qualche rilievo adottati in questi mesi di immobilismo», polemizza il
leghista Rudi Capucci. Rincara Gianfranco Spadoni dell'Udc: «Nell'ultima riunione di giunta c'erano solo due
punti all'ordine del giorno: purtroppo questa è la dimostrazione che la Provincia, così com'è, non sa svolgere
le sue funzioni. Anche perché questa maggioranza è divisa». LA CONTESTATISSIMA centrale di Russi è un
altro bersaglio degli strali del centrodestra. «La Provincia - dice il capogruppo della Lega Gianluigi Forte - ha
incaricato i suoi legali di sostenere il ricorso di Power Crop al Consiglio di Stato, dopo la sospensiva del Tar.
Che l'azienda ricorra è del tutto normale, ma per quale motivo l'amministrazione provinciale spende soldi
pubblici per tutelare gli interessi di una società privata?». «Anche per quanto riguarda il rigassificatore di
Roncalceci, che deve essere ancora autorizzato, ci sarebbe molto da dire - aggiunge Mazzolani. - Vogliono
farlo passare per un progetto di scarsa entità, ma non lo è. Inoltre non ci sono ancora i contratti con gli
agricoltori che dovrebbero produrre le biomasse». FORTI critiche dall'opposizione anche alla decisione di
aumentare le aliquote Rc auto. Forte sottolinea che «il governo ha modificato i criteri di applicazione delle
tariffe Ipt, in senso vantaggioso per le Province: a Ravenna, ad esempio, il gettito sarà di 7,5 milioni in più
all'anno. Eppure l'amministrazione ha ritenuto necessario aumentare anche l'aliquota Rc auto». Francesco
Monti
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Giunta Casadio, cinque mesi ai raggi x «Poche mosse. E tutte sbagliate»
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QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Pag. 8
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Nozze d'argento per due coppie di amici
IN QUESTI giorni si torna a parlare di Area Vasta Romagnola come la panacea di tutti i mali della nostra
sanità mentre si aggrava il degrado delle strutture sanitarie operanti nel nostro territorio e continua la fuga di
valenti medici dal nostro nosocomio. Non a caso si allarga la forbice fra il dare e l'avere a tutto sfavore del
Bufalini. Per questo, a nostro avviso, è prioritario portare il discorso e l'analisi sullo stato del nostro ospedale
e della nostra sanità. Alcuni esempi: Pronto Soccorso: gli spazi angusti a ridosso uno dell'altro con personale
ed attrezzature inadeguate addirittura senza un locale per ospitare i famigliari dei pazienti. Eppure è
sufficiente andare a Rimini, Ravenna, Forlì per capire il ruolo di questa struttura in un ospedale moderno.
Laboratorio unico di Pievesistina: quando finirà lo spreco del canone d'affitto ad un privato per il 'palazzone'
denunciato anche da sindacati e giornali locali dove vi è ancora una parte vuota che doveva ospitare
l'anatomia patologica dei quattro ospedali? Ma il laboratorio unico, fra l'altro, con le nuove potenzialità delle
sue moderne attrezzature non doveva avviare ricerche ed analisi complesse e specialistiche oltre a svolgere
milioni di analisi di routine? Dissesto finanziario: quali le cause del pesante passivo accumulato dalla nostra
Usl il cui bilancio 2010 al capitolo passività registra una perdita di esercizio degli ultimi anni di oltre 69 milioni
di euro? I tagli del governo non giustificano questo dissesto che sa anche di sprechi, incapacità di
amministrare, di burocrazia e di autoritarismo. Per noi ci sono responsabilità gravi della direzione generale,
del sindaco che ha sempre approvato e giustificato senza alcuna conoscenza, tutte le scelte della dirigenza
della Usl. Che succede al Bufalini? Che succede alla nostra Usl? Di questo occorre, dunque, oggi discutere
con la massima urgenza nelle istituzioni e nella città fra le forze politiche e sociali. Non vorremmo che
altrimenti l'Area Vasta da molti strombazzata fosse intesa come fuga in avanti o specchietto per le allodole.
Commissione Sanità del Pdci Federazioni di Cesena e Ravenna
AUSL RAVENNA
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LA STORIA DA 25 ANNI FESTEGGIANO INSIEME LA RICORRENZA
19/10/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 12
LUGO. L'assessore Marco Scardovi e le responsabili del servizio Nives Benati e Lisa Nani ricordano
l'importanza formativa della musica fin dai primi mesi di vita (0-6 anni). Sulla scia del progetto "Nati per
leggere", con il quale si vuole rimarcare come l'alfabetizzazione precoce sia determinante nello sviluppo del
bambino, prende il via anche "Nati per la musica". «L'obiettivo è di promuovere la musica in maniera non
occasionale fin dai primi mesi di vita e far vivere il bambino in una comunità e in un ambiente familiare
musicalmente ricco e stimolante - sottolinea Scardovi -, coinvolgendo tutte le risorse disponibili sul territorio a
livello istituzionale (biblioteche, scuole di musica, asili nido, scuole dell'infanzia), a livello professionale
(musicisti, musico terapeuti, insegnanti di musica, pediatri, operatori sociosanitari) e associativo, operativi
nella nostra comunità». Il progetto è nato anche nella consapevolezza del forte incremento, in costante
aumento, nella "F. Tris i" dei prestiti, che hanno raggiunto quota 52.000 (1.6 pro capite ) dei quali 20.000 per
la sola sezione Ragazzi. «Un risultato - aggiunge Scardovi - ottenuto anche grazie alla disponibilità delle
operatrici, in un ambiente completamente rinnovato con arredamento in legno, di aspetto gradevole e
soprattutto atossico». "Nati per la musica" si basa sul coordinato impegno di musicisti, insegnanti di musica
della "Malerbi" (già protagonisti del progetto "Ospedale fonte di vita"), pediatri, bibliotecari, tutti insieme per un
progetto comune di alfabetizzazione musicale per la città. «Interessare i bambini fin dalla tenera età alla
musica significa investire per un loro futuro migliore - spiega la Benati -, soffermandosi sul calendario del
progetto, curato da un comitato scientifico rappresentativo di autorevoli esperti della materia». Dopo i
laboratori interattivi (centinaia le prenotazioni), sabato si tiene una giornata di studio ospitata dalle ore 9 al
Salone estense (relatori il pediatra Stefano Gorini, la terapista della riabilitazione Laura Rossi, docenti di
musica ed operatori del settore). Sono già oltre la capienza (105) della sala le adesioni di genitori. I laboratori
riprenderanno in novembre (19, 26 e 3 dicembre) tutti alle 10,30 con "Concerto per piccole orecchi e",
"Coccole e filastrocche sonore", "Pezzettino di musica". Amalio Ricci Garotti
AUSL RAVENNA
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Promozione tra i bambini delle letture e della musica
19/10/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 6
Lavoro a 88 disabili grazie al Siil
Funziona il sostegno integrato nella provincia di Ravenna
RAVENNA. Sono 328 i progetti per l'inserime nto lavorativo di persone con disabilità e 23 quelli di persone in
situazione di svantaggio o difficoltà realizzati nel 2010 dal Siil (Sostegno integrato per l'inserimento
lavorativo). «Solo nel 2010 - spiega Emiliano Galanti, presidente di Fare Comunità, consorzio che gestisce il
servizio - abbiamo avuto un incremento delle prese in carico del 37,8% per un totale di 129 persone. Tra
queste ben 88 hanno trovato il lavoro più adatto a loro». Il Siil è un servizio gratuito della Provincia di
Ravenna che, dal 1998, sostiene e accompagna le imprese e le persone disabili nell'i nse ri me nto
lavorativo. «Fanno riferimento al Siil gli iscritti alla lista di collocamento provinciale in base alla Legge 68/1999
evidenzia Galanti -. Un'apposita commissione (composta da tecnici della provincia e dei servizi sociali e
sanitari) stabilisce, per ogni singola persona, quando vi sono le condizioni per realizzare un percorso di
inserimento lavorativo ed è appunto il Siil a realizzare la mediazione tra la persona e l'azienda attraverso
l'apporto di tutor individuali che seguono l'intero percorso del disabile o dell'utente svantaggiato. Il tutto,
ovviamente, in rete con servizi territoriali, Asp di Ravenna-Cervia e Russi, Unione dei Comuni Bassa
Romagna, Servizi sociali associati del Faentino, Ausl-Dsm e Inail». «L'i ntegraz ione tra soggetti pubblici e
privati nei servizi di sostegno all'inser imento lavorativo dei disabili non ha tanto radici 'ide olo gich e' quanto
'sto riche' - evidenzia Francesco Rivola, assessore provinciale alla Formazione professionale, mercato del
lavoro e servizi per l'impiego -. Nel momento in cui le funzioni del collocamento anche dei disabili - sono state
trasferite dal ministero del Lavoro alle province, alla fine degli anni '90, è stato normale per la Provincia di
Ravenna valorizzare le esperienze positive che si erano sviluppate sul territorio». Dati alla mano, nel 2010
sono state 235 le aziende che hanno instaurato relazioni con il Siil e 218 quelle che, effettivamente, hanno
realizzato progetti veri e propri con il Servizio. In molti casi il rapporto ha portato alla stipula di contratti a
tempo determinato (64,4%) e nel 17,8% dei casi anche a rapporti a tempo indeterminato. «Un grande
successo prosegue il presidente di Fare Comunità - che conforta le scelte fatte che si basano sull'analisi delle
singole situazioni per l'elaborazione di progetti personalizzati». Il lavoro del Siil però non si f e r m a a l m o m
e n t o dell 'assunzione: «Sviluppiamo con continuità tirocini formativi e di orientamento - conclude il
presidente di Fare Comunità - e offriamo il supporto dei tutor e di operatori specializzati anche nella fase
successiva all'inserimento».
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Bilancio soddisfacente per il servizio gestito dal consorzio Fare Comunità
19/10/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 5
Provincia, opposizione compatta all'attacco: «Energia, manca una visione generale per gli impianti»
RAVENNA. A 150 giorni dalla nascita della giunta del presidente Claudio Casadio, i partiti d'opposizione
seduti in consiglio provinciale, coesi e in piena sintonia, si dicono pronti a proseguire uniti sui contenuti,
lontani da strumentalizzazioni, per il bene del territorio. Dalla Lega Nord, assente da piazza Caduti dagli anni
Novanta, arriva un ordine del giorno condiviso prima con Pdl e Udc poi con tutti i gruppi sullo sviluppo delle
attività produttive relative ai prodotti agroalimentari tipici dei comuni della provincia. L'agricoltura appare come
uno dei terreni sui quali l'oppos izione vuole muoversi per arrivare all'istituzione della Regione Romagna
bocciando sonoramente l'idea della Provincia unica, definita «ipotesi balorda» da Gianluigi Forte, capogruppo
della Lega Nord. Una Regione di fatto già delineata dalle politiche di area vasta, dal servizio di trasporto
pubblico, un soggetto amministrativo che non avrebbe più bisogno di Province, enti per la Lega da rendere
più efficienti, per Mazzolani (Pdl) e Spadoni (Udc) da eliminare perché pachidermi ci. Una Provincia che va
rimodellata, vicina alle imprese, e non un ente "passacarte". Il coro delle critiche si sposta poi sul presidente
Casadio, che «è un accentratore o non si fida della propria giunta». «C'è difficoltà a convocare i consigli
provinciali - ricorda Spadoni - per mancanza di delibere. Non ricordiamo in questi mesi atti degni di nota se
non provvedimenti come quello dell'aumento dell'aliqu ota Rc auto. Se dovessimo raccontare per iscritto cosa
è avvenuto in questi mesi, consegneremmo in bianco e dovremmo restituire il gettone di presenza». Se il
rinnovamento deve avvenire dall'i nter no, affrontando «brutte eredità» - si veda la questione del personale per Rudi Capucci, vicepresidente del consiglio provinciale, e gli altri consiglieri di opposizione, su temi come
la produzione di energia non c'è un progetto complessivo. «Per Russi, Roncalceci, il porto - precisa Forte - si
parla di impianti senza visione generale. Non siamo contro lo sviluppo, ma qual è il ritorno per il territorio? L'a
ut orizzazione per Roncalceci ancora non c'è. L'interesse privato non può essere a carico del pubblico. Il
consigliere regionale della Lega Manfredini ha chiesto che si chiarisca in aula perché si usano soldi pubblici
per il ricorso contro i cittadini e in favore della centrale a biomasse di Russi. Quanto agli incarichi legali, con
quali criteri vengono scelti?». (c.b.)
AUSL RAVENNA
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«Senza delibere i primi 150 giorni, dovremmo restituire i gettoni»
19/10/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
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e Claudio Casadio era il sosia di Trotzki, il suo successore lo è di Giovanni Gentile: non solo nelle fattezze e
nella barba, anche nel nome e pure, per i modi, nel cognome. Quando intervisti Giovanni Malpezzi lo vedi che
si confessa: le mani spesso sono giunte, il capo reclinato e c'è sempre una guancia che pare a disposizione.
Ti vien da dire: atto di dolore e vai in pace. Del resto con quella faccia da bravuomo cosa potrà mai aver fatto
di male nella vita a parte il Piano Sosta? Lo devono aver pensato anche gli elettori nel 2010 anno di gloria
malpezziana quando gli tributarono il 54 per cento dei voti per eleggerlo sindaco. Quasi doppiato il
rappresentante dell'opposizione. Un trionfo. Anche se per molti la vittoria vera fu alle primarie con De Tollis su
Ds; non quella di un Malpezzi su Red Bull contro una Minardi. Sono passati quasi due anni da quel 2010. Il
laboratorio, il cambiamento, i giovani, le sforbiciate all'apparato... Ebbene quelle erano le opere (annunciate),
e oggi vediamo solo le omissioni. Capita. Eppure su Malpezzi i faentini continuano a credere, come è giusto
che sia. Perchè, con la brutte facce che si vedono in giro, si pretende almeno l'onestà. La mano sul fuoco non
la si mette mai per nessuno ma sotto questo profilo il nostro sindaco pare davvero una garanzia. Che voto si
darebbe nei suoi primi 18 mesi? Non sta a me, che siano gli altri a giudicare. Certo però con questa crisi è
difficile ricevere applausi. A chi si ispira tra i predecessori? A De Giovanni. Lo conoscevo, suo figlio era un
mio grande amico e compagno di scuola, ho frequentato la loro casa, papà De Giovanni era una grande
persona. I faentini si sono fatti la seguente idea: Malpezzi farebbe tutto quello che ha promesso ma ha le
mani legate dalla sua stessa maggioranza. E' vero? E' un'immagine che può fare anche comodo oggi che le
casse comunali sono vuote. Ma è un teorema che non condivido. Il mio consenso deriva da un preciso
progetto politico dentro al Pd, che è l'80 per cento del consiglio di maggioranza, e mi sta supportando con
lealtà e impegno". Invece si dice che anche qui a Faenza all'interno della maggioranza le due anime del Pd,
quella Ds e quella ex Margherita, diano delle sacrosante litigate. Falso? Sì è falso. Tra l'altro la parola 'litigare'
non mi appartiene per niente, chi mi conosce lo sa bene. Si discute, come dappertutto, ma non si litiga. Mi
sembra una favola. Allora esprima due desideri. Due desideri? Il primo è che per gli oltre mille lavoratori in
cassa integrazione, tra cui le donne dell'Omsa, si trovi la soluzione e il lavoro. E l'altro? L'altro è una priorità
da risolvere nell'ambito sanità, con la riqualificazione del Pronto Soccorso di Faenza. Non mi dirà che le
sembra in condizioni ottimali, con la gente cha passa di fianco ai feriti in barella. E poi vogliamo portare a
Faenza la tecnica del parto indolore, non è possibile che nel 2011 le ragazze debbano andare ancora fino a
Ravenna per usufruirne. C'è anche un problema case popolari. Sì perche negli ultimi anni Faenza è passata
da 53mila a 58mila abitanti, e ci sono tante famiglie che fanno richiesta di un alloggio. A Faenza ci sono circa
900/1000 appartamenti sfitti. Vorremmo arrivare a creare un'Agenzia per l'affitto, con l'Acer nel ruolo di
locatario a fare da garante con i privati che mettono i locali a disposizione. Ma poi gli assegnatari delle case
sono quasi sempre stranieri. E spesso non è giusto perchè si tratta di persone che in patria la casa ce l'ha,
ma poi qui in graduatoria risulta nullatenente e sopravanza gli italiani... Anche qui i dati dicono però una cosa
totalmente diversa: l'80 per cento dui coloro cui viene assegnata la casa è di nazionalità italiana. E anche sui
contributi per gli affitti non si possono certo fare distinzioni di razza, le pare? Parliamo di centro storico e
piano soste. Lei in campagna elettorale disse che il centro storico era una priorità assoluta. Ma adesso se
fate pagare in tutti i parcheggi dentro le mura, il centro si svuoterà ancora di più. Dovete stare attenti e
guardare Forlì... ... cosa c'entra Forlì? Come esempio negativo. A Forlì hanno commesso tutti gli errori
possibili e immaginabili, l'ultimo è l'installazione di Sirio, e il centro è un deserto impressionante. Sono
scappati tutti, negozianti compresi. Non vogliamo fare nulla di simile e tantomeno far scappare la gente, ci
mancherebbe. Anzi, col nostro progetto vogliamo recuperare 400 posti a beneficio di chi risiede e di chi ha
AUSL RAVENNA
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SE' dura ma si può battere. Penso ad aziende come la Riba. Oppure a
un'agenzia comunale per gli a"tti. O anche al rifacimento del Pronto
Soccorso dell' ospedale civile di Faenza
19/10/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 19
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AUSL RAVENNA
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l'attività in centro storico. Insomma, è questo il nostro obiettivo. La gente non ne può più della crisi, ha meno
soldi in tasca, ed è anche una delle ragioni che porta a contestare l'obolo che si intuisce dal piano sosta. Voi
per restare fiduciosi cosa fate? Io sono ottimista e realista per natura. E gaurdo con piacere anche alle tante
realtà positive espresse da aziende del territorio, adesso mi viene in mente la "Riba" ma gli esempi sarebbero
tantissimi, col rischio di lasciar fuori qualcuno e quindi mi fermo subito qui. Senta, adesso tra i problemi - se
vogliamo - secondari c'è anche quello dei pini settecenteschi a fianco del rettilineo di Errano: dicono che
avete intenzione di abbatterli perche non ci sono i soldi per potarli e curarli. Ma non è vero! E' vero invece che
ogni tanto che ne cade uno con grande pericolo per chi passa sulla strada. Ed è vero che abbiamo fatto fare
una perizia che ha stabilito che alcuni alberi sono malati e vanno abbattuti. Ma non sono più di tre o quattro.
