Istituto socioterapeutico La Motta
CARTA dei SERVIZI
L’istituto socioterapeutico La Motta ad orientamento antroposofico, fu fondato
nell’anno 1938 dalla dottoressa Ita Wegman, stretta collaboratrice di Rudolf Steiner, il
fondatore dell’antroposofia. Da questa collaborazione ebbe gli impulsi l’arte
medicinale allargata, appunto la medicina antroposofica, quale ampliamento della
medicina convenzionale, e non un’alternativa.
La parola antroposofia deriva dalle radici greche “anthropos” (uomo) e “sophia”
(sapienza, conoscenza). Rudolf Steiner utilizzò questo termine quando fondò il suo
processo di studio spirituale, l’antroposofia quale via della conoscenza.
È un percorso spirituale e filosofico che postula l’esistenza di un mondo spirituale
obiettivo e intellettualmente comprensibile, accessibile ad una esperienza diretta per
mezzo
di
crescita
e
sviluppo
interiore.
Il
punto
cruciale
che
scaturisce
dall’antroposofia è riuscire a connettere lo spirito nell’uomo con lo spirito universale.
La concezione antroposofica dell’uomo, secondo la quale la parte spirituale ed
immortale più intima dell’essere umano non può mai essere toccata da una disabilità,
è un criterio guida fondamentale per i nostri collaboratori.
Gli utenti sono assistiti in base alla loro situazione individuale ed è profuso un grande
sforzo per cercare di stimolare al massimo le loro naturali predisposizioni ed
incentivare così lo sviluppo delle loro capacità.
Dalla molteplicità dei destini e dei gradi d’invalidità degli utenti, si prospetta la sfida
per i collaboratori di intraprendere nuovi cammini sociali e terapeutici, potendo in tal
modo aprire prospettive di sviluppo per tutti.
Attualmente presso La Motta vivono 46 utenti disabili adulti in internato e 5 esterni.
Quest'ultimi partecipano insieme agli utenti interni alle variegate attività degli ateliers
e sono integrati in un gruppo abitativo per il pranzo e la pausa. L'istituto offre agli
utenti cure, accompagnamento e assistenza nel quotidiano, con un'attenzione
particolare alla Cura antroposofica definita: "Cura dell'anima", dalla quale scaturisce
la socioterapia.
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Cura dell'anima – terapia
Alla base di questa espressione c’è una precisa e circostanziata antropologia, che
identifica nell’uomo tre fondamentali parti costitutive, denominate, secondo una
terminologia classica, corpo, anima e spirito. Col termine corpo si intende la struttura
fisica e vitale della persona; anima, invece, indica tutte le dimensioni interiori,
emotive, sentimentali, volitive ed intellettuali, mentre il termine spirito esprime
l’individualità unica e irripetibile di cui ciascuno di noi è portatore.
Specifico dell’anima è il compito di mediazione fra la dimensione corporea e quella
spirituale. Ecco perché Steiner pone soprattutto a questo livello l’ambito degli
interventi terapeutici, concentrandosi in particolare sulle tre attività fondamentali
dell’anima, ben identificate già da Aristotele, e cioè il pensare, il sentire e il volere.
L'azione di Cura educativa - L'agire per scelta cosciente
In particolar modo il concetto di Cura dell'anima nel campo educativo de La Motta, si
prefigge una presenza attenta, vigile, disponibile ed empatica dell'educatore, di modo
che divenga lo strumento principale attraverso il quale l'utente possa divenire nel suo
ambiente nella sua espressione più autentica, permettendone così lo sviluppo del
potenziale, quale base d'orientamento della sua esistenza. L'avvicinamento alla sua
vita interiore del vissuto soggettivo, avviene grazie al sentire dell'educatore che va ad
accogliere partendo dalle percezioni sensibili e da un ascolto autentico i sentimenti
altrui del "vedo e sento la sua esperienza entro di me". Il suo pensare genera il
contesto, dando consistenza e forma e quindi un senso ed uno scopo al sentire,
tramite concetti e cognizioni. Il sentire diviene dunque un sentire intelligente (sentire
pensante). La figura educativa che sa stare con questo sentire e pensare, accoglie
l'esperienza altrui che si "annuncia al suo cospetto". Da qui la volontà permette di
trasformare i concetti in rappresentazioni tradotti poi nell'azione di Cura,
contraddistinta da un agire per scelta cosciente.
L'attenzione terapeutica
Quanto citato è importante, poiché la Conoscenza dei tre pilastri fondamentali che ci
spingono ad agire, o meglio, del come emerge un'azione di Cura (tramite il sentire
che crea il percorso), del perché agiamo (tramite il pensiero che forma il contenuto) e
la conoscenza della causa (tramite il volere morale che indica la meta) rende l'azione
di Cura il più possibile autentica, coerente e in sintonia con i reali bisogni, risorse,
desideri e potenzialità dell'utente con il quale siamo confrontati. Inoltre, la
Conoscenza dell'utente nella relazione inter-soggettiva, permette di trarre
direttamente dall'esperienza vissuta e non solo da una teoria o da una diagnosi. Ciò
avviene tramite l'Amore (come passione per il bene altrui) che spingendoci verso
l'utente, ci permette di analizzare e far capo direttamente all'esperienza reale del
momento che si percepisce. È quindi necessaria un'attenzione terapeutica che va a
rispettare tempi e ritmi, ed è un'alternativa che va a completare l'analisi teorica e
puramente razionale. Questo è il luogo dell'incontro e dunque della ricerca spirituale,
quale indagine soggettiva nella relazione che va a generare consapevolezza e quindi
una Cura autentica.
