DE HEROICA FIDE
327
NUM. V .
De heroica Eide.
Ex
P r o c e s s u A p o s t o l ic o
I T E S T IS — R. D„ Michael Rua.
J u x ta 37 interr. Pro c. fol. 482 respondit :
II Servo di Dio fu uomo'di fede, istruito da bam
bino nelle principali verità di nostra santa religione
dall’ottima sua madre, ne divenne famelico; di qui
provenne la sua diligenza nel frequentare da fanciullo
i catechismi e le prediche parrocchiali, malgrado' la
distanza di parecchi chilometri dalla parrocchia, di
qui quelPavidità di leggere buoni libri di cose di re
ligione ed edificanti in guisa da non sapersene distac
care neppure quando conduceva al pascolo la mucca
e impiegava eziandio parte della notte, di qui quel] ’assiduità alle sacre funzioni quando era studente nel
collegio di Chieri. Mostrò pure questa sua gran fede
nel Seminario dove attendeva agli studi teologici ed
ecclesiastici colla massima diligenza impiegandovi eziandìo i ritagli di tempo che poteva risparmiare nella
levata, nei passeggi, nelle conversazioni in cui era
come il centro dei chierici più studiosi in materia ec
clesiastica. Mostrò parimenti e più ancora questa sua
viva fede quando, fu sacerdote, rinunziando ai diver
timenti ed alle letture frivole ed amene per applicarsi
a leggere quasi unicamente argomenti e periodici re
ligiosi, e scrivere i suoi opuscoli tutti diretti ad in
segnare e inculcare le verità di. nostra salita religione.
Per quanto potesse desiderare informazioni in
torno agli avvenimenti del giorno non impiegò il tem
po a leggere i giornali per quanto buoni, limitandosi
a richiederle a qualcuno dei suoi preti o chierici che
avevano comodità di leggerli, La sua fede lo stimola
va fin da fanciullo ad interessarsi del bene spirituale
dei suoi compagni, istruendoli per quanto comporta
va la sua età, allontanandoli dai pericoli di perversio-
§1
R d ig io n is y e r i t a t i ^ s
percipere studet.
§ 2
H is ad d iscen d is sem per
incubuit.
§
3
E asd em ve rita te s a lio s
docere sin e ■in term is
sion e cu ravit.
328
NTJM . V-
De Dei gloria anima.' ne>e allettandoli alle sacre funzioni e alla frequenzaturfuftsalute s°md" ^
Sacramenti ; fede e zelo che andò ognora cre
scendo coll’età e che mostrò provenire da fini sopran
naturali, non avendo mai altro di mira che la Gloria
dì Dio e la salvezza delle anime. Questa sua fede di
mostrò anche col suo modo di parlare che sempre era
ispirato e condito di sentimenti religiosi, in guisa da
non tralasciare d’introdurre qualche pensiero che sol
levasse a Dio, o rammentasse qualche verità di no
stra santa religione, neppure quando parlava coi più
alti personaggi laici, come Ministri di Stato, Prefetti,
. anche Sovrani, sebbene sovente fossero- persone affat
to ostili alla religione, ciò facendo in modo1così ama
bile da far gradire anche ad essi le sue parole.
§5
Parlando coi suoi allievi sovente diceva : « VoVKforianaeSitatis^u- gUo che siamo amici, finché siamo in Paradiso » che
aerare docebat.
*n ]jngUa volgare si sentiva in rima. Altre volte udendo i fastidi che qualcuno gli esponeva egli diceva :
Vedi queste sono cose che accadono di quà e di là delPò, ma in Paradiso non ci saranno più; là staremo
molto bene ; quindi passava a consolarli e consigliarli
secondo le circostanze. Sovente rammentava i Novis
simi e specialmente la morte ed il Giudìzio, premen
dogli che queste grandi verità non fossero' dimentica§6
te ed allora inculcava la necessità di tenersi preparati..
Nm S 1?abaiSaepisslffi6 Fu definito dal card. Alìmonda nelPelogio funebre,.
Unione con Dio, e questa verità la dimostrava spe
cialmente col non mai parlare di qualsiasi argomento
senza introdurre il pensiero di Dio o di qualche ve
rità di nostra santa religione; così per es. passando
per le vie della città si fermava talvolta a rimirare le
vetrine di rivenditori di frutta, in cui erano esposte
ordinatamente tante sorta di frutti della stagione, uva,,
pesche, fichi ecc. le stava contemplando e poi com
mosso, volgevasi al vicino e gli diceva : Come è am§ '7
, mirabile ed amabile la Divina Provvidenza
; quanti
E x i’pbim terren i <5 £lq
*
deum assurgebat.
bei frutti di diverso colore, forma e sapore ci ha pre
parati e tutto a servizio delPuomo ! Altre volte con
templando il cielo1stellato, si tratteneva discorrendo
deirimmensità di Dìo, facendo notare l ’innumerevole
DE - HEROICA F I D E
329
quantità di astri, l'immensa loro distanza gli uni dagli
altri, la straordinaria loro grandezza, facendo-pur ri
saltare la sua onnipotenza ed infinita sapienza nel
l ’ordine stabilito fra-di essi e nelle facilità della crea
zione avendo bastato una sola parola Fiat.In quanto all’osservanza dei comandamenti di
Dio e della Chiesa e delle obbligazioni del proprio
§§
stato già ho deposto nei precedenti interrogatori, e °tìfria ex fide operaba'
chiunque vivesse e praticasse con lui restava facil
mente convinto che egli operava sempre mosso dai
motivi di fede per dar gusto a Dio, compiendo la sua
volontà, edificare il prossimo per condurlo a Dio ecc.
Di quanto io dissi sono stato io stesso testimonio per
la massima parte, avendo alcune cose udite dal Servo
di Dio, ed altre da coloro che con me convivevano.
E t iu x ta 38 interr. P r o c . fot. 486 r'espondit :
Q u a n to allo zelo per propagare la fede chiara§9
mente apparisce dalle sue sollecitudini per conservar- v e n . s. d zeius propa,
.
. _
.
.
.
. .
. ,,
.
g a n d a e fidei.
la nei nostri paesi hn dai primi tempi m cui i eresia
cominciò a spandersi nei nostri paesi poiché subito
pubblicò un foglietto col titolo « A v v is o ai cattolici »
come sopra ho deposto, foglietto che diede origine
ad'un fascicolo collo stesso titolo e quindi alla pubbli
cazione mensile delle « L e t t u r e ca ttoliche ». Furo
no argomento del suo zelo le sollecitudini spiegate per
convertire protestanti ed ebrei alla nostra religione.
Si vide poi
il suo ardente zelo per -propagare
la fede
T
„,
sw iconver-sior
T r*
•
•
1
Infìdelnjm
nelFopera da lui intrapresa delle Missioni, facendo nem sum m o studio
.
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•. -» «-«
.
•
1
tì
prosecfuitur.
ogni anno spedizioni di nuovi Missionari per ia Fatagonia, dove eranvi numerosi infedeli da convertire,
e in tanti altri paesi3 dove: gli emigrati italiani corre
vano grave pericolo di perdere questo prezioso teso
ro. Quanto' poi alle sue sollecitudini per mantenere i
suoi allievi e gli altri suoi dipendenti nel retto trami
te della dottrina cattolica non si può in breve spazio
tutto esprimere ; basti il dire che quella era la sua con
tinua occupazione; quindi nei discorsi famigliati, ne- yen SeJ 1*. studiufn
gli esercizi spirituali,
nei sermoncini della sera, nelle fiàei
servandae ™
. r
su*s d iscipuhs.
predicazioni festive sempre cercava d istruirli, e con
fermarli nella verità della fede. Oltre il « C attolico n ei
330
K U M v V-
secolo ■
» da lui. scritto in cui si trova come un trattata
lo
di tutte le verità di nostra santa religione ; egli sem
pre nei suoi scritti insinuava e confermava e difende
va la verità di nostra santa religione. Perfino il libret
to del Mese di Maria da lui scritto, in cui parrebbe che
avrebbe dovuto trattare unicamente argomenti del-'
§ 12
la divozione a Maria Santissma, egli espone sotto forAì^^ittendat fìdei ma di meditazioni“o di considerazioni i principali fonpraemunibat.
damenti di nostra santa religione. Quando poi i suoi
allievi dovevano recarsi alle vacanze autunnali, il Ser
vo di Dio oltre il cercare di diminuire la durata per di
minuire pericoli, negli ultimi giorni della partenza
con tutto lo zelo li premuniva contro gli errori che cor*revano pel mondo, contro le compagnie e letture peri
colose ecc. Di tutte queste cose sono io stesso testimo
nio oculare ed auricolare.
E t iu x ta 39 interr. Proc. fol. 487 respondit :
Il Servo di Dio come già dissi, fu definito l ’UnioDeo unìtul vh-ebat '■ ne con
e tale era in realtà, giacché pareva, che non
potesse discorrere senza introdurre nei suoi discorsi
il pensiero di Dio e l ’accenno di qualche verità di reli_, . . § u
,
gione. Di qui si può . facilmente argomentare
come la
. N orm isi de B eo loque- 25
t -r~\'
batur.
sua mente fosse continuamente occupata di;Dio, o nei
misteri di nostra Santa religione, ed il suo cuore sem
pre riboccante dell’amore di Dio, giacche e x abundan§ 15
tia cordis os loquitur. Discorrendo coi suoi allievi
Dsieriae' 2praeanocims proponeva sovente qualche sentenza della S. Scrittusempar habebat.
ra
tradurre, dandone poi esso- la spiegazione secon
do il senso letterale, ed anche secondo il senso accomodatizio, in cui sogliono tali testi essere spiegati; E .
quésto accadeva si può dire ogni giorno in cui avesse
■da trattenersi co’ suoi figli.
§ 16
Aveva sommo rispetto per la parola di Dio e per
Res sacras omniaque le cose sacre ; non permetteva che si portassero testi
qua.e ad divinuni cui- i n
,
t
-i* '
tnm pertmebant diii- dèlia sacra scrittura per semplice divertimento con
sentissimo curaJmt, seriso ridiC0l0, Promoveva con tutto fervore il culto
divino ; la musica sacra ed il canto Gregoriano- che in
segnava e faceva insegnare ai suoi allievi ; l ’istituzio
ne della Compagnia del Santissimo Sacramento pel
servizio delle Chiese, la scuola regolare ebdomadaria
DE HEROICA FIDE
di sacre cerimonie che procurava ai suoi chierici, ben
dimostrano quanto gli stesse a cuore il Divin culto.
Parimenti aveva cura che le suppellettili e le
drapperie destinate al servizio dell’altare fossero
sempre tenute con tutta proprietà e mondezza. Co
sì pure le solenni funzioni che introdusse nelle
sue Chiese, che attraevano immensità di fedeli,
§ 17
sono prova della diligenza ed amore pel divin HprL°MfentiaSnov?t°"
culto. V i fu qualche Sacerdote che veniva ogni anno
alle feste di Maria Ausiliatrice dicendo che a vista di
quelle funzioni gli faceva Teff etto di un corso di eser
cizi spirituali. Di tutte queste cose sono stato io stes
so testimonio.
E t u x ta 40 interr. Proc. fol. 488 respondit :
La sua fede e divozione poi apparvero specialmente verso la Santissima Eucaristia. Fin da giovane
e specialmente da chierico era desiderosissimo di ac- Ven. s. a devotio m
costarsi frequentemente alla Sacra Mensa. Nei suoi
EucharI'
proponimenti per l ’ordinazione Sacerdotale pose co
me una delle pratiche particolari non solo la celebra
zione divota della Santa Messa ma eziandio la visita al
Santissimo Sacramento. Molto volentieri si trattene
va in Chiesa, quando le occupazioni glielo permette
vano, a tenere compagnia a Gesù Sacramentato. Rac
comandava ai Sacerdoti di trattenersi .volentieri da
vanti al Santissimo Sacramento a dire il Breviario
quando si può, di preferenza in Chiesa, appunto per Ante ss lac9ram(aitUI„
tener compagnia a Gesù Sacramentato. Talvolta pas- ¿iuadet
sàndo davanti, a qualche Chiesa, mentre si dava il se- sacerdote moneha.t.
gno che mancava il serviente, egli si portava in Sa§ 20
1
1
«1 n r
1
i
-,
Iti ecclesia libentitssime
crestia, e prendendo il Messale andava a servir la m tm strabat.
Messa. Una volta trovandosi col Ven. D. Cafasso di
scorrendo per via dei suoi affari sempre importanti,
si venne ad annunziar loro che in un ritiro poco lon
tano si aspettava due chierici per far da torciferi a
qualche solenne funzione dell'istituto. Tutti due si
avviarono prontamente a prestar quel servizio a cui
mancavano i chierici. Raccomandava anche molto1a,i
suoi allievi la frequente Comunione e la Visita al San
tissimo Sacramento, e per questa sua divozione prò-
332
X l 'M . V-
Frequentem^cominunio- mosse vivamente la Compagnia del Santissimo Sacrap?ovehSendabat et ment0 e derpiccolo Clero- in tutte le sue case. B per
dar comodità alla frequente Comunione non ricusava
di rimanere molte ore in confessionario, anche con
pericolo di sua salute.
■
Magna devotìone^tgraNella celebrazi01ie della Santa Messa era tale la
sua devozione e così composto il suo esteriore che
tus àccedebat. '
'
molte persone accorrevano al suo. altare per rimane
re edificate nel vederlo celebrare. Dopo la debita pre
parazione si avanzava all’altare a passo grave e con
tegno divoto, mai che alzasse gli occhi per guardare
chi ci fosse intorno all*altare, diceva le parole della
Messa divotamente e distintamente, leggeva l ’Epistola, ed il Vangelo secondo il senso delle parole, con
tono di voce non troppo basso nè troppo alto in guisa
però che chi sì trovasse intorno all’altare poteva be
nissimo intendere parola per parola, e ciò per sua re
gola costante, rimanendone ognuno edificato. Cele
brava molto volentieri nel Santuario di Maria Ausi§ 23
■Ad a ita r e s . P etro dica- liatrice, raramente all’altare maggiore perchè essend^abaatum facere a~dovi parecchi gradini, colla vista imperfetta si sareb
be trovato impacciato a salirvi, invece andava volen
tieri all’altare di S. Pietro sia perchè più comodo, sia
per sua divozione al Vicario di G. C. al Supremo Pon
tificato. Quando poi approvate le regole ed ottenuta
comunicazione dei privilegi delle altre Comunità R e
ligiose, ebbe fra gli altri quelle dell*Oratorio privato,
avendo il Cardinal Alimonda benedetto-, specialmen
te per lui,, quando era già alquanto cadente, una cap
pella nel suo collegio, allora diceva qualche volta la
messa ivi, specialmente a comodità di benefattori fo
restieri, che per divozione desideravano la Messa
1« sacello8plvato non- in tale Cappella e solo negli ultimi mesi della sua
■S>rabatnecessitate ce' v^a> <lua>ndo non poteva più discendere al Santua
rio se non con grande stento, si indusse' a cele
brarla ogni giorno nel suo Oratorio privato. R i
guardo la visita del Santissimo Sacramento egli la
gg5
faceva quando poteva, e quando non poteva faceP ost
sa cru m
g r a tia s va servire il ringraziamento della Messa che duraX>eo a geb at.
T ♦ •
.
• •,
1
va ordinariamente mezzora. N e i viaggi o visite ai-
333
DE HEROICA FIDE
*
•
K
o
a
le sue case, per quanto poteva la prima visita era per SSmm lacramentum
Gesù Sacramentato, andandovi anche nei giorni se- visitare adamabat.
.guenti, e restandovi con tutta devozione ed edifica
zione di chi l ’accompagnava. Io non fui testimonio in
quanto a cose straordinarie ; fui testimonio solo di una
specie di santo tremore, da cui veniva sorpreso nel mo
mento solenne della Consecrazione, ed anche una vol
ta di qualche momento come di estasi. Intesi però da
altri miei confratelli specialmente da P. Viglietti,
che assisteva il Servo di Dio durante il Santo Sacri
fizio negli ultimi mesi della sua vita che qualche voi- Qua ani:[i j27dev:otione
ta lo vide spargere lagrime da restarne bagnato il sacram perageret.
corporale. Di altre cose straordinarie non intesi par
lare.
Di quanto qui deposi fui io stesso testimonio, e
qualche cosa intesi dai. miei confratelli.
E t ju xta 41 interr. P r o c , fot. 494 respondit :
Quanto alla santificazione delle feste il Servo di
Dio fu quanto mai zelante ;la inculcava caldamente ai
suoi allievi ; quando doveva collocarli a padrone in
§ 28
città, poneva per prima condizione che non li faces- DesanctiStioneest°per?
.sero lavorare nei giorni di festa ; quando poi doveva soidtns fuit.
assumere operai a lavorare nelle sue case questa era
sempre una condizione inesorabile. Così pure ave
va riguardo a non affidare lavori ad esterni se lavo
ravano o facevano lavorare nei giorni festivi. Pro
mosse la santificazone delle feste anche colla pubbli
cazione di fascicoli delle letture cattoliche che la in
culcavano di proposito. Fra le altre cose pubblicò :
« L 'a p p a r izio n e - delia M adonna alle S o le tte » dove
Maria Santissima fece intendere ai due pastorelli e
per mezzo di loro a tutto il mondo che il suo divin fi- Quibus mel?is ad kì
glio minacciava gravissimi castighi al popolo cri- usus SIt
stiano appunto per la profanazione dei giorni festivi.
Fu egli uno dei più caldi promotori dell’ssociazione
per la santificazione dei giorni festivi che si era in
quei tempi eretta in Torino nella Chiesa di S. Tere
sa. Quanto poi aH’adoperarsi per impedire i balli ed
i pubblici spettacoli, egli fece a tal fine sacrifici mol- saitationes et pubiica
to gravi. Presso l ’Oratorio di S. Francesco di Sales ,sat$tcula impedire
334
§
31
Id que jam a pu erilib u s
annis.
§
32
S. 0 . isoilicitudinis
b errim i fru ctu s.
§
vi-
33
H aec om n ia testis de vi
su et de a u d itu novit.
N U M . V*
trovavasi una bettola, dove in tutti i giorni festivi,,
oltre gli altri disordini vi era pure il ballo con grave
disturbo delle sacre funzioni per impedire tale pro
fanazione vedendo che le raccomandazioni a voce non
bastavano prese in affitto il locale della bettola, e sic
come la proprietaria faceva difficoltà ad affittargli
solo una parte di quel fabbricato, egli, sebben man
cante di m e z z i, si sobbarcò Finterò affìtto obbligan
do, così la bettoliera ad abbandonare il suo commer
cio. Quanto poi ai teatri ed altri spettacoli soliti a
farsi nei giorni festivi il Servo di Dio dava tutta la
comodità ai giovani frequentatori dell’Oratorio di
divertirsi appunto per allontanarli da tali spettacoli e:
contrari alla santità di quei giorni ; il che faceva con
mille semplici divertimenti di ginnastica e con rap
presentazioni morali, esclusi però per questi ultimi
i tempi di penitenza.
Non è a meravigliarsi che Sacerdote usasse tan
to zelo per la santificazione delle feste se conside
riamo che fin da fanciullo già s’interessava di pro
muoverla fra i suoi compagni nell’appartata sua bor
gata col trattenerli, come già dissi, in preghiere, in
laudi sacre, ripetendo loro le prediche che aveva udito al mattino, oppure gli esempi, edificanti che ave
va letto durante la settimana; così pure se consideriamo quanto fece a Chieri per allontanare il ciarla
tano che disturbava le sacre funzioni come a suo luo
go ho detto.
Il frutto di tali sue sollecitudini per la santifica
zione dei giorni festivi, fu molto considerevole ; oltre
il vantaggio che procurò con tale osservanza a! suoi
allievi interni ed esterni, potè pure ottenere sia con
la stampa, sia colla predicazione che molte famiglie
e paesi interi si astenessero dai lavori festivi. Fra
questi paesi posso notare Montemagno, Mornese ecc.
Otteneva poi anche molto frutto con promuovere la
legge fra i cattolici di non servirsi ai negozi ed offi
cine che usavano tenere aperto nei giorni festivi. Di
quanto sopra dissi, io stesso fui constante testimonio
si di veduta si di udito.
DE HEROICA FIDE
335
E t ju x ia 42 interr. Proc. fol. 496 resp on dii :
Era pieno di rispetto e di venerazione per la di§ 34
vina parola, sia scritturale sia tradizionale. L'aver sX X SS a t as omnì
per tanti anni spiegato ai suoi allievi la Storia Sa-'
era, l ’aver pubblicato un compendio della medesima,
ed un altro- ancora più breve in forma di catechismo,,
lo studio che fece della geografia sacra, l ’impegno che aveva per farla imparare agli altri, e specialmen
te ai chierici, sono prove evidenti del gran rispetto
che aveva per la Sacra Bibbia. Quando sentiva qual' cuno a portare dei testi Scritturali, dandovi una spie
gazione ridicola, non mancava di farne il debito rim
provero, dicendo:' Noli miscere sacra profanis.
Aveva pure in grande venerazione là tradizio§ 3„
ne. cioè Pinseenamento dei Padri e dei Dottori del- itemque ss. Patrum et
.
• 1 « /-\
1 • 'i"\
• 1 • ca
Doctoram. doetrm am .
la Chiesa, 1 Canoni dei Concini ed 1 Decreti dei hom(
mi Pontefici. Nei suoi scritti, contro i protestanti,
vivamente sostenne l'autorità della Tradizione, so
stenendo anch’esso con S. Agostino che senza la Tra
dizione neppure si potrebbe avere la Sacra Bibbia.
Combatteva le distinzioni tra-libro e libro della Scrit
tura introdotta da Lutero e dagli altri protestanti,
sostenendo che si dovessero tener come sacri ed ispi
rati tutti quelli che furono dalla tradizione presen- _ , . 886 „ .
-n
t
. r-,
•
lie d e sia stic a r a
T r a d i
tati come tali. Nelle sue dispute coi Protestanti sostren ue defenvente gli accadde di difendere l ’autorità della Tra
dizione, comprendendo in essa quanto sopra abbia
mo accennato, cioè i Canoni dei Concilii, Ì Decreti
dei Pontefici. Aveva il massimo rispetto per le En§ 37
cicliche che venivano pubblicate dal Sommo Ponte- R(Sfierasm EncydS
fice e procurava che tutti i suoi dipendenti ne fosse- venerabatur.
ro bene informati,ritenendo che fosse Pietro che par
lava per bocca dei suoi successori : ci ripeteva so
vente jl detto di vS. Ambrogio : U b i P e t r u s , ib i E c
clesìa. Volendo incominciare nei primi tempi che aveva chierici a far imparare loro a memoria i Santi
Evangelii, cominciò a far loro studiare il capo di S.
Matteo, dove il Divin Salvatore stabilisce, Pietro,
fondamento della Chiesa, ed in seguito faceva ferma§ s8
re la nostra attenzione, specialmente su quei punti" Ep S S m 1docebatesIa
336
NTJM. V*
in cui conferma a S. Pietro il suo primato, la sua pie
na autorità su tutti i fedeli ed anche su i pastori e
l 'infallibile suo Magistero nella Dottrina, facendo
risaltare come queste prerogative, dovendo durare
quanto la Chiesa dovevano naturalmente passare ai
successori di S. Pietro. Quanto alPautorità del Som«
e
. 5 39
mo Pontefice, non solo per conto proprio professava
Sum m i P on tificis auc- i
r
i
•
n f.
to rita tem recognosce- la più profonda venerazione, ma 1 inculcava eziando
imt ainsque su^descritti, come nel compendio della
storia Ecclesiastica da lui scritta ed in vari fascicoli
delle Letture Cattoliche ; mettendo in avviso i suoi
figli di diffidare e tenere come nemici della religione
chi manca di rispetto verso il Sommo. Pontefice e si
permette di sparlarne.
Proporzionatamente nutriva grande rispetto al
tresì verso gli altri Pastori della Chiesa, specialmenr
te locali. Infatti oltre l'osservare diligentemente le
Eodera studio prosegue- loro prescrizioni non intraprendeva alcun’opera nuobatur Episcopos.
va senza parlarne prima ed informarne l ’Arcivescovo di Torino, da cui riceveva con ogni rispetto le os
servazioni, procurando di approfittare dei lumi che
il Signore suole comunicare ai Pastori della Chiesa.
Quando venivano pubblicate circolari dai nostri A r
civescovi, egli era premuroso di conoscerle e farle
§u
conoscere ai suoi dipendenti, adoperandosi affinchè
Eorumque monita et fossero eseguite nella parte pratica. Era tanta la per-d octrm am servab at.
.
‘°
.
. r
.
,
,
.
suasione che m tutti quei che lo conoscevano vigeva
dal suo rispetto ed attaccamento al Sommo Pontefice
che tale persuasione fu causa delle gravi molestie ca
gionategli dalle perquisizioni governative del 1860.
Allora parimenti si vide la persuasione che si aveva
pirn-a. incommoda oh ^el suo rispetto e attaccamento anche all’Arcivescovo
hanc causan, passim fa Torino, perchè tali perquisizioni furono provocate
dal sospetto che D. Bosco fosse il tramite di cui si ser
visse l ’esiliato Mons. Pranzoni per comunicare ai
suoi Parroci le confidenziali disposizioni per l ’Arcidiocesi.
,
§ ■*3 .
Il Servo _di Dio aveva la massima venerazione
R o m an ae E cc le sia s vefeandutem 'scriptis de" per.la Chiesa Romana, difendendo colie parole e con
.
gli scritti che essa è veramente la Chiesa di Gesù C ri-
DE HEROICA FIDE
337
sto, consacrata e suggellata col martirio di S. Pietro,,
di cui difese strenuamente la venuta e morte a Ro
ma. Appunto per confermare i fedeli in questa dottri
na della supremazia della Chiesa Romana su tutte le
altre Chiese, scrisse la vita di S. Pietro, in cui fu un
capitolo particolare sulla venuta di S. Pietro a Roma,
contrastata dai. protestanti. Non contento del suo com
pendio, esortò il valente scrittore, bibliotecario1vati
cano Mons. Luigi Ferri a scrivere gli annali dei SS.
Pietro e Paolo, sobbarcandosi esso a tutte le spese
della stampa e pubblicazione della voluminosa ope
ra che ne risultò dagli studi di quel dotto scrittore.
Era poi molto esatto nelPosservanza delle regole del
la Liturgia Romana; la inculcava ai stioì chierici e
preti, procurando ottimi maestri di SacreX^rimonie,
§ 44
S a c ra s caerem o n ias d i
e raccomandando ogni anno nel tempo- degli esercizi ligen tissim e servabat.
spirituali di ripassare le Rubriche della Messa. E gli
stesso avendo avuto qualche osservazione su qualche
cerimonia della Messa, diede mano alle Rubriche, e
le teneva presso di se, facendone lettura ogni qual
volta gli rimaneva sempre qualche ritaglio di tempo.
Per quanto riguarda il Breviario già deposi nei prece
denti interrogatori. Riguardo poi al modo di celebra
re la Messa aggiungerò solo a quel che già dissi che
§ 45
talvolta insigni personaggi, vedendo qualche Salesia In M issae cele b ra to n e
no a celebrarla con tutta divozione, credettero vedere exem plo eràt.
D. Bosco, tanta era la persuasione invalsa della sua
abituale divozione nel celebrarla; tra i detti per
sonaggi piacemi citare la testimonianza di Mons. Ga
staldi. Pure di quanto dissi in questo interrogatorio
fui io stesso testimonio.
E t ju xta 43 interr. Proc. fot. 500 respondit :
Troppo lungo sarei se avessi a diffondermi sulla
devozione del Servo di Dio verso Maria Santissima.
§46
De p e cu lia ri S. D. devoAllevato dalla sua santa Madre, in questa dolce divo tione e rg a SS. Virg-inem.
zione,-la conservò, vivissima tutta la sua vita. Tro
vandosi in Chieri oltre l ’onorarla nelle Chiese e nelle,
preghiere quotidiane, non mancava di tributarle osse
quio incontrandone le immagini dipinte sui muri di
quella città. Il suo primo discorso fatto in Chièsa * o
338
NUÒVI- V*
meglio improvvisato quando non era ancora Sacer
dote, fu ad onore della Madonna del Rosario, in cir
costanza in cui se ne celebrava in paese poco^ lontano
dal suo la solennità; si aspettava il predicatore ma
venne a mancare. Accortosi il chierico Bosco di ciò,
interrogò!! Parroco se non avrebbe detto esso qualche
cosa dal pulpito per non lasciar partire tutta quella
gente che gremiva la Chiesa digiuna della parola di
■
Dio. Avutane risposta negativa, interrogò altri Sac
doti là presenti se non avessero potuto indirizzare alA d rem factu m .
meno qualche parola al divoto uditorio. Tuttj. si scher
mivano chi per questa,chi per quest’altra ragione. F i
nalmente uno di essi visto il disgusto che ih chierico
ne provava quasi sdegnoso gli disse :u Vada lei a far la
predica, senza esserne stato prevenuto ». Il chierico.
Bosco, preso il Breviario, mentre si cantava il Magni
ficat, lesse le lezioni della festa, poi sali in pulpito e
confidando in Dio, fece un discorso da edificare tutta
l ’udienza, si che uno degli uditori, portatosi nella set
timana seguente dal Parroco di Castelnuovo fece i più
§ 4 8 ..
alti encomi del giovane predicatore, aggiungendo che
i n t e r i i .S r o n Ì eS ie b r a - non avevano mai sentito una predica così bella! QuelhAt
lo fu come il principio della sua vita Apostolica nel
propagare la divozione alla Madonna. In seguito nei
discorsi privati, sul pulpito, ne’ suoi scritti, sempre
trattava col più gran piacere delle lodi della Madon
na. Agli infermi raccomandava caldamente di ricor
rere con tutta fiducia a Maria ; . la confidenza in. Lei
inculcava a chi si trovava nelle più g r a v i tentazioni o
nelle afflizioni ; ai suoi allievi si può dire che non sa§ 49
peva parlare senza raccomandare la divozione a MaE b u sdSade°batm omnì' ria Santissima, e specialmente per insegnar loro a
conservare la purità, raccomandava vivamente la di
vozione a Lei. A Maria ricorreva pure egli stesso in
tutte le sue necessità spirituali e temporali. L ’im
magine della Madonna apparsagli nella sua fanciul
lezza e le parole indirizzategli in quella circostan
za erano sempre impresse nella sua memoria, quin
di con tutta fiducia e, direi, sicurezza a Lei ricór
reva, e la celeste Madre non tralasciava di venire
D È H E R O IC A F ID E .
339
in suo soccorso e liberarlo dalle più gravi angu- Ad Eam .$
omni_
stie. Mosso dalla riconoscenza per i benefici ricevuconfugium habeti per mezzo della Celeste Regina, circa il 1860
venne nella deliberazione di erigerle un Maesto
so Santuario nella regione di Valdocco, testimonio
della protezione di Maria verso il fedele suo Servo.
Privo di mezzi ed ignaro dove avrebbe potuto trovarli
si accinse alla grande impresa. Nel 1865 fece benedi- s&ncia&Ti^ m Eius
re la Pietra laterale di tal Santuario, e nel 1868 colle ^ no,rem erigi cura'
più grandi solennità che durarono ben otto giorni lo
inaugurò a Dio Ottimo Massimo ed alla Vergine
Santissima sotto il titolo di À u x i l i u m C hristia norum .
I prodigi e le grazie si succedevano nel tempo della
fabbricazione in guisa da attirare le copiose limosine
che occorrevano per far fronte alle ingenti spese. Al
terminare di quella grande fabbrica il Vén. Servo di
Dio ebbe ad esclamare : « V irg o M aria A u x iliu m
C h ristia n o ru m aedificavit sibi dom um ». Allora più
clie. mai si diede a propagare la sua divozione, libri,
immagini, medaglie tutto fu messo in opera a far co
noscere il potente aiuto dei Cristiani. Colla debita au
torizzazione stabilì la Arcìconfraternita dei divoti-di
Maria Ausiliatrice, che in seguito arricchita di mol
te indulgenze
e favori spirituali
potè
aggregarvi mol- a > v ,i ‘n r * n 'n f vfi§ t52p r ì i i t a ì p t ì ì
^
jv
j.
te confraternite fondate non solo in Italia, ma in tut-. mstituit,
te le parti del mondo. Come tributo di riconoscenza
il Servo di Dio stabilì pure l ’Opera dei F igli di Maria
per la coltura delle vocazioni tardive, e sotto la pro
tezione deir Augusta Regina pose l ’istituto delle Zi
telle che poi si svilupparono mirabilmente col nome
di Figlie di Maria Ausiliatrice. Più che mai andava
crescendo nel cuore del Servo di Dio la divozione- alla Muitaque lu i pia ope~
Vergine Santissima, e ben sovente accadeva che par- '¡Ji:rfe etiitrodnion0c"
lando di lei si commovesse fino alle lagrime, eccitati- P6xitdo generale commozione ne’ suoi uditori.
Ebbe pure grande divozione verso gli Angeli
Custodi, e specialmente verso il suo. In confessione
§ 54
e fuori inculcava la divozione e la confidenza in que- v Angeìimi cus?odemfa
sti grandi amici delle anime nostre. L a sua prima
Messa la volle celebrare come già accennai all’altare
340
NT7M. V-
dell’Angelo Custode. Uno dei primi opuscoli da luL
scritto fu sulla divozione all'Angelo Custode ; a que
sti fece cantare fin dai primi tempi una bella lode, se
non erro da lui scritta, e certo eia lui musicata, appli
cando una aria da lui conosciuta. All*Angelo Custode
. dedicò pure il suo terzo Oratorio festivo. Fece conia§ 55
re medaglie coll’impronta dell*Angelo Custode, di^tm na promovend^ 1m Utì- stribuendole in molte migliaia parimenti fece stamgent■ pare numerosissime immagini in suo onore, conti
nuando in tutta la sua vita ad inculcare la divozione
al Santo Angelo, anche col mezzo di Compagni e fon
date in suo onore negli oratori e Case Salesiane. .
Sanctos omnes devotio- , Ebb^ £ran devozione a tutti i Santi, ed in partine coim t, quosdam colare a S. Pietro, Capò della Chiesa; a S. Giuseppe,
ta m en p e cu lia ri ratio- 0
-, r
.
^
~
*
... ,
r f
ne.
Sposo di Maria, a b. Giovanni .Evangelista, suo pa
trono; a S. Giovanni Battista; a S. Francesco di Sales e a S. Luigi Conzaga. A qualcuno di questi Santi
dedicò altari nella Chiesa di Maria Ausiliatrice, come.
S. Pietro, S. Giuseppe, S. Francesco di Sales; ad aL
tri dedicò Chiese e Collegi. In modo particolare pe
rò inculcava ai giovani la divozione a S. Luigi Conza
ga, quale patrono della gioventù.
Di quanto deposi fui io stesso testimonio oculare
ed anche auricolare.
' ■'
II T E S T IS — Rev. D.nus Joannes Baptista
Francesia. ■,
Jiixta 37 interr. Proc. fol. 792, respondit ;
_ ‘
. 1 1 Venerabile mostrò con le parole di avere una
F id em sup ern utu raiefn fede soprannaturale, .non tralasciando mai di fare
osenu '
quello che si conviene al buon cristiano e cercando di
promuoverlo in mezzo al suo prossimo. E prendeva
volentieri tutte, le occasioni per manifestarla. Ogni
-F id em stren u e defende- volta che vedeva la religione presa di fronte dai dissibat
denti, egli cercava subito di difenderla. Si mostrava
esatto nell’osservanza di ogni precetto di Dio e pro
curava di ottenere la pratica da quanti dipendevano
da lui. Noi vedevamo con ammirazione Topera assi§ 59
dua del Venerabile per ottenere l ’esatta osservanza
dei comandamenti del Signore.Se avveniva che quaL
SmdeI3.tlam alìls che volta avesse avuto da faticare, o da incontrare
DE HEROICA FIDE
341
qualche contrasto, egli non. se ne doleva. Ricordo di
aver letto sul discorso funebre su D. Bosco, detto dal
Mons. De Gaudenzi, che una volta incontrandosi con
lui prima che fosse Vescovo di Vignano e raccontan
dosi a vicenda le proprie angustie, il Venerabile dice
va : « Q u id haec ad aeternitatem ? Non bisogna che
noi ci dimentichiamo che la Croce è la, nostra eredità ;
§ eo
.
niente ci turbi ». E con questo impegno procurava di AaeSmitatir°rsS’p ^ '
far sentire anche al suo prossimo il bisogno1di pratica- bat
re ogni dovere imposto dalla fede. Ricordo con quanto
affetto cercò di richiamare nel retto sentiero il famo
so De^Sanctis, e come richiamò il Conte Cibrario al
pensiero .di correggere alcune sue opere, meno esat
te sulla credenza Cattolica. « Eccellenza, gli ..disse,,
avremo presto da presentarci a l Tribunale di Dio ;
procuri di correggere alcune espressioni poco esat
te ». Queir-uomo che aveva occupato le più. alte carigel
che dello.Stato, ricevette con riverenza le osservazio- Brar^ ¿ 6 -conabatiS*dern
ni del Venerabile Servo di Dio e promise che l ’avreb
be fatto. Questo seppi dal Confratello D. Lemoyne,
che era solito ad,accompagnare il Servo di Dio.
E t ju x ta 38 interr. Pro c. fol. 793 respondió: ;.
Non solo praticava la fede per sè, m ala zelava
§ 63
per gli/altri., e cercava di propagarla dove temeva che- Ven- 5- pvJe?us propa'
r
mi
f
i
• ♦
g a n d a e fìdei.
tosse vacillante, ora con parole ed ora con scritti. Ve
dendo che i dissidenti seminavano la zizzania dell*er
rore, avvisava il nostro popolo a conoscere le tráme
dei nemici e a starne lontano. La provano i libri che
pubblicava, le missioni che dava ogni volta che se gli
presentava roccasione. Quando fra di noi venne più ElT0TìhXL&lontra fìd-em
grave lo scandalo per le predicazioni di un disgrazia- ^stititto, :il noto D. Ambrogio, furono immense le fatiche
che-usò il nostro Venerabile per renderne inùtile ro
pera. Se si parla poi deirOratorio dove più diretta
era la sua mente, noi dovevamo ammirare la sua dili
genza e la continua sollecitudine per tener viva la no
stra fede. Questo si vedeva nelle istruzioni delle Do§64
meniche, e poi ..nei catechismi che procurava che fos- ° ^ f a^etdiis ad
sero dati tutti i giorni festivi e nella pratica dei SS.
■Sacramenti. L ’esito che se ne ricavava, era sempre
342
N U M . V-
consolante ; bastava una sua parola per guadagnare
tutti i cuori e per accenderli di santi desideri.
„O m n .ia hva §ec65+
.. .
Di queste cose e delle sante industrie del Venete-stis ip se
. . . . . .
rabile io fui per anni spettatore, ed ho dovuto,
sempre ammirare lo zelo che lo animava, specialmen
te quando con l ’aiuto di Dio giudicò di essere giunto
il tempo di poter metter mano alle Missioni in pae
si stranieri, quale sia stata la sua intraprendenza, in
essa, quale la sua fermezza, Tho detto in precedenti
interrogatori!.
E t ju x ta 39 ìnterr. Proc. foL 794 respondit :
§m
Era il Venerabile Servo di Dio ammirabile nel
% 2 dei mysteria coìe_ meditare i principali Misteri di nostra Santa'Fede. Il
suo affetto per il Natale, faceva si che chiamasse i suoi
figliuoli a celebrarlo^ con la massima pompa specialmente nella notte del S. Natale.
g 6?
Noi eravamo invitati a quella solennità anche con
Exercitium viae Cmcis il privilegio straordinario di fare la S. Comunione.
et
Saoram-entiorum -t-a
,,,
^
1 .
freq u en tjam commensiccome era nuovo quell uso per lorino, molti erano i Signori che intervenivano*, anche con loro mol
to disagio1. Faceva divotamente l ’esercizio della Via
Crucis, e lo diffondeva in mezzo ai.suoi figli. Racco
mandava la frequenza ai Sacramenti, e vi si prestava
senza alcun risèrbo. Ogni volta che si parlava di reli
gione desiderava che si facesse sempre con la dovuta
riverenza, e non permetteva mai che qualcuno si
prendesse a giuoco qualche pratica pia o qualche det
to della S. Scrittura,
g 68
Poco curante delle cose sue, desiderava che k .
Eutesacras°aedetroraat Chiesa fosse sempre bene adorna, e che nei giorni di
ret'
'
festa fosse decorata il meglio che fosse possibile. Per
la Chiesa non si risparmiava nulla, e‘le spese che si
facevano per le decorazioni, non le trovava mai trop
po gravi. Potrebbero esserne testimonio le Chiese ele
vate a Torino, a Roma ed altrove. Sapeva promuo
vere tra i fedeli lo zelo di provvedere ora le sacre paramenta, ora gli ornati, ora gli abbellimenti degli al' tari, ora la doratura dei candelieri, ecc. L e più belle
funzioni che Torino ammirava ai suoi tempi erano*
DE HEROICA FIDE
343
quelle di Maria Ausiliatrice, che il Venerabile pre
parava con santa esultanza.
Di tutte queste cose fui io stesso testimonio.
E t ju x ta 40 interr. Pro c. fol. 794 respondit :
Si può dire con tutta sicurezza che la divozione T3 .. .
a x.
•
1
r
i- • r 1
i*
•
11
r* -r-\
•
•
P e c u ìia n s S. D. devotio
principale tu la fede e divozione alla S. Eucaristia. Jiaì|Smam EuchaHDal primo giorno che fece la S. Comunione egli co
minciò a frequentare la S. Eucaristia. Quando in Se
minario vigeva l ’uso di fare solamente la S. Comu
nione alle Domeniche, egli promosse la domanda di
poterla fare più frequente. Fatto Sacerdote e confes- Frequ enterà" co m m u n io
sore era instancabile nel raccomandare la frequenza S . promov&re stu~
ai Sacramenti, e noi vedevamo già fin d’allora fra i tanti nostri compagni per la S. Comunione una fre
quenza quasi quotidiana. Ed il Venerabile fece sen
tire tutta la sua consolazione quando ottenne dalla
Caria la facoltà di conservare il SS. Sacramento nel
la nostra Cappella. Sono incalcolabili i sacrifici che
alcune volte faceva il Venerabile per potere in qual
che occasione celebrare la S. Messa specialmente nei
giorni di festa in cui soleva confessare per ore ed óre. M issae eelebraticmem
Mai però tralasciava la celebrazione. Il modo con cui numcruam om ittebat.
celebrava era del massimo raccoglimento, ma senza
alcuna straordinaria esteriorità. In alcune parti del
S. Sacrifizio si vedeva commosso ed allora le sue pa
role erano commoventi. Era quindi una gara tra
i suoi figli di poter andare a servirgli la Messa, che si
stimava la più grande fortuna. Fu trovato un giorno
raccolto mentre stava pregando dinanzi al Taberna
colo ed interrogato che faceva rispose : « Son vènu§ 72
to a chiedere soccorsi al Padrone di casa ». Difatto ,D. Q“rum ptx-SS6. sa~
Chiatellino gli consegnò una somma di cui il Vene- ,
rabile aveva bisogno.
Queste cose in parte le ho vedute io; e quest’u l
timo episodio l ’ho, appreso da molti che lo avevano
udito da D. Chiatellino.
E t ju x ta 41 in te r r . Proc. fol. 795 respondit :
Una delle cose che più stavano a cuore del Venerabile era la santificazione delle feste. Ci raccontava Dierimt fesÉorum sane*
come fanciullo andasse a sentire la predica e'poi la efXai eordi maxirae
344
KtTM. v*
ripetesse in casa o in m e zzo ai compagni ed anche in
mezzo agli adulti. Quando venne a Torino ed inco
minciò l ’opera degli Oratorii, procurava che i suoi
giovani avessero la comodità di soddisfare al precetto
della santificazione delle feste, anzi devo aggiunge
re che quando fu obbligato agli uffizi di servitore di.
campagna, volle escludere i giorni festivi e conser
vare tutta la' sua libertà per attendere alle funzioni
ut a »aia L7aUie «nc- deU* Parrocchia; Obbligato a cercare padroni presso
tifìcarentur summope- cui lavorassero i suoi allievi, non mai li metteva se
re .studebat.
,
,
.
-i m • •
non con la condizione che li lasciassero liberi la festa.
. .
Perchè meglio potessero santificare le feste racco
mandava la frequenza ai Sacramenti e ne dava tutta
la comodità. Quando venne in Valdocco e vedeva che
alcuni durante le funzioni mettevano il ballo, il Ser
vo di Dio, senza alcun timore si studiava d’impedirlo, e mai quelle persone mondane gli usarono sgarba
tezze cessando il loro divertimento^ dicevano1: « Don
§
Bosco ha ragione ». E questo esercizio il Servo di
P u h lic a s sa lta tieu es a"
r
v
»
movere curavit.
\j i o continuo nnche non venne a comperare quegli
edifizi e ad allontanare quelle persone. Inoltre aiutò
qualche parroco che desiderava far cessare il ballo
nelle grandi feste del paese, andando egli a predicare
e con i suoi giovani a cantare ed anche a recitare.
