R. F. A PROPOSITO DI «Ai nostri amici rappresenta un buon esempio di come un bricolage concettuale conservatore possa rivoluzionario; farne spacciarsi la critica «AI NOSTRI AMICI» per non è un'impresa agevole, tanto più che l'opera in sé è a prima vista densa, perfino sovraccarica. Ciononostante, dopo un'attenta lettura, ci si accorge che il suo cuore pulsante si riduce ad una manciata di deboli proposizioni, perfettamente che potrebbero inosservate nel passare magma all'interno del quale galleggiano.» Il Lato Cattivo altra aggregazione è o sarà in grado di suscitare – non potrà che mandare gambe all'aria tutta la panoplia teorico-ideologica odierna... e noi con essa, almeno in quanto critici della controrivoluzione all'interno di questa. Un pizzico di principio di realtà (anche in senso freudiano) a questo riguardo è sempre salutare. A condizione che la contraddizione di classe si riveli non solo motrice di ciò che è (fatto che è per noi pacifico), ma anche portatrice di qualcosa d'altro (che non sia l'esaurimento fisico dei suoi «supporti»: specie umana e ambiente), il solo vantaggio che possiamo avere rispetto ad altri, è di sapere ciò che ci fa parlare, di avere sempre sotto gli occhi la fonte da cui sgorgano tutti gli antagonismi, e di intravvedere i possibili punti di rottura. «La attuale generazione rassomiglia agli ebrei, che Mosè 2015 Edizioni “Il Lato Cattivo” http://illatocattivo.blogspot.it/ [email protected] condusse attraverso il deserto. Non solamente deve conquistare un nuovo mondo: deve perire, per far posto agli uomini nati per un nuovo mondo.» (Karl Marx, Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850, Editori Riuniti, Roma 1992, p. 111; queste parole sono del 1852: niente a che vedere – non c'è bisogno di dirlo – con i campi di concentramento nazisti). Ai nostri amici e i suoi autori resteranno come un segno, un sintomo, della divaricazione storica in cui si dibatte «il nostro tempo», tra – da un Il testo che segue è una critica di Ai nostri amici, l'ultima impresa lato – un proletariato che non appare più come portatore di un progetto editoriale del Comitato Invisibile. Teniamo ad avvertire il lettore che tale positivo, riformista o rivoluzionario, vis-à-vis il capitalismo (ma che, per critica non sarà assolutamente esaustiva, giacché il testo in questione la stessa ragione, si manifesta ancor più brutalmente quando lotta) e – meriterebbe di essere decrittato in maniera assai più profonda di quanto dall'altro – questi stessi progetti riformisti o rivoluzionari, che possono si possa fare nello spazio di poche pagine; ci limiteremo dunque ad blaterare finché vogliono di umanità, di moltitudine, di popolo, di esaminare alcuni dei postulati fondamentali che ci sembrano costituire il cittadino, di individuo, ma la cui sorte è nondimeno sospesa, da vicino o nucleo teorico del libro. Ai nostri amici rappresenta un buon esempio di come un bricolage da lontano, al carattere che assumerà l'azione presente e futura del concettuale conservatore possa spacciarsi per rivoluzionario; farne la proletariato nella crisi del capitale. In conclusione, resta da definire ciò che determina il successo, critica non è un'impresa agevole, tanto più che l'opera in sé è a prima relativo ma effettivamente internazionale, dei libri del Comitato vista densa, perfino sovraccarica. Ciononostante, dopo un'attenta Invisibile. Lasciando da parte le «mode culturali» e l'esposizione lettura, ci si accorge che il suo cuore pulsante si riduce ad una manciata mediatica portata dall'affaire-Tarnac (che taluni fra gli accusati di di Tarnac abbiano o meno partecipato alla stesura de L'insurrezione che inosservate nel magma all'interno del quale galleggiano. deboli proposizioni, che potrebbero passare perfettamente viene, è assolutamente privo di importanza), è in effetti innegabile che le concezioni del Comitato, ed egualmente il suo stile, corrispondano piuttosto bene al vissuto di un tipo particolare di militante L'Occidente contemporaneo, che concepisce il proprio impegno come fosse di natura esistenziale, dell'ordine dell'opposizione fra individuo e mondo, al di là L'Occidente è l'ossessione del Comitato Invisibile: ai suoi occhi esso di