00 COPERTINA VILLEGLE_Layout 1 09/01/12 09:37 Pagina 1 Jacques Villeglé Lettere e frammenti Jacques Villeglé Lettere e frammenti 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 1 Jacques Villeglé 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 2 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 3 Jacques Villeglé Lettere e frammenti 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 4 Jacques Villeglé Lettere e frammenti Centro Culturale Altinate / San Gaetano Padova, 27 gennaio - 11 marzo 2012 Mostra promossa da / Exposition promue par Comune di Padova Assessorato alla Cultura in collaborazione con / avec la collaboration de Agnellini Arte Moderna CD Studio d’Arte Direzione della mostra / Direction de l’exposition Mirella Cisotto Nalon Mostra e catalogo a cura di Exposition et catalogue sous la direction de Dominique Stella Roberto Agnellini Carlo Silvestrin Giancarlo Patuzzi Allestimento / Amenagement Squadra allestimenti Servizio Mostre Settore Attività Culturali, Padova Valter Spedicato, coordinamento Gianni Bernardi Antonio Breggion Luca Galtarossa Giancarlo Guglielmo Moreno Michielan Franco Paccagnella Silvano Perin Nazzareno Signoriello Claudio Spinello Comune di Padova Assessorato alla Cultura Settore Attività Culturali Progetto grafico / Conception graphique Fayçal Zaouali Coordinamento Ufficio Mostre Coordination Bureau d’Expositions Fiorenza Scarpa Redazione / Rédaction Monica Maroni Domenico Pertocoli Segreteria organizzativa / Secrétariat de l’organisation Lucia Bertolin Francesca Maria Tedeschi Traduzioni / Traductions Silvia De Nicolai Segreteria amministrativa / Secrétariat administratif Daniela Corsato, coordinamento Cinzia Bettin Loredana Fanton Franco Zanon Ufficio stampa / Bureau de presse Studio Lavia, Padova Spaini & Partners Comunicazione e promozione Communication et promotion Patrizia Cavinato Rocco Roselli Ringraziamo / Nous remercions Directrice de l’Institut Français, Milano: Olga Poivre d’Avor Valérie Villeglé Armando Donati Roberto Pellizzari Gino Di Maggio Guy e Laurent Mazarguil Copertina / Couverture Boulevard de la Gare (particolare / détail), 1973 Pagina 2 / Page 2 Jacques Villeglé, Rue au Maire, Paris, 2008 Photo Katrin Baumann Crediti dei testi / Droits des textes © Dominique Stella © Anne-Lise Quesnel © Gérard Xuriguera Crediti fotografici / Droits photographiques © Fabio Cattabiani © Altri fotografi / Autres photographes La mostra è stata realizzata con la partecipazione di L’exposition est réalisée avec le soutien de 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 1 L’appellativo di Città d’Arte è senza ombra di dubbio un onore per una città come Padova, una città al centro del Nord-Est operoso che da molti anni è guardato come modello da imitare in Italia ed all’estero, una città che ha saputo coniugare una prestigiosa Università con tante piccole e medie imprese che le hanno donato benessere e sviluppo senza stravolgere la sua identità, ma è anche una eredità pesante da sostenere soprattutto in momenti difficili come quelli che stiamo attraversando in questi anni. Essere una Città d’Arte vuol dire non solo vivere dei ricordi del passato ma proporre sempre nuove occasioni per i suoi cittadini e per il sempre crescente numero di turisti che la visitano. Per l’Amministrazione cittadina che da anni lavora con impegno per essere degna del titolo di Città d’Arte, l’occasione proposta di dedicare una Mostra ad uno dei più grandi artisti internazionali viventi non poteva che trovare totale condivisione. Nei nuovi spazi del Centro Culturale San Gaetano le opere di Jacques Villeglè potranno esprimere al meglio le loro potenzialità ed al Maestro che con tanta forza innovativa ha saputo attraversare il difficile secolo appena trascorso ed affacciarsi al nuovo millennio con immutata curiosità espressiva va il nostro ringraziamento. Villeglè, fin dagli anni ‘60, realizza un lavoro di “archeologia urbana “- dice Dominique Stella curatrice della mostra e di questo importante catalogo - ed anche il tema stesso scelto dall’Artista per questa esposizione “La lettera”, ideogramma di base della nostra scrittura, dimostra come il Maestro sia sempre stato attento ai mutamenti culturali e perciò sociologici che hanno caratterizzato il secolo appena trascorso e i Suoi segni socio – politici rappresentano la continuità della Sua ricerca fino ai nostri giorni. Siamo onorati che, dopo le Mostre personali che lo hanno visto protagonista nei più importanti Musei del mondo, Jacques Villeglè abbia scelto la nostra Città per questa Sua grande esposizione certificando in tal modo che il nostro costante lavoro ed impegno e la decisione di collaborare tra pubblico e privato nella realizzazione dei grandi eventi culturali vanno nella giusta direzione e la città tutta non potrà che trarne vantaggio. Andrea Colasio Assessore alla Cultura Flavio Zanonato Sindaco di Padova 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 2 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 3 Grande è la soddisfazione di poter presentare nella nostra città le opere di uno dei più importanti artisti del XX secolo, ancora vivente, che con la sua raffinata ironia ha contribuito con un linguaggio originale e provocatorio a segnare un’epoca, elaborando un suo personalissimo alfabeto da lui definito «socio-politico». Jacques Villeglè, bretone di Quimper, classe 1926, ha la forza di un grande artista che non deve dimostrare più nulla perchè la storia lo ha già consacrato tra i Maestri indiscussi del Novecento. Catalogato come artista appartenente al Noveau Rèalisme, Villeglè ha sempre dimostrato curiosità e indipendenza da definizioni generiche; la sua ricerca sui manifesti lacerati parte ben prima della sua adesione al movimento di Pierre Restany. Denominato in vari modi, “rapitore di manifesti”, “agrimensore della strada”, inizia la sua avventura come studente di architettura per poi dedicarsi alla ricerca incuriosito ma anche disorientato dalle opere di Mirò, con le quali dialoga nei suoi primi lavori realizzati con fili di ferro trovati per la strada. La sua amicizia con Raymond Hains e la frequentazione degli ambienti artistici dell’epoca contribuiscono a sviluppare la sua indole eclettica, che lo porta a diverse sperimentazioni nel campo del cinema, del Lettrismo, della poesia sonora ed ovviamente dell’affiche. La mostra Jacques Villeglè. Lettere e frammenti costituisce il giusto riconoscimento alla sua grandezza e alla capacità che ha dimostrato nel lungo percorso artistico, non ancora concluso, di rimanere se stesso senza vincoli di definizioni ingombranti, che avrebbero svilito lo spirito di un uomo che vuole essere, come lui stesso dichiara, «testimone attivo di un’umanità ricca di contraddizioni». Mirella Cisotto Nalon Capo Settore Attività Culturali 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 4 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 5 Sommario / Sommaire 7 13 Quando consonanti, vocali e sillabe... compongono una sinfonia a colori Quand les consonnes, voyelles et syllabes… composent une symphonie en couleur Dominique Stella 19 27 Jacques Villeglé e l’atelier di Hepérile éclaté Jacques Villeglé et l’atelier d’Hepérile éclaté Anne-Lise Quesnel 35 37 Jacques Villeglé, predatore-poeta della città Jacques Villeglé, prédateur-poète de la cité Gérard Xuriguera 41 Opere / Œuvres 165 171 Apparati / Annexes Note biografiche Eléments de biographie 175 Bibliografia selezionata / Bibliographie sélective 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 6 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 7 Dominique Stella Fils d’acier, Chaussée des Corsaires, Saint-Malo, agosto / août 1947 Quando consonanti, vocali e sillabe... compongono una sinfonia a colori La lettera, ideogramma di base della nostra scrittura, occupa un posto importante nell’opera di Jacques Villeglé. La preferenza dell’artista per i manifesti contenenti un grafismo attraversato da segni linguistici e accenti fonici che producono un gioco di sillabe e lettere, risale all’inizio della sua caccia ai manifesti insieme a Raymond Hains. Allontanatisi più tardi per via di alcune divergenze, i due amici di allora condividevano una ricerca nottambula che li incoraggiava a lunghe passeggiate, ciarliere da parte di Hains e più taciturne per Villeglé. Essi elaborarono una forma di linguaggio costruita su una teoria dell’urgenza e del ratto, che nel 1949 li condusse a una prima creazione comune dal titolo Ach Alma Manetro, strappata dalle palizzate del quartiere Montparnasse tra la Pharmacie des Arts e la Coupole. Questi lembi di fogli lacerati da mani anonime formano, per l’assenza dei frammenti sottratti, un alfabeto ellittico dal significato sfumato dall’usura del tempo e dal vandalismo comune; e la loro forza simbolica è tale che l’evidenza dell’invenzione s’impone ai due artisti delle strade, orientando il loro lavoro e determinando per sempre l’origine dell’opera di Jacques Villeglé. Hains invece, da parte sua, abbandonerà rapidamente il manifesto per tornare alla fotografia e ad altre forme di espressione più “rocambolesche”, in cui l’arte del discorso s’illustra in una forma visiva di un simbolismo concettuale. Villeglé prosegue instancabile il prelevamento di manifesti con una volontà e un rigore mai smentiti nel corso degli anni, dalle prime opere del 1949 agli ultimi manifesti del 2003. L’insieme dei messaggi straniati e delle parole spesso troncate in modo divertente costituisce l’inventario più eterogeneo ed efficace dal punto di vista visivo e sociologico che si possa immaginare. I messaggi soggiacenti sono deviati dal loro intento iniziale: far votare, consumare, aderire... e diventano brandelli e frammenti ai quali l’aleatorietà degli strappi e l’accostamento fortuito di colori e slogan smascherati conferiscono una poesia vivace, estetica, a volte irruente, a volte totalmente assurda. Villeglé non aspira a testimoniare un’armonia, ma ricerca l’insolito, suscita lo stupore, smaschera, sotto le accumulazioni e le stratificazioni, le contraddizioni di una civiltà assillata dalla proliferazione dei messaggi. Egli opera da sociologo, le lettere sono per lui una chiave di accesso all’enigma del nostro mondo, e un modo di appropriazione poetica di una realtà spesso sconcertante. Certo, egli non è il primo a utilizzare la parola scritta per interpretare liberamente e in modo critico e distante gli aspetti più diversi di un mondo che s’inventa, si contrae e si distende sotto gli occhi meravigliati di un pubblico di consumatori assillato da messaggi pressanti sempre più imperativi e violenti. Il movimento Dada, i cubisti, i futuristi, i surrealisti utilizzarono la parola e il gioco delle lettere per sublimarle in segni volteggianti sulle pagine composite di una letteratura visiva e astratta. Apollinaire, tra i primi, scrisse poesie in forma di calligrammi nei quali le lettere sposano il tracciato inedito di una linea che disegna o suggerisce qui una fontana (La colombe poignardée et le jeu d’eau), là un cuore (Cœur couronné et miroir). I futuristi chiamarono questa forma di composizione letteraria “parole in libertà”. Il loro contributo all’emancipazione dagli stereotipi imposti dalla stampa tradizionale alle costruzioni letterarie è immenso. Il loro progetto linguistico nasce in un mondo di velocità e rumore, dedito al culto della macchina e al progresso tecnico. L’epoca invita a proiettarsi verso l’avvenire e modifica non solamente la produzione, ma anche il comportamento individuale e la percezione stessa dell’universo. L’ispirazione futurista nasce dalla strada e nella strada. La poesia e la pittura si radicalizzano nell’adesione entusiastica alla meccanizzazione delle tecniche e nella sensazione inebriante di superamento, energia e accelerazione. In tipografia la dismisura invade la scomposizione volontaria dei testi che gli artisti interpretano secondo lo standard dell’originalità che fa esplodere i canoni classici. Questa evoluzione conduce quindi all’annullamento dell’idealizzazione dell’opera, privilegiando la funzione semantica e formale. I futuristi hanno liberato il testo da ogni organizzazione significante. La moltiplicazione dei caratteri, la conquista spaziale della pagina, l’esplosione fonetica, le ricerche “rumoriste”, l’utilizzo di onomatopee fanno della nuova tipografia sperimentale il riflesso del mondo quotidiano che sommerge l’uomo in un intreccio di segni e informazioni. L’alfabeto si disarticola, la scrittura diviene mosaico che annulla la continuità della storia e 7 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 8 del racconto. Il fondatore del gruppo dei futuristi, lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti, espone nei suoi testi e manifesti i suoi concetti teorici: “La mia rivoluzione è diretta contro la così detta armonia tipografica della pagina, che è contraria al flusso e riflusso, ai sobbalzi e agli scoppi dello stile che scorre sulla pagina stessa. Noi useremo perciò in una medesima pagina tre o quattro colori diversi di inchiostro ed anche venti caratteri tipografici diversi se occorre. Per esempio: corsivo per una serie di sensazioni simili e veloci, grassetto tondo per le onomatopee violente, ecc. Nuova concezione della pagina tipograficamente pittorica.” Egli preconizza l’abolizione della punteggiatura: “Le parole liberate dalla punteggiatura irradieranno le une sulle altre, incroceranno i loro diversi magnetismi, secondo il dinamismo ininterrotto del pensiero. Uno spazio bianco, più o meno lungo, indicherà al lettore i riposi o i sonni più o meno lunghi dell’intuizione.” E continua: “Le parole in libertà si trasformano naturalmente in auto-illustrazioni, mediante l’ortografia e la tipografia libera espressiva, le tavole sinottiche di valori lirici e le analogie disegnate. [...] L’ortografia e la tipografia libera espressiva servono inoltre a esprimere la mimica facciale e la gesticolazione del narratore. [...] Questa energia d’accento, di voce e di mimica trova oggi la sua espressione naturale nelle parole deformate e nelle sproporzioni dei caratteri tipografici che riproducono le smorfie del viso e la forza scultoria e cesellante dei gesti.” Tristan Tzara, il capofila del movimento Dada, Kurt Schwitters, Raoul Hausmann, Max Ernst successivamente, hanno seguito la via della smaterializzazione del testo per aprire la pagina allo spazio di una poesia fratturata. Marc Dachy afferma a proposito di Tzara: “Egli scrive fulminei poemi di lente cataratte di parole, precipitando la poesia in un’accelerazione nuova. Nel 1916 il verso libero, non punteggiato, ereditato in parte da Apollinaire e da Cendras, trova in Tzara il suo rivelatore. Tzara, nel 1921, lo porta alla sua ultima conseguenza, a uno sconvolgimento del materiale colmo di energia, offrendo alla letteratura una complessità di significato inedito, un ritmo scoppiettante nell’organizzazione delle catene di sostantivi, proponendosi perfino di non scegliere più le parole che egli allinea fianco a fianco.”1 Dachy prosegue citando un brano del manifesto dada sull’amore debole e l’amore amaro: “Per fare un poema dadaista, Prendete un giornale, Prendete delle forbici 8 Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che contate di dare al vostro poema. Ritagliate l’articolo. Ritagliate quindi con cura ognuna delle parole che formano questo articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente. Tirate fuori quindi ogni ritaglio, uno dopo l’altro. Copiate coscienziosamente nell’ordine in cui hanno lasciato il sacco. Il poema vi assomiglierà. Ed eccovi uno scrittore infinitamente originale e d’una sensibilità affascinante, sebbene incompresa dall’uomo della strada.” Giustapposizioni aleatorie sono anche l’essenza di una letteratura poetica come quella sviluppata da Schwitters nei suoi “poemi di lettere” o da Raoul Hausmann nei suoi “poemi-manifesti”. Il poema-manifesto di Hausmann, costituito di lettere tipografiche di grandezza diversa, mette l’accento sulla sonorità e sul ritmo, trascurando il senso e il discorso: “In un poema – scrive – non sono il significato e la retorica delle parole, ma le vocali e le consonanti e perfino i caratteri dell’alfabeto che devono essere portatori di un ritmo.” È lunga la lista degli improvvisatori e registi dell’estrazione a sorte, orchestrata dal caso, che compongono arbitrariamente testi a sorpresa e indovinelli. Nel 1924 André Breton consiglia “l’assemblaggio più gratuito possibile di titoli e frammenti di titoli ritagliati dai giornali”. Marcel Duchamp, Man Ray e Max Ernst partecipano a questa poetica libertaria che Joan Miró sa trasformare in poesia pittorica dal 1924. I poeti Fluxus, in seguito, e le avanguardie francesi dell’immediato dopoguerra rivendicano altri comportamenti e altre finalità linguistiche e poetiche, proseguendo le ricerche dei loro predecessori che avevano abolito i confini tra poesia e pittura, e riconducendo le scoperte e i principi da un ambito a un altro: il lettrismo di Isidore Isou si tramuta in superscrittura, in ipergrafia nella pittura, per esempio. La pluralità delle esperienze e delle possibilità apre nuovi spazi che i lettristi sanno conquistare, con una riservatezza, però, che l’epoca, maggiormente incline alle dimostrazioni pittoriche più chiassose dei pittori astratti, tarderà a riconoscere. L’avventura di Villeglé nasce da questa stessa filosofia che mette a confronto la realtà con l’aleatorietà degli incontri in una volontà, come scrive Pierre Restany, “di reintegrarsi 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 9 Raymond Hains, Jacques Villeglé, Ach Alma Manetro, febbraio / février 1949 Manifesti strappati incollati su tela / Affiches lacérées marouflées sur toile, 58 5 256 cm Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Paris al reale, identificandolo con la propria trascendenza, che è emozione, sentimento e infine poesia”.2 È timidamente, nel 1947, che egli recupera alcuni fili di ferro sulle banchine di Saint-Malo. Facendo eco ai lavori pittorici di Joan Miró, che rivendicava il titolo di “pittore-poeta”, Villeglé crea un segno nello spazio che si rivela più vicino alla pittura di Miró che a ogni riflessione sull’oggetto stesso. Il segno si vuole pittorico e i suoi Danseurs di fili di ferro ricordano il movimento dei “grafismi-poemi” del pittore catalano. Villeglé cerca di creare un disegno nello spazio, secondo una struttura che vuole formale, coltivando un rapporto con la costruzione. È interessato alla forma, e rifugge dall’informale come possibile espressione della sua ricerca. I primi lavori di Hains e Villeglé derivano da un intento comune ai due artisti: fare un’arte in cui la manipolazione non faccia perdere all’opera la sua realtà integrale. Questa riflessione nasce dal primo lavoro di Villeglé, in cui la distanza tra la realtà dell’objet trouvé (il fil di ferro) e la sua trasformazione in “disegno nello spazio” è minima, solamente qualche gesto inconscio che fa sorgere una forma quasi spontanea. È l’idea stessa del décollage, che Villeglé riprende nel suo testo Des réalités collectives, che servirà da base al primo manifesto di Restany nel 1960. Villeglé scrive: “Nel clima di disinformazione del dopoguerra, ho preso le distanze dall’atto del dipingere o fare collage. Pensavo che l’assenza di premeditazione, di ogni idea prestabilita, dovesse diventare, non soltanto per me ma per tutti, un’inesauribile fonte di arte, di arte degna dei musei. Il risultato ottenuto dal gesto meccanico e aggressivo di un qualsiasi passante che strappava manifesti, doveva essere mostrato e messo sullo stesso piano della tirannia dell’oggetto che, nell’uomo colto, suscita il bisogno di appagarsi plasticamente.”3 Partecipando dunque all’interpretazione casuale e libera di un mondo ancora intorpidito nei nimbi del dopoguerra, Hains e Villeglé inventano il manifesto scollato come strumento di lettura di un’epoca che essi intuiscono ricca di possibilità. Ach Alma Manetro, del 1949, è una delle prime manifestazioni di questi “furti” ai quali si dedicarono nei primi anni cinquanta. Le poche sillabe strappate ai manifesti com- pongono una litania nuova, estremamente suggestiva e poetica. L’invenzione si inscrive in un procedimento creativo che, nel 1953, coinvolge i due artisti in un’interpretazione “illeggibile” di Hepérile, un poema di Camille Bryen: Hepérile éclaté. L’opera trova la sua origine nelle ricerche di Raymond Hains sulle lettere deflagrate, che egli mette a punto utilizzando una tecnica fotografica di sua invenzione con il vetro scanalato, che darà vita a ciò che François Dufrêne battezzò “ultra-lettrismo”. L’ultra-lettrismo deriva quindi dall’esplorazione di tecniche fotografiche elaborate da Hains, il quale in primo luogo sperimenta metodi di sovrimpressione, poi prosegue le sue ricerche fotografiche integrando procedimenti di trasformazione o metamorfosi per mezzo di specchi o effetti luminosi, per arrivare alla scoperta degli obiettivi in vetro scanalato che avrebbero dato vita a una serie di opere esposte a Parigi nel 1948 con il titolo piuttosto vago di Photographies hypnagogiques. L’invenzione dei vetri scanalati dimostra la capacità di Hains di esplorare le vie del caso che l’occasione trasforma in magiche opportunità. I vetri scanalati traspongono il mondo in una realtà nuova, immaginaria, immateriale, impalpabile, in riflesso a un modo di essere, pensare e parlare che l’artista sviluppa all’infinito in un linguaggio codificato, mescolanza di ermetismo e derisione. Per mezzo di questo procedimento ottico particolare, vicino alla poesia visiva, Hains e Villeglé pubblicano nel 1953 una piccola opera intitolata Hepérile éclaté che, in un certo senso, è la replica del poema fonetico Hepérile di Camille Bryen: in una forma deflagrata, e tramite il vetro scanalato, l’opera traduce il poema di Bryen in schegge grafiche sulla pagina. Hepérile éclaté rappresenta la consacrazione definitiva dell’autonomia espressiva della fotografia, che secondo l’espressione di Bryen è in grado di produrre l’“illeggibile”. “Scrivendo Hepérile con parole sconosciute – precisa Bryen – creavo in modo organico, senza riferimenti al vocabolario, questa serie completa di parole [...]. Oggi, ecco il primo libro felicemente illeggibile.” L’approvazione di Bryen è seguita da questa annotazione di Hains e Villeglé, intitolata L’intrusion du verre cannelé dans la poésie: “Noi non abbiamo scoperto le ultra-lettere. Piuttosto ci 9 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 10 Jacques Villeglé, IIe Biennale des jeunes, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, agosto / août 1961 Photo Willy Rizzo scopriamo in esse [...]. Il nostro merito – o la nostra astuzia – è di aver visto ultra-lettere laddove eravamo abituati a vedere lettere deformate. Infine, ci serviamo di trame di vetri scanalati per liberare gli scritti dal loro significato originario. Attraverso un procedimento analogo, è possibile far deflagrare la parola in ultra-parole, che nessuna bocca umana sarebbe in grado di pronunciare.”4 Villeglé, più di Hains, ama il caos della materia affissa, scarificata, lacerata, scollata. Egli vibra in tale corpo a corpo che sottrae alle intemperie e alla distruzione questi cumuli di carta che nessuno penserebbe di trasformare in opera imperitura. Dalla strada e nella strada, nella tradizione che lega il décollage al futurismo in uno stesso slancio creativo e sovversivo, Villeglé contribuisce a raccogliere le tracce e gli strati significativi di una società fiorente in continuo rinnovamento. Ne rileva i tratti poetici o stridenti, le contraddizioni e le dissonanze, compone il ritratto di un’epoca in un’accumulazione archeologica che costituisce il lavoro della sua vita. Il titolo della sua mostra al Centre Pompidou, La comédie urbaine, con riferimento alla Comédie humaine di Balzac, sottolinea l’acutezza dello sguardo dell’“anonimo laceratore” di manifesti, nel selezionare i frammenti di una cronaca al quotidiano che egli perpetua in una trascrizione in cui il verbo, la frase tronca, la lettera strappata ci raccontano il romanzo realista, fantastico e perfino filosofico di un’epoca. Si tratta davvero di un racconto che egli ci consegna, e la scrittura stessa decomposta dai casi della vita ci trasmette “emozioni, sentimenti, poesia”, al pari delle opere letterarie. I lembi di strati strappati dai pannelli pubblicitari si avvicinano così a veri e propri quadri, in cui lettere, parole e colori si scontrano e a volte si armonizzano in composizioni quasi pittoriche. Essi pongono la questione del “Bello” in una transizione del pensiero estetico condotta a partire da Duchamp che interroga la definizione data alla parola nel corso dei secoli. I manifesti strappati si contrappongono ai quadri composti dalla mano dell’artista, ma si confrontano anche con il “gusto” di colui che li sottrae dapprima e li guarda poi, entrando così nel campo dell’Estetica, poiché perfino qualcosa che si considera “brutto” rimane prima di tutto soggetto a un giudizio. L’arte provocatoria di Villeglé interpella il nostro senso dell’estetica: ciò che vediamo è brutto, è bello? L’opinione comune ammette con difficoltà il valore “pittorico” del “lacerato anonimo”. Il tempo ha fatto il suo corso, elevando infine il lavoro dell’artista al rango di “pittore”, poiché egli offre, attraverso un percorso scelto, un ritratto vivente e variegato dell’epo- 10 ca che attraversa e che ci descrive. La sua opera veicola così una realtà politica e sociale illustrata dalle sue parole: “Questi manifesti, che trasporto dal muro della strada al luogo dell’arte, li percepivo sin dall’inizio come il riflesso coerente e canzonatore della realtà morale e amorale, spirituale e terra terra, religiosa e laica, riflessiva e versatile, cosmopolita e pantofolaia, comune a tutti gli uomini, miei contemporanei.”5 Il suo lavoro di archeologo urbano si è sistematizzato con il tempo. Villeglé ha intrapreso, da allora, una vera e propria archiviazione del linguaggio delle strade, orientando la sua produzione in funzione di tematiche che gli sono care. Questa lettura sistematica del nostro quotidiano costituisce un repertorio di cronaca, vera e propria porzione di memo- 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 11 ria che l’artista preleva secondo le proprie intuizioni. Nell’ostinazione quasi compulsiva di inseguire i frammenti effimeri della nostra epoca, egli ha molto dell’atteggiamento del collezionista, mai pago, sempre alla ricerca di una nuova conquista, che accumula tracce e testimonianze come se ogni oggetto raccolto costituisse una particella di una ricerca più vasta, elemento di un puzzle da completare. Questa stessa passione per la raccolta si riscontra nella volontà di inventariare le proprie opere che lo anima dal 1970, conducendolo a programmare la creazione del catalogo ragionato del suo lavoro secondo uno sviluppo tematico. Il primo tomo esce in occasione della mostra La peinture dans la non-peinture, tenutasi a Nizza nel luglio del 1988, poi a Tolosa nell’ottobre dello stesso anno, e infine a Colonia nel 1989. Sans lettre, sans figure. Catalogue thématique des affiches lacérées6 appare nel 2004. Restano da pubblicare La lettre lacerée e Mots et fragments de mots, due cataloghi che raccoglieranno, in maniera esaustiva, la parte del lavoro dell’artista dedicata alle parole e alle lettere, costituendo una lettura codificata di un’epoca che copre mezzo secolo di setacciamento urbano. Jacques Villeglé è un appassionato delle parole. La sua relazione con queste ultime si è espressa in modi diversi nel corso del suo lungo cammino. Egli ne fa uso in prima persona per scrivere testi basilari quali il suo primo saggio, Des réalités collectives7 che risale al 1958, o, nel 1970, Le flâneur aux palissades de la manifestation spontanée, pubblicato in “VH 101”, n. 3. Il suo stile esplosivo si ritrova nel volume Urbi & Orbi apparso inizialmente nel 1986 presso le edizioni W, poi presso le edizioni Luna Park nel 2005. Egli condivide questo piacere delle parole con François Dufrêne, grande protagonista dell’avventura lettrista, associatosi al movimento degli affichistes con un’interpretazione del “dorso del manifesto”, e divenuto l’amico complice di un’avventura comune. Un altro aspetto dell’utilizzo del testo accompagna l’opera di Villeglé dalla fine degli anni sessanta. Nutrito della cultura dell’agrimensore delle strade, il messaggio del manifesto non differisce dallo studio semiologico, che permette di rintracciare alcuni caratteri specifici dei graffiti che invadono già i muri di Parigi. Nel 1969, in occasione di una visita del presidente americano Richard Nixon in Francia, Villeglé scorge su una parete della metropolitana parigina un grafismo particolare che traccia il nome di Nixon. Evocando quella scoperta, Villeglé racconta: “Sui muri di un corridoio della metropolitana ho visto le tre frecce dell’ex partito socialista, la croce gaulliana, la svastica nazista, la croce celtica inscritte nella O dei movimenti Jeune Nation, Ordre Nouveau, Occident ecc., poi di nuovo le tre frecce dinamiche, timoniere e pavloviane di Tchakhotine che indicavano, senza altro commento, il nome del presidente americano. L’impatto degli ideogrammi politici così riuniti prevaleva su tutti gli altri slogan anti-yankee di allora. Le A circolettate, le N rigate, le O tagliate in quattro, les S striate, le I sbarrate due volte, le V disposte a stella, la curva delle G, falce dei soviet rovesciata, trapassata dal martello, le S raddoppiate inscritte come due fulmini paralleli... Questi sovraccarichi emblematici dei bassifondi parigini generalizzano la guerriglia dei simboli che, nel 1931, il leader della propaganda del Fronte di Bronzo aveva immaginato, quando ideò le tre frecce per i giovani operai socialisti in opposizione alla croce uncinata delle camicie brune.8 La scrittura latina, attraverso l’amalgama, nel senso alchemico del termine, con quegli ideogrammi fascisti, capitalisti, socialisti, comunisti o di ultrasinistra s’inscriveva in filigrana nelle pagine bianche della storia.”9 Questo alfabeto, come un “quadrato magico”, è fonte di declinazioni infinite in tele pittoriche nelle quali i segni compongono una variazione colorata di frasi lapidarie, di racconti criptati a volte difficili da decifrare, di slogan quasi anarchici. Villeglé lo utilizza in ogni formato, su ogni supporto, descrivendo così i costumi e gli umori di un tempo che egli attraversa, decriptandolo con il suo sguardo dissezionatore. Jacques Villeglé effettua allora, attraverso questa versione grafica del proprio lavoro, una sintesi che collega l’aleatorietà del lacerato anonimo con il gesto volontario dell’artista che cattura il segno per sottometterlo alla propria volontà... 