Il coraggio e le idee.
Pilo Albertelli docente a Livorno
tra il 1932 e il 1935
di Paolo Zanetti
Coordinamento iniziative in onore di Pilo Albertelli
Livorno, 28 Novembre 2008
Provincia di Livorno
Comune di Livorno
con ANPPIA - ANPI - ANEI
Supplemento a
CN – COMUNE NOTIZIE
n. 64 luglio-settembre 2008
Aut. Tribunale di Livorno n. 400 dell’1-3-1984
Coordinamento iniziative:
Staff Gabinetto del Sindaco
U. Cerimoniale e relazioni istituzionali
Coordinamento editoriale e grafico:
Ufficio Comunicazione ed Editoria
Redazione:
Piazza del Municipio 1 – 57123 Livorno
e-mail: [email protected]
http://www.comune.livorno.it
Foto e Iconografia:
CLAS - Archivio Storico del Comune di Livorno
Immagini dal volume Pilo Albertelli - Una vita per la libertà.
Da Parma alle Fosse Ardeatine, Istituto Comprensivo
“Albertelli - Newton”, Parma, Ed. M,68, 2005, p.g.c.
Grafica, fotolito, impaginazione e stampa:
Benvenuti e Cavaciocchi, Livorno
Finito di stampare nel mese di novembre 2008
A sessantacinque anni dalla fine del fascismo e dagli eventi che diedero origine alla
Resistenza, la conservazione di una memoria viva e non retorica di quel passaggio
cruciale, fondamento della libertà e della convivenza democratica del nostro Paese,
resta un tema essenziale e attualissimo.
Ricordare oggi la figura di Pilo Albertelli, combattente contro l’oppressione nazista
e martire delle Fosse Ardeatine, che visse e insegnò a Livorno dal 1932 al 1935
agli esordi della sua carriera di docente, risponde alla necessità di mantenere
l’impegno perchè l’eredità e il significato della Resistenza, attraverso l’esempio di
coloro che ne furono strenui protagonisti, permangono nel tempo come patrimonio
di valori condivisi anche per le nuove generazioni.
Alessandro Cosimi
Sindaco di Livorno
Giorgio Kutufà
Presidente della
Provincia di Livorno
3
Tutti a Livorno conoscono la via Pilo Albertelli, tranquilla strada che costeggia
il muro di cinta del parco di Villa Fabbricotti. E tutti sanno che in fondo a quella
via c’è, ormai da più di cinquant’anni, una scuola elementare che porta lo stesso
nome.
Ma quanti sanno dell’uomo Pilo Albertelli, del suo contributo agli studi filosofici,
della sua attività di docente svolta anche in questa città, del suo strenuo impegno in
difesa degli ideali di libertà e giustizia e del suo sacrificio in nome di quei valori?
Queste domande mi sono posto qualche tempo fa. E ho pensato che fosse necessario fare qualcosa perché attraverso la conoscenza della vicenda di Albertelli, morto a soli 37 anni alle Fosse Ardeatine per mano dei nazisti nel 1944 e Medaglia
d’Oro per la Resistenza al nazi-fascismo, si potesse contribuire a mantenere nitida
la memoria di quei tragici eventi.
Volevo dunque cercare di conoscere qualcosa di più su Pilo Albertelli. Il passo iniziale è stato di rivolgermi all’A.N.P.I., che mi ha fornito le prime notizie e mi ha indirizzato alla sede di Parma dell’Istituto Storico della Resistenza. Ho così saputo,
grazie alla cortesia del suo Presidente Marco Minardi e al materiale a stampa che
mi ha inviato, che Albertelli aveva vissuto all’inizio degli anni Trenta a Livorno ed
aveva insegnato al Liceo Classico “Niccolini-Guerrazzi”, che era stato un filosofo
e uno studioso, ma anche uno dei fondatori del Partito d’Azione e un combattente
alla testa delle formazioni di Giustizia e Libertà sin dall’8 settembre del 1943.
Ho infine conosciuto Guido Albertelli, il maggiore dei due figli di Pilo. Da lui ho
avuto ulteriori informazioni sulla vita del padre e ne ho apprezzato l’impegno costante per conservare e tenere vivo il ricordo di quegli atroci avvenimenti, affinché
le efferatezze compiute non abbiano a ripetersi e prevalgano i valori democratici e
il rispetto tra gli esseri umani.
Mi è venuto in mente, allora, che si sarebbe potuta creare una occasione, anche a
Livorno, per commemorare adeguatamente Pilo Albertelli.
Voglio qui ringraziare, personalmente e a nome dell’A.N.P.P.I.A., il Comune e la
Provincia di Livorno, la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno e la Unicoop Tirreno per aver mostrato grande sensibilità ai temi proposti ed aver dato pieno e
immediato appoggio al progetto.
Ne è scaturita una iniziativa articolata in vari aspetti: lo scoprimento di due lapidi
in memoria di Pilo Albertelli: una nella scuola a lui intitolata e l’altra nel Liceo Clas-
4
sico dove insegnò fra il 1932 e il 1935; un incontro di approfondimento sulla sua
figura con la partecipazione di alunni e studenti (che idealmente si prolungherà
nel 2009 con la visita alle Fosse Ardeatine per il sessantacinquesimo anniversario
dell’eccidio); infine, questo volume, con il quale si intende dare un ulteriore contributo all’approfondimento e diffusione della conoscenza sulla vita e sull’impegno
di Pilo Arbertelli, attraverso anche informazioni inedite relative al suo periodo
livornese.
La memoria, il continuo ragionamento, la diffusione dei valori di convivenza e
rispetto, l’esempio di chi scelse di opporsi alla sopraffazione e la barbarie rappresentano l’unico strumento per far sì che ciò che è accaduto non debba mai più
ripetersi.
Garibaldo Benifei
Presidente ANPPIA - Livorno
5
Ringrazio, anche a nome di mio fratello Sergio, tutte le Autorità comunali e
provinciali, gli Istituti scolastici e l’ANPPIA che hanno voluto organizzare la
commemorazione di Pilo Albertelli, professore nel Liceo Classico “Niccolini” di
Livorno più di settant’anni fa ed invitarci a partecipare. Sono commosso per questa
iniziativa della città di Livorno anche perché qui sono nato, qui mia madre mi
diceva di aver passato un periodo sereno e qui sono tornato nei primi anni ottanta
per un triennio, come presidente della STANIC.
Nel 1944, quando nostro padre fu ucciso, io avevo undici anni e mio fratello ne
aveva sette. Il modo di perderlo e la scarsa conoscenza, a quel tempo, del perché
diventammo orfani fu sicuramente un dramma che lasciò un segno profondo. Ma,
nel corso della vita, la malinconia si è spesso attenuata nel riscontrare che quella
perdita non era stata solo nostra, in quanto il ricordo di nostro padre era rimasto
vivo nel Paese e si rinnovava nelle memorie dell’Antifascismo e della Resistenza ed
in modo particolare nella scuola.
Nostro padre ha avuto dalle Istituzioni delle onoranze importanti e assai rare. Gli
sono state intitolate tre strade a Roma, a Parma e a Livorno e tre scuole nelle
stesse città. A Roma, dove esisteva il primo liceo statale costruito dopo l’unità
d’Italia, fu tolto nel primo dopoguerra il nome di un re (Umberto I) per titolare
l’Istituto ad un professore che aveva insegnato lì.
Pilo Albertelli fu un perseguitato politico, infatti a vent’anni fu arrestato per attività
antifasciste e condannato a tre anni di vigilanza speciale. Fu un filosofo, libero
docente di filosofia greca, autore di libri che ancora oggi sono consultati come
opere fondamentali. Fu un partigiano, comandante di tutte le formazioni armate
del Partito d’Azione a Roma durante l’occupazione nazifascista. Meritò la Medaglia
d’Oro per essere caduto per la libertà a 37 anni alle Fosse Ardeatine. Ma, se io
dovessi definirlo sinteticamente, fu professore.