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La Consapevolezza di quanto l'educatore sta mettendo in atto, non solo gli permette
di conoscere al meglio se stesso ma è anche un fattore molto importante nella propria
autoeducazione e della Cura di Sé, quale base di partenza di ogni gesto di Cura.
La Conoscenza, l'Amore e la Consapevolezza di quanto stiamo facendo, sono
dunque tre elementi essenziali nella nostra offerta di Cura, poiché vanno ad affinare
lo strumento principale di ogni nostro intervento: noi stessi nella relazione con l'altro.
La socioterapia
La socioterapia è dunque la Cura dell'Anima, o meglio la -terapia- offerta dal nostro
istituto, all'interno di un contesto istituzionale che ha lo scopo di generare una
struttura ed una vita sociale di comunità definita -socio-, che va a favorire ogni nostra
azione terapeutica sopra descritta.
Vita Comunitaria -socioLa vita comunitaria, composta da piaceri e dispiaceri, da esperienze individuali e
sociali, permette all'individuo di emergere e di costituirsi quale persona in
contrapposizione all'altro, agendo quale IO il più possibile autonomo. Permette quindi
l'espressione spontanea e creativa che va a favorire il suo sviluppo individuale
proiettandolo verso il futuro. La memoria storica istituzionale, è pure un fattore
importante quale base di partenza che va a generare tale impulso. In merito Rudolf
Steiner ha citato: "Raggiungiamo il bene solo se nello specchio dell'anima umana si
riflette tutta la comunità e nella comunità vive la forza dell'anima singola".
Settore specialistico dell'autismo
All'incirca un terzo degli utenti de la Motta sono persone con una diagnosi della
sindrome autistica o DPS (disturbi pervasivi dello sviluppo).
Vi poniamo un'attenzione particolare a partire dalla conoscenza della scienza dello
spirito, la quale indica che l'Io spirituale di queste persone, visto quale essenza
originale, ha una difficoltà particolare ad individualizzarsi, acquisire autonomia e
sviluppare l'autocoscienza. Conseguentemente le persone tendono a rimanere
ostacolate nel confronto con la realtà e il loro vissuto soggettivo cosiddetto animico,
sarà carente nella sua elaborazione, poiché dettato unicamente dalla dimensione
corporea, dal mondo esterno e dagli abbozzi del proprio sentire, pensare e volere.
Hanno difficoltà a percepire la divisione tra oggetto e soggetto e non riconoscendo il
mondo, fluttuano in esso e lo vivono come un tutt'uno. Soffrono quindi di disturbi
nell'elaborazione delle percezioni, e di un blocco arbitrario del flusso delle loro azioni.
Non riuscendo a comprendere e ordinare i nessi del mondo loro circostante, non
sono in grado di gestirlo in maniera adeguata.
Cura educativa
Nella Cura e accompagnamento quotidiano essi dipendono quindi da come noi li
vediamo (vedi cura dell'anima). L'obiettivo è però quello di rendere l'utente il meno
possibile dipendente e lasciarlo divenire il più possibile nella sua autonomia. Si
potrebbe dire che noi siamo il loro specchio, attraverso il quale riescono a percepire il
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proprio IO spirituale e a costruire la loro identità, a partire proprio dal modo in cui li
percepiamo.
Le persone con un autismo importante, hanno bisogno attorno a loro per tutte le
attività quotidiane la presenza di una persona di riferimento di fiducia. Questa
persona, non ha il compito di ridurre le attività dell'ospite bensì tramite la propria
presenza dell'IO, "deve far fluire il blocco dell'attività dell'IO altrui". Questo lavoro
richiede un apprendimento specifico ed esperienza da parte dell'educatore. Per
questo motivo diamo molta importanza alla formazione dei collaboratori, alla
supervisione, al lavoro in équipe e ai colloqui sull'ospite. Tutto ciò è necessario per far
si che i processi di consapevolezza e autonomia citati, che l'accompagnamento
educativo non riesce sempre a rendere facili e fluenti, siano compresi come tali e
nella stessa modalità da tutti i collaboratori.
Si tratta di un'esperienza di Cura educativa che dovrebbe partire dalla dimensione
spirituale (quale luogo dell'essenza dell'IO). E' fondamentale nella comprensione e
nel loro accompagnamento quotidiano, poiché si potrebbe presupporre che la loro
coscienza agirà e si muoverà piuttosto in questa sfera appartenente al mondo
dell'invisibile: "l'essenza c'è ma non vuole manifestarsi". Si potrebbe quindi ipotizzare
che l'essere non si manifesta al mondo, ma vive in esso quasi volesse partecipare
alla vita unicamente quale osservatore. Considerando le particolarità citate specifiche
di questa casistica, l'aspetto educativo e di Cura, può essere ampliato ulteriormente
in tal senso.
