Editoriale
Carissimi lettori, tempi duri i nostri con la fine del primo quadrimestre sul collo e
le numerose verifiche e interrogazioni in tutte le materie. Speriamo che questo
numero possa farvi rilassare un po’ e per questo abbiamo dedicato un paio di
articoli al Carnevale, a proposito l’ultima pagina è una maschera che potete
ritagliare e colorare e da indossare magari per ballare un merengue alla festa del
martedì grasso. Continuiamo con le nostre interviste ai professori , in modo da
scoprire i loro gusti e le loro passioni. La nostra inchiesta questa volta si dedica
alla bellissima chiesa di San Prospero e i consigli per la lettura sono addirittura
tre…
Vi auguriamo un divertente carnevale e ricordatevi potete seguirci anche su
internet all’indirizzo……..dove a breve troverete anche dei power point utili per
ripassare storia e geografia.
La redazione
Relazione della visita al museo 'C' è scheletro e scheletro"
Il giorno 10 Gennaio 2013 noi alunni della classe 2^ A ci siamo recati ai musei
civici per assistere a una lezione scientifica chiamata "C' è scheletro e scheletro".
Arrivati ai musei siamo stati accolti da una guida di nome Riccardo che ci ha
fatto accomodare in un’ aula attrezzata piena di animali impagliati dove siamo
stati divisi in tre tavoli; su ogni tavolo erano poggiati, dentro scatoline trasparenti:
una conchiglia, degli insetti spillati, un granchio imbalsamato, dei ricci di mare,
una stella marina e un pezzo di corallo.
La lezione è iniziata con una prima definizione di scheletro dataci dalla guida:
"Uno scheletro è una struttura più o meno rigida che offre una protezione a un
organismo vivente, all' intero animale o agli organi vitali".
Abbiamo poi iniziato ad, analizzare gli scheletri che avevamo disposti sul tavolo.
Siamo partiti dalle conchiglie che, una volta, ospitavano dei molluschi. Queste
sono i loro esoscheletri (scheletri esterni) che costruiscono loro stessi, di varie
forme, per proteggersi.
Le conchiglie più spesse saranno costruite da molluschi che non hanno la
possibilità di muoversi (come il murex), quelle più leggere da molluschi che si
possono muovere(come il nautilus). Subito dopo abbiamo parlato degli insetti e
del loro esoscheletro. Tali invertebrati sono dotati di uno scheletro esterno
chitinoso (ovvero fatto di chitina) che ha lo scopo di proteggere e contenere gli
organi interni, è lo scheletro in proporzione più resistente.
L' esoscheletro dei crostacei, invece, ricopre tutto il corpo, occhi compresi, ed ha
una funzione di difesa che non lascia nessuna parte scoperta.
Cì è poi stato spiegato che animali apparentemente sprovvisti di strutture
scheletriche, come i lombrichi, possono esserne provvisti. I lombrichi sono infatti
dotati di un idroscheletro: una sottile pellicola formata da liquidi circolanti a
pressione costante, che permette loro il movimento.
Riccardo ci ha poi illustrato la struttura degli echinodermi (ECHINODERMA: pelle
spinosa per le protuberanze dell' esoscheletro) facendo anche passare un riccio di
mare ed una stella marina sotto allo stereoscopio. Lo scheletro esterno di questi
animali è un derma scheletro, ovvero pelle modificata per proteggere il corpo.
1
I coralli sono invece strutture (scheletri) costruite da piccoli animali che abitano
al loro interno (polipi).
Le spugne invece, animali filtratori apparentemente privi di scheletro, sono
provviste di un endoscheletro (scheletro interno) che protegge il loro apparato
digerente e le loro strutture. Tale scheletro è in realtà un insieme di frammenti
solidi, spicole, a scopo rafforzativo. Finiti di analizzare gli scheletri degli
invertebrati abbiamo potuto osservare da vicino i crani di alcuni animali
vertebrati: cinghiale, cane, faina, lupo e uomo.
Abbiamo così potuto notare quanto la dentatura e la forma dei crani possano
essere diverse da un vertebrato all'altro, in base alla loro diversa alimentazione, o
simili in vertebrati simili come cane e lupo. Successivamente ci siamo spostati per
poter vedere da vicino un vero scheletro umano.
Era un maschio piuttosto giovane e lo si riconosceva dalla colonna vertebrale non
deteriorata dall'invecchiamento e dalle ossa del bacino strette, tipiche del sesso
maschile. Un successivo confronto tra uno scheletro umano maschile e uno
femminile ci ha rivelato che l'angolo formato dalle due ossa pubiche (ossa del
bacino) maschili è acuto mentre quello tra le due femminili è retto. Oltretutto il
bacino maschile visto dall' alto presenta una cavità a forma di cuore,
mentre quella femminile è tonda.
Infine lo sterno(osso centrale della cassa toracica) femminile è più largo per
ospitare l' attacco per i muscoli pettorali che formano il seno e le ossa dei polsi
maschili sono più grandi.
Nella stanza di anatomia abbiamo potuto osservare gli scheletri di molti animali
vertebrati ( quindi tutti dotati di colonna vertebrale il cui scopo principale è quello
di contenere il midollo spinite oltre che sostenere l'organismo e tenere legati i
muscoli) quali una tartaruga, un topo, un serpente a sonagli, una rana un
pappagallo, un cavallo e una tigre.
Abbiamo potuto osservare le particolarità di ogni struttura scheletrica e abbiamo
potuto notare che tutti i mammiferi hanno sette vertebre nel collo.
A conclusione della lezione la guida ci ha mostrato uno scheletro di neonato
umano, e ci ha spiegato che se in età adulta un individuo ha circa 206 ossa, da
bambino ne ha circa 350 perché molte di esse sono formate da più parti che si
saldano nel corso della crescita.
Mi è piaciuta molto la lezione perché avevamo sotto agli occhi le cose di cui
trattavamo.
Marco Cavazzoli
2
Conosciamo meglio i nostri prof…
Nome: Alessandro
Cognome: Carciola
Compleanno: 19 Settembre
Hobbies: Cinema e sport
Cibo: Verdure grigliate, patate qualunque sia la modalità di cottura, erbazzone e
cannolo siciliano
Musica: Tutto il grande rock degli anni 80-90 e poi certa musica popolare. Mi
perdo nella voce
magnifica di Rosa Balistreri, la grande poetessa della musica popolare siciliana.
