A proposito di
nuova
evangelizzazione
Renza Guglielmetti
Il significato del termine
Di questi tempi se ne parla molto
in ambito ecclesiale in base, soprattutto, a due eventi straordinari:
l’indizione dell’Anno della fede da
parte di Benedetto XVI (11 ottobre 2012 – 24 novembre 2013) e
il Sinodo dei Vescovi durante il
mese di ottobre sulla nuova evangelizzazione.
Questa espressione risale a
Giovanni Paolo II che la introdusse
per la prima volta il 9 giugno 1979
a Nova Huta in Polonia e la riprese
quattro anni dopo rivolgendosi alle
Chiese dell’America Latina.
Ci si domanda: come mai “nuova”? Forse che il Vangelo è cambiato con il trascorrere dei secoli?
Nessuno lo ha mai pensato, certamente. È nuova perché nuovi sono
gli scenari socio-culturali in cui il
vangelo incontra gli uomini e le
donne d’oggi.
Se si prende l’insieme degli interventi ecclesiali successivi, soprattutto i Lineamenta e l’Instrumentum
laboris (documenti di lavoro per i
Vescovi riuniti nel Sinodo) si nota
una diversificazione di prospettive.
Da una parte si riscontra la necessità di un rinnovamento della fede
da parte dei credenti e della stessa
Chiesa. La gente si allontana dalla
fede perché spesso non incontra pro-
poste veramente credibili, che tocchino il cuore come accadde agli
ascoltatori di Pietro nell’episodio
narrato in Atti 2,37 i quali «si sentirono trafiggere il cuore e dissero a
Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa
dobbiamo fare, fratelli?”».
Detto questo, nuova evangelizzazione significa comunicare la fede
a chi non ce l’ha: dai battezzati che
l’hanno abbandonata, a coloro che
non credono in Cristo o in Dio, in
primis nei nostri Paesi di antica cristianità.
Editoriale
pag.1
A proposito di nuova evangelizzazione
DOMANDE & (qualche) RISPOSTA
Pensieri sul Natale
pag. 4
flash dai centri
pag. 7
• Fine estate a San Salvario
• Gesù: incontriamolo sulle strade
di Chieri
• Il nostro Buongiorno
• Opuscoli... al Circolo Ufficiali
• Chi guarda i manifesti?
• Notte dei santi ad Alba
• Missione «Grafie dell’Anima» in
Puglia
• Genova: notizie dalla sede
comunicazione & dintorni
Buona comunicazione =
buona relazione pag.17
diciamolo con l’arte
pag. 20
Un logo suggestivo: la nave
religioni culti magìa
Halloween
pag. 24
qui pubblicità
pag. 26
Oggi però, la missione di evangelizzare deve «misurarsi con trasformazioni sociali e culturali che
stanno profondamente modificando
la percezione che l’uomo ha di sé e
del mondo, generando ripercussioni
anche sul suo modo di credere in
Dio» (IL, 6). Pertanto la nuova evangelizzazione deve portare con sé una
nuova inculturazione del messaggio
evangelico.
La missione di InformaCristo
Come si colloca InformaCristo nell’ambito della nuova evangelizzazione? Da circa quarant’anni questa
associazione ha prodotto vari tentativi di far risuonare il messaggio di
Gesù rivolgendolo al variegato mondo della non credenza e dell’indifferenza religiosa.
E lo ha fatto uscendo dalle chiese e
collocandosi invece lungo le strade
affollate delle città, nei suoi negozi
e centri commerciali, nei luoghi di
lavoro e in ambienti turistici.
Tutta l’attività di questi anni è stata sostenuta da due convinzioni di
fondo. La prima è consistita nella
esigenza di formare dei testimoni
della fede perché se gli stessi credenti conducono una vita difforme
al vangelo difficilmente un non credente vedrà nella proposta evangelica una bella e buona notizia per
la sua vita.
La seconda, quella più originale,
è stata dettata dall’idea di creare
messaggi sui contenuti della fede
cristiana adottando linguaggi volti
a intercettare le domande di senso
degli uomini a partire dai loro problemi quotidiani.
L’associazione fu creata nel 1974 da
P. Giuseppe Maria Borgia, cappuccino e in essa operano soci, amici
ed esperti in comunicazione. L’ideabase su cui si continua a lavorare
risale a una intuizione originale
dello stesso fondatore: utilizzare il
linguaggio della pubblicità, usato
abitualmente per reclamizzare beni
materiali, per parlare invece di Dio,
del Vangelo, delle realtà dello spirito, dei grandi valori della vita.
Per sensibilizzare alla domanda religiosa si preparano messaggi che
cercano di sorprendere, scuotere,
far pensare. Lo strumento utilizzato attualmente è il manifesto e la
locandina. Lo si colloca in negozi,
in vetrinette, luoghi di grande passaggio, ecc. Periodicamente si fanno
anche campagne pubblicitarie.
Per accompagnare chi è già in una
ricerca di Dio vengono creati opuscoli e dépliant. Ogni messaggio
lanciato sulla strada dal manifesto
viene infatti sviluppato in modo
semplice ed essenziale in un pieghevole di quattro facciate. Altre brevi pubblicazioni – opuscoli su Dio,
Gesù Cristo, le nuove religiosità
– trattano questi temi fondamentali
per la fede in modo più approfondito
ma sempre sintetico.
Altri strumenti di recente creazione: cartoline natalizie, brevi video,
sito (www.informacristo.org) e blog
(http://parliamone.informacristo.org/
wp/) e la mostra itinerante Grafie
dell’anima, sulle origini cristiane.
Il materiale cartaceo viene diffuso
ovunque possibile, nei luoghi pubblici, sulle strade di grande passaggio, oggi anche su internet, accanto
alla normale pubblicità, secondo le
nostre risorse e l’ospitalità dei media.
Tutto è offerto gratuitamente perché,
come diceva il fondatore, il pane
della fede non si fa pagare, pertanto
tutta l’attività è sostenuta mediante
autotassazione, accettando con riconoscenza l’aiuto, anche economico,
di chi è convinto dell’utilità di questa missione.
