R. F.
A PROPOSITO DI
«Ai nostri amici rappresenta un buon
esempio di come un bricolage concettuale
conservatore
possa
rivoluzionario;
farne
spacciarsi
la
critica
«AI NOSTRI AMICI»
per
non
è
un'impresa agevole, tanto più che l'opera in
sé
è
a
prima
vista
densa,
perfino
sovraccarica. Ciononostante, dopo un'attenta
lettura, ci si accorge che il suo cuore
pulsante si riduce ad una manciata di deboli
proposizioni,
perfettamente
che
potrebbero
inosservate
nel
passare
magma
all'interno del quale galleggiano.»
Il Lato Cattivo
altra aggregazione è o sarà in grado di suscitare – non potrà che
mandare gambe all'aria tutta la panoplia teorico-ideologica odierna... e
noi con essa, almeno in quanto critici della controrivoluzione all'interno
di questa. Un pizzico di principio di realtà (anche in senso freudiano) a
questo riguardo è sempre salutare. A condizione che la contraddizione
di classe si riveli non solo motrice di ciò che è (fatto che è per noi
pacifico), ma anche
portatrice di qualcosa d'altro (che non sia
l'esaurimento fisico dei suoi «supporti»: specie umana e ambiente), il
solo vantaggio che possiamo avere rispetto ad altri, è di sapere ciò che
ci fa parlare, di avere sempre sotto gli occhi la fonte da cui sgorgano
tutti gli antagonismi, e di intravvedere i possibili punti di rottura.
«La attuale generazione rassomiglia agli ebrei, che Mosè
2015 Edizioni “Il Lato Cattivo”
http://illatocattivo.blogspot.it/
[email protected]
condusse attraverso il deserto. Non solamente deve conquistare
un nuovo mondo: deve perire, per far posto agli uomini nati per
un nuovo mondo.» (Karl Marx, Le lotte di classe in Francia dal
1848 al 1850, Editori Riuniti, Roma 1992, p. 111; queste parole
sono del 1852: niente a che vedere – non c'è bisogno di dirlo – con
i campi di concentramento nazisti).
Ai nostri amici e i suoi autori resteranno come un segno, un sintomo,
della divaricazione storica in cui si dibatte «il nostro tempo», tra – da un
Il testo che segue è una critica di Ai nostri amici, l'ultima impresa
lato – un proletariato che non appare più come portatore di un progetto
editoriale del Comitato Invisibile. Teniamo ad avvertire il lettore che tale
positivo, riformista o rivoluzionario, vis-à-vis il capitalismo (ma che, per
critica non sarà assolutamente esaustiva, giacché il testo in questione
la stessa ragione, si manifesta ancor più brutalmente quando lotta) e –
meriterebbe di essere decrittato in maniera assai più profonda di quanto
dall'altro – questi stessi progetti riformisti o rivoluzionari, che possono
si possa fare nello spazio di poche pagine; ci limiteremo dunque ad
blaterare finché vogliono di umanità, di moltitudine, di popolo, di
esaminare alcuni dei postulati fondamentali che ci sembrano costituire il
cittadino, di individuo, ma la cui sorte è nondimeno sospesa, da vicino o
nucleo teorico del libro.
Ai nostri amici rappresenta un buon esempio di come un bricolage
da lontano, al carattere che assumerà l'azione presente e futura del
concettuale conservatore possa spacciarsi per rivoluzionario; farne la
proletariato nella crisi del capitale.
