Da un’idea dell’Ufficio di Pastorale Giovanile
Diocesi di Ragusa
Novembre 2010
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2. Radicati e fondati in Cristo
ESTRATTO SINTETICO DEL MESSAGGIO DEL
SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA XXVI
GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU’
2011
"Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr Col 2,7)
1. Alle sorgenti delle vostre più grandi aspirazioni
L’uomo è creato per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più
grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua
"impronta".
Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la
persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla
pace. Allora comprendiamo che è un controsenso pretendere di eliminare Dio
per far vivere l’uomo!
In questa espressione possiamo scorgere tre immagini: "radicato" evoca
l’albero e le radici che lo alimentano; "fondato" si riferisce alla costruzione di
una casa; "saldo" rimanda alla crescita della forza fisica o morale.
La prima immagine è quella dell’albero, fermamente piantato al suolo tramite le
radici, che lo rendono stabile e lo alimentano. Quali sono le nostre radici?
Naturalmente i genitori, la famiglia e la cultura del nostro Paese. La Bibbia ne
svela un’altra: Dio. Vedi (Ger 17,7-8). Da Lui attingiamo la nostra vita; senza di
Lui non potremmo vivere veramente.
La fede cristiana non è solo credere a delle verità, ma è anzitutto una relazione
personale con Gesù Cristo. Quando entriamo in rapporto personale con Lui,
Cristo ci rivela la nostra identità, e, nella sua amicizia, la vita cresce e si realizza
in pienezza.
Come le radici dell’albero lo tengono saldamente piantato nel terreno, così le
fondamenta danno alla casa una stabilità duratura. Mediante la fede, noi siamo
fondati in Cristo (cfr Col 2,7), come una casa è costruita sulle fondamenta.
Essere fondati in Cristo significa rispondere concretamente alla chiamata di Dio,
fidandosi di Lui e mettendo in pratica la sua Parola. Solo la Parola di Dio ci
indica la via autentica, solo la fede che ci è stata trasmessa è la luce che illumina
il cammino.
3.Saldi nella fede
La cultura attuale, in alcune aree del mondo, soprattutto in Occidente, tende ad
escludere Dio, o a considerare la fede come un fatto privato. Il relativismo
diffuso, non genera la vera libertà, ma instabilità, smarrimento, conformismo alle
mode del momento.
C’è una forte corrente di pensiero laicista che vuole emarginare Dio dalla vita
delle persone. Ma l’esperienza insegna che il mondo senza Dio diventa un
"inferno": al contrario, là dove le persone e i popoli accolgono la presenza di
Dio si costruisce concretamente la civiltà dell’amore.
Voi giovani avete il diritto di ricevere dalle generazioni che vi precedono punti
fermi per fare le vostre scelte e costruire la vostra vita, come una giovane pianta
ha bisogno di un solido sostegno finché crescono le radici, per diventare, poi, un
albero robusto, capace di portare frutto.
Ai fratelli contagiati da idee estranee al Vangelo, l’apostolo Paolo ricorda la
potenza di Cristo morto e risorto. Questo mistero è il fondamento della nostra
vita, il centro della fede cristiana. Noi crediamo fermamente che Gesù Cristo si
è offerto sulla Croce per donarci il suo amore. In questo modo siamo stati
liberati da ciò che più intralcia la nostra vita: la schiavitù del peccato, e possiamo
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amare tutti, persino i nemici, e condividere questo amore con i fratelli più
poveri e in difficoltà. Al di fuori di Cristo morto e risorto, non vi è salvezza! Lui
solo può liberare il mondo dal male e far crescere il Regno di giustizia, di pace e
di amore al quale tutti aspiriamo.
4. Credere in Gesù Cristo senza vederlo
Nel Vangelo ci viene descritta l’esperienza di fede dell’apostolo Tommaso
nell’accogliere il mistero della Croce e Risurrezione di Cristo. Noi pure
vorremmo poter vedere Gesù.
Anche a noi è possibile avere un contatto sensibile con Gesù, mettere, per così
dire, la mano sui segni della sua Passione, i segni del suo amore: nei Sacramenti
Egli si fa particolarmente vicino a noi, si dona a noi. Cari giovani, imparate a
"vedere", a "incontrare" Gesù nell’Eucaristia, nel Sacramento della Penitenza,
Riconoscete e servite Gesù anche nei poveri, nei malati, nei fratelli che sono in
difficoltà e hanno bisogno di aiuto.
Aprite e coltivate un dialogo personale con Gesù Cristo, nella fede. Conoscetelo
mediante la lettura dei Vangeli e del Catechismo della Chiesa Cattolica; entrate in
colloquio con Lui nella preghiera, dategli la vostra fiducia: non la tradirà mai!
Così potrete acquisire una fede matura, solida, che non sarà fondata unicamente
su un sentimento religioso o su un vago ricordo del catechismo della vostra
infanzia. Potrete conoscere Dio e vivere autenticamente di Lui, come l’apostolo
Tommaso, quando manifesta con forza la sua fede in Gesù: "Mio Signore e mio
Dio!".
5. Sorretti dalla fede della Chiesa, per essere testimoni
In quel momento Gesù esclama: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati
quelli che non hanno visto e hanno creduto!" (Gv 20,29). Egli pensa al cammino
della Chiesa, fondata sulla fede dei testimoni oculari: gli Apostoli.
Comprendiamo allora che la nostra fede personale in Cristo, nata dal dialogo
con Lui, è legata alla fede della Chiesa: non siamo credenti isolati, ma, mediante
il Battesimo, siamo membri di questa grande famiglia, ed è la fede professata
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dalla Chiesa che dona sicurezza alla nostra fede personale. "Ogni credente è
come un anello nella grande catena dei credenti. Io non posso credere senza
essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia fede, contribuisco a sostenere
la fede degli altri" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 166).
Quanti cristiani sono stati e sono una testimonianza vivente della forza della
fede che si esprime nella carità. La carità che scaturisce dalla fede li ha condotti
ad una testimonianza molto concreta, negli atti e nelle parole: nell’era della
globalizzazione, siate testimoni della speranza cristiana nel mondo intero, sono
molti coloro che desiderano ricevere questa speranza!
Anche voi, se crederete, se saprete vivere e testimoniare la vostra fede ogni
giorno, diventerete strumento per far ritrovare ad altri giovani come voi il senso
e la gioia della vita, che nasce dall’incontro con Cristo!
6. Verso la Giornata Mondiale di Madrid
Cari amici, vi rinnovo l’invito a venire alla Giornata Mondiale della Gioventù a
Madrid. Cristo vuole rendervi saldi nella fede mediante la Chiesa. La scelta di
credere in Cristo e di seguirlo non è facile; è ostacolata dalle nostre infedeltà
personali e da tante voci che indicano vie più facili. Non lasciatevi scoraggiare,
cercate piuttosto il sostegno della Comunità cristiana, il sostegno della Chiesa!
Nel corso di quest’anno preparatevi intensamente all’appuntamento di Madrid
con i vostri Vescovi, i vostri sacerdoti e i responsabili di pastorale giovanile nelle
diocesi, nelle comunità parrocchiali, nelle associazioni e nei movimenti. La
qualità del nostro incontro dipenderà soprattutto dalla preparazione spirituale,
dalla preghiera, dall’ascolto comune della Parola di Dio e dal sostegno
reciproco.Cari giovani, la Chiesa conta su di voi!
La Vergine Maria accompagni questo cammino di preparazione. Interceda per
ciascuno e ciascuna di voi, affinché nella prossima Giornata Mondiale possiate
crescere nella fede e nell’amore. Vi assicuro il mio paterno ricordo nella
preghiera e vi benedico di cuore.
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ESTRATTO SINTETICO DEL PROGRAMMA
PASTORALE 2010-11 DEL VESCOVO PAOLO
“EDUCHIAMOCI AL DISCERNIMENTO”
discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli giudicare
alla luce della parola di Dio. La Bibbia ci avverte che c'è sempre la possibilità,
tristissima, di stare accanto al Signore e di non accorgercene.
FARE DISCERNIMENTO È NECESSARIO,
ANCHE SE DIFFICILE E FATICOSO
Vogliamo ascoltare ciò che il Signore ci dice e conoscere quali strade Egli sta
aprendo per noi. Vogliamo lasciarci educare ad attuare il discernimento
comunitario: vogliamo apprendere il metodo della progettazione pastorale.
CHE COSA È IL DISCERNIMENTO
Il discernimento è quel processo che ci porta a decidere, dopo aver valutato i
vari elementi che entrano in gioco, che cosa bisogna fare qui ed ora e come
farlo.
Naturalmente, prima di avviare quel processo, occorre che sappiamo chi siamo
ed essere convinti che bisogna agire! Fare discernimento, perciò, significa
conoscere la situazione, interpretarla, valutarla, scegliere che cosa fare e
come fare, verificare...
Noi qui parliamo del discernimento che la comunità cristiana ragusana, nelle sue
varie articolazioni, guidata dallo Spirito, è chiamata oggi ad attuare in riferimento
alla propria vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo.
È perciò un discernimento spirituale, comunitario e pastorale.
È IL SIGNORE CHE CI CHIEDE DI FARE
DISCERNIMENTO
Per svolgere correttamente la nostra missione, dobbiamo conoscere e
comprendere il mondo in cui viviamo.
Leggere e interpretare la storia non è stato mai facile per nessuno. Il nostro
sguardo e le nostre capacità sono limitati. Abbiamo bisogno di metterci insieme
e confrontarci con sincerità e coraggio per cogliere «i segni dei tempi».
Ovviamente la complessità del contesto socio-culturale rende particolarmente
necessario quell'esercizio del discernimento spirituale e pastorale.
Per la Bibbia la domanda più importante non riguarda l'origine del male, ma
come vivere nella storia, dove il bene e il male crescono insieme... La presenza
della zizzania nel campo è opera di un nemico, ma permettere che la zizzania e il
grano crescano insieme è precisa volontà del padrone...
L'attesa insegnata e testimoniata da Gesù non è frutto di superficialità o di
indifferenza. È attesa generata dall'amore.
La difficoltà del discernimento è legata alla opacità e alla complessità della storia.
Il discernimento richiede non solo capacità intellettuali, ma anche la luce dello
Spirito.
Fare discernimento è faticoso. Il discernimento non segue lo stile del «copiaincolla», né della omologazione. Comporta la disponibilità a lasciarsi guidare
dallo Spirito e ad aprirsi alle imprevedibili sorprese di Dio.
Nel capitolo 12 del vangelo di Luca leggiamo queste parole di Gesù rivolte alle
folle: « Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo
non sapete valutarlo?».
Il discernimento non si colloca nel quadro del «miracolo», della «parola rivelata
diretta» (sarebbe molto comodo!), ma passa attraverso la fatica della preghiera,
dell'ascolto umile e fiducioso della Parola, della riflessione sugli avvenimenti, del
confronto tra fratelli.
Il Concilio ha affermato che è compito del popolo di Dio, è dovere di tutto il
popolo di Dio...con l'aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente,
La complessità del mondo, le nostre limitate capacità personali, la carenza di una
specifica preparazione e di un costante esercizio rendono necessario e urgente
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che le comunità cristiane siano educate al discernimento. Ed è importante che
tutti ci rendiamo conto di avere bisogno di tale formazione.
ogni cosa. L'agente principale di questa trasformazione non siamo noi, ma è lo
Spirito.
IL SOGGETTO DEL DISCERNIMENTO
Se vogliamo adottare un criterio opportuno dal quale lasciarci guidare per
compiere un discernimento evangelico, dovremo coltivare due attenzioni tra
loro complementari.
È la comunità il soggetto del discernimento pastorale.
I consigli (pastorali, affari economici…) non sono organismi esecutivi e non si
sottopongono al loro esame questioni di poco conto o di pura organizzazione. I
consiglieri sono chiamati a cogliere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa, a
indicare la strada perché la comunità cristiana rifletta il volto di Gesù.
Chiediamoci se le assemblee parrocchiali fanno parte del nostro stile pastorale;
se i consigli rispondono alla loro vera identità; «dove» maturano le scelte, gli
orientamenti della vita delle nostre comunità; «attraverso quali percorsi» si arriva
alla programmazione annuale...
La prima consiste nello sforzo di metterci in ascolto della cultura del nostro
mondo, per discernere i semi del Verbo già presenti per discernere i semi del
Verbo già presenti in essa, anche al di là dei confini visibili della Chiesa.
La seconda: il confronto costante tra Parola di Dio e storia che comporta la
fedeltà a Dio e all'uomo, senza tradire né l'uno né l'altro.
Il discernimento autentico comprende:
- docilità allo Spirito e umile ricerca della volontà di Dio;
- ascolto fedele della Parola;
- interpretazione dei segni dei tempi alla luce del Vangelo;
IL FINE DEL DISCERNIMENTO
E LA STRADA DA SEGUIRE
- valorizzazione dei carismi nel dialogo fraterno;
- creatività spirituale, missionaria, culturale e sociale;
È essenziale sapere dove vogliamo arrivare e quale percorso seguire per
arrivarvi.
San Paolo, nella lettera ai Romani, indica qual è la meta e quale la strada per
raggiungerla: «Vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i
vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro
culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare
rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio,
ciò che è buono, a lui gradito e perfetto».
La vita vissuta in intima connessione con Cristo morto e risorto diventa il vero
culto.
- obbedienza ai pastori, cui spetta disciplinare la ricerca e dare
l'approvazione definitiva.
UN OSTACOLO AL DISCERNIMENTO:
L'IPOCRISIA
Qualità che devono avere coloro che, a livello ecclesiale, sono chiamati a fare
discernimento: l'umiltà, la libertà interiore, la sincerità, la lealtà, il
coraggio....
L'obiettivo del discernimento è conoscere la volontà di Dio, scoprire ciò che
Egli vuole oggi dalla sua comunità, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
La strada da seguire per scoprire la volontà di Dio è superare l'appiattimento
sulla logica del mondo e lasciarsi trasformare rinnovando il modo di pensare.
Ciò che deve essere trasformato è il modo di pensare, di vedere e di giudicare
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Carissimi
desiderando vivamente servire i giovani della
nostra comunità diocesana, consapevoli della situazione
di “confusione” e di “emergenza educativa” che investe
in modo particolare il mondo giovanile oggi, riteniamo
che il nostro ministero non possa assolutamente
prescindere dalla dimensione formativa.