Colore: Rosso
Film:sono tre i miei films: Il grande Lebowski, Pulp Fiction e Drive
Cosa l’ha spinta verso la carriera di insegnante? L’amore grande per la
matematica e per i ragazzi e la noia per il lavoro in banca.
E’ contento/a di questa sua scelta?si si e si…..almeno per il momento!!! ;)
Ultimo libro letto: “Prigionieri del paradiso” di uno scrittore finlandese: Arto
Paasilinna.
Per cosa vorrebbe premiare i suoi alunni? Per l’impegno e la voglia-desiderio
della scoperta.
I propositi per quest’anno: fare apprezzare al maggiore numero possibile di
studenti e studentesse la bellezza della matematica e stare benissimo con voi.
Cosa prova quando entra in una nuova classe? Accelera il battito cardiaco,
schizza in alto nel cielo, la curiosità e poi tanto panico.
Cosa prova quando la classe si licenzia? Finora mi è capitato solo una volta:
l’anno scorso. Ho provato un grande senso di smarrimento come quando ritorni
da un viaggio lungo e appassionante …. che volevi non finisse così presto.
3
Nome: Enrica
Cognome: Rossi
Compleanno: 02 Dicembre
Hobbies: lettura, teatro, balletti classici e contemporanei
Cibo: cioccolata
Musica: mi piacciono i cantanti italiani, ma anche voci splendide come Adele,
Elisa e Skin.
Colore: giallo
Film: ”Momenti di gloria”
Cosa l’ha spinta verso la carriera di insegnante? Ho iniziato ad insegnare
psico-motricità rivolgendomi a bambini di età meravigliose (3-5 anni) con progetti
di motoria. Ho capito poi che avrei continuato nell’insegnamento di questa bella
disciplina.
E’ contento/a di questa sua scelta? Moltissimo
Ultimo libro letto?: “Tempo di mutamenti” di Rita Levi Montalcini.
Cosa vorrebbe chiedere ai suoi alunni? Di mantenere sempre un atteggiamento
sportivo (rispettoso delle regole e degli altri) a scuola e nella vita.
Per cosa li vorrebbe premiare? Per l’educazione e la costanza. Per l’impegno con
cui affrontano la scuola nella quotidianità.
I propositi per quest’anno: fare amare a tutti i ragazzi la mia bellissima materia.
Cosa prova quando entra in una nuova classe? Curiosità ed emozione.
Cosa prova quando la classe si licenzia? Nostalgia. Mi auguro che le scelte fatte
portino frutti positivi.
4
Nome: Laura
Cognome: Ferrrari
Compleanno: 10 Settembre
Hobbies: lettura, cinema, musica, moto, vela
Cibo: erbazzone, pizza
Musica: pop/rock.
Colore: azzurro e nero
Film: ”Il discorso del re”, “Vi presento Joe Black”, “The avengers”.
Cosa l’ha spinta verso la carriera di insegnante? Mi ha spinto la voglia di
incuriosire bambini e ragazzi sulle cose che mi hanno appassionato nella lingua e
cultura inglese, oltre che nella vita.
E’ contenta di questa sua scelta? Sono sempre più soddisfatta della scelta che
ho fatto e cerco costantemente di migliorare.
Ultimo libro letto: “La signora delle camelie”.
Cosa vorrebbe chiedere ai suoi alunni? Vorrei chiedere loro di non abbattersi se
le cose non vanno come si vorrebbe a volte; l’importante è continuare senza
mollare con il massimo impegno e il maggior entusiasmo possibile.
Per cosa li vorrebbe premiare? Li vorrei premiare per la forza di volontà, la
voglia di conoscere e la simpatia di regalare lezioni divertenti.
I propositi per quest’anno: Sperimentare nuovi approcci per un migliore
apprendimento e insegnare sempre col sorriso.
Cosa prova quando entra in una nuova classe? Provo grande curiosità di
conoscere i miei nuovi alunni, augurandomi di trascorrere dei bei momenti
insieme.
Cosa prova quando la classe si licenzia? Provo grandissima tristezza, ma anche
contentezza per loro che continuano nel loro percorso verso la maturità. Spero
sempre di aver lasciato loro, oltre che un buon ricordo, qualcosa che possa
servire per il futuro.
5
Nome: Roberto
Cognome: Bortoluzzi
Compleanno: 15 Giugno
Hobbies: escursionismo
Cibo: baccalà alla vicentina
Musica: indie, jazz
Colore: blu
Film: ”Morte di un allibratore cinese” di J. Cassavetes
Cosa l’ha spinta verso la carriera di insegnante? L’amore e la riconoscenza per
la lingua e la letteratura italiane e la curiosità per quegli strani esseri umani
chiamati “adolescenti”.
E’ contento di questa sua scelta? Sì, non vorrei fare niente di diverso. Se un
giorno, però, dovessi accorgermi di sentire l’insegnamento come un peso e di non
divertirmi più, allora sarà il caso di iscriversi alle liste di collocamento ….
Ultimo libro letto: “La mandragola” di N. Machiavelli e un saggio sul cinema “noir”
americano.
Cosa vorrebbe chiedere ai suoi alunni? Di continuare a stimolarmi con il loro
entusiasmo.
Per cosa li vorrebbe premiare? Per l’altruismo e la solidarietà che dimostrano
verso i loro compagni.
I propositi per quest’anno: trovare un modo per far amare la storia alla 2°B!
Cosa prova quando entra in una nuova classe? Curiosità e simpatia.
Cosa prova quando la classe si licenzia? La soddisfazione per aver guidato un
gruppo nel corso di tre anni ricchi di esperienze e la speranza di aver contribuito
a formare dei ragazzi con senso critico e consapevoli.
Letizia Leoni e Silvio Calò
6
La timidezza
Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo un problema
che ci provoca grande
imbarazzo: la timidezza e dato che molti di noi si ritrovano nella categoria dei
timidi , abbiamo deciso di dedicare un articolo a questo problema e di fare delle
ricerche per capire meglio e forse trovare delle strategie per superare i momenti
più critici.
Il carattere di chi è timido è
riservato,
il suddetto individuo
ha
paura del
giudizio altrui, prova timore di sbagliare, ha un comportamento impacciato e
schivo e qualcuno può arrivare a sentirsi addirittura paralizzato dalla timidezza!!!
