Suor Prisca Corrado SUOR PIA ABBONDANZA RIA UNA VITA SEMPLICE ED ESEMPLERE SUORE SALESIANE DEI SACRI CUORI www.salesianesacricuori.it Introduzione Questo semplice opuscolo nasce dal bisogno di conoscere i fatti più importanti della vita di Suor Pia Abbondanza Ria, fissandone le date maggiormente significative. Sono solo dei cenni, una prima raccolta di fatti e di dati che hanno un riscontro sicuro nei suoi documenti e nei suoi scritti, dove è rigorosamente notato, se non tutto, molto di ciò che andava facendo, e da cui ho attinto molte delle notizie qui contenute. Questo lavoro intende, soprattutto, far rivivere gli eventi della vita di Suor Pia Abbondanza per trarne gli insegnamenti tutt’oggi validi. 2 Nascita e infanzia Nasce il 27 febbraio del 1919 a Parabita (Lecce), da una numerosa famiglia, penultima dei sette figli di Rocco e Ruspo Clementina. Cinque giorni dopo la nascita (4 marzo 1919) viene battezzata nella Parrocchia di San Giovanni Battista con il nome di Giorgina. Ben presto la piccola conosce il dolore per la morte della mamma, quando aveva solo sei anni, e il padre l’affida all’orfanatrofio di Castro, retto dalle Suore Salesiane dei Sacri Cuori. Qui, l’8 maggio del 1926, riceve la prima comunione e inizia a sognare un futuro da vergine consacrata. Un desiderio intensificato dalla lettura della vita di alcune Sante Vergini, sul cui esempio, pensa di consacrare la sua giovane vita totalmente al Signore. 3 Parabita, Lecce, Centro storico città natale di Suor Pia Abbondanza Parabita. Interno Chiesa Matrice di S. Giovanni Battista, dove Suor Pia Abbondanza fu battezzata 4 Castro Marina, Lecce, dove Suor Pia Abbondanza trascorse la sua infanzia e adolescenza Castro Marina, Cattedrale 5 I segni tipici di una vera vocazione Ecco come lei stessa racconta la sua esperienza vocazionale: «La prima delicata e lieve chiamata l’ebbi all’età di 9 anni, dopo aver sentito il racconto di sant’Agnese che volle morire martire piuttosto che macchiare la sua verginità. E feci anch’io nel secreto del mio intimo voto di verginità, pur non conoscendo a fondo il significato né di voto né di verginità. A tredici anni ebbi tra le mani dei libri missionari e me li divorai, perché a quell’età la lettura mi piaceva moltissimo. Mi entusiasmai della vita missionaria, volevo anch’io andare in missione nei paesi lontani e invidiavo due mie cugine che si preparavano per entrare nella Congregazione delle Missionarie della Consolata che erano nel mio paese. Mia sorella ne parlò a loro e queste alla Madre Generale di quella Congregazione, la quale per risposta disse che mi voleva prima vedere. A quattordici anni lessi la vita di S. Teresina e, come lei, desideravo entrare in Comunità a 15 anni». Il desiderio di entrare a far parte di una Congregazione religiosaper rispondere alla chiamata del Signore è,secondo l'insegnamento di Sant'Alfonso, la dimostrazionedi avere dei segni tipici di una vera vocazione. Esistono segni che sono comuni a tutte le vocazioni, poi ci sono i segni più specifici che fanno capire, in base al tipo di carisma, verso quale Istituto religioso si è chiamate. 6 La nostra Giorgina manifesta il suo impaziente desiderio di entrare in Comunità, ma non si preoccupa se in questa o in quella Congregazione, tanto è vero che quando decide di entrarvinon scegliequella delle Suore che l’avevano allevata, ma quella delle Missionarie della Consolata che eranonel suo paese, e dove due sue cugine si preparavano ad entrare. Non le sfiora nemmeno il sospetto checiò poteva costituireun’offesa per le Suore, che per tanti anni si erano preso amorevolmente cura di lei. Quando poi le stesse religiose glielo fanno notare, ella non ci pensa due volte a tornare sui propri passi, e accettasenza esitazione di rimanere nella famiglia religiosa dove aveva trascorso la sua fanciullezza.Scrive: «Le Suore dell’Istituto dove mi trovavo, vedendo che la mia vocazione era ferma, mi fecero notare il loro disappunto, cioè il torto che facevo loro, entrando in un’altra Congregazione e non fra le suore con le quali ero stata parecchi anni. Siccome una mia cugina che era con me entrava fra le Salesiane dei Sacri Cuori non feci molta resistenza ad accondiscendere al desiderio delle mie Suore, tanto la cosa più importante per me era quella di essere la sposa di Gesù, rimanendo vergine». Intanto il suo desiderio di consacrarsi totalmente a Dio si fa sempre più intenso, tanto che, raggiunti i diciassette anni, decide di entrare nella Congregazione delle Suore Salesiane deiSacri Cuori per iniziare il cammino di preparazione verso la realizzazione della sua vocazione. Comunica questa sua decisionealla famiglia, la quale, convinta com’era dell’importanza e bellezza della vita 7 religiosa, accoglie la notizia con grande gioia e soddisfazione. «La proposta in famiglia, scrive, fu subito accettata e i miei furono contenti dello stato che sceglievo. Per tutti loro era un sommo onore avere una di famiglia suora». Comunque, chi potevaammetterlanella Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori erasoltanto la Madre Generale, alla quale,l’11 agosto del 1935, rivolge queste parole: «Rev.ma Madre, è la seconda volta che un vivo desiderio mi spinge a scriverle per ripeterle la stessa idea della mia vocazione. Lei certo comprenderà questo mio forte e ardente desiderio di presto giungere a realizzare questo sogno. Quanto lo desidero vicino il fortunato giorno di vedermi vicina alle Vergini consacrate al Signore! Passerò giorni di paradiso!». Finalmente, l’11 maggio del 1936, Giorgina entra nel postulandato delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori. Dalle parole, rivolte alla Madre Generale per ottenerne l’ammissione, possiamo dedurre quanto quel giorno sia stato da lei fortemente atteso e desiderato. 8 11 maggio del 1936: Giorgina entra nel postulandato delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori. 9 Il postulato “Il Postulatoè un periodo di preparazioneall’ingresso del Noviziato. L’aspirante inizia il passaggio progressivo, dalla vita del mondo a quella di comunità, verifica la propria vocazione e si prepara a rispondervi con sufficiente consapevolezza e maturità”. (Cost, art. 126). La giovane Giorgina, come si può evincere dai suoi scritti, ha sicuramente dato prova,durante il postulandato, della sua solida vocazione e desiderio irresistibile di consacrarsi interamente al Signore. Un traguardo di cui non se ne sente degna, mail suo anelito di raggiungerlo è assolutamente superiore ad ogni altro sentimento. Nella domanda di ammissione al noviziato,scritta alla Madre Generale due mesi prima della fine del postulato, ecco come si esprime: «Madre mia, prostrata umilmente ai suoi piedi, chiedo la grazia, sebbene indegnissima, di essere ammessa alla prossima vestizionedelle Suore Salesiane. Anch’io vorrei essere nel numero di quelle anime fortunate che, fra non molto, diventeranno tutte spose di Gesù, e se ciò mi sarà concesso la mia gioia sarà al colmo». 