Amici e collaboratori, sparsi per il
Piemonte, la Liguria e in altre regioni d’Italia si fanno a loro volta
diffusori nel proprio ambiente e, talvolta, anche promotori di campagne
pubblicitarie locali oppure cercano
vetrinette o negozi disponibili ad
ospitare questo materiale.
Nelle tre sedi di InformaCristo
(Torino, Genova, Cuneo) è attivo un
centro di ascolto per chi desidera un
colloquio personale o per richiedere
il materiale prodotto.
Perché InformaCristo? Riteniamo
che la vicenda di Gesù resti per ogni
uomo, anche per chi non crede, una
pagina che sprigiona una pienezza
di umanità difficilmente riscontrabile altrove. Gesù ci ha lasciato in
eredità progetti, idee, proposte che
formano un grande patrimonio di
valori umani in cui anche chi non
crede può trovare forza, ispirazione,
idee; è un terreno comune dove ci
si può oggi comprendere e forse un
giorno giungere insieme alla fede in
Lui.
DOMANDE & (qualche) RISPOSTA
Pensieri sul Natale
a cura di Fiorella Danella
Il card. Martini ci ha lasciati, ma la
sua fede, il coraggio, la coerenza al
Vangelo sono per noi un aiuto, un
pungolo per “non soffocare con la
cenere la brace dell’amore”.
Riportiamo una sua riflessione sul
Natale. Sono pensieri semplici che
Martini aveva scritto quando si
trovava a Gerusalemme. Oggi possono aiutarci a vivere questi giorni “difficili” sorretti dalla speranza
che viene dalla fede.
Siamo certi che la sua preghiera di
intercessione è adesso più viva che
mai. Per tutti.
Il presepio è qualcosa di molto semplice, che tutti i bambini capiscono.
È composto magari di molte figurine
disparate, di diversa grandezza e misura: ma l’essenziale è che tutti in
qualche modo tendono e guardano
allo stesso punto, alla capanna dove
Maria e Giuseppe, con il bue e l’asino, attendono la nascita di Gesù o lo
adorano nei primi momenti dopo la
sua nascita.
Come il presepio, tutto il mistero
del Natale, della nascita di Gesù a
Betlemme, è estremamente semplice,
e per questo è accompagnato dalla
povertà e dalla gioia. Non è facile
spiegare razionalmente come le tre
cose stiano insieme. Ma cerchiamo
di provarci.
Il mistero del Natale è certamente
un mistero di povertà e di impoverimento: Cristo, da ricco che era, si
fece povero per noi, per farsi simile
a noi, per amore nostro e soprattutto
per amore dei più poveri.
Tutto qui è povero, semplice e umile,
e per questo non è difficile da comprendere per chi ha l’occhio della fede: la fede del bambino, a cui
appartiene il Regno dei cieli. Come
ha detto Gesù: «Se il tuo occhio è
semplice anche il tuo corpo è tutto
nella luce» (Mt 6, 22). La semplicità
della fede illumina tutta la vita e ci fa
accettare con docilità le grandi cose
di Dio. La fede nasce dall’amore, è la
nuova capacità di sguardo che viene
dal sentirsi molto amati da Dio.
Il frutto di tutto ciò si ha nella parola dell’evangelista Giovanni nella sua
prima lettera, quando descrive quella
che è stata l’esperienza di Maria e
di Giuseppe nel presepio: «Abbiamo
veduto con i nostri occhi, abbiamo
contemplato, toccato con le nostre
mani il Verbo della vita, perché la
vita si è fatta visibile». E tutto questo
DOMANDE & (qualche) RISPOSTA
è avvenuto perché la nostra gioia sia
perfetta. Tutto è dunque per la nostra
gioia, per una gioia piena (cfr. 1Gv
1,1-3). Questa gioia non era solo dei
contemporanei di Gesù, ma è anche
nostra: anche oggi questo Verbo della
vita si rende visibile e tangibile nella
nostra vita quotidiana, nel prossimo
da amare, nella via della Croce, nella
preghiera e nell’eucaristia, in particolare nell’eucaristia di Natale, e ci
riempie di gioia.
Povertà, semplicità, gioia: sono parole semplicissime, elementari, ma di
cui abbiamo paura e quasi vergogna.
Ci sembra che la gioia perfetta non
vada bene, perché sono sempre tante le cose per cui preoccuparsi, sono
tante le situazioni sbagliate, ingiuste. Come potremmo di fronte a ciò
godere di vera gioia? Ma anche la
semplicità non va bene, perché sono
anche tante le cose di cui diffidare,
le cose complicate, difficili da capire, sono tanti gli enigmi della vita:
come potremmo di fronte a tutto ciò
godere del dono della semplicità? E
la povertà non è forse una condizione da combattere e da estirpare dalla
terra?
Ma gioia profonda non vuol dire non
condividere il dolore per l’ingiustizia,
per la fame del mondo, per le tante
sofferenze delle persone. Vuol dire
semplicemente fidarsi di Dio, sapere
che Dio sa tutte queste cose, che ha
cura di noi e che susciterà in noi e
negli altri quei doni che la storia richiede. Ed è così che nasce lo spirito
di povertà: nel fidarsi in tutto di Dio.
In Lui noi possiamo godere di una
gioia piena, perché abbiamo toccato
il Verbo della vita che risana da ogni
malattia, povertà, ingiustizia, morte.
Il Cardinal
Carlo M. Martini
DOMANDE & (qualche) RISPOSTA
Se tutto è in qualche modo così semplice, deve poter essere semplice anche il crederci. Sentiamo spesso dire
oggi che credere è difficile in un
mondo così, che la fede rischia di
naufragare nel mare dell’indifferenza
e del relativismo odierno o di essere
emarginata dai grandi discorsi scientifici sull’uomo e sul cosmo. Non si
può negare che può essere oggi più
laborioso mostrare con argomenti razionali la possibilità di credere, in un
mondo così.
Giustamente noi cerchiamo di approfondire il mistero della fede, cerchiamo di leggerlo in tutte le pagine della
Scrittura, lo abbiamo declinato lungo
vie talora tortuose. Ma la fede, ripeto,
è semplice, è un atto di abbandono, di
fiducia, e dobbiamo ritrovare questa
semplicità. Essa illumina tutte le cose
e permette di affrontare la complessità della vita senza troppe preoccupazioni o paure.
