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Virgilio Zanolla
Portino, Eva, il Dickson Ballet
e le Sunday Girls
Ricerca effettuata col
fondamentale contributo di
Paolo Piccardo
&
Gwen van Iersel
Ultimo aggiornamento: 22.3.2012
Marzo 2012
1. «Archeologia» di Portino. 2. «Archeologia» di Eva, Alexandrina e
Judith. 3. Marzo 1929. 4. L’esperienza col Dickson Ballet. 5. Le Sunday
Girls: genesi ed esordio. 6. Con Harry Flemming. 7. Splendori e tramonto.
1. «Archeologia» di Portino.
La figura di Enrico Portino, il suo ruolo e quello di Eva de Leeuwe in
merito alla creazione delle Sunday Girls sono ancora ricoperti di zone
d’ombra, così come l’ingresso di Alexandrina Eveline e Judith Leschan nel
mondo dello spettacolo e della danza professionale. Vediamo perciò di fare
finalmente luce, grazie all’apporto di diversi documenti rinvenuti
nell’ultimo anno e mezzo, a seguito delle ricerche condotte dallo scrivente
e soprattutto dall’acuto e infaticabile Paolo Piccardo. Partiamo anzitutto
dal passato dei nostri personaggi: dalla loro «archeologia», come scriverebbe Tucidide.
Enrico Bartolomeo Dalvaggo [sic] Francesco Portino era nato a Torino
alle ore 20.40 dell’8 maggio 1881, in via Porta Palatina 1, da Giuseppe e
da Giustina Aglietti. Nel suo atto di nascita, conservato allo Stato Civile di
Torino (1), vengono riportate anche altre utili informazioni: per esempio,
che il padre esercitava il mestiere di sarto e sapeva scrivere. Apprendiamo
inoltre che il 12 febbraio 1905 Portino sposava a Pinerolo tale Luigia Dominici; al momento, ignoriamo se dalla loro unione siano nati dei figli, e
quanto sia durato il matrimonio: i fatti porterebbero a supporre come nel
periodo dell’immediato dopoguerra, quando il nostro tipo viveva dividendosi tra Torino e Biella, esso fosse già alle spalle; ma come vedremo più
avanti, il legame con la Dominici non s’interruppe del tutto. Nel ’19 Portino si iscriveva ai Fasci Italiani di Combattimento, e poco dopo risultava il
fondatore del Fascio di Biella. Nella città della lana, il 1° aprile di quell’anno egli fondava un giornaletto umoristico fascista, di cui assumeva la direzione: “Il pettine”, divenuto nel marzo del ’20 “Il sonaglio” (2); sappiamo
anche della sua collaborazione come corrispondente ad un altro periodico
d’identico orientamento, “Il Maglio” di Torino, «Voce del Fascismo e dell’Arditismo in Piemonte», la cui tessera - dov’egli viene qualificato «professore» - reca la data dell’8 marzo 1922 (3).
Quello del giornalista, dunque, è il primo mestiere di cui risulta accreditato. Tuttavia, in quegli anni tumultuosi che precedettero la Marcia su
Roma (anni che poi i fascisti chiameranno orgogliosamente il «duro tempo
della vigilia»), la sua attività principale sembra essere stata ben altra: quella, cioè, di squadrista. Come partecipante (e forse organizzatore) di spedizioni punitive verso gli scioperanti socialisti ed i «rossi» egli acquisì varie
‘benemerenze’, segnalandosi agli occhi dei due personaggi di punta del
nascente fascismo torinese, i sansepolcristi Mario Gioda, corrispondente de
“Il Popolo d’Italia” e direttore de “Il Maglio”, e Cesare Maria De Vecchi,
2
avvocato, presidente degli ex combattenti torinesi, e dal maggio 1921 deputato: che, quadrumviro nella Marcia su Roma, Mussolini avrebbe poi
insignito del titolo di conte di Val Cismon e fatto generale e governatore
della Somalia italiana. Questi due uomini tra loro così diversi - Gioda, ex
anarchico, più fine e politico, il plurilaureato De Vecchi, legittimista e monarchico, moderato ma deciso - videro in Portino uno dei fedelissimi delle
squadre d’azione. Fattosi socio della Lega Popolare Antibolscevica, dall’aprile del ’22 Portino figurava iscritto alla Squadra di Principi “Enrico Toti”, con tessera n° 162 (4).
Delle sue imprese come squadrista, egli andò sempre fierissimo. Negli
anni del cosiddetto «biennio rosso», capitanava le squadracce nere piemontesi il romano Piero Brandimarte, ex capitano degli Arditi e fondatore, nel
’19, della prima squadra d’azione torinese, “La Disperata”, della quale fu
adepto Portino: segnalandosi per le ‘spedizioni punitive’ di Alessandria e
Chieri, e soprattutto - nei giorni 18-20 dicembre ’22, quando cioè Mussolini era già a capo del governo - per la tristemente celebre «strage di Torino», che causò 14 morti e 26 feriti, l’incendio della Camera del Lavoro, del
circolo anarchico dei ferrovieri e del Circolo Carlo Marx, nonché la devastazione della sede del quotidiano “Ordine Nuovo”, organo del Partito Comunista d’Italia. Davanti a fatti come questi, che nuocevano gravemente
all’immagine del fascismo agli occhi dell’opinione pubblica, allora doviziosamente informata dalla stampa ancor libera, era chiaro come Mussolini
non potesse più permettersi di tollerare le azioni delle squadracce; cosicché
il nuovo presidente del Consiglio provvide personalmente a inibirne l’operatività col sistema del promuoveatur ut amoveatur, destinando cioè i loro
principali caporioni a nuovi prestigiosi ma burocratici incarichi, e convogliando gli squadristi nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
(MVSN), istituita nel gennaio del ’23. Quest’operazione si sviluppò in un
paio di anni: ma i primi effetti dell’azione revisionista si videro subito,
quando alle turpi azioni degli squadristi venne imposta una decisa calmata.
È probabilmente per il nuovo corso del ‘fascismo in guanti bianchi’,
che indignò gli squadristi più integralisti (personaggi da ergastolo come
Arconovaldo Bonaccorsi, Amerigo Dumini e Roberto Farinacci), che Portino decise conclusa la sua esperienza di attivista politico. Ma agli anni dello
squadrismo egli restò per sempre legato con la nostalgia, tanto che volle
darne testimonianza nel libro Quattro anni di passione, uscito a Torino nel
’23 presso la tipografia C. Valentino & C., con prefazione di Mario Gioda,
e ristampato sempre a Torino nel ’35 dagli editori Silvestrelli e Cappelletto, ed anche - in edizione riveduta e corretta, nello stesso anno e nella stessa città - presso le Edizioni Piemonte, in due parti: coi rispettivi titoli di Artefici, martiri, gregari e Quattro anni di passione (1919-23). Quest’opera,
illustrata da vari documenti fotografici, costituisce uno dei testi più illuminanti - e al tempo stesso, impressionanti - della storia dello squadrismo. Un
articolo di Mario Carafòli, Vecchia Torino squadrista, apparso su “La
3
Stampa” in data 8 settembre 1935 (5), - ovvero quando Portino si era appena stabilito a Torino con Eva e le sue due figlie maggiori - recensiva la riedizione del libro, arricchita da una nuova presentazione ad opera di Carlo
Majorino e «notevolmente riveduta ed ampliata», con l’apporto di «numerosissime fotografie, documenti scritti e un sunto cronologico dei crimini
sovversivi di tutta Italia»; così, tra l’altro, scriveva il Carafòli: «Portino è
un autentico squadrista, e quindi non poteva darci - senza tralignare dal carattere e dalla mentalità squadristica - che questo ampio e suggestivo documentario dove ogni pagina e ogni illustrazione parlano con la scarna efficacia del fatto nudo e reale. / Gli squadristi discutevano forse? Agivano. Se
discutevano erano di canti, di donne, di teste spaccate o da spaccare. (...)
Aria di battaglia, aria di cameratesche bevute, aria di «18 B. L.» [i camion
coperti delle squadracce], odore di polvere, di quel filo di fumo che esce
dalla boccuccia della pistola dopo il colpo e che per noi rimane uno dei
profumi più inebrianti (...)». Dove ciò che più colpisce è constatare come a
più di dodici anni di distanza dall’avvento del fascismo, in un’Italia ormai
‘normalizzata’ e in pieno consenso, sussistessero ancora forme di compiacimento verso quella violenza dei primordi, specie su un quotidiano allora
‘imbavagliato’ ma pur sempre autorevole come il foglio torinese. Una foto
dell’11 marzo ’21 (6) mostra i membri de “La Disperata” in una via di Torino, ai funerali delle vittime (di quelle fasciste, beninteso...) dell’azione
squadristica di Casale Monferrato: tra di essi, sesto da sinistra, si scorge
4
proprio Portino: abito chiaro, cappello, scarpe con le ghette e braccio al
collo, forse dovuto ad un ‘ricordino’ di quegli scontri: per lui, un altro ‘attestato di benemerenza’ dunque.
