AMICI DI DON ORIONE Mensile del Piccolo Cottolengo di Don Orione Genova risuscita in tutti i cuori, in tutte le famiglie, o Cristo Gesù, risorgi e risorgi! Don orione Spedizione in a.p. art. 2, comma 20/c legge n. 662/96 Filiale di Bergamo Anno XXXVIII N. 3 - Marzo 1998 2 MOTIVI Dio non ruba mai nulla all’uomo Neppure quando toglie qualcosa... “Erode, perché temi il Signore che viene? Non toglie i regni umani, chi dà il regno dei cieli”. osì recita la prima strofa di un inno che cantiamo durante la festa dell’Epifania. E quest’anno ha lasciato in me il segno più di tante altre volte che l’ho cantato o recitato. A voler essere precisi nel riferimento al re della Giudea, è difficile immaginare cosa abbia potuto pensare di tanto pericoloso alla propria regalità, trattandosi di un bambino appena nato, anche se indicato come re e messia, ma impressiona la sua feroce reazione di sterminare tutti i nati nel periodo indicato dai Magi. A questo equivoco, anche se in maniera e misura diversa, possiamo andare incontro anche noi, nei nostri rapporti con Dio. La Sapienza antica evitava l’ostacolo relegando Dio nel suo mondo inaccessibile (“Deus non curat culinam nostram”, cioè, Dio non si cura dei nostri interessi, anche perché si sminuirebbe), la nostra religione, invece, quindi anche la nostra cultura, ci propone un Dio strettamente legato al nostro destino, tanto da assumere la natura di uomo, per condividere i rischi ed aiutarci a superarli. Di conseguenza siamo chiamati ad una risposta che sarà di collaborazione o di rifiuto. I santi, che riescono a valutare l’inestimabile valore della presenza di Dio nella loro vita, non finiscono di lodarLo e ringraziarLo, chi non lo è, è tentato di difendersi da Lui, come da nemico dei propri interessi e della libertà personale. C È stata la triste storia degli angeli diventati diavoli, per non aver accettato la supremazia divina; dei progenitori Adamo ed Eva, che convinti di risolvere meglio autonomamente i problemi esistenziali che li riguardavano, disobbedirono a Dio accettando le insinuazioni del principe delle bugie, il diavolo, e si trovarono improvvisamente nudi, poveri ed esiliati dal paradiso terrestre. Rimane un mistero come possano aver ceduto all’imbroglio gli angeli, che per natura sono pure intelligenze, quindi in grado di valutare al meglio la realtà e, in forma minore anche i nostri progenitori, creati in stato di perfetto equilibrio psicofisico e dunque non soggetti alle spinte disordinate della materia come accade a noi, ma il fatto è fortemente significativo: tutte le creature, proprio perché non autosufficienti tendono a chiudersi in se stesse a difesa della loro precaria consistenza ed insicurezza. Il che, però, diventa davvero sorprendente se riportato nei confronti di Chi è la sorgente dell’essere e della vita di tutto ciò che esiste. Nel nostro caso, la fede ci insegna che la paura di Dio non è originaria, ma derivata da un’inclinazione al male trasmessa a noi dal peccato dei progenitori e rimarcata dai mali personali. Stranamente, il peccato, cioè la disobbedienza a Dio che è un suicidio, perché ci allontana dalla fonte senza la quale non possiamo vivere, è visto come liberazione ed aumento delle possibilità di affermazione e di piacere. Contraddizione acutamente sofferta da S. Agostino e descritta nelle sue “Confessioni”, quando riconosceva di servirsi contro Dio proprio di quelle creature che senza di Lui non sarebbero né esistite né conservate in essere. Per nostra fortuna Dio non si arrende e, diventando uomo, cioè Gesù, ci scuote, come più fortemente non si potrebbe, dall’assurda illusione: “se ho lasciato il mio paradiso e la mia vita da Dio per esserti vicino, per far mie le tue debolezze, come puoi continuare ad essere diffidente nei miei confronti? Per danneggiarti, posto che sia consentito ad un Dio buono che crea per amore, me ne sarei rimasto nella mia ineffabilità ed intangibilità. Ho sposato il tuo destino perché ti ho fatto grande, quasi come Me. I tuoi limiti, la fatica di vivere, i dolori e la stessa morte non rovinano la tua speranza di felicità, come a me non strappano la forza della divinità. Tu seguimi, ascolta ed osserva i miei comandamenti, medita attentamente quanto ti ho lasciato scritto nel mio vangelo. Fuggi la superficialità e le illusioni di chi ti fa la vita facile, di chi t’insegna che io non conto, che, invece, valgono solo i soldi, i piaceri e gli onori. Io ti ho voluto per una felicità, che è ben altro: più profonda, più conforme ai tuoi sogni, più stabile, non fondata sulle realtà di questo mondo che è caduco. Credimi, non saresti nato per così poco. Non t’accorgi che più hai e più vorresti? Non senti che la tua vera vita non può essere questa, che ti sfugge? Te lo dico io che ti ho fatto: abbi coraggio, tieni il mio passo ed il mio pensiero, aiutami a por- INCONTRI Domenica 29 marzo, ore 10 raduno amici a paverano È l’incontro che precede la S.Pasqua. Celebrerà per noi e presiederà la successiva assemblea il Rev.mo Don Erasmo Magarotto Direttore del Centro Mater Dei di Tortona Chi desidera potrà fermarsi al pranzo prenotando almeno tre giorni prima al 5229334. A tutti il caldo augurio di una serena e santa Pasqua. sabatO 4 aprile ritiro minimo a castagna L’Istituto, ubicato in Via Tigullio 2, allo svincolo autostradale di GE/Nervi, raggiungibile con l’autobus 17, ospiterà il tradizionale ritiro in preparazione alla S. Pasqua. La giornata si aprirà alle ore 10 e si concluderà verso le 16,30. È necessario segnalare le adesioni alla Segreteria del Pa- tare la croce che è mia ed anche tua e vedrai cosa saprò fare di te. Ti farò re, ti farò sedere alla mia mensa e sarai servito per sempre come un principe, un mio erede”. Le parole che ho scritto non sono vaneggiamenti e