Era, come attestano i suoi allievi del tempo, un professore fuori del comune. Un
insegnante di bell’aspetto, alto, con gli occhiali e con un dire professionale ed
affascinante ad un tempo. Un formatore di coscienze perché, nel trasmettere per
dieci anni dal 1931 al 1942, in modo semplice ed efficace, la conoscenza della
storia e della filosofia, la legava agli avvenimenti del tempo presente e, esaltando
i protagonisti del passato, gli ideali, le regole democratiche ed i sacrifici per
osservarle, condannava le dittature e promuoveva la necessità del cambiamento.
6
Le idee, che trasmetteva nelle aule con un comportamento coraggioso per un
sovversivo, com’era definito dalla polizia segreta fascista che lo
controllava
sempre, convinsero decine di suoi giovani liceali che lo amavano ad entrare nella
lotta clandestina a Roma. Molti furono vicini a lui nelle formazioni di Giustizia e
Libertà, nella difesa di Roma a Porta S. Paolo, nella distribuzione della stampa
clandestina, negli attentati ai tedeschi, nel trasporto di armi per i partigiani. Alcuni
di loro ne imitarono il silenzio sotto le torture nei luoghi segreti nazifascisti, dove
le grida ed i lamenti rimanevano indelebili entro quelle mura di dolore.
Pilo Albertelli concluse il suo apostolato con la morte, massimo esempio di verità
dei valori per i quali aveva improntato la sua vita e i suoi insegnamenti. Anche in
anni recenti ho visto piangere suoi ex alunni solo a sentire il suo nome. Noi figli
non possiamo che ringraziare di cuore la città e le scuole, centri fondamentali della
formazione democratica, che oggi lo ricordano.
Guido Albertelli
7
A lato:
Battaglia delle Ardenne
Certificato di veterano e
relativo stemma
8
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a
Livorno tra il 1932 e il 1935
“Le concezioni morali, invece che possesso, sono conquista; e (…) questa
conquista noi dobbiamo operare continuamente nel nostro animo”
Pilo Albertelli
I - Il “sovversivo”
In un dispaccio telegrafico del 12 ottobre
1932 inviato dalla Questura di Roma alla
Direzione Generale di Pubblica Sicurezza
del Ministero dell’Interno, si legge:
“[…] Il noto antifascista prof. Albertelli Pilo, avendo vinto di recente il
concorso per insegnante di Filosofia, è
stato destinato a Livorno, alla cui volta è
partito il 9 corrente. È stato segnalato a
quella R. Questura per la vigilanza”1.
Era con queste credenziali di “ex ammonito politico” che il venticinquenne Pilo
Albertelli dava inizio alla sua carriera di
insegnante titolare della cattedra di Filosofia e Storia con la sua prima assegnazione al Liceo Classico livornese “Niccolini - Guerrazzi”.
Ottenere quel posto di “professore straordinario” non era stato affatto facile.
Non solo (e non tanto) per le difficoltà
dei concorsi (ne sostenne tre in totale:
una prima prova a Modena e due altre
a Roma), quanto per i pesanti effetti
del provvedimento di ammonizione che,
emanato nei suoi confronti dopo l’arresto del 1928 per “antifascismo militante”, lo aveva costretto a sottostare ai
rigidi vincoli della sorveglianza speciale
e in particolare a dipendere, in molti e
importanti aspetti della vita pratica, dal
giudizio, le concessioni o i “nulla osta”
dell’autorità di pubblica sicurezza.
In due diverse lettere scritte nell’estate
del 1930, poco dopo la laurea in Filosofia, all’amico Vittorio Enzo Alfieri, Albertelli aveva espresso, in alcune brevi
frasi, tutte le sue incertezze per il futuro,
a cominciare dai dubbi sul fatto che gli
fosse concessa la possibilità stessa di
partecipare alle prove d’esame:
“Darai poi i concorsi? […] Io non
so se potrò o vorrò concorrere: non vedo
proprio cosa potrei fare ora che ho finito
questa benedetta Università”
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
9
Sotto:
1932 - Segnalazione della
Questura di Roma alla
Direzione Generale di
Pubblica Sicurezza
(Min. Interno) sul
trasferimento di
Pilo Albertelli a Livorno
dopo l’assegnazione della
cattedra al Liceo Classico
“Niccolini Guerrazzi”.
“Tu cosa fai? Ti starai affannando
per i concorsi […]; preferisci sobbarcarti questa fatica che tutti descrivono come
tremenda? Poi, già, col pericolo che sorgano quelle difficoltà che ben sappiamo?”2.
E anche dopo la fine del periodo effettivo di vigilanza speciale (prima stabilito
in tre anni, poi ridotto a due), egli aveva
dovuto subire continui e invadenti pedinamenti e notevoli limitazioni alla sua
vita privata.
Per dare un’idea dell’occhiuta sorveglianza cui Pilo era soggetto insieme all’intera
sua famiglia, basterà citare il contenuto
di un telegramma della Prefettura di Parma, dell’agosto 1931, in cui addirittura
si comunicava al Ministero dell’Interno
che “gli oppositori Albertelli Pilo di Guido
e Albertelli Guido (padre)” erano “giunti
a Bedonia [non distante da Borgotaro,
sull’Appennino Tosco-Emiliano, n.d.a.]
provenienti da Roma per villeggiatura”3.
D’altronde, solo pochi mesi prima, con
una lettera al Ministero dell’Interno in cui
motivava la richiesta di un allentamento
della morsa dei controlli e dei divieti, lo
stesso Albertelli aveva tracciato un quadro preciso della sua difficile condizione
di “sovversivo”:
“Il sottoscritto, trascorso questo
periodo [ossia i due anni di ammonizione, n.d.a.] senza dare mai luogo a nessuna osservazione da parte dell’Autorità,
e conseguita nel frattempo la laurea in
filosofia, dovette pensare di assolvere i
suoi doveri militari.
Richiesto il certificato di buona
condotta allo scopo di diventare allievo
ufficiale, se lo vedeva rifiutare.
Presentatosi di conseguenza come
soldato semplice, gli veniva assegnata
una licenza per convalescenza.
Di lì a poco, chiamato per una supplenza di filosofia e storia in Formia, fu
sottoposto a una sorveglianza così in-
10
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
tensa e indiscreta da divenire ben presto
noto nel paese come un sovversivo pericoloso: non solo, ma si fecero direttamente delle pressioni perché egli venisse
allontanato.
Ora, trovandosi alla vigilia dei concorsi per una cattedra nelle scuole medie,
e nel timore che anche in questa occasione gli venga rifiutato il certificato di buona
condotta, ha creduto bene di esporre tutti
i suoi precedenti, perché si veda se veramente questi sono tali da comportare da
parte dell’Autorità una reazione così viva
che gli rende impossibile esplicare tranquillamente la sua attività di studioso.
Ora che egli non si interessa in nessuna guisa di questioni politiche, domanda all’E. V. di essere cancellato dalla lista
dei sovversivi” 4.
Ma dalla Questura di Roma, il 22 maggio
successivo, era giunto un secco parere
contrario all’accoglimento dell’istanza:
“Da informazioni assunte sul conto del
Dottor Albertelli Pilo - si dichiara nella
comunicazione inviata alla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza - è risultato
che il medesimo continua a professare
principi antifascisti”. Non solo, ma egli,
“nell’istesso giorno in cui giunse a Formia” per l’incarico di supplenza al Liceo
Vitruvio “fu notato subito in compagnia
del noto antifascista Paone Mario, col
quale strinse amicizia, trattenendosi con
costui fino all’ora tarda della sera, per
cui in paese fu subito conosciuto come un
oppositore al Regime”5.
Anche la semplice presenza fisica alle
prove concorsuali era resa complicata
dai pedinamenti e dai conseguenti disagi
che questi gli provocavano. a Modena,
ad esempio, fu seguito continuamente
da due agenti “i quali si trattennero ad
attenderlo sulla soglia dell’Istituto nel
quale stava svolgendo gli esami” 6.