Di questo fui io più volte testimonio nel paese di
Villa San Secondò presso Asti. Aggiungo che gli im
presari del ballo vennero a lamentarsi col Servo di
Dio dei danni che avevano patito; ed egli in bella ma
niera li accomiatò dicendo che anche lui aveva per
duto per quelli che erano andati a ballare. E questo
succedeva nelle feste del S. Rosario, e della Mater
nità, in cui soleva andare con tutta la sua comitiva di
giovani a iare vacanza a Castelnuovo.
E t ju x ta 42- interr. Proc. fol. 799 respondit :
Il
Venerabile era amante della parola di D
g 76
sia collaudarla ad ascoltare e sia col ripeterla. Sonò
Vpredicare1adamabaf cose note c^e
fanciullo andasse a gara per in
segnare la santa legge di Dio e quando radunava la
gente alle Domeniche per assistere ai divertimenti
che soleva dare per i suoi amici, in bel modo si studia-
va per fare sentire la spiegazione del Vangelo che a§ 77
veva al mattino udito. E per meglio riuscire nella sua -sacrarum scriptm-arum
. t
..
- c ,
v.
studium . prom ovebat.
impresa ci diceva più di una volta come, diventato
chierico e poi prete, studiando la Sacra Scrittura sen
za avvedersi ripeteva tante e tante sentenze che gli
erano rimaste impresse. Lo studio della Sacra
Scrittura ce lo raccomandava a più riprese ed io me
desimo ebbi la proposta di ottenere un premio ad ogni
capo di Testamento Nuovo che fossi andato a reci
tare. Faceva di più, perchè ogni settimana ci face
va studiare, a noi chierici, dieci versiceli del Santo
§ 78
tt 1
.
Stim m a eru d ition e eam
Vangelo e poi ce li spiegava ; ed anche adesso ricordo «xpianabat.
con piacere e meraviglia la profondità di scienza che
dimostrava in tali interpretazioni. E poi ci raccoman
dava sommo rispetto ad ogni parola scritturale e ci
correggeva, se avessimo detto una parola men che ri
verente. Era poi premuroso per ricevere e far rice
vere con venerazione le deliberazioni che venivano da
Roma. E ricordo come ci comunicò con gran gioia
l ’annunzio del Decreto dell’approvazione delle Co^
stituzioni della nostra pia Società, dicendo : « Adesso Romani pontificia de1 t .
* v i
i l i *
i
i
c re ta m axim a' veneranon abbiamo più alcun dubbio sopra la sicurezza che tione j>rosequebatur.
se noi pratichiamo questa regola ci salveremo, per
chè la parola del Papa è parola di Dio ».
Quando nel 1854 fu proclamato il Dogma del, gQ
l'immacolata fece fare nell’Oratorio delle feste par- id p r o f e t o p a tu it m deticolari. Così anche si adoperò per unire il consenso macuuta^Sceptl?
dei Vescovi Piemontesi per la definizione delPinfal- biMtatifRVpet mfalh'
libilità del Papa. Al suo Vescovo quando gli coman
dava qualche cosa, ci raccomandava sempre il massi
mo rispetto, e nelle raccomandazioni che faceva a noi,
era di non far nulla senza'il consenso del proprio
Ordinario. Quando capitava che sorgesse qual
che contrasto, domandava licenza di poter ricor
rere all’autorità Superiore. Ricordo, a mio riguardo,
che D. Bosco, volendomi applicare all’insegna mento,
trovava difficoltà nella Curia, la quale diceva che mi
avrebbe rovinato. Allora P Arcivescovo Fransoni era
esule a Lione, ed il Venerabile disse che gli permet
tessero di scrivere al Vescovo, sicuro che egli dareb-
346
K U M . V*
ven. s. a Sobservantia
^ permesso. Quando egli incontrava qualche avS u m ro p ria m Epi~ versarlo riguardo all’Àutorità del Romano Pontefi
ce, egli in bel modo sapeva spiegare la verità Cattoli
ca. Ci raccontava come un giorno s ’incontrò con V in
cenzo Gioberti allora molto rinomato e potente che si
permetteva espressioni tutt’altro che corrette, di
cendo per es. che Monsignor Fransoni aveva una
benda agli occhi e Roma era per una cattiva strada.
■J 8?.c ■
Il TAVenerabile . senza
molte xparole
gli disse soltanto
:
R om an i P o n tifìcis auc. .
.
°
*
toritatem tuetur.
« L come combina le sue parole con quelle della Scrit
tura che dice : E c c e ego v o b iscu m s u m f etc. « Il Gio
berti si limitò a dirgli : « Lei Signor Abate è troppo
giovane, e non conosce abbastanza ; vedrà, vedrà. Do
po questo incontro ci diceva il Venerabile, io non ho
potuto pronosticare bene di lui, e quando ne sentiva
a parlare ripeteva l ’episodio che gli era occorso con
chiudendo : (( Se non ascolta Roma è perduta ». Quin
di ogni più piccolo ordine o consiglio che anche le S.
83
v e n . d . f . d ih g e n tia m Congregazioni prescrivevano, egli ce lo annunziava
Mi-ssae
c e le b ra to n e .
*•
->•
-*
• 1
TT
•
1 ,
e procurava di adempirlo. Ho ricordato più sopra co
me stava alla lettera del Catechismo e ce lo ripeteva,
come per es. nel Segno della S. Croce, fissando la no
stra atenzione sulle parole ; giungendo le mani dico :
Così sia. Era diligentissimo nel compiere ogni più
piccola cerimonia della Santa Messa, e si andava a
gara per obbedirlo. Ricordo che un giorno il P. Gius.
Franco, celebre scrittore mi diceva : « Stamattina ho
scoperto un giovane dell’Oratorio ». — « E da che co
sa? j) _ « Dalla pronunzia corretta del Confiteor,
. 8 84
mettendo bene i casi nella prima e nella seconda partcitaSone. Bieviani re
ecc., alla fine gli ho detto : « T u sei un allievo di D.
Bosco ». E gli recitava e ci raccomandava di recitare
ad ore fisse il Breviario ; ultimamente egli aveva ot
tenuto regolare dispensa, tuttavia ogni volta che lo
poteva lo recitava. Una volta ho sentito rimprovera
re uno dei nostri confratelli contro la legge del Bre
viario, dicendo che non si deve mai parlare con meno
rispetto di tutto quello che riguarda il nostro Santo
Ministero.
■‘ ,
§ ss
E t ju x ta 43 interr. Proc. fot. 8oi responait :
'ts.mam
Mi pare inutile dopo quanto ho detto asserire che
DE HEROICA FIDE
347
il Venerabile fu divoto grandemente della Vergine
§ 86
o o t - ' t
i
♦
•
•
,
1
n
-t* rA
E iu sm od i
d evotion is
■oo. E gli medesimo quasi ripeteva le parole di S. ' propagale stuBernardo che tutto quanto era frutto della Madonna. dlum‘
Raccontava le apparizioni di sogni avuti da fanciul
lo. E giunto all'ultimo periodo della sua vita racco
mandava ai suoi la- devozione della Madonna. Cosi
diventato chierico in mezzo ai suoi piccoli amici, e poi
diventato prete, predicava volentieri della Madonna
.
e accettava questa predicazione per meglio pro
pagarne la divozione. Desiderava che anche noi
ne fossimo devoti e propagatori. Un giorno disse
a me che l ’aveva chiamato a confessare mia madre
colpita dal colera, prima ancora di vederla"; arrivati
dinanzi alla Chiesa della Consolata disse : « Se tu
.
prometti che diventato prete predicherai volentieri,
ogni volta che il potrai, della Madonna, la Madonna
ti guarirà la madre ». A quei giorni tanti erano col- .
piti altrettanti morivano, invece mia madre guarì e
visse ancora ventitré anni. Il Venerabile poi non fa
ceva nulla se non nel nome della Madonna, nelle cose In re.b u s ^ a i o - n s mo
di grande importanza e ricordo che fin da principio ™er^ e^atv- M*noirJ_
della pia Società, avendo voluto io scrivere la data
che aveva emessi i voti, lo volli fare in latino e colla
nomenclatura degli idi e delle calende. Il Venerabi
le leggendo quella data e scoprendola che combinava
con una festa della Madonna mi disse : « Guarda che
ti sei sbagliato, perchè in quel giorno non ci sarebbe
una festa della Madonna e noi siamo soliti a fare le
adunanze i giorni a lei consacrati ». E trovai che il
Venerabile aveva ragione: Quando aprì la prima
Chiesa, detta ora Oratorio di S. Francesco di Sales,
invocava la Madonna con queste parole :
Fa che quanti qua verranno
Supplicanti tuoi divori»
Abbiali paghi i loro voti,
O gran Madre del Siguor.
Oltre alla divozione verso la Madonna, aveva an
che quella verso 1 *Angelo Custode. E per avere molti Ven. S. D. cu ltu s e rga
che lo onorassero/volle dedicare a lui il suo terzo O- A n § e ìu m . cu stod em .
ratorio. Ci raccomandava di avere poche divozioni,
ma farle bene; quindi dopo la divozione verso Gesù
348
§ 89
E tia r a -a lio s sanctos devotion e coluit.
§
90
C o n tra
P rotesta n tiu p i
errores pu gn ai.
§
91
Q uodam iilo ru m ad fìdem adducit.
§ 92
Q uosdam iilo ru m ad fi
de im b u ii
§
93
M y ste ria fi dei venerahatur.
• § -
94
Domus. Dei et sa cra ru m
fu n ctio n u m
decorem
m axim opere ciirabat.
jN
'L 'M . V«
Sacramentato, di Maria Santissima e del suo Angelo
Custode, aveva una divozione speciale per S. Luigi.Egli per ottenére che i giovani dell’Oratorio lo potes
sero onorare sicuramente provvedeva che la sua fe
sta si differisse sempre alla solennità dèi SS.-Pietro
e Paolo. Ancor giovane il Venerabile scrisse sulle
virtù e sullo spirito di S. Vincenzo dei Paoli. Quando
noi eravamo fanciulli ci faceva leggere specialmente
La vita di S. Filippo Neri. Ricordo che un giorno es
sendo andato in alba a predicare .ai Preti sopra S. F i
lippo, uno degli uditori, di cui ora non ricordo'il nor
me, ma lo scrisse poi all’Oratorio e ne abbiamo copia,
che egli diceva non aver mai sentito così belle e così
commoventi cose. ■■.
I l i T E S T IS — Rev. Joannes Baptista Piano.
J u x ta 38 ìnterr. Proc. fot. 935 respondit :■
Il
Venerabile fin dai miei tempi, cominciò con
zelo apostolico a combattere l ’errore dei Protestanti,,
che, a causa della libertà dei culti, avevano invaso le
nostre belle contrade, facendo un'insana propagan
da dell’eresia; anzi erigendo nella stessa Torino un
Tempio. Il suo zelo portò anche il Servo di Dio a so
stenere parecchie dispute con parecchi Ministri pro
testanti, come ho sentito dire fin ¿ ’allora. Io poi ho
assistito nella stessa Chiesa dell’Oratorio ad alcune
abiure dei protestanti ; il che prova l ’efficacia del suo
zelo per la fede cattolica.
Io, come i miei compagni tutti possiamo essere
riconoscenti se, mediante le sue esortazioni ed istru
zioni, abbiamo conservata sempre ferma la fede. An
che coloro, che, usciti dalì’Oratorio, hanno intrapre
sa una carriera nel secolo, dove si trovano molti peri
coli,- tennero sempre alta nel cuore la propria fede e
la venerazione al Venerabile.
E t iu xta 39 interr. Pro c. fol. 936 respondit : Da’ suoi discorsi conversazioni appariva benissi
mo come il Venerabile manifestasse la sua profonda
Venerazione per i misteri e le verità della Fede.
Sebbene povero e privo di tutto, il Venerabile aveva sommamente a cuore il decoro della casa di Dio
DE HEROICA FIDE
349
e delle fu n zio n i religiose procurando certo, con gran
di sacrifizi, guanto riguardava il culto di Dio. Noi am
miravamo con compiacenza gli addobbi delimitare e le
' § 05 .
.paramenta sacre che si usavano nelle maggiori solen- Tb"p¿i,m
v; ^truT^cS
nità, che egli teneva con una cura particolare.
Vlt
In seguito aumentando per la divina Provviden
za i m e zzi, eresse il magnifico tempio dedicato a Ma
ria SS. Ausiliatrice, dove profuse veramente tesori,
e promosse funzioni di. uno splendore allora nuovo in
§ 98
rp
•
D ierum festom m . san1 OrmO.
,
. ctification em
c o m-’
E t ju x ta 41 interr. Proc. fol. 937 respond.it :
menaabat,
' Nei.giorni festivi il' Venerabile voleva che noi
ci occupassimo in modo particolare, nelle opere di re
ligione e di pietà, non permettendo che alcuno dei
suoi figli* che allora erano occupati al lavoro presso
padroni esterni, vi si recasse alla festa; e ad evitare
ogni possibile inconveniente al riguardo si decise ad
erigere nelPOratorio degli speciali laboratori. Ad evitare poi che i giovanetti abusassèro della libertà
dei giorni festivi a trascuranza dei doveri religiosi, il
Venerabile istituì appunto i suoi Oratori esterni,
dando loro in ogni modo comodità di adémpiere agli
§ 97
obblighi del giorno festivo.
Ven-s d.'coitus in sa.X.
ti
t r
7•
cra s S cn p tu ra s.
E t 'juxta 42-Proc. fol. 937 respondit :
Che il Venerabile avesse venerazione alla paro
la rivelata, lo si vede apertamente dai suoi libri e spe
cialmente dalla Storia Sacra e dalla Storia ecclesia
stica; e qua e là sulle pareti dell*Oratorio ebbe cura
di far scrivere molte sentenze scritturali in latino che
§ 98
..
,
ítem
erga
Rom anum
faceva seguire dalla traduzione m volgare a nostra p ontificem .
maggiore intelligenza.
Il
Venerabile ebbe sempre una venerazione spe
cialissima .al Sommo Pontefice. Ne parlava col mas
simo rispetto ed entusiasmo. Dei Papi dei primi, se
coli scrisse la vita. Nel tempo in cui io era alTOratorio andò per la prima volta a Roma ; ed al suo ritorno
non aveva che da,parlarci del Papa, delle accoglienze
avute e delle benedizioni di cui fu incaricato pei gio
vani e pei benefattori. In quell’occasione ricevette
dal S. Padre Pio IX una palma benedetta, che quan-
350
N iJ M . V
tunque semplice e senza ornamenti espose nella Ghieq u a s j a a animarci verso il Capo della Chiesa.
Per quanto m'era dato intendere nella mia tene§100
ra età, il Venerabile appariva esatto osservatore delQRntM. svudlpromove?e le funzioni Ecclesiastiche,
stoduent.
^ ju x ta 43 interr. Proc. fo{, 938 respondit :
Ad attestare la divozione del Venerabile verso la
SS. Vergine ricordo ancora con quanto zelo ed entusiasmo egli ci parlasse non solò nelle prediche,ma nei
privati colloqui di questa buona madre, animandoci
ioi
a porgerle frequenti ossequi in tutte le nostre occuTempiunun eius hono- pazioni. Voleva ancora che ci preparassimo alle sue.
rem aedificavit.
solennità con pratiche di pietà e coll’accostarci ai SS.
Sacramenti, e quando io uscii dairOratorio fra gli al
tri paterni ricordi mi raccomandò caldamente questa
devozione. Per lo zelo della quale parlano altamente
poi il magnifico Tempio di Maria SS.ma Ausiliatrice.
P e c u lia ri devotione S. A proposito di questo Tempio il Venerabile mi disse
p i o S } Ì S b a t S ! stod'em che la Madonna s’era edificata essa stessa la Chiesa,
e che ogni mattina notava una grazia concessa dalla
SS.ma Vergine.
Aveva inoltre speciale divozione all’Angelo Cu-,
stode, e voleva che i suoi figli lo avessero come fido
compagno.
A ir Angelo Custode era dedicato il suo terzo 0 ~
ra torio del Borgo Vanchiglia.
Il Venerabile inculcava poi a noi giovani la di103
Aiios.sanctos coiuit .vozione a S. Luigi Gonzaga. A questo Santo dedicò
il suo Secondo Oratorio a Porta Nuova. Aveva parti
colare devozione a San Francesco di Sales, che volle
protettore di tutte le sue opere, a cui intitolò la
Congregazione da lui fondata.
s . L ìt u r g i L ^ e g u i a s ren gio se servab at.
£
*
'
IV T E S T IS — Rev. D. Secundus Marchisio.
§ ¿04
J u x ta 37 in ter r . Proc. fol. 1.014 respondit :
Vnik?s acibS eeiu°ce^ Venerabile era dotato di fede soprannaturale
batla quale traspariva da ogni suo atto.
Fin da fanciulletto le madri lo additavano ai loro
figli come modello di preghiera. Studiava volentieri
R es ad fldem5 p ertin en le cose della fede, insegnava con vero trasporto'del2 i? o s o u r d o c e b S cebat l ’animo suo il catechismo, e faceva con tutta pietà e:
DE HEROICA FIDE
351
carità le prediche ai giovinetti che raccoglieva con
vero zelo attorno a sè e conduceva volentieri in Chie
sa. I suoi compagni di Seminario mi attestavano che '
bastava vederlo, quando chierico e pio sacerdote, rac
colto in preghiera, per essere eccitati alla pietà e allo .
spirito di fede, e questa fede immensa appariva seni“
pre nelle minime opere che lo si vedeva intrapren§m
dere. Quando poi io entrato neirOratorio, ebbi la U]ex?iffifus ad M'6m
fortuna di avvicinare, posso' dire quotidianamente il
Venerabile, potei farmi un concetto adeguato di quan
to grande fosse la fede del Servo di Dio in .quanto
operava per la propria perfezione e per la salvezza
delle anime.
E t ju x ta 38 interr. Proc. fot. 10x5 respondit :
Il
Venerabile era così ripieno di fede che ebbe
in tutta la sua vita il desiderio di propagarla, come
ho già testimoniato parlando di quanto fece per istruì- yen. s. 1
propa
re e convertire i cattolici, specialmente in Torino, per gandae studmm.
propagare le Missioni tra gli infedeli e.per rassodare
sempre più nella fede coi suoi Colleglli ed Oratori! fe
stivi la gioventù. Aggiungo con vera compiacenza
§m
che il Venerabile costantemente procurava d’ispirar- 0bnX
X ip?ntSmRdSSci amore e riverenza alla Suprema autorità della Chie- *>at.
sa, ripetendoci sovente : « Stiamo col Papa, parliamo
molto de] Papa ; difendete il Papa perchè dove è il Papa
ivi è la Chiesa ». Tutti quanti i suoi scritti poi sono
una prova palpante di quanto fosse viva ed. ardente
la fede soprannaturale del Venerabile.
E t ju x ta 39 interr. Proc. foL 1015 respondit :
Il Venerabile, era continuamente raccolto
nel
. s 109
«
pensiero e nella meditazione delle cose celesti, e cer- Rebus caei&stibus con1«. r 1
,•
,•
- ni *
templandis siile intercava d infondere questi sentimenti 111 tutti 1 suoi ngii. missione erat addicRicordo a tal proposito che nel 1879, nell’occasione, tus'
che mi delegava a Prefetto della Casa-madre dell’Oratorio Salesiano mi disse : « Avrai da scrivere molte
'lettere e da dare molte udienze. Ricordati di lasciare
§ no
un buon pensiero in ogni udienza che dai ed in ogni guid ag-erent aìignid
lettera che scrivi ». Così cercava sempre di fare D. spirituale-adderent.
Bosco. Ed io posso veramente testimoniare, che il V e
nerabile operava proprio così.
. ,
Vidi pure il Venerabile trattare con grande vene-
352
K U M . V*
omnia ad Dei euitum razione tutte le cose die appartengono al culto divi' ctabatntia: $ancte tra" no ; e zelava in modo particolare il culto, facen
doci caldissime raccomandazioni, specialmente nella
chiusura dei SS. Esercizi. Prova del suo zelo per la
casa di Dio è la edificazione delle Chiese di Maria Au~
siliatrice e di S. Giovanni Evangelista in Torino, il
Santuario del Sacro Cuore di Gesù in Roma e di mol
tissime altre in altre parti del mondo.
Io
fin da quando entrai nell’Oratorio fu
vigliato ed edificato della grandiosità colla quale il
Sacras functfonea n..a- Venerabile ordinava che fossero fatte le funzioni
cOT°abatPParatu fieri ne^a Chiesa di Maria Ausiliatrice, dove era solito per
le maggiori solennità invitare Vescovi e altre Dignità
ecclesiastiche..
Richiedeva poi pel servizio delimitare biancherie
e paramenti che fossero sempre in ottimo stato e de
gne dell’uso santo a cui erano destinati.
■
ven. s. u ¿ievotio erg-a
ju x ta 40 interr. Proc. foi. ioió respondit :
ss.mum sacramenti)
Il Venerabile manifestava, come io ho; sempre
ve"duto-, tale fede amore e devozione verso la SS. E u
caristia che bastava vedere il contegno suo nell’entra
re in Chiesa e dinanzi all’altare per dire che era uomo
di fede. Quando era ai piedi del Tabernacolo ih Vene
rabile non vedeva, nè sentiva più nulla attorno à se,.
sing-uia.Alvotione
ed invitava veramente a prostrarsi accanto a lui.
crum faciebat. ■
j 0 che da giovanetto, da chierico, e-da sacerdote/
ebbi la fortuna di servirgli soyentissimo la Messa, pos
so testimoniare che la sua devozione e il suo fervore
erano veramente straordinarii, come vedeva i fedeli
accorrere volenterosissimi attorno all’altare ove egli
celebrava, attirati dalla sua straordinaria devozione.
A me non fu dato di vederlo come correva voce tra
confratelli e giovani dell’Oratorio che il Venerabile
una volta celebrando Messa all’altare di S. Pietro in
Maria Ausiliatrice, dopo l ’elevazione si sia sollevato
di un palmo da terra. Non posso neppure dire da chi
»_j
T a n .q u am “
rita a jiu ,»
exercitiorum. fructus
•devotionem m Missae ceiebratìone et
{recruentiam ad
ss.mum sacrameli
SmtnendSeerstiebat
eb b Ì u d Ìt°
ta l fa tt0 ! “
a P e r C 0 1 lt0 m Ì °
10 C re d °
e COn
me lo credono vari miei confratelli.
•
.
. .
.
r
Alla chiusa degli annuali esercizi era solito a rar.
,
"
n . . . r\ i 1
ci queste due raccomandazioni : i. Celebrare con gran .
divozione, perchè questa era una predica quotidiana.
D E .H E O R T O A F ID E
253
che nói potevamo fare ai nostri gioVanetti e ai fedeli
che intervenivano; 2. Promuovere frequenti visite a
Gesù Sacramentato, circondati dai nostri giovanet
ti, tra i. quali promosse P abitudine che alcuno di essi
nelle feste principali recitasse un discorsino inteso a
ravvisare tra i compagni la divozione al Sacramento
come pure alla Vergine ed ai Santi.
Nei. suoi frequenti viaggi,5 anche a costo
di i veri
.
f
sacrifm, faceva di tutto per non tralasciare di celebrare la S. Messa, raccomandazione che fece' varie
volte a noi quando dovemmo fare qualche viaggio.
Tutte le raccomandazioni che faceva a noi al ri
guardo, egli poi le metteva pure in pratica, come noi
lo vedevamo soventissime volte.
§nunqua.m
us
mitteve cm-abat.
S a cru in
o-
V. T E S T IS — Rev. D. Joannes Ani ossi.
Jtixta 37 interr. Proc. fol. 1142 respondit :
Si può dire che il Venerabile viveva di fede. Ogni Ven DeiV ^ uius ex
sua parola, ogni opera era inspirata dalla fede in tutte . fìde vivebat.
le verità rivelate da Dio. Dimostrava la sua fede
eroicaJlo zelo suo nel difenderla contro gli eretici an
che con pericolo della vita,come sopra ho riferito,nell'osservanza dei commandamenti e nelPadempimento ;V(1
tuendaru vi
dei suoi' doveri.
E che ciò facesse, ispirato
esclusiva- ducere disanm
en
•
1*
n on dubitamente dalla fede soprannaturale, lo dimostrano le pa- bat.
role che'egli soleva rivolgere a noi per indurci a que
sta osservanza, colle quali ricordavaei Pamore di Dio
che doveva essere Punica guida delle nostre opere, da
cui dipendevano i premii e i castighi della vita attuale
e della vita futura.
E t ju x ta 38 in te r r . P r o c . fol. 1142 respondit :
Che il Venerabile abbia sempre nutrito vivo de§m
• siderio di propagare la fede appare da quanto ho già Fl(ffoSi ? u i t ? stu’
deposto intorno alla brama che aveva di andare alle.
■Missioni e dalle centinaia di Missionari che riuscì a
spedire in paesi tuttora avvolti*nelle tenebre del pa
ganesimo. Dimostrò -questo desiderio di propagare
la fede e di rassodarla nelPanimo della gioventù in
modo speciale colle parole e colle opere, quali furono
per es. i catechismi che fece esso fin dalla fanciullezza
§119
e continuò a fare per tutta la vita, e procurò che si fa- 0 duatationem1^ ^ ! 1
354
N U M . V*
cessero poi sempre dagli ascrìtti alla sua congrega
zione e dai Cooperatori. Salesiani ; manifestò questo
desiderio colle continue predicazioni che faceva egli
o procurava che da altri si facessero negli Oratorii
festivi, nè suoi Istituti ed anche alle popolazioni par
rocchiali per mezzo d’esercizi e Missioni spirituali.
verbis sfr/ptts dispu- ^ Venerabile dimostrò questo desiderio con una tetationibus. '
nacità eroica, colla composizione e diffusione di libri
intorno alle verità della fède, che si studiava fossero
accessibili alla intelligenza del popolo. Non rare voite succedeva che protestanti, tra i quali il nostro DeSanctis, venivano a lui per disputare intorn^ alle ve
rità della fede ; fui io stesso presente ad una disputa
sostenuta dal Venerabile con un infelice che, prima
cattolico, si era fatto Valdese e poi zelante propaga
tore deireresia. Era meravigliosa la calma crolla qua
le il Venerabile sosteneva le verità della fede, con
quanta chiarezza le dimostrava, e siccome le sue pa
role erano unite a grande carità, generalmente riu
sciva a legarli in amicizia, e questi poi. ritornavano
a lui, finché poi non pochi abbandonarono l ’errore,
come ricordo essere venuto di quest’ultimo di cui ho
parlato.
§ i21
Al. Venerabile stava a cuore di raffermare nella
'DinamSx:Pontiflcenun
'l suoi discepoli, ma specialmente alla divozione
baiai*1is fovere nite“ a^a Santa Sede. Molto frequentemente ci parlava del
S. Padre; deir affetto che il Papa portava ai suoi fi
gli ; da Roma ci portò immagini e croci benedette dal
Papa e volle anche che prendessimo parte alPObolo
di S. Pietro invitandoci a fare ciascuno una piccola
offerta che il S. Padre aggradì; come pure venuto
airOratorio il Cappuccino Massaia poi Cardinale, ed
essendosi poi trattenuto con noi una giornata, il V e
nerabile incaricò me di fare una colletta tra i giovani
da offrire al Santo Missionario per le sue Missioni.
,,,agnumquem,A
'
in quel
giorno. ,dal buon
M
fidei■
mo- Tanto
_ , fu
. l’affetto
. dimostratoci
,
.
, <•
mentum in eorum a- Padre Cappuccino che noi non 1 abbiamo più dimennimis insculpere
.
^
•
•
•
n>
ticato. Questi fatti servirono per ravvivare nell ani
mo nostro la fede e farcene sempre meglio conoscere
la preziosità e la grandezza;
DE HEROICA FIDE
355
A questo appunto si deve attribuire l ’immfenso
numero di vocazioni ecclesiastiche, lo zelo che molti
dei suoi allievi dimostrano nella propagazione della
fede ; e se pure alcuno de’ suoi allievi potè allontanar
si dal retto sentiero si può affermare che in ultimo
ritornò ai principi a lui instillati dal Venerabile.
E t ju x ta 39 interr. Proc. fot, 1144 respondit :
_
§123
Il
Venerabile viveva della vita della Chiesa, ed v vi'S/'ac^mmodalat
educava noi pure a questo sistema. Infatti nei discor
setti che era solito rivolgerci alla sera dopo le orazio
ni, era solito ricordarci la solennità che il giorno se
guente la Santa Chiesa celebrava ; ce ne spiegava la
ragione, ma il suo dire non aveva solamente lo scopo ■
d/istruirci, ma ancora di eccitarci ad entrare nell’in
tenzione della Santa Madre Chiesa, e generalmente
per le sue parole noi ci sentivamo poi disposti ad ac
costarci il giorno dopo ai SS. Sacramenti. 'Non parlo
ora delle prediche che egli o qualche altro suo coope
ratore, ci faceva nella solennità dal pulpito.
Che il Venerabile avesse per le cose sacre uria
§ 124
v
•
i i *
j.
*1
i „ i i
S an cto ru m
reliqu ia«
divozione particolare lo dimostrava il suo zelo pei cui- c u itu proseque b atu r.
to delle Reliquie. Si dimostrava felice ogni qualvolta
alcuno gliene presentava una nuova. Procurava che
le sue Cappelle e poi le Chiese fossero provvedute il
meglio possibile degli oggetti necessari al culto. E
perciò eccitava L fedeli a .venirgli in aiuto con. nuovi
§ 125
paramenti, si studiava, anche nei primordii delle sue Sa}c™ni ippaiatu8peraistituzioni, che le funzioni riuscissero decorose e securab&t.
condo il chierico'Giuseppe Bongiovanni nell’Istitu?
zione del piccolo Clero, la quale istituzione si diffuse
in tutti i collegi Salesiani, servendo molto bene alle
grandiosità delle funzioni.
Quanto ho detto è dimostrato dalle molte chiese
da lui fondate.
E t ju xta 40 interr. Proc. fot. 1148 respondit :
Il Venerabile dimostrava la sua fede e devozione
§ 126
alla- Santissima Eucaristia massimamente quando Vessn-ìlmSEuchar%t2 m.
celebrava la S. Messa. Il suo atteggiamento era gra- praeaartim in missae
ve, col capo leggermente inclinato collo sguardo riC6ba
volto alla Sacra Mensa. Prima della Messa, eccetto
356
3s U M - V .
che avesse a confessare, il che però succedeva assai
frequentemente, non rivolgeva mai parola ad alcuno,
se non per necessità, e allora sommessamente'. Mi av
venne ¿ ’incontrarlo per la scale prima della Messa,,
ed io allora lo salutava, demandandogli se avesse ri
posato bene. Il Venerabile senza rispondermi mi
§ 127
sporgeva la mano continuando le preghiere che proS aeru m nu-nquam omit•
-,
XT
,
.. °
.
- f
tere cu ra b a t.
nunziava a bassa voce. Non tralascio mai di celebra
re anche con grande suo incomodo, il che posso atte
stare avendo parecchie volte viaggiato con lui. Nella
celebrazione della Messa anche col solo suo atteggia
mento, e pronunciando spiccatamente le parole in
fondeva negli astanti rispetto e divozione. La sua
Messa non si protraeva di troppo, e compieva le cerisummopJe^urabat ut mon3e con tutta esattezza desiderando che anche i
ScrT L s£ Sissime su0* sacerdoti così facessero. Ci aveva educati ad
assistere alla Messa con tanto rapcoglimento che noi
provavamo pena vedendo altri ad assistervi mala
mente. Mandato dal Venèrabile in un collegio di re
ligiosi ad assistere come prefetto una camerata, es
sendo già io chierico, dopo parecchi giorni, vedendo
sempre quegli allievi stare in Cappella in atteggia
mento molto divagato, nel pronunziare alcuna pre
ghiera, anzi leggere libri profani, addolorato uscii di
Cappella coi giovani dopo la Messa e cogli occhi la
crimosi manifestai al direttore, che pure era un santo
religioso, il desiderio di tornarmene aìl’Oratorio,
non potendo più assistere a tanta divagazione dei gio
vani a me affidati.
Principalmente nell’amministrazione della San
ta- Comunione, che preferiva fosse fatta infra M issa m ,
pronunziava le parole con espressione di pietà. Apcuitum
Sacra- pena gli fu possibile, stabilì nella sua prima Chiesa
aìimv" di S. Francesco di Sales le Quarant’ore, e si dimo
strava oltremodo contento per il dono ricevuto da un
ingegnere Valsesiano, Spezia, di un tempietto (giar
dinetto) per l ’esposizione del SS. Sacramento. D i
spose intanto che Sacerdoti, chierici e giovani, si suc
cedessero per un’ora di adorazione. Un giorno si tro
vava stretto da un grande debito che doveva pagare
DE HEROICA FIDE
357
nella giornata : dopo pranzo, contro il consueto, si
vestì per uscire, ma prima, venuto fra noi, ci disse :
« Fin da questo momento procurate di essere sempre
in quattro dinanzi al SS. Sacramento, e pregate se
condo la mia intenzione fino al mio ritorno ». Sapem
mo poi da lui che la Divina Provvidenza gli era ve
nuta in aiuto, inviandogli a m'ezzo di un famiglio,
che trovò in istrada, la somma di cui abbisognava. Si
curava che noi chierici imparassimo esattamente le
cerimonie per il servizio nelle funzioni della Chiesa,
perciò invitò-D. Gelardi, prefetto del Clero di S. Maria di Piazza a venirci a insegnare le cerimonie,uffizio
a cui fu preposto in seguito D. Càgliero per il nostro
Oratorio. Intanto faceva insegnare ai giovani a ser
vire la S. Messa. Fummo educati alla frequenza, an
che quotidiana
della Comunione,J alla visita al
SS.
n
.
.
Sacramento; indi la consuetudine nell Oratorio che
.
1.
.
.
-.
.
anche 111 tempo di ricreazione qualcuno di noi coi permesso degli Assistenti sì tratteneva in Chiesa per la
pia Visita.
Onde promuovere la divozione al SS. Sacramento, ne istituì la compagnia e nelle Regole delle altre
Compagnie, come in quelle di S. Giuseppe e di S.
Luigi, vi appose quella d.ella frequenza ai Sacrementi. Procurava che i ragazzi fossero per tempo ammes
si alla Prima Comunione, facendo precedere la neces
saria istruzione ed anche un triduo di Esercizi. La
Comunione Pasquale poi negli Oratori solevasi cele
brare con grande solennità. Sono conosciuti gli opu
scoli che compose intorno alla S. Eucaristia che ve*
nivano distribuiti.a tenue prezzo, ed anche gratuitamente : quali sono la Storia del Miracolo di Torino.
La frequente Comunione, la Visita al SS.. Sacramen
to e la Santa Messa colle cerimonie per servirla.'
Nelle regole delFassociazione dei Divoti di Ma
ria Ausiliatri ce, come pure in quelle dei suoi Istituti,
raccomanda la divozione alla SS. Eucaristia e la fre
quenza della Comunione .
E questa divozione che con tante, fatiche inculca-
s a c r a s caerem o m as
a-
doc&re non
.,
§ 131
A d com m unionem frequentem et s s . sa cra menti visitationem a-
lumnos excitat.
§ 132’
Ecrametiii ìnstìtuit.
"*
'
§ 133
Ad euitum huius modi
opu3cula
358
N U M . V-
va neiranimo dei suoi figli, egli pure praticava. R i
cordo'per es. che quando si trovava ancora in forze,
non tralasciava d’intervenire alla Processione' del
§m
C o rp u s D.omini alla Metropolitana e a quella del MiQref primum6ssmum raco^o del SS- Sacramento; come pure nelle peregrisacran'.entum vìsita- nazioni autunnali entrando in un ■
paesello, primo
passo era quello di recarsi alla Parrocchia per fare la
Visita al SS. Sacramento, e se ci fermavamo qualche
tempo, otteneva dal Parroco locale la facoltà di im
partire la Benedizione col Santissimo, la quale gene
ralmente era preceduta o seguita da 1111 suo fervorino.
E t - j u x t a 41 interr. Proc. fol. 1151 r e sp o n d it ■
:
11
Venerabile promuoveva la santificazione, de
g 135
giorni festivi fin dalla sua fanciullezza, poiché, come
Dtmcatiofnem'ab ìnXnP ar £& d’aver attestato p come udii narrare dal suo
t i a zela.vit.
Parroco, raccoglieva intorno a se i suoi compagni per
intrattenerli nel catechismo e con loro frequentava le
funzioni parrocchiali. Quindi non è a stupire se, fat
to Sacerdote e circondato da si grande numero di gio
vani insistesse, presso tutti, affinchè non si rivolges
sero a padroni che non rispettassero il giorno festivo.
Nei primordi del suo primo Istituto, non avendo an
cora le officine interne, applicava i suoi figli presso
quei padroni i quali sapeva che avrebbero rispettato
§ 136
Eocrue magis sacerdos [\ ¿ 0rno festivo e che non permettevano la bestemelfectu# ac snpenov
.y5
.
o»
communitatis. •
mia e le cattive letture. Si occupava a questo riguar. do anche dei ragazzi che frequentavano rOratorio
nei giorni di festa e frequentemente si recava attorno
per la città a visitare i ragazzi, mentre erano al lavo
ro. Spesso ricordava come la Vergine Santissima fos
se apparsa a La Salette, dove fece intendere a due pa
storèlli che causa dei mali della Francia, era appunto
la profanazione dei giorni festivi, e ne pubblicò la sto
ria deir Approvazione in un opuscolo delle letture
13?
A.a cues testos sanetifi- Cattoliche, e soleva conchiudere che molto raramencandos »criptis et e- •
7
, .
.
xempiis hortatur.
te, per non dire mai i profanatori della testa non sono.
benedetti nelle loro imprese. E vedendo lo scanda
lo che nei dintorni della città davano anche nei giorni
festivi gli, operai intenti solamente al giuoco senza,
più rivolgere un pensiero alle funzioni della Chiesa,
DE HEROICA FIDE
359
il Venerabile nelle sue prediche ne parlava compian
gendoli e generalmente se ne mostrava commosso
fino alle lagrime, procurando in tal modo di allonta
nare i suoi figli, principalmente quelli che frequen
tavano rOratorio festivo, dal seguirne l ’esempio.
Un frutto di questo suo zelo per la santificazione del
le feste si è che i giovani da lui educati per un me
§ 138 '
Quo effeffctu i d iecerit
stiere, usciti, in generale, anche con qualche danno, probatur.
preferiscono di lavorare presso un padrone che ri
spetti il precetto della santificazione delle feste.
Ricordo un fatto avvenuto in Villa S. Secondo
presso Asti, dove il Venerabile ci aveva condotti in
un’escursione autunnale. Giunti al Sabato, abbiamo
veduto in sulla piazza tutto disposto per umballo pub
blico. Entrati in chiesa dopo la visita al SS., Sacra
mento il Venerabile rivolse la parola dal pulpito-al
la popolazione che in gran folla ci aveva seguiti, e
annunziò che nella parrocchia il giorno seguente si
sarebbero celebrate con musica le funzioni. Intanto
§ 139
avvertì i suoi giovanetti ■
che per la Domenica nelle Q u a ratio n e publicas
sa ìtationes im p e d iv a
ore successive alle funzioni, tenessero preparata la rit.
commedia, la farsa e la musica. E ne avvenne che
preparato alla bell’è meglio un palco a poca distanza
dal ballo pubblico e preparatisi gli attori, gli occhi di
tutti si rivolsero a loro e, attratti dalla musica {stru
mentale e dall’amenità dei recitanti, specialmente
dal celebre Gastini, abbandonarono del -tutto il ballo
pubblico senza rancore.
Fatti consimili avvennero anche in altri luoghi
nell’occasione di. queste passeggiate.
E t ju x ta 42 in terr „ Proc. -f o l . 1153 respondit :
Il Venerabile teneva in grande venerazione la
§ 140
divina parola, quale ci fu lasciata nella Sacra Bibbia. S cH p ü ir ys sacras vencrabatur.
Ne è prova il fatto che egli soleva al mattino dei gior
ni festivi esporci i fatti della Sacra Scrittura i quali
intanto raccoglieva in uno scritto che formò la sua
Storia Sacra. Io intesi per tanto tempo questa espo
141
sizione che il Venerabile faceva con un medoto mol E asqu e talumniis
expla
to ordinato ed elementare, per cui il suo dire era ac nare adam abat.
cessibile all’intelligenza di tutti i suoi figli anche dì
360
NTJM. V»
quelli che erano ancora nelle prime classi, al fine deh
la narrazione il Venerabile soleva interrogare due o
.tre dei presenti-intorno al pensiero morale che si era
no formato e in ultimo conchiudeva egli venendo ad
un’applicazione di racconti storici, facendo in modo
che la storia riusciva per noi una vera maestra della
§m
v*ta- Qnesto che ho detto della Sacra Scrittura posso
dire anche della Storia della Chiesa, che, cominturaram
verbis per ciando dalla
sua'fondazione e dalla vita. di S. Pietro,
io cuín l u e r e i m .
^
il Veneraoile ci narrò sino alla fine delle persecu
zioni.
Un altro fatto che prova quanta venerazióne nu. trisse il Venerabile per la Sacra Scrittura si è che egli
non tollerava assolutamente che si proferissero testi
§
sacri con intendimenti scherzevoli ; e non rare volte
Eaden-r veneratìono avvenne che mosse rimproveri anche a Sacerdoti i
p roso q u cbo tu v scj'ip*
«
ta sancfomm Patnun quali credevano di fare dello spirito usando qualche
et Eccle-siae
Docto- £
i mi *
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.
t ' ,
m i
rum.
irase biblica malamente applicata, il che avvenne a
me di udire.
Uguale venerazione professò il Venerabile ver™
so le opere dei Santi Padri e dei Dottori della Chiesa.
Pos,so ricordare come egli pubblicò per opera di alcu
ni suoi figliuoli le opere di alcuni Padri, come S. Ge
rolamo, S. Ambrogio, Origene, ed altri procurando■
che fossero comentati e potessero così servire
struzione nelle classi superiori di latinità poiché il
Venerabile era persuaso della buona latinità di alcuni
Magnopere curabat ut di essi, inducendo lo stesso Professor Tommaso ValhvoinlmbacÌeKtin* lauri, docente letteratura latina all’Università di Tomemome n.amiarent rjuo e faj-e una lezione pubblica su questo argomen
to, che è stampata.
E per ispirare a noi la venerazione alla parola
divina, rivelata nella Bibbia, il Venerabile aveva sta
bilito che noi. ¡settimanalmente ¡dovessimo studiare
e.recitare un certo numero di versicoli o della Bibbia
o
di un Vangelo o degli atti Apostolici che. prima ci
erano stati spiegati. Questa lezione fece il Venerabig ne
le in sul principio per ben avviare tale studio'ma poi,
bltStmisí?aSinccde^m oppresso da tante occupazioni Taf fidò al chierico e
emt stùaiosiasimus. Í. Q- Sacerdote D. Rua
di venerata memoria. QualcheI
_
.
DE' HEROIC'A FIDE
361
volta alcuno di noi studiava il testo in Greco, essendo
D. Rua profondo ellenista.
Se presentavasi a lui qualche sacerdote vestito
in- borghese, il che avveniva in quei tempi abbastan
za frequentemente, ancorché questi fosse di alto gra
do, non trattenevasi di rimproverarlo con bel garbo.
Mi recai un giorno a Venezia dove feci visita al
Prof. Appolloni, fatto poi Vescovo di Udine. Era con
me un altro Sacerdote in borghese. Alcuno riferì al
Venerabile che io pure ero in borghese; e ritornato
appena m'incontrò mi mosse amorevoli rimproveri,_
che poi si cambiarono in elogi, quando vSeppe che io
aveva invece ritenuto allora l'abito ecclesiastico.
§- 146
Bastava non aver la chierica, o che si dicesse la
Ut sacrae caerem oniae
Messa alquanto in. fretta perchè tosto il Venerabile diligen tissim e servaren tu r curabat.
desse un ammonimento. Insegnava esser bene. di.
quando in quando servirci la Messa a vicenda, per poi
correggerci dei piccoli inevitabili difetti. Facendogli
io da diacono in una solenne benedizione, ebbi dal
Venerabile un dolce rimprovero', perchè esposto il
Sacramento, gli baciai la mano neiramministrazione
deirineenso.
Riguardo all'ossequio al Papa noto questo fatto,
che il Venerabile provava rincrescimento perchè
■
§147
Ven. S. D. devotio erga
molte feste di Pontefici santi si facessero con rito se sanctos Pontifìces.
midoppio ; ed io l'udii a dire : «■Quando io vado a Ro
ma, se mi si presenta l'occasione voglio far notare
questa sconvenienza ». E a nostro ricordo abbiam ve
duto introdursi nel nostro Calendario diocesano Vìnvocato mutamento.