Ma torniamo al 1922. Il 16 marzo, quasi sette mesi prima di quella Marcia su Roma che avrebbe portato Mussolini alla guida del governo del Regno, Portino s’imbarcava a Napoli sul “Regina d’Italia”, destinazione New
York, per quello che era quasi certamente il suo primo viaggio transoceanico: nella lista dei passeggeri figura solo, con la qualifica di trader
(commerciante); lo spazio per indicare «Il nome e l’indirizzo completo del
più vicino parente o amico nel paese straniero da dove è venuto» riporta
quello di Luigia Dominici, la moglie (7). Cosa lo spinse a compiere quel
viaggio? Una caratteriale irrequietezza, certo, può avere avuto il suo peso;
ma forse, non è del tutto illogico supporre come proprio le ‘imprese’ in camicia nera avessero spinto la polizia a considerare con particolare attenzione il suo operato, così che egli, non sentendosi del tutto sicuro, avrebbe ritenuto più salubre cambiare aria. In ogni caso, il suo desiderio venne subito, e pesantissimamente, frustrato: la dicitura «Deported S. I. [Special Inquiry]» che accompagna il suo nome nella lista dei passeggeri del “Regina
d’Italia”, indica che egli venne rispedito indietro dopo l’esame di un’apposita commissione d’inchiesta. Il motivo non ha alcuna connotazione politica, né ha implicanze di natura penale: semplicemente, il torto del giornalista e membro de “La Disperata” (e, si può facilmente immaginare, quello
di altri connazionali arrivati con lui) era di essere in soprannumero rispetto
alla quota d’accettazione annuale per gli immigranti italiani fissata dal governo statunitense per ogni contingente che giungeva (8). Così, Portino fu
costretto a rientrare in patria. Non sappiamo se, una volta calcato nuovamente l’italico suolo, con Piero Brandimarte e le squadre torinesi egli prese
parte alla celebre Marcia sulla capitale (peraltro, compiuta quasi del tutto
in treno...), che nei giorni tra il 28 e il 30 ottobre avrebbe portato nell’Urbe
circa 70.000 camicie nere; ma è un fatto che nel ’23, col fascismo ormai al
governo, egli dava impunemente alle stampe a Torino la prima edizione di
Quattro anni di passione (9). Due anni dopo, veniva eletto segretario della
Mutua squadristi: un ente assistenziale fondato a Torino il 1° luglio 1925
dal conte Federico Gaschi di Bourget, che ne fu anche il presidente, con
Guido Gaschi quale tesoriere (10).
Presto, comunque, Portino riprese a viaggiare. Negli anni tra il ’27 e il
’30, il nostro valicò più volte l’oceano per recarsi in America: ma stavolta,
anziché dirigersi negli Stati Uniti, si portò in Argentina. Abbiamo notizia
di sei suoi sbarchi nel porto di Buenos Aires: viaggiando sul “Conte Verde”, la prestigiosa nave della nostra flotta civile, egli giungeva nella capitale federale il 1° aprile e il 10 ottobre del ’27, il 18 ottobre del ’28 e il 1° aprile del ’29; viaggiando sul “Duilio”, il 17 ottobre del ’29; viaggiando sul
“Conte Rosso”, il 5 luglio del ’30; in ogni occasione, il porto d’imbarco era
stato Genova, e la professione con cui si era registrato quella di commer5
ciante (11). Quali affari lo legavano all’Argentina, così da motivare la frequenza di tali soggiorni? Forse, verso la metà degli anni Venti egli concepì
l’idea di diventare impresario di spettacolo: non però di una compagnia
teatrale, viste le quasi costituzionali difficoltà economiche in cui queste si
dibattevano, e il fatto che la gran parte di esse dipendevano da un teatro o
da un capocomico; guardò invece alla danza moderna, al circo, al varietà:
ovvero a quelle forme d’intrattenimento che, meno sofisticate, offrivano il
vantaggio di convogliare l’attenzione di un più ampio target di spettatori.
Tuttavia, necessitando un buon capitale per avviare tale attività, è più facile
che Portino abbia iniziato come agente di talenti e fornitore d’impresari e
compagnie. In quest’ottica, i suoi frequenti viaggi nella capitale argentina
si spiegherebbero con la ricerca di nuovi artisti da proporre all’attenzione
dei palcoscenici europei. Può essere che, cogliendo i fermenti della rivoluzione culturale in atto in Argentina (la quale proprio allora, grazie alla diffusione dei dischi e alla prima tournée in terra straniera intrapresa da Carlos Gardel nel ’25, toccando anche la Spagna, cominciava ad acquisire una
precisa fisionomia musicale imponendo internazionalmente il tango), persuaso che i ritmi latini avrebbero incontrato grande successo in Europa, egli cercasse d’ingaggiare in loco strumentisti, danzatori, cantanti, per proporli a qualche compagnia di spettacolo. Tuttavia, come si vedrà, è più probabile che quei viaggi avessero, sì, motivi professionali, ma di genere assai
meno accattivante.
2. «Archeologia» di Eva, Alexandrina e Judith.
Per dare ordine al nostro racconto, a questo punto dobbiamo passare ad
Eva de Leeuwe e alle sue due figlie maggiori. Dalla testimonianza di Alessandra, ma anche da altro documento (12), ci è noto come Eva fosse cantante (zangeres), e tanto lei che loro avessero lavorato nel circo accanto al rispettivo marito e padre; ma l’assenza d’informazioni più precise a riguardo, di notizie certe su quell’attività artistica, obbliga a una certa cautela
nelle supposizioni. Per avere qualche lume in proposito si deve anzitutto rileggere le interviste concesse in vecchiaia da Alessandra Lescano: e tornare all’epoca in cui lei e Judith, bambine, vennero avviate allo studio della
danza. A quanto sembra, benché entrambe avessero ricevuto una buona
formazione di base, mentre Alexandrina fu indirizzata verso la danza classica, Judith - forse per via del fisico più brevilineo e meno aggraziato, forse
per il fatto d’avere rivelato precocemente notevolissime doti da contorsionista - fu indirizzata verso quella acrobatica, assai più prossima alla professione che da tempo il padre non svolgeva più: quella di acrobata trapezista.
Sappiamo che la testimonianza di Alessandra non è sempre lo specchio
della verità: nell’intervista a Vito Orlando (13), ella disse d’aver studiato
danza classica a Parigi, così che «ad un certo punto, la maestra Maria Golferini mi voleva alla “Scala” e non ci andai per l’intervento di mia madre»;
e aggiunge: «A sedici anni ero prima ballerina nei teatri dell’opera di Am6
sterdam, Rotterdam e L’Aja e, poi, ho girato in lungo e in largo il mondo
senza mai ancorarmi ad un posto»; asserzioni ancora difficili da verificare,
ma su alcune delle quali è lecito nutrire qualche dubbio. Circa il suo rapporto professionale con Judith afferma: «Una delle mie sorelle, Giuditta, ed
io facevamo le ballerine in coppia come oggi le Kessler e giravamo il mondo». La circostanza è ribadita più tardi nell’intervista rilasciata a Natalia Aspesi (14): «Sì, a vent’anni, con mia sorella Giuditta, formavamo il duo acrobatico Sunday Sisters», e - con un altro evidente svarione sulle età e sul
tempo, forse non dovuto a lei - in quella rilasciata a Luciano Verre (15): «A
27 anni, con mia sorella Giuditta, che ne aveva 24, formammo il duo acrobatico Sunday Sisters, e lavorammo nel circo dov’era occupato papà».
Dichiarazioni imprecise, a volte sospette, ma qua e là indicative; ad esempio, è evidente che la coppia di danza acrobatica Alexandrina-Judith
sia stata formata all’epoca in cui la famiglia era ancora unita («lavorammo
nel circo dov’era occupato papà»), perciò risalga probabilmente all’alba
degli anni Venti: quando entrambe erano ancora bambine. Nell’epoca circense, è da credere che le due sorelle si siano esibite in coppia, senza tuttavia risultare col nome sui manifesti, sicché finora non abbiamo potuto identificarle dalle emeroteche dei giornali. Su questi loro trascorsi, resta la
testimonianza di Maria Bria (16): la quale rammenta assai bene quanto esse
le dissero a proposito del loro duo acrobatico: dove nei numeri che eseguivano, Giuditta, essendo più piantata e robusta, faceva da porteur alla sorella, sollevandola su di sé. La Bria conferma anche il fatto che Alessandra aveva studiato danza classica: circostanza, dice, che tornava evidente nella
grazia e nell’estrema eleganza del suo muoversi.
Prima di esporre il risultato delle nostre indagini, è opportuno verificare
gli spostamenti in patria delle nostre olandesi, e rettificare un dato inesatto.
I documenti proposti su Alexander Leschan e famiglia da Giacomo Branca
nel febbraio 2011 (17) - ma ricevuti dall’Olanda, e da lui solo tradotti - riportano tre domicili riferiti ad Amsterdam, che tuttavia non si riscontrano nella toponomastica di tale città, mentre si trovano tutti in quella de L’Aja:
Zieken 19 (quattro volte, con le date 20 ottobre 1916, 31 marzo 1919, 27 agosto 1926 e 3 marzo 1927), Spui 235 (30 dicembre 1925) e Jacobstraat
193 (26 novembre 1926). Eccettuando le assenze dovute all’attività circense, che non furono poche e portarono i Leschan anche all’estero, è dunque
da credere che all’Aja, e non ad Amsterdam, sia vissuta la famiglia negli
anni tra il 1916 e il ’27; anche perché nel ’19 vi nacque la terzogenita Catharina Matje.
