OPERE DI MAO TSE-TUNG
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VOLUME 21
INDICE
CRONOLOGIA
INIZIO VOL.
LIBRERIA
SUL PIANO DECENNALE PER LA SCIENZA E LA TECNICA
(dicembre 1963)
Dichiarazione rilasciata da Mao Tse-tung a commento della relazione sul piano.
Il Ministero dell’industria petrolifera è il primo che applica i metodi dell’Esercito
popolare di liberazione. Tutti i settori industriali devono imparare dall’Esercito
popolare di liberazione, istituire reparti per il lavoro politico e utilizzare il lavoro
politico per garantire l’adempimento dei compiti di costruzione. [...]
Si deve compiere il lavoro scientifico e tecnico con spirito rivoluzionario. [...]
L’IMPERIALISMO USA È IL PIÙ FEROCE NEMICO
DEI POPOLI DI TUTTO IL MONDO
(12 gennaio 1964)
Dichiarazione a sostegno della lotta del popolo di Panama.
L’eroica lotta del popolo di Panama contro l’aggressione USA e in difesa della
propria sovranità nazionale è una grande lotta patriottica. Il popolo cinese si
schiera risolutamente a fianco del popolo panamense e ne sostiene in pieno la
giusta lotta contro gli aggressori americani e per il ripristino della sovranità
panamense sulla zona del canale di Panama.
L’imperialismo USA è il più feroce nemico dei popoli di tutto il mondo.
Esso non è colpevole soltanto della grave e criminosa aggressione ai danni del
popolo panamense e non si limita a complottare indefessamente e ostinatamente
contro Cuba socialista, ma depreda e opprime costantemente i popoli dei paesi
latinoamericani e soffoca le loro lotte rivoluzionarie nazionali e democratiche.
In Asia l’imperialismo USA ha occupato con la forza la provincia cinese di
Taiwan, ha fatto della Corea del sud e del Vietnam del sud due sue colonie, ha
mantenuto il Giappone sotto controllo in condizioni di occupazione semimilitare,
ha sabotato la pace, la neutralità e l’indipendenza del Laos, ha complottato per
detronizzare la monarchia della Cambogia e si è reso colpevole di interventi e
aggressioni in altri paesi asiatici. Recentemente ha deciso di inviare una flotta USA
nell’Oceano Indiano per minacciare la sicurezza di tutti i paesi del sud-est asiatico.
In Africa l’imperialismo USA persegue febbrilmente una politica neocolonialista,
aspirando a installarsi con la forza al posto dei vecchi colonialisti, a depredare e
asservire i popoli dell’Africa, a minare e soffocare i movimenti di liberazione
nazionale.
La politica di aggressione e di guerra dell’imperialismo USA minaccia seriamente anche l’Unione Sovietica, la Cina e gli altri paesi socialisti. Inoltre l’imperialismo
USA sta tentando con tutti i mezzi di far avanzare nei paesi socialisti la sua politica
di “evoluzione pacifica”, al fine di restaurare il capitalismo e distruggere il campo
socialista.
Anche nei confronti dei suoi alleati dell’Europa occidentale, dell’America del nord,
e dell’Oceania, l’imperialismo USA persegue la politica “del pesce grosso che mangia
il pesce piccolo” cercando con tutti i mezzi di schiacciarli sotto i suoi piedi.
Il piano aggressivo dell’imperialismo USA che mira al dominio del mondo intero
segue una linea ininterrotta, da Truman passando per Eisenhower e Kennedy fino
a Johnson.
Mao Tse-tung - OPERE
I popoli dei paesi del campo socialista, i popoli di tutti i paesi dell’Asia,
dell’Africa e dell’America Latina, i popoli di tutti i continenti, tutti i paesi amanti
della pace e tutti i paesi esposti all’aggressione, al controllo, all’interferenza e alle
minacce degli Stati Uniti devono unirsi e formare il più largo fronte unito possibile
per opporsi alla politica di aggressione e di guerra dell’imperialismo USA e per
salvaguardare la pace mondiale. L’imperialismo USA, che imperversa ovunque,
si è messo da solo nella posizione di nemico dei popoli di tutto il mondo e si è
isolato sempre più. Le bombe atomiche e le bombe all’idrogeno degli imperialisti
USA non potranno mai domare i popoli che non vogliono essere schiavi. Gli
aggressori USA hanno suscitato un’irresistibile ondata di collera nei popoli di tutto
il mondo. La lotta dei popoli di tutto il mondo contro l’imperialismo USA e i suoi
leccapiedi sicuramente conquisterà vittorie sempre più grandi.
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MEDICI GENERICI INVECE DI SPECIALISTI
(24 gennaio 1964)
Discorso sul servizio sanitario nazionale della Repubblica popolare cinese. In questo
scritto Mao Tse-tung auspica la riforma del sistema sanitario cinese mediante la creazione
di un maggior numero di medici generici. Questo obiettivo venne raggiunto durante la
Rivoluzione culturale (1966-1976) con la formazione di un gran numero di “medici dai
piedi scalzi”.
Il servizio sanitario cinese ha preso esempio dall’Unione Sovietica; io non posso
fidarmi completamente delle parole dei medici. Col mio medico ho stabilito un
“accordo tra gentiluomini”: quando ho la febbre, ti faccio chiamare; quando non
ce l’ho, io non ti cerco e tu non cerchi me. Ecco cosa gli ho detto: “Se non ho
bisogno di te per un anno intero, vuol dire che sei un bravo dottore. Se vengo a
trovarti ogni mese, ciò vuol dire che non hai svolto bene il tuo lavoro”. Delle
parole del medico mi fido solo a metà, per l’altra metà è lui che deve stare a sentire
me. Se si desse completamente retta alle parole del medico, si avrebbero ancora
più malattie e non si potrebbe nemmeno più vivere. Io non ho mai sentito parlare
tanto di ipertensione né di epatite. Se un uomo non fa del moto, se pensa solo
a mangiar bene, a vestirsi bene, ad abitare in una casa comoda e a prendere
l’automobile invece di andare a piedi, allora è normale che si ammali spesso. Le
quattro ragioni per cui i quadri superiori cadono spesso ammalati sono che
pensano troppo a mangiare bene, a vestirsi bene, a godere di comodità e a fare
poco moto. Il nostro servizio sanitario ha preso esempio dall’Unione Sovietica e
i nostri medici si sono trasformati in specialisti. Occorre assolutamente che tornino
a curare ogni specie di malattia: è questo il miglioramento che dobbiamo ottenere.
CONVERSAZIONI CON OSPITI GIAPPONESI
(27 gennaio 1964)
Resoconto delle dichiarazioni di Mao Tse-tung.
La grande manifestazione del popolo giapponese contro gli Stati Uniti, avvenuta
il 26 gennaio, è l’espressione di un grande movimento patriottico. A nome del popolo
cinese, voglio esprimere tutto il mio rispetto all’eroico popolo giapponese.
Recentemente in tutto il Giappone si è sviluppato un movimento di massa di
grande ampiezza contro l’ingresso e la permanenza di aerei F-105D capaci di trasportare armi nucleari e di sottomarini nucleari USA e a favore dello smantellamento di
tutte le basi militari USA, il ritiro delle forze armate USA, la restituzione del territorio
giapponese di Okinawa, l’abolizione del Trattato di sicurezza nippo-americano, ecc.
Tutti questi fatti riflettono la volontà e le aspirazioni dell’intero popolo giapponese.
Il popolo cinese appoggia di tutto cuore la giusta lotta del popolo giapponese.
Dalla fine della Seconda guerra mondiale il Giappone è sempre stato costantemente vittima dell’oppressione dell’imperialismo USA tanto sul piano politico
quanto su quello economico e militare. Non solo l’imperialismo opprime gli
operai, i contadini, gli studenti, gli intellettuali, la piccola borghesia urbana, gli
ambienti religiosi, i proprietari di piccole e medie imprese del Giappone, ma tiene
sotto il proprio controllo anche una parte importante del grande padronato,
interviene nella politica estera del paese e tiene il Giappone in uno stato di
soggezione. L’imperialismo USA è il peggior nemico della nazione giapponese.
La nazione giapponese è una grande nazione. Non permetterà che l’imperialismo
USA la tenga sotto i propri piedi in eterno. In questi ultimi anni abbiamo assistito
a un costante ampliamento del fronte unito patriottico formato dai differenti strati
del popolo giapponese contro l’aggressione, l’oppressione e il controllo
dell’imperialismo USA. Questa è la più sicura garanzia di vittoria nella lotta
patriottica contro gli Stati Uniti d’America. Il popolo cinese è profondamente
convinto che il popolo giapponese scaccerà l’imperialismo USA dal suo territorio
e che potrà così realizzare le sue aspirazioni all’indipendenza, alla democrazia,
alla pace e alla neutralità.
I popoli cinese e giapponese devono unirsi, i popoli dei diversi paesi asiatici
devono unirsi, tutti i popoli e tutte le nazioni oppresse del mondo devono unirsi,
tutti i paesi amanti della pace devono unirsi, tutti i paesi e gli individui che sono
vittime dell’aggressione, del controllo, dell’intervento e delle vessazioni dell’imperialismo USA devono unirsi, così da formare contro di esso un ampio fronte unito,
Mao Tse-tung - OPERE
da determinare il fallimento dei suoi piani di aggressione e di guerra e da
difendere la pace mondiale.
Fuori dal Giappone l’imperialismo USA! Fuori dal Pacifico occidentale! Fuori
dall’Asia! Fuori dall’Africa e dall’America Latina! Fuori dall’Europa e dall’Oceania!
Fuori da tutti i paesi del mondo che sono vittime della sua aggressione, del suo
controllo, del suo intervento, delle sue vessazioni!
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I DIRIGENTI DEL PCUS SONO I PIÙ GRANDI
SCISSIONISTI DEL NOSTRO TEMPO
(4 febbraio 1964)
Settimo commento alla lettera del 14 luglio 1963, pubblicato come editoriale a cura della
redazione del Quotidiano del popolo e di Bandiera rossa.
Il 14 luglio 1963 il Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica pubblicò
una lettera aperta alle organizzazioni di partito e a tutti i comunisti dell’Unione Sovietica
in cui per la prima volta attaccava pubblicamente e per nome il Partito comunista cinese.
Da allora la polemica tra i due partiti divenne aperta, pubblica e dichiarata. Il Comitato
centrale del Partito comunista cinese espresse allora sistematicamente le sue posizioni sulle
divergenze in nove articoli pubblicati tra il 6 settembre 1963 e il 14 luglio 1964, come
commenti alla lettera del Comitato centrale del PCUS.
Per quanto concerne il ruolo di Mao Tse-tung nella redazione di questi articoli e i motivi
della loro inclusione nelle Opere di Mao Tse-tung, riteniamo che data l’importanza della
questione e il ruolo di Mao Tse-tung nel PCC, questi commenti siano stati redatti sotto la
sua direzione o siano stati da lui rivisti e in ogni caso da lui approvati o avallati, anche se
non rispecchiano al cento per cento le sue vedute. A proposito del ruolo di Mao Tse-tung
in questi commenti rinviamo anche alla nota introduttiva del testo Viva il leninismo! nel
vol. 18 delle Opere di Mao Tse-tung.
L’unità del movimento comunista internazionale non è mai stata così gravemente
minacciata come oggi che dilaga l’ideologia del revisionismo moderno. Sia in campo
internazionale che all’interno dei singoli partiti, sono in corso accese lotte tra
marxismo-leninismo e revisionismo. Il movimento comunista internazionale ha di
fronte un pericolo di scissione di una gravità senza precedenti.
La difesa dell’unità del campo socialista e del movimento comunista internazionale è attualmente un compito urgente dei comunisti, del proletariato e delle
masse rivoluzionarie del mondo intero.
Il Partito comunista cinese ha compiuto costanti e instancabili sforzi per difendere
e rafforzare l’unità del campo socialista e del movimento comunista internazionale,
in conformità con il marxismo-leninismo e con i principi rivoluzionari della
Dichiarazione del 1957 e della Dichiarazione del 1960. Difendere i principi, difendere
l’unità, eliminare le divergenze e rafforzare la lotta contro il nostro comune nemico
è stata e rimane la ferma posizione del Partito comunista cinese.
Da quando hanno imboccato la via del revisionismo, i dirigenti del PCUS hanno
sempre e instancabilmente proclamato la loro devozione all’unità del movimento
comunista internazionale. Ultimamente essi sono stati particolarmente attivi
Mao Tse-tung - OPERE
nell’invocare l’“unità”. Questo fa rammentare ciò che disse Engels novant’anni fa:
“Non ci si deve lasciare ingannare dall’invocazione di ‘unità’. Coloro che hanno
più spesso questa parola sulle labbra, sono quelli che più seminano discordia. [...]
I più grandi settari e i più grandi attaccabrighe e furfanti sono a volte quelli che
più gridano per l’unità”1.
Mentre loro si presentano come campioni di unità, i dirigenti del PCUS stanno
cercando di attaccare l’etichetta di scissionismo sul Partito comunista cinese. Nella
sua lettera aperta, il Comitato centrale del PCUS dice: “I dirigenti cinesi stanno
minando non solo l’unità del campo socialista, ma quella dell’intero movimento
comunista mondiale, calpestando i principi dell’internazionalismo proletario e
violando grossolanamente i criteri accettati nelle relazioni tra partiti fratelli”.
I successivi articoli pubblicati sulla stampa sovietica hanno continuato a
condannare i comunisti cinesi quali “settari” e “scissionisti”.
Ma quali sono i fatti? Chi sta minando l’unità del campo socialista? Chi sta
minando l’unità del movimento comunista internazionale? Chi sta calpestando i
principi dell’internazionalismo proletario? Chi sta grossolanamente violando i
criteri accettati nelle relazioni tra partiti fratelli? In altre parole, chi sono i veri,
assoluti scissionisti?
Solo rispondendo appropriatamente a queste domande troveremo il modo di
difendere e rafforzare l’unità del campo socialista e del movimento comunista
internazionale e di superare il pericolo di una scissione.
Uno sguardo retrospettivo alla storia
Allo scopo di raggiungere una chiara comprensione della natura dello scissionismo
nel presente movimento comunista internazionale e per lottare contro di esso in
modo corretto, gettiamo uno sguardo indietro, alla storia del movimento
comunista internazionale di questo ultimo secolo.
La lotta tra il marxismo-leninismo e l’opportunismo e tra le forze schierate a difesa
dell’unità e quelle che creano scissioni attraversa tutta la storia dello sviluppo del
movimento comunista. Questo è vero sia per i singoli paesi che in campo
internazionale. In questa lunga lotta Marx, Engels e Lenin a livello teorico hanno
spiegato la vera essenza dell’unità proletaria e hanno dato, con i loro atti, brillanti
esempi di lotta contro l’opportunismo, contro il revisionismo e contro lo scissionismo.
Nel 1847 Marx e Engels fondarono la prima organizzazione della classe operaia
internazionale: la Lega comunista. Nel Manifesto del partito comunista, che essi
scrissero quale programma della Lega, Marx ed Engels lanciarono il militante
appello “Proletari di tutti i paesi, unitevi!” e fecero un’esposizione sistematica e
profonda del comunismo scientifico, gettando così le basi ideologiche per l’unità
del proletariato internazionale.
Per tutta la loro vita Marx ed Engels lavorarono senza posa per questa unità del
proletariato internazionale basata sui principi.
Nel 1864 essi fondarono la Prima Internazionale, l’Associazione internazionale
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I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
dei lavoratori, per unire i movimenti operai di tutti i paesi. Per tutto il periodo della
Prima Internazionale essi condussero lotte basate sui principi contro i seguaci di
Bakunin, di Proudhon, di Blanqui, di Lassalle, ecc., la più accanita delle quali fu
quella contro gli scissionisti seguaci di Bakunin.
I bakuninisti attaccarono la teoria di Marx sin dal principio. Essi accusarono
Marx di voler rendere il suo “programma particolare e dottrina personale
dominanti nell’Internazionale”. In effetti, però, erano loro che cercavano d’imporre all’Internazionale i dogmi della loro setta e di sostituire il programma
dell’Internazionale con il programma opportunista di Bakunin. Essi ricorsero a un
intrigo dopo l’altro, misero insieme una “maggioranza” rappezzata e si diedero ad
attività settarie e scissioniste.
Per difendere la genuina unità del proletariato internazionale, Marx ed Engels
presero una posizione senza compromessi e di principio contro l’aperta sfida degli
scissionisti seguaci di Bakunin della Prima Internazionale. Nel 1872 al Congresso
dell’Aja, al quale Marx partecipò personalmente, i seguaci di Bakunin che
persistevano nelle loro attività scissioniste furono espulsi dall’Internazionale.
Engels disse che se i marxisti avessero adottato un atteggiamento senza principi
e conciliatorio verso le attività scissioniste dei seguaci di Bakunin all’Aja, ciò
avrebbe avuto gravi conseguenze per il movimento operaio internazionale. Egli
affermò: “Allora l’Internazionale sarebbe davvero andata in pezzi: andata in pezzi
attraverso l’‘unità’”1.
Guidata da Marx e da Engels, la Prima Internazionale combattè contro
l’opportunismo e lo scissionismo e gettò le basi per la supremazia del marxismo
nel movimento operaio internazionale.
Con l’annuncio della fine della Prima Internazionale nel 1876 ebbe inizio la
creazione di partiti operai socialisti di massa in molti paesi. Marx ed Engels
seguirono la creazione e lo sviluppo di questi partiti con grande attenzione nella
speranza che essi sarebbero stati fondati e si sarebbero sviluppati sulla base del
comunismo scientifico.
Marx ed Engels dedicarono particolare attenzione e interesse al Partito
socialdemocratico tedesco, che occupava allora un’importante posizione nel
movimento operaio in Europa. In molte occasioni essi criticarono aspramente il
partito tedesco per il suo marcio spirito di compromesso con l’opportunismo, in
nome dell’“unità”.
Nel 1875 essi criticarono il Partito socialdemocratico tedesco per la sua unione con
i lassalliani a spese dei principi e per il Programma di Gotha che ne risultò. Marx pose
in rilievo che questa unione era stata “pagata troppo cara” e che il Programma di
Gotha era “un programma interamente biasimevole che demoralizzava il partito”2.
Engels pose in evidenza che si trattava di un “piegare le ginocchia davanti al
lassallismo da parte dell’intero proletariato socialista tedesco”, aggiungendo: “Sono
convinto che un’unione su queste basi non durerà neanche un anno”3.
Criticando il Programma di Gotha, Marx avanzò il ben noto principio che i
marxisti “non devono mercanteggiare sui principi”2.
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Mao Tse-tung - OPERE
Più tardi Marx ed Engels criticarono di nuovo aspramente i dirigenti del partito
tedesco perché tolleravano le attività degli opportunisti all’interno del partito.
Marx disse che questi opportunisti cercavano “di sostituire le basi materialiste [...]
con la moderna mitologia e le sue dee Giustizia, Libertà, Uguaglianza, Fraternità”4
e che ciò era “sminuire partito e teoria”5. Nella loro lettera circolare ai dirigenti del
partito tedesco, Marx ed Engels scrissero: “Per circa quarant’anni noi abbiamo
posto l’accento sulla lotta di classe quale immediata forza motrice della storia e
in particolare sulla lotta di classe tra la borghesia e il proletariato quale grande leva
della rivoluzione sociale moderna; è pertanto impossibile per noi cooperare con
gente che vuole cancellare questa lotta di classe dal movimento”6.
La Seconda Internazionale, alla cui fondazione nel 1889 presiedette Engels, ha
operato in un periodo in cui il capitalismo si sviluppava “pacificamente”. Mentre il
marxismo si diffondeva largamente e il Manifesto del partito comunista diventava il
programma comune di decine di milioni di lavoratori dappertutto, durante questo
periodo i partiti socialisti di molti paesi veneravano ciecamente la legalità borghese
invece di utilizzarla e divennero legalitari, aprendo così le porte all’opportunismo.
Pertanto lungo tutto il periodo della Seconda Internazionale il movimento
operaio internazionale fu diviso in due gruppi principali, i marxisti rivoluzionari
e gli pseudomarxisti opportunisti.
Engels condusse lotte durissime contro gli opportunisti. Egli confutò con
particolare acutezza i loro errori sull’evoluzione pacifica dal capitalismo al
socialismo. Di quegli opportunisti che posavano da marxisti disse: Marx “ripeterebbe a questi signori ciò che Heine aveva detto dei suoi imitatori: ‘Ho seminato
draghi ma ho raccolto pulci’”7.
Dopo la morte di Engels nel 1895, queste pulci si diedero all’aperta e
sistematica revisione del marxismo e presero gradualmente la direzione della
Seconda Internazionale.
Quale illustre esponente rivoluzionario del movimento operaio internazionale,
dopo Engels il grande Lenin si addossò la grave responsabilità di difendere il
marxismo e contrastare il revisionismo della Seconda Internazionale.
Quando i revisionisti della Seconda Internazionale urlarono che il marxismo era
“incompleto” e “superato”, Lenin dichiarò solennemente: “Noi basiamo il nostro
atteggiamento interamente sulla posizione teorica marxista”, perché solo tale
teoria “unisce tutti i socialisti”8.
Lenin lottò soprattutto per creare un partito marxista in Russia. Allo scopo di
costruire un partito di tipo nuovo che differisse sostanzialmente dai partiti opportunisti della Seconda Internazionale, egli condusse lotte senza compromessi contro le
varie fazioni antimarxiste entro il Partito operaio socialdemocratico russo.
Come altri partiti della Seconda Internazionale, il Partito operaio socialdemocratico russo aveva un gruppo rivoluzionario e un gruppo opportunista. I
bolscevichi guidati da Lenin costituivano il primo e i menscevichi il secondo.
I bolscevichi guidati da Lenin condussero lunghe lotte teoriche e politiche
contro i menscevichi, allo scopo di salvaguardare l’unità del partito proletario e
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I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
la purezza dei suoi ranghi e finalmente, nel 1912, espulsero dal partito i
menscevichi che persistevano nell’opportunismo e in attività scissioniste.
Tutte le fazioni opportuniste insultarono Lenin con gli epiteti più infamanti. Essi
cercarono con ogni mezzo di dargli l’etichetta di scissionista. Allineandosi con
tutte le fazioni antileniniste e levando la bandiera della “non faziosità”, Trotski
attaccò sconsideratamente il partito bolscevico e Lenin, che egli chiamò “usurpatore”
e “scissionista”. Lenin replicò che Trotski, che si esibiva come “non fazioso”, era
“un rappresentante dei ‘peggiori resti di faziosità’”9 e “il peggiore degli scissionisti”10.
Lenin lo pose in chiaro: “Unità: una grande causa e una grande parola d’ordine!
Ma la causa dei lavoratori esige l’unità dei marxisti e non l’unità dei marxisti con
gli oppositori e i travisatori del marxismo”11.
La lotta di Lenin contro i menscevichi fu una lotta di grande importanza
internazionale, poiché il menscevismo era una forma e una variante russa del
revisionismo della Seconda Internazionale ed era appoggiato dai dirigenti
revisionisti della Seconda Internazionale.
Mentre combatteva i menscevichi, Lenin condusse anche una serie di lotte
contro il revisionismo della Seconda Internazionale.
Già nel periodo precedente la Prima guerra mondiale Lenin criticò i revisionisti
della Seconda Internazionale sul piano teorico e politico e li combattè faccia a
faccia ai congressi di Stoccarda e di Copenaghen.
Quando scoppiò la Prima guerra mondiale i dirigenti della Seconda Internazionale tradirono apertamente il proletariato. Servendo gli interessi degli imperialisti,
essi sollecitarono i proletari dei diversi paesi a massacrarsi a vicenda e ciò
produsse una gravissima scissione nel proletariato internazionale. Come disse
Rosa Luxemburg, i revisionisti trasformarono la fiera parola d’ordine di un tempo
“Proletari di tutti i paesi, unitevi!”, nell’ordine sul campo di battaglia “Proletari di
tutti i paesi, ammazzatevi l’un l’altro!”.
Il Partito socialdemocratico della Germania, paese nativo di Marx, era allora il
più potente e influente partito della Seconda Internazionale. Esso fu il primo a
schierarsi con l’imperialismo del proprio paese e compì così l’opera criminale di
dividere il movimento operaio internazionale.
In quel momento critico, Lenin si fece avanti a lottare risolutamente in difesa
dell’unità del proletariato internazionale.
Nel suo articolo I compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra
europea, che circolò nell’agosto del 1914, Lenin proclamò il crollo della Seconda
Internazionale e condannò severamente la maggior parte dei suoi dirigenti e in
particolare quelli del Partito socialdemocratico tedesco per il loro aperto
tradimento del socialismo.
Dato che i revisionisti della Seconda Internazionale avevano trasformato la loro
alleanza segreta con la borghesia in un’alleanza aperta e avevano reso irrevocabile
la scissione nel movimento operaio internazionale, Lenin dichiarò: “È impossibile
assolvere i compiti del socialismo al momento presente, è impossibile conseguire
una reale unità internazionale degli operai, senza una decisa rottura con
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Mao Tse-tung - OPERE
l’opportunismo e spiegando alle masse l’inevitabilità del suo fallimento”12.
Per questa ragione Lenin appoggiò fermamente i marxisti che rompevano con
gli opportunisti in molti paesi europei e chiamò arditamente alla creazione della
Terza Internazionale, per sostituire la fallita Seconda Internazionale, così da
ricostruire l’unità rivoluzionaria del proletariato internazionale.
La Terza Internazionale fu fondata nel marzo del 1919. Essa ereditò le conquiste
positive della Seconda Internazionale e scartò i suoi rifiuti opportunisti, socialsciovinisti,
borghesi e piccolo-borghesi. Essa pose così la causa rivoluzionaria del proletariato
internazionale in grado di svilupparsi sia in vastità che in profondità.
La teoria e la prassi di Lenin portarono il marxismo a una nuova fase del suo
sviluppo: la fase del leninismo. Sulla base del marxismo-leninismo, l’unità del
proletariato internazionale e il movimento comunista internazionale furono
ulteriormente rafforzati ed estesi.
Esperienza e lezioni
Che cosa dimostra la storia dello sviluppo del movimento comunista internazionale?
1. In primo luogo essa dimostra che, come tutte le altre cose, il movimento
internazionale della classe operaia tende a dividersi in due. La lotta di classe tra
il proletariato e la borghesia inevitabilmente si riflette nei ranghi comunisti. È
inevitabile che si manifesti l’opportunismo di una specie o dell’altra nel corso dello
sviluppo del movimento comunista, che gli opportunisti si diano ad attività
scissioniste antimarxiste-leniniste e che i marxisti-leninisti conducano lotte contro
l’opportunismo e lo scissionismo. È proprio mediante questa lotta degli opposti
che il marxismo-leninismo e il movimento comunista internazionale della classe
operaia si sono sviluppati. È mediante questa lotta che il movimento internazionale della classe operaia ha rafforzato e consolidato la sua unità sulla base del
marxismo-leninismo.
Engels disse: “Il movimento del proletariato passa necessariamente attraverso
differenti periodi di sviluppo; a ogni periodo una parte rimane bloccata e non
partecipa all’ulteriore avanzamento; questo soltanto spiega perché in realtà la
‘solidarietà del proletariato’ viene dappertutto realizzata in differenti raggruppamenti di partito, che conducono lotte per la vita o per la morte tra loro [...]”1.
È proprio ciò che è avvenuto. La Lega comunista, la Prima Internazionale e la
Seconda Internazionale, ognuna delle quali originariamente era un organismo
unitario, si divisero in due nel corso del loro sviluppo e diventarono due parti in
conflitto. Ogni volta la lotta internazionale contro l’opportunismo e lo scissionismo
ha portato il movimento internazionale della classe operaia a una nuova fase e
lo ha reso capace di forgiare una più ferma e più larga unità su una nuova base.
La vittoria della Rivoluzione d’Ottobre e la fondazione della Terza Internazionale
furono i più grandi successi nella lotta contro il revisionismo e lo scissionismo
della Seconda Internazionale.
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I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
Unità, lotta o persino scissione, una nuova unità su una nuova base: tale è la
dialettica dello sviluppo del movimento internazionale della classe operaia.
2. In secondo luogo, la storia del movimento comunista internazionale dimostra
che, in ogni periodo, la lotta tra i difensori dell’unità e gli scissionisti è, in essenza,
una lotta tra il marxismo-leninismo e l’opportunismo-revisionismo, tra i sostenitori
del marxismo e i traditori del marxismo.
Sia internazionalmente che nei singoli paesi la genuina unità proletaria è
possibile soltanto sulla base del marxismo-leninismo.
Sia internazionalmente che nei singoli paesi, dovunque imperversino l’opportunismo e il revisionismo una scissione nei ranghi proletari diventa inevitabile. Ogni
scissione nel movimento comunista è invariabilmente causata dall’opposizione e dal
tradimento del marxismo-leninismo da parte degli opportunisti-revisionisti.
Che cos’è lo scissionismo?
Vuol dire scissione dal marxismo-leninismo. Chiunque si opponga al marxismoleninismo e lo tradisca e mini la base dell’unità proletaria è uno scissionista.
Vuol dire scissione dal partito rivoluzionario proletario. Chiunque persista in
una linea revisionista e trasformi un partito rivoluzionario proletario in un partito
borghese riformista è uno scissionista.
Vuol dire scissione dal proletariato rivoluzionario e dalle vaste masse del popolo
lavoratore. Chiunque segua un programma e una linea che vanno contro la
volontà rivoluzionaria e contro gli interessi fondamentali del proletariato e del
popolo lavoratore è uno scissionista.
Lenin disse: “Dove la maggioranza degli operai che hanno coscienza di classe si
è raccolta attorno a precise e determinate decisioni vi è unità d’opinione e d’azione”,
mentre l’opportunismo “è, in effetti, scisma, in quanto esso contrasta nel modo più
sfacciato la volontà della maggioranza degli operai”9. Rompendo l’unità proletaria lo
scissionismo serve la borghesia e ne soddisfa le esigenze. Creare scissioni in seno
ai ranghi del proletariato è la politica della borghesia. Il suo più sinistro metodo nel
fare ciò è di comprare o coltivare agenti in seno ai ranghi del proletariato. Agenti della
borghesia: è proprio questo che sono gli opportunisti e revisionisti. Lungi dal cercare
di unire il proletariato nella lotta contro la borghesia, essi vogliono che il proletariato
cooperi con essa. Ciò è quanto fecero i revisionisti della Seconda Internazionale,
come Bernstein e Kautsky. Nel momento in cui gli imperialisti più temevano che il
proletariato di tutti i paesi si unisse per trasformare la guerra imperialista in guerre
civili, essi sorsero a creare una scissione nel movimento operaio internazionale e a
sostenere la cooperazione tra il proletariato e la borghesia.
Gli scissionisti nei ranghi del comunismo sono coloro che per andare incontro
alle esigenze della borghesia si scindono dal marxismo-leninismo, dal partito
proletario rivoluzionario, dal proletariato rivoluzionario e dalle vaste masse del
popolo lavoratore; essi rimangono scissionisti anche quando per un certo periodo
di tempo sono in maggioranza od occupano posti di direzione.
Ai tempi della Seconda Internazionale i revisionisti rappresentati da Bernstein
e Kautsky erano in maggioranza e i marxisti rappresentati da Lenin erano in
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Mao Tse-tung - OPERE
minoranza. Tuttavia, ovviamente, erano Bernstein, Kautsky e altri opportunisti, gli
scissionisti e non i rivoluzionari come Lenin.
Nel 1904 erano i menscevichi gli scissionisti, sebbene occupassero posizioni di
direzione, che avevano usurpato, negli organi centrali del Partito operaio
socialdemocratico russo. Lenin pose in rilievo a quel tempo: “I centri di direzione
(l’organo centrale, il Comitato centrale e il Consiglio) hanno rotto con il partito”,
“i centri si sono posti fuori dal partito. Non v’è terreno intermedio; o si è con i centri
o con il partito”13.
In breve, l’opportunismo e il revisionismo sono le radici politiche e ideologiche
dello scissionismo. Lo scissionismo è la manifestazione organizzativa dell’opportunismo e del revisionismo. Si può anche dire che opportunismo e revisionismo
sono sia scissionismo che settarismo. I revisionisti sono i più grandi e più vili
scissionisti e settari del movimento comunista.
3. In terzo luogo la storia del movimento comunista internazionale dimostra che
l’unità proletaria è stata consolidata e si è sviluppata mediante la lotta contro
l’opportunismo, il revisionismo e lo scissionismo. La lotta per l’unità è inseparabilmente connessa con la lotta per la difesa dei principi.
L’unità che il proletariato richiede è unità di classe, unità rivoluzionaria, unità
contro il comune nemico e per il grande obiettivo del comunismo. L’unità del
proletariato internazionale ha la sua base teorica e politica nel marxismoleninismo. Il proletariato internazionale può avere coesione organizzativa e unità
d’azione solo quando ha unità teorica e politica.
La genuina unità rivoluzionaria del proletariato può essere conseguita solo
difendendo i principi e difendendo il marxismo-leninismo. L’unità acquisita con
l’abbandono dei principi e guazzando nel fango con gli opportunisti cessa di
essere unità proletaria; come Lenin disse, essa invece “significa, in pratica, unità
del proletariato con la borghesia nazionale e scissione nel proletariato internazionale, unità tra lacchè e scissione tra i rivoluzionari”14.
Egli pose anche in rilievo che “come la borghesia non perirà finché non sarà
rovesciata”, così la corrente opportunista corrotta e sostenuta dalla borghesia “non
perirà se non viene ‘uccisa’, cioè rovesciata, privata di ogni influenza nel
proletariato socialista”. Perciò è necessario condurre “una lotta spietata contro la
corrente dell’opportunismo”14.
Di fronte alla sfida degli opportunisti-revisionisti che stanno apertamente
creando scissioni all’interno del movimento comunista internazionale, i marxistileninisti non devono fare compromessi su questioni di principio, ma devono
risolutamente combattere questo scissionismo. Questo è un importante insegnamento di Marx, Engels e Lenin e la sola via corretta per salvaguardare l’unità del
movimento comunista internazionale.
I più grandi scissionisti della nostra epoca
Gli avvenimenti degli ultimi anni dimostrano che i dirigenti del PCUS capeggiati
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I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
da Kruscev sono diventati i principali rappresentanti del moderno revisionismo
oltre che i più grandi scissionisti del movimento comunista internazionale.
Tra il ventesimo e il ventiduesimo Congresso del PCUS i dirigenti di quel partito
hanno sviluppato un sistema perfezionato di revisionismo. Essi hanno avanzato una
linea revisionista che contravviene alla rivoluzione proletaria e alla dittatura del
proletariato, una linea che consiste in “coesistenza pacifica”, “competizione pacifica”,
“transizione pacifica”, “Stato di tutto il popolo” e “partito di tutto il popolo”. Essi
hanno cercato di imporre questa linea revisionista a tutti i partiti fratelli in sostituzione
della linea comune del movimento comunista internazionale che fu stabilita nelle
riunioni dei partiti fratelli nel 1957 e nel 1960. Essi hanno attaccato chiunque persiste
nella linea marxista-leninista e si oppone alla loro linea revisionista.
Sono i dirigenti del PCUS che hanno minato la base dell’unità del movimento
comunista internazionale e hanno creato l’attuale grave pericolo di scissione,
tradendo il marxismo-leninismo e l’internazionalismo proletario e spingendo
avanti la loro linea revisionista e scissionista.
Lungi dal lavorare per consolidare e ampliare il campo socialista, i dirigenti del
PCUS si sono sforzati di dividerlo e disintegrarlo. Essi hanno così portato lo
scompiglio nel campo socialista.
Essi hanno violato i principi che guidano le relazioni tra paesi fratelli, fissati nella
Dichiarazione del 1957 e in quella del 1960, hanno perseguito una politica di
sciovinismo da grande potenza e di egoismo nazionale verso i paesi fratelli
socialisti e così hanno spezzato l’unità del campo socialista.
Essi hanno arbitrariamente violato la sovranità di alcuni paesi fratelli, interferito
nei loro affari interni, condotto attività sovversive e hanno cercato in ogni modo
di dominare i paesi fratelli.
In nome della “divisione internazionale del lavoro” i dirigenti del PCUS si
oppongono all’adozione, da parte dei paesi fratelli, della politica di costruire il
socialismo basandosi sulle proprie forze e di sviluppare le loro economie su una
base indipendente e tentano di trasformarli in dipendenze economiche. Essi
hanno cercato di costringere quei paesi fratelli che sono relativamente arretrati
economicamente ad abbandonare l’industrializzazione e a diventare una loro
fonte di materie prime e dei mercati per i loro prodotti eccedenti.
I dirigenti del PCUS sono del tutto privi di scrupoli nel perseguire la politica di
sciovinismo da grande potenza. Essi hanno costantemente esercitato pressione
politica, economica e persino militare sui paesi fratelli.
I dirigenti del PCUS hanno apertamente fatto appello al rovesciamento dei
dirigenti del partito e del governo dell’Albania, hanno avventatamente troncato
tutte le relazioni economiche e diplomatiche con essa e l’hanno tirannicamente
privata dei suoi legittimi diritti quale membro dell’Organizzazione del Trattato di
Varsavia e del Consiglio di mutua assistenza economica (COMECON).
I dirigenti del PCUS hanno violato il Trattato cino-sovietico di amicizia, alleanza
e mutua assistenza, hanno preso l’unilaterale decisione di ritirare 1.390 esperti
sovietici che stavano lavorando in Cina, di stracciare 343 tra contratti e contratti
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Mao Tse-tung - OPERE
supplementari sull’impiego di esperti e di cancellare 257 progetti di cooperazione
scientifica e tecnica e hanno seguito una politica commerciale restrittiva e discriminatoria
contro la Cina. Essi hanno provocato incidenti al confine cino-sovietico e condotto
attività sovversive su vasta scala nel Sinkiang. In più di una occasione Kruscev si è
spinto fino a dire ai compagni dirigenti del Comitato centrale del Partito comunista
cinese che alcuni elementi antipartito del Partito comunista cinese erano suoi “buoni
amici”. Egli ha lodato elementi cinesi antipartito perché attaccavano la linea generale
per la costruzione socialista, il grande balzo in avanti e le comuni popolari
descrivendo la loro azione come un “atto coraggioso”.
Tali misure che peggiorano gravemente le relazioni tra Stati sono rare persino
tra paesi capitalisti. Ma i dirigenti del PCUS hanno ripetutamente adottato
scandalose ed estreme misure di questa specie contro paesi socialisti fratelli.
Tuttavia essi continuano a proclamare di essere “fedeli all’internazionalismo
proletario”. Vorremmo chiedere: c’è qualche rimasuglio d’internazionalismo in
tutte queste vostre azioni?
Lo sciovinismo da grande potenza e lo scissionismo dei dirigenti del PCUS sono
evidenti anche nella loro condotta verso i partiti fratelli.
Sin dal ventesimo Congresso del PCUS i dirigenti di questo hanno cercato, con
il pretesto di “combattere il culto della personalità”, di cambiare la direzione di
altri partiti fratelli, perché si conformassero alla loro volontà. Fino a oggi essi
hanno insistito nel “combattere il culto della personalità” quale condizione
preliminare per il ripristino dell’unità e quale “principio” che è “obbligatorio per
ogni partito comunista”15.
Contrariamente ai principi che guidano le relazioni tra partiti fratelli fissati nella
Dichiarazione del 1957 e in quella del 1960, i dirigenti del PCUS ignorano la posizione
indipendente e uguale dei partiti fratelli, insistono nello stabilire una specie di
dominio feudale e patriarcale nel movimento comunista internazionale e trasformano le relazioni tra partiti fratelli in relazioni tra un padre di una famiglia patriarcale
e i suoi figli. Kruscev ha più di una volta descritto un partito fratello come un
“bambino sciocco”16 e si è denominato sua “madre”17. Con la sua psicologia feudale
di autoesaltazione, egli non ha assolutamente il minimo senso di vergogna.
I dirigenti del PCUS hanno completamente ignorato il principio di raggiungere
l’unanimità mediante consultazione tra partiti fratelli, prendono abitualmente
decisioni dittatoriali e danno ordini agli altri. Essi hanno avventatamente stracciato
accordi comuni con alcuni partiti fratelli, preso decisioni arbitrarie su importanti
questioni di comune interesse per i partiti fratelli e hanno imposto a questi il fatto
compiuto.
I dirigenti del PCUS hanno violato il principio che le divergenze tra partiti fratelli
devono essere risolte mediante consultazione tra partiti; essi hanno prima usato
il proprio congresso di partito e poi congressi di altri partiti fratelli quali tribune
per attacchi aperti su vasta scala contro quei partiti fratelli che difendono
fermamente il marxismo-leninismo.
I dirigenti del PCUS considerano i partiti fratelli quali pedine sulla loro scacchiera
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I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
diplomatica. Kruscev gioca a tiremmolla, cambia continuamente opinione, un giorno
parla in un modo e il giorno seguente in un altro e tuttavia insiste perché i partiti
fratelli danzino a ogni sua musica senza sapere donde o dove.
I dirigenti del PCUS hanno provocato disordini e creato scissioni in molti partiti
comunisti, incoraggiando i seguaci della loro linea revisionista in questi partiti ad
attaccare la direzione o a usurpare posizioni dirigenti, a perseguitare i marxistileninisti e persino a espellerli dal partito. È questa politica scissionista dei dirigenti
del PCUS che ha dato origine a scissioni organizzative nei partiti fratelli di molti
paesi capitalisti.
I dirigenti del PCUS hanno trasformato la rivista Problemi della pace e del
socialismo, originariamente rivista comune dei partiti fratelli, in uno strumento per
diffondere il revisionismo, il settarismo e lo scissionismo e per lanciare attacchi
senza scrupoli contro partiti fratelli marxisti-leninisti, in violazione dell’accordo
raggiunto alla riunione in cui fu fondata la rivista.
Per di più essi stanno imponendo la linea revisionista alle organizzazioni
democratiche internazionali, cambiando la corretta linea seguita da queste
organizzazioni e cercando di creare scissioni in esse.
I dirigenti del PCUS hanno trattato i nemici da compagni e viceversa. Essi hanno
preso come bersaglio della loro lotta i partiti e paesi fratelli marxisti-leninisti
invece che l’imperialismo USA e i suoi lacchè.
I dirigenti del PCUS ricercano la cooperazione sovietico-americana per il
dominio del mondo; essi considerano l’imperialismo USA, il più feroce nemico
dei popoli del mondo, quale loro più fidato amico e trattano i partiti e i paesi fratelli
che aderiscono al marxismo-leninismo quali loro nemici. Essi si associano con
l’imperialismo USA, con i reazionari di vari paesi, con la cricca rinnegata di Tito
e con i socialdemocratici di destra contro i paesi socialisti fratelli, i partiti fratelli,
i marxisti-leninisti e le masse rivoluzionarie di tutti i paesi.
Quando strappano una pagliuzza a Eisenhower o a Kennedy o ai loro simili o
pensano che le cose stanno andando bene per loro, i dirigenti del PCUS sono fuori
di sé dalla gioia, sferrano attacchi violenti contro i partiti e i paesi fratelli che
aderiscono al marxismo-leninismo e sacrificano partiti e paesi fratelli sull’altare dei
loro commerci politici con l’imperialismo USA.
Quando la loro politica erronea va in rovina ed essi si trovano in difficoltà, i
dirigenti del PCUS diventano più arrabbiati e rossi in faccia che mai, sferrano di
nuovo attacchi violenti contro i partiti e i paesi fratelli che aderiscono al marxismoleninismo e cercano di fare degli altri i loro capri espiatori.
Questi fatti dimostrano che i dirigenti del PCUS hanno imboccato la via del
tradimento totale dell’internazionalismo proletario, in violazione degli interessi
del popolo sovietico, del campo socialista e del movimento comunista internazionale e di quelli di tutti i popoli rivoluzionari.
Questi fatti dimostrano chiaramente che i dirigenti del PCUS contrappongono
il loro revisionismo al marxismo-leninismo, il loro sciovinismo da grande potenza
ed egoismo nazionale all’internazionalismo proletario e il loro settarismo e
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Mao Tse-tung - OPERE
scissionismo all’unità internazionale del proletariato. In tale modo, come tutti gli
opportunisti e i revisionisti del passato, i dirigenti del PCUS si sono trasformati in
fomentatori di scissioni in molti partiti fratelli, nel campo socialista e nell’intero
movimento comunista internazionale.
Il revisionismo e lo scissionismo dei dirigenti del PCUS costituiscono un
pericolo più grande di quello di qualsiasi altro gruppo opportunista e scissionista,
sia passato che presente. Come tutti sanno, questo revisionismo si sta verificando
nel PCUS, il partito che fu creato da Lenin e che ha goduto del più alto prestigio
tra tutti i partiti comunisti; esso si sta verificando nella grande Unione Sovietica,
il primo paese socialista. Per molti anni, i marxisti-leninisti e i popoli rivoluzionari
di tutto il mondo hanno nutrito grande stima per il PCUS e considerato l’Unione
Sovietica come base della rivoluzione mondiale e modello di lotta. I dirigenti del
PCUS hanno approfittato di tutto questo, del prestigio del partito creato da Lenin
e del primo paese socialista, per nascondere l’essenza del loro revisionismo e
scissionismo e ingannare coloro che sono ancora ignari della verità. Allo stesso
tempo questi grandi maestri del doppio gioco vanno gridando “unità, unità”,
mentre sono in effetti dediti alla scissione. Fino a un certo punto in effetti i loro
inganni confondono temporaneamente la gente. La tradizionale fiducia nel PCUS
e l’ignoranza dei fatti hanno impedito a un considerevole numero di persone di
accorgersi prima del revisionismo e dello scissionismo dei dirigenti del PCUS.
Poiché i dirigenti del PCUS esercitano il potere di Stato in un grande paese
socialista che ha un raggio d’influenza mondiale, la loro linea revisionista e
scissionista ha recato al movimento comunista internazionale e alla causa
proletaria della rivoluzione mondiale danni molto più grandi di quelli di qualsiasi
gruppo opportunista e scissionista del passato.
Si può dire che i dirigenti del PCUS sono i più grandi revisionisti oltre che i più
grandi settari e scissionisti che la storia conosca.
È ormai chiaro che il revisionismo e lo scissionismo dei dirigenti del PCUS hanno
grandemente contributo alla propagazione della fiumana revisionista a livello
internazionale e hanno reso enormi servigi all’imperialismo e ai reazionari di tutti
i paesi.
Il revisionismo e lo scissionismo dei dirigenti del PCUS sono il prodotto sia della
crescita lussureggiante di elementi borghesi all’interno dell’Unione Sovietica che
della politica imperialista e particolarmente della politica di ricatto nucleare e di
“pacifica evoluzione” dell’imperialismo USA. A loro volta le loro teorie e la loro
politica revisioniste e scissioniste corrispondono ai bisogni non solo delle forze
capitaliste largamente diffuse all’interno, ma anche dell’imperialismo e servono
a paralizzare la volontà rivoluzionaria e a ostacolare la lotta rivoluzionaria dei
popoli nel mondo.
In verità i dirigenti del PCUS si sono già guadagnati le lodi calorose e il plauso
dell’imperialismo e dei suoi lacchè.
Gli imperialisti americani lodano specialmente Kruscev per le sue attività
scissioniste nel movimento comunista internazionale. Essi dicono: “Sembra chiaro
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I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
che Kruscev, nel suo desiderio di una ‘distensionÈ con l’occidente, faccia tanto
sul serio da essere disposto a rischiare una scissione nel movimento comunista,
per ottenerla”18. “Nikita Kruscev ha irrevocabilmente distrutto il blocco unificato
del tempo di Stalin. Questo è forse il più grande servigio di Kruscev: non al
comunismo, ma al mondo occidentale”19. “Dovremmo essergli grati del suo
maltrattare le relazioni con i cinesi [...]. Dobbiamo essergli grati del fatto che egli
abbia portato lo scompiglio nel comunismo internazionale con un gran numero
di iniziative del tutto pretestuose e improvvise”20.
Essi credono fermamente che Kruscev è “il migliore primo ministro sovietico con
il quale l’occidente possa sperare di trattare e [...] questo deve cercare di evitare, per
il momento, qualsiasi azione che possa ulteriormente indebolire la sua posizione”21.
Essi dicono: “L’Amministrazione è ora convinta che gli Stati Uniti devono offrire a
Kruscev il massimo appoggio nella sua disputa con la Cina rossa”22.
I trotskisti che erano da lungo tempo politicamente falliti sono tra coloro che
applaudono i dirigenti del PCUS. I primi appoggiano attivamente i secondi su
questioni fondamentali quale l’atteggiamento che si deve assumere verso Stalin,
verso l’imperialismo USA e verso i revisionisti jugoslavi. Essi dicono: “La
situazione creata dal ventesimo Congresso del PCUS e ancora più dal ventiduesimo
Congresso è molto favorevole alla ripresa del nostro movimento negli stessi Stati
operai”23. “Noi ci siamo preparati a questo per più di 25 anni. Ora dobbiamo darci
dentro e farlo energicamente”24. “In relazione alla tendenza di Kruscev, noi
daremo un appoggio critico alla sua lotta per la destalinizzazione contro le
tendenze più conservatrici [...]”25.
Si pensi un po’! Tutti i nemici della rivoluzione appoggiano con alacrità i
dirigenti del PCUS. La ragione è che essi hanno trovato un linguaggio comune con
i dirigenti del PCUS nel loro atteggiamento verso il marxismo-leninismo e la
rivoluzione mondiale e che la linea revisionista e scissionista dei dirigenti del
PCUS soddisfa le esigenze controrivoluzionarie dell’imperialismo USA.
La borghesia capisce che, come disse Lenin, “quelli che, essendo attivi nel
movimento della classe operaia, aderiscono alla tendenza opportunista, sono
migliori difensori della borghesia che la borghesia stessa”26.
I signori e padroni imperialisti lasciano con gioia che i dirigenti del PCUS preparino
la strada per la distruzione della causa proletaria della rivoluzione mondiale.
Avendo causato il grave pericolo di una scissione nel movimento comunista
internazionale, i dirigenti del PCUS stanno cercando di riversare la colpa su altri,
insultando il Partito comunista cinese e altri partiti marxisti-leninisti, accusandoli di
“scissionismo” e “settarismo” e inventando un sacco di altre accuse contro di essi.
A questo punto riteniamo necessario scegliere alcune delle loro principali
calunnie e confutarle una per una.
Confutazione dell’accusa di essere antisovietici
I dirigenti del PCUS accusano tutti coloro che contrastano e criticano il loro
47
Mao Tse-tung - OPERE
revisionismo e scissionismo di essere antisovietici. Questa è un’accusa terribile.
Opporsi al primo paese socialista del mondo e al partito fondato dal grande
Lenin: che insolenza!
Ma noi consigliamo ai dirigenti del PCUS di non fare gli istrioni. L’accusa di
essere antisovietici non potrà mai essere rivolta a noi.
Noi consigliamo anche, ai dirigenti del PCUS, di non autoinebriarsi. L’accusa di
antisovietismo non potrà mai ridurre al silenzio i marxisti-leninisti.
Insieme con tutti gli altri comunisti e con i popoli rivoluzionari di tutto il mondo,
i comunisti cinesi hanno sempre nutrito un sincero rispetto e attaccamento verso
il grande popolo sovietico, lo Stato sovietico e il Partito comunista dell’Unione
Sovietica. Infatti fu il popolo dell’Unione Sovietica che, sotto la guida del partito
di Lenin, accese la vittoriosa torcia della Rivoluzione d’Ottobre, aprendo così la
nuova era della rivoluzione proletaria mondiale e negli anni successivi marciò
all’avanguardia lungo la via verso il comunismo. Furono il Partito comunista
dell’Unione Sovietica e lo Stato sovietico che, sotto la guida di Lenin e Stalin,
seguirono una politica interna ed estera marxista-leninista, conseguirono successi
senza precedenti nella costruzione socialista, diedero il più grande contributo alla
vittoria nella guerra contro il fascismo e diedero appoggio internazionalista alle
lotte rivoluzionarie del proletariato e dei lavoratori di tutti gli altri paesi.
Poco prima della sua morte, Stalin disse: “[...] rappresentanti dei partiti fratelli, nella
loro ammirazione per l’audacia e il successo del nostro partito, l’hanno insignito del
titolo di ‘Brigata d’assalto’ del movimento rivoluzionario mondiale e del movimento
operaio. Con ciò, essi hanno espresso la speranza che i successi della ‘Brigata d’assalto’ contribuiscano a migliorare la posizione dei popoli che languono sotto il giogo
del capitalismo. Io penso che il nostro partito ha giustificato queste speranze”27.
Egli aveva ragione dicendo che il partito sovietico, fondato da Lenin, aveva
giustificato le speranze di tutti i comunisti. Il partito sovietico era degno
dell’ammirazione e dell’appoggio conquistati presso tutti i partiti fratelli, incluso
il Partito comunista cinese.
Ma a partire dal ventesimo Congresso i dirigenti del PCUS capeggiati da Kruscev
sono andati lanciando violenti attacchi contro Stalin e hanno imboccato la via del
revisionismo. È possibile dire che essi hanno giustificato le speranze di tutti i
comunisti? Questo non si può proprio dire!
Nella sua Proposta concernente la linea generale del movimento comunista
internazionale il Comitato centrale del Partito comunista cinese pone in rilievo
che è comune richiesta dei popoli dei paesi del campo socialista e del proletariato
internazionale e del popolo lavoratore che tutti i partiti comunisti del campo
socialista debbano:
1. attenersi alla linea marxista-leninista e seguire una corretta politica interna
ed estera marxista-leninista;
2. consolidare la dittatura del proletariato e l’alleanza operai-contadini sotto la
direzione del proletariato e portare avanti la rivoluzione socialista fino in fondo,
sui fronti economico, politico e ideologico;
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I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
3. promuovere l’iniziativa e la creatività delle vaste masse, realizzare la
costruzione socialista in modo pianificato, sviluppare la produzione, migliorare
il tenore di vita del popolo e consolidare la difesa nazionale;
4. rafforzare l’unità del campo socialista sulla base del marxismo-leninismo e
darsi appoggio reciproco, tra paesi socialisti, sulla base dell’internazionalismo
proletario;
5. opporsi alla politica imperialista di aggressione e di guerra e difendere la pace
mondiale;
6. opporsi alla politica anticomunista, antipopolare e controrivoluzionaria dei
reazionari di tutti i paesi;
7. aiutare le lotte rivoluzionarie delle classi e delle nazioni oppresse di tutto il
mondo.
Esso aggiunge che tutti i partiti comunisti del campo socialista “hanno la
responsabilità, verso il proprio popolo e verso il proletariato internazionale e il
popolo lavoratore, di realizzare queste richieste”.
Al contrario, i dirigenti del PCUS hanno abbandonato queste richieste, hanno
deluso le speranze dei partiti fratelli e seguito una linea revisionista e di divisione.
Questo viola non solo gli interessi del proletariato internazionale e del popolo
lavoratore, ma anche quelli del PCUS, dello Stato sovietico e dello stesso popolo
sovietico.
Sono i dirigenti del PCUS capeggiati da Kruscev gli antisovietici.
I dirigenti del PCUS hanno completamente negato Stalin e hanno dipinto la
prima dittatura del proletariato e il sistema socialista come qualcosa di tenebroso
e terribile. Che cosa è questo se non antisovietismo?
I dirigenti del PCUS hanno proclamato l’abolizione della dittatura del proletariato, alterato il carattere proletario del PCUS e aperto la strada alla crescita delle
forze capitaliste nell’Unione Sovietica. Che cosa è questo se non antisovietismo?
I dirigenti del PCUS cercano la cooperazione americano-sovietica, corteggiano
senza posa l’imperialismo USA e hanno così disonorato la grande Unione
Sovietica. Che cosa è questo se non antisovietismo?
I dirigenti del PCUS seguono la politica di sciovinismo da grande potenza,
trattano i paesi socialisti fratelli come dipendenze e hanno danneggiato così il
prestigio dello Stato sovietico. Che cosa è questo se non antisovietismo?
I dirigenti del PCUS ostacolano e contrastano le lotte rivoluzionarie di altri
popoli, agiscono da apologeti dell’imperialismo e del neocolonialismo e hanno
così offuscato la gloriosa tradizione internazionalista del partito di Lenin. Che cosa
è questo se non antisovietismo?
In breve, le azioni dei dirigenti del PCUS hanno portato profonda vergogna alla
grande Unione Sovietica e al PCUS e danneggiato seriamente i fondamentali
interessi del popolo sovietico. Si tratta di azioni in tutto e per tutto antisovietiche.
Naturalmente in queste circostanze il Partito comunista cinese, altri partiti
marxisti-leninisti e i marxisti-leninisti sono costretti a sottoporre a severa critica
la linea revisionista e scissionista dei dirigenti del PCUS, allo scopo di difendere
49
Mao Tse-tung - OPERE
i principi fondamentali del marxismo-leninismo e l’unità del movimento comunista internazionale e sostenere il principio dell’internazionalismo proletario. Noi
ci opponiamo soltanto agli errori revisionisti e scissionisti dei dirigenti del PCUS
e facciamo ciò per difendere il PCUS, fondato da Lenin, e salvaguardare gli
interessi fondamentali dell’Unione Sovietica, il primo paese socialista, e del
popolo sovietico. Come si può chiamare ciò antisovietismo?
La difesa o l’ostilità verso l’Unione Sovietica, dipendono dal fatto se si difenda
veramente o no la linea del marxismo-leninismo e il principio dell’internazionalismo
proletario e se si difendano veramente o no gli interessi fondamentali del partito
sovietico, dello Stato sovietico e del popolo sovietico. Sottoporre i dirigenti del
PCUS a severa critica per il loro revisionismo e scissionismo è difendere l’Unione
Sovietica. D’altro canto seguire una linea revisionista e scissionista, come i
dirigenti del PCUS stanno facendo, significa in realtà opporsi all’Unione Sovietica;
copiare questa linea erronea o sottomettersi ad essa non è difendere l’Unione
Sovietica, ma aiutare i dirigenti del PCUS a danneggiare gli interessi fondamentali
del popolo sovietico.
Qui possiamo ricordare l’atteggiamento di Lenin nei confronti dei dirigenti del
Partito socialdemocratico tedesco nei primi anni del XX secolo. Il Partito
socialdemocratico tedesco era il partito più grande e influente della Seconda
Internazionale, ma appena Lenin scoprì l’opportunismo tra i suoi dirigenti disse
chiaro ai socialdemocratici russi di non prendere “i minimamente attendibili
aspetti della socialdemocrazia tedesca come modelli da imitare”28. Egli dichiarò
inoltre: “Noi dobbiamo criticare coraggiosamente e apertamente gli errori dei
dirigenti tedeschi, se desideriamo essere fedeli allo spirito di Marx e aiutare i
socialisti russi a essere all’altezza dei compiti attuali del movimento operaio”29.
Nello spirito del comandamento di Lenin, noi vorremmo avvertire i dirigenti del
PCUS: se voi non correggete i vostri errori revisionisti, noi continueremo a
criticarvi “coraggiosamente e apertamente” nell’interesse del PCUS, dello Stato
sovietico e del popolo sovietico e nell’interesse del campo socialista e del
movimento comunista internazionale e per la loro unità.
Confutazione dell’accusa di voler prendere la direzione
I dirigenti del PCUS ascrivono la nostra critica e la nostra opposizione alla loro
linea revisionista e scissionista al desiderio di “prendere la direzione”.
In primo luogo, vorremmo chiedere ai dirigenti del PCUS: voi dite che noi
vogliamo prendere la direzione. A chi? Chi ha ora la direzione? Nel movimento
comunista internazionale esiste qualcosa come una direzione che domina su tutti
i partiti fratelli? Questa direzione è nelle vostre mani?
A quanto pare i dirigenti del PCUS si considerano i naturali dirigenti che possono
dominare su tutti i partiti fratelli. Secondo la loro logica, il loro programma, le loro
risoluzioni e dichiarazioni sono tutte leggi infallibili. Ogni osservazione e ogni
parola di Kruscev sono editti imperiali, per quanto sbagliate e assurde possano
50
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
essere. Tutti i partiti fratelli devono remissivamente ascoltare e obbedire ed è loro
assolutamente proibito criticarli o opporvisi. Questa è assoluta tirannia. È
un’ideologia da autocrati feudali, pura e semplice.
Comunque dobbiamo dire ai dirigenti del PCUS che il movimento comunista
internazionale non è una cricca feudale. Grandi o piccoli, nuovi o vecchi, al potere
o no, tutti i partiti fratelli sono indipendenti e uguali. Nessuna riunione di partiti
fratelli e nessun accordo unanimemente approvato da loro ha mai stipulato che
ci sono partiti superiori e partiti subordinati, un partito che guida e altri partiti che
sono guidati, un partito che è padre e partiti che sono figli, o che i dirigenti del
PCUS sono i supremi governanti di altri partiti fratelli.
La storia del movimento rivoluzionario proletario internazionale mostra che, a
causa dell’ineguale sviluppo della rivoluzione, in una particolare fase storica, il
proletariato e il suo partito in un paese o in un altro hanno marciato all’avanguardia del movimento.
Marx ed Engels posero in rilievo che il movimento sindacale in Inghilterra e la lotta
politica della classe operaia francese sono stati in successione all’avanguardia del
movimento proletario internazionale. Dopo la sconfitta della Comune di Parigi,
Engels disse: “Gli operai tedeschi sono stati per il momento posti all’avanguardia
della lotta proletaria”. E proseguì: “Non può essere predetto per quanto tempo gli
eventi permetteranno loro di occupare questo posto d’onore. [...] La questione
principale, comunque, è di salvaguardare il vero spirito internazionalista, che non
permette che sorga alcuno sciovinismo patriottico e che saluta con gioia ogni nuova
avanzata del movimento proletario, da qualunque nazione venga”30.
All’inizio del XX secolo la classe operaia russa, ponendosi sulla prima linea del
movimento proletario internazionale, per la prima volta nella storia conseguì la
vittoria nella rivoluzione proletaria.
Nel 1919 Lenin disse: “L’egemonia nell’Internazionale proletaria rivoluzionaria
è passata per il momento, ma non per lungo tempo, non c’è bisogno di dirlo, ai
russi, proprio come in vari periodi del XIX secolo è stata nelle mani prima degli
inglesi, poi dei francesi, quindi dei tedeschi”31.
L’“avanguardia” cui si riferisce Engels o l’“egemonia” cui si riferisce Lenin, non
significano affatto che un partito che sia all’avanguardia del movimento operaio
internazionale può comandare su altri partiti fratelli o che altri partiti devono
obbedirgli. Quando il Partito socialdemocratico di Germania era sulla prima linea del
movimento, Engels disse: “Esso non ha il diritto di parlare a nome del proletariato
europeo e specialmente nessun diritto di dire qualcosa di falso”3. Quando il partito
bolscevico russo era all’avanguardia, Lenin disse: “[...] mentre prevediamo ciascuna
fase dello sviluppo in altri paesi, noi non dobbiamo decretare niente da Mosca”32.
Neppure la posizione d’avanguardia cui si riferiscono Engels e Lenin rimane
immutata per lungo tempo, ma si sposta con il cambiare delle condizioni. Questo
spostamento è deciso non dai desideri soggettivi di alcun individuo o partito, ma
dalle condizioni foggiate dalla storia. Se le condizioni cambiano, altri partiti possono
venire all’avanguardia del movimento. Se un partito che aveva una volta la posizione
51
Mao Tse-tung - OPERE
d’avanguardia prende la via del revisionismo, finirà col perdere questa posizione,
malgrado il fatto che sia stato il partito più grande e abbia esercitato la più grande
influenza. Il Partito socialdemocratico tedesco è un esempio.
In un dato periodo della storia del movimento comunista internazionale,
l’Internazionale Comunista diede una direzione centralizzata ai partiti comunisti
di tutto il mondo. Essa giocò un grande ruolo storico nel promuovere la creazione
e lo sviluppo di partiti comunisti in molti paesi. Ma quando i partiti comunisti
maturarono e la situazione del movimento comunista internazionale divenne più
complicata, la direzione centralizzata da parte dell’Internazionale Comunista
cessò di essere sia possibile che necessaria. Nel 1943 il presidium del Comitato
esecutivo dell’Internazionale Comunista, in una risoluzione che proponeva di
dissolvere il Comintern affermava: “[...] nella misura in cui la situazione interna,
oltre che quella internazionale, di singoli paesi diventa più complicata, la
soluzione dei problemi del movimento operaio di ciascun paese per mezzo di
qualche centro internazionale incontrerebbe ostacoli insuperabili”.
Gli eventi hanno dimostrato che questa risoluzione corrispondeva alla realtà ed
era corretta.
Nell’attuale movimento comunista internazionale, la questione di chi abbia il
diritto di guidare chicchessia non si pone nemmeno. I partiti fratelli devono essere
indipendenti e completamente uguali e allo stesso tempo devono essere uniti.
Sulle questioni di comune interesse essi devono raggiungere l’unanimità di vedute
attraverso consultazione e devono concertare le loro azioni nella lotta per il
comune obiettivo. Questi principi che guidano le relazioni tra partiti fratelli sono
chiaramente indicati nella Dichiarazione del 1957 e in quella del 1960.
Si tratta di una flagrante violazione di questi principi da parte dei dirigenti del
PCUS considerarsi i dirigenti del movimento comunista internazionale e trattare
tutti i partiti fratelli quali loro subordinati.
A causa della loro differente storia i partiti fratelli si trovano, naturalmente, in
differenti situazioni. I partiti che hanno ottenuto la vittoria nella rivoluzione
differiscono da quelli che non l’hanno ancora avuta e quelli che hanno ottenuto
la vittoria prima differiscono da quelli che l’hanno ottenuta più tardi. Ma queste
differenze significano solo che i partiti vittoriosi, e in particolare i partiti che hanno
ottenuto la vittoria prima, devono assumersi una responsabilità internazionalista
maggiore nell’appoggiare altri partiti fratelli e non hanno assolutamente il diritto
di dominare su altri partiti fratelli.
Il Partito comunista dell’Unione Sovietica fu costruito da Lenin e da Stalin. Esso
fu il primo partito a ottenere la vittoria nella rivoluzione proletaria, a realizzare
la dittatura del proletariato e a intraprendere l’edificazione socialista. Era più che
logico che il PCUS portasse avanti la tradizione rivoluzionaria di Lenin e di Stalin,
si addossasse la maggiore responsabilità nell’appoggiare altri partiti e paesi fratelli
e si ponesse all’avanguardia del movimento comunista internazionale.
Tenendo conto di queste circostanze storiche, il Partito comunista cinese
espresse la sincera speranza che il Partito comunista dell’Unione Sovietica si
52
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
sarebbe addossato questa gloriosa missione storica. Alla riunione dei partiti fratelli
a Mosca, nel 1957, la nostra delegazione pose l’accento sul fatto che il campo
socialista avesse l’Unione Sovietica alla sua testa. La ragione era che, sebbene
avessero commesso alcuni errori, i dirigenti del PCUS alla fine accettarono la
Dichiarazione di Mosca che fu unanimemente approvata dai partiti fratelli. La
nostra proposta che il campo socialista avesse l’Unione Sovietica alla sua testa fu
scritta nella Dichiarazione del 1957.
Noi sosteniamo che l’esistenza di un partito alla testa del movimento comunista
internazionale non contraddice il principio dell’uguaglianza tra partiti fratelli. Ciò
non significa che il PCUS abbia alcun diritto di controllare altri partiti; significa che
il PCUS ha maggiori responsabilità e doveri sulle spalle.
Ma i dirigenti del PCUS non sono rimasti soddisfatti di “essere alla testa”. Kruscev
si è lamentato di ciò in molte occasioni. Egli ha detto: “‘Alla testa’ che cosa ci dà,
materialmente? Non ci dà né latte né burro, né patate né verdure né appartamenti.
Ci dà forse qualcosa moralmente? Niente del tutto!”33. Più tardi disse: “A che ci
serve ‘alla testa’? Che vada all’inferno !”34.
I dirigenti del PCUS dicono che non desiderano “essere alla testa”, ma in pratica
essi chiedono il privilegio di signoreggiare sui partiti fratelli. Essi non esigono di
stare all’avanguardia del movimento comunista internazionale nel perseguire la
linea marxista-leninista e nell’assolvere il loro dovere internazionalista, ma
esigono che tutti i partiti fratelli obbediscano alla loro bacchetta e li seguano lungo
la via del revisionismo e dello scissionismo.
Imbarcandosi sulla via del revisionismo e dello scissionismo, i dirigenti del PCUS
hanno automaticamente smesso di “essere alla testa” del movimento comunista
internazionale. Se l’espressione “essere alla testa” vuole essere usata per loro, può
solo significare che essi sono alla testa dei revisionisti e degli scissionisti.
La questione che tutti i comunisti e l’intero movimento comunista internazionale
hanno oggi di fronte, non è chi sia il dirigente di chicchessia, ma se si debba
difendere il marxismo-leninismo e l’internazionalismo proletario o sottomettersi
al revisionismo e allo scissionismo dei dirigenti del PCUS. Diffondendo la calunnia
che noi vogliamo carpire la direzione, i dirigenti del PCUS stanno in effetti
insistendo sul fatto che tutti i partiti fratelli, incluso il nostro, debbono inchinarsi
alla loro direzione revisionista e scissionista.
Confutazione dell’accusa di ostacolare la volontà della maggioranza
e di violare la disciplina internazionale
Nei loro attacchi al Partito comunista cinese a partire dal 1960 i dirigenti del
PCUS sono frequentemente ricorsi all’accusa secondo la quale noi “ostacoliamo
la volontà della maggioranza” e “violiamo la disciplina internazionale”. Rivediamo
il nostro dibattito con loro su questa questione.
Alla riunione di Bucarest nel giugno del 1960 i dirigenti del PCUS lanciarono
un attacco di sorpresa contro il Partito comunista cinese, distribuendo la loro
53
Mao Tse-tung - OPERE
lettera d’informazione in cui lo si attaccava e si cercava di costringerlo alla
sottomissione creando una maggioranza sulle loro posizioni. Il loro tentativo non
riuscì. Ma dopo la riunione essi avanzarono l’argomento che la minoranza deve
sottomettersi alla maggioranza nelle relazioni tra partiti fratelli e chiesero che il
PCC rispettasse le “vedute e la volontà unanimemente espresse” alla riunione di
Bucarest, con il pretesto che i delegati di decine e decine di partiti si erano opposti
alle posizioni del PCC.
Questo erroneo argomento fu respinto dal Comitato centrale del PCC nella sua
lettera di replica, datata 10 settembre 1960, alla lettera d’informazione del
Comitato centrale del PCUS. Esso affermò: “[...] dove sono in questione i principi
fondamentali del marxismo-leninismo, il problema di chi esattamente abbia
ragione e chi torto non può in ogni caso essere risolto sulla base di chi ha la
maggioranza. In fin dei conti, la verità è la verità. L’errore non può essere
trasformato in verità a causa di una temporanea maggioranza, né la verità può
essere trasformata in errore a causa di una temporanea minoranza”.
Tuttavia nella sua lettera del 5 novembre 1960 il Comitato centrale del PCUS
ripetè l’assurdità sulla minoranza che si sottomette alla maggioranza nel movimento comunista internazionale. Citando un passo dell’articolo di Lenin I sette
della Duma, esso accusò il PCC dicendo che “chi non desidera rispettare
l’opinione della maggioranza dei partiti fratelli, si pone in sostanza contro l’unità
e la solidarietà del movimento comunista internazionale”.
Alla riunione di Mosca dei partiti fratelli nel 1960, la delegazione del PCC
respinse ancora una volta questa assurdità dei dirigenti del PCUS. Essa dichiarò
che è totalmente sbagliato applicare il principio della minoranza che si sottomette
alla maggioranza nelle relazioni tra partiti fratelli nelle reali condizioni attuali, in
cui una direzione centralizzata come quella del Comintern né esiste né è
desiderabile. All’interno di un partito il principio che la minoranza deve
sottomettersi alla maggioranza e l’organizzazione inferiore di partito all’organizzazione superiore, deve essere osservato. Ma esso non può essere applicato nelle
relazioni tra partiti fratelli. Nelle relazioni con gli altri ciascun partito fratello
mantiene la sua indipendenza e allo stesso tempo si unisce a tutti gli altri. Qui il
tipo di relazione in cui la minoranza deve sottomettersi alla maggioranza non
esiste e tanto meno quello in cui un’organizzazione inferiore di partito deve
sottomettersi a quella superiore. L’unico modo di trattare i problemi di comune
interesse per i partiti fratelli è tenere discussioni e raggiungere accordi unanimi,
in conformità con il principio della consultazione.
La delegazione del PCC pose in rilievo che avanzando nella sua lettera il
principio che la minoranza deve sottomettersi alla maggioranza, il Comitato
centrale del PCUS aveva ovviamente ripudiato il principio di raggiungere
l’unanimità mediante consultazione. La nostra delegazione chiese: “Su quale
statuto interpartitico si basa il Comitato centrale del PCUS, avanzando un tale
principio organizzativo? Quando e dove i partiti comunisti e operai di tutti i paesi
hanno mai approvato un tale statuto interpartitico?”.
54
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
La delegazione del PCC passò poi a smascherare lo stratagemma del Comitato
centrale del PCUS che aveva deliberatamente omesso la parola “russo” dalla sua
citazione del passo dell’articolo di Lenin I sette della Duma, che trattava della
situazione nel Partito operaio socialdemocratico russo, allo scopo di estendere il
principio della minoranza che si sottomette alla maggioranza, valido all’interno
di un partito, alle relazioni tra partiti fratelli.
La delegazione del PCC inoltre dichiarò: “[...] neanche all’interno di un partito, dove
il principio della minoranza che si sottomette alla maggioranza deve essere
organizzativamente osservato, può essere detto che su questioni di comprensione
ideologica, possa sempre essere distinta la verità dall’errore sulla base di quale sia
l’opinione di maggioranza e quale quella di minoranza. Fu proprio in questo articolo,
I sette della Duma, che Lenin denunciò severamente la spregevole azione dei sette
liquidazionisti della frazione di partito nella Duma che approfittarono della
maggioranza di uno, per sopraffare i marxisti che erano in minoranza. Lenin pose
in rilievo che sebbene i sette liquidazionisti costituissero la maggioranza, essi non
potevano affatto rappresentare la volontà unitaria, le risoluzioni unitarie, la tattica
unitaria della maggioranza degli operai russi avanzati e coscienti, che erano
organizzati in modo marxista e che pertanto tutte le grida circa l’unità erano pura
ipocrisia. ‘I sette senza partito vogliono mangiarsi i sei marxisti e chiedono che questo
sia chiamato unità’. Egli continuò dicendo che erano precisamente questi sei marxisti
della frazione di partito nella Duma che stavano agendo in conformità con la volontà
della maggioranza del proletariato e che l’unità poteva essere preservata solo se quei
sette delegati ‘rinunciavano alla loro politica di sopraffazione”.
La delegazione del PCC continuò dicendo che le parole di Lenin dimostrano “[...]
che neanche entro un gruppo di partito la maggioranza è sempre nel giusto e che
al contrario talvolta la maggioranza deve rinunciare alla politica di sopraffazione
se si vuole preservare l’unità e questo vale in particolare quando si tratta di
relazioni tra partiti fratelli. I compagni del Comitato centrale del PCUS hanno
avventatamente citato un passo di Lenin senza averne pienamente afferrato il
significato. Per di più, essi avevano di proposito soppresso un’importante parola.
Ma anche così, hanno fallito lo scopo!”.
Noi abbiamo citato lunghi brani di un discorso della delegazione del PCC alla
riunione di Mosca del 1960, per dimostrare che l’assurda accusa dei dirigenti del
PCUS, secondo la quale noi “ostacoliamo la volontà della maggioranza”, era stata
da noi confutata completamente già qualche tempo fa. Fu precisamente perché
il Partito comunista cinese e altri partiti fratelli marxisti-leninisti si opposero
persistentemente a questo errore che il principio di conseguire l’unanimità
mediante consultazione tra i partiti fratelli fu scritto nella Dichiarazione del 1960.
Tuttavia ancora adesso i dirigenti del PCUS continuano a vociferare che “la
minoranza si deve sottomettere alla maggioranza”. Questo può solo significare
che essi desiderano negare lo stato di indipendenza e uguaglianza di tutti i partiti
fratelli e abolire il principio di conseguire l’unanimità mediante consultazione.
Essi stanno cercando di costringere alcuni partiti fratelli a sottomettersi alla loro
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Mao Tse-tung - OPERE
volontà con il pretesto di una “maggioranza” e di usare la falsa preponderanza così
ottenuta per attaccare i partiti fratelli marxisti-leninisti. Le loro stesse azioni sono
settarie e scissioniste e violano la Dichiarazione del 1957 e quella del 1960.
Oggi se uno parla di una disciplina internazionale che impegna tutti i partiti
comunisti, può solo voler dire osservanza dei principi che guidano le relazioni tra
partiti fratelli, quali sono stabiliti nella Dichiarazione del 1957 e in quella del 1960.
Noi abbiamo citato un gran numero di fatti per provare che questi principi sono
stati violati proprio dai dirigenti del PCUS.
Se i dirigenti del PCUS insistono nel voler distinguere la “maggioranza” dalla
“minoranza”, allora vorremmo dire loro in tutta franchezza che noi non riconosciamo la loro maggioranza. La maggioranza sulla quale voi contate è falsa. La
genuina maggioranza non è dalla vostra parte. È vero che i membri di partiti fratelli
che sostengono il marxismo-leninismo sono una minoranza nel movimento
comunista internazionale? Voi e i vostri seguaci siete profondamente staccati dalle
masse; come possono essere contati parte della vostra maggioranza le grandi
masse dei membri di partito e dei popoli che disapprovano la vostra linea?
La questione fondamentale è: chi è dalla parte delle larghe masse del popolo? Chi
rappresenta i loro interessi fondamentali? Chi riflette la loro volontà rivoluzionaria?
Nel 1916, parlando della situazione nel Partito socialdemocratico tedesco,
Lenin disse: “Liebknecht e Ruhle sono soltanto due contro 108. Ma questi due
rappresentano milioni di persone, le masse sfruttate, la vasta maggioranza della
popolazione, il futuro dell’umanità, la rivoluzione che si sta sviluppando e
maturando ogni giorno. I 108 rappresentano solo lo strisciante spirito di un
piccolo pugno di lacchè borghesi tra il proletariato”35.
Oggi oltre il 90 per cento della popolazione del mondo vuole la rivoluzione,
inclusi coloro che non sono ancora, ma che alla fine diventeranno, politicamente
coscienti. La reale maggioranza sono i partiti rivoluzionari marxisti-leninisti e i
marxisti-leninisti che rappresentano i fondamentali interessi del popolo e non il
pugno di revisionisti che hanno tradito questi interessi.
Confutazione dell’accusa di appoggiare gruppi antipartito
nei partiti fratelli
Nella sua lettera aperta la direzione del PCUS lancia la calunniosa accusa che
“la direzione del PCC organizza e appoggia vari gruppi antipartito di defezionisti
che si oppongono ai partiti comunisti di Stati Uniti, Brasile, Italia, Belgio,
Australia e India”.
Quali sono i fatti?
Il fatto è che le fratture che si sono verificate in alcuni partiti comunisti in questi
ultimi anni sono largamente dovute all’imposizione, da parte dei dirigenti del
PCUS, della loro linea revisionista e scissionista.
I dirigenti di alcuni partiti comunisti hanno condotto il movimento rivoluzionario
dei propri paesi fuori strada e causato serie perdite alla causa rivoluzionaria, sia
56
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
perché essi hanno accettato la linea revisionista imposta loro dai dirigenti del PCUS,
sia perché la propria linea revisionista è stata incoraggiata dai dirigenti del PCUS.
Seguendo i dirigenti del PCUS e battendo il tamburo per loro nella lotta tra le due
linee nel movimento comunista internazionale, essi hanno influito negativamente
sull’unità del movimento. Ciò solleva inevitabilmente vasto scontento all’interno dei
loro stessi partiti e resistenza e opposizione in essi da parte dei marxisti-leninisti.
Scimmiottando i dirigenti del PCUS, i loro seguaci praticano una politica
scissionista all’interno dei loro partiti. Violando il principio del centralismo
democratico, essi proibiscono la normale discussione interna di partito sulle
differenze concernenti la linea del partito e sui problemi principali che sono di
fronte al movimento comunista internazionale. Per di più essi danno illegittimamente l’ostracismo ai comunisti che sono fedeli ai principi, li attaccano e persino
li espellono. Di conseguenza la lotta tra le due linee all’interno dei partiti assume
inevitabilmente una forma particolarmente acuta.
In sostanza la lotta entro questi partiti comunisti verte sulla questione se seguire
la linea marxista-leninista o la linea revisionista, se fare del partito comunista una
genuina avanguardia del proletariato e un genuino partito proletario rivoluzionario o convertirlo in un servo della borghesia e in una variante del partito
socialdemocratico.
Nella lettera aperta, i dirigenti del PCUS presentano un quadro distorto delle
lotte all’interno dei partiti comunisti di Stati Uniti d’America, Brasile, Italia, Belgio,
Australia e India. Essi insultano con il più malvagio dei linguaggi quei marxistileninisti che sono stati attaccati e ai quali è stato dato l’ostracismo dal gruppo
revisionista nei loro partiti.
Possono i dirigenti del PCUS nascondere o alterare la verità circa le lotte
all’interno di questi partiti comunisti chiamando bianco il nero e nero il bianco?
No. Non lo possono di certo!
Prendiamo ad esempio la lotta nel Partito comunista belga.
Per lungo tempo sono esistite differenze all’interno del Partito comunista belga.
La lotta all’interno del partito è diventata sempre più acuta a mano a mano che
l’originale gruppo dirigente affondava sempre più profondamente nel pantano
del revisionismo e abbandonava il marxismo-leninismo e l’internazionalismo
proletario.
Durante la ribellione controrivoluzionaria in Ungheria, il gruppo revisionista del
Partito comunista belga si spinse fino a pubblicare una dichiarazione di condanna
dell’Unione Sovietica per aver aiutato i lavoratori ungheresi a reprimere la
ribellione.
Questo gruppo revisionista si oppose alla resistenza armata del popolo
congolese contro la repressione sanguinosa dei colonialisti belgi e appoggiò
l’utilizzazione delle Nazioni Unite, da parte degli imperialisti USA, per interferire
e reprimere il movimento per l’indipendenza nazionale nel Congo. Esso si vantò
sfacciatamente di essere stato il primo a fare appello alle Nazioni Unite,
“desiderando la rapida e integrale applicazione delle decisioni dell’ONU”36.
57
Mao Tse-tung - OPERE
Esso lodò il programma revisionista di Tito, dicendo che “contiene idee che
arricchiscono il marxismo-leninismo”37.
Denigrò la Dichiarazione del 1960 dicendo che il suo contenuto è tutta una
confusione e che “ogni venti righe c’è una frase che contraddice la linea generale
della Dichiarazione”38.
Durante il grande sciopero dei lavoratori belgi, tra la fine del 1960 e l’inizio del
1961, questo gruppo revisionista minò la volontà combattiva dei lavoratori,
denunciando la loro resistenza alla repressione della polizia e dei gendarmi come
“azioni avventate e irresponsabili”39.
Di fronte a questi tradimenti degli interessi della classe operaia belga e del
proletariato internazionale, era più che naturale che i marxisti-leninisti belgi, con alla
testa il compagno Jacques Grippa, lottassero con ardore contro questo gruppo
revisionista. Essi hanno smascherato e ripudiato gli errori del gruppo revisionista
dentro il partito e hanno fermamente contrastato e avversato la sua linea revisionista.
Così è chiaro che la lotta dentro il Partito comunista belga è una lotta tra la linea
marxista-leninista e quella revisionista.
Come ha trattato il gruppo revisionista del Partito comunista belga questa lotta
interna di partito? Esso ha perseguito una politica settaria e di divisione e ha usato
mezzi illegittimi per attaccare e a dare l’ostracismo a quei comunisti che hanno
perseverato in una posizione di principio marxista-leninista. Al quattordicesimo
Congresso del Partito comunista belga esso si rifiutò di permettere a Jacques
Grippa e ad altri compagni di parlare e, non tenendo in alcun conto la diffusa
opposizione degli iscritti, illegittimamente li dichiarò espulsi dal partito.
È in queste circostanze che i marxisti-leninisti belgi, con alla testa il compagno
Jacques Grippa, sostenendo la linea rivoluzionaria, hanno fermamente combattuto la linea revisionista e scissionista perseguita dal gruppo dirigente precedente
e hanno lottato per ricostruire il Partito comunista belga. Le loro azioni non sono
forse assolutamente corrette e irreprensibili?
Appoggiando apertamente il gruppo revisionista del partito belga e incoraggiandolo ad attaccare e a dare l’ostracismo ai marxisti-leninisti belgi, i dirigenti
del PCUS si sono semplicemente rivelati quali fomentatori di scissioni nei partiti
fratelli.
Per quanto riguarda il Partito comunista indiano, la sua situazione è ancora più
grave.
Sulla base di una dovizia di fatti, in Uno specchio per i revisionisti, pubblicato
dalla redazione del Quotidiano del popolo il 9 marzo 1963, noi ponemmo in rilievo
che la cricca rinnegata capeggiata da Dange aveva tradito il marxismo-leninismo
e l’internazionalismo proletario, aveva tradito la causa rivoluzionaria del proletariato e del popolo indiano e aveva imboccato la strada dello sciovinismo nazionale
e del capitolazionismo di classe. Questa cricca ha usurpato la direzione del Partito
comunista indiano e, conformandosi alla volontà dei grandi capitalisti e dei
latifondisti indiani, è andata trasformando il partito in un lacchè del governo di
Nehru, che di quelli rappresenta gli interessi.
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I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
Che cosa è accaduto al Partito comunista indiano da allora?
Ora tutti possono vedere che la cricca di Dange sta ancora viaggiando sulla strada
del tradimento. Sta ancora sostenendo la collaborazione di classe e la realizzazione
del socialismo in India attraverso il governo di Nehru. Essa ha attivamente appoggiato
lo smisurato bilancio del governo Nehru che prevede espansione degli armamenti
e preparativi di guerra e le sue misure per spogliare il popolo. Nell’agosto del 1963
essa sabotò il grande sciopero di un milione di persone a Bombay, contro la spietata
politica fiscale del governo Nehru. Essa cercò di ostacolare la convocazione di un
comizio a Calcutta per chiedere il rilascio dei comunisti imprigionati, al quale
parteciparono centomila persone. Essa sta continuando le sue frenetiche attività
anticinesi e appoggiando la politica espansionista del governo Nehru. Essa sta
seguendo la politica del governo Nehru di asservimento all’imperialismo USA.
A mano a mano che si rivela la loro natura di rinnegati, Dange e compagnia
incontrano la crescente opposizione e resistenza della vasta base del Partito
comunista indiano. Un numero sempre maggiore di comunisti indiani sono giunti
a vedere chiaramente che Dange e compagnia sono la rovina del Partito
comunista indiano e della nazione indiana. Essi stanno ora lottando per riabilitare
la gloriosa e militante tradizione rivoluzionaria del partito. Essi sono i genuini
rappresentanti e la speranza del proletariato e del popolo indiano.
I dirigenti del PCUS fanno chiasso sul Partito comunista cinese che appoggia
i “defezionisti” e i “rinnegati”, ma sono proprio loro che appoggiano tali completi
defezionisti e rinnegati quali sono Dange e compagnia.
I dirigenti del PCUS denunciano i comunisti di molti paesi che osano combattere
contro il revisionismo e lo scissionismo chiamandoli “defezionisti”, “rinnegati” ed
“elementi antipartito”. Ma che hanno fatto questi comunisti? Nulla a eccezione di
essere fedeli al marxismo-leninismo e insistere per un partito rivoluzionario e una
linea rivoluzionaria. I dirigenti del PCUS pensano realmente che i loro insulti
possano intimidire questi marxisti-leninisti, far loro abbandonare la lotta per la
linea corretta contro la linea sbagliata e impedire loro di portarla fino in fondo?