A proposito del rettilineo di Errano: lei ogni tanto va a lavorare in bicicletta... Ma no, di solito uso la bici
quando voglio fare un po' di movimento. Il ciclismo è il mio sport preferito, e Pantani era... il mio grande
campione.
19/10/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 12
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Le corde vocali degli artisti analizzate dagli esperti
a domani a domenica al teatro Alighieri si svolgerà l'VIII edizione del Convegno Internazionale di Foniatria e
Logopedia "La Voce Artistica", promosso dall' Azienda Usl e la Fondazione Ravenna Manifestazioni. L'evento
è organizzato dal professor Franco Fussi, responsabile del Centro Audiologico Foniatrico della Uslravennate,
affermatosi in campo nazionale e internazionale come Centro di riferimento per i disturbi della voce
professionale. Anche quest'anno il programma è ricco di interventi scientifici, didattici ed artistici. In
particolare fra gli interventi di carattere scientifico si segnalano francesi Coulombeau e Perouse sulla
fonochirurgia; lo statunitense Izdebski sui traumi vocali, il parigino Paolo Zedda sulla dizione; il dott. Franco
Fussi sulla stroboscopia laringea e sull'affaticamento vocale. Numerosi gli artisti di fama che si esibiranno
nelle pause delle relazioni scientifiche e didattiche: Karima, Roberto Amadè, Patrizia Laquidara, Linda Valori,
Ala Berht. Nel denso programma infatti spiccano appuntamenti di rilievo come "Snoopy, il concerto - Tributo a
Larry Grossman", con la partecipazione straordinaria del compositore Larry Grossman oppure il Dinner Show
con LaLa McCallan in "VivaLaDiva!" che avrà luogo al teatro Socjale di Piangipane e non ultimo il nuovo
concerto in anteprima "Aria" di e con Albert Hera, poliedrico vocalista sulle orme di Bobby McFerrin e
Demetrio Stratos. Si succederanno appuntamenti pomeridiani con Nathan Martin, vocal coach delle star dei
musical londinesi, che terrà uno stage pratico sulla costruzione della voce per il musical theatre avvalendosi
della collaborazione di cantanti e attori noti al grande pubblico tra cui i protagonisti delle produzioni italiane di
Cats, Jesus Christ, La Bella e la Bestia, Rugantino, Rent, Happy days, Alice. E ancora uno stage sulla voce
attoriale condotto da Kristin Linklater, creatrice del metodo didattico "La Voce Naturale", una sessione su
come realizzare senza danni gli effetti distorti delle voci estreme del Metal, le tecniche del BeatBox e della
Ventriloquia. Per la vocalità pop è previsto uno stage con Brett Manning, creatore di un attualissimo metodo
di canto in voga negli Usa.
AUSL RAVENNA
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La Voce Artistica Un convegno di arte e scienza
19/10/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 37
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Commissione Sanità del PDCI Federazioni di Cesena e Ravenna tologica dei quattro ospedali? Dissesto
finanziario: quali le cause del pesante passivo accumulato dalla nostra USL il cui bilancio 2010 al capitolo
passività registra una perdita di esercizio degli ultimi anni di oltre 69 milioni di euro? I tagli del governo non
giustificano questo dissesto che sa anche di sprechi, incapacità di amministrare, di burocrazia e di
autoritarismo. Non vorremmo che l'Area Vasta da molti strombazzata fosse specchietto per le allodole. In
questi giorni si torna a parlare di Area Vasta Romagnola come la panacea di tutti i mali della nostra sanità
mentre si aggrava il degrado delle strutture sanitarie operanti nel nostro territorio e continua la fuga di valenti
medici dal nostro nosocomio. Non a caso si allarga la forbice fra il dare e l'avere a tutto sfavore del Bufalini.
Per questo, a nostro avviso, è prioritario portare il discorso e l'analisi sullo stato del nostro ospedale e della
nostra sanità. Alcuni esempi: Pronto Soccorso: gli spazi angusti a ridosso uno dell'altro con personale ed
attrezzature inadeguate addirittura senza un locale per ospitare i famigliari dei pazienti. Eppure è su.ciente
andare a Rimini, Ravenna, Forlì per capire il ruolo di questa struttura in un ospedale moderno. Laboratorio
unico di Pievesistina: quando finirà lo spreco del canone d'a.tto ad un privato per il "palazzone" dove vi è
ancora una parte vuota che doveva ospitare l'anatomia pa-
AUSL RAVENNA
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Commissione Sanità del PDCI Federazioni di...
19/10/2011
La Voce di Romagna - Forli
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Area Vasta Romagnola, specchietto per le...
Area Vasta Romagnola, specchietto per le allodole?
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AREA VASTA E REGIONE
5 articoli
19/10/2011
La Voce di Romagna - Rimini
Pag. 18
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Che l'esercizio fisico faccia bene alla salute è evidente. Ma ci si può ugualmente impegnare per
massimizzarne i benefici e diminuirne gli eventuali effetti collaterali. E' proprio questo l'obiettivo del seminario
formativo «Professionisti di stili di vita salutari», indirizzato a medici, dietisti, fisioterapisti, laureati in scienze
motorie, e organizzato dal dottor Paolo Mazzuca della UOS Diabetologia/Endocrinologia (responsabile d.ssa
A.C. Babini), nell'ambito dell'Unità Operativa di Medicina Interna II diretta del dottor Giorgio Ballardini.
L'evento è promosso e realizzato da Ausl Rimini, Polo Universitario, Facoltà di Scienze Motorie, UNI.Rimini,
Polisportiva Comunale Riccione, nell'ambito del progetto «Lifestyle Gym» mirato ad una corretta
somministrazione di attività fisica specialmente alle persone malate del cosiddetto «diabete del benessere».
Prima parte teorica, domani 20 ottobre nell'Aula 1 di piazzetta Teatini 10, Rimini, seconda parte venerdì 21
alla Sala Conferenze dello Stadio del Nuoto di Riccione in via Monte Rosa. Si tratta - spiega l'Ausl - di
accrescere la formazione di figure professionali integrate multidisciplinari, capaci di intervenire con la
massima competenza, anche in caso di pazienti a rischio e con patologie dismetaboliche (come il diabete
mellito e l'obesità) per aiutarli ad adottare adeguati stili di vita dal punto di vista alimentare e motorio,
attraverso la prescrizione e somministrazione delle giuste dosi di esercizio fisico e di un adatto programma di
educazione alimentare. A Riccione ci sarà un tirocinio pratico su come somministrare l'esercizio fisico ed il
programma di educazione alimentare secondo l'esperienza del progetto Lifestyle Gym. Segreteria
organizzativa e informazioni, telefono 0541.304913 - email [email protected].
AREA VASTA E REGIONE
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Che l'esercizio fisico faccia bene alla...
19/10/2011
QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Pag. 15
(diffusione:165207, tiratura:206221)
«SIAMO nati un paio di anni fa da un gruppo di giovani che volevano fare qualcosa di proprio, così da avere
un po' più di autonomia rispetto al centro islamico, per organizzare le proprie attività dal momento che
comunque il centro ha delle sue regole ben precise». Soufiane Radouane è presidente dell'AGIR,
l'associazione giovanile islamica della Romagna. Di cosa si occupa la vostra associazione? Quali sono le
vostre attività? «Non ci occupiamo solo di cose religiose ma anche di volontariato, di attività sociali.
Ultimamente abbiamo organizzato una donazione di sangue per mostrare la nostra appartenenza e dare un
contributo alla città stessa. A breve cominceremo un corso di arabo. L'anno scorso l'abbiamo organizzato
solo per i bambini, quest'anno anche per gli adulti, musulmani e non. Come simbolo di apertura abbiamo
organizzato anche una cena aperta alla popolazione italiana. Siamo in questa sede da dieci giorni». Quanti
siete? E da dove venite? «Finora siamo una trentina, dai 17-18 anni fino ai 27. Io sono marocchino, vivo a
Forlì da dieci anni. Siamo tutti i musulmani ma arriviamo da diversi Paesi, soprattutto dell'Africa del Nord.
Però ci sono anche italiani che si sono convertiti. A Ravenna ci sono ragazzi con i genitori africani ma nati
qua in Italia, a Forlì, invece, sono tutti ragazzi venuti in Italia negli scorsi anni». I vostri rapporti con le altre
associazioni giovanili? «Abbiamo avuto una bellissima esperienza coi boy scout di Forlimpopoli. Loro hanno
visto il nostro sito su internet, stavano facendo una ricerca sull'Islam ed hanno deciso di contattare noi.
D'altronde, per chiedere del legno bisogna andare dal falegname, per chiedere dell'Islam bisogna andare dai
musulmani. Anche se raramente si ragiona così. Quest'anno vogliamo continuare questa collaborazione».
Qual è il vostro rapporto con il Comune? «L'AGIR non ha mai avuto problemi con l'amministrazione. Abbiamo
collaborato per una serie di incontri. Facciamo anche parte della consulta di stranieri del Comune, come
associazione di volontariato». C'è dialogo con la Chiesa? «Abbiamo ottimi rapporti. In particolare ocn la
parrocchia di corso Diaz. Abbiamo organizzato incontri e parlato delle cose in comune tra le nostre due
religioni». E il rapporto con i forlivesi? «Il 70% la popolazione mostra un po' di timore e diffidenza. Noi
abbiamo cercato di fare degli incontri per farci conoscere. Solo che alle volte a questi incontri si sono
presentate 5 persone, questo fa rimanere male. Agli ultimi 3 incontri abbiamo chiesto anche il patrocinio del
Comune». Livia Satullo
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«Buoni rapporti con il Comune Stiamo lavorando con gli Scout»
19/10/2011
Corriere di Romagna
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Teatro civile per parlare di morte
SAVIGNANO. E' tutto pronto per gli appuntamenti programmati per festeggiare il compleanno dell'hospice di
Savignano, che compie 10 anni. "Tanti saluti" è lo spettacolo che si terrà domani, alle 20.30, al cinema
"Moder no". Si tratta di un progetto di teatro civile clownesco di Giuliana Musso con Beatrice Schiro, Gianluigi
Meggiopili e la stessa Giuliana Musso e la regia di Massimo Somaglino. Lo spettacolo affronta il tema del
morire ai nostri tempi: racconti di medici, infermieri, familiari e utenti si intrecciano esplorando argomenti
delicati, a volte considerati addirittura "ta bù" da una medicina orientata alla guarigione. E' possibile prenotare
i posti per lo spettacolo, per i quali è richiesta una donazione, telefonando ai numero 0541-809952 o 054724616. Il ricavato della serata servirà ad acquistare un ecografo portatile. Partendo da alcune scene dello
spettacolo, con l'aiuto dell'autrice-attrice Giuliana Musso e degli altri conduttori, venerdì 21 ottobre,
all'ospedale Bufalini a Cesena, si terrà un workshop per addetti ai lavori, medici e volontari. Un momento di
approfondimento e confronto tra sanitari sul tema del fine vita e del ruolo delle cure palliative. I conduttori del
workshop, attraverso la descrizione di esperienze professionali, presenteranno i dati della loro attività e
stimoleranno la discussione tra i partecipanti. Gli eventi sono realizzati grazie al contributo dell'Istituto
Oncologico Romagnolo e di Romagna Est Banca di Credito Cooperativo. Miriam Fusconi
AREA VASTA E REGIONE
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SAVIGNANO
19/10/2011
La Voce di Romagna - Rimini
Pag. 40
(diffusione:30000)
Sanità, dopo il passaggio un'altra sfida Zanchini: Usciti da un isolamento professionale, ora ragioniamo come
un grande policlinico provinciale"
anità e ospedale in Altavalmarecchia: su questi due binari si svolgerà oggi pomeriggio alle 17,45 in Teatro
Sociale, l'incontro con Carlo Lusenti, assessore regionale alle Politiche per la salute, a cui parteciperanno il
promotore dell'iniziativa, il sindaco Lorenzo Marani, Roberto Piva, vice presidente della Commissione
Politiche per la salute del Consiglio regionale e Marcello Tonini, Direttore generale Ausl Rimini. Confermata la
presenza degli altri sindaci dell'alta valle. Un tema molto sentito nei sette Comuni, tant'è vero che fu uno dei
più dibattuti prima del referendum, con avvertimenti da parte del fronte del No che vale la pena ricordare,
almeno il più utilizzato: "Se andiamo in Emilia Romagna chiuderà l'ospedale". A distanza di soli due anni,
l'ospedale invece è vivo e vegeto e l'attenzione della Regione e dell'Ausl di Rimini non sembra essere
certamente poca (anche sul piano economico, visto che si sono accollati i costi della ristrutturazione e nessun
servizio è stato cancellato). Ma oggi c'è in ballo anche un'altra questione, quella dei servizi socio-sanitari, che
fanno parte delle funzioni associate su cui si è aperto il dibattito in questi giorni. "A nome mio ma anche in
veste di Coordinatore del Nucleo di Cure Primarie dei medici di famiglia dell'Alta Valmarecchia", interviene a
proposito Stefano Zanchini: "Per chi come me ha lottato prima per il referendum, poi per il passaggio in
Emilia-Romagna al grido di "Unavalmarecchia", risulta assolutamente logico e naturale avere una visione
d'insieme e quindi sostenere una gestione associata dei servizi che coinvolga gli 11 comuni. Dal punto di
vista sociosanitario". commenta Zanchini, "il passaggio in Emilia-Romagna ha significato per noi uscire da un
isolamento professionale, da un'enclave cui eravamo relegati, da una sopravvivenza organizzativa e
strutturale ormai a termine. Per noi medici di famiglia, sono stati due anni molto impegnativi perché abbiamo
dovuto colmare un gap fatto di informatizzazione, di aggiornamento continuo, di interscambi professionali, di
adeguamento ad una visione della sanità più concreta e attuale. Ma se è vero che non si finisce mai di
imparare, noi abbiamo fatto il massimo sforzo nell'esclusivo interesse dei cittadini e della comunità. Siamo
ormai già lontani dal vecchio concetto dell'ospedale vicino a casa dove si faceva un po' di tutto, dobbiamo
immaginare la rete ospedaliera della Provincia di Rimini come un grande policlinico in grado di soddisfare la
stragrande maggioranza dei bisogni di salute dei suoi abitanti. Essere quindi pronti ad andare a Rimini per
gravi patologie cardiovascolari o per la chirurgia maggiore, a Santarcangelo per il seno o a Cattolica e
Riccione per altre specialistiche, assistiti da una rete di emergenza-urgenza più competente e veloce. E' in
questo contesto che l'ospedale di Novafeltria deve rinascere in una visione nuova per offrire prestazioni di
qualità a tutti i cittadini della Provincia (chirurgia della mano, venosa, erniaria, ecc). Che poi i sindaci lavorino
in concerto per pretendere, senza timori né prevaricazioni, determinati servizi essenziali (Rsa, Tac,
Riabilitazione...) è doveroso e importante ed è così che trova concretezza e fattiva attuazione il progetto di
"Unavalmarecchia"in ambito sociosanitario. Le nuove norme governative impongono determinate scelte e
quindi, pur attento e orgoglioso della nostra specificità ma seguendo la logica che l'unione fa la forza e
migliora le prestazioni, immagino e auspico disponibilità e collaborazione fra gli undici comuni della Valle per
associare funzioni e servizi". Il direttore generale dell'Ausl, Tonini, tornerà oggi a Novafeltria assieme
all'assessore regionale Lusenti
AREA VASTA E REGIONE
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VALMARECCHIA
19/10/2011
La Nuova Ferrara - Ed. Nazionale
Pag. 20
(diffusione:10740, tiratura:14040)
Tanta solidarietà grazie alla sagra del pesce azzurro
FILO Finanziare e sostenere la ricerca contro il cancro tramite l'Istituto oncologico romagnolo (Ior) è l'obiettivo
dei 150 volontari di Filo che da 26 anni a questa parte organizzano la "Sagra del pesce azzurro". Quella
splendida manifestazione che si tiene tutti gli anni a maggio al parco Coatti di Filo. Quella tre giorni che vede
la partecipazione di famiglie intere provenienti dalla Romagna e dal Bolognese, oltre che da tutto il territorio
argentano. Anche quest'anno in occasione della 26ª edizione, i promotori della lodevole iniziativa, con Enrico
Natali in testa, si sono superati, tant'è che, nei giorni scorsi, dopo aver fatto i conti, a sorpresa si sono accorti
che la sagra ha prodotto un utile di ben 11mila euro. E con il solito principio di trasparenza che caratterizza
questa gente, nei giorni scorsi si è tenuta l'assemblea dei soci, che, di comune accordo, tengono ad
informare a tutti coloro che hanno contribuito partecipando a questa kermesse, che «degli 11mila euro, 9000
li abbiamo destinati all'istituto oncologico - precisa Natali - poi, altri 1000 euro all'Ant per l'assistenza
domiciliare e 400 euro alla pubblica assistenza Valle Pega che opera su tutto il territorio argentano. E
siccome nella nostra scuola manca sempre del materiale didattico, abbiamo deciso di dare 250 euro proprio
per questo genere di acquisto». L'ottimo risultato che Natali ha ufficializzato è anche il frutto di aver aperto gli
stand la domenica a pranzo. «Indubbiamente c'è stato un ottimo riscontro, visto che era il primo anno che
tenevamo aperto a mezzogiorno, e aggiungo che l'esperienza sarà ripetuta l'anno prossimo con un'altra
novità: chiunque lo vorrà, in particolare le compagnie di amici, potranno prenotare. Come organizzeremo il
servizio? Questo - chiude Natali - lo faremo presente non appena saremo pronti per l'edizione 2012». (g.c.)