Sappiamo dalla signora Gwen van Iersel, di cui diremo, che sia Alexandrina che Judith mossero i primi veri passi nell’àmbito della danza presso
la scuola aperta a L’Aja da Louise Sandbergen (1887-1976), moglie dell’attore e impresario Louis Frederikus Johannes Bouwmeester jr. (18841931), figlio del grande attore Louis Bouwmeester sr. (1842-1925) e membro di una dinastia neerlandese tra le più note di attori teatrali e cinemato7
grafici, mimi, danzatori e musicisti; ella era conosciuta perciò come Louise
Bouwmeester. I Bouwmeester erano piuttosto ricchi: possedevano alcuni
locali di spettacolo, come il cine-teatro Scala, inoltre un’affermata scuola
di arte drammatica nella Wagenstraat, a un solo isolato dal più noto indirizzo dei Leschan, Zieken 19. Con le sue migliori allieve, la signora Bouwmeester aveva allestito un ensemble che si produceva in una rivista; non si
trattava di semplici saggi di fine corso, ma di vere esibizioni professionali,
perché alle coreografie collaborò anche Simon Dekker-Dickson (Amsterdam, 1892-Bergen-Belsen, 1945), ballerino, coreografo e futuro impresario
A sinistra, Vera Trefilova ne “La Bayadère”; a destra, Parigi, rue Pergolèse e l’avenue de la Grande-Armée (entrambe le immagini risalgono all’alba del Novecento).
del Dickson Ballet. Louise Bouwmeester e Dekker-Dickson istruivano le
ragazze con molto rigore, addestrandole nella danza moderna, nel canto e
nelle acrobazie; e le allieve più giovani che si mostravano particolarmente
indicate per il balletto classico, la signora Bouwmeester le indirizzava verso la scuola di danza di Vera Trefilova (1875-1943). Già prima ballerina a
San Pietroburgo, dove si era formata alla Scuola Imperiale di Danza, con
l’avvento della rivoluzione bolscevica, abbandonata la patria come molti
‘russi bianchi’, la Trefilova si era rifugiata a Parigi, dove nello stesso 1917
aveva aperto una rinomata scuola di balletto in rue Pergolese 33. Con ogni
probabilità, Alexandrina fu mandata a Parigi a studiare presso di lei, assieme a qualche altra ragazza della scuola della Bouwmeester; una di queste,
che fu sua grande amica, era Riemke van der Voort (Scheweningen, 1°
giugno 1911-Zandvoort, 13 maggio 1989): essa farà un’ottima carriera come ballerina, diventando poi insegnante di danza classica nel Conservatorio de L’Aja, e sposerà il regista teatrale e televisivo Kees van Iersel. È appunto alla cortesia di sua figlia, la signora Gwen van Iersel, che dobbiamo
8
molte informazioni, nonché molte immagini pubblicate a corredo di questo
saggio.
Dopo l’esperienza col Ballet Bouwmeester (e per Alexandrina, evidentemente, con la Trefilova), le due figlie maggiori di Eva si ritrovarono insieme nel Dickson Ballet, formato da Simon Dekker-Dickson: il quale,
messosi in proprio, aveva chiamato a sé alcuni dei migliori elementi della
scuola della Bouwmeester, che egli stesso aveva contribuito a formare. Risulta così più chiaro sia il percorso artistico di Alexandrina e Judith nel
contesto della danza, sia la logica seguita più tardi da Eva nello scegliere le
interpreti per le sue coreografie.
3. Marzo 1929.
È giunto il momento di chiedersi quando Portino conobbe Eva e le sue
due prime figlie. L’ultima notizia certa che abbiamo sulle future Lescano
nella loro patria risale al 12 ottobre 1928: un documento del Registro Municipale de L’Aja trasmessoci dal signor F. Koot-Lever (18), riferisce come
in tale data Eva de Leeuwe, moglie di Alexander Leschan, con le figlie Alexandra, Judith e Catharina lasci il sobborgo di Wiesel e si trasferisca
nella città. Si deve dunque presumere che l’incontro tra Eva e Portino si sia
verificato dopo quel trasferimento, in un’epoca in cui la separazione di lei
dal marito era già avvenuta da almeno un anno: perché il 13 settembre del
’27 il padre delle tre ragazze future componenti il celebre trio risultava tornato nella nativa Ungheria (19). Grazie a un altro documento, scoperto su
Internet dal nostro Paolo Piccardo (uno dei tanti sull’argomento in oggetto
da lui di recente rinvenuti), possiamo argomentare che tale incontro avvenne certamente entro il primo trimestre del 1929; ciò, perché il 1° aprile di
quell’anno Eva, Alexandrina e Judith sbarcavano dal transatlantico “Conte
Verde” nel porto di Buenos Aires, provenienti da Barcellona, e dalla stessa
nave sbarcava Portino, che s’era imbarcato poco prima di loro, a Genova
(20)
.
Su questo primo soggiorno sudamericano delle due maggiori sorelle
Leschan si deve subito fare chiarezza: Eva e le due figlie non viaggiavano
con Portino; quest’ultima, quindi, avrebbe conosciuto l’ex squadrista nel
corso della navigazione. Nella carta dei passeggeri, mentre risultano i nomi
delle tre Leschan e delle persone con cui esse avevano intrapreso il tragitto,
quello di Portino non c’è; poiché tuttavia esso appare nella lista dei naviganti del registro di bordo, ciò a nostro avviso si può spiegare solo in due
modi: o Portino non prenotò il viaggio per tempo, e tuttavia riuscì comunque a imbarcarsi (una circostanza non certo in contrasto con le necessità
dell’agente di spettacolo, suscettibili di cambiare da un momento all’altro);
o - e ciò appare assai più probabile - a differenza delle Leschan, che alloggiavano in 2ª classe, egli alloggiava in 3ª. Ora, ben difficilmente un impresario viaggia in 3a classe, perché il suo ruolo l’obbliga a mostrare un certo
‘decoro’ sociale. Se a quel tempo era già agente o impresario, dunque, si
9
deve pensare a lui come a un personaggio di piccolissimo cabotaggio; ma è
assai più ragionevole supporre che fino ad allora s’occupasse di questioni
commerciali, e solo l’amore per Eva e il desiderio di starle vicino possano
averlo spinto a intraprendere l’attività impresariale.
Il “Conte Verde” a Buenos Aires (ca. 1930), e la carta dei passeggeri del viaggio Europa-Sudamerica del marzo 1929, coi nomi dei membri della compagnia Dickson, tra i
quali quelli di Eva, Alexandrina e Judith.
È un fatto che, all’epoca, Alexandrina e Judith erano già attive nell’àmbito dello spettacolo: il loro soggiorno in Sudamerica con la madre, infatti,
si doveva ad serie di esibizioni. Sul registro di bordo del “Conte Verde”, Eva e le figlie sono qualificate come «artiste», e con loro, stessa qualifica, risultano anche altri personaggi, come ad esempio il chitarrista e compositore porteño Horacio Gemignani Pettorossi (1896-1960), collaboratore di
Gardel. Ma le tre Leschan viaggiavano con Simon Dekker-Dickson, tra i
membri della sua troupe. La quale era composta da 10 ragazze (tra parentesi, i loro anni): Riemke van der Voort (17), Jopie Hoekman (17), Greet
Schenke (20), Jopie Hijdewijk (19), Engeltje Stobbe (17), Margareta Schuster (18), Kate Schwarz (20), Teresa Matlinska (21), nonché, appunto, Alexandrina (18) e Judith (15), coi nomi d’arte di Sally e Jetje Sandro; le due
figlie maggiori di Eva avevano assunto il patronimico artistico di Alexander Leschan, il quale da clown era noto come August Sandro. A illuminarci
su questi fatti sono un discreto gruppo di foto di formazioni del Dickson
Ballet (quattro scattate sul “Conte Verde” in navigazione, nel marzo del
’29, altre, risalenti comunque al periodo 1928-30), alcune locandine e un opuscolo, The Sunday Girls - Song, Dance and Acrobatic, databile al 1930,
sul quale torneremo tra poco. Tutte le foto mostrano Sally e Jetje, o almeno
10
Marzo 1929. Due immagini del Dickson Ballet sul “Conte Verde” in navigazione verso il Sudamerica. In quella in alto, Jetje e Sally (Judith e Alexandrina) sono le prime a
sinistra, in quella in basso, dove appare anche Simon Dekker-Dickson, Jetje è la quarta
ragazza da sinistra, Sally la sesta, col braccio sulle spalle di Riemke van der Voort.
una delle due, e in una compare anche Eva.
In una foto-cartolina le ragazze sono dieci e tra esse si riconoscono Alexandrina, Judith, Riemke e Jopie Hijdewijk; quest’ultime si scorgono anche in un ritratto di gruppo del Dickson Ballet, senz’altro anteriore al 1930,
11
che si riferisce ai festeggiamenti per la regina Guglielmina d’Orange-Nassau (o in occasione del suo genetliaco - era nata a L’Aja il 31 agosto 1880 o per la ricorrenza della sua salita al trono, avvenuta all’età di dieci anni, il
23 novembre 1890). Ora, la van der Voort e la Hijdewijk furono, con le
1928 o ’29. Simon Dekker-Dickson e alcune sue ballerine festeggiano la regina Guglielmina. Jetje è la terza ragazza dopo Dickson, Sally la terz’ultima a destra.