1 Marc Dachy, “Dada: la langue comme utopie”, in Poésure et peintrie, Réunion des Musées Nationaux, Musées de Marseille, 1993. 2 Primo manifesto del nouveau réalisme, Les nouveaux réalistes, Milano, 16 aprile 1960. 3 Jacques Villeglé, Des réalités collectives, in “Grâmmes. Revue Ultralettriste”, n. 2, maggio 1958. 4 Raymond Hains, Jacques Villeglé, L’intrusion du verre cannelé dans la poésie, Librairie Lutétia, Paris, 1953. 5 Jacques Villeglé, La traversée urbi & orbi, Luna Park Transédition, Paris, 2005, p. 178. 6 Pubblicato dalla casa editrice Ides et Calendes il 5 novembre 2004. 7 Pubblicato in “Grâmmes”, n. 2. 8 Serge Tchakhotine, Le viol des foules, ried. Gallimard, Paris, 1972. 9 Jacques Villeglé. Liens & lieux. Contrastes, Galerie Départementale du Dourven, 1998, p. 39. 11 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 12 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 13 Dominique Stella Jacques Villeglé, XIVe Arrondissement, Paris, 1961 Photo Harry Shunk Quand les consonnes, voyelles et syllabes… composent une symphonie en couleur La lettre, idéogramme de base de notre écriture, tient une place importante dans l’œuvre de Jacques Villeglé. La préférence de l’artiste pour les affiches qui comportent un graphisme verrouillé par des signes linguistiques et des accents phoniques entraînant un jeu de syllabes et de lettres remonte au début de sa chasse aux affiches avec Raymond Hains. Les deux amis d’alors – des divergences par la suite les éloigneront – que leur quête noctambule conduisait dans des déambulations bavardes de la part de Raymond et plus silencieuses quant à Villeglé, élaborèrent une forme de langage qu’ils construisirent dans une théorie de l’urgence et du rapt qui les porta en 1949 à une première création commune au titre d’Ach Alma Manetro, arrachée aux palissades du quartier Montparnasse entre la pharmacie des Arts et la Coupole. La force symbolique de ces lambeaux de papiers déchirés par des mains anonymes construisant, par l’absence des fragments dérobés, un alphabet elliptique, à la signification estompée par l’usure du temps et le vandalisme commun, est telle que l’évidence de l’invention s’impose aux deux artistes des rues, orientant leur travail et déterminant pour toujours l’origine de l’œuvre de Jacques Villeglé. Raymond Hains, quant à lui, abandonnera rapidement l’affiche pour revenir à la photographie et à d’autres formes d’expression plus “rocambolesques”, où l’art du discours s’illustre dans une forme visuelle d’un symbolisme conceptuel. Villeglé inlassablement poursuivit le rapt d’affiches avec une volonté et une rigueur jamais démenties au long des années, depuis ses premières œuvres de 1949 à ses dernières affiches de 2003. La collecte des messages détournés et des mots tronqués, souvent drôles, constituent l’inventaire le plus hétéroclite et le plus percutant du point de vue visuel et sociologique que l’on puisse imaginer. Les messages sous-jacents sont détournés de leur but initial: faire voter, consommer, adhérer... et deviennent des bribes et fragments auxquels le hasard des déchirures et le voisinage fortuit de couleurs et de slogans démasqués confèrent une poésie colorée, esthétique, quelque fois violente, parfois totalement absurde. Villeglé ne cherche pas à témoigner d’une harmonie, il recherche l’insolite, il provoque l’étonnement, il démasque, sous les accumulations et les stratifications, les contradictions d’une civilisation hantée par la prolifération des messages. Il fait œuvre de sociologue, les lettres sont pour lui une clef d’accès à l’énigme de notre monde, et un mode d’appropriation poétique d’une réalité souvent déroutante. Certes, il n’est pas le premier à utiliser l’écrit pour interpréter librement et de manière critique et décalée les aspects les plus divers d’un monde qui s’invente, se noue et se dénoue sous les yeux ébahis d’un public de consommateurs assiégés par des messages pressants de plus en plus impératifs et violents. Le mouvement Dada, les cubistes, les futuristes, les surréalistes usèrent du mot et du jeu des lettres pour les sublimer en des signes voltigeant sur les pages composées d’une littérature visuelle et abstraite. Apollinaire, parmi les premiers, écrivit des poésies en forme de calligrammes dans lesquels les lettres épousent le tracé inédit d’une ligne qui dessine ou suggère ici une fontaine (La colombe poignardée et le jet d’eau), là un cœur (Cœur couronné et miroir). Les futuristes appelèrent cette forme de composition littéraire “mots en liberté”. Leur contribution à l’émancipation des stéréotypes imposés par l’imprimerie traditionnelle aux constructions littéraires est immense. Leur projet linguistique naît dans un monde de vitesse et de bruit dédié au culte de la machine et au progrès technique. L’époque invite à se projeter dans l’avenir et modifie non seulement la production, mais aussi le comportement individuel et la sensation même de l’univers. L’inspiration futuriste naît de la rue et dans la rue. La poésie et la peinture se radicalisent dans l’adhésion enthousiaste à la mécanisation des techniques et à la sensation grisante de dépassement, d’énergie et d’accélération. En typographie la démesure envahit la décomposition volontaire des textes que les artistes interprètent selon le standard de la nouveauté explosive des canons classiques. Cette évolution conduit alors à la destruction de l’idéalisation de l’œuvre, privilégiant la fonction sémantique et formelle. Les futuristes ont libéré le texte de toute organisation signifiante. La multiplication des caractères, la conquête spatiale de la page, l’explosion phonétique, les recherches “bruitistes”, les utilisations d’onomatopées font de la nouvelle typographie expérimentale le reflet du 13 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 14 monde quotidien qui submerge l’homme dans une trame de signes et d’informations. L’alphabet se désarticule, l’écriture devient mosaïque, détruisant la continuité de l’histoire et du récit. Le fondateur du groupe des futuristes, l’écrivain Filippo Tommaso Marinetti, expose dans ses textes et manifestes ses concepts théoriques: “Ma révolution est dirigée en outre contre ce qu’on appelle harmonie typographique de la page, qui est contraire au flux et reflux du style qui se déploie dans la page. Nous emploierons aussi, dans une même page, trois ou quatre encres de couleurs différentes et vingt caractères différents s’il le faut. Par exemple: italiques pour une série de sensations semblables et rapides, gras pour les onomatopées violentes, etc. Nouvelle conception de la page typographiquement picturale.” Il prône l’abrogation de la ponctuation: “Les mots délivrés de la ponctuation rayonneront les uns sur les autres, entrecroiseront leurs magnétismes divers, suivant le dynamisme ininterrompu de la pensée. Un espace blanc, plus ou moins long, indiquera au lecteur les repos ou les sommeils plus ou moins longs de l’intuition.” Il poursuit: “Les mots en liberté se transforment naturellement en auto-illustration moyennant l’orthographe et la typographie libre expressive, les tables synoptiques de valeurs lyriques et les analogies dessinées. […] L’orthographe et la typographie libre expressive servent à exprimer la mimique du visage et la gesticulation du conteur. […] Ces énergies d’accent, de voix et de mimique, trouvent aujourd’hui leur expression naturelle dans les mots déformés et dans les disproportions typographiques correspondant aux grimaces du visage et à la forme ciselante des gestes.” Tristan Tzara, le chef de file du mouvement Dada, Kurt Schwitters, Raoul Hausmann, Max Ernst ensuite, ont suivi la voie de la dématérialisation du texte pour ouvrir la page à l’espace d’une poésie fracturée. Marc Dachy déclare à propos de Tzara: “Il écrit de fulgurants poèmes de lentes cataractes de mots, précipitant la poésie dans une accélération nouvelle. En 1916, le vers libre, non ponctué, hérité pour partie d’Apollinaire et de Cendrars, trouve en Tzara son révélateur. Tzara, en 1921, le mène à son ultime conséquence, à un affolement du matériau plein d’énergie, offrant à la littérature une complexité de sens inédit, un rythme crépitant, dans l’organisation des chaînes de substantifs se proposant même de ne plus choisir les mots qu’il aligne côte à côte.”1 Dachy poursuit citant un extrait du manifeste dada sur l’amour faible et l’amour amer: 14 “Pour faire un poème dadaïste, Prenez un journal, Prenez des ciseaux Choisissez dans ce journal un article ayant la longueur que vous comptez donner à votre poème. Découpez l’article. Découpez ensuite avec soin chacun des mots qui forment cet article et mettez-les dans un sac. Agitez doucement. Sortez ensuite chaque coupure l’une après l’autre. Copiez consciencieusement dans l’ordre où elles ont quitté le sac. Le poème vous ressemblera. Et vous voilà un écrivain infiniment original et d’une sensibilité charmante, encore qu’incomprise du vulgaire.” Ces juxtapositions aléatoires sont aussi l’essence d’une littérature poétique telle que la développa Schwitters dans ses “poèmes de lettres” ou Raoul Hausmann dans ses “poèmes-affiches”. Le poème-affiche d’Hausmann, constitué de lettres typographiques de corps différents, met l’accent sur la sonorité et le rythme, négligeant le sens et le discours: “Dans un poème – écrit-il – ce ne sont pas le sens et la rhétorique des mots mais les voyelles et les consonnes et même les caractères de l’alphabet qui doivent être porteurs d’un rythme.” Longue est la liste des improvisateurs et metteurs en scène de tirage au sort, orchestré par le hasard, qui composent arbitrairement des textes à surprise et devinettes. André Breton conseille, en 1924, “l’assemblage aussi gratuit que possible, de titres et fragments de titres découpés dans les journaux”. Marcel Duchamp, Man Ray, Max Ernst participent à cette poétique libertaire que Joan Miró sait transformer en une poésie picturale dès 1924. Les poètes Fluxus, par la suite, et les avant-gardes françaises des immédiates années d’après guerre revendiquèrent d’autres comportements et d’autres finalités linguistiques et poétiques, poursuivant les recherches de leurs aînés qui avaient aboli les limites entre poésie et peinture, reconduisant les découvertes et les principes d’un domaine sur un autre: – la lettrie d’Isidore Isou se transmue en superécriture, en hypergraphie dans la peinture, par exemple. La pluralité des expériences et la diversité des possibles ouvrirent de nouveaux espaces que les lettristes surent conquérir, dans une confidentialité que l’époque, plus propice aux démonstrations picturales plus tapageuses des peintres abstraits, tarda à reconnaître. 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 15 L’aventure de Villeglé naît de cette même philosophie qui confronte la réalité aux hasards des rencontres dans une volonté, comme l’écrit Pierre Restany, de “se réintégrer au réel, en l’identifiant à sa propre transcendance, qui est émotion, sentiment et finalement poésie”.2 C’est timidement, en 1947, qu’il récupère quelques fils de fer sur les quais de Saint-Malo. En écho aux travaux picturaux de Joan Miró, qui revendiquait le titre de “peintrepoète”, Villeglé crée un signe dans l’espace qui s’avère plus proche de la peinture de Miró que de toute réflexion sur l’objet lui-même. Le signe se veut pictural et ses Danseurs de fil de fer rappellent le mouvement des “graphismes-poèmes” du peintre catalan. Villeglé cherche à créer un dessin dans l’espace, selon une structure qu’il veut formelle, cultivant un rapport à la construction. Il est intéressé par la forme, écartant l’informel comme possible expression de sa recherche. Les premiers travaux de Hains et Villeglé résultent d’une interrogation commune aux deux artistes: faire un art où la manipulation conserve à l’œuvre son intégrale réalité. Cette réflexion naît de la première œuvre de Villeglé où la distance entre la réalité de l’objet trouvé (le fil de fer) et sa transformation en “dessin dans l’espace” est minime, seuls quelques gestes inconscients en font surgir une forme quasi spontanée. C’est l’idée même du décollage, que Villeglé reprend dans son texte Des réalités collectives, qui servira de base au premier manifeste de Restany en 1960. Villeglé écrit: “Dans le climat de sous-information culturelle de l’après-guerre, je pris mes distances vis-à-vis de l’acte de peindre ou de coller. Je pensais que l’absence de préméditation, de toute idée préconçue, devait devenir, non seulement pour moi, mais universellement, une inépuisable source d’art, d’art digne des musées. Le résultat obtenu par le geste machinal et agressif, d’un quelconque passant lacérateur d’affiches, devait donner à voir et être mis sur le même plan que la tyrannie du don qui crée chez l’homme cultivé le besoin de s’assouvir plastiquement.”3 Participant donc de l’interprétation casuelle et libre d’un monde encore engourdi dans les nimbes de l’après-guerre, Hains et Villeglé inventent l’affiche décollée comme instrument de lecture d’une époque qu’ils pressentent riche de possibles. Ach Alma Manetro, 1949, est une des premières manifestations de ces “rapts” auxquels ils s’adonnèrent en ce début des années cinquante. Les quelques syllabes arrachées à l’affichage composent une litanie nouvelle, hautement suggestive et poétique. L’invention s’inscrit dans une démarche créative qui associa les deux artistes en 1953 dans une interprétation “illisible” d’un poème de Camille Bryen: Hepérile éclaté. Ce dernier trouve son origine dans les recherches de Raymond Hains sur les lettres éclatées qu’il met au point en exploitant une technique photographique de son invention: le verre cannelé qui donnera naissance à ce que François Dufrêne baptisa “ultra-lettrisme”. L’ultra-lettrisme dérive de l’exploration de techniques photographiques, mises au point par Hains qui expérimenta, en premier lieu, des méthodes de surimpression. Il poursuivit ses recherches photographiques en y intégrant des processus de transformation ou métamorphose au moyen de miroirs ou d’effets lumineux, pour aboutir à la découverte des objectifs en verre cannelé qui donneront le jour à une série d’œuvres exposées à Paris en 1948 sous le titre plutôt vague de Photographies hypnagogiques. L’invention des verres cannelés démontre la capacité d’Hains à explorer les voies du hasard que l’occasion transforme en opportunités magiques. Les verres cannelés transposent le monde dans une réalité nouvelle, imaginaire, immatérielle, impalpable, en reflet d’une manière d’être, de penser et de parler que Raymond Hains développait à l’infini en un langage codé, mélange d’hermétisme et de dérision. Au moyen de ce procédé optique particulier, qui s’apparente à la poésie visuelle, Hains et Villeglé publient en 1953 une petite œuvre intitulée Hepérile éclaté qui est en quelque sorte la réplique du poème phonétique Hepérile de Camille Bryen: dans une forme éclatée, et au moyen du verre cannelé, l’œuvre traduit le poème de Bryen en éclats graphiques sur la page. Hepérile éclaté représente la consécration définitive de l’autonomie expressive du moyen photographique, qui, selon l’expression de Bryen, est en mesure de donner lieu à l’“illisible”. “En écrivant Hepérile avec des mots inconnus – précise Bryen – je criais organiquement sans référence au vocabulaire – cette police des mots […]. Voici le premier livre heureusement illisible.” L’approbation de Bryen est suivie par cette annotation de Hains et Villeglé, intitulée L’intrusion du verre cannelé dans la poésie: “Nous n’avons pas découvert les ultra-lettres. Nous nous découvrons plutôt en elles […]. Notre mérite – ou notre astuce – c’est d’avoir vu des ultra-lettres, là où nous étions habitués à voir des lettres déformées. Enfin, nous nous servons de trames de verres cannelés pour débarrasser les écrits de leur signification originelle. Par une démarche analogue, il est possible de faire éclater la 15 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 16 Jacques Villeglé, Boulevard de l’Hôpital, Paris, 12 febbraio / février 1967 Photo Mathieu parole en ultra-mots, qu’aucune bouche humaine ne saurait dire.”4 Villeglé plus que Hains aime le chaos de la matière affichée, scarifiée, lacérée, décollée. Il vibre dans ce corps à corps qui dérobe aux intempéries et à la destruction ces paquets de papiers que nul ne songerait à édifier en œuvre impérissable. De la rue et dans la rue, dans la tradition qui lie le décollage au futurisme en un même élan créatif et subversif, Villeglé travaille à recueillir les traces et les strates significatives d’une société d’abondance en continuel renouvellement. Il en relève les traits poétiques ou grinçants, les contradictions et les dissonances, il compose le portrait d’une époque dans une accumulation archéologique qui constitue le travail de sa vie. Le titre de son exposition au Centre Pompidou, La comédie urbaine, souligne, en miroir de La comédie humaine de Balzac, l’acuité de l’œil du “décolleur anonyme” sélectionnant les bribes d’une petite histoire au quotidien qu’il pérennise dans une transcription où le verbe, la phrase tronquée, la lettre lacérée nous racontent le roman réaliste, fantastique et même philosophique d’une époque. Il s’agit bel et bien d’un récit qu’il nous livre, et l’écriture même décomposée par les aléas de la vie nous apporte “émotion, sentiments, poésie”, à l’égal des œuvres littéraires. Les lambeaux de strates arrachées aux panneaux d’affichage s’apparentent aussi à de véritables tableaux, où lettres, mots et couleurs s’entrechoquent et parfois s’harmonisent dans des compositions quasi picturales. Ils posent la question du “Beau” dans une transition de la pensée esthétique menée depuis Duchamp qui questionne la définition du mot qui lui aura été donné au cours des siècles. Les affiches lacérées s’opposent aux tableaux composés par la main de l’artiste, mais se confrontent aussi au “goût” de celui qui les dérobe d’abord et les regarde ensuite, entrant ainsi dans le champ de l’Esthétique, car même quelque chose que l’on trouve “laid” reste avant tout sujet à un jugement. L’art provocateur de Villeglé interpelle notre sens de l’esthétique: est-il beau, est-il laid? L’opinion commune admit avec difficulté la valeur “picturale” des œuvres du “lacéré anonyme”. Le temps fit son ouvrage qui porte aujourd’hui le travail de l’artiste au rang de “peintre”, puisqu’il offre, à travers un parcours choisi, un portrait vivant et coloré de l’époque qu’il traverse et qu’il nous décrit. Son œuvre véhicule aussi une réalité politique et sociale illustrée par ses propos: “Ces affiches que je transporte du mur de la rue au lieu de l’art, je les prévoyais dès l’origine comme le reflet cohérent et persifleur de la réalité 16 morale et amorale, spirituelle et terre-à-terre, religieuse et laïque, réfléchie et versatile, cosmopolite et pantouflarde, commune à tous les hommes, mes contemporains.”5 Son travail d’archéologue urbain s’est systématisé avec le temps. Villeglé a entrepris, dès lors, un véritable archivage du langage des rues, orientant sa production en fonction de thématiques qui lui sont chères. Cette lecture systématique de notre quotidien constitue un répertoire événementiel, véritable tranche de mémoire que l’artiste prélève au gré de ses intuitions. Dans l’obstination quasi compulsive de pourchasser les fragments éphémères de notre époque, il y a beaucoup de l’attitude du collectionneur, jamais satisfait, toujours en quête d’une nouvelle conquête, accumulant traces et témoignages, comme si chaque objet recueilli constituait une particule d’une recherche plus vaste, élément d’un puzzle à compléter. Cette même passion de la collecte se retrouve dans la volonté de compilation de ses propres œuvres qui l’anime dès 1970, le conduisant à programmer l’établissement du catalogue raisonné de son œuvre 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 17 selon un développement thématique. Le premier tome paraît pour l’exposition La peinture dans la non-peinture à Nice de juillet 1988, à Toulouse en octobre, puis à Cologne en 1989. Sans lettre, sans figure. Catalogue thématique des affiches lacérées6 est paru en 2004. Il reste à paraître La lettre lacérée et Mots et fragments de mots, deux catalogues qui compileront, de manière exhaustive, la part du travail de l’artiste consacrée aux mots et aux lettres, constituant un déchiffrage codé d’une époque qui couvre un demi-siècle de glanage urbain. Jacques Villeglé est un amoureux des mots. Sa relation avec ceux-ci s’est exprimée de différentes manières aux cours de son long cheminement. Il sut en user pour écrire lui-même des textes fondateurs comme son premier essai, Des réalités collectives,7 qui remonte à 1958, ou en 1970 Le flâneur aux palissades de la manifestation spontanée, publié dans “VH 101”, n° 3. Son style percutant se retrouve dans son livre Urbi & Orbi qui est paru d’abord en 1986 aux éditions W, puis aux éditons Luna Park en 2005. Il partageait ce plaisir des mots avec François Dufrêne, grand protagoniste de l’aventure lettriste qui s’associa au mouvement affichiste dans une interprétation en “rétro-d’affiche”, et sut être le complice amical d’une aventure partagée. Une autre version de l’usage du texte accompagne l’œuvre de Villeglé depuis la fin des années soixante. Nourri à la culture de l’arpenteur des rues, le message de l’affiche ne diffère pas de l’étude sémiologique, qui permet de débusquer quelques caractères spécifiques des graffiti qui envahissent déjà les murs de Paris. En 1969, à l’occasion d’une visite du président américain Richard Nixon en France, Villeglé découvre sur une paroi de métro parisien un graphisme particulier qui trace le nom de Nixon. Evoquant cette découverte, il raconte: “Sur les murs d’un couloir du métro j’ai vu: les trois flèches de l’ancien parti socialiste, la croix gaullienne, la swastika nazie, la croix celtique inscrite dans le O des mouvements Jeune Nation, Ordre Nouveau, Occident, etc., puis à nouveau les trois flèches dynamiques, barreuses et pavloviennes de Tchakhotine, indiquant sans autres commentaires le nom du président américain. L’impact des idéogrammes politiques ainsi assemblés primait sur tous les autres slogans anti-yankees de l’heure. Les A encerclés, les N zébrés, les O coupés en quatre, les S striés, les I doublement barrés, les V étoilés, la courbe des G, faucille des soviets inversée, brochée du marteau, les S redoublés inscrits comme deux éclairs parallèles… ces surcharges emblématiques des bas- fonds parisiens généralisent la guérilla des symboles qu’avait imaginée en 1931 le chef de la propagande du Front d’Airain lorsqu’il conçut les trois flèches pour les jeunes ouvriers socialistes en opposition à la croix gammée des chemises brunes.8 L’écriture latine, par amalgame, au sens alchimique du terme, avec ces idéogrammes fascistes, capitalistes, socialistes, communistes ou gauchistes, s’inscrivait en filigrane dans les pages blanches de l’histoire.”9 Cet alphabet est source de déclinaisons infinies, en “carré magique”, en tableaux picturaux où les signes composent une variation colorée de phrases lapidaires, de récits cryptés parfois difficiles à déchiffrer, de slogans quasi anarchiques. Villeglé en use dans tout format, sur tout support décrivant ainsi les mœurs et humeurs d’un temps qu’il traverse, le décryptant de son regard découpant. Jacques Villeglé effectue alors, par cette version graphique de son travail, une synthèse qui relie le hasard du lacéré anonyme au geste volontaire de l’artiste qui capture le signe pour le soumettre a sa propre volonté… 1 Marc Dachy, “Dada: la langue comme utopie”, in Poésure et peintrie, Réunion des Musées Nationaux, Musées de Marseille, 1993. 2 Premier manifeste du nouveau réalisme, Les nouveaux réalistes, Milan, 16 avril 1960. 3 Jacques Villeglé, Des réalités collectives, in “Grâmmes. Revue du Groupe Ultra-lettriste”, n° 2, mai 1958. 4 Raymond Hains, Jacques Villeglé, L’intrusion du verre cannelé dans la poésie, Librairie Lutétia, Paris, 1953. 