In conclusione, resta da definire ciò che determina il successo,
critica non è un'impresa agevole, tanto più che l'opera in sé è a prima
relativo ma effettivamente internazionale, dei libri del Comitato
vista densa, perfino sovraccarica. Ciononostante, dopo un'attenta
Invisibile. Lasciando da parte le «mode culturali» e l'esposizione
lettura, ci si accorge che il suo cuore pulsante si riduce ad una manciata
mediatica portata dall'affaire-Tarnac (che taluni fra gli accusati di
di
Tarnac abbiano o meno partecipato alla stesura de L'insurrezione che
inosservate nel magma all'interno del quale galleggiano.
deboli
proposizioni,
che
potrebbero
passare
perfettamente
viene, è assolutamente privo di importanza), è in effetti innegabile che
le concezioni del Comitato, ed egualmente il suo stile, corrispondano
piuttosto
bene
al
vissuto
di
un
tipo
particolare
di
militante
L'Occidente
contemporaneo, che concepisce il proprio impegno come fosse di natura
esistenziale, dell'ordine dell'opposizione fra individuo e mondo, al di là
L'Occidente è l'ossessione del Comitato Invisibile: ai suoi occhi esso
di qualsiasi determinazione specifica: capitale e lavoro salariato, classi,
concentra tutti gli orrori della civiltà. Esso è dunque sinonimo,
prosperità e crisi, etc. Ma – bisogna essere chiari su questo punto – dire
indistintamente, di capitalismo, imperialismo, colonialismo, distruzione
questo, è affermare una volta di più l'inaggirabile persistenza della
della natura, volontà di dominazione dell'altro etc. Ma l'uso di una simile
controrivoluzione. Ricordiamoci fino a che punto, negli anni 1950-'60,
nozione ci appare sospetto, giacché questa opposizione rigida tra
anche i compagni più «equipaggiati» e visionari (Il Programma
l'Occidente e il Resto non fa che rovesciare la visione imperialista o
Comunista, Socialisme
l'Internazionale Situazionista,
conservatrice che fa di questo stesso Occidente un assoluto. Insomma, il
Classe Operaia) fossero tutti, in un modo o nell'altro, prigionieri della
Comitato Invisibile è Spengler (o Alain de Benoist, se si preferisce)
situazione («questione russa» e «Trenta Gloriosi», per riassumere). Il
messo a testa in giù. La genesi occidentale del modo di produzione
semplice
capitalistico, evidentemente innegabile, si trasforma in colpa metafisica.
avvicinarsi
ou
di
Barbarie,
una
nuova
fase,
li
ha
per
il
fatti
implodere.
fa
Inversamente, ciò che è non-occidentale ne risulta ontologicamente
dolorosamente attendere – e che nessun gruppo, gruppuscolo, rivista o
valorizzato. La civiltà occidentale moderna è dunque il male assoluto.
Un'eventuale
ripresa
rivoluzionaria,
che
momento
si
Viene da chiedersi cosa ne sia dei precedenti 20.000 anni di società di
verbosa dalle pretese radicali, il Comitato Invisibile resta prigioniero
classe e di sfruttamento dell'uomo sull'uomo: l'Occidente sarebbe quindi
non soltanto di una visione sfasata di ciò che fa girare questo mondo,
sbarcato da un altro pianeta? Il Comitato, che sicuramente adora le
ma anche – ciò che è ancor più rilevante – di una comprensione
«genealogie» del nietzschianismo di sinistra, dovrebbe sapere che:
dell'articolazione
fra
lotte
immediate
e
rivoluzione
basata
sull'accumulazione di condizioni o di esperienze. Exit gli schemi classici
«Lo stesso termine di Occidente, opposto a quello di Oriente, è
e classisti del proletariato che si fa classe dominante, l'accumulazione di
stato creato per designare questa rottura [tra Chiesa romana
forze o di esperienze, l'(auto-)pedagogia rivoluzionaria attraverso le
d'Occidente e Chiesa romana d'Oriente, nda] all'interno di una
«lezioni del passato» etc., inscritti nell'orizzonte del movimento operaio
stessa civiltà e di una stessa religione.» (Georges Corm, Storia
del XIX e XX secolo, si mutano – nel discorso del Comitato – in
del Medio Oriente, Jaca Book, Milano 2009, p. 28).