Soleva dire che molti scrivevano e parlavano ma
§ 148 •
R
o
m
&
n
u
m
P on ìificem
le dei Papi, non conoscendo affatto il gran, bene da strenne defendit.
loro operato a prò della religione e della patria; per
questa^ ragione si dispose a scrivere la Storia Eccle
siastica, e specialmente dei. tre primi, secoli. Io, stu
dente di rettorica scrissi sotto il suo dettato la vita
del Pontefice S. Aniceto, che il Venerabile pubblicò
nelle Letture Cattoliche. Diede pure alle stampe la
vita di Pio IX e di Papa Leone XIII ; di alcuni Papi
bistrattati dal giornalismo o da storici moderni trat
tò a parte anche per iscritto, e a noi tenne discorsi fa-
\
362
NTJM* V*
§m
migliali principalmente la Domenica mattina perchè
Verumque Ghristi Vica-_
*
•i
, •'
^
,
rium habtiit.
ne avessimo un idea storica esatta. Personalmente aveva verso il Papa un ossequio illimitato, consideran
dolo vero rappresentante di Gesù Cristo e successore
di S, Pietro,
150
Riguardo alla recita del Breviario ricordo di aDivimim offtciunv devo- verlo veduto mentre lo recitava con grande raccogliussime persoivebat m e n t0 e questo era nei primi anni di mia residenza
airOratorio; di più al mattino quando usciva di ca
mera per discendere alla Chiesa onde confessare e ce
lebrare la Messa, il Venerabile non rivolgeva la pa
rola ad alcuno, anzi. Pho veduto io parecchie4volte re
citare sottovoce preghiere che poi seppi essere parte
dell’uffizio. Negli anni posteriori ho inteso dai Supe
riori della Casa che il Venerabile era stato dispensato
dalla recita delPuffizio, sia per le molteplicità delle
A divino M L pemoì- occupazioni, sia per la salute alquanto affievolita.. In
vendo dìspensatus tesi contemporaneamente che il Venerabile in comDei glonam quaerere
-, -n
.
i n» rr •
11'
i*
in omnibus vovet.
penso della recita dell uffizio, avrebbe promesse di
non fare atto o pronunciar parola che non avesse di
mira la Gloria di Dio.
E t ju x ta 43 interr. P r o c . fai.. 1160 resp on dit :
§ J E n t r a. t o io neirOratorio
Panno
1853,
trovai
la .
Servi 'Dei devotio erga
. „ :•
.
. . .
«
.
1 ,
virginem ssmam.
devozione a Maria tantissima vivissima ; la recita del
S. Rosario quotidiana ; il Veneraible la vigilia, di tut
te le feste della Vergine ci disponeva ai SS. Sacra
menti con un sermoncino adatto. Condotto nelle va
canze alla sua povera casa natia, vi trovai una cappelcapeiiam’ tn^eius hono- h^tta da lui fatta costruire dedicata alla Madonna del
rem extvutt.
Rosario, solennità che poi celebrò su quel colle ogni
anno, conducendovi un bel numero dei suoi figli-alla
quale prendevano parte centinaia di persone dai paesi
circonvicini e principalmente di Castelnuovo d’Àsti,
accostandoci ai SS. Sacramenti. A ll’Oratorio appose
una statuetta della Vergine, sotto il porticato che esi
ste tuttora, 'davanti la quale alla sera nella bella sta
gione, genuflessi sul suolo solevano recitare le ora- ■
zioni. "Nella prima sua Chiesa dedicata a S. France
sco di Sales, fece costruire in marmo un altare dedi
cato alla Vergine, che credo sia stato donato dal Mar-
DE H E R O IC A FIDE
363;
chese . Fassati,
suo penitente.
Si adoperava
che questa
'
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r
. . .
. -
r
§m
x
M-ensem B. V. dicatum
divozione tosse praticata egualmente negli altri due devote c e le b ra ta !,
oratori. Si praticava la devozione del mese di Maggio
con grande impegno. Nei primi anni si faceva una
lettura semplice, poi la recita del S. Rosario, quindi
la benedizione del Santissimo ; in seguito introdusse
la pratica quotidiana, che spesso faceva egli stesso. Il
Mese di Maria pubblicato dal Venerabile ebbe un
gran numero di edizioni ed è stato tra i primi a pub
blicarsi.
Quando si dispose alle costruzioni del grande
§ 155
,
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T\/r ' *
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T en .plum 13. V. M a ria e
tempio dedicato a Maria Ausiliatrice, io mi trovava A n im a tr ic i dicavit.
ancora aH’Oratorio. Un giorno stando parecchi di noi
durante la ricreazione in conversazione cdn lui, il
Venerabile ci disse indicandoci col dito il sito : « L i
l'anno prossimo si faranno gli scavi per una grande
Chiesa ». Poi ci domandò : « A chi si dovrà dedica
re? » Ed io tosto risposi : « A ll’Immacolata Concezio
ne di Maria ». Ma egli avvertì che nel borgo vicino,
detto dì S. Donato, esisteva già la Parrocchia della
Concezione. Infatti finito l ’anno s-intrapresero gli
scavi, poi si gettarono le fondamenta e la prima pie
tra fu benedetta da Monsignor Oddone, Vescovo di D e f ic ie n t ib u s ^ d d is a
Susa, alla presenza del Principe Amedeo. Grande fu ffcetu^umcruam est de"
la fiducia dimostrata dal Venerabile nel trovare i mez
zi per la costruzione di un tempio si vasto, e infatti
la sua fiducia non fallì mai. Pareva che giunto alla
costruzione della cupola non potesse più continuare
e già si parlava di questo arrenamento, quando il
Commendatore Colte, banchiere, invitò il Venerabi
le a continuare nei lavori rimettendogli la bella somL
ma di L. 80,000. Ricordo la grande gioia provata dal
Venerabile per la definizione del Dogma dell’Imma- n e finm onem 5 7 d ogm atis
colata Concezione, sulla quale non tardò a scrivere un
v°nm£
opuscolo. Dimostrò ancora la sua divozione* alla Ver- Cg6npalT .an im i la-etitia acgine coll’istituire la compagnia de l ’associazione dei
Divoti di Maria Ausiliatrice, poi lTstituto delle F i
glie di. Maria Ausiliatrice, la grande solennità
della festa d Maria aiuto di Cristiani, i Figli
di Maria Ausiliatrice. Raccolse in un opuscolo
la narrazione di molte grazie ottenute per interces-
'
364
JiU M . V-
sione di Maria Ausiliatrice, che intitolò la Nuvoletta
del Carmelo. Abituò i suoi figli ad invocarla nei
bisogni spirituali e materiali, e grande è la devozione
tra il popolo che suole chiamarla la Madonna di D.
Bosco.
Procurò che nel Santuario di Maria Ausiliatrice.
§ 158
vi fosse Timmagine di Maria circondata degli EvanIm a g ìn e s B.
p er T,mivensiim orbeii. gelisti, quale Icona che affidò al celebre pittore Lodlffudlt
renzoni, il quale la eseguì sotto l ’ispirazione del V e
nerabile. Di questa immagine principale della Chie
sa fece eseguire vari esemplari di immagini e meda
glie, che diffuse e fece diffondere in numero incalco
labile in tutto il mondo. Il Venerabile assai frequen
temente parlando a noi soleva ricordarci come gli an
geli siano testimoni delle nostre opere e nelle preghie
re quotidiane introdusse la preghiera all’Angelo Cu§159
_
stode.
D evotionem e rg a T u te
Uno dei dormitorii che volle intitolato pure alla-rem A n gelu m vehe. m en ter incuìcabat.
rA ngelo Custode, come pure rOratorio nella regio
ne di Vanchiglia. E desiderava che se ne celebrasse
la festa accostandosi ai SS. Sacramenti. Nel giorno
della festa il Venerabile recavasi alFOratorio posto
.sotto la .protezione deir Angelo Custode, e perchè vi
fosse una certa fratellanza nei giovani dei tre Oratorii da lui fondati, conduceva con se un gran numero di
noi per rendere.più solenne la festa.Onde promuover
§ 160
Ven. S. D. fìd-esin An- ne il culto, il Venerabile scrisse ancora un opuscolo
gelu m Custodem
ex
che pubblicò nelle Letture Cattoliche intorno alla di
facto probatur.
vozione all’Angelo Custode. Indica chiaramente la
divozione che il Venerabile •nutriva verso ¡’Angelo
Custode questo fatterello che intesi narrare da lui
stesso. Si recò un giorno a far visita a Mons. Pransoni Arcivescovo di Torino il quale allora era in vil
la a Pianezze. Giunto il Venerabile alla presenza di
Monsignore,-questi gli disse : << Oh! D. Bosco, veh!
homirii soli ! », esprimendo con ciò il desiderio che si
■fosse fatto accompagnare. Ed egli rispose senz’altro :
§ 161
Omnes sanctos coluit.
A n g e lis suis D e u s m andavii de te, u t custodiant in
om nibu s viis tuis ».
Provano la divozione del Venerabile verso i San
ti. la moltiplicità di vite che ne scrisse. Dotato ài grati-.
DE HEROICA FIDE
365
de memoria, soleva chiamarci per nome e spesso co
glieva ¡’occasione quando gli ci avvicinavamo per ri
cordarci una qualche virtù del nostro Santo. Dimo&ìm 1 '
, vM-vr
i-i
,-i
i
•
o Peculiari devotione festro il Venerabile una particolare devozione verso b. rebatur m s. FranctFrancesco di Sal^s, che scelse a protettore della sua ®eph! |aiSSùm. "s"
Congregazione, affinchè servisse da modello riguara-Hosqne.
do alla dolcezza dèi modi ; verso S. Giuseppe che vol
le protettore degli operai ; verso S. Luigi per gli stu
denti; verso S. Pietro; verso i SS. Solutore Avven
tore ed Ottavio, ai quali tutti dedicò un altare ciascu
no nel Santuario di Valdocco; verso SS. Giovanni Evangelista, a cui innalzò un tempio.sul Corso Vittorio Emanuele, come un monumento a Pio IX.
IX T E S T IS — Rev. D. Aloysius Piscetta.
J u x ta 37 interr. Proc. fot. 1609 respond.it :
Per il tempo che io conobbi il Venerabile e cioè
gl63
■dal 1870 alla morte ebbi ad osservare in lui una fede Firmis^a mie pi-amfermissima e vivissima; l ’udii più volte parlare della
‘
*
gratitudine che dobbiamo a Dio per averci fatto na
scere in paese cristiano, a inculcare l'obbligo di; cor
rispondere a tale beneficio professando coraggiosa
mente la fede e conformando alla medesima la nostra
C' 104?
vita. La stima ch’egli faceva di questa virtù traspari- Ex.mius sermonibue
hoc appareìiat.
va dai. discorsi che faceva in pubblico e dalle conversazioni private nelle quali anche faceziando sapeva
innalzare la mente di chi l ’ascoltava a pensieri di fe
de . Le opere poi che il Venerabile fece e che accen
nai nelle mie risposte all’interrogatorio precedente, I t e m q u e ex 105
ilìiu s operimostrano la vivezza della fede che queste opere ispi- bus1,
rava e che gli fece superare le grandi difficoltà incon
trate nel compimento di quest’opera. La sua costante
fedeltà ai doveri del cristiano, del religioso sono al
tra prova che egli possedeva in grado la virtù della fe
de, perchè chiunque avesse osservato il Venerabile Nam om|^66ex super_
•s’accorgeva subito ch’egli era mosso nel proprio operati°ne fa~
rare non da riguardi o fini umani, ma da motivi di fe
de, motivi che egli inculcava a tutti i suoi dipendenti.
E t ju x ta 38 in ter r . Proc. fol. 1610 respondit :
-Il desiderio di propagare la fede mostrò il Venei
366
§ 167
F id e i propag-andae stud ioslssim us fuit.
I 168
’I terrique serva n d ae ab
haereticcm im insidiis.
S 169
F idem sjne intermisisione docebat.
,
• § 170
À peviculis fiden. amititendi alu m n os inde
fesse tueba.tur.
§ 171
M ystenorum .
m edila• tìoncm incu ìcabat.
§ 172
lle s
sa cra * reverente*tractab at.
2iU M . V-
rabile inviando con grande sacrifizi i suoi Missionari
in terre lontane. Lò mostrò airepoca dell'invasione
degli eretici Valdesi nella nostra città nel qual tempo
egli raddoppiò di attività nello scrivere opuscoli che
valessero a preservare gli incanti dalle loro insidie,
intesi dire dai miei confratelli più volte nominati che
allo scopo di ricondurre in grembo alla Chiesa coloro
che si erano lasciati arreticare dagli eretici, ebbe fre
quenti colloqui con vari di essi, e non senza frutto,
almeno in diversi casi, che allo stesso scopo egli af
fralito i pericoli di cui ho fatto cenno nella risposta
a interrogatorii precedenti. Tutta la sua vita poi spe
sa, nel promuovere tra i fedeli a tra i giovani suoi a~
lunni l ’istruzione nelle cose di fede affine di conser
vare in loro questo prezioso tesoro. Era somma in lui
]a cura di allontanare i suoi giovani da ogni lettura
pericolosa e di somministrare loro libri di sana dottri
na religiosa. Per tenerli lontani dai pericoli che po
tesse incorrere la loro fede, uscendo a lavorare in cit
tà e conversando con persone poco religiose, aperse
come già dissi laboratori! neirOspizio stesso1. L e sue
prediche domenicali e il breve sermoncino che ogni
sera faceva ai suoi alunni prima di mandarli a riposo,
miravano sempre a inculcare un pensiero di fede,
una virtù cristiana... Beninteso accennando alle pre
diche non intendo di dire ch’egli abbia sempre anche
negli ultimi anni predicato ordinariamente; quando
le cure del Governo della Società e l'indebolimento
delle forze prodotto da una grave malattia sofferta
verso il 1871 non glielo permettevano più, lasciava
questo compito ad altri.
E t ju x ta 39 m t e r r . P r o c . fol. ió ii respondit ;
Posso attestare, e di mia scienza propria e per averlo inteso diré, che il Venerabile inculcava la me
ditazione dei misteri cristiani e specialmente dellTnfanzia di Gesù, della sua Passione dell’Eucaristia. Di
questi, misteri Tintesi più volte a parlare, e me ne ri
mane questa impressione ; che tali misteri fossero abitualmente presenti alla sua mente e che l ’anima di
lui ne fosse penetrata. La stima ed il pregio che egli
BE HEROICA PIDE
'
367
faceva delle cose sacre manifestava con la riverenza
con la quale celebrava la S. Messa e compiva le altre
funzioni. Questa riverenza verso le cose sacre incul
cava, data occasione ai suoi.
Per il decoro delle Sacre funzioni istituì ben pre
Societatem in ter cleristo neirOratorio la Compagnia così detta — del Pic cos in s titu it a d sacraru m fu n ctio n u m d.ecolo Clero — avente per uffizio di servire nelle fun QkOrem fovendum .
zioni religiose e d’assistervi coralmente.
Per quel che si riferisce alla Passione, era am
mirabile la divozione con cui faceva egli stesso le fun M y s te ria §.174
Paissionis
et
zioni della Settimana Santa. Con la medesima, devo N a tiv ita tis D. N. I. C.
d evoiissin.e recolsbat.
zione celebrava la S. Messa di mezza notte nel S. Na
tale. Egli si valeva di queste solenni occasioni per ec
citare i suoi giovani a venerare questi misteri e a ce
lebrarli con l ’anima purificata da una buona confes
sione. Va ricordata fra le funzioni della Settimana
Santa la Lavanda dei piedi, il Giovedì Santo, la qua
le serviva a lui d’occasione per inculcare l'umiltà e la
cura che ognuno deve avere della mondezza d e s a
nima.
E t ju x ta 40 interr. Proc. fo l. 1612 respondit.ì
Il Venerabile nutriva viva fede e grande divo
§ 175
zione alla SS. Eucaristia. Egli la mostrava parlando Ven. S. D. devotio in
SS. E u ch a ris tia e S a
spesso della Comunione e dei suoi vantaggi inculcan cram entim i.
done prudentemente la frequenza e facilitando questa
frequenza col provvedere che in ogni sua casa tutti
i giorni durante la Messa della Comunità e un po’ pri
ma, uno o più confessori fosse a disposizione degli alunni-. L ’intesi più volte a parlare delle disposizioni
§ 176
C o m tiiun io nen i h-equsua ben ricevere questo Sacramento e del gran male che lem com rnendabat.
è la Comunione' fatta indegnamente. Quando parla
va di questo argomento la sua voce aveva, un non so
che di solenne e di terribile e incuteva un sacro orro
re del sacrilegio. Chi l ’udiva parlare sentiva che.ra S'.icriìcgiì §h177
o rro re m vivu iis verbis effìngcmina di Fui era tutta compenetrata della grandezza e bnt.
santità di questo Sacramento. A promuovere la visita
al SS. Sacramento e ogni altra maniera di devozione
al mistero dell’Altare instituí nelle sue Case la Comp.
del SS. Sacramento ; i soci di essa si radunavano.pres
soché ogni settimana per udire una breve esortazione
alla divozione verso il SS. Sacramento e a tenere con,
$
m
5
368
2ÍTJM
‘
V»
la divozione verso il SS. Sacramento e a tenere con
dotta irreprensibile e tale da poterlo ricevere ogni
sum m a l i S i t a t e sa- giorno. Questa Compagnia faceva molto del bene fra
crunv perùgebat.
{ giovani.
Il Venerabile celebrava la S. Messa senza sover
chia lentezza e senza l ’ombra di fretta con tale com
postezza, gravità e dimostrazione di riverenza che il
§ 179
vederlo edificava tutti e ispirava divozione alTauguFreq-uentem
accessum sto mistero deH’altare. Ho già detto che il Venerabile
ad SS. Sacramentimi
n■
%c\r\ o
incuicabat.
istituiva la Compagnia del hb. Sacramento per pro
muovere le visite al SS. Sacramento. Tale visita egli
inculcava di frequente e sebbene io non abbia avuto
occasione ài notare la frequenza delle sue visite al SS.
Sacramento, massime essendo occupatissimo, posso
dire doverlo visto a pregare dinanzi all’altare con ta
le compostezza e divozione che ne rimasi sempre edi
ficato.
lg0
■E t ju x ta 41 interr. P r o c . fot. 1613 respondit :
a pueritia pei-soiiicitum
Intesi dire che il Venerabile fin da quando era
se praebuit de testo,
-,
J
.
i.
..
.
rum- sanctificatione. studente, mostrava particolare sollecitudine per la
santificazione della festa, e per impedire, la profana
zione. Stando a Chieri agli studi un giocoliere dava
spettacolo durante le funzioni di Chiesa; ora il V e
nerabile per. impedire questo' inconveniente sfidò il
giocoliere, come mi pare d’aver già detto; riuscì- con
una astuzia a superarlo obbligandolo a sgombrare.
Per la Santificazione della festa nelle sue case gli or
dinò in ogni Domenica e giorno, festivo, l ’assistenza
ad una seconda Messa oltre allá quotidiana, alla spie
gazione del Vangelo al mattino, al Vespro Istruzione
§_i8i
e Benedizione alla sera.
Sarabatu.rUptin,ls ' ent
E t ju x ta 42 interr: Proc. fol. 1614 respondit :
L ’eccellenza della sua fede mostrava il Venera
bile con la stima ed il rispetto verso la S. Scrittura.
L ’udii più volte non solo a parlare in pubblico ; ma a
conversare privatamente e in questi parlare.citare le
parole del Libro divino non mai per ischerzo,ma sem
pre con somma riverenza. La stima della parola di
Dio scritta mostrò facendo scrivere in diverse parti
della casa vari testi scritturali accennanti le princi
pali massime della fede e delle virtù cristiane.
DE' HEROICA FIDE
369
Quando incominciò ad avere alla stia dipendenza Eamqne y*fcis la_
alunni chierici, istituì una scuola settimanale di spie- n a re a d a m a b a t.;
gazione del Nuovo Testamento che faceva egli stesso
con grande frutto e quando più tardi non vi potè at
tendere in persona ne incaricò il Sac. Michele Rua,
ch'io stesso intesi nei primi anni del mio chiericato ;
a D. Rua successe I). Bonetti. Questa medesima spie
gazione raccomandò fosse fatto ogni settimana nelle
altre Case che avessero un numero notevole di chie
rici.
_
^
g- 183
Sebbene più spesso nei suoi discorsi e ne suoi SactoÌ*itatT i^Sdicascritti' occorrano citazioni della Sacra Scrittura, il tione
obseguen ter uteb a tu r,
Venerabile citava pure con qualche frequenza i Pa
dri, organo della tradizione, e anche questi con som
ma riverenza.
§184
/-n
.
il
i r
• •
•
*i*
11
•
j
v S acm ru rn Conciliorunv
Quanto alle definizioni conciliari nulla ricordo di et R o m a n i p o n tific ia
particolare. Però ben ricordo la stima e la riverenza ¿nSat. exactìSSW,e
che il Venerabile mostrò sempre e inculcò agli altri
verso le decisioni della Santa Chiesa e sopratutto del
suo Capo. A queste decisioni anche se non contassero
definizioni ex Cathedra, egli mostrava e inculcà-va
pienissima sottomissione. Ammirai sempre in lui la
massima esattezza nelUosservare le Rubriche, cele
brando la S. Messa. La stima che egli faceva
di tali leggi liturgiche manifestava massime nel
l ’occasione degli esercizi Spirituali, che hanno S aovae
ieg&s
luogo nella Pia Società ogni anno. Non si fa- n?tebatfr.6m s6rvare
ceva uri corso ¿ ’Esercizi al quale egli fosse presente,
senza che esortasse i Sacerdoti a rivedere in quel tem
po le Rubriche, è a farsi assistere da un altro Sacer
dote perchè notasse le inesattezze in cui si può cadere
anche inavvedutamente. Dal mio Confratello D. Car
io Viglietti, che lo accompagnò in diversi viaggi sep
pi che egli D. Viglietti,' sorprese il Venerabile, a far
uso pur nel. viaggio di un libricino contenente la R u
briche, e avendone D. Viglietti mostrata meraviglia,
§ 186
il Venerabile disse che soleva fare così per evitare
vfrg^em6
facili dimenticanze delle Regole anche più minute.
E t ju x ta 43 interr. Proc. /ai. 16x9 respondit :
Da quando conobbi il Venerabile vidi in lui con
tinue manifestazioni dJamore e di devozione verso
370
N U M * V*
Maria Santissima. Ne parlava posso dire in ogni sermoncino, ch’era solito fare dopo le orazioni della se
ra in comunità. Non lasciava passare festa della Madona senza che egli, o, quando era assente, altri a nome suo, ne raccomandasse la devota celebrazione. Ah
le feste principali poi, come l ’Assunta, la Natività,
l’Immacolata Concezione, Maria Ausiliatrice, faceva
precedere una novena. Ogni sera dava o faceva dare
un fioretto in onore di lei insisteva in modo più spe
§ 187
H an e devotionem iu g i
ciale sulla frequenza dei Sacramenti, così vidi pure
ter com m cndabat.
negli anni che passai con lui, e dai miei confratelli so,
aver egli sempre operato a questo modo. In confes
sione e fuori raccomandava spesso la divozione alla
Madonna. Per divozione alla Madre di Dio eresse la
Chiesa di Maria Ausiliatrice che gli costò tante solle
§ 188
Dieiiufestum M a ria e V.
citudini e fatiche e spese, come seppi dai miei confra
A u x ilia tric is
sollemn issim o a p p a ra tu ce- telli.
ìeb ra b at. .
La festa di Maria Ausiliatrice poi era per l ’O ra-.
torio Salesiano un avvenimento; nei giovani anima
zione straordinaria nella Novena e festa. Quel gior
no D. Bosco era quasi continuamente in Chiesa con
fessando, benedicendo medaglie dando consigli e be
§ 189
A rch ico n fra tem ita tem
ili ein s honorem in- nedizioni a persone divote. Una prova di questa divo
etituit.
zione sua è l ’Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice
allo scopo di fare onorare e amare la S. Vergine. Sot
to il patrocinio di lei collocò l ’opera delle vocazioni
Ecclesiastiche per i giovani avanzati in età, chia
mandola opera dei Figli di Maria.
Dovendo scrivere a Salesiani qualche lettera
d’importanza in cui fosse contenuta qualche disposi
zione per il buon governo della Società, preferiva
scegliere per l ’invio di tale lettera un giorno consa
crato a Maria per invocare a questo modo il suo aiuto
affine che le disposizioni emanate riuscissero vantag
§ 190
In stitu tu m S o r o r u m giose. E gli era solito attribuire a Maria Santissima il
eius n om ine inserìpsit.
bene operato da Lui e dall’istituto da lui fondato.
La Pia Società Salesiana chiamava opera di Ma
ria. A Maria intitolò l ’istituto della Suore del quale
parlai nelle risposte a un interrogatorio precedente.
Questa divozione l ’accompagnò sino alla morte
e ne diede assai prove nell’ultima malattia. Alla fine
DE HEROICA FIDE
371
'deiranno 1887 avendogli D. Rua chiesto un pensie
ro da suggerire agli alunni come strenna solita a darsi
m
ogni anno, il Venerabile rispose : « Divozione a Ma- smguiaris huius ¿evoria Santissima e frequenza alla S. Comunione ». D. ■sque sig n a ded.it.
Bonetti gli porse un giorno a baciare una medaglia,
con l'effigie di Maria e il Venerabile baciandola com
mosso esclamò : « Ho sempre avuto gran fiducia nel
la Madonna ». À Monsignor Cagliero che -¡’assisteva
e procurava d’incoraggiarlo negli ultimi giorni dis
se, intontendo parlare nella persona di lui ai Missio
nari : <('Propagate.la divozione a Maria Santissima
nella terra del fuoco. Maria vuole per mezzo vostro 0perare gran bene per la salute delle anime ». Più vol
te durante la malattia, volle ricevere dai suoi sacer
doti la benedizione di Maria Ausiliatrice secondo una :
forinola apposita approvata dalla Congregazione dei
Riti. Ancora ùn particolare. Verso la. fine-del 1887
giudicavasi imminente la sua morte, quando contro
ogni previsione migliorò al punto di poter occuparsi
di affari e mettere in buon'ordine alcune cose rilevan
ti d’indole finanziaria nell’interesse della Pia Socie
tà. Egli allora esclamò : « Come si spiegali fatto che
un uomo ridotto all’estrema debolezza e vicino a mo
rire si trovi d’un tratto in condizioni da potersi occu
pare di cose gravi? A questa dimanda, soggiungeva
'
■..
egli, si risponde : Q u o d D e u s im p e r io , tu p r e c e , V ir
go potes ». Una delle sue ultime espressioni fu l ’escla
mazione : « Viva Maria ». Qualche volta vaneggian
do, così almeno pareva, fu udito dire : « Quei giova
ni... Maria soccorreteli ». Queste cose referentesi al
l ’ultima sua malattia seppi dal mio confratello ora de
funto Pietro Euria, che lo assistè fino all’estremo
*m
quale infermiere.
«
D evoiioneffi erg a S. An•
‘
v
.■
gelim i Custodem comEgli era solito raccomandare altresì, la divozione mendar* non desine
bat.
al Santo Angelo Custode, la gratitudine per.la sua as
sistenza e la riverenza dovutagli per la sua presenza.
Questa raccomandazione udii varie volte da lui stes
so e seppi che il medesimo aveva sempre praticato ne
gli anni anteriori. Lo stesso dico della raccomanda
zione di ricorrere all’Angelo Custode nelle tentazio
ni. Faceva cantare molto spesso una divota canzone!-
372
NXJ'M» V ‘
na ad onore dell’Angelo Custode fatta da lui compor
re, così almeno appresi dalla pubblica voce nell’Òratorio, dal noto letterato Silvio Pellico e inserita dal
Venerabile nel Manuale di pietà da lui pubblicato ad
§ 193
uso dei giovani col titolo « Il giovane Provveduto »,
Itemque S. Josephi.
rTi" *«, i,
-5
*1x7
t-*i j * ó /rA*
Udii più volte parlare il Venerabile di b. Giusep
pe dell’efficacia della sua protezione e raccomandare
la divozione verso di lui.Manifestazione della sua V e
nerazione a questo Santo fu Istituzione fra gli alun
ni artigiani della Compagnia di S. Giuseppe allo sco
po di collocare i suoi giovani sotto il patrocinio del
Santo e animarli a imitarne le virtù e specialmente a
santificare, ad esempio di lui, il lavoro con la preghie§194
ra e con la pratica della religione. A detto Santo de
ca¡us feistum solemni , . v
^x . A . . . .
.
.
vi apparatu ceiebrabat. dico un altare m Maria Ausuiatrice e lo adorno, di un
bel quadro fatto dipingere apposta, ove il Santo è rap
presentato nell’atto che riceve dal bambino Gesù del
le rose, simbolo delle grazie e le lascia cadere sulla
i9g
terra, e specialmente sulì’Oratorio. Procurava che
Appstoiorum Principen; ogni anno si facesse con solennità la festa del 19 Marzo
singuian paetate co- e que^a
Patrocinio di S. Giuseppe. Aveva altresì
divozione a S. Pietro, Principe degli Apostoli,del qua-,
le volle scrivere una breve vita e al quale dedicò un
«§m
altare nella Chiesa di Maria Ausiliatrice.
itemque s. joannem eOnorò con-particolare devozione 8. Giovanni E-'
vang-elistam.
-.
... .
..
• ' 1
v„
vangelista di cui portava il nome e al quale dedico la
OhiVsa nmonìrna, iti Tnrinn sul COtSO Vittorio Ema197
Deyotione§ etiam
prose- 11u 6*1e ‘
v
quutus est s. FranciOnorò S. Francesco di.Sales al quale dedico 1 Üscum Salesium, et S.
xT , ,
i
•
i «. d
Aioisium.
ratono di Valdocco e la Congregazione perche i opera
cui si dedicava- egli, e voleva .che attendessero i suoi,
richiedeva molta carità e mansuetudine e signoria del
le proprie passioni. Raccomandava altresì la divozio
ne a S. Luigi in onore del quale istituì fra gli studenti
la Compagnia onionkna. Professava le virtù del; Santo
e specialmente, l ’esimia di lui modestia e purità ad'imitazione dei suoi alunni, massime studenti. Ogni
anno faceva celebrare con grande solennità la. festa
che era fatta precedere da una divota novena e dal
l ’esercizio delle sei Domeniche in onore di S. Luigi.
Udii più volte il Venerabile a raccomandare la
DE HEROICA FIDE
373
preghiera per le Anime del Purgatorio e l'applicazio
ne a loro suffragio delle Sante Indulgenze.
§198
P ro ariim ab u s Purgato*
rii preces fim debat.
XI T fìS T IS — Rev. D. Julius Barberis.
' Ju x ta 37 interr. Proc. fol. 2032 respondit :
In tutti i ventisette anni che io vissi col Venera
§ 199
tu s cjui ex fide viv it,
bile mi sono fatto di lui il concetto che egli fosse per iu sVen.
S. D. a p p aru it.
eccellenza il giusto che vive di fede. Dimostrò que
sta fede dai suoi primi anni fino alPultimo respiro. Il
mondo era maravigliato al vedere la sua grande atti
vità e le sue grandiose opere : ma noi vedevamo che
tutte queste cose faceva solo per piacere a Dio. Lo
udii dire che non era che un manuale, che operava
perchè Dio voleva quelle cose. L e sue parole
e le sue opere non avevano altro di" mira che O m nia ad§200
Dei glo ria m
Dio e il bene delle anime. N ell’osservanza dei coman un ice opexabatur.
damenti di Dio e della Chiesa e delle obbligazioni del
suo stato, non m'accorsi mai che avesse fini umani.
Fin da fanciullo i giuochi e trattenimenti che faceva a
suoi conterranei avevano di mira di far del bene alle
anime e li faceva sempre communicare e intercalare
con qualche preghiera, come assicurarono i coeta
nei e vari miei confratelli dai quali io lo udii. Fatto
sacerdote si propose di mantenersi costantemente alla
§ 201
praeisentem sempresenza di Dio. Anche quando era solo manteneva un Deum
p.er habebat.
. contegno riservato come se fosse in presenza di qual
che gran personaggio. Entrai più volte in sua camera,
per la premura improvvisamente, e mai mi capitò di
trovarlo in posizione meno composta ; lo trovai molte
§202
volte a pregare. Questo pensiero della presenza di Dio Et Dei p raesen
tiam omnilm s m oilis recolecercò di insinuare a noi. Fece scrivere su vari cartelli . hat.
da porsi sulle camere : Dio ti vede ! Così pure volle
che sotto i portici della casa ed in vari luoghi ci fos
sero iscrizioni sacre,, che ogni dormitorio, portasse il
nome di un Santo ; che in ogni camera ci fosse il Cro
cifisso,e qualche altra divota immagine. Cose tutte
che si praticano tutt’ora nelle Case Salesiane. Lo udii
varie volte quando era molto affaticato, soggiungere :
« Tutto pel Signore ! Facciamo tutto ad màjorem Dei
§ 203
O m n ia ad Deum dirigegloriam ! ». Un giorno augurandogli buona salute e bai.
3 74
N U M * V*
vita lunga mi rispose : a Tutto come vuole il Signo
re. Fin che mi lascia in vita lavorerò quanto posso per
chè il tempo spinge, quando suonerà la campanella
che mi chiama aH’eternità, allora ci andrò ben volen
tieri ». Un giorno ai Direttori radunati, domandò me
presente, che cosa credessero più importante da insi§ 204
nuare ai confratelli ; vari dissero varie cose, ed egli
Idque
a su is a lu m n is
•
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t
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• • 1
1
■
»
fieri voiebat.
soggiunse : « Vedo che da noi si lavora molto ; la cosa
più importante è che si lavori sempre per il Signore;
nel lavoro alziamo sempre gli occhi al Signore, e fac
ciamo in modo che il demonio non ci abbia a rubare
_ il merito delle nostre azioni ».
Le opere che possono comprovare la sua fede sono
tante e .tali e si note che non credo il caso di enume
rarle avendone parlato finora nei precedenti interro
gatori..
E i j u x t a 38 interr. Proc. fol. 2033 respondit :
§■205
Fin da fanciullo, ma specialmente da quando fu
S a c r a s M issiones ad ire
i •
i
•
,
a d fìdem prop agan - chierico e da giovane prete, come udii da lui stesso-,
d tr a v ttP u e ì ltia dBS!~. il. Venerabile era animato dal desiderio di andare' nelle
Missioni allo scopo di propagare la fede nelle lontane
regioni; anzi domandò permesso a D. Cafasso, senza
il cui consiglio non faceva mai nulla, di poter partire ;
ma D. Cafasso non glielo permise. L ’idea tuttavia di
tante anime da salvare non l ’abbandonò mai e spe
cialmente dopo una visita avuta mentre il giovane Ca~
gliero era ammalato, deliberò di mandare appena po
tesse, dei suoi Salesiani nelle Missioni.
§206
Come già esposi, lo sentii molte volte gemere eDe an im aru m
salu te
p rocu ra n d a persoli ici- sospirare, e pregare ardentemente il Signore che gli
fns penìper fnit.
somministrasse presto i mezzi da poter salvare tanteanime che vivevano ancora nelle tenebre e nelFombra
di morte. Ne parlava con frequenza con noi, e per ec
citarci sempre più, domandava ora all’uno ora alFaltro : « Tu ci andresti? Lascia fare, ti. faremo un buon
Missionario. Tu ti manderemo nel tal luogo.
Tu
nel. tal altro ». E sempre conchiudeva con profondo
sospiro: « .A h! potessimo salvare molte anime! »
Mise anche tanto désiderio in me che gli'feci, tante
volte domanda di partire‘per le Missioni. Posso at
DE HEROICA FIDE
375
testare che centinaia dei miei compagni, infiammati
dalle sue ardenti parole, erano pronti a partire al primo suo cenno. Devo poi notare che non suscitava in
noi desideri vani, ma ci suggeriva di cominciare a
farci molto buoni, di onorare il cuore delie virtù che
§m
si richiedevano per fare un buon Missionario ; e ria*
i i m
.
r- .
v
nimoe aiadf Jif-orum
hoc mcencordo che il pensiero delle Missioni servi per accen- debat
dere in noi un gran desiderio di miglioramento della
nostra vita.
Era così ardente il desiderio di lui di attirare alla
§ 208
Chiesa.Romana gli eretici ed i dissidenti che non ri- Htìonem0rante S S
sparmiò mai fatiche nè temette pericoli per riuscire habmt
all’uopo. Non mi fermo su questo avendone parlato
sopra. A questo fine erano indirizzate specialmente le
Letture Cattoliche già anche da me accennate.
Il Venerabile poi procurò sempre con tutte le sue
sue forze di tener fermi nella sua fede
A Sed mprimis solhcitus
. .i -suoi figli.
°
questo fine voleva che 1 istruzione religiosa fosse mol- Jy* wt' aiumnj sui in
,
. „
.v . .
hde fundarentur.
to soda m noi. Per ottenere ciò dava molta ìmportantanza alla lezione di catechismo che si teneva nelle
scuole oltre al catechismo domenicale ; e a dare l ’esa
me di questa materia sia semestrale che finale, invita
va sempre alcune dignità ecclesiastiche, con k> scopo
di indurci a dare molta importanza a questa materia.
Vigilava poi specialmente sui libri che si leggevano o
si studiavano dai più adulti e dai chierici. Non solo
non permetteva libri cattivi, ma neppure di quelli di H¡nc ut
0.
opinione un po’ liberale. Si può dire che abbia insi- peram darent seduio
curavit
nuato lo spirito di fede tra noi che avremmo tenuto
per impossibile che qualcuno potesse dubitare volon
tariamente della .verità della fede, e mi pare che se vi
fosse anche stato pericolo di vita nessuno di noi sareb
be rimasto indietro.
E t ju xta 39 interr. Proc. fol. 2035 respondit :
II Venerabile considerava e meditava soventi
volte i misteri di. nostra Santa Religione e manife
stava a loro riguardo, sentimenti tenerissimi. Era
§ 211 •
. , . ,
^ v -n • 1 *
T -vlystena fide* saepissiparticolare 111 lui la divozione a Gesù bambino, uà me mecutabatur.
festa del S. Natale fu dal principio dell’Oratorio
una di quelle racomandataci con più effusione di cuo
re. Finché potè reggersi in piedi, cantava lui la Mes-
376
N U M . V*
§ 212
sa di mezzanotte, distribuendo la S. Comunione. Era
Jesum infanten, imperi- anche molto divoto del Nome di Gesù. Compose esso
-siseime coluit.
.
, -,
-,
,
stesso una lode in cui si ripeteva molte volte questo
nome sacratissimo e la faceva cantare con molta fre
quenza.; pratica che si. eseguisce tuttora da noi in.
tutte le Domeniche. Ci esortava a salutarci vicende
volmente dicendo : « Sia lodato Gesù Cristo ! oppure
Viva Gesù nel nostro cuore ! » : c ’inculcò che pie
gassimo il capo al nome di Gesù, e che nell'udire
§213
. qualche bestemmia ci scoprissimo il capo t dicendo nel
Non ieri Jesu p iissim e -1
coiebat.
nostro cuore : Sia lodato Gesù Cristo. In una pre
dica che ci fece sul Nome di Gesù, ricordo che lo
vedemmo infiammato in volto e ci parlò con tale ca
lore deH5eifi.cacia di questo nome che noi ne restam
mo inteneriti. Altre volte ci suggerì di scrivere il di
Lui nome nei nostri quaderni, libri, lettere.
La divozione di D. Bosco alla Passione del Divin
ven s. dS detotio in i. Salvatore era conosciuta da tutti i suoi giovani. Io
cbristi passione™. ] 0 vidi piangere parlandoci di essa; specialmente ci
faceva notare che essa fu sofferta per i nostri peccati.
Stabilì che si facesse la Via C r u cis in comune in tut
ti i Collegi nei Venerdì di Marzo. Raccomandava a
vari privatamente, tra gli altri anche a me, questa di
vozione. Al Giovedì Santo conduceva tutti i giovani
§ 215
alla visita dei Sepolcri e quando pel troppo cresciuto
E xeecitinm V iae Crucis
,
.
M
maximopere commen- numero, questa pratica divenne quasi impossibile, stadabat".
bili che si supplisse colla Via Crucis, la quale si ripe
teva al'Venerdì Santo, con la predica della Passione.
Faceva egli stesso la lavanda dei piedi, a dodici dei
suoi giovani. Teneva sempre il Crocifisso in camera
cruciflxi liSginem m nel luogo più onorifico. Visitando le case, una volta
mine?©11 voÌebatuhs e~ s* accorse che nella camera a lui destinata non vi era
il Crocifisso ; ricordo di aver udito a dire al Direttore
cne lo mettesse, che non doveva mancare. Invitava
tutti a lavorare molto e soffrire pel Signore. In tempo
di persecuzioni, di malattie e di. dolori, corporali lo
§ 21?
udii soggiungere : « E 5 poco questo in confronto di
In corp oris a n g u stila
00
°
r
.
.
.chriisti p a ssio n e m quanto sofferse il Signore per noi ». lanto era abim editaha.un.
tuato a questo che neirultima malattia, avendogli D.
Viglietti suggerito, mentre lo vedeva a soffrir tanto,.
DE HEROICA EXDE
377
che volesse pensare ai patimenti di Gesù, egli 'rispo- . .
se : « W quello che faccio sempre ». "
La sua devozione allo Spirito Santo m'impres£21s
s
i
.
■
0
'
c
1)6 V en - s - D. d^votiosiono quando io era tuttora giovanetto, ceppe mton- ne erga spiritum
dere specialmente nella Novena e' nell/Ottava. delle ■
;anct,imPentecoste tanta fiducia di poter ottenere'dallo Spi
rito Santo i suoi doni ed i suoi lumi che-io ne conservo
.ancora adesso grata memoria.
Lo vedevo poi recitare con tale espressione il
V e n i S a n cte S p ir itu s sul principio delle Conferenze,
che ci teneva da sembrare che l'avesse presente avan/
ti agli occhi.
Mirabile era a.nche la divozione al Sacro Cuore
di Gesù. La raccomandava molto ai suoi giovani, fece i>votmneL219s. cordis
stampare libretti dei Novi Uffizi e della Guardia d’o- ¿vit. intev alumnos
nore ; incaricò I). Bonetti a scrivere un mese in onore
del. S. Cuore di Gesù; lodò in particolare D. Cerruti
per vari articoli, in onore del S. Cuore di Gesù, stam
pati sul Bollettino Salesiano. Mise le case di Novizia
to e di studentato sotto la protezione speciale del S.
Cuore di Gesù. Quando il S. Padre Leone XIII lo inca
ricò della erezione della Chiesa del S. Cuore di Gesù in Tempimn^s22 cordi r 0Roma, il Venerabile incontrò molte difficoltà, anche *-*eotn^^extnifcu’
nel suo Capitolo per le ingenti spese occorrenti, ma ravtt.
egli seppe superarle tutte e persuadere il suo Capito
lo che Terezìone di quella Chiesa ci avrebbe portate
le benedizioni del Signore e attirate le limosine per
questa e per altre opere. Venerava le cose Sacre. R i
cordo che c’inculcava di tener sempre al collo il Cro§■
m
-r
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i i - '
1
i
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ti tr 1
r Omnes res sa cra s veneeinsso e la medaglia o lo scapolare delta Madona e di rabatm-,
baciarle sovente specie la sera prima di andare a letto,
il mattino appena svegliati, e nello svegliarsi la not
te. Raccomandava di tenere qualche divota imma
gine sul nostro scrittoio. Volle che si mettesse Faequasantino con acqua benedetta all'entrata dello stu
dio e del dormitori e ci inculcava di prenderla e di
fare il segno della croce con divozione. Mi ricordo che
eravamo edificati nel vedere come il Venerabile la
.prendeva con divozione e■
■
faceva bene il-segno della ut stimma gravitas in
croce. Fui molte volte intenerito al vedere.il suo con- -cSravft.a S6r' ai®111
378
-
§ 223
.
E eclesiae isacrarumcnic
iu n ctiom im -decoren.
zeXsAOt-
§ 224
S<aei-abXi-.el't,u,as '
in d ù igeu tiaiT p ro ann m i.
bus purg-ntorii lucrari studebat,
§'226
ioktssìham^iuciia1lstiau1.
§ 227
StóSatten6ra pietate
iNUM» V*
tegno modesto e riverente in Chiesa ed anche in.Sacrestia . Raccomandava anche a noi grande rispetto
pel luogo santo e volle che nel regolamento delle ca
se s’introducesse un capitolo apposito intitolato
« Contegno in Chiesa ». Zelò il culto ed il decoro
della Casa di Dio e la solennità delle funzioni. ; anche
quando non aveva ancora che una Chiesuola meschii
i r
,
t •,
i
1 1
na, voieva che tosse tenuta punta ea ornata, sebben
poveramente, ma decorosamente. Io ricordo che la
Chiesa di S. Francesco di Sales, specie nelle solen
nità aveva del sontuoso. Voleva che le funzioni, specie
nelle maggiori feste fossero solenni; invitava a «fun
zione insigni personaggi, .faceva preparare bene le
cerimonie, aveva stabilito fin d’allora una Schola
Cantorum, a cui dava molta importanza, insegnò esso
medesimo il canto Gregoriano e la musica finché non
ebbe buoni maestri che lo sostituissero. Ancora mi
sta impresso ¡’entusiasmo di quei tempi per le fun
zioni di Chiesa. Venerava molto le reliquie, e una
insigne di S. Filippo Néri teneva con venerazione
nella sua camera. Le indulgenze per lui erano la manifestazioiie della bontà della Chiesa. Cercava di
• .
