Comunità Pastorale SS.Trinità in cammino... Egli, l’Onnipotente, si è fatto umile bambino! Natale 2012 In cammino... Editoriale Un Dio con noi? E’ la domanda che spesso ci facciamo nella quotidianità della nostra vita sempre più difficile e dura da sostenere e da interpretare. Ogni giorno siamo chiamati a fare i conti con le nostre imperfezione e il nostro limite e più ancora con le nostre infedeltà e le nostre cadute. E in tutto questo non siamo certo sostenuti dalle condizioni in cui viviamo, che diventano anzi sempre più complesse e ingestibili. Anche nei semplici rapporti e contatti quotidiani emergono la paura, la preoccupazione e la rabbia in cui molti vivono la loro vita. Dov’è dunque il Dio con noi? Dove si può vedere concretamente la forza del Natale nella concretezza della nostra vita? Dobbiamo ammettere che insieme alle difficoltà c’è il permanere di qualcosa di diverso, di segno opposto che combatte la deriva della vita e della storia. Impedisce alla rabbia di distruggere tutto, alla paura di immobilizzare la vita alla preoccupazione di far cadere la vita nel fatalismo. Qualcosa che accende ancora un po’ di speranza, che rimette in piedi ogni mattina, che porta a guardare ancora in avanti, a sorridere in alcuni momenti di ciò che in altri ci abbatte e ci fa arrabbiare. Spesso questa forza misteriosa non è pienamente conosciuta eppure questo non le impedisce di generare i suoi miracoli grandi. Quando ci si ferma però a pensare ci si accorge che tutto questo non può nascere soltanto da noi e dalla nostra forza, ci si accorge che c’è una Presenza che impedisce alla premesse di morte così visibili nella nostra vita di arrivare alle loro estreme conseguenze, che c’è quel “quasi niente” che ha una forza invincibile ed annuncia la vittoria della vita sulla morte, nonostante tutto. Il Natale ci aiuta a dare un volto a questa Presenza, perchè possiamo tornare a dialogare con essa e trovare in questo dialogo la nostra salvezza e la nostra libertà.Per noi cristiani le tracce di questa presenza coincidono con il compimento della promessa di Gesù, sono le tracce inconfondibili che Gesù è presente e già opera nella nostra vita. E questa povera vita così affaticata e ferita ritrova in lui quel centro che la unifica e la orienta. Gesù non ci permette di rassegnarci a vivere frammentati e dispersi, legati come diceva un filosofo al “piuolo dell’attimo”. Gesù ci insegna a riprendere il coraggio della libertà, di guardare alla nostra vita come ad una storia, di non lasciarci catturare dai vari frammenti che in sè sono senza speranza e senza senso, ma in una storia possono rivelarsi come momenti di grazia. Dal principio questa fragile presenza ha messo in cammino la vita, ha trasformato l’uomo da essere errante senza meta, da profugo randagio a pellegrino. Anche il pellegrino vive le fatiche e i rischi del cam- 2 mino, ma ha una meta e questa giustifica anche la fatica e la trasforma in esperienza di libertà, da il coraggio non solo di subire, ma di affrontare i rischi soprattutto rialza lo sguardo e fa guardare oltre e sostiene con la speranza. Proprio questa Presenza forse ci fa uscire ogni giorno dal nostra frammento, da quella casa precaria in cui cerchiamo rifugio e ci mette in cammino, mette dentro la certezza del futuro, ci fa sperimentare la forza e la gioia della meta, che ancora non conosciamo pienamente e spesso è oscurata dalla fatica e dalla sofferenza quotidiana. Questa Presenza unifica la nostra vita ci rimette in dialogo con le esperienze apparentemente così contraddittorie e ci permette una lettura unitaria di quanto stiamo vivendo, da alla nostra frammentata esperienza la dignità di una storia. Questa povera vita umiliata da tante circostanze da tanti volti piccoli, eppure così violenti, ritrova in questa presenza la sua dignità e la sua vera grandezza. Se fosse conclusa in se stessa questa nostra vita sarebbe ostaggio di tante situazioni ingiuste, di tanti volti inquietanti, di tanti avvenimenti subiti... insomma sarebbe una non vita. Ma questa presenza ci assicura che anche noi siamo parte di una storia più grande, che anche attraverso di noi, attraverso la nostra croce e la nostra quotidiana umiliazione si afferma la “giustizia di Dio”, l’amore e il dono prendono il sopravvento e la storia disperata diventa storia di salvezza. Questa presenza già dà un senso a tutte le croci, l’umiltà della sua nascita già anticipa l’umiliazione della croce e afferma che in questo dolore c’è il germe della vita nuova, della salvezza piena per tutti. E noi, accogliendo questa presenza, partecipiamo a questa grande opera e la nostra vita si riveste di dignità. Il dolore non è più abbruttente, quando si vede il suo significato, quando lo si vede come l’inizio della In cammino... vita nuova, allora diventa esperienza di libertà, e la vita si riveste di grandezza e di dignità. Infine la vita ferita dalle troppe ingiustizie subite trova in questa Presenza la possibilità di essere guarita. E questo vuol dire fondamentalmente due cose. Innanzitutto la ferita sanata non è necessariamente la ferita rimarginata, ma la ferita che viene trasformata in apertura da cui entra non più la morte, ma entra la grazia ed esce la vita nuova per tutti. Gesù non viene per togliere tutte le nostre sofferenze, anche se dobbiamo chiederglielo. Viene per liberare le nostre ferite dal veleno, che introducono nella vita, condannandola alla morte. Viene per insegnarci a tirare fuori da queste ferite la vita nuova, che egli ci dona. Non dobbiamo più nascondere le nostre ferite, ma viverle nella speranza e nell’attesa come inizio di qualcosa di bello e di sorprendente. In secondo luogo che proprio da queste ferite nasce un nuovo ordine di vita. Non il giudizio stroncante che alimenta la rabbia, il risentimento e il rancore, ma la misericordia che porta a dare ancora fiducia, anzi ad accrescere le cure per ciò che è si è rivelato fragile e inaffidabile, perchè possa ancora produrre frutto. Tante volte più che l’errore, sono le conseguenze che distruggono. L’errore infatti produce la rabbia il risentimento e il rancore che ci rinchiudono e non ci lasciano più liberi di agire. La presenza di Gesù guarisce perchè li- bera da tutto questo ci dona occhi di misericordia che riconciliano il cuore con la vita e la sua concretezza e con i volti che la popolano. La festa del Natale è dunque l’invito a renderci conto di questa Presenza e della grazia che dona alla nostra vita, a lasciare che questa presenza ci riconcili con la nostra quotidiana così come la viviamo ogni giorno. C’è in essa non solo la traccia della morte, ma anche la presenza della vita nuova, l’inizio di quella economia dell’amore e del dono che certamente trionferà sulla violenza gratuita ed assurda della morte e delle sue strutture. Il Natale ci rimetta in cammino verso la meta vera della nostra vita, riaccenda la nostra speranza, ci dia il coraggio di continuare a credere che ciò che è destinato a trionfare è il mistero di questa piccola Presenza, ci doni il coraggio di osare e di prendere sul serio ciò che ora sembra impossibile ed ingenuo, ci metta dentro la certezza che proprio questa è per noi e per tutti la storia della salvezza. don Piero 3 Editoriale Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna (Giovanni 6, 68). In che altro modo potrebbe amarci Dio? Se non scendendo nelle nostre braccia, nelle cellule, nel respiro, in tutte le nostre miserie, nelle attese, nella vita nel suo anonimato e nella sua quotidianità, in ogni istante in cui ci regge e crea? Come potremmo confidare in Dio se non ci consolasse nella nostra In cammino... stessa carne? Se non fosse nelle nostre ossa? Se non benedicesse le nostre mani con ogni fibra delle Sue? Il Qoèlet, premessa che nella Bibbia precede il Cantico, è inno alla presenza di Dio in tutto e nonostante. Perché tutto passa, ma Dio resta. Il Qoèlet è come l’avvento l’alcova alla nascita, il grembo di Maria, lo Spirito che opera alla tempesta della grazia. Tutto viene abbracciato nell’incarnazione. Tutto è suolo santo. Il velo del tempio squarciato. Incarnazione è l’inizio della congiunzione con l’Amato, è ciò che la attua, la rende possibile. Natale è il Suo corpo che in noi benedice tutto ciò che siamo e che viviamo, senza vergognarsi di incontrarci nei nostri limiti, anzi accogliendoli per insegnarci nella concretezza cosa voglia dire amare. È non essere soli anche quando ci sentiamo nella solitudine. Natale è il Suo amore disegnato in noi. La mia carne è più sostanza Sua che mia. Che Gesù Cristo, Figlio di Dio, nel cui nome soltanto possiamo salvarci, nasca profondamente in noi, che ci permetta come il Battista di diminuire. Che ci radichi alla Sua vite. Ci insegni la libertà dello Spirito che soffia dove vuole. Roberta Lentà Vade retro Natale