10 Il noviziato Non conosciamo la risposta delle Madre Generale alla sua richiesta di ammissione in noviziato, ma sappiamo chela giovane postulanteottenne di entrare in noviziato il 7 ottobre del 1937, indossando l’abito religioso delle Salesiane dei Sacri Cuori e ricevendo il nome di Suor Pia Abbondanza con il quale sarà chiamata dal quel momento in avanti. “Il noviziato è un periodo di più intensa formazione ed esperienza della vita religiosa. La novizia, volgendosi a Cristo, rompe le abitudini del passato; s'impegna in un assiduo esercizio di preghiera; apprende i principi essenziali della consacrazione totale, conosce la gioia dell'amicizia con Gesù Eucarestia nel contatto frequente e personale con Lui; si mantiene in ascolto della Parola di Dio e impara a seguire Cristo casto, povero, obbediente, e a prestare un aiuto spirituale reciproco mediante la carità sincera ed aperta”. (Cost, art. 137). «L’anno del noviziato, scrive Suor Pia Abbondanza, passò alquanto sereno, un po’ disturbato da una novizia di maggiore età e di cultura che ci sovrastava, ma che alla fine dell’anno andò via perché aveva confessato di aver fatto la Professione solenne in un’altra Congregazione. Tutte noi eravamo compatte e superavamo concordi e ilari la diversità del suo carattere». 11 Prima Professione religiosa Dopo il noviziato, il giorno 8 ottobre del 1938, come di regola, Suor Pia Abbondanza, insieme alle sue consorelle, emette la prima Professione religiosa temporanea con la quale si assume i consigli evangelici di obbedienza, povertà castità per un anno. Voti che rinnova annualmente per 5 anni consecutivi per poi essere ammessa alla Professione Perpetua. “Per arrivare alla professione perpetua è necessario un cammino di formazione il cui obioettivo centrale "è la preparazione della persona alla totale consacrazione di sé a Dio nella sequela di Cristo, a servizio della missione. Dire «sì» alla chiamata del Signore assumendo in prima persona il dinamismo della crescita vocazionale è responsabilità inalienabile di ogni chiamato, il quale deve aprire lo spazio della propria vita all'azione dello Spirito Santo; è percorrere con generosità il cammino formativo, accogliendo con fede le mediazioni che il Signore e la Chiesa offrono”. (VC, 65) 12 Prima Professione religiosa Lecce, 8 ottobre del 1938 13 I primi anni di attività apostolica Dopo la professione religiosa, e precisamente dall’anno 1939 all’anno 1942, frequenta l’Istituto Magistrale Femminile Margherita di Savoia di Lecce, dove consegue il diploma di Abilitazione Magistrale. Una volta acquisito il diploma viene trasferita prima (1942-1943) al Preventorio di Leuca in Provincia di Lecce, come insegnante dei bambini di prima e seconda elementare, ivi ospitati, poi (1944-1945) all’Istituto Smaldone di Lecce tra le bambine sordomute e infine a Roma, dove insegna (1945-1946) e nel frattempo frequenta la Scuola di Metodo “Tommaso Silvestri” per il conseguimento del diploma di abilitazione al magistero dei sordomuti. Ecco come lei stessa racconta i suoi primi anni d’insegnamento: «La mia prima opera apostolica fu l’insegnamento in una 1^ e 2^ classe elementare ai bambini del Preventorio di Leuca. Lì trasfusi con slancio ed entusiasmo tutte le mie giovani energie fra quei piccoli bisognosi di affetto e di cure. Con loro mi trovavo bene, ma quell’anno passò veloce e dovetti lasciarli con grande mio dispiacere, sebbene avessi una pluriclasse con oltre 60 bambini. Poi insegnai in una scuoletta di bambine sordomute nell’Istituto di Lecce. La prima esperienza fu molto triste, perché non avevo la specializzazione e quindi non conoscevo il metodo. Adottavo quello dei bambini normali, ma le alunne sorde non mi capivano, né mi seguivano. Finì l’anno come Dio volle, e nel secondo anno 14 fui messa in una classe con una suora provetta. La mattina non finiva mai e pur apprendendo il metodo erano troppe le ore che dovevo solo ascoltare e mi annoiavo tremendamente. Il terzo anno essendo terminata la guerra venni a Roma e mi specializzai. Ebbi una classetta tutta mia e qui cominciai a stare meglio e a lavorare con grande entusiasmo e donandomi tutta. Tale donazione è stata poi per me sempre una meta fissa fino al giorno d’oggi. Sono felice di esplicare così la mia vocazione e di realizzarla nella mia vita. Certo, difficoltà ne ho trovate e ne trovo, ma tutte le supero con la grazia del Signore che non abbandona mai chi ha fiducia in Lui. Il campo di lavoro è duro, irto di difficoltà e non dà soddisfazioni immediate, ma il monito del Fondatore mi incoraggia a non indietreggiare: “Le sordomute sono tanti gradini che vi fanno salire al paradiso». 15 Suor Pia Abbondanza tra le alunne di Roma 16 I sentimenti che abitavano il suo cuore Per arrivare alla professione perpetua è necessario un cammino di formazione il cui obioettivo "è la preparazione della persona alla totale consacrazione di sé a Dio nella sequela di Cristo, a servizio della missione. Dire «sì» alla chiamata del Signore assumendo in prima persona il dinamismo della crescita vocazionale è responsabilità inalienabile di ogni chiamato, il quale deve aprire lo spazio della propria vita all'azione dello Spirito Santo; è percorrere con generosità il cammino formativo, accogliendo con fede le mediazioni che il Signore e la Chiesa offrono”. (VC, 65) Da un’attenta lettura dellelettere-domanda, rivolte alla Madre Generale, per l’ammissione alla vestizione religiosa, prima, e poi alla rinnovazione temporanea e perpetua dei voti, si può comprendere quali fosseroi sentimenti che avevano abitato il cuore della giovane religiosa, durante tutto il tempo di preparazione alla sua consacrazione totale al Signore. Si tratta, in modo particolare,di tre sentimenti: l’indegnità ela gioia di unirsi completamente a Cristo,nonché il rammarico per il suo poco profitto nella via della perfezione. Ecco come ella li esprime: «Reverendissima Madre, 17 prostrata umilmente ai suoi piedi, chiedo la grazia, sebbene indegnissima, di essere ammessa alla prossima vestizione delle Suore Salesiane. Anch’io vorrei essere nel numero di quelle anime fortunate che, fra non molto, diventeranno tutte di Gesù, e se ciò mi sarà concesso la mia gioia sarà al colmo.1 Che gioia sento nel cuore e nello stesso tempo come mi sento miserabile e piccola nel pensare che io indegnissima creatura dovrò unirmi in modo indissolubile col creatore dell’universo, con quel Gesù che mi ha mostrato e mi mostra ancora tanti segni di predilezione con l’avermi custodita fin dall’infanzia fra le Sue Spose e sotto la protezione della sua stessa Madre e finalmente nell’avermi chiamata a seguirlo più da vicino mediante la vocazione religiosa.2 presento la mia umile supplica per essere ammessa nel numero di quelle fortunate che riceveranno un sì grande favore”.3 col cuore timido ma pieno di fiducia mi rivolgo a Lei per fare domanda di essere ammessa alla rinnovazione dei S.S. Voti”. Ho detto timido perché riconosco la mia poca corrispondenza alle 1Dalla domanda per l’ammissione alla vestizione religiosa. Lecce, 22/08/1937. 