,
,
i *
i
• i*
acquistarne quante poteva, ed inculcava a noi di acqui
starne molte per le anime del Purgatorio, e si. oc
cupava di ottenerne molte da Roma.
E t ju x ta 40 interr. Proc. fol. 2038 respondìt :
Spiccava mirabilmente la fede del Venerabile
nella sua divozione verso i.1 Santissimo' Sacramento.
Era così impressionato della presenza reale di Gesù
nella Eucaristia che pareva glielo si vedesse riflet
tere in volto e quando parlava a noi di questa verità,
specialmente nelle conferenze e nelle prediche, infon
deva in noi uguali sentimenti di fede. Scrisse un. li
bro sul Santissimo Sacramento in cui anche racconta
minutamente il miracolo di Torino avvenuto nel 1453Nel giovane Provveduto, nella figlia Cristiana, nel
la Chiesa del Paradiso, libri di divozione da lui scritti
traspare la viva fede che riempiva il suo cuore. La sua
celebrazione della S. Messa era una cosa che attirava
l ’attenzione, tanto era il raccoglimento suo. Io lo vidi
DE I-IEROICA FIDE
379
-moltissime volte e restavo ammirato nelFosservare
come in un tempo non troppo lungo (non superava la
mezz’ora), faceva tutto anche le minime cerimonie
devotamente e distintamente. Molte- persone veni
vano appositamente ad assistere alla sua Messa, per
chè dicevano (e ne ho udito io varie) la celebrava tan
to bene che sembrava un serafino. Una persona che
non conosceva D. Bosco dopo di. avere assistito alla
sua Messa, venne da me a chiedermi chi fosse quel
prete, perchè era stata ammirata della divozione con
cui l ’aveva detta... Non lasciò mai di celebrare la
Messa se non per impossibilità. Ricordo che in alcuni
viaggi, in cui io l ’accompagnava, non volle lasciar
di celebrare nonostante la stanchezza e l ’ora tarda;
e che quando si consacrò la Chiesa di Maria Ausiliatrice, sebbene fosse stanchissimo per le molte occu
pazioni di quel_ giorno volle celebrarla ancora all’Altare maggiore sebbene la funzione fosse terminata
dopo mezzodì. La divozione dell’Eucaristia. cercava
d’infonderla anche in noi. Io mi ricordo che varie
volte ci inculcava di assistere con molta divozione ah
la Santa Messa, e poi quando fui prete ci inculcava di
celebrarla senza precipitazione e stigmatizzava coloro
che si affrettavano troppo, voleva poi che tutti i gio
vani sapessero servire la Messa, stabilendo esercizi
appositi per i principianti. Lo vidi più volte a fare la
visita al Santissimo Sacramento, cosa che inculcava
anche a suoi giovani. « Non voglio accorciarvi di
molto la ricreazione diceva, ma sarei contento che fa
ceste ogni giorno una visita in Chiesa a tempo libero
anche di un sol minuto ». Nelle sue visite stava con
una compostezza che indicava palesamento esser lui
compreso della presenza di Dio. Molte volte nell’età
avanzata non potendo più recarsi con frequenza in
Chiesa lo vidi rivolgere lo sguardo verso di essa e pro
rompere in fervorose giaculatorie.
Raccomandava la comunione frequente ed anche
quotidiana. Per ottenere questa frequenza nei giova
ni stabilì neirOratorio varie compagnie ed in particolare quella,che intitolò del SS.'. Sacramento, che
§ 228
adm irationem in se conciliare!:.
Ut ñ d e l i u m
§ 22 9
M issae sacrificiu m nunrfuam am ittebat.
§ 230
D evolionem e r g a Sanctissim a m
feucharistiam in aiios difftindehat.
380
N U M . V*
De ssma ^¡tcharfetia vo^e fosse istituita in tutti i collegi suoi. Tuttavia per
I Z batu?nerrimis l0' evitare tutti i. possibili sacrilegi o l'andarvi con poca
voglia non permise mai che si facesse andare alla co
munione banco per banco, « perché, soggiungeva, può
esserci qualche giovane non preparato, e che forse
andrebbe ugualmente.per non essere visto solo nel
banco -osservato da tutti ». Quando penso alle parole
tenere., affettuose, vibrate, con cui ci parlava dell*Eu
caristia mi sento ancora intenerire, ma non dimenti
cherò mai il ribrezzo che seppe ispirarmi per le Co
munioni sacrileghe.
§ 034
' Voleva che si promovessero per tempo- i giovani
tlmamenco^mu?fonPGm a^a Pr*ma Comunione ; e, .temendo che col tempo si
admiitmmtur cura- trasgredisse questo suo desiderio lo inserì nel 'Rego
lamento delle Case, dove tra le altre, ha queste paro
le : « Si tenga lontano come la peste l ’opinione di
taluno che vorrebbe differire la Prima Comunione ad
un’età troppo inoltrata, quando per lo più il demonio
ha già preso il cuore del giovanetto a danno incalco
labile della sua innocenza... Quando un giovanetto
sa distinguere tra pane e pane e palesa sufficiente istruzione lo si ammetta e venga il Sovrano celeste a
regnare in quell’anima benedetta ».
E t ju x ta 41 ìnterr. Proc. fol. 2044 respondit
•'
§235
Già da fanciullo il'Venerabile era attentissimo
Dfai>Uà'sanetffìcare di' alla santificazione dei giorni festivi, sebbene gli coi*p-entcr curavit.
stasse fatica. l ’andata alla Chiesa, abitando distante
dalla parrocchia. Anzi è perchè si santificasse megliola festa che egli radunava i ragazzi specie sul pome
riggio di quei giorni e ripeteva loro la predica udita,
al mattino ; e che quando faceva i suoi divertimenti li
intercalava con tanti sacri e preghiere, come già dissi
seduiamque^navavit o- rispondendo ai precedenti interrogatori!. Quando era
faceren? ld aequaies tuttora studente di latinità a Chieri per santificare
sempre meglio la festa; oltre la Messa, cui assisteva
allora in comune con tutti gli studenti, egli andava
ancora al catechismo ragionato che si faceva nella
Chiesa di S. Antonio dove poi faceva anche la Via
Crucis. Nel pomeriggio cercava e conduceva il mag
gior numero dei giovani che poteva con sè al cate-
DE HEROICA FIDE
381
chismo, e li assisteva ancné alle altre funzioni, come
già lio deposto.
Fu appunto perchè qualche giocoliere faceva
giuochi al tempo delle funzioni, e raccoglieva popolo
e molti giovani, attorno a sè che una volta li. apostrofò
altra li sfidò e riuscì a farli partire.
L ’istituzióne poi dei suoi Oratori aveva questo di
mira specialmente, di far santificare la festa a molti
giovanetti che senza queste attrattive non l ’avrebbero
santificata. E quando aperse l ’Ospizio e mandava i
giovanetti ancora a lavorare in città, la prima condi
zione che metteva ai padroni che non si lavorasse alla
Domenica. Questo impegno della santificazione delle
feste ricordo che lo inculcava calorosamente a noi gio
vani e quando fui prete ci raccomandò di. insistere su
questo punto e nei catechismi e nelle prediche e nelle
private conversazioni.
E t ju x ta 42 in ter r , Proc. fot. 2045 respondit :
Una delle cose che provano anche molto lo spi
rito di fede nel nostro Venerabile si e il rispetto e la
venerazione in cui tenne sempre la parola di Dio.
Aveva una venerazione speciale per la Sacra Scrittu
ra, non voleva che si dicessero delle parole scritturali
per burla e ricordo che rimproverò, me presente, uno
che applicava un testo scritturale a cose frivole. Ci
raccomandava molto lo studio della S. Scrittura; sta
bilì che tutti i suoi chiérici avessero almeno una volta
per settimana una scuola di Testamentino. Egli, co
me mi disse, aveva letto più volte tutta la S. Scrit
tura ed aveva studiati tratti molto lunghi ed anche un
Vangelo intero. Fece studi speciali sulla Geografia
Biblica e ne scrisse e stampò anche un dizionarietto.
Mi. ricordo che ci faceva impressione il modo rispet
toso con cui ci parlava costantemente della S. Scrit
tura e l ’insistenza ed il favore con cui ne raccomanda
va lo studio. H Venerabile ebbe da trattare molto coi
Ministri Protestanti, e l’udii dire : « Quanto mi gio
vò l ’avere studiato a fondo la S. Scrittura e l ’avere
avuto cognizione di un po’ di ebraico e specialmente
§ 287
H unc in finem O rato ria
instituit,
§ 238
Verbum Dei et Scriptu ra s sa cra s max.irn.op ere ven era b a tu r.
§ 239
H ine p erso llicitu s fuit
u t alu m n i h u ic .studio
operam darent.
382
Eodem in penso h aburt
i-racutionem sacrati..
Hemque concdìiares defìnttione^
et ^RomanoJ'U3)5
creta.
242
Romano pontifici obsequentissim xis fm t.
Historiani ^conscripsit
u t R om an orum ponttficum
praeclara gèsta n a rra re t.
m
sacras rubricas perdiligen ter servab at.
.
X U M . V-
di greco per poterli persuadere con quel m e zzo del
senso genuino della Volgata ! ».
Dopo di avere discusso con qualche Ministro Valdese, parlando con noi cercava di farci vedere il loro
errore nej Y0\eTS[ attenere solo alla S. Scrittura, riget
tando la Tradizione. Una volta tra le altre ricordo che
soggiunse : « Gesù non comandò agli. Apostoli di scri
vere ma di predicare ; quante cose furono da loro pre
dicate che,poi non furono scritte ; e poi i. Vangeli non
furono scritti che vari anni dopo; prima che.fossero
scritti i Vangeli non vi era che la. tradizione orale ».
Ricordo che queste cose a noi. giovani fecero.'molta
impressione.
Dava tutta l ’importanza dovuta alle definizioni
conc]|{ar^ a] canoni, ed ai Decreti Pontifici e Vesco
vili.
Ricordo che raccontando dal pulpito la vita dei
Papi, non aveva altro più a cuore che fissare nella no^ 5
,
•
i
i 1 i •
stra mente, 1 assoluta adesione che dobbiamo avere
ai Decreti dei Goncilii e della Chiesa. Ripetè più vol
te : « R o m a locuta est; causa finita est ». Riguardo al
l ’ossequio e venerazione che dobbiamo avere al Papa,
già ho detto in altro interrogatorio. Il Papa era per
lui il centro a cui devono avere rivolti gli occhi
tutti i fedeli. L ’udii a lamentare varie volte il fare di
alcuni storici ecclesiastici, i quali narrano tante cose
senza far risaltare l'operato dei Papi ; anzi, scrisse egli
appositamente
una xoiccola Storia Ecclesiastica con
rc
questo scopo precipuo, e aveva in animo di scriverne
altra più voluminosa ; quando si vide impossibilitato
per le sopraggiunte troppe occupazioni, incaricò al
tri dei suoi preti, in particolare D. Bonetti, ad intra
prendere quest’opera, secondo- lo scopo prefisso.
Leggeva con piacere le Rubriche, ne teneva sem
pre in saccoccia una copia ; le leggeva specialmente
in tempo di esercizi, spirituali , e questo pure raccomandava a noi. Ci raccomandava nel tempo degli esercizi di servirci reciprocamente la S. Messa, per
.
.
,x .
.
.
.
• 0 1 1
correggerci dei diretti m cui si fosse incorsi, Sebbene
pieno di acciacchi e quasi impossibilitato a fare le ge-
.DE HEROICA FIDE
383
/
nuflessioni, lo vidi fare sforzi assai grandi per ese
guirle a puntino. Nelle prime udienze che ebbe da Pio
IX, questi lo dispensò, in vista delle sue grandi occupazioni intraprese per la maggior gloria di Dio,
dalla recita del Breviario, come assicurò D. Rua, da
cui lo seppi. Tuttavia lo vidi varie volte col Breviario
alla mano e nei viaggi osservai che aveva sempre il
Breviario con sè. Non so altro al riguardo del Bre
viario.
E t ju xta 4.3 interr. Proc. fol. 2047 respondit :
II, Venerabile fin da fanciullo ebbe grande devo£245
zione a Maria Santissima. Ho udito a Chieri che an- 1)eiry &sr?amvfrgfiem6
dava con frequenza al Duomo a far divota visita alla
Cappella della Madonna delle Grazie. Il suo amore
alla Beata Vergine comparve specialmente in Semi
nario, da quanto scrisse egli medesimo nella vita del
Oh. Luigi Comollo,. suo compagno. Fatto prete creb
be la sua devozione ; udii da lui medesimo che sirecava
con frequenza al Santuario della Consolata ; ed assi
curò più volte che esso non diede passo senza invocare
la Madonna. Entrando nelFQratorio m ’impressionò il
vedere come fosse coltivata la devozione alla Madon- i-ianc aevotion em iuveT, T r
,
r
.
1 11
nobus
tna.ximopere
na. 11 Venerabile aveva ratto erigere una statua delia com m endabat.
Madonna sotto i. portici che tuttora esiste, e ci con
sigliava nelle ricreazioni a cantare lodi sacre intor
no ad essa ; vi aveva fatto scrivere sotto :•« I miei di
voti avranno la vita eterna ». — U11 giorno essendo
circondato da molti giovani ci domandò : « Che cosa
credete voi che ci abbia a recare maggior consolazio
ne in punto di morte? » Chi rispondeva una cosa chi
un’altra; ma il Venerabile rispose : « L ’essere stati
in vita divoti della Madonna ».
Si può dire che tutte le sue opere facessero ve
dere la gran devozione che aveva della Madonna, servi d J c Ì U b. vn:ìresse in suo onore il. gran Tempio di Maria Ausiliam iu ^ ^ o p e rìb is
appareb at.
.trice, la Confraternita dei Divoti di Maria Ausiliatrice. Scrisse vari libri in suo onore. Nelle prediche, nei
discorsi pareva non sapesse parlare d’altro che della
Madonna. Era così noto il suo amore a Maria Santis
sima che da tutte le parti si raccomandavano a lui, af-
3 84
2TUM. V*
finché-ottenesse loro le grazie di cui abbisognavanopersuasi ohe la Madonna a lui nulla negasse. Udii
£248
T u tela rem A n gelu m im- molte volte dal Venerabile questa esclamazione :
pense coluit.
« Quanto è buona la Madonna ». In punto di morte
si può dire che non facesse che ripetere giaculatorie
in onore della Madonna, chiamandola ; « Mamma [
mamma! ».
Il Venerabile nutrì sempre anche molta devozio
ne agli Angeli e specialmente al suo Custode.
La sua prima Messa la celebrò a Torino a S.
■Francesco di Assisi all’altare dell’Angelo .Custode.
Uno dei primi suoi libri fu sugli Angeli Custodii II
terzo oratorio festivo fu quello di Vanchiglia dedica
to all’Angelo Custode. Inculcava a noi che ci rivol
§ 249
E t hanc devotionem in gessimo con frequenza e fiducia al nostro Angelo Cu
ter alunvnop, iovevc
stode nei nostri bisogni. Pregò Silvio Pellico a com
sturi i^ìt.
porgli una bella lode popolare in onore, delP Angelo
Custode. E questa lode faceva cantare ai suoi giovani
e la si canta tutt’ora. Con frequenza raccomandava i
suoi giovani al loro proprio Angelo Custode, special- ,
mente quando trovava difficoltà nelPemendarli, co
me varie volte in pubblico raccomandava a noi che
recitassimo con devozione V A n g e le D e i e ce ne spie
gava con calore, specialmente le parole : H o d ie illu
m in a , cu sto d i, regge et guberna.
§ 250
M a gn a devotione prosegu eb a tu r S. Joseph.-
§ 251
E iu sq u e
p atriein ium
pJm im um faciehat.
tira anche grande la sua devozione a S. Giusep
pe. Stabilì che in tutte le case si. celebrasse con mol
ta solennità le due feste in onore di. lui e che si con
sacrasse a lui il mese di marzo. Ci incoraggiava di do
mandare sempre a lui la grazia di ben. morire. « Que
sto Santo, ci soggiungeva, ebbe la fortuna di avere
Gesù e Maria al suo letto di morte, e se noi saremo
suoi divoti ci otterrà che Gesù e Maria siano anche,
accanto a noi in quel punto così difficile ». Tra gli ar
tigiani specialmente stabilì la compagnia di S. Giu
seppe che tuttora esiste. Nella' Chiesa di Maria Ausiliatri.ee gli dedicò un altare dando egli medesimo
al pittore il concetto del. quadro come udii del Vene
rabile stesso. ’Ricordo che alla vigilia -della sua festa, '
una volta tra le altre ci soggiunse : « Domandategli
DE HEROICA FIDE
385
una grazia speciale, non abbiate paura di domandar
gliela grande, e vedrete che la farà ».
Aveva ancora una grande devozione a S. Pietro.
§ 252
Ne raccontò la vita ai giovani per animarli a venev n a n ? b conrarlo e poi ne scrisse la vita nelle Letture Cattoliche, scnpsu. .
Anche a lui volle fosse dedicato un altare in Maria
Ausiliatrice. Lo chiamava con frequenza il capo della
Chiesa e sotto questa prerogativa specialmente ce lo^
mostrava nelle conferenze e nelle prediche.
Tolse S. Francesco di Sales come titolare e pa.§253
trono della prima Casa sua, Chiesa e Congregazione s,prS?ctoÌem
per dare a sè ed a noi un modello da imitare nella educazìone della gioventù. Volle che se ne scrivesse la
vita da qualcuno di noi, anzi ne affidò l ’incarico a me,
che la scrissi seguendo la traccia che egli medesimo
mi diede, cioè che si facesse vedere incoronata in lui
3a vita cristiana.
Fra le divozioni che inculcava maggiormente ai D evotionem 254erg a s.
suoi giovani era quella di S. Luigi. Ce lo presentava M o isiu m iuvenibue
1
J ^
\
•
.
•'
p raesertim
commenquale protettore della gioventù e primario esempio jjabat.
da Imitare specialmente nella virtù della santa mo
destia. Voleva che la festa di S. Luigi fosse sempre
solennissima. Stabilì una compagnia in suo onore, che
fece e va tuttora facendo del gran bene.
XII T E S T IS — Rev. D. Hiacynthus Balìesio.
J u x ta 37 interr. Pro c. fot, 2238 respondit :
Il Venerabile dalle sue parole, esortazioni, di‘ scorsi famigliar! in tutta la sua vita, nella prosperità
i 255
n1
.
v
1
F im iis s im a ac costans
e nelle avversità, si dimostro sempre animato da una ven. s. d . fides.
gran fede, la più ferma e generosa che da lui dal suo
esempio, si trasfondeva nei suoi, che animati e soste
nuti da questa fede piena, semplice, indisturbata, si
cura, faceva miracoli di. virtù. Tutto ^Oratorio era
un ambiente di fede e frenava, sosteneva e consola
va ; quelli che venivano di fuori da Torino 0 dalla Pro
vincia restavano meravigliati al vedere quei nume
rosi giovani operai e specie studenti tanto lieti ed in
^256
contegno tanto buoni. So. di famiglie signorili e di. in omnes aiwrmos
. i
r i .
ti-ansfundebatur.
gentiluomini che conducevano 1 loro tigli ali Orato- '
386
NU M * V*
rio nella nostra Chiesa perchè senza accorgersene si
specchiassero in quei figliuoli .del. popolo che la fede
rendeva così buoni e lieti.
£ t ju x ta 38 inter. Próc. fol. 2239 resp ondit :
Nìhii c o r d i h a
^ nostro Venerabile animato-da questa fede non
tauonem”1
dila' e^^e a^tr° di mira che di propagarla, difenderla e di
indirizzare i suoi figli collaboratori alla propagazione
e difesa della stessa, colla predicazione, coi buoni li
bri, e specialmente colla educazione cristiana della
g 25g
gioventù. Come ho già detto, prese di mira l ’opera
CvìlhaS m is S S pervertitrice degli eretici ed in ispecie dei Valdesi,
praedicavit.
ebbe contatto e1dispute coi Ministri Protestanti; di
spute che comparvero nelle Letture Cattoliche; si
adoperò per la santificazione degli Ecclesiastici, pre
dicò nei Seminari, promosse le vocazioni e si prestò,
richiesto ad aiutare con l ’opera sua e coi suoi figli coa
diutori i Superiori Ecclesiastici. Per qualche anno i
Seminaristi di Asti, essendosi chiuso quel Seminario,
furono da Monsignor Vicario Capitolare collocati
presso D. Bosco senza del quale ed anche della picco
la Casa della Divina Provvidenza, so positivamente
che sarebbe mancato il Clero necessario nel servizio
259
deirArchidiocesi di Torino, e di altre del Piemonte.
Parochos et superiore* Ci fu un lasso di tempo di i s o 20 anni, nel quale i Saecclesiastico s
obser.
. .
.
• i
v a n tia coiuit.
cerdoti e i Parroci erano usciti quasi tutti dall Ora
torio; e mi faccio dovere ed onore di dichiarare che
noi vedevamo e sentivamo D. Bosco sempre animato
da grande rispetto verso dei Parroci e i Superiori E c
clesiastici. Mandava noi studenti e chierici a servire
nelle Parrocchie alle funzioni, e a fare i catechismi
secondo i bisogni e le richieste. Il danaro per lui va
leva come il mezzo per fare il bene. Ho conosciuti di
versi sacerdoti colla sua carità e bontà riconciliati
§ 260
piur.es ad fide«-, corner- con la Chiesa, e tra gli altri uno che, riconoscente e
lieto del beneficio ricevuto, venne qualche anno fa a
far scuola nelPOratorio a noi e ai Tommasini del Cottolengo. Ho anche conosciuto qualche Signore molto
mondano guadagnato a Dio con la carità e zelo del
Venerabile. Il Cav. Oreglia, guadagnato da D. Bo
sco a S. Ignazio (Lanzo di Torino) consacrò alla causa
ue
h e r o ic a
f id e
387
del bene tutto il suo ingegno, la sua coltura, le sue
maniere nobili, dignitose, la sua pratica dei mondo
per nove o dieci anni nell/Oratorio con grande nostro
vantaggio e deir Opera Salesiana; poi entrato nella
Compagnia di Gesù, divenne r Apostolo in Roma del
le persone colte e della classe dirigente.
E t ju x ta 39 interr. P r o c . fol. 2240 respondit :
Tutto in D. Bosco appariva animato dalla fede
§ Pi
pili sincera e viva che lo sosteneva a vincere tutte le ° ™ e 2 d t dfiupei-alat. m‘
difficoltà e fare tutti i sacrifizi occorrenti nelle sue opere, per allontanare il male e fare il maggior bene,
senza badare nè a fatiche nè ad umiliazioni nè a spe
sa. Questa sua fede si vedeva nell’andamento e nel§ 262
.,
. .
.
.
1.
. Huims fìdei sa iu ta res
1 ambiente eminentemente cristiano e cattolico
del effectus apparebant.
suo Oratorio; questa fede si vedeva nei suoi discorsi
intimi e famigliar! e nei paterni suoi discorsini del
la sera prima di dare la buona notte ai suoi figli ra
dunati attorno a lui. Quindi usava egli e raccoman
dava a noi, il rispetto alle cose sante e a tutte le pie
pratiche in uso della Chiesa. E sebbene nella casa Onm nia
. sa£263
c ra venerabatutto mostrasse semplicità e lanche povertà, p er la tur.
Chiesa, per l ’altare e pel culto procurava il necessa
rio affinchè le ‘funzioni fossero decorose negli arredi,
paramenti, lingerie, cera, personale ecc.
Tutto questo ho fin qui detto, vidi ed udii, io stes
so nella mia dimora all’Oratorio.
E t ju xta 40- interr. Proc. fol. 2243 respondit ;
Il Venerabile sia nel prepararsi alla Santa Mes
sa, nella celebrazione della medesima, nel ringrazia§19&i
mento e tutte le volte che ^parlava del SS. Sacramensu
Mes,eiucebat
m
#
sacro taciendo.
to nelle feste in suo onore o quando stava in Chiesa
inginocchiato davanti all’altare appariva compreso dì
fede, di riverenza di gioia di fiducia di amore. Questa
sua fede lo spingeva a zelare con grande ardore la
frequenza •della Comunione ed anche la Comunione
' § 265
quotidiana sebbene ciò fosse contro l ’uso dei tempi. c T a X nioni n . d e S S e r
Mi risulta che, consultato spesso da gente che aveva com m endabat.
bisogno di aiuto e di consiglio, diceva loro che. si ac
costassero ai Sacramenti o che tornassero dòpo la .
Messa, nella quale avrebbe raccomandato la cosa a
388
K U M . V*
Dio i' tornavano, rispondeva, benediceva con van
teggio e conforto, almeno morale di chi era ricor
so a Ini.
Sebbene non s’indugiasse nella Messa, tuttavia os§ 266
Sli)1ei?oveb'eta'^e 8acrwm servava
cerimonie nei movimenti della voce e nel
suo contegno ed aspetto, si vedeva l ’uomo pieno di',
fede verso il SS. Sacramento. Divozione che si-tra
sfondeva in modo particolare in quelli tra i suoi fi
gliuoli che lo avvicinavano di più. Riguardo a parti
colari atti di divozione, circa le visite al SS. Sacra
mento non ricordo fatti notevoli, sebbene ricordi che
andando in qualche paesello con noi visitava, subito
le Chiese.
E 1 ju x ta 41 interr. Proc. fol. 2243 respondit :
§ 26?
Il Venerabile Servo di Dio raccomandava ai suoi
Dct^c^tiont^ umPromo- allievi e figli la santificazione delle feste, sia astenenveJ,at;
dosi dalle opere servili, sia praticando gli esercizi di
pietà, come la'Messa, predica, catechismo e i Sacra
menti. A. miei tempi nell.’Oratorio si sentivano alle
feste due Messe e si predicava due volte, si cantava
' l ’uffizio della Madonna e il Vespro, e lodi sacre du
rante certe funzioni ed in fine mentre si usciva di
Chiesa.
'
E t ju xta 42 interr. Proc. fol. 2244 respondit :
\ § 268
II Venerabile voleva che si leggesse un tratto
In laÌr^DscrSipU
tuS! della Sacra Scrittura alla mensa. Spesso nei suoi di
scorsi famigliari ne citava dei passi, e sui pilastri e sui
muri dei porticati aveva fatto scrivere sentenze scrit
turali, che si vedono tuttora. Ricordo di avere udito
ed osservatola salutare impressione che quelle iscri
zioni facevano su certa gente, che veniva all’Orato
rio. Ricordo in particolare che raccomandava il ri
spetto alle parole della Bibbia, e raccontava di un
Sacerdote che si era turbato -ed aveva perduto il filodei discorso, citando una frase scritturale che egli era
solito a prendere in senso scherzevole.
§ 269
II Servo di Dio era notoriamente conosciuto coPreteRoman? PontifiS me affezionato anzi attaccatissimo colla mente e col
observantissinms fuit, cuore, in pubblico ed in privato alle dottrine e alle
pratiche della Chiesa ; obbediente con affetto ai Supe-
'DE HEROICA FIDE
389
.riori e specialmente al Papa, alle loro prescrizioni e de
sideri. E questo suo spiccato attaccamento alla Chie
sa gli fu spesso rimproverato e gli fu càusa di noie e
persecuzioni dai liberali che lodavano la sua bontà e .
il gran bene che faceva alla gioventù, e lamentavano
che fosse troppo papalino.
E t ju x ia 43 in te r r . Proc., fot. 2245 respondit :
Il Venerabile nutriva una tenerissima figliale
' &270
-,
.
-,
.
p -,
•
,
S u m m a pietate in Deidevozione, con la massima fiducia verso Maria t e . param'^rebatur,
e la inculcava, ai suoi figliuoli colle prediche e coi sermoncini; ne faceva celebrare le feste, colla frequenza
ai Sacramenti, ne faceva cantare le lodi in Chiesa e
nella casa. Istituì fin dai primi la compagnia della Hanc de!otSnem proImmacolata Concezione alla quale erano iscritti i
■
max{me siu~
.giovani e i chierici più virtuosi .e che tanto lo aiuta
vano nel governo della casa. Da noi si faceva il mese
Mariano con pii esercizi, laudi, colla pratica seria del
fioretto giornaliero e con tanto fervore di affetto e
tanto desiderio di onorare la Celeste Madre coiresattissima pratica dei nostri, doveri e delle virtù adatte a
noi. V i erano dei giovani che passavano il mese di
Maria senza fare un peccato veniale' deliberato. La
divozione della Madonna era proprio la divozione di
D. Bosco e del suo oratorio. E ciò è anche più note
vole per .quei tempi che si risentivano ancora del ri-,
m
gorismo giansenistico. Il Venerabile raccomandava b. virg-mis patrocmium
11
•» r 1
1 •
• 1*
j
1
*Tl om nibus tm ploraalla Madonna ed insegnava a noi di raccomandarle rabat.
tutti i nostri interessi, tutte le nostre intraprese. Era
quindi invalsa tra noi l ’usuale invocazione S e d e s .Sap ien tiae, ora prò nobis.
Effetto poi di questa sua divozione, è la Chiesa
^
grandiosa di Maria Ausiliatrice in Torino ; come pu- Magmficunf ' tempium
re i molti fascicoli delle Letture Cattoliche, dove nar- cavìt.hono-era aedlfi
ra le meraviglie di Maria Ausiliatrice e molte grazie.
La divozione del Venerabile alPAngelo Custode
si dimostrò in modo particolare nel canto frequen
tissimo tra noi della lode « Angioletto del mio Dio »
del*nostro buon Pellico.
E la divozione verso i Santi appariva nel raccon§ 274
to che faceva della loro vita alla sera dopo le orazioni, lioscjue sanetos coluit
390
N U M . V.
e nelle loro feste celebrate eia noi con divozione e.
pompa.
XIII T E S T IS — R. D. Joannes Bapt. Lemoyne.
J u x ta 37 interr. Proc. fol. 2374 respondit :
A ltis s im a ! I d e i v ir fu it
^ Servo di Dio era uomo di grandissima fede..
E gli credeva con pienissimo assenso della mente e
con perfetto atto di volontà tutte le verità rivelate ; e
questo suo assenso fu senza ombra di dubbio, e mai
smentito da nessun atto o parola in tutta la sua vita,
Una prova sono i libri da lui stampati. Manifestava
§ 276.
sovente una grandissima gioia di essere stato, fatto
cristiano e sacerdote, di avere avuto una piissima
xim e giìudebat.
genitrice che per tempo l'aveva istruito nel catechi
smo e indirizzato alla pietà. Mille volte fu udito inciticare la gratitudine a Dio di averci fatto nascere in
Deum p ràesen tem sem- grembo alla Chiesa Cattolica. Che D. Bosco avesse
p er habebat.
. . .
t
v
-i i u
tede viva e soprannaturale lo si manifesto dall avere
egli sempre vissuto alla presenza di Dio. Il suo con
tegno ovunque si trovasse, era tale come se innanzi a
lui fosse presente un personaggio della più alta di
gnità. Nessuno che si avvicinasse a lui se ne partiva
senza aver udito una parola di Dio. Ogni sua lettera
lo
ricordava. Una conversazione con D. Bosco, dis§ 278
sero D. Rua e molti confratelli, ed io stesso lo speriA1ioaquendi rottone eìtf- mentai, valeva quanto ed anche più di un corso di
cel,nt'Esercizi Spirituali. Tra le molte sue espressioni ri
cordo questa : <( Che è mai consolante quel Padre no
stro che recitiamo mattina e sera ! Come fa piacere il
pensiero che abbiamo in cielo un padre che pensa a
noi ! ».
E t ju x ta 38 interr. Proc. fol. 2375 respondit :
§ 279
II Venerabile fin da fanciullo in mezzo ai compaFideL p ro p a g a n d a e stui •
-v r
r \ t •'
• •
•'
diosissim us
fu it
a gru ai Becchi a Moncucco e a Chieri incomincio a proJnieritia'
pagare e ravvivare la fede con tutti quei mezzi che
erano in suo potere. Ordinato prete fu suo desiderio
di abbracciare tutto il mondo se avesse potuto per.
condurlo' a Dio. Tutta la sua vita colle predicazioni
colle Letture Cattoliche, ebbe per scopo il trionfo
della fede e specialmente per tener fermi in questa
DE HEROICA FIDE
391
: suoi figli. L'istruzione religiosa e la frequen
ta dei Sacramenti erano la vita delì’Oratorio. Don
Bosco s ’ingegnava in mille modi di ispirare nel cuore di questi viva fede coi suoi discorsi in pubblico ed
£sso
• i•
-i
.
1-t
• O m niaque rimedia a d id
in privato, eoi consigli che dava a ciascuno, colle ì- a p ta adhibuit.
scrizioni scritturali lungo i portici della casa e nelle
camere,'negli studi e nei. laboratori. Un giorno lo
udii esclamare.: « Tutto darei per guadagnarmi il
cuore dei giovani e regalarli al Signore ».
Una prova chiarissima poi della sua fede teoio- TO S A f§ì u psai
r e iiiS
n iw ta gica ci è offerta dall’ingegno.con cui si adoperò, co- sia n te s tu itu s est,
me ho già ampiamente esposto in precedenti inter
rogatori!, a difendere le verità della fede contro i Vaidesi ed a convertire f poveri traviati, tra cui parecchi
Ministri protestanti, ed anche lo zelo per rimpianto.
•delle Missioni nei paesi infedeli, e i numerosi scritti
ed opuscoli da lui dati alle stampe.
E t ju x ta 39 interr. Proc. fol. 2375 respondìt :
Il Venerabile professava grande divozione ai
^
Misteri di N. S. Religione. Fece erigere le stazioni R e li g i o n i m y ste ria ìmn ...
^ T.
.
,n A
,
.
1,
m ensa coh iit pietate.
della Via Crucis nell Oratorio e m tutte le altre case;
e stabilì che ogni Venerdì dì Marzo si praticasse que
sto esercizio, al quale assisteva, e molto spesso diri
geva egli stesso fcon grande nostra edificazione. Il
Giovedì Santo accompagnava i giovani che processionalmente si recavano a visitare i Santi Sepolcri in
varie Chiese della città. Per sè aveva riservate,, an
che nella tarda età, le funzioni della Settimana San
ta, e delle Messe di mezzanotte al S. Natale, alla vi
gilia delle feste di Nostro Signore e della Madonna
ne dava annunzio e spiegazione con parole commo
venti. Io ho raccolto molti di questi
discorsetti,
Mo- Sacro-rum
c
§ 2
83
.
.
va su u m et
stravasi poi sommamente sollecito nell esigere prò- paramentorum mun.
-,
1.
•
•
11
dfitienv
persollecite
prieta ed ordine nei vasi sacri e nelle sacre paramen- cu rabat.
ta, e mostravasi attento perchè mai, nè di giorno nè
di notte, si spegnesse la lampada davanti al SS. Sa
cramento. Finché potè fu suo piacere togliere dalla
Chiesa i ragnateli, spolverare l ’altare, scopare il pa
vimento. Fin dall’inizio del suo- Oratorio egli stesso S a o ra ru n i fu n ctionuin
componeva in musica messe facili, Tantum ergo e lo- bat?adme111, promoveìì
a iìi
3 92
isru m . v.
di sacre, che insegnava con grande fatica a suoi gio
vanetti, fondando in seguito scuola di canto grego
riano e di musica. Il decoroso apparato della Chiesa,
il Piccolo Clero, le cerimonie bene eseguite, il Mese
di Maria,'le Quarant’Ore ecc. attrassero sempre gran
popolo nelle sue Chiese.
,
E t ju x ta 40 interr. Proc. f o t . 2376 %espondit :
Il Venerabile ebbe fede e divozione appassionata,
§ 285
Im p en sissim a devotione alla SS. Eucaristia, e su questo argomento scrisse
S S .m am E u ch a ristiam
proseguebatur.
vari opuscoli. .Ricordava ai giovani che riflettessero
bene a Gesù Sacramentato, raccomandava loro che
tenessero in Chiesa un contegno devoto e che fossero
esatti nel fare le genuflessioni ; provava gran pena
quando vedeva qualcuno starvi con poca divozione ; e
•senza rispetto umano avvisava il negligente fosse an
che un estraneo. Un giorno venuta alPOratorio la
'moglie di Urbano Rattazzi, ed essendo entrata in
Chiesa D. Bosco che l'accompagnava le disse : « Si
§ 286
gnora vi è il SS. Sacramento ». Passando davanti le
Com m unionem frecfiienlem prom overe stu- Chiese si scopriva, e finché le forze glie lo permisero
duit.
si recava alla Processione generale del Corpus Do
mini. Fin dall’inizio dell’Oratorio promosse la co
munione frequente e anche quotidiàna fra i ‘ suoi gio
vani, e fu fautore dell’uso di ammettere per tempo
§ 287
i fanciulli alla Prima Comunione, prevenendo così le
U t iu ven es ad prim am
Com m unionen,
cito recenti, disposizioni di Pio X. Predicando descriveva
adm ittercntii)' ciipiespess-o l ’eccesso di amore di Gesù in Sacramento e
bat.
talora piangeva e faceva piangere per commozione,
come io stesso ebbi a provare. Era poi molta la sua
consolazione quando vedeva in. gran numero i suoi
giovani alla Comunione e alle visite al Sacramento.
g288
E se predicava della Comunione sacrilega lo faceva
S a c r i l e g i ! h o n o r e m yiv i d i s v e r b is describe- con tali accenti che noi ci sentivamo agghiacciare e
'bnt.
concepivamo un vero orrore di questo enorme pecca
to. Trovandosi in circostanze dolorose 0 di strettez
ze pel suo Oratorio, mandava alcuni dei più fervo
rosi giovani dinanzi al SS. Sacramento perchè gli
impetrassero gli aiuti che desiderava.; e noi constata
vamo che le grazie gli erano tosto concesse.
Esigeva che tutti i giovani deirOratorio -sapes-
D.E IIEROICA FIDE
393
sero servir la Messa, e la servissero per turno, ed esigeva che -pronunciassero chiaramente le. risposte.
, 1 1
suo contegno nel celebrare la S. Messa era tale
che manifestava la sua viva fede ed io di ciò son testimonio. Era così composto e di voto che dava ai fedeli
la più grande edificazione, i quali volentieri accor
revano alla sua Messa. Non impiegava mai più di
mezz’ora nè meno di venti minuti.
Dovendo intraprendere viaggi anticipava la
Messa.di btion mattino abbreviando il riposo- o la diceva con suo grande- incomodo giunto a destinazione
anche ad ora molto tarda. Fu visto qualche volta a
piangere mentre celebrava la Messa come mi assicurarono D .-V iglietti suo segretario ed altri. E: D.
Garrone Evasio, Salesiano ora defunto mi assicurò
che servendogli la Messa -nel suo Oratorio privato lo
vide tré volte sollevarsi da terra; corse a cercare testimoni nelle camere vicine, e non essendovi alcuno
quando rientrò nella cappella rivide D. Bosco ritorn
• •
1
n
1
•
r\
nare nella sua posizione normale, l i medesimo Garrene, interrogato dà me, si diceva disposto M
attestare il fatto sotto il vincolo del giuramento. Ogni qualvolta poteva faceva la visita al SS. Sacra
mento raccomandando anche a noi di farla quotidiana. I l 'suo contegno era tàle che chi gli stava- vicino
non poteva fare* a meno di restarne edificato. Stabilì
fin da principio nell’Oratorio l ’esercizio annuo delle
Quarantore, facendo egli stesso il turno' dell’adora
zione con i. suoi chierici e giovani.
E t ju xta 41 interr. Proc. fol. 2382 respondit :
Il Venerabile era osservantissimo della Salitili-cazione dei giorni festivi. Al mattino nelFOratorio
vi era la .Messa della Comunione, alle 9 e mezzo Malutino dell*uffizio della Madonna, una'seconda Messa e-prèdica : al dopo pranzo catechismo, vespro e istruzione e benedizione del SS. Sacramento. Que
s to orario fu prescritto dal Venerabile a tutte le' sue
•case. E g li promosse questa santificazione con vari opuscoli ., trattando specialmente deir astinenza dai
lavori-servili. Io'non. vidi mai che-permettesse tali
Sac).um (S£»a pietate
faciebat.
iiiudque mmqijam o31att6bat■
.
\
§291
S acru m fa cie n s in ecs tasim ra p i visu s est.
■
§292
uUntm*feSp e ^
ilìit
'
■"
FacW ad2^
tlir' •
•
«arra.
394
'NUM. V.
lavori alla Domenica; noto che nel 18 8 4 avendo egli
preso parte all/,Esposizione Nazionale di Torino, nel
la quale, invitato dalle Autorità, impiantò macchine
tipografiche, nei locali destinati per lui mise per con
dizione assoluta il riposo festivo e per quante istan
ze gli .fossero state fatte, perchè il maggior concorso
dei visitatori era alla Domenica non vo-lle mai accon
sentire soggiungendo a noi essere quella una prediQua ottone4 iiiorum ca su^a satIt^cazione della festa. Più volte andando
vioiationem ìmpedie- coi suoi giovani ne’ paesi per le passeggiate autun
nali, alla Domenica colla sua musica in Chiesa, e colrimprovvisare rappresentazioni drammatiche, riuscì
ad impedire o render deserti i, balli pubblici popolari.
Ed a questo scopo fu invitato alcune volte da parroci
che vedevano le proprie Chiese andar deserte per i
s
balli popolari. Quanto ho sopra accennato vidi ed udii
' io stesso più volte.
E t ju xta 42 interr. Proc. fol. 2383 respondit :
cScnpturas
. . ssacras
295 veneII. Servo di Dio tenne
grandissima
. sempre
.
. in to
. ve•rabatur.
nerazione la parola divina e m primo luogo la Bibbia.
Fin dal Seminario aveva incominciato a studiarla
coi commenti dei più accreditati autori, sicché posso
affermare averla egli appresa perfettamente. Studiò
anche il nuovo testamento in greco, da questi studi
ricavò la Storia Sacra per i giovani. Prescrisse che
ogni settimana i suoi chierici avessero scuola di testamentino, ne mandassero a memoria Idieci versi§ 296
coli, ed egli stesso, finché potè, dava loro le.spiega
c i - - studimi; inter zi0ni necessarie. Fece anche stampare in più luoghi
-i
sulle mura dell'Oratorio versicoli scritturali per istruzione dei suoi giovani e a quando a quando egli
stesso ne dava la spiegazione nei sermoncini della se
ra. Non poteva soffrire che si adoperassero le parole
dei. Sacri Libri in modo irriverente e rimproverava
chi lo faceva quasi di sacrilegio. Anche fuori di casa
non mancava di ammonire chi si fosse permesso tale
abuso. Un giorno trovandomi a pranzo in una parroc§ 2V , K ■
. chia con molti Sacerdoti uno di essi si mise a cantare ■
verha scripturaììa ad le lezioni di Giobbe dell’uffizio-dei defunti, parodianterentiir!
ver dole ; i commensali ridevano ma egli si fece serio e
DE HEROICA FIDE
395
« Mi dicano un po’, disse, se qui tra noi si trovasse S.
•
Francesco di Sales, che cosa direbbe mai nel sentire
.profanare in tal modo le parole della Sacra Scrittura?
Egli che rimproverò il suo medico che usava inipro- ■
primamente, ma tuttavia in modo non sconvenevole, al
cune parole Scritturali? ». Ciò seppi da D. Rua. Bella
venerazione di D1. Bosco alla Tradizione ne sono pro
va i molti fascicoli da lui stampati. Delle definizioni
§298
Conciliari e dei Canoni debbo dire lo stesso ; dei De- EcCondiforumadetoitiS
creti pontifici e vescovili lo conobbi sempre ossequenaecreia^fmoSS
te ed in tanti anni non l ’udii mai proferire una paro- piurin.um fadebat.
la che indicasse sentimenti contrari. Il rispetto' che
aveva alle prescrizioni delle Autorità Ecclesiastiche
lo mostrò un giorno in mia presenza : Si parlava di
un monito arcivescovile stampato sul Calendario ed
un Sacerdote se ne mostrò ignaro; D. Bosco lo inter
rogò : « Ma non leggi tu il Calendario? « Per verità
non l ’ho letto » — « E se non lo leggi che cosa è che
leggi tu d’importanza? »
L ’ossequio che D. Bosco professava al Papa era
§¿99
n- '
t
*
c
1)
Romani Pontiftcis obsei.
airetto di un amore appassionato e contuso con. 1 amo- vantissimus fuit. .
re che egli aveva per G. C. In tutta la sua vita non
fece opera d’importanza senza aver prima consultato il S. Padre, e aver ottenuta la sua approvazione.