neppure, spero, la banalizzazione delle parole autentiche di Gesù nel vangelo. Mi è venuto spontaneo osare di mettermi in bocca l’ineguagliabile messaggio del Divino Maestro, come succede a un corpo che, trapassato dalla luce, senza sapere perché, emette luce. Prova anche tu a leggere il vangelo e meditare con la giusta curiosità e con interesse, scoprirai con gioiosa meraviglia che nel tuo rapporto con Dio, l’unico a rubare qualcosa sei tu: a te stesso, l’esigenza di correre verso di Lui, e a Lui la risposta di un immeritato infinito amore per te. Don Nino Zanichelli COSTRUIAMO INSIEME nuova apparecchiatura di radiologia Fondo precedente Lire 57.893.000 Gli Amici di Gigetto Gusmani, in sua memoria 500.000 REPETTO Pio, in memoria di Giovanna Ghelardoni 100.000 ROSSI Rita 20.000 DALLA COSTA Giulio, in memoria dei propri defunti 50.000 STAGNO Rosa 100.000 VALASTRO Silvia, in memoria della mamma Santa Scuto 30.000 CONSIGLIERE REGIS Renata, in memoria del marito Eugenio 100.000 GAGGERO Adolfo, in memoria di Mimma, Sebastiano e Nicoletta Gaggero 200.000 GAGGERO Adolfo, in memoria di Marinin, Giovanni e Giulio Repetto 200.000 GAGGERO Adolfo, in memoria di Cecilia e Davide Musso 200.000 GAGGERO Adolfo, in memoria di Dino Moroni 200.000 GAGGERO Adolfo, in memoria di Giuseppe Patrone 200.000 C.C. 100.000 MANETTI Vanna e Nini 100.000 Coniugi GALLEANO 100.000 DALLA COSTA Ida e Rita, in memoria di Secondo e Bruna Dalla Costa 150.000 CASALEGNO Marco, in memoria del nonno Luigino e del papà Maurizio 100.000 Totale Lire 60.343.000 4 MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO Eppur si muove... I postumi del Convegno di Roma si sono ormai esauriti, al punto che è normale chiedersi se qualcosa si stia muovendo, oppure se, dopo aver dato fuoco alle polveri, si sia ormai in ordinaria amministrazione. La verità è che alcuni gruppi di studio stanno elaborando le prossime mosse, in modo da non far errori e costruire, adagio adagio, una struttura anche organizzativa che funzioni. Nel frattempo il Consiglio Generale della Congregazione ha, in una recente lettera, nuovamente sottolineato l’importanza del coordinamento locale dei vari gruppi laicali che ruotano intorno ad ogni casa orionina. Volontari, Amici, dipendenti, ex-allievi, operatori pastorali devono incontrarsi tramite i loro rappresentanti, per camminare insieme. Il decalogo del coordinamento locale è il seguente: Mettere in Comunicazione 1. Mettere in comunicazione i diversi gruppi e categorie di laici, in vista di un cammino comune: incontri di rappresentanti, iniziative comuni dei gruppi, a livello locale e provinciale. 2. Favorire la coscienza di appartenenza all’unica famiglia orionina: FDP - PSMdC - LAICI. Prevedere la presenza di qualche religioso/a nei gruppi e la presenza di laici a qualche momento di vita delle comunità religiose (riunioni, ritiri, ecc.). 3. Curare il collegamento con il coordinamento generale (partecipazione agli incontri, informazioni, scambio di sussidi, ecc.). Promuovere la Formazione 4. Formare i gruppi secondo lo spirito orionino; comunicare l’esperienza orionina tipica di ogni gruppo; favorire la rilettura laicale del carisma di Don Orione secondo la sensibilità dei diversi gruppi (studio personale e di gruppo di biografie e scritti, ritiri, ecc.). 5. Programmare iniziative di formazione soprattutto per i membri del gruppo di coordinamento. Suggerire e condividere iniziative di formazione dei religiosi sulla vocazione e ruolo dei laici. Aprire la Missione 6. Curare l’apertura e la destinazione sociale ed ecclesiale del gruppo e del carisma orionino: partecipazione a progetti pastorali parrocchiali, diocesani, nazionali; iniziative nel campo sociale, culturale; relazione con altri movimenti laici e cattolici, ecc. 7. Rappresentare unitariamente i “laici orionini” in momenti di studio e di progetto delle congregazioni religiose orionine (capitoli, assemblee, iniziative, ecc.), della Chiesa (organismi pastorali, laicali, ecc;), e della società (enti, istituzioni, ecc.). Curare la Organizzazione 8. Partire dalle realtà locali esistenti. Promuovere l’identità dei gruppi già esistenti e favorire il sorgere di altri (volontariato, ex allievi, dipendenti, oblati,...) nelle varie province nella prospettiva di un movimento comune: informando, interessandosi, stimolando, recensendo, ascoltando, mettendo in contatto con altri laici e gruppi orionini. 9. Preparare un calendario con alcuni impegni e contenuti 5 comuni a tutti i gruppi (riunioni, tema dell’anno, foglio di collegamento-informazione, ecc.). 10. Camminare verso la solidità organizzativa del gruppo locale, collegato con un referente al gruppo di coordinamento provinciale. E se il Consiglio Generale si sta occupando di stilare la carta di comunione, documento che porrà le fondamenta del nuovo movimento, in collegamento con gli altri rami della Congregazione, il Coordinamento Provinciale dei laici della nostra Provincia si è riunito a Bologna il 25 gennaio, e di buona lena si è messo a lavorare per un Progetto-Laici che dia indicazioni comuni a tutti i gruppi, alla ricerca dell’identità del laico orionino. Questo lavoro ha come ideale meta conclusiva un Convegno che si terrà a Fano in data 1-3 maggio, dove il Progetto stesso verrà lanciato come paradigma di riferimento per le comunità locali. Il Convegno è aperto a tutti... dunque, eppur si muove! Roberto Franchini bologna, 25 gennaio. incontro del coordinamento provinciale del movimento laicale orionino. PROGETTO ED UC ATIVO Musica al Don Pensa... U n tranquillo pomeriggio estivo dove il sole batte a picco sulle costruzioni severe del villaggio che guardano al mare come ad una speranza di refrigerio: la pigrizia pervade le menti all’ora del tradizionale riposo, ma, proprio in