Questo strumento vuole essere un semplice ma chiaro e deciso messaggio da
parte dell’ufficio a rendere concreto l’invito del santo Padre di contribuire, attraverso la
preparazione alla GMG, alla qualità dell’incontro dei giovani a Madrid.
L’equipe dell’U.D.P.G.
Riteniamo pertanto che uno dei compiti primari dell’Ufficio Diocesano di
Pastorale Giovanile sia quello di offrire spunti di riflessione, suggerimenti e proposte di
formazione, affinché, nel percorso di crescita personale e comunitaria (associazioni,
gruppi, movimenti) i giovani della nostra diocesi possano trovare, laddove se ne
avvertisse la necessità di attingere, un sussidio capace di offrire semplici ma anche
diversificate “piste” non sostitutive ma intersecabili con gli itinerari formativi che
ciascuna realtà giovanile ecclesiale ha tracciato o sta tracciando in vista della giornata
mondiale della gioventù di Madrid.
Tali piste non possono chiaramente essere un esercizio slegato, ma al
contrario vogliono inserirsi nel solco del cammino della chiesa universale e particolare.
Siamo determinati a camminare insieme in una costante crescita dell’atteggiamento di
ascolto della parola del Signore Gesù e di comunione profonda tra noi e con i nostri
pastori, per essere anelli sempre più forti di quella meravigliosa catena d’Amore che è
la Chiesa.
Pertanto, dopo un’attenta lettura e meditazione dei testi che il santo Padre
Benedetto XVI e il nostro vescovo Paolo ci hanno rispettivamente consegnato, l’Ufficio
Diocesano di Pastorale Giovanile ha pensato di tracciare delle proposte diversificate,
contenuto in questo opuscolo, che può essere utilizzato con la massima libertà per la
preparazione personale e/o comunitaria (associazioni, movimenti, gruppi giovanili)
alla GMG del 2011.
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PROPOSTA DELL’UFFICIO DIOCESANO DI
PASTORALE GIOVANILE PER L’ANNO 2010-11
(ALLA LUCE DEL MESSAGGIO DEL PAPA AI GIOVANI E DEL PROGRAMMA
PASTORALE DELLA DIOCESI)
LA META FINALE: giungere alla GMG con la coscienza di volersi sempre
più radicare e fondare in Cristo irrobustendo e rendendo sempre più salda la
nostra fede.
LA PROPOSTA
La proposta che vi presentiamo si articola in tre fasi, contrassegnate da tre
obbiettivi e accompagnate da tre immagini ispirate dal tema della GMG 2011:
“Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” e proposte dallo stesso santo
Padre, tenendo presente lo stile dell’educazione al discernimento che ci propone
di incarnare il Vescovo Paolo nell’ascolto della Parola di Dio, del mondo e del
confronto per orientare e determinare le scelte in senso cristiano.
I tre moduli non sono strettamente legati all’itinerario liturgico ma agli obiettivi,
in modo che ciascuno possa adattarle più facilmente ai propri itinerari quando e
come vuole. Le proposte sono suddivise tra personali e per il gruppo.
Radicati
Saldi
Fondati
nella fede
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Radicati
Obiettivo Aiutare i giovani a scoprire la radice più profonda delle loro
aspirazioni più grandi (la Libertà, la Gioia, l’Amore) nell’incontro e nel
confronto (personale e comunitario) con Cristo, attraverso la Parola per fare
della stessa un punto fermo nel costruire relazioni “autentiche” e nel compiere
scelte mature.
Ger 17,5-8
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo,
che pone nella carne il suo sostegno
e il cui cuore si allontana dal Signore.
Egli sarà come un tamerisco nella steppa,
quando viene il bene non lo vede;
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l'uomo che confida nel Signore
e il Signore è sua fiducia.
Egli è come un albero piantato lungo l'acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi;
nell'anno della siccità non intristisce,
non smette di produrre i suoi frutti.
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Riflessione sul testo
“Maledetto l'uomo che confida nell'uomo…Benedetto
l'uomo che confida nel Signore". Il profeta Geremia pone
una benedizione e una maledizione che hanno per comune
denominatore la "confidenza", meglio espressa come "fede" o "affidamento". Il
linguaggio del profeta è molto plastico ed immediato; spontaneamente egli
sottolinea la conseguenza a cui si va incontro quando si pone eccessiva fiducia
nella parola umana, molte volte falsa ed ingannevole e comunque mai all'altezza
delle garanzie divine. Non che le amicizie o le interazioni umane non abbiano il
loro valore, non che ci si debba isolare dal contesto delle mutue relazioni sociali,
ma guai a riporre esclusiva fiducia sulle promesse di umana provenienza: sono
sempre ingannevoli, in un modo o nell'altro porteranno sempre una certa
delusione. Non può mai tradire invece la fiducia in Dio, che contrariamente ai
nostri atteggiamenti è sempre fedele e disposto, pronto all'accoglienza e
all'amore nei nostri riguardi. Il testo lo esplicita con l’eloquente immagine
dell’albero abbondantemente irrorato dall’acqua. Non si dice che non conoscerà
il caldo torrido dell’estate, né che gli sarà evitata la stagione della siccità. Le
prove verranno, le difficoltà renderanno a volte più aspro il cammino. Come per
ogni uomo, anche la vita di chi confida nel Signore sarà un intreccio di gioie e
dolori. Ciò che ne farà un ‘bene-detto’ è il fatto di affrontarla poggiando su Dio,
Sorgente da cui sgorga inesauribile quel fiotto tonificante di Acqua viva in cui
Gesù ha ravvisato il dono dello Spirito Santo. È lo Spirito operante in chi
confida nel Signore a garantirne la fecondità anche nelle stagioni più inclementi
della vita, quando tutto sembra inaridire, quando si è afferrati da un’avvilente
sensazione di inutilità. Ciò che conta è far proprio l’impercettibile ma costante
protendersi delle radici verso questa corrente divina, rinnovando ogni giorno
quel gesto di confidente abbandono che dice fiducia piena, consegna alla sua
azione.
Proposte personali
1. Sussidi di preghiera-ascolto della parola per i tempi
liturgici (v. Seguimi, Sussidi CEI, editrice Mediagraf, 608
pag.);
2. Libri consigliati per la lettura;
3. Cercati un padre spirituale se non ce l’hai già;
4. Confessati spesso;
5. Prova a trapiantare una piantina e prenditene cura
durante la giornata preoccupandoti di ciò che ha di
bisogno;
6. Recupera alcune amicizie che non coltivi da tempo;
7. Trascorri un pò di tempo con i tuoi genitori e la tua
famiglia;
8. Punta la sveglia alle 12.00 e recita la preghiera della
GMG;
9. Crea l’album della tua famiglia
ricercando foto e aneddoti.
Provocazioni
Conosco le mie radici? Cosa rappresentano per me? Come sto vivendo il rapporto
con esse? Rischio di tagliarne qualcuna? Riesco a trarne linfa vitale e sostegno
per la mia vita? Quali valore do alla radice “Dio” nella mia vita?
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1. L’eleganza del riccio
Proposte per il gruppo
1. “Liturgia della Parola” o “Catechesi Biblica” per i
giovani sul testo biblico Ger 17,5-8, proponendo il
confronto con dei testimoni viventi nei vari ambiti di vita;
2. Cineforum sui film proposti;
3. Discoforum attraverso le canzoni proposte;
4. Creare dei video da inserire su Youtube, per annunciare
e testimoniare aspetti dello stile di vita giovane plasmata
dall’incontro con Cristo;
5. Escursione alla ricerca di una sorgente d’acqua
riflettendo sul testo biblico Ger 17,5-8;
6. Ricercare e conoscere la storia della comunità
parrocchiale e/o del proprio gruppo, associazione o
movimento;
7. Incontrare o organizzare una festa con persone di altre
etnie o religioni (il confronto nella diversità ci aiuta a
comprendere meglio le nostre radici);
8. Conosci e organizza un evento o una
attività insieme ad un’altra
parrocchia o gruppo giovanile
diverso dal tuo.
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Titolo originale: L'Élégance du hérisson
Autore: Muriel Barbery
1ª ed. originale: 2006
Genere: Romanzo
Ambientazione: Parigi
Protagonisti: Renée Michel
Coprotagonisti: Paloma Josse, Kakuro Ozu
L'eleganza del riccio (L'Élégance du hérisson) è un romanzo del 2006
scritto da Muriel Barbery. Il libro è stato una delle sorprese editoriali del 2006 in Francia:
ha infatti avuto ben 50 ristampe ed ha venduto oltre 600.000 copie, occupando il primo
posto nella classifica delle vendite per trenta settimane e vincendo numerosi premi
letterari tra i quali il Premio Georges Brassens 2006, il Premio Rotary International ed il
Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi. L'edizione italiana, inizialmente
diffusasi principalmente grazie al passaparola dei lettori, ha raggiunto nel febbraio 2008 il
primo posto nella classifica generale delle vendite editoriali.
Il romanzo è ambientato in un elegante strada del centro parigino: Rue de Grenelle. Si
tratta di una strada di larghezza modesta, lungo la quale si affacciano pochi negozi
particolari ed esclusivi. Sulla via si susseguono palazzi d'abitazione molto lussuosi con
ingressi spaziosi ed elegantemente rifiniti, alcuni in stile decò.
Il libro fa riferimento al numero civico 7 al quale tuttavia non corrisponde alcun portone
poiché si tratta di un palazzo d'angolo sede di un negozio appartenente a una griffe
molto nota. Evidentemente l'autrice ha voluto evitare di esporre una portineria
realmente esistente e ha scelto un numero che non desse adito a problemi. Comunque
percorrendo la via si notano molti portoni che corrispondono alla descrizione fatta nel
romanzo.
Trama: Renée Michel sembra essere la comunissima portinaia del numero 7 di rue
Grenelle, un condominio parigino abitato da famiglie facoltose: è apparentemente
sciatta, pigra, perennemente presa dalla cura del suo gatto, dalla televisione e dalle sue
piccole faccende private. In realtà, Reneé è una persona coltissima: si interessa di arte, di
filosofia, di cinema e di cultura giapponese ma preferisce dissimulare la propria cultura.
È vedova, ma non affronta la sua solitudine con rancore o nostalgia, bensì esplorando
ogni sfaccettatura della propria anima, ogni sfumatura dei propri sentimenti con grande
distacco e grande perizia filosofica. Solo un segreto doloroso, celato sino alla fine, sfugge
alle sue analisi.
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Ad animare le pagine della vicenda è il personaggio della dodicenne Paloma
Josse, figlia di un Ministro della Repubblica. Paloma, piccola e minuziosa
Giudice dell'Umanità, come la definisce l'autrice, è in perenne lotta con tutta la
sua famiglia: con la madre, che cerca di non esternare in tutti i modi quello che davvero
è, una donna fragile e debolissima, con il padre, che fa dell'aggressività e della cruda
spontaneità, soprattutto in politica, il centro della propria vita, con la sorella Colombe
che studia filosofia solo a fini speculativi e non per affrontare il mondo in maniera
autentica. Paloma, eccezionalmente attenta e profonda nel comprendere questo mondo,
di cui crede di capire tutta la bellezza e tutta la crudeltà, non riesce a sopportare la
mediocrità della gente con cui vive, per questo ha pianificato di suicidarsi con il
barbiturici il giorno del suo compleanno e al contempo di dare fuoco all'appartamento in
cui vive con la famiglia per cancellare le tracce della sua vita.
Paloma e Reneé si incontrano e si riconoscono come anime simili grazie all'arrivo di un
terzo personaggio: Kakuro Ozu, un signore giapponese. Questi saprà aprire il cuore della
portinaia, farne uscire tutti i sentimenti ed i segreti più oscuri, liberarla dal peso del suo
incognito durato quindici anni, e, insieme a lei, farà capire a Paloma qualcosa in più sulla
vita, qualcosa che nemmeno l'intelletto della ragazza aveva saputo cogliere.
Citazioni filosofiche-leterarie: Nel libro - l'autrice è docente di filosofia - è possibile
trovare diverse citazioni filosofico-letterarie: alcuni richiami espliciti a Tolstoj (con
principale riferimento al suo Anna Karenina), ma anche allusioni nietzscheiane, come in
questo passo:
«È una cosa terribile, perché in definitiva siamo soltanto dei primati
programmati per mangiare, dormire, riprodurci, conquistare e rendere sicuro il
nostro territorio, e quelli più tagliati per queste cose, i più animaleschi tra noi, si
fanno sempre fregare dagli altri, cioè da quelli che parlano bene ma che non
saprebbero difendere il loro giardino, portare a casa un coniglio per cena o
procreare come si deve. Gli uomini vivono in un mondo in cui sono i deboli a
dominare. È un terribile oltraggio alla nostra natura animale, una specie di
perversione, di contraddizione profonda.»
(Pensiero profondo n° 3, pag. 49)
Autore: Italo Calvino
1ª ed. originale: 1957
Genere: romanzo
Ambientazione: Ombrosa
Il barone rampante è un romanzo di Italo Calvino scritto nel 1957,
secondo capitolo della "trilogia araldica", insieme a Il visconte dimezzato
(1952) e Il cavaliere inesistente (1959).
Personaggi e trama: Una sera del 1950, all' osteria Fratelli Menghi, in
via Flaminia, Salvatore Scarpitta racconta a Italo Calvino la sua
avventura di dodicenne sull' albero di pepe. Sette anni dopo, esce Il
barone rampante. Il romanzo è ambientato in un paese immaginario della riviera ligure,
Ombrosa. Ecco i personaggi principali: il barone Cosimo Piovasco di Rondò, che vive
sugli alberi; suo fratello Biagio (voce narrante della storia); la sorella Battista e il suo
fidanzato, il conte d'Estomac; la Generalessa e il barone Arminio Piovasco di Rondò,
genitori di Cosimo; Sofonisba Viola Violante d'Ondariva detta la Sinforosa, bella nobile
smorfiosa che s'impossessa del suo cuore fin dalla più tenera età, e i suoi due spasimanti,
valorosi guerrieri ma ridicoli pretendenti, il cane Ottimo Massimo e il brigante Gian dei
Brughi; l'abate Fauchelafleur; il cavalier avvocato Enea Silvio Carrega; Napoleone e lo
Zar di Russia.