5 Jacques Villeglé, La traversée urbi & orbi, Luna Park Transédition, Paris, 2005, p.178. 6 Publié aux éditions Ides et Calendes le 5 novembre 2004. 7 Publiées in “Grâmmes”, n° 2. 8 Serge Tchakhotine, Le viol des foules, réédition Gallimard, Paris, 1972. 9 Jacques Villeglé, Liens & lieux. Contrastes, Galerie Départementale du Dourven, 1998, p. 39. 17 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 18 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 19 Anne-Lise Quesnel Jacques Villeglé, Rue Delambre, Paris, marzo / mars 1950 Jacques Villeglé e l’atelier di Hepérile éclaté Le ricerche sui caratteri tipografici sono al centro delle preoccupazioni estetiche di Jacques Villeglé. Attraverso la creazione di un alfabeto socio-politico o nella realizzazione di manifesti lacerati, Villeglé dimostra sin dalle prime opere la sua passione per la messa in scena della parola scritta. Il concetto di “illeggibilità” gioca spesso un ruolo centrale nei manifesti, le cui lacerazioni rendono incomprensibili gli slogan pubblicitari. Le lettere scorticate, così come le parole mutilate dagli strappi ripetuti, si amalgamano fino a diventare una vera e propria cacofonia lessicale. Il gusto di Villeglé per lo straniamento del messaggio originario si manifesta all’inizio degli anni cinquanta, quando decide di mettere a punto, in collaborazione con Raymond Hains, una nuova tecnica artistica che faccia “esplodere” le lettere dell’alfabeto al fine di renderle indecifrabili. I due artisti ricercano un testo da trasformare con il loro procedimento, annullandone la semantica e la presentazione formale, e scelgono un poema fonetico di Camille Bryen, Hepérile, edito in un opuscolo eponimo. Villeglé e il suo amico realizzano quindi una nuova edizione dell’opera, dandole però un aspetto visivo del tutto nuovo e intitolandola Hepérile éclaté (Hepérile esploso). L’opera, innegabilmente originale, esprime il loro rifiuto della tipografia classica a vantaggio di una sorta di “astrazione del linguaggio scritto”. Le strofe redatte in “ultralettere” conferiscono al poema una nuova dimensione artistica. Le lettere “deflagrate” sono ottenute grazie all’ipnagogoscopio, macchina fotografica inventata da Hains la cui principale caratteristica è di deformare l’oggetto grazie alla collocazione di un vetro scanalato davanti all’obiettivo. Poiché l’esplosione meccanica ottenuta in questo modo non ha una risoluzione sufficiente per la stampa, Villeglé ridisegna ogni negativo dell’ipnagogoscopio. La paternità di Hepérile éclaté, tuttavia, viene riconosciuta solo a Hains, relegando in secondo piano, malgrado la sua capitale importanza, l’intervento di Villeglé. Il cui impegno, tuttavia, è da riconsiderare alla luce delle decine di disegni preparatori che vengono pubblicati ora per la prima volta.1 Gli archivi inediti di Villeglé permettono di stabilire una cronologia precisa della sua evoluzione artistica, che sfocerà nella creazione dell’ultra-lettera. Il presente studio porta a interrogarsi sul riconoscimento del lavoro di Villeglé nella realizzazione di questo sorprendente libro d’artista, e propone di correggere alcune idee preconcette secondo le quali il suo apporto è stato meno importante di quello di Hains nei diversi progetti fotografici e cinematografici che i due artisti hanno portato avanti insieme tra il 1949 e il 1954. Infine, Hepérile éclaté nasce in un contesto letterario nel quale le grandi figure della poesia contemporanea inventano uno stile nuovo, che si ricollega alla radicalità delle avanguardie poetiche dell’inizio del XX secolo. Questo mirabile “libro d’artista”, divenuto opera imprescindibile, permette a Villeglé di inscrivere la propria opera nell’ambito del rinnovamento poetico del dopoguerra. Ridisegnando le lettere del nostro alfabeto, egli traspone il linguaggio per renderlo indecifrabile e mette a punto, molto prima dell’alfabeto socio-politico, la propria serie completa di caratteri. Hepérile éclaté svolge dunque un ruolo fondamentale nel percorso dell’artista e la sua realizzazione poggia su concetti cari a Villeglé quali l’appropriazione, lo straniamento e l’illeggibilità, sostrato della sua opera futura. L’ipnagogoscopio secondo Jacques Villeglé La definizione di ipnagogoscopio, apparecchio per inquadrare adattabile a una macchina fotografica o a una cinepresa, è tanto strana quanto la sua utilità. Dal momento che purtroppo non esiste più, i disegni realizzati da Villeglé rimangono le uniche testimonianze visive che ci permettono di immaginare a cosa somigliasse.2 Il 12 febbraio 1950 l’artista abbozza in un blocco da disegno questa incredibile macchina per far esplodere le forme. L’ipnagogoscopio è raffigurato come un’installazione verticale in cui una macchina fotografica a soffietto è orientata verso il suolo. I vetri scanalati sono fissati tra due libri nella parte mediana dell’apparecchio e il soggetto da fotografare, in questo caso alcuni testi, si trova all’altra estremità. Posti di fronte all’obiettivo, i vetri scanalati hanno la funzione di far esplodere il 19 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 20 modello. Attraverso il gioco della diffrazione, essi deformano le lettere rendendole sfocate, le moltiplicano e le mescolano. Jacques Villeglé e Raymond Hains, utilizzando diversi tipi di vetri scanalati, sovrapponendo diverse trame e variandone l’orientamento, hanno potuto creare un’ampia gamma di effetti ottici per ottenere la deflagrazione della scrittura. A questo si somma l’aggiustamento della focale per ottenere l’effetto estetico desiderato. In questa raffigurazione, il fotografo, in piedi su un tavolo, si trova a più di due metri dal modello illuminato da una lampadina. Un secondo disegno di Villeglé, datato 20 novembre 1950, mostra un’installazione più evoluta dell’ipnagogoscopio, in questo caso posto su un tavolo e quindi all’altezza dell’occhio del tecnico. L’apparecchio fotografico, montato su un binario, è orientato orizzontalmente. Nel suo asse una scatola accoglie i famosi vetri scanalati. Il nuovo dispositivo permette di aggiustare la focale, facilita il lavoro di inquadratura e offre una maggior precisione. A differenza del primo disegno, qui possiamo distinguere perfettamente il modello che l’ipnagogoscopio fotografa: i caratteri tipografici posti in piena luce. Villeglé descrive in modo molto preciso il funzionamento dell’ipnagogoscopio mettendo in scena una vera e propria seduta di deflagrazione della scrittura. L’artista disegna addirittura, in alto a destra, un esempio di risultato fantasioso. Tuttavia, nonostante l’esperienza dei due autori e il perfezionamento dell’ipnagogoscopio, l’apparecchio resta alquanto rudimentale e le ricerche sulle proprietà deformanti del vetro scanalato poggiano più sull’osservazione che sulle leggi dell’ottica. Di conseguenza le deflagrazioni ottenute sono ancora incomplete. Lo stesso Camille Bryen ha osservato i limiti dell’invenzione di Hains: “una macchina la cui caratteristica era che poteva funzionare soltanto se poi si ridisegnava quello che aveva fatto. In ultima analisi forse non se ne capiva molto l’utilità, ma funzionava così.”3 L’apporto di Villeglé, il quale riprende manualmente le deflagrazioni ottenute con la macchina, è quindi fondamentale. L’artista possiede un vero e proprio talento di disegnatore: ha seguito il corso di pittura alla Scuola di Belle Arti di Rennes, ha lavorato presso uno studio di architettura a Saint-Malo e ha avuto una formazione da architetto a Nantes. L’immagine dell’ipnagogoscopio, realizzata interamente con inchiostro di china, dimostra le grandi capacità di disegnatore di Villeglé, che compie un lavoro straordinario utilizzando esclusivamen- 20 te la risorsa della carta. La composizione è un esempio di abilità, qualità indispensabile per il progetto delle ultralettere. La boîte à “UULTRALETTRES” Jacques Villeglé ha conservato l’insieme della documentazione relativa alla creazione di Hepérile éclaté in una grande scatola Agfa Copex Papier, le cui carte fotografiche sono certamente servite allo sviluppo dei negativi realizzati con l’ipnagogoscopio. Questa custodia non può non ricordare l’opera di Marcel Duchamp, La boîte de 1914, conservata al Centre Georges Pompidou di Parigi. Villeglé ha annotato con il pennarello nero la parola “UULTRALETTRES” sul coperchio della scatola Agfa. Il suo contenuto è una miniera di informazioni relative sia alla creazione dei caratteri sia alle principali tappe che hanno portato alla pubblicazione del libro-poema. La boîte à “UULTRALETTRES”, con i suoi disegni preparatori, i negativi, i modelli di deflagrazione e i menabò, rappresenta quindi la memoria dell’“atelier” di Hepérile éclaté. Alcuni documenti dell’epoca, così come i ricordi raccolti da Villeglé, sono una straordinaria testimonianza che permette di tracciare una precisa cronologia dell’opera. L’artista disegna tutti gli studi preparatori con l’inchiostro di china. Nello stesso periodo utilizza questa tecnica su scarti di pellicola recuperati dal film Pénélope per realizzarne un altro che intitolerà Paris - Saint-Brieuc, 1950-1952, andato poi parzialmente perduto in seguito al degrado della pellicola. Villeglé sceglie la carta, il lucido e soprattutto il cartoncino Bristol come supporti per i suoi disegni preparatori di diverse grandezze, tra i quali alcuni si distinguono per le loro ridotte dimensioni di pochi centimetri. La boîte à “UULTRALETTRES” include anche qualche esemplare eseguito su rhodoïd, materiale utilizzato dai realizzatori di cartoni animati, il che ci ricorda che Villeglé ha sperimentato anche quella disciplina. Le prime esperienze: il collage di libri per bambini Gli schizzi preparatori eseguiti tra il 1950 e il 1° maggio 1952 sono definiti “fantasiosi” dallo stesso Villeglé. Essi contribuiscono all’elaborazione di una serie insolita di caratteri deflagrati: le ultra-lettere. L’artista inizia le sue ricerche sulla deflagrazione della lettera realizzando collage con ritagli di libri per bambini, che ricorda di aver scelto perché stampati a caratteri molto grandi: la dimensione notevole delle lettere, che facilita l’apprendimento della lettura, rispondeva perfettamente alle sue necessità. 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 21 La boîte à “UULTRALETTRES” conserva una dozzina di esemplari di questi disegni preparatori, raccolti con cura nella confezione di un metodo di lettura delle edizioni Bourrelier: Mots individuels pour 10 enfants. Questo gioco gli è certamente servito per realizzare uno studio, molto semplice, che non può non evocare il poema fonetico Hepérile. In questa composizione, infatti, Villeglé accosta frammenti di parole per formare una successione di sonorità alle quali aggiunge accenti di propria invenzione. In un’altra creazione, Villeglé ritaglia e poi incolla alcuni frammenti tipografici stampati a piena pagina su un libro per bambini, confrontando la propria esperienza avanguardista con l’illustrazione tipica delle edizioni destinate ai giovani lettori. La tecnica più usata consiste nel ritagliare meticolosamente alcune pagine di libro in sottilissime strisce larghe pochi millimetri che poi vengono incollate su un supporto, un cartoncino Bristol, senza rispettare l’ordine di lettura. Aleatorietà è la parola chiave di questo lavoro minuzioso in cui le lettere si succedono senza logica. Il testo perde il proprio significato a vantaggio di un gioco esclusivamente visivo la cui intensità aumenta ulteriormente quando Villeglé sceglie un libro stampato a caratteri gotici. I collage evocano, in una dialettica dei contrari, le lacerazioni di manifesti che l’artista raccoglie dal 1949: gli strappi spontanei effettuati dai passanti sono all’esatto opposto delle lacerazioni estremamente precise eseguite qui da Villeglé. In modo simile allora il collage di pagine stampate risponde ai celebri décollage di manifesti pubblicitari che hanno fatto la fama dell’artista. La cacofonia lessicale si ritrova in entrambe le forme di espressione, ponendo il concetto di illeggibilità al centro della sua opera. Un’altra tecnica utilizzata da Villeglé per annullare la lettura delle lettere consiste nel sovrapporre due pagine e poi prelevare alcuni frammenti di quella sopra. Il metodo inverso, l’aggiunta di brandelli di testi su una pagina intera di un libro per bambini, produce il medesimo effetto di illeggibilità. Sperimentando diverse tecniche di collage, quindi, Villeglé ottiene una varietà di risultati che destrutturano la sintassi: le frasi si confondono, le parole si mescolano, i caratteri si amalgamano e i segni tipografici amputati diventano irriconoscibili. I collage dell’artista si avvicinano alle preoccupazioni artistiche di Brion Gysin e William Burroughs, figure emblematiche della beat generation, che dissacrarono la scrittura poetica con il cut-up, una tecnica di composizione idea- ta nel 1958 che consiste in un collage casuale di frammenti di testi ritagliati.4 Per cui i disegni preparatori di Hepérile éclaté potrebbero essere considerati un’anticipazione e Villeglé un precursore, ma egli lo nega, poiché ritiene che questa esperienza occupi un posto marginale rispetto all’importanza della sua opera. Del resto, i beat innovano nel modo di scrivere, mentre Villeglé si dedica alla presentazione formale del testo e si interroga sui modi per renderlo illeggibile. Dai disegni fantasiosi alla deflagrazione del “Corps d’Osiris” Jacques Villeglé esprime il proprio gusto per i segni grafici sin dagli esordi della sua carriera. La visione della parola “amour” inscritta nella composizione del quadro eponimo di Joan Miró, segna per sempre lo spirito del giovane artista. Inoltre, l’attenzione dedicata all’impaginazione della propria corrispondenza testimonia il suo interesse per la tipografia,5 che poi approfondisce con la lettura di opere specialistiche. Si documenta sulla storia della scrittura e consulta un manuale di epigrafia accadica di cui prende nota in un blocco da disegno.6 Lì riproduce anche diversi esempi di lettere antiche iberiche e cipriote che gli ispireranno un certo numero di studi preparatori alle ultra-lettere. Villeglé immagina un insieme di segni la cui fattura sembra avvicinarsi ai geroglifici egiziani, ai caratteri cinesi così come alle note musicali. L’interesse per la stilizzazione genera a volte tipografie astratte, dalle quali l’artista cancella ogni riferimento alle forme reali delle lettere. I disegni preparatori fantasiosi sono un’occasione per giocare liberamente con i contorni, la dimensione, la fisionomia dei caratteri e il significato di lettura. Villeglé dedica ricerche molto accurate a una selezione di lettere, che declina in diversi modi. La successione delle vocali e delle consonanti rielaborate, intercalate da punteggiature reali o immaginate dall’artista, conferisce uno stile originale a questo lavoro preparatorio. Villeglé inventa parole come “Miam-m-ty”, “To glé” o “Oiié”, che gli servono da supporto per i suoi giochi formali. Egli dimostra così le potenzialità estetiche offerte dalla deflagrazione delle lettere che, malgrado le deformazioni, generalmente conservano la loro leggibilità. Le ricerche di Jacques Villeglé sfociano nella creazione di nuovi segni grafici che possono essere considerati un passaggio sperimentale, un pretesto per riflessioni sul suo modo personale di guardare la realtà. 21 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 22 Oltre alle sue creazioni fantasiose, Villeglé rielabora veri e propri modelli fotografici ottenuti grazie all’ipnagogoscopio. Si dedica ai primi tentativi di lettere deflagrate realizzati a partire da stampe su carta, utilizzando il proprio nome, quello del suo collaboratore e dei loro amici artisti, Henri Goetz, Pascal Vitali e naturalmente Camille Bryen, che si prestano volentieri ai giochi della deformazione in ultra-lettere. Un altro studio particolarmente interessante mostra un tentativo di deflagrazione del titolo provvisorio di un film, IE OA E, al quale Villeglé stava lavorando nello stesso periodo della concezione di Hepérile éclaté e che sarà infine battezzato, nel 1954, Pénélope. Forte delle sue esperienze, Villeglé decide, insieme a Hains, di far esplodere tipograficamente il testo del libro Le corps d’Osiris7 acquistato alla Librairie de Bretagne. Il loro intervento supera ora lo stadio del lavoro preparatorio e ricopre un ruolo fondamentale nel processo di creazione di Hepérile éclaté. Per la prima volta, infatti, Villeglé e Hains mettono in pratica il loro procedimento chiamando in causa i professionisti della stampa: “Ebbimo allora i nostri primi contatti con gli stampatori. Con i Fils de Victor-Michel che ci fecero un primo negativo della deflagrazione di una pagina di un in-folio sulla Venere di Quinipily pubblicato a Vannes nel 1812.” Un solo disegno preparatorio su rhodoïd, conservato nella boîte à “UULTRALETTRES”, testimonia questa esperienza pienamente riuscita: “Il menabò del libro era perfetto, non ci si poteva sbagliare.” La boîte à “UULTRALETTRES” racchiude anche due fatture emesse dallo stampatore per questo lavoro nel mese di dicembre 1951, preziose perché determinano con precisione il momento in cui il procedimento ottico di deformazione dell’immagine cominciava ad essere pienamente dominato. Appropriazione di “Hepérile” e disappropriazione di Bryen Il 1° maggio 1952, in occasione di un incontro a casa di Bryen, Villeglé e Hains ricevono dal poeta il libro Hepérile, nel quale l’editore Pierre André Benoît aveva pubblicato nel 1950 il poema eponimo. Da questo momento Villeglé smette di eseguire i disegni preparatori che definiva fantasiosi e si dedica esclusivamente alla metamorfosi di Hepérile in Hepérile éclaté. L’opera originale, edita in diciannove esemplari, si caratterizza per la sua semplicità e la sua dimensione ridotta: solo cinque centimetri per lato per una decina di pagine che accolgono il titolo, le quattro quartine fonetiche e il colophon. La sua concezione e 22 la sua tipografia, estremamente raffinate, offrono a Villeglé una grande libertà di reinvenzione. La boîte à “UULTRALETTRES” conserva un insieme di schizzi disegnati per Hepérile éclaté, non tutti utilizzati nell’opera finale. Il cofanetto contiene anche alcune stampe su carta in cui i versi del poema sono chiaramente riconoscibili malgrado le deformazioni generate dall’ipnagogoscopio. Tre disegni mostrano i nomi degli autori, scritti utilizzando tipografie differenti. Uno di questi, particolarmente degno di nota, propone alcune lettere che richiamano la forma di un cuore. La scanalatura del vetro fa letteralmente ondeggiare i caratteri, conferendo alle firme degli artisti una forte espressività decorativa. Infine, alcune schegge ornano i nomi con elementi tipografici, una sorta di punteggiatura fittizia propria dell’ultra-lettera. Il disegno, che sarà trasposto tale e quale nel libro Hepérile éclaté, supera lo status di bozza preparatoria e dimostra che certi documenti della boîte à “UULTRALETTRES” servirono effettivamente da modello per il menabò dell’opera finale. Gli artisti presentano ufficialmente Hepérile éclaté in occasione del vernissage di una mostra di Camille Bryen, organizzata alla Galerie Colette Allendy il 19 giugno 1953. La pubblicazione dell’opera si è svolta non senza difficoltà, e una testimonianza dello stesso Villeglé attesta le vicissitudini incontrate: “L’impaginazione della prima edizione era sbagliata. Volevamo una copertina senape, ma il colore era venuto male e sembrava cacca di uccello. Dato che così era impresentabile, lo stampatore ha ripassato tutto con il nero.”8 La boîte à “UULTRALETTRES” conserva un esempio di questa copertina, il cui colore non è dei migliori, e le due edizioni di Hepérile éclaté. La prima, pubblicata in mille esemplari di cui cinquanta numerati con “ultranumeri”, presenta una copertina nera e contiene diversi refusi; l’impaginazione non è conforme al menabò originale e il colophon è corretto con un errata corrige. Per compensare le imprecisioni tipografiche, lo stampatore Beresniak dona una seconda edizione in trecento esemplari, riconoscibili dalla copertina grigia. Le opere vengono distribuite in diversi punti vendita parigini, tra cui la Librairie Lutétia in boulevard Raspail.9 Villeglé ricorda che il primo anno venne venduta una dozzina di esemplari. Tuttavia un rendiconto delle spese, scritto di suo pugno e conservato nella boîte à “UULTRALETTRES”, mostra la volontà dell’artista di diffondere la propria opera. Parte del budget era effettivamente dedicato all’ufficio stampa allestito insieme a Bryen in rue du Dra- 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 23 gon. Inoltre, un inserto o “volantino-prefazione”, definito “giustificativo” da Villeglé, accompagna l’opera.10 Bryen vi redige un testo nel quale definisce Hepérile éclaté il “primo poema da de-leggere”.11 La pubblicazione di diversi articoli su importanti giornali (“Le Figaro”, “Combat” e “Le Berry Républicain”) sembra ricompensare l’iniziativa.12 Hepérile éclaté è in effetti la prima opera di Villeglé a essere presa in considerazione dalla critica. Però solo l’articolo di Jean-François Bergery, pubblicato su “Arts” e accompagnato da una riproduzione dell’opera, si distingue per la serietà con cui tratta il soggetto. Sfortunatamente è un’eccezione: l’ironia sembra infatti essere la parola d’ordine dei critici, che con aspre affermazioni denigrano la poesia visiva di Hepérile éclaté.13 Eppure, lungi dall’essere monocorde, l’opera dimostra l’ampiezza delle possibilità stilistiche offerte dalla deflagrazione della scrittura. L’impaginazione estremamente curata svela al lettore diverse serie di caratteri. Del resto, Villeglé e Hains avevano fatto il giro dei vetrai del Marais per acquistare un’ampia gamma di vetri scanalati, incrementando così le potenzialità estetiche offerte dall’ipnagogoscopio. La trama scelta per scrivere le prime quartine produce una duplice rifrazione che trasforma le lettere in un “gioco di specchi”. L’effetto bi-rifrangente, molto marcato nella pagina del titolo, sdoppia i versi del poema e agisce sulla dimensione delle lettere. I caratteri si definiscono attraverso una struttura rigorosa e geometrica, in opposizione ai tratti flessibili della serie di lettere creata da Villeglé per le firme degli artisti che hanno partecipato all’opera. Un altro stile di ultra-lettere, utilizzato per la doppia pagina principale, mette in scena frammenti di parole sparpagliati accanto a caratteri la cui forma non ha più nulla a che vedere con il significato. Alcune lettere conservano il loro aspetto originario, mentre altre scivolano verso l’astrazione. L’ambivalenza del poema annulla i punti di riferimento di una lettura convenzionale. Gli autori rifiutano l’impaginazione classica e sconvolgono i codici legati all’edizione. I caratteri sembrano essere disposti in modo aleatorio e non rispettare il tracciato che normalmente guida le righe di un testo. Il lettore è messo a confronto con un’accumulazione di segni in cui l’assenza di punteggiatura rafforza l’illeggibilità. Il senso di lettura è capovolto dal disordine delle lettere, mentre i versi e le strofe non sono più riconoscibili. Il poema si prolunga da una pagina all’altra, senza rispettare la piega del libro né i margini, che non esistono più. Il testo si sviluppa dunque sulla totalità del foglio, oltrepassando addirittura i limiti delle pagine. Alle loro estremità, infatti, i caratteri letteralmente tagliati traboccano dalla cornice del libro e sottintendono che il poema continua anche al di fuori del campo di lettura. La presentazione formale della doppia pagina impone un dualismo molto forte tra la composizione lirica di Bryen e la creazione, da parte dei due artisti plastici, di una vera e propria opera d’arte a se stante. Il testo mostra una nuova realtà, non più da leggere ma da osservare, da contemplare appunto come un’opera d’arte. I due affichiste trasgrediscono effettivamente lo status poetico di Hepérile per offrirgli una dimensione estetica supplementare. Poiché il poema di Bryen è fonetico, esso è per sua natura incomprensibile e manifesta il desiderio del suo autore di decostruire il linguaggio. Mentre la deformazione dei caratteri di Hepérile éclaté segna la volontà di decostruire lo scritto: le strofe scivolano infatti verso l’illeggibilità grazie all’ultra-lettera che eleva la visione tipografica a una potenza tale che l’occhio non può più leggerla.14 Anche i manifesti lacerati di Villeglé, raccolti negli anni cinquanta, affermano come il libro-poema il gusto dell’artista per la tipografia e il ribaltamento dei codici linguistici. Essi manifestano il suo rifiuto di una pratica artistica convenzionale e annunciano la fine della pittura di rappresentazione. Vera e propria icona della deflagrazione del linguaggio, Hepérile éclaté, che coinvolge l’artista in un’altra problematica del rifiuto, rappresenta una presa di distanza dalla letteratura convenzionale. Quest’opera è incontestabilmente un libro d’artista da ricollocare nel contesto poetico avanguardista della sua epoca. Villeglé, che a quei tempi frequenta l’ambiente dei lettristi, è perfettamente al corrente delle loro ricerche più audaci. Questa giovane generazione di poeti non s’interessa più al significato, ma tende a una vera e propria messa in scena sonora e plastica del testo. L’esperienza di Hepérile éclaté si inscrive quindi nell’ambito del rinnovamento poetico contemporaneo e rappresenta un tentativo di superamento letterario da parte di due artisti plastici. La loro iniziativa segna in modo durevole lo spirito poetico del decennio, dal momento che, nel 1957, François Dufrêne e Robert Estivals battezzeranno il loro movimento dissidente “ultra-lettrismo”, in riferimento all’ultra-lettera. Villeglé, del resto, partecipa all’elaborazione del loro manifesto pubblicando il testo Des réalités collectives sulla rivista del movimento, “Grâmmes”. Infine, Villeglé apprezza in modo particolare lo spirito 23 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 24 “dadaista” di Bryen. La deformazione di Hepérile in ultralettera va al di là della semplice espropriazione semantica del poema. La prassi dell’appropriazione, emblematica dell’opera di Villeglé, genera una vera e propria disappropriazione del poema di Bryen, il quale a tal proposito dirà: “È questo lato nascosto a far sì che Hépérile éclaté sia per me un libro molto importante tra i miei lavori, perché in un certo senso lo considero come una disappropriazione attiva.”15 Hepérile éclaté rappresenta la prima appropriazione di un poema da parte di Villeglé. Egli ripeterà quest’esperienza diverse volte dopo il 1969, anno in cui inizia a elaborare il suo alfabeto socio-politico. Pubblicando i testi dei poeti Louis Even16 e Benjamin Péret,17 scritti in caratteri socio-politici, Villeglé reinventa la loro composizione e prolunga così l’avventura di Hepérile éclaté. 1 Ricordiamo l’iniziativa di Vincent Rousseau, conservatore del Musée des Beaux-Arts di Nantes, che ha proposto Hepérile éclaté in occasione delle mostre Bryen éclaté e Bryen et compagnie, organizzate rispettivamente nel 1981 e 2007-2008: in occasione della seconda manifestazione è stata presentata al pubblico una campionatura dei disegni preparatori eseguiti da Villeglé. 