Sviluppo dell'aspetto comunicativo quale espressione del proprio essere
Fino a qualche anno fa le persone autistiche erano considerate relativamente deboli a
livello sensorio. Siccome non si sapeva che la loro difficoltà stava nel non riuscire a
esprimersi, si supponeva che in loro non ci fosse nulla da raccontare. Grazie alla
tecnica della comunicazione facilitata proposta nel nostro istituto da circa dieci anni,
abbiamo scoperto che queste persone hanno una vita interiore molto ricca che va a
compensare i loro disturbi e deficit, e addirittura a livello delle percezioni possiedono
delle capacità straordinarie, anche se l'espressione dei loro sentimenti risulta essere
caotica; non riescono a differenziarli e a comprenderli. A maggior ragione, è nostro
compito aiutarli non solo a nominare ed esprimere sensazioni, cognizioni e
sentimenti, ma nello stesso tempo anche a coordinarli e gestirli nel quotidiano, a
confrontarli con la realtà e a realizzarli nel loro percorso di vita e di sviluppo
individuale.
La comunicazione facilitata in breve
La comunicazione facilitata (in inglese “Facilitated Communication”: FC), è una
tecnica che permette a persone affette da gravi patologie che rendono impossibile,
difficoltosa o inattendibile la comunicazione verbale o quella scritta di tipo
tradizionale, di poter comunicare efficacemente e in maniera comprensibile,
attraverso l’uso di tastiere o di supporti recanti simboli, immagini o lettere
dell’alfabeto, e tramite un contatto del partner facilitatore che lo sostiene a livello
corporeo. In maniera più specifica e descrittiva, la FC consiste nel sostenere una
parte del corpo dell’utente (mano, polso, gomito, braccio) per consentirgli di digitare,
attraverso l’indicazione, delle caselle o dei tasti. L’utente progressivamente impara a
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singolarizzare un dito della mano, qualora questo movimento non fosse ancora
padroneggiato in maniera adeguata; il partner che ha il ruolo del facilitatore, sostiene
fisicamente l’arto della persona e ne scandisce il movimento senza però mai guidarlo.
L’obiettivo di questa strategia è di favorire l’autonomia comunicativa attraverso una
riduzione graduale del supporto fisico fornito.
La FC per molti praticanti e alcuni scienziati, appartiene ai metodi della
comunicazione aumentativa alternativa (CAA), un ramo che si occupa di forme
comunicative alternative e complementari per persone che non dispongono di un
sistema d’espressione verbale. Ci riferiamo ad ISAAC “The International Society for
Augmentative and Alternative Communication”. La differenza sostanziale tra queste
due tecniche consiste nel fatto che la FC, si rivolge a soggetti che per vari motivi non
sono in grado di eseguire movimenti volontari e finalizzati anche molto semplici;
necessitano quindi un contatto corporeo durante il movimento dell’indicazione. Nella
CAA avviene autonomamente da parte dell’utente. Per il resto vengono utilizzati gli
stessi materiali (oggetti, disegni, simboli, parole e/o lettere).
Abbiamo l’intenzione di inserire anche altre forme comunicative appartenenti alla
CAA. Stiamo valutando secondo quali modalità e forme vogliamo incominciare ad
introdurle nel corso del 2013.
Sviluppo della comunicazione facilitata a La Motta
Nel percorso della formazione continua, dal 2001 il nostro istituto forma i propri
collaboratori nell’apprendimento della tecnica della comunicazione facilitata. Ad oggi,
ventisette collaboratori hanno potuto frequentare la nostra formazione interna. Ogni
utente in grado di esprimersi tramite la FC (al momento sono diciassette), dispone
quindi di svariate persone quali partner della comunicazione. Ampliando la varietà e
l'ampiezza della loro possibilità d'espressione, aumenta anche la loro obiettività.
Attraverso un inserimento conseguente della FC, per alcuni utenti particolarmente
difficili con comportamenti irrazionali, auto-aggressivi e verso terzi, abbiamo
conseguito dei miglioramenti notevoli. Siccome sapersi esprimere ed essere
compresi è un bisogno remoto di ogni essere umano, diviene comprensibile lo stato
d'eccitamento e gli attacchi di furore naturale che insorgono quando questi bisogni
non possono essere vissuti ed esauditi.
Da quando siamo in grado di aiutare le persone autistiche a esprimersi, si è aperto a
noi il loro sorprendente e ricco mondo interiore. In particolar modo siamo sempre più
sorpresi della loro naturale e consolidata vita spirituale.
Criteri per l’utilizzo della FC a La Motta
La nostra finalità consiste nel proporre metodi e strumenti comunicativi con i quali
l’utente possa esprimere le proprie esigenze, domande, opinioni e commenti e se lo
desidera, lasciare partecipare il prossimo alla sua vita interiore. Queste rivelazioni
possono poi confluire nella quotidianità e favorire la riduzione del potenziale
aggressivo e la risoluzione di specifici problemi comportamentali, creando e
ampliando nel contempo spazi di sviluppo per utenti e collaboratori.
In tal senso, ogni ospite de La Motta deve avere la possibilità di ottenere delle
proposte di sostegno e sviluppo, secondo le sue capacità comunicative.
Il flusso di tali informazioni nel quotidiano diviene rilevante. È importante che vi sia
uno scambio tra i diversi ambiti di lavoro in merito a quanto emerso dalla FC, per
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generare una conseguenza diretta e specifica nella realtà e contesto di vita degli
utenti.
