Ufficio Stampa
Comunicato stampa
BOLOGNA SI RIVELA 2009
Un progetto di Philippe Daverio
Consulenza musicale di Christophe Daverio
San Giorgio in Poggiale (via Nazario Sauro 22)
San Colombano (via Parigi 1-3)
Casa Saraceni (via Farini 15)
Chiesa di Santa Cristina (piazzetta Morandi 2)
SABATO 24 GENNAIO 2009
Apertura di tutti i palazzi: 19.00- 24
DOMENICA 25 GENNAIO 2009
Apertura di tutti i palazzi: 17.30-23; Casa Saraceni: 13.00-23
Focus su: San Giorgio in Poggiale
Cenni storici
La chiesa, oggi sconsacrata, venne edificata tra il 1589 e il 1633 su progetto dell’architetto bolognese
Tommaso Martelli, ideatore anche dell’oratorio di San Colombano. Danneggiata durante la guerra, fu
chiusa al culto e ne venne intrapresa la demolizione, interrotta grazie all’acquisto da parte della Cassa
di Risparmio in Bologna a metà degli anni Settanta per destinarla a sede delle proprie Collezioni
d’Arte e di Storia. Passa definitivamente alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna nel 1992.
La Biblioteca
Sede storica delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna riapre
dopo un accurato lavoro di restauro ed un nuovo allestimento, come Biblioteca e come primo polo del
percorso “Museo della Città”, con il suo ampio patrimonio librario e artistico costituito da volumi
d’arte e sul territorio di Bologna, antichi e moderni, da manoscritti, da incunaboli, da cinquecentine, da
editti, da bandi, dall’amplissima collezione di stampe e incisioni e dalla fototeca.
Le opere
Cattedrale di Piero Pizzi Cannella
Sono dodici, come i mesi dell’anno, sono imponenti, sono suggestive. Sprigionano un misticismo
inquieto ed enigmatico capace di attraversare e unire credi e religioni. Profili di gigantesche
architetture immaginarie, evocate da pennellate scure e potenti, nere e catramose, sospese tra
islamismo, cristianità, ebraismo.
Sono le Cattedrali di Piero Pizzi Cannella, classe 1955, artista di punta della cosiddetta Nuova Scuola
Romana. Le Cattedrali sono un ciclo di opere realizzato nel 2004, che ora si mostra per la prima volta
nel luogo deputato a ospitarlo in permanenza e per il quale è stato appositamente acquistato dalla
Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna: l’ex chiesa di San Giorgio in Poggiale, biblioteca e centro
di documentazione di prossima inaugurazione.
Campo dei fiori di Claudio Parmiggiani
Claudio Parmiggiani (Luzzara, Reggio Emilia, 1943); 2006; campana in bronzo, libri bruciati. Artista
di fama internazionale, silenzioso e appartato, dall’esordio nella libreria Feltrinelli di Bologna nel
1965, il suo percorso è scandito da opere di malinconica riflessività, un’idea del mondo come memoria
di ombra e luce, di terra e cenere, di natura spiritualizzata densa di poetici misteri, di citazioni
letterarie e filosofiche, di manipolazioni alchemiche. Celeberrime rimangono le sue Delocazioni,
impronte immerse nel tempo trascorso che le librerie lasciano sulle pareti bianche una volta essere
state rimosse. Al tema dei libri si ispira anche l’opera Campo dei fiori, un’installazione carica di
suggestioni spirituali dove ancora una volta un ruolo fondamentale è giocato dalla memoria, dal
passato, dalla conoscenza conservata, a volte dimenticata, tra le pagine ingiallite degli antichi testi.
I fondi della Fondazione Carisbo conservati a
San Giorgio in Poggiale
FONDO EDGARDO GRAZIA
Edgardo Grazia, figlio di Gaetano e di Elvira Cervellati, nacque a Bologna il 20 novembre
1897 e ivi morì il 7 giugno 1979. Dai documenti a noi pervenuti, risulta che perse molto
presto ambedue i genitori. Combattè nella Prima Guerra Mondiale con il grado di sottotenente
e, nel tempo, fu poi capitano di complemento. Nel novembre 1923 (come risulta dall’Archivio
Storico dell’Alma Mater Studiorum- Università degli Studi di Bologna), si laureò in
ingegneria. Negli anni successivi divenne un funzionario della Direzione Generale Antichità e
Belle Arti e, grazie a questo incarico, viaggiò lungo tutta la penisola, vivendo anche lunghi
periodi lontano da Bologna. Sempre dai documenti in possesso della Fondazione Cassa di
Risparmio in Bologna, risulta che –negli anni Quaranta- fosse tornato in città e prestasse la
sua opera come dipendente della locale R. Soprintendenza ai Monumenti. Tant’è che in
archivio si trova una sorta di lasciapassare rilasciato in data 30 luglio 1943 dal Comando
della Difesa Territoriale di Bologna – Ufficio O.P. che autorizza l’ing. Grazia “a circolare in
luoghi ove si trovano monumenti colpiti dall’offesa aerea in Bologna e Provincia. Detto
funzionario può altresì fotografare, rilevare edifici ed occuparsi delle operazioni di sgombero
e consolidamento provvedendo a porre in salvo oggetti d’arte ed elementi scultorei e
architettonici”. Nell’immediato dopoguerra, si occupò poi di censire i monumenti che
necessitavano di restauro o di ricostruzione. Il suo ultimo indirizzo era in via Irnerio n. 8.
Collezionista e raccoglitore inesauribile, predispose che, alla sua morte -non essendosi mai
sposato e non avendo avuto figli-, suo erede universale sarebbe stata la Cassa di Risparmio in
Bologna.
Il fondo consta di:
1)
Volumi/opuscoli : inv. da 53.385 a 58.342 = 4.958
2)
Dipinti: n. 50
3)
Disegni: n. 233
4)
Stampe: n. 1.875
Nel 2005 la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna acquisì il fondo ceduto dalla Cassa di
Risparmio S.p.A..
FONDO RAIMONDO AMBROSINI
Conosciuto tra i principali collezionisti e bibliofili, è un “giacimento” importantissimo per le
memorie della città di Bologna.
Raimondo Ambrosini nacque a Bologna -più esattamente come scrive la figlia Bianca “in
villa a Barbiano” il 18 luglio 1855, dall’avvocato Ambrogio e da Teresa Bolognesi,
primogenito di tredici fratelli. Quando ebbe dodici anni fu mandato a studiare a Bressanone
(Brixen) presso i Padri Gesuiti e, successivamente a Tivoli, nel medesimo Istituto. Da qui,
compiuti diciassette anni, tornò a Bologna per frequentare l’Università, iscrivendosi alla
Facoltà di Giurisprudenza. Si laureò a soli ventuno anni, il 25 luglio 1876, con il massimo dei
voti, discutendo una tesi che, come apprendiamo dall’Archivio dell’Alma Mater Studiorum
Università degli Studi di Bologna, verteva sulle Persone tenute alla collazione dei beni. Della
commissione di laurea facevano parte anche Giuseppe Ceneri e Oreste Regnoli. Ben presto,
divenne uno dei migliori avvocati di Bologna, a disposizione di tutti i ceti sociali: ricchi e
poveri. All’età di trentuno anni perse il padre e si ritrovò a capo di due famiglie: la propria e
quella d’origine. Fu un fervente cattolico e benefattore. Memore della sua formazione presso i
Padri Gesuiti frequentò spesso e volentieri la chiesa di San Giorgio in Poggiale. Sposatosi nel
1879 con Augusta Marchi, ebbe da lei cinque figli: Bianca, Rosa, Lorenzo, Teresa e Carolina.
Conobbe, com’è ovvio, tutta l’intellighenzia bolognese: da Alfonso Rubbiani a monsignor
Breventani; da Giuseppe Bacchelli a Gaetano Dall’Acqua. Per la sua correttezza e la sua
onestà godette sempre di grande rispetto anche da parte degli avversari. Fece, infatti, parte
del Consiglio Comunale dal 1893 al 1902 tra la minoranza cattolica: suoi antagonisti furono,
tra gli altri, Giosuè Carducci, Enrico Panzacchi, Vittorio Puntoni, Vittorio Putti, Oreste
Regnoli. Celebri sono rimasti alcuni suoi interventi, come quello sull’allargamento del
Mercato di Mezzo (ora via Rizzoli) previsto dal PGR del 1889: egli temeva che l’assetto
urbanistico medievale di Bologna ne venisse irrimediabilmente scalfito. Tra le altre cose,
Ambrosini si battè anche in favore dell’insegnamento religioso nelle scuole del Comune.
Come rappresentante del cattolicesimo fervente, egli fu pure l’artefice del riavvicinamento di
Vittorio Emanuele III con il papa Pio X: recandosi personalmente a Roma, infatti, permise
che il Cardinale Svampa, arcivescovo di Bologna, potesse rendere omaggio al Sovrano
durante la visita che quest’ultimo fece in città il 23 maggio 1904. Singolarmente, il suo
interesse di collezionista nacque in seguito ad una lunga causa da lui sostenuta con la città di
Cento, in provincia di Ferrara. Oggetto della causa erano infatti le Decime che la Mensa
arcivescovile (da lui patrocinata) avrebbe dovuto percepire da detta città e che, invece, le
venivano quasi sistematicamente negate. Nel preparare dunque tutta la documentazione utile
alla rivendicazione dei diritti della Curia, egli si avvalse dell’amicizia con il Canonico
Breventani ed insieme –sempre come ci testimonia la figlia Bianca- “…si spinsero nelle
maggiori biblioteche italiane; insieme, passate faticose notti scrutando documenti,
[decifrarono] antichi codici polverosi, che niuno forse avrebbe riscossi mai dal loro sonno
secolare, se eglino non li avessero sfogliati…”.. L’amico prelato gli schiuse dunque altri e
diversi orizzonti e, in breve tempo, l’avvocato si trasformò in un alacre studioso di storia
bolognese. Lo Studio professionale divenne quasi, nelle ore libere dal lavoro, un’accademia
dove alcuni intellettuali tenevano le loro discussioni. Gli argomenti erano i più vari: dalla
filosofia all’estetica, dalla storia alla politica. Questo nuovo interesse crebbe sempre di più e,
ben presto, Ambrosini iniziò a frequentare le botteghe dei librai. I libri e i materiali diversi
comprati non divennero però un tesoro da tenere nascosto, ma –anzi- egli li mise a
disposizione degli studiosi che avessero avuto necessità o desiderio di consultarli. Le
conoscenze acquisite lo trasformarono anche in uno scrittore: le sue monografie più note
sono: La vittoria navale dei Bolognesi contro i Veneziani; La Torre degli Asinelli; Al Duttòur
Truvlein; L’Aeronautica a Bologna. Redasse inoltre i fondamentali cataloghi della sua
biblioteca.
La morte lo colse ancora in giovane età: morì, infatti, il 19 maggio 1914, all’età di 59 anni.
Nel suo testamento è scritto testualmente “Al mio caro figliuolo Lorenzo lascio a titolo di
prelegato la mia libreria, tutte le carte e le cose di studio…”.
Fu proprio Lorenzo (più noto semplicemente come Renzo), anche lui avvocato con studio in
Bologna – via Rolandino n. 2-, che vendette il fondo alla Cassa di Risparmio in Bologna.
Raimondo Ambrosini raccolse numerosi e vari materiali.
Il nucleo più significativo, è forse quello delle stampe di Giuseppe Maria Mitelli (Bologna,
1634-1718). Tale collezione compare nel catalogo a stampa redatto dallo stesso collezionista
(Raccolta di opere riguardanti Bologna nella Biblioteca di Raimondo Ambrosini, Bologna,
Tip. Garagnani, 1906, p. VIII, 338; segue Ia Appendice, 1908) con i numeri progressivi dal
3094 al 3591 e nell’Appendice dal 6659 al 6763, per un totale di 516 unità. Il confronto con il
più cospicuo gruppo mitelliano oggi noto –quello del Castello Sforzesco a Milano- permette
di poter affermare che il blocco conservato in San Giorgio in Poggiale, per qualità e quantità,
copre la quasi totalità dell’impresa incisoria dell’artista. Nel 1978 fu pubblicato il primo
volume dedicato alle incisioni di proprietà della Cassa di Risparmio in Bologna: tale raccolta
di stampe è ricca di nomi che vanno dai Carracci ai più recenti Morandi e contemporanei. Il
primo volume fu –appunto- dedicato all’opera del Mitelli. Questo studio approfondito,
permise di ricollocarne la figura “nella dimensione che sembra più giusta, fra cultura del
Seicento, ancora carica di suggestione manieristica, e quella entrante del Settecento, che
l’artista bolognese riesce a unificare in felice e personale sintesi” In occasione di questa
pubblicazione il nucleo Ambrosini venne scorporato dal fondo librario e “assemblato” con gli
altri esemplari di diversa provenienza.
Altri gruppi significativi di materiali speciali sono: gli almanacchi e lunari; i giornali (alcuni
dei quali veramente rarissimi); una splendida raccolta di bandi del XVI secolo; le opere di
Giulio Cesare Croce; le orazioni dette all’Accademia di Belle Arti; la serie quasi completa dei
libretti delle opere date al Teatro Comunale dalla sua apertura: i manoscritti, le edizioni rare,
le opera in musica ecc.
Il catalogo a stampa ci permette di conoscere anche la suddivisione dei materiali secondo la
personale organizzazione di Raimondo Ambrosini. Vi sono otto sezioni: fisica, sacra, civile,
legale, scientifica, letteraria, artistica e biografica. La pubblicazione ebbe –già a suo tempoun notevole successo tanto che in una recensione viene scritto: “ Col catalogo l’Ambrosini ha
messo a notizia e profitto degli studiosi tutto un materiale interessante, con esempio degno di
trovar imitatori” e l’Ambrosini stesso viene definito “l’indefesso, sapiente e fortunato
raccoglitore delle memorie bolognesi [che] non poteva fare cosa più gradita agli studiosi delle
cose nostre, pubblicando l’elenco della ricca e preziosa suppellettile che possiede, frutto di
parecchi anni di ricerche fatte nelle principali città d’Italia e dell’estero”
FONDO TOMMASO SASSOLI
Quello che noi chiamiamo comunemente “Fondo Sassoli” pervenne in San Giorgio in
Poggiale nel 1987, dopo il perfezionamento del legato testamentario del signor Manfredo
Sassoli a favore della Cassa di Risparmio in Bologna.
Manfredo Sassoli nacque a Bologna il 4 dicembre 1897 e morì nella stessa città il 17 luglio
1985. La Biblioteca era collocata all’interno della sua abitazione, che si trovava in via San
Procolo al n. 7.
Il vero e proprio collezionista e titolare del fondo, come risulta dagli ex-libris apposti su ogni
volume/opuscolo, era Tommaso Sassoli, suo fratello, morto a settantacinque anni il 10 luglio
1971. Di un Tommaso Sassoli abbiamo notizie dall’Archivio Storico dell’Università degli
Studi di Bologna: dalle carte risulta, infatti, che nel 1917-1918 fosse iscritto al IV anno presso
la Facoltà di Giurisprudenza e che il 28 luglio 1922 si sia trasferito all’Università di Urbino.
Non risulta però che si sia laureato. Da informazioni dei discendenti, signori Baravelli, si è
appreso che svolse la sua attività come Segretario (?) del Ricovero di Mendicità “Vittorio
Emanuele II” di via Albertoni (oggi Istituto di Cura e Riposo “Giovanni XXIII”). Nella nostra
Biblioteca esiste, infatti, una Guida dell’assistenza per la Città e provincia di Bologna, da lui
pubblicata assieme a Ugo e Antonio Cantele nel 1937 ad iniziativa della Segreteria Federale
[del Partito Nazionale Fascista] di Bologna. Nel registro dei morti della parrocchia di San
Procolo compare con la qualifica di “pensionato”. Come il fratello Manfredo, combattè
giovanissimo nella Prima Guerra Mondiale. Pare che il suo interesse per gli studi sia nato
nella maturità e che per seguire al meglio tutte le vicende bolognesi si fosse iscritto a diversi
sodalizi cittadini quali, ad esempio, la Fameja Bulgneisa.
Il fondo librario è ricchissimo di testimonianze bolognesi. Sono presenti libri, opuscoli,
manoscritti e materiali speciali di varie tipologie, fino ai ritagli di giornale che il Sassoli
raccoglieva diligentemente e altrettanto dettagliatamente “rilegava” in casa, a volte anche con
carte marmorizzate di qualche interesse.
FONDO SILVANI
Da notizie raccolte nel tempo, il fondo librario Silvani proviene dal palazzo omonimo, situato
tra piazza Cavour e piazza San Domenico. I volumi furono reperiti nei sotterranei e i
lungimiranti amministratori (in special modo seguirono la vicenda il prof. Bassanelli e il dott.
Guido Bacchelli, fratello dello scrittore Riccardo) decisero di conservarli ed anzi di dare loro
una prima sistemazione per valutarne la consistenza e il contenuto.
Da un vecchio documento risulta che le materie sono:
1)
religione (libri di preghiere, vite di Santi, panegirici ecc.)
2)
storia (antica, medievale e moderna non solo italiana in edizioni del XVI e del XVII
secolo)
3)
letteratura e storia dell’arte
4)
scienze (chimica, fisica, medicina, scienze agrarie, geografia)
5)
scienze sociali (diritto, economia, filosofia, politica, teologia)
6)
storia e costume locale
7)
opere in più volumi
8)
opuscoli
9)
periodici
10)
varie.
Tra i volumi/opuscoli furono reperiti i cinque incunaboli di seguito indicati, che sono tuttora
ovviamente conservati in San Giorgio:
- Caii Plynii secondi Naturalis Historiae, impressi Trevisi ductu et impensis Michaellis
Manzoli parmense MCCCCLXXIX regnante serenissimo venetiarum Duce Ioanne Mocenigo
octavo kalendas septembris;
- Seneca Opera Omnia, s.l., 1492
- Plauti Comoediae Viginti nuper recognitae et acri iudicio Nicolai Angelii diligentissime
excusae, ex officina Philippe de Giunta Fiorentini anno a christiana salute D. Decimo quarto
supra mille mense augusti Leone X Pont. Max.
- Plotini Vita composita a’ Porphirio discipulo suo traducta uero a Marsilio Ficino Fiorentino,
s.l., s.d.
- Statuta Civilia Civitatis Bononiae multis glossis, variis promissionibus ac amplissimo
indice, Bonomia impressa heredum Benedicti quondam Hectoris de Faellis calcographorum
accuratissimorum Anno Domini 1525 nonis mait.
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