quel momento, un ascoltatore attento udrebbe una melodia dall’incedere sottile e sicuro proveniente dal reparto Don Pensa, a Camaldoli; e, se superasse il portone d’ingresso fino a spingersi al soggiorno ampio e luminoso, vedrebbe un gruppo di persone comodamente sedute su alcuni divani disposti a circolo, gli occhi chiusi, la mente rivolta a quel luogo segreto e sicuro custodito dal nostro cuore che la maggior parte di noi, presa dal ritmo frenetico dei tanti appuntamenti quotidiani non oserebbe interrogare per il timore di fermarsi, di rimanere disorientata. La musica lentamente si affievolisce fino ad evaporare completamente. “Qualcuno di voi ha forse ‘percepito’ immagini interiori muovendosi sul flusso di que- sta musica? Qualcuno che ne voglia fare partecipe il gruppo?” chiedo io, pieno di speranza mista a curiosità. Un silenzio denso cala per un attimo: poi, timidamente, Roberto si schiarisce la voce e racconta di aver ‘visto’ creature fantastiche abitatrici degli abissi oceanici che lo invitavano a condividere con esse qual paradiso azzurro; ma Vittorio, visibilmente emozionato ed ansioso di parlare, lo interrompe per dire a tutti di come quella musica lo abbia ricondotto alle immagini più care legate alla sua infanzia, ai gesti dolci di sua madre che, sottolinea, egli serba come un’inesauribile fonte di entusiasmo per il futuro. Maurizio è ansioso di renderci partecipi della sua esperienza percettiva: le tante piante del soggiorno si erano moltiplicate e, come per incanto, egli si era ritrovato in una foresta dove una brezza fresca lo sollevava dalla calura opprimente... Immagini oniriche che affiorano alla superficie della mente, che plasmano confronti più o meno accesi tra quindici c’è chi ascolta… e c’È chi dorme. ospiti desiderosi di spezzare la rigidità del quotidiano creando tasselli nuovi per il mosaico delle loro esistenze, tasselli che spesso non si adattano a quelli costruiti in tanti e tanti episodi passati ma non rinnegati: il loro rischio sta nella volontà di mettersi in discussione per mezzo di strumenti meno ovvi come la musica, la pittura, la poesia quali spunti per aprire un dialogo costruttivo e costante con se stessi e con gli altri, raccogliendo a piene mani una sfida che sia pegno della vitalità stessa. Mi viene in mente un’immagine di questi ‘ragazzi’ a me rimasta estremamente cara e non finirò mai di ringraziarli per avermene reso partecipe: sedevano sulle rocce di una radura contornata da querce annose, restando in lungo, religioso silenzio, alla ricerca della voce della natura come vera musica universale, così, con una semplicità ed una umiltà tali da non poter rimanere inascoltate. Ancora grazie, ragazzi. Federico Arduino 6 LE NOSTRE SUORE 7 Ricordando suor Maria Lucina delle nostre P.S.M.C. S i è spenta serenamente a Paverano la mattina del 2 gennaio alle 6 del mattino, munita e confortata dei Santi Sacramenti e da una corona di Consorelle. Era l’ultima degli 11 figli di Sciaccaluga Emanuele e Giuseppina Segale che, oltre a Rosetta (questo il nome “al secolo” di Suor Lucina), avevano dato a Don Orione Don Enrico e Suor M. Tarcisia. Tutto era nato dall’incontro con Don Orione quando questi, accompagnato in macchina dal Conte Agostino Ravano, andò a prendersi il ragionier Sciaccaluga Enrico nel 1931 proprio a casa sua, approfittando per consacrare la Famiglia al Sacro Cuore di Gesù. Suor Lucina, entrata da Don Orione nel 1933, dopo la professione fu in vari luoghi e con diversi incarichi anche di grande responsabilità. A Genova iniziò da postulante come Maestra d’asilo al Piccolo Cottolengo di Castagna. E poi Superiora al Paverano dal 1961 al 1964. Ma ruoli di primo piano aveva svolto da Superiora Provinciale del Brasile prima e da Superiora Provinciale in Italia nella Provincia “Nostra Signora della Guardia”. Suor Maria Lucina non verrà ricordata tanto per le cariche istituzionali quanto per il suo spirito di preghiera (era un’anima contemplativa!) per il suo amore ai poveri e per il suo attaccamento a Don Orione. Da Don Orione aveva imparato a far sempre la volontà del Signore e questo ricordava spesso nelle sue lettere al fra- tello Don Enrico (ne abbiamo circa 300 e meriterebbero di essere pubblicate tutte), insieme con la riconoscenza al Signore per il dono della Vocazione e per la vocazione tra le Piccole Suore Missionarie della carità. Lo spazio, ahimé sempre poco e limitato, non ci consente dire di più. Riportiamo però almeno un brano del suo epistolario al fratello Don Enrico. San Bernardino, 4 Marzo 1934 «Carissimo fratello, ...Gesù ci ha posti in questa Congregazione dove veramente si pratica l’amore di Dio e del prossimo. Ma innanzitutto per amare il prossimo occorre amare il Signore, col fare in tutto la Sua volontà, tenendoci uniti a Lui, staccandoci con ferma volontà da tutto e da tutti, e amare i nostri cari in Lui e per Lui. Sento nel ripetere queste parole il mio cuore che mi dice che ancora sono un po’ troppo attaccata alla mamma, fratelli e sorelle, ma io faccio fermo proposito di amarli sì, ma di un amore tutto spirituale. Devo ringraziare tanto la mia buona Superiora per avermi fatto ritornare qua a Casa Madre, vicino ai Superiori e un po’ più lontana dalla famiglia. Non posso tralasciare di ripeterti la mia gioia che ho di appartenere a questa Congregazione... Ti ringrazio tanto della tua cara lettera e ti dico di scrivermi spesso, se la regola non te lo nega, almeno una volta al mese. Scrivimi e prega per me acciocché possa corrispondere meno indegnamente all’amore che Gesù mi porta; sempre ti ricordo nelle mie preghiere e amo ripetere spesso una preghiera che è proprio per un fratello che sarà Sacerdote, che termina con queste parole “La nostra casa sia una dolce Betania dove Tu, eterno cercatore