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FILO
SANITÀ NAZIONALE
23 articoli
19/10/2011
La Repubblica - Genova
Pag. 5
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Arriva l'influenza pronte 400mila dosi per la vaccinazione
(g. fil.)
PARTE la campagna antinfluenzale, da lunedì prossimo e fino al 31 dicembre (salvo il prolungamento in caso
di necessità). E per assicurare la vaccinazione gratuita ad anziani, bambini, adulti affetti da malattie croniche,
il settore Prevenzione della Regione ha già incamerato circa 400 mila dosi, di cui 180 mila solo per gli utenti
della Asl Tre Genovese.
Oltre a tutti gli over 65, l'elenco degli aventi diritto comprende bambini di età superiore ai sei mesi, ragazzi ed
adulti sotto i 65 anni, ma con patologie croniche: asmatici ed altre malattie dell'apparato respiratorio,
cardiopatici (congenitio acquisiti), diabetici, affetti da insufficienza renale, malati tumorali ed altri, tutte le
persone di qualunque età ricoverate presso strutture per lungodegenti. I vaccini saranno somministrati presso
gli ambulatori dei6 distretti sanitari della Asl Tre (per quanto riguarda il Genovesato), nelle altre strutture del
resto della Liguria. Inoltre, le dosi possono essere iniettate dagli stessi medici di famiglia, presso i propri studi,
oppure a domicilio. La vaccinazione riguarda i soggetti a rischio: medici e personale sanitario (compresi i loro
familiari); appartenenti alle forze di polizia e militari, vigili del fuoco, categorie socialmente utili (rischio legato
allo svolgimento della loro attività); personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che
potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani. Nello stesso arco di tempo l'Asl Tre
offre ai propri utenti anche l'opportunità della vaccinazione pneumococcica (non va ripetuta ogni anno ma è
sufficiente un richiamo dopo 5 anni).
Foto: Una vaccinazione
SANITÀ NAZIONALE
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La campagna parte lunedì prossimo L'operazione
19/10/2011
La Repubblica - Genova
Pag. 5
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Assalto agli sportelli della Asl, che scarica le responsabilità su Postel In migliaia hanno preso d'assalto le sedi
delle Asl per avere il documento
GIUSEPPE FILETTO
SETTANTAMILA lettere non recapitate. Tanti sono i pazienti della Asl Tre Genovese che, per reddito inferiore
ai 36 mila euro annui e per patologie croniche, avrebbero dovuto ricevere l'avviso per la richiesta del
tesserino di esenzione del ticket.
Una comunicazione che avrebbe dovuto tranquillizzarli, in modo da diluire l'afflusso agli sportelli. Finora,
però, non l'hanno ricevuto e da lunedì scorso hanno preso d'assalto i distretti sanitari, formando estenuanti
code. Con una media per ciascuna sede di 150 utenti in più rispetto al normale flusso. Complessivamente
2000 pazienti al giorno. «Per quanto riguarda la nostra sede della Fiumara, soltanto 30 di questi avrebbero
dovuto venire da noi- spiega il direttore Massimo Blondett, direttore del distretto Medio-Ponente - il resto, cioè
il 90% di questi, avrebbe dovuto attendere a casa la lettera di avviso». Così non è stato e secondo quanto
spiega il direttore generale della Asl Tre, Corrado Bedogni, il disservizio sarebbe dovuto ad un ritardo di
Postel: «Da parte nostra abbiamo trasmesso gli elenchi telematici, i file informatici, Postel avrebbe dovuto
stamparli e spedirli agli utenti; ci siamo informati e ci hanno detto che non sono ancora partiti». Ieri, per
l'intera giornata Repubblica ha cercato spiegazioni presso i vertici della società che cura il ramo telematico di
Poste Italiane, ma soltanto a sera è giunta una telefonata da parte dell'ufficio stampa, con la quale si sostiene
che "non è pervenuta alcuna segnalazione di ritardi da parte della Asl". Nulla di più. Non una parola per
spiegare le ragioni del mancato recapito delle lettere.
Oltre i 70 mila esenti ticket che attendono la comunicazione, ce ne solo altri 120 mila (quelli inseriti negli
elenchi del ministero dell'Economia e delle Finanze) che aspettano il tesserino direttamente a casa. Poi ci
sono i 15 mila che non producono dichiarazione di reddito e quindi non sono inseriti in alcun elenco, ma che
comunque devono recarsi agli sportelli. A tutti, Corrado Bedogni spiega che non c'è scadenza, che il
tesserino per l'esenzione del ticket si può fare in qualunque momento, anche se la normativa entra in vigore
dal primo novembre.
Al di là delle raccomandazioni, chi ha bisogno dell'esenzione subito, si reca alla Asl di appartenenza, e ieri
l'assalto agli sportelli del Cup-Anagrafe non si è fatto attendere, tanto che tutti i distretti sanitari hanno
assunto provvedimenti di emergenza, da via Bainsizza alla "Doria" di Molassana, da via Assarotti al Celesia,
da via Solimana via Buffa.I direttori assicurano di avere provveduto a rinforzare il personale.
Tutto questo non basta, a sentire i sindacalisti della Fials. «È un disastro dal punto di vista organizzativo denuncia Anna Maria Spiga -: se attrezzano gli sportelli, ma non rimpolpano gli organici, si risolve ben poco».
In ogni modo, Blondett garantisce di avere attrezzato tutti gli 8 sportelli della Fiumara con sistemi
informatizzati in grado di soddisfare questo tipo di utenza, più l'allargamento dell'orario fino alle 14,30.
«Stiamo resistendo - assicura Filippo Parodi, responsabile dell'Estremo Ponente - e da domani a Villa De
Mari, a Prà, apriremo un punto informativo supportato da personale del volontariato». Inoltre, per evitare
intasamenti, ciascun distretto ha allestito più punti di relazione con il pubblico. D'altra parte, i call center del
Cup sostengono che da due giorni ricevono migliaia di telefonate, ma confessano di non saper dare rispostea
chi chiama: «Non ci è arrivata alcuna comunicazione da parte della Asl e non sappiamo come poter aiutare le
persone che chiamano».
I numeri 120 MILA I pazienti iscritti negli elenchi del Mef: per reddito e patologie croniche hanno l'esonero del
ticket e devono attendere il tesserino a casa 70 MILA Gli esenti ticket a cui la Asl Tre avrebbe dovuto
mandare la convocazione Comunicazione che non è arrivata per un ritardo di Postel 15 MILA Pazienti con
reddito sotto i 15 mila euro, non iscritti in alcun elenco della Asl.
SANITÀ NAZIONALE
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Esenti ticket, 70mila tessere non recapitate
19/10/2011
La Repubblica - Genova
Pag. 5
(diffusione:556325, tiratura:710716)
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Non riceveranno lettera e devono recarsi agli sportelli
@ PER SAPERNE DI PIÙ www.asl3.liguria.it genova.repubblica.it
Foto: Pazienti in fila alla Asl
SANITÀ NAZIONALE
30
19/10/2011
La Repubblica - Genova
Pag. 2
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Sanità, tutti contro Montaldo anche il centrosinistra boccia i tagli
Pontedecimo ridotto, no unanime. E tira aria di rivolta L La sinistra non accetta mediazioni, l'Idv dimostra ogni
giorno la sua insoddisfazione
(a. zun.)
A CHIRURGIA e la cardiologia semi intensiva dell'ospedale Gallino di Pontedecimo (in un padiglione
ristrutturato nel 2007 con una spesa di 10 milioni di euro) non devono essere depotenziati: è un ordine del
giorno del consiglio regionale, approvato all'unanimità poco dopo le tredici di ieri, quando nell'aula sono
ripresi i lavori dopo un tormentato incontro con i dipendenti dell'ospedale della Valpolcevera. Un ordine del
giorno, come sostengono in molti, non si nega a nessuno perché non ha una valenza operativa ma è un atto
politico e quello di ieri è suonato come un atto di sfiducia all'assessore regionale alla sanità, Claudio
Montaldo. Il "no" ai tagli all'ospedale di Pontedecimo arriva sonoro e forte non solo e non tanto
dall'opposizione quanto da un compatto Pd, escluso il consigliere imperiese Giancarlo Manti, che esce
dall'aula quasi urlando: «non si fa così». Per non parlare del "no" di Idv, Sel e Federazione della sinistra che
con Stefano Quaini, Matteo Rossi e Alessandro Benzi annunciano anche che domani saranno in strada con
la gente di Pontedecimoa manifestare perché resti integro il presidio ospedaliero. A completare le fosche tinte
politiche ci sono i rapporti tesi tra Montaldo e Idv e le voci di una sua possibile candidatura a sindaco di
Genova, con il risultato che resterebbe libero l'assessorato in Regione.
Quando, all'una e mezza passata di ieri, il consiglio si scioglie (mancavano sia Montaldo che Burlando per
altri impegni), il consigliere del Pd Valter Ferrando cerca di rimettere insieme i cocci. E' la sfiducia a
Montaldo? «Perché? Non ho mai sentito dire da Montaldo che questi provvedimenti su Pontedecimo
andavano presi». Risvolti che comunque non cancellano quel compatto fronte del no e che, come appare
nella pagina accanto, solleveranno la reazione di Montaldo stesso.
Il quale, forse, non sapeva ancora o aveva appena saputo che quell'ordine del giorno ha rischiato di essere
un atto ben più pesante: una mozione contro i tagli a ponente e a favore dello "storno" dei soldi del Galliera
proprio per l'ospedale del ponente anelato da tempo ma diventato quasi un modo di dire. Una chimera. La
mozione sarebbe stata il vero atto di sfiducia, non solo una bacchettata politica. Ma non c'è stata. Tuttavia i
rapporti all'interno della maggioranza di centrosinistra sulle vicende della sanità a ponente saranno difficili da
ricucire.
«Su 'sta cosa noi non indietreggiamo: l'ospedale di Sampierdarena è già sovraccarico», sintetizza Matteo
Rossi.
«Il consiglio ha condiviso la nostra proposta di votare un ordine del giorno per stoppare il disegno della Asl 3
- dice Rossi con Quaini e Benzi - Il Gallino, dopo la chiusura del Celesia e dell'ospedale di Busalla ha un
bacino di utenza di oltre 120.000 persone tra Valpolcevera e Vallescrivia. Il suo ridimensionamento non ha
alcun senso logico, neanche da un punto di vista economico, anzi porterebbe ad un aumento dei costi per le
conseguenti fughe verso il basso Piemonte, e si perderebbe un filtro rispetto al Villa Scassi». Il tema del
filtroè ripreso da Ferrando del Pd, che nella riunione con i dipendenti dell'ospedale Gallino fa scoppiare una
mezza gazzarra quando dice che i servizi per le emergenze vanno concentrate a Sestri e Sampierdarena. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA
La scheda BURLANDO L'assessore Montaldo è un fedelissimo del presidente La sfiducia lo travolgerebbe
ROSSI Matteo Rossi, della Federazione della Sinistra, è tra i più fieri oppositori delle razionalizzazioni volute
da Montaldo FERRANDO Il consigliere Pd, spesso in contrasto con l'assessore, ora cerca una difficile
mediazione sul fronte del ponente
Foto: IN BILICO L'ospedale Gallino, pietra dello scandalo che ha portato allo scontro all'interno della
maggioranza di centrosinistra
SANITÀ NAZIONALE
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CRONACA LE SCELTE DEI PARTITI Lo scontro in Regione
19/10/2011
La Repubblica - Torino
Pag. 7
(diffusione:556325, tiratura:710716)
"Sanità, Monferino taglia personale e Zanon assume 40 amministrativi"
Il direttore dell'Aress spiega: "Quelle persone hanno lavorato qui e vogliamo tenerle"
MARCO TRABUCCO
«L' ASSESSORE Monferino continuaa ripetere che nella sanità piemontese c'è un eccesso di personale
tecnico e amministrativo a scapito di quello medico infermieristico.
Intanto però l'Aress lancia un bando per assumere altri 40 collaboratori proprio nel settore amministrativo». A
lanciare l'accusa è Roberto Placido (Pd) vicepresidente del Consiglio regionale che al riguardo ha annunciato
che presenterà nei prossimi giorni un'interpellanza alla giunta.
Placido è preciso nel circostanziare la sua denuncia: «Oltre alla ripetute dichiarazioni a mezzo stampa,
Monferino ha inserito la sua considerazione sull'eccesso di personale amministrativo anche nella bozza del
nuovo piano sanitario al capitolo 8 punto 4». Ma, ed è questo il rilievo principale dell'esponente democratico,
evidentemente nella sanità piemontese la mano destra non sa ciò che fa la sinistra: «L'Aress ha lanciato un
bando che prevede l'assunzione a tempo determinato - spiega Placido - di ben quaranta assistenti
amministrativi. Il bando prevede una spesa di 800 mila euro l'anno per due anni. In totale quindi 1 milione e
600 mila euro, una bella cifra in un momento in cui invece la sanità piemontese subisce tagli ai finanziamenti
di ogni genere». E non basta: «Il bando - aggiunge il vicepresidente dell'assemblea di Palazzo Lascaris prevede che il personale non venga assunto per concorso, ma tramite "somministrazione" cioè ricorrendo a
società che forniscono lavoro interinale. Insomma senza neanche indire un regolare concorso con le
conseguenze che si possono immaginare». Per l'Aress replica a Placido il commissario straordinario Claudio
Zanon: «Tutte e quaranta le persone comprese in quel bando hanno lavorato fino ad oggi nella nostra
struttura. Il bando è stato fatto proprio per poterle confermare, sia pure purtroppo ancora a termine, visto che
avevano operato bene. Se qualcuno invece le vuole licenziare si faccia avanti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Foto: IL CONTRASTO L'assessorato alla Sanità.
da un lato Monferino vuole ridurre il personale, dall'altro Zanon rinnova i contratti
SANITÀ NAZIONALE
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Il caso
19/10/2011
La Stampa - Ed. Nazionale - Tutto Scienze
Pag. 27
(diffusione:309253, tiratura:418328)
"Vi dicono matti e non lo siete"
"Troppe diagnosi non provate e così aumentano gli abusi di farmaci" «Le case farmaceutiche fanno un
marketing aggressivo per poter vendere di più»
FRANCESCO RIGATELLI
Tra gli ospiti d'onore della «Settimana della salute mentale» che s'inaugura venerdì a Modena, c'è senza
dubbio Allen Frances. Classe 1942, professore emerito alla Duke University negli Stati Uniti, è uno degli
psichiatri più importanti del mondo. La sua fama è legata alla direzione della quarta edizione del «Diagnostic
and statistical manual of mental disorders» (Dsm IV), cioè la classificazione dei disturbi mentali usata dai
medici di tutto il globo, nonché, secondo molti psichiatri europei, una delle più grandi operazioni di egemonia
culturale statunitense. Nel 2013, a quasi 10 anni di distanza, è prevista la pubblicazione di una nuova
versione. E prima che sia troppo tardi, proprio Allen Frances, il custode del lavoro precedente, ha iniziato una
grande battaglia culturale che lunedì, su invito del direttore del dipartimento di Salute mentale dell'Ausl locale
Fabrizio Starace, porta anche a Modena con una lezione magistrale alle 9,30 nella chiesa di San Carlo dal
titolo «Uso e abuso della diagnosi psichiatrica». In quest'intervista ne anticipa i contenuti e racconta le sfide
professionali di uno psichiatra nel 2011. Come probabilmente fa di solito lei, partiamo dall'origine. Perché ha
scelto il suo mestiere? «Ero interessato a Freud e a capire le ragioni del perché io e altri facciamo quel che
facciamo». Nel suo percorso ha capito se ci sono regole di vita per mantenere la salute mentale? «Niente
regole: certo, aiutano l'accettare se stessi, un po' di senso dell'umorismo, il considerare le cose nel lungo
periodo, lo stare lontano dalle droghe, l'amore e l'amicizia, il lavoro duro e l'esercizio fisico e mentale». Quali
sono i problemi contemporanei per chi svolge la sua professione? «Quello più grande è l'inflazione
diagnostica, che fa aumentare il numero dei disturbi da manuale, particolarmente per i bambini. La
medicalizzazione della normalità e delle differenze individuali ha portato all'uso eccessivo di trattamenti
psicofarmacologici e all'ulteriore discriminazione del paziente psichiatrico. Anche perché i medici sono
sempre meno abituati alla diagnosi clinica, quella che oltre ai manuali guarda al rapporto individuale col
paziente. Tra le ultime mode dei disturbi ci sono il deficit d'attenzione, il bipolarismo infantile, l'autismo. Le
cure più abusate per queste sindromi sono antipsicotici atipici dai possibili effetti collaterali». Quindi non ci
sono nuovi disturbi mentali? In generale, pensa che le società americane ed europee siano più o meno sane
del passato? «L'aumentare dei disturbi viene dalla modifica delle etichette non da cambiamenti delle persone.