Leschan, le prime Sunday Girls. Essendo malpesanti, siamo portati a credere che tra Eva e Dekker-Dickson abbia potuto esserci qualcosa di più di
un normale rapporto di lavoro. Gli indizi a riguardo non mancano. I due si
conoscevano fin dall’epoca in cui Sally e Jetje studiavano e si esibivano
col balletto Bouwmeester: entrambi di religione ebraica, erano coetanei, allora poco più che trentenni; mentre Eva era separata da Alexander Leschan, Dekker-Dickson risultava sposato con Wouterina Van Dalen (190472), sua prima moglie, dalla quale tuttavia avrebbe divorziato nel ’36 (ed
ella non accompagnò il marito in Argentina). La signora van Iersel rammenta d’avere appreso da Engeltje Stobbe come Eva fosse entrata nella
troupe Dickson con l’incarico di ‘tenere d’occhio’ le ragazze più giovani
del gruppo: ma, a parte il fatto che la più giovane di loro era proprio Judith,
è improbabile lui le avesse assegnato un compito del genere, assumendosi
l’onere di una persona in più a carico, se non per coprire un motivo più
fondato. Si aggiunga che, a quanto consta, fino ad allora Eva non aveva alcuna esperienza di danza né di coreografia: è facile supporre che apprese il
12
Locandina di uno spettacolo del Dickson Ballet a Tarragona (febbraio 1929) e particolare con Sally e Simon Dekker-Dickson, da una foto scattata sul “Conte Verde” nel
marzo 1929.
mestiere proprio da Dekker-Dickson (più tardi, infatti, viene definita «coreografa» negli spettacoli promossi da Portino). È molto probabile che,
quando si ‘sganciò’ con le figlie dal Dickson Ballet e decise di mettersi in
proprio, ciò avvenne perché, da una parte aveva ormai appreso dall’amsterdammer quanto le era necessario, dall’altra era stata spinta a farlo avendo
in Portino un nuovo compagno, ed anche un prezioso suggeritore. Se tra Eva e Dekker-Dickson vi fu davvero una relazione, essa può esser durata anche più di due anni.
4. L’esperienza col Dickson Ballet.
Dapprima, dunque, le due figlie maggiori di Eva lavorarono con la troupe Dickson. Su questo gruppo sappiamo ancora poco. Il 2 agosto 1925,
l’“Het Vaderland” de L’Aja riportava la notizia della fondazione di una
Società Internazionale per lo sviluppo della Danza (I. G. G. I.), con sede a
L’Aja, della quale era stato nominato commissario Dekker-Dickson (21); dal
gennaio al luglio dell’anno seguente, quest’ultimo lavorava come ballerino
e coreografo con Piet e Rosie Kohier e col comico Johan Buziau nella
Henri Ter Hall’s Revue 1926, una sfarzosa rivista che fu molto applaudita;
in essa appariva già un Dickson Ballet, particolarmente apprezzato per la
ritmica; sull’“Het Vaderland” si parla di cinquanta ragazze che indossavano costumi indiani (22).
Non conosciamo i nomi di queste ballerine; in un’intervista contenuta
all’interno di un lungo articolo dedicato alla troupe Dickson, siglato «V.
13
Jr.» e apparso il 22 novembre 1930 sul periodico “Voorwaarts” di Rotterdam, La scuola delle ‘girls’ olandesi (23), Dekker-Dickson sostenne che la
«maggior parte» delle ragazze che lavorava con lui aveva «iniziato la sua
carriera nel balletto Hall» ed era al suo fianco «da più di sei anni». Tuttavia, la formazione col gruppo che noi conosciamo fu costituita quasi certamente dopo, verso la fine del ’27 o ai primi dell’anno successivo: una foto
del gennaio ’28 che mostra quattro ragazze del Dickson Ballet attive al cabaret “Mille Colonnes” di Amsterdam consente di riconoscere, forse, la sola Riemke van der Voort (24).
A fine luglio del 1928 la troupe si esibiva al Theater Carré di Amsterdam (25), quindi, in settembre, - con otto ballerine - al dancing Pschorr di
Rotterdam (26); nel Natale dello stesso anno era in cartellone all’Empire di
Parigi (27), e dal 28 dicembre al 18 gennaio ’29, con una parentesi a Lérida,
si produsse al Principal Palace di Barcellona. Essa allora era formata da
«dieci belle signorine, tutte eccellenti ballerine, magnificamente in armonia», le quali, con l’«originalità e plasticismo dei loro balli, presentano tutti
i loro numeri con tale proprietà e ricchezza da soddisfare anche il più esigente» (28). Dopo una tappa a Tarragona il 6 e 7 febbraio, ed altre successive (una forse a Saragozza), quando, dal 23 febbraio ai primi di marzo del
’29, troviamo il complesso al Lido di Madrid, il giornale “ABC”, che definisce il loro successo «formidabile», parla però di «dodici scultoree signorine» (29); vedremo come mostreranno varianti nel numero dell’organico
anche le Sunday Girls.
Per saperne di più sul soggiorno argentino del gruppo olandese, in attesa di avere utili riscontri da una lettura dei periodici porteños dell’epoca, a
partire da “La Prensa”, la cui emeroteca non è ancora perfettamente fruibile, possiamo affidarci all’opuscolo citato prima. Esso fornisce la certezza
che Alexandrina, Judith e le loro compagne del Dickson Ballet (anche se
qui tale tournée viene disinvoltamente attribuita all’attività delle Sunday
Girls) si esibirono almeno in tre luoghi della capitale: il cine-teatro Astral
in avenida Corrientes, il Jardín Florida e il teatro Regio in avenida Córdoba; quest’informazione è preziosa, perché sappiamo che il teatro Regio fu
inaugurato il 24 maggio del ’29: dunque, la troupe di Dickson si produsse
lì dopo tale data. In quel periodo Portino era già rientrato in Europa: come
anticipato, egli tornò a Buenos Aires solo il 17 ottobre di quell’anno, quando la compagnia olandese aveva da tempo lasciato il Sudamerica.
Nel citato articolo La scuola delle ‘girls’ olandesi, pubblicato nel 1930
sul “Voorwaarts” di Rotterdam, vengono descritte con simpatico realismo
le dure prove dei numeri di danza del Dickson Ballet, in procinto di esibirsi
al cine-teatro Scala, e Dickson fornisce alcune utili informazioni, accennando tra l’altro anche ad un altro gruppo di sua creazione, gli (o le) Jorosies, impegnato da due anni in una tournée nella provincia francese. A proposito del soggiorno oltreoceano del Dickson Ballet, egli definisce quello
argentino un «pubblico entusiasta» e rammenta volentieri d’avere ricevuto,
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Sopra, ragazze del Dickson Ballet, presumibilmente nel 1929. Da sinistra: Sally Sandro, Engeltje Stobbe, Jopie Hijdewijk, Greet Schenke, Jopie Hoekman, Sjaan Valk e
Riemke van der Voort. Sotto, foto-cartolina del Dickson Ballet (ca. 1929): al centro Jetje Sandro, più in basso a destra Sally, poco più in alto, ai lati, rispettivamente Riemke
van der Voort e Jopie Hijdewijk.
per il suo spettacolo, i complimenti da parte dell’ambasciatore olandese a
Buenos Aires (30). Afferma altresì d’aver trascorso con le ragazze «sei mesi» in Sudamerica: ciò che come vedremo risulta eccessivo, perché la troupe doveva essere rientrata in Spagna al più tardi ai primi di settembre; quel
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che cattura la nostra attenzione è però il fatto che Dekker-Dickson parli
sempre di Sudamerica, mai di Argentina: dobbiamo perciò intendere che la
compagnia si esibì anche in qualche nazione limitrofa, come l’Uruguay e il
Brasile? Poiché, fuori d’Europa, il famoso opuscolo ricordato poco prima
attribuisce alle Sunday Girls soltanto le esibizioni porteñas, ci pare logico
dubitarne; forse, parlando di Sudamerica Dekker-Dickson tentava di farlo
credere, e magari, se altri spettacoli vennero dati, essi non ebbero alcuna
sede o cornice fastosa: è più facile pensare, infatti, a qualche teatro o a
qualche albergo di provincia, o anche a grandi negozi e caffetterie, come
quasi vent’anni dopo sarebbe capitato al nuovo Trio.
Conclusa la tournée sudamericana, ritroviamo il Dickson Ballet a Madrid, sempre al Lido, nei giorni dal 22 settembre al 20 ottobre ’29; quindi
ne perdiamo per un po’ le tracce (31), e vengono alla ribalta le Sunday Girls.
La compagnia di Dickson continuerà ad esibirsi fino al 1941. Dopo tale data, con l’invasione dell’Olanda da parte delle truppe tedesche, DekkerDickson e la nuova famiglia che nel frattempo si era formata (con la seconda moglie, Mina Felicitas da Silva Rosa, e il figlio René, appena nato)
furono deportati nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove perirono tutti tra il gennaio e il maggio del ’45.
5. Le Sunday Girls: genesi ed esordio.
Riprendiamo il discorso dall’incontro tra Eva e Portino. È indubbio che
tra loro l’attrazione debba essere stata immediata e fortissima. All’epoca,
Eva contava trentasei anni, Portino dodici di più: pur non potendo dirsi bella, la madre delle future Lescano era una donna ancor florida e affascinante, con un carattere forte sviluppato negli anni in cui, per diversità d’indole,
il distacco fisico e psicologico dal marito si era fatto via via progressivo.
Quanto a Portino, aveva un aspetto distinto e lievemente ieratico; le poche
foto che lo ritraggono accanto ad Eva (ma mai da soli) mostrano indizi di
una persona attenta e riflessiva, di una natura dinamica epperò finalmente
placata. Non si deve credere che alla loro piena intesa umana abbia corrisposto fin da subito anche una collaborazione sul piano artistico: le cose
non erano così facili per via degli impegni delle Leschan, e, forse, di quelli
di lui.
