REGATT 12-2010.qxd i 21/06/2010 15.55 Pagina 429 i lettori ci scrivono Il nucleare La liturgia, i teologi, la Chiesa Caro direttore, Caro direttore, la lettera di Andrea Grillo «Domande sulla “riforma della riforma”» mi trova d’accordo su ogni singola parola (cf. Regno-att. 8,2010,285). Da tempo compaiono articoli su L’Osservatore romano che tendono a giustificare uno strisciante tentativo di annullare la riforma liturgica del Vaticano II. Ricordo un articolo in cui si portavano le motivazioni teologiche per il cambiamento della forma del pallio e, mi pare, di altri abiti liturgici del papa! Poi tutta una serie di articoli per giustificare l’uso della messa tridentina. E, piano piano, si porta avanti un filone che conduce all’articolo di mons. Guido Marini. Come dice Andrea Grillo si parte da qualche errore per annullare la sostanza. Un altro aspetto che mi preoccupa in tutto questo è che, facendosi scudo dell’interiorità, della preghiera ecc. si cerca di imporre una propria concezione culturale della liturgia e, quindi, di Dio. Per me il problema della Chiesa di oggi è questo: ha accomodato-acculturato il Vangelo e non ha permesso al Vangelo di evangelizzare la cultura. Ecco allora i tentativi di far prevalere la propria cultura imponendola al Vangelo, alla liturgia ecc. Tutto viene visto in funzione della propria cultura anche teologica e alla luce di questo si valuta la vita della Chiesa. Chi non si adegua a questa cultura non è buono. Siamo in una situazione molto pericolosa per la Chiesa e per il Vangelo. Però lo Spirito soffia dove vuole e non si lascia inquadrare in nessun sistema teologico. Né il mio, né il tuo, né il suo, né il loro. Di fronte a questa operazione strisciante, la risposta deve essere data da una comunità orante, che attinge dalla liturgia voluta dalla Chiesa (concilio Vaticano II) la sua forza e la sua carica missionaria e dirompente per annunciare al mondo in una lingua comprensibile che Gesù è risorto e ci ha inviato lo Spirito per accompagnarci nelle vicende della vita. Potenza, 18 maggio 2010. don Franco Corbo è stato di recente allegato a vari periodici cattolici italiani un opuscolo dal titolo «Energia per il futuro». Il discutibile contenuto scientifico del documento ci ha lasciati perplessi: molto lacunoso e capziosamente teso a sostenere l’assoluta validità dell’energia nucleare. Non viene affrontato uno solo dei gravi problemi irrisolti di una tecnologia in crisi profonda da trent’anni in tutto il mondo. È evidente che si tratta di un altro tassello della martellante campagna di spot pubblicitari che mira a convincere gli italiani della bontà del nucleare. E fin qui, nulla di nuovo. Tuttavia, a differenza di altre iniziative, i cui promotori sono dichiarati senza ambiguità, l’opuscolo in questione non fa alcun chiaro riferimento ai suoi committenti. Risulta invece del tutto lampante che esso mira a far credere ai lettori cattolici che la Chiesa ha scelto di appoggiare apertamente la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. A sostegno di questa scelta di campo, vengono riportati molti virgolettati del card. Renato Martino, che si pretende riporti la posizione ufficiale della Chiesa in materia. Tra i sostenitori del nucleare, in Italia e nel mondo, vengono arruolati con sconcertante disinvoltura persino Paolo VI e, crediamo a sua insaputa, anche il santo padre Benedetto XVI. Siamo letteralmente costernati. Come è potuto accadere che un manipolo di spregiudicati pubblicitari, finanziati da ignoti, abbia potuto scrivere e divulgare notizie capziose, incomplete, e talvolta persino false, facendosi scudo del nome della Chiesa? Come scienziati cattolici chiediamo che, all’interno delle istituzioni ecclesiastiche, possa essere fatta chiarezza sull’episodio e che, su un tema così delicato, venga fornita ai fedeli un’informazione competente e non viziata da slogan pubblicitari come purtroppo è accaduto in questa circostanza. Certamente non abbiamo i mezzi economici di chi manovra queste subdole campagne, ma riteniamo di avere buone ragioni per sostenere che l’energia per il futuro dell’Italia non è il nucleare. 26 maggio 2010. Seguono le firme SETTIMANA LITURGICA DI CAMALDOLI Dal 19 al 24 luglio si svolgerà a Camaldoli la Settimana liturgica dal titolo «I colori dell’eucaristia. La celebrazione dell’eucaristia nelle diverse tradizioni cristiane. Teologia e pastorale a confronto», organizzata dalla Comunità monastica di Camaldoli in collaborazione con l’Istituto di liturgia pastorale «Santa Giustina» di Padova, che avrà al centro della riflessione in particolare il rapporto con la comunità valdese. Nicola Armaroli, Consiglio nazionale delle ricerche; Vincenzo Balzani, Università di Bologna; Luigi Campanella, Università degli studi di Roma «La Sapienza»; Paola Ceroni, Università di Bologna; Alberto Credi, Università di Bologna; Francesco De Angelis, Università dell’Aquila; Maria Teresa Gandolfi, Università di Bologna; Giuseppe Grazzini, Università di Firenze; Francesco Lelj, Università della Basilicata; Giovanni Natile, Università di Bari; Fabrizio Passerini, Università di Bologna; Ettore Remiddi, Università di Bologna: Francesco Sansone, Università di Parma; Andrea Segré, Università di Bologna; Leonardo Setti, Università di Bologna; Marco Taddia, Università di Bologna; Francesca Terenziani, Università di Parma; Rocco Ungaro, Università di Parma; Margherita Venturi, Università di Bologna; Marco Villani, Università di Modena e Reggio Emilia. Don Mario Picchi Caro direttore, Per prenotazioni e informazioni: Foresteria del Monastero di Camaldoli (AR), tel. 0575-556013; fax 0575-556001; www.camaldoli.it; [email protected] sabato 29 maggio, alla vigilia dei suoi ottant’anni, si è spento don Mario Picchi, dopo una vita completamente spesa al servizio delle persone più emarginate e fragili. Fondatore e presidente del Centro italiano di solidarietà (CEIS), era nato a Pavia nel 1930. Ordinato sacerdote nel 1957 a Tortona, dove aveva vissuto la sua infanzia e adolescenza con i genitori IL REGNO - AT T UA L I T À 12/2010 429 REGATT 12-2010.qxd i 21/06/2010 15.55 Pagina 430 lettori ci scrivono e quattro fratelli, esercitò il suo ministero in Piemonte ancora per 10 anni, in particolare nel paese natale di don Orione, per essere poi chiamato a Roma nel 1967, con l’incarico di cappellano del lavoro presso la Pontificia opera di assistenza. Sempre attento alla condizione giovanile, occupandosi dei ferrovieri e dei loro figli, creò allo scopo una prima associazione di volontariato denominata Centro internazionale di solidarietà. Negli anni Settanta il suo interesse e quello dei suoi collaboratori volontari – giovani studenti, insegnanti, professionisti, religiosi e religiose – si focalizzò verso il fenomeno della tossicodipendenza, che iniziava allora a manifestarsi anche in Italia in un contesto culturale in cui i mass media criminalizzavano indiscriminatamente il consumatore di droghe e collocavano ai margini della legalità chi si occupava di loro. Le famiglie vivevano nella disperazione e nella paura, segnate dalla vergogna, dal senso di fallimento, dall’isolamento e dallo stigma sociale. L’Italia era del tutto impreparata, non disponeva neppure di una legge adeguata, considerato che fino al 1975 le uniche risposte al tossicodipendente erano il carcere o il manicomio. I governanti non sapevano come tradurre in atti politici la loro preoccupazione. L’allarme sociale cresceva in modo esponenziale. Il coraggio, l’intelligenza, la creatività, lo spirito di iniziativa, la capacità di coinvolgere le persone comuni attraverso il volontariato e di richiamare le istituzioni sia civili che ecclesiastiche ad assumersi le loro responsabilità, caratterizzeranno l’azione di don Mario per tutto il corso della sua vita, guadagnandogli stima e collaborazioni anche importanti. DIREZIONE E REDAZIONE Via Nosadella, 6 40123 Bologna tel. 051/3392611 - fax 051/331354 www.ilregno.it e-mail: [email protected] DIRETTORE RESPONSABILE p. Lorenzo Prezzi VICEDIRETTORE CAPOREDATTORE PER ATTUALITÀ Gianfranco Brunelli CAPOREDATTORE PER DOCUMENTI Guido Mocellin SEGRETARIA DI REDAZIONE Chiara Scesa ABBONAMENTI tel. 051/4290077 - fax 051/4290099 e-mail: [email protected] QUOTE DI ABBONAMENTO PER L’ANNO 2010 Il Regno - attualità + documenti + Annale 2010 - Italia € 58,50; Europa € 94,40; Resto del mondo € 108,40. REDAZIONE p. Alfio Filippi (Direttore editoriale EDB) / Gianfranco Brunelli / Alessandra Deoriti / Maria Elisabetta Gandolfi / p. Marcello Matté / Guido Mocellin / p. Marcello Neri / p. Lorenzo Prezzi / Daniela Sala / Piero Stefani / Francesco Strazzari / Antonio Torresin Il Regno - attualità + documenti Italia € 55,50; Europa € 93,40; Resto del mondo € 105,40. Solo Attualità o solo Documenti Italia € 38,50; Europa € 59,30; Resto del mondo € 64,00. Una copia e arretrati: € 3,70. CCP 264408 intestato a Centro Editoriale Dehoniano. Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana EDITORE Centro Editoriale Dehoniano, spa PROGETTO GRAFICO Scoutdesign Srl STAMPA Industrie Grafiche Labanti e Nanni, Crespellano (BO) Registrazione del Tribunale di Bologna N. 2237 del 24.10.1957. 430 IL REGNO - AT T UA L I T À Chiuso in tipografia il 18.6.2010. Il n. 11 è stato spedito il 15.6.2010; il n. 10 il 4.6.2010. In copertina: foto di E. Mascheroni (part.), da C.M. MARTINI, E. MASCHERONI, I colori di Dio, Monti, Saronno (VA) 2007. 12/2010 Due furono le intuizioni che ispirarono l’avvio e il consolidamento delle sue attività: la convinzione che la droga sia un sintomo del disagio della persona e che, di conseguenza, occorra prendersi cura dell’uomo, innanzitutto, e la scelta di guardare oltreoceano e imparare da chi conosceva il fenomeno da anni. Fu proprio partecipando a convegni internazionali e a viaggi di studio che don Mario si rese conto che una risposta adeguata al superamento del problema era costituita dalla comunità terapeutica, intesa non come l’unica soluzione, ma come una struttura di contenimento in cui la vita comune offriva la possibilità del confronto quotidiano con gli altri e con le proprie responsabilità, attivando le dinamiche dell’autoaiuto e usufruendo di vari strumenti pedagogici e terapeutici che aiutavano il giovane a ridefinire la propria identità in modo positivo. Nell’ambito di questi rapporti internazionali, nel settembre 1978 fu affidata a don Mario l’organizzazione del III Congresso mondiale delle Comunità terapeutiche (CT), celebrato a Roma con circa 500 delegati da ogni paese e continente. Fu quello il momento decisivo che aiutò l’Italia a scoprire l’esistenza delle comunità terapeutiche. L’evento si ripeté nel 1984, sempre a Roma, con la gestione dell’VIII Congresso mondiale delle Comunità terapeutiche, che suscitò ulteriormente l’interesse generale per le metodologie comunitarie e le attività connesse di reinserimento sociale e lavorativo, di coinvolgimento attivo delle famiglie, di impegno educativo per la prevenzione, insomma diremmo oggi di implemento del «capitale sociale». Il contributo italiano fu originale e caratterizzato dal coinvolgimento e dal supporto offerto alle famiglie degli utenti, dalla promozione e dalla cura del volontariato, dall’articolazione dei programmi terapeutici, prima e dopo la comunità terapeutica o in alternativa a essa, dal rapporto strutturale con il territorio attraverso anche le attività di prevenzione. Era nato ciò che don Mario denominò «Progetto uomo»: non semplicemente una metodologia, né tantomeno una terapia specifica, ma un approccio, un atteggiamento previo che pone la persona al centro, come protagonista anche del proprio affrancamento. Certo avvalendosi di tutte le conoscenze offerte dalle scienze umane, ma senza ridurre l’azione di aiuto ai contenuti da esse offerte. «Amare tutte le creature e il loro valore senza giudicarle, ma rispettandole e aiutandole: questo è “Progetto uomo”» aveva ripetuto don Mario anche ultimamente. Mosso da questa passione, strettamente connessa alla sua fede cristiana e alimentata dal suo cuore di sacerdote, egli intese allargare la sua iniziativa attraverso la formazione e istituì così una Scuola di formazione che ha accolto docenti e discenti di tutto il mondo, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, sociologi, volontari, religiosi, insegnanti, ex utenti ecc. Da questa attività sono nate le diverse federazioni di comunità terapeutiche, sparse nel mondo, che hanno adottato «Progetto uomo», in primis la Federazione italiana delle Comunità terapeutiche (FICT), di cui don Mario è rimasto presidente fino al 1994 e che conta oggi ben 50 centri aderenti, e quella spagnola molto attiva e influente. Le ragioni per cui la presenza di don Picchi sui media nazionali è stata meno frequente di altri leader fondatori di esperienze analoghe credo si debbano attribuire a tre caratteristiche che costituiscono i punti forza della specificità di «Progetto uomo»: la centralità della persona, che va aiutata a partire da valori che sanno utilizzare le scienze umane, approccio che ha garantito l’azione del CEIS da sovraesposizioni idealistiche o ideologiche; l’importanza data alla formazione, che ha allargato lo sguardo; la rete delle connessioni internazionali, che lo vedono meno legato allo scenario italiano e più capace di una visione di insieme. Questi aspetti nell’era della globalizzazione si rivelano decisivi e preveggenti. Per tutto questo esprimo la mia più sentita gratitudine a don Mario. Modena, 11 giugno 2010. p. Giuliano Stenico, presidente Gruppo CEIS