Penso che la natura umana muti lentamente o per nulla nel corso del tempo e dubito che sindromi come
quelle inerenti lo stress siano più presenti ora che in altre epoche. La vita non è mai stata facile! Le etichette
e il modo in cui vengono usate invece può mutare velocemente. Il marketing aggressivo delle case
farmaceutiche vende l'idea che le persone sono malate per incoraggiare l'uso di medicine. Intendiamoci,
queste ultime possono essere cruciali per persone con disturbi definiti e compromettenti, ma controindicate
per coloro per cui il tempo e la psicoterapia sono sufficienti e più sani. La psichiatria è meravigliosa quando si
gode i suoi limiti». Come va la sua battaglia per il nuovo Dsm? «È troppo presto per dire se la mia
opposizione avrà qualche impatto». In cosa consiste esattamente? «Il Dsm V introduce una serie di nuove
diagnosi e riduce i limiti della discrezionalità per le diagnosi già esistenti nel manuale precedente. Considero,
però, queste novità non supportate da evidenze scientifiche e insensibili degli abusi che provocherebbero.
Nuove diagnosi, infatti, possono essere pericolose come nuove medicine e dovrebbero essere introdotte solo
dopo accurate analisi dei possibili rischi. Negli Stati Uniti abbiamo un'agenzia governativa indipendente per
approvare la sicurezza e l'efficacia delle medicine, ma non un processo altrettanto valido per controllare le
nuove diagnosi e assicurare che siano affidabili e supportate da prove sufficienti». Ci sono delle lobby che
influenzano il lavoro sul Dsm? «No: gli esperti che lavorano al Dsm V sono "smart" e ben intenzionati, ma
assai ingenui su come il manuale possa essere usato poi nel mondo reale, in particolare sotto la pressione
SANITÀ NAZIONALE
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UNO DEGLI PSICHIATRI PIÙ IMPORTANTI DEL MONDO RACCONTA LA SUA BATTAGLIA ALLA
SETTIMANA DELLA SALUTE MENTALE DI MODENA
19/10/2011
La Stampa - Ed. Nazionale - Tutto Scienze
Pag. 27
(diffusione:309253, tiratura:418328)
SANITÀ NAZIONALE
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delle case farmaceutiche». Ci sono altre ingiustizie nella storia recente delle malattie mentali? «Sì, per
esempio in alcuni Stati degli Usa le leggi incoraggiano la diagnosi errata dello stupro come un disturbo
mentale per facilitare la detenzione preventiva dei criminali in ospedali psichiatrici». In un'intervista a «Wired»
lei ha detto che «non esiste una vera definizione delle malattie mentali» e per chiarire il concetto ha aggiunto:
«It's bullshit!». Insomma, stronzate... È così? «Fu una scelta povera di parole da parte mia. L'idea era ed è
che non esiste una chiara separazione tra disturbo mentale e normalità. Tanto che piccole variazioni nella
definizione di una sindrome possono significare grandi cambiamenti per chi viene considerato malato. Così,
finché all'eccesso di diagnosi da manuale seguiranno l'ultramedicalizzazione e la discriminazione sociale, è
meglio essere cauti nelle modifiche e anteporvi accurate analisi dei rischi». Grazie, professore. «Spero di
essere stato utile. E mi chiami Al!». [email protected]
Foto: Allen Frances Psichiatra
Foto: RUOLO: E' PROFESSORE EMERITO DI PSICHIATRIA ALLA DUKE UNIVERSITY RICERCHE: E'
STATO PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE PER IL MANUALE SULLE MALATTIE MENTALI «DSM IV»
19/10/2011
Il Messaggero - Roma
Pag. 38
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Maxitruffa con false visite a disabili
Chiesto il processo per 24 tra medici e terapisti della onlus Motulesi Alcuni si spacciavano per neurologi ma
non si erano mai laureati
GIULIO DE SANTIS
Avrebbero truffato per oltre un milione di euro il Servizio sanitario nazionale e la Regione Lazio
documentando visite a persone autistiche in realtà mai effettuate. Adesso 24 medici, tra neurologi, psichiatri e
fisioterapisti apparentanti alla onlus Associazione Laziale Motulesi, rischiano di finire sotto processo per il
buco milionario provocato tra il 2008 e il 2010 alle casse statali mentendo su prestazione sanitarie mai svolte
nei confronti di persone disabili. Le accuse contestate dal pubblico ministero Patrizia Ciccarese, a seconda
delle diverse posizioni, vanno dall'associazione a delinquere alla truffa per il conseguimento di erogazioni
pubbliche e appropriazione indebita. Alcuni tra gli imputati sarebbero arrivati persino a farsi passare per
neurologi o operatori sanitari senza mai aver conseguito lauree o diplomi in medicina. Il trucco escogitato
dagli imputati per ottenere i rimborsi era uno dei più ricorrenti in questo tipo di truffe. I neurologi o gli psicologi
di turno autocertificavano di visitare i disabili pur non essendo presenti presso la onlus. Controlli o sedute che
pertanto sarebbero state del tutto inventante perché, secondo l'accusa, in quei giorni gli imputati erano in
ferie o in malattia. E' il caso per esempio di Mirella Mostarda che, pur essendo in vacanza dal 1 agosto del
2009 al 1 settembre dello stesso anno, avrebbe certificato prestazione mai effettuate proprio in quel mese
d'agosto. E meglio della Mostarda avrebbe fatto Osvaldo Di Maio, fisioterapista. L'uomo, pur essendo
infortunato tra il 8 maggio del 2009 e il 12 luglio dello stesso anno, dichiara di aver fornito in quei giorni
prestazioni sanitarie mai avvenute. In alcuni casi addirittura i medici avrebbero documentato di prestare il loro
sostegno a persone autistiche di domenica, dimenticando che la struttura era chiusa per la festiva.
«Distrazioni» che, secondo l'accusa, i dottori avrebbero certificato con una convinzione. Che mai nessuno dei
disabili avrebbe trovato la forza di denunciarli. Coraggio che invece i pazienti hanno dimostrato trovando la
necessaria determinazione per raccontare lo stato di indifferenza in cui erano abbandonati quando si
recavano nella struttura. Ad architettare la truffa sarebbero stati i due presidente del comitato della onlus,
Giuseppe e Bruno Sorge, avvalendosi del contributo dei responsabili amministrativi e dei direttori sanitari
succedutisi tra il 2008 ed il 2010 all'Associazione Laziale Motulesi. Il presunto raggiro emerge a meta del
2010 quando dall'interno della onlus cominciano a partire diverse denunce anonime contro i medici. In
particolare le accuse sono di sfruttare i locali per scopi impropri come dormirci. Le denunce diventano più
particolareggiate dopo che i carabinieri sorprendono il presidente esecutivo Antonio Sorge nel locale in orario
notturno. Insieme a Sorge la notte del controllo i militari trovano anche la sua badante Barbara Emilia
Lomanska. Allora i disabili, attraverso le famiglie, trovano la forza di raccontare le sedute di psicologia o gli
incontri di fisioterapia mai svolti. Visite a cui invece avrebbero avuto diritto. Erano infatti 93 i progetti di
assistenza e riabilitazione convenzionati con la Regione e il Servizio sanitario nazionale a beneficio di
altrettanti sfortunati pazienti vittime di gravi handicap. Ragazzi autistici abbandonati a loro stessi nei locali
quando invece avrebbero dovuto trovarvi il neurologo o il fisioterapista destinato alla loro sostegno. «Il
processo dimostrerà la correttezza dei comportamenti del mio assistito» commenta l'avvocato Alessandro
Iannelli, difensore di Bruno Sorge.
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Certificavano l'assistenza a pazienti autistici mentre erano in ferie o in malattia. Danni per un milione IL CASO
19/10/2011
Il Messaggero - Roma
Pag. 37
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Mamma salva la figlia di 15 mesi donandole un pezzo di fegato
Al Bambin Gesù il primo caso di trapianto da vivente nel Lazio L'operazione il 5 ottobre entrambe sono in
buone condizioni Ogni anno appena 30 interventi pediatrici
CARLA MASSI
Una piccola di 15 mesi può sperare di crescere, e in buona salute, grazie ad un pezzetto di fegato che le ha
donato la mamma. L'operazione, la prima di questo tipo nel Lazio, due settimane fa all'ospedale Bambino
Gesù. Dieci ore di intervento, mesi e mesi di p r e p a r a z i o n e . Per la bambina e per la madre di 24 anni.
Mamma e figlia arrivano dall'Albania. Prima in un ospedale della Lombardia poi a Roma per il trapianto. L'iter
comincia in primavera. «La donna - racconta la dottoressa Manila Candusso epatologa - da subito ha
espresso il desiderio di essere donatrice. Non si è mai tirata indietro, mai un dubbio. Sono state fatte le prove
di compatibilità, i controlli sul suo stato di salute e si è arrivati all'intervento». Guidato dal professor Jean de
Ville. Durante l'operazione, alla mamma, è stata tolta una porzione nella parte sinistra del fegato. Della
grandezza e del peso adatti per essere inserita nell'organismo della piccola. «Che sta bene e risponde in
modo soddisfacente alle terapie - aggiunge l'epatologa -». Anche la madre è in buone condizioni. Secondo i
medici non passeranno troppi giorni perché entrambe possano cominciare una vita serena. Il trapianto da
vivente ha permesso di accelerare l'intervento e di non iscrivere la piccola nella lista d'attesa. Le sue
condizioni di salute stavano peggiorando di giorno in giorno, era necessario arrivare in tempi brevi in sala
operatoria. Riconoscimenti dal presidente della Regione Renata Polverini («Il Bambino Gesù si è confermato
un'eccellenza) e dai super addetti ai lavori del Centro nazionale trapianti. «Aumentare gli interventi da vivente
- commenta Alessandro Nanni Costa che guida il centro - è uno degli obiettivi della rete trapiantologica. Sono
ancora una minoranza in Italia. Se ne contano ogni anno 180 di rene e 25-30 pediatrici. Di cui, solo una quota
ridotta, sono pediatrici». Quello da vivente, spiegano i chirurghi, è un trapianto impegnativo tanto quanto
quello da cadavere. «E' un risultato importante - aggiunge Nanni Costa -. Sono state riunite due eccellenze:
quella del trapianto da persona viva e quella dell'intervento pediatrico. Questo conferma la qualità del
Bambino Gesù».
SANITÀ NAZIONALE
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LA STORIA Dieci ore in sala operatoria e mesi di preparazione per la madre e la bimba
19/10/2011
Il Messaggero - Roma
Pag. 37
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Il ministro in Senato «Il policlinico ha fatto più di quello che avrebbe dovuto»
L'episodio dell'infermiera malata di Tbc al Gemelli «è stato un caso di buona sanità, non di cattiva sanità. E
non vedo come le cose potessero essere gestite meglio». Lo sottolinea il ministro della Salute, Ferruccio
Fazio, intervenendo in audizione in XII Commissione Sanità del Senato. «Il test della tubercolina, infatti, che
secondo la letteratura va usato in questi casi, risulta negativo nei neonati. Dunque al Gemelli si è deciso per
un approccio che ha consentito di fare la profilassi solo a circa 122 bimbi e non a quasi 1.500». Insomma, per
Fazio «il Gemelli, a prescindere da potenziali errori di comunicazione, ha fatto l'errore di essere troppo
scrupoloso e di non attenersi solo alla letteratura. Insomma, ha deciso di fare più di quello che avrebbe
dovuto, per ridurre la terapia preventiva, che ha potenziali effetti collaterali, solo al 10% dei bimbi». E se a
fronte di «4.200 casi di Tbc in Italia al Gemelli i malati sono stati solo due», per Fazio l'epidemia «è stata
mediatica, e forse politica. Non si è trattato di un'epidemia sanitaria». Sempre a proposito del caso-Gemelli
«per tutti i nati a n t e c e d e n t e mente al 1 dicembre 2010 e di età superiore ai 12 mesi, il test di screening
più appropriato è quello cutaneo alla tubercolina». Lo ritiene il Consiglio superiore di sanità (Css) nel parere
consegnato ieri al ministro Fazio. Un parere richiesto il 29 settembre scorso dallo stesso ministro della Salute,
dopo che il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, aveva chiesto al ministro di ricevere adeguate
istruzioni «in merito alla tipologia del test tubercolare da utilizzare sui soggetti eventualmente interessati ad
essere sottoposti all'esame, su base volontaria».
Foto: Il policlinico Gemelli dal mese scorso al centro del caso Tbc
SANITÀ NAZIONALE
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Fazio: tbc al Gemelli un caso di buona sanità e di ottima gestione
19/10/2011
Il Giornale - Milano
Pag. 6
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Una «casa» dentro la Mangiagalli per i genitori dei bimbi prematuri
La clinica ha aperto una stanza speciale per le famiglie dei bambini che dopo una degenza anche di 8 mesi
sono pronti ad essere dimessi
Francesca Amé
Nel reparto di terapia intensivaneonatale della clinica Mangiagalli di Milano, vivono piccoli lottatori. Alcuni
pesano un chilo, altri solo 700 grammi. Non riposano in culle di vimini, ma in incubatrici sofisticate. Sono
bimbi nati prematuriche in quel reparto, in quelle incubatrici, dovranno lottare a lungo, anche sette o otto
mesi. Accanto a loro, i genitori chiamati al difficile compito di assisterli con lo sguardo, con le carezze, con
l'amore. Fondamentale il lavoro dell'ospedale nei mesi e negli anni: 30 anni fa l'80% dei bimbi nati sotto il
chilo e mezzo non aveva speranze di sopravvivere, «oggi più del 90% vive, e vive bene» (parola del direttore,
il professor Fabio Mosca). Il reparto ha appena creato anche unastanza-casa speciale per quei genitori i cui
neonati sono in procinto di tornare a casa dopo una lunga degenzain terapia intensiva. Due letti, un divano,
una piccola culla, un bagno indipendente: questo mini-appartamento è comunicante con il reparto. Qui la
famiglia può rimanere un paio di giorni prima di tornare a casa, per imparare a prendersi cura da sola del
proprio piccolo (spesso dimesso con molte cure da seguire) ma con la tranquillità psicologica di sapere che
appena oltre porta c'è un medico o un infermiere cui chiedere consiglio. Qui, come in tutto il centro nascite
della Mangiagalli (il più importante d'Italia: 7mila parti all' anno, di cui mille che richiedono il ricovero in
patologia neonatale), la carta è stata praticamente abolita: tuttele informazioni cliniche viaggiano su byte e la
tecnologiaèmoltoavanzata. Èl'unicaneonatologia italiana a farlo. E sempre qui è stata realizzato una sorta di
piccola casa dove i genitori prima di riportare nelle loro vere abitazioni i loro bambini finalmente in grado di
poter iniziare una vita normale, possono impratichirsi senza rischi. SelaMangiagalli èin gradosi salvare il 90%
dei neonati nati sotto il chilo e mezzo (su mille parti prematurinasconoinmedia 130bambini sotto i 1.500
grammi, di cui 70 sotto il chilo) è anche perché il direttore Fabio Mosca ha voluto accogliere la tecnologia in
reparto. L'ultimo passo avanti è di questi giorni: a disposizione dei 50 letti del reparto di terapia intensiva, ma
anche dei neonati di tutto il centro nascita, ci sono dieci nuovi carrelli sanitariper la gestione della cartella
clinica elettronica deiricoverati. Sono carrelli particolari, dotati diuna batteria di16 ore. Permettonoungran
risparmio di tempo ed energie agli infermieri, perché sono in grado di gestire in modo innovativo la cartella
clinica del neonato: aiutano a recuperare tempo e sicurezza («controllano» l'operatodelpersonale
infermieristicoper mezzodiuna continuainterazione conil pc, che registratutto),a favoredi unacura
personalizzata. I carrelli sono stati donati da Philips grazie all'intervento di Aistmar, l'Associazione italiana per
lo studio e la tutela della maternità ad alto rischio (attiva dal 1983 grazie all'opera di volontari, www.aistmar.it).