La timidezza ha anche delle manifestazioni fisiche come la bocca
asciutta, le
parole escono confuse, pasticciate, il cuore rimbomba nelle orecchie e una
vampata di calore sale d'improvviso al volto. E' più o meno questo quello che la
maggioranza di noi ha provato una volta o l'altra nella vita nel momento in cui ha
avuto a che fare con una persona, un gruppo o un rappresentante del sesso
opposto. In alcune occasioni, cominciamo a preoccuparci dell'impressione che
l'altro ha di noi, temiamo di essere criticati, di apparire ridicoli, incompetenti,
impacciati e questo influenza la percezione del nostro comportamento e della
nostra persona.
Le situazioni più comuni un cui si presenta la timidezza sono definite
sociali e quella
paure
che pressoché tutti conoscono è parlare in pubblico: essere
invitati a fare un discorso per un brindisi, una relazione scolastica di fronte alla
classe.
Spesso però le situazioni che "innescano" la nostra timidezza sono piuttosto
ordinarie: come lasciare un messaggio alla segreteria telefonica e persino chiedere
un'indicazione ad uno sconosciuto.
I maggiori timori sociali sono nell'ordine:
•
trovare imbarazzante parlare con un'autorità;
•
fare azioni o parlare di fronte ad un uditorio;
•
essere osservate mentre lavorano;
•
entrare in una stanza in cui altri sono già seduti;
•
essere al centro dell'attenzione;
7
•
esprimere disappunto o disapprovazione a qualcuno con cui non hanno
confidenza.
La
timidezza
nell'uomo
si
manifesta
con
un
grande
timore
della
disapprovazione, del giudizio e dell'accettazione degli altri, accompagnato a
senso di inferiorità e di inadeguatezza, disistima e ad ansia eccessiva.
Per questi motivi, il timido tende a non confidarsi, evitare gli incontri sociali, il
pubblico e il confronto con gli altri. Nella persona adulta o adolescente si
prendono "strade diverse" a seconda del sesso di appartenenza, infatti la
timidezza è sessista: uomini e donne sono timidi in modo diverso.
Innanzitutto, il sesso maschile é colpito più del doppio da questo problema
rispetto a quello femminile.
Il linguaggio del corpo del timido: chi prova un intenso imbarazzo sociale ha
un comportamento non verbale che lo porta ad essere meno visibile possibile,
infatti, parla a voce bassa e poco, evita lo sguardo diretto. In genere, si muove
molto poco, sperando che questo lo porti a mimetizzarsi con l'ambiente e
gesticola in modo moderato e pacato. In compenso, tende in situazioni sociali
a dare vistosi segni di tensione: arrossisce facilmente, si pizzica la pelle del
volto, si stropiccia le dita e attorciglia gambe e caviglie in posture da
contorsionista.
Spesso riteniamo che la timidezza sia un grande peso che non ci permette di
esprimere i nostri pensieri o i nostri sentimenti in libertà e a volte ci chiediamo
se questa imbarazzante compagna ci sarà accanto per sempre o se è una
fastidiosa controindicazione dell’adolescenza. Abbiamo appurato leggendo
alcune fonti scientifiche , ossia quelle che abbiamo riportato sopra, che anche
gli adulti possono essere timidi.
Chiacchierando con i nostri genitori e i nostri professori ci siamo sentiti dire
che è vero la timidezza non scompare crescendo, ma assume nuove forme e si
trovano via via da sé vari stratagemmi per arginarla. Speriamo bene!!!
Lisa Iori e Carlo Sani
8
LA
STORIA
DELLE
MASCHERE
Le maschere forse sono esistite da sempre, le portavano gli uomini delle caverne
quando si dedicavano ai loro strani riti magici.
Ci sono due tipi di maschere: quelle facciali che nascondono il volto e quelle a
elmo che nascondono completamente la testa.
Cinquecento anni fa gli attori della commedia dell’arte crearono le mascherepersonaggio, dal servo sciocco e dall’intrigante nacquero maschere come
Arlecchino e Brighella. In teatro mantennero a lungo questa caratteristica, finché
il declino della Commedia dell’ Arte li allontanò pian piano dai palcoscenici per
limitare la loro presenza nei teatri dei burattini e nelle sfilate di carnevale.
LA
CARTAPESTA
Nonostante le antichissime origini di alcuni carnevali italiani, il primo carro
allegorico viene costruito a Viareggio nel 1873. Questo carro era realizzato da
addetti del porto che, ispirandosi alle tecniche di costruzione delle navi,
riuscirono ad erigere strutture con corde, cavi d’acciaio e paranchi usati nei
cantieri. Queste prime opere avevano dei mascheroni realizzati in gesso e
pesavano, quindi, anche parecchi quintali.
Nel 1921 un carro ospitò, per la prima volta, una intera orchestra. La cosa ebbe
così successo che nel 1923 alcuni carristi pensarono di far “ballare” anche i pupi,
realizzando, così, i primi movimenti.
La nascita della moderna “cartapesta” (in realtà carta da calco) è però dovuta al
Maestro Antonio D’Ariano (1925) che pensò ad un nuovo sistema: ricoprire la
creta con il gesso, in modo da ottenere uno stampo al negativo della figura
originale, e poi mettere vari strati di carta all’interno di un modello di gesso.
Una volta asciugata, la sagoma in carta si staccava dal gesso senza problemi e,
identica all’originale, pesava qualche chilo invece di quintali. Grazie a questa
invenzione si possono costruire carri immensi che sfidano le leggi della gravità.
9
Pulcinella: figura buffa e goffa; un
gran naso, mascherina nera con il
naso adunco, cioè grosso e curvo,
gobba, cappello a punta, camiciotto e
pantaloni bianchi, molto larghi.
Porta con sé un mandolino, sa
cantare dolcemente. Le sue scarpe
sono nere e lunghe con dei calzini
rosa scuro.
ARLECCHINO
Il nome deriverebbe dal francese
antico Hellequin, diavolo buffo delle
E’ una delle maschere italiane più
popolari.
Ha origini napoletane e non è certo
da dove derivi il suo nome: forse dal
napoletano “polene” (pulce), forse da
“pulcinello”, cioè “piccolo pulcino”.
E’
una
figura
essenzialmente
popolare. Impertinente, pazzerello,
chiacchierone, un po’ egoista è la
personificazione del dolce far niente.
Le sue più grandi aspirazioni sono il
mangiare e il bere.