Per credere non si richiede molto.
Ci vuole il dono dello Spirito Santo
che egli non fa mancare ai nostri
cuori e da parte nostra occorre fare
attenzione a pochi segni ben collocati. Guardiamo a ciò che successe
accanto al sepolcro vuoto di Gesù:
Maria Maddalena diceva con affanno e pianto: «Hanno portato via il
Signore e non sappiamo dove l’hanno posto». Pietro entra nel sepolcro,
vede le bende e il sudario piegato in
un luogo a parte e ancora non capisce. Capisce però l’altro discepolo,
più intuitivo e semplice, quello che
Gesù amava. Egli «vide e credette»,
riferisce il Vangelo, perché i piccoli
segni presenti nel sepolcro fecero nascere in lui la certezza che il Signore
era risorto. Non ha avuto bisogno di
un trattato di teologia, non ha scritto
migliaia di pagine sull’evento. Ha visto piccoli segni, piccoli come quelli
del presepio, ma è stato sufficiente
perché il suo cuore era già preparato
a comprendere il mistero dell’amore
infinito di Dio.
Talora noi siamo alla ricerca di segni
complicati, e va anche bene. Ma può
bastare poco per credere se il cuore
è disponibile e se si dà ascolto allo
Spirito che infonde fiducia e gioia
nel credere, senso di soddisfazione e
di pienezza. Se siamo così semplici e disponibili alla grazia, entriamo
nel numero di coloro cui è donato
di proclamare quelle verità essenziali che illuminano l’esistenza e ci
permettono di toccare con mano il
mistero manifestato dal Verbo fatto
carne. Sperimentiamo come la gioia
perfetta è possibile anche in questo
mondo, nonostante le sofferenze e i
dolori di ogni giorno.
(Card. C. M. Martini. Gerusalemme, dicembre 2006)
FLASH DAI CENTRI
Torino
Lidia Belliardo
Fine estate a San Salvario
In occasione della festa di “fine estate” in zona San Salvario, la domenica 30 settembre si è tenuta la sede
aperta. Alcune socie hanno partecipato con volantini, slogan, messaggi
vari e… tanto entusiasmo. Ecco che
cosa scrive Silvia, una di loro:
Siamo andate in tre con i messaggi
di InformaCristo e tanto di tesserino di riconoscimento per incontrare la gente e creare interesse per
Gesù e il suo Vangelo. I dépliant
sono stati da molti accettati e da
alcuni rifiutati. In ogni caso Gesù
è stato annunciato tra quella folla
indifferente, per cui, se Lui vuole,
accenderà almeno una scintilla nel
loro cuore. Con molta gioia attendiamo altre occasioni.
Gesù: incontriamolo sulle
strade di Chieri
Nell’ambito di una serie di iniziative organizzate a Chieri (dal 21
settembre al 4 ottobre) dall’Associazione «Incontrinsieme», anche
InformaCristo ha partecipato il 29
settembre, con gli amici Alberto,
Silvia, Stefania e Fiorella con un
gazebo esponendo manifesti e pubblicazioni.
La collaborazione è stata interessante per vari motivi.
Prima di tutto abbiano scoperto con
gioia l’affinità del nostro obiettivo
con quello di Incontrinsieme: parlare
di Dio sulle strade, nei Centri commerciali, dove si incrociano molte
persone. Perciò quando ci siamo
messi in contatto, ci siamo subito
sentiti in sintonia. Abbiamo anche
potuto ammirare la festosità e la cordialità con cui alcuni ragazzi dello
staff ci sono venuti in aiuto per allestire il gazebo. Altra bella sorpresa
è stata quella di scoprire la presenza
dei frati Cappuccini. Proprio nella
stessa piazza dove eravamo noi, p.
G. Brondino ha tenuto una interessante riflessione sul tema «Psicologia e preghiera». Lui ha comunque
avuto una fortuna “sfacciata” perché,
finita la sua conferenza (all’asciutto!)
si è scatenato un diluvio di pioggia
incredibile. Anche qui abbiamo ammirato la tempestività con la quale i
ragazzi del gruppo sono intervenuti
a distribuire teloni di nylon per proteggere il materiale dei gazebo.
FLASH DAI CENTRI
Per concludere. L’esperienza, nonostante la pioggia battente, è stata
positiva, sia per gli incontri con le
persone, sia per la collaborazione
“insieme” con questo Gruppo dinamico, festoso e ricco di iniziative.
Ci siamo salutati con l’impegno di
continuare la collaborazione.
Il nostro Buongiorno
A partire dal 7 ottobre parecchi
amici hanno ricevuto via e-mail «il
Buongiorno di InformaCristo».
È una piccola iniziativa che vuole
comunicare a tutti coloro di cui disponiamo la mail (e lo gradiscono)
il nostro pensiero, augurio e riflessione per la giornata che sta iniziando. Appunto, il nostro BUONGIORNO. Un pensiero breve, incisivo,
concreto, un augurio.
Data la qualità e la brevità del contenuto, risulta gradito alla maggior
parte di quanti lo ricevono.
Riportiamo alcune risposte che
esprimono gradimento:
• Grazie del vostro buongiorno. È
un legame con Torino e tutti voi.
• Ho letto con grande piacere alcuni
pensieri del mattino. Complimenti!
Sono davvero belli e densi e per chi è
ancora un po’ addormentato sono un
Chieri - Il gazebo di InformaCristo
FLASH DAI CENTRI
ottimo viatico di sveglia e compagni
di giornata ad alto livello: continuate
a pensare e a proporre “alto”.
Se qualcuno di voi è interessato a
riceverlo, è sufficiente che ci mandi
il suo indirizzo di posta elettronica
e il buongiorno arriverà ogni mattino sul suo computer.
ai vari gruppi di volontariato che
frequenta, compreso quello che fa
capo all’istituto del Cottolengo.
Gliene offriamo dieci copie e altrettante di «Voi chi dite che io sia?»
spiegandogli che questo secondo
fascicolo è la continuazione dell’altro. È felice. Gli brillano gli occhi
guardando il mucchietto di libretti
e mentalmente ne fa la distribuzione: «Questi li porto al Parroco di…
questi altri al gruppo di volontari… e questi ultimi quattro li porterò alla prossima cena del Circolo
Ufficiali».