2 Esiste anche una fotografia che mostra l’ipnagogoscopio sul set del film Pénélope e che è stata riprodotta numerose volte, al contrario dei disegni di Villeglé che sono un’esclusiva. 3 Intervista di Daniel Abadie con Camille Bryen del 30 marzo 1976, in Raymond Hains et la photographie, CNAC, Paris, 20 maggio - 5 luglio 1976. 4 Brion Gysin spiega la tecnica del cut-up sul numero 108 di “Rolling Stone”: “Possedevo un grande tavolo su cui molto spesso lavoravo con un taglierino Stanley, e, accidentalmente, tagliai un certo numero di giornali che si trovavano sotto qualcosa che avevo tagliato. I pezzi sembravano andare insieme e mi misi a sistemarli [...]. Li combinai secondo un modello che mi risultava visivamente gradevole.” Cit. da Philippe Mikriammos, Au commencement était le cut-up, in William S. Burroughs. La vie et l’œuvre, Seghers, Paris, 1975, pp. 61-75. 5 Particolarmente significativa è una lettera che Villeglé inviò a Hains riprodotta fronte/retro in Pierre Leguillon (a cura di), J’ai la mémoire qui planche, in Raymond Hains. La tentative, Centre Georges Pompidou, Paris, 27 giugno - 3 settembre 2001, pp. 13-14. 6 René Labat, Manuel d’épigraphie akkadienne, Imprimerie nationale, Paris, 1948. 7 L’opera racconta la curiosa storia della Venere di Quinipily, una statua di origine incerta conservata in un parco a Baud, in Bretagna, e 24 di cui Villeglé possiede nei propri archivi una vecchia cartolina. 8 Intervista di Daniel Abadie a Jacques Villeglé del 3 marzo 1976, in Raymond Hains et la photographie, cit. 9 Villeglé redige una lista abbastanza esaustiva delle librerie nell’autobiografia Cheminements 1943-1959, Jean-Pierre Huguet (“Les Sept Collines”), Saint-Julien-Molin-Molette, 1999, pp. 86-87. 10 Ibid., p. 87: Villeglé racconta questo particolare che prova come la mediazione della sua opera fosse stata una tematica a lui cara sin dall’inizio della sua carriera, quando questa pratica non era molto diffusa tra gli artisti. Il 16 gennaio 2008, all’Università di Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines, fu organizzata una giornata di studio intitolata Far conoscere: le implicazioni della mediazione culturale. La relazione Mediazione e legittimazione dell’opera di un artista vivente: Jacques Villeglé (1949-2000) mostrava come la mediazione avesse acquisito un posto importante nell’opera di Villeglé e in che modo egli avesse saputo rinnovare le modalità di richiamo del pubblico. I documenti inediti conservati nella boîte à “UULTRALETTRES” sulla realizzazione di Hepérile éclaté sostengono decisamente questa teoria e confermano lo spirito anticipatore di Villeglé in materia di mediazione. 11 Nel testo originale, gioco di parole intraducibile in italiano: la parola dé-lire significa letteralmente de-leggere, ma allude anche a delirio (in francese délire). N.d.T. 12 Noël Arnaud, in “Le Petit Jésus”, 1953; Jean-François Bergery, Le poème éclaté, in “Arts”, 7-13 agosto 1953; Pierre Boujol, Lire et délire, in “La Vigie Marocaine”, 17 settembre 1953; Etiemble, Barbarie ou Berbérie, in “La Nouvelle Nouvelle Revue Française”, settembre 1953; J.C., De-lire, in “Combat”, 13 luglio 1953; Georges Ravon, La poésie qui fait Bang!, in “Le Figaro”, 6 luglio 1953; Henri Rochon, La montée d’Hepérile, in “Le Journal du Dimanche Soir”, 13 dicembre 1953; Léonard Saint-Michel, Le poème éclaté… ou les nouveautés de la saison, in “Le Berry Républicain”, 30 settembre 1953. 13 Malgrado l’opinione negativa dei critici, Hepérile éclaté viene immediatamente riconosciuta per il suo giusto valore. Nel 1963 una grande mostra internazionale itinerante sul tema della lettera e dell’immagine nella creazione artistica del XX secolo, presenta l’opera e la riproduce in catalogo: Schrift en Beeld, Stedelijk Museum, Amsterdam, 3 maggio - 10 giugno 1963; poi Schrift und Bild, Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden, 14 giugno - 4 agosto 1963. 14 La parola “ultra-lettera” fa riferimento all’ultrasuono: effettivamente l’ultra-lettera è indecifrabile così come per l’uomo l’ultrasuono è impercettibile. 15 Intervista di Daniel Abadie a Camille Bryen del 30 marzo 1976, in Raymond Hains et la photographie, cit. Bryen esprime lo stesso sentimento nella nuova prefazione che scrive per la seconda edizione di L’aventure des objets nel 1969: “Ai ready-made, alle appropriazioni, avevo contrapposto in un processo dialettico la disappropriazione (Le sein de la forêt), o il sacrificio capro-espiatorio Hepérile éclaté.” 16 Villeglé riscrive i poemi di Even in caratteri socio-politici e li espone alla Galerie Départementale du Dourven (12 settembre - 1° novembre 1998) che li riproduce nel catalogo Liens & lieux. Contrastes. 17 Nel 2004 Villeglé pubblica un libro d’artista intitolato Benjamin Péret. Le déshonneur des poètes, accompagnato da un’opera originale per gli esemplari numerati da I a V. Jacques Villeglé, Hôtel Salé, Rue de Thorigny, Paris, settembre / septembre 1970 Photo André Morain 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 25 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 26 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 27 Anne-Lise Quesnel Jacques Villeglé, Rotonda di Via Besana, Milano, 1970 Photo André Morain Jacques Villeglé et l’atelier d’Hepérile éclaté Les recherches sur les caractères typographiques sont au cœur des préoccupations esthétiques de Jacques Villeglé. Que ce soit par la création d’un alphabet socio-politique ou par la réalisation d’affiches lacérées, Villeglé démontre, dès les prémices de son œuvre, son attachement pour la mise en scène de l’écrit. Le concept d’“illisibilité” tient souvent une place centrale dans les affiches dont les lacérations rendent les slogans publicitaires incompréhensibles. Les lettres écorchées, ainsi que les mots mutilés par les déchirures successives, s’amalgament devenant finalement une véritable cacophonie lexicale. Le goût de Villeglé pour détourner le message d’origine s’exprime au début des années cinquante lorsqu’il met au point, en collaboration avec Raymond Hains, une nouvelle technique artistique destinée à “éclater” les caractères de l’alphabet afin de les rendre indéchiffrables. Les deux artistes partent alors en quête d’un texte qu’ils transformeront grâce à leur procédé, annihilant sa sémantique et sa présentation formelle. Leur choix s’oriente vers un poème phonétique de Camille Bryen, Hepérile, édité dans un opuscule éponyme. Villeglé et son ami réalisent ainsi une nouvelle publication de l’ouvrage, mais sous un aspect visuel méconnaissable et désormais intitulé Hepérile éclaté. L’œuvre, incontestablement originale, exprime leur rejet de la typographie classique au profit d’une sorte d’“abstraction du langage écrit”. Les strophes rédigées en ultralettres confèrent au poème une nouvelle dimension artistique. Les caractères “éclatés” sont obtenus grâce à l’hypnagogoscope, appareil photographique inventé par Raymond Hains, dont la principale caractéristique est de déformer le modèle grâce à l’installation d’un verre cannelé devant l’objectif. L’éclatement mécanique n’étant pas assez concluant pour la retranscription par l’imprimerie, Villeglé redessine chaque cliché de l’hypnagogoscope. Toutefois, la paternité d’Hepérile éclaté revient avec raison à Hains, relayant au second plan l’intervention de Villeglé, malgré son importance capitale. L’implication de l’artiste est à réexaminer au vu des dizaines de dessins préparatoires qui, jusqu’à présent, n’avaient fait l’objet d’aucune publication.1 Les archives inédites de Villeglé permettent d’établir une chronologie précise de son cheminement artistique qui aboutira à la création de l’ultra-lettre. En outre, cette étude conduit à s’interroger sur la reconnaissance de son travail dans la réalisation de ce surprenant livre d’artiste et propose de corriger quelques idées préconçues, tendant à faire croire que l’apport de Villeglé serait moins important que celui de Hains dans les différents projets photographiques et cinématographiques qu’ils menèrent conjointement entre 1949 et 1954. Enfin, Hepérile éclaté est né dans un contexte littéraire où les grandes figures de la poésie contemporaine s’engagent dans un style neuf, renoué avec la pertinence des avantgardes poétiques du début du XXe siècle. Ce remarquable “livre d’artiste”, devenu incontournable, permet à Villeglé d’inscrire son œuvre dans le renouveau poétique de l’après-guerre. En redessinant les caractères de notre alphabet, Villeglé transpose le langage pour le rendre indéchiffrable et met au point, bien avant l’alphabet sociopolitique, sa propre police de caractères. Hepérile éclaté joue donc un rôle essentiel dans le parcours de l’artiste. Sa réalisation repose sur les concepts chers à Villeglé que sont l’appropriation, le détournement et l’illisibilité, terreau de son œuvre future. L’hypnagogoscope par Jacques Villeglé La dénomination de l’hypnagogoscope, machine de prises de vues adaptable sur un appareil photographique ou sur une caméra, est aussi étrange que son utilité. N’existant malheureusement plus, les dessins réalisés par Villeglé demeurent les seuls témoignages visuels qui nous permettent d’imaginer à quoi il ressemblait.2 Le 12 février 1950, l’artiste croque dans un carnet à dessins cette incroyable machine à faire éclater les formes. L’hypnagogoscope est ici une installation verticale où un appareil photographique à soufflet est orienté vers le sol. Les verres cannelés sont maintenus entre deux livres dans la partie médiane de l’appareil et le sujet à photographier, en l’occurrence des textes, se trouve à l’autre extrémité. Placés devant l’objectif, les verres cannelés ont pour fonction de faire éclater le modèle. Par les jeux de la diffraction, ils déforment les caractères, les rendent 27 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 28 flous, les multiplient et les mélangent. Villeglé et Hains, en utilisant plusieurs types de verres cannelés, en superposant différentes trames et en faisant varier leur orientation, ont pu créer une large gamme d’effets optiques permettant l’éclatement de l’écriture. A cela s’ajoute l’ajustement de la focale pour obtenir l’esthétique désirée. Dans cette représentation le photographe, debout sur une table, est éloigné de plus de deux mètres du modèle éclairé par une ampoule. Un second dessin de Villeglé, daté du 20 novembre 1950, montre une installation plus évoluée de l’hypnagogoscope, désormais placé sur une table et donc à la hauteur de l’œil du technicien. L’appareil photographique, monté sur un rail, est orienté horizontalement. Dans son axe, une boîte accueille les fameux verres cannelés. Le nouveau dispositif permet d’ajuster la focale, facilite le travail de prise de vues et offre une meilleure précision. Contrairement au premier dessin, nous distinguons parfaitement le modèle que l’hypnagogoscope photographie: ce sont les caractères typographiques placés en pleine lumière. Villeglé donne une description très précise du fonctionnement de l’hypnagogoscope en mettant en scène une véritable séance d’éclatement de l’écriture. L’artiste va même jusqu’à dessiner, dans le coin supérieur droit de sa composition, un exemple de résultat fantaisiste. Cependant, malgré leur expérience et le perfectionnement de l’hypnagogoscope, l’appareil reste assez rudimentaire. En outre, les recherches sur les propriétés déformantes du verre cannelé reposent plus sur l’observation que sur les lois de l’optique. En conséquence, les éclatements obtenus demeurent insuffisants. Bryen a lui-même observé les limites de l’invention de Hains, “qui était une machine caractérisée par le fait qu’elle ne pouvait fonctionner que si on redessinait après ce qu’elle avait fait. En dernier ressort, on en voyait peut-être pas beaucoup l’utilité, mais enfin elle fonctionnait comme cela”.3 L’apport de Villeglé, qui reprend manuellement les éclatements obtenus grâce à la machine est donc capital. L’artiste possède un véritable talent de dessinateur, ayant suivi l’enseignement de la section peinture à l’Ecole des Beaux-Arts de Rennes, travaillé dans une agence d’architecture à Saint-Malo, puis une formation d’architecte à Nantes. L’image de l’hypnagogoscope réalisée entièrement à l’encre de Chine, démontre les qualités de dessinateur de Villeglé, qui réussit un tour de force en utilisant exclusivement la réserve du papier. La composition est un exemple de dextérité, qualité indispensable pour le projet des ultra-lettres. 28 La boîte à “UULTRALETTRES” Jacques Villeglé conserve l’ensemble de la documentation relative à la création d’Hepérile éclaté dans une grande boîte Agfa dont les papiers photographiques ont très certainement servi au développement des clichés réalisés à l’aide de l’hypnagogoscope. Cet étui n’est pas sans rappeler l’œuvre de Marcel Duchamp, La boîte de 1914, conservée dans les collections du Centre Georges Pompidou. Villeglé a noté au marqueur noir le mot “UULTRALETTRES” sur le couvercle de la boîte Agfa Copex Papier. Son contenu offre une mine d’informations concernant la création des caractères, mais aussi sur les principales étapes qui menèrent à la publication du livre-poème. La boîte à “UULTRALETTRES”, avec ses dessins préparatoires, ses clichés, ses modèles d’éclatements et ses maquettes de l’édition, représente la mémoire de l’“atelier” d’Hepérile éclaté. Quelques sources datées ainsi que les souvenirs récoltés auprès de Villeglé offrent un extraordinaire témoignage permettant de retracer une chronologie précise de l’œuvre. L’artiste dessine toutes les études préparatoires à l’encre de Chine. Il utilise également cette technique, à la même époque, sur des chutes de pellicules récupérées du film Pénélope afin de réaliser un film direct qui s’appellera Paris - Saint-Brieuc, 1950-1952. Celui-ci est partiellement perdu suite au craquellement de la matière. Villeglé sélectionne le papier, le calque et principalement le Bristol comme supports pour ses dessins préparatoires aux dimensions variées dont certains, larges de seulement quelques centimètres, se distinguent par leur taille minuscule. La boîte à “UULTRALETTRES” compte également de rares exemples exécutés sur rhodoïd, matériau employé par les réalisateurs de dessins animés, rappelant que Villeglé expérimenta aussi cette discipline. Les premières expériences: le collage de livres d’enfants Les ébauches préparatoires exécutées entre 1950 et le 1er mai 1952 sont qualifiées de “fantaisistes” par Villeglé. Elles participent à l’élaboration d’une police de caractère éclatée insolite: l’ultra-lettre. L’artiste commence ses investigations sur l’éclatement de la lettre en réalisant des collages à partir de découpages de livres d’enfants qu’il se souvient avoir choisi pour leur impression en gros caractères. La taille imposante des lettres, qui facilitait l’apprentissage de la lecture, convenait parfaitement à ses besoins. La boîte à “UULTRALETTRES” conserve une douzaine d’exemplaires de ces dessins préparatoires, soigneusement rassemblés dans l’emballage d’une méthode de 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 29 lecture des éditions Bourrelier, Mots individuels pour 10 enfants. Ce jeu lui a très certainement servi à réaliser une étude, très simple, qui n’est pas sans évoquer le poème phonétique Hepérile. En effet, dans cette composition, Villeglé juxtapose des fragments de mots qui forment une succession de sonorités et auxquels l’artiste ajoute des accents de son invention. Dans une autre création, Villeglé découpe puis colle des fragments typographiques imprimés sur une pleine page de livre pour enfants, confrontant son expérience avantgardiste à l’illustration caractéristique des éditions destinées aux jeunes lecteurs. La technique la plus usitée consiste à découper méticuleusement des pages de livre en très fines lamelles larges de quelques millimètres. Il les colle ensuite sur un renfort, une feuille Bristol, sans respecter l’ordre de lecture. L’aléatoire est le maître mot de ce travail minutieux dans lequel les lettres se succèdent sans logique. Le texte perd son sens au profit d’un jeu exclusivement visuel dont l’intensité s’accroît encore lorsque Villeglé sélectionne un livre imprimé en lettres gothiques. Les collages évoquent, dans une dialectique des contraires, les lacérations d’affiches qu’il collecte depuis 1949. Les déchirures spontanées effectuées par les passants sont à l’exact opposé des lacérations extrêmement précises exécutées ici par Villeglé. De même, le collage d’imprimés répond aux célèbres décollages des placards publicitaires qui ont fait la renommée de l’artiste. La cacophonie lexicale se retrouve cependant dans les deux formes d’expressions plaçant le concept de l’illisibilité au centre de son œuvre. Une autre technique utilisée par Villeglé pour annuler le décryptage des lettres consiste à superposer deux pages puis à prélever des fragments de celle située au-dessus. La méthode inverse, l’addition de lambeaux de textes sur une pleine page de livre d’enfant, produit des effets d’illisibilité identiques. En expérimentant plusieurs techniques de collages, Villeglé obtient une multitude d’effets déstructurant la syntaxe. Les phrases des ouvrages se confondent, les mots se mélangent, les caractères s’amalgament et les signes typographiques amputés deviennent méconnaissables. Les collages de l’artiste se rapprochent des préoccupations artistiques de Brion Gysin et William Burroughs, figures emblématiques de la beat generation, qui désacralisèrent l’écriture poétique avec le cut-up, nouvelle technique de composition inventée en 1958. Elle repose sur le collage aléatoire de bribes de textes découpées au préalable.4 Les dessins préparatoires à Hepérile éclaté pourraient être considérés comme une anticipation et Villeglé comme un précurseur, mais l’artiste s’en défend. Il estime que cette expérience tient une place marginale en comparaison de l’importance de son œuvre. Par ailleurs, les beatniks innovent dans la manière d’écrire alors que Villeglé s’attache à la présentation formelle du texte et s’interroge sur les moyens de le rendre illisible. Des dessins fantaisistes à l’éclatement du “Corps d’Osiris” Jacques Villeglé exprime son goût pour les signes graphiques dès les prémices de sa carrière. Le mot “amour”, inscrit dans la composition du tableau éponyme de Joan Miró, marque durablement l’esprit du jeune artiste. En outre, l’attention donnée par Villeglé à la mise en page de sa correspondance témoigne de son intérêt pour la typographie,5 qu’il complète par la lecture d’ouvrages spécialisés. En effet, il se documente sur l’histoire de l’écriture et consulte un manuel d’épigraphie akkadienne dont il note la référence dans un carnet à dessins.6 Il y reproduit également plusieurs exemples de lettres antiques ibériques et chypriotes qui l’inspireront dans un certain nombre d’études préparatoires aux ultra-lettres. Villeglé imagine un ensemble de signes dont la facture semble se rapprocher des hiéroglyphes égyptiens, des caractères chinois ainsi que des notes de musiques. Le souci de stylisation engendre parfois des typographies abstraites dans lesquelles l’artiste gomme toutes références aux formes réelles des lettres. Les dessins préparatoires fantaisistes sont l’occasion de jouer librement sur les contours, la taille, la physionomie des caractères ainsi que le sens de lecture. Villeglé consacre des recherches très poussées sur une sélection de lettres, qu’il décline de plusieurs manières différentes. La succession des voyelles et des consonnes retravaillées, entrecoupées de ponctuations réelles ou imaginées par l’artiste, confère un style original à ce travail préparatoire. Villeglé invente des mots comme “Miam-m-ty”, “To glé” ou “Oiié” qui lui servent de support pour ses jeux formels. Il démontre ainsi les potentialités esthétiques offertes par l’éclatement des lettres qui, malgré les déformations, conservent généralement leur lisibilité. Les interrogations de Villeglé aboutissent à la création de nouveaux signes graphiques pouvant être considérés comme un passage expérimental, un prétexte à réflexions sur sa manière personnelle de regarder la réalité. En plus de ses créations fantaisistes, Villeglé retravaille de véritables modèles photographiques obtenus grâce à l’hyp- 29 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 30 nagogoscope. Il se lance dans les premiers essais de lettres éclatées, réalisés à partir de tirages papiers, en utilisant son nom, celui de son collaborateur et de leurs amis artistes, Henri Goetz, Pascal Vitali et bien sûr Camille Bryen qui se prêtent volontiers aux jeux de la déformation en ultralettres. Une autre étude particulièrement intéressante montre un essai d’éclatement d’un titre de film provisoire IE OA E sur lequel Villeglé travaillait simultanément à la conception d’Hepérile éclaté et qui sera finalement baptisé, en 1954, Pénélope. Fort de ses expériences, Jacques Villeglé et Hains décident de faire éclater typographiquement le texte du livre Le corps d’Osiris7 acheté à la Librairie de Bretagne. Leur initiative dépasse maintenant le stade du travail préparatoire et joue un rôle fondamental dans le processus de création d’Hepérile éclaté. En effet, pour la première fois Villeglé et Hains mettent en application leur procédé en faisant appel à des professionnels de l’édition: “Nous eûmes alors nos premiers contacts avec les imprimeurs. Avec les Fils de Victor-Michel qui nous firent un premier cliché au trait d’un éclatement de la page d’un in-folio concernant la Vénus de Quinipily paru à Vannes en 1812.” Un seul dessin préparatoire sur rhodoïd, conservé dans la boîte à “UULTRALETTRES”, témoigne de cette expérience pleinement réussie: “La maquette du livre était impeccable, on ne pouvait pas se tromper.” La boîte à “UULTRALETTRES” renferme deux précieuses factures datées du mois de décembre 1951 et éditées par l’imprimeur pour ce travail. Elles déterminent, avec précision, le moment où le procédé optique de déformation de l’image commençait à être pleinement maîtrisé. Appropriation d’“Hepérile” et désappropriation de Bryen Le 1er mai 1952, lors d’un rendez-vous au domicile de Camille Bryen, Villeglé et Hains reçoivent du poète le livre Hepérile dans lequel l’éditeur Pierre-André Benoît avait publié en 1950 son poème éponyme. A cette date, Villeglé arrête les dessins préparatoires qu’il qualifiait de fantaisistes et se consacre exclusivement à la métamorphose d’Hepérile en Hepérile éclaté. L’ouvrage original, édité en dix-neuf exemplaires, se caractérise par sa simplicité et sa taille minuscule, seulement cinq centimètres de côté pour une dizaine de pages qui accueillent le titre, les quatre quatrains phonétiques et l’achevé d’imprimer. Sa conception et sa typographie, très épurées, offrent à Villeglé une grande liberté de réinvention. La boîte à “UULTRALETTRES” lègue un ensemble d’ébauches 30 dessinées pour Hepérile éclaté qui ne seront pas toutes utilisées dans l’œuvre finale. Le coffret conserve également des tirages papier où les vers du poème sont clairement reconnaissables malgré les déformations engendrées par l’hypnagogoscope. Trois dessins montrent les noms des auteurs écrits en utilisant des typographies différentes. L’un d’entre eux, particulièrement remarquable, propose des lettres qui ne sont pas sans rappeler la forme d’un cœur. En outre, la cannelure du verre fait littéralement ondoyer les caractères, conférant aux signatures des artistes une forte expressivité décorative. Enfin, des éclats agrémentent les noms d’éléments typographiques, sorte de ponctuation fictive propre à l’ultra-lettre. Le dessin, qui sera transposé tel quel dans le livre Hepérile éclaté, dépasse le statut d’ébauche préparatoire et démontre que certains documents de la boîte à “UULTRALETTRES” servirent effectivement de modèle pour la maquette de l’œuvre finale. Les artistes présentent officiellement Hepérile éclaté lors du vernissage d’une exposition de Camille Bryen, organisée à la Galerie Colette Allendy le 19 juin 1953. La publication de l’ouvrage ne s’est pas déroulée sans difficulté selon un témoignage de Villeglé qui atteste des vicissitudes rencontrées: “La mise en page de la première édition était ratée. On voulait une couverture moutarde, il avait aussi raté la couleur qui faisait caca d’oie. Comme ce n’était pas possible, l’imprimeur a tout repassé en noir.”8 La boîte à “UULTRALETTRES” conserve un exemple de cette couverture dont la couleur n’est pas du meilleur effet ainsi que les deux éditions d’Hepérile éclaté. La première, publiée en mille exemplaires dont cinquante numérotés en “ultrachiffres”, possède une couverture à fond noir et renferme plusieurs coquilles. D’une part, la mise en page n’est pas conforme à la maquette originale et, d’autre part, l’achevé d’imprimer est corrigé par un erratum. En compensation des confusions typographiques, l’imprimeur Beresniak offre une seconde édition à 300 exemplaires, reconnaissable à sa couverture grise. Les ouvrages sont déposés dans plusieurs points de vente parisiens, dont la Librairie Lutétia située boulevard Raspail.9 Villeglé se souvient qu’une petite douzaine d’ouvrages s’est écoulée la première année. Pourtant un récapitulatif des dépenses, écrit de sa main et sauvegardé dans la boîte à “UULTRALETTRES”, montre la volonté de l’artiste de diffuser son œuvre. Des budgets étaient effectivement alloués à l’argus et au service de presse mis en place avec Bryen, rue du Dragon. De plus, un encart ou “tract-préface”, sorte de flyer appelé “justificatif ” par Villeglé, 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 31 accompagne l’ouvrage.10 Bryen y rédige un texte dans lequel il qualifie Hepérile éclaté de “premier poème à délire”. Plusieurs articles, parus immédiatement dans des journaux importants, semblent récompenser leur initiative: “Le Figaro”, “Combat” et “Le Berry Républicain”.11 En outre, Hepérile éclaté est la première œuvre de Villeglé faisant l’objet d’une critique. Un papier de Jean-François Bergery, édité dans “Arts” et agrémenté d’une reproduction de l’œuvre, se distingue en traitant le sujet avec sérieux. Malheureusement, l’article fait figure d’exception car l’ironie semble être le maître mot des journalistes dont les paroles acerbes dénigrent la poésie visuelle d’Hepérile éclaté.12 Pourtant, loin d’être monocorde, l’ouvrage démontre l’étendue des possibilités stylistiques offertes par l’éclatement de l’écriture. La mise en page soignée laisse découvrir au lecteur plusieurs polices de caractères. Jacques Villeglé et Raymond Hains avaient d’ailleurs fait le tour des miroitiers du Marais pour acheter une large gamme de verres cannelés, augmentant ainsi les potentialités esthétiques offertes par l’hypnagogoscope. La trame sélectionnée pour écrire les premiers quatrains produit une double réfraction, transformant ainsi les lettres dans un “jeu de miroir”. L’effet biréfringent, très prononcé sur la page de titre, dédouble les vers du poème et agit sur la taille du corps des lettres. Les caractères se définissent par une structure stricte et géométrique en opposition aux tracés souples de la police créée par Villeglé pour les signatures des artistes ayant participé à l’œuvre. Un autre style d’ultra-lettres, utilisé pour la double page principale, met en scène des fragments de mots éparpillés qui côtoient des caractères dont la forme n’a plus rien à voir avec le signifiant. Certaines lettres conservent leur