accumulazione di saperi e di saper-fare. Il problema di una tale
storicamente
estrapolazione è, fra l'altro, di farsi nel vuoto, ad uso e consumo di un
colonizzatrice all'Irlanda arci-colonizzata dall'Inghilterra – e il non-
soggetto totalmente autoreferenziale: «noi, i rivoluzionari». Mentre gli
Occidente come due essenze esteriori l'una all'altra, cosa ci dice dunque
esponenti più interessanti della teoria comunista hanno tentato, a
il Comitato Invisibile in merito al primo?
partire dagli anni 1970, di emanciparsi definitivamente dalle concezioni
Avendo
ormai
posto
l'Occidente
–
dalla
Francia
evoluzioniste e gradualiste ereditate dalla II e III Internazionale (su
questo punto, qualcuno dovrà prima o poi tradurre La révolution sera
communiste ou ne sera pas del 1975, ora incluso nell'antologia Rupture
Produzione e circolazione
dans la théorie de la révolution. Textes 1965-1975, Sénonevero, Parigi
In
materia
di analisi del
funzionamento del
capitale,
la
tesi
fondamentale del Comitato Invisibile risiede nella sparata seguente:
2003), queste stesse concezioni – ormai orfane delle loro incarnazioni
tradizionali – sono riapparse in una forma nuova, diffusa e soprattutto aclassista: alternativismo, cittadinismo, altermondialismo, decrescita,
«[...] il processo di valorizzazione della merce [...] coincide con il
negrismo, «critica del valore», anti-industrialismo, primitivismo etc. Le
processo di circolazione che, a sua volta, coincide con il processo
differenze che distinguono fra loro queste correnti sono innegabili, l'aria
di produzione, il quale, d’altronde, dipende in tempo reale dalle
di famiglia che le accomuna lo è altrettanto – malgrado le polemiche
fluttuazioni finali del mercato.» (Comité Invisible, À nos amis, La
Fabrique,
2014;
trad.
it.:
Ai
nostri
amici,
senza
ulteriori
indicazioni, p. 92; d'ora in avanti verrà indicato soltanto il numero
di pagina dell'edizione italiana).
talvolta virulente. Beninteso, il Comitato Invisibile si situa all'estrema
sinistra di tutta questa nebulosa, ma per la stessa ragione non può
abbandonarla, quantomeno non in virtù dei propri soli mezzi. A partire
da qui, la questione è meno di sapere che cosa il Comitato Invisibile o i
A costo di essere brutali, va detto che questa affermazione non
suoi seguaci potranno fare della rivoluzione comunista, che di sapere
significa assolutamente nulla. In primo luogo, è il capitale – o al limite il
che cosa la rivoluzione comunista potrà fare del Comitato Invisibile. Non
valore – che si valorizza; la merce non fa nulla di per se stessa: essa è
molto, temiamo... ma gli auguriamo il trattamento più cordiale possibile.
dimenticare Michel Foucault, Marshall Sahlins, Gregory Bateson,
soltanto un supporto, un momento necessario nel ciclo per mezzo del
Giorgio Cesarano, il mistico anarchico Gustav Landauer accanto al buon
quale il capitale perviene a valorizzarsi; quando la merce si presenta
vecchio stalinista Gramsci, e dio sa quanti altri, in maniera che più o
come tale sul mercato, il plusvalore è già stato prodotto, deve «solo»
meno chiunque possa trovarvi il proprio tornaconto... a condizione di
essere realizzato attraverso la vendita. In secondo luogo, la coincidenza
non scavare sotto la superficie. Avremo perfino diritto al «partito nella
fra processo di produzione e processo di circolazione è un'impossibilità
sua accezione storica» della lettera di Marx a Freiligrath, ma soltanto
logica: la sfera della circolazione non aggiunge alcun valore al valore
per farsi beffe di Marx e dei «marxisti» (quali?) due righe più sotto.