di anime ti consoli dell’amicizia di un nuovo Lazzaro e di una novella Maria”». Aff.ma sorella Rosetta suor m. lucina con la mamma giuseppina e don enrico sciaccaluga. SPECIALE BRASILE Meninos de rua Meninas da noite Don Orione e la strada Don Orione sulla strada c’è stato. Più di tre anni accanto al padre ai bordi delle piazze e delle carrarecce: ha visto passar di tutto, ha sentito di tutto. Oggi, con i suoi figli, vuol trovarsi ancora lì dove transitano solitudini e angosce, miserie e disperazioni. Così in Brasile ma anche in Argentina i figli di Don Orione non hanno potuto sottrarsi a questo dramma. Nel breve veloce giro cui si è fatto cenno (28 giorni in tutto) abbiamo visitato diverse strutture con cui si vuol tentare una risposta al problema. Ma ancora una precisazione che non è l’ultima. Il governo non autorizza istituti di accoglienza diurna e notturna se non per brevi periodi ed in via eccezionale. La legislazione vigente poi non punisce i minori che non hanno raggiunto la maggiore età. Per cui è difficile intervenire sui ragazzi di strada già strutturati, diciamo così. Allora si ri- corre necessariamente al sistema di prevenzione. Don Orione chiamò il suo metodo pedagogico “preventivo paterno”. Ecco allora a San Paulo l’accoglienza e la organizzazione di 320 tra ragazzi e ragazze di 7-14 anni che vengono per mezza giornata, pranzano e sono poi accompagnati alla scuola pubblica. I genitori vanno al lavoro e questi loro figli sarebbero per strada. La mattina presso la nostra casa, a turni e per classi, fanno tante cose in piccole stanze attrezzate sufficientemente: artigianato, dattilografia, musica, teatro, intaglio, pittura, i compiti scolastici. Una ragazza di 18 anni, scura di pelle e con due belle treccine, insegna in quella scuola che la vide alunna per 6 anni... A Itatì (Corrientes) le nostre Piccole Suore Missionarie seguono 42 ragazze in età 6-15 anni: bambine che questuavano per la strada e correvano il pericolo di non averne più bisogno perché sfruttate diversamente. a sinistra: Un mondo nuovo. sotto: Don Dino barbiero: un padre che sa di dio. Sono divise in 4 turni: fanno piccoli lavori, frequentano il doposcuola, possono lavarsi i vestiti. Soprattutto hanno un buon pasto ed un efficace insegnamento morale. A Victoria il Vescovo ci ha chiesto recentemente di prendere la gestione di una iniziativa già avviata da un sacerdote della diocesi: anche qui bambini di 8-12 anni, figli di gente in grande miseria. Si stanno accogliendo i primi 12 ai quali con un programma che prevede scuola e lavoro si darà anche l’alloggio, dato che oggi dormono dove capita o presso qualche buona famiglia. A Brasilia i meninos de rua accolti e seguiti (se ne curano i chierici tirocinanti ed i novizi) sono 26. A Belo Horizonte un prete straordinario, Don Dino Bar- biero, vicentino, ne ha accolti una ottantina. Li segue lui personalmente (ha settant’anni ed è malato di cuore), facendosi aiutare da due chierici tirocinanti. I ragazzi hanno un’età compresa tra i 7 e i 17 anni: al mattino li fa accompagnare a scuola poi tutti nelle varie officine create per loro. I ragazzi gli vogliono un bene da matti: è il loro dio. Per loro ha fatto 3 campi da football e una bella piscina. Una volta alla settimana li vuole tutti al catechismo e per tutti c’è l’invito a messa la domenica. Dice che glieli portano lì i parenti, gli amici che li ricercano per le strade. È bello vedere la comunità dei pochi sacerdoti e dei chierici che mangiano con i ragazzi alla stessa tavola lo stesso riso e fagioli e qualche volta anche il pesce. Sul muro del grande refettorio una scritta a caratteri cubitali ricorda le parole che gli 80 affamati gridano a Dio prima del pasto... Poi, finito il pranzo, i chierici tirocinanti sono di ramazza e preparano per l’indomani. – Don Dino, cosa pagano? – Non pagano niente, se no non vengono. Ma noi siamo figli della Divina Provvidenza. Ci sono anche certi ristoranti che ci portano ciò che avanza. Ma è roba pulita, a posto. Se si vuole si può… sperare. In chiusura forse si affaccia una domanda a chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui: Come, dove nascono i meninos de rua? Intanto gli amici che lavorano in questo campo ci dicono che c’è da distinguere tra meninos de rua e meninos da rua. I primi sono quelli di cui abbiamo parlato fin qui. I meninos da rua sono quelli che ci stanno morendo per alcool, droga, AIDS... Il fenomeno dell’urbanesimo, l’incanto del consumismo spingono talvolta a lasciare le poche cose e tentare la fortuna. Più spesso è l’aggressione dei latifondisti, specialmente nel Nord: comprano mille, duemila ettari di terreno e fanno sloggiare gli umili braccianti già ai limiti della sopravvivenza. Verso le città, con tutti i mezzi, con tutta la famiglia. A 15 - 20 km. dalla città le prime favelas: alloggetti precari appiccicati l’uno all’altro, minibaracche tutto cartone e lamiera ove oltre 100, 1000 sono arrivati prima di loro. Devono arrangiarsi e vanno verso la città a cercare non sanno neppure cosa e come. Adesso le favelas già impiantate sono sorvegliate a vista dalla polizia che tenta di impedire nuovi arrivi. Ma c’è sempre uno sfiato, una smagliatura che fa restare i vigilanti a bocca asciutta. Da un po’ di tempo si vuole togliere dalle città questa vergogna e lo stato ne inventa un’altra: le favelas verticali, in muratura. Si fa un gran fabbricato a 8-10 piani, appartamenti piccolissimi ove ogni famiglia si schiac- cia in pochi metri quadrati. Appena finita questa favela verticale si costringono gli accampati a sgomberare e ad accettare questa soluzione. Prima che dicano bau l’accampamento è smantellato e arato: partono le fondamenta di costruzioni autorizzate. Così à a posto l’estetica e la coscienza. Il problema dei