2Dalla domanda per l’ammissione alla prima Professione religiosa, S. Cesario 31/07/1938. 3Dalla domanda per l’ammissione alla prima Rinnovazione dei Voti. Lecce, 26/07/1939. 18 moltissime grazie fattemi dal Signore e il poco piacere che ho dato a Lei durante quest’anno.4 col cuore commosso e quasi incerto di dover chiedere quanto bramo, presento la mia umile domanda per essere ammessa alla rinnovazione dei S.S. Voti.5 per il poco profitto fatto, mi sento indegna rinnovare la domanda per essere ammessa anche quest’anno. Voglio incominciare veramente una buona volta a vivere da perfetta religiosa, amante di Gesù e osservante delle più minute regole.6 con mia somma gioia spirituale invio a Lei questa mia per domandarle una grazia tanto da me bramata. La mia indegnità è grande, lo riconosco, ma il desiderio e la buona volontà di divenir migliore, la misericordia di Dio, il suo Cuore veramente materno m’ispirano grande fiducia d’essere esaudita.7 a me sembra che in un baleno siano trascorsi gli anni dei voti semplici. Nel giorno della prima Professione, credevo che non dovesse mai giungere il 7 ottobre del 44, ed ora che è giunto vedo che gli 4Dalla domanda per l’ammissione alla seconda Rinnovazione dei Voti. Villa S. Cesario, 26/07/1940. 5Dalla domanda per l’ammissione alla terza Rinnovazione dei Voti. Lecce, 26/07/1941. 6Dalla domanda per l’ammissione alla quartaRinnovazione dei Voti. Roma, 16/07/1942. 7Dalla domanda per l’ammissione alla quintaRinnovazione dei Voti. Leuca, 30/08/1943. 19 anni son trascorsi come il dileguarsi veloce delle figure in un film. Oh! Giorno Santo, tanto da me atteso, finalmente stai per giungere! Una voce però nell’intimo del cuore, turba la mia pace e gioia: sarò io ammessa alla Professione Perpetua?Mi troverò fra le fortunate mie compagne che 8 riceveranno tal favore?». È ammessa, per cinque anni,a rinnovare i voti temporanei annuali e al sesto anno, insieme alle sue “fortunate compagne” fa la Professione Perpetua. 8Dalla domanda per l’ammissione alla Professione Perpetua. Roma, 7/08/1944. 20 Il suo definitivo “Si” a Cristo Lecce, 8 ottobre del 1944 21 Il suo definitivo “Si” a Cristo Giunge, finalmente, il momentodella sua consacrazione a Dio per sempre, come ella irresistibilmente aveva desiderato: diventareuna cosa sola con Gesù, che l’ha chiamataa vivere con Lui alla maniera di don Filippo Smaldone, servendo i poveri, in modo particolare i poveri sordi. L’8 ottobre del 1944,giorno del Signore e della supplica alla Vergine di Pompei (prima domenica), Suor Pia Abbondanza si consacra per sempre al Signore con la Professione Perpetua. Dopo la Professione Perpetuaresta a Roma per trent’anni consecutivi (1944 al 1974). Inizia a lavorare presso l’Istituto Filippo Smaldone di Roma, ricoprendo diversi incarichi: da insegnante di scuola primaria a direttrice e responsabile della Comunità religiosa dello stesso Istituto. 22 Agosto 1958 IX Capitolo Generale Ordinario Il 22 agosto del 1958, durante il IX Capitolo Generale Ordinario, Suor Agnese Basile viene eletta Superiora generale e Suor Pia Abbondanza quarta Consigliera. E il 22 agosto del 1964, X Capitolo Generale, tanto lei quanto la Superiora generale vengono riconfermate nei rispettivi incarichiper un altro sessennio. Dopo poco tempo dallo stesso Capitolo, a Madre Agnese viene diagnosticato un male incurabile già in fase avanzata. Nonostante il decorso impietoso della malattia, Madre Agnese cerca ostinatamente di condurre una vita normale, fino a quando il male non la costringe a rimanere esclusivamente a letto. Muore il 20 settembre del 1966, all’età di 60 anni, assistita amorevolmente da Suor Pia Abbondanza. Una Madre buona e intelligente, riusciva a comunicare in modo materno e profondo con tutte e a guidare la sua Famiglia religiosa con straordinaria saggezza e apertura di mente e di cuore. La sua morte fu un’esperienza che toccò profondamente tutti/e coloro che l’avevano conosciuta e amata; sconvolse in modo particolar la vita della sua Famiglia religiosa e quella delle sue religiose, che l’amavano come ella si era dimostrata: Madre premurosa e attenta ai bisogni di tutte e di ciascuna. Sono poche le persone che meritano come lei il titolo dolcissimo di "Madre". 23 Una data singolare: 20 settembre 1966 La morte è sempre dolorosa: lo è soprattutto quando essa viene a toglierci dal fianco le persone che amiamo, quelle sulle quali contavamo ancora e la cui presenza era diventata parte integrante della nostra vita. Suor Pia Abbondanza era legata a Madre Agnese, oltre che dall’essere Salesiana e Consigliera generale, da una profonda amicizia. Ricordando il doloroso evento della sua morte, scrive: «1966: una data singolare per me, essa segna una svolta decisiva nella mia vita. Ho potuto constatare personalmente che quando il Signore ferisce, guarisce. Mi ha ferita fin nel profondo del cuore, ma la ferita, ancora sanguinante, è stata salutare per me. Grazie, o Gesù. Nel dolore ti ho compreso, mi sono avvicinata alla croce, l’ho abbracciata; Ti ho abbracciato, mi hai abbracciata. Ora ti sento vicino più che mai. Sei sempre con me di giorno e di notte. Sì, anche di notte, perché ho dato l’incarico alla Madonna di toglierti dalla croce e di appoggiarti sul mio cuore mentre dormo. Signore, mi aspettavi alla svolta della mia vita nel settembre del 1966. Mi fissasti negli occhi... Ti fissai... Volevi da me un sacrificio: Madre Agnese la volevi tu. Volevo allontanare le labbra dall’amaro calice e tu me lo porgevi e mi ricordavi che prima di me l’avevi bevuto Tu, fino all’ultima goccia, per mio amore, per amore di tutti gli uomini. 