Modalità d’applicazione per l’utente: dopo una verifica con esito positivo da parte di
una persona competente e professionista nel campo della comunicazione (facciamo
riferimento alla competenza del Zentrum für gestützte Kommunikation di Zurigo) e in
accordo con il rappresentante legale e l’utente, esiste la possibilità di apprendere e
attuare la FC nel contesto istituzionale, quale parte integrante del nostro servizio. A
La Motta vi sono ventisette collaboratori formati in questa tecnica comunicativa,
disposti a svolgere il ruolo di partner facilitatore (sostenitore) nei vari ambiti di vita
dell’utente (circa due volte alla settimana).
Modalità d’applicazione per il partner sostenitore: è compito del circolo interno di
formazione approvare e supervisionare la formazione dei collaboratori. I criteri per
l’ammissione alla formazione di sostenitore sono l’interesse per la tematica, la volontà
di interessarsi alle novità e la possibilità di applicare la FC con continuità nel
quotidiano. In tal senso è data molta importanza alla formazione continua e alla
supervisione, per quanto riguarda la gestione e applicazione della FC con i singoli
utenti. Vi sono riunioni specifiche per i partner facilitatori, da utilizzare quale luogo di
scambio delle esperienze ed al perfezionamento professionale (viene redatto un
verbale). Per ulteriori domande o chiarimenti specifici sono a disposizione
professionisti interni, enti professionisti esterni e lo psichiatra dell’istituto.
I risultati dell’utilizzo di questa tecnica, vengono comunicati nella riunione ISS,
durante la discussione riguardante il piano di sviluppo individuale. In generale va
rispettata la privacy attorno a quanto emerge nel dialogo tramite FC. L’accesso alle
informazioni riguardanti il suo contenuto, si ha soltanto dopo previo accordo delle
parti. Dichiarazioni o rilevazioni fatte concernenti violazioni devono però essere
annunciate alla direzione.
Un obiettivo della FC a La Motta è l’incentivazione dell’autonomia dell’utente, nel
senso di una co-determinazione/co-creazione del significato della propria vita, in
modo tale da ridurre anche il potenziale conflittuale causato da incomprensioni o da
decisioni arbitrarie da parte di terzi. L’obiettivo a lungo termine della nostra offerta, è
di offrire all’utente la disponibilità dell’uso della FC sull’arco delle 24 ore.
Composizione dei gruppi
Le persone autistiche non sono solitamente in grado di filtrare gli stimoli sensoriali
provenienti dal loro ambiente, ed essendone immediatamente abbandonati ad essi,
diviene indispensabile avere un ambiente adattato e fatto a loro misura. Concerne
quindi in particolar modo la composizione dei gruppi, poiché vi è lo stimolo più forte e
diretto proveniente dagli altri utenti conviventi. La Motta vi pone particolare
attenzione; viene tentato con cura di proteggere le persone autistiche dagli utenti che
non riescono a percepire il confine tra Io e Te e che vanno quindi a violare la loro vita
interiore. Viene quindi fatto in modo che siano disturbati il meno possibile da questi
aspetti e che abbiano sufficiente spazio proprio. Creare l'equilibrio tra stimolo e
sufficiente spazio è una sfida nella Cura del quotidiano.
Inoltre, siccome le persone con autismo per la maggioranza delle loro mansioni
quotidiane hanno bisogno di una persona di riferimento e fanno capo ad un
accompagnamento 1:1, di regola non possono vivere più di due in un gruppo
abitativo. L'idea di fondare un unico gruppo di soli autistici è stata abbandonata,
anche perché viene costantemente osservato che gli utenti con handicap ed abilità
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diversificate riescono a sostenersi a vicenda. Facciamo continuamente anche
l'esperienza di come le persone autistiche accanto al loro bisogno di estraniarsi,
hanno pure interesse nel condividere il modo diverso di vivere e di essere degli altri.
Oltremodo un gruppo unico di persone autistiche richiederebbe un immenso impegno
nell'accompagnamento educativo, siccome tutte le persone autistiche possiedono di
deficit similari. Nei gruppi misti, grazie a tempi e contenuti variegati dei bisogni,
l'accompagnamento può essere gestito in maniera più razionale. La stessa
argomentazione vale anche per il settore occupazionale. Anche in questo caso
possono essere integrate solo un numero limitato di persone autistiche nelle rispettive
aree lavorative.
Sviluppi futuri
A La Motta negli ultimi dieci anni, le domande e le sfide in relazione all'autismo sono
state intense e prese seriamente in considerazione. Si è quindi creata una base che
ha permesso anche ad autistici gravemente disturbati di condurre una vita a loro
adeguata. È un fatto straordinario che nel lavoro con autistici non solo facciamo
sempre più esperienza del loro mondo, ma anche su noi stessi. Così appare,
malgrado tutti i successi, che in alcuni settori siamo solo all'inizio e nel futuro ancora
molto di quanto è stato sinora a noi riservato può essere reso possibile.
Missione, principi e valori di riferimento in dettaglio

La Struttura
L'Istituzione è ubicata nel Comune di Brissago, a cinque minuti dal Lago Maggiore e
sul fianco della montagna, godendo così di una bellissima vista.