Ma prima di riuscire a ottenere quantomeno una attenuazione delle misure
di controllo dovette passare ancora del
tempo. Dopo che egli era risultato vincitore del concorso nazionale svoltosi a
Roma nel 1932, anche il senatore parmense Agostino Berenini (figura autorevole, già ministro della Pubblica Istruzione nel governo Orlando tra il 1917
e il ’19, nominato in Senato nel 1921,
aderente all’Unione democratica) aveva
segnalato il suo caso al Questore: Albertelli, affermava Berenini, è persona che
“ha dimostrato anche nei vari concorsi
quanto sia degna” e adesso che “è in attesa di scegliere il posto che gli offrirà il
Ministero della Pubblica Istruzione, è […]
assolutamente necessario che egli sia
sottratto alla sorveglianza”.
Solo il 13 agosto 1932 la Direzione di
Pubblica Sicurezza, richiesta di un nuovo parere in merito all’Albertelli da parte
del Ministero dell’Educazione Nazionale
“prima di assumerlo in servizio come vincitore di concorso”, espresse finalmente
un cauto consenso, da un lato esprimendosi favorevolmente all’assunzione,
ma dall’altro rimarcando con pervicacia
l’opportunità di mantenere e proseguire
l’azione di vigilanza:
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
11
Sotto:
8 ottobre 1932 - Telegramma
del Ministero dell’Educazione
Nazionale al Liceo Classico
di Livorno in cui si comunica
l’assegnazione della cattedra
di Filosofia e Storia.
“Si esprime parere favorevole per
l’assunzione in sevizio del Prof. Pilo Albertelli, vincitore del concorso a cattedre
di filosofia e storia nei licei classici.
Questo Ministero si riserva, però,
di controllare l’opera e l’attività dell’Albertelli dal punto di vista politico”7.
Dopo il faticoso via libera da parte del
Ministero dell’Interno, la nomina in ruolo
era giunta finalmente il 7 ottobre 1932
(come si legge dall’annotazione sullo
stato di servizio), cinque giorni prima del
dispaccio della Questura citato all’inizio.
La comunicazione al Liceo Classico di Livorno dell’assegnazione della cattedra di
Filosofia e Storia fu data per via telegrafica il giorno successivo:
“Professore Albertelli Pilo est assegnata cattedra filosofia et storia codesto
Istituto et dovrà presentarsi giorno 10 ottobre 1932.
Pregasi assicurare telegraficamen-
te questo Ministero - Direzione Generale
Istruzione Media Classica Scientifica et
Magistrale - presentazione detto professore”8.
Il 10 ottobre il Preside Francesco Guerri fece a sua volta dettare un telegramma (di cui resta la minuta) con il quale
si assicurava il Ministero circa l’avvenuta
presa di servizio: “Albertelli Pilo professore filosofia et storia presentatosi oggi
assumere cattedra”.
Puntuale, quindici giorni dopo, la segnalazione giunta al Casellario politico
centrale dalla Prefettura di Livorno: “Il
sovversivo Albertelli Prof. Pilo di Guido,
ex ammonito politico insegnante nel locale Regio Liceo Classico, abita in questa
città, in corso Amedeo n. 43, al piano terreno. Sullo stesso è stata disposta opportuna sorveglianza”9.
Quando Pilo Albertelli si presenta al Liceo “Niccolini-Guerrazzi”, quel 10 ottobre 1932, per dare inizio al suo triennale periodo di insegnamento livornese, è
dunque ritenuto un sovversivo dal regime ed è ancora sorvegliato con scrupolo; ma egli è anche un giovane studioso,
appassionato della filosofia degli antichi
e impegnato nelle vicende del presente,
che proprio a Livorno consoliderà i propri
interessi di ricerca, comincerà a maturare le sue idee pedagogiche e a formarsi
come competente educatore.
12
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
II - Da Parma a Roma a Livorno
Pilo Albertelli nacque a Parma il 30 settembre 1907, quarto e ultimo figlio di
una famiglia della borghesia cittadina. La
madre Angiolina Gabrielli aveva studiato all’Università di Bologna con Giosué
Carducci, del quale fu per qualche tempo
assistente prima di dedicarsi all’insegnamento dell’italiano alle Scuole Magistrali
parmensi.
Il padre Guido era ingegnere civile, orgoglioso “di essersi fatto da sé, con la
forza del suo ingegno e la tenacia del suo
carattere”10 e a dispetto delle proprie
modeste origini. Repubblicano, socialista riformista, cultore degli ideali risor-
gimentali, volle imporre per nome ai tre
figli maschi il cognome di altrettanti patrioti garibaldini: Nullo (Francesco, che
seguì Garibaldi in Sicilia e in Aspromonte
per poi prendere parte alla lotta di liberazione della Polonia), Nievo (Ippolito,
l’autore delle Confessioni di un italiano,
distintosi a Calatafimi e Palermo) e appunto Pilo (Rosolino, siciliano, amico di
Pisacane e Mazzini, caduto durante gli
scontri con l’esercito borbonico per la
conquista di Palermo nel 1860).
Deputato del Partito Socialista per tre legislature nel periodo 1900-1921, Guido
Albertelli si schierò sia contro la guerra
di Libia nel 1911, sia contro la partecipazione dell’Italia alla Grande Guerra, in
A lato:
La famiglia Albertelli nel
1908. Pilo è il più piccolo, in
braccio al padre.
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
13
quella fase di acceso scontro politico e
sociale che, tra il 1914 e il 1915, agitò
la nazione e ne precedette l’intervento a
fianco della Triplice Intesa.
I primi anni ’20 segnarono una drammatica svolta per la famiglia Albertelli. Nel
clima di violenze e sopraffazioni compiute dai fascisti in tutto il Paese (e in
particolare ai danni di sedi ed esponenti
socialisti), due furono gli episodi più negativi per Guido, Angiolina e i loro figli.
Il primo accadde nell’agosto del 1922,
quando lo studio di Guido in borgo Tommasini venne devastato e incendiato dalle squadre di Italo Balbo, calate a Parma
in massa per una serie di spedizioni punitive in seguito alle cinque giornate di
manifestazioni di piazza (le “Barricate”)
in opposizione al movimento fascista.
Il secondo episodio è invece del novembre del 1925: l’abitazione degli Albertelli
in via Saffi venne saccheggiata e distrutta dalla furia dei fascisti non appena si
era diffusa la notizia del fallito attentato
a Mussolini.
Non c’era altro da fare che lasciare Parma. L’orientamento democratico di entrambi i coniugi, il lungo impegno politico
e istituzionale di Guido nelle file socialiste, la sua opposizione esplicita al fascismo, che proprio in quegli anni, dopo la
crisi successiva al delitto Matteotti, andava rinsaldando il potere e costruendo
le fondamenta del regime, esponeva la
famiglia, e tanto più nel ristretto ambito
di una città di provincia quale era Parma,
a rischi troppo elevati.
14
Gli Albertelli si trasferirono quindi a
Roma, in via Dandolo, non senza che tale
spostamento fosse segnalato alla Questura per le solite pratiche di vigilanza11.
Pilo Albertelli, proprio in quel 1925, aveva concluso gli studi liceali al “Romagnosi” di Parma. Grazie all’insegnamento di
Vladimiro Arangio Ruiz (che, tra l’altro,
era stato maestro di Carlo Michesltaedter
all’Istituto di studi superiori di Firenze) e
alle lezioni del suo quasi coetaneo Vittorio Enzo Alfieri, cominciò a crescere in lui
l’interesse per la riflessione filosofica e
politica, che trovò motivazioni e stimoli,
oltre che nei testi dei pensatori antichi
(e in particolare di Platone), nella lettura delle opere di Gentile e Croce, dello
stesso Michelstaedter e di Gobetti.