Il fatto principale è rappresentato da un futile litigio avvenuto il 15 giugno 1767 nella
tenuta di Ombrosa, per via di un piatto di lumache non accettate da Cosimo che per
protesta sale sugli alberi del giardino di casa e non scenderà mai più. Nonostante la
collera e le minacce del padre, la vita del protagonista si svolge sempre sugli alberi, prima
nel giardino di famiglia, poi nei boschi di Ombrosa, inframezzata da viaggi in terre
lontane raggiunte saltando di ramo in ramo. La vita di Cosimo è piena di eventi, dalle
scorribande con i ladruncoli di frutta alle battute di caccia, dalle giornate dedicate alla
lettura alle relazioni amorose: a Olivabassa Cosimo fa la conoscenza di alcuni esiliati
spagnoli e si innamora di Ursula che però, terminato l’esilio, ritorna in Spagna mettendo
fine alla loro relazione .
Nel frattempo, la fama del barone rampante si diffonde con grande rapidità, e se
inizialmente Cosimo era ragione d'imbarazzo per la famiglia, in seguito arriva a
intrattenere rapporti con personaggi del calibro di Denis Diderot, Jean-Jacques
Rousseau, Napoleone Bonaparte e lo Zar di Russia.
L'amore fra Viola e Cosimo è forte, ma la relazione si conclude per una serie di equivoci
dopo numerosi litigi e altrettante riconciliazioni.
2. Il barone rampante
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Quando Cosimo si ammala viene assistito dall'intera comunità di Ombrosa; lo
invitano a scendere ma lui si rifiuta in maniera categorica. Un giorno sorprende
tutti: si arrampica sulla cima di un albero, si aggrappa a una mongolfiera di
passaggio e scompare nel cielo, senza tradire il suo intento di non rimettere più piede
sulla terra.
3. L’infinito
Autore: Giacomo Leaopardi
1ª ed. originale: 1818-1821
Genere: poesia
L'Infinito è una poesia di Giacomo Leopardi scritta negli anni della sua
gioventù a Recanati, sua cittadina natale, nelle Marche. Quest'opera fu
scritta tra il 1818 ed il 1821, molto probabilmente nel periodo tra la
primavera e l'autunno del 1819.
Quest'opera appartiene alla serie di scritti pubblicati nel 1826 con il
titolo di Idilli. Oltre all'Infinito, in questa serie sono presenti anche
opere come Alla luna e La sera del dì di festa. Nonostante l'uso di un termine greco che
solitamente indicava componimenti poetici caratterizzati dalla descrizione di scene di
vita campestre, l'autore non ha come obiettivo la descrizione della natura: pur partendo
dalla natura, il poeta ha come obiettivo l'espressione dei suoi stati d'animo più profondi.
Il testo: Questa poesia si compone di quindici versi endecasillabi, interrotti da numerosi
enjambements, che idealmente ampliano il significato di un periodo annullando la pausa
del ritmo. L'Infinito, infatti, si compone di quattro lunghi periodi, di cui solo il primo e
l'ultimo terminano alla fine di un verso. Il gioco di allitterazioni ed assonanze, poi, regala
alla composizione una musicalità interiore, in tema con l'argomento trattato.
Significato: L'idillio si configura come uno studio visivo-prospettico degli
elementi del paesaggio per produrre nel lettore la suggestione "dell'infinito". La
vaghezza del linguaggio, basata sull'uso di parole di significato indeterminato, le quali,
più che precisare le cose secondo le categorie di spazio e di tempo, ne sfumano i
contorni, e il caratteristico vocabolario leopardiano (ermo, interminati, sovrumano, ecc..)
producono quella poesia dell'indefinito che è spesso funzionale a quella dell'infinito.
Nell'Infinito Leopardi si concentra decisamente sull'interiorità, sul proprio io, e lo
rapporta ad una realtà spaziale e fisica, in modo da arrivare a ricercare l'Infinito.
L'esercizio poetico, dunque, si pone come superamento di ogni capacità percettiva, di
cui la natura è il limite (rappresentato dalla siepe). Tra la minaccia del silenzio (e
sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo, ove per poco / il cor non si spaura
versi dal 5 all'8) e la sonorità della natura (E come il vento / odo stormir tra queste piante, versi
8 e 9), il pensiero afferra l'inafferrabile universalità dell'Infinito, superando la
contingenza di ciò che ci circonda, che è l'esperienza fortemente voluta dall'autore.
Il poeta, seduto davanti ad una siepe, immagina oltre questa spazi interminabili, che
vanno oltre anche la linea dell'orizzonte che la siepe in realtà nascondeva. Richiamato
alla realtà da un rumore, da una sensazione uditiva, estende il suo fantasticare anche
nell'immensità del tempo. L'Infinito, dunque, ha una duplice valenza: spaziale e
temporale.
L'Infinito, nella visione leopardiana, non è un infinito reale, ma è frutto
dell'immaginazione dell'uomo e, quindi, da trattare in senso metafisico. Esso rappresenta
quello slancio vitale e quella tensione verso la felicità connaturati ad ogni uomo,
diventando in questo modo il principio stesso del piacere. L'esperienza dell'Infinito è
un'esperienza duplice, che porta chi la compie ad essere in bilico tra la perdita di se
stesso (Così tra questa / immensità s'annega il pensier mio versi 13 e 14) e il piacere che da ciò
deriva (e il naufragar m'è dolce in questo mare verso 15).
L'autore si serve anche di numerose figure retoriche per sottolineare la musicalità del
componimento: iperbati, e metafore danno al componimento un'espressività unica e
ammirevole.
Per l'autore il desiderio di piacere è destinato a rinnovarsi; ricercando sempre nuove
sensazioni, scontrandosi inevitabilmente con il carattere provvisorio della realtà, per
terminare al momento della morte. Secondo questa teoria (teoria del piacere), espressa nello
Zibaldone, l'uomo non si può appagare di piaceri finiti, ma ha necessità di piaceri infiniti
nel numero, nella durata e nell'estensione: tali piaceri, però, non sono possibili
nell'esperienza umana. Questo limite, tuttavia, non persiste nel campo
dell'immaginazione, che diventa una via d'accesso ad un sentimento di piacere (espresso
nell'ultimo verso) nella fusione con l'infinità del mare dell'essere.
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L'uso di termini vaghi serve a dare una sensazione di indefinito spazio-temporale che è
necessaria a concentrarsi sull'io, e che sollecita l'immaginazione del lettore. È da notare
l'impiego di dimostrativi come "questo" o "quello", tesi a descrivere la lontananza
dell'oggetto sul piano soggettivo e non su quello oggettivo.
È importante notare, tuttavia, che l'infinito leopardiano non è simile a quello di
altri poeti romantici, in cui esso era straniamento dalla realtà per mezzo della
semplice fuga nell'irrazionalità e nel sogno: la scoperta e l'esperienza
dell'Infinito sono processi immaginativi sottoposti al controllo razionale. Il soggetto,
cioè, crea consapevolmente il contrasto tra ciò che è limitato e ciò che è illimitato
(l'ostacolo e l'infinito spaziale), e tra ciò che è contingente e ciò che è eterno.
Tale considerazione ci porta a contemplare quello che è il pessimismo dell'autore: egli è
consapevole della vanità del suo tendere, sa che tutto è frutto della sua immaginazione,
per quanto questa situazione sia dolce.
1. I cavalieri che fecero l'impresa
Titolo originale: I cavalieri che fecero l'impresa
Paese: Italia/Francia
Anno: 2001
Durata: 147 min
Genere: avventura, drammatico, storico
Regia: Pupi Avati
Soggetto: Pupi Avati
Sceneggiatura: Pupi Avati
Produttore: Antonio Avati. Tarak Ben Ammar, Mark Lombardo
Interpreti e personaggi: Raoul Bova (Giacomo di Altogiovanni),
4. Virtù – Temi e prospettive della vita morale
Autore: Romano Guardini
Editore: Morcelliana Edizioni
Edizione: 2008
Genere: teologia morale cristiana
Pagine: 240
La riflessione di Guardini sulla vita morale e le sue strutture si è svolta
sempre in feconda osmosi con quella sulle forme dell'impegno intellettuale, sulle
manifestazioni della fede, sulla partecipazione liturgica, sui fenomeni culturali come
visioni del mondo, sulle grandi svolte dello spirito nella storia. Anche queste
meditazioni, che accentuano l'andamento colloquiale e tendono soprattutto a un tono
penetrante di spiritualità, non escludono agganci, spesso sorprendenti nella loro
originalità, alla filosofia, alla teologia, alla scienza delle religioni. Il discorso non è quindi
puramente esortativo e moralistico.
Vi si annoverano invece pagine tra le più nitide e profonde stese dall'Autore, con
anticipazioni geniali sul divenire del costume del nostro tempo. L'accettazione o
accoglienza, la pazienza, la giustizia, il rispetto, la fedeltà, la singolare virtù ch'è l'assenza
di intenzioni o propositi, la quale potrebbe equivalere all'autentica gratuità', l'ascesi, al di
là dei sospetti psicanalitici, il coraggio, la bontà, la comprensione, la cortesia, di cui è
fatta una garbata apologia in uno spietato esame delle ragioni del suo attuale declino, la
riconoscenza, il disinteresse, il raccoglimento, il silenzio: virtù' che indagate a un livello
apparentemente soltanto di convivenza umana dignitosa e riguardosa si svelano, nella
Postilla, tessere d'un mosaico il cui disegno segreto è la giustizia davanti a Dio
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Edward Furlong (Simon di Clarendon), Thomas Kretschmann (Vanni
delle Rondini), Marco Leonardi (Ranieri di Panico), Stanislas Merhar
(Jean de Cent Acres), Carlo Delle Piane (Giovanni da Cantalupo), F.
Murray Abraham (Delfinello da Coverzano), Gigliola Cinguetti ( Madre
superiora), Edmund Purdom (Ugo di Clarendon), Loris Loddi (Jannot de
Plume), Sarah Maestri (Odilia), Romano Malaspina (Amaury De La
Roche), Yorgo Voyagis (Isacco Sathas)
Trama: Nell'inverno del 1217 le spoglie di Luigi IX, il re santo, vengono
trasportate lungo la penisola italiana dal suo esercito in ritirata. La settima
Crociata, che aveva come scopo la conversione e la resa di Tunisi, è
drammaticamente fallita. Nel clima mesto che accompagna il ritorno,
quattro cavalieri (Simon di Clarendon, Ranieri di Panico, Vanni delle
Rondini, Ugo di Clarendon) entrano in contatto tra loro e si accorgono di
avere uno stesso ambizioso progetto: la volontà di scoprire il luogo nel
quale alcuni membri traditori della corte di Francia tengono nascosta la
Santa Sindone. Decidono allora di partire per un viaggio pieno di
incognite e di rischi. Con loro è anche Giacomo di Altogiovanni, che è
nelle condizioni di servo ma in seguito verrà alzato al rango di cavaliere e
sarà loro pari. Dall'Appennino tosco-emiliano, i cinque arrivano a
Otranto, per poi traversare il mare e raggiungere Tebe, in Grecia dove è
occultata la Santa Reliquia. Dopo aver superato molte avversità e pericoli,
l'impresa riesce: il gruppo si impadronisce del lenzuolo nel quale Cristo fu
avvolto dopo la crocifissione. Insieme intraprendono il viaggio a ritroso.
Tornano in Francia e si apprestano a consegnare la reliquia al signore di
Cherny. alto dignitario della famiglia reale. Al momento della consegna,
viene dato ai soldati l'ordine di attaccare. I 5 si difendono strenuamente
ma restano tutti uccisi. Nella cattedrale, vicino alle tombe dei Re,
Giovanni da Cantalupo, che ha raccontato la vicenda in flashback, sente
ancora le loro voci.
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2. 7 km da Gerusalemme
Paese: Italia
Anno: 2007
Durata: 108 min
Genere: fantastico/religioso
Regia: Claudio Malaponti
Soggetto: Pino Farinotti
Sceneggiatura: Claudio Malaponti
Produttore: Angelo Sconda
Interpreti e personaggi: Luca Ward (Alessandro Forte), Alessandro
Etrusco (Gesù), Rosalinda Celentano (Sara), Alessandro Haber (Angelo
Profeti), Eleonora Brigliadori (Marta Piano), Emanuela Rossi (Ginevra
Santi), Isa Barzizza (Elvira Marenghi), Alessandra Barzaghi (Martina
Marenghi), Elena Presti (direttrice dell'agenzia di pubblicità), Adriana De
Guilmi (madre di Alessandro Forte)
Trama: Alessandro Forte, 43 anni, pubblicitario, è in profonda crisi. Ha
perso il lavoro, non sta bene, sua moglie lo ha abbandonato portandosi
via la figlia, non ha risorse. Per una ragione indecifrabile si trova a
camminare sulla strada che da Gerusalemme va verso il mare. A 7 km,
non lontano da Emmaus gli si fa incontro un uomo con una tunica, coi
sandali, che gli dice di essere Gesù. “L’avevo detto che sarei tornato …”
Alessandro lo prende per un artista di strada, gli risponde che non ha
“voglia di queste fesserie e poi non ha soldi”, lo invita a cercarsi un altro.
Ma il “Gesù” insiste, lo chiama per nome, gli dice di averlo “convocato”
e mostra di sapere molte cose di lui. Alessandro, colpito, e anche
impaurito gli dice “… va bene, tagliamo corto, se sei Dio dimostramelo,
fa’ un miracolo, fammi vedere mia madre morta …”
Da questa premessa comincia il rapporto fra i due. A 7 km da
Gerusalemme, ad ogni incontro, Alessandro ha le sue domande da porre
e l’altro le risposte da dare. E sono le domande e risposte che miliardi di
persone avrebbero voluto e vorrebbero fare e sentire. Alessandro, di
getto, chiede “… toglimi una curiosità che ho da quando ero alto così, la
sacra Sindone, sei tu?” Non si tratta mai di astrazioni o pronunciamenti
immani sul destino dell’uomo. Ogni incontro finisce sempre con la stessa
domanda da parte dell’umano: “Chi sei?”. Il Gesù indica alcuni
personaggi che l’altro ha incrociato nella sua vita, e coi quali si è
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rapportato. Gente del tutto normale, ma rappresentativa di
sentimenti e di azioni fondamentali: la generosità, la violenza, la
tolleranza, le differenze. E poi i media, così devastanti “… tutte le
informazioni e nessuna verità …” Si parla anche di noi, cristiani, messi in un
angolo, mortificati, in questo momento storico. “Sono tornato anche per
questo”. Attraverso vicende “normali” emergono dunque le grandi verità.