qualsiasi determinazione specifica: capitale e lavoro salariato, classi, concentra tutti gli orrori della civiltà. Esso è dunque sinonimo, prosperità e crisi, etc. Ma – bisogna essere chiari su questo punto – dire indistintamente, di capitalismo, imperialismo, colonialismo, distruzione questo, è affermare una volta di più l'inaggirabile persistenza della della natura, volontà di dominazione dell'altro etc. Ma l'uso di una simile controrivoluzione. Ricordiamoci fino a che punto, negli anni 1950-'60, nozione ci appare sospetto, giacché questa opposizione rigida tra anche i compagni più «equipaggiati» e visionari (Il Programma l'Occidente e il Resto non fa che rovesciare la visione imperialista o Comunista, Socialisme l'Internazionale Situazionista, conservatrice che fa di questo stesso Occidente un assoluto. Insomma, il Classe Operaia) fossero tutti, in un modo o nell'altro, prigionieri della Comitato Invisibile è Spengler (o Alain de Benoist, se si preferisce) situazione («questione russa» e «Trenta Gloriosi», per riassumere). Il messo a testa in giù. La genesi occidentale del modo di produzione semplice capitalistico, evidentemente innegabile, si trasforma in colpa metafisica. avvicinarsi ou di Barbarie, una nuova fase, li ha per il fatti implodere. fa Inversamente, ciò che è non-occidentale ne risulta ontologicamente dolorosamente attendere – e che nessun gruppo, gruppuscolo, rivista o valorizzato. La civiltà occidentale moderna è dunque il male assoluto. Un'eventuale ripresa rivoluzionaria, che momento si Viene da chiedersi cosa ne sia dei precedenti 20.000 anni di società di verbosa dalle pretese radicali, il Comitato Invisibile resta prigioniero classe e di sfruttamento dell'uomo sull'uomo: l'Occidente sarebbe quindi non soltanto di una visione sfasata di ciò che fa girare questo mondo, sbarcato da un altro pianeta? Il Comitato, che sicuramente adora le ma anche – ciò che è ancor più rilevante – di una comprensione «genealogie» del nietzschianismo di sinistra, dovrebbe sapere che: dell'articolazione fra lotte immediate e rivoluzione basata sull'accumulazione di condizioni o di esperienze. Exit gli schemi classici «Lo stesso termine di Occidente, opposto a quello di Oriente, è e classisti del proletariato che si fa classe dominante, l'accumulazione di stato creato per designare questa rottura [tra Chiesa romana forze o di esperienze, l'(auto-)pedagogia rivoluzionaria attraverso le d'Occidente e Chiesa romana d'Oriente, nda] all'interno di una «lezioni del passato» etc., inscritti nell'orizzonte del movimento operaio stessa civiltà e di una stessa religione.» (Georges Corm, Storia del XIX e XX secolo, si mutano – nel discorso del Comitato – in del Medio Oriente, Jaca Book, Milano 2009, p. 28). accumulazione di saperi e di saper-fare. Il problema di una tale storicamente estrapolazione è, fra l'altro, di farsi nel vuoto, ad uso e consumo di un colonizzatrice all'Irlanda arci-colonizzata dall'Inghilterra – e il non- soggetto totalmente autoreferenziale: «noi, i rivoluzionari». Mentre gli Occidente come due essenze esteriori l'una all'altra, cosa ci dice dunque esponenti più interessanti della teoria comunista hanno tentato, a il Comitato Invisibile in merito al primo? partire dagli anni 1970, di emanciparsi definitivamente dalle concezioni Avendo ormai posto l'Occidente – dalla Francia evoluzioniste e gradualiste ereditate dalla II e III Internazionale (su questo punto, qualcuno dovrà prima o poi tradurre La révolution sera communiste ou ne sera pas del 1975, ora incluso nell'antologia Rupture Produzione e circolazione dans la théorie de la révolution. Textes 1965-1975, Sénonevero, Parigi In materia di analisi del funzionamento del capitale, la tesi fondamentale del Comitato Invisibile risiede nella sparata seguente: 2003), queste stesse concezioni – ormai orfane delle loro incarnazioni tradizionali – sono riapparse in una forma nuova, diffusa e soprattutto aclassista: alternativismo, cittadinismo, altermondialismo, decrescita, «[...] il processo di valorizzazione della merce [...] coincide con il negrismo, «critica del valore», anti-industrialismo, primitivismo etc. Le processo di circolazione che, a sua volta, coincide con il processo