è in questi ultimi anni di liceo che hanno
origine le sue future convinzioni ideologiche e politiche: l’avversione al fascismo
(nonostante l’influsso gentiliano) in nome
della verità, della libertà e dell’autonomia di pensiero; la missione pedagogica
dell’intellettuale; il ruolo di altissima rilevanza etica del filosofo, chiamato a dar
senso e significato al multiforme snodarsi delle cose umane e della storia. Tutte
suggestioni, queste, che lo avvicinano al
liberalismo e che, per altro verso, lo distanziano dalle idee socialiste e dal pragmatismo positivista del padre Guido.
Dopo il trasferimento forzato, Albertelli
si iscrisse proprio in quel 1925 alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Roma.
E si trovò subito immerso nel pieno del
dibattito politico-culturale del tempo.
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
In quegli anni Gentile e Croce rappresentavano i principali punti di riferimento
del panorama intellettuale e filosofico
italiano; e fu proprio nel 1925, dopo un
lungo periodo di intensa collaborazione
(che aveva avuto nella rivista “La critica”
il suo luogo privilegiato) che si consumò
la definitiva rottura del sodalizio tra i
due, incrinatosi già nel 1923 con l’adesione di Gentile al fascismo.
I due contrapposti “Manifesti degli intellettuali” pubblicati a distanza di un mese
l’uno dall’altro (il 30 marzo quello fascista di Gentile, il 1° maggio quello antifascista di Croce) costrinsero i più - ed in
particolare i giovani che si erano formati
alla scuola dell’idealismo - ad una precisa scelta di campo.
è in questo contesto che Pilo Albertelli inizia il suo cammino universitario e,
nello stesso tempo, trasforma il suo generico impegno culturale in concreta attività politico-intellettuale. Ben presto, e
malgrado il fascino che su di lui (come su
molti studiosi suoi coetanei) esercitava
la figura di Gentile, che proprio a Roma
teneva in quegli anni la cattedra di Storia
della filosofia, egli entrò in sintonia con
quella ristretta area di studenti e docenti
liberali, ostili al regime, che in Benedetto
Croce avevano il loro riferimento ideale
e morale.
La sola citazione di un breve passo del
Manifesto crociano può dare l’idea di
quanto il suo contenuto venisse incontro
alle tensioni etiche e ideali di un giovane
come l’Albertelli:
“Per questa caotica e inafferrabile
“religione” [sostenuta dagli intellettuali
fascisti, n.d.a.] noi non ci sentiamo, dunque, di abbandonare la nostra vecchia
fede: la fede che da due secoli e mezzo
è stata l’anima dell’Italia che risorgeva,
dell’Italia moderna; quella fede che si
compose di amore alla verità, di aspirazione alla giustizia, di generoso senso
umano e civile, di zelo per l’educazione
intellettuale e morale, di sollecitudine per
la libertà, forza e garanzia di ogni avanzamento.
Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del Risorgimento, di coloro che per l’Italia operarono, patirono e
morirono; e ci sembra di vederli offesi e
turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri
avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda la loro bandiera”12.
Questa “professione di fede morale e politica”, come ha scritto Vittorio Enzo Alfieri, “conquistava in quegli anni quei rari
giovani che alla retorica del regime erano
rimasti refrattari”13.
Sostenuto dall’entusiasmo delle idee (ancor più dopo la pubblicazione nel 1928
della Storia d’Italia dal 1871 al 1915 di
Croce, in cui la vicenda nazionale postunitaria viene riletta in una prospettiva di
progressiva affermazione dell’idea di libertà), dal 1927 Albertelli partecipò alle
attività preparatorie e poi alla pubblicazione della rivista “Pietre”, che coinvolgeva, in una rete complessa di rapporti,
soggetti provenienti da aree ideologiche
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
15
eterogenee (socialista, democratica e liberale) e che vide la luce nel gennaio del
1928.
L’esperienza durò pochi mesi e “Pietre”
Sopra:
Foto segnaletiche di Pilo
Albertelli dopo l’arresto del
1928 - Questura di Roma.
uscì per soli quattro numeri. Dopo l’attentato del 12 aprile 1928 a Vittorio
Emanuele III, in visita all’esposizione di
Milano, dal quale il re uscì incolume ma
che costò la vita a una ventina di persone oltre a parecchi feriti, la repressione
anti-cospirativa fu durissima e generalizzata. L’ondata di arresti colpì anche
il gruppo di intellettuali che gravitavano intorno alla giovane rivista, ai quali
fu rivolta l’accusa, assolutamente falsa,
di aver promosso e sostenuto, con i loro
scritti, quell’attentato in Piazzale Giulio
Cesare14.
Pilo fu incarcerato per “antifascismo militante”, quindi condannato al confino dal
Tribunale Speciale ed ebbe poi commu-
16
tata la pena in ammonizione e tre anni di
sorveglianza. Trascorse in carcere circa
due mesi. Ci resta, di quel periodo, la
testimonianza di Ugo La Malfa, suo compagno di cella a San Vittore:
“Lo conobbi in una giornata piena
di sole, nel maggio 1928, alla stazione
di Roma […] ciascuno in mezzo a due carabinieri, ed eravamo un poco imbarazzati per le manette che ci stringevano i
polsi. Facemmo il viaggio insieme fino al
carcere di San Vittore a Milano. Dopo gli
interrogatori, fummo messi in una stessa
cella, io e lui. E passavamo il tempo giocando a scacchi parlando di filosofia e di
politica, del mondo, degli uomini e delle
cose” 15.
Nel 1930 Pilo discute la sua tesi di laurea (cui dà il titolo “Problemi di gnoseologia platonica”) con Guido Calogero, “il
suo più vero maestro” nel periodo universitario, con il quale “studiò Platone e
la filosofia eleatica, mostrandosi eccezionale discepolo per conoscenze filosofiche
e per il dominio del greco”16.
Il lavoro di stesura della dissertazione lo
aveva coinvolto completamente. Le difficoltà di misurarsi con i testi antichi, la
fatica dello studio e dell’argomentazione
diventano anche occasione per riflettere
su se stesso. Scrive in una lettera all’Alfieri dell’aprile 1930, un paio di mesi prima della fine degli studi:
“Sono come abbrutito dalle insormontabili difficoltà di questo enigmatico
Platone, sono diventato un ragionatore
ostinato, minuzioso, cavillatore”.
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
A lato:
Pilo Albertelli (in prima fila,
terzo da sinistra) al Liceo
“Tasso” di Roma - 1931-32.
E in un’altra missiva di agosto, scritta da
Bedonia alla fidanzata Amelia (“Lia”) De
Martino che aveva conosciuto all’università:
“Tutta la stanchezza di mesi e mesi
di lavoro mi gravano addosso fino a schiacciarmi. Fatica, pochi, pochissimi risultati,
stanchezza fisica ed intellettuale, disgusto
di ogni contatto col mio prossimo”17.
Della prima esperienza di insegnamento
di Pilo Albertelli al Liceo Vitruvio di Formia si è in parte già detto. Tra il gennaio
e il marzo del 1931 (come si legge nel
suo scarno stato di servizio compilato a
cura del Liceo Classico di Livorno al momento dell’assunzione) fu chiamato a sostituire il docente titolare Luigi Bandini,
in congedo per malattia. Tra gli allievi di
quei brevi mesi c’era Pietro Ingrao, che
ha lasciato di lui un vivido ricordo:
“Quando giunse da Roma quel
supplente che sembrava assai giovane
lo guardammo con curiosità, come misurarlo. Era di figura alta: magro, con
viso assorto […]. Misurava le parole con
una certa lentezza e spesso non esitava
a correggersi esplicitamente e a ricominciare da capo […]. Ciò era assolutamente
nuovo per noi: in nessun altro insegnante
avevamo visto atteggiamenti di verità di
questo genere” 18.