Nel frattempo, incontro dopo incontro ( ma sono reali o è un delirio
dovuto allo stato psicofisico del protagonista?) i due si capiscono sempre
meglio, anche i loro linguaggi si assimilano. L’umano spiega cose che l’altro
ignorava. Il Gesù è sempre più umano. I due sorridono, c’è ironia,
autocritica, in entrambi.
L’ultimo incontro è quello delle grandi rivelazioni. Alessandro –
disinvoltamente - domanda: “naturalmente tu sai quando morirò” “certo”
“me lo diresti?” “vorresti saperlo?” “no”. Il distacco è doloroso, e
commovente. Il Gesù dà tre incarichi ad Alessandro, misteriosi. L’ultimo
saluto è un abbraccio fisico (non si erano mai toccati). Tornato a casa
Alessandro recupera la sua vita, lavoro, famiglia, tutto. Esegue i tre compiti.
Ha nostalgia del suo amico di Gerusalemme, che però non si manifesta più.
Alessandro lo cerca, lo evoca. Niente. Che fosse davvero tutto un sogno o,
appunto, un delirio? Ma qualcosa accade…
3. Bella
Paese: USA
Anno: 2007
Durata: 91 min
Genere: drammatico
Regia: Alejandro Gomez Monteverde
Scritto da: Alejandro Gomez Monteverde, Patrick Million,
Leo Severino
Distribuzione: Microcinema
Interpreti e personaggi: Eduardo Verástegui, Tammy Blanchard, Manny
Perez, Ali Landry, Angélica Aragón, Jaime Tirelli, Ramon Rodriguez, Lukas
Behnken, David Castro, Dominic Colon
Soggetto: A New Jork Josè fa il cuoco nel ristorante di suo fratello Manny.
Quando la cameriera Nina viene licenziata per essere arrivata in ritardo, Josè
la segue, deciso ad aiutarla. Nina rivela di essere incinta e, non avendo alcun
punto di appoggio, è intenzionata ad abortirà. Josè vuole farle cambiare idea
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e la porta a casa dei genitori, dove la ragazza trova accoglienza e
comprensione. Anni prima Josè era un calciatore destinato ad una
grande carriera, quando in macchina aveva investito e ucciso una
bambina. E’ l’occasione del riscatto.
Bella…famiglia
Il film Bella nasceva sotto la benedizione di Giovanni Paolo II. L’attore
protagonista (Eduardo Veràstegui), infatti, che nel film porta un nome per
chi ha fede emblematico (Josè = Giuseppe), dopo la conversione personale,
nel corso di un viaggio a Roma, ne aveva ricevuto commosso la
benedizione.
Nel film della casa di produzione cinematografica, chiamata anch’essa
emblematicamente metànoia (=conversione), produttrice, finora, di un solo
film – questo! – Josè impersona una figura di PADRE, cristianamente
intesa.
Nel film, Josè è anche il FIGLIO naturale (di un padre stupendo), ma è
soprattutto anch’egli PADRE. Come il suo omonimo biblico, Josè non è
però padre di un figlio naturale, né è un MARITO in senso proprio.
Tutto il film si svolge in un giorno soltanto. Larga parte vi trovano i ricordi
dei protagonisti, ma anche le loro paure e i loro sensi di colpa.
L’accoglienza e il dialogo sono due componenti essenziali della vita di
questa famiglia rico-mex. E’ grazie all’accoglienza e al dialogo che è possibile
intessere una trama di relazioni che diventano “familiari”, nel senso puro
del termine, ovvero di relazioni da intendere come un autentico dono di
Dio, anche al di là di ciò che, come dicono le parole di San Giovanni
evangelista, “nasce” ed è “voluto” dalla “carne”, dal “sangue” e dalla
“volontà umana” (cfr GV 1).
Con un meccanismo drammaturgico semplicissimo, le immagini di Bella
intendono condurre lo spettatore – secondo quanto dichiarato dagli stessi
realizzatori – a “sentire” la storia più di quanto egli non la debba
“conoscere”. Ciò che resta allo spettatore durante e dopo il film non è
pertanto la quantità di informazioni indotti e provocati dalla narrazione
cinematografica stessa.
Il film giudica, fuori d’ogni dubbio, la famiglia come l’esperienza più
“Bella” dell’individuo.
rimasta vedova: “Tu, che c’entri con il mio dolore?”. Ed è in
fondo la domanda che da sempre la Chiesa (in nome e per conto
di Cristo) fa ad ogni credente, giovane o adulto che sia, perché
possa produrre in lui una vera conversione ed un reale
cambiamento di vita. “Tu che c’entri in qualche modo con il dolore di
Cristo”, cioè “c’entri con il dolore di chi è a rischio di non accogliere la
vita?”.
Tre segni dell’amore di Dio
Nel film, scappando dal locale di Manny dopo il licenziamento, Nina
perde un orsetto di peluches che il padre, poco prima di morire, le aveva
regalato. In tal modo rischia di spezzare l’ultimo legame con la propria
famiglia di origine. Josè raccoglie l’orsetto da terra e glielo riconsegna
iniziando con lei un dialogo salvifico per entrambi. Il viaggio di Nina
verso l’aborto, interrotto da Dio, grazie anche all’aiuto di Josè, nell’ulitma
scena del film, muterà segno verso l’accoglienza della vita.
La farfalla, simbolo della leggerezza e della caducità della vita, ma anche
del sentimento e dell’emozione, nella pellicola scandisce il passaggio dei
due protagonisti dalla cecità psicologica, che contraddistingue l’immaturità
relazionale dell’età infantile e adolescenziale, alla maturità affettiva, umana
e spirituale dell’adulto, in grado anche di fidarsi della provvidenza di Dio e
di accogliere la vita.
Il pane, infine, simbolo cattolico per eccellenza, segno della condivisione
e della festa, nella tradizione popolare legata a San Giuseppe, è segno,
come la stessa figura del santo, della Provvidenza divina. Il film è intriso
profondamente di questa spiritualità cattolica della condivisione e della
comunione, dal momento che la vita dei protagonisti (una vera famiglia
cattolica!) è proprio dal cibo, inteso come dono eminente di Dio, che
riceve il sostentamento, il lavoro e la stessa vita.
Tu…c’entri in qualche modo?
Quando la MADRE di Josè, appena arrivato a casa dei suoi con Nina,
scopre che la donna aspetta un figlio, lo prende in disparte e gli dice a voce
alta (mentre Nina, che dalla stanza accanto casualmente origlia il dialogo,
vorrebbe annegare nella vasca da bagno): “Tu… c’entri in qualche modo?”.
La domanda fatta a Josè dalla madre è affine ad un’altra domanda, in verità
mai espressa (ma “gridata” con il comportamento vittimistico dopo la
morte del marito) fatta a Nina, ancora adolescente, dalla madre appena
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1. “L’albero”
2. “Le radici ca teni”
(Sud Sound System, “Lontano”, 2003)
(Jovanotti, “L’albero”, 1997)
Andare di qua e di là sconfinare allegramente farmi un pò ogni tipo di esperienza
incontrare gente allargare le vedute e allenare pure un po' l'intelligenza senza mai
scordare cosa sono da dove vengo e pure dove voglio andare con le mie radici belle
salde nel terreno io coi rami io mi posso allontanare perché c'ho bisogno della terra
sotto i piedi dove dare fondamenta alla speranza proprio come un albero mi adatto
un poco a tutto basta solo un po' di clima di accoglienza no no no alla violenza non
rivendico nessuna appartenenza tranne quella al mondo degli esseri viventi col
diritto di affondare le radici sogno un universo dove ogni differenza sia la base per
poter essere amici prendo il sole in faccia bevo molta pioggia proprio come un
albero mi colloco nel mezzo tra la terra e il cielo proprio a metà via opero una
sintesi tra luce e clorofilla equilibrio di sostanza ed energia.
Rit.: Se non dimentichi mai le tue radici
Rit.: Se nu te scierri mai delle radici ca tieni
Rispetti anche quelle dei paesi lontani
rispetti puru quiddre delli paisi lontani!
Se non scordi mai da dove vieni
Se nu te scierri mai de du ede ca ieni
Dai più valore alla tua cultura
dai chiu valore alla cultura ca tieni!
Siamo salentini, cittadini del mondo
Simu salentini dellu munnu cittadini,
Radicati ai Messapi, con Greci e Bizantini
radicati alli messapi cu li greci e
Uniti in questo stile con i jamaicani
bizantini,
Dimmelo da dov’è che vieni
uniti intra stu stile osce cu li g
iammaicani,
Vengo dal Salento e quando apro bocca
dimme mo de du ede ca sta bieni!
parlo in dialetto
Egnu dellu salentu e quannu mpunnu
E non perché non sappia l’italiano
parlu dialettu
Ché se voglio parlo anche il jamaicano
e nu mbede filu no Ca l’italianu nu lu
stretto
sacciu
Perché l’importante è sapere un po’ di
ca se me mintu cu riflettu parlu lu
tutto
jamaicanu strittu
Anche se a volte di tutto me ne frego
perche l’importante e cu sai nu pocu de Ma se qualcosa m’interessa son capace
tuttu
di fissarmi
anche se de tuttu a fiate me ne futtu
E se è proprio quello che voglio fare mi
ma se na cosa me interessa su capace
metto là e lo faccio come posso
puru me fissu
Perché devo essere io a decidere di me
se ete quiddhru ca oiu fazzu me mintu
stesso
ddhrai e fazzu cè pozzu
E la vera cultura è saper vivere,
perche addrhu bessere ieu ca decidu te
Essere coriaceo ma sempre sensibile
mie stessu
Anche se la vita è dura, è meglio saper
ca la vera cultura è cu sai vivere
amare
cu biessi testu ma sempre sensibile
Persino quando ti sembra impossibile
puru ca la vita ete dura è meiu sai amare
puru quannu te pare ca ete impossibile.
La difendo, la tengo stretta al cuore
La mia cultura rappresenta ciò che è
Me la difendu, la tegnu stritta cullu core
successo e succederà
la cultura mia rappresenta quiddru ca é In questo mondo, in cui non ha più un
statau e ca ha benire
valore
Chi parla un’altra lingua o è di un altro
Intra stu munnu, a du nu tene chiui
colore!
valore
Ci parla diversu o de diversu ede culure!
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Proprio come un albero che vive in mezzo agli alberi mi sento quando giro per il
mondo cerco di far si che il vento non mi butti giù e di affondar le mie radici nel
profondo, prendo il sole in faccia per far si che le mie foglie stiano bene
appiccicate lungo questi rami ospito tra le mie braccia nidi di uccellini e do rifugio
nel mio fusto a molti sciami.
Proprio come un albero mi spoglio e mi rivesto a seconda se c'è freddo o c'è calore
dentro la genetica la mappa delle cellule descrive a quale genere appartengo se
sono una quercia oppure un salice piangente oppure un baobab od un saggio di
pianura quello che è importante è che al mondo ci sia spazio per qualsiasi
espressione di natura.
Prendo il sole in faccia bevo molta pioggia (2v)
Io non ho problemi a convivere con gli altri sono pronto ad accettare la mia sorte
sono consapevole del fatto che più o meno presto o tardi ci sarà per me la morte
quella che Totò ha definito la livella e che alla fine ci livella tutti uguali alberi
bestiole re profeti presidenti calciatori poveretti ed animali.
Quello che io penso come albero parlante è che la vita sia questione di radici più
sono profonde più ti puoi portar lontano incontrando gente conquistando amici
perché io ho scoperto che le mie radici in fondo sono lì per procurarmi le risorse
cosicché con le mie foglie io possa affrontare venti forti e possa farmi delle corse.
Prendo il sole in faccia bevo molta pioggia (4v)
Te ne leanu tuttu puru la voglia de
amare,
cussi ca tanta gente a pacciu modu stae
a regire!
Te ne leanu tuttu puru le ricchie pe
sentire,
ci chiange e chiede aiutu pe li torti ca
stae a subire
Te ne leanu puru la terra de sutta li
piedi,
se cattanu tuttu quiddru a cui tie nci
tieni
Me dispiace pe tuttu quiddru ca ne sta
gliati
Ma stamu ancoraa quai, de quai nu ne
limu mai sciuti!
Ti tolgono tutto, anche la voglia
d’amare
Ed è ovvio che tanta gente reagisca in
modo assurdo!
Ti tolgono tutto, anche le orecchie per
ascoltare
Chi piange e chiede aiuto per i torti che
deve subire
Ti tolgono persino la terra da sotto i
piedi,
Si comprano tutto ciò a cui tieni
Mi dispiace per tutto quello che ci togliete
Ma siamo ancora qui, da qui non ce ne
siamo mai andati!
Rit.
Rit.
Vengo dalla terra dove c’è sempre il
E riu della terra a du nce sempre lu sule
sole
a du la gente cerca umbra ca la po
Dove la gente cerca l’ombra per potersi
defrescare.
rinfrescare.
Stae scrittu sulle petre quiddru ca aggiu
E’ scritto sulle pietre ciò che voglio
capire
capire
su parole antiche percé l’uomu nu po
Sono parole antiche, perché l’uomo non
cangiare!
può cambiare!
Memoria ede cultura e bede quistu ca
La memoria è cultura ed è questo che
ole:
vuole:
recorda ce ha successu cussì pueti capire
Ricorda quel che è stato, per poter
lu boia denta vittima puru dopu
capire
menz’ura
Basta mezz’ora perché il boia diventi
ma la vittima denta boia se nu tene
vittima
cultura!
Ma la vittima diventa boia senza la
Su ste radici nui stamu ben radicati
cultura!
ni fannu amare populi mai canusciuti
Su queste radici noi siamo ben saldi
ni scosta de ci medita l’odiu e
E possiamo amare popoli che non
la guerra
conosciamo
ma de sti criminali la mente mia nu se Allontanandoci da quelli che meditano
scerra!
l’odio e la guerra
Ma la mia mente non dimenticherà mai
questi criminali!
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Difendila, quando puoi difendila
Difendila! Quannu poi difendila!
E’ la tua terra, amala e difendila
E’ la terra toa, amala e difendila!
Ancora, difendila!
Ntorna moi, difendila!
Quando puoi difendila
Quannu poi difendila!
E’ la tua terra, amala e difendila! Da
E’ la terra toa, amala e difendila! De
chi?
cine?