Le sette case dell'istituzione sono edificate su ampi terrazzi, fra giardini e una variata
vegetazione. Lontani da rumore e traffico, creano gli spazi necessari per accogliere i
sette appartamenti, i laboratori, le terapie, la sala multiuso per cento persone, la
grande cucina, la lavanderia, l'economato e l'amministrazione.
I gruppi abitativi hanno a loro disposizione un appartamento completo, con cucina e
un grande salone, ampi servizi adattati, giardinetto o terrazza.
Quasi ogni ospite ha una camera singola, con o senza servizio.

L'Organizzazione
La composizione dei gruppi abitativi e quelli di lavoro nei vari laboratori, rispecchiano
la volontà di essere all’ascolto delle varie personalità d’ogni utente, considerando la
loro età e biografia, genere, potenzialità e capacità, bisogni, desideri, capacità
comunicative e sociali, mobilità, intensità della cura, necessità relativa agli spazi, ev.
potenziale aggressivo.
Si è preferito creare dei gruppi dove non vi sia una predominanza di un carattere o
patologia, cercando quindi un’interazione benefica fra gli utenti.
La dotazione del personale è stabilita da un organo Cantonale, sia per l'aspetto
quantitativo, sia per le qualifiche minime richieste per il lavoro sociale.
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Indicativamente, se si guarda l’organizzazione totale, sono 84.5 unità (di cui 64
educatori al 100%) inclusi 14 collaboratori in formazione (és-L, SUPSI-PAP, OSA,
SSPSS-OSA) e 12 praticanti annuali che lavorano direttamente con gli utenti
(abitazioni, ateliers e arte-terapie); in media sono quasi due collaboratori per utente.
Naturalmente questo dato deve essere ben compreso e valutato, essendoci diversi
fattori che influiscono nel lavoro, come per esempio le vacanze dei collaboratori e i
vari bisogni di cure degli utenti.
I famigliari e/o rappresentanti legali, sono coinvolti volentieri alla vita che si svolge
nell'istituto La Motta, nel rispetto delle loro possibilità.
Fanno parte della rete di persone, con educatori e specialisti, che si occupano
dell'utente e sono quindi coinvolti e informati regolarmente al minimo una volta ogni
circa quindici mesi, a seguito della riunione sovra-settoriale (ISS) per aggiornare il
piano di sviluppo individuale del singolo utente (vedi capitolo “intervento”). Durante
tutto l’anno il contatto con i famigliari è mantenuto con la vita culturale che anima
l’istituto La Motta, dove numerose occasioni più o meno festive riuniscono famiglie ed
amici in momenti simpatici da trascorrere in compagnia.
Sono inoltre invitati a partecipare a formazioni interne, come per la comunicazione
facilitata o a conferenze su temi legati alla vita sociale.
Sporadicamente si organizzano degli incontri ufficiali tra i genitori, ma si favoriscono
e forniscono pure loro degli spazi di autogestione, per organizzare degli incontri
unicamente tra genitori. Lo scopo è di creare dei momenti d'incontro liberi, per
incoraggiare relazioni e permettere scambi di vissuti e problematiche.
Anche l'insieme della comunità è coinvolta circa quattro volte l'anno durante l'incontro
della grande conferenza, per studiare in modo approfondito la biografia dell’utente. È
l'essere umano e le sue caratteristiche, il suo cammino, che sono messi in primo
piano, e non la sua patologia. La comunità è pure coinvolta nella formazione
continua, e partecipa circa cinque volte l’anno, a conferenze su varie tematiche di
interesse sociale, pedagogico e medico.
Il lavoro in rete è il punto di partenza per il lavoro d’ogni singolo educatore o
terapeuta. Il momento centrale e rilevante a livello organizzativo, avviene nella
riunione summenzionata definita ISS. Attraverso uno scambio di punti di vista e
osservazioni, si ha la possibilità di ampliare le proprie conoscenze sull'utente,
potendo così pianificare al meglio gli obbiettivi da raggiungere e le azioni terapeutiche
da intraprendere.
L'utente è invitato a parteciparvi, secondo modalità e tempi adattati, prendendo in
considerazione anche la volontà dei famigliari o tutori.
Ad ogni modo, oltre questa riunione, si lavora in rete con una costante reciprocità.
Avendo le terapie e gli ateliers nell'istituto stesso, si ha la possibilità di scambiare le
ultime novità, le informazioni o le particolarità della giornata. Questo avviene in
particolar modo tramite i verbali dei differenti circoli, ossia ogni due settimane per i
gruppi abitativi e i laboratori, mentre ogni settimana per le informazioni dalla
direzione.
Il calendario istituzionale prevede l’apertura del settore abitativo per tutto l’anno (365
giorni). Mentre il settore occupazionale e terapeutico chiude per dodici settimane
l’anno, quasi sempre in concomitanza con le vacanze scolastiche del Cantone. In
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questo periodo si lascia dunque spazio ad ogni gruppo abitativo di organizzare
vacanze e tempo libero.