Si parla tanto, anche troppo, di Natale, poco del festeggiato ma molto di babbo natale (ma chi è costui?) e di regali. Così poco a poco gli auguri diventano non più di Buon Natale ma di Buone Feste, l’albero di Natale non manca mai, ma di presepi ce n’è sempre meno. Non ci si rende conto che l’economia globalizzata porta una più equa distribuzione delle ricchezze tra le nazioni a vantaggio di quelle più povere e a svantaggio di quelle più ricche, ma sta anche spingendo verso uno stato mondiale totalitario e unificante che ha a fastidio le religioni poiché vuole lui stesso diventare religione unica e universale. Ma mi nasce il sospetto, c’è forse lo zampino di qualcuno? Mi viene in mente il venerdì sera in cui andavo alla ricerca di un programma decente e iniziai il benedetto zapping che mi fece capitare su TV 2000 dove Francesco Vaiasuso, apparentemente persona normale, raccontava la storia raccapricciante di Natale possessione da 27 legioni di diavoli iniziata in una setta satanica a 4 anni e terminata solo a 32 anni, quando con l’aiuto della moglie riesce, dopo 5 anni di esorcismi e battaglie tra i plotoni di Satana e santi, a liberarsene definitivamente. Così ho scoperto la rubrica del venerdì con repliche al sabato e domenica e visibile anche nel sito: Vade Retro condotta da David Murgia, autore di Satana in Tribunale, che si occupa di sétte e fanatismi con inchieste legate all’occulto e all’esoterismo. Sono storie drammatiche di cui spesso non ci accorgiamo anche se vissute vicino a noi nella solitudine e nella sofferenza anche durante le feste una volta considerate sacre come il Natale. I mali delle sette impegnano istituzioni ed esperti che però difficilmente riescono a intervenire per mancanza di norme adeguate che aiutino a distinguere tra libertà di culto e attività criminose perché difficilmente si trovano prove per mancanza di testimoni essendo spesso tutti gli adepti colpevoli di qualcosa. È questo un tema di Anno delle fede – Se mi convertissi sarei libera Mi chiamo Asia Noreen Bibi. Sono rinchiusa qui dal giugno del 2009. Sono stata condannata a morte mediante impiccagione per blasfemia contro il profeta Maometto. Il giudice che mi aveva condannato a una morte orribile un giorno è entrato nella mia cella e mi ha offerto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta onestà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musulmana. Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui. Mi chiedo quante persone debbano morire a causa della giustizia. Prego in ogni momento perché Dio misericordioso illumini il giudizio delle nostre autorità e le leggi ristabiliscano l’antica armonia che ha sempre regnato fra persone di differenti religioni nel mio grande Paese. Gesù, nostro Signore e Salvatore, ci ama come esseri liberi e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere. Vivo con il ricordo di mio marito e dei miei figli e chiedo a Dio misericordioso che mi permetta di tornare da loro. In apparenza è una piccola donna, ma rappresenta l’esemplare difesa della libertà di coscienza contro l’intolleranza e il fanatismo. La sua causa personale a favore della libertà è diventata simbolo d’integrità morale. da Scrivo da una cella senza finestre, Avvenire, 8 dicembre 2012 4 In cammino... Natale grande attualità poiché, mentre sempre meno gente frequenta le chiese e si preoccupa del trascendente, si assiste alla proliferazione di sette anche grazie alle nuove tecnologie che rendono sempre più vera l’affermazione di Chesterton: Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto. È una realtà quasi sconosciuta in Italia eppure ovunque sono spesso rinvenute tracce di cerimonie a sfondo satanico con uccisioni di animali e imbrattamento di monumenti, muri e altre cose. Ci sono persone che utilizzano il satanismo per motivare azioni anche violente e riescono ad adescare adepti inscenando rituali sacrificali spesso orgiastici con macabri reati di gruppo. Le autorità non posso impedire di diventare seguaci di Satana e frequentare i loro riti a meno che non ci siano denunce e prove di spaccio di stupefacenti, violenze, maltrattamento di animali, circonvenzioni di incapace, plagio, atti osceni in luogo pubblico o contro la pietà dei defunti. Il satanismo più che una forma di religiosità è atteggiamento di sacrilega sfida a ogni manifestazione religiosa e idea morale. Conta un centinaio di gruppi esplicitamente dediti al satanismo molti dei quali regolarmente iscritti alla Camera di commercio. Il sostituto procuratore Lucia Musti, ricorda che i reati più frequenti, specie a danno dei nuovi affiliati, avvengono con truffe che inducono a pagare ingenti somme in cambio di presunti favori magici, mediante persecuzione psicologica e minacce di morte. Spesso coinvolgono soggetti fragili di giovane età, anche minorenni e con scarso sostegno familiare, con giuramenti di sangue o patti col diavolo. Spesso usano sostanze stupefacenti, alcol, pratiche sessuali, narcosi, ipnotismo, promettendo di raggiungere l'unità con Satana in deliri di onnipotenza che favoriscono una vera e propria omertà, analoga a quella riscontrabile negli ambienti mafiosi. Pertanto non bisogna sottovalutare gli atti quotidiani apparentemente innocui che però tendono a sostituire simboli e tradizioni con contenuto religioso con altri ritenuti più moderni ma in realtà orientati alla distruzione della religione e dei suoi valori. Luciano Folpini Cantare il Natale Dalla Schola Cantorum San Giovanni Evangelista In questo periodo di Avvento, preparatorio alla Nascita di Gesù, ci sentiamo particolarmente sensibili e desiderosi di prepararci in modo significativo al periodo più bello e gioioso dell’anno. Durante le prove per le S. Messe ed i Concerti di Natale è con grande entusiasmo che ci rechiamo in Parrocchia ogni mercoledì sera, nonostante le serate non proprio tepide ci sentiamo caldi dentro e pronti a trasmettere la nostra energia, la nostra gioia, la nostra fede. Lo spirito che anima la Corale è quello di contribuire a diffondere l' attenzione e la sensibilità verso il canto corale, utilizzandone l'efficacia espressiva e l'armonia come veicolo di solidarietà. Dopo aver trascorso l’estate con visite culturali a Roncole di Busseto, aver solennizzato la S. Messa proprio nella Chiesa dove è stato battezzato Giuseppe Verdi, dove ha iniziato suonare ancora bambino l’organo, la sua casa Natale e tutte le bellezze che parlano ancora di lui, vedi il Teatro Verdi, abbiamo divertito con canti sacri e popolari gli ospiti della Casa di Riposo di Morosolo, quella di Gavirate e sempre dopo questi Concerti ci sentiamo “SU”. Appagati, anche solo 5 dei loro sorrisi, dei loro occhi scintillanti ed umidi. Il Calore Umano che traspare, mi scuso se sono ripetitiva, non lo riscontriamo certamente nei Teatri, sicuramente più importanti ma…..freddi. Nei Teatri c’è la Cultura, nelle Case di Riposo l’Umanità. La Corale continuerà ad esibirsi sia nei primi che nei secondi, con la stessa cura, la stessa preparazione, la stessa professionalità, lo stesso Cuore….. NO… quest’ultimo preferiamo donarlo a chi senza ombra di dubbio lo saprà apprezzare meglio ovvero gli ospiti delle Case di Riposo. Vi ricordiamo che la Corale sarà ospite nella Parrocchia di Travedono Monate con altri 2 Cori USCI la sera del 7 Dicembre p.v. alle ore 21,00. Serata organizzata dall’USCI delegazione di Varese e dalla CESVOV. Un altro Concerto di Natale è previsto a Samarate la sera del 15 Dicembre nella Chiesa SS. Trinità, alle ore 21,00. Ospiti della Corale Giuseppe Verdi di Samarate. I canti natalizi previsti nei programmi, Vi aiuteranno a trascorrere una serata particolarmente coinvolgente e gioiosa!. Concludiamo con gli Auguri di un Felice S. Natale ed un 2013 più sereno e ricco, soprattutto di valori. Emanuela Albè Lalia In cammino... Vita della Comunità La vita della Comunità Comerio, Novembre 2012 Due esperienze significative In questo periodo abbiamo vissuto molte esperienze belle. Voglio ricordarne due in particolare. Giovedì 22 novembre, secondo anniversario del transito di don Augusto al Padre. Abbiamo partecipato alla Santa Messa di suffragio, celebrata dai nostri sacerdoti al completo: don Piero, don Elia, Don Mario e don Andrea con il diacono Angelo, accompagnata dalla corale S. Celso e presieduta da don Sergio. Il Decano, in modo simpatico, si è fatto interprete di don Augusto, servendosi dei testi liturgici della Parola. Che cosa ci dice? Abbiamo abbandonato la sorgente d’acqua viva, per scavarci cisterne piene di crepe (Geremia); Dio però è fedele e don Augusto, presso di Lui, vede bene la realtà attuale. É una realtà nuova, che, all’inizio poteva sembrare dolorosa, per la mancanza di don Augusto e di don Giuseppe Ortelli, parroco di Voltorre; ma che si rivela sempre più