A costituire le Sunday Girls è probabile sia stata la sola Eva, rifacendosi
al nucleo di ragazze formatosi nel Ballet Bouwmeester e perfezionatosi nel
Dickson Ballet; sotto la sua abile guida, Alexandrina e Judith andarono
dunque studiando e preparando i nuovi numeri d’attrazione per il suo debutto. Ma come abbiamo anticipato, è quasi certo che Portino la incoraggiò
a tal passo, entrando in gioco in un primo tempo solo come manager, col
ruolo precipuo di trovare delle scritture; infatti, nell’opuscolo sulle Sunday
Girls citato a proposito di Buenos Aires, e probabilmente redatto da lui, il
suo nome non compare ancora. In questa piccola pubblicazione di dodici
pagine, si scorgono e vengono menzionate quattro ragazze: Sally, Judith,
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The Sunday Girls in una formazione - crediamo - del 1930: da sinistra, Jetje e Sally Leschan, Jopie Hijdewijk e Riemke Van der Voort.
Riemke van der Voort e Josephine (Jopie) Hijdewijk. L’opuscolo è in quattro lingue (italiano, spagnolo, francese e inglese), e recita: «The Sunday
Girls! Presentiamo una magnifica attrazione di music-hall. Sono quattro artiste che uniscono alla bellezza, l’arte. Quattro agilissime danzatrici che
benché ancor giovanissime, posseggono già tutto il segreto del ritmo.
Quattro formidabili acrobate la qual plastica seduce sempre per l’armonia
delle loro linee ed i cui movimenti tengono sempre una suprema eleganza.
/ The Sunday Girls offrono sempre la medesima precisione nel loro lavoro
d’assieme, come nelle esibizioni a solo, e lo stesso sia, si tratti di una danza
classica come di danza di fantasia. Poche «troupe» potrebbero presentare
come The Sunday Girls un repertorio così variato perfetto e completo. /
The Sunday Girls sono di nazionalità Olandese. Parlano: Italiano, Inglese,
Francese, Alemanno e Spagnolo. Le loro esibizioni hanno sempre conseguito di fronte a tutti i pubblici, grandi applausi. Vanno unite a braccetto
dell’esito...». È proprio lo ‘stile’ del testo a far supporre che l’estensore sia
stato Portino: giornalista e autore d’un libro, sì, ma mai troppo a suo agio
con la madre lingua.
L’opuscolo (in cui Riemke viene chiamata Rinska), oltre a dodici immagini reca altre utilissime informazioni: intanto, il recapito del gruppo,
che è il Gran Salón Excelsior di Barcellona, un cine-teatro con annesso ristorante, sito nella Rambla del Centro 34; eppoi, il nome dei luoghi e dei
locali in cui le ragazze si sono esibite, che qui riportiamo: a Parigi, il Théâ17
tre de l’Empire; ad Amburgo, il Trocadero; a Dusseldorf, il Youngmühler;
a Lipsia, il Kristalpalace; a Zurigo, l’hôtel Bellevue; a Basilea, l’Alhambra
e il Palermo; a Brema, il Central Théâtre; a Madrid, il Lido, il Rosales e il
Casanova en Stamboul; a Barcellona, l’Olympia, il Principal Palace, l’Eden e l’Excelsior; a Lisbona, il Club Olympia; a Porto, il Jardím di Passos
Manuel; a Bilbao, il Concert Columnas; ad Amsterdam, il Tuschinski Theater; a Rotterdam, il Grand Théâtre e il caffè-ristorante-dancing Pschorr; a
L’Aja, il City Théâtre, l’Asta Théâtre e il teatro alla Scala; a Buenos Aires,
i citati cine-teatro Astral, Jardín Florida e teatro Regio. Come abbiamo già
visto, tuttavia, il furbo Portino attribuiva alle Sunday Girls molte esibizioni
avvenute invece quando le ragazze lavoravano nel Dickson Ballet.
Due luoghi dove si esibirono le Sunday Girls: il Teatro Olympia di Barcellona e lo
Pschorr Dancing di Rotterdam (la foto è del 1931).
È curioso come, a dispetto della lingua italiana presente anch’essa nell’opuscolo, dei 27 luoghi citati, appartenenti a sette nazioni, non ve ne sia
uno che si trovasse nel nostro paese; evidentemente, egli preparò il testo
anche nella nostra lingua perché pensava di portare le Sunday Girls in Italia, ma non ne ebbe il modo. In questa tournée europea attraverso Francia,
Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo e Olanda (se in quel 1930, primo
anno d’attività, essa in effetti avvenne in questi termini: del che dubitiamo
fortemente), le ragazze di Eva toccarono alcuni significativi locali di spettacolo: come il parigino Empire, noto anche quale Empire Music-Hall Cirque, che, sito al civico 41 dell’avenue Wagram, costruito nel 1897 come
Théâtre-Concert e totalmente riedificato nel 1924, fu distrutto da un’esplosione la notte del 13 febbraio 2005; era specializzato nella rappresentazione di commedie musicali e operette, ma ospitava all’occorrenza anche altri
tipi d’esibizioni, incluse quelle circensi: il film Cette vieille canaille di Anatole Litvak, girato nel 1933, mostra il suo palcoscenico durante dei numeri di trapezio volante. Un altro teatro molto rinomato è il Tuschinski, ai
civici 26-34 della Reguliersbreetstraat di Amsterdam: progettato dall’architetto Heyman Louis de Jong, che ne fece un tempio dell’art-déco, venne inaugurato nel 1921; hanno calcato il suo palcoscenico personaggi come
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Il Club Olympia a Lisbona, in rua dos Condes 27; a destra, la locandina (senza data)
che annuncia «com retumbante sucesso» lo spettacolo de «la famosa Troupe “The Sunday Girls” em bailados acrobáticos e de fantasia».
Marlène Dietrich e Judy Garland. Ci è anche pervenuta la locandina degli
spettacoli delle Sunday Girls a Lisbona, dove si esibirono al cinema-teatro
Club Olympia in rua dos Condes 27, ottenendo un «retumbante» (clamoroso) successo.
La prima notizia che ci soccorre sulla nuova troupe olandese è relativa
al debutto del 1° agosto 1930, proprio al ristorante Lido nei Jardines del
Buen Retiro, a Madrid: dove esse vengono annunciate come «famose vedette del gran “ballet” Dickson» (32), e - poco dopo, in altro locale - anche
come «prime figure» della stessa troupe (33). Ignoriamo quando il gruppo acrobatico e tersicoreo, dopo Riemke e dopo Josephine, passò da quattro a
sette ragazze, ma ciò dovette verificarsi per gradi. Per ora non abbiamo
certezza sui nomi delle altre danzatrici che lo composero; a giudicare dalle
foto di cui disponiamo, la formazione non fu sempre graniticamente la
stessa, variò in alcuni elementi a seconda delle circostanze; in ogni caso,
anche le altre componenti provenivano dal Dickson Ballet. La vedette delle
Sunday Girls era incontestabilmente Judith («Miss Judith» o «Mlle Judith», come veniva annunciata in cartellone), la più giovane del gruppo: per
il momento, l’unica ad effettuare un numero ‘a solo’; seguita da Alexandrina-Sally, la «maître de dance» [sic]. Di un’altra ragazza distinguiamo nettamente la fisionomia: una tipa bruna, d’alta statura, il largo sorriso e il
volto allungato; quasi certamente, essa fece poi parte del trio Sunday Si19
sters: la troviamo infatti ritratta con Eva, Portino, Judith e Alexandrina nella foto del Fondo Portino scattata in Grecia, presso il Casino Loutraki di Atene, nel tardo 1933.
Per tutta l’estate del ’30, le ragazze di Eva si produssero a Madrid: prima - dall’inizio di agosto fino ad almeno il 17 - al ristorante Lido, poi, dal
30 agosto al 9 settembre, al ristorante-dancing Ideal Rosales, quindi, dal 10
al 13 settembre, nel ristorante Casanova en Stambul, con l’orchestra Brasileira di Romeu Silva e quella argentina di tango di Manuel Pizarro, la coppia Charle and Charle, la ballerina Zaida Nerina e la famosa danzatrice di
A sinistra: Riemke, Jopie, Sally e Jetje; a destra: Jetje, Riemke e Jopie.
flamenco Adelina Durán (34). Dal 2 al 9 ottobre, esse apparvero in cartellone al Principal Palace di Barcellona, prima per «un intermezzo di danza e
acrobazie» tra la proiezione di due film americani della Fox, En nombre de
la amistad e Vieja hidalguía, assieme a un repertorio di canzoni del trio sudamericano Agustín Irusta-Roberto Fugazot-Lucio Demare, autori di vari
motivi di tango e in seguito anche attori in due film musicali; poi, col concorso della cantante e attrice valenciana Conchita Piquer, in occasione della Semana de homenaje y despedida (Settimana di omaggio e congedo) del
trio Irusta-Fugazot-Demare, ancora per eseguire «intermezzi di danze acrobatiche» (35). Pochi mesi prima, dal 28 febbraio al 9 marzo, al Principal Palace si era esibita con straordinario successo anche la Venus de ebano Josephine Baker, accompagnata dall’orchestra Demon’s Jazz. Mentre il 17 ottobre, al Teatro Olympia, faceva il suo debutto europeo Atlantic City, commedia musicale composta da Mary Myram e rappresentata dalla celebre
Compagnia di Grandi Spettacoli Gilbert, con la regia di Enrico Pancani;
nel cast, ricco di vari artisti, il nome delle Sunday Girls compare però solo
a partire dal 24 ottobre, assieme a «24 Girls de Londres», «24 Dancers de
Berlín», «60 Bailarinas españolas», nonché ben 42 orchestrali, diretti dal
20
maestro Ivan Hartulary Darclée (36). Per l’occasione, la maggiore delle sorelle Leschan proponeva un numero in coppia con Riemke van der Voort,
creato probabilmente da Eva: dove Riemke, più alta di Alexandrina, faceva
la parte dell’uomo, vestendo in pantaloni scuri e camicetta bianca con cravattino annodato alla Lavallière, come mostra questa stupenda fotografia.