Questo loro vaneggiare non potrà mai diventare realtà.
Dovunque e sempre i veri rivoluzionari, i veri combattenti rivoluzionari
proletari, i veri marxisti-leninisti (materialisti militanti), sono degli intrepidi; essi
non hanno paura degli insulti dei reazionari e dei revisionisti. Poiché sanno che
non sono giganti apparentemente formidabili quali i reazionari e i revisionisti, ma
“piccoli uomini” come loro che rappresentano il futuro. Tutti i grandi uomini sono
stati una volta dei piccoli uomini. A condizione che essi possiedano la verità e
godano dell’appoggio delle masse, coloro che sono a tutta prima apparentemente
insignificanti hanno la certezza di essere alla fine vittoriosi. Ciò è stato vero per
Lenin e per la Terza Internazionale. D’altro canto le celebrità e i grandi
raggruppamenti deperiscono, declinano e si putrefanno quando perdono il
possesso della verità e perdono pertanto l’appoggio delle masse. Questo è stato
il caso di Bernstein, Kautsky e della Seconda Internazionale. In determinate
condizioni ogni cosa tende a trasformarsi nel suo opposto.
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Mao Tse-tung - OPERE
I comunisti sono coloro che fanno la rivoluzione. Se rifiutano di fare le
rivoluzioni cessano di essere marxisti-leninisti e diventano revisionisti o cose del
genere. Come marxisti-leninisti, i comunisti, proprio per loro natura, devono
attenersi alla loro posizione rivoluzionaria e opporsi al revisionismo. Similmente
un partito marxista-leninista è naturale che deve dare fermo appoggio ai
rivoluzionari e ai comunisti che si oppongono al revisionismo.
Il Partito comunista cinese non ha mai nascosto la sua posizione. Noi
appoggiamo tutti i compagni rivoluzionari che aderiscono al marxismo-leninismo.
Nel movimento comunista internazionale noi abbiamo contatti con i revisionisti;
perché dunque non dovremmo avere contatti con i marxisti-leninisti? I dirigenti
del PCUS descrivono il nostro appoggio ai marxisti-leninisti in altri paesi come un
atto di divisione. Secondo la nostra opinione, si tratta semplicemente di un
obbligo internazionalista che è nostro dovere assolvere.
Non temendo alcuna difficoltà o tirannia, sostenendo la verità e osando lottare,
i marxisti-leninisti di tutti i paesi hanno dimostrato il grande spirito rivoluzionario
dei combattenti comunisti. Tra tali eroici combattenti sono i comunisti belgi
rappresentati da Jacques Grippa e da altri compagni, i comunisti brasiliani
rappresentati da Joao Amazonas, Mauricio Grabois e da altri compagni, i
comunisti australiani rappresentati da E. F. Hill e da altri compagni, i comunisti
cingalesi rappresentati da Premalal Kumarasiri, Nagalingam Sanmugathasan e da
altri compagni e i molti marxisti-leninisti dentro e fuori i partiti comunisti indiano,
italiano, francese, statunitense e altri. Essi hanno dato importanti contributi alla
comune causa proletaria mondiale sostenendo la teoria rivoluzionaria del
marxismo-leninismo, lavorando tenacemente a costruire partiti rivoluzionari
d’avanguardia del proletariato armati dei principi marxisti-leninisti e perseverando nella linea rivoluzionaria che è conforme agli interessi fondamentali del
proletariato e degli altri lavoratori del proprio paese. Essi meritano il rispetto, la
simpatia e l’appoggio di tutti coloro che combattono per la vittoria del comunismo
in tutto il mondo.
In breve, in qualunque paese o località dove si trova oppressione si trova
resistenza; dove si trovano revisionisti si trovano marxisti-leninisti che li combattono e dove si trovano espulsioni di marxisti-leninisti dal partito e altre misure
scissioniste, là emergono inevitabilmente eminenti marxisti-leninisti e forti partiti
rivoluzionari. Stanno verificandosi dei cambiamenti che vanno contro le aspettative dei revisionisti moderni. I revisionisti stanno producendo i loro opposti e alla
fine saranno affossati da essi. Questa è una legge inesorabile.
L’attuale dibattito pubblico
In ultima analisi, l’attuale grande dibattito nel movimento comunista internazionale
verte sulla questione se aderire all’internazionalismo proletario o allo sciovinismo da
grande potenza e se desiderare l’unità o una scissione. Questa disputa sui principi
fondamentali cominciò molto tempo fa a seguito del ventesimo Congresso del PCUS.
60
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
Essa continuò in conversazioni riservate tra partiti fratelli per un periodo considerevole fino a quando uscì all’aperto poco più di due anni fa.
Come tutti sanno i dirigenti del PCUS per primi hanno provocato e insistito sulle
polemiche aperte nel movimento comunista internazionale.
Al loro ventiduesimo Congresso nell’ottobre del 1961 essi lanciarono attacchi
pubblici contro il Partito del lavoro d’Albania. Nel suo discorso a quel congresso,
il compagno Chou En-lai, capo della delegazione del PCC, si oppose a questa
azione dei dirigenti del PCUS, ponendo in rilievo che non poteva essere
considerata un serio atteggiamento marxista-leninista. Quale fu la risposta dei
dirigenti del partito sovietico? Essi dichiararono di essere “assolutamente nel
giusto”40 e che stavano assumendo “la sola posizione di principio corretta e
genuinamente marxista-leninista”41 nell’iniziare le polemiche aperte.
Poi, nel gennaio del 1962, il Partito dei lavoratori del Vietnam suggerì che “i
partiti arrestassero gli attacchi reciproci per radio e sulla stampa”. Questo
suggerimento fu appoggiato dal PCC, dal Partito del lavoro d’Albania e da altri
partiti fratelli. Ma in effetti i dirigenti del PCUS rifiutarono di assumere un impegno
preciso di cessare le polemiche pubbliche. Lungi dall’arrestare i loro attacchi
aperti contro il Partito del lavoro d’Albania essi passarono a macchinare attacchi
aperti anche contro il PCC, ai successivi congressi di cinque partiti fratelli in
Europa tra la fine del 1962 e l’inizio del 1963 e così lanciarono un’altra serie di
polemiche pubbliche su scala più vasta. Questo non ci lasciò altra scelta che fare
pubbliche repliche a chi ci attaccava.
Sebbene noi non avessimo ancora risposto a tutti gli attacchi mossi da partiti
fratelli, nella sua replica al Comitato centrale del PCUS nel marzo del 1963, il
Comitato centrale del nostro partito affermò che allo scopo di creare un’atmosfera
favorevole per le conversazioni fissate tra i partiti cinese e sovietico, avremmo
temporaneamente sospeso le repliche pubbliche sulla stampa dal 9 marzo, senza
pregiudicare i nostri diritti. Ma alla vigilia delle conversazioni, i dirigenti del PCUS
compirono l’ulteriore passo di attaccare apertamente il PCC per nome nelle loro
dichiarazioni e risoluzioni di partito.
Il 14 luglio, durante le conversazioni tra le delegazioni del partito cinese e sovietico
a Mosca, il Comitato centrale del PCUS pubblicò la sua lettera aperta alle
organizzazioni del partito e a tutti i comunisti dell’Unione Sovietica nella quale esso
stravolse i fatti, confuse ragione e torto, attaccò chiassosamente e demagogicamente
e insultò il PCC e il compagno Mao Tse-tung. Così i dirigenti del PCUS compirono
ancora un altro passo e provocarono polemiche aperte su una scala ancora più vasta.
Dal 15 luglio 1963 in poi i dirigenti del PCUS hanno calunniato e attaccato la
Cina come loro nemico principale, usando tutti i mezzi a loro disposizione, come
dichiarazioni del governo, discorsi di dirigenti, riunioni e articoli e mettendo in
moto tutta la loro macchina di propaganda, dalla stampa centrale e locale alle
stazioni radio e televisive. Tra il 15 luglio e il 31 ottobre, i loro 26 giornali e riviste
centrali hanno pubblicato, loro soli, 1.119 articoli redazionali, editoriali, commenti, articoli firmati, lettere di lettori e vignette, in cui il Partito comunista cinese e
61
Mao Tse-tung - OPERE
i suoi dirigenti, Mao Tse-tung, Liu Shao-chi, Chou En-lai e altri compagni erano
attaccati per nome. Cifre incomplete basate sullo studio dei 15 organi delle
Repubbliche dell’Unione Sovietica hanno dimostrato che come minimo 728 simili
articoli anticinesi sono apparsi sulla stampa locale sovietica nello stesso periodo.
Noi abbiamo pubblicato il più importante materiale anticinese, inclusa la
lettera aperta del Comitato centrale del PCUS che abbiamo integralmente
pubblicato due volte e abbiamo trasmessa per radio a tutto il mondo, in più di
una dozzina di lingue estere, allo scopo di fare conoscere a coloro che sono
interessati a questo dibattito aperto le posizioni dei dirigenti del PCUS. Non
abbiamo pubblicato tutti gli articoli sovietici che attaccano la Cina semplicemente perché sono molto numerosi e nella maggior parte dei casi si ripetono e perché
la nostra stampa ha spazio limitato. Le nostre case editrici hanno raccolto tutti
questi articoli e li stamperanno in forma di libri.
La parte sovietica ha già pubblicato quasi 2.000 articoli e altro materiale
anticinese. In conformità con il principio dell’uguaglianza tra tutti i partiti fratelli,
la parte cinese ha il diritto di pubblicare un numero di repliche in proporzione.
Dato che la lettera aperta del Comitato centrale del PCUS tocca molte questioni
che coinvolgono una serie di fondamentali punti teorici del marxismo-leninismo
oltre che molti importanti avvenimenti degli ultimi sette od otto anni nel
movimento comunista internazionale, le redazioni del Quotidiano del popolo e
di Bandiera rossa, dopo uno studio accurato, hanno iniziato una serie di
commenti a partire dal 6 settembre 1963. Finora abbiamo pubblicato solo sette
commenti a questa lettera aperta, incluso il presente.
Non abbiamo ancora concluso i nostri commenti. Per quanto riguarda il vasto
numero di articoli anticinesi pubblicati dalla stampa centrale o locale dell’Unione
Sovietica non abbiamo ancora iniziato a rispondere ad essi.
Nelle sue risposte ai giornalisti, il 25 ottobre 1963 Kruscev chiese una cessazione
del dibattito pubblico. In seguito, però, la stampa sovietica ha continuato a
pubblicare articoli che attaccano la Cina.
Recentemente i dirigenti del PCUS hanno di nuovo proposto un arresto del
dibattito pubblico che, essi dicono, ha “arrecato un danno enorme al movimento
comunista”. Tuttavia in passato essi hanno detto che le polemiche pubbliche sono
“nell’interesse dell’intero movimento comunista mondiale”42 e “la sola posizione
di principio corretta e genuinamente marxista-leninista”41. Vorremmo chiedere ai
dirigenti del PCUS: a che sorta di gioco state giocando, dicendo una volta una cosa
e un’altra volta un’altra?
Vorremmo anche chiedere ai dirigenti del PCUS: è forse in accordo con il principio
di uguaglianza tra partiti fratelli che ci chiedete di stare zitti dopo aver pubblicato
meno di dieci articoli in risposta ai vostri 2.000 articoli e altro materiale in cui si attacca
la Cina e quando non abbiamo neanche completato la nostra replica alla vostra lettera
aperta? È forse in accordo con il principio della discussione democratica che voi
diventate impazienti e intolleranti e rifiutate di ascoltare quando noi abbiamo detto
solo poco mentre voi avete parlato tanto e per tanto tempo?
62
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
Vorremmo chiedere ai dirigenti del PCUS: non era forse una vera e propria
minaccia e intimidazione quando voi avete sfacciatamente detto, nella dichiarazione del governo sovietico del 21 settembre 1963, che se i cinesi continuavano
le polemiche, “devono capire chiaramente che su questa strada li attende la più
risoluta risposta del PCUS e del popolo sovietico”? Credete veramente che gli altri
siano costretti a obbedire docilmente ai vostri ordini e tremino ai vostri ruggiti?
Per essere franchi, dal 21 settembre in poi abbiamo aspettato di vedere quale
sarebbe stata “la più risoluta risposta”.
Compagni e amici ! Vi sbagliate e vi sbagliate di grosso.
Ora che il dibattito pubblico è in corso, deve procedere secondo le regole. Se
voi pensate di aver detto abbastanza, dovete dare all’altra parte ampia opportunità di replica. Se voi pensate che avete ancora molto da dire, dite pure tutto. Ma
se lo fate, lasciate che l’altra parte dica anch’essa pienamente la sua. In una
parola, ci devono essere diritti uguali. Non l’avete detto anche voi che i partiti
fratelli sono uguali? Perché dunque insistete che voi potete iniziare polemiche
pubbliche quando lo volete per attaccare partiti fratelli e allo stesso tempo privare
i partiti attaccati in questo modo, ogni volta che decidete di arrestare le
polemiche, del loro diritto di fare repliche pubbliche?
I dirigenti del PCUS senza alcuno scrupolo hanno provocato ed esteso le
polemiche aperte e vi hanno insistito, ma ora essi hanno cominciato a chiedere
a gran voce di farle cessare. Che cosa c’è dietro tutto ciò?
A quanto pare le cose non si sono sviluppate secondo le aspettative di chi ha
lanciato queste polemiche. Il dibattito pubblico che i dirigenti del PCUS avevano
a tutta prima pensato sarebbe tornato a loro vantaggio, si sta sviluppando in modo
contrario ai loro desideri. La verità non è dalla parte dei dirigenti del PCUS e
pertanto nei loro attacchi ad altri essi possono fare assegnamento solo su
menzogne, calunnie, distorsione dei fatti e confusione di ragione e torto. Quando
l’argomento si sviluppa e diventa necessario produrre fatti ed esaminare le cose,
il terreno frana loro sotto i piedi e si spaventano.
Lenin disse una volta che per i revisionisti “non c’è nulla di più sgradevole,
indesiderabile, inaccettabile della delucidazione delle prevalenti divergenze
teoriche, programmatiche, tattiche e organizzative”43.
Questa è precisamente la situazione in cui si trovano ora i dirigenti del PCUS.
La posizione del Partito comunista cinese sulle polemiche pubbliche è
conosciuta a tutti. Sin dal principio noi abbiamo sostenuto che le divergenze tra
partiti fratelli devono essere risolte mediante consultazioni riservate. Le polemiche pubbliche non sono state né provocate né desiderate da noi.
Però poiché il dibattito pubblico è già in corso e poiché i dirigenti del PCUS
hanno detto che condurlo è “agire alla maniera di Lenin’”44, esso deve essere
condotto sulla base della discussione democratica, adducendo fatti e ragionando
finché tutto sia vagliato.
Quello che è ancora più importante è che, poiché i dirigenti del PCUS hanno
apertamente tradito il marxismo-leninismo e l’internazionalismo proletario e strac63
Mao Tse-tung - OPERE
ciato la Dichiarazione del 1957 e quella del 1960, essi non possono aspettarsi che
noi ci asteniamo dal difendere il marxismo-leninismo, l’internazionalismo proletario
e i principi rivoluzionari delle due Dichiarazioni. Poiché il dibattito concerne
importanti questioni di principio del movimento comunista internazionale, queste
devono essere pienamente vagliate. Anche ciò rappresenta un serio atteggiamento
marxista-leninista.
L’essenza della questione è che le divergenze esistenti nel movimento comunista
internazionale sono tra il marxismo-leninismo e il revisionismo e tra l’internazionalismo
proletario e lo sciovinismo da grande potenza. Queste importanti divergenze di
principio non possono essere risolte in modo radicale con la cessazione del dibattito
pubblico. Al contrario soltanto attraverso il pubblico dibattito, avanzando i fatti ed
esaminando le cose sarà possibile mettere in chiaro le questioni, distinguere il giusto
dall’errato e salvaguardare e rafforzare l’unità del movimento comunista internazionale sulla base del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario.
Il marxismo-leninismo è una scienza e la scienza non teme dibattiti. Qualsiasi
cosa tema il dibattito non è scienza. Il presente grande dibattito nel movimento
comunista internazionale costringe i comunisti, i rivoluzionari, i popoli rivoluzionari di tutto il mondo a usare il proprio cervello e a riflettere sui problemi relativi
alla rivoluzione nei loro paesi e alla rivoluzione mondiale in conformità con le
teorie fondamentali del marxismo-leninismo. Attraverso questo grande dibattito
la gente sarà capace di distinguere tra giusto ed errato e tra vero e falso marxismoleninismo. Attraverso questo grande dibattito tutte le forze rivoluzionarie del
mondo saranno mobilitate e tutti i marxisti-leninisti saranno ideologicamente e
politicamente temprati e saranno in grado di applicare il marxismo-leninismo alla
pratica concreta dei loro paesi in maniera più matura. Così il marxismo-leninismo
sarà senza dubbio ulteriormente arricchito, sviluppato ed elevato a nuove altezze.
Il modo di difendere e rafforzare l’unità
Il revisionismo e lo sciovinismo da grande potenza dei dirigenti del PCUS
costituiscono una minaccia senza precedenti per l’unità del campo socialista e
del movimento comunista internazionale. Assumendo una posizione revisionista
e di sciovinismo da grande potenza, i dirigenti del PCUS stanno schierandosi per
una scissione. Fino a quando manterranno tale posizione essi in effetti lavoreranno per una falsa unità e una reale scissione, per quanto possano loquacemente parlare di “unità” e ingiuriare altri chiamandoli “scissionisti” e “settari”.
Il Partito comunista cinese, altri partiti marxisti-leninisti e tutti i marxisti-leninisti
perseverano nel marxismo-leninismo e nell’internazionalismo proletario. Questa
è la sola posizione corretta per difendere e rafforzare la genuina unità del campo
socialista e del movimento comunista internazionale.
Il marxismo-leninismo e l’internazionalismo proletario costituiscono la base di
quella unità. Solo su questa base può essere edificata l’unità dei partiti e dei paesi
fratelli. Tale unità sarebbe fuori questione se ci si allontanasse da questa base. Lottare
64
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
per il marxismo-leninismo e per l’internazionalismo proletario è lavorare per l’unità
del movimento comunista internazionale. Perseverare nei principi e sostenere l’unità
sono due cose inestricabilmente legate.
Se i dirigenti del PCUS vogliono genuinamente l’unità e non stanno soltanto
fingendo, devono lealmente attenersi alle teorie fondamentali del marxismoleninismo e agli insegnamenti marxisti-leninisti relativi alle classi e alla lotta di
classe, allo Stato e alla rivoluzione e specialmente alla rivoluzione proletaria e alla
dittatura del proletariato. Non è assolutamente accettabile che loro sostituiscano
alla lotta di classe la collaborazione di classe o la capitolazione di classe e alla
rivoluzione proletaria il socialriformismo o il socialpacifismo e che aboliscano la
dittatura del proletariato, quale che ne sia il pretesto.
Se i dirigenti del PCUS vogliono genuinamente l’unità e non stanno soltanto
fingendo, devono rigorosamente attenersi ai principi rivoluzionari della Dichiarazione del 1957 e della Dichiarazione del 1960. Non è assolutamente accettabile
che loro sostituiscano al programma comune unanimemente approvato dai
partiti fratelli il loro programma di partito.
Se i dirigenti del PCUS vogliono genuinamente l’unità e non stanno soltanto
fingendo, devono tirare una netta linea di demarcazione tra nemici e compagni
e devono unirsi con tutti i paesi socialisti, con tutti i partiti fratelli marxistileninisti, con il proletariato di tutto il mondo, con tutti i popoli e nazioni oppressi
e con tutti i paesi e popoli amanti della pace, allo scopo di opporsi all’imperialismo
USA, l’arcinemico dei popoli del mondo e ai suoi lacchè. È del tutto inaccettabile
che essi trattino i nemici come amici e gli amici come nemici e che si alleino con
gli imperialisti USA, i reazionari di vari paesi e la cricca rinnegata di Tito contro
paesi e partiti fratelli e contro tutti i popoli rivoluzionari, nel vano intento di
dominare il mondo mediante la collaborazione americano-sovietica.
Se i dirigenti del PCUS vogliono genuinamente l’unità e non stanno soltanto
fingendo, devono essere fedeli all’internazionalismo proletario e attenersi rigorosamente ai principi che guidano le relazioni tra paesi e partiti fratelli, quali sono
stabiliti nella Dichiarazione del 1957 e in quella del 1960. Non è assolutamente
accettabile che essi sostituiscano questi principi con la politica di sciovinismo da
grande potenza e di egoismo nazionale. In altre parole, essi devono:
1. osservare il principio della solidarietà e mai mettere insieme un certo numero
di partiti fratelli per attaccare altri partiti fratelli e intraprendere attività settarie e
scissioniste;
2. attenersi al principio dell’appoggio reciproco e dell’assistenza reciproca e mai
cercare di controllare altri nel nome dell’assistenza o, con il pretesto della
“divisione internazionale del lavoro”, danneggiare la sovranità e gli interessi di
paesi fratelli e opporsi a che questi costruiscano il socialismo facendo assegnamento sulle proprie forze;
3. osservare il principio dell’indipendenza e dell’uguaglianza e mai porsi al di sopra
di altri partiti fratelli o imporre ad altri il proprio programma di partito, la propria linea
e le proprie risoluzioni; mai ingerirsi negli affari interni di partiti fratelli e condurre
attività sovversive con il pretesto di “combattere il culto della personalità” e mai
65
Mao Tse-tung - OPERE
trattare partiti fratelli come loro proprietà e paesi fratelli come loro dipendenze;
4. seguire il principio di raggiungere l’unanimità attraverso consultazioni e mai
imporre la loro linea errata in nome della cosiddetta maggioranza o usare il
congresso del proprio partito o di altri partiti e risoluzioni, dichiarazioni e discorsi
di dirigenti, per sferrare attacchi pubblici e aperti contro altri partiti fratelli e
certamente mai estendere le divergenze ideologiche alle relazioni tra Stati.
In breve, se i dirigenti del PCUS desiderano genuinamente l’unità del campo
socialista e del movimento comunista internazionale, devono dare un taglio netto alla
loro linea di revisionismo, di sciovinismo da grande potenza e di scissionismo. L’unità
del campo socialista e del movimento comunista internazionale può essere
salvaguardata e rafforzata solo rimanendo fedeli al marxismo-leninismo e
all’internazionalismo proletario e con l’opposizione al moderno revisionismo e al
moderno dogmatismo, allo sciovinismo da grande potenza e ad altre forme di
nazionalismo borghese, al settarismo e allo scissionismo e facendo tutto ciò non
soltanto a parole, ma con i fatti. Questa è la sola via per difendere e rafforzare l’unità.
Nel suo complesso l’attuale situazione mondiale è molto favorevole. Il
movimento comunista internazionale ha già ottenuto brillanti vittorie operando
un cambiamento fondamentale nel rapporto di forza tra le classi a livello
internazionale. Attualmente il movimento comunista internazionale è attaccato da
una corrente avversa di revisionismo e di scissionismo; questo fenomeno non è
incoerente con la legge dello sviluppo storico. Sebbene crei difficoltà temporanee
per il movimento comunista internazionale e per alcuni partiti fratelli, è una buona
cosa che i revisionisti abbiano rivelato il loro vero aspetto e che ne sia seguita una
lotta tra marxismo-leninismo e revisionismo.
Senza dubbio alcuno il marxismo-leninismo continuerà a dimostrare la sua
giovanile vitalità e si diffonderà in tutto il mondo; il movimento comunista
internazionale diventerà più forte e più unito sulla base del marxismo-leninismo; la
causa del proletariato internazionale e della rivoluzione popolare mondiale otterrà
vittorie ancora più brillanti. Il moderno revisionismo farà senza dubbio bancarotta.
Vorremmo consigliare ai dirigenti del PCUS di riflettere con calma sulle cose:
a che condurrà il vostro rimanere radicati al revisionismo e allo scissionismo? Una
volta di più vorremmo lanciare un sincero appello ai dirigenti del PCUS: noi
speriamo che sarete capaci di tornare al marxismo-leninismo e all’internazionalismo
proletario, ai principi rivoluzionari della Dichiarazione del 1957 e della Dichiarazione del 1960 e ai principi che guidano le relazioni tra partiti e paesi fratelli quali
sono fissati in questi documenti; così le divergenze saranno eliminate e l’unità del
movimento comunista internazionale e del campo socialista e l’unità tra la Cina
e l’Unione Sovietica saranno rafforzate su questa base di principio.
Malgrado le nostre serie divergenze con i dirigenti del PCUS, noi abbiamo
piena fiducia nel vasto numero d’iscritti al PCUS e nel popolo sovietico che sono
cresciuti sotto la guida di Lenin e di Stalin. Come sempre i comunisti e il popolo
della Cina salvaguarderanno fermamente l’unità tra la Cina e l’Unione Sovietica
e consolideranno e svilupperanno la profonda amicizia tra i due popoli.
Comunisti di tutto il mondo, unitevi sulla base del marxismo-leninismo!
66
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
NOTE
1. Lettera di F. Engels ad A. Bebel, 20 giugno 1873.
2. Lettera di K. Marx a W. Bracke, 5 maggio 1875.
3. Lettera di F. Engels ad A. Bebel, 18-28 marzo 1875.
4. Lettera di K. Marx a F.A. Sorge, 19 ottobre 1877.
5. Lettera di K. Marx a F.A. Sorge, 19 settembre 1879.
6. Lettera circolare di K. Marx e F. Engels ad A. Bebel, W. Liebnecht, W. Bracke e altri,
17-18 settembre 1879.
7. Lettera di F. Engels a P. Lafargue, 27 ottobre 1890.
8. V.I. Lenin, Il nostro programma, in Opere, vol. 4.
9. V.I. Lenin, Come si viola l’unità gridando che si cerca l’unità, in Opere, vol. 20
10. V.I. Lenin, Sulla disgregazione del blocco d’agosto, in Opere, vol. 20.
11. V.I. Lenin, Sull’unità, in Opere, vol. 20.
12. V.I. Lenin, La guerra e la socialdemocrazia russa, in Opere, vol. 21
13. V.I. Lenin, Una lettera al gruppo di bolscevichi di Zurigo, in Opere, vol. 8.
14. V.I. Lenin, La voce onesta di un socialista francese, in Opere, vol. 18.
15. Per l’unità e la solidarietà del movimento comunista internazionale, articolo della
redazione della Pravda, 6 dicembre 1963.
16. Intervista di Kruscev a Gardner Cowles, direttore della rivista americana Look, 20 aprile
1962.
17. Rapporto di Kruscev alla sessione del Soviet supremo dell’URSS, 12 dicembre 1962.
18. Aperture per la diplomazia: crepe nei blocchi, in The Nation, 9 febbraio 1963.
19. Mosca e Pechino: quanto è grande la frattura?, in Newsweek, 26 marzo 1962.
20. Con il trattato sulla proibizione degli esperimenti Kruscev ha cambiato mestiere?, in U.S.
News and World Report, 30 settembre 1963.
21. L’unità comunista considerata negli Stati Uniti cosa del passato, in Times, Londra, 17
gennaio 1962.
67
Mao Tse-tung - OPERE
22. Il periscopio, in Newsweek, 1 luglio 1963.
23. La situazione internazionale e i nostri compiti, risoluzione approvata al Congresso di
riunificazione della cosiddetta Quarta Internazionale dei trotskisti nel giugno 1963,
Quarta Internazionale, n. 17, ottobre-dicembre 1963.
24. Il nuovo stadio della rivoluzione russa e la crisi dello stalinismo, risoluzione approvata
a una riunione del Comitato nazionale del Partito dei lavoratori socialisti trotskisti degli
USA, 13-15 aprile 1956, Il ventesimo Congresso del PCUS e il trotskismo mondiale, in New
Park Publication Ltd., Londra, 1957.
25. Le ripercussioni del ventiduesimo Congresso del PCUS, risoluzione approvata dalla
segreteria internazionale della cosiddetta Quarta Internazionale dei trotskisti, 5
dicembre 1961, in Quarta Internazionale, n. 14, inverno 1961/62.
26. V.I. Lenin, La situazione internazionale e i compiti fondamentali dell’Internazionale
Comunista, in Opere, vol. 31.
27. J.V. Stalin, Discorso al diciannovesimo Congresso del partito, 1952.
28. V.I. Lenin, Il congresso internazionale socialista a Stoccarda, in Opere, vol. 4.
29. V.I. Lenin, Prefazione all’opuscolo di Voinov (A.V. Lunacharsky) sull’atteggiamento del
partito verso i sindacati, in Opere, vol. 13.
30. F. Engels, Nota di prefazione a La guerra dei contadini in Germania.
31. V.I. Lenin, La Terza Internazionale e il suo posto nella storia, in Opere, vol. 29.
32. V.I. Lenin, Rapporto sul programma del partito, in Opere, vol. 29.
33. Discorso di Kruscev al banchetto dato in onore delle delegazioni dei partiti fratelli dei
paesi socialisti, 4 febbraio 1960.
34. Discorso di Kruscev alla riunione dei delegati di dodici partiti fratelli a Bucarest, 24
giugno 1960.
35. V.I. Lenin, Una lettera aperta a Boris Souvarine, in Opere, vol. 23.
36. Intervista di Ernest Burnelle con un corrispondente de l’Humanité sulla questione
congolese, in Le Drapeau Rouge, 26 luglio 1960.
37. Il Partito comunista belga e il Congresso della Lega dei comunisti jugoslavi, in Le
Drapeau Rouge, 22 aprile 1958.
38. Discorso di Jean Blume al Congresso federale di Bruxelles il 3 dicembre 1961, citato
da Jacques Grippa in Per l’unità marxista-leninista del partito e del movimento
comunista internazionale, in Le Drapeau Rouge, 22 febbraio 1962.
68
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
39. Jean Blume, Per una completa e rapida vittoria: due proposte comuniste, in Le Drapeau
Rouge, 29 dicembre 1960.
40. Discorso conclusivo di Kruscev al ventiduesimo Congresso del PCUS il 27 ottobre 1961,
in Documenti del ventiduesimo Congresso del PCUS.
41. La bandiera della nostra epoca, editoriale della Pravda, 21 febbraio 1962.
42. Verso nuove vittorie del comunismo, editoriale di Kommunist, n. 16, 1961.
43. V.I. Lenin, Ancora una volta sull’ufficio socialista internazionale e i liquidazionisti, in
Opere, vol. 20.
44. Lo storico congresso del partito leninista, editoriale della Pravda, 4 novembre 1961.
69
OSSERVAZIONI DURANTE IL FESTIVAL DI PRIMAVERA
(13 febbraio 1964)
Resoconto sommario delle conversazioni di Mao Tse-tung.
1.
Presidente: Oggi è il Festival di primavera e noi teniamo un’assemblea per discutere
sia problemi interni che internazionali. [...] Voi pensate che il nostro Stato sia o no
sull’orlo del fallimento? L’imperialismo e il revisionismo, di concerto, hanno colpito
proprio alle nostre frontiere. Voi personalità democratiche1 avete paura della bomba
atomica? Se esplodesse la bomba atomica, noi semplicemente ritorneremmo di
nuovo al livello di Yenan. L’intera zona di confine Shensi-Kansu-Ningsia aveva una
popolazione di un milione e mezzo di abitanti e la città di Yenan ne aveva 30 mila.
Non si può rispondere pubblicamente prima di essere attaccati. Ci fu un’epoca in cui
il Kuomintang era più furbo del solito e non ci denunciava pubblicamente.
Emanarono un decreto in cui affermavano che si doveva controllare l’attività dei
partiti “alieni”, controllare l’attività del partito comunista2. Lo sapevate?
Chang Shih-chao: 3 Non ne so niente.
Presidente: Voi non siete molto bene informati. Nel gennaio del 1941 il
Kuomintang creò l’incidente dell’Anhwei meridionale nel quale noi perdemmo
più di 17 mila uomini. Dopo questo, lanciarono molte altre campagne anticomuniste
e così il nostro partito ne trasse una lezione. Chang Kai-shek non era buono, non
appena ne aveva la possibilità cercava di metterci in riga. Alla fine della Guerra
di resistenza contro il Giappone, Chang parlava di pace e mi invitò ad andare a
Chungking per negoziati, ma nello stesso tempo aveva dato ordini segreti.
Durante i negoziati infatti intraprese una campagna contro il nostro partito e
annientò le tre divisioni di Kao Shu-hsun4.
X: Kao è ormai entrato nel partito. La gente può cambiare.
Presidente: [...] Anche coloro che hanno combattuto contro di noi, anche i
generali del Kuomintang che abbiamo fatto prigionieri si possono trasformare.
Dopo la loro rieducazione, non erano più tanto maldisposti verso di noi. Inoltre,
esiste ancora tra noi un imperatore della dinastia Manciù, anche lui radicalmente
trasformato. Adesso si occupa di documenti letterari e storici presso la Conferenza
politica consultiva nazionale. Ora dispone della sua libertà e può andare dove
vuole. Prima, quando era imperatore, di libertà ne aveva ben poca.
X: Prima poteva solo contemplare i paesaggi del suo giardino con le sue piccole
colline artificiali; ora è un uomo libero.
Mao Tse-tung - OPERE
Presidente: Prima, quando era imperatore, non si azzardava ad andare in giro
dappertutto: aveva paura che il popolo gli si levasse contro e soprattutto temeva
di perdere la sua dignità; era mai ammissibile che un imperatore andasse in giro
dappertutto? Ecco dimostrato, dunque, che gli uomini si possono trasformare. Ma
non si deve adoperare la violenza; bisogna invece sollecitare l’individuo a
risvegliarsi da sé, senza ricorrere a costrizioni e a pressioni. Gli americani dicono
che noi facciamo il “lavaggio del cervello”. Come si possa lavare un cervello, a
tutt’oggi non l’ho ancora capito.[...]
Kang Sheng: L’imperatore Hsuan Tung 5 è venuto a porgere gli auguri per il
nuovo anno alla Conferenza politica consultiva.
Presidente: Noi dobbiamo unirci con l’imperatore Hsuan Tung. Sia Kuang Hsu
che Hsuan Tung sono stati i nostri padroni6. Lo stipendio mensile di Hsuan Tung,
poco più di 100 yuan, è troppo basso, quest’uomo è un imperatore.
Chang Shih-chao: Lo zio di Hsuan Tung, Tsai-tao7, se la passa ancora peggio.
Presidente: Questo Tsai-tao è un alto ufficiale dell’esercito. È stato studente in
Francia. Lo conosco, anche se non molto bene. Sarebbe giusto venirgli incontro
tramite vostro, in modo che possa mangiare un po’ meglio. Dopo tutto è nostro
ospite. Dovremmo migliorare il suo livello di vita.
Non è divertente essere un lacchè. Nehru è in una brutta situazione, l’imperialismo
e il revisionismo lo hanno derubato alla cieca. Il revisionismo incontra ostacoli
dappertutto. È stato osteggiato in Romania, non gli si dà ascolto in Polonia. A Cuba
per metà lo ascoltano, per metà lo rifiutano; lo ascoltano per metà perché non
possono fare altrimenti dato che non producono né petrolio né armi. Anche
l’imperialismo sta passando momenti difficili. Il Giappone si oppone agli Stati
Uniti e non sono soltanto il Partito comunista giapponese e il popolo giapponese
che si oppongono agli Stati Uniti, ma anche i grandi capitalisti. Non molto tempo
fa le acciaierie Kita hanno rifiutato un’ispezione americana. Anche l’opposizione
di De Gaulle agli Stati Uniti è in sintonia con le richieste dei capitalisti. Sono i
capitalisti che hanno sostenuto il suo riconoscimento diplomatico della Cina. La
Cina si oppone agli Stati Uniti; tempo fa a Pechino ci fu il caso Shen Chung8 e
l’intero paese si oppose all’imperialismo statunitense. I revisionisti krusceviani ci
accusano chiamandoci dogmatici, pseudorivoluzionari, ci insultano proprio. Non
tanto tempo fa in una lettera del Comitato centrale del Partito comunista
dell’Unione Sovietica al Comitato centrale del Partito comunista cinese venivano
sollevati quattro punti: primo, fine delle polemiche pubbliche; secondo, ritorno
degli esperti sovietici in Cina; terzo, avvio di negoziati sulla questione della
frontiera cino-sovietica; quarto, espansione degli scambi commerciali. Possiamo
tenere colloqui sul problema delle frontiere; essi cominceranno infatti il 25
febbraio. Possiamo anche fare qualche affare, ma non possiamo farne molti
perché i prodotti sovietici sono pesanti, rozzi, costosi e perché loro si tengono
sempre qualcosa di riservato9.
Kang Sheng: La qualità è scadente.
Presidente: Sono rozzi, costosi, scadenti e manca sempre qualcosa; di conse72
Osservazioni durante il Festival di primavera
guenza si tratta meglio con la borghesia francese che almeno ha ancora qualche
nozione di etica commerciale.
In passato ci sono stati degli errori nel nostro lavoro. Il primo era l’emanare
ordini alla cieca, il secondo era l’eccesso di requisizioni; ora sono stati corretti.
Adesso siamo andati all’estremo opposto; siamo passati dagli ordini alla cieca alla
mancanza di ordini, il risultato è che non stiamo facendo del nostro meglio. Noi
dobbiamo quindi emulare l’Esercito popolare di liberazione, dobbiamo emulare
l’impresa di Taching del Ministero del petrolio10. Nei pozzi petroliferi di Taching
hanno investito più di [...] e nel giro di tre anni hanno costruito un complesso di
pozzi che estrae più di [...] tonnellate e un impianto di raffinazione per [...]
tonnellate di petrolio. Gli investimenti sono stati esigui, il tempo breve, ma i
successi sono stati grandiosi e vale la pena di dare un’occhiata ai molti scritti su
questo argomento. Tutti i ministeri dovrebbero imparare dal Ministero del
petrolio, imparare dall’Esercito popolare di liberazione e acquisire alcune buone
esperienze per essere come una brigata di combattimento nei confronti del
nemico e una brigata di lavoro rispetto a noi. Anche gli studenti delle università
devono imparare dall’Esercito popolare di liberazione. Devono sfruttare a pieno
i loro successi, fissare dei modelli da emulare, elogiarli ampiamente e allo stesso
tempo criticare gli errori. L’elogio deve essere la cosa principale mentre la critica
deve essere l’elemento complementare. Fra coloro che lavorano per la nostra
causa, c’è molta gente brava e molti buoni modelli che devono essere apprezzati.
L’anno scorso nello Hopei ci sono stati grandi calamità naturali. Al sud c’è stata
la siccità. Originariamente il raccolto era buono ma ci sono state grandi piogge
che hanno causato la perdita di venti milioni di chin di cereali; tuttavia l’anno
scorso la produzione totale è cresciuta di più di dieci milioni di chin e quest’anno
vogliamo fare ancora meglio. Attualmente noi stiamo imparando dall’Esercito
popolare di liberazione, stiamo imparando dal Ministero del petrolio, stiamo
imparando da casi modello nelle città, nei villaggi, nelle fabbriche e nelle scuole,
stiamo ovviando agli errori nel nostro lavoro e siamo impegnati a svolgere meglio
il nostro lavoro quest’anno.
Oggi a questo convegno abbiamo discusso di problemi internazionali, ma la
nostra preoccupazione principale sono i problemi interni. Se non si affrontano
concretamente i nostri problemi interni, è inutile parlare dei problemi internazionali. Al presente ci sono alcuni paesi che vogliono stabilire relazioni diplomatiche
con il nostro paese, come il Congo. Il Congo di Lumumba si è impegnato in una
guerra di guerriglia, ma è completamente privo di armamenti moderni: ha soltanto
roba come la spada ricurva del dragone nero di Kuan Kung e la lancia di diciotto
piedi di Chang Fei11.
X: Ci sono anche le frecce di Huang Chung.
Presidente: Non hanno altro che le armi di Kuan, Chang, Chao, Ma e Huang,
non armi moderne. In passato non ne avevamo nemmeno noi. Dopo l’insurrezione di Nanchang abbiamo perso due divisioni; poi Chu Teh, Chen Yi e Lin Piao
hanno condotto i superstiti sul Chingkangshan. Io stesso non sapevo come si
73
Mao Tse-tung - OPERE
combattesse. Nel 1918 lavoravo alla biblioteca dell’Università di Pechino, mi
pagavano 8 dollari al mese. Io andavo avanti senza preoccuparmi né del vestire,
né del mangiare, né dell’alloggio. Chang Shih-chao non volle diventare un
funzionario di Yuan Shih-kai che così lo lasciò diventare rettore dell’Università di
Pechino e lui andò all’Università di Pechino a dirigere una rivista. Vecchio Huang,
sei un costituzionalista?
Huang Yen-pei: Io sono un rivoluzionario, non un costituzionalista. Ho fatto
parte della Tung Meng Hui.
Chang Shih-chao: Lui è un rivoluzionario.
Presidente: Vecchio Chen12, tu appartenevi al Gruppo di ricerca; Chang Shihchao ha partecipato alla seconda rivoluzione e nel 1925 era ministro13. Ora tutti
voi marciate assieme a noi e partecipate alla costruzione socialista nella nuova
Cina. Quando io dico che quest’anno vogliamo svolgere meglio il nostro lavoro,
questa non è soltanto la speranza del Comitato centrale, ma è anche la vostra
speranza. Hsu Te-heng, tu sei responsabile di un ministero industriale14?
X: Ci sono grandi speranze per il suo ministero.
Presidente: Vecchio Huang, nella tua famiglia pare che ci siano rappresentati tutti
i partiti e le fazioni possibili: la Lega democratica, l’Associazione per la promozione
della democrazia15, la Lega della gioventù comunista. La poesia di tuo figlio Huang
Wan-li intitolata Auguri allo sposo è molto ben scritta. L’ho ammirata. C’è anche un
membro della Società tre settembre che scrive buone poesie. Ammiro anche lui. Tu
non conosci molto bene la tua decina di figli, sei come Kuo Tzu-i16.
Tutti i ministeri devono imparare dall’Esercito popolare di liberazione, costituire
un dipartimento politico e rafforzare il loro lavoro politico. Devono elogiare i
risultati, indicare i lavoratori modello da emulare, elogiarli ampiamente e allo
stesso tempo criticare gli errori. L’elogio deve essere la cosa principale e la critica
deve essere l’elemento complementare. Tra coloro che lavorano per la nostra
causa c’è molta gente brava e molte cose buone, ci sono molti buoni modelli che
dobbiamo elogiare.
2.
Oggi voglio parlare del problema dell’istruzione. Nell’industria sono stati fatti
dei progressi e io penso che ci dovrebbero essere alcuni cambiamenti anche
nell’istruzione. L’attuale stato di cose non va. Secondo me nell’istruzione la linea
e l’orientamento sono corretti, ma i metodi sono sbagliati e devono essere
cambiati. Oggi sono qui presenti compagni del Comitato centrale, compagni
membri del partito, compagni non membri del partito, compagni dell’Accademia
delle scienze. Ora il compagno X farà un discorso.
X: Oggi un problema urgente nel campo dell’istruzione è il fatto che la durata
prescritta per gli studi è eccessiva. Attualmente i bambini cominciano la scuola
all’età di sette anni e trascorrono sei anni nella scuola elementare, sei anni nella
scuola media e in alcuni casi sei anni all’università, generalmente cinque: in tutto
sono diciassette o diciotto anni. Terminano l’università soltanto all’età di 24 o 25
74
Osservazioni durante il Festival di primavera
anni, dopo s’impegnano nel lavoro manuale per un anno e poi trascorrono un
ulteriore periodo di un anno nell’addestramento al lavoro, cosicché quando
hanno compiuto l’intero processo hanno già 26 o 27 anni. Questo curriculum è
di due o tre anni più lungo che in Unione Sovietica. In Unione Sovietica la scuola
elementare e la scuola media durano dieci anni e l’università quattro o cinque, di
modo che a 23 o 24 anni hanno un posto e cominciano a lavorare.
Nello studio delle materie umanistiche non è un grave problema il fatto che gli
studenti diventino troppo vecchi. Nel caso delle scienze naturali è evidente però
che dedicano allo studio un periodo troppo lungo. In particolare, questo è il caso
della scienza dell’energia atomica e delle scienze più avanzate: gli studenti sono
troppo vecchi quando si laureano. In base alle esperienze di tutti gli altri paesi del
mondo, è possibile dare un contributo alle scienze naturali quando si è intorno
ai 24 o 25 anni di età. Per esempio, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica quelli
che possono vantare risultati nel campo delle scienze naturali o nel campo
dell’energia atomica sono in genere sui 24 o 25 anni. A quell’età il cervello
funziona al massimo della sua efficienza, ma a quell’età i nostri studenti sono
ancora all’università, non hanno ancora avuto un posto né hanno cominciato a
lavorare. Cominciano a lavorare soltanto a 26 o 27 anni, questo non è vantaggioso
per lo sviluppo delle scienze. La durata prescritta dei corsi è troppo lunga,
dobbiamo ripensare seriamente al sistema di istruzione.
Presidente: Il periodo scolare dovrebbe essere un po’ abbreviato.
X: Recentemente il compagno X ha avuto un’idea: ci dovrebbero essere cinque
anni di scuola elementare e quattro anni di scuola media, in modo che gli studenti
abbiano il diploma di scuola media a 16 anni. Se ci fossero sei anni di scuola
elementare, avrebbero il diploma di scuola media a 17 anni. Il problema è che le
attrezzature per l’educazione superiore sono inadeguate: ogni anno le università
accolgono soltanto 120.000 o 130.000 studenti, 150.000 se si considerano anche
i non residenti. Gli altri potrebbero cominciare a lavorare a 16 anni. Potrebbero
ricevere due anni di addestramento professionale dopo il diploma della scuola
media e così a 18 anni andrebbero a lavorare nelle fabbriche o nelle campagne.
In questo modo sarebbero più a contatto con la realtà. Oppure potrebbero seguire
due anni di corsi preparatori, stabilendo così dei contatti con l’università [...]. In
breve, bisogna trovare il modo di abbreviare gli studi. Attualmente il Comitato
centrale ha costituito un gruppo ristretto sotto la guida del compagno X, con lo
scopo specifico di studiare la questione del sistema di istruzione. Se noi adottiamo
questo suggerimento per migliorare il nostro sistema educativo nazionale, allora
gli studenti si potrebbero diplomare in linea di massima a 15 o 16 anni. C’è tuttavia
un problema, quello del servizio militare. Sarebbero troppo giovani per questo,
ma potrebbero fare un periodo di addestramento preliminare.
Presidente: Questo non è importante; quelli che non sono abbastanza maturi
per il servizio militare possono farsi comunque un’esperienza di vita militare. Non
soltanto gli studenti maschi ma anche le studentesse possono prestare servizio
militare. Possiamo formare un distaccamento rosso femminile. Anche le ragazze
75
Mao Tse-tung - OPERE
di 16 o 17 anni possono farsi un’esperienza di vita militare di sei mesi o di un anno
e a 17 anni possono anche fare il soldato.
X: Dunque il problema delle scuole dove si impartiscono insegnamenti letterari
non è tanto grave. Sono più gravi i problemi delle facoltà di scienze e d’ingegneria.
Le università hanno corsi preparatori di uno o due anni; dopo il diploma della
scuola media, gli studenti possono andare ai corsi preparatori dell’università
oppure frequentare una scuola professionale e, dopo due anni di addestramento,
a 18 anni, possono andare a lavorare in una fabbrica o in campagna, cosicché
saranno relativamente a contatto con la realtà. Saranno relativamente a contatto
con la realtà anche se studiano ingegneria, quando si diplomeranno a 23 o 24 anni
e potranno avere un posto e cominciare a lavorare a quell’età.
Presidente: Attualmente il periodo di studio è troppo lungo e questo è un fatto
estremamente dannoso. Oggi ci sono troppe materie e il fardello è troppo pesante;
ciò mette gli studenti della scuola media e dell’università in costante stato di tensione.
I casi di miopia sono in continuo aumento fra gli studenti delle scuole elementari e
medie. Non si può permettere che questo stato di cose rimanga immutato.
X: Il programma abbraccia troppi argomenti e materie troppo complicate. Molti
vecchi insegnanti sono rimasti ai loro posti. Gli studenti non lo possono sostenere;
sono tesi al massimo e non hanno attività extrascolastiche, non hanno tempo per
letture extrascolastiche.
Presidente: Il programma deve essere dimezzato. Gli studenti devono avere
tempo per svagarsi, nuotare, giocare a palla e leggere liberamente quel che
vogliono al di fuori del programma di studio. Confucio professava unicamente le
sei arti: riti, musica, tiro con l’arco, guida del carro, poesia e storia; tuttavia
produsse quattro saggi: Yen Hui, Tseng-tzu, Tzu Lu e Mencio. Non va bene che
gli studenti stiano sui libri tutto il giorno e non si dedichino ad attività culturali,
all’educazione fisica, al nuoto, non possano andare in giro né leggere cose al di
fuori delle loro materie di studio, ecc.
X: Gli studenti sono sottoposti a un’estrema tensione. Quando vado a casa i
bambini mi chiedono: perché mai dobbiamo prendere buoni voti in tutto?
Presidente: Nel corso della storia, assai pochi tra coloro che riuscirono primi agli
esami imperiali hanno raggiunto grande fama. I famosi poeti della dinastia Tang,
Li Po e Tu Fu, non erano né chin-shih né han-lin17, Han Yu e Liu Tsung-yuan18
erano soltanto chin-shih di secondo grado. Wang Shih-fu, Kuan Han-ching19, Lo
Kuan-chun20, Pu Sung-ling, Tsao Hsueh-chin non erano né chin-shih né han-lin.
Pu Sung-ling era uno hsiu-tsai che era stato promosso, voleva raggiungere il grado
più elevato, ma non divenne un chu-jen21. Nessuno di quelli che diventarono
chin-shih o han-lin ha avuto successo. Soltanto due imperatori della dinastia Ming
hanno avuto successo, Tai-tsu e Cheng-tsu. Il primo era analfabeta e l’altro
conosceva solo pochi caratteri. Ma dopo, durante il regno di Chia-ching, quando
gli intellettuali detenevano il potere, le cose andarono male e il paese precipitò
nel disordine22. Han Wu Ti23 e Li Hou-chu erano estremamente colti e hanno
mandato in rovina il paese. È evidente che leggere troppi libri è dannoso. Liu
76
Osservazioni durante il Festival di primavera
Hsiu24 era un accademico, mentre Liu Pang era un rozzo contadino.
X: Il programma è troppo pesante e ci sono troppi esercizi da svolgere; gli
studenti non possono riflettere autonomamente.
Presidente: Il nostro attuale modo di condurre gli esami è buono per quando
si ha a che fare col nemico, ma non è un sistema per trattare con il popolo. È un
metodo di attacco a sorpresa in cui si pongono domande ambigue o strane. È
ancora lo stesso metodo del vecchio “saggio a otto gambe”25. Io non l’approvo.
Deve essere cambiato completamente. Io sono favorevole a che si rendano note
le domande in anticipo e si permetta agli studenti di studiarle e di rispondere con
l’aiuto dei libri. Per esempio, se si pongono venti domande sul Sogno della camera
rossa e alcuni studenti rispondono alla metà di esse e rispondono bene e alcune
delle risposte sono molto buone e contengono idee creative, allora gli si può dare
una votazione del cento per cento. Se altri studenti rispondono a tutte e venti le
domande e rispondono correttamente, ma si limitano semplicemente a ripetere
quel che hanno letto sui libri di testo senza nessuna idea creativa, allora si deve
dar loro un punteggio pari al 50 o 60 per cento. Agli esami deve essere permesso
suggerire e prendere il posto di un altro. Se la tua risposta è giusta e io la copio,
allora anche la mia deve essere considerata giusta. Una volta suggerire e
presentarsi agli esami al posto di un altro veniva fatto di nascosto. Lasciate che
ora lo si faccia apertamente. Se io non so fare una cosa e tu scrivi la risposta che
io poi copio, va benissimo. Proviamo a farlo. Noi dobbiamo fare le cose in modo
vivo, non in modo morto. Ci sono insegnanti che quando fanno lezione divagano
in continuazione; essi dovrebbero permettere ai loro studenti di appisolarsi. Se
la tua lezione non è buona, perché costringi gli altri ad ascoltarti? Piuttosto che
sforzarsi di tenere gli occhi aperti e ascoltare lezioni noiose, è molto meglio
concedersi un sonno rigeneratore. Perché ascoltare delle sciocchezze? È meglio
invece riposarsi il cervello.
X: Se abbreviamo il periodo di studio, ci sarà tempo per impegnarsi nel lavoro
o nel servizio militare. Possiamo anche prendere in esame la possibilità che gli
studenti migliori saltino un anno. Non dobbiamo tenerli eternamente allo stesso
livello. Nella stessa classe di mio figlio c’è un ragazzo che era uno studente
brillante; dopo ha saltato un anno ed è ancora uno studente brillante. Dunque
vediamo che è possibile saltare le classi. Domandiamo al compagno X di
organizzare un gruppo ristretto per studiare a fondo questo problema del sistema
scolastico.
Presidente: È meglio che X e X partecipino entrambi a questo gruppo ristretto.
Attualmente noi stiamo facendo le cose in maniera assai poco vivace. Ci sono
troppe materie nel programma e gli esami sono condotti in maniera troppo rigida.
Non posso approvarlo. L’attuale sistema di istruzione rovina chi ha del talento e
rovina la gioventù. Io non approvo che si leggano così tanti libri. Gli attuali metodi
di esame vanno bene per trattare col nemico, sono estremamente dannosi e
bisogna porvi termine.
X: Proprio in questi giorni il capo del dipartimento per l’istruzione26 ha
77
Mao Tse-tung - OPERE
convocato una riunione nella quale sono stati presi in esame due problemi: uno
è che il carico di studi per gli studenti è troppo pesante e che per ogni materia
ci sono compiti a casa; il secondo è che ci sono tre sistemi pedagogici: quello di
Confucio, quello sovietico e quello di Dewey.
Presidente: Confucio non era in realtà così. Noi abbiamo ignorato la corrente
principale del confucianesimo. Egli insegnava soltanto sei materie: riti, musica,
tiro con l’arco, guida del carro, shu e matematica.
[Mao Tse-tung chiede a X se shu significa calligrafia o storia]27.
X: Significa calligrafia.
Presidente: Significa storia. Come nello Shu Ching o nello Han Shu 28.
X: Attualmente gli studenti della scuola media considerano come loro unico
scopo il proseguimento degli studi. Dopo il diploma non hanno voglia di
impegnarsi nel lavoro. Questo è un problema molto grave che noi dobbiamo
risolvere. Dobbiamo mettere in pratica la combinazione di studio e lavoro
produttivo, inoltre dobbiamo anche “camminare su due gambe”29. L’anno scorso
ci sono state delle inondazioni nello Hopei e al dipartimento dell’istruzione erano
sotto pressione. Molti edifici erano crollati e così misero su delle scuole alla
meglio. Il risultato è stato che il numero degli allievi della scuola elementare e
media è in realtà aumentato.
Presidente: L’inondazione s’è portata via il dogmatismo. Dobbiamo liberarci dai
dogmi sia stranieri che nostrani.
X: In altre località hanno tentato una riorganizzazione e hanno introdotto il
sistema di unire tutti gli insegnamenti in un unico corso invece che tenerli in corsi
separati a seconda della materia. Il numero degli studenti è diminuito ed è
diminuito il numero di studenti provenienti da famiglie di contadini poveri e medi
dello strato inferiore. Molti dei loro figli non proseguono gli studi. Nella provincia
dello Hopei sono state fatte alcune buone esperienze. Nel distretto di Hsinhui
nella provincia del Kwangtung si è studiata la situazione in una decina di scuole
medie rurali e di scuole medie normali. In una scuola media normale lo Stato
spende 120 yuan all’anno per ogni studente, mentre in una scuola media rurale
si spendono soltanto 6.80 yuan all’anno per ogni studente. È facile trovare un
posto per i diplomati di una scuola media rurale, mentre invece è estremamente
difficile trovare un’occupazione per un diplomato di una scuola media normale
respinto all’esame di ammissione all’università. Per questo le scuole elementari
e medie dovrebbero tutte camminare su due gambe. Allo stesso tempo noi
dobbiamo fare attenzione al miglioramento qualitativo. Prima tutto veniva fatto
secondo i metodi sovietici, ma nel 1958 abbiamo deciso di farla finita e abbiamo
dato più importanza al lavoro, ma ecco che lo studio a sua volta è stato trascurato;
ora però le cose sono state nuovamente modificate e stiamo andando meglio. Lo
stesso accade con la letteratura e l’arte; il livello oggi è relativamente alto, ma se
non vi fosse stato il 1958, non avremmo raggiunto il livello attuale.
Presidente: Noi dobbiamo spingere attori, poeti, drammaturghi e scrittori fuori
dalle città e mandarli tutti nelle campagne. Devono tutti andare nei villaggi e nelle
78
Osservazioni durante il Festival di primavera
fabbriche. Non dobbiamo permettere che gli scrittori se ne stiano negli uffici
governativi; non riusciranno a scrivere niente se non andranno in mezzo al
popolo. Chi non va a lavorare in mezzo al popolo non avrà da mangiare; soltanto
se ci andranno ne avranno.
X: Attualmente c’è poco più del 2 per cento di cattivi elementi fra gli insegnanti
delle scuole elementari e medie e anche fra gli studenti delle scuole elementari
e medie ci sono elementi notoriamente cattivi.
Presidente: Questo non ha importanza, possono cambiare lavoro.
X: Attualmente gli studenti peggiori vanno a magistero, gli studenti buoni studiano
ingegneria. Di conseguenza potremmo pensare di non accettare diplomati della
scuola media superiore al magistero o alla facoltà di lettere, ma di accettarli soltanto
dopo che si siano dedicati al lavoro manuale per un anno o due. Anche gli studenti
di scienze naturali dovrebbero andare a lavorare. Alla scuola X di Harbin hanno fatto
qualche esperienza; mandano gli insegnanti a lavorare per un anno o due. Quelli
che all’inizio non erano molto buoni, quando tornano indietro dal lavoro manuale
sono tutti buoni e si integrano bene nel gruppo.
Presidente: Devono andare a lavorare. Adesso c’è gente che non dà molta
importanza al fatto di andare a lavorare in campagna. Durante la dinastia Ming, Li
Shih-chen30 se ne andava in giro qua e là e scalava le montagne per raccogliere erbe.
Tsu Chung-chih31 non è mai stato alla scuola media o all’università. Confucio veniva
da una famiglia di contadini poveri, portava al pascolo le pecore e non ha mai
frequentato neanche lui né la scuola media né l’università. Era un musicista, fece ogni
sorta di cose. Quando moriva qualcuno in una famiglia, lo invitavano a suonare al
funerale. Sapeva anche tenere i conti. Era capace di suonare il chin 32 e guidare un
carro, sapeva montare a cavallo e sapeva tirare con l’arco e le frecce. Yu significa
guidare un carro, è come essere l’autista di un’automobile. Egli ha prodotto
settantadue saggi, ha educato gente come Yen Hui e Tseng-tzu e ha avuto tremila
discepoli. Da giovane, essendo venuto dalle masse, aveva capito qualcosa delle
sofferenze delle masse. In seguito divenne funzionario dello Stato di Lu, ma non un
funzionario particolarmente importante. Lu aveva una popolazione di poco più di
un milione di abitanti e per un lungo periodo la gente lo disprezzò. Quando viaggiava
in altri paesi c’era sempre chi lo insultava. Questo individuo amava parlare
francamente, diceva che non sapeva cosa fosse la miseria e non poteva sopportare
gli insulti. In seguito, Tzu Lu assunse il compito di guardia del corpo di Confucio e
non permise alla gente di parlar male di Confucio e picchiava chiunque osasse aprir
bocca. Da allora in poi parole spiacevoli non raggiunsero più le sue orecchie e le
masse non osarono più avvicinarlo. Noi non dobbiamo trascurare la storia di
Confucio. La nostra linea politica generale è corretta, ma i nostri metodi sono
sbagliati. Ci sono parecchi problemi riguardanti il nostro attuale sistema scolastico,
come il curriculum, i metodi di insegnamento e di esame e tutto questo deve essere
cambiato. Sono tutti sistemi troppo distruttivi per il nostro popolo.
X: Potremmo farcela con cinque anni di scuola elementare.
Presidente: Nemmeno l’insegnamento della scuola elementare deve essere
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Mao Tse-tung - OPERE
protratto troppo a lungo. Gorki ha frequentato soltanto per due anni la scuola
elementare: tutto quello che ha imparato l’ha imparato da autodidatta. L’americano Franklin ha cominciato vendendo giornali, eppure ha scoperto l’elettricità.
Watt era un operaio, eppure ha inventato la macchina a vapore. Sia nei tempi
antichi sia nei tempi moderni, in Cina come all’estero, molti scienziati si sono
educati nel corso della pratica.
X: In futuro quando il sistema scolastico sarà stato riformato, gli studenti saranno
in grado di occupare un posto di lavoro all’età di 23 o 24 anni. Sette anni sono
troppi per cominciare la scuola, potremmo spostare l’età scolare a sei anni. C’è
il problema degli edifici, ma se la scuola elementare durerà soltanto cinque anni
possiamo liberarne alcuni. Poi quattro anni di scuola media e uno o due anni di
un corso preparatorio all’università. Data la differente natura dei vari corsi
preparatori, possiamo diversificare e ammettere da 140.000 a 150.000 studenti
all’anno per un corso preparatorio di uno o due anni.
X: Prima di entrare all’università essi possono trascorrere un periodo di lavoro
in una fabbrica o in un villaggio.
Presidente: Possono anche fare un periodo di addestramento nell’esercito.
X: Questo va bene per quanto riguarda le facoltà letterarie, ma nella fisica c’è
il problema di usare la matematica e se lavorano per due anni potrebbero anche
dimenticarsela.
X: In Unione Sovietica lavorano per due anni dopo il diploma della scuola media
e poi entrano nelle facoltà di fisica e chimica, non ci vanno direttamente.
X: Eccettuati alcuni casi speciali, le università contemplano corsi di tre diverse
durate: sei anni in particolare per medicina, cinque anni per ingegneria e quattro
anni per le materie letterarie. Nella maggior parte dei casi quattro anni sono
sufficienti per un corso universitario. In futuro il sistema dovrà essere diversificato,
ci dovranno essere corsi di diversa durata. Nelle città ci dovranno essere due tipi
di scuola media, una che porta all’università e l’altra dove gli studenti conseguono
il diploma in due anni, dopo di che intraprendono un corso di specializzazione.
Presidente: Questo è giusto, dobbiamo diversificare.
X: Il problema principale per quanto riguarda il programma di studi è la mancanza
di centralizzazione e ci sono anche quei problemi che abbiamo esaminato in passato:
molte materie sono ripetute parecchie volte, ogni semestre ci sono otto o nove
materie da studiare, ci sono molti esami e questo crea grande tensione.
Presidente: Oggigiorno, primo, ci sono troppi corsi; secondo, ci sono troppi
libri. La pressione è insostenibile. Ci sono alcune materie per le quali non sono
necessari esami. Per esempio, non è necessario che ci sia un esame per quel po’
di logica e di grammatica che si impara nella scuola media. Una vera comprensione deve essere acquisita gradualmente tramite l’esperienza nel lavoro. Basta
sapere cosa è la logica e la grammatica.
X: Oggi l’istruzione consiste nell’imbottirsi di nozioni imparate meccanicamente
e nel ripeterle a memoria.
X: Ci sono due scuole di pensiero oggi. Una sostiene l’insegnamento completo
80
Osservazioni durante il Festival di primavera
delle materie, mentre l’altra sostiene che devono essere insegnate a grandi linee, cioè
che bisogna insegnare il sistema per impadronirsi della materia, pur insegnando
qualcosa in meno. Oggi molte scuole seguono il primo modello, ma non è forse vero
che questo non funziona? Facendo le cose in questo modo si fossilizza il pensiero.
Presidente: Questa è scolastica. Le glosse ai Quattro libri e ai Cinque classici
sono troppo scolastiche e oggigiorno sono diventate del tutto indigeste. La
scolastica deve inevitabilmente morire. Per esempio, per lo studio dei classici
sono stati scritti molti commentari che oggi sono spariti.
Io penso che studenti educati con questo metodo, non importa se in Cina, in
America o in Unione Sovietica, spariranno tutti, si sposteranno tutti verso metodi
opposti. Lo stesso vale per i classici buddisti, per i quali ce ne sono altrettanti. La
traduzione del Sutra di diamante curata da Hsuan-tsang33 della dinastia Tang era
relativamente semplificata, soltanto un migliaio circa di parole e ancora esiste.
Un’altra traduzione, curata da Kumarajiva34, era troppo lunga e così è morta. Allora
non finiranno per sparire anche i Cinque classici e i Tredici classici? Sono stati tanto
copiosamente annotati che nessuno li legge più. Nel XIV e nel XV secolo si indulgeva
alla filosofia scolastica; soltanto nel XVII, XVIII e XIX secolo si entrò nell’età
dell’illuminismo e si affermò il rinascimento. Noi non dovremmo leggere troppi libri.
Dovremmo leggere i libri marxisti, ma non troppi neppure di questi. Basterebbe
leggerne all’incirca una dozzina. Se ne leggiamo troppi, possiamo spostarci verso i
nostri opposti, diventare topi di biblioteca, dogmatici, revisionisti. Negli scritti di
Confucio non c’è niente sull’agricoltura. Per questo le membra dei suoi discepoli non
erano use alla fatica del lavoro ed essi non sapevano riconoscere i cinque cereali.
Noi dobbiamo far qualcosa in proposito.
X: C’è un altro problema che è un problema politico, cioè quello del vitto degli
studenti che deve essere migliorato. Ogni studente mangia per 12.5 yuan al mese.
Dovremmo arrivare a spendere altri 40 milioni di yuan.
Presidente: Va benissimo spendere altri 40 milioni di yuan.
X: Dovremmo aumentare la spesa da 2 a 4 yuan35.
Presidente: Se leggi troppi libri, alla fine ti si fossilizza il cervello. L’imperatore
Wu della dinastia Liang si era comportato benissimo nei primi anni ma dopo lesse
troppi libri e non riuscì più a fare altrettanto bene. Morì di fame a Tai Cheng36.
NOTE
1. Sia l’ordinamento istituzionale provvisorio del 1949 che la Costituzione adottata nel
1954 garantivano la partecipazione alla vita politica del paese non solo ad alcuni “partiti
minori” (come il Comitato rivoluzionario del Kuomintang e la Lega democratica cinese)
ma anche a “personalità democratiche” non iscritte a nessun partito. Fra queste, la più
famosa era Sung Ching-ling, la vedova di Sun Yat-sen.
2. Qui si fa riferimento a una serie di direttive impartite da Chiang Kai-shek a partire dal
81
Mao Tse-tung - OPERE
gennaio del 1939 per limitare l’azione politica e militare dei comunisti.
3. Chang Shih-chao (1881-1973) era una delle “personalità democratiche” fuori del partito
che aveva partecipato attivamente al movimento rivoluzionario, come giornalista, fin
dai primi anni del XX secolo.
4. Kao Shu-hsun, vicecomandante dell’undicesima zona bellica del Kuomintang, passò
ai comunisti il 30 ottobre 1945 alla testa di un corpo d’armata e di una colonna. Il
Kuomintang in seguito attaccò Kao e distrusse le sue forze.
5. Hsuan Tung, noto anche col nome di Pu Yi, era stato l’ultimo imperatore cinese,
detronizzato dalla rivoluzione repubblicana del 1911. Successivamente collaborò con
gli invasori giapponesi, accettando di essere incoronato imperatore dello Stato
fantoccio del Manciukuo. Catturato dai sovietici nel 1945 e consegnato al governo della
Repubblica popolare cinese nel 1950, venne condannato al carcere. Amnistiato nel
1959, morì nel 1967.
6. Kuang Hsu è l’appellativo dell’imperatore Tsai Tien che regnò in modo del tutto
nominale dal 1875 al 1909.
7. Tsai-tao era comandante delle guardie imperiali all’epoca della rivoluzione del 1911.
Durante gli ultimi anni della dinastia era considerato come uno dei personaggi più
aperti e liberali del clan imperiale.
8. Il 24 dicembre 1946, Shen Chung, studentessa dell’Università di Pechino, fu violentata
da un marine USA. Il fatto provocò vaste dimostrazioni studentesche antiamericane in
molte città cinesi e la richiesta dell’immediato ritiro di tutte le forze militari USA.
9. Il fatto che i sovietici “si tenessero sempre qualcosa di riservato”, cioè che tenessero
sotto controllo di esperti sovietici alcuni piani chiave o alcune informazioni o persino
qualche componente chiave di un macchinario, in modo che i cinesi non fossero in
grado di completare o far funzionare un impianto senza la loro assistenza, era un’accusa
ricorrente in Cina alla fine degli anni cinquanta e agli inizi degli anni sessanta.
10. Nel 1964 Mao Tse-tung lanciò la parola d’ordine “per l’industria imparare da Taching,
per l’agricoltura imparare da Tachai” e da allora le due località vennero considerate
imprese modello. Qui Mao Tse-tung riconosce al Ministero del petrolio il merito dei
successi ottenuti nei giacimenti di Taching, nella provincia dello Heilungkiang.
11. Kuan Kung, il dio della guerra e Chang Fei erano i due principali compagni d’armi di Liu
Pei, il fondatore della dinastia Shu Han durante il periodo dei Tre regni nel III secolo d.C.
Huang Chung, Chao Yun e Ma Su erano gli altri tre dei “Cinque generali tigre” di Liu Pei.
12. Huang Yen-pei, un sostenitore dei principi americani dell’educazione attitudinale e
figura di primo piano della Lega democratica durante la guerra civile del 1946-49, era
stato un ministro dell’Industria leggera dal 1949 al 1954. Chen Shu-tung era presidente
della Federazione nazionale cinese per l’industria e il commercio dal 1953. Sia il
“vecchio Huang” che il “vecchio Chen” erano “personalità democratiche”.
13. La “seconda rivoluzione” del 1913 fu un tentativo di spodestare Yuan Shih-kai e
82
Osservazioni durante il Festival di primavera
impedire che il movimento, partito con un’impostazione decisamente repubblicana,
degenerasse in una restaurazione monarchica. D’altra parte, il governo del quale Chang
Shih-chao faceva parte nel 1925 era quello del regime dominato dai signori della guerra.
Mao Tse-tung cita questi due contrastanti episodi della vita di Chang per ricordare
attraverso quante e varie esperienze siano passati gli uomini della sua generazione.
14. Hsu Te-heng era un leader studentesco all’epoca del Movimento del 4 Maggio. Era
presidente della Società tre settembre (che prende il nome dalla data della resa
giapponese ed è uno dei partiti minori che partecipano al fronte unito) e, dal 1956,
responsabile del Ministero per le opere idrauliche.
15. L’Associazione per la promozione della democrazia era un altro dei partiti minori:
fondato a Shanghai nel 1945, raccoglieva nelle sue file molti intellettuali.
16. Kuo Tzu-i, un famoso generale della dinastia Tang, aveva avuto otto figli e sette generi;
di conseguenza aveva tanti nipoti e pronipoti che non riusciva a conoscerli e doveva
limitarsi a fare un inchino quando venivano a porgergli i loro rispetti.
17. Chin-shih era il candidato che aveva superato gli esami superiori, cioè gli esami
“metropolitani” seguiti dagli esami “di palazzo”, secondo il sistema scolastico instaurato
alla fine del VI secolo e rimasto in vigore fino ai primi anni del XX secolo. Han-lin era
un membro dell’Accademia Han-lin che, dall’epoca Ming, accoglieva soltanto coloro
che si erano particolarmente distinti agli esami di palazzo.
18. Han Yu e Liu Tsung-yuan, entrambi poeti e saggisti tra i più importanti dell’VIII e IX
secolo, furono contemporanei e anche amici. Nel corso della loro carriera di funzionari
conobbero entrambi l’esilio.
19. Wang Shih-fu e Kuan Han-ching furono famosi drammaturghi della dinastia Yuan,
fiorita verso la fine del XIII secolo. Wang è l’autore della Storia del padiglione
occidentale.
20. Lo Kuan-chung (XIV sec. d.C.) è l’autore del Romanzo dei tre regni.
21. Pu Sung-ling, nato nel 1622, è noto per una famosa raccolta di racconti fantastici. Egli
divenne hsiu-tsai perché aveva superato gli esami inferiori, o di prefettura e si era
perciò “diplomato”, ma non riuscì a superare la prova successiva, cioè gli esami
provinciali e perciò non ottenne il titolo di chu-jen ovvero la possibilità di presentarsi
agli esami metropolitani.
22. Ming Tai-tsu, il fondatore della dinastia, regnò dal 1368 al 1399; Cheng-tsu, il terzo
imperatore della dinastia, regnò dal 1403 al 1425. Il regno di Chia-ching va dal 1522
al 1567.
23. Han Wu Ti, l’imperatore guerriero della dinastia Han, regnò dal 140 all’86 a.C.
24. Liu Hsiu (4 a.C. - 57 d.C.) nel 25 d.C. scacciò l’usurpatore Wang Mang e fondò la dinastia
degli Han. Liu Pang (247-195 a.C.) fondò la dinastia Han occidentale nel 206 a.C.
25. Il “saggio a otto gambe” (bagu) era un particolare tipo di componimento in cui
83
Mao Tse-tung - OPERE
l’essenziale era attenersi a un rigido schema; era per alcuni versi analogo a quel nostro
poetare in rime in cui l’essenziale è il numero di sillabe di ogni verso e la successione
delle rime.
26. Il dipartimento cui ci si riferisce è probabilmente quello del governo municipale di
Pechino.
27. Il carattere cinese shu può essere sia un sostantivo, che significa libro o documento
scritto (in questo caso un libro di storia) o un verbo che significa scrivere con bella
calligrafia.
28. Lo Shu Ching è uno dei “Tredici classici”, assieme ai Dialoghi confuciani, al Libro delle
odi, ecc. Lo Han Shu è la storia ufficiale della dinastia Han.
29. “Camminare su due gambe” era una delle parole d’ordine principali del grande balzo
in avanti del 1958-59. Con riferimento allo sviluppo economico veniva usata per
indicare una politica che combinava sia l’uso di una tecnologia moderna su larga scala
che l’uso di metodi indigeni su scala minore. Con riferimento ai problemi dell’educazione, qui viene usata per proporre una politica dell’istruzione che combini scuole con
attrezzature moderne e programmi complessi (soprattutto nelle città) con scuole più
semplici ed essenziali, adatte ai bisogni e alle possibilità delle campagne.
30. Li Shih-chen (1518-1598) è l’autore del Catalogo delle radici e delle erbe che elenca più
di mille piante per uso medicinale.
31. Tsu Chung-chih è un matematico del X secolo.
32. Il chin è uno strumento a corda simile al liuto; l’abilità di suonare questo strumento
faceva parte della cultura di base di un letterato.
33. Il monaco Hsuan-tsang (602-664), tornato in Cina nel 645 dopo un pellegrinaggio in
India durato sedici anni dal quale riportò una gran quantità di testi buddisti, si dedicò
alla traduzione di oltre 1.338 capitoli del Sutra di diamante che lo impegnò per il resto
della sua vita.
34. Kumarajiva (350-413) era un saggio buddista che aveva studiato nel Kashmir. Condotto
alla capitale imperiale Chan-an nel 401, gli fu affidato l’incarico di tradurre le scritture
buddiste. Alle sue traduzioni vennero in seguito preferite le “nuove traduzioni” di
Hsuan-tsang e dei suoi discepoli.
35. La cifra di 40 milioni di yuan si riferisce alla spesa annuale totale, mentre la cifra da
2 a 4 yuan indica il corrispondente aumento della spesa mensile per studente. A
quell’epoca, negli istituti cinesi di educazione superiore c’erano all’incirca 750.000
studenti.
36. Studioso di buddismo e amante dei libri, l’imperatore Wu della dinastia Liang era
animato da buone intenzioni ma non fu in grado di attuare la riforma dell’amministrazione. Quando Tai Cheng, nel 549, cadde nelle mani di un alleato ribelle, egli si
rinchiuse in un monastero dove morì di fame e di disperazione.
84
LETTERA DEL COMITATO CENTRALE DEL PCC
AL COMITATO CENTRALE DEL PCUS
(29 febbraio 1964)
Nel corso del 1964 tra il Comitato centrale del Partito comunista cinese e quello del Partito
comunista dell’Unione Sovietica vennero scambiate varie lettere aperte. Quella che
pubblichiamo qui è a nostro giudizio una delle più significative ai fini della comprensione
della lotta condotta in quel periodo dal Partito comunista cinese.
Per la motivazione della inclusione della lettera nelle Opere di Mao Tse-tung rimandiamo
alla nota introduttiva a I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo,
a pag. 35 di questo volume.
Cari compagni,
questa lettera del Comitato centrale del Partito comunista cinese costituisce la
risposta alla lettera del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica
in data 29 novembre 1963.
Il Partito comunista cinese ha sempre considerato suo sacro dovere la salvaguardia
e il rafforzamento dell’unità del movimento comunista internazionale.
L’unità dei comunisti di tutti i paesi non è simile a quella di un “club”, è l’unità
rivoluzionaria di coloro che sono guidati da una comune teoria e che combattono
per un comune ideale. L’unità del movimento comunista internazionale può essere
basata soltanto sugli insegnamenti rivoluzionari di Marx e Lenin. Senza questa base
non ci può essere unità internazionale proletaria.
Le divergenze fra i dirigenti del PCUS e noi riguardano una serie di importanti
problemi di principio concernenti la teoria marxista-leninista e l’intero movimento
comunista internazionale. Per eliminare le nostre divergenze e per rafforzare l’unità
dei partiti cinese e sovietico devono essere risolti questi problemi di principio.
La tesi che abbiamo espresso nella nostra risposta del 14 giugno 1963 alla lettera
del Comitato centrale del PCUS, cioè la nostra Proposta concernente la linea generale
del movimento comunista internazionale e nei nostri articoli sul movimento
comunista internazionale pubblicati sia prima che dopo quella risposta, sono in
piena conformità con il marxismo-leninismo e con i principi rivoluzionari della
Dichiarazione del 1957 e di quella del 1960. In questa lettera, noi vogliamo esporre
le nostre posizioni su una serie di questioni sollevate nella vostra lettera.
1. La questione del confine cino-sovietico
Il governo della Repubblica popolare cinese ha coerentemente sostenuto che la
Mao Tse-tung - OPERE
questione del confine fra Cina e Unione Sovietica, che è un’eredità del passato, può
essere composta attraverso negoziati fra i due governi. Esso ha anche sostenuto che,
in attesa di tale soluzione, sul confine deve essere mantenuto lo statu quo. Ciò è
quanto noi abbiamo fatto in questi ultimi dieci e più anni. Se il governo sovietico
avesse assunto lo stesso atteggiamento, ambedue le parti avrebbero potuto
convivere in buoni rapporti lungo il confine e mantenervi la tranquillità.
In seguito allo sviluppo delle attività anticinesi da parte dei dirigenti del PCUS,
in questi ultimi anni, la parte sovietica ha commesso frequenti infrazioni dello
statu quo sul confine, ha occupato parte del territorio cinese e provocato incidenti
al confine. Ciò che è ancora più grave, la parte sovietica ha condotto apertamente
attività sovversive su vasta scala nelle zone cinesi di frontiera, cercando di
seminare discordia fra le nazionalità della Cina per mezzo della stampa e della
radio, incitando le minoranze nazionali della Cina a staccarsi dalla madrepatria e
adescando e costringendo decine di migliaia di cittadini cinesi ad andare
nell’Unione Sovietica. Tutte queste azioni non solo violano i principi che regolano
le relazioni fra paesi socialisti, ma sono assolutamente intollerabili anche nelle
relazioni fra paesi in generale.
Fra tutti i nostri vicini, solo i dirigenti del PCUS e i nazionalisti reazionari
dell’India hanno deliberatamente creato dispute di confine con la Cina. Il governo
cinese ha risolto in modo soddisfacente complicate questioni di confine, ereditate
dal passato, sia con tutti i suoi fraterni vicini socialisti, eccetto l’Unione Sovietica,
che con i suoi vicini nazionalisti quali la Birmania, il Nepal, il Pakistan,
l’Afghanistan, eccetto l’India.
Le delegazioni dei nostri due governi hanno iniziato a Pechino, il 25 febbraio 1964,
i negoziati sulla questione di confine. Sebbene i vecchi trattati relativi al confine cinorusso siano trattati ingiusti, il governo cinese è tuttavia disposto a rispettarli e a
prenderli come base per una ragionevole composizione della questione del confine
cino-sovietico. Guidato dall’internazionalismo proletario e dai principi che regolano
le relazioni fra paesi socialisti, il governo cinese condurrà negoziati amichevoli con
il governo sovietico, nello spirito della consultazione su un piede di parità, della
mutua comprensione e del mutuo accordo. Se la parte sovietica assumerà lo stesso
atteggiamento del governo cinese, crediamo che la soluzione della questione del
confine cino-sovietico non dovrebbe essere difficile e che il confine cino-sovietico
diventerà veramente un confine di amicizia duratura.
2. La questione degli aiuti
Noi abbiamo sempre apprezzato nella giusta misura l’amichevole aiuto sovietico che cominciò sotto la guida di Stalin. Abbiamo sempre considerato che
l’assistenza amichevole del popolo sovietico ha esercitato una funzione benefica,
aiutando la Cina a gettare le fondamenta preliminari per l’industrializzazione
socialista. Per questo, il Partito comunista cinese e il popolo cinese hanno
manifestato la loro gratitudine in numerose occasioni.
86
Lettera del Comitato centrale del PCC al Comitato centrale del PCUS
In questi ultimi anni i dirigenti del PCUS si sono abitualmente atteggiati a
benefattori e si sono frequentemente vantati della loro “assistenza disinteressata”.
Celebrando il quattordicesimo anniversario della firma del Trattato cino-sovietico
di amicizia, alleanza e mutua assistenza, nel febbraio di quest’anno, la Pravda, le
Izvestia e altri strumenti della propaganda sovietica hanno ancora battuto sui
tamburi la stessa musica. Noi non abbiamo ancora dato sulla stampa una risposta
sistematica, ma dobbiamo sottolineare che, lungi dall’essere gratuito, l’aiuto
sovietico alla Cina è stato principalmente dato sotto forma di commercio e che
non si è certamente trattato di un affare a senso unico. La Cina ha pagato e sta
pagando all’Unione Sovietica in merci, oro e valuta straniera convertibile tutti gli
impianti e le altre merci forniti dall’Unione Sovietica, inclusi quelli concessi a
credito con interesse. Si deve aggiungere che i prezzi di molte merci che
importavamo dall’Unione Sovietica erano molto più alti di quelli del mercato
mondiale.
Mentre la Cina ha ricevuto aiuti dall’Unione Sovietica, l’Unione Sovietica da
parte sua ha anch’essa ricevuto corrispondenti aiuti dalla Cina. Nessuno può dire
che l’aiuto cinese all’Unione Sovietica sia stato insignificante e non degno di essere
menzionato. Eccone alcuni esempi.
Fino alla fine del 1962, la Cina ha fornito all’Unione Sovietica cereali, olii
commestibili e altri prodotti alimentari per un valore di 2.100.000.000 di nuovi
rubli. Tra i più importanti generi vi sono state 5.760.000 tonnellate di soia,
2.940.000 tonnellate di riso, 1.090.000 tonnellate di olii commestibili e 900.000
tonnellate di carne.
Nello stesso periodo, la Cina ha fornito all’Unione Sovietica prodotti minerali
e metalli per un valore di oltre 1.400.000.000 di nuovi rubli. I più importanti sono
stati 100.000 tonnellate di concentrati di litio, 34.000 tonnellate di concentrati di
berillio, 51.000 tonnellate di borace, 270.000 tonnellate di concentrati di tungsteno,
32.9 tonnellate di quarzo piezoelettrico, 7.730 tonnellate di mercurio, 39 tonnellate di concentrati di tantalio-niobio, 37.000 tonnellate di concentrati di molibdeno,
180.000 tonnellate di stagno, ecc. Molti di questi prodotti minerali sono materiali
grezzi indispensabili per lo sviluppo delle più avanzate branche della scienza e
per la fabbricazione di missili e armi nucleari.
Per quanto concerne i prestiti sovietici alla Cina, deve essere posto in rilievo che
la Cina li ha usati soprattutto per l’acquisto dall’Unione Sovietica di materiale
bellico, la maggior parte del quale fu usato per resistere all’aggressione degli Stati
Uniti e aiutare la Corea. Nella guerra contro l’aggressione americana, il popolo
coreano ha sopportato il peso di gran lunga maggiore e ha subito le perdite di gran
lunga più gravi. Il popolo cinese ha fatto anch’esso grandi sacrifici e si è sottoposto
a grosse spese militari. Il Partito comunista cinese ha sempre considerato che
questo era il sacro dovere internazionalista del popolo cinese e che non c’è in
questo niente di cui vantarsi. Per molti anni, per questi prestiti dell’Unione
Sovietica, noi abbiamo reso soldi e pagato interessi che assorbono una parte
considerevole delle nostre esportazioni annuali nell’Unione Sovietica. Così
87
Mao Tse-tung - OPERE
neanche il materiale bellico fornito alla Cina per la guerra di resistenza
all’aggressione americana e per aiutare la Corea è stato dato gratuitamente.
3. La questione degli specialisti sovietici
Gli specialisti sovietici che lavoravano in Cina erano sempre bene accolti e
rispettati e godevano della fiducia del governo e del popolo cinese. La stragrande
maggioranza di essi erano solerti lavoratori che sono stati di aiuto alla costruzione
socialista della Cina. Noi abbiamo sempre altamente apprezzato il loro coscienzioso lavoro e sentiamo ancora oggi la loro mancanza.
Ricorderete che quando i dirigenti del PCUS decisero unilateralmente di
richiamare tutti gli specialisti sovietici che lavoravano in Cina, noi affermammo
solennemente il nostro desiderio di vederli continuare il loro lavoro in Cina ed
esprimemmo la speranza che i dirigenti del PCUS riconsiderassero e cambiassero
la loro decisione.
A dispetto delle nostre obiezioni voi avete voltato le spalle ai principi che
regolano le relazioni internazionali e non vi siete fatti scrupolo di ritirare 1.390
specialisti sovietici che lavoravano in Cina, stracciare 343 contratti e contratti
complementari concernenti gli specialisti e annullare 257 progetti di cooperazione scientifica e tecnica, il tutto nel breve giro di un mese.
Voi sapevate bene che gli specialisti sovietici erano impiegati in oltre 250 imprese
e istituzioni nel campo economico, nei campi della difesa nazionale, della cultura,
dell’istruzione e delle ricerche scientifiche e che essi erano impegnati in importanti
compiti che implicavano il progetto tecnico, la costruzione di opere, l’installazione
di impianti, la produzione sperimentale e la ricerca scientifica. In seguito agli ordini
perentori da voi impartiti agli specialisti sovietici di interrompere il loro lavoro e di
ritornare nell’Unione Sovietica, molte delle importanti opere di progetto e ricerca
scientifica del nostro paese dovettero essere interrotte a mezza strada, alcune delle
opere di costruzione in corso dovettero essere sospese e alcune delle fabbriche e
miniere in fase di produzione sperimentale non poterono iniziare la produzione
secondo i piani. La vostra perfida azione ha rovinato il piano originale dell’economia
nazionale cinese e inflitto enormi perdite alla costruzione socialista della Cina.
Voi siete andati completamente contro l’etica comunista, approfittando dei gravi
disastri naturali che si erano abbattuti sulla Cina per adottare queste gravi misure.
La vostra azione dimostra pienamente che voi violate il principio della mutua
assistenza tra paesi socialisti e usate l’invio di specialisti quale strumento per
esercitare pressione politica sui paesi fratelli, interferendo nei loro affari interni,
intralciando e sabotando la loro costruzione socialista.