ricca di possibilità nella Comunità Pastorale SS. Trinità. A noi metterci in sintonia e cogliere questa visuale di don Augusto, che ci vede, ci segue e ci invita a rinnovare la nostra fede. Nella situazione nuova chiediamo al Signore di acquisire un nuovo senso di comunione e una carità viva (il Vangelo di san Matteo, proclamato in quella Messa) ci invita ad essere “otri nuovi per il vino nuovo”, così da essere adeguati ai tempi attuali e abilitati a trasmettere un cristianesimo gioioso alle generazioni future. La celebrazione era arricchita dalla presenza di numerosi abitanti di Comerio e fedeli di tutta la Comunità Pastorale. Altra bella esperienza è stata la serata a Oltrona, in cui don Mario Papa, ha illustrato con belle diapositive le sua esperienza missionaria a Monze in Zambia. Là egli è stato come sacerdote “fidei domum” della diocesi di Milano e recentemente è tornato per 10 giorni, su invito del vescovo Patriarca, insieme con don Luciano e con Valerio di Travedona in occasione dei festeggiamenti per il 50° di quella diocesi africana (vedi l’articolo di don Mario sulle pagine centrali de “Il Segno” del mese di Novembre 2012). In particolare mi ha colpito il racconto riguardante una fedele africana che, ogni sabato, percorreva 20 km. a piedi per poter partecipare alla Santa Messa della domenica (ospite la notte di qualche famiglia del luogo) per poi tornare la domenica pomeriggio alla sua abitazione. Davvero noi siamo lontani da quella fede semplice e appassionata, poiché arriviamo a lamentarci che la santa Messa come orario o come paese non è proprio come pretenderemmo che fosse! Queste due occasioni, insieme ad altre di questo periodo, sono state opportune per una gioiosa crescita di coscienza di comunione. Romano Vanoli Zambia: missione e ricordi Sabato 24 Novembre 2012, si è svolto presso l’Oratorio di Oltrona al Lago l’incontro dedicato al tema: Africa tra passato e presente; ricordi dal 1980 ad oggi. Un’occasione che non poteva andare perduta per l’interesse per l’argomento, che fa crescere la nostra Comunità Pastorale, condividendo la ricchezza di una bella esperienza, nata dopo il viaggio della scorsa estate di Don Mario in Zambia, in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni della fondazione della Diocesi di Monze, dove Don Mario aveva prestato servizio come missionario per 14 anni. Durante questo viaggio è stato accompagnato da don Luciano, Parroco di Travedona con un suo parrocchiano. Don Mario inizia la sua esposizione dicendo che la Diocesi conta circa 1.000.000 di abitanti ma il territorio ha un’estensione di circa 18 volte la Diocesi di Milano; spiega che oggi la relazione tra le Diocesi di Milano e di Monze si configura come una cooperazione e collaborazione tra due Chiese (quella di Milano e quella Zambiana) mentre quando lui era in missione la Chiesa in Zambia era riconosciuta come una sorta di Decanato lontano dell’unica Diocesi di Milano. 6 La Diocesi in Zambia nasce tra la popolazione che viene trasferita, anche forzatamente, alla fine degli anni ’50, a seguito della costruzione, con il contributo di ditte italiane, della diga di Kariba, che origina un nuovo lago lungo 300 km e largo 30 km. Nei nuovi territori, a valle In cammino... della diga, dove si sposta la popolazione, in origine arriva in missione don Emilio Patriarca e successivamente, alla fine degli anni ’70, arriva don Mario. Da allora la missione è molto cresciuta (dai 4 sacerdoti di quei tempi si è arrivati ai 40 sacerdoti di oggi). Inizia la presentazione fotografica, con la proiezione delle immagini scattate da don Mario circa 30 anni fa, confrontate con le foto scattate da don Luciano nell’ultimo viaggio. I temi sono: paesaggi (con il baobab, che è la pianta caratteristica di notevoli dimensioni e la differenza della vegetazione nella stagione delle piogge e nella stagione secca); attività: la ricerca dell’acqua (sono mutati negli anni la modalità di ricerca dell’acqua, i mezzi di trasporto dell’acqua stessa - in auto e non più a piedi – ed i contenitori utilizzati per il trasporto: bidoncini in plastica e non più in secchi.); la coltivazione della terra: dalla zappa si è passati agli aratri (procurati dalla missione alle famiglie più giovani). Le coltivazioni sono: canna da zucchero; granoturco, miglio, saggina (con i quali si prepara una polenta), le angurie, i cetrioli, i manghi. Sono evidenziate nelle foto anche le conseguenze della siccità (in 14 anni di missione di Don Mario, 8 anni sono stati caratterizzati da scarse piogge). Ci sono poi i nemici del raccolto che ha raggiunto la maturazione: scimmie, gazzelle, elefanti, ippopotami e insetti come le cavallette. Altre attività descritte sono la raccolta del cotone, la raccolta della paglia utilizzata per realizzare i tetti delle capanne, la pesca. Don Mario spiega che alcune foto hanno i colori sbiaditi perché ha utilizzato dei rullini deteriorati dal caldo. Non era possibile conservarli nel frigorifero a petrolio della missione, ovviamente destinato ai generi alimentari. Le attività femminili sono la preparazione degli alimenti (pestare il granoturco, la saggina per farne farina). Le principali attività per la tribù Tonga, oltre all’agricoltura, sono l’allevamento di bovini e la caccia. Altra attività presentata, la costruzione della nuova chiesa in muratura (con la sabbia prelevata dal letto del fiume in secca, il cemento acquistato in un cementificio a 70 km di distanza e i mattoni prodotti artigianalmente: don Mario ha fatto da progettista e direttore lavori), confrontata con la costruzione di una casa tradizionale del villaggio Tonga. I mezzi di trasporto moderni si confrontano con la tradizionale slitta trainata da mucche. Le attività di svago sono: la musica (tra gli strumenti: tamburi fatti con la pelle di orecchio d’elefante o pelle di gazzella); la danza e il fumo (con la tipica pipa Tonga). Vengono proiettate foto delle attività religiose: il catechismo, i matrimoni, le messe (con le danze a conclusione). Nel 1999 Mons. Patriarca diventa Vescovo della Diocesi di Monze. Nel 2012, lo stemma per i festeggiamenti dei 50 anni di fondazione reca 7 Vita della Comunità la scritta “voi siete il sale della terra e la luce del mondo”. La Diocesi ora è cresciuta tanto da inviare il primo sacerdote missionario nella vicina regione del Botswana. Altre foto importanti riguardano l’ospedale, ampliato con la guida della dott.ssa Caracciolo. Vengono poi proiettate le immagini relative alle cascate Vittoria (salto di 100 metri con un fronte di 1700 metri). Si confrontano i ricordi di Don Mario: non ho mai fatto un viaggio da solo in macchina ma ero sempre accompagnato dai bambini che cantavano durante il tragitto; una volta al catechismo all’aperto è venuto ad assistere anche un serpente che si era arrampicato su una pianta vicino; con le impressioni descritte nell’intervento di don Luciano, la cui esposizione prende spunto dalle tante emozioni che un viaggio in Africa può dare a noi occidentali: i bimbi erano sempre sorridenti, le mamme erano spesso di età molto giovane, la gente manifestava solidarietà e tanta pazienza sia con se stessi che con gli altri. Viene ricordato che le missioni oggi sono importanti anche per l’assistenza agli orfani per AIDS (i malati di questa malattia sono spesso visti dalla popolazione come portatori di una maledizione degli spiriti). Un breve commento alla serata: grazie a don Mario, a don Luciano, a don Piero e a tutti coloro che sono intervenuti e si sono prestati per organizzare l’incontro. I valori che sono emersi ossia sobrietà, ricerca dell’essenziale nella vita e gusto nel fare le cose possono essere di stimolo e da applicare nella nostra Comunità Pastorale ma non solo ... La serata è stata inoltre arricchita da un generoso regalo alla Parrocchia: delle graziose chiesette, di diverse dimensioni, realizzate interamente in rame e rifinite finemente da artigiani peruviani, che sono ancora disponibili per l’acquisto, così come le fotografie più significative della serata raccolte in un DVD. Il ricavato verrà devoluto alla Diocesi di Monze. Paolo Brugnoni In cammino... Vita della Comunità Testimonianza di Fede vari: Non volevo sottrarre tempo prezioso e dunque, mentre indossava gli abiti per la funzione, mi sono avvicinato ed ho ricordato l’evento: “Don, c’è una brevissima testimonianza che dovremmo ascoltare”. Lui mi ha subito interrotto dicendo: “che sia breve però”, infatti c’erano persino due battesimi quella domenica, aveva ragione. Al termine della Messa, finalmente è arrivato il momento del tanto atteso intervento di Giovanni, e io speravo che non durasse tanto perché avevo dato la mia parola al Don, ma appena ha iniziato a parlare e ha esordito dicendo: “… nel 1300…” mi son cascate le braccia, oddio, ho pensato chissà