Sally e Riemke
Recensendo lo spettacolo, il periodico catalano “La Vanguardia” si soffermava in due occasioni sulle ragazze di Eva, mostrando sempre il maggiore consenso. La prima, il 28 ottobre: «Poche volte sono risuonati nella
sala dell’Olimpia applausi così entusiasti. È stata una sorpresa per il pubblico accorso in questi giorni, desideroso di conoscere il tanto discusso
spettacolo “Atlantic City”, l’apparizione della “troupe” delle bellezze olandesi, annunciata senza clamore, e che per il gradimento con cui gli spettatori le hanno ricevute, balzano ad occupare i primi posti in cartellone. /
“The Sunday Girls” cantano, ballano, e intrecciano acrobazie imposssibili
nella pista dell’Olimpia. / “The Sunday Girls” con le 150 artiste della Gran
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Compagnia Internazionale stanno affermando il successo di “Atlantic City”, che sicuramente sarà confermato coi debutti che si annunciano per il
prossimo venerdì» (37); dove il particolare per noi più interessante appare
senz’altro quel cantano, che rivela in Alexandrina e Judith una precedente
esperienza canora, sia pure - immaginiamo - corale e sommaria. La seconda, il 1° novembre: «Per oggi sabato, mattina di domenica e il lunedì,
pomeriggio e sera, si daranno all’Olimpia nuovi programmi con gli artisti
che han debuttato in “Atlantic City”, dopo il suo esordio. / Corrispondendo
agli applausi del pubblico, la troupe The Sunday Girls, le acrobatiche della
pista, hanno provato, per questi giorni, le loro più difficili danze. / Judich
Leschan, la ballerina che si ritorce ritmicamente tra frenetiche ovazioni, eseguirà, oltre alle sue difficili danze “Russian step”, un ballo russo che le
ha valso la rinomanza universale che ha. / Alexandrina Leschan e Rienche
V. D. Vort [sic], le due bambole bionde d’Olanda, eseguiranno “Loce me”
[evidente refuso per “Love me”], valzer romantico» (38). Ci si stupisce al
pensare ad Alessandra bionda, giacché il colore dei capelli di tutte le sorelle Leschan era il castano, con toni e sfumature diverse per ciascuna: Caterinetta li aveva più sul chiaro, tanto che, quando nel ’43 volle mutare
look, in un primo tempo se li ossigenò, ma in seguito li lasciò naturali. È
comunque pensabile che le due danzatrici, per uniformarsi anche nelle figure, li avessero tinti o portassero una parrucca. La successiva notizia sulle
Sunday Girls è del 1° gennaio del 1931: un trafiletto de “La Voz” riferisce
che esse si esibirono (certo la notte di S. Silvestro del ’30), al Maipu Pigall’s di Madrid, assieme alla ballerina Pepita Sales, riscuotendo un «clamoroso successo» (39).
6. Con Harry Flemming.
Portino ebbe rapporti professionali con una figura ancora poco studiata,
eppure di fondamentale importanza per lo sviluppo nel vecchio continente
di molte danze d’importazione americana: Harry Flemming. Questi era un
elegante ballerino nero statunitense di origini etiopiche, nato nel 1901 a
New York (e non, come alcuni scrivono, nelle Isole Vergini americane, allora possedimento danese) e cresciuto in Germania fin dall’età di cinque
anni, epoca in cui aveva appreso a ballare; specialista nel tip-tap (che fu il
primo a proporre in Europa), nello zapateo e nei ritmi latini, ma bravissimo
anche nel valzer viennese, si esibiva in impeccabile smoking con tanto di
tuba e bastone, anticipando di qualche anno il Fred Astaire de Il cappello a
cilindro. Quando conobbe l’ex squadrista, Flemming (il quale, tra l’altro,
fu poi anche maestro di Luisa Poselli, attrice di rivista degli anni del dopoguerra e abile ballerina di tip-tap, moglie dell’attore Mario Carotenuto) era
già conosciutissimo per essersi esibito più volte, fin da ragazzo, su diversi
palcoscenici europei: guadagnava milioni, che spendeva allegramente in
magnifiche auto e belle donne, non facendosi mai mancare nulla; nel suo
22
Colleghi delle Sunday Girls: in alto, Harry Flemming e la canzonettista Carmelita
Aubert; in basso, il comico Alady (Carlos Saldaña) e la danzatrice Adelita Duran.
avventuroso passato c’era stata anche un’esperienza come pugile. Flemming era anche abile impresario di se stesso, e la maggior parte degli artisti
che lavoravano con lui li aveva reclutati di persona; è probabile, dunque,
che Portino fosse il manager di qualche artista entrato nella sua compagnia,
quali appunto le Sunday Girls, giacché tali spettacoli comprendevano diverse attrazioni come cantanti, danzatori, contorsionisti, illusionisti e comici.
Quel che sappiamo, è che la compagnia di Flemming era presente in
Argentina fin dal ’28 con lo spettacolo Hello Jazz, e il 24 gennaio del ’29
23
aveva fatto il suo debutto in Uruguay, al Teatro 18 de Julio di Montevideo:
essa comprendeva l’orchestra nordamericana The Blue Birds (16 elementi
di razza bianca e razza nera), il duo di chitarristi Los Lobos o Les Loups
(formato dal brasiliano Gaston Bueno Lobo e dall’argentino Oscar Marcelo
Alemán, uno dei padri del chitarrismo jazz), e vari altri artisti, nonché 19
ragazze del corpo di ballo. Il mese successivo, tale compagnia attraversava
Jopie e Sally (a sinistra), Jetje e Riemke (a destra) con l’orchestra The Blue Birds nell’“Harry Flemming Folies 1931”.
l’Atlantico raggiungendo la Spagna, dove alla metà di marzo faceva a Madrid il debutto europeo del suo spettacolo, presentando la vedette Flemming come «el mejor bailarín del mundo». Il 17 maggio lo spettacolo passò al Circ Barcelonès di Barcellona, quindi si spostò a Bilbao, Siviglia e
Cadice, per poi trasferirsi in Grecia, e in seguito, nel gennaio del ’30, in Italia (a Milano, Sanremo e Genova), in Germania (dov’era in agosto), in
Olanda e in Portogallo, e concludere il suo giro in ottobre, nuovamente a
Madrid. In questa tournée europea, tuttavia, tra gli artisti della compagnia
le Sunday Girls non figuravano ancora in cartellone.
In ragione dell’accoglienza entusiastica riscossa un po’ in ogni piazza
nel ’29 da Hello jazz, nell’anno successivo lo spettacolo di Flemming si
chiamò Harry Flemming Follies 1930: e da allora, ad ogni stagione teatrale
che s’avvicendava e ad ogni nuovo spettacolo proposto, il titolo mutava solo il nome dell’anno, sull’esempio delle Follies di Broadway. Per le ragazze di Eva, l’ingresso nella troupe di Flemming avvenne con ogni probabili24
tà nella primavera del ’31: la prima notizia rintracciata sui giornali spagnoli le vede esibirsi nel suo spettacolo il 14 aprile al Gran Teatro di Cordova
(40)
. La compagnia del ballerino nero nel ’30 aveva raggiunto i 50 elementi
e nel ’31 i 60, offrendo nuove emozionanti attrattive: come la ventenne attrice, canzonettista e ballerina castigliano-filippina Blanca Negri (María
Paz Barrial Díaz de Liaño, 1909-1988), che si diceva avesse avuto una breve relazione con Gardel; i cantanti Goyita y Baldomerito (Pepita Ramos e
Gustavo Baldomerito); e, anch’esse giovanissime, la ballerina e canzonettista Celeste Grijó, la «Betty Boop española», e la canzonettista Carmelita
Aubert (1912-79), nonché il popolare comico valenciano Alady (Carlos
Saldaña, 1902-68); nel ’33 si sarebbe esibito con la compagnia anche il nostro indimenticato attore e cantautore fiorentino Odoardo Spadaro (18931965). A fare da corona a questi artisti, svariati personaggi minori, e naturalmente le ballerine, le Harry Flemming Girls.
La permanenza del gruppo olandese nello spettacolo di Flemming fu di
tre mesi: a Barcellona lo troviamo in cartellone al Teatro Nuevo dal 21
maggio al 14 giugno; nel programma sono segnalati il «Ballet Sunday»,
«Mlle Judith» e - fino al 2 giugno - «Mlle Riemkerb» (altre volte «Rienkerb»), ovvero Riemke van der Voort: Alexandrina, dunque, probabilmente si esibì soltanto con le Sunday Girls (41). Coi loro avvincenti numeri di
danza acrobatica, le ragazze di Eva ottennero anche qui pieno successo; a
spiegare la brevità del loro rapporto con la compagnia del ballerino nero
newyorchese potrebbe essere, da una parte la loro scarsa volontà di lasciare
la Spagna per la tournée all’estero (dato che a Barcellona e a Madrid esse
ricevevano costanti buone offerte di lavoro), dall’altra una questione di divergenze economiche: dalla testimonianza di più artisti che ebbero a lavorare con Flemming, risulta infatti come questi fosse particolarmente incline
a pagare poco e male chi lavorava con lui.