differenze che distinguono fra loro queste correnti sono innegabili, l'aria di produzione, il quale, d’altronde, dipende in tempo reale dalle di famiglia che le accomuna lo è altrettanto – malgrado le polemiche fluttuazioni finali del mercato.» (Comité Invisible, À nos amis, La Fabrique, 2014; trad. it.: Ai nostri amici, senza ulteriori indicazioni, p. 92; d'ora in avanti verrà indicato soltanto il numero di pagina dell'edizione italiana). talvolta virulente. Beninteso, il Comitato Invisibile si situa all'estrema sinistra di tutta questa nebulosa, ma per la stessa ragione non può abbandonarla, quantomeno non in virtù dei propri soli mezzi. A partire da qui, la questione è meno di sapere che cosa il Comitato Invisibile o i A costo di essere brutali, va detto che questa affermazione non suoi seguaci potranno fare della rivoluzione comunista, che di sapere significa assolutamente nulla. In primo luogo, è il capitale – o al limite il che cosa la rivoluzione comunista potrà fare del Comitato Invisibile. Non valore – che si valorizza; la merce non fa nulla di per se stessa: essa è molto, temiamo... ma gli auguriamo il trattamento più cordiale possibile. dimenticare Michel Foucault, Marshall Sahlins, Gregory Bateson, soltanto un supporto, un momento necessario nel ciclo per mezzo del Giorgio Cesarano, il mistico anarchico Gustav Landauer accanto al buon quale il capitale perviene a valorizzarsi; quando la merce si presenta vecchio stalinista Gramsci, e dio sa quanti altri, in maniera che più o come tale sul mercato, il plusvalore è già stato prodotto, deve «solo» meno chiunque possa trovarvi il proprio tornaconto... a condizione di essere realizzato attraverso la vendita. In secondo luogo, la coincidenza non scavare sotto la superficie. Avremo perfino diritto al «partito nella fra processo di produzione e processo di circolazione è un'impossibilità sua accezione storica» della lettera di Marx a Freiligrath, ma soltanto logica: la sfera della circolazione non aggiunge alcun valore al valore per farsi beffe di Marx e dei «marxisti» (quali?) due righe più sotto. già prodotto; inoltre, essa è sempre separata nel tempo e nello spazio Tutto questo, d'altronde, si trova in un piccolo libretto di 200 pagine in dalla sfera della produzione, salvo supporre che lo stesso lavoratore – in formato A6, formalmente ben scritto, e nel quale la padronanza dello virtù di non si sa quale ubiquità – possa essere operaio di Goodyear e stile perentorio alla Debord è – ovviamente – irreprensibile. I nostri simultaneamente cassiere da Mister Auto. Riassorbire la produzione autori, bisogna ben riconoscerlo, padroneggiano talmente bene la nella circolazione, o viceversa, non può che significare confondere materia che potrebbero farsi assumere come ghost writers del signor lavoro produttivo e improduttivo, lavoro che si scambia contro capitale e Agamben. Ma attenzione, dei programmi per computer sono già in lavoro che si scambia contro reddito, e dunque restare intrappolati nel grado di fare altrettanto – e ciò la dice lunga sul formalismo che marca feticcio della distribuzione, che dissolve la specificità del lavoro che questo tipo di testi. produce plusvalore nella totalità dei redditi da salario. Ora, ciò che è ancor più importante per decifrare il testo di cui ci occupiamo qui, è che a partire dai rapporti di distribuzione, ovvero a In guisa di conclusione... partire dalla indistinzione fra lavoro produttivo e improduttivo, si può criticare tutto: la merce, il denaro, le disuguaglianze, perfino lo Stato – Prendete un romanziere contemporaneo mediamente talentuoso, tutto, salvo il capitale, poiché solo il lavoro produttivo lo produce. Non è chiedetegli di assumere una posa da autore maledetto e infliggetegli un questione di essenzializzare il lavoro produttivo identificandolo con una corso d'aggiornamento di due ore sulle ultime tendenze in filosofia, qualche figura mitica, tanto più che la produzione di plusvalore non si antropologia e sociologia; mettetelo poi per due giorni davanti a un limita all'«industria» nel senso abituale del termine (diversamente da computer – pistola puntata alla tempia – con il compito di scrivere un ciò che presuppongono gli