Suor Prisca Corrado
SUOR PIA ABBONDANZA RIA
UNA VITA
SEMPLICE ED ESEMPLERE
SUORE SALESIANE DEI SACRI CUORI
www.salesianesacricuori.it
Introduzione
Questo semplice opuscolo nasce dal bisogno di
conoscere i fatti più importanti della vita di Suor Pia
Abbondanza Ria, fissandone le date maggiormente
significative.
Sono solo dei cenni, una prima raccolta di fatti e di dati
che hanno un riscontro sicuro nei suoi documenti e nei
suoi scritti, dove è rigorosamente notato, se non tutto,
molto di ciò che andava facendo, e da cui ho attinto molte
delle notizie qui contenute.
Questo lavoro intende, soprattutto, far rivivere gli
eventi della vita di Suor Pia Abbondanza per trarne gli
insegnamenti tutt’oggi validi.
2
Nascita e infanzia
Nasce il 27 febbraio del 1919 a Parabita (Lecce), da
una numerosa famiglia, penultima dei sette figli di Rocco
e Ruspo Clementina. Cinque giorni dopo la nascita (4
marzo 1919) viene battezzata nella Parrocchia di San
Giovanni Battista con il nome di Giorgina.
Ben presto la piccola conosce il dolore per la morte
della mamma, quando aveva solo sei anni, e il padre
l’affida all’orfanatrofio di Castro, retto dalle Suore
Salesiane dei Sacri Cuori. Qui, l’8 maggio del 1926, riceve
la prima comunione e inizia a sognare un futuro da
vergine consacrata.
Un desiderio intensificato dalla lettura della vita di
alcune Sante Vergini, sul cui esempio, pensa di consacrare
la sua giovane vita totalmente al Signore.
3
Parabita, Lecce, Centro storico
città natale di Suor Pia Abbondanza
Parabita. Interno Chiesa Matrice di S. Giovanni Battista,
dove Suor Pia Abbondanza fu battezzata
4
Castro Marina, Lecce, dove Suor Pia Abbondanza
trascorse la sua infanzia e adolescenza
Castro Marina, Cattedrale
5
I segni tipici di una vera vocazione
Ecco come lei stessa racconta la sua esperienza
vocazionale:
«La prima delicata e lieve chiamata l’ebbi all’età di 9
anni, dopo aver sentito il racconto di sant’Agnese che
volle morire martire piuttosto che macchiare la sua
verginità. E feci anch’io nel secreto del mio intimo voto di
verginità, pur non conoscendo a fondo il significato né di
voto né di verginità.
A tredici anni ebbi tra le mani dei libri missionari e me
li divorai, perché a quell’età la lettura mi piaceva
moltissimo. Mi entusiasmai della vita missionaria, volevo
anch’io andare in missione nei paesi lontani e invidiavo
due mie cugine che si preparavano per entrare nella
Congregazione delle Missionarie della Consolata che
erano nel mio paese. Mia sorella ne parlò a loro e queste
alla Madre Generale di quella Congregazione, la quale per
risposta disse che mi voleva prima vedere.
A quattordici anni lessi la vita di S. Teresina e, come
lei, desideravo entrare in Comunità a 15 anni».
Il desiderio di entrare a far parte di una Congregazione
religiosaper rispondere alla chiamata del Signore
è,secondo
l'insegnamento
di
Sant'Alfonso,
la
dimostrazionedi avere dei segni tipici di una vera
vocazione.
Esistono segni che sono comuni a tutte le vocazioni,
poi ci sono i segni più specifici che fanno capire, in base al
tipo di carisma, verso quale Istituto religioso si è chiamate.
6
La nostra Giorgina manifesta il suo impaziente
desiderio di entrare in Comunità, ma non si preoccupa se
in questa o in quella Congregazione, tanto è vero che
quando decide di entrarvinon scegliequella delle Suore che
l’avevano allevata, ma quella delle Missionarie della
Consolata che eranonel suo paese, e dove due sue cugine
si preparavano ad entrare.
Non le sfiora nemmeno il sospetto checiò poteva
costituireun’offesa per le Suore, che per tanti anni si erano
preso amorevolmente cura di lei. Quando poi le stesse
religiose glielo fanno notare, ella non ci pensa due volte a
tornare sui propri passi, e accettasenza esitazione di
rimanere nella famiglia religiosa dove aveva trascorso la
sua fanciullezza.Scrive:
«Le Suore dell’Istituto dove mi trovavo, vedendo che
la mia vocazione era ferma, mi fecero notare il loro
disappunto, cioè il torto che facevo loro, entrando in
un’altra Congregazione e non fra le suore con le quali ero
stata parecchi anni. Siccome una mia cugina che era con
me entrava fra le Salesiane dei Sacri Cuori non feci molta
resistenza ad accondiscendere al desiderio delle mie Suore,
tanto la cosa più importante per me era quella di essere la
sposa di Gesù, rimanendo vergine».
Intanto il suo desiderio di consacrarsi totalmente a Dio
si fa sempre più intenso, tanto che, raggiunti i diciassette
anni, decide di entrare nella Congregazione delle Suore
Salesiane deiSacri Cuori per iniziare il cammino di
preparazione verso la realizzazione della sua vocazione.
Comunica questa sua decisionealla famiglia, la quale,
convinta com’era dell’importanza e bellezza della vita
7
religiosa, accoglie la notizia con grande gioia e
soddisfazione.
«La proposta in famiglia, scrive, fu subito accettata e i
miei furono contenti dello stato che sceglievo. Per tutti
loro era un sommo onore avere una di famiglia suora».
Comunque, chi potevaammetterlanella Congregazione
delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori erasoltanto la Madre
Generale, alla quale,l’11 agosto del 1935, rivolge queste
parole:
«Rev.ma Madre, è la seconda volta che un vivo
desiderio mi spinge a scriverle per ripeterle la stessa idea
della mia vocazione. Lei certo comprenderà questo mio
forte e ardente desiderio di presto giungere a realizzare
questo sogno. Quanto lo desidero vicino il fortunato
giorno di vedermi vicina alle Vergini consacrate al
Signore! Passerò giorni di paradiso!».
Finalmente, l’11 maggio del 1936, Giorgina entra nel
postulandato delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori.
Dalle parole, rivolte alla Madre Generale per ottenerne
l’ammissione, possiamo dedurre quanto quel giorno sia
stato da lei fortemente atteso e desiderato.
8
11 maggio del 1936: Giorgina entra nel postulandato delle
Suore Salesiane dei Sacri Cuori.
9
Il postulato
“Il Postulatoè un periodo di preparazioneall’ingresso
del Noviziato. L’aspirante inizia il passaggio progressivo,
dalla vita del mondo a quella di comunità, verifica la
propria vocazione e si prepara a rispondervi con
sufficiente consapevolezza e maturità”. (Cost, art. 126).
La giovane Giorgina, come si può evincere dai suoi
scritti, ha sicuramente dato prova,durante il postulandato,
della sua solida vocazione e desiderio irresistibile di
consacrarsi interamente al Signore. Un traguardo di cui
non se ne sente degna, mail suo anelito di raggiungerlo è
assolutamente superiore ad ogni altro sentimento.
