AMICI DI DON ORIONE
Mensile del Piccolo Cottolengo di Don Orione Genova
risuscita
in tutti i cuori,
in tutte le famiglie,
o Cristo Gesù,
risorgi e risorgi!
Don orione
Spedizione in a.p.
art. 2, comma 20/c
legge n. 662/96
Filiale di Bergamo
Anno XXXVIII
N. 3 - Marzo 1998
2
MOTIVI
Dio non ruba mai nulla all’uomo
Neppure quando toglie qualcosa...
“Erode, perché temi il Signore che viene?
Non toglie i regni umani,
chi dà il regno dei cieli”.
osì recita la prima strofa di un inno che cantiamo durante la festa dell’Epifania. E quest’anno ha lasciato in me il segno più di tante altre volte che l’ho cantato o recitato.
A voler essere precisi nel riferimento al re della
Giudea, è difficile immaginare cosa abbia potuto
pensare di tanto pericoloso alla propria regalità,
trattandosi di un bambino appena nato, anche se
indicato come re e messia, ma impressiona la sua
feroce reazione di sterminare tutti i nati nel periodo indicato dai Magi.
A questo equivoco, anche se in maniera e misura diversa, possiamo andare incontro anche noi,
nei nostri rapporti con Dio.
La Sapienza antica evitava l’ostacolo relegando Dio nel suo mondo inaccessibile (“Deus non
curat culinam nostram”, cioè, Dio non si cura dei
nostri interessi, anche perché si sminuirebbe), la
nostra religione, invece, quindi anche la nostra
cultura, ci propone un Dio strettamente legato al
nostro destino, tanto da assumere la natura di uomo, per condividere i rischi ed aiutarci a superarli.
Di conseguenza siamo chiamati ad una risposta che sarà di collaborazione o di rifiuto. I santi,
che riescono a valutare l’inestimabile valore della
presenza di Dio nella loro vita, non finiscono di lodarLo e ringraziarLo, chi non lo è, è tentato di difendersi da Lui, come da nemico dei propri interessi e della libertà personale.
C
È stata la triste storia degli angeli diventati diavoli, per non aver accettato la supremazia divina;
dei progenitori Adamo ed Eva, che convinti di risolvere meglio autonomamente i problemi esistenziali che li riguardavano, disobbedirono a Dio
accettando le insinuazioni del principe delle bugie, il diavolo, e si trovarono improvvisamente nudi, poveri ed esiliati dal paradiso terrestre. Rimane
un mistero come possano aver ceduto all’imbroglio gli angeli, che per natura sono pure intelligenze, quindi in grado di valutare al meglio la
realtà e, in forma minore anche i nostri progenitori, creati in stato di perfetto equilibrio psicofisico e
dunque non soggetti alle spinte disordinate della
materia come accade a noi, ma il fatto è fortemente significativo: tutte le creature, proprio perché non autosufficienti tendono a chiudersi in se
stesse a difesa della loro precaria consistenza ed
insicurezza. Il che, però, diventa davvero sorprendente se riportato nei confronti di Chi è la sorgente dell’essere e della vita di tutto ciò che esiste.
Nel nostro caso, la fede ci insegna che la paura di Dio non è originaria, ma derivata da un’inclinazione al male trasmessa a noi dal peccato dei
progenitori e rimarcata dai mali personali.
Stranamente, il peccato, cioè la disobbedienza
a Dio che è un suicidio, perché ci allontana dalla
fonte senza la quale non possiamo vivere, è visto
come liberazione ed aumento delle possibilità di
affermazione e di piacere. Contraddizione acutamente sofferta da S. Agostino e descritta nelle
sue “Confessioni”, quando riconosceva di servirsi
contro Dio proprio di quelle
creature che senza di Lui non sarebbero né esistite né conservate in essere. Per nostra fortuna
Dio non si arrende e, diventando uomo, cioè Gesù, ci scuote,
come più fortemente non si potrebbe, dall’assurda illusione:
“se ho lasciato il mio paradiso e
la mia vita da Dio per esserti vicino, per far mie le tue debolezze, come puoi continuare ad essere diffidente nei miei confronti? Per danneggiarti, posto che
sia consentito ad un Dio buono
che crea per amore, me ne sarei
rimasto nella mia ineffabilità ed intangibilità. Ho
sposato il tuo destino perché ti ho fatto grande,
quasi come Me. I tuoi limiti, la fatica di vivere, i
dolori e la stessa morte non rovinano la tua speranza di felicità, come a me non strappano la forza della divinità. Tu seguimi, ascolta ed osserva i
miei comandamenti, medita attentamente quanto ti ho lasciato scritto nel mio vangelo. Fuggi la
superficialità e le illusioni di chi ti fa la vita facile, di
chi t’insegna che io non conto, che, invece, valgono solo i soldi, i piaceri e gli onori. Io ti ho voluto per una felicità, che è ben altro: più profonda,
più conforme ai tuoi sogni, più stabile, non fondata sulle realtà di questo mondo che è caduco.
Credimi, non saresti nato per così poco. Non
t’accorgi che più hai e più vorresti? Non senti che
la tua vera vita non può essere questa, che ti sfugge? Te lo dico io che ti ho fatto: abbi coraggio,
tieni il mio passo ed il mio pensiero, aiutami a por-
INCONTRI
Domenica
29 marzo, ore 10
raduno amici
a paverano
È l’incontro che precede la
S.Pasqua. Celebrerà per noi e
presiederà la successiva assemblea il Rev.mo
Don Erasmo Magarotto
Direttore del Centro
Mater Dei di Tortona
Chi desidera potrà fermarsi
al pranzo prenotando almeno
tre giorni prima al 5229334.
A tutti il caldo augurio di una
serena e santa Pasqua.
sabatO 4 aprile
ritiro minimo
a castagna
L’Istituto, ubicato in Via Tigullio 2, allo svincolo autostradale di GE/Nervi, raggiungibile
con l’autobus 17, ospiterà il tradizionale ritiro in preparazione
alla S. Pasqua.
La giornata si aprirà alle ore
10 e si concluderà verso le
16,30.
È necessario segnalare le
adesioni alla Segreteria del Pa-
tare la croce che è mia ed anche tua e vedrai cosa saprò fare di te. Ti farò re, ti farò sedere alla mia
mensa e sarai servito per sempre come un principe, un mio erede”.
Le parole che ho scritto non sono vaneggiamenti e neppure, spero, la banalizzazione delle
parole autentiche di Gesù nel vangelo. Mi è venuto spontaneo osare di mettermi in bocca l’ineguagliabile messaggio del Divino Maestro, come
succede a un corpo che, trapassato dalla luce,
senza sapere perché, emette luce.