24 Signore, come tu vuoi. E così volesti. La volesti con Te, nei giardini fioriti del Paradiso. Ora lei non è più con noi, è con Te. Il suo spirito, però, aleggia nella casa e continua a vivere in coloro che vogliono imitarla seguendo la sua scia. Grazie, Gesù, perché mi hai fatto assistere al lento dissolversi di una persona a Te cara, a Te consacrata. La purificasti come l’oro nel crogiuolo, la purificasti in terra perché l’amavi, perché ti amava. Ella accettò rassegnata la sofferenza perché ne aveva ben compreso tutto il valore. A me invece, costava tanto dirti di sì, sottomettermi alla Tua volontà. Aumentavo le mie preghiere insistenti perché tu potessi strappare il miracolo a Tuo Padre: “Padre se è possibile passi da me questo calice”. Chiamavo in mio aiuto gli Angeli del Cielo, i Santi tutti, in particolare la Mamma Tua e mia Maria Vergine, il mio caro Fondatore, Pio XII, San Giuseppe, Santa Teresina. Nulla... Un giorno, e precisamente l’8 settembre, pregavo con più fervore la Vergine, quando sentii una voce interna che mi diceva: “E se io voglio in cielo Madre Agnese, perché devi insistere a lasciarla ancora sulla terra?” Come vuoi Tu, Madonna mia, come vuole Gesù. Sì, ella era matura per il Cielo: il suo corpo mortale, simile al grano di frumento caduto per terra, si è ora trasformato in corpo glorioso. Madre Agnese, mi promettesti che dopo la morte avresti pregato Gesù perché mi facesse sempre più sua. E dal giorno della tua nascita in Cielo, sento l’efficacia delle tue preghiere: l’amore per Gesù sta diventando sempre più ardente in me, e ho un gran desiderio di unirmi sempre più a Lui. Continua ancora a pregare perché giunga a quell’intensità d’amore con cui Egli vuole che io lo ami. 25 Anch’io ti promisi che avrei pregato per l’anima tua affinchè l’amplesso con lo Sposo divino fosse affrettato. E sto mantenendo la promessa. Madre Agnese, se ancora non sei in Cielo a godere le gioie del Paradiso, scaturite dall’amore di Dio, desidero e prego insistentemente che presto tu possa volare lassù, ove potrai pregare ancor più per me. Possa io giungere all’unione intima del mio Dio qui in terra, mediante l’amore e, trasformata in Lui, pregustare già quello che godrò in Cielo per tutta l’eternità. Che io sia con Te, o mio Gesù: un sol cuore, un solo amore, una sola volontà. Il mio io in Dio, ora e per tutta l’eternità. La lettura cristiana della morte non toglie nulla del suo aspetto tragico di distruzione e di sfacelo; ma la fede ci offre l'opportunità di leggere questo doloroso avvenimento alla luce del mistero pasquale di Gesù, che ci permette di andare oltre e di dare un senso anche ad una realtà negativa com'è la morte. È bello pregare per chi non c’è più, intercedere per la salvezza eterna dei nostri cari e sperimentare un’unione profonda con loro in attesa di ritrovarci insieme a godere per sempre del Dio/Amore che ci ha creati e redenti. La nostra non è una separazione definitiva: arriverà il momento in cui saremo di nuovo insieme». 26 Suor Agnese Basile Eletta Superiora Generale delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori il 22 agosto del 1958, rieletta il 21 agosto del 1964 muore in carica il 20 settembre del 1966 27 Suor Pia Abbondanzacol nuovo abito religioso approvato dalla Congregazione nel Giugno del 1968 28 L’Opera di don Smaldone in Brasile Il 19 novembre del 1967, dopo due mesi dal decesso di Madre Agnese Basile, viene convocato l’XI Capitolo Generale Ordinarioper l’elezione della nuova Superiora generale e delle sue Consigliere. È durante la celebrazione di questo Capitolo (5-6 gennaio 1967) che Suor Chiarina Pezzutoviene eletta Superiora generale e Suor Pia Abbondanza è riconfermata nell’incarico di Consigliera ed eletta Segretaria generale per il sessennio 1966-1973. L’espansione missionaria del carisma in terra brasiliana fu una delle priorità del programma del nuovo governo della Congregazione. Così, l’8 febbraio del 1972, Suor Pia Abbondanza e la Superiora generale, Suor Chiarina Pezzuto, partono per un sopralluogo preliminare a Belém, capoluogo dello Stato del Parà. Ad attenderle all’aeroporto c’era Padre Giorgio Basile, fratello della compianta Madre Agnese. Egli aveva proposto Belém, come prima sede delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori in Brasile, sin da quando era ancora in carica la sorella. Suor Pia abbondanza, nella cronaca del viaggio, scrive: “Padre Giorgio ci aspetta, e da lontano ci salutiamo. Noi siamo commosse perché siamo sulla terra che sarà la prima per la nostra missione tra i sordomuti. Anche Padre Giorgio è felice. Egli vede realizzarsi il sogno della sua amata sorella, Madre Agnese, e noi pensiamo altrettanto. C’è chi semina e chi raccoglie, poiché i disegni di Dio sono imprescrutibili...” Accompagnate da Padre Giorgio, dopo tanti giorni di 29 maratona nella ricerca di una casa adeguata alle esigenze dell’Opera, decidono finalmente per la Villa sita in via 14 Março n. 848. Avviano subito le pratiche per l’acquisto dell’immobile, ma tra questo primo passo, la scelta della casa, e l’ultimo, il passaggio definitivo di proprietà, passa più di un mese. Suor Pia Abbondanza e Madre Chiarina, sostenute da Padre Giorgio, l’angelo inviato loro dal Signore, superano decisamente ogni difficoltà pur di tornare in Italia con l’obiettivo raggiunto: una Casa delle Salesiane dei Sacri Cuori a Belém.. Dopo tante peripezie, giunge finalmente il giorno stabilito (24 marzo 1972), per la consegna e la sottoscrizione dell’atto definitivo di vendita, ma, a causa di giustificati motivi da parte del venditore, l’incontro per la sottoscrizione viene ripetutamente rimandato. Suor Pia Abbondanza e la Superiora generale sono molto preoccupate perché nel caso in cui l’atto definitivo non venisse firmato in giornata, sarebbe stato impossibile per loro partire il giorno dopo, come già fissato. Esse attendono tutto il giorno pregando, ed ecco che, a sera inoltrata, arriva Padre Giorgio con la notizia che tutto era stato risolto. «L’attesa fu tanto dura e penosa, scrive, Suor Pia Abbondanza, che il suo compimento non ci sembrava vero. Ecco finalmente giunto il giorno della partenza... È il 25 marzo: festa dell’Annunziata, anniversario della 30 nostra Fondazione e nascita della nostra Congregazione in Belém, con uno stabile proprio. Coincidenza o effetto del Piano di Dio?».9 9 Cronaca, Primo viaggio in terra Brasiliana, 18 febbraio-28 marzo 1972. 