quanto impiegherà ad arrivare al 2012. Invece è stato rapidissimo, completo, emozionante e coinvolgente. Il martedì successivo era tutto pronto per l’Adorazione Eucaristica, il sacrestano ha persino suonato le campane della chiesetta (evento rarissimo), Don Mario ha aperto il momento con la benedizione, Don Corrado, venuto apposta da Varese, è stato in raccolto silenzio ... Non eravamo in tanti, speravo in un maggior afflusso di persone, ma gli impegni comunitari concomitanti, gli eventi imprevisti - che non sono mancati -, non hanno favorito la presenza della gente, soprattutto di giovani, ma il Signore c’era e noi eravamo con Lui. Quante emozioni, quanta sintonia! Subito dopo, tutti insieme ci siamo recati in oratorio per un momento di condivisione e di comunione. Il giorno seguente ho ricevuto parole di apprezzamento, ne riporto una in particolare: “Mimmo, riferisci a quei ragazzi di continuare così e di vivere le belle parole che hanno detto”. Grazie Signore! Grazie ragazzi, continuate così! Continuiamo così! Mimmo Dicursi Come poteva iniziare l’anno della Fede senza un’Adorazione Eucaristica? É la domanda che mi sono posto dopo aver letto la lettera pastorale “Alla scoperta del Dio vicino” del Card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano. Sant’Ambrogio ci esorta: “Sorgi e corri alla Chiesa: nella Chiesa dimora il Padre, vi dimora il Figlio e vi dimora lo Spirito Santo” (Ambrogio, esposizione del Vangelo secondo Luca VI, 229). Perbacco! Questo invito cade a fagiolo (mi son detto), la mia Comunità Pastorale, sorta da qualche anno, è chiamata appunto “Santissima Trinità”... Ci siamo! Immaginavo già Simona, Francesca, Giovanni e gli altri ragazzi, uniti ad adorare l’Eucaristia nel mio paese, non vedevo l’ora. Don Augusto Cereda. Dopo aver proposto al parroco, nel corso dell’ultimo consiglio pastorale, un’Adorazione Eucaristica itinerante, nelle quattro parrocchie facenti parte della mia comunità pastorale, ho avuto con piacere la notizia che il gruppo Nuovi Orizzonti di Varese, in accordo con i responsabili di Como, aveva accettato il mio invito di pregare insieme in una bellissima chiesetta, risalente al 1200 e dedicata a San Celso, dove, peraltro, era stato celebrato il mio matrimonio e aveva ospitato il feretro del nostro amato parroco. Ricordi che rimarranno sempre nel mio cuore. Benissimo! L’entusiasmo era alle stelle, finalmente i mie amici di preghiera presenti nella mia parrocchia, insieme al “gruppo famiglia” e a chiunque avesse avuto il piacere di partecipare. Una volta fissata la data tanto attesa, sono iniziati i preparativi: invito ai sacerdoti, agli amici, ai parrocchiani, al sacrestano; idee per addobbi; contatti con i ministri straordinari per accompagnare il Santissimo; volantini, etcc. Una frenesia totale! Tutto pronto. La domenica precedente l’Adorazione Eucaristica, nel corso delle due Sante Messe del mattino, Giovanni, Francesca e Simona hanno allestito un banchetto con del materiale divulgativo, libri, opuscoli, candele ed hanno reso testimonianza ai fedeli, accorsi numerosi. Ero contento della presenza di questi amici, fiero della loro partecipazione. Mancava solo un dettaglio: ricordare ai sacerdoti celebranti il breve intervento che dovevano fare Francesca e Giovanni prima della benedizione conclusiva, ma alla Messa delle undici, il parroco, giunto con qualche minuto di ritardo per via di un’altra importante funzione religiosa che si era prolungata oltre l’orario prestabilito, era stato accolto da numerose richieste e avvisi Una testimonianza 8 Sono due i rischi possibili in cui posso incorrere mentre mi accingo a stendere queste righe nel secondo anniversario della morte di don Augusto; da un lato un tono celebrativo e retorico che mal si adatterebbe al suo spirito che rifuggiva frasi fatte e iperboli sottolineando solo alcuni aspetti della sua figura e tralasciando errori e mancanze che nella sua, come nella nostra debolezza umana non ha saputo evitare. Dall’altro lato, e fors’anche in modo peggiore, tracciare un ritratto farcito di scontatezze e luoghi comuni che non renderebbero ragione di una persona che, pur nella sua semplicità e linearità di comportamento, aveva però ben chiaro cosa In cammino... fosse importante nella vita, quale era la sua vocazione e il suo ruolo nella comunità, quale il compito chiamato a svolgere come pastore. Si potrebbero elencare fatti che testimoniano l’attenzione alla celebrazione eucaristica, ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, all’obbedienza alla gerarchia, ai ragazzi dell’oratorio, ai malati, ma faremmo un’operazione parziale, incompleta e quindi non totalmente veritiera. Che fare dunque? Mi è tornato alla mente quel periodo sul finire degli anni settanta, Fiat 127 azzurra e tonaca che impacciava nel gioco del calcio, per lui; istituto per geometri e acne giovanile per me; anni di piombo per un’Italia vigliaccamente preda dell’estremismo politico e ideologico ma non smarrita e disillusa come adesso. Anni che vedevano me e un bel gruppo di amici aspettare impazienti il mese di agosto, quello del campeggio parrocchiale in montagna che don Augusto volle fin da subito intuendone la valenza pedagogica. S’iniziava tempo prima a montare le tende nel cortile della canonica, a organizzare la dispensa e la logistica sotto la sua supervisione che bilanciava l’irruenza arruffata che ci caratterizzava. Suo era il compito dei rifornimenti, dell’ordine e della disciplina, di reclutare una donna di buona volontà che sapesse dare un indirizzo alla cucina altrimenti in preda all’improvvisazione. Le gite a piedi erano autogestite visto che non è mai stato un gran camminatore: come faceva a fidarsi? Sicuramente trepidava fino al nostro ritorno ma noi, superficiali, nemmeno ce ne accorgevamo. La sera intorno al fuoco si cantava e si giocava e poi tutti a nanna. La sua era una canadese piccola, stretta e bassa inadatta alla sua corporatura: una mucca al pascolo poteva calpestarla; entrava carponi e usciva a marcia indietro, un sacrificio che noi non capivamo anzi, lo deridevamo bonariamente. Qualche bicchiere di vino che s’iniziava a bere era tollerato ma ogni tanto spariva la bottiglia: per noi un sopruso, per lui la dovuta vigilanza. Il genepy si doveva accuratamente nascondere: possibile che lui non sapesse? Il nostro rossore ci avrà sicuramente tradito qualche volta ma pensavamo di essere furbi solo noi. La messa quotidiana su un tavolo di pietra sotto i larici aveva un sapore antico, in quindici attorno a un prete non era come in chiesa, a quel tempo gremita di ragazzi per la messa delle nove; faceva tornare alla mente la fede dei primordi, viva, partecipata, condivisa: un’unità manifesta. Qualche rara volta si andava al rifugio del CAI, la sera, a bere una cioccolata calda o un punch; ci lasciava andare dopo un rosario di raccomandazioni troppo spesso disattese. Non mancava durante il giorno di trovare un angolo appartato per leggere il breviario e preparare quelle semplici riflessioni che ci partecipava nell’omelia della messa , che visto il contesto appariva più che altro uno scambio di confidenze. Nessuno di noi a quel tempo si è mai domandato cosa spingesse un adulto di quaranta e passa anni a stare quindici giorni da solo in condizioni precarie con un gruppo di ragazzi: voi cosa dite? Si potrebbe continuare con questo tipo di aneddoti che contribuiscono a delineare la fisionomia pubblica e i risvolti privati del don ma mi fermo qui; ognuno può aggiungere del suo e dare una propria immagine, un proprio angolo di visuale, completare il puzzle. Da parte mia aggiungo come conclusione che il ricordo del passato serve a tutti non per guardare sempre indietro con nostalgia di ciò che è passato ma come bagaglio di esperienza per affrontare il futuro a viso aperto. Emilio Coser 9 Vita della Comunità Il ministero straordinario della Comunione Eucaristica Nel corso dei secoli la Chiesa si è sempre preoccupata di garantire la partecipazione all'Eucarestia nel giorno del Signore anche a coloro che sono forzatamente lontani dalla comunità per malattia, vecchiaia o prigionia. Ci sono addirittura martiri resi tali nello svolgimento di questo servizio: peniamo, per esempio, al giovane romano Tarcisio che arrivò a farsi uccidere dai pagani pur di difendere il pane eucaristico che stava portando ai cristiani chiusi nelle prigioni in attesa di essere sbranati dalle belve. Fino al Concilio Vaticano II la distribuzione dell'eucarestia anche agli ammalati e agli anziani era un gesto di stretta competenza dei ministri ordinati: forse qualcuno ancora ricorda il modo solenne in cui si svolgeva, quasi come una vera e propria processione, soprattutto, quando si trattava del viatico. Sarà con Papa Paolo VI che la Chiesa per sostenere e rendere capillare la