Comunità Pastorale SS.Trinità
in cammino...
Egli,
l’Onnipotente,
si è fatto
umile
bambino!
Natale 2012
In cammino...
Editoriale
Un Dio con noi?
E’ la domanda che spesso ci facciamo nella
quotidianità della nostra vita sempre più
difficile e dura da sostenere e da interpretare. Ogni giorno siamo chiamati a fare i
conti con le nostre imperfezione e il nostro
limite e più ancora con le nostre infedeltà
e le nostre cadute. E in tutto questo non
siamo certo sostenuti dalle condizioni in
cui viviamo, che diventano anzi sempre
più complesse e ingestibili.
Anche nei semplici rapporti e contatti
quotidiani emergono la paura, la preoccupazione e la rabbia in cui molti vivono la
loro vita. Dov’è dunque il Dio con noi?
Dove si può vedere concretamente la forza
del Natale nella concretezza della nostra
vita?
Dobbiamo ammettere che insieme alle difficoltà c’è il permanere di qualcosa di diverso, di segno opposto che combatte la
deriva della vita e della storia. Impedisce
alla rabbia di distruggere tutto, alla paura
di immobilizzare la vita alla preoccupazione di far cadere la vita nel fatalismo.
Qualcosa che accende ancora un po’ di speranza, che rimette
in piedi ogni mattina, che porta a guardare ancora in avanti,
a sorridere in alcuni momenti di ciò che in altri ci abbatte e ci
fa arrabbiare.
Spesso questa forza misteriosa non è pienamente conosciuta
eppure questo non le impedisce di generare i suoi miracoli
grandi. Quando ci si ferma però a pensare ci si accorge che
tutto questo non può nascere soltanto da noi e dalla nostra
forza, ci si accorge che c’è una Presenza che impedisce alla premesse di morte così visibili nella nostra vita di arrivare alle
loro estreme conseguenze, che c’è quel “quasi niente” che ha
una forza invincibile ed annuncia la vittoria della vita sulla
morte, nonostante tutto.
Il Natale ci aiuta a dare un volto a questa Presenza, perchè
possiamo tornare a dialogare con essa e trovare in questo dialogo la nostra salvezza e la nostra libertà.Per noi cristiani le
tracce di questa presenza coincidono con il compimento della
promessa di Gesù, sono le tracce inconfondibili che Gesù è presente e già opera nella nostra vita.
E questa povera vita così affaticata e ferita ritrova in lui quel
centro che la unifica e la orienta. Gesù non ci permette di rassegnarci a vivere frammentati e dispersi, legati come diceva un
filosofo al “piuolo dell’attimo”. Gesù ci insegna a riprendere
il coraggio della libertà, di guardare alla nostra vita come ad
una storia, di non lasciarci catturare dai vari frammenti che
in sè sono senza speranza e senza senso, ma in una storia possono rivelarsi come momenti di grazia. Dal principio questa
fragile presenza ha messo in cammino la vita, ha trasformato
l’uomo da essere errante senza meta, da profugo randagio a
pellegrino. Anche il pellegrino vive le fatiche e i rischi del cam-
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mino, ma ha una meta e questa giustifica anche la fatica e la
trasforma in esperienza di libertà, da il coraggio non solo di
subire, ma di affrontare i rischi soprattutto rialza lo sguardo e
fa guardare oltre e sostiene con la speranza. Proprio questa
Presenza forse ci fa uscire ogni giorno dal nostra frammento,
da quella casa precaria in cui cerchiamo rifugio e ci mette in
cammino, mette dentro la certezza del futuro, ci fa sperimentare la forza e la gioia della meta, che ancora non conosciamo
pienamente e spesso è oscurata dalla fatica e dalla sofferenza
quotidiana. Questa Presenza unifica la nostra vita ci rimette
in dialogo con le esperienze apparentemente così contraddittorie e ci permette una lettura unitaria di quanto stiamo vivendo, da alla nostra frammentata esperienza la dignità di una
storia.
Questa povera vita umiliata da tante circostanze da tanti volti
piccoli, eppure così violenti, ritrova in questa presenza la sua
dignità e la sua vera grandezza. Se fosse conclusa in se stessa
questa nostra vita sarebbe ostaggio di tante situazioni ingiuste,
di tanti volti inquietanti, di tanti avvenimenti subiti... insomma sarebbe una non vita. Ma questa presenza ci assicura
che anche noi siamo parte di una storia più grande, che anche
attraverso di noi, attraverso la nostra croce e la nostra quotidiana umiliazione si afferma la “giustizia di Dio”, l’amore e il
dono prendono il sopravvento e la storia disperata diventa storia di salvezza. Questa presenza già dà un senso a tutte le
croci, l’umiltà della sua nascita già anticipa l’umiliazione della
croce e afferma che in questo dolore c’è il germe della vita
nuova, della salvezza piena per tutti. E noi, accogliendo questa
presenza, partecipiamo a questa grande opera e la nostra vita
si riveste di dignità. Il dolore non è più abbruttente, quando si
vede il suo significato, quando lo si vede come l’inizio della
In cammino...
vita
nuova,
allora diventa esperienza
di libertà, e la vita si riveste di grandezza e di dignità.
Infine la vita ferita dalle troppe ingiustizie subite trova in questa Presenza la
possibilità di essere guarita. E questo
vuol dire fondamentalmente due cose.
Innanzitutto la ferita sanata non è necessariamente la ferita rimarginata, ma
la ferita che viene trasformata in apertura da cui entra non più la morte, ma
entra la grazia ed esce la vita nuova per
tutti. Gesù non viene per togliere tutte
le nostre sofferenze, anche se dobbiamo
chiederglielo. Viene per liberare le nostre ferite dal veleno, che introducono
nella vita, condannandola alla morte.
Viene per insegnarci a tirare fuori da
queste ferite la vita nuova, che egli ci
dona. Non dobbiamo più nascondere le
nostre ferite, ma viverle nella speranza
e nell’attesa come inizio di qualcosa di
bello e di sorprendente. In secondo
luogo che proprio da queste ferite nasce
un nuovo ordine di vita. Non il giudizio
stroncante che alimenta la rabbia, il risentimento e il rancore, ma la misericordia che porta a dare ancora fiducia,
anzi ad accrescere le cure per ciò che è
si è rivelato fragile e inaffidabile, perchè
possa ancora produrre frutto. Tante
volte più che l’errore, sono le conseguenze che distruggono. L’errore infatti
produce la rabbia il risentimento e il
rancore che ci rinchiudono e non ci lasciano più liberi di agire.
La presenza di Gesù guarisce perchè li-
bera da tutto questo ci
dona occhi di misericordia che riconciliano
il cuore con la vita e la
sua concretezza e con
i volti che la popolano.
La festa del Natale è
dunque l’invito a
renderci conto di questa Presenza e della
grazia che dona alla
nostra vita, a lasciare che
questa presenza ci riconcili
con la nostra quotidiana così come la
viviamo ogni giorno. C’è in essa non
solo la traccia della morte, ma anche la
presenza della vita nuova, l’inizio di
quella economia dell’amore e del dono
che certamente trionferà sulla violenza
gratuita ed assurda della morte e delle
sue strutture.
Il Natale ci rimetta in cammino
verso la meta vera della nostra
vita, riaccenda la nostra speranza, ci dia il coraggio di
continuare a credere che ciò
che è destinato a trionfare è
il mistero di questa piccola
Presenza, ci doni il coraggio di osare e di prendere
sul serio ciò che ora sembra impossibile ed ingenuo, ci metta dentro la
certezza che proprio
questa è per noi e per
tutti la storia della
salvezza.
don Piero
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Editoriale
Signore, da chi
andremo?
Tu hai parole di
vita eterna
(Giovanni 6, 68).
In che altro modo potrebbe amarci
Dio?
Se non scendendo nelle nostre
braccia, nelle cellule, nel respiro, in
tutte le nostre miserie, nelle attese,
nella vita nel suo anonimato e nella
sua quotidianità, in ogni istante in
cui ci regge e crea?
Come potremmo confidare in Dio se
non ci consolasse nella nostra
In cammino...
stessa carne? Se non fosse nelle
nostre ossa? Se non benedicesse
le nostre mani con ogni fibra delle
Sue?
Il Qoèlet, premessa che nella Bibbia
precede il Cantico, è inno alla presenza di Dio in tutto e nonostante.
Perché tutto passa, ma Dio resta. Il
Qoèlet è come l’avvento l’alcova
alla nascita, il grembo di Maria, lo
Spirito che opera alla tempesta
della grazia.
Tutto viene abbracciato nell’incarnazione. Tutto è suolo santo. Il velo del
tempio squarciato. Incarnazione è
l’inizio della congiunzione con
l’Amato, è ciò che la attua, la rende
possibile.
Natale è il Suo corpo che in noi benedice tutto ciò che siamo e che viviamo, senza vergognarsi di
incontrarci nei nostri limiti, anzi accogliendoli per insegnarci nella concretezza cosa voglia dire amare. È
non essere soli anche quando ci
sentiamo nella solitudine. Natale è
il Suo amore disegnato in noi. La
mia carne è più sostanza Sua che
mia.
Che Gesù Cristo, Figlio di Dio, nel cui
nome soltanto possiamo salvarci, nasca
profondamente
in
noi, che ci permetta
come il Battista di diminuire. Che ci radichi alla Sua vite. Ci
insegni la libertà dello
Spirito che soffia
dove vuole.
