La Narrazione nella promozione sociale A cura di Maria Teresa Marziali e Carmen Ferrari “A chi ci ha lasciato le tracce del sentiero che stiamo percorrendo, con l’auspicio che le nostre siano altrettanto utili ...” INDICE Presentazione, Paolo Pittori presidente Auser Marche………………………..…………..... Pag. 1 Il progetto di promozione sociale, Maria Teresa Marziali responsabile Apprendimento permanente Auser Marche……………………………………. Pag. 4 Le attività e la metodologia di lavoro, M.Teresa Marziali. Pag. 10 I partecipanti dicono..., Maria Teresa Marziali…….……… Pag. 28 Questionari di monitoraggio e di valutazione, Maria Teresa Marziali…………………………………………. Pag. 34 Il lavoro e la narrazione, Carmen Ferrari pedagogista e formatrice………………..….. La passione muove ancora il mondo, L'incontro con i lavori, Carmen Ferrari ………………………………….……. Promuovere narrazione, Carmen Ferrari …………..……… Bibliografia …………………………………………..……….. Pag. 41 Pag. 46 Pag. 47 Pag. 51 Presentazione Paolo Pittori Nella primavera del 2012 in poche settimane abbiamo elaborato e condiviso Il progetto Auser di promozione Sociale. Al momento di sceglierne il titolo sono emersi titoli anche simpatici ma non pienamente rispondenti allo spirito del progetto. L’acronimo TRACCE viene da una proposta di Maria Teresa che, sinceramente, non mi convinceva. L’abbiamo adottato non avendo io nulla di meglio da proporre. Oggi ho scoperto essere un titolo azzeccato. Forse merito dell’intuizione femminile, di un sesto senso non sempre percepibile anche se, sinceramente, credo più al lavorio, al cesello quotidiano che trasforma l’idea in realtà, un po’ come succede “ nel dialogo …(dove) è possibile portare un po’ di chiarezza dentro all’immaginario … e, nell’intento narrativo …, si può portare alla luce ciò che può essere nascosto, poiché la narrazione, se è veramente tale, rende esplicito l’implicito, dà forma a ciò che, nelle nostre menti, non la possiede ancora”. Le risultanze del progetto seguono sempre linee tracciate ma a loro volta si completano, si trasformano, deviano, spinte dall’azione, a volte fortunate, altre inconsapevoli o legate all’inconscio personale o collettivo. 1 A dimostrazione ancora una volta che le persone, “i soggetti” positivi, riescono meglio a rendere positivo il loro “fare” ed i risultati raggiunti. Un continuo eccedere se stessi, superare il limite convenzionale, quale forma matura, a volte senile, dell’entusiasmo giovanile o del sognare in grande. Importante, nelle fasi del fare, non superare il limite della sicurezza e del buon senso. Il confronto con altri, la condivisione anche con chi, diverso da noi, ci aiuta ad avere coraggio e allo stesso tempo muoverci entro sentieri e tracciati resi sicuri dal confronto che aiuta e allo stesso tempo mitiga il nostro personalismo rendendolo fruibile e a disposizione. In questo progetto i protagonisti cacciatori di orme hanno scorto e incontrato altri soggetti, di generazioni, culture ed esigenze diverse. Nel percorso le orme si sono intrecciate, contaminate, confuse, ma ad ogni passo le loro mani, i loro piedi hanno continuato a marcare con nitidezza la propria impronta, sempre più certa e snella grazie all’acquisizione di una maggiore esperienza e sicurezza. La loro mente invece no! Non si è confusa, è cresciuta più aperta, elastica e ricettiva al nuovo, superando il timore di entrare in rapporto con altri. Superando piccole paure e piccoli difetti che, forgiati nell’attenzione all’altro, si sono amalgamati in un coro collettivo e diventati tessere di un bellissimo mosaico. Il progetto ha avuto il merito di accompagnare, tracciare, a volte anticipare alcuni temi del “Progetto sociale Auser per 2 tutte le età” e “tra memoria e futuro”, tema del 25° anniversario Auser che caratterizzerà il 2014. Un bel modo di declinare l’invecchiamento attivo tra giovani, culture ed etnie diverse. Con loro, nel contempo, l’intera organizzazione si impegnava in altro modo a tenere assieme, non lasciare soli ed aiutare migliaia di persone sempre più provate dalla crisi e dal taglio di servizi sociali, di quel welfare pubblico che altri avrebbero dovuto garantire. Un grande complimento ed un grazie di cuore a quanti hanno collaborato rendendosi partecipi di una bella iniziativa che spero abbia contribuito ad aiutare anche chi, attorno a noi, sarà il destinatario finale delle nostre azioni, con l’augurio che un giorno possa esserne anche l’artefice. 3 Il progetto di promozione sociale Maria Teresa Marziali La vecchiaia è una ricchezza se l'esperienza acquisita può essere scambiata...., quando questo scambio diventa impossibile la vecchiaia diventa un insignificante accumulo di anni che la società atomizzata sopporta.” (Umberto Galimberti, Il corpo, Feltrinelli, 1987) Questa pubblicazione e il video che si trova al sito www.ausermarche.it documentano il progetto di promozione sociale Tracce, realizzato nel 2013 da Auser Marche, con il supporto della Regione Marche. L'opuscolo contiene anche commenti sul progetto della pedagogista e formatrice Carmen Ferrari che contribuiscono a chiarire cosa si intende per narrazione, la modalità di comunicazione scelta nelle relazioni educative del progetto, e lo strumento per rendere più concreta l'alleanza tra generazioni nel contesto più importante per la cittadinanza sociale: quello della vita lavorativa. Il 2014 segna il venticinquesimo anniversario di Auser che, con il Progetto sociale Auser per tutte le età, rafforza i suoi obiettivi di costruire reti e attivare cittadini per contribuire ad 4 una società al cui centro sia il valore della persona, il suo benessere e il riconoscimento delle sue competenze nell'arco della vita. 1989 - 2014 25 anni MEMORIA E FUTURO Filo d’argento tel. 800.99.59.88 www.ausermarche.it 5 Il concetto di arco della vita è stato discusso da Auser durante il suo Convegno nazionale del 2012 dal titolo “L'arco della vita: un paradigma per il dialogo tra le generazioni”, e ha continuato a diffondersi attraverso i documenti in preparazione del Congresso del 2013. Il ragionamento parte dalla consapevolezza che la persona valorizza se stessa, e viene valorizzata, nel continuum della sua esistenza, non nei segmenti della vita. Tutto ciò che costituisce la tensione verso il futuro: le credenze, i valori, i desideri e le strategie, riguarda le esperienze dell'intero arco esistenziale e prepara la qualità dell'invecchiamento. Auser, come altre associazioni in Italia, qualifica come Attivo l'invecchiamento auspicabile, e nel suo programma pone l'Apprendimento permanente in grande evidenza. Essere in Apprendimento vuol dire attrezzarsi, per conservare l'integrità psico-fisica e per combattere il rischio di esclusione sociale, ma anche per sostenere le comunità dove viviamo, le caratteristiche positive che di essa conosciamo e che vogliamo contribuire a sviluppare. Questo ultimo punto ci avvicina al progetto Tracce e al suo principale obiettivo di motivare persone che hanno competenze e passioni, soprattutto legate al territorio di appartenenza, a raccontare, cioè trasmettere con modalità narrativa, la propria esperienza. Un'ampia letteratura di pedagogia sociale, di psicologia di comunità e autobiografica (vedi Bibliografia) sostiene il valore specifico del dialogo tra generazioni in situazioni di crisi. Quella che viviamo attualmente è una situazione di crisi e di cambiamento, che generano la necessità e l'urgenza di azioni 6 continue e concrete per stimolare pratiche che contano sulla reciprocità, su una elaborazione comune del passato che costruisca un futuro di benessere condiviso. Contesti sociali e persone, di ogni età e cultura lavorativa, si pongono come risorsa esterna dentro un processo di ampliamento delle possibilità individuali. Le frasi riportate a pagina 26 dicono delle relazioni significative che si sono create durante le attività del progetto, e che hanno mosso l'interesse di giovani e anziani per specifiche aree di sapere e di potenziale lavoro. Giova chiarire che non si pensa certo di misurare il valore di una persona con la quantità di sapere da essa posseduta. Si sente spesso ripetere la frase: “Quando muore un vecchio, è come se bruciasse una biblioteca”, ma la vita di una persona è di ordine ben superiore a quella di migliaia di libri, pur di testimonianza. Consideriamo, però, che lo scambio che una vita piena di curiosità, di cura e passione offre ad altre vite, è di enorme significato in un ordine complessivo di crescita e di benessere sovraindividuale. Il processo di transizione tra generazioni, sul piano identitario e su quello relazionale, va incluso e coltivato, dunque, molto più di quanto comunemente si faccia, ad esempio nella vita sociale delle associazioni di volontariato e di promozione sociale, con attività continue di ricerca, di dialogo e di trasmissione che arricchiscono e possono rendere operative le risorse interne di chi racconta e di chi ascolta, ruoli continuamente intercambiabili, come troveremo nel testo. Il percorso è multi livello, cioè si parte dalla consapevolezza delle proprie conoscenze e del loro valore, si decide, eventualmente, di offrire il proprio tempo e la propria presenza psicologica alla loro trasmissione, poi si passa per la formazione finalizzata ad arricchire la propria capacità di 7 narrare e di rendere attuale ciò che si sa. C'è una condizione perchè tutto questo si verifichi, cioè la presenza e il ruolo che organismi pubblici e/o privati, comprese le associazioni di promozione sociale, devono assumere nel sollecitare e facilitare la partecipazione, oltre a provvedere contesti adatti al riguardo. Le Università popolari e i Circoli culturali Auser delle Marche sono senza dubbio tra tali organismi, in ciò il progetto Tracce è sostenibile anche dopo il suo termine. La presenza attiva e responsabile di forme di cittadinanza organizzata è fondamentale per la coesione e per la promozione sociale e il miglioramento del dialogo tra generazioni vi contribuisce in modo determinante. Nei documenti europei sul programma 2014 – 2020 ricorre in proposito la parola alleanza. Si legge nella Comunicazione della Commissione Europea Europa 2020: “Obiettivo della strategia Europa 2020: più posti di lavoro e una vita migliore …. l'Europa è capace di promuovere una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva”. Tre obiettivi che si rafforzano a vicenda intorno alla parola economia, e che nel documento stesso vengono dettagliati. Noi cogliamo alcune parole: conoscenza, innovazione, più verde, coesione sociale e territoriale. Per favorire la realizzazione delle tre priorità vengono indicate sette iniziative faro, la penultima e l'ultima si riferiscono rispettivamente a “... consentire alle persone di migliorare le proprie competenze in tutto l'arco della vita” e a “... garantire la coesione sociale e territoriale in modo tale che i benefici della crescita e i posti di lavoro siano equamente distribuiti e che le persone vittime di povertà e esclusione sociale possano vivere in condizioni dignitose e partecipare attivamente alla società”. (Comunicazione della Commissione Europa 2020, Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva” Bruxelles, 3.3.2010). 8 Il rapporto tra le generazioni è una questione importante per la coesione sociale e territoriale, aumentare la disponibilità al racconto e all'ascolto vi contribuisce e rende maggiormente possibile quell'alleanza citata. 9 Le attività e la metodologia di lavoro, Maria Teresa Marziali “...Amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra” (Primo Levi, La chiave a stella, Einaudi, 1978) Generazioni diverse si alleano in un progetto comune che può riguardare in senso ampio la vita lavorativa, aspetto cardine della cittadinanza sociale, ma anche del benessere personale, come dice Primo Levi nella frase sopra riportata. Frase che può apparire provocatoria in questi tempi, infatti come si può amare un lavoro che tarda tanto a venire, che non offre scelte, ed è irrinunciabile anche quando si presenta in condizioni tanto atipiche ed economicamente poco appaganti? Ma Auser Marche, all'interno del suo impegno circoscritto alla promozione sociale, ha raccolto la sfida di motivare i suoi associati e i volontari, ad una continua ricerca di opportunità ancora aperte. Nel contesto dell'educazione non formale, in alcuni casi accolta da programmi scolastici curricolari, il progetto Tracce ha sollecitato e documentato racconti e attività di vita lavorativa: testimonianze, immagini, desideri, abilità. 10 Abbiamo scritto che la narrazione è lo strumento indispensabile per far esprimere direttamente il soggetto, per farlo essere protagonista del contributo, in atto o potenziale, alla vita della comunità. La persona che si narra e che narra il territorio nel quale vive esplora le risorse di entrambi, fa ricognizione di competenze, mette in luce potenzialità, e così valorizza se stessa e la comunità di appartenenza. Si può parafrasare Elias Canetti e dire che "Chi narra se stesso finisce, lo voglia o no, con il narrare tutto il resto.” L’apprendimento e la pratica dell’auto narrazione erano focalizzati sul sentire, sulle intuizioni, sui valori e desideri dai quali l'esperienza narrativa è attraversata. È stato interessante conoscere disegni di futuro di giovani e giovanissimi, e anche modalità relative all’acquisizione di competenze e alla messa a punto del progetto di sviluppo professionale di persone di ogni età. L'intenzione pedagogica, per chi ha partecipato come narratore o come ascoltatore, di volta in volta intercambiabili, era quella di aumentare autostima, creatività, conoscenza, inclusa quella del proprio territorio. Questi processi, assieme alle competenze tecniche specifiche di ogni lavoro, muovono prospettive anche tra le nuove e sfidanti caratteristiche del lavoro. La conoscenza è il primo terreno sul quale Tracce si è misurato, una conoscenza approfondita delle comunità di persone, delle Istituzioni, della vita e delle caratteristiche del territorio. Il progetto ha mosso positivamente le capacità di ricerca dei presidenti Auser Marche, regionale e provinciali, e queste hanno messo in luce sapere e abilità rare, esperienze utili, da valorizzare, nelle cornici naturali dei nostri paesi. In un percorso di educazione non formale, svoltasi in quattro casi anche all'interno di scuole, sono state gradatamente coinvolte 11 persone di età e in stadi formativi diversi, con passioni e desideri relativi alle attività scelte da ciascuna provincia. Tracce ha mostrato come, essere attenti e attivi nel corso della vita, trasmettere, o transitare, come dice il titolo del progetto, le esperienze individuali, conduce a un arricchimento di opportunità per tutti. Per i giovani, nel campo delle competenze e, forse, del lavoro, per i più adulti e per gli anziani, per un invecchiamento attivo. La narrazione dà attualità a conoscenze antiche di contesti, ad abilità e passioni, la sua pratica va diffusa fino ad influire sulla cultura e sul comportamento di chi il lavoro ce l'ha, di chi lo ha avuto, di chi lo cerca. Tutti sono in campo, impegnati in un apprendimento - insegnamento della/dalla propria vita. Che cosa intendiamo per narrazione? La narrazione contiene situazioni specifiche, piccoli dettagli, immagini vivide, cioè il materiale necessario al processo conoscitivo e ad una risposta affettiva alle esperienze. La narrazione è il linguaggio delle emozioni, evoca una risposta più piena di significato di quanto possa fare una semplice affermazione di fatto, è molto diversa dalla comunicazione quotidiana: si può comunicare senza narrare. La narrazione non ha a che fare con il giudizio, ma con le relazioni, è vicina ai concetti di rete, di collegamenti, di trasformazione. Le esperienze narrative che il progetto Tracce ha reso possibili riguardano competenze e passioni che non sempre hanno coinciso con il lavoro retribuito per le persone coinvolte, la molla per le attività è stata piuttosto la passione. I risultati mostrano che, quando un'attività è amata e si è disposti a raccontarla, l'esperienza che transita è più viva, la relazione che si costruisce è di tipo educativo e di cura, per i giovani, che ne recepiscono meglio i significati, e per gli anziani, che si 12 sperimentano mentori mentre aumentano le proprie capacità di raccontare. L’auto narrazione può migliorare con la pratica, divenendo un importante strumento che supporta i processi di apprendimento. Il progetto ha richiesto di esercitare proprio la capacità di rappresentare la propria vita, e la risposta a tale richiesta, in termini di presenza attiva e di coinvolgimento nella narrazione, è stata diversa in ogni ambiente, come si leggerà nelle brevi presentazioni che seguono e si intuirà bene anche dalle frasi dei/delle partecipanti, riportate nelle pagine a seguire. Insieme a tutte le Auser provinciali hanno partecipato quattro scuole, una secondaria inferiore e tre secondarie superiori, un circolo Legambiente, e tre associazioni affiliate Auser che hanno lavorato insieme in una stessa sede. Ogni contesto, pur avendo accolto le finalità del progetto, ha avuto bisogno di tempi diversi per la pratica delle modalità comunicative del progetto, ma alla fine tutti ne sono stati entusiasti. Ciò che si è appreso si può sintetizzare così: si parla di cura della narrazione quando ci si mette in gioco, cioè quando non si lasciano fuori le emozioni e i dettagli, si dedica tempo alla ricerca del significato per sé, alla scelta delle parole per esprimere ciò che si è vissuto e che si vuole raccontare. Dare vita alla propria esperienza ed offrirla con il racconto e con l'ascolto, sempre intercambiabili, è un atto di generosità che richiede un tempo di ricerca, e disponibilità alla trasformazione, sempre in atto quando si è in presenza di narrazione autentica. 13 Sperimentare tutto questo è ciò che si prefiggeva il progetto Tracce. Il video che si trova al sito www.ausermarche.it, e la breve presentazione che segue ne danno conto. 14 La vita sul mare e con il mare, Ancona, in collaborazione con l'Istituto Vanvitelli Stracca Angelini. Operatori: Sergio Gradara, coordinatore Federico Betti, biologo marino Fabio Cappanera e Clara Ceccacci, professori dell'Istituto Vanvitelli Stracca Angelini In collaborazione con la Lega Navale di Ancona hanno partecipato: Galliano Ippoliti, Comandante Roberto Romagnoli, Ingegnere Perri Cesaretti, Comandante della barca DESY 15 L'andar per mare ad Ancona: attraversare il molo, attendere il peschereccio e ritrovarsi a bordo, voci di giovani alla scoperta del vento: ‘Come si fa a capire da dove viene? È caldo o freddo? e le reti per la pesca, come una gabbia che si cala in mare dalla poppa e prende tutto ciò che trova. Una cultura, quella marinara con i suoi segreti della pesca, del mare, dei venti, delle specie di pesci, le maree, 16 “Mi piace il modo di interagire e di raccontare esperienze” dicono i giovani di una scuola superiore in queste uscite alla conoscenza diretta di certe professioni. (Carmen Ferrari) Quattro incontri con persone amanti ed esperte del mare intorno al Conero: un biologo marino, un comandante, un ingegnere meteorologo, due pescatori. Tutti loro trascorrono regolarmente una parte della loro vita in barca, e l'hanno raccontata, mentre parlavano della biodiversità che solo nella zona del Conero ha saputo svilupparsi e prosperare, colorando le acque in fondali raggiungibili con una comune maschera subacquea, e anche del promontorio del Conero che condiziona la meteorologia della zona, e della forma delle nuvole, dei venti che influiscono sulle condizioni del mare. Queste conoscenze, presentate come frutto di vite passate in mare, oltre che di studio, erano ricche di racconti di esperienze, di aneddoti che ne hanno fatto capire anche i significati personali e le implicazioni per una vita ad essi dedicata. L'uscita in mare di quindici studenti, su un battello appositamente attrezzato, e con due pescatori, ha concluso il ciclo di incontri. I pescatori hanno raccontato le tecniche di pesca, i pesci più comuni del nostro mare, le sfaccettature di una vita passata in mare e di un mestiere antico, ma mai soppiantato dalla tecnologia. 17 Quest'ultima esperienza ha dato più concretezza anche agli incontri precedenti, avvenuti in aula. 18 La pittura nel mondo, mezzo di espressione e di comprensione di se stessi e degli altri, Ascoli Piceno, in collaborazione con l'Istituto comprensivo Carlo Allegretti di Monteprandone e il Liceo artistico O. LICINI di Ascoli Piceno. Operatori: Ing. Bertin Nimon, coordinatore Maxs Felinfer, artista e mentore Cinzia Vagnoni, Maria Grazia Lakus, professoresse del Liceo artistico O. LICINI di Ascoli Piceno; Francesca Di Eleonora, professoressa dell'Istituto comprensivo Carlo Allegretti di Monteprandone Guerriero Traini, facilitatore É narrazione anche nelle terre di Ascoli Piceno, dove i giovani della scuola media e del liceo artistico incontrano l’arte e chi la rappresenta: etnie diverse che interagiscono con il loro territorio attraverso performance visive. Pitture, sculture che si fondano tra la cultura d’origine e quella attuale, insieme a quel linguaggio che trascende la realtà per trasformarla con i nostri 19 miti e personaggi interiori. I giovani studenti, negli atelier, si confrontano con le opere, ascoltano voci di artisti che esprimono la loro vita parlando del ruolo dell’arte nella società e provano, liberi, a lasciare tracce: si mettono in gioco con mani colorate su pannelli che diventano un puzzle collettivo di forme e colori: un linguaggio, quello dell’arte pittorica da sperimentare. Esce da questi giovani la forza immaginaria dell’abbando-no, del corpo, della mano che libera la mente. “L’arte è un’espressione dell’uomo” nelle parole dell’artista Maxs Felinfer che incontra il Progetto TRACCE offrendo ai giovani scampoli della sua esperienza artistica come sollecitazione a seguire, dalle persone anziane le tracce, i punti di riferimento da loro segnati su cui i giovani possono affrontare il futuro e le loro 20 scelte, anche nel linguaggio artistico. ………………. (Carmen Ferrari) Cinque incontri con il referente di progetto Bertin Paul Nimon e con l'artista Maxs Felinfer, per stimolare la libertà di espressione, il rispetto della diversità e la dignità della persona. La pittura, attività scelta, ha costituito un canale di comunicazione unico per sperimentare la propria originalità nell'ascolto dei linguaggi degli altri. così scrive Maxs sul profilo Facebook di Auser Marche :“Se ci troviamo in un’area sconosciuta e, guardandoci intorno, scopriamo una traccia lasciata da qualcuno, il connotato del posto cambia. Sentiamo di non essere più soli, qualcuno ha vissuto prima di noi l’esperienza di attraversare quel posto, lasciandoci le sue impronte, e trovare quella traccia ci incoraggia a continuare l’esplorazione. È così per ogni impresa dell’uomo, e da qui l’importanza di dare valore anche alle attività delle generazioni che hanno forgiato il nostro presente”. Gli/le studenti hanno indagato le modalità comunicative dell'artista attraverso le sue opere, ma hanno anche approfondito la conoscenza interculturale e la capacità di creare la propria opera, accettando, e poi cercando, un'espressione collettiva. Tutti gli/le studenti durante gli incontri hanno sentito che il processo che si andava attivando era chiaro nei suoi scopi e intenso nella presenza di tutti, e questo si vedrà anche dagli scritti sotto riportati. Il mentore non si è risparmiato nel 21 raccontare decenni di esperienze artistiche, offrendo poi a ciascuno di sperimentare il proprio vissuto mentre liberamente si creavano forme e si usavano colori, contaminandosi reciprocamente. Ne è risultato un enorme quadro collettivo sul quale l'insegnante scolastica è successivamente intervenuta con nuovi suggerimenti didattici che hanno prodotto bellissimi lavori dei quali tutti sono stati orgogliosi e dei quali si sono sentiti originali protagonisti. 22 La costruzione sociale della conoscenza in Rete, Fermo. Giovani e meno giovani di tre associazioni affiliate Auser di Amandola, dell'Auser di Fermo e dell'Auser di Porto San Giorgio si sono impegnati in un percorso di apprendimento sull'uso dei social network durato tre mesi. Operatori: Michele Marinangeli, coordinatore e responsabile laboratori informatici Giorgio Miandro e Duilio Virgili, Auser Porto San Giorgio Maria Clotilde Luca, facilitatrice Auser Fermo 23 Una chiave determinante dello sviluppo personale e della partecipazione sociale è la cittadinanza digitale, diritto di ogni persona, a qualunque età. Le competenze di base per il corretto uso dell’intera-zione on line sono una sfida per la comunicazione tra generazioni, la loro mancanza diviene una limitazione, simile al non saper leggere e scrivere di un tempo. Rendere visibile il sapere ne permette la condivisione, e quindi non solo la diffusione, ma il suo incremento decisivo. Così è stato per il linguaggio, per la scrittura, per la stampa, e così è per la rete. Con una differenza: i sistemi digitali creano un sapere che enfatizza la relazione tra le informazioni, si collegano pagine web, blog, immagini, video, audio, ma anche persone. 24 Se non tutto è positivo, utile o bello, gli scenari che si aprono non possono essere ignorati da alcuno. È possibile leggere, ascoltare, vedere cosa è stato detto in un evento di interesse, è possibile confrontare, verificare, criticare, costruire in modo cooperativo un sapere, una ricerca, un progetto. Ancora, è possibile creare legami sociali, interagire tra un incontro in presenza e l'altro. La condivisione produce ulteriore conoscenza, certamente non la riduce. “Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, ognuno di noi avrà ancora una sola mela. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ci scambiamo queste idee, allora ciascuno di noi avrà due idee.” (George Bernard Shaw). 25 È evidente come questa attività e questo aspetto della conoscenza siano di importanza fondamentale per il dialogo tra generazioni. È stato aperto e animato un profilo Facebook di Auser Marche, finora dedicato esclusivamente al progetto Tracce. 26 Economia con e nell’orto, Macerata. In collaborazione con l'Istituto Tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi” di Macerata. Operatori: Giulio Marinozzi e Irene Cingolani, coordinatori Pacifico Cardinali e Romolo Innamorati, professori dell'Istituto Tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi” 27 A Macerata andar per orti è una buona consuetudine, visti i 220 orti assegnati dal Comune ad altrettante famiglie che se ne prendono cura, utilizzando i prodotti della terra. Un progetto coordinato dall’Auser, che ne ha fatto una narrazione tra la terra e l’uomo, tra i giovani dell’Istituto Agrario e gli anziani che coltivano, curano, 28 raccolgono nei terreni della città, in uno scambio di saperi. I giovani studenti con le loro conoscenze scolastiche, hanno sperimentato la soddisfazione di poter collaborare, dando alcuni contributi innovativi agli adulti fra cui esempi di produttività non inquinante, davanti alla curiosità degli anziani orticoltori molto soddisfatti della riuscita del loro raccolto . (Carmen Ferrari) La trasmissione di pratiche legate alla cura dell’orto, alle coltivazioni stagionali, alle modalità di irrigazione, si è svolta in quattro incontri avvenuti in aula tra studenti dell'Istituto Agrario e adulti e anziani che curano gli orti affidati loro dal Comune di Macerata. L’Auser Macerata, che coordina tutto il lavoro e i rapporti degli orticoltori con il Comune, ha proposto la narrazione di questa attività all'interno del progetto Tracce. Circa venti studenti e dieci adulti anziani di Auser hanno discusso e si sono confrontati su metodi di coltivazione ortiva tradizionali e innovativi. Dopo i primi quattro incontri è stata pubblicata nel sito istituzionale dell'Istituto Tecnico Agrario "G. Garibaldi" una brochure sintetica ed accessibile per semplicità che focalizza i punti fermi della tecnica razionale di conduzione agronomica degli orti. Il risultato è consistito in un reciproco arricchimento, tanto da auspicare la continuazione della collaborazione. Questa avverrà a partire dal 2014 e prevede la conduzione di un orto "Pilota" realizzato da un gruppo di studenti della classe quarta D (corso per Periti Agrari) sotto al guida del loro insegnante di "produzioni vegetali". Lo scopo è quello di produrre una esperienza 29 formativa per utenze diverse: “i teorici” ed i “pratici”. L’Auser ha messo a disposizione un appezzamento di terreno da destinare ad orto e i mezzi tecnici per la sua razionalizzazione. L’Istituto Tecnico Agrario “G. Garibaldi”, con i propri studenti sta realizzando, insieme ad altri concessionari di appezzamenti confinanti, un progetto esecutivo con lo scopo di agevolare il gravame fisico degli anziani che intendono imitare tale esperienza. Tutti i partecipanti: studenti e concessionari potranno confrontare i risultati tra i loro appezzamenti e quello pilota. L’esperienza è condotta nel massimo rispetto dell’ambiente e della salubrità del prodotto realizzato, è prevista la presenza di un piccolo appezzamento testimone ove mettere a confronto altre condizioni di coltivazione: Bio - Basso impatto – Convenzionale. Si dovrà razionalizzare l’uso dell’acqua, una risorsa preziosissima che tutti i concessionari dovranno apprezzare a beneficio del Concessionario Comunale. 30 Costruzione di attrezzi e di strumenti con materiali naturali per una vita economica e sostenibile, Pesaro. In collaborazione con il circolo Le Cesane di Legambiente Urbino. Operatori: Bernardini Bruna, Coordinatrice Tagnani Chiara, Dini Sara, Speziale Antonina, Educatrici Luca Manieri, Roberto Podgonik, Ferrante Bernardini, Federico Cucchiarini, Guido Edera, Giorgio Damiani, Conduttori dei laboratori Scoprire la natura e le risorse della terra. Nonni e nipoti, nella casa di Apecchio in provincia di Pesaro-Urbino, TRACCE ha sperimentato una vacanza estiva. In questa vacanza, dai racconti dei nonni, insieme a chi conosce la terra e con essa vive quotidianamente, esce un rispettoso quanto piacevole 31 contatto con la natura e le tradizioni per vivere in un ecosistema dove si riconoscono i ritmi delle semine, delle raccolte, dove si utilizza e si trasforma ciò che la natura stessa produce: il legno per esempio, da cui costruire strumenti per la vita rurale dalla sapienza di mani che lo hanno lavorato negli anni. Giovani ragazzi che per quei giorni ascoltano, osservano, provano il fare dagli anziani e con essi. Tutto può essere utilizzato e consumato nel rispetto dell’ambiente. Certo anche i piatti tipici della cultura contadina e ciò che la terra ci regala nelle sue stagioni. Un racconto continuo che ci spiega bene quanto è importante per il narrante il ruolo che attribuisce alla tradizione nell’ambito della sua vita. ……………………….. (Carmen Ferrari) Due settimane in vacanza con i nonni, senza cellulare tra adulti, anziani e adolescenti che sono scambiati conoscenze sulle risorse della natura e sulle abilità dell’uomo nel servirsi delle materie naturali. Tutti i partecipanti si sono serviti di canne, giunco, midollino, per produrre strumenti, attrezzi e 32 giochi utilissimi ancora oggi, inoltre hanno confezionato forni solari e altri prodotti a bassissimo impatto ambientale. TRACCE quindi negli orti, come sui moli, nei vari laboratori; tutte nate dallo stesso progetto, che aiuteranno ad alimentare i desideri, le aspettative, le opportunità di generazioni diverse. 33 I partecipanti dicono.... (a cura di Maria Teresa Marziali) “Ascoltare la storia lavorativa e artistica del mentore del progetto Tracce è stato come se le linee semplici che avevo visto dentro di me, prendessero forma” (Partecipante al progetto Tracce) Questa parte contiene alcune delle frasi che i/le partecipanti hanno detto o scritto in vari momenti del progetto. I commenti orali sono stati registrati dai coordinatori locali, mentre gli scritti sono stati sollecitati dalla facilitatrice, in due momenti diversi. Lo scopo delle sollecitazioni era quello di ricordare la modalità narrativa introdotta dal progetto e farla praticare, le scritture che ne sono scaturite hanno rappresentato utili elementi per il monitoraggio e la valutazione. Le trascrizioni che seguono sono, dunque, evidenza del significato degli incontri e delle attività del progetto per i singoli partecipanti: studenti, docenti scolastici, coordinatori Auser, mentori. Per ogni frase si capisce abbastanza chiaramente il gruppo di appartenenza dell'autore. Ciò che è importante notare è l'uso della prima persona, la scelta di frasi e di parole non ordinarie o generiche, ma invece originali e impegnative, che testimoniano il coinvolgimento durante gli incontri intergenerazionali, che dicono di una presenza autentica dinanzi ad argomenti specifici, ogni volta impastati di vita vissuta e di quel sentimento che accompagna la competenza di un mentore: la passione. 34 “....abbiamo potuto ripassare gli argomenti affrontati sui libri con i volontari Auser che ne fanno diretta esperienza, perchè sono costantemente a contatto con la natura, è un modo divertente per apprendere.” “Fare scuola così, è vivere, e perciò comprendere, ciò che solitamente ci viene detto come una teoria.” “E' formativo passare all'atto pratico per un futuro da agronomo .. ho capito che nel settore agricolo l'ingegno può aiutare a superare molto problemi” “È una esperienza che mi ha toccato molto perchè, oltre a fare da “insegnanti” e levare qualche dubbio a qualcuno … il nostro sapere, per una volta, è servito a qualcosa.” “Oggi ho fatto ciò che mi piace, e ho sentito che così scopro me stessa e ciò che veramente voglio, ho sentito di aver diritto di scoprire la mia strada” “Superare gli automatismi, ho letto questa frase sui libri e l'ho sentita in molte occasioni, ma non gli ho mai attribuito il giusto peso fino ad oggi, e ho saputo di non essere l'unica” “Parole applicate alla vita, parole per ciò che si è, è il modo migliore per fare scuola” “Considero il fare scuola come oggi un modo per staccarsi dalla catena delle tecniche e andare più in là, esprimendo le mie emozioni per essere più libera artisticamente e spiritualmente” 35 “Incontro le parole che ho ascoltato oggi soprattutto quando sono felice, mi hanno ricordato i fuochi artificiali” “Mettere la prima macchia di colore mi ha fatto superare il blocco del foglio bianco, pian piano mi sono sentito padrone della macchia” “Traccia è un'indicazione per il futuro, da usare con creatività. Le parole che ho ascoltato oggi sono tracce stimolanti, vorrei fare scuola così tutti i giorni” “Raccontare mi conferiva competenza e sentivo che si sviluppava verso di me un sentimento referenziale. Mi sentivo utile e felice di dare possibilità e senso in più a chi mi ascoltava” “La concentrazione degli studenti e di alcuni docenti ha rappresentato per me la prova che la mia passione stava entrando in loro” “Ho visto ragazzi affamati di ascolto, anche grazie all'abilità narrativa del maestro, ho visto la pioggia di domande che ha seguito il racconto autobiografico” “Incontrarci e scambiare tra noi ha fatto superare la diffidenza che a volte c'è tra giovane e anziano e ha anche stimolato la creatività e la progettualità di vite future” “Più di un insegnante ha detto che la scuola stessa ha bisogno di accogliere nel percorso didattico le esperienze di vita e di lavoro di persone diverse dai docenti. Così i ragazzi possono essere più stimolati ad apprendere” 36 “I ragazzi hanno continuato a parlare degli incontri intergenerazionali, e nei loro lavori si possono ancora vedere tracce degli insegnamenti che ne hanno tratto” (Di seguito i due questionari per tutti i partecipanti, utilizzati durante il progetto) SCHEDA 1 (marzo 2013) Feedback dei partecipanti dopo ciascun incontro o attività - Scrivi le parole, le frasi o le immagini che ricordi di questo incontro e per te più importanti - Il mentore di oggi scrive qui di seguito due o tre parole molto importanti per descrivere l'esperienza del lavoro/passione che ha presentato. Scrivi anche tu su quelle parole, ad esempio in quale occasione le hai incontrate per la prima volta nella tua vita, cosa significano per te oggi, cosa ha aggiunto al loro significato la narrazione del mentore? 37 - Consideri l'esperienza di oggi un modo utile di “fare Scuola”? Perchè? 38 SCHEDA 2 (Novembre 2013) Questionario di valutazione per i coordinatori locali, le/gli insegnanti, le/gli studenti e coloro che hanno partecipato e collaborato al progetto di promozione sociale Tracce di Auser Marche. Ognuno potrà scrivere riferendosi al contesto all'interno del quale ha partecipato, secondo il suo punto di vista. L'innovatività del progetto Tracce è nel posizionarsi nelle aree grigie di transizione del lavoro, aree diverse per ogni età... Ogni generazione ha da raccontare testimonianze, immagini, desideri, abilità intorno al lavoro o a una passione coltivata fino a divenire alta competenza, pur se non spesa nel lavoro. Il racconto aumenta la motivazione ad agire in chi vi è coinvolto, come narrante o come ascoltatore, i giovani acquisiscono conoscenze di contesti, passioni e abilità che possono modificare il loro approccio al lavoro, chi è appena andato o sta per andare in pensione può diventare mentore. 1) Puoi commentare con poche frasi il paragrafo che hai appena letto e che esplicita gli obiettivi del progetto TRACCE Transizioni tra Racconti ed Esperienze? 2) Alla luce dei fatti, a progetto quasi terminato, per quali obiettivi ha realmente lavorato il progetto nella tua zona? 3) Cosa ha imparato con il progetto l'Associazione/la Scuola coinvolta? 39 4) Quali cose inaspettate sono avvenute nel corso della sua realizzazione? 5) Scrivi qualche commento libero, tuo personale o ascoltato 6) Cosa bisognerebbe fare per non perdere ciò che il progetto ha ottenuto di positivo, anche una piccola cosa? 40 IL LAVORO e LA NARRAZIONE, aspetti intergenerazionali, Carmen Ferrari Lavoro, pensieri in movimento. Quando penso alle giovani generazioni e al termine lavoro, mi sento invadere da una complessità che è insieme ansia, preoccupazione, disillusione, unite ad una sorta di propositività, curiosità, prova, scoperta; è così che il lavoro diventa plurale: i lavori, compresi tra la scelta o la necessità, nei percorsi di vita costruiti nel tempo, alla ricerca della propria soggettività anche nel lavoro. Ma si può ancora oggi parlare di lavoro che realizzi la propria soggettività quando la stessa è plasmata anche da nuove e mutevoli forme di apprendimento a più lavori? questo credo che i giovani stanno vivendo: giovani a cui è demandato un adattamento continuo, impensabile per le generazioni precedenti e già comunque molto spesso in atto nei loro genitori. Sappiamo, come genitori, come educatori, che un giovane studente si gode, più o meno soddisfatto, la sua vita scolastica perché così è: il suo impegno e la sua crescita sono lì nel rapporto con la scuola e con altro ancora. L’eco del termine lavoro è per i più lontano, semmai suggerito dall’istituzione scolastica, o sentito nelle preoccupazioni della famiglia o, ancora, allontanato perché non si sa dare risposta e non si è ancora vissuto come esperienza. Sovente questo lavoro si ferma, racchiuso nel senso comune del sentito dire e viene 41 depositato negli anni a venire per riemergere, finito il percorso dell’obbligo scolastico o universitario; alcune volte il lavoro diventa motivo di scelta per abbandonare la scuola in cui è difficile ‘collocarsi’ per vari motivi. Intanto, nell’immaginario dei giovani, in questo spazio temporale tra la fine di un percorso di studi e la ricerca di un lavoro, lo stesso sarà mutato e, non avendo come riferimento le forme del lavoro passato o osservando lavori nuovi, emergenti, si formeranno vaghe, incerte mappe mentali relative al loro futuro lavorativo, fatta eccezione per chi già sente un destino professionale a cui dedicarsi. Si aprono e si apriranno, per entrambi, scenari informativi enormemente sviluppati e accessibili, dalla rete informatica dei motori di ricerca sul lavoro, alle forme pubblicitarie, ai passa-parola dei racconti sui dettami del ‘sentito dire’, alle statistiche dei database, uniti alla creatività e al desiderio dei giovani stessi. Tutti elementi utili che mancano comunque della voce narrante dell’esperienza: sia quella degli adulti con il loro bagaglio, che quella di giovani che già stanno vivendo le loro storie lavorative. Un’esperienza narrativa che i giovani possono accogliere insieme agli adulti e che potrebbe far nascere ulteriori forme di sperimentazioni occupazionali e attivare quindi quelle citate mappe mentali, in una circolarità che potrà essere utilizzata da adulti e giovani in modo diverso e adeguato alla loro soggettività. Perché narrare Incontro tra generazioni 42 Certo, il lavoro e la sua narrazione, che qui è uno strumento del progetto ‘TRACCE’, sicuramente offre un ponte dialogante di saperi, esperienze, competenze, prove, difficoltà, gratificazioni, dalla voce degli adulti (sia quelli usciti dal mondo del lavoro sia quelli che ancora sono in occupazione), a quella dei giovani che sanno sicuramente offrire il loro ascolto come la loro disponibilità a conoscere e a comunicare, in quel mondo ancora immaginario delle professioni che la narrazione, ora, mette di fronte a loro. Voci giovanili intorno ai tavoli conviviali di lavoro o immersi ‘sul campo’, nelle realtà quotidiane delle professioni del percorso progettuale di TRACCE, si mescolano a quelle più pacate degli adulti ma entrambi con quell’interesse a dire e farsi dire, a porre domande, a dare risposte, che costruiscono quella linea d’ombra quali l’attesa e la scoperta che i giovani studenti, protagonisti insieme agli adulti di questo progetto, stanno diffondendo tra loro. Si osservano, si misurano, giovani e adulti; entrano in relazione quando con la veemenza adolescenziale, quando con attento stupore per ciò che non si conosce e che muove nuove idee, seleziona, deposita, indaga, crea elementi per documentarsi maggiormente o anche per produrre possibili mappe mentali di scelte future. Quando il medium è il lavoro L’utile e dinamico progetto dell’AUSER Marche riscopre, nella narrazione, queste professioni artigianali, artistiche, tecnologiche, ecologiche, legate al territorio dei giovani: li cattura portandoli tra le esperienze lavorative delle comunità di 43 appartenenza con le loro tradizioni, trasformate dalle necessità odierne. Perché narrare? Istintivamente ritengo la narrazione un farmaco naturale, utile, aggiungendo poi le molteplici implicazioni che l’atto del narrare contiene tra consapevolezza, ricerca di significati, memoria di sé, delle nostre relazioni oltre che produrre interconnessioni tra pensiero ed esperienze. Narrare è un ‘dialogo’ con se stessi e gli altri, che si alimenta di rimandi reciproci tra noi e l’altro; è conoscenza che si arricchisce e si colloca dentro al nostro patrimonio di saperi, valori, di modi di pensare, dando un significato a ciò che abbiamo vissuto o che viviamo. Nel progetto ‘TRACCE’ narrare si riferisce alle tematiche dei ‘lavori’, nel contesto del territorio dove si sono sviluppate alcune attività tipiche di quel luogo e spesso riferite a ciò che quel territorio ha prodotto, valorizzato e vissuto nel tempo, come anche a forme più nuove di lavoro che si identificano tra vari aspetti; dal rapido evolversi della società odierna, alla contaminazione di espressioni non solo locali tra esperienze umane e professionali lontane da quel contesto geografico. Il progetto TRACCE ha praticato e diffuso una maggiore cura nella narrazione. Le narrazioni, anche quelle riferite al lavoro s’intrecciano inevitabilmente con la vita personale, familiare, affettiva, sociale e offrono l’opportunità di aprirsi al futuro, grazie alle loro spinte creative verso il desiderio, l’immaginazione, in un adattamento continuo al nostro divenire e trasformarci. Noi siamo la rappresentazione di tutto ciò. 44 I lavori spesso tramandati per generazioni o rappresentativi di quel territorio, unitamente a nuove professioni emergenti, possono rappresentare simbolicamente nascite, morti, iniziazioni, ritorni, ri-nascite, insieme alle difficoltà, ai conflitti, alle paure, al piacere, alle passioni, tra equilibri e disequilibri della vita, intrecciata alla nostra storia individuale e collettiva. Una narrazione che passa, in questi racconti del lavoro, dagli adulti ai giovani, ha il fascino dell’interpretazione che parte dal narratore e si sposta nell’immaginario dell’ascoltatore, creando, insieme a nuove scoperte, ulteriori possibilità. Anche Jerome Bruner, psicologo cognitivo, ha dimostrato che il significato personale si costruisce durante la concettualizzazione e l’esposizione della propria narrazione (anni 1980-1990). Altre implicazioni nascono da questo incontro tra generazioni dove il lavoro, fungendo da medium tra le stesse, complici i racconti, permette ai soggetti, di essere ascoltati, riconosciuti, fors’anche apprezzati dagli altri. Qui, nel dialogo fra giovani e adulti è possibile portare un po’ di chiarezza dentro all’immaginario giovanile verso ‘quel lavoro’ e, nell’intento narrativo di ogni lavoro, si può portare alla luce ciò che può essere nascosto, poiché la narrazione, se è veramente tale, rende esplicito l’implicito, dà forma a ciò che, nelle nostre menti, non la possiede ancora. 45 LA PASSIONE Carmen Ferrari MUOVE ANCORA IL MONDO, Perché parlare di passione? Se n’è incontrata davvero tanta fra questi lavoratori adulti nel loro incontro con i giovani e, proprio il coinvolgimento, l’attenzione, la curiosità che scaturiva dagli stessi giovani poteva dire in quale misura c’era questo stupore nell’osservare la ‘passione per un lavoro’. Dalla ‘passione per quel lavoro’ che si andava a conoscere, sono scaturiti apprendimenti fatti dai giovani che probabilmente hanno mosso una consapevolezza verso ciò che poteva connotarsi come passione e, come tale, alla trasposizione odierna che il termine passione rivendica dalla tradizione filosofica dell’antichità, in cui la stessa veniva giudicata come elemento disturbante od anche come ‘malattia dell’anima’ per Platone. Altresì si osserva come la passione assume connotati diversi, non solo direi nel campo delle azioni lavorative, ma anche negli ideali, nei pensieri etici e civili che muovono il mondo, quando la passione è mossa da forti motivazioni, piace, dà soddisfazione, gratifica se stessi, esprime la propria creatività, il talento, la fatica, il coraggio, il sacrificio, l’assunzione di rischi, la volontà, il desiderio di trasformare la nostra vita, la società. La passione che contagia e sorprende gli altri, il mondo. In questi incontri si disvela più o meno palesemente, la passione verso quel lavoro o perché si è nutrita tra le mura domestiche, come eredità di generazioni o per essere coltivata nel percorso con il proprio lavoro, o percepita all’improvviso e 46 fatta piacevole alleata. Molte sicuramente le coincidenze, le occasioni, i motivi che portano al suo divenire. Si può certamente affermare che questo concetto di passione muove ancora il mondo quando ne scorgiamo i suoi connotati attraverso coloro con cui entriamo in relazione; nello sguardo, nella voce, nei gesti, nel porre agli altri la propria competenza professionale, nella disposizione a far apprendere, nella qualità del lavoro insieme alla responsabilità e al desiderio di costruire qualcosa autenticamente positivo che attiene a sé come alla comunità. PROMUOVERE NARRAZIONE, Carmen Ferrari Questo progetto TRACCE, un paradigma di transizioni verso nuovi orizzonti per pensare a nuovi scambi generazionali, per accrescere il proprio empowerment personale così come quello sociale, ci porta a seguire le tracce che si sono lasciate e si lasceranno; orme che hanno solcato questi territori dell’apprendimento tra giovani e adulti. I giovani con la loro nascente curiosità, la freschezza aperta al sogno e al sapere che, quando non esageratamente contaminati dalle incertezze del futuro, si aprono all’ignoto, come un esploratore alla ricerca di orme, vicino ad adulti consapevoli di tutto ciò e, per questo, attenti narratori delle loro esperienze. In una dimensione umana solidale e rispettosa, questo accompagnamento dell’adulto, insieme ad una società che possa rendere autonomi i giovani, dando loro possibilità, fiducia, strumenti per realizzarsi, potrà sicuramente permettere 47 agli stessi giovani di ‘darsi una forma’, di mettersi alla prova, di far luce tra i propri talenti e interessi. La narrazione, orale e scritta, è un’abile e discreta accompagnatrice del cammino di autoformazione per giovani e adulti, per generi, etnie, così come per gruppi, istituzioni, associazioni, dove le storie dei loro percorsi sono l’insieme delle storie di vita di chi ha intrecciato il loro cammino. Esiste quindi una funzione sociale della narrazione quando troviamo la stessa come elemento di unione fra diversità, possibilità e prospettive volte verso molteplici declinazioni, tenute insieme da obiettivi condivisibili, in un legame che accompagna lo sviluppo della persona, insieme al suo essere parte di un nucleo familiare, amicale, di lavoro, di studio, associativo e di cittadino di un territorio a cui appartenere e salvaguardare. La narrazione diviene quindi fondamento di un’appartenenza tra soggetti diversi, tra luoghi, tra molteplici storie che vicendevolmente si nutrono di scambi e di crescita reciproca, comune. L’AUSER può contribuire a tutto ciò, quando, come l’esempio di TRACCE, ne condivide l’importanza e si conferma negli obiettivi del suo Statuto; questo, insieme all’essere attenti osservatori di un territorio con i propri bisogni e le sue trasformazioni. Ne consegue che incentivare narrazione, quale uno dei fattori di sviluppo della conoscenza di sé, degli altri, della comunità, diventa essenziale per tutto quanto si è rivelato utile 48 in questo progetto, così come nei contesti dove l’AUSER promuove il suo operato. Un auspicio particolare va a quella componente della narrazione scritta che, rispetto a quella orale, ha particolarità intrinseche profonde, riuscendo la stessa, pur nella semplicità del linguaggio scritto offerto dalla persona, ad aumentare le capacità della conoscenza di sé: qui la narrazione scritta, come risultato delle proprie esperienze di vita rivisitate, muove un’autentica riflessione di sé. Una presa in carico che diventa cura di sé, sia nel ricordo di ciò che le esperienze della vita hanno contribuito a costruirci come persone: dagli eventi, ai momenti particolari a cui la vita stessa ci ha chiamati a darne un significato, sia nel presente, che ora, rivisitato, può aiutare a riprogettare un futuro. Il nostro futuro. La Libera Università dell’autobiografia che ha sede in Anghiari, fondata nel 1998 da Duccio Demetrio insieme a Saverio Tutino, promuove in tutto il territorio nazionale la ‘pedagogia della memoria’ che si declina in numerose attività auto-biografiche nelle diverse aree professionali, da quelle educative, sociali, sanitarie e di cura, all’ecologia dove la scrittura diviene elemento fondamentale non solo per una cultura della memoria ma anche per rivendicare quell’appartenenza a noi stessi, alla società, alla terra, nei loro valori umani ed etici da sviluppare e salvaguardare. La scrittura per chi la coltiva ma anche per coloro che la scoprono fra i numerosi percorsi che la vita solitamente ci offre, diviene un colloquio con noi, con gli altri, con ciò che stiamo vivendo; può avere esiti trasformativi sui nostri pensieri, decisioni, valori, cioè sul nostro esserci nel mondo. 49 Una scrittura che aiuta la nostra meta-riflessione in una società frettolosa dove i ‘rumori di fondo’ annullano questo necessario dialogo tra noi e ciò che ci circonda. 50 Bibliografia Rinaldi Salvatore (Università di Salerno, Dottorato in Sociologia, analisi sociale, politiche pubbliche), tesi di dottorato a.a. 2009 - 2010 Rauty R. (2008), (a cura di), Il lavoro desiderato, Marlin, Cava de’Tirreni (SA). Casavecchia A. (2007), Giovani, identità e lavoro, Effatà, Torino Buzzi C., Cavalli A. e de Lillo A. (2002) (a cura di), Giovani del nuovo secolo, Il Mulino, Bologna. Demetrio D. (1999), L'educazione nella vita adulta, Carocci Demetrio D. (2012), Educare è narrare. Le teorie, le pratiche, la cura, Mimesis Demetrio D. (1999), Raccontarsi – L’autobiografia come cura di sé, R.Cortina , Milano Demetrio D. (1998), Pedagogia della memoria, Meltemi, Roma 51 Benjamin Walter (1966), Il narratore, in Angelus Novus, Saggi e frammenti, Einaudi Knowles, M. (1975), Self-Directed Learning: A Guide for Learners and Teachers. New York: Association Press Bruner Jerome, (2006), La fabbrica delle storie. Diritto, letteratura, vita, Laterza Atkinson R. (2002), L’intervista narrativa – Raccontare la storia di sé nella ricerca formativa, organizzativa e sociale, R.Cortina, Milano Jedlowski P. (2000), Storie comuni. La narrazione nella vita quotidiana, B.Mondadori, Milano Levi Primo (1978), La chiave a stella, Einaudi Bateson Mary Catherine (1992), Comporre una vita, Feltrinelli, Milano Mapelli Barbara (2003), Vivencia. Conoscere la vita da una generazione all'altra, Rosenberg & Sellier 52 Finito di stampare marzo 2014 53 La presenza di forme di cittadinanza organizzata è indice di coesione sociale nel territorio. Persone che si muovono insieme sono già un progetto, quando l'obiettivo è il benessere condiviso c'è bisogno di incontrare chi è disponibile a raccontare le proprie esperienze, e chi sa ascoltare. Poi c'è anche bisogno di chi raccoglie le storie narrate, e le organizza in progetti di promozione sociale di tutti. Auser Marche ha individuato nel dialogo intergenerazionale uno dei temi portanti del suo decennio di attività 2010 – 2020, l'alleanza tra generazioni è il traguardo da raggiungere. Si è partiti da uno degli aspetti della vita più difficili, soprattutto oggi, quello lavorativo, ma proprio oggi è necessario mettersi in gioco, mostrare la concretezza dell'impegno e l'autenticità dell'obiettivo alleanza. Ecco il senso di Tracce e dei piccoli movimenti di persone che Auser Marche sta formando con le sue incessanti attività sul territorio. Carmen Ferrari - pedagogista e formatrice – collaboratrice territoriale della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (AR). Maria Teresa Marziali - pedagogista e psicologa di comunità – collaboratrice territoriale della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (AR). 54