Ora avete di nuovo proposto di mandare specialisti in Cina. In tutta franchezza
il popolo cinese non può fidarsi di voi. Esso è appena guarito dalle ferite causate
dal vostro ritiro degli specialisti. Questi fatti sono ancora freschi nella sua
memoria. Il popolo cinese non è disposto a farsi ingannare dai dirigenti del PCUS
che perseguono una politica anticinese.
88
Lettera del Comitato centrale del PCC al Comitato centrale del PCUS
Secondo la nostra opinione tutti i paesi del campo socialista dovrebbero trattare
la questione dell’invio di specialisti in conformità ai principi della vera uguaglianza, non interferenza nei reciproci affari interni, mutua assistenza e internazionalismo.
È assolutamente intollerabile che un paese annulli unilateralmente un accordo o
stracci un contratto concernente l’invio di specialisti. Qualsiasi paese violi un tale
accordo o contratto dovrebbe, in conformità con la prassi internazionale,
ricompensare l’altra parte per le perdite in tal modo provocate. Solo così ci può
essere uno scambio di specialisti, su base di parità e reciproco vantaggio tra la Cina
e l’Unione Sovietica e tra i paesi del campo socialista.
Vorremmo dire per inciso che, basandoci sul principio internazionalista della
mutua assistenza tra paesi del campo socialista, siamo molto preoccupati per
l’attuale situazione economica dell’Unione Sovietica. Se doveste sentire il bisogno
dell’aiuto di specialisti cinesi in certi campi, saremmo lieti di inviarveli.
4. La questione del commercio cino-sovietico
Nessuno meglio di voi è in grado di conoscere la vera causa della riduzione del
commercio cino-sovietico in questi ultimi anni. Questa riduzione è stata precisamente il risultato della estensione, da voi operata, delle divergenze dal campo
dell’ideologia a quello delle relazioni fra Stati.
Il vostro improvviso ritiro di tutti gli specialisti sovietici che lavoravano in Cina
ha sconvolto i piani di costruzione e di produzione di molte delle nostre fabbriche,
miniere e altre imprese e aziende e ha inciso direttamente sulla nostra necessità
d’importazione di serie complete di impianti. Così stando le cose, vi aspettavate
forse che continuassimo a comperarle giusto per farne bella mostra?
Per di più, perseguendo la vostra politica basata sull’ulteriore imposizione di
restrizioni e sulla discriminazione contro la Cina nei campi economico e commerciale, dal 1960 in poi voi avete deliberatamente frapposto ostacoli sulla via dei
negoziati economici e commerciali fra i nostri due paesi e ritardato o rifiutato
rifornimenti di importanti merci di cui la Cina aveva bisogno. Avete insistito per
fornirci grandi quantità di merci di cui non avevamo tanto bisogno o non ne avevamo
affatto, mentre avete trattenuto o fornito in misura molto limitata merci di cui
avevamo estremo bisogno. Per diversi anni avete usato il commercio fra i nostri due
paesi come strumento per esercitare pressione politica sulla Cina. Come poteva tutto
ciò non portare alla riduzione del volume del commercio cino-sovietico?
Dal 1959 al 1961 il nostro paese ha subito enormi disastri naturali per tre anni
consecutivi e non è stato in grado di fornirvi prodotti agricoli e prodotti lavorati in
quantità tanto grandi quanto in passato. Ciò è stata la conseguenza di fattori che
superavano le possibilità del controllo umano. È assolutamente assurdo che voi
attacchiate la Cina su questo e le diate la colpa di questa riduzione del commercio.
In verità se non fosse stato per gli sforzi compiuti dalla Cina il volume del
commercio cino-sovietico sarebbe diminuito anche di più. Prendiamo ad esempio
quest’anno. La Cina ha già proposto una lista di importazioni dall’Unione Sovietica
89
Mao Tse-tung - OPERE
per un valore di 200 milioni di nuovi rubli e di esportazioni nell’Unione Sovietica
per 420 milioni di nuovi rubli. Ma voi avete procrastinato finora in modo
irragionevole, continuando a trattenere le merci di cui abbiamo bisogno e
cercando di forzarci ad accettare merci di cui non abbiamo bisogno. Voi dite nella
vostra lettera: “Nel corso dei prossimi anni l’URSS potrebbe aumentare le sue
esportazioni verso la Cina di merci che vi interessano”. Ma le vostre azioni non
vanno d’accordo con le vostre parole.
Voi ci accusate costantemente di “voler fare da soli” e proclamate di essere
favorevoli ad ampi legami economici e alla divisione del lavoro tra i paesi
socialisti. Ma in definitiva che cosa avete fatto finora a questo proposito?
Voi violate l’indipendenza e la sovranità di paesi fratelli e contrastate i loro sforzi
per sviluppare la loro economia su base indipendente, in conformità con le loro
proprie necessità e potenzialità
Voi fate i prepotenti con quei paesi fratelli che sono economicamente meno
sviluppati, vi opponete alla loro politica di industrializzazione e cercate di
costringerli a rimanere per sempre paesi agricoli e a servire da vostre fonti di
materiali grezzi e da sbocco per le vostre merci.
Voi fate i prepotenti con paesi fratelli che sono industrialmente più sviluppati
e insistete perché essi cessino di fabbricare i loro prodotti tradizionali e diventino
fabbriche accessorie al servizio delle vostre industrie.
Per di più avete introdotto la legge della giungla del mondo capitalista nelle
relazioni fra paesi socialisti. Seguite apertamente l’esempio del Mercato Comune
che è stato organizzato dai gruppi capitalisti monopolisti.
Tutte queste vostre azioni sono sbagliate.
Nei settori economico, scientifico, tecnico e culturale noi siamo per relazioni di
cooperazione di tipo nuovo, basate sulla vera uguaglianza e sul reciproco
vantaggio, tra la Cina e l’Unione Sovietica e tra tutti i paesi socialisti.
Noi sosteniamo che è necessario trasformare l’attuale Consiglio di mutua
assistenza economica dei paesi socialisti per renderlo conforme al principio
dell’internazionalismo proletario e trasformare questa organizzazione, che è ora
controllata unicamente dai dirigenti del PCUS, in un’organizzazione basata sulla
vera uguaglianza e sul reciproco vantaggio, alla quale i paesi fratelli del campo
socialista possano aderire di loro spontanea volontà. È sperabile che accoglierete
favorevolmente la nostra proposta.
5. La questione della cessazione della polemica pubblica
La polemica pubblica è stata provocata da voi. Noi sostenevamo che le divergenze
nel movimento comunista internazionale dovevano essere risolte attraverso discussioni riservate fra i partiti. Ma voi avete insistito nel renderle pubbliche. A partire dal
ventiduesimo Congresso del PCUS avete imposto la polemica pubblica all’intero
movimento comunista internazionale, violando così i principi che regolano le
relazioni fra i partiti fratelli, fissati nella Dichiarazione del l960 e avete asserito che
90
Lettera del Comitato centrale del PCC al Comitato centrale del PCUS
fare così era “agire alla maniera di Lenin”. Ciò che avete fatto è una cattiva cosa. Avete
creato difficoltà ai partiti fratelli e reso un servigio agli imperialisti e ai reazionari. Ora
con il vasto dispiegarsi del dibattito pubblico la verità sta diventando sempre più
chiara e il marxismo-leninismo sta facendo sempre maggiori progressi. Ciò che era
una cattiva cosa sta diventando una buona cosa.
Nel corso di questo grande dibattito, i comunisti, i proletari, il popolo lavoratore,
gli intellettuali rivoluzionari del mondo intero e altri che hanno interesse a
contrastare l’imperialismo e la reazione sono diventati sempre più sagaci e sempre
più politicamente coscienti e il loro entusiasmo rivoluzionario e il loro livello
teorico sono notevolmente cresciuti. L’effetto del dibattito pubblico è l’opposto
di quello che voi vi aspettavate. Esso porta un numero sempre crescente di
persone lontano dalla cattiva influenza del vostro bastone di comando e li fa
riflettere sui problemi in maniera indipendente. Così, come gli altri grandi dibattiti
della storia del movimento comunista internazionale, il presente dibattito
costituisce indubbiamente il preludio di una nuova ondata rivoluzionaria.
Quando avete voluto iniziare la polemica pubblica contro i partiti marxistileninisti fratelli, avete detto che tale polemica rappresentava “l’unica posizione di
principio corretta e genuinamente marxista-leninista” ed era “nell’interesse
dell’intero movimento comunista mondiale”. Ma ora che la polemica pubblica ha
sempre più chiaramente smascherato il vostro aspetto revisionista e vi ha messo
in una posizione sempre più svantaggiosa, voi dichiarate che essa “sta portando
grande danno al movimento comunista” e che sarebbe “molto saggio” e
“nell’interesse della solidarietà del movimento comunista mondiale” cessarla.
Quale verità o principio si può trovare in voi quando oggi dite una cosa e domani
un’altra? Quale delle vostre dichiarazioni vi aspettate che sia creduta? A quale vi
aspettate che gli altri obbediscano?
Per quanto riguarda la proposta di cessare la polemica pubblica, sembra che
abbiate dimenticato che essa fu avanzata dal Partito dei lavoratori del Vietnam già
nel gennaio del 1962. Proposte simili sono state avanzate dai Partiti comunisti
dell’Indonesia e della Nuova Zelanda. Esse ottennero tutta la nostra immediata
approvazione. Ma voi avete fatto orecchio da mercante e, lungi dall’arrestare la
polemica pubblica, avete continuato a estenderla. Perché gli altri dovrebbero
accettare la vostra proposta nell’istante stesso in cui voi l’avanzate?
Sembra che abbiate anche dimenticato che nella nostra lettera del 9 marzo 1963
noi dicemmo: “Sulla sospensione della polemica pubblica, è necessario che i
nostri due partiti e i partiti fratelli interessati abbiano delle discussioni e
raggiungano un accordo che sia equo e accettabile per tutti”. Voi avete ignorato
la nostra proposta. Il 20 luglio 1963, quando i colloqui tra i partiti cinese e sovietico
stavano avvicinandosi al termine, noi proponemmo di scrivere nel comunicato:
“[...] i nostri due partiti e i partiti fratelli interessati devono unire i loro sforzi e
cercare una ragionevole base per raggiungere un equo accordo che sia accettabile
per tutti, sulla cessazione della polemica pubblica”. Ancora una volta voi avete
respinto la nostra proposta.
91
Mao Tse-tung - OPERE
Nella vostra lettera voi affermate che “sarebbe giusto non concentrare l’attenzione sulle questioni che hanno dato luogo a divergenze tra noi, ma lasciarle in
sospeso fino a quando il fuoco delle passioni si sia placato, lasciare fare al tempo”.
Anche qui, sembra che voi abbiate dimenticato che già il 10 ottobre 1960 noi
ponemmo in rilievo nella nostra dichiarazione scritta al comitato di redazione dei
ventisei partiti fratelli che “quanto alle questioni sulle quali per il momento non
si potesse raggiungere l’unanimità, sarebbe meglio lasciarle aperte, piuttosto che
giungere a una soluzione forzata” e che “il tempo ci aiuterà a eliminare le
divergenze”. Allora voi respingeste categoricamente la nostra proposta. Nella
vostra lettera del 5 novembre 1960 al Comitato centrale del Partito comunista
cinese, che voi faceste circolare durante la Conferenza dei partiti fratelli tenuta nel
1960, dichiaraste: “Attendere il ‘verdetto della storia’ sarebbe un grave errore
carico di serie conseguenze per l’intero movimento comunista”. Ma ora avete
improvvisamente fatto una virata di 180 gradi su questa questione e dite che
dovremmo lasciare in sospeso le divergenze. Che intenzioni avete? In parole
povere voi state semplicemente ricorrendo a questo espediente per privarci del
diritto di replica, dopo che voi, dal canto vostro, avete ammassato così tante
ingiurie contro Partito comunista cinese e contro altri partiti marxisti-leninisti.
Mentre erano in corso a Mosca i colloqui tra i partiti cinese e sovietico, a dispetto
dei nostri reiterati e sinceri consigli, il 14 luglio 1963 voi pubblicaste la vostra
lettera aperta alle organizzazioni di partito e a tutti i comunisti dell’Unione
Sovietica allo scopo di ingraziarvi l’imperialismo USA e raggiungere un accordo
con esso sul monopolio delle armi nucleari. Voi lanciaste allora una campagna
anticinese di una vastità senza precedenti. Secondo statistiche incomplete, tra il
15 luglio e la fine dell’ottobre del 1963 la stampa sovietica ha pubblicato circa
duemila articoli e altro materiale anticinese.
Nel frattempo, sotto la vostra influenza, i dirigenti dei partiti fratelli di alcuni
paesi socialisti, il Partito comunista cecoslovacco, il Partito comunista bulgaro, il
Partito socialista unificato tedesco, il Partito socialista operaio ungherese e il
Partito rivoluzionario popolare mongolo hanno anch’essi pubblicato un gran
numero di articoli e altro materiale contro la Cina.
Voi dite nella vostra lettera che “le divergenze e l’aspra polemica recano grave
danno al movimento comunista”. Se voi lo pensate realmente non credete che
dovreste rimproverare voi stessi, fare un esame di coscienza e chiedere a voi stessi
perché avete insistito senza posa nell’attaccare e calunniare in grande il Partito
comunista cinese e altri partiti marxisti-leninisti?
Nella vostra lettera dite anche che dovrebbero essere prese in considerazione
le difficoltà degli altri partiti fratelli. Noi abbiamo sempre preso in piena
considerazione le difficoltà degli altri partiti fratelli. Proprio per questa ragione
abbiamo ripetutamente consigliato ai dirigenti del PCUS di non portare in
pubblico la controversia. Ma sull’esempio dei dirigenti del PCUS, i dirigenti dei
partiti comunisti e operai di molti paesi capitalisti, ad esempio i partiti di Francia,
Italia, Belgio, Spagna, Olanda, Svizzera, Danimarca, Finlandia, Svezia, Austria,
92
Lettera del Comitato centrale del PCC al Comitato centrale del PCUS
Germania occidentale, Grecia, Portogallo, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America,
Canada, Cile, Brasile, Argentina, Messico, Perù, Colombia, Paraguay, Uruguay,
Australia, Ceylon, Siria, Libano, Irak, Turchia, Iran, Giordania e Algeria, oltre alla
cricca di Dange che è una cricca di rinnegati del proletariato indiano, hanno
anch’essi pubblicato molti articoli in cui si attaccano il Partito comunista cinese
e altri partiti marxisti-leninisti e alcuni hanno approvato risoluzioni, pubblicato
dichiarazioni o lettere aperte ai membri del partito o hanno perfino, senza alcuno
scrupolo, attaccato o espulso compagni che aderivano alla posizione marxistaleninista. Hanno forse preso in considerazione le loro difficoltà quando hanno
fatto tutto questo? Avete voi mai preso in considerazione le loro difficoltà, quando
li avete appoggiati in tutto questo?
Questi partiti fratelli ci hanno attaccato in numerosi articoli e altro materiale, ma
noi abbiamo sempre mantenuto un grande autocontrollo. Non abbiamo replicato a
nessuno di essi, eccetto che a una parte degli attacchi dei dirigenti dei partiti
comunisti della Francia, dell’Italia e degli Stati Uniti d’America. Ci siamo semplicemente riservati il diritto di replicare. Come potevamo creare loro difficoltà, noi che
non li abbiamo mai disturbati? Se essi hanno difficoltà, se le sono create da loro stessi.
Neanche dopo la vostra lettera del 29 novembre 1963 voi e i vostri seguaci avete
mai cessato la vostra propaganda anticinese. Ci avete attaccato nominandoci
direttamente negli articoli Perché ingannare? e Il Trattato sovietico-cinese: quattordici anni della Pravda, nell’articolo Un importante documento delle Izvestia,
nell’articolo Il mondo in una settimana della rivista Za Rubezhom e in molti altri
articoli e in un ingente materiale. In aggiunta, voi avete di recente pubblicato libri
contro la Cina, come Discorsi su temi politici, Il nostro partito leninista, Un trattato
che purifica l’atmosfera, L’insegnamento leninista del partito e il movimento
comunista contemporaneo e La crisi generale del capitalismo e la politica estera, nei
quali avete lanciato attacchi di vasta portata e concentrati contro il Partito comunista
cinese. Avete anche distribuito, tramite le vostre ambasciate all’estero e i vostri
delegati presso le organizzazioni internazionali di massa, opuscoli in cui si attacca
la Cina. Per quanto concerne gli articoli e altro materiale che i vostri seguaci hanno
pubblicato in questo frattempo, non ce ne occuperemo qui.
Inoltre dopo il 29 novembre 1963 voi avete sollevato acute controversie e
provocato dibattiti alla riunione di Varsavia del Consiglio mondiale della pace, alla
riunione di Praga dell’Esecutivo della Federazione mondiale dei sindacati, alla
riunione di Berlino dell’Esecutivo della Federazione internazionale democratica
delle donne, alla riunione di Budapest del Comitato esecutivo dell’Unione internazionale degli studenti e in numerose altre riunioni internazionali. A queste riunioni,
mentre noi insieme con i delegati di altri paesi davamo attivamente impulso alla lotta
dei popoli di tutto il mondo per la pace, appoggiando il movimento di liberazione
nazionale e lanciando un appello per la formazione di un fronte unito contro
l’imperialismo USA voi, da parte vostra, elogiavate l’imperialismo USA e creavate
scissioni insistendo nel far adottare risoluzioni in appoggio al trattato tripartito,
mediante il quale vi siete alleati con gli Stati Uniti contro la Cina.
93
Mao Tse-tung - OPERE
Tutto questo prova ampiamente che dite una cosa e ne fate un’altra e che il
vostro clamore per l’arresto della polemica pubblica è pura ipocrisia e demagogia.
Mentre voi avete pubblicato così tanti articoli e altro materiale contro la Cina,
noi abbiamo finora pubblicato solo sette articoli in replica alla vostra lettera aperta.
Non abbiamo ancora completato la nostra replica alle importanti questioni da voi
sollevate nella lettera aperta e non abbiamo neanche iniziato a rispondere alle
questioni da voi sollevate negli altri articoli anticinesi. In tutti i nostri articoli noi
abbiamo addotto fatti e usato argomenti ragionevoli. Come può essere che essi
“scuotano l’amicizia e l’unità dei popoli della comunità socialista e indeboliscano
il fronte antimperialista”? Queste parole, piuttosto, non si addicono perfettamente
al vostro voluminoso e assurdo materiale e alle vostre innumerevoli menzogne
e calunnie?
Voi avete usato ogni concepibile insulto nell’attaccare il Partito comunista
cinese e ci avete lanciato una serie di epiteti, come “dogmatici”, “avventuristi di
sinistra”, “pseudo-rivoluzionari”, “trotskisti della nuova infornata”, “nazionalisti”,
“razzisti”, “sciovinisti”, “settari”, “scissionisti”, persone che “sono in collusione con
le forze della reazione imperialista”, “che hanno un irresistibile desiderio di
guerra” e “che rivestono il ruolo di ala destra nei ranghi dei ‘maniaci’ americani,
dei revanscisti della Germania occidentale e degli estremisti francesi”. In breve,
secondo voi, i comunisti cinesi sono indubbiamente degli arcireazionari. Se è così,
vorremmo chiedere: come possono delle brave persone come voi, che vi definite
marxisti-leninisti al cento per cento, parlare d’unità con quei cattivi soggetti che
considerate più odiosi del nemico? In che modo concluderete l’intera storia?
Intendete presentarvi con una pubblica dichiarazione ammettendo che tutti i
vostri attacchi contro il Partito comunista cinese sono menzogne e calunnie,
ritirando tutte le etichette che gli avete appiccicato? O insisterete perché noi
accettiamo il vostro verdetto, abbandoniamo la bandiera rivoluzionaria del
marxismo-leninismo e ci inchiniamo alla vostra linea revisionista?
È ora perfettamente chiaro che le nostre divergenze con voi coinvolgono le
questioni se rispettare o no i principi fondamentali del marxismo-leninismo, se
attenersi o no ai principi rivoluzionari delle Dichiarazioni del 1957 e del 1960, oltre
a un’intera serie di importanti questioni di principio, come le seguenti.
1. Gli imperialisti americani sono i nemici giurati dei popoli del mondo o sono
saggi messaggeri di pace? Sono essi i sovrani padroni del destino dell’umanità?
2. Qual è la via sicura per impedire agli imperialisti di scatenare una guerra
mondiale e per salvaguardare la pace mondiale?
3. Per difendere la pace mondiale e servire gli interessi della rivoluzione,
dobbiamo unire gli operai, i contadini, gli intellettuali rivoluzionari, i rivoluzionari
antimperialisti e antifeudali della borghesia nazionale e tutte le altre forze del
mondo che possono essere unite e formare il fronte unito più largo possibile in
una comune lotta contro l’imperialismo americano e i suoi lacchè? O dobbiamo
riporre tutte le nostre speranze nella collaborazione americano-sovietica?
4. Quando i reazionari indiani attaccano la Cina socialista, deve essere
94
Lettera del Comitato centrale del PCC al Comitato centrale del PCUS
osservato il principio dell’internazionalismo proletario e devono essere denunciate le provocazioni dei reazionari indiani o essi devono essere aiutati con
rifornimenti d’armi per combattere contro i fratelli del popolo sovietico?
5. I seguaci di Tito sono rinnegati o compagni? Essi sono un distaccamento
speciale dell’imperialismo USA o no? La Jugoslavia è un paese socialista o no?
6. Il campo socialista è necessario o no? Su quali principi deve essere rafforzata
l’unità del campo socialista?
7. Dobbiamo attivamente appoggiare tutti i popoli e tutte le nazioni oppresse
nelle loro lotte rivoluzionarie e di classe per l’emancipazione o dobbiamo proibire
e contrastare le loro rivoluzioni?
8. Stalin era un grande marxista-leninista o era un assassino, un bandito e un
giocatore d’azzardo?
9. Un paese socialista deve mantenere la dittatura del proletariato o deve
adottare il cosiddetto Stato di tutto il popolo e il cosiddetto partito di tutto il popolo
per preparare la strada alla restaurazione del capitalismo?
Queste questioni non ammettono equivoci ma devono essere completamente
chiarite. Come possono essere eluse questioni di tale portata? Se lo si facesse non
ci sarebbe più alcuna distinzione tra marxismo-leninismo da una parte e
revisionismo e dogmatismo dall’altra, tra marxismo-leninismo e trotskismo, tra
partiti comunisti e quelli socialdemocratici o tra comunismo e capitalismo.
Voi minacciate frequentemente di opporre “il più netto rifiuto”. In effetti, la gente
ha fatto abbondante esperienza della vostra tattica, sia rigida che elastica, sia aspra
che mite. Siete stati voi a esercitare pressioni militari, economiche e politiche
sull’Albania, a rompere le relazioni diplomatiche, a stracciare gli accordi e interrompere le relazioni commerciali con essa. Siete stati voi, ancora, ad annullare i contratti
con la Cina, a ritirare gli specialisti, a cessare gli aiuti e a condurre attività sovversive
contro di essa. Il Partito comunista cinese e tutti gli altri partiti che si attengono al
marxismo-leninismo non si lasceranno mai ingannare da parole melate, né si
sottometteranno a pressioni, né faranno mercato dei principi. Se voi siete davvero
pronti a opporre “il più netto rifiuto” degno di questo nome, a “esporre apertamente
le vostre vedute”, a “pubblicare documenti e materiali”, a prendere “misure collettive”
e tutto il resto, ebbene, per favore, fate tutto ciò che intendete fare.
Nonostante il fatto che le divergenze si siano sviluppate fino ad assumere le
gravi dimensioni di oggi, il Partito comunista cinese è disposto a fare del suo
meglio per la restaurazione e il rafforzamento dell’unità. Nella vostra lettera del
29 novembre voi semplicemente strepitate per far cessare la polemica pubblica,
senza avanzare alcuna misura concreta per risolvere il problema. Ora noi vi
proponiamo le seguenti misure concrete per la soluzione del problema e
speriamo che le prendiate in considerazione e ci diate una risposta.
1. Per la cessazione della polemica pubblica è necessario che i partiti cinese e
sovietico e gli altri partiti fratelli interessati tengano vari colloqui bilaterali e
multilaterali allo scopo di trovare, mediante consultazioni, un’equa e ragionevole
formula accettabile da tutti e di giungere a un comune accordo.
95
Mao Tse-tung - OPERE
2. Il Partito comunista cinese sostiene coerentemente e appoggia attivamente
la convocazione di una conferenza dei rappresentanti di tutti i partiti comunisti
e operai. Prima della conferenza dovrebbero essere fatti adeguati preparativi, in
modo da superare difficoltà e ostacoli. Insieme con tutti gli altri partiti fratelli noi
faremo tutto il possibile per assicurare che questa conferenza sia una conferenza
di unità sulla base dei principi rivoluzionari del marxismo-leninismo.
3. La ripresa dei colloqui tra il partito cinese e quello sovietico è un passo
preparatorio necessario per il successo della conferenza dei partiti fratelli; noi
proponiamo che i colloqui tra i partiti cinese e sovietico vengano ripresi a Pechino,
dal 10 al 25 ottobre 1964.
4. Allo scopo di fare ulteriori preparativi per la conferenza dei rappresentanti
di tutti i partiti fratelli, proponiamo che i colloqui cino-sovietici siano seguiti da
una riunione dei rappresentanti di diciassette partiti fratelli e cioè dei partiti
d’Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Cina, Corea, Cuba, Mongolia, Polonia,
Repubblica democratica tedesca, Romania, Ungheria, Unione Sovietica e Vietnam
e dei partiti di Indonesia, Giappone, Italia e Francia.
Uniamoci sotto la bandiera del marxismo-leninismo!
96
OSSERVAZIONI DURANTE UN COLLOQUIO
(24 marzo 1964)
Resoconto delle osservazioni fatte da Mao Tse-tung durante il colloquio con compagni
che avevano preparato un rapporto.
Ho letto la vostra lettera in cui mi chiedevate un colloquio. Ultimamente mi sono
occupato della conduzione della battaglia contro il revisionismo e di altro; ecco
il motivo per cui non mi è stato possibile per lungo tempo concedervi udienza.
Cosa intendete dire quando domandate se ci è possibile riportare la vittoria nella
lotta contro Kruscev? Abbiamo combattuto tutta la nostra vita contro i nemici.
Abbiamo osato lottare contro l’imperialismo e lo abbiamo sconfitto. Per quale
motivo non dovremmo riuscire a sconfiggere anche Kruscev?
Il nostro compito principale è al momento la lotta contro l’imperialismo e contro
il revisionismo. Invece la lotta contro i reazionari come Nehru ha poca importanza.
A proposito della domanda posta da alcune persone alla Conferenza di
Shanghai del 1960 sugli alti obiettivi di produzione di cereali posti dal piano.
La verità, ogni verità è sempre al principio nelle mani di una minoranza che si
vede esposta costantemente alle pressioni della maggioranza. 400 anni fa il grande
astronomo polacco Copernico scoprì che la terra si muove. La dimostrazione
scientifica della teoria che il sole è al centro e che la terra si muove fu il maggior
contributo che egli diede alla scienza; con essa egli capovolse la teoria
predominante in astronomia da più di mille anni, quella che di fatto affermava che
la terra è al centro e il sole si muove. Tuttavia i gruppi religiosi di quei tempi
mossero all’offensiva contro di lui, lo contestarono, lo accusarono di eresia e lo
perseguitarono senza tregua. Solo poco prima della sua morte ebbe la soddisfazione di vedere pubblicato il suo De revolutionibus orbium coelestium. Galilei
(1564-1642), un fisico e astronomo di spicco dell’Italia del suo tempo, riprese la
“teoria dell’eliocentrismo” di Copernico e iniziò a osservare il cielo a partire dal
1609 in poi, con un telescopio che lui stesso aveva costruito, per scoprire se stelle
e pianeti si muovessero. Anch’egli tuttavia venne perseguitato dai religiosi del
tempo e infine giudicato da un tribunale romano reazionario. Un altro scienziato,
Giordano Bruno, venne messo al rogo. Ma cosa conta mai la morte di un uomo
sul rogo! La verità è pur sempre nelle sue mani. Per quanto lo si bruci, “eppur si
muove”. Il sonnifero venne inventato da un tedesco, un farmacista che lavorava
in un laboratorio. Qui insieme a qualche altro fece degli esperimenti, originaria-
Mao Tse-tung - OPERE
mente allo scopo di trovare un rimedio per lenire i dolori del parto. Dopo
innumerevoli tentativi, a causa dei quali una volta per poco non morirono
avvelenate otto persone, scoprirono finalmente il sonnifero. Ma i tedeschi
proibirono la sua produzione e la vendita. In seguito a ciò i francesi acquistarono
il loro brevetto e invitarono il farmacista in Francia, dove gli riservarono una
calorosa accoglienza. Di lì a poco il sonnifero trovò diffusione universale. Ciò è
veramente singolare: in un paese gli fu precluso il successo, in un altro si affermò.
Cose del genere accadono spesso. Il buddismo ad esempio ebbe origine in
India, ma in India non fu accolto con molto favore. Solo dopo la sua diffusione
in Cina e in altri paesi ebbe successo. Un altro esempio del nostro tempo è il
marxismo-leninismo, che né in Europa né nell’Unione Sovietica ha avuto
realmente successo; solo in Cina lo ha avuto. Lo stesso Darwin era credente, ma
quando il suo libro L’origine della specie fu pubblicato, egli venne perseguitato
dagli ambienti religiosi. Tutti si misero contro di lui.
Sulla questione dell’educazione socialista.
Recentemente abbiamo avuto un dibattito e abbiamo approvato due documenti.
Dai membri del Comitato centrale fino ai membri dei comitati di distretto, tutti devono
leggere alle masse i documenti e questo richiederà uno o due anni. Ho richiamato
l’attenzione sul fatto che deve leggere in pubblico chiunque non sia vecchio e
ammalato (come ad esempio il vecchio Hsu e il vecchio Wu), chiunque non sia
analfabeta e goda del rispetto delle masse (in altre parole, che non sia di destra: Peng
Teh-huai ad esempio non è necessario che vada). I generali dell’esercito sono tutti
andati a leggere in pubblico e non hanno trovato in ciò alcuna difficoltà. Per quale
motivo allora non dovrebbe essere fattibile anche per gli altri?
Leggere documenti alle masse significa in verità imparare dalle masse. Quando
andate in un certo territorio per una lettura pubblica, dovete dapprima condurre
ricerche e fare analisi.
Il movimento delle “quattro pulizie” e il movimento contro i “cinque miasmi”,
tutto ciò ce l’hanno insegnato le masse e non è venuto nulla dalle nostre teste.
Le “quattro pulizie” sono state proposte dal comitato della prefettura di Paoting.
Degli otto comitati di prefettura della provincia dello Hopei solo il comitato di
Paoting le ha proposte. Al principio neppure il comitato di Paoting comprendeva
ancora la necessità delle “quattro pulizie”, ma poi le masse hanno fatto notare che
senza le “quattro pulizie” non si poteva andare avanti e così hanno accettato la
proposta. La partecipazione dei quadri al lavoro manuale l’abbiamo imparata dal
distretto di Hsiyang nello Shanhsi. Più tardi su questo argomento giunse del
materiale anche dalla provincia del Chekiang.
Sull’impetuoso movimento di studio delle opere del presidente Mao ora diffuso
sull’intero territorio.
Come è nato in me ciò che è scritto nelle Opere scelte di Mao Tse-tung? Queste
opere sono scritte col sangue, la battaglia nelle zone sovietiche fu violenta, l’errore
98
Osservazioni durante un colloquio
della linea Wang Ming ci costrinse alla Lunga Marcia di 25.000 li. Ciò che è
riportato nelle Opere scelte, lo abbiamo imparato dalle masse, è stato pagato con
sacrificio di sangue.
Alcuni articoli dovrebbero essere riscritti per inserire conoscenze più aggiornate.
I due saggi sulla contraddizione e sulla prassi furono scritti alcune decine di anni fa;
nel frattempo tutto si è evoluto, il contenuto si è arricchito, bisognerebbe rielaborarli.
Sulle esperienze e sugli insegnamenti concernenti il grande sviluppo dei tre anni
dal 1958 al 1960.
Questi anni sono stati di grande utilità. Se non li avessimo vissuti non avremmo
potuto imparare come si esegue un lavoro di costruzione. Non avevamo alcuna
esperienza del lavoro di costruzione in periodo di pace. Nel periodo della
rivoluzione avevamo fatto un po’ di pratica di costruzione industriale nelle zone
liberate. Ma allora ci premeva soprattutto risolvere tre problemi urgenti: primo
l’alimentazione, secondo il vestiario, terzo il sale. Perciò dovevamo aumentare la
produzione e quindi favorimmo in vari modi lo sviluppo delle forze produttive
e la costruzione economica.
Per formulare il programma della riforma agraria (documenti del 1933) ho avuto
bisogno tutto sommato di dieci anni. Non è stato possibile farlo in meno di dieci anni.
Al tempo della prima Guerra civile rivoluzionaria (1924-1927) ho diretto due istituti
di formazione per il movimento dei contadini, uno a Canton e uno a Wuhan. Ho
condotto anche una quantità di ricerche e di analisi senza giungere momentaneamente ad alcuna soluzione. Solo più tardi, quando ebbi condotto a termine otto
inchieste nel distretto di Hsingkuo1 e in altri distretti e dopo l’inchiesta nel villaggio
di Changkang e quella nel villaggio di Tsaihsi, trovai la soluzione del problema. Me
l’hanno indicata le masse, loro mi hanno detto come dovevamo procedere.
Per comprendere la rivoluzione abbiamo avuto complessivamente bisogno di
25 anni, dal 1921 al settimo Congresso del partito del 1945. Durante il movimento
di rettifica di Yenan arrivammo a comprendere l’opportunismo di destra di Chen
Tu-hsiu e anche le tre linee “di sinistra”, soprattutto la linea di Wang Ming e
accumulammo in noi queste esperienze. Solo così arrivammo a essere in grado
di creare, nella fase finale della Guerra di resistenza contro il Giappone, un
esercito di un milione e duecentomila uomini, senza contare la milizia. Il settimo
Congresso del partito ebbe un andamento eccellente, unificò le nostre concezioni
e unì tutto il partito. Naturalmente restavano ancora alcuni problemi, ad esempio
Kao Kang e Peng Teh-huai, ma in quei giorni avevamo fiducia in loro. In seguito
Peng Teh-huai divenne comandante delle armate del fronte nord-occidentale. Nel
1946 si giunse alle prime scaramucce con il Kuomintang e nel luglio 1947 egli
lanciò la controffensiva. In un mese annientò otto brigate. Era eccellente. Nel 1948
conquistò passo dopo passo Shichiachuang e Chinan e in seguito condusse
ancora tre grandi campagne.
Per imparare a dirigere la guerra, mi sono occorsi 15 anni. Al principio non ne
capivo niente, non avrei neanche mai pensato di dover dirigere una guerra. La prima
99
Mao Tse-tung - OPERE
Guerra civile rivoluzionaria o prima grande rivoluzione si concluse con una disfatta.
All’epoca avevamo 50.000 membri di partito e una parte venne uccisa, una parte
capitolò e una parte se la diede vigliaccamente a gambe. Rimanevano solo mille o
duemila persone. Secondo le nostre statistiche al tempo del settimo Congresso del
partito di questi ne erano rimasti ancora 800. Negli anni successsivi alcuni sono morti
di vecchiaia, così che in definitiva ora ne saranno rimasti solo 600, tra cui circa trenta
di quelli del Chingkangshan. Con la disfatta fummo “costretti ad andare sul
Liangshan”2, dovemmo imbracciare davvero le armi e imparare a dirigere una guerra.
Noi non avevamo mai nemmeno visitato qualcosa di simile a un’accademia militare.
Veramente pochissimi sono stati all’accademia e hanno imparato tecniche di
comando militare. Dell’arte militare che abbiamo imparato siamo debitori al nostro
maestro Chiang Kai-shek. Egli mise a sacco il territorio della zona sovietica centrale
e ci costrinse alla Lunga Marcia di 25.000 li. Quando raggiungemmo il nord dello
Shanhsi, della nostra armata di 300.000 uomini ne erano rimasti poco più di 20.000
e non tutti questi 20.000 erano giunti con la Lunga Marcia, una parte era avanzata
attraverso Yungyang e Tungcheng nel Chingyang e nel Kuanchung fino alla zona
di confine Shansi-Kansu. Allora dissi: questi 20.000 uomini non sono più deboli ma
più forti dei 300.000. Avevano percorso 25.000 li, per cui le loro gambe “parlavano
e tenevano discorsi”. Tutto ciò ci fece riflettere, così si giunse alla conferenza di
Tsunyi 3, ci trasformammo e imparammo l’arte della guerra. Tutto ci è stato imposto.
Sulla necessità di assimilare lo spirito rivoluzionario e l’arte della direzione di
una guerra di annientamento, imparando dall’Esercito popolare di liberazione
e dal Ministero del petrolio.
Non si possono affrettare i tempi. Il Movimento di educazione socialista deve
condurre nel nostro paese una guerra di annientamento, ciò non può avvenire
senza una pratica di X anni. Quattro anni sono il minimo: l’anno scorso,
quest’anno, il prossimo e quello successivo; non dobbiamo affrettare i tempi. Per
imparare dall’Esercito popolare di liberazione e dal Ministero del petrolio
occorrono ancora probabilmente X o X anni, solo allora si potrà acquisire una
certa padronanza. Anche qui niente può essere affrettato. Alcune province
vogliono concludere quest’anno il Movimento di educazione socialista, ma è
troppo presto. Non avete così tanti buoni quadri. Nel campo degli investimenti
industriali, non è diverso: anche lì non si può affrettare nulla; X o X anni per
completarli è meglio che “più” e “più presto” [segue riferimento al fatto che anni
indietro per la costruzione di una miniera di carbone con una produzione di più
di X migliaia di tonnellate nel complesso erano stati necessari X anni]. Non
possiamo affrettare nulla. Se esercitate troppa pressione, ciò condurrà a un’immagine falsa della realtà.
Su ciò che significa appoggiare la linea generale, il grande balzo in avanti e le
comuni popolari.
Lotta di classe, lotta per la produzione e sperimentazione scientifica; le tre cose
100
Osservazioni durante un colloquio
devono essere collegate l’una all’altra. Se portiamo avanti solo la lotta per la
produzione e la sperimentazione scientifica senza allo stesso tempo affrontare la
lotta di classe, non possiamo rafforzare lo spirito degli uomini, non possiamo
avere successo né nella lotta per la produzione né nella sperimentazione
scientifica. Si può condurre la lotta per la produzione senza sperimentazione
scientifica? Se con la parola d’ordine “appoggiare la linea generale” conduciamo
solo la lotta di classe, ma non la lotta per la produzione e la sperimentazione
scientifica, il risultato sarà falsato. Dico che il Ministero del petrolio ha conseguito
risultati straordinari perché non solo ha destato lo spirito rivoluzionario degli
uomini, ma ha anche raggiunto una produzione di X tonnellate di petrolio e in
particolare la costruzione di una raffineria da X tonnellate di greggio che dà
prodotti di qualità molto alta, a livello degli standard internazionali. Solo in questo
modo si possono convincere gli uomini.
Sull’allentamento della volontà rivoluzionaria di alcuni compagni e sulla
necessità di incoraggiare i giovani quadri.
Alcune persone sono veramente malate o è la loro coscienza rivoluzionaria che
si è lasciata andare? O vanno sei volte alla settimana a ballare? O amano ora le belle
donne più del loro paese? Di loro si dice che sono molto malati così che non
possono lavorare. È mai possibile essere così malati? [...] Come per certi compagni:
amano ora le belle donne o amano il loro paese? Voglio dire che se si lascia in
mano loro il lavoro nelle acciaierie Anshan, essi non lo svolgeranno assolutamente bene. Dobbiamo mettere al loro fianco un “cancelliere”.
Da molti anni sosteniamo che si va a fondo delle cose con lo studio e la ricerca,
ma semplicemente non lo si fa; uno si occupa da anni di industria e ancora non
sa nemmeno cos’è l’industria. Non capisce niente di macchine e di messa a punto;
come può essere?
Dobbiamo assolutamente promuovere giovani quadri. Ai tempi della battaglia
di Chihpi e dell’incontro degli eroi Chuke Liang aveva 27 anni, Sun Chan pure,
Sun Tze diventò attivo già all’età di 17 o 18 anni, Chou Yu quando morì aveva solo
36 anni, all’epoca ne aveva circa 30, Tsao Tsao ne aveva 53. È un fatto che i giovani
uccidono i vecchi. “Sul fiume Yangtse le onde successive soppiantano quelle
passate, nel mondo i giovani scacciano i vecchi”.
A Chen Yung-kui della brigata di produzione Tachai.
Non si deve in alcun caso guardare dall’alto in basso i meno istruiti. Durante
l’Assemblea popolare nazionale mi cercò X, un mio vecchio compagno di scuola che
ora è vicegovernatore della provincia dello Hunan, per avere un colloquio. Disse che
ora aveva compreso che gli intellettuali in confronto alla gente normale possedevano
pochissima sapienza. Nella storia ci sono stati molti imperatori che erano intellettuali,
ma che non hanno avuto futuro. L’imperatore Sui Yang sapeva scrivere saggi, così
come comporre poesie e canti Ci. L’ultimo re della dinastia Chen e l’ultimo re Li (della
dinastia Tang meridionale) erano maestri di poesia e delle odi Fu. L’imperatore Sung
101
Mao Tse-tung - OPERE
Hui-tsung sapeva poetare e dipingere. Certi incolti al contrario hanno compiuto
grandi cose. Gengis Khan era un incolto, un analfabeta e anche Liu Pang sapeva a
malapena disegnare, era incolto. Chu Yuan-chang era parimenti un analfabeta, un
mandriano. Anche nel nostro esercito gli incolti sono la maggioranza e gli intellettuali
la minoranza. Hsu Shih-you è andata a scuola solo alcuni giorni! X non è mai andato
a scuola e neppure Han Hsien-chu e Chen Hsi-lian, X è arrivato solo all’ultima classe
delle elementari. Altrettanto Liu Ya-lou. Naturalmente è vero anche che senza
intellettuali non si va avanti. Lin Piao, Hsu Hsiang-chian, X, X [...] li annoveriamo tra
gli intellettuali di medio livello. [Qui segue il discorso: gli incolti battono gli studenti
dell’Accademia militare di Whampoa].
Sul fatto che l’atmosfera contemporanea non è negativa: è solo necessario
esercitare la critica e l’autocritica e imparare dagli altri.
In tutte le cose l’uno si divide in due. Anche in me l’uno si divide in due. Ero
un maestro elementare; quando ero piccolo credevo anch’io a dei e spiriti e
andavo in pellegrinaggio con mia madre ai templi della montagna. Prima della
Rivoluzione d’Ottobre non sapevo assolutamente niente di Marx; di Marx sentii
parlare solo più tardi.
Dove è un uomo che non fa errori? Alcuni dei nostri compagni amano la
metafisica. Cosa significa metafisica? Per l’appunto unilateralità. Permette solamente di parlare di cose positive, ma non di quelle negative. Prima dell’anno
passato, nel 1961, il dipartimento X non poteva tollerare critiche. Così il compagno
X, che pure è un buon compagno, non vuole assolutamente che gli altri vedano
i suoi lati negativi, ma desidera mostrare solamente quelli positivi. Ha una paura
tremenda che si posi il dito sulla piaga.
Anche in Marx l’uno si divide in due. La filosofia di Marx venne determinata da
Hegel e da Feuerbach, la sua economia dall’inglese Ricardo e da altri e dalla
Francia imparò qualcosa del socialismo utopistico. Tutto ciò apparteneva alla
borghesia. Da qui l’uno si divise in due e nacque il marxismo. Vi chiedo, Marx
da giovane ha forse letto qualche opera marxista?
Anche nel nostro partito l’uno si divide in due.
Prima della lotta contro la prima campagna di “accerchiamento e annientamento” alcune persone sostenevano che in un esercito non si può andare avanti senza
il bastone: come si potrebbero spronare le truppe senza bastonate? All’epoca la
mentalità dei comandanti militari era davvero terribilmente dura! D’altra parte non
era giusto neanche quello che dicevano i soldati: “amate i soldati, amate i soldati,
ma il comandante di compagnia va a cavallo”. Un comandante di compagnia deve
andare a cavallo!
Peng proclamava sempre a gran voce la scissione. Ai tempi della zona sovietica
centrale, venne imposta la linea Li Li-san. Come erano “a sinistra” allora! Volevano
conquistare le grandi città Chiuchiang, Wuhan e Changsha. Io dissi loro che la
cosa non andava bene, ma essi pensavano di doverlo fare. Allora il segretario del
Comitato del partito di Chian, Li Wen-lin, scrisse una lettera al Comitato centrale
102
Osservazioni durante un colloquio
in cui sosteneva che i contadini desideravano la divisione della terra e la
contemporanea accentuazione dello sviluppo e del consolidamento della rivoluzione agraria e che un attacco prima a Chian e poi a Chiuchiang avrebbe
significato la perdita della rivoluzione. In altre parole, dire che bisognava
assolutamente assaltare Chiuchiang era molto “di sinistra”. Nei dieci anni della
seconda Guerra civile rivoluzionaria le lotte interne al partito furono dure.
Al quinto Congresso del partito Chang Wen-tien divenne membro dell’Ufficio
politico del Comitato centrale; allora non era neppure membro del Comitato
centrale. Oggi non è nemmeno chiaro se Chang fosse almeno membro del partito,
quando entrò nel partito e chi lo ha introdotto. Ma all’epoca venne eletto membro
dell’Ufficio politico, mentre non si voleva far partecipare al congresso me che ero
membro dell’Ufficio politico.
Dall’inizio della Lunga Marcia alla conferenza di Tsunyi la situazione era già un
po’ mutata. Bisogna fare una distinzione a proposito della linea Wang Ming. Essa
prima della conferenza di Tsunyi era una cosa, dopo fu un’altra cosa.
Quando ci congiungemmo alla quarta armata parlammo molto francamente;
dicemmo a Chang Kuo-Tao che alla partenza avevamo 80.000 uomini, di cui ne erano
rimasti solo 30.000. Noi parlammo molto francamente. Allora la quarta armata aveva
ancora 80.000 uomini e Chang Kuo-Tao esigeva quindi da noi il comando, ma non
glielo concedemmo. L’errore di Chang Kuo-Tao fu un errore di linea.
Più tardi raggiungemmo il nord dello Shansi. Anche il periodo della Guerra di
resistenza contro il Giappone non fu senza problemi. C’era la linea Wang Ming
e ci fu lo sterminio dei 100 reggimenti di Peng Teh-huai. Prima del settimo
Congresso del partito tenemmo una riunione per combattere Peng Teh-huai. Non
ha forse detto alla Conferenza di Lushan: “Voi mi avete insultato per 40 giorni,
posso anch’io insultarvi per 20 giorni”? Voi eravate presenti alla riunione prima
della battaglia di Yenan. Egli non voleva assolutamente decentrare le truppe (ciò
riguarda anche lo sterminio dei 100 reggimenti), ma insisteva sul concentramento.
In realtà allora con il decentramento avremmo potuto organizzarci sulla base del
reggimento o della divisione.
Anche dopo la Liberazione non si è sempre diviso l’uno in due? Lo smascheramento
della cricca di nemici del partito riunita attorno a Kao Kang e a Jao Shu-shih nel 1953
fu un grosso avvenimento. Essi alla conferenza sul lavoro in campo finanziario ed
economico sostennero che X, X e altri erano settari. Io in seguito dissi che la
rivoluzione cinese è stata fatta da molte cricche. Come ci può essere una rivoluzione
senza cricche? Allora non avevamo neanche un programma comune.
Peng nello Shansi settentrionale si unì con Kao Kang e contro ogni aspettativa
si unì a loro anche Teng Hua. Teng Hua una volta mi disse che al tempo del
Chingkangshan non c’erano state cricche e che era stato un periodo oltremodo
privo d’interesse. In seguito ha preso le parti di Peng. Anche il defunto Chen
Kuang pensava che non c’erano state cricche ed era insoddisfatto.
Nel 1962 proruppe di nuovo un grido; non si doveva parlare né di classi né di
lotta di classe. Tuttavia come erano incerti allora i singoli dipartimenti! Teng Tsu103
Mao Tse-tung - OPERE
hui voleva “avere dal bilancio quote stabilite”. Wang Chia-hsiang fino allora era
stato sempre ammalato, ma a metà anno non lo era più e voleva assolutamente
“le tre conciliazioni e una riduzione”. Come si dava da fare! Ora ci occorrono le
“tre lotte e un incremento”. Il dipartimento per il lavoro del fronte unito voleva
trasformare i partiti borghesi in partiti socialisti e a questo proposito stese un piano
quinquennale, ma poi a poco a poco si è indebolito sempre di più e ha capitolato
di fronte alla borghesia. Quindi vollero praticare sul piano internazionale le “tre
conciliazioni e una riduzione” e all’interno le “tre autonomie e una determinazione”. Allora vennero anche i contrattacchi scritti di Peng Teh-Huai e comparve
anche il libro Liu Chitan di Hsi Chung-hsun e altri.
Sulla lettura.
Come Yu Kung rimosse le montagne: qui è contenuta una verità. Una montagna
può essere rimossa in un milione o in più milioni di anni; Yu Kung aveva ragione.
Dopo la sua morte i suoi figli continueranno la sua opera, i suoi figli avranno altri
figli, i nipoti genereranno figli a loro volta, ci saranno sempre nuovi figli e nuovi
nipoti, la montagna non diventerà più alta, perciò un bel giorno sarà rimossa.
Mezz’ora di filosofia è abbastanza; se si legge più a lungo diventa tutto poco
chiaro. Non si dovrebbero neanche leggere molti libri, alcune dozzine è quanto
basta. Quanto più si legge, tanto più tutto diviene confuso.
Sull’incetta e il baratto di cereali nel paese.
In alcuni territori non ci si preoccupa neppure dei generi alimentari di base e
su questo non sono affatto d’accordo. Ci si deve preoccupare dei generi alimentari
di base.
NOTE
1. I resoconti di alcune di queste inchieste, tra cui quella del distretto di Hsingkuo, sono
pubblicate nel vol. 3 delle Opere di Mao Tse-tung.
2. Espressione che allude a un romanzo storico relativo alle rivolte antifeudali dei
contadini cinesi; in esso alcuni personaggi, nonostante fossero restii a ribellarsi, furono
costretti dagli avvenimenti a unirsi ai ribelli che avevano come loro base il Liangshan.
3. Per la conferenza di Tsunyi si veda la risoluzione nel vol. 4 delle Opere di Mao Tse-tung.
104
SUL LAVORO NEL MOVIMENTO DELLE
“QUATTRO PULIZIE”
(26 marzo 1964)
Appunti del discorso di Mao Tse-tung alla tavola rotonda di Hantan.
1. Quaranta o cinquant’anni fa lessi il libro Disegni dai colli profumati. Le due
prime frasi del libro erano: “Non canto del cielo, non canto della terra, canto
solamente del libro Disegni dai colli profumati”; quando si canta, non si può
cantare di niente altro.
2. Per dieci anni non abbiamo più condotto lotte di classe. Nel 1952 ne abbiamo
condotta una, nel 1957 un’altra, ma solo negli uffici e nelle scuole, ora dobbiamo
portare a buon compimento il Movimento di educazione socialista in tutto il paese.
Per questo abbiamo bisogno di un lasso di tempo che va dai tre ai quattro anni
all’incirca; dico almeno tre o quattro anni, ma forse ci vorranno da cinque a sei anni.
In alcune regioni ci si aspetta che esso venga concluso quest’anno al 60 per cento;
non bisogna avere fretta: quando lo si vuole accelerare, non si ottiene niente. Ciò
naturalmente non significa che dovremo starci sopra a lungo; il problema è che il
movimento è già iniziato. Nello Honan si stanno precipitando le cose. Dire che questa
è la seconda riforma agraria vuol dire cogliere la sostanza delle cose.
3. [Qualcuno dice che i gruppi di lavoro si ritengono giudici giusti come Pao
Kung]. Pao Kung non aveva aiutato despoti locali malvagi?
[Qualcuno dice che alcuni gruppi di lavoro picchiano]. Anche Pao Kung permise
che si picchiasse.
4. Non c’è da meravigliarsi che nell’analisi dei singoli punti si facciano degli
errori. Dopo un insuccesso bisogna andare avanti. Si deve prestare un particolare
occhio di riguardo nel trarre insegnamenti dall’insuccesso.
5. [Qualcuno dice che alcune persone consigliano di sostituire le “quattro
pulizie” con “imparare da Taching” e con “imparare dall’Esercito popolare di
liberazione”]. Questi sono i rappresentanti di quel gruppo che non vuole condurre
alcuna lotta di classe. Taching non condusse forse campagne contro la corruzione
e lo sperpero e contro le ruberie?
6. Nel gruppo del Comitato centrale per il movimento contro i “cinque miasmi”
non abbiamo parlato di lotta di classe.
7. Bisogna lasciare strisciare i demoni e i mostri. Non basta lasciarli strisciare a
metà; quando hanno strisciato solo per metà, possono sempre tornare indietro.
8. Per quanto riguarda il decentramento di vari poteri verso il basso, è dimostrato
che le opinioni del vicesegretario del dipartimento per il lavoro nelle campagne
presso il comitato provinciale dello Shantung sono giuste. Chun Hsing non è
Mao Tse-tung - OPERE
d’accordo con le sue opinioni, egli pensa che nelle brigate non si possa delegare ai
livelli inferiori. Infatti le opinioni di una minoranza rappresentano le opinioni della
maggioranza.
9. [Qualcuno dice che quando i professori delle scuole superiori vengono
mandati nelle campagne per realizzare le “quattro pulizie”, essi affermano di non
capirci assolutamente nulla]. Gli intellettuali sono infatti i meno saggi. Ora hanno
riconosciuto la loro inferiorità. I professori non sono bravi come gli studenti, gli
studenti non sono bravi come i contadini.
10. Le persone che hanno già consegnato tutte le mitragliatrici, non occorre più
arrestarle. Arrestarle significa spostare le contraddizioni al livello superiore, ma
il livello superiore non comprende la situazione; meglio sarebbe mandare gli
interessati tra le masse e farli sorvegliare.
11. A parte i vecchi e i malati, tutti dovrebbero leggere pubblicamente i
documenti alle persone che hanno un livello culturale tanto basso che non
possono capirli leggendoli essi stessi e a coloro che hanno una veduta politica
molto ristretta, come Peng Teh-huai.
12. Nel 1947 ho dettato La situazione attuale e i nostri compiti 1 a qualcuno che lo
ha messo per iscritto, dopo è stato ancora una volta rielaborato da me. A quel tempo
soffrivo di una malattia a causa della quale non ho potuto scrivere. Adesso quando
compongo qualcosa esso viene tutto scritto da un segretario: io non muovo più
nemmeno un dito. Naturalmente ci sono alcuni lavori che in bozza possono essere
preparati da altri. Quando ad esempio il primo ministro va all’estero e tiene un
discorso, questo viene redatto da Huang Chen2 e da Chiao Kuan-hua3.
Che voi facciate scrivere i vostri discorsi da qualcuno quando siete malati o li
dettiate personalmente può anche andare. Ma quando voi non muovete un dito e
vi affidate al segretario, allora lasciate assumere al segretario la direzione del lavoro.
13. L’inchiesta che ho fatto nel 1933 nel Kutien raccolse le opinioni dei
contadini, erano le opinioni dei contadini che provenivano dalla mia bocca.
Pechino non fa alcuna autocritica. Le fabbriche se non hanno materie prime,
non possono produrre alcun prodotto finito. Noi possiamo solo lavorare le
materie prime che voi ci fornite4.
NOTE
1. La situazione attuale e i nostri compiti è nel vol. 10 delle Opere di Mao Tse-tung.
2. Huang Chen fu viceministro degli Affari esteri fino al 1964 e nell’aprile dello stesso anno
fu nominato ambasciatore in Francia.
3. Chiao Kuan-hua nel 1964 era viceministro degli Affari esteri e successivamente fu capo
della delegazione della Repubblica popolare cinese all’ONU.
4. Mao Tse-tung ribadisce il concetto che il Centro del partito è come una fabbrica che
elabora i materiali forniti dai compagni che lavorano tra le masse.
106
LA RIVOLUZIONE PROLETARIA E
IL REVISIONISMO DI KRUSCEV
(31 marzo 1964)
Ottavo commento alla lettera del 14 luglio 1963, pubblicato come editoriale delle
redazioni del Quotidiano del popolo e di Bandiera rossa.
Sulle circostanze della pubblicazione di questo testo e sui motivi della sua inclusione
nelle Opere di Mao Tse-tung si veda la nota introduttiva a I dirigenti del PCUS sono i più
grandi scissionisti del nostro tempo, a pag. 35 di questo volume.
Il presente articolo discuterà la nota questione della “transizione pacifica”. Essa
è diventata familiare e ha attratto l’attenzione di tutti, perché Kruscev l’ha
sollevata al ventesimo Congresso del PCUS e l’ha sistematizzata in un programma
al ventiduesimo Congresso dove contrappose le sue posizioni revisioniste alle
posizioni marxiste-leniniste. La lettera aperta del Comitato centrale del PCUS del
14 luglio 1963 ha intonato ancora una volta questa vecchia musica.
Nella storia del movimento comunista internazionale il tradimento del marxismo
e del proletariato da parte dei revisionisti si è sempre manifestato più acutamente
nella loro opposizione alla rivoluzione violenta e alla dittatura del proletariato e
nella loro difesa della transizione pacifica dal capitalismo al socialismo. Questo
è anche il caso del revisionismo di Kruscev. In questo Kruscev è un discepolo di
Browder e di Tito oltre che di Bernstein e di Kautsky.
Dal tempo della Seconda guerra mondiale abbiamo assistito all’apparizione del
revisionismo browderiano, del revisionismo di Tito e della teoria delle riforme di
struttura. Queste varietà di revisionismo sono fenomeni locali del movimento
comunista internazionale. Invece il revisionismo di Kruscev, che è apparso e ha
guadagnato influenza nella direzione del PCUS, costituisce un problema importante di significato universale per il movimento comunista internazionale, che ha
un peso vitale sul successo o fallimento dell’intera causa rivoluzionaria del
proletariato internazionale.
Per questa ragione, nel presente articolo replichiamo ai revisionisti in termini
più espliciti che in passato.
Un discepolo di Bernstein e di Kautsky
A cominciare dal ventesimo Congresso del PCUS, Kruscev ha avanzato la via della
“transizione pacifica”, cioè “transizione al socialismo attraverso la via parlamentare”1,
che è diametralmente opposta alla via della Rivoluzione d’Ottobre.
Mao Tse-tung - OPERE
Esaminiamo dunque la “via parlamentare” smerciata da Kruscev e dai suoi simili.
Kruscev sostiene che il proletariato può ottenere una maggioranza stabile in
parlamento, nell’ambito della dittatura borghese e delle leggi elettorali borghesi.
Egli dice che nei paesi capitalisti “la classe operaia, raccogliendo attorno a sé i
lavoratori delle campagne, gli intellettuali, tutte le forze patriottiche e respingendo
risolutamente gli elementi opportunisti che sono incapaci di abbandonare la
politica di compromesso con i capitalisti e con i proprietari terrieri, è in grado di
sconfiggere le forze reazionarie opposte all’interesse popolare e di conquistare
una maggioranza stabile in parlamento […]”1.
Kruscev sostiene che se il proletariato può ottenere una maggioranza in
parlamento, ciò equivarrà di per sé alla conquista del potere statale e alla
distruzione della macchina dello Stato borghese. Egli dice che, per la classe
operaia, “ottenere la maggioranza in parlamento e trasformare questo in un
organismo del potere popolare, dato un potente movimento rivoluzionario nel
paese, significa distruggere la macchina militare-burocratica della borghesia e
instaurare un nuovo Stato popolare proletario, in forma parlamentare”2.
Kruscev sostiene che se il proletariato può ottenere una maggioranza stabile in
parlamento, ciò lo porrà di per sé in grado di realizzare la trasformazione socialista
della società. Egli dice che la conquista di una maggioranza parlamentare stabile
“può creare, per la classe operaia di un certo numero di paesi capitalisti ed ex
coloniali, le condizioni necessarie per assicurare fondamentali cambiamenti
sociali”1 e che “la situazione attuale offre alla classe operaia di un certo numero
di paesi capitalisti la reale occasione di unire la stragrande maggioranza del
popolo sotto la sua direzione e di assicurare il trasferimento dei fondamentali
mezzi di produzione nelle mani del popolo”1.
Il programma del PCUS sostiene che “la classe operaia di molti paesi, anche
prima che sia rovesciato il capitalismo, può costringere la borghesia a realizzare
misure che trascendono le ordinarie riforme”3. Il programma afferma persino che,
sotto la dittatura borghese, è possibile che in certi paesi si verifichi una situazione
in cui “per la borghesia sarà preferibile […] accettare che vengano acquistati da
essa i fondamentali mezzi di produzione”3.
La roba che Kruscev va smerciando non è niente di originale, ma semplicemente
una riproduzione del revisionismo della Seconda Internazionale, una riesumazione
del bernsteinismo e del kautskismo.
Il segno distintivo principale del tradimento del marxismo da parte di Bernstein
era la sua difesa della via legale parlamentare e la sua opposizione alla
rivoluzione violenta, alla distruzione della vecchia macchina statale e alla
dittatura del proletariato.
Bernstein sosteneva che il capitalismo poteva “trasformarsi in socialismo” pacificamente. Egli diceva che il sistema politico della società borghese moderna “non
deve essere distrutto ma deve solo essere ulteriormente sviluppato”4 e che “con le
votazioni, con le dimostrazioni e con simili mezzi di pressione noi otteniamo oggi
ciò che cento anni fa avrebbe richiesto una sanguinosa rivoluzione”4.
108
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
Egli sosteneva che la via legale parlamentare era la sola via per ottenere il
socialismo. Egli diceva che se la classe operaia ha “il suffragio universale e
uguale, il principio sociale, che è la condizione fondamentale per l’emancipazione, è raggiunto”5.
Egli affermava: “Verrà un giorno in cui essa (la classe operaia) sarà diventata
numericamente così forte e sarà così importante per l’intera società che il palazzo
dei governanti, per così dire, non sarà più in grado di sostenerne la pressione e
crollerà quasi automaticamente”6.
Lenin disse: “I bernsteiniani accettavano e accettano il marxismo meno il suo
aspetto direttamente rivoluzionario. Essi non considerano la lotta parlamentare
come una delle armi particolarmente adatta per determinati periodi storici, ma
come la principale e quasi unica forma di lotta che rende non necessaria ‘la forza’,
‘la conquista’, ‘la dittatura’”7.
Herr Kautsky fu il degno successore di Bernstein. Come Bernstein, egli fece
attivamente propaganda per la via parlamentare e si oppose alla rivoluzione violenta
e alla dittatura del proletariato. Egli diceva che nel sistema democratico borghese
“non c’è più posto per la lotta armata, per la soluzione dei conflitti di classe”8 e che
“sarebbe ridicolo [...] predicare un rovesciamento politico violento”9. Egli attaccò
Lenin e il partito bolscevico paragonandoli a “un’impaziente levatrice che usa la
violenza per far partorire una donna incinta al quinto mese anziché al nono”10.
Kautsky era irrimediabilmente afflitto da cretinismo parlamentare. Egli fece la
nota affermazione: “Scopo della nostra lotta politica rimane, come finora, la
conquista del potere statale ottenendo la maggioranza in parlamento e trasformando il parlamento in padrone del governo”11.
Egli disse anche: “La repubblica parlamentare, con una monarchia al vertice
secondo il modello inglese o senza, è secondo me la base sulla quale si sviluppa
la dittatura proletaria e la società socialista. Questa repubblica è lo ‘Stato del
futuro’, per il quale dobbiamo lottare”12.
Lenin criticò severamente queste assurde affermazioni di Kautsky.
Denunciando Kautsky, Lenin dichiarò: “Solo i furfanti o gli sciocchi possono
pensare che il proletariato deve ottenere la maggioranza in elezioni attuate sotto
il giogo della borghesia, sotto il giogo della schiavitù del salario e che solo dopo
dovrebbe ottenere il potere. Questo è il massimo della follia o dell’ipocrisia; è
sostituire le votazioni sotto il vecchio sistema e il vecchio potere alla lotta di classe
e alla rivoluzione”13.
Lenin fece l’acuta osservazione che la via parlamentare di Kautsky “non è altro
che il più puro e più volgare opportunismo: ripudiare la rivoluzione nei fatti,
mentre la si accetta a parole”14. Egli disse: “Interpretando il concetto di ‘dittatura
rivoluzionaria del proletariato’ in modo da sopprimere la violenza rivoluzionaria
della classe oppressa contro i suoi oppressori, Kautsky batte il record mondiale
della distorsione liberale di Marx”15.
Qui noi abbiamo citato piuttosto diffusamente Kruscev nonché Bernstein e
Kautsky e la critica di Lenin a questi due eroi, allo scopo di dimostrare che il
109
Mao Tse-tung - OPERE
revisionismo di Kruscev è moderno bernsteinismo e kautskismo, puro e semplice.
Come per Bernstein e Kautsky, il tradimento del marxismo da parte di Kruscev
è più acutamente manifesto nella sua opposizione alla violenza rivoluzionaria, in
ciò che egli fa “per sopprimere la violenza rivoluzionaria”. Rispetto a ciò, Kautsky
e Bernstein hanno chiaramente ceduto il titolo a Kruscev che ha stabilito un nuovo
record mondiale. Kruscev, il degno discepolo di Bernstein e Kautsky, ha superato
i suoi maestri.
La rivoluzione violenta è una legge universale della rivoluzione proletaria
L’intera storia del movimento della classe operaia ci dice che il riconoscimento o
non riconoscimento della rivoluzione violenta come legge universale della rivoluzione proletaria, della necessità di infrangere la vecchia macchina statale e della
necessità di sostituire la dittatura della borghesia con la dittatura del proletario è
sempre stato lo spartiacque tra il marxismo e tutte le specie di opportunismo e di
revisionismo, tra i rivoluzionari proletari e tutti i rinnegati del proletariato.
Secondo i fondamentali insegnamenti del marxismo-leninismo, la questione
chiave in ogni rivoluzione è quella del potere statale. La questione chiave nella
rivoluzione proletaria è quella della conquista del potere statale e della distruzione
della macchina statale borghese con la violenza, la creazione della dittatura del
proletariato e la sostituzione dello Stato borghese con lo Stato proletario.
Il marxismo ha sempre proclamato apertamente l’inevitabilità della rivoluzione
violenta. Esso pone in rilievo che la rivoluzione violenta è la levatrice della società
socialista, la sola via alla sostituzione della dittatura della borghesia con la dittatura
del proletariato e una legge universale della rivoluzione proletaria.
Il marxismo ci insegna che lo Stato stesso è una forma di violenza. I componenti
principali della macchina statale sono le forze armate e la polizia. La storia
dimostra che tutte le classi dominanti fanno assegnamento sulla violenza per
mantenere il loro dominio.
Il proletariato naturalmente preferirebbe ottenere il potere con mezzi pacifici.
Ma abbondanti prove storiche indicano che le classi reazionarie non abbandonano mai volontariamente il potere e che esse sono sempre le prime a usare la
violenza per reprimere il movimento rivoluzionario delle masse e a provocare la
guerra civile ponendo così all’ordine del giorno la lotta armata.
Lenin ha parlato della “guerra civile, senza la quale non una sola grande
rivoluzione nella storia è stata capace di procedere e senza la quale non un solo
marxista serio ha concepito la transizione dal capitalismo al socialismo”16.
Le grandi rivoluzioni della storia cui si riferisce Lenin comprendono la
rivoluzione borghese. La rivoluzione borghese è una rivoluzione in cui una classe
sfruttatrice ne rovescia un’altra e tuttavia neanche essa può essere fatta senza una
guerra civile. Ancor meno lo può la rivoluzione proletaria, che è una rivoluzione
per abolire tutte le classi sfruttatrici e i sistemi di sfruttamento.
Riguardo al fatto che la rivoluzione violenta è una legge universale della
110
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
rivoluzione proletaria, Lenin pose ripetutamente in rilievo che “tra capitalismo e
socialismo vi è un lungo periodo di ‘dogliÈ: che la violenza è sempre la levatrice della
vecchia società”17, che lo Stato borghese “non può essere sostituito dallo Stato
proletario (la dittatura del proletariato) attraverso il processo di ‘estinzionÈ ma, come
regola generale, solo attraverso una rivoluzione violenta” e che “la necessità di
educare sistematicamente le masse in questa - e precisamente in questa - idea della
rivoluzione violenta, è alla base di tutta la dottrina di Marx ed Engels”14.
Stalin disse anch’egli che una rivoluzione violenta del proletariato e la dittatura
del proletariato sono “una condizione inevitabile e indispensabile”18 per l’avanzata verso il socialismo in tutti i paesi dominati dal capitale.
Si può conseguire una trasformazione radicale dell’ordine borghese senza la
rivoluzione violenta, senza la dittatura del proletariato? Stalin rispose: “Ovviamente no. Pensare che una tale rivoluzione può essere attuata pacificamente, entro
la struttura della democrazia borghese che è conforme alle esigenze del dominio
della borghesia, significa essere diventati pazzi e aver perduto la normale
comprensione umana o avere grossolanamente e apertamente ripudiato la
rivoluzione proletaria”19.
Basandosi sulla teoria marxista-leninista della rivoluzione violenta e sulla nuova
esperienza della rivoluzione proletaria e della rivoluzione democratica popolare
guidata dal proletariato, il compagno Mao Tse-tung avanzò la famosa massima che
“il potere politico viene dalla canna di un fucile”.
Il compagno Mao Tse-tung disse: “[...] rivoluzioni e guerre rivoluzionarie sono
inevitabili nella società divisa in classi e [...] senza queste non potrà essere
compiuto alcun balzo nello sviluppo sociale; le classi dominanti reazionarie non
potranno essere rovesciate e il popolo non potrà ottenere il potere politico”20.
Egli affermò: “La conquista del potere con la forza armata, la soluzione del
problema con la guerra è il compito centrale e la più alta forma di rivoluzione.
Questo principio marxista-leninista della rivoluzione è universalmente valido, per
la Cina e per tutti gli altri paesi”21.
Egli affermò inoltre: “L’esperienza della lotta di classe nell’epoca dell’imperialismo
ci insegna che è solo con la potenza del fucile che la classe operaia e le masse
lavoratrici possono sconfiggere la borghesia armata e i latifondisti; in questo senso
potremmo dire che l’intero mondo può essere trasformato solo con i fucili”21.
In breve la rivoluzione violenta è una legge universale della rivoluzione
proletaria. Questo è un principio fondamentale del marxismo-leninismo. È su
questa importantissima questione che Kruscev tradisce il marxismo-leninismo.
La nostra lotta contro il revisionismo di Kruscev
Quando Kruscev avanzò per la prima volta la tesi della “via parlamentare”, al
ventesimo Congresso del PCUS, il Partito comunista cinese la considerò un errore
grossolano, una violazione delle teorie fondamentali del marxismo-leninismo e
assolutamente inaccettabile.
111
Mao Tse-tung - OPERE
Ma poiché il revisionismo di Kruscev era ancora nella fase iniziale e i dirigenti
del PCUS non avevano ancora provocato polemiche aperte, noi ci astenemmo per
un certo tempo dallo smascherare pubblicamente o criticare l’errore di Kruscev
della “via parlamentare”. Ma, contro la sua proposizione erronea, noi affermammo
in forma positiva il punto di vista marxista-leninista, nei nostri documenti e articoli.
Nello stesso tempo conducemmo l’appropriata e necessaria lotta contro di essa
in conversazioni tra i due partiti e in riunioni tra partiti fratelli.
Ricapitolando l’esperienza della rivoluzione cinese, noi affermammo chiaramente nel rapporto politico del nostro Comitato centrale all’ottavo Congresso
nazionale del nostro partito nel settembre del 1956: “Mentre il nostro partito
lavorava per una riforma pacifica, non si permise di essere distolto dalla vigilanza
o di abbandonare le armi del popolo. [...] Diversamente dai reazionari, il popolo
non è bellicoso. [...] Ma quando il popolo era costretto a prendere le armi, era
completamente giustificato nel fare ciò. Se ci fossimo opposti a che il popolo
prendesse le armi e gli avessimo chiesto di sottomettersi al nemico che attaccava,
ciò avrebbe significato seguire una linea opportunista. Qui la questione di seguire
una linea rivoluzionaria o una linea opportunista diventò l’importante questione
se i nostri seicento milioni di persone dovevano o non dovevano prendere il
potere politico quando le condizioni erano mature. Il nostro partito seguì la linea
rivoluzionaria e oggi abbiamo la Repubblica popolare cinese”.
Su questa questione, il punto di vista marxista-leninista dell’ottavo Congresso
nazionale del Partito comunista cinese è opposto al punto di vista revisionista del
ventesimo Congresso del PCUS.
Nel dicembre del 1956 noi spiegammo la via della Rivoluzione d’Ottobre in
maniera positiva nell’articolo Ancora sull’esperienza storica della dittatura del
proletariato, criticando in tal modo la cosiddetta via parlamentare che Kruscev
opponeva alla via della Rivoluzione d’Ottobre.
In molte conversazioni riservate con i dirigenti del PCUS i compagni dirigenti
del Comitato centrale del PCC fecero serie critiche alle erronee posizioni di
Kruscev. Noi sperammo in tutta sincerità che egli avrebbe corretto i suoi errori.
Al tempo della riunione dei rappresentanti dei partiti comunisti e operai nel
1957 la delegazione del PCC intraprese un vivace dibattito con la delegazione del
PCUS sulla questione della transizione dal capitalismo al socialismo.
Nel primo progetto di Dichiarazione che esso propose durante i preparativi per
la riunione di Mosca, il Comitato centrale del PCUS parlava solo della possibilità di
transizione pacifica e non diceva nulla della possibilità di transizione non pacifica;
parlava solo della via parlamentare e non diceva nulla di altri mezzi di lotta e allo
stesso tempo, per la conquista del potere statale mediante la via parlamentare,
riponeva speranze nelle “azioni concertate di comunisti e socialisti”. Naturalmente
il Comitato centrale del Partito comunista cinese non poteva essere d’accordo che
questi punti di vista errati, che si allontanano dal marxismo-leninismo, fossero scritti
nel documento programmatico di tutti i partiti comunisti e operai.
Dopo che la delegazione del PCC ebbe fatto le sue critiche, il Comitato centrale
112
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
del PCUS avanzò un secondo progetto di Dichiarazione. Sebbene fossero state
aggiunte frasi circa la possibilità di transizione non pacifica, la formulazione della
questione della transizione pacifica, in questo progetto, rifletteva ancora le
posizioni revisioniste avanzate da Kruscev al ventesimo Congresso del PCUS.
La delegazione del PCC espresse il suo disaccordo con queste posizioni erronee
in termini chiari. Il 10 novembre 1957 essa espose sistematicamente al Comitato
centrale del PCUS le sue vedute sulla questione della transizione dal capitalismo
al socialismo e presentò ad esso anche uno schema scritto22.
Qui di seguito sono ricapitolati i punti principali del nostro schema scritto.
“Dal punto di vista della tattica, è vantaggioso riferirsi al desiderio di una
transizione pacifica. Ma sarebbe improprio dare eccessivo rilievo alla possibilità
di una transizione pacifica. È necessario essere preparati in qualsiasi momento a
respingere gli attacchi controrivoluzionari e, nel momento critico della rivoluzione quando la classe operaia si sta impossessando del potere statale, a rovesciare
la borghesia con la forza armata se essa usa la forza armata per reprimere la
rivoluzione popolare (generalmente parlando, è inevitabile che la borghesia
faccia questo).
La forma parlamentare di lotta deve essere pienamente utilizzata, ma il suo ruolo
è limitato. Quello che è più importante è procedere nell’arduo lavoro di
accumulare le forze rivoluzionarie; la transizione pacifica non deve essere
interpretata in modo che significhi soltanto transizione mediante una maggioranza parlamentare. La questione principale è quella della macchina statale, cioè la
distruzione della vecchia macchina statale (principalmente le forze armate) e
l’instaurazione della nuova macchina statale (principalmente le forze armate).
I partiti socialdemocratici non sono partiti del socialismo; con l’eccezione di
alcune sinistre, essi sono una variante dei partiti politici borghesi. Sulla questione
della rivoluzione socialista, la nostra posizione è fondamentalmente differente da
quella dei partiti socialdemocratici. Questa distinzione non deve essere oscurata”.
Queste nostre posizioni sono in pieno accordo con il marxismo-leninismo.
I compagni della delegazione del Comitato centrale del PCUS non furono in
grado di confutarle, ma ci chiesero ripetutamente di tenere conto delle loro
esigenze interne, esprimendo il desiderio che la formulazione di questa questione
nel progetto di Dichiarazione potesse mostrare qualche nesso con quella del
ventesimo Congresso del PCUS.
Noi avevamo confutato le posizioni errate della direzione del PCUS e avevamo
avanzato uno schema scritto dei nostri punti di vista. Nell’interesse della comune
lotta contro il nemico, la delegazione del PCC decise di andare incontro ai ripetuti
desideri dei compagni del PCUS e accettò di prendere quale base, su questa
questione, il progetto del Comitato centrale del PCUS, suggerendo solo pochi
emendamenti.
Noi speravamo che mediante questo dibattito i compagni del PCUS sarebbero
diventati consapevoli dei loro errori e li avrebbero corretti. Ma contrariamente alle
nostre speranze i dirigenti del PCUS non fecero ciò.
113
Mao Tse-tung - OPERE
Alla riunione dei partiti fratelli nel 1960, la delegazione del PCC entrò di nuovo in
ripetuti e vivaci dibattiti con la delegazione del PCUS sulla questione della transizione
dal capitalismo al socialismo. Noi smascherammo e criticammo a fondo le posizioni
revisioniste di Kruscev. Durante la riunione sia la parte cinese che quella sovietica
rimasero ferme sulle proprie posizioni e non fu possibile giungere ad alcun accordo.
In considerazione del desiderio generale dei partiti fratelli che alla riunione dovesse
essere formulato un documento comune, la delegazione del PCC fece alla fine
un’altra concessione su questa questione e accettò la trascrizione testuale, nella
Dichiarazione del 1960, dei passi in questione contenuti nella Dichiarazione del 1957,
ancora una volta in considerazione delle esigenze dei dirigenti del PCUS. Allo stesso
tempo, durante questa riunione, noi distribuimmo lo Schema di opinioni sul
problema del passaggio pacifico avanzato dal Partito comunista cinese il 10
novembre 1957 sulla questione della transizione pacifica e dicemmo chiaramente
che questa sarebbe stata l’ultima volta che avremmo tenuto conto della posizione
della direzione del PCUS e che non lo avremmo fatto più.
Se ci sono compagni che ci criticano ora dicendo che sbagliammo a tenere conto
della posizione dei dirigenti del PCUS, noi siamo pronti ad accettare questa critica.
Poiché la formulazione della questione della transizione pacifica nella Dichiarazione del 1957 e in quella del 1960 era basata sui progetti del PCUS e in alcune parti
conservava la formulazione del suo ventesimo Congresso, vi sono gravi debolezze
ed errori nella presentazione generale, sebbene fosse stato fatto un certo lavoro di
rappezzatura. Mentre indica che le classi dominanti non rinunceranno mai volontariamente al potere, la formulazione nei due documenti afferma anche che in alcuni
paesi capitalisti il potere statale può essere conquistato senza guerra civile; mentre
afferma che deve essere condotta la lotta di massa extraparlamentare per infrangere
la resistenza delle forze reazionarie, essa asserisce anche che può essere assicurata
una stabile maggioranza in parlamento e che il parlamento può così essere
trasformato in uno strumento che serve il popolo lavoratore; mentre parla di
transizione non pacifica, essa trascura di porre l’accento sulla rivoluzione violenta
quale legge universale. La direzione del PCUS ha approfittato di queste debolezze
e di questi errori nella Dichiarazione del 1957 e in quella del 1960 e li ha usati quale
scusa per spacciare il revisionismo di Kruscev.
Deve essere solennemente dichiarato che il Partito comunista cinese ha sempre
mantenuto le sue posizioni differenti dalla formulazione della questione della
transizione dal capitalismo al socialismo nella Dichiarazione del 1957 e nella
Dichiarazione del 1960. Noi non abbiamo mai nascosto le nostre posizioni. Noi
sosteniamo che nell’interesse della causa rivoluzionaria del proletariato internazionale e allo scopo di impedire ai revisionisti di fare cattivo uso di questi
documenti programmatici dei partiti fratelli, è necessario emendare la formulazione di tale questione nella Dichiarazione del 1957 e in quella del 1960 mediante
consultazione congiunta dei partiti comunisti e operai così da conformarsi ai
principi rivoluzionari del marxismo-leninismo.
Al fine di aiutare i lettori a conoscere le posizioni del Partito comunista cinese
114
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
su questa questione, ripubblichiamo in appendice a questo articolo il testo
integrale dello Schema di opinioni sulla questione del passaggio pacifico presentato dalla delegazione del PCC al Comitato centrale del PCUS il 10 novembre 1957.
Negli ultimi otto anni la lotta dei partiti marxisti-leninisti e dei marxisti-leninisti
di tutto il mondo contro il revisionismo di Kruscev ha fatto grandi progressi. Un
numero sempre maggiore di persone è giunto a riconoscere la vera fisionomia del
revisionismo di Kruscev. Tuttavia i dirigenti del PCUS stanno ancora ricorrendo
ai sotterfugi e ai cavilli e cercando in ogni maniera possibile di smerciare le loro
assurdità.
Perciò è ancora necessario che confutiamo l’errore della “transizione pacifica”.
I sofismi non possono alterare la storia
I dirigenti del PCUS distorcono apertamente le opere di Marx e di Lenin e
distorcono anche la storia per nascondere il loro tradimento del marxismoleninismo e giustificare la loro linea revisionista.
Essi argomentano: forse che Marx non “ammetteva una tale possibilità (la
transizione pacifica) per l’Inghilterra e l’America?”23. In effetti questo argomento
è stato preso dal rinnegato Kautsky che aveva usato esattamente lo stesso metodo
per distorcere le posizioni di Marx e contrastare la rivoluzione proletaria e la
dittatura del proletariato.
È vero che negli anni 70 del secolo scorso, Marx disse che in paesi come gli Stati
Uniti e la Gran Bretagna “i lavoratori possono raggiungere il loro scopo con mezzi
pacifici”. Ma allo stesso tempo egli sottolineò che questa possibilità era un’eccezione. Egli disse: “Anche se fosse così, noi dobbiamo altresì riconoscere che nella
maggior parte dei paesi del continente la forza deve servire quale leva della nostra
rivoluzione”24. Per di più egli pose in rilievo: “La borghesia inglese ha sempre
dimostrato la sua disposizione ad accettare la decisione della maggioranza,
sempre che essa abbia il monopolio del suffragio. Ma credetemi, nel momento in
cui si trovasse in minoranza su questioni che essa considera vitalmente importanti,
noi avremo qui una nuova guerra dei padroni di schiavi”25.
Nella sua critica al rinnegato Kautsky, Lenin disse: “L’argomento secondo il quale
Marx, negli anni 70, ammise la possibilità di una transizione pacifica al socialismo
in Inghilterra e in America, è l’argomento di un sofista o, per dirla schietta, di un
imbroglione che raggira con citazioni e riferimenti. In primo luogo, Marx considerò
questa possibilità un’eccezione, anche allora. In secondo luogo, in quell’epoca, il
capitalismo monopolista, cioè l’imperialismo, non esisteva ancora. In terzo luogo, in
Inghilterra e in America allora non c’erano, come ci sono ora, i militari che servono
quale apparato principale della macchina borghese dello Stato”15.
Lenin disse che, in virtù dei suoi tratti economici fondamentali, l’imperialismo
si distingue “per un minimo attaccamento alla pace e alla libertà e un massimo
e universale sviluppo del militarismo”. “Non vedere ciò” nella discussione sulla
questione del cambiamento pacifico o violento significa “scivolare nella posizione
115
Mao Tse-tung - OPERE
di un volgare lacchè della borghesia”15.
Oggi i dirigenti del PCUS hanno intonato la vecchia musica di Kautsky. Che cosa
è questo se non scivolare nella posizione di volgari lacchè della borghesia?
I dirigenti del PCUS argomentano: forse che Lenin non “ammise in linea di
principio la possibilità di una rivoluzione pacifica?”26. Questo è un sofisma anche
peggiore.
Per un certo tempo dopo la rivoluzione di febbraio del 1917, Lenin scorse una
situazione che gli fece dire: “In Russia, in via d’eccezione, questa rivoluzione può
essere una rivoluzione pacifica27. Egli chiamò ciò “un’eccezione” a causa delle
circostanze speciali allora prevalenti: “L’essenza della questione era che le armi
erano nelle mani del popolo e che nessuna coercizione dall’esterno veniva
esercitata nei confronti del popolo”28. Nel luglio del 1917 il governo borghese
controrivoluzionario represse le masse con la forza delle armi, bagnando le
strade di Pietrogrado con il sangue degli operai e dei soldati. Dopo questo
incidente, Lenin dichiarò: “Tutte le speranze per uno sviluppo pacifico della
rivoluzione russa sono definitivamente svanite”29. Nell’ottobre del 1917 Lenin e
il partito bolscevico guidarono risolutamente gli operai e i soldati in un’insurrezione armata e presero il potere statale. Nel gennaio del 1918 Lenin sottolineò:
“La lotta di classe [...] si è trasformata in una guerra civile”30. Lo Stato sovietico
dovette condurre altri tre anni e mezzo di guerra rivoluzionaria e compiere gravi
sacrifici prima d’infrangere sia la ribellione controrivoluzionaria interna che
l’intervento armato straniero. Solo allora fu consolidata la vittoria della rivoluzione. Nel 1919 Lenin disse: “La violenza rivoluzionaria ha conseguito brillanti
successi nella Rivoluzione d’Ottobre”31.
Ora i dirigenti del PCUS hanno l’impudenza di dire che la Rivoluzione d’Ottobre
è stata “la più incruenta di tutte le rivoluzioni”32 e che fu “compiuta quasi
pacificamente”33. Le loro affermazioni sono totalmente contrarie ai fatti storici. Come
possono essi non vergognarsi davanti ai martiri rivoluzionari che sparsero il loro
sangue e sacrificarono la loro vita per creare il primo Stato socialista del mondo?
Quando noi sottolineiamo che la storia mondiale non ha finora prodotto alcun
precedente di transizione pacifica dal capitalismo al socialismo, i dirigenti del
PCUS cavillano dicendo che “esiste esperienza pratica di realizzazione della
rivoluzione socialista in forma pacifica”. Chiudendo gli occhi davanti a tutti i fatti,
essi affermano: “In Ungheria nel 1919 la dittatura del proletariato fu instaurata con
mezzi pacifici”34.
È vero questo? No, non è vero. Vediamo che cosa disse Bela Kun, il dirigente
della rivoluzione ungherese.
Il Partito comunista ungherese fu fondato nel novembre del 1918. Il giovane
partito si gettò immediatamente nella lotta rivoluzionaria e proclamò quali parole
d’ordine della rivoluzione socialista: “Disarmare la borghesia, armare il proletariato, creare il potere sovietico”35. Il Partito comunista ungherese lavorò attivamente in tutti i campi per un’insurrezione armata. Esso armò gli operai, lottò per
conquistare le truppe governative e organizzare i soldati smobilitati, organizzò
116
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
dimostrazioni armate, guidò gli operai a cacciare i padroni e a occupare le
fabbriche, guidò i lavoratori agricoli a occupare i latifondi, disarmò ufficiali e
soldati dell’esercito reazionario e la polizia, combinò scioperi con insurrezioni
armate e così via.