Roberta Lentà
Vade retro Natale
Si parla tanto, anche troppo, di Natale, poco del festeggiato ma molto
di babbo natale (ma chi è costui?) e
di regali. Così poco a poco gli auguri
diventano non più di Buon Natale ma
di Buone Feste, l’albero di Natale
non manca mai, ma di presepi ce n’è
sempre meno. Non ci si rende conto
che l’economia globalizzata porta
una più equa distribuzione delle ricchezze tra le nazioni a vantaggio di
quelle più povere e a svantaggio di
quelle più ricche, ma sta anche spingendo verso uno stato mondiale totalitario e unificante che ha a fastidio
le religioni poiché vuole lui stesso diventare religione unica e universale.
Ma mi nasce il sospetto, c’è forse lo
zampino di qualcuno?
Mi viene in mente il venerdì sera in
cui andavo alla ricerca di un programma decente e iniziai il benedetto
zapping che mi fece capitare su TV
2000 dove Francesco Vaiasuso, apparentemente persona normale, raccontava la storia raccapricciante di
Natale
possessione da 27 legioni di diavoli
iniziata in una setta satanica a 4 anni
e terminata solo a 32 anni, quando
con l’aiuto della moglie riesce, dopo
5 anni di esorcismi e battaglie tra i
plotoni di Satana e santi, a liberarsene definitivamente. Così ho scoperto la rubrica del venerdì con
repliche al sabato e domenica e visibile anche nel sito: Vade Retro condotta da David Murgia, autore di
Satana in Tribunale, che si occupa di
sétte e fanatismi con inchieste legate
all’occulto e all’esoterismo.
Sono storie drammatiche di cui
spesso non ci accorgiamo anche se
vissute vicino a noi nella solitudine e
nella sofferenza anche durante le
feste una volta considerate sacre
come il Natale. I mali delle sette impegnano istituzioni ed esperti che
però difficilmente riescono a intervenire per mancanza di norme adeguate che aiutino a distinguere tra
libertà di culto e attività criminose
perché difficilmente si trovano prove
per mancanza di testimoni essendo
spesso tutti gli adepti colpevoli di
qualcosa. È questo un tema di
Anno delle fede – Se mi convertissi sarei libera
Mi chiamo Asia Noreen Bibi. Sono rinchiusa qui dal giugno del 2009. Sono stata condannata a morte mediante impiccagione per blasfemia contro il profeta Maometto. Il giudice che mi aveva condannato a una
morte orribile un giorno è entrato nella mia cella e mi ha offerto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta onestà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musulmana. Sono stata condannata perché cristiana –
gli ho detto. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò
orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui.
Mi chiedo quante persone debbano morire a causa della giustizia. Prego in ogni momento perché Dio misericordioso illumini il giudizio delle nostre autorità e le leggi ristabiliscano l’antica armonia che ha sempre
regnato fra persone di differenti religioni nel mio grande Paese. Gesù, nostro Signore e Salvatore, ci ama
come esseri liberi e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci
ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere. Vivo con il ricordo di mio marito e dei miei figli e chiedo a Dio
misericordioso che mi permetta di tornare da loro.
In apparenza è una piccola donna, ma rappresenta l’esemplare difesa della libertà di coscienza contro l’intolleranza e il fanatismo. La sua causa personale a favore della libertà è diventata simbolo d’integrità morale.
da Scrivo da una cella senza finestre, Avvenire, 8 dicembre 2012
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In cammino...
Natale
grande attualità poiché, mentre sempre meno gente frequenta le chiese e si preoccupa del trascendente, si assiste alla proliferazione di sette anche grazie alle nuove
tecnologie che rendono sempre più vera l’affermazione di
Chesterton: Chi non crede in Dio non è vero che non crede
in niente perché comincia a credere a tutto. È una realtà
quasi sconosciuta in Italia eppure ovunque sono spesso
rinvenute tracce di cerimonie a sfondo satanico con uccisioni di animali e imbrattamento di monumenti, muri e altre
cose. Ci sono persone che utilizzano il satanismo per motivare azioni anche violente e riescono ad adescare adepti
inscenando rituali sacrificali spesso orgiastici con macabri
reati di gruppo. Le autorità non posso impedire di diventare
seguaci di Satana e frequentare i loro riti a meno che non
ci siano denunce e prove di spaccio di stupefacenti, violenze, maltrattamento di animali, circonvenzioni di incapace, plagio, atti osceni in luogo pubblico o contro la pietà
dei defunti.
Il satanismo più che una forma di religiosità è atteggiamento di sacrilega sfida a ogni manifestazione religiosa e
idea morale. Conta un centinaio di gruppi esplicitamente
dediti al satanismo molti dei quali regolarmente iscritti alla
Camera di commercio. Il sostituto procuratore Lucia Musti,
ricorda che i reati più frequenti, specie a danno dei nuovi
affiliati, avvengono con truffe che inducono a pagare ingenti somme in cambio di presunti favori magici, mediante
persecuzione psicologica e minacce di morte. Spesso
coinvolgono soggetti fragili di giovane età, anche minorenni e con scarso sostegno familiare, con giuramenti di
sangue o patti col diavolo. Spesso usano sostanze stupefacenti, alcol, pratiche sessuali, narcosi, ipnotismo, promettendo di raggiungere l'unità con Satana in deliri di
onnipotenza che favoriscono una vera e propria omertà,
analoga a quella riscontrabile negli ambienti mafiosi. Pertanto non bisogna sottovalutare gli atti quotidiani apparentemente innocui che però tendono a sostituire simboli e
tradizioni con contenuto religioso con altri ritenuti più moderni ma in realtà orientati alla distruzione della religione
e dei suoi valori.
Luciano Folpini
Cantare il Natale
Dalla Schola Cantorum
San Giovanni Evangelista
In questo periodo di Avvento, preparatorio alla Nascita di Gesù, ci
sentiamo particolarmente sensibili e desiderosi di prepararci in
modo significativo al periodo più bello e gioioso dell’anno.
Durante le prove per le S. Messe ed i Concerti di Natale è con
grande entusiasmo che ci rechiamo in Parrocchia ogni mercoledì sera,
nonostante le serate non proprio tepide ci sentiamo caldi dentro e
pronti a trasmettere la nostra energia, la nostra gioia, la nostra fede.
Lo spirito che anima la Corale è quello di contribuire a diffondere
l' attenzione e la sensibilità verso il canto corale, utilizzandone l'efficacia espressiva e l'armonia come veicolo di solidarietà.
Dopo aver trascorso l’estate con visite culturali a Roncole di Busseto,
aver solennizzato la S. Messa proprio nella Chiesa dove è stato battezzato Giuseppe Verdi, dove ha iniziato suonare ancora bambino
l’organo, la sua casa Natale e tutte le bellezze che parlano ancora di
lui, vedi il Teatro Verdi, abbiamo divertito con canti sacri e popolari
gli ospiti della Casa di Riposo di Morosolo, quella di Gavirate e
sempre dopo questi Concerti ci sentiamo “SU”. Appagati, anche solo
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dei loro sorrisi, dei loro occhi scintillanti ed umidi. Il Calore Umano
che traspare, mi scuso se sono ripetitiva, non lo riscontriamo certamente nei Teatri, sicuramente più importanti ma…..freddi.
Nei Teatri c’è la Cultura, nelle Case di Riposo l’Umanità.
La Corale continuerà ad esibirsi sia nei primi che nei secondi, con
la stessa cura, la stessa preparazione, la stessa professionalità, lo
stesso Cuore….. NO… quest’ultimo preferiamo donarlo a chi senza
ombra di dubbio lo saprà apprezzare meglio ovvero gli ospiti delle
Case di Riposo.
Vi ricordiamo che la Corale sarà ospite nella Parrocchia di Travedono Monate con altri 2 Cori USCI la sera del 7 Dicembre p.v.
alle ore 21,00. Serata organizzata dall’USCI delegazione di Varese
e dalla CESVOV.
Un altro Concerto di Natale è previsto a Samarate la sera del 15
Dicembre nella Chiesa SS. Trinità, alle ore 21,00. Ospiti della Corale Giuseppe Verdi di Samarate.
I canti natalizi previsti nei programmi, Vi aiuteranno a trascorrere
una serata particolarmente coinvolgente e gioiosa!.
Concludiamo con gli Auguri di un Felice S. Natale ed un 2013 più
sereno e ricco, soprattutto di valori.
Emanuela Albè Lalia
In cammino...
Vita della Comunità
La vita della Comunità
Comerio, Novembre 2012
Due esperienze significative
In questo periodo abbiamo vissuto molte esperienze
belle. Voglio ricordarne due in particolare.
Giovedì 22 novembre, secondo anniversario del transito
di don Augusto al Padre. Abbiamo partecipato alla Santa
Messa di suffragio, celebrata dai nostri sacerdoti al completo: don Piero, don Elia, Don Mario e don Andrea con
il diacono Angelo, accompagnata dalla corale S. Celso
e presieduta da don Sergio. Il Decano, in modo simpatico, si è fatto interprete di don Augusto, servendosi dei
testi liturgici della Parola. Che cosa ci dice?
Abbiamo abbandonato la sorgente d’acqua viva, per
scavarci cisterne piene di crepe (Geremia); Dio però è
fedele e don Augusto, presso di Lui, vede bene la realtà
attuale. É una realtà nuova, che, all’inizio poteva sembrare dolorosa, per la mancanza di don Augusto e di don
Giuseppe Ortelli, parroco di Voltorre; ma che si rivela
sempre più ricca di possibilità nella Comunità Pastorale
SS. Trinità.