Pur essendo spesso fatto oggetto di
pesanti
bastonate,
egli
riesce
simpatico anche ai potenti che
prende in giro e inganna con amabile
furbizia.
leggende medievali. Nel XVI secolo
Arlecchino, proveniente da Bergamo,
divenne la maschera più popolare del
Teatro dell’Arte italiano; all’abito
multicolore aggiunse una maschera
nera sul viso, un cappello bianco,
una borsa di cuoio legata alla cintura
e una spatola di legno (batocio).Agli
inizi personificava il servo lazzarone e
truffaldino, mezzano e cinico. In
seguito,
soprattutto
con
Carlo
Goldoni, si trasformò nel popolano
malizioso ma in fondo onesto e
sensato. Compagna di Arlecchino è
Colombina.
10
COLOMBINA
L’unica maschera femminile ad imporsi in mezzo a tanti personaggi maschili è
Colombina o Smeraldina, briosa e furba servetta. E’ vivace, graziosa, bugiarda e
parla veneziano. E’ molto affezionata alla sua signora, altrettanto giovane e
graziosa, Rosaura, e pur di renderla felice è disposta a combinare imbrogli su
imbrogli.
Con i padroni vecchi e brontoloni va poco d’ accordo e schiaffeggia senza
misericordia chi osa importunarla mancandole di rispetto.
Abitualmente non porta la maschera e indossa una cuffia e un vestito a strisce
bianche e blu che spiccano sulla gonna blu e sulle calze rosse, ha il grembiule a
balze e sul lato è arricchito da un fiocco rosa. Sulla fibbia delle scarpe c’e’ un
fiocchetto azzurro.
DOTTOR
BALANZONE
Il Dottor Balanzone è una maschera
tipica di Bologna che rappresenta un
personaggio pedante e brontolone.
Pignolo, cavilloso, prodigo di inutili
insegnamenti
e
di
consigli
inappropriati, è sempre pronto a
trovare ogni minima scusa per
iniziare uno dei suoi infiniti sproloqui
"dotti" a suon di parole storpiate e
discorsi ampollosi ma senza senso.
In testa ha un cappello nero a larghe
falde; indossa una toga lunga e nera,
il panciotto e i pantaloni neri. Ha un
merletto bianco sui polsi e, sul collo,
un bel colletto di pizzo. Porta le calze
bianche e delle scarpe nere con tanto
di tacco.
Molto spesso tiene un libro sotto il
braccio
che
completa
la
sua
immagine.
11
BRIGHELLA
Brighella è una maschera tradizionale
dell’Italia, proviene dalla Lombardia e
precisamente da Bergamo. Il suo
personaggio
era
originariamente
quello del servo buffo e intrigante,
astuto (il nome Brighella deriva da
“briga”) al punto che non si riesce
mai a capire se la furberia sia un
voluto abbandonarsi al gioco degli
inganni e se la balordaggine non
nasconda una buona dose di finezza.
Vivace e insolente con le donne,
chiacchierone
coraggioso
con
i
poltroni, Brighella indossa giacca e
pantaloni decorati di galloni verdi; ha
le scarpe nere con i pon-pon verdi; il
mantello è bianco con due strisce
verdi, la maschera e il cappello sono
neri. Suona e canta molto bene ed e’
un tipo spiritoso e scherzoso, in
fondo in fondo fedele e altruista.
SANDRONE
E’ una tipica maschera dell’ Emilia Romagna.Il suo cappello, di lana rossa,
sembra una cuffia da notte. Porta una giubba verde, una panciera bianca con
pallini rossi, i calzoni corti color marrone, le calze rigate bianche e rosse. Le
scarpe sono molto grosse. Ha il faccione color vino, di cui è molto amico, infatti
spesso ha in mano un fiasco di vino rosso. Sandrone rappresenta il contadino del
passato, rozzo, ma furbo e scaltro. È portavoce del popolo più umile e maltrattato,
e sempre in cerca di stratagemmi per sbarcare il lunario. Per questo talvolta
diventa falso e bastonatore, cioè ama picchiare, a ragione o torto.
12
FAGIOLINO
Il personaggio più conosciuto ed amato nella tradizione del carnevale romagnolo è
sicuramente la maschera di Fasulén (che in dialetto bolognese sta per Fagiolino)
la cui nascita si fa risalire alla fine al 1700 a Bologna, insieme a quella del più
dotto dottor Balanzone.
Ma la fortuna della maschera di Fagiolino – utilizzata spesso anche come
burattino – è probabilmente dovuta al suo carattere di popolano semplice ed
ignorante che combatte con la fame e la miseria senza cedervi, in cui malignità ed
arguzia, volgarità e sincerità si alleano con una furbizia contadina che lo rende
un anti-eroe popolare in cui molti possono riconoscersi.
Fagiolino è facilmente riconoscibile per la cuffia in testa, da “monello”, indossa
una corta giacca, ha la camicia bianca e calze bianche a righe rosse, magro e
segaligno, nervoso e dispettoso e vanta doti di grande amatore, anche se
impegnato con Rosaura energica servetta che gli tiene testa.
Si definisce “povero di portafoglio ma ricco di appetito” e la sua perenne ricerca di
denaro, di fortuna e di cibo lo proiettano in mille avventure fantastiche, sempre
accompagnato dal fedele bastone che lo difende da ogni pericolo e che utilizza ad
ogni occasione per sonore randellate sulla “ciribiricoccola” (come usa chiamar lui
la testa), fra maghi malvagi e draghi sputafuoco, vecchie streghe e lupi affamati.
A cura di Irene Sezzi
13
FILASTROCCHE DI CARNEVALE
Carnevale vecchio e pazzo
Gabriele D'Annunzio
Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso
per comprare pane, vino,
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
Beve, beve all’improvviso
gli diventa rosso il viso
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia.
Così muore il Carnevale
e gli fanno il funerale:
dalla polvere era nato
e di polvere è tornato.
Carnevale
Gianni Rodari
Carnevale in filastrocca,
con la maschera sulla bocca,
con la maschera sugli occhi,
con le toppe sui ginocchi:
sono le toppe d’Arlecchino,
vestito di carta, poverino.
Pulcinella è grosso e bianco,
e Pierrot fa il saltimbanco.
Pantalon dei Bisognosi
“Colombina,” dice, “mi sposi?”
Gianduia lecca un cioccolatino
e non ne da niente a Meneghino,
mentre Gioppino col suo randello
mena botte a Stenterello.
Per fortuna il dottor Balanzone
gli fa una bella medicazione,
poi lo consola: “E’ Carnevale,
e ogni scherzo per oggi vale.”