31 La villa di via 14 Março n. 848 in Belém, Parà, prima sede delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori in Brasile 32 Rientro in Italia passando per Brasiliae Rio de Janeiro Le due pioniere, una volta ricevuto il passaggio di proprietà, intraprendono il viaggio di ritorno a Roma, facendo due tappe: Brasilia e Rio de Janeiro. Per dare inizio alla realizzazione di un carisma in terra di missione, non basta soltanto procurarsi una Casa, ma occorre sapere anzitutto come impostare un progetto educativo rispettoso del nuovo contesto socio-culturale ed insieme dei compiti propri di un Istituto religioso. Una sfida di cui, Suor Pia Abbondanza e la Superiora generale, avvertono tutta l’urgenza, e decidono di visitare alcuni Istituti, impegnati nel medesimo apostolato. A Brasilia, per iniziativa dei padri Pavoniani, stava sorgendo la struttura più importante per questo tipo di servizio: il Centro Educazionale Audizione e Linguaggio (CEAL). “Alle 9.10 del 25 marzo 1972, l’aereo della VASP si solleva dirigendosi a Brasilia... La giornata è splendida e per fortuna non molto calda... Sono le 13.05 e l’aereo atterra a Brasilia”. Giunte a Brasilia, si recano subito a visitare il CEAL. All’arrivo,“festosa accoglienza di tre Padri Pavoniani che ci attendevano (...). Fratel Michele ci accompagna nella visita dell’edificio in costruzione e ci parla con molto entusiasmo, segno evidente che ama e vive l’Opera dei 33 Sordomuti. L’incontro si conclude con l’auspicio di un’esperienza di collaborazione tra le due Congregazioni (Pavoniani e Salesiane di don Smaldone) nella realizzazione del progetto a favore dei bambini sordi che frequenteranno il Centro Educazionale Audizione e Linguaggio (CEAL). Dedicano, infine, un po’ di tempo per visitare la città di Brasilia, e il 27 marzo, partono per Rio de Janeiro, dove hanno programmato altri due incontri: quello con P. Eugenio, Redentorista e missionario dei Sordomuti in Brasile e quello con le Suore di Nostra Signora del Monte Calvario, che gestiscono un grande Istituto Scolastico integrato(sordi-udenti). Un Istituto che fino a qualche anno prima funzionava soltanto a internato per alunni sordi, e poi per questioni economiche divenuto un sistema scolastico a esternato – integrato. Ed è proprio l’integrazione, l'elemento nuovo di questo Istituto, impegnato nella ricerca e verifica delle metodologie di insegnamento per l’integrazione dell’alunno sordo con i compagni udenti. Le due visitatrici, accompagnate da P. Eugenio e dalla Superiora dell’Istituto, s’interessano a tutto ciò che viene loro presentato, ma soprattutto alla strategie didattiche utilizzate nell’integrazione scolastica degli alunni sordi. Durante le due visite, esse si rendono conto della necessità che le religiose da inviare a Belém per dare inizio alla missione dei sordi, debbano recarsi prima in San Paolo, per un tirocinio presso l’Istituto sordomuti, retto dalle religiose della stessa Congregazione di quelle diRio de Janeiro. E così fu, in breve tempo, e precisamente l’8 maggio del 1972, appena un mese dopo il loro rientro a Roma, le prime due missionarie, Suor Celestina e Suor 34 Immacolatina, partono per San Paolo, dove, ospiti delle Suore di Nostra Signora del Monte Calvario, svolgono un periodo di tirocinio con gli alunni sordi dell’Istituto. Cattedrale di Brasilia Rio de Janeiro Cristo Redentore emontagne del Corcovado 35 Lo spirito è pronto, ma la carne è debole Il 5-6 maggio del 1973, si svolge a Roma il XIII Capitolo generale Ordinario della Congregazione, e Suor Pia Abbondanza, dopo quattordici anni (1958-1973), al Consiglio generale, termina il suo mandato. Ma lei contava su un’ulteriore riconferma, e “se ciò non è avvenuto, scrive, è solo frutto di piccinerie e fuori dalla volontà Dio, anche se permette tante cose”. Non riesce a spiegarsi il motivo della sua non riconferma, e poiché continuare a pensarci le fa troppo male, decide di non parlarne più:“È meglio non ragionare su questo argomento. Lasciamolo nel mistero...” Ma,al contrario,il prolungarsi del suo stato di sofferenza era più che visibile a tutte, e quando la Superiora generale le propone di andare in Brasile,è facile capire che ella intendeva, tra l’altro, allontanarla dal posto da cui non riusciva a staccarsi. Lo afferma lei stessa:“Il lasciare l’ufficio di Segretaria mi è costato tanto quanto mi costò il prenderlo...” Poi rivolgendosi al Signore,cerca di sublimare l’accaduto, pregando:“Signore, concedimi di essere come una candela che si brucia e consuma solo per tuo amore, sempre con lo sguardo in alto...” E conclude confessando il vero motivo della sua sofferenza: Mi ero troppo affezionata al mio lavoro (non alla carica) e il doverlo lasciare, mi sta procurando una indicibile pena...”. 36 Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole Queste parole Gesù le rivolge ai discepoli, durante l’agonia nel Getsemani. Prima ancora che una raccomandazione esse sono un riflesso del suo stesso stato d’animo, del modo con cui Egli si prepara alla prova. Di fronte alla passione imminente, Egli prega, lotta contro la paura e l’orrore della morte, si getta nell’amore del Padre per essere fedele fino in fondo alla sua volontà. Vigilare per Gesù vuol dire tenersi sempre pronti ad andare incontro alla volontà di Dio, saperne cogliere i segni nella vita di ogni giorno, soprattutto saper leggere le difficoltà e le sofferenze alla luce dell’amore di Dio. Ma sappiamo che siamo deboli, fragili, incapaci di scegliere costantemente il bene. S. Paolo, in Romani 7, 1425, esprime nel modo più chiaro e netto questa esperienza comune a tutti gli uomini. Suor Pia Abbondanza ce ne dà un mirabile esempio: ella non riesce ad accettare la prova subitacome permessa da Dio (debolezza della carne), ma contemporaneamente non lascia di pregare e di lottare (vigilanza), e riesce cosìa trasformare la stessa sofferenza in offerta di amore verso Dio: La preghiera fiduciosa a Dio, come ci avverte Gesù, è la prima condizione per superare ogni prova, perché la tentazione a cui siamo maggiormente esposti in questi momenti è il timore di non farcela. Ma Gesù ci assicura: “Tutto quello che domandate nella preghiera abbiate fede di averlo (già) ottenuto e vi sarà accordato”(Mc 11,24). 37 Anche la Madonna nelle sue apparizioni, quasi ogni giorno, raccomanda la preghiera. Chiede a tutti di pregare senza interruzione e di pregare con il cuore. 