Davvero le persone cariche di buona volontà non si fanno condizionare neppure dagli anni. Anche se
superano gli ottanta come il nostro
simpatico Francesco.
Opuscoli su Gesù
al Circolo Ufficiali
Chi guarda i manifesti?
Un anziano signore entra in sede
con il libretto «La notizia Gesù»
in mano. Non ricorda come ne sia
venuto in possesso. Lo trova magnifico. Dice di averlo cercato nelle
librerie senza trovarlo. Lo ha suggerito ad alcuni Parroci perché lo usino per la formazione dei catechisti.
«Qui ci sono delle basi che oggi i
giovani non hanno più…!» Ne ha
fatto perfino delle fotocopie per poterle distribuire… e ne ha parlato
Se da una parte c’è veramente molto impegno in InformaCristo per
organizzare periodiche campagne
di manifesti, cercare ed allestire vetrinette pubblicitarie, contattare negozi che ospitino questa particolare
pubblicità… dall’altra ci si chiede
se effettivamente ci siano persone
che si fermino anche solo per un
istante perché quella parola intravista sui muri ha destato in loro un
moto interiore di interesse.
• Grazie per il Buongiorno! Mi
offre argomento per riflettere nella giornata e mi fa sentire insieme
a quanti lo ricevono e lo portano
con sé durante il giorno… Un caro
saluto.
• Grazie! È bello la mattina ricevere
il buongiorno con queste frasi!
• Ma che magnifica idea! Perché
non la mettete su Facebook?
FLASH DAI CENTRI
Tra i vari riscontri che, spesso casualmente, si vengono ad avere,
ecco due flash significativi colti nel
giro di due giorni e raccontati da
chi ne è stato spettatore.
vetrinetta di Via XX Settembre a
Torino.
• Mentre stavamo percorrendo in
auto la strada principale di Verzuolo dirette a Torino, abbiamo visto due giovani fermi davanti alla
vetrina della libreria Escata i quali
stavano fotografando il manifesto
di InformaCristo esposto accanto
all’ingresso.
Sì, parecchie persone guardano i
manifesti. Dalla sede torinese vediamo tanta gente che si ferma davanti alla vetrina. Legge quanto vi
è scritto e si serve tranquillamente
dei messaggi esposti all’esterno: libretti, dépliant e quant’altro. Alcuni
entrano e intavolano una conversazione. Come quel distinto signore
che si è sentito attirato da una frase
di don Ciotti esposta in vetrina che
• Questa mattina dall’autobus ho
visto una giovane signora ferma a
leggere il manifesto esposto nella
Mica male! Qualcuno li guarda
questi benedetti manifesti. Basta
solo potersene accorgere!
Torino - Vetrina in corso San Martino
10
FLASH DAI CENTRI
in questo periodo commenta il manifesto: «Egoismi? Cristo insegna a
vincerli con la forza dell’amore».
Entra per chiederne una copia e intanto inizia a parlare. Racconta del
suo bisogno di Dio dal quale però
si sente lontano… Parla di sé, del
suo passato, dei suoi sogni e delle
sue delusioni.
Che bello potergli dire che Dio non
ci giudica, ma ci ama. Ci aspetta.
Si fa festa in Cielo quando un suo
figlio ritorna a Lui…
Questo signore si commuove e dice:
«Ci vuole tanta umiltà» e poi: «Nonostante tutto sento di aver conservato un cuore di fanciullo».
Rispondo: «È ai cuori semplici,
come quelli dei bimbi, che Dio si
comunica».
Torna a commuoversi.
Penso dentro di me: questi cosiddetti lontani sono più vicini a Dio
di quanto lo siamo noi.
Mentre esce dice ancora: «Tornerò,
perché ho bisogno di parlare di queste cose. È una bella opera quella
che voi fate».
NOTTE DEI SANTI AD ALBA
Il 31 ottobre è stato veramente memorabile.
Nelle prime ore del pomeriggio si è scatenato un vero nubifragio con vento forte nella via centrale di Alba dove abbiamo
montato ugualmente il gazebo di InformaCristo che ha resistito
circa due ore… poi volantinaggio sotto la pioggia battente fino
alle 19,30. Ma dalle 20.30 in poi i risultati sono stati più che
buoni.
I due gruppi di giovani che hanno progettato la Veglia mi hanno veramente commossa con la loro gioia, semplicità e tanta
voglia di evangelizzare altri giovani.
Alcuni sono andati in strada per invitare i loro coetanei alla
serata, mentre altri, in chiesa, hanno preparato la «Notte dei
Santi»: dalle 21,30 l’adorazione è durata fin dopo la mezzanotte con l’avvicendarsi di tanti giovani (e meno giovani) davanti
al Santissimo.
A laude e gloria di Gesù Cristo.
Elena Cillario
11
FLASH DAI CENTRI
Cuneo
Mirella Lovisolo
Missione «Grafie dell’anima»
in Puglia
Ad agosto ha avuto luogo l’annunciata missione Grafie dell’Anima in
Puglia nella Diocesi di Oria a Latiano
nel Salento, invitati dal sacerdote don
Antonio de Stradis da tempo collegato a noi tramite il Foglio di collegamento. È stata presentata presso la
chiesa di S. Francesco alla Sardedda
di cui questo sacerdote è attivissimo
e zelante priore.
La mostra sull’arte delle origini
cristiane è per InformaCristo uno
strumento di evangelizzazione e di
annuncio di Gesù come vissuto dai
primi cristiani ed espresso nei graffiti
e simboli dipinti catacombali, prima
in Palestina poi a Roma, in Francia
e poi nel resto dell’Italia.