Nella domanda di ammissione al noviziato,scritta alla
Madre Generale due mesi prima della fine del postulato,
ecco come si esprime:
«Madre mia, prostrata umilmente ai suoi piedi, chiedo
la grazia, sebbene indegnissima, di essere ammessa alla
prossima vestizionedelle Suore Salesiane. Anch’io vorrei
essere nel numero di quelle anime fortunate che, fra non
molto, diventeranno tutte spose di Gesù, e se ciò mi sarà
concesso la mia gioia sarà al colmo».
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Il noviziato
Non conosciamo la risposta delle Madre Generale alla
sua richiesta di ammissione in noviziato, ma sappiamo
chela giovane postulanteottenne di entrare in noviziato il 7
ottobre del 1937, indossando l’abito religioso delle
Salesiane dei Sacri Cuori e ricevendo il nome di Suor Pia
Abbondanza con il quale sarà chiamata dal quel momento
in avanti.
“Il noviziato è un periodo di più intensa formazione ed
esperienza della vita religiosa. La novizia, volgendosi a
Cristo, rompe le abitudini del passato; s'impegna in un
assiduo esercizio di preghiera; apprende i principi
essenziali della consacrazione totale, conosce la gioia
dell'amicizia con Gesù Eucarestia nel contatto frequente e
personale con Lui; si mantiene in ascolto della Parola di
Dio e impara a seguire Cristo casto, povero, obbediente, e
a prestare un aiuto spirituale reciproco mediante la carità
sincera ed aperta”. (Cost, art. 137).
«L’anno del noviziato, scrive Suor Pia Abbondanza,
passò alquanto sereno, un po’ disturbato da una novizia di
maggiore età e di cultura che ci sovrastava, ma che alla
fine dell’anno andò via perché aveva confessato di aver
fatto la Professione solenne in un’altra Congregazione.
Tutte noi eravamo compatte e superavamo concordi e ilari
la diversità del suo carattere».
11
Prima Professione religiosa
Dopo il noviziato, il giorno 8 ottobre del 1938, come di
regola, Suor Pia Abbondanza, insieme alle sue consorelle,
emette la prima Professione religiosa temporanea con la
quale si assume i consigli evangelici di obbedienza,
povertà castità per un anno. Voti che rinnova annualmente
per 5 anni consecutivi per poi essere ammessa alla
Professione Perpetua.
“Per arrivare alla professione perpetua è necessario un
cammino di formazione il cui obioettivo centrale "è la
preparazione della persona alla totale consacrazione di sé a
Dio nella sequela di Cristo, a servizio della missione. Dire
«sì» alla chiamata del Signore assumendo in prima
persona il dinamismo della crescita vocazionale è
responsabilità inalienabile di ogni chiamato, il quale deve
aprire lo spazio della propria vita all'azione dello Spirito
Santo; è percorrere con generosità il cammino formativo,
accogliendo con fede le mediazioni che il Signore e la
Chiesa offrono”. (VC, 65)
12
Prima Professione religiosa
Lecce, 8 ottobre del 1938
13
I primi anni di attività apostolica
Dopo la professione religiosa, e precisamente dall’anno
1939 all’anno 1942, frequenta l’Istituto Magistrale
Femminile Margherita di Savoia di Lecce, dove consegue
il diploma di Abilitazione Magistrale.
Una volta acquisito il diploma viene trasferita prima
(1942-1943) al Preventorio di Leuca in Provincia di
Lecce, come insegnante dei bambini di prima e seconda
elementare, ivi ospitati, poi (1944-1945) all’Istituto
Smaldone di Lecce tra le bambine sordomute e infine a
Roma, dove insegna (1945-1946) e nel frattempo
frequenta la Scuola di Metodo “Tommaso Silvestri” per il
conseguimento del diploma di abilitazione al magistero dei
sordomuti.
Ecco come lei stessa racconta i suoi primi anni
d’insegnamento:
«La mia prima opera apostolica fu l’insegnamento in
una 1^ e 2^ classe elementare ai bambini del Preventorio
di Leuca. Lì trasfusi con slancio ed entusiasmo tutte le mie
giovani energie fra quei piccoli bisognosi di affetto e di
cure. Con loro mi trovavo bene, ma quell’anno passò
veloce e dovetti lasciarli con grande mio dispiacere,
sebbene avessi una pluriclasse con oltre 60 bambini.
Poi insegnai in una scuoletta di bambine sordomute
nell’Istituto di Lecce. La prima esperienza fu molto triste,
perché non avevo la specializzazione e quindi non
conoscevo il metodo. Adottavo quello dei bambini
normali, ma le alunne sorde non mi capivano, né mi
seguivano. Finì l’anno come Dio volle, e nel secondo anno
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fui messa in una classe con una suora provetta. La mattina
non finiva mai e pur apprendendo il metodo erano troppe
le ore che dovevo solo ascoltare e mi annoiavo
tremendamente.
Il terzo anno essendo terminata la guerra venni a Roma
e mi specializzai. Ebbi una classetta tutta mia e qui
cominciai a stare meglio e a lavorare con grande
entusiasmo e donandomi tutta.
Tale donazione è stata poi per me sempre una meta
fissa fino al giorno d’oggi. Sono felice di esplicare così la
mia vocazione e di realizzarla nella mia vita.
Certo, difficoltà ne ho trovate e ne trovo, ma tutte le
supero con la grazia del Signore che non abbandona mai
chi ha fiducia in Lui.
Il campo di lavoro è duro, irto di difficoltà e non dà
soddisfazioni immediate, ma il monito del Fondatore mi
incoraggia a non indietreggiare: “Le sordomute sono tanti
gradini che vi fanno salire al paradiso».
15
Suor Pia Abbondanza tra le alunne di Roma
16
I sentimenti che abitavano il suo cuore
Per arrivare alla professione perpetua è necessario un
cammino di formazione il cui obioettivo "è la preparazione
della persona alla totale consacrazione di sé a Dio nella
sequela di Cristo, a servizio della missione. Dire «sì» alla
chiamata del Signore assumendo in prima persona il
dinamismo della crescita vocazionale è responsabilità
inalienabile di ogni chiamato, il quale deve aprire lo
spazio della propria vita all'azione dello Spirito Santo; è
percorrere con generosità il cammino formativo,
accogliendo con fede le mediazioni che il Signore e la
Chiesa offrono”. (VC, 65)
Da un’attenta lettura dellelettere-domanda, rivolte alla
Madre Generale, per l’ammissione alla vestizione
religiosa, prima, e poi alla rinnovazione temporanea e
perpetua dei voti, si può comprendere quali fosseroi
sentimenti che avevano abitato il cuore della giovane
religiosa, durante tutto il tempo di preparazione alla sua
consacrazione totale al Signore.
Si tratta, in modo particolare,di tre sentimenti:
l’indegnità ela gioia di unirsi completamente a
Cristo,nonché il rammarico per il suo poco profitto nella
via della perfezione.
Ecco come ella li esprime:
«Reverendissima Madre,
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 prostrata umilmente ai suoi piedi, chiedo la grazia,
sebbene indegnissima, di essere ammessa alla
prossima vestizione delle Suore Salesiane.