Da chi vuole speculare e corrompere,
De ci ole cu specula e corrompe,
difendila!
difendila!
Da chi vuole approfittare dell’ignoranDe ci ole sfrutta l’ignoranza,
za, difendila!
difendila!
Da chi vuole svendere la nostra arte,
De ci ole svende l’arte noscia, difendila!
difendila!
De ci nu bole crisca ancora, difendila!
Da chi non vuole più crescere,
Pe ci nu tene chiù speranza
difendila!
Pe ci ha rimastu senza forza, difendila!
Per chi non ha più speranza
Pe ci nu pote ma nci crite, difendila!
Per chi è rimasto senza forze, difendila!
Pe ci nu te pote secutare, difendila!
Per chi non ce la fa ma ci crede,
Egnu de lu salentu e quannu mpunnu
difendila!
parlu dialettu
Per chi non riesce a starti dietro,
e nu bete pecce ca l’Italianu nullu sacciu
difendila!
ca se buenu me recordu do parole de
woolof africanu
Vengo dal Salento e quando apro bocca
chep gen è lu risu cullu pisce ca se
parlo dialetto
mangia culle manu
E non perché non sappia l’italiano
e “mu nu mu cu bbai” vuol dire nun ne Chè conosco anche due parole di wolof
africano
pozzu fare a menu
e ”man gi dem man gi dem” vuol dire “chep gen” è il riso che si mangia con le
mani
sciamu moi sciamu
E “mu nu mu cu bbai” vuol dire non
a du ete ca uei basta ca rispettu
posso farne a meno
purtamu
e ca ne facimu rispettare pe quiddhri ca E “man gi dem man gi dem” vuol dire
andiamo adesso andiamo
simu
Dovunque tu voglia purché portando
ca la cultura vera è cu sai itere
rispetto
la realtà pe quiddhra ca ete sia ca è
E facendoci rispettare per ciò che siamo
facile sia ca è
Perché la vera cultura è saper vedere
difficile
La realtà per quello che è, facile o
la cultura vera è cu sai capire
difficile
ci tene veramente besegnu ci ete lu chiu
debole
La cultura vera è saper capire
Chi veramente ha bisogno e chi è il più
debole
32
Me la difendu, stritta e forte cullu core
quista e’ la poesia ca crea sta terra
cull’amore.
Quiddra ca muti, tenenu modu te
sentire
grazie a ci la porta in giru oci a quai la
po saggiare.
La difendo, stretta forte al cuore
Questa è la poesia che crea la terra con
l’amore.
Quella che erediti, avendo modo di
ascoltare
Grazie a chi la diffonde oggi e qui la
può apprezzare.
Nandu E riu della terra a du nce sempre
lu sule
Vengo dalla terra dove c’è sempre il
e alla gente ca ria nci pensa sempre lu
sole
mare!
E per quelli che arrivano c’è sempre il
A quai stae scrittu sulle petre ce aggiu
mare!
capire
Quello che devo comprendere sta scritto
cercu cu te le spiegu, perché nu ta
su queste pietre
scerrare!
E cerco di spiegartelo perché tu possa
non dimenticarlo!
Difendila!
Quannu poi difendila!
E’ la terra toa, amala e difendila!
Ntorna moi, difendila!
Quannu poi difendila!
E’ la terra toa, amala e difendila!
Difendila!
Quando puoi difendila!
E’ la tua terra, amala e difendila!
Ancora, adesso, difendila!
Quando puoi difendila!
E’ la tua terra, amala e difendila!
Rit.
Rit.
3. “E ti vengo a cercare”
(Franco Battiato, “Fisiognomica”, 1988)
E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza.
4. “Seduti in riva al fosso”
(Ligabue, “Buon compleanno, Elvis”, 1995)
Ho parcheggiato e camminato non so quanto e non so dove sono, qua
ma so soltanto che si sente un buon profumo, un bel silenzio e l'acqua che va
lontano da me, lontano da noi, lontano dalla giostra che non si ferma mai
e ciò il biglietto sì ma questa corsa la vorrei lasciare fare a voi
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solo a voi, la lascio fare a voi,
che io sto bene qui, seduto in riva al fosso
io sto bene qui, seduto in riva al fosso.
O è il riflesso della luna o sei proprio bella, se vuoi siediti!
hai parcheggiato e camminato non sai quanto non sai dove sei, ma sei qui
lontana da te, lontana da voi, lontana da uno specchio che non dice chi sei
se sotto il cielo c'è qualcosa di speciale passerà di qui prima o poi
prima o poi, comunque tu lo sai
che si sta bene qui seduti in riva al fosso
stiamo bene qui, seduti in riva al fosso...
eppure conosciamo bene i loro nomi e i loro volti
ma li vediamo andare tutti assolti.
Dal Giubileo d'Oriente tutti assolti
dall'Urna al Santo Uffizio tutti assolti
da Galileo a Cartesio tutti assolti
dal Tessitore Occulto tutti assolti.
Tutti assolti
noi li vediamo andare tutti assolti
eppure conosciamo bene i loro nomi e i loro volti
ma li vediamo andare assolti
Sono arrivati con la guida ed hanno apparecchiato per il loro pic-nic
con sedie i tavolini la TV i telefonini e le facce di chi va
lontano da chi, lontano da che, lontano per sentito dire senza un perché
se vuoi restare resta pure ho da fare non mi viene in mente cos'è
ma lo so che, io lo so com'è
che state bene lì, seduti in riva al fosso
state bene lì seduti in riva al fosso...
Avanti, state bene lì, state bene lì, state bene lì,
state bene, lì state bene lì, state bene lì…
5. “Tutti assolti”
(Massimo Bubola, “Doppio lungo addio”, 1994)
Dal cerchio del mistero tutti assolti
dagli orfani del cielo tutti assolti
dagli angeli del mare tutti assolti
dal Principe del Buio tutti assolti.
Dal piombo e dal cemento tutti assolti
dal sangue degli innocenti tutti assolti
le spazzerà via il vento le cancellerà la pioggia
le tracce del Serpente e delle Volpi.
Tutti assolti noi li vediamo andare tutti assolti
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Spazio per i tuoi appunti, pensieri, disegni, scarabocchi...
fondati
g i o v a n i
a l
Obiettivo: Aiutare i
discernimento per individuare il terreno buono su cui edificare la propria vita,
sostenuti dall’esperienza di giovani esempi di Santità.
Mt 7,24-29
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in
pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua
casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi,
soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa
non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque
ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è
simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla
sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i
venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande".
Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo
insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i
loro scribi.
Riflessione sul testo
Non ci sono sostanziali differenze tra le due case di cui parla
Gesù in riferimento agli agenti esterni: cioè in entrambi le
situazioni, pioggia, strari-pamento di fiumi, venti... non
risparmiano le costruzioni.
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Il Signore sembra allora dire che la vita è difficile e non fa particolari sconti.
Anche se, per un'enormità di variabili ogni vita ha diverse opportunità (dalle
condizioni di partenza, dalla famiglia, dalle esperienze che uno fa', la suola, gli
incontri...), però, sembra dirci Gesù, prima o dopo arriva per tutti la pioggia
della malattia, lo straripamento dei progetti che uno si immagina, si impegna a
realizzare; capita che succede l'imprevisto che "ribalta" tutto, i venti contrari
della sfiducia, della comunicazione non sempre felice, dei tradimenti...
Gesù parla di un fondamento su cui si può far poggiare ed edificare l'esistenza e
lo dice con chiarezza: "Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a
un uomo saggio...": non solo chi sente la Parola del Signore, ma chi la rende punto
di riferimento, chi la vive. Ciascuno di noi allora, ascolti e metta a frutto la
Parola del Signore e costruisca sulla roccia che ci farà resistere alle inevitabili
prove e fatiche della vita.
Provocazioni
“Vivacchio” trascinato dalle correnti? Godo con superficialità ed
impulsività euforica dell’attimo presente? O mi fermo a considerare
su quali “sabbie mobili” rischio di fondare la mia “casa”, smettendo
di illudere me stesso/a ed assumendo responsabilmente la vita come
dono per realizzarmi in pienezza nell’Amore?
Proposte personali
1. Sussidi di preghiera-ascolto della parola per i tempi
liturgici (v. Seguimi, Sussidi CEI, editrice Mediagraf, 608
pag.);
2. Libri consigliati per la lettura;
3. Fai la classifica dei valori su cui basi la tua vita;
4. Siediti a riflettere un quarto d’ora al giorno, per fare
silenzio, meditare o adorare in chiesa Gesù
nell’Eucarestia;
5. Scrivi un diario personale dove annotare e raccogliere
emozioni e sentimenti del tuo quotidiano e valutare
quanto ti lasci trasportare dagli altri;
6. Annota quotidianamente un valore, una qualità positiva
di te stesso che vuoi potenziare-migliorare ed un difetto/
atteggiamento che vuoi correggere/cambiare;
7. Metti da parte i soldi per regalarti un libro o qualsiasi
strumento che possa aiutarti a formarti;
8. Tieni in ordine la tua stanza e le tue cose (l’ordine
esteriore facilita quello interiore);
9. Seleziona con intelligenza i programmi
che vedi in TV.
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1. Il piccolo principe
Proposte per il gruppo
1. “Liturgia della Parola” o “Catechesi Biblica” per i
giovani sul testo biblico Mt 7,24-29;
2. Cineforum sui film proposti;
3. Discoforum attraverso le canzoni proposte;
4. Conoscere figure di giovani santi e laici impegnati,
ricercare e trovare modelli di santità e realizzare dei mini
opuscoletti da far girare in parrocchia e sul web;
5. Partecipazione al concorso letterario - artistico,
organizzato dalla F.U.C.I. dal tema “Vecchie e nuove
schiavitù del mondo giovanile”.
6. Squillo a catena: tutti i componenti del gruppo alle ore
15.00 dovranno farsi uno squillo (il primo al secondo, il
secondo al terzo e così via…), scambiare mensilmente
l’ordine;
7. Visita ad un cantiere di lavoro dove si sta costruendo una
casa o passeggiate sulla spiaggia del mare leggendo Mt
7,24-29;
8. Visita ad una casa famiglia o ricovero per anziani del
vostro quartiere.
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Titolo originale: Le Petit Prince
Autore : Antoine de Saint-Exupéry
1ª ed. originale: 1943
Genere: racconto
Sottogenere: fantastico
Lingua: originale francese
Ambientazione: il deserto del Sahara, l'asteroide B 612, gli asteroidi da
325 a 330
Protagonisti: il piccolo principe e l'autore, Antoine de Saint-Exupéry
Trama: Un pilota di aereo, precipitato nel deserto, incontra un bambino semplice, che
per prima cosa gli chiede "Mi disegni una pecora?". Allibito, il pilota, disperato per la
situazione in cui si trovano, non si capacita di questa ed altre richieste strane del
bambino. Questi, poco per volta, dice di essere il principe di un lontano asteroide, sul
quale abita solo lui e una piccola rosa, molto vanitosa, che lui cura e ama.
Il piccolo principe racconta che, nel suo vagare per lo spazio, ha conosciuto diversi
personaggi strani, ciascuno dei quali gli ha insegnato qualche cosa. La cura per la sua
rosa lo ha fatto soffrire molto, perché spesso questa si è mostrata scorbutica o molto
pretenziosa. Ora però che è lontano, il Piccolo Principe scopre piano piano che le ha
voluto bene, e che anche lei gliene voleva. Purtroppo però non si capivano. Il piccolo
principe, proveniente dall'asteroide B612, aveva bisogno della pecora per farle divorare
gli arbusti di baobab prima che crescessero e soffocassero il suo pianeta.
E da qui inizia il racconto dei pianeti che il piccolo principe ha visitato, con gli strani
personaggi che li abitano. Da ciascuno di essi il piccolo principe se ne va con l'idea che i
grandi siano ben strani, e con un piccolo insegnamento per sé.
Descrizione: Il piccolo principe (Le Petit Prince) è l'opera più conosciuta di Antoine de
Saint-Exupéry. Pubblicato nel 1943, è un racconto molto poetico che, nella forma di
un'opera letteraria per ragazzi, affronta temi come il senso della vita e il significato
dell'amore e dell'amicizia. È fra le opere letterarie più celebri del XX secolo e tra le più
vendute della storia: è stato tradotto in più di 180 lingue e stampato in oltre 50 milioni di
copie in tutto il mondo.
In un certo senso, costituisce una sorta di educazione sentimentale. L'opera, sia nella sua
versione originaria che nelle varie traduzioni in decine di lingue, è illustrata dagli
acquerelli dello stesso Saint-Exupéry, disegni semplici e un po' naïf che sono celebri
quanto il racconto. Gli stessi disegni sono stati utilizzati per creare le copertine del libro.
Ad oggi ne sono state stampate ben 315 differenti.
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2. Il Signore delle mosche
Titolo originale: Lord of the Flies
Autore: William Golding
1ª ed. originale: 1954
Genere: romanzo
Sottogenere: realistico
Trama: Un gruppo di ragazzi inglesi, di non più di 12 anni, di ceto sociale
alto, sono gli unici sopravvissuti a un incidente aereo, mentre erano in
volo di evacuazione durante un imminente conflitto planetario. Naufraghi su un'isola del
Pacifico, i ragazzi si mettono subito all'opera per organizzarsi, ma tentando di imitare le
regole del mondo degli adulti, trasformano quello che poteva essere definito come un
paradiso terrestre in un vero inferno, dove emergono paure irrazionali e comportamenti
selvaggi.
Descrizione: Il tema predominante del romanzo riguarda la provocazione pessimista,
circa la concezione dell'uomo, che egli crede irrimediabilmente "cattivo", sia in natura
che in società. Difatti, lo stesso Golding scriverà che: "L'uomo produce il male come le api
producono il miele". La comunità che precipita sull'isola è, in primo luogo, orfana di figure
adulte. La giovane comunità si trova dunque ad emulare, istituzioni, atteggiamenti e
gerarchia della società adulta; ma si tratta pur sempre di una copia che non rispecchia
perfettamente la realtà, in quanto ne rappresenta un'emulazione fine a se stessa, non
supportata dal modo d'essere proprio di una società consapevole. Si ritrova così una
situazione tipica della sociologia di gruppo: l'inerzia di un sistema emulativo di gruppo e
l'impotenza della vittima, che portano il sistema a degenerare irrimediabilmente. Infatti,
in questa convivenza forzata e in questo ambiente ostile, la reazione dell'essere umano
che viene messa in evidenza è la brutalità e l'insensatezza dei comportamenti. L'autore
mette quindi in primo piano il perenne contrasto fra il bene e il male mostrando il
predominio degli istinti animaleschi sull'intelligenza non educata, su ogni senso di colpa
e sul senso del peccato. Questa reazione drammatica e sconcertante risulta ancora più
dirompente proprio perché l'odio sconfinato, in questo caso, non proviene da adulti
inevitabilmente corrotti ma da giovani, ragazzi e bambini: gli "innocenti" per
antonomasia. Dal libro si ricava quindi una visione pessimistica dell'indole umana, che è
così malvagia tanto da far trasformare un paradiso tropicale in un inferno di incredibile
desolazione, mentre chi lo popola regredisce progressivamente verso uno stato di
primitiva barbarie senza più freni inibitori.