Foto: DIFFICOLTÀ Dopo mesi di cure e di terapia intensiva i piccoli tornano a casa e per i genitori non è
semplice il distacco dall'ospedale. Senza l'aiuto di medici e infermieri sono mille le paure
SANITÀ NAZIONALE
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I PICCOLI LOTTATORI La terapia intensiva neonatale
19/10/2011
Il Giornale - Genova
Pag. 1
(diffusione:192677, tiratura:292798)
L'assessore certifica la crisi della Sanità: «Può cadere Burlando»
La giunta vorrebbe tagliare l'ospedale di Pontedecimo ma i partiti di maggioranza attaccano Montaldo che
minaccia nuove elezioni
Federico Casabella
«Do fastidio perché sono un assessore che non pensa ai casi individuali e ai primariati da assegnare. Se mi
sfiduciano non cado solo io ma tutta la giunta e il presidente Burlando che hanno sottoscritto quegli atti».
L'assessore regionale alla Salute Claudio Montaldo è una furia poche ore dopo lo strappo che si è consumato
in consiglio regionale in sua assenza quando i partiti di maggioranza, Pd compreso, gli hanno voltato le spalle
sostenendo la causa dei lavoratori dell'ospedale Gallino di Pontedecimo che secondo i piani della Regione
vedrebbe dismessi i reparti di Chirurgia generale e Cardiologia. Il Gallino è l'ultimo degli ospedali rimasti attivi
tra Valpolcevera e Valle Scrivia e copre un bacino di circa 120mila abitanti. Le notizie sulla possibile chiusura
hanno messo in allarme lavoratori e popolazione che ieri si sono presentati in consiglio regionale mettendo
spalle al muro i gruppi di maggioranza e ottenendo così l'appoggio politico non solo dell'opposizione, ma
anche di Idv, Sel, Udc e Federazione della Sinistra al quale si è dovuto aggiungere anche il Pd nonostante
alcuni mal di pancia interni. Dopo un vertice tra capigruppo è nato un ordine del giorno sottoscritto da tutti che
esclude qualsiasi depotenziamento della struttura. Quel documento martedì prossimo arriverà in Regione
sottoforma di mozione e a quel punto Montaldo dovrà dire se sconfesserà la sua linea oppure se andrà avanti
affrontando la sua maggioranza a muso duro con alcuni gruppi già pronti a sfiduciarlo: «Il mio problema è che
non soddisfo le richieste di molti politici con il vizio della raccomandazione. Un vizio che hanno anche i medici
che si attaccano al consigliere o a gruppi di consiglieri per poter ottenere sostegno per le loro posizioni incalza Montaldo che ieri ha parlato a Radio Babboleo News -. A dimettermi non ci penso proprio perché so
di aver fatto il mio lavoro con onestà ed impegno». L'assessore sembra circondato visto che la prima a non
lesinare critiche al collega è stata la vicepresidente della Giunta Marylin Fusco: «Se il consiglio regionale
prende una posizione o un impegno, deve mantenerlo anche se questo comporta che alcune scelte siano
riviste». Non sono teneri nemmeno i consiglieri dell'ala sinistra che sostiene Claudio Burlando: «Il
ridimensionamento del Gallino non ha alcun senso logico neanche dal punto di vista economico - attaccano il
vendoliano Matteo Rossi e il comunista Alessandro Benzi -, anzi porterebbe ad un aumento dei costi per le
conseguenti fughe verso il basso Piemonte e si perderebbe l'importante filtro rispetto al Villa Scassi della
terapia sub-intensiva». L'operazione Gallino ha altre tinte fosche: gli stessi reparti che vengono dismessi
sono stati riqualificati tra il 2007 ed il 2010 con una spesa della Regione superiore ai 10 milioni ed inaugurati
nel febbraio 2010 nella classica passerella pre elettorale: «Meglio allora prendere una decisione drastica e
chiudere immediatamente la funzione ospedaliera degenziale medica e chirurgica e trasformare l'Ospedale in
struttura socio-sanitaria e ambulatoriale, trasferendo in altri ospedali medici e strumentario» è la provocatoria
conclusione di Domenico Nato segretario regionale del sindacato dei medici AnaaoAssomed. «Ci troviamo di
fronte all'improvvisazione nelle scelte della maggioranza e a tagli indiscriminati che seguono onerosi
interventi sulle stesse strutture» liquidano la vicenda i rappresentanti del Pdl Matteo Rosso e Roberto
Bagnasco, pronti ad attendere Montaldo al varco. Così come la Lega Nord che già ieri avrebbe voluto
discutere e votare la mozione che avrebbe messo in seria difficoltà la giunta: «Il Consiglio ha inviato un
messaggio chiaro all'assessore - denuncia Edoardo Rixi, capogruppo del Carroccio -: non toccare l'ospedale.
Se non si atterrà a questa volontà Montaldo non potrà che rassegnare le dimissioni». Assessore accerchiato
e messo in difficoltà dallo stesso Pd con il consigliere Valter Ferrando che prima difende la posizione di
Montaldo poi corregge il tiro spiegando come «in questo ospedale potrebbero trovare spazio altre attività non
legate ai sistemi Dea al fine di portare prestazioni sanitarie sui territori liberando nei Dea spazi e risorse».
L'ordine del giorno è passato con l'avallo del partito di Montaldo e solo il consigliere Giancarlo Manti ha
lasciato l'aula prima del voto. «Se verrò sfiduciato, con me cadrà tutta la giunta e andremo ad elezioni» taglia
SANITÀ NAZIONALE
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REGIONE IN DIFFICOLTÀ Martedì la mozione
19/10/2011
Il Giornale - Genova
Pag. 1
(diffusione:192677, tiratura:292798)
SANITÀ NAZIONALE
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corto Claudio Montaldo chiamato alla resa dei conti tra sei giorni. Federico Casabella
Foto: IL «NUOVO» GALLINO Il 24 febbraio 2010 Burlando e Montaldo inauguravano la nuova ala
dell'ospedale
19/10/2011
Avvenire - Ed. Nazionale
Pag. 10
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Fazio: «Dal 2014 ticket con quoziente familiare»
odulare i nuovi ticket che andranno introdotti, dopo le manovre estive, a partire dal 2014, sulla base di
«censo, quoziente familiare e appropriatezza»: è la proposta che il ministero della Salute sta valutando di
proporre alle Regioni, come ha spiegato lo stesso ministro Ferruccio Fazio in audizione alla commissione
Sanità del Senato. «Il ministero - ha detto - vuole proporre alle Regioni di incamerare i nuovi ticket» già
ripristinati dalla manovra di luglio sulla specialistica, mentre per le misure aggiuntive di «compartecipazione
della spesa» a partire dal 2014, sta valutando l'ipotesi di modularli anche «ridefinendo l'esenzione». E proprio
per il 2014, ha ricordato il ministro, si prevede di ricavare dai nuovi ticket «2mila milioni di euro» che aggiunti
agli oltre 800 milioni prima coperti dalle casse dello Stato e ora a carico dei cittadini, portano a «quasi tre
miliardi» di nuove entrate.
SANITÀ NAZIONALE
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SANITÀ
19/10/2011
Il Sole 24 Ore - Sud - N.38 - 19 Ottobre 2011
Pag. 17
(tiratura:405061)
Sanità vicina al giro di boa nel risanamento dei conti
Il governo sblocca 450 milioni - Pressing di creditori e sindacati
NAPOLI
Francesco Prisco
La regione Campania "stringe la cinghia" e il governo la premia sbloccando 450 milioni di trasferimenti
congelati, relativi alle annualità che vanno dal 2005 al 2007. Restano ancora sub iudice altri 230 milioni della
stessa tranche e addirittura 1,9 miliardi vincolati per i disavanzi degli anni 2008 e 2009.
Si colgono, insomma, i primi frutti del piano di rientro dal deficit sanitario messo in atto da ormai un anno
dalla giunta presieduta da Stefano Caldoro. Ma proprio adesso, per paradosso, comincia il difficile: imprese
del comparto e parti sociali chiedono precise garanzie su tempistica e certezza dei pagamenti, livelli di qualità
dei servizi e prospettive per i precari di settore.
I numeri, una volta tanto, in fatto di sanità stanno dando ragione a Palazzo Santa Lucia. Solo due settimane
fa i ministeri dell'Economia e della Sanità hanno sbloccato 450 milioni di fondi congelati da quattro anni a
causa del deficit. Il visto governativo all'erogazione è arrivato a seguito dell'approvazione di tre delibere di
giunta: quella che riempiva i posti vacanti di direttore generale, quella che modificava la finanziaria regionale
(Legge 4/2011) eliminando passaggi ostativi al rientro dal deficit e quella che impone un controllo più
stringente sulle esenzioni da ticket. Se entro dicembre l'esecutivo campano approverà anche un
provvedimento per la riduzione degli straordinari del personale e un altro per confermare le attuali direttive
per il rientro dal deficit, Roma sbloccherà allora anche i rimanenti 230 milioni della tranche 2005-2007.
Proprio sul fronte del rientro del disavanzo, fino a questo momento le stime sono incoraggianti: nel 2009 era
pari a 773 milioni, l'anno successivo - quello dell'insediamento di Caldoro - è sceso a 491 milioni. A fine 2011
si raggiungerà realisticamente un deficit di 240 milioni, mentre per l'anno prossimo si dovrebbe addirittura
scendere a 55 milioni. Risultato che consentirebbe dire addio alle maxi addizionali sia per l'Irpef (+30%) che
per l'Irap (+15%). Da gennaio 2012 in poi la regione, sulla base dei risultati ottenuti, punterà allo sblocco di
altri 1,9 miliardi di trasferimenti che provengono da varie fonti di finanziamento (dal Fas ai fondi per la sanità
2009-2010), ancora una volta congelati a causa dei disavanzi record delle passate annualità e tenterà di
sbloccare il turnover (nell'ultimo biennio sono andate in pensione 1.500 persone senza essere rimpiazzate) .
Proprio mentre le risorse si rimettono in moto, da categorie e parti sociali arrivano richieste di garanzie.
«Riscontriamo ritardi nel pagamento delle prestazioni - dichiara per esempio Sergio Crispino, presidente di
Aiop Campania - che oscillano intorno ai cinque mesi. Se ci aggiungiamo che nel 2010 le cliniche
convenzionate hanno incassato sei mensilità su dodici, non riuscirà difficile comprendere come mai il nostro
sistema vanti ormai crediti per 500 milioni».
Osvaldo Nastasi di Uil chiede che «in tempi certi sia riorganizzata l'offerta sanitaria sul territorio». Rino
Brignola di Cisl chiede garanzie «per i 6.500 precari del settore, alcuni dei quali cinquantenni e con funzioni di
responsabilità». Francesco Petraglia di Cgil vuole «vederci chiaro su come la regione impiegherà le risorse
che ora si sbloccano».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Foto: DONATELLA PICCONE
Foto: Piano di rientro. Imposti forti tagli su strutture pubbliche e private
SANITÀ NAZIONALE
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Campania. Il deficit cala a 240 milioni e continua la stretta sulla spesa
18/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.39 - 18 Ottobre 2011
Pag. 21
(tiratura:40000)
Fatture Ssn, crescono i ritardi
Record in Calabria: 940 giorni - Per i biomedicali scoperto da 5,4 miliardi
Aumentano ancora i giorni di ritardo per i pagamenti delle fatture da parte di Asl e ospedali. Nel settore dei
farmaci a giugno si registra un incremento medio del 10% rispetto allo scorso anno, mentre aumentano del
6% ad agosto rispetto ad agosto 2010 per il settore dei biomedicali. Le ultime rilevazioni di Farmindustria e
Assobiomedica confermano l'allarme lanciato nelle ultime settimane dalle imprese fornitrici che hanno
sottolineato la forte penalizzazione soprattutto delle piccole e medie imprese di settore: lo scoperto ad agosto
calcolato da Assobiomedica è di oltre 5,4 miliardi (a cui se ne aggiungono nel 2011 circa 2 per i farmaci), con
la Campania e il Lazio che da sole ne assorbono quasi il 30% e hanno rispettivamente 779 e 395 giorni di
ritardo per i pagamenti delle fatture. Le imprese farmaceutiche. I dati elaborati da Farmindustria a giugno
2011 mostrano una variazione rispetto all'anno precedente del 10%, anche se in realtà a giugno del 2010 la
variazione era stata negativa: -7% circa rispetto al periodo precedente. I primi due trimestri dell'anno secondo
i dati di Farmindustria, sono tra i peggiori dal 2004 a oggi, "battuti" solo dal dato di dicembre 2010 che ha
sfiorato il 13% di variazione in aumento e di giugno 2006 che ha raggiunto un incremento del 12 per cento.