Anch’io vorrei essere nel numero di quelle anime
fortunate
che, fra non molto, diventeranno tutte
di Gesù, e se ciò mi sarà concesso la mia gioia sarà
al colmo.1
 Che gioia sento nel cuore e nello stesso tempo
come mi sento miserabile e piccola nel pensare che
io indegnissima creatura dovrò unirmi in modo
indissolubile col creatore dell’universo, con quel
Gesù che mi ha mostrato e mi mostra ancora tanti
segni di predilezione con l’avermi custodita fin
dall’infanzia fra le Sue Spose e sotto la protezione
della sua stessa Madre e finalmente nell’avermi
chiamata a seguirlo più da vicino mediante la
vocazione religiosa.2
 presento la mia umile supplica per essere ammessa
nel numero di quelle fortunate che riceveranno un sì
grande favore”.3
 col cuore timido ma pieno di fiducia mi rivolgo a
Lei per fare domanda di essere ammessa alla
rinnovazione dei S.S. Voti”. Ho detto timido perché
riconosco la mia poca corrispondenza alle
1Dalla domanda per l’ammissione alla vestizione religiosa. Lecce, 22/08/1937.
2Dalla domanda per l’ammissione alla prima Professione religiosa, S. Cesario 31/07/1938.
3Dalla domanda per l’ammissione alla prima Rinnovazione dei Voti. Lecce, 26/07/1939.
18
moltissime grazie fattemi dal Signore e il poco
piacere che ho dato a Lei durante quest’anno.4
 col cuore commosso e quasi incerto di dover
chiedere quanto bramo, presento la mia umile
domanda per essere ammessa alla rinnovazione dei
S.S. Voti.5
 per il poco profitto fatto, mi sento indegna
rinnovare la domanda per essere ammessa anche
quest’anno. Voglio incominciare veramente una
buona volta a vivere da perfetta religiosa, amante di
Gesù e osservante delle più minute regole.6
 con mia somma gioia spirituale invio a Lei questa
mia per domandarle una grazia tanto da me
bramata.
La mia indegnità è grande, lo riconosco, ma il
desiderio e la buona volontà di divenir migliore,
la misericordia di Dio, il suo Cuore veramente
materno m’ispirano grande fiducia d’essere
esaudita.7
 a me sembra che in un baleno siano trascorsi gli
anni dei voti semplici. Nel giorno della prima
Professione, credevo che non dovesse mai giungere
il 7 ottobre del 44, ed ora che è giunto vedo che gli
4Dalla domanda per l’ammissione alla seconda Rinnovazione dei Voti. Villa S. Cesario,
26/07/1940.
5Dalla domanda per l’ammissione alla terza Rinnovazione dei Voti. Lecce, 26/07/1941.
6Dalla domanda per l’ammissione alla quartaRinnovazione dei Voti. Roma, 16/07/1942.
7Dalla domanda per l’ammissione alla quintaRinnovazione dei Voti. Leuca, 30/08/1943.
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anni son trascorsi come il dileguarsi veloce delle
figure in un film.
Oh! Giorno Santo, tanto da me atteso, finalmente
stai per
giungere! Una voce però nell’intimo
del cuore, turba la mia pace e gioia: sarò io
ammessa alla Professione Perpetua?Mi
troverò
fra
le
fortunate
mie
compagne
che
8
riceveranno tal favore?».
È ammessa, per cinque anni,a rinnovare i voti temporanei
annuali e al sesto anno, insieme alle sue “fortunate
compagne” fa la Professione Perpetua.
8Dalla domanda per l’ammissione alla Professione Perpetua. Roma, 7/08/1944.
20
Il suo definitivo “Si” a Cristo
Lecce, 8 ottobre del 1944
21
Il suo definitivo “Si” a Cristo
Giunge, finalmente, il momentodella sua consacrazione
a Dio per sempre, come ella irresistibilmente aveva
desiderato: diventareuna cosa sola con Gesù, che l’ha
chiamataa vivere con Lui alla maniera di don Filippo
Smaldone, servendo i poveri, in modo particolare i poveri
sordi.
L’8 ottobre del 1944,giorno del Signore e della
supplica alla Vergine di Pompei (prima domenica), Suor
Pia Abbondanza si consacra per sempre al Signore con la
Professione Perpetua.
Dopo la Professione Perpetuaresta a Roma per
trent’anni consecutivi (1944 al 1974). Inizia a lavorare
presso l’Istituto Filippo Smaldone di Roma, ricoprendo
diversi incarichi: da insegnante di scuola primaria a
direttrice e responsabile della Comunità religiosa dello
stesso Istituto.
22
Agosto 1958
IX Capitolo Generale Ordinario
Il 22 agosto del 1958, durante il IX Capitolo Generale
Ordinario, Suor Agnese Basile viene eletta Superiora
generale e Suor Pia Abbondanza quarta Consigliera. E il
22 agosto del 1964, X Capitolo Generale, tanto lei quanto
la Superiora generale vengono riconfermate nei rispettivi
incarichiper un altro sessennio.
Dopo poco tempo dallo stesso Capitolo, a Madre
Agnese viene diagnosticato un male incurabile già in fase
avanzata.
Nonostante il decorso impietoso della malattia, Madre
Agnese cerca ostinatamente di condurre una vita normale,
fino a quando il male non la costringe a rimanere
esclusivamente a letto. Muore il 20 settembre del 1966,
all’età di 60 anni, assistita amorevolmente da Suor Pia
Abbondanza.
Una Madre buona e intelligente, riusciva a comunicare
in modo materno e profondo con tutte e a guidare la sua
Famiglia religiosa con straordinaria saggezza e apertura di
mente e di cuore.
La sua morte fu un’esperienza che toccò
profondamente tutti/e coloro che l’avevano conosciuta e
amata; sconvolse in modo particolar la vita della sua
Famiglia religiosa e quella delle sue religiose, che
l’amavano come ella si era dimostrata: Madre premurosa e
attenta ai bisogni di tutte e di ciascuna.
Sono poche le persone che meritano come lei il titolo
dolcissimo di "Madre".
23
Una data singolare: 20 settembre 1966
La morte è sempre dolorosa: lo è soprattutto quando
essa viene a toglierci dal fianco le persone che amiamo,
quelle sulle quali contavamo ancora e la cui presenza era
diventata parte integrante della nostra vita.
Suor Pia Abbondanza era legata a Madre Agnese, oltre
che dall’essere Salesiana e Consigliera generale, da una
profonda amicizia.
Ricordando il doloroso evento della sua morte, scrive:
«1966: una data singolare per me, essa segna una
svolta decisiva nella mia vita.
Ho potuto constatare personalmente che quando il
Signore ferisce, guarisce. Mi ha ferita fin nel profondo del
cuore, ma la ferita, ancora sanguinante, è stata salutare per
me. Grazie, o Gesù.
Nel dolore ti ho compreso, mi sono avvicinata alla
croce, l’ho abbracciata; Ti ho abbracciato, mi hai
abbracciata. Ora ti sento vicino più che mai. Sei sempre
con me di giorno e di notte. Sì, anche di notte, perché ho
dato l’incarico alla Madonna di toglierti dalla croce e di
appoggiarti sul mio cuore mentre dormo.
Signore, mi aspettavi alla svolta della mia vita nel
settembre del 1966. Mi fissasti negli occhi... Ti fissai...
Volevi da me un sacrificio: Madre Agnese la volevi tu.
Volevo allontanare le labbra dall’amaro calice e tu me lo
porgevi e mi ricordavi che prima di me l’avevi bevuto Tu,
fino all’ultima goccia, per mio amore, per amore di tutti
gli uomini.
24
Signore, come tu vuoi. E così volesti. La volesti con
Te, nei giardini fioriti del Paradiso. Ora lei non è più con
noi, è con Te. Il suo spirito, però, aleggia nella casa e
continua a vivere in coloro che vogliono imitarla seguendo
la sua scia.