Pio già accennato quanto Don Bosco abbia scrìtto,
stampato, fatto, anche talora con suo rischio, in di
fesa del Papa ; dico ancora che zelò in vari modi il de
naro di S. Pietro. Le sue visite in Vaticano erano ve
ri atti di ossequio ; cercava in mille modi di affezio
nare ì suoi alunni al Sommo Pontefice parlando loro
soventissimo della sua dignità e della sua virtù, chie§ 300
dendo e riportando alFOratorio i paterni consigli del Eaiumn¡s
Vicario di G. C., e le prove del suo amore per esso,
per es. indulgenze,,soccorsi ecc. Nelle occasioni so
lenni invitava i suoi figli a mandargli indirizzi di fi
gliale ossequio, e più volte all’anno ordinava per lui
Comunioni Generali. Egli soffriva se qualcuno aves
se scritto o detto una parola meno rispettosa verso
qualsivoglia dei Papi, specialmente alla presenza de
gli alunni, e mai uscì dalla sua penna 0 dalla sua boc-
396
K U M . V.
ca una espressione men elle riverente. Trovandosi
una volta il Venerabile col 'Vescovo di Casale Monsi^sol
gnor Perrè che teneva un grande invito, si accese viva
NqWiTh. p° dolititra Monsignore ed alcuni invitati sulle dotmi
trine del Rosmini, allora non ancora condannato; do
po lunga disputa il Vescovo, sostenitore di quelle dot
trine, si volse a Don Bosco che aveva sempre taciuto
a dire il suo parere, e D. Bosco disse tra le altre cose :
Monsignore ! Sarebbe contento che i professori e i
chierici del. suo Seminario tenessero opinioni diverse
dalle sue? Ora il Papa potrebbe vedere con piacere
che altri tengano opinioni che egli crede erronee?,Io
credo che il Papa, anche come dottore privato, si deb
ba molta deferenza ». Ciò seppi da D. Bertello Giusep§302
pe e da D. Bonetti Giovanni, presenti al fatto. Pochi
M orti p ro x im u s obedien.
.
-,
.
. TT
i m
t -\
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tia m r. p. corrotteli- giorni, prima che morisse il Venerabile Don Rua scridabat'
vendo al Cardinale di Propaganda diceva : « D. Bosco
benché non possa quasi più parlare non cessa d'incul
carci la più perfetta obbedienza alla Santa Sede ».
Il Venerabile fin che le sue occupazioni glielo
permisero, recitava regolarmente il Breviario. Ne
fu dispensato nel .1858, a viva voce dal Papa, di
spensa che gli fu poi confermata con Rescritto dalla
Congrezazione su domanda di Monsignor Manacorda
Vescovo eli Fos-sano abbreviatore del Parco Maggio
re. E nel nostro Archivio si conservano le lettere al
riguardo.
E t ju x ia 43 interr. Proc. fol. 2386 respondit :
D. Bosco aveva verso la Madonna una devozioFiiiaìi devotione in Dei- ne figliale senza limiti. La Madre Celeste fin da fanpavam
eìullo avevagli affidata la missione che a lui desti
nava la Divina Provvidenza, avevaio aiutato ad inco
minciarla ed a proseguirla fino al termine della sua
vita. Ed egli per fare un’opera di qualche importanza
sceglieva sempre una festa della Madonna. A Lei do
po Dio attribuiva sempre tutto il bene che aveva fat
to e che faceva : « Quanto è buona la Madonna » an
dava continuamente esclamando, ed esortava senza
§ 304
posa i giovani ad amare Maria Santissima, ad invoEimnibus hicuicabat ° caria con giaculatorie frequenti, a portare al collo la
JDE iLEROICA FIDE
3 97
sita medaglia, assicurandoli che avrebbero: ottenuto
le grazie dimandate. E grazie meravigliose otteneva
no molte delle quali io fui testimonio. Egli faceva
precedere a tutte le feste delia Madonna una Nove
na, durante la quale nel fervorino della sera, parla
va di lei ai giovani, del suo potente patrocinio, dando
un fioretto e raccomandando sempre la S. Comunio
ne e la visita in Chiesa. Allo stesso modo consacrava v
.. f.'m
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N oven d ialib u s p recibu s
a Maria il mese di Maggio. Ogni giorno era prescnt- ad: B. m . v . festos dì,
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es ceJebvandos se pata la recita dei b . -Rosario. Erano continue le sue nar- rabat.
razioni sulle virtù glorie di Maria, e fatti i suoi mera
vigliosi nel corso dei secoli. Di tante sue apparizioni
nel secolo XIX fece ai giovani minuto racconto, che
poi espose nei suoi libri. Edificò in Torino la gran
diosa Chiesa di Maria- Ausiliatrice ; diffuse la. divo- Tom.pium§in°eius honozione a Lei sotto questo titolo in ogni parte del mon- ^votioiemm nXeÌ
do con libretti di Novene in' suo onore e colla puborbem i>T»t>agablicazione di moltissime grazie ottenute. Era cosi
noto il suo amore a Maria Santissima che il popolo
-.
era persuaso,- come rilevai da moltissime lettere da me
lette, provenienti da ogni parte del mondo, e dalla fol
la immensa che a Lui accorreva, come la Madonna
nulla gli negasse di quanto egli la supplicava.
Il Venerabile ebbe pure divozione agli Angeli '
g 307
Tu teia res Angelos coJuit
Custodi e specialmente a quello particolare di ogni
anima, sul quale scrisse uno dei suoi libretti, e al
quale intitolò l ’Oratorio festivo di Vanchiglia. Vo
leva che i giovani ogni giorno indirizzassero a lui la
preghiera delV A n g e le D e i; li esortava ad invocarlo
§ 308
Sum lem cultura uiveniin. ogni pericolo dell’anima e del corpo. A questo bu.s suadere non cesproposito ci raccontava sovente il fatto, accaduto ssabat.
mentre egli era ancora al convitto, di un suo giova
ne muratore, il quale cadde da un ponte al quarto
piano di una casa in. costruzione, e avendo invocato
il suo Angelo Custode, si trovò a terra illeso, mentre
due suoi compagni rimasero morti. .
§ 309 ‘
Era pure divotissimo di S. Giuseppe, e inculca E r g a S. Joseph
devotis
va questa divozione ai suoi giovani; lo aveva eletto s i m a s fuit.
patrono degli alunni operai e degli studenti pel feli
ce esito degli esami. A lui innalzò un ricco marmo-
398
N U M . V.
reo altare nella Chiesa di Maria Ausiliatrice, e ne
stampò una breve vita. Anche quando fu tolto l ’ob
bligo della festa la faceva ugualmente celebrare con.
solènnità ai suoi allievi.
s. Francfscum sai et'
^ ra Pur nota ^a sua ardente devozione verso- S.
s, Betr«m peculiari Francesco di Sales, che scelse a patrono della.suadevotione proseguii- tv <ta • , v
n ^
^
V 1 i
1
tus est.
ria bocieta ; verso p. Pietro Apostolo, del quale scris
se la vita, verso i SS. Martiri della legione Ebrea, ai
quali dedicò un altare, come pure a S. Pietro Apo
stolo in Maria Ausiliatrice. Possediamo molti discor
setti fatti da I). Bosco intorno a questi Santi é alle
loro solennità. Anche S. Vincenzo de’ Paoli* era da
lui venerato con affetto e ne descrisse lo spìrito in un
libro che oflrerse al Cottolengo e fu adottato dai Si“
gnori della Missione.
XVI
Cardinalis.
T E S T IS — Ex.mus D. Joannes Cagliero,
J u x ta 37 in te r r . Proc. fol. 3005 resp o n d it:
i su
La fede di D. Bosco fu così sublime e così proVe/nit ' F' fìdes exceìsa fonda che fu l ’anima della sua vita. Egli stesso l/ha
confessato, quando prese come ho già deposto a mot
to dello stemma della sua Pia Società : <<D a m ih i anim a s, coetera l o l l e ! — L e a n im e, le a n im e, E gli ci di
ceva, e n ie n t Jaltro
C ercate anim e, e n on onori, e
non d ig n ità ! » fu il primo ricordo tra i venti che die
de a me ed ai primi Missionari Salesiani che partiva
mo per rAmerica. E in una lettera riserbata a me
che mi consegnò a San Pier d’Arena., prima d ’an
S312
dare al Porto di Genova, mi scriveva : <( F a te quello
E x e iu s m o n iti» l u c u ì e n
tiSkSime iti al>paret.
« che p o tete, D io farà quello che non possiamo noi.
« C onfidate ogni ,cosa a G e s ù Sacram entalo ed in
« Maria A u silia tric e e vedrete ch e cosa sono i mira« co li ». E li abbiamo veduti i miracoli, ma per me
non sono più un mistero, ammessa la fede di Don
Bosco. Chi crede può tutto, e Don Bosco credeva al
l'onnipotenza di Dio. a A v e s s i anche un esercito se hi e« rato innanzi a m e, io non in dietregg erò d ’ u n pas« so, se V O pera incom inciata è voluta da D io ». Era
no queste assai spesso le sue parole.
DE HEROICA FIDE
399
Di qui la sua .speranza la sua carità e tutte le al
tre sue virtù. Questo è per me il segreto della sua riu
scita nelle sue molteplici e grandi imprese pel bene
delle anime. Per questo egli sostenne ogni sorta di
fatiche, cioè ebbe'la forza di tollerare tanti stenti,
che avrebbero schiacciato qualunque altro che non
avesse avuto la sua fede viva, illuminata, costante,
e veramente eroica.
/Dio era il pensiero continuo della sua mente, la
fiamma del suo cuore, la meta di tutte le sue azioni,
la vita della sua vita.
Quel gran porporato che fu il Cardinale Àlimonda, avendolo visto tante volte da vicino, non seppe
fare di lui morto un elogio migliore di quello che egli
ritrasse in queste brevi parole. Ho stupito anche io
spesse volte nel considerare il morale carattere di D.
Bosco, sempre tranquillo, sempre uguale a sè, vuoi
nelle gioie, vuoi nelle pene, sempre imperturbabile.
Ma io stupii rilevando il grado di perfezione cui era
giunto, cosa malagevole ! Non stupii perchè mirava
il principio
donde la perfezione l'aveva attinta:' Era
■
«MB»
imperturbabile m mezzo al mondo perchè si era but
tato in braccio a Dio. La sua fede era così viva che
egli era sempre alla presenza di Dio, e spendeva per
la gloria di Dio ogni istante della sua vita. Io ricordo
e ricorderò sèmpre l'ultima visita che questo Cardi
nale fece a D. Bosco infermo sul finire del 1887 do
vendo recarsi a 'Roma. Fui presente a quella visita.
D. Bosco raccomandò al Cardinale, tenendo in ma
no il suo berrettino da notte, e cogli, occhi pieni di la
grime, di pregare per la salvezza dell'anima sua, e
poiaccendendovSi tutto il suo volto aggiunse, come ho
detto e come egli'aveva già detto anche a me, di dire
al Papa che l ’opera sua era e sarebbe stata; al pari
della sua vita, tutta per la difesa dell1Autorità del
Vicario di Gesù Cristo.
L'Alimonda rimase stupito nel vederlo così tran
quillo di spirito, così imperturbabile nei dolori della
malattia e così pieno del pensiero di Dio, e nell'usci
re si volse a me e disse.: « D o n Bosco è sem pre con
§ 313 .
E x v iv id a eiu s fide omnes a lia é virtu te s prodierunt.
§ 314
O m n ia ad Deum dirigebat.
§ 315
B ra e c la r a ia u s de -fide
S ervi Dei.
S'316
F actu m ad rem n a r r a
t ili- .
§ 317
D eo . intim e conim ictus
seinper erat.
400
N U M . V.
P i o , è' V union e intim a con D io ». Don Bosco- era prò-
lg
prio in continua unione con Dio; aveva Dio in cima.
dgì gioviameiusque re- a tutti, i suoi pensieri, e le aspirazioni' dell’ anima-suagni- dilatation ern uni'
'
•v
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i
•■ •
• i • r\
v
'•
ce-quaesivit.
. erano ne più ne meno cne.le aspirazioni di Gesù Cri
sto, e che Gesù ci insegnò a ripetere nel P a ter N o s te r /
la gloria del Nome di Dio. Questo ripeto fu .l’ideale '
di tutta la sua vita e perciò anche nelle udienze pri
vate, in tutti i suoi discorsi, in tutte le sue lettere,
egli faceva sempre entrare il pensiero di Dio, la fu
ga del peccato e la salvezza delle anime.
E t ju x ta 38 interr. Proc. fol. 3011 respondit :
L ’amore e lo zelo per l ’esaltazione della Chiesa
'■ven. s. d. studiumfìdei Cattolica erano nel Servo di Dio1pari all’eroismo delpiopagondao.
gua
quale erano prodotti ed alimentati.
Io stesso ho visto molti protestanti invitati da Lui,
■scendere a Valdocco per essere istruiti nella nostra '
Santa Religione ed infine abiurare i loro errori nelle
mani del Servo di Dio. So anche che a molti in peri
colo di perdere la fede coll’apostasia, egli inviava soc
corsi in danaro sapendoli in bisogno ; e ciò perchè non
si vedessero costretti ad accettare il danaro offerto da
Valdesi.
:Protesfantiuin erroriE ’ a tutti notorio che le case Salesiane di S. Gio, :
. busobstìtit.
vanni Evangelista in Torino e quelle di Spezia, dèi.
Torrione di Bordighera e di Firenze, ed anche' del
Sacro Cuore di Gesù in Roma furono da lui aperte
per far argine, alla propaganda Protestante ed il S i
gnore benedisse copiosamente lo zelo del Venerabile '
D. Bosco. Alla Spezia nel 1880 i Protestanti aveano
500 ragazzi alle loro scuole, nel 1.884 ne avevano an
cora diciassette ; tutti erano passati alle nostre seno■le S. Paolo, che aveva fondato io tornato- appena dal.
primo viaggio in America per incarico del Venera
bile.
e 321
Zelue ammani»'» ven. d.
Per vari anni verso il 1868 ed in poi il Venera- >
diìttcu^
bile estese il suo zelo anche -a favore dei paesi Cat- ■
tolici del Canton Ticino, Il radicalismo Svìzzero avea.rese "abbandonate e prive di Parroci molte Parrocchie
e I). Bosco, come so di certa scienza, avendo io stes
so aiutato: il- Servo di Dio in questa impresà, proyvi-
DE' HEROICA FIDE
401
de a molti paesi ottimi e zelanti Sacerdoti, non meno
di una trentina, sostenendo anche per questo spese e
sacrifizi, non lievi opposizioni da chi non pensa a
fare, ma a criticare il bene. Ma il Ven. mosso com’e
ra unicamente dallo zelo della salute delle anime,
continuò imperterrito la sua via, benedetto da un
gran numero di cattolici, confermati per mezzo del
la sua carità nella fede.
g 32y
In breve io posso attestare che D. Bosco non si Meda* omnibus usus
..
.
,
-, v -, n
est ad fìdem integre
risparmio mai per salvaguardare 1 integrità della servandam et tuenFede, sia ammonendo a tempo Parroci e Prelati, de- dam'
nunziando loro la subdole mene degli eretici sia so
stenendovi spese e contradittori coi loro caporioni;
sia scrivendo o facendo scrivere opuscoli numerosis
simi, tutti rivolti a combattere i loro errori. Ricordo
fra quegli del Ven. : D u e co n feren ze tra due M in istri
Protestanti ed u n p rete C attolico intorno al P u rg a to
rio; Una disputa tra u n A v v o c a to e u n M in istr ò P r o
testa n te; S e v e r in o , o avventure di u n giovane aff.ri§323
giano; C h i è D . A m b ro g io ? P r e te A postata di M o n - NtesntìsUrecèn&etsoripia
dovi scom unicato dal stio Vescovo M o n s. G hila rdi,
ecc. eco,
c'
W notoria la sua Missione predicata a Viarigi
nel 1856 dove si era insediato 1 *Apostata GrignaschL
Iddio benedisse lo zelo del suo Servo favorendolo an
che con prodigi .
Ricorderò infine che a premunire i suoi alunni
dagli errori degli eretici egli scrisse ed inserì nel
« G iovan e P rovvedu to » cioè nel loro libro di pietà
quelle auree pagine intitolate : F o n d a m e n ti della F e
d e , che oggi, parrebbero un fuor di luogo se non si ri
cordasse l ’attiva propaganda protestante di quei tem
pi e lo zelo eroico di D. Bosco'.
E t ' i u x t a 39 interr. Proc. fol. 3013 respondit :
I Misteri di Nostra Santa Religione' erano la no
ta precipua della sua mente e del suo cuore. Di essi
^.
ci parlava, li meditava e ne faceva oggetto di discor- Religioni®mysteriame,
dibatur de eiscjue
so, di conversazione e cristiana raccomandazione m ■loquebatur.
varie occasioni.
II pensiero della fede e la sua pratica d’ogni
402
iW M . V.
istante ispirava a D. Bosco quel dolce inestinguibizeiavìt. Dei decorem le zelo per il decoro della casa di Dio, e per il suo cul
to che fu altra caratteritica dell’anima sua.
Io
ricordo la meschinità della casetta Vin
ma prima di fabbricare l ’ospizio pei giovani, egli
§ 326
pensò a fabbricare la casa del Signore (la Chiesa atH ìnc tem pia m a gn ifica ,
i
i • o, t-a
j * o 1
\
i*
11
extrui curavit.
tua Le di b. b rancesco di ba.les) e di marmo ne volle
l ’altare, come più belli che gli fosse possibile voleva
i vasi e i paramenti sacri. Era ancor meschino l ’Oratorio, ma una cosa volle gigante, il Santuario di Ma
ria Ausiliatrice coll’alta sua cupola, come volle splen
didi per ricchezza e per arte il tempio di S. Giovan
ni Evangelista inalzato a Torino quale Monumento
a Pio IX e il Santuario del Sacro Cuore di Gesù in
Roma degno di quell'alma città, ed altre Chiese al
trove.
§ 327
Quando si trattava del culto divino D. Bosco non
Qtumpert?nSaS\p°ien era più povero; e alla Chiesa e agli oggetti del culto,
dicia esse voiebat
egij amava che fossero rivolti i pensieri nostri quan
do volevamo offrirgli qualche ricordo pel suo Ono
mastico.
Era tanto ramore che egli aveva pel luogo san
to e il suo zelo' per lo splendore del luogo divino che
nel 1867 mandò me a Roma, perchè, assistendo alle
feste centenarie di S. Pietro e all’esecuzione del
grandioso : T u es P e tru s del Maestro Mustafà, 'mi
ispirassi alla composizione delia grande Antifona
Sa n cia Maria saccurre m iserisf da eseguirsi nell’an
no dopo nella Consacrazione del Santuario a Maria
§ 328
Ausiliatrice. Quello fu il primo inno innalzato per
id em confìrm atur.
voler suo a Maria nel nuovo Santuario, e fu un inno
di supplica pei miseri, per i pusillanimi, pel Clero,
pei Monasteri, per la città, per l ’Italia, per tutto il
mondo, per tutta la Chiesa Cattolica. Questo come
egli disse a me fu il suo pensiero nell’affidarmi quel
la composizione. Non occorre che aggiunga altri fat
ti in proposito ; tutti sanno che i Salesiani amano e
promuovono con tutte le forze lo splendóre del culto
divino ; io dirò che la fiamma di questo zelo è da ri
cercarsi negli insegnamenti e nell’esempio del Vec u itu s
spiendorem
et
DE HEROICA FIDE
4 03
nerabile loro fondatore. E questo senza accennare ■
alla preparazione dei cantori e Messe liturgiche con
centinaia di giovanetti soprani e contralti e lo splen
dore del. piccolo Clero vestito di sottane e di rocchet
to formato da ben 60 e più individui per la grandiosi
tà e bellezza delle funzioni, eseguite colla più scru
polosa esattezza nelle Sacre Cerimonie. A queste {un
zioni presi parte io stesso per molti anni come Mae
stro e Capo Sacrestano.
E t ju x ta 40 interr. Pro c. fol. 3015 respondit :
§ 329
D. Bosco e Gesù Sacramentato, ecco un altro D e Ven. S. D. devotione
e rg a SS .m u m S a c r a
punto di vista della vita del Venerabile che è dei più rne,ntum.
edificanti. Invece di dire che abbia fatto D. Bosco per
promuovere l ’amore verso Gesù Sacramentato io do
manderò che cosa si poteva fare che il Ven. non ab
bia fatto,? E gli trasfuse nei suoi alunni e nel popolo
cristiano il suo amore da Serafino per Gesù Sacramen
tato. Molti accorrevano dalla città ad'ascoltare la sua
Messa nelle principali Chiese di ordini religiosi e cap
pelle e oratori di Principi Nob. Romani, e mi assicura
§ 330
D. Francesia ancora vivente,e m’assicurarono i defun Ven. D. F am ulo sacrum
fa cien ti om nes adstati D. Rua e D. Berto, che lo accompagnavano, che re cupiebant.
un’ora prima le Chiese e le Cappelle erano stipate di
Nobili Signori e Signore della più alta aristocrazia
per udire la S. Messa, del Venerabile, sentirne i ser
moni e riceverne la benedizione e contemplarne il
suo volto angelico ed il suo aspetto di Santo.
Quando il Venerabile pregava dinanzi al S. T a
bernacolo era un angelo, è da lui che abbiamo impa
rato la Comunione frequente e quotidiana in tempi
g' 331
in cui molti osteggiavano questa frequenza. Egli fu il Conm um ionem freq u en
com m en dare m in ’
precursore di Pio X nel promuovere la frequente e terò
quam cessavit.
quotidiana Comunione.
In effetto la S. Comunione era frequentata dagli
ottocento e più giovani interni e più centinaia di
esterxii nelle grandi solennità, nelle Domeniche oltre
due terzi e nei giorni feriali poi posso attestare de v i
sti che quasi metà faceva la Comunione quotidiana. E ’
dovuto a questa frequenza se sono uscite dall’Orato-
404
N U M . V.
inde saluberrimi «ffec- r*° ^ Torino e dalle altre prime case della CongregaSano? alumn°s Sa z*one migliaia di vocazioni ecclesiastiche e che si
fanno ancora per il loro zelo pastorale ancora al pre
sente nelle Diocesi Subalpine, Milanesi, Emiliane,
e Venete.
Il Venerabile fondò P Associazione dei (Devoti di
Maria Ausiliatrice ed insieme colla devozione alla
Madonna egli propose loro la divozione ed il culto al
§333
SS. Sacramento. Fra le compagnie giovanili erette
SCTitSmmssnr^rsaorad con tant0 ^rutto spirituale nei suoi oratori una delle
menti ac Deiparae prime fu quella del SS. Sacramento. A chi gli domanV trg m is fovendum.
-,
. ..
,
dava cosa si dovesse tare per ottenere grazie da Ma
ria Ausiliatrice egli diceva tra le altre cose : « Reci
tate tre P a te r , A v e e G loria a Gesù Sacramentato ed
accostatevi alla S. Comunione ». D. Bosco fu l ’Apostolo della divozione a Gesù Sacramentato e ciò che
Apostoli8ieTOtionis i„ eg1* ha fatto per promuovere questo culto, sarà semss. mum s a cra m e n - pre una delle .pagine più edificanti della sua vita,
tum appellar! potest• i«'
•i• • r
•
Non si dimentichino i frutti più belli di questo suo
amore ; le estasi ed i rapimenti di Savio Domenico
innanzi al Tabernacolo sono una prova di più del fer
vore del cuore di D. Bosco per la S. Eucaristia.
E t ju x ta 41 interr. Proc. fol. 3017 resp on dit :
Il Venerabile, come ho già deposto, per la sua gio»
vinezza e chiericato ha sempre avuto trasporto am
mirabile per santificare le feste e specie per quelle
t
.
dedicate al__SS.
PentecoUut dsés A
festi335,
celebraren. . Sacramento,
.
’ alla Pasqua,
\
tur soiiicitus semper coste, SS. Trinità, Maria SS. Ausiliatrice, Immaco
fuit.
lata Concezione e festa di S. Francesco di Sales, di
S. Giuseppe e di tutti i Santi. Ordinariamente dette
solennità le faceva precedere da Novene o Tridui o
preparazione prossima colla Sacramentale Confes
sione e Comunione mediante discorsetti fatti da lui
o
dai suoi. Ricorderò sempre come da giovinetto,
trato di fresco all’Oratorio, fui colpito dai suoi di
scorsi in preparazione alla festa di Natale. Malgra
do il freddo che ci stringeva la vita, il Venerabile lo
si vedeva trasformato in Angelo d’amore e di tenerez336
Q u a n ta poetate festu m za' verso Gesù Bambino, con la voce angelica ne cannativitatis d. n. reco- tava coa no{ \e l0di, ci preparava alla Comunione del-
DE HEROICA FIDE
4 05
la Mezzanotte, avendone avuta facoltà da Roma, con
la celebrazione delle tre Messe. I cantici erano tra i
più scélti e da Torino concorrevano molti devoti alla
funzione celebrata per desiderio deir Arcivescovo a
porte'chiuse. Riusciva una funzione di Paradiso, ed
il Venerabile gioiva con i suoi giovanetti nel ricorda
re l/infanzia di Gesù Bambino, nato nella Grotta di
Betlemme per nostro amore e per la salvezza delle
anime nostre. Procurava che nelle feste fossero al
lontanati e tolti i divertimenti profani e per quanto
stava in lui venivano disturbati od impediti con~altri
onesti trattenimenti fatti da Lui o dai suoi.
Ricordo che nel 1861 in una delle passeggiate
■
■autunnali fatte nel Monferrato il Parroco di Villa S. pu» mdustriis impedii
Secondo volendo togliere dalla festa patronale del stf^Srenturf dies
paese lo scandalo del ballo invitò il Venerabile con i
suoi giovani. L e feste durarono tre giorni e celebra
te ogni mattina in Chiesa con discorso, preghiere e
S. Comunione, nel dopo pranzo, cantati i Vespri so
lenni ed impartita la Benedizione col SS. Sacramen
to, teneva tutta la gente del paese e dei dintorni allo
spettacolo morale di un teatrino fatto dai giovani suoi
accompagnanti. Cosicché per tre giorni il ballo pre
parato con lusso di arredi e di musica andò deserto al
punto che i principali sostenitori del ballo protesta
rono per risarcimento dei danni, se ne dovettero però
andare umiliati e si persuasero che il Venerabile aveva loro fatto il maggior bene possibile con impedi
re l'offesa di Dio e la profanazione della festa.
Il Venerabile ha stabilito nell'Oratorio e nelle
§338
-, -,
T i*
1
- n
i
1
r
litia m dieis festos supaltre case del suo Istituto che si celebrassero le te- pressos celeb rare ad aste soppresse e specie quelle immediate alle grandi,
solennità del Natale, di Pasqua e Pentecoste, con la
S. Messa Vespri, Predica e Benedizione.Io
udii più volte il Venerabile lamentarsi della
profanazione delle feste col lavoro, con gli spassi e
coi divertimenti profani.
E t ju x ta 42 interr. Pro c. fol. 3021 respondit :
Niente gli stava più a cuore della esaltazione e n ì i c o rd i m a g is hai>uit
■della Gloria della Chiesa Cattolica per la quale lavo- JK m s‘ Eccìesiae
4 06
JvUM. V.
rò tutta la vita predicando e scrivendo in difesa di lei
e per la salute delle anime.
yerbum D§e f ScriptaraS . , Per questo P.iena> inimitata e veramente filiale
sacras e t sanctorum fu la sua venerazione per la'parola di Dio, contenuta
neSus es^mamve" nella S. Scrittura e negli scritti dei Padri che studiò
con amore e non permetteva mai che si profanasse in
tono di scherzo nelle conversazioni famigliar! e per
tutti gli atti, decreti ed anche pei semplici desideri
dei Sommi Pontefici e di tutti i Pastori della Chiesa.
§m
Questa venerazione era così intima cordiale e deEsSfe^umSrsuadS vota c^ie non so^° colla parola ma anche coi suoi esemstiiduìt
pi la insinuava efficacemente nei suoi figli. Ricordo
come questo suo amore per le verità rivelate lo in
dusse a fare per più anni una scuola di Geografia bi
blica alla quale convenivano molti ecclesiastici, atti
rati dalla fama delle sue virtù e come anche istituis
se egli stesso una scuola del S. "Vangelo e del Nuovo
£m
Testamento ai'Chierici dell’Oratorio alla quale prenOrdinariorum
de ere- deva parte anche io e che cominciò spiegando
il Capo
t i
o h < ? p r v n n t i« im n « 5
o
.
semper fuit.
XXXI'vers. 18 di S. Matteo ; « E t ego dico Ubi, tu es
P e tr u s et sup er hanc petram ecc » per, consacrare la i.
lezione al primato del Romano Pontefice.
Similmente io Tho sempre visto rendere obbe
dienza ai decreti e precetti degli ordinarli dove aveva
qualche stabilimento.
Tnterrogatus e x officio :Dicat de relationibus in
ter, Yen. Servum Dei Archiepiscopum Taurinensem
Laurentium Gastaldi ac praecipue num Ven. Servus
Dei etiam decretà et iussa ipsius in veneratione habuerit et eis obtemperaverit. Si neget; Dicat quomodo et cur hoc acciderit, quae causa verae vel apparentis inobedientiae nec non adiuncta omnia, proc. fol.
3022, respondit :
§m
Posso attestare che il Ven. ebbe sempre prestato.
De Ven. S. D. agendf
S o p o GastaiÀrcÌiiepi" obbedienza ai decreti e precetti dell’Ordinario Mon-s.
Gastaldi e fatto da noi osservare diligentemente per
essere di disciplina comune della diocesi.
A riguardo dei decreti speciali che potevano for
se ledere, i diritti e facoltà della Congregazione con
cessi dalla S. Sede, il Ven. ne faceva umile osservaj
DE HEROICA FIDE
40 7
rione al Prelato e li difendeva con somma calma o per
sonalmente o in iscritto.
Non permise mai a noi suoi figliuoli di sparlarne
o di attaccarli delle nostre conversazioni.
Venuto all*estremo della difesa della Congrega
zione il Ven. ne stese una. dichiarazione segreta, ri
servata e destinata ai soli Cardinali residenti in Roma.
E t ju x ta 42 interr. Proc. fot. 3023 respondit :
Quando veniva qualche Vescovo nell’Oratorio lo Episcopo»8Maxima m
accoglieva ed accompagnava sempre colla berretta in venerati™* habebat
mano, e colla berretta in mano lo riaccompagnava si
no alla porta dellTstituto e rare erano le volte in cui
pregato di coprirsi, lo facesse; tanta era l ’intima ve
nerazione che provava alla loro presenza.
Se venerava tanto i Vescovi ancor più vene§ 345
.1 r\
T-,
r
1
/"M .
ta
P ra ecip u e vero Rom arava il Sommo Pontefice e la Chiesa Romana, r u per mimpontiiìeem.
l ’amore che portava al Papa ed alla Cattedra Aposto
lica che si recò molte volte a Roma, che ne studiò tut
te le memorie e monumenti sacri, che scrisse e pub
blicò le Vite dei Papi, che fondò la pia Società Salesia
na alla quale comandò di compiere la sua Missione
sempre in difesa e sostegno del Vicario di Gesù Cri
sto e della Chiesa Cattolica.
Pieno di fede celebrava la S. Messa con tanta edificazione che si accorreva da tutti ad udirla come la
Messa d'un Santo. Sul suo tavolo teneva sempre il li- ut sacra/ i^ r.cae dili_
bretto delle Rubriche del Messale che ogni anno nel sentóme servaren-,
. .
,
-,
,
.
. r
.
tu r sollicitu s erat,
tempo degli esercizi voleva che anche 1 suoi figli ri
leggessero attentamente, ed anzi ricordo che c ’incul
cava di servirci la S. Messa a vicenda per notare le
inesattezze nelle cerimonie. Così .pure finché potè,
cioè finché pel gran lavoro sostenuto di giorno e di not
te al tavolino non ebbe logorata la vista,recitò sempre
il breviario ed anche dopo che ebbe la dispensa da Pio
IX, e'ne lessi io stesso il Rescritto, teneva sempre sul
suo tavolino il. Calendario ed il Breviario di cui reci
tava quelle parti che poteva. Aggiungo anche che
quando si giovò di questa dispensa, fu solo quando
n’era impedito pel sacro Ministero e per lavoro con
tinuato di ogni istante senza mai permettergli un mo-
4 08
K U M . V.
mento di riposo, dalle prime ore del giorno fino a tar
da notte che spesso passava a tavolino scrivendo le
sue operette a difesa o sostegno della Religione,
E t yuxta 43 ìnterr. Proc. fol. 3024 respondit :
Magna detotìone in ss.
' Grande era pure la sua devozione verso Maria
batnr. Virs'im!m fere" SS. Ci parlava sovente della divozione che dobbiamo
avere per lei e ci infervorava con le sue parole e col
suo esempio. Con giubilo e santo trasporto cantava
con noi sia in Chiesa sia in cortile le lodi a Maria e.
Eius laudf/Snera ada- non bastandogli la voce, quando intuonava la lode inmabai"
titolata : « N o i siam fig li di Maria » alzava ambe le
mani in segno di allegria e con santa semplicità fa
ceva la battuta.
1
La sua gioia era poi al colmo quando
nei xprimor¿VIOTISGIXI D 6 Ì P 8 X c l6 CllCSi“
x
tunv devote ceiebrahat di dell’Oratorio ci vedeva formare altarini nello stu
dio e nelle camerate per celebrare con solennità il me
se di Maggio, ed ogni domenica a sera voleva che
qualcuno di noi si esercitasse a fare qualche fervorino
per eccitare sempre maggiore amor filiale a Maria
Santissima. Faceva e ci raccomandava di fare le Novene a suo onore nelle principali sue feste. L ’amore
di D, Bosco per la Madonna ! Tutto egli fece per ac§ 350
crescere'la sua gloria, il suo culto.La prima sua ChieMuita fecit p f. ad b sa
\n { costrutta fu per Maria Ausiliatrice. Prima
V irg m is cuJtum e t
.............................
^
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-i v 1 >
gio ria m prom ovenda, ancora di istituire i Cooperatori Salesiani, fondo 1 as
sociazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice. Istituì
una nuova Congregazione per l 'educazione delle F i
glie del Popolo e volle che fosse intitolata a Maria A u
siliatrice. Fondò l ’opera delle vocazioni degli adul
ti allo Stato Ecclesiastico e la chiamò : « Opera dei
Figli di Maria Ausiliatrice ».
Richiesto della sua benedizione Sacerdotale da
g 351
■infermi, afflitti e intere moltitudini, formulò la Be°perfectÌePTatebaÌÌrni adizion e di Maria Ausiliatrice, approvata da Papa
Leone XIII al principio del suo Pontificato, ed ora in
serita nel Rituale Romano.
Tutte le opere sue, tutto il suo successo nella
grande e molteplice missione sua di educazione e di
beneficenza, tutte le grazie che il Signore concedeva
alle sue preghiere E g li le attribuiva alla protezione.
409
DE HEROICA FIDE
materna di Maria Ausiliatriee. Quando egli sentiva
qualche lode fatta a sè, ne soffriva e subito diceva :
« Q u e sta buona g en te n on sa ch i sia fi. B o s c o , chi fa. 0mniaquf' 'mm patro
iu t t o è Maria A u silia tr ic e ». E pubblicamente e pri- cini0 trib1iebatvaiamente ,continuò sempre a ripetere fino alla mor
te : « D . 'Bosco è n u lla , ch i fa tutto è la M a donn a ».
Ricordo che nel 1881 viaggiando da Marsiglia ad Ambagne impressionato dai fatti prodigiosi, che, me pre
sente si erano verificati a Marsiglia con la pia benedi
zione, mi ripeteva: C o m e è buona la M a d o n n a ! S i
serve del povero vaccaro dei B e c c h i p er operare le site
grandi m era viglie !
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Anche verso gli angeli Custodi e-le anime' del
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ru rgatorio ed 1 Santi il V enerabile manifesto la tenei
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11)
nssim a devozione che aveva per loro nell anima sua.
■
§350-
T en errim a etiam devo-
uone coiuit Angelus
T utelarem .
A ll’Angelo Custode dedicò il terzo Oratorio che pré
se ad erigere a Torino, e ne promosse fra i giovanetti
la devozione con sermoni ed opuscoletti. Per S. Giu
seppe'Sposo di Maria SS. ebbe un culto speciale. I- itemquls^Joseph
statuì ad onore di questo santo una compagnia per i
suoi artigianelli, scrisse e pubblicò in suo onore-'varii opuscoli nelle letture cattoliche, e gli dedicò il sa
cro dipinto che collocò su questo altare, e volle che la
sua festa si celebrasse sempre come dì precetto all’Ora torio.
Così potrei pure aggiungere molte prove sulla
sua divozione per S. Luigi Gonzaga, che volle come
compatrono' delPOratorio, per S. Giovanni Evange- s. Aioisium^t s. Joanlista di cui portava il nome ed a cui dedicò un gran S t . 011' ternpkìm d1'
tempio in Torino, e poi per i SS. Apostoli Pietro e
Paolo. Scrisse la vita di questi Santi e per S. Pietro
specialmente ebbe un. culto di predilezione, frutto lo
gico del suo grande amore per la Chiesa. Voleva che ac tandem3sl. Aposto
li 29 Giugno fosse sempre solennizzato esclusivamen- los Petlum et paulun*
te in onore di S. Pietro, a cui dedicò in Maria Ausi- liatrice la Cappella Maggiore di fronte a quella di S.
Giuseppe.
X VII T E S T IS — Rev. D. Angelus Amadei.
J u x ta 37 intèrr. Pro c. fot. 3189 respondit :
410
2ÍUM. V.
Bastava osservarlo e parlargli, per essere persua
si che D. Bosco viveva di fede. L ’educazione avuta
dalla sua mamma Margherita, l ’apostolato esercitato
fin dalla prima giovinezza, le contraddizioni e le dif
ficoltà superate pur di raggiungere il Sacerdozio col
solo fine di zelare la gloria di Dio e la salute delle anime, il suo motto « R a m ih i animas co eteru m lo lle »,
come tutti i suoi scritti le sue lettere le sue opere le
sue prediche le sue sofferenze le sue Missioni dicono
quale fosse lo spirito che lo animava cioè la vivezza
della sua fede.
§ 358
Aggiungo questo particolare : io ho letto quasi
Nlaut ìocutus^1estCìquin tutte
sue lettere private che sommano a parecchie.
Deum commemorare!, migliaia e non ne ho trovata nessuna dal. 1846 in se
guito nella quale non entri o il nome di Dio od il pen
siero deir eternità, insomma un pensiero di fede. Così era anche nei privati colloqui e nei sermoncini che
teneva alla sera alla. Comunità. Era solito inculcare
a tutti i sacerdoti : Nessuno di noi, egli diceva, deve
avvicinarsi o lasciarsi,avvicinare da alcuno senza ri
volgergli un pensiero di fede.
E t ju x ta 38 intèrr. Pro c ■fot. 3190 respondit :
ven.D.F§àudi.mnfldei
Quanto al desiderio del Venerabile di propagap ro p ag an d ae et ser- re e difendere la fede, mi rimetto a quanto deposi in
van d ae.
. .
*
..
.
• ...
precedenti interrogatorio Qui aggiungo un ¿rilievo
speciale intorno alle sue sollecitudini per educare e
conservare nella fede i suoi figli. A questo mirarono
nei primi tempi le sue sollecitudini, le sue eonferen' ze le sue prediche ed istruzioni, i. suoi scritti, la stes
sa pubblicazione delle « Letture Cattoliche », La pie
nezza e purezza e perenne fecondità della sua fede
apparivano dal prevenire in molte cose le disposizioni
stesse dei Romani Pontefici. Così accadde circa la Co
munione frequente e quotidiana del S. Rosario, circa
gli studi teologici filosofici assegnandovi ai suoi figli
obedientiam et obse- di ubbidire e seguire il Papa non solo come Maestro
f i c P c o m m S w e n S i Infallibile, ma anche come Dottore privato e ciò per
oessabat. ■
essere sicuri di mantenersi nella retta vita.Tutto que,
sto è notorio in mezzo a noi e per grazia di Dio tradi
zionale.
E x fid e ' vìveb ai.
DE HEROICA FIDE
411
E t ju x ta 39 interr. Proc. /0/..319T respondit :
Il Yen., come ho appreso dalla cronaca dell’Oratorio e dalla
pratica
delle
nostre. . case,, era solito a pre.
r
.
parare 1 giovani ed 1 confratelli a tutte le principali
festività deiranno. Molte le voleva precedute da Novene, altre da Tridui i quali, consistevano specialmen
te nella pratica di qualche atto di virtù proposti e rac
comandati dai sermoncini serali. Le sere precedenti
dette feste attendeva ordinariamente alle confessio
ni insieme con vari Sacerdoti.. Voleva anche che gli
stessi maestri prima di chiudere la lezione ricordas
sero con brevi parole la festa ed il mistero del giórno
seguente sopratutto per eccitare gli alunni ad accostarsi ai SS. Sacramenti come si pratica tuttora. Queste sollecitudini provenivano dalla vivezza interiore
della sua fede. Udii da D.. Rua e Don Francesia che
Don Bosco, quando faceva nei primi tempi Egli stes
so la Via Crucis nei Venerdì di Marzo nella nostra
piccola Chiesa, si sentivano mossi a sentimenti di pie
tà e di computazione dalla meditazione della Passione
di Gesù e dairaffetto divoto e compunto di D. Bosco.
Insomma il Venerabile viveva e faceva vivere ai suoi
figli la vita liturgica della Chiesa. Questo spirito di fe, .
. ..
.r
.^
111
de interiore si manifestava continuamente ali ester1 .
.
1
,
m
i
no> per lo zelo che aveva per le cose sacre e per il cul
to divino. Prima di innalzare l ’ospiz;o per i suoi orfanelli fabbricò la Chiesa di S. Francesco di Sales,
.come poi senza alcuna risorsa ebbe l ’ordine di erige
re un gran tempio a'Maria Àusiliatrice e dove potè
allo splendore dei Sacri riti colla musica e col canto
affidato a special « Scola Cantorum » celebrare i Sa
cri Ministeri con quel grandioso apparato che meglio
giova a sollevare a Dio le anime dei fedeli. Questo ze
lo per lo splendore del divin culto venne per opera del
Ven. infuso nell’anima dei suoi figli e da questi este
so a tutte le Chiese Salesiane. Tutto questo è motorio
non solamente nelle case Salesiane ma anche fuori di
esse.
E t ju x t a 40- interr. Pro c. fol. 3192 respondit
Il Ven. fin da giovane nutrì una profonda divo\
§ 361
Mira's.
d soiucitudo
u t die.s f e s t i d e v o te celebrarentur.
■
■
^362
Dum exerdtium viae
( rTLClS
P6X'£l£C6Xr^ t
EtTli-
m o s ad pietatezn’ exci-
-
T.
§ ses
Divmum cultun» splen
dido apparatu ceiebrare adam abat.
412
K U M . V.
_§ 364
^ zione per Gesù Sacramentato. Ho letto nelle sue cicran'-enti devotissimùs tate memorie che essendo nel Seminario di Chieri,
fuit
.ove in quei tempi non si faceva la Comunione che nei
giorni festivi,Egli con altri compagni si privava spes
so della colazione per recarsi in quel tempo neU/annes§ 365
sa Chiesa di S. Filippo ed accostarsi alla S. Comunione
Adp iusacrai
smaxim$ac-C01 tacito permesso
dei superiori. Fatto Sacerdote volle
s accedere m delir
cus babebat.
celebrare la Prima Messa senza alcuna solennità ed in
Torino lontano dai suoi parenti ed amici per poterla
celebrare con più raccoglimento. Ho già detto come
i
suoi compaesani rimanessero edificati dal suo con
§ 386
gno durante il S. Sacrificio1quando passò i primi meSa^m0tsin^iari8de\o- si- di sacerdozio a.Castelnuovo. Ora tale fu il senti
tone faciebat.
mento unanime di quanti assistettero alle sue Messe
durante la vita. Pio visto anche io i fedeli nella Chie
sa di Maria Ausiliatrice lasciare gli altri altari e rac
cogliersi attorno agli altari a cui egli se ricava quan
do lo vedevano uscire dalla sacrestia.So pure che mbl§ 367
ti venivano anche da lontano per assistere alla sua
°U
ìim aomreta0eonSnT Messa. Quando era inginocchiato davanti al Taber. tns videbatnr.
nacolo il suo contegno, come' ho udito molte volte da
Lemoyne, non aveva nulla di esagerato o di singola
re, ma benché solo colle mani giunte e con il capo leg
germente inchinato lasciava capire a chiunque lo
guardasse come egli fosse intimamente unito con Dio.
Altre prove di questa sua fede e divozione alla SS. E u
caristia erano i sacrifizi ai quali sottostava nei -viaggi
frequenti per non tralasciare la celebrazione del Santo
§ aes
Sacrificio, le sue eroiche sollecitudini per muovere anAmorem erga ss.mum che in mezzo ai suoi giovani ed in mezzo al popolò
S acram en tim i prom o. . . .
r
i\
1
vere studehat.
cristiani lo stesso amore. E noto come egli tondo sul
la Comunione frequente il segreto e l ’efficacia peda
gogica dei suoi istituti. « Datemi, diceva, un gio
vanetto che faccia ogni giorno una breve visita
al SS; Sacramento ed io vi assicuro la sua buona
riuscita )>. Con tante raccomandazioni per la frequen
za alla Comunione lasciò sempre piena libertà di ac
costarsi a libera scelta e non volle che fosse obbligato
ria neppure nei giorni in cui soleva raccomandare una
. Comunione Generale. Per questo non volle che si
lasciasse uscire i giovani banco per banco, classe per
• DE HEROICA FIDE
4 13
classe, in detti giorni perchè quelli che non credevano
di comunicarsi non si vedessero notati. Alle esortazio
ni famigliar! univa anche le istruzioni e le prediche
e quando gli veniva roccasione non mancava mai d’in
culcare anche cogli scritti questo amore a Gesù Sacra
mentato.