cura pastorale dei malati che era ed è tuttora compito precipuo dei presbiteri - istituirà dei ministri laicali specifici tra cui il ministero straordinario della comunione eucaristica. Questo ministero è esercitato da uomini e donne, religiosi e laici, che ( continua a pag. 12) Celebriamo il Mistero del Natale In cammino... Celebrazioni Natalizie La preparazione Novena Per tutti i ragazzi e gli adulti Da Lunedi 17 a Venerdi 21 dicembre alle ore 17.00 A Gavirate, Voltorre e Oltrona in Chiesa Parrocchiale. A Comerio in Oratorio Confessioni Celebrazione comunitaria della Riconciliazione Adulti adolescenti e giovani Lunedi 17 ore 21.00: Oltrona Martedi 18 ore 21.00: Voltorre Mercoledi 19 ore 21.00: Comerio Venerdi 21 ore 21.00: Gavirate Celebrazione Comunitaria per ragazzi Lunedi 17 ore 17.30: Oltrona Mercoledi 19 ore 14.30: Voltorre Mercoledi 19 ore 15.30 Gavirate Sabato 22 ore 10.00: Comerio pre La Sacra rap Tempi per la Confessione Individuale Comerio: Sabato 22: 14.30-16.15 e Lunedi 24: 9.30-11.00 e 16.30-17.30 Gavirate: Sabato 22: 15.00-18.00 e Lunedi 24: 10.30-11.30 e 15.00-18.00 Oltrona: Sabato 22: 16-18 (Groppello) e Lunedi 24: 9.30-11 e 15.30-16.30 Voltorre: Sabato 22: 14.30-16.00 e Lunedi 24: 9.30-11.00 e 15.30-16.30 10 In cammino... Celebrazioni Natalizie La celebrazione Natale Nelle quattro Chiese Parrocchiali Ore 23.30 Veglia ore 24.00: S:Messa nella notte del Natale Sante messe del Giorno ore 08.00: Gavirate ore 09.00: Comerio ore 09.30: Casa di riposo di Comerio ore 10.00: Casa di riposo di Gavirate ore 10.00: Voltorre ore 10.30: Gavirate ore 11.00: Oltrona ore 11.30 Comerio ore 18.00: Gavirate ore 18.30: Voltorre Santo Stefano Le messe seguiranno l’orario di Natale San Giovanni Evangelista: Patrono della Parrocchia di Gavirate ore 10.30: Solenne Concelebrazione presieduta da Mons. Franco Agnesi dell’Epifania esentazione 31 dicembre: Te Deum di Ringraziamento ore 18.00: unica celebrazione per tutta la Comunità a Gavirate Il primo gennaio le messe sguiranno l’orario di Natale Epifania Le messe seguiranno l’orario festivo delle domeniche comprese le prefestive ore 14.30: Sacra Rappresentazione dei Magi “I Tre Re Magi” Partenza della rappresentazione: Il Chiostro di Voltorre e conclusione in Chiesa a Voltorre con il Bacio del Bambino 11 In cammino... Vita della Comunità visitano gli ammalati e gli anziani portando loro l'eucarestia. Con il loro prezioso servizio rendono visibile l'attenzione dei pastori e l'amore della comunità verso i fratelli sofferenti. Anche nelle parrocchie della nostra comunità pastorale già da qualche anno sono presenti e operano ministri straordinari che, insieme ai sacerdoti, assistono spiritualmente un centinaio di ammalati.Esercitando questo ministero ciascuno di noi ha potuto sperimentare quanto il dono del corpo del Signore e della Sua Parola diventi per chi sta vivendo un momento di sofferenza, magari reso ancora più pesante dal senso di solitudine e di abbandoni, un segno forte della premura di Dio che non si dimentica mai di nessuno dei suoi figli. Ogni ammalato che incontriamo chiede ascolto, amicizia, chiede sostegno nella fede e nella speranza per vivere il tempo della malattia come partecipazione alla Pasqua di Cristo e occasione di continua conversione. Tutti noi portando l' Eucarestia percepiamo di essere un po' inadeguati, piccoli e magari non degni ma sappiamo anche che, per sua misericordia, siamo semplici strumenti nelle mani di Dio e questo ci aiuta a svolgere il nostro servizio con tanta serenità nella consapevolezza che il Signore compie grandi cose quando, come Maria, rispondiamo il nostro "fiat" con gioia. Caterina P.S. Se c' è qualche ammalato desideroso di ricevere l' Eucarestia può segnalarlo in Parrocchia La guerra delle campane Potete immaginare Roma senza il Colosseo, Parigi senza la Torre Eiffel, Atene senza il Partenone, Milano senza il Duomo o Londra senza il Big Ben, la più famosa torre campanaria del mondo? Ogni comune vuole avere almeno un simbolo in cui tutta la popolazione si possa identificare e quello più frequente è il campanile. Non a caso con campanilismo s’intende l'attacca mento alla propria terra, ai suoi usi e alle sue tradizioni. 12 Ed è per questo motivo che nel 2009, gli svizzeri si sono pronunciati a grande maggioranza, contro il parere del governo e delle chiese, per l’introduzione nella costituzione del divieto di costruzione di minareti sul loro territorio senza per altro che questo volesse dire limitare la libertà di culto del 5% della popolazione di fede mussulmana che dispone di più di 100 moschee e quattro minareti, ritenendo che il minareto, da dove il muezzin può lanciare il suo invito alla preghiera potesse intaccare, anche da un punto di vista paesaggistico, l’identità nazionale. Fino al VII secolo la vita era regolata solo dalla luce del sole ma poi iniziò la misurazione del tempo con l’introduzione delle campane e dei campanili dapprima solo nei conventi per scandire le ore della preghiera ma poi, scopertane l’utilità, si diffusero in tutti i paesi dell’occidente per definire il ritmo della vita civile. Ancor oggi, soprattutto i paesi hanno la fortuna di poter segnalare con le campane oltre al tempo, i momenti della giornata e della vita come feste e funerali. Chi non presta orecchio ai 5 tocchi per tre volte per la morte delle donne e ai 7 tocchi per due volte per quella degli uomini o allo scampanio dei momenti di festa. Che momenti tristi sono quelli in cui le campane non suonano come capitò durante la guerra dopo l’esproprio delle campane per farne cannoni! Sfortunate le città come Milano in cui una grande babele non permette di sentire quasi più i rintocchi delle campane che una volta facevano nascere nello stesso istante il medesimo sentimento di gioia o di dolore in mille cuori diversi. Eppure hanno segnato la storia come a Milano nel pomeriggio del 17 marzo 1848 quando giunse la notizia dell’insurrezione di Vienna e la caduta del cancelliere Metternich esse suonarono a stormo per chiamare a raccolta i milanesi e i lombardi, tra cui molti varesini e molti componenti delle banda musicale di Gavirate, per sostenere Gabrio Casati che con altre autorità civili aveva assunto il governo della città e disarmato la polizia. Ma verso la fine dell’700, e ancor di più con la civiltà industriale, iniziò la guerra delle campane promossa da ideologie che produssero innumerevoli martiri e cercarono di mettere a tacere la Chiesa anche rendendo mute le campane che chiamavano al silenzio e alla preghiera. Ci furono anche artisti che aprirono le porte al nuovo corso proprio attraverso il rumore come Carducci con l’Inno a Satana che esalta il trionfo della materia immortalato dal treno e come Emile Zola con La bestia umana, contrastati da pochi profeti come Munch col suo celebre dipinto: l’Urlo che descrive l’angoscia dell’uomo davanti alla mostruosità della modernità. Malgrado questa rilevanza storica e il risveglio del desiderio d’identità ci sono ancora individui chiusi nel loro megalomane egoismo, che ritengono inviolabile il loro diritto di non sentire le campane ignorando la loro funzione sociale e i diritti della collettività. Eppure questa è una società schiavizzata dai rumori dove non si ascolta, si ode; non si vede, si guarda. Oggi chi vuol farsi notare si mostra andando in giro su macchine e moto rumorose. Più si fa chiasso più si parla di te. Un atteggiamento indotto anche dalla tv coi suoi feroci scontri dove gli ospiti dialogano a insulti. Solo la morte è silenzio, ma noi siamo riusciti a renderla rumo- In cammino... Vita della Comunità rosa facendo indignare i giornali polacchi per gli applausi al funerale di Giovanni Paolo II dove si ripeté la sconcertante prassi iniziata con le esequie di Anna Magnani e ha visto poi i beceri fischi alle esequie del commissario Calabresi. Ormai è tutta una notte bianca. Tutti si sentono in diritto di fare rumore e di diventare protagonisti magari parlando ad alta voce al telefonino facendo così conoscere a tutti la propria vita privata senza che gli altri si possano difendere. I giovani si ammucchiano nelle discoteche, ascoltano costantemente musica anche con l’auricolare. Forse il loro cervello non sopporta più il silenzio e ha bisogno di continui stimoli rumorosi. Il politico una volta faceva come Cavour che era persona schiva, parlava piano quasi in maniera incomprensibile mentre oggi la politica è solo clamore, i giornali urlano e in certi cortei la musica è così forte da coprire gli oratori, sempre che non ci siano scoppi e spari. Ecco allora cercare barriere antirumore, vacanze in campagna, isolette solitarie dove spesso si compra solo l’illusione del silenzio per poi ritornare alle proprie abitudini immersi nel rumore. Ma le campane no! L.F. Un piano orizzontale in cui sono