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Golding mostra dunque un lato decisamente pessimistico sulla visione
dell'interiorità umana. Il suo pensiero è affine a quello di Martin Lutero, il
quale sosteneva che l'uomo null'altro è se non un Vas Damnationis, ossia un
contenitore di dannazione. Entrambi, sia l'uomo di Lutero che quello di Golding, sono
sostanzialmente corrotti.
Il pessimismo di Golding sta proprio in questo concetto: gli eroi negativi non sono
adulti, non hanno alle spalle devastanti esperienze di mondo; ma sono bambini. Questo
dimostra di come un'anima umana lasciata a sé, senza modelli di vita e senza educatori
più o meno severi, isolata e allontanata da ogni altra forma di pensiero, sviluppi in sé,
rapidamente e senza tante domande, un'indole 'cattiva'. In pratica Golding arriva ad una
concezione diametralmente opposta rispetto a quella di Rousseau, secondo il quale è la
società a corrompere l'uomo che, per natura, sarebbe buono.
3. Il meraviglioso Mago di Oz
Autore: L. Frank Baum
1ª ed. originale: 1900
Genere: romanzo
Sottogenere: letteratura per ragazzi
Ambientazione: Il paese di Oz
Protagonisti: Dorothy Gale
Altri personaggi: Il suo cane Toto, lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di
Latta e il Leone Codardo
Trama: Dorothy e il suo cagnolino non riescono a trovare riparo nel rifugio quando il
tornado si avventa sulla loro casetta che decolla e vola, vola, vola fino a schiantarsi in un
paese sconosciuto travolgendo la malvagia Strega dell'Est. Accolta come un'eroina dal
popolo che ha liberato, per tornare a casa Dorothy dovrà affrontare mille avventure
insieme ai suoi compagni di strada, l'Omino di latta, il Leone codardo e lo
Spaventapasseri, per sfidare infine il malefico mago di Oz, un concentrato di perfidia che
si rivelerà un impostore.
Descrizione: Una favola per bambini, destinata a divertire in maniera spensierata senza
morale finale. Questo l’intento, riuscito, di Baum. Ma anche se la morale manca,
leggendo le avventure di Dorothy nel Paese di Oz non possiamo non trovarla in ogni
passo del libro.
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In un mondo bizzarro, popolato di stravaganti personaggi, dove l’impossibile
è pura realtà, Dorothy si muove alla ricerca della sua casa, del suo paese
natio, lontana nel tempo e nello spazio dai suoi cari.
Streghe, maghi, animali favolosi, mostri, creature mai viste, razze di uomini che trovano
posto nella fantasia più sfrenata abitano un luogo lontano che obbedisce alle leggi della
magia. Dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest il Paese di Oz, fra città spettacolari e deserti
pericolosi, fra foreste ancestrali e campi coltivati ci appare come un mondo ordinato,
semplice, che si muove al proprio ritmo senza ripensamenti.
Dorothy, la piccola bambina del Kansas, non sembra far caso alle stravaganze che
incontra, ai singolari amici che nel suo mondo avrebbero destato curiosità, spavento e
stupore.
Lo Spaventapasseri, l’uomo di paglia posto a guardia dei campi, rappresenta una
personalità assennata, sebbene la sua condizione di pupazzo, di fantoccio senza vita né
pensiero, suggerisca il contrario.
Il Boscaiolo di Latta, una sorta di uomo robotizzato, in cui la vita scorre fra pezzi di
ferro tenuti assieme, dimostra di avere una sensibilità e una bontà d’animo senza eguali.
4. La prima generazione incredula
- Il difficile rapporto tra i giovani e la fede
Autore: Armando Matteo
Edizione: Rubbettino 2010
Genere: teologia sociale ed ecclesiastica
Pagine: 80
Perché il messaggio di felicità che Gesù ha portato sulla terra non fa più
breccia nel cuore dei giovani? Perché i nostri ventenni stanno alla larga
dalle pratiche di fede e di preghiera? Dove sono finiti le ragazze e i ragazzi delle GMC?
Di fronte a tale situazione e più in generale all'irritualità che segna molti comportamenti
giovanili, ci si ripete solitamente che "i giovani non sono più quelli di una volta",
avallando la rassicurante idea che sia "normale" il loro non essere normali. Il libro, al
contrario, interroga sul serio l'inedito che il modo di vivere e di credere/non credere dei
giovani manifesta. Individua così al fondo del loro cuore la ferita di un grido di speranza,
in mezzo a una società che ama più la giovinezza che i giovani. È da questo grido che
bisogna ripartire. Per il loro futuro, per il futuro della società, per il futuro della Chiesa.
Il Leone Vigliacco, animale regale e non temuto, incute più terrore e rispetto di quanto
non creda.
E poi il misterioso, anzi il meraviglioso Mago di Oz, il personaggio su cui è incentrato il
romanzo, figura amata e rispettata dal popolo, che rappresenta la forma di governo
dell’insolito mondo in cui è capitata la piccola Dorothy.
Ed altri, simpatici personaggi che via via la bambina incontrerà nel suo cammino.
Ogni situazione, ogni dialogo, ogni personaggio sembra non essere creato a caso, e
portare con sé non tanto una morale intesa nell’accezione favolistica del termine, quanto
un mero insegnamento di vita e comportamento, una filosofia di cui impadronirsi per
vivere al meglio con noi stessi e con gli altri. E, soprattutto, per credere in noi stessi.
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1. Neverland
Titolo originale: Finding Neverland
Paese: USA
Anno: 2004
Durata: 101 min
Genere: drammatico/biografico
Regia: Marc Forster
Soggetto: Allan Knee
Sceneggiatura: David Magee
Interpreti e personaggi: Johnny Depp (James Matthew Barrie), Kate
Winslet (Sylvia Llewelyn Davies), Julie Christie (Mrs. du Maurier), Nick
Roud (George Llewelyn Davies), Radha Mitchell (Mary Barrie), Joe
Prospero (Jack Llewelyn Davies), Freddie Highmore (Peter Llewelyn
Davies), Dustin Hoffman (Charles Frohman), Eileen Essell (la signora
Snow)
Neverland - Un sogno per la vita è un film statunitense del 2004, diretto
dal regista Marc Forster, ed interpretato, tra gli altri, da Johnny Depp, Kate
Winslet e Dustin Hoffman. La pellicola è stata presentata fuori concorso
alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. L'opera
narra, in maniera romanzata, ma sufficientemente fedele all'evolversi reale
degli eventi, un periodo della vita dello scrittore scozzese James Matthew
Barrie, autore della celeberrima storia di Peter Pan, il bambino che "non
voleva crescere mai". Il film è anche un viaggio nel sogno, verso Neverland,
ovvero in italiano "l'isola che non c'è".
Dei quattro bambini uno, Peter (Freddie Highmore), è
taciturno e ride raramente, avendo subito in maniera molto
forte lo shock della perdita del padre. James lo incita a scrivere, a
sfogarsi inventando storie sulla propria famiglia, e a poco a poco si trova
lui stesso ad immaginare una favola fantastica sui quattro fratelli.
Il risultato è Peter Pan, una commedia che, nonostante le previsioni ed i
timori di Frohman, riesce a smuovere l'animo del grigio pubblico teatrale,
tra i quali Barrie fa sedere anche 25 orfani.
2. La ricerca della felicità
Titolo originale: The Pursuit of Happyness
Paese: USA
Anno: 2006
Durata: 117 min
Genere: biografico, drammatico, commedia
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Steve Conrad
Interpreti e personaggi: Will Smith (Chris Gardner),
Thandie Newton (Linda), Jaden Smith (Christopher), Dan Castellaneta
(Alan Frakesh), Kurt Fuller (Walter Ribbon), James Karen (Martin
Frohm), Brian Howe (Jay Twistle), Takayo Fischer (Sig.ra Chu)
Trama: Nel 1981 a San Francisco, Chris Gardner (Will Smith) cerca di
Trama: James Matthew Barrie (Johnny Depp) è uno stimato autore
teatrale, ma le sue commedie mancano di qualcosa, e non riscuotono
successo nell'ambiente aristocratico londinese. Charles Frohman (Dustin
Hoffman), il produttore dei suoi spettacoli è disperato, e continua a
chiedergli nuovi copioni.
sbarcare il lunario vendendo una partita di scanner per rilevare la densità
ossea, acquistata con i risparmi di una vita. Le vendite tuttavia latitano:
molti medici ritengono il macchinario eccessivamente costoso e tutto
sommato inutile. La situazione economica si fa sempre più disperata per
Chris e la sua famiglia, composta dalla moglie Linda (Thandie Newton) e
dal figlio Christopher (Jaden Smith, figlio di Will Smith anche nella realtà).
Un giorno, seduto su una panchina al parco con il proprio cane a scrivere,
conosce per caso Sylvia Llewelyn Davies (Kate Winslet) ed i suoi quattro
figli. Nasce in questo modo un grande amore per i quattro bambini, con i
quali comincia a passare le sue giornate, a giocare e a farli divertire,
offrendogli addirittura il proprio cottage fuori città e arrivando addirittura a
sacrificare il proprio matrimonio.
Un giorno Chris vede un broker arrivare al posto di lavoro con la sua
Ferrari e gli chiede a bruciapelo, ironicamente: "Due domande: che lavoro
fa, e come si fa". Decide di provare a diventare anche lui consulente
finanziario per la medesima azienda, la Dean Witter.
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La moglie, esasperata dalle privazioni, dal lavoro che grava
interamente sulle sue spalle e - soprattutto - stanca di sentir
parlare il marito di cose irrealizzabili, lo lascia.
Chris entra come stagista alla Dean Witter, dove però non gli viene fornito
alcuno stipendio: deve affrontare un corso non pagato della durata di sei
mesi alla fine del quale solo un aspirante broker dei venti partecipanti verrà
assunto. Compito degli stagisti è contattare quanti più clienti possibile e
"chiudere" il maggior numero di contratti.
Chris viene sfrattato da casa perché non paga l'affitto; allo stesso modo, gli
viene confiscata l'automobile per una serie di multe non pagate. Si
trasferisce in un hotel poco distante, ma il proprietario dopo settimane di
inutili richieste di pagamento gli farà trovare la serratura cambiata e i suoi
averi fuori dalla porta. Chris non si perde d'animo, continua imperterrito a
cercare ogni giorno assieme a Christopher i soldi per mangiare e dormire,
passando molte notti nei dormitori per senzatetto e addirittura nel bagno
della metropolitana.
Si divide tra la vendita degli ultimi due, tre scanner rimastigli, il lavoro in
azienda e la cura del figlio. Alla fine del corso semestrale, gli verrà
comunicato che è proprio lui il candidato scelto per l'assunzione. La sua
gioia sarà incontenibile e potrà tornare ad avere una casa e una vita
dignitosa.
Descrizione: La ricerca della felicità è il primo film girato da Muccino con
produzione americana. Ha riscosso un notevole successo a Hollywood.
Negli USA ha incassato 162 milioni di dollari, in Italia 15 milioni di €, e in
tutto il mondo 304.000.000 $.
Il film è ispirato ad una storia realmente accaduta: quella di Chris Gardner,
imprenditore oggi milionario che durante i primi anni ottanta visse giorni
di intensa povertà, con un figlio a carico e senza una casa dove poterlo
crescere.
Il film vuole fornire un ideale spaccato della società americana nella quale il
successo personale è visto come il traguardo più importante da raggiungere
nel corso della propria vita a costo di saper sacrificare a questo tutto,
famiglia, amici, ideali, ecc.
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Nel titolo originale del film, The pursuit of Happyness, l'errore di
ortografia della "y" al posto della "i" in "happiness" è tratto da
un graffito che appare nel film, di fianco all'entrata della scuola
frequentata dal piccolo Christopher. Si riferisce alla Dichiarazione di
indipendenza degli Stati Uniti, come scritta da Thomas Jefferson (17431826), dove sono elencati i diritti inalienabili dell'uomo: la tutela della vita,
della libertà e la ricerca della felicità.
Tuttavia, elencando i 3 diritti, dimentica di ricordare che il "diritto alla
felicità" venne suggerito a Jefferson dall'amico Filippo Mazzei (1730 1816) con una lettera spedita con lo pseudonimo di "Phil the Gardener"
dal Caffè dell'Ussero (Palazzo Agostini) di Pisa. Muccino nel film non
ricorda l'italiano Filippo Mazzei ed il suo contributo (storicamente
accertato) a questo diritto costituzionale americano.
3. Cuore Sacro
Paese: Italia
Anno: 2005
Durata: 120 min
Genere: drammatico
Regia: Ferzan Özpetek
Soggetto: Ferzan Özpetek, Gianni Romoli
Sceneggiatura: Ferzan Özpetek, Gianni Romoli
Interpreti e personaggi: Barbara Bobulova (Irene
Ravelli), Camille Dugay Comencini (Benny), Andrea Di
Stefano (Giancarlo), Lisa Gastoni (Eleonora), Massimo Poggio (Padre
Carrai), Gigi Angelillo (Aurelio), Erika Blanc (Maria Clara), Caterina
Vertova (Angela), Michela Cescon (Anna Maria), Stefano Santospago
(Giorgio), Paolo Romano (Alberto), Stefania Spugnini (Liliana)
Trama: Irene Ravelli è una cinica donna d'affari che ha ereditato dal padre
una fortuna. Per i suoi affari edilizi ottiene il dissequestro dell'antico
palazzo di famiglia dove un tempo viveva la madre. Irene scopre che una
delle stanze, abitate un tempo dalla madre, è rimasta intatta come se la
donna ci abitasse ancora. L'incontro con una bizzarra bambina di nome
Benny, la porterà ad entrare in contatto con una realtà a lei sconosciuta,
caratterizzata da una estrema povertà, questo genera in Irene un profondo
conflitto interiore che la porta ad un radicale e mistico cambiamento.