anti-marxisti); il carattere produttivo o meno libro di critica sociale «pericolosa», ma che si venda bene nei beaux del lavoro va determinato al livello dell'operaio collettivo, «socialmente quartiers di Parigi: avrete Ai nostri amici. C'è chi apprezzerà: a ciascuno combinato» (ed è del resto ciò che Marx non smette di affermare nel la sua droga. Capitale, così come nei Lineamenti fondamentali e nelle Teorie del Ma per coloro che sono alla ricerca di una messa a punto critica sul plusvalore). Ciononostante, è importante avere le idee chiare su questo periodo attuale o di una proiezione sul suo possibile esito rivoluzionario punto, onde mantenere ferma la distinzione tra lo strutturante e lo (non esattamente all'ordine del giorno), il consiglio non può che essere: strutturato, senza perciò ridurre lo strutturato ad un epifenomeno privo cercate altrove. Nonostante la mobilitazione di un'ampia strumentazione di realtà (è questo un nesso fondamentale). Delle «insurrezioni che sono venute», il minimo che si possa dire è Qualche lapsus che per l'appunto hanno toccato ben poco (in ogni caso, non a sufficienza) il «segreto laboratorio della produzione sulla cui soglia sta Detto questo, siamo chiari su un punto: Ai nostri amici non manca di scritto: No admittance except on business». Il Comitato Invisibile pensa passaggi pertinenti: ad esempio la critica dell'umanismo di sinistra (pp. di poter aggirare questa difficoltà in maniera puramente intellettuale, 14-15), dell'ideologia democratista/assemblearista (pp. 25-27), del lasciando pacifismo e delle pose radicali (pp. 57-62). Ma tali frammenti critici intendere incomparabilmente che più la diffusa produzione che in di plusvalore passato. Ora, sarebbe o ciò è hanno come obiettivo soltanto delle idee: restano per lo più sul registro semplicemente falso, oppure è sempre stato così. Se fosse altrimenti, della come avrebbe potuto Marx scrivere ciò che segue? semplicemente il vero al falso – ciò che è del tutto logico, giacché se demistificazione edificante e confortevole, opponendo l'economia come oggettività, i posti assegnati ai suoi agenti, la struttura «Milton, che scrisse il Paradiso Perduto, era per esempio un differenziata del modo di produzione etc., non esistono (o non esistono lavoratore improduttivo; ma lo scrittore che fornisce lavoro di più), ogni limite ed ogni impasse non possono che essere di ordine fabbrica al suo editore è un lavoratore produttivo. Milton creò il puramente soggettivo. suo poema al modo stesso che il baco da seta genera la seta, cioè Di più, la critica del milieu radicale (ibid.) sarebbe alquanto azzeccata, come estrinsecazione della sua natura; poi vendette per 5 sterline il suo prodotto e così divenne trafficante di merci. Ma il letterato- se soltanto fosse stata formulata in maniera anche solo minimamente proletario di Lipsia che produce libri (per esempio, compendi di auto-critica, non fosse che per il fatto che tutti i punti evocati – attivismo economia politica) su comando del proprio editore si avvicina ad gesticolatorio, culto della performance, fissazioni identitarie etc. – sono essere un lavoratore produttivo nella misura in cui la sua stati in passato alimentati ed intrattenuti, da vicino o da lontano, dallo produzione è sottoposta al capitale e ha luogo al solo fine di stesso Comitato Invisibile, di cui sappiamo che la modestia non è la valorizzarlo. […] Un insegnante che impartisce lezioni a scolari qualità principale. non è un lavoratore produttivo; ma se viene assunto come salariato, insieme ad altri, da un istituto trafficante in sapere, per Infine, come abbiamo visto, i passaggi che hanno risvegliato il nostro valorizzare col proprio lavoro il denaro del suo proprietario, è un interesse si trovano sfortunatamente nascosti tra gli interstizi di una lavoratore produttivo [...]» (Karl Marx, Il Capitale: Libro I, chiacchiera fluente e incontenibile, fatta di proposizioni, proclami, capitolo VI inedito, a cura di Bruno Maffi, Etas, Milano 2002, p. riflessioni, rimandi impliciti o espliciti, citazioni etc. – tutte più o meno 67). discutibili, e legate fra loro da un iper-eclettismo vorace poiché Ciononostante, la produzione di plusvalore non è mai stata, né mai