Grazie, Gesù, perché mi hai fatto assistere al lento
dissolversi di una persona a Te cara, a Te consacrata. La
purificasti come l’oro nel crogiuolo, la purificasti in terra
perché l’amavi, perché ti amava. Ella accettò rassegnata la
sofferenza perché ne aveva ben compreso tutto il valore.
A me invece, costava tanto dirti di sì, sottomettermi
alla Tua volontà. Aumentavo le mie preghiere insistenti
perché tu potessi strappare il miracolo a Tuo Padre: “Padre
se è possibile passi da me questo calice”. Chiamavo in mio
aiuto gli Angeli del Cielo, i Santi tutti, in particolare la
Mamma Tua e mia Maria Vergine, il mio caro Fondatore,
Pio XII, San Giuseppe, Santa Teresina. Nulla...
Un giorno, e precisamente l’8 settembre, pregavo con
più fervore la Vergine, quando sentii una voce interna che
mi diceva: “E se io voglio in cielo Madre Agnese, perché
devi insistere a lasciarla ancora sulla terra?” Come vuoi
Tu, Madonna mia, come vuole Gesù.
Sì, ella era matura per il Cielo: il suo corpo mortale,
simile al grano di frumento caduto per terra, si è ora
trasformato in corpo glorioso.
Madre Agnese, mi promettesti che dopo la morte
avresti pregato Gesù perché mi facesse sempre più sua. E
dal giorno della tua nascita in Cielo, sento l’efficacia delle
tue preghiere: l’amore per Gesù sta diventando sempre più
ardente in me, e ho un gran desiderio di unirmi sempre più
a Lui. Continua ancora a pregare perché giunga a
quell’intensità d’amore con cui Egli vuole che io lo ami.
25
Anch’io ti promisi che avrei pregato per l’anima tua
affinchè l’amplesso con lo Sposo divino fosse affrettato. E
sto mantenendo la promessa.
Madre Agnese, se ancora non sei in Cielo a godere le
gioie del Paradiso, scaturite dall’amore di Dio, desidero e
prego insistentemente che presto tu possa volare lassù, ove
potrai pregare ancor più per me.
Possa io giungere all’unione intima del mio Dio qui in
terra, mediante l’amore e, trasformata in Lui, pregustare
già quello che godrò in Cielo per tutta l’eternità.
Che io sia con Te, o mio Gesù: un sol cuore, un solo
amore, una sola volontà. Il mio io in Dio, ora e per tutta
l’eternità.
La lettura cristiana della morte non toglie nulla del suo
aspetto tragico di distruzione e di sfacelo; ma la fede ci
offre l'opportunità di leggere questo doloroso avvenimento
alla luce del mistero pasquale di Gesù, che ci permette di
andare oltre e di dare un senso anche ad una realtà
negativa com'è la morte.
È bello pregare per chi non c’è più, intercedere per la
salvezza eterna dei nostri cari e sperimentare un’unione
profonda con loro in attesa di ritrovarci insieme a godere
per sempre del Dio/Amore che ci ha creati e redenti. La
nostra non è una separazione definitiva: arriverà il
momento in cui saremo di nuovo insieme».
26
Suor Agnese Basile
Eletta Superiora Generale
delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori il 22 agosto del 1958,
rieletta il 21 agosto del 1964
muore in carica
il 20 settembre del 1966
27
Suor Pia Abbondanzacol nuovo abito religioso
approvato dalla Congregazione nel Giugno del 1968
28
L’Opera di don Smaldone in Brasile
Il 19 novembre del 1967, dopo due mesi dal decesso di
Madre Agnese Basile, viene convocato l’XI Capitolo
Generale Ordinarioper l’elezione della nuova Superiora
generale e delle sue Consigliere.
È durante la celebrazione di questo Capitolo (5-6
gennaio 1967) che Suor Chiarina Pezzutoviene eletta
Superiora generale e Suor Pia Abbondanza è riconfermata
nell’incarico di Consigliera ed eletta Segretaria generale
per il sessennio 1966-1973.
L’espansione missionaria del carisma in terra brasiliana
fu una delle priorità del programma del nuovo governo
della Congregazione. Così, l’8 febbraio del 1972, Suor Pia
Abbondanza e la Superiora generale, Suor Chiarina
Pezzuto, partono per un sopralluogo preliminare a Belém,
capoluogo dello Stato del Parà. Ad attenderle all’aeroporto
c’era Padre Giorgio Basile, fratello della compianta Madre
Agnese. Egli aveva proposto Belém, come prima sede
delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori in Brasile, sin da
quando era ancora in carica la sorella.
Suor Pia abbondanza, nella cronaca del viaggio, scrive:
“Padre Giorgio ci aspetta, e da lontano ci salutiamo.
Noi siamo commosse perché siamo sulla terra che sarà la
prima per la nostra missione tra i sordomuti. Anche Padre
Giorgio è felice. Egli vede realizzarsi il sogno della sua
amata sorella, Madre Agnese, e noi pensiamo altrettanto.
C’è chi semina e chi raccoglie, poiché i disegni di Dio
sono imprescrutibili...”
Accompagnate da Padre Giorgio, dopo tanti giorni di
29
maratona nella ricerca di una casa adeguata alle esigenze
dell’Opera, decidono finalmente per la Villa sita in via 14
Março n. 848.
Avviano subito le pratiche per l’acquisto
dell’immobile, ma tra questo primo passo, la scelta della
casa, e l’ultimo, il passaggio definitivo di proprietà, passa
più di un mese.
Suor Pia Abbondanza e Madre Chiarina, sostenute da
Padre Giorgio, l’angelo inviato loro dal Signore, superano
decisamente ogni difficoltà pur di tornare in Italia con
l’obiettivo raggiunto: una Casa delle Salesiane dei Sacri
Cuori a Belém..
Dopo tante peripezie, giunge finalmente il giorno
stabilito (24 marzo 1972), per la consegna e la
sottoscrizione dell’atto definitivo di vendita, ma, a causa
di giustificati motivi da parte del venditore, l’incontro per
la sottoscrizione viene ripetutamente rimandato.
Suor Pia Abbondanza e la Superiora generale sono
molto preoccupate perché nel caso in cui l’atto definitivo
non venisse firmato in giornata, sarebbe stato impossibile
per loro partire il giorno dopo, come già fissato.
Esse attendono tutto il giorno pregando, ed ecco che, a
sera inoltrata, arriva Padre Giorgio con la notizia che tutto
era stato risolto.
«L’attesa fu tanto dura e penosa, scrive, Suor Pia
Abbondanza, che il suo compimento non ci sembrava
vero.
Ecco finalmente giunto il giorno della partenza...
È il 25 marzo: festa dell’Annunziata, anniversario della
30
nostra Fondazione e nascita della nostra Congregazione in
Belém, con uno stabile proprio. Coincidenza o effetto del
Piano di Dio?».9
9 Cronaca, Primo viaggio in terra Brasiliana, 18 febbraio-28 marzo 1972.
31
La villa di via 14 Março n. 848 in Belém, Parà,
prima sede delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori in Brasile
32
Rientro in Italia
passando per Brasiliae Rio de Janeiro
Le due pioniere, una volta ricevuto il passaggio di
proprietà, intraprendono il viaggio di ritorno a Roma,
facendo due tappe: Brasilia e Rio de Janeiro.