L’anno scolastico successivo Pilo ebbe
un incarico al Liceo “Tasso” di Roma dal
6 dicembre 1931 fino al termine delle le-
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
17
Sopra:
Verbale di “promessa” di Pilo
Albertelli dopo l’assunzione
in servizio presso il Liceo
Classico di Livorno
22 novembre 1932.
zioni. Ne resta una foto con la classe III
B e una affettuosa dedica dei 24 allievi
“all’ottimo professore Pilo Albertelli”19.
III - Gli anni al Liceo Classico di Livorno
(1932-1935)
Dopo l’assunzione e la destinazione al
Liceo Classico di Livorno, il 22 novembre
1932 Albertelli pronuncia la formula di
“promessa di diligenza, di segretezza e
di fedeltà ai propri doveri” prevista per
i neoassunti insegnanti “straordinari” e
ne firma il relativo verbale alla presenza del Preside Guerri e di due colleghi
docenti ordinari, Gabriele Nigro e Athos
Mainardi.
18
In dicembre si sposa con Lia (nello stato
di servizio il dato è puntualmente annotato: “dal 27 dicembre 1932 ammogliato
- Amelia De Martino”), non senza incorrere in qualche bega burocratica, però,
come si ricava dal telegramma che Pilo
invia al Liceo “Niccolini-Guerrazzi” il 3
dicembre 1932 (era un sabato) nel quale
comunica l’impossibilità di presentarsi in
servizio il successivo lunedì (5 dicembre)
a causa di una “mancata vidimazione documento matrimonio”20.
Scarne sono le notizie su Pilo nei tre anni
di permanenza a Livorno, in cui dovette
svolgere il suo insegnamento con il rigore,
l’impegno e la generosità abituali e durante i quali, tra l’altro, anche Carlo Azeglio
Ciampi fu allievo del medesimo Liceo.
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
A sinistra:
Lia De Martino e Pilo
Albertelli nel giorno del
matrimonio (Roma, 1932).
A lato:
Lia De Martino Albertelli e il
figlio Guido nel 1934.
Le poche notizie che si hanno a disposizione testimoniano del doppio filo lungo
cui si dipana la sua esistenza in quegli
anni: da un lato, gli affetti familiari e le
preoccupazioni pratiche di garantirsi serenità e stabilità e, dall’altro, la passione
per lo studio, gli interessi culturali, l’esigenza di continuo approfondimento.
Nell’ottobre 1933 nasce il primo figlio
di Lia e Pilo, che verrà chiamato Guido,
come il nonno paterno.
Tre mesi prima, con riluttanza ma obbedendo ad un necessario senso di responsabilità, Albertelli aveva dovuto iscriversi
al partito fascista. La scarsa credibilità
“pubblica” del suo atto non sfuggiva alle
autorità di polizia, se è vero che in una
comunicazione del dicembre 1934 del
Questore di Livorno al collega di Roma
si legge:
“[…] Pur accettando per vero il
nuovo orientamento politico dell’Albertelli verso il Governo nazionale, iscrivendosi
egli al Partito Nazionale Fascista sin dal
luglio 1933, occorre, però, tenere presente che egli è figlio e fratello di noti oppositori al Regime.
Lo stesso, inoltre, non ha dato alcuna prova di ravvedimento politico. Ciò
premesso, ritengo opportuno, almeno per
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
19
Sotto:
Marzo 1935 - Il Provveditore
agli Studi autorizza
Pilo Albertelli a svolgere
lezioni di filosofia e
pedagogia presso l’Istituto
Sacro Cuore di Livorno.
ora, di soprassedere dall’avanzare proposte di radiazione dal novero dei sovversivi in di lui favore” 21.
Ma le necessità familiari richiedevano, come si è detto, anche la ricerca di
tranquillità economica. E così Albertelli
dapprima si impegna in lezioni private,
poi chiede ed ottiene dal Ministero l’au-
torizzazione a svolgere alcune ore settimanali di insegnamento presso l’Istituto
parificato Sacro Cuore di via Cecconi a
Livorno:
“Il Ministero - si legge nella lettera
inviata dal Provveditore agli Studi di Firenze al Preside del Liceo livornese il 12
marzo 1935 e ivi conservata - veduto il
parere favorevole di questo Ufficio, consente, in via eccezionale, che durante il
corrente anno scolastico il Prof. Albertelli
Pilo assuma l’incarico dell’insegnamento
di filosofia e pedagogia per 10 ore settimanali nell’Istituto magistrale parificato
del S. Cuore di codesta città.
Di tale autorizzazione dovrà tenersi
conto nel caso che il predetto insegnante
dovesse chiedere l’autorizzazione per impartire lezioni private”.
è in questo quadro che si colloca la lettera inviata da Livorno all’Alfieri nel settembre 1934, in cui Albertelli scrive: “La
necessità di arrotondare lo stipendio con
lezioni private mi ha portato via un tempo prezioso” per lo studio e la ricerca, e
più oltre afferma, non senza rammarico,
che “la continua dispersione impedisce di
concentrarsi sui problemi che più ci stanno a cuore”. E ancora:
“La necessità dell’insegnamento
fa scorrazzare ampiamente attraverso
la storia filosofica e politica. E sorgono
problemi e dubbi infiniti che vanno lentamente e faticosamente raggruppandosi e
semplificandosi” 22.
Sembra dunque di capire che l’attività
didattica e la riflessione filosofica dove-
20
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
vano entrambe fare i conti, in questi anni
giovanili e ancora di “formazione”, con
la sua naturale inclinazione alla curiosità
e all’analisi di temi vari ed eterogenei.
Ciò, per stessa ammissione di Albertelli,
se contribuiva per un verso a creare una
solida struttura culturale e a consolidare
la sua preparazione di docente, per l’altro rendeva più difficile la messa a fuoco
dei veri interessi di studio.
Tra le poche lettere pubblicate dall’Alfieri, quelle che vanno dal 1929 al 1934
possono ben dare un’idea della personalità di Albertelli negli anni in cui soggiornò a Livorno. Quei testi contribuiscono
a disegnare i contorni di un uomo dalle
molte inquietudini e dalle poche ma radicate certezze.
Due temi, in estrema sintesi, si possono
ricavare dalla lettura di quelle missive,
accomunate da una sofferta intransigenza intellettuale e morale, da una indipendenza di giudizio che non esita a prendere di mira atteggiamenti e persone della
sua stessa provenienza culturale, e da
un’idea di filosofia che, come ha scritto
lo stesso Alfieri, era per Albertelli “totale ed appassionato impegno di vita […].
sforzo di innalzamento morale, continua
lotta di sé con se stesso”.
Il primo dei due temi è costituito dalla
critica alla filosofia dei moderni e allo
stesso idealismo:
“Sono convinto che la filosofia moderna non ha saputo dare un’etica nuova,
dopo aver distrutto l’antica.
I sistemi della filosofia moderna,
paragonati con quelli dell’antica, appaiono affrettate e traballanti costruzioni (salvo poche eccezioni), bisognose di
molto e molto lavoro di consolidamento e
‘ripulimento’. Troppa fretta, troppa preoccupazione del nuovo!”.
In un’altra lettera, riferendosi ad un incontro avuto con Umberto Segre, scrive:
“I suoi interessi [sono] appuntati
prevalentemente agli studi storico-letterari, come capita del resto alla massima parte dei giovani sotto l’influenza di
Croce.
Questa predilezione, buona di per
sé (ed io la condivido di tutto cuore) fa
sì che i professori di filosofia dei nostri
giorni posseggano sì una cultura ariosa,
ma nello stesso tempo scarsamente filosofica.
è più sollazzevole e distraente leggere opere letterarie, certo, che non le
massime creazioni dei filosofi, ma in questo modo vediamo dei professori che non
conoscono i testi” 23.