Prova anche tu a leggere il vangelo e meditare
con la giusta curiosità e con interesse, scoprirai
con gioiosa meraviglia che nel tuo rapporto con
Dio, l’unico a rubare qualcosa sei tu: a te stesso,
l’esigenza di correre verso di Lui, e a Lui la risposta di un immeritato infinito amore per te.
Don Nino Zanichelli
COSTRUIAMO
INSIEME
nuova
apparecchiatura
di radiologia
Fondo precedente
Lire 57.893.000
Gli Amici di Gigetto Gusmani, in sua memoria
500.000
REPETTO Pio,
in memoria di Giovanna Ghelardoni
100.000
ROSSI Rita
20.000
DALLA COSTA Giulio,
in memoria dei propri defunti
50.000
STAGNO Rosa
100.000
VALASTRO Silvia,
in memoria della mamma Santa Scuto
30.000
CONSIGLIERE REGIS Renata,
in memoria del marito Eugenio
100.000
GAGGERO Adolfo, in memoria di Mimma,
Sebastiano e Nicoletta Gaggero
200.000
GAGGERO Adolfo, in memoria di
Marinin, Giovanni e Giulio Repetto
200.000
GAGGERO Adolfo,
in memoria di Cecilia e Davide Musso 200.000
GAGGERO Adolfo, in memoria di Dino Moroni 200.000
GAGGERO Adolfo,
in memoria di Giuseppe Patrone
200.000
C.C.
100.000
MANETTI Vanna e Nini
100.000
Coniugi GALLEANO
100.000
DALLA COSTA Ida e Rita, in memoria di
Secondo e Bruna Dalla Costa
150.000
CASALEGNO Marco, in memoria del
nonno Luigino e del papà Maurizio
100.000
Totale
Lire 60.343.000
4
MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO
Eppur si muove...
I
postumi del Convegno di
Roma si sono ormai esauriti,
al punto che è normale chiedersi se qualcosa si stia muovendo, oppure se, dopo aver
dato fuoco alle polveri, si sia ormai in ordinaria amministrazione. La verità è che alcuni gruppi di studio stanno elaborando
le prossime mosse, in modo da
non far errori e costruire, adagio adagio, una struttura anche
organizzativa che funzioni.
Nel frattempo il Consiglio
Generale della Congregazione
ha, in una recente lettera, nuovamente sottolineato l’importanza del coordinamento locale
dei vari gruppi laicali che ruotano intorno ad ogni casa orionina. Volontari, Amici, dipendenti, ex-allievi, operatori pastorali
devono incontrarsi tramite i loro rappresentanti, per camminare insieme. Il decalogo del
coordinamento locale è il seguente:
Mettere in Comunicazione
1. Mettere in comunicazione
i diversi gruppi e categorie di
laici, in vista di un cammino comune: incontri di rappresentanti, iniziative comuni dei gruppi,
a livello locale e provinciale.
2. Favorire la coscienza di
appartenenza all’unica famiglia
orionina: FDP - PSMdC - LAICI.
Prevedere la presenza di qualche religioso/a nei gruppi e la
presenza di laici a qualche momento di vita delle comunità
religiose (riunioni, ritiri, ecc.).
3. Curare il collegamento
con il coordinamento generale
(partecipazione agli incontri,
informazioni, scambio di sussidi, ecc.).
Promuovere la Formazione
4. Formare i gruppi secondo
lo spirito orionino; comunicare
l’esperienza orionina tipica di
ogni gruppo; favorire la rilettura laicale del carisma di Don
Orione secondo la sensibilità
dei diversi gruppi (studio personale e di gruppo di biografie
e scritti, ritiri, ecc.).
5. Programmare iniziative di
formazione soprattutto per i
membri del gruppo di coordinamento. Suggerire e condividere iniziative di formazione
dei religiosi sulla vocazione e
ruolo dei laici.
Aprire la Missione
6. Curare l’apertura e la destinazione sociale ed ecclesiale
del gruppo e del carisma orionino: partecipazione a progetti
pastorali parrocchiali, diocesani, nazionali; iniziative nel campo sociale, culturale; relazione
con altri movimenti laici e cattolici, ecc.
7. Rappresentare unitariamente i “laici orionini” in momenti di studio e di progetto
delle congregazioni religiose
orionine (capitoli, assemblee,
iniziative, ecc.), della Chiesa
(organismi pastorali, laicali,
ecc;), e della società (enti, istituzioni, ecc.).
Curare la Organizzazione
8. Partire dalle realtà locali
esistenti. Promuovere l’identità
dei gruppi già esistenti e favorire il sorgere di altri (volontariato, ex allievi, dipendenti, oblati,...) nelle varie province nella
prospettiva di un movimento
comune: informando, interessandosi, stimolando, recensendo, ascoltando, mettendo in
contatto con altri laici e gruppi
orionini.
9. Preparare un calendario
con alcuni impegni e contenuti
5
comuni a tutti i gruppi (riunioni,
tema dell’anno, foglio di collegamento-informazione, ecc.).
10. Camminare verso la solidità organizzativa del gruppo
locale, collegato con un referente al gruppo di coordinamento provinciale.
E se il Consiglio Generale si
sta occupando di stilare la carta
di comunione, documento che
porrà le fondamenta del nuovo
movimento, in collegamento
con gli altri rami della Congregazione, il Coordinamento Provinciale dei laici della nostra
Provincia si è riunito a Bologna
il 25 gennaio, e di buona lena si
è messo a lavorare per un Progetto-Laici che dia indicazioni
comuni a tutti i gruppi, alla ricerca dell’identità del laico
orionino. Questo lavoro ha come ideale meta conclusiva un
Convegno che si terrà a Fano in
data 1-3 maggio, dove il Progetto stesso verrà lanciato come paradigma di riferimento
per le comunità locali. Il Convegno è aperto a tutti... dunque,
eppur si muove!
Roberto Franchini
bologna, 25 gennaio.
incontro del coordinamento
provinciale del movimento
laicale orionino.
PROGETTO ED UC ATIVO
Musica al Don Pensa...
U
n tranquillo pomeriggio
estivo dove il sole batte a
picco sulle costruzioni severe
del villaggio che guardano al
mare come ad una speranza di
refrigerio: la pigrizia pervade le
menti all’ora del tradizionale riposo, ma, proprio in quel momento, un ascoltatore attento
udrebbe una melodia dall’incedere sottile e sicuro proveniente dal reparto Don Pensa,
a Camaldoli; e, se superasse il
portone d’ingresso fino a spingersi al soggiorno ampio e luminoso, vedrebbe un gruppo
di persone comodamente sedute su alcuni divani disposti a
circolo, gli occhi chiusi, la mente rivolta a quel luogo segreto
e sicuro custodito dal nostro
cuore che la maggior parte di
noi, presa dal ritmo frenetico
dei tanti appuntamenti quotidiani non oserebbe interrogare
per il timore di fermarsi, di rimanere disorientata.