già prodotto; inoltre, essa è sempre separata nel tempo e nello spazio
Tutto questo, d'altronde, si trova in un piccolo libretto di 200 pagine in
dalla sfera della produzione, salvo supporre che lo stesso lavoratore – in
formato A6, formalmente ben scritto, e nel quale la padronanza dello
virtù di non si sa quale ubiquità – possa essere operaio di Goodyear e
stile perentorio alla Debord è – ovviamente – irreprensibile. I nostri
simultaneamente cassiere da Mister Auto. Riassorbire la produzione
autori, bisogna ben riconoscerlo, padroneggiano talmente bene la
nella circolazione, o viceversa, non può che significare confondere
materia che potrebbero farsi assumere come ghost writers del signor
lavoro produttivo e improduttivo, lavoro che si scambia contro capitale e
Agamben. Ma attenzione, dei programmi per computer sono già in
lavoro che si scambia contro reddito, e dunque restare intrappolati nel
grado di fare altrettanto – e ciò la dice lunga sul formalismo che marca
feticcio della distribuzione, che dissolve la specificità del lavoro che
questo tipo di testi.
produce plusvalore nella totalità dei redditi da salario.
Ora, ciò che è ancor più importante per decifrare il testo di cui ci
occupiamo qui, è che a partire dai rapporti di distribuzione, ovvero a
In guisa di conclusione...
partire dalla indistinzione fra lavoro produttivo e improduttivo, si può
criticare tutto: la merce, il denaro, le disuguaglianze, perfino lo Stato –
Prendete un romanziere contemporaneo mediamente talentuoso,
tutto, salvo il capitale, poiché solo il lavoro produttivo lo produce. Non è
chiedetegli di assumere una posa da autore maledetto e infliggetegli un
questione di essenzializzare il lavoro produttivo identificandolo con una
corso d'aggiornamento di due ore sulle ultime tendenze in filosofia,
qualche figura mitica, tanto più che la produzione di plusvalore non si
antropologia e sociologia; mettetelo poi per due giorni davanti a un
limita all'«industria» nel senso abituale del termine (diversamente da
computer – pistola puntata alla tempia – con il compito di scrivere un
ciò che presuppongono gli anti-marxisti); il carattere produttivo o meno
libro di critica sociale «pericolosa», ma che si venda bene nei beaux
del lavoro va determinato al livello dell'operaio collettivo, «socialmente
quartiers di Parigi: avrete Ai nostri amici. C'è chi apprezzerà: a ciascuno
combinato» (ed è del resto ciò che Marx non smette di affermare nel
la sua droga.
Capitale, così come nei Lineamenti fondamentali e nelle Teorie del
Ma per coloro che sono alla ricerca di una messa a punto critica sul
plusvalore). Ciononostante, è importante avere le idee chiare su questo
periodo attuale o di una proiezione sul suo possibile esito rivoluzionario
punto, onde mantenere ferma la distinzione tra lo strutturante e lo
(non esattamente all'ordine del giorno), il consiglio non può che essere:
strutturato, senza perciò ridurre lo strutturato ad un epifenomeno privo
cercate altrove. Nonostante la mobilitazione di un'ampia strumentazione
di realtà (è questo un nesso fondamentale).
Delle «insurrezioni che sono venute», il minimo che si possa dire è
Qualche lapsus
che per l'appunto hanno toccato ben poco (in ogni caso, non a
sufficienza) il «segreto laboratorio della produzione sulla cui soglia sta
Detto questo, siamo chiari su un punto: Ai nostri amici non manca di
scritto: No admittance except on business». Il Comitato Invisibile pensa
passaggi pertinenti: ad esempio la critica dell'umanismo di sinistra (pp.
di poter aggirare questa difficoltà in maniera puramente intellettuale,
14-15), dell'ideologia democratista/assemblearista (pp. 25-27), del
lasciando
pacifismo e delle pose radicali (pp. 57-62). Ma tali frammenti critici
intendere
incomparabilmente
che
più
la
diffusa
produzione
che
in
di
plusvalore
passato.