L'incremento è poi tanto più significativo se si considera che negli ultimi anni (dal 2007, ma in modo
significativo nel 2008 e 2009) si è sempre registrato un decremento abbastanza marcato nei tempi di
pagamento, che ha sfiorato a giugno 2009 il 15 per cento in meno. Dal punto di vista dei ritardi delle singole
Regioni a giugno 2011, a fronte di una media italiana di 236 giorni, spicca su tutti la Calabria che raggiunge i
711 giorni, seguita dal Molise con 689 giorni. Altre cinque Regioni sono al di sopra della media: Campania
(335), Lazio (296), Veneto (265), Puglia (262) ed Emilia Romagna (260). Nei limiti invece sono la Valle
d'Aosta che paga le sue fatture farmaceutiche entro 46 giorni seguita dal Friuli Venezia Giulia che di giorni ne
impiega 84 e, sempre al di sotto dei cento giorni, il Trentino Alto Adige (97). Le imprese biomedicali. Il trend
per Regione dei ritardi dei pagamenti rilevato da Assobiomedica mostra ad agosto un netto peggioramento
rispetto a inizio anno: si passa da una media di 286 giorni di ritardo a gennaio a una di 305 ad agosto, il
"peggiore" dal 2008. Ma analizzando la situazione a livello regionale si nota, in particolare ad agosto rispetto
al mese di luglio, un miglioramento complessivo di tutte le Regioni del Nord e al Centro di Toscana e Marche
mentre nel Sud riducono i giorni di attesa solo Abruzzo, Basilicata e Calabria. Ma quest'ultima in realtà
rispetto a gennaio è, dopo il Molise, la Regione che ha peggiorato di più la sua situazione e la prima ad aver
superato, dal 1990 a oggi, il muro dei 900 giorni con un ritardo ad agosto di ben 940 giorni, circa 2 anni e sei
mesi. Non va meglio tuttavia in Molise dove i giorni di ritardo sono 856, ma con un peggioramento di ben 80
giorni rispetto a gennaio e di una settimana solo nell'ultimo mese. Elevato anche il ritardo della Campania che
non peggiora la sua situazione ad agosto rispetto a luglio, ma allunga le attese di 22 giorni rispetto all'inizio
dell'anno. In sostanza, tutte le Regioni con piani di rientro per le quali le ultime manovre hanno previsto la non
esigibilità del credito, peggiorano la loro situazione, tranne l'Abruzzo, mentre sul versante opposto chi riduce
costantemente le attese da gennaio ad agosto sono solo cinque Regioni: Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino
Alto Adige, Abruzzo e Basilicata. Ma la valutazione di Assobiomedica non si ferma ai giorni di ritardo e
l'associazione delle imprese dei biomedicali analizza gli effetti dei mancati pagamenti dal punto di vista del
fatturato scoperto in ogni singola Regione. Così il ritardo record della Calabria pesa a esempio "solo" per
l'8,3% (circa 450 milioni) sul totale degli scoperti, mentre il più contenuto ritardo della Campania (779 giorni)
vale il doppio: il 16,7% (quasi 907 milioni) di scoperto. Il Sud più il Lazio aggregati pesano per il 57,5% di
scoperto (3,11 miliardi), mentre tra le altre Regioni i problemi di bilancio maggiori li creano Emilia Romagna
(8,7% di scoperto) e Veneto (8,4 per cento). Le imprese dei servizi. Sul versante delle imprese dei servizi il
Taiis, il loro tavolo interassociativo, ha messo a punto un focus sul 2008-2009 da cui risultano tempi medi di
pagamento alle aziende fornitrici del Ssn di 247 giorni. Notevole secondo il Taiis è il divario a livello regionale
nel biennio con tempi particolarmente lunghi in Molise (676), Calabria (652), Campania (618), Lazio (484) e
SANITÀ NAZIONALE
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Tempi di rimborso sempre più lunghi in quasi tutte le Regioni per i fornitori di Asl e ospedali
18/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.39 - 18 Ottobre 2011
Pag. 21
(tiratura:40000)
SANITÀ NAZIONALE
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Puglia (422). Sono anche di rilievo, ma più contenuti, i ritardi di Piemonte (286), Emilia Romagna (287) e
Veneto (248). Tre Regioni a statuto speciale invece, Friuli Venezia Giulia (90), Trentino Alto Adige (106) e
Valle d'Aosta (132) sono nel triennio le Regioni con tempi medi di pagamento (3-4 mesi) più bassi a livello
nazionale. P.D.B. Imprese biomedicali: ritardi di pagamento ad agosto 2011 Imprese farmaceutiche: tempi di
pagamento trimestrali a giugno 2011
Scoperto del mercato dispositivi medici (valori x 1.000 ad agosto 2011) Regione Stima scoperto
dispositivi medici V. d'Aosta 5.902 0,1% 108 Piemonte 433.119 8,0% 280 Liguria 137.329 2,5% 203
Lombardia 290.393 5,4% 111 Trentino A.A. 27.971 0,5% 89 Veneto 456.344 8,4% 287 Friuli 47.732 0,9% 98
Emilia R. 469.520 8,7% 295 Toscana 298.272 5,5% 249 Marche 88.038 1,6% 172 Umbria 54.460 1,0% 168
Abruzzo 117.283 2,2% 211 Molise 112.383 2,1% 856 Lazio 693.222 12,8% 395 Campania 906.901 16,7%
779 Basilicata 21.512 0,4% 134 Puglia 400.715 7,4% 325 Calabria 449.081 8,3% 940 Sicilia 275.579 5,1%
285 Sardegna 133.578 2,5% 316 Nazionale 5.419.336 100,0% 305
18/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.39 - 18 Ottobre 2011
Pag. 24
(tiratura:40000)
Gli igienisti sulle barricate: Piano vaccini sotto tiro
Dagli operatori 12 osservazioni
Troppe declinazioni regionali, il nodo dei costi, il problema del copayment, il nuovo Piano nazionale a lungo
latitante pure se, stando agli ultimi annunci del ministro della Salute Fazio, il documento è ormai pronto per
essere licenziato. Intanto, i professionisti si rimboccano le maniche e fanno sentire la loro voce. A cominciare
dai pediatri Sip e dai Mmg Fimmg, che stanno lavorando a una proposta di calendario vaccinale per l'età
adulta, da coniugare possibilmente con quella già messo a punto nei mesi scorsi dalla Siti. Interventi che
mirano a colmare una lacuna importante del nuovo Pnv, che nella sua ultima versione, forse nell'imbarazzo
dei costi (inevitabile prevedere il copayment) non contempla le vaccinazioni dai 18 anni in su. E intanto
continuano ad arrivare le osservazioni degli addetti ai lavori. Da ultimo, la settimana scorsa, la nota inviata dal
presidente Siti Antonio Boccia al ministro. Tra le 12 Osservazioni sul Pnv, la richiesta di un documento
nazionale che uniformi gli interventi, piuttosto che favorire il fai-da-te regionale; la pretesa di coinvolgimento
delle società scientifiche; maggior rilievo ai "richiami" nell'adolescenza e in età adulta; la citazione esplicita di
soluzioni di copayment nel Pnv; la valorizzazione dei Dipartimenti di prevenzione come strumento primario
per organizzare le campagne sul territorio; l'introduzione di una doppia valutazione (oltre a quella dell'Iss)
sull'opportunità di introdurre nuovi vaccini; l'estensione dell'anti-varicella a tutte le Regioni; la citazione di
nuove e possibili strategie come rotavirus, meningococco coniugato quadrivalente, Hpv nei maschi e
influenza nei bimbi; l'inserimento di calendari per l'età adulta; l'impiego dell'Hta come strumento nelle scelte di
politica vaccinale; l'inserimento di obiettivi effettivamente raggiungibili (dettagliando le modalità per
raggiungerli); maggiore chiarezza su quali prestazioni siano inserite nei Lea e quali lasciate alle scelte
regionali. B.Gob.
SANITÀ NAZIONALE
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LE RICHIESTE DELLA SITI
18/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.39 - 18 Ottobre 2011
Pag. 13
(tiratura:40000)
Il web informerà sui farmaci
No alla pubblicità su tv e giornali, sì a siti e opuscoli per i pazienti
Lo spot libero sui farmaci etici stile Usa resta vietato. Ma per le imprese farmaceutiche sarà possibile aprire
siti Internet - con contenuti da farsi convalidare in anticipo - per informare i cittadini su caratteristiche del
medicinale, prezzi, test clinici e contenuti del "bugiardino". Le aziende potranno anche inviare brochure,
opuscoli e materiale cartaceo ai pazienti che ne faranno richiesta o facendoli distribuire direttamente da
medici e farmacisti. Il tentativo di far cadere il tabù sui farmaci solo su ricetta è contenuto nella nuova
proposta (un regolamento e una direttiva) che la Commissione Ue ha presentato la scorsa settimana,
rimettendo mano ai testi lanciati nel 2008 tra mille polemiche e finiti poi nel mirino dell'Europarlamento che li
aveva praticamente bocciati con una pioggia di emendamenti. Le nuove proposte di Bruxelles introducono
una serie di paletti sia sul numero delle informazioni che sul tipo di canali di comunicazione destinati ai
consumatori. Così, le informazioni ai pazienti vengono limitate a quelle riportate sull'etichetta e sul foglietto
illustrativo, a quelle relative ai prezzi e alle prove cliniche, oltre alle istruzioni per l'uso. Le informazioni, inoltre,
«devono soddisfare - spiega la Commissione - criteri qualitativi riconosciuti. A esempio, non devono essere
parziali; devono rispondere alle esigenze e alle aspettative dei pazienti; basarsi su evidenze scientifiche,
essere fattualmente corrette, non fuorvianti e comprensibili e in linea di principio verificate dalle autorità
competenti prima della divulgazione». Per quanto riguarda i canali, le informazioni delle imprese sui loro
farmaci potranno essere riportate su siti Internet ufficialmente registrati e, se specificatamente richieste dai
cittadini le informazioni potranno essere inviate sotto forma di opuscoli e brochure. Che potranno essere
distribuiti anche da medici e farmacisti. Vietata, invece, la pubblicazione su tv e media, compresi i giornali
medici. Le informazioni non ancora approvate durante l'iter di approvazione del farmaco dovranno essere
autorizzate previamente dalle agenzie nazionali del farmaco prima che l'impresa farmaceutica possa
divulgarle al pubblico. «Tuttavia i Paesi membri in cui ciò può porre problemi costituzionali - spiega ancora la
Commissione - potranno imporre controlli ex-post allorché i medicinali siano già autorizzati a livello
nazionale». In caso di farmaci approvati, invece, con l'iter di autorizzazione centralizzato a livello europeo il
controllo sulla qualità delle informazioni spetterà all'Agenzia Ue sui farmaci, l'Ema, che avrà 60 giorni per
rispondere. Trascorsi i quali saranno considerate automaticamente valide. Le proposte della Commissione
passeranno ora al vaglio del Parlamento di Strasburgo e del Consiglio dei ministri Ue. Critiche sul testo
arrivano dall'associazione europea dei consumatori (Beuc). Nel mirino la possibilità per le imprese di
scegliere su quali medici fare informazione e il fatto che sia consentita la distribuzione di opuscoli da parte di
medici e farmacisti: «I legislatori europei - avverte Monique Goyens , direttore del Beuc hanno ancora la
possibilità di distinguere meglio tra informazione e comunicazione promozionale». Positive, invece, le reazioni
degli industriali Ue del farmaco: «La società moderna già offre su Internet una grande quantità di informazioni
sui farmaci, ora - avverte un comunicato di Efpia - bisogna fare in modo che queste siano anche di qualità».
Marzio Bartoloni
I contenuti principali della direttiva e del regolamento Quali informazioni potranno essere diffuse.
Informazioni riportate sull'etichetta e sui foglietti informativi; informazioni relative ai prezzi; informazioni sui
test pre-clinici e clinici del medicinale in questione; informazioni per un uso corretto del medicinale Quali
canali di comunicazione sono autorizzati. Le aziende farmaceutiche potranno realizzare siti web ufficialmente
registrati o potranno pubblicare materiale cartaceo e opuscoli che potranno essere consegnati ai pazienti su
specifica richiesta dei cittadini. Anche medici e farmacisti potranno distribuire materiale e brochure Quali
requisiti devono rispettare. Le informazioni devono essere oggettive e imparziali, basate su evidenze
scientifiche, aggiornate, affidabili, corrette sul piano fattuale e non fuorvianti, comprensibili e chiare e devono
inoltre soddisfare i bisogni e le aspettative dei pazienti Prevista un'autorizzazione preventiva. Le informazioni
non ancora approvate nel contesto dell'autorizzazione alla commercializzazione devono essere autorizzate
SANITÀ NAZIONALE
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La Commissione Ue modifica la proposta sull'informazione ai cittadini sui medicinali etici
18/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.39 - 18 Ottobre 2011
Pag. 13
(tiratura:40000)
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
previamente dalle autorità nazionali prima che l'impresa farmaceutica possa divulgarle al pubblico. Tuttavia i
Paesi membri in cui ciò può porre problemi costituzionali potranno imporre controlli ex-post allorché i
medicinali siano autorizzati a livello nazionale. Le autorità nazionali fungeranno in generale da filtro tra le
imprese che forniscono informazioni e i pazienti. In caso di farmaci approvati con l'iter centralizzato il controllo
sulle informazioni spetta all'Agenzia Ue sui farmaci che avrà 60 giorni per rispondere Vietati televisione, radio
e altri mass media. Non è consentita la trasmissione di informazioni sui medicinali soggetti a prescrizione
attraverso mass media quali tv, radio o stampa, compresa quella medica www.24oresanita.com ON LINE I
testi dei provvedimenti Ue
18/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.39 - 18 Ottobre 2011
Pag. 8
(tiratura:40000)
Regioni, prime prove di Patto
Stop ai finanziamenti finalizzati - «Nurse pratictioner» per le professioni
Sette richieste dalle Regioni per il nuovo Patto per la salute che verrà: abolizione della quota di finanziamento
finalizzato, utilizzo "ufficiale" della Tuc (la tariffa unica convenzionale) per il pagamento delle prestazioni in
mobilità, più competenze alle professioni con il "nurse pactitioner", riorganizzazione di guardie mediche e
continuità assistenziale, utilizzo degli specializzandi nel Ssn, fondo per gli investimenti secondo le indicazioni
del Dlgs sull'armonizzazione dei sistemi contabili (federalismo fiscale), differenziazione netta tra dirigente
medico-professionale e quello con funzioni manageriali. E oltre a questi punti le Regioni mettono sul tavolo il
mancato rispetto secondo il "vecchio" Patto del finanziamento Ssn e chiedono la "restituzione" degli 834
milioni per i ticket sulla specialistica. Così i tecnici della commissione Salute delle Regioni hanno cominciato
l'elenco dei desiderata che dovranno poi essere articolati nel nuovo Patto per la salute, chiesto d ai
governatori con estrema urgenza al Governo per ridefinire in modo chiaro gli ambiti dell'assistenza sanitaria
che giudicano stravolti con le decisioni "unilaterali" - è il loro giudizio - prese con le ultime manovre. Un
elenco da cui non mancano i punti ancora in sospeso del vecchio Patto ancora in vigore dall'avvio di un
sistema di monitoraggio dei fattori di spesa alla razionalizzazione della rete ospedaliera, dall'accreditamento
alla farmaceutica, dalla verifica dei Lea al nuovo sistema informativo sanitario. Le indicazioni rappresentano
la base su cui le Regioni hanno avviato un'analisi che, una volta condivisa da tutti, sarà condensata in un
documento da presentare al ministero della Salute. I "nuovi" argomenti. Secondo le Regioni lo scenario
federalista in cui si muoverà il nuovo patto richiede anzitutto l'abolizone della quota di finanziamento
finalizzato del Fsn per Arpa, Aids, fibrosi cistica, Croce Rossa ecc. con la messa a disposizione delle Regioni
delle risorse dedicate: saranno le singole amministrazioni, come rientra nelle loro competenze, a provvedere
a queste finalità Poi è necessario codificare ufficialmente nel Patto il pagamento delle prestazioni in mobilità
tra le Regioni, ai privati equiparati, alle aziende ospedaliere e alle Asl per mezzo della tariffa unica
convenzionale (Tuc) che ora è lasciata ai singoli accordi interregionali. E questa volta al capitolo delle
professioni le Regioni chiedono di inserire la previsione di ampliamento delle competenze di quelle sanitarie
non mediche che potranno così alleggerire grazie a una maggiore professionalità l'organizzazione
dell'assistenza sanitaria oggi del tutto in capo ai medici (introduzione del cosiddetto nurse practitioner). Un
argomento delicato, ma su cui le Regioni si lamentano di avere le mani legate rispetto a decisioni ancora tutte
centrali è quello della riorganizzazione del servizio di guardia medica e continuità assistenziale con la
ridefinizione della convenzione di Mmg e pediatri di libera scelta per mezzo della stipula di propri accordi a
livello regionale con queste categorie di medici. Gli assessori insistono poi - e chiedono sia codificato nel
Patto - per l'utilizzo degli specializzandi nel funzionamento del Ssn e sempre per i medici chiedono sia
definita la differenziazione tra il ruolo di dirigente medico e dirigente medico con mansioni manageriali. Infine
il capitolo degli investimenti. Il Dlgs di attuazione del federalismo fiscale sull'omogeneizzazione dei bilanci
prevede, all'articolo 20 sulla trasparenza dei conti sanitari e finalizzazione delle risorse per il finanziamento
dei singoli servizi sanitari regionali, che la spesa per investimenti sanitari sia codificata «con separata
evidenza degli interventi per l'edilizia sanitaria finanziati ai sensi dell'articolo 20, della legge n. 67 del 1988».
In pratica, la costituzione di un vero e proprio fondo per gli investimenti che non si confonda con il programma
pluriennale di ammodernamento. P.D.B.