La musica lentamente si affievolisce fino ad evaporare
completamente.
“Qualcuno di voi ha forse
‘percepito’ immagini interiori
muovendosi sul flusso di que-
sta musica? Qualcuno che ne
voglia fare partecipe il gruppo?” chiedo io, pieno di speranza mista a curiosità.
Un silenzio denso cala per
un attimo: poi, timidamente,
Roberto si schiarisce la voce e
racconta di aver ‘visto’ creature
fantastiche abitatrici degli abissi oceanici che lo invitavano a
condividere con esse qual paradiso azzurro; ma Vittorio, visibilmente emozionato ed ansioso di parlare, lo interrompe per
dire a tutti di come quella musica lo abbia ricondotto alle immagini più care legate alla sua
infanzia, ai gesti dolci di sua
madre che, sottolinea, egli serba come un’inesauribile fonte
di entusiasmo per il futuro.
Maurizio è ansioso di renderci
partecipi della sua esperienza
percettiva: le tante piante del
soggiorno si erano moltiplicate
e, come per incanto, egli si era
ritrovato in una foresta dove
una brezza fresca lo sollevava
dalla calura opprimente...
Immagini oniriche che affiorano alla superficie della mente, che plasmano confronti più
o meno accesi tra quindici
c’è chi ascolta…
e c’È chi dorme.
ospiti desiderosi di spezzare la
rigidità del quotidiano creando
tasselli nuovi per il mosaico
delle loro esistenze, tasselli che
spesso non si adattano a quelli
costruiti in tanti e tanti episodi
passati ma non rinnegati: il loro
rischio sta nella volontà di mettersi in discussione per mezzo
di strumenti meno ovvi come la
musica, la pittura, la poesia
quali spunti per aprire un dialogo costruttivo e costante con
se stessi e con gli altri, raccogliendo a piene mani una sfida
che sia pegno della vitalità
stessa.
Mi viene in mente un’immagine di questi ‘ragazzi’ a me rimasta estremamente cara e
non finirò mai di ringraziarli per
avermene reso partecipe: sedevano sulle rocce di una radura contornata da querce annose, restando in lungo, religioso
silenzio, alla ricerca della voce
della natura come vera musica
universale, così, con una semplicità ed una umiltà tali da non
poter rimanere inascoltate.
Ancora grazie, ragazzi.
Federico Arduino
6
LE NOSTRE SUORE
7
Ricordando suor Maria Lucina
delle nostre P.S.M.C.
S
i è spenta serenamente a
Paverano la mattina del 2
gennaio alle 6 del mattino, munita e confortata dei Santi Sacramenti e da una corona di
Consorelle.
Era l’ultima degli 11 figli di
Sciaccaluga Emanuele e Giuseppina Segale che, oltre a Rosetta (questo il nome “al secolo” di Suor Lucina), avevano
dato a Don Orione Don Enrico
e Suor M. Tarcisia.
Tutto era nato dall’incontro
con Don Orione quando questi, accompagnato in macchina
dal Conte Agostino Ravano,
andò a prendersi il ragionier
Sciaccaluga Enrico nel 1931
proprio a casa sua, approfittando per consacrare la Famiglia
al Sacro Cuore di Gesù.
Suor Lucina, entrata da Don
Orione nel 1933, dopo la professione fu in vari luoghi e con
diversi incarichi anche di grande responsabilità.
A Genova iniziò da postulante come Maestra d’asilo al
Piccolo Cottolengo di Castagna. E poi Superiora al Paverano dal 1961 al 1964.
Ma ruoli di primo piano aveva svolto da Superiora Provinciale del Brasile prima e da Superiora Provinciale in Italia nella Provincia “Nostra Signora
della Guardia”.
Suor Maria Lucina non verrà
ricordata tanto per le cariche
istituzionali quanto per il suo
spirito di preghiera (era un’anima contemplativa!) per il suo
amore ai poveri e per il suo attaccamento a Don Orione.
Da Don Orione aveva imparato a far sempre la volontà del
Signore e questo ricordava
spesso nelle sue lettere al fra-
tello Don Enrico (ne abbiamo
circa 300 e meriterebbero di
essere pubblicate tutte), insieme con la riconoscenza al Signore per il dono della Vocazione e per la vocazione tra le
Piccole Suore Missionarie della
carità.
Lo spazio, ahimé sempre
poco e limitato, non ci consente dire di più. Riportiamo però
almeno un brano del suo epistolario al fratello Don Enrico.
San Bernardino,
4 Marzo 1934
«Carissimo fratello,
...Gesù ci ha posti in questa
Congregazione dove veramente si pratica l’amore di Dio e
del prossimo. Ma innanzitutto
per amare il prossimo occorre
amare il Signore, col fare in tutto la Sua volontà, tenendoci
uniti a Lui, staccandoci con ferma volontà da tutto e da tutti,
e amare i nostri cari in Lui e per
Lui.
Sento nel ripetere queste parole
il mio cuore che mi
dice che ancora sono un po’ troppo
attaccata alla mamma, fratelli e sorelle,
ma io faccio fermo
proposito di amarli
sì, ma di un amore
tutto spirituale. Devo ringraziare tanto
la mia buona Superiora per avermi fatto
ritornare qua a Casa
Madre, vicino ai Superiori e un po’ più
lontana dalla famiglia. Non posso tralasciare di ripeterti la
mia gioia che ho di
appartenere a questa Congregazione... Ti ringrazio tanto
della tua cara lettera e ti dico di
scrivermi spesso, se la regola
non te lo nega, almeno una
volta al mese.
Scrivimi e prega per me acciocché possa corrispondere
meno indegnamente all’amore
che Gesù mi porta; sempre ti
ricordo nelle mie preghiere e
amo ripetere spesso una preghiera che è proprio per un fratello che sarà Sacerdote, che
termina con queste parole “La
nostra casa sia una dolce Betania dove Tu, eterno cercatore
di anime ti consoli dell’amicizia
di un nuovo Lazzaro e di una
novella Maria”».
Aff.ma sorella Rosetta
suor m. lucina
con la mamma giuseppina e
don enrico sciaccaluga.
SPECIALE BRASILE
Meninos de rua
Meninas da noite
Don Orione e la strada
Don Orione sulla strada c’è
stato. Più di tre anni accanto al
padre ai bordi delle piazze e
delle carrarecce: ha visto passar di tutto, ha sentito di tutto.