aspect d’origine, tandis que d’autres basculent vers l’abstraction. L’ambivalence du poème annule les repères d’une lecture conventionnelle. Les auteurs rejettent la mise en page classique et bouleversent les codes liés à l’édition. Les caractères semblent être disposés de manière aléatoire et ne pas respecter le tracé qui guide habituellement les lignes d’un texte. Le lecteur est confronté à une accumulation de signes dont l’absence de ponctuation renforce l’illisibilité. Le sens de lecture est renversé par le désordre des lettres, tandis que les vers et les strophes ne sont plus discernables. Le poème se prolonge d’une page à l’autre, sans respecter la pliure de l’ouvrage ni les marges qui n’existent plus. Le texte se développe donc sur l’intégralité du feuillet, dépassant même les limites de la page. A leurs extrémités, les caractères littéralement coupés débordent du cadre du livre et sous-entendent que le poème continue en dehors du champ de lecture. La présentation formelle de la double page impose une dualité très forte entre la composition lyrique de Bryen et la création d’une véritable œuvre d’art par les deux plasticiens. Le texte montre une nouvelle réalité. Il n’est plus à lire, mais à observer, à contempler comme une œuvre d’art. Les deux affichistes transgressent effectivement le statut poétique d’Hepérile pour lui offrir une dimension esthétique supplémentaire. Le poème de Bryen étant phonétique, il est par nature incompréhensible et manifeste le désir de son auteur de déconstruire le langage. La déformation des caractères d’Hepérile éclaté marque, quant à elle, la volonté de déconstruire l’écrit. En fait, les strophes glissent vers l’illisibilité grâce à l’ultra-lettre qui élève la vision typographique à une puissance si intense que l’œil ne peut plus la lire.13 Comme le livre-poème, les affiches lacérées de Villeglé, récoltées dans les années cinquante, affirment le goût de l’artiste pour la typographie et le brouillage des codes linguistiques. Elles manifestent son rejet d’une pratique artistique conventionnelle et annoncent la fin de la peinture de transposition. Véritable icône de l’éclatement du langage, Hepérile éclaté, qui engage l’artiste dans une autre problématique du refus, représente une mise à distance de la littérature conventionnelle. Cette œuvre est sans conteste un livre d’artiste à replacer dans le contexte poétique avantgardiste de son époque. Villeglé, qui fréquente alors le milieu lettriste, est parfaitement au fait de leurs recherches les plus audacieuses. Cette jeune génération de poètes ne s’attache plus au sens, mais tend à une véritable mise en scène sonore et plastique du texte. L’expérience Hepérile éclaté s’inscrit dans le renouveau poétique contemporain et représente une tentative de dépassement littéraire par deux artistes plasticiens. Leur initiative marque durablement l’esprit poétique de la décennie, puisqu’en 1957 François Dufrêne et Robert Estival baptiseront leur mouvement dissident “ultra-lettrisme” en référence à l’ultralettre. Villeglé participe d’ailleurs à leur manifeste en publiant son texte Des réalités collectives dans la revue du mouvement, “Grâmmes”. Enfin, Villeglé apprécie particulièrement l’esprit “dadaïste” de Camille Bryen. La déformation en ultra-lettre d’Hepérile dépasse la simple dépossession sémantique du poème. La praxis de l’appropriation, emblématique de l’œuvre de Villeglé, engendre une véritable désappropriation du 31 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 32 poème de Bryen, qui dira sur le sujet: “C’est ce côté masqué qui fait que Hépérile éclaté est pour moi un livre très important dans mes travaux, car je le considère en quelque sorte comme une désappropriation active.”14 Hepérile éclaté représente la première appropriation d’un poème par Villeglé. Il réitèrera cette expérience à plusieurs reprises après 1969, année où il débute son alphabet socio-politique. En publiant les textes des poètes Louis Even15 et Benjamin Péret,16 écrits en caractères socio-politiques, Villeglé réinvente ainsi leur composition et prolonge l’aventure d’Hepérile éclaté. 1 Saluons l’initiative de monsieur Vincent Rousseau, conservateur du Musée des Beaux-Arts de Nantes, qui présenta Hepérile éclaté dans les expositions Bryen éclaté et Bryen et Compagnie, organisées respectivement en 1981 et 2007-2008. Lors de la manifestation la plus récente, un échantillon pertinent de dessins préparatoires, exécutés par Jacques Villeglé, a été présenté au public. 2 Il existe également une photographie qui montre l’hypnagogoscope sur le tournage du film Pénélope. Elle fut très souvent reproduite contrairement aux dessins de Villeglé qui sont une exclusivité. 3 Entretien de Daniel Abadie avec Camille Bryen daté du 30 mars 1976, in Raymond Hains et la photographie, CNAC, Paris, du 20 mai au 5 juillet 1976. 4 Brion Gysin explique le cut-up dans le numéro 108 de “Rolling Stone”: “Je possédais une grande table sur laquelle je travaillais très souvent avec une lame Stanley, et, accidentellement, j’ai coupé un certain nombre de journaux qui se trouvait sur quelque chose d’autre que j’avais découpé. Les morceaux semblèrent aller ensemble et je me suis mis à les arranger; […] je les ai combinés selon un modèle qui m’était visuellement agréable.” Cité par Philippe Mikriammos, “Au commencement était le cut-up”, in William S. Burroughs. La vie et l’œuvre, Seghers, Paris, 1975, p. 61-75. 5 Une lettre de Jacques Villeglé envoyée à Raymond Hains est particulièrement significative. Elle fut reproduite recto/verso dans Pierre Leguillon (dir.), J’ai la mémoire qui planche, in Raymond Hains. La tentative, Centre Georges Pompidou, Paris, du 27 juin au 3 septembre 2001, p. 13-14. 6 René Labat, Manuel d’épigraphie akkadienne, Imprimerie Nationale, Paris, 1948. 7 L’ouvrage relate l’étrange histoire de la Vénus de Quinipily, une sta- 32 tue d’origine incertaine conservée dans un parc à Baud en Bretagne et dont Villeglé détient une carte postale ancienne dans ses archives. 8 Entretien de Daniel Abadie avec Jacques Villeglé daté du 3 mars 1976, in Raymond Hains et la photographie, op. cit. 9 Villeglé dresse une liste assez exhaustive des librairies dans son autobiographie: Jacques Villeglé, Cheminements 1943-1959, JeanPierre Huguet (“Les Sept Collines”), Saint-Julien-Molin-Molette, 1999, p. 86-87. 10 Ibid., p. 87. Villeglé relate cette anecdote qui prouve que la médiation de son œuvre est un sujet lui tenant à cœur dès le début de sa carrière, alors que cette pratique n’était pas très répandue chez les artistes. Une journée d’étude fut organisée à l’Université de Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines, le 16 janvier 2008, sur le thème Faire connaître: les enjeux de la médiation culturelle. La communication, Médiation et légitimation de l’œuvre d’un artiste vivant: Jacques Villeglé (1949-2000), montrait de quelle manière la médiation prend une place importante dans l’œuvre de Villeglé et comment il a su renouveler les modalités d’appel du public très tôt. Les documents inédits conservés dans la boîte à “UULTRALETTRES” sur la réalisation d’Hepérile éclaté étayent remarquablement cette théorie et confirment l’état d’esprit anticipateur de Villeglé en matière de médiation. 11 Noël Arnaud, in “Le Petit Jésus”, 1953; Jean-François Bergery, Le poème éclaté, in “Arts”, 7-13 août 1953; Pierre Boujol, Lire et délire, in “La Vigie Marocaine”, 17 septembre 1953; Etiemble, Barbarie ou Berbérie, in “La Nouvelle Nouvelle Revue Française”, septembre 1953; J.C., Dé-lire, in “Combat”, 13 juillet 1953; Georges Ravon, La poésie qui fait Bang!, in “Le Figaro”, 6 juillet 1953; Henri Rochon, La montée d’Hepérile, in “Le Journal du Dimanche Soir”, 13 décembre 1953; Léonard Saint-Michel, Le poème éclaté… ou les nouveautés de la saison, in “Le Berry Républicain”, 30 septembre 1953 . 12 Malgré l’opinion négative des critiques, Hepérile éclaté est reconnu immédiatement à sa juste valeur. En 1963, une grande exposition internationale itinérante qui traite de la lettre et de l’image dans la création artistique du XXe siècle présente l’ouvrage et le reproduit dans son catalogue: Schrift en Beeld, Stedelijk Museum, Amsterdam, du 3 mai au 10 juin 1963, puis Schrift und Bild, Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden, du 14 juin au 4 août 1963. 13 Le mot “ultra-lettre” fait référence à l’ultra-son. L’ultra-lettre est effectivement indéchiffrable comme l’ultra-son est inaudible par l’homme. 14 Entretien de Daniel Abadie avec Camille Bryen daté du 30 mars 1976, in Raymond Hains et la photographie, op. cit. Bryen exprime un sentiment identique dans la nouvelle préface qu’il écrit pour la seconde édition de L’aventure des objets en 1969: “Aux ready-mades, aux appropriations, j’avais tout naturellement opposé dans un processus dialectique la désappropriation (Le sein de la forêt), ou le sacrifice bouc-émissaire Hepérile éclaté.” 15 Villeglé réécrit les poèmes d’Even en caractères socio-politiques et les expose à la Galerie du Dourven qui les reproduit dans son catalogue Liens & lieux. Contrastes, Galerie Départementale du Dourven, Dourven, du 12 septembre au 1er novembre 1998. 16 En 2004, Villeglé publie un livre d’artiste intitulé Benjamin Péret. Le déshonneur des poètes, agrémenté d’une œuvre originale pour les exemplaires numérotés de I à V. Jacques Villeglé, Rue au Maire, Paris, 1988 Photo François Poivret 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 33 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 34 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 35 Gérard Xuriguera Jacques Villeglé, Paris, 1995 Photo Philippe Bonan Jacques Villeglé, predatore-poeta della città Dall’inizio del XX secolo, sulla scia di Dada, l’arte ha rivolto uno sguardo nuovo all’oggetto industriale. Alcuni artisti temerari si sono appropriati degli elementi, dei manufatti, delle tecniche della civiltà produttiva, straniandone il significato in funzione del loro potenziale estetico e poetico. Questo approccio può anche essere interpretato come un esorcismo nei confronti delle manovre di disumanizzazione dell’arte, degli eccessi della pittura di materia e della sottomissione al cavalletto. Atteggiamento di rottura, dunque, in un’epoca governata dall’egemonia della pittura astratta, che avrebbe condotto due pionieri, Jacques Villeglé e Raymond Hains, a un linguaggio basato sulla presentazione e non più sulla rappresentazione, che mette in equazione lo statuto dell’oggetto e il suo modo di formulazione in un rapporto oggettivo/soggettivo, a partire da una predazione inedita dei dati grezzi e quantitativi della realtà urbana, seguendo un’idea prestabilita. L’arte veicola da sempre il peso della menzogna delle parole, che essa ha per missione di mettere in immagini, vale a dire di immaginare, come altri le traducono in musica e salmodiano i miti manipolatori. A memoria umana, il disegno è sempre stato il supporto di un progetto. Progetto celebrato dal disegnatore, quando intende vivere della propria pratica, perché egli è allora alla mercé dei suoi committenti ricchi o potenti. Così, un’opera ha valore solo per chi la desidera, nell’intento di rafforzare il proprio status. Nemmeno un bozzetto rimane innocente, se richiesto o semplicemente acquisito. Allora, per sfuggire al ruolo di propagandista al quale è assoggettata ogni impresa creatrice sotto il giogo della religione o delle sue repliche profane legate alle ideologie e alle loro moderne mitologie, alcuni artisti contemporanei hanno intrapreso il progetto di un’abrasiva defigurazione, al fine di svincolare lo sguardo da tutto ciò che poteva catturarlo e suscitare la venerazione. Due vie sono state intraprese per liberare la visione e rompere il rito possessivo dell’iconolatria: la non-figurazione calda o fredda che dissolve il discernibile, e ciò che potremmo definire raccolta, poiché si tratta di presentare oggetti radunati a questo scopo. Questa seconda opzione è tuttavia paradossale, in quanto la non-figurazione rinvia qui a realtà identificabili, ma demolite o strappate, se non deviate dal loro significato attraverso un’accumulazione annichilente o qualche altro processo di annullamento della meccanica edificante. A questo punto, per meglio esaminare i risvolti della problematica di Villeglé, dai manifesti con lettere o graffiti al suo alfabeto socio-politico, ne distingueremo le tappe fondamentali. Entrato nell’arte in un mondo in rovina, egli non poteva che volerla emancipare da tutti i messaggi, strapparla a tutte le volontà di potenza che l’avevano votata alle devozioni ideologiche omicide. Adolescente in una Parigi strangolata dalla propaganda dell’occupazione straniera, quando il libero esercizio della creazione rischiava di essere fatale, egli è tuttavia ammesso alla Scuola di Belle Arti, inizialmente nella sezione pittura, poi in architettura nel 1945. Nella Francia rinascente, la ricostruzione offre molteplici prospettive ai maestri nell’arte dell’edificare. Ora, ciò che affascina il giovane bretone, è ciò che resta degli edifici e che deriva dalla devastazione. Nel 1947 comincia a raccogliere frammenti del “mur de l’Atlantique”, come altri più tardi si procureranno pezzi di quello di Berlino, benché con un intento diverso, in quanto la finalità di questi ultimi consiste nel recuperare frammenti di affreschi che diedero l’assalto alla cortina di ferro. Questa fortificazione crollata, le sue armature frantumate nelle quali Villeglé vedeva opere scolpite alla cieca dalla guerra, tutti questi frammenti decaduti costituirono il principio di uno stile che egli non ha mai smesso di approfondire. Nel 1949, in seguito alla scoperta di un altro universo di devastazione nel campo lavorato delle informazioni murali, egli realizza insieme al suo complice Raymond Hains il suo primo décollage. E continuerà a ordire a modo suo con ingegnosità mescolanze di immagini e parole amputate, sedotto dai brandelli residui delle palizzate, dei pannelli pubblicitari incollati e di altri manifesti di organizzazioni partigiane, che mani anonime hanno invalidato. Tanti documenti bistrattati da ignoti nemici, i cui messaggi tessono strane testimonianze, di un’altra guerra, senza nome né ragione apparente. Questo “esercito delle ombre” in tempi di pace, in lotta 35 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 36 Jacques Villeglé, 15, Rue au Maire, Paris, aprile / avril 2003 Photo Odile Felgine contro il mercato del bombardamento mentale, Jacques ha desiderato mostrarlo nella luce dei musei e delle gallerie, e teorizzare questo ricorso all’opera collettiva dei laceratori, trasformando i marchi commerciali e gli slogan militanti in enunciati illeggibili. Peraltro, nella sua relazione Des réalités collectives del 1958, considerata precorritrice del nouveau réalisme e pubblicata solamente nel 1960, egli confessa di essere unicamente il collezionista di queste opere collettive, delle quali si appropria incollandole sulla tela o su un altro supporto, per rendere trasportabili questi affreschi urbani, riflessi del condizionamento visivo e semantico della società moderna, il cui spettacolo quotidiano in continua elaborazione non cessa di stimolare l’immaginario del predatore-poeta della città. Insomma, Villeglé rintraccia nella più trita banalità tutti i componenti di una bellezza nata dal suo rifiuto. Ora, sul filo del suo procedimento di salvataggio di carte destinate allo scarto, s’insinua un sorprendente ritorno alla funzione immortalante dell’arte, che confina con la conservazione archeologica. Salvo che questa conservazione procede da uno spirito profondamente lucido, molto ancorato all’estetica della sua epoca, che rivendica di “appropriarsi soltanto di un aspetto del mondo, e di non credere che scegliere oggetti sia rivoluzionario”. Ne risultano manifesti divenuti indecifrabili dai profanatori di insegne pubbliche, che appaiono come improbabili partiture geroglifiche, delle quali lo spettatore fatica a essere lo Champollion. Su un versante adiacente ma retrospettivo, Villeglé ha utilizzato altri mezzi per produrre informazioni talmente deformate da risultare sconcertanti, in particolare realizzando con Hains l’opuscolo Hepérile éclaté – da Hepérile, pseudo-poema di Camille Bryen –, pubblicato in una tipografia talmente distorta che non si riesce nemmeno più a immaginare che già il testo iniziale era incomprensibile. Facendo ciò, il suo interesse per l’informazione, Villeglé lo ha prolungato attraverso un gioco di scrittura che ha come conseguenza di renderne più complessa la lettura. Alla maniera di Victor Hugo e di diversi altri autori, oulipiani o no, che giocarono con le lettere, egli veste l’alfabeto latino di orpelli politici o risonanze religiose, metamorfosando simboli in segni. E declassando disegni estremamente seri che sintetizzano movimenti d’idee, egli sfocia su ornamentazioni ludiche di caratteri romani. Un simile procedimento iconoclasta interrotto da stemmi e linee verticali, grafie tondeggianti o spigolose, riferimenti a Pascal o a Cioran, non aspira al rebus. Certo, confon- 36 de le tracce, suscita la curiosità, a volte pericolosamente (vedi la dicotomia di certi emblemi), ma se è vero che ci fuorvia, isolando parole o brandelli di locuzioni esso nutre una sana provocazione. Nonostante ciò, firmando manifesti di volta in volta indecifrabili e infarciti di connotazioni simboliche che declinano la singolarità delle sue gesta, oppure contando su una criptazione alfabetica corrosiva, egli convoglia più domande giudiziose che risposte incerte. Infine, al pari di numerose creazioni dagli inizi dello sguardo in poi, la sua arte comporta innegabilmente un’ideologia, secondo ogni evidenza denunciatrice di tutte le altre, a meno che non coltivi una variante della molto asiatica filosofia del non agire, interrogativa poiché non intende avanzare alcuna risposta definitiva. Ogni espressione di ordine superiore non è forse ambigua? Da tempo ormai riconosciuta, quali che siano i suoi postulati e il loro substrato, l’opera pionieristica di Jacques Villeglé è ormai inscritta nella storia dell’arte del nostro oggi. 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 37 Gérard Xuriguera Jacques Villeglé, prédateur-poète de la cité Dès l’entame de la moitié du XXe siècle, dans le sillage de Dada, l’art a porté un regard neuf sur l’objet industriel. Les éléments, les produits, les techniques de la civilisation de fabrication, furent annexés par des artistes téméraires et leur sens déplacé en fonction de leur potentiel esthétique et poétique. Cette approche pouvant être aussi comprise comme un exorcisme répondant aux manœuvres de déshumanisation de l’art, aux excès de la peinture de matière et à la soumission au chevalet. Attitude de rupture, donc, à une époque gouvernée par l’hégémonie picturale abstraite, qui allait conduire deux pionniers, Jacques Villeglé et Raymond Hains, vers un langage basé sur la présentation et non plus la représentation, mettant en équation le statut de l’objet et son mode de formulation dans un rapport objectif/subjectif, à compter d’une prédation inédite des données brutes et quantitatives de la réalité urbaine, selon le concept consacré. L’art véhicule depuis toujours le poids des mots qui mentent, qu’il a pour mission de mettre en images, c’est-à-dire d’imaginer, comme d’autres le traduisent en musique et psalmodient les mythes manipulateurs. De mémoire humaine, le dessin a toujours été le support d’un dessein. Dessein magnifié par l’imagier, lorsqu’il entend vivre de sa pratique, car il est alors à la merci de ses commanditaires riches ou puissants. Ainsi, une œuvre ne vaut que pour ceux qui la désirent, dans le but de conforter leur statut. Pas même un esquisse ne demeure innocente, si elle est requise ou simplement acquise. De la sorte, pour échapper au rôle de propagandiste auquel est astreinte toute entreprise créatrice sous la coupe de la religion ou de ses répliques profanes liées aux idéologies et à leurs modernes mythologies, des artistes contemporains ont entrepris le projet d’une décapante défiguration, afin de libérer le regard de tout ce qui pouvait le captiver et susciter la vénération. Deux voies ont vu le jour pour déverrouiller la vision et casser le rite possessif de l’iconolâtrie: la non-figuration chaude ou froide qui dissout le discernable, et ce qu’on pourrait qualifier de collection, puisqu’il s’agit de présenter des objets collectés à cette fin. Cette seconde option est cependant paradoxale, en ce que la non-figuration renvoie ici à des réalités identifiables, mais détruites ou déchirées, sinon détournées de leur sens par une accumulation annihilante, ou autre processus d’annulation de la mécanique édifiante. A ce stade, pour mieux envisager les détours de la problématique de Villeglé, des affiches lettrées ou graphées à son alphabet socio-politique, on en distinguera les étapes essentielles. Entré en art dans un monde en ruines, il ne pouvait que vouloir l’émanciper de tous les messages, l’arracher à toutes les volontés de puissance qui le vouèrent aux dévotions idéologiques meurtrières. Adolescent dans un Paris étranglé par la propagande de l’occupation étrangère, quand le libre exercice de la création risquait d’être fatal, il intègre pourtant l’Ecole des Beaux-Arts, d’abord en section peinture, puis en architecture en 1945. Dans la France renaissante, la reconstruction offre de multiples perspectives aux maîtres dans l’art de bâtir. Or, ce qui fascine le jeune Breton, c’est ce qui reste des édifices et découle de la destruction. Après quoi, en 1947, il se met à ramasser des débris du Mur de l’Atlantique, comme d’autres vont se procurer plus tard des pans de celui de Berlin, quoique dans une intention autre, dans la mesure où la finalité pour ces derniers consiste à récupérer des fragments de fresques qui firent l’assaut du rideau de fer. Cette fortification effondrée, ses ferraillages broyés dans lesquels Villeglé voyait des œuvres sculptées à l’aveugle par la guerre, tous ces morceaux déchus constituèrent le commencement d’un style, qu’il n’a cessé de creuser. En 1949, à la suite de la découverte d’un autre univers de dévastation dans le champ labouré des informations murales, il réalise, avec son complice Raymond Hains, son premier décollage. Et, il va continuer à instruire, à sa manière avec ingéniosité, des mélanges d’images et de mots amputés, séduit par les plages résiduelles des palissades, des panneaux encollés de publicité et autres placards d’organisations partisanes, que des mains anonymes ont mis à mal. Autant de documents malmenés par des ennemis inconnus, dont les messages tissent d’étranges témoignages, d’une autre guerre, sans nom ni raison apparente. Cette “armée des ombres” par temps de paix, en lutte contre le marché du matraquage mental, Jacques a souhaité 37 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 38 Jacques Villeglé, Signes socio-politiques, Galerie La Mauvaise Réputation, Bordeaux, 2005 la montrer dans la lumière des musées et des galeries, et théoriser ce recours à l’œuvre collective des lacérateurs, en transformant les marques commerciales et les slogans militants en énoncés illisibles. Par ailleurs, dans son exposé Des réalités collectives en 1958, considéré comme précurseur du nouveau réalisme, rédigé seulement en 1960, il ne s’avoue que collecteur de ces œuvres collectives, qu’il s’approprie par le biais du marouflage sur toile ou d’un autre support, rendant transportables ces quasi-fresques urbaines, reflets du conditionnement visuel et sémantique de la société moderne, dont le spectacle journalier en continuelle élaboration, n’en finit pas de stimuler l’imaginaire du prédateurpoète de la cité. En somme, Villeglé débusque, dans la banalité la plus banale, toutes les composantes d’une beauté née de son refus. Maintenant, au fil de sa démarche de sauvetage de papiers promis au rebut, s’insinue un étonnant retour à la fonction immortalisante de l’art, qui confine à la conservation archéologique. A ceci près, que cette conservation procède d’un esprit profondément lucide, très ancré dans l’esthétique de son époque, qui revendique ne “s’approprier que d’un aspect du monde, et ne pas croire que choisir des objets serait révolutionnaire”. En résulte des affiches devenues indéchiffrables par les profanateurs de panonceaux publics, qui apparaissent telles d’improbables partitions hiéroglyphiques, face auxquelles le spectateur peine à en être le Champollion. Sur un versant adjacent mais rétrospectif, Villeglé a utilisé d’autres moyens de produire des informations si déformées qu’elles en sont déroutantes, notamment en réalisant avec Hains l’opuscule Herépile éclaté, pseudo-poème de Camille Bryen, publié dans une typographie si tordue, qu’on ne parvient même plus à savoir que le texte initial était incompréhensible. Ce faisant, son penchant pour l’information, il l’a prolongé à travers un jeu d’écriture ayant encore pour conséquence d’en complexifier la lecture. A l’instar de Victor Hugo et de divers autres auteurs, oulipiens ou non, qui jonglèrent avec les lettres, il habille l’alphabet latin d’oripeaux politiques ou de résonnances religieuses, en métamorphosant des symboles en signes. Et en déclassant de très sérieux dessins synthétisant des mouvements d’idées, il débouche sur des ornementations ludiques de caractères romains. Un tel procédé iconoclaste perclus de blasons et de jambages, de graphies rondes ou anguleuses, de références à Pascal ou à Cioran, ne prétend pas au rébus. Certes, il brouille les pistes, attise la curiosité, parfois dangereusement, voir la dichotomie de certains emblèmes, 38 mais s’il nous égare, il isole des mots ou des bribes de locutions, en entretenant une saine provocation. Toutefois, en signant des affiches tour à tour indéchiffrables et lardées de connotations symboliques qui déclinent la singularité de sa geste, ou bien en s’appuyant sur un cryptage alphabétique corrosif, il convoque davantage de questions judicieuses que de réponses douteuses. Enfin, à l’égal de nombre de créations depuis l’aube du regard, son art porte indéniablement une idéologie, à l’évidence dénonciatrice de toutes les autres, à moins qu’il ne cultive une variante de la très asiatique philosophie du nonagir, questionnante parce qu’elle n’entend avancer aucune réponse définitive. Toute expression d’ordre supérieur n’estelle pas ambiguë? De longue date reconnue, quels que soient ses postulats et leur substrat, l’œuvre pionnière de Jacques Villeglé est désormais inscrite dans l’histoire de l’art de notre aujourd’hui. Jacques Villeglé, Rue de la Duée, Paris, 29 aprile / avril 1998 Photo Olivia Fryszowski 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 39 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 40 01 TESTI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:10 Pagina 41 Opere / Œuvres Opération quimpéroise, Quartier du Braden, Quimper, 2006 Manifesti strappati incollati su tela / Affiches lacérées marouflées sur toile, 60 5 39,5 cm 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:25 Pagina 42 Premières réflexions sur l’ultralettre 1950 Pagina di libro tagliata e incollata su carta Bristol Page de livre découpée et collée sur Bristol 11,7 5 7,7 cm 42 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:25 Pagina 43 43 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:25 