In effetti, nel corso della rivoluzione ungherese ci sono stati molti episodi di
lotta armata di varie forme e su varie scale. Bela Kun scrisse: “Dal giorno della
fondazione del partito comunista alla presa del potere, gli scontri armati con gli
organismi del potere borghese si verificarono con crescente frequenza. A partire
dal 12 dicembre 1918, quando la guarnigione armata di Budapest si riversò nelle
strade in una dimostrazione contro il Ministro della guerra del governo
provvisorio [...] non ci fu probabilmente un solo giorno in cui la stampa non
parlasse di scontri sanguinosi tra gli operai e i soldati rivoluzionari e unità armate
delle forze governative e in particolare della polizia. I comunisti organizzarono
numerose insurrezioni non solo a Budapest ma anche nelle province”35.
I dirigenti del PCUS raccontano una grossolana menzogna quando dicono che
la rivoluzione ungherese è un esempio di transizione pacifica.
La stampa sovietica ha affermato che il governo borghese ungherese “si dimise
volontariamente”36 e questo è probabilmente l’unico terreno sul quale si basano
i dirigenti del PCUS. Ma quali sono i fatti?
Karoly, il capo del governo borghese ungherese di allora, fu proprio esplicito
su questo punto. Egli dichiarò: “Io ho firmato un proclama concernente le mie
dimissioni e il trasferimento del potere al proletariato, il quale in realtà aveva già
preso e proclamato il potere in precedenza. [...] Io non ho consegnato il potere al
proletariato, dato che esso l’aveva già preso in precedenza, grazie alla sua
creazione pianificata di un esercito socialista”.
Per questa ragione, Bela Kun sottolineò che dire che la borghesia ha
volontariamente consegnato il potere politico al proletariato è una “leggenda”
ingannevole.
La rivoluzione ungherese del 1919 fu sconfitta. Nell’esaminare le lezioni
principali della sua sconfitta, Lenin disse che l’errore fatale commesso dal giovane
Partito comunista ungherese fu di non essere abbastanza fermo nell’esercitare la
dittatura sul nemico, ma di avere tentennato nel momento critico. Per di più il
partito ungherese non prese le corrette misure atte a soddisfare le rivendicazioni
dei contadini, per la soluzione del problema della terra e pertanto si separò dalle
masse contadine. Un’altra causa importante della sconfitta della rivoluzione fu la
fusione del partito comunista con il partito socialdemocratico, un partito
opportunista.
Quando i dirigenti del PCUS affermano che la rivoluzione ungherese del 1918-1919
è un modello di “transizione pacifica”, si tratta di un’assoluta distorsione della storia.
Essi affermano anche che la classe operaia della Cecoslovacchia ha conquistato
il “potere per vie pacifiche”37. Questa è un’altra assurda distorsione della storia.
Il potere democratico popolare in Cecoslovacchia fu instaurato nel corso della
guerra antifascista; esso non fu preso “pacificamente” alla borghesia. Durante la
117
Mao Tse-tung - OPERE
Seconda guerra mondiale, il partito comunista guidò il popolo nella guerra
partigiana e nelle insurrezioni armate contro i fascisti, annientò le truppe fasciste
tedesche e il loro servile regime in Cecoslovacchia con l’aiuto dell’esercito
sovietico e creò un governo di coalizione del fronte nazionale. Questo governo
era in sostanza una dittatura popolare democratica sotto la guida del proletariato,
cioè una forma di dittatura del proletariato.
Nel febbraio del 1948 i reazionari all’interno della Cecoslovacchia, spalleggiati
dall’imperialismo USA, tramarono un colpo di Stato controrivoluzionario per
rovesciare il governo popolare con una ribellione armata. Il governo guidato dal
partito comunista mobilitò le sue forze armate e organizzò dimostrazioni di massa
armate, infrangendo così il complotto borghese per un ritorno controrivoluzionario.
Questi fatti provano chiaramente che gli avvenimenti del febbraio non furono un
“pacifico” passaggio del potere politico dalla borghesia alla classe operaia, ma una
repressione di un colpo di Stato controrivoluzionario borghese da parte della
classe operaia mediante il suo apparato di Stato e principalmente mediante le sue
forze armate.
Nel fare il bilancio degli incidenti di febbraio, Goottwald disse: “Ancora prima
degli avvenimenti di febbraio, noi avevamo detto: ‘Uno dei mutamenti fondamentali, rispetto a quello che esisteva prima della guerra, è precisamente che
l’apparato dello Stato serve già le nuove classi e non le classi dominanti d’una
volta’. Gli avvenimenti di febbraio hanno dimostrato che l’apparato dello Stato,
in questo senso, ha giocato un ruolo preminente”38.
Come si possono considerare gli esempi summenzionati quali precedenti di
transizione pacifica?
Lenin disse: “Kautsky dovette ricorrere a tutti questi sotterfugi, sofismi e falsificazioni
fraudolenti soltanto allo scopo di dissociare se stesso dalla rivoluzione violenta e per
nascondere la sua rinuncia ad essa, la sua diserzione e il passaggio alla politica
laburista liberale, cioè alla borghesia. [...] Ecco dove sta il guaio”15.
Perché Kruscev tanto impudentemente ha distorto le opere di Marx e di Lenin,
ha falsificato la storia ed è ricorso a sotterfugi? Ecco, ancora, dove sta il guaio.
Le menzogne non possono nascondere la realtà
L’argomento principale usato dai dirigenti del PCUS per giustificare la loro linea
controrivoluzionaria della “transizione pacifica” è che le condizioni storiche sono
cambiate.
Riguardo alla valutazione dei cambiamenti nelle condizioni storiche dopo la
Seconda guerra mondiale e le conclusioni da trarne, i marxisti-leninisti hanno
posizioni interamente differenti da quelle di Kruscev.
I marxisti-leninisti sostengono che le condizioni storiche sono fondamentalmente
cambiate dopo la guerra. Il cambiamento è manifesto principalmente nel grande
aumento delle forze del socialismo proletario e nel grande indebolimento delle forze
dell’imperialismo. Dopo la guerra sono sorti il potente campo socialista e un’intera
118
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
serie di nuovi Stati nazionalisti indipendenti e si è verificato un continuo succedersi
di lotte rivoluzionarie armate, un nuovo slancio dei movimenti di massa nei paesi
capitalisti e il grande sviluppo dei ranghi del movimento comunista internazionale.
Il movimento rivoluzionario socialista del proletariato internazionale e il movimento
rivoluzionario nazionale democratico in Asia, in Africa e in America Latina sono
diventati due grandi tendenze storiche del nostro tempo.
Nel primo periodo postbellico, il compagno Mao Tse-tung ha ripetutamente
posto in rilievo che il rapporto di forze mondiale era favorevole a noi e non al
nemico e che questa nuova situazione “ha aperto possibilità ancora più vaste per
l’emancipazione della classe operaia e dei popoli oppressi del mondo e ha aperto
vie più realistiche verso di essa”39.
Egli indicò anche: “Ordire complotti, fallire, di nuovo ordire complotti, di nuovo
fallire […] fino al compimento del loro destino: questa la logica degli imperialisti
e di tutti i reazionari in tutto il mondo nell’affrontare la causa del popolo ed essi
non andranno mai contro questa logica. Questa è una legge marxista. Quando noi
diciamo che l’imperialismo è feroce, vogliamo dire che la sua natura non cambierà
mai, che gli imperialisti non deporranno mai i loro coltelli da macellai, che essi
non diventeranno mai dei budda, fino al compimento del loro destino”40.
I marxisti-leninisti si basano sul fatto che i cambiamenti nelle condizioni
postbelliche sono sempre più diventati favorevoli alla rivoluzione e sulla legge
che l’imperialismo e la reazione non cambieranno mai la loro natura. Perciò essi
traggono la conclusione che si deve promuovere la rivoluzione e sostengono che
deve essere fatto pieno uso di questa situazione molto favorevole e che, alla luce
delle condizioni specifiche esistenti nei differenti paesi, lo sviluppo delle lotte
rivoluzionarie deve essere attivamente promosso e devono essere fatti preparativi
per conquistare la vittoria nella rivoluzione.
Al contrario Kruscev, usando proprio il pretesto di questi cambiamenti nelle
condizioni postbelliche, trae la conclusione che la rivoluzione deve essere
contrastata e ripudiata e sostiene che, come risultato dei cambiamenti nel rapporto
di forze mondiale, l’imperialismo e la reazione hanno cambiato la loro natura, la
legge della lotta di classe è cambiata e la strada comune della Rivoluzione
d’Ottobre e la teoria marxista-leninista della rivoluzione proletaria sono superate.
Kruscev e i suoi simili stanno diffondendo una favola da mille e una notte. Essi
affermano: “Ora stanno prendendo forma condizioni internazionali e interne
favorevoli alla classe operaia di una serie di paesi capitalisti per la realizzazione
della rivoluzione socialista in forma pacifica”41.
Essi dicono: “Nel periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale la borghesia
reazionaria di molti paesi europei, sviluppando e perfezionando costantemente
la sua macchina poliziesco-burocratica, represse selvaggiamente i movimenti di
massa del popolo lavoratore e non lasciò possibilità per la realizzazione della
rivoluzione socialista per via pacifica”41.
Ma secondo loro la situazione è ora cambiata.
Essi dicono che “cambiamenti fondamentali in favore del socialismo nel
119
Mao Tse-tung - OPERE
rapporto di forze sull’arena internazionale” creano ora la possibilità di “paralizzare
l’intervento della reazione internazionale negli affari di paesi che attuano la
rivoluzione”26 e che “ciò diminuisce le possibilità che ha la borghesia di scatenare
una guerra civile”41.
Ma le menzogne di Kruscev e compagnia non possono nascondere la realtà.
Due fatti salienti dopo la Seconda guerra mondiale sono che gli imperialisti e
i reazionari stanno rafforzando ovunque i loro apparati di violenza per reprimere
crudelmente le masse e che l’imperialismo capeggiato dagli Stati Uniti sta
effettuando interventi armati controrivoluzionari in tutte le parti del mondo.
Oggi gli Stati Uniti d’America sono diventati più militarizzati che mai e hanno
aumentato le loro truppe a più di 2.700.000 uomini, ossia undici volte il totale del
1934 e nove volte il totale del 1939. Essi hanno tanta polizia e organizzazioni del
servizio segreto che persino alcuni grandi capitalisti americani hanno dovuto
ammettere di essere in testa nel mondo sotto questo aspetto, avendo sorpassato
di molto la Germania di Hitler.
L’esercito permanente della Gran Bretagna è aumentato da più di 250.000
uomini nel 1934 a più di 420.000 nel 1963 e la sua polizia da 67.000 nel 1934 a
87.000 nel 1963.
L’esercito permanente della Francia è aumentato da 650.000 uomini nel 1934 a
più di 740.000 nel 1963 e la sua polizia e le forze di pubblica sicurezza da 80.000
nel 1934 a 120.000 nel 1963.
Gli altri paesi imperialisti e persino la serie di ordinari paesi capitalisti non fanno
eccezione a questo rafforzamento su vasta scala delle forze armate e della polizia.
Kruscev sta zelantemente usando lo slogan del disarmo generale e completo per
paralizzare il popolo. Egli ha continuato a declamarlo per molti anni. Ma nella
realtà dei fatti non c’è neanche l’ombra del disarmo generale e completo.
Dappertutto nel campo imperialista capeggiato dagli Stati Uniti si hanno corsa
generale agli armamenti ed espansione e rafforzamento degli apparati di
repressione violenta.
Perché le borghesie stanno così freneticamente rafforzando le forze armate e
la polizia in tempo di pace? È possibile che il loro scopo sia non di reprimere i
movimenti di massa del popolo lavoratore, ma piuttosto di garantire che esso
possa ottenere il potere statale con mezzi pacifici? Non hanno forse commesso
abbastanza atrocità le borghesie dominanti nei diciannove anni seguiti alla guerra,
impiegando soldati e poliziotti per reprimere i lavoratori in sciopero e il popolo
in lotta per i diritti democratici?
Negli ultimi diciannove anni l’imperialismo USA ha organizzato blocchi militari
e concluso trattati militari con più di quaranta paesi. Esso ha creato più di 2.200
basi e installazioni militari in tutte le parti del mondo capitalista. Le sue forze
armate di stanza all’estero superano il milione di uomini. Il suo Strike Command
dirige una forza mobile di terra e d’aria pronta in ogni momento a essere inviata
ovunque per reprimere la rivoluzione popolare.
Negli ultimi diciannove anni gli imperialisti USA e altri imperialisti hanno non
120
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
solo dato ogni appoggio ai reazionari di vari paesi e li hanno aiutati a reprimere
i movimenti rivoluzionari del popolo, ma hanno anche direttamente progettato
ed eseguito numerose aggressioni e interventi armati controrivoluzionari; essi
hanno cioè esportato la controrivoluzione. L’imperialismo USA, per esempio, ha
aiutato Chiang Kai-shek a combattere la guerra civile in Cina, ha inviato proprie
truppe in Grecia e comandato l’attacco contro le zone liberate del popolo greco,
ha lanciato la guerra di aggressione in Corea, ha fatto sbarcare truppe nel Libano
per minacciare la rivoluzione nell’Irak, ha aiutato e istigato i reazionari laotiani a
estendere la guerra civile, ha organizzato e diretto la cosiddetta forza delle Nazioni
Unite per reprimere il movimento d’indipendenza nazionale nel Congo e ha
condotto invasioni controrivoluzionarie a Cuba. Esso sta ancora combattendo per
reprimere la lotta di liberazione del popolo del Vietnam del sud. Recentemente
esso ha usato la forza armata per reprimere la giusta lotta del popolo panamense
in difesa della propria sovranità e ha partecipato all’intervento armato a Cipro.
Non solo l’imperialismo USA intraprende azioni determinate per reprimere e
intervenire in tutte le rivoluzioni popolari e i movimenti di liberazione nazionale, ma
esso cerca anche di sbarazzarsi dei regimi borghesi che mostrino certe colorazioni
nazionaliste. Durante questi diciannove anni il governo USA ha macchinato
numerosi colpi di Stato militari controrivoluzionari in molti paesi dell’Asia, dell’Africa
e dell’America Latina. Esso ha persino usato la violenza per eliminare fantocci da esso
stesso allevati, come Ngo Dinh Diem, una volta che essi hanno cessato di convenire
ai suoi scopi: “Uccidi l’asino appena lo togli dalla macina”, come dice il proverbio.
I fatti hanno dimostrato che oggi per fare la rivoluzione e ottenere la liberazione
tutti i popoli e le nazioni oppresse devono non solo fare fronte alla repressione
violenta delle classi dominanti reazionarie interne, ma devono prepararsi
pienamente contro l’intervento armato dell’imperialismo e specialmente
dell’imperialismo USA. Senza tale preparazione e senza respingere risolutamente
la violenza controrivoluzionaria con la violenza rivoluzionaria quando necessario,
è fuori questione non tanto la vittoria quanto la stessa rivoluzione.
Senza potenziare le loro forze armate, senza prepararsi a fronteggiare l’aggressione e l’intervento armato imperialista e senza attenersi alla politica di condurre
lotte contro l’imperialismo, i paesi che hanno ottenuto l’indipendenza non
saranno capaci di salvaguardare la loro indipendenza nazionale e ancora meno
di assicurare il progresso della causa rivoluzionaria.
Vorremmo domandare ai dirigenti del PCUS: dato che voi parlate così
diffusamente delle nuove caratteristiche della situazione postbellica, perché avete
scelto di omettere la più importante e cospicua di esse, vale a dire che gli
imperialisti USA e altri imperialisti stanno ovunque reprimendo la rivoluzione? Voi
non vi stancate mai di parlare della transizione pacifica, ma perché non avete mai
avuto una sola parola da dire su come comportarsi con gli esorbitanti apparati di
repressione violenta eretti dagli imperialisti e dai reazionari? Voi nascondete
sfacciatamente le sanguinose realtà della crudele repressione dei movimenti di
liberazione nazionale e rivoluzionari popolari da parte dell’imperialismo e della
121
Mao Tse-tung - OPERE
reazione e diffondete l’illusione che le nazioni e i popoli oppressi possono
ottenere la vittoria con mezzi pacifici. Non è ovvio che state cercando di sopire
la vigilanza del popolo, di pacificare le masse irate con promesse vuote sul
brillante futuro e di opporvi alla loro rivoluzione, agendo così in pratica da
complici dell’imperialismo e dei reazionari di tutti i paesi?
Su questa questione è utile lasciare che John Foster Dulles, l’ex Segretario di
Stato USA, sia il nostro “maestro per esempio negativo”.
Dulles disse in un discorso, il 21 giugno 1956, che tutti i paesi socialisti sono
stati finora creati “attraverso l’uso della violenza”. Egli disse poi: “I governanti
sovietici dicono ora che essi rinunceranno all’uso della violenza” e “noi diamo il
benvenuto a questi sviluppi e li incoraggeremo”42.
Come fedele campione del sistema capitalista, Dulles naturalmente era perfettamente consapevole del ruolo essenziale della forza nella lotta di classe. Mentre
dava il benvenuto alla rinuncia di Kruscev alla rivoluzione violenta, egli poneva
in grande rilievo la necessità che la borghesia rafforzasse la sua violenza
controrivoluzionaria per mantenere il suo dominio. Egli disse in un altro discorso
che “di tutti i compiti di un governo, il più fondamentale è quello di proteggere
i suoi cittadini [leggi ‘le classi dominanti reazionariÈ] contro la violenza. […] Così
in ogni comunità civile i suoi membri contribuiscono al mantenimento di un corpo
di polizia come arma della legge e dell’ordine”43.
Qui Dulles diceva la verità. Il fondamento politico del dominio dell’imperialismo
e di tutta la reazione non è altro che “un corpo di polizia”. Fintantoché questo
fondamento non è danneggiato, niente altro è importante e il loro dominio non
sarà scosso. Più i dirigenti del PCUS nascondono il fatto che la borghesia fa
assegnamento sulla violenza per il suo dominio e diffondono la favola della
transizione pacifica che era così gradita a Dulles, più rivelano il loro vero aspetto
di amici intimi degli imperialisti nel contrastare la rivoluzione.
Confutazione della “via parlamentare”
L’idea della “via parlamentare“ che era imbonita dai revisionisti della Seconda
Internazionale fu pienamente confutata da Lenin e screditata molto tempo fa. Ma
agli occhi di Kruscev la via parlamentare sembra aver improvvisamente acquisito
validità dopo la Seconda guerra mondiale.
È vero questo? Naturalmente no.
Gli avvenimenti successivi alla Seconda guerra mondiale hanno dimostrato ancora
una volta che la principale componente della macchina statale borghese è la forza
armata e non il parlamento. Il parlamento è solo un ornamento e un paravento per
il dominio borghese. Adottare o scartare il sistema parlamentare, concedere al
parlamento maggiore o minore potere, adottare una specie di legge elettorale o
un’altra: la scelta tra queste alternative è sempre determinata dalle necessità e dagli
interessi del dominio borghese. Finché la borghesia controlla l’apparato militareburocratico, l’acquisizione di una “stabile maggioranza in parlamento” da parte del
122
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
proletariato mediante le elezioni è impossibile o questa “stabile maggioranza” è
infida. Realizzare il socialismo attraverso la “via parlamentare” è assolutamente
impossibile ed è soltanto una chiacchiera ingannevole.
Circa la metà dei partiti comunisti nei paesi capitalisti sono ancora illegali.
Poiché questi partiti non hanno posizione legale, la conquista di una maggioranza
parlamentare è naturalmente fuori discussione.
Ad esempio il Partito comunista spagnolo vive sotto il terrore bianco e non ha
alcuna possibilità di partecipare alle elezioni. È patetico e tragico che dirigenti
comunisti spagnoli, come la Ibarruri, debbano seguire Kruscev nel difendere la
“transizione pacifica” in Spagna.
Con tutte le restrizioni ingiuste, imposte dalle leggi elettorali borghesi, in quei
paesi capitalisti dove i partiti comunisti sono legali e possono prendere parte alle
elezioni, è molto difficile che essi ottengano la maggioranza dei voti sotto il
dominio borghese. Anche se essi ottenessero la maggioranza dei voti, la borghesia
può impedire loro di conseguire la maggioranza dei seggi in parlamento
rivedendo le leggi elettorali o con altri mezzi.
Ad esempio dopo la Seconda guerra mondiale, i capitalisti monopolisti francesi
hanno riveduto due volte la legge elettorale, causando in ciascun caso una netta
diminuzione dei seggi parlamentari occupati dal Partito comunista francese. Nelle
elezioni parlamentari del 1946 il Partito comunista francese ottenne 182 seggi. Ma
nelle elezioni del 1951 la revisione della legge elettorale da parte dei capitalisti
monopolisti si risolse nella netta riduzione del numero dei seggi del PCF a 103;
ci fu cioè una perdita di 79 seggi. Nelle elezioni del 1956 il PCF ottenne 150 seggi.
Ma prima delle elezioni parlamentari del 1958 i capitalisti monopolisti modificarono di nuovo la legge elettorale, con il risultato che il numero dei seggi occupati
dal PCF fu drasticamente ridotto a 10, cioè esso perse 140 seggi.
Anche se in determinate circostanze un partito comunista conquistasse una
maggioranza di seggi in parlamento o partecipasse al governo come risultato di
una vittoria elettorale, ciò non cambierebbe la natura borghese né del parlamento
né del governo e tanto meno significherebbe la distruzione della vecchia
macchina dello Stato e la creazione di una nuova. È assolutamente impossibile
operare un fondamentale cambiamento sociale facendo assegnamento sui
parlamenti o sui governi borghesi. Con la macchina statale sotto il suo controllo,
la borghesia reazionaria può annullare elezioni, sciogliere il parlamento, espellere
i comunisti dal governo, bandire il partito comunista e ricorrere alla forza bruta
per reprimere le masse e le forze progressiste.
Per esempio nel 1946 il Partito comunista cileno appoggiò il Partito radicale
borghese nel conseguimento di una vittoria elettorale e fu formato un governo di
coalizione con la partecipazione dei comunisti. Allora i dirigenti del Partito
comunista cileno si spinsero fino a descrivere questo governo controllato dalla
borghesia come un “governo democratico popolare”. Ma in meno di un anno la
borghesia li costrinse a lasciare il governo, arrestò una gran quantità di comunisti
e nel 1948 mise al bando il partito comunista.
123
Mao Tse-tung - OPERE
Quando un partito operaio degenera e diventa un prezzolato della borghesia,
questa può permettergli di avere una maggioranza in parlamento e di formare un
governo. Questo è il caso dei partiti socialdemocratici borghesi in alcuni paesi.
Ma questa sorta di cose serve solo a salvaguardare e consolidare la dittatura della
borghesia; ciò non altera e non può alterare minimamente la posizione del
proletariato quale classe oppressa e sfruttata. Tali fatti non fanno che dimostrare
ulteriormente la bancarotta della via parlamentare.
Gli avvenimenti successivi alla Seconda guerra mondiale hanno anche dimostrato che se i dirigenti comunisti credono nella via parlamentare e cadono vittime
della malattia incurabile del “cretinismo parlamentare”, essi non solo non
verranno a capo di nulla ma affonderanno inevitabilmente nel pantano del
revisionismo e faranno fallire la causa rivoluzionaria del proletariato.
Vi è sempre stata una differenza fondamentale tra marxisti-leninisti da una parte
e opportunisti e revisionisti dall’altra sul corretto atteggiamento da assumere verso
i parlamenti borghesi.
I marxisti-leninisti hanno sempre sostenuto che in certe condizioni il partito
proletario deve partecipare alla lotta parlamentare e utilizzare la piattaforma del
parlamento per denunciare la natura reazionaria della borghesia, educare le
masse e contribuire ad accumulare la forza rivoluzionaria. È sbagliato rifiutare di
utilizzare questa forma legale di lotta, quando è necessario. Ma il partito proletario
non deve mai sostituire la lotta parlamentare alla rivoluzione proletaria o nutrire
l’illusione che la transizione al socialismo possa essere conseguita attraverso la via
parlamentare. Esso deve concentrarsi in ogni momento nelle lotte di massa.
Lenin disse: “Il partito del proletariato rivoluzionario deve partecipare al
parlamento borghese allo scopo di illuminare le masse, cosa che può essere fatta
durante le elezioni e nella lotta tra i partiti in parlamento. Ma limitare la lotta di
classe alla lotta parlamentare o considerare la seconda come la forma più alta e
decisiva alla quale tutte le altre forme di lotta sono subordinate, significa in effetti
disertare dalla parte della borghesia e andare contro il proletariato”44.
Egli denunciò i revisionisti della Seconda Internazionale che inseguivano
l’ombra de parlamentarismo e che abbandonavano il compito rivoluzionario di
prendere il potere statale. Essi convertirono il partito proletario in un partito
elettorale, in un partito parlamentare, in un’appendice della borghesia e in uno
strumento per preservare la dittatura della borghesia. Difendendo la via parlamentare, Kruscev e i suoi seguaci possono solo andare incontro allo stesso destino dei
revisionisti della Seconda Internazionale.
Confutazione dell’“opposizione all’opportunismo di sinistra”
La lettera aperta del Comitato centrale del PCUS inventa un tessuto di menzogne
trattando della questione della rivoluzione proletaria. Essa asserisce che il Partito
comunista cinese è favorevole a “lanciare la parola d’ordine dell’immediata
rivoluzione proletaria” anche in assenza di una situazione rivoluzionaria, che
124
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
sostiene l’abbandono della “lotta per i diritti democratici e per gli interessi vitali
del popolo lavoratore nei paesi capitalisti”45, che esso rende “assoluta”34 la lotta
armata e così via. Frequentemente essi appongono al Partito comunista cinese
etichette come “opportunismo di sinistra”, “avventurismo di sinistra” e “trotskismo”.
La verità è che i dirigenti del PCUS stanno facendo questo baccano allo scopo
di nascondere la loro linea revisionista che si oppone alla rivoluzione e la ripudia.
Ciò che essi stanno attaccando come “opportunismo di sinistra” non è altro, in
realtà, che la linea rivoluzionaria marxista-leninista.
Noi abbiamo sempre sostenuto che una rivoluzione non può essere fatta per
decisione soggettiva e che è impossibile farla se non esiste oggettivamente una
situazione rivoluzionaria. Ma lo scoppio di una rivoluzione e la sua vittoria
dipendono non solo dall’esistenza di una situazione rivoluzionaria ma anche dai
preparativi e dagli sforzi compiuti da parte delle forze soggettive rivoluzionarie.
Sarebbe avventurismo “di sinistra” se il partito del proletariato trascurasse di fare
una valutazione accurata sia delle condizioni oggettive che delle forze soggettive
dirette alla rivoluzione e se esso lanciasse avventatamente una rivoluzione prima
che le condizioni siano mature.
Ma sarebbe opportunismo di destra e revisionismo se il partito proletario non
facesse preparativi attivi per la rivoluzione prima che le condizioni siano mature
e se non osasse guidare una rivoluzione e prendere il potere statale quando esiste
una situazione rivoluzionaria e le condizioni sono mature.
Fino a quando non arriva il momento di prendere il potere statale, il compito
fondamentale e più importante per il partito proletario è di concentrarsi nel lavoro
arduo di accumulare le forze rivoluzionarie. La direzione attiva della lotta quotidiana
deve avere quale obiettivo centrale la costruzione della forza rivoluzionaria e i
preparativi per conseguire la vittoria nella rivoluzione quando le condizioni sono
mature. Il partito proletario deve usare le varie forme di lotta quotidiana per elevare
la coscienza politica del proletariato e delle masse popolari, per addestrare le proprie
forze di classe, per temprare le sue capacità combattive e per prepararsi alla
rivoluzione ideologicamente, politicamente, organizzativamente e militarmente. È
solo in questo modo che esso non perderà l’occasione di conquistare la vittoria
quando le condizioni per la rivoluzione sono mature. Altrimenti il partito proletario
si lascerà semplicemente scappare l’occasione di fare la rivoluzione anche quando
esiste oggettivamente una situazione rivoluzionaria.
Mentre sottolineano instancabilmente che non si devono fare rivoluzioni in
assenza di una situazione rivoluzionaria, i dirigenti del PCUS evitano la questione
di come il partito del proletariato debba condurre la lotta rivoluzionaria
quotidiana e accumulare la forza rivoIuzionaria prima che si verifichi una
situazione rivoluzionaria. In realtà essi rinunciano al compito di costruire la forza
rivoluzionaria e di prepararsi alla rivoluzione con il pretesto dell’assenza di una
situazione rivoluzionaria.
Lenin fece una volta un’eccellente descrizione dell’atteggiamento del rinnegato
Kautsky in riferimento alla situazione rivoluzionaria. Egli disse di Kautsky: se è
125
Mao Tse-tung - OPERE
arrivata una crisi rivoluzionaria “allora anch’egli è pronto a diventare un
rivoluzionario! Ma allora, osserviamo un po’, ogni furfante […] si proclamerebbe
rivoluzionario! Se essa non è arrivata, allora Kautsky volta le spalle alla
rivoluzione!”. Come sottolinea Lenin, Kautsky è un tipico filisteo e la differenza
tra un rivoluzionario marxista e un filisteo è che il marxista ha il coraggio di
“preparare il proletariato e tutte le masse lavoratrici e sfruttate per essa (la
rivoluzione)”15. La gente giudicherà da sé se Kruscev e i suoi seguaci assomiglino
al tipo di filisteo alla Kautsky denunciato da Lenin.
Noi abbiamo sempre sostenuto che i partiti proletari nei paesi capitalisti devono
attivamente guidare la classe operaia e il popolo lavoratore nelle lotte per opporsi
al capitale monopolista, per difendere i diritti democratici, per migliorare le
condizioni di vita, per opporsi all’espansione imperialista degli armamenti e ai
preparativi di guerra, per difendere la pace mondiale e per dare vigoroso
appoggio alle lotte rivoluzionarie delle nazioni oppresse.
Nei paesi capitalisti soggetti alla prepotenza, al controllo, all’intervento e
all’aggressione dell’imperialismo USA, i partiti proletari devono tenere alta la
bandiera nazionale dell’opposizione all’imperialismo USA e dirigere le frecce
della lotta di massa principalmente contro l’imperialismo USA, nonché contro il
capitale monopolista e le altre forze reazionarie del paese che tradiscono gli
interessi nazionali. Essi devono unire tutte le forze che possono essere unite e
formare un fronte unito contro l’imperialismo USA e i suoi lacchè.
In questi ultimi anni la classe operaia e il popolo lavoratore in molti paesi
capitalisti sono andati conducendo vaste lotte di massa che colpiscono non solo
il capitale monopolista e le altre forze reazionarie all’interno, ma danno anche un
potente appoggio alle lotte rivoluzionarie dei popoli dell’Asia, dell’Africa,
dell’America Latina e ai paesi del campo socialista. Noi abbiamo sempre
pienamente apprezzato questo contributo.
Mentre dirigono attivamente le lotte immediate, i comunisti devono legarsi alla
lotta per interessi a lunga scadenza e generali, educare le masse a uno spirito
proletario rivoluzionario, elevare incessantemente la loro coscienza politica e
accumulare le forze rivoluzionarie, allo scopo di conseguire la vittoria nella
rivoluzione al momento opportuno. La nostra posizione è conforme al marxismoleninismo.
In contrasto con le posizioni dei marxisti-leninisti, i dirigenti del PCUS
diffondono il concetto che “nei paesi capitalisti altamente sviluppati i compiti
democratici e socialisti sono così strettamente intrecciati che là meno che ovunque
esiste la possibilità di tracciare una qualche sorta di linea di demarcazione”26.
Questo è sostituire le lotte a lunga scadenza con quelle immediate e la rivoluzione
proletaria con il riformismo.
Lenin disse: “Nessuna riforma può essere durevole, genuina e seria se non è
sorretta dai metodi di lotta rivoluzionari delle masse”. Un partito operaio che “non
combina questa lotta per le riforme con i metodi rivoluzionari del movimento
operaio, può essere trasformato in una setta e può risultare staccato dalle masse
126
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
e […] questa è la più grave minaccia al successo del genuino socialismo
rivoluzionario”46.
Egli disse: “Ogni rivendicazione democratica […] è, per gli operai che hanno
coscienza di classe, subordinata ai supremi interessi del socialismo”47. Inoltre, in
Stato e rivoluzione Lenin cita Engels dicendo che dimenticare il grande obiettivo
fondamentale per i momentanei interessi del giorno per giorno, lottare e
adoperarsi per il successo del momento senza considerazione per le conseguenze, sacrificare il futuro del movimento per il suo presente è opportunismo e
opportunismo pericoloso per giunta.
Era precisamente su questo terreno che Lenin criticava Kautsky per il suo “elogiare
il riformismo e sottomettersi alla borghesia imperialista e incolpare e denunciare la
rivoluzione”. Egli disse: “Il proletariato lotta per il rovesciamento rivoluzionario della
borghesia imperialista”, mentre Kautsky “lotta per il ‘miglioramento’ riformista
dell’imperialismo, per l’adattamento ad esso, mentre gli si sottomette”15.
La critica di Lenin a Kautsky è un ritratto che si addice agli attuali dirigenti del PCUS.
Noi abbiamo sempre sostenuto che allo scopo di guidare la classe operaia e le
masse popolari nella rivoluzione, il partito del proletariato deve impadronirsi di
tutte le forme di lotta ed essere in grado di combinare le differenti forme,
sostituendo rapidamente una forma all’altra con il cambiare delle condizioni di
lotta. Esso sarà invincibile in tutte le circostanze se si impadronisce di tutte le forme
di lotta, quella pacifica e quella armata, quella aperta e quella segreta, quella legale
e quella illegale, la lotta parlamentare e la lotta di massa, nonché la lotta interna
e la lotta internazionale.
La vittoria della rivoluzione cinese è stata precisamente il risultato dell’esperta
e completa padronanza di tutte le forme di lotta, in conformità con le specifiche
caratteristiche della rivoluzione cinese, da parte dei comunisti cinesi, che hanno
imparato dall’esperienza storica della lotta proletaria internazionale. La lotta
armata è stata la principale forma della rivoluzione cinese, ma la rivoluzione non
avrebbe potuto essere vittoriosa senza l’uso anche di altre forme di lotta.
Nel corso della rivoluzione cinese il Partito comunista cinese lottò su due fronti.
Esso combattè sia la deviazione di destra del legalitarismo che la deviazione “di
sinistra” illegalista e combinò in modo appropriato la lotta legale con quella
illegale. Nell’intero paese esso combinò correttamente la lotta nelle zone delle
basi rivoluzionarie con la lotta nelle zone del Kuomintang, mentre nelle zone del
Kuomintang esso combinò correttamente il lavoro legale e il lavoro illegale, fece
pieno uso delle possibilità legali e si attenne rigorosamente alle norme del partito
per il lavoro illegale. La rivoluzione cinese ha creato una complessità e varietà di
forme di lotta adatte alle sue condizioni specifiche.
Per sua lunga esperienza pratica, il Partito comunista cinese è pienamente
consapevole del fatto che è sbagliato rifiutare la lotta legale, limitare il lavoro del
partito entro confini ristretti, alienandosi così le masse. Ma non si deve mai tollerare
il legalitarismo smerciato dai revisionisti. I revisionisti rifiutano la lotta armata e tutte
le altre lotte illegali, conducono soltanto lotta e attività legali, confinano le attività del
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Mao Tse-tung - OPERE
partito e la lotta di massa entro il quadro tollerato dalle classi dominanti. Essi
sviliscono e perfino scartano il programma fondamentale del partito, rinunciano alla
rivoluzione e si adattano completamente ai sistemi di legge reazionari.
Come Lenin giustamente disse nella sua critica, i revisionisti come Kautsky
erano degradati e istupiditi dalla legalità borghese. “Per un piatto di lenticchie,
dato alle organizzazioni che sono riconosciute dalla presente legge di polizia, il
diritto proletario alla rivoluzione è stato venduto”48.
Mentre i dirigenti del PCUS e i loro seguaci parlano dell’uso di tutte le forme
di lotta, in realtà essi sono per il legalitarismo e scartano l’obiettivo della
rivoluzione proletaria con il pretesto del cambiamento delle condizioni di lotta.
Questo è di nuovo sostituire il leninismo con il kautskismo.
I dirigenti del PCUS fanno spesso uso della grande opera di Lenin Estremismo,
malattia infantile del comunismo, per giustificare la loro linea revisionista e
hanno fatto di essa una “base” per i loro attacchi al Partito comunista cinese.
Questo è naturalmente vano. Come tutte le altre sue opere, questo libro di Lenin
può soltanto servire quale arma per i marxisti-leninisti nella lotta contro le varie
specie di opportunismo e non può mai servire quale strumento dell’apologetica
revisionista.
Quando Lenin criticava la malattia infantile dell’estremismo e chiedeva al partito
del proletariato di essere abile nell’applicare la tattica rivoluzionaria e di fare
meglio i preparativi per le rivoluzioni, egli aveva già rotto con i revisionisti della
Seconda Internazionale e aveva fondato la Terza Internazionale.
Proprio in Estremismo, malattia infantile del comunismo, egli affermò che il
nemico principale del movimento operaio internazionale a quel tempo era il tipo
di opportunismo alla Kautsky. Egli sottolineò ripetutamente che se non fosse stata
compiuta una rottura con il revisionismo, non si sarebbe potuto parlare di come
impadronirsi della tattica rivoluzionaria.
Questi compagni che Lenin criticava per la loro malattia infantile di “estremismo”
volevano la rivoluzione, mentre il revisionista dell’ultim’ora Kruscev è contro di
essa; egli deve pertanto essere incluso nella stessa categoria di Kautsky e non ha
alcun diritto di parlare della questione di combattere la malattia infantile
dell’“estremismo”.
È estremamente assurdo che i dirigenti del PCUS appongano l’etichetta di
“trotskismo” al Partito comunista cinese. In realtà è proprio Kruscev che ha
ereditato gli attributi del trotskismo e che è al fianco dei trotskisti oggi.
Il trotskismo si manifesta in differenti modi su differenti questioni e porta spesso
la maschera di “ultraestremismo di sinistra”, ma la sua essenza è l’opposizione alla
rivoluzione, il ripudio della rivoluzione.
Per quanto riguarda il fatto fondamentale della loro opposizione alla rivoluzione
proletaria e alla dittatura del proletariato, il trotskismo e il revisionismo della Seconda
Internazionale sono virtualmente identici. Ecco perché Stalin disse ripetutamente che
il trotskismo è una varietà di menscevismo, è kautskismo e socialdemocrazia, è un
distaccamento avanzato della borghesia controrivoluzionaria.
128
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
Nella sua essenza l’attuale revisionismo di Kruscev si oppone anch’esso alla
rivoluzione e la ripudia. Pertanto l’unica conclusione logica è che il revisionismo
di Kruscev è non solo tagliato dalla stessa stoffa del kautskismo, ma converge
altresì con il trotskismo per contrastare la rivoluzione. Kruscev farebbe meglio ad
apporre a se stesso l’etichetta di trotskismo.
Due differenti linee, due risultati differenti
La storia è il più eloquente dei testimoni. Una ricca esperienza è stata acquisita
dopo la Seconda guerra mondiale sia nel movimento comunista internazionale
che nelle lotte rivoluzionarie dei popoli. C’è stata esperienza di successi ed
esperienza di insuccessi. I comunisti e i popoli rivoluzionari di tutti i paesi devono
trarre le giuste conclusioni da questa esperienza storica.
I paesi dell’Europa orientale, dell’Asia e dell’America Latina che sono riusciti a fare
una rivoluzione socialista dopo la guerra, l’hanno fatta seguendo la linea rivoluzionaria marxista-leninista e la strada della Rivoluzione d’Ottobre. Ora, oltre all’esperienza della Rivoluzione d’Ottobre, c’è l’esperienza della rivoluzione cinese,
l’esperienza della rivoluzione dei paesi socialisti dell’Europa orientale, della Corea,
del Vietnam e di Cuba. Le vittoriose rivoluzioni di questi paesi hanno arricchito e
sviluppato il marxismo-leninismo e l’esperienza della Rivoluzione d’Ottobre.
Dalla Cina a Cuba, tutte queste rivoluzioni senza eccezione sono state vinte con
la lotta armata e con la lotta contro l’aggressione e l’intervento armato imperialista.
Il popolo cinese ha raggiunto la vittoria nella sua rivoluzione dopo aver
condotto guerre rivoluzionarie per 22 anni, inclusi i tre anni della Guerra di
liberazione in cui esso sconfisse completamente i reazionari di Chiang Kai-shek
che erano pienamente appoggiati dall’imperialismo USA.
Il popolo coreano ha condotto quindici anni di lotta armata rivoluzionaria contro
l’imperialismo giapponese a cominciare dagli anni ’30, ha creato e ampliato le sue
forze armate rivoluzionarie e ha finalmente ottenuto la vittoria con l’aiuto dell’esercito
sovietico. Dopo la fondazione della Repubblica democratica popolare di Corea ci
sono voluti altri tre anni di guerra contro l’aggressione armata dell’imperialismo USA
prima che la vittoria della rivoluzione potesse essere consolidata.
Il popolo vietnamita ha conquistato il potere statale con l’insurrezione armata
dell’agosto del 1945. Immediatamente dopo ha dovuto cominciare a combattere
una guerra di liberazione nazionale, durata 8 anni, contro l’imperialismo francese
e per sconfiggere l’intervento armato dell’imperialismo USA e solo allora ha
trionfato nel Vietnam del nord. Il popolo del Vietnam del sud sta ancora
conducendo un’eroica lotta contro l’aggressione armata dell’imperialismo USA.
Il popolo cubano ha iniziato la sua insurrezione armata nel 1953 e poi ci sono
voluti più di due anni di guerra rivoluzionaria popolare prima che esso rovesciasse
il dominio dell’imperialismo USA e del suo fantoccio cubano, Batista. Dopo la sua
vittoriosa rivoluzione, il popolo cubano ha sconfitto invasioni armate di mercenari
degli imperialisti USA e salvaguardato i frutti della rivoluzione.
129
Mao Tse-tung - OPERE
Anche gli altri paesi socialisti sono stati tutti creati attraverso la lotta armata.
Quali sono le principali lezioni del successo delle rivoluzioni proletarie nei
paesi che vanno dalla Cina a Cuba, dopo la Seconda guerra mondiale?
1. La rivoluzione violenta è una legge universale della rivoluzione proletaria. Per
realizzare la transizione al socialismo, il proletariato deve condurre la lotta armata,
infrangere la vecchia macchina dello Stato e instaurare la dittatura del proletariato.
2. I contadini sono i più fidati alleati del proletariato. Il proletariato deve fare
stretto assegnamento sui contadini, creare un largo fronte unito basato sull’alleanza operai-contadini e insistere nella direzione proletaria della rivoluzione.
3. L’imperialismo USA è il nemico principale della rivoluzione popolare in tutti
i paesi. Il proletariato deve tenere alta la bandiera nazionale dell’opposizione
all’imperialismo USA e avere il coraggio di lottare con ferma risoluzione contro
gli imperialisti americani e contro i loro lacchè nel proprio paese.
4. La rivoluzione delle nazioni oppresse è un alleato indispensabile della
rivoluzione proletaria. Gli operai di tutti i paesi devono unirsi ed essi devono
unirsi con tutte le nazioni oppresse e con tutte le forze che si oppongono
all’imperialismo e ai suoi lacchè per formare un largo fronte unito internazionale.
5. Per fare una rivoluzione è essenziale avere un partito rivoluzionario. Il trionfo
della rivoluzione proletaria e il trionfo della dittatura del proletariato sono
impossibili senza un partito proletario rivoluzionario creato in conformità con la
teoria e lo stile rivoluzionari del marxismo-leninismo, un partito che è irriducibilmente avverso al revisionismo e all’opportunismo e che assume un atteggiamento
rivoluzionario verso le classi dominanti reazionarie e il loro potere statale.
Insistere nella lotta armata rivoluzionaria è di primaria importanza non solo per
la rivoluzione proletaria ma anche per la rivoluzione democratica nazionale delle
nazioni oppresse. La vittoria della guerra di liberazione nazionale algerina ha
stabilito un buon esempio a questo proposito.
L’intera storia dei partiti proletari dopo la Seconda guerra mondiale ha dimostrato
che quei partiti che hanno seguito la linea della rivoluzione, hanno adottato la
corretta strategia e tattica e hanno attivamente guidato le masse nella lotta
rivoluzionaria, sono capaci di guidare la causa rivoluzionaria avanti passo dopo
passo fino alla vittoria e di sviluppare vigorosamente la loro forza. Al contrario tutti
quei partiti che hanno adottato una linea opportunista non rivoluzionaria e hanno
accettato la linea di Kruscev della “transizione pacifica”, stanno causando gravi danni
alla causa rivoluzionaria e si stanno trasformando in partiti senza vita e riformisti o
stanno degenerando completamente e servendo quali strumenti della borghesia
contro il proletariato. Esistono non pochi esempi di ciò.
I compagni del Partito comunista dell’Irak erano una volta pieni di ardore
rivoluzionario. Ma ad essi fu imposta l’accettazione della linea revisionista di
Kruscev mediante pressione esterna ed essi persero la vigilanza verso la
controrivoluzione. Nel colpo di Stato armato controrivoluzionario, molti compagni dirigenti hanno sacrificato eroicamente la loro vita, migliaia di comunisti e di
rivoluzionari iracheni sono stati massacrati a sangue freddo, il potente Partito
130
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
comunista iracheno è stato disperso e la causa rivoluzionaria dell’Irak ha subito
un grave regresso. Questa è una lezione tragica negli annali della rivoluzione
proletaria, una lezione scritta col sangue.
I dirigenti del Partito comunista algerino danzavano al bastone di comando di
Kruscev e della direzione del Partito comunista francese e accettavano completamente la linea revisionista contro la lotta armata. Ma il popolo algerino ha
rifiutato di ascoltare queste assurdità. Esso ha lottato coraggiosamente per
l’indipendenza nazionale contro l’imperialismo, ha condotto una guerra di
liberazione nazionale per più di sette anni e ha costretto alla fine il governo
francese a riconoscere l’indipendenza dell’Algeria. Ma il Partito comunista
algerino che aveva seguito la linea revisionista della direzione del PCUS aveva
perso la fiducia del popolo algerino e la sua posizione nella vita politica algerina.
Durante la rivoluzione cubana alcuni dirigenti del Partito socialista popolare
rifiutavano di seguire la linea rivoluzionaria marxista-leninista, la corretta linea
della lotta armata rivoluzionaria ma, seguendo la linea revisionista di Kruscev,
sostenevano la “transizione pacifica” e si opponevano alla rivoluzione violenta.
In queste circostanze, i marxisti-leninisti fuori e dentro il partito cubano
rappresentati dal compagno Fidel Castro hanno messo giustamente da parte quei
dirigenti che si opponevano alla rivoluzione violenta, si sono uniti e hanno fatto
la rivoluzione con il popolo rivoluzionario cubano e hanno alla fine ottenuto una
vittoria di grande importanza storica.
Alcuni dirigenti del Partito comunista francese, di cui Thorez è un rappresentante, seguono da molto tempo una linea revisionista, hanno fatto pubblicità alla
“via parlamentare” in risposta al bastone di comando di Kruscev e in realtà hanno
ridotto il partito comunista al livello di un partito socialdemocratico. Essi hanno
cessato di dare attivo appoggio alle aspirazioni rivoluzionarie del popolo e hanno
ammainato la bandiera nazionale di opposizione all’imperialismo USA. Il risultato
del loro perseguire questa linea revisionista è che il partito comunista, che una
volta aveva grande influenza tra il popolo, è diventato sempre più isolato dalle
masse ed è sempre più degenerato.
Alcuni dirigenti del Partito comunista indiano, rappresentati da Dange, seguono
da molto tempo una linea revisionista, hanno ammainato la bandiera della
rivoluzione e non hanno guidato le masse nelle lotte rivoluzionarie nazionali e
democratiche. La cricca di Dange è scivolata sempre più in basso sulla via del
revisionismo ed è degenerata nel nazionalsciovinismo, in strumento della politica
reazionaria dei grandi latifondisti e della grande borghesia dell’India e ha
rinnegato la causa del proletariato.
I fatti dimostrano che due linee fondamentalmente differenti portano a due risultati
fondamentalmente differenti. Tutte queste lezioni meritano uno studio attento.
Da Browder e Tito a Kruscev
Il revisionismo di Kruscev ha profonde radici storiche e sociali e porta l’impronta
131
Mao Tse-tung - OPERE
dell’epoca. Come disse Lenin: “L’opportunismo non è un accidente, una colpa,
un errore, un tradimento di individui, ma il prodotto sociale di un’intera epoca
storica”48. Mentre dopo la Seconda guerra mondiale il movimento comunista
internazionale ha fatto grandi progressi, esso ha prodotto la sua antitesi all’interno
dei suoi ranghi: una corrente avversa di revisionismo, opposta al socialismo, al
marxismo-leninismo e alla rivoluzione proletaria. Questa corrente avversa è stata
principalmente rappresentata prima da Browder, poi da Tito e ora da Kruscev. Il
revisionismo di Kruscev non è altro che la continuazione e lo sviluppo del
browderismo e del titoismo.
Browder iniziò a mostrare il suo revisionismo intorno al 1935. Egli venerava la
democrazia borghese, tralasciava di fare le necessarie critiche al governo borghese
e considerava la dittatura della borghesia una cosa eccellente per i comunisti avendo
come slogan: “Il comunismo è americanismo del ventesimo secolo”49.
Con la formazione dei fronti uniti antifascisti internazionali e interni durante la
Seconda guerra mondiale, egli rimase ossessionato dalla “democrazia”, dal
“progresso” e dalla “ragione” borghese, si prosternò davanti alla borghesia e
degenerò in un puro e semplice capitolardo.
Browder propagava un’intera serie di punti di vista revisionisti che abbellivano
la borghesia e contrastavano ed eliminavano la rivoluzione.
Egli affermava che la Dichiarazione di Teheran emessa dai governi di Unione
Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna inaugurava un’epoca di “fiducia e collaborazione a lunga scadenza” tra il capitalismo e il socialismo ed era in grado di
garantire “una pace stabile per generazioni”50.
Egli diffondeva l’idea che gli accordi internazionali tra l’Unione Sovietica, gli
Stati Uniti e la Gran Bretagna, rappresentavano “gli interessi più vitali di ogni
nazione e ogni popolo del mondo senza eccezione”50 e che la prospettiva di caos
interno “è incompatibile con la prospettiva dell’ordine internazionale”. Perciò era
necessario opporsi a “un’esplosione di conflitti di classe” all’interno del paese e
“minimizzare e porre definiti limiti alla lotta di classe interna”51.
Egli diffondeva l’opinione che una nuova guerra mondiale sarebbe stata “un
vero catastrofico sfacelo di una gran parte del mondo” e “avrebbe potuto gettare
[...] indietro nella barbarie la maggior parte del mondo per 50 o 100 anni” e che
era necessario porre “l’accento sull’accordo che trascende tutte le divisioni di
classe”52 allo scopo di cancellare il disastro della guerra.
Egli patrocinava la linea di fare assegnamento “completamente sulla persuasione e convinzione democratica”53 per realizzare il socialismo e dichiarava che dopo
la Seconda guerra mondiale alcuni paesi “hanno acquisito condizioni in cui è
diventata possibile una transizione pacifica al socialismo”54.
Egli negava il ruolo indipendente dei partiti proletari, dicendo che “gli obiettivi
politici pratici che essi (i comunisti) si pongono saranno per lungo tempo in
accordo, su tutti i punti essenziali, con gli obiettivi di una massa molto più grande
di non comunisti”50.
Guidato da queste idee, egli dissolse il Partito comunista degli Stati Uniti d’America.
132
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
Per un certo tempo il revisionismo di Browder ha portato la causa rivoluzionaria
del proletariato americano sull’orlo del precipizio e ha contaminato i partiti
proletari di altri paesi con il veleno del liquidazionismo.
La linea revisionista di Browder fu contrastata da molti comunisti americani,
capeggiati dal compagno William Z. Foster e fu respinta e ripudiata da molti partiti
fratelli. Ma la tendenza revisionista rappresentata dal browderismo non fu
totalmente criticata e liquidata nel movimento comunista internazionale nel suo
complesso. Nelle nuove circostanze, dopo la guerra, la tendenza revisionista si
sviluppò di nuovo tra i ranghi comunisti di alcuni paesi.
Nei paesi capitalisti lo sviluppo della tendenza revisionista si è manifestata
innanzitutto nel fatto che i dirigenti di alcuni partiti comunisti hanno abbandonato
la linea rivoluzionaria marxista-leninista e hanno abbracciato la linea della
“transizione pacifica”. Questa linea è chiaramente incarnata nella teoria di
Togliatti delle riforme di struttura che sostiene la conquista della direzione dello
Stato da parte del proletariato attraverso le vie legali della democrazia borghese
e la trasformazione socialista dell’economia nazionale mediante nazionalizzazioni
e pianificazioni che servono il capitale monopolista. Secondo questa linea è
possibile creare nuovi rapporti di produzione socialisti e attuare la transizione al
socialismo senza infrangere la macchina dello Stato borghese. In pratica ciò
equivale a far degenerare il comunismo nella socialdemocrazia.
Nei paesi socialisti la tendenza revisionista è apparsa dapprima in Jugoslavia.
La capitolazione all’imperialismo USA è un’importante caratteristica del revisionismo
di Tito. Tito e la sua cricca non solo si sono venduti anima e corpo all’imperialismo
USA, non solo hanno restaurato il capitalismo in Jugoslavia, ma sono diventati uno
strumento imperialista per minare il campo socialista e il movimento comunista
internazionale e stanno giocando il ruolo di distaccamento speciale dell’imperialismo
USA per sabotare la rivoluzione mondiale.
Nei suoi sforzi per servire l’imperialismo USA e contrastare ed eliminare la
rivoluzione proletaria, la cricca di Tito ha apertamente asserito che la rivoluzione
violenta è diventata “sempre più superflua come mezzo per risolvere le
contraddizioni sociali”55 e che “il processo di evoluzione verso il socialismo”
attraverso un parlamento borghese “non soltanto è possibile, ma è già diventato
un fatto reale”56. Essa paragona virtualmente il capitalismo al socialismo,
affermando che il mondo di oggi “nel suo complesso è profondamente ‘immerso’
nel socialismo, è diventato socialista”57. Essa dice anche che “ora la questione:
socialismo o capitalismo? è già risolta su scala mondiale”58.
Il revisionismo browderiano, la teoria delle riforme di struttura e il revisionismo
di Tito: queste sono state le manifestazioni principali della tendenza revisionista
dopo la Seconda guerra mondiale.
Tra il ventesimo e il ventiduesimo Congresso del PCUS, la linea revisionista di
Kruscev della “transizione pacifica”, della “coesistenza pacifica” e della “competizione pacifica” è diventata un sistema completo. Egli è andato smerciando ovunque
questa roba come una sua “nuova creazione”. In realtà non si tratta di niente di nuovo,
133
Mao Tse-tung - OPERE
ma soltanto di una combinazione rimaneggiata e pomposa del revisionismo
browderiano, della teoria delle riforme di struttura e del revisionismo di Tito. Nelle
relazioni internazionali il revisionismo di Kruscev pratica la capitolazione
all’imperialismo USA; nei paesi imperialisti e capitalisti esso pratica la capitolazione
alle classi dominanti reazionarie; nei paesi socialisti esso incoraggia lo sviluppo delle
forze capitaliste.
Se Bernstein, Kautsky e gli altri revisionisti della Seconda Internazionale erano
fusi in una sola linea e appartenevano alla stessa famiglia al tempo della Prima
guerra mondiale, allora la stessa cosa è vera per Browder, Tito e Kruscev dopo
la Seconda guerra mondiale.
Browder ha posto in chiaro questo punto. Egli scrisse nel 1960: “Kruscev ha ora
adottato l’‘eresia’ per la quale io fui cacciato dal partito comunista nel 1945”. E ha
aggiunto: la nuova politica di Kruscev “è pressoché parola per parola la stessa
linea che io sostenevo 15 anni fa. Perciò il mio crimine è diventato, almeno per
il momento, la nuova ortodossia”59.
Lo stesso Kruscev ha ammesso che egli e la cricca di Tito “appartengono alla
stessa idea e sono guidati dalla stessa teoria”60.
Nella fattispecie, il revisionismo di Kruscev è ancora più pernicioso del
revisionismo di Bernstein, Kautsky, Browder e Tito. Perché? Perché l’URSS è il
primo Stato socialista, un vasto paese del campo socialista e la patria del
leninismo. Il PCUS è un grande partito, creato da Lenin e nel movimento
comunista internazionale esso gode di un prestigio forgiato dalla storia. Kruscev
sta sfruttando la sua posizione quale dirigente del PCUS e dell’Unione Sovietica
per far accettare la sua linea revisionista.
Egli descrive la sua linea revisionista come una linea “leninista” e sfrutta il
prestigio del grande Lenin e del grande partito bolscevico per confondere e
ingannare il popolo.
Sfruttando il prestigio ereditato dal PCUS e la posizione di un grande partito e
di un vasto paese, egli è andato agitando la sua bacchetta e ha impiegato ogni
genere di misure politiche, economiche e diplomatiche per costringere altri ad
accettare la sua linea revisionista.
In linea con la politica imperialista di corruzione dell’aristocrazia operaia, egli
sta corrompendo alcuni dirigenti comunisti imborghesiti del movimento comunista internazionale che hanno tradito il marxismo-leninismo e li sta inducendo
ad acclamare e a servire la linea controrivoluzionaria dei dirigenti del PCUS.
Ecco perché tutti gli altri revisionisti, sia passati che presenti, sono dei nani al
cospetto di Kruscev.
Come pone in rilievo la Dichiarazione del 1957, la sorgente sociale del moderno
revisionismo è la resa alla pressione imperialista esterna e l’accettazione dell’influenza borghese interna.
Come i vecchi revisionisti, i moderni revisionisti corrispondono alla descrizione fatta da Lenin: “[…] obiettivamente essi sono un distaccamento politico della
borghesia, […] essi sono i trasmettitori della sua influenza, i suoi agenti nel
movimento operaio”48.
134
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
Il fondamento economico dell’apparizione del moderno revisionismo, come
per il vecchio revisionismo è, detto con le parole di Lenin, “una sezione
insignificante della ‘parte superiorÈ del movimento operaio”61.
Il moderno revisionismo è il prodotto della politica dell’imperialismo e del
capitale monopolista internazionale ambedue capeggiati dagli Stati Uniti. Atterriti
dalla politica di ricatto nucleare e sedotti dalla politica di corruzione, i moderni
revisionisti stanno servendo da pedine dell’imperialismo USA e dei suoi servili
seguaci nel contrastare la rivoluzione.
Il revisionista Kruscev è anche sconvolto dallo spavento per le isteriche grida
di guerra degli imperialisti USA e pensa che questa “Arca di Noè”, la terra, sia
minacciata di distruzione da un momento all’altro e ha completamente perso la
fiducia nel futuro dell’umanità. Mascherandosi dietro pretesi interessi dello Stato
sovietico, egli ha paura che le rivoluzioni delle classi e delle nazioni oppresse
possano creargli guai e coinvolgerlo. Perciò egli cerca di contrastare ogni
rivoluzione con tutti i mezzi e, come nel caso del Congo, non si fa scrupoli di agire
in combutta con l’imperialismo USA per soffocare una rivoluzione popolare. Egli
pensa che facendo così potrà evitare rischi e allo stesso tempo cospirare con
l’imperialismo USA per dividere il mondo in sfere d’influenza e prendere così due
piccioni con una fava. Tutto ciò serve solo a dimostrare che Kruscev è il più grande
capitolardo della storia. L’attuazione della perniciosa politica di Kruscev recherà
inevitabilmente un danno inestimabile alla stessa grande Unione Sovietica.
Perché il revisionismo di Kruscev è apparso nell’Unione Sovietica, uno Stato
socialista con una storia di parecchi decenni? In effetti questo non è poi tanto
strano. Perché in ogni paese socialista la questione di chi vincerà tra il socialismo
e il capitalismo può essere risolta solo gradualmente in un periodo storico molto
lungo. Finché vi sono forze capitaliste e vi sono classi nella società, c’è terreno
per lo sviluppo del revisionismo.
Kruscev afferma che nell’Unione Sovietica sono state abolite le classi, il pericolo
della restaurazione del capitalismo è escluso ed è in corso la costruzione del
comunismo. Tutte queste asserzioni sono menzogne.
In realtà per effetto del dominio revisionista di Kruscev, della dichiarazione
aperta che lo Stato sovietico ha cambiato natura e non è più una dittatura del
proletariato e dell’attuazione di un’intera serie di linee politiche erronee interne
ed esterne, le forze capitaliste nella società sovietica sono diventate una valanga
che dilaga in tutti i campi della vita nell’URSS, compresi i campi politico,
economico, culturale e ideologico. La sorgente sociale del revisionismo di
Kruscev è insita proprio nelle forze capitaliste che si stanno incessantemente
propagando nell’Unione Sovietica.
Il revisionismo di Kruscev rappresenta e serve queste forze capitaliste. Perciò
esso non porterà mai il comunismo al popolo sovietico; al contrario esso sta
mettendo gravemente a repentaglio i frutti del socialismo e sta aprendo le porte
alla restaurazione del capitalismo. Questa è proprio la via dell’“evoluzione
pacifica” vagheggiata dall’imperialismo USA.
135
Mao Tse-tung - OPERE
L’intera storia della dittatura del proletariato ci dice che la transizione pacifica
dal capitalismo al socialismo è impossibile. Però esiste già il precedente jugoslavo
dell’“evoluzione pacifica” del socialismo di nuovo al capitalismo. Ora il revisionismo
di Kruscev sta portando l’Unione Sovietica lungo questa strada.
Questa è la lezione più grave della storia della dittatura del proletariato. Tutti
i marxisti-leninisti, tutti i rivoluzionari e le generazioni a venire non devono in
nessun caso dimenticare questa grande lezione.
Le nostre speranze
Sono trascorsi solo otto anni dal ventesimo Congresso del PCUS. In questo
periodo di storia estremamente breve, il revisionismo di Kruscev ha inflitto danni
molto grandi e gravi all’Unione Sovietica e alla causa rivoluzionaria del proletariato internazionale.
Adesso è ora, adesso è proprio ora, di ripudiare e liquidare il revisionismo di
Kruscev!
Qui vorremmo dare un consiglio ai compagni dirigenti del PCUS: dato che così
tanti opportunisti e revisionisti sono stati gettati nella spazzatura della storia,
perché dovreste anche voi seguirne ostinatamente la sorte?
Qui inoltre noi esprimiamo la speranza che quei compagni dirigenti di altri partiti
fratelli che hanno commesso errori revisionisti pensino a questo: che cosa ci hanno
guadagnato seguendo la linea revisionista dei dirigenti del PCUS? Noi comprendiamo
che, eccetto coloro che sono profondamente affondati nel pantano del revisionismo,
un numero rilevante di compagni sono stati confusi e ingannati o costretti a seguire
la via sbagliata. Noi crediamo che tutti coloro che sono rivoluzionari proletari
sceglieranno in definitiva la linea rivoluzionaria e respingeranno la linea
controrivoluzionaria, sceglieranno alla fine il marxismo-leninismo e respingeranno
il revisionismo. Noi nutriamo grandi speranze a questo riguardo.
Il revisionismo non potrà mai arrestare la ruota della storia, la ruota della
rivoluzione. I dirigenti revisionisti, che non fanno la rivoluzione, non potranno mai
impedire ai genuini marxisti e al popolo rivoluzionario di fare la rivoluzione. In La
rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky Lenin scrisse che quando Kautsky
diventò un rinnegato, il marxista tedesco Liebknecht potè soltanto esprimere il suo
appello alla classe operaia in questo modo: “Mettere da parte tali ‘dirigenti’, liberarsi
dalla loro propaganda che istupidisce e degrada, levarsi in rivolta malgrado essi,
senza essi e marciare sulle loro teste verso la rivoluzione!”.
Quando il revisionismo della Seconda Internazionale prevaleva in molti partiti
d’Europa, Lenin attribuì grande importanza alle vedute del comunista francese
Paul Golay.
Golay diceva: “I nostri avversari gridavano al fallimento del socialismo. Questo
è un po’ troppo sbrigativo. Chi oserebbe tuttavia pretendere che hanno del tutto
torto? Quello che sta morendo al presente non è affatto il socialismo, ma una
varietà di socialismo, edulcorato, senza spirito d’ideali e senza passione, dai modi
136
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
di panciuto funzionario e di buon padre di famiglia, un socialismo senza
ardimento né furore, amante delle statistiche e con il naso immerso negli accordi
amichevoli con il capitalismo, un socialismo preoccupato delle sole riforme e che
ha venduto il suo diritto di primogenitura per un piatto di lenticchie, un socialismo
che appare alla borghesia come un regolatore delle impazienze popolari e un
freno automatico delle audacie proletarie”62.
Quale superba descrizione! Lenin la chiamò la voce onesta di un comunista
francese. Vi è ora chi chiede: non è forse precisamente il moderno revisionismo la
“varietà di socialismo” che sta morendo? Essi sentiranno presto il forte risonare delle
voci oneste di innumerevoli comunisti all’interno dei partiti dominati dal revisionismo.
“Mille vele passano accanto al relitto, diecimila piantine germogliano oltre
l’albero appassito”. Il falso socialismo sta morendo, mentre il socialismo scientifico sta sprigionando giovanile vigore e sta avanzando a passi più grandi che mai.
Il socialismo rivoluzionario con la sua vitalità supererà tutte le difficoltà e gli
ostacoli e avanzerà passo dopo passo verso la vittoria, fino a quando avrà
conquistato il mondo intero.
Vogliamo terminare questo articolo con le parole conclusive del Manifesto del
partito comunista: “I comunisti disdegnano di celare le loro opinioni e i loro obiettivi.
Essi dichiarano apertamente che i loro fini possono essere conseguiti soltanto con
il rovesciamento violento di tutti gli ordinamenti sociali esistenti. Che le classi
dominanti tremino al pensiero dello scoppio di una rivoluzione comunista. I proletari
non vi hanno da perdere che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.
Proletari di tutti i paesi, unitevi!”.
NOTE
1. N.S. Kruscev, Rapporto del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione
Sovietica al ventesimo Congresso del partito.
2. N.S. Kruscev, Per nuove vittorie del movimento comunista mondiale, in Problemi della
pace e del socialismo, gennaio 1961.
3. Programma del Partito comunista dell’Unione Sovietica, in La via al comunismo, CELS,
Mosca 1961.
4. E. Berstein, I presupposti del socialismo e i compiti del partito socialdemocratico,
Berlino 1923.
5. E. Bernstein, Che cosa è il socialismo?, Berlino 1922.
6. E. Bernstein, Lo sciopero politico di massa e la situazione politica del Partito
socialdemocratico in Germania, Berlino 1905.
7. V.I. Lenin, La vittoria dei cadetti e i compiti dei partiti operai, in Opere, vol. 10.
137
Mao Tse-tung - OPERE
8. K. Kautsky, La concezione materialista della storia, Berlino 1927.
9. K. Kautsky, La socialdemocrazia contro il comunismo, New York 1946.
10. K. Kautsky, La rivoluzione proletaria e il suo programma, Berlino 1922.
11. K. Kautsky, Nuova tattica, in Neue Zeit, n. 46, 1912.
12. Argomento di K. Kautsky citato da G.K. Soselia, Il revisionismo e la teoria marxista della
dittatura del proletariato, Mosca 1960.
13. V.I. Lenin, Saluto ai comunisti italiani, francesi e tedeschi, in Opere, vol. 30.
14. V.I. Lenin, Stato e rivoluzione, in Opere, vol. 25.
15. V.I. Lenin, La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, in Opere, vol. 28.
16. V.I. Lenin, Parole profetiche, in Opere, vol. 27.
17. V.I. Lenin, Coloro che sono terrorizzati dal crollo del vecchio e coloro che lottano per il
nuovo, in Opere, vol. 26.
18. J.V. Stalin, Discorso pronunciato a chiusura del dibattito sul rapporto “La deviazione
socialdemocratica nel nostro partito”, in Opere complete, vol. 8.
19. J.V. Stalin, Questioni del leninismo, in Opere complete, vol. 8.
20. Mao Tse-tung, Sulla contraddizione, in Opere di Mao Tse-tung, vol. 5.
21. Mao Tse-tung, Problemi della guerra e della strategia, in Opere di Mao Tse-tung, vol. 7.
22. Schema di opinioni sul problema del passaggio pacifico (10 novembre 1957).
23. V. Kuusinen e altri, Fondamenta del marxismo-leninismo, Mosca 1959.
24. K. Marx, Sul congresso dell’Aja, discorso a un comizio ad Amsterdam, in Opere complete
di Marx ed Engels, vol. 18.
25. K. Marx, Verbale di una conversazione tra Marx e il corrispondente del giornale “The
World”, in Opere complete di Marx ed Engels, vol. 17.
26. J.A. Beliakov e F. Burlatsky, La teoria della rivoluzione socialista di Lenin e l’epoca
attuale, in Kommunist, n. 13, Mosca 1960.
27. V.I. Lenin, Primo congresso panrusso dei soviet dei deputati operai e soldati di tutta la
Russia, in Opere, vol. 25.
28. V.I. Lenin, Sulle parole d’ordine, in Opere, vol. 25.
29. V.I. Lenin, La situazione politica, in Opere, vol. 21.
138
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev
30. V.I. Lenin, Gente dal prossimo mondo, in Opere, vol. 26.
31. V.I. Lenin, I successi e le difficoltà del potere sovietico, in Opere, vol. 29.
32. F. Konstantinov, Lenin e la nostra epoca, in Kommunist, n. 5, Mosca 1960.
33. A. Mikoyan, Discorso al ventesimo Congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica.
34. Marxismo-leninismo: la base dell’unità del movimento comunista, editoriale di
Kommunist, n. 15, Mosca 1963.
35. Bela Kun, Lezioni della rivoluzione proletaria in Ungheria, Mosca 1960.
36. Come si sta sviluppando il processo rivoluzionario mondiale, in Sovietskaya Rossia,
1 agosto 1963.
37. L.I. Breznev, Discorso al dodicesimo Congresso del Partito comunista cecoslovacco, in
Pravda, 6 dicembre 1962.
38. K. Gottwald, Discorso alla sessione plenaria del Comitato centrale del Partito comunista
cecoslovacco, 17 novembre 1948.
39. Mao Tse-tung, Forze rivoluzionarie del mondo, unitevi per combattere l’aggressione
imperialista!, in Opere di Mao Tse-tung, vol. 10.
40. Mao Tse-tung, Abbandonate le illusioni, preparatevi alla lotta, in Opere di Mao Tsetung, vol. 11.
41. A. Butenko, Guerra e rivoluzione, in Kommunist, n. 4, Mosca 1961.
42. Discorso di J.F. Dulles alla quarantunesima convenzione annuale dell’Internazionale
di Kiwanis, 21 giugno 1956.
43. J.F. Dulles, Discorso al pranzo annuale della Associated Press il 22 aprile 1957, in New
York Times, 23 aprile 1957.
44. V.I. Lenin, Le elezioni per l’Assemblea costituente e la dittatura del proletariato, in Opere,
vol. 26.
45. Lettera aperta del Comitato centrale del PCUS a tutte le organizzazioni del partito, a tutti
i comunisti dell’Unione Sovietica, in Tempi Nuovi, n. 29, 1963.
46. V.I. Lenin, Al segretario della Lega di propaganda socialista, in Opere, vol. 21.
47. V.I. Lenin, Intorno a una caricatura del marxismo e all’“economicismo imperialista”,
in Opere, vol. 23.
48. V.I. Lenin, Il fallimento della Seconda Internazionale, in Opere, vol. 21.
139
Mao Tse-tung - OPERE
49. Citato da William Z. Foster nella Storia del Partito comunista degli Stati Uniti, in
International Publishers, New York 1952.
50. E. Browder, Teheran: la nostra via in guerra e in pace, in International Publishers, New
York 1944.
51. E. Browder, Teheran e l’America, in Workers Library Publishers, New York 1944.
52. E. Browder, I comunisti e l’unità nazionale, in Workers Library Publishers, New York
1944.
53. E. Browder, La via alla vittoria, in Workers Library Publishers, New York 1941.
54. E. Browder, Il comunismo mondiale e la politica estera degli Stati Uniti, New York 1948.
55. I. Kosanovic, Materialismo storico, Belgrado 1958.
56. E. Kardelj, La democrazia socialista nella pratica jugoslava, conferenza tenuta agli
attivisti del Partito norvegese del lavoro a Oslo, l’8 ottobre 1954.
57. M. Todorovic, Sulla dichiarazione concernente le relazioni tra la LCJ e il PCUS, in
Kommunist (Belgrado), n. 7-8, 1956.
58. M. Perovic, Politicka Ekonomija, Belgrado 1958.
59. E. Browder, Come Stalin distrusse il Partito comunista americano, in Harper’s
Magazine, New York, marzo 1960.
60. Intervista di N.S. Kruscev con corrispondenti stranieri a Brioni, in Jugoslavia, 28 agosto
1963.
61. V.I. Lenin, L’opportunismo e il crollo della Seconda Internazionale, in Opere, vol. 18.
62. P. Golay, Il socialismo che sta morendo e il socialismo che deve rinascere, Losanna 1915.
140
DIALOGO DURANTE L’INCONTRO CON UNA
DELEGAZIONE CULTURALE ALGERINA
(15 aprile 1964)
Presidente: Da quanto tempo siete qui?
Malek Ben Nabi: Da otto giorni.
Presidente: Mi risulta che avete sottoscritto un accordo sulla collaborazione
culturale.
Malek Ben Nabi: Sottoscriveremo due accordi. Uno culturale e uno sulla
collaborazione radiotelevisiva1.
Presidente: Della vostra delegazione questa volta fanno parte anche molti
specialisti. Cosa fa questo signore? [Il capodelegazione presenta al Presidente il
membro della delegazione]. Vi diamo un caloroso benvenuto. Il popolo cinese
si rallegra della vostra visita. La vostra vittoria è una cosa grandiosa. In Africa c’è
solo il vostro Stato che è nato in seguito a una guerra. Avete piantato una bandiera
per l’Africa. Ciò ha grosse ripercussioni non solo in Africa ma anche in Asia e in
America Latina. Ciò dimostra che di fatto un esercito piccolo e debole può battere
un forte esercito imperialista di 800.000 uomini. Voi non avevate neanche 80.000
uomini, probabilmente solo 30.000. Ora molti francesi hanno lasciato il paese e
oltre un milione di altri cittadini sono anch’essi usciti dal paese. Non è così?
Malek Ben Nabi: Sì è così.
Presidente: A causa di ciò non c’erano più insegnanti nelle scuole, medici negli
ospedali, mancavano infermieri. Due anni fa sono anche [...].
Malek Ben Nabi: Un anno e mezzo fa.
Presidente: Adesso va meglio. Adesso avete di nuovo alcuni insegnanti, alcuni
medici, alcuni ingegneri. Anche le fabbriche possono aprire di nuovo, le
cooperative agricole possono essere rimesse in funzione. Apparentemente non
siete senza intellettuali. Non siete anche voi intellettuali? Tra di voi non ci sono
professori e specialisti? Mi riferisco adesso solo alla vostra cultura, non all’economia e nemmeno all’assistenza medica. Da voi ora l’esercito esegue alcuni lavori,
non è vero?
Malek Ben Nabi: L’esercito prende parte a grandi progetti di ricostruzione e al
lavoro di amministrazione locale.
Presidente: Anche da noi era così; forse il nostro livello culturale è meno alto
del vostro.
Malek Ben Nabi: Crediamo che sia proprio il contrario.
Presidente: Il nostro paese prima aveva molti analfabeti. Ottanta persone su
cento non conoscevano alcun segno. La maggioranza del nostro esercito era
composto di persone che erano oppresse e non avevano molta cultura.
Mao Tse-tung - OPERE
Combatterono per più di dieci anni; da una parte combattevano, dall’altra
studiavano. Solo dopo la Liberazione ebbero l’opportunità di frequentare una
scuola, ma non avevano mai avuto basi culturali. Perciò lavoravano assieme agli
intellettuali del Kuomintang rimasti sul continente. Quando il Kuomintang partì,
gli intellettuali non lo seguirono. Neanche gli ingegneri lo seguirono. Il Kuomintang
afferma di aver portato via due milioni di persone dal continente. Ma si trattava
soprattutto di membri dell’esercito. Prima aveva un esercito di parecchi milioni
di uomini, dopo numerose battaglie era rimasto con 300.000 uomini. Adesso ha
circa 600.000 uomini. Gli ufficiali di Chiang Kai-shek erano tutti diplomati
all’Accademia militare. Dei nostri ufficiali al contrario solo pochi avevano
concluso l’Accademia militare. La maggior parte degli ufficiali non ha mai
frequentato nessuna Accademia militare. Ma questo esercito di operai e di
contadini ha battuto l’esercito degli intellettuali. Gli intellettuali del Kuomintang
non avevano intelletto così come non ne avevano gli ufficiali francesi. Un tempo
avevate un presidente del consiglio di nome Abbas; una volta ha avuto un
colloquio con me e ha detto che nell’esercito francese gli ufficiali venivano istruiti
con i miei scritti sulla guerra.
Ben Kobbi: Questo compagno [indica Laqizi] ha scritto un libro in proposito.
Presidente: Io dissi ad Abbas che l’esercito francese reprimeva il popolo, perciò
non poteva utilizzare le nostre esperienze. A quanto mi risulta anche l’esercito
statunitense utilizza il nostro materiale per istruire le truppe reazionarie del
Vietnam meridionale che combattono contro il popolo. Ma le nostre esperienze
sono esperienze di guerra condotta da un esercito del popolo. Furono raccolte
da un esercito del popolo, perciò esse non possono in ultima analisi essere
utilizzate dai reazionari. [A Laqizi] Che libro avete scritto?
Laqizi: Ho scritto un lavoro sul fatto che gli ufficiali francesi utilizzavano i lavori
del presidente Mao per combattere contro di noi. Loro combattevano il popolo
per difendere il feudalesimo, mentre a noi le opere del Presidente insegnavano
a combattere per il popolo contro il feudalesimo.
Presidente: Giusto. Il risultato fu che la Francia non ha vinto e voi avete
raggiunto la vittoria. Prendiamo la Cina: forse che non ha battuto l’imperialismo
e i reazionari al suo interno? Non avete voi battuto l’imperialismo e i reazionari
interni? Cuba non ha sconfitto i lacchè dell’imperialismo e conquistato la vittoria?
Noi combattemmo ventidue anni, voi avete combattuto sette anni, Cuba solo tre
anni. La situazione era ogni volta diversa, per questo ci sono state queste
differenze. A voi sono occorsi sette anni a causa della vostra situazione e delle
forze del nemico, mentre nel caso di Cuba tre anni furono sufficienti. Noi a causa
della nostra condizione abbiamo impiegato ventidue anni. Non possiamo
addebitare tutto al nemico, alcune cose dobbiamo ascriverle a noi stessi. Il nostro
partito ha commesso molti errori: abbiamo commesso errori di opportunismo di
destra e alcune volte anche errori di opportunismo “di sinistra”. A causa di un
nostro errore perdemmo completamente le basi nel sud; ciò non lo possiamo
attribuire a Chiang Kai-shek, di ciò abbiamo noi stessi la colpa. Perdemmo tutto,
142
Dialogo durante l’incontro con una delegazione culturale algerina
dovemmo percorrere dodicimila chilometri in fuga verso il nord, perdemmo le
basi nel sud, il nostro esercito si ridusse per ciò da 300.000 a 20.000 uomini. Allora
io dissi che così era più facile svolgere il nostro compito. Noi potemmo fare il
bilancio delle nostre esperienze. Questo esercito di 20.000 uomini combattè poi
contro l’imperialismo giapponese e ritornò a essere di nuovo un esercito di più
di un milione di uomini. Nel frattempo la popolazione delle nostre basi crebbe
fino a cento milioni, il numero dei membri del partito crebbe da alcune decine
di migliaia a diversi milioni. Se siete venuto in Cina per studiare, dovete analizzare
questo capitolo della storia, dovete analizzare la nostra sconfitta e i nostri errori.
Non lo avete ancora fatto?
Malek Ben Nabi: Signor Presidente, siamo venuti in Cina per imparare dal capo
della Cina. Voi avete guidato il popolo cinese attraverso una lotta di 40 anni fino
alla vittoria definitiva. Ciò che più ci ha spinti a venire sono i successi dei cinesi
e non le sconfitte. Questi successi ci fanno capire che sotto la guida del Presidente
venne costruita una forte organizzazione politica. In questi giorni abbiamo
imparato a conoscere i vari sviluppi dell’organizzazione politica. Prima eravamo
a Canton, ora siamo a Changsha; il nostro viaggio non si limita naturalmente ai
soli avvenimenti storici. Poiché il signor Presidente ha menzionato proprio il
nostro connazionale Abbas, desidero spiegare a nome mio e a nome dei miei
compagni qualcosa. Abbas appartiene alla classe che da voi viene chiamata classe
dei compradores. Il nostro gruppo dirigente con a capo Ben Bella è pronto a
eliminare i suoi errori. Noi appoggiamo la tradizione rivoluzionaria della quale
parlava prima il Presidente.
Presidente: Abbas non lavora più, non collabora più con voi.
Malek Ben Nabi: Noi non abbiamo solo la speranza di migliorare la nostra
organizzazione politica; desideriamo soprattutto migliorare il nostro modo di
pensare.
Presidente: Ciò è bene.
Malek Ben Nabi: Penso che non debba dilungarmi troppo nella descrizione
della situazione che si è creata dopo la ritirata del colonialismo francese
dall’Algeria, poiché ne ho già parlato durante il mio ultimo colloquio con il primo
ministro Chou En-lai. Inoltre il primo ministro Chou En-lai ci ha fatto notare che
il presidente Mao Tse-tung ha l’abitudine di tenere colloqui brevi. Questa regola
del presidente Mao Tse-tung nei colloqui la vogliamo fare nostra. Un’altra ragione
è che il presidente Mao Tse-tung conosce sufficientemente la situazione di allora.
Presidente: È bene che i francesi e gli algerini loro seguaci se ne siano tutti andati,
così avete tra di voi meno elementi con interessi contraddittori. Su un foglio di carta
bianco si può scrivere e dipingere molto meglio. Avete un peso ridotto. Iniziate dal
principio, create qualcosa con le mani libere. Ciò che l’imperialismo ha raggiunto,
ciò che il capitalismo ha raggiunto, anche i nostri popoli possono raggiungerlo.
Semplicemente non posso credere che solo i capitalisti europei, nordamericani e
giapponesi possano realizzare alcune cose. In primo luogo noi abbiamo più uomini,
gli oppressi di tutto il mondo sono la maggioranza. In secondo luogo tra questi
143
Mao Tse-tung - OPERE
uomini ci sono sempre capi e quadri abbastanza buoni che possono imparare ciò
che non sanno. Le difficoltà si possono superare. Vedete, voi avete superato le
difficoltà incarnate nel forte esercito francese di 800.000 uomini; per quale motivo
non dovreste adesso riuscire a superare le difficoltà che incontrate nell’economia,
nella cultura e nella politica? Cito l’aspetto politico perché ci sono sempre persone
che sono contro di voi, anche taluni che dicono di volervi sostenere, non è vero?
Malek Ben Nabi: Intorno al nostro paese ci sono forze reazionarie capitaliste e
nel paese stesso abbiamo pur sempre seguaci del nuovo e del vecchio
colonialismo che sono contro la nostra nuova forma di democrazia e di libertà.
Presidente: Nel paese non avete alcuna forza reazionaria?
Malek Ben Nabi: Nel periodo del dominio coloniale i francesi favorirono la
nascita di una borghesia per sottomettere così il popolo. Questa borghesia
divenne poi la locale classe burocratica. Essi volevano esercitare il controllo sul
popolo. Questa massa borghese è stata prodotta dal colonialismo. Una parte di
queste persone a suo tempo conquistò un posto importante nell’economia. Si
componeva di elementi di destra, di elementi reazionari che provenivano dalla
destra. C’era anche un altro gruppo, un gruppo di reazionari che veniva da
“sinistra”. Si trattava di alcune persone che pensavano di se stessi di avere una
ideologia progressista, addirittura comunista, mentre in realtà sono trotskisti. Il
Partito comunista algerino appartiene a questo gruppo. Come sapete il Partito
comunista algerino è diretto dal Partito comunista francese.
Presidente: Il vostro partito comunista ci serba rancore già da molto tempo,
perché non abbiamo voluto parlare con loro e abbiamo detto che non avevano
una loro posizione politica. Dicemmo: “Voi vi chiamate partito comunista, tuttavia
non avete partecipato alla rivoluzione e anzi eravate contro di essa. Solo più tardi,
quando si cominciò a delineare una possibile vittoria della rivoluzione, diceste
che volevate prendervi parte. Ma allora era già troppo tardi”. Perciò non abbiamo
nulla da dirci. Con voi invece possiamo parlare. È un po’ come con Cuba.
Malek Ben Nabi: Ringraziamo il Presidente per la sua fiducia nelle nostre forze
rivoluzionarie. I miei compagni e io ripeteremo ciò ai rivoluzionari nel nostro paese.
Presidente: È stato ragionevole da parte vostra rimuovere Abbas e Belkassem.
Queste persone non valevano più nulla. Perciò bisogna sostenere voi e il vostro
partito. Mi hanno detto che il Fronte di liberazione nazionale terrà presto un
congresso.
Malek Ben Nabi: Inizia il sedici di questo mese.
Presidente: Quando ripartite voi?
Malek Ben Nabi: Il 21.
Presidente: Oggi è il 15? Vi rimangono quindi ancora quattro o cinque giorni.
Quali sono i vostri piani? Andate a Shanghai?
Malek Ben Nabi: Attendiamo che il signor Ting Hsiun risolva questa questione.
Presidente: [A Ting] Non hanno più molto tempo, bisogna fare in modo che lo
trascorrano bene. Non fa niente, se visitano un paio di luoghi in meno; non
devono sovraffaticarsi. [Al capodelegazione] Siete arrivati da Canton o dal Nord?
144
Dialogo durante l’incontro con una delegazione culturale algerina
Malek Ben Nabi: Siamo giunti a Pechino da Hongkong via Canton.
Presidente: Non fa nulla se anche visitate un po’ di luoghi in meno.
Malek Ben Nabi: La nostra sete di sapere è molto grande. Per un viaggio in Cina
occorre molto tempo e molti di noi non avranno in ogni caso occasione di
ritornare, perciò desideriamo sfruttare tutte le possibilità per portare a casa un
raccolto più abbondante.
Presidente: La Cina deve essere vista da due lati, dal lato dei suoi successi e dal
lato delle sue carenze, dei suoi errori. Se non si comprende un lato, non si può
capire neanche l’altro. È come da voi, anche voi avete questi due lati. Avete anche
vie tortuose dietro di voi. Per quale motivo Abbas e Belkassem non hanno potuto
essere della partita?
Malek Ben Nabi: Ciò è avvenuto (anche in questo il viaggio in Cina ci ha dato
una grossa lezione) perché le condizioni nelle quali si è sviluppato il movimento
rivoluzionario nel nostro paese non sono uguali. C’era di fatto una preparazione
politica, ma mancava la base ideologica. A Changsha in Cina abbiamo compreso:
niente è stato così a cuore al presidente Mao negli ultimi trent’anni come il
reclutamento dei quadri, la costruzione di un nucleo che sia in grado di creare una
ideologia rivoluzionaria.
Presidente: Sembra molto necessario che ora voi educhiate gli uomini
ideologicamente. Noi avevamo la stessa situazione. Da noi la rivoluzione
borghese democratica era preparata in modo relativamente approfondito,
disponevamo dell’esperienze di alcuni decenni.
Nel popolo, nel partito e tra i quadri è piuttosto chiaro cosa si intende per
imperialismo, per feudalesimo e per borghesia compradora. È piuttosto chiaro
che politica bisogna fare contro questi. Tuttavia abbiamo deviato dal percorso e
commesso degli errori. Invece non esiste alcuna chiarezza su come si pratica il
socialismo. Per questo motivo ora dobbiamo di nuovo portare avanti un processo
di educazione socialista nei confronti dei vecchi e dei nuovi quadri. Quattordici
anni dopo la vittoria abbiamo di nuovo intrapreso l’educazione socialista. Se non
vediamo noi stessi chiaramente, come possiamo educare gli altri? Ora la situazione
è un po’ migliorata.