7. Splendori e tramonto.
Dopo l’esperienza con la compagnia di Flemming, troviamo ancora le
Sunday Girls nella città catalana. Il 13 novembre ’31 al Teatro Olympia, a
partire dalle 15 pomeridiane, «5 Sunday Girls» sono tra le principali attrazioni della finale del Campeonato del Mundo de Baile de Resistencia (42). Il
gruppo acrobatico è presente le sere dal 20 al 29 novembre 1931 per un
«grande avvenimento» al Circo Barcelonés: lo spettacolo non ha nome, essendo in realtà un’esibizione di 10 «attrazioni» di vario genere, con alcuni
artisti quali Blanca Negri e il comico Alady che, come le ragazze di Eva, avevano lavorato con Flemming; i trafiletti che segnalano il programma su
“La Vanguardia” definiscono le Sunday «balletto formidabile coi suoi balli
russi e acrobatici» e propongono anche autonomamente la «Piccola Judith,
la più grande stella dei balletti russi» (43). Le prossime notizie sulle nostre
danzatrici risalgono ai giorni tra il 26 marzo e il 10 aprile 1932 e le vedono
sempre a Barcellona; su “La Vanguardia” del giorno 24 marzo si legge in25
fatti che «La compagnia Saus de Caballé ha contrattato per ballare le danze
dell’opera del maestro Franz Léhar, Lo Zarevitch, le ballerine The Sunday
Girls, provenienti dal Coliseum di Londra. / La troupe The Sunday Girls,
per la sua forma e stile, formerà l’ammirazione di chi assisterà all’esordio,
in spagnolo, dell’opera dell’insigne compositore austriaco Franz Léhar, che
avrà luogo il sabato nel Teatro Nuevo» (44). Annunci successivi parlano di
«successo delirante» dello spettacolo, e a proposito delle Sunday Girls, di
Il Teatro Coliseum di Londra e una formazione delle Sunday Girls in versione ‘russa’.
«successo immenso delle graziose ballerine» (45), di «successone delle stupende ballerine» (46). Solo pochi giorni prima, il 18 marzo, la compagnia di
Flemming effettuava al Circo Barcelonés l’ultima rappresentazione spagnola delle sue Follies 1932, prima di partire per Amburgo e il Nord America. Sarebbe tornata in Europa solo a tarda primavera, fermandosi lungamente in Italia, e per ben due volte, in giugno e in ottobre, esibendosi a Torino: sicché - per quanto nell’attuale ignoranza circa molte piazze toccate
dalle Sunday Girls - si può dire che Alexandrina e Judith persero almeno
due occasioni per conoscere la città dove avrebbero trascorso gli anni più
fulgidi della loro carriera d’artiste e, con ogni probabilità, anche della loro
esperienza umana.
Il riferimento al teatro Coliseum di Londra nell’annuncio del 24 marzo
su “La Vanguardia” offre uno spicchio di luce sull’attività del gruppo nei
primi mesi del ’32, confermando la sua piena autonomia professionale e il
largo credito che godeva sul mercato. Edificato nel 1904 e ubicato in St.
Martin’s Lane, il londinese Coliseum era nato come teatro del varietà, e
tale rimase in esclusiva fino all’aprile del 1931, quando mise in cartellone
White Horse Inn, un musical con un cast di oltre 160 artisti, tre bande e un
grandioso coro, costato 60.000 sterline ma rappresentato per ben 651 volte;
26
ad esso seguì nel ’32 un altro impegnativo musical, Casanova, rimasto in
programma per ben otto mesi. Abbiamo verificato: il nome delle Sunday
Girls non compare nel nutrito programma del cast di White Horse Inn, e
neppure in quello di Casanova: bisognerebbe dunque pensare ad altri allestimenti; ma non si può escludere che le ragazze di Eva possano aver preso
parte a spettacoli senza essere citate come gruppo, essendo bensì incluse in
numeri di danza di complessi maggiori, oppure con un nome generico: ad
esempio, sappiamo dal londinese “Daily Mirror” che il 24 marzo 1930 il
Coliseum ospitò delle ballerine spagnole, e neanche un mese dopo, il 21 aprile, un’esibizione di danza, Parade d’Amour: e poiché questo è anche il
titolo francese del film musicale di Ernest Lubitsch Parade of Love, con
Maurice Chevalier e Jeannette Mac Donald, uscito nelle sale cinematografiche statunitensi il 18 gennaio di quell’anno, viene da chiedersi se non si
sia trattato di un intermezzo tersicoreo durante i due tempi di proiezione
della pellicola, al probabile debutto in Inghilterra.
Due ritratti di Imperio Argentina
Al termine dell’impegno per Lo Zarevitch, è probabile che le Sunday
Girls abbiano lasciato Barcellona, per un giro nelle provincie spagnole: le
troviamo infatti, assieme ad altre attrazioni, tra cui «Miss Judith» e una inedita «Miss Sandrine», il 12 maggio al Monumental di Alicante, a far da
corona all’esibizione della cantante, attrice e ballerina ispano-argentina Imperio Argentina (Magdalena Nile del Río, 1910-2003) (47), e, sempre con
l’Argentina e gli stessi artisti, al Teatro del Príncipe di San Sebastián il 21
maggio, come “The Sunday Girls Ballet (del Paladium de Paris)» (48). Poi,
non abbiamo più notizie della troupe fino ai primi d’agosto, quando, di
27
nuovo a Barcellona, essa si esibisce tutte le sere con The Nic Fusli’s Band
al Font del Lleó, un elegante locale con magnifico giardino situato in zona
residenziale (49). Dal 20 al 25 settembre il gruppo (ballet de 7 señoritas) è
annunciato al Circo Barcelonès in occasione del congedo dalla carriera artistica di Carmen Flores, canzonettista soprano leggero, accanto alla coppia
di danzatori Olga Ontin-Michel Brawn, agli acrobati The Frenatos e alle
Hermanas Iberia, ballerine (50). Dal 9 al 16 ottobre le ragazze di Eva si esibiscono al Teatro Cómico con la Compagnia Internazionale di Varietà di
Jane Reynell, «fantasista musicale e ballerina eccentrica», insieme a diversi altri artisti; gli annunci citano «la troupe Sunday Girls con Judith, la danzatrice di gomma» e «Sally e Judith, le due stelle delle Sunday», accrescendo nei giorni l’enfasi e parlando di «successo colossale» e «meraviglia
coreografica» (51). Il 20 ottobre le «sette belle signorine» sono al Teatro
Fortuny di Tarragona (52), quindi, per il 28 ottobre alle 18, esse sono annunciate al Gong di Madrid, un ristorante con annessa pista da ballo, per l’inaugurazione della «nueva empresa» (nuova società) con una «Fiesta de la
moda»: con le Sunday Girls viene segnalata pure la «ballerina Judith», a significare anche un’esibizione autonoma di quest’ultima, e sono citati «16
professori d’orchestra, diretti da Carus» (53).
Risalgono al periodo barcellonese due foto spedite da Sally all’amica
Riemke van der Voort, che da mesi aveva lasciato la formazione acrobatica e viveva in Olanda, a Scheweningen; la prima reca l’immagine di quattro Sunday Girls: da sinistra a destra Judith, Sally, Jopie e Riemke stessa; è
accompagnata da un testo che dice: «Come vivo ricordo della mia carissima amica e collega Riemke. E spero che guardando oggi questa fotografia,
tu possa pensare ai nostri bei tempi. / Dalla collega Sally, affettuosamente.
Bar(cellona) 1932». La seconda ritrae l’orchestra di Harry Flemming e, in
fondo, le quattro Sunday Girls, due per parte: a sinistra Jopie e Sally, a destra Jetje e Riemke; il testo recita: «E questo è un altro ricordo dell’Harry
Flemming Follies 1931. Affinché non ti dimentichi mai della tua collega
Sally. Bar(cellona) 1932». Di poco posteriore è una cartolina indirizzata
alla stessa con «Tanti saluti», che reca il timbro del 28 ottobre ’32; è stata
imbucata a Marsiglia ed è firmata da Sally, Judith e tale Maria; poiché il 28
ottobre era il giorno del debutto delle Sunday Girls al Gong di Madrid, è
facile arguire che essa venne spedita qualche giorno prima.
Verso la fine dell’anno, Portino, Eva e le Sunday Girls partirono per una tournée in Egitto (e, forse, nel Medio Oriente). Una seconda cartolina di
Sally a Riemke - a testimonianza del sincero affetto che legò le due interpreti del valzer “Love me” - reca la data del 10 gennaio 1933 e venne spedita da Il Cairo; dice: «Cara Riemke, in primo luogo ti ringrazio molto per
la tua affettuosa lettera. Come ho sentito dire, stai ancora lavorando. Spero
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vada bene. Come vedi, siamo un po’ lontano da te. Riemke, mi dici quando
vai di nuovo all’estero? Mi piacerebbe molto rivederti. Sei un po’ più grande? Riemke, saluti alla tua cara famiglia da me e altri saluti da qui e tanti
baci. Dalla tua collega Sally. / Il numero è Agenzia Cook, Cairo, ma devi
scrivere The Sunday Girls». Abbiamo così la prova che la formazione creata da Eva era ancora attiva, col suo nome, nei primi mesi del nuovo anno.
Dopo questa data, al momento, del gruppo acrobatico perdiamo le tracce. È probabile che Eva, Portino e le ragazze abbiano proseguito la tournée
in qualche altra nazione extraeuropea. D’altronde, verso la metà del ’33
l’attività delle Sunday Girls dové certamente concludersi, per dare luogo a
un complesso più ridotto e omogeneo, che costituì la vera creazione di Eva
e Portino: le Sunday Sisters.
Maggiori chiarimenti sull’attività delle Sunday Girls potranno venirci
da Giorgio Bozzo, studioso delle Lescano e collezionista di documenti inerenti la loro vita e la loro attività artistica: il quale, come proprietario del
Fondo Portino, potrà certo fornire numerose integrazioni a questo studio, e
magari correggerne eventuali inesattezze. Lo invitiamo, perciò, senz’altro a
dire la sua.