Oggi, con i suoi figli, vuol trovarsi ancora lì dove transitano
solitudini e angosce, miserie e
disperazioni.
Così in Brasile ma anche in
Argentina i figli di Don Orione
non hanno potuto sottrarsi a
questo dramma.
Nel breve veloce giro cui si
è fatto cenno (28 giorni in tutto) abbiamo visitato diverse
strutture con cui si vuol tentare
una risposta al problema.
Ma ancora una precisazione
che non è l’ultima.
Il governo non autorizza istituti di accoglienza diurna e
notturna se non per brevi periodi ed in via eccezionale.
La legislazione vigente poi
non punisce i minori che non
hanno raggiunto la maggiore
età.
Per cui è difficile intervenire
sui ragazzi di strada già strutturati, diciamo così. Allora si ri-
corre necessariamente al sistema di prevenzione. Don Orione chiamò il suo metodo pedagogico “preventivo paterno”.
Ecco allora a San Paulo l’accoglienza e la organizzazione
di 320 tra ragazzi e ragazze di
7-14 anni che vengono per
mezza giornata, pranzano e sono poi accompagnati alla scuola pubblica.
I genitori vanno al lavoro e
questi loro figli sarebbero per
strada. La mattina presso la nostra casa, a turni e per classi,
fanno tante cose in piccole
stanze attrezzate sufficientemente: artigianato, dattilografia, musica, teatro, intaglio, pittura, i compiti scolastici.
Una ragazza di 18 anni, scura di pelle e con due belle treccine, insegna in quella scuola
che la vide alunna per 6 anni...
A Itatì (Corrientes) le nostre
Piccole Suore Missionarie seguono 42 ragazze in età 6-15
anni: bambine che questuavano per la strada e correvano il
pericolo di non averne più bisogno perché sfruttate diversamente.
a sinistra:
Un mondo nuovo.
sotto:
Don Dino barbiero:
un padre che sa di dio.
Sono divise in 4 turni: fanno
piccoli lavori, frequentano il
doposcuola, possono lavarsi i
vestiti. Soprattutto hanno un
buon pasto ed un efficace insegnamento morale.
A Victoria il Vescovo ci ha
chiesto recentemente di prendere la gestione di una iniziativa già avviata da un sacerdote
della diocesi: anche qui bambini di 8-12 anni, figli di gente in
grande miseria. Si stanno accogliendo i primi 12 ai quali con
un programma che prevede
scuola e lavoro si darà anche
l’alloggio, dato che oggi dormono dove capita o presso
qualche buona famiglia.
A Brasilia i meninos de rua
accolti e seguiti (se ne curano i
chierici tirocinanti ed i novizi)
sono 26.
A Belo Horizonte un prete
straordinario, Don Dino Bar-
biero, vicentino, ne ha accolti
una ottantina. Li segue lui personalmente (ha settant’anni ed
è malato di cuore), facendosi
aiutare da due chierici tirocinanti. I ragazzi hanno un’età
compresa tra i 7 e i 17 anni: al
mattino li fa accompagnare a
scuola poi tutti nelle varie officine create per loro.
I ragazzi gli vogliono un bene da matti: è il loro dio. Per loro ha fatto 3 campi da football
e una bella piscina.
Una volta alla settimana li
vuole tutti al catechismo e per
tutti c’è l’invito a messa la domenica.
Dice che glieli portano lì i
parenti, gli amici che li ricercano per le strade.
È bello vedere la comunità
dei pochi sacerdoti e dei chierici che mangiano con i ragazzi
alla stessa tavola lo stesso riso
e fagioli e qualche volta anche
il pesce.
Sul muro del grande refettorio una scritta a caratteri cubitali ricorda le parole che gli 80 affamati gridano a Dio prima del
pasto... Poi, finito il pranzo, i
chierici tirocinanti sono di ramazza e preparano per l’indomani.
– Don Dino, cosa pagano?
– Non pagano niente, se no
non vengono. Ma noi siamo figli della Divina Provvidenza. Ci
sono anche certi ristoranti che
ci portano ciò che avanza. Ma
è roba pulita, a posto.
Se si vuole si può… sperare.
In chiusura forse si affaccia
una domanda a chi ha avuto la
pazienza di leggere fin qui:
Come, dove
nascono i meninos de rua?
Intanto gli amici che lavorano in questo campo ci dicono
che c’è da distinguere tra meninos de rua e meninos da rua.
I primi sono quelli di cui abbiamo parlato fin qui. I meninos
da rua sono quelli che ci stanno morendo per alcool, droga,
AIDS...
Il fenomeno dell’urbanesimo, l’incanto del consumismo
spingono talvolta a lasciare le
poche cose e tentare la fortuna. Più spesso è l’aggressione
dei latifondisti, specialmente
nel Nord: comprano mille,
duemila ettari di terreno e fanno sloggiare gli umili braccianti già ai limiti della sopravvivenza.
Verso le città, con tutti i
mezzi, con tutta la famiglia.
A 15 - 20 km. dalla città le
prime favelas: alloggetti precari appiccicati l’uno all’altro, minibaracche tutto cartone e lamiera ove oltre 100, 1000 sono
arrivati prima di loro. Devono
arrangiarsi e vanno verso la
città a cercare non sanno neppure cosa e come.
Adesso le favelas già impiantate sono sorvegliate a vista dalla polizia che tenta di impedire nuovi arrivi. Ma c’è sempre uno sfiato, una smagliatura
che fa restare i vigilanti a bocca
asciutta.
Da un po’ di tempo si vuole
togliere
dalle
città questa vergogna e lo stato
ne inventa un’altra: le favelas
verticali, in muratura.
Si fa un gran fabbricato a 8-10
piani, appartamenti piccolissimi ove ogni famiglia si schiac-
cia in pochi metri quadrati.
Appena finita questa favela
verticale si costringono gli accampati a sgomberare e ad accettare questa soluzione. Prima
che dicano bau l’accampamento è smantellato e arato: partono le fondamenta di costruzioni
autorizzate.
Così à a posto l’estetica e la
coscienza.
Il problema dei bambini.
I genitori li iscrivono a una
scuola, per lo più; fanno le loro
raccomandazioni: non escano
di casa fino al loro ritorno e,
poi, andranno alla scuola del
pomeriggio. I ragazzi escono
però, si trovano, giocano insieme, sentono i racconti del paese dei balocchi, come Pinocchio.
Vanno, tornano, rimediano
qualcosa. Ripetono per un mese questo elastico ed infine di
dicono: perché tornare a casa
per essere domani ancora qui
all’accattonaggio, a rubacchiare?