Sentiamo il bisogno di portarla ovunque, constatando come ogni volta
emergano utili approfondimenti per
il nostro tempo alla luce delle nuove
comprensioni teologiche. Come scriveva il martire contemporaneo don
Andrea Santoro dalla Turchia: «Io
vorrei attingere e consegnare un po’
di quella luce antica, darle un po’ di
ossigeno perché brilli di più… noi
Don Antonio de Stradis in visita alla mostra
12
FLASH DAI CENTRI
abbiamo bisogno di quella radice
originaria della fede se non vogliamo morire di benessere, di materialismo, di progresso vuoto e illusorio…
il fuoco del cristianesimo divampato
dai luoghi delle origini non si è mai
spento pur passando attraverso sofferenze, persecuzioni, peccati, vicende
oscure…» (Lettere dalla Turchia, pp.
15-16).
Spiegare a tutti il cristianesimo vissuto come sgorgava «nella forte ebbrezza dello Spirito» dai Vangeli e dagli
altri scritti, un cristianesimo dal cui
Kerigma, dice R. Cantalamessa «oggi
bisogna ripartire. Questa nostra cultura secolarizzata non sa più cos’è il
Kerigma (= l’annuncio) delle origini,
ma conosce “l’urlo”, il vuoto disperato nel cuore: noi dobbiamo riportare
il Kerigma a questo nostro mondo»
(Rimini, 2012).
Oggi, nell’ottica della “nuova evangelizzazione”, si deve attingere alla
vita cristiana dei primissimi secoli,
reperibile negli scritti dei Padri Apostolici e in altri scrittori dei primi
tre secoli e in quei luoghi dove l’archeologia fa emergere le tracce del
passaggio di Gesù e degli Apostoli
sulla terra e nella storia. Tradurre
nell’oggi la forza del messaggio cristiano delle origini. È questo che ci
proponiamo.
L’ambiente della mostra
13
FLASH DAI CENTRI
Quella in Puglia è stata un’esperienza
davvero sorprendente, ricca di umanità e di cristianesimo, esperienza
nuova in un ambiente diverso, nel silenzio, tra le distese infinite d’ulivi, i
trulli, i fichi d’india e il sole del Salento. Un’ospitalità magnifica e gratuita
della gente del luogo ci ha permesso
di vivere concretamente il mandato
di Gesù (Lc 10): Quando entrate in
una città e vi accoglieranno, restate
in quella casa mangiando e bevendo
di quello che hanno… (che secondo
l’uso pugliese era tanto generoso!).
Questa accoglienza e disponibilità è
stata veramente un’esperienza unica
così come la grandezza di questo sacerdote di 83 anni, capace di organizzare l’estate del luogo con continue iniziative straordinarie, spirituali,
14
ricreative, didattiche e culturali, per
parlare alla gente, per attirarla e, con
ogni mezzo, portarla a Gesù.
La mostra, nell’ambito di queste iniziative, ha raggiunto l’obiettivo che
ci sta tanto a cuore, in quanto i visitatori (anche non cattolici, contestatori) sollecitati dalle diverse iniziative,
venivano in quell’incredibile luogo
solitario nell’apertura serale (in Puglia, a motivo del caldo, si inizia a…
vivere dalle 18 in avanti); erano molto interessati agli approfondimenti e
ai contenuti della fede espressa nelle
opere esposte.
«Si dovrebbe parlare di più in chiesa
di queste cose bellissime che non ho
mai sentito», è stato detto con stupore. Davvero una meravigliosa giustificazione ad ogni fatica.
FLASH DAI CENTRI
Genova
Laura Rossi
Notizie dalla sede
L’InformaCristo di Genova è costantemente attiva grazie al lavoro di tanti collaboratori impegnati
a tenere aperta la sede il martedì
e il giovedì di ogni settimana. In
questi due giorni c’è la possibilità
di ricevere accoglienza per parlare
dei problemi che assillano cuore e
intelligenza e che cercano una risposta amica e rassicurante. E che
c’è di più rassicurante che seguire
la via tracciata da Gesù? Ma per
arrivare lì quanta strada a volte c’è
da fare!
La collaborazione riguarda anche
il lavoro costante di controllo dello
stato dei manifesti sulle bacheche
stendardo del comune di Genova
che Teresa affitta per tutto l’anno.
Le collocazioni sono tra le migliori
e le più ambite dalle agenzie pubblicitarie poiché nei luoghi in cui
si trovano c’è un forte via vai di
gente.
Una nuova e interessante domanda di collaborazione ci è pervenuta
dal presidente del Cineclub Nickelodeon in via della Consolazione
in Genova. Si tratta di un Centro
Culturale dove si programmano
film, rassegne, cineforum, incontri
didattici, culturali, di testimonianza
cristiana, incontri formativi per persone anziane e famiglie. Il Centro
è presieduto dal dott. Enrico Cimaschi, già presidente municipale della
circoscrizione centro-ovest di Genova. Per i locali di questo Cineclub
il Presidente ha chiesto materiale da
mettere a disposizione dei frequentatori delle attività. Sono state lasciate
locandine e vario altro materiale a
disposizione del pubblico.
Tutti gli ospedali della città hanno
un angoletto della cappella ove sono
offerti i dépliant. Tre collaboratrici
curano la distribuzione del materiale in modo che ce ne sia sempre un
po’ a disposizione, soprattutto per le
persone che fanno visita a parenti
e amici. L’ospedale è un ambiente che quasi impone la domanda,
la riflessione sui più vitali interrogativi, il perché del dolore, della
15
FLASH DAI CENTRI
solitudine, della morte. Vorremmo
che i messaggi che InformaCristo
diffonde possano aiutare a trovare
o riscoprire Gesù che dà la risposta alle più esistenziali domande e
infonde in cuore una speranza che
non delude.
Alcuni giorni prima del Natale allestiremo, Tonino ed io, un piccolo
gazebo ove offriremo cartoline di
auguri, quelli dell’Associazione.
Accanto a noi ci saranno altri gazebo, quello dei venditori di gadget
natalizi, di suonatori di zampogne, si
udranno i dolcissimi canti tradizionali del Natale. Insieme a loro saremo
lì anche noi, nell’elegante Via XX
Settembre, per augurare ai passanti
un Felice Natale con i nostri manifesti. Auguri che vorremmo lanciare
a tutti quelli che tra un acquisto e un
altro, ci passeranno accanto.