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Assessori al lavoro per definire l'elenco delle richieste da inserire nel nuovo documento
18/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.39 - 18 Ottobre 2011
Pag. 5
(tiratura:40000)
Corsie più «umane» per i piccoli ma libri e musica ancora latitano
Appena un terzo delle strutture organizza attività ludico-creative più stimolanti
Ireparti pediatrici italiani sono colorati e "animati" ma poco stimolanti: latitano i progetti con gli animali, così
come quelli di lettura e di musica. E la scuola, che dovrebbe essere obbligatoria, manca in più della metà dei
casi. Lo spaccato emerge da una ricerca promossa dall'Associazione culturale pediatri e dalla Società italiana
scienze infermieristiche pediatriche attraverso un questionario on line con 60 domande proposto alle circa
500 pediatrie del Servizio sanitario nazionale. Hanno risposto 111 operatori sanitari (85 infermieri e 26
medici) di altrettante strutture (all'82% reparti pediatrici di ospedali generali e al 18% nosocomi pediatrici),
pari al 20% del totale. Nel leggere i dati è dunque d'obbligo la cautela: la compilazione del questionario è
avvenuta a titolo volontario, per cui si presume che a rispondere sia stato personale già sensibile al tema
dell'umanizzazione in corsia. L'obiettivo di Acp e Sisip era quello di indagare se e quanto l'assistenza
pediatrica fosse diventata più "umana". A un primo livello sembrerebbe proprio di sì: il 90% dei reparti ha
attivato interventi di umanizzazione riguardanti le strutture, consistenti soprattutto in pareti colorate, arredi per
l'infanzia, immagini di personaggi delle favole e dei cartoni animati disegnati da adulti e bambini. «I colori
sono importanti», commentano Paolo Siani , presidente Acp, e Filippo Festini , presidente Sisip. «Servono a
migliorare la comunicazione e a evocare emozioni, riducono la percezione di medicalizzazione e
contribuiscono a valutare la qualità del servizio». L'80,2% delle strutture segnala anche iniziative sul
personale: clown e animatori sono ormai diffusi nella stragrande maggioranza dei reparti, in media per 3,6
volte a settimana. Scarse, invece, le attività ludico-creative più stimolanti: progetti di lettura sono presenti in
meno di un reparto su tre (e nel 60% dei casi la lettura è "frontale"); iniziative di musica sono avviate soltanto
nel 26% (al 73,9% è musica dal vivo); la pet therapy è contemplata solamente in 13 strutture su cento. Siani e
Festini ricordano l'importanza di questo tipo di interventi: «Leggere storie, donare libri, stimolare la fantasia
dei piccoli ricoverati con personaggi fantastici che vedono nel corridoio e nelle stanze di degenza è
importante quasi quanto una risonanza magnetica o una terapia antibiotica». Il motivo è semplice, anche se
molti ancora paiono non rendersene conto: «Quando un bambino entra in ospedale perde i suoi punti di
riferimento, la stanza che lo accoglie è anonima, la deve condividere in genere con altri bambini che non
conosce (il 43% dei reparti ha più della metà di stanze a 2 letti e il 10% di stanze a 4 o più letti, ndr ),
interrompe le sue normali attività scolastiche e i ritmi della sua vita vengono stravolti». Non si può curare un
bimbo senza ricordarsene. La scuola è presente soltanto nel 47% del campione considerato, la ludoteca nel
66%, uno spazio esterno attrezzato nel 37% appena dei reparti. E sono ancora poche le strutture che attuano
un sistema di valutazione interno dei progetti di intervento che coinvolgano operatori sanitari, famiglie e i
piccoli degenti. Così come è scarso (26%) il coinvolgimento delle famiglie, che pure accompagnano i bambini
durante tutto il ricovero. Senza considerare che il 77,4% del personale che attua i programmi di
umanizzazione è rappresentato da volontari non retribuiti (anche se al 75% il personale del reparto
partecipa). Ci sono in sintesi molti margini per migliorare e per continuare a lavorare su questo fronte. Magari
abbandonando l'improvvisazione e passando a interventi più ragionati. O apportando modifiche
all'organizzazione. «Odio essere svegliato alle 6.30 del mattino! Le terapie iniziano troppo presto"», si
lamenta in un questionario di valutazione un bimbo ricoverato in una pediatria napoletana. Gli orari dei pasti,
soprattutto la cena alle 18, contribuiscono ad accentuare la separazione tra l'esterno "sano" e l'interno
"malato". I menu non sono sempre a misura dei più piccoli. «L'accoglienza dei bambini e degli adolescenti in
ospedale - ammoniscono i presidenti Acp e Sisip - può essere garantita solo a condizione che tutte le
componenti dell'ospedale, assistenziale e organizzativo-gestionale, siano sensibilizzate a questa
problematica e operino in piena sinergia. È inoltre necessario negli ospedali che hanno attivato un processo
di umanizzazione compiere periodiche attività di verifica, non solo da parte di esperti appositamente formati,
ma anche da parte dei bambini ricoverati e dai loro genitori. L'obiettivo a cui dobbiamo tendere è quello di
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RICERCA ACP-SISIP SU 111 OSPEDALI
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avere ospedali ad alta tecnologia con elevato livello di umanizzazione delle cure». Vale in generale quello
che Siani ha detto in apertura dei lavori congressuali: «Noi crediamo al sostegno della genitorialità, alla
collaborazione con gli infermieri, alla cura che va oltre la malattia. Siamo consapevoli che un medico serio e
preparato oltre alle patologie deve guardare all'ambiente, alla famiglia e alle condizioni in cui un bambino
cresce. Grazie alle letture, al gioco, al lavoro dei clown dottori, alle attività dei volontari, sappiamo che
potremo curare meglio i piccoli ospiti delle nostre corsie». M.Per. Interventi sulle strutture Interventi umaniz.
strutture 90,1 9,9 Pareti colorate 62,2 37,8 Disegni o pitture 75,7 24,3 Le seguenti % si riferiscono solo ai
reparti per i quali è stato risposto sì alla prima domanda (n = 69) Realizzati da adulti e bambini 33,0 67,0
Realizzati da soli adulti 42,0 58,0 Su progetto ospedale 20,0 80,0 Su progetto esterno 23,0 77,0 Finanziato
da ospedale 14,0 86,0 Finanziato da esterno 32,0 68,0 Computer e media 13,0 Divise colorate 5,8 Progetti di lettura Sì % No % Progetti di lettura 29,7 70,3 Media volte la settimana 1,9 Le seguenti % si
riferiscono solo ai reparti per i quali è stato risposto sì alla prima domanda (n = 33) Lettura dialogica 21,2 78,8
Lettura frontale 60,6 39,4 Lettura recitata 48,5 51,5 Richiesto coinvolgimento genitori 41,7 (n = 20) 58,3
Partecipazione genitori ottima 10% Partecipazione genitori buona 80% Partecipazione genitori scarsa 10%
Interventi sul personale Sì % No % Interventi umaniz. rig. il personale 80,2 19,8 Clown 67,6 32,4 Volontari
animazione 42,3 57,7 Volontari gioco 58,6 41,4 Volontari disegno 50,5 49,5 Volontari canto 21,6 78,4 Altro
26,1 73,9 Media ore la settimana 13,9 ore Media volte la settimana 3,6 volte
Progetti di musica Si % No % Progetti di musica 26,1 73,9 Media volte la settimana 2,1 Le seguenti % si
riferiscono solo ai reparti per i quali è stato risposto si alla prima domanda (n = 29) Musica registrata 25,0
75,0 Musica dal vivo 79,3 20,7 Altro 7,4 92,6
Progetti con gli animali Sì % No % Progetti con animali 13,5 86,5 Le seguenti % si riferiscono solo ai reparti
per i quali è stato risposto si alla prima domanda (n = 15) Cani N = 8 Conigli N = 3 Cavie N = 2 Tartarughe N
= 1 Gatti N = 1
Personale che attua questi programmi È retribuito 22,6 77,4 Sì % No % È stato formato 77,4 22,6 Il
personale del reparto partecipa con loro alle attività 75,3 24,7 Le famiglie vengono coinvolte 26,3 73,7
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Aborto, il dottore che obietta fa carriera
Il 21 e 22 di ottobre i ginecologi non obiettori di tutta Italia si incontrano per la prima volta a Roma.
L'obiezione di coscienza è prevista dall'articolo 9 della legge 194/78, la legge che ha legalizzato l'aborto in
Italia e che, a poco più di trent'anni dalla sua introduzione, ne ha praticamente dimezzato i tassi di incidenza.
Riconoscendo allora il diritto all'obiezione di coscienza si tutelava chi già lavorava negli ospedali prima
dell'approvazione della legge, e che non poteva certo essere obbligato a operare contro le proprie convinzioni
etiche o religiose. Molti (la gran parte) di quei ginecologi sono ormai in pensione, ma il ricorso all'obiezione di
coscienza è andato progressivamente aumentando, ostacolando gravemente l'applicazione della legge. Il
concetto di obiezione di coscienza riporta la mente alle battaglie non violente, al pacifismo. È stato un diritto
conquistato faticosamente in tempi di servizio militare obbligatorio: si riconosceva a un giovane il diritto di non
imbracciare un fucile, il diritto di rifiutare la guerra. Era comunque una scelta difficile e faticosa: a esempio, il
servizio civile durava più a lungo del servizio militare. È ovvio che l'obiezione di coscienza ha perso significato
e non è più ammissibile da quando non c'è più la leva obbligatoria: oggi sarebbe quantomeno singolare
assumere un militare che non vuole fare la guerra e si rifiuta di usare le armi! Tutto ciò, inspiegabilmente, non
vale per la legge 194, anzi: i ginecologi possono essere assunti negli ospedali pubblici, anche se decideranno
di non svolgere appieno una parte del loro lavoro, cioè l'interruzione di gravidanze indesiderate; nel caso
della legge 194 chi obietta è premiato, e in generale ha la strada spianata per una luminosa carriera; il
ginecologo non obiettore, invece, viene spesso relegato a fare solo le interruzioni di gravidanza, è isolato,
vive in stato d'assedio, considerato alla stregua di un volgare "macellaio". Succede così che alcuni arrivano
alla scelta dell'obiezione spinti anche dalla disperazione, da una sorta di "mobbing" esercitato da superiori e
colleghi, o anche dal desiderio di dare una svolta alla loro professione. Nel 2005 si era dichiarato obiettore il
58,7% dei ginecologi italiani, il 45,7% degli anestesisti, il 38,6% del personale non medico. Nel 2009 queste
percentuali sono salite al 70,7% per i ginecologi (con punte che superano l'85%), al 51,7% per gli anestesisti
e al 44,9% per il personale non medico. In molte regioni italiane gli ospedali sono costretti a ricorrere a medici
esterni convenzionati per assicurare un livello minimo di applicazione della legge. Minimo, giacché le liste di
attesa sono lunghissime, e spesso passa più di un mese dal momento in cui la donna decide di interrompere
la gravidanza al momento in cui viene eseguito l'intervento, con notevole incremento del rischio di
complicazioni. In alcuni casi vengono assunti ginecologi proprio per colmare il "buco nero" della 194; tuttavia
è un dato di fatto che molti di loro, subito dopo l'assunzione, vengono folgorati dalla crisi di coscienza, e
obiettano. Questa situazione assume colorazioni drammatiche quando si tocca il tema dell'aborto
"terapeutico", cioè quello che si esegue dopo il 90 giorno di gestazione, nella gran parte dei casi dopo che sia
stata posta la diagnosi di un'anomalia del feto. I ginecologi non obiettori che si occupano di aborti terapeutici
sono praticamente una specie in via di estinzione; in molte strutture, quando andranno questi medici in
pensione, non vi sarà più nessuno in grado di dare una risposta a una donna che decida e chieda di non
avere un figlio malformato. Fare il ginecologo significa "curare" le donne, quelle donne che talvolta si trovano
di fronte a scelte dure, difficili, dolorose, essendo presente, rispondendo a questa domanda di cura, senza
esprimere giudizi o emettere sentenze: chi non può o non vuole svolgere questo ruolo, questa parte
ineliminabile della sua professione, non dovrebbe lavorare nella struttura pubblica. Potrà essere il ginecologo
scelto dalle donne che condividono le sue posizioni etiche e religiose, ma non di quelle che, rivolgendosi a
una struttura pubblica, non possono scegliere, ma hanno diritto alla tutela della loro salute e a una piena
assistenza. Invece oggi arriviamo alle assurde conseguenze "logiche" di questa politica: si invoca l'obiezione
di coscienza (la cosiddetta "clausola di coscienza") persino per i medici ai quali viene richiesta la prescrizione
della pillola del giorno dopo, nonché per i farmacisti che, per legge, non potrebbero in alcun modo rifiutarsi di
dispensare un farmaco prescritto da un medico. Si tratta di una situazione insostenibile, che sta riaprendo
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LA DENUNCIA DEI GINECOLOGI DELLA LAIGA
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sacche di aborto clandestino (non dobbiamo dimenticare le donne morte in questi ultimi tempi per
l'assunzione impropria di farmaci che possono indurre l'aborto) soprattutto tra le donne meno tutelate, le
immigrate, le minorenni. Di fatto l'obiezione di coscienza è diventata la testa d'ariete con cui si tenta di
impedire l'applicazione della legge e l'esercizio del diritto delle donne alla loro salute fisica e psichica. Il 21 e
22 ottobre i ginecologi non obiettori si incontrano a Roma per dire che è tempo di cambiare, che è tempo di
ridare dignità alla loro professione, rivendicando con orgoglio quella scelta etica che li porta a stare vicino
comunque alle donne che a loro si rivolgono. Silvana Agatone Anna Pompili Concetta Grande Libera
Associazione ginecologi per l'applicazione della legge 194 Il boom delle obiezioni negli ultimi cinque anni (%)
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Riordino territorio, palla alle Regioni
Piena autonomia e altolà alla negoziazione stile-suk: sul fronte del riordino delle cure primarie le Regioni ci
tengono a rivendicare la regìa del territorio. Una partita che, tengono a sottolineare, si giocherà tutta in sede
di rinnovo della convenzione ma rispetto alla quale i tecnici già tengono a mettere i classici puntini sulle "i":
nessun cedimento sulla partecipazione alle Uccp laddove una Regione ne preveda l'istituzione, pur con
l'esigenza di mantenere la capillarità degli studi sul territorio. Poi, paletti chiari sulla concessione dei fattori di
produzione solamente a quanti accetteranno la piena continuità assistenziale. Le 38 ore inserite nero su
bianco nella bozza originaria del riordino e stralciate dopo l'incontro in sede di ministero, insomma,
dovrebbero con ogni probabilità tornare a essere tema di discussione. Infine: il possibile passaggio alla
dipendenza, stralciato dall'ultima versione del testo: per il momento, obbligate dalla scarsità di risorse, le
Regioni soprassiedono ma senza cancellare del tutto il tema dall'agenda dei prossimi anni. Perché, spiegano,
c'è in ballo una migliore qualità dell'assistenza. Almeno a parole, dopo vent'anni di trattativa incentrata
sull'organizzazione dell'attività, le concessioni che le Regioni sono orientate a fare ai medici si limitano agli
obiettivi di salute, alla gestione del paziente e alla presa in carico delle maggiori problematiche, dalla cronicità
alla domiciliarità. Ma le aperture, a ben vedere, non si fermano qui: porte aperte al coordinamento in capo ai
Mmg dell'attività multiprofessionale da erogare nelle Uccp, con l'assegnazione di obiettivi di budget vincolanti
e l'ipotesi (se tornerà in ballo la questione dipendenza), di prevedere percorsi di carriera per quanti si
assumeranno l'onere del management. Quanto al resto, con tutte le difficoltà di un riordino ancora molto
lontano, l'ossatura del documento di restyling che il ministero della Salute si è impegnato a limare dopo
l'incontro con sindacati e tecnici regionali, c'è ormai tutta e ai medici non dispiace: forme organizzative sia
monoprofessionali che multiprofessionali, continuità dell'assistenza, graduatoria unica per l'accesso alla
professione, ridefinizione della struttura del compenso. B.Gob.