A tutti quelli che gli domandavano come potesse
§ 369
ottenere grazie da Maria SS. Ausiliatrice raccoman- IdhXbatculos se,mper
dava sempre in primo luogo tre Pater al SS. Sacra
mento ed una Santa Confessione e Comunione. Così
purè come ho detto fondando l ’associazione dei Divoti
di Maria Ausiliatrice diede loro per iscopo princ'i- ■
pale di praticare e propagare la divozione al SS. Sa
cramento. Tutto questo è notòrio ed io Tho sentito ri
petere da quanti lo conobbero più a lungo e più da
vicino.
E t ju x ta 41 interr. Pro c. fol. 3193 respondit :
Il
Ven. aveva tanto rispetto pel giorno del Signo
re che seppe e riuscì ad inculcare ed ottenere dai suoi
alunni quella esemplare osservanza dei giorni festivi
che aveva preso dalla sua buona mamma e dalle sànte
costumanze che vigevano nei suoi tempi nelle pubbli
che scuole. Volle infatti che i suoi giovani ogni festa D i er u m ,i e sto r u m s anascoltassero due Messe, cantassero il Matutino e le zelavitUoìiem studl0se
Lodi della Madonna e nel Pomeriggio il Vespro, aves
sero due istruzioni e la Benedizione Eucaristica. A g
giungo solo che sopratutto per la santificazione dei
giorni festivi, egli istituì l ’opera degli Oratori me- ÌJunc in I.S, omtoria
diante i quali si è veduto' a poco a poco scomparire in fe,stlva inslltuitmolti paesi la profanazione dei giorni festivi, avviando
alla Chiesa insieme con i. giovani anche i loro genitori
e le loro famiglie. Tutto questo è pure notorio.
E t ju x ta 42 interr. Proc. fol. 3x94 respondit :
Il Ven., come ho detto, sostenne molte lotte ed
^
attentati da parte dei Valdesi unicamente per il suo p j u r a p assus est in ri
selo nel sostenere l ’integrità della fede. Pieno di vet,!itl0'lcmnerazione per i libri Santi non soffriva che si citassero
fuor di proposito le parole della Sacra Scrittura nella
quale egli aveva fatto studi profondi come appare dal
l ’erudizione e dalle citazioni di alcune delle sue Opc>
414
S 373
S crip tu ra s sa c ra s in ven eration e habebat.
§ 374
Itemqu-e SS. Canones.
C on ciiiorum definitiones et d ecreta auctorita tis E cq lesiasticae.
§ 375
De S. D. agen d i ratio n e
cum
A rchiepiscopo
G astald i.
§ 376
S a c ra s caerein on ias d i
ligen tissim e servabat.
N U M . V.
rette.'Aveva una venerazione speciale per il Nuovo
Testamento'su cui volle che i suoi chierici avessero
tutti assieme una lezione settimanale che tenne egli
stesso finché le occupazioni glielo permisero. Teneva
nella dovuta venerazione anche tutti i Canoni, le De
finizioni Conciliari ed ogni Decreto Pontificio e V e
scovile perchè nella persona dei Sommi Pontefici e dei
Pastori della Chiesa,Egli insegnava e col suo esempio
dimostrava vedére la persona stessa di Gesù Cristo*
Anche le divergenze con Monsignor Riccardi e
Monsignor Gastaldi Arcivescovi di Torino non
ebbero inai motivo di inosservanza alle: loro
leggi, o decreti generali e particolari, ma' da
alcuni dissensi o malintesi circa: Puso e l ’interpre
tazione di facoltà o privilegi ottenuti dalla S. Sede dal
Ven. e circa l'obbligo della dipendenza alla quale i
predetti Ordinarli ritenevano in certe cose obbligata
la nuova Congregazione Salesiana già collaudata e poi
approvata dalla S. Sede. Ad es. La Congregazione Sa
lesiana era già stata collaudata e si erano già ammessi
in casa i voti perpetui e tuttavia l 5Arcivescovo Mon
signor Riccardi voleva che i chierici della Congrega
zione per ricevere gli ordini dimorassero in Semina
rio l ’ultimo anno di Teologia. Così il nuovo Arcivesco
vo Mons. Lorenzo1Gastaldi al quale il Ven. annunziò
da Roma con lettera l ’approvazione definitiva delle co
stituzioni della Congregazione Salesiana e tornato a
Torino presentò di sua mano il Decreto autentico di
approvazione," continuò per lungo tempo ad agire co
me se la Congregazione non fosse stata approvata. In
seguito, domandava alla Sacra Congregazione dei V e
scovi e Regolari se la Pia Società Salesiana fosse stata
veramente approvata, e neppure quando ebbe da det
ta Sacra Congregazione copia autentica del Decreto
di approvazione, con lettera nella quale gli era indicato il modo di comportarsi col nuovo Istituto, neppure
allora si arrese alla volontà esplicita della S. Sede, in
gerendosi ancora nel regime interno della Congrega
zione alla quale impedì a tutto potere che gli venis
sero concessi i Privilegi. Questo mi consta da copiosi,
documenti autentici che abbiamo nel nostro Archivio.
DE HEROICA FIDE
415
Quanto alla diligenza del Venerabile nell’osservanza
delle cerimonie della Santa Messa ricordo di aver udi
to molte volte da D. Rua che Don Bosco teneva conti
nuamente sul tavolino il libretto delle Rubriche che
ripassava sovente e che faceva anche ai Salesiani la
stessa raccomandazione.
D!al Breviario era stato dispensato dal S. Padre
Pio IX per la molteplicità delle sue occupazioni, ma
tuttavia ne recitava ogni giorno una parte e quando
poteva anche tutto. Altro non mi consta.
E t ju x i a 43 inlerr. Pro c. fai. 3198 respondit :
Per accennare anche per sommi capi i fatti che
%377
u la ri devolione Deidimostrano la singolare devozione che ebbe il Ven. S inp agra
m p rose q u u per la Madre di Dio ci vorrebbe un volume. Giovanet t a s est.
to Chierico, Sacerdote ebbe sempre un amore teneris
simo per la Madonna. Quando andò per gli studi, a Ca~
stelnuovo la Madre, come egli dice, gli diede questo
ricordo ed Egli, come narrarono i coetanei al citato
Don Marchisio, si recava sovente a pregare alla Chie
sa della Madonna del-Castello. Così fece a Chieri re-'
eandosi sovente dinanzi all'altare della Madonna^ del
le Grazie del Duomo. Da Sacerdote è impossibile dire
t 378
Q u an ta D. F. fecerit ad
in quante guise abbia cercato di promuovere la divo D eip arae cultum proim possibi
zione alla Madonna. Non cessò mai di ripetere dalla mle ovendum
rìictu est.
sua protezione i.1 principio dell’opera degli Oratorii
avvenuto, come dissi, T8 Dicembre 1841 ed, ancor
vecchio, nel giorno dell’Immacolata del 1886 diceva
in una conferenza ai Salesiani : « Lo sviluppo dell*Ca
perà nostra lo dobbiamo unicamente alla bontà
della Madonna, ed è effetto di un A v e M aria detta
nel 1841 prima di fare il primo Catechismo a Barto
lomeo Garelli )>. Ho già detto dell’erezione del San
tuario di Maria Ausiliatrice, dell’associazione anoni
ma, iella fondazione dell’istituto delle Figlie di Ma
ria Ausiliatrice, dell’Opera delle Vocazioni degli a§ 379
pia d icavit .societàdulti allo stato Ecclesiastico sotto il nome deU’Opera T em
tes in stitu it, opusculn
E in s nonorenv seridi Maria Ausiliatrice. A ciò dovrei aggiungere tante in.
psit.
altre Chiese e Cappelle innalzate in vari paesi ad ono
rare la Madonna, di molti opuscoli ed operette scritte
dal Ven. in suo onore, del gran numero di immagini
4 16
§ 380
O m n ia a B. V irg in e repetebat.
§ 381
T utelarera A n g e lu m te
n e ra co lu it d«votione.
§ 382
A li! sa n c ii, gu o s praecip u e colnit, recen sen
ti! r.
• § 383.
O m n ia S. D. opera ex fi
de o\’ta snnt.
§ .384
F in itis s im a eiu s fìdes
statin i appareb at.
N U M . V.
e medaglie distribuite e sparse in tutto il mondo. Mi
basti il dire che tutta la sua vita fu un inno continuo
di lode e di benedizione alla Madonna che egli soleva
chiamare : Ispiratrice, Fondatrice Madre e Patrona
delle Opere Salesiane. Come prova del suo zelo nel
difendere il culto dela Beata Vergine ricordo ancora
aver egli stabilito che gli alunni dei suoi Istituti re
citassero ogni giorno la terza parte del Rosario, E l ’a
ver inserita questa pratica anche fra le pratiche di pie
tà dei Salesiani. Per P Angelo Custode il Ven. ebbe
anche una tenera devozione. Una delle sue prime Operette fu appunto sugli Angeli Custodi ai quali ven
ne dedicato un nuovo Oratorio aperto in Vanchiglia.
La sua.pietà si estendeva a tutti i Santi specialmente
ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, come Principi della
Chiesa; a S. Giuseppe di cui voleva fosse celebrata
la festa del 19 Marzo come di precetto anche quando
in Piemonte fu soppressa; a S. Luigi Gonzaga, come,
modello dei suoi giovani ; a S. Francesco di Sales, la
c'ui dolcezza egli diceva essere il primo mezzo per at
trarre i giovani airOratorio, ai SS. Martiri Torinesi
di cui fece scrivere la vita dal Can. Lorenzo Gastaldi,
il quale opinava che il luogo del loro martirio, in con
formità ad una illustrazione di D, Bosco, sia stata
quella parte di Valdocco ove sorgono l ’Oratorio Sale
siano e la Piccola casa del Ven. Cottolengo. Tutto
questo è notorio.
X VIII
T E S T IS — (I ex off.) Rev.mus D. Joanues Vincentius Tasso.
Ju x ta 37 interr. Proc. fot. 3423 respondit :
E ’ sempre stata mia intima convinzione che le
tante e si grandi opere iniziate e compiute dal Venerabile Servo di Dio in mezzo a tante difficoltà abbiano
avuta per radice e sorgente feconda la sua fede. So
pra tutto nell’osservanza dei Commandamenti e dei
suoi doveri era inspirato, non da motivi umani ma unicamente da principii di fede soprannaturale. Basta
va trattenersi un poco con Lui per subito accorgersi
che era veramente un vero H o m o D e i ; e la fede e il so-
DE HEROICA FIDE
'417
pramiaturale traspariva da ogni sua- parola e da tutta ■
la sua persona. Questo l ’ho' provato per esperienza
personale.
E t jnxta 38 interr. Proc. fol. 3423 respondit :
La fede che il Venerabile aveva così viva nel suo
¡J
trancuore, cercò di trasfonderla e propagarla anche negli t S a ? omni ope sa~
altri sia con la parola, sia nei catechismi, sia colla ■
predicazione, sia nelle conversazioni, nei sermoncini serali ai suoi giovani, e cogli scritti e colle Missio- n.i.. Non ricordo particolari intorno alla conversio
ne di eretici ed acattolici. Fu sollecito a che i suoi .di- i„' ride liiÌmnos' suos
seepoli fossero bene istruiti e fondati nelle cose sacre, pvaecipue a,mi .
e ben uniti alla Chiesa ed al Papa. Non ho mai senti
to dire che alcuno dei suoi, figli sia venuto meno nella
fede o si sia ribellato alla Chiesa. Tutto questo lo so
per mia conoscenza personale.
E t juxta 39 interr. Proc. fol. 3423 respondit :
Dai sentimenti che il Venerabile manifestava,
§387
1
11
-r»
i' 1
1
* 1 •
•
F id e i m y&teria sine innon solo nelle Prediche ma anche nei discorsi privati, terrmss¡one meditata
si vedeva che considerava e meditava continuamente
i 'grandi misteri della fede, e specialmente in occa
sione delle feste della Chiesa. Dal suo contegno in
r
Chiesa si vedeva che aveva un grande rispetto- per le
cose sacre. Quanto al culto basta considerare il gran
numero di Chiese e Cappelle fabbricate e ìa solenni
tà del canto e delle cerimonie con cui attirava i fede
li alle funzioni per- vedere quanto zelo ne avesse in
cuore. Ouantopoi amasse il decoro della casa di Dio,
§388 .
•7^ ,
1
t
1 1
11
Cultus splendorem
et
si manifestava da questo clip, sebbene nelle sue case d e c o ri*, dom as Dot
vi fosse povertà in tutto, le sue Chiese erano molto ,mpense CUTllbatbelle e ricche come pure i sacri arredi e le- funzioni
voleva che fossero solenni e grandiose sia per il can
to che per le cerimonie. Non avendo sempre sacerdo
ti e chierici in gran numero istituì tra i suoi giovani il
piccolo clero, e la schola Canthorum per la musica sa
cra. Questo affermo per conoscenza diretta per aver
assistito alle funzioni nelle chiese Salesiane da ragaz■
zo e poi anche-in seguito da Sacerdote e da Vescovo-,. ■
provandone sempre grande'.edificazione. .
E t juxta 40 interr: Proc. fol. 3424 respondit :
Credo che la divozione del, Venerabile alla S S .:
,F i d e m
418
N U M . V.
Erg-a ss’mirn Euciia- Eucaristia fosse una delle sue caratteristiche princi■mtiaav devotisstmiis pali. Ammesso alla Prima Comunione ai-io od n an
ni, ho sentito dire che la frequentò sempre, anche con
disagio recandovisi da lontano quando era in famiglia
ed a servizio. Alla festa aveva la divozione di fare la
Comunione alla Messa Grande per-Pedificazione del
popolo. Fin da ragazzo cercava tutti i modi per atti
rare i suoi coetanei alla Comunione. Ho pure sentito
§ 390
dire che nel Seminario di Chieri, non essendovi il SS.
F\iionts uSim serbivi Sacramento in Cappella e l/uso della Comunione fremaximeque fovit.
quente il Venerabile >si recava a comunicarsi'. neU’at■tigna Chiesa di S. Filippo ; ritengo che ciò facésse con'
licenza dei Superiori.
. . .
Fatto poi Sacerdote e Fondatore deirOratorio
si può dire che il suo lavoro principale era di attirare
,e disporre i giovani alla Comunione frequente. Anzi
aggiungo, come del resto è cosa notoria, che la fre
quenza ai SS. Sacramenti fu il caposaldo del suo si§ 392
stema di educazione. La sua divozione alla S. Eue&•UkntUSn.u1uUISccSnde- r^stl-a si manifestava specialmente nella celebrazione
bimt- ■
della S. Messa, alla quale ho avuto il piacere di as
sistere ed anche servigliela qualche volta. D all’attitudine e compostezza esteriore, dal modo di pronun
ciare le parole e fare le cerimonie si vedeva quanto fos
se viva e ardente la sua fede e divozione a Gesù Sacra
mentato. .Bastava osservarlo all’altare per essere ec■
citati alla pietà e alla devozione. Non solo a Torino,
dove ho veduto, ma anche a Roma ed a Parigi, dove
l ’ho sentito a dire dai miei confratelli e da altri, tutti
accorrevano con grande trasporto per assistere alla
Messa da Lui celebrata, ed offrivangli elemosine co
spicue affinchè la celebrasse secondo la loro inten
zione. Lo stesso posso diré della sua divozione alla
■Visita al SS. Sacramento che faceva egli frequente
mente ed inculcava ai suoi giovani, in modo che un
■gran numero di noi, suoi allievi, la facevano anche
■.. durante la ricreazione. Giovò molto a sviluppare- la .
_■ "■§ 393 .
divozione alla S. Eucaristia e la frequenza alla S. Co-'
munione, l ’esercizio mensile così detto della Buona
X ? pSrao“
m.i0' Morte da lui istituito nel suo Oratorio ed al quale egli '
DE II EROICA FIDE
419
'dava grande importanza, ed io posso assicurare che .
' se ne ritraeva gran frutto. Ancora oggidì ritengo'que■
sta pratica una delle più importanti ed efficaci p,er la
vita e perfezione cristiana.
E t juxta 41 interr. Proc.'fol. 3426 respondit :
Come fin da ragazzo il Venerabile fu sollecito a
. santificare le feste e farle santificare dagli altri, co■ § 394
v
,
♦
s
- l i *
*
•
•
1 * 1 1 1
/*
PersoU icitus fu it u t die3
me e notorio, cosi uno degli scopi principali della fon- festi sanctificarentur.
dazione dei suoi Oratori! fu appunto per attirare i gio
vani a santificare la festa coll’assistenza alle- Sacre
funzioni e colla frequenza ai SS. Sacramenti allontatanandoli dei pericoli mondani.
E t juxta 42 interr . Proc. fol. 3426- respondit :
Quanto alla predicazione della parola di. Dio pos
so dire per mia esperienza, che le cose che diceva il
Venerabile, e il modo semplice e grave con cui le dig
eeva, faceva in tutti una grande impressione, e si ri- o ra tio n em hahens de re1
.
.
• :
' 1 1 xr
bus divinisi-, anim os
maneva da noi rammaricati quando invece del Vene- eXdtabat.
rabile ci predicava qualcun altro. Al tempo in cui ìo
mi trovava all’Oratorio, ricordo che al mattino ci nar
rava la Storia Eucaristica, facendo risaltare special- ■
mente l ’Autorità ed i benefici del Papato. Nel po
meriggio invece ci parlava di argomenti morali o di
voti. Sul resto non sono informato.
E t juxta 43 interr. Proc. fot. 3426 respondit :
Dopo la S. Eucaristia quella della Madonna era
la più grande devozione del Venerabile e quella che F i l i a l i d e v o tio n e B . V ir 1
j*
*v
i. j_j
1
^
„
gin em nrosecutus est.
inculcava
di
più
ai■suoi• ragazzi• edi a tutte
le persone.
Prove di questa sua devozione alla Madonna sono il
grandioso Tempio di Maria Ausiliatrice e l ’averla co
stituita Patrona della sua Congregazione, la Compa
gnia di Maria Ausiliatrice.e l ’istituzione delle Suc
re, chiamate col titolo di Figlie di Maria Ausiliatri
ce. A Lei ricorreva in tutte le circostanze e raccoman
dava agli altri di fare altrettanto. Alla Madonna rife
riva tutte le sue opere, ed anche le grazie e i miracoli
§ 397
,
.
..
.
.
.....
. . .
...
, ,
E i u s p a t r o c ì n i u m in o m
elie si attribuivano a lui,egli li attribuiva alia ivladon- nibus impiombai
na. E difatti prima di. dare la benedizione che da tutti
gli veniva chiesta, soleva dire un A v e Maria. Volle
che nelle Chiese e Case si celebrasse con solennità
420
§ 398
12ius cu iíu m n .axím e l'o
vebat.
§
399
D evotionem e r g a Angelü m C'usíodem comm endabat.
§
.
400
A lio s san ctos devote co
lui!.
N U M . V.
nità e divozione il mese di Maria, e contribuì molto
a propagarla con il' bel libro che., ne scrisse. Voleva
pure che si celebrassero le sue feste con solennità e
divozione speciale, particolarmente colla frequen
za ai SS. Sacramenti. Ogni sera dopo la pre
ghiera e prima del sermoncino, ci faceva cantare
qualche lode alla.SS. Vergine. Sia nelle prediche che
nei sermoncini, ed anche nelle conversazioni private,
parlava con grande unzione per eccitare la divozione
e la confidenza verso di essa. Io ricordo sempre con
riconoscenza che mi ha consigliato di recitare sempre
tre A v e Marie mattino e sera alla SS. Vergine é di
chiudere tra due A v e Marie tutte le mie azioni.
Ci raccomandava anche, con tenerezza speciale
la divozione all’Angelo Custode e ci faceva cantare
spesso la lode : « Angioletto del mio Dio ». A questa
divozione aggiungeva quella del Santi ed in partico
lare quella di S. Francesco di Sales; da cui volle in
titolata fin da principio la sua Pia Società; professa
va gran divozione a S. Vincenzo De Paoli, e lo imi
tava specialmente nella sua grande confidenza -in ■
Dio. Aveva stabilito tra i suoi giovani più adulti e
coadiutori esterni, le conferenze di. S. Vincenzo, li
na volta mi. disse con grande compiacenza che il pri
mo libro da lui scritto era una vita di S. Vincenzo de
Paoli. Ebbe pure una gran divozione a S. Luigi Gon
zaga, in onore del quale istituì una compagnia tra i
giovani deirOratorio per darlo modello e patrono per .
gli studenti, come diede S. Giuseppe patrono e mo
dello agli artigiani. A l tro non ho da aggiungere. Que
ste cose le ho vedute io stesso nell*Oratorio.
XIX
rnano.
T E S T IS — (II ex off.). R. I). Joseph M a
Juxta 37 mterr. Proc. fot. 3504 respondil :
§
401
lu s tu s ex fide viven s videbatur.
Dichiaro che sia nel suo parlare, come nel suo es
perare ed in tutta la sua persona, il Ven. fu unica
mente intento a santificare se stesso ed a promuove
re lo spirito di fede e di pietà nei giovani ed in quan
te persone lo avvicinavano. Chi trattava con Lui ve-
DE HEROICA FIDE
421
deva un uomo pieno di fede e sempre diretto da mo
tivi soprannaturali di cui potea dirsi : « ju stu s ex fide
vivit ».
E t juxta 38 ìnterr. Proc. fol. 3505 respondit
Oltre a quanto ho già deposto sui Valdesi e sul
le Missioni, aggiungo la conversione del giovane
ebreo Jarach, che conobbi già convertito e battezzato
* § 402
compiere i suoi studi nell’Oratorio fino al consegui- Fdiosedq\mStem stu'
mento' della laura in Lettere airUniversità di Tori- .
no. Il Venerabile cercava nei suoi alunni di promuo
vere la fede sia colle pratiche- di Chiesa, , coir istru
zione-delle verità cattoliche ed anche coi libri scola- .
■
stici veramente cristiani componendo perciò egli
stesso vari libri tra cui la Storia d’Italia.
E t juxta 39 interr. Proc. fol. 3505 respondit :
Oltre il già deposto sullo spirito di fede del V e n ..
aggiungo che egli procurò il decoro della Casa di Dio, pecolw.. fufrL Dei èt
sia nella prima Chiesa di S. Francesco di Sales, sia
•sr>lcndoremcu-,
più tardi nel Santuario di Maria Ausiliatrice e nella ■
Chiesa di S. Giovanni Evangelista, introducendovi ■
in essa molte pratiche di pietà con frequenza ai SS. •
Sacramenti ed abbondanza della parola di Dio. Così
pure in molti luoghi fuori di Torino come è notorio.
Amava la solennità delle funzioni per cui fin da prin
cipio stabilì neirOratorio il piccolo Clero e scuole di
canto e suono. Esigeva grande rispetto e pulizia nel
la casa di Dio. Ci ricordava la tradizione di Valdocco
•dove si ritiene siano stati, uccisi, i martìri. Avventore
ed Ottavio.
E t juxta 40 interr. Proc. fol. 3506 respondit :
Il Ven. celebrava la S. Messa con divozione inV,i()ì
terna ed esterna, con edificazione degli astanti, e lo sa.c.runi devotissime
. .. 1
.
..
. . .
persolvebat,
ammirai abitualmente inginocchiato a fare lunga pre
parazione e ringraziamento. E J un fatto che n eirO
ratorio si promoveva la S. Comunione e che ogni
giorno molti si accostavano alla S. Mensa. Sugli al
tri particolari non ho altro da deporre.
■E t juxta 41 interr. Proc. fol. 3506 respondit :
Ricordo che il Venerabile -mi rimproverò una
§m
volta per aver fatto un viaggio da Torino a Castelnuo- niHÌationei^7 urawt!cli’
•
'4 2 2
§ 406
S.
S ed i obsecfuentissim us fuit.
§
407
Devotionen', e r g a SS.
Virginem- propagabat.
S
408
S, Joseph, A n ge lu m Tutelarem. S. Aloisium
devote coiebat.
§
409
F id es su p ern a tu ra iis S.
D. ex eins operihus
apparebat.
' k u m . v.
.
'
vo in giorno festivo. Allo scopo della santificazione
delle feste istituì e promosse gli Oratori! festivi. Nel
le solennità ci esortava a prepararsi ed a festeggiarle
santamente, specialmente coll’àccostarci ai. SS. Sa
cramenti. .
'Et juxta 42 interr. Proc. fol. 3506 respondit :
Ho già detto che il Yen. aveva una perfetta sot
tomissione. alla S. Sede e che ne venerava ed osser
vava non solo i Comandamenti, ma anche i consigli
come manifestava nel parlare ai suoi giovanetti men
tre io era all’Oratorio.. Sul resto non sono informato.
E t juxta 43 interr. Proc. fol. 3506 respondit<
Il Yen. parlava in pubblico ed in privato volen
tieri della divozione alla Madonna, alla quale esorta
va a ricorrere nei bisogni.
Ogni anno si portava a Castelnuovo d’Asti nella
regione Becchi e quivi si celebrava con solennità la
festa del.SS. Rosario', come-fui io stesso testimonio-.
Questa divozione la voleva viva nei suoi Collegi.
Ricordo di avermi esortato a raccomandarmi a S.G iu
seppe per ottenere profitto negli studi e sanità corpo
rale. E-’ notorio che promosse mirabilmente la divo
zione a Maria Ausiliatrice, in cui onore eresse il gran
dioso tempio ed istituì le varie compagnie ed Opere
come dissi altrove; Il Ven. fu devoto dell’Angelo Cu
stode e.ne promoveva il culto. N ell’Oratorio vigeva
la Compagnia delFAngelo Custode e se ne cantava
sovente una lode. Speciale devozione esisteva nelFOratorio ai miei tempi a S. Luigi Gonzaga, a cui
onore era dedicato un altare nell’antica Chiesa; se ne
facevano le sei Domeniche in suo onore e se ne can
tava Finno o lode propria. Si celebrava del Santo la
festa solennemente con processione.
XX T E S T IS — (III ex off.) — R. D. FranciscusMaffei.
Juxta 37 interr. Proc.' fol. 3559 respondit :
Il Yen. ebbe la fede Teologica soprannaturale;
questa fede la manifestò colle sue preghiere, col mo
do edificante con cui Egli celebrava la S. Messa, nei
discorsi che faceva e al pubblico e ai giovani ed in taxi-
Dk HEROICA FIDE
423
te Opere che fondò' tutte dirette alla maggior Gloria
di Dio.'Di tutto questo fui io stesso testimonio ocu
lare ed auricolare.
E t juxta 38 ìnterr. P r o c . fol, 3559 respondit :
So
che il Ven. per preservare i suoi giovani ed
anche i buoni cattolici dagli errori dei Valdesi scris- Multa 'scimi' in fìdei
se vari Opuscoli in proposito nella collezione delle tmtlonemLetture Cattoliche.
E t juxta 39 ìnterr. Proc. fol. 3560 respondit '
Oltre a quanto ho già deposto aggiungo che iì
Ven. promosse il culto divino coll’edificazione di va§411
rie Chiese in Torino ed altrove dove fondava i suoi 'vere studnit.
collegi. Era quanto mai sollecito nel promuovere-lo
splendore delle funzioni che celebrava nelle sue Chie
se. A questo fine istituì il piccolo Clero e la scuola di
Canto Sacro. Di queste cose fui io. stesso testimonio..
E t juxta 40 interr. P ro c. fol. 3560 respondit :
*
Il Ven. ci raccomandava soventi volte la divo-ziog a9
ne alla SS. Eucaristia animandoci alla frequente Co- E,-s? ss.mam Euchari1
1
1
1
o
-IV r
•
s t i am devotissimus.
mumone. Ho già detto che celebrava la b. Messa- m
modo edificante. Lo vidi molte volte in Chiesa inten
to a pregare e con tale devozione e raccoglimento che
ispirava anche l ’amore alla preghiera negli altri.
E t juxta 41 interr. Proc. fol. 3560 respondit :
Per promuovere la Santificazione delle feste, ri
cordo che il'Ven. oltre l ’Oratòrio di Valdocco aveva Dicmm festonmv sanctiaperto due altri Oratorii in Torino, dove alla festa fu'ai50VI?m piomovit.
celebravano le Sacre Funzioni mattino e sera e man
dava alcuni giovani studenti per fare il catechismi:,
ed io pure fui mandato per due o tre anni airOratorio
detto di Vanchiglia.
E t juxta 42 interr. P r o c . fol. 3561 respondit :
Dai discorsi che il Venerabile faceva ogni sera a
m
noi giovani e dalle istruzioni che faceva al pubblico f i sanctomm Patrnm doc*
0
n
n
t r i na r t i v e n e r a b a t u r .
vedeva evidentemente il rispetto che aveva per la p; -.
rola di Dio, agli insegnamenti dei SS. Padri ed alle de
cisioni della Chiesa. Sul resto non sono informato.
E t juxta 43 interr. Proc. fol. 3561 respondit :
Il Ven. aveva molta divozione a Maria SS. Que
sta divozione la inculcava ai suoi .giovani continue-
424
cuitum Deipara« virgi-
n3s maxime favit.
§ 416
A h cs banctos coiuit.
N U M . V.
niente. A Maria SS. sotto il titolo di Maria Ausiliatrice, dedicò il grandioso Santuario che eresse in'Val¿0cco, e procurò sempre che le feste principali della
Madonna si celebrassero con grande pompa e solen
nità. Istituì pure, ad incremento della pietà, varie
compagnie in onore della Madonna, già da me ricor
date, ed ottenendo speciali favori ed indulgenze dal
la S. Sede. Ritengo che il'Ven. fosse divoto dell’Angelo Custode avendo intitolato al medesimo un Ora
torio festivo. Era poi divoto dei Santi e in particolare
di S. Francesco di Sales, cui dedicò l ’Oratorio Princ { p a j e ■a
Luigi a cui edificò un altro Oratorio, festi
vo, ed una compagnia detta di S. Luigi. Era pure di
voto di S, Giuseppe, che propose patrono dei giovani
artigiani. Di tutte queste cose io stesso fui: testi
monio.
E x P r o c e s s i ; O r d in a r io
II T E S T IS — R. D. Joachimus Vincentius
Befto.
Juxta 21 interr. Proc. fol. 315 terg. respondit :
§ 417
D. Bosco, finché visse, per quanto mi consta, fu
DloiS?asticar?eg6stse5‘- sempre esattissimo nell’osservanza dei precetti di Dio
ìuere061 sanctissima e della Chiesa; tanto da giovane, quanto da chierico,
mi consta che era modello in tutto nella pietà ai suoi
compagni sia nei suoi doveri di religione, come scola
stici. Trovandosi a Chieri studente in Collegio, istituì
cam studufcherit va--u*ia compagnia detta delV Allegria tra i suoi compa‘ tutf ' societate, Àdem
in cui gli ascritti si impegnavano a frequentare
cLbevosSfovnes inter i Sacramenti, santificare la festa, fuggire la bestem
mia, i cattivi compagni, i cattivi discorsi, e così nel
cercare la vera allegria per mezzo dì una coscienza
monda e pura, che è la vera pace nel servire il Signo-re : servite Dom ino in laetitia; e tale massima prati
cò egli costantemente sino alla morte, e la inculcava
ai suoi allievi. Per poter poi imprimere meglio nella
mente de’ suoi subalterni e degli esterni che frequen
tavano rOratorió, fece scrivere sotto i porticati a.
DE HEROICA FIDE-
4 25
grossi caratteri tutto'il Decalogo in latino ed in ita
liano, e molti testi della Sacra Scrittura, còme si può
§m
vedere tuttodì. Inoltre D. Bosco divenuto prete pra- D®
cealt°Jlut“ s ^
ticò pure i consigli evangelici, sebbene non avesse
Htteris.
ancora fatti i. voti religiosi. Quando poi ebbe formato
le regole del suo Istituto, la sera del 14 Maggio 1862
mentre consacrò se stesso al Signore per tutta la sua
vita, ricevette pure i voti triennali da alcuni suoi pre
ti e chierici. D ’allora in poi la sua
più grande
solleciT
§42C!
... -J:
0
.
. .
In s ta n ti re g u ia s et So-
tudm e fu sempre di praticare e di far praticare sia le
.
t
1 1 JT
.
,
.
.
.
.
.
cietatis constitutiones
servavit ipse, atqu e ut
regole dell Istituto pe suoi giovanetti, sia le costitu- servarentur curavit.
zioni della Congregazione agli ascritti alla Società
Salesiana. Questa sollecitudine si accrebbe in lui spe
cialmente dopo l ’approvazione delle Costituzioni. Il
_suo zelo nel promuovere la gloria di Dio e la. salute in Dei gloria animadelie anime, e l ’esaltazione della Chiesa Cattolica, e Sarac6inSShoiicaefila difesa della fede cattolica, fu sempre lo scopo di fdueit defendenda totl3S
tutta la sua vita, come lo dimostrano le moltissime
sue opere a tale fine intraprese. Oltre quelle di già
sopra accennate, sono da numerarsi la pubblicazione
periodica delle L ettu re Cattoliche a cominciare d a ti, periodica^premerimarzo 1853, di cui attualmente si stampano' quattorconiu\a?itum erro"
dicimila copie ogni mese. Il; numero complessivo di
queste buone letture sio ad oggi ammonta oltre a sei
milioni. Queste letture hanno per scopo principale
il combattere gli errori dei protestanti. Alle L ettu re
Cattoliche aggiunse la pubblicazione della Biblioteca
della G ioventù Italiana , ossia^dei classici italiani e la- 'opthr.orum^taiicorum
tini purgati a cominciare dal 1869 con tremila asso- SpSÌSS mvlnfutl
ciati e se ne sparsero circa trecentomila copie, non curavit.
contando gli associati. Inoltre D,. Bosco pubblicò nel
1847 il Giovane Provveduto, ossia un libro di divozio
ne di oltre 500 pagine, compilato per prevenire i gio- Ad {uver|,ff^'iSdem-Ul.
vani dai pericoli contro la fede e per avviarli, alla pie- tandam apposita n.
-x
1.
n
*1*
•
tV 1
b v u m composmt.
ta. Si sparse di esso oltre tre milioni di copie. Pub
blicò ancora altre operette, come per es. la Chiave del
Paradiso, la F ig lia Cristiana , la Storia Sacra e S to
ria Ecclesiastica, e Storia d JItalia, in cui ebbe di mi
ni specialmente tralasciare certi fatti inopportuni per
h gioventù, e di rilevare quei punti che servono di
4 26
N U M . V.
AHos liblof5p reSertim ' fondamento alle verità della fede>e di scegliere quei
histoncos, ad cathoii- fatti che si riferiscono al culto esterno, al Purgatorio,
c&iYi fìdcin defendendam ac ^cciesiasticàm alla Confessione, Eucaristia e simili : verità tutte in
candam scripsìt.
allora combattute fieramente dai protestanti in tre lo
ro periodici ; come pure di riferire i fatti storici nella
loro integra verità, specialmente a difesa della Chie§ 426
sa e del Papato. Tutte queste pubblicazioni, specialInquìh5 use^demmmirn- mente
l etture Cattoliche , irritarono talmente i
n.odis a tte n ta r m i
protestanti che, non riuscendo a farlo desistere colle
dispute e colle vistose offerte di danaro dà tale pub
blicazione, passarono alle minaccie ed ad attentati al- la sua vita.- Infatti una sera, mentre faceva scuola alrOratorio, forse nel 1853, vennero due uomini a chia
marlo perchè andasse in fretta al Cuor d5Oro (picco
lo
albergo o bettola) a poca distanza per un moribon
do. D. Bosco vi andò tosto accompagnato da quattro
§ 427
de’ suoi, giovani più grandicelli, che lasciò fuori della
VS um Serv0 Dei pa‘ porta. Quivi a piano terreno, trovò alcuni bricconi
che cercarono con mille insistenze di fargli bere un
bicchiere di vino, che D. Bosco, mi disse, temeva fos
se avvelenato, perchè preso in bottiglia a parte e per
altri indizi!. Egli si rifiutò dai bere e fu condotto dal
supposto ammalato, che era uno di quelli che eran ve
nuti a chiamarlo. Questi, ad alcune sue domande, die
de in uno scroscio di risa, dicendo.: — Mi confesserò
domani mattina. — Quindi Don Bosco se ne uscì di
là e ritornò a casa co? suoi giovani. In seguito poi ad
indagini fatte praticare da persona confidente, seppe
che coloro avevano avuto il mandato da una persona
di fargli bere quel vino che avea preparato, pagando
intanto loro una lauta cena.
Un'altra volta cioè nello stesso anno 1853, un
giorno verso le ore sei pomeridiane, D. Bosco men§ 428
tre trovavasi in mezzo ai suoi giovani, venne assalito
PadSne«Sm quaeritar da un cotale da lui conosciuto e beneficato, il quale con un lungo coltello in mano cercava di raggiunger
lo e ferirlo. D, Bosco ebbe appena il tempo di riparar. si dietro un cancello; Dopo alcune ore venne avvisata
la questura che mandò due carabinieri ad arrestarlo.
I giovani avrebbero voluto farlo a pezzi ; ma D . Bosco
DE HEROICA FIDE
4 27
sempre lo impedì. All'indomani il Questore fece do
mandare a D. Bosco se perdonava all’aggressore, ed
egli rispose che perdonava tutto. Si raccomandava pe
rò in nome della legge, alle autorità di tutelare le per
sone e le abitazioni di pacifici cittadini. Ma allindomani lo stesso individuo attendeva di nuovo che D.
Bosco uscisse di casa. Un amico di D:. Bosco, il Cava
liere Dupré, vedendo che non si poteva aver difesa
dalla polizia, chiese a quel miserabile ragione del suo
iniquo operare. Rispose : — Sono pagato; mi si dia
quanto altri mi dànnoed io me ne andrò pe’ fatti miei.
— Don Bosco gli fece rimettere, per mezzo dello stes
so Dupré, lire ottanta con cui quel tale potesse paga
re il fitto di casa scaduto ed altre ottanta per anticipa
zione di altra pigione lontana dairOratorio.
Un mese circa dopo, una. Domenici a sera, Don
§490
Bosco venne richiesto in fretta per confessare una am- A iia i-efertur m
i
1
1
n , A
*
r, ,.
t am fraus.
malata in. una casa non lontana dall Oratorio. n,gli
per maggior sicurtà condusse seco alcuni giovani,
due dei quali li lasciò ai piedi della scala, e due alPuscio dell’alloggio dell’ammalata.Entratovi, trovò una;
donna ansante, e quasi moribonda, nella cui stanza,
vi erano varii uomini di sinistro aspetto. D. Bosco li
invitò a ritirarsi un momento per poter parlare di re
ligione all’ammalata. Questa però gridò : — Prima di
confessarmi, voglio che quel briccone che mi sta di
fronte si ricreda delle calunnie che mi ha affibiate. —
Intanto s’impegnò un clamoroso alterco tra l ’amma
lata ed i circostanti : si alzarono in piedi e si spensero
i lumi, e D. Bosco capì che era in critica posizione.
Ad un tratto sentì che quei tali s’erano armati di ba
stoni, e cominciavano a tempestarlo. D. Bosco per
.istinto, prese la sedia su cui era seduto, e se la pose
capovolta sul capo, riparandosi dai colpi che gli me
navano. Iiìtanto cercò di avvicinarsi airuscio, e tro
vatolo chiuso a chiave, con un colpo violento ne con
torse e strappò la serratura (per la forza muscolare
straordinaria di cui era fornito) e se ne uscì, e difeso
dai suoi giovani,-se ne ritornò aìl’Oratorio. In questo
frangente non riporto alcuna grave ferita, se non una
eius vi-
428
A
§
430
duonun- sicarioru m
ag-gressio-ne p er canem 'Jiberatur.
S:
431
T estis seientute
causa.
§ 432
H a c r e t i c o r u m conversici
netn fovcbat.
§
433
Ad rem factum
N U M . V.
bastonala ricevuta sul pollice della mano sinistra, ;CO&
cui teneva la sedia, che gli portò via l ’u n g h ia ^ g li
fiaccò il polpastrello, e ne conservò la cicatrice ^pertutta la sua vita. Questo attentato, come credeva.ppn
Bosco, e dame pure udito, fu ordito per farlo desiste-,
te dal calunniare i Protestanti, come essi dicevano,
Una sera piovosa e nebbiosa del 1854 D. Bosco 4 *.
tornava sul tardi dalla città, e tutto solo discend'ea dal
Santuario della Consolata, per via che conduce
Cottolengo, quando due individui ad un tratto si av-,
vicinarono a lui, e lo assalirono improvvisamente get-:
tandogli uri mantello sulla faccia, e tentando di chiù-1
dergli la bocca con un moccichino. In quel momento
comparve un grosso cane di color grigio, che urlando
si slanciò con le zampe contro 1& faccia di u#o, e, .colla
bocca spalancata contro l ’altro. Spaventati quei'due
si misero a gridare tremanti : — Chiami questo- cane,
— Sì che lo chiamo — disse D. Bosco — ma lasciate
in libertà i passeggieri. — Ma lo chiami tosto — sog-,
giunsero. — Don Bosco lo chiamò, e quei due ripia-.
sti liberi si misero tosto in fuga ; mentre il cane, po
stosi al fianco di Don Bosco, lo accompagnò sino.tal-,
l ’ingresso dell’istituto del Cottolengo. Quivi D. Bo
sco riavutosi alquanto e ristoratosi, fu accompagnato
alUOratorio. Questi fatti tutti narrati li ho uditi da D. Bosco
stesso : dai quali risulta quanto D. Bosco ebbe a sof
frire per la difesa della fede cattolica e per la salute
delle anime.
Aggiungo ancora che 1 ). Bosco, oltre le altre opere iniziate a difesa della cattolica fede, cercò pure
di trarre sulla buona via il ministro dei. Valdesi per
nome De Sanctis, scrittore delV A m ico di Casa e di un
Opuscolo contro la confessione. Ebbe con lui varie
private conferenze, in cui lo convinse de’ suoi errori.
Allora I), Bosco lo esortò a rientrare nel seno della
Chiesa. Il De Sanctis rispose che aveva famiglia... e
senza-mezzi di sussistenza. D. Bosco'lo assicurò che
avrebbe diviso con lui il suo pane, e che i cattolici non
DE HEROICA FIDE
4 29
.
i
r i •.D J '
Tavrebbéro' abbandonato. Ma ne fu nulla. Questo m i
to Phòlséntitb pure da Don Bosco stesso a raccontare,
.
.
' ';"Sò purè anche che D. Bosco ricevette nel’suo1Q-.^iures LSUcos et
■ratotiò pafecchi giovani protestanti ed anche Vbrei, s;
et'
•quali lg¥ai {irtamente istruì e dispose per farli’ abiura- ,
$#«»■?«».
re r propri'errori e battezzarli.
*’ V r<-7 ,
’"■Èt 'fyxffizz interr. Proc. fol. 319 terg. respo'Mit ^
§^
''Fin11' dà fanciullo raccontava a’ suoi' comp^^ii a puentia.-'t^voruin
eseiipi'édificinti che aveva sentiti nelle prediche^.fa-1} pietàte"V^veb.^v tn
.cencio'loro fare prima e dopo il segno della Santa Oro'
cer'Divénii'tó chierico alle Domeniche soleva fare ^il ,cun>,jsset-satóum- aCàtèchism'o aigiovani di 16 o 17 anni, con graniesua^. s
'soddisfazione e gusto, come asseriva egli stesso ¡per r ,docebatincro'faggi'are noi a fare altrettanto. Nel secondo .^11119,. .
di iìtó'àofìà' col permesso del Parroco di Castelmiovo
à ’ Nslì^ 'tomipciò a fare discorsi in patria e nei" paesi ..
vicihr. Una yolta, trovandosi nel paese dì Cinzano, in, Adhuc phiiosopMae da...» •f-, v 1 i-ik' '■
1• r\ -T'»
vm
1• • ~ kat operam, cum sacui célébrayasi la testa di b. Rocco, manco il predica- cros sermones habere
t o r e e ‘siccome nessuno dei preti presenti osava inet- coepzt‘
tefSi à1jjreàicarg.all improvviso,egli invitato, dopo al
cuni ’minuti'sali il pulpito e fece il panegirico di S.