Dormiamo sotto il ponte,
nell’orto botanico: domani siamo già qui. Basta un telo, un
cartone, un sacco della spazzatura...
Arrivano intanto i maestri
della strada e spiegano “...fai
così e così. Ti affianchi a quella
ragazza lì, con un colpo secco
gli strappi la catenina, gli porti
via la borsa e me la porti. Io ti
pago subito in contanti quello
che è giusto.
Meglio e più facile: porti
questo pacchetto nel tal bar, e
lo devi solo consegnare a chi ti
dico io. Se ti acchiappano gli
sbirri nessuna paura. Sei minorenne”.
Ecco, è nato un nuovo meninos de rua.
Il citato libro delle Meninas
da noite riporta una statistica
secondo cui il 40% di loro non
sa cos’è un preservativo.
Ma non sa neppure cosa
vuol dire restare incinte a 12 anni.
Don Aldo Viti
9
CRONAC A
Presepe vivente al “Don Orione”
di Quarto Castagna
D
omenica 28 dicembre, in una giornata piena di sole, è stato rappresentato il “Presepe vivente”.
Tutto si è svolto con la massima solennità: l’arrivo della Madonna che cavalcava un simpatico
asinello, l’umile e pensieroso Giuseppe, poi gli
angeli, i pastori e, infine, i tre Magi: tutti indossavano vestiti d’epoca!
Particolarmente bella la grotta con in mezzo il
Bambino Gesù baciato da uno splendido sole.
Moltissime le persone presenti che non si
stancavano di ammirare quel quadro con tanti
personaggi con al centro “il Bambino”.
Il coro Montebianco di Genova ha eseguito
bellissimi canti natalizi.
Alla fine è stata offerta a tutti cioccolata calda
e panettone.
Grazie a quanti hanno collaborato, in particolare al C.I.D.O.
1
2
3
4
Ubaldesca, un nome d’altri tempi. In effetti
non è usuale né il nome né l’età della
nostra nonnina più anziana: il 23 gennaio
ha compiuto la bellezza di 108 anni.
1. gruppo che ha rappresentato il
presepio vivente all’istituto di
castagna.
2. la groTta (capanna) ed i magi.
3. presepio vivente anche al
paverano.
4. le classiche statuine “viventi”.
raduno di gennaio
D
omenica 25 gennaio si è
tenuto nell’accogliente e
suggestiva chiesa dell’Istituto
Piccolo Cottolengo di Paverano
il primo incontro dell’anno solare del gruppo Amici di Don
Orione.
Nella Chiesa affollata di Amici, ricoverati e personale dell’Istituto, il Rev. Don Nino Zanichelli, in sostituzione di Don
Angelo Vallesi, Vicario Provinciale, ha celebrato la S. Messa.
Il celebrante dopo aver rivolto parole di saluto all’assemblea, inizia la celebrazione del
sacro rito, accompagnato da
canti eseguiti da un gruppo di
ospiti ed infermiere dell’Istituto.
Commentate le due letture e
il Vangelo, il sacerdote procede
nella celebrazione della S. Messa.
Dopo il tradizionale “caffè di
Don Orione” gli intervenuti si
sono recati nel salone attiguo
alla chiesa dove Don Zanichelli
ha presieduto la successiva assemblea.
Il relatore, dopo aver messo
al corrente che vari contrattempi hanno impedito la presenza
e la partecipazione a questo incontro di Don Vallesi, e dopo
aver definito gli Amici “Anima
di Don Orione nella società” dà
lettura ai convenuti di una lettera inedita di Don Orione, avuta
lui stesso poco prima da Don
Antonio Ruggeri. La lettera, datata 20 aprile 1933, scritta da
Don Orione, devotissimo della
Madonna, al rettore del Santuario della Madonna della Guardia Mons. Malfatti, viene ampiamente commentata.
Procede raccontando di una
visita effettuata a Sassello presso una Casa di Don Orione, che
pur bisognevole di riparazioni
ospiterà questa estate, per un
periodo di riposo, ricoverate e
Suore del Paverano, tratteggia
figure di persone serene ospiti
dell’Istituto ed approfitta per ri-
volgere un pensiero riconoscente alle Suore, che con pazienza e competenza assistono i
ricoverati.
Un pensiero viene rivolto al
tema della settimana di preghiere per l’Unità dei cristiani.
Al termine, su invito di Don
Zanichelli, l’assemblea recita
una preghiera per la Sig.ra Barone che dovrà subire in settimana una difficile operazione.
Una preghiera viene pure
elevata per il Santo Padre che
sta concludendo il suo viaggio
a Cuba.
Don Zanichelli cede poi la
parola al Sig. Dagnino, Presidente degli Amici di Don Orione, che dà alcune comunicazioG.G.
ni agli intervenuti.
1
3
2
4
monografia su fratel pavesi
a nostra tipografia di Borgonovo Val Tidone (PC) ha
stampato un opuscolo di testimonianze, raccolte e
raccordate da Don Aldo Viti, sulla figura di Fratel Ambrogio Pavesi.
È un prezioso squarcio di luce su come sia possibile ad un
uomo d’oggi incamminarsi sulla strada della santità seguendo
l’esempio di Don Orione, senza quelle doti che il mondo tanto apprezza: una santità da poveri, insomma.
Segnaliamo, per chi lo desiderasse, che questi opuscoli sono disponibili presso la Segreteria del Paverano.
L
il natale secondo te
I
l 31 gennaio nel teatro del
Villaggio della Carità di Camaldoli c’è stata la premiazione del concorso nazionale “Il
Natale secondo te” giunto ormai alla 6ª edizione.
La manifestazione, che è
stata animata dagli alunni della
scuola elementare Pezzani di
Sestri Ponente, si è avvalsa di
una giuria di esperti che ha valutato ogni lavoro sotto vari
aspetti: artistico, originale e religioso.
Il 1° premio è andato ad
Alfonso F. di Vicenza, il secondo a Paola M. di Milano, il terzo ad Alfonso T. di Genova. Il
premio originalità è toccato a
Gabriella S., quello per il senso
artistico a Paola M.
A Don Mario Gatti, organizzatore e promotore di tutte le
edizioni della manifestazione,
nella sua veste di partecipante,
è andato il premio religiosità.
Ai vincitori è stato consegnato il premio città di Genova
“La Lanterna”. Premiati anche
tutti i partecipanti con coppe e
medaglie.
Questa iniziativa ha il pregio
di aprire le porte del Villaggio
alla città e permettere ai nostri
ragazzi di vivere un momento
indimenticabile.
Pino Parisi
1. Paolone e don francesco
travestiti da indiani hanno
condotto la “tribù” della festa.