Ora,
sarebbe
o
ciò
è
hanno come obiettivo soltanto delle idee: restano per lo più sul registro
semplicemente falso, oppure è sempre stato così. Se fosse altrimenti,
della
come avrebbe potuto Marx scrivere ciò che segue?
semplicemente il vero al falso – ciò che è del tutto logico, giacché se
demistificazione
edificante
e
confortevole,
opponendo
l'economia come oggettività, i posti assegnati ai suoi agenti, la struttura
«Milton, che scrisse il Paradiso Perduto, era per esempio un
differenziata del modo di produzione etc., non esistono (o non esistono
lavoratore improduttivo; ma lo scrittore che fornisce lavoro di
più), ogni limite ed ogni impasse non possono che essere di ordine
fabbrica al suo editore è un lavoratore produttivo. Milton creò il
puramente soggettivo.
suo poema al modo stesso che il baco da seta genera la seta, cioè
Di più, la critica del milieu radicale (ibid.) sarebbe alquanto azzeccata,
come estrinsecazione della sua natura; poi vendette per 5 sterline
il suo prodotto e così divenne trafficante di merci. Ma il letterato-
se soltanto fosse stata formulata in maniera anche solo minimamente
proletario di Lipsia che produce libri (per esempio, compendi di
auto-critica, non fosse che per il fatto che tutti i punti evocati – attivismo
economia politica) su comando del proprio editore si avvicina ad
gesticolatorio, culto della performance, fissazioni identitarie etc. – sono
essere un lavoratore produttivo nella misura in cui la sua
stati in passato alimentati ed intrattenuti, da vicino o da lontano, dallo
produzione è sottoposta al capitale e ha luogo al solo fine di
stesso Comitato Invisibile, di cui sappiamo che la modestia non è la
valorizzarlo. […] Un insegnante che impartisce lezioni a scolari
qualità principale.
non è un lavoratore produttivo; ma se viene assunto come
salariato, insieme ad altri, da un istituto trafficante in sapere, per
Infine, come abbiamo visto, i passaggi che hanno risvegliato il nostro
valorizzare col proprio lavoro il denaro del suo proprietario, è un
interesse si trovano sfortunatamente nascosti tra gli interstizi di una
lavoratore produttivo [...]» (Karl Marx, Il Capitale: Libro I,
chiacchiera fluente e incontenibile, fatta di proposizioni, proclami,
capitolo VI inedito, a cura di Bruno Maffi, Etas, Milano 2002, p.
riflessioni, rimandi impliciti o espliciti, citazioni etc. – tutte più o meno
67).
discutibili, e legate fra loro da un iper-eclettismo vorace poiché
Ciononostante, la produzione di plusvalore non è mai stata, né mai
sarà, così diffusa e ampia da coincidere con la sfera della circolazione.
Certo,
il
plusvalore
prodotto
dev'essere
realizzato
attraverso
la
compravendita della merce sul mercato e, in questo senso, il processo di
circolazione è essenziale per la riproduzione del capitale; ma non
costituisce altro che tempo di devalorizzazione del valore già prodotto.
incapace di trovare tanto il proprio baricentro quanto quello del mondo
che si sforza di criticare. Il Comitato Invisibile passa allegramente dai
«divenire rivoluzionari» di Deleuze (p. 99) alla «nausea» di Sartre (p.
13), da «l'inferno sono gli Altri» (ibid.) del medesimo alla «distruzione
creatrice» di Schumpeter (p. 10), dalla «crisi della presenza» di Ernesto
De Martino (p. 13) alla «guerra santa» di René Daumal (p. 58), senza
spazi commerciali), non fosse che per impiegarvi un paio di dipendenti o
Lo slogan «Blocchiamo tutto!», celebrato dal Comitato, corrisponde
per auto-sfruttarsi. Che possa esistere una classe media moderna,
all'idea che sarebbe possibile interrompere la produzione del plusvalore
salariata,
Marx
a partire da un punto qualsiasi sulla superficie della società. L'esempio
centocinquant'anni fa, da Pannekoek cento anni fa, da Bordiga
che ci viene presentato, è quello del movimento francese contro la
cinquant'anni fa, ma ciò non sembra rientrare nelle preoccupazioni di
riforma delle pensioni del 2010, in particolare in rapporto al settore
quel grande organismo comunista che è il Comitato Invisibile.