Il secondo tema è rappresentato dalla
lucida consapevolezza (talvolta dall’analisi spietata) della propria inclinazione
pessimistica che convive con la curiosità
intellettuale, sentita al contempo come
stimolo e freno all’approfondimento:
“Mio caro, è una trista cosa la faciloneria, ma quanto più triste e doloroso
vedere in ogni problema, in ogni studio,
in ogni occupazione, spietatamente, tutte le difficoltà, tutta la complessità! Sono
diventato un pò un maniaco della difficoltà: mio padre me lo dice sempre: ‘per
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
21
questo qui, tutto è difficile’. E veramente
che cosa non è difficile? Il tremendo è saperlo troppo, che ogni cosa è un terribile
problema: si perde ogni coraggio e ogni
volontà.
Io, per una disposizione insieme felice e disgraziata del mio spirito, perseguo molte fila: mi si affollano alla mente
problemi gnoseologici, estetici, etici, tutti
connessi gli uni con gli altri e tutti egualmente interessanti, tanto che io non riesco a battere rigorosamente una sola via
fino in fondo […]
Ma la molteplicità stessa di questi
interessi fa sì che io […] mi occupo di una
quantità di cose senza portare a termine
nulla” 24.
Alla fine del 1935 Pilo conclude il suo
triennio di “straordinariato” a Livorno
con un ultimo atto formale, ossia, il giuramento (di fedeltà al Re, di lealtà verso
lo Stato, di diligenza nell’assolvere i doveri d’ufficio etc.) con il quale cui si sanciva il passaggio a docente “ordinario”,
e che rinnovava la semplice “promessa”
richiesta nel 1932.
Il verbale è del 21 novembre ed è firmato, oltre che dal Preside, da due testimoni, i professori Gregorio Franzò e Luigi
Mannucci.
Nell’aprile seguente, il Provveditorato
agli Studi di Roma chiederà al Preside
del “Niccolini-Guerrazzi” assicurazione
dell’avvenuto giuramento, poiché il verbale risultava essere assente dal fascicolo personale del docente 25.
A lato:
Verbale di “giuramento”
di Pilo Albertelli in occasione
del passaggio a
docente “ordinario” 21 novembre 1935.
22
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
IV - Il ritorno a Roma e l’impegno nella
lotta di Liberazione (1935-1944)
Alla fine del 1935 Albertelli ottiene di
tornare a insegnare nella sua città di
adozione. Viene trasferito al Liceo “Umberto I” di Roma (che in seguito sarà a
lui intitolato), dove rimarrà sette anni,
prima di ottenere, nel 1942, il distacco
all’Istituto di studi filosofici.
I fatti salienti di questo periodo riguardano sia le vicende familiari che la sua attività di studio e ricerca. Nel 1937 nasce
il secondo figlio, Sergio, mentre un anno
dopo scompare il padre Guido (a cinque
anni dalla morte della madre, avvenuta
nel 1933 per complicazioni in seguito ad
una polmonite).
Il 1939 è anche l’anno in cui ottiene la libera docenza in Storia della filosofia antica all’Università di Roma e in cui vengono pubblicati due suoi lavori: “Il problema morale nella filosofia di Platone”, che
esce per l’editrice romana Sallustiana, e
“Gli Eleati”, per la collana di studi filosofici di Laterza. Di questo studio Guido
Calogero ebbe a dire che si trattava di
uno strumento utile “per chiunque si accinga ad addentrarsi nei problemi dell’interpretazione del pensiero eleatico, ed
abbia bisogno di una prima guida, che gli
permetta innanzi tutto di orientarsi nella
selva degli studi altrui” 26.
Negli anni di insegnamento al Liceo “Umberto I” Albertelli ebbe come allievi, tra
gli altri, il filosofo Lucio Colletti, Arrigo
Paladini (a lungo responsabile del museo
Storico della Liberazione Nazionale di
Roma) e l’economista Mario Del Viscovo. Di quest’ultimo, in particolare, val la
pena citare almeno alcuni passi dal commosso ricordo intitolato “Il maestro”,
originariamente inserito in un opuscolo
pubblicato a cura del Partito d’Azione
nel 1945, primo anniversario della scomparsa di Albertelli:
“Sentivamo che aveva fiducia in
noi: pareva che per noi egli studiasse e
vivesse, a noi pensasse tutta quanta la
giornata. Gli eravamo grati soprattutto
per la stima che aveva per noi: ci trattava
non come ragazzi, come esseri cui manca qualcosa, ma viceversa, da individui
che hanno una sensibilità e una coscienza […]. Le ore trascorse insieme erano
lunghi colloqui nei quali si svelavano le
nostre preoccupazioni, i nostri interessi,
le nostre opinioni […]. Si attendeva la
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
Sotto:
Roma. 1940. Albertelli al
Liceo Umberto I.
23
sua ora quasi come un’ora di sfogo; ed
in realtà a lui e con lui confidavamo tutto
quello che costituiva il centro più sincero
Sopra:
Ottobre 1939 - Dopo
l’istanza di Pilo Albertelli per
ottenere la libera docenza,
la Questura richiede
informazioni alla Direzione
di Pubblica Sicurezza.
della nostra attenzione, ma che non era
o non sembrava essere l’interesse della
scuola. Questi colloqui sono la parte miglior del suo insegnamento: era in essi
che si stabiliva un punto di contatto tra
la rozzezza dei nostri quindici anni ed il
suo mondo, cioè quello dell’aristocrazia
del carattere, prima e meglio ancora che
del pensiero” 27.
Similmente a quanto era accaduto prima
dell’assunzione come insegnante di ruolo,
anche l’autorizzazione al distacco presso
l’Istituto di studi filosofici di Roma, richiesta da Albertelli sin dal 1939, fu preceduta da un lungo e complesso lavorio
di accertamenti, richieste di nulla osta e
scambi di informazioni tra i vari uffici del
24
Ministero dell’Interno, dell’Educazione
nazionale e delle Questure di Roma, Parma e Livorno.
Con l’assegnazione all’Istituto diretto da
Enrico Castelli, a partire dal 1° ottobre
1942, Pilo conclude la sua decennale
esperienza di insegnante nei Licei e raggiunge finalmente lo status di piena autonomia di studio, con la possibiltà - in
teoria - di dedicare tutto il suo tempo
alle indagini filosofiche e alle riflessioni
speculative. Ma il destino lo condurrà
un’altra direzione.
Le urgenze del presente, con la guerra devastatrice, l’oppressione fascista
sempre più intollerabile, gli eventi drammatici che avrebbero condotto, di lì a
poco, alla catastrofe dell’8 settembre,
richiedevano infatti, come già era stato
nel 1925, ancora una scelta di campo, e
ancor più netta e rischiosa, cui Albertelli
non volle sottrarsi. Non si poteva restare
inerti, ma si doveva passare all’azione e
mettersi al servizio di una causa giusta,
in coerente continuità con le proprie idee
e il proprio decennale insegnamento.
“Un uomo senza ideali” - aveva scritto
Pilo molti anni prima in una lettera all’allora fidanzata Lia - “non è un uomo ed è
doveroso sacrificare quando è necessario
ogni cosa per questi ideali. Ché non basta vivere per vivere, non basta farsi una
posizione, prendere moglie far figli, morire, essere insomma quei pratici buoni
cittadini che sono tutti, ma occorre avere
una ragione di vita e a questa sottomettere tutto” 28.
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
Animato da quel che sentiva come un obbligo morale, ed estraneo a qualunque
esitazione opportunistica, Pilo trascorre
l’ultimo anno e mezzo della sua vita impegnandosi in una attività febbrile nella
Resistenza a Roma. “Senza iattanza, ma
con lucidissima determinazione” scrive di
lui Riccardo Bauer “si era gettato nella
battaglia” e il suo contegno sobrio e risoluto rappresentò un “esempio trascinatore di coscienze” 29.
vile del nuovo stato democratico che sa-
“Ciò che suscita ammirazione e reverenza” afferma Vittorio Enzo Alfieri “è
il vedere questo professore, questo uomo
di altissima cultura, mettere da parte ciò
che era stato l’oggetto principale della
sua vita, i libri e le disquisizioni teoriche,
e mostrare col fatto che la filosofia non è
filosofia vera se non è vissuta, e che l’imperativo categorico non basta leggerlo
nei libri di Kant”30.