scavati tre spazi (tre campi geometricamente intersecati fra loro) a significare l’impegno pastorale svolto da don Giuseppe nelle parrocchie: • dei S. S. Angeli Custodi in Milano, • di S. Bartolomeo in Rovate • di S. Michele in Voltorre e altrettanti spazi sul piano verticale di ugual disegno ma tali da far risaltare con pietre traslucide o cristalli colorati nel contesto della pietra grezza di base, l’effetto aereo del cielo. Un pensiero che un nostro parrocchiano, ha riportato in versi: Di ogni passo del tuo camminar terreno, ora vediamo l’anima riflessa su in Cielo Nel mezzo il senso di questo impegno terreno, di una vita spesa per gli altri, la Croce di Cristo. Inoltre, la geometria delle forme su entrambi i piani richiama elementi caratteristici dell’ultima chiesa (la nuova chiesa di S. Michele di Voltorre) che don Giuseppe al pari dell’antica ha tanto amato. In pianta, con la luce delle candele a simboleggiare il battistero sono riprese le linee della navata centrale culminanti nel presbiterio ampio e aperto ai lati; il frontale ne riporta la sequenza grafica del terminale della cupola vetrata. Un pensiero e una forma che, ritengo possa essere raccontato e trasmesso nel tempo con grande semplicità da padre in figlio, da nonno a nipote nei momenti di visita al cimitero. Un segno di grande rispetto e riconoscenza verso don Giuseppe. Il Progettista dott. arch. Giorgio Mantica Dalla Parrocchia di Voltorre Il monumento funebre in memoria di don Giuseppe Ortelli Il significato di quanto progettato è molto semplice, anche se per regolamenti comunali, deve svilupparsi su due piani aventi dimensioni prestabilite: orizzontale (la lastra di copertura) e verticale (il frontale posteriore). Il primo pensiero è stato di apporre al centro di una sola lastra di pietra grezza, una lineare croce di ferro battuto a mano, certo di interpretare l’essere semplice ma profondo del nostro parroco. Successivamente, per i vincoli accennati, ho proposto e devo riconoscere ben accolto dai parrocchiani il bozzetto che vi allego. Il progetto di adeguamento interno e di “messa in sicurezza” dell’Oratorio di Voltorre 13 L’Oratorio di Voltorre completamente ricostruito negli anni ’80 unito alla nuova chiesa di S. Michele, necessita di urgenti interventi e di adeguamenti funzionali anche in previsione di una specifica funzione (accoglienza) che la Comunità Pastorale della S.S. Trinità potrebbe assegnare alla Parrocchia di Voltorre. I lavori proposti, consistenti sostanzialmente: • al piano terreno nella formazione di spazi attrezzati e regolarmente agibili per la preparazione e la somministrazione di cibi caldi (spazio cucina e spazio mensa) per n. 45 utenti al piano terreno e n. 70 al piano primo, In cammino... • al piano primo nella messa in sicurezza del salone conferenze mediante l’apertura di un nuovo accesso (uscita di sicurezza) e la formazione di una scala esterna a norma secondo le recenti disposizioni in materia di prevenzione incendi, consentono il recupero delle restanti aule di catechismo attualmente impropriamente utilizzate. L’impegno di spesa tutt’altro che insignificante per la Comunità Parrocchiale, (si prevede di contenere i costi in €. 80.000 + iva) e la difficoltà dei tempi, non devono comunque scoraggiarne l’attuazione che si dovrà completare in tempi stretti. I lavori di messa a punto e di rifinitura (verniciature ignifughe, imbiancature, ecc…) degli spazi interni rimanenti (aule, wc del piano primo, attrezzature bar ecc…) ed in particolare degli esterni (completamento di facciata) dovranno seguire in modo continuativo i lavori preventivati nel progetto. La particolare ubicazione dell’immo- Nascita di una missione nelle Filippine La nostra amica suor Bertilla Boscardin ci scrive: Ventidue anni fa quattro di noi, Suore della Congregazione, siamo state mandate a vivere la realtà della vita cristiana e religiosa nella terra Filippina. Due di noi eravamo provenienti dalla provincia del Brasile: Sr. Angela Zandonadi e Sr. Fatima Martins, e le altre due: Sr. Margherita Dalla Benetta e Sr. Bertilla Boscardin, dalla provincia italiana. Tutte quattro abbiamo constatato che l’esperienza di vivere la fede con altre culture è particolarmente arricchente anche se implica rinunce e a volte anche sofferenze. 14 Vita della Comunità bile (area del Chiostro di Voltorre) non può consentire, in un’ottica culturale protesa all’esterno del comprensorio prealpino, il non completamento dell’edificio anche semplicemente per motivazioni ambientali. Quindi come da anni ricordato (è passata una generazione), il completamento dell’Oratorio di Voltorre è un impegno di tutti, enti pubblici compresi. Il Progettista dott. arch. Giorgio Mantica In cammino... Quando penso all’inizio di questa missione mi viene spontaneo il pensiero di avere iniziato insieme a quattro, una scalata esigente, ma illuminata dalla luce di Cristo e dalla speranza che nasce da Lui. Sentivo che l’invito di Gesù “Fate questo in memoria di me” era una continua chiamata a vivere la Sua esperienza di morte e resurrezione. Infatti, riflettendo dopo ventidue anni di presenza Filippina, possiamo constatare che la Sua presenza in noi ci ha fatto fare cose grandi! Per sette mesi eravamo inserite nella Comunità della Suore”Missionarie di S. Domenico” che ci hanno fatto ‘gustare’ la fraternità di appartenere alla stessa Famiglia Domenicana. La gratitudine verso di loro è grande che solo in Cielo si completerà! Per un anno siamo ritornate nei banchi di scuola per imparare i due linguaggi parlati maggiormente in questa Nazione: l’inglese e il tagalog. Nel frattempo si delineava davanti a ciascuna la missione che doveva svolgere. La forza del Carisma trasmesso da Padre Giocondo, e dall’invito della Superiora Maggiore ci spingeva a realizzare la formazione umana e spirituale dei bambini e giovani. Iniziò così la ”San Lorenzo Ruiz Catholic School”, in Calabanga, la promozione vocazionale, la formazione delle giovani desiderose di rispondere alla chiamata di seguire Gesù, la visita alle famiglie bisognose o no, portare la S. Comunione ai malati e altre attività pastorali. Oggi da quattro Suore siamo raggiunte ad avere quattro comunità formativo-apostoliche e il numero delle Suore è pure quadruplicato! Per questo abbiamo tantissimi motivi per ringraziare il Signore di essersi servito di noi per iniziare una delle Sue opere tanto grandi nella Chiesa. Desideriamo far conoscere le attività apostoliche delle Comunità: 1. Manila: Casa di Noviziato. Oltre all’attività formativa ha la missione di accogliere le Suore che si radunano in commissioni, le Suore che passano per andare e tornare da altre nazioni, formazione dei giovani, bambini e loro genitori, cioè delle famiglie che vengono aiutate attraverso i nostri benefattori. Si dedicano pure alla promozione voca- zionale e alla catechesi parrocchiale. 2. Calabanga: Casa di accoglienza delle giovani in ricerca della Volontà di Dio su di loro, perciò seguono un gruppo di Aspiranti, e di ragazze in ricerca-discernendo sulla loro vocazione. A loro danno, formazione umana e cristiana, iniziando così far loro gustare la bellezza della vita religiosa. Queste giovani continuano gli studi, così che, se chiamate da Dio, possono essere pronte per continuare la loro conoscenza e preparazione alla donazione totale al Signore. Una delle Suore è dedicata alla promozione vocazionale nel posto. Là, abbiamo pure una delle più belle e apprezzate scuole del posto che attualmente è conosciuta come famosa per la sua buona fondazione e frutto dell’insegnamento: la “Dominican School of Calabanga”. Questa, dallo scorso Marzo, ha avuto la gioia di dare il diploma ai primi studenti che hanno terminato la quarta classe delle Medie. Inoltre le Suore hanno un grande numero di grantees da seguire e formare con i loro genitori, seguono i membri del Laicato Domenicano che è stato iniziato dopo due anni del nostro essere in quel paese. Infine hanno parecchie attività pastorali in Parrocchia: Catechesi, coro, gruppo liturgico, visita alle famiglie e altro. 3. Rosario: Comunità tipicamente apostolica dove le Suore sono tutte impegnate nella scuola di “St. Mary’s Academy” e nelle scuole medie statali per la formazione religiosa e catechetica dei giovani. Seguono i membri del laicato Domenicano, visitano le famiglie specialmente quelle che sono chiamate a soffrire per la perdita di qualche loro membro e portano la S. Comunione agli ammalati ed anziani. Anche questa comunità ha un bel numero di grantees da seguire e dare formazione ai ragazzi e ai loro genitori. Infine, come a Calabanga, hanno attività pastorali come coro, gruppo liturgico e altro. Ogni membro della comunità è così promotrice vo15 Vita della Comunità cazionale. 