Pagina 44 44 Dessin fantaisiste Dessin fantaisiste 1950-1951 Inchiostro di china su carta da ricalco Encre de Chine sur papier calque 16,1 5 8,6 cm 1950-1951 Inchiostro di china su carta Encre de Chine sur papier 15,7 5 8,9 cm 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:25 Pagina 45 Dessin fantaisiste d’éclatement précédant la conception d’Hepérile éclaté 1951 - début 1952 Inchiostro di china su carta Encre de Chine sur papier 17 5 22,3 cm 45 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:25 Pagina 46 Etude préparatoire à Hepérile éclaté (Raymond Hains) Etude préparatoire à Hepérile éclaté (Jacques de La Villeglé) 1952 Inchiostro di china su carta Encre de Chine sur papier 4,5 5 19,8 cm 1952 Inchiostro di china su carta Bristol Encre de Chine sur Bristol 5 5 26 cm 46 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:25 Pagina 47 Etude préparatoire à Hepérile éclaté 1952 Inchiostro di china su carta Encre de Chine sur papier 11,3 5 22 cm 47 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:25 Pagina 48 Camille Bryen (Etude non utilisée pour Hepérile éclaté) Etude non utilisée pour la double page d’Hepérile éclaté 1er mai 1952 - 31 mai 1953 Inchiostro di china su carta Encre de Chine sur papier 5,8 5 19,9 cm 1er mai 1952 - 31 mai 1953 Inchiostro di china su carta Bristol Encre de Chine sur Bristol 31,8 5 23,2 cm 48 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:25 Pagina 49 49 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:25 Pagina 50 Premier quatrain (Etude non utilisée pour Hepérile éclaté) 1er mai 1952 - 31 mai 1953 Inchiostro di china su carta Encre de Chine sur papier 17,4 5 29,8 cm 50 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 51 Premier quatrain (Etude non utilisée pour Hepérile éclaté) 1er mai 1952 - 31 mai 1953 Inchiostro di china su carta Encre de Chine sur papier 19,8 5 32,3 cm 51 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 52 52 Projet de couverture pour Hepérile éclaté Planche I - 2 1er mai 1952 - 31 mai 1953 Matita e inchiostro di china su carta Bristol Crayon et encre de Chine sur Bristol 16 5 9,5 cm 1953 Inchiostro di china su carta Bristol Encre de Chine sur Bristol 33 5 20,5 cm 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 53 53 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 54 Le Nouveau Demours Février 1959 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 115 5 85 cm Collection particulière 54 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 55 55 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 56 Hôtel Lamoignon 19 juin 1962 Manifesti strappati incollati su legno compensato Affiches lacérées marouflées sur contreplaqué 73 5 95 cm Collection particulière Photo Fabienne Villeglé 56 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 57 Valérie Schmidt Janvier 1963 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 64 5 88 cm Photo François Poivret 57 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 58 58 Rue du 16 juillet 1964 Le Saint-Claude - Saint-Germain 16 juillet 1964 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 76 5 62 cm Photo François Poivret 13 novembre 1964 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 116 5 81 cm Photo Marc Domage 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 59 59 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 60 Rue du Temple Janvier 1968 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 118 5 85 cm Photo François Poivret 60 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 61 Rue de Ménilmontant 21 décembre 1968 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 92 5 75 cm Photo Galerie du Génie 61 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 62 Rue Bertin Poirée Août 1969 62 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 76 5 154,5 cm Photo François Poivret 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 63 63 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 64 Rue des Tourelles 16 août 1971 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 112 5 140 cm 64 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 65 Rue Pastourelle - Les Templiers 21 février 1972 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 118 5 150 cm Photo François Poivret 65 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 66 66 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 67 Crimée Boulevard de la Gare 3 juillet 1972 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 147 5 105 cm Collection particulière Juin 1973 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 87 5 137,5 cm Photo François Poivret 67 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 68 Rue d’Alésia 13 mars 1977 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 171 5 140 cm Photo François Poivret 68 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 69 69 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 70 Rue de Thorigny 13 mars 1977 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 160 5 256 cm Structure Octobre 1981 Inchiostro e pittura su vinile Encre et peinture sur vinyle 100 5 200 cm Photo Studio Appi 70 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 71 71 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 72 72 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 73 73 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 74 74 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 75 42, Rue de Turbigo Rue Michel Le Comte Novembre 1981 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 200 5 161 cm Photo François Poivret 16 janvier 1982 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 179 5 205 cm Photo François Poivret 75 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 76 76 Vlaama Kaai / Gent Plaatz Rue Réaumur 10 octobre 1982 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 160 5 115 cm 13 mars 1983 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 162 5 130 cm Photo François Poivret 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 77 77 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 78 Rue au Maire 15 mars 1983 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 195 5 260 cm Photo François Poivret 78 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 79 79 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 80 Rue Réaumur - Rue des Vertus 4 juin 1984 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 159 5 228 cm Photo François Poivret 80 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 81 81 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 82 Rue Beaubourg 19 juin 1985 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 158,5 5 233 cm Photo François Poivret 82 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 83 Gaîté / Jolivet 7 mai 1987 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 121 5 95 cm Photo François Poivret 83 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 84 Gaîté - Paris 12 juin 1987 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 166 5 120,5 cm Photo Soktha Tang 84 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 85 85 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 86 Hôpital Villemin 24 avril 1988 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 158 5 108 cm 86 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 87 Rue de Bagnolet 16 mars 1986 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 162 5 294 cm 87 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 88 88 Quartier de Lorette 106, Boulevard Haussmann Mars 1988 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 150 5 112 cm Photo François Poivret 24 avril 1988 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 195 5 114 cm Photo François Poivret 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:26 Pagina 89 89 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 90 Rue La Fayette 24 avril 1988 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 218 5 240 cm Photo François Poivret 90 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 91 91 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 92 92 Cluny Passage des Panoramas Mai 1988 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 208 5 132,5 cm Photo François Poivret Décembre 1988 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 217 5 157 cm Photo François Poivret 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 93 93 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 94 94 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 95 Chartres - Fabius A la descente du Périphérique Juillet 1989 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 170 5 128 cm Photo François Poivret 27 novembre 1989 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 130 5 195 cm Photo François Poivret 95 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 96 Ivry-sur-Seine 27 novembre 1989 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflés sur toile 219 5 250 cm Photo François Poivret 96 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 97 97 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 98 Structure 1990 Pittura spray su carta Bombage sur papier 151 5 242 cm Photo Studio Appi 98 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 99 99 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 100 Boulevard de la Marne, Lille Route Nationale (Bas-Meudon) 27 janvier 1991 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 170 5 215 cm Photo François Poivret Janvier 1991 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 201 5 201 cm Photo François Poivret 100 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 101 101 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:27 Pagina 102 102 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:30 Pagina 103 Les dessous du passage de Bièvres (Gentilly) Dante Saint Jacques 8 mars 1991 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 162 5 130 cm Photo François Poivret 26 février 1992 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 97 5 146 cm 103 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:30 Pagina 104 104 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 105 Saint-Jacques / Saint-Germain (Conseil Général des Côtes d’Armor) Janvier 1992 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 206 5 196 cm Photo Olivia Fryszowski Lycanthrope sur fond blanc Avril 1993 Pittura su tela di lino preparata Peinture sur toile de lin préparée 160 5 218 cm Photo Studio Appi 105 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 106 106 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 107 Le carré magique Alphabet (Bombage) 17 octobre 1993 Pittura e spray su tela Peinture et bombages sur toile 148 5 95 cm Photo François Poivret Février 1994 Pittura spray nera su tela sintetica Bombage noir sur toile synthétique 170 5 210 cm Photo Studio Appi 107 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 108 Sator Graphes Juillet 1995 Pittura nera su tela sintetica Peinture noire sur toile synthétique 157 5 169 cm Photo François Poivret 30 août 1995 Pittura nera, due impronte verde salvia su tela sintetica Peinture noire, deux empreintes vert sauge sur toile synthétique 212 5 160 cm 108 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 109 109 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 110 110 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 111 Structure Graphe 18 octobre 1995 Olio su tela di lino Huile sur toile de lin 195 5 146 cm Photo Studio Appi Octobre 1995 Rosso di Marte, ocra giallo e rosso cadmio scuro su tela di lino Rouge de Mars, ocre jaune, rouge cadmium foncé sur toile de lin 130 5 97 cm Photo Soktha Tang 111 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 112 Ecriture X Graffiti 2 Novembre 1995 Pochoir, pittura spray e olio su tela di lino Pochoir, bombage et huile sur toile de lin 214 5 210 cm Photo Studio Appi 112 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 113 La Tordue & Aufray - Boulevard de la Liberté, Agen 12 mai 1997 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 160 5 160 cm Photo Studio Appi 113 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 114 Croquis Janvier 1998 Matita colorata acrilica (blu scuro e blu-grigio), collage di fotocopia (carta verde pallido) su carta acquarello Lana da 300 g 114 Crayon de couleur acrylique (bleu corbeau et bleu gris), collage photocopie (papier vert pâle) sur papier aquarelle Lana 300 g 110,5 5 75 cm Photo François Poivret 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 115 Douaniers Janvier 1998 Matita colorata acrilica (blu scuro, grigio-blu, rosso), collage di fotocopia (papier maïs) su carta acquarello Lana da 300 g Crayon de couleur acrylique (bleu corbeau, gris bleu, rouge), collage photocopie (papier maïs) sur papier aquarelle Lana 300 g 110,5 5 75 cm Photo François Poivret 115 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 116 L’épervier Janvier 1998 Matita colorata acrilica (bruno, ocra giallo, nero, grigio-blu, rosso, verde brillante, verde scuro), collage di fotocopia (ocra giallo) su carta acquarello Lana da 300 g 116 Crayon de couleur acrylique (brun, ocre jaune, noir, gris bleu, rouge, vert vif, vert foncé), collage photocopie (ocre jaune) sur papier aquarelle Lana 300 g 110,5 5 75 cm Photo François Poivret 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 117 Les Courlis Janvier 1998 Matita colorata acrilica (verde scuro, nero, arancio, viola, grigio), collage di fotocopia (azzuro pallido) su carta acquarello Lana da 300 g Crayon de couleur acrylique (vert foncé, noir, orange, violet, gris), collage photocopie (bleu pâle) sur papier aquarelle Lana 300 g 110,5 5 75 cm Photo François Poivret 117 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 118 Pot pourri Janvier 1998 Matita colorata acrilica (blu scuro, grigio-blu, rosso, arancio, vinaccia, verde brillante, viola, arancio scuro, giallo, rosa, grigio, nero, grigio-verde, ocra giallo), collage di fotocopia (blu ardesia) su carta acquarello Lana da 300 g 118 Crayon de couleur acrylique (bleu corbeau, gris bleu, rouge, orange, lie de vin, vert vif, violet, orange foncé, jaune, rose, gris, noir, gris vert, ocre jaune), collage photocopie (bleu ardoise) sur papier aquarelle Lana 300 g 110,5 5 75 cm Photo François Poivret 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 119 Un sage Janvier 1998 Matita colorata acrilica (blu scuro, grigio-blu, arancio, arancio scuro, grigio), collage di fotocopia (mais) su carta acquarello Lana da 300 g Crayon de couleur acrylique (bleu corbeau, gris bleu, orange, orange foncé, gris), collage photocopie (maïs) sur papier aquarelle Lana 300 g 110,5 5 75 cm Photo François Poivret 119 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 120 Place Arnaud Bernard, Toulouse 14 juin 1999 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 186 5 77 cm 120 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 121 Barcelone - Joe Strummer Janvier 2000 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 208 5 91 cm Photo François Poivret 121 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 122 122 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 123 Grenoble Généalogie Obelisco - Estación Retiro, Buenos Aires Février 2000 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 170,5 5 118 cm Collection particulière Photo Soktha Tang Novembre 2001 Inchiostro di china su carta Arches da 500 g Encre de Chine sur papier Arches 500 g 77 5 55 cm 12 février 2003 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 110 5 216 cm Photo François Poivret 123 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 124 124 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 125 125 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 126 126 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 127 Fabrica - Calle Costanera, Buenos Aires Autoroute, Buenos Aires 13 février 2003 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 215 5 137 cm Photo François Poivret 14 février 2003 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 110 5 160 cm Photo Soktha Tang 127 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 128 Avenida General Roca, Buenos Aires 14 février 2003 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 114 5 278 cm Photo Soktha Tang 128 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 129 129 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 130 Triptyque pour la Place Saint-Sulpice Sator Juin 2003 Pittura spray Buntlack color limone, verde maggio, blu medio, vermiglio chiaro su tela Bombage Buntlack citron, vert de mai, bleu moyen, vermillon clair sur toile 260 5 900 cm 15 mars 2003 Acrilico Liquitex e pittura spray su tela di lino preparata Acrylique Liquitex et bombage sur toile de lin préparée 200 5 146 cm Collection particulière Photo François Poivret 130 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 131 131 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 132 132 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 133 Opération quimpéroise - Café Olé Alphabet 2008 Le Quartier, août 2006 Manifesti strappati incollati su tela Affiches lacérées marouflées sur toile 180 5 123 cm Photo Soktha Tang 2008 Tecnica mista su carta Bristol Technique mixte sur Bristol 21 5 15 cm 133 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 134 Les choses singulières Juin 2009 Pittura spray, pastelli a olio e pochoir su tela montata su tre telai 134 Bombage, bâtons à l’huile, pochoir sur toile montée sur trois châssis 250 5 585 cm Photo François Poivret 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 135 135 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 136 Coscenti della nostra singolarità Carrés magiques, arbre généalogique Octobre 2009 Pastelli a olio su tela Bâtons à l’huile sur toile 150 5 220 cm Décembre 2009 Inchiostro, gouache e pastelli a olio su carta Encre, gouache, bâtons à l’huile sur papier 65 5 50 cm Photo François Poivret 136 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 137 137 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 138 Les précurseurs 13 novembre 2010 Pochoir e pastelli a olio di sette colori su carta Canson Figueras da 290 g Pochoir et bâtons à l’huile sept couleurs sur papier Canson Figueras 290 g 103 5 135,5 cm Photo François Poivret 138 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 139 Commune de Paris 24 juin 2011 Pastelli a olio su tela montata su telaio Bâtons à l’huile sur toile montée sur châssis 200 5 139 cm 139 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 140 Jacques Villeglé Les Ateliers d’Aquitaine, 2001 140 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 141 Le carré magique 19 décembre 2000 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,8 5 18 cm 141 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 142 Poitou-Charentes 19 mai 2001 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,5 5 17,6 cm 142 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 143 Satan Adama Sabat Amata Natas Août 2001 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,5 5 18,2 cm 143 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:31 Pagina 144 Je ne peux jouer avec des signes... Délaisser le faire pour le ravir... Décembre 2001 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 26 5 18 cm 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,8 5 17,8 cm 144 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 145 Il y aura toujours un 14 juillet... Lacéré anonyme mythe collectif 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,9 5 18,4 cm 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,6 5 18,3 cm 145 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 146 L’affiche lacérée œuvre d’art... L’affiche prend de l’intérêt... 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 26,1 5 18,1 cm 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,5 5 17,8 cm 146 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 147 La lacération est un non... Le décollage serait au collage... 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,7 5 18,2 cm 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,5 5 18,3 cm 147 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 148 Les affiches lacérées perçaient le mur du silence L’estime particulière du choix 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 26 5 18,5 cm 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,8 5 18,1 cm 148 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 149 Manifestation spontanée... Peu importe ce que l’on choisit... 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,8 5 18,2 cm 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,4 5 17,8 cm 149 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 150 150 L’affiche lacérée par des inconnus Réalités collectives... 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,4 5 18 cm 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,5 5 18 cm 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 151 Voici au niveau de l’acte créatif l’acte de choisir 20 février 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,6 5 18,2 cm 151 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 152 152 Pas d’autre mot qui sonne comme cruche... Martyr 21 juin 2002 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,3 5 18 cm 3 mars 2003 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,9 5 18 cm 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 153 Restez enchanteresse Mars 2003 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,5 5 17,7 cm 153 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 154 L’image idéographique Nothing is more dangerous 11 juillet 2003 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,5 5 17,8 cm 23 février 2005 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,8 5 18,4 cm 154 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 155 One must have chaos La réalité est un coup de massue... Juin 2005 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 25,9 5 18,2 cm Mars 2006 Correttore bianco su lavagna scolastica con cornice in legno Correcteur blanc sur ardoise d’écolier avec cadre en bois 26 5 18,3 cm 155 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 156 YES 2007 Acciao Corten Acier Corten 54 5 111 5 8 cm 156 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 157 157 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 158 Alphabet Juin 2010 Ghisa Fonte 79,5 5 79,5 cm Photo Gilbert Bazin 158 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 159 Sator Juin 2010 Ghisa Fonte 68,5 5 68,5 cm Photo Gilbert Bazin 159 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 160 Art 2010 Bronzo Bronze 49,5 5 97 5 7,5 cm 160 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 161 Star 2010 Bronzo Bronze 63 5 97 5 10,5 cm 161 02 OPERE VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:32 Pagina 162 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 163 Apparati / Annexes 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 164 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 165 Note biografiche Jacques Villeglé, Rue au Maire, Paris, 2008 Photo Katrin Baumann Jacques Villeglé nasce a Quimper (Finistère, in Bretagna) il 27 marzo 1926. A Vannes (dipartimento di Morbihan, in Bretagna), dove risiede dal 1934, Villeglé scopre, nel giugno 1943, l’Anthologie de la peinture de 1906 à nos jours (Ed. Montaigne, Parigi, 1927) di Maurice Raynal, che fino alla fine della guerra sarà la sua principale fonte d’informazione sulla pittura contemporanea. Tra le opere riprodotte, in bianco e nero, un Miró lo sconcerta in modo particolare per l’indeterminatezza della macchia lanuginosa centrale e per la disinvoltura, leggerissima, del grafismo. In questo periodo Villeglé lavora presso lo studio di un architetto abbastanza tradizionalista; tuttavia, grazie a una monografia e a una biografia di Le Corbusier, prende coscienza del fatto che anche l’urbanistica sta attraversando un’evoluzione che egli ignorava completamente. Nel febbraio 1944 Villeglé soggiorna per un breve periodo nella Parigi occupata: i quadri esposti nelle gallerie lo deludono. Al suo ritorno legge Guignol’s Band di L.F. Céline, e quel testo lo converte alla letteratura di Drieu La Rochelle, che a quel tempo godeva di un enorme consenso del pubblico. A settembre Villeglé si iscrive all’Ecole des Beaux-Arts di Rennes. Alla fine di gennaio del 1945 nasce l’amicizia con Raymond Hains, anche lui iscritto all’Ecole des Beaux-Arts (sezione scultura), fino a Pasqua però, quando decide di ritirarsi. Poco dopo, anche Villeglé fa domanda di ammissione all’Ecole Nationale Supérieure d’Architecture. Con Etapes de la peinture française contemporaine depuis le cubisme 1911-1944 di Bernard Dorival, Villeglé apprende – nonostante le reticenze dell’autore, che era professore all’Ecole du Louvre – le nozioni dell’automatismo psichico surrealista. Lo spirito di questo libro, fortemente intriso della “prudenza contadina e borghese” dell’anti-intellettualismo vichista – che rifiutava, per un umanesimo figurativo, “tanto l’astrazione dell’avanguardia quanto il sogno del surrealismo” –, prefigurava lo statismo culturale della Quarta Repubblica, ripiegata sul “genio pittorico francese” e sul rispetto del “disordine stabilito”, come lo definiva all’epoca Emmanuel Mounier. Dopo aver lavorato quattro mesi presso lo studio di un architetto di Saint-Malo, nel gennaio del 1947 Villeglé si iscrive all’Ecole des Beaux-Arts di Nantes. Risiede dapprima in rue du Bocage, vicino all’ospedale militare dove, tempo addietro, André Breton ha conosciuto Jacques Vaché. Un aneddoto di cui Villeglé verrà a conoscenza poco tempo dopo leggendo l’Histoire du surréalisme di Maurice Nadeau. È questo il periodo in cui Villeglé approfondisce le sue conoscenze sul caso oggettivo e sulla scrittura automatica. In aprile Villeglé viene ammesso all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts (sezione architettura). Durante le vacanze a Saint-Malo inizia a raccogliere objets trouvés: fili di ferro o residui del “mur de l’Atlantique” che, senza il minimo intervento da parte dell’artista, costituiscono già delle vere e proprie pitture o sculture. In dicembre Villeglé e Hains visitano in modo sistematico tutte le gallerie di Parigi per sapere “chi è chi”, “chi fa cosa”, “chi espone chi” ecc. Durante questa ricognizione i due artisti incontrano Colette Allendy (1895-1960), la vedova del Dott. René Allendy (18891942), che dirigeva allora una galleria in rue de l’Assomption n. 67, ad Auteuil. In quel momento la galleria ospitava una mostra di disegni di Arp, Kandinsky, Magnelli e Miró. 1948-1949. Villeglé fa avanti e indietro fra Nantes e Parigi. A settembre conosce il poeta Camille Bryen (1907-1977), originario della “città del ponte trasbordatore e dell’angoscia nantese”; con lui frequenta Wols alla Pergola, alla Rôtisserie Saint-Germain o alla Rhumerie Martiniquaise. Nel febbraio del 1949 Villeglé realizza con Hains Ach Alma Manetro, la prima affiche lacerata. A dicembre Villeglé lascia definitivamente Nantes e si trasferisce a Parigi, abbandonando, senza alcun rimpianto, gli studi in architettura. “Intenzionalmente” – “intenzione” nel senso husserliano del termine di “visione” – limita il suo procedimento appropriativo ai soli manifesti lacerati. 