L'istituto socioterapeutico La Motta dal 2000 ha il certificato di qualità riconosciuto
dall’Ufficio Federale delle Assicurazioni Sociali (UFAS). L'istituto La Motta è
costantemente controllato e stimolato dalla società per la promozione della qualità e
responsabilità autonoma istituzionale, ed è certificato da parte dall'ente chiamato
“Confidentia”, che ha l'autorizzazione ufficiale dell'ente per l'accreditamento svizzero
per audizioni e rilascio di certificazioni di sistemi manageriali secondo il metodo "Vie
verso la qualità" e dei criteri dell'UFAS/AI 2000, ed adempie tutte le richieste
istituzionali in tema di qualificazione ed indipendenza.
 Il Personale
La motivazione del personale si basa molto sulla volontà propria di voler
intraprendere un cammino d’auto-educazione, d’evoluzione della propria persona, al
di là del tipo di formazione o meno e dello statuto d'assunzione.
Il profilo del collaboratore, oltre ad una motivazione al lavoro sociale, deve rispondere
a requisiti ben definiti e sotto costante osservazione da parte dei superiori (educatori
responsabili d'équipe) e dai membri della direzione. Queste qualità tengono conto
dell'esecuzione del lavoro pratico e delle attitudini e stati d'animo personali nei
confronti dell'utenza e dei collaboratori.
La formazione del personale educativo è naturalmente una formazione riconosciuta a
livello Svizzero e preferibilmente di carattere antroposofica.
Seguono poi le formazioni superiori o equivalenti nel campo sociale, pedagogico,
d'insegnamento o sanitario.
Per i terapeuti è richiesta una formazione specifica nel campo della professione.
Vi sono anche collaboratori senza formazione pedagogica, ma con esperienze
professionali con persone disabili. Inoltre, quale azienda formatrice, vengono offerti
ampi spazi formativi. Gli studenti che sono legati all'istituto per la loro pratica, sono
iscritti a scuole antroposofiche o ad un percorso classico. In questo periodo abbiamo
studenti della scuola “és-L” (scuola superiore in educazione sociale di Epalinges),
della “SUPSI-DSAS” di Manno, e “OSA” di Mendrisio, mentre diamo la possibilità di
fare uno stage formativo agli studenti della scuola SSPSS “OSA” di Canobbio. Oltre a
ciò, alle persone interessate ad una eventuale formazione sociale, offriamo
l'opportunità di compiere un anno come praticante.
Oltremodo, all’interno dell’istituto vengono offerti con regolarità dei corsi, giornate
formative, conferenze, quale formazione continua del personale. Vengono trattate
varie tematiche sociali, pedagogiche, mediche e tematiche specifiche nel campo
dell’autismo.
La supervisione dell'équipe educativa, è assicurata innanzitutto individualmente da un
colloquio annuale chiamato di qualità. Tratta riflessioni e considerazioni sullo sviluppo
e la qualifica professionale e segue un protocollo di domande riguardanti diversi
aspetti del lavoro in istituzione.
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Per quanto riguarda il lavoro nelle équipe dei gruppi abitativi e dei laboratori, sono
organizzate delle riunioni ogni sette o quindici giorni dal responsabile dell'équipe, che
a sua volta deve rendere conto dell'operato nella riunione dei capigruppi o dei
laboratori, con la presenza della direzione, e questo anche ogni quindici giorni.
A disposizione per ogni responsabile, e su richiesta anche dei collaboratori, si può far
capo a un'ulteriore consulenza esterna per la supervisione, ogni sei settimane.
 L'intervento
La qualità degli spazi a disposizione per un'interazione con gli ospiti, oltre a quelli
all'aperto, fra giardini e diversi angoli nel verde, che permettono anche delle piccole
passeggiate, esistono spazi appositamente adibiti alle attività svolte, come per la
panetteria, con un grande forno. Oppure come per l'atelier carta e l'atelier candele,
con i loro utensili e macchine, grandi tavoli e porte-finestre che danno la possibilità
d'usufruire della terrazza e creare spazi per una migliore gestione del gruppo o
situazioni varie. In generale gli spazi interni sono stati creati per far fronte il più
possibile alle variegate necessità degli utenti, ponendo particolare attenzione anche
minimi dettagli, a partire dalla scelta dei materiali di costruzione, alla grandezza e al
colore dei locali.
Naturalmente per le cinque terapie svolte nell'istituto (la fisioterapia è praticata
direttamente nei vari gruppi) ci sono dei locali a disposizione, riservati e ben
equipaggiati (vedi terapie).
Inoltre esiste una mensa, una grande sala multiuso con possibilità di proiettare film,
un locale fornito di computer, e uno spazio per giocare a ping-pong o calcetto e un
campo mini-basket.
I nostri modelli d’intervento sono dettati innanzitutto dai principi dei rapporti senza
violenza che rappresentano i valori etici dell’istituto. Viene quindi data particolare
attenzione alle modalità di gestione e prevenzione della violenza, a titolo istituzionale
e individuale (esistono dei concetti individualizzati riguardanti la prevenzione e
gestione della violenza, e se necessario dei parametri specifici riguardanti la
limitazione della libertà di movimento).
Essi sono raffigurati nelle linee guida ed insieme ai dodici campi d’azione del
manuale “Vie Verso la qualità” formano la base del contratto di lavoro.
Nel manuale emergono le condizioni interne ed esterne da soddisfare per un lavoro
qualitativo e dunque anche il codice di condotta da assumere da parte del personale.