Per dare inizio alla realizzazione di un carisma in terra
di missione, non basta soltanto procurarsi una Casa, ma
occorre sapere anzitutto come impostare un progetto
educativo rispettoso del nuovo contesto socio-culturale ed
insieme dei compiti propri di un Istituto religioso.
Una sfida di cui, Suor Pia Abbondanza e la Superiora
generale, avvertono tutta l’urgenza, e decidono di visitare
alcuni Istituti, impegnati nel medesimo apostolato.
A Brasilia, per iniziativa dei padri Pavoniani, stava
sorgendo la struttura più importante per questo tipo di
servizio: il Centro Educazionale Audizione e Linguaggio
(CEAL).
“Alle 9.10 del 25 marzo 1972, l’aereo della VASP si
solleva dirigendosi a Brasilia... La giornata è splendida e
per fortuna non molto calda... Sono le 13.05 e l’aereo
atterra a Brasilia”.
Giunte a Brasilia, si recano subito a visitare il CEAL.
All’arrivo,“festosa accoglienza di tre Padri Pavoniani
che ci attendevano (...). Fratel Michele ci accompagna
nella visita dell’edificio in costruzione e ci parla con molto
entusiasmo, segno evidente che ama e vive l’Opera dei
33
Sordomuti.
L’incontro si conclude con l’auspicio di un’esperienza
di collaborazione tra le due Congregazioni (Pavoniani e
Salesiane di don Smaldone) nella realizzazione del
progetto a favore dei bambini sordi che frequenteranno il
Centro Educazionale Audizione e Linguaggio (CEAL).
Dedicano, infine, un po’ di tempo per visitare la città di
Brasilia, e il 27 marzo, partono per Rio de Janeiro, dove
hanno programmato altri due incontri: quello con P.
Eugenio, Redentorista e missionario dei Sordomuti in
Brasile e quello con le Suore di Nostra Signora del Monte
Calvario, che gestiscono un grande Istituto Scolastico
integrato(sordi-udenti).
Un Istituto che fino a qualche anno prima funzionava
soltanto a internato per alunni sordi, e poi per questioni
economiche divenuto un sistema scolastico a esternato –
integrato. Ed è proprio l’integrazione, l'elemento nuovo di
questo Istituto, impegnato nella ricerca e verifica delle
metodologie di insegnamento per l’integrazione
dell’alunno sordo con i compagni udenti.
Le due visitatrici, accompagnate da P. Eugenio e dalla
Superiora dell’Istituto, s’interessano a tutto ciò che viene
loro presentato, ma soprattutto alla strategie didattiche
utilizzate nell’integrazione scolastica degli alunni sordi.
Durante le due visite, esse si rendono conto della
necessità che le religiose da inviare a Belém per dare
inizio alla missione dei sordi, debbano recarsi prima in
San Paolo, per un tirocinio presso l’Istituto sordomuti,
retto dalle religiose della stessa Congregazione di quelle
diRio de Janeiro.
E così fu, in breve tempo, e precisamente l’8 maggio
del 1972, appena un mese dopo il loro rientro a Roma, le
prime due missionarie, Suor Celestina e Suor
34
Immacolatina, partono per San Paolo, dove, ospiti delle
Suore di Nostra Signora del Monte Calvario, svolgono un
periodo di tirocinio con gli alunni sordi dell’Istituto.
Cattedrale di Brasilia
Rio de Janeiro Cristo Redentore
emontagne del Corcovado
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Lo spirito è pronto, ma la carne è debole
Il 5-6 maggio del 1973, si svolge a Roma il XIII
Capitolo generale Ordinario della Congregazione, e Suor
Pia Abbondanza, dopo quattordici anni (1958-1973), al
Consiglio generale, termina il suo mandato. Ma lei
contava su un’ulteriore riconferma, e “se ciò non è
avvenuto, scrive, è solo frutto di piccinerie e fuori dalla
volontà Dio, anche se permette tante cose”.
Non riesce a spiegarsi il motivo della sua non
riconferma, e poiché continuare a pensarci le fa troppo
male, decide di non parlarne più:“È meglio non ragionare
su questo argomento. Lasciamolo nel mistero...”
Ma,al contrario,il prolungarsi del suo stato di
sofferenza era più che visibile a tutte, e quando la
Superiora generale le propone di andare in Brasile,è facile
capire che ella intendeva, tra l’altro, allontanarla dal posto
da cui non riusciva a staccarsi.
Lo afferma lei stessa:“Il lasciare l’ufficio di Segretaria
mi è costato tanto quanto mi costò il prenderlo...”
Poi rivolgendosi al Signore,cerca di sublimare
l’accaduto, pregando:“Signore, concedimi di essere come
una candela che si brucia e consuma solo per tuo amore,
sempre con lo sguardo in alto...”
E conclude confessando il vero motivo della sua
sofferenza:
Mi ero troppo affezionata al mio lavoro (non alla
carica) e il doverlo lasciare, mi sta procurando una
indicibile pena...”.
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Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione.
Lo spirito è pronto, ma la carne è debole
Queste parole Gesù le rivolge ai discepoli, durante
l’agonia nel Getsemani. Prima ancora che una
raccomandazione esse sono un riflesso del suo stesso stato
d’animo, del modo con cui Egli si prepara alla prova. Di
fronte alla passione imminente, Egli prega, lotta contro la
paura e l’orrore della morte, si getta nell’amore del Padre
per essere fedele fino in fondo alla sua volontà.
Vigilare per Gesù vuol dire tenersi sempre pronti ad
andare incontro alla volontà di Dio, saperne cogliere i
segni nella vita di ogni giorno, soprattutto saper leggere le
difficoltà e le sofferenze alla luce dell’amore di Dio.
Ma sappiamo che siamo deboli, fragili, incapaci di
scegliere costantemente il bene. S. Paolo, in Romani 7, 1425, esprime nel modo più chiaro e netto questa esperienza
comune a tutti gli uomini.
Suor Pia Abbondanza ce ne dà un mirabile esempio:
ella non riesce ad accettare la prova subitacome permessa
da Dio (debolezza della carne), ma contemporaneamente
non lascia di pregare e di lottare (vigilanza), e riesce cosìa
trasformare la stessa sofferenza in offerta di amore verso
Dio:
La preghiera fiduciosa a Dio, come ci avverte Gesù, è
la prima condizione per superare ogni prova, perché la
tentazione a cui siamo maggiormente esposti in questi
momenti è il timore di non farcela. Ma Gesù ci assicura:
“Tutto quello che domandate nella preghiera abbiate fede
di averlo (già) ottenuto e vi sarà accordato”(Mc 11,24).
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Anche la Madonna nelle sue apparizioni, quasi ogni
giorno, raccomanda la preghiera. Chiede a tutti di pregare
senza interruzione e di pregare con il cuore.
38
La proposta di andare in Brasile
Suor Pia Abbondanza ci teneva molto a far sapere che
la Madre generale, per quanto riguarda la sua andata in
Brasile, le aveva fatto solo una proposta.
Si tratta di una preoccupazione che troviamo
sottolineata nella lettera (2 gennaio del 1974), alle
consorelle della Comunità di Roma, dove spiega molto
chiaramente anche il suo stato d’animo e la dinamica della
sua risposta. La riportiamo qui integralmente.