bambini. I genitori li iscrivono a una scuola, per lo più; fanno le loro raccomandazioni: non escano di casa fino al loro ritorno e, poi, andranno alla scuola del pomeriggio. I ragazzi escono però, si trovano, giocano insieme, sentono i racconti del paese dei balocchi, come Pinocchio. Vanno, tornano, rimediano qualcosa. Ripetono per un mese questo elastico ed infine di dicono: perché tornare a casa per essere domani ancora qui all’accattonaggio, a rubacchiare? Dormiamo sotto il ponte, nell’orto botanico: domani siamo già qui. Basta un telo, un cartone, un sacco della spazzatura... Arrivano intanto i maestri della strada e spiegano “...fai così e così. Ti affianchi a quella ragazza lì, con un colpo secco gli strappi la catenina, gli porti via la borsa e me la porti. Io ti pago subito in contanti quello che è giusto. Meglio e più facile: porti questo pacchetto nel tal bar, e lo devi solo consegnare a chi ti dico io. Se ti acchiappano gli sbirri nessuna paura. Sei minorenne”. Ecco, è nato un nuovo meninos de rua. Il citato libro delle Meninas da noite riporta una statistica secondo cui il 40% di loro non sa cos’è un preservativo. Ma non sa neppure cosa vuol dire restare incinte a 12 anni. Don Aldo Viti 9 CRONAC A Presepe vivente al “Don Orione” di Quarto Castagna D omenica 28 dicembre, in una giornata piena di sole, è stato rappresentato il “Presepe vivente”. Tutto si è svolto con la massima solennità: l’arrivo della Madonna che cavalcava un simpatico asinello, l’umile e pensieroso Giuseppe, poi gli angeli, i pastori e, infine, i tre Magi: tutti indossavano vestiti d’epoca! Particolarmente bella la grotta con in mezzo il Bambino Gesù baciato da uno splendido sole. Moltissime le persone presenti che non si stancavano di ammirare quel quadro con tanti personaggi con al centro “il Bambino”. Il coro Montebianco di Genova ha eseguito bellissimi canti natalizi. Alla fine è stata offerta a tutti cioccolata calda e panettone. Grazie a quanti hanno collaborato, in particolare al C.I.D.O. 1 2 3 4 Ubaldesca, un nome d’altri tempi. In effetti non è usuale né il nome né l’età della nostra nonnina più anziana: il 23 gennaio ha compiuto la bellezza di 108 anni. 1. gruppo che ha rappresentato il presepio vivente all’istituto di castagna. 2. la groTta (capanna) ed i magi. 3. presepio vivente anche al paverano. 4. le classiche statuine “viventi”. raduno di gennaio D omenica 25 gennaio si è tenuto nell’accogliente e suggestiva chiesa dell’Istituto Piccolo Cottolengo di Paverano il primo incontro dell’anno solare del gruppo Amici di Don Orione. Nella Chiesa affollata di Amici, ricoverati e personale dell’Istituto, il Rev. Don Nino Zanichelli, in sostituzione di Don Angelo Vallesi, Vicario Provinciale, ha celebrato la S. Messa. Il celebrante dopo aver rivolto parole di saluto all’assemblea, inizia la celebrazione del sacro rito, accompagnato da canti eseguiti da un gruppo di ospiti ed infermiere dell’Istituto. Commentate le due letture e il Vangelo, il sacerdote procede nella celebrazione della S. Messa. Dopo il tradizionale “caffè di Don Orione” gli intervenuti si sono recati nel salone attiguo alla chiesa dove Don Zanichelli ha presieduto la successiva assemblea. Il relatore, dopo aver messo al corrente che vari contrattempi hanno impedito la presenza e la partecipazione a questo incontro di Don Vallesi, e dopo aver definito gli Amici “Anima di Don Orione nella società” dà lettura ai convenuti di una lettera inedita di Don Orione, avuta lui stesso poco prima da Don Antonio Ruggeri. La lettera, datata 20 aprile 1933, scritta da Don Orione, devotissimo della Madonna, al rettore del Santuario della Madonna della Guardia Mons. Malfatti, viene ampiamente commentata. Procede raccontando di una visita effettuata a Sassello presso una Casa di Don Orione, che pur bisognevole di riparazioni ospiterà questa estate, per un periodo di riposo, ricoverate e Suore del Paverano, tratteggia figure di persone serene ospiti dell’Istituto ed approfitta per ri- volgere un pensiero riconoscente alle Suore, che con pazienza e competenza assistono i ricoverati. Un pensiero viene rivolto al tema della settimana di preghiere per l’Unità dei cristiani. Al termine, su invito di Don Zanichelli, l’assemblea recita una preghiera per la Sig.ra Barone che dovrà subire in settimana una difficile operazione. Una preghiera viene pure elevata per il Santo Padre che sta concludendo il suo viaggio a Cuba. Don Zanichelli cede poi la parola al Sig. Dagnino, Presidente degli Amici di Don Orione, che dà alcune comunicazioG.G. ni agli intervenuti. 1 3 2 4 monografia su fratel pavesi a nostra tipografia di Borgonovo Val Tidone (PC) ha stampato un opuscolo di testimonianze, raccolte e raccordate da Don Aldo Viti, sulla figura di Fratel Ambrogio Pavesi. È un prezioso squarcio di luce su come sia possibile ad un uomo d’oggi incamminarsi sulla strada della santità seguendo l’esempio di Don Orione, senza quelle doti che il mondo tanto apprezza: una santità da poveri, insomma. Segnaliamo, per chi lo desiderasse, che questi opuscoli sono disponibili presso la Segreteria del Paverano. L il natale secondo te I l 31 gennaio nel teatro del Villaggio della Carità di Camaldoli c’è stata la premiazione del concorso nazionale “Il Natale secondo te” giunto ormai alla 6ª edizione. La manifestazione, che è stata animata dagli alunni della scuola elementare Pezzani di Sestri Ponente, si è avvalsa di una giuria di esperti che ha valutato ogni lavoro sotto vari aspetti: artistico, originale e religioso. Il 1° premio è andato ad Alfonso F. di Vicenza, il secondo a Paola M. di Milano, il terzo ad Alfonso T. di Genova. Il premio originalità è toccato a Gabriella S., quello per il senso artistico a Paola M. A Don Mario Gatti, organizzatore e promotore di tutte le edizioni della manifestazione, nella sua veste di partecipante, è andato il premio religiosità. Ai vincitori è stato consegnato il premio città di Genova “La Lanterna”. Premiati anche tutti i partecipanti con coppe e medaglie. Questa iniziativa ha il pregio di aprire le porte del Villaggio alla città e permettere ai nostri ragazzi di vivere un momento indimenticabile. Pino Parisi 1. Paolone e don francesco travestiti da indiani hanno condotto la “tribù” della festa. 