38 La proposta di andare in Brasile Suor Pia Abbondanza ci teneva molto a far sapere che la Madre generale, per quanto riguarda la sua andata in Brasile, le aveva fatto solo una proposta. Si tratta di una preoccupazione che troviamo sottolineata nella lettera (2 gennaio del 1974), alle consorelle della Comunità di Roma, dove spiega molto chiaramente anche il suo stato d’animo e la dinamica della sua risposta. La riportiamo qui integralmente. Carissime Consorelle, Prima di partire avrei voluto esprimervi oralmente quello che, invece, ho dovuto affidare a questo semplice foglio. La commozione, certamente, mi avrebbe invasa e quindi non avrei potuto parlare come avrei dovuto e voluto. Consorelle carissime, prima di tutto chiedo scusa a ciascuna di voi per quante volte forse involontariamente, ho recato dispiacere; chiedo scusa perché non sempre ho avuto la forza dimostrarmi gioiosa e serena; chiedo scusa perché, essendo la mia pena radicata nel segreto dell’anima, fin dal momento in cui avevo visto profilarsi all’orizzonte il distacco, che avrei dovuto necessariamente fare da persone e cose a me tanto care, di conseguenza il mio mesto aspetto si è prestato a molteplici supposizioni...; chiedo scusa in particolare a tutte quelle carissime consorelle che hanno sofferto e soffrono molto per il mio allontanamento. 39 La volontà di Dio è stata troppo chiara perché andassi lontano e avrei agito contro il suo volere se avessi fatto altrimenti, se non avessi accettato il suo dono. E mi spiego. Il 15 agosto u.s., mi fu chiesto dalla Rev.da Madre se volessi andare in Brasile. In quel momento restai un po’ perplessa e chiesi un po’ di tempo per pregare e riflettere. Erano le 11 e la campana c’invitava a Messa. Iddio volle subito dimostrarmi che la richiesta della Madre, era una sua richiesta perché all’omelia mise sulle labbra del sacerdote le parole che Egli stesso rivolse ad Abramo: Lascia la tua terra e va dove ti mostrerò...”. Quelle parole furono come una luce che illuminarono d’un tratto la mia anima che in quel momento navigava nel buio e nell’incertezza e furono capaci di ripiegare dolcemente la mia volontà a non porre indugi nel dare un risposta affermativa alla domanda che mi era stata rivolta. Ripeto e preciso che mi fu rivolta una domanda e non un comando. Ero quindi libera di accettare o meno quanto mi era stato domandato. Era il 15 agosto, festa di Colei che col suo “sì” salvò il mondo; potevo io rifiutare l’invito di Dio così chiaramente espresso per mezzo di chi lo rappresenta in terra? “Lascia la tua terra e va...”; va dove c’è più bisogno, dove il campo di lavoro è immenso e gli operai sono pochissimi. Queste erano le parole che mi risuonavano spesso alle orecchie. E quando nuvole di sconforto le sentivo sorvolare nere e pesanti nel cielo sereno dell’animo mio, cercavo di diradarle pensando che quando Dio chiama non guarda a età, a salute, a doti particolari perché è Lui che dovrà operare, noi siamo solo dei semplici strumenti nelle sue mani divine: “Siamo dei servi inutili”, anche quando, 40 come nel mio caso, siamo state molti anni a lavorare nel medesimo luogo. Consorelle carissime, aiutatemi con la preghiera perché possa essere degna del dono che il buon Dio mi ha fatto nel chiamarmi in terra straniera. Ci conforti il pensiero che se l’oceano ci separa, la preghiera ci unisce e accanto al tabernacolo ci possiamo incontrare sempre. Possa il mio e vostro sacrificio attirare grazie e benedizioni sulla Chiesa e sulla Congregazione tutta, susciti il buon Dio buone e sante vocazioni locali perché continuino l’Opera che noi abbiamo iniziato. Con affetto vi abbraccio e saluto ancora. Sr. Pia Abbondanza. 41 Partenza per il Brasile Il 6 gennaio del 1974, la Superiora generale, Suor Chiarina Pezzuto e la sua segretaria, Suor MarcellinaGargiula, accompagnano suor Pia Abbondanza Ria, Suor Prisca Corrado e Suor Gligeria Pignari a Brasilia, dove i Padri Pavoniani hanno inaugurato il CEAL Ludovico Pavoni, per la stimolazione precoce, la riabilitazione e l’inserimento scolastico e professionale dei sordi. Si tratta della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata,detti comunemente Pavoniani, fondata a Brescia tra il 1818 e il 1821 a opera di Lodovico Pavoni per il "ricovero educativo” della fanciullezza abbandonata del suo tempo. I Pavoniani, in sintonia con il sentire del loro fondatore, si occupano, in varie parti del mondo, dei ragazzi e dei giovani in situazione di disagio sociale, tra cui i sordi. Per il lavoro con i sordi del CEAL di Brasilia, essi avevano chiesto e ottenuto la collaborazione di alcune religiose della Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri, esperte nell’insegnamento dei sordi nelle varie fasce di età. Suor Pia Abbondanza, durante la sua permanenza in Brasile,svolge l’incarico di responsabile di comunità a Brasilia, Belém, Manaus, Sitio Novo, Pouso Alegre. L’ultima tappa Brasilia, da dove riparte (11 luglio del 1985) per fare ritorno definitivamente in Italia. 42 Brasilia. Madre Angela e Suor Pia Abbondanza 43 44 CEAL (Centro Educazionale Audizione e Linguaggio) dei Padri Pavoniani, per audiolesi. Da sinistra:Suor Marcellina, Madre Chiarina, Suor Pia Abbondanza, Suor Gliceria, Suor Celestina, Suor Prisca 45 Lettera aperta alle consorelle de Brasile Carissime consorelle del Brasile, ho trascorso undici anni in Brasile ( 6 gennaio 1974 – 11 luglio 1985). Troppi, pochi: dipende dalla qualità della vita con cui si è vissuto. Quando ci rifletto, mi vengono in mente le parole del Salmista: “Rivelami, Signore, la mia fine; quale sia la misura dei miei giorni e saprò quanto è breve la mia vita”.10 L’importante è valorizzarli momento per momento, tenendo conto del tempo che il Signore ci dona. Ora posso dire con riconoscenza: “Grazie, Signore, per l’esperienza che ho fatto; grazie per il coraggio datomi da Te di dire “Sì” alla richiesta dell’obbedienza, se volessi andare in Brasile”. Ricordo con nostalgia la buona gente che ho lasciato lì e dalla quale ho imparato molto: insegnanti, famiglie, bimbi sordi di Belem e di Brasilia, dai quali ho ricevuto tanto calore umano. Tutto e tutti porto nel mio cuore e lì rimarranno fino a quando la memoria mi aiuterà a rievocare persone e cose: cielo azzurro di Brasilia, croce del sud con stelle lucentissime, piogge torrenziali di Belém, sempre alla stessa ora, oceani e fiumi senza sponda, albe e tramonti incantevoli, canti melodiosi di uccelli tropicali, distese immense da coltivare e popolare, occhi e sguardi innocenti di bimbi, abbracci nell’incontro con gli amici. 10 Salmo 38, 5. 