Carissime Consorelle,
Prima di partire avrei voluto esprimervi oralmente
quello che, invece, ho dovuto affidare a questo semplice
foglio. La commozione, certamente, mi avrebbe invasa e
quindi non avrei potuto parlare come avrei dovuto e
voluto.
Consorelle carissime, prima di tutto chiedo scusa a
ciascuna di voi per quante volte forse involontariamente,
ho recato dispiacere; chiedo scusa perché non sempre ho
avuto la forza dimostrarmi gioiosa e serena; chiedo scusa
perché, essendo la mia pena radicata nel segreto
dell’anima, fin dal momento in cui avevo visto profilarsi
all’orizzonte il distacco, che avrei dovuto necessariamente
fare da persone e cose a me tanto care, di conseguenza il
mio mesto aspetto si è prestato a molteplici
supposizioni...; chiedo scusa in particolare a tutte quelle
carissime consorelle che hanno sofferto e soffrono molto
per il mio allontanamento.
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La volontà di Dio è stata troppo chiara perché andassi
lontano e avrei agito contro il suo volere se avessi fatto
altrimenti, se non avessi accettato il suo dono. E mi
spiego. Il 15 agosto u.s., mi fu chiesto dalla Rev.da Madre
se volessi andare in Brasile. In quel momento restai un po’
perplessa e chiesi un po’ di tempo per pregare e riflettere.
Erano le 11 e la campana c’invitava a Messa. Iddio volle
subito dimostrarmi che la richiesta della Madre, era una
sua richiesta perché all’omelia mise sulle labbra del
sacerdote le parole che Egli stesso rivolse ad Abramo:
Lascia la tua terra e va dove ti mostrerò...”.
Quelle parole furono come una luce che illuminarono
d’un tratto la mia anima che in quel momento navigava
nel buio e nell’incertezza e furono capaci di ripiegare
dolcemente la mia volontà a non porre indugi nel dare un
risposta affermativa alla domanda che mi era stata
rivolta. Ripeto e preciso che mi fu rivolta una domanda e
non un comando. Ero quindi libera di accettare o meno
quanto mi era stato domandato.
Era il 15 agosto, festa di Colei che col suo “sì” salvò il
mondo; potevo io rifiutare l’invito di Dio così chiaramente
espresso per mezzo di chi lo rappresenta in terra?
“Lascia la tua terra e va...”; va dove c’è più bisogno,
dove il campo di lavoro è immenso e gli operai sono
pochissimi. Queste erano le parole che mi risuonavano
spesso alle orecchie.
E quando nuvole di sconforto le sentivo sorvolare nere
e pesanti nel cielo sereno dell’animo mio, cercavo di
diradarle pensando che quando Dio chiama non guarda a
età, a salute, a doti particolari perché è Lui che dovrà
operare, noi siamo solo dei semplici strumenti nelle sue
mani divine: “Siamo dei servi inutili”, anche quando,
40
come nel mio caso, siamo state molti anni a lavorare nel
medesimo luogo.
Consorelle carissime, aiutatemi con la preghiera
perché possa essere degna del dono che il buon Dio mi ha
fatto nel chiamarmi in terra straniera. Ci conforti il
pensiero che se l’oceano ci separa, la preghiera ci unisce
e accanto al tabernacolo ci possiamo incontrare sempre.
Possa il mio e vostro sacrificio attirare grazie e
benedizioni sulla Chiesa e sulla Congregazione tutta,
susciti il buon Dio buone e sante vocazioni locali perché
continuino l’Opera che noi abbiamo iniziato. Con affetto
vi abbraccio e saluto ancora. Sr. Pia Abbondanza.
41
Partenza per il Brasile
Il 6 gennaio del 1974, la Superiora generale, Suor
Chiarina Pezzuto e la sua segretaria, Suor
MarcellinaGargiula, accompagnano suor Pia Abbondanza
Ria, Suor Prisca Corrado e Suor Gligeria Pignari a
Brasilia, dove i Padri Pavoniani hanno inaugurato il
CEAL Ludovico Pavoni, per la stimolazione precoce, la
riabilitazione e l’inserimento scolastico e professionale dei
sordi.
Si tratta della Congregazione dei Figli di Maria
Immacolata,detti comunemente Pavoniani, fondata a
Brescia tra il 1818 e il 1821 a opera di Lodovico Pavoni
per il "ricovero educativo” della fanciullezza abbandonata
del suo tempo.
I Pavoniani, in sintonia con il sentire del loro
fondatore, si occupano, in varie parti del mondo, dei
ragazzi e dei giovani in situazione di disagio sociale, tra
cui i sordi.
Per il lavoro con i sordi del CEAL di Brasilia, essi
avevano chiesto e ottenuto la collaborazione di alcune
religiose della Congregazione delle Suore Salesiane dei
Sacri, esperte nell’insegnamento dei sordi nelle varie fasce
di età.
Suor Pia Abbondanza, durante la sua permanenza in
Brasile,svolge l’incarico di responsabile di comunità a
Brasilia, Belém, Manaus, Sitio Novo, Pouso Alegre.
L’ultima tappa Brasilia, da dove riparte (11 luglio
del 1985) per fare ritorno definitivamente in Italia.
42
Brasilia. Madre Angela e
Suor Pia Abbondanza
43
44
CEAL (Centro Educazionale Audizione e Linguaggio) dei
Padri Pavoniani, per audiolesi.
Da sinistra:Suor Marcellina, Madre Chiarina, Suor Pia
Abbondanza, Suor Gliceria, Suor Celestina, Suor Prisca
45
Lettera aperta alle consorelle de Brasile
Carissime consorelle del Brasile,
ho trascorso undici anni in Brasile ( 6 gennaio 1974 –
11 luglio 1985). Troppi, pochi: dipende dalla qualità della
vita con cui si è vissuto.
Quando ci rifletto, mi vengono in mente le parole del
Salmista: “Rivelami, Signore, la mia fine; quale sia la
misura dei miei giorni e saprò quanto è breve la mia
vita”.10
L’importante è valorizzarli momento per momento,
tenendo conto del tempo che il Signore ci dona.
Ora posso dire con riconoscenza: “Grazie, Signore,
per l’esperienza che ho fatto; grazie per il coraggio
datomi da Te di dire “Sì” alla richiesta dell’obbedienza,
se volessi andare in Brasile”.
Ricordo con nostalgia la buona gente che ho lasciato lì
e dalla quale ho imparato molto: insegnanti, famiglie,
bimbi sordi di Belem e di Brasilia, dai quali ho ricevuto
tanto calore umano. Tutto e tutti porto nel mio cuore e lì
rimarranno fino a quando la memoria mi aiuterà a
rievocare persone e cose: cielo azzurro di Brasilia, croce
del sud con stelle lucentissime, piogge torrenziali di
Belém, sempre alla stessa ora, oceani e fiumi senza
sponda, albe e tramonti incantevoli, canti melodiosi di
uccelli tropicali, distese immense da coltivare e popolare,
occhi e sguardi innocenti di bimbi, abbracci nell’incontro
con gli amici.
10 Salmo 38, 5.
46
Brasilia, mia ultima dimora, casa di formazione con la
presenza delle carissime Novizie e Postulanti. Mi sentivo
giovane con voi, vivevo i vostri piccoli e grandi problemi
che affioravano dalle preghiere spontanee durante la
Messa, le lodi e il Vespro.