_________________
1) Ufficio Stato Civile di Torino, Atto di nascita di Enrico Portino, anno 1881, n° 1293.
2) La morte di uno squadrista; ne “La Stampa”, Torino, a. LXX, n° 309, martedì 29 dicembre 1936, p. 6.
3) Enrico Portino, Quattro anni di passione; nel sito www.blitzkriegmilitariaforum.com/
4) Enrico Portino, Quattro anni di passione; vedi nota 3.
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5) Mario Carafòli, Vecchia Torino squadrista; ne “La Stampa”, Torino, a. LXIX, n°
215, domenica 8 settembre 1935, p. 6.
6) Enrico Portino, Quattro anni di passione; vedi nota 3.
7) List or manifest of alien passengers for the United; in:
www.ellisisland.org/EIFile/popup_weif_5a.asp?src=%2Fcgibin%2Ftif2gif.exe%3FT%3D\\\\192.168.100.11\\images\\T715-3096\\T71530960889.TIF%26S%3D.5&pID=605096080096&name=Enrico%26nbsp%3BPorti
no&doa=Apr+03%2C+1922&port=Naples&line=0006
8) Dobbiamo l’informazione alla cortesia di Mr. Barry Moreno, Museum Service Division della Bob Hope Memorial Library dell’Ellis Island Immigration Museum di
New York.
9) A riprova della tracotanza di questo libro, nell’immediato dopoguerra - informa un
articolo su “La Nuova Stampa” (Squadrismo, che passione!; Torino, a. I, n° 87,
mercoledì 31 ottobre 1945, p. 2) - esso venne acquisito dai funzionari della Questura torinese perché, riportando «l’elenco degli iscritti al fascio di combattimento di
Torino nell’anno 1919», e grazie al sistema di «freccette, asterischi, numeri» predisposti «dal geniale autore» per l’identificazione dei vari personaggi nelle foto, essa
se ne servì «per chiarire i trascorsi di alcuni fermati e per procedere a nuovi arresti».
10) La “Mutua squadristi”; ne “La Stampa”, Torino, a. LIX, n° 157, venerdì 3 luglio
1925, p. 3.
11) Vedi Enrico Portino in: www.cemla.com/busqueda.php#.
12) Vedi http://akevoth.org/genealogy/deleeuwe/index.htm.
13) Vito Orlando, Tre sorelle venute dall’Olanda: un trio entrato nella leggenda; ne
“La Gazzetta di Parma”, Parma, a. CCXVIL, n° 219, mercoledì 12 agosto 1961, p.
3.
14) Natalia Aspesi, Sfogliando i Tuli-tuli tulipan; ne “La Repubblica”, Roma, a. X, n°
239, venerdì 26 ottobre 1985, p. 26.
15) Luciano Verre, “Ero la reginetta del Trio Lescano, adesso vivo sola e sono in miseria”; in “Gente”, Milano, a. XXIX, n° 47, 22 novembre 1985, pp. 106-107, 109. Vista l’entità dello svarione e data la provata approssimazione di Verre [v. Notiziario,
8 marzo 2011] è facile attribuire tale imprecisione sulle età a lui e non all’intervistata.
16) Conversazione telefonica del febbraio 2012.
17) Vedi, nell’archivio del nostro sito, Documenti su Alexander Leschan (reperiti in Olanda da Giacomo Branca e da lui commentati. Febbraio 2011).
18) Vedi, nell’archivio del nostro sito, Notiziario, 7 marzo 2009.
19) Vedi nota 17.
20) Vedi Eva de Leeuwe, Alexandrina Leschan, Judith Leschan ed Enrico Portino in:
www.cemla.com/busqueda.php#.
21) De Baden, in “Het Vaderland”, s’-Gravenhage, a. LVI, s. n., Zondag 2 Augustus
1925, p. 1.
22) Dickson Ballet, in “Het Vaderland”, s’-Gravenhage, a. LVII, s. n., Vridag 4 Iuni
1926, p. 1.
23) «V. Jr.», De hollansche “girls” scholl, in “Voortwaarts”, Rotterdam, a. XI, n°
3167, Zaterdag 22 november 1930, pp. 5-6.
24) De werend van de dans, in “De Sumatra post”, Medan, a. XXX, n° 26, Dinsdag 31
Ianuari 1928, p. 1. Da altro giornale, il Dickson Ballet risultava ancora in loco il 4
febbraio.
25) Annuncio pubblicitario in “Algemeen Handelsblad”, Amsterdam, a. 101, n° 32841,
Dinsdag 32 Iuli 1928, p. 11.
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26) Annuncio pubblicitario in “Voortwaarts”, Rotterdam, a. IX, n° 2496, Donrerdag 13
September 1928, p. 12.
27) Spectacles et Music-Halls. En Soirée; su “Le Figaro”, Paris, a. 103, n° 360, mardi
25 decembre 1928, p. 4. Quella sera, al Moulin Rouge, si esibiva la compagnia di
Mistinguette, con Umberto Spadaro, Jean Gabin e Lino Carenzio.
28) (Informaciones de espetáculos. Teatros, conciertos, circos); in “ABC”, Madrid, a.
XXVI, n° 8.610, Jueves 31 de Julio de 1930, p. 36; e giorni seguenti fino al 17 agosto.
29) Cartelera Madrileña; in “ABC”, Madrid, a. XXVI, n° 8.636, Sábado 30 de Agosto
de 1930, p. 40, e giorni seguenti fino al 9 settembre.
30) Vedi nota 23.
31) Ritroviamo il Dickson Ballet al Casino Theater di Rotterdam nell’agosto 1930. Nel
gennaio ’32 le Dickson Girls si esibiscono ad Amsterdam con la rivista Hallo Hierheen (vedi “Algemeen Handelsblad”, Amsterdam, a. 105, n° 34.094, Vrijdag 15
Januari 1932, p. 4).
32) Vedi, nell’archivio del nostro sito, Fototeca → Le sorelle Leschan / Lescano → La
famiglia e gli esordi come gruppo acrobatico, p. 9, n° 29.
33) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. XLVII, n° 20.234, Viernes 28 de
Diciembre de 1928, p. 21. Il giorno dopo, nello stesso giornale (n° 20.235, Sábado
29 de Diciembre, p. 21) è spiegato come il complesso, annunciato al debutto al
Principal Palace la sera prima, non si sia potuto esibire per un ritardo nell’arrivo degli equipaggiamenti.
34) (Cartelera Madrileña); in “ABC”, Madrid, a. XXV, n° 8.162, Sábado 23 de Fevrero de 1929, p. 38; fino al 2 marzo.
35) (Informaciones de espetáculos. Teatros, conciertos, circos); in “ABC”, Madrid, a.
XXVI, n° 8.645, Miércoles 10 de Septiembre de 1930, p. 40.
36) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. XLIX, n° 20.783, Jueves 2 de Octubre de 1930, p. 22; id., n° 20.789, Jueves 9 de Octubre de 1930, p. 18.
37) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. XLIX, n° 20.802, Viernes 24 de
Octubre de 1930, p. 18.
38) Música y Teatros; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. XLIX, n° 20.806, Martes 28
de Octubre de 1930, p. 16.
39) Música y Teatros; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. XLIX, n° 20.809, Sábado 1°
de Noviembre de 1930, p. 29.
40) Annuncio pubblicitario su “Política”, Córdoba, a. II, n° 143, Miércoles 14 de Abril
de 1931, p. 5.
41) Cartelera teatral; ne “La Voz”, Madrid, a. XII, n° 8.124, Jueves, 1° Enero 1931, p.
6.
42) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. L, n° 21.128, Viernes 13 de Noviembre de 1931, p. 16.
43) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. L, n° 21.131, Martes 17 de Noviembre de 1931, p. 5; e giorni seguenti fino al 29 (il giorno 18, anche a p. 10).
44) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. LI, n° 21.241, Jueves 24 de Marzo
de 1932, p. 4. Le esibizioni delle Sunday Girls ne Lo Zarevitch sono documentate
fino a domenica 10 aprile.
45) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. LI, n° 21.245, Miércoles 30 de
Marzo de 1932, p. 17.
46) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. LI, n° 21.250, Martes 5 de Abril
de 1932, p. 23.
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47) Annuncio pubblicitario su “El Luchador”, Alicante, a. XX, n° 6673, Miércoles 10
de Mayo de 1932, p. 3. Dove, per un refuso, il nome «Sandrine» diviene «Sandine»:
mentre nel trafiletto alla nota 48 esso viene riportato correttamente.
48) Trafiletto ne “El Día”, San Sebastián, a. III, n° 560, Sábado 21 de Mayo de 1932, p.
8.
49) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. LI, n° 21.355, Viernes 5 de Agosto de 1932, p. 13; fino al 14 agosto.
50) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. LI, n° 21.394, Martes 20 de Septiembre de 1932, p. 4; e giorni seguenti fino al 25. Vedi anche “La Humanitat”, Barcelona, a. II, n° 271, Dissabte 24 setembre 1932, p. 3.
51) Espectáculos; ne “La Vanguardia”, Barcelona, a. LI, n° 21.411, Domingo 9 de Octubre de 1932, p. 7; e giorni seguenti fino al 16.
52) Trafiletto senza titolo su “Foment”, Tarragona, a. XXXVI, n° 473, Jueves 20 de
Octubre de 1932, p. 3.
53) Manchette pubblicitaria ne “La Voz”, Madrid, a. XIII, n° 3.692, Miércoles, 26
Octubre 1932, p. 2.
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