I temi sul piatto Aspetti organizzativi in discussione Disomogeneità organizzativa: - tra Regioni; - all'interno
di ogni Regione; - differenze tra centri urbani e centri rurali Difficoltà di integrazione verticale e virtuale
Assegnazione obbligatoria a forme organizzative, secondo modelli individuati dalle singole Regioni: monoprofessionali (aggregazioni funzionali territoriali) che condividono obiettivi, strumenti di valutazione della
qualità assistenziale, Linee guida, audit ecc.; - multiprofessionali (Unità complesse di cure primarie) che
erogano prestazioni assistenziali tramite il coordinamento e l'integrazione dei professionisti delle cure
primarie e del sociale Possibilità a livello regionale di modulare il limite massimo di assistiti per medico
Garanzia dell'attività assistenziale per l'intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana attraverso il
coordinamento operativo e l'integrazione professionale Adempimento del debito informativo, adesione
all'assetto organizzativo e al sistema informativo definiti da ciascuna Regione come requisito essenziale e
indispensabile per l'acquisizione e il mantenimento della convenzione Possibilità di stabilire specifici accordi
con i medici operanti nelle forme organizzative multiprofessionali, secondo modalità e in funzione di specifici
obiettivi definiti in ambito regionale, per l'erogazione di specifiche attività assistenziali con particolare riguardo
ai pazienti affetti da patologia cronica Possibilità, per le Regioni, di prevedere l'inquadra- mento dei medici
convenzionati nel ruolo della dirigenza medica Valorizzazione delle professioni sanitarie non mediche Aspetti
economici in discussione Quota per ciascun assistito o quota per ciascuna ora prestata sulla base di variabili
legate a: - complessità della casistica degli assistiti, come corrispettivi delle funzioni e attività assistenziali; eventuali funzioni complementari a quelle assistenziali Possibilità, per le aziende, di provvedere alla
dotazione strutturale, strumentale e di servizi delle forme organizzative multiprofessionali (Uccp). Fornitura: in forma diretta - erogazione delle risorse finanziarie necessarie all'acquisizione degli stessi beni e servizi con
impegno orario dei medici di almeno 38 ore settimanali Forme di finanziamento a budget per le forme
organizzative multiprofessionali Criticità del sistema Insufficiente realizzazione di percorsi di continuità
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LA REVISIONE DELLE CURE PRIMARIE
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dell'assistenza
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Fare il medico allunga la vita: quasi 1,5 anni di più in camice
Il risultato è legato alla maggiore pratica di stili di vita sani e prevenzione
La speranza di vita a 65 anni negli ultimi venti anni è aumentata per tutta la popolazione, secondo i dati Istat
di 2,7 anni per gli uomini e di 2,6 anni per le donne. Ma quella dei medici rispetto all'aspettativa di vita
generale è ancora più alta: un medico (od odontoiatra) maschio che ha compiuto 65 anni nel 2007, aveva
un'attesa di vita di 1,4 anni in più rispetto alla media generale e una donna medico un anno di più. In sintesi,
mentre la vita media di un sessantacinquenne può raggiungere gli 82,9 anni se uomo e gli 86,6 anni se
donna, in camice bianco si arriva a 84,3 anni per gli uomini e a 87,6 anni per le donne. Fare il medico a
quanto pare fa bene non solo alla salute dei pazienti, ma anche degli stessi dottori. A rilevare il dato è stata
l'Enpam che sta analizzando la sua "base previdenziale" in vista della riforma di meccanismi di contributi e
pensioni (si veda articolo in questa pagina) . E che attribuisce la vita più lunga dei medici a un fatto culturale
ed educazionale. È noto infatti che la povertà e uno scarso livello culturale tendano a generare più facilmente
malattie e che i livelli più evoluti di popolazione tendano a stare meglio e a vivere più a lungo. Ma nel caso dei
medici si aggiungono anche altri fattori che portano al risultato evidenziato dall'ente previdenziale: i dottori
conoscono bene gli effetti degli stili di vita negativi e li evitano spesso più degli altri. E inoltre sono più
coscienti delle tecniche di prevenzione che applicano con maggiore regolarità su se stessi. Ci sono poi i
fattori generali di miglioramento, quali la riduzione delle malattie infettive, i cambiamenti positivi nelle abitudini
alimentari, la riduzione e in assoluto la maggiore attenzione all'inquinamento, che hanno il loro ruolo nel
migliorare le condizioni di vita in generale. Un fenomeno culturale e di educazione alla salute, quindi. Con
alcune particolarità. A esempio l'attesa di vita più alta è maggiore per gli uomini che per le donne medico. «La
donna - spiega Alberto Oliveti, vice-presidente Enpam - ha un'aspettativa più lunga del maschio in assoluto e
da sempre a livello di popolazione generale e quindi è naturale che la crescita sia più rallentata. Poi ci sono
fattori che sicuramente la "penalizzano" rispetto all'uomo. Un esempio su tutti: la gravidanza. Sicuramente,
specie quando è ripetuta, crea maggiori problemi fisici e di stress, anche se del tutto naturali, anche se
comunque i risultati finali sono ugualmente estremamente positivi». Secondo Oliveti l'aumento di aspettativa
di vita costante in tutta la popolazione dipende in generale dal fatto che ci si ammala realmente di meno e si
ha un maggiore ricorso quotidiano ai meccanismi di controllo della salute. «Se penso alla pediatria a esempio
- conclude Oliveti - le visite che si fanno adesso per i bambini hanno una scansione molto più frequente di
quelle di una volta e nel lungo periodo generano sicuramente una condizione di vita migliore e una minore
propensione a contrarre patologie. Contribuiscono ad allungare la vita insomma». La speranza di vita a 65
anni (Istat 2007)
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ANALISI DEI DATI ISTAT SULL'ASPETTATIVA A 65 ANNI PER UOMINI E DONNE
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Enpam: età della pensione a 68 anni, aumento di contributi e minori
rendite
L'Enpam sta per dare il via alla maxi-riforma necessaria per rispettare i nuovi criteri di equilibrio dei fondi
spostati da 15 a 30 anni dalla Finanziaria del 2009: in pensione più tardi, contributi un po' più elevati (ma dal
2015) e coefficienti di rendimento ritoccati verso il basso. Il risultato sarà la garanzia di una sostenibilità
economica a 30 anni e una copertura patrimoniale a 50 anni, fino al 2059. Lo spostamento da 15 a 30 anni
del periodo di garanzia aveva fatto scattare l'allarme sul futuro delle pensioni: i conti non ce l'avrebbero fatta
per più di 15-20 anni e sarebbero andati in rosso a partire dal 2030 mettendo le pensioni dei medici in serio
pericolo. Dopo un passaggio di condivisione e concertazione con tutte le categorie interessate, la riforma
potrebbe vedere la luce già prima della fine dell'anno. A chiedere a gran voce la riforma poi sono stati anche
negli ultimi mesi la Corte dei conti, la commissione parlamentare bicamerale di controllo sugli enti di
previdenza e il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che su questo argomento ha inviato la scorsa settimana
una lettera all'ente di previdenza. Gli ingredienti della riforma sono l'innalzamento graduale dell'età
pensionabile e dell'aliquota contributiva, nuovi coefficienti di adeguamento all'aspettativa di vita e, per i
contributi versati dopo il 1 gennaio 2013, un coefficiente di rendimento più contenuto. Ma le nuove regole, per
ora, riguarderanno solo medici di medicina generale e pediatri di libera scelta: circa 69mila professionisti in
attività che rappresentano però più della metà delle entrate contributive dell'ente. Nelle prossime settimane,
tuttavia, è già stata annunciata la presentazione di misure analoghe anche per liberi professionisti, specialisti
delle Asl e specialisti accreditati con il servizio sanitario. L'Enpam non si ferma tuttavia a questi aspetti per
rivedere l'organizzazione dell'Ente ma, come ha spiegato il suo vice-presidente vicario Alberto Oliveti ha già
«modificato il modello organizzativo degli investimenti per assicurare scelte con la maggiore prudenza
possibile» in base allo schema che alla Fondazione ha fornito Mario Monti. E questo in risposta a un altro
allarme lanciato da Corte dei conti, Commissione bicamerale e ministero del Lavoro che più volte hanno
sollecitato l'ente a considerare con estrema prudenza il ricorso a investimenti e strumenti finanziari a rischio,
che negli scorsi anni hanno portato perdite consistenti. Soprattutto dopo l'esposto del 18 maggio - che in
questi giorni ha portato all'Ente la Guardia di finanza per il controllo dei libri contabili - presentato all'autorità
giudiziaria da cinque Ordini dei medici (Bologna, Catania, Ferrara, Latina e Potenza): lo scopo era di far luce
sui «complessi investimenti patrimoniali effettuati da Enpam negli ultimi anni». Alla base un dossier elaborato
dalla società di consulenza Sri Capital Advisers che, dalla stessa cassa, aveva ricevuto l'incarico di effettuare
una radiografia del portafoglio finanziario. I consulenti Sri hanno fatto emergere alcune criticità: il ricorso agli
investimenti in Cdo, collateralized debt obbligation (bond strutturati), e un'eccessiva tendenza alla
rinegoziazione degli stessi. Sri ha poi ipotizzato una perdita di 400 milioni per l'ente, il cui patrimonio mobiliare
ammonta a 7 miliardi (quello complessivo, compresi gli immobili, è di 11 miliardi). «Nell'indagine per truffa,
Enpam è parte offesa», dichiara Gaetano Scalise, legale dell'ente. Il Cda della Cassa ha già stabilito che si
costituirà parte civile nel caso «dovessero essere verificati episodi poco chiari. Le responsabilità verranno
perseguite a qualsiasi livello». Oliveti poi ha anche annunciato «un piano triennale di risparmi con tagli ai
costi di gestione per 14 milioni». I cardini della riforma. La prima novità della riforma è l'innalzamento
graduale dell'età della pensione di vecchiaia che passerà, di sei mesi in sei mesi, dagli attuali 65 anni a 68
anni dal 2018 in poi. Dal 1º gennaio 2013 entreranno anche in vigore nuovi coefficienti di adeguamento
all'aspettativa di vita: chi resterà al lavoro più a lungo sarà premiato e i contributi versati dopo il compimento
dell'età della pensione ordinaria di vecchiaia varranno il 20% in più. Chi invece preferirà la pensione
anticipata (a partire dai 58 anni con 35 anni di contributi e 30 anni di laurea) avrà una riduzione rispetto alla
pensione ordinaria. Le altre misure previste sono una minore valorizzazione dei contributi versati dopo il 1º
gennaio 2013 che avranno un coefficiente di rendimento più contenuto (1,4 contro l'1,5 attuale) e
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RIFORMA PREVIDENZIALE
18/10/2011
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l'innalzamento graduale dell'aliquota contributiva dall'attuale 16,5% fino a circa il 26% nel 2026. L'aumento
delle aliquote però non scatterà prima di gennaio 2015: le ultime manovre economiche hanno bloccato
contratti e convenzioni fino al 2014 e un aumento dei contributi prima di quella data si tradurrebbe in una
riduzione della busta paga dei medici. Infine, è stata prevista anche una rivalutazione maggiore delle pensioni
più basse e un sistema di correttivi per una migliore valorizzazione dei contributi dei "più giovani", gli under
50.
La riforma in breve Innalzamento dell'età pensionabile. Il requisito attuale di 65 anni passerà a 65 anni e sei
mesi nel 2013, a 66 anni nel 2014 e così via fino ad arrivare a 68 anni dal 2018 in poi Coefficienti di
adeguamento all'aspettativa di vita. Dal 1 gennaio 2013 i contributi versati dopo il compimento dell'età
ordinaria pensionabile varranno il 20% in più; chi opterà per la pensione anticipata avrà invece una riduzione
rispetto alla quota ordinaria Coefficiente di rendimento. Dopo il 1 gennaio 2013 passerà dall'1,5 attuale all'1,4
Aliquota contributiva. Sarà innalzata gradualmente dall'attuale 16,5% fino al 26% nel 2026 Pensioni più
basse. Saranno rivalutate con correttivi per valorizzare i contributi dei più giovani
18/10/2011
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«Addio alla coesione sociale»
Le cure non sono più uguali per tutti - Le condizioni per il recupero della professione
Medici in piazza a Roma la scorsa settimana con lo slogan «La Sanità non si tocca!», per protestare contro i
tagli delle manovre che, sostengono le 25 sigle di convenzionati, dipendenti e medici privati riunite in una
maxi-intersindacale, colpisce solo i dipendenti. Quattro gli argomenti nel mirino: il prolungamento del blocco
dei contratti a 5 anni; lo «scippo» per 2 anni del Tfr che è salario differito; la «minaccia di una mobilità
selvaggia e di una ulteriore precarizzazione degli incarichi di lavoro»; la proroga della facoltà per le aziende di
pensionamento forzato. «Il sistema - hanno detto uniti - è al collasso». La crisi è per tutti e i medici non
chiedono sconti, ma mettono sul piatto una serie di richieste «a costo zero» per il rilancio della professione.
«Sicurezza delle cure, lotta al precariato, livelli organizzativi definiti e a cui partecipino i medici, formazione
nel Ssn, un diverso rapporto con le aziende per tagliare la burocrazia: sono queste le garanzie che chiediamo
al Governo», spiega Costantino Troise (Anaao), che aggiunge anche l'avvio delle contrattazione decentrata i
cui fondi sono aziendali, spiega, e non nazionali e non rientrano negli ambiti delle manovre. «Si deve avviare
un percorso di rifondazione della professione medica e delle altre professioni - ha detto Riccardo Cassi
(Cimo) - che modifichi radicalmente la situazione avviando un confronto con le istituzioni e soprattutto con le
Regioni che il federalismo ha reso nostri interlocutori principali, ma verso le quali c'è la totale assenza di
riferimenti istituzionali». «I tagli - ha aggiunto Giacomo Milillo (Fimmg) - sarebbero accettabili se fossero mirati
a sprechi reali e condivisi, se si mettessero i medici nella condizione di risparmiare sulla medicina difensiva,
si spostassero le incombenze amministrative a personale di segreteria a minor costo unitario, si mettesse
mano al sistema formativo anche dedicando le risorse che oggi assorbe l'Università a inserire i "formandi"
rapidamente e con un reddito dignitoso nel mondo sanitario, si rafforzasse la contrattazione nazionale
lasciando a quella periferica ambiti specifici». Tra i settori in cui l'allarme è maggiore ci sono l'emergenza e la
continuità territoriale (guardia medica): «Al territorio servono risorse e non tagli - ha detto Fabiola Fini (Smi
continuità assistenziale ed emergenza territoriale) - e soprattutto non serve la demedicalizzazione proposta
da alcune Regioni per risparmiare». E questa volta in piazza c'erano anche specializzandi e precari.
«Dobbiamo imparare a indignarci - ha detto Pierino Di Silverio (Federspecializzandi) - anche per la
persistenza di un percorso formativo dei medici inadeguato. Vogliamo una formazione che ci renda medici
certificati non solo dal Ssn, ma soprattutto dai cittadini, dal loro stato di salute e dalla loro soddisfazione nei
confronti di un Ssn di qualità e di prestazioni efficaci». «La nostra condizione - ha affermato Andrea Filippi (Fp
Cgil medici "precari") - è destinata ad aggravarsi con il blocco del turn over che impedisce di mettere a
concorso i posti vacanti, anche se la stabilizzazione dei precari non comporterebbe aumenti di spesa, ma di
dare maggiore stabilità al sistema e qualità delle cure». Al termine della manifestazione i medici hanno
consegnato al Governo le 10.118 firme raccolte con la campagna web «cambiamo la manovra» e una lettera
spedita anche a Parlamento e Regioni in cui ribadiscono che «la Sanità è entrata in una fase recessiva,
definanziata e impoverita dal punto di vista economico e di risorse professionali, avviata a ricoprire un ruolo
povero per i poveri» e affermano che «il diritto alla salute non è più esigibile in ugual modo in tutte le Regioni.
Si perde il valore di coesione sociale hanno concluso - assicurato da un Ssn e si distrugge un valore
fondamentale di una comunità rendendo diseguale la realizzazione dell'unico diritto che la Costituzione
definisce fondamentale: la salute». Paolo Del Bufalo
Le perdite retributive di cinque anni (2010-2014) senza contratto (migliaia di euro) Il blocco dei contratti
per cinque anni porta a una perdita che va dai quasi 10mila euro delle funzioni apicali ai 3.700 euro dei
generalisti con 500 assistiti. In realtà a queste cifre vanno sommate altre perdite: quella previdenziale e sul
Tfr, legate alla mancata crescita delle buste paga, il taglio per chi supera i 90mila euro di reddito annuo che
può raggiungere anche altri 2mila euro l'anno e il fatto che la massa salariale del contratto 2015 sarà quella
del 2009, con un evidente effetto riduttivo delle future percentuali di aumento. Il tutto, come sostengono i
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Protestano le 25 sigle dell'intersindacale di convenzionati, dipendenti, dirigenti pubblici e privati
18/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.39 - 18 Ottobre 2011
Pag. 2
(tiratura:40000)
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medici, raddoppia praticamente la perdita legata ai soli aumenti contrattuali e porta l'asticella a circa il 20% di
effetto negativo.
18/10/2011
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Generalisti e pediatri in fuga dal lavoro
La preoccupazione per una pensione "ridotta" e/o ritardata, sempre più forte negli ultimi anni a causa delle
varie manovre che si sono succedute a livello di Governo e degli annunci sulla stretta pensionistica inevitabile
all'interno della categoria (si veda altro articolo sulla riforma dell'Enpam) , sta provocando una vera e propria
fuga dal lavoro tra medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Una fuga che in questo periodo
rischia di aumentare ancora: quando si innalza l'età per la pensione di vecchiaia, chi la sta per raggiungere
preferisce andare via prima che entrino in vigore i nuovi requisiti e il termine per dare il preavviso all'Asl dopo
le manovre di luglio e quella di ferragosto scade per quest'anno il 31 ottobre prossimo. Una fretta inutile,
sottolinea l'Enpam, perché l'intervento sull'età non avrà effetti nel corso del 2012. Una fretta anche dannosa,
perché se poco cambia per ora all'ente previdenziale se si anticipa l'età della pensione, il danno maggiore
sarebbe per il Ssn che rischia di trovarsi con una carenza di generalisti dopo il pensionamento degli attuali
"baby boomer" (nati tra il 1945 e il 1964) all'italiana. Secondo la FnomCeo - il dato è stato di recente
confermato dai sindacati dei pediatri di base: si veda Il Sole-24 Ore Sanità n. 36/2011 - il 62% dei medici di
medicina generale e il 58% dei pediatri di libera scelta andranno in pensione entro il 2025. Al contrario, finora,
i medici di famiglia hanno sempre avuto la tendenza ad andare in pensione tardi, anche negli anni scorsi con
ricorsi alla magistratura per rimanere anche oltre i 70 anni. Ma negli ultimi anni, a causa dell'aumento dello
stress e delle incombenze oltre che dei rischi previdenziali, hanno cominciato ad andare sempre più in
pensione anticipata. Ma le cose stanno cambiando e gli ultimi dati elaborati dall'Enpam parlano chiaro: nel
2001 il 77,58% di generalisti e pediatri optava per restare al lavoro almeno fino a 70 anni. Una percentuale
che è andata via via riducendosi passando al 60,41% del 2007 e "crollando" negli ultimi tre anni fino al
47,85% del 2010. Una tendenza che non deve essere assecondata secondo l'Enpam sia per la carenza che
potrebbe provocare, ma anche perché la speranza di vita in generale (e quella dei medici in particolare: si
veda altro articolo in questa pagina) è molto aumentata e di questo passo l'Ente previdenziale, che non ha
problemi di erogazione immediata, si ritroverà a pagare pensioni per un numero crescente di anni. «Per
quanto riguarda la nostra riforma - spiega Alberto Oliveti, vice-presidente Enpam - stiamo negoziando una
certa gradualità applicativa. Ovvio che se un medico è stanco va benissimo che vada in pensione quando
crede opportuno: la professione medica è un lavoro di front office che usura e l'esigenza di vivere al di fuori
del contatto col paziente può far venire la voglia di lasciare prima. Ma allo stesso tempo ai medici preoccupati
dalla riforma dico di non essere terrorizzati perché ci sarà comunque gradualità applicativa e non credo ci
saranno casi in cui andare il giorno dopo o il mese dopo in pensione possa prevedere una riduzione rispetto
al mese prima. Anche quando entreranno in vigore le nuove riforme se da un lato si perderà qualcosa in
termini di conteggio, dall'altro si guadagnerà in termini di valutazione di ciò che è stato versato negli anni
precedenti». Quanti vanno in pensione a 70 anni (Mmg e Pls)
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