14
Viva i coriandoli di Carnevale
Gianni Rodari
Viva i coriandoli di Carnevale,
bombe di carta che non fan male!
Van per le strade in gaia compagnia
i guerrieri dell’allegria:
si sparano in faccia risate
scacciapensieri,
si fanno prigionieri
con le stelle filanti colorate.
Non servono infermieri
perchè i feriti guariscono
con una caramella.
Guida l’assalto, a passo di tarantella,
il generale in capo Pulcinella.
Cessata la battaglia, tutti a nanna.
Sul guanciale
spicca come una medaglia
un coriandolo di Carnevale.
Le maschere di Carnevale
Attilio Cassinelli
Arlecchino ti presento
tutte toppe ma contento.
e Brighella suo compare,
cosa pensa di brigare?
Scaramuccia faccia buffa
sempre pronto a far baruffa.
E Tartaglia che non sbaglia,
quando canta non tartaglia.
Meneghino che, pian piano,
va a passeggio per Milano
e Pierrot vediamo qui
che è venuto da Paris.
Vuoi sapere chi è costui?
Peppe Nappa, proprio lui
Pulcinella saggio e arguto
che da Napoli è venuto.
E Gianduia piemontese
che di tutti è il più cortese.
Da Bologna ecco che avanza
Balanzon dalla gran panza.
Tutti insieme fan colazione
e chi paga è Pantalone!
La redazione ringrazia il signor Azio Sezzi per la preziosa collaborazione
15
Intrigoni di Carnevale.
Sono un dolce appartenente alla stessa famiglia delle chiacchiere, solo che gli
ingredienti utilizzati nell’impasto danno un risultato più morbido e sono tipiche di
Reggio.
Ingredienti: burro, 2 tuorli più 1 uovo intero, farina, latte, zucchero e lievito per
dolci.
Preparazione: ammorbidire il burro. Versare la farina sulla spianatoia e formare
un cratere. Mescolare la farina con lo zucchero, le uova, il latte e il lievito per
dolci. Aggiungere per ultimo il burro, impastare fino a ottenere una bella palla
liscia. Avvolgerla nella pellicola trasparente e riporla in frigorifero per 30 minuti.
Dividere la pasta in 4 o 5 pezzi e tirarla col matterello formando delle strisce.
Tagliare le strisce a losanghe e inciderle con due tagli obliqui in cui infilerete un
angolo della stessa. Prendere una padella dai bordi alti, riempirla di strutto o olio
di semi. Quando sarà caldo friggere gli intrigoni pochi per volta e rigirarli fino a
quando saranno dorati. Appoggiarli su carta assorbente e farli raffreddare.
Spolverizzarli di zucchero a velo.
Ottimi se accompagnati da una malvasia dolce o da un vin santo.
Silvio Calò
16
I balli latini-americani
Merengue
Le origini del merengue sono un po’
incerte sia per quel che concerne il
suo nome che per la sua derivazione;
Il termine potrebbe derivare da
merengue, nome di un dolce tipico
dominicano, fatto con uova e
zucchero oppure da una parola
creola,
derivata
dal
francese
'meringue' che significa meringa. Per
quanto riguarda le sue origini il
merengue veniva ballato nell’isola che
oggi
si
chiama
Repubblica
Dominicana dagli schiavi africani
che, a decorrere dalla metà del 1500,
furono portati a lavorare in catene nei
campi di canna da zucchero, sotto la
dominazione spagnola. Le catene ai
piedi
non
consentivano
grandi
movimenti; ma non impedirono di
inventare il passo del merengue, che
consisteva nel trasferire ritmicamente
il peso del corpo da un piede all'altro.
irrigidire una danza nata libera.
Questo perché le figure comportano
l'allontanamento dei ballerini, e ciò
contrasta con la natura stessa del
Merengue, che è un ballo corpo a
corpo e, in quanto tale, richiederebbe
un contatto permanente e totale dei
ballerini. Il Merengue è una danza
che, in linea di massima, si esegue
sul posto: la guida del ballerino è
affidata unicamente al corpo. La
dama deve sentire sul suo corpo i
movimenti
del
partner
e
assecondarlo. Le anche sono la parte
del corpo più impegnata in questo
ballo, perché il motore del merengue
è il bacino, vero centro pulsore di
tutti i movimenti. Talvolta, insieme
con il movimento latino dei fianchi, è
utilizzato un leggero ondeggiamento
contrario. Anche se il ritmo di ballo è
simile ad un ritmo di marcia, possono
essere utilizzati molti altri ritmi
sincopati. Il Merengue è un ballo
popolare, in ogni caso i partners
Il tipico passo 'trascinato' fu “lanciato
tra virgolette” da uno schiavo che,
insorto contro gli Spagnoli rimase
ferito ad una gamba: durante una
festa in suo onore si era esibito nel
ballare, nonostante l’incapacità di
muoversi liberamente. Successivamente gli amici lo imitarono nei
movimenti
e,
senza
volerlo,
inventarono un nuovo ballo.
Secondo gli storici, il merengue è
nato poco lontano da Cuba, nell'isola
di
Hispaniola.
Il
movimento
fondamentale di tale ballo è il "cuban
motion": si tratta di un movimento
accentuato
dei
fianchi
che
accompagna i singoli passi sia del
ballerino
che
della
dama.
Il
movimento delle gambe è costante
per l'intera durata del ballo. Ci sono
coloro che vogliono mantenere il ballo
solamente legato alla sue origini e
ritengono negativo inserire figure
prefabbricate,
poiché
significa
dovrebbero
concentrarsi
l'uno
sull'altro, creando un sentimento di
sensualità
attraverso
movimenti
ravvicinati, rotazioni intricate, e un
sottile gioco in cui ci si stuzzica
reciprocamente.
L'espressione del reggaeton è una
forma di danza semplice e terapeutica
in cui l'obiettivo è di rendere più
positiva la relazione con se stessi e
con gli altri. L'espressione della danza
reggaeton utilizza il corpo nel quale
essa fa vibrare i differenti livelli per
metterli in risonanza attraverso il
ritmo, il movimento ed il canto. E'
una forma di danza collettiva che si
ispira alle danze ed ai rituali
tradizionali del mondo, della natura e
della cultura, degli archetipi.
Il reggaeton è sopra ogni cosa un
movimento trasgressivo. Musicalmen-
17
te lo potremmo analizzare da diverse
prospettive, ma sicuramente ha in sé
le radici della trasgressione.
ma più marcato. Il raggaeton è un
ballo di strada che di solito si balla
individualmente.