46 Brasilia, mia ultima dimora, casa di formazione con la presenza delle carissime Novizie e Postulanti. Mi sentivo giovane con voi, vivevo i vostri piccoli e grandi problemi che affioravano dalle preghiere spontanee durante la Messa, le lodi e il Vespro. Gioivo quando percepivo la vostra crescita e la buona volontà di migliorare; mi rattristavo per qualche inevitabile disappunto. Ero e sono felice per la vostra maestra che con tanta disponibilità, amore e saggezza vi aiuta nella formazione, secondo lo spirito della nostra Congregazione. Auguro che ciascuna di voi sia domani un modello di vita da attirare altre giovani alla vita religiosa; a lavorare per i bimbi sordi, così numerosi in Brasile, nonché a impegnarvi nella pastorale per la crescita armoniosa del vostro popolo tanto disponibile e aperto ai valori umani e cristiani. Grazie a voi, carissime consorelle di Brasilia, Belém, Manaus, Cachoeria e Salvador per il lavoro che fate in Brasile e per la disponibilità nel rimanere ancora là, lontane dagli affetti più cari, lontane dalla bella Italia. Se avessi qualche anno di meno ritornerei per darvi una mano. Ma siate sicure che spiritualmente sono con voi, vi ricordo una per una e vi sono sempre vicina con l’affetto e nella preghiera. Un beijo e um grande abraço grande quanto l’oceano che ci divide. Suor Pia Abbondanza. 47 È vera obbedienza anche quando non si condivide Tornata in Italia (11 luglio 1985) viene trasferita prima all’Istituto di San Cesario di Lecce e l’anno dopo all’Istituto S. Giuseppe di Trani come responsabile della Comunità religiosa e dell’annesso convitto riservato alle alunne sordefuori sede, che frequentano l’Istituto “Suore Salesiane dei Sacri Cuori” di Barletta. Si tratta quindi di assumere due grosse responsabilità, che Suor Pia Abbondanza non si sente affatto di accettare. Alla fine cede, seppur con molta trepidazione e senso di smarrimento, avvertendo dentro di sè forti grida e lacrime. Ecco cosa scrive al riguardo: “Un’obbedienza che non voglio assolutamente accettare: piango, strepito, imploro, ma nulla da fare. Devo andare a Trani. Ubbidire al Superiore, è obbedire a Dio. Anche se non si fa con amore, si fa l’obbedienza. Sono stata trascinata per forza ad andare in quel luogo,come quel profeta (Geremia), che fu costretto a fare ciò che non avrebbe voluto fare.Questa obbedienza mi è stata imposta. Il 24 settembre del 1986 arrivo a Trani e il 25 mi raggiunge la Madre generale, Suor Angela Casciaro e le Consigliere Suor Franca Elisa e Suor M. Alfonsa. Piango e dico loro che non voglio accettare: è troppo pesante alla mia età ripetere l’incarico di superiora. Sono altri tempi, vengo dal Brasile dove è tutto diverso. 48 La Madre non si pronuncia, e riparte senza darmi la nomina. Ma il 26 ritorna Suor Maria Alfonsa, alla cui presenza, la superiora uscente, Suor Maria Filippa, mi fa le consegne. Guardo, ma non vedo... Verso mezzogiorno si va in cappella per leggere l’Atto di Consacrazione. Mentre mi avvio mi sembra essere Isacco che va sul patibolo, e spero in un contrordine. Attendo, ma il contrordine non arriva. Suor M. Alfonsa legge e io continuo a piangere. Uscite dalla Cappella andiamo in sala: saluto le consorelle che si complimentano con me, esubito dopo Suor M. Alfonsa legge la Circolare con la quale la Madre generale mi nomina ufficialmente Superiora. Il giorno dopo vado in famiglia e rientro il 29 settembre. La Madre ci ripensa, e il 4 ottobre mi chiede se voglio dare le dimissioni da superiora. Dico di no. Ormai,se Dio mi ha chiamata a Trani ci resto. Meno male che dopo la rivolta è subentrata la fede: non accettare è respingere la volontà di Dio. Fare io la scelta significava fare la mia volontà e non quella di Dio. E il merito? Ho sempre goduto nella mia vita. Comincio ora a soffrire, a stare con Gesù in croce”. Suor Pia Abbondanza, come leggiamo nella Lettera agli Ebrei 5,8 su Gesù, impara per propria esperienza, quanto fosse difficile e doloroso sottomersi e obbedire alla volontà di Dio, ma la fede nel Suo disegno d’amore realizzato in Cristo,trasforma la sua iniziale ribellione in un’offerta di comunione con Cristo in croce. Sull’esempio di Cristo e imparando da Lui, Suor Pia Abbondanza, con gesto di grande rassegnazione e 49 disponibilità,accetta l’oneroso compito di guidare e animare la Comunità religiosa affidatale dall’obbedienza. Dai suoi appunti risulta, infatti, che ella si mise subito al lavoro: riunisce puntualmente le sue religiose in Assemblea comunitaria;interviene perché nella Comunità vengano fedelmente attuate le direttive della Superiora generale; favorisce lo spirito di preghiera e di comunione; si preoccupa soprattutto di creare un ambiente di fiducia, mostrando stima e benevolenza verso tutte le consorelle, convinta che se la superiora è materna e fiduciosa, anche le suore lo saranno. Ella aveva capito che l’essenza del servizio dell’autorità e prima di tutto l’amore, la benevolenza, la stima verso ogni singolo membro della comunità. Chi si sente davvero amato, infatti, non può non riconoscerlo e comportarsi di conseguenza. Si tratta di testimoniare l’amore con cui Dio stesso ama ogni persona, senza distinzione. Intanto, altre difficoltà appaiono all’orizzonte della vita di Suor Pia Abbondanza, checolpita da seri problemi alla vista, ricade nell’angoscia di non farcela, eprima che l’anno scolastico 1986/87 volgesse a termine, torna a supplicare colei (la Superiora generale) che poteva liberarla dall'”amaro calice”. Scrive: “Per me è stata veramente un’esperienza molto dura la vita a Trani, che non mi sento proprio di ripetere. A questa si è aggiunta la malattia agli occhi che mi preoccupa non poco. Davanti a Dio affermo sinceramente che non ho più la forza fisica né morale per occupare il posto di 50 responsabile (...). Desidero vivere nella pace e nella tranquillità l’ultimo scorcio della mia vita, che secondo il decorso del male, dovrò passare nel buio”. Non conosciamo la risposta della Madre generale a questa accorata richiesta, ma sappiamo che Suor Pia Abbondanza rimase nell’Istituto S. Giuseppe di Trani fino all’ultimo giorno dei sei anni di mandato: 25 settembre del 1986- 25 settembre del 1992. Sappiamo anche che ella durante tutti questi anni svolse scrupolosamente il suo incarico di responsabile della comunità religiosa e del convitto delleragazze sorde. Nel rapporto educativo con le ragazze, ella riesce, mediante il suo tipico atteggiamento materno, a creare tra le educande un clima di accoglienza serena e familiare. Mantiene continui rapporti con la scuola e le famiglie, partecipando attivamente al processo della loro crescita umana e cristiana. 