sarà, così diffusa e ampia da coincidere con la sfera della circolazione. Certo, il plusvalore prodotto dev'essere realizzato attraverso la compravendita della merce sul mercato e, in questo senso, il processo di circolazione è essenziale per la riproduzione del capitale; ma non costituisce altro che tempo di devalorizzazione del valore già prodotto. incapace di trovare tanto il proprio baricentro quanto quello del mondo che si sforza di criticare. Il Comitato Invisibile passa allegramente dai «divenire rivoluzionari» di Deleuze (p. 99) alla «nausea» di Sartre (p. 13), da «l'inferno sono gli Altri» (ibid.) del medesimo alla «distruzione creatrice» di Schumpeter (p. 10), dalla «crisi della presenza» di Ernesto De Martino (p. 13) alla «guerra santa» di René Daumal (p. 58), senza spazi commerciali), non fosse che per impiegarvi un paio di dipendenti o Lo slogan «Blocchiamo tutto!», celebrato dal Comitato, corrisponde per auto-sfruttarsi. Che possa esistere una classe media moderna, all'idea che sarebbe possibile interrompere la produzione del plusvalore salariata, Marx a partire da un punto qualsiasi sulla superficie della società. L'esempio centocinquant'anni fa, da Pannekoek cento anni fa, da Bordiga che ci viene presentato, è quello del movimento francese contro la cinquant'anni fa, ma ciò non sembra rientrare nelle preoccupazioni di riforma delle pensioni del 2010, in particolare in rapporto al settore quel grande organismo comunista che è il Comitato Invisibile. delle raffinerie. Ci viene detto che queste ultime hanno potuto essere specificamente capitalista, fu affermato da L'impresa prediletta dal Comitato Invisibile è del resto la critica della bloccate pressoché da chiunque, ciò che rappresenta palesemente un questione stessa, che è un vecchio pallino della teoria comunista: «Non accecamento, se non una mistificazione pura e semplice: da un lato, solo una infatti, gli scioperi non furono affatto lanciati da «chiunque»; dall'altro, i mistificazione» (Karl Marx - Friedrich Engels, L'ideologia tedesca, blocchi fuori dei siti produttivi rimasero un sostegno esterno agli Editori Riuniti, Roma 1993, p. 6). Ma il Comitato Invisibile finisce con scioperi, e in nessun momento scomparve la frontiera tra il «dentro» e il l'applicare tale procedura a tutto e al contrario di tutto, per evitare «fuori». Ciò significa, semplicemente, che il movimento non fu in grado appunto che delle questioni, banalmente, si pongano. Infatti, come di far esplodere le separazioni e le identità particolari. D'altra parte, potrebbe mai essere individuata una qualsiasi questione nella centralità questa narrazione ricolma di esagerazioni, e i riferimenti a certi settori della produzione del plusvalore, se tutte le frontiere tra produzione e particolari, caratterizzati da un'alta composizione organica del capitale circolazione del valore – come afferma il Comitato – si sono dissolte? che non ha nulla di inspiegabile, servono al Comitato ad atteggiarsi a Come osare riflettere sulla possibilità di un futuro conflitto militare di profeta del «blocco», nonché a fornire il proprio contributo al consensus vasta portata fra le potenze imperialiste (la vera via d'uscita dalla crisi post-moderno sulla sparizione della classe operaia – che è, lo sappiamo dal punto di vista del capitale), se tutte le frontiere tra guerra e pace – bene, il terreno sul quale tutti, compreso il Comitato Invisibile, si come ancora ci dice il Comitato – è ormai caduca? E così via, riconciliano con Toni Negri e altri detestati commoners. nelle risposte, ma già negli stessi problemi c'era cancellando ogni polarità – centro e periferia, potere politico e «infrastrutture» materiali, strati sociali intermedi e proletariato – per poter infine esclamare: grande è il disordine sotto il cielo, la situazione Totalità è dunque eccellente! A questo disordine, va ad aggiungersi lo zibaldone del Comitato, che voleva mettere ordine nella confusione («dell'Epoca», Dal punto di vista strettamente filosofico, il Comitato Invisibile si indubbiamente) e non trova di meglio che affermare l'indistinzione vuole discepolo di Foucault, desiderante e flussista, e dunque – ci totale: panta rei, nel flusso tutto