Gioivo quando percepivo la vostra crescita e la buona
volontà di migliorare; mi rattristavo per qualche
inevitabile disappunto. Ero e sono felice per la vostra
maestra che con tanta disponibilità, amore e saggezza vi
aiuta nella formazione, secondo lo spirito della nostra
Congregazione.
Auguro che ciascuna di voi sia domani un modello di
vita da attirare altre giovani alla vita religiosa; a lavorare
per i bimbi sordi, così numerosi in Brasile, nonché a
impegnarvi nella pastorale per la crescita armoniosa del
vostro popolo tanto disponibile e aperto ai valori umani e
cristiani.
Grazie a voi, carissime consorelle di Brasilia, Belém,
Manaus, Cachoeria e Salvador per il lavoro che fate in
Brasile e per la disponibilità nel rimanere ancora là,
lontane dagli affetti più cari, lontane dalla bella Italia. Se
avessi qualche anno di meno ritornerei per darvi una
mano. Ma siate sicure che spiritualmente sono con voi, vi
ricordo una per una e vi sono sempre vicina con l’affetto e
nella preghiera.
Un beijo e um grande abraço grande quanto l’oceano
che ci divide. Suor Pia Abbondanza.
47
È vera obbedienza anche quando
non si condivide
Tornata in Italia (11 luglio 1985) viene trasferita prima
all’Istituto di San Cesario di Lecce e l’anno dopo
all’Istituto S. Giuseppe di Trani come responsabile della
Comunità religiosa e dell’annesso convitto riservato alle
alunne sordefuori sede, che frequentano l’Istituto “Suore
Salesiane dei Sacri Cuori” di Barletta.
Si tratta quindi di assumere due grosse responsabilità,
che Suor Pia Abbondanza non si sente affatto di accettare.
Alla fine cede, seppur con molta trepidazione e senso di
smarrimento, avvertendo dentro di sè forti grida e lacrime.
Ecco cosa scrive al riguardo:
“Un’obbedienza che non voglio assolutamente
accettare: piango, strepito, imploro, ma nulla da fare.
Devo andare a Trani.
Ubbidire al Superiore, è obbedire a Dio. Anche se non
si fa con amore, si fa l’obbedienza. Sono stata trascinata
per forza ad andare in quel luogo,come quel profeta
(Geremia), che fu costretto a fare ciò che non avrebbe
voluto fare.Questa obbedienza mi è stata imposta.
Il 24 settembre del 1986 arrivo a Trani e il 25 mi
raggiunge la Madre generale, Suor Angela Casciaro e le
Consigliere Suor Franca Elisa e Suor M. Alfonsa.
Piango e dico loro che non voglio accettare: è troppo
pesante alla mia età ripetere l’incarico di superiora. Sono
altri tempi, vengo dal Brasile dove è tutto diverso.
48
La Madre non si pronuncia, e riparte senza darmi la
nomina. Ma il 26 ritorna Suor Maria Alfonsa, alla cui
presenza, la superiora uscente, Suor Maria Filippa, mi fa
le consegne. Guardo, ma non vedo...
Verso mezzogiorno si va in cappella per leggere l’Atto
di Consacrazione. Mentre mi avvio mi sembra essere
Isacco che va sul patibolo, e spero in un contrordine.
Attendo, ma il contrordine non arriva. Suor M. Alfonsa
legge e io continuo a piangere. Uscite dalla Cappella
andiamo in sala: saluto le consorelle che si
complimentano con me, esubito dopo Suor M. Alfonsa
legge la Circolare con la quale la Madre generale mi
nomina ufficialmente Superiora.
Il giorno dopo vado in famiglia e rientro il 29
settembre. La Madre ci ripensa, e il 4 ottobre mi chiede se
voglio dare le dimissioni da superiora. Dico di no.
Ormai,se Dio mi ha chiamata a Trani ci resto.
Meno male che dopo la rivolta è subentrata la fede:
non accettare è respingere la volontà di Dio. Fare io la
scelta significava fare la mia volontà e non quella di Dio.
E il merito?
Ho sempre goduto nella mia vita. Comincio ora a
soffrire, a stare con Gesù in croce”.
Suor Pia Abbondanza, come leggiamo nella Lettera
agli Ebrei 5,8 su Gesù, impara per propria esperienza,
quanto fosse difficile e doloroso sottomersi e obbedire alla
volontà di Dio, ma la fede nel Suo disegno d’amore
realizzato in Cristo,trasforma la sua iniziale ribellione in
un’offerta di comunione con Cristo in croce.
Sull’esempio di Cristo e imparando da Lui, Suor Pia
Abbondanza, con gesto di grande rassegnazione e
49
disponibilità,accetta l’oneroso compito di guidare e
animare la Comunità religiosa affidatale dall’obbedienza.
Dai suoi appunti risulta, infatti, che ella si mise subito
al lavoro: riunisce puntualmente le sue religiose in
Assemblea comunitaria;interviene perché nella Comunità
vengano fedelmente attuate le direttive della Superiora
generale; favorisce lo spirito di preghiera e di comunione;
si preoccupa soprattutto di creare un ambiente di fiducia,
mostrando stima e benevolenza verso tutte le consorelle,
convinta che se la superiora è materna e fiduciosa, anche
le suore lo saranno.
Ella aveva capito che l’essenza del servizio
dell’autorità e prima di tutto l’amore, la benevolenza, la
stima verso ogni singolo membro della comunità. Chi si
sente davvero amato, infatti, non può non riconoscerlo e
comportarsi di conseguenza. Si tratta di testimoniare
l’amore con cui Dio stesso ama ogni persona, senza
distinzione.
Intanto, altre difficoltà appaiono all’orizzonte della vita
di Suor Pia Abbondanza, checolpita da seri problemi alla
vista, ricade nell’angoscia di non farcela, eprima che
l’anno scolastico 1986/87 volgesse a termine, torna a
supplicare colei (la Superiora generale) che poteva
liberarla dall'”amaro calice”.
Scrive:
“Per me è stata veramente un’esperienza molto dura la
vita a Trani, che non mi sento proprio di ripetere. A
questa si è aggiunta la malattia agli occhi che mi
preoccupa non poco.
Davanti a Dio affermo sinceramente che non ho più la
forza fisica né morale per occupare il posto di
50
responsabile (...). Desidero vivere nella pace e nella
tranquillità l’ultimo scorcio della mia vita, che secondo il
decorso del male, dovrò passare nel buio”.
Non conosciamo la risposta della Madre generale a
questa accorata richiesta, ma sappiamo che Suor Pia
Abbondanza rimase nell’Istituto S. Giuseppe di Trani fino
all’ultimo giorno dei sei anni di mandato: 25 settembre del
1986- 25 settembre del 1992.
Sappiamo anche che ella durante tutti questi anni
svolse scrupolosamente il suo incarico di responsabile
della comunità religiosa e del convitto delleragazze sorde.
Nel rapporto educativo con le ragazze, ella riesce,
mediante il suo tipico atteggiamento materno, a creare tra
le educande un clima di accoglienza serena e familiare.
Mantiene continui rapporti con la scuola e le famiglie,
partecipando attivamente al processo della loro crescita
umana e cristiana.
51
Nella comunità di S. Cesario di Lecce
Terminato il suo mandato di responsabile della
comunità di Trani, il 25 settembre del 1992, viene
trasferita a San Cesario di Lecce in qualità disegretaria
presso l’Asilo nido ecasa di riposo per anziani,due realtà
gestitedalle Suore Salesiane dei Sacri Cuori.