Malek Ben Nabi: Sulla situazione della rivoluzione nel nostro paese desidero
precisare un punto: il pensiero rivoluzionario nel nostro paese è sorto spontaneamente nella gioventù. Lenin parlava di “radicalismo di sinistra”, di malattia infantile
del comunismo, cosa che si può attribuire anche al pensiero rivoluzionario nel nostro
paese. In altre parole abbiamo attraversato lo stadio delle malattie infantili.
Presidente: Anche noi abbiamo attraversato malattie infantili più di tre volte. Alla
fine perdemmo le nostre basi al sud e dovemmo percorrere più di diecimila
chilometri; questa fu la Lunga Marcia. Allora parlammo di “dogmatismo”. Cioè non
imparavamo dalla realtà cinese, ma copiavamo libri, copiavamo dogmi e copiavamo
le esperienze straniere. Commettemmo anche parecchie volte l’errore di opportunismo di destra o, come si dice ora, di revisionismo. Questo è un pensiero che viene
dalla borghesia. Dovete esaminare una volta questo nostro capitolo storico, tuttavia
145
Mao Tse-tung - OPERE
non dovete dilungarvi troppo a farlo, alcune settimane dovrebbero bastare. [A Chou
Er-fu] Potete parlarne anche tra di voi. Tu hai preso parte alla battaglia contro Chen
Tu-hsiu e Wang Ming?
Chou Er-fu: Ai tempi della battaglia contro Chen Tu-hsiu io ero ancora bambino.
Ma ho preso parte alla fase finale della lotta contro Wang Ming.
Presidente: Chen Tu-hsiu era il primo segretario generale del partito; quest’uomo più tardi divenne trotskista. In seguito ci fu una lunga serie di segretari che
non contavano nulla. Perciò da noi è all’incirca come da voi. Il nostro partito non
ha avuto un cammino facile, è passato attraverso grandi difficoltà e bisogni. Anche
adesso nel nostro partito non tutto è in ordine. Molti membri del partito
considerano la loro appartenenza al partito come un’insegna, mentre in realtà essi
sono elementi della nuova borghesia. Questo succede anche a molti quadri.
Desidero consigliarvi di comprendere questo aspetto, che vi sarà utile.
Malek Ben Nabi: I miei compagni e io siamo convinti che le opinioni esternate
dal signor Presidente racchiudono la verità, poiché lei ha condotto la più grande
rivoluzione del XX secolo. Le forze oscure da lei appena menzionate sono
sufficienti a distruggere la causa rivoluzionaria. Presso di noi (intendo non solo
l’Algeria, ma l’intero blocco arabo) non sono state ancora stilate norme di
vigilanza, con cui riconoscere gli elementi che all’esterno sono rivoluzionari, ma
che in realtà possono rovinare la rivoluzione. Affermo ciò non in quanto capo
della delegazione culturale algerina, ma nella mia veste di scrittore.
Presidente: Voi siete scrittore, cosa avete scritto?
Chou XX: Ha scritto quindici libri.
Presidente: Su quali argomenti?
Chou Er-fu: Soprattutto politica, in seguito anche un libro dal titolo L’Afroasiatismo.
Presidente: Oh!
Malek Ben Nabi: Poiché è stato menzionato il mio libro L’Afroasiatismo,
desidero dire qualcosa al riguardo. Non sapevo che stasera saremmo stati ricevuti
dal Presidente, perciò ho lasciato il libro alla pensione e non ho potuto portarlo.
Per quanto mi riguarda, in realtà sono venuto in Cina perché volevo regalare
questo libro al Presidente. Posso tornare indietro ora per rimediare a questa
situazione incresciosa?
Presidente: Sì. [A Chou Er-fu] Domani sono qui?
Chou Er-fu: [Al capodelegazione] Io posso consegnare il libro. Domani voi
andrete a Shaoshan, la vecchia residenza del Presidente.
Malek Ben Nabi: Vedere il vecchio luogo di residenza del Presidente sarà, per
quanto riguarda me e i miei compagni, il momento più alto e luminoso della nostra
visita in Cina.
Presidente: Dopo la Liberazione ci sono stato solo una volta. Sono più di
trent’anni che me ne sono andato. Non che io prima non abbia voluto ritornarci,
ma il Kuomintang non me lo lasciava fare!
Malek Ben Nabi: Abbiamo avuto grande fortuna in Cina perché abbiamo potuto
conoscere le singole fasi della rivoluzione cinese. Dapprima abbiamo visitato
146
Dialogo durante l’incontro con una delegazione culturale algerina
l’Istituto di formazione per il movimento dei contadini a Canton. Più tardi abbiamo
visitato a Pechino il museo militare; lì abbiamo visto il percorso della Lunga
Marcia. Abbiamo sentito che lei definisce eroica la Lunga Marcia (qui eroico si
riferisce agli avvenimenti e non agli uomini). Ma quando lasciammo il museo,
all’uscita scoprimmo una parola del presidente Mao Tse-tung: “Sono gli uomini
il fattore decisivo per la vittoria della rivoluzione, non le armi”. Contemporaneamente vedemmo anche un’espressione simile di Lin Piao.
Presidente: Sono gli uomini che portano a compimento ogni cosa. In principio
non avevamo una sola arma, ma adesso che siamo al potere possiamo aprire da
soli delle fabbriche. Le armi vengono prodotte dagli uomini e dagli uomini
vengono anche utilizzate e le armi vengono anche portate via dagli uomini. Voi
non avete adesso ancora raggiunto la fase in cui potete produrre da soli delle armi,
ma avete aziende di riparazione per armi. Queste aziende potranno essere
trasformate più tardi in aziende di produzione. Potete iniziare con le armi leggere
e accelerare lo sviluppo fino alla produzione di artiglieria pesante e di mezzi
corazzati. Potrete portare lo sviluppo fino a questa fase. Non posso credere che
solo i francesi siano in grado di costruire cannoni e che il popolo algerino non
possa arrivarci. I francesi avevano accumulato duecento anni di esperienza, voi
solo qualche anno. Potrete giungere a questo traguardo anche più velocemente
dei francesi. La Francia ha una popolazione di quaranta milioni di persone; voi
ne avete solo poco più di dieci milioni. Per quale motivo potè allora il vostro paese
con una popolazione di solo dieci milioni di persone battere la Francia che ha una
popolazione di ben quaranta milioni di persone? Per questo avete un grande
futuro. La mia conversazione con voi è diversa da quella con la delegazione
parlamentare francese. A loro non raccontai nulla dei nostri primi errori e a
maggior ragione nulla degli errori che commettiamo oggi. Quanto a voi invece,
noi speriamo che voi comprendiate veramente la situazione della Cina e non solo
da un lato. I membri della borghesia francese non vogliono sentire nulla del
genere. Parlare delle esperienze della rivoluzione a loro non importa niente. Sono
contro la rivoluzione, di cosa dobbiamo parlare con loro? Voi al contrario siete
un partito rivoluzionario. Quando ricevo un partito rivoluzionario dedico
l’introduzione alle esperienze di entrambe le parti. Questo lo racconto solo a voi.
Anche ai partiti rivoluzionari degli altri paesi parlo di ciò, ma il vostro partito
comunista non appartiene a questa categoria. Verranno con fatica e quando lo
faranno anche allora non parlerò di ciò.
Malek Ben Nabi: Il Partito comunista algerino è seguace di Thorez, mentre il
Partito comunista cinese fu dall’inizio alla fine seguace di Marx, Engels e Lenin.
Questa differenza è enorme.
Presidente: Anche noi non ci capiamo con il Partito comunista francese. Non
ha ancora mandato qua una delegazione. Attualmente tra i partiti comunisti non
regna l’unanimità, c’è qualche piccola contraddizione, che non è grande, ma
neppure troppo piccola. Ciò è naturale. Come possiamo capirci ad esempio noi
con il vostro Partito comunista algerino? Prendiamo come ulteriore esempio il
147
Mao Tse-tung - OPERE
Partito comunista francese. Questi si rivoltano quotidianamente contro di noi, ci
chiamano dogmatici e poi ancora trotskisti. Allora voi adesso state parlando con
me trotskista, con me dogmatico. L’unica cosa che non dicono è che noi siamo
revisionisti.
Ora che si fa? Di cosa desiderate ancora parlare?
Malek Ben Nabi: L’ho già detto prima, ci interessiamo allo sviluppo delle singole
fasi della rivoluzione cinese. Adesso si è sviluppata fino alla fase delle comuni del
popolo. Questa è una fase estremamente importante. Ci è ormai chiaro che questo
passo presso alcuni partiti comunisti ha incontrato critiche. Ma noi siamo convinti
che questo sia il migliore passo della Cina sulla strada verso il socialismo e il
comunismo.
Presidente: Forse, ma si deve attendere. Noi siamo adesso solo allo stadio
sperimentale, un giudizio conclusivo potrà essere dato solo in seguito. Alcuni
partiti comunisti sono contro le nostre misure. Dicono che non valiamo nulla.
Sono come gli imperialisti. Anche gli imperialisti sono contro le nostre comuni
popolari. Gli imperialisti sono contro e il Partito comunista francese è contro. È
probabile che ci siano alcuni vantaggi, ma non vuol dire che l’esito sia sicuro. Ma
se le comuni popolari non avessero affatto vantaggi, per quale motivo gli
imperialisti sarebbero contrari? Esse sarebbero ben accolte da loro. In altre parole
noi non vogliamo percorrere la strada capitalista, vogliamo percorrere quella
socialista. Il vostro partito comunista invece non è preparato a praticare il vero
socialismo. Noi però non abbiamo fretta di giungere a un giudizio conclusivo.
Vogliamo aspettare per vedere se alla fine le comuni falliranno o si svilupperanno.
Tempo fa gli imperialisti dicevano che il governo cinese sarebbe fallito. Ora di ciò
non si parla quasi più, perché chiaramente la Cina non è crollata. Per quanto mi
riguarda, io, come persona, però crollerò, presto sarò dov’è Marx. I nostri medici
infatti non possono garantire che io viva ancora molti anni. Questa è una legge
oggettiva. Tutti gli uomini devono morire. Questa è dialettica. Tutte le cose hanno
un inizio e una fine, ma quando muore un uomo oppure quando muore un
gruppo di uomini questo non significa che uno Stato muoia. Marx non è più in
vita così come Engels, ma dopo di loro vennero Lenin e Stalin. Adesso anche
questi due non vivono più, ma per questo è forse morto il mondo? Non solo non
è morto, ma si è ulteriormente sviluppato. Si è vinta la rivoluzione cinese, si è vinta
la rivoluzione cubana. Tutto questo successe conformemente alle leggi. [Al
capodelegazione] Quanti anni avete?
Malek Ben Nabi: Cinquantanove anni.
Presidente: Siete ancora giovane. [Al vicecapodelegazione) E voi quanti anni
avete?
Ben Kobbi: Trentun anni.
Presidente: Noi abbiamo ancora qualche anno davanti a noi, voi vivrete ancora
a lungo.
Ben Kobbi: Auguriamo sinceramente al presidente Mao Tse-tung una lunga vita,
una vita lunga il più possibile.
148
Dialogo durante l’incontro con una delegazione culturale algerina
Presidente: Una vita più lunga possibile è ben detto. Si può vivere a seconda
delle forze più a lungo, ma non si può aggirare la morte. Nella storia cinese non
è mai successa una cosa del genere. Per piacere fate pervenire dopo il vostro
ritorno i miei saluti al vostro Presidente. Ditegli che gli auguro buona salute,
successo nel suo lavoro, superamento delle difficoltà e progresso.
Malek Ben Nabi: Signor Presidente, la ringraziamo particolarmente di averci
ricevuto. Ci ha dedicato il suo tempo, sebbene avesse da sbrigare altri importanti
lavori. Desidero esprimerle la stima del popolo algerino. È lei che ha guidato in
Cina la causa della rivoluzione. Ciò che desidero esprimere è che il popolo
algerino nei confronti della Cina prova i più profondi sentimenti di amicizia. I
nostri due popoli hanno lo stesso nemico, il colonialismo. Infatti le condizioni
nelle quali la vostra lotta ha luogo sono pressoché uguali. Sappiamo che voi avete
battuto il nemico con le armi che avete preso a lui stesso. Il popolo algerino ha
battuto nello stesso modo l’esercito francese con le armi che gli ha strappato dalle
mani. Desideriamo esprimere al popolo cinese la nostra sincera ammirazione.
Presidente: Trasmettete al popolo del vostro paese la mia stima ed esprimete
ai capi del vostro paese la mia stima. Come si scrive il nome del vostro presidente
Ben Bella? [L’interprete scrive il nome su un pezzo di carta che il Presidente, dopo
aver letto il nome, trattiene].
Malek Ben Nabi: La ringraziamo e le esprimiamo ancora una volta la nostra
sincera stima. La ringraziamo per l’accoglienza cordiale.
Presidente: Grazie, arrivederci.
NOTE
1. La delegazione algerina sottoscrisse a Pechino un accordo per la collaborazione
culturale e un accordo per la collaborazione nel campo della radio e della televisione
tra l’Algeria e la Repubblica popolare cinese.
149
TELEGRAMMA DI AUGURI PER IL 70° COMPLEANNO
DI KRUSCEV
(16 aprile 1964)
Al primo segretario del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione
Sovietica, presidente del Consiglio dei ministri dell’Unione Sovietica, compagno
Kruscev.
Caro compagno, in occasione del tuo 70° compleanno ci felicitiamo con te e ti
auguriamo buona salute e lunga vita.
I membri del Partito comunista cinese e il popolo cinese provano da sempre
profondi sentimenti di fratellanza e di amicizia e la più grande stima nei confronti
dei membri del Partito comunista dell’Unione Sovietica e del popolo sovietico, che
sono cresciuti nella patria del leninismo e possiedono una tradizione rivoluzionaria
di lunga data e si congratulano di cuore con loro per i grandi successi raggiunti nei
decenni trascorsi dopo la Rivoluzione d’Ottobre. I popoli di entrambi i paesi fratelli,
Cina e Unione Sovietica, hanno interessi comuni e comuni obiettivi di lotta.
In linea di massima finché noi perseveriamo sulle posizioni del marxismoleninismo, l’imperialismo con gli Stati Uniti alla testa e i reazionari di tutti i paesi non
mitigheranno in nessun caso la loro politica ostile all’Unione Sovietica, alla
Repubblica popolare cinese, al comunismo, alla rivoluzione e ai popoli. Siamo
fermamente convinti che entrambi i partiti comunisti, entrambi gli Stati ed entrambi
i popoli saranno a lungo strettamente uniti nella lotta contro l’imperialismo e i
reazionari di tutti i paesi, nel mantenimento del marxismo-leninismo e
dell’internazionalismo proletario, nel sostegno ai movimenti rivoluzionari dei popoli
e delle nazioni oppresse di tutto il mondo e nella difesa della pace mondiale. Ciò
corrisponde al desiderio dei popoli dei nostri due paesi e al desiderio dei popoli
rivoluzionari dei paesi di tutto il mondo. Sebbene attualmente tra noi e voi esistano
divergenze di opinioni su una serie di questioni importanti del marxismo-leninismo
e vi sia disaccordo, siamo tuttavia fermamente convinti che questa è solo una
condizione transitoria. Se un giorno dovessero avvenire nel mondo gravi incidenti,
entrambi i partiti, entrambi i paesi ed entrambi i popoli saranno uniti e affronteranno
insieme il nemico. Facciamo tremare l’imperialismo e i reazionari di tutti i paesi con
la nostra solidarietà! Essi in definitiva saranno battuti.
Possano vivere a lungo la grande solidarietà e l’amicizia tra i popoli della Cina e
dell’Unione Sovietica!
Possa vivere a lungo il marxismo-leninismo!
Il Presidente del Comitato centrale del Partito comunista cinese, Mao Tse-tung
Il Presidente della Repubblica popolare cinese, Liu Shao-chi.
Il Presidente del Comitato permanente dell’Assemblea popolare nazionale della
Repubblica popolare cinese, Chu Teh.
Il Presidente dei ministri del Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese,
Chou En-lai.
SULLA RIEDUCAZIONE MEDIANTE IL LAVORO
(28 aprile 1964)
Resoconto della conversazione con Hsie Fu-chih.
Hsie Fu-chih: L’anno scorso ci siamo occupati energicamente della rieducazione,
ciononostante è stato il migliore degli ultimi anni anche per quanto concerne la
produzione. Ma il problema della relazione tra rieducazione e produzione
all’interno della rieducazione attraverso il lavoro finora non è ancora stato risolto.
Presidente: In definitiva durante la rieducazione mediante il lavoro qual è
l’aspetto principale? La rieducazione degli uomini o la produzione, o dobbiamo
ritenere entrambe ugualmente importanti? Si devono ritenere più importanti
l’uomo o le cose, o entrambi allo stesso modo? Alcuni compagni ritengono che
solo le cose sono importanti e non l’uomo. Di fatto quando il lavoro sugli uomini
è ben svolto, anche le cose marciano bene.
Hsie Fu-chih: Quando ero nella prigione n° 1 della provincia del Chekiang nella
brigata di Shou Shuo, leggevo ad alta voce davanti ai detenuti i Dieci punti 1 che
gli altri compagni del gruppo di lavoro leggevano allo stesso modo nella quinta
brigata di Chiaossu. Dopo la lettura, la grande maggioranza di quei prigionieri che
prima non l’avevano fatto, ammisero la loro colpa e anche molti dei prigionieri
più ostinati cambiarono atteggiamento.
Presidente: Probabilmente si tratta di individui piuttosto capaci. Perché erano
interessati alle due versioni dei Dieci punti?
Hsie Fu-chih: Quando ebbero compreso la politica del partito, sentirono che per
essi e in particolare per le loro famiglie e i loro figli c’era un futuro.
Presidente: Esatto! Finché hanno un futuro, hanno fiducia nella rieducazione,
altrimenti vedono solo oscurità e non hanno fiducia nella rieducazione!
Hsie Fu-chih: Molti quadri al principio erano fortemente contrari a dare lettura
dei Dieci punti davanti ai prigionieri, ma dopo la lettura era più facile trattare con
i prigionieri. Di conseguenza anche i quadri cambiarono atteggiamento.
Presidente: I quadri erano contrari in così gran numero alla lettura dei Dieci
punti perché temevano che dopo la lettura i loro metodi non avrebbero più
funzionato. Non credevano che si potesse trasformare la maggior parte dei
prigionieri in uomini nuovi. Nel passato gli ufficiali dell’Esercito rosso nel
comandare i loro soldati usavano pugni, bastonate, insulti, arresti e fucilazioni. Un
comandante di compagnia o di plotone che non picchiava, non inveiva o non
metteva in mostra la propria autorità, non aveva nessun mezzo per imporsi ai suoi
Mao Tse-tung - OPERE
soldati. La cosa andò avanti molti anni; più tardi si fece il bilancio delle esperienze
e avvenne un graduale mutamento grazie al quale i soldati erano più facili da
gestire. Se si lavora sull’uomo, egli diventa docile senza bisogno di oppressione,
ma bisogna convincerlo. Ora i tuoi metodi di rieducazione mediante il lavoro
cominciano a ottenere successo, ma è solo un inizio e devono in ogni caso essere
portati avanti per lunghi anni prima che funzionino. Il livello dei quadri
attualmente addetti alla rieducazione mediante il lavoro non è cambiato.
Hsie Fu-chih: La qualità dei quadri addetti alla rieducazione mediante il lavoro
è piuttosto bassa, ma il loro compito è importante. L’attività nel campo della
rieducazione mediante il lavoro comprende tanto la lotta di classe quanto la lotta
per la produzione e la sperimentazione scientifica.
Presidente: Come si possono rieducare gli uomini quando noi stessi non
comprendiamo quasi nulla?
Hsie Fu-chih: Dopo esserci messi d’impegno e aver fatto ricerche, nella
rieducazione mediante il lavoro abbiamo adottato i “quattro primati”, i “due
primati” e “due clemenze e due rigori”. Nel trattamento delle persone che hanno
scontato la loro pena e che iniziano un lavoro, abbiamo adottato le “quattro
permanenze” e le “quattro non permanenze” e ai quadri addetti alla rieducazione
mediante il lavoro chiediamo che essi abbiano una formazione quattro volte
superiore a quella dei prigionieri.
Presidente: Molto bene e cosa succede in altri luoghi?
Hsie Fu-chih: Vogliamo diffondere questi metodi gradualmente attraverso la
sperimentazione su casi-tipo. Il lavoro di rieducazione mediante il lavoro dei
criminali di guerra giapponesi e cinesi è stato abbastanza buono. Dopo il loro rilascio
la grande maggioranza di loro, inclusi casi singolari, si sono comportati bene.
Presidente: Quando depongono le armi, sono disarmati e si sono arresi e a certe
condizioni, la grande maggioranza dei nemici può essere rieducata, ma occorrono
una buona politica e buoni metodi; si devono rieducare consapevolmente da soli,
non si può contare solo sul fatto di ammansirli con l’oppressione.
NOTE
1. Il testo Dieci punti (20 maggio 1963), noto anche come Risoluzione del CC del PCC su
alcuni problemi attuali del lavoro nelle campagne è pubblicato nel vol. 20 delle Opere
di Mao Tse-tung. Il secondo documento Dieci punti (settembre 1963), noto anche come
Politiche del CC del PCC sul Movimento di educazione socialista nelle campagne, venne
redatto da Teng Hsiao-ping e riprendeva il contenuto del primo, svuotandolo però della
sua essenza, la lotta di classe. Questa seconda versione venne in seguito rielaborata da
Liu Shao-chi e pubblicata col titolo Norme sul Movimento di educazione socialista nelle
campagne (10 settembre 1964).
154
LETTERA DEL COMITATO CENTRALE DEL PCC
AL COMITATO CENTRALE DEL PCUS
(7 maggio 1964)
Nel corso del 1964 tra il Comitato centrale del Partito comunista cinese e quello del Partito
comunista dell’Unione Sovietica vennero scambiate varie lettere aperte. Quella che
pubblichiamo qui è a nostro giudizio una delle più significative ai fini della comprensione
della lotta condotta in quel periodo dal Partito comunista cinese.
Per la motivazione dell’inclusione della lettera nelle Opere di Mao Tse-tung rimandiamo
alla nota introduttiva a I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo,
a pag. 35 di questo volume.
Cari compagni,
il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha ricevuto la lettera del
Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica in data 7 marzo
1964.
In tale lettera fate un gran parlare del vostro desiderio di una “composizione più
rapida possibile delle divergenze esistenti” e di “cessare la polemica pubblica tra
i partiti fratelli” e della vostra buona volontà di fare tutto il possibile “per
contribuire a rafforzare l’unità del movimento comunista”. Ma i fatti dimostrano
la completa falsità delle vostre belle parole. Sia prima che dopo la consegna della
vostra lettera non avete mai cessato i vostri attacchi contro il Partito comunista
cinese e altri partiti marxisti-leninisti fratelli. A ogni riunione, nessuna esclusa,
delle organizzazioni democratiche internazionali, in questi ultimi mesi, voi avete
energicamente predicato e perseguito la vostra linea errata e condotto attività
contro la Cina. Ancora alla metà di febbraio di quest’anno, vale a dire tre settimane
prima della vostra lettera del 7 marzo, avete fatto un rapporto anticinese e adottato
una risoluzione anticinese alla sessione plenaria allargata del vostro Comitato
centrale alla quale erano presenti 6.000 persone, dichiarando che avreste
“spiegato pubblicamente” gli “errori” del PCC e che “avreste preso posizione
apertamente e risolutamente contro di esso”.
Tutto ciò rivela chiaramente che, scrivendo la lettera del 7 marzo, stavate
semplicemente facendo il doppio gioco. Mascherandovi dietro la “profonda
preoccupazione per la composizione delle divergenze e per l’unità del movimento comunista internazionale”, voi stavate preparando attivamente un nuovo
attacco contro il Partito comunista cinese e altri partiti marxisti-leninisti fratelli e
tramando un vasto complotto per dividere apertamente il campo socialista e il
movimento comunista internazionale.
Mao Tse-tung - OPERE
Noi vi abbiamo dato ripetute spiegazioni circa la nostra coerente posizione sulla
polemica pubblica. Poiché voi avete ignorato i nostri ripetuti consigli, ostinatamente provocato ed esteso la polemica pubblica e lanciato massicci attacchi
pubblici contro di noi e altri partiti fratelli, noi e gli altri partiti fratelli abbiamo,
naturalmente, il diritto di fare repliche pubbliche, secondo il principio dell’uguaglianza tra partiti fratelli. Abbiamo il diritto che la nostra replica abbia le stesse
dimensioni del vostro attacco.
La nostra stampa non ha ancora finito di rispondere alla vostra lettera aperta del
14 luglio 1963. Noi non abbiamo, non diciamo completato, ma neanche iniziato la
nostra replica agli oltre 2.000 articoli e all’altro materiale anticinese che avete
pubblicato dopo la vostra lettera aperta e al grande numero di risoluzioni,
dichiarazioni e articoli con i quali decine di partiti fratelli ci hanno attaccato. Come
ci può essere chiesto di rinunciare al nostro diritto di replica pubblica, quando voi
avete pubblicato una tale massa di risoluzioni, dichiarazioni, articoli, libri e opuscoli
in cui si attacca il Partito comunista cinese e non li avete mai pubblicamente revocati?
In molte occasioni pubbliche, incluse riunioni internazionali, voi avete violato
i principi fondamentali del marxismo-leninismo e i principi rivoluzionari delle
Dichiarazioni del 1957 e del 1960, diffondendo e perseguendo la vostra linea
generale di “transizione pacifica”, “competizione pacifica” e “coesistenza pacifica”
e avete aspirato a unirvi con l’imperialismo USA, il comune nemico dei popoli di
tutto il mondo, per contrastare il movimento di liberazione nazionale, la
rivoluzione proletaria e la dittatura del proletariato e per minare l’unità del campo
socialista e del movimento comunista internazionale. Avete cercato di imporre la
vostra linea erronea a partiti fratelli e a organizzazioni democratiche internazionali. Come potete aspettarvi che noi e tutti gli altri marxisti-leninisti manteniamo
il silenzio su queste vostre basse azioni e su tali importanti questioni di principio
che riguardano da vicino il futuro della rivoluzione mondiale e il destino
dell’umanità? Come potete aspettarvi che noi ci asteniamo dal denunciare e
contrastare pubblicamente i vostri errori revisionisti e scissionisti e dall’affermare
pubblicamente la nostra posizione e le nostre vedute?
Voi avete detto in precedenza che iniziando la polemica pubblica al ventiduesimo
Congresso del PCUS “agivate alla maniera di Lenin”, ma ora voi dite nella vostra
lettera che astenersi dalla polemica pubblica significa agire secondo “l’eredità di
Lenin”. Quale delle due affermazioni è giusta? Se voi realmente volete la
cessazione della polemica pubblica, non significa forse che il vostro ventiduesimo
Congresso ha sbagliato? Siete voi disposti ad ammettere il vostro errore?
Il rapporto e la risoluzione anticinesi delle sessione plenaria di febbraio del
Comitato centrale del PCUS, pubblicati il 3 aprile 1964 e gli eventi che sono seguiti,
rendono più che mai chiaro che il vostro appello per la cessazione della polemica
pubblica era unicamente diretto a imbavagliarci, così da avere mano libera e fare
avanzare la vostra linea revisionista e scissionista.
Riguardo alla questione dei colloqui tra i partiti cinese e sovietico e di una
conferenza dei rappresentanti di tutti i partiti fratelli, la proposta che noi abbiamo
fatto nella nostra lettera del 29 febbraio 1964 è la seguente: i colloqui tra i partiti cinese
156
Lettera del Comitato centrale del PCC al Comitato centrale del PCUS
e sovietico dovrebbero essere ripresi in ottobre, in modo da poter preparare una
conferenza dei rappresentanti di tutti i partiti fratelli; allo scopo di fare ulteriori
preparativi per la conferenza dei rappresentanti di tutti i partiti fratelli, i colloqui
bilaterali dovrebbero essere seguiti da una riunione dei rappresentanti di diciassette
partiti fratelli; la conferenza dei rappresentanti di tutti i partiti fratelli dovrebbe essere
convocata dopo aver ultimato i preparativi, in modo che essa risulti una conferenza
di unità sulla base dei principi rivoluzionari del marxismo-leninismo.
Nella vostra lettera del 7 marzo 1964 voi non siete d’accordo con questa nostra
ragionevole proposta e ci accusate di tergiversare deliberatamente. Voi volete che
i colloqui tra i partiti cinese e sovietico siano tenuti in maggio, la riunione
preparatoria dei partiti fratelli in giugno-luglio e la conferenza internazionale di
tutti i partiti fratelli nell’autunno di quest’anno.
A prima vista sembra che voi siate molto impazienti ed entusiasti. Ma non è allo
scopo di eliminare le divergenze e rafforzare l’unità che voi avete avanzato questo
pressante calendario. Al contrario un numero sempre crescente di fatti prova che
esso rientra nella vostra macchinazione per accelerare una scissione aperta nel
movimento comunista internazionale.
Il 12 febbraio di quest’anno avete mandato una lettera ai partiti fratelli dietro le
nostre spalle, diretta contro il Partito comunista cinese. La vostra lettera del 22
febbraio 1964 ci ha informato che in quella lettera anticinese voi facevate appello
perché ci venisse “opposto un netto rifiuto” e minacciavate di “prendere misure
collettive”. Alla sessione plenaria del Comitato centrale del PCUS, il 14 e il 15
febbraio di quest’anno, voi avete deciso di “prendere posizione apertamente ed
energicamente contro le tesi erronee e le pericolose azioni della direzione del
PCC”. Ciò significa che avete messo la pallottola in canna e siete pronti a tirare
il grilletto. In tali circostanze non è forse del tutto ipocrita da parte vostra suggerire
che nel maggio di quest’anno siano tenuti colloqui cino-societici per una
“composizione più rapida possibile delle divergenze esistenti”?
Vorremmo chiedere ai compagni del PCUS: perché mai avete tanta fretta? Non
era per caso vostra intenzione assumere il nostro rigetto della vostra proposta di
tenere nel maggio del 1964 i colloqui tra i partiti cinese e sovietico come pretesto
per convocare sfacciatamente e unilateralmente una conferenza internazionale ed
effettuare una scissione aperta?
La coerente posizione del Partito comunista cinese è di mantenere l’unità e
opporsi a una scissione. Noi abbiamo lavorato costantemente per l’eliminazione
delle divergenze e la restaurazione dell’unità. Allo stesso tempo siamo pienamente consci del fatto che le divergenze che abbiamo con voi sono gravi e
coinvolgono un’intera serie di principi fondamentali del marxismo-leninismo.
Esse cominciarono con il ventesimo Congresso del PCUS e si aggravarono al
ventiduesimo Congresso e successivamente. È ovviamente impossibile che tali
divergenze di principio accumulatesi per così lungo tempo possano essere risolte
dall’oggi al domani. Sono necessari tempo e pazienza.
Quando nella nostra lettera del 29 febbraio 1964 noi abbiamo proposto che i
colloqui tra i partiti cinese e sovietico venissero ripresi nell’ottobre di quest’anno,
157
Mao Tse-tung - OPERE
la nostra considerazione principale era di poter disporre di sette mesi di tempo
per fare una serie di cose in via preparatoria. Ad esempio noi dovremmo ricevere
una copia della lettera del 12 febbraio 1964, che voi avete inviato ai partiti fratelli
e prendere conoscenza del suo contenuto; vorremmo vedere i prodigiosi
talismani che avete minacciato di usare, come “esporre apertamente le nostre
vedute”, “pubblicare documenti e materiale”, opporre “il più netto rifiuto” e
applicare “misure collettive” e dovremmo rispondere ai vostri attacchi e reagire
ai vostri nuovi talismani. Ci vuole tempo per tutto ciò.
È deplorevole che fino a oggi voi abbiate ancora rifiutato senza alcuna ragione
di darci una copia della vostra lettera del 12 febbraio 1964 diretta ai partiti fratelli,
nonostante le nostre ripetute preghiere. È chiaro che si tratta di una lettera che
ci attacca e poiché l’avete data a molti partiti fratelli, perché la negate proprio a
noi? Noi abbiamo il diritto di richiedervene una copia. Ora vi preghiamo di nuovo
di inviarci la lettera. Se voi continuerete a rifiutarcela, noi manterremo la nostra
preghiera per diecimila anni.
Per quanto riguarda i vostri talismani, di questi almeno ne avete esibito qualcuno
a partire dal 3 aprile di quest’anno. Sembra che siate infervorati e che abbiate ancora
molte cose da dire. Ma noi non sappiamo ancora quali altri talismani abbiate né quali
siano in effetti il vostro “più netto rifiuto” e le vostre “misure collettive”.
In queste circostanze come è possibile che i colloqui tra i partiti cinese e
sovietico e la conferenza internazionale dei partiti fratelli abbiano successo? Che
cosa vi sarà se non litigi che si concluderanno in un infruttuoso aggiornamento
o in un’aperta scissione finale, con ciascuna parte che se ne va per la propria
strada? È mai possibile che voi siate risoluti a provocare un’aperta scissione?
Compagni! Noi siamo contro la scissione. Tenere colloqui tra i partiti cinese e
sovietico e convocare una conferenza internazionale dei partiti fratelli prima che
tutti i vostri vantati talismani siano stati esibiti, prima che le ragioni e le intenzioni
di ciascuna parte siano state poste in chiaro e prima che esaurienti preparativi
siano stati completati, può solo condurre a una scissione: su ciò non possiamo
essere d’accordo.
Giudicando dalle attuali circostanze, non solo è impossibile tenere i colloqui
bilaterali fra i due partiti in maggio, ma sarà anche troppo presto tenerli in ottobre.
Noi consideriamo più opportuno rinviarli di qualche tempo, alla prima metà
dell’anno prossimo, ad esempio in maggio. Se il Partito comunista cinese o il
Partito comunista dell’Unione Sovietica considereranno allora che il tempo non
è ancora maturo, essi potranno essere ulteriormente rinviati.
La data della convocazione della riunione preparatoria per la conferenza dei
rappresentanti di tutti i partiti comunisti e operai dipenderà dai risultati dei colloqui
tra i partiti cinese e sovietico. La composizione della riunione preparatoria può essere
decisa attraverso consultazioni tra partiti fratelli, ma noi riteniamo tuttora opportuno
che la riunione preparatoria comprenda i 17 partiti fratelli proposti nella nostra lettera
del 29 febbraio 1964 e cioè i partiti d’Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Cina, Corea,
Cuba, Mongolia, Polonia, Repubblica democratica tedesca, Romania, Ungheria,
Unione Sovietica e Vietnam e i partiti d’Indonesia, Giappone, Italia e Francia.
158
Lettera del Comitato centrale del PCC al Comitato centrale del PCUS
In linea di principio noi non siamo contrari ad aumentare il numero dei partecipanti
alla riunione preparatoria. Ma non possiamo essere d’accordo con la proposta,
avanzata nella vostra lettera, di portare il numero dei partiti fratelli da 17 a 26. Infatti
la situazione odierna è molto differente da quella del 1960. In alcuni dei paesi
menzionati nella vostra lista vi sono due partiti. In Australia, ad esempio, vi è un
partito diretto da E.F. Hill e un altro da L.L. Sharkey. Il primo è un partito marxistaleninista e il secondo è un partito revisionista. Una simile situazione si ha in Brasile.
Ovviamente voi e noi siamo d’opinione diversa su quale di questi partiti debba
partecipare alla riunione. In un altro caso, quello dell’India, quelli della cricca di
Dange sono degenerati in pedine della grande borghesia e dei grandi proprietari
terrieri dell’India e in rinnegati del comunismo. Come può essere permesso alla cricca
rinnegata di Dange di partecipare a una riunione dei partiti fratelli? Secondo noi, se
i membri della riunione preparatoria devono essere aumentati, si dovrebbe prima
di tutto prendere in considerazione quei partiti che difendono il marxismo-leninismo
e che stanno conducendo eroiche lotte rivoluzionarie.
Per quanto concerne la conferenza dei rappresentanti di tutti i partiti comunisti
e operai, noi sosteniamo che essa deve essere una conferenza di unità sulla base
del marxismo-leninismo e che non deve assolutamente divenire una conferenza
della scissione. Pertanto devono essere fatti ampi preparativi ed essa non deve
essere convocata in fretta e furia. Questo è il nostro coerente atteggiamento ed
è anche l’atteggiamento di molti altri partiti fratelli, inclusi alcuni che hanno
divergenze ideologiche con noi. Nel passato anche voi avete approvato questo
atteggiamento. Nella vostra lettera del 29 novembre 1963, a noi diretta, voi
eravate d’accordo che dovevano essere create le condizioni perché la conferenza
“non portasse alla scissione del movimento comunista mondiale, ma alla vera
unità e solidarietà di tutti i partiti fratelli e di tutte le forze della pace e del
socialismo”. Se voi non volete un’immediata e aperta scissione, dovete non avere
eccessiva fretta di convocare una conferenza internazionale per l’autunno
prossimo. Vi consigliamo di rifletterci con calma: è meglio che la conferenza
internazionale dei partiti fratelli sia tenuta più tardi anziché prematuramente o
che addirittura non sia tenuta, date le circostanze.
Ora non esiste un’organizzazione internazionale come la Terza Internazionale, né
alcun organismo come gli organismi permanenti della Terza Internazionale che
avevano l’autorità di convocare conferenze internazionali. In queste circostanze
sarebbe sbagliato e intollerabile che uno o più partiti prendessero la decisione
unilaterale di convocare una conferenza dei rappresentanti di tutti i partiti comunisti
e operai, violando così i principi della consultazione e del conseguimento dell’unità
tra i partiti fratelli. Fare ciò sarebbe illegittimo e interamente sbagliato e porterebbe
a gravi conseguenze. Questo è chiaro per voi, per noi e per tutti gli altri partiti
comunisti e operai. Se, disprezzando arrogantemente i consigli del nostro partito e
di molti altri partiti fratelli, il Comitato centrale del PCUS si ostinasse nella sua
condotta e convocasse in tutta fretta una tale conferenza, radunando quei partiti che
appoggiano la sua linea erronea, revisionista e scissionista e la considerasse come
159
Mao Tse-tung - OPERE
una conferenza dei rappresentanti di tutti i partiti comunisti e operai del mondo, voi
sareste allora energicamente condannati dalla classe operaia, dai popoli rivoluzionari
e da tutti i veri partiti marxisti-leninisti di tutto il mondo, gettereste ai quattro venti
la bandiera dell’“unità” che professate di difendere e dovreste sopportare la
responsabilità di una scissione. È questo che volete fare? Volete mettervi in tale
inestricabile situazione? Diciamo ciò in tutta sincerità e indicando chiaramente dove
stanno gli interessi o i pericoli, dunque non dite che non siete stati avvertiti.
Noi sosteniamo che sono necessari una serie di passi preparatori, affinché la
conferenza internazionale dei partiti fratelli possa avere successo e che questi
devono includere colloqui tra i partiti cinese e sovietico e colloqui bilaterali o
multilaterali tra partiti fratelli, la convocazione di una riunione preparatoria dei
partiti fratelli e il raggiungimento di un accordo unanime a questa riunione. A
giudicare dalle attuali circostanze, ci vorranno forse quattro o cinque anni, o anche
più, per completare questi preparativi.
Le nostre vedute sono basate sulla profonda sollecitudine per l’unità del campo
socialista e del movimento comunista internazionale. Speriamo che le prendiate
in seria e coscienziosa considerazione.
Inoltre vorremmo chiedervi di riconsiderare la proposta da noi avanzata nella
nostra lettera del 27 febbraio di quest’anno, ossia che i nostri due partiti raggiungano
un accordo in virtù del quale ciascuna parte pubblichi su piede di parità, nella propria
stampa, i documenti, gli articoli e altro materiale che ciascuna parte ha pubblicato
o pubblicherà per criticare l’altra. Sebbene abbiate respinto questa proposta nella
vostra lettera del 7 marzo 1964, voi non avete avanzato alcuna ragione realmente
sostenibile. Voi avete unilateralmente pubblicato molte dichiarazioni in cui si diffama
il Partito comunista cinese e tuttavia impedite ai membri del PCUS e al popolo
sovietico di leggere le nostre repliche e conoscere le nostre reali posizioni e vedute:
questo è davvero un deliberato tentativo di seminare discordia tra i popoli cinese e
sovietico. Se voi avete reale fiducia nei membri del PCUS e nel popolo sovietico, così
come in voi stessi, non troverete proprio alcuna ragione per non raggiungere un
accordo con noi su questa questione.
I documenti della sessione plenaria di febbraio del vostro Comitato centrale e
l’editoriale della Pravda del 3 aprile 1964 hanno divulgato informazioni sulle lettere
scambiate tra i Comitati centrali dei partiti cinese e sovietico dal novembre 1963 in
poi e hanno distorto i fatti, nel tentativo di ingannare i membri del PCUS, il popolo
sovietico e tutti coloro che, dovunque nel mondo, non conoscono il vero stato delle
cose. Allo scopo di chiarire le questioni e metterle nella giusta luce, il Comitato
centrale del Partito comunista cinese ritiene necessario pubblicare integralmente
tutte le lettere scambiate tra i partiti cinese e sovietico dal novembre del 1963. Esse
sono: le lettere del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica in
data 29 novembre 1963, 22 febbraio 1964 e 7 marzo 1964 e le lettere del Comitato
centrale del Partito comunista cinese in data 20, 27 e 29 febbraio e 7 maggio 1964.
Speriamo che voi siate in grado di fare altrettanto e che pubblicherete sulla vostra
stampa il testo integrale di queste lettere scambiate tra i nostri due partiti.
Con saluti fraterni.
160
OSSERVAZIONI SULLA RELAZIONE DEL GRUPPO
DIRIGENTE DELLA COMMISSIONE PER LA PIANIFICAZIONE
(11 maggio 1964)
1. Nell’esecuzione dei piani dobbiamo tenere conto di alcuni bisogni della Corea
e del Vietnam. A quanto pare il Vietnam ha bisogno di 200.000 tonnellate di petrolio.
2. Non è ancora sicuro che nel 1965 raggiungeremo una popolazione di 720
milioni di persone. Saremo 800 milioni nel 1970? Dio mio!
3. Gli intellettuali sono molto importanti, senza di essi non si va avanti. La teoria
ha bisogno di intellettuali, la teoria senza intellettuali è impossibile. Ma gli intellettuali
devono raccogliere ed elaborare l’esperienza della base.
4. Il sistema economico di una società ha due pugni e un sedere. L’industria delle
materie prime è un pugno, l’industria della difesa è l’altro e l’agricoltura è il sedere.
5. L’odierna Unione Sovietica è una dittatura della borghesia, una dittatura
dell’alta borghesia, una dittatura fascista alla tedesca, una dittatura nello stile di Hitler,
una banda di farabutti peggiori di De Gaulle.
6. Tutte le unità, fabbriche, quartieri, scuole e uffici devono mettere in
programma una verifica dell’appartenza di classe.
7. Il problema del salario. È difficile abbassare ancora una volta i salari alti. D’ora
in poi si dovrà procedere con il metodo di tenere costanti i salari alti e aumentare
gradualmente i salari bassi.
8. Chi serve l’industria? L’industria deve servire l’agricoltura. Naturalmente tra i
settori dell’industria pesante c’è il problema delle relazioni reciproche, ma l’industria
nel suo complesso serve l’agricoltura.
9. Produzione regolare e raccolti abbondanti sono relativi. Lo scorso anno il
signore dei cieli ha scaricato il maltempo sullo Hopei, là non ci fu niente da fare. È
davvero difficile essere il signore dei cieli. Quando piove troppo è colpa sua, quando
piove troppo poco, pure.
10. Fare tutto quello che si può. Su ciò non deve decidere l’individuo. “Sono già
vecchio e morirò presto. Cosa posso creare ancora prima della mia morte…”. Questo
atteggiamento non è giusto.
11. Desidero completare la lettura della Storia delle ventiquattro dinastie. La Storia
della vecchia dinastia dei Tang è meglio della Storia della nuova dinastia dei Tang.
La Storia delle dinastie meridionali e la Storia delle dinastie settentrionali sono un
po’ meglio della Storia della vecchia dinastia dei Tang; altamente insoddisfacente
è invece la Storia della dinastia dei Ming.
12. Lo scopo della verifica dell’appartenenza di classe nelle fabbriche è smascherare quell’uno, due, tre, quattro o cinque per cento di controrivoluzionari. Dall’otto
al quindici per cento del personale delle fabbriche non proviene dalla classe operaia.
ANNOTAZIONI SULLA RELAZIONE DEI QUATTRO
VICE PRESIDENTI DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
(maggio 1964)
1. Certamente dobbiamo fare scrupolosamente attenzione alla lotta di classe. Il
movimento delle “quattro pulizie” nelle campagne è lotta di classe; anche il
movimento contro i “cinque miasmi” nelle città è lotta di classe. Non si deve
presumere di concludere il lavoro del movimento contro i “cinque miasmi” nelle
città quest’inverno o la prossima primavera; ci vorranno dai tre ai cinque anni, solo
allora potrà essere terminato. Anche nelle città dobbiamo fare la verifica
dell’appartenza di classe. È necessario fissare criteri su come programmare la
suddivisione, quando ci metteremo a svolgere questo compito. Ma non bisogna
sostenere la teoria che solo l’origine di classe è importante: Marx, Engels, Lenin
e Stalin non provenivano dalla classe operaia.
2. Sul terzo piano quinquennale. Dobbiamo assolutamente usare tutte le energie
ma anche mantenere delle riserve. Non possiamo fissare il piano in base alla
nostra età. Il piano deve assolutamente avere un fondamento oggettivo.
Io ho più di settant’anni, sono un po’ più vecchio di voi. Ma non possiamo fissare
il piano sulla base della pretesa che la Cina arriverà al comunismo ancora prima
della nostra morte. Io credo che nel terzo piano quinquennale si è certamente
prestata attenzione alla quantità, ma non alla qualità. Il piano non si può basare
in nessun caso sulle speranze soggettive; deve avere una base oggettiva, deve
essere praticabile e convincente.
3. La questione del basarsi sulle proprie forze. La fiducia nelle proprie forze è
oltremodo importante. Non solo un paese deve avere fiducia nelle proprie forze,
ma anche ogni fabbrica, ogni comune popolare e ogni squadra di produzione
deve aver fiducia nella propria forza. Dalla verifica dell’amministrazione delle
comuni popolari risulta che le comuni che nel loro lavoro dimostrano successi
effettivi sono quelle che hanno fiducia nelle proprie forze. Le comuni e le squadre
di produzione che lavorano grazie a prestiti degli altri non avranno successo.
Attualmente nel nostro paese ci sono comuni che hanno realmente fiducia nelle
proprie forze, come la comune di Chen Yung-kang nel Kiangsu, la comune di
Chen Yung-kui nello Shansi, la comune di Chen XX di Chufu nello Shantung. Non
hanno mai chiesto allo Stato neanche uno yuan, anzi hanno raggiunto dei successi
avendo piena fiducia nelle proprie forze.
4. La questione della partecipazione dei quadri al lavoro manuale. I quadri
Mao Tse-tung - OPERE
devono assolutamente partecipare al lavoro manuale. Attualmente questo problema non è ancora risolto in maniera soddisfacente. I quadri dirigenti devono
prendere le cose di petto, non possono basarsi solo sui racconti altrui. Anche tutti
i ministri devono impegnarsi, altrimenti non terranno più alcuna seduta. […]
5. Secondo calcoli approssimativi, la produzione di grano di quest’anno può
aggirarsi attorno ai cinque miliardi di chin in più rispetto all’anno passato. Questa
primavera c’è stata evidentemente molta pioggia che ha fatto più bene che male.
6. Non è accettabile che il terzo piano quinquennale preveda il passaggio di così
tante persone dalle campagne alle città per fare gli operai.
164
DISCORSO SUL TERZO PIANO QUINQUENNALE
(6 giugno 1964)
In passato abbiamo copiato il metodo di fissazione del piano essenzialmente
dall’Unione Sovietica. Si trattava di un metodo semplice. Dapprima si fissa il livello
della produzione dell’acciaio, poi si calcola in modo adeguato di quanto carbone,
elettricità, capacità di trasporti, ecc. si ha bisogno; sulla base di questo si calcola di
quanto devono aumentare la popolazione delle città e i beni di consumo. Questo
è il metodo “del calcolatore”. Quando la produzione di acciaio va a picco, di
conseguenza va male anche tutto il resto. Questo metodo non corrisponde alla realtà,
non è attuabile. Quando si calcola così, non si tiene conto dei signori del cielo. Se
capita una calamità naturale, non si producono facilmente i cereali necessari.
Quando la popolazione nelle città non può aumentare in modo così rilevante, anche
tutto il resto fallisce. Non si può mettere in conto neanche la guerra. Noi non siamo
il capo di stato maggiore degli USA. Noi non possiamo sapere quando attaccheranno
i movimenti e i paesi rivoluzionari. È difficile anche tener conto delle rivoluzioni nei
diversi paesi. Come si può prevedere se in un dato paese la rivoluzione popolare
avrà successo e avrà bisogno poi dei nostri aiuti economici?
Dobbiamo cambiare i metodi della pianificazione. Ciò comporta una rivoluzione: infatti dopo aver imparato il metodo sovietico, esso è diventato una forza
dell’abitudine; ma solo apparentemente è difficile da cambiare.
Negli ultimi anni abbiamo elaborato alcuni metodi. La nostra norma dice:
considerare l’agricoltura come base e l’industria come fattore dirigente. Quando
noi fissiamo il piano secondo questa norma, dobbiamo prima valutare quanti
cereali possiamo produrre, poi di quanto concime, insetticidi, macchinari, ferro
e acciaio abbiamo bisogno. […]
Come pianifichiamo i raccolti annuali? Se noi partiamo dal presupposto che in
cinque anni avremo un raccolto abbondante, due medi e due scadenti, facciamo una
previsione abbastanza praticabile e attendibile. Dapprima stabiliamo, sulla base delle
possibilità produttive di cereali, cotone e altre piante industriali, quali dimen-sioni
possiamo dare all’industria. Se il raccolto annuale risulta migliore, tanto meglio.
Anche sulla conduzione delle guerre dobbiamo riflettere. Dobbiamo avere un
piano strategico. I comitati di partito delle diverse zone non possono occuparsi
solo delle questioni civili e non badare all’esercito, preoccuparsi solo dell’economia e non fare attenzione alle armi. Fino a che esiste l’imperialismo esiste il
pericolo di una guerra. Dobbiamo costruire una retrovia strategica. […]
In ogni modo, è così che possiamo risparmiare sui costi. Anche qui dobbiamo
dare buone disposizioni affinché ognuno dia il massimo contributo possibile
nella costruzione di nuove basi.
Mao Tse-tung - OPERE
Due pugni e un sedere. L’agricoltura è un pugno e la difesa l’altro. Quando
vogliamo lasciare giocare la forza dei pugni, il sedere deve avere un appoggio
solido. Il sedere è l’industria delle materie prime. L’industria delle materie prime
attualmente si occupa principalmente della soluzione del problema della varietà
delle merci e della qualità. Sebbene la produzione dell’acciaio nell’anno passato
sia diminuita, la varietà è stata maggiore e la qualità migliore, quindi maggiori
erano le possibilità di impiego. Il cardine non è la quantità. L’Unione Sovietica
prende come criterio la quantità. Se non riescono a realizzare gli obiettivi del
piano per la quantità di acciaio, pare che l’intera costruzione socialista non
funzioni più. Alzano ogni anno gli obiettivi del piano per il volume di produzione
e ogni anno se ne vantano. In realtà uno Stato non va in rovina se il piano non
è portato a compimento quantitativamente. La base viene ulteriormente assestata
con l’aumento della qualità di una data quantità.
L’agricoltura si basa principalmente sullo spirito di Tachai, la fiducia nelle
proprie forze. Ciò non significa che si può rinunciare all’appoggio dell’industria.
Economia idrica, concimi chimici artificiali e insetticidi hanno tutti bisogno
dell’industria. Dobbiamo fissare il piano secondo proporzioni oggettive che
padroneggiamo perfettamente. Il piano non si deve basare solo su addizioni,
sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni. Dopo il calcolo, gli obiettivi del piano
devono essere ripartiti per zone e territori. […]
[…] “La politica al posto di comando”: dobbiamo accettare il punto fermo della
considerazione della situazione generale e fissare il piano non secondo il
desiderio di qualche territorio, bensì secondo le leggi della realtà oggettiva e della
cosa stessa; non si deve continuamente lottare per avere più valuta estera, né, se
la si ha, dissiparla senza criterio. Chou Hsin-fang guadagna 1.700 yuan al mese
e deposita ancora soldi a Hongkong anche se fa solo pochi spettacoli! Alcuni
giovani attori fanno ancora “piani decennali”, perché vogliono raggiungere Chou
Hsin-fang.
[…] In base alla nostra politica possiamo, in caso di bisogno, comprare
intellettuali borghesi. Ma perché dobbiamo comprare intellettuali proletari? Se essi
hanno troppi soldi, ciò corromperà sicuramente loro, le loro famiglie e la gente
intorno a loro. […]
Le più alte fasce di reddito nell’Unione Sovietica si sono formate dapprima nelle
cerchie dei letterati e degli artisti.
Dobbiamo, nel giro di alcuni anni, raggiungere l’obiettivo di non importare più
cereali, per comprare con le valute estere risparmiate più apparecchiature
tecniche e più materiali tecnici. […]
Non possiamo sperperare il denaro insensatamente. Non possiamo più
continuare ad attingere a piacere alle disponibilità, quando vediamo che la
situazione volge al miglioramento.
“Lasciare un margine di azione”: ciò l’ho sempre preteso in passato ma non ci si
è mai attenuti a questo principio; in questi due anni invece l’abbiamo fatto; ora non
deve accadere che si ritorni alla vecchia abitudine quando la situazione migliora.
166
Discorso sul terzo piano quinquennale
La maggior parte del personale impiegatizio può per metà tempo eseguire il suo
dovere e per l’altra metà prendere parte al lavoro manuale.
Questo metodo è degno di essere propagandato. La pigrizia è una delle fonti
del risorgere del revisionismo.
Perché le cerchie dei letterati e degli artisti hanno fondato così tante società a
Pechino? Non fanno niente e creano solo confusione. In campo letterario e
artistico le produzioni migliori sono quelle dell’Esercito popolare di Liberazione,
poi quelle dei gruppi locali; i peggiori sono quelli di Pechino (i centrali). Qui una
società, là una società, anche questo è stato importato dall’Unione Sovietica. Le
organizzazioni centrali per la letteratura e l’arte hanno sempre la testa rivolta agli
stranieri e al passato, ai morti. […] Si deve assolutamente diventare concreti. Se
si tratta sempre solo di morti e di stranieri, il nostro paese andrà inevitabilmente
in rovina. Si devono servire gli operai e i contadini poveri e medi dello strato
inferiore. Anche l’educazione fisica deve servire alla lotta e alla costruzione
rivoluzionarie.
Tra i quadri ci sono molti quadri a “tre portoni” (escono dal portone della casa
paterna, poi da quello della scuola e infine da quello del loro ufficio). Attraverso
i “tre portoni” difficilmente si possono allevare quadri. Quando lo Stato nel futuro
si baserà su tali quadri, ciò sarà pericoloso. Anche con i quadri della porta della
scuola elementare, della scuola media e della scuola superiore le cose non vanno
bene. Non studiare è sbagliato, ma lo è anche studiare troppo. Non si può costruire
la propria capacità solo con lo studio, ci si deve basare anche sulla pratica. Il nostro
Stato si deve prevalentemente basare sui quadri che hanno imparato nella pratica.
Ogni provincia deve far funzionare la propria industria degli armamenti. Si deve
risparmiare denaro diminuendo i fondi dell’industria, dell’agricoltura, della
cultura e dell’istruzione. Non abbiamo bisogno di istituire così tante scuole
regolari. All’università Chinghua ci sono più di diecimila studenti e più di
quarantamila tra docenti, impiegati e loro familiari. In una situazione del genere
non ci può essere una buona direzione del lavoro intellettuale. Non abbiamo
necessariamente bisogno di avere accademici e dottori.
167
SULLA QUESTIONE DELLA DIFFUSIONE DI SCRITTI
(8 giugno 1964)
Discorso di fronte al Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del
Partito comunista cinese.
Bisogna studiare da autodidatti e avere fiducia in se stessi nello studio. Hsiao
Chu-nu non ha mai frequentato alcuna scuola, né una scuola straniera né una
confuciana. Hsiao Chu-nu mi piaceva molto. Presso l’Istituto per organizzatori del
movimento contadino le lezioni si basavano principalmente sulla sua capacità di
insegnamento. Era stato cameriere in una sala da tè a Wuhan e sapeva scrivere
dei saggi molto belli. All’istituto utilizzavamo dei piccoli opuscoli e li facevamo
leggere alle persone, qualcosa sul movimento dei contadini nella provincia del
Kwangtung o sul movimento dei contadini nel distretto di Tunglan della provincia
del Kwangsi. Insomma prendevamo questi piccoli opuscoli e li davamo alle
persone da leggere. Ora le scuole non distribuiscono alcun testo. Intendo dire le
scuole superiori. Si fanno prendere appunti agli studenti, li si fa scrivere
continuamente. Per quale motivo non vengono distribuiti testi? Secondo quanto
si dice, si teme di fare errori. Ma ciò non porta proprio allo stesso risultato? Non
si teme che vengano fatti errori nel prendere appunti? Si dovrebbero riprodurre
in più copie gli appunti e si dovrebbe farli leggere ed esaminare agli studenti. Voi
dovreste parlare un po’ meno! L’essenziale è che gli studenti abbiano testi da
leggere. […] Quando insegnate storia, dovete dare alle persone materiali da
leggere. Va pubblicato materiale, non solo di una parte ma di entrambe le parti
(materiale positivo e materiale negativo). Bisogna pubblicare le posizioni della
nuova scienza, non solo della vecchia. Riproducete in più copie il giornale
sovietico della Società degli studi del nuovo popolo. Far uscire solo e soltanto cose
di Liang Chi-chao non va bene. Il mio scritto Problemi strategici della guerra
rivoluzionaria in Cina1 era un testo per l’Accademia dell’Esercito rosso. Ciò che
è scritto, non è più necessario esporlo. Il libro vi viene distribuito, leggetelo! Anche
Sulla guerra di lunga durata2 è il testo di una conferenza messo per iscritto. Ho
impiegato alcune settimane a scrivere Sulla contraddizione3, scrivendo giorno e
notte. I preliminari furono veramente difficili, ma dopo che ebbi messo tutto per
iscritto, tenni una relazione di soltanto due ore. Ciò che è stato redatto per intero
non ha più bisogno di essere esposto! La gente può leggerlo! Gli insegnanti attuali
sono molto stupidi e pigri.
Mao Tse-tung - OPERE
NOTE
1. Vedasi vol. 4 delle Opere di Mao Tse-tung.
2. Vedasi vol. 6 delle Opere di Mao Tse-tung.
3. Vedasi vol. 5 delle Opere di Mao Tse-tung.
170
SULLA PREPARAZIONE MILITARE E SULLA
FORMAZIONE DEI SUCCESSORI
(16 giugno 1964)
Parlerò di due questioni: in primo luogo della gestione dei problemi militari da
parte dei comitati di partito locali, in secondo luogo della necessità di formare dei
successori […].
Non è possibile limitarsi a stare a guardare le parate delle truppe. Bisogna anche
occuparsi dei soldati e far funzionare le fabbriche di armi […]. Le province devono
dimostrare interesse per l’esercito e per la milizia. Voi, primi segretari dei comitati
provinciali, siete tutti anche commissari politici e ormai da anni non adempite ai
vostri doveri; siete solo dei commissari politici parolai, non trattate gli affari
militari; se un giorno ci saranno problemi e non vi arriverà aiuto dall’esterno, si
creerà una grande confusione. Non possiamo prevedere da dove arriverà
l’aggressione, quindi bisogna fare ovunque dei preparativi; solo così il nostro Stato
non soccomberà. I comitati di partito dei diversi livelli devono occuparsi del
lavoro militare e dell’attività della milizia […]. Può uno Stato come il nostro con
una frontiera così lunga affidarsi solo ai pochi milioni di soldati dell’Esercito
popolare di liberazione del Centro? Questo non va, voi stessi dovete riflettere in
proposito. Della difesa del nostro territorio è responsabile ognuno di noi […]. Se
vogliono usare le bombe atomiche, noi non possiamo influire sulla loro decisione,
ammesso che essi lo vogliano! Se gettano una bomba atomica, noi ci ritiriamo. Se
penetrano in una città, entriamo anche noi in quella città, così il nemico non oserà
più utilizzare bombe atomiche; condurremo un combattimento di strada, in tutti
i casi lo combatteremo.
Dobbiamo perfezionare la milizia dal punto di vista organizzativo, politico e
militare. Perfezionare dal punto di vista organizzativo significa stabilire sul piano
organizzativo che dimensioni devono avere la milizia di base e i corpi speciali.
Ci devono essere soldati, comandanti di squadra, di plotone e di compagnia, come
pure di battaglione, di reggimento e di divisione che devono esercitare realmente
una funzione. Anche coloro che sono attivi nel lavoro politico devono organizzarsi; se un giorno succedesse qualcosa, anche loro dovranno prendere il fucile
e partire. Qualcuno ha detto che dopo 3 mesi nella milizia il suo spirito si era
modificato in modo decisivo. La milizia deve essere organizzata con soldati e
ufficiali; ciò va attuato e verificato praticamente. Attualmente in molti territori ciò
non si fa. Si deve fare un lavoro politico e un lavoro sugli uomini. Per la piena
realizzazione della politica è necessaria una struttura politica, c’è bisogno di
commissari politici, di istruttori di battaglione e di compagnia. Il lavoro politico
è lavoro sugli uomini. Nella milizia dovete separare chiaramente la gente buona
Mao Tse-tung - OPERE
e cattiva ed eliminare i cattivi elementi. Dovete chiarire alla milizia che non deve
perdere la testa anche se succedono cose spaventose; infatti come si può vincere
una battaglia, se si perde la testa? Che si combatta con il fucile, con i cannoni o
con le bombe atomiche, non si deve mai perdere la testa. Se si è ben preparati
politicamente, non ci può essere panico. Se cade la bomba atomica, non resterà
altro che avere Marx impresso davanti agli occhi. Da sempre esiste la morte. Chi
non è nel giusto, non sta coi piedi saldi sul terreno. Chi deve morire, morirà; chi
sopravvive, continuerà. Possono forse far scomparire tutti i cinesi? Non è sicuro
che ciò accadrà, neanche l’imperialismo lo farà: chi potrebbe sfruttare poi? […] Nei
vent’anni di guerra che abbiamo avuto non sono forse periti molti di noi? Huang
Kung-lue, Liu Hu-lan e Huang Chi-kuang sono morti. Noi non siamo morti, siamo
il sedimento rimasto. Che cosa ci può succedere di peggio? Più che morire non
si può. Il re dei demoni aveva già steso la mano verso il compagno X, ma questi
non se n’è andato, vive ancora oggi.
Bisogna prepararsi anche militarmente e nei periodi di pace bisogna esercitarsi
col fucile. Se si inizia solo dopo che la guerra è cominciata, è troppo tardi […].
Ci sono compagni che sono esperti solo di affari civili e non capiscono niente di
cose militari, altri che vogliono solo le persone e non i fucili. Se un giorno scoppia
la guerra la Cina deve fare affidamento su se stessa per opporre resistenza; contare
sui revisionisti non serve a nulla. Se il nemico attacca, lo possiamo respingere. In
breve dobbiamo prepararci a combattere; se scoppia la guerra non bisogna mai
perdere la testa. Anche se scoppia la bomba atomica, non bisogna perdere la testa.
Non dobbiamo avere alcuna paura: tutto quello che succederà è che ci sarà nel
nostro paese un grande caos e ci saranno sicuramente molti morti. Prima o poi
l’uomo deve in ogni caso morire, è uguale se muore in piedi o disteso; chi
sopravvive, continua; se la metà viene uccisa, rimane sempre l’altra metà […]. Non
dobbiamo temere l’imperialismo, avere paura non porta a niente di buono.
Quanto più abbiamo paura, tanto minore diviene la nostra forza. Se però siamo
preparati e non abbiamo paura, saremo nel pieno della nostra energia.
Il secondo problema è prepararsi al futuro e formare i nostri successori.
Gli imperialisti hanno detto che con la nostra prima generazione non c’è nulla
da fare, con la seconda generazione nemmeno, ma che ci sono speranze per
quanto riguarda la terza e la quarta generazione1. Si realizzerà questa speranza
degli imperialisti? Io spero che questo non si avveri, ma può anche avverarsi.
Nell’Unione Sovietica fu la terza generazione a produrre il revisionismo di
Kruscev. Anche tra noi forse può nascere il revisionismo. Come possiamo
difenderci dal revisionismo? Secondo il mio punto di vista esistono cinque
requisiti da soddisfare2.
1. È necessario seguire ed educare regolarmente i nostri quadri. Devono sapere
qualcosa di marxismo-leninismo; sarebbe ottimo che avessero più cognizioni di
marxismo-leninismo. Devono praticare il marxismo-leninismo, non il revisionismo.
2. Devono servire la maggioranza del popolo cinese, devono servire la
172
Sulla preparazione militare e sulla formazione dei successori
maggioranza del popolo del mondo e non la minoranza, i proprietari terrieri, i
contadini ricchi, i controrivoluzionari, i cattivi elementi e i destri. Senza questo
requisito non si può essere segretario di cellula e tanto meno segretario del
Comitato centrale o presidente del Centro. Kruscev era per la minoranza, noi
siamo per la maggioranza del popolo.
3. Devono essere in grado di unire la maggioranza del popolo. Quando diciamo
unire la maggioranza intendiamo anche l’unione con quelle persone che in
passato ed erroneamente ci hanno contrastati, senza riguardi per la corrente cui
appartengono. Non dobbiamo cercare vendetta, non ci possiamo permettere “un
nuovo gruppo di ufficiali per ogni nuovo imperatore”. L’esperienza ci ha
dimostrato che non avremmo riportato la vittoria nella rivoluzione se non fosse
stato per la rettifica del settimo Congresso3. Per quanto riguarda quelle persone
che tessono intrighi, dobbiamo tenere conto che più di dieci di esse, come ad
esempio Kao, Jao, Peng, Huang, Chang, Chou, Tan, e Chia4 venivano dal Centro
del partito. Ogni unità si divide in due parti. Se qualcuno vuole dedicarsi agli
intrighi, che cosa possiamo farci? Perfino adesso, ci sono ancora persone che
vogliono dedicarsi agli intrighi! Per esempio, c’è Wu Tsu-li, l’impianto di Paiyin
e anche la piccola base di cui parla Chen Po-ta. In ogni dipartimento e in ogni
località ci sono persone che si dedicano agli intrighi. Ci sono “ufficiali del palazzo
imperiale” e masse che li seguono. Senza questi elementi, non si potrebbe parlare
di società. L’ultima volta avevo detto che non ero contento che ci fossero tali
persone. Esse però esistono oggettivamente. Altrimenti, non ci sarebbe alcuna
contraddizione, ma solo metafisica. Tutte le cose sono una unità di opposti. Delle
cinque dita di una mano, quattro guardano in una direzione, mentre il pollice in
un’altra. Per questo possiamo prendere in mano le cose e farle nostre. Se tutte le
dita fossero rivolte nella stessa direzione, sarebbero inutili. Al mondo non esistono
sostanze assolutamente pure e nemmeno il vuoto assoluto; esiste solo il 99.9 per
cento della purezza. Rimane uno 0.1 per cento. Molti non sono riusciti a capire
questa teoria. Non esiste la purezza assoluta. Ci deve essere una qualche impurità
perché possano esistere una società, la materia e la natura. Se esse fossero pure,
non sarebbero conformi alle regole. L’impurità è assoluta. La purezza è relativa.
Questa è l’unione degli opposti. Anche se noi spazzassimo il pavimento per 24
ore al giorno, dalla mattina fino alla sera, la polvere continuerebbe a esserci.
Sentite, in quale anno siamo mai stati puri? La storia del nostro partito mostra che
ci sono stati cinque gruppi dirigenti. Il primo fu quello di Chen Tu-hsiu. Il secondo
fu quello di Chu Chiu-pai. Il terzo fu quello di Hsiang Chung-fa (in realtà dirigeva
Li Li-san). Il quarto fu quello di Wang Ming e di Po Kuo. Il quinto fu quello di Luo
Fu (Chang Wen-tien). La direzione di questi cinque gruppi ha rischiato di farci
eliminare. Eliminarci non è una cosa facile. Questo è un dato storico. Né gli
imperialisti né noi stessi siamo riusciti a eliminarci. Dopo la Liberazione ci furono
Kao Kang, Jao Shu-shih e Peng Teh-huai. Ci hanno forse eliminato? No. Peng Tehhuai ricoprì la carica di ministro della Difesa per sette anni e non riuscì a sgretolare
l’Esercito popolare di liberazione. Numerosi ufficiali di un certo rango non
173
Mao Tse-tung - OPERE
avevano speranze se appena facevano obiezioni. È sbagliato non permettere agli
altri di dire la loro. Non dobbiamo agire secondo il principio “conta solo quello
che dico io”. Dobbiamo unire la maggioranza del popolo. Fu raggiunta una
decisione attraverso un processo democratico. Ma essi dicevano ancora che non
l’approvavano. X disse: “La Cina deve conservare l’uso della ragione, l’Esercito
popolare di liberazione deve conservare l’uso della ragione”. Siccome queste
qualità le abbiamo, Peng Teh-huai non ebbe successo.
4. Devono avere uno stile di lavoro democratico. Quando sorge un problema,
devono consultarsi con i compagni, prestare molta attenzione agli argomenti e
ascoltare senza eccezioni i vari punti di vista. I punti di vista contrari devono venire
illustrati. Non agite secondo il detto “conta solo quello che dico io”. La gente può
cambiare. Non è forse cambiato il vecchio X? Se è vero che si possono addestrare
i buoi ad arare i campi, perché non possono cambiare anche le persone? Ci sono
alcune persone che non possono cambiare. Persone come Yu Hsueh-chung,
Chang Po-chun, Liu Li-ming, X e X, membri del partito, non potranno mai
cambiare. Non fanno altro che maledire il popolo. C’è anche Cheng Jen-san che
non è cambiato. Ogni provincia ha qualcuno che non è cambiato. Lasciateli restare
così come sono, lasciate pure che inveiscano.
È necessario unire la maggioranza del popolo: secondo il mio punto di vista,
non è necessario espellere dal partito Wu Tsu-li, dobbiamo incitarlo a ravvedersi.
Dobbiamo unire il 95 per cento del popolo. Dobbiamo praticare la democrazia.
Non dobbiamo considerare giusta una cosa solo perché la dico io; non dobbiamo
revocare in una riunione una decisione già approvata in una riunione precedente. Questa è democrazia messa in pratica. […]. Quand’ero giovane, ero villano
nei confronti di Mao Tse-tan e lo minacciavo col bastone perché diceva che il
partito comunista non era il tempio della famiglia dei Mao. Secondo me le sue
parole erano giuste. Il partito comunista deve agire con uno stile di lavoro
democratico, non può agire in base a un comportamento di tipo patriarcale.
5. Quando si sono commessi degli errori, ci si deve autocriticare. Non si deve
pensare di essere sempre nel giusto. Si possono avere idee relativamente meno
errate. È meglio dire un po’ meno cose sbagliate ed esprimere un po’ meno idee
erronee. Anche un comandante che combatte tre battaglie, ne perde una e vince le
altre due, continua a essere un comandante […]. Non esagerate nell’ingaggiare lotte.
Uno deve aiutare gli altri a correggere gli sbagli, basta solo che essi correggano i loro
errori coscienziosamente. Non li si deve criticare sempre e senza sosta.
I successori devono essere dei marxisti-leninisti, devono servire gli interessi
della maggioranza del popolo, devono unire la maggioranza, devono avere uno
stile democratico e devono fare l’autocritica. Ciò che io penso non esaurisce il
problema, voi dovete compiere ulteriori studi per conto vostro e farvi un piccolo
programma. Dovete anche educare dei successori. Non dovete pensare di essere
i soli ad agire correttamente e pensare che tutte le cose che fanno gli altri non sono
buone, come se mancando voi la terra non girasse e il partito non potesse esistere.
Pensate che dopo la morte del macellaio Chang si sia dovuto mangiare la carne
174
Sulla preparazione militare e sulla formazione dei successori
di maiale con le setole e tutto? Non si deve avere paura della morte di nessuno.
Quale morte potrebbe essere considerata una grande perdita? Marx, Engels, Lenin
e Stalin non sono forse tutti morti? La rivoluzione continua ad andare avanti. Come
può la morte di un singolo essere una perdita così tremenda? È assurdo. L’uomo
deve sempre morire e di modi per morire ce ne sono diversi. Alcuni sono stati
uccisi dal nemico, altri sono morti in incidenti aerei, alcuni sono annegati mentre
nuotavano, alcuni sono morti di malattia e altri di vecchiaia. Ora dobbiamo
aggiungere coloro che possono morire con la bomba atomica. Dobbiamo essere
pronti in ogni momento a lasciare il nostro posto di lavoro e ad avere i nostri
successori. Ognuno deve avere pronti i successori. Deve avere tre file di
successori. Ognuno deve avere uno, due e tre paia di mani. Non si deve avere
paura delle bufere […].
NOTE
1. Mao Tse-tung si riferisce a una dichiarazione fatta da J. Dulles. Scrive il Quotidiano del
popolo del 3 agosto 1966: “Poco prima della morte, il maggiore rappresentante della
reazione americana, J. F. Dulles, pensava a una restaurazione capitalista in Cina, ma,
rendendosi conto che non c’erano speranze per quel che riguardava il nucleo dirigente
della odierna e della prossima generazione delle nostre file rivoluzionarie, riponeva
ogni speranza nella terza o nella quarta generazione”.
2. Sulla formazione dei successori si veda anche la parte finale dello scritto Lo
pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo, in questo
volume.
3. Il settimo Congresso del PCC si tenne dall’aprile al giugno 1945. Il rapporto politico e
i discorsi di apertura e di chiusura di Mao Tse-tung si trovano nel volume 9 delle Opere
di Mao Tse-tung.
4. Si tratta rispettivamente di Kao Kang, Jao Shu-shih, Peng Teh-huai, Huang Ku-cheng,
Chang Wen-tien, Chou Hsiao-chou, Tan Cheng, Chia Tuo-fu.
5. Mao Tse-tan, fratello minore di Mao Tse-tung, morì combattendo nell’Esercito rosso nel
1935.
175
DIALOGO DURANTE L’INCONTRO CON UN ESPERTO
DI ZANZIBAR DI RADIO PECHINO
(18 giugno 1964)
Presidente: Facciamoci fotografare prima! [Dopo le foto prendono posto] Lei
viene dall’Africa, da Zanzibar?
Ali: Sì.
Presidente: [rivolto a Kiang X] In che lingua parla?
Kiang X: In inglese.
Presidente: [rivolto ad Ali] Ho sentito che lei è in Cina già da parecchi anni.
Ali: Sì, da quattro anni.
Presidente: Lei ha fatto moltissimo per noi e ha aiutato il popolo cinese in campo
radiofonico.
Chin X: Ci ha aiutato nelle trasmissioni radiofoniche e nella formazione dei
quadri in lingua svahili.
Presidente: Bene.
Ali: Anche Radio Pechino ha aiutato il nostro popolo. Lo ha aiutato a capire la
situazione mondiale.
Presidente: Riuscite a riceverci?
Ali: Molto bene. Non solo a Zanzibar, ma in tutta l’area di lingua svahili la
ricezione è molto chiara.
Presidente: Quanti paesi ne fanno parte?
Ali: Tanganika, Kenia, in parte l’Uganda e il Congo.
Presidente: Quale Congo? Il grande Congo?
Ali: Pressappoco tutti e due.
Presidente: Quindi Kenia, Tanganika, Zanzibar e i due Congo. Per quale ragione
ritorna in patria?
Ali: Lo richiede il mio paese.
Presidente: Il suo paese vuole che lei ritorni a casa. Nella vostra attuale delegazione
dalla repubblica unitaria1 c’era uno dei vostri ministri. Lo ha incontrato?
Ali: Era Babu. L’ho incontrato.
Presidente: L’ho visto una volta. È molto alto.
Ali: Sì.
Presidente: Adesso lui lavora nella capitale del Tanganika?
Ali: Non vi si è ancora trasferito. Probabilmente lo farà più avanti.
Presidente: Eravate amici?
Ali: Sì. In effetti fu lui, che, con i suoi consigli, mi indirizzò in Cina.
Presidente: Quando lei se ne andrà, non avremo più nessuno qui.
Ali: No, resteranno ancora sei persone di Zanzibar a lavorare qui.
Mao Tse-tung - OPERE
Presidente: Allora quando voi due ve ne andrete, resteranno ancora quattro
persone?
Ali: No, ne rimarranno sei: una alla radio, quattro alla Casa editrice in lingue
estere e uno all’Istituto per le lingue straniere.
Presidente: Venite tutti da Zanzibar? C’è qualcuno del Tanganika?
Ali: Una persona che lavora alle edizioni illustrate cinesi e traduce dallo svahili.
Presidente: Il clima da voi è diverso dal nostro?
Ali: Sì, ma noi ci siamo già abituati. Da noi non nevica.
Presidente: Lei ha passato qui già parecchi inverni.
Ali: Ma mi sono abituato.
Presidente: Vivete nell’emisfero meridionale o settentrionale?
Ali: Praticamente all’equatore.
Presidente: All’equatore non fa molto caldo?
Ali: È vero. Ma il nostro paese è una piccola isola, dove non fa molto caldo.
Presidente: Clima marittimo.
Ali: Sì.
Presidente: Ha amici cinesi?
Ali: Moltissimi, moltissimi.
Presidente: Ha visitato altre zone oltre a questa?
Ali: Sì. Nel 1961 sono stato a Harbin, Canton, Shanghai, Hangchou e in altri posti.
Recentemente ho avuto la fortuna di poter visitare i monti Chingkang.
Presidente: Allora è stato sui monti.
Ali: Sono stato anche a Juichin e ho visto la sede della prima armata dei soviet.
Abbiamo parlato con la gente dei monti Chingkang, coi vecchi quadri e con gli
abitanti delle montagne. Mi hanno raccontato molte cose.
Presidente: Siamo stati lì dal 1927 al 1928, sono passati 37 anni. Poi ci siamo
spostati a Juichin. Il territorio di Juichin era relativamente grande con una
popolazione di alcuni milioni di persone. Non comprendeva solo il distretto di
Juichin, ma vari distretti; vi abbiamo combattuto diverse battaglie vittoriose. In
seguito ci siamo trasferiti al nord con la Lunga Marcia. Abbiamo impiegato dal
1934 al 1935 per raggiungere il nord dello Shansi. Siamo arrivati anche a Kansu
e fino nello Shansi attraversando lo Huangho nei dintorni di Taiyuan. Lo Shansi
confina con la provincia di Hopei. In seguito abbiamo combattuto contro il
Giappone prevalentemente nelle province a nord dello Yangtse con Yenan come
centro. Più tardi ci siamo allargati fino alla Manciuria. Dopo il ritiro del Giappone
ci fu Chang Kai-shek. Chang Kai-shek ci combatteva, così noi abbiamo combattuto contro di lui. Abbiamo combattuto tre anni e mezzo e abbiamo liquidato la
maggior parte delle truppe di Chang Kai-shek, il 90 per cento del suo esercito. Il
resto fuggì a Taiwan. Da allora ha contato sulla protezione degli Stati Uniti
d’America, anche adesso conta sulla sesta flotta USA. Per questo motivo gli USA
non possono ancora concludere la pace con noi. L’imperialismo USA è un
imperialismo estremamente perverso e nello stesso tempo è il più grande regime
imperialista, anche su di voi esercita il suo influsso.
178
Dialogo durante l’incontro con un esperto di Zanzibar di Radio Pechino
Ali: È vero. Gli USA attualmente cercano di infiltrarsi a Zanzibar in ogni modo
immaginabile.
Presidente: Tanganika e Zanzibar prima erano colonie o regimi semicoloniali
inglesi?
Ali: L’Inghilterra colonizzò Zanzibar e la definì protettorato.
Presidente: Aveva un re che si chiamava sultano.
Ali: Proprio perché c’era un sultano, Zanzibar fu chiamata protettorato.
Presidente: E il Tanganika?
Ali: Fu definito territorio.
Presidente: Quindi lì non c’era un sovrano? Era sotto diretta amministrazione
inglese?
Ali: Sì.
Presidente: E com’era la situazione del Kenia e dell’Uganda?
Ali: Il Kenia era una colonia. L’Uganda aveva un sovrano e perciò fu chiamato
protettorato.
Presidente: La Rhodesia del nord e del sud?
Ali: Non avevano sovrano ed erano colonie.
Presidente: Vivono ancora molti bianchi lì?
Ali: Sì. In Tanganika e nel Kenia vivono dei coloni. Dato che in Kenia il clima
è relativamente mite, c’è un numero piuttosto elevato di coloni.
Presidente: Quanti? Ho sentito parlare di alcune centinaia di migliaia.
Ali: È vero. Alcune centinaia di migliaia.
Presidente: Ho sentito che sarebbero trecentomila.
Ali: Esatto.
Presidente: Quanti abitanti ha il Kenia? Tre milioni?
Ali: Otto milioni e mezzo.
Presidente: Così tanti?
Ali: Sì. Il Tanganika ne ha ancora di più, vale a dire nove milioni.
Presidente: Dieci milioni.
Ali: È possibile. Le mie cifre risalgono a un censimento di parecchio tempo fa.
Presidente: Lei è già stato in Tanganika?
Ali: Solo di passaggio.
Presidente: Ed è stato in Kenia?
Ali: L’ho attraversato in viaggio per l’Uganda.
Presidente: Che percorso farà per tornare in patria?
Ali: Attraverso il Pakistan e il Kenia. Ma posso tornare a Zanzibar anche
attraverso il Tanganika. Ci sono due collegamenti aerei, uno diretto dal Kenia a
Zanzibar e uno dal Kenia a Zanzibar via Tanganika.
Presidente: Il colore della vostra pelle è un po’ diverso da quello degli abitanti
del Tanganika.
Ali: È vero. Gli abitanti del Tanganika sono un po’ più scuri.
Presidente: Nel Madagascar, tra l’altro, la pelle degli abitanti è ancora diversa
da quella degli abitanti del resto dell’Africa.
179
Mao Tse-tung - OPERE
Spero, che avrà di nuovo occasione di venire in Cina.
Ali: La Cina è divenuta la nostra patria.
Presidente: Faccia un viaggio qui da turista. Vogliamo chiudere qui il nostro
colloquio? Ha altre domande?
Ali: Sì. Vorrei farle qualche altra domanda. In questo periodo la lotta dei popoli
africani si sviluppa vivacemente. Quanto più si sviluppa questa lotta, tanto più
forti sono i colpi che infliggiamo all’imperialismo. Ma questa lotta ha ancora un
lungo cammino davanti a sé. Ho letto una gran quantità di documenti, ma spero
comunque che lei esprima alcune opinioni sulle prospettive della lotta dei popoli
africani.
Presidente: Non sono molto esperto dello stato delle cose in Africa, ma penso
che negli ultimi 10 o 11 anni, da quando l’Egitto nel 1952 ha rovesciato la
monarchia di Faruk, l’Africa ha attraversato delle grandi trasformazioni. Gli inglesi
e i francesi non si erano rassegnati alla loro sconfitta e avevano condotto degli
attacchi contro Suez2. Un altro territorio è l’Algeria, che ha combattuto otto anni.
L’Algeria con poche truppe ha opposto resistenza alle truppe francesi di alcune
centinaia di migliaia di uomini. Il risultato è stato che l’imperialismo francese è
stato sconfitto e l’Algeria ha vinto. Recentemente anche nel vostro paese c’è stato
un mutamento. Il vostro paese ha solo 300 mila abitanti e ciononostante ha avuto
il coraggio di sollevarsi e rovesciare i servi dell’imperialismo. L’imperialismo non
ha osato fare niente. Anche il Tanganika è divenuto indipendente e le truppe
inglesi se ne sono andate. Com’è la situazione in Kenia?
Ali: Anche il Kenia è divenuto indipendente, ma dopo l’ammutinamento delle
truppe keniote, le truppe inglesi sono ancora nel paese.
Presidente: Sono ancora nel paese? Ho sentito dire che le loro truppe si erano
ritirate dai paesi africani.
Ali: Dal Tanganika sì.
Presidente: Ah, dal Tanganika.
Ali: In Kenia la situazione è un po’ diversa. Il Kenia ha concluso un accordo con
l’Inghilterra. L’Inghilterra ha delle basi in Kenia. Le truppe inglesi devono venire
ritirate solo alla fine dell’anno.
Presidente: Così devono ritirarsi, in ultima analisi.
Ali: Esatto!
Presidente: In Congo, parlo della Repubblica democratica del Congo, viveva
Lumumba, un eroe nazionale che fu ucciso. Ma la lotta continuò a svilupparsi.
Negli ultimi sei mesi e oltre la lotta si è sviluppata. La lotta viene condotta anche
nell’Africa sudoccidentale e nella colonia portoghese dell’Angola. Sebbene io non
conosca bene l’Africa, secondo me si può dire, a partire dalle condizioni
dell’ultimo decennio, che nel prossimo decennio ci saranno cambiamenti ancora
maggiori. Forse voi condividete questa opinione. Dobbiamo vedere le cose in
senso storico e nel loro sviluppo! In Sudafrica è un po’ più difficile. Là vivono oltre
3 milioni di bianchi, che non sono disposti ad andarsene. Liberare quel territorio
richiederà molto più tempo.
180
Dialogo durante l’incontro con un esperto di Zanzibar di Radio Pechino
Nei tre continenti asiatico, africano e latinoamericano attualmente prevale una
situazione rivoluzionaria. Questi tre continenti comprendono la maggior parte
della popolazione mondiale. Questo è un dato di fatto. Mentre questi costituiscono la grande maggioranza della popolazione mondiale, l’Europa, l’Oceania e
l’America del nord costituiscono la minoranza.
Ali: Al momento in Africa non ci sono partiti comunisti. Pensa che i tempi siano
maturi per fondare partiti comunisti in Africa? Qual è la sua posizione rispetto al
fronte unito in Africa?
Presidente: Per quanto riguarda la domanda sulla fondazione di un partito
comunista, bisogna vedere se ci sono operai o no. Per come la vedo io, in Africa
l’industria c’è. Molti paesi hanno industrie, che in parte furono create
dall’imperialismo, in parte dagli africani stessi. Ci sono miniere, ferrovie,
autostrade e altre industrie. Sebbene adesso non ci siano partiti comunisti, un
giorno ci saranno sicuramente. Non è nemmeno vero che adesso non ci sono
partiti comunisti. L’Algeria, il Marocco e il Sudafrica ne hanno uno. Il Partito
comunista algerino non è un partito rivoluzionario, è revisionista. I partiti
revisionisti come quello algerino non sono vicini al Fronte di liberazione
nazionale; questo ha condotto una guerra di liberazione nazionale, mentre il
Partito comunista algerino ha preso posizione contro la guerra di liberazione e
obbedisce agli ordini del Partito comunista francese. Il Partito comunista algerino
è contro di noi, è anticinese, mentre il governo e il Fronte di liberazione nazionale
algerini collaborano con noi. Non so per quale ragione siano contro di noi.
C’è un altro esempio in Asia, il Partito comunista iracheno, che è pure anticinese,
concentra la sua attenzione solo sulla lotta contro il Partito comunista cinese e
trascura il pericolo di colpi di Stato che lo minaccia all’interno del paese. Così
nell’ultimo anno c’è stato un colpo di Stato, Kassem, il segretario generale del
partito, è stato ucciso. Sa di questi avvenimenti?