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“Viaggia insieme a me”
“Il maestro”
(Eiffel 65, “Eiffel 65”, 2003)
(Renato Zero, “La curva dell’angelo”, 2001)
Viaggia insieme a me
Io ti guiderò
E tutto ciò che so t’ insegnerò
Finché arriverà il giorno in cui
Tu riuscirai a fare a meno di me (x3)
Viaggia insieme a me
Io ti guiderò
E tutto ciò che so t’insegnerò
Finché arriverà il giorno in cui…
Io ti porterò dove non sei stato mai
E ti mostrerò le meraviglie del mondo
e quando arriverà il momento in cui andrai
tu, tu guiderai
tu lo insegnerai ad un altro
un altro come te
Viaggia insieme a me
Io ti guiderò
E tutto ciò che so t’insegnerò
Finché arriverà il giorno in cui
Tu riuscirai a fare a meno di me (x2)
Io ti porterò dove non sei stato mai
E ti mostrerò le meraviglie del mondo
e quando arriverà il momento in cui andrai
tu, tu guiderai
tu lo insegnerai ad un altro
un altro come te
Viaggia insieme a me
Io ti guiderò
E tutto ciò che so t’insegnerò
Finché arriverà il giorno in cui
Tu riuscirai a fare a meno di me (x4)
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Non t’insegnerò quello che già sai
io scommetto che li straccerai
il maestro è qua ti benedirà puoi esibirti
sbizzarrirti
è il momento tuo lanciati così
butta fuori il meglio adesso sì
l’anima ce l’hai
conta su di lei
puoi sfidare il mondo adesso, o mai!
la mia vita scorre mentre guardo te
quella voglia di riscatto so cos’è
e nessuno può comprenderti di più
nessun’altro prova ciò che provi tu
io ti guardo e sento che puoi farcela...
maledetta sorte puoi sconfiggerla
non ti lascerò senz’alibi io no
punta in alto credi a me...guarda avanti!
ti trasformerai tu ti evolverai
sulla scena il segno lascerai
mentre io vivrò silenziosa scia
tu seme della mia pazzia
prenditi i segreti questa eredità
altrimenti il mio lavoro sfumerà
c’è bisogno di talenti come te
troppa volontà che resta lì dov’è... muta
nuovi stimoli si aspettano da noi
non possiamo né dobbiamo indietreggiare mai
ascolta il tuo maestro il mondo è questo
prima l’arte, la passione e dopo il resto...
premiami se puoi
un bel saggio e poi
un applauso a tutti noi
che impariamo...
52
Spazio per i tuoi appunti, pensieri, disegni,
scarabocchi...
Saldi nella fede
Obiettivo: aiutare i giovani a scommettere la loro vita sulla fede nella Parola di
Gesù e ad agire secondo la logica evangelica nei cinque ambiti (proposti al
convegno di Palermo) in cui si gioca la scommessa della fede oggi: lavoro,
legalità, università, ambiente e cittadinanza attiva, sulla scia di grandi testimoni.
Eb 6, 9-20
Quanto a voi però, carissimi siamo certi che sono in voi
cose migliori e che portano alla salvezza. Dio infatti non è
ingiusto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che
avete dimostrato verso il suo nome,con i servizi che avete
reso e rendete tuttora ai santi. Soltanto desideriamo che
ciascuno di voi dimostri il medesimo zelo perché la sua
speranza abbia compimento sino alla fine, e perché non
diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che con
la fede e la perseveranza divengono eredi delle promesse. Quando infatti Dio
fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a sé, giurò
per se stesso, dicendo: Ti benedirò e ti moltiplicherò molto. Così, avendo perseverato,
Abramo conseguì la promessa. Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore
di loro e per loro il giuramento è una garanzia che pone fine ad ogni
controversia. Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della
promessa l'irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento
perché grazie a due atti irrevocabili (la sua parola e il giuramento stesso), nei
quali è impossibile che Dio mentisca, noi che abbiamo cercato rifugio in lui
avessimo un grande incoraggiamento nell'afferrarci saldamente alla speranza che
ci è posta davanti. In essa infatti noi abbiamo come un'àncora della nostra vita,
sicura e salda, la quale penetra fin nell'interno del velo del santuario, dove Gesù
53
54
è entrato per noi come precursore, essendo divenuto sommo sacerdote per sempre
alla maniera di Melchìsedek.
Provocazioni
Sono consapevole dei mie limiti? Quanta fiducia ho in Dio e nei
fratelli? Quando il cammino si fa più difficile ed arduo mi afferro
Riflessione sul testo
più
strettamente
all’Ancora
della
speranza
e
della
fede
perseverante, ricordandomi che sono in cordata con i fratelli e con
Dio non dimentica il nostro lavoro, l’amore ed il servizio reso ai
fratelli (I santi). Egli non dimentica neppure le sue promesse di
vita piena e di gioia che ha fatto a coloro che credono in Lui,
tuttavia bisogna ancora continuare, persistere e perseverare sulla
via del bene perché l’opera di Dio giunga a compimento. Ciascuno deve avere zelo/
impegno, supportato da speranza, fino alla fine, fino alla pienezza dell’amore. Questo
ammonimento è fatto perché il cristiano non diventi pigro (è l’insidia sempre latente in
chi riceve i doni di Dio), piuttosto sia imitatore di coloro che ereditano le promesse (vedi
Abramo).
Come si ereditano? Con la fede e la perseveranza: fede perseverante!
Abramo è un esempio di fede perseverante e quindi erede di promesse.
- Dio “parla”. Ma poiché il suo parlare è efficace, si può dire che “giura per se stesso”.
Da parte di Dio, dunque, le promesse sono del tutto “sicure”.
- Abramo consegue la promessa “avendo perseverato”.
- Noi abbiamo una esortazione, o meglio, un incoraggiamento e una certezza in ordine
alla “eredità della promessa”, in ordine al conseguimento gratuito di ciò che la promessa
annuncia. L’incoraggiamento viene dal fatto che Dio stesso ha preso una decisione, che
ha voluto garantire con due fatti irrevocabili (le parole di Dio sono chiamate “fatti”).
Quali sono? Sono la sua parola (vedi Gen 15,5; 22,16-17) e il suo giuramento (vedi
salmo 110,4). Con questi atti, Dio attesta la sua “veracità”, la sua fedeltà.
- Allora, noi che abbiamo cercato rifugio in Dio siamo incoraggiati, esortati ad
aggrapparci alla “speranza che ci è posta dinanzi”. Tale speranza nasce dal giuramento di
Dio, non è utopia e nemmeno soltanto idealità. Come descrivere la speranza? Essa è
un’ancora dell’anima, sicura e salda, “che penetra oltre il velo”. Ma chi è penetrato
“veramente” oltre il velo? Il sommo sacerdote secondo l’ordine di Aronne? No, solo il
sommo sacerdote Gesù, sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek.
- Egli però è entrato come “precursore per noi”. Quindi, se abbiamo fede e
perseveriamo uniti a lui,abbiamo la certezza di entrare nel riposo. Anzi, “in speranza” (in
realtà) siamo già entrati! Sono queste le cose migliori che portano salvezza (v.9).
Di qui l’incoraggiamento forte a perseverare uniti a Cristo e a procedere con impegno.
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Cristo o tendo a chiudermi e ad isolarmi mollando al primo ostacolo?
Mi impegno a crescere, attraverso una formazione autentica, con
pazienza e costanza per rendere la mia fede sempre più adulta e salda
sull’esempio dei grandi testimoni?
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Proposte personali
1. Sussidi di preghiera-ascolto della parola per i tempi
liturgici (v. Seguimi, Sussidi CEI, editrice Mediagraf, 608
pag.);
Proposte per il gruppo
1. “Liturgia della Parola” o “Catechesi Biblica” per i
giovani sul testo biblico Mt 7,24-29;
2. Libri consigliati per la lettura;
3. Discoforum attraverso le canzoni proposte;
3. Impegnarsi in modo permanente nel volontariato;
4. Raccolti fondi per la partecipazione alla GMG;
4. Ricerca figure bibliche che hanno dimostrato di essere
saldi nella fede e elencane virtù e benefici;
5. Iniziare un progetto i gruppo permanente di
volontariato
5. Regala a qualcuno un Vangelo, una Bibbia o un testo del
magistero del Papa;
6. Fare un’adozione a distanza o sostenere un progetto a
distanza
6. Fai un po’ di digiuno da internet;
8. Quando fai la spesa compra qualcosa per chi è
bisognoso (fai riferimento al parroco o alla Caritas);
7. Confronto e elaborazione di testi sugli ambiti provenienti
dal Nazionale: “il rapporto tra il Cristiano e l’ambiente,
la cittadinanza attiva, giustizia e legalità, formazione
e università, lavoro”;
9. Fai il segno di Croce prima dei pasti,
anche quando sei in un luogo pubblico.
8. Ogni mese andare a fare una spesa di gruppo per chi è
bisognoso (fate riferimento al parroco o alla Caritas).
7. Evita di mandare SMS inutili;
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2. Cineforum sui film proposti;
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1. La scommessa di Pascal (tratto da “I Pensieri”)
Autore: Blaise Pascal
1ª ed. originale: 1670 (postuma)
Genere: assunto filosofico
Pascal sostanzialmente scommette sull'esistenza di Dio, rifiutando
tutte le dimostrazioni. La scommessa è rischio ma è certamente
una posizione migliore rispetto a quella agnostica, maschera dietro la quale si cela chi
non vuole prendere posizione, ma che in realtà la prende: i giochi sono i binari o si
scommette che Dio c'è o che non c'è. Pascal è conscio che questa scelta non è garantita,
anzi ritiene che tutta la vita sia un azzardo. E allora perché scommette sull'esistenza di
Dio in positivo? Perché conviene: a pari probabilità, conviene scommettere sull'infinito.
Dobbiamo piegare la macchina (corpo inteso come macchina seguendo le idee Cartesio)
come se Dio esistesse, poi Dio ci verrà incontro, un incontro personale che trasforma.
Pascal ha avuto questo incontro nel già citato innamoramento che lo porta a mettere in
dubbio l'utilità dell'esprit geometrique, in quanto in realtà non offre nulla per il fine della
vita.
La scommessa di Pascal ha però una logica probabilista, questo dal punto di vista
filosofico significa che non posso arrivare con certezza a Dio, non posso arrivarci
attraverso l'esprit geometrique, non posso giungere a Dio razionalmente, devo farlo in una
maniera definibile a-razionale, se si limita la ragione al significato che le attribuisce
Cartesio. Al contrario di Cartesio, Pascal non crede di poter arrivare ad una verità stabile,
neanche per spiegare Dio, entità ben differente dal dio di Cartesio, il dio dei filosofi,
semplice garante delle verità matematiche. Io posso solo avvicinarmi a Dio attraverso un
metodo probabilistico, sì matematico, ma che ha che fare con il senso dell'esistenza, è un
"tentare le essenze" (espressione galileiana). Questo rischio è necessario, fermo restando
che anche se scommetto per l'infinito non ho certezze: non perché ci credo allora esiste.
2. Le confessioni
Autore: Sant’Agostino
Scritto: tra il 397 e il 400
Genere: filosofico
Le Confessioni (in latino Confessionum libris o Confessiones)
sono un'opera autobiografica in XIII libri di Agostino d'Ippona, padre
della Chiesa, scritta intorno al 400. È unanimemente ritenuta tra i
massimi capolavori della letteratura cristiana. In essa, Sant'Agostino,
rivolgendosi a Dio, narra la sua vita e in particolare la storia della sua
conversione al Cristianesimo.
« Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode;
grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile.
E l'uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato,
che si porta attorno il suo destino mortale,
che si porta attorno la prova del suo peccato
e la prova che tu resisti ai superbi »
(Incipit delle Confessioni)
Una riflessione attenta sul pensiero di Pascal ha portato vari studiosi a muovere contro
le sue teorie accuse di ipocrisia, per via del come se Dio esistesse e utilitarismo, poiché le
motivazione della sua adesione alla religione sono di tipo probabilistico e non di vera
fede. Comunque se si aderisce alla scelta bisogna essere coerenti, bisogna cambiare vita;
bisogna piegare la macchina del corpo (pier la machine), devo forzare il mio corpo a
comportarmi come se Dio esistesse davvero.
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Interpreti e personaggi: Luca Zingaretti (Don Pino Puglisi),
1. Ambiente: La profezia delle ranocchie
Titolo originale: La prophétie des grenouilles
Lingua originale: francese
Paese: Francia
Anno: 2003
Durata: 86 min
Genere: animazione
Regia: Jacques-Rémy Girerd
Trama: Ai confini del mondo, lontano da tutto, una tranquilla famiglia si
è trasferita in un grazioso casolare, in cima a una collina. In questo piccolo
e grazioso nido vivono Ferdinand, marinaio in pensione, la moglie Juliette,
originaria d'Africa e Tom, il figlio adottivo. Loro ospite è la figlia dei vicini
che sono partiti per un safari possedendo un piccolo zoo familiare. Un
giorno le ranocchie, esperte meteorologhe, annunciano un diluvio da 40
giorni in arrivo. Il silos della fattoria, con l'aiuto di un enorme
pneumatico, si trasformerà in una nuova Arca. Film per i più piccoli ma
capace di parlare anche agli adulti grazie anche a una grafica così raffinata
da apparire assolutamente semplice. I temi della convivenza, del rispetto,
della speranza ci sono tutti...e ben delineati.
A metà tra una sorta di rivisitazione in chiave moderna della storia
dell'arca di Noè ed un film monito sull'ambiente, sulla solidarietà e sulla
pacifica convivenza. Girerd, che è uno dei pilastri dell'animazione francese
degli ultimi venti anni, ha insomma realizzato un cartone animato in grado
di veicolare una importante morale attraverso il linguaggio semplice della
favola, che riesce a far sorridere e, contemporaneamente, riflettere.