Genova – la vetrinetta di P. Principe
16
COMUNICAZIONE & DINTORNI
Buona comunicazione = buona relazione
Angela Silvestri
La comunicazione e la relazione
sono come in un cerchio dove la
relazione influenza la comunicazione e viceversa. Se con una persona si vive una relazione più stretta si comunica in un certo modo,
si comunicano certe cose; con una
persona con cui c’è una relazione
più distaccata, più formale, si comunica in un altro modo.
Quindi la relazione genera una comunicazione, ma la comunicazione genera una relazione. Non è un
cerchio chiuso, ma un cerchio che
comincia dalla comunicazione e
non dalla relazione. Se voglio modificare questo cerchio devo iniziare
a modificare la comunicazione. Se
a un ragazzo piace una ragazza, e
vuole tentare di conquistarla, deve
cambiare la comunicazione: incomincia a parlarle più frequentemente,
a comunicare cose più profonde di sé
ed ecco che, se l’altra parte ci sta, la
relazione cambia. La comunicazione
ha fatto cambiare la relazione.
C’è un vicino di casa un po’ invadente; per cambiare la relazione con
lui e tenerlo un pochino più distante, bisogna cambiare la comunica-
zione! Si comincia a comunicare in
maniera più ridotta come quantità,
come frequenza, e più superficiale
come contenuto. Un po’ alla volta
l’altro capisce.
Voglio cambiare la relazione,
cambio la comunicazione. Dietro
la comunicazione c’è un progetto,
ma alla fine si traduce in relazione:
comunichi in un certo modo, comunichi certi contenuti, ed ecco che la
relazione cambia.
Il punto di partenza, da cui viene la relazione, è la comunicazione. Pensiamo a come cambia
la comunicazione nell’evolversi di
cinquant’anni e forse anche di più
all’interno di una coppia! E come la
comunicazione rilevata ad un dato
momento della vita di quella coppia
è profondamente significativa della
relazione. Quando una coppia arriva a dire: «Non abbiamo più niente
da dirci!», significa che la relazione interessa molto meno; c’è differenza rispetto alla coppia che parla
poco ma è affiatata, che comunica
anche in silenzio. È diverso il silenzio di certe coppie dal silenzio di
altre coppie: uno dei principi della
17
COMUNICAZIONE & DINTORNI
comunicazione è “non si può non
comunicare”, quindi anche il silenzio comunica.
Comunicazione e relazione sono
quindi in rapporto tra di loro ma
la comunicazione è l’elemento che
genera il tutto.
La comunicazione ha due elementi:
uno di contenuto e l’altro di relazione. Contenuto è: “che cosa dico”.
Relazione invece è: “che cosa stabilisco tra noi due”.
C’è un principio fondamentale molto importante: più il centro della
comunicazione è il contenuto più
la relazione è sana; se il centro della comunicazione invece è la relazione, ci sono problemi! Dicendo
«Vengo domani mattina alle otto»,
voglio dire che vengo domani mattina alle otto. La motivazione della comunicazione è il “contenuto”
della comunicazione da cui viene
poi la relazione di conseguenza. La
relazione è sana perché comunico
in maniera esplicita, cosciente, riflessa quel contenuto. Quando invece il problema è la relazione, se io
dico che vengo domani mattina alle
otto, sono io che ho deciso, allora
l’altro incomincia a dire (siccome il
problema è la relazione): «Alle otto
non posso. Puoi venire alle sette e
mezza? alle otto e mezza?». Se il
problema è la relazione tra i due,
18
il problema non è l’ora, ma è “chi”
decide l’ora, “chi” è che comanda,
“chi” sta sopra e “chi” sta sotto.
Quando si discute, quando c’è questa comunicazione, più il principio
su cui si basa quello che le persone
cercano è trasferimento di informazione, comunicare, mettere assieme
(comunicare ha la stessa radice di
comunione, cioè mettere assieme
delle realtà), più è sana la comunicazione e quindi anche la relazione;
più ci si sposta dall’altra parte più
tutto diventa un litigio.
C’è differenza tra un conflitto e un
litigio.
Il conflitto è una forma di comunicazione sana: si affinano le soluzioni, si approfondiscono le soluzioni. Il conflitto sono idee diverse
a confronto. Il conflitto è sull’idea,
sulla soluzione, su che cosa fare, ed
è sano! Quando tutti sono d’accordo, non è l’ideale. Pensarla tutti allo
stesso modo non porta ad approfondire la soluzione dei problemi.
Il conflitto fa sì che qualunque soluzione debba essere approfondita, affinata, si vanno a scoprire i problemi e si trovano risposte. Il conflitto
è quindi una cosa sana, opportuna.
Nel conflitto c’è l’approfondimento
di possibili soluzioni, c’è la ricerca,
c’è un progresso, uno sviluppo.
COMUNICAZIONE & DINTORNI
Il litigio invece è sulla “persona”.
Non interessa la soluzione del problema ma imporre le propria idea,
avere ragione, vincere. A questo
punto la soluzione può essere qualunque, le persone non guardano
nemmanco alla soluzione, ma guardano a chi ha vinto: «Ho vinto io»,
«Hai vinto tu», sono “sopra” io, sei
“sopra” tu.
Semplificando molto, questo è
quanto avviene tra le persone.
Ma come potremmo immaginare
la comunicazione e la relazione
con il trascendente, con Dio?
Noi gestiamo la relazione con Dio
allo stesso modo con cui gestiamo
le relazioni nei confronti degli altri
e vengono attivate le stesse dinamiche. Non sempre noi siamo sotto e
lui sopra. Quando noi chiediamo, ci
poniamo sopra e poniamo lui sotto.
E Dio non rifiuta, non dice: «Come
ti permetti di chiedere?».
Le preghiere di domanda sono tutte
sull’imperativo “Fa’ o Signore…”,
“Aiuta, Signore…”, “Dà o Signore
la tua benedizione!” Sono una chiara posizione di superiorità nei suoi
confronti. Quanto più invece noi ci
mettiamo a sua disposizione, tanto
più ci collochiamo in una posizione sotto di lui. “Parla, Signore, il
Tuo servo ti ascolta”, nel momento
in cui gli do l’ordine di parlare, mi
pongo sopra. Se poi sono disposto
a fare quello che mi viene detto, mi
pongo sotto.