A noi metterci in sintonia e cogliere questa visuale di don
Augusto, che ci vede, ci segue e ci invita a rinnovare la
nostra fede. Nella situazione nuova chiediamo al Signore
di acquisire un nuovo senso di comunione e una carità
viva (il Vangelo di san Matteo, proclamato in quella
Messa) ci invita ad essere “otri nuovi per il vino nuovo”,
così da essere adeguati ai tempi attuali e abilitati a trasmettere un cristianesimo gioioso alle generazioni future.
La celebrazione era arricchita dalla presenza di numerosi abitanti di Comerio e fedeli di tutta la Comunità Pastorale.
Altra bella esperienza è stata la serata a Oltrona, in cui
don Mario Papa, ha illustrato con belle diapositive le sua
esperienza missionaria a Monze in Zambia. Là egli è
stato come sacerdote “fidei domum” della diocesi di Milano e recentemente è tornato per 10 giorni, su invito del
vescovo Patriarca, insieme con don Luciano e con Valerio di Travedona in occasione dei festeggiamenti per il
50° di quella diocesi africana (vedi l’articolo di don Mario
sulle pagine centrali de “Il Segno” del mese di Novembre
2012).
In particolare mi ha colpito il racconto riguardante una
fedele africana che, ogni sabato, percorreva 20 km. a
piedi per poter partecipare alla Santa Messa della domenica (ospite la notte di qualche famiglia del luogo) per
poi tornare la domenica pomeriggio alla sua abitazione.
Davvero noi siamo lontani da quella fede semplice e appassionata, poiché arriviamo a lamentarci che la santa
Messa come orario o come paese non è proprio come
pretenderemmo che fosse! Queste due occasioni, insieme ad altre di questo periodo, sono state opportune
per una gioiosa crescita di coscienza di comunione.
Romano Vanoli
Zambia: missione e ricordi
Sabato 24 Novembre 2012, si è svolto presso l’Oratorio
di Oltrona al Lago l’incontro dedicato al tema: Africa tra
passato e presente; ricordi dal 1980 ad oggi. Un’occasione che non poteva andare perduta per l’interesse per
l’argomento, che fa crescere la nostra Comunità Pastorale, condividendo la ricchezza di una bella esperienza,
nata dopo il viaggio della scorsa estate di Don Mario in
Zambia, in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni
della fondazione della Diocesi di Monze, dove Don
Mario aveva prestato servizio come missionario per 14
anni. Durante questo viaggio è stato accompagnato da
don Luciano, Parroco di Travedona con un suo parrocchiano.
Don Mario inizia la sua esposizione dicendo che la Diocesi conta circa 1.000.000 di abitanti ma il territorio ha
un’estensione di circa 18 volte la Diocesi di Milano;
spiega che oggi la relazione tra le Diocesi di Milano e di
Monze si configura come una cooperazione e collaborazione tra due Chiese (quella di Milano e quella Zambiana) mentre quando lui era in missione la Chiesa in
Zambia era riconosciuta come una sorta di Decanato
lontano dell’unica Diocesi di Milano.
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La Diocesi in Zambia nasce tra la popolazione che viene
trasferita, anche forzatamente, alla fine degli anni ’50, a
seguito della costruzione, con il contributo di ditte italiane, della diga di Kariba, che origina un nuovo lago
lungo 300 km e largo 30 km. Nei nuovi territori, a valle
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della diga, dove si sposta la popolazione, in origine arriva in missione
don Emilio Patriarca e successivamente, alla fine degli anni ’70, arriva
don Mario.
Da allora la missione è molto cresciuta (dai 4 sacerdoti di quei tempi
si è arrivati ai 40 sacerdoti di
oggi). Inizia la
presentazione fotografica, con la
proiezione delle immagini scattate
da don Mario circa 30 anni fa, confrontate con le foto scattate da don
Luciano nell’ultimo viaggio. I temi
sono: paesaggi (con il baobab, che
è la pianta caratteristica di notevoli
dimensioni e la differenza della vegetazione nella stagione delle
piogge e nella stagione secca); attività: la ricerca dell’acqua (sono mutati negli anni la modalità di ricerca
dell’acqua, i mezzi di trasporto
dell’acqua stessa - in auto e non più
a piedi – ed i contenitori utilizzati per
il trasporto: bidoncini in plastica e
non più in secchi.); la coltivazione
della terra: dalla zappa si è passati
agli aratri (procurati dalla missione
alle famiglie più giovani). Le coltivazioni sono: canna da zucchero; granoturco, miglio, saggina (con i quali
si prepara una polenta), le angurie,
i cetrioli, i manghi. Sono evidenziate
nelle foto anche le conseguenze
della siccità (in 14 anni di missione
di Don Mario, 8 anni sono stati caratterizzati da scarse piogge).
Ci sono poi i nemici del raccolto che
ha raggiunto la maturazione: scimmie, gazzelle, elefanti, ippopotami e insetti come le
cavallette. Altre attività descritte sono la raccolta del
cotone, la raccolta della paglia utilizzata per realizzare
i tetti delle capanne, la
pesca. Don Mario spiega
che alcune foto hanno i
colori sbiaditi perché ha
utilizzato dei rullini deteriorati dal caldo. Non
era possibile conservarli nel frigorifero a
petrolio della missione,
ovviamente destinato ai generi alimentari.
Le attività femminili sono la preparazione
degli
alimenti (pestare il
granoturco,
la
saggina per farne
farina). Le principali attività per la
tribù Tonga, oltre
all’agricoltura,
sono
l’allevamento di bovini e
la caccia. Altra attività presentata,
la
costruzione
della nuova chiesa in muratura (con
la sabbia prelevata dal letto del
fiume in secca, il cemento acquistato in un cementificio a 70 km di
distanza e i mattoni prodotti artigianalmente: don Mario ha fatto da
progettista e direttore lavori), confrontata con la costruzione di una
casa tradizionale del villaggio
Tonga.
I mezzi di trasporto moderni si confrontano con la tradizionale slitta
trainata da mucche. Le attività di
svago sono: la musica (tra gli strumenti: tamburi fatti con la pelle di
orecchio d’elefante o pelle di gazzella); la danza e il fumo (con la tipica pipa Tonga). Vengono
proiettate foto delle attività religiose:
il catechismo, i matrimoni, le messe
(con le danze a conclusione). Nel
1999 Mons. Patriarca diventa Vescovo della Diocesi di Monze. Nel
2012, lo stemma per i festeggiamenti dei 50 anni di fondazione reca
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Vita della Comunità
la scritta “voi siete il sale della terra
e la luce del mondo”.
La Diocesi ora è cresciuta tanto da
inviare il primo sacerdote missionario nella vicina regione del Botswana. Altre foto importanti
riguardano l’ospedale, ampliato con
la guida della dott.ssa Caracciolo.
Vengono poi proiettate le immagini
relative alle cascate Vittoria (salto di
100 metri con un fronte di 1700
metri).
Si confrontano i ricordi di Don
Mario:
non ho mai fatto un viaggio da solo
in macchina ma ero sempre accompagnato dai bambini che cantavano
durante il tragitto; una volta al catechismo all’aperto è venuto ad assistere anche un serpente che si era
arrampicato su una pianta vicino;
con le impressioni descritte nell’intervento di don Luciano, la cui esposizione prende spunto dalle tante
emozioni che un viaggio in Africa
può dare a noi occidentali:
i bimbi erano sempre sorridenti, le
mamme erano spesso di età molto
giovane, la gente manifestava solidarietà e tanta pazienza sia con se
stessi che con gli altri.
Viene ricordato che le missioni oggi
sono importanti anche per l’assistenza agli orfani per AIDS (i malati
di questa malattia sono spesso visti
dalla popolazione come portatori di
una maledizione degli spiriti).
Un breve commento alla serata:
grazie a don Mario, a don Luciano,
a don Piero e a tutti coloro che sono
intervenuti e si sono prestati per organizzare l’incontro. I valori che
sono emersi ossia sobrietà, ricerca
dell’essenziale nella vita e gusto nel
fare le cose possono essere di stimolo e da applicare nella nostra Comunità Pastorale ma non solo ...
La serata è stata inoltre arricchita
da un generoso regalo alla Parrocchia: delle graziose chiesette, di diverse
dimensioni,
realizzate
interamente in rame e rifinite finemente da artigiani peruviani, che
sono ancora disponibili per l’acquisto, così come le fotografie più significative della serata raccolte in un
DVD. Il ricavato verrà devoluto alla
Diocesi di Monze.
Paolo Brugnoni
In cammino...
Vita della Comunità
Testimonianza di Fede
vari:
Non volevo sottrarre tempo prezioso e dunque, mentre indossava
gli abiti per la funzione, mi sono avvicinato ed ho ricordato l’evento:
“Don, c’è una brevissima testimonianza che dovremmo ascoltare”.
Lui mi ha subito interrotto dicendo: “che sia breve però”, infatti
c’erano persino due battesimi quella domenica, aveva ragione.
Al termine della Messa, finalmente è arrivato il momento del tanto
atteso intervento di Giovanni, e io speravo che non durasse tanto
perché avevo dato la mia parola al Don, ma appena ha iniziato a
parlare e ha esordito dicendo: “… nel 1300…” mi son cascate le
braccia, oddio, ho pensato chissà quanto impiegherà ad arrivare al
2012. Invece è stato rapidissimo, completo, emozionante e coinvolgente.
Il martedì successivo era tutto pronto per l’Adorazione Eucaristica,
il sacrestano ha persino suonato le campane della chiesetta (evento
rarissimo), Don Mario ha aperto il momento con la benedizione,
Don Corrado, venuto apposta da Varese, è stato in raccolto silenzio
... Non eravamo in tanti, speravo in un maggior afflusso di persone, ma gli impegni comunitari concomitanti, gli eventi imprevisti
- che non sono mancati -, non hanno favorito la presenza della
gente, soprattutto di giovani, ma il Signore c’era e noi eravamo con
Lui. Quante emozioni, quanta sintonia! Subito dopo, tutti insieme
ci siamo recati in oratorio per un momento di condivisione e di comunione.