Dopo aver contribuito alla fondazione
del Partito d’Azione insieme - tra gli altri - allo stesso Bauer, a Parri, Lussu,
Bobbio, Calamandrei, all’antico maestro
Guido Calogero e al vecchio compagno
di carcere Ugo La Malfa, Albertelli si dedica alla stesura di diversi articoli per
la rivista clandestina “L’Italia libera”,
organo del nuovo movimento (nella cui
impostazione laica, liberale e socialista
riformista egli riconosceva le radici del
proprio orientamento ideale), che viene
pubblicata dal gennaio 1943.
Scrisse articoli a beneficio dei giovani
del partito, per diffondere e discutere i
principi su cui rifondare la convivenza ci-
Combatté l’8 settembre 1943 a Por-
rebbe sorto dalle ceneri della dittatura.
Scrisse l’articolo di fondo dopo la caduta
del fascismo del 25 luglio 1943, in quella
breve fase di speranza che attraversò il
Paese prostrato dalla guerra e che attenuò per un momento il suo connaturato
pessimismo.
Ma soprattutto agì. “Sapeva di giocare
una partita rischiosissima e meditatamente aveva accettato la lotta”
31
.
ta San Paolo e a San Giovanni contro i
tedeschi che si stavano impossessando
della città. Fu con Giovanni Ricci tra coloro che, il 20 settembre, fecero saltare
una mina alla caserma della Milizia fascista ai Parioli. Organizzò e compì “sabotaggi alle comunicazioni, lanci di chiodi,
consegne di armi e munizioni”32. Sostituì Ricci, dopo che questi fu costretto a
una fuga precipitosa per evitare la sicura cattura, al comando delle formazioni
di Giustizia e Libertà della zona di San
Giovanni prima, e poi (dopo essere egli
stesso sfuggito ad un arresto) del quartiere Ostiense-Garbatella. Ebbe quindi la
responsabilità del coordinamento di tutti
i gruppi di Giustizia e Libertà a Roma.
Divenne membro del Comitato militare
che riuniva i rappresentanti di tutte le
forze partigiane della capitale. Si dedicò
ad un’opera infaticabile e assidua “di organizzazione minuta e paziente di squadre armate”
33
, di arruolamento di nuove
forze, di reperimento di documenti falsi
e fucili, di ispezione di depositi di armi,
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
25
A destra:
La firma di Pilo Albertelli
all’uscita del carcere di
Regina Coeli, poco prima
del trasferimento alle Fosse
Ardeatine - 24 marzo 1944.
26
di protezione dei ricercati, di diffusione
della stampa clandestina.
Ma poi giunse quel primo di marzo del
1944, con il tradimento della spia Priori, che si era spacciato per compagno
di lotta, con la cattura di Pilo in piazza
San Bernardo da parte della polizia del
questore Caruso, con la consegna ai torturatori della banda di Pietro Koch e il
trasferimento alla famigerata pensione
Oltremare, sede di quell’odioso reparto,
in via Principe Amedeo, nei pressi della
Stazione Termini.
Seguirono per Pilo dieci giorni di sofferenze inaudite, di percosse, di angherie
di ogni tipo, di minacce di terribili ritorsioni sui figli e la moglie per ottenere una
qualche informazione sulle attività cospirative e sui compagni di lotta. Albertelli
sopportò e oppose un silenzio caparbio,
tentò per due volte di togliersi la vita,
dapprima cercando di gettarsi dalla finestra e poi tagliandosi le vene dei polsi,
trovò la forza di rimanere fino in fondo
coerente con se stesso e con i propri
convincimenti, fedele alla sua natura tenace e intransigente, alla sua introversa
ostinazione.
“Non essendo riusciti a cavarne
alcunché” racconta Tommaso Carini,
suo compagno di cella all’Oltremare “fu
portato in questura, rinchiuso insieme ad
altri per una notte, tramortito, fradicio
d’acqua, su un tavolaccio di una camera
di sicurezza. Ma le sue condizioni erano
tali che la questura si rifiutò di trattenerlo e lo rimandò in via Principe Amedeo. Pilo aveva ancora le braccia fasciate. Le
costole spezzate gli rendevano difficile la
respirazione, ogni colpo di tosse si protraeva per interminabili minuti, soffocandolo e facendogli dolorare penosamente
il costato” 34.
Poco dopo il ritorno in via Principe Amedeo, Albertelli venne trasferito al carcere
di Regina Coeli, dove il 21 marzo ricevette la visita della moglie Lia e dei due
figli.
La mattina del 24 fu prelevato e trasportato alle Fosse Ardeatine. Di lui, che
faceva parte della lista dei 50 detenuti
politici redatta da Caruso su precisa richiesta di Kappler, resta una firma tremula che, per un assurdo e burocratico
formalismo, fu obbligato a vergare ad attestazione dell’uscita, poco prima di essere condotto al supplizio. Forse seguendo per l’ultima volta il proprio impulso e
la propria profonda attitudine, gli venne
fatto di apporre il titolo di “Prof.” davanti al suo nome. E ciò suona a conferma
di quanto egli, come scrisse Mario Del
Viscovo, non fosse “un professore qualunque, ma il professore” 35.
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
A lato:
Verbale della riunione
del 12 luglio 1950 della
Commissione per la
Toponomastica del Comune
di Livorno. al punto 5 si
descrive l’ubicazione della
nuova via “Pilo Albertelli”.
Morì, insieme alle altre 334 persone che
erano state caricate sui camion e condotte con lui alle Fosse, ucciso da un colpo di pistola alla nuca prima che le mine
dei tedeschi facessero crollare le volte
delle caverne di pozzolana, nell’inutile
tentativo di sottrarre alla storia, e di nascondere alla memoria di tutti, le tracce
dell’eccidio e i corpi di quei martiri 36.
Nel 1947, a tre anni dalla morte, fu decretata in memoria di Pilo Albertelli la
Medaglia d’Oro, nella cui motivazione
viene sottolineato, tra l’altro, il “luminoso
esempio di coraggio” dimostrato nell’attività insurrezionale e nel “guidare nella
battaglia di libertà, anche con l’esempio,
i suoi allievi”.
Pochi anni più tardi la città di Livorno,
così come già Parma e Roma, volle dedicargli una via e una scuola. Dopo il parere favorevole del 12 luglio 1950 da parte
della Commissione per la Toponomastica
(della quale proprio Carlo Azeglio Ciampi, per singolare casualità, era uno dei
membri), il Consiglio Comunale deliberò
all’unanimità, il 2 settembre successivo,
di assegnare la denominazione di “via
Pilo Albertelli” alla strada “che si apre
sul viale della Libertà […] e che corre […]
lungo il muro di cinta del Parco della Villa
Fabbricotti”. Il 3 di ottobre la delibera
comunale fu resa pienamente esecutiva
dall’autorizzazione, per la parte di competenza, della Soprintendenza ai monumenti e Gallerie.
Quattro anni dopo (era il 6 novembre
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
27
1954), il Provveditorato agli Studi di
Livorno, su proposta del Collegio degli
Insegnanti della scuola elementare da
poco edificata proprio nella via Albertelli, richiede al Comune di Livorno il rilascio del nulla osta per l’intitolazione della scuola allo stesso Pilo Albertelli, “ex
insegnante in questa città, caduto alle
Fosse Ardeatine”. La Giunta comunale si
esprime favorevolmente nella seduta del
22 novembre ed il 13 dicembre successivo l’Assessore alla Pubblica Istruzione
Nicola Badaloni (che di lì a poco succederà a Furio Diaz nella carica di Sindaco)
comunica al Provveditore la esecutività
della delibera della Giunta 37.