Ali: Sì, ne ho letto sul giornale.
Presidente: Molti comunisti furono uccisi e con loro anche molti revisionisti e
anche molte personalità progressiste. Mi dica, perché il Partito comunista iracheno
è contro di noi?
Ali: Seguono a bacchetta il direttore d’orchestra e sono a favore della teoria del
cambiamento pacifico.
Presidente: Poi c’è anche il Partito comunista brasiliano che non è d’accordo con
noi perché siamo contro la teoria del cambiamento pacifico. Alcuni mesi fa in
Brasile ci fu un colpo di Stato e il presidente fu cacciato. Il capo del partito
revisionista fu condannato a 8 anni di prigione. Il capo di questo partito aveva
visitato la Cina, si chiama Prestes, era un noto comunista ma in seguito è divenuto
revisionista. L’imperialismo USA e i suoi servi non si preoccuparono minimamente
se qualcuno era revisionista o comunista. Arrestarono anche nove cinesi: sei
svolgevano un’attività commerciale, tre erano giornalisti.
Il revisionismo non è contro l’imperialismo, ma stringe accordi di collaborazione con l’imperialismo e con i reazionari. La classe operaia africana ne trarrà una
181
Mao Tse-tung - OPERE
lezione. Probabilmente ci saranno partiti revisionisti e altrettanto probabilmente
partiti marxisti-leninisti.
La questione del fronte unito è la questione se opporre o no resistenza
all’imperialismo. Gli antimperialisti devono unirsi. Parlando secondo le categorie
della rivoluzione borghese democratica, la questione è se si è antimperialisti o no.
La costruzione di un vero Stato socialista (che non sia tale solo di nome), la
costruzione di un’economia guidata dal proletariato basata sulla proprietà di tutto il
popolo e sulla proprietà collettiva è una cosa diversa, che non si scontra solo con
gli interessi dell’imperialismo, ma anche con quelli della borghesia. Consideriamo,
ad esempio, la possibilità che ora l’Algeria prenda la via del socialismo. I più anziani
non riuscirebbero a tenere il passo, neanche il primo ministro del governo
provvisorio, Abbas e Belkassem riuscirebbero a tenere il passo con gli altri.
I veri marxisti-leninisti danno importanza alla lotta di classe. Noi per due volte
fummo nel fronte unito col Kuomintang. La prima volta durante la spedizione al
nord: questo fu nel 1927. La seconda volta durante la Guerra di resistenza contro
il Giappone. Al tempo del primo fronte unito combattemmo nella spedizione al
nord fino al bacino dello Yangtse, ma una volta preso il potere il Kuomintang si
rivolse contro di noi. A noi non rimase altro che combattere contro di loro, andare
sui monti Chingkang e in seguito trasferirci a Juichin.
Più tardi i giapponesi invasero la Cina. Chang Kai-shek si convinse che non era
possibile continuare la lotta contro di noi, così si diede vita al secondo fronte unito.
Questo fronte unito durò otto anni. Da un lato il Kuomintang si unì al partito
comunista nella lotta contro il Giappone, dall’altro il Kuomintang continuò
quotidianamente la lotta contro di noi. Che cosa dovevamo fare? Qui c’era il
Giappone, lì ancora il Kuomintang. Per questo motivo seguimmo contemporaneamente una politica di unità e di lotta, con l’unità come aspetto principale. In
questo modo tollerammo ancora per otto anni il Kuomintang. Dopo la capitolazione del Giappone, il Kuomintang volse le sue armi contro di noi e così si ruppe
il fronte unito. Una volta rotto, fu la guerra. Noi vincemmo, loro furono battuti.
Noi non avevamo grandi città e non avevamo aiuti dall’estero, il nostro esercito
disponeva di pochi soldati, non avevamo né aviazione, né marina, né aerei, né
cannoni, avevamo solo armi leggere, che non avevamo nemmeno prodotto noi
stessi, le avevamo catturate.
Con questo era veramente finito il fronte unito? Scacciammo il nemico a Taiwan,
ma il fronte unito continuò a esistere. Il nostro fronte unito anzi in realtà fu
ulteriormente allargato. In Cina abbiamo otto partiti democratici. Al tempo del
Kuomintang non avevamo molti contatti con gli intellettuali, i docenti, gli insegnanti
delle scuole di grado inferiore e superiore. Dopo la Liberazione costoro non se ne
sono andati. Li abbiamo riuniti tutti. Tutti i professori dell’istituto superiore di
Pechino, delle università di Pechino e di Chinghua, delle università di Shanghai e di
Canton sono rimasti, hanno capito che con il Kuomintang non avevano futuro.
La base del fronte unito è il fronte unito con operai e contadini. Solo dopo la
Liberazione è stata realizzata su scala nazionale l’alleanza fra operai e contadini.
182
Dialogo durante l’incontro con un esperto di Zanzibar di Radio Pechino
Il Kuomintang rappresentava la grande borghesia, la borghesia burocratica e
compradora e la classe dei proprietari terrieri feudali. Con questo intendo riferirmi
al loro periodo più tardo. Un tempo il Kuomintang aveva rappresentato la
borghesia nazionale e le grandi masse popolari. Allora era diretto dal dottor Sun
Yat-sen ed era l’unico partito cinese progressista. Il partito comunista non esisteva
ancora. Il partito comunista nacque solo più tardi, nel 1921. In seguito il partito
comunista e il Kuomintang hanno fondato il primo fronte unito.
Poi il Kuomintang combattè contro il partito comunista. Condusse una guerra
di dieci anni. Si tramutò in agente dell’imperialismo, dell’imperialismo USA e
inglese. Come potemmo formare ancora un fronte unito con loro, dopo che si
erano trasformati in rappresentanti della grande borghesia e della classe dei
proprietari terrieri? Perché il Giappone ci attaccò.
Quando il Giappone attaccò a nord-est, il Kuomintang continuò a combattere
contro di noi. Solo quando il Giappone entrò in Cina a sud della Grande Muraglia
e attaccò il continente, il Kuomintang capì che non poteva andare avanti senza
un’intesa con il Partito comunista cinese e così fu creato il secondo fronte unito
tra Partito comunista cinese e Kuomintang.
Chang Kai-shek combattè dalla parte degli USA, dell’Inghilterra e della Francia
contro il Giappone, Hitler e Mussolini. Una fazione dell’imperialismo combatteva
contro l’altra. Le tre nazioni tedesca, italiana e giapponese divennero le nazioni
sconfitte. Bisogna tener conto delle condizioni concrete: a suo tempo anche noi
potemmo collaborare con USA, Inghilterra e Francia. Dopo la guerra la situazione
si modificò: gli USA volevano controllare tutto il mondo. Il Giappone e la
Germania erano le nazioni sconfitte. L’Inghilterra e la Francia erano indebolite.
Perché l’Africa si è sollevata? Proprio perché l’imperialismo era indebolito, perché
l’Inghilterra e la Francia erano indebolite.
L’Africa in generale […] per quanto riguarda le grandi masse popolari, non può
nutrire alcun buon sentimento verso Inghilterra, USA, Belgio, Portogallo e Spagna.
Per quale motivo ci capiamo con voi africani e neri? Abbiamo degli aspetti in comune.
Ali: Noi africani abbiamo condotto lunghe battaglie contro l’imperialismo. Quando
vedemmo come si liberava la Cina, la lotta del popolo cinese ci diede uno stimolo
grandioso. Dopo la liberazione della Cina, imparammo a conoscerla meglio.
La nostra lotta continua a svilupparsi ininterrotta, la Cina ci ha trasmesso molte
esperienze, la Cina è stata un grandioso sostegno e di grande incoraggiamento per
i popoli africani, della qual cosa siamo molto riconoscenti. La Cina ha dichiarato
pubblicamente il suo appoggio a noi in numerose occasioni. Da alcuni anni
possiamo venire in Cina e visitare molti luoghi, il che è un grande aiuto per noi.
I revisionisti sovietici ci dicono che ci devono essere la coesistenza pacifica e
il disarmo, che questo sarebbe il nostro compito principale. Volevano sostenerci
con il denaro risparmiato grazie al disarmo. Nella nostra lotta però noi dobbiamo
contare sulle nostre forze.
Presidente: Giusto!
Ali: A questo riguardo il revisionismo gioca sempre di più una partita combinata
183
Mao Tse-tung - OPERE
con l’imperialismo. Secondo lei fino a che punto si spingerà questo gioco?
Presidente: Probabilmente ancora un po’ oltre. Tra l’imperialismo e il revisionismo
ci sono sia un gioco combinato sia dei contrasti. Anche tra revisionisti e revisionisti
ci sono delle contraddizioni. Ci sono vari partiti revisionisti, ma la loro unione non
è salda. Anche gli imperialisti non sono molto uniti. Come vede, l’unione fra
l’Inghilterra e la Francia non è particolarmente stretta. I capitalisti monopolisti e
il governo giapponesi dapprima hanno colpito gli USA a Pearl Harbour e poi
hanno occupato le Filippine, il Vietnam, la Tailandia, la Malesia e l’Indonesia; la
Corea era già una loro colonia. Oggi tutti questi territori sono indipendenti dal
Giappone, alcuni però sono ancora sotto il controllo USA. Sotto il controllo USA
sono ancora la Corea del sud, il Vietnam del sud e le Filippine. Anche il Giappone
è per metà sotto controllo USA. Lei pensa che il Giappone, non parliamo del
popolo, ma solo della grande borghesia, si senta bene nella sua posizione? Io
credo di no. Io non credo che non ci siano contraddizioni tra l’imperialismo USA
e la borghesia monopolista giapponese.
Abbiamo detto che ci sono due zone intermedie3. L’Asia, l’Africa e l’America
Latina costituiscono la prima, l’Europa, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda e
il Giappone costituiscono la seconda. I capitalisti monopolisti giapponesi sono
stati truffati dagli USA; noi siamo contro un tale inganno. Una gran quantità di
persone accettano questa concezione delle zone intermedie.
Io non dico questo oggi per la prima volta, ma l’ho detto già nel 1946. Allora
non ho distinto tra una prima e una seconda zona, ma ho parlato solo di una zona
intermedia tra l’Unione Sovietica e gli USA che comprendeva anche la Cina. 1946,
1956,1964 … sono diciotto anni; sono passati diciotto anni, da quando ho detto
questo. Allora eravamo a Yenan. Lo dissi nel colloquio con una giornalista
americana, si chiamava Strong4.
Ali: La conosco.
Presidente: Ha più di 70 anni! Allora gli USA presero il posto di Germania, Italia
e Giappone e volevano controllare tutto il mondo. Il loro scopo era l’aggressione
contro le zone cuscinetto, non un attacco all’Unione Sovietica. La parola d’ordine
della lotta contro l’Unione Sovietica era una cortina di fumo. Qualcosa di simile
è alla base dell’ostilità contro la Cina. Lo scopo è quello di attaccare le zone
intermedie all’insegna della parola d’ordine della lotta contro la Cina.
Ali: Sto abusando del tempo del Presidente. Mi consenta di esprimere i miei
sentimenti più profondi. Da quando ero giunto in Cina, desideravo ardentemente
questo giorno, oggi è divenuto realtà. Non posso esprimere a parole quello che
sento.
Presidente: Ha già letto le opere del marxismo-leninismo?
Ali: Sì, anche le sue opere.
Presidente: Io ho imparato da Marx e Lenin.
Ali: Lei ha sviluppato ulteriormente il marxismo-leninismo. I suoi lavori sono
più facili da capire di quelli di Marx, Engels e Lenin.
Presidente: Un po’ più comprensibili a tutti.
184
Dialogo durante l’incontro con un esperto di Zanzibar di Radio Pechino
Ali: Questa è la mia impressione. Le sue opere sono scritte in modo
comprensibile per tutti.
Presidente: Non ho neanche scritto molti lavori.
Ali: Al contrario moltissimi.
Presidente: Bene, concludiamo qui questo colloquio.
Ali: Arrivederci.
Presidente: Arrivederci.
NOTE
1. Dopo che nell’isola di Zanzibar le forze progressiste si furono liberate dall’amministrazione neocoloniale del sultano, Zanzibar e Tanganika si fusero nell’unica repubblica
della Tanzania.
2. Nel 1956 i governi inglese e francese attaccarono l’Egitto in combutta con il governo
d’Israele. Ma l’azione non era combinata con il governo USA, il governo sovietico si
oppose vigorosamente e gli aggressori dovettero ritirarsi.
3. Zone intermedie tra l’imperialismo USA e il campo socialista.
4. L’intervista di Anna Luise Strong a Mao Tse-tung è nel vol. 10 delle Opere di Mao Tsetung.
185
INCONTRO CON UNA DELEGAZIONE DI
RAPPRESENTANTI DELLA STAMPA CILENA
(23 giugno 1964)
Resoconto stenografico del colloquio.
Presidente: Nessuno di voi è stato mai in Cina prima di oggi?
Silva: Per tutti noi è la prima volta.
Presidente: Dopo questa prima visita potete ben tornare ancora! È una buona
cosa che i giornalisti e i popoli dei nostri due paesi stabiliscano rapporti
vicendevoli. I governi dei nostri due paesi non hanno ancora alcun rapporto fra
di loro. Per il vostro governo probabilmente una cosa del genere provocherebbe
difficoltà. Forse il vostro governo non è molto entusiasta di noi.
Silva: No, non è affatto vero che non sia entusiasta. Ne è prova il fatto che
recentemente il governo cileno ha effettuato una vendita di rame e salnitro alla Cina.
Presidente: Sicché facciamo affari fra di noi?
Silva: Sì.
Presidente: Beh, allora va proprio bene.
Silva: Poco tempo fa a Santiago ha avuto luogo un’esposizione cinese di carattere
economico che presso il popolo cileno ha destato il più vivo interesse. L’ha visitata
un gran numero di operai, studenti e impiegati. Hanno visto moltissime macchine
e altri prodotti che mai pensavano che la Cina fosse capace di produrre.
Presidente: Sento per la prima volta dalla sua bocca, che la Cina ha tenuto una
mostra di carattere economico a Santiago. Sembra proprio che io sia impegolato
a fondo in un mondo di burocrati [...].
Silva: La Cina aspira alla pace e non vuole la guerra. Noi abbiamo visto e
abbiamo toccato con mano che il popolo cinese vuole costruire la Cina su basi
pacifiche.
Presidente: La guerra sarebbe assurda per noi, noi vogliamo portar avanti la
costruzione socialista. Se venisse la guerra, quanto abbiamo già costruito sarebbe
distrutto. Il Kuomintang ha condotto per molti anni una guerra contro di noi; dopo
per altri otto anni abbiamo combattuto contro il Giappone. Non siamo stati noi
a portare la guerra contro il Giappone, è il Giappone che ha invaso in armi la Cina.
A voler prendere le mosse un po’ da lontano, sono sempre stati i popoli stranieri
a portare la guerra contro la Cina. Da parte sua la Cina ha combattuto più volte
contro l’Inghilterra, come accadde con la Guerra dell’oppio del 1840 nel
Kwangtung. Vi fu poi la guerra con le forze armate alleate delle otto potenze. Gli
otto Stati occuparono Tientsin e portarono la guerra fino a Pechino. La guerra
Mao Tse-tung - OPERE
cino-giapponese fu combattuta nel 1894 presso Port Arthur e Dairen nella baia di
Pohai. Più tardi il Giappone occupò la nostra Manciuria. Ancora prima la Russia
zarista e il Giappone avevano combattuto una guerra sul territorio cinese, nella
regione intorno a Port Arthur, Liaoyang e Shenyang. Infine il Giappone, negli anni
della Seconda guerra mondiale, ha invaso e occupato quasi tutta la Cina. In
nessuno di questi casi siamo stati noi ad aprire le ostilità contro gli stranieri, ma
furono sempre questi a portare la guerra in Cina. Che i cinesi abbiano attaccato
altri paesi è avvenuto qualche volta nell’antichità. Furono gli imperatori della Cina
a invadere il Vietnam e la Corea. Più tardi la Corea fu occupata dal Giappone e
il Vietnam dalla Francia. Nel 1911 abbiamo rovesciato l’imperatore della dinastia
Manciù e in seguito tutti i possibili tiranni militari condussero guerre selvagge; a
quel tempo in Cina non vi era ancora alcun partito comunista. Una volta che vi
fu il partito comunista, cominciò la guerra rivoluzionaria e nemmeno questa siamo
stati noi a volerla, l’hanno voluta l’imperialismo e il Kuomintang [...].
Fino a oggi per la costruzione abbiamo avuto a disposizione un periodo di
quindici anni. La Cina vuole la pace. Chiunque s’impegni per la pace, ha il nostro
appoggio. Noi non siamo per la guerra. Ma la guerra dei popoli oppressi contro
l’imperialismo, noi la sosteniamo. Sosteniamo Cuba e sosteniamo anche la guerra
rivoluzionaria dell’Algeria. Anche la guerra del popolo sudvietnamita contro
l’imperialismo USA la sosteniamo. Queste rivoluzioni sono cominciate spontaneamente. Non siamo stati noi a invitare Castro alla rivoluzione, egli stesso è insorto
per fare la rivoluzione. Vi convince tutto questo? Gli USA lo hanno spinto alla
rivoluzione, i cani da guardia degli USA lo hanno spinto alla rivolta. Siamo stati
forse noi a incitare Ben Bella alla rivoluzione? Quest’uomo prima non lo
conoscevamo affatto e fino ad oggi non lo abbiamo mai incontrato. Sono stati essi
medesimi a insorgere per fare la rivoluzione. Allorché hanno istituito un governo
provvisorio, noi l’abbiamo riconosciuto. Quando avevano bisogno di sostegno,
noi gliel’abbiamo dato. L’imperialismo afferma che noi siamo “aggressori” e
“guerrafondai”; in certo senso non è poi tanto insensato affermarlo poiché noi
abbiamo sostenuto Castro, Ben Bella e il popolo sudvietnamita nella guerra contro
gli USA. Un’altra volta, negli anni 1950-1953, gli USA si scagliarono da aggressori
contro la Corea e allora noi abbiamo sostenuto la guerra del popolo coreano
contro l’imperialismo USA. Questo nostro modo di procedere, l’abbiamo fatto
conoscere a tutti, né vi rinunceremo. Sosterremo la guerra di qualsiasi popolo
contro l’imperialismo; se non lo facessimo sarebbe un errore da parte nostra, non
saremmo dei comunisti. Come voi ben sapete, il presidente della Repubblica
araba unita, Nasser, non è un comunista, eppure ha sostenuto la rivoluzione
algerina. Loro non sono comunisti, eppure hanno potuto sostenere l’Algeria; o per
caso noi in quanto comunisti non dovevamo sostenere l’Algeria? Oltre 170 anni
fa, allorché Washington si ribellò all’Inghilterra, la Francia lo sostenne. Forse che
allora i francesi erano comunisti? [...]. In quale anno cade la vittoria della
rivoluzione americana contro l’Inghilterra?
Basques: Nel 1776.
188
Incontro con una delegazione di rappresentanti della stampa cilena
Presidente: Il 4 luglio 1776 fu il giorno della sollevazione o della vittoria?
Basques: Fu il giorno della sollevazione.
Presidente: A quel tempo in Cina non c’era alcun partito comunista, non esisteva
ancora alcun partito comunista in tutto il mondo. Il partito comunista è sorto nel
secolo XIX. Ciononostante, con tutta probabilità continueremo a essere qualificati
come “guerrafondai” e “aggressori”.
Un punto importante, inoltre, è costituito dai nostri problemi interni: all’interno
abbiamo scacciato il mastino degli USA, Chiang Kai-shek, insieme alle forze
americane. È per questo che gli USA non sono entusiasti di noi. Voglio dire: non
il popolo degli Stati Uniti d’America, bensì i capitalisti USA. A Pechino c’e qualche
americano che è nostro amico. Voi siete in amicizia con i capitalisti USA?
Basques: Assolutamente no.
Presidente: Gli USA vogliono fare dell’America Latina una loro colonia.
Silva: Non vi riusciranno mai. Sul piano economico, però, sarebbe possibile.
Presidente: Voglio dire che il piano economico in molti casi vuol dire anche
quello politico. Prendano, ad esempio, l’ex-presidente del Brasile, Goulart. Io mi
sono incontrato con lui. Il suo era il partito dei lavoratori, non il partito comunista.
Gli USA non potevano sopportarlo assolutamente e lo hanno rovesciato. Allorché
Ngo Dinh Diem si mise a fare solo un pochino di testa propria, gli USA sono arrivati
perfino a farlo fuori.
Ma le cose non vanno pacificamente nemmeno all’interno degli USA. Non erano
passati neanche due mesi da quando i fratelli Ngo erano stati fatti fuori dal governo
di Kennedy, che anche Kennedy se ne andò all’altro mondo. Non si sa chi l’abbia
ucciso. Fu un comunista o chi fu mai? Gli USA non dicono che sia stato il partito
comunista, ma non dicono nemmeno chi sia stato in realtà. Su questo caso a
tutt’oggi non si è fatta alcuna luce.
Gli USA affermano che noi siamo “aggressori”, noi chiamiamo “aggressori” loro;
essi dicono che noi siamo “guerrafondai”, noi affermiamo che i grandi capitalisti del
governo USA sono “guerrafondai”. Chi sia in realtà guerrafondaio, bisogna lasciarlo
giudicare ai popoli del mondo intero. Attorno a noi tutto è pieno zeppo di basi militari
USA. Noi non abbiamo mai occupato neanche un’isola americana, gli USA invece
hanno invaso e occupato l’isola cinese di Taiwan. Voi cileni non avete perpetrato
alcuna aggressione contro di noi e nemmeno noi ne abbiamo perpetrata una contro
il Cile o qualsiasi altro paese latino-americano o africano. Noi, da aggressori, abbiamo
occupato solo un paese in Asia: la Cina. Abbiamo combattuto per decenni contro
l’imperialismo e lo abbiamo scacciato. Di questa faccenda gli USA erano assai poco
contenti e non lo erano nemmeno gli altri stati imperialisti. Ormai però non possono
farci più nulla, alla fin fine non ci si può scacciare dal pianeta terrestre, così come
non se ne potrebbe scacciare voialtri. Avevano pensato di scacciare Cuba, ma
nemmeno questo poteva andare. Nemmeno stati piccolissimi si lasciano scacciare,
nemmeno ad esempio l’Albania [...].
Presidente: Da noi ci sono ancora alcuni elementi corrotti che abbiamo
sottoposto a critica. Questo procedimento noi lo chiamiamo “rettifica”. Ottenere
189
Mao Tse-tung - OPERE
che il personale del governo non sia corrotto, non è cosa da poco. Questioni del
genere, noi le trattiamo come contraddizioni in seno al popolo e procediamo in
modo adeguato. Questa minoranza la portiamo dalla nostra parte rieducandola
e per il resto siamo convinti sempre che la maggioranza degli uomini è buona.
Di qualsivoglia popolo si tratti, coloro che fanno cose cattive sono sempre una
minoranza e per di più coloro che fanno cose cattive si possono anche trasformare
[...]. Ma non è bene usare la violenza, bisogna invece esortare gli uomini,
risvegliarli, non è bene esercitare costrizione né oppressione. Gli USA vanno
dicendo che noi facciamo il “lavaggio del cervello”. Come si possa lavare un
cervello, io a tutt’oggi non lo so ancora: ma il mio cervello è stato già lavato. Un
tempo ho creduto a dottrine come quelle di Confucio e di Kant, più tardi tutto
questo non riuscì più a convincermi e allora ho creduto nel marxismo! In questo
mi hanno aiutato l’imperialismo e Chiang Kai-shek: sono loro ad avermi lavato il
cervello! Coi loro fucili essi hanno massacrato il popolo cinese. Il Giappone, ad
esempio, ha ammazzato chissà quanti uomini e occupato la maggior parte della
Cina; più tardi gli USA e Chiang Kai-shek hanno riattizzato una guerra sul piano
nazionale contro di noi. Questa è tutta gente che ha lavato il cervello agli altri, fino
a che il popolo cinese non si è stretto concorde nella lotta contro di loro; in base
a tutto questo, la situazione spirituale del popolo cinese ha subito un mutamento.
Dite un po’, chi è che ha regalato a Castro un bel lavaggio del cervello?
Silva: Per quanto riguarda il lavaggio del cervello, vorrei dire personalmente al
Presidente che ha non solo lavato il nostro cervello dalle bugie americane, ma ha
anche aperto i nostri occhi a vedere realisticamente la Cina.
Presidente: Prima non avevate un’idea molto chiara della Cina. Quando si vede
con i propri occhi qualcosa, tutto si fa chiaro. Dovreste tornare ogni cinque anni,
per vedere se abbiamo fatto progressi.
Silva: Presidente, lei è la guida suprema del marxismo-leninismo; deve provare la
massima contentezza e gioia che esista un paese come il suo in cui il popolo tiene
in ordine tutto il paese e lavora indefessamente per portare avanti la costruzione
socialista. In questi quindici anni sono stati già cancellati la povertà, l’oppressione
e il saccheggio sopportati per secoli. Lei ha già riportato successi incomparabilmente
grandi e io credo che nel futuro ne riporterà ancora di maggiori.
Presidente: Non è bene sopravvalutare i risultati; io non sono straordinariamente contento del nostro lavoro. I successi raggiunti dalla nostra industria,
agricoltura, cultura, educazione e scienza non sono ancora adeguati se li si
considera in rapporto alla nostra gigantesca popolazione; questo è un fatto.
Possiamo solo dire che, rispetto al tempo in cui dominavano il Kuomintang e
Chiang Kai-shek, si è compiuto un passo avanti. A questo si aggiunge un altro
fatto: gli USA vanno dicendo che il nostro governo, se non cade quest’anno, cadrà
l’anno prossimo; penso che un evento di tale gravità probabilmente non si
verifichi. A mio parere non cadremo quest’anno, né l’anno prossimo, mi pare
proprio che non cadremo nemmeno fra due anni. Se vogliono far cadere il nostro
governo, gli USA e Chiang Kai-shek bisogna proprio che vengano qui e ci buttino
190
Incontro con una delegazione di rappresentanti della stampa cilena
giù, ma anche se venissero, non è detto che raggiungerebbero lo scopo. A suo
tempo, infatti, sono venuti, eppure hanno perso. Il Vietnam del sud ha una
popolazione di solo 14 milioni di persone, eppure per gli USA non è vantaggiosa,
colà, né un’ulteriore penetrazione, né una ritirata: sono caduti in un banco di
sabbie mobili. Gli USA hanno grattacapi anche in America Latina: su questo punto
siamo ottimisti. I popoli di tutto il mondo si solleveranno comunque per essere
padroni in casa propria e impedire che siano i capitalisti a farla da padroni. È
proprio perché siamo convinti di questo che i capitalisti non nutrono buoni
sentimenti verso di noi. Ma perché, a parte gli USA, vi sono tanti capitalisti che
commerciano con noi? Proprio perché noi non ci immischiamo nella loro politica
interna. Gli USA vogliono entrare in affari con noi e noi non ne vogliamo sapere;
vogliono mandare qui i loro giornalisti e non se ne fa niente. Siamo del parere
che non occorra affrettarsi a risolvere questi piccoli problemi e altri problemi
particolari, finché restano ancora irrisolti quelli grossi. Perciò ben vengano in Cina
giornalisti dal Cile, ma per quelli USA la cosa è impossibile. Un giorno, comunque,
verranno; arriverà senz’altro il giorno in cui saranno normalizzati i rapporti fra i
due paesi. Io credo che per questo occorrano ancora quindici anni: quindici ne
sono già passati, con altri quindici fanno in tutto trenta. Se non dovesse bastare,
siamo disposti ad aspettare ancora [...].
Silva: Sono stati per noi un onore e un piacere graditissimi aver potuto vedere
oggi il Presidente; venire in Cina senza poter vedere il Presidente sarebbe stato
come non esserci venuti affatto.
Presidente: Quando vorrete vedermi, io sarò pronto a ricevervi. Vi auguro un
buon viaggio.
191
A COLLOQUIO CON WANG HAI-JUNG
(24 giugno 1964)
Resoconto del colloquio con la nipote.
Wang Hai-jung è studentessa del dipartimento d’inglese dell’Istituto per le lingue
straniere.
Wang: Nella nostra scuola la lotta di classe si è molto inasprita; si dice che sono
state scoperte scritte reazionarie, interamente in inglese e proprio sull’albo murale
del nostro dipartimento.
Presidente: Che specie di scritte reazionarie ha dunque esposto quel tale?
Wang: Ne conosco una sola: Viva Chiang!
Presidente: Come si dice in inglese?
Wang: Long live Chiang.
Presidente: Che altro hanno scritto, poi?
Wang: Delle altre frasi non so niente; conosco solo questa; me l’ha riferita
Chang Han-chih.
Presidente: E va bene. Lasciate che quel tale affigga in pubblico qualche altra
scritta: tutti debbono vedere. Ammazza forse qualcuno?
Wang: Non so se ammazzi o non ammazzi qualcuno. Se si pesca chi è stato, a
me pare che lo si debba espellere dalla scuola e spedire alla “rieducazione per
mezzo del lavoro”.
Presidente: Finché non ammazza qualcuno, non si può espellerlo né mandarlo
alla “rieducazione per mezzo del lavoro”; deve restare nella scuola e proseguire
gli studi. Voi potete tenere un’assemblea e fargli dire perché gli sta bene Chiang
Kai-shek. Anche voi potete parlare e dire perché Chiang Kai-shek non vi sta bene.
Quanti siete, nella vostra scuola?
Wang: Oltre 3 mila, compresi il personale insegnante e gli impiegati.
Presidente: Non sarebbe un guaio se su 3 mila e più persone ci fossero sette o
otto sostenitori di Chiang Kai-shek.
Wang: È già incredibile che ne spunti fuori uno; se fossero sette o otto, sarebbe
davvero spaventoso!
Presidente: Sei un bel tipo! Ti capita di vedere una scritta reazionaria ed eccoti
tutta emozionata.
Wang: Perché mai dovrebbero essere sette o otto?
Presidente: Se ce n’è qualcuno in più, si può costituire una posizione antitetica,
di cui servirsi come “insegnamento per esempio negativo”. L’essenziale è che non
ammazzino nessuno.
Mao Tse-tung - OPERE
Wang: Nella nostra scuola prevale la linea di massa; delle matricole di
quest’anno, il 70 per cento sono figli di operai e di contadini poveri o medi dello
strato inferiore. Gli altri sono figli di quadri o orfani di caduti, ecc.
Presidente: Quanti figli di operai e di contadini ci sono nella tua classe?
Wang: Oltre a me ci sono altri due figli di quadri, gli altri sono tutti figli di operai
e di contadini poveri o medi dello strato inferiore. Questi vanno molto bene; io
ho imparato da loro una quantità di cose.
Presidente: Hai buoni rapporti con loro? Loro hanno piacere di avere a che fare
con te?
Wang: Credo che i nostri rapporti non siano cattivi: io vado d’accordo con loro
e loro vanno d’accordo con me.
Presidente: Bravi!
Wang: Nella nostra classe c’è uno dei figli di quadri che non si comporta troppo
bene: durante le lezioni non sta attento, a casa non studia, non fa che leggere
romanzi e talvolta durante le ore di lezione se ne sta a dormire nella casa dello
studente. Il sabato pomeriggio, quando c’è assemblea, non sempre viene e la
domenica non rientra in orario.
Certe volte la nostra classe o i membri della Lega della gioventù comunista
tengono assemblea la domenica sera e lui non è presente; hanno tutti capito che
tipo è.
Presidente: Di’ un po’, i vostri insegnanti vi permettono di stare a dormire e a
legger romanzi durante le lezioni?
Wang: No di certo.
Presidente: Deve esser permesso agli studenti leggere romanzi durante le
lezioni, deve esser permesso dormire durante le lezioni: è necessario preoccuparsi della salute degli studenti. Gli insegnanti devono tenere meno lezioni e far
leggere di più gli studenti. Io credo che lo studente di cui mi hai parlato forse in
futuro concluderà qualcosa di buono. Costui ha il coraggio di non partecipare alle
assemblee del sabato e si azzarda perfino a non rientrare in orario la sera della
domenica.
Quando sarai di ritorno, fa’ sapere una cosa al tuo studente; se rientra a scuola
alle 20 o alle 21 è troppo presto; deve poter rientrare tranquillamente alle 23 o
alle 24. Vorrei sapere, poi, chi è che vi fa tenere assemblee la sera della domenica!
Wang: Prima, quando frequentavo ancora la Scuola Normale, normalmente non
era consentito organizzare assemblee la domenica sera. Di regola la sera della
domenica era libera e gli studenti la impiegavano come meglio credevano. Una
volta tenemmo una conferenza delle cellule della Lega della gioventù comunista;
alcuni quadri, presenti al dibattito, volevano fissare le attività organizzative per
una domenica sera; ma moltissimi membri della lega erano contrari. Alcuni di essi
sono anche andati dal responsabile della direzione politica e gli hanno prospettato
la faccenda: la domenica sera l’abbiamo libera e possiamo fare tardi. In seguito
il responsabile ha fatto sua l’opinione di quelli della lega, esigendo che tenessimo
le assemblee un altro giorno della settimana.
194
A colloquio con Wang Hai-Jung
Presidente: Questo responsabile della direzione politica si è comportato bene.
Wang: Ora, invece, la sera di domenica l’abbiamo sempre impegnata per tenere
assemblee: se non c’è l’assemblea di classe, c’è quella del comitato delle cellule
della lega oppure qualche altra riunione a livello di classe o la seduta del gruppo
di studio sugli obiettivi del partito. Ho tenuto il conto: in questo semestre,
dall’inizio delle lezioni fino al giorno che sono andata in vacanza, non c’è stata
una sola domenica sera senza assemblee.
Presidente: Quando torni a scuola devi essere la prima a ribellarti. La domenica
non occorre che rientri: se si tengono assemblee, non ci vai e basta.
Wang: Non mi azzarderei. Nel regolamento della scuola è stabilito che la
domenica si deve assolutamente rientrare. Gli altri direbbero che vado contro il
regolamento.
Presidente: Regolamento o no, a te che te ne importa? Tu semplicemente non
rientri e poi dirai: sissignori, sono andata contro il regolamento e con ciò?
Wang: Non posso farlo. Sarei criticata.
Presidente: Ho proprio l’impressione che da una persona come te non verrà
fuori niente di speciale, in futuro. Hai paura che si dica che vai contro il
regolamento, hai paura d’esser criticata, hai paura di ricevere un rimprovero.
Adesso temi di essere espulsa dalla scuola, poi ti verrà la paura di non essere
accettata nel partito. Il peggio che ti può capitare è l’espulsione dalla scuola. Ma
la scuola deve consentire agli studenti di ribellarsi; quando ci torni, dovrai esser
la prima a ribellarti.
Wang: La gente non la finirebbe di sparlare di me: una parente del Presidente
che non presta ascolto alle parole del Presidente ed è la prima ad andare contro
il regolamento della scuola. Si direbbe che sono superba e presuntuosa, che non
ho né educazione né disciplina.
Presidente: Ahi, ci risiamo? Prima temi che la gente ti critichi dicendo che sei
superba e presuntuosa, poi che ti accusi di mancare di educazione e di disciplina.
Ma di che hai paura? Dirai appunto così: ho ascoltato le parole del Presidente e
proprio per questo mi sono ribellata. Mi sembra che lo studente di cui mi hai
parlato sarà un giorno migliore di te; egli ha avuto il coraggio di opporsi al
regolamento scolastico. Ho l’impressione che siate tutti un po’ imbevuti di
metafisica.
Wang: Oggi nessuno può leggere opere classiche cinesi. Nella mia scuola
questo giovane figlio di un quadro del partito è il solo a leggere i classici; tutti si
applicano a imparare l’inglese; lui invece legge soltanto il Sogno della camera
rossa. Noialtri studenti sappiamo tutti che cosa pensare di questo fatto.
Presidente: Tu l’hai letto?
Wang: L’ho letto.
Presidente: Quali sono i personaggi che ti piacciono di più?
Wang: Nessuno. Non me ne piace nemmeno uno.
Presidente: Il Sogno della camera rossa va letto, è un gran libro. Lo si deve
leggere non come un racconto, ma come storia, poiché è un romanzo storico. La
195
Mao Tse-tung - OPERE
lingua che usa l’autore è la migliore di tutti i romanzi classici. Guarda, ad esempio,
con quale vivacità Tsao Hsueh-chin tratteggia la sorella Feng. Questo personaggio
della sorella Feng è descritto a perfezione; avresti un bel volerlo: non riusciresti
mai a fare una cosa del genere. Se non rileggi ogni tanto il Sogno della camera
rossa, come fai a sapere che cosa è stata la società feudale? Leggendo il Sogno della
camera rossa, vanno ben capiti questi quattro periodi:
“La storia di Chia non è menzogna; le sale erano fatte di giada bianca con cavalli
d’oro (la famiglia Chia).
L’antico palazzo Ahfang si estendeva per oltre 300 miglia, eppure non aveva
spazio sufficiente per albergare gli Shih di Chinling (la famiglia Shih).
Nel mare d’Oriente mancava un letto di giada bianca, perfino il re dei dragoni
[pesci marini] doveva ricorrere ai Wang di Chinling (la famiglia Wang).
Le annate di grassi raccolti si accompagnano a grandi bufere di neve, le perle
erano per loro come terra e l’oro come ferro (la famiglia Hsieh)”.
Questi quattro periodi sono un filo conduttore per leggere il Sogno della camera
rossa. C’è una lunga poesia di Tu Fu intitolata Spedizione al Nord; l’hai letta?
Wang: Non l’ho letta. Nelle Trecento poesie della dinastia Tang questa non c’è.
Presidente: La trovi nell’Antologia della poesia Tang. [Il Presidente tira subito
fuori il libro, lo sfoglia, trova la poesia e la dà da leggere alla ragazza].
Wang: Leggendo questa poesia, a quali problemi si deve fare attenzione? Ci
vorrebbe prima un’iniezione di vaccino, per non essere influenzati.
Presidente: Ma sei davvero impantanata fino al collo nella metafisica! Che razza
di vaccino ci vorrebbe? Lasciamo stare le iniezioni! È del tutto normale lasciarsi
leggermente influenzare dalle parole del poeta: bisogna seguirlo sulla sua strada,
per poi risgusciarne fuori. Basta conoscere bene e per intero questa poesia: non
è indispensabile impararla a memoria. È richiesto, nella vostra scuola, che leggiate
la Bibbia o le Sutre buddiste?
Wang: Non le leggiamo; a che pro dovremmo leggere roba del genere?
Presidente: Volete tradurre e non leggete nemmeno la Bibbia o le Sutre? È mai
ammissibile? Hai letto i Racconti fantastici di Liao?
Wang: No!
Presidente: Vanno letti, i Racconti fantastici di Liao.
Quegli spiriti volpini che vi sono descritti sono davvero dei paciocconi! Eppure,
come si fanno attivi, quando devono soccorrere un uomo! “Intellettuali”, come si
dice in inglese?
Wang: Non lo so!
Presidente: Ma che tipo! Studia tutto il santo giorno inglese, è un’intellettuale
anche lei e poi non sa nemmeno come si dice “intellettuale”.
Wang: Fammi cercare nel vocabolario.
Presidente: Cerca, dai! C’è questa parola?
Wang: Roba da chiodi! In questo dizionario cinese-inglese questo segno non
c’è! C’è solo la parola “intelletto”; “intellettuale” non c’è.
Presidente: Fa’ un po’ vedere! [Wang porge il libro al Presidente]. C’è solo
196
A colloquio con Wang Hai-Jung
“intelletto”, non “intellettuale”; questo dizionario cinese-inglese non vale niente;
sono tanti i segni che mancano. Quando torni alla tua scuola, lancia l’idea di
pubblicare un dizionario cinese-inglese fatto come si deve, in cui sia compreso
il recente vocabolario politico e di ogni parola sia spiegato l’uso, anche con
esempi di frasi.
Wang: Come potrebbe mai pubblicare un dizionario la nostra scuola? Non
abbiamo né tempo né personale per una cosa del genere; come potremmo fare?
Presidente: Nella vostra scuola ci sono tanti professori e studenti; che paura avreste
a compilare un dizionario? Questo dizionario deve essere pubblicato da voi!
Wang: Va bene; quando ci torno, presenterò l’idea alla direzione della scuola;
credo che potremmo portare a termine un compito del genere.
[...]
Wang: Quando gli ospiti stranieri ti parlano in inglese, sei in grado di capire?
Presidente: Non capisco; parlano troppo in fretta.
Wang: Quando li ricevi, non parli in inglese?
Presidente: No, inglese no.
Wang: Non parli inglese e non lo capisci affatto. Allora perché mai studi
l’inglese?
Presidente: Imparo l’inglese per studiare la lingua, confronto l’inglese col cinese;
se ne avrò modo, mi riprometto d’imparare anche un po’ di giapponese.
[...]
Presidente: Se il nemico ti cattura viva, che fai?
Wang: “Da sempre la vita dell’uomo finisce con la morte; perché un cuore rosso
per amor patrio non dovrebbe risplendere nei libri di storia?”.
Presidente: Bene. Quando torni a scuola, leggiti dieci o venti classici del
marxismo-leninismo, leggiti qualcosa sul materialismo. È evidente che il tuo
livello teorico non è eccelso. Quando si studia, non è necessario pretendere
sempre il massimo dei voti, non ci si deve neanche accontentare del minimo, ma
si può ottenere un voto intermedio.
Wang: Perché non si deve mirare al massimo dei voti?
Presidente: Perché bisognerebbe sgobbare da matti? Non è necessario prender
voti tanto alti; se uno studia troppo, ci rimette la salute. Prendi ad esempio il Canto
del gran vento di Kao-tsu, imperatore della dinastia Han:
“Un gran vento si leva, le nubi volano lontano.
La mia autorità riempie i quattro mari e io sono tornato in patria.
Come troverò uomini prodi che difendano le nostre terre?”
Questa poesia è bellissima, esprime un sentimento molto forte. L’autore della
poesia, l’imperatore Kao-tsu degli Han non si era sprofondato mai nei libri, eppure
è stato capace di scrivere una poesia così bella. I figli dei nostri quadri danno molte
preoccupazioni: non hanno nessuna esperienza della vita, nessuna conoscenza
della società ed eccoli lì che si credono chissà chi e sfoderano una grande
presunzione. Occorre educarli a non dipendere dai genitori, dalla generazione
più vecchia e a fare affidamento solo su se stessi.
197
LETTERATURA E ARTE
(27 giugno 1964)
Negli ultimi quindici anni queste organizzazioni1, la maggior parte delle loro
pubblicazioni (si dice che alcune sono anche buone) e nel complesso la gente che
ne fa parte (però non tutti) non hanno portato avanti la linea politica del partito.
Hanno agito come alti e potenti burocrati, non si sono avvicinati agli operai, ai
contadini e ai soldati e non hanno rispecchiato nella loro opera la rivoluzione
socialista e la costruzione socialista. Negli ultimi anni essi sono scivolati addirittura
sull’orlo del revisionismo. A meno che non si rieduchino sinceramente, finiranno
per diventare un giorno o l’altro gruppi simili al Circolo Petöfi ungherese.
NOTE
1. Si tratta delle organizzazioni di massa nel campo della letteratura e dell’arte.
SUI CRITERI PER IL MOVIMENTO
DI EDUCAZIONE SOCIALISTA
(giugno 1964)
Quali sono i criteri per una buona realizzazione del Movimento di educazione
socialista?
Bisogna compiere i seguenti accertamenti.
1. I contadini poveri e i contadini medi dello strato inferiore sono stati veramente
mobilitati?
2. Il problema delle “quattro pulizie” tra i quadri è stato risolto?
3. I quadri hanno preso parte al lavoro manuale?
4. È stato creato un buon nucleo dirigente?
5. Se vengono scoperti proprietari terrieri, contadini ricchi, controrivoluzionari
e cattivi elementi che conducono attività di sabotaggio, questo viene reso noto
solo al livello più alto, o vengono mobilitate le masse, per sorvegliare coscienziosamente questi elementi e per rieducarli sul posto?
6. La produzione cresce o cala?
CONVERSAZIONI CON MAO YUAN-HSIN
(marzo-luglio 1964)
Prima serie di conversazioni di Mao Tse-tung con il nipote Mao Yuan-hsin, studente
all’Istituto di ingegneria militare di Harbin.
1. Presidente: Hai fatto qualche progresso negli ultimi sei mesi? Hai elevato il
tuo livello di preparazione?
Yuan-hsin: Ho le idee un po’ confuse e non oserei dire che ho fatto dei
progressi; se ne ho fatti, sono soltanto superficiali.
Presidente: Io penso che in fin dei conti tu abbia fatto qualche progresso, il tuo
modo di considerare i problemi non è più così elementare. Hai letto il nono
commento1? Hai visto i cinque criteri per i successori?
Yuan-hsin: Li ho visti. [A questo punto espone il contenuto del nono commento
per quanto si riferisce ai successori.]
Presidente: D’accordo, tu ora me ne hai parlato, ma li capisci? Questi cinque
criteri sono indissolubilmente legati l’uno all’altro. Il primo è la teoria o anche
l’orientamento. Il secondo è lo scopo, cioè, per metterla giù piatta: chi servi?
Questo è il più importante. Quando hai afferrato questo punto puoi fare qualsiasi
cosa. Il terzo, il quarto e il quinto criterio si riferiscono alle questioni di metodo.
Bisogna unirsi con la maggioranza, bisogna attuare il centralismo democratico,
non si deve permettere che niente venga deciso dalla parola di un solo uomo,
bisogna applicare l’autocritica, bisogna essere modesti e prudenti. Tutto ciò non
è forse metodo? [...] Stai studiando il marxismo-leninismo o il revisionismo?
Yuan-hsin: Sto studiando il marxismo-leninismo, naturalmente.
Presidente: Non essere troppo sicuro, chi sa cosa stai studiando? Sai che cosa
è il marxismo-leninismo?
Yuan-hsin: Marxismo-leninismo significa che bisogna portare avanti la lotta di
classe, che bisogna portare avanti la rivoluzione.
Presidente: L’idea fondamentale del marxismo-leninismo è che bisogna portare
avanti la rivoluzione. Ma cos’è la rivoluzione? Rivoluzione è il proletariato che
rovescia il capitalismo, i contadini che rovesciano i proprietari terrieri e che dopo
instaurano il potere politico degli operai e dei contadini e che, soprattutto,
continuano a consolidarlo. Oggi il compito della rivoluzione non è ancora stato
ultimato; ancora non è stato definitivamente deciso chi, alla fine, rovescerà chi.
In Unione Sovietica, non c’è forse Kruscev al potere, non c’è forse la borghesia
al potere? Anche noi abbiamo dei casi in cui il potere politico è nelle mani della
Mao Tse-tung - OPERE
borghesia; ci sono comitati di brigate di produzione, di fabbriche, di distretto e
persino comitati di prefettura e di provincia, in cui la borghesia ha suoi uomini,
ci sono viceresponsabili di dipartimenti di pubblica sicurezza che sono suoi
uomini. Chi dirige il Ministero della cultura? Il cinema e il teatro sono interamente
al suo servizio e non al servizio della maggioranza del popolo2. Chi secondo te
esercita la funzione di guida? Studiare il marxismo-leninismo significa studiare la
lotta di classe. La lotta di classe è ovunque; c’è anche nel tuo istituto; nel tuo istituto
è venuto fuori un controrivoluzionario, ne sei al corrente? Ha scritto un diario
reazionario riempiendo una dozzina di quaderni e ogni giorno ci insultava: non
dovrebbe essere considerato un elemento controrivoluzionario? Non siete anche
voi completamente insensibili alla lotta di classe? Non è accaduto proprio lì vicino
a voi? Se non ci fosse controrivoluzione, perché allora dovremmo avere ancora
bisogno della rivoluzione?
[Yuan-hsin riferisce su alcuni fatti riguardanti il movimento contro i ”cinque
miasmi” nella fabbrica dove è stato per l’addestramento pratico e dai quali ha
imparato molto.]
Presidente: Dappertutto c’è controrivoluzione, come potrebbe non esserci nelle
fabbriche? Funzionari del Kuomintang di livello medio e inferiore, funzionari del
Kuomintang a livello di distretto, ecc., si sono tutti infiltrati dentro. Ora dobbiamo
fare piazza pulita di tutta questa gente senza badare al travestimento sotto cui si
celano. Dappertutto c’è lotta di classe, dappertutto ci sono elementi
controrivoluzionari. Chen Tung-ping non dorme forse proprio vicino a te? Ho letto
tutti i materiali su di lui denunciati dal tuo istituto. Tu dormivi assieme a un
controrivoluzionario e non lo sapevi nemmeno!
[Il Presidente si informa sul lavoro politico e ideologico nell’Istituto di
ingegneria militare di Harbin. Mao Yuan-hsin espone le sue opinioni in
proposito].
Yuan-hsin: Si fanno riunioni e si parla molto; apparentemente ci si dà un gran
da fare, ma non si risolvono molti problemi reali.
Presidente: L’intero paese è impegnato su vasta scala nella campagna per
imparare dall’Esercito popolare di liberazione. Tu sei membro dell’Esercito
popolare di liberazione, perché non impari da esso? L’istituto ha un dipartimento
politico? Che cosa fa? Ricevete un’istruzione politica o no?
[Yuan-hsin spiega come venga impartita nell’istituto l’istruzione politica]. Tutto
si riduce a frequentare i corsi e a discutere. A che serve? Dovreste andar fuori a
studiare la realtà. Non avete nemmeno applicato il principio secondo il quale
l’ideologia viene al primo posto, non avete una reale conoscenza, così quando
la gente parla di queste cose come potete capirle?
[Il Presidente spiega la necessità di nuotare fra onde e tempeste e sollecita
risolutamente Mao Yuan-hsin a questa pratica quotidiana]. Sei già riuscito a
familiarizzarti con l’acqua, benissimo. Sai andare a cavallo?
Yuan-hsin: No, non so cavalcare.
Presidente: Non è possibile essere un soldato e non saper andare a cavallo. [Il
204
Conversazioni con Mao Yuan-hsin
Presidente invita Mao Yuan-hsin a imparare a cavalcare; lo stesso Presidente
cavalca spesso e ha spinto anche il suo segretario e i suoi collaboratori ad andare
a cavallo]. Hai mai fatto esercitazioni di tiro?
Yuan-hsin: Sono quattro anni che non tocco un fucile.
Presidente: Quelli della milizia oggi sparano tutti molto bene, invece voi
dell’Esercito popolare di liberazione non avete fatto nessuna esercitazione di tiro;
discuti questa mia critica con X. Che soldato è mai chi non sa nemmeno sparare?
2. [Una volta Mao Yuan-hsin stava nuotando in una giornata piuttosto fredda,
al punto che l’acqua al confronto era tiepida e, dopo essere uscito fuori e aver
sentito un brivido di freddo, aveva detto: “Dopo tutto si sta meglio nell’acqua”].
Presidente: [guardando adirato Mao Yuan-hsin] In realtà a te piacciono gli agi
e hai paura delle difficoltà. [Il Presidente, discutendo sul secondo criterio per i
successori, dice] Tu sai come pensare a te stesso, passi tutto il tuo tempo a riflettere
sui tuoi problemi. Tuo padre3 era coraggioso e risoluto di fronte al nemico, non
ha mai avuto esitazioni, perché serviva la maggioranza del popolo. Tu invece, se
fosse toccato a te, non ti saresti buttato in ginocchio a pregare di aver salva la vita?
Molti membri della nostra famiglia hanno dato la loro vita, uccisi dal Kuomintang
e dagli imperialisti USA. Tu sei venuto su nella bambagia e finora non hai ancora
conosciuto la sofferenza. Se in futuro non diventerai un elemento di destra ma solo
uno di centro, potrò considerarmi soddisfatto. Tu non hai mai sofferto, come puoi
essere un elemento di sinistra?
Yuan-hsin: C’è ancora qualche speranza per me?
Presidente: Sì, certo, c’è speranza, ma se tu supererai i criteri che ho posto, sarà
ancora meglio.
[Il Presidente ha parlato anche del terzo criterio dicendo] Quando voi tenete una
riunione, come si svolge questa riunione? Tu sei un caposquadra: come si
comporta uno che è un caposquadra? Quando tutti ti criticano, riesci ad accettarlo?
Riesci ad accettare le loro critiche anche se sono sbagliate? Puoi accettare
un’accusa falsa e ingiusta? Se non la puoi accettare, come potrai allora unire il
popolo? Devi imparare a lavorare specialmente con la gente che non è d’accordo
con te. Se ti piace che la gente ti elogi, se ti piace aver sapore di miele sulle labbra
e canti di gloria nelle tue orecchie, questa è la cosa più pericolosa e questo è
esattamente quello che ti piace.
[Parlando del quarto criterio, il Presidente ha detto] Ti unisci o no con le masse?
Non è che forse passi tutto il tuo tempo con i figli e le figlie dei quadri e disprezzi
gli altri? Devi permettere alla gente di parlare e non devi essere contento di lasciar
che una sola persona decida tutto.
[Parlando del quinto criterio, il Presidente ha detto] Sotto questo punto di vista
tu hai già fatto qualche progresso, ti sei un po’ impegnato nell’autocritica, ma è
solo l’inizio e non devi pensare che tutto sia già a posto.
[Dopo il Presidente ha parlato ancora una volta del lavoro all’istituto] Il difetto
fondamentale del vostro istituto è che non avete applicato i “quattro primati”4. Non
205
Mao Tse-tung - OPERE
hai detto che volevi studiare il marxismo-leninismo? Che metodo di studio adotti?
Quanto puoi imparare finché ti limiti semplicemente ad ascoltare le lezioni? La
cosa più importante è imparare dalla pratica.
Yuan-hsin: Una facoltà di scienze e di ingegneria non è come una facoltà
umanistica; la prima non lascia molto tempo per entrare in contatto con la società.
Presidente: Questo è sbagliato; la lotta di classe è la vostra materia più
importante ed è una materia obbligatoria. Ho già discusso questo argomento con
X. Il vostro istituto deve andare in campagna per applicare le “quattro pulizie”,
tutti dovete andarci, quadri e studenti, nessuno deve rimanere a casa. Dovete
andarci quest’inverno o la primavera del prossimo anno; è meglio che ci andiate
prima che dopo, dovete assolutamente andarci. Per quanto riguarda te, non devi
soltanto passarci cinque mesi partecipando alle “quattro pulizie”, ma devi anche
andare in una fabbrica e starci sei mesi per applicare il movimento contro i “cinque
miasmi”. Non è forse vero che non capisci niente della società? Se non applichi
le “quattro pulizie”, non capisci i contadini e, se non applichi i “cinque miasmi”,
non capisci gli operai. Io ti considererò un laureato soltanto quando avrai
completato un simile corso di addestramento politico. Altrimenti io non riconoscerò la laurea che ti daranno all’Istituto di ingegneria militare. Se non sai
nemmeno cos’è la lotta di classe, come puoi essere considerato un laureato? Per
la tua laurea io aggiungo questa materia supplementare. Il tuo istituto non ha
svolto lavoro ideologico; così c’erano molti controrivoluzionari e tu non te ne sei
reso conto. Chen Tung-ping era proprio accanto a te e tu non lo sapevi.
[Mao Yuan-hsin dice che, quando Chen Tung-ping era tornato a casa per le
vacanze, aveva ascoltato la radio nemica e così si era corrotto]. Come puoi credere
alla radio nemica se l’ascolti? L’hai mai ascoltata tu o no? Il nemico non ha nemmeno
da mangiare, puoi credere a quello che dice? Wei Li-huang5 era negli affari a Hong
Kong, ha perso tutti i suoi soldi ed è ritornato. Tutti disprezzano gente come Wei Lihuang; è difficile immaginare che il nemico non disprezzi Chen Tung-ping.
Cosa sono i “quattro primati”? [Mao Yuan-hsin parla di questo argomento]. Tu
conosci questo argomento perché allora non afferri l’ideologia vivente? Ho sentito
dire che vi sono molti quadri politici nel tuo istituto, ma essi non afferrano
l’essenziale delle cose e così naturalmente non afferrano l’ideologia. Naturalmente il tuo istituto ha ottenuto alcuni successi; non c’è niente di male se ha qualche
problema. È appena da una decina d’anni che ci dedichiamo all’ingegneria
militare. Il nostro esercito non ha esperienza nella gestione di scuole tecniche. È
come quando imparammo a combattere nel 1927: sul principio non sapevamo
come fare e continuammo a subire sconfitte, ma dopo abbiamo imparato.
Come va con la riforma dell’insegnamento nel tuo istituto?
Yuan-hsin: L’ultima volta che ci sono stati gli esami la nostra unità ha sperimentato
un nuovo metodo. A tutti è sembrato buono e si è detto che dava una giusta
valutazione del livello di ogni studente. Ha avuto anche influenza sul metodo di
studio nel suo complesso, rendendo possibile studiare in modo più vivo.
Presidente: Questo avrebbe dovuto essere fatto già molto tempo fa.
206
Conversazioni con Mao Yuan-hsin
Yuan-hsin: In passato contavano soprattutto i voti, così noi non studiavamo con
spirito di iniziativa.
Presidente: È una buona cosa che tu sia in grado di riconoscerlo. Non ti posso
nemmeno biasimare per questo, dato che l’intero sistema d’istruzione vi incita a
lottare per ottenere il massimo dei voti. Se tu non ti impegni per ottenere il
massimo dei voti, possono bloccare completamente la tua carriera scolastica.
Anche tua sorella maggiore ha penato per questo tipo di cose. C’era uno studente
all’Università di Pechino che non prendeva mai appunti e quando doveva dare
gli esami otteneva dal tre e mezzo al quattro6, tuttavia alla laurea ha presentato
una tesi che era la migliore di tutte quelle del suo corso. C’è gente che ha capito
chiaramente tutto questo e nello studio ha preso l’iniziativa. Ci sono persone di
questo tipo che hanno mirato più lontano dei voti e che studiano con coraggio
e con iniziativa. I vostri insegnanti insegnano inculcando nozioni. Ogni giorno voi
frequentate lezioni. Ma hanno davvero così tanto da dire? Gli insegnanti devono
distribuirvi i loro appunti scritti per le lezioni. Di che hanno paura? Devono
permettere agli studenti di studiarseli da soli. Il fatto di tenere segreti gli appunti
delle lezioni e di permettere agli studenti unicamente di prendere appunti in
classe danneggia terribilmente gli studenti. Un tempo, quando insegnavo
all’Università politica e militare antigiapponese, io distribuivo prima ai miei
studenti gli appunti della lezione. Parlavo soltanto per mezz’ora e lasciavo che gli
studenti studiassero da soli; dopo gli studenti avrebbero fatto delle domande e
l’insegnante avrebbe risposto. Con gli studenti universitari, specialmente con gli
studenti più anziani, la cosa principale è lasciare che studino e scoprano i
problemi da soli. A che serve parlare così tanto?
In passato si invitava apertamente tutti a impegnarsi per ottenere voti ottimi.
Gente che a scuola otteneva ottimi risultati non aveva necessariamente ottimi
risultati nel lavoro. Nella storia cinese, nessuno dei più alti diplomati dell’Accademia (hanlin) ha mai avuto vero talento o sapere. Gente del genere si trovava
piuttosto fra coloro che non erano nemmeno riusciti a conseguire un diploma di
secondo grado. I due più grandi poeti della dinastia Tang7 non hanno ottenuto
nemmeno il titolo di chu-jen. Non dare troppa importanza ai voti, devi
concentrare tutte le tue energie nel sostenere e nell’esercitare la tua capacità di
analizzare e di risolvere i problemi. Non ti accodare agli insegnanti e non lasciarti
intimidire da loro. Il problema della riforma dell’istruzione è prima di tutto un
problema di insegnanti. Gli insegnanti hanno moltissimi libri, eppure non
possono fare a meno dei loro appunti per le lezioni. Perché non vi danno i loro
appunti per le lezioni e non studiano i problemi assieme a voi? Quando gli studenti
dei corsi superiori pongono delle domande, gli insegnanti risponderanno soltanto
a una metà di esse e sul resto non sapranno che dire, così dovranno studiare e
discutere i problemi con gli studenti. Questo non sarebbe affatto male. Non
devono assumere atteggiamenti arroganti per spaventare la gente. Persino la
borghesia ha combattuto il metodo d’insegnamento nozionistico. Perché non
dovremmo combatterlo noi? Le cose andranno a posto quando gli studenti non
207
Mao Tse-tung - OPERE
saranno più considerati bersagli da attaccare. Gli insegnanti sono la chiave della
riforma dell’istruzione.
3. [Una volta Mao Yuan-hsin aveva chiesto al Presidente di visitare una mostra
sui nuovi successi scientifici. Il Presidente aveva detto: “Ora sono occupato, non
posso andare a vederla. Non ho tempo per vederla attentamente e non è di
nessuna utilità ammirare i fiori dalla sella di un cavallo in corsa”].
Com’è che tu sei interessato a questo, ma non al marxismo-leninismo? A ogni
modo non ti sento spesso far domande su questo aspetto delle cose. Che giornale
leggi abitualmente?
Yuan-hsin: Leggo il Quotidiano del popolo.
Presidente: Non c’è niente che valga la pena di leggere nel Quotidiano del
popolo. Dovresti leggere il Quotidiano dell’Esercito popolare di liberazione o il
Quotidiano della gioventù cinese. Le cose che scrivono gli operai e i soldati sono
vive e reali e loro sanno come spiegare i problemi. Hai letto la discussione su Due
si fondono in uno?
Yuan-hsin: Ne ho letto molto poco e non ho capito molto di quello che ho letto.
Presidente: Davvero? Da’ un’occhiata a questo giornale [il Presidente gli passa
una copia del Quotidiano della gioventù cinese], guarda come gli operai
analizzano le cose, guarda come i quadri della Lega della gioventù comunista
analizzano le cose, le analizzano molto bene, è più facile da capire del Quotidiano
del popolo.
[Il Presidente ha anche detto] Il tuo studio politico è solo teorico. Se vuoi
imparare un sacco di cose, la cosa più importante è che tu vada a studiare nel vivo
della realtà. Perché sei interessato alla tua specializzazione professionale, ma non
al marxismo-leninismo?
Non è bene studiare la storia se non la si combina con la realtà presente. Se studi
la storia contemporanea e non fai il lavoro di compilare storie di villaggio e storie
di famiglia, è una completa perdita di tempo. Anche lo studio della storia antica
deve essere combinato con la realtà presente e non può essere separato dagli scavi
e dall’archeologia. Sono esistiti davvero Yao, Shun e Yu8? Io non lo credo, non
c’è nessuna prova concreta di ciò. Dell’esistenza della dinastia Shang ci sono i resti
mortali a farne testimonianza, possiamo crederci. A seppellirsi sotto una pila di
libri, più si studia e meno si impara.
208
Conversazioni con Mao Yuan-hsin
NOTE
1. Si tratta del nono commento alla lettera aperta del Comitato centrale del PCUS alle
organizzazioni di partito e a tutti i comunisti dell’Unione Sovietica, emanata il 14 luglio
1963. Il nono commento venne pubblicato il 14 luglio 1964 con il titolo Lo
pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo. In esso sono
indicati anche i cinque criteri per la preparazione dei successori, cioè della nuova leva
di dirigenti del PCC. I successori devono essere
1. veri marxisti-leninisti e non revisionisti;
2. rivoluzionari che servono con tutto il cuore la maggioranza del popolo;
3. proletari capaci di unirsi e di lavorare insieme alla stragrande maggioranza del
popolo;
4. modelli nell’applicazione del centralismo democratico del partito, capaci di applicare
con sicurezza la linea di massa;
5. modesti e prudenti e non arroganti e impulsivi.
2. Nel 1964 Chiang Ching si impegnò nel tentativo di rimediare a questa situazione
sviluppando l’Opera di Pechino moderna e rivoluzionaria per sostituire i vecchi testi
in cui apparivano soltanto imperatori, generali e concubine.
3. Si tratta di Mao Tse-min, fratello di Mao Tse-tung. Dal 1938 al 1942 era stato nel Sinkiang
a capo del dipartimento finanziario del governo controllato dal signore della guerra
locale, il generale Sheng Shih-tsai, che a quell’epoca collaborava con l’Unione
Sovietica. Successivamente il generale Shen passò dalla parte del Kuomintang e Mao
Tse-min fu arrestato nel settembre 1942 e nel 1943 fu messo a morte.
4. I “quattro primati” sono: la priorità dell’uomo sulle armi, del lavoro politico sul resto
del lavoro, del lavoro ideologico sul lavoro politico di routine, dell’ideologia vivente
sulle idee prese dai libri. Questi punti furono sviluppati in una risoluzione rivista dallo
stesso Mao Tse-tung prima di essere approvata dalla Commissione per gli affari militari.
5. Wei Li-huang era un generale del Kuomintang che combattè contro i comunisti nella
guerra civile del 1946-49 e in seguito entrò a far parte del Consiglio nazionale per la
difesa di Pechino.
6. Nell’ordinamento scolastico della Repubblica popolare cinese il voto massimo era
cinque.
7. Si tratta di Li Po e Tu Fu.
8. Yao, Shun e Yu erano sovrani leggendari che sarebbero ascesi al trono rispettivamente
nel 2356, 2255 e 2205 a.C. Soprattutto i primi due erano considerati come modelli di
perfezione che un saggio sovrano avrebbe dovuto imitare.
209
INCONTRO CON I SIGNORI SASAKI KOZO, KURODA
HISAO, HOOSAKO KANEMITSU E ALTRI
DEL PARTITO SOCIALISTA GIAPPONESE
(10 luglio 1964)
Presidente: Benvenuti, amici. Do di tutto cuore il mio benvenuto agli amici
giapponesi. I popoli dei nostri due paesi devono fare causa comune e procedere
uniti contro il nemico comune. In campo economico dobbiamo sostenerci a
vicenda per migliorare le condizioni di vita dei nostri popoli. Anche nel settore
culturale dobbiamo sostenerci a vicenda. Voi siete un paese più evoluto di noi in
campo economico, culturale e tecnico, per cui temo che difficilmente si possa
parlare di un nostro sostegno a voi. Siete voi, piuttosto, a sostenere noi.
Ma, venendo alla politica, non potremmo darci un aiuto reciproco? Perché
dovremmo contrapporci gli uni agli altri? Contrapporci come fino a qualche
decennio fa? In definitiva, un simile scontro non vi porterebbe alcun vantaggio
e non sarebbe vantaggioso nemmeno per noi. Nello stesso tempo tuttavia vorrei
far rilevare anche un aspetto che vi sembrerà contraddittorio: lo scontro a voi ha
portato dei vantaggi ed è stato vantaggioso anche per noi. Un simile scontro
durato vent’anni ha educato il popolo giapponese e anche il popolo cinese.
Ho già avuto occasione di parlare di questo con amici giapponesi. Essi dicevano:
“Noi vi chiediamo perdono dal profondo del cuore per l’aggressione scatenata contro
la Cina dall’esercito imperiale del Giappone”. Io dicevo: “No! Se il vostro esercito
imperiale non avesse occupato una gran parte della Cina, sarebbe stato impossibile
per il popolo cinese arrivare a unirsi per opporsi all’aggressione. Il Partito comunista
cinese non avrebbe potuto conquistare il potere. L’esercito imperiale giapponese,
dunque, è stato il nostro migliore maestro e lo è stato anche per voi”. Qual è stato
in definitiva il destino del Giappone? Non è forse caduto sotto il controllo
dell’imperialismo USA? La stessa sorte è toccata alla nostra Taiwan e alla nostra
Hongkong, alla Corea del sud, alle Filippine, al Vietnam del sud e alla Thailandia.
Gli USA hanno steso le mani su tutto il Pacifico meridionale e sull’Asia orientale:
hanno steso fin troppo le loro mani. La settima flotta è la più grande unità della marina
USA: gli USA hanno in tutto 12 portaerei e la settima flotta ne ha la metà, cioè sei.
Hanno, poi, una sesta flotta nel Mediterraneo. Nel 1958, allorché bombardammo
Quemoy, gli USA ne furono preoccupatissimi e spostarono una parte della loro terza
flotta in Asia. Gli USA controllano l’Europa e il Canada, controllano tutta l’America
Latina, fatta eccezione di Cuba. Ora stendono le mani sull’Africa e combattono nel
Congo. Avete davvero paura degli USA? [...].
Sasaki: Oggi abbiamo ascoltato un discorso estremamente magnanimo del
presidente Mao. Nel passato il militarismo giapponese si è scagliato come
aggressore contro la Cina, causandovi danni estremamente rilevanti; noi ne
chiediamo insistentemente perdono ai cinesi.
Mao Tse-tung - OPERE
Presidente: Non sono necessarie scuse. Il militarismo giapponese è stato di gran
giovamento alla Cina: grazie ad esso il popolo cinese ha potuto prendere il potere.
Se non vi fosse stato il vostro esercito imperiale, noi non avremmo potuto
prendere il potere. Su questo punto ho un’opinione diversa dalla vostra: tra di noi
vi è una contraddizione.
Sasaki: Grazie di cuore.
Presidente: Non stiamo quindi a parlare di tutte queste cose del passato, delle cose
del passato si potrebbe dire anche che sono state buone, che ci hanno recato
giovamento e infatti, rifletteteci voi stessi, vi prego: il popolo cinese ha preso il potere.
Il vostro capitale monopolista e il vostro militarismo ci hanno aiutati anch’essi. Inoltre
milioni e milioni di giapponesi hanno aperto gli occhi; perfino una parte dei generali
che hanno combattuto in Cina, oggi sono diventati nostri amici.
Oltre 1.100 uomini, parlo di criminali di guerra, sono ritornati in Giappone e hanno
scritto delle lettere. Tranne uno, tutti hanno sentimenti amichevoli verso la Cina.
Succedono cose strane in questo mondo. Come diavolo si chiama quel tale?
Chao An-po: Si chiama Iimori, ora fa il giudice.
Presidente: Oltre 1.100 e fra di essi uno solo che è contro la Cina, ma nel
contempo è anche contro il popolo giapponese. È un fatto su cui vale la pena
riflettere. Bisogna davvero rifletterci su. Lei [rivolto a Sasaki] non ha ancora finito
di parlare. La prego, continui.
Sasaki: Il Presidente ci ha chiesto se abbiamo paura degli USA. La Cina ha già
concluso la sua rivoluzione socialista, adesso lavora per realizzare più pienamente
il socialismo. Il Giappone, invece, deve ancora attendere per compiere la sua
rivoluzione e realizzare il socialismo. Se la rivoluzione giapponese vuole aver
successo, occorre sconfiggere gli USA che, di fatto, dominano la politica, l’esercito
e l’economia del Giappone. È per queste ragioni che noi non solo non abbiamo
alcuna paura degli USA, ma dobbiamo combattere contro di loro.
Presidente: Ben detto!
Sasaki: Il Partito socialista giapponese e le masse popolari giapponesi ritengono
che il Giappone sia parte dell’Asia, perciò deve mantenere strettissimi rapporti con
la Cina a cui lo legano saldi vincoli. Noi speriamo che la Cina consideri il Giappone
come un membro del continente asiatico e accetti di collaborare con noi.
Presidente: Noi accettiamo in ogni caso la collaborazione! Tutti i popoli
dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina sono contro l’imperialismo USA. Anche
in Europa, nell’America del nord e in Oceania vi è molta gente contraria
all’imperialismo USA. Ne abbiamo una riprova dal fatto che De Gaulle si rivolta
contro gli USA. Consideriamo ora la questione dal punto di vista delle due zone
intermedie. Asia, Africa e America Latina sono la prima. Europa, America del nord
e Oceania la seconda. Il capitale monopolista giapponese appartiene anch’esso
alla seconda zona intermedia. Quelli di voi che si rivoltano contro il capitale
monopolista sono anch’essi malcontenti degli USA. Ora da voi esiste già un
gruppo che si oppone apertamente agli USA. Un’altra parte appoggia gli USA. Con
l’andare del tempo, una parte di questo gruppo finirà anch’esso per schierarsi
212
Incontro con i signori Sasaki Kozo, Kuroda Hisao, Hoosako Kanemitsu e altri del
Partito socialista giapponese
contro gli USA, che gli spadroneggiano sulla testa. I giapponesi, infatti, sono
davvero una grande nazione. Hanno osato far la guerra agli USA, all’Inghilterra
e anche alla Francia; hanno bombardato Pearl Harbour, hanno occupato
Filippine, Vietnam, Thailandia, Birmania, Malesia e Indonesia; si sono fatti strada
combattendo fino all’India orientale, ma, poiché in quelle regioni durante l’estate
vi sono molte zanzare e fortissimi tifoni, non sono penetrati molto a fondo e hanno
perso la battaglia. L’esercito giapponese ha perduto lì 200.000 uomini. Che il
capitale monopolista di un paese del genere continui a lasciarsi calpestare
dell’imperialismo USA, io non posso crederlo. Non che auspichi un altro
bombardamento di Pearl Harbour e nemmeno una nuova occupazione di
Filippine, Vietnam, Thailandia, Birmania, Indonesia e Malesia e naturalmente
nemmeno una nuova guerra con la Corea e con la Cina. Ma è auspicabile che il
Giappone diventi completamente indipendente e che stringa amichevoli rapporti
con tutti quelli che in Asia, Africa, America Latina ed Europa si contrappongono
all’imperialismo USA. È auspicabile che esso risolva i suoi problemi economici e
che arrivi a realizzare scambi reciproci e a stabilire rapporti fraterni con essi.
Poco fa avete detto che il Giappone vuole la rivoluzione, che in futuro voi
seguirete la via del socialismo e avete perfettamente ragione a dirlo. I popoli del
mondo intero vogliono tutti battere la via di cui voi avete parlato e seppellire
l’imperialismo e il capitale monopolista nella tomba che loro spetta.
Vi sono ancora amici che vogliono porre delle domande? Ponete pure le
domande che volete, noi le discuteremo. Questo è un forum di libera discussione.
Non vi sono cinque gruppi tra voi?
Sasaki: [Rivolto ai giapponesi] Che parli un solo rappresentante per ogni
gruppo! [...].
Presidente: Credete voi che gli indiani siano tutti contro i cinesi? Non è affatto così.
La gran massa della popolazione indiana e di quella cinese hanno sentimenti
amichevoli l’una per l’altra. Ritengo che la gran massa del popolo indiano e il popolo
giapponese abbiano anch’essi sentimenti amichevoli fra di loro. Sono soltanto i loro
governi a sottostare al controllo dell’imperialismo e del revisionismo; l’influsso
dell’imperialismo e del revisionismo su di essi è straordinariamente grande. Tre paesi
forniscono armi all’India perché combatta contro di noi: gli USA, l’Inghilterra e
l’Unione Sovietica. Non trovate strano tutto questo? In passato l’Unione Sovietica
aveva ottimi rapporti con noi; dal ventesimo Congresso del 1956 i rapporti
cominciarono a deteriorarsi e poi divennero sempre peggiori. I dirigenti sovietici
hanno ritirato dalla Cina tutti gli specialisti, oltre 1.000 uomini; hanno puramente e
semplicemente strappato parecchie centinaia di accordi e hanno preso apertamente
posizione contro il Partito comunista cinese. Anche se essi sono contrari, in questo
momento noi vogliamo discutere. Ora essi esigono che si sospenda la discussione
pubblica; anche se la si sospendesse solo per tre mesi a loro andrebbe bene. Noi
abbiamo risposto che non la sospenderemo nemmeno per tre giorni. Abbiamo detto
loro che nel passato noi abbiamo fatto una guerra durata venticinque anni: ventidue
anni di guerra civile, inclusa la guerra cino-giapponese, e i tre anni della guerra di
213
Mao Tse-tung - OPERE
Corea. In tutto sono venticinque anni. Posso assicurarvi che io non capivo
assolutamente nulla della guerra, la mia professione era quella di maestro elementare
e il mio compito era quello di istruire gli scolaretti. Chi mi ha insegnato a far la guerra?
Il mio primo maestro fu Chiang Kai-shek, il secondo l’esercito imperiale giapponese,
il terzo l’imperialismo USA. Devo ringraziare questi tre maestri. L’arte della guerra non
è poi quel gran segreto. Ho fatto la guerra per ventincinque anni e non sono stato
ferito nemmeno una volta. Ciò mi ha permesso di passare dalla totale ignoranza alla
comprensione delle cose, dallo stadio dell’impotenza a quello della scienza della
guerra.
La guerra costa la vita di molti uomini; in tutti questi anni sono morti a milioni;
molte decine di milioni di uomini del nostro esercito e del popolo cinese sono
stati uccisi.
Io avevo tre fratelli: due sono stati uccisi dal Kuomintang. Anche mia moglie cadde
vittima del Kuomintang. Mia sorella minore è stata ammazzata dal Kuomintang.
Avevo un nipote che è stato anche lui ucciso dal Kuomintang. Infine avevo un figlio
che è caduto in Corea sotto le bombe dell’imperialismo USA. La mia famiglia è stata
sterminata quasi completamente: io sono il solo a essere sopravvissuto.
Chissà quante famiglie hanno visto morire i loro cari a opera di Chiang Kai-shek!
È successo anche che famiglie intere sono state distrutte. [...]
Ciò significa forse che i cinesi sono diminuiti nel corso della guerra? No!
Guardate! Ora abbiamo una popolazione di oltre 600 milioni, siamo fin troppi.
Quando si fa una guerra “letteraria”, quando si fanno i processi con pennelli e
inchiostri, quando si discute pubblicamente, non si rischia di fare delle vittime.
Noi abbiamo lottato per più anni e non è morto nessuno. Io ho detto che noi siamo
pronti a combattere ancora per altri venticinque anni. Abbiamo pregato una
delegazione rumena di farlo sapere agli amici sovietici. La delegazione rumena
era venuta a farci visita con una missione precisa: voleva arrivare a farci
sospendere la discussione pubblica. Ho sentito dire che ora anche la Romania e
l’Unione Sovietica “conducono un processo con penna e calamaio”. Il problema
sorge quando una grande potenza vuole controllare molti piccoli paesi. L’una vuol
esercitare controlli, gli altri si ribellano a questo. Tale è l’atteggiamento degli USA
verso il Giappone e gli altri paesi asiatici; gli USA cercano di tenerli sotto controllo,
il Giappone e gli altri paesi asiatici si ribellano con fermezza a questo controllo.
Oggi nel mondo vi sono due grandi potenze che la fanno da compari: gli USA da
una parte, l’Unione Sovietica dall’altra. Stanno programmando di mettere sotto
controllo il mondo intero. Non sono d’accordo; forse voi siete d’accordo di
lasciargli esercitare bellamente questo controllo?
Ara Tetsuo: Vorrei porre una domanda. Lei ha detto poco fa che le due grandi
potenze mondiali vogliono controllare il mondo. Il Giappone si trova in una
situazione assai particolare. Le isole giapponesi di Okinawa e di Ogasawara sono
occupate dagli USA, mentre al nord, a oriente di Hokkaido dove abito io, ci sono
le isole Kurili2, occupate dall’Unione Sovietica. Dal nostro punto di vista esse sono
occupate. A quanto pare, le isole Kurili sono state attribuite all’Unione Sovietica
214
Incontro con i signori Sasaki Kozo, Kuroda Hisao, Hoosako Kanemitsu e altri del
Partito socialista giapponese
dagli accordi di Potsdam3, alla cui stipulazione noi non abbiamo preso parte. Noi
abbiamo trattato a lungo con l’Unione Sovietica per ottenerne la restituzione, ma
non abbiamo raggiunto alcun risultato. Ci piacerebbe molto conoscere il parere
del presidente Mao su questo problema.
Presidente: L’Unione Sovietica ha occupato troppi territori. Alla conferenza di
Yalta4 si è lasciata un’indipendenza nominale alla Mongolia esterna; nominalmente
la si è solo staccata dalla Cina, in realtà essa è caduta sotto il controllo dell’Unione
Sovietica. A confronto delle vostre isole Kurili, il territorio della Mongolia esterna
è notevolmente maggiore. A suo tempo noi abbiamo sollevato la questione della
restituzione della Mongolia esterna alla Cina. Hanno risposto negativamente.
Abbiamo avanzato la nostra richiesta a Kruscev e a Bulganin nel 1954, nel corso
di una loro visita in Cina. Essi hanno incorporato anche una parte della Romania,
la Bessarabia. Anche alla Germania hanno tolto qualche pezzetto, in particolare
una parte della Germania orientale. Tutti i tedeschi che risiedevano là sono stati
cacciati nella parte occidentale. Hanno scorporato anche una parte della Polonia
annettendola alla Bielorussia. Essi hanno tolto anche un altro pezzo alla Germania
per assegnarlo alla Polonia come indennizzo dei territori sottratti alla Polonia e
annessi alla Bielorussia. Per finire, hanno scorporato anche una parte della
Finlandia. Tutto quello che hanno potuto in qualche modo staccare, lo hanno
staccato. Molti sostengono che vogliono annettersi anche le province cinesi del
Sinkiang e dello Heilungkiang. Hanno infatti aumentato il potenziale militare a
quei confini. Secondo me, non avrebbero dovuto fare assolutamente nessuna
annessione. Il territorio dell’Unione Sovietica è già abbastanza grande, oltre 20
milioni di chilometri quadrati per una popolazione di solo 200 milioni di abitanti.
La vostra popolazione in Giappone ammonta a 100 milioni, eppure non disponete
che di una superficie di 370 mila chilometri quadrati.
Circa cento anni fa essi si sono annessi l’intero territorio ad est del lago Baikal,
con Poli (Chabarovsk), Haishenwei (Vladivostok) e la penisola di Kamciatka.
Questo conto non è facile da saldare. Noi non l’abbiamo ancora posto sul tappeto.
Perciò le vostre isole Kurili, per quanto ci riguarda, non sono un problema:
devono esservi restituite.
Soga: Fra le trenta persone qui presenti, noi, cioè la delegazione dell’Istituto per
il socialismo, siamo i più giovani; noi lavoriamo tutti in prima linea. Desidereremmo vivamente conoscere a fondo il lavoro di costruzione e lo stile di un partito
politico rivoluzionario. Apparteniamo tutti alla sinistra del partito socialista. Siamo
in lotta con i riformisti che si trovano nel Comitato centrale del partito socialista
e con le riforme di struttura.
Presidente: Quanti siete?
Soga: L’intero gruppo si compone di undici persone. Dal nostro punto di vista
di giovani militanti, le azioni dei dirigenti e dei funzionari del partito socialista
sono troppo caute. Forse ciò dipende dal fatto che essi sono già in età avanzata.
Presidente: Si può dire la stessa cosa di me.
Soga: Ci piacerebbe tanto imparare a conoscere lo stile di lavoro e di vita dei
215
Mao Tse-tung - OPERE
dirigenti del Partito comunista cinese. La prego, ci dica qualcosa al riguardo.
Presidente: Posso dire di essere bene informato su questo argomento. Insieme agli
altri, nel 1911, ho preso parte alla rivoluzione democratico-borghese, guidata da Sun
Yat-sen. A quell’epoca eravamo soldati. Poi ho studiato per tredici anni: sei li ho
sprecati nella lettura di Confucio e per sette anni ho letto le opere del capitalismo.
Ho preso parte al movimento studentesco facendo opposizione al governo di allora.
Ho organizzato movimenti di massa e ho partecipato all’opposizione contro
l’aggressione straniera. Ma non avevo mai pensato di organizzare un qualche partito.
Non conoscevo né Marx né Lenin. Perciò non avevo l’idea di organizzare un partito
comunista. Mi fidavo dell’idealismo, di Confucio e del dualismo di Kant. Più tardi la
situazione mutò. Nel 1921 organizzammo il partito comunista. Allora in tutto il paese
vi erano settanta membri del partito, che elessero dodici delegati; nel 1921 fu tenuto
il primo congresso del partito al quale io partecipai come delegato. Altri due delegati
erano: Chou Fo-hai5 e Chen Kung-po6; più tardi abbandonarono tutti il partito
comunista e aderirono al regime di Wang Ching-wei. Un altro in seguito divenne
trotskista. Quest’uomo è ancora vivo e oggi abita a Pechino. Io e questo trotskista
siamo ancora vivi; il terzo, vivo anche lui, è il vicepresidente della repubblica Tung
Pi-wu. Tutti gli altri o sono morti o hanno tradito. Dal 1921, l’anno della fondazione
del partito, fino alla Spedizione al nord del 1927, tutto ciò che noi sapevamo era che
volevamo fare la rivoluzione. Ma come si dovesse fare questa rivoluzione, quali
dovevano essere i metodi, la linea e il programma politico, di tutto questo non
capivamo assolutamente nulla. Più tardi cominciammo a comprendere poco a poco:
è nella lotta che abbiamo imparato. Sulla questione delle terre, ad esempio, mi sono
dato da fare per dieci anni a studiare le relazioni di classe nei villaggi. Per la guerra,
poi, giacché anch’essa è durata dieci anni, per dieci anni io ho fatto la guerra e solo
allora mi sono impadronito dell’arte di farla. Allorché nel partito emersero dei
deviazionisti di destra, io ero uno di sinistra. All’epoca in cui all’interno del partito
si manifestò un opportunismo “di sinistra”, io fui bollato come un opportunista di
destra. Nessuno si schierò con me, non rimasi che io, solo e abbandonato. Lo dico
sempre: c’era una volta un Budda che in origine era onnipotente, ma poi fu buttato
nel letamaio e cominciò a puzzare terribilmente. Più tardi, durante la Lunga Marcia,
abbiamo tenuto una riunione, la famosa Conferenza di Tsunyi; allora io, il Budda
puzzolente, ho ripreso a mandare un buon odore. Dopo di che trascorsero altri dieci
anni. Dal 1934 al 1944 abbiamo ripreso i metodi della campagna di rettifica e abbiamo
definito la nostra linea come linea dell’“apprendere dagli errori passati per evitare
i futuri” del “combattere la malattia per salvare l’ammalato” e dell’“unità- criticaunità”, riuscendo così a convincere del loro errore quei compagni che se ne erano
resi colpevoli. Più tardi, nella prima metà del 1945, durante il settimo Congresso del
partito, siamo finalmente riusciti a unificare ideologicamente il partito. Solo così, in
un momento in cui eravamo esposti all’attacco congiunto dell’imperialismo USA e
di Chiang Kai-shek, siamo riusciti a sconfiggerli nel giro di quattro anni. Il vostro
problema è lo stile di lavoro del partito? Questo è anzitutto un problema di
programmazione politica, di programmazione nella sfera politica, di programmazio216
Incontro con i signori Sasaki Kozo, Kuroda Hisao, Hoosako Kanemitsu e altri del
Partito socialista giapponese
ne nella sfera militare e in quella economica, un problema di programmazione
politica nella sfera culturale, di programmazione nella formulazione della linea e
nelle questioni organizzative. Non si può ottenere nulla se ci si limita a delle semplici
parole d’ordine, senza una programmazione politica concreta accuratamente
calcolata.
Devo dire che la mia storia personale va dall’ignoranza al risveglio, dall’idealismo al materialismo, dalla fede in esseri superiori all’ateismo. Pretendere che io
sia sempre stato un marxista, non sarebbe una cosa giusta. Dire che sia sempre
stato al corrente di tutto, nemmeno questo sarebbe vero. Quest’anno compio 71
anni, eppure vi sono ancora tante cose di cui non so nulla; ogni giorno continuo
a studiare. Se non si studia, se non si fanno ricerche e indagini, non c’è alcuna
programmazione politica né alcuna politica corretta. Vedete dunque che io non
sono stato per niente perfetto fin dall’inizio; a suo tempo ho creduto nell’idealismo
e in un essere superiore, ho perduto molte battaglie e ho commesso non pochi
errori. Queste battaglie perdute, questi errori mi hanno educato e anche gli errori
di altre persone sono stati per me istruttivi. Mi ha educato soprattutto quella gente
che voleva “rettificarmi”. Dobbiamo condannare gente del genere? No! Noi
l’abbiamo tutta recuperata. Chen Shao-yu (Wang Ming), ad esempio, è ancora
membro del Comitato centrale, ritiene giusto il revisionismo e vive a Mosca. Li Lisan è un altro esempio: alcuni di voi certamente sanno che egli è ancora membro
del Comitato centrale. Nel nostro partito i condottieri di parecchie “dinastie”
hanno commesso errori, l’uno dopo l’altro. Uno della prima generazione, Chen
Tu-hsiu, tradì più tardi la rivoluzione e divenne trotskista. Nella seconda
generazione Hsiang Chung-fa7 e Li Li-san divennero opportunisti “di sinistra”.