Il giorno seguente ho ricevuto parole di apprezzamento, ne riporto
una in particolare:
“Mimmo, riferisci a quei ragazzi di continuare così e di vivere le
belle parole che hanno detto”.
Grazie Signore! Grazie ragazzi, continuate così! Continuiamo così!
Mimmo Dicursi
Come poteva iniziare l’anno della Fede senza un’Adorazione Eucaristica?
É la domanda che mi sono posto dopo aver letto la lettera pastorale
“Alla scoperta del Dio vicino” del Card. Angelo Scola, Arcivescovo
di Milano.
Sant’Ambrogio ci esorta: “Sorgi e corri alla Chiesa: nella Chiesa
dimora il Padre, vi dimora il Figlio e vi dimora lo Spirito Santo”
(Ambrogio, esposizione del Vangelo secondo Luca VI, 229).
Perbacco! Questo invito cade a fagiolo (mi son detto), la mia Comunità Pastorale, sorta da qualche anno, è chiamata appunto
“Santissima Trinità”... Ci siamo! Immaginavo già Simona, Francesca, Giovanni e gli altri ragazzi, uniti ad adorare l’Eucaristia nel
mio paese, non vedevo l’ora.
Don Augusto Cereda.
Dopo aver proposto al parroco, nel corso dell’ultimo consiglio pastorale, un’Adorazione Eucaristica itinerante, nelle quattro parrocchie facenti parte della mia comunità pastorale, ho avuto con
piacere la notizia che il gruppo Nuovi Orizzonti di Varese, in accordo con i responsabili di Como, aveva accettato il mio invito di
pregare insieme in una bellissima chiesetta, risalente al 1200 e dedicata a San Celso, dove, peraltro, era stato celebrato il mio matrimonio e aveva ospitato il feretro del nostro amato parroco.
Ricordi che rimarranno sempre nel mio cuore.
Benissimo! L’entusiasmo era alle stelle, finalmente i mie amici di
preghiera presenti nella mia parrocchia, insieme al “gruppo famiglia” e a chiunque avesse avuto il piacere di partecipare. Una volta
fissata la data tanto attesa, sono iniziati i preparativi: invito ai sacerdoti, agli amici, ai parrocchiani, al sacrestano; idee per addobbi;
contatti con i ministri straordinari per accompagnare il Santissimo;
volantini, etcc. Una frenesia totale!
Tutto pronto. La domenica precedente l’Adorazione Eucaristica,
nel corso delle due Sante Messe del mattino, Giovanni, Francesca
e Simona hanno allestito un banchetto con del materiale divulgativo, libri, opuscoli, candele ed hanno reso testimonianza ai fedeli,
accorsi numerosi. Ero contento della presenza di questi amici, fiero
della loro partecipazione. Mancava solo un dettaglio: ricordare ai
sacerdoti celebranti il breve intervento che dovevano fare Francesca
e Giovanni prima della benedizione conclusiva, ma alla Messa delle
undici, il parroco, giunto con qualche minuto di ritardo per via di
un’altra importante funzione religiosa che si era prolungata oltre
l’orario prestabilito, era stato accolto da numerose richieste e avvisi
Una testimonianza
8
Sono due i rischi possibili in cui posso incorrere mentre
mi accingo a stendere queste righe nel secondo anniversario della morte di don Augusto; da un lato un tono
celebrativo e retorico che mal si adatterebbe al suo spirito che rifuggiva frasi fatte e iperboli sottolineando solo
alcuni aspetti della sua figura e tralasciando errori e
mancanze che nella sua, come nella nostra debolezza
umana non ha
saputo evitare.
Dall’altro lato, e
fors’anche in
modo peggiore,
tracciare un ritratto farcito di
scontatezze e
luoghi comuni
che non renderebbero
ragione di una
persona che,
pur nella sua
semplicità e linearità di comportamento,
aveva però ben
chiaro
cosa
In cammino...
fosse importante nella vita, quale
era la sua vocazione e il suo ruolo
nella comunità, quale il compito
chiamato a svolgere come pastore.
Si potrebbero elencare fatti che testimoniano l’attenzione alla celebrazione eucaristica, ai sacramenti
dell’iniziazione cristiana, all’obbedienza alla gerarchia, ai ragazzi
dell’oratorio, ai malati, ma faremmo
un’operazione parziale, incompleta
e quindi non totalmente veritiera.
Che fare dunque?
Mi è tornato alla mente quel periodo
sul finire degli anni settanta, Fiat
127 azzurra e tonaca che impacciava nel gioco del calcio, per lui;
istituto per geometri e acne giovanile per me; anni di piombo per
un’Italia vigliaccamente preda dell’estremismo politico e ideologico
ma non smarrita e disillusa come
adesso. Anni che vedevano me e
un bel gruppo di amici aspettare impazienti il mese di agosto, quello del
campeggio parrocchiale in montagna che don Augusto volle fin da subito
intuendone
la
valenza
pedagogica. S’iniziava tempo prima
a montare le tende nel cortile della
canonica, a organizzare la dispensa
e la logistica sotto la sua supervisione che bilanciava l’irruenza arruffata che ci caratterizzava. Suo era il
compito dei rifornimenti, dell’ordine
e della disciplina, di reclutare una
donna di buona volontà che sapesse dare un indirizzo alla cucina
altrimenti in preda all’improvvisazione.
Le gite a piedi erano autogestite
visto che non è mai stato un gran
camminatore: come faceva a fidarsi? Sicuramente trepidava fino al
nostro ritorno ma noi, superficiali,
nemmeno ce ne accorgevamo. La
sera intorno al fuoco si cantava e si
giocava e poi tutti a nanna. La sua
era una canadese piccola, stretta e
bassa inadatta alla sua corporatura:
una mucca al pascolo poteva calpestarla; entrava carponi e usciva a
marcia indietro, un sacrificio che noi
non capivamo anzi, lo deridevamo
bonariamente. Qualche bicchiere di
vino che s’iniziava a bere era tollerato ma ogni tanto spariva la bottiglia: per noi un sopruso, per lui la
dovuta vigilanza.
Il genepy si doveva accuratamente
nascondere: possibile che lui non
sapesse? Il nostro rossore ci avrà
sicuramente tradito qualche volta
ma pensavamo di essere furbi solo
noi. La messa quotidiana su un tavolo di pietra sotto i larici aveva un
sapore antico, in quindici attorno a
un prete non era come in chiesa, a
quel tempo gremita di ragazzi per la
messa delle nove; faceva tornare
alla mente la fede dei primordi, viva,
partecipata, condivisa: un’unità manifesta.
Qualche rara volta si andava al rifugio del CAI, la sera, a bere una cioccolata calda o un punch; ci lasciava
andare dopo un rosario di raccomandazioni troppo spesso disattese. Non mancava durante il giorno
di trovare un angolo appartato per
leggere il breviario e preparare
quelle semplici riflessioni che ci partecipava nell’omelia della messa ,
che visto il contesto appariva più
che altro uno scambio di confidenze.
Nessuno di noi a quel tempo si è
mai domandato cosa spingesse un
adulto di quaranta e passa anni a
stare quindici giorni da solo in condizioni precarie con un gruppo di ragazzi: voi cosa dite?
Si potrebbe continuare con questo
tipo di aneddoti che contribuiscono
a delineare la fisionomia pubblica e
i risvolti privati del don ma mi fermo
qui; ognuno può aggiungere del suo
e dare una propria immagine, un
proprio angolo di visuale, completare il puzzle.
Da parte mia aggiungo come conclusione che il ricordo del passato
serve a tutti non per guardare sempre indietro con nostalgia di ciò che
è passato ma come bagaglio di
esperienza per affrontare il futuro a
viso aperto.
Emilio Coser
9
Vita della Comunità
Il ministero
straordinario
della Comunione
Eucaristica
Nel corso dei secoli la Chiesa si è
sempre preoccupata di garantire la
partecipazione all'Eucarestia nel
giorno del Signore anche a coloro
che sono forzatamente lontani dalla
comunità per malattia, vecchiaia o
prigionia.
Ci sono addirittura martiri resi tali
nello svolgimento di questo servizio:
peniamo, per esempio, al giovane
romano Tarcisio che arrivò a farsi
uccidere dai pagani pur di difendere
il pane eucaristico che stava portando ai cristiani chiusi nelle prigioni
in attesa di essere sbranati dalle
belve.
Fino al Concilio Vaticano II la distribuzione dell'eucarestia anche agli
ammalati e agli anziani era un gesto
di stretta competenza dei ministri ordinati: forse qualcuno ancora ricorda il modo solenne in cui si
svolgeva, quasi come una vera e
propria processione, soprattutto,
quando si trattava del viatico.
Sarà con Papa Paolo VI che la
Chiesa per sostenere e rendere capillare la cura pastorale dei malati che era ed è tuttora compito precipuo dei presbiteri - istituirà dei ministri laicali specifici tra cui il ministero
straordinario della comunione eucaristica.
Questo ministero è esercitato da
uomini e donne, religiosi e laici, che
( continua a pag. 12)
Celebriamo il Mistero del Natale
In cammino...