scorre. mancherebbe altro – anti-marxista, anti-dialettico e anti-hegeliano. Ciò malgrado, per sfuggire a Hegel non è sufficiente volerlo. Quella che il Comitato Invisibile chiama «l'Epoca» (ovvero il periodo attuale), altro non è che la totalità espressiva hegeliana: non gerarchizzata, priva di centro, essa esprime in ciascuna delle sue parti lo stesso principio semplice (ciascuna delle sue parti è pars totalis); il suo principio è una «dall'alto», ma nell'alleanza con i salariati «di lusso» che, invece, sorta di Spirito del Mondo privo di incarnazione (diversamente da quello possiederebbero già le competenze richieste: di Hegel, con i suoi individui «cosmico-storici»: Alessandro il Grande, Giulio Cesare etc.) che la attraversa da parte a parte, un po' come la «Dobbiamo cercare di incontrare in tutti i settori, su tutti i politica presso gli antichi Greci o la religione nel Medio Evo. Eppure, né territori che abitiamo, coloro che dispongono dei saperi tecnici strategici. [...] Questo processo di accumulazione di sapere, il Medio Evo poteva vivere di cattolicesimo, né Atene o Roma della insieme alla creazione di complicità in tutti i campi, è la politica; al contrario, le condizioni economiche del tempo spiegano condizione per un ritorno serio e di massa della questione perché là il cattolicesimo e qui la politica, giocassero «il ruolo rivoluzionaria.» (ibid.) principale» (cfr. Karl Marx, Il Capitale, Einaudi, Torino 1975, Libro I, tomo 1, p. 99, nota 33). Ciò che viene qui ignorata, è molto semplicemente la costrizione Dal canto suo, il Comitato Invisibile non smette di affermare la derivante dalla separazione radicale dai mezzi di produzione e di centralità dell'etica e delle sue verità: sarebbe proprio l'etica (senza sussistenza – in una parola: il proletariato. Ancora cinquant'anni fa, per scherzi!) il fattore in grado di spiegare l'ascesa dell'islamismo nel gli intellettuali gauchistes, si trattava di radicarsi nella classe operaia. mondo arabo, la capitalizzazione politica delle primavere arabe da parte Oggi, la classe media non si rapporta ad altro che a se stessa, si crede di questo stesso islamismo, così come i recenti misfatti dello Stato autosufficiente: il laureato in scienze umane va incontro all'ingegnere. Islamico. dell'interiorità Ciò permette al Comitato di esimersi completamente da un'analisi seria feticizzata», il nostro Comitato non si scorda si ridiscendere sulla terra e e dettagliata dei segmenti sociali attivi nelle rivolte e nelle sollevazioni di farsi un poco più materialista, quando si tratta di rendere conto, un (teniamo la parola «insurrezione» per altre e migliori occasioni) di cui si po' più esplicitamente, della geniale strategia da proporre per altre riempie «insurrezioni» a venire. soggiacenti; il Comitato non ne sa nulla e non ne vuole sapere, e ciò gli Malgrado questo «carnevale permanente la conviene bocca, così perfettamente, come delle poiché dinamiche gli esiti socio-economiche (generalmente poco incoraggianti) di questi movimenti, si spiegano ben più per la posizione Strategia (sovente marginale) o la pratica (spesso debole) degli operai che vi sono coinvolti, che per l'assenza dei quadri sapienti che il Comitato vorrebbe Finché «lo spettro della penuria» (p. 40) perseguiterà le sollevazioni sedurre. Quest'ultimo non dimentica – è vero – di esprimere il proprio della «plebe», lo Stato – ci dice il Comitato – sarà sempre in grado di disprezzo verso la «piccola-borghesia» e la sua «indecisione storica» (p. riprendere il controllo della situazione. Che fare allora? Per i nostri 94). Ma a chi si riferisce, in realtà? Ai contadini piccoli proprietari? Ai autori, la risposta non è di ordine sociale, ma tecnico, e perfino notai? tecnocratico; essa non risiede in una rottura, in un (auto-)superamento, dall'orientamento politico dei farmacisti? A rigore, «piccola borghesia» attraverso il quale la donna delle pulizie e il netturbino diventerebbero equivale capaci di prendere in mano tutto ciò che oggi sfugge loro e li sovrasta detenzione – per quanto irrisoria – di mezzi di produzione (o all'affitto di La a sorte della «piccolo rivoluzione capitale», comunista perfino dipenderebbe piccolissimo, dunque forse alla