4. Lo scorso 18 maggio, 2011 è stata aperta la quarta Comunità in Quezon City, Manila. Le Suore sono impegnate nella formazione delle Postulanti, Juniores, del gruppo di giovani e loro genitori già organizzato da tempo da altre Suore, dei bambini e loro genitori. Sono impegnate nella formazione delle catechiste parrocchiali e insegnano pure catechesi nei villaggi della stessa parrocchia. Procurano cibo per i bambini poveri, ma prima ancora, danno loro il cibo della formazione cristiana. Una delle Suore è dedicata alla promozione vocazionale nel posto e anche Delegazionale. Questa Comunità ha pure la possibilità di accogliere Suore e giovani, come dormitorio, facilitando loro la frequenza all’Università’, al lavoro o passando per Manila per altri interessi. Quando mi è stato chiesto di scrivere la storia del nostro essere nelle Filippine ero un po’ esitante perché pensavo che il bene si fa senza essere predicato agli altri, ma ora sento che lo Spirito Santo ha i suoi mezzi per far conoscere le opere di Dio nelle sue umili creature e ama e invita altri cristiani a ringraziarlo vivendo così intimamente la gioia di essere parte della “Comunione dei Santi”. Sinceramente e con tanta gratitudine, vostra, Sr. Bertilla Boscardin, o.p. In cammino... Il desiderio Quando un ragazzino ruba qualcosa a un compagno i più increduli di tutti sono i suoi genitori, che prontamente traducono sbalordimento e vergogna nella classica difesa-giustificazione: “Non capisco, tutto quello che vuole, ma proprio tutto, noi glielo diamo subito!”. Sottinteso: che bisogno avrebbe uno di rubare visto che gli basta chiedere per ottenere sempre e immediatamente ciò che desidera? Diventa difficile spiegare allora che la peste ripulisce (poco o tanto) i coetanei per molte e personalissime ragioni, ma anche perché non sa differire di un minuto l’appagamento del suo desiderio. Del resto così è abituato a fare. Quando una cosa lo attira, quasi non fa in tempo a dirlo che gli viene consegnata, magari anche a costo di sacrifici e di rinunce di mamma e papà. Quando poi il suo occhio cade su un oggetto interessante, ma di proprietà: di un amico a scuola, di uno sconosciuto in oratorio, di un compagno di squadra negli spogliatoi della palestra, funziona un po’ così: quella cosa è bella, mi piace, la voglio, la prendo. Adesso. Di quel che può seguire non mi importa un accidente, tanto … tanto son furbo, più furbo degli altri. Di certo si può dire che quando uno è ridotto così la faccenda è triste: non si può più parlare di desiderio, cioè di libera e cosciente ricerca di una soddisfazione, ma solo di bisogno, cioè della ricerca spasmodica e impulsiva del soddisfacimento di una mancanza. Già, il desiderio. Nell’uso comune il termine ha assunto il significato di atto di colui che si volge verso qualcosa o qualcuno che piace, ma che non si possiede. L’etimologia spiega che de-siderare deriva dalla parola latina "de" che vuol dire "senza"e" sidera", che vuol dire stelle, astri. Desiderare ossia” fissare attentamente le stelle” (con un de dal valore intensivo) oppure "constatare l'assenza di un astro, rimpiangere, sentire la mancanza di ...una stella” (con un de con il valore di allontanamento). In ogni modo il termine esprime una condizione di lontananza da qualcosa che offre luce, emozione e contiene l’idea della nostalgia, del rimpianto di qualcosa di bello, ma che è fuori dalla nostra portata. L’oggetto del desiderio, in quanto essere limitato, finito, non può soddisfare qualcosa di infinito, ideale come il desiderio stesso. La Bibbia sulla questione mostra preoccupazione e insiste sull’ambiguità del desiderio, che non va soffocato, ma tenuto sotto controllo e liberato. Desiderare porta a non accontentarsi mai di quanto si è raggiunto, libera quella sana inquietudine necessaria a superarsi , rendendoci più attivi e generosi, mentre consente di percepire che nulla di finito può appagarci. Il desiderio quando è buono è una fonte di energia e di miglioramento. Desiderare però può produrre anche altri effetti: non pacificare veramente mai e dopo una prima soddisfazione, deludere le attese, lasciando dietro di sé amarezza, frustrazione, scontento, vuoto. E allora nasce il bisogno di ri-desiderare subito ancora, di più, in altre direzioni, con ingordigia, insazia- bilmente. Nelle cose che dopo lungo desiderio si ottengono, non trovano quasi mai gli uomini né la giocondità né la felicità che prima si erano immaginati, ha sentenziato Guicciardini. Il Papa due settimane fa ci ha ricordato l’urgenza di una buona educazione del desiderio, perché da lì partono tante strade, alcune buone, altre cattive. I comandamenti , del resto, per metà sono 16 Educare indicazioni perentorie - non negoziabili, si direbbe oggi - sul buono o cattivo desiderio: Non rubare, Non commettere adulterio, Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo … Forse giova ricordare le parole del Salmo 61: Alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore, senza dimenticare l’ammonimento di Matteo Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. Il che può essere un buon inizio per ripartire a educare e ad educarci al buon desiderio. Angela Lischetti In cammino... Vita dell’Oratorio La vita dell’Oratorio ORATORIO: cura della comunità per i più giovani… testimonianza di una comunità che si cura! Educarci lungo tutta la vita Tante persone e tante attività “passano” in oratorio… una partita a pallone, il gioco al parco, una festa di compleanno, l’obbligo degli anni dell’iniziazione cristiana, gli anni scout, le conferenze, gli incontri culturali…il passaggio in questo luogo sembra inevitabile per ciascuno. Ma cosa non passa in questo incontro? Perché ogni tanto è necessario richiamarsi alla cura per questo luogo? La comunità cristiana propone uno stile di vita che, se interiorizzato e amato, può diventare la struttura solida della persona, via per una vita felice e libera. Ma è veramente possibile vivere in questo modo? La vita di alcuni santi, ma anche quella di tanti cristiani ci fa dire di si…ecco le possibilità alle quali aprire la nostra vita: - la preghiera: il continuo sguardo a Dio e alla vita di Gesù dona speranza e forza di agire in nome della Verità e non degli interessi personali…certo vivere la preghiera è tutt’altro che facile! Leggere la Parola di Dio e cercare di renderla fonte di cambiamento, vivere la fedeltà della preghiera e tentare di fidarsi di un Dio che non si vede non è immediato. Richiede tempo e perseveranza, forza anche dove non la si percepisce spontaneamente. Solo nel cammino di una Chiesa che racconta, che accompagna e che spinge ad agire con coraggio si può pensare realmente a una proposta di questa portata. - la condivisione: la scelta di frequentare seriamente la comunità cristiana porta a sentire nella propria vita la ricchezza della presenza dell’altro con la sua simpatia, con la forza di un’amicizia, con il calore dell’affetto. Spinge a condividere quello che abbiamo di bello. Allo stesso tempo rende evidente anche tutta la fragilità che ci caratterizza…le aspettative sugli altri, le domande inopportune, la paura di non essere all’altezza, il peso della responsabilità. Ma anche qui la costanza di partecipare e il continuo ritorno al senso della comunione cristiana rendo possibile il passo in più. - il servizio: da un’esperienza di fede personale e di condivisione non può che nascere il desiderio di spendere un gesto di amore gratuito per il bene di tutti, in particolare di chi ha bisogno, o di chi è solo. Scoprire che pensare solo a se stessi impoverisce credo ci porti a muovere il grande passo di cercare un’azione per l’altro sempre più purificata dal bisogno di sentirsi vivi o buoni. Preghiera, condivisione e servizio nascono si nell’esperienza della comunità cristiana, ma non si fermano qui. Piergiorgio Frassati sintetizzava questo nella frase “Non vivacchiare ma vivere”, don Bosco nel motto “buoni cristiani e onesti cittadini”. Si entra in oratorio alle elementari affacciandosi alla vita e ci si ritrova, a patto di vivere un confronto serio con la fede e l’altro vicino, come adulti stabili e pronti per essere anima di tutti i luoghi che la vita da genitori, studenti e lavoratori porterà ad affrontare. Una prospettiva che richiama tutti a una cura diversa di questa esperienza: -animatori siate testimoni gioiosi e travolgenti della fede! -educatori fate alzare lo sguardo verso l’Oltre che da senso allo stare insieme e a una vita impegnata, -genitori “urlate” l’importanza di un’esperienza umana caratterizza dalla fedeltà, dall’amore e a volte dalla fatica. …sembra poco?! Visto così non è più un luogo con semplici attività per il tempo libero… Leda Mazzocchi 17 DOMENICHE INSIEME IN ORATORIO: ASCOLTO, GIOCHI E FRATERNITA’ L'anno della fede si presenta come una straordinaria occasione di grazia per tutte le famiglie