Celebrazioni Natalizie
La preparazione
Novena
Per tutti i ragazzi e gli adulti
Da Lunedi 17 a Venerdi 21 dicembre alle ore 17.00
A Gavirate, Voltorre e Oltrona in Chiesa Parrocchiale.
A Comerio in Oratorio
Confessioni
Celebrazione comunitaria
della Riconciliazione
Adulti adolescenti e giovani
Lunedi 17 ore 21.00: Oltrona
Martedi 18 ore 21.00: Voltorre
Mercoledi 19 ore 21.00: Comerio
Venerdi 21 ore 21.00: Gavirate
Celebrazione Comunitaria per ragazzi
Lunedi 17 ore 17.30: Oltrona
Mercoledi 19 ore 14.30: Voltorre
Mercoledi 19 ore 15.30 Gavirate
Sabato 22 ore 10.00: Comerio
pre
La Sacra rap
Tempi per la Confessione Individuale
Comerio: Sabato 22: 14.30-16.15 e Lunedi 24: 9.30-11.00 e 16.30-17.30
Gavirate: Sabato 22: 15.00-18.00 e Lunedi 24: 10.30-11.30 e 15.00-18.00
Oltrona: Sabato 22: 16-18 (Groppello) e Lunedi 24: 9.30-11 e 15.30-16.30
Voltorre: Sabato 22: 14.30-16.00 e Lunedi 24: 9.30-11.00 e 15.30-16.30
10
In cammino...
Celebrazioni Natalizie
La celebrazione
Natale
Nelle quattro Chiese Parrocchiali
Ore 23.30 Veglia
ore 24.00: S:Messa nella notte del Natale
Sante messe del Giorno
ore 08.00: Gavirate
ore 09.00: Comerio
ore 09.30: Casa di riposo di Comerio
ore 10.00: Casa di riposo di Gavirate
ore 10.00: Voltorre
ore 10.30: Gavirate
ore 11.00: Oltrona
ore 11.30 Comerio
ore 18.00: Gavirate
ore 18.30: Voltorre
Santo Stefano
Le messe seguiranno l’orario di Natale
San Giovanni Evangelista:
Patrono della Parrocchia di Gavirate
ore 10.30: Solenne Concelebrazione
presieduta da Mons. Franco Agnesi
dell’Epifania
esentazione
31 dicembre:
Te Deum di Ringraziamento
ore 18.00: unica celebrazione per tutta la Comunità a Gavirate
Il primo gennaio le messe sguiranno l’orario di Natale
Epifania
Le messe seguiranno l’orario festivo delle domeniche comprese le prefestive
ore 14.30: Sacra Rappresentazione dei Magi “I Tre Re Magi”
Partenza della rappresentazione: Il Chiostro di Voltorre e conclusione in
Chiesa a Voltorre con il Bacio del Bambino
11
In cammino...
Vita della Comunità
visitano gli ammalati e gli anziani portando loro l'eucarestia. Con il loro prezioso servizio rendono visibile l'attenzione dei pastori e l'amore della comunità verso i fratelli
sofferenti.
Anche nelle parrocchie della nostra comunità pastorale
già da qualche anno sono presenti e operano ministri
straordinari che, insieme ai sacerdoti, assistono spiritualmente un centinaio di ammalati.Esercitando questo ministero ciascuno di noi ha potuto sperimentare quanto il
dono del corpo del Signore e della Sua Parola diventi
per chi sta vivendo un momento di sofferenza, magari
reso ancora più pesante dal senso di solitudine e di abbandoni, un segno forte della premura di Dio che non si
dimentica mai di nessuno dei suoi figli.
Ogni ammalato che incontriamo chiede ascolto, amicizia, chiede sostegno nella fede e nella speranza per vivere il tempo della malattia come partecipazione alla
Pasqua di Cristo e occasione di continua conversione.
Tutti noi portando l' Eucarestia percepiamo di essere un
po' inadeguati, piccoli e magari non degni ma sappiamo
anche che, per sua misericordia, siamo semplici strumenti nelle mani di Dio e questo ci aiuta a svolgere il nostro servizio con tanta serenità nella consapevolezza
che il Signore compie grandi cose quando, come Maria,
rispondiamo il nostro "fiat" con gioia.
Caterina
P.S. Se c' è qualche ammalato desideroso di ricevere l'
Eucarestia può segnalarlo in Parrocchia
La guerra
delle
campane
Potete
immaginare
Roma senza il Colosseo, Parigi senza la
Torre Eiffel, Atene
senza il Partenone,
Milano
senza
il
Duomo o Londra
senza il Big Ben, la
più famosa torre
campanaria
del
mondo? Ogni comune
vuole
avere
almeno
un
simbolo in cui
tutta la popolazione si possa
identificare
e
quello più frequente
è il campanile. Non a
caso con campanilismo s’intende l'attacca
mento alla propria terra,
ai suoi usi e alle sue tradizioni.
12
Ed è per questo motivo che nel 2009, gli svizzeri si sono
pronunciati a grande maggioranza, contro il parere del
governo e delle chiese, per l’introduzione nella costituzione del divieto di costruzione di minareti sul loro territorio senza per altro che questo volesse dire limitare la
libertà di culto del 5% della popolazione di fede mussulmana che dispone di più di 100 moschee e quattro minareti, ritenendo che il minareto, da dove il muezzin può
lanciare il suo invito alla preghiera potesse intaccare,
anche da un punto di vista paesaggistico, l’identità nazionale.
Fino al VII secolo la vita era regolata solo dalla luce del
sole ma poi iniziò la misurazione del tempo con l’introduzione delle campane e dei campanili dapprima solo
nei conventi per scandire le ore della preghiera ma poi,
scopertane l’utilità, si diffusero in tutti i paesi dell’occidente per definire il ritmo della vita civile.
Ancor oggi, soprattutto i paesi hanno la fortuna di poter
segnalare con le campane oltre al tempo, i momenti
della giornata e della vita come feste e funerali. Chi non
presta orecchio ai 5 tocchi per tre volte per la morte delle
donne e ai 7 tocchi per due volte per quella degli uomini
o allo scampanio dei momenti di festa. Che momenti tristi sono quelli in cui le campane non suonano come capitò durante la guerra dopo l’esproprio delle campane
per farne cannoni!
Sfortunate le città come Milano in cui una grande babele
non permette di sentire quasi più i rintocchi delle campane che una volta facevano nascere nello stesso
istante il medesimo sentimento di gioia o di dolore in
mille cuori diversi.
Eppure hanno segnato la storia come a Milano nel pomeriggio del 17 marzo 1848 quando giunse la notizia
dell’insurrezione di Vienna e la caduta del cancelliere
Metternich esse suonarono a stormo per chiamare a raccolta i milanesi e i lombardi, tra cui molti varesini e molti
componenti delle banda musicale di Gavirate, per sostenere Gabrio Casati che con altre autorità civili aveva assunto il governo della città e disarmato la polizia.
Ma verso la fine dell’700, e ancor di più con la civiltà industriale, iniziò la guerra delle campane promossa da
ideologie che produssero innumerevoli martiri e cercarono di mettere a tacere la Chiesa anche rendendo mute
le campane che chiamavano al silenzio e alla preghiera.
Ci furono anche artisti che aprirono le porte al nuovo
corso proprio attraverso il rumore come Carducci con
l’Inno a Satana che esalta il trionfo della materia immortalato dal treno e come Emile Zola con La bestia umana,
contrastati da pochi profeti come Munch col suo celebre
dipinto: l’Urlo che descrive l’angoscia dell’uomo davanti
alla mostruosità della modernità.
Malgrado questa rilevanza storica e il risveglio del desiderio d’identità ci sono ancora individui chiusi nel loro
megalomane egoismo, che ritengono inviolabile il loro
diritto di non sentire le campane ignorando la loro funzione sociale e i diritti della collettività.
Eppure questa è una società schiavizzata dai rumori
dove non si ascolta, si ode; non si vede, si guarda. Oggi
chi vuol farsi notare si mostra andando in giro su macchine e moto rumorose. Più si fa chiasso più si parla di
te. Un atteggiamento indotto anche dalla tv coi suoi feroci scontri dove gli ospiti dialogano a insulti. Solo la
morte è silenzio, ma noi siamo riusciti a renderla rumo-
In cammino...
Vita della Comunità
rosa facendo indignare i giornali polacchi per gli applausi
al funerale di Giovanni Paolo II dove si ripeté la sconcertante prassi iniziata con le esequie di Anna Magnani e
ha visto poi i beceri fischi alle esequie del commissario
Calabresi.
Ormai è tutta una notte bianca. Tutti si sentono in diritto
di fare rumore e di diventare protagonisti magari parlando ad alta voce al telefonino facendo così conoscere
a tutti la propria vita privata senza che gli altri si possano
difendere. I giovani si ammucchiano nelle discoteche,
ascoltano costantemente musica anche con l’auricolare.
Forse il loro cervello non sopporta più il silenzio e ha bisogno di continui stimoli rumorosi.
Il politico una volta faceva come Cavour che era persona
schiva, parlava piano quasi in maniera incomprensibile
mentre oggi la politica è solo clamore, i giornali urlano e
in certi cortei la musica è così forte da coprire gli oratori,
sempre che non ci siano scoppi e spari.
Ecco allora cercare barriere antirumore, vacanze in campagna, isolette solitarie dove spesso si compra solo l’illusione del silenzio per poi ritornare alle proprie abitudini
immersi nel rumore. Ma le campane no!
L.F.