Anche qui, ella disimpegna il compito affidatole con
responsabilità, serietà e dedizione.E quando ormai,
anziana e sofferente,sente vicina la fine della sua vita
terrena, si affretta a scrivere alla Madre generale perché
provvedesse in tempo alla sua sostituzione:
“Carissima Madre, mi affretto a scriverti pochi righi
prima che sia troppo tardi. La mia vista va sempre più
diminuendo: vedo molto ombrato, anche con gli occhiali,
sia da lontano che da vicino, e non posso sforzarmi troppo
né a leggere né a scrivere.
Molte volte ho ripetuto la preghiera di Gesù al Padre:
“Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice”
(Mt 26,39).
Ma ora comincio a capire che non vuole ascoltarmi e
lo fa per il bene dell’anima mia. Avrò più tempo per
pregare e per prepararmi all’incontro con Lui (...). Se fra
breve la vista mi lascerà totalmente, sarò costretta a
lasciare la Segreteria.
Non sono io che la lascio, è Gesù che me la toglie per
donarmi dei beni migliori e maggiori.(1^ lettera 2007).
A breve distanza di tempo, Suor Pia Abbondanzascrive
52
nuovamente alla Madre generale per
sull’aggravarsi delle sue condizioni di salute:
informarla
Madre, sento che vado sempre più peggiorando, me
l’ha confermato il medico nell’ultimo controllo (...). Mi
sono spinta a dirlo perché tu possa pensare in tempo alla
segretaria di S. Cesario (...). Vorrei lasciare la segreteria
in ordine, ma non posso farlo perché la vista non me lo
permette, e, poi, penso, sia meglio che la Suora che mi
sostituirà, prima si renda conto di quello che c’è, e poi
sistemare il tutto come vorrà.
Madre, ti ripeto che non sono io a lasciare la
segreteria, ma è Gesù che non mi permette più di
continuare. Chiedo l’aiuto della tua preghiera perché io
possa accettare la volontà di Dio. (2^ lettera,14/04/2007).
53
Verso la meta
Gli ultimi anni di vita di Suor Pia Abbondanza, segnati
da sofferenze e limitazioni di ogni genere, non le
impediscono di lodare Dio e affidarsi a Lui nel silenzio e
nella costante preghiera. Sopporta tutto con animo forte e
sereno, fidando nella misericordia di Dio che tutto
avvolge; “che ogni cosa coopera al bene di coloro che
amano Dio, che né morte né vita, né alcuna altra cosa
potranno mai separarci dall’amore di Dio” (Rm8, 28).
Sono questi i sentimenti con cui Suor Pia Abbondanza
si prepara all’incontro con il Signore, possiamo infatti
rilevarlo dalle preghiere che ella rivolge al Signore
nell’ultimo periodo della sua vita, come per esempio le
seguenti:
“Signore Gesù, sento di essere nell’ultimo scorcio
della mia vita.
Quanto tempo mi darai ancora per prepararmi
all’incontro con te? Poco, molto, moltissimo... In buona
salute, nella malattia, nel dolore?
Fin d’ora tutto accetto, ben sapendo che tu così vuoi.
Ma sai pure, Gesù, che sono debole e misera. Non
potrei sopportare nulla se Tu stesso non mi darai una
mano, la tua mano di Padre.
Ora che sono nella piena facoltà mentale, offro tutto a
Te: pene e dolori, in riparazione dei miei peccati che
affido alla tua misericordia, dalla quale attendo il
perdono totale, onde possa unirmi a Te totalmente
purificata.
54
Questo ti chiedo per intercessione di Maria, Madre tua
e Madre mia fin dalla più tenera età. Amen.
Ora, che sono avanti negli anni, sento che questo
momento sta per arrivare, e mi ricorda che devo essere
sempre pronta a tale fausto incontro”.
San Cesario, 18 novembre 2009.
Quanto più sente che il momento della morte sta per
avvicinarsi, tanto più cresce in lei la percezione del suo
limite, il bisogno di fidarsi e sperare nella misericordia del
Signore, il bisogno del Suo aiuto e il desiderio di giungere
all’incontro completamente purificata.
Quel giorno si avvicina molto lentamente, ma
inesorabilmente, sino a giungere al 19 maggio del 2012,
quando Suor Pia Abbondanza, all’età di 93 anni, ritorna
alla Casa del Padre.
55
Suor Pia Abbondanza Ria
56
Conclusione
L’essenza del servizio è l’amore che si deve confessare
al Signore, come è stato chiesto a Pietro prima di affidargli
la cura del gregge (Gv 21, 15-19). Sull’esempio di Cristo
siamo chiamate a comunicare l’amore del Padre, e questo
a partire dalle persone che ci sono state affidate. “La
vostra amabilità sia nota a tutti” dice San Paolo ai
Filippesi (Fil 4,5).
L’amabilità, ossia l’amore come costante parametro
delle nostre relazioni, come nel caso di Suor Pia
Abbondanza, conduce decisamente ad individuare nel
Vangelo gli atteggiamenti più adatti ed efficaci affinché il
servizio che si è chiamate a gestire e ad offrire, sia
realmente orientato e guidato da Colui che gli conferisce
significato e autorevolezza.
57
DATI BIOGRAFICI
1919, 27 febbraio: Ria Giorgina nasce a Parabita (Lecce)
da Rocco e Ruspo Clementina.
1919, 4 marzo: riceve il battesimo nella Parrocchia di San
Giovanni Battista di Parabita..
1921, 10 ottobre: riceve la cresima a soli due anni e
mezzo.
1926, 8 maggio riceve la prima comunione nel piccolo
Santuario della Madonna di Pompei di Castro Marina.
1936, 11 maggio 1936 entra nella Congregazione delle
Suore Salesiane dei Sacri Cuori a Lecce.
1937, 7 ottobre indossa l’abito religioso e prende il nome
di Suor Pia Abbondanza.
1938, 8 ottobre emette la Prima Professione religiosa.
1944, 7 ottobre emette la Professione Perpetua.
1962, 4 luglio celebra il suo 25° di Professione religiosa
1988, 9 luglio celebra il suo 50° di Professione religiosa
2012, 19 maggio muore all’età di 93 anni.
58
INDICE
Introduzione................................................................ pag
1. Nascita e infanzia..................................................... “
2. I segni tipici di una vera vocazione.......................... “
3. Il postulato.................................................................”
4. Il noviziato.................................................................”
6. I primi anni di attività apostolica...............................”
7. I sentimenti che abitavano il suo cuore.....................”
8. Il suo definitivo "Si" a Cristo....................................”
9. Agosto 1958, IX Capitolo Generale.........................”
10.Una data singolare: 20 settembre 1966...................”
11. L’Opera di don Smaldone in Brasile......................”
12. Rientro in Italia, passando da Brasilia....................
e Rio de Janeiro............................................................”
13. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole...............”
14. La proposta di andare in Brasile.............................”
15. Partenza per il Brasile.............................................”
16. Lettera aperta alle consorelle de Brasile.................”
17. È vera obbedienza anche quando non si condivide..”
18. Nella comunità di S. Cesario di Lecce....................”
19. Verso la meta..........................................................”
Conclusione..................................................................”
59
3
60
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una vita semplice ed esemplere