La preghiera di offerta, è una preghiera in cui io mi pongo sotto.
C’è poi la preghiera del discernimento, in cui io mi pongo alla pari:
è quando io mi chiedo che cosa fare,
qual è la scelta giusta, come comportarmi, è un “vediamo assieme”,
per quanto io sono capace di ascoltare, di capire, di rendermi conto e
disponibile.1
Liberamente tratto da una conferenza
del Prof. Ezio Risatti dal titolo: Dalla
comunicazione alla relazione.
1
19
DICIAMOLO CON L’ARTE
Un logo suggestivo: la nave
Mirella Lovisolo
La mostra inaugurata il 27 ottobre
scorso a Palazzo Reale di Milano
sulla figura di Costantino propone
una visione di quello che è stato l’evento del riconoscimento del
Cristianesimo che, tra l’altro, ha
prodotto la grande diffusione di un
segno che era già in uso nel cristianesimo come simbolo di Cristo: il
monogramma o Chrismon, l’incrocio della X e P della parola “Cristo”
in greco; un segno già in uso prima
di Costantino, ma che, in seguito al
suo presunto sogno, divenne il simbolo della proclamazione del Cristianesimo nel mondo romano.
Prima di Costantino il segno è reperibile sulle epigrafi, unito ad altri
segni. Così lo vediamo nel graffito della nave del Laterano, del
III secolo. Questo simbolo della
nave è stato assunto come logo
per l’anno della fede proclamato
dal Papa. Questo evento offrirà numerose opportunità di approfondire
la conoscenza di una fede che talvolta sembra solo sopravvivere, tra
l’ignoranza del Vangelo e della Bibbia, la generale indifferenza, l’agnosticismo, l’oscurità dell’ateismo e
l’ipocrisia di un cristianesimo senza
20
coerenza. Una crisi di cui parla il
papa al n° 2 del suo documento “La
porta della fede”.
L’“Anno” che si è aperto offrirà
anche la possibilità di rivisitare le
opere d’arte che 2000 anni di cristianesimo hanno prodotto per dire
visivamente la fede.
Il logo scelto per quest’avvenimento è la nave immagine della Chiesa
in navigazione sui flutti. Nella traduzione graficamente moderna dell’antico simbolo, l’albero maestro
è una croce tra vele che realizzano
il trigramma di Cristo (IHS). Sullo
sfondo delle vele è rappresentato il
Logo Anno della Fede
DICIAMOLO CON L’ARTE
sole che, associato al trigramma,
rimanda all’Eucaristia.
La nave è un simbolo antico e
ricco di significato, molto noto e
diffuso nei popoli precristiani mediterranei per i quali era simbolo
del viaggio della morte e dell’immortalità.
Nel cristianesimo, sin dalle origini,
nel II-III secolo, la nave appare nelle opere catacombali e negli scritti
dei Padri dei primi tre secoli. Anche
in Palestina, tra i simboli cristiani
arcaici degli ossari, appare la barca
(cfr. E. Testa, 1960, p. 6).
Si discute se questo simbolo derivi
dalla tradizione ebraica o dalla simbolica greca. Le immagini marittime non sono famigliari alla Bibbia.
Israele non era un popolo marinaro
come invece erano i greci che solcavano il Mediterraneo; in essi si
trova l’allegoria della “nave dello
stato” e Platone descrive i vantaggi di questa nave ben governata
dal suo timoniere (cfr. M. Lurker,
p. 130). Nella letteratura ebraica
la tempesta è data dalle prove, sia
personali sia collettive, la cui liberazione può venire solo dalla potenza di Dio e dalla preghiera. La nave
è vista nell’ottica della salvezza dal
naufragio; l’arca in cui Noè trovò
rifugio lui e i suoi indica anche il
viaggio felice dell’anima in questa
vita verso l’eternità.
I cristiani, nei monumenti funerari, hanno ripreso il simbolismo
della nave come segno di speranza
e di eternità, utilizzandolo subito
per esprimere due temi precisi: la
Chiesa e la Croce.
Il simbolismo ecclesiale della nave
risale ai sec. II-III. Tertulliano è il
primo a farne un simbolo esplicito della Chiesa, identificando nella
nave in tempesta (Mc 4,35-41) la
Chiesa delle origini, travagliata dalle persecuzioni.
Nello Pseudo Clemente (sec. III) si
dice: «Il corpo intero della Chiesa
è come una grande nave che trasporta uomini di provenienza molto
Graffito - nave con chriosmon
21
DICIAMOLO CON L’ARTE
diversa»; segue una lunga allegoria in cui Dio è proprietario della
nave, Cristo il pilota, il vescovo la
vedetta, i presbiteri sono i marinai,
i diaconi i capi rematori, i catechisti
gli aiutanti (cfr. J. Danièlou, p. 70).
Un testo delle Costituzioni apostoliche del sec. IV sull’ordinazione
dei vescovi dice: «Quando riunisci
la Chiesa sii vigile come il pilota di
una grande nave… Prescrivi ai diaconi come a dei marinai di indicare il proprio posto ai fratelli, come
a dei passeggeri». Uno scritto del
Dipinto catacombale della via Anapo
22
sec. II precisa: «Cristo è il pilota
esperto… La prua (della nave) è
verso l’oriente, la sua poppa verso l’occidente, la sua carena verso
il mezzogiorno. Ha come timoni i
due testamenti. Ha marinai a destra
e sinistra come angeli custodi che
la proteggono. I cavi che collegano
alla cima dell’albero sono come gli
ordini dei profeti, dei martiri, degli
apostoli…» (Id, p. 71). Anche Ignazio di Antiochia nel I secolo dice:
«La santa Chiesa somiglia ad una
nave costruita di legni diversi… ci
sono ordini diversi nella chiesa
e le persone sposate vi hanno il
loro posto».
L’altra ben nota simbologia
della nave è la Croce che appare sin dal II secolo. L’antenna
orizzontale che taglia l’albero
gli dà la forma della croce;
probabilmente è il significato
più antico della nave che persisterà anche quando questa sarà
identificata con la Chiesa; l’albero della nave-chiesa rimarrà
simbolo della Croce di Cristo,
come la cita Giustino, sec II,
nell’Apologia. Nel dipinto catacombale della Via Anapo
l’albero della nave di Giona ha
la forma di croce.