chiamate ad intensificare o a ritrovare la via della preghiera. Il coinvolgimento dei genitori negli itinerari di iniziazione cristiana che si attuano nelle parrocchie è un dovere che si rivela prezioso. La responsabilità della fede dei figli e della loro introduzione alla vita cristiana può essere occasione di rinascita della propria. Queste parole espresse nella lettera del nostro Arcivescovo Alla scoperta del Dio vicino, sono state il fondamento delle domeniche insieme organizzate dai nostri sacerdoti durante il periodo d' Avvento con i bambini dell'iniziazione cristiana. In queste domeniche si sono voluti coinvolgere non solo i bambini e le loro catechiste ma anche tutte le loro famiglie. È stato il primo anno in cui si invitavano anche i genitori a partecipare al pranzo in oratorio e poi al momento di riflessione tenuto da don Piero nel In cammino... pomeriggio, specifico per i genitori, All'inizio l'organizzazione di questi momenti appariva non semplice, chi cucinava? Quanti bambini ma, soprattutto, quanti genitori sarebbero stati presenti al pranzo? Poi, grazie all'esperienza delle nostre cuoche e della collaborazione di tutte le catechiste tutto si è risolto molto bene. I genitori hanno risposto numerosi a questa iniziativa, partecipando al pranzo, ponendo domande e mettendosi in discussione, soprattutto, nel momento di riflessione del pomeriggio che li coinvolgeva direttamente. Credo sia stata un'esperienza molto positiva, sia per il gruppo delle catechiste che si è trovato a collaborare in modo più stretto, sia per i genitori che si sono sentiti accolti e voluti bene da parte di don Andrea e di don Piero. Inoltre hanno visto, re- Vita dell’Oratorio stando lì nel pomeriggio come l'oratorio dobbiamo pensare solamente ai giochi da propossa essere un luogo bello e ricco di ri- porre, è anche un’occasione per stare insieme e passare una serata in compagnia. sorse per i loro figli. Renata Sanvito(una catechista) “La fede rafforza quando viene offerta agli altri.” …queste parole dicono bene quello che sto vivendo in questi mesi. Nelle domeniche di Avvento, Giulia Rovedatti(un’animatrice) all’oratorio di Gavirate, durante i ritiri in preparazione al Natale dei bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie, noi adolescenti del gruppo “animazione” ci troviamo per ravvivare i pomeriggi con giochi, balli e tornei di calcio. Per organizzare le varie attività, ci riuniamo il sabato, ma oltre ad essere un momento in cui 2 GIORNI SECONDA MEDIA “ Li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera” - Is 56,7- “Una casa anche per te”: questo è lo slogan che è stato scelto per rappresentare la due giorni, pensata e organizzata per i ragazzi di seconda media dei gruppi preadolescenti presenti nel nostro Decanato. 40 vivaci ragazzi e 5 educatori, , provenienti dalla nostra Comunità, Cocquio, Monvalle e Laveno, accompagnati da Don Paolo e Don Andrea, hanno condiviso un fine settimana all’insegna dell’amicizia, della preghiera, del divertimento e della cultura visitando dapprima Bergamo, poi Sotto il Monte ed infine Caravaggio. Filo rosso delle nostre giornate è stata la figura di Giovanni XXIII, il papa Buono, che come ci ha ricordato il parroco del PIME, presso la casa natale del Papa, ha consegnato a ognuno di noi un mandato: tornare a casa e portare ai nostri cari la Sua carezza carica di amore e pace, proprio come aveva detto in apertura del Concilio Vaticano II. Penso che nemmeno noi educatori avremmo immaginato due giorni così densi di esperienze e di gioia e, personalmente non avrei immaginato che bastassero meno di 48 ore per creare un gruppo così variopinto di diversità, eppure così unito. Visitando la prima chiesa, a Bergamo Alta, Don Paolo ha fatto scegliere ad ognuno dei ragazzi un oggetto presente nell’edificio (candelabri, quadri, statue, tendaggi e persino carrucole …), facendo notare che senza solo una di quelle cose, la chiesa non sarebbe stata la stessa. Allo stesso modo la Chiesa, con la c maiuscola, senza anche solo uno di noi, non sarebbe ugualmente bella. La S. Messa dell’Immacolata è stata celebrata in una chiesa decisamente moderna, che, al di là dei giudizi soggettivi sulle scelte architettoniche di chi l’ha pensata, ci ha riportato alla mente una stupenda verità: invece di avere una cupola esterna, infatti, dal soffitto scendeva una cupola interna, a segno di un Dio che non solo desidera essere raggiunto dagli uomini (significato della cupola che si protende all’esterno verso l’alto), ma desidera soprattutto farsi vicino, sino a condividere il nostro essere di carne e ossa. Inoltre la cupola interna aveva le sembianze di un enorme occhio divino, puntato dritto sull’altare. Un grande GRAZIE và ai ragazzi, che hanno saputo farcire di entusiasmo e buon senso le giornate, mantenendo un clima serio e consapevole durante le preghiere, aprendosi alla conoscenza reciproca senza riserve, e mettendosi in gioco con allegria nei momenti di divertimento. Sara Arrigoni 18 In cammino... Vita dell’Oratorio LA BELLA E LA BESTIA IL MUSICAL UNA BELLEZZA CHE CONQUISTA: GIA’ DUE REPLICHE E PRESTO IN ALTRI PAESI Sarebbe troppo facile dire che fare teatro è divertente, affermare che è stato rapito da una Bellezza inusuale e che hanno deciso di seguirla mettendosi in gioco e in discussione in un campo totalmente nuovo. Dopo l’esperienza di “Aggiungi un posto a tavola”, questa Bellezza, ammirata attraverso la forza del teatro, ci ha colpito e spinto verso un’altra avventura: cambia la forma ma non la sostanza. Tutti insieme ancora una volta per un progetto più grande, in tutti i sensi. L’allestimento del musical di Broadway ”La Bella e la Bestia”. Il nuovo progetto è stato molto stimolante e lo abbiamo affrontato con la certezza che attraverso questa strada avremmo potuto ricevere in dono ancora moltissimo. Ma ecco le parole di chi lo ha vissuto per la prima volta… “L'avventura del musical è stata innanzitutto un' esperienza di Grazia; in primo luogo perché è arrivata in maniera inaspettata, in seguito alla proposta di alcuni amici che avevano già fatto parte dello spettacolo precedente. In seondo luogo, se- guendo e cercando di imparare quanto ci veniva insegnato durante le prove, ha permesso di mettermi in gioco completamente nella realizzazione di qualcosa di bello. E da tutto questo cosa è nato? Un' amicizia che mi ha legato di più alla nostra compagnia, che non è altro che una piccola parte di una compagnia, che non è altro che una piccola parte di una realtà più grande, cioè la Chiesa. Per me in questi mesi tornare a casa il weekend e rivedere le facce dei miei amici ha voluto significare esattamente questo.” Federico Napoletano (un giovane educatore) L’esperienza del Musical è servita per imparare a stare con se stessi e con gli altri. Il Musical ci ha fatto crescere, ci ha responsabilizzato. Essere sul 19 palco è un’esperienza favolosa, ed è un’emozione immensa trovarsi di fronte a tutta quella gente. I loro sorrisi e i loro applausi riempiono i nostri cuori di gioia. E’ stata un’avventura sicuramente non facile, la nostra fatica è servita per allargare la nostra famiglia. Ripeterei questa esperienza altre cento volte. Mi piacerebbe trasmettere l’atmosfera che si vive dietro le quinte non ho più parole per descrivere questa magia, vi invito calorosamente a vedere lo spettacolo dopo di che lascio la sentenza del mio racconto. Andrea Rovedatti (una ragazza del gruppo delle medie) Come adulto, ma soprattutto come padre la condivisione di questa esperienza con mia figlia Andrea mi ha portato ad una crescita umanamente interiore. Consiglio a tutti di poter condividere il tem po con i propri figli. Questa possibilità datami mi ha permesso di divertirmi, credo, di aver fatto divertire, di portare un aiuto a persone bisognose, cosa non da poco in questo periodo. Diego Rovedatti (un papà) In cammino... Il Editoriale s u m l a ic Buon Natale a tutti ! Noi ci siamo e tu? La comunità scrive a ciascuno di noi, e attende una risposta. Ognuno ha i suoi talenti e la possibilità di dare il suo contributo compatibile con le sue disponibilità. La comunità offre numerose possibilità a chi si vuole impegnare per aiutare chi è nel bisogno, per offrire aiuto e assistenza o facendo alcuni servizi, ma pochi si offrono come volontari. Per cominciare segui ogni settimana le attività della comunità su www.decanati.it, iscriviti alla lista della posta elettronica scrivendo a [email protected] e sottoscrivi il tuo abbonamento per l’anno 2013 al bollettino della comunità abbinato alla rivista: Il segno. 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Quest’anno una delle bimbe, Kith Asly Gonba, è andata lontano dalla missione per cui ne abbiamo adottata un’altra: Doubassou Djobontassou, ha 7 anni e ha 3 fratelli e una sorella. 20