Il Reggaeton, è una variante del
Raggamuffin, che a sua volta deriva
dal Reggae, e dall´Hip Hop. Le
particolarità di questo stile musicale
sono nei testi, cantati in spagnolo e
nell´influenza di altri stili latini, come
la Bomba e la Salsa.
Il Reggaeton è un genere musicale
relativamente
nuovo,
che
ha
raggiunto grande popolaritá nelle
nazioni dei Caraibi a partire dagli
anni 90.
Come l´Hip Hop nordamericano, il
pubblico principale a cui si dirige il
Reggaeton é la gioventù. A Porto Rico,
i giovani si animarono a crearlo, dopo
aver ascoltato il Rap in spagnolo
cantato da differenti artisti di
Panama, aggiungendogli allora un po´
di ritmo della Bomba e della Salsa. Si
considera che il Reggaeton sia
strettamente
vincolato
con
il
movimento Undergruond giovanile
urbano e alcune volte é conosciuto in
spagnolo come Perreo, un termine
che si riferisce alla forma piú comune
di ballarlo, che ricorda le posizioni
sessuali.
Per me il ballo è vitale, spontaneo. Ho
scelto raggaeton e merengue perché
sono i balli che ho imparato . Il
merengue è un ballo in cui si sta in
posizione eretta (non come nel
raggaeton o nella rumba). È un ballo
dinamico, veloce e allegro . Per
praticare questo tipo di ballo non
occorre
possedere
una
certa
scioltezza di movimento , al contrario
del
raggaeton
,
dove
invece
movimenti, molto più sensuali , sono
abbondantemente accentuati. Nel
secondo ballo il ritmo è sempre veloce
Il mio primo spettacolo di ballo è
stato a 6 anni, al teatro Regiò di
Reggio. Fino ad adesso ho avuto
diversi insegnanti prima di trovare
quello giusto. Da 2 anni frequento la
palestra Let’s dance, e credo di
continuare lì il mio percorso di
formazione. Con il nostro (siamo un
gruppo) insegnante, abbiamo
partecipato a numerosi spettacoli
estivi, a sagre e feste di paese; il più
lontano è stato a La Vecchia, frazione
di Vezzano sul Crostolo. Per il saggio
finale dell’anno scorso era stato scelto
il teatro Ariosto, dichiarato poi dal
comune inagibile a causa del
terremoto avvenuto poco tempo
prima. Si è quindi deciso di spostare
l’evento nel cortile della palestra. Il
ricavato dei biglietti è stato devoluto
alle popolazioni terremotate.
Letizia Maria Leoni
18
SAN PROSPERO
La fondazione della Basilica di
San Prospero risale al Vescovo
Teuzone
(979-1030)
ed
è
intitolata al patrono della
nostra città di Reggio Emilia,
verso cui sono doverosi alcuni
cenni storici.
Secondo la tradizione San
Prospero visse nel V secolo e fu
vescovo di Reggio tra il 480 ed
il 505 circa. Secondo l'usanza
di allora il vescovo veniva eletto
dal clero e dal popolo riuniti in
assemblea scegliendolo tra i
preti o i laici più stimati per
fede, dottrina e pietà. Così
avvenne per san Prospero che
di certo era reggiano e meritò
non solo l'onore dell'episcopato,
ma anche il culto come santo
per il suo impegno nella
diffusione e difesa della fede e
protettore della città.
assegnarle ai suoi soldati ed
alle loro famiglie. Ci fu un
periodo di relativa calma , se si
eccettuano i soprusi per le
confische.... Ma ecco i patti
con i Vandali d'Africa, i Visigoti
di Spagna, i Franchi e i
Burgundi di Francia, ingelosirono
Zenone,
imperatore
d'Oriente che spinse Teodorico
ed i suoi Ostrogoti ad invadere
l'Italia. Seguirono quattro anni
di guerre, di scorrerie e di
saccheggi,
di
anarchia
e
violenza in tutta la nostra
regione. In questa situazione
furono i vescovi che dovettero
assumersi
gli
oneri
dei
magistrati,
anche
come
amministratori
delle
città:
dovettero esercitare sia funzioni
religiose,
sia
pubbliche,
assurgendo a veri “difensori
della città”.
In questi gravosi compiti S.
Prospero dovette distinguersi
per la diffusione del Vangelo, la
protezione
dei
deboli
e
l'assistenza agli sbandati.
Per questo i reggiani ne
riconobbero la Santità ed anche
dopo la morte ne invocarono la
protezione celeste sulla città.
Riprendiamo la Basilica.....
Per capire il ruolo di San
Prospero nella vita e nella
storia
della
città
occorre
rivedere le vicende di quei
tempi difficilissimi.
Si vuole che la Basilica venisse
consacrata nel 998 da Papa
Gregorio V. Dopo cinque secoli
di vita, resasi pericolante, fu
abbattuta fino alle fondamenta.
Dal 476 e per quasi vent'anni
Odoacre, capo degli Eruli,
regnò sull'Italia col titolo di
patrizio romano, appropriando-
Negli anni intorno al 1500 si
dette
inizio
alla
nuova
costruzione. Nel 1504 Girolamo
Pratonieri fece scolpire da
Gaspare Bisi i sei leoni in
marmo rosso, perché servissero
si di un terzo delle terre per
19
da sostegno alle colonne dei
protiri della facciata.
A metà del '700, in occasione
della realizzazione dell'attuale
prospetto i leoni
vennero
rimossi e posti ad ornamento
del
sagrato.
Dopo
varie
difficoltà intervenute nel corso
della costruzione, la Chiesa fu
consacrata nel 1543. Nel 1538
si iniziò la costruzione della
torre su disegno degli architetti
reggiani
Leonardo,
Alberto,
Roberto Pacchioni. Essa è a
pianta ottagonale e doveva
presentare una sovrapposizione
di quattro ordini architettonici:
dorico,
ionico,
corinzio
e
composito;
rimase
invece
incompiuta al terzo ordine.
Le campane furono rifuse
diverse volte; l'ultima fusione
risale al 1796 ed è opera dei
Fratelli Riatti.
Nel 1546 le sedie corali, tutte
istoriate furono realizzate dai
cremonesi
Giuseppe
e
Cristoforo de Venetiis. Tutti gli
oggetti
di
intaglio
ligneo,
compreso il pulpito eseguito da
Nicola Sampolo nel 1571,
furono restaurati nel 1871 da
Fedele Boni.