Nel novembre del 2008, per iniziativa della Provincia e del Comune di Livorno, della Sede provinciale livornese
dell’A.N.P.P.I.A. e del suo Presidente Garibaldo Benifei, si è svolto un convegno
in rievocazione di Pilo Albertelli, aperto
ad alunni e studenti, e si sono scoperte
due lapidi a lui dedicate, delle quali una
nella scuola elementare che porta il suo
nome, l’altra nel Liceo Classico dove egli
insegnò per tre anni.
Si è inteso, in questo modo, dare un
contributo alla conoscenza della figura
di Albertelli studioso, educatore, uomo
d’azione, combattente contro il nazi-fascismo e martire; per fare in modo che le
giovani generazioni serbino la memoria
di quel che è stato; perché respingano
la violenza e la sopraffazione; e perché
condividano i valori fondamentali di libertà e democrazia in cui egli ha creduto
e per i quali ha scelto di battersi fino alla
fine, con determinazione e coraggiosa
fermezza.
A lato:
L’Assessore alla Pubblica Istruzione Nicola Badaloni informa
il Provveditore agli Studi di Livorno sul nulla osta della Giunta
Municipale all’intitolazione a Pilo Albertelli della scuola situata
nella via omonima - 14 dicembre 1954.
28
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
Note
1 - Archivio Centrale dello Stato (ACS), Casellario Politico Centrale del Ministero dell’Interno, b. 46, fascicolo “Albertelli Pilo”.
Importante e documentato strumento per lo studio della
figura di Albertelli è il volume Pilo Albertelli. Una vita per la
libertà. Da Parma alla Fosse Ardeatine, realizzato dall’Istituto
Comprensivo “Albertelli-Newton” (d’ora in poi ISTCAN) di Parma, Parma, Ed. “M,68”, 2005. L‘opera contiene un ricco corredo
iconografico e riproduce, tra l’altro, un buon numero di fonti
documentarie di diretta provenienza archivistica.
14 - Sulla vicenda della rivista “Pietre” e degli arresti del 1928
cfr. Socialismo e democrazia nella lotta antifascista. 1927-1939, a
cura di Domenico Zuccaro, Milano, Feltrinelli, 1988, pp. 19-21.
2 - Cfr. VITTORIO ENZO ALFIERI, Pilo Albertelli. Filosofo e martire
delle Fosse Ardeatine, Milazzo, Spes, 1984, p. 40 (lettera del 26
giugno 1930) e p. 42 (lettera delll’11 agosto 1930).
Annota l’Autore che i dubbi di Albertelli sulla possibilità di
partecipare ai concorsi e di intraprendere l’insegnamento
nelle scuole dello Stato “si spiegano col fatto che a lui, forse
perché figlio di un ex deputato socialista, era stata inflitta una
sanzione più dura, l’”ammonizione”, ossia sorveglianza speciale che importava gravi limitazioni alla libertà di movimento”
(p. 41). E più oltre (p. 43), riguardo alle “difficoltà” evocate da
Albertelli, aggiunge: “il mio ottimismo non mi lasciava prevedere quelle difficoltà che l’amico pessimista già immaginava:
le imposizioni fasciste, il giuramento etc”.
17 - ISTCAN, p. 44.
3 - Documento riprodotto in ISTCAN, p. 43.
4 - Ibidem, pp. 46-48.
5 - Ibidem, p. 49.
6 - Lettera dell’8 giugno 1932 del senatore Agostino Berenini
di Parma, riportata in Ibidem, p. 53. “Una vigilanza così visibile
- si legge ancora nella lettera - riesce deleteria per la sistemazione dell’Albertelli”. Si precisa che la carica di senatore era
di nomina regia. Berenini usa il termine “Pubblica Istruzione”,
tuttavia dal 1929 quel Ministero era stato soppresso da Mussolini per essere sostituito con il Ministero dell’Educazione
Nazionale.
7 - Ibidem, pp. 53-58.
8 - Le carte riguardanti l’attività d’insegnamento di Pilo Albertelli a Livorno (stato di servizio, giuramento, comunicazione di
assegnazione della cattedra etc.) sono conservate nell’Archivio del Liceo Classico “Niccolini-Guerrazzi” (ALCL) di Livorno e
sono state messe a disposizione dalla Dirigenza dell’Istituto
“Niccolini-Palli”.
15 - La rievocazione di Pilo Albertelli pronunciata da Ugo La
Malfa al Liceo “Albertelli” di Roma nel decennale della scomparsa del filosofo parmense è pubblicata nella rivista “Aurea
Parma”, fasc. I, 1954, pp. 9-10.
16 - ALFIERI, op. cit., p. 11.
18 - Ibidem, p. 50.
19 - Ibidem, pp. 52-55.
20 -Sia il verbale di “promessa” del 22 novembre, che lo stato
di servizio, che il telegramma del 3 dicembre sono conservati
presso l’ALCL nel fascicolo dedicato a Pilo Albertelli.
21 - ISTCAN, p. 59.
22 - ALFIERI, op. cit., p. 47 e sgg.
23 - Ibidem; la prima citazione è da una lettera del 5 settembre
1929 (p. 33), la seconda da una del 29 novembre dello stesso
anno (p. 35), la terza da una del 31 agosto 1931 (p. 45).
24 - Ibidem; lettere del 25 aprile 1930 (p. 37 e sgg.) e del 30
settembre 1934 (p. 47 e sgg).
25 - I documenti citati sono conservati in ALCL, fascicolo Albertelli. L’assicurazione del Preside Guerri al Provveditore di
Roma sull’avvenuto giuramento è del 10 aprile 1936.
26 - Cfr. LA MALFA, op. cit., p. 12.
27 - ISTCAN, pp- 64-66. Ampi passi del medesimo testo sono
riportati anche da ALFIERI (p. 23-24) e da LA MALFA (p. 11).
28 - La lettera è riportata integralmente in ALFIERI, op. cit., p. 19.
29 - Ibidem, pp. 25-26.
30 - Ibidem, p. 14.
31 - La frase, citata nel volume ISTCAN (p. 82), è di Riccardo
Bauer.
32 -ALESSANDRO PORTELLI, L’ordine è già stato eseguito, Roma,
Donzelli, 1999, p. 154.
33 - LA MALFA, op. cit., p. 12.
9 - ISTCAN, p. 58.
34 - La testimonianza di Tommaso Carini è ampiamente riportata in ISTCAN, pp. 84-88.
10 - ALFIERI, op. cit., p. 8.
35 - Cfr. ALFIERI, op. cit., p. 23.
11 - Cfr. documento riprodotto in ISTCAN, p. 28.
36 - Una dolorosa e toccante testimonianza è rappresentata
dalla breve racolta di poesie dal titolo Giorni di pioggia alle Fosse, scritte e pubblicate da Lia Albertelli nel quarto anniversario
dell’eccidio [Roma, Editrice Sallustiana, 1948].
12 - Sui temi relativi al dibattito culturale italiano e al rapporto
Croce-Gentile cfr, p. es., NORBERTO BOBBIO, Profilo ideologico
del Novecento, Milano, Garzanti, 1990, p. 167 sgg, e anche ALBERTO ASOR ROSA, La cultura, in Storia d’Italia, vol. VI, Torino,
Einaudi, 1976 pp. 185 e sgg.
13 - ALFIERI, op. cit., p. 10.
37 - Tutti i documenti citati relativi alle delibere degli anni
1950 e 1954 sono conservati presso l’Archivio del Comune di
Livorno (CLAS).
Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
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Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
INDICE
I - Il “sovversivo”
9
II - Da Parma a Roma a Livorno
13
III - Gli anni al Liceo Classico di Livorno
(1932-1935)
18
IV - Il ritorno a Roma e
l’impegno nella lotta di Liberazione
(1935-1944)
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Paolo Zanetti . Il coraggio e le idee. Pilo Albertelli docente a Livorno tra il 1932 e il 1935
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Finito di stampare nel mese di novembre 2008
presso lo stabilimento Tipografico
Benvenuti & Cavaciocchi - Livorno
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