1950-1954. Dopo un breve apprendistato a Nancy presso gli Ateliers de Maxéville di Jean Prouvé (1901-1984), il creatore dei “mursrideaux”, Villeglé partecipa alla messa a punto delle lettere deflagrate – che Raymond Hains fotografava già dal 1947 servendosi di una trama di vetro scanalato – e a diversi film tra cui Pénélope e Loi du 29 juillet 1881 o Défense d’afficher. Uno stralcio di Pénélope sarà montato, nella primavera del 1960, dall’équipe del Centre de Recherche Image della RTF e divulgato con il titolo di Etude aux allures – nome della composizione di musica concreta con cui Pierre Schaeffer (1910-1995), l’allora direttore del Centro, sonorizzò questo cortometraggio (12 min. circa, colori, 16 mm). Il titolo Pénélope era stato inizialmente scelto da Villeglé per i colori mediterranei del film e per le sue riprese ininterrotte. Da vero “ad-hochista”, sugli scarti sovrapposti delle pellicole egli realizzerà dei graffiti utilizzando la china, che seccandosi andrà via via screpolandosi. Queste pellicole graffiate verranno mostrate all’inizio degli anni ottanta in una mostra al Centre Georges Pompidou di Parigi (Paris - Saint-Brieuc 1950-1952). 1° maggio 1952. Hepérile, il poema fonetico di Camille Bryen edito da PAB (Pierre-André Benoît, 1922-1993), viene scelto per ufficializzare la deflagrazione della scrittura. Hepérile éclaté, un piccolo volume dedicato a una fauna di ultra-lettere baiadere – ondine scanalate della nuova mitologia –, verrà realizzato il 19 giugno 1953 in occasione di una mostra personale di Bryen alla Galerie Colette Allendy di Parigi. A dicembre, Chez Moineau, in rue du Four 22, Hains e Villeglé frequentano i lettristi dissidenti, tra cui Bull Dog Brau (1930-1985), Guy-Ernest Debord (1931-1994), Gil J Wolman (1929-1995), Jean-Michel Mension ecc. che avevano appena fondato la loro prima internazionale, premessa al situazionismo. Nel febbraio 1954 Villeglé e Hains conoscono François Dufrêne (1930-1982), del quale da otto anni seguivano le pubblicazioni e i recital lettristi. Grazie a Dufrêne conoscono Yves Klein “il Monocromo” (1928-1962), di ritorno dal Giappone. Aprile-maggio 1957. Sfuggita ai dogmatismi degli astrattisti, la galleria di Colette Allendy organizza la prima retrospettiva delle affiches lacerate. A rendere possibile la mostra è Yves Klein, che anticipa di otto giorni la chiusura della propria. Tre critici commentano l’esposizione: Edmond Humeau, Le lyrisme des murs su “Combat” del 5 giugno 1957; Michel Courtois su “Arts” del 5 giugno 1957; e Pierre Restany su “Cimaise” dell’ottobre 1957. Durante il vernissage della mostra Villeglé incontra per la prima volta Gérard Deschamps (all’epoca diciannovenne), un frequentatore abituale della galleria dove tra l’altro aveva già esposto. 165 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 166 Rendendosi conto che critica e pubblico non avevano colto il nuovo atteggiamento pittorico introdotto dai manifesti lacerati, così come venivano strappati dai muri o dalle palizzate, Villeglé fa il punto sulla lacerazione in quanto “manifestazione spontanea” in un articolo intitolato Des réalités collectives, pubblicato nel maggio del 1958 in “Grâmmes”, rivista provocatoriamente sottotitolata “ultra-lettrista”. Isidore Isou risponderà alla provocazione sulla rivista di Maurice Lemaître “Poésie Nouvelle”. Conclusa una prima vendita di affiches lacerate di piccolo formato, nel febbraio del 1959 Dufrêne invita Villeglé a presentare il suo lavoro – dove nel frattempo aveva preso forma il “Lacéré Anonyme” – nell’atelier di suo padre, in rue Vercingétorix. La manifestazione ha luogo a giugno. Sorta di personaggio mitico, il Lacerato Anonimo nasce dalla credenza in una creazione collettiva. Così come le cattedrali sarebbero state costruite da una volontà comune, per slancio popolare. E così come, secondo Vico, Omero personifica il popolo greco, il Lacerato Anonimo rappresenta l’insieme dei laceratori sconosciuti. È la rimessa in questione dell’artista interprete dell’animo popolare e intermediario dell’inconscio collettivo. Nel mese di ottobre alcune affiches lacerate, un monocromo blu e una “macchina per dipingere”, disseminati all’interno e all’esterno del Musée Municipal d’Art Moderne de la Ville de Paris, creano i tre luoghi evenemenziali della prima edizione della Biennale des Jeunes. Tre luoghi che il nuovo incaricato agli Affari Culturali André Malraux ridurrà a due. Ricordando la sua visita alla mostra il giorno dell’inaugurazione, Malraux si dimentica infatti di Klein, menzionando invece la minacciosa macchina di Tinguely (19251991), che per poco non lo aveva sporcato di pittura, e le “affiches lacerate, i più insidiosi ready-made”. Malraux racconterà questa sua esperienza a Picasso nel libro La tête d’obsidienne (Gallimard, Parigi, 1974, p. 141). Nel corso dell’anno esce il libro Sur Marcel Duchamp di Robert Lebel (1904-1986): le affiches lacerate, che fino a quel momento erano stati impropriamente assimilati al collage, saranno d’ora in poi identificati come ready-made. E i “rapitori di manifesti” dovranno faticare non poco per far capire quanto l’influenza duchampiana fosse stata assolutamente secondaria nell’elaborazione dell’affiche lacerata. In risposta alle nuove tendenze emerse dalla prima Biennale di Parigi e grazie all’intermediazione di Alain Jouffroy, nel febbraio del 1960 viene affidata a François Dufrêne una sala del Salon Comparaisons. Dufrêne presenta il lavoro degli “affichistes” accanto ad alcuni “assemblagisti”, ad una giovane croûtiste, ad alcuni espressionisti barocchi e ad alcuni artisti sperimentali che lavoravano sullo spazio e sul movimento. Ursula Girardon (1926-1989), boulevard Pasteur, è il primo intermediario a concludere la vendita di un’affiche lacerata. Villeglé accompagna Dufrêne negli studi-laboratori di Pierre Henry, in rue Cardinet 80. Su incoraggiamento di Jouffroy, tra i due inizia una collaborazione tecnologica-criritmica. Ad aprile, a Milano, il giovane critico ventinovenne Pierre Restany coglie il particolare momento storico per redigere il primo manifesto del nouveau réalisme e organizzare, alla Galleria Apollinaire, la mostra Baptême de l’appropriation, che legittima a tutti gli effetti l’intuizione avuta dal critico osservando le opere di Yves Klein, Jean Tinguely, Raymond Hains, François Dufrêne e Jacques Villeglé 166 all’epoca della Biennale. A questo gruppo iniziale si aggiungerà Arman, amico di Restany. Sei mesi dopo, il 27 ottobre 1960, a Parigi, nell’appartamento di Yves Klein, il gruppo riunito da Restany firma la dichiarazione costitutiva dei nouveaux réalistes. Di passaggio a Parigi, a dicembre Mimmo Rotella fa visita ai “rapitori di manifesti”, che allora esponevano per la prima volta con il gruppo dei nouveaux réalistes al Festival d’Avant-garde, nel Padiglione americano alla Porte de Versailles. Nel 1961 Villeglé subentra a Dufrêne al Salon Comparaisons (gli verrà riservata una sala fino al 1968): egli invita, oltre ai nouveaux réalistes, alcuni giovani artisti pop americani ed europei, oltre a diversi rappresentanti parigini dell’arte povera, dell’école de Nice, del lettrismo, della mec art, Poulet 20 NF e gli “objecteurs”; insomma, tutti artisti marginali, o il cui lavoro non corrispondeva alle direttive degli altri organizzatori. La presenza di Villeglé all’interno del comitato direttivo del Salone stimola il gruppo dei “pittori della realtà”: i soggetti delle loro opere passeranno, nell’arco di due-tre anni, dalla natura morta (ancora come veniva intesa nel XVII secolo) ai pastiches urbani del nouveau réalisme, senza però snaturarsi, rimanendo comunque fedeli ai canoni accademici e al cavalletto, rispettosi del lavoro in quanto tale e, naturalmente, non abbandonando mai la pittura. Nel 1967, prima di dimettersi dal suo incarico al Salon Comparaisons, di cui non condivideva le posizioni tradizionaliste, Villeglé proporrà, assieme a Jean-Louis Brau, di predisporre per il Salone dell’aprile 1968 una “sala hippie”, dove non sarebbe stata esposta nessuna opera plastica. Una proiezione di diapositive ricorderà l’originaria destinazione del luogo, da sempre riservato alla pittura. 17 maggio 1961. A Parigi, apertura della Galerie J in rue Montfaucon. Primo contratto. 1961-1963. Nonostante la dichiarata presa di posizione in merito al primato del “rapire” sul “fare”, il gruppo dei cosiddetti “affichistes”, per distinguerli dagli altri nouveaux réalistes, viene paradossalmente invitato prima all’esposizione The Art of Assemblage (New York, Dallas e San Francisco), poi a quella intitolata 50 ans de collage (SaintEtienne e Parigi). Nel 1963 Robert Lebel e Alain Jouffroy fanno il punto sulla distinzione fra “collage” e “oggetto” in una mostra presso una galleria effimera a Saint-Germain-des-Prés. 1963-1964. Mostre personali alle gallerie J di Parigi e Ad Libitum di Anversa. Il direttore del Kaiser Wilhelm Museum di Krefeld, Paul Wember, acquista un’affiche ad Anversa, incoraggiando inoltre il primo acquisto, europeo e istituzionale, di opere di Dufrêne e Hains. Mostre dei quattro “rapitori” presentate da Pierre Restany presso la galleria di Arturo Schwarz a Milano (L’affiche lacérée, élément de base de la réalité urbaine) e la Gres Gallery di Chicago. Nel maggio 1965 alcune affiches di un ballo (firmati Mathieu e lacerati) offrono a Villeglé l’occasione di elaborare un primo lavoro tematico. Contro l’appropriazione che lo ha preceduto, il laceratore va al cuore purpureo del grafismo, mettendo a nudo, con tre colpi di rasoio, una macchia-scudo di sabbia. A destra: volti. A sinistra: una fila uguale con una punta triangolare all’inglese. L’insieme di queste affiches viene esposto nel febbraio del 1967 da Jacqueline Ranson, in rue Furstenberg, con il titolo De Mathieu à Mahé. 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 167 Ad agosto Villeglé inizia a redigere Lacéré Anonyme o Urbi & Orbi, dove argomenta la rilettura moderna dei miti tradizionali e l’ambiguità che essa comporta quando il colpo di fulmine diventa criterio di creazione. Inoltre Villeglé descrive come il suo collezionare i manifesti lacerati lo abbia fatto diventare lui stesso una “personalità lacerata”. Grazie alla mediazione del patafisico Noël Arnaud, il 20 ottobre Villeglé entra in contatto con Léo Malet (1909-1996), ex surrealista, romanziere, nonché il padre del personaggio di Nestor Burma (detective privato). Già negli anni trenta Malet si era immaginato una forma di “décollage direzionato” per realizzare oggetti “psicoatmosferici-anamorfici”. Con l’intenzione, non poco maliziosa, di stilare il catalogo ragionato dell’opera dell’Oberdada Johannes Baader (1875-1954), il 9 novembre 1968 Villeglé incontra Carola Giedion-Welcker al Café Odéon di Zurigo. In seguito, dopo la pubblicazione di un articolo sulla rivista “Leonardo”, farà visita a César Domela (22 aprile 1969), a Raoul Hausmann (17 maggio), a Herta Wescher (29 maggio), a Poupart-Lieussou (7 giugno) e a Jefim Jef Golyschev (16 giugno). Le mostre del nouveau réalisme e della pop art – primi bilanci dell’attività artistica degli anni sessanta – e, in seguito, quelle del décollage si susseguono a La Haye, Vienna, Berlino, Krefeld, Anversa e Milano. 28 febbraio 1969. Nixon fa visita a De Gaulle. Sulle pareti di un corridoio della metropolitana Villeglé vede le tre frecce del vecchio Partito socialista, la croce gaulliana, la svastica nazista, la croce celtica inscritte nella “O” dei movimenti Jeune Nation, Ordre Nouveau, Occident ecc. E ancora, le tre frecce dinamiche, timoniere e pavloviane di Serge Tchakhotine a indicare, senza altro commento, il nome del presidente americano. 6-7 maggio. In occasione della manifestazione Liberté de parole, organizzata da J.J. Lebel, il primo grafismo socio-politico viene esposto al Théâtre du Vieux-Colombier. Poco tempo dopo sarà pubblicato dagli editori milanesi ed esposto assieme a una “valigia nouveau réaliste”. Agosto 1970. Inizia la redazione del catalogo ragionato dell’opera di Villeglé. Tra il 1983 e il 1988, ad occuparsi del catalogo sarà Françoise-Julie Piriou, allora studentessa all’Università dell’Alta Bretagna, sotto la direzione di Jean-Marc Poinsot. Ottobre-novembre. Decimo anniversario del nouveau réalisme alla Galerie Mathias Fels (Parigi) e Rotonda di via Besana (Milano). Il critico Otto Hahn (1935-1996) pubblica sulla rivista “VH 101”, n. 3, alcuni brani tratti dal Lacéré Anonyme con il titolo Le flâneur aux palissades de la manifestation spontanée. Prima acquisizione ufficiale in Francia di un’affiche di Villeglé ad opera del Fonds National d’Art Contemporain. 1971-1972. Staatsgalerie di Stoccarda: prima esposizione museale interamente dedicata alle affiches lacerate. La prefazione del catalogo è di Johannes Cladders, futuro direttore del Musée de Mönchengladbach, il quale, in occasione dell’inaugurazione del museo – nel 1981 – dedicherà una sala alle opere dei tre affichistes parigini. Carl André realizza il pavimento della sala. Retrospettiva di Villeglé al Moderna Museet di Stoccolma e al Museum Haus Lange di Krefeld. Mostre personali a Colonia: da Michael Werner e alla Galerie Der Spiegel, diretta da Eva (1913-1988) e Hein Stünke (1913-1994). 1974. Preannunciando la pubblicazione della prima versione del Lacé- ré Anonyme o Urbi & Orbi da parte del Musée National d’Art Moderne (luglio 1977), Villeglé ne anticipa alcuni brani sulle riviste “Apeïros” e “Alfabeta”, e nella collana “Poquettes volantes” del “Daily Bull”. Alla fine dell’anno inizia la realizzazione del film d’animazione Un mythe dans la ville (29 min., colori, 16 mm). La colonna sonora (Couper n’est pas jouer, 1969) è di Bernard Heidsieck. Previa autorizzazione dell’artista, Villeglé utilizza la locandina di una mostra che Jean Dubuffet farà affiggere, nell’aprile del 1976, nei quartieri Halles-Beaubourg-Marais, e un “libro impubblicabile” commissionato appositamente a Denise A. Aubertin. 1976-1977. Villeglé partecipa alla mostra itinerante Panorama de l’art français 1960-1975, organizzata dall’AFAA (Association Française d’Action Artistique) e presentata ad Atene, Ankara, Istanbul, Teheran, Baghdad, Damasco, Tel Aviv, Tunisi, Rabat e Algeri. 1976-1981. Villeglé partecipa alle mostre Beautés volées al Musée d’Art et d’Industrie di Saint-Etienne, Paris-New York al Centre Georges Pompidou di Parigi, Dufrêne et Villeglé, affiches lacérées al Centre Noroît di Arras, Bryen éclaté a Nantes, Paris/Paris 1937-1957 al Centre Pompidou, West-Kunst 1939-1970 a Colonia. In occasione della seconda esposizione del gruppo degli affichistes alla Galerie Mathias Fels di Parigi (marzo-aprile), Villeglé redige il testo in catalogo Commémoration de la loi du 29 juillet 1881. Michel Lancelot (1938-1996) dedica a Villeglé la trasmissione televisiva Loi du 29 juillet 1881, Villeglé (realizzazione Georges Paumier, produzione Antenne 2, 20 min., colori, 16 mm). Gennaio 1982. Les présidentielles 81 vues par Villeglé, Centre d’Art Contemporain J. & J. Donguy, rue de la Roquette, Parigi. Febbraio-giugno. Guérilla des écritures: vari interventi su aree riservate all’affissione nelle città di Rennes e Parigi (con la collaborazione di Art Prospect, Bretagna). Aprile 1985. Villeglé è a Rennes per commemorare il centenario dei primi scritti “ontogenici” di Jarry e della creazione di Ubu. Per celebrare l’anniversario del Retour de l’Hourloupe (alias Bosse-de-nage) vengono organizzate due mostre: la prima, alla Maison de la Culture, è presentata da Bernard Lamarche-Vadel (1949-2000); la seconda (Les affichistes selon Villeglé), alla Galerie Art & Essai dell’Università di Villejean, è presentata da Béatrice Salmon. Luglio. Villeglé monta nuovamente su telaio, per esporli nell’ottobre seguente, due affiches già presentate alla seconda Biennale des Jeunes di Parigi (1961) e rimasti in deposito per ventiquattro anni: uno sarà acquistato nel 1987 da Claude Fournet per il Musée d’Art Moderne et Contemporain di Nizza; l’altro, intitolato Carrefour Sèvres-Montparnasse (3,19 x 8,10 metri), sarà esposto prima nella retrospettiva Les nouveaux réalistes (Parigi, Mannheim e Winterthur) e in seguito al Magasin di Grenoble (1988), alla Kunstmarkt di Colonia (1989), al MoMA di New York (High and Low, 1990), al Ludwig Museum di Colonia (nella mostra Pop Art) e al Centro de Arte Reina Sofía di Madrid nel 1992, al Centre Pompidou di Parigi (Les années pop) nel 2001. Villeglé crea un vero e proprio gruppo finanziario per realizzare il primo volume del catalogo ragionato della sua opera, che viene pubblicato in occasione della mostra La peinture dans la non-peinture (Nizza, dal luglio 1988; Tolosa, ottobre 1988; Colonia, 1989). 1989. Valérie Villeglé dà vita al Secrétariat Jacques Villeglé, un organo preposto all’informatizzazione degli archivi e alla redazione del 167 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 168 catalogo ragionato dell’opera di Villeglé, che conta a oggi sette volumi pubblicati. Mostre personali al Centro Culturale d’Arte Bellora di Milano, alla Galleria Peccolo di Livorno, alla Galerie Reckermann di Colonia e alla Zabriskie Gallery di New York. 1990. Esce il volume Villeglé. La présentation en jugement di Bernard Lamarche-Vadel (Marval, Parigi). Nel 1991, grazie agli addetti culturali della Regione Nord - Pas-deCalais e alla tenacia dello stampatore Alain Buyse, vengono organizzate le prime mostre “decentralizzatrici” a Lille e a Douai. 1994. Villeglé viene invitato da Franz W. Kaiser al Museum Paleis Lange Voorhout dell’Aia nell’ambito di una serie di mostre personali di arte contemporanea francese organizzate dall’AFAA. 1995. Esce il volume Un homme sans métier, Jannink, Parigi. 28-29 settembre. Su iniziativa della DAP viene proiettato un film su Villeglé nell’ambito degli “Archives du XXe Siècle” (film coprodotto da Terra Luna, realizzato da Fabrice Maze, con un’intervista a cura di Philippe Piguet). 1996. Retrospettiva al Centre d’Art Contemporain Bouvet-Ladubay di Saumur, con un’intervista a cura di Geneviève Nevejan. 1997. Esce il volume Carrefour politique (Vers les Arts, Calignac). Luglio. Nasce l’Atelier d’Aquitaine a Martéret, in Lot-et-Garonne. Inizio di una nuova serie tematica dedicata alla musica amplificata: La techno. Prima mostra di Villeglé al Carré d’Art di Bayonne (maggio-giugno 1998), presentata da Marie Albet. 1997-1998. Villeglé partecipa alle mostre dei nouveaux réalistes a Parigi (Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois; pubblicazione del libro di Catherine Francblin), Colonia (Museum Ludwig), Vence (Notre-Dame des Fleurs), Esslingen (Villa Merkel), Milano (Fonte d’Abisso Arte) e Nizza (MAMAC). 1998. Esce il volume Liens et lieux, Galerie Départementale du Douven, Locquémeau, prefazione di Annie Goëdard-Le Goff. Novembre. Retrospettiva alla Alan Koppel Gallery di Chicago, organizzata in collaborazione con Chloé R. Ziegler (prefazione di Simon Anderson, intervista di Annette Ferrara). 1999. Mostre personali a: Colonia, Galerie Der Spiegel, Double message; Parigi, Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, prima mostra tematica, Mots 1949-1996, presentata da Catherine Millet; Poitiers, Confort Moderne, Villeglé, la musique amplifiée, presentata da Dominique Truco, François Dagognet, Alain Jouffroy e Pierre Restany; Ginevra, Galerie Sonia Zannettacci; New York, Ubu Gallery, Rétrospective 1959-1998; Los Angeles, Shoshana Wayne Gallery; Mérignac, Vieille Eglise Saint-Vincent, Villeglé techno-rapt, presentata da Dominique Dussol. Pubblicazione di Cheminements 1943-1959 (Jean-Pierre Huguet/ “Les Sept Collines”, Saint-Julien-Molin-Molette). 2000. Micropolitiques, Le Magasin, Grenoble. Mostre personali alla Cité de la Musique di Parigi (prefazione in catalogo di Catherine Francblin) e alla Galerie Lucien Schweitzer del Lussemburgo. 2001. L’Atelier d’Aquitaine viene invitato dal FRAC (Fonds Régional d’Art Contemporain) della Corsica alla mostra Décentralisation 3, a Corte. Mostre personali a: Londra, James Mayor Gallery; Parigi, Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, seconda mostra tematica, Ima- 168 ges 1958-1991, presentata da Catherine Francblin; Los Angeles, Chac Mool Gallery; Ginevra, Galerie Sonia Zannettacci; Chicago, Alan Koppel Gallery. Odile Felgine, biografa di Roger Caillois e Victoria Ocampo, dedica a Villeglé una monografia (Ides et Calendes, Neuchâtel). 2002. Esposizioni a La Briantais, Saint-Malo, Lille. Creazione, assieme a Ferdinando Botto Poala, dello spazio AE (stoffe e abiti) e realizzazione del CD-Rom Jacques Villeglé. Catalogue raisonné. 2003. Mostre personali a: Poitiers, Musée Sainte-Croix, Alphabet socio-politique; Vannes, Musée de la Cohue; Parigi, Galerie GeorgesPhilippe & Nathalie Vallois, terza mostra tematica, Sans lettre ni figure 1951-1968, presentata da Hans Ulrich Obrist e Robert Fleck. A febbraio la Città di Buenos Aires invita l’Atelier d’Aquitaine a intervenire presso il Centro Cultural Recoleta. 2004. Realizzazione di due arazzi presso l’atelier André Magnat (Aubusson) e l’atelier Pinton (Felletin), destinati ai musei di Cognac. 2005. Esce il volume La traversée Urbi & Orbi, Transéditions, Parigi. Mostre personali a: Orchies, Maison de la Chicorée; Ginevra, Galerie Sonia Zannettacci; Metz, Arsenal; Parigi, Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, quarta mostra tematica, Politiques 1957-1991, prefazione di Nicolas Bourriaud. 2006. Mostre personali a: San Francisco, Modernism; Chicago, Alan Koppel Gallery; Quimper, Le Quartier; Knokke-le-Zoute e Art Köln, Guy Pieters Gallery; Milano, Galleria Tonelli; Monaco, Incognito; Valencia, Museo della Città. 2007. Mostre personali a: Parigi, Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, quinta mostra tematica, La lettre lacérée; Padova, Vecchiato New Art Galleries; Art Paris, Guy Pieters Gallery; Lussemburgo, Galerie Lucien Schweitzer; Hannover, Stiftung Ahlers Pro Arte / Kestner Pro Arte. Pubblicazione di due monografie: una edita dalla Galerie Linda & Guy Pieters (biografia di Odile Felgine, prefazione di Arnaud Labelle-Rojoux); l’altra con prefazione di Kaira Cabañas, François Bon e Nicolas Bourriaud (Flammarion, nella collana “La création contemporaine”). Retrospettiva del nouveau réalisme (decennio 1950-1960) al Grand Palais di Parigi e allo Sprengel Museum di Hannover. Per l’occasione vengono realizzati uno scrittoio e un tavolino dal vetraio Gilles Chabrier e dal designer René Bouchara, esposti ad Art Paris. 2008. Retrospettive di Villeglé al Centre Pompidou di Parigi e al Musée Départemental d’Art Ancien et Contemporain di Epinal. Villeglé inaugura la Galleria Agnellini Arte Moderna di Brescia e participa alla Biennale di Gwangju (Corea). Esposizioni a Istanbul (Pera Museum), Ginevra (Galerie Sonia Zannettacci), Chicago (Alan Koppel Gallery), San Francisco (Modernism), Nizza (Bibliothèque Louis-Nucéra). Il Consiglio Generale dei Vosgi commissiona a Villeglé un Mémorial socio-politique in acciaio Corten di 15 x 2 metri per il giardino del museo. Pubblicazione di una monografia di Gérard Durozoi (Hazan, Parigi) e di due interviste: una di Marion Chanson (Thalia, Ennery); l’altra di Didier Dauphin (Bookstorming, Parigi). Nell’ottobre 2009 Villeglé è l’invitato d’onore alla Mediateca del Centre Culturel Saint-Louis-de-France a Roma. Il giorno dell’inaugurazione l’artista realizza un affresco socio-politico. In questa occa- 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 169 Jacques Villeglé davanti a / devant YES, 2009 Scultura in acciaio Corten Sculpture en acier Corten 400 5 800 cm Sin-Martens-Latem sione la Galleria Mucciaccia di Roma gli rende omaggio con una retrospettiva curata da Dominique Stella. Aprile 2010. Installazione di un alfabeto socio-politico in bassorilievo di 3,5 x 3,5 metri nel cortile della Ecole d’Arts Plastiques di Châtellerault. Mostra al MiArt con Agnellini Arte Moderna; la Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois di Parigi presenta la sesta mostra tematica, La peinture dans la non-peinture. Opere di Villeglé sono pre- senti nella mostra inaugurale del Centre Pompidou di Metz, Chefsd’œuvre?, e nell’accrochage inaugurale del LaM di Villeneuve-d’Ascq. 2011. Mostre a: Londra, Alexia Goethe Gallery e Stuart Shave Modern Art; Casablanca e Marrakech, Matisse Art Gallery; San Francisco, Modernism; Vicenza, Yvonne Arte Contemporanea; Chiari, Galleria L’Incontro. Attualmente Villeglé lavora a vari progetti di mobili e sculture. 169 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 170 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 171 Eléments de biographie Jacques Villeglé all’inaugurazione della sua mostra / à l’inauguration de son exposition, Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Paris, 15 settembre / septembre 2008 Photo Katrin Baumann Jacques Villeglé nait à Quimper (Finistère, Bretagne) le 27 mars 1926. A Vannes (Morbihan, Bretagne), où il demeure depuis 1934, il découvre, en juin 1943, l’Anthologie de la peinture de 1906 à nos jours (Ed. Montaigne, Paris, 1927) de Maurice Raynal. Jusqu’à la fin de la guerre ce volume sera sa principale information sur la peinture contemporaine. Parmi les œuvres reproduites, en blanc et noir, une œuvre de Miró le déroute principalement par l’indétermination d’une cotonneuse tache centrale, et par la désinvolture du graphisme des plus légers. Il travaille alors chez un architecte assez conventionnel, par contre, à travers une monographie et une biographie de Le Corbusier, il prend conscience que l’urbanisme est également dans une évolution qu’il ignorait totalement. En février 1944, court séjour dans le Paris occupé, déçu par les tableaux qu’il peut voir aux vitrines des galeries. A son retour, il lit Guignol’s Band de L.F. Céline; cette lecture le change de la littérature à la Drieu La Rochelle qui faisait florès. En septembre il s’inscrit à la section peinture de l’Ecole des Beaux-Arts de Rennes Fin janvier 1945, il se lie avec Raymond Hains qui vient de s’inscrire à la section sculpture, pour la quitter à Pâques, tandis que luimême passe à l’atelier d’admission de l’Ecole Nationale Supérieure d’Architecture. Avec Etapes de la peinture française contemporaine depuis le cubisme 1911-1944, de Bernard Dorival, malgré les réticences de l’auteur, professeur à l’Ecole de Louvre, il prend connaissance de l’automatisme psychique surréaliste. L’esprit de ce livre empreint de la “prudence paysanne et bourgeoise” de l’anti-intellectualisme vichyste, qui rejetait, pour un humanisme figuratif, “autant l’abstraction de l’avant-garde que le rêve du surréalisme”, préfigurait le statisme culturel de la Quatrième République, replié sur le “génie pictural français”, et le respect du “désordre établi”, comme disait à l’époque Emmanuel Mounier. En janvier 1947, après avoir travaillé quatre mois chez un architecte de Saint-Malo, Villeglé s’inscrit à l’Ecole des Beaux-Arts de Nantes. Il y demeure d’abord rue du Bocage, près de l’hôpital militaire qui vit la rencontre de André Breton et Jacques Vaché. Il en prend connaissance peu après en lisant l’Histoire du surréalisme de Maurice Nadeau et complète en même temps ses notions sur le hasard objectif et l’écriture automatique. En avril il est admis à l’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts (section architecture). Durant les vacances il commence à Saint-Malo la collecte d’objets trouvés: échantillon de catalogue, fils d’acier, déchets du mur de l’Atlantique qui, sans la moindre intervention d’un artiste, constituent indubitablement des peintures ou des sculptures. A Paris, en décembre, pour savoir qui est qui, qui fait quoi, qui expose qui, visite systématique, avec Hains, de l’ensemble des galeries parisiennes. En fin de parcours, ils font connaissance de Colette Allendy (1895-1960), veuve du Dr René Allendy (1889-1942), qui dirige une galerie, rue de l’Assomption n° 67 à Auteuil. Elle y présentait alors un ensemble de dessins de Arp, Kandinsky, Magnelli et Miró. 1948-1949. Nombreux aller et retour entre Nantes et Paris. En septembre fait la connaissance au Dôme du peintre et poète Camille Bryen (1907-1977), originaire de “la ville du pont transbordeur et de l’angoisse nantaise”, puis, avec lui, fréquente Wols à la Pergola, à la Rôtisserie Saint-Germain ou à la Rhumerie Martiniquaise. Arrache avec Hains, en février 1949, Ach Alma Manetro, première affiche lacérée commune. En décembre, Villeglé quitte définitivement Nantes et abandonne sans regret ses études d’architecture pour s’installer à Paris. Intentionnellement – l’intention désignant au sens le plus husserlien du terme la vision – il décide de limiter sa démarche appropriative aux seules affiches lacérées. 