Sette campi d’azione riguardano l’impegno istituzionale e le condizioni esterne, e altri
cinque riguardano il lavoro su se stessi ed il suo effetto sulla comunità.
Il documento di base sulla gestione professionale della violenza nelle istituzioni per
persone andicappate, “La violenza nelle istituzioni”, creato da INSOS (istituzioni
sociali svizzere per persone andicappate) 2009-2012, sta alle fondamenta del nostro
modello d'intervento.
Questo opuscolo è consegnato a tutti i collaboratori e le collaboratrici, invitandoli a
leggerlo attentamente per avere una miglior comprensione generale delle varie forme
di violenza (fisica, sessuale, psichica, strutturale/istituzionale, materiale) e della loro
prevenzione e gestione, a livello di direzione, personale ed utenza.
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La protezione ed il benessere della vittima stanno al centro di tutte le riflessioni e le
misure. Ci si basa inoltre sul nuovo diritto di protezione degli adulti, art. 360 e ss. CC.
Per quanto riguarda l’utente, va nel limite del possibile sensibilizzato e informato, per
aiutarlo a riconoscere situazioni di abuso, imparare ad esprimere preoccupazioni e
bisogni, saper individuare minacce di violenza ed adottare un comportamento
adeguato per proteggersi. In caso di bisogno deve sapere a chi chiedere aiuto o a
quale servizio indirizzarsi.
I nostri modelli d’intervento sono poi studiati e adattati per ogni individuo nelle riunioni
di rete ISS (vedi punto “Organizzazione”).
L’aspetto farmacologico alla Motta è composto da un approccio classico con
medicine allopatiche, e da un approccio legato all’antroposofia con medicine
omeopatiche e antroposofiche (previo accordo con i genitori e/o rappresentante
legale). Questo grazie alla collaborazione dei nostri medici.
Le cure mediche sono assicurate da un medico psichiatra, un medico generalista e
un medico specializzato in medicina antroposofica che, in collaborazione fra loro,
comunicano poi con gli educatori (previo accordo con i genitori e/o rappresentante
legale – vi è la possibilità di scelta del medico; a volte sono i medici di famiglia i
referenti).
Questi trattano sia di medicamenti e dei loro rispettivi effetti, che d’indicazioni
terapeutiche specifiche, utilizzate poi dall'educatore verso l’utente per trovare un
accompagnamento adeguato alle situazioni.
Il medico generalista è presente su richiesta ogni settimana per seguire lo stato di
salute degli utenti. Secondo le necessità, può indirizzare il paziente verso i rispettivi
specialisti.
Il medico antroposofico è presente ogni sei settimane per approfondire lo stato
d'animo di ogni ospite e aiuta nell'elaborazione delle misure per promuovere il suo
sviluppo nei vari settori (abitativo, occupazionale o terapeutico).
Il medico psichiatra, oltre alle cure mediche fornite secondo le necessità, è
ulteriormente presente come consulente all'incirca ogni otto settimane, per poter
trasmettere una comprensione più approfondita sui quadri clinici al gruppo educativo.
Per quanto riguarda il livello istituzionale, oltre ai medici, sono invitati diversi relatori
specializzati in soggetti medici o sociali che, tramite conferenze, intervengono
regolarmente 5-6 volte l’anno a beneficio di tutto il personale.
Il piano di sviluppo individuale per ogni utente nasce fra l'incontro, d'una parte, della
rete d'intervento interna di La Motta (ISS), composta da educatori, terapeuti, utenti e
familiari, e d'altra parte, fra la collaborazione dei medici, che hanno una visione più
specifica ed esterna.
Al centro di questa dinamica di sguardi più “famigliari” e più specialistici, si cerca di
profilare il meglio per il benessere dell'utente.
Durante la riunione interna di rete ISS (incentivazione sovrasettoriale) si crea questa
opportunità d'incentivare sia l'utente nella sua crescita personale, sia l'educatore nella
sua pratica. Lo scopo della riunione è di concentrare l’attenzione verso l’utente, di
condividere le varie esperienze e punti di vista sul vissuto dell'anno passato, sul
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momento presente e ponendo uno sguardo particolare verso il suo futuro. L'obiettivo
è di fare emergere nuovi obiettivi per la pianificazione dello sviluppo individuale.
Per la supervisione dell'intervento socio-terapeutico, gli educatori dei gruppi abitativi o
dei laboratori, sono seguiti una decina di volte l'anno dai vari medici che svolgono
anche il ruolo di supervisore (vedi capitolo cure mediche), e da consulenti
professionisti. Sono inoltre sotto stretta sorveglianza da parte dei capigruppi, dei
responsabili del settore abitativo e diurno e dalla direzione, dai quali ricevono costanti
stimoli di crescita e di riflessione.
Le attività proposte agli utenti sono differenziate e molto variegate: si possono
separare le attività specificamente terapeutiche, lavorative, quelle legate al tempo
libero e alla vita culturale e sociale.
Le terapie:
euritmia curativa, musicoterapia, pittura terapeutica, stimolazione basale, fisioterapia,
massaggio, ippoterapia (esterna all’istituto).
I laboratori occupazionali / ateliers:
panetteria, legno, tessitura, candele, carta, stoffa e pietra, delizia, spazio cultura,
manutenzione e giardino, economia domestica/cucina e casa culturale Ciseri
(negozio a Ronco s/Ascona).