Ròcco' còn'.'tanta disinvoltura e brio, che fece stupire
gli stessi,. provetti. Divenuto sacerdote, _suo zelo -era
di insègnafe' aiv giovani ed agli altri fedeli ignoranti
le verità .‘di nostra religione sino alP estremò della sua
vita';'e colla’’parola e cogli scritti, in pubblico ed in
privatój ' non cessò; mai di inculcare le stesse verità’
della'Fede .^Quando poi potè avere sacerdoti suffìcien§ 4.3S
ti, "d’dccbfHq ' colla; S. Sede, mandò molti sacerdoti, '^ 0^^^^,™ *’ fivd6£
suore”é Ìaici, come già dissi, nelle missioni straniere vera docuitper propagare la, lede cattolica fra i selvaggi. La sua
fede poi'palesò in modo al tutto singolare coll in cu l
care cpiitìnuamepit^ fra i suoi subalterni, Peserciziò
della presenza di, I)ip, facendo mettere questa massifm
ma' D ió :l i vede, nei luoghi di studio e di lavoro ed al- Sa,e^ V Z T a d p K
tre sentenze" cielìà S. Scrittura sotto i porticati della tem <*coiendis insti-.
Casa. Non permetteva ad alcuno che si servisse ad li
so profano dei detti della S. Scrittura, dicendo che
con'Dio non si burla . Aveva pure una vivissima fede
nella presenza reale del SS. Sacramento che esterna-
430
N U M . V.
Dei praefentfam appo- va s*a uella celebrazione di vota della S. Messa, sia.
¿ d iSi u v e n S Jtm S t e 5 col^esigere dai suoi preti che la celebrassero santatugiter revocabat. . mente e recitassero il Breviario digne attente ac det ^
r, . ■■vote• ^er accrescere
di tutte
In Christum E uchan1, 1V - ~ tal fede ne5 suoi allievi
_
fitiae nube velatura le Case, stabili la Compagnia del So. Sacramento.
exim ia S. D. venera- T
r i
•
,
i
i
i
• v i r •
tio.
La sua tede si estendeva anche a tutte le venta defini
te dalla Chiesa, e prestava il suo pieno assenso non
g U2
solo a tutti gli insegnamenti del Papa in cose di fede
Divim s veris summa e di morale e disciplinari. ma si ancora nelle cose diin D Th1 fìdA«:
sputabili dicendo : « Che per lui un desiderio del Pa~
§ 443
Pa era nn comando ». La stessa adesione professò alcon®atiormm __(po- le decisioni delle Congregazioni Romane, e voleva.
m anarum
decisioni. . .
.
. °
*
bus
obsequentissi- che tutti noi ne seguissimo l ’esempio. Prova né sìa.
ITIVI S.
«
la prontezza con cui nel 1867 si arrese a correggeretosto gli appunti che gli erano stati fatti sulla vita di
S. Pietro, da lui pubblicata in occasione del Cente
nario dei SS. Pietro e Paolo, per cui Pio IX con lette
ra 22 luglio dello, stesso anno si congratulò col Servo
di Dio, scrivendogli queste parole : « Quum probe no- « scannas qtiae sìt tua pietas, certi eramus te. in nova .
« editione tui libelli inscripti il Centen&riadi San -,
« Pietrof ea omnia sedulo exquuturum, quae nostra.
k< Indicis Congregalo anìmadvertenda cens.uìt ».
Romaai
auc
11 Serv0 di Dio ci. ricordava pure sovente che uno ■
fensorfe strenuus de" degli scopi della Congregazione Salesiana, era pure ’
quello dì sostenere e difendere l ’autorità del Sommo..
Pontefice e della Religione, nella classe meno agiata
della Società, e particolarmente nella gioventù peri
colante, colla parola, e cogli scritti, e colla stampa ; ed
una prova fu l ’impianto di varie tipografie., che attuai- •
mente sono in numero di undici.
Sostenne pure nella sua Storia d’Italia e Storia .
Ecclesiastica con argomenti perentorii il Dominio
pontiftcum ttmporaiem temporale dei Papi, necessario per esercitare libera- ■
■ditionem sustinuit.
mente la loro autorità, per cui meritossi le congratu- ■
lazioni di Pio IX e dovette sostenere alcune perquisi
zioni domiciliari, come già dissi sopra. Nel 1870 D.
Dogmati&§ *1nerrantiae Bosco trovandosi a Roma in occasione dèi Concilio •
tfo n fv a k fe contuSf" Ecumenico Vaticano, seppe che Mons.-, Gastaldi, al- ■
lora Vescovo di Saluzzo, si era messo; dalla.parte di.
*
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c 'ì
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*
.DE HEROICA FIDE
431
quelli che sostenevano l ’inopportunità della defini■■zioue dell'’infallibilità Pontificia. Egli allora, presolo .
■
in disparte, con varie ragioni l ’indusse a mutare con
siglio, indicandogli in pari tempo libri varii che l'a
vrebbero ajatato meglio a sostenere l ’opportunità
della definizione, come infatti fece Monsignor Ga
staldi con isplendido successo.
Questi sentimenti di profondo rispetto, adesione
gm
e sottomissione a tutti gli insegnanti del Papa, sia OÌS uiT ®^0.begi®n'
1 , i- • i
.
• -ta ^
i - -r
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♦
, ■
tl.am P o n tifìci Salepubblici che privati, D. Bosco li lascio come m testa- w
mcuicavit.
mento ai suoi figli, pubblicando nel 1887 che gli alun
ni. della Congregazione non si discostassero mai da
tali .sentimenti verso la S. Sede Apostolica ad imita
zione di S, Francesco di Sales loro patrono, adducendo per ragione che il Papa nel governo della Chiesa ■
in modo particolare è assistito dallo Spirito Santo.
Questi sentimenti furono pubblicati eziandio da D.
■
Bosco stesso in un indirizzo presentato al Papa. D.
Bosco per l ’amore che aveva per la Chiesa, s’indusse
nel 1866 d’accordo col Papa, a trattare col Governo
Italiano per impedire la soppressione di varie Dioce
si, e per' provvedere :alla nomina di.molti Vescovi
a varie Sedi vacanti, in seguito alla rottura del. Go
verno colla S, Sede. In quest’occasione D. Bosco pre
sentatosi al Ministro Ricasoli, se ben ricordo, e facen
do professione di fede cattolica, apostolica, romana,
g. m
quegli rispose: — l o sappiamo che D . Bosco è più DLIfastkiS”egatPon£
cattolico del Papa. — D. Bosco si adoperò pure pres- ^®er^ egetus’ Clim
so il Governo perchè i Vescovi ottenessero le tempo
ralità senza compromettere i diritti della Santa. Sede
ed il decoro dei Vescovi. Pio IX lodò la prudenza di
D. Bosco in questo spinoso affare, come seppi da lui
stesso.
Trovandosi D. Bosco a Roma nel 1874, la'Socie§m ■
tà Carnevalesca avea determinato di dare un ballo al
Ampiutheatri
i
-,
. •
, -,
.
TT.
M a v ii profa.ii.ation.em
Colosseo; ed egli si presento al Ministro Vigliam, spedivi*,
pregandolo d’impedire tale profanazione, e lo otten
ne infatti. So pure che si. adoperò’ presso lo siesso Mi- ■ '
nistro per impedire i lavori pubblici che si facevano, ibidem prof^iatio^ au
in giorno festivo nella città di Roma. I l Ministrò prò- G1 dominicI obstltlt-
4 32
§
NTJM. V.
mise e vi si.adoperò, ma.non riuscì, dicendo che quei
lavori dipendevano non dal Governo ma dal Munici
pio. Si adoperò pure presso il Ministro Lanza per
impedire la soppressione di tre Case Religiose,
Torre dei Specchi, Trinità dei Monti, e delle Suore
di Carità alla Bocca della Verità; e vi riuscì, sebbene
con molti contrasti da parte dei colleghi, come disse
il Lanza a D. Bosco stesso. D. Bosco anche nelle sue
strettezze trovò modo di soccorrere il Papa nella sua.
§ 452
In ter su as an gu stias,
P on tificis p a u p e rtatis augusta povertà. Di fatti nel 1849 mandogli una que
n on est obìitus.
stua fatta fra i suoi giovani, che sali alla piccola som
ma di L. 35, quale venne gradita : in prova ricevette
un pacco di medaglie e corone, con una- lettera d’àccompagnamento.
E t iuxta idem interr. Proc. fol. 324 respondit :
§ -453
P ecu n ia in . S an ctae SeIl Servo di. Dio quasi tutte le volte che andava a
di colligebat.
Roma, il che accadeva ben sovente, portava sempre
vistose offerte
Papa. Fin dal 1860 quando comin
ciò la guerra più manifestamente" contro la Chiesa
§ 454
B ello in E cclesia m sae- ed il Sommo Pontefice, il Sèrvo di Dio ordinò di ag
viente, pro ea preces
giungere nelle consuete preghiere un Pater, Ave e
fu n d i iussit.
Gloria, pei bisogni di S; Chiesa, quale pratica dura
tuttora in tutte le Case Salesiane. Per questo fine
§ 455
stesso di promuovere la gloria di Dio e l ’esaltazione
litven u m o e d csia sticam
vocation em fovit.
della Chiesa, si diede a raccogliere e coltivare gio
vani di buona indole ed avviarli alla carriera ecclesia§ 456
Adu'ltis ad ecclesiasti- stica. In seguito a cagione della leva militare, istituì
cum statu m educandis, opus M a ria e A- come già dissi, Top-era di. Maria Ausiliatrice diretta
d iu tn c is in stitu it..
a coltivare le vocazioni ecclesiastiche dei giovani adulti esenti dalla leva militare. Il Signore benedisse
§ 457
talmente questa e le altre sue fatiche, che si possono
S e p t e m sacerdotum
mil-lia- educavit.
calcolare al presente ben settemila Sacerdoti usciti
dalle Case di D. Bosco a beneficio delle varie Dioce
si., i quali Sacerdoti non avrebbero potuto fare i loro
studii senza il concorso della carità del Servo di Dio.
S458
m
E p iscop o s p ecu lia ri
Il Servo di Dio ha sèmpre professato la più
obsequio habuit.
grande venerazione verso tutti i Vescovi, e nulla in
traprendeva sin da1 principio ■
dell’Oratorio senza il
parere dell’Ordinario Diocesano. Riteneva come ve
ra sua fortuna, quando qualche Vescovo veniva a vi
sitare la Casa' sua od a fare qualche funzione nella
451
Ib id em trium. religtosarum. dom uun su.ppressionem im p e d ii!
DE HEROICA FIDE
4 33
sua Chiesa, e quando poteva prestare loro qualche
servizio ed. aiuto.
Inoltre quando .qualcuno di essi a- P resb, y ste
4 §459 J
J
ro s
deerranveva qualche povero prete o chierico, o sospeso, o pò- tes benigne, excipte■i 11
t-n -r~\
i’
.
b a t et ad obedientiam
vero, o ribelle, D. Bosco lo accoglieva m casa sua, e red-ucebat.
si adoperava per riabilitarli in faccia a Dio ed ai loro
Superiori ; e posso dire che riguardo ai preti vi riu
scì sempre felicemente, e riguardo ai chierici il più
delle volte. N e 5 suoi viaggi passando per qualche cit
tà Vescovile, dopo aver fatto una vìsita al SS. Sacraquo^vet, o rd i
mento in qualche Chiesa, passava ad ossequiare l ’Or- na'rios invisebatdinario. Infatti nel i 8 6 ó il Governo Italiano avendo
mandato a domicìlio coatto Monsignor Rota, Vesco
vo allora di Guastalla, questi venne a Torino, ed ar
rivatovi di notte, venne a bussare alla casa di D. Bo
sco per avere ospitalità. D. Bosco lo ricevette con
gran piacere in casa, dove Mons. Rota si fermò per epìscodus e dioecesi
°
,
.
.
.
exsu ì m S. D. 'Soma
sei mesi ; dopo il qual tempo ritornato m diocesi, seri- sex ^enses diversavevache i giorni più belli e tranquilli di sua vita li
aveva passati a Torino con D. Bosco. Io stesso ho ve
duto Monsignor Rota, e sentii da lui le parole con cui
manifestava tale sua soddisfazione.
Il Servo di Dio aveva pure tutto il rispetto ver*- '
'
so i semplici sacerdoti, i quali accoglieva con bontà in. sacerdote« obsered ammetteva alla sua tavola ; e quando sentiva che
8 ' s“
qualcheduno disonorava il suo carattere, ne provava
profondo dolore; e si adoperava come già dissi per
riabilitarlo, colle esortazioni, con lunghe conferenze,
e con soccorsi pecuniarii. Potrei all'.uopo citare esem
pi e nomi diversi, quali, però tralascio per delica
tezza.
Il Servo di Dio si confessava regolarmente ogni
§m
otto giorni, e durante i viaggi anche più sovente. 0 cpteC\ aa t l u ° p lH e b a t su a
Prima di mettersi in viaggio faceva il segno di croce
e qualche preghiera invocando Pajuto del Signore.
Io lo accompagnai nei viaggi per circa io anni, ed in
questi ebbi occasione di ammirare la sua pietà. Esor
tava poi sempre i giovani suoi a fare quotidianamen- E r g a E u cfta ristiam vete la visita al SS. Sacramento e frequentare la Comu- - a n i S i s ^ c i e b a t ^ o ?
nìone ogni giorno secondo il consiglio del confesso-, S Ì e m b rS r t S
re. A questo fine istituì la Compagnia del SS. Sa- turcramento, e quella così detta del Piccolo Clero, la
434
§ 465
U t pueri, n u lla interp o sita m ora, a d sacram. sy n a x in in itiaren tu r, curabat.
§ 466
S tim m a pietate sacro
•operabatur, et c u ra
b a t u t a lii p a r li pietate operaren tur.
§ 467
Fidei m y steria, praecipue dom inieae passionis. S ervi Dei anim o su a via .
S um m a pietate Deiparam -prosecutus est.
§' 469
E iu s fe s ta solem n iter
celebrabat.
§ 470
S crip tis erga- eam
votionem fovit.
de-
NÙ3VI. V.
Compagnia dì S. Giuseppe per gli Artigiani e la
Compagnia di S. Luigi per gli esterni. Voleva che
i giovanetti appena ne fossero capaci, fossero am
messi alla prima Comunione, affinchè, come egli di
ceva, il Signore prendesse possesso dei loro cuori,
prima che venissero guasti dal peccato. .Egli non so
la celebrava la Messa con la più edificante divozione,
ma allo stesso fine sorvegliava gli altri suoi Sacerdoti
che facessero la preparazione ed il ringraziamento
debito. Ogni anno negli Esercizi spirituali racco
mandava caldamente ai medesimi di leggere le sacre
cerimonie per emendarsi, dai d ifetti,qualora ne ^ves
serò incontrato alcuno.
E t iuxta idem interr. Proc. fol. 325 terg. re spondit ;
Il Servo di Dio aveva pure una tenera divozione
verso la Passione di Gesù Cristo, come per tutti gli
altri misteri di nostra santa religione ; e la raccoman
dava istantemente a tutti i suoi dipendenti. A tale
uopo voleva che si facesse la Via Crucis nel mese dì
Marzo in tutte le Case della Congregazione; ed in
tali circostanze quando poteva egli stesso vi prende
va parte, e lo si vedeva compreso dai sentimenti di
compassione verso il Divin Salvatore pe’ suoi pati
menti sofferti per la nostra salute.
E t iuxta idem interr.. Proc. fol. 326, respondit :
Era divotìssimo della Madonna e soleva dire che
fu sempre la sua guida. Fin da chierico colla predi
cazione'cominciò a propagarne le glorie. Introdusse
nelle preghiere comuni dell’Oratorio questa invoca
zione : « Cara Madre Vergine Maria, fate che io sal
vi l ’anima mia »'. Non lasciava mai passare alcuna
solennità di M.aria SS. senza preparare i giovani a ce-,
lebrarla dìvotamente coll’accostarsi ai SS. Sacramen
ti. A questa scopo fece stampare un libretto col tito
lo : N o v e giorni consacrati a Maria ed un altro libro,
cioè il M ese di M aggio, per rendere popolare la sua
divozione ; e questo Mese di Maria dispose che si fa
cesse in tutte le Chiese della Congregazione, come si
pratica tuttora. Professò sempre particolare divozio-
DE HEROICA FIDE
435
ne verso Maria SS. sotto il titolo della sua. Immacola- vn-sim l/imaeva ìabe
ta Concezione, e ne istituì la Compagnia pei suoi gio- c™^Isc?iplìtSo’
vani. In particolar modo la onorò sotto il titolo di A ux i l i u m C h r i s t i a n o r u m coll’erigere un sontuoso San- Virgini Christianorum
tuario annesso alla Casa principale di Torino. Ebbe phim magSumteSverso di Lei tanta fiducia,che incominciò questo gran- cavlt*
dioso tempio senza alcun fondo, quale condusse a ter
mine in meno di tre anni. Questo tempio costò circa
un milione e sentii da D. Bosco più volte a dire che ol
tre ottocentomila lire vennero pagate con offerte fatte
dai fedeli per grazie ricevute. In questa chiesa istituì
§ 473
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-,
7.
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A
, •
1
Ibique A reh icon fraterpure 1 Arciconfraternita di Marta A usiU atn ce, la qua- nitatem m stituit.
le oggidì contra oltre trentadue mila associati.
E t iuxta idem ìnterr. Proc. fol. 326 terg. resspon dii :
Professava pure la divozione dell’Angelo Custo§m •
de, cui dedicò un Oratorio ; verso S. Giuseppe, cui de- Tj^ephumAngSsum,Pf:
dico un Altare nella Chiesa di Maria Ausiliatrice ; tram; et P au iu m , s.
verso i SS. Pietro e Paolo, S. Luigi Gonzaga, San pusfme cotuit. ag'%
Giovanni Evangelista, cui. dedicò una sontuosa chiesa
in Torino, presso il tempio protestante, sul cui fron
tone fece ritrarre in mosaico l ’immagine del Di vili
Salvatore colle parole : E g o sum via , veritas et vita ,
' g 475
per contraporle al testo di Geremia cap. 6, v. 16, scrit- a'Spi«Sdu^atSpium
to sulla facciata del tempio protestante, cioè : «Fer- • erexit
mati 0 passeggiero, a considerare l ’antica strada per
vedere quale sia la buona, ed a camminare per essa
etc, ».
E t iuxta idem interr . Proc. fol. 327 respondit Non debbo tralasciare che D. Bosco aveva pure
Q4-70
una particolare divozione verso il SS. Cuore di Gesù, ss.mi cordis Jesu cùu
-r\
/-m •
1 • i
tor p ra ecla ru s.
a cui onore eresse 111 .Roma una Chiesa parrocchiale,
dietro invito di S. S. Leone XIII nel 1881 e compì nel
1887 con immensi, sacrifizi e fatiche, coadiuvato per la
decorazione della facciata dallo stesso Sommo Ponte§ 477
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In cu iu s honorem Rohce e dal. Cardinale Alimonda, il-quale tece un calo- m ae tem pium condiroso appello a tutti i Vescovi d’Italia per questo in
tento. ,
E t iuxta idem interr. P r o c . f o l , 327 respondit :
Nel 1875 il Servo di Dio volendo liberarsi da una
436
N U M . V-
Farnicem§ùf8charitatis casa infame esistente dinanzi alla Chiesa di Maria
Serví?'dÌì comldit. Ausiliatrice, la fece comperare per mezzo di terza
persona, e vi stabili le Suore di Maria Ausiliatrice che
vi aprirono' un laboratorio quotidiano per le fanciulle
ed un Oratorio festivo, cui intervengono al presente
circa seicento giovanette, erigendovi in seguito una
' § 479
bella ed elegante chiesetta per le medesime. Nel 1878
E cclesiam , in
prophso
n u m usu n i versam , n ^ervo
red em it et di'vino c u i - __ .
tui restituii
§ 480
Ibique pra ecip u a m dom uin S ororum M ar ia e A diuti-icis insti-
i*
r-N*
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-i y-v*
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di Dio restituì al .Uivin C u lto una C h iesa ap,
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partenente già ai Cappuccini,e caduta m mano di una
Società Vinicola presso Nizza Monferrato, colle debite
facoltà della S. Sede (quale Società Vinicola fece
r
fallimento ed andò m rovina) e vi stabilì la Casa-madre delle Suore di Maria Ausiliatrice che prima era a
Mornese. La detta chiesa è dedicata alla Madonna
delle Grazie. A l presente le dette Suore vi tengono
annesso un Noviziato ed un numeroso educandato di
fanciulle e vi aggiunsero un Oratorio festivo" per tut
te le fanciulle del paese.
E t iuxta idem, interr. P ro c . fol. 327 terg. respond it:
,
II Servo di Dio aveva pure una divozione parti1 A
.
i -r*
•
->•
igni addictis devotis- colare per le Anime del Purgatorio, quali raccoman
dava soventissimo a’ comuni suffragi de’ suoi giovag 482
ni. A tal fine scrisse pure un opuscolo, e ne raccomanES dpetìs s u a d lb a t6“ dava la divozione agli altri in tutte le occasioni che si
lns*
presentavano. Non moriva mai un giovane o benefat
tore della Casa od amico, senza che facesse recitare in
comune la terza parte del Rosario, raccomandando di
fare la Comunione in loro suffragio, e facendovi ap
plicare la Messa della Comunità e celebrare un fune
rale.
E t juxta idem interr. Proc. fol. 327 terg. respondit :
'
A compimento della mia deposizione su questo
In id unum^spectabat. interrogatorio, posso aggiungere che il Servo di Dio
ammarum saìutem. conservava nena sua camera, stampata a grossi carat
teri, la sentenza di S. Francesco di Sales : Da m ihi a~
nimas, caeterà lo lle ; ed un’altra del Vangelo : Una
cosa sola è necessaria : salvar Vanima. A l detto S.
Francesco di Sales professò una particolarissima di'§ 481
Am m abus
p ia c u la r
437
DE HEROICA FIDE
vozione ; difatti gli dedicò la sua prima Chiesa, e pose s_ Fran§ci^p saiesio
.sotto il suo patrocinio la sua Congregazione.
adaictissimus fuit.
Tutte le suddette cose deposte le so, parte per a. § ^5
verle vedute io stesso, e parte per averle sentite da IX Testis sc!entiae cfutóàBosco stesso 0 da altri miei compagni.
IV T E S T IS — R. D. Joannes Giacomelli.
Juxia 22 interr. Proc. fol. 66y,-terg. respondit :
E gli aveva una viva fede, e nel suo conversare
gl 486
famigliare, finiva sempre con qualche pensi.ero di fe- Fide^ ¿^oucae vin.-.
de. Nel difenderla era zelantissimo. Infatti nel 1851
■circa, quando i protestanti cominciarono la loro pro
paganda in Torino ed in Piemonte, ed in questa città
erigevano un tempio diffondendo a larga mano i loro
errori, D. Bosco tosto sorse per difendere la religione
§, 487
cattolica. Scrisse varii opuscoli, col titolo di Letture Sc^vit.pr° ea pr°pu"
cattoliche, cominciando col periodico dell’Amico del
la Gioventù. Finché ebbe forze il Servo di Dio istruì
i suoi giovani coi catechismi, con prediche, col detta&m ■
re Esercizii spirituali, ed infine mandò i suoi Missio- AdsS aJ0
r°pg anAm“
narii nell’America in mezzo ai Patagonii all*unico 1>lcain .Fftdei Prae‘
.
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1
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1*
scopo di propagare in mezzo ad essi la fede e la reli
gione cattolica.
E t iuxta idem interr. P r o c . fol. 668 respondit :
COnes m iS lt*
Il Servo di Dio celebrava la S. Messa con molta
§m
divozione, e voleva sempre tutto il decoro e la massi- s c?^operSaturÌe sa"
ma pulizia nelle Chiese de’ suoi Oratorii. Promuove§ 'm
va a tutta possa ne’ suoi giovani la frequenza alla S. Ecciesiarum decor ei
1
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•
Com unione e a tal uopo li preparava co suoi fervorini per eccitare nei medesimi lo spirito di fede. E d io
ii ,
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1• r
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,
1•
avendogli osservato che egli rosse alquanto condì-
cordi erat maxime.
§^
.luvènibus •crebrum
Sacramentorum u-
SUm suadebat.
scendente nel permettere facilmente la Comunione
ai g io v a te g li soggiungevami tosto che la Chiesa, co
me è a leggere nel. S. Concilio di Trento, esorta i fe§m
■
deli a fare la Comunione, ogni volta si celebra la S. s u p p n Q ^ t o S
Messa. Istituì le S. Quarantore del SS. Sacramento
Ecc!esiis in*
nella Chiesa del suo Oratorio in Valdocco ed in altre
Chiese.
E t iuxta idem interr. Proc. fol. 668 terg. respon .........
dit :
.
438
§
493
D eipare, cui addictissim u s erat, cultum
iu ve n ib u s a n . i m i s
m u ltim od is
injiciebat.
§
494
B. V. M a ria e A d iu trici
C h ristian oru m , splen
d id um
erexit
tem
plum .
ÌTU M , V-
Il Servo di Dio aveva una figliale e tenera divo
zione verso la gran Madre di Dio, ha sempre cercato
d is tilla r la nel cuore dei suoi giovani; nel mese di
maggio o faceva egli stesso un fervorino o lo faceva
fare da qualcun altro sacerdote, faceva cantare ai gio
vani una lode della Madonna ogni giorno, e alla Do
menica faceva sempre recitare nella Chiesa pubblica
l ’uffizio di Maria SS.ma. E gli fece poi innalzare il
sontuoso tempio nella regione Valdocco in Torino in
onore di Maria SS.ma Ausiliatrice,pel quale solo nel
le fondamenta si sono- spese venticinque mila lire,,
come egli stesso mi disse. Fra le altre invocazioni alla
Madonna a lui più famigliati Vera questa : Maria , mater gratiae...
E t iuxta idem interr. Proc. fol. 669 respondit :
§
495
Irterran tiae P on tificiae
vin d ex stren uus.
§
496
E piscopos sum m o
obsequio h abuit.
in
§• 497 •
as.mum . Redem pto-
r is nom en Servo Dei
su avissim um .
Zelò quanto potè colla parola e cogli scritti r esal
tazione della Chiesa Cattolica e del Papato : e sosten
ne l ’infallibilità pontificia.A proposito ricordo che D.
Bosco mi disse d’aver esortato caldamente Monsignor
Gastaldi, allora Vescovo di Saluzzo, a sostenere l ’in
fallibilità pontificia, il che egli fece poi con grande
slancio, per cui riscosse gli applausi di. tutti i Vescovi
del Vaticano Concilio.
E t iuxta idem interr. Proc. fol. 669 respondit :
Il Servo di Dio aveva sempre molto rispetto ed
ossequio verso i Vescovi. Ricevetti un giorno per la
posta una circolare a stampa, anonima, poco rispetto
sa verso Mons. Gastaldi allora Arcivescovo di Tori
no. e io mi feci premura di portarla a Don Bosco di
sapprovandola, ed egli pure la disapprovò pienamen
te : e ad un tale che voleva scusare quella circolare,
impose silenzio.
E t ad artic. 193 Proc. fol. 682 dixit :
Il Servo di Dio dimostrava gran zelo verso il SS,
Nome di Gesù, onde riparare alle tante bestemmie
che si sentivano nel mondo ; voleva che finita la pre
dica neirOratorio, si cantasse dai suoi giovani la gia
culatoria : « Lodato sempre sia il Nome di Gesù e di
Maria, e sempre sia lodato il Nome di Gesù Verbo
incarnato ». — Ed una volta io udii lui stesso ad in
tuonare dal pulpito detta giaculatoria.
DE HEROICA FIDE
4 39
■ Mostrava poi grande sollecitudine per la Messa Nocte n§at^fa dief
.e Comunione nella notte de S. Natale, quale Messa
non tralasciò mai di. celebrare egli stesso, finché ne operatus est,
ebbe le forze.;
E t ad artic. 194 Proc. fol. 684 dixit :
Il Servo di Dio dimostrò gran divozione alla Pas
cione di Gesù Cristo. La lavanda dei piedi alla sera c h n s t i l a S m s mydel Giovedì Santo, era la sua funzione più favorita, stemm colmtquale continuò a fare finché gli bastavano le forze.
L ’anno 1850 egli mi pregò di dire alcune parole ai
suoi giovani prima di cominciare detta funzione.
E t ad artic . 205 Proc. fol. 6 8 4 terg. dixit :
Il Servo di Dio aveva una gran divozione verso i
§ 500
^
i
.
.
1
.
.
. ,
.
P rim o ru m R om an orum
Sommi Pontefici : scrisse la vita dei medesimi ciie visponttfìcum v i t a m
sero nei primi tre secoli, e fra gli altri quella di S. scupslt.Marcellino■in cui l ’assolve dalla taccia d’aver rinne
gato la fede,
'
V T E S T IS — R . D. Felix Reviglio.
Juxta 21, inter. Proc. fol. 716, respondit :
Ho inteso a dire dai suoi conterranei e da alcuni Divtoaru^ ^ eccleSiasuoi compagni di' Seminario, che D. Bosco fu sempre | ^ n t T s s i m S s m
virtuoso, cosa che io stesso ho potuto constatare negli
anni in crii fui all’Oratoria, poiché lo vidi sempre e:
satto e perfetto osservatore dei precetti divini ed ec
clesiastici ; non conosco le regole del suo Istituto, ma
ho veduto che D. Bosco praticava tutte quelle virtù,
che sono proprie dei Regolari. Era poi così ardente il
suo studio e amore di propagare la gloria di Dio, che
. questa era la sua stella, il suo faro, a cui erano diretti
tutti i suoi pensieri, tutte le sue azioni, e fu questo De. lorfai^ id umim
l ’unico fine per cui intraprese opere straordinarie. fpecfaMtln omnibus
Perciò colla diffusione di libri, e di scritti, i quali ser
vissero a combattere gli errori che si propagavano
contro la religione, che servivano all’esaltazione e
trionfo della Chiesa, che difendevano il regno di Dio :
colle premure di allontanare dall’offesa di Dio e far
praticare la virtù anche a costo dei più grandi sacrifi
ci! suoi personali coll’insinuare nei suoi figli la neces
s ità di operare per la gloria di Dio, rendendo loro fa-
4 40
NTJM. V-
cig lia re il detto di S. Ignazio : A d maiorem iD ei glo
riami e coirintraprendere qualunque cosa che cono
scesse ridondare a far conoscere ed amare il Signore,
dimostrò che la gloria di Dio era proprio il suo nutri
mento, la sua vita. Ecco il perchè lo si vedeva sempre
inalterabile e tranquillo, anzi giulivo, ogni qualvolta
§ 503.
. che a tale scopo doveva sostenere pericoli, insulti, m iPro Dei gloria, tran. x
..
.
>
,J
quiiius et hìiaris Ca- naccie dagli avversarli, anche disposto di sacrificare
negiigebat. pericuIum la sua vita, se tale sacrifizio ritornava a gloria del suo
Dio. E sì furono ben numerosi gli incontri minaccio
si che ebbe da sostenere da parte dei Protestanti, i
Haeretxcoruni " insidiai quali erano divenuti allora quasi furibondi contro* il
g it ° a d m v a n te ‘ effu' buon Servo di Dio,'perchè intercettava loro il compi
mento delle opere maligne, che volevano effettuare
a'detrimento della Chiesa e a rovina delle anime. R i
cordo, che di tali cimenti raccontò parecchi casi, dai
quali risultava che quel Dio, a cui onore egli soffriva,
lo
proteggeva in modo ammirabile. Così tante volte
raccontò, che ritornando a casa di notte tempo, il Ser
vo di Dio giunto ad un passaggio pericoloso per la sua
solitudine, compariva un grosso cane, che fu veduto
qualche volta dal mio compagno Buzzetti Giuseppe,,
di felice memoria, come mi disse egli stesso, il qual,
cane lo accompagnava, e alFoccorrenza lo difendeva
dagli insulti che gli erano preparati dai suoi nemici.
Questo cane comparì su di una strada nei dintorni di
gm
Castelnuovo una sera, in cui si trovava'tutto solo ; coomnia s. d . opera eius- sa che appresi dallo stesso Don Bosco. Fu poi specialdem Dei glonae stu£^
- , . ... -r-v i
odium. produnt.
mente per promuovere la gloria di Dio ciie aperse La. se pei figli poveri, che istituì Oratori! festivi, che av
viò molti alla carriera ecclesiastica, che fondò la Con
gregazione dei Salesiani, stabilì le Suore di Maria
Ausiliatrice, istituì i Cooperatori Salesiani e final§ 506.
mente intraprese molte spedizioni di Missionari! SaDii0?u0maanf^ffUjS?i- lesiani nelle Americhe. Volendo poi che tale amore di
debatultiraodis
promuovere la gloria di Dio si insinuasse e profonda
mente si scolpisse nella mente dei suoi figli e di quan
ti lo avvicinavano, volle che tutta l ’educazione^ che
loro impartiva e tutte le parole che diceva negli in
contri suoi, guidassero a Dio. Perciò non solo aveva
stabilito l ’orario per le preghiere, non solo animava.
DE HEROICA FIDE
441
alla frequenza dei Sacramenti, ma tutto all’intorno
delle sue Case, nella stessa camera ,aveva fatto scri
vere detti Scritturali, i Comandamenti di Dio e mas
sime dei Santi. Negli incontri poi, che aveva con ogni
ceto di persone, procurava di sollevare il loro spirito
a Dio con qualche pensiero salutare, nè lasciava par
tire da sè i suoi figliuoli senza richiamarli a qualche
buon pensiero verso Dio.
E t iuxta idem interr. Proc. fol. 719 respondit :
In un angolo delle vie S. Domenico e Milano, se
§ 507.
non sbaglio, il Servo di Dio s'imbattè in un vecchio
muratore, e servì come di riparo alla caduta del mede- ¿ 4 ^ Convertnnam
simo. — Oh se non era lei, esclamò l ’operaio, che mi
sosteneva, sarei caduto a terra ; e Don Bosco soggiun
se : — Potessi pur sostenervi dal cadere nell’in
ferno. ■
— Queste parole fecero sì salutare impressio
ne in quel vecchio operajo, che 111 un lampo conobbe
il miserando stato dell’anima sua, il quale lo avrebbe
fatto precipitare sicuramente negli abissi deirinferno, se non si convertiva, e tocco dalla grazia di Dio,
volle tosto confessarsi dal Servo di Dio, il quale ebbe
così la consolazione di difenderlo dalla caduta del cor
po e delPanima.Questo fatto mi venne raccontato dal
lo stesso Servo di Dio, nella circostanza che incon
trammo assieme il detto vecchio muratore qualche
§ sos
tempo dopo, mentre lo salutava. Approfittando di tut- 1 nimas Dea concilian
te le circostanze che gli si presentavano per condurre dx oaPlabatanime a Dio, non lasciava certamente sfuggire quel
le, che gli si offerivano nei viaggi. Per la qual cosa egli si faceva tosto amico coi vetturini, sedeva vicino
ad essi, e prima che il viaggio fosse terminato, più vol
te gli riuscì di ricevere le loro confessioni ; come ci
raccontò più volte il Servo di Dio stesso per insinuar
ci di servirci in tutte le occasioni per fare del bene.
Il pensiero di Dio non solo insinuava al basso pos 509
-,
1
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t t
*.
•• 1 11 O i
J Cuicum que, nu>llo orpolo, ma anche ai più grandi dignitari! dello Stato, ed ,dmiS discrimine, Dei
agli stessi Ministri, quando per qualche causa dove- revocabat memonaj11
-va avvicinarli.
Con noi poi suoi figli usava uno studio tutto spe
ciale per condurci a Dio ; così anche nel rigore della ttin confessionibus exstagione invernale ascoltava le nostre confessioni per pÌSfrasassidliltate
442
N U M . V-
Frequentisi Deo ac
ore continue. Dopo le orazioni della sera, ci fa-*
nesm?uvenibu« sKe- ceva un’istruzione breve, intrecciandola ad esempi
bate a massime salutari, e almeno una volta per settima
na si portava nello studio a tenere una conferenza che
ritornasse a gloria di Dio ed a bene delle anime nostre.
Ogni qualvolta poi il Servo di Dio si incontrava
nelle contrade e nei viaggi coi figli, che erano già li
sciti dalla Casa, e avevano cessato di frequen
tare gli Oratorii,dopo essersi informato della loro con
dizione, chiedeva notizie dell’anima loro, dicendo per
§ 512
esempio : — E la Pasqua Vhaì fattaf — S e i sempre
ErSoriuPiSn'd e c e s s i b u o n o ? ~~~ Vienim i a trovare presto. — Ed in questo
d1pkSSo cuÌSe eSf mot^° U s c iv a a farne ritornare alle pratiche religio
se forse abbandonate. Queste interrogazioni e altre
consimili, faceva agli stessi sacerdoti e parroci, da lui
avviati al sacerdozio, come posso dichiarare d’aver
fatto verso di me stesso, sebbene trovassi mille modi
di schermirmi e‘ di non rispondere direttamente, dan
domi in pari tempo norme, onde disimpegnare santa
mente il mio ministero.
E t juxta idem interr. Proc. fol. 720 respondit :
§ 513
Con pari amore si adoperava il Servo di Dio als a n c ta e S ed i obsetmen- Tesaltazione della Chiesa, onorando in primo luogo
tissim u s ipse, obse_
r
.
.
1M
.
r
q u iu m e id e m om nibus il Sommo Pontefice ,scrivendo più libretti per taf cosuadebat.
.
. x
r .
x
noscere le sue prerogative, ripetendo irequentemente la necessità di stare a lui uniti, poiché egli era quel
l'anello che ci univa a Dio. Era talmente attaccato al
la S. Sede, che non solo si recava a grande dovere di
sottomettervisi in tutto e pienamente, ma preconiz
zava fatali cadute in quelli, che presumevano di cen
surarla, anche menomamente. Così, quando giunse a
Torino dalUesiglio l ’abate Vincenzo Gioberti, intor
no al quale accorsero i buoni ed i cattivi, i primi spe
rando d’avere in lui un potente istrumento per scon
volgere l ’Italia, anche Don Bosco sì recò a lui per os
sequiarlo. Ma il discorso essendo caduto su cose ri
flettenti la S. Sede, e Gioberti essendosi permesso di
dire., che in Roma vi erano delle nubi e delle oscuri
tà, erigendosi quasi a maestro della Somma Gerar
chia, D. Bosco francamente sostenne la causa della
DE HEROICA FIDE
443
Chiesa, ed uscì dolente dal suo alloggio, e disse che
Gioberti avrebbe finito male, poiché si era permesso di
censurare l'operato della S. Sede. Ciò venne raccon
tato a me stesso e ai compagni dal Servo di Dio.
Ogni qualvolta.poi, che si suscitavano dei contra
& 514
O rd in u m religioso ru m
sti, e si procuravano nuovi dolori alla Chiesa, nel suo defensor strem ius.
Capo visibile, nel Sacerdozio e nei religiosi, il Servo
di Dio era lì a difenderla,a sostenerla in tutti quei mo
di, che a luì erano possibili. Quindi in occasione che
si volevano cacciare gli Oblati di M. V . dal Santuario
della Consolata in Torino, egli scrisse, per quanto mi
venne detto, un libro in difesa degli Ordini religiosi.
Era poi conosciuto per un caldo sostenitore dei diritti
della Chiesa e del Papato, che ì nemici 'della medesi
§ 515
ma, quando escogitavano qualche offesa alla Chiesa Iu riu m E cclesia« ac
P o n tiñ ca tu s acerricercavano di diminuire la sua azione ed influenza, fa m u s vindex.
cendolo vedere, come nemico delle nuove istituzioni,
come un Sacerdote guidato dallo- spirito dei Gesuiti,
educatore fanatico della gioventù, contrario alle leg
gi del Governo, per cui ebbe a soffrire molestie e per
quisizioni domiciliari.
Era poi altresì famigliare il suo detto : — Ubi P e
§ 516 .
trus, ibi Ecclesia; — e aveva infuso in noi tanto amo E cclesiae Studium in
aliorum . anim os indure verso la Chiesa, che ci sentivamo disposti a difen cebat.
derla anche a costo della vita, e io, se nutro tali senti
menti in me, lo devo a D; Bosco e posso attestare che i
più potenti impulsi di obbedienza e fedeltà alla Chie
sa li ricevetti e ho impressi in me dal Servo di Dio.
E t j u x t a 22 interr. Proc. fol. 721 terg. respondit :
Esatto osservatore di quanto la fede comanda, ci
§ 517
F id ei m y ste ria resforzava di onorarla nel culto esterno ; per la qual co Inverentissim
us.
sa, voleva che si onorassero colla maggior pompa tut
ti i misteri della nostra santa religione. Ricordo i
§ ’ 518
principali, per es. il fervore che ci infondeva verso il N ataìem C liisti diem
mistero dell’Incarnazione di N. S. G C. industrian splendide ce le b ra b a !
dosi, che riuscisse splendidissimo. Perciò apparato
sontuoso, musiche, allettamenti, per es. una refezio
ne più abbondante, e specialmente Tintervento di
tutta la Casa-alla mensa delPEucaristia. Anche i mi-steri della Passione di N. S. G. C. ei voleva, che si ce-
444
N U M , V-
Kec minor slcrae Pas- t r a s s e r o con grande pietà ; sino a che il numero dei
stoma m ysterii cuitus: giovani lo permetteva, si faceva la visita ai sepolcri in
corpo, e col consenso del Rettore di ciascuna Chiesa,
„ , § 520si cantavano le lodi sacre ed inni della Chiesa, in comP ecu lia.ria rei a d iu n cta
•
-j* i •
,
, ,
■ -,
quibus id comproba- P^gma di lui stesso ; metteva speciale impegno, perlir'
chè i divini uffizii .si cantassero con decoro, perchè le
funzioni sacre riuscissero maestose, e egli al Giovedì
Santo faceva la lavanda dei piedi ai suoi giovani più
virtuosi, a cui una volta io pure presi parte. Nella
Settimana Santa il Servo di Dio si compiaceva di
mandarci nelle varie Chiese della città per prestar
§ 521
servizio alle religiose funzioni, e ciò durante Tanno
DoSUmaSieScordeirve° a semplice richiesta dei Parroci, ed.anche con grave
ral
suo incomodo. In generale poi, in tutte le opere di
culto, D. Bosco spiegava tale zelo che dimostrava escv
» h r ^synaxis
J B - usum sere in lui ^
profondamente radicata la fede. Fede viva
Crebrum
et quotidianam chri- poi in Gesù Sacramentato, promovendo la frequente
sti eucharistica spe- f
.
10 0
o
eie v e la ti visitatìo n em Comunione e la visita quotidiana al bo.nu> bacrajnduxjt.
mento. Conformemente a quanto ho' sopra deposto,
che non lasciava passare occasione alcuna per esorta
re al bene, in un incontro che ebbi col Servo di Dio,
mi raccomandò di non tralasciare la visita quotidiana
a Gesù in Sacramento, benché fosse brevissima, purOmnibus^ suadebat ut ckè fosse costante. Il Servo di Dio istruito dalla fede,
confuf-erent ad Dmm c^ie °g nì bene 'tanto spirituale quanto temporale vie
ne dal Signore, in occasione di bisogni ricorreva in
primo luogo a lui; così per ottenere guarigioni faceva
fare preghiere speciali, e qualche volta anche voti.
Così io stesso, avendo avuto per più mesi febbri ter
zane ,che mi avevano ridotto al punto, che i medici
mi avevano dichiarato etico, egli condottomi a Giaveno, per gli esercizii spirituali, nella confessione mi
suggerì di fare il voto di confessarmi ogni otto giorni
per lo spazio di sei mesi, e praticare altre opere che
non ricordo. E questo mezzo fu il più efficace di tutti
per rimettermi in breve tempo in perfetta salute.
E t juxta idem interr. Proc. fol. 722 terg. respon dit :
§
EcvoeDefsanctissPimaS e r "
La fede di D. Bosco rifulse nell’eseguire esatta™
niente quanto essa prescrive, quindi perfetta sotto
DE HEROICA FIDE
445
missione alla Chiesa, divozione alla S. Vergine, di cui
promosse il culto con scritti per infervorare verso di
lei i suoi giovani volendo che al mattino e alla sera
recitassero il Rosario di Maria SS.ma, solennizzare
• ~i •
•v
• -i
,
•
con tridui e novene i giorni più specialmente sacri a
lei ; divozione agli Angeli Custodi, per cui, credo, ab
bia scritto un libriccinò ; divozione ai Santi Apostoli
di cui scrisse la vita, e le prerogative ; divozione speciale à S. Luigi, in cui onore istituì una Compagnia,
-alla quale voleva che tutti i giovani fossero ascritti, e
suo scopo era per dar loro un modello per eccitarli ad
imitare le virtù ; il tempio poi da lui eretto in onore
di Maria Ausiliatrice predica a tutto il mondo lo zelo
speciale che spiegava a fare amare sì cara madre ; di
vozione poi a S. Francesco di Sales, sotto il cui patroinato pose il suo primo Oratorio. Si può poi dire, che
col solo sentimento della fede, che insinuò profondo
nei suoi giovani, e quindi nel pensiero della presenza
di Dio, dei suoi giudizii, e nell’efficacia dei sacra
menti, senza altro mezzo umano e coercitivo, riuscì
ad introdurre non solo nella comunità un ordine;'perfetto, ma la pace e l ’allegrezza in tutti.
B M vlgSs cuitum
ì^pensissime iovìt.
§ 526
Tutelaris Angelis devotus.
g 5S7
Sa^ j g tf°s °Ai.oysio
Gonzaga.
Beiparae§ 5Auxìliatricis
Smpìum emdtdldum
XII T E S T IS — R. D. Franciscus Dalmazzo,
Juxta 22 interr. Proc. fol. 889, terg. respondit :
Il Servo di Dio diede sempre prova di una vivissima fede in tutte le sue parole ed in tutte le sue ope- Fif®cerentm1u?Sus
re, e di una fede veramente eroica. Parlando ai. giova-, suadebat.
netti, mostrava quanto fosse grande la fortuna sua e
¡loro, di esser nati nel grembo della religione cattoli
ca. Aveva parole di speciale encomio per l'ottima
. madre sua, perchè per tempissimo gli aveva mostra
to a conoscere Dio, a servirlo e ad amarlo, insinnan;
dogli grande orrore al peccato. Fin dai primi anni
suoi, non solo per abitudine 0 perchè lo prescrivesse. Puer
^ fide
j 530exn
. icuit
la madre sua, ma per un vero trasporto, accorreva ai
catechismi, alle prediche ed istruzioni parrocchiali,
rammentando con piacere le cose udite non solo in ca
sa, ma tra gli stessi suoi compagni, perchè maggior: mente restassero impresse nella loro mente. E que-
446
2TUM. V-
ste cose le appresi dalle sue labbra stesse, in più cir
costanze; e l'udii a confermare da persone di Castel
la signo mfeis se mu- nuovo, e in ispecie dal fratello Giuseppe. Bisognava
mendo pnssimus.
vederlo con quale raccoglimento anche negli ultimi
anni, e con quanta venerazione egli faceva il segno
della S. Croce! E quante volte l'udii insistere din
nanzi ai giovanetti,perchè questo segno fosse fatto be
ne ! E l ’udii rimproverare sacerdoti, perchè lo face
vano con .molta leggerezza. Lo stesso dicasi deh
le preghiere che voleva fossero fatte digne, at§ 532
tenie ac devote, ed insisteva perchè sì dicessero chiaD que p n ìe s e n s ems us~ ramente le parole, badando al senso delle medesime.
Viveva in ogni tempo alla Divina presenza, ed era
spesso così assorto in Dio, ch’io dovetti esclamare
qualche volta in vedendolo f — Conservatio nostra in
coelis est ... — Anche negli Oratori! affidati alle sue
cure, voleva che fosse posto sotto gli occhi dei giova533
ni negli studii, nelle scuole, nei dormitori! e refettochristi Cruce, pendentis ri, il Crocifisso e l'immagine di Maria, anche negli
ac Deiparae imagines , „ •
•
-, v . .
. .
iuvenum in ocuiis u- stessi cortili di ricreazione, perche 1 giovani si avvez
z e pasitae.
zassero a vivere alla, presenza del Signore. Anzi per- ■
che questo pensiero non fosse dimenticato, faceva
scrivere per ogni dove le parole : D io ti vede.
E t iuxta idem interr. Proc. fol. 892 respondit :
m
Insegnava volentieri nei catechismi i misteri di
saepius concionum ar- nostra Santa Religione ,e ne faceva argomento delle
giunenta Divina my.
°
9
°
n»/"\
steria spectabant.
frequenti prediche, che egli taceva non solo nell Ora
torio ma è nelle carceri e nei privati Istituti, dove egli
era invitato a predicare ; ed il suo dire era pieno di
tanta unzione e di tanta persuasione ad un tempo, che
rivelavano la fede, di cui era ripieno il suo cuore, co
me noi abbiamo potuto notare. Non vi era verità pro
posta a credere, su cui potesse menomamente dubiu -M35• tare.. Alla definizione, del dogma rdell’immacolata
Con
in
c h n stia m s v e ris
i*
•
pienissima Servi-Dei cezione volle che si facessero feste straordinarie, e
benché più tardi la festa dì Maria Ausiliatrice siasi
solennizzata con maggior pompa, come nostra spe§ 53S
ciale Patrona, tuttavia in tutte le nostre Case volle si
Patuit id quum Immacuiatae conceptionis celebrasse quella festa con tutta la pompa possibile,
dogma declaratumest r
,
1 1 1 1
T7 * ^
Tacendola sempre precedere dalla novena. E m que-
D E HEROICA FIDE
447
sta circostanza era solito a dire ; — Facciamola bene,
perchè la Madonna vuole purificare la Casa. — Infat
ti in quelPoccàsione i giovani guasti di cuore ed incorreggibili, spontaneamente abbandonavano la Casa.
Parimenti mostrò una gioia grande quando seppe
che si trattava della definizione dogmatica dell’infalli
bilità Pontificia, come quella che avrebbe posto ter
mine agli errori del gallicanismo. Si mostrò dolentis
simo, allorché seppe che vi erano dei Vescovi contra
rii all’opportunità di tal definizione. Recatosi a Ro
ma in quella circostanza, benché antecedentemente
in Torino, con Vescovi, Prelati, e Teologi avesse so
stenuto l ’opportunità di tale definizione, volle an
che a Roma parlare con parecchi, onde dissuaderli
dall’opposizione, che si preparavano a fare. Citerò fra
gli altri Monsignor Gaietti Vescovo di Alba e Monsi
gnor Gastaldi in allora Vescovo di Saluzzo, fattisi da
quel punto invece caldi difensori dell’infallibilità
Pontificia. E queste cose le udii più volte a ripetere
dallo stesso Servo di Dio, nonché dal Card. D ’Avan
zo, col quale m’intratteneva spesso1 quand’era a
Roma.
E iuxta idem iriterr. Proc. fol. 892 terg. respondit :
La sua fede si faceva chiara e manifesta nella pre- In conci|ni|®7s eius
■
dicazione specialmente dei santi spirituali Esercizii des eimn(* atpiù volte da lui a noi dettati. Ricordo tra le altre volte
una predica fatta sul giudizio universale, in cui tanto
si commosse sul principio della prima parte, che par
lando della comparsa che tutti dovremo fare innanzi
*y 533
a Cristo Giudice, il singulto gli soffocò la parola, e per sermones de universali
quanto egli tentasse riprendere il filo, non fu possi- Sapere. &m-guItus a'
bile e dovette discendere dal pergamo in mezzo ad u- .
na commozione generale e al pianto.
Grande era la sua divozione verso Gesù Bambi§ 539
no e in generale per tutti i misteri di nostra santa re- iGSU*)Uerodevotissima
ligione.
Ma dove anche più
si manifestava, era
verso Suctvissiinus
§ 540ID S eie
»
>**
^
la Passione, e morte di Gesù, di cui ei sapeva dire cose ¡dom inica .Passione
tenerissime al tribunale di penitenza. E più special- seimo'
mente poi verso Gesù Sacramentato. Ne parlava con
§ mi
.
«♦ 1 -1
.-r-.
,
11
,,
1 1 *
E x im ia S. D. ven eran iio
tenerezza ineffabile. Ben presto volle ottener la li- in Eucharistiam, de
•cenza di tener il Sacramento nella modesta nostra S,turmil2fice ìoque'
4 48
N U M . V.
Cappella ; e quando aveva un po’ di respiro si portava.
ad adorarlo, e allora pareva più un serafino che uri,
uomo, come io stesso ne fui più volte testimonio.
Malgrado l ’età avanzata, ed i mali da cui era tra
vagliato, e specialmente per la gonfiezza straordina-,
ria delle gambe, stentava inginocchiarsi, pure si prògm
strava sino a terra per adorare il Sacramento. CeleSatiu m °peI S r Sa t i S e m brava poi la Messa con tanto fervore che la gente cor■excitabat.
reya ^er amm{rar]_0j e
stimava fortunata quando
poteva assisterla.
§ 5^3
Esigeva parimenti che i suoi Sacerdoti ed anche
Uop^rSti^iv«u^i)ate ^ estranei la celebrassero col massimo raccoglimen
to e colla più grande divozione, e rimproverava colo
ro che fossero troppo solleciti nel celebrarla ; come
udii io stesso dire ad un prete già avanzato in età.
E t iuxta idem interr. Proc. fot. 893 terg. respondii :
La divozione per Maria SS. era nel Servo di Dio
§ sm.
così grande, che 'a lei attribuiva ogni opera che gli fos~
DtSrpTOseqiebSiJie" se riuscita, e gli stessi miracoli da lui operati in vita.
Questa divozione del Servo di Dio, è comprovata non
solo dalla predicazione, dai numerosi suoi scritti in
E iu s in è e ip a r a m pie- onore, di Lei, ma lo comprovano ancora e il Santuatatis argumenta.
r*Q
Maria SS. AusiHatrice, e rArciconfraternita
canonicamente ivi eretta, nonché in molte altre Chie
se da lui innalzate, in Italia, in Francia, -e in tante
altre parti dell’Europa e d e i r Africa. Quando ne par
lava, trapelava esternamente il giubilo del suo cuore,
dimostrando di amarla come Madre carissima.
Così si dica delle altre divozioni, come a S. Giù§ 547
seppe, a S. Michele Arcangelo, all’Angelo Custode
A liis caelitib u s addictisi
o
t -v
t o
1
-i 1 •
i n
sim us.
ed a b. .Francesco di bales, da lui preso come modello
e protettore dell'istituto, ecc.
E t iuxta idem interr. Proc. fol. 894 respon dii :
E gli tanto desiderava che il regno di Dio fosse
§ 5/±s
dilatato sulla terra, e conosciuta la fede cattolica, che
FlldebatPstSdfodndae ar_ -fin dal 1860 si era dato ad istudiare col concorso della
storia sulle carte geografiche le regioni che vivevano
ancora nell’idolatria, persuaso che verrebbe giorno,.
DE HEROICA FIDE
4 49
in cui i suoi figliuoli spirituali avrebbero potuto evan
gelizzare quelle terre. Lo udii più volte io stesso ad e~
sciamare : — Quando i nostri Missionari! andranno ad
evangelizzare le vaste regioni dell’America e dell’Au
stralia, che bel giorno sarà quello ! Io già li vedo avan
zarsi nell’Africa e nell’Asia, ad entrare nella Cina e
proprio in Pechino avranno una casa ! — E che questi
§ 549
r
•
* 1 1 *
o
♦i
S a c r is S a le sian o ru m exnon fossero vani sogni lo dimostro 1 evento, Special- p editionibus popuiia
mente dal 1875 in poi ,i suoi discorsi più frequenti e ¿ fs g ^ a f u i S a ^ r 0^
nei quali si vedeva un vero entusiasmo, erano quelli xim°Pere*
delle Missioni, perchè i suoi figliuoli avrebbero fatto
conoscere Dio e l ’avrebbero fatto amare. Godeva as- .
sai, quando vedeva un bel numero di Missionari!
pronti a salpare, specialmente, per la Patagonia e la
Terra del Fuoco, e li incoraggiava dicendo : Non avesserò a temere di nulla, che Dio e Maria Ausiliatrice, li avrebbero sempre scampati dai pericoli.
E t juxta idem interr. proc. fol. 894 terg. respondit :
Manifestava la sua fede, il suo attaccamento sin§ 550
gelare alla S. Sede e alle sue decisioni, nonché al p°seqSeÌt£simTsÌati °b~
Sommo Pontefice che riconosceva e voleva fosse da
tutti riconosciuto come il Vicario di G. C, ed il suo
g 551
rappresentante in terra. Di lui parlava spesso colla H m en ta0bsecpm argu~
più grande venerazione ai giovani, e più spesso a noi
sacerdoti e al giovane clero nei santi spirituali eserci
zi!, dicendo che la parola del Papa dev’esser la nostra
regola in tutto e per tutto. Voleva che le sue Encicli
che fossero lette, e qualche volta le medesime in lati
no1 venivano date a tradurre ai giovani, affinché le
imparassero a memoria. Sostenne vigorosamente an
che i diritti temporali del Papa e più volte, anche dinnanzi ad alcuni che gli entravano in argomento, fu
veduto a difendere vittoriosamente i diritti.
E t juxta idem, interr. proc. fol. 894 terg. respondit :
In momenti difficili, vuoi trovandosi da principio abbandonato da quanti sacerdoti lo coadiuvavano nell’opera sua, vuoi nelle lotte dovute sostenere
Coll’Autorità Ecclesiastica, vuoi finalmente nelle dii-
§ 552
p ra efu lsit.
450
N ITM . V-
ficoltà grandi trovati in Roma e per l ’approvazione
della sua Congregazione, e per la comunicazione dei
privilegi!, mostrò sempre di essere sostenuto dalla
fede in Dio che avendolo chiamato a fondare questa
Congregazione, doveva certamente sostenerla e pro
sperarla quando ne avesse conservato lo spirito. Più
volte ad alcuni dei suoi, che sfiduciati di queste diffi
coltà e persecuzioni voleva allontanarsi, fu udito ad
esclamare : Non dubitiamo di nulla : io ho esperi« mentato che quanto più mancano gli appoggi uma« ni, tanto più Dio vi mette del suo S i D eu s prò no« bis, quis contra n o sì ». Spessissimo faceva delle
giaculatorie e delle invocazioni, in cui tutta si'mani
festava la sua confidenza in Dio, per cui solo egli in
tendeva di lavorare. « Se l ’opera è Vostra, diceva al
« Signore, Voi la sosterrete, se l ’opera è mia, sono
« contento che cada ». Altra volta diceva : « In mez
zo alle prove più dure, ci vuole una gran fede in
Dio )>. Sentendo altre volte a parlare o di defezione
di persone autorevoli nella Chiesa, o di pubblici scan
dali, esclamava : « Non dovete meravigliarvi di nul
la, dove vi son uomini, vi sono miserie ; però la Chie
sa non ha nulla a temere, e se anche tutti congiuras
sero per farla cadere, v ’è sempre lo Spirito Santo per
sostenerla ».
E t iuxta 33 interr. proc, fol. 962 respondit :
9 553
Aggiungo ancora che l ’affetto del Servo di Dio per
fEdiìsi2Lus.coris stu~ le cose della religione ed il suo zelo per il decoro della
casa di Dio si mostrò chiaramente in una circostanza,
in cui io lo accompagnai a far visita ad un Parroco in
un paese presso a Torino. Dopo aver visitata la casa
parrocchiale e vedutala diruta e deforme, e tenuta
con una negligenza straordinaria rimproverò franca
mente il Parroco di tanta negligenza in quello che ri
guarda il culto di Dio, e aggiunse : — La sua Cano
nica è molto ben tenuta e convenientemete addobbaAd remfactum.
ta, mentre la Casa del Signore è tanto mal tenuta !
Perchè non pensa a provvedere il paese di un’altra
chiesa? — Non so se in conseguenza a queste parole,
o mosso da altre ragioni, ma ad onor del vero posso
DE HEROICA FIDE
451
asserire, che questo Parroco vi provvide con un la
scito in morte.
XIV T E S T IS — Petrus Enria.
Iu xta 21 interr. Proc. foL 993 terg . respondit :
D. Bosco ci diede-sempre l'esempio di perfetta
§ 555
osservanza dei comandamenti di Dio e della Chiesa, Ecepti%eac^SlnSÌ
e fu anche il primo, finché ha potuto, ad osservare tuisqi1eSulas'’ servayit
le regole della casa. Era assiduo alla preghiera, alla
meditazione, recitava il breviario anche in tempo di B r e v ia r ii recita tio n i asmalattia per quanto poteva, come io stesso più volte Slduusvidi coi miei occhi.
E t iuxta idem interr. Proc. fot. 994 terg. re
spondit :
Un giorno, credo nelPanno 1856, D. Bosco venne
§ 557
! .
,.
,
.
. .
-,
-,
F id em scrip tis in h aerechiamato m sacrestia : eranvi alcuni uomini che lo ticos sustmuit, qui
attendevano. D. Bosco andò subito, credendo che sierunt.
volessero confessarsi. Appena fu in sacrestia, quelli
chiusero la porta, ma alcuni giovani dei più grandi,
Buzzetti ed altri, passarono in prebisterio e dei là
stavano ascoltando e guardando dal buco della ser
ratura della porta che metteva in sacrestia. Ad un
tratto sentono a parlar forte e concitato... Erano
protestanti che erano venuti per disputare con Don
Bosco. Ma egli in poche parole li ha confusi, e non
sapevano più che rispondere ; allora si misero a gri
dare forte, dicendogli mille villanie, ma D. Bosco
cercò di calmarli, e gli altri si scaldarono ancor di
più, e tirarono fuori i coltelli. Allora i giovani fe
cero rumore, aprirono la porta, e quei birbanti fug
girono. Dìo proteggeva Don Bosco. Questo fatto lo
seppi da Buzzetti ed Armando, ora defunti.
E t iuxta 22 interr. Proc. fot. 995 terg. respondit :
La sua fede è divozione poi spiccavano specialmente'verso N. S. Gesù Cristo in Sacramento e ver- In Euch|rfg|am sum_
so Maria SS. ; ce ne parlava frequentemente nelle ma s- D- venerano,
prediche e persino nelle ricreazioni, e quando ne
■parlava, qualche volta il suo volto si accendeva di
tm santo' ardore. Ci disse molte volte : — Cari gio
vani, vogliamo essere allegri e contenti? Amiamo
452
NTJM. V.
con tutto il cuore Gesù in Sacramento. — Ci racco
mandava la frequente comunione e le visita quoti
diana a Gesù Sacramentato, e ce ne dava egli stesso
l ’esempio. Quando era ammalato, io lo vidi tante
volte a fare il segno di Santa Croce; volgersi verso
la Chiesa e faceva qualche atto di adorazione. Desi„ . . &559
derava che i suoi giovani prendessero un grande
E am dem veneration em
v o
i•
a i 1 •
anís suadebat.
amore a Gesù òacramentato, e diceva : — Abbiate
fede ed amore in Gesù e sarete forti a combattere
contro il demonio. In occasione di tentazione get
tatevi ai piedi di Gesù e sarete subito liberati. —
Non intraprendeva mai cose di rilievo, senza invocare
dapprima Gesù Sacramentato, come ho veduto io
stesso molte volte.
Una volta, verso il 1875, vennero alcuni signori
§ 560
inglesi a visitare l ’Oratorio. D. Bosco li accompagnò
FÈ?5SriS tt¿esD¿om- per tutta
^ asa ec^anc^e negli studii, restarono stuprobatur.
piti al vedere tanti giovani riuniti in una spaziosa
camera, tutti in silenzio, che attendevano allo.studio*
Erano in numero di oltre quattrocento ; al vedere
tanta disciplina domandarono : — Ci saranno tanti
assistenti a tenerli così in ordine? — Don Bosco sorridendo, disse loro : — Osservino, ce n ’è uno solo. —
Ma allora ci dovrà essere un gran rigore a tenere
tanti giovanetti in dovere? — Oh Ino - soggiunse D.
Bosco - non ci sono rigori. — Adunque che cosa è al
lora? — Veda - rispose D. Bosco - quello che tien tutti
questi giovani buoni e studiosi, non è il timore dei ca
stighi, ma il timore di Dio e la frequenza dei SS. Sa
cramenti; ecco quello che fa fare dei miracoli alla
gioventù — .
E t iuxta idem mt-err. proc. fol. 997 respondit :
La sua divozione si estese pure verso S. GiusepDeíparae §spoíisum ie pe’
cu* onore ^e¿icó un altare con una bella icone
tate pi-osequeSlu?16 nella chiesa di
Maria Ausiliatrice e ne istituì là
Compagnia per i giovani artigiani; e godette molto
e dimostrò una grande contentezza allorquando dal
Papa Pio IX fu proclamato Patrono della Chiesa U ni
versale.
DE HEROICA FIDE
453
E t iuxta idem interr. Proc. f o t 997 terg. respon-dit :
D. Bosco pregava, al vederlo pregare pareva un i n s, D .^ oran tìs vuitu
r
11
1•
rf , ,
,
1
,,
fides praelucebat.
.santo, un serafino ; nulla di allettato nel suo atteg
giamento, in ginocchio stava ritto sulla persona colle
mani giunte, colla testa Jeggermente china, aveva
un’aria sorridente. Chi gli stava vicino non poteva
fare a meno di pregare anche lui bene. Son vissuto
con lui quasi 35 anni, e l ’ho sempre veduto a prega§ 563
re così anche nelle sue malattie. Quando
poi diceva Inte*
‘ Mjssae sacvì«^
cium , fid es m eius
la Messa, pareva un santo. Aveva, un contegno digni- vuitu spiendebat.
toso, senza affettazione, pronunziava bene e chiare
le parole; all’elevazione poi si vedeva Don Bosco in
tutta la sua santità. Con che fede adorava Gesù Sa
cramento ! Alle volte il suo volto cambiava colore,
tant’era l ’amore che portava a Gesù. Io credo che
in quei momenti sublimi il cuore di D. Bosco fosse
così unito al Cuore di Gesù da formarne uno solò.
Si prepararava per la Messa e dopo faceva il ringrazamento, e non voleva essere disturbato.
E t iuxta idem interr. P r o c. fol. 997 terg. re ,
spondit :
D. Bosco ha sempre avuto un grande attacca- ^ . .§5 6 4
^
»
i-i
1
Pontifici
obsequium
mento al rapa, e gli era sottomesso sino allo scrupolo, praestahat ipse, et ut
.
1
, , , •
•
alii praestarent, volem tutte le sue decisioni, e voleva che tutti noi suoi bat.
figli, gli fossimo' obbedientissimi in ogni cosa.
X VII T E S T IS — R. D. Franciscus Cerruti.
Iu xta 22 interr. Proc. fol. 1293, terg. respondit :
Un’altra delle opere
che. manifestano
la. fede di
Q
,
^
...
- , Servus Dei adolescens
D. Bosco sono le predicazioni. Alla predicazione egli parocM conciones ae.
attese anche da fanciullo, quale continuò giovane,
raccogliendo dei compagni intorno a sè, coiristruirli
nelle cose della religione, e col ripetere le prediche
del suo Parroco, mentre pure li ricreava con diverti&566
menti e. giuochi.
La predicazione continuò come chie- Quun
} erat ciericus et
0
postea sacerdotio auc*•
w
n c o , e m m o d o p a r tic o la r e , fa tt o p r e te . E c o m e il s u o
. ,
.
scopo era specialmente di tarsi bene intendere dal
popolo e dai giovanetti, così si adoperò con tutti gli
...sforzi per rendere la sua predicazione più popolare
r n ia h r m *
7*PnPt^not
fus, sacris concionibus se dabat.
454
NITM . V.
omnem Iperam adiu- che fosse possibile. E gli stesso raccontava gli sforzi
bebat ut orationem n
r ,,
-,
i
• • \
suamaudientiumcap- che aveva fatto- a questo riguardo, per rendersi cioè
tu i accom m odaret.
n ej
SU Q
p a r Ja r e
e
n e^ guo
scriVere,
c o rre tto
S Ì,
m a
accessibile all’intelligenza di tutti. Io ricordo d’essermi trovato con lui a Vignale durante le passeg
giate autunnali del 1861 o 1862. Colà eravi un par
roco in voce di liberale e non troppo1 curante della,
sua popolazione ; per soprappiù il V . Curato, suo' fra
tello, aveva una predicazione pressoché incompren
sibile. Egli D. Bosco, salì in pulpito quella Dome
nica stessa e predicò in dialetto per circa un’ora in
nanzi ad una folla immensa di persone. La sua pre
dicazione fu così efficace e commovente che il parroco
stesso si mise a piangere ; e terminata la predica, si
presentò a D. Bosco, gli baciò la mano e lo ringraziò
del bene che aveva fatto, specialmente all’anima sua.
— Io fui presente a questo fatto.
Dalla predicazione non si scusava mai, tolto un
§ 568
caso di necessità. Trovandosi un anno ad Alassio, ed
Etsi plurimis negotiis
•
.
detentus, concionali essendo invitato da quel parroco a fare una predica
non recusabat
11
,
i
i vr
•
suite quarant ore, benche tosse occupatissimo, accet
tò e fece la storia delle quarant’ore con riflessi reli
giosi e morali che furono accolti colla più grande
soddisfazione.
V1. J 569 .
Ma. la
predicazione
di D. Bosco
era. anche
più
in
P u b lic a S ervi Dei prae•■
'
A
.
y .
r
1
dicatio privatain non via privata. Aveva per massima, e si e 'notato da
excipiebat.
• i«
i
•v
tutti, di non mai parlare con una o più persone, qua-.Quacumque^de re ìoque- lunque fosse l ’affare, senza insinuarci qualche cosa.
Stog5"bat.,spiritaalc di spirituale....
E t iuxta idem, interr. Proc. fol. 1294 terg.
respondit :
Altro genere di predicazione furono le scuole se-Nocturnas &c dominica- tali e domenicali da lui fondate ancor prima del 1848.
^uibus^efigiosa^iuv^ Certo'il suo scopo- era di provvedere ai bisogni mamiim1intendehaturss1~ teriali ed intellettuali del popolo, e sopratutto della
gioventù, ma più ancora che questi, gli stavano a
cuore i bisogni religiosi e morali, tanto più col sor
gere dei nuovi tempi, ossia colla libertà data all’e
resia, e in generale al mal fare. Ed è per questo, che .
Tinsegnamento religioso aveva il primo posto in.
DE HEROICA FID E
455
-queste scuole, vale a dire col mezzo di esse attirava
i giovani all'oratorio festivo, ai catechismi, alle pre
diche alla confessione e comunione, ecc. ecc. Anzi
questo principio, che la religione fosse l ’anima e la
vita della scuola, qualunque questa fosse, era così
forte in lui, che anche quando stabilì le scuole rego
lari di ginnasio in casa, volle tuttavia che gli inse
gnanti regolari medesimi .fossero essi a dare gli esami
di religione, soli o con altri. E ciò faceva appunto,
perchè i suoi chierici e preti si avvezzassero a dare
la prima importanza all'insegnamento religioso, an
zi a far sì che la scuola loro fosse essenzialmente
religiosa. Anche soleva raccomandare e scrisse e
stampò nel regolamento delle Case, tuttora vigente,
pei maestri e professori, che alla vigilia delle feste
principali, annunziassero sempre ai loro scolari,
queste feste, eccitandoli a celebrarle bene, e in modo
particolare a fare una buona confessione e comunio
ne; giacché è notorio, che egli non concepiva essere
una buona festa senza la confessione e comunione.
Sempre a questo scopo, di promuovere la glori
ficazione della chiesa cattolica, e di fare sì che la'gio
ventù avesse nei libri, che studia e spiega, argomen
to ad una vita cattolica, intraprese senza guardare a
spesa alcuna la pubblicazione dei classici latini cri
stiani, vale a dire dei Padri e scrittori ecclesiastici;
pubblicazione che per espressa raccomandazione si
continua tuttora.
E t iuxta idem interr. Proc, fol. 1296 terg, re-
§
572
Quo E cclesia e glo riara
prom overet, o p e ra SS.
P a tru m in lucem ede
re incepit.
spondit :
Nè solo le ’missioni estere, ma anche le missioni
interne gli stavano a cuore. A questo effetto egli
mandava volentieri i suoi chierici e preti, anzi i suoi
giovani medesimi più sodi e più sicuri, a far cate
chismi negli oratori! festivi e nelle parrocchie, spe
cialmente durante il tempo di quaresima. E quello
che faceva a Torino, desiderava che si facesse pure
nelle altre Case particolari. Gli premeva sopratutto
che i suoi figli spirituali si prestassero in ajuto al
parroco del luogo, ove esisteva la Casa. Io ricordo
§
573
C lericos ac sacerd otes
suos, nec non Epheb os optim os in orato
r ia fe s tiv a ac paroecias, d octrin ae docendae g r a tia . m ittebai.
456
§
574
E osdem in concionando
et con fession ibus exci.
pien d is operam suam
ad hibere volebat.
S
575
In C h ristu m eucharististic a specie velatim i
ven eration em verbis,
exem plis, scrip tis iovebat.
§
576
G reber S acram en to rum
u su s iu ven u m institutio n is fun dam en tum
iu x ta Dei S ervu m erat.
N U M . V-
a questo poposito, di aver sentito da lui. queste pa
role : — Prestati volentieri, e sempre, quanto puoi
per la parrocchia, dove è il tuo Collegio (Alassio).
— Una volta poi che gli domandai, come doveva
regolarmi intorno alle domande di Messe, che ci si
chiedevano sopratutto da villegianti e famiglie s i
gnorili, mi rispose : — Accetta per prima cosa dove
la elemosina è minore, prima l.a parrocchia, poi le
confraternite e le altre chiese più frequentate dalla
■popolazione^ in ultimo, se Detrai, oer le case private
dei signori e dei villegianti.
E t iuxta idem interr. Proc. fol. 1297 respdndit '•
Come pei catechismi, così si prestava e voleva
che si prestassero i suoi figli spirituali per la pre
dicazione e per le confessioni. Ricordo a questo pro
posito un suo disegno manifestato in mia presenza,
quando si costruiva la Chiesa del S. Cuore di Gesù in
Roma. — E J mio desiderio vivissimo - diceva egli di stabilire intorno alla Chiesa suddetta un nucleo di
preti, che siano in modo particolare incaricati della
predicazione nelle campagne romane. V i sono pur
troppo tanti che hanno bisogno di sentir la parola di
Dio e di poter con facilità accostarsi alla confessione
e comunione — .
E t iuxta idem interr . Proc. fol. 1308 terg.
respondit :
Altra prova della sua fede fu l'ardore, con cui
coll’esempio, colle parole e cogli scrìtti, promuoveva
la visita a Gesù Sacramentato, instituendo a questo ■
effetto anche la così detta Compagnia del SS. Sa
cramento tra i suoi giovani, la quale Compagnia si
proponeva, come si propone ancora, oltre la visita,
anche la comunione. Anzi è'appunto su questa fre
quenza, e sulla meditazione delle Massime eterne,
che fondava-Teducazione della gioventù. E di questo
era tanto persuaso che, invitato verso la fine del 1877,
mentre trovavasi a Roma, dal ministro Crispi, a dar
il suo parere sopra un progetto di regolamento dei
Riformatori del Regno, francamente disse al Mini
stro che mancava nel suo regolamento una cosa es- -
DE HEROICA FIDE
457
senziale. — Quale?'- chiese il Ministro. — Bisogna soggiunse D. Bosco - mettere nel regolamento questo
semplice articolo : « Frequenza della confessione e
comunione ■
)>. — F pare che non' sia andata a vuoto
la raccomandazione di D. Bosco, perchè nel regola
mento dei Riformatori fatto da Crispi, è scritto che il
Cappellano inviti i giovani alTadempimento del pre
cetto pasquale, come poco fa mi disse il Cappelano
della Generala di Torino. Giova notare che Crispi,
emigrato in Torino nei primi, anni della rivoluzione,
frequentava qualche volta l ’Oratorio di D. Bosco, e.
godette più volte della carità di lui.
E t juxta idem interr. proc. fol. 1309 terg. re spondit :
Una delle cose che attestano la fede eroica di
D. Bosco è pure quello che ha fatto e sofferto per
la costruzione della Chiesa del S. Cuore di Gesù in
Roma. W noto che questa costruzione, ossia questa
-impresa per lui sì. faticosa, egli, accettò unicamente
per ubbidienza al Vicario di Gesù Cristo. Fu infatti
Leone Papa XIII, che gliene affidò l ’incarico, anzi
lo pregò di coadiuvarlo in questa impresa. Dio solo
sa quello che Don Bosco ha sofferto per raccogliere
i mezzi alla costruzione di quella Chiesa. Io ho avuto
la fortuna di accompagnarlo tre anni, cioè nel 1881,
1885, 1886, quando appunto andava a questuare
per questa Chiesa. Dico francamente che per me fu
una delle migliori prediche, che abbia avuto, quella
di. vederlo già innanzi negli anni, mal andato in
salute, con incommodi molto gravi, che.lo distur
bavano a quando a quando, scendere e salire per le
scale a chiedere limosine, perchè il Cuor dì Gesù
avesse una chiesa a lui dedicata in Roma, sottopo
nendosi a tante umiliazioni che spesso doveva incon
trare. Ricordo sopra tutto la predica, o meglio Con
ferenza, che fece a S,. Remo nell’aprile del 1881,
innanzi ad una folla immensa .di. persone, in una
città, ed in una chiesa, dove si accorreva pochissimo
a sentir la parola di Dio. Tanto è vero che il Teol.
Margotti, nativo di S. Remo e che conosceva bene
§ 577
Tem pli D ivino C ordi Jesu d ica ti Rom ae eri
gen d i g r a fia m ultos
tu lit labores.
458
NTTM. V-
la città, diceva esser per lui cosa miracolosa, che
Don Bosco avesse potuto raccogliere tanta gente in
chiesa, e ottenere tanta limosina, come ho sentito
da alcuni dei miei confratelli, a cui si espresse il
detto Teol. Margotti, Ricordo che al fine della con
ferenza soggiunse che avrebbe girato egli stesso per
la Chiesa a questuare, come infatti fece. « Voi vi
(< meraviglierete forse nel vedere un prete a girare
« con la borsa in mano per la Chiesa, ma quando
« guardo il Crocifisso, e penso quanto ha fatto Gesù
(( per la nostra salvezza, prendo volentieri la borsa
« in mano, e vado a chiedere l ’elemosina per amor
(( S U O » .
§
578
S acro sum m a p ie tate op erab atu r.
§
579
D tvm aru m legu m et ecciesia stica ru m fideiissim us servator.
§ 580
Stud io Dei g ìo ria e ardebat.
§
581
R om ano P o n tific i obed ientiairi su a d eb a t ephebis.
'
XX T E S T IS — Dominus Joannes Villa.
Juxta 13 interr., P roc. fol. 1508, ter.g. respondit *•
Ho assistito tante e tante volte alla S. Messa
celebrata da lui, e lo confesso sinceramente, che nelTassistervi provava in me una edificante impres
sione, per la grande divozione, che vedeva in tutta
la sua persona e nel pronunziare le parole e recitar
le preghiere ; e quindi fu sempre per me un ardente
desiderio e consolazione di recarmi, quando poteva,
ad udir la sua Messa, anche quando era lontano
dairOratorio.
1E t ju xta 21 interr. proc. fol. 1520 respondit :
Io
sono intimamente persuaso e convinto, che il
Servo di Dio osservò sempre fedelmente e santa
mente la legge di Dio e della Chièsa, e gli obblighi
del proprio stato sacerdotale e di Superiore della
Congregazione Salesiana, sicché la sua' vita per me
fu sempre quella di un santo sacerdote. Il suo scopo
principale era sempre lo zelo della maggior gloria
di Dio, e si adoperava in ogni maniera per propa
garla col dare a noi giovani buone massime'secondo
il Vangelo, e cogli esempi della sua vita. A difesa
dei diritti e dell’esaltazione della chiesa cattolica, la
vorò moltissimo, ci spiegò per varii anni la vita dei
Papi, per farci comprender bene la suprema loro
autorità e l ’obbligo di stare ad essi uniti in tutto. — •
DE' HEROICA FIDE
4 59
Nelle sue prediche aveva sempre in mira di raffer
marci nella nostra fede contro gli errori dei prote
stanti, i quali in quel tempo spargevano a- larghe
mani i loro errori. Ricòrdo che nell’anno 1859, se
non erro, Don Bosco fu invitato ad una riunione ge
nerale della Società di S. Vincenzo, di cui io faceva
parte. In queirassemblea uno dei soci riferì che i
§582
• •
-m
1
1 •
Quo protestantibus inprotestanti. avevano aperto vicino alia loro cniesa vad en tib u s obsisteret,
un asilo, dove distribuivano minestra gratuitamente schoìas muitipiicavit.
a quanti bambini si presentavano, per istillare nei
loro giovani cuori massime contrarie alla nostra fede.Ciò sentendo D. Bosco prese la parola e disse, che
stante la gravità di quella relazione, l ’assemblea non
doveva sciogliersi, prima d’aver preso decisioni pra
tiche ed efficacia questo' scopo; e si convenne di
aumentare le Scuole che D, Bosco aveva istituite
colà vicino, ossia scuole serali, col farle anche diur
ne e provvedendo anche gratuitamente i libri e qua
derni ai giovani.
E t juxta 22 inlerr. proc. fol. 1522 terg. respondit :
■
Aveva un gran zelo per eccitare in noi la più iuvenes §ad83 primam
viva devozione verso il SS.mo Sacramento. Nella 5 g S t ! S m e n aS S r a e circostanza della ' prima Comunione ai giovani .egli batli preparava e si faceva aiutare a prepararli' in
modo speciale, e dava la massima importanza, ed
in tale ricorrenza faceva una particolare solennità.
Voleva poi' che tutti i giovani si accostassero con
frequenza ai sacramenti della Penitenza e della Co
munione, e-egli'si prestava volentieri a confessarci
impiegando varie ore successive ; e in ciò chiamava
pure in ajuto varii sacerdoti estranei : ma la maggior
• § 584
parte dei giovani desiderava piuttosto confessarsi a TYx5pSndisStShoD. Bosco ; ed io stesso per poter confessarmi al mio ras msumebat*
turno, ho dovuto varie volte aspettare sino alle 10
di sera. Istituì la Compagnia del SS.mo Sacramento,
alla quale voleva che tutti fossimo iscritti. Aveva
•
*
•
§ 585
poi altresì una grande divozione alla passione di Ge- D en ìcaiibu s christi diesù Cristo, e nella settimana santa celebrava egli stes- su p p lication es peraso le sacre funzioni con tale raccoglimento che erava- f u ^ i b i ^ ¿ T a n a iÌa t.
460
ÌHJM . V-
mo grandemente edificati. Faceva pure la lavanda
dei piedi ed una volta fra i dodici giovani scelti fui io
pure chiamato da lui medesimo, e ricordo che ci
fece quella lavanda con uno spirito di fede, umiltà
e semplicità, che inteneriva e commoveva i nostri
cuori. Inoltre ci spiegava con viva compiacenza tutte
nivmo cordwesu Hoanin^rakili sacre cerimonie delle funzioni della
mae tempium dièavit. settimana santa. Aveva pure una grande divozione
al Sacro Cuore di Gesù, e procurava di istillarla
nei nostri cuori; a suo onore fece erigere la gran
diosa Basilica del S. Cuor di Gesù a Roma, che
fu tosto eretta in parrocchia, pel bene spirituale
? anae
. A- degli
abitanti numerosi
di quel
quartiere.
La divoItemque &i .58M
.
.
^
^
diutrici
più cara e xprediletta a D. Bosco,' dopo. la dirinorum,Augustis Tau- zione
. x
T.
vozione a Gesù Sacramentato, era la divozione di
Maria SS. In suo onore edificò la sontuosa chiesa
di Maria Ausiliatrice vicino alPOratorio di Valdocco
in Torino. Raccomandava a noi giovani di avere
una divozione particolare a Maria SS., ci esortava
Deipara*§ cuitum im- a recitare tutti i giorni una terza parte del Rosario,
pensissime fovìt.
e piuttosto di tralasciarlo per mancanza di tempo,
desiderava che piuttosto lo recitassimo anche du
rante il lavoro. Eccitava ■
questa divozione alla Ma
donna specialmente per ottenere da Maria SS.ma la
virtù'della purità, e fosse la nostra protettrice contro le insidie e tentazioni d'impurità del demonio. A
questo fine istituì la Compagnia di Maria SS. Im• macolata. Queste esortazioni facevaci coi fervorini,
§ 589
prediche, ed anche colle conversazioni famigliari.
MpifeationeSam1 aiiSi5 e- Faceva poi il mese di Maria con fervorini tutti i giortate ceìebrabat.
e cant0 ¿{ sacre lodi con una divozione veramente
figliale; e pubblicò colle stampe un mese di Maria
ad uso del popolo.
§ 590
Aveva pure divozione, e la eccitava pure a noi,
A”?mrcoiunoelltespns' verso P Angelo Custode, e sovente ce ne parlava
nelle prediche, raccontandoci i fatti, che si leggono
nella storia sacra, come di Tobia ed altri. A 1PAn
gelo Custode dedicò l ’Oratorio festivo 'che eresse
nella, regione Vanchiglia di questa città. Aveva di
vozione ai SS. Apostoli, e di San Pietro scrisse e
DE HEROICA FIDE
461
pubblicò la vita nella ricorrenza del centenario del
§ 591
martirio dei SS. Pietro e Paolo. Verso S. Francesco societati patroniira
di Sales poi aveva una divozione particolare, e lo- eleglt'
elesse a patrono del suo primo Oratorio festivo e di
tutta la Congregazione Salesiana, che eresse e prese
il suo nome,
P
Sulle indulgenze della Chiesa sovente parlava sacrarum induigentia,,
t i
••
•
1
•
ruin thesauros xuveneile sue prediche e ci istruiva m modo, che ci tace- nihus expianabat.
va facilmente comprendere questo tesoro della Chiesa
Cattolica, e ciò specialmente nella ricorrenza di
qualche Giubileo. A proposito ricordo, che nel 1858
D. Bosco era andato a Roma all’udienza del Papa
Pio IX, il quale prima di congedarlo, gli regalò un
bel numero di piccoli crocifissi, che giunto poi a
Torino regalò ai suoi giovani ; e in tale circostanza
ci spiegò l ’indulgenza plenaria del Papa annessavi,
da lucrarsi in punto di morte, pronunziando il nome
di Gesù Crocifisso, e col baciarlo.
Anche alle anime del Purgatorio D. Bosco aveva
5593.
divozione, e ci raccomandava di pregar tutti i giorni S^acuìar?rlgnTaddicin suffragio e sollievo loro.
t]s commendabatInsomma £Don 'Bosco condusse veramente iuna
vita di fede, e chi lo conosceva, come Pho conosciu
to io stesso, non poteva non chiamarlo uomo di fede,
uomo di Dio.
XXX T E S T IS — (I ex off.) Rev. D. Dominicus
Bongioanni.
Juxta 22 interr. Proc. fol. 3021, respondit :
D. Bosco era anzitutto un uomo di fede. Difatti
^
in tutte le sue opere, parole ed anche lepidezze, tra- Fides eius m omnibus,
.i r .
r
’ L
.
n
A
veì m ipsis *acetns, sspanva il fine soprannaturale, che egli aveva, di por- • mmebat,
tarci^ tutti a Dio. Inculcava a noi ad ogni tratto la
presenza di Dio ed il ricordo dell’assistenza dell’An§ 595
gelo Custode ; a tal fine fece scrivere sulle pareti dei Deì 0
Pa^eseSia?uv?iSm
portici dell’Oratorio i Comandamenti di Dio e molte mentem revocabat.
massime scritturali. E gli celebrava la Santa Messa.
con molta .divozione, e noi eravamo molto edificati
'm
nell’udirla. Ci raccomandava caldamente la .divoziofaciens. omnes
j . sa«™
aedifìcabat.
ne al SS. Sacramento e la frequente Comunione, di-
462
N ITM . V-
cendoci che era la Comunione che doveva conservar
ci puri e casti,
g 597
In occasione delle feste solenni ci inculcava dis a c r a passionis m
y.ste- accostarci ai'S S . Sacramenti colle migliori disposi
na COlUlt.
.
'
1
■
'
•
* 1 1
•
i •
ziom. Era molto divoto dei misteri della passione di
N. S. G. C., e ricordo che n ei Venerdì di quaresima
si faceva la Via Crucis/ e nel Giovedì Santo faceva
la lavanda dei piedi. Aveva poi una devozione spe
cialissima verso Maria SS. e la raccomandava ed i-§ 598
stillava pure a noi. facendola onorare con tridui, noP ieta tem , q u a ipse Dei1
t t v t
•
t
param . prosegu ebatu r, vene, e canto di lodi, e col mese di Maggio, in suo
à liis in cu lcab at.
-,
x.
•,
onore eresse la grandiosa chiesa intitolata a Maria
A u x iliu m Cristianomm..
'
g599
Era pure devoto deir Angelo Custode, del quale
cuitus.
Angeiorum ac
faceva
celebrare la festa,’ e ci inculcava molto la.
C oehtum m axim e ei
...
.
cordi erat.
sua divozione, per averne 1 assistenza m tutti, i passi
della nostra vita. Istituì in suo onore un Oratorio fe
stivo nella regione Vanchiglia.
Era divoto pure di S. Giuseppe, di S. Pietro
Apostolo; ai quali;dedicò un* Altare nella Chiesa.di
Maria Ausiliatrice, di S." Luigi, in cui onore istituì
Divum slSium' snae una Compagnia; di S. Francesco di Sales, quale cof n S t S t ! % u m q u e ™ stitiiì patrono della sua Congregazione, e si fece sta
ta ri studebat. ■
¿j0
jmitare particolarmente nella dolcezza e man
suetudine dì cuore. ■
§ eoi
Aveva pure divozione alle anime del Purgatorio,
E ^ is s tm u s a e r a t pian tes P e r cu^pregava e ci raccomandava di pregare in loro
suffragio, inculcandoci di offrire le Comunioni ed
acquistare le indulgenze.
.D. Bosco ebbe sempre grande fede nel Signore
Qmd(juidùincepit, ma- che non lo avrebbe abbandonato nelle sue 'opere ; e
incS>ituni flde m-De° difatti io non so, che abbia intrapresa opera, che non
abbia condotto a termine.
i