1950-1954. Après un court stage au deuxième trimestre à Nancy aux Ateliers de Maxéville de Jean Prouvé (1901-1984), créateur des “murs-rideaux”, il participe à la mise au point des “lettres éclatées” que Hains photographiait depuis 1947 au travers d’une trame de verre cannelé, et à divers films dont Pénélope et Loi du 29 juillet 1881 ou Défense d’afficher. Un extrait de Pénélope sera monté au printemps 1960 par l’équipe du Centre de Recherche Image de la RTF et diffusé sous le titre Etude aux allures, nom de la composition de musique concrète avec lequel Pierre Schaeffer (1910-1995), directeur du Centre, sonorisa ce court-métrage (12’ env., couleurs, 16 mm), baptisé primitivement Pénélope par Villeglé, à cause des couleurs méditerranéennes et des incessantes reprises. Sur les déchets des pellicules surexposées, avec de l’encre de Chine grasse, qui craquellera en séchant, Villeglé, suivant son habitude “ad-hociste”, fera des graffiti. Ce qui en a subsisté sera diffusé par le Centre Georges Pompidou au début des années quatre-vingt sous le titre Paris - Saint-Brieuc 19501952. 1er mai 1952. Hepérile, poème phonétique de Camille Bryen édité par PAB (Pierre-André Benoît, 1922-1993), est choisi pour officialiser l’éclatement de l’écriture. Hepérile éclaté, petit livre voué à une faune d’ultra-lettres bayadères, ondines cannelées de la nouvelle mythologie, s’effectuera le 19 juin 1953 à l’occasion d’une exposition personnelle de Bryen à la Galerie Colette Allendy. En décembre Hains et Villeglé fréquentent Chez Moineau, sordide café, 22 rue du Four, les lettristes dissidents, Bull Dog Brau (19301985), Guy-Ernest Debord (1931-1994) et Gil J Wolman (19291995), Jean-Michel Mension, etc. qui viennent de fonder leur première internationale, prémisse du situationnisme. En février 1954, ils font la connaissance de François Dufrêne (19301982), dont ils suivaient depuis huit ans les publications et les récitals lettristes. Celui-ci les présente à Yves Klein “le Monochrome” (19281962) de retour du Japon. Avril-mai 1957. Première rétrospective des affiches lacérées chez Colette Allendy, qui avait échappé aux dogmatismes des abstraits, Yves Klein ayant raccourci de huit jours sa propre exposition. Trois critiques la commenteront: Edmond Humeau, Le lyrisme des murs, “Combat”, 5 juin 1957; Michel Courtois, “Arts”, 5 juin 1957; et Pierre Restany, “Cimaise”, octobre 1957. Au cours du vernissage, première rencontre avec Gérard Deschamps (19 ans), familier du lieu pour y avoir déjà exposé. Se rendant compte que la critique, tout comme le public, n’avait pas saisi qu’il y avait un nouveau comportement pictural à exposer des affiches lacérées, telles qu’elles avaient été arrachées du mur ou de la palissade, Villeglé rédige une mise au point sur la lacération “manifestation spontanée”, qu’il fait paraître en mai 1958 sous le titre Des réalités collectives dans “Grâmmes”, revue sous-titrée par provocation de l’“ultra-lettrisme”. Isidore Isou répondra à cette provoc dans la revue de Maurice Lemaître “Poésie Nouvelle”. 171 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 172 En février 1959, François Dufrêne, ayant effectué une première vente d’affiches lacérées de petits formats, et “Lacéré Anonyme” ayant pris corps en Villeglé, il l’invite à présenter ses œuvres dans l’atelier de son père, rue Vercingétorix; la manifestation aura lieu en juin. Lacéré Anonyme est un personnage mythique, né de la croyance en une création collective. Ainsi, les cathédrales auraient été construites par une volonté commune, par l’élan populaire. Pour Vico, Homère personnifie le peuple grec; Lacéré Anonyme personnifie l’ensemble des lacérateurs inconnus. C’est la remise en question de l’artiste interprète de l’âme populaire intermédiaire de l’inconscient collectif. En octobre, des affiches lacérées, un monochrome bleu, une machine à peindre, disséminés à l’intérieur et à l’extérieur du Musée Municipal d’Art Moderne de la Ville de Paris, créent les trois lieux événementiels de la première Biennale des Jeunes. Pour André Malraux, qui venait de prendre les Affaires culturelles, ces trois lieux se réduiront à deux. Lorsqu’il se remémore sa visite inaugurale, Malraux oublie Klein, il mentionne avec la machine baladeuse et menaçante de Tinguely (1925-1991), qui l’avait ou qui avait manqué de l’éclabousser, “les affiches lacérées, les plus insidieux des ready-mades”. Le genre “haffreux” semble lui dire Picasso à qui il relate le vernissage (La tête d’obsidienne, Gallimard, Paris, 1974, p. 141). En cours d’année paraît Sur Marcel Duchamp de Robert Lebel (19041986); l’objet devient un dénominateur commun et les affiches lacérées, qui étaient abusivement assimilées au collage, seront dès lors identifiées au ready-made. Les ravisseurs auront beaucoup de mal à secondariser l’influence duchampienne. En février 1960, pour répondre aux nouvelles tendances révélées par la première Biennale, Dufrêne, par l’intermédiaire d’Alain Jouffroy, est chargé d’une salle au Salon Comparaisons. Il y présente, à côté des affichistes, un ramasseur de chiffons d’usines, des assemblagistes, une jeune croûtiste, des expressionnistes baroques et des expérimentaux travaillant l’espace ou le mouvement. Ursula Girardon (1926-1989), boulevard Pasteur: premier courtier à vendre une affiche lacérée. Villeglé accompagne Dufrêne dans les studios-laboratoires de Pierre Henry, 80 rue Cardinet. Entre eux deux commence, à l’instigation de Jouffroy, une collaboration technologie-crirythme. En avril, à Milan, Pierre Restany, jeune critique, 29 ans, saisit ce moment historique pour rédiger le premier manifeste du nouveau réalisme et organiser une exposition, à la Galleria Apollinaire, Baptême de l’appropriation, qui sanctionne l’état de fait qu’il avait ressenti lors de la Biennale avec Yves le Monochrome, Tinguely, Hains, Dufrêne et Villeglé. Au groupe initial il ajoute son ami niçois Arman. Six mois plus tard, le 27 octobre, au domicile d’Yves Klein aura lieu la signature de la déclaration constitutive du groupe des nouveaux réalistes élargi. En décembre Mimmo Rotella, de passage à Paris, rend visite à chacun des « ravisseurs”, qui exposaient alors pour la première fois côte à côte avec l’ensemble des nouveaux réalistes dans le cadre du Festival d’avant-garde de Paris au Pavillon américain de la Porte de Versailles. En 1961, Villeglé prend le relais de Dufrêne au Salon Comparaisons (il gardera la responsabilité d’une salle jusqu’en 1968). Outre les nouveaux réalistes, il y invitera de jeunes pop américains et européens, des représentants parisiens de l’arte povera, de l’école de Nice, des lettristes, le mec art, Poulet 20 NF, les “objecteurs”, enfin tous les marginaux, ou dont les critères ne correspondaient pas aux disciplines des 172 autres organisateurs. Sa présence au sein du comité directeur de ce salon stimula le groupe des “peintres de la réalité” dont les sujets évoluèrent et passèrent en deux-trois ans de la nature morte dans la tradition du XVIIe siècle aux pastiches des thèmes urbains du nouveau réalisme, tout en restant eux-mêmes fidèles aux canons académiques à l’échelle du tableau de chevalet, respectueux du travail pour le travail, et bien entendu sans se libérer du préjugé de la matière picturale. En 1967, las de la mentalité traditionnelle des salons, qui débite l’espace géométrique par œuvre, il propose avec Jean-Louis Brau, avant de donner sa démission, pour celui d’avril 1968, une “salle hippie” dans laquelle ne serait exposée aucune œuvre plastique. Pendant que les participants y feraient leurs actions, quelques projections de diapos rappelleraient la destination picturale du lieu. 17 mai 1961. Ouverture de la Galerie J, rue Montfaucon, premier contrat. 1961-1963. Malgré leur détermination et leur prise de position commune en faveur d’une primauté du “ravir” sur le “faire”, ceux qui furent différenciés des autres nouveaux réalistes par l’appellation “affichistes” furent invités paradoxalement aux expositions The Art of Assemblage à New York, Dallas et San Francisco, puis à 50 ans de collage à Saint-Etienne et Paris. Robert Lebel et Alain Jouffroy différencièrent en 1963 le collage de l’objet par une exposition germano-pratine dans une galerie éphémère. 1963-1964. Expositions personnelles: Galerie J (Paris) et Ad Libitum (Anvers). Paul Wember, directeur du Kaiser Wilhelm Museum de Krefeld, acquiert près de la galerie anversoise une affiche. Il sera également à l’origine du premier achat européen institutionnel pour Dufrêne et Hains. Expositions des quatre “ravisseurs”, préfacées par Restany (L’affiche lacérée, élément de base de la réalité urbaine), chez Arturo Schwarz à Milan et à la Gres Gallery à Chicago. En mai 1965, des affiches d’un bal signées Mathieu et lacérées offrent à Villeglé une série thématique. Contre la première appropriation le lacérateur s’était attaqué au cœur pourpre du graphisme, mettant à nu, de trois coups de rasoir, une tache-écu de sable avec billette et crosse renversées, destrée de gueules, sénestrée d’une filière de même comportant pointe triangulaire à l’anglaise. L’ensemble de ces affiches fut exposé chez Jacqueline Ranson, rue Furstenberg, en février 1967 sous le titre De Mathieu à Mahé. En août Villeglé commence la rédaction de Lacéré Anonyme ou Urbi & Orbi. Il y aborde l’aspect moderne du vieil artiste des mythes traditionnels, avec toute l’ambiguïté que comporte cet état lorsque le coup de foudre devient critère de création et comment, en collectionnant des affiches agressées, il est devenu une personnalité lacérée. Le 20 octobre, par l’intermédiaire du pataphysicien Noël Arnaud, Villeglé prend langue avec Léo Malet (1909-1996), autodidacte, ancien surréaliste et romancier créateur du “privé” Nestor Burma, qui, au cours des années trente, avait imaginé avec une certaine forme de “décollage dirigé” de confectionner des objets “psychoatmosphériques-anamorphiques”. Il était alors attributaire d’une boîte de livres sur le quai de l’Hôtel de Ville, aux abords du Pont Louis-Philippe. Le 9 novembre 1968, ayant l’intention malicieuse d’établir le catalogue raisonné de l’œuvre de l’Oberdada Johannes Baader (18751954), Villeglé rencontre à Zurich, Café Odéon, Carola Giedion- 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 173 Welcker. Puis il rendra visite, chez eux, après la parution d’un article dans la revue “Leonardo”, à César Domela (22 avril 1969), Raoul Hausmann (17 mai), Herta Wescher (29 mai), Poupart-Lieussou (7 juin) et à Jefim Jef Golyschev (16 juin). Les expositions du nouveau réalisme ou du pop art, premiers bilans de l’activité des années soixante, puis celles du décollage, se succèdent à La Haye, à Vienne, à Berlin, à Krefeld, à Anvers, à Milan. 28 février 1969. Nixon rend visite à De Gaulle. Sur les murs d’un couloir de métro, les trois flèches de l’ancien Parti socialiste, la croix de Lorraine, la croix gammée, la croix celtique inscrite dans le cercle du mouvement Jeune Nation, puis à nouveau les trois flèches pavloviennes de Serge Tchakhotine indiquent graphiquement sans autre commentaire le nom du président américain. 6-7 mai. Le premier graphisme socio-politique est exposé au Théâtre du Vieux Colombier lors de la manifestation Liberté de parole organisée par J.J. Lebel, puis sera publié peu après par des éditeurs milanais dans une “valise nouveau réaliste”. Août 1970. Début de l’établissement du catalogue raisonné de son œuvre. Cet inventaire sera poursuivi entre 1983 et 1988 par Françoise-Julie Piriou, étudiante à l’Université de Haute-Bretagne, sous la direction de Jean-Marc Poinsot. Octobre-novembre: dixième anniversaire du nouveau réalisme, Galerie Mathias Fels (Paris) et Rotonda di via Besana (Milan). Le critique Otto Hahn (1935-1996) publie dans la revue “VH 101”, n° 3, des extraits du Lacéré Anonyme intitulés Le flâneur aux palissades de la manifestation spontanée. Première acquisition officielle en France par le Fonds National d’Art Contemporain d’une affiche villegléenne. 1971-1972. A la Staatsgalerie de Stuttgart, première exposition muséale consacrée aux seules affiches lacérées; le catalogue est préfacé par Johannes Cladders, futur directeur du Musée de Mönchengladbach. Lors de l’inauguration du musée en 1981 il réservera une salle aux œuvres des trois affichistes parisiens; au sol, Carl André. Rétrospective de l’œuvre de Villeglé au Moderna Museet de Stockholm et au Museum Haus Lange de Krefeld, et deux expositions personnelles à Cologne chez Michael Werner et à la Galerie Der Spiegel dirigée par Eva (1913-1988) et Hein Stünke (1913-1994). 1974. Avant de faire publier, en juillet 1977, par le Musée National d’Art Moderne, la première version de Lacéré Anonyme, ou Urbi & Orbi, Villeglé en fait paraître des extraits dans les revues “Apeïros” et “Alfabeta” et dans une collection du “Daily-Bull”, les “Poquettes volantes”. En fin d’année Villeglé entreprend un film d’animation et de dessins animés, Un mythe dans la ville (29’, couleurs, 16 mm), accompagné d’une bande-son de Bernard Heidsieck, Couper n’est pas jouer, 1969. Avec son autorisation il utilisera une affiche d’exposition que Jean Dubuffet faisait placarder en avril 1976 dans les quartiers HallesBeaubourg-Marais et un “livre-impubliable” qu’il avait commandé à cet effet à Denise A. Aubertin. 1976-1977. Villeglé participe à l’exposition itinérante Panorama de l’art français 1960-1975 organisée par l’AFAA (Association Française d’Action Artistique), présentée à Athènes, Ankara, Istanbul, Téhéran, Bagdad, Damas, Tel-Aviv, Tunis, Rabat, Alger. 1976-1981. Il participe aux expositions Beautés volées au Musée d’Art et d’Industrie de Saint-Etienne, Paris-New York au Centre Georges Pompidou, Dufrêne et Villeglé, affiches lacérées au Centre Noroît d’Arras, Bryen éclaté au Musée de Nantes, Paris/Paris 1937-1957 au Centre Georges Pompidou, West-Kunst 1939-1970 à Cologne Villeglé rédige le texte du catalogue Commémoration de la loi du 29 juillet 1881 pour la deuxième exposition du groupe des affichistes à la Galerie Mathias Fels de Paris en mars-avril. Michel Lancelot (1938-1996) lui consacre une émission télévisée, Loi du 29 juillet 1881, Villeglé, réalisation Georges Paumier, production Antenne 2, 20’, couleurs, 16 mm. Janvier 1982. Les présidentielles 81 vues par Villeglé, Centre d’Art Contemporain J. et J. Donguy, rue de la Roquette, Paris. Février-juin. Guérilla des écritures, interventions sur des emplacements réservés à Rennes et à Paris avec l’association Art Prospect de Bretagne. Avril 1985. A Rennes, pour commémorer le centenaire des premiers écrits “ontogéniques” de Jarry et de la conception d’Ubu par un lycéen et célébrer le dixième anniversaire de la collecte du Retour de l’Hourloupe, alias Bosse-de-nage, deux expositions: l’une à la Maison de la Culture préfacée par Bernard Lamarche-Vadel (1949-2000); la seconde, Les affichistes selon Villeglé, présentée par Béatrice Salmon à la Galerie Art et Essai de l’Université de Villejean. Juillet. Villeglé réentoile deux des affiches présentées lors de la deuxième Biennale des Jeunes de Paris (1961), qui étaient restées roulées dans divers dépôts depuis vingt-quatre ans, pour être montrées en octobre: l’une d’elles sera acquise en 1987 par Claude Fournet pour le Musée d’Art Moderne et d’Art Contemporain de Nice; la seconde, Carrefour Sèvres-Montparnasse (3,19 x 8,10 mètres), sera exposée à Paris, Mannheim et Winterthur, rétrospectives Les nouveaux réalistes, puis au Magasin à Grenoble (1988), à la Kunstmarkt de Cologne (1989), au MoMA de New York (High and Low, 1990), au Ludwig Museum de Cologne (Pop Art) et au Centro de Arte Reina Sofía de Madrid (1992), au Centre Pompidou (Les années pop, 2001). L’artiste crée un groupement financier en vue d’éditer le premier tome du catalogue raisonné de son œuvre sélective qui finalement paraîtra pour les expositions La peinture dans la non-peinture de juillet 1988 à Nice et octobre suivant à Toulouse, puis à Cologne en 1989. 1989. Création par Valérie Villeglé du Secrétariat Jacques Villeglé chargé de l’informatisation de l’ensemble des archives et du catalogue, sept volumes parus à ce jour. Expositions personnelles à Milan, Centro Culturale d’Arte Bellora, Livourne, Galleria Peccolo, Cologne, Galerie Reckermann et New York, Zabriskie Gallery. 1990. Villeglé. La présentation en jugement, par Bernard LamarcheVadel (Marval, Paris). En 1991, grâce à l’initiative du personnel culturel de la Région Nord Pas-de-Calais et à la ténacité créative de l’imprimeur d’estampes Alain Buyse, premières expositions décentralisatrices à Lille et à Douai. 1994. Villeglé est invité par Franz W. Kaiser au Museum Paleis Lange Voorhout dans le cadre d’un ensemble d’expositions personnelles d’art contemporain français organisé par l’AFAA. 1995. Un homme sans métier, Jannink, Paris (épuisé). 28-29 septembre. Tournage sur l’initiative de la DAP, dans le cadre des “Archives du XXe Siècle”, d’un portrait, coproduit par Terra Luna, réalisé par Fabrice Maze, Philippe Piguet étant responsable de l’entretien. 1996. Rétrospective au Centre d’Art Bouvet-Ladubay de Saumur, entretien avec Geneviève Nevejan. 173 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 174 1997. Carrefour politique, Vers les Arts, Calignac. Juillet. Création au Martéret, en Lot-et-Garonne, de l’Atelier d’Aquitaine. Début d’une nouvelle série thématique consacrée à la musique amplifiée: La techno. Première exposition au Carré d’Art de Bayonne (mai-juin 1998), préfacée par Marie Albet. 1997-1998. Villeglé participe aux expositions des nouveaux réalistes de Paris (Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, sortie du livre de Catherine Francblin), Cologne (Museum Ludwig), Vence (NotreDame des Fleurs), Esslingen (Villa Merkel), Milan (Fonte d’Abisso Arte), Nice (MAMAC). 1998. Liens et lieux, Galerie Départementale du Dourven, Locquémeau, préface d’Annie Goëdard-Le Goff. Novembre. Exposition rétrospective, Alan Koppel Gallery, Chicago, organisée en collaboration avec Chloé R. Ziegler, préface de Simon Anderson, entretien avec Annette Ferrara. 1999. Expositions personnelles à: Cologne, Galerie Der Spiegel, Double message; Paris, Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, première exposition thématique, Mots 1949-1996, préfacée par Catherine Millet; Poitiers, Confort Moderne, Villeglé, la musique amplifiée, préfacée par Dominique Truco, François Dagognet, Alain Jouffroy et Pierre Restany; Genève, Galerie Sonia Zannettacci; New York, Ubu Gallery, Rétrospective 1959-1998; Los Angeles, Shoshana Wayne Gallery; Mérignac, Vieille Eglise Saint-Vincent, Villeglé techno-rapt, préfacée par Dominique Dussol. Parution de Cheminements 1943-1959, Jean-Pierre Huguet/“Les Sept Collines”, Saint-Julien-Molin-Molette. 2000. Micropolitiques, Le Magasin, Grenoble. Expositions personnelles à la Cité de la Musique, Paris, catalogue préfacé par Catherine Francblin, et à la Galerie Lucien Schweitzer, Luxembourg. 2001. L’Atelier d’Aquitaine est invité par le FRAC Corse pour l’exposition Décentralisation 3, à Corte. Expositions personnelles à: Londres, James Mayor Gallery; Paris, Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, deuxième exposition thématique, Images 1958-1991, préfacée par Catherine Francblin; Los Angeles, Chac Mool Gallery; Genève, Galerie Sonia Zannettacci; Chicago, Alan Koppel Gallery. Odile Felgine, biographe de Roger Caillois et de Victoria Ocampo, lui consacre une monographie parue aux Editions Ides et Calendes, Neuchâtel. 2002. Expositions à La Briantais, Saint-Malo, et à la Mairie de Lille. Création à l’espace AE d’étoffes et de vêtements avec Ferdinando Botto Poala, et réalisation d’un CD-Rom, Jacques Villeglé. Catalogue raisonné. 2003. Expositions personnelles à: Poitiers, Musée Sainte-Croix, Alphabet socio-politique; Vannes, Musée de la Cohue; Paris, Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, troisième exposition thématique, Sans lettre ni figure 1951-1968, préfacée par Hans Ulrich Obrist et Robert Fleck. L’Atelier d’Aquitaine est invité par le Gobiemo de la Ciudad de Buenos Aires à intervenir au Centro Cultural Recoleta en février. 2004. Réalisation de deux tapisseries par les ateliers André Magnat à Aubusson et Pinton à Felletin, destinées aux musées de Cognac. 2005. La traversée Urbi & Orbi, Transéditions, Paris. Expositions personnelles à: Orchies, Maison de la Chicorée; Genève, Galerie Sonia Zannettacci; Metz, Arsenal; Paris, quatrième exposition 174 thématique, Politiques 1957-1991, préfacée par Nicolas Bourriaud, à la Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois. 2006. Expositions personnelles à: San Francisco, Modernism; Chicago, Alan Koppel Gallery; Quimper, Le Quartier; Knokke-le-Zoute et Art Cologne, Guy Pieters Gallery; Milan, Galleria Tonelli; Monaco, Incognito; Valence, City Museum. 2007. Expositions personnelles à: Paris, Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, cinquième exposition thématique, La lettre lacérée; Padoue, Vecchiato New Art Gallery; Art Paris, Guy Pieters Gallery; Luxembourg, Galerie Lucien Schweitzer; Hanovre, Stiftung Ahlers Pro Arte / Kestner Pro Arte. Publication de deux monographies: l’une éditée par la Galerie Linda & Guy Pieters (biographie de Odile Felgine, preface di Arnaud LabelleRojoux); l’autre avec la préface de Kaira Cabañas, François Bon et Nicolas Bourriaud (Flammarion, dans la collection “La création contemporaine”). Rétrospective du nouveau réalisme (la décennie 1950-1960) au Grand Palais de Paris et au Sprengel Museum di Hanovre. Pour l’occasion sont réalisés un écritoire et une table basse par le verrier Gilles Chabrier et par le designer René Bouchara, exposés à Art Paris. 2008. Rétrospective de Villeglé au Centre Pompidou de Paris et au Musée Départemental d’Art Ancien et Contemporain d’Epinal. Villeglé inaugure la Galleria Agnellini Arte Moderna de Brescia et participe à la Biennale de Gwangju (Corée). Expositions à Istanbul (Pera Museum), Genève (Galerie Sonia Zannettacci), Chicago (Alan Koppel Gallery), San Francisco (Modernism), Nice (Bibliothèque Louis-Nucéra). Le Conseil Général des Vosges commande à Villeglé un Mémorial socio-politique en acier Corten de 15 x 2 mètres pour le jardin du musée. Publication d’une monographie de Gérard Durozoi (Hazan, Paris) et de deux interwievs: l’une di Marion Chanson (Thalia, Ennery); l’autre de Didier Dauphin (Bookstorming, Paris). 2009. En octobre, Villeglé est l’invité d’honneur de la Médiathèque du Centre Culturel Saint-Louis-de-France à Rome. L’artiste réalise une fresque socio-politique le jour de l’inauguration. A cette occasion la Galleria Mucciaccia de Rome consacre à l’artiste une rétrospective dont la commissaire est Dominique Stella. 2010. En avril installation d’un alphabet socio-politique en bas-relief de 3,5 x 3,5 mètres dans la cour de l’Ecole des Arts Plastiques de Châtellerault. Exposition à MiArt, avec Agnellini Arte Moderna; la Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois présente la sixième exposition thématique, La peinture dans la non-peinture. Œuvres de Villeglé dans l’exposition inaugurale du Centre Pompidou à Metz, Chefs-d’œuvre?, et dans l’accrochage inaugural du LaM à Villeneuve-d’Ascq. 2011. Expositions à Londres, Alexia Goethe Gallery et Stuart Shave Modern Art; à Casablanca et Marrakech, Matisse Art Gallery; à San Francisco, Modernism; à Vicence, Yvonne Arte Contemporanea; à Chiari (Brescia), Galleria l’Incontro. Villeglé travaille sur différents projets de meubles et sculptures. 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 175 Bibliografia selezionata Bibliographie sélective Testi di Jacques Villeglé / Textes de Jacques Villeglé Hepérile éclaté, avec la collaboration de Camille Bryen et Raymond Hains, Lutetia, Paris, 1953. Des réalités collectives, in “Grâmmes - Revue Ultra-lettriste”, n° 2, Paris, 1958. Villeglé présente, de Mathieu à Mahé, Galerie Jacqueline Ranson, Paris, 1967. L’affiche lacérée: ses successives immixtions dans les arts, in “Leonardo”, n° 1, Oxford-New York, 1969. Le flâneur aux palissades de la manifestation spontanée, in “VH 101”, n° 3, Paris, 1970. Om det överlagda valet, in cat. Villeglé. Rétrospective 1949-1971 (préface de Otto Hahn), 1971. Anonymer Abriss, in cat. Villeglé. Rétrospective 1949-1972 (textes de Otto Hahn, Pierre Restany, Paul Wember), Museum Haus Lange, Krefeld, 1971. Baader, in “Apeïros”, n° 6, Vaduz, 1974. 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Affiches lacérées 1964-1993 (texte de Bernard Blistène), Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, Paris, 2010. Opere grandi. Grandi opere (a cura di Dominique Stella), Agnellini Arte Moderna, Brescia, 2010. Nuevos realismos 1957-1962. Estrategias del objeto, entre ready-made y espectáculo (dir. Julia Robinson), Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía - MIT Press, Madrid-Cambridge-London, 2010. La mémoire insoluble de Jacques Villeglé (texte de Dominique Dussol), La Vie au Martéret, Calignac, 2010. Jacques Villeglé. Opere dagli anni ’60 ai 2000 (testo di Dominique Stella), Yvonne Arte Contemporanea, Vicenza, 2011. Jacques Villeglé (testo di Dominique Stella), Galleria d’Arte L’Incontro, Chiari, 2011. 178 Articoli (selezione) / Articles (sélection) Edmond Humeau, Le lyrisme des murs, in “Combat”, Paris, 5 juin 1957. Claude Rivière, Proposition d’avant-garde, in “Combat”, Paris, 16 julliet 1959. Jean Grenier, Les originaux, in “Preuves”, Paris, octobre 1961. William C. 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Alphabet socio-politique, entretien avec Odile Felgine, in “Fusées”, n° 19, Auvers-sur-Oise, avril 2011. Contribution à l’histoire des nouveaux réalistes, entretien avec Odile Felgine, in “Lunapark”, n° 6, Paris, printemps 2011. 179 03 APPARATI VILLEGLE_Gabbia Bongiorno 18/01/12 14:21 Pagina 180 Finito di stampare nel mese di gennaio 2012 presso Tipografia Camuna S.p.A. - Breno/Brescia stabilimento di Brescia Pubblicazione stampata con assenza di esalazioni alcooliche Sistema Cesius® brevetto Philip Borman Italia 00 COPERTINA VILLEGLE_Layout 1 09/01/12 09:37 Pagina 1 Jacques Villeglé Lettere e frammenti Jacques Villeglé Lettere e frammenti