Vita culturale e sociale:
La particolarità dell'istituto La Motta è l'offerta di una vita culturale e sociale molto
ricca di avvenimenti legati a festività diverse, come per esempio le celebrazioni
religiose o le feste annuali e delle stagioni. Un gruppo di lavoro è costantemente
impegnato a queste organizzazioni.
La cultura è presente anche quotidianamente, aiutando così a percepire in un altro
modo il tempo che passa con un certo ritmo: annuale, stagionale, mensile,
settimanale, quotidiano.
Per chi desidera e nel rispetto delle varie appartenenze religiose, c'è la possibilità di
partecipare al culto religioso antroposofico direttamente nell'istituto o al culto religioso
cattolico nella chiesa di Brissago.
Vacanze e tempo libero:
Vacanze e tempo libero sono parte integrante della vita legata alla sfera abitativa,
dove gli educatori cercano d’ampliare e approfondire gli aspetti relazionali e sociali
con gli utenti, apportando loro possibilità di crescita culturale e umana.
Le vacanze sono un gran capitolo, dove ci si può staccare dalla vita istituzionale e
avventurarsi verso nuove esperienze, magari cambiando gruppo d'amici o con un
gruppo ridotto, questo sempre nell'ottica di dare il meglio per ognuno. Ogni utente ha
il diritto di partire per due settimane l'anno, sempre accompagnato dai nostri
educatori. Il rimanente tempo libero è trascorso fra istituto e la regione. Oltre a
cercare di rispondere ai singoli desideri degli utenti, si partecipa secondo le possibilità
a manifestazioni e attività locali. Per agevolare le uscite sono a disposizione quattro
veicoli.
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La collaborazione con enti esterni si è molto sviluppata in questi ultimi anni. Abbiamo
il piacere di usufruire delle infrastrutture d’istituzioni nelle vicinanze, come l'istituto
Miralago e la Clinica Hildebrand.
Siamo membri delle seguenti associazioni:
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ATIS (Associazione Ticinese degli Istituti Sociali)
VAHS (Associazione per la pedagogia curativa antroposofica e la
socioterapia)
INSOS (Associazione Nazionale di Categoria delle Istituzioni per
persone con Handicap)
CISS Brissago (Commissione Istituti Socio Sanitari Brissago)
 Concernente la persona disabile, utente a La Motta
La diagnosi è fatta al momento dell’iscrizione all'Assicurazione Invalidità.
Criteri d'ammissione: persone disabili in età adulta con rendita AI.
Una valutazione funzionale è fatta tramite le osservazioni dell’utente da parte
d’educatori e terapeuti che lavorano in rete quasi quotidianamente.
Nel dettaglio sia nei gruppi che nei laboratori avviene nel modo seguente: a partire
dalla tecnica dell'osservazione, l'approccio socioterapeutico summenzionato relativo
alla "Cura dell'Anima" (facendo in specifico riferimento alla modalità e all'attenzione
terapeutica) e l’utilizzo mirato e regolare di strumenti quali i diari di bordo quotidiani, i
rapporti e le retrospettive (a dipendenza dei singoli reparti possono essere:
settimanali-mensili-semestrali-annuali), viene a crearsi una base di valutazione
utilizzabile per ogni progettualità. Ambedue settori possiedono delle schede di
valutazioni specifiche al loro contesto, con indicati dei fili conduttori per la definizione
di deficit, bisogni, capacità, risorse, ev. problematiche e potenziale dell'utente nelle
seguenti dimensioni: del corpo (stato e funzioni fisiche, stato e problemi di salute e
comportamentali, terapie in corso) del sentire (stato d'animo, sentimenti) del pensare
(comunicazione, linguaggio) del volere (desideri, iniziative, perseveranza,
temperamento, movimento) del sociale (comportamento e capacità relazionali,
gestione dei conflitti, contatti sociali con la rete di amici e conoscenti, relazioni
familiari), delle attività quotidiane (frequenza laboratori, tempo libero, vita culturale e
sociale, terapie), dei provvedimenti (ev. provvedimenti inerenti la limitazione della
libertà di movimento secondo il concetto "gestione e prevenzione della violenza" che
considera: eventuali atti di violenza dell'utente, probabili cause scatenanti, azioni
preventive da mettere in atto, parametri e modalità d'intervento, conclusione e
revisione), e della progettualità (possibilità di sviluppo, obiettivi, metodo e strumenti
d'intervento, pianificazione dello sviluppo individuale). Tutte le schede sono state
create e vengono adattate sulla base dell'esperienza pratica e secondo le
caratteristiche del contesto e degli ospiti. In base ai dati raccolti, semestralmente o
annualmente vengono rivisti gli obiettivi generali e specifici da raggiungere per il PSI
(piano di sviluppo individuale). Le retrospettive annuali e gli obiettivi messi in atto sia
nei gruppi che nei laboratori, vengono portati, condivisi e discussi durante la riunione
annuale ISS, alla quale può partecipare anche l'utente. Si discute la retrospettiva
annuale, la situazione presente per poi fare emergere dei nuovi obiettivi condivisi
futuri, che vanno oltre i vari settori, poiché sono degli obiettivi di vita personali, che
vanno poi adattati ai differenti contesti di vita.
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