Un piano orizzontale in cui sono scavati tre spazi (tre
campi geometricamente intersecati fra loro) a significare
l’impegno pastorale svolto da don Giuseppe nelle parrocchie:
•
dei S. S. Angeli Custodi in Milano,
•
di S. Bartolomeo in Rovate
•
di S. Michele in Voltorre
e altrettanti spazi sul piano verticale di ugual disegno ma
tali da far risaltare con pietre traslucide o cristalli colorati
nel contesto della pietra grezza di base, l’effetto aereo
del cielo. Un pensiero che un nostro parrocchiano, ha riportato in versi:
Di ogni passo
del tuo camminar terreno,
ora vediamo l’anima riflessa su in Cielo
Nel mezzo il senso di questo impegno terreno, di una
vita spesa per gli altri, la Croce di Cristo.
Inoltre, la geometria delle forme su entrambi i piani richiama elementi caratteristici dell’ultima chiesa (la nuova
chiesa di S. Michele di Voltorre) che don Giuseppe al
pari dell’antica ha tanto amato.
In pianta, con la luce delle candele a simboleggiare il
battistero sono riprese le linee della navata centrale culminanti nel presbiterio ampio e aperto ai lati; il frontale
ne riporta la sequenza grafica del terminale della cupola
vetrata.
Un pensiero e una forma che, ritengo possa essere raccontato e trasmesso nel tempo con grande semplicità da
padre in figlio, da nonno a nipote nei momenti di visita al
cimitero. Un segno di grande rispetto e riconoscenza
verso don Giuseppe.
Il Progettista
dott. arch. Giorgio Mantica
Dalla Parrocchia di Voltorre
Il monumento funebre
in memoria
di don Giuseppe Ortelli
Il significato di quanto progettato è molto semplice,
anche se per regolamenti comunali, deve svilupparsi su
due piani aventi dimensioni prestabilite: orizzontale (la
lastra di copertura) e verticale (il frontale posteriore).
Il primo pensiero è stato di apporre al centro di una sola
lastra di pietra grezza, una lineare croce di ferro battuto
a mano, certo di interpretare l’essere semplice ma profondo del nostro parroco.
Successivamente, per i vincoli accennati, ho proposto e
devo riconoscere ben accolto dai parrocchiani il bozzetto
che vi allego.
Il progetto
di adeguamento interno e
di “messa in sicurezza”
dell’Oratorio di Voltorre
13
L’Oratorio di Voltorre completamente ricostruito negli anni ’80
unito alla nuova chiesa di S. Michele, necessita di urgenti interventi e di adeguamenti funzionali
anche in previsione di una specifica funzione (accoglienza) che la
Comunità Pastorale della S.S. Trinità potrebbe assegnare alla Parrocchia di Voltorre.
I lavori proposti, consistenti sostanzialmente:
• al piano terreno nella formazione di spazi attrezzati e regolarmente agibili per la preparazione e
la somministrazione di cibi caldi
(spazio cucina e spazio mensa)
per n. 45 utenti al piano terreno e
n. 70 al piano primo,
In cammino...
•
al piano primo nella messa
in sicurezza del salone conferenze
mediante
l’apertura di un nuovo accesso
(uscita di sicurezza) e la formazione
di una scala esterna a norma secondo le recenti disposizioni in materia di prevenzione incendi,
consentono il recupero delle restanti
aule di catechismo attualmente impropriamente utilizzate.
L’impegno di spesa tutt’altro che insignificante per la Comunità Parrocchiale, (si prevede di contenere i
costi in €. 80.000 + iva) e la difficoltà dei tempi, non devono comunque scoraggiarne l’attuazione che si
dovrà completare in tempi stretti. I
lavori di messa a punto e di rifinitura
(verniciature ignifughe, imbiancature, ecc…) degli spazi interni rimanenti (aule, wc del piano primo,
attrezzature bar ecc…) ed in particolare degli esterni (completamento
di facciata) dovranno seguire in
modo continuativo i lavori preventivati nel progetto.
La particolare ubicazione dell’immo-
Nascita di una missione
nelle Filippine
La nostra amica suor Bertilla Boscardin ci scrive:
Ventidue anni fa quattro di noi, Suore della Congregazione,
siamo state mandate a vivere la realtà della vita cristiana e religiosa nella terra Filippina. Due di noi eravamo provenienti
dalla provincia del Brasile: Sr. Angela Zandonadi e Sr. Fatima
Martins, e le altre due: Sr. Margherita Dalla Benetta e Sr. Bertilla Boscardin, dalla provincia italiana. Tutte quattro abbiamo
constatato che l’esperienza di vivere la fede con altre culture
è particolarmente arricchente anche se implica rinunce e a
volte anche sofferenze.
14
Vita della Comunità
bile (area del Chiostro di Voltorre)
non può consentire, in un’ottica culturale protesa all’esterno del comprensorio
prealpino,
il
non
completamento dell’edificio anche
semplicemente per motivazioni ambientali.
Quindi come da anni ricordato (è
passata una generazione), il completamento dell’Oratorio di Voltorre
è un impegno di tutti, enti pubblici
compresi.
Il Progettista
dott. arch. Giorgio Mantica
In cammino...
Quando penso all’inizio di questa
missione mi viene spontaneo il pensiero di avere iniziato insieme a
quattro, una scalata esigente, ma illuminata dalla luce di Cristo e dalla
speranza che nasce da Lui.
Sentivo che l’invito di Gesù “Fate
questo in memoria di me” era una
continua chiamata a vivere la Sua
esperienza di morte e resurrezione.
Infatti, riflettendo dopo ventidue
anni di presenza Filippina, possiamo constatare che la Sua presenza in noi ci ha fatto fare cose
grandi! Per sette mesi eravamo inserite nella Comunità della
Suore”Missionarie di S. Domenico”
che ci hanno fatto ‘gustare’ la fraternità di appartenere alla stessa Famiglia Domenicana. La gratitudine
verso di loro è grande che solo in
Cielo si completerà! Per un anno
siamo ritornate nei banchi di scuola
per imparare i due linguaggi parlati
maggiormente in questa Nazione:
l’inglese e il tagalog. Nel frattempo
si delineava davanti a ciascuna la
missione che doveva svolgere. La
forza del Carisma trasmesso da
Padre Giocondo, e dall’invito della
Superiora Maggiore ci spingeva a
realizzare la formazione umana e
spirituale dei bambini e giovani.
Iniziò così la ”San Lorenzo Ruiz Catholic School”, in Calabanga, la promozione vocazionale, la formazione
delle giovani desiderose di rispondere alla chiamata di seguire Gesù,
la visita alle famiglie bisognose o
no, portare la S. Comunione ai malati e altre attività pastorali.
Oggi da quattro Suore siamo raggiunte ad avere quattro comunità
formativo-apostoliche e il numero
delle Suore è pure quadruplicato!
Per questo abbiamo tantissimi motivi per ringraziare il Signore di essersi servito di noi per iniziare una
delle Sue opere tanto grandi nella
Chiesa.
Desideriamo far conoscere le attività apostoliche delle Comunità:
1. Manila: Casa di Noviziato. Oltre
all’attività formativa ha la missione
di accogliere le Suore che si radunano in commissioni, le Suore che
passano per andare e tornare da
altre nazioni, formazione dei giovani, bambini e loro genitori, cioè
delle famiglie che vengono aiutate
attraverso i nostri benefattori. Si dedicano pure alla promozione voca-
zionale e alla catechesi parrocchiale.
2. Calabanga: Casa di accoglienza
delle giovani in ricerca della Volontà
di Dio su di loro, perciò seguono un
gruppo di Aspiranti, e di ragazze in
ricerca-discernendo sulla loro vocazione. A loro danno, formazione
umana e cristiana, iniziando così far
loro gustare la bellezza della vita religiosa. Queste giovani continuano
gli studi, così che, se chiamate da
Dio, possono essere pronte per
continuare la loro conoscenza e
preparazione alla donazione totale
al Signore. Una delle Suore è dedicata alla promozione vocazionale
nel posto.
Là, abbiamo pure una delle più belle
e apprezzate scuole del posto che
attualmente è conosciuta come famosa per la sua buona fondazione
e frutto dell’insegnamento: la “Dominican School of Calabanga”. Questa, dallo scorso Marzo, ha avuto la
gioia di dare il diploma ai primi studenti che hanno terminato la quarta
classe delle Medie. Inoltre le Suore
hanno un grande numero di grantees da seguire e formare con i loro
genitori, seguono i membri del Laicato Domenicano che è stato iniziato dopo due anni del nostro
essere in quel paese. Infine hanno
parecchie attività pastorali in Parrocchia: Catechesi, coro, gruppo liturgico, visita alle famiglie e altro.
3. Rosario: Comunità tipicamente
apostolica dove le Suore sono tutte
impegnate nella scuola di
“St. Mary’s Academy” e
nelle scuole medie statali
per la formazione religiosa e catechetica dei
giovani. Seguono i membri del laicato Domenicano, visitano le famiglie
specialmente quelle che
sono chiamate a soffrire
per la perdita di qualche
loro membro e portano la
S. Comunione agli ammalati ed anziani. Anche
questa comunità ha un
bel numero di grantees
da seguire e dare formazione ai ragazzi e ai loro
genitori. Infine, come a
Calabanga, hanno attività
pastorali come coro,
gruppo liturgico e altro.
Ogni membro della comunità è così promotrice vo15
Vita della Comunità
cazionale.
4. Lo scorso 18 maggio, 2011 è
stata aperta la quarta Comunità in
Quezon City, Manila.
Le Suore sono impegnate nella formazione delle Postulanti, Juniores,
del gruppo di giovani e loro genitori
già organizzato da tempo da altre
Suore, dei bambini e loro genitori.