2. Ebbene sì, è lui! dopo aver
tentato invano di farsi
passare per uno scolaretto è
stato tradito dal coro dei
ragazzi: W il direttore…
3. Sì, ci sono anche loro:
perché ne dubitavate?
4. Gli animatori: i bravissimi
alunni di alcune scuole
travestiti da indiani.
5. Il presepe delle beniamine: la
strada è lunga, ma con scrpe
così la méta è assicurata.
5
Scuola Materna “Don Orione”
– Sono aperte le iscrizioni
per il nuovo anno scolastico
1998-99.
– La scuola è in funzione dai
primi di settembre a fine giugno, dal lunedì al venerdì, con
orario 7.30-18.00.
– Centro estivo durante tutto il mese di luglio, dalle 7.30
alle 17.00.
– Ambiente ampio, confortevole e familiare.
– Attività programmate secondo gli Orientamenti ’91.
– Corsi di nuoto.
– Le educatrici sono a disposizione per ulteriori informazioni tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle 11.00 alle 13.00.
Un momento della recita natalizia alla quale
hanno partecipato Anna Viola e Gabriella Avran del Reparto
Suor Plautilla e il Sig. Giuseppe Canobbio del Centro Von Pauer.
SCUOLA MATERNA
DON ORIONE
c/o PICCOLO COTTOLENGO
DI DON ORIONE
Via Paverano, 55 - GENOVA
Tel. 52291
Alcuni bambini impegnati in
una lezione di nuoto presso
la Piscina di Via D’Albertis
gestita dalla Società Sportiva
Andrea Doria.
la madonna di pareto
sta chiamando
l Santuario della Madonna
della Guardia sul colle dell’apparizione (29 Agosto 1490)
continua a rimanere la stella polare della città di Genova, la
città della Madonna.
L’Arcivescovo vede aumentare ogni sabato il numero dei
pellegrini che con lui salgono a
piedi dalle sette del mattino: i
12-15 della prima ascesa, adesso sono diventati diverse centinaia. E vanno su, imperterriti,
rosariando e cantando per aere
et nubilo et sereno et omne
tempo.
In aumento anche i pullman,
le roulottes, le vetture, gruppet-
I
ti e solitari pedoni che fanno
meta al Santuario per un voto,
una grazia che solo la Madonna
può fare; a volte per il “grande
ritorno”.
Dal Piemonte, dal Veneto,
dalle regioni più in giù.
Mons. Marco Granara, il Rettore indomito e instancabile,
punta al sodo, partendo da una
domanda che non lascia pace:
“E se anche a te, come a Benedetto Pareto la Madonna della
Guardia chiedesse di costruire
qualcosa di buono?”. Qualcosa
come? Una costruzione che potrebbe partire dalla propria vita,
da una sua revisione.
Contemplata la Madonna
che splende luminosa su in alto,
lo sguardo è preso e carpito
dalle frecce che portano ai confessionali; passa da quel piccolo
silente luogo di pace la carezza
della Madre a qualche povero
suo figliolo che forse s’era stordito, un po’ perso.
Le iniziative per aumentare la
ricettività e l’accoglienza vedono un cantiere permanente con
ponteggi e impalcature sempre
in movimento.
Piace molto il nuovo salone
per incontri-convegni con una
capacità di 430 posti, i nuovi
servizi ed anche le attrezzature
per farsi un po’ di roba calda.
Ma prioritario di ogni lavoro
è il tetto, vastissimo, premessa
ineludibile per ogni altro intervento: un tetto grande che non
finisce mai. Si punta soprattutto
a locali di accoglienza per singoli e gruppi fino a raggiungere
una disponibilità di 200 e più
posti letto; per chi vuole andare
in Santuario a ritrovare se stesso, il senso della propria vita e
del proprio andare, sostando
per qualche giorno vicino alla
Madonna, sentendone il respiro.
E ci sarà anche il problemone
del riscaldamento del Santuario? Una sfida.
Certo è che il freddo, il vento
gelido dell’inverno, a quota 807
metri, fanno un po’ da deterrente e rendono radi i coraggiosi
che non mollano neanche a morire.
Con qualche gesto generoso
di un devoto mecenate si risolverebbero un bel po’ di problemi. Ma si sa che l’obolo della vedova resta pur sempre la misura
più naturale di Benedetto Pareto: un falcetto e un fascio di fieno.
Poi c’è una iniziativa più radicale e di maggiore impegno: la
ricostituenda Compagnia della
Guardia…
Una “compagnia” di persone che vogliono rendersi disponibili ad accogliere, servire, animare i pellegrini nei giorni della
loro permanenza in Santuario;
volontari disposti a far da tramite tra il luogo di origine ed il
Santuario presentando proposte di bene e le occasioni di spiritualità programmate; gente
poi che, fatto il pieno alla Guardia, si fa veicolo di un messaggio per la nuova evangelizzazione.
Insomma una cosa grossa e
seria che richiede preparazione:
vi sono dei bei ponti (venerdì,
sabato e domenica) organizzati
per specializzarsi restando naturalmente ospiti della Madonna
lassù.
Di tutto si può prendere conoscenza con una corsa al Santuario e con un incontro col bravo Rettore che, se ti agguanta,
difficilmente molla la presa.
Sì, proprio per quell’interrogativo apparentemente ingenuo, ma che potrebbe non darti
pace: “E se la Madonna chiedesse anche a te qualcosa di
grande come fece con Bene-
detto Pareto? Benedetto, sai
che cosa io voglio? Che tu faccia fabbricare una cappella a
mio nome in questo luogo. - Io
sono pronto a fare tutto quello
che mi comandate, ma son tanto povero che non potrò adempiere la vostra volontà bisognandoli di molta fatica e spesa
per essere anco il luogo molto
lontano dalle genti – Non temere di questo: farò che sarai soccorso ed aggiutato da ogni parte…”.
Una roba da non credere.
(d.a.v.)
Uniti
in Cristo
S
iamo nell’anno dedicato particolarmente allo Spirito Santo; nella nostra Comunità ogni
giorno si invoca affinché soffi il
suo alito vitale sui singoli, sulle
comunità, sulla Chiesa intera.
Ognuno di noi ha bisogno di
rivitalizzare la propria fede, di rivedere concetti o, peggio, preconcetti che possono averla
sclerotizzata; abbiamo tutti bisogno di essere rinvigoriti e “ringiovaniti” dalla perenne forza di
questa Potenza divina che fu capace di infondere negli Undici
nascosti nel Cenacolo un coraggio così grande da farli uscire
per le vie del mondo a predicare
un evento straordinario: la resurrezione di Gesù. Dopo le nostre
invocazioni dobbiamo saper cogliere in noi ed anche attorno a
noi i segni che ci possono indicare come lo Spirito invocato ci
esaudisca in qualche modo; per
questo penso che segno della
Sua presenza nella Sua Chiesa
possa essere considerata la venuta tra noi del prete Copto Bymen della Chiesa d’Egitto a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani.
Tale venuta, come quella dei
Pastori protestanti e dei Rabbini
parrocchia s. Giuseppe B.
Cottolengo. Momento della
celebrazione eucaristica col
prete copto byhen.
negli anni scorsi, sarebbe stata
impensabile nel passato: oggi
questo si è verificato a dimostrarci che “nulla è impossibile a
Dio”.
È stato un incontro che ci ha
fatto comprendere come cattolici e copti ortodossi siano già
uniti nell’essenziale cioè nella fede in Gesù Salvatore morto e risorto per tutti noi; i riti, la liturgia, i paramenti sono diversi ma
non era certamente a questi che
pensava Gesù quando ordinò ai
Suoi: “Andate ed evangelizzate
tutte le genti”.
Presa coscienza di questo ci
resta l’impegno di pregare, di
pregare molto ancora affinché
gli uomini non siano colpevoli di
continuare a dividere ciò che
Dio vuole che sia unito.
Ornella
14 IN MEMORIA
In morte del nostro
Vescovo polacco
Il giorno di Natale è morto in Polonia il Vescovo
Orionino Mons. Bronislaw Dabrowski, all’età di 80 anni.
o ricordo quando, in un raduno di Sacerdoti, circa 30
anni fa, richiesto di notizie sulla
sua prigionia nel campo di
concentramento di Dachau,
non fece fatica a scoprire il petto dove, a caratteri cubitali si
leggeva ancora, indelebile, il n.
68699: quel numero senza nome e senza cognome era stata
la sua identità per tanti mesi. Ci
disse anche dei circa duemila
preti assassinati e della sua fuga nella quale si fratturò una
gamba.
Sempre con commozione ricordò il saluto di Don Orione a
Tortona quando partì con il
gruppo di chierici polacchi per
difendere la sua Polonia: Don
Orione li accompagnò, con la
bandiera polacca, al Santuario
della Guardia, baciandoli piangendo uno ad uno e portandosi a casa, per distenderlo sul
muro della sua cameretta, quel
vessillo che fu tolto solo una
volta e poi rimesso, quando il
Papa venne a Genova nel
1985, a far visita al Paverano.
Nel suo stemma di Vescovo
il motto orionino: “Instaurare
Omnia in Christo”. E affezionatissimo alla Sua Famiglia religiosa restò sempre.
A Genova veniva (ci fu per la
Visita del Papa 22/9/1985 al
Paverano) e le sue visite erano
frequenti, sapendo anche che
il Piccolo Cottolengo avrebbe
continuato ad aiutarlo per le
opere di Culto e per i poveri.
Per la Polonia egli è stata la
“stella polare”, specialmente
nel dopoguerra, nelle trattative
L
difficilissime con il regime comunista: la regina delle virtù –
la saggezza – gli faceva contemperare fermezza e moderazione, pazienza e rispetto. Un
abile, provvidenziale tessitore
che, a detta del leader di Solidarnosch Lech Walensa, “segnò il futuro della nazione polacca”.
Il Papa lo ebbe per anni collaboratore nell’episcopato e
punto di riferimento quando
Lui era Metropolita a Cracovia
poi per sempre amico, come
dice in una lettera scritta due
giorni dopo la morte di lui al
Card. Glemp. A suffragio di
quell’anima benedetta, nella
trigesima di morte, il Papa ha
fatto una solenne commemo-
razione nella Basilica Vaticana
di San Pietro nel pomeriggio
del 28 Gennaio.
“Come sacerdote e soprattutto come vescovo si è iscritto
per sempre nella storia della
Chiesa polacca” – ha detto Papa Vojtyla.
Nella sua lunga carriera di
vescovo ricoprì ruoli importanti, oltre ad avere collaborato
strettamente con la figura più
prestigiosa dell’Episcopato polacco, il Card. Stefan Wyszynski, Primate della Polonia.
Fu lui a ordinarlo Vescovo.
Mentre per 4 volte gli fu rinnovato il compito di Segretario
dell’Episcopato Polacco, per la
durata di 28 anni.
Memorabili le parole che lui,
devotissimo della Madonna
pronunciò in occasione del 15°
anniversario della sua consacrazione: “Con questo FIAT
della Madre di Dio bisogna cominciare la strada della vita anche se essa dovesse portare al
Calvario e alla Croce.
Riusciremo a mantenerci al
livello del nostro mandato, della nostra missione e della nostra vocazione soltanto se saremo pronti a servire fino a farci
scoppiare le vene; servire anche se questa via ci conduce
alla croce. Lì soltanto si serve
realmente, come ci ha dimostrato Cristo, si serve per tutta
l’eternità”.
Scrive P. Drazek sull’Osservatore Romano (da ricordare
che il Vescovo Dabrowski, dell’Osservatore Romano curava
l’edizione polacca circa le vicende e l’attività di Solidarnosh fuori della censura e destinato ai lettori polacchi in Patria): “Quando l’Arcivescovo
veniva a Roma, visitava i dicasteri e gli uffici della Santa Sede per informare della situazione della Chiesa in Polonia per
rafforzare e costruire la comunione ecclesiale cum Petro et
sub Petro”.
Ebbe contatti diretti con i
Papi Giovanni XXIII, Paolo VI,
Giovanni Paolo I e, naturalmente con l’attuale Giovanni
Paolo II.
Chiudiamo con un brano di
una lettera di Mons. Dabrowski
al Superiore Generale del tempo, cinque giorni dopo la sua
ordinazione episcopale in data
30 Marzo 1962: “Ho pregato
tanto per Lei: la prima benedizione è per tutti i Confratelli.
...Tutti i suoi doni mi sono
stati cari – aggiunge – ma soprattutto l’anello Vescovile che
considero come un vincolo che
mi unisce ‘cor unum et anima
una’ usque ad mortem a Don
Orione e alla diletta Congregazione alla quale debbo tutta la
mia educazione, formazione
ed istruzione. Non dimenti-
cherò mai quello che la Congregazione ha fatto per me e
dell’affetto che i Superiori mi
hanno sempre dimostrato.
Benché le mie nuove occupazioni mi terranno un po’ fuori
dalla vita della Congregazione,
io mi considero sempre uno
dei suoi figli e farò quanto mi
sarà possibile per il bene e lo
sviluppo della Congregazione
in Polonia”.
Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti
mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: Sig. Marcello Casale, Sig.a
Margherita Pelissetti Losi, Suor
M. Bennata, Prof. Vittorio Mela, Dott. Luigi Bozzo, Sig.a Pasqualina Ferretti Ved. Matricardi, Sig. Pilade Gramolazzi, Sig.
Giuseppe Peruzzo, Sig. Federico Pisotti, Sig. Ferruccio Pellegrini, Avv. Giovanni Revelli,
Sig.a Emanuela Barattieri Costermanelli, Sig.a Renata Gallimberti, Sig. Roberto Sciutti,
Sig.a Maria Chiappini, Sig.
Francesco Garaventa, Don
Giuseppe Risi, Sig.a Maria Moresco Ved. Podestà, Sig. Archimede Corsanego, Sig.a Adelina Ebridi, Sig. Ferdinando Olive, Don Giovanni Carminati,
Sig. Alfredo Sismondi, Sig.a
Giuseppina Martini in Varale,
Prof.ssa Cristina Cipelletti Zannoni, Sig.a Anna Maria Sammito, Sig.a Flaminia Zanuso, Sig.a
Grazietta Musco, Sig. Emanuele Solimano, Sig.a Maria Cristina Dapelo, Don Roberto Risi,
Suor M. Candida, Sig. Pier Angelo Cau, Sig.a Santa Scattolini
Tarabotto, Sig. Ermanno
Trumpy, Sig. Giovanni Perlo,
Sig. Pierino Vercesi, Sig. Umberto Gennari, Don Giovanni
Rubinelli, Sig. Alfredo Servo,
Sig. Agostino Sciaccaluga, Sig.
Giovanni Gotelli, Sig.a Lina Poletti Levra, Sig.a Elena Carbone Ved. Chiarella, Sig.a Caterina Bottaro Ved. Parodi, Sig. Ettore Ronconi, Sig.a Santa Miragliotta, Sig.a Giuseppina Buratti Ved. Vaccari, Sig.a Angela
Canessa, Ing. Ottonello, Sig.a
Giovanna Bruzzone, C.te Ago-
stino Ravano, Sig.a Ernestina
Bigliatti in Fontana, Don Aldo
Gardini, Sig. Biagio Farese,
Sig. Ferdinando Viviano, Sig.a
Renata Gadolla Ved. Perria,
Sig.a Anna De Veris Grossi,
Cav. Raffaele Ramognini, Sig.a
Giulia Boschi Ved. Ursomando,
Sig.a Maria Calciati Ved. Giganti, Sig. Angelo Assereto,
Sig. Michele Manfreda, Sig.a
Maria Vanzetto Ved. Durante,
Sig.a Maria Angela Orione,
Sig. Roberto Caminati, Sig.
Mario Busti, Sig.a Elvira Sciaccaluga, Sig. Bartolomeo Castel, Avv. Claudio Bellavita,
Sig.a Giuseppina Porta, Sig.
Pietro Paolo Vassallo, Sig.a
Francesca Filippone, Sig.a Anna Vallebona, Sig.a Bice Riboli
Ved. Rossi, Don Francesco Pitto, Sig.a Teresa Pol, Sig.a Rosa
Colli, Sig. Carlo Bellini, Sig.
Giovanni Rosso, Sig.a Emilia
Massardo, Sig.a Clotilde Arbocò Ved. Lagorio, Sig. Agostino Negro, Comm. Attilio Bruzzone, Sig. Giuseppe Giorgio
Infantolino. Rag. Luigi Francesco Calcagno, Sig. Maria Simbula, Coad. Luigi Carminati,
Suor M. Adriana, Sig.a Maria
Bignone, Sig.a Maria Gonizzi,
Sig.a Irene Casazza, Sig. Angelo Andrea Gotelli, Suor M. Sira,
Suor M. Anselma, Sig. Giorgio
Dapelo, Sig. Giovanni Modenese, Sig. Angelo Cuneo, Sig.
Pietro Fasciolo, Sig. Francesco
De Lucchi, Sig.a Ida Marchiori,
Sig.a Maria Luisa Sferrazzo,
Sig.a Luigia Cartagenova, Sig.a
Santina Noli, Sig.a Trieste Cinquini, Sig.a Egle Cresta Ved.
Viarengo, Sig.a Luisa Lari Novelli, Prof. Dr. Eugenio Marchese, Prof. Dr. Sergio Zocchi,
Sig.a Adelma Del Bene.
2
MOTIVI
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
AULE (L. 1.000.000)
(concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi del Piccolo Cottolengo)
INCONTRI
BORSA MISSIONARIA (L. 500.000)
(concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle etc. - per le missioni)
COSTRUIAMO
INSIEME
BORSA FARMACEUTICA (L. 350.000)
(concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti)
BORSA DI STUDIO (L. 200.000)
(concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa)
– ASSUNTA e CARLO ROSSI - la Sig.a Pinuccia Raffellini Rossi
BORSA DI PANE (L. 150.000)
(integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita)
– PRO DEFUNCTIS - il Sig. M.M.
– BEATO DON ORIONE - i Sigg.i Alice e Luciano
LETTINI (L. 100.000)
(per la biancheria e il vestiario degli ospiti)
– PRO DEFUNCTIS - la Sig.a Lucia Canovi Sassi
– PAOLO PIOVERA - gli zii Pietro e Tina Fisi
– ANTONIA RIZZO - la Sig.a Maria Cristina Scandolera
– PASQUALINA FALQUI - i nipoti Falqui
– BEATO DON ORIONE - la Sig.a Pietrina Orsi
– ANGELO e CARMEN MORESCHI - la figlia Maria Rosa
– Don MARIO GHIAZZA - il Sig. Pietro Ghiazza
BANCHI (L. 50.000)
(serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili)
– FERDINANDO SEGALERBA - la moglie Ada Bolla
– GIOVANNI e LUISA VILLA - la figlia Emilia
– PAOLINA e AGOSTINO MOTTA - la figlia Maria Rosa
PER DONAZIONI E LASCITI
Siccome avvengono degli inconvenienti nella
procedura del disbrigo della pratica, si prega
usare esclusivamente la seguente dicitura:
«Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli
anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore
del dipendente PICCOLO COTTOLENGO DI
DON ORIONE IN GENOVA».
Rivista inviata a nome dei nostri assistiti
in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici
e a quanti ne facciano richiesta.
16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1
- Conto Cor. Post. N. 00201160
Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona
in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg.
Direttore: Don NINO ZANICHELLI
Responsabile: Sac. Carlo Matricardi
Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri
Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo)
Realizzazione a cura della
Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo)
4
MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO
6
LE NOSTRE SUORE
9
CRONAC A
14
IN MEMORIA
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
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AMICI marzo 98 - Don Orione Genova