La Narrazione nella promozione sociale
A cura di Maria Teresa Marziali e Carmen Ferrari
“A chi ci ha lasciato le tracce del sentiero che stiamo
percorrendo, con l’auspicio che le nostre siano
altrettanto utili ...”
INDICE
Presentazione, Paolo Pittori
presidente Auser Marche………………………..………….....
Pag. 1
Il progetto di promozione sociale,
Maria Teresa Marziali responsabile Apprendimento
permanente Auser Marche…………………………………….
Pag. 4
Le attività e la metodologia di lavoro, M.Teresa Marziali.
Pag. 10
I partecipanti dicono..., Maria Teresa Marziali…….………
Pag. 28
Questionari di monitoraggio e di valutazione,
Maria Teresa Marziali………………………………………….
Pag. 34
Il lavoro e la narrazione,
Carmen Ferrari pedagogista e formatrice………………..…..
La passione muove ancora il mondo, L'incontro con i
lavori, Carmen Ferrari ………………………………….…….
Promuovere narrazione, Carmen Ferrari …………..………
Bibliografia …………………………………………..………..
Pag. 41
Pag. 46
Pag. 47
Pag. 51
Presentazione
Paolo Pittori
Nella primavera del 2012 in poche settimane abbiamo
elaborato e condiviso Il progetto Auser di promozione Sociale.
Al momento di sceglierne il titolo sono emersi titoli anche
simpatici ma non pienamente rispondenti allo spirito del
progetto.
L’acronimo TRACCE viene da una proposta di Maria
Teresa che, sinceramente, non mi convinceva. L’abbiamo
adottato non avendo io nulla di meglio da proporre.
Oggi ho scoperto essere un titolo azzeccato.
Forse merito dell’intuizione femminile, di un sesto senso
non sempre percepibile anche se, sinceramente, credo più al
lavorio, al cesello quotidiano che trasforma l’idea in realtà, un
po’ come succede “ nel dialogo …(dove) è possibile portare
un po’ di chiarezza dentro all’immaginario … e, nell’intento
narrativo …, si può portare alla luce ciò che può essere
nascosto, poiché la narrazione, se è veramente tale, rende
esplicito l’implicito, dà forma a ciò che, nelle nostre menti, non
la possiede ancora”.
Le risultanze del progetto seguono sempre linee tracciate
ma a loro volta si completano, si trasformano, deviano, spinte
dall’azione, a volte fortunate, altre inconsapevoli o legate
all’inconscio personale o collettivo.
1
A dimostrazione ancora una volta che le persone, “i
soggetti” positivi, riescono meglio a rendere positivo il loro
“fare” ed i risultati raggiunti.
Un continuo eccedere se stessi, superare il limite
convenzionale, quale forma matura, a volte senile,
dell’entusiasmo giovanile o del sognare in grande.
Importante, nelle fasi del fare, non superare il limite della
sicurezza e del buon senso. Il confronto con altri, la
condivisione anche con chi, diverso da noi, ci aiuta ad avere
coraggio e allo stesso tempo muoverci entro sentieri e tracciati
resi sicuri dal confronto che aiuta e allo stesso tempo mitiga il
nostro personalismo rendendolo fruibile e a disposizione.
In questo progetto i protagonisti cacciatori di orme hanno
scorto e incontrato altri soggetti, di generazioni, culture ed
esigenze diverse. Nel percorso le orme si sono intrecciate,
contaminate, confuse, ma ad ogni passo le loro mani, i loro
piedi hanno continuato a marcare con nitidezza la propria
impronta, sempre più certa e snella grazie all’acquisizione di
una maggiore esperienza e sicurezza.
La loro mente invece no! Non si è confusa, è cresciuta più
aperta, elastica e ricettiva al nuovo, superando il timore di
entrare in rapporto con altri.
Superando piccole paure e piccoli difetti che, forgiati
nell’attenzione all’altro, si sono amalgamati in un coro
collettivo e diventati tessere di un bellissimo mosaico.
Il progetto ha avuto il merito di accompagnare, tracciare, a
volte anticipare alcuni temi del “Progetto sociale Auser per
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tutte le età” e “tra memoria e futuro”, tema del 25° anniversario
Auser che caratterizzerà il 2014.
Un bel modo di declinare l’invecchiamento attivo tra
giovani, culture ed etnie diverse.
Con loro, nel contempo, l’intera organizzazione si
impegnava in altro modo a tenere assieme, non lasciare soli
ed aiutare migliaia di persone sempre più provate dalla crisi e
dal taglio di servizi sociali, di quel welfare pubblico che altri
avrebbero dovuto garantire.
Un grande complimento ed un grazie di cuore a quanti
hanno collaborato rendendosi partecipi di una bella iniziativa
che spero abbia contribuito ad aiutare anche chi, attorno a noi,
sarà il destinatario finale delle nostre azioni, con l’augurio che
un giorno possa esserne anche l’artefice.
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Il progetto di promozione sociale
Maria Teresa Marziali
La vecchiaia è una
ricchezza se l'esperienza
acquisita
può
essere
scambiata....,
quando
questo scambio diventa
impossibile la vecchiaia
diventa un insignificante
accumulo di anni che la
società
atomizzata
sopporta.”
(Umberto
Galimberti, Il corpo,
Feltrinelli, 1987)
Questa pubblicazione e il video che si trova al sito
www.ausermarche.it documentano il progetto di promozione
sociale Tracce, realizzato nel 2013 da Auser Marche, con il
supporto della Regione Marche. L'opuscolo contiene anche
commenti sul progetto della pedagogista e formatrice Carmen
Ferrari che contribuiscono a chiarire cosa si intende per
narrazione, la modalità di comunicazione scelta nelle relazioni
educative del progetto, e lo strumento per rendere più
concreta l'alleanza tra generazioni nel contesto più importante
per la cittadinanza sociale: quello della vita lavorativa.
Il 2014 segna il venticinquesimo anniversario di Auser che,
con il Progetto sociale Auser per tutte le età, rafforza i suoi
obiettivi di costruire reti e attivare cittadini per contribuire ad
4
una società al cui centro sia il valore della persona, il suo
benessere e il riconoscimento delle sue competenze nell'arco
della vita.
1989 - 2014
25 anni
MEMORIA E FUTURO
Filo d’argento tel. 800.99.59.88
www.ausermarche.it
5
Il concetto di arco della vita è stato discusso da Auser
durante il suo Convegno nazionale del 2012 dal titolo “L'arco
della vita: un paradigma per il dialogo tra le generazioni”, e ha
continuato a diffondersi attraverso i documenti in preparazione
del Congresso del 2013.
Il ragionamento parte dalla consapevolezza che la persona
valorizza se stessa, e viene valorizzata, nel continuum della
sua esistenza, non nei segmenti della vita. Tutto ciò che
costituisce la tensione verso il futuro: le credenze, i valori, i
desideri e le strategie, riguarda le esperienze dell'intero arco
esistenziale e prepara la qualità dell'invecchiamento. Auser,
come altre associazioni in Italia, qualifica come Attivo
l'invecchiamento auspicabile, e nel suo programma pone
l'Apprendimento permanente in grande evidenza.
Essere in Apprendimento vuol dire attrezzarsi, per
conservare l'integrità psico-fisica e per combattere il rischio di
esclusione sociale, ma anche per sostenere le comunità dove
viviamo, le caratteristiche positive che di essa conosciamo e
che vogliamo contribuire a sviluppare.
Questo ultimo punto ci avvicina al progetto Tracce e al suo
principale obiettivo di motivare persone che hanno
competenze e passioni, soprattutto legate al territorio di
appartenenza, a raccontare, cioè trasmettere con modalità
narrativa, la propria esperienza.
Un'ampia letteratura di pedagogia sociale, di psicologia di
comunità e autobiografica (vedi Bibliografia) sostiene il valore
specifico del dialogo tra generazioni in situazioni di crisi.
Quella che viviamo attualmente è una situazione di crisi e di
cambiamento, che generano la necessità e l'urgenza di azioni
6
continue e concrete per stimolare pratiche che contano sulla
reciprocità, su una elaborazione comune del passato che
costruisca un futuro di benessere condiviso. Contesti sociali e
persone, di ogni età e cultura lavorativa, si pongono come
risorsa esterna dentro un processo di ampliamento delle
possibilità individuali. Le frasi riportate a pagina 26 dicono
delle relazioni significative che si sono create durante le
attività del progetto, e che hanno mosso l'interesse di giovani e
anziani per specifiche aree di sapere e di potenziale lavoro.
Giova chiarire che non si pensa certo di misurare il valore
di una persona con la quantità di sapere da essa posseduta.
Si sente spesso ripetere la frase: “Quando muore un vecchio,
è come se bruciasse una biblioteca”, ma la vita di una persona
è di ordine ben superiore a quella di migliaia di libri, pur di
testimonianza. Consideriamo, però, che lo scambio che una
vita piena di curiosità, di cura e passione offre ad altre vite, è
di enorme significato in un ordine complessivo di crescita e di
benessere sovraindividuale.
Il processo di transizione tra generazioni, sul piano
identitario e su quello relazionale, va incluso e coltivato,
dunque, molto più di quanto comunemente si faccia, ad
esempio nella vita sociale delle associazioni di volontariato e
di promozione sociale, con attività continue di ricerca, di
dialogo e di trasmissione che arricchiscono e possono rendere
operative le risorse interne di chi racconta e di chi ascolta,
ruoli continuamente intercambiabili, come troveremo nel testo.
Il percorso è multi livello, cioè si parte dalla consapevolezza
delle proprie conoscenze e del loro valore, si decide,
eventualmente, di offrire il proprio tempo e la propria presenza
psicologica alla loro trasmissione, poi si passa per la
formazione finalizzata ad arricchire la propria capacità di
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narrare e di rendere attuale ciò che si sa. C'è una condizione
perchè tutto questo si verifichi, cioè la presenza e il ruolo che
organismi pubblici e/o privati, comprese le associazioni di
promozione sociale, devono assumere nel sollecitare e
facilitare la partecipazione, oltre a provvedere contesti adatti al
riguardo. Le Università popolari e i Circoli culturali Auser delle
Marche sono senza dubbio tra tali organismi, in ciò il progetto
Tracce è sostenibile anche dopo il suo termine.
La presenza attiva e responsabile di forme di cittadinanza
organizzata è fondamentale per la coesione e per la
promozione sociale e il miglioramento del dialogo tra
generazioni vi contribuisce in modo determinante. Nei
documenti europei sul programma 2014 – 2020 ricorre in
proposito la parola alleanza. Si legge nella Comunicazione
della Commissione Europea Europa 2020: “Obiettivo della
strategia Europa 2020: più posti di lavoro e una vita migliore
…. l'Europa è capace di promuovere una crescita intelligente,
sostenibile, inclusiva”. Tre obiettivi che si rafforzano a vicenda
intorno alla parola economia, e che nel documento stesso
vengono dettagliati. Noi cogliamo alcune parole: conoscenza,
innovazione, più verde, coesione sociale e territoriale. Per
favorire la realizzazione delle tre priorità vengono indicate
sette iniziative faro, la penultima e l'ultima si riferiscono
rispettivamente a “... consentire alle persone di migliorare le
proprie competenze in tutto l'arco della vita” e a “... garantire la
coesione sociale e territoriale in modo tale che i benefici della
crescita e i posti di lavoro siano equamente distribuiti e che le
persone vittime di povertà e esclusione sociale possano vivere
in condizioni dignitose e partecipare attivamente alla società”.
(Comunicazione della Commissione Europa 2020, Una
strategia per una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva”
Bruxelles, 3.3.2010).
8
Il rapporto tra le generazioni è una questione importante
per la coesione sociale e territoriale, aumentare la disponibilità
al racconto e all'ascolto vi contribuisce e rende maggiormente
possibile quell'alleanza citata.
9
Le attività e la metodologia di lavoro, Maria Teresa
Marziali
“...Amare il proprio
lavoro
costituisce
la
migliore approssimazione
concreta alla felicità sulla
terra” (Primo Levi, La
chiave a stella, Einaudi,
1978)
Generazioni diverse si alleano in un progetto comune che
può riguardare in senso ampio la vita lavorativa, aspetto
cardine della cittadinanza sociale, ma anche del benessere
personale, come dice Primo Levi nella frase sopra riportata.
Frase che può apparire provocatoria in questi tempi, infatti
come si può amare un lavoro che tarda tanto a venire, che non
offre scelte, ed è irrinunciabile anche quando si presenta in
condizioni tanto atipiche ed economicamente poco appaganti?
Ma Auser Marche, all'interno del suo impegno circoscritto alla
promozione sociale, ha raccolto la sfida di motivare i suoi
associati e i volontari, ad una continua ricerca di opportunità
ancora aperte.
Nel contesto dell'educazione non formale, in alcuni casi
accolta da programmi scolastici curricolari, il progetto Tracce
ha sollecitato e documentato racconti e attività di vita
lavorativa: testimonianze, immagini, desideri, abilità.
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Abbiamo scritto che la narrazione è lo strumento
indispensabile per far esprimere direttamente il soggetto, per
farlo essere protagonista del contributo, in atto o potenziale,
alla vita della comunità. La persona che si narra e che narra il
territorio nel quale vive esplora le risorse di entrambi, fa
ricognizione di competenze, mette in luce potenzialità, e così
valorizza se stessa e la comunità di appartenenza. Si può
parafrasare Elias Canetti e dire che "Chi narra se stesso
finisce, lo voglia o no, con il narrare tutto il resto.”
L’apprendimento e la pratica dell’auto narrazione erano
focalizzati sul sentire, sulle intuizioni, sui valori e desideri dai
quali l'esperienza narrativa è attraversata. È stato interessante
conoscere disegni di futuro di giovani e giovanissimi, e anche
modalità relative all’acquisizione di competenze e alla messa a
punto del progetto di sviluppo professionale di persone di ogni
età. L'intenzione pedagogica, per chi ha partecipato come
narratore o come ascoltatore, di volta in volta intercambiabili,
era quella di aumentare autostima, creatività, conoscenza,
inclusa quella del proprio territorio. Questi processi, assieme
alle competenze tecniche specifiche di ogni lavoro, muovono
prospettive anche tra le nuove e sfidanti caratteristiche del
lavoro.
La conoscenza è il primo terreno sul quale Tracce si è
misurato, una conoscenza approfondita delle comunità di
persone, delle Istituzioni, della vita e delle caratteristiche del
territorio. Il progetto ha mosso positivamente le capacità di
ricerca dei presidenti Auser Marche, regionale e provinciali, e
queste hanno messo in luce sapere e abilità rare, esperienze
utili, da valorizzare, nelle cornici naturali dei nostri paesi. In un
percorso di educazione non formale, svoltasi in quattro casi
anche all'interno di scuole, sono state gradatamente coinvolte
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persone di età e in stadi formativi diversi, con passioni e
desideri relativi alle attività scelte da ciascuna provincia.
Tracce ha mostrato come, essere attenti e attivi nel corso della
vita, trasmettere, o transitare, come dice il titolo del progetto,
le esperienze individuali, conduce a un arricchimento di
opportunità per tutti. Per i giovani, nel campo delle
competenze e, forse, del lavoro, per i più adulti e per gli
anziani, per un invecchiamento attivo. La narrazione dà
attualità a conoscenze antiche di contesti, ad abilità e
passioni, la sua pratica va diffusa fino ad influire sulla cultura e
sul comportamento di chi il lavoro ce l'ha, di chi lo ha avuto, di
chi lo cerca. Tutti sono in campo, impegnati in un
apprendimento - insegnamento della/dalla propria vita.
Che cosa intendiamo per narrazione? La narrazione
contiene situazioni specifiche, piccoli dettagli, immagini vivide,
cioè il materiale necessario al processo conoscitivo e ad una
risposta affettiva alle esperienze. La narrazione è il linguaggio
delle emozioni, evoca una risposta più piena di significato di
quanto possa fare una semplice affermazione di fatto, è molto
diversa dalla comunicazione quotidiana: si può comunicare
senza narrare. La narrazione non ha a che fare con il giudizio,
ma con le relazioni, è vicina ai concetti di rete, di collegamenti,
di trasformazione.
Le esperienze narrative che il progetto Tracce ha reso
possibili riguardano competenze e passioni che non sempre
hanno coinciso con il lavoro retribuito per le persone coinvolte,
la molla per le attività è stata piuttosto la passione. I risultati
mostrano che, quando un'attività è amata e si è disposti a
raccontarla, l'esperienza che transita è più viva, la relazione
che si costruisce è di tipo educativo e di cura, per i giovani,
che ne recepiscono meglio i significati, e per gli anziani, che si
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sperimentano mentori mentre aumentano le proprie capacità
di raccontare. L’auto narrazione può migliorare con la pratica,
divenendo un importante strumento che supporta i processi di
apprendimento.
Il progetto ha richiesto di esercitare proprio la capacità di
rappresentare la propria vita, e la risposta a tale richiesta, in
termini di presenza attiva e di coinvolgimento nella narrazione,
è stata diversa in ogni ambiente, come si leggerà nelle brevi
presentazioni che seguono e si intuirà bene anche dalle frasi
dei/delle partecipanti, riportate nelle pagine a seguire.
Insieme a tutte le Auser provinciali hanno partecipato
quattro scuole, una secondaria inferiore e tre secondarie
superiori, un circolo Legambiente, e tre associazioni affiliate
Auser che hanno lavorato insieme in una stessa sede. Ogni
contesto, pur avendo accolto le finalità del progetto, ha avuto
bisogno di tempi diversi per la pratica delle modalità
comunicative del progetto, ma alla fine tutti ne sono stati
entusiasti.
Ciò che si è appreso si può sintetizzare così: si parla di
cura della narrazione quando ci si mette in gioco, cioè quando
non si lasciano fuori le emozioni e i dettagli, si dedica tempo
alla ricerca del significato per sé, alla scelta delle parole per
esprimere ciò che si è vissuto e che si vuole raccontare. Dare
vita alla propria esperienza ed offrirla con il racconto e con
l'ascolto, sempre intercambiabili, è un atto di generosità che
richiede un tempo di ricerca, e disponibilità alla
trasformazione, sempre in atto quando si è in presenza di
narrazione autentica.
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Sperimentare tutto questo è ciò che si prefiggeva il
progetto Tracce. Il video che si trova al sito
www.ausermarche.it, e la breve presentazione che segue ne
danno conto.
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La vita sul mare e con il mare, Ancona, in collaborazione
con l'Istituto Vanvitelli Stracca Angelini.
Operatori:
Sergio Gradara, coordinatore
Federico Betti, biologo marino
Fabio Cappanera e Clara Ceccacci, professori dell'Istituto
Vanvitelli Stracca Angelini
In collaborazione con la Lega Navale di Ancona hanno
partecipato:
Galliano Ippoliti, Comandante
Roberto Romagnoli, Ingegnere
Perri Cesaretti, Comandante della barca DESY
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L'andar per mare ad
Ancona: attraversare il
molo,
attendere
il
peschereccio e ritrovarsi
a bordo, voci di giovani
alla scoperta del vento:
‘Come si fa a capire da
dove viene? È caldo o
freddo? e le reti per la
pesca, come una gabbia
che si cala in mare dalla
poppa e prende tutto ciò
che trova. Una cultura,
quella marinara con i suoi
segreti della pesca, del
mare, dei venti, delle
specie di pesci, le maree,
16
“Mi piace il modo di
interagire e di raccontare
esperienze”
dicono
i
giovani di una scuola
superiore in queste uscite
alla conoscenza diretta di
certe
professioni.
(Carmen Ferrari)
Quattro incontri con persone amanti ed esperte del mare
intorno al Conero: un biologo marino, un comandante, un
ingegnere meteorologo, due pescatori. Tutti loro trascorrono
regolarmente una parte della loro vita in barca, e l'hanno
raccontata, mentre parlavano della biodiversità che solo nella
zona del Conero ha saputo svilupparsi e prosperare,
colorando le acque in fondali raggiungibili con una comune
maschera subacquea, e anche del promontorio del Conero
che condiziona la meteorologia della zona, e della forma delle
nuvole, dei venti che influiscono sulle condizioni del mare.
Queste conoscenze, presentate come frutto di vite passate
in mare, oltre che di studio, erano ricche di racconti di
esperienze, di aneddoti che ne hanno fatto capire anche i
significati personali e le implicazioni per una vita ad essi
dedicata.
L'uscita in mare di quindici studenti, su un battello
appositamente attrezzato, e con due pescatori, ha concluso il
ciclo di incontri. I pescatori hanno raccontato le tecniche di
pesca, i pesci più comuni del nostro mare, le sfaccettature di
una vita passata in mare e di un mestiere antico, ma mai
soppiantato dalla tecnologia.
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Quest'ultima esperienza ha dato più concretezza anche
agli incontri precedenti, avvenuti in aula.
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La pittura nel mondo, mezzo di espressione e di
comprensione di se stessi e degli altri, Ascoli Piceno, in
collaborazione con l'Istituto comprensivo Carlo Allegretti di
Monteprandone e il Liceo artistico O. LICINI di Ascoli Piceno.
Operatori:
Ing. Bertin Nimon, coordinatore
Maxs Felinfer, artista e mentore
Cinzia Vagnoni, Maria Grazia Lakus, professoresse del Liceo
artistico O. LICINI di Ascoli Piceno;
Francesca Di Eleonora, professoressa dell'Istituto
comprensivo Carlo Allegretti di Monteprandone
Guerriero Traini, facilitatore
É narrazione anche
nelle terre di Ascoli
Piceno, dove i giovani
della scuola media e del
liceo artistico incontrano
l’arte e chi la rappresenta:
etnie
diverse
che
interagiscono con il loro
territorio
attraverso
performance
visive.
Pitture, sculture che si
fondano tra la cultura
d’origine e quella attuale,
insieme a quel linguaggio
che trascende la realtà per
trasformarla con i nostri
19
miti e personaggi interiori.
I giovani studenti, negli
atelier, si confrontano
con le opere, ascoltano
voci
di
artisti
che
esprimono la loro vita
parlando
del
ruolo
dell’arte nella società
e
provano,
liberi,
a
lasciare tracce: si mettono
in gioco con mani colorate
su pannelli che diventano
un puzzle collettivo di
forme
e
colori:
un
linguaggio, quello dell’arte
pittorica da sperimentare.
Esce da questi giovani la
forza
immaginaria
dell’abbando-no,
del
corpo, della mano che
libera
la
mente.
“L’arte è un’espressione
dell’uomo” nelle parole
dell’artista Maxs Felinfer
che incontra il Progetto
TRACCE
offrendo
ai
giovani scampoli della sua
esperienza artistica come
sollecitazione a seguire,
dalle persone anziane le
tracce, i punti di riferimento da loro segnati su
cui i giovani possono
affrontare il futuro e le loro
20
scelte, anche nel linguaggio artistico. ……………….
(Carmen Ferrari)
Cinque incontri con il referente di progetto Bertin Paul
Nimon e con l'artista Maxs Felinfer, per stimolare la libertà di
espressione, il rispetto della diversità e la dignità della
persona. La pittura, attività scelta, ha costituito un canale di
comunicazione unico per sperimentare la propria originalità
nell'ascolto dei linguaggi degli altri. così scrive Maxs sul profilo
Facebook di Auser Marche :“Se ci troviamo in un’area
sconosciuta e, guardandoci intorno, scopriamo una traccia
lasciata da qualcuno, il connotato del posto cambia. Sentiamo
di non essere più soli, qualcuno ha vissuto prima di noi
l’esperienza di attraversare quel posto, lasciandoci le sue
impronte, e trovare quella traccia ci incoraggia a continuare
l’esplorazione. È così per ogni impresa dell’uomo, e da qui
l’importanza di dare valore anche alle attività delle generazioni
che hanno forgiato il nostro presente”.
Gli/le studenti hanno indagato le modalità comunicative
dell'artista attraverso le sue opere, ma hanno anche
approfondito la conoscenza interculturale e la capacità di
creare la propria opera, accettando, e poi cercando,
un'espressione collettiva.
Tutti gli/le studenti durante gli incontri hanno sentito che il
processo che si andava attivando era chiaro nei suoi scopi e
intenso nella presenza di tutti, e questo si vedrà anche dagli
scritti sotto riportati. Il mentore non si è risparmiato nel
21
raccontare decenni di esperienze artistiche, offrendo poi a
ciascuno di sperimentare il proprio vissuto mentre liberamente
si creavano forme e si usavano colori, contaminandosi
reciprocamente.
Ne è risultato un enorme quadro collettivo sul quale
l'insegnante scolastica è successivamente intervenuta con
nuovi suggerimenti didattici che hanno prodotto bellissimi
lavori dei quali tutti sono stati orgogliosi e dei quali si sono
sentiti originali protagonisti.
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La costruzione sociale della conoscenza in Rete,
Fermo.
Giovani e meno giovani di tre associazioni affiliate Auser di
Amandola, dell'Auser di Fermo e dell'Auser di Porto San
Giorgio si sono impegnati in un percorso di apprendimento
sull'uso dei social network durato tre mesi.
Operatori:
Michele Marinangeli, coordinatore e responsabile laboratori
informatici
Giorgio Miandro e Duilio Virgili, Auser Porto San Giorgio
Maria Clotilde Luca, facilitatrice Auser Fermo
23
Una chiave determinante
dello sviluppo personale e
della partecipazione sociale
è la cittadinanza digitale,
diritto di ogni persona, a
qualunque
età.
Le
competenze di base per il
corretto uso dell’intera-zione
on line sono una sfida per la
comunicazione tra generazioni, la loro mancanza
diviene
una
limitazione,
simile al non saper leggere e
scrivere di un tempo.
Rendere visibile il sapere
ne permette la condivisione, e
quindi non solo la diffusione,
ma il suo incremento decisivo.
Così è stato per il linguaggio,
per la scrittura, per la stampa,
e così è per la rete. Con una
differenza: i sistemi digitali
creano
un
sapere
che
enfatizza la relazione tra le
informazioni,
si
collegano
pagine web, blog, immagini,
video, audio, ma anche
persone.
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Se non tutto è positivo,
utile o bello, gli scenari che si
aprono non possono essere
ignorati da alcuno. È possibile
leggere, ascoltare, vedere
cosa è stato detto in un evento
di interesse, è possibile
confrontare,
verificare,
criticare, costruire in modo
cooperativo un sapere, una
ricerca, un progetto. Ancora, è
possibile creare legami sociali,
interagire tra un incontro in
presenza e l'altro.
La condivisione produce ulteriore conoscenza, certamente
non la riduce. “Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le
scambiamo, ognuno di noi avrà ancora una sola mela. Ma se
tu hai un’idea e io ho un’idea e ci scambiamo queste idee,
allora ciascuno di noi avrà due idee.” (George Bernard Shaw).
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È evidente come questa attività e questo aspetto della
conoscenza siano di importanza fondamentale per il dialogo
tra generazioni. È stato aperto e animato un profilo Facebook
di Auser Marche, finora dedicato esclusivamente al progetto
Tracce.
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Economia con e nell’orto, Macerata. In collaborazione
con l'Istituto Tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi” di Macerata.
Operatori:
Giulio Marinozzi e Irene Cingolani, coordinatori
Pacifico Cardinali e Romolo Innamorati, professori dell'Istituto
Tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi”
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A Macerata andar per orti è
una buona consuetudine, visti i
220 orti assegnati dal Comune
ad altrettante famiglie che se ne
prendono cura, utilizzando i
prodotti della terra. Un progetto
coordinato dall’Auser, che ne ha
fatto una narrazione tra la terra
e l’uomo, tra i giovani
dell’Istituto Agrario e gli anziani
che
coltivano,
curano,
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raccolgono nei terreni della
città, in uno scambio di saperi. I
giovani studenti con le loro
conoscenze scolastiche, hanno
sperimentato la soddisfazione di
poter collaborare, dando alcuni
contributi innovativi agli adulti
fra cui esempi di produttività
non inquinante, davanti alla
curiosità degli anziani orticoltori
molto soddisfatti della riuscita
del loro raccolto
.
(Carmen Ferrari)
La trasmissione di pratiche legate alla cura dell’orto, alle
coltivazioni stagionali, alle modalità di irrigazione, si è svolta in
quattro incontri avvenuti in aula tra studenti dell'Istituto Agrario
e adulti e anziani che curano gli orti affidati loro dal Comune di
Macerata. L’Auser Macerata, che coordina tutto il lavoro e i
rapporti degli orticoltori con il Comune, ha proposto la
narrazione di questa attività all'interno del progetto Tracce.
Circa venti studenti e dieci adulti anziani di Auser hanno
discusso e si sono confrontati su metodi di coltivazione ortiva
tradizionali e innovativi. Dopo i primi quattro incontri è stata
pubblicata nel sito istituzionale dell'Istituto Tecnico Agrario "G.
Garibaldi" una brochure sintetica ed accessibile per semplicità
che focalizza i punti fermi della tecnica razionale di
conduzione agronomica degli orti. Il risultato è consistito in un
reciproco arricchimento, tanto da auspicare la continuazione
della collaborazione. Questa avverrà a partire dal 2014 e
prevede la conduzione di un orto "Pilota" realizzato da un
gruppo di studenti della classe quarta D (corso per Periti
Agrari) sotto al guida del loro insegnante di "produzioni
vegetali". Lo scopo è quello di produrre una esperienza
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formativa per utenze diverse: “i teorici” ed i “pratici”. L’Auser
ha messo a disposizione un appezzamento di terreno da
destinare ad orto e i mezzi tecnici per la sua razionalizzazione.
L’Istituto Tecnico Agrario “G. Garibaldi”, con i propri studenti
sta realizzando, insieme ad altri concessionari di
appezzamenti confinanti, un progetto esecutivo con lo scopo
di agevolare il gravame fisico degli anziani che intendono
imitare tale esperienza. Tutti i partecipanti: studenti e
concessionari potranno confrontare i risultati tra i loro
appezzamenti e quello pilota. L’esperienza è condotta nel
massimo rispetto dell’ambiente e della salubrità del prodotto
realizzato, è prevista la presenza di un piccolo appezzamento
testimone ove mettere a confronto altre condizioni di
coltivazione: Bio - Basso impatto – Convenzionale. Si dovrà
razionalizzare l’uso dell’acqua, una risorsa preziosissima che
tutti i concessionari dovranno apprezzare a beneficio del
Concessionario Comunale.
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Costruzione di attrezzi e di strumenti con materiali
naturali per una vita economica e sostenibile, Pesaro. In
collaborazione con il circolo Le Cesane di Legambiente
Urbino.
Operatori:
Bernardini Bruna, Coordinatrice
Tagnani Chiara, Dini Sara, Speziale Antonina, Educatrici
Luca Manieri, Roberto Podgonik, Ferrante Bernardini,
Federico
Cucchiarini, Guido Edera, Giorgio Damiani, Conduttori dei
laboratori
Scoprire la natura e le risorse
della terra.
Nonni e nipoti, nella casa di
Apecchio in provincia di
Pesaro-Urbino, TRACCE ha
sperimentato una vacanza
estiva. In questa vacanza, dai
racconti dei nonni, insieme a
chi conosce la terra e con essa
vive quotidianamente, esce un
rispettoso quanto piacevole
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contatto con la natura e le
tradizioni per vivere in un
ecosistema
dove
si
riconoscono
i
ritmi
delle
semine, delle raccolte, dove si
utilizza e si trasforma ciò che la
natura stessa produce: il legno
per esempio, da cui costruire
strumenti per la vita rurale dalla
sapienza di mani che lo hanno
lavorato negli anni.
Giovani ragazzi che per quei
giorni ascoltano, osservano,
provano il fare dagli anziani e
con essi. Tutto può essere
utilizzato e consumato nel
rispetto dell’ambiente. Certo
anche i piatti tipici della cultura
contadina e ciò che la terra ci
regala nelle sue stagioni. Un
racconto continuo che ci spiega
bene quanto è importante per il
narrante il ruolo che attribuisce
alla tradizione nell’ambito della
sua vita. ………………………..
(Carmen Ferrari)
Due settimane in vacanza con i nonni, senza cellulare tra
adulti, anziani e adolescenti che sono scambiati conoscenze
sulle risorse della natura e sulle abilità dell’uomo nel servirsi
delle materie naturali. Tutti i partecipanti si sono serviti di
canne, giunco, midollino, per produrre strumenti, attrezzi e
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giochi utilissimi ancora oggi, inoltre hanno confezionato forni
solari e altri prodotti a bassissimo impatto ambientale.
TRACCE quindi negli orti, come sui moli, nei vari
laboratori; tutte nate dallo stesso progetto, che aiuteranno ad
alimentare i desideri, le aspettative, le opportunità di
generazioni diverse.
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I partecipanti dicono.... (a cura di Maria Teresa Marziali)
“Ascoltare la storia lavorativa e artistica del mentore del
progetto Tracce è stato come se le linee semplici che avevo
visto dentro di me, prendessero forma” (Partecipante al
progetto Tracce)
Questa parte contiene alcune delle frasi che i/le
partecipanti hanno detto o scritto in vari momenti del progetto.
I commenti orali sono stati registrati dai coordinatori locali,
mentre gli scritti sono stati sollecitati dalla facilitatrice, in due
momenti diversi. Lo scopo delle sollecitazioni era quello di
ricordare la modalità narrativa introdotta dal progetto e farla
praticare, le scritture che ne sono scaturite hanno
rappresentato utili elementi per il monitoraggio e la
valutazione.
Le trascrizioni che seguono sono, dunque, evidenza del
significato degli incontri e delle attività del progetto per i singoli
partecipanti: studenti, docenti scolastici, coordinatori Auser,
mentori. Per ogni frase si capisce abbastanza chiaramente il
gruppo di appartenenza dell'autore. Ciò che è importante
notare è l'uso della prima persona, la scelta di frasi e di parole
non ordinarie o generiche, ma invece originali e impegnative,
che testimoniano il coinvolgimento durante gli incontri
intergenerazionali, che dicono di una presenza autentica
dinanzi ad argomenti specifici, ogni volta impastati di vita
vissuta e di quel sentimento che accompagna la competenza
di un mentore: la passione.
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“....abbiamo potuto ripassare gli argomenti affrontati sui
libri con i volontari Auser che ne fanno diretta esperienza,
perchè sono costantemente a contatto con la natura, è un
modo divertente per apprendere.”
“Fare scuola così, è vivere, e perciò comprendere, ciò che
solitamente ci viene detto come una teoria.”
“E' formativo passare all'atto pratico per un futuro da
agronomo .. ho capito che nel settore agricolo l'ingegno può
aiutare a superare molto problemi”
“È una esperienza che mi ha toccato molto perchè, oltre a
fare da “insegnanti” e levare qualche dubbio a qualcuno … il
nostro sapere, per una volta, è servito a qualcosa.”
“Oggi ho fatto ciò che mi piace, e ho sentito che così
scopro me stessa e ciò che veramente voglio, ho sentito di
aver diritto di scoprire la mia strada”
“Superare gli automatismi, ho letto questa frase sui libri e
l'ho sentita in molte occasioni, ma non gli ho mai attribuito il
giusto peso fino ad oggi, e ho saputo di non essere l'unica”
“Parole applicate alla vita, parole per ciò che si è, è il modo
migliore per fare scuola”
“Considero il fare scuola come oggi un modo per staccarsi
dalla catena delle tecniche e andare più in là, esprimendo le
mie emozioni per essere più libera artisticamente e
spiritualmente”
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“Incontro le parole che ho ascoltato oggi soprattutto
quando sono felice, mi hanno ricordato i fuochi artificiali”
“Mettere la prima macchia di colore mi ha fatto superare il
blocco del foglio bianco, pian piano mi sono sentito padrone
della macchia”
“Traccia è un'indicazione per il futuro, da usare con
creatività. Le parole che ho ascoltato oggi sono tracce
stimolanti, vorrei fare scuola così tutti i giorni”
“Raccontare mi conferiva competenza e sentivo che si
sviluppava verso di me un sentimento referenziale. Mi sentivo
utile e felice di dare possibilità e senso in più a chi mi
ascoltava”
“La concentrazione degli studenti e di alcuni docenti ha
rappresentato per me la prova che la mia passione stava
entrando in loro”
“Ho visto ragazzi affamati di ascolto, anche grazie all'abilità
narrativa del maestro, ho visto la pioggia di domande che ha
seguito il racconto autobiografico”
“Incontrarci e scambiare tra noi ha fatto superare la
diffidenza che a volte c'è tra giovane e anziano e ha anche
stimolato la creatività e la progettualità di vite future”
“Più di un insegnante ha detto che la scuola stessa ha
bisogno di accogliere nel percorso didattico le esperienze di
vita e di lavoro di persone diverse dai docenti. Così i ragazzi
possono essere più stimolati ad apprendere”
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“I ragazzi hanno continuato a parlare degli incontri
intergenerazionali, e nei loro lavori si possono ancora vedere
tracce degli insegnamenti che ne hanno tratto”
(Di seguito i due questionari per tutti i partecipanti, utilizzati
durante il progetto)
SCHEDA 1 (marzo 2013)
Feedback dei partecipanti dopo ciascun incontro o attività
- Scrivi le parole, le frasi o le immagini che ricordi di questo
incontro e per te più importanti
- Il mentore di oggi scrive qui di seguito due o tre parole
molto
importanti
per
descrivere
l'esperienza
del
lavoro/passione che ha presentato. Scrivi anche tu su quelle
parole, ad esempio in quale occasione le hai incontrate per la
prima volta nella tua vita, cosa significano per te oggi, cosa ha
aggiunto al loro significato la narrazione del mentore?
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- Consideri l'esperienza di oggi un modo utile di “fare
Scuola”? Perchè?
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SCHEDA 2 (Novembre 2013)
Questionario di valutazione per i coordinatori locali, le/gli
insegnanti, le/gli studenti e coloro che hanno partecipato e
collaborato al progetto di promozione sociale Tracce di Auser
Marche. Ognuno potrà scrivere riferendosi al contesto
all'interno del quale ha partecipato, secondo il suo punto di
vista.
L'innovatività del progetto Tracce è nel posizionarsi nelle
aree grigie di transizione del lavoro, aree diverse per ogni
età... Ogni generazione ha da raccontare testimonianze,
immagini, desideri, abilità intorno al lavoro o a una passione
coltivata fino a divenire alta competenza, pur se non spesa nel
lavoro. Il racconto aumenta la motivazione ad agire in chi vi è
coinvolto, come narrante o come ascoltatore, i giovani
acquisiscono conoscenze di contesti, passioni e abilità che
possono modificare il loro approccio al lavoro, chi è appena
andato o sta per andare in pensione può diventare mentore.
1) Puoi commentare con poche frasi il paragrafo che hai
appena letto e che esplicita gli obiettivi del progetto TRACCE
Transizioni tra Racconti ed Esperienze?
2) Alla luce dei fatti, a progetto quasi terminato, per quali
obiettivi ha realmente lavorato il progetto nella tua zona?
3) Cosa ha imparato con il progetto l'Associazione/la
Scuola coinvolta?
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4) Quali cose inaspettate sono avvenute nel corso della
sua realizzazione?
5) Scrivi qualche commento libero, tuo personale o
ascoltato
6) Cosa bisognerebbe fare per non perdere ciò che il
progetto ha ottenuto di positivo, anche una piccola cosa?
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IL LAVORO e LA NARRAZIONE,
aspetti intergenerazionali, Carmen Ferrari
Lavoro, pensieri in movimento.
Quando penso alle giovani generazioni e al termine lavoro,
mi sento invadere da una complessità che è insieme ansia,
preoccupazione, disillusione, unite ad una sorta di
propositività, curiosità, prova, scoperta; è così che il lavoro
diventa plurale: i lavori, compresi tra la scelta o la necessità,
nei percorsi di vita costruiti nel tempo, alla ricerca della propria
soggettività anche nel lavoro.
Ma si può ancora oggi parlare di lavoro che realizzi la
propria soggettività quando la stessa è plasmata anche da
nuove e mutevoli forme di apprendimento a più lavori? questo
credo che i giovani stanno vivendo: giovani a cui è demandato
un adattamento continuo, impensabile per le generazioni
precedenti e già comunque molto spesso in atto nei loro
genitori.
Sappiamo, come genitori, come educatori, che un giovane
studente si gode, più o meno soddisfatto, la sua vita scolastica
perché così è: il suo impegno e la sua crescita sono lì nel
rapporto con la scuola e con altro ancora. L’eco del termine
lavoro è per i più lontano, semmai suggerito dall’istituzione
scolastica, o sentito nelle preoccupazioni della famiglia o,
ancora, allontanato perché non si sa dare risposta e non si è
ancora vissuto come esperienza. Sovente questo lavoro si
ferma, racchiuso nel senso comune del sentito dire e viene
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depositato negli anni a venire per riemergere, finito il percorso
dell’obbligo scolastico o universitario; alcune volte il lavoro
diventa motivo di scelta per abbandonare la scuola in cui è
difficile ‘collocarsi’ per vari motivi.
Intanto, nell’immaginario dei giovani, in questo spazio
temporale tra la fine di un percorso di studi e la ricerca di un
lavoro, lo stesso sarà mutato e, non avendo come riferimento
le forme del lavoro passato o osservando lavori nuovi,
emergenti, si formeranno vaghe, incerte mappe mentali
relative al loro futuro lavorativo, fatta eccezione per chi già
sente un destino professionale a cui dedicarsi. Si aprono e si
apriranno, per entrambi, scenari informativi enormemente
sviluppati e accessibili, dalla rete informatica dei motori di
ricerca sul lavoro, alle forme pubblicitarie, ai passa-parola dei
racconti sui dettami del ‘sentito dire’, alle statistiche dei database, uniti alla creatività e al desiderio dei giovani stessi.
Tutti elementi utili che mancano comunque della voce
narrante dell’esperienza: sia quella degli adulti con il loro
bagaglio, che quella di giovani che già stanno vivendo le loro
storie lavorative. Un’esperienza narrativa che i giovani
possono accogliere insieme agli adulti e che potrebbe far
nascere ulteriori forme di sperimentazioni occupazionali e
attivare quindi quelle citate mappe mentali, in una circolarità
che potrà essere utilizzata da adulti e giovani in modo diverso
e adeguato alla loro soggettività.
Perché narrare
Incontro tra generazioni
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Certo, il lavoro e la sua narrazione, che qui è uno
strumento del progetto ‘TRACCE’, sicuramente offre un ponte
dialogante di saperi, esperienze, competenze, prove, difficoltà,
gratificazioni, dalla voce degli adulti (sia quelli usciti dal mondo
del lavoro sia quelli che ancora sono in occupazione), a quella
dei giovani che sanno sicuramente offrire il loro ascolto come
la loro disponibilità a conoscere e a comunicare, in quel
mondo ancora immaginario delle professioni che la
narrazione, ora, mette di fronte a loro.
Voci giovanili intorno ai tavoli conviviali di lavoro o immersi
‘sul campo’, nelle realtà quotidiane delle professioni del
percorso progettuale di TRACCE, si mescolano a quelle più
pacate degli adulti ma entrambi con quell’interesse a dire e
farsi dire, a porre domande, a dare risposte, che costruiscono
quella linea d’ombra quali l’attesa e la scoperta che i giovani
studenti, protagonisti insieme agli adulti di questo progetto,
stanno diffondendo tra loro.
Si osservano, si misurano, giovani e adulti; entrano in
relazione quando con la veemenza adolescenziale, quando
con attento stupore per ciò che non si conosce e che muove
nuove idee, seleziona, deposita, indaga, crea elementi per
documentarsi maggiormente o anche per produrre possibili
mappe mentali di scelte future.
Quando il medium è il lavoro
L’utile e dinamico progetto dell’AUSER Marche riscopre,
nella narrazione, queste professioni artigianali, artistiche,
tecnologiche, ecologiche, legate al territorio dei giovani: li
cattura portandoli tra le esperienze lavorative delle comunità di
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appartenenza con le loro tradizioni, trasformate dalle necessità
odierne.
Perché narrare? Istintivamente ritengo la narrazione un
farmaco naturale, utile, aggiungendo poi le molteplici
implicazioni che l’atto del narrare contiene tra consapevolezza,
ricerca di significati, memoria di sé, delle nostre relazioni oltre
che produrre interconnessioni tra pensiero ed esperienze.
Narrare è un ‘dialogo’ con se stessi e gli altri, che si
alimenta di rimandi reciproci tra noi e l’altro; è conoscenza che
si arricchisce e si colloca dentro al nostro patrimonio di saperi,
valori, di modi di pensare, dando un significato a ciò che
abbiamo vissuto o che viviamo.
Nel progetto ‘TRACCE’ narrare si riferisce alle tematiche
dei ‘lavori’, nel contesto del territorio dove si sono sviluppate
alcune attività tipiche di quel luogo e spesso riferite a ciò che
quel territorio ha prodotto, valorizzato e vissuto nel tempo,
come anche a forme più nuove di lavoro che si identificano tra
vari aspetti; dal rapido evolversi della società odierna, alla
contaminazione di espressioni non solo locali tra esperienze
umane e professionali lontane da quel contesto geografico.
Il progetto TRACCE ha praticato e diffuso una maggiore
cura nella narrazione. Le narrazioni, anche quelle riferite al
lavoro s’intrecciano inevitabilmente con la vita personale,
familiare, affettiva, sociale e offrono l’opportunità di aprirsi al
futuro, grazie alle loro spinte creative verso il desiderio,
l’immaginazione, in un adattamento continuo al nostro divenire
e trasformarci.
Noi siamo la rappresentazione di tutto ciò.
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I lavori spesso tramandati per generazioni o
rappresentativi di quel territorio, unitamente a nuove
professioni emergenti, possono rappresentare simbolicamente
nascite, morti, iniziazioni, ritorni, ri-nascite, insieme alle
difficoltà, ai conflitti, alle paure, al piacere, alle passioni, tra
equilibri e disequilibri della vita, intrecciata alla nostra storia
individuale e collettiva.
Una narrazione che passa, in questi racconti del lavoro,
dagli adulti ai giovani, ha il fascino dell’interpretazione che
parte dal narratore e si sposta nell’immaginario
dell’ascoltatore, creando, insieme a nuove scoperte, ulteriori
possibilità.
Anche Jerome Bruner, psicologo cognitivo, ha dimostrato
che il significato personale si costruisce durante la
concettualizzazione e l’esposizione della propria narrazione
(anni 1980-1990).
Altre implicazioni nascono da questo incontro tra
generazioni dove il lavoro, fungendo da medium tra le stesse,
complici i racconti, permette ai soggetti, di essere ascoltati,
riconosciuti, fors’anche apprezzati dagli altri.
Qui, nel dialogo fra giovani e adulti è possibile portare un
po’ di chiarezza dentro all’immaginario giovanile verso ‘quel
lavoro’ e, nell’intento narrativo di ogni lavoro, si può portare
alla luce ciò che può essere nascosto, poiché la narrazione,
se è veramente tale, rende esplicito l’implicito, dà forma a ciò
che, nelle nostre menti, non la possiede ancora.
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LA PASSIONE
Carmen Ferrari
MUOVE
ANCORA
IL
MONDO,
Perché parlare di passione? Se n’è incontrata davvero
tanta fra questi lavoratori adulti nel loro incontro con i giovani
e, proprio il coinvolgimento, l’attenzione, la curiosità che
scaturiva dagli stessi giovani poteva dire in quale misura c’era
questo stupore nell’osservare la ‘passione per un lavoro’.
Dalla ‘passione per quel lavoro’ che si andava a
conoscere, sono scaturiti apprendimenti fatti dai giovani che
probabilmente hanno mosso una consapevolezza verso ciò
che poteva connotarsi come passione e, come tale, alla
trasposizione odierna che il termine passione rivendica dalla
tradizione filosofica dell’antichità, in cui la stessa veniva
giudicata come elemento disturbante od anche come ‘malattia
dell’anima’ per Platone.
Altresì si osserva come la passione assume connotati
diversi, non solo direi nel campo delle azioni lavorative, ma
anche negli ideali, nei pensieri etici e civili che muovono il
mondo, quando la passione è mossa da forti motivazioni,
piace, dà soddisfazione, gratifica se stessi, esprime la propria
creatività, il talento, la fatica, il coraggio, il sacrificio,
l’assunzione di rischi, la volontà, il desiderio di trasformare la
nostra vita, la società. La passione che contagia e sorprende
gli altri, il mondo.
In questi incontri si disvela più o meno palesemente, la
passione verso quel lavoro o perché si è nutrita tra le mura
domestiche, come eredità di generazioni o per essere coltivata
nel percorso con il proprio lavoro, o percepita all’improvviso e
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fatta piacevole alleata. Molte sicuramente le coincidenze, le
occasioni, i motivi che portano al suo divenire.
Si può certamente affermare che questo concetto di
passione muove ancora il mondo quando ne scorgiamo i suoi
connotati attraverso coloro con cui entriamo in relazione; nello
sguardo, nella voce, nei gesti, nel porre agli altri la propria
competenza professionale, nella disposizione a far
apprendere, nella qualità del lavoro insieme alla responsabilità
e al desiderio di costruire qualcosa autenticamente positivo
che attiene a sé come alla comunità.
PROMUOVERE NARRAZIONE, Carmen Ferrari
Questo progetto TRACCE, un paradigma di transizioni
verso nuovi orizzonti per pensare a nuovi scambi
generazionali, per accrescere il proprio empowerment
personale così come quello sociale, ci porta a seguire le
tracce che si sono lasciate e si lasceranno; orme che hanno
solcato questi territori dell’apprendimento tra giovani e adulti. I
giovani con la loro nascente curiosità, la freschezza aperta al
sogno e al sapere che, quando non esageratamente
contaminati dalle incertezze del futuro, si aprono all’ignoto,
come un esploratore alla ricerca di orme, vicino ad adulti
consapevoli di tutto ciò e, per questo, attenti narratori delle
loro esperienze.
In una dimensione umana solidale e rispettosa, questo
accompagnamento dell’adulto, insieme ad una società che
possa rendere autonomi i giovani, dando loro possibilità,
fiducia, strumenti per realizzarsi, potrà sicuramente permettere
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agli stessi giovani di ‘darsi una forma’, di mettersi alla prova, di
far luce tra i propri talenti e interessi.
La narrazione, orale e scritta, è un’abile e discreta
accompagnatrice del cammino di autoformazione per giovani e
adulti, per generi, etnie, così come per gruppi, istituzioni,
associazioni, dove le storie dei loro percorsi sono l’insieme
delle storie di vita di chi ha intrecciato il loro cammino.
Esiste quindi una funzione sociale della narrazione quando
troviamo la stessa come elemento di unione fra diversità,
possibilità e prospettive volte verso molteplici declinazioni,
tenute insieme da obiettivi condivisibili, in un legame che
accompagna lo sviluppo della persona, insieme al suo essere
parte di un nucleo familiare, amicale, di lavoro, di studio,
associativo e di cittadino di un territorio a cui appartenere e
salvaguardare.
La
narrazione
diviene
quindi
fondamento
di
un’appartenenza tra soggetti diversi, tra luoghi, tra molteplici
storie che vicendevolmente si nutrono di scambi e di crescita
reciproca, comune.
L’AUSER può contribuire a tutto ciò, quando, come
l’esempio di TRACCE, ne condivide l’importanza e si conferma
negli obiettivi del suo Statuto; questo, insieme all’essere attenti
osservatori di un territorio con i propri bisogni e le sue
trasformazioni.
Ne consegue che incentivare narrazione, quale uno dei
fattori di sviluppo della conoscenza di sé, degli altri, della
comunità, diventa essenziale per tutto quanto si è rivelato utile
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in questo progetto, così come nei contesti dove l’AUSER
promuove il suo operato.
Un auspicio particolare va a quella componente della
narrazione scritta che, rispetto a quella orale, ha particolarità
intrinseche profonde, riuscendo la stessa, pur nella semplicità
del linguaggio scritto offerto dalla persona, ad aumentare le
capacità della conoscenza di sé: qui la narrazione scritta,
come risultato delle proprie esperienze di vita rivisitate, muove
un’autentica riflessione di sé. Una presa in carico che diventa
cura di sé, sia nel ricordo di ciò che le esperienze della vita
hanno contribuito a costruirci come persone: dagli eventi, ai
momenti particolari a cui la vita stessa ci ha chiamati a darne
un significato, sia nel presente, che ora, rivisitato, può aiutare
a riprogettare un futuro. Il nostro futuro.
La Libera Università dell’autobiografia che ha sede in
Anghiari, fondata nel 1998 da Duccio Demetrio insieme a
Saverio Tutino, promuove in tutto il territorio nazionale la
‘pedagogia della memoria’ che si declina in numerose attività
auto-biografiche nelle diverse aree professionali, da quelle
educative, sociali, sanitarie e di cura, all’ecologia dove la
scrittura diviene elemento fondamentale non solo per una
cultura della memoria ma anche per rivendicare
quell’appartenenza a noi stessi, alla società, alla terra, nei loro
valori umani ed etici da sviluppare e salvaguardare.
La scrittura per chi la coltiva ma anche per coloro che la
scoprono fra i numerosi percorsi che la vita solitamente ci
offre, diviene un colloquio con noi, con gli altri, con ciò che
stiamo vivendo; può avere esiti trasformativi sui nostri pensieri,
decisioni, valori, cioè sul nostro esserci nel mondo.
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Una scrittura che aiuta la nostra meta-riflessione in una
società frettolosa dove i ‘rumori di fondo’ annullano questo
necessario dialogo tra noi e ciò che ci circonda.
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Bibliografia
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Sociologia, analisi sociale, politiche pubbliche), tesi di
dottorato a.a. 2009 - 2010
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una generazione all'altra, Rosenberg & Sellier
52
Finito di stampare marzo 2014
53
La presenza di forme di cittadinanza organizzata è indice
di coesione sociale nel territorio.
Persone che si muovono insieme sono già un progetto,
quando l'obiettivo è il benessere condiviso c'è bisogno di
incontrare chi è disponibile a raccontare le proprie esperienze,
e chi sa ascoltare. Poi c'è anche bisogno di chi raccoglie le
storie narrate, e le organizza in progetti di promozione sociale
di tutti.
Auser
Marche
ha
individuato
nel
dialogo
intergenerazionale uno dei temi portanti del suo decennio di
attività 2010 – 2020, l'alleanza tra generazioni è il traguardo da
raggiungere. Si è partiti da uno degli aspetti della vita più
difficili, soprattutto oggi, quello lavorativo, ma proprio oggi è
necessario mettersi in gioco, mostrare la concretezza
dell'impegno e l'autenticità dell'obiettivo alleanza.
Ecco il senso di Tracce e dei piccoli movimenti di persone
che Auser Marche sta formando con le sue incessanti attività
sul territorio.
Carmen Ferrari - pedagogista e formatrice –
collaboratrice
territoriale
della
Libera
Università
dell’Autobiografia di Anghiari (AR).
Maria Teresa Marziali - pedagogista e psicologa di
comunità – collaboratrice territoriale della Libera Università
dell’Autobiografia di Anghiari (AR).
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