Sono impegnate nella formazione
delle catechiste parrocchiali e insegnano pure catechesi nei villaggi
della stessa parrocchia. Procurano
cibo per i bambini poveri, ma prima
ancora, danno loro il cibo della formazione cristiana. Una delle Suore
è dedicata alla promozione vocazionale nel posto e anche Delegazionale. Questa Comunità ha pure la
possibilità di accogliere Suore e giovani, come dormitorio, facilitando
loro la frequenza all’Università’, al
lavoro o passando per Manila per
altri interessi.
Quando mi è stato chiesto di scrivere la storia del nostro essere nelle
Filippine ero un po’ esitante perché
pensavo che il bene si fa senza essere predicato agli altri, ma ora
sento che lo Spirito Santo ha i suoi
mezzi per far conoscere le opere di
Dio nelle sue umili creature e ama
e invita altri cristiani a ringraziarlo vivendo così intimamente la gioia di
essere parte della “Comunione dei
Santi”.
Sinceramente e con tanta gratitudine, vostra,
Sr. Bertilla Boscardin, o.p.
In cammino...
Il desiderio
Quando un ragazzino ruba qualcosa a
un compagno i più increduli di tutti
sono i suoi genitori, che prontamente
traducono sbalordimento e vergogna
nella classica difesa-giustificazione:
“Non capisco, tutto quello che vuole,
ma proprio tutto, noi glielo diamo subito!”.
Sottinteso: che bisogno avrebbe uno di
rubare visto che gli basta chiedere per
ottenere sempre e immediatamente ciò
che desidera? Diventa difficile spiegare
allora che la peste ripulisce (poco o
tanto) i coetanei per molte e personalissime ragioni, ma anche perché non
sa differire di un minuto l’appagamento
del suo desiderio.
Del resto così è abituato a fare.
Quando una cosa lo attira, quasi non
fa in tempo a dirlo che gli viene consegnata, magari anche a costo di sacrifici
e di rinunce di mamma e papà.
Quando poi il suo occhio cade su un
oggetto interessante, ma di proprietà:
di un amico a scuola, di uno sconosciuto in oratorio, di un compagno di
squadra negli spogliatoi della palestra,
funziona un po’ così:
quella cosa è bella, mi piace, la voglio,
la prendo. Adesso. Di quel che può seguire non mi importa un accidente,
tanto … tanto son furbo, più furbo
degli altri.
Di certo si può dire che quando uno è
ridotto così la faccenda è triste: non si
può più parlare di desiderio, cioè di libera e cosciente ricerca di una soddisfazione, ma solo di bisogno, cioè della
ricerca spasmodica e impulsiva del soddisfacimento di una mancanza.
Già, il desiderio. Nell’uso comune il
termine ha assunto il significato di atto
di colui che si volge verso qualcosa o
qualcuno che piace, ma che non si possiede. L’etimologia spiega che de-siderare deriva dalla parola latina "de" che
vuol dire "senza"e" sidera", che vuol
dire stelle, astri.
Desiderare ossia” fissare attentamente
le stelle” (con un de dal valore intensivo) oppure "constatare l'assenza di
un astro, rimpiangere, sentire la mancanza di ...una stella” (con un de con
il valore di allontanamento). In ogni
modo il termine esprime una condizione
di lontananza da
qualcosa che offre
luce, emozione e
contiene l’idea
della nostalgia,
del rimpianto di
qualcosa
di
bello, ma che è
fuori dalla nostra portata.
L’oggetto del
desiderio, in
quanto essere
limitato, finito, non può
soddisfare
qualcosa di infinito,
ideale
come il desiderio
stesso.
La Bibbia sulla
questione mostra
preoccupazione e insiste sull’ambiguità
del desiderio, che non
va soffocato, ma tenuto sotto controllo e
liberato. Desiderare
porta a non accontentarsi mai di quanto si è
raggiunto, libera quella
sana inquietudine necessaria a superarsi , rendendoci più attivi e generosi,
mentre consente di percepire
che nulla di finito può appagarci. Il desiderio quando è buono è una fonte di
energia e di miglioramento. Desiderare
però può produrre anche altri effetti: non
pacificare veramente mai e dopo una
prima soddisfazione, deludere le attese,
lasciando dietro di sé amarezza, frustrazione, scontento, vuoto.
E allora nasce il bisogno di ri-desiderare
subito ancora, di più, in altre direzioni,
con ingordigia, insazia- bilmente.
Nelle cose che dopo lungo desiderio si ottengono, non trovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che
prima si erano immaginati, ha sentenziato Guicciardini.
Il Papa due settimane fa ci ha ricordato
l’urgenza di una buona educazione del
desiderio, perché da lì partono tante
strade, alcune buone, altre cattive. I comandamenti , del resto, per metà sono
16
Educare
indicazioni perentorie - non negoziabili,
si direbbe oggi - sul buono o cattivo desiderio:
Non rubare, Non commettere adulterio,
Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo
prossimo, né il suo campo, né il suo
schiavo, né la sua schiava, né il suo bue,
né il suo asino, né alcuna delle cose che
sono del tuo prossimo …
Forse giova ricordare le parole del Salmo
61:
Alla ricchezza, anche se abbonda, non
attaccate il cuore,
senza dimenticare l’ammonimento di
Matteo
Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche
il tuo cuore.
Il che può essere un buon inizio per ripartire a educare e ad educarci al buon desiderio.
Angela Lischetti
In cammino...
Vita dell’Oratorio
La vita dell’Oratorio
ORATORIO:
cura della comunità per i più giovani…
testimonianza di una comunità che si cura!
Educarci lungo tutta la vita
Tante persone e tante attività “passano” in oratorio… una partita a pallone, il gioco al
parco, una festa di compleanno, l’obbligo degli anni dell’iniziazione cristiana, gli anni scout,
le conferenze, gli incontri culturali…il passaggio in questo luogo sembra inevitabile per
ciascuno.
Ma cosa non passa in questo incontro? Perché ogni tanto è necessario richiamarsi alla
cura per questo luogo?
La comunità cristiana propone uno stile di vita che, se interiorizzato e amato, può diventare
la struttura solida della persona, via per una vita felice e libera. Ma è veramente possibile
vivere in questo modo?
La vita di alcuni santi, ma anche quella di tanti cristiani ci fa dire di si…ecco le possibilità
alle quali aprire la nostra vita:
- la preghiera: il continuo sguardo a Dio e alla vita di Gesù dona speranza e forza di
agire in nome della Verità e non degli interessi personali…certo vivere la preghiera è tutt’altro che facile! Leggere la Parola di Dio e cercare di renderla fonte di cambiamento, vivere la fedeltà della preghiera e tentare di fidarsi di un Dio che non si vede non è
immediato. Richiede tempo e perseveranza, forza anche dove non la si percepisce spontaneamente. Solo nel cammino di una Chiesa che racconta, che accompagna e che spinge
ad agire con coraggio si può pensare realmente a una proposta di questa portata.
- la condivisione: la scelta di frequentare seriamente la comunità cristiana porta a sentire nella propria vita la ricchezza della presenza dell’altro con la sua simpatia, con la
forza di un’amicizia, con il calore dell’affetto. Spinge a condividere quello che abbiamo di
bello. Allo stesso tempo rende evidente anche tutta la fragilità che ci caratterizza…le
aspettative sugli altri, le domande inopportune, la paura di non essere all’altezza, il peso
della responsabilità. Ma anche qui la costanza di partecipare e il continuo ritorno al senso
della comunione cristiana rendo possibile il passo in più.
- il servizio: da un’esperienza di fede personale e di condivisione non
può che nascere il desiderio di spendere un gesto di
amore gratuito per il bene di tutti, in particolare di chi
ha bisogno, o di chi è solo. Scoprire che pensare solo a
se stessi impoverisce credo ci porti a muovere il grande
passo di cercare un’azione per l’altro sempre più purificata dal bisogno di sentirsi vivi o buoni.
Preghiera, condivisione e servizio nascono si nell’esperienza della comunità cristiana, ma non si fermano qui.
Piergiorgio Frassati sintetizzava questo nella frase “Non
vivacchiare ma vivere”, don Bosco nel motto “buoni cristiani e onesti cittadini”. Si entra in oratorio alle elementari affacciandosi alla vita e ci si ritrova, a patto di vivere
un confronto serio con la fede e l’altro vicino, come adulti
stabili e pronti per essere anima di tutti i luoghi che la vita
da genitori, studenti e lavoratori porterà ad affrontare.
Una prospettiva che richiama tutti a una cura diversa di
questa esperienza:
-animatori siate testimoni gioiosi e travolgenti della fede!
-educatori fate alzare lo sguardo verso l’Oltre che da
senso allo stare insieme e a una vita impegnata,
-genitori “urlate” l’importanza di un’esperienza umana
caratterizza dalla fedeltà, dall’amore e a volte dalla fatica.
…sembra poco?! Visto così non è più un luogo con
semplici attività per il tempo libero…
Leda Mazzocchi
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DOMENICHE
INSIEME
IN ORATORIO:
ASCOLTO,
GIOCHI
E FRATERNITA’
L'anno della fede si presenta come una straordinaria occasione di grazia per tutte le famiglie chiamate ad intensificare o a ritrovare
la via della preghiera.
Il coinvolgimento dei genitori negli itinerari di
iniziazione cristiana che si attuano nelle parrocchie è un dovere che si rivela prezioso.
La responsabilità della fede dei figli e della
loro introduzione alla vita cristiana può essere occasione di rinascita della propria.