Nell'interno sono degni di
speciale menzione gli affreschi
del coro terminati nel 1587 da
Camillo Procaccini che vi
realizzò
il
Paradiso,
la
resurrezione dei martiri e
l'Inferno del catino absidale, il
Seppellimento di Cristo ed i
Profeti Isaia e Osea alle pareti,
l'Eterno
circondato
dagli
Evangelisti, la Creazione di Eva
e l'Apocalisse nell'arcone. Gli
affreschi della chiesa furono
terminati
da
Benedetto
Antelami, che,
dopo aver
iniziato, andò a Milano dalla
famiglia, e tornò a Reggio dopo
tredici
anni
di
continue
pressioni da parte dei reggiani
Nel 1748, per la generosità del
Conte Claudio Calcagni, si
provvide al compimento della
facciata terminata nel 1753
dall'architetto
reggiano
Gio
Battista
Cattani,
alias
Cavallari.
Le
statue
rappresentanti
quattro dottori della Chiesa ed i
santi protettori, furono eseguite
dal veronese Andrea Finali.
Nel 1840 si rifece il pavimento
ed in tale occasione venne alla
luce l'antico pavimento.
Nel 1881 fu rinnovato l'organo
e venne realizzato il nuovo
altare maggiore in marmo di
Carrara da G. Fornaciari ed E.
Grassi su disegno di Prospero
Sassi.
Sotto
l'altare
si
conservano i resti di San
Prospero.
Vorremmo
chiudere
questo
nostro
articolo
con
una
bellissima poesia sul miracolo
attribuito al nostro Santo
patrono scritta dalla maestra
delle elementari di Matteo ed
Emilio, Cristina Ferretti:
20
LA LEGGENDA DELLA NEBBIA
Ecco San Prospero della città
fu eletto vescovo tanti anni fa.
Tempi difficili erano quelli:
gli uomini certo non eran fratelli;
allora i problemi erano tanti:
furfanti e assassini tra gli abitanti.
Un brutto giorno dalla pianura
vennero i vandali: uh che paura!
La gente fugge, non sa dove andare,
Prospero in chiesa li fa radunare.
Là nel silenzio e nella preghiera
scende la nebbia e fa barriera.
Questo è il miracolo della bontà!
Per il suo cuore e la sua santità,
come d'incanto la nebbia l'avvolge
e la città come un manto protegge:
quei maledetti non vedon più nulla
ché Reggio Emilia è dentro una culla!
I barbari presto sono confusi
e si allontanano tristi ed offesi;
ecco che il santo viene acclamato
e da quel giorno è venerato.
Così fu che Reggio ebbe il patrono:
il santo Prospero assiso sul trono!
Emilio Serdini e Matteo Serri
FONTI: “Le chiese della città” di Umberto Nobili – Comune di Reggio Emilia
Assessorato alla Cultura. “San Prospero: un santo, una città e il suo Pastore” Opuscolo a cura degli amici e della Comunità Parrocchiale (S. Maccarini). Fonti orali
della maestra Cristina Ferretti.
21
Il Walrus
Il freddo mattino del 3 Gennaio 2032 il sottomarino Walrus dell’ Unione Europea
era pronto a partire.
Il vento gelido che sferzava la baia aveva costretto i marinai ad imbarcarsi un’ ora
prima della partenza. Un uomo solo era rimasto fuori dal colossale sommergibile
insofferente al freddo. Quell’ uomo era Marco Cavazzoli. Era alto, muscoloso,
piuttosto giovane e di bell’aspetto. Stava guardando per gli ultimi dieci minuti il
cielo, impassibile.
Il cielo, le nubi, il sole… tre cose che non avrebbe più visto per parecchi anni,
forse mai più. Quei penetranti occhi verdi scrutavano enormi quel mondo che lo
circondava e che non avrebbe più guardato forse.
Il giorno appena prima era nata sua figlia. Chissà se l’avrebbe più rivista. Lo
stesso pensiero era rivolto a sua moglie. Voleva, desiderava ardentemente
specchiarsi in quegli occhi azzurri, immergersi nelle sua labbra carnose, scrutare
il suo corpo per un’ ultima volta.
Una sola lacrima versò l’ uomo e si imbarcò nel sottomarino.
Il Walrus era enorme, colossale, poderoso e resistentissimo. Poteva raggiungere
parecchi km orari ed era dotato di una tecnologia ineguagliabile. Un solo difetto,
una sola irrimediabile mancanza: totalmente sprovvisto di comunicazioni col
mondo esterno.
La missione era troppo segreta per rischiare che finisse in mani sbagliate. Fonti
certe assicuravano che, al di sotto della remota fossa delle Marianne, fosse
presente una faglia trasversale che (come un lungo cunicolo) conduceva ad una
camera ampissima (forse di addirittura 5000 m³ ) a grande profondità e che,
secondo alcune fonti, sarebbe stata piena di acqua dolce che doveva essere
recuperata per sopperire alla sua scarsità sulla Terra.
L’ immenso incremento demografico aveva infatti portato al quasi totale
esaurimento dell’ acqua dolce potabile (tale fenomeno era anche dovuto all’ effetto
serra che aveva sciolto i ghiacciai), per cui una tale riserva di acqua era
indispensabile per mantenere la pace.
Un vero tesoro era dunque celato a 15 994 m di profondità, ed era quindi compito
del Walrus accertarsi dell’ esistenza di tale ricchezza.
Il sottomarino viaggiava velocissimo e del tutto inosservato. Solo gli uomini dello
equipaggio e le loro famiglie erano a conoscenza della missione ardita e ognuno si
guardava bene dal rendere il fatto pubblico.
22
L’ enorme marchingegno viaggiava attraverso scogli aguzzi, foreste di alghe,
banchi di pesci, stretti passaggi e barriere coralline.
Le difficoltà erano tantissime: quali avanzare con regolare velocità sui fondali
marini mentre alghe e creature abissali intralciavano il passaggio, non rovinare il
solido scafo andando a sbattere contro gli scogli, manovrare il sottomarino
durante le tempeste e rimanere nascosti in acque poco profonde.
Dentro il Walrus la convivenza era piuttosto pacifica: il giorno si lavorava e la
notte si dormiva e la collaborazione era assidua. Certo il cibo non era il massimo
ma Marco non si lamentava.