Le prime rappresentazioni
cristiane della nave appaiono
DICIAMOLO CON L’ARTE
nell’arte sepolcrale sin dal III sec. e
rinviano simbolicamente all’iter del
defunto verso il porto dell’eternità.
Nell’epigrafe di Firmia Victora
(Vaticano) la nave, simbolo della
Chiesa ma anche del defunto, si
dirige verso la meta celeste simboleggiata dal faro.
Talvolta appare una colomba col
ramo d’ulivo che, associata alla
nave, simboleggia l’anima che ha
raggiunto la pace; così il cristogramma sulla nave è segno di
Cristo.
Nel Nuovo Testamento l’attribuzione simbolica si riferisce alla barca
di Pietro e alla presenza del lago
di Tiberiade dove Gesù, dalla barca, ammaestrava le folle. In
un frammento di sarcofago
del sec. IV appare una barca in cui il timoniere ha il
nome di Gesù e i rematori
quello degli evangelisti (Museo Pio Cristiano, Roma). Un
altro frammento di sarcofago
(Museo Capitolino) del sec.
IV simboleggia la diffusione
della Chiesa nel mondo: la
barca di nome Thecla ha la
vela sostenuta da un grande
albero a croce accanto a due
marinai, il timoniere è definito dall’iscrizione Paulus.
Con Origene appare per la
prima volta la simbolica sull’unità
della Chiesa come mezzo necessario
per la salvezza: «Fuori della Chiesa non vi è salvezza» (Homil. 3),
mentre Ippolito, per primo, presenta
l’allegoria della Chiesa locale ed è
all’origine degli sviluppi catechetici
che ci hanno portato a vedere nella
nave sia l’immagine della Chiesa
universale sia quella della Chiesa
locale.
Bibliografia
F. BISCONTI, Temi di iconografia paleocristiana, PIAC, Roma, 2000.
J. DANIÉLOU, I simboli cristiani primitivi, Roma,1997.
M. LURKER, Dizionario delle immagini e
dei simboli biblici, Torino, 1990.
Rilievo della nave. Museo lapidario
della Canonica - Cattedrale di Novara
23
religioni culti magìa
Halloween
la festa celtica del sabba satanico
Laura Rossi
All Hallowed Eve, alla vigilia del
giorno di tutti i Santi, cioè del giorno
che annuncia che l’umanità potrà vivere eternamente nella gioia e nella
luce, occultisti e satanisti celebrano
invece la vittoria del buio e della
morte. Per il mondo dell’occulto il
31 ottobre è il giorno più magico dell’anno, capodanno di tutto il mondo
esoterico e la festa annuale più importante per i seguaci di satana.
È la data del quarto sabba. I sabba,
secondo antiche tradizioni popolari,
sono convegni notturni di streghe
per celebrare riti magici e orge di
carattere demoniaco.
Nei primi tre sabba gli antichi riti
occultistici celebravano il tempo
delle stagioni benefiche, il risveglio primaverile, la semina, il raccolto. Invece il quarto celebrava la
morte e la dissoluzione di tutto ciò
che esiste. Su questo quarto sabba
è stata architettata dall’occultismo e
dal satanismo la festa celtica di Halloween: disprezzare tutto ciò che c’è
di positivo, come la vita, il sole, la
luce, negare che possa esserci un futuro di eternità felice per l’umanità.
La vera festa liberatoria è invece per
il pensiero satanista la morte con lo
spegnersi di tutto.
Si spiega così l’impostazione festiva
e allegra, ma decisamente macabra,
della notte di All Halloweed Eve,
la vigilia del giorno di Ognissanti.
Teschi e fantasmi, streghe e demoni
vanno festeggiati come amici in una
manifestazione collettiva che celebra
il macabro e fa dello spiritismo il
suo centro ispiratore.
A causa della sua essenza occulta
Halloween apre la porta all’influsso
dell’occulto nella vita delle persone.
24
religioni culti magìa
Il teschio, simbolo della distruzione
e dell’annientamento umano, deve
poter entrare nei nostri ambienti.
Halloween porta l’enfasi sulla paura,
sulla morte, sugli spiriti demoniaci,
sulla stregoneria, sulla violenza, su
tutto ciò che è contrario ai valori
che la ragione umana indica come
positivi.
Purtroppo c’è molta ignoranza su
questi argomenti per cui bambini e
persone inconsapevoli celebrano con
leggerezza queste “feste” pensando
che siano innocue.
I bambini in questo giorno si travestono da spiriti inquieti che non
trovano pace, né casa e vagano tra
le famiglie, guidati dalla lanternazucca vuota e ottenendo dolci in
cambio della loro rinuncia a combinare guai. Trick-or-treat, “dolcetto o
scherzetto” è proposto all’interlocutore, letteralmente significa “finzione o divertimento”, “stratagemma o
piacere”, ma il significato originale
è “maledizione o sacrificio”.
una stella nella felicità eterna.
Prima di partecipare alla festa di
Halloween, si impone una scelta
consapevole.
Sul piano della salute è bene conoscere le disastrose conseguenze prodotte dall’assuefazione all’occulto e
alla magia che non sono immediate,
ma si manifestano a distanza di anni
con depressioni, crisi e violenze.
Prima di accettare ciò che viene
proposto, o imposto come moda dai
mass-media, dalla pubblicità ossessiva e dal commercio consumistico,
chiediamoci cosa vogliamo scegliere
di insegnare ai nostri figli. Siamo sicuri che sia un bene accompagnare i
nostri figli alla festa accettando acriticamente lo spirito della ricorrenza
di Halloween e rendendosene quindi
compartecipi?
I cristiani credono che alla fine sarà
sempre la forza del Sole (del Cristo
risorto) a vincere e a portarci in quel
giorno senza tramonto, descritto dalla
Bibbia, in cui ognuno brillerà come
25
Qui pubblicità
Punti di esposizione e distribuzione per manifesti, opuscoli e dépliant
dell’Associazione Informazioni su Cristo
ASS. INFORMAZIONI SU CRISTO
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Saluzzo
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28
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