delle raffinerie. Ci viene detto che queste ultime hanno potuto essere
specificamente
capitalista,
fu
affermato
da
L'impresa prediletta dal Comitato Invisibile è del resto la critica della
bloccate pressoché da chiunque, ciò che rappresenta palesemente un
questione stessa, che è un vecchio pallino della teoria comunista: «Non
accecamento, se non una mistificazione pura e semplice: da un lato,
solo
una
infatti, gli scioperi non furono affatto lanciati da «chiunque»; dall'altro, i
mistificazione» (Karl Marx - Friedrich Engels, L'ideologia tedesca,
blocchi fuori dei siti produttivi rimasero un sostegno esterno agli
Editori Riuniti, Roma 1993, p. 6). Ma il Comitato Invisibile finisce con
scioperi, e in nessun momento scomparve la frontiera tra il «dentro» e il
l'applicare tale procedura a tutto e al contrario di tutto, per evitare
«fuori». Ciò significa, semplicemente, che il movimento non fu in grado
appunto che delle questioni, banalmente, si pongano. Infatti, come
di far esplodere le separazioni e le identità particolari. D'altra parte,
potrebbe mai essere individuata una qualsiasi questione nella centralità
questa narrazione ricolma di esagerazioni, e i riferimenti a certi settori
della produzione del plusvalore, se tutte le frontiere tra produzione e
particolari, caratterizzati da un'alta composizione organica del capitale
circolazione del valore – come afferma il Comitato – si sono dissolte?
che non ha nulla di inspiegabile, servono al Comitato ad atteggiarsi a
Come osare riflettere sulla possibilità di un futuro conflitto militare di
profeta del «blocco», nonché a fornire il proprio contributo al consensus
vasta portata fra le potenze imperialiste (la vera via d'uscita dalla crisi
post-moderno sulla sparizione della classe operaia – che è, lo sappiamo
dal punto di vista del capitale), se tutte le frontiere tra guerra e pace –
bene, il terreno sul quale tutti, compreso il Comitato Invisibile, si
come ancora ci dice il Comitato – è ormai caduca? E così via,
riconciliano con Toni Negri e altri detestati commoners.
nelle
risposte,
ma
già
negli
stessi
problemi
c'era
cancellando ogni polarità – centro e periferia, potere politico e
«infrastrutture» materiali, strati sociali intermedi e proletariato – per
poter infine esclamare: grande è il disordine sotto il cielo, la situazione
Totalità
è dunque eccellente! A questo disordine, va ad aggiungersi lo zibaldone
del Comitato, che voleva mettere ordine nella confusione («dell'Epoca»,
Dal punto di vista strettamente filosofico, il Comitato Invisibile si
indubbiamente) e non trova di meglio che affermare l'indistinzione
vuole discepolo di Foucault, desiderante e flussista, e dunque – ci
totale: panta rei, nel flusso tutto scorre.
mancherebbe altro – anti-marxista, anti-dialettico e anti-hegeliano. Ciò
malgrado, per sfuggire a Hegel non è sufficiente volerlo. Quella che il
Comitato Invisibile chiama «l'Epoca» (ovvero il periodo attuale), altro
non è che la totalità espressiva hegeliana: non gerarchizzata, priva di
centro, essa esprime in ciascuna delle sue parti lo stesso principio
semplice (ciascuna delle sue parti è pars totalis); il suo principio è una
«dall'alto», ma nell'alleanza con i salariati «di lusso» che, invece,
sorta di Spirito del Mondo privo di incarnazione (diversamente da quello
possiederebbero già le competenze richieste:
di Hegel, con i suoi individui «cosmico-storici»: Alessandro il Grande,
Giulio Cesare etc.) che la attraversa da parte a parte, un po' come la
«Dobbiamo cercare di incontrare in tutti i settori, su tutti i
politica presso gli antichi Greci o la religione nel Medio Evo. Eppure, né
territori che abitiamo, coloro che dispongono dei saperi tecnici
strategici. [...] Questo processo di accumulazione di sapere,
il Medio Evo poteva vivere di cattolicesimo, né Atene o Roma della
insieme alla creazione di complicità in tutti i campi, è la
politica; al contrario, le condizioni economiche del tempo spiegano
condizione per un ritorno serio e di massa della questione
perché là il cattolicesimo e qui la politica, giocassero «il ruolo
rivoluzionaria.» (ibid.)