51 Nella comunità di S. Cesario di Lecce Terminato il suo mandato di responsabile della comunità di Trani, il 25 settembre del 1992, viene trasferita a San Cesario di Lecce in qualità disegretaria presso l’Asilo nido ecasa di riposo per anziani,due realtà gestitedalle Suore Salesiane dei Sacri Cuori. Anche qui, ella disimpegna il compito affidatole con responsabilità, serietà e dedizione.E quando ormai, anziana e sofferente,sente vicina la fine della sua vita terrena, si affretta a scrivere alla Madre generale perché provvedesse in tempo alla sua sostituzione: “Carissima Madre, mi affretto a scriverti pochi righi prima che sia troppo tardi. La mia vista va sempre più diminuendo: vedo molto ombrato, anche con gli occhiali, sia da lontano che da vicino, e non posso sforzarmi troppo né a leggere né a scrivere. Molte volte ho ripetuto la preghiera di Gesù al Padre: “Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice” (Mt 26,39). Ma ora comincio a capire che non vuole ascoltarmi e lo fa per il bene dell’anima mia. Avrò più tempo per pregare e per prepararmi all’incontro con Lui (...). Se fra breve la vista mi lascerà totalmente, sarò costretta a lasciare la Segreteria. Non sono io che la lascio, è Gesù che me la toglie per donarmi dei beni migliori e maggiori.(1^ lettera 2007). A breve distanza di tempo, Suor Pia Abbondanzascrive 52 nuovamente alla Madre generale per sull’aggravarsi delle sue condizioni di salute: informarla Madre, sento che vado sempre più peggiorando, me l’ha confermato il medico nell’ultimo controllo (...). Mi sono spinta a dirlo perché tu possa pensare in tempo alla segretaria di S. Cesario (...). Vorrei lasciare la segreteria in ordine, ma non posso farlo perché la vista non me lo permette, e, poi, penso, sia meglio che la Suora che mi sostituirà, prima si renda conto di quello che c’è, e poi sistemare il tutto come vorrà. Madre, ti ripeto che non sono io a lasciare la segreteria, ma è Gesù che non mi permette più di continuare. Chiedo l’aiuto della tua preghiera perché io possa accettare la volontà di Dio. (2^ lettera,14/04/2007). 53 Verso la meta Gli ultimi anni di vita di Suor Pia Abbondanza, segnati da sofferenze e limitazioni di ogni genere, non le impediscono di lodare Dio e affidarsi a Lui nel silenzio e nella costante preghiera. Sopporta tutto con animo forte e sereno, fidando nella misericordia di Dio che tutto avvolge; “che ogni cosa coopera al bene di coloro che amano Dio, che né morte né vita, né alcuna altra cosa potranno mai separarci dall’amore di Dio” (Rm8, 28). Sono questi i sentimenti con cui Suor Pia Abbondanza si prepara all’incontro con il Signore, possiamo infatti rilevarlo dalle preghiere che ella rivolge al Signore nell’ultimo periodo della sua vita, come per esempio le seguenti: “Signore Gesù, sento di essere nell’ultimo scorcio della mia vita. Quanto tempo mi darai ancora per prepararmi all’incontro con te? Poco, molto, moltissimo... In buona salute, nella malattia, nel dolore? Fin d’ora tutto accetto, ben sapendo che tu così vuoi. Ma sai pure, Gesù, che sono debole e misera. Non potrei sopportare nulla se Tu stesso non mi darai una mano, la tua mano di Padre. Ora che sono nella piena facoltà mentale, offro tutto a Te: pene e dolori, in riparazione dei miei peccati che affido alla tua misericordia, dalla quale attendo il perdono totale, onde possa unirmi a Te totalmente purificata. 54 Questo ti chiedo per intercessione di Maria, Madre tua e Madre mia fin dalla più tenera età. Amen. Ora, che sono avanti negli anni, sento che questo momento sta per arrivare, e mi ricorda che devo essere sempre pronta a tale fausto incontro”. San Cesario, 18 novembre 2009. Quanto più sente che il momento della morte sta per avvicinarsi, tanto più cresce in lei la percezione del suo limite, il bisogno di fidarsi e sperare nella misericordia del Signore, il bisogno del Suo aiuto e il desiderio di giungere all’incontro completamente purificata. Quel giorno si avvicina molto lentamente, ma inesorabilmente, sino a giungere al 19 maggio del 2012, quando Suor Pia Abbondanza, all’età di 93 anni, ritorna alla Casa del Padre. 55 Suor Pia Abbondanza Ria 56 Conclusione L’essenza del servizio è l’amore che si deve confessare al Signore, come è stato chiesto a Pietro prima di affidargli la cura del gregge (Gv 21, 15-19). Sull’esempio di Cristo siamo chiamate a comunicare l’amore del Padre, e questo a partire dalle persone che ci sono state affidate. “La vostra amabilità sia nota a tutti” dice San Paolo ai Filippesi (Fil 4,5). L’amabilità, ossia l’amore come costante parametro delle nostre relazioni, come nel caso di Suor Pia Abbondanza, conduce decisamente ad individuare nel Vangelo gli atteggiamenti più adatti ed efficaci affinché il servizio che si è chiamate a gestire e ad offrire, sia realmente orientato e guidato da Colui che gli conferisce significato e autorevolezza. 57 DATI BIOGRAFICI 1919, 27 febbraio: Ria Giorgina nasce a Parabita (Lecce) da Rocco e Ruspo Clementina. 1919, 4 marzo: riceve il battesimo nella Parrocchia di San Giovanni Battista di Parabita.. 1921, 10 ottobre: riceve la cresima a soli due anni e mezzo. 1926, 8 maggio riceve la prima comunione nel piccolo Santuario della Madonna di Pompei di Castro Marina. 1936, 11 maggio 1936 entra nella Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori a Lecce. 1937, 7 ottobre indossa l’abito religioso e prende il nome di Suor Pia Abbondanza. 1938, 8 ottobre emette la Prima Professione religiosa. 1944, 7 ottobre emette la Professione Perpetua. 1962, 4 luglio celebra il suo 25° di Professione religiosa 1988, 9 luglio celebra il suo 50° di Professione religiosa 2012, 19 maggio muore all’età di 93 anni. 58 INDICE Introduzione................................................................ pag 1. Nascita e infanzia..................................................... “ 2. I segni tipici di una vera vocazione.......................... “ 3. Il postulato.................................................................” 4. Il noviziato.................................................................” 6. I primi anni di attività apostolica...............................” 7. I sentimenti che abitavano il suo cuore.....................” 8. Il suo definitivo "Si" a Cristo....................................” 9. Agosto 1958, IX Capitolo Generale.........................” 10.Una data singolare: 20 settembre 1966...................” 11. L’Opera di don Smaldone in Brasile......................” 12. Rientro in Italia, passando da Brasilia.................... e Rio de Janeiro............................................................” 13. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole...............” 14. La proposta di andare in Brasile.............................” 15. Partenza per il Brasile.............................................” 16. Lettera aperta alle consorelle de Brasile.................” 17. È vera obbedienza anche quando non si condivide..” 18. Nella comunità di S. Cesario di Lecce....................” 19. Verso la meta..........................................................” Conclusione..................................................................” 59 3 60