Alessia Goria (Suor Carolina), Corrado Fortuna (Gregorio),
Giovanna Bozzolo (Anita), Francesco Foti (Filippo Graviano),
Piero Nicosia (Giuseppe Graviano), Lollo Franco (Gaspare), Mario Giunta
(Saro), Pierlorenzo Randazzo (Domenico), Gabriele Castagna (Rosario),
Salvo Scelta (Carmelo)
Trama: Don Pino Puglisi, un sacerdote palermitano, viene inviato a gestire
la parrocchia del quartiere degradato di Brancaccio. Lì però trova una
tragica realtà: ragazzini in motorino che inneggiano alla mafia e bambini
piccolissimi che diventano manovali o killer di Cosa nostra. Allora don
Pino crea punti d'incontro in parrocchia per togliere questi bambini dalla
strada, e quindi dalla mafia. Ad aiutarlo un gruppo di suore e un amico. Il
coraggioso sacerdote verrà intimidito dai mafiosi del luogo, verrà picchiato
e, infine, verrà ucciso. Il film si conclude con tanti bambini riuniti in chiesa
davanti la bara di Don Pino Puglisi. Domenico, incaricato della sua
uccisione, si toglie la vita buttandosi con il motorino.
3. Lavoro: Mi piace lavorare (Mobbing)
Paese: Italia
Anno: 2003
Durata: 89 min
Genere: drammatico
Regia: Francesca Comencini
Interpreti e personaggi: Nicoletta Braschi (Anna),
Camille Dugay Comencini (Morgana)
Descrizione: Presentato (e vincente) nella sezione "panorama" del
2. Cittadinanza Attiva: Alla luce del sole
Titolo originale: Alla luce del sole
Paese: Italia
Anno: 2004
Durata: 93 min
Genere: drammatico
Regia: Roberto Faenza
Soggetto: Roberto Faenza
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Festival del Cinema di Berlino, Mi piace lavorare nasce come progetto
povero ed essenziale. Una sola attrice di rilievo, molti interpreti non
professionisti, il circolo di parenti e amici della regista che si adoperano per
la riuscita di una pellicola, che di fatto, è una delle migliori opere sociali
degli ultimi anni e che squarcia il velo su uno dei più grandi problemi che
affligge il moderno mercato del lavoro:il mobbing. I tempi de “La classe
operaia va in paradiso” sono finiti, oggi è tempo di fusioni, budget, tuning:
lo scenario scelto dalla Comencini è assolutamente asettico: un'azienda
anonima, di cui non si conosce l'attività, il fatturato, lo scopo. Quella nella
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quale chiunque potrebbe lavorare e che, a causa di una fusione,
vede il management radicalmente cambiato. Spesso le vittime non
conoscono nemmeno il nome dei propri carnefici, il concetto di
padrone viene sostituito da una sorta di grande fratello che controlla,
dispone, organizza, muove uomini e donne a suo piacimento sullo
scacchiere operativo alla ricerca del miglior profitto. È la giusta legge del
libero mercato e vivaddio che sia così, ma, a volte, forse troppe volte, il
meccanismo s'inceppa e quando questo succede le conseguenze sono
gravissime e coinvolgono non solo il diretto interessato ma familiari, amici,
parenti, amici. Nelle vene dei Comencini scorre il cinema: ciò si palesa non
solo apprezzando il piglio asciutto e sicuro che la madre (forse pensando ai
lavori del nonno) utilizza nel corso della storia, ma anche nella
straordinaria performance della figlia che recita accanto alla Braschi con
una naturalezza e convinzione che lasciano stupefatti. La discesa agli inferi
della bravissima signora Benigni è raccontata senza enfasi, né scene madri:
giorno dopo giorno, alla inconsapevole contabile vengono tolte dignità e
speranze, tramite un continuo, spossante, cambiamento di mansioni e
piccole meschinità che minano l'autostima di quella che appare agli
spettatori una vera e propria vittima sacrificale, carne da macello da
immolare al Dio della competitività (mirabile in questo senso il discorso
iniziale del nuovo amministratore delegato della società, così ricco di
parole e povero di contenuti). Perfetta la performance della Braschi,
sempre sul punto di cedere, ma pronta, alla fine, ad alzare la testa e reagire,
dopo l'ultimo, inaccettabile sopruso. Lo squallore degli uffici, delle mense,
del trantran quotidiano di chi non "viaggia in prima" è testimoniato con
un'aderenza al reale molto inquietante. Bella la prova degli attori non
professionisti ed geniale, nella sua grottesca messa in scena, la sequenza del
colloquio della protagonista con l'amministratore delegato dell'azienda.
Anche il film ha le sue pecche: il finale, nel suo voler essere consolatorio e
pregno di speranza, è troppo ottimistico e ben poco aderente ad una realtà
che spesso è ben diversa da quella indicata nel film, ma, nonostante questo,
e alcune pecche stilistiche nella rappresentazione della storia (invero un po'
troppo manichea nel dividere buoni e cattivi), Mi piace lavorare vale più di
qualsiasi manifestazione, corteo o indagine giornalistico/televisiva. C'è solo
da sperare che un pubblico abituato a cercare nel mezzo cinematografico
evasione e divertimento, non sia impaurito dalla cruda rappresentazione
della realtà di tutti i giorni...
4. Legalità: Il giudice ragazzino
Paese: Italia
Anno: 1994
Durata: 92 min
Genere: storico, drammatico, biografico
Regia: Alessandro Di Robilant
Soggetto: Nando Dalla Chiesa
Interpreti e personaggi: Giulio Scarpati (Rosario
Livatino), Sabrina Ferilli (Angela Guarnera), Renato Carpentieri (Giuseppe
Migliore), Marcello Perracchio (Antonio Forte), Roberto Nobile (Giudice
Saetta), Paolo De Vita (Maresciallo Guazzelli)
Descrizione: 21 settembre 1990 sulla superstrada Canicattì-Agrigento
morì, in un agguato mafioso, il giudice Rosario Livatino. Aveva 38 anni.
Ispirato a un libro di Nando Dalla Chiesa (il titolo è preso da un'irridente e
incauta locuzione del presidente della Repubblica Cossiga) che analizza il
perverso intreccio tra politica, affari e criminalità in Sicilia e la funzione di
supplenza che una parte della magistratura ha svolto nei confronti del
potere politico, inefficiente o corrotto. Con qualche invenzione
romanzesca e alcune semplificazioni narrative, il film – scritto dal regista
con Ugo Pirro e Andrea Purgatori – ne segue la falsariga quasi in punta di
piedi, riuscendo a suggerire con finezza l'atmosfera impalpabile e
intossicata della mafia quotidiana.
Dal 1993 il vescovo di Agrigento ha incaricato Ida Abate, che del giudice
fu insegnante, di raccogliere testimonianze per la causa di beatificazione.
« ”Con questo assassinio, che ha voluto colpire un valoroso servitore dello
stato, impegnato nella difficile lotta contro l’ illegalità, la violenza e la
sopraffazione si leva la coscienza civile e morale della nazione”. »
(Francesco Cossiga)
« "Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati
credenti, ma credibili". »
(Rosario Livatino, in uno dei suoi appunti)
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5. Formazione e Università: Don Milani – Il priore
di barbina
Paese: Italia
Anno: 1997
Formato: miniserie TV (2 puntate)
Genere: biografico
Durata: 200 min
Lingua originale: italiano
Regia: Andrea Frazzi e Antonio Frazzi
Interpreti e personaggi: Sergio Castellitto (Lorenzo Milani), Adelaide
Foti, (Professoressa)
Descrizione: Film TV, prodotto dalla RAI, in due parti di 100´ l'una sugli
ultimi vent'anni del fiorentino don Lorenzo Milani (1923-67) che a
Barbiana, nel Mugello, fondò una scuola popolare a tempo pieno, basata
sul lavoro di gruppo di cui fu frutto il libro Lettere a una professoressa (1967)
che, pur tra le accese polemiche che suscitò e al di là delle contingenze che
lo dettarono, è diventato un classico della letteratura italiana del secondo
Novecento. Scritto da Sandro Petraglia e Stefano Rulli e diretto con polita
intensità dai due gemelli Frazzi, lo sceneggiato TV (compresso in 150´ in
un'edizione per le sale) racconta con onestà, rispetto, cauta dolcezza un
Milani “evangelicamente corretto, purgato della sua componente più aspra
e provocatoria” (M. Bernardini). Sobria, ben modulata interpretazione di
Castellitto che suggerisce con discrezione questa figura di santo laico,
capace di stare all'infinito dalla parte dei perdenti (“I poveri li avrete
sempre con voi”, dal discorso della Montagna). Attendibili i ragazzi.
Fotografia di Franco Lecca, scene di Maurizia Narducci, costumi di Lia
Morandini, musiche di Luis Bacalov. Messo in onda il 2 e il 3-12-1997 da
RAI2 con quasi 7 milioni e mezzo di spettatori. Premio Flaiano 1998.
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“Linea d’ombra”
(Jovanotti, “L’albero”, 1997)
La linea d'ombra la nebbia che io vedo a me davanti per la prima volta nella vita
mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo
mi offrono un incarico di responsabilità portare questa nave verso una rotta che
nessuno sa è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi giro e mi rigiro sul mio letto
mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il
nome il fondo del caffè confonde il dove e il come e per la prima volta so cos'è la
nostalgia la commozione nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione per ogni
strappo un porto per ogni porto in testa una canzone è dolce stare in mare quando
son gli altri a far la direzione senza preoccupazione soltanto fare ciò che c'è da fare
e cullati dall'onda notturna sognare la mamma…il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità mi hanno detto che una nave c'ha bisogno
di un comandante mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è
segreto ed importante il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come
dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato
che è passato saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto di fronte a me la
nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura cosa sarò dove mi condurrà la mia
natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane io vecchio
le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio "la vita non è facile ci vuole
sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione" arriva il giorno in cui
bisogna prendere una decisione e adesso è questo giorno di monsone col vento che
non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione ma è la mia età
dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà che responsabilità si
hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo
vetro vedo il mondo come una scacchiera dove ogni mossa che io faccio può
cambiare la partita intera ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di
mangiare mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo l'astrologia che mi
racconta il cielo galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare. Mi offrono un incarico di
responsabilità non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la
fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare
provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare portato questo
carico importante a destinazione dove sarò al riparo dal prossimo monsone mi
offrono un incarico di responsabilità domani andrò giù al porto e gli dirò che sono
pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per
dove si parte quando si parte e quando passerà il monsone dirò levate l'ancora
diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione questa è la decisione.
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“Don Chisciotte”
(Francesco Guccini, “Stagioni”, 2000)
Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l'ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c'è bisogno soprattutto
d'uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l'ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l'accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte,
com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte...
[ Sancho Panza ]
Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore...
E' la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini...
E' un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant'è vero che anch'io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza...
[ Don Chisciotte ]
Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L'ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l'anima dell'uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d'ombra e s'ingarbuglia la matassa...
[ Sancho Panza ]
A proposito di questo farsi d'ombra delle cose,
l'altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com'è vero... che ora ho fame !
[ Don Chisciotte ]
Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna,
preferisco le sorprese di quest'anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire...
[ Sancho Panza ]
Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il "capitale", oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero ?
[ Don Chisciotte ]
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Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro ?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?
[ Insieme ]
Il "potere" è l'immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte !
“Quando tocca a te”
(Ligabue, “Sopravvissuti e Sopravviventi”, 1993)
Per ogni giorno caduto dal cielo
e capitato bene o male a terra
con la tua guerra che non c'è chi perde
nè però chi vince
Per ogni amore sbagliato d'un pelo
oppure perso giocandolo a morra
o atteso in coda col tuo numerino
e sei il solo a non spingere
Per ogni ora passata in campo
e non ti sporchi neanche la maglietta
Ci vuol sudore e un minimo di cuore
se non vuoi lo zero a zero
per ogni passo strisciato, stanco
e, nel frattempo, tutto il resto è fretta
e la scelta è o resti fuori
o corri per davvero
C'è chi corre e chi fa correre
e c'è chi non lo sa
io so solo che, io so solo che
Quando tocca a te
quando tocca a te
quando tocca a te
tocca a te
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Per ogni schiaffo avuto e da avere
e non ti restano più guance da offrire
e quella mano sempre troppo uguale
che non sai evitare
Per ogni storia andata a finire
nel modo che fa sempre sbadigliare
e in questa festa sei nell'angolino
e non vuoi disturbare
c'è chi sceglie e chi fa scegliere
e c'è chi non lo sa
io so solo che, io so solo che
Quando tocca a te
quando tocca a te
quando tocca a te
tocca a te
Quando tocca a te
quando tocca a te
quando tocca a te
tocca a te
“Fabbrico”
(Carlo Muratori, “La padrona del giardino”, 2008)
(testo non disponibile)
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Spazio per i tuoi appunti, pensieri, disegni, scarabocchi...
...in diocesi per i giovani
“Noi...."
Newsletter settimanale (per iscriversi:
[email protected] e/o Facebook);
Incontri nelle comunità parrocchiali e nelle
associazioni/movimenti (contattare i referenti
dell'Ufficio);
Organizzazione GMG diocesana (agosto 2011) e
partecipazione con una delegazione alla GMG di
Madrid (a breve i termini d'iscrizione e la quota di
partecipazione);
Progetto "Sentinelle del mattino" per la diocesi di
Ragusa (formazione ed esperienza);
Distribuzione del sussidio “Seguimi”(contattare i
referenti dell’ufficio).
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"....e gli altri"
Ufficio Missionario: percorsi formativi per giovani missionari
(referente: don Giuseppe Burrafato)
Ufficio per la Cultura, Istituto Teologico Ibleo, Ufficio
Pastorale per la Salute (feat U.D.P.G.): Cattedra di Dialogo
tra le culture (con modulo, per i giovani, sul teatro) (referente:
don Biagio Aprile)
Azione Cattolica Giovani (feat U.D.P.G.): discoforum nel
periodo di quaresima (referente: don Paolo La Terra)
Ufficio Liturgico: “Pensieri e Parole...per dire e per cantare
l’amicizia” (referente: don Girolamo Alessi)
FUCI: Concorso artistico/letterario (v. pag. 41) (referenti:
Alessandra Occhipinti e Marco Cascone)
Unità di Vittoria PG: “La Corrida” (referente: don Peppino
Antoci e Fabio Sulsenti)
Unità di Comiso PG: 2° edizione “Mascherale Giovanile”,
Festa di Carnevale (referente: don Innocenzo Mascali)
Unità di Ragusa PG: rete di presepi (referente: Peppe
Petriglieri)
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Scarica

Sussidio - Diocesi di Ragusa