Questi si preoccupava solo di una cosa: la corazzatura del Walrus era possente,
ma avrebbe potuto sopportare una pressione di 2000 atmosfere?
Lo avrebbe saputo presto.
Il 26 Giugno 2032 il Walrus era sopra la fossa delle Marianne.
Da lì sarebbe iniziata la discesa.
Il sottomarino si calava nelle profondità abissali verticalmente producendo rumori
cupi, talvolta di gorgoglii, talvolta di cigolii stridenti. La velocità era aumentata
notevolmente e i rumori erano parecchio aumentati di intensità.
Dopo due mesi la pressione diventava quasi insopportabile e il freddo aumentava.
Altri quattro mesi passarono e Marco era uno degli unici marinai a sopportare il
gelo; si stava già attraversando la faglia e la velocità era in aumento.
Dopo tre settimane lunghe e difficili i 18 km di profondità si fecero sentire ancor
di più e l’ aria si respirava ormai a fatica.
Le sofferenze durarono ancora a lungo finché una notte, mentre tutti dormivano,
un riverbero e uno scossone svegliarono tutti i marinai e un fischio acuto li
assordò.
Marco guardò fuori dall’ oblò e, per la prima volta dopo tre anni, non vide della
acqua: il Walrus stava galleggiando sopra, e non sotto, una distesa di acqua
dolce.
Marco Cavazzoli
23
Le nostre recensioni
Il romanzo d’avventura “Il richiamo della foresta” è stato scritto dall’americano
Jack London nel 1903. Il protagonista è un cane di nome Buck, un incrocio tra
un pastore scozzese e un San Bernardo che vive i suoi primi 4 anni di vita come
un cane di famiglia.
Educato e benvoluto dal giudice Miller, finché per il tradimento di un giardiniere
viene venduto a delle persone che cercano dei cani di forte muscolatura e pelo
lungo che sarebbero serviti come cani da slitta ai cercatori d’oro per arrivare sulle
montagne del Klondiche. A Buck, la vendita, fa scoprire quanto può essere
terrificante il dolore di essere picchiato e impara a conoscere il bastone. Durante
le sue corse faticose si risvegliano i suoi istinti primordiali. L’incontro con John
Torton gli fa conoscere l’amore assoluto e la dedizione totale, ma quando il suo
padrone morirà, Buck sceglierà la libertà nella foresta e si unirà a un branco di
lupi diventandone il capo.
Il romanzo è ambientato nella regione del Klondiche nel Nord America alla fine
dell‘ 800 al tempo dei primi scopritori d’oro. Il libro è avvincente e di facile lettura,
mi è piaciuto moltissimo e ho trepidato per la sorte di Buck. L’autore fa capire
bene com’era difficile la vita tra le montagne del Klondiche dove: se non mangi
vieni mangiato, se non uccidi vieni ucciso.
Il romanzo d’avventura “Il Conte di Montecristo” è stato scritto dal francese
Alexander Dumas. Il protagonista è Edmon Dantes e il titolo del libro deriva
proprio dall’identità che assume Dantes per compiere la sua vendetta contro i
suoi nemici. L’innocente Edmond è stato imprigionato nel Castello d’If, una tetra
prigione di stato, per volere di un magistrato e per la gelosia di alcuni suoi rivali,
ma dopo 14 anni riesce a evadere, s’impossessa di un tesoro, cambia identità
assumendo quella dell’enigmatico Conte di Montecristo. Sarà in questo modo che
si insinuerà nell’esistenza dei suoi ricchi nemici, portando a termine la sua
vendetta. Il romanzo è stato ambientato in Francia, al tempo della Restaurazione
della monarchia di Luigi Filippo. Il libro è molto lungo, è un intreccio di storie
veramente appassionante, lo scrittore fa capire che lusso, ricchezza e odio non
sono alla base della felicità di un uomo e inoltre fotografa molto bene l’800.
Il romanzo d’avventura “Le Tigri di Mompracem” è stato scritto nel 1900 dal
veronese Emilio Salgari, datato di una fervida fantasia, scrisse numerosi libri i
quali non gli permisero di vivere in condizioni agiate e la povertà fu una delle sue
cause del suo suicidio avvenuto a Torino nel 1911.
24
Il protagonista è Sandokan, un pirata tanto temuto dai colonizzatori inglesi da
essere soprannominato la Tigre della Malesia. E’ alto, molto muscoloso con la
pelle olivastra e lunghi capelli neri. E’ dotato di sentimenti estremi: come ama alla
follia Marianna così odia gli inglesi che gli hanno sterminato la famiglia. E’
temuto per le sue imprese e i suoi pirati, i tigrotti, sono disposti a seguirlo
dappertutto e a dare la vita per lui. La cosa che teme di più non è la morte, ma di
perdere la Tigre che è in lui.
Sandokan dopo tante imprese e disavventure finalmente riesce a sposare
Marianna, nipote dell’inglese Lord Guillonk e dopo un’ultima violente battaglia
dice addio alla Tigre, agli assalti e alle vendette per vivere una vita tranquilla con
la sua amata.
Il romanzo è ambientato nel 1849 nelle isole del Mare Malese. Il libro è ricco di
descrizioni, Salgari descrive dettagliatamente il cielo, il mare, la foresta, gli alberi
di banani, i feroci animali e gli abitanti. Vengono descritte le usanze e tutti i
preparativi che precedono le battaglie. Il libro è bellissimo, coinvolgente, ricco di
colpi di scena e mi ha stimolato la fantasia. Salgari utilizza un linguaggio
semplice, scorrevole con molti dialoghi. Questo romanzo insegna a non arrendersi
mai davanti alle difficoltà e che bisogna lottare per quello che si desidera.
Tutti e tre i romanzi mi sono piaciuti moltissimo, in tutti e tre il protagonista vive
la brutta esperienza del tradimento (Buck viene venduto dal giardiniere, Dantes
tradito dai conoscenti e Sandokan ha perso la famiglia e il regno a causa dei
colonizzatori inglesi) porta avanti la vendetta contro coloro che gli hanno rovinato
la vita e alla fine ottiene ciò che desidera e ritrova soprattutto la pace interiore.
Tutti i romanzi insegnano che per ottenere qualcosa è spesso necessario lottare e
non arrendersi di fronte alle difficoltà di cui la vita è piena.
Matteo Serri
25
San vincenzino news
Carnevale 2013
26
27
28
29
Scarica

II numero - Istituto San Vincenzo de` Paoli