2. Ebbene sì, è lui! dopo aver tentato invano di farsi passare per uno scolaretto è stato tradito dal coro dei ragazzi: W il direttore… 3. Sì, ci sono anche loro: perché ne dubitavate? 4. Gli animatori: i bravissimi alunni di alcune scuole travestiti da indiani. 5. Il presepe delle beniamine: la strada è lunga, ma con scrpe così la méta è assicurata. 5 Scuola Materna “Don Orione” – Sono aperte le iscrizioni per il nuovo anno scolastico 1998-99. – La scuola è in funzione dai primi di settembre a fine giugno, dal lunedì al venerdì, con orario 7.30-18.00. – Centro estivo durante tutto il mese di luglio, dalle 7.30 alle 17.00. – Ambiente ampio, confortevole e familiare. – Attività programmate secondo gli Orientamenti ’91. – Corsi di nuoto. – Le educatrici sono a disposizione per ulteriori informazioni tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle 11.00 alle 13.00. Un momento della recita natalizia alla quale hanno partecipato Anna Viola e Gabriella Avran del Reparto Suor Plautilla e il Sig. Giuseppe Canobbio del Centro Von Pauer. SCUOLA MATERNA DON ORIONE c/o PICCOLO COTTOLENGO DI DON ORIONE Via Paverano, 55 - GENOVA Tel. 52291 Alcuni bambini impegnati in una lezione di nuoto presso la Piscina di Via D’Albertis gestita dalla Società Sportiva Andrea Doria. la madonna di pareto sta chiamando l Santuario della Madonna della Guardia sul colle dell’apparizione (29 Agosto 1490) continua a rimanere la stella polare della città di Genova, la città della Madonna. L’Arcivescovo vede aumentare ogni sabato il numero dei pellegrini che con lui salgono a piedi dalle sette del mattino: i 12-15 della prima ascesa, adesso sono diventati diverse centinaia. E vanno su, imperterriti, rosariando e cantando per aere et nubilo et sereno et omne tempo. In aumento anche i pullman, le roulottes, le vetture, gruppet- I ti e solitari pedoni che fanno meta al Santuario per un voto, una grazia che solo la Madonna può fare; a volte per il “grande ritorno”. Dal Piemonte, dal Veneto, dalle regioni più in giù. Mons. Marco Granara, il Rettore indomito e instancabile, punta al sodo, partendo da una domanda che non lascia pace: “E se anche a te, come a Benedetto Pareto la Madonna della Guardia chiedesse di costruire qualcosa di buono?”. Qualcosa come? Una costruzione che potrebbe partire dalla propria vita, da una sua revisione. Contemplata la Madonna che splende luminosa su in alto, lo sguardo è preso e carpito dalle frecce che portano ai confessionali; passa da quel piccolo silente luogo di pace la carezza della Madre a qualche povero suo figliolo che forse s’era stordito, un po’ perso. Le iniziative per aumentare la ricettività e l’accoglienza vedono un cantiere permanente con ponteggi e impalcature sempre in movimento. Piace molto il nuovo salone per incontri-convegni con una capacità di 430 posti, i nuovi servizi ed anche le attrezzature per farsi un po’ di roba calda. Ma prioritario di ogni lavoro è il tetto, vastissimo, premessa ineludibile per ogni altro intervento: un tetto grande che non finisce mai. Si punta soprattutto a locali di accoglienza per singoli e gruppi fino a raggiungere una disponibilità di 200 e più posti letto; per chi vuole andare in Santuario a ritrovare se stesso, il senso della propria vita e del proprio andare, sostando per qualche giorno vicino alla Madonna, sentendone il respiro. E ci sarà anche il problemone del riscaldamento del Santuario? Una sfida. Certo è che il freddo, il vento gelido dell’inverno, a quota 807 metri, fanno un po’ da deterrente e rendono radi i coraggiosi che non mollano neanche a morire. Con qualche gesto generoso di un devoto mecenate si risolverebbero un bel po’ di problemi. Ma si sa che l’obolo della vedova resta pur sempre la misura più naturale di Benedetto Pareto: un falcetto e un fascio di fieno. Poi c’è una iniziativa più radicale e di maggiore impegno: la ricostituenda Compagnia della Guardia… Una “compagnia” di persone che vogliono rendersi disponibili ad accogliere, servire, animare i pellegrini nei giorni della loro permanenza in Santuario; volontari disposti a far da tramite tra il luogo di origine ed il Santuario presentando proposte di bene e le occasioni di spiritualità programmate; gente poi che, fatto il pieno alla Guardia, si fa veicolo di un messaggio per la nuova evangelizzazione. Insomma una cosa grossa e seria che richiede preparazione: vi sono dei bei ponti (venerdì, sabato e domenica) organizzati per specializzarsi restando naturalmente ospiti della Madonna lassù. Di tutto si può prendere conoscenza con una corsa al Santuario e con un incontro col bravo Rettore che, se ti agguanta, difficilmente molla la presa. Sì, proprio per quell’interrogativo apparentemente ingenuo, ma che potrebbe non darti pace: “E se la Madonna chiedesse anche a te qualcosa di grande come fece con Bene- detto Pareto? Benedetto, sai che cosa io voglio? Che tu faccia fabbricare una cappella a mio nome in questo luogo. - Io sono pronto a fare tutto quello che mi comandate, ma son tanto povero che non potrò adempiere la vostra volontà bisognandoli di molta fatica e spesa per essere anco il luogo molto lontano dalle genti – Non temere di questo: farò che sarai soccorso ed aggiutato da ogni parte…”. Una roba da non credere. (d.a.v.) Uniti in Cristo S iamo