principale» (cfr. Karl Marx, Il Capitale, Einaudi, Torino 1975, Libro I,
tomo 1, p. 99, nota 33).
Ciò che viene qui ignorata, è molto semplicemente la costrizione
Dal canto suo, il Comitato Invisibile non smette di affermare la
derivante dalla separazione radicale dai mezzi di produzione e di
centralità dell'etica e delle sue verità: sarebbe proprio l'etica (senza
sussistenza – in una parola: il proletariato. Ancora cinquant'anni fa, per
scherzi!) il fattore in grado di spiegare l'ascesa dell'islamismo nel
gli intellettuali gauchistes, si trattava di radicarsi nella classe operaia.
mondo arabo, la capitalizzazione politica delle primavere arabe da parte
Oggi, la classe media non si rapporta ad altro che a se stessa, si crede
di questo stesso islamismo, così come i recenti misfatti dello Stato
autosufficiente: il laureato in scienze umane va incontro all'ingegnere.
Islamico.
dell'interiorità
Ciò permette al Comitato di esimersi completamente da un'analisi seria
feticizzata», il nostro Comitato non si scorda si ridiscendere sulla terra e
e dettagliata dei segmenti sociali attivi nelle rivolte e nelle sollevazioni
di farsi un poco più materialista, quando si tratta di rendere conto, un
(teniamo la parola «insurrezione» per altre e migliori occasioni) di cui si
po' più esplicitamente, della geniale strategia da proporre per altre
riempie
«insurrezioni» a venire.
soggiacenti; il Comitato non ne sa nulla e non ne vuole sapere, e ciò gli
Malgrado
questo
«carnevale
permanente
la
conviene
bocca,
così
perfettamente,
come
delle
poiché
dinamiche
gli
esiti
socio-economiche
(generalmente
poco
incoraggianti) di questi movimenti, si spiegano ben più per la posizione
Strategia
(sovente marginale) o la pratica (spesso debole) degli operai che vi sono
coinvolti, che per l'assenza dei quadri sapienti che il Comitato vorrebbe
Finché «lo spettro della penuria» (p. 40) perseguiterà le sollevazioni
sedurre. Quest'ultimo non dimentica – è vero – di esprimere il proprio
della «plebe», lo Stato – ci dice il Comitato – sarà sempre in grado di
disprezzo verso la «piccola-borghesia» e la sua «indecisione storica» (p.
riprendere il controllo della situazione. Che fare allora? Per i nostri
94). Ma a chi si riferisce, in realtà? Ai contadini piccoli proprietari? Ai
autori, la risposta non è di ordine sociale, ma tecnico, e perfino
notai?
tecnocratico; essa non risiede in una rottura, in un (auto-)superamento,
dall'orientamento politico dei farmacisti? A rigore, «piccola borghesia»
attraverso il quale la donna delle pulizie e il netturbino diventerebbero
equivale
capaci di prendere in mano tutto ciò che oggi sfugge loro e li sovrasta
detenzione – per quanto irrisoria – di mezzi di produzione (o all'affitto di
La
a
sorte
della
«piccolo
rivoluzione
capitale»,
comunista
perfino
dipenderebbe
piccolissimo,
dunque
forse
alla
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