Queste parole espresse nella lettera del nostro Arcivescovo Alla scoperta del Dio vicino,
sono state il fondamento delle domeniche insieme organizzate dai nostri sacerdoti durante il periodo d' Avvento con i bambini
dell'iniziazione cristiana.
In queste domeniche si sono voluti coinvolgere non solo i bambini e le loro catechiste
ma anche tutte le
loro famiglie.
È stato il primo anno
in cui si invitavano
anche i genitori a
partecipare
al
pranzo in oratorio e
poi al momento di
riflessione tenuto
da don Piero
nel
In cammino...
pomeriggio, specifico per i genitori,
All'inizio l'organizzazione di questi momenti appariva non semplice, chi cucinava?
Quanti bambini ma, soprattutto, quanti genitori sarebbero stati presenti al pranzo?
Poi, grazie all'esperienza delle nostre cuoche e della collaborazione di tutte le catechiste tutto si è risolto molto bene.
I genitori hanno risposto numerosi a questa iniziativa, partecipando al pranzo, ponendo domande e mettendosi in
discussione, soprattutto, nel momento di riflessione del pomeriggio che li coinvolgeva
direttamente.
Credo sia stata un'esperienza molto positiva, sia per il gruppo delle catechiste che
si è trovato a collaborare in modo più
stretto, sia per i genitori che si sono sentiti
accolti e voluti bene da parte di don Andrea e di don Piero. Inoltre hanno visto, re-
Vita dell’Oratorio
stando lì nel pomeriggio come l'oratorio dobbiamo pensare solamente ai giochi da propossa essere un luogo bello e ricco di ri- porre, è anche un’occasione per stare insieme
e passare una serata in compagnia.
sorse per i loro figli.
Renata Sanvito(una catechista) “La fede rafforza quando viene offerta agli
altri.” …queste parole dicono bene quello che
sto vivendo in questi mesi.
Nelle domeniche di Avvento,
Giulia Rovedatti(un’animatrice)
all’oratorio di Gavirate, durante i ritiri in preparazione
al Natale dei bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie, noi
adolescenti del gruppo
“animazione” ci troviamo per ravvivare i
pomeriggi con giochi,
balli e tornei di calcio. Per organizzare
le varie attività, ci
riuniamo il sabato,
ma oltre ad essere un momento in cui
2 GIORNI SECONDA MEDIA
“ Li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera” - Is 56,7- “Una casa anche
per te”: questo è lo slogan che è stato scelto per rappresentare la due giorni, pensata e organizzata per i ragazzi di
seconda media dei gruppi preadolescenti presenti nel nostro Decanato.
40 vivaci ragazzi e 5 educatori, , provenienti dalla nostra Comunità, Cocquio, Monvalle e Laveno, accompagnati da
Don Paolo e Don Andrea, hanno condiviso un fine settimana all’insegna dell’amicizia, della preghiera, del divertimento
e della cultura visitando dapprima Bergamo, poi Sotto il Monte ed infine Caravaggio.
Filo rosso delle nostre giornate è stata la figura di Giovanni XXIII, il papa Buono, che come ci ha ricordato il parroco
del PIME, presso la casa natale del Papa, ha consegnato a ognuno di noi un mandato: tornare a casa e portare ai
nostri cari la Sua carezza carica di amore e pace, proprio come aveva detto in apertura del Concilio Vaticano II.
Penso che nemmeno noi educatori avremmo immaginato due giorni così densi di esperienze e di gioia e, personalmente non avrei immaginato che bastassero meno di 48 ore per creare un gruppo così variopinto di diversità, eppure
così unito. Visitando la prima chiesa, a Bergamo Alta, Don Paolo ha fatto scegliere ad ognuno dei ragazzi un oggetto
presente nell’edificio (candelabri, quadri, statue, tendaggi e persino carrucole …), facendo notare che senza solo una
di quelle cose, la chiesa non sarebbe stata la stessa. Allo stesso modo la Chiesa, con la c maiuscola, senza anche
solo uno di noi, non sarebbe ugualmente bella.
La S. Messa dell’Immacolata è stata celebrata in una chiesa decisamente moderna, che, al di là dei giudizi soggettivi
sulle scelte architettoniche di chi l’ha pensata, ci ha riportato alla mente una stupenda verità: invece di avere una cupola esterna, infatti, dal soffitto scendeva una cupola interna, a segno di
un Dio che non solo desidera essere
raggiunto dagli uomini (significato
della cupola che si protende all’esterno verso l’alto), ma desidera
soprattutto farsi vicino, sino a condividere il nostro essere di carne e
ossa. Inoltre la cupola interna aveva
le sembianze di un enorme occhio
divino, puntato dritto sull’altare.
Un grande GRAZIE và ai ragazzi,
che hanno saputo farcire di entusiasmo e buon senso le giornate, mantenendo
un
clima
serio
e
consapevole durante le preghiere,
aprendosi alla conoscenza reciproca
senza riserve, e mettendosi in gioco
con allegria nei momenti di divertimento.
Sara Arrigoni
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In cammino...
Vita dell’Oratorio
LA BELLA E LA BESTIA IL MUSICAL
UNA BELLEZZA CHE CONQUISTA:
GIA’ DUE REPLICHE E PRESTO IN ALTRI PAESI
Sarebbe troppo facile dire che fare
teatro è divertente, affermare che è
stato rapito da una Bellezza inusuale e che hanno deciso di seguirla mettendosi in gioco e in
discussione in un campo totalmente
nuovo. Dopo l’esperienza di “Aggiungi un posto a tavola”, questa
Bellezza, ammirata attraverso la
forza del teatro, ci ha colpito e
spinto verso un’altra avventura:
cambia la forma ma non la sostanza. Tutti insieme ancora una
volta per un progetto più grande, in
tutti i sensi. L’allestimento del musical di Broadway ”La Bella e la Bestia”. Il nuovo progetto è stato molto
stimolante e lo abbiamo affrontato
con la certezza che attraverso questa strada avremmo potuto ricevere
in dono ancora moltissimo. Ma ecco
le parole di chi lo ha vissuto per la
prima volta…
“L'avventura del musical è stata innanzitutto un' esperienza di Grazia; in primo luogo perché è
arrivata in maniera inaspettata, in seguito alla
proposta di alcuni
amici che avevano già fatto
parte dello
spettacolo
precedente. In
seondo
luogo,
se-
guendo e cercando di imparare
quanto ci veniva insegnato durante
le prove, ha permesso di mettermi
in gioco completamente nella realizzazione di qualcosa di bello. E
da tutto questo cosa è nato? Un'
amicizia che mi ha legato di più
alla nostra compagnia, che non è
altro che una piccola parte di una
compagnia, che non è altro che
una piccola parte di una realtà più
grande, cioè la Chiesa. Per me in
questi mesi tornare a casa il weekend e rivedere le facce dei miei
amici ha voluto significare esattamente questo.”
Federico Napoletano
(un giovane educatore)
L’esperienza del Musical è servita
per imparare a stare con se stessi e
con gli altri. Il Musical ci ha fatto crescere, ci ha responsabilizzato. Essere sul
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palco è un’esperienza favolosa, ed
è un’emozione immensa trovarsi di
fronte a tutta quella gente. I loro sorrisi e i loro applausi riempiono i nostri cuori di gioia. E’ stata
un’avventura sicuramente non facile, la nostra fatica è servita per allargare la nostra famiglia. Ripeterei
questa esperienza altre cento volte.
Mi piacerebbe trasmettere l’atmosfera che si vive dietro le quinte non
ho più parole per descrivere questa
magia, vi invito calorosamente a vedere lo spettacolo dopo di che lascio la sentenza del mio racconto.
Andrea Rovedatti
(una ragazza del gruppo delle
medie)
Come adulto, ma soprattutto come
padre la condivisione di questa
esperienza con mia figlia Andrea mi
ha portato ad una crescita umanamente interiore. Consiglio a tutti di
poter condividere il tem po con i propri figli. Questa possibilità datami
mi ha permesso di divertirmi,
credo, di aver fatto divertire, di portare un aiuto
a persone bisognose, cosa non
da poco in questo periodo.
Diego
Rovedatti
(un
papà)
In cammino...
Il
Editoriale
s
u
m
l
a
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Buon Natale
a tutti !
Noi ci siamo e tu?
La comunità scrive a ciascuno di noi, e attende una risposta. Ognuno ha i suoi talenti e la possibilità di dare il suo
contributo compatibile con le sue disponibilità. La comunità offre numerose possibilità a chi si vuole impegnare
per aiutare chi è nel bisogno, per offrire aiuto e assistenza o facendo alcuni servizi, ma pochi si offrono come volontari.
Per cominciare segui ogni settimana le attività della comunità su www.decanati.it, iscriviti alla lista della posta elettronica scrivendo a [email protected] e sottoscrivi il tuo abbonamento per l’anno 2013 al bollettino della
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Comunità pastorale ss. Trinità
Presepe in casa 2014 - XIV edizione
Non importa che tipo di presepio hai, l’importante è averlo fatto, l’iscrizione è gratuita e tutti quelli che partecipano ricevono un regalo. Più
partecipanti ci sono più sponsor troviamo e così possiamo continuare
le due adozioni a distanza fatte con la collaborazione dei Lions di Gavirate. Quest’anno una delle bimbe, Kith Asly Gonba, è andata lontano dalla missione per cui ne abbiamo adottata un’altra: Doubassou
Djobontassou, ha 7 anni e ha 3 fratelli e una sorella.
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Natale 2012 - Decanato di Besozzo