nell’anno dedicato particolarmente allo Spirito Santo; nella nostra Comunità ogni giorno si invoca affinché soffi il suo alito vitale sui singoli, sulle comunità, sulla Chiesa intera. Ognuno di noi ha bisogno di rivitalizzare la propria fede, di rivedere concetti o, peggio, preconcetti che possono averla sclerotizzata; abbiamo tutti bisogno di essere rinvigoriti e “ringiovaniti” dalla perenne forza di questa Potenza divina che fu capace di infondere negli Undici nascosti nel Cenacolo un coraggio così grande da farli uscire per le vie del mondo a predicare un evento straordinario: la resurrezione di Gesù. Dopo le nostre invocazioni dobbiamo saper cogliere in noi ed anche attorno a noi i segni che ci possono indicare come lo Spirito invocato ci esaudisca in qualche modo; per questo penso che segno della Sua presenza nella Sua Chiesa possa essere considerata la venuta tra noi del prete Copto Bymen della Chiesa d’Egitto a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani. Tale venuta, come quella dei Pastori protestanti e dei Rabbini parrocchia s. Giuseppe B. Cottolengo. Momento della celebrazione eucaristica col prete copto byhen. negli anni scorsi, sarebbe stata impensabile nel passato: oggi questo si è verificato a dimostrarci che “nulla è impossibile a Dio”. È stato un incontro che ci ha fatto comprendere come cattolici e copti ortodossi siano già uniti nell’essenziale cioè nella fede in Gesù Salvatore morto e risorto per tutti noi; i riti, la liturgia, i paramenti sono diversi ma non era certamente a questi che pensava Gesù quando ordinò ai Suoi: “Andate ed evangelizzate tutte le genti”. Presa coscienza di questo ci resta l’impegno di pregare, di pregare molto ancora affinché gli uomini non siano colpevoli di continuare a dividere ciò che Dio vuole che sia unito. Ornella 14 IN MEMORIA In morte del nostro Vescovo polacco Il giorno di Natale è morto in Polonia il Vescovo Orionino Mons. Bronislaw Dabrowski, all’età di 80 anni. o ricordo quando, in un raduno di Sacerdoti, circa 30 anni fa, richiesto di notizie sulla sua prigionia nel campo di concentramento di Dachau, non fece fatica a scoprire il petto dove, a caratteri cubitali si leggeva ancora, indelebile, il n. 68699: quel numero senza nome e senza cognome era stata la sua identità per tanti mesi. Ci disse anche dei circa duemila preti assassinati e della sua fuga nella quale si fratturò una gamba. Sempre con commozione ricordò il saluto di Don Orione a Tortona quando partì con il gruppo di chierici polacchi per difendere la sua Polonia: Don Orione li accompagnò, con la bandiera polacca, al Santuario della Guardia, baciandoli piangendo uno ad uno e portandosi a casa, per distenderlo sul muro della sua cameretta, quel vessillo che fu tolto solo una volta e poi rimesso, quando il Papa venne a Genova nel 1985, a far visita al Paverano. Nel suo stemma di Vescovo il motto orionino: “Instaurare Omnia in Christo”. E affezionatissimo alla Sua Famiglia religiosa restò sempre. A Genova veniva (ci fu per la Visita del Papa 22/9/1985 al Paverano) e le sue visite erano frequenti, sapendo anche che il Piccolo Cottolengo avrebbe continuato ad aiutarlo per le opere di Culto e per i poveri. Per la Polonia egli è stata la “stella polare”, specialmente nel dopoguerra, nelle trattative L difficilissime con il regime comunista: la regina delle virtù – la saggezza – gli faceva contemperare fermezza e moderazione, pazienza e rispetto. Un abile, provvidenziale tessitore che, a detta del leader di Solidarnosch Lech Walensa, “segnò il futuro della nazione polacca”. Il Papa lo ebbe per anni collaboratore nell’episcopato e punto di riferimento quando Lui era Metropolita a Cracovia poi per sempre amico, come dice in una lettera scritta due giorni dopo la morte di lui al Card. Glemp. A suffragio di quell’anima benedetta, nella trigesima di morte, il Papa ha fatto una solenne commemo- razione nella Basilica Vaticana di San Pietro nel pomeriggio del 28 Gennaio. “Come sacerdote e soprattutto come vescovo si è iscritto per sempre nella storia della Chiesa polacca” – ha detto Papa Vojtyla. Nella sua lunga carriera di vescovo ricoprì ruoli importanti, oltre ad avere collaborato strettamente con la figura più prestigiosa dell’Episcopato polacco, il Card. Stefan Wyszynski, Primate della Polonia. Fu lui a ordinarlo Vescovo. Mentre per 4 volte gli fu rinnovato il compito di Segretario dell’Episcopato Polacco, per la durata di 28 anni. Memorabili le parole che lui, devotissimo della Madonna pronunciò in occasione del 15° anniversario della sua consacrazione: “Con questo FIAT della Madre di Dio bisogna cominciare la strada della vita anche se essa dovesse portare al Calvario e alla Croce. Riusciremo a mantenerci al livello del nostro mandato, della nostra missione e della nostra vocazione soltanto se saremo pronti a servire fino a farci scoppiare le vene; servire anche se questa via ci conduce alla croce. Lì soltanto si serve realmente, come ci ha dimostrato Cristo, si serve per tutta l’eternità”. Scrive P. Drazek sull’Osservatore Romano (da ricordare che il Vescovo Dabrowski, dell’Osservatore Romano curava l’edizione polacca circa le vicende e l’attività di Solidarnosh fuori della censura e destinato ai lettori polacchi in Patria): “Quando l’Arcivescovo veniva a Roma, visitava i dicasteri e gli uffici della Santa Sede per informare della situazione della Chiesa in Polonia per rafforzare e costruire la comunione ecclesiale cum Petro et sub Petro”. Ebbe contatti diretti con i Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e, naturalmente con l’attuale Giovanni Paolo II. Chiudiamo con un brano di una lettera di Mons. Dabrowski al Superiore Generale del tempo, cinque giorni dopo la sua ordinazione episcopale in data 30 Marzo 1962: “Ho pregato tanto per Lei: la prima benedizione è per tutti i Confratelli. ...Tutti i suoi doni mi sono stati cari – aggiunge – ma soprattutto l’anello Vescovile che considero come un vincolo che mi unisce ‘cor unum et anima una’ usque ad mortem a Don Orione e alla diletta Congregazione alla quale debbo tutta la mia educazione, formazione ed istruzione. Non dimenti- cherò mai quello che la Congregazione ha fatto per me e dell’affetto che i Superiori mi hanno sempre dimostrato. Benché le mie nuove occupazioni mi terranno un po’ fuori dalla vita della Congregazione, io mi considero sempre uno dei suoi figli e farò quanto mi sarà possibile per il bene e lo sviluppo della Congregazione in Polonia”. Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: Sig. Marcello Casale, Sig.a Margherita Pelissetti Losi, Suor M. Bennata, Prof. Vittorio Mela, Dott. Luigi Bozzo, Sig.a Pasqualina Ferretti Ved. Matricardi, Sig. Pilade Gramolazzi, Sig. Giuseppe Peruzzo, Sig. Federico Pisotti, Sig. Ferruccio Pellegrini, Avv. Giovanni Revelli, Sig.a Emanuela Barattieri Costermanelli, Sig.a Renata Gallimberti, Sig. Roberto Sciutti, Sig.a Maria Chiappini, Sig. Francesco Garaventa, Don Giuseppe Risi, Sig.a Maria Moresco Ved. Podestà, Sig. Archimede Corsanego, Sig.a Adelina Ebridi, Sig. Ferdinando Olive, Don Giovanni Carminati, Sig. Alfredo Sismondi, Sig.a Giuseppina Martini in Varale, Prof.ssa Cristina Cipelletti Zannoni, Sig.a Anna Maria Sammito, Sig.a Flaminia Zanuso, Sig.a Grazietta Musco, Sig. Emanuele Solimano, Sig.a Maria Cristina Dapelo, Don Roberto Risi, Suor M. Candida, Sig. Pier Angelo Cau, Sig.a Santa Scattolini Tarabotto, Sig. Ermanno Trumpy, Sig. Giovanni Perlo, Sig. Pierino Vercesi, Sig. Umberto Gennari, Don Giovanni Rubinelli, Sig. Alfredo Servo, Sig. Agostino Sciaccaluga, Sig. Giovanni Gotelli, Sig.a Lina Poletti Levra, Sig.a Elena Carbone Ved. Chiarella, Sig.a Caterina Bottaro Ved. Parodi, Sig. Ettore Ronconi, Sig.a Santa Miragliotta, Sig.a Giuseppina Buratti Ved. Vaccari, Sig.a Angela Canessa, Ing. Ottonello, Sig.a Giovanna Bruzzone, C.te Ago- stino Ravano, Sig.a Ernestina Bigliatti in Fontana, Don Aldo Gardini, Sig. Biagio Farese, Sig. Ferdinando Viviano, Sig.a Renata Gadolla Ved. Perria, Sig.a Anna De Veris Grossi, Cav. Raffaele Ramognini, Sig.a Giulia Boschi Ved. Ursomando, Sig.a Maria Calciati Ved. Giganti, Sig. Angelo Assereto, Sig. Michele Manfreda, Sig.a Maria Vanzetto Ved. Durante, Sig.a Maria Angela Orione, Sig. Roberto Caminati, Sig. Mario Busti, Sig.a Elvira Sciaccaluga, Sig. Bartolomeo Castel, Avv. Claudio Bellavita, Sig.a Giuseppina Porta, Sig. Pietro Paolo Vassallo, Sig.a Francesca Filippone, Sig.a Anna Vallebona, Sig.a Bice Riboli Ved. Rossi, Don Francesco Pitto, Sig.a Teresa Pol, Sig.a Rosa Colli, Sig. Carlo Bellini, Sig. Giovanni Rosso, Sig.a Emilia Massardo, Sig.a Clotilde Arbocò Ved. Lagorio, Sig. Agostino Negro, Comm. Attilio Bruzzone, Sig. Giuseppe Giorgio Infantolino. Rag. Luigi Francesco Calcagno, Sig. Maria Simbula, Coad. Luigi Carminati, Suor M. Adriana, Sig.a Maria Bignone, Sig.a Maria Gonizzi, Sig.a Irene Casazza, Sig. Angelo Andrea Gotelli, Suor M. Sira, Suor M. Anselma, Sig. Giorgio Dapelo, Sig. Giovanni Modenese, Sig. Angelo Cuneo, Sig. Pietro Fasciolo, Sig. Francesco De Lucchi, Sig.a Ida Marchiori, Sig.a Maria Luisa Sferrazzo, Sig.a Luigia Cartagenova, Sig.a Santina Noli, Sig.a Trieste Cinquini, Sig.a Egle Cresta Ved. Viarengo, Sig.a Luisa Lari Novelli, Prof. Dr. Eugenio Marchese, Prof. Dr. Sergio Zocchi, Sig.a Adelma Del Bene. 2 MOTIVI COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO AULE (L. 1.000.000) (concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi del Piccolo Cottolengo) INCONTRI BORSA MISSIONARIA (L. 500.000) (concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle etc. - per le missioni) COSTRUIAMO INSIEME BORSA FARMACEUTICA (L. 350.000) (concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti) BORSA DI STUDIO (L. 200.000) (concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa) – ASSUNTA e CARLO ROSSI - la Sig.a Pinuccia Raffellini Rossi BORSA DI PANE (L. 150.000) (integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita) – PRO DEFUNCTIS - il Sig. M.M. – BEATO DON ORIONE - i Sigg.i Alice e Luciano LETTINI (L. 100.000) (per la biancheria e il vestiario degli ospiti) – PRO DEFUNCTIS - la Sig.a Lucia Canovi Sassi – PAOLO PIOVERA - gli zii Pietro e Tina Fisi – ANTONIA RIZZO - la Sig.a Maria Cristina Scandolera – PASQUALINA FALQUI - i nipoti Falqui – BEATO DON ORIONE - la Sig.a Pietrina Orsi – ANGELO e CARMEN MORESCHI - la figlia Maria Rosa – Don MARIO GHIAZZA - il Sig. Pietro Ghiazza BANCHI (L. 50.000) (serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili) – FERDINANDO SEGALERBA - la moglie Ada Bolla – GIOVANNI e LUISA VILLA - la figlia Emilia – PAOLINA e AGOSTINO MOTTA - la figlia Maria Rosa PER DONAZIONI E LASCITI Siccome avvengono degli inconvenienti nella procedura del disbrigo della pratica, si prega usare esclusivamente la seguente dicitura: «Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore del dipendente PICCOLO COTTOLENGO DI DON ORIONE IN GENOVA». Rivista inviata a nome dei nostri assistiti in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici e a quanti ne facciano richiesta. 16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1 - Conto Cor. Post. N. 00201160 Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg. Direttore: Don NINO ZANICHELLI Responsabile: Sac. Carlo Matricardi Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo) Realizzazione a cura della Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo) 4 MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO 6 LE NOSTRE SUORE 9 CRONAC A 14 IN MEMORIA COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO