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Campo de’ fiori
Anche un
salice piangente
se legge
Campo de’ fiori...
.........................
.........................
............
diventa un
salice “ridente”
Civita Castellana Via Santissimi Martiri Marciano e Giovanni - Palazzo Andosilla.
Portoni d’ingresso del S.A.T. e del Museo della Ceramica.
Sembra che abbiano bisogno di un pò di............... manutenzione !!
Campo de’ fiori è distribuito a Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Vignanello, Vallerano, Canepina, Vasanello, Soriano Nel Cimino, Vitorchiano, Bagnaia,
Viterbo, Montefiascone, Carbognano, Caprarola, Ronciglione, Sutri, Capranica, Cura di Vetralla, Blera, Monte Romano, Tarquinia, Civitavecchia, Orte, Gallese,
Magliano Sabina, Collevecchio, Tarano, Torri in Sabina, Calvi nell’Umbria, Stimigliano, Poggio Mirteto, Otricoli, Narni, Terni, Amelia, Nepi, Castel Sant’Elia,
Monterosi, Anguillara, Trevignano, Bracciano, Canale Monterano, Mazzano, Campagnano, Sacrofano, Olgiata, Faleria, Calcata, S.Oreste, Nazzano, Civitella San Paolo,
Torrita Tiberina, Rignano Flaminio, Morlupo, Castelnuovo di Porto, Riano, Ostia, Nettuno, Anzio, Fregene e nei migliori locali di Roma, in tutte le stazioni ME.TRO.
e spedito a tutti gli abbonati in Italia e all’Estero e alle migliori Università.
Lettere a Campo de’ fiori
Arrivano molte lettere ed attestati di stima a Campo de’ fiori e vi ringraziamo di cuore ma, per questioni di spazio, ne pubblichiamo solo due
Finalmente qualcosa che ci riguarda personalmente. Sono d’accordo con il Direttore della rivista, sig. Sandro Anselmi, perché credo abbia ragione nell’essere soddisfatto della buona riuscita della stessa. Lo sono anch’io perché essa è qualcosa che ci caratterizza realmente come entità culturale del
luogo. Di giornalini, giornaletti, opuscoli e opuscoletti locali ne girano molti nelle nostre case, ma in Campo de’ fiori ci sono pagine tutte da tenere, collezionare e addirittura rilegare……il mezzo è popolare, ricercato ed amato. Non è il solito periodico sterile che ripropone quelle quattro notizie storiche
tanto per acquisire sponsor. Campo de’ fiori è attualità, arte, storia, divertimenti, cultura, beneficenza e soprattutto vita cittadina vera e propria. E’ un
qualcosa che ti fa sentire veramente fiero delle tue origini. Abbiamo perso tutto o quasi delle nostre tradizioni, ma grazie a questa geniale idea stiamo
pian piano riprendendo a leggere, scoprendo tanto di noi, del nostro passato e del nostro presente. Questa rivista affascina tutti: “Hai visto chi c’è?
Hanno messo la foto di …” “Guarda……quando era giovane, e c’è pure…” In casa mia facciamo a gara a chi prende prima la rivista. A chi non fa piacere tutto ciò? Rivedere la “tipicità” di Civita Castellana di un tempo (nelle foto d’epoca) e assaporare al tempo stesso l’attualità attraverso alcuni articoli.
Il giornale ha riscosso molta approvazione fra noi cittadini e chissà che, col tempo, non vengano fuori tante altre novità? Un grande grazie a chi ha
avuto questa idea che ci accomuna tutti.
Ilaria P.
Messaggio e-mail
Buongiorno a tutti. Mi chiamo Michele e scrivo da Capranica. Grazie ad un mio amico sono venuto a conoscenza della vostra rivista. L’ho trovata molto
bella, ricca di informazioni e curiosità, nonché graficamente molto gradevole. Poi, quando una rivista parla di realtà locali penso riscuota molto interesse presso i lettori. L’unico neo è relativo al vostro sito internet. Pensavo che ad una tale rivista corrispondesse un sito adeguato invece (anzi ci,…anche
alcuni miei amici) ha lasciato molto deluso. A parte la grafica un po’ pesante, non ci sono contenuti e la selezione annunci, che sulla rivista è tenuta
molto in considerazione, è lasciata un po’ “indietro”. Da appassionato di internet ritengo che un bel sito possa essere di traino alle iniziative ad esso
riconducibili. Comunque, vi faccio tanti auguroni per la vostra rivista, sperando che possiate avere un sito adeguato. Ciao!!!
Ringrazio delle belle parole la giovane amica Ilaria.
A Michele dico che ha piena ragione riguardo i nostri siti internet ma garantisco che stiamo provvedendo alla risoluzione del problema proprio in questi giorni.
Da tempo giungono alla nostra redazione richieste riguardanti le più svariate argomentazioni da parte di lettori che non trovano
una risposta ad alcuni piccoli-grandi problemi poiché occorrerebbe loro una consulenza specialistica. Volendoli aiutare ad orientarsi , abbiamo quindi deciso di partire con questa nuova rubrica, che sarà interamente dedicata a loro.
Il Direttore Responsabile risponderà alle domande o ai problemi posti prospettando una soluzione , senza con questo volersi sostituire ai professionisti dei vari settori trattati e avvalendosi, di volta in volta , di specialisti nei vari campi. (Il Consulente di...Campo
de’ fiori - pag.33)
Il Direttore Responsabile Stefano De Santis
mitico locale di
Lando Fiorini
è nella rosa dei migliori locali
romani, dove potrete trovare
Campo de’ fiori.
Campo de’ fiori
Sandro Anselmi
Tu come noi...
la vera integrazione
Questo discorso che sento di dover
fare, parte da molto lontano, quando,
nato mio figlio Federico, incominciai a
contemplare il mondo con occhi diversi. Quell’evento inaspettato mi sconcertò e, sbigottito, mi aggiustai con
somma tristezza gli orizzonti ed iniziai
a camminare una vita nuova, assumendomene tutto il peso. Ebbi l’immediata consapevolezza del duro cammino e, mentre uscivo dal Bambin Gesù
dove avevo lasciato Federico in un
anonimo lettino d’ospedale, guardavo
fra le lacrime il sole tramontare sulle
cupole di Roma. Al languire degli ultimi raggi, disperavo non della nascita di
quell’angioletto, ma del suo futuro che
non riuscivo minimamente ad immaginare. Avrei voluto portarlo sempre fra
le mie braccia per proteggerlo dall’ingiustizia e dalla cattiveria che è nel
mondo, specialmente nei confronti dei
“diversi” e l’avrei voluto sollevare per
farlo essere come tutti e salvarlo dall’isolamento e dall’emarginazione.
Camminare insieme sarebbe stato un
profondo atto di civiltà ed un segno
tangibile di quella sospirata fratellanza
che tutti proclamano. Questo però
supponeva una forte presa di coscienza, ma l’amore tanto sospirato che
rispetta la luce degli altri, non era
ancora nato. Mi sono battuto in tutti
questi anni per combattere l’emarginazione e le carenze culturali, ho attuato
mille iniziative e mille ancora sono da
realizzare, ma ho trovato spesso chiusure ed una complice indifferenza che
hanno stemperato le mie forze. Ho
sempre lavorato al di fuori di ogni corrente politica esprimendomi essenzialmente nel volontariato, che reputo la
forma più sana e più efficace per l’apporto alla società tutta. Ieri, oggi e
sempre sarò vicino ai problemi dei
“diversi”, di TUTTI i “diversi”. Bisogna
conformare il nostro operato affinché
avvenga una VERA INTEGRAZIONE; non si può fare tanto fracasso
intorno ai problemi dei “diversi” per
dire che oggi essi vivono un momento
d’oro……NON E’ VERO!!!
Il mio è un discorso forte, lo so, ma
non sono assolutamente d’accordo di
come viene gestita la cosa. Il “diverso”
ha bisogno di contesti culturali, sociali
e religiosi, che gli diano pari opportunità per poter operare le sue scelte; ha
bisogno di sentirsi pienamente integrato nel rispetto della sua dignità umana;
ha bisogno di rivendicare i suoi diritti.
Non ho mai capito come mai si possano ritenere utili manifestazioni e situazioni dove il “diverso” è isolato dagli
altri. A partire dalla scuola, dove i
ragazzi con problemi vengono sistematicamente allontanati dalla loro classe
per essere assistiti e non sempre, dagli
insegnanti di sostegno in spazi riservati; a finire nello sport dove si organizzano addirittura paraolimpiadi! Io ho
provato a profondere tutte le mie energie fisiche e mentali inventando diverse occasioni di integrazione, immergendomi in queste esperienze con validissimi amici volontari, che hanno
beato i loro animi dei sorrisi e della
gioia dei ragazzi “diversi” e non, e delle
loro famiglie. La loro riconoscenza è
stato il più grosso tributo d’amore. E’
necessaria perciò l’attivazione di
MODELLI INTEGRATI. Non è stato
certo sano creare delle dolorose spaccature perfino all’interno di gruppi storici del volontariato. E’ stato allora inutile lo sforzo di lunghi decenni di lavoro di gente motivata e carica di attese
per i loro figlioli, è stato inutile preparare progetti concreti per la vera integrazione come la realizzazione di un
PARCO GIOCHI INTEGRATO e
tante altre valide iniziative, quando
queste sono dovute sistematicamente
cadere nel nulla…
Oggi tutto geme nell’attesa di vedere
le cose in modo nuovo. La sensibilizzazione al problema del “diverso” deve
partire fin dalle prime scuole e la socializzazione del MODELLO INTEGRATO deve essere l’obiettivo comune a
tutte le forze preposte, pubbliche e private. Ad ogni buon conto, nella speranza di fare cose veramente utili al
cittadino, il Comitato Tecnico
Scientifico dell’Accademia Internazionale D’Italia, ha iniziato il suo
nobile operato con scienza e coscienza
e si propone di rendere tangibile,
quanto prima, il risultato del suo lavoro. D’altra parte l’Unione Europea e
l’ Inclusion Europe (Associazione
Europea di Società delle persone con
disabilità mentale e delle loro famiglie), con i suoi paesi membri e con
l’A.N.F.F.A.S. che rappresenta l’Italia,
hanno uno specifico programma d’azione che opera in tre aree principali:
1) La lotta contro la discriminazione 2)
Diritti umani per le persone con disabilità mentale 3) Inserimento di tutte le
persone nella società.
Il mio non vuole essere un messaggio
in codice ma, per non suscitare inutili
reazioni che potrebbero semmai nuocere ancor più ai deboli, mi contengo e
mantengo in uno stile che definirei
quasi elegante.
Il Direttore Sandro Anselmi
3
Campo de’ fiori
Periodico Sociale di
Arte. Cultura
ed Attualità edito
dall’Associazione
Accademia Internazionale
D’Italia
(A.I.D.I.) senza fini di lucro
Presidente Fondatore:
Sandro Anselmi
Direttore Editoriale:
Sandro Anselmi
Direttore Responsabile:
Stefano De Santis
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e Coord:
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Impaginazione e Grafica:
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Enrico De Santis
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2/6/89
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Tipolitografia A.Spada
ERRATA
CORRIGE
sul n. 14, nel
redazionale del
CERAL - “il
corpo in psicoterapia” è stato
riportato erroneamente il
nome del Prof.
Vezio Ruggirei
anzichè Prof.
Vezio Ruggieri
per
abbonamenti
vedi a Pag. 33
Campo de’ fiori
è la più grande vetrina
per i tuoi affari.
La pubblicità su
Campo de’ fiori
arriva e “porta bene”
(l’Accademia Internazionale D’Italia e
Campo de’ fiori promuovono e organizzano
occasioni sociali di solidarietà)
Tel. 0761.513117
[email protected]
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Campo de’ fiori
Erminio Quadraroli
Bradi si nasce
anni ‘20 - gli Ussari e sullo sfondo un carro trainato dai buoi
foto archivio Gioacchino Capaldi
fotostudio Stefano Ioncoli
Ogni anno, nel periodo carnevalesco, a Ronciglione, si svolge
una manifestazione unica al mondo: la corsa dei cavalli scossi
ovvero di purosangue senza fantino.
Le sue origini, sono da ricercarsi tra le pieghe della storia capitolina quando i romani si divertivano, nei giorni di carnevale, a
far correre le persone con disagi fisici, le donne “di strada” e gli
ebrei. Proprio questi ultimi, decisero di autotassarsi per far
galoppare, al loro posto, dei cavalli sciolti.
Così Ronciglione, ancora oggi, accoglie tra le sue mura questa
tradizione.
Tutto inizia con il Mossiere che, lentamente, invita i cavalli ad
entrare nei box di partenza e…nome dopo nome, la tensione
degli spettatori sale, gli occhi si fissano nel vuoto… tutti restano
in attesa delle fatidiche parole: <<...calma ci sono i secondi…no
no…viaaaaaa!>>.
Cala il silenzio lungo il percorso e il cuore dei contradaioli inizia
a battere come un maglio che plasma il ferro incandescente.
Attraverso questa ruga di asfalto che solca gli edifici della città
cimina, i cavalli, grazie ad un pizzico di fortuna, all’enorme lavoro degli allenatori e alla bravura dei lascini, cercano di conquistarsi la testa della corsa.
Il selciato ruggisce sotto i colpi degli zoccoli stridenti dei destrieri che raggiungono Piazza della Nave e la curva del “ Gricio”,
dove la folla rompe il silenzio per incitare i veri protagonisti della
manifestazione.
Lungo “Montecavallo”, la corsa che rende Ronciglione famosa
nel mondo, ci accompagna verso il verdetto finale.
Dal “Palazzaccio” lo sventolio di bandiere decreta la cavalla vincitrice che per l’edizione 2005 è stata Sopran Vic della scuderia
“La Pace”.
Chi piange per gioia e chi si dispera per pronostici non rispettati, ma…in questa particolare corsa non esistono previsioni
certe: tutto è legato alla naturale voglia che questi cavalli hanno
di esprimere la loro libertà, il loro orgoglio di essere bradi.
01100 Viterbo - P.zza Verdi, 2/A - Tel./Fax 0761.347651 e-mail: [email protected]
Centro Commerciale Tuscia - Tangenziale Ovest - Tel. 0761.390013 e-mail: [email protected]
01030 Vallerano (VT) - Via Don Minzoni, 58 - Tel./Fax 0761.751551 e-mail: [email protected]
01033 Civita Castellana (VT) - Via Giovanni XXIII, 28-28A - Tel./Fax 0761.517951 e-mail: [email protected]
00169 Roma - Centro Commerciale Casilino - Via Casilina, 1011 - Tel. 06.23260306, Fax 06.23279988
e-mail: [email protected]
63037 Porto D’Ascoli (AP) - Centro Commerciale Portogrande - Via Pasubio, 144 - Tel./Fax 0735.753665
e-mail: [email protected]
70124 Bari - Centro Commerciale Carrefour - Viale L. Pasteur, 6 - Tel./Fax 080.5382652
e-mail: [email protected]
oltre le normali garanzie di legge il CENTRO OTTICO LISI & BARTOLOMEI in collaborazione con
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Per occhiali
occhiali per bambini fino a 14 anni
occhiali per computer - attività sportive - videoterminali
Servizi di assistenza per occhiali da vista
Il programma GECO prevede i seguenti servizi specifici per gli occhiali da vista e da vista-sole, con lenti colorate o fotocromatiche
Garanzia totale di risultato: validità 60 giorni dalla data di emissione. I Suoi occhiali sono stati collaudati dai nostri
tecnici di laboratorio: ne garantiamo, pertanto, qualità e funzionalità. Qualoro la loro efficienza non rispondesse alle
sue aspettative o necessità, provvederemo, se necessario, alla sostituzione delle lenti oftalmiche e/o della montatura fino a Sua completa soddisfazione.
Garanzia globale (lenti+montatura): validità 12 mesi dalla data di emissione. In caso di rottura accidentale e irreparabile degli occhiali, lenti da vista e/o montatura, o danneggiamento che ne alterino la funzionalità, saranno forniti gratuitamente lenti identiche alle precedenti e/o montatura uguale o equivalente. Le componenti danneggiate
saranno ritirate. Questo servizio sarà erogato una sola volta entro il periodo di validità.
Smarrimento e furto: validità 12 mesi dalla data di emissione. In caso di smarrimento o furto degli occhiali da vista
è applicata una riduzione del 50% sui prezzi di listino per l’acquisto di un nuovo paio di occhiali, con caratteristiche
uguali od equivalenti. Questo servizio sarà erogato una sola volta entro il periodo di validità.
Under 18: validità 12 mesi dalla data di emissione. La nostra esperienza dimostra che fino all’età di 18 anni l’efficienza visiva varia più rapidamente che negli anni successivi. Per assicurare una costante ed ottimale efficienza visiva, questo servizio offre la sostituzione delle lenti da vista con nuove di potere aggiornato, con una riduzione del
50% sui prezzi di listino.
Servizio cortesia: validità 12 mesi dalla data di emissione. Gli occhiali, per mantenere inalterata nel tempo la loro
funzionalità, necessitano di controlli periodici. I nostri tecnici sono a Sua disposizione per eseguire i controlli di riassetto necessari ad effettuare una completa pulizia ad ultrasuoni.
Campo de’ fiori
Dati e notizie sul CEFASS
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(a cura di Michele Abbate)
Che cos’è il CEFASS
E’ l’acronimo di un ente culturale internazionale per lo studio della storia moderna
e contemporanea, la cui denominazione
ufficiale per esteso è “Centro Falisco di
Studi Storici”, che ha sede nell’Alto Lazio e
al quale sono associati, a vario titolo, istituzioni universitarie, docenti e studiosi di
ben otto paesi diversi. Si tratta di quattro
paesi europei (Gran Bretagna, Danimarca,
Russia ed Italia) e di quattro paesi del continente americano (Canada, Stati Uniti,
Messico e Panama). L’attività storicoscientifica del CEFASS, che si esprime
attraverso studi e ricerche storiografiche,
pubblicazioni, seminari e convegni internazionali, è regolata da uno statuto dal quale
si deduce che il suo gruppo dirigente è formato dai componenti di due organi fondamentali dell’associazione internazionale in
questione: il Consiglio di Amministrazione
e il Comitato Scientifico. Al vertice del
primo vi è l’Avv. Antonio Falcetta quale
Presidente e rappresentante legale dell’associazione con il Consigliere Aldo Filona
quale Vice Presidente e responsabile dell’intera struttura tecnica ed organizzativa
del CEFASS. Al vertice del secondo vi è il
Prof. John Francis Pollard dell’Università di
Cambridge in Gran Bretagna con a fianco,
come Direttore Scientifico del Centro
Falisco di Studi Storici, chi scrive. Figure di
rilievo del Comitato Scientifico del CEFASS
sono il Prof. Gert Sorensen, Capo del
Dipartimento di Filologia Romanza
dell’Università
di
Copenaghen
in
Danimarca; il Prof. Robert Mallett
dell’Università di Birmingham, che è anche
Direttore del noto periodico britannico
“Totalitarian Movements and Political
Religions” ed è in procinto di assumere un
alto e prestigioso incarico accademico nel
mondo anglosassone; il Prof. Valeri
Mikhailenko docente presso l’Università
degli Urali ad Ekaterinburg in Russia; il
Prof. Franco Savarino docente presso la
Escuela Nacional de Antropologia e
Historia dell’Università di Città del Messico;
il Prof. Alexander Lassner docente presso
l’Air Command and Staff College alla
Maxwell Air Force Base di Montgomery in
Alabama negli Stati Uniti; il Prof. Bruce
Strang docente presso la Lakehead
University in Canada; il Prof. Peter Robert
D’Agostino docente presso il Department
of History della University of Illinois at
Chicago ed il Prof. Stefano Luconi docente
presso l’Università di Firenze. Enti associati al CEFASS, tramite convenzioni di collaborazione storico-scientifica ed accordi di
cooperazione culturale internazionale,
sono attualmente l’Università degli Studi
della Tuscia di Viterbo e l’Istituto Nazionale
di Antropologia e Storia del Messico.
Convenzioni ed accordi simili sono in corso
con altre istituzioni universitarie sia italiane che straniere. Immobilizzazioni tecniche e risorse finanziarie sono messe a
disposizione da istituzioni pubbliche, tanto
italiane che straniere, e,soprattutto, da
studi professionali privati dell’Alto Lazio,
onde sostenere e realizzare le numerose e
diverse iniziative culturali del CEFASS. A
norma di statuto, tutti possono essere soci
del Centro Falisco di Studi Storici e non
solo docenti e studiosi di materie storiche,
purchè interessati alla promozione ed alla
diffusione di una cultura storiografica.
Infine, per concludere queste brevi annotazioni sul CEFASS, viene presentato, in
maniera molto sintetica, uno schema riassuntivo dell’attività svolta nel corso dell’ultimo quinquennio.
Seminario ad Orte del 5 Febbraio 2000
da sx: il Dott. Massimo Giampieri, Sindaco di
Civita Castellana, il Prof. Morten Heiberg
dell’Università di Copenaghen, l’Avv. Antonio
Falcetta, Presidente del CEFASS, il Prof. Michele
Abbate, Direttore Scientifico del CEFASS e il Prof.
Robert Mallett dell’Università di Birmingham.
ATTIVITA’ SVOLTA NEL QUINQUENNIO
2000-2004
25 iniziative culturali così distribuite
Seminari (8): - Orte, Palazzo Vescovile 5
Febbraio 2000 – Roma, Antica Libreria
Croce 3 Marzo 2001 – Orte, Palazzo
Roberteschi 7 Aprile 2001 – Orte, Palazzo
Roberteschi 6 Aprile 2002 – Roma, Centro
Studi Americani 29 Ottobre 2003 – Orte,
Palazzo Roberteschi 8 Novembre 2003 –
Rieti, Sala degli Specchi del Teatro
Comunale 13 Novembre 2004.
Ricerche (8): - Archivi Storici in Panama
e Roma Marzo-Giugno 2000; - Public
Record Office, Londra Marzo-Aprile 2000;
-Public Record Office, Londra AprileMaggio 2001; Archivi Storici Italiani ed
Inglesi 2001; - Public Record Office,
Londra primavera-estate 2002; Archivi
Storici in Europa ed America 2002-2004;
National Archives , Washington primaveraestate 2004; Archivi Storici in Italia e Stati
Uniti estate-autunno 2004.
Pubblicazioni (5): “Pensiero ed azione
totalitaria tra le due guerre mondiali”,
“Panamà, Italia y los italianos en la època
de la construccion del Canal (1880-1915)”,
“International Fascism”, “Lotte socialiste e
contadine ad Orte nel 1902”, “L’Italia fascista tra Europa e Stati Uniti d’America”.
Convegni (4): Roma, Accademia di
Danimarca 20-22 Giugno 2000. Viterbo,
Università della Tuscia 26-28 Ottobre
2001. Sant’Oreste, Teatro Comunale 18-20
Luglio 2003. Viterbo, Università della
Tuscia e Sala Conferenze del Forte
Sangallo di Civita Castellana 4 -6 Dicembre
2003.
Esterno del Teatro Comunale di Sant’Oreste dopo
che si è tenuto il Convegno Internazionale del 1820 Luglio 2003. Terzo da dx il Sindaco di
Sant’Oreste Mario Segoni.
Convegno Internazionale di Sant’Oreste del
18-20 Luglio 2003
da sx: l’Ammiraglio Giuliano Manzari, il Prof. Gert
Sorensen dell’Università di Copenaghen, la
Dott.ssa Cristina Baldassini, il Prof. Giuseppe
Conti, Presidente della Società Italiana di Storia
Militare.
Convegno Internazionale di Sant’Oreste
del 18-20 Luglio 2003
da sx: il Prof. Stefano Luconi dell’Università di
Firenze, il Prof. Michele Abbate, il Prof. Franco
Savarino dell’Università di Città del Messico e il
Prof. Andrea Di Nicola
Visione d’insieme dell’Aula Magna dell’I.T.I.S. di
Civita Castellana in occasione del Seminario
Internazionale del 5 Febbraio 2000.
In prima fila da sx: Giacomo Orsini, il Cons. Aldo
Filosa, Vice Presidente del CEFASS, il Dott. Andrea
Vitolo, consigliere diplomatico al Ministero degli
Affari Esteri e il Dott. Franco Mostarda
Campo de’ fiori
8
Protegge i tuoi valori
Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25
01033 Civita Castellana (VT)
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Vi invitiamo ad indovinare il personaggio misterioso riprodotto nella foto sotto.
I primi cinque che lo identificheranno e ne daranno comunicazione in redazione, avranno diritto a ricevere un premio
offerto dalla Profumeria Paolo e Concetta:
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Alessandrini B.e C.
Via Vincenzo Ferretti, 86
Civita Castellana (VT)
Tel. 0761.518298
Campo de’ fiori
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Felice d’esser ancora qui
a regalarvi gioie ed emozioni
Lando Fiorini
‘Una vita per il palco’. Cinque lettere apparentemente buttate lì, in un toccante impasto di fede e retorica, che spesso vengono
spese a vantaggio di questo o quel grande
artista quando, a risarcimento di una lunga
carriera, si profila all’orizzonte l’ombra della
fine (artistica e, non di rado, anche fisica).
Nel caso di Lando Fiorini – ultimo baluardo
della romanità contemporanea – invece il
concetto potremmo tranquillamente ribaltarlo in quanto, a differenza di altri, la storia della sua longevità artistica è da sempre
caratterizzata da una ‘tignosa’ e singolare
perseveranza: ‘il palco per la vita’.
Perché questo distinto e maturo ‘giovinotto’ dai capelli canuti ancora oggi, scampato il peggio, morde il freno alla vigilia di un
ritorno sulle scene atteso oltre un anno.
Incorniciato da una vita di musica e costumi fermati dalle numerose istantanee che,
unitamente a trofei e locandine, colorano le
storiche mura del suo ufficio trasteverino,
Lando affida il brutto ricordo di una odissea
al timido scintillio di una lacrima che, non
senza impertinenza, l’accompagna nel suo
sofferto e per certi versi irreale racconto a
ritroso nel tempo. “Una vita senza problemi – racconta – certo lottata, costellata di
grandi sacrifici ma, stupidaggini a parte,
sempre spesa con una salute di ferro.
Almeno pensavo…” . Già, la salute. Quando
l’amore per il pubblico e per il Puff, storica
realtà teatrale della capitale, lo coinvolgono in un’ interminabile spirale di scritture,
prove, repliche ed estati di piazza e canzoni, non si ha molto tempo per fermarsi e
pensare un po’ a se stessi. “Finii la stagio-
ne con una continua debolezza – ricorda
Lando con il ‘groppo in gola’ – ma non
avevo tempo per dedicarmi a visite specialistiche o a consulti medici approfonditi.
D’altra parte il Puff si traduce in trenta
famiglie che vivono con il mio lavoro e,
francamente, gli applausi di un pubblico
felice, alla sera mi sembravano ripagare
ogni mio disagio fisico. Fino a quando, l’agghiacciante verdetto delle analisi ha proiettato la mia vita in un incubo. Un calvario di
interventi chirurgici inframmezzato da paurose cadute e timide risalite. Con mia
moglie e i miei figli accanto, come mai
avrei immaginato, a lenire ogni dolore.
Chiudevo gli occhi, li riaprivo e loro lì: a
combattere al mio fianco un male che uccideva il corpo e l’anima. Fino a quando, tra
bilanci più o meno positivi per una vita che
ora mi presentava l’amaro conto, una
notte, prossimo alla resa, da una parete
bianca che vedevo coperta di mostri, si
delineò la figura di mia madre. Fu in quell’istante che capii di non essere solo nemmeno ‘dall’altra parte’. E come tutti i
vigliacchi che si rispettino, ho ritrovato la
fede. Ho avuto il conforto della preghiera a
darmi la spinta in più…”
La voce rotta dall’emozione vira poi sul difficile mestiere di genitore (“Carolina e
Francesco si fingevano sereni ma, a tradirli gli occhi abbottati de pianto”) e sull’amato Puff, il figlio maggiore, una bomboniera
come per incanto sbocciata da un’ umida
cantina. “Croce e delizia, vita e amore. Il
Puff era lì: a segnare l’inizio e forse la fine
di una vita. Ma il desiderio di ritrovare il
palco, la musica, il mio pubblico era sempre più forte di tutto e tutti. Oggi sono
ancora qui perché la mia battaglia per la
vita ho deciso di combatterla dal palco”.
-Dunque una stagione che suona un po’
come un debutto…
“Di più, come una rinascita, ma è anche
una stagione definitiva: debbo capire se ho
di Max Tamanti
ancora la giusta energia per continuare a
fare questo mestiere o, diversamente,
lasciare tutto e godermi quel che il Signore
deciderà di lasciarmi vivere…”.
-Certo parafrasando anche il titolo di questo tuo nuovo spettacolo (“ciak…ci gira, aridatece la lira!”), non è che l’attualità ci aiuti
più di tanto a vivere bene…
“Che ne parlamo a fa? Poi, quando senti
che la vita te po’ mollà da un momento
all’altro, capisci ancora di più quanto sia difficile vivere. Anche per questo sento maggiormente il dovere di regalare al pubblico
il massimo impegno. Non potendo pagarli
tutti, ad uno ad uno, per quanto mi hanno
dato in questi quarant’anni, il minimo è
mandarli ogni sera a casa un po’ più sereni. Quest’anno lo faremo attraverso la
metafora della tivvù, dove gli eccessi e i
sogni di gloria, seppure maldestramente,
tentano di strappare qualche sorriso con
reality, fiction o giovani talenti”.
Giovani talenti come quelli che lo accompagnano dentro – Camillo Toscano, Valentina
Sulli e Mela Battaglia – e “fuori” scena
(Vincenzo Romano al pianoforte). E se quest’anno da un lato il Puff piange la scomparsa della ‘storica’ signora Rina, dall’altro
ribadisce l’inossidabilità della ‘famiglia’ con
le puntuali conferme di Gabriella Panenti,
Graziella Pera il M° De angelis e delle affabili e rodate professionalità delle ‘maestranze’. Salutiamo Lando tentando di pungolare il suo orgoglio capitolino: tornare sul
palco significa anche dosare le forze, non
sarà il caso di limitarti a una sola canzone?
“Che? Me sento ‘n pischello! Quest’anno ne
canto addirittura tre: “Serenata Sincera”,
l’amore scritto da Califano “Così è la vita”
del giovane Scapicchio. Anzi, ascoltala bene
quest’ultima che non se finisce mai di imparare. Diceva bene mio nonno: nun è cambiato il mondo, so cambiati i mondaroli…”
Ammazza come te sei ripreso Lando…
Lando Fiorini e la sua Compagnia
Campo de’ fiori
10
Anche quest’anno, i
bambini delle scuole
materne ed elementari
di
Don Bosco, XXV
Aprile, Manzi e Sassacci
ed i ragazzi della scuola
media Annessa all’Istituto Statale D’Arte di
Civita Castellana, arrivano puntuali alla sfilata del giovedì grasso e
ancora una volta stupiscono gli spettatori con
uno spettacolo festoso
di colori. Il tema di quest’anno è PETER PAN e
dall’inizio dell’anno scolastico maestre, mamme e ragazzi, in stretta
collaborazione, hanno
lavorato per la realizzazione dei vestiti e dei
carretti che hanno
accompagnato la sfilata.
Questa è iniziata con un
bellissimo gruppo di
bambini delle prime
classi elementari, vestiti
da Peter Pan e Trilly
(campanellino) che, per
tutto il percorso, ha
tenuto
degnamente
testa a quelli dei ragazzi più grandi nei balli
coreografici imparati in
questi mesi di preparazione. Seguivano i
ragazzi mascherati da I
BAMABINI DARLING , I
PIRATI, LA LAGUNA
DELLE SIRENE ed infine
L’ACCAMPAMENTO
INDIANO.
Quella del giovedì grasso è una sfilata veramente emozionante e
come sempre stupisce
gli spettatori, oltre che
per la bellezza dei
costumi, anche per
l’impegno che questi
ragazzi, le loro famiglie
e le istitutrici si assumono per la buona riuscita
della sfilata. L’augurio
che possiamo fare a
questi PICCOLI DEL
CARNEVALE è che, dell’esperienza fatta durante il periodo scolastico, possano farne tesoro una volta adulti e
che, in età matura, possano portare avanti la
bellissima
tradizione
che Civita Castellana ha
del carnevale, sotto il
segno del sano divertimento.
Cristinta Evangelisti
Campo de’ fiori
11
foto M.Topini
Campo de’ fiori
12
Ronciglione
di Erminio Quadraroli
Quando arriva, arriva!
La città di Ronciglione, ogni anno, è sottomessa alla volontà di un potente stregone:
sua Maestà Re Carnevale, il quale, con
prodigiosi incantesimi la proietta, per cinque giorni, nella totale spensieratezza.
Alle ore 12 inizia il sortilegio: il suono dell’antico campanone fluttua nell’aria e si
posa sulle orecchie dei cittadini e dei forestieri che percorsi da una voglia irresistibile di divertirsi, si concedono alla spensieratezza carnevalesca.
Questo è lo spirito che anima le gelide
attese di chi aspetta bambini festanti,
maschere allegre e eleganti cavalli lungo le
vie della città cimina.
Anziani infreddoliti, si mescolano a ragazzi
che incuranti del freddo fanno mostra della
loro giovinezza. Mamme premurose
accompagnano neonati dei quali, a malapena, si riescono ad intravedere gli occhi.
Puntuali, iniziano le sfilate: variopinte
maschere si fondono con le bande musicali e le majorettes dei paesi vicini, chiamate ad allietare tutti i partecipanti con le
loro note e coreografie.
I Carri allegorici combinano satira politica
con fantastiche figure, mentre una pioggia
di coriandoli fa dimenticare il freddo pungente dell’inverno, come dimostrano le
foto offerte gentilmente da “Fotostudio” di
Ioncoli Stefano.
Né il cielo denso di nubi, che lascia cadere
la pioggia, né il vento gelido di tramontana possono fermare la festa in maschera
più antica dei paesi cimini.
Il carnevale per i Ronciglionesi è una vera
passione e….quando arriva, arriva!
foto Stefano Ioncoli
Campo de’ fiori
13
,QGRYLQDOOª$UWLVWD
Di lato è riportato un famoso
quadro denominato “La dama
con l’ermellino”. Sai dirci chi l’ha
dipinto? I primi tre che indovineranno e ne daranno comunicazione in redazione riceveranno un simpatico omaggio offerto dal Centro Parati di Selli
Vittorio
6WRULDHH*
*HRJUDILD
In quale hanno
Cristoforo Colombo
ha scoperto l’America ?
i primi tre che lo indovineranno
riceveranno, riceveranno
un simpatico
omaggio offerto da
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Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico
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Campo de’ fiori
ale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico
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Campo de’ fiori
Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico
Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Ci
Campo de’ fiori
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Album d
anni ‘50 - squadra di calcio civitonica al campo Madami
Civita Castellana - veglione del 1963 con l’elezione di Milly Coletta (a dx) a Miss Cleopatra
foto di Romina Pallozzi
Se vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere
Campo de’ fiori
anno di nascita 1924 - foto della Sig.ra Rina Corteselli
anni ‘60 - campo Madami di Civita Castellana “Torneo delle Ceramiche”
dei ricordi
pubblicate le vostre foto portatele presso la redazione di Campo de’ fiori. Esse vi verranno subito restituite.
17
Campo de’ fiori
18
P
illole di sapienza popolare
Da cosa deriva... “ per un punto Martin perse la cappa” ?
Questo modo di dire ha radici storiche molto lontane.
Agli inizi del seicento, l’Italia iniziava a riscoprire il commercio, la vita
serena e il lusso. Passato il periodo buio del Medioevo ora nuove
speranze animavano la vita italiana.
In quell’atmosfera di rinascita cercò di entrare anche il clero che istituì nuovi ordini monastici e creò nuove cariche ecclesiastiche.
E proprio in questo scorcio di storia si snoda l’avventura di Frate
Martino. Questo monaco, per il suo donarsi al prossimo, stava per
essere eletto Priore e pensando di fare una piacevole sorpresa al
Papa che sarebbe passato di lì, decise di trascrivere una frase sulla
porta d’entrata del suo convento:
“Porta patens esto nulli claudatur honesto”, che significa “Stia aperta la porta e non si chiuda a nessun uomo onesto”.
Ma…nel riportare l’espressione sull’arco in travertino, aggiunse un
punto dopo la parola nulli.
Questo suo errore gli fu fatale perché stravolse il significato della
frase. Essa divenne: “La porta non si apra per nessuno. Si chiuda per
l’uomo onesto”.
Per questa sua futile imprecisione Frate Martino non divenne mai
Priore e capì che anche i piccoli errori possono portare a conseguenze molto gravi.
Erminio Quadraroli
Soprannomi
fabrichesi
Spaccatroni
Lopo
Stridò
Maffietta
Spasciatetti
Spallò
Piattella
Frascò
Magrò
Piccolino
Covarò
Megajo
Fornaciaro
Pennello
Giuvagnaco
Funaro
Ferraro
Frastoppino
Cocozzo
Burrino
Ntruma
Baldoff
Paggiò
Sartarello
Filastrocca
Fabrichese
Cavallino arrì arrò
per la biada che ti dò
per i ferri che ti metto
per andare a San Francesco
A San Francesco c’è una via
che conduce a casa mia
A casa mia c’è un altare
con tre monache a pregare
ce n’è una, la più vecchietta
Santa Barbara benedetta
dai ricordi di Alba Iannoni
Campo de’ fiori
20
Album d
foto del Sig. Franco Aimola
Foto del Sig. Danilo Piergentili
Giovani di Civita Castellana - foto scattata alle ore 24 del 22.02.1930 nei giardinetti del forte Sangallo.
Campo de’ fiori
dei ricordi
21
22
Campo de’ fiori
/ª$QJRORPLVWHULRVR
Nella foto sopra è riportata una via
di Civita Castellana. I primi tre che la
identificheranno e ne daranno comunicazione in redazione, avranno diritto a ricevere un premio offerto dalla
Vinicola Mancini
Via M.Masci,19
Civita Castellana (VT)
T.0761.513182 Ab.T.0761.517601
Via della Repubblica, 6
Civita Castellana (VT)
Tel e Fax
0761.51.32.17
e-mail:
[email protected]
Campo de’ fiori
Un solo motto: forti e veloci
1954 - ciclisti davanti alla sede della FORTE E VELOCI. Foto del Sig. Lido Gatti
E’ con
l’emozione
tipica di chi vuol
celebrare i fasti di
uno sport d’altri
tempi, che mi accingo a parlare del glorioso “team” civitonico dei FORTI &
di
VELOCI.
Alessandro Soli
Molti nostri concittadini si sono cimentati e lo fanno ancora, in
questa disciplina che resta tra le più dure e
impegnative nel panorama dello sport in
generale, ma il mio ricordo più sentito va
certamente al decano di tutti i ciclisti locali
: Renato Conti. Classe 1911, Renato
Conti è passato indenne tra le mille difficoltà che la vita negli anni gli ha posto dinanzi, ma ancor oggi , egli reincarna il famoso
detto latino “mens sana in corpore
sano”. Parlando con lui, riaffiorano i ricordi di una vita fatta di bici, di gare, di materiali negli anni sempre più tecnici, dai
pesanti vecchi cerchioni, dai tubolari ai
moderni palmer , dai primi cambi manuali
così duri, ai sofisticati ingranaggi moderni.
Una cosa però è certa, il ciclismo era e
resta uno sport di “fatica”. Ma la passione non ha tempo, ed ecco che nel lontano
1914 gli appassionati di Civita fondarono
la Soc. Sportiva “Forti e Veloci”, a quei
tempi due corridori si distinsero in modo
particolare: Goffredo Mezzanotte e
Luigi Conti. Tra le due guerre , nel ventennio fascista la società fu disciolta, e
prese un nuovo nome : i “Veliti del
Littorio”, ed ecco comparire tra gli atleti
Renato Conti. Poi la seconda guerra mondiale, con la sospensione di ogni attività
agonistica, infine la resurrezione , fautori
Rodolfo Belardi e Marcuccio Gatti, nel-
l’immediato dopoguerra, i veterani ciclisti
rifondarono la Soc. Forti & Veloci.
Ritornando al nostro decano di cui vedete
una foto del 1930 quando aveva 19
anni, in quel periodo tenne alto il prestigio
del ciclismo civitonico vincendo un campionato provinciale dilettanti e una decina di
gare in ambito regionale. La società era in
continua crescita, pensate che nel settembre del 1950 essa contava ben 103
iscritti. Riuscì ad organizzare molte edizioni della Coppa 18 Settembre, famosa in
tutto il centro Italia (erano 14-15 giri del
circuito del Treja) e portò a Civita
Castellana un traguardo volante del Giro
d’Italia, ebbene, ancora lui Renato Conti
era l’inossidabile Direttore Sportivo. Debbo
a questo punto ricordare altre due figure
del ciclismo civitonico : Riziero
Smargiassi e Spartaco Cenciarelli.
Riziero era il ciclista per antonomasia, è
impossibile ricordarlo senza la sua inseparabile “Lazzaretti”, anzi ne valorizzò i vari
modelli, esercitando per anni una esclusiva
attività commerciale. Di Spartaco dirò soltanto che mi raccontava la fatica e il disagio che provava chi, come lui, inforcava la
bici e gareggiava , dopo aver fatto il turno
di lavoro in fabbrica alla Ceramica
Marcantoni, e magari affrontando i corridori “cittadini”, più riposati di lui, riusciva
a batterli, dopo aver sudato le proverbiali
sette camicie. Vi fu poi un periodo di stanca, perché venuto a mancare il supporto
dei pilastri sostenitori, la società fu costretta a cessare ogni attività. Ma la passione
per le due ruote continuava ed ecco negli
anni 80 altre due figure riportare in auge la
Forti & Veloci partendo dal settore giovanile: Lino Fabiani, detto “Bassanello” e
“Bastiano” Sebastiani. Con tanti sacrifi-
23
ci riuscivano a tenere viva la passione tra i
più piccoli e a dare continuità alla società.
Dopo la scomparsa di questi personaggi,
seguiva un altro periodo di inattività, ma
poi nel 1998, la Forti & Veloci veniva rifondata per l’ennesima volta e la presidenza
spettava a Roberto Marrone. Aveva ben
tre squadre agonistiche (Mountain bike,
Amatori strada e Team Gran fondo) e
riusciva a conquistare tra l’altro, 2 maglie
tricolori all’omonimo Master del 1998 con
Giallorenzi, recentemente scomparso, e
del 1999 con Clori; Inoltre maglie di
campione
regionale,
provinciale e
Campionato Italiano MTB del C.S.I.
Attualmente la Forti &Veloci conta circa 60
iscritti, suddivisi in attività cicloturistiche,
ed agonistiche amatoriali, che partecipano
a gare di importanza nazionale come la
Gran Fondo Fausto Coppi che si svolge a
Cuneo e tocca le Alpi Francesi, la 200 Km
di Cesenatico, e quest’anno alcuni atleti
saranno presenti alla famosa Maratona
delle Dolomiti. Alla guida del gruppo per
il 2005 è stato riconfermato Mauro
Ferramondo che, coadiuvato da amici e
sostenitori, primo fra tutti Sergio Conti,
figlio d’arte, sta cercando di alimentare
questa passione e contribuire a far entrare
nella leggenda il glorioso nome della Soc.
FORTI & VELOCI
Spartaco Cenciarelli
1930 - Renato Conti
24
Campo de’ fiori
Il gusto di riscoprire il magico mondo della poesia
Su un quaderno dalla copertina
colorata una mano veloce sta scrivendo i suoi pensieri, le sue emozioni, i suoi ricordi più vivi di un
tempo lontano. Un amico prezioso
quel quaderno che, nella penombra di una stanza silenziosa, fa
compagnia al lento viaggio del
poeta. Col tempo a quel quaderno
se ne aggiunge un secondo, anche
questo pieno di pezzi di vita vissuta. Poi però passano i giorni, gli
anni e d’improvviso quella stessa
penna che, con fare sicuro aveva
di Barbara Pastorelli
scritto le emozioni più nascoste,
decide di bruciare quei quaderni ad essa tanto cari. Ma a volte
il cuore ci spinge a ragionare più del senno e allora non tutto è
perduto….. qualcosa si è salvato. Ora quegli stati d’animo tormentati, quei messaggi d’amore, quei versi bisognosi di esplodere in emozioni indelebili, trovano rifugio in una bellissima raccolta dal titolo “Pensieri”che l’autrice, Maria Cristina Bigarelli,
alla fine, dopo tante esitazioni, ha deciso di pubblicare. Maria
Cristina , nata a Roma nel 1962, ha trascorso la sua adolescenza a Vignanello, in provincia di Viterbo ma, a causa degli
improvvisi viaggi professionali del padre ha dovuto lasciare più
volte quel paese e iniziare una nuova vita in diverse regioni italiane tra le quali il Piemonte, il Veneto e la Puglia. Il padre, pittore autodidatta, che abbiamo avuto modo di conoscere nel
precedente numero di Campo de’ fiori, non riesce purtroppo a
trascorrere tanto tempo con Maria Cristina, impegnato nel suo
lunghissimo soggiorno in Africa. L’ enorme distanza che separa
una figlia dal padre rimarrà sempre viva nel cuore di questa e
sarà uno dei temi dominanti nelle sue liriche. Laureatasi in
Lingue e Letterature straniere presso la Lumsa di Roma nel
1987 e, seguito un corso quadriennale di studi teologici, oggi la
nostra autrice lavora come insegnante di inglese presso una
scuola alberghiera di Caprarola (VT). Felicemente sposata e
madre di un bambino adorabile, non ha mai rinunciato ad impegnarsi nel mondo della cultura e della letteratura. Nel 1987 scrive i testi di un libro “ A Tribute to Nigeria”, riassaporando quei
paesaggi africani e quelle emozioni che suo padre le aveva
saputo descrivere tanto calorosamente. I suoi studi teologici la
rendono una persona molto profonda e sensibile nei riguardi di
chi soffre tanto che negli anni ’80 , divenuta catechista, collaborerà al Centro d’aiuto alla vita. Questa esperienza così forte
la farà arricchire di amore verso il prossimo e l’essere umano ed
è per questo motivo che, in alcuni suoi pensieri, sente il bisogno di darsi delle spiegazioni sul senso della vita e della morte.
Confessioni nascoste, riflessioni dolorose sull’amore, sulla famiglia, desideri agognati di una libertà interiore fanno delle sue
liriche uno sfogo profondo di un cuore sensibile e trasparente.
Maria Cristina racconta al lettore ciò che sente ed allora è grata
a chi, un tempo, le ha dato la forza di rimettere insieme quei
versi tanto amati, perché finalmente la sua anima ha potuto
innalzarsi e librarsi nell’aria attraverso il plauso della gente.
IL SOGNO
Il crepuscolo su un caldo orizzonte
di dune lievemente scomposte da un
alito di vento
Un uomo fa parte di quel paesaggio
affascinante che poco sa del mondo
occidentale e insieme contento
ma solo,
l’uomo guarda quel crepuscolo,
la sua luce si veste di ricordi,
una lacrima scivola dal suo viso,
cade sulla sabbia
e quel profondo silenzio desertico
sembra intaccare.
Maria Cristina
Bigarelli
IL FATTO
Ieri ero triste,
stavo veramente tanto male
da sentir il mio corpo e la mia mente
scossi e sconquassati dal pensiero
che non puoi gestire la tua vita,
che lontano dal senno, provi spesso di altri lo scherno, e
non sai che cosa sia il discernimento,
che vicino all’irreale,
sai che cosa vuol dir star male.
IL MESSAGGERO
RIFRAZIONE
Come ali di farfalla
il soffio della morte è entrato,
un lieve timore, uno sguardo sbigottito,
un profondo senso di pietà...di
dolore,dall’alto una musica,
una luce intensa
riflessa negli occhi ormai vitrei,
penetrano i miei sogni,
una profonda speranza
di incontrarci tutti
nella grande mano.
Le gocce di sabbia
e i granelli di acqua
di quando ero bambina
mi fanno vedere ancora
la manina salutare
un uomo in partenza
per il suo dovere soddisfare.
Campo de’ fiori
25
/ªDQJRORFLQFLQ
Come abbiamo detto nello scorso articolo,
dopo l’Esame Visivo ci accingiamo a svolgere l’Esame Olfattivo che è necessario
per verificare innanzi tutto che non siano
presenti difetti come ad esempio odori e
sapori di tappo, muffa, legno, feccia…
Attribuiti a modificazioni negative dell’odore causate da agenti esterni “alla bottiglia”,ma è indispensabile, soprattutto, per
apprezzare i profumi caratteristici positivi e
tipici del vino.
I vitigni “tipici”,le diverse fasi di vinificazione e l’invecchiamento, contribuiscono a
donare al vino numerosissimi composti odorosi (tra i 200 e i 220!) che
appartengono a diversi gruppi di
sostanze chimiche. Ora provate a
pensare se seduti al tavolo di un
ristorante il Sommelier vi dicesse
che, nel vino Bianco giovane che sta
degustando, avverte sentori di aldeide anisica o che, nel vino Rosso
invecchiato, è presente l’aldeide cinnamica; la prima reazione che avrete
è quella di cambiare vino o addirittura locale! Tutto cambia se il
Sommelier parlerà riferendosi al vino
Bianco di”floreale con sentore di
biancospino”e di”speziato con sentore di cannella”riferendosi al Rosso.
Insinuerà, così, in voi la curiosità di
scoprire se quello che sente lui lo
sentite anche voi! Quindi, per il
Sommelier è necessario che le
sostanze chimiche presenti nel vino
abbiano una “traduzione” che deve
essere fatta per almeno due motivi:
1) L’esigenza di rendere facilmente
comprensibile una terminologia che,
di Letizia Chilelli
se usata in termini chimici, risulterebbe
molto complessa;
2) Perché, inoltre, è molto più gradevole
usare termini piacevoli, legati al mondo
della natura che aiutano a rendere l’atmosfera più familiare, particolarmente indicata cioè, per descrivere una bevanda come
il vino, che ci accompagna spesso in alcuni dei momenti più felici della nostra vita.
Il bagaglio odoroso del vino si può far risalire sostanzialmente a tre gruppi di sostanze:
- Profumi Primari - Profumi Secondari -
Penne neve e sole.
Se tanto tempo oggi non hai,
con un quarto d’ora un buon pranzetto avrai.
Anche a cena le puoi mangiare,
su, su mettiamoci a lavorare.
Metti l’acqua a bollir sul fuoco,
prepara un pentolino e sale poco.
Quando la pasta è bella al dente,
prendi un altro recipiente.
Or in esso due tuorli sbatti piano,
ed aggiungi il parmigiano.
Casalinga affaccendata,
già la pasta l’hai scolata?
Versa le penne dentro la terrina,
aggiungi poca panna e ricotta genuina.
Di pepe un pizzico aggiungi giusto,
quel che basta ad esaltarne il gusto.
Or che è ben amalgamato,
servi tutto il preparato.
Se le mangi in famiglia,
buon appetito e tanta gioia.
Erminio Quadraroli
Profumi Terziari. Appartengono alla prima
categoria tutti quei profumi che sono propri del vitigno,che si possono, cioè, avvertire anche solo al primo “contatto”col
grappolo e, che regalano al vino sentori
come salvia, rosa e pesca… Esempi noti di
questa categoria sono il Moscato, le
Malvasie, i Brachetti, i Gewürztraminer. I
profumi secondari, di seconda formazione,
si sprigionano al momento della pigiatura
e della fermentazione dell’uva e donano al
vino sentori fragranti e freschi di fiori, frutta e vegetali in genere. Alcuni esempi sono
lo Chardonnay Bianco e il Cabernet
Rosso. I profumi di terza formazione, ovvero i profumi terziari, si formano con il lento trascorrer del
tempo, quando i profumi primari e
secondari tendono a diminuire,
lasciando posto alla formazione di
“fragranze”più mature, come sentori di spezie, tostati, animali e eterei. Esempi di questi profumi li troviamo nei grandi vini invecchiati. E’
palese, quindi, che nei vini giovani
si tenderà a incontrare profumi primari e secondari, mentre nei vini
invecchiati ci sarà la prevalenza di
profumi terziari. Potremo, infine,
riassumere dicendo che i Vini
Bianchi, evocano fiori e frutta a
bacca bianca, mentre i Vini Rossi,
ci regalano profumi di fiori e frutta
a bacca rossa. Quindi se il nostro
bicchiere è privo di difetti e alterazioni a livello visivo, passeremo
all’Esame Gustativo, altrimenti
chiuderemo qui la nostra degustazione.
0HVVDJJL0HVVDJJL0HVVDJJL
- Tantissimi auguri di buon compleanno a Mirco Imperoli che ha compiuto 25
anni l’8 Febbraio. Auguri da parte della tua madrina.
- Buon compleanno a Valentina Vita che ha compiuto gli anni il 13 Febbraio,
Tanti bacioni
al mio piccolo
dalla mamma, il papà, il fratello, Mirco, Marisa e Giorgio.
fiore di campo Ale, - Buon Compleanno a Maria che ha compiuto gli anni il 20 Febbraio e a Paolo
dalla tua ilaria
che compirà gli anni il 20 Marzo da parte della sorella Marisa, Giorgio e dai nipoti Roberto e Valentina.
Auguri da Campo de’ fiori a tutti i festeggiati
Tantissimi Auguri a
Valentina
di Sacrofano
che compie 18 anni
il 13 Marzo
da parte delle sue
compagne di scuola
Infiniti Auguri a
Orlando Bertocci e Maria Rosa Peri
che hanno festeggiato
25 anni di Matrimonio
auguri alla splendida coppia dai
parenti ed amici tutti.
La redazione di Campo de’ fiori
si unisce agli auguri
26
Campo de’ fiori
Scopri l’Arte
Conoscevo Franco Valeri come lo
scultore che realizzò, negli anni
’70, il monumento ai caduti della
resistenza, posto
in Piazza della
Liberazione
a
Civita Castellana.
Prof. Franco Valeri
Ignoravo di trovarmi al cospetto
di un grande artista conosciuto e
ricercato sia in Italia che all’estero.
Franco Valeri si diploma, nel 1949,
presso la scuola d’Arte di Civita
Castellana e poi presso il Liceo
Artistico di Via di Ripetta a Roma.
Ancora studente, un suo professore
di scultura, Edgardo Mannucci, lo
vuole nel suo studio di Via Margutta
17. Ricordando quegli anni, il volto
del Prof. Valeri si illumina e, su di
esso, si ripropone l’espressione di
un giovane promettente, pieno di
talento e con negli occhi il sogno di
una carriera artistica tutta da percorrere. Con grande tenerezza per
quel ricordo, ci racconta di quando
si recava tutte le mattine in quello
studio, con la mansione di ragazzo
di bottega. Lì, i più grandi artisti del
momento, come Fazzini, autore
della scultura “Il Cristo Risorto”, sul
fronte dell’aula Paolo VI in
Vaticano, Burri, Afro e Montanarini
(che insegnò anche presso la scuola d’arte di Civita Castellana e fu
Rettore all’Accademia delle Belle
Arti di Roma), si incontravano ed
esprimevano la loro arte. Un giorno, il suo professore, conscio dell’abilità del giovane Valeri, lo fornisce
di un pezzo di legno duro e gli chiede di scolpirlo. Ne esce un bellissimo volto che verrà esposto e venduto in una galleria ad un modestissimo prezzo che il Valeri gli attribuirà, rapportando il suo lavoro a
quello, secondo lui, ben più faticoso svolto dal padre. Nel frattempo
si laurea presso l’Accademia delle
Belle Arti di Roma. Dal 1958 al
1964 insegna presso l’Istituto
Statale D’Arte di Civita Castellana e
ritorna infine all’Accademia di Roma
per ricoprire la prestigiosa cattedra
di Scultura. Il Prof. Franco Valeri
espone opere di pittura e scultura
presso manifestazioni di rilievo
quali: le Quadriennali di Roma,
L’Agostiniana di Roma, L’Angelicum
di Milano, il premio Federico Motta
Editore di Milano, la Pro Civitate di
Assisi e la Mostra Internazionale di
Lugano. Realizza opere di carattere
di Cristina Evangelisti
religioso, inserite in chiese di alto
valore storico ed architettonico.
Produce opere per piazze italiane e
straniere. In Israele realizza il
ritratto in bronzo di Paolo VI, presso la cappella sul Monte Tabor.
Nell’Alto Volta esegue bassorilievi
per una chiesa cristiana. Realizza
due pannelli in bronzo per l’ITIS di
Viterbo. Crea una moltitudine di
opere esposte in molte collezioni
pubbliche e private italiane, tra le
quali la Galleria Pro Civitate di
Assisi, l’Angelicum di Milano, la
Galleria Comunale di Arte Moderna
di
Roma,
l’Amministrazione
Provinciale di Viterbo e la Cassa di
Risparmio della Provincia di
Viterbo. Allestisce, inoltre, mostre
personali a Roma, Milano e Viterbo,
presso le più importanti gallerie private e dentro splendide cornici
comunali. Ha partecipato di recente ad una mostra internazionale
collettiva organizzata dal Ministero
dei Beni Culturali ed Ambientali e
ad una mostra collettiva organizzata dall’Ente Provinciale per il
Turismo di Roma. E’ citato nel volume
“Scultura
Italiana
del
Dopoguerra” di Mario De Micheli ed
in
riviste
prestigiose
quali
“Inchieste
di
Urbanistica
e
Architettura” della IEPI, “Concilio
Vaticano Secondo” dei Fratelli
Fabbri Editori. Come libero professionista, esegue progetti di scenografie per la RAI Radio Televisione
Italiana ed a partire dal 1970, svolge anche attività di Designer, collaborando con la figlia Chiara, sua
degna allieva. Progetta per l’industria ceramica ASTRA una linea
bagno antesignana nello stile già
negli anni ’70 e ne è in produzione,
attualmente, una nuova presso la
ceramica AZZURRA.
Per Civita
Castellana il Prof. Valeri, oltre al
monumento ai caduti della resistenza e al monumento ai caduti di
tutte le guerre, ha realizzato il
monumento al ceramista, dove
sono raffigurate tutte le fasi della
lavorazione di questo materiale,
nell’industria e nell’artigianato. Ciò
che più mi ha colpito del Prof. Valeri
è l’uomo semplice che è in lui, l’amore ed il rispetto per le sue radici
e la sua disponibilità ad aprirsi ai
giovani, mettendo a loro disposizione la sua lunga e preziosa esperienza, sempre pronto a raccogliere
ciò che anche i giovani possono
suggerirgli, per una nuova arte che
guarda al futuro.
il Monumento ai Caduti di Tutte le Guerre
in Via Belvedere Faleri Veteres
particolari: a sx monumento ai caduti di tutte le guerre
a dx monumento ai caduti della resistenza in Piazza della Liberazione
il Prof. Valeri (al centro) con Luigi Montanarini (a sx) ed
il Presidente della Roma Sensi (a dx)
ritratto di Chiara
Monumento al
Ceramista
predizione di gloria a
Tarquinio Prisco
bassorilievo in ceramica smaltata
CA.RI.VIT. Civita Castellana
28
Campo de’ fiori
Come eravamo
Cinema, che passione!
Erano gli anni 50/60, a
Civita Castellana potevamo ritenerci fortunati,
perché avevamo due
sale cinematografiche, e
a quei tempi, così avari
di svago e divertimenti,
questo rappresentava il
di
massimo per noi ragazzi
Alessandro Soli
di provincia. Quanti
ricordi affiorano nella mia mente, cercherò
come ho fatto finora, di rievocarne alcuni
per farli uscire dal dimenticatoio in cui i
miei coetanei li hanno relegati, e cercare di stimolare
sentimenti nelle nuove
generazioni. Il Cinema
Teatro Florida antico palcoscenico di piccole recite
scolastiche e amatoriali,
usato anche come cinema,
ha rappresentato da sempre il luogo deputato a fare
teatro, perché dotato di
una acustica perfetta, limitato nella capienza, con
tanto di sipario e camerini,
una bomboniera, rispetto al
maestoso Cinema Flaminio , il vero tempio della
“settima arte”. Ricordo
ancora quando fu proiettato il primo film in
Cinemascope, con la sala
ristrutturata, e questo grande schermo rettangolare che non finiva mai, dove Robert
Taylor, Mel Ferrer, e Tony Curtis, attori dell’epoca, ci facevano rivivere le gesta di
Re
Artù e Lancillotto, il tutto in
Tecnicolor. A quei tempi, non c’era l’aria
condizionata, ed ecco il soffitto del cinema
si apriva come per incanto, e l’afa estiva si
trasformava in brezza, e di sera altre stelle
brillavano insieme a quelle della Lux Film.
Altro ricordo particolare, fu il cosiddetto
film tridimensionale pellicole particolari
visibili con speciali occhialetti di cartone
e plastica colorata, che ci venivano dati
all’ingresso in sala. Per noi l’andare al cinema era allora un rito, l’ avvenimento “cult”
della domenica pomeriggio. Nella mia poesia “Civita mia” dò una pennellata a que-
sto avvenimento dicendo “’e domeniche
doppo pranzo, fatte de spinte, pe’
entrà ar cinema Flaminio” già, perché
noi eravamo lì accalcati davanti alle porte di
ingresso in legno e vetro due ore prima dell’inizio del primo spettacolo, tutti tesi nell’immane sforzo di entrare per primi ed
occupare i posti migliori, non appena veniva aperta mezza porta. E’ doveroso a questo punto ricordare vari personaggi che
hanno fatto la storia e per certi versi, la fortuna del Cinema Flaminio, come zì Lino
Evangelisti e le famiglie Fasoli, i custodi
della sala, i cui rampolli Franco e il cugino
Mario, nostri coetanei, erano invidiati da
tutti, perché abitando nello stabile, potevano vedere, e gratis, tutti i film proiettati,
seduti comodamente, e senza incorrere
nell’esclusione per i film allora vietati ai
minori di anni 18. Poi la dolce cassiera ,la
Sig.na Ines Mariani alla quale porgevi le
monete per il biglietto, per anni e anni
sempre uguale, sempre lo stesso, con
stampigliato il timbro S.I.A.E. e la maschera della musa del cinema, ad essa chiedevi
subito se la sala era piena, oppure quando
iniziava il film. Sciocche domande, certo
non fatte da noi, che entrando per primi ,
di corsa e vocianti, ci imbattevamo in colui
che rappresentava la maschera per antonomasia: Alessandro Zitelli detto
”Lisandro Cacarella.” Sinceramente non
so il motivo di quel soprannome, se dato
per motivi fisiologici, ma per noi, “cacarella” era quella che ti faceva venire, quando,
col suo frustino di bambù ti minacciava
se parlavi in sala durante il film, oppure
non lasciavi il posto, quando terminato lo
spettacolo, volevi rivederlo daccapo, noncurante della gente che stava aspettando in
piedi.Per quanto riguarda gli operatori alla
macchina di proiezione, noi fisicamente
non li vedevamo mai, perché stavano lì
sopra alla galleria, tra “ pizze” da avvolgere e obiettivi da mettere a fuoco ce ne accorgevamo però quando saltava la pellicola, o peggio
ancora, quando la lente la
bruciava , perché passavano interminabili minuti
prima della ripresa del film.
Una menzione particolare
voglio darla ad altri due
personaggi,
Pietro
Paternesi e Giovanni
Morganti ( per i civitonici,
quello che venneva i fichi
d’india co’ ‘o canestro)
addetti al trasporto dei cartelloni con le locandine dei
film in piazza Matteotti.,
lavoro manuale, ma utilissimo, perché
attraverso
quella grande bacheca
ambulante passava la programmazione dei
films.Certo erano altri tempi, ora andare al
cinema non è più un avvenimento, nei piccoli paesi addirittura è un’abitudine che sta
scomparendo, perché soppiantata dalle
multisale e dal noleggio dei vari CD, o DVD;
ma il fascino per il grande schermo resterà
sempre e se il Cinema finora ha resistito
all’urto di nuovi svaghi e divertimenti, lo
deve in piccola parte anche a noi “giovani
degli anni 60” che facevamo a spinte
per entrare ed uscivamo dal Cinema
Flaminio, con la lingua lessata da quattro cucchiai di bruscolini (semi di zucca
salati) o addolcita da due “sgummarelli de lupini” (fusaie).
Aò, noi eravamo felici così.
30
Campo de’ fiori
Cari amici
la storia di Noel si arricchisce sempre più
di nuove avventure.
Conservate gli inserti e ... buona lettura
dai vostri Cecilia e Federico
soggetto
e
testo
Sandro Anselmi
continua sul prossimo numero...
Campo de’ fiori
ROMA
RIONE TRASTEVERE
Palazzo Dal Pozzo a
Piazza San Calisto
(1615-1885)
Prof. Arch. Enea Cisbani
La costruzione di Palazzo Dal Pozzo, deve
essere storicamente collocata tra il 1610 e il
1615, in concomitanza con l’apertura dello
Stradone di San Francesco a Ripa che collega l’omonima chiesa con la piazza, celebre,
di Santa Maria in Trastevere, preceduta da
un altro slargo, ben più modesto, di San
Calisto sul quale si affaccia il palazzo, costruito sotto il Pontificato di Paolo V Borghese.
Palazzo Dal Pozzo è attualmente delimitato
dalla piazza di S.Calisto e da via della
Cisterna, anticamente denominata Vicolo Dal
Pozzo.
Il Palazzo Trasteverino conclude prospetticamente la lunga infilata e successione di case
popolari e minute poste ai lati dell’asse viario
Barocco e la sua chiarezza esecutiva e tipologica, l’assoluta semplicità dei dettagli architettonici e decorativi, unitamente all’originalità del portale e del profondo androne, da cui
si intravede la grande corte interna, ne fanno
un episodio architettonico di grande valore
dimenticato dalla cultura artistica ufficiale.
Il palazzo fu la dimora romana di Cassiano
Dal Pozzo, eccezionale erudito e uomo di
cultura della Roma Barocca, amante delle arti
e cultore di grandi architetti e pittori come
Andrea Sacchi, Nicolas Poussin e Pietro
da Cortona che facevano della Roma
Barocca un eccezionale centro di cultura artistica e figurativa.
Che il palazzo trasteverino appartenne a
Cassiano Dal Pozzo è attestato dall’Arma
Gentilizia della sua famiglia , due serpenti
alati bifronti con pozzo al centro, posta sopra
il cornicione dell’alto portone.
Nel palazzo del rione trastevere Cassiano vi
formò il suo ricco museo personale, composto da dipinti e libri antichi.
L’acquisto del palazzo da parte del Dal Pozzo
è attestato dall’atto notarile rogato a Roma il
30 Giugno 1621 in nome di Giovanni
Secondo Ferrero Ponzigliani in favore di
Michele, zio di Cassiano Dal Pozzo.
Il palazzo …”fu convegno di quanti letterati uomini albergava Roma e di quanti
la visitassero stranieri…..”.
Appartenne a Cassiano dal 1621 al 1657,
anno della sua morte, avvenuta il 22 Ottobre
dello stesso anno con sepoltura nella Chiesa
di Santa Maria sopra Minerva..
Dopo la morte di Cassiano, il palazzo e il ricco
museo passarono in eredità al fratello Carlo e
nel 1689 al proprio figlio Gabriele e da questi al suo erede Cosimo Antonio, con cui la
famiglia Dal Pozzo si estinse intorno al 1730.
Successivamente il palazzo divenne Collegio
Femminile della SS.ma Assunzione della
Beata Vergine Maria.
La vicenda del palazzo è collegata a
quella di Civita Castellana.
Nel 1730 il ricco archivio e museo di
Cassiano, tra cui cinquanta dipinti del
Poussin, subirono alterne vicende: acquistato dalla famiglia Albani, fu in parte smembrato con alcune opere inviate a Torino e
altre in Francia.
Addirittura una parte consistente dei dipinti e
dei carteggi comprati dai Sovrani Tedeschi,
nel viaggio in mare da Civitavecchia a
Genova, a seguito di una burrasca, affondarono in mare.
Il Poussin, celebre pittore francese del XVII
secolo, fu più volte ospitato nel palazzo da
Cassiano Dal Pozzo, suo fervente protettore
e ammiratore e sappiamo che lo stesso pittore soggiornò a più riprese a Civita
31
Castellana, dove eseguì
numerosi dipinti, per lo più
vedute, tra cui un dipinto di
modeste dimensioni ispirato
all’episodio della storia antica di
Civita Castellana, del maestro
fedifrago che consegna i suoi
allievi ai soldati romani di Furio
Camillo che nel 394 a.C.cinge
d’assedio Civita Castellana, ultimo baluardo delle popolazioni
Italiche contro Roma.
L’episodio e’ ben noto: i maggiorenti della città avevano affidato l’educazione dei propri figli a un precettore, il quale per accattivarsi i favori dei
Romani consegna a loro i giovani allievi.
Furio Camillo, tribuno, non accetta lo scambio, fa arrestare il maestro e riporta i giovani
alle loro case.
La comunità colpita dal gesto si arrende ai
Romani, diventando loro alleata.
L’episodio storico, realtà o leggenda, è dunque ben noto, ma avvolti nella nebbia i destini del dipinto.
Composto a Civita castellana tra il 1630 e il
1635, fu donato da Nicolas Poussin alla
comunità di Civita Castellana in segno di gratitudine verso la città, che a più riprese l’ospitò nei suoi soggiorni di lavoro.
Il pittore soggiornava presso l’Albergo dei
Tre Re, posto alla confluenza della strada
per Castel S.Elia, in una dimora che agli inizi
dell’800 vide ospitare un altro grande pittore
francese il Corot.
Il tema, classico e di forte ispirazione civile,
non poteva essere certo conservato in qualche chiesa, tanto che per ragioni tuttora
ignote lo ritroviamo a Roma nell’800 nella
bottega di un antiquario e da lì scompare
definitivamente, per poi ripresentarsi recentemente nella ricca collezione di un magnate
americano della finanza internazionale.
Il dipinto civitonico, forse venduto per rimpinguare qualche debito, mostra il destino
comune a tante opere d’arte: vendute per un
tozzo di pane, anche perché nessuno in quel
periodo poteva certo immaginare la futura
importanza del pittore francese.
Scopri lo Sport
Vi invitiamo ad indovinare il noto personaggio sportivo riportato nella foto a fianco.
I primi cinque che indovineranno e ne daranno comunicazione in redazione, avranno diritto a
ricevere un premio offerto da FLASH JEANS di Fabrica di Roma
Campo de’ fiori
32
Amarcord
i luoghi dell’infanzia
di Cristina Evangelisti
panorama della forra con i resti del Tempio di Giunone
Il Tempio di Giunone, sito
archeologico situato in una
delle forre che costeggiano
Civita Castellana, tra l’altura
del Vignale e quella delle
Colonnette,
attualmente
abbandonato a se stesso e
alla natura che ne ha nascosto ogni traccia di antica civiltà falisca, era, negli anni ’50,
una delle mete preferite dai
ragazzini di Civita Castellana.
Il Tempio di Giunone era, per
il popolo falisco, il luogo di
culto più importante di tutto
l’Ager Faliscus, come riportava Ovidio che prese in sposa
una giovane donna di Falerii
Veteres
(odierna
Civita
Castellana) ed anche il punto
dal quale si diramavano arterie viarie per raggiungere
Faleri Novi, la Via Amerina,
Corchiano, Gal-lese, Nepi etc.
Fabrizio e Massimo si davano
appuntamento con i loro
amici in Piazza Matteotti e da
qui, scendendo per Corso
Bruno Buozzi e Via Ferretti,
arrivavano fino al bivio che
porta a Castel Sant’Elia, proprio all’altezza della bellissi-
ma Porta Borgiana. Di fronte
al bivio, una strada sterrata li
conduceva verso il torrente
Rio Maggiore che attraversavano grazie ad un ponte a
schiena d’asino di origine
medioevale. Poco più avanti i
ruderi dell’antico Tempio
erano la cornice ideale per
giochi come “nascondino” e
gli antichi basamenti del
Tempio formavano ottime
trincee per chi, giocando alla
guerra, doveva ripararsi dai
sassi lanciati per mezzo di
potenti fionde. Le antiche
grotte affrescate che un
tempo fungevano da Chiese
rupestri per i cristiani perseguitati, erano un ottimo
nascondiglio per poi spaventarsi l’un l’altro. Prima che il
sole calasse e che in quella
gola scendesse l’ombra della
sera, i ragazzi si riavviavano,
con qualche graffio o bernoccolo in più, risalendo la forra,
per raggiungere nuovamente
le loro case, dandosi appuntamento per la prossima
escursione.
il ponte a schiena d’asino
ormai coperto dalla vegetazione
antica porta sulla via per il Tempio
ingresso di una chiesa rupestre
Porta Borgiana
resti del Tempio
Campo de’ fiori
33
Il Consulente di ...Campo de’ fiori
Oggi rispondiamo alla e-mail del sig.
Bruno, il quale si interroga sulla responsabilità per danni provocati da un cavallo.
Mia figlia va a cavallo in un maneggio e ieri
un cavallo è scappato di mano ad un
ragazzo provocando danni ad una persona.
Chi ne risponde ?
Il codice civile prevede che il proprietario
di un animale , o anche chi solo se ne
serve, sia responsabile per i danni dallo
stesso cagionati. La responsabilità grava
pertanto grava su queste figure, in funzione del solo collegamento causale fra
condotta dell’animale e danno dallo stesso
cagionato (ossia semplicemente quando
dal comportamento dell’animale si produce un danno, indipendentemente dalla
condotta del proprietario).
La responsabilità per il danno prodotto
dall’animale sussiste anche quando l’animale stesso sia fuggito o sia smarrito.
( I casi però in questo genere di responsabilità sono moltissimi e con diversissime
sfumature che cambiano le cose: se vi è
un istruttore, e se questi è federale o no (
per cui risponde con la propria assicurazione obbligatoria), se il maneggio è affiliato ad una federazione equestre FISE o
ANTE , per cui abbiamo norme e considerazioni particolari, ed infine se il cavaliere
sia patentato o no.
Per questo ogni caso va valutato di volta in
volta da uno specialista. La nostra risposta, per il sig. Bruno che non spiega oltre,
è solo informativa e d’orientamento).
Il legislatore ha tuttavia previsto che il
proprietario non possa essere ritenuto
responsabile allorché l’evento dannoso
prodotto dall’animale sia riconducibile al
caso fortuito, ossia un fattore esterno che
rivesta i caratteri della imprevedibilità, inevitabilità e assoluta eccezionalità.
Di fatto il soggetto danneggiato a seguito
della condotta di un animale, sarà tenuto
a dimostrare solamente di aver subito
direttamente un danno derivato dalla sua
condotta. Il proprietario dello stesso o chi
ne fa uso potrà , conseguentemente, liberarsi di tale responsabilità ( che come sottolineato è del tutto indipendente da una
colpa in capo allo stesso) solo dimostrando che l’evento lesivo deriva da un fattore
estraneo alla sua sfera soggettiva, ed è
idoneo ad interrompere il collegamento
causale tra condotta ed evento dannoso,
per l’appunto “ caso fortuito”.
Caso fortuito può identificarsi anche nel
fatto del terzo e nella colpa del danneggiato, allorché sia un fatto determinante
nel rapporto causale.
Venendo al caso prospettato, la giurisprudenza è tendenzialmente uniforme, in
applicazione di quanto detto , a riconoscere che il gestore del maneggio, in quanto
proprietario o utilizzatore dei cavalli che
servono per le esercitazioni, sia soggetto,
per i danni subiti dagli allievi durante le
esercitazioni ( eseguite sotto sorveglianza
di un istruttore) , ed in condizioni quindi
che ne privano il cavaliere della disponibilità dell’animale, alla presunzione di
responsabilità . Diverso è il caso di danni
conseguenti alle esercitazioni di giovanissimi allievi o principianti, la cui inesperienza
e conseguente incapacità di controllo dell’animale è rimessa all’istruttore presente.
La tipologia di responsabilità in commento,
trova, infatti, la sua origine non nel comportamento o attività del proprietario,
quanto piuttosto nell’attività dell’animale
stesso e il suo limite nel caso fortuito.
Dott. Giulia Radice
Nel prossimo numero affronteremo un problema di grande attualità e sentitissimo da molte
persone che non trovano una facile soluzione:
La clonazione della carta di credito o del bancomat ed il rifiuto delle banche di coprire la perdita, a danno del malcapitato correntista.
COSA FARE ?!??
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34
Campo de’ fiori
Il Nuovo Rischio AIDS
continua dal n. 14 di Campo de’ fiori
Abbiamo già detto che
il nuovo rischio AIDS
consiste fondamentalmente nella mancanza
di
“attenzione”
o
meglio ancora nella
diminuzione di prevenzione e informazione
nei confronti di questa
malattia. Le cure mediche e farmacologiche
del Dott.
dell’AIDS sono state in
Maurizio Martini
grado di trasformare
questa mortale malattia in una patologia cronica che permette una
lunga sopravvivenza. Ma la cura odierna non
corrisponde ad un vaccino che può difenderci completamente impedendo l’ingresso del
virus nelle nostre cellule! La cura infatti
impedisce al virus, ormai già dentro di noi, di
replicarsi e quindi di distruggere le nostre
cellule, ma il virus è sempre presente e come
ogni organismo vivente, si può adattare e
mutare divenendo resistente. Per questo
motivo ancora oggi è importante la prevenzione che, finchè non si troverà un vaccino
efficace, rimane la nostra unica vera arma di
difesa nei confronti di questa malattia.
Rimarco molto questo aspetto perché si sta
assistendo ad una progressiva diminuzione di
informazione medica e quindi di prevenzione
nella nostra società. Sempre minore è l’im-
pegno per esempio nell’informazione verso i
giovani, che rappresentano purtroppo statisticamente la porzione di popolazione che
oggi più facilmente è a rischio di contrarre il
virus. Credo sia necessario impegnare operatori sanitari esperti nel settore nella divulgazione dell’informazione preventiva, non soltanto a livello familiare, dove i genitori per
primi devono educare e seguire i propri figli
nella loro maturazione sessuale, ma anche a
livello scolastico, dove a mio parere, un ruolo
di primaria importanza informativa può essere svolto dai docenti nei confronti degli alunni e anche dei loro genitori. In questa sede
cercherò soltanto di dare delle direttive di
informazione preventiva che, credo, possano
essere molto utili. In ogni caso per problemi
più specifici, ci si può rivolgere al proprio
medico di famiglia, che rappresenta sempre
un validissimo supporto in questo tipo di problematiche. Vorrei premettere prima di tutto
che nella mia trattazione non mi soffermerò
sull’aspetto morale o etico che la divulgazione dell’informazione preventiva nei confronti
dell’AIDS comporta. Ritengo che questo specifico aspetto si debba affrontare in altri
ambiti e soprattutto con sociologi, esperti
psicologi, etici e religiosi. Partiamo dal presupposto che il virus dell’HIV è un virus
molto debole e che difficilmente resiste ad
un qualsiasi agente disinfettante, o per
esempio all’aria aperta. Proprio per questo è
difficile infettarsi con il virus attraverso il contatto cutaneo con del sangue infetto per
esempio. Un rischio superiore lo si corre tramite punture o tagli con siringhe infette e
lame sporche di sangue, ma anche in questo
caso difficilmente si contrae la malattia.
Solitamente il virus si contrae tramite rapporti sessuali prolungati con partner infetti, o
con scambio continuo di materiale ematico o
liquidi biologici infetti. La saliva di soggetti
malati di solito non è in grado di trasmettere
la malattia e questo perché il virus in essa è
presente in scarsissima quantità. Quindi, il
bacio o i rapporti orali di solito non sono in
grado di trasmettere il virus, anche se lesioni cutanee con perdite di sangue possono
aumentare il rischio di infezione. Lo sperma,
il sangue e i liquidi vaginali invece contengono maggiori quantità di virus e possono quindi più facilmente trasmettere l’infezione,
soprattutto poi se il rapporto sessuale provoca delle ferite alle mucose coinvolte (questo
è particolarmente vero per i rapporti anali).
Come ho gia detto, di solito non ci si infetta
con un solo rapporto sessuale con una persona infetta, ma attraverso rapporti continuativi. In caso di rapporto non sicuro e con
persona sconosciuta, è importante l’uso del
preservativo che rappresenta ancora oggi l’unica difesa valida nei confronti dell’infezione
da HIV. Anche lo scambio di sangue tramite
trasfusioni o siringhe può trasmettere il virus,
ma da tempo ormai le donazioni di sangue
vengono strettamente sorvegliate e oggi
sono molto sicure. Chiudo ribadendo ancora
una volta che fondamentale nella lotta a questa malattia è la prevenzione che deve essere ripresa e condotta con maggiore veemenza soprattutto verso quella fascia della popolazione che oggi è più a rischio, i giovani.
Campo de’ fiori
Ognuno è speciale a modo suo
Riporto la testimonianza
di una mamma, la signora
Giovanna
Ruta
Spartigati, di Alpignano
(To): <<Guardo mio
figlio. Un bambino di
dieci anni, handicappato
con un ritardo neuromotorio grave e sordità gravissima. La mia meravidi Gianni Bracci
glia di bambino, unico in
quanto unico come essere umano. (…) Un giorno ormai lontano un
medico mi disse delle parole che allora non
volevo accettare:”Questo bambino, così
com’è, è Emanuele”. Poi, col tempo, le ho
capite. E ora sono anche orgogliosa di mio
figlio che è unico e irripetibile. Mettiamoci
nei suoi panni. Mettiamoci nei panni di chi
già fa fatica ad essere accettato perché
diverso:” Io non vado bene per gli standard
e quindi devo essere cambiato. Sono sbagliato”. Nò, sono gli altri che hanno perso di
vista il senso della vita, il rispetto e l’amore.
Sono loro che si rifiutano di capire che la sua
unicità è interiore: è l’unicità dell’anima. La
mia speranza è che questo inevitabile progresso non si dimentichi del vero senso della
vita. Il primo istinto di sopravvivenza di un
essere animale e umano è l’amore. >>
Proviamoci. Proviamoci a chiudere gli occhi.
Privi della vista ci accorgeremmo come risulti inevitabilmente complicato compiere gli
atti più semplici della vita quotidiana - lavarsi, vestirsi o mangiare-. Ancora più complicato, se non impossibile, passeggiare, correre, guidare. Quelle condizioni, però, non
potrebbero impedirci di sviluppare altri
sensi, come odorato e udito, e quindi il
saper riconoscere ed apprezzare, per esempio, i profumi che trasporta il vento o le sottili armonie di una melodia. Se provassimo
invece a fermare le gambe e ad utilizzare
una sedia a rotelle, ci accorgeremmo che
spesso nemmeno gli edifici pubblici hanno
servo scala o ascensore, che salire sui marciapiedi diventa maledettamente difficile
senza gli appositi scivoli, che tanti automobilisti posteggiano in modo incivile impedendo il passaggio delle carrozzine (anche quelle da neonato). Sarebbe comunque possibile impegnarci in tante altre attività: pittura,
lettura, musica. Potremmo, perché nò, scrivere poesie o diventare maghi dell’informatica. Se immaginassimo, ancora, di soffrire
un ritardo mentale, di avere ad esempio il
corpo di un adulto e l’intelletto di un bambino, forse non saremmo delle cime a scuola
o a far di conto, ma in compenso potremmo
senz’altro eccellere nel donare affetto, amicizia e gratitudine a quanti sapranno volerci
bene. Solo vestire i panni di un portatore di
handicap può aiutare a capire le notevoli difficoltà che tale situazione comporta nella
vita di tutti i giorni, quasi sempre dovute alle
carenze strutturali di una società che non è
pronta ad accogliere queste persone le
quali, pur presentando determinate limitazioni funzionali a livello fisico, sensoriale o
intellettivo, hanno ovviamente diritto, come
tutti noi, a delle precise opportunità esistenziali che riguardano lo studio, il lavoro, la
famiglia, il tempo libero. Possono peraltro
esprimere, per una innato istinto di “compensazione”, notevoli potenzialità manuali,
culturali ed emotive soprattutto in quei
campi non direttamente interessati da inabilità. Un giacimento di capacità spesso inesplorato a causa di ignoranza o, peggio,
indifferenza e che invece, opportunamente
valorizzato, potrebbe dimostrarsi di straordinaria utilità sociale. Concetti che possono
sembrare banali, ma che credo, vadano
sempre e comunque rimarcati. Infatti, se è
vero che l’integrazione civile e sociale di
queste persone con difficoltà psico-fisiche
passa attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche, attraverso una scuola
pubblica che garantisca insegnanti di sostegno o un lavoro in aziende dove possano
essere veramente e dignitosamente produttivi, è pure vero che è necessario da parte
nostra un rinnovato atteggiamento mentale
e culturale, che non tenda a considera-rli in
35
m o d o
commiserevole e
riduttivo
come una
semplice
“categoria”, ma li
guardi
come persone normali, con i
loro pregi
e difetti,
che godono di precisi diritti
più
o
meno collegati alla Michele Maggioli, giocatore della
Nazionale di Basket,
loro coninsieme a Michele Moscioni
dizione di
handicap, e, perché nò, devono adempiere a
precisi doveri come uomini e come cittadini.
Per avere un quadro della situazione può
essere utile sapere che in Italia si contano
almeno 2.800.000 disabili, pari al 5% della
popolazione, mentre sono circa 6milioni
(10% della popolazione) le persone direttamente coinvolte in una situazione di disabilità. Bisogna considerare che un tale numero di portatori di handicap richiede la dedizione di almeno 3miliardi di ore/annue, delle
quali ben il 95% sono sostenute interamente dalle famiglie di origine; solo il 5% da
associazioni o istituti esterni alla famiglia. La
nostra società potrà dirsi veramente civile
solo quando darà la possibilità a tutti i suoi
componenti, anche quelli che partono da
posizioni di svantaggio fisico, economico e
sociale, di realizzare le proprie potenzialità
perché nessuno debba sentirsi inadeguato.
Ciascuno di noi, sempre e comunque, con le
proprie peculiari qualità, è certamente una
persona speciale, come tale merita di essere rispettata, di essere felice, di essere quello che è.
Campo de’ fiori
CIAK SI GIRA
37
di Roberto Moscioni
Per confermare quanto ho già
detto,nell’articolo CIAK SI GIRA (LA
CORONA DI FERRO) sul n. 13 di
Campo de’ fiori, dove ho scritto che
il grande regista Alessandro Bla-setti
provò un grande amore per Civita
Castellana, bisogna fare un viaggio
fino al 1957, ben 17 anni dopo il
grande successo di quel film, per
scoprire che ancora una volta A.
Blasetti scelse Civita Castellana
come ambientazione per il film
AMORE E CHIACCHIERE (salviamo il panorama) una commedia
che spiega i “difetti” degli italiani,
mettendo in contrapposizione l’amore e le chiacchiere. Questa la
trama del film: Il proprietario di
una bellissima villa sul mare, interpretato da Gino Cervi, deve lottare
contro la costruzione di un’ ospizio
che priverebbe la sua abitazione del
bel panorama. Pertanto il ricco industriale chiede l’ aiuto del sindaco,
interpretato da Vittorio De Sica che,
già angustiato dalla storia d’amore
tra il figlio, interpretato da Geronimo
Maynier e la figlia dello spazzino,
interpretata da una giovanissima
Carla Gravina, è disposto ad aiutarlo.
Il film fu sceneggiato dal grande
scrittore e regista Cesare Zavattini,
“padre”
del
Neorealismo
Cinematografico Italiano, sceneggiatore di moltissimi film di successo
come, LADRI DI BICICLETTE, MIRACOLO A MILANO e SCIUSCIA’ tanto
per citarne alcuni. Il film e’ una sorta
di favola morale dove appaiono temi
come il pregiudizio sociale, la vanita’
del parlare e la tentazione dell’ oratoria in contrasto con l’Amore, quello
con la A maiuscola, quello che non
conosce pregiudizi, sbocciato tra due
giovani di diversa estrazione sociale:
lui, figlio del sindaco e lei, la figlia
dello spazzino, costretti a fuggire pur
di stare insieme. Nel film molti sono
gli scorci di Civita Castellana scelti
dall’ occhio vigile di A. Blasetti come
ad esempio il Ponte Clementino,
Piazza Quintana, Piazza del Duomo,
Piazza Matteotti e la bellissima Via
Roma.
il ponte clementino
Due immagini a confronto di Via Roma. La prima come appariva in una scena del film nel lontano 1957,
la seconda come appare oggi.
Piazza San Gregorio vista da due diverse angolazioni con dei bambini civitonici che fanno da comparse
continua sul prossimo numero...
ancora uno scorcio di Via Roma, Piazza Duomo con la Cattedrale sullo sfondo, portone di un palazzo in Piazza Duomo
Campo de’ fiori
38
note vi furono Acanto, Cirene e Dafne,
figlia del fiume Peneo. Di quest’ultima il
mito narra che Apollo, fattosi trarre in
inganno da Eros, dio dell’amore, che lo
aveva colpito con il suo dardo dalla punta
d’oro, si fosse innamorato perdutamente
della fanciulla Dafne. Questa, colpita invece dal dardo dalla punta di piombo si rese
inaccessibile a qualsiasi sentimento amoroso e respinse in tutti i modi Febo Apollo.
Il dio, disperato d’amore per questa, la
inseguì ovunque finché un giorno riuscì ad
intrappolarla davanti alle rive del fiume
Peneo. Dafne, non trovando più vie di
scampo, pregò con fervore suo padre
Peneo di salvarla e così venne trasformata
immediatamente nella pianta dell’ alloro
a cui diede il nome. Apollo fu costretto a
ritirarsi ma, come dio della musica, decretò che da quel momento una ghirlanda
decorasse la lira, la faretra e la testa dei
menestrelli.
MITI
DEI
ed EROI
Febo Apollo: il Dio del Sole
Apollo rappresenta uno
degli dei più grandi sia
del Pantheon greco che
di quello latino. Figlio di
Zeus e di Leto, nacque
insieme alla sorella
gemella Artemide (La
Luna) nell’isola gallegdi
giante di Delo ai piedi
Barbara Pastorelli
del monte Cinto. Non fu
allattato dalla madre, ma nutrito da Temi
con nettare ed ambrosia. Dopo alcuni giorni dalla nascita, Apollo lasciò Delo alla
ricerca di un luogo adatto per fondare una
sede oracolare. Attraversò così tutta la
Grecia e dovette superare numerosi ostacoli prima di fondare il suo oracolo. Giunto
a Delfi uccise Pitone, un enorme serpente
femmina, che aveva insidiato sua madre
incinta e, alla fine, prese possesso dell’oracolo custodito dal mostro. In seguito
però, per purificarsi dell’uccisione di
Pitone, dovette recarsi nella valle di Tempe
dove scontò otto anni di esilio. Partecipò
anche alla congiura contro suo padre Zeus
Apollo e Dafne
e per questo motivo fu punito e costretto
a mettersi al servizio di Laomedonte , re di
Troia,che gli impose di costruire le mura
della città. Apollo fu dio del vaticinio e
della divinazione, dio delle arti e della
musica. Venne chiamato anche Febo, “il
brillante”, come dio del sole. Giovane e di
bell’aspetto ebbe numerosi amori con
Muse, ninfe e donne mortali. Tra le più
Indovina Indovinello...
Cuor che batte nel taschino, cuor che batte sulla torre tutto
il giorno ci discorre, della notte e del mattino.
Ci ricorda premuroso, come il tempo sia prezioso.
Che cos’è?.........
Apollo
i primi tre che, telefonando
in redazione, daranno la
soluzione dell’indovinello
riportato qui a fianco, riceveranno
un
simpatico
omaggio offerto dalla profumeria GLAMOUR.
Campo de’ fiori
Le sue caratteristiche
dipendono da vari elementi come l’aspetto
organico e funzionale
della laringe, il patrimonio genetico individuale, la cultura, l’eCentro di Diagnosi e Terapia Neuropsichiatrica - Psicologica
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Ci sono molte persone
che fanno della voce un vero e proprio
strumento di lavoro: dagli avvocati agli
insegnanti, dagli attori ai cantanti, dai crouno strumento irrinunciabile
nisti ai venditori ambulanti, ai presentatori, ecc...
di comunicazione
L’uso della voce, dalla maggior parte delle
persone, è vissuto come un fatto naturale
Dire esaustivae spontaneo ma, come tutte le altre funmente che cos’è
zioni, va considerato che ci sono aspetti
la voce è molto
fisiologici con margini di educabilità, caratdifficile e per
teristiche individuali che derivano fortequesto prenderò
mente da condizionamenti culturali e
in prestito alcune
sociali ed esiste la possibilità di modificac o n s i d e ra z i o n i
zioni, tramite allenamenti particolari, riabidel prof. Oskar
litazione di tratti patologici lievi o anche
Schindler, esperpost traumatici o post chirurgici.
to Foniatra della
E’ una forte convinzione, per esempio, che
Università di Toa cura della Dott.ssa
un corretto uso della voce da parte degli
rino che dice:
Anna Maria Sambuci
adulti possa indurre comportamenti mag“la voce è il supgiormente fisiologici nei bambini, aiutanporto necessario
doli ad evitare abusi.
perché la parola possa proiettarsi a distanPurtroppo ci sono molti bambini che fin
ze convenienti per la comunicazione”; “la
dalla scuola materna presentano un’alteravoce (con la mimica e la gestualità corpozione nell’accordo pneumo-fonico, cioè
rea ) è il mezzo di espressione dei sentinell’utilizzo dell’aria necessaria alla fonamenti”; “la voce è espressione della cultuzione, e questo provoca un comportamenra e dell’intelligenza musicale”; ecc...
La voce:
39
to vocale faticoso e, a lungo andare, anche
dannoso per le corde vocali.
Il logopedista si occupa professionalmente
delle alterazioni della voce – Disfonie – e
da qualche anno, nelle realtà più attente,
anche della prevenzione dei disturbi della
voce promuovendo informazione ed educazione alla salute e punta il suo intervento su:
l’educazione della voce;
l’igiene vocale.
La terapia logopedica deve essere sempre
adattata all’individuo poiché sebbene i
principi terapeutici fondamentali per un
dato disturbo non cambino, differenza di
età, sesso, cultura, occupazione e salute in
generale, richiedono che le tecniche vengano modificate tenendo presenti queste
variabili.
Da tenere presente anche il fatto che il
disturbo della voce non è sempre e necessariamente riconducibile ad una patologia
ma può anche riferirsi a caratteristiche
personali non adeguate all’uso che il soggetto deve fare della voce stessa. Un professionista che impiega la sua voce come
strumento di lavoro ( avvocato, cantante,
etc..) potrebbe fare la scelta di una educazione vocale per migliorare, modificare o
semplicemente ottimizzare il suo comportamento fonatorio.
Un trattamento logopedico mirato alle esigenze personali del soggetto può essere
determinante per la prevenzione o la risoluzione di un eventuale problema.
40
Campo de’ fiori
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Scuola Media Statale “Dante Alighieri” di
Civita Castellana e sezioni associate
il Dirigente Scolastico
di Faleria e Corchiano
Prof. Orlando Pierini
Lettera di ringraziamento
C’era un uomo
Cari lettori, questa lettera è indirizzata a
quelli di voi che hanno acquistato, dimostrandoci il loro affetto, il libro “A fame era tanta
a paura era tanta” e i calendari 2005 realizzati da noi alunni della scuola media. Con i
fondi da voi donati abbiamo la possibilità di
finanziare l’ospedale pediatrico di “Kinbondo”
a Knshasa, diretto dalla Dott.ssa Penna e contribuire ad adottare una scuola nello Sri
Lanka. Non possiamo ringraziarvi ad uno ad
uno, ma sappiate che da tutti noi vi giunge un
MEGA GRAZIE.
Un SUPER CIAO a tutti e continuate a leggerci.
Gli alunni della II E
scuola media Dante Alighieri
C’era un uomo
che diceva
non mollare un ideale
o ti farai male.
Aiutiamo quel popolo a dimenticare il loro
passato
perchè nella mente
è come un fossato
docce che uccidevano
bambini che piangevano
urlavano e si abbracciavano;
si prendevano per mano
si accompagnavano
a quella spoglia tomba che tutti guardan,
ma nessun ritorna
pregando quel Dio nascosto nell’oblio
non giustificando quell’assurdo odio
sterminando quel popolo rimasto solo.
Ti ricordi quell’uomo dietro il filo spinato
guardava il tedesco col fucile spianato;
quell’uomo gridava libertà !!!
E tutti insieme gridarono “PACE” all’umanità
Antonio Marconi
II B - Corchiano
A SCUOLA DI POESIE
Sono qui a scuola di poesie
e sto imparando nuove filosofie
Sto scrivendo una nuova poesia
ed è come una grande magia.
Scrivo con passione
e provo una grande emozione
In questa scuola speciale
io riesco a scacciare il male.
Federico Mossi - classe 1B
SE...
Se riesci a confortare un tuo amico
quando è in difficoltà.
Se riesci a stare insieme a lui
anche quando ti fa soffrire.
Se riesci a dare
senza chiedere nulla in cambio.
Se riesci ad accettare la sua idea,
anche quando non ti sembra giusta.
Se riesci ad ascoltarlo
quando soffre più di te.
Se riesci a difenderlo anche quando ha torto,
ma poi lo aiuti a capire il suo errore.
Se riesci ad incoraggiarlo,
anche quando sai che non ce la farà.
Se riesci a custodire i suoi segreti,
anche quando diventa impossibile.
Se riesci a perdonarlo quando sbaglia
e riesci a farti perdonare quando sbagli...
non camminerai mai solo,
e, sopra ogni cosa, sarai un vero amico.
Classe II E
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Marika Pisanelli
II B - Corchiano
E’ Gennaio
E’ Gennaio,
anche il Natale è passato
e con lui l’anno nuovo è arrivato,
qualcosa di positivo non ha portato
influenze, maremoti e tristezze...
le spese di Natale, da pagare...
mamme impazzite che uccidono i figli...
gente che toglie la vita senza scrupoli
e con pochi mesi di galera
di buona condotta il furbo
è di nuovo in mezzo al popolo
pronto, chissà, a chi far piangere ancora.
Gennaio sta andando via
ecco Febbraio, porterà allegria?
Tra Arlecchino, Pulcinella, Ballanzone
speriamo che porti felicità in ogni portone...
andando avanti con i mesi dell’anno.
Ti prego Dio ...
tra la neve e il temporale
porta via con loro tutto il male
perchè le ragazze come me
speriamo in un futuro normale.
Pamela Montanari
Faleria
IL SILENZIO
Silenzio,
frastuono bisbigliato,
sospiro del rumore.
Il silenzio è un suono disperso,
perduto.
Silenzio,
fracasso malinconico e perso.
Veronica Venturi - II B C.Castellana
Il silenzio nella vita
Solo il silenzio sa esprimere la
Infinita bellezza della vita.
Le parole a volte feriscono
Violente
Incombono nei cuori della gente.
Allora
Proviamo tutti a
Restare in silenzio,
Osservando ciò che ci circonda: vivremo
Il momento più bello
E nella vita
Tutto sembrerà più leggero.
Tornando sui passi sbagliati,
I ricordi migliori rivivrà ognuno.
Silvia Proietti
IE - Civita Castellana
Storia di una lacrima
Nasce...
nasce dall’occhio della paura,
che ti cattura...
dal volto dell’orrore,
che ti dà timore...
da un cuore solo e disperato,
che è stato abbandonato.
La lacrima fa molti viaggi,
viaggi tristi e sofferenti
e, passando, lascia
la sua scia di tristezza.
E’ pallida, ti fa piangere,
è un anima sola nel buio del cuore.
La lacrima è uno sfogo di vita,
uno sfogo che ti aiuta...
che fa comodo,
liberandoti dal dolore,
che brucia nel tuo cuore.
...e riprende poi il suo viaggio,
con tristezza, ma coraggio.
Linda Guerrini
II B Civita Castellana
Se tu fossi...
SE TU FOSSI...
un fiore,
io ti raccoglierei
per tenerti con me.
SE TU FOSSI...
un cerbiatto,
andrei nei boschi
per cercarti.
SE TU FOSSI...
il rosso,
io scenderei su Marte
per stare con te.
SE TU FOSSI...
un suono,
io scalerei montagne
per venire a sentirti.
SE TU FOSSI...
un uccello,
io ti cercherei ovunque
per restare con te.
SE TU FOSSI...
una goccia di pioggia,
io ti prenderei
per non perderti mai! Linda Guerrini IIB
44
Campo de’ fiori
Tragedie dimenticate: il sottotenente Francesco Conti
(1898-1918)
Nell’attuale fase politica dominata dall’aspirazione, tipicamente italiana, delle piccole
“Patrie” e “Italie”, proporre la figura del giovane civitonico Francesco Conti, ufficiale
di fanteria del Regio Esercito, morto a vent’anni nella I Guerra Mondiale, può sembrare anacronistico, ma i valori che tale personalità trasmette - il senso dell’unità nazionale, il ripudio della guerra, il personale
sacrificio - sono principi di grande attualità
in un momento storico, quello attuale,
attraversato da guerre e in una fase dove
sempre più va scemando l’idea di Patria e
unità del paese, a totale vantaggio dell’idea
di federalismo, concetto estraneo alla storia
e cultura italiana.
L’unica immagine che conserviamo, ci
mostra un ragazzo di bell’aspetto, dalla folta
capigliatura e con gli occhiali, in divisa da
ufficiale di complemento dell’arma di fanteria, severo e classico nel suo aspetto, quasi
consapevole della tragedia che lo attendeva, in un destino comune a quello di tanti
giovani italiani chiamati alle armi all’indo-
mani del 24 Maggio 1915, giorno dell’entrata in guerra dell’Italia, al fianco di Francia,
Russia ed Inghilterra contro gli imperi centrali, Austria e Germania.
Da un primo e sommario esame delle carte
e dei documenti del tempo, allo scoppio
della guerra furono incorporati nel Regio
Esercito ben 105 giovani civitonici delle
classi 1888-1889-1890-1891-1892 e 1893.
All’indomani del disastro di Caporetto del 24
Ottobre 1917, vennero contingentati altri
85 giovani concittadini delle classi 18941895-1896-1897-1898 - la classe di appartenenza di Francesco Conti – e del 1899.
Dopo un primo e sommario addestramento
furono tutti inviati al fronte.
Alla fine della I Guerra Mondiale, 4
Novembre 1918, sono stati arruolati nell’esercito italiano 190 giovani civitonici e di
essi ben 84 non fecero più ritorno alle loro
case.
Nella prima fase delle ostilità, enormi furono i sacrifici sostenuti dai soldati italiani in
una guerra di totale logoramento, in una
scarsità e penuria di mezzi e in sacrifici
immani, tanto che al Dicembre 1915 erano
caduti in azione duecentomila soldati, tra
cui numerosi quadri del corpo ufficiali.
La partenza al fronte dei giovani locali comportò numerosi sacrifici per le rispettive
famiglie, per la maggior parte di modesta
estrazione, operai e contadini.
Narrano le cronache che l’aspetto di Civita
Castellana nel periodo 1915-1918 era particolarmente desolante: ferme le attività
produttive, mancanza del pane, abbandonati i campi, i cantieri edili e il lavoro nelle
botteghe…”perché tutti i giovani erano
al fronte….”.
La popolazione risultava composta da vecchi, bambini e donne con il marito in guerra, senza nessuna assistenza e conforto di
fronte alle sempre più crescenti difficoltà
quotidiane.
Tale senso si accentuò nel Novembre del
1917: scarsità totale dei mezzi di prima
necessità e famiglie in lutto.
Non dimentichiamo che gli stessi soldati al
fronte, oltre a combattere, provvedevano
alle necessità dei propri nuclei mandando a
casa i pochi soldi della paga giornaliera e in
del Prof. Arch. Enea Cisbani
alcuni casi, paradossalmente, ricevevano al
fronte anche ingiunzioni di pagamento e del
tribunale.
Dal foglio matricolare, poco si sa della famiglia del giovane Francesco Conti.
Le notizie a tal riguardo sono totalmente
assenti.
Si ricava che era in possesso della maturità
classica e che frequentò il Corso Allievi
Ufficiali di Complemento di Roma e dopo un
mese di addestramento nella capitale venne
inserito nel corpo ufficiali della 51^
Divisione di Fanteria di stanza a Verona.
Il ruolo degli ufficiali di complemento fu
fondamentale nello svolgimento della guerra perché il loro lavoro fu costantemente al
fianco dei soldati semplici e di supporto alle
attività degli ufficiali di carriera.
Nelle lunghe giornate in trincea registravano le ansie e gli umori dei soldati, mentre
nelle improvvise azioni militari conducevano
la loro compagnia all’attacco fino all’estremo sacrificio personale.
Il disastro di Caporetto segnò l’apice della
crisi dell’esercito italiano, ma al contempo
l’inizio della sua pronta riscossa.
Le linee difensive italiane arretrarono nell’interno e da lì partirono all’azione di sfondamento del fronte tedesco in epiche battaglie, tra cui quella famosa del Piave del 2
Luglio 1918, in cui perse la vita il giovane Francesco Conti, , vent’anni, medaglia d’oro al Valor Militare.
Il suo corpo non venne riportato a casa, ma
forse sepolto in qualche fossa comune,
oppure come accadeva, lasciato sul terreno
di combattimento.
I documenti non riportano quali furono le
reazioni della famiglia, dei genitori e degli
eventuali fratelli: tutto sepolto dal tempo.
Rimane soltanto il Monumento Sepolcrale
nel civico cimitero cittadino a ricordo del
giovane.
Tra un decennio, un secolo ci dividerà da
quella immane tragedia.
La storia di Francesco Conti, come quelle
degli altri concittadini di Civita Castellana,
non deve essere “dimenticata”, ma attualizzata per ricordare che se oggi viviamo in
una moderna democrazia, il merito va
anche a tutti questi ragazzi.
Campo de’ fiori
Castel Sant’Elia negli anni ‘30
45
di Riccardo Pieralisi
Innanzi tutto voglio ringraziare la gente di
Caste Sant’Elia per l’interesse dimostrato
verso la rivista “Campo de’ fiori” ed in particolare alle rubriche riguardanti Castel
Sant’Elia. Sicuro di farvi piacere, in questo
numero voglio raccontare alcuni episodi
amministrativi e qualche dato statistico del
nostro paese, iniziando dal primo acquedotto comunale. I lavori iniziarono il 4 Febbraio
1932 con un progetto dell’Ing. Caldarelli
Ernesto per il costo complessivo di Lit.
334.000, ma tale progetto, che prevedeva
un serbatoio d’irrigazione, non andò in porto
per l’eccessiva spesa e si attuò il progetto
dell’Ing. Coppo Carmelo, che prevedeva la
costruzione di una torretta piezometrica per
la cifra di Lit. 218.000. Quest’ultima è ancora visibile dalla strada che da Castel Sant’Elia
conduce a Nepi. In questo periodo l’organi-
co dell’ufficio postale era composto da Gay
Zoe (titolare), Graziani Graziosa (supplente),
Camillucci Liborio (portalettere), che servivano una comunità di 1.381 abitanti. Un
censimento generale del 1934 trova Castel
Sant’Elia in questa situazione:
ABITANTI:1.381, BESTIAME: 168 Bovini,
256 Suini, 1.604 Ovini, 130 Caprini, LISTINO
PREZZI ALIMENTARI nel 1934: Pane Lit.
1,10 al kg; Fagioli Lit. 0,80 al Kg; Pasta Lit.
2,00 al Kg; Carne da brodo Lit. 4,50 al Kg;
Vitella Lit. 11,00 al Kg; Abbacchio Lit. 5,50 al
Kg; Baccalà Lit. 3,00 al Kg; Caffè Lit. 27,00
al Kg; Zucchero Lit. 6,50 al Kg; Olio Lit. 5,70
al litro.
ELEZIONI POLITICHE PER IL RINNOVO DEL
GRAN CONSIGLIO FASCISTA. Nel 1934 gli
aventi diritto al voto erano 304, votarono
289, con il 100% dei consensi verso il regi-
Ragazzi di Castel Sant’Elia
a Roma nell’Anno Santo 1950
me, cosa assolutamente normale per l’Italia
di quel periodo.
Il Notaio del territorio era il Dott. Sconocchia
Giovanni. Il primo assicuratore di Castel
Sant’Elia fu Cammillucci Antonio, in quanto
fu designato dal podestà Augusto Crispigni a
rappresentare l’Abeille Assicurazioni, dopo
una sollecitazione della compagnia presso il
comune. C’erano in quel periodo tre carrettieri per conto terzi, con regolare licenza
(attuali autotrasportatori): Rosavini Filippo,
De Stefani Giovanni, Piacenti Francesco. Una
lettera che mi ha colpito nel consultare l’archivio, è quella in cui la società che gestiva
la linea dell’unico pullman giornaliero, che
collegava Nepi-Roma nel 1944 ed inviata
all’allora Sindaco Mazzolini Giuseppe, regolamentava nel seguente modo il numero dei
viaggiatori a cui era consentito salire a
bordo: 24 persone Nepi, 10 Castel Sant’Elia,
6 Monterosi. I viaggiatori dovevano essere
muniti di speciale permesso rilasciato dal
Sindaco. Tutto questo era dovuto al fatto che
un maggior numero di viaggiatori, avrebbe
comportato un eccessivo consumo di pneuinvito
cordialmen- matici, materiale poco reperibile in quel
periodo. Altro particolare interessante dello
te la
cittadinanza sviluppo del nostro paese, si nota attraverso
ad offrire i dati della crescita demografica avutasi dal
1945 al 2000.
foto
d’epoca al Abitanti censiti a Castel Sant’Elia:
anno 1945 n. 1400
fine di
anno 1950 n. 1525
pubblicarle
anno 1960 n. 1564
anno 1970 n. 1585
anno 1980 n. 1782
anno 2000 n. 2188
INDOVINA IL TITOLO DEL FILM ...
L’immagine a fianco è tratta da un celebre film.
I primi cinque che ne indovineranno il titolo e ne daranno comunicazione in
redazione, riceveranno un simpatico omaggio offerto dalla Cartolibreria
PUNTO&VIRGOLA
Campo de’ fiori
46
Una Fabrica di ricordi
storie e immagini di Fabrica di Roma
LA NEVICATA DEL ‘56 E
LA NEVE NEL BICCHIERE
Incominciò a nevicare appena usciti dalla
chiesa, dopo il battesimo di mio fratello. Io
correvo avanti alla comitiva che camminava spedita verso casa, per gustare il buon
brodo di gallina con la stracciatella preparato dalla nonna e cercavo di prendere con
le mani quei primi fiocchi di neve che
scendevano leggeri e fluttuanti.
La stagione era già molto avanti ed i vecchi dicevano che la neve non avrebbe
“attaccato” e che avrebbe smesso di nevicare di lì a poco. Finito il pranzo, con i
“tozzetti”intinti nel vino, il compare e la
comare tornarono con fatica alle loro case
che, per fortuna, non erano molto distanti
dalla nostra, per il manto di neve che, nel
frattempo, era cresciuto e s’era subito
ghiacciato. La mattina dopo il paesaggio
era stato completamente trasformato dalla
coltre di neve e mi ricordo che ci recavaCome una volpe
che, terminato l’inverno,
esce dalla
sua tana per
sognando la fine...
esplorare
la
natura rinata nella
nuova stagione, così da sotto la superficie
affievolita della memoria umana, emergono antichi ricordi. Reminiscenze tramandate ai figli o ai nipoti, lasciano impronte
indelebili su quel manto di neve, candido
come lo zucchero filato, tanto dolce per i
bambini ma anche enormemente amaro
per quei contadini che negli anni hanno
fatto della terra la loro vita. Ogni volta che
nei paesi cimini il cielo decide di regalare,
come è accaduto il 25 gennaio scorso,
questo danzare di fiocchi per decorare tetti
e strade, i ragazzi del ’56 percorrono con
la mente quell’anno in cui il tempo decise
di accanirsi contro di loro. << Era il giorno
della Candelora…>>. Così iniziano i racconti di chi quei mesi lì ha vissuti in prima
persona. Ognuno ha qualche particolare
divertente o angoscioso da raccontare. Il
due febbraio del 1956 i Ronciglionesi si
svegliarono sommersi da oltre un metro e
mezzo di neve e…mentre le donne prepa-
Ronciglione
mo a scuola per vedere se ci fossero state
le lezioni, ma tornammo subito a casa perchè i maestri ci autorizzarono a farlo.
Cadde allora tanta di quella neve da superare abbondantemente il metro e quel
silenzio ovattato e magico, ci faceva vivere in un mondo irreale; i suoni erano tutti
diversi, strani perché la neve li assorbiva e
si udivano nitidi, distinti, morbidi e senza
echi. In quel mondo bianco, candido e soffice, ognuno riadattava le proprie abitudini.
I vecchi, tappati in casa, affilavano intanto
le falci per la prossima buona stagione ed
intrecciavano pazientemente le scope
nuove. Le vecchie lavoravano a maglia
quasi tutto quello che si indossava, dalle
mantelline ai calzini e si preoccupavano di
mantenere vivo il fuoco del camino, unica
fonte di calore per tutta la casa. Sul fuoco,
le donne più giovani, avevano un bel da
fare per cucinare per tutta la famiglia. Gli
uomini da lavoro tagliavano la legna, accudivano le bestie chiuse nelle stalle e spalavano incessantemente la neve dai tetti e
nei tratturi che portavano alle case, alle
stalle, ai fienili e ai depositi di legna.
Quel dedalo di trincee era il divertimento
di noi bambini e, nonostante il freddo
polare, eravamo sempre fuori con i nostri
calzoncini corti ed i calzini calati, con le
ginocchia livide e le mani rosse, a fare a
pallate e a costruire pupazzi. Andavamo
spesso a giocare sotto le finestre del
ravano la polenta messa a cuocere sul
camino, gli uomini si arrampicavano sui
tetti per spalare via quella coltre bianca
che rischiava di far collassare gli edifici.
Tutti vissero per mesi sognando la fine,
ma…solo quando maggio fece sciogliere la
neve e con essa la speranza che alcune
culture fossero state risparmiate, si capì il
reale danno di quei freddi. La terra, finalmente, regalò di nuovo i profumi e i suoni
della primavera, ma noccioli ed ulivi erano
oramai danneggiati irreparabilmente.
Ritornare alla normalità fu molto difficile.
Come in quei giorni di pioggia in cui la
nebbia smussa i dettagli, così i ricordi dei
giovani del ’56 si affievoliscono sotto il
peso del tempo che, anno dopo anno,
cerca di cancellare quello che alcune sbiadite immagini ci fanno ancora oggi rivivere.
Erminio Quadraroli
1956 - uomini spalano i tetti delle case
nostro amico Carlo che non poteva uscire
perché poliomielitico, e lui così non si sentiva solo. Un giorno che avevamo costruito
una slitta con le doghe di una botte da vino
oramai rotta, avevamo avuto il permesso
dalla madre di farglici fare un giro ed allora Carlo, felicissimo, potè inzupparsi come
noi nella neve.
Qualche giovanotto si era dato alla caccia
dei poveri passerotti che, non trovando il
cibo, si avvicinavano alle case ed allora li
prendeva con la fionda o la tagliola. Alcuni
poi, forse spinti dalla fame, s’erano inventati un sistema ancor più cruento.
Appoggiavano al muro o ad un tronco di
albero una tavola molto larga alla quale
legavano uno spago da manovrare da lontano e, messi dei chicchi di grano o delle
briciole di pane sulla neve, aspettavano
che i passeri affamati andassero a beccare
ed allora, con uno strappo repentino, tiravano lo spago imprigionandoli sotto la
tavola. Un ricordo fra i tanti, ritorna più
dolce. La sera, quando s’era tutti in casa
intorno al fuoco, mio padre prendeva la
neve pulita attaccata al vetro della finestra
e la metteva nel bicchiere, ci metteva un
po’ di zucchero ed io felice la mangiavo col
cucchiaino. I più grandi potevano metterci
un goccio di vino. C’era allora tanta povertà, ma quanta ricchezza!
Sandro Anselmi
1956 - Fontana Grande (archivio G. Capaldi)
1956- scorcio di Ronciglione (arch. G. Capaldi)
Campo de’ fiori
47
a Viterbo con
Amore e Nostalgia
Stava per finire
l’ultimo anno di
scuola e mentre
ci si preparava
per gli esami di
maturità e si avvicinava la fatidica data, cresceva la preoccupazione
ed
di Sandro Anselmi
insieme la paura
di non farcela e
così si studiava seriamente per affrontare
quello sforzo finale. C’era però una cosa
che avrebbe temporaneamente sospeso
quello stato di tensione, una cosa che tutti
noi studenti aspettavamo da cinque lunghi
anni: la famosa gita del quinto. Si era incominciato a discutere qualche mese prima
per la scelta dell’itinerario e i professori,
con persuasivo convincimento, decidevano
di andare in Germania. Avvisammo i nostri
genitori e ne implorammo il benestare,
perché non volevamo assolutamente perdere quell’esperienza e così l’adesione fu
larghissima, quasi totale. Prima di partire
si era concordato un programma che
avrebbe assicurato un sicuro divertimento
e nelle valige, oltre i vestiti, ognuno portò
quanto necessario per organizzare degli
scherzi ed a me, come al solito, venne
chiesto di portare la chitarra. Si partì con il
treno, ci sistemammo nei vagoni letti e nel
viaggio di andata mantenemmo, per
rispetto, una certa distanza dai professori.
La gita però è un’esperienza bellissima,
perché ti fa conoscere lati insospettati dei
compagni di scuola ed anche quelli dei
professori, che hai sempre visto con timore e riverenza. Mi ricordo che mi colpì
molto l’esperienza di viaggiare di notte,
dormire nelle cuccette e risvegliarsi al
mattino per scoprire che si era già a
Pordenone e c’era la neve. Arrivammo a
Monaco di Baviera e già nella prima notte
di albergo, mettemmo in atto i nostri piani
di divertimento. Tutti infatti avevamo portato la camicia e la cuffia da notte della
mamma e così, dopo averle indossate,
accendemmo una candela per dar via ad
un traffico di finti sonnambuli. L’albergo
allora fu animato fino a tarda ora da queste “signore” che, in trance, cantavamo,
bussavamo alle porte sbagliate delle
camere…… Ci mancò poco che i tedeschi
ci cacciassero. Ricordo il giorno dopo la
visita al campo di sterminio di Dacao e
l’indimenticabile impressione che ci fece
quel luogo sinistro. Lo strano sapore delle
minestre acquose e speziate e poi la bellissima serata in un grande locale sulla
Elisabeth Strasse, il Blou up. Io, per l’invidia dei miei compagni, avevo “rimorchiato” una ragazza del posto e nell’euforia
persi un bellissimo maglione nuovo, che
mia madre mi aveva comperato proprio
per l’occasione. Ci rimasi veramente male
e sentii un senso di rimorso per il mio
comportamento irresponsabile. Stemmo
molto bene quei giorni, perché conoscemmo finalmente i nostri professori per il loro
lato umano che a scuola non traspariva
minimamente. Nel viaggio di ritorno il Prof.
Baldassini, il Prof. Capanna, cantarono
addirittura insieme a noi assiepati dentro il
mio scompartimento e siccome la chitarra
è da sempre un suadente richiamo, ci
capitò nel gruppo anche una ragazza della
quale ricordo ancora il nome: Maurizia.
Complice l’allegria e le canzoni, nacque
un’istintiva, simpatica amicizia e, quando
lei scese a Bologna, scesi anch’io per salutarla e quasi perdevo il treno che subito
ripartiva, tra le incitazioni e le urla dei miei
compagni, affacciati ai finestrini. Ciao professori, ciao amici, ciao Maurizia.
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CITTA’ DI MAGLIANO SABINA
Associazione Turistica Pro Loco
Il Museo Civico
Il Museo Civico di Magliano Sabina è diventato una realtà nel corso degli ultimi due
anni, durante i quali sono stati aperti al
pubblico i primi due piani di Palazzo Gori,
sede del Museo, con le sezioni dedicate
all’età del Bronzo, all’età del primo Ferro,
alla cultura sabina arcaica ed all’epoca ellenistica. L’intento del Museo è quello di proporsi come esempio di Museo vivo attraverso il quale si possa avere un contatto
diretto, da parte di un pubblico di non specialisti, con la cultura del passato sviluppatasi sul territorio immediatamente circostante. Lo studio dei materiali raccolti ha
permesso di ricreare le linee fondamentali
della cultura dell’antico insediamento sabino di Magliano, del quale le fonti non tramandano il nome. L’abitato si organizza,
nel corso del VII secolo, secondo uno
schema ben noto nello stesso periodo cronologico in Etruria e nel Lazio, estendendosi su un colle ben difendibile separato da
un vallone dalle alture adiacenti ad oriente, destinate alle necropoli. Lo sviluppo di
questa comunità si deve in gran parte alla
sua posizione, che dominava il Tevere,
arteria di fondamentale importanza nell’antichità, per gli scambi commerciali e
culturali. Deteneva inoltre il controllo delle
vie trasversali di comunicazione percorse
dalla transumanza delle greggi che ebbero
una fondamentale importanza, permettendo una vasta mobilità di persone, di tradizioni artigiane e di materiali, che permisero un’ampia circolazione di modelli culturali.
MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO Palazzo
Gori – Via Sabina – 02046 Magliano Sabina (RI)
Tel. 0744-910001 (Museo) – 910141 (Comune)
– Fax 0744.919903
ORAIO VISITE: Mattina – martedì, mercoledì,
giovedì, venerdì, sabato e festivi ore 9:12
Pomeriggio – giovedì, sabato e festivi 15:18
(estivo 16:19)
NUMERI UTILI
Comune 0744.910141
Vigili Urbani 0744.910032
Archivio Storico 0744.910141
Biblioteca Comunale 0744.910108
Carabinieri 0744.91333
Ospedale M.Marini 0744.9121
Ufficio Postale 0744.91388
Ristorante Sabina 0744.919990/921528
Teatro Manlio 0744.910141
A.P.T. Rieti
A.C.A.I. Lazio
U.N.P.L.I. Rieti
incontriamoci a Magliano
il 13 Marzo 2005
“SCOPRI L’ARTE”...
rassegna artistica a cura dell’Associazione
Accademia Internazionale D’Italia
visitabile presso le chiese, il museo,
il palazzo comunale ed il teatro
STAND PROLOCO con prodotti locali e
informazioni turistiche
come arrivare: da Roma con la Flaminia Km 63, con l’A1 uscita Magliano Sabina/
da Viterbo con la superstrada Viterbo - Orte, A1 direzione Roma uscita Magliano
Sabina Km 35 / da Terni con la Via Flaminia
PROLOCO: Tel e Fax 0744-910021 [email protected] 328.5472482/339.5963387
Prenotazioni ed informazioni sul mercatino: Mario 349.5394955/338.6179337
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50
Roma che se n’è andata : luoghi, figure, personaggi
Il porto di Ripetta
di Riccardo Consoli
Il Porto di Ripetta non esiste più, con la
costruzione dei muraglioni è stato sepolto
sotto il Lungotevere in Augusta costeggiante
l’Ara Pacis, il Mausoleo di Augusto
Imperatore e le Chiesa di San Rocco, dedicata agli osti che qui ricevevano i rifornimenti di vino e di San Girolamo degli
Schiavoni. Tra le vecchie Mura Aureliane che
correvano dall’antico ponte Aureliano, all’attuale ponte Sisto, fino all’altezza di Porta
Flaminia, l’attuale Porta del Popolo, fin dal
XIV secolo, pressappoco all’altezza della
Chiesa di San Rocco, si era venuto a formare un piccolo rudimentale porto abusivo per
lo scarico del legname, carbone e vino. Fu
Papa Clemente XI, Giovanni Francesco
Albani, 1700 – 1721, lo stesso pontefice che
volle la costruzione di Ponte Clementino a
Civita Castellana, che approvò l’idea del suo
responsabile delle strade inerente la creazione di un sistema di banchine, scalinate e
piazzale superiore, ovvero di un progetto
funzionale atto a garantire sicurezza e facilità di approdo in un porto da realizzare, in
uno con la bellezza e gradevolezza di un
monumento. La redazione del progetto di
questa impegnativa opera fu affidato ad
Alessandro Specchi, uno dei più geniali
architetti dell’epoca che si avvalse della collaborazione di Carlo Fontana che, in conseguenza del contemporaneo crollo di una
arcata del Colosseo, potè utilizzare un materiale pregiato come il travertino proveniente
da quello sgombero; il risultato, un gioiello di
architettura che, per quasi due secoli, svolse
il suo compito di attracco dei barconi che
rifornivano la città.
Uno spettacolo il Porto di Ripetta, formato da
un fronte di banchine orlate di elegantissime
rampe e scalinate degradanti a ventaglio
che, per più di cento metri, da Palazzo
Borghese fiancheggiavano il fiume sino all’altezza del Mausoleo di Augusto ed incorniciavano il fitto via vai che si snodava lungo la
Passeggiata di Ripetta. La fontana a scogliera sormontata da una
stella, simbolo araldico della
famiglia Albani alla quale apparteneva il Pontefice, che attualmente si trova in Piazza del Porto
di Ripetta, realizzata su progetto
dello stesso Alessandro Specchi,
sorgeva originariamente al centro in un emiciclo situato davanti
alla Chiesa di San Girolamo degli
Schiavoni ed era adibita all’abbeveraggio degli animali da soma
che qui arrivavano numerosi per
il trasporto delle mercanzie. Alla sua sommità venne aggiunta una lanterna in ferro battuto per facilitare l’approdo notturno delle
barche, da qui, il nome di Fontana dei
Navigatori; ai lati dell’emiciclo furono ancora
collocate due colonne sulle quali vennero
successivamente indicati i livelli delle varie
inondazioni. Allorquando si dette corso alla
costruzione degli argini e dei muraglioni e fu
deciso di smantellare ed interrare il porto, la
fontana, smontata, venne conservata nei
magazzini comunali per poi essere recuperata e modificata unitamente alle due colonneidrometro e collocata nella piazza intitolata al
porto scomparso, fontana che venne alimentata, originariamente dall’acquedotto dell’acqua Felice e successivamente da quello dell’acqua di Trevi. Il Porto di Ripetta venne
inaugurato il 16 Agosto del 1704, in occasione della festività di San Rocco e delle feste
fluviali che ogni anno si svolgevano in quello
stesso giorno; sono numerosi i termini con i
quali venne identificato nel corso degli anni:
porto della legna, porto delle posterule,
porto degli acquaroli ; esso era riservato al
traffico fluviale proveniente dall’Umbria e
dall’alto Lazio mentre, per le navi di maggiore cabotaggio che risalivano il Tevere provenendo dal mare, funzionava il Porto di Ripa
Grande che, ubicato a valle dell’ isola
Tiberina, costituiva il primo e più importante
scalo fluviale di Roma. Purtroppo il Porto di
Ripetta non venne mai tenuto in grande considerazione tanto da cadere ben presto in un
deplorevole stato di abbandono; i pesanti
lavori che vi si svolgevano, le periodiche alluvioni e l’assenza di manutenzione, lo ridussero in uno stato di notevole decadenza con
i gradini delle scalinate sbrecciati e parzialmente invaso dal terriccio; tutto ciò aiuta a
comprendere come in occasione della
costruzione dei muraglioni si accettò con
indifferenza il sacrificio di questa grande
opera architettonica. Oggi non restano che
poche frammentarie e
inutilizzabili macere, il
Porto di Ripetta venne
gradatamente distrutto prima con la costruzione del ponte in
ferro realizzato in asse
con la Chiesa di San
Girolamo degli Schiavoni dopo la presa di
Roma, quindi con la
costruzione dei mura-
glioni che comportarono lo spianamento di
gran parte delle banchine e, infine, la distruzione fu completata agli inizi del ‘900 con la
costruzione del Ponte Cavour realizzato in
asse con la Via Tomacelli e con lo spostamento dell’Ara Pacis da Campo Marzio allo
sbocco di Via di Ripetta.
Tra le memorie del Porto di Ripetta particolarmente significativa appare quella di San
Camillo, un giovane scapestrato che prestava la sua opera lavorando presso il vicino
Ospedale di San Giacomo al Corso per ripa-
gare le cure che gli erano state prestate per
guarirlo da una piaga ad una gamba. In quel
periodo egli passava molto del suo tempo al
Porto di Ripetta dove si intratteneva con i
barcaroli, ma avvenne che, essendo presenti in città un grande numeri di miserabili e
straccioni, tanto da determinare la pubblicazione di appositi bandi che ne decretavano
l’espulsione, Camillo si convertì divenendo,
in breve tempo, padre dei poveri, nonché
fondatore dell’Ordine dei Camilliani. Avvenne
un giorno che Camillo si imbattè in una carovana di questi miserabili al Porto di Ripetta
per essere imbarcati, egli fece di tutto per
fermare la triste partenza, ma essendo gli
sbirri irremovibili li scongiurò affinché gli
consegnassero almeno alcuni di questi
disgraziati, quelli più malmessi; le preghiere
sortirono l’effetto sperato e il comandante
delle guardie, mosso a pietà, acconsentì; il
Santo scelse quegli uomini più vicini alla
morte, li condusse in riva al fiume dove a
lungo li consolò pregando perché potessero
concludere i loro giorni nel modo più sereno
possibile. Recentemente il Porto di Ripetta è
tornato in auge e pare sia stata lanciata un’idea rivoluzionaria, ossia quella di ricostruirlo
così com’era; una proposta questa che trae
origine dal desiderio di ripristinare l’abbraccio perduto tra la città e il suo fiume e, tra gli
argomenti posti sul tappeto, la proposta di
avviare una campagna di sondaggi per tentare di recuperare quello che si può dell’originario porto fluviale. Non è dato sapere se
questa rivoluzionaria idea possa mai trovare
pratica attuazione, ma per il momento
accontentiamoci di immaginare come sarebbe bello, per quanto possibile, restituire alla
vista quell’incantevole paesaggio che Roma
ha offerto per oltre duemila anni, allorquando tutta la città storica si affacciava sul
Tevere.
Campo de’ fiori
Vorrei incontrarti fra cent’anni
Guardando te, sembra che il tempo
non sia passato.
Il tuo volto è lo stesso di trenta
anni fa, con un velo di stanchezza
in più nei tuoi occhi.
Occhi che ne hanno viste di cose in
questi 100 anni. Da bambina passavo le ore ad ascoltare i tuoi racconti sulla guerra, che hanno
segnato il nostro paese ma anche
la tua esistenza: la vita nelle grotte, il boato e la paura delle bombe,
l’arrivo degli aerei ed il coraggio di
chi doveva uscire per andare a
prendere acqua e cibo.
Eri tu a raccontarmi le favole prima
di addormentarmi, visto che da
quando sono nata tu mi hai accolta
nel tuo letto, rimasto vuoto dopo la
prematura scomparsa del tuo
sposo.
Tu eri il focolare della nostra casa,
anche se, crescendo, le nostre esigenze di giovani non coincidevano
con la mentalità della tua generazione. Per me e mio fratello è stato
come crescere con due mamme ,
quella vera presa dal lavoro e tu
sempre presente in casa, pronta a
viziarci ma anche a sgridarci quando lo ritenevi opportuno.
Di tutto questo rimane un corpicino
fragile, indebolito dal tempo che si
è portato via la tua vista, il tuo
udito e la forza delle tue gambe,
lasciandoti soltanto l’unica cosa che
ora ti sostiene:
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Fernanda Magnanti festeggia 100 anni insieme ai figli, nipoti, pronipoti e i figli dei pronipoti
l’affetto dei tuoi cari.
Romina Pallozzi
nonna Fernanda con il pronipote Gianluca
in una foto del 1982
nonna Fernanda con la figlia Orsolina, il genero
Gaetano e le nipoti Franca e Antonella
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