Hsiang Chung-fa tradì la rivoluzione e se la svignò. Nella terza generazione ci fu
Chen Shao-yu. È lui che esercitò il suo potere per il lasso di tempo più lungo, cioè
per più di quattro anni. Perché mai perdemmo completamente i capisaldi
meridionali e come mai l’Esercito rosso, forte di 300.000 uomini, si ridusse a
25.000? Proprio a causa della linea sbagliata seguita da quel signore. Nella quarta
generazione ci fu Chang Wen-tien8, che ora è membro candidato dell’Ufficio
politico; Chang era ambasciatore nell’Unione Sovietica e viceministro degli Esteri;
più tardi cominciò a non far più bene il suo lavoro e passò al revisionismo. Dopo
di che, venne il mio turno. Qual è la questione che voglio chiarire, con tutto
questo? In queste quattro generazioni, in un contesto umano così pericoloso, il
nostro partito è forse andato in rovina? Non è affatto andato in rovina, perché il
popolo voleva la rivoluzione, i membri del partito e i quadri direttivi, nella
stragrande maggioranza, volevano la rivoluzione. Se in ogni situazione si ha un
programma relativamente corretto nella sfera della politica, nei settori dell’esercito, dell’economia e della cultura, allora si ha una pianificazione politica per la
formulazione della linea da seguire, allora il partito può fare progressi, può
svilupparsi. Ma se la programmazione politica non dovesse essere giusta, allora
sarebbe del tutto indifferente l’appellativo di comunista o altro portato da quel
partito: in ogni caso sarà perdente. Attualmente tra i partiti comunisti del mondo
217
Mao Tse-tung - OPERE
ce n’è un grande gruppo tenuto sotto controllo dai capi del revisionismo. Sul piano
internazionale esistono oltre cento partiti comunisti, che si dividono in due specie:
gli uni sono partiti comunisti revisionisti, gli altri sono partiti comunisti marxistileninisti. I primi ci insultano dicendoci che siamo dei dogmatici. A me pare che
questi partiti comunisti revisionisti non possano nemmeno lontanamente misurarsi con voi: voi vi ribellate alla teoria delle riforme di struttura, mentre essi
l’accettano. Il dialogo con loro non approda a un bel nulla, mentre con voi
possiamo tenere aperto il dialogo.
Sasaki: Siamo grati che il presidente Mao, nonostante tutti i suoi impegni, abbia
avuto con noi un dialogo così istruttivo.
Presidente: Per quanto tempo ho parlato? Perbacco sono più di due ore!
Hososako: Ringraziamo il Presidente di questo colloquio estremamente istruttivo.
[...]
NOTE
1. ChaoAn-po, specialista cinese per il Giappone, uno dei direttori dell’Istituto per gli
affari esteri e segretario della Società per l’amicizia tra la Cina e il Giappone.
2. Il trattato di pace di San Francisco (8 settembre 1951) obbligò il Giappone a rinunciare,
tra l’altro, alle isole Kurili, cedute all’Unione Sovietica.
3. Gli accordi di Potsdam furono firmati il 2 agosto 1945 dall’Inghilterra, dall’Unione
Sovietica e dagli Stati Uniti.
4. Alla Conferenza di Yalta, che si svolse dal 4 all’11 febbraio 1945, si negoziò l’entrata
in guerra dell’Unione Sovietica contro il Giappone.
5. Chou Fo-hai, nel 1924, tre anni dopo la sua fondazione, lasciò il partito e divenne uno
degli ideologi più importanti del Kuomintang.
6. Chen Kung-po fece attività nel PCC solo per i primi due o tre anni; nel 1925 entrò nel
Kuomintang. Morì nel 1946.
7. Hsiang Chung-fa, segretario generale del PCC dal 1928 al 1931, fu ucciso dal
Kuomintang nel 1931.
8. Chang Wen-tien, o Lo Fu, fu viceministro degli Affari esteri dal 1954 al 1959. Considerato
il capo del famoso gruppo dei “28 bolscevichi”, fu dimesso nel 1959 per aver collaborato
con il gruppo antipartito guidato dal ministro della Difesa Peng Teh-huai.
218
LO PSEUDOCOMUNISMO DI KRUSCEV E
GLI INSEGNAMENTI STORICI CHE DÀ AL MONDO
(14 luglio 1964)
Nono e ultimo commento alla lettera del 14 luglio 1963, pubblicato come editoriale a cura
della redazione del Quotidiano del popolo e di Bandiera rossa.
Sulle circostanze della pubblicazione di questo testo e sui motivi della sua inclusione
nelle Opere di Mao Tse-tung si veda la nota introduttiva a I dirigenti del PCUS sono i più
grandi scissionisti del nostro tempo, a pag. 35 di questo volume. A questo testo Mao Tsetung fa riferimento nelle Conversazioni con Mao Yuan-hsin (marzo-luglio 1964) riportate
in questo volume.
La teoria della rivoluzione proletaria e della dittatura del proletariato è l’essenza
stessa del marxismo-leninismo. La lotta tra il marxismo-leninismo e il revisionismo
d’ogni genere ha sempre avuto al centro il mantenimento della rivoluzione o
l’opposizione ad essa, il mantenimento della dittatura del proletariato o l’opposizione ad essa ed è su questo che si è incentrata la lotta odierna tra i marxistileninisti di tutto il mondo e la cricca revisionista di Kruscev.
Al ventiduesimo Congresso del PCUS la cricca revisionista di Kruscev ha fatto
del suo revisionismo un sistema completo, perfezionando le sue teorie
controrivoluzionarie di “coesistenza pacifica”, di “competizione pacifica” e di
“passaggio pacifico”, proclamando che la dittatura del proletariato non è più
necessaria in Unione Sovietica e formulando l’assurda teoria dello “Stato di tutto
il popolo” e del “partito di tutto il popolo”.
Il programma presentato dalla cricca revisionista di Kruscev al ventiduesimo
Congresso del PCUS è un programma pseudocomunista, un programma revisionista
diretto contro la rivoluzione proletaria e per l’abolizione della dittatura del
proletariato e del partito proletario.
La cricca revisionista di Kruscev ha soppresso la dittatura del proletariato sotto
la maschera dello “Stato di tutto il popolo”, ha alterato il carattere proletario del
PCUS sotto la maschera del “partito di tutto il popolo” e ha lastricato la via della
restaurazione del capitalismo sotto la maschera dell’“edificazione in grande del
comunismo”.
Nelle Proposte riguardanti la linea generale del movimento comunista internazionale del 14 giugno 1963, il Comitato centrale del PCC ha osservato che è più
che assurda in teoria ed estremamente pregiudizievole in pratica la sostituzione
dello “Stato di tutto il popolo” allo Stato di dittatura del proletariato e del “partito
di tutto il popolo” al partito d’avanguardia del proletariato. Si tratta qui di un
Mao Tse-tung - OPERE
notevole regresso storico che rende impossibile ogni passaggio al comunismo e
non fa che aiutare la restaurazione del capitalismo.
La lettera aperta del Comitato centrale del PCUS e la stampa sovietica usano
argomenti speciosi per giustificarsi e le nostre critiche allo “Stato di tutto il popolo”
e al “partito di tutto il popolo” vengono ritenute “considerazioni che nulla hanno
a che vedere con il marxismo”, “ragionamenti che non hanno alcun rapporto con
la vita del popolo sovietico” e ci accusano di volerlo “far regredire”.
Vediamo chi è che non ha nulla a che fare col marxismo-leninismo, qual è
veramente la vita in URSS e chi vuol fare regredire l’Unione Sovietica.
Società socialista e dittatura del proletariato
Cosa si intende esattamente con società socialista? Le classi e la lotta di classe
esistono o non esistono durante tutto il periodo socialista? Bisogna mantenere la
dittatura del proletariato per portare la rivoluzione socialista fino in fondo o
bisogna abolirla per aprire la strada alla restaurazione del capitalismo? Occorre
dare a questi interrogativi la giusta risposta, sulla base dei principi fondamentali
del marxismo-leninismo e dell’esperienza storica della dittatura del proletariato.
La sostituzione della società socialista a quella capitalista è un gran balzo in
avanti nello sviluppo della società umana. La società socialista rappresenta un
importante periodo storico del passaggio dalla società divisa in classi alla società
senza classi. Essa condurrà l’umanità alla società comunista.
Il sistema socialista ha su quello capitalista una superiorità incontestabile. Nella
società socialista la dittatura del proletariato sostituisce la dittatura della borghesia e
la proprietà pubblica dei mezzi di produzione sostituisce quella privata. Da classe
oppressa e sfruttata, il proletariato assurge a classe dominante e si verifica un
cambiamento radicale nella situazione sociale del popolo lavoratore. Lo Stato di
dittatura del proletariato applica tra le grandi masse del popolo lavoratore la più
ampia democrazia quale non può realizzarsi in una società capitalista ed esercita la
dittatura solo su una minoranza di sfruttatori. La nazionalizzazione dell’industria e
la collettivizzazione dell’agricoltura aprono vaste prospettive a uno sviluppo
considerevole delle forze produttive sociali, assicurando loro un ritmo di sviluppo
incomparabilmente più rapido di quello di qualsiasi vecchia società.
Non si può tuttavia dimenticare che la società socialista è uscita da quella
capitalista, che essa è la prima fase della società comunista. Essa non è ancora la
società comunista, società che ha raggiunto la piena maturità dal punto di vista
economico e sotto ogni aspetto. Essa porta inevitabilmente le stigmate della società
capitalista. A proposito della società socialista, Marx disse: “Quello con cui abbiamo
qui a che fare, è una società comunista che non si è sviluppata sulle basi che le sono
proprie, ma, al contrario, che proviene dalla società capitalista: una società, di
conseguenza, che, sotto ogni aspetto, economico, morale, intellettuale, porta ancora
le stigmate dell’antica società da cui è uscita”1. Da parte sua Lenin ha fatto osservare
che nella società socialista, primo stadio del comunismo, “il comunismo non può
220
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
ancora, dal punto di vista economico, essere completamente maturo, completamente affrancato dalle tradizioni o dalle impronte del capitalismo”2.
Le differenze tra operai e contadini, tra città e campagna, tra lavoro manuale e
lavoro intellettuale continuano a sussistere in una società socialista, il diritto
borghese non è ancora abolito e “non è possibile eliminare di primo acchito l’altra
ingiustizia: la suddivisione degli oggetti di consumo ‘a seconda del lavoro’ (e non
a seconda dei bisogni)”2 e, di conseguenza, esistono ancora differenze in fatto di
ricchezza. Tutti questi fenomeni e queste differenze possono sparire solo
gradualmente, il che comporta inevitabilmente un lungo periodo. Come disse
Marx, solo con la scomparsa di queste differenze e l’abolizione completa del
diritto borghese potrà realizzarsi il comunismo integrale, così caratterizzato: “da
ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”.
Il marxismo-leninismo e l’esperienza pratica dell’Unione Sovietica, della Cina e
degli altri paesi socialisti ci insegnano che la società socialista rappresenta un lungo,
lunghissimo periodo storico. Per tutta la sua durata prosegue la lotta di classe tra
borghesia e proletariato e sussiste il problema di sapere chi prevarrà, se la via
capitalista o quella socialista, cioè permane il pericolo della restaurazione capitalista.
Nelle Proposte riguardanti la linea generale del movimento comunista internazionale del 14 giugno 1963, il Comitato centrale del PCC dichiara: “Per un
lunghissimo periodo storico che segue alla conquista del potere da parte del
proletariato, l’esistenza della lotta di classe resta una legge oggettiva, indipendente dalla volontà dell’uomo: solo nella forma la lotta di classe si differenzia da quella
che aveva prima della conquista del potere da parte del proletariato”.
Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, Lenin ha osservato a più riprese che:
1. gli sfruttatori spodestati cercano sempre e in tutti i modi di riconquistare il
loro “paradiso” perduto;
2. l’ambiente piccolo-borghese genera ogni giorno, ogni ora, nuovi elementi
borghesi;
3. nei ranghi della classe operaia e tra i funzionari statali possono spuntare degli
elementi degenerati e dei nuovi elementi borghesi a causa dell’influenza
borghese, dell’ambiente piccolo-borghese e della corruzione che esso esercita;
4. le condizioni esterne che determinano la continuazione della lotta di classe
nei paesi socialisti sono: l’accerchiamento da parte del capitalismo internazionale,
la minaccia dell’intervento armato e le manovre di disgregazione pacifica a cui
ricorrono gli imperialisti.
La realtà della vita conferma questa tesi di Lenin.
La borghesia e le altre classi reazionarie, sebbene rovesciate, conservano ancora
per un certo tempo le loro forze in una società socialista e sono persino potenti
in certi campi. Mille legami le collegano alla borghesia internazionale e, non
rassegnandosi alla sconfitta, ricercano ostinatamente prove di forza col proletariato. Esse impegnano in tutti i campi lotte dissimulate o aperte col proletariato.
Atteggiandosi spesso a fautori del socialismo, dei soviet, del partito comunista e
del marxismo-leninismo, sabotano il socialismo e preparano la restaurazione del
221
Mao Tse-tung - OPERE
capitalismo. Esse sopravvivono per lungo tempo sul piano politico, in quanto
forza opposta al proletariato e sono pronte in ogni momento ad abbattere la
dittatura del proletariato. Esse cercano di insinuarsi negli organismi dello Stato,
nelle organizzazioni di massa, nei settori economici, negli istituti culturali e negli
istituti d’insegnamento per contrapporsi e usurpare la direzione tenuta dal
proletariato. Sul piano economico, usano tutti i mezzi per sabotare la proprietà
socialista di tutto il popolo e la proprietà collettiva socialista e per sviluppare le
forze capitaliste. Nel campo ideologico, culturale e dell’educazione, oppongono
la concezione borghese del mondo a quella proletaria e si adoperano alla
corruzione del proletariato e degli altri lavoratori attraverso l’ideologia borghese.
La collettivizzazione dell’agricoltura trasforma i contadini da produttori individuali
in produttori collettivi e crea condizioni favorevoli alla completa trasformazione dei
contadini. Tuttavia prima che la proprietà collettiva diventi la proprietà di tutto il
popolo e che le tracce dell’economia privata scompaiano completamente, i contadini
conservano inevitabilmente certi tratti tipici dei piccoli produttori autonomi. La
tendenza spontanea al capitalismo esiste inevitabilmente in circostanze del genere,
la differenziazione all’interno della massa contadina continua a verificarsi e permane
un terreno propizio alla comparsa di nuovi contadini ricchi.
Le attività ora menzionate della borghesia, le loro conseguenze corruttrici nel
settore politico, economico, ideologico, culturale ed educativo, l’esistenza della
tendenza spontanea al capitalismo nei piccoli produttori autonomi urbani e rurali,
il fatto che il diritto borghese non è stato ancora del tutto abolito e l’influenza delle
abitudini della vecchia società, tutto questo fa spuntare di continuo elementi
degenerati nelle file della classe operaia, negli organi di partito e nell’amministrazione dello Stato; genera di continuo nuovi elementi borghesi e depredatori nelle
imprese statali che appartengono a tutto il popolo e nuovi intellettuali borghesi
nelle istituzioni culturali e negli istituti d’insegnamento così come negli ambienti
intellettuali. Per attaccare il socialismo, questi nuovi elementi borghesi e questi
elementi degenerati si accordano con elementi della vecchia borghesia e di altre
classi sfruttatrici che, sebbene spodestate, non sono ancora state completamente
liquidate. Nocivi in modo particolare sono gli elementi degenerati attestati negli
organi dirigenti, perché sostengono e proteggono gli elementi borghesi negli
organi dei gradi inferiori.
Finché esiste l’imperialismo, il proletariato dei paesi socialisti deve proseguire
la lotta contemporaneamente contro la borghesia all’interno del paese e contro
l’imperialismo internazionale. L’imperialismo cerca tutte le occasioni per intervenire con le armi contro i paesi socialisti e per provocarvi la disgregazione in modo
pacifico. Fa di tutto per distruggere i paesi socialisti o per farli degenerare in paesi
capitalisti. Perciò la lotta di classe condotta su piano internazionale ha inevitabilmente un riflesso all’interno dei paesi socialisti.
Lenin disse: “Il passaggio dal capitalismo al comunismo copre tutta un’epoca
storica. Finché essa non è conclusa, gli sfruttatori conservano inevitabilmente la
speranza di una restaurazione, speranza che si manifesta in tentativi di restau222
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
razione” 3. Disse inoltre: “L’abolizione delle classi è il risultato di una lotta di classe
lunga, difficile, ostinata che, dopo l’abbattimento del potere del capitale, dopo la
distruzione dello Stato borghese, dopo l’instaurazione della dittatura del proletariato, non cessa (come immaginano i grossolani rappresentanti del vecchio
socialismo e della vecchia socialdemocrazia), ma cambia solo forma e diventa
più accanita sotto molti aspetti”4.
La lotta di classe tra il proletariato e la borghesia in campo politico, economico,
ideologico, culturale e pedagogico non potrebbe finire in periodo socialista. È una
lotta a lungo respiro, sempre ripresa, tortuosa e complessa. Come il mare conosce
il flusso e il riflusso, essa ha degli alti e dei bassi, talora cala, talora cresce di
violenza. Da essa dipende la sorte della società socialista, la marcia verso il
comunismo o il ritorno al capitalismo.
La lotta di classe nella società socialista ha inevitabilmente il suo riflesso nei
partiti comunisti. La borghesia e l’imperialismo internazionale sanno che per far
degenerare un paese socialista in paese capitalista bisogna in primo luogo far sì
che il suo partito comunista degeneri in partito revisionista. Gli antichi e i nuovi
elementi borghesi, gli antichi e i nuovi contadini ricchi e gli elementi degenerati
d’ogni tipo rappresentano la base sociale del revisionismo ed è in mille modi che
essi reclutano agenti all’interno dei partiti comunisti. L’influenza borghese è la
causa interna del revisionismo. La capitolazione di fronte all’imperialismo ne è la
causa esterna. La lotta tra il marxismo-leninismo e l’opportunismo di ogni genere,
e in primo luogo il revisionismo, è qualcosa di inevitabile all’interno dei partiti
comunisti dei paesi socialisti durante il periodo socialista. La caratteristica del
revisionismo è quella di adottare le posizioni della borghesia per attaccare il
proletariato negando le classi e la lotta di classe, per trasformare la dittatura del
proletariato in una dittatura della borghesia.
Alla luce dell’esperienza del movimento operaio internazionale e tenendo
conto della legge obiettiva della lotta di classe, i fondatori del marxismo hanno
posto in risalto che il passaggio dal capitalismo al comunismo, dalla società divisa
in classi alla società senza classi, dipende dalla dittatura del proletariato e che non
vi è altra via.
Marx disse: “La lotta di classe porta necessariamente alla dittatura del proletariato”5. Altrove disse: “Tra la società capitalista e la società comunista si situa il
periodo di trasformazione rivoluzionaria da questa a quella. A questo corrisponde
un periodo di transizione politica in cui lo Stato non può essere altro che la
dittatura rivoluzionaria del proletariato”1.
La società socialista si sviluppa secondo un processo di rivoluzione ininterrotta.
Parlando del socialismo rivoluzionario, Marx disse: “Questo socialismo è la
dichiara-zione permanente della rivoluzione, la dittatura di classe del proletariato
come punto di passaggio necessario per arrivare all’abolizione delle differenze
di classe in generale, all’abolizione di tutti i rapporti di produzione sui quali esse
si basano, all’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi
rapporti di produzione, allo sconvolgimento di tutte le idee che da queste
relazioni sociali emanano”6.
223
Mao Tse-tung - OPERE
Nella lotta contro l’opportunismo della Seconda Internazionale, Lenin ha messo
in luce e sviluppato in modo creativo la teoria di Marx sulla dittatura del
proletariato. Egli ha affermato: “La dittatura del proletariato non è la fine della lotta
di classe, ma è la sua continuazione sotto nuove forme. La dittatura del proletariato
è la lotta di classe del proletariato vittorioso che ha preso in mano il potere politico
contro la borghesia sconfitta, ma non annientata, non scomparsa e che, lungi
dall’aver desistito dal resistere, ha intensificato la sua resistenza”7. Aggiunge
anche: “La dittatura del proletariato è una lotta ostinata, sanguinosa e non
sanguinosa, violenta e pacifica, militare ed economica, pedagogica e amministrativa, contro le forze e le tradizioni della vecchia società”8.
Nella sua celebre opera Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al
popolo e in altre opere il compagno Mao Tse-tung, sulla base dei principi
fondamentali del marxismo-leninismo e dell’esperienza storica della dittatura del
proletariato, ha fatto un’analisi completa e sistematica delle classi e della lotta di
classe nella società socialista e ha sviluppato in modo creativo la teoria marxistaleninista della dittatura del proletariato.
È partendo dalla dialettica materialista che egli ha studiato le leggi oggettive della
società socialista. Ha sottolineato che la legge universale della natura e della società
umana, che è l’unità e la lotta dei contrari, si applica anche alla società socialista. Nella
società socialista le contraddizioni di classe continuano a esistere e la lotta di classe
non viene meno, anche dopo la trasformazione socialista della proprietà dei mezzi
di produzione. C’è sempre lotta tra le due vie, il socialismo e il capitalismo, per tutto
il periodo socialista. Per garantire l’edificazione del socialismo e impedire la
restaurazione del capitalismo, è necessario portare fino alla conclusione la rivoluzione socialista nel campo politico, economico, ideologico e culturale. La vittoria
completa del socialismo non può essere definitivamente raggiunta in una o due
generazioni, ma esige da cinque a dieci generazioni, se non di più.
Il compagno Mao Tse-tung ha in particolare osservato che la società socialista
conosce due tipi di contraddizioni sociali: le contraddizioni all’interno del popolo e
le contraddizioni tra noi e i nostri nemici e che le prime sono numerose. Solo
operando una distinzione tra questi due tipi di contraddizioni di natura diversa e
adottando differenti metodi per giungere a una giusta soluzione, è possibile unire
più del 90 per cento della popolazione del paese, annientare i nemici che non ne
costituiscono che un’infima percentuale e consolidare la dittatura del proletariato.
La dittatura del proletariato è la garanzia essenziale del consolidamento e dello
sviluppo del socialismo, la garanzia che permette al proletariato di vincere la
borghesia e assicurare il trionfo del socialismo durante la lotta tra le due vie.
Il proletariato può emanciparsi completamente solo emancipando l’umanità. Il
compito storico della dittatura del proletariato ha due aspetti: un aspetto interno e
un aspetto internazionale. Sul piano interno il compito consiste essenzialmente
nell’abolire completamente tutte le classi sfruttatrici, nello sviluppare ad alto livello
l’economia socialista, nell’elevare il livello di coscienza comunista delle masse
popolari, nel liquidare le differenze tra proprietà di tutto il popolo e proprietà
224
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
collettiva, tra operai e contadini, tra città e campagna, tra lavoro intellettuale e lavoro
manuale e nel far scomparire ogni possibilità di formazione di classi e di
restaurazione del capitalismo, per creare le condizioni per la realizzazione della
società comunista, così caratterizzata: “Da ciascuno secondo le sue capacità, a
ciascuno secondo i suoi bisogni”. Sul piano internazionale, il compito essenziale è
nel prevenire ogni attacco da parte dell’imperialismo internazionale (compresi
l’intervento armato e la disgregazione pacifica) e nel sostenere la rivoluzione
mondiale fino alla definitiva abolizione da parte dei popoli dell’imperialismo, del
capitalismo e del sistema di sfruttamento. Prima della realizzazione dei due aspetti
di questo compito e dell’avvento della società integralmente comunista, la dittatura
del proletariato è assolutamente indispensabile.
Giudicando dall’attuale situazione, il compito della dittatura del proletariato è
ancora lungi dall’essere portato a termine nei paesi socialisti. In tutti, senza eccezione
alcuna, vi sono classi e lotta di classe, lotta tra via socialista e via capitalista e si tratta
sempre di portare a conclusione la rivoluzione socialista e di prevenire la
restaurazione del capitalismo. Tutti i paesi socialisti, sono ancora lungi, ben lungi
dall’aver eliminato le differenze tra proprietà di tutto il popolo e proprietà collettiva,
tra operai e contadini, tra città e campagna, tra lavoro intellettuale e lavoro manuale,
dall’aver eliminato le classi e le differenze di classe e dal realizzare la società
comunista in cui prevarrà il principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a
ciascuno secondo i suoi bisogni”. È per questo che il mantenimento della dittatura
del proletariato è necessario per tutti i paesi socialisti.
In queste condizioni, la sua abolizione da parte della cricca revisionista di
Kruscev è un tradimento verso il socialismo e il comunismo.
Classi antagoniste e lotta di classe in Unione Sovietica
La ragione principale per cui la cricca revisionista di Kruscev ha proclamato
l’abolizione della dittatura del proletariato in Unione Sovietica è, a suo dire, che
le classi antagoniste sono state eliminate e che la lotta di classe non esiste più.
Ma qual è la reale situazione dell’Unione Sovietica? Non vi sono veramente più
classi antagoniste né lotta di classe?
Dopo la grande vittoriosa Rivoluzione socialista d’Ottobre, fu instaurata la
dittatura del proletariato: essa abolì la proprietà privata capitalista e stabilì la
proprietà socialista di tutto il popolo e la proprietà collettiva socialista con la
nazionalizzazione dell’industria e la collettivizzazione dell’agricoltura e, in
qualche decennio, raggiunse grandi risultati nell’edificazione socialista. Queste
furono vittorie incancellabili, vittorie di grande portata storica, conseguite dal
PCUS e dal popolo sovietico sotto la direzione di Lenin e di Stalin.
Tuttavia la vecchia borghesia e le altre classi sfruttatrici che, sebbene spodestate,
non erano state interamente liquidate, continuarono a esistere dopo la nazionalizzazione dell’agricoltura. Sussisteva l’influenza politica e ideologica della
borghesia. Le forze spontanee capitaliste esistevano sempre nella città come nella
225
Mao Tse-tung - OPERE
campagna. Nuovi elementi borghesi e contadini ricchi comparivano di continuo.
Durante tutto il tempo trascorso da allora, la lotta di classe tra proletariato e
borghesia e la lotta tra le vie socialista e capitalista è continuata nel campo politico,
economico e ideologico.
In seguito al fatto che l’Unione Sovietica era il primo paese e in quell’epoca il
solo a edificare il socialismo e che essa non disponeva di nessuna esperienza
straniera cui potersi rifare, in seguito anche al fatto che Stalin si era allontanato
dalla dialettica del marxismo-leninismo con la sua interpretazione delle leggi della
lotta di classe nella società socialista, Stalin proclamò prematuramente, dopo la
realizzazione essenziale della collettivizzazione dell’agricoltura, che in Unione
Sovietica “non ci sono più classi antagoniste”9 e che “essa (la società sovietica) si
è liberata dai conflitti di classe”10. Ponendo l’accento unicamente sull’unità della
società socialista, trascurava le contraddizioni all’interno di essa, non si appoggiava sulla classe operaia e sulle vaste masse nella lotta contro le forze capitaliste e
riteneva che la possibilità di restaurazione del capitalismo derivasse unicamente
dall’attacco armato dell’imperialismo internazionale. Questo è falso tanto in
teoria, quanto in pratica. Tuttavia per questo Stalin non perde la qualifica di
grande marxista-leninista. Quando dirigeva il partito e lo Stato sovietico,
mantenne fermamente la dittatura del proletariato e l’orientamento socialista,
applicò una linea marxista-leninista e assicurò la marcia trionfale dell’Unione
Sovietica sulla via del socialismo.
Kruscev, da quando ha la direzione del partito e dello Stato sovietico, ha
adottato una serie di misure politiche revisioniste che hanno notevolmente
accelerato lo sviluppo delle forze capitaliste e di nuovo esacerbato, in Unione
Sovietica, la lotta di classe tra il proletariato e la borghesia, la lotta tra la via
socialista e la via capitalista. Basta sfogliare i giornali sovietici di questi ultimi anni
per trovare numerosi esempi che dimostrano che, nella società sovietica, non solo
esistono molti elementi delle vecchie classi sfruttatrici ma che nuovi elementi
borghesi vi sono spuntati in gran numero e che la differenziazione all’interno delle
classi si accentua.
Vediamo innanzitutto le attività degli elementi borghesi d’ogni tipo nelle
imprese sovietiche di proprietà di tutto il popolo.
I responsabili di certe fabbriche statali e i loro soci mettono a frutto le loro
funzioni e accumulano fortune favolose utilizzando l’attrezzatura e il materiale
delle fabbriche loro affidate per creare delle “fabbriche clandestine” e produrre
a titolo privato, procedendo alla vendita illecita dei prodotti e dividendosi il
bottino. Ecco qualche esempio.
A Leningrado, in una fabbrica che lavora per l’esercito, i responsabili, situando
uomini di fiducia in “tutti i posti chiave”, avevano “trasformato quest’impresa
statale in un’impresa privata”. Essi si dedicarono illegalmente alla produzione di
articoli non militari e si appropriarono di un milione e 200 mila vecchi rubli in tre
anni solo con la vendita di penne stilografiche. Tra di loro c’era “un ladro dalla
nascita”, un uomo che “era un nepman” negli anni venti11.
226
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
Il direttore di un setificio dell’Uzbekistan aveva agito in connivenza con
l’ingegnere capo, il capo contabile, il responsabile della sezione delle forniture
e delle vendite, il capo laboratorio e altri ed essi erano diventati dei “capi di
imprese di fresca data”. Essi avevano acquistato con mezzi illeciti più di dieci
tonnellate di seta artificiale e naturale per produrre articoli che “non sono entrati
nella contabilità”. Essi avevano assunto operai senza passare per la trafila normale
e applicavano “la giornata lavorativa di 12 ore”12.
Il direttore di una fabbrica di mobili di Kharkov aveva creato nella sua impresa
un “laboratorio clandestino di berretti” per la fabbricazione di articoli destinati alla
speculazione. Quest’uomo “aveva molte donne, molte automobili, molte case,
176 cravatte, quasi cento camicie e decine di completi”. Era inoltre un gran
giocatore, frequentatore abituale dei campi da corsa13.
Individui del genere non svolgono la loro attività da soli. Essi lavorano
invariabilmente in connivenza con funzionari dei servizi statali incaricati dei
rifornimenti, del commercio e di altri servizi.
Essi hanno i loro uomini nella milizia e nei servizi giudiziari che li proteggono
e servono loro da agenti. Anche alti funzionari di organismi statali li sostengono
e li coprono. Ecco qualche esempio.
Il direttore di una fabbrica annessa all’istituto profilattico delle malattie mentali
di Mosca e i suoi soci avevano fondato un’“impresa clandestina” e, con mance,
“si erano procurati 58 telai da maglieria” e grandi quantità di materie prime. Essi
erano entrati in relazione di affari con “52 fabbriche, cooperative artigianali e
cooperative di produzione agricola” e avevano guadagnato in pochi anni tre
milioni di rubli. Essi avevano corrotto alcuni funzionari del dipartimento contro
il furto dei beni socialisti e la speculazione, dei controllori, degli ispettori, dei
verificatori, ecc.14.
Il direttore di una fabbrica di costruzione meccanica della federazione russa
aveva rubato, con la complicità del direttore aggiunto di un’altra fabbrica di
costruzione meccanica e di alti funzionari, ossia un totale di 43 persone, più di
900 telai per venderli a fabbriche dell’Asia centrale, del Kazakhistan, del Caucaso
e di altre regioni, macchine che furono utilizzate dai responsabili di queste
fabbriche per della produzione illecita15.
In Kirghizia una banda di più di quaranta rapinatori che si dedicava alla
produzione clandestina nelle due officine da loro controllate, avevano rubato più
di 30 milioni di rubli allo Stato. Tra i suoi membri figuravano il presidente della
commissione della pianificazione della repubblica, un viceministro del commercio, sette capi ufficio e capi di divisione del consiglio dei ministri della repubblica,
della commissione nazionale e della commissione di controllo statale e anche un
“contadino ricco sfuggito all’esilio”16.
Questi esempi dimostrano che le fabbriche cadute in mano a questi elementi
degenerati restano imprese socialiste solo di nome, ma in realtà sono diventate
imprese capitaliste strumenti della loro fortuna. I loro rapporti con gli operai sono
diventati dei rapporti tra sfruttatori e sfruttati, tra oppressori e oppressi. Non sono
227
Mao Tse-tung - OPERE
forse elementi borghesi al cento per cento questi degenerati che, detenendo
mezzi di produzione e disponendone, sfruttano il lavoro altrui? E i loro complici
all’interno degli organismi statali, che hanno abboccamenti con loro, prendono
parte a ogni tipo di sfruttamento, trafugano fondi, danno e accettano mance,
partecipano alla divisione del bottino, non sono forse anch’essi degli elementi
borghesi nel vero senso della parola?
È evidente che costoro appartengono a una classe ostile al proletariato,
appartengono cioè alla borghesia. Le loro attività antisocialiste costituiscono
precisamente la lotta di classe con la quale la borghesia attacca il proletariato.
Vediamo ora in che consistono le attività dei contadini ricchi di ogni tipo nelle
cooperative di produzione agricola.
Alcuni responsabili di cooperative di produzione agricola e i loro soci
detraggono fondi, si dedicano alla speculazione, allo sperpero e allo sfruttamento
dei cooperatori senza alcun ritegno. Ecco qualche esempio.
Nell’Uzbekistan, un presidente di cooperativa faceva “regnare il terrore in tutto
il villaggio”. Nella cooperativa tutte le funzioni importanti erano svolte da suoi
parenti, soci e amici. Egli ha dilapidato più di 132 mila rubli della cooperativa per
la soddisfazione dei suoi “bisogni personali”. Aveva una macchina, due motociclette e tre donne e “ciascuna di loro aveva una villa”17.
Nella regione di Kursk un presidente di cooperativa considerava questa una sua
“proprietà”. Si era accordato col contabile, il cassiere, il capo magazziniere,
l’agronomo, il direttore del magazzino e altre persone per coprirsi reciprocamente
e “sfruttare i cooperatori” e in qualche anno avevano sottratto più di centomila rubli18.
Il presidente di una cooperativa ucraina aveva sottratto più di 50 mila rubli
falsificando dei certificati e dei registri, d’accordo con la sua contabile che, additata
come “contabile modello”, era anche stata mandata a Mosca per partecipare
all’esposizione delle realizzazioni dell’economia nazionale19.
Il presidente di una cooperativa della regione di Alma Ata si era specializzato
nella speculazione commerciale, aveva comprato “in Ukraina o nell’Uzbekistan
dei succhi di frutta, dello zucchero e dell’alcool a Dzambul” che, trasformati in
bevande alcooliche, furono venduti un po’ ovunque a prezzi elevati. Questa
cooperativa comprendeva un’impresa vinicola che rendeva più di un milione di
litri all’anno, la cui rete di vendita copriva tutta la repubblica del Kazakhistan e
la speculazione commerciale era una delle sue principali fonti di reddito20.
Il presidente di una cooperativa della Bielorussia “si comportava come un
feudatario nel suo feudo” agendo sempre in modo arbitrario. Alloggiava non nella
cooperativa, ma in città, oppure nella sua “lussuosa villa” ed era sempre intento
a “svariati intrighi commerciali” e “affari illegali”. Egli acquistava altrove del
bestiame, lo faceva passare per quello della sua cooperativa e, nei suoi rapporti,
falsificava i risultati della produzione. Ciononostante gli furono dedicati non pochi
“articoli elogiativi” ed egli era definito un “dirigente modello”21.
Questi esempi dimostrano che le cooperative di produzione agricola poste sotto
il controllo di questi responsabili divengono loro proprietà privata. Essi trasfor228
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
mano l’economia collettiva socialista in una nuova economia di borghesia agraria.
Hanno generalmente negli organi superiori delle persone che li proteggono. I loro
rapporti con i cooperatori sono diventati rapporti tra oppressori e oppressi, tra
sfruttatori e sfruttati. Non sono dei nuovi borghesi agrari al cento per cento questi
nuovi sfruttatori che gravano con tutto il loro peso sui contadini?
Con ogni evidenza costoro appartengono a una classe ostile al proletariato e ai
contadini lavoratori, appartengono alla classe della borghesia rurale. Le loro
attività antisocialiste costituiscono proprio quella lotta di classe con la quale la
borghesia attacca il proletariato e i contadini lavoratori.
Oltre agli elementi borghesi nelle imprese statali e nelle cooperative di
produzione agricola, ve ne sono altri nelle città e nelle campagne russe.
Alcuni di loro hanno impiantato imprese private per la produzione e la vendita
a titolo privato; altri hanno organizzato gruppi privati di costruzione che
intraprendono pubblicamente dei lavori per conto dello Stato o delle imprese
cooperative; altri ancora sfruttano alberghi privati. A Leningrado c’era una
“capitalista sovietica” che assumeva operai per produrre e vendere camicie di
nylon e “guadagnava 700 nuovi rubli al giorno”22. Il proprietario di un laboratorio
della regione di Kursk produceva stivali di feltro per la vendita ad alto prezzo.
Possedeva 540 paia di stivali di feltro, 8 chili di monete d’oro, 3.000 metri di stoffe,
20 tappeti, 1.200 chili di lana e molte altre cose23. Il proprietario di un’impresa
privata della regione di Gomel “assumeva operai e artigiani” e, nel giro di due
anni, aveva intrapreso la costruzione o il restauro ad alto prezzo di forni per la
calce in 12 officine24. Nella regione d’Orenburg c’erano “centinaia di palazzi privati
e di magazzini privati” e “il denaro delle cooperative di produzione agricola e
dello Stato entrava a flusso continuo nelle tasche dei gestori”25.
Altri si dedicavano alla speculazione realizzando grossi guadagni acquistando
a basso prezzo, vendendo ad alto prezzo e col trasporto illecito di merci su grandi
distanze. A Mosca ci sono molti speculatori in che si occupano della rivendita dei
prodotti agricoli. Essi “fanno arrivare tonnellate d’arance, di mele e di legumi a
Mosca per rivenderli al mercato nero”. “È concessa a questi profittatori ogni
facilitazione: sono a loro disposizione alberghi vicini ai mercati, magazzini e altri
stabilimenti”26. Una speculatrice del territorio di Krasnodar aveva stabilito una sua
propria “rete di agenti” e “impiegava 12 venditori e due facchini”; spediva
“migliaia di maiali, centinaia di quintali di cereali e centinaia di tonnellate di frutta”
dalle regioni rurali al bacino del Don e “vagoni interi di scorie di ferro rubate e
vetro” e altri materiali da costruzione dalle città verso le campagne. Si era
notevolmente arricchita con questa rivendita illecita27.
Altri ancora agiscono come mediatori o agenti con molte relazioni sociali e
possono procurarvi tutto se li corrompete. C’era a Leningrado un sensale di questo
tipo che “senza essere ministro del commercio, controlla tutte le merci” e “senza
avere titoli ufficiali nelle ferrovie, ha dei vagoni a sua disposizione”. Poteva
“procurarsi fondi di merci strettamente razionate”. “Tutti i magazzini di Leningrado
sono a sua disposizione”. Le merci che gli passavano per mano gli lasciavano
229
Mao Tse-tung - OPERE
notevoli “commissioni” tanto che soltanto nel 1960 incassò 700 mila rubli da una
compagnia forestale. A Leningrado c’è “tutto un gruppo” di mediatori di questo
tipo28.
Tutti questi imprenditori e speculatori praticano uno spudorato sfruttamento
capitalista. Non è assolutamente evidente che essi appartengono alla borghesia,
classe ostile al proletariato?
In realtà la stessa stampa sovietica chiama costoro “capitalisti sovietici”, “capi
di imprese di fresca data”, “proprietari di imprese private”, “borghesi rurali di
fresca data”, “speculatori”, “sfruttatori”, ecc. La cricca revisionista di Kruscev non
si autopunisce da sola quando si ostina ad affermare che non ci sono classi
antagoniste in Unione Sovietica?
I fatti sopra citati sono solo una parte di quelli rivelati dalla stampa dell’Unione
Sovietica. Sono sufficienti ad allarmare, ma i fatti più clamorosi e più gravi che essa
ha cercato di nascondere e affossare sono ben più numerosi. Quel che noi citiamo
qui è una risposta alla domanda: le classi antagoniste e la lotta di classe esistono
in Unione Sovietica? Questi fatti, molte persone possono controllarli. Anche la
cricca revisionista di Kruscev non può negarli.
Questi fatti bastano a dimostrare chiaramente che le sfrenate attività della
borghesia ostile al proletariato si moltiplicano in Unione Sovietica, nelle città e
nelle campagne, nell’industria e nell’agricoltura, nel settore della produzione e in
quello della distribuzione, nel campo economico e negli organi di partito e di
Stato, dai livelli inferiori a quelli superiori di direzione. Queste attività antisocialiste
altro non sono che l’aspra lotta di classe che la borghesia svolge contro il
proletariato.
Niente di straordinario che appaiano in un paese socialista degli elementi della
nuova e dell’antica borghesia che attaccano il socialismo. Non è il caso di
spaventarsene finché la direzione del partito e dello Stato è marxista-leninista.
Tuttavia nell’Unione Sovietica dei nostri giorni la questione è grave poiché la
cricca revisionista di Kruscev ha usurpato la direzione del partito e dello Stato e
una categoria privilegiata della borghesia è comparsa nella società.
È di questo che parliamo qui appresso.
La categoria privilegiata dell’URSS e la cricca revisionista di Kruscev
Nell’attuale società sovietica la categoria privilegiata è rappresentata da
elementi degenerati dei quadri dirigenti degli organi di partito e di governo, delle
imprese e delle cooperative di produzione agricola e da intellettuali borghesi.
Questa categoria è contro gli operai, i contadini e la gran massa degli intellettuali
e dei quadri.
All’indomani della Rivoluzione d’Ottobre Lenin fece osservare che l’ideologia
e le abitudini borghesi e piccolo-borghesi accerchiavano e minavano da ogni
parte il proletariato e ne contaminavano certi strati. Questo stato di cose ha
generato, tra i funzionari, non solo dei burocrati divisi dalle masse, ma anche
230
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
nuovi elementi borghesi. Lenin osservò inoltre che gli alti salari, sebbene necessari
per i tecnici specializzati borghesi rimasti ai loro posti sotto il potere sovietico,
esercitavano un’influenza corruttrice sul regime sovietico.
È per questo che egli pose in modo particolare l’accento sulla lotta da condurre
senza sosta contro l’influenza dell’ideologia borghese e piccolo-borghese, sulla
mobilitazione delle grandi masse affinché esse partecipino alla gestione dello
Stato, sulla denuncia costante dei burocrati e dei nuovi elementi borghesi e sulla
loro eliminazione dagli organismi sovietici e sulla creazione di condizioni che
impedissero l’esistenza e la ricomparsa della borghesia. Egli osservò in modo
efficace che “senza una lotta sistematica e ostinata per migliorare l’apparato,
saremo perduti prima di aver creato le basi del socialismo”29.
Nello stesso tempo insistè in modo particolare sulla necessità di mantenere il
principio della Comune di Parigi in materia di politica salariale, cioè che tutti i
funzionari devono prendere salari corrispondenti a quelli degli operai, essendo
gli specialisti borghesi i soli a percepire degli stipendi elevati. Queste direttive di
Lenin furono applicate dalla Rivoluzione d’Ottobre sino al periodo della ripresa
dell’economia nazionale. I responsabili degli organi di partito e di governo, i
responsabili delle imprese e gli specialisti comunisti che vi lavorano avevano un
salario grossomodo equivalente a quello degli operai. A quell’epoca, il partito
comunista e il governo dell’Unione Sovietica adottarono una serie di provvedimenti, tanto sul piano politico e ideologico che nel sistema di ripartizione, per
prevenire ogni abuso di potere da parte dei quadri dirigenti dei diversi settori e
per impedire loro di degenerare moralmente e politicamente.
Con Stalin, il PCUS si attenne alla dittatura del proletariato e alla via del
socialismo e combattè risolutamente le forze capitaliste. Le lotte condotte da Stalin
contro i seguaci di Trotski, di Zinoviev e di Bukharin erano, per loro natura, il
riflesso all’interno del partito della lotta di classe tra il proletariato e la borghesia,
della lotta tra la via socialista e quella capitalista. L’esito vittorioso di questa lotta
permise di annientare il vano complotto di restaurazione capitalista in Unione
Sovietica tramato dalla borghesia.
È innegabile che, prima della morte di Stalin, un certo numero di persone
beneficiava di un regime di alti salari e dei quadri erano degenerati in elementi
borghesi. Al diciannovesimo Congresso del PCUS che si tenne nell’ottobre del
1952, il Comitato centrale del PCUS affermò nel suo rapporto di attività che si
erano verificati dei fenomeni di degenerazione e di corruzione in alcune
organizzazioni del partito. I dirigenti di alcune organizzazioni del partito avevano
costituito piccole società composte solo da loro uomini, “ponendo i loro interessi
di gruppo al di sopra di quelli del partito e dello Stato”. I dirigenti di alcune imprese
industriali “dimenticano che le imprese di cui è stata loro affidata la gestione
appartengono allo Stato e cercano di trasformarle in loro feudo”. Alcuni funzionari
di organizzazioni del partito, di soviet e di organismi agricoli, “invece di vigilare
sugli interessi dell’economia pubblica delle cooperative di produzione agricola,
si impegnano nel derubare i beni delle cooperative”. In campo culturale, artistico,
231
Mao Tse-tung - OPERE
scientifico avevano fatto la loro comparsa delle opere che attaccavano e
infangavano il sistema socialista e tra gruppi di uomini di scienza si era manifestato
un fenomeno di monopolio accademico alla Araktcheev.
Usurpata da parte di Kruscev la direzione del partito e dello Stato, sono avvenuti
cambiamenti radicali nella lotta di classe in Unione Sovietica.
Kruscev ha introdotto una serie di misure politiche revisioniste nell’interesse
della borghesia e per questo le forze capitaliste sono aumentate a dismisura in
Unione Sovietica.
Col pretesto della “lotta contro il culto della personalità”, egli ha diffamato la
dittatura del proletariato e il sistema socialista, preparando di fatto la strada alla
restaurazione capitalista in Unione Sovietica. Rinnegando completamente Stalin
egli ha, in fondo, rinnegato il marxismo-leninismo che Stalin aveva mantenuto e
ha aperto le porte all’ondata revisionista.
Sostituendo l’“incentivo materiale” al principio socialista “da ognuno secondo
le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro”, Kruscev, lungi dal ridurlo, ha
accentuato lo scarto esistente tra i redditi di una minoranza e quelli degli operai,
dei contadini e degli intellettuali in generale. Egli ha spalleggiato gli elementi
degenerati messi nei posti dirigenti, incoraggiandoli a dar prova di ancor meno
scrupoli nei loro abusi di potere per appropriarsi dei frutti del lavoro del popolo
sovietico. Da qui ha accentuato la polarizzazione delle classi nella società
sovietica.
Kruscev ha danneggiato l’economia sovietica pianificata, ha applicato il
principio del profitto capitalista, ha sviluppato la libera concorrenza capitalista e
ha distrutto la proprietà socialista di tutto il popolo.
Kruscev ha attaccato il sistema di pianificazione socialista dell’agricoltura col
termine “burocratico” e “superfluo”. Con fervore ha preso lezioni dai possidenti
americani e auspica il modo di sfruttamento capitalista, incoraggia l’economia dei
contadini ricchi e mina l’economia collettiva socialista.
Egli ha predicato l’ideologia borghese, i concetti borghesi di libertà, uguaglianza, fraternità e umanità. Inculca nel popolo sovietico la metafisica e l’idealismo
borghese e le idee reazionarie rappresentate dall’individualismo, dall’umanismo,
dal pacifismo della borghesia. Egli porta alla rovina la morale socialista e mentre
diventa di moda la cultura decadente borghese occidentale, la cultura socialista
è messa in disparte e attaccata.
Sotto la copertura della “coesistenza pacifica” Kruscev si è accordato con
l’imperialismo americano, ha minato il campo socialista e il movimento comunista
internazionale, si è opposto alla lotta rivoluzionaria delle nazioni e dei popoli
oppressi, ha praticato lo sciovinismo da grande potenza e l’egoismo nazionale,
ha tradito l’internazionalismo proletario.
Tutto ciò per mantenere gli interessi acquisiti da un pugno di persone che egli
pone al di sopra degli interessi fondamentali dei popoli dell’Unione Sovietica, del
campo socialista e di tutto il mondo.
La linea adottata da Kruscev è revisionista al cento per cento. Essa non solo incita
232
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
i vecchi elementi borghesi a scatenarsi, ma genera nuovi elementi borghesi nei
quadri dirigenti del partito e del governo sovietico, tra i responsabili delle imprese
di Stato e delle cooperative di produzione agricola come tra gli intellettuali che
occupano posizioni di rilievo nel campo della cultura, dell’arte, della scienza e
della tecnica.
Nell’Unione Sovietica d’oggi i nuovi elementi borghesi sono cresciuti di numero
in un modo senza precedenti e la loro situazione sociale è radicalmente mutata. Prima
della conquista del potere da parte di Kruscev essi non avevano una posizione
dominante nella società sovietica. Le loro attività erano limitate e sorvegliate. Ma
dopo che Kruscev ha preso il potere e gradualmente usurpato la direzione del partito
e dello Stato, questi nuovi elementi borghesi sono giunti a posizioni dominanti
all’interno del partito e del governo e nel campo economico, culturale e in altri campi
e sono diventati una categoria privilegiata della società sovietica.
Questa categoria privilegiata è l’elemento principale della borghesia nell’Unione Sovietica dei giorni nostri e la principale base sociale della cricca revisionista
di Kruscev. Quest’ultima rappresenta politicamente la borghesia sovietica, in
particolar modo la categoria privilegiata di questa classe.
Dall’autorità centrale alle autorità locali, dagli organi dirigenti del partito e del
governo ai settori economici, alle istituzioni culturali e alle scuole, la cricca
revisionista di Kruscev ha proceduto a epurazioni progressive in tutto il paese,
revocato e rimpiazzato un gran numero di quadri, scartato quelli di cui non si fida
e installato nei posti di comando sue creature.
Vediamo, per esempio, il Comitato centrale del PCUS. Le cifre dicono che al
termine del ventesimo e del ventiduesimo Congresso del PCUS, rispettivamente
del 1956 e del 1961, quasi il 70 per cento dei membri eletti dal diciannovesimo
Congresso del PCUS sono stati eliminati. All’incirca il 50 per cento dei membri
eletti dal ventesimo Congresso sono stati epurati nel ventiduesimo Congresso.
Altro esempio: le organizzazioni locali di diverso grado. Secondo cifre
incomplete, alla vigilia del ventiduesimo Congresso del PCUS la cricca revisionista
di Kruscev trasse pretesto dal “rinnovo dei quadri” per revocare e sostituire il 45
per cento dei membri dei Comitati centrali delle repubbliche federate, dei comitati
del partito dei territori e delle regioni e il 40 per cento dei membri dei comitati
municipali e dei comitati dei distretti. Nel 1963 col pretesto di costituire dei
“comitati del partito per l’industria” e dei “comitati del partito per l’agricoltura”,
la cricca di Kruscev ha revocato e rimpiazzato più della metà dei membri dei
Comitati centrali delle repubbliche federate e dei comitati del partito delle regioni.
Tutti questi mutamenti hanno permesso alla categoria privilegiata di controllare
il partito, il governo e altri importanti settori.
Questa categoria privilegiata ha trasformato in prerogative la funzione di servire
il popolo, mirando a sottomettere le masse popolari al suo dominio e abusa del
suo potere di gestione dei mezzi di produzione e d’esistenza per perseguire i suoi
interessi personali.
Essa si è appropriata dei frutti del lavoro del popolo sovietico e ha dei redditi
233
Mao Tse-tung - OPERE
che sono decine di volte, persino più di cento volte superiori a quelli degli operai
e dei contadini comuni. Non solo essa si assicura grosse entrate, sotto forma di
alti stipendi, di premi elevati, di importanti diritti d’autore e di una gran varietà
di sussidi, ma usa ugualmente delle sue prerogative per frodare, accettare mance
e appropriarsi dei beni pubblici. Completamente divisa dal popolo lavoratore
sovietico, essa vive da parassita un’esistenza borghese e corrotta.
Questa categoria privilegiata è completamente degenerata sul piano ideologico,
ha rotto totalmente con le tradizioni rivoluzionarie del partito bolscevico e respinto
gli ideali sublimi della classe operaia sovietica. Essa è contro il marxismo-leninismo
e il socialismo. Ha tradito la rivoluzione e non ammette che gli altri facciano la
rivoluzione. Non pensa che a rafforzare le sue posizioni economiche e il suo dominio
politico. Le sue attività sono solo in funzione dei suoi interessi privati.
Dopo aver usurpato la direzione del partito e dello Stato sovietico, la cricca di
Kruscev ha iniziato a trasformare il PCUS, partito marxista-leninista dal glorioso
passato rivoluzionario, in un partito revisionista, a trasformare lo Stato sovietico
di dittatura del proletariato in uno Stato sotto la dittatura della cricca revisionista
di Kruscev, a trasformare gradualmente la proprietà socialista di tutto il popolo
e la proprietà collettiva socialista in proprietà della classe privilegiata.
È noto che, dopo che la cricca di Tito si avviò sulla via revisionista a dispetto
del vessillo “socialista” che continua a inalberare, la Jugoslavia ha visto formarsi
gradualmente una borghesia burocratica avversa al popolo jugoslavo. Da Stato di
dittatura del proletariato è diventata uno Stato a dittatura borghese burocratica.
La sua economia socialista a proprietà pubblica si è trasformata in capitalismo di
Stato. Si vede ora che la cricca di Kruscev segue la stessa via percorsa dalla cricca
di Tito. Kruscev considera Belgrado un luogo santo, a più riprese ha espresso il
desiderio di studiare l’esperienza della cricca di Tito e ha dichiarato che lui e la
cricca di Tito “hanno la stessa ideologia e sono guidati dalla stessa teoria”30. Niente
di strano in questo.
Il primo Stato socialista del mondo creato dal grande popolo sovietico a prezzo
del suo sangue è posto oggi, dal revisionismo di Kruscev, di fronte a un pericolo
di una gravità senza precedenti, quello della restaurazione del capitalismo.
La cricca di Kruscev dichiara che “non ci sono più classi antagoniste né lotta di
classe in Unione Sovietica”, semplicemente per mascherare la realtà della crudele
lotta di classe che essa svolge contro il popolo sovietico.
La categoria privilegiata sovietica che la cricca revisionista di Kruscev rappresenta non è che una piccolissima minoranza della popolazione sovietica. È
un’infima minoranza dei quadri sovietici. È diametralmente all’opposto del
popolo sovietico che costituisce il 90 per cento della popolazione, è all’opposto
delle ampie masse dei quadri e dei comunisti sovietici. Le contraddizioni tra essa
e il popolo sovietico sono attualmente le principali contraddizioni che esistono
in URSS, contraddizioni di classe inconciliabili e di carattere antagonista.
Il glorioso PCUS fondato da Lenin e il grande popolo sovietico hanno
dimostrato, nel corso della Rivoluzione socialista d’Ottobre, uno spirito creativo
234
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
e rivoluzionario del tutto nuovo nella storia e sono stati eroici nell’aspra lotta
contro i bianchi e l’intervento armato di più di dieci potenze imperialiste. Hanno
ottenuto brillanti successi che non hanno precedenti nella lotta per l’industrializzazione e per la collettivizzazione dell’agricoltura. Nella guerra patriottica contro
il fascismo tedesco hanno ottenuto una grande vittoria che salvò tutta l’umanità.
Persino sotto il dominio della cricca di Kruscev la massa dei membri del PCUS e
il popolo sovietico proseguono le gloriose tradizioni rivoluzionarie coltivate da
Lenin e Stalin, si attengono al socialismo e aspirano al comunismo.
La grande massa degli operai, dei membri delle cooperative di produzione
agricola e degli intellettuali sovietici rivela il suo malcontento di fronte all’oppressione e allo sfruttamento esercitati dalla categoria privilegiata. Essa distingue
sempre più chiaramente il volto revisionista della cricca di Kruscev che ha tradito
il socialismo e prepara la restaurazione del capitalismo. Tra i quadri sovietici,
numerosi sono quelli che si attengono sempre alle posizioni rivoluzionarie del
proletariato e alla via socialista e che sono nettamente contrari al revisionismo di
Kruscev. La gran massa del popolo, dei comunisti e dei quadri sovietici usano tutti
i mezzi possibili per contrapporsi e combattere la linea revisionista della cricca
di Kruscev e per impedirle di restaurare il capitalismo a suo piacere. Il grande
popolo sovietico lotta per difendere le gloriose tradizioni della grande Rivoluzione d’Ottobre, per salvaguardare le grandi conquiste socialiste e sventare il
complotto di restaurazione capitalista.
Intorno allo “Stato di tutto il popolo”
Al ventiduesimo Congresso del PCUS, Kruscev ha apertamente inalberato il
vessillo dell’opposizione alla dittatura del proletariato, proclamando la sostituzione dello Stato della dittatura del proletariato con uno “Stato di tutto il popolo”. Nel
programma del PCUS è scritto che “[...] la dittatura del proletariato [...] ha cessato
di essere una necessità in URSS. Lo Stato che è sorto come Stato di dittatura del
proletariato è diventato, nella fase attuale, lo Stato di tutto il popolo”.
Tutti coloro che hanno qualche nozione di marxismo-leninismo sanno che lo
Stato è un concetto di classe. Lenin ha detto: “Il tratto distintivo dello Stato è
l’esistenza di una classe particolare di individui che detengono il potere”31. Lo
Stato è un’arma della lotta di classe, una macchina per mezzo della quale una
classe ne opprime un’altra. Ogni Stato è uno Stato di dittatura di una data classe.
Per tutto il tempo che dura, è impossibile allo Stato essere al di sopra delle classi
o essere di tutto il popolo.
Il proletariato e il suo partito non hanno mai dissimulato i loro punti di vista.
Essi proclamano in modo netto e preciso che la rivoluzione socialista proletaria
ha come obiettivo di rovesciare il dominio borghese e instaurare la dittatura del
proletariato e che dopo la vittoriosa rivoluzione socialista il proletariato e il suo
partito devono operare senza manchevolezze alla realizzazione dei compiti storici
della dittatura del proletariato, eliminare tutte le classi e le differenze di classe, per
235
Mao Tse-tung - OPERE
far sì che lo Stato scompaia. Solo la borghesia e i suoi partiti cercano in tutti i modi
di nascondere la natura di classe del potere e si sforzano di presentare l’apparato
dello Stato che controllano come appartenente a “tutto il popolo” e “al di sopra
delle classi” per cercar di ingannare le masse.
Il fatto che Kruscev abbia annunciato l’abolizione della dittatura del proletariato
in Unione Sovietica e proclamato lo “Stato di tutto il popolo” dimostra che egli
ha sostituito la dottrina marxista-leninista dello Stato con menzogne borghesi.
Dato che alcuni marxisti-leninisti avevano criticato le sue sciocchezze, la cricca
revisionista di Kruscev si fece premura di giustificarsi e si sforzò di trovare dei
fondamenti “teorici” per lo “Stato di tutto il popolo”. Essa ora pretende che il periodo
storico della dittatura del proletariato di cui parlavano Marx e Lenin si riferisca solo
al periodo del passaggio dal capitalismo al primo stadio del comunismo e non al suo
stadio superiore. Essa pretende inoltre che “la dittatura del proletariato perde la sua
ragion d’essere prima che scompaia lo Stato”32 e che dopo la dittatura del proletariato
c’è ancora uno stadio, quello dello “Stato di tutto il popolo”.
È una falsificazione pura e semplice.
Nella sua Critica del programma di Gotha, Marx ha formulato la sua celebre tesi
sulla dittatura del proletariato, Stato del periodo del passaggio dal capitalismo al
comunismo e Lenin ha chiaramente spiegato questa tesi marxista.
Egli ha detto: “Marx ha scritto nella sua critica del programma di Gotha: ‘tra la
società capitalista e la società comunista si situa il periodo di trasformazione
rivoluzionaria della prima nella seconda. A questo corrisponde un periodo di
transizione politica in cui lo Stato non può essere altro che la dittatura
rivoluzionaria del proletariato’. Fino a oggi, questa verità era fuori discussione per
i socialisti ed essa implica il riconoscimento dello Stato fino al momento in cui il
socialismo vittorioso sarà passato al comunismo integrale”33.
Lenin diceva inoltre: “Hanno assimilato l’essenza della dottrina di Marx sullo
Stato solo quelli che hanno capito che la dittatura di una classe è necessaria non
solo in generale per ogni società divisa in classi, non solo per il proletariato che
avrà rovesciato la borghesia, ma anche per tutto il periodo storico che separa il
capitalismo dalla società senza classi, dal comunismo”2.
È perfettamente chiaro che il periodo storico in cui esiste lo Stato di dittatura
del proletariato, di cui parlavano Marx e Lenin, non copre soltanto, come
pretendono i dirigenti del PCUS, il periodo del passaggio del capitalismo al primo
stadio del comunismo, ma si riferisce al periodo di passaggio dal capitalismo al
“comunismo integrale”, in cui tutte le differenze di classe saranno abolite e in cui
la “società senza classi” sarà instaurata, cioè il periodo del passaggio dal
capitalismo allo stadio superiore del comunismo.
È anche altrettanto evidente che lo Stato del periodo di transizione di cui parlano
Marx e Lenin non può essere che la dittatura del proletariato e nient’altro. La
dittatura del proletariato è la forma di Stato del periodo del passaggio dal
capitalismo allo stadio superiore del comunismo e anche l’ultima forma di Stato
della storia dell’umanità. La fine della dittatura del proletariato significa la
236
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
scomparsa dello Stato. Lenin ha detto: “Da tutta la storia del socialismo e della lotta
politica, Marx ha dedotto che lo Stato dovrà scomparire e che la forma transitoria
della sua scomparsa (passaggio dallo Stato al non-Stato) sarà ‘il proletariato
organizzato come classe dominantȔ2.
Nel corso della storia, la dittatura del proletariato può prendere differenti forme
in questo o in quel paese, in questo o in quel periodo, ma resterà immutata nella
sua natura. Lenin ha detto: “Il passaggio dal capitalismo al comunismo non può
evidentemente mancare di fornire una grande abbondanza e un’ampia diversità
di forme politiche, ma la loro essenza sarà necessariamente una: la dittatura del
proletariato”2.
Si vede dunque che il sostenere che la dittatura del proletariato perde la sua
ragion d’essere prima della scomparsa dello Stato e che dopo la scomparsa della
dittatura del proletariato ci sarà ancora uno stadio, quello dello “Stato di tutto il
popolo”, non ha assolutamente nulla a che vedere con le posizioni di Marx e di
Lenin, che questa non è che un’invenzione del revisionista Kruscev.
Difendendo le loro posizioni antimarxiste-leniniste, alcuni membri della cricca
revisionista di Kruscev si sono molto affaticati per trovare una frase di Marx e
l’hanno deformata isolandola dal suo contesto. Essi pretendono che “la natura
dello Stato (Staatswesen in tedesco) futuro nella società comunista” cui allude
Marx nella sua Critica del programma di Gotha è “lo Stato nella società
comunista”, che non è più la dittatura del proletariato. Essi hanno affermato con
presunzione che i cinesi non oserebbero citare questa frase di Marx34.
La cricca revisionista di Kruscev considera, a quel che sembra, questa frase di
Marx come se potesse effettivamente essere per lei di qualche utilità.
Sembra che Lenin avesse previsto che i revisionisti sarebbero ricorsi a questa
frase per alterare il marxismo. Egli ne ha dato una notevole spiegazione nel
quaderno Il marxismo e lo Stato. La dittatura del proletariato, scrive, è “periodo
di transizione politica”, ma Marx continua a parlare della “natura dello Stato
(Staatswesen in tedesco) futuro nella società comunista!”. Dunque ci sarà uno
Stato anche nella “società comunista!”. Non c’è qui una contraddizione? “No”,
risponde Lenin. Egli ha in seguito formulato uno schema delle tre tappe del
processo di sviluppo, dallo Stato borghese fino alla scomparsa dello Stato.
La prima tappa: nella società capitalista, la borghesia ha bisogno di uno Stato
ed è lo Stato borghese.
La seconda tappa: nel periodo del passaggio dal capitalismo al comunismo, il
proletariato ha bisogno di uno Stato ed è lo Stato di dittatura del proletariato.
La terza tappa: nella società comunista lo Stato è superfluo e scompare.
Lenin così concludeva: “Conseguenza logica e chiarezza assoluta!”.
In questo schema non compaiono che lo Stato borghese, lo Stato di dittatura
del proletariato e la scomparsa dello Stato. Così Lenin ha dimostrato che con il
comunismo lo Stato scomparirà e non esisterà più.
L’ironia sta nel fatto che giustificando i suoi errori, la cricca revisionista di
Kruscev sia giunta a citare, anch’essa, lo stesso passaggio del quaderno di Lenin
237
Mao Tse-tung - OPERE
Il marxismo e lo stato. E, dopo averlo citato, ecco che afferma stupidamente: “Nel
nostro paese le due prime tappe, sottolineate da Lenin nella sua spiegazione, sono
già una cosa del passato. Nell’Unione Sovietica ha fatto la sua apparizione lo Stato
di tutto il popolo, cioè lo Stato comunista, lo Stato del primo stadio del
comunismo, che continua a svilupparsi”35.
Se le due prime tappe di cui parla Lenin sono diventate cose del passato
nell’Unione Sovietica, lo Stato sarebbe già dovuto esser venuto meno e da dove
sarebbe sorto questo “Stato di tutto il popolo”? Se lo Stato non è scomparso, non
può trattarsi che della dittatura del proletariato e in nessun caso di uno “Stato di
tutto il popolo”.
Difendendo il suo “Stato di tutto il popolo”, la cricca revisionista di Kruscev
continua a calunniare la dittatura del proletariato, a sostenere che essa non è
democratica. Essa afferma che la democrazia non può essere sviluppata e
trasformata in una “vera democrazia di tutto il popolo” se non si sostituisce lo
“Stato di tutto il popolo” allo Stato di dittatura del proletariato. Kruscev arriva al
punto di vantarsi del fatto che l’abolizione della dittatura del proletariato mostra
la “linea di massimo sviluppo della democrazia”, che “la democrazia proletaria si
è sempre di più trasformata in democrazia socialista del popolo”36.
Queste frasi dimostrano solo che il loro autore ignora totalmente la teoria
marxista-leninista sullo Stato o che egli la deforma per un fine disonesto.
Tutti coloro che hanno qualche nozione di marxismo-leninismo sanno che, in
quanto forma di Stato, la democrazia è un concetto di classe come la dittatura. Non
può esserci che democrazia di una classe e non “democrazia di tutto il popolo”.
Lenin disse: “Democrazia per la grande maggioranza del popolo e repressione con
la forza, cioè esclusione dalla democrazia degli sfruttatori, degli oppressori del
popolo. Questa è la modificazione che ha subito la democrazia al tempo della
transizione dal capitalismo al comunismo”2. Dittatura nei confronti delle classi
sfruttatrici e democrazia per il popolo lavoratore, ecco i due aspetti della dittatura
del proletariato. Solo la dittatura del proletariato permette alla democrazia delle
masse lavoratrici di svilupparsi e di estendersi a un livello senza precedenti. Senza
dittatura del proletariato non ci può essere vera democrazia per il popolo lavoratore.
Là dove c’è democrazia borghese non vi può essere democrazia proletaria e là
dove c’è democrazia proletaria non vi può essere democrazia borghese. L’una
esclude l’altra. Il fatto è inevitabile e non ammette compromessi. Quanto più
radicalmente è liquidata la democrazia borghese, tanto più si sviluppa la
democrazia proletaria. Ora, agli occhi della borghesia, ogni paese in cui ciò viene
praticato è senza democrazia. Ma questo significa, in realtà, promuovere la
democrazia proletaria ed eliminare la democrazia borghese.
La cricca revisionista di Kruscev si oppone a questa fondamentale posizione
marxista- leninista. In fondo essa ritiene che non c’è democrazia finché dei nemici
sono sottoposti alla dittatura e che per sviluppare la democrazia, il solo mezzo è
l’abolizione della dittatura e della repressione nei confronti del nemico e la
instaurazione della “democrazia di tutto il popolo”.
238
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
Questa concezione esce dallo stesso stampo della concezione di “democrazia
pura” del rinnegato Kautsky.
Criticando Kautsky, Lenin diceva: “La ‘democrazia pura’ non solo è una formula
di un ignorante che non comprende nulla della lotta di classe né della natura dello
Stato, ma è anche una formula tre volte vuota, poiché nella società comunista, la
democrazia, trasformata e diventata un’abitudine, deperirà, ma non sarà mai una
‘democrazia pura’”3.
Egli fece osservare: “Lo sviluppo dialettico (processo) è questo: dal dispotismo
alla democrazia borghese, dalla democrazia borghese alla democrazia proletaria,
dalla democrazia proletaria alla non-democrazia”37. Questo significa che allo
stadio superiore del comunismo, la democrazia proletaria sparirà con l’abolizione
delle classi e il deperimento della dittatura proletaria.
Per parlar francamente, la “democrazia di tutto il popolo” attorno alla quale fa
gran chiasso Kruscev, non è altro che un inganno come lo “Stato di tutto il popolo”.
Se Kruscev ha raccolto gli stracci della borghesia e dei vecchi revisionisti per
rattopparli e imprimervi la sua sigla, lo ha fatto unicamente nell’intenzione di
ingannare il popolo sovietico e i rivoluzionari di tutto il mondo e di mascherare
il suo tradimento della dittatura del proletariato, la sua opposizione al socialismo.
Qual è la vera essenza del suo “Stato di tutto il popolo”?
Kruscev ha soppresso la dittatura del proletariato e ha instaurato in Unione
Sovietica la dittatura della cricca revisionista di cui egli è il capo, cioè la dittatura di
una categoria privilegiata della borghesia sovietica. Il suo “Stato di tutto il popolo”
non ha nulla a che vedere con uno Stato di dittatura del proletariato, ma anzi si tratta
di uno Stato della sua piccola cricca revisionista che applica la sua dittatura alla gran
massa degli operai, dei contadini e degli intellettuali rivoluzionari. Sotto il dominio
della cricca di Kruscev, non c’è la sia pur minima democrazia per il popolo lavoratore,
c’è democrazia solo per il gruppetto della cricca revisionista di Kruscev, per la
categoria privilegiata, per i vecchi e i nuovi elementi borghesi. Così la “democrazia
di tutto il popolo” è una democrazia borghese al cento per cento, in altre parole la
dittatura della cricca di Kruscev sul popolo sovietico.
Oggi nell’Unione Sovietica tutti coloro che restano fedeli alla posizione
proletaria e si attengono al marxismo-leninismo e hanno il coraggio di parlare, di
resistere e di lottare, sono sorvegliati, pedinati o convocati con mandato di
comparizione, a volte anche arrestati o incarcerati. Sono anche trattati da “malati
di mente” e mandati in “manicomio”. Molto recentemente, la stampa sovietica
dichiarò che ci si “impegnerà a lottare” contro tutti quelli che manifestano il
minimo malcontento. Persino coloro che fanno solo “dello spirito” sulla politica
agricola di Kruscev sono trattati come “scarti” e saranno “colpiti spietatamente”38.
Ciò che maggiormente sorprende è che la cricca revisionista di Kruscev è ricorsa
a più riprese alla repressione sanguinosa contro gli operai in sciopero e le masse
che resistevano.
La formula “abolire la dittatura del proletariato e salvaguardare lo Stato di tutto
il popolo” rivela il segreto della cricca revisionista di Kruscev: opporsi risoluta239
Mao Tse-tung - OPERE
mente alla dittatura del proletariato, aggrappandosi disperatamente al potere. La
cricca revisionista di Kruscev si rende ben conto dell’estrema importanza di
detenere il potere. Essa ha bisogno dell’apparato statale per soffocare il popolo
lavoratore e i marxisti-leninisti sovietici. Essa ha bisogno dell’apparato statale per
preparare la via alla restaurazione del capitalismo in Unione Sovietica. Ecco i veri
fini di Kruscev nell’issare il vessillo dello “Stato di tutto il popolo” e della
“democrazia di tutto il popolo”.
Intorno al “partito di tutto il popolo”
Al ventiduesimo Congresso del PCUS Kruscev ha anche inalberato apertamente
un altro vessillo, quello della deformazione del carattere proletario del PCUS. Egli
proclamò la sostituzione del “partito di tutto il popolo” al partito del proletariato.
Il programma del PCUS dice in proposito: “In seguito alla vittoria del socialismo
in URSS, al rafforzamento dell’unità della società sovietica, il partito comunista
della classe operaia è diventato l’avanguardia del popolo sovietico, il partito di
tutto il popolo”. La lettera aperta del Comitato centrale del PCUS afferma che il
partito è “diventato un’organizzazione politica di tutto il popolo”.
Affermazione assurda e ridicola!
L’abc del marxismo-leninismo ci insegna che, come lo Stato, il partito politico è uno
strumento della lotta di classe. Tutti i partiti politici hanno un carattere classista. Lo
spirito di partito è l’espressione condensata del carattere di classe. Non c’è e non c’è
mai stato partito in margine alle classi o al di sopra di esse e non esiste “partito di
tutto il popolo” che non rappresenti gli interessi di una data classe.
Un partito proletario è costituito secondo la teoria rivoluzionaria e lo stile
rivoluzionario del marxismo-leninismo; esso è composto da elementi d’avanguardia che sono di una fedeltà a tutta prova nei riguardi della missione storica del
proletariato. Esso è il distaccamento avanzato e organizzato del proletariato e la
forma suprema della sua organizzazione. Il partito del proletariato rappresenta gli
interessi del proletariato ed è l’espressione concentrata della sua volontà.
Il partito del proletariato è anche il solo partito che possa rappresentare gli interessi
di più del 90 per cento della popolazione. Questo perché gli interessi del proletariato
sono identici a quelli delle vaste masse lavoratrici, perché esso è in grado di
esaminare i problemi in funzione del posto che il proletariato occupa nella storia,
in funzione degli interessi presenti e futuri del proletariato e delle masse lavoratrici,
perché è in grado di esaminare i problemi in funzione dei principali interessi della
schiacciante maggioranza del popolo, perché esso è in grado di assicurare una
direzione corretta in conformità ai principi del marxismo-leninismo.
Il partito proletario comprende, oltre ai militanti di origine operaia, militanti
provenienti da altre classi, ma non è in quanto rappresentanti di altre classi che
quelli di origine non proletaria aderiscono al partito. Dal giorno della loro
adesione bisogna che essi rinuncino alla posizione della loro classe originaria e
si mettano sulle posizioni del proletariato. Marx ed Engels hanno detto: “Se delle
240
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
persone provenienti da altre classi aderiscono al movimento proletario, la prima
condizione è che non devono portare con sé alcuna traccia dei pregiudizi
borghesi, piccolo-borghesi, ecc., ma abbracciare con entusiasmo la concezione
proletaria del mondo”39.
Già da molto tempo tutti questi principi fondamentali concernenti il carattere
del partito proletario sono stati messi in luce dal marxismo-leninismo. Ma, per la
cricca revisionista di Kruscev, queste non sono altro che “formule stereotipate”,
laddove il loro “partito di tutto il popolo” parteciperebbe allo “sviluppo dialettico
e realista del partito”35.
La cricca revisionista di Kruscev si è molto affannata per trovare qualche
giustificazione al “partito di tutto il popolo”. In occasione dei colloqui tra il partito
cinese e quello sovietico del giugno del 1963 e nella stampa sovietica, essa ha
affermato di aver trasformato il PCUS in un “partito di tutto il popolo” poiché:
1. il PCUS “esprime gli interessi di tutto il popolo”;
2. tutto il popolo ha accettato la concezione marxista-leninista del mondo,
quella della classe operaia, cioè l’edificazione del comunismo è diventato lo scopo
di tutto il popolo;
3. i ranghi del PCUS sono formati dai migliori rappresentanti degli operai, dei
cooperatori e degli intellettuali: il PCUS raggruppa i comunisti di oltre cento razze
e nazionalità;
4. i metodi democratici adottati nelle attività del partito si accordano col carattere
del partito di tutto il popolo.
Si vede subito che tra tutte queste motivazioni inventate dalla cricca revisionista
di Kruscev, non ce n’è una che permetta di dire che essa abbia trattato con serietà
una questione che è seria. Nella sua lotta contro gli opportunisti che parlavano
in modo sconsiderato, Lenin affermò: “Si può forse discutere seriamente con gente
chiaramente incapace di trattare seriamente questioni serie? È difficile, compagni,
molto difficile! Tuttavia una questione sulla quale certuni sono incapaci di parlare
seriamente è di per se stessa abbastanza seria, per cui non è inutile analizzare
anche le risposte palesemente poco serie che le sono state date”40.
Ora nulla ci impedisce di esaminare la risposta manifestamente poco seria che
la cricca revisionista di Kruscev ha dato a una questione seria come quella del
partito del proletariato.
A detta della cricca revisionista di Kruscev, il partito comunista dovrebbe
diventare un “partito di tutto il popolo” poiché esprime gli interessi di tutto il
popolo. Ne deriva che quel partito avrebbe dovuto essere, dall’inizio, un “partito
di tutto il popolo” e non un partito del proletariato.
A detta della cricca revisionista di Kruscev, il partito comunista dovrebbe
diventare un “partito di tutto il popolo” poiché tutto il popolo ha accettato la
concezione marxista-leninista del mondo, quella della classe operaia. Ma come
si può affermare che la concezione marxista-leninista del mondo è accettata da
tutti in una società sovietica che conosce al suo interno forti differenziazioni di
classe e una lotta di classe accanita? I vecchi e i nuovi elementi borghesi che si
241
Mao Tse-tung - OPERE
contano da voi a decine di migliaia, sarebbero tutti marxisti-leninisti? Se, a volervi
credere, il marxismo-leninismo è realmente diventato la concezione del mondo
di tutto il popolo, non ne deriva che nella società non ci sono più differenze tra
membri del partito e non membri del partito e che il partito non ha più dunque
alcuna ragione d’esistere? In questo caso, perché un “partito di tutto il popolo?”.
A detta della cricca revisionista di Kruscev, il partito comunista dovrebbe
diventare un “partito di tutto il popolo” perché i suoi membri sono degli operai,
dei contadini, degli intellettuali di diverse razze e nazionalità. Ma è possibile che
prima del suo ventiduesimo congresso in cui venne formulato il “partito di tutto
il popolo”, il PCUS non avesse dei membri provenienti da classi diverse da quella
operaia? Si potrebbe dire che i membri del partito erano di una sola e identica
nazionalità, con esclusione di altre razze o nazionalità? Se il carattere di un partito
fosse determinato unicamente dalla composizione sociale dei suoi membri, non
ne deriverebbe allora che i molteplici partiti politici esistenti nel mondo e i cui
membri provengono da classi, nazionalità e razze differenti, sono tutti dei “partiti
di tutto il popolo”?
A detta della cricca revisionista di Kruscev, il partito è un “partito di tutto il
popolo” poiché i metodi che esso utilizza nelle sue attività sono democratici per
loro stessa natura. Il principio base del partito comunista è, fin dall’origine, quello
del centralismo democratico ed esso deve applicare il metodo della linea di massa
e il metodo democratico di persuasione ed educazione quando svolge il suo
lavoro tra il popolo. Pertanto, non sarebbe un “partito di tutto il popolo” dal giorno
stesso della sua fondazione?
In breve, di tutte le “ragioni” invocate dalla cricca revisionista di Kruscev, non
ce n’è una che stia in piedi.
Kruscev non si è limitato a fare gran chiasso riguardo al “partito di tutto il popolo”;
ha diviso il partito in un “partito industriale” e in un “partito agricolo” col pretesto
di “stabilire le organizzazioni del partito sulla base della produzione”41.
La cricca revisionista di Kruscev afferma di aver agito in questo modo perché
“nelle condizioni del socialismo, l’economia è più importante della politica”42 ed
essa vuol “porre i problemi economici e di produzione, il cui predominio è stato
confermato da tutto il processo di edificazione del comunismo, al centro
dell’attività delle organizzazioni del partito e dar loro la priorità in tutto il lavoro
di queste organizzazioni”43. Kruscev ha dichiarato: “Per parlar chiaro, la cosa
fondamentale nel lavoro degli organi del partito è la produzione”44. Quel che è
peggio, la cricca revisionista ha attribuito lo stesso punto di vista a Lenin,
pretendendo di agire in accordo coi principi di Lenin.
Tuttavia basta conoscere anche poco la storia del PCUS per sapere che non si
tratta affatto di un punto di vista di Lenin ma, al contrario, di un punto di vista
antileninista, del punto di vista di Trotski. Anche in questo, Kruscev è in tutto e
per tutto un degno discepolo di Trotski.
Criticando Trotski e Bukharin, Lenin diceva: “La politica è l’espressione
condensata dell’economia. [...] La politica non può mancare di avere la preminen242
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
za sull’economia. Ragionare diversamente, vuol dire dimenticare l’abc del
marxismo”. Egli aggiungeva: “[...] senza una posizione politica giusta, una data
classe non può mantenere il suo dominio e, di conseguenza, non può adempiere
al suo compito nella produzione”45.
Le cose non possono essere più chiare di così, il vero obiettivo della cricca
revisionista di Kruscev, quando avanza la formula del “partito di tutto il popolo”,
è quello di trasformare radicalmente il carattere proletario del PCUS e di fare del
partito marxista-leninista un partito revisionista.
Il grande PCUS si trova di fronte a un grande pericolo, quello della degenerazione di un partito proletario in un partito borghese, di un partito marxistaleninista in un partito revisionista.
Lenin diceva: “Un partito che vuole esistere non può sopportare la minima
tergiversazione sulla questione della sua esistenza né alcun compromesso con
quelli che potrebbero affossarlo”46.
È precisamente questo il grave problema che la cricca revisionista di Kruscev
ha ora nuovamente posto alla massa dei membri del grande PCUS.
Lo pseudocomunismo di Kruscev
Al ventiduesimo congresso del PCUS, Kruscev ha proclamato l’ingresso
dell’Unione Sovietica nella fase dell’edificazione in grande della società comunista
e ha aggiunto: “[...] noi costruiremo nell’essenziale in vent’anni la società
comunista”47. È puro inganno.
Come si può parlare dell’edificazione del comunismo quando la cricca
revisionista di Kruscev guida l’Unione Sovietica verso il capitalismo e il popolo
sovietico corre il grave pericolo di perdere le conquiste socialiste?
Il vero fine perseguito da Kruscev quando issa l’insegna dell’“edificazione del
comunismo” è di mascherare le caratteristiche reali del suo revisionismo. Tuttavia
smascherare questa frode non è molto difficile. Come un occhio di pesce non può
essere confuso con una perla, il revisionismo non può passare per comunismo.
Il comunismo scientifico è stato definito in modo preciso. Secondo il marxismoleninismo, la società comunista è la società in cui sono eliminate completamente
le classi e le differenze di classe, in cui tutto il popolo ha raggiunto un alto livello
di coscienza politica e di moralità comunista e ha dato prova di un’iniziativa e di
un entusiasmo enorme per il lavoro, in cui i prodotti sociali sono molto
abbondanti, in cui prevale il principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a
ciascuno secondo i suoi bisogni”, in cui lo Stato è scomparso.
Marx ha affermato: “In una fase superiore della società comunista, quando
saranno scomparsi l’avvilente subordinazione degli individui alla divisione del
lavoro e, con essa, l’opposizione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, quando
il lavoro non sarà solo un mezzo per vivere, ma diverrà il primo bisogno vitale,
quando, con lo sviluppo molteplice degli individui, le forze produttive saranno
anch’esse aumentate e tutte le fonti di ricchezza collettiva sgorgheranno con
243
Mao Tse-tung - OPERE
abbondanza, solo allora potrà essere definitivamente superato l’angusto orizzonte
del diritto borghese e la società potrà scrivere: ‘da ciascuno secondo le sue
capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni!’”1.
Secondo la teoria marxista-leninista, il mantenimento della dittatura del proletariato durante il periodo della società socialista ha precisamente come fine l’avanzata
verso il comunismo. Lenin ha detto: “La marcia in avanti, cioè verso il comunismo,
avviene passando attraverso la dittatura del proletariato e non può avvenire
altrimenti”2. Dato che la cricca revisionista di Kruscev ha abbandonato la dittatura del
proletariato nell’Unione Sovietica, questo significa che non c’è progresso, ma
regresso, non avanzata verso il comunismo, ma regresso verso il capitalismo.
L’avanzata verso il comunismo vuol dire evoluzione nel senso dell’abolizione
di tutte le classi e delle differenze di classe. Non si immagina una società comunista
che mantenga le classi, meno ancora le classi sfruttatrici. Ora Kruscev ha
accentuato le differenze tra le classi appoggiando una nuova borghesia, restaurando e sviluppando il sistema di sfruttamento nell’Unione Sovietica. Una parte
privilegiata della borghesia ostile al popolo sovietico occupa oggi il posto
dominante nel partito e nel governo, nel campo economico, culturale, ecc. C’è in
questo qualcosa di comunista?
L’avanzata verso il comunismo significa sviluppo nel senso di un sistema
unitario di proprietà di tutto il popolo dei mezzi di produzione. Non si immagina
una società comunista in cui coesistano più sistemi di proprietà. Ora Kruscev è
sulla via di far degenerare gradualmente le imprese di proprietà di tutto il popolo
in imprese a carattere capitalista e la proprietà collettiva delle cooperative di
produzione agricola in economia della borghesia agraria. C’è in questo qualcosa
di comunista?
L’avanzata verso il comunismo significa sviluppo nel senso dell’abbondanza
estrema dei prodotti sociali e del principio “da ciascuno secondo le sue capacità,
a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Non si immagina una società comunista
fondata sull’arricchimento di un gruppetto di persone e l’impoverimento della
gran massa del popolo. Sotto il sistema socialista, il grande popolo sovietico ha
sviluppato le forze produttive sociali a un ritmo senza precedenti. Tuttavia il
flagello revisionista krusceviano ha causato grandi danni all’economia socialista
sovietica. Dibattendosi tra innumerevoli contraddizioni, Kruscev fa di frequente
dei voltafaccia, cambia politica in materia economica da un giorno all’altro,
sprofondando nel caos l’economia nazionale sovietica. Kruscev è un incorreggibile dissipatore. Egli ha dilapidato tutte le riserve alimentari accumulate al tempo
di Stalin e arrecato grandi difficoltà nella vita del popolo sovietico. Egli ha
snaturato e sabotato il principio di suddivisione socialista: “da ciascuno secondo
le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro”, permettendo così a un pugno
di persone di appropriarsi dei frutti del lavoro della grande massa del popolo
sovietico. Basterebbe quest’aspetto per constatare che la via presa da Kruscev è
lontana dal comunismo.
L’avanzata verso il comunismo significa evoluzione nel senso del miglioramen244
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
to costante della coscienza politica comunista delle masse popolari. Non si
immagina una società comunista in cui le idee borghesi si diffondano senza freno.
Ora Kruscev si adopera zelantemente per risuscitare in Unione Sovietica
l’ideologia borghese e si comporta come un missionario che promuove la cultura
decadente americana. Vantando lo stimolo materiale, ha ridotto i rapporti tra
uomini a rapporti di denaro e sviluppato l’individualismo e l’egoismo. È lui che
ha nuovamente screditato il lavoro manuale e reso gloria ai godimenti che si
ricavano dai frutti del lavoro altrui. Il clima morale e i costumi incoraggiati da
Kruscev sono lontani dieci mila leghe dal comunismo.
L’avanzata verso il comunismo significa sviluppo nel senso della scomparsa
dello Stato. Non si immagina una società comunista dotata di un apparato statale
che serve a opprimere il popolo. Lo Stato di dittatura del proletariato non è più
lo Stato nel senso originario, perché non è più uno strumento utilizzato da una
minoranza di sfruttatori per opprimere la schiacciante maggioranza del popolo,
ma uno strumento che assicura la democrazia a quest’ultima ed esercita la dittatura
unicamente su un’infima minoranza di sfruttatori. Modificando il carattere del
potere sovietico, Kruscev fa degenerare la dittatura del proletariato in uno
strumento col quale un pugno di elementi borghesi, la categoria privilegiata,
esercita la dittatura sulle larghe masse operaie, contadine e intellettuali sovietiche.
Kruscev continua a rafforzare il suo apparato statale dittatoriale e a intensificare
la repressione sul popolo sovietico. Parlare di comunismo in tali condizioni vuol
dire aver voglia di scherzare.
Il paragone fra tutto ciò e i principi del comunismo scientifico pone subito in
evidenza che la cricca revisionista di Kruscev devia in tutto l’Unione Sovietica dalla
via del socialismo e, di conseguenza, invece di avvicinarla, l’allontana sempre di
più dall’obiettivo comunista: “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno
secondo i suoi bisogni”.
Kruscev nutre mire inconfessabili mentre issa la bandiera comunista. Egli
l’utilizza non solo per ingannare il popolo sovietico e mascherare la restaurazione
del capitalismo, ma anche per ingannare il proletariato internazionale, i rivoluzionari di tutto il mondo e per tradire l’internazionalismo proletario; cerca di
accordarsi con l’imperialismo americano per effettuare la spartizione del mondo,
si sforza di indurre i paesi socialisti fratelli a inchinarsi davanti ai suoi interessi,
vieta loro di combattere l’imperialismo, di aiutare la rivoluzione delle nazioni e
dei popoli oppressi e li sottopone al suo controllo politico, economico, militare
per trasformarli in dipendenze e colonie vere e proprie. Esso vuole anche indurre
tutte le nazioni e tutti i popoli oppressi a inchinarsi di fronte ai suoi interessi, a
rinunziare alle lotte rivoluzionarie, a non turbare il suo bel sogno di intesa con
l’imperialismo per la spartizione del mondo e a sottomettersi all’asservimento e
all’oppressione degli imperialisti e dei loro lacchè.
In breve, “costruire nell’essenziale in vent’anni il comunismo nell’Unione
Sovietica”, questa parola d’ordine di Kruscev è tanto ipocrita quanto reazionaria.
I cinesi “sono arrivati al punto da mettere in dubbio il diritto del nostro partito
245
Mao Tse-tung - OPERE
e del nostro popolo di edificare il comunismo”34, afferma la cricca revisionista di
Kruscev. È questo un tentativo estremamente maldestro che mira a ingannare il
popolo sovietico e a minare l’amicizia tra il popolo cinese e quello sovietico. Noi
non abbiamo mai dubitato del fatto che il grande popolo sovietico arriverà un
giorno alla società comunista. Tuttavia la cricca revisionista di Kruscev è sulla via
di distruggere le conquiste socialiste del popolo sovietico e lo priva del diritto di
marciare verso il comunismo. In tali condizioni al popolo sovietico non si pone
il problema di sapere in che modo edificare il comunismo, ma di sapere come
combattere e ostacolare i tentativi di restaurazione capitalista di Kruscev.
La cricca revisionista di Kruscev afferma anche che “considerando un crimine
il fatto che il nostro Partito si ponga il compito di lottare per una vita migliore del
popolo, i dirigenti del PCC alludono a un ‘imborghesimento’ e a una ‘degenerazionÈ della società sovietica”48. È un tentativo stupido e deplorevole di deviare il
malcontento che spira dal popolo sovietico. Al popolo sovietico noi auguriamo
sinceramente una vita ogni giorno migliore. Ma la “preoccupazione per il
benessere del popolo” e “lasciare che ognuno si goda una bella vita” di cui si vanta
Kruscev è falsità e demagogia allo stato puro. Per la massa del popolo sovietico,
la vita nelle mani di Kruscev è già abbastanza miserabile. La cricca revisionista di
Kruscev ricerca unicamente una “vita migliore” per gli elementi privilegiati, per
gli elementi borghesi vecchi e nuovi dell’Unione Sovietica. Costoro si impadroniscono dei frutti del lavoro del popolo sovietico e conducono un’esistenza
signorile. Essi si sono imborghesiti del tutto.
Il “comunismo” di Kruscev è nella sua essenza una variante del socialismo
borghese. Per lui il comunismo non è l’abolizione totale delle classi e delle
differenze di classe ed egli lo descrive come “un piatto pieno di prodotti del lavoro
manuale e del lavoro spirituale, che ognuno può ottenere”49. Per lui la lotta della
classe operaia per il comunismo non è una lotta per l’emancipazione totale della
classe operaia e dell’intera umanità ed egli la descrive come una lotta per “un
piatto di gulash”. Non c’è più la minima traccia di comunismo scientifico nel suo
animo, ma una società di borghesi ignoranti e orribili.
Il “comunismo” di Kruscev ha come modello gli Stati Uniti. La sua imitazione
della loro tecnica di sfruttamento capitalista e del loro modo di vivere borghese
è assurta al rango di una politica di Stato. Afferma che “apprezza in sommo grado”
le loro realizzazioni. Egli “si rallegra di queste realizzazioni e talvolta le invidia”50.
Porta alle stelle una lettera di Garst, grosso possidente americano che vanta il
sistema capitalista51 e considera questa lettera alla stregua di un programma nel
campo dell’agricoltura. Vuole imitare gli Stati Uniti tanto nel settore agricolo che
in quello industriale e, più in particolare, vuole ispirarsi al principio del profitto
delle imprese capitaliste americane. Testimonia una profonda ammirazione per
il modo di vivere americano, affermando che il popolo americano “non vive
male” sotto il dominio e la schiavitù del capitale monopolista52. Inoltre Kruscev
spera di edificare il comunismo con dei prestiti accordati dall’imperialismo
americano. In occasione del suo viaggio negli Stati Uniti e in Ungheria, ha
espresso a più riprese il desiderio di “ottenere dei crediti dal diavolo stesso”.
246
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
Si vede da ciò che il “comunismo” di Kruscev è un “comunismo per il gulash”,
un “comunismo secondo il modo di vivere americano”, un “comunismo edificato
con i crediti del diavolo”. Non sorprende quindi il fatto che Kruscev abbia spesso
dichiarato ai rappresentanti del capitale monopolista dell’occidente che una
volta realizzato un “comunismo” del genere, “voi andrete verso il comunismo
senza che vi ci inviti io”53.
Niente di nuovo in un comunismo così. È semplicemente un nome di ricambio del
capitalismo. Non è che un’etichetta, un’insegna, un manifesto pubblicitario della
borghesia. Irridendo i vecchi partiti revisionisti che si nascondevano dietro il vessillo
del marxismo, Lenin diceva: “Là dove il marxismo è popolare tra gli operai, questa
corrente politica, questo ‘partito operaio borghesÈ invocherà con ardore il nome di
Marx. Non si può vietarglielo, come non si può evitare a una ditta commerciale di
far uso di qualsivoglia etichetta, di qualsivoglia insegna o pubblicità”54.
È dunque facile comprendere perché il “comunismo” di Kruscev sia apprezzato
dall’imperialismo e dal capitale monopolista. Il segretario di Stato americano,
Dean Rusk, ha dichiarato: “[...] Nella misura in cui il gulash, il secondo paio di
pantaloni e altre cose del genere acquistano maggior importanza in Unione
Sovietica, una certa influenza moderatrice, a parer mio, si fa sentire sulla scena
attuale”55. Il primo ministro inglese Home ha detto da parte sua: “Mr. Kruscev ha
detto che il comunismo alla russa mette in primo piano l’educazione e il gulash.
Questo è bene: il comunismo per il gulash è preferibile al comunismo bellicoso
e io sono lieto di vedere così confermato il nostro punto di vista secondo cui dei
comunisti grassi e agiati sono preferibili a dei comunisti magri e affamati”56.
Il revisionismo di Kruscev risponde interamente alle esigenze della politica di
“evoluzione pacifica” che l’imperialismo americano pratica nei confronti dell’Unione
Sovietica e degli altri paesi socialisti. Dulles diceva: “[...] si constata nell’Unione
Sovietica la comparsa di forze che tendono a un maggior liberalismo; se perdureranno, potranno operare un cambiamento fondamentale nella stessa Unione
Sovietica”57. Le forze liberali di cui parla Dulles sono quelle capitaliste. Il cambiamento fondamentale che Dulles si augura è la degenerazione del socialismo in capitalismo. Kruscev opera oggi quel “cambiamento fondamentale” sognato da Dulles.
Che i signori imperialisti non si rallegrino troppo presto! Nessun servizio della
cricca revisionista di Kruscev potrà preservare l’imperialismo dalla sua fine
inevitabile. La cricca dominante revisionista soffre della stessa malattia della cricca
dominante imperialista: antagoniste alle masse popolari che rappresentano più
del 90 per cento della popolazione, esse sono di conseguenza deboli e impotenti
e sono entrambe delle tigri di carta. Come il budda d’argilla che attraversa a guado
il fiume, la cricca revisionista di Kruscev non può salvarsi. Come potrebbe
prodigare benedizioni all’imperialismo, assicurandogli lunga vita?
Gli insegnamenti storici della dittatura del proletariato
Il revisionismo di Kruscev ha causato gravi danni al movimento comunista
247
Mao Tse-tung - OPERE
internazionale, ma contemporaneamente ha educato con un esempio negativo i
marxisti-leninisti e i rivoluzionari di tutto il mondo.
Se la grande Rivoluzione d’Ottobre ha dato ai marxisti-leninisti di tutti i paesi
la più grande esperienza positiva e ha aperto il cammino alla conquista del potere
politico da parte del proletariato, il revisionismo di Kruscev ha dato, da parte sua,
ai marxisti-leninisti di tutti i paesi la più importante esperienza negativa,
permettendo loro di ricavarne gli ammaestramenti necessari per impedire la
degenerazione del partito proletario e dei paesi socialisti.
Sempre nella storia le rivoluzioni di tutti i paesi hanno subito dei rovesci e
conosciuto fasi alterne. Lenin diceva: “Se si considera il fondo della questione, si
è mai visto nella storia che un nuovo modo di produzione abbia avuto successo
di primo acchito, senza un lungo susseguirsi di insuccessi, di errori, di ricadute?”58.
La rivoluzione proletaria internazionale ha meno di cent’anni di storia, se si parte
dal 1871 quando il proletariato della Comune di Parigi tentò eroicamente, per la
prima volta, di prendere il potere o ha appena mezzo secolo se si parte dalla
Rivoluzione d’Ottobre. Essa è la più grande rivoluzione della storia dell’umanità,
quella che sostituisce al capitalismo il socialismo, alla proprietà privata la
proprietà pubblica e sradica i sistemi di sfruttamento e le classi sfruttate. È dunque
del tutto naturale che una rivoluzione così sconvolgente debba passare attraverso
lotte di classe dure e accanite ed è inevitabile che il cammino che deve affrontare
sia lungo, tortuoso e pieno di vicissitudini.
La storia ha conosciuto dei casi di disfatta del regime proletario di fronte alla
repressione armata della borghesia, per esempio la Comune di Parigi e la
Repubblica sovietica d’Ungheria nel 1919. Anche l’età contemporanea ha visto
esplodere la ribellione controrivoluzionaria in Ungheria nel 1956, quando il
potere del proletariato fu quasi rovesciato. Questa forma di restaurazione
capitalista si scopre facilmente, basta stare in guardia, esercitare una maggior
vigilanza.
Tuttavia quando si tratta di una diversa forma di restaurazione capitalista, non
si può scoprirla facilmente e spesso non si sta in guardia e non si vigila come si
dovrebbe. Essa rappresenta dunque un pericolo ben maggiore. È di questo che
si tratta: lo Stato di dittatura del proletariato prende la via del revisionismo, la via
dell’“evoluzione pacifica”, in seguito alla degenerazione del partito e dello Stato.
Una lezione di questo genere ci è stata data molto tempo fa dalla cricca revisionista
di Tito che ha fatto degenerare la Jugoslavia socialista in un paese capitalista.
Tuttavia la lezione jugoslava non è stata sufficiente per risvegliare tutta l’attenzione della gente. Alcuni hanno pensato che forse si trattava di un fatto accidentale.
Ma la cricca revisionista di Kruscev ha usurpato la direzione del partito e dello
Stato e il serio pericolo della restaurazione capitalista è proprio là, nell’Unione
Sovietica, il paese della grande Rivoluzione d’Ottobre e di decenni di edificazione
socialista. È un grido di allarme rivolto a tutti i paesi socialisti, Cina compresa, e
a tutti i partiti comunisti e operai, tra cui il PCC. L’attenzione si è ora
inevitabilmente tesa al massimo e i marxisti-leninisti e i rivoluzionari di tutto il
248
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
mondo hanno su che riflettere seriamente e su che esercitare la massima
sorveglianza.
La comparsa del revisionismo di Kruscev è un fatto negativo e positivo al tempo
stesso. Fintantoché i paesi in cui il socialismo ha trionfato e quelli che si
avvieranno al socialismo studiano con serietà gli ammaestramenti dell’“evoluzione
pacifica” praticata nell’Unione Sovietica dalla cricca revisionista di Kruscev,
adottando misure appropriate essi saranno in grado non solo di respingere ogni
attacco armato del nemico, ma anche di prevenire l’“evoluzione pacifica” e la
vittoria della rivoluzione proletaria mondiale sarà ancora più sicura.
Il PCC ha 43 anni di storia. Durante il lungo periodo della lotta rivoluzionaria,
il nostro partito ha combattuto contemporaneamente gli errori opportunisti di
destra e gli errori opportunisti “di sinistra”. Esso ha dato al suo Comitato centrale
una direzione marxista-leninista guidata dal compagno Mao Tse-tung. Il compagno Mao Tse-tung ha strettamente combinato la verità universale del marxismoleninismo e la pratica concreta della rivoluzione e dell’edificazione cinese e ha
guidato il popolo di vittoria in vittoria. Il Comitato centrale del PCC e il compagno
Mao Tse-tung ci hanno insegnato come lottare instancabilmente tanto sul piano
teorico e politico che su quello organizzativo e del lavoro pratico per combattere
il revisionismo e prevenire la restaurazione capitalista. Il popolo cinese si è
consacrato a una lunga lotta armata rivoluzionaria e ha delle gloriose tradizioni
rivoluzionarie. L’Esercito popolare di liberazione cinese è guidato dal pensiero di
Mao Tse-tung ed è tutt’uno col popolo. La gran massa dei quadri del PCC è stata
educata e forgiata nei movimenti di rettifica dello stile di lavoro e nell’aspra lotta
di classe. Tutti questi fattori rendono la restaurazione capitalista molto difficile nel
nostro paese.
La nostra società è dunque impeccabile? No, non lo è. Vi sono ancora classi e
lotte di classe, le classi reazionarie spodestate complottano ancora il loro ritorno,
elementi borghesi vecchi e nuovi vi speculano ancora e i saccheggiatori, i
dilapidatori ed elementi degenerati si dedicano ancora ad attacchi disperati. Ci
sono anche dei casi di degenerazione in un piccolo numero di organizzazioni di
base. Quel che più conta: gli elementi degenerati fanno di tutto per trovarsi
protettori e agenti negli organismi superiori. Non dobbiamo allentare minimamente la nostra vigilanza verso queste manifestazioni e dobbiamo essere sempre
in guardia.
La lotta tra la via socialista e la via capitalista, tra le forze capitaliste che vogliono
un ritorno indietro e le forze che lo combattono è inevitabile nei paesi socialisti.
Ma la restaurazione del capitalismo nei paesi socialisti e la degenerazione dei
paesi socialisti in paesi capitalisti non sono certo inevitabili. Finché noi restiamo
nella giusta direzione e abbiamo una visione esatta del problema, ci atteniamo alla
linea rivoluzionaria marxista-leninista, adottiamo i provvedimenti del caso e
lottiamo lungamente e instancabilmente, noi possiamo impedire la restaurazione
capitalista. La lotta tra la via socialista e quella capitalista può così diventare una
forza motrice dello sviluppo sociale.
249
Mao Tse-tung - OPERE
Come si può prevenire la restaurazione del capitalismo? Il compagno Mao Tsetung ha formulato una serie di teorie e di misure politiche riguardo a questo
problema, dopo aver fatto il bilancio dell’esperienza della dittatura del proletariato in Cina e studiato l’esperienza positiva e negativa di altri paesi, particolarmente quella dell’Unione Sovietica, conformemente ai principi fondamentali del
marxismo-leninismo ed egli ha così arricchito e sviluppato la teoria marxistaleninista sulla dittatura del proletariato.
Ecco in sintesi le teorie e le misure politiche formulate in proposito dal
compagno Mao Tse-tung.
1. Dobbiamo applicare la legge marxista-leninista dell’unità dei contrari allo studio
della società socialista. La legge della contraddizione inerente alle cose, cioè la legge
dell’unità dei contrari, è una legge fondamentale della dialettica materialista. Essa
governa ugualmente la natura, la società umana e il pensiero dell’uomo. I contrari
in contraddizione si uniscono e si combattono, spingendo le cose a muoversi e a
trasformarsi. La società socialista non fa eccezione. Vi esistono due tipi di
contraddizioni sociali: le contraddizioni in seno al popolo e le contraddizioni tra noi
e i nostri nemici. Questi due tipi di contraddizioni sociali sono di natura completamente diversa e anche i metodi per risolverle devono essere diversi. La loro giusta
soluzione consente di consolidare ogni giorno di più la dittatura del proletariato, di
rafforzare e sviluppare continuamente la società socialista.
Vi sono molti che ammettono la legge dell’unità dei contrari, ma sono incapaci
di applicarla allo studio e alla soluzione dei problemi di una società socialista. Essi
rifiutano di ammettere che ci sono contraddizioni nella società socialista, che non
esistono solo delle contraddizioni tra noi e i nostri nemici, ma anche delle
contraddizioni in seno al popolo e non sanno effettuare la corretta distinzione tra
questi due generi di contraddizioni sociali e, di conseguenza, non sanno
esaminare correttamente la questione della dittatura del proletariato.
2. La società socialista abbraccia un lunghissimo periodo storico. Classi, lotta di
classe e lotta tra via socialista e via capitalista vi sussistono sempre. La rivoluzione
socialista nel solo campo economico (in ciò che riguarda la proprietà dei mezzi
di produzione) non è sufficiente e d’altronde non assicura la stabilità. Deve esserci
anche rivoluzione socialista completa nel campo politico e ideologico. La lotta per
sapere “chi prevarrà” tra il socialismo e il capitalismo nel campo politico e
ideologico, esige un periodo di tempo molto lungo prima che sia deciso il
risultato. Non basteranno alcune decine d’anni. Ovunque cento anni o centinaia
di anni sono necessari per la vittoria. Per quel che riguarda il tempo, è meglio
dunque prepararsi a un periodo lungo anziché corto. Per quel che riguarda il
lavoro, meglio considerarlo come un compito difficile anziché facile. Agendo e
pensando così, si hanno più vantaggi che svantaggi. Chi non vede chiaramente
questa situazione o non la vede affatto, commetterà errori enormi. In questo
periodo storico socialista, dobbiamo mantenere la dittatura del proletariato,
portare la rivoluzione socialista fino in fondo e dare inizio all’edificazione
socialista, per creare le condizioni del passaggio al comunismo.
250
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
3. La dittatura del proletariato è posta sotto la direzione della classe operaia e
si fonda sull’alleanza degli operai e dei contadini. Ciò significa che la classe
operaia e, sotto la sua direzione, il popolo esercitano la loro dittatura sulle classi
reazionarie e sugli elementi che si oppongono alla trasformazione socialista e alla
edificazione del socialismo. Il centralismo democratico è applicato nel popolo.
Questa democrazia, che è la nostra, è la più ampia possibile e non può esserci
in nessuno Stato borghese.
4. Nella rivoluzione e nell’edificazione socialista è indispensabile attenersi alla
linea di massa, mobilitare le masse incondizionatamente e sviluppare su vasta
scala i movimenti di massa. La linea di massa, “venire dalle masse e ritornare alle
masse”, è il metodo fondamentale di tutto il lavoro del nostro partito. È necessaria
una salda fiducia nella maggioranza del popolo e innanzitutto nella maggioranza
della massa fondamentale degli operai e dei contadini. È necessario nel nostro
lavoro saper consultare le masse e badare a non separarsi mai da loro. Il
caporalismo e la condiscendenza devono essere combattuti. La piena e franca
espressione delle opinioni nei grandi dibattiti è un importante aspetto della lotta
rivoluzionaria che il nostro popolo ha creato nel corso della sua lunga lotta
rivoluzionaria, una forma di lotta per risolvere le contraddizioni tra il popolo e le
contraddizioni tra noi e i nostri nemici facendo assegnamento sulle masse.
5. Tanto nella rivoluzione che nell’edificazione socialista occorre dare una
risposta al problema di sapere su chi appoggiarsi, a chi unirsi e a chi opporsi. Il
proletariato e la sua avanguardia devono fare un’analisi di classe della società
socialista, appoggiarsi sulle forze veramente degne di fiducia e decisamente
impegnate nella via socialista, guadagnare alla propria causa il maggior numero
di alleati e unirsi col popolo che rappresenta più del 95 per cento della
popolazione nella lotta comune contro i nemici del socialismo. Nelle regioni
rurali, anche dopo la collettivizzazione dell’agricoltura, appoggiarsi sui contadini
poveri e sui contadini medi dello strato inferiore rimane l’unica via che permette
di consolidare la dittatura del proletariato e l’alleanza tra operai e contadini, di
distruggere le forze capitaliste spontaneamente comparse, di rafforzare ed
estendere continuamente le posizioni del socialismo.
6. È necessario estendere il più possibile in ampiezza il movimento di educazione
socialista in modo costante nelle città come nelle campagne. In questo movimento
di educazione del popolo, noi dobbiamo saper organizzare le forze di classe
rivoluzionarie, elevare la loro coscienza di classe, dare una soluzione giusta alle
contraddizioni tra il popolo e unire tutte le forze suscettibili di essere unite. In questo
movimento noi dobbiamo condurre una lotta accanita, colpo su colpo, contro le
forze capitaliste e feudali che si mostrano ostili al socialismo, contro i proprietari
terrieri, i contadini ricchi, i controrivoluzionari, la destra borghese, i saccheggiatori,
i dissipatori e gli elementi degenerati, respingere i loro attacchi contro il socialismo
e trasformare la maggioranza di loro in uomini nuovi con la rieducazione.
7. Uno dei compiti fondamentali della dittatura del proletariato consiste nel
lavorare allo sviluppo dell’economia socialista. È necessario realizzare passo
251
Mao Tse-tung - OPERE
dopo passo l’ammodernamento dell’industria, dell’agricoltura, della scienza, della
tecnica e della difesa nazionale, alla luce del principio generale dello sviluppo
dell’economia nazionale, che ha l’agricoltura come base e l’industria come fattore
dirigente. È necessario elevare gradualmente e in modo generale il livello di vita
del popolo sulla base dello sviluppo della produzione.
8. La proprietà di tutto il popolo e la proprietà collettiva sono le due forme
dell’economia socialista. Il passaggio dalla proprietà collettiva a quella di tutto il
popolo, da due generi di proprietà alla proprietà unica di tutto il popolo,
presuppone un processo di sviluppo piuttosto lungo. La stessa proprietà collettiva
si sviluppa, passando da uno stadio inferiore a uno superiore, da un’estensione
ridotta a un’estensione maggiore. La comune popolare creata dal popolo cinese
è una forma d’organizzazione adatta a risolvere la questione di questo passaggio.
9. La politica “che cento fiori fioriscano e cento scuole di pensiero gareggino”
stimola lo sviluppo artistico e il progresso della scienza, stimola la cultura
socialista. L’educazione deve essere al servizio della politica del proletariato e
deve essere coordinata col lavoro produttivo. I lavoratori devono approfondire
la loro istruzione intellettuale e gli intellettuali devono unirsi ai lavoratori.
L’avanzamento dell’ideologia proletaria e la distruzione dell’ideologia borghese
nel campo scientifico, culturale, artistico ed educativo implica una lotta di classe
lunga e accanita. Con la rivoluzione culturale e la pratica rivoluzionaria della lotta
di classe, con la lotta per la produzione e con gli esperimenti scientifici, dobbiamo
creare un forte esercito di intellettuali della classe operaia al servizio del
socialismo e al tempo stesso rossi ed esperti (coscienti politicamente e competenti
professionalmente).
10. Dobbiamo attenerci al sistema della partecipazione dei quadri al lavoro
produttivo collettivo. I quadri del nostro partito e del nostro Stato sono dei
lavoratori comuni, non sono dei signori che con tutto il loro peso schiacciano il
popolo. Prendendo parte al lavoro produttivo collettivo, i quadri mantengono nel
modo più ampio legami costanti e stretti col popolo lavoratore. Questa è una
misura fondamentale, di grande importanza, in regime socialista, che contribuisce
a vincere il burocratismo e a impedire il revisionismo e il dogmatismo.
11. Il sistema degli alti salari non deve mai essere applicato che a un piccolo
numero di persone. Lo scarto tra i proventi personali dei quadri del partito, del
governo, delle imprese e delle comuni popolari da un lato e quello delle masse
popolari dall’altro, non deve subire aumenti, ma deve essere razionalmente e
gradualmente ridotto e ogni quadro deve essere nell’impossibilità di abusare dei
suoi poteri e di godere di speciali privilegi.
12. Le forze armate popolari di un paese socialista devono essere tenute sotto
la direzione del partito proletario e il controllo delle masse popolari e devono
continuare le gloriose tradizioni che sono proprie di un esercito del popolo,
devono conservare l’unità tra l’esercito e il popolo, tra gli ufficiali e i soldati.
Dobbiamo attenerci al sistema nel quale gli ufficiali vanno a servire come semplici
soldati. Dobbiamo praticare la democrazia in campo militare, politico ed
252
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
economico. Inoltre, l’organizzazione e l’addestramento della milizia devono
essere generalizzati per fare di tutta la nazione una nazione in armi. I fucili devono
essere sempre nelle mani del partito e del popolo e non si può permettere in
nessun caso che diventino lo strumento degli arrivisti.
13. Gli organi della sicurezza pubblica del popolo devono essere tenuti sotto
la direzione del partito proletario e il controllo delle masse popolari. Bisogna
applicare la politica che consiste nel contare sugli sforzi congiunti degli organi di
sicurezza e delle grandi masse nella lotta per la difesa delle conquiste del
socialismo e degli interessi del popolo, in modo che nessun elemento dannoso
possa sfuggire e che nessun uomo onesto sia offeso. Tutti i controrivoluzionari,
una volta trovati, devono essere repressi e tutti gli errori corretti una volta scoperti.
14. In politica estera è necessario mantenere l’internazionalismo proletario,
combattere lo sciovinismo da grande potenza e l’egoismo nazionale. Il campo
socialista è il risultato della lotta del proletariato mondiale e dei popoli lavoratori.
Esso non appartiene solo ai popoli dei paesi socialisti, ma anche al proletariato
mondiale e ai popoli lavoratori. Noi dobbiamo veramente tradurre nella realtà le
parole d’ordine militanti: “Proletari di tutti i paesi, unitevi!” e “Proletari e nazioni
oppresse di tutto il mondo, unitevi!”, combattere risolutamente la politica
anticomunista, antipopolare e controrivoluzionaria dell’imperialismo e della
reazione mondiale, sostenere la lotta rivoluzionaria di tutte le classi oppresse e
di tutte le nazioni oppresse. I rapporti tra paesi socialisti devono essere basati
sull’indipendenza e l’uguaglianza complete, sul principio internazionalista proletario dell’appoggio e dell’aiuto reciproco. Ogni paese socialista deve contare
principalmente sulle proprie forze nella sua opera di edificazione. Se un qualsiasi
paese socialista è immerso nell’egoismo nazionale in politica estera o si adopera
con zelo alla divisione del mondo in connivenza con l’imperialismo, in esso c’è
degenerazione e tradimento nei confronti dell’internazionalismo proletario.
15. In quanto avanguardia del proletariato, il partito comunista deve esistere finché
esiste la dittatura del proletariato. Il partito comunista è la forma suprema di
organizzazione del proletariato. È tramite la sua direzione che il proletariato assolve
al suo ruolo dirigente. La direzione dei comitati del partito deve prevalere, in quanto
sistema, in tutti i settori. Durante il periodo della dittatura del proletariato, il partito
proletario deve mantenere e rinserrare gli stretti legami che ha col proletariato e le
grandi masse lavoratrici, mantenere e sviluppare il suo vigoroso stile rivoluzionario,
attenersi al principio dell’unione della verità universale del marxismo-leninismo con
la pratica concreta del suo paese e proseguire nella lotta contro il revisionismo, il
dogmatismo e gli opportunismi d’ogni tipo.
Alla luce degli insegnamenti storici della dittatura del proletariato, il compagno
Mao Tse-tung ha posto in risalto: “La lotta di classe, la lotta per la produzione e
la sperimentazione scientifica sono i tre grandi movimenti rivoluzionari per
l’edificazione di un potente paese socialista. Questi movimenti costituiscono una
sicura garanzia che permette ai comunisti di sbarazzarsi del burocratismo, di
premunirsi contro il revisionismo e il dogmatismo e di restare invincibili, una
253
Mao Tse-tung - OPERE
sicura garanzia che permette al proletariato di unirsi alle grandi masse lavoratrici
e di praticare una dittatura democratica. Se in assenza di questi movimenti, si
lasciasse che si scatenassero i proprietari terrieri, i contadini ricchi, i
controrivoluzionari, gli elementi dannosi e degenerati, se i nostri quadri chiudessero gli occhi e in molti casi non facessero nemmeno distinzione tra il nemico e
noi ma collaborassero col nemico e si lasciassero corrompere o demoralizzare, se
i nostri quadri fossero così attirati nel campo nemico o il nemico fosse riuscito a
infiltrarsi nelle nostre file e se molti dei nostri operai, contadini e intellettuali
fossero lasciati senza difesa di fronte alle tattiche ambigue o brutali dei nemici,
allora in poco tempo, forse qualche anno o un decennio e tutt’al più qualche
decennio, si attuerebbe inevitabilmente una restaurazione controrivoluzionaria
su scala nazionale, il partito marxista-leninista diverrebbe un partito revisionista
o fascista e tutta la Cina cambierebbe”.
Il compagno Mao Tse-tung dimostra che per garantire il nostro partito e il nostro
paese da un simile cambiamento, noi dobbiamo non solo avere una giusta linea
e una giusta politica, ma dobbiamo formare ed educare milioni di successori che
proseguiranno la rivoluzione proletaria.
In ultima analisi formare dei successori per la causa rivoluzionaria del
proletariato vuol dire sapere se esiste una giovane generazione capace di
proseguire la causa rivoluzionaria marxista-leninista avviata dalla vecchia generazione dei rivoluzionari proletari, se la direzione del nostro partito e del nostro
paese sarà sempre guidata da rivoluzionari proletari, se i nostri discendenti
continueranno ad avanzare nella strada giusta tracciata dal marxismo-leninismo,
se noi possiamo impedire che un revisionismo alla Kruscev si manifesti in Cina.
In breve, la questione è di un’importanza estrema, è una questione di vita o di
morte per il nostro partito e il nostro Stato. Essa resta di un’importanza
fondamentale per la causa rivoluzionaria del proletariato per un periodo di cento,
mille o diecimila anni. I cambiamenti avvenuti in Unione Sovietica hanno indotto
i profeti imperialisti a porre le loro speranze di un’“evoluzione pacifica” nella terza
o quarta generazione del Partito comunista cinese. Noi dobbiamo smentire questa
profezia imperialista. Le nostre organizzazioni di ogni luogo, dai gradi superiori
a quelli inferiori, devono prestare un’attenzione assoluta alla formazione e alla
conquista dei successori della causa rivoluzionaria.
Quali sono le condizioni che si richiedono ai degni successori della causa
rivoluzionaria del proletariato?
1. Devono essere degli autentici marxisti-leninisti e non come Kruscev dei
revisionisti che si addobbano di marxismo-leninismo.
2. Devono essere dei rivoluzionari al servizio, anima e corpo, della stragrande
maggioranza della popolazione cinese e mondiale e non agire come Kruscev che
serve gli interessi di un gruppetto di individui che sono lo strato privilegiato della
borghesia del suo paese e gli interessi degli imperialisti e dei reazionari del mondo
intero.
3. Devono essere degli uomini di Stato proletari, capaci di unirsi alla stragrande
254
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
maggioranza e lavorare all’unisono con essa. Devono non solo unirsi a chi condivide
le loro posizioni, ma anche sapersi unire a quelli che non le condividono, a quelli
che erano loro ostili e di cui la pratica ha provato l’errore. Tuttavia devono stare
particolarmente attenti agli arrivisti e ai cospiratori come Kruscev e impedir loro di
usurpare la direzione del partito e dello Stato a tutti i livelli.
4. Devono essere degli esempi nell’applicazione del centralismo democratico
del partito, padroneggiare il metodo di direzione basato sul principio di “venire
dalle masse e tornare alle masse” e alimentare uno stile di lavoro democratico che
li renda capaci di comprendere le masse. Non devono, come Kruscev, minare il
centralismo democratico del partito, impadronirsi di un potere autocratico,
attaccare i compagni di sorpresa, rifiutare di comprendere e agire da dittatori.
5. Devono essere modesti e prudenti, premunirsi contro l’arroganza e la presunzione, essere in grado di fare l’autocritica e avere il coraggio di correggere tutte le
insufficienze e gli errori del loro lavoro. Non devono in nessun caso nascondere i
loro errori, attribuirsi tutti i meriti e scaricare tutte le colpe sugli altri, come fa Kruscev.
Sono le lotte di massa che formano i successori della causa rivoluzionaria del
proletariato e sono le grandi tempeste rivoluzionarie che li forgiano. Bisogna
saper valutare il valore dei quadri, scegliere e formare i successori nel corso di lotte
di massa prolungate.
Questi principi enunciati dal compagno Mao Tse-tung rappresentano uno
sviluppo creativo del marxismo-leninismo e aggiungono all’arsenale teorico del
marxismo-leninismo nuove armi che sono per noi di importanza decisiva nella
lotta per prevenire ogni restaurazione capitalista. Finché noi ci atterremo a questi
principi, saremo in grado di rafforzare la dittatura del proletariato, di assicurare
che il nostro partito e il nostro Stato non cambieranno mai di natura, di condurre
a buon esito la rivoluzione socialista e l’edificazione del socialismo, di sostenere
il movimento rivoluzionario di tutti i popoli per abbattere l’imperialismo e i suoi
lacchè, di assicurare il futuro passaggio dal socialismo al comunismo.
Riguardo alla comparsa nell’Unione Sovietica della cricca revisionista di
Kruscev, l’atteggiamento di noi marxisti-leninisti è quello che abbiamo verso tutti
i “torbidi”: primo, siamo contrari; secondo, non la temiamo.
Non l’avevamo desiderata e siamo contro, ma dato che la cricca revisionista di
Kruscev ha fatto la sua comparsa, non c’è in questo nulla di terrificante e non c’è
ragione alcuna di allarmarsi. La terra continuerà a girare, la storia proseguirà il suo
cammino in avanti, come sempre i popoli di tutto il mondo continueranno a fare
la rivoluzione e gli imperialisti e i loro lacchè andranno inevitabilmente incontro
alla sconfitta.
L’apporto storico del grande popolo sovietico sarà sempre glorioso e non può
essere oscurato dal tradimento della cricca revisionista di Kruscev. La gran massa
degli operai, dei contadini, degli intellettuali rivoluzionari e dei comunisti
sovietici finirà col superare tutti gli ostacoli frapposti al suo cammino e andrà
verso il comunismo.
Il popolo sovietico, i popoli dei paesi socialisti e i rivoluzionari di ogni luogo
trarranno certamente utili insegnamenti dal tradimento della cricca revisionista di
255
Mao Tse-tung - OPERE
Kruscev. Il movimento comunista internazionale è divenuto più potente e lo
diverrà sempre di più nella lotta contro il revisionismo di Kruscev.
L’atteggiamento dei marxisti-leninisti verso il futuro della causa rivoluzionaria
del proletariato è sempre stato impregnato di ottimismo rivoluzionario. Noi siamo
fermamente convinti che la luce della dittatura del proletariato, del socialismo e
del marxismo-leninismo finirà col brillare sul territorio sovietico. Il proletariato
guadagnerà a sé il mondo intero e il comunismo conseguirà la vittoria completa,
totale e finale sulla terra.
NOTE
1. K. Marx, Critica al programma di Gotha.
2. V.I. Lenin, Stato e rivoluzione, in Opere, vol. 25.
3. V.I. Lenin, La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, in Opere, vol. 28.
4. V.I. Lenin, Saluto agli operai ungheresi, in Opere, vol. 29.
5. Lettera di K. Marx a J. Weydermayer, 5 marzo 1852.
6. K. Marx, Le lotte di classe in Francia 1848-1850.
7. V.I. Lenin, Prefazione all’edizione del discorso “Come si inganna il popolo con le parole
d’ordine di libertà e uguaglianza”, in Opere, vol. 29.
8. V.I. Lenin, L’estremismo, malattia infantile del comunismo, in Opere, vol. 31.
9. J.V. Stalin, Sul progetto di costituzione dell’URSS.
10. J.V. Stalin, Rapporto al diciottesimo Congresso del PCUS dell’URSS.
11. Krasnaya Zvezda, 19 maggio 1962.
12. Pravda Vostoka, 8 ottobre 1963.
13. Pravda Ukrainy, 18 maggio 1962.
14. Izvestia, 20 ottobre 1963 e Nedzelya, n. 12, 1964.
15. Komsomolskaya Pravda, 9 agosto 1963.
16. Kirghiz Soviet, 9 gennaio 1962.
17. Selskaya Zhizn, 26 giugno 1962.
256
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà al mondo
18. Ekonomitceskaya Gazeta, n. 35, 1963.
19. Selskaya Zhizn, 14 agosto 1963.
20. Pravda, 14 gennaio 1962.
21. Pravda, 6 febbraio 1961.
22. Izvestia, 9 aprile 1963.
23. Sovietskaya Rossia, 9 ottobre 1960.
24. Izvestia, 18 ottobre 1960.
25. Selskaya Zhizn, 17 luglio 1963.
26. Ekonomitcheskaya Gazeta, n. 27, 1963.
27. Literaturnaya Gazeta, 27 luglio e 17 agosto 1963.
28. Sovietskaya Rossia, 27 gennaio 1961.
29. V.I. Lenin, Piano dell’opuscolo “L’imposta in natura”, in Opere, vol. 32.
30. Intervista di Kruscev a dei giornalisti stranieri a Brioni, 28 agosto 1963.
31. V.I. Lenin, Il contenuto economico del populismo, in Opere, vol. 1.
32. Il programma di edificazione del comunismo, articolo della redazione della Pravda,
18 agosto 1961.
33. V.I. Lenin, Bilancio di una discussione sul diritto delle nazioni, in Opere, vol. 22.
34. Rapporto presentato da Suslov alla sessione plenaria del Comitato centrale del PCUS,
14 febbraio 1964.
35. Dal partito della classe operaia al partito di tutto il popolo sovietico, in Partii Zhizn,
n. 8, 1964.
36. Rapporto sul programma e rapporto di attività presentati da Kruscev al ventiduesimo
Congresso, ottobre 1961.
37. V.I. Lenin, Il marxismo e lo Stato, (Quaderni sullo Stato).
38. Izvestia, 10 marzo 1964.
39. Lettera circolare di Marx e di Engels ad A. Bebel, W. Bracke e altri, 17-18 settembre 1879.
40. V.I. Lenin, Chiarezza innanzitutto!, in Opere, vol. 20.
257
Mao Tse-tung - OPERE
41. Discorso di Kruscev alla sessione plenaria del Comitato centrale del PCUS, novembre
1962.
42. Studiare, comprendere e agire, editoriale dell’Ekonomitcheskaya Gazeta, n. 50, 1962.
43. I comunisti e la produzione, editoriale di Kommunist, n. 2, 1963.
44. Discorso di Kruscev alla riunione elettorale organizzata il 27 febbraio 1963 nella
circoscrizione Kalinin della città di Mosca, in Pravda, 27 febbraio 1963.
45. V.I. Lenin, Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotski e Bukharin,
in Opere, vol. 32.
46. V.I. Lenin, Come Vera Zasulich demolisce il liquidazionismo, in Opere, vol. 19.
47. Rapporto sul programma presentato da Kruscev al ventiduesimo Congresso del PCUS,
ottobre 1961.
48. Lettera aperta del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica alle
organizzazioni del Partito e a tutti i comunisti dell’Unione Sovietica, 14 luglio 1963.
49. Discorso di Kruscev in Austria, 7 luglio 1960.
50. Colloquio di Kruscev al Congresso USA con i membri del Comitato senatoriale delle
relazioni estere, 16 settembre 1959.
51. Discorso di Kruscev alla sessione del PCUS, febbraio 1964.
52. Colloquio di Kruscev con degli uomini d’affari americani, 24 settembre 1959.
53. Colloquio di Kruscev con dei consiglieri francesi, 25 marzo 1960.
54. V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione del socialismo, in Opere, vol. 23.
55. Intervista televisiva di Dean Rusk alla BBC, in Encounter, 10 maggio 1964.
56. Discorso di Doglas Home a Norwich (Inghilterra), 6 aprile 1964.
57. Conferenza stampa di F. Dulles, 15 maggio 1956.
58. V.I. Lenin, La grande iniziativa, in Opere, vol. 29.
258
AL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA
DELL’UNIONE SOVIETICA
(28 luglio 1964)
Lettera del Comitato centrale del Partito comunista cinese in risposta alla lettera inviata
dal Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica in data 15 giugno 1964.
Per la motivazione dell’inclusione della lettera nelle Opere di Mao Tse-tung rimandiamo
alla nota introduttiva a I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo,
a pag. 35 di questo volume.
Cari compagni,
il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha ricevuto la lettera del 15
giugno 1964 del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica.
Questa lettera non ci è stata consegnata che il 20 giugno, quando il suo contenuto
era già stato divulgato dalla stampa borghese in Occidente.
In questa lettera voi distorcete e respingete la ragionevole proposta avanzata
nella nostra lettera del 7 maggio 1964 e rimanete sordi alle opinioni dei molti partiti
fratelli che chiedono l’unità e si oppongono a una scissione. In questa vostra
lettera avete stabilito un programma politico revisionista e una linea organizzativa
scissionista per una conferenza internazionale dei partiti fratelli. Questo dimostra
che voi siete decisi a preparare e convocare tale conferenza arbitrariamente,
unilateralmente e illegalmente, con l’intento di creare una scissione aperta nel
movimento comunista internazionale.
Per quanto concerne la convocazione di una conferenza internazionale dei partiti
fratelli, il Partito comunista cinese si attiene da sempre al marxismo-leninismo e
all’internazionalismo proletario ed è per una conferenza d’unità sulla base del
marxismo-leninismo, da tenersi dopo esaurienti preparativi e per accordo unanime
raggiunto attraverso consultazioni; esso è fermamente contrario a una conferenza
che porti a una scissione. Noi abbiamo persistito e persistiamo invariabilmente in
questa posizione. Nella vostra lettera dite che noi “abbiamo fatto un voltafaccia”.
Questo non è altro che un tentativo di sostituire i fatti con le menzogne.
Quali sono dunque i fatti?
Già nella primavera del 1962, cioè poco dopo il ventiduesimo Congresso del
PCUS, il PCC appoggiava attivamente la proposta del Partito comunista dell’Indonesia, del Partito del lavoro del Vietnam e del Partito comunista della Nuova
Zelanda per la convocazione di una conferenza internazionale dei partiti fratelli,
per eliminare le divergenze che voi avevate esposto davanti al nemico. Nella sua
lettera del 7 aprile 1962 il Comitato centrale del PCC dichiarava che esso “appoggia
sinceramente la proposta di convocare una conferenza dei partiti fratelli” e
poneva in evidenza che per assicurare il successo di tale conferenza “devono
Mao Tse-tung - OPERE
essere anticipatamente superate molte difficoltà e ostacoli e deve essere fatto
molto lavoro preparatorio”. A quanto sembra voi avete dimenticato queste parole
o non le avete capite. Se le avete dimenticate, ciò mostra quanto cattiva sia la
vostra memoria; se non le avete capite, ciò testimonia la povertà della vostra
comprensione. Non abbiamo chiaramente affermato che per assicurare il successo della conferenza “devono essere anticipatamente superate molte difficoltà e
ostacoli e deve essere fatto molto lavoro preparatorio”?
È per eliminare le divergenze e rafforzare l’unità nell’interesse della lotta
comune contro il nemico che noi abbiamo assunto questa posizione. Ma nella
vostra lettera del 31 maggio 1962 voi avete respinto la proposta di convocare una
conferenza internazionale dei partiti fratelli. In seguito voi avete compiuto una
serie di passi per peggiorare le relazioni tra i partiti cinese e sovietico e tra i nostri
due paesi e nei congressi di cinque partiti fratelli europei che si sono succeduti
nell’inverno del 1962 voi avete fomentato una nuova corrente contraria al Partito
comunista cinese e agli altri partiti fratelli marxisti-leninisti.
Nonostante tutto ciò, nel luglio del 1963 il Comitato centrale del Partito
comunista cinese inviò una delegazione a Mosca per colloqui tra i nostri due
partiti. Avevamo sperato che questi colloqui avrebbero dato risultati positivi e così
contribuito ai preparativi per la convocazione di una conferenza internazionale
dei partiti fratelli, ma voi non eravate affatto sinceri riguardo a questi colloqui.
Quando questi erano in corso voi pubblicaste la lettera aperta del Comitato
centrale del PCUS alle organizzazioni di partito e a tutti i comunisti dell’Unione
Sovietica, estendendo e aggravando in questo modo le divergenze nel movimento
comunista internazionale e ponendo ulteriori ostacoli sulla strada della convocazione di una conferenza internazionale.
Nella primavera del 1964 noi abbiamo compiuto un altro importante sforzo per
superare i molti ostacoli da voi frapposti e adoperarci per la convocazione di una
conferenza per l’unità sulla base del marxismo-leninismo. Poiché nella vostra
lettera del 29 novembre 1963 avevate difeso l’unità soltanto a parole, senza
proporre alcuna misura concreta per la convocazione di una conferenza
internazionale, noi facemmo una proposta in quattro punti, nella nostra lettera del
29 febbraio 1964, per la preparazione e convocazione di una conferenza
internazionale dei partiti fratelli. I quattro punti della proposta dicono:
1. perché possa cessare la polemica pubblica, è necessario che i partiti cinese
e sovietico e altri partiti fratelli interessati abbiano vari colloqui bilaterali e
multilaterali allo scopo di trovare, mediante consultazione, un’equa e ragionevole
formula accettabile per tutti e allo scopo di giungere a un comune accordo.
2. Il Partito comunista cinese sostiene costantemente e appoggia attivamente la
convocazione di una conferenza dei rappresentanti di tutti i partiti comunisti e
operai. Prima della conferenza devono essere fatti adeguati preparativi e devono
essere superati difficoltà e ostacoli. Insieme con tutti gli altri partiti fratelli noi
faremo tutto il possibile per assicurare che questa sia una conferenza per l’unità
sulla base dei principi rivoluzionari del marxismo-leninismo.
3. La ripresa dei colloqui tra i partiti cinese e sovietico è un passo preparatorio
indispensabile al successo della conferenza dei partiti fratelli; noi proponiamo che
i colloqui tra i partiti cinese e sovietico vengano ripresi a Pechino dal 10 al 25
ottobre 1964.
260
Al Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica
4. Per far compiere ulteriori progressi ai preparativi per la conferenza dei
rappresentanti di tutti i partiti fratelli, noi proponiamo che i colloqui cino-sovietici
siano seguiti da una riunione dei rappresentanti di diciassette partiti fratelli e cioè
dei partiti dell’Albania, della Bulgaria, della Cecoslovacchia, della Cina, della
Corea, di Cuba, della Mongolia, della Polonia, della Repubblica democratica
tedesca, della Romania, dell’Ungheria, dell’Unione Sovietica e del Vietnam e dei
partiti dell’Indonesia, del Giappone, dell’Italia e della Francia.
Ma voi che cosa avete fatto in questi ultimi mesi?
Il 12 febbraio di quest’anno avete inviato ad alcuni partiti fratelli, a nostra insaputa,
una lettera diretta contro il PCC, il che fa parte di un intrigo per prendere “misure
collettive” contro di noi. Noi vi abbiamo ripetutamente chiesto d’inviarci una copia
di questa lettera. Fino a oggi, però, vi siete rifiutati di farlo e non l’avete ancora fatto.
Alla sessione plenaria del Comitato centrale del PCUS, il 14 febbraio di
quest’anno, avete presentato un rapporto anticinese e approvato una decisione
anticinese, in cui proclamate di voler “apertamente e risolutamente controbattere
le opinioni erronee e le azioni pericolose della direzione del PCC”.
Il 3 aprile avete pubblicato i documenti anticinesi della sessione plenaria di
febbraio del Comitato centrale del PCUS e subito dopo avete lanciato una nuova
campagna anticinese. Secondo statistiche incomplete, la vostra stampa centrale
e quella delle repubbliche dell’Unione Sovietica nel solo mese di aprile hanno
pubblicato oltre mille articoli e altro materiale in cui si attacca la Cina.
Avete esercitato forti pressioni politiche e organizzative sui partiti fratelli,
intensificato le vostre attività di sovversione e di divisione all’interno dei partiti
fratelli ed esteso la vostra collusione con i defezionisti, i rinnegati, i trotskisti, la
cricca di Tito e con i reazionari di ogni specie. Per esempio, avete ordito l’atto di
tradimento di Yoshio Shiga, Ichizo Suzuki e altri allo scopo di colpire il Partito
comunista giapponese che si attiene al marxismo-leninismo. Vi state attivamente
associando con le forze reazionarie indonesiane allo scopo di colpire il Partito
comunista dell’Indonesia che si attiene al marxismo-leninismo.
Tutto ciò mostra che state attivamente lavorando per una scissione aperta nel
movimento comunista internazionale. Per poter convocare in tutta fretta una
conferenza scissionista, nella vostra lettera del 7 marzo 1964 avete proposto un
pressante calendario, secondo il quale i colloqui tra i partiti cinese e sovietico
avrebbero dovuto tenersi nel maggio di quest’anno, la riunione preparatoria dei
ventisei partiti fratelli nel giugno-luglio e la conferenza internazionale dei partiti
fratelli questo autunno. Questo ha rivelato le misure con le quali volevate
affrettare una scissione aperta.
Noi abbiamo seriamente e ripetutamente studiato la grave situazione generata
dalle vostre attività scissioniste e abbiamo visto chiaro che la vostra intenzione è
di tenere una conferenza scissionista. Pertanto nella nostra lettera del 7 maggio
di quest’anno vi abbiamo fatto rilevare che la conferenza internazionale dei partiti
fratelli sarebbe meglio tenerla più tardi anziché prematuramente o non tenerla
addirittura date le circostanze. Per la stessa ragione in quella lettera abbiamo fatto
la proposta di posporre i colloqui tra i partiti cinese e sovietico alla prima metà
dell’anno prossimo, per esempio maggio, il che sarebbe più conveniente e
261
Mao Tse-tung - OPERE
abbiamo posto in risalto che, a giudicare dalle presenti circostanze, potrebbero
essere necessari forse quattro o cinque anni o anche più per completare i
preparativi per una conferenza internazionale.
In breve, allo scopo di eliminare le divergenze e di rafforzare l’unità,
nell’interesse della lotta comune contro il nemico, noi abbiamo sempre sostenuto
che “devono essere superate molte difficoltà ed ostacoli” e “si deve fare molto
lavoro preparatorio” per convocare una conferenza per l’unità sulla base del
marxismo-leninismo. Poiché in precedenza non avevate avanzato alcuna proposta concreta per la convocazione di una conferenza internazionale, è stato con il
proposito di attenerci all’unità e opporci a una scissione che abbiamo avanzato
una proposta concreta per la preparazione di tale conferenza nella nostra lettera
del 29 febbraio di quest’anno. Ora che voi avete deciso di convocare una
conferenza scissionista, è stato parimenti con il proposito di attenerci all’unità e
di contrastare una scissione che nella nostra lettera del 7 maggio abbiamo
proposto di prevedere un periodo più lungo di tempo per superare un numero
maggiore di difficoltà e ostacoli e “fare tutta una serie di preparativi”. Noi ci siamo
costantemente opposti a una conferenza affrettata e al tentativo di dividere il
movimento comunista internazionale, perché ciò sarebbe nocivo al rafforzamento
dell’unità e alla lotta comune contro il nemico.
In passato anche voi avete detto che non si sarebbe potuta convocare una
conferenza internazionale prima di aver fatto ampi preparativi. Il 16 gennaio 1963,
N.S. Kruscev, primo segretario del Comitato centrale del PCUS, disse che se la
conferenza fosse stata tenuta affrettatamente “avrebbe condotto al pericolo di una
scissione”. Per quale ragione avete fatto un voltafaccia e state cercando di preparare
e convocare una conferenza internazionale alla maniera d’una guerra lampo?
Presumibilmente voi pensate che i vostri cosiddetti preparativi sono quasi
completi. Ma dai fatti sopra esposti si può chiaramente vedere che quelli che voi
chiamate preparativi sono diretti non all’eliminazione delle differenze e al
rafforzamento dell’unità ma a estendere le differenze e a creare una scissione. Voi
non state preparando la convocazione di una conferenza per l’unità, ma di una
conferenza scissionista.
Ovviamente più voi fate simili preparativi, maggiori saranno gli ostacoli che voi
ponete sulla via di una conferenza per l’unità, maggiore sarà la necessità di più
ardui e lunghi preparativi dei partiti marxisti-leninisti per superare questi ostacoli
e più si allontanerà la data di una conferenza per l’unità sulla base del marxismoleninismo.
Nella vostra lettera del 15 giugno di quest’anno, voi proponete di preparare e
convocare affrettatamente una conferenza scissionista. Ciò va completamente
contro la comune aspirazione di tutti i partiti marxisti-leninisti del mondo che
vogliono una conferenza per l’unità.
La vostra lettera dimostra che per la conferenza internazionale avete preparato
un programma politico revisionista destinato a dividere il movimento comunista
internazionale.
Nella vostra lettera dite che in questa conferenza voi vi preparate a “cercare vie
262
Al Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica
verso l’unità e non verso la divisione” e concentrerete i vostri sforzi nella ricerca
di quanto esiste “in comune”, allo scopo di “elaborare posizioni comuni”. Queste
frasi non sono che un inganno.
Voi proclamate arrogantemente nella vostra lettera che il ventesimo Congresso
del PCUS è “il simbolo di una nuova linea dell’intero movimento comunista
mondiale” e affermate che continuerete a “seguire fermamente” il corso tracciato
dal ventesimo e dal ventiduesimo Congresso del PCUS. Voi dite anche minacciosamente che chiunque non approvi la linea del ventesimo e del ventiduesimo
Congresso del PCUS rappresenta “la reazione delle forze conservatrici, nel
movimento comunista, al marxismo-leninismo creativo dell’epoca moderna” ed
“è permeato dell’ideologia del culto della personalità”. Ciò significa che voi volete
impudentemente imporre all’intero movimento comunista internazionale la linea
revisionista iniziata al ventesimo Congresso del PCUS e perfezionata ed eretta a
sistema al ventiduesimo Congresso del PCUS. Affermando che è necessario
“completare e sviluppare le idee della Dichiarazione di Mosca del 1957 e di quella
del 1960 in conformità con i cambiamenti che sono avvenuti nella situazione
internazionale ed esaminare e risolvere creativamente i nuovi problemi”, voi
volete in effetti sostituire i principi rivoluzionari marxisti-leninisti della Dichiarazione di Mosca del 1957 e di quella del 1960 con la linea revisionista del ventesimo
e del ventiduesimo Congresso del PCUS.
Alla luce di quanto avete sempre sostenuto e fatto durante tutti questi anni, si
può vedere chiaramente l’essenza revisionista delle tesi principali contenute nella
vostra lettera e che voi state cercando di imporre alla conferenza internazionale.
Con l’affermare che “per la maggior parte i paesi socialisti stanno completando
un importante periodo del loro sviluppo e stanno avvicinandosi a nuove mete
nella costruzione di una nuova società”, voi volete in realtà introdurre il “partito
di tutto il popolo” e lo “Stato di tutto il popolo”, alterare il carattere proletario dei
partiti comunisti, abolire la dittatura del proletariato e aprire le porte alla
restaurazione del capitalismo.
Dicendo che è necessario il “perfezionamento delle forme della cooperazione
e della mutua assistenza tra i paesi socialisti” e il “coordinamento delle attività
politiche ed economiche”, voi volete in effetti che i paesi fratelli obbediscano al
comando della vostra bacchetta e diventino vostre dipendenze o colonie
economicamente, politicamente e militarmente.
Asserendo che “c’è ora molto di nuovo nelle forme di organizzazione e nei
metodi” di lotta della classe operaia dei paesi capitalisti, voi state in realtà
predicando la “via parlamentare” e la teoria delle “riforme di struttura”, la
“transizione pacifica”, cioè la liquidazione della rivoluzione proletaria.
Con l’affermare che “la disintegrazione del sistema coloniale dell’imperialismo
è entrata nella sua fase finale”, voi volete in effetti liquidare la lotta delle nazioni
oppresse contro l’imperialismo, contro il colonialismo e contro il neocolonialismo.
Voi riducete la politica estera dei paesi socialisti unicamente alla “salvaguardia
della pace” e alla “coesistenza pacifica”, questo vuol dire non voler lottare contro
l’imperialismo e non voler appoggiare la rivoluzione dei popoli e delle nazioni
oppresse.
263
Mao Tse-tung - OPERE
Sostituendo furtivamente la tesi che “l’imperialismo USA è il nemico dei popoli
di tutto il mondo” come affermato nella Dichiarazione del 1960, con la nozione
“la reazione imperialista capeggiata dai ‘forsennati’ degli Stati Uniti e delle altre
potenze imperialiste”, voi volete in effetti allearvi con la cricca dominante USA
composta di persone che voi chiamate “uomini ragionevoli” ed entrare in
combutta con l’imperialismo USA per spartirvi il mondo e opporvi alle lotte
rivoluzionarie dei popoli di tutti i paesi.
Quello che voi chiamate “risolvere le differenze”, trovare quello che c’è “di
comune” e necessità di “partecipare alla conferenza proposta […] con un
programma costruttivo”, tutto ciò non mira ad altro in realtà che a costringere i
partiti marxisti-leninisti ad accettare la linea revisionista smerciata dal ventesimo
e dal ventiduesimo Congresso del PCUS.
Quello che a voi piace di più è di sfruttare i passi della Dichiarazione del 1957
e di quella del 1960 concernenti il ventesimo Congresso del PCUS. Ma voi sapete
perfettamente che il Partito comunista cinese è sempre stato contro quei passi. In
ambedue le conferenze dei partiti fratelli voi chiedeste ripetutamente che fossero
inclusi tali passi, affermando che vi sareste trovati di fronte a grandi difficoltà se
non lo fossero stati. Fu in considerazione delle vostre difficoltà che facemmo
concessioni su questo punto. Alla conferenza del 1960 la delegazione del Partito
comunista cinese affermò che avrebbe fatto ciò per l’ultima volta. È assolutamente
inammissibile che voi usiate questi passi come giustificazione per applicare la
vostra linea revisionista o come randello per colpire i partiti fratelli marxistileninisti. Perché tutti i partiti dovrebbero sottomettersi alle decisioni di un singolo
partito? Perché dovrebbe essere considerato un grande crimine se si rifiutano di
farlo? Possiamo chiedere che genere di logica è questa? A che specie di principio
guida delle relazioni tra i partiti fratelli si richiama tutto ciò?
Deve essere posto in rilievo che la linea revisionista dei vostri ventesimo e
ventiduesimo Congresso è la causa fondamentale delle attuali divergenze nel
movimento comunista internazionale. Negli ultimi anni questa vostra linea
revisionista ha urtato contro l’opposizione di un numero crescente di partiti
marxisti-leninisti e di marxisti-leninisti e risulta sempre più screditata. Se la
conferenza internazionale dei partiti fratelli deve essere una conferenza per l’unità
sulla base del marxismo-leninismo, è indispensabile una critica a fondo della
vostra linea revisionista. Voi state facendo di tutto per imporre questa linea
revisionista alla conferenza internazionale dei partiti fratelli e ciò serve solo a
dimostrare che voi siete risoluti a convocare una conferenza per provocare una
scissione aperta.
La procedura e le misure avanzate nella vostra lettera per l’illegale preparazione
e convocazione di una conferenza internazionale costituiscono un completo
piano organizzativo per scindere apertamente il movimento comunista internazionale.
Voi avete organizzato preventivamente tutto: che specie di conferenza sarà, chi
deve prepararla, chi deve parteciparvi e chi deve convocarla e su tutto ciò pretendete
l’ultima parola. Per voi tutti i partiti fratelli non sono che marionette che hanno il solo
264
Al Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica
diritto di ubbidire al vostro comando. Questo vostro modo di fare è permeato di
spirito di sciovinismo da grande potenza e di mentalità da “partito padre”.
1. Sulla riunione preparatoria di una conferenza internazionale dei partiti
fratelli.
Nella nostra lettera del 29 febbraio di quest’anno abbiamo proposto una
riunione preparatoria dei rappresentanti di 17 partiti fratelli, ma voi non siete
d’accordo. Nella nostra lettera del 7 maggio abbiamo dichiarato che in via di
principio noi non siamo contrari all’aumento del numero dei partecipanti alla
riunione preparatoria, ma che si deve tenere principalmente conto di quei partiti
fratelli che sostengono il marxismo-leninismo. Nella vostra ultima lettera continuate a rifiutarvi di prendere in considerazione la nostra proposta e insistete che
la riunione preparatoria sia fatta con i rappresentanti dei 26 partiti.
Voi non potete aver dimenticato che fu il Comitato centrale del Partito comunista
cinese che, nella sua lettera a voi diretta alla vigilia della riunione di Bucarest del 1960,
propose la formazione di un comitato di redazione dei documenti per la Conferenza
di Mosca del 1960 e che sui ventisei membri del Comitato di redazione si decise in
seguito attraverso consultazioni tra i partiti fratelli. Questi ventisei partiti fratelli erano
solo membri del comitato di redazione della Conferenza di Mosca del 1960: essi non
hanno diritti ereditari; essi non sono membri di un organismo permanente incaricato
di preparare tutte le riunioni internazionali, per di più un organismo permanente di
questo genere non è mai esistito.
Noi abbiamo già detto nella nostra lettera del 7 maggio 1964 che oggi la
situazione è molto differente da quella del 1960. In alcuni dei 26 paesi ora esistono
due partiti e tra voi e noi esiste una divergenza rispetto a quale dei due dovrebbe
partecipare alla riunione e molti partiti fratelli hanno anch’essi opinioni differenti
in proposito.
Sulla questione della convocazione e della composizione della riunione
preparatoria per la conferenza internazionale è necessario raggiungere l’unanimità per via di consultazioni tra i partiti fratelli o altrimenti qualsiasi riunione
preparatoria di qualsiasi specie sarà illegale.
2. Sui colloqui tra i partiti cinese e sovietico.
II Parto comunista cinese e molti altri partiti fratelli ritengono che colloqui tra
i partiti cinese e sovietico siano una misura preparatoria indispensabile per la
convocazione di una conferenza internazionale. Anche voi dicevate questo in
passato. Ancora nella vostra lettera del 7 marzo di quest’anno parlavate della
“necessità di continuare l’incontro bilaterale dei rappresentanti del Partito
comunista dell’Unione Sovietica e del Partito comunista cinese e di preparare poi
e convocare una conferenza di tutti i partiti comunisti e operai”.
Ora nella vostra ultima lettera voi separate i colloqui tra i partiti cinese e
sovietico dal lavoro preparatorio per una conferenza internazionale dei partiti
fratelli ed evitate di dare una risposta alla proposta concreta avanzata nella nostra
lettera del 7 maggio concernente la continuazione di tali colloqui bilaterali,
menzionando solo vagamente che la questione di questi colloqui “può essere
265
Mao Tse-tung - OPERE
decisa in qualsiasi momento mediante accordo tra il PCUS e il PCC”. È evidente
che nutrite dei dubbi sul fatto che i colloqui tra i partiti cinese e sovietico ci
potranno essere e state cercando di eluderli e di preparare e convocare una
conferenza internazionale senza che i nostri due partiti siano giunti a un accordo
attraverso consultazioni. Cosa è ciò se non la determinazione di convocare una
conferenza per arrivare a una scissione?
3. Sulla composizione della conferenza internazionale dei partiti fratelli.
È affermato nella vostra lettera che tutti quei partiti che parteciparono alle
Conferenze del 1957 e del 1960 e ne firmarono i documenti hanno diritto di
partecipare a questa conferenza. Che cosa significa questo? Tutti sanno che la
cricca rinnegata di Tito partecipò alla Conferenza del 1957 e firmò il Manifesto
della pace. Ovviamente voi intendete introdurre nella conferenza internazionale
dei partiti fratelli la cricca di Tito, una cricca che la Conferenza del 1960 ha
condannato all’unanimità. Noi siamo risolutamente contrari a ciò.
Sulla questione dei nuovi partecipanti alla conferenza internazionale, nella vostra
lettera avete avanzato un criterio estremamente assurdo, secondo il quale a tale
conferenza dovrebbero partecipare solo quei partiti che appoggiano la vostra “linea
generale” revisionista, mentre ai partiti marxisti-leninisti che sono stati ricostituiti
dopo aver proclamato la rottura con il revisionismo non sarebbe permesso prendervi
parte. Noi diciamo con chiarezza che così non siamo d’accordo. Se la conferenza
internazionale dei partiti fratelli deve essere una conferenza per l’unità sulla base del
marxismo-leninismo, questi partiti marxisti-leninisti ricostituiti hanno naturalmente
il diritto di parteciparvi e nessuno ha il diritto di escluderli. Se invece intendete
convocare una conferenza scissionista di revisionisti, è assolutamente vano che vi
aspettiate che i partiti marxisti-leninisti prendano parte al vostro intrigo per dividere
il movimento comunista internazionale.
4. Su chi deve convocare una conferenza internazionale dei partiti fratelli.
Nella vostra lettera voi dite che il PCUS ha una “responsabilità speciale” sulla
questione della convocazione di una conferenza internazionale e citate la
decisione della Conferenza del 1957 e il discorso del compagno Mao Tse-tung.
Ma la formulazione della decisione da voi citata è chiara: “[…] affidare al Partito
comunista dell’Unione Sovietica la funzione di convocare riunioni dei partiti
comunisti e operai dopo consultazioni con i partiti fratelli”. In altre parole il PCUS
deve consultare tutti i partiti fratelli prima di convocare una qualsiasi riunione.
Riferendosi alla responsabilità del PCUS di convocare riunioni internazionali, il
compagno Mao Tse-tung presupponeva consultazioni preliminari con tutti i partiti
fratelli, il che non significa affatto che voi potete agire in modo arbitrario. Inoltre
desideriamo sottolineare che il principio di conseguire l’unanimità per via di
consultazioni tra i partiti fratelli è stato stabilito alla Conferenza del 1960 dei partiti
fratelli. Pertanto per convocare una conferenza internazionale è necessario
ottenere l’approvazione unanime dei partiti fratelli e in nessun caso deve avvenire
che una parte dei partiti fratelli imponga la sua volontà a un’altra parte e forzi
questa ad approvare la convocazione di una riunione. Se voi oserete violare
266
Al Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica
questo principio, rifiutando di giungere a un accordo unanime attraverso
consultazioni con tutti i partiti fratelli, non avrete alcun diritto di convocare una
qualsiasi riunione internazionale.
Su tutte le questioni summenzionate concernenti la procedura e i passi da
compiere per preparare e convocare una conferenza internazionale, i partiti
fratelli di tutto il mondo, inclusi i vecchi partiti e quelli ricostituiti o fondati di
recente, possono avere opinioni diverse, che devono essere tutte pienamente
rispettate e prese in considerazione. Su queste questioni deve essere conseguito
un accordo unanime in conformità con il principio della consultazione su base
di parità e attraverso colloqui bilaterali o multilaterali. Sarebbe completamente
illegale da parte vostra preparare e convocare una conferenza impartendo ordini
come un despota e ciò servirebbe soltanto a dimostrare che siete decisi a
convocare una conferenza per realizzare una scissione aperta.
Negli ultimi anni le forze del marxismo-leninismo di tutte le parti del mondo si sono
sviluppate e hanno acquistato forza rapidamente nella lotta contro il moderno
revisionismo. I marxisti-leninisti di molti paesi sono coraggiosamente insorti contro
le attività scissioniste dei revisionisti e hanno ricostituito partiti o gruppi marxistileninisti in uno spazio di tempo molto breve. Essi hanno dato prova di grande tempra
rivoluzionaria e dell’eroico spirito proprio dei combattenti comunisti e hanno creato
nei loro paesi una situazione molto promettente per il movimento rivoluzionario. In
questa lotta i revisionisti moderni stanno rivelando sempre più il loro aspetto di
traditori del marxismo-leninismo. Le cricche dirigenti revisioniste di molti partiti sono
state messe da parte dal popolo rivoluzionario. Tutto ciò va contro i vostri desideri,
vi rende inquieti e preoccupati e vi ha riempiti di terrore.
Nella vostra lettera ci accusate assurdamente di “aver intensificato le attività
faziose e scissioniste e di aver esacerbato al massimo le polemiche”. Ciò serve solo
a dimostrare che siete così spaventati dalle potenti forze del marxismo-leninismo
che avete perso la testa e state dicendo cose insensate.
Le scissioni che si sono verificate nei partiti comunisti dell’Australia, del Belgio, del
Brasile, di Ceylon e di molti altri paesi sono state il risultato della vostra linea
revisionista e scissionista e delle vostre frenetiche attività sovversive e faziose. Siete
proprio voi che, agitando la bacchetta, avete imposto la linea revisionista a un certo
numero di partiti fratelli, ne avete incitato i dirigenti revisionisti ad allontanare
arbitrariamente e perseguitare i marxisti-leninisti e perfino a espellerli dal partito e
avete così provocato scissioni in questi partiti. Poiché i marxisti-leninisti in questi
partiti sono privati dei loro diritti di condurre una lotta contro il revisionismo
dall’interno, essi sono costretti a ricostituire partiti rivoluzionari del proletariato allo
scopo di continuare la lotta antirevisionista. Quanto più voi persisterete nella vostra
linea revisionista e scissionista, tanto più numerosi saranno i marxisti-leninisti che
ricostituiranno partiti rivoluzionari del proletariato e lotteranno contro di voi. Questa
è l’inesorabile logica della lotta e non può essere altrimenti.
Voi vi erigete a giudici supremi del movimento comunista internazionale,
dicendo che i gruppi e i partiti marxisti-leninisti che sono stati ricostituiti o fondati
di recente “sono fuori del movimento comunista e nessuna forza al mondo può
267
Mao Tse-tung - OPERE
spingerli nelle sue file”. Sembra che nulla possa esistere sulla terra senza il vostro
riconoscimento e la vostra approvazione. Questa è la filosofia di tutte le forze
decadenti nei confronti delle forze nuove. Tutte le forze nuove nella storia
dell’umanità si sono sviluppate e sono cresciute a dispetto dell’estrema riluttanza
a riconoscerle da parte delle forze decadenti. Né il rifiuto dei revisionisti della
Seconda Internazionale di riconoscere il partito bolscevico di Lenin né il mancato
riconoscimento da parte degli imperialisti statunitensi dello Stato sovietico in
passato e della Repubblica popolare cinese oggi, sono riusciti a impedire il loro
sviluppo. Le forze nuove del marxismo-leninismo continueranno a esistere e a
svilupparsi in tutto il mondo nonostante il vostro rifiuto a riconoscerle. Quanto
più velenosi saranno i vostri vituperi, tanto più chiara apparirà la prova che queste
forze stanno facendo proprio quel che devono fare e lo fanno bene.
Contrariamente a voi, il Partito comunista cinese e gli altri partiti fratelli marxistileninisti mostrano una grande ammirazione per questi marxisti-leninisti che
hanno ricostituito i partiti rivoluzionari del proletariato. È nostro imprescindibile
dovere internazionalista mantenere stretti legami con loro e dare fermo appoggio
alla lotta rivoluzionaria. L’abbiamo fatto in passato, lo facciamo ora e, per quanto
possiate insultarci, continueremo a farlo in futuro sempre più e sempre meglio.
Inoltre dobbiamo ammonirvi che il vostro intervento e la vostra sovversione
contro partiti fratelli che sostengono il marxismo-leninismo e si oppongono al
revisionismo sono destinati al completo fallimento. Queste vostre ignobili azioni
servono solo a smascherare il vostro ripugnante ruolo di complici dei reazionari
e sabotatori delle lotte rivoluzionarie dei popoli. Recentemente avete unilateralmente pubblicato le vostre lettere al Comitato centrale del Partito comunista
giapponese e non vi siete fatti scrupolo di lanciare aperti attacchi contro il valoroso
Partito comunista giapponese che è in prima linea nella lotta contro l’imperialismo
USA e contro la reazione interna. Voi collaborate con i reazionari americani e
giapponesi, appoggiate Yoshio Shiga, Ichizo Suzuki e altri rinnegati del Partito
comunista giapponese e conducete attività per sovvertire quel partito e minare il
movimento rivoluzionario in Giappone. Noi ci opponiamo risolutamente alle
vostre azioni criminali che tradiscono l’internazionalismo proletario. Appoggiamo
fermamente la lotta del Partito comunista giapponese contro il vostro intervento
sovvertitore. Appoggiamo risolutamente la lotta del Partito comunista indonesiano
e di altri partiti fratelli marxisti-leninisti contro le vostre attività disgregatrici.
Quanto alle polemiche pubbliche, tutti sanno che siete stati voi a cominciarle.
Dapprima voi eravate risoluti a portarle avanti, rifiutavate di ascoltare ogni
consiglio e più vi si esortava a non farlo, più lena ci mettevate. Voi immaginavate
che continuando le polemiche avreste potuto sopraffare i marxisti-leninisti ed
eliminarli dalla faccia della terra… Ma le cose si sono rapidamente sviluppate in
direzione contraria alle vostre speranze. Nell’attuale grande dibattito il vostro vero
volto di revisionisti è stato rapidamente smascherato e per certi aspetti smascherato in maniera completa mentre le forze del marxismo-leninismo sono rapidamente cresciute. Questo grande dibattito è diventato un crogiuolo che scarta le
scorie del revisionismo e preannuncia l’avvento ineluttabile di un nuovo slancio
nella rivoluzione proletaria mondiale. Oggi è ormai inutile che ne abbiate paura
268
Al Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica
o cerchiate di reprimerlo. Voi avete acceso il fuoco e le fiamme delle polemiche
pubbliche si sono propagate per tutto il mondo. Volerle reprimere è come voler
spegnere il fuoco con la carta: come potreste riuscirvi?
Nella vostra lettera ci accusate di aver intenzione “di continuare le polemiche
pubbliche all’infinito”. Possiamo dirvi che non abbiamo finito di replicare alla
vostra lettera aperta del 14 luglio 1963 e che non abbiamo ancora cominciato a
replicare al rapporto anticinese e alla decisione anticinese della vostra sessione
plenaria del febbraio di quest’anno e che ci riserviamo il diritto di replicare agli
oltre tremila articoli e altro materiale anticinesi che avete pubblicato nell’anno
trascorso. Finché persisterete nella vostra linea revisionista e rifiuterete di
ammettere pubblicamente i vostri errori, è certo che noi continueremo il grande
dibattito. Poiché avete avanzato un programma totalmente revisionista e persistete nel volerlo imporre al movimento comunista internazionale, è più che naturale
che noi, come partito marxista-leninista, partito serio, smascheriamo e confutiamo
in maniera completa il vostro revisionismo. Senza chiarire a fondo tali importanti
problemi di principio quali quelli relativi ai principi fondamentali del marxismoleninismo e la linea generale del movimento comunista internazionale, come può
esserci una base per l’unità dei partiti fratelli e come può aver successo una
conferenza internazionale dei partiti fratelli?
La vostra lettera respinge di nuovo la nostra proposta che ciascuna delle due
parti pubblichi nella propria stampa gli articoli e il materiale polemico dell’altra
parte. A quanto pare la nostra proposta vi ha fatto tremare di paura. Voi vi
giustificate dicendo che non ripubblicate il nostro materiale per evitare di minare
il “sentimento d’amicizia e fraternità” del popolo sovietico verso il partito
comunista e il popolo della Cina. Questa è davvero una strana logica. Che cosa
fate se non minare l’amicizia cino-sovietica quando pubblicate migliaia di articoli
e altro materiale che calunniano e diffamano il Partito comunista cinese e quando
fate l’impossibile per ingannare le masse ricorrendo alle menzogne? Voi c’ingiuriate chiamandoci “pseudomarxisti” e “moderni trotskisti”, “evidenti utopisti
piccolo-borghesi”, “antisovietici dichiarati”, “anticomunisti”, “nazionalisti bellicosi”, “razzisti”, “sciovinisti Han”, “fautori dell’egemonia”, “apostati di Pechino”,
“moderni crumiri della rivoluzione”, “pseudorivoluzionari” e “padri spirituali degli
odierni socialisti di destra”, dicendo che ci accompagniamo con le “forze della
reazione imperialista” e “con i colonialisti inveterati” e così via. È con questa
fiumana di ingiurie che voi difendete l’amicizia cino-sovietica? Evidentemente se
voi respingete la nostra proposta e non osate pubblicare i nostri articoli e l’altro
materiale in cui esponiamo i fatti e spieghiamo le ragioni, è perché sapete bene
che le larghe masse del popolo sovietico e dei membri del PCUS tengono
veramente a cuore l’amicizia cino-sovietica e sono capaci di distinguere tra il
giusto e l’errato e perché, una volta ch’essi avessero letto i nostri articoli e saputo
la verità, le cose si farebbero molto più difficili per voi.
Per farvi coraggio da soli, nella vostra lettera dite che più tempo passerà tanto
più sarà provato che voi avete ragione e noi abbiamo torto. Se è così, perché tanto
nervosismo? Perché gridate, fino a diventare rauchi, maledizioni contro le forze
del marxismo-leninismo? Perché state così ansiosamente chiedendo la cessazione
269
Mao Tse-tung - OPERE
delle polemiche pubbliche? Perché state così frettolosamente preparando una
conferenza internazionale? Non sarebbe meglio per voi lasciare che il tempo provi
che la nostra linea è errata? La verità è che il tempo non è dalla vostra parte e avete
perso la fiducia nel vostro avvenire. La realtà è una forza irresistibile e la vostra
lettera, alla quale mancano ragione e convinzione e che è caratterizzata dalla
pavidità dei sorci, nonostante l’apparente aggressività, riflette il vostro stato
d’animo. Ma che cosa ci si può fare? Tutto ciò è opera vostra. Voi avete levato la
zappa per lasciarla cadere sui vostri stessi piedi e a chi volete darne la colpa?
Il Partito comunista cinese persevera nella sua posizione in favore di una
conferenza internazionale dei partiti fratelli per l’unità sulla base del marxismoleninismo, da tenersi dopo esaurienti preparativi ed è fermamente contrario alla
vostra conferenza scissionista.
Il Comitato centrale del Partito comunista cinese dichiara solennemente: noi
non parteciperemo mai ad alcuna conferenza internazionale né ad alcuna
riunione preparatoria che siano da voi convocate allo scopo di dividere il
movimento comunista internazionale.
È chiaro per tutti che essendo le divergenze in seno al movimento comunista
internazionale così gravi e la controversia così violenta, un’affrettata conferenza
internazionale non darebbe che risultati cattivi e non buoni. Se voi, ignorando il
nostro solenne monito e gettando a mare il principio di conseguire l’unanimità
attraverso consultazioni, insisterete nel voler convocare illegalmente e unilateralmente una conferenza internazionale, la sola conseguenza sarà un’aperta scissione.
Nei quattordici anni dallo scioglimento dell’Internazionale comunista, dal 1943 al
1957, non vi è stata alcuna conferenza internazionale dei partiti comunisti. Ma ciò
non ha impedito il progresso della causa del comunismo internazionale. Al contrario
in questi quattordici anni si è avuto il trionfo della rivoluzione cinese, il trionfo di
rivoluzioni di vario tipo in numerosi paesi dell’Europa orientale, dell’Asia, dell’Africa
e dell’America Latina e in altri paesi la causa rivoluzionaria ha compiuto grandi
progressi. L’esperienza ha provato che per un partito comunista la cosa più
importante è saper integrare la verità universale del marxismo-leninismo con la
pratica concreta della rivoluzione del proprio paese, aderire a una linea rivoluzionaria marxista-leninista e portare avanti la lotta rivoluzionaria in maniera indipendente. Dove si fa tutto questo la causa rivoluzionaria del popolo avanzerà passo dopo
passo verso la vittoria, contribuendo alla causa rivoluzionaria del proletariato
internazionale. Dove ciò non accade la causa rivoluzionaria subirà arresti e sconfitte.
Dal 1957 hanno avuto luogo due conferenze internazionali dei partiti comunisti.
La Conferenza dei partiti fratelli del 1957 elaborò un programma comune per il
movimento comunista internazionale. Ma poco dopo questa conferenza voi avete
gettato da parte i principi rivoluzionari della Dichiarazione, avete energicamente
applicato la vostra linea revisionista e cercato di imporla ai partiti fratelli. Alla
Conferenza dei partiti fratelli del 1960 il nostro partito e altri partiti fratelli marxistileninisti criticarono severamente la vostra linea revisionista. Ma voi, lungi dal
pentirvi e dal correggervi, avete gettato da parte i principi rivoluzionari della
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Al Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica
Dichiarazione del 1960, persistito nella vostra posizione antimarxista-leninista,
continuato a estendere e aggravare le divergenze in seno al movimento comunista
internazionale. In queste circostanze, come è possibile tenere una conferenza per
l’unità sulla base del marxismo-leninismo?
Ecco perché noi diciamo: “La conferenza internazionale dei partiti fratelli
sarebbe meglio tenerla più tardi anziché prematuramente o addirittura non
tenerla, date le circostanze”. In passato, quattordici anni erano trascorsi senza
alcuna conferenza internazionale dei partiti fratelli e ciò non è stato un male, anzi
è stato un bene. Perché se ne dovrebbe convocare una adesso con tanta fretta?
Ora voi volete convocare una grande assemblea per una scissione: ma si deve
piuttosto dire una piccola adunanza scissionista. Perché tra tutti i comunisti del
mondo, coloro che realmente credono nel revisionismo non sono numericamente
che una piccola frazione e sono destinati alla disfatta. In tutto il mondo i
revisionisti sono molto disuniti e non hanno identità d’opinioni. Ci sono alcuni
che si muovono come automi al comando della vostra bacchetta, ma il loro
numero sta scemando. Perciò la storia proverà che la conferenza che voi intendete
convocare unilateralmente e coercitivamente, senza consultare i partiti fratelli e
senza il loro consenso, non sarà altro che una meschina riunione al servizio della
borghesia, contro il comunismo, contro il popolo e contro la rivoluzione, come
i “congressi” convocati dalla Seconda Internazionale per contrastare il leninismo.
Dato che avete preso questa decisione, molto probabilmente convocherete la
conferenza. Altrimenti, venendo meno alla vostra parola, non diventereste un
oggetto di eterna derisione? Questo da noi si chiama: non sapere come scendere
dalla tigre che si sta cavalcando. La realtà dei fatti vi costringe in una situazione
dalla quale non sapete trarvi fuori. State rotolando entro una trappola tesa da voi
stessi e finirete col lasciarci la pelle. Se non convocate la conferenza, si dirà che
avete seguito il consiglio dei cinesi e dei partiti marxisti-leninisti e ci perderete la
reputazione. Se convocate la conferenza, vi caccerete in un vicolo cieco da cui
non potrete più uscire. Nel presente momento storico questa è una grave crisi per
voi revisionisti, una crisi che voi stessi avete creato. Non ve ne rendete conto? Noi
crediamo fermamente che il giorno in cui terrete la vostra cosiddetta conferenza
sarà il giorno in cui metterete il piede nella vostra fossa.
Cari compagni! Ancora una volta vi consigliamo sinceramente di fermarvi
sull’orlo del precipizio e di non preoccuparvi di salvare una falsa e inutile
cosiddetta “apparenza”. Ma se rifiutate di ascoltarci e vi ostinate ad andare per una
strada senza uscita, ebbene, accomodatevi! Allora noi potremo solo dire:
“Non c’è rimedio, i fiori cadono;
come vecchie conoscenze, le rondini tornano”.
Con fraterni saluti.
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INDICE
Presentazione ........................................................................................................ 5
Avvertenza al lettore ............................................................................................. 8
Cronologia ........................................................................................................... 15
Sul piano decennale per la scienza e la tecnica (dicembre 1963) ................... 27
L’imperialismo USA è il più feroce nemico dei popoli di tutto il mondo
(12 gennaio 1964) ............................................................................................... 29
Medici generici invece di specialisti (24 gennaio 1964) ................................... 31
Conversazioni con ospiti giapponesi (27 gennaio 1964) .................................. 33
I dirigenti del PCUS sono i più grandi scissionisti del nostro tempo
(4 febbraio 1964) ................................................................................................. 35
Osservazioni durante il Festival di primavera (13 febbraio 1964) ................... 71
Lettera del Comitato centrale del PCC al Comitato centrale del PCUS
(29 febbraio 1964) ............................................................................................... 85
Osservazioni durante un colloquio (24 marzo 1964) ........................................ 97
Sul lavoro nel movimento delle “quattro pulizie” (26 marzo 1964)............... 105
La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev (31 marzo 1964) ....... 107
Dialogo durante l’incontro con una delegazione culturale algerina
(15 aprile 1964) ................................................................................................. 141
Telegramma di auguri per il 70° compleanno di Kruscev (16 aprile 1964) .. 151
Sulla rieducazione mediante il lavoro (28 aprile 1964) .................................. 153
Lettera del Comitato centrale del PCC al Comitato centrale del PCUS
(7 maggio 1964) ................................................................................................ 155
Osservazioni sulla relazione del gruppo dirigente della
commissione per la pianificazione (11 maggio 1964) .................................... 161
Annotazioni sulla relazione dei quattro vice presidenti del
Consiglio dei ministri (maggio 1964) ............................................................... 163
Discorso sul terzo piano quinquennale (6 giugno 1964) ............................... 165
Sulla questione della diffusione di scritti (8 giugno 1964) ............................. 169
Sulla preparazione militare e sulla formazione dei successori
(16 giugno 1964) ............................................................................................... 171
Dialogo durante l’incontro con un esperto di Zanzibar di Radio Pechino
(18 giugno 1964) ............................................................................................... 177
Incontro con una delegazione di rappresentanti della stampa cilena
(23 giugno 1964) ............................................................................................... 187
A colloquio con Wang Hai-Jung (24 giugno 1964) ......................................... 193
Letteratura e arte (27 giugno 1964) .................................................................. 199
Sui criteri per il Movimento di educazione socialista (giugno 1964) ............. 201
Conversazioni con Mao Yuan-hsin (marzo-luglio 1964) ................................ 203
Incontro con i signori Sasaki Kozo, Kuroda Hisao, Hoosako Kanemitsu
e altri del Partito socialista giapponese (10 luglio 1964) ................................ 211
Lo pseudocomunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che dà
al mondo